Pascoli e il principio della modernità Nel tentativo di formulare un bilancio complessivo dell’opera poetica di Pascoli c he ci aiuti a comprendere la sua

collocazione storico-culturale, bisogna tenere in considerazione l’effettiva portata delle innovazioni e delle peculiarità stilisti che e formali ma anche ideologiche del poeta. Se da una parte appare evidente una certa tendenza tradizionalista e classichegg iante, che viene ampiamente testimoniata dalla produzione in lingua latina, è risc ontrabile anche una carica rinnovatrice di questi stessi modelli che si traduce nella apertura al simbolismo. Mentre nell’ambito europeo contemporaneo questa tend enza non poteva risultare particolarmente originale sulla scorta delle precedent i esperienze romantiche e post-romantiche, per il panorama artistico-letterario del nostro paese questo sbocco può assumere il ruolo di indicatore di una modernità finalmente prossima e di un romanticismo ormai compiuto, “assimilato” e superato. È ne cessario al tempo stesso considerare che il simbolismo pascoliano non si manifes ta mai come rottura totale con la tradizione: come è stato osservato da Luperini, infatti, la tradizione in Pascoli non è mai messa in discussione in quanto tale. Dal punto di vista della forma è da mettere in evidenza innanzi tutto una certa te ndenza sperimentale, che proietterebbe il poeta nella dimensione della modernità: la raffinata ricerca di suggestioni musicali, nonché di analogie prodotte da una i ntuizione arazionale, il ricchissimo vocabolario che si arricchisce tanto del p arlato quotidiano quanto di tecnicismi scientifici, utilizzati nella rappresenta zione delle variegate forme della natura, fino a comprendere anche vocaboli stra nieri e dialettali. Le innovazioni e le sperimentazioni metriche e formali attuate dal poeta nel cor so della sua opera risultano tuttavia in forte e irrisolto contrasto con l’ideolog ia e le argomentazioni espresse da Pascoli. Considerando l’apparato ideologico de l poeta, infatti, egli risulta essere l’interprete coerente e conclamato di una cl asse sociale ben definita e strutturata, la piccola borghesia, che però, alle sogl ie del nuovo secolo, cominciava ad avvertire i primordi di una crisi, nel timore del tramonto dell’egemonia culturale e sociale affermatasi nel XIX secolo. In que sto contesto Pascoli viene ad assumere un ruolo non indifferente, arrivando ad e sprimere compiutamente i “miti”, le aspirazioni, finanche le contraddizioni della cl asse, facendosi influente portavoce dei suoi valori di pacificazione interclassi stica e di aggressività imperialistica. Questo compatto impianto ideologico viene modulato nella rappresentazione di una realtà idealizzata e mediata da simboli sce lti nel mondo naturale e fanciullesco: attraverso una certa bonaria forza di per suasione la poesia giunge a promuovere l’ideologia piccolo-borghese. Anche la funzione che il poeta intende darsi (o ritiene di avere) all’interno dell a società non risulta discostarsi affatto da quella ottocentesca già in certa misura teorizzata nella figura del poeta-vate romantico: Pascoli, al pari di un Wordsw orth, incarnerebbe appunto questo ideale, assumendo il ruolo di guida “eletta” per l a società. Così come per certi altri aspetti avviene nel caso del contemporaneo d’Annunzio, con Pascoli ci si trova nella difficoltà di valutare con precisione l’”appartenenza” del po eta all’uno o all’altro secolo. Come si può facilmente comprendere, le posizioni assun te dalla critica a riguardo risultano essere in larga misura eterogenee. Certo p otrebbe risultare controverso avanzare un giudizio definitivo riguardo all’equilib rio di Pascoli tra l’ottocento e il novecento, tra tradizione e innovazione: valu tando attentamente il rapporto tra Pascoli e il panorama letterario novecentesco , è possibile tuttavia riconoscere in Pascoli un fondamentale punto di contatto tr a i due momenti storico-culturali: sia che si avverta il passaggio come una “rottu ra” definitiva tra la poesia di Pascoli e quella successiva, sia che si veda in Pa scoli un primo innovatore “novecentesco” della poesia italiana, “compiuta e vitale esp ressione del nuovo secolo”, riconoscendogli una sensibilità moderna, pur in contras to con le sue limitazioni ideologiche.