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SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 23 LUGLIO 2011 ANNO 14 N.

29 SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO

SABATO 4 GIUGNO 2011

ANNO 14 N. 22

IL NUOVO MUSEO DEL NOVECENTO ALLARENGARIO, UN ESEMPIO DI SUBALTERNIT E VETRINISMO CULTURALI, LASCITO FINALE DELLA GIUNTA MORATTI: IL DOSSIER DI GIOVANNI AGOSTI SULLE ROVINE DI MILANO, PUNTATA CONCLUSIVA

Milano ultima beffa


[alle pagine 20-21]

ROSA BALISTRERI ULTRAVISTA: PUGLIA&FILM COME DUE STELLE NEL MARE SANTERIA CUBANA CHIPS&SALSA ULTRASUONI: IL DISCO PERFETTO RADIONI, IL RITORNO RAIZ TALPALIBRI: OE NERONE MOSTRE DI NAPOLI GUENON FERRONI GARUFI/VITA/MANDER CELATI DOS PASSOS

Se non ora quando ricordare il destino di Rosa Balistreri la cantastorie che impast le sue canzoni con la povert, le ferite e il riscatto. Un film racconta la sua capacit di spezzare le catene e di crearsi un varco attraverso la musica
INTERVISTA NELLO CORREALE

UN RITRATTO CHE RACCONTA IL PRESENTE


Cristina Piccino

Sicilia in blues
di Maria Grosso
apirete Rosa Balistreri quando sar morta, quando sar viva mai. Perch protesto, ho ragione di protestare e chi mi capisce capir. Se comprenderla interamente impossibile, era lei stessa a dirlo, se tradurre i suoi pezzi dal dialetto siciliano si pu, ma c qualcosa che irrimediabilmente sfugge, allora non resta che cercarla tra le note irraccontabili del suo canto, fosse il primo o il millesimo ascolto. Altra possibile via seguire le tracce di Rosa Balistreri, cuntastorie e cantastorie siciliana, come si autodefiniva, per le strade della canzone popolare, espressione della storia della sua terra e non solo (fu lei stessa a consegnare alla biblioteca di Licata, il paese in provincia di Agrigento dove era nata nel 1927, i materiali frutto delle sue ricerche di una vita, perch fossero patrimonio delle generazioni a venire). E poi c il suo tracciato esistenziale, come corpo inseparabile dal canto, miniera di esperienza, drammi nel dramma come matrioske e montagne russe di vissuti di confine. Linfanzia scalza e poverissima, lavorando con il padre che aggiustava sedie, le violenze di lui verso la madre, mentre a lei diceva: zitta, perch le buttane cantano, poi quelle del marito anche mentre era incinta, fino a quando non tenta luxoricidio e si costituisce (dal vissuto in prigione germina Noi siamo nellinferno carcerati ispirato a testi dell800, come pi avanti attinger a quelli della Resistenza e a un afflato di protesta universale). Quindi la fuga: Firenze, mille lavori e le molestie del prete presso cui lavora come sacrestana, lassassinio della sorella da parte del cognato, fino a quando assistendo a un recital di Buttitta, sente che quella la sua via, che vuole cantare al mondo, a cominciare dalla storia di sua sorella. Per tutti questi sentieri si mosso Nello Correale, autore del documentario La voce di Rosa, in anteprima allultimo Taormina Film Festival. Pensava gi dovesse esserci un lavoro dedicato a Balistreri, poi ha scelto di aprire lui quella finestra, perch altri continuino a cercare. La sua una scelta insofferente a stereotipi e giudizi, tra materiali di per s splendidi, testimonianze video di Rosa e un suo racconto audio, raccolto da Giuseppe Cantatore per una biografia progettata poco prima che morisse nel 90. E poi il passato, Sicilia anni 50, essere donna e andare oltre la sopravvivenza, il legame tra i gesti del lavoro e il canto popolare - lo studia Dario Fo che la vuole per Ci ragiono e canto (ma sar vicina anche a Buttitta, Guttuso, Sciascia e a quanti si arrovellano sui nodi della Sicilia). Quindi il presente di Licata oggi, insieme a un concerto tributo svoltosi a Catania nel 2008: tante voci intorno a Rosa, tra cui Carmen Consoli (che tanto lha rivissuta col suo canto), Giorgia, Rita Botto, Marina Rei, e per lei quel fiore rosso che chiedeva alla sua morte. Il tutto attraverso un filo di metacinema al confine col teatro, orchestrato con intelligenza e rispetto. Come chiede la voce di Rosa. Voce di donna che grida nel deserto. Voce che culla che nutre che consola. Voce che raschia, che attraversa pietra. Il canto era il suo pane e cantava per se stessa. Canti di protesta? Naiu a milioni, diceva. Nun lu scantu ca ferma lu caminu. Come sei arrivato a Rosa Balistreri? Non lho conosciuta, ma lho incrociata 35 anni fa a Milano. Frequentavo il gruppo di artisti siciliani legati a Dario Fo. La vidi a un recital di Buttitta, presentava Consolo. Mi apparve terragna, diretta, autentica, modi dessere che trasformava nella sua poetica. Era bella. Una faccia pasoliniana che quasi incuteva timore. Quando per la sentii cantare, percepii un dolcezza e una linea quasi infantile: apparentemente un paradosso per una icona propulsiva e in bianco e nero quale lei poi stata considerata. Ho cercato di cogliere questa variet di note nellincipit del film, scegliendo il suo primo piano, le sue lacrime e la sua emozione, mentre ascolta Buttitta che la ritrae poeticamente. In quelloccasione, sentendosi colta in un nervo vivo, Rosa non riesce a trattenersi e il suo viso fluisce. Ho sentito questa mancanza di autocontrollo, questa reattivit vi-

ello Correale napoletano, vive a Roma ma ha vissuto per molto tempo anche in Sicilia, un paesaggio dellanima al quale rimasto profondamente legato. Nonostante la difficolt che si hanno lavorando nella cultura in questa regione, comuni a tutta lItalia ma qui pi evidenti nelle contraddizioni e nella fatica. Correale cura un festival a Marzamemi, dedicato alle immagini sul confine, unidea che percorre tutte le sue scelte artistiche, ed anche responsabile del coordinamento dei festival cinematografici siciliani. La Sicilia ritorna nel suo ultimo film, presentato in chiusura al Taormina film festival, La voce di Rosa. Un documentario impuro, nel senso che non siamo davanti al semplice ritratto di Rosa Balistreri, la cantatrice di Licata che chiamavano lAmalia Rodriguez di Sicilia. Almeno per come si intende ritratto nel cinema italiano, unalternanza lineare di repertorio e testimonianze ecc. Si parla di Rosa, certo, e di quella voce che sfidava a ogni nota e a ogni parola i potenti, cantando la Sicilia, i suoi sfruttati e i suoi migranti, loppressione e la violenza della vita quotidiana Rosa e la sua passione, una forza che sembrava inarrestabile. ... La voce di Rosa, il suo canto strozzato, drammatico, angosciato, pareva uscisse dalla terra arsa di Sicilia, le parole di Ignazio Buttitta, il poeta che lavor con Rosa e le fu amico aprono il film di Correale. Alle interviste pi classiche tra gli altri con Dario Fo, Carmen Consoli, Giovanna Marini, Lucilla Galeazzi, Alfio Antico - si uniscono i ricordi di chi lha conosciuta, fotografie, materiali darchivio, le parole della stessa Rosa, le sue apparizioni in televisione, e naturalmente le canzoni. Intanto in un teatro Donatella Finocchiaro sta provando uno spettacolo teatrale dedicato a Rosa Balistreri e alla sua musica... I momenti teatrali punteggiano cos il repertorio, e lo trasformano in vissuto e la voce di Donatella Finocchiaro (che canta magnificamente) si mescola alle immagini. Eccola Rosa bambina, che patisce la fame e la miseria, e ragazza che si trova sposata a forza a un uomo che non ama e che non vuole, unesistenza sofferta di violenza e di sopraffazioni a cui lei risponde e resiste col suo canto potente, che da racconto personale diviene storia di tutta la sua terra. Rosa amica di artisti e di intellettuali, Leonardo Sciascia, Guttuso, Pasolini, la voce la sua arma e quella di chi come lei viene schiacciato dalla societ. Correale nella sua regia cerca costantemente questa relazione, il dialogo tra la sfera intima e collettiva, che anche, appunto, la necessit dellarte. Rosa Balistreri cos come ce la racconta il film diviene memoria di un passato mai finito, un pezzo di un paese, il nostro, che in Sicilia mostra al massimo i suoi conflitti. La voce di Rosa ci parla di battaglie che accomunano un popolo e che ancora oggi sono attuali. E il confine su cui vive la sua musica, tragico e pieno di dolcezza, continua a essere nel nostro tempo.

scerale come il suo tratto pi autentico e insieme come la sua capacit vera di spezzare le catene. Mi colpisce quello che dici, vorrei che approfondissi... La vita di Rosa Balistreri, con le sue ferite e il suo travaglio gigantesco, come costellata di punti di azione violenta e crudele in senso artaudiano, di ineludibile attraversamento di confini, penso, tra gli altri, al momento in cui pugnala il marito. Lei non si controlla, non perch sia borderline, ma perch si nutre alla sorgente di ci che ha vissuto, sentito e respirato con la sua stessa pelle: nella vita ha problemi non da poco e affronta momenti che le lasciano un segno profondo. come una di quelle piante grasse in certe zone arse della Sicilia: piccole, le foglie sparute, a distanza si nascondono dietro le dune e quasi non le vedi, ma se provi a staccarle, ti accorgi che hanno radici profondissime, coriacee, invincibili. Quando parlo di mancanza di autocontrollo, intendo questa presenza assoluta nel mondo. Rosa radice e tronco. Tra le immagini pi radianti del film per me ci sono quelle dei minatori nudi sottoterra che scavano. Quei fotogrammi non sono direttamente collegati al discorso (si parla della raccolta delle olive), ma li ho scelti perch cercavo unimmagine che esprimesse la fatica della fatica, che non solo si sente, ma si vede. E l si percepisce il rantolare dei minatori. La voce di Rosa era come un motore sempre sotto sforzo. Partiva al massimo, quindi la tensione di tenere alta la nota, che poi si scioglieva in un sorriso.Nel suo canto c il legame con il lavoro inteso come sforzo, ma anche come pienezza dellessere al mondo, misto di pesantezza e bellezza. Hai intitolato il film alla sua voce. Come dice Giovanna Marini, Rosa non una a cui bisogna aggiustare le note. Lei cos e basta. Selvatica. A Palermo ho proposto che la sua voce sia considerata patrimonio dellUnesco. In questo senso il film vuole aprire una strada perch altri continuino ad abitare la memoria di Rosa Balistreri. Un tracciato che esula dalla Sicilia e che coinvolge tutto il Mediterraneo. Presenter il documentario a Rabat. Per loro come se Rosa fosse marocchina, non cambia nulla. Per lei vale ci che disse Moravia ai funerali di Pasolini, di poeti ne nascono pochi in un secolo. Lucilla Galeazzi la chiama Billie Holiday siciliana. Anchio credo che intimamente sia una cantante blues, uno di quei casi in cui biografia e opera sono inseparabili. Chi conosce la vita di Billie Holiday sa che stata per cos dire distratta dalla felicit. Rosa Balistreri ha avuto unesistenza di questo tipo, e insieme il temperamento e lincazzatura di una Nina Simone. Per questo con lei il confine della musica popolare salta e si espande a un piano universale. Come si spiegherebbe altrimenti che malgrado sia morta nel 90, rarissimamente ascoltabile in tv o attraverso i dischi, ancora oggi ragazzi da varie parti del mondo la cercano e vogliono conoscere la traduzione dei testi delle sue canzoni? Dal film traspare il desiderio di raccontare Rosa Balistreri oltre gli stereotipi , di cercare la sua leggerezza anche nella pesantezza e nella drammaticit delle donne del sud (e lo dico da donna nata in Sicilia). Nella lettura dei suoi contemporanei Balistreri era sempre incazzata. In quellepoca di musica molto colorata le sue canzoni erano considerate cupe e lei una sorta di gitana inquietante. Invece Rosa aveva una giocosit forte, un senso ironico della vita debordante, un brillio quasi infantile, come si diceva. A Palermo insieme a Guttuso faceva feste con grandi cantate e mangiate. questo spirito complesso, questa energia multiforme che arriva oggi fino ai giovanissimi che fanno ska. Allora vuol dire che attraverso la musica si creato un varco. Avevi a disposizione materiali molto forti, parlanti, e in gran mole. Si percepisce che hai dovuto fare delle scelte, anche di tipo eti-

co rispetto al racconto della vita di Rosa.. Non volevo fare un lavoro giudicante, cos ho deciso di lasciar fuori alcune cose. Per esempio nelle registrazioni raccolte da Giuseppe Cantavenere per la biografia di Rosa cera il suo racconto dello stupro subto quando lavorava in una vetreria. Parole insostenibili nella loro semplicit, che pure ho deciso di non inserire nel film, perch non volevo alimentare intorno a lei un clich di vittima, di donna tartassata dalla storia, non volevo che fosse identificata con questo episodio, come spesso avviene in questi casi sui giornali o in certe trasmissioni televisive anche di denuncia. Rosa si ribella. Prima al padre, poi al marito, poi al prete che un altro padre, quindi alla Chiesa. Rompe con il potere maschile in tutte le sue forme. In questo senso un film politico. Un film per me pu essere linguaggio, strumento e anche arma. Amo i film di linguaggio, ma in questo caso ho scelto di fare un film col desiderio che sia strumento di una presa di coscienza. Rosa, indossando una tonaca, cantava Mafia e parrini (preti) si dttiru la mano... Il suo un pezzo con una forte valenza sociologica. Oggi sarebbe la prima a cui metterebbero il bavaglio. In realt non era una mangiapreti come ti aspetteresti da quel testo. Rosa era intimamente ispirata dal Verbo di Ges e nel filmato di repertorio dice espressamente allintervistatore, ti voglio dire le parole del Verbo. Come hai concepito la struttura del documentario? Volevo evitare lo schema di un lavoro costruito sulla voce off. Cos lho strutturato come un musical, dove le canzoni anticipano quello che accadr e commentano quello che successo. Da tempo conoscevo Donatella Finocchiaro, sapevo del suo desiderio di cantare. Lei ha una voce alla Jeanne Moreau di Jules et Jim. Mi ha detto di volersi cimentare con i pezzi di Rosa Balistreri, qualcosa di molto distante dalle sue corde, eppure ancora una volta un segno della forza di Rosa. Cos abbiamo cominciato a scrivere tentativi di un progetto teatrale, un recital sullimpronta di quello fatto in Portogallo su Amalia Rodriguez. Una delle vie di ricerca che si percepiscono in fuori campo nel documentario lindagine su Licata oggi, sul vissuto dei suoi abitanti e delle donne in particolare. Indagando su Rosa, chiedendo alla gente di lei, ho raccolto un materiale di 30 ore. Domandavo chi sono oggi i pirati a Palermo? pensando alla famosa poesia di Buttitta musicata e cantata da Rosa. Ho avuto molte risposte. La mafia, gli accaparratori dellacqua... Uno mi ha detto che i pirati sono i lati bui che ciascuno si porta dietro al mattino, che evita di guardare per tutto il giorno e che la sera si ritrova accanto. Si pu essere schiavi di un territorio che sprizza felicit da tutti i pori. Il tema del buio ricorre paradossalmente in un luogo cos avvolto dal sole come la Sicilia. I siciliani (e io mi devo ricordare di non essere nato l), che non vogliono guardare la realt, stanno o scuru. Come ti sei posto da uomo rispetto a un vissuto di donna cos deflagrante? Penso a voci come quelle di Goliarda Sapienza e Franca Viola. Appartengo a una generazione che ha visto dalla finestra le rivoluzioni delle donne, in tempi in cui anche volendo non era possibile partecipare. Molte cose determinanti sono accadute, ma il nastro anche tornato indietro. Ho due figli, un maschio e una femmina, il rapporto con mia figlia pi travagliato, ma sento che il confronto con una donna attiene pi al profondo. Per il film il punto di vista di Lucilla Galeazzi stato per me come una chiave di volta. Per cercare di comprendere certe donne, noi uomini dobbiamo essere coraggiosi, passare certe soglie. Se una ninna nanna il canto di protesta di una madre che chiede per il figlio un mondo migliore, di certo diversa se la canta una donna borghese che si alza alle nove e che ha chi laiuta, o una donna che ha lavorato fino alle dieci di sera e che deve alzarsi alle quattro. Rosa prendeva quella tradizione, quella metrica e le faceva sue in modo indescrivibile. La sua ninna nanna ha radici testarde, ramificate e anche pi oscure.

2) ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011

Il Manifesto
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ULTRAVISTA

IL REGISTA
Tre immagini di Rosa Balestrieri e sotto da sinistra: Faisal Taher, Donatella Finocchiaro e Vincenzo Gangi
Regista e sceneggiatore, Nello Correale nasce a Mercato San Severino (Salerno). Laureato in filosofia, si diploma in regia presso la Scuola Cinema di Milano e frequenta il Corso di Regia Teatrale presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Il suo esordio alla regia Oltremare (99), quindi Sotto gli occhi di tutti (2003), mentre come sceneggiatore firma Il viaggio della speranza di X.Koller (Oscar miglior film straniero nel 91) e Luna e Laltra di Maurizio Nichetti. Ampia la ricerca documentaristica che conta tra gli altri I ragazzi della Panaria la storia della casa di produzione siciliana fondata da quattro rampolli dellaristocrazia di cui lultimo superstite, lottantenne principe Francesco Alliata racconta le avventurose vicende, tra cui la produzione di Vulcano. Per realizzarlo Renzino Avanzo, uno dei quattro amici, chiam il cugino Roberto Rossellini poco prima che, lasciata la Magnani, iniziasse a girare con Ingrid Bergman a Stromboli. Altri documentari firmati da Correale sono The floathing Church girato in Russia e The wolf on the drum, prima produzione italo kazaka. Insegna presso il Conservatorio Cinema e Arti visive di Lugano. Ha ideato e dirige, dal 2000, il Festival Internazionale del Cinema di frontiera di Marzamemi in Sicilia che questanno ha luogo dal 25 al 30 luglio con film e corti in concorso e una personale dei film di Antonio Capuano.

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In copertina, il nuovo Museo del Novecento a Milano, con laffaccio su Piazza del Duomo. Si ringrazia la casa editrice Electa

ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011 (3

Dallalto: Housefull di Sahid Sajid; Luomo nero di Sergio Rubini; in basso: la gru con testa remotata del service E-Motion di Lecce sul set di stato il figlio di Daniele Cipr

CULT

INSOSTENIBILE

LETALE

RIVOLTANTE

SOPORIFERO

COSI COSI

BELLO

MAGICO

FILM COMMISSION UN LIBRO TRA I SET

CLASSICO

Tempo di Puglia Style


di Michele Fumagallo
BARI

BITCH SLAP - LE SUPERDOTATE


DI RICK JACOBSON; CON JULIA VOTH, ERIN CUMMINGS. USA 2009

Si ispira ai film degli anni 70 sul genere Ciao Pussycat. Bmovie di azione, ragazze sexy, macchine veloci. Le tre interpreti (Julia Voth, Erin Cummings e America Olivo), cercano di rubare 200 milioni di dollari a un boss della criminalit organizzata viaggiando fino a un nascondiglio nel deserto. Dal regista di diverse serie tv come Hercules, Xena principessa guerriera e Baywatch. E si vede. A cominciare da Kevin Sorbo, lHercules della tv, Lucy Lawless e Rene OConnor (entrambe da Xena) che qui interpretano una coppia di suore.

CAPTAIN AMERICA - IL PRIMO VENDICATORE (3D)


DI JOE JOHNSTON; CON WITH CHRIS EVANS, HUGO WEAVING. USA 2011

Il personaggio creato da Joe Simon e Jack Kirby nel 1941, stato il simbolo di propaganda dei paesi liberi durante la seconda guerra mondiale, poi cacciatore di comunisti durante la guerra fredda, ma dal 64 in poi divenne il difensore delle classi pi deboli dalla corruzione della societ americana. Dopo un serial tv del 44 e Captain America del 90, arriva il film in 3D. Giudicato non idoneo al servizio militare, Steve Rogers si offre volontario per un progetto di ricerca che lo trasforma in Capitan America, un supereroe votato alla difesa degli ideali della sua nazione.

AT THE END OF THE DAY UN GIORNO SENZA FINE


DI COSIMO ALEM; CON STEPHANIE CHAPMAN-BAKER, SAM COHAN. ITALIA 2011

Un gruppo di amici si inoltra in una foresta per una giornata dedicata al softair, il tiro sportivo che simula le tattiche militari, con fucili ad aria compressa. Ma non sanno che quel posto in passato stato una base militare dove avvenivano operazioni segrete. Qualche dubbio che non tutto procede sportivamente lo avvertono quando uno di loro cade ucciso da un vero proiettile e la giornata si trasforma in una paurosa caccia alluomo.

SEGUE A PAG 10

a Puglia vanta, nella storia del cinema, uno dei primi teorici, Ricciotto Canudo (1877-1923), nato a Gioia del Colle e trasferitosi a Parigi nel 1902, autore di Riflessioni sulla settima arte e altri saggi divenuti celebri e anticipatori di tendenze. Ricciotto stato praticamente uno dei primi ad affrontare la questione del paesaggio nel film. L'idea di Canudo era che il paesaggio fosse a tutti gli effetti un personaggio. E probabilmente mai avrebbe immaginato che la sua terra sarebbe stata una delle espressioni pi tipiche e usate da questo punto di vista. Dapprima set occasionale di produzioni nazionali, la Puglia divenuta in seguito set ricercato per svariate ragioni: per i costi contenuti, per l'ambiente ricchissimo di scenari naturali e storici. Una data spartiacque potrebbe essere il 1990: anno di La stazione il film di Sergio Rubini, pugliese di Grumo Appula salito alla notoriet nazionale dopo l'interpretazione de L'intervista di Federico Fellini. il regista pi importante e noto che ritorna nella sua terra che sar quasi sempre in seguito scenario dei suoi film. Poi si sviluppa l'Apulia Film Commission (data di nascita: luglio 2007) che ha il compito di promuovere il rapporto tra cinema (televisione, pubblicit) e territorio. Cos il tacco dello stivale diviene meta di riferimento di tanti registi pugliesi che ritornano alle proprie origini, o anche non pugliesi che scelgono questa terra come set dei loro film (Cristina Comencini ad esempio), e infine di registi pugliesi ben trapiantati nel loro territorio che diviene una sorta di villaggio globale da cui guardare il mondo (Edoardo Winspeare, Nico Cirasola, Alessandro Piva, tra gli altri). Questi ultimi sono, forse per il fascino che l'idea di autonomia trasmette, punto di riferimento di tanti giovani registi. Attraverso il cinema possibile recuperare un'apertura verso mondi possibili senza perdere di vista il proprio mondo, senza rinnegare le proprie origini? si chiede Angela Bianca Saponari, curatrice del volume Puglia: passeggiate nei film edizioni Progedit, ultimo di tanti testi (ma non va dimenticato il fondamentale libro di Oscar Iarussi, Ciak, si Puglia. Cinema di frontiera 1989-2001, uscito dieci anni fa per la Laterza) che stanno uscendo sul rapporto tra paesaggio e cinema in Puglia, dove un organismo come la Film Commission (che in Italia seguono spesso le vicissitudini di tanti enti regionali che moltiplicano sprechi e privilegi della casta) lavora con un certo profitto riuscendo ad essere attrattiva per produzioni nazionali e internazionali, oltre a valorizzare qualche autore locale. Come ci ricorda Edoardo Winspeare, regista cinematografico salentino, sono lontani i tempi in cui Domenico Modugno, pugliese di Polignano a Mare, si faceva passare per siciliano, e il foggiano Renzo Arbore per napo-

Puglia: passeggiate nei film, un libro che esplora la recente scoperta dei paesaggi della regione da parte del cinema, che la sceglie sempre pi spesso per le location con lapporto di una attiva Film Commission

letano. Oggi c' semmai la corsa a rivendicare la pi piccola ascendenza locale. Come direbbe Humphrey Bogart: l'epoca del Puglia Style, bellezza, e non puoi farci niente. E tutte le espressioni artistiche rivendicano l'orgoglio pugliese fatto di mare, castelli, chiese, oliveti secolari, muretti a secco e quant'altro. Ma qui che iniziano i problemi e che il concetto di territorio pu essere pericoloso se non coniugato nel verso giusto di nuova rivoluzione dal basso. Ma tant'. La Film Commission pugliese va avanti: con film gi in circolazione (Giorgia Cecere e altri), altri che si stanno girando, altri che raggiungono le programmazioni dei vari festival. E con essa i contributi scritti, tra cui il volume succitato, frutto di un progetto dell'universit di Bari, che misura il rapporto tra paesaggio e cinema in una regione gi vitale negli ultimi anni in campo musicale. E, ironia della sorte, da lontano che parte la prima curiosa valorizzazione della Puglia. Da un film, I ponti di Madison County, girato nello Stato americano dell'Iowa, incursione nel-

la grande storia d'amore di Clint Eastwood. Quando la protagonista Francesca (Meryl Streep) racconta al fotografo Robert (Clint Eastwood) di essere di origini baresi, e Robert la sconvolge dicendole che conosce Bari, nei cinema pugliesi dove fu proiettato il film quando usc (1995, quando ancora la Puglia non era cinematograficamente attrattiva come oggi), la meraviglia fu enorme. Nei film girati all'estero si parlava del Sud dell'Italia e in genere i nomi pi diffusi erano Napoli, o Capri, o Ischia. Che si insistesse cos tanto su Bari in quel film determin un curioso stupore negli spettatori pugliesi. Maristella Trulli, docente universitaria e autrice di un saggio nel libro su menzionato, racconta: Quando il film venne proiettato a Bari, il pubblico ebbe espressioni di autentica meraviglia quando sent che la Streep rivelava sullo schermo di essere di Bari. Questo non era mai successo nel cinema americano. Lo stupore aument quando il protagonista ammise di conoscere la citt e di averla trovata piacevole. Ma il meglio - continua

Trulli - doveva ancora venire: i due si sono amati e quando, a lei che chiedeva di essere portata lontano, giunse la proposta di andare a Bari, la platea usc in un'unanime esclamazione di stupore che divenne subito aperta disapprovazione, come se non riuscisse ad identificare la citt con una meta di fuga, di rifugio romantico per una coppia adulterina. Dunque l'immagine di Bari allora era quella di un'eterna citt di provincia non in grado di offrire svaghi a nessuno e tanto meno a due americani. Un'immagine che, poi, andata sempre pi cambiando mano a mano che la Puglia diveniva set di moltissimi film, anche se la regione aveva iniziato una prima rinascita cinematografica, musicale e letteraria, agli inizi degli anni 90. Un nome sicuramente quello di Edoardo Winspeare. Grosso modo da allora - racconta - in Puglia si prodotto molto cinema. E, contemporaneamente, si avuta una rinascita delle arti in generale: da Caparezza ai Sud Sound System, dal ritorno di Carmelo Bene a Gianrico Carofiglio. Ma questa terra prima di allora non esisteva nell'immaginario collettivo. Poi venuto il tempo del Puglia Style, delle statistiche che riportano i dati di una regione in cima al turismo nazionale ed estero. E le cose sono cambiate. Ancora Winspeare: In Puglia c' una bassissima percezione del paesaggio e per lo pi falsata. Per esempio tutti parlano della bellezza del Salento, ma io racconto anche le brutture presenti in quel territorio: la riduzione di alcune zone a discarica e la conseguente scomparsa del mondo contadino ritenuto arretrato e rozzo. Nei miei film voglio non solo raccontare la bellezza del paesaggio pugliese ma anche mostrare le responsabilit e le colpe della borghesia meridionale, la latitanza di chi si accontenta della bellezza dei monumenti Per me importante mostrare degrado e bellezza, altrimenti si corre il rischio di fare retorica. Ma nel triplo gioco di sguardi tra il personaggio del film, il regista che gira e lo spettatore che guarda che ruolo pu avere il paesaggio pugliese? Il corso dell'universit di Bari, i libri che stanno uscendo e il lavoro della Film Commission provano a rilanciare la domanda agli altri territori italiani.

4) ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011

di Alice Rinaldi

on solo un libro Come due stelle nel mare di Carlotta Mismetti Capua. Anzitutto una storia vera, di quelle che hanno la bellezza della casualit e la profondit dellostinazione, poi un gruppo su facebook, la community che si creata intorno, infine il libro che contiene pezzi di vita, di pensieri, di status da social network. Ogni capitolo del libro inizia infatti con un titolo e un piccolo aforisma digitale che funge da sottotitolo o da citazione in incipit, con quellimmediatezza emotivamente chiara - mi dispiace per chi odia i social che quasi fa dimenticare di leggerlo, il titolo. Il libro inizia cos: Oggi ho incontrato quattro ragazzini afgani sullautobus, scendevano alla mia stessa fermata: Piramide. Hanno camminato sei mesi per arrivare a Roma. E gi mi piace. Lanima del libro sta infatti dentro internet, ma ha un altro nome, La citt di Asterix, che proprio ci che dice Akmed - protagonista della storia, 5000 km a piedi a 16 anni - appena riconosce Roma: dalle montagne dellAfghanistan laveva vista attraverso i fumetti di Goscinny e Uderzo, e grazie a questi lui sa dove si trova, meglio di qualsiasi mappa. Questo libro multimediale non pensate a fibre ottiche, piuttosto immaginatevi la ricchezza comunicativa dei media che si incontrano e si mescolano, dalle parole dette a quelle digitate a quelle stampate parla del pregiudizio, che fatto in due Al centro la copertina del libro. parti: la prima parte aiuta il nostro Sotto ritratti eseguiti da Caterina orientamento nel mondo, la seconNotte, per il gruppo sorto da cerca di ucciderlo, impedendosu Facebook, di Luca Bonifacio, ci, letteralmente, di muoverci, di protagonista della storia, viaggiare, di offrire la nostra testa e dellautrice del libro, spalancata a tutto ci che ci circonCarlotta Mismetti Capua. da. Riuscendo a bilanciare le due Sono in preparazione parti si accetta la sfida divertente le versioni ipad - di non fare come al solito: Carlotcon video e cartoni...

SOCIAL NETWORK COME DUE STELLE NEL MARE

COMMUNITY
ta non rifiuta la possibilit. La storia, il gruppo, il libro, i lettori e tutto il resto non sarebbero mai nati se non ci fosse stata una curiosit iniziale: ciao, da dove venite? Come vi chiamate? le domande semplici che si fanno quando le persone le guardi negli occhi oltre la pelle, oltre i vestiti, oltre i suoni delle parole, oltre lah, sti rumeni perch ormai sono tutti rumeni, come prima erano tutti albanesi e domani saranno tutti egiziani perch sono due anni che alla tv dicono: allarme, orda, son rumeni. E invece sono afgani con le felpe di cotone in inverno, ragazzini ed esattamente cos che cose enormi come la guerra diventano normali, e tutto diventa banale, cos banale che non vediamo pi nulla. E se diciamo ciao da dove venite? allora siamo pazzi. Allora tutti zitti, per non sembrare pazzi, tutti fermi. Ma Carlotta ferma non ci sta per niente, decide di fare qualcosa. D un appuntamento ai ragazzi allindomani, ma trova solo Akmed e per cercare di interagire con lui in modo umano - oltre la burocrazia delle associazioni, dei commissariati, dei Centri Territoriali Permanenti, dei dormitori, perfino di un ospizio nella Marsica - diventer cittadina, giornalista, benefattrice ma nessuna odiosa definizione sembra poter agevolare una comunicazione tra i due. Akmed, con tutti i suoi diritti da rifugiato, viene trasportato come un pacco a cui nessuno parla, tranne Carlotta attraverso un cellulare comprato al volo alla stazione Termini. Alla fine lei trover la sua definizione: Nonna Papera apprensiva, circondata da una serie di piccoli Quo pi illuminanti di tutti gli adulti messi insieme. Il muoversi, le mappe, viaggi e cammini sono nodi fondamentali del libro. La mappa ossessiona Carlotta, vorrebbe trovare qualcosa che orienti Akmed. Un modo come un altro, forse il pi gentile, di dare una mano, letteralmente. Nel frattempo, citaziomane, riempie il libro di haiku, proverbi o aforismi come fili nel caos, altri tipi di mappe on the road, da Machado che crea il cammino camminando allElogio ai piedi di Erri De Luca perch portano via. Cerca di legittimare questo percorso di legame con Akmed, mentre ironizza sul suo nonnapaperismo - lossessione della mappa concludendo per che non che basta uno stradario nella vita per non perdersi. Anche perdersi per una strada. E non detto che sia brutta. Basterebbe pi curiosit, virt particolarmente sottovalutata. Essere curiosi non fico come essere belli o intelligenti, nonostante sia mille cose: non solo andare, cercare, muoversi, appunto, ma anche chiedersi continuamente, parlarsi, conoscersi. Carlotta si parla, si interroga su questo incontro con Akmed, mentre ci racconta un po di cose: della guerra che fatta cos: cieca, ma ci vede perch i bambini sono le prime vittime dei conflitti armati, soprattutto nelle guerre moderne, della bellezza delle cose invisibili, come il Circo Massimo, dellimbarazzo della contentezza come capita a sedici anni; dellAfghanistan - un pugno col pollice in alto che sfiora la Cina - dove le ragazze mica passano per strada, a parte che sono coperte, ma vietato proprio e dove pi di 130mila afgani sotto i 18 anni sono stati uccisi dalle mine antiuomo: circa 10 milioni di mine sono ancora dentro la terra, nascoste come semi. Il 60% dei bambini non ha pi un genitore o, come nel caso di Akmed, li ha persi tutti e due; ci racconta delle notizie arrivate e subito fuggite: Uno. Maroni lancia lallarme: in Italia traffico dorgani di minori. Nel 2008 su 1320 minori approdati a Lampedusa, circa 400 sono spariti. Alch viene da chiedersi e i 1300 del 2011, dove sono? Come stanno? Che fanno? Sindrome da Nonna Papera. Due. Proteste contro larrivo di operai italiani nelle raffinerie della Gran Bretagna, laltra faccia della medaglia che ci si scorda sempre, e Tre. Undicenne afgano trovato morto mercoled sera a Mestre. Carlotta ci esorta a unire i puntini come nella Settimana Enigmistica, e devo dire che il disegno che mi sono fatta in testa io non proprio un ombrellone con il sole e la sdraio. Ci racconta anche cose di Roma che non sappiamo: la vita quotidiana di chi appena sfuggito da una guerra e non ha lingua e permesso di soggiorno e quindi non pu avere neanche lavoro, soldi e una casa - cosa fate tutto il giorno?, niente, andiamo in giro. In giro. Senza amici, senza un euro per prendere la metro, senza una mappa. Tutto il giorno, per legge: dalle 8.30 alle 18.30. Anche se piove o tira vento. Proprio sti rumeni che stanno buttati nei parchi senza fare niente. Il rifiuto che traspare notevole, perfino quello degli amici: no, scusa, troppo deprimente, ma a me cosa cacchio me ne frega?, questi ragazzi hanno delle storie, delle storie che per carit, guarda che se pensi di aiutare qualcuno a questo mondo chiedendo agli altri ti stai sbagliando di grosso. Questa la realt, ma per fortuna con la fantasia si ride un po, dal dialogo immaginario con DAlema, alla telefonata alla polizia come suora laica o il titolo tanto - liberatorio sui quotidiani: Italia, casino. In fondo anche Carlotta ride tutte le volte che si scontra con la burocrazia italiana, talmente inflessibile che diventa paradossale: per emergenze e casi umani lasciate un messaggio. In ogni caso involuta: nel 212 d.C. Caracalla estese la cittadinanza a tutti gli abitanti dei territori conquistati, oggi 8 bambini nascono qui, da genitori stranieri, ogni ora. Figli a cui la legge offre un percorso meno giusto che ai tempi di Caracalla, e in ogni caso lentissimo. Dopo i 18 anni possono fare richiesta di cittadinanza, la pratica pu durare altri 10. A un certo punto del libro Carlotta cita una frase che la stava facendo rimanere secca: Nella battaglia tra te e il mondo, lascia che vin-

Carlotta e Akmed, fermata Piramide

ca il mondo. Era laforisma numero 52 di Kafka, sicuramente non famoso per il suo ottimismo, ma ha un senso e lei vorrebbe parlarne con lui per capire perch si sente cos incapace di dargliela vinta. Ogni sua parola rivela questa battaglia: non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te, diceva Ges e io credo intendesse tutto: quello che fai, il modo in cui lo fai, il motivo per cui lo fai. Io potrei aggiungere Stuart Mill: L'umanit ottiene maggiori vantaggi tollerando che ciascuno viva come gli sembra meglio, anzich obbligandolo a vivere come sembra meglio agli altri. Darsi loccasione di vedere la straordinariet della semplicit di certe menti umane - quando un letto e una coperta, un its a palace e not a camp, gi cambia tutto negli occhi di qualcuno -, quelle menti che ti fanno vedere un sacco di cose, perfino casa mia; che uno pensa di conoscerla bene, la propria casa o che riescono a spiegartele con due parole, Akmed mi ha detto che sullautobus cera una signora che lo guardava come se lo conosceva. Ed tutto qui. Per il resto credo sia impossibile vincere il mondo, ma limportanza di incazzarsi come una bestia per tutto ci che non va non da sottovalutare. Troveremmo molte pi stelle nel mare.

Ruota intorno allincontro con un ragazzino afgano il libro di Carlotta Mismetti Capua. una storia vera, di quelle che hanno la bellezza della casualit e la profondit dellostinazione. E poi un gruppo su Facebook

ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011 (5

di Elena Zapponi
LAVANA

ella vita quotidiana dellAvana c molta pi magia di quanto si possa pensare seduti nella penombra del patio dellHotel Nacional, sguardo al Malecn. La crisi dellesserci, che Ernesto De Martino indicava come vacillamento e perdita della presenza al mondo nel mezzogiorno italiano del dopoguerra, appare allAvana un pericolo costante, da ovviare con strategie religiose rigenerative quali la transe o lavori, trabajos e ammares, che sciolgono fatture e malocchi o, al contrario, ne formulano. Cos, ad unantropologa che studia la reinvenzione della santera pu accadere di essere avvisata dallaffittacamere della casa particular in cui dorme nel Vedado, di star attenta e di non intervistare santeras/os di cui non ha previe referenze, di non parlare con chiunque, perch metti, se c una persona malata, potrebbero rubarti la tua energia per darla al malato e poi ti ritrovi ammalata o perch magari ti offrono un caff per farti una macumba, cos poi ti innamori di un santero. Questa stessa glia guarisce, Dania dice di non padrona di casa, la quale si dichiapraticare pi, per conserva i suoi ra a pi riprese atea e non interessanti e ogni tanto, tra una telenovesata a esas cosas, tornando sulla e laltra e un ospite europeo e largomento durante un caff matlaltro, gli fa una preghiera e unoftutino, qualche giorno dopo, comferta: Non si sa mai. menter che a Cuba ormai tutti si Nello stesso modo, non credenfanno passare per santeros e babati, parenti di credenti, lasciano che lawos. Insistendo, davanti a quello i loro familiari gli facciano qualche che interpreta come un eccesso di trabajo o seguono il consiglio di buona fede, mentre cerco di spiecompiere periodiche limpiezas garle che il mio criterio euristico (pulizie), orientate alla persona non riposa sul binomio vero/falso ma anche ad oggetti e luoghi. Una e che lincontro con i santeros faccenda lustrale frequente riguarciarlatani pu anchesso rientrada gli spazi della casa, da purificare nella ricerca, per sottolineare i rire da spiriti malevoli e dal malocschi che corro, apre la credenza chio; un'altra, la macchina, il cui della sala da pranzo e assertiva ditetto deve rimanere cosparso per ce: Vedi questo il mio altare, una serie di giorni di una polvere questo sono i miei orichas, allora bianca, formula determinata prinanchio potrei essere una santera. cipalmente dalla macerazione del E si scopre che anche Dania, che guscio delle uova. in queste cose non ci crede, staIl mercato religioso cubano ta a consultare vari santeros, si molto pi fluido e mobile di quel iniziata e ha fatto iniziare sua figlia che la vecchia Europa monoteista in et adolescente perch ammalapotrebbe immaginare. La santera ta di dolori allo stomaco che i meo Regla Ocha, definita allinizio del dici non riuscivano a curare. La fiXX secolo brujera, stregoneria, nel

VIAGGIO A
LA SANTERIA E LA RIVOLUZIONE

Spiriti dellAfrica e sigari del Che


Unantropologa allAvana per scoprire come il mercato religioso cubano sia molto pi fluido e mobile di quel che la vecchia Europa monoteista si immagina. La santera oggi probabilmente la religione pi diffusa a Cuba
libro Los negros brujos di Fernando Ortiz, oggi probabilmente la religione pi diffusa a Cuba. Essa si mescola con il culto dIf e con unaltra regla sacra di origine africana: il palo monte o Regla Conga, sistema di credenza dei Congos, nome dato agli schiavi Bantu provenienti dallAfrica centrale. La santera e il culto divinatorio dIf, erano invece la religione degli schiavi dorigine yoruba, chiamati a Cuba Lucum: questo popolo del sud-ovest della Nigeria e dellest dellattuale Benin, organizzato in citt stato, credeva negli orichas, sorta di antenati mitici, divinit fondatrici del luogo e della dinastia regnante. La pratica della santera strettamente connessa a quella del palo monte ma anche a varie forme di spiritismo, penetrate a Cuba durante il periodo neocoloniale (1902-1952) sotto linfluenza statunitense. Una stessa persona pu rayarse en palo (iniziarsi), passare poi alla santera e contemporaneamente, successivamente o alternativamente praticare lo spiritismo. Lo stesso specialista religioso pu indirizzare il credente di cui padrino o madrina verso uno specialista dellaltra religione, stimando che per esempio una messa spiritista o il tradizionale uso delle erbe dei paleros aiuter a risolvere il problema quotidiano che affligge ladepto. Ugualmente, pu esser consigliata la partecipazione alle messe cattoliche e la frequentazione delle chiese mentre il battesimo, ritenuto una pratica utile al potenziamento della crescita spirituale, spesso indicato come necessario per liniziazione del futuro santero. La santera genericamente descritta come un sincretismo, termine tanto frequente quanto mutevole, applicato anche al candombl brasiliano. Ma vari autori, a partire dagli anni 50, hanno contestato questa definizione, chi per ragioni interpretative e etimologiche - Roger Bastide, sostenitore della purezza del candombl, il quale preferiva il concetto di interpenetrazione di civilt allidea di mescolanza espressa dal sincretismo - chi per ragioni ideologiche - antropologi brasiliani critici verso la valenza coloniale o neocoloniale del concetto, considerato troppo intrecciato a giudizi di valore su una presunta inferiorit della religione dei dominati. Il citato antropologo Ortiz, considerato oggi il padre degli studi sulla cultura afrocubana, in un libro pietra miliare, El contrapunteo cubano del azcar y del tabaco - in cui tra laltro conia il termine afrocubano - propone una definizione alternativa: la transculturazione. Tornato sulle proprie posizioni iniziali e sulla definizione della santera come brujera sullo stimolo del suo discepolo mulatto Rmulo Lachataer, lautore del Manual de Santera (1942) in cui per la prima volta viene affermata in maniera esplicita la volont di riabilitazione di questo sistema religioso, Ortiz si dedica

appassionatamente allo studio della cultura afrocubana. In scambio dialettico con lantropologia britannica e in particolare con Bronislaw Malinowski, il famoso patrigno del concetto di osservazione partecipante, che firma lintroduzione del Contrapunteo, Ortiz, desideroso di sostituire il termine etnocentrato di acculturazione, identifica nella storia coloniale cubana il trapasso di elementi della cultura africana e di quella bianca di matrice spagnola: pur dominati, gli schiavi non son vinti, come testimonia la resistenza ai dogmi egemoni espressa dalla santera, fenomeno di transculturazione in cui si mescolano la religione africana e il culto dei santi barocco. El contrapunteo, pubblicato nel 40, un denso e appassionante volume dallo stile brillante, che combina il tono da saggio antropologico, la denuncia sociale della condizione nera e le rivendicazioni razziali a un carattere da feuilleton e romanzo da salotto, ricco di citazioni tratte da cronachette, erbari, trattati medici, note e apologie di gesuiti e viziosi cardinali del 700 romano nonch da versi di poeti cubani o spagnoli quali Quevedo, Lope de Vega e Tirso de Molina. In queste folte pagine, luragano culturale introdotto dalla Conquista e dalla schiavit e la relazione tra Cuba e lEuropa sono ripercorse a partire da un dato strutturale: la fabbricazione, diffusione ed esportazione del tabacco e la produzione dello zucchero a Cuba. Il termine transculturazione appare immerso in un affresco rievocante il movimento delle navi che solcano loceano, circolando tra il vecchio e il nuovo mondo e quello delle mani dei congos e dei lucum che avvolgono sigari precursori dei Partagas e Romeo e Julieta ormai celebrati sinonimi della cubanit. La storia del tabacco permette di illustrare una prima transculturazione: quella dallambiente dei suoi consumatori, gli indigeni tanos, al mondo multietnico degli schiavi africani congos e lucum, che nei loro riti magico-religiosi conservano il carattere catartico del fumo, stimolo per la possessione nella santera e nel palo monte, repertorio materiale assieme ad altri elementi derivati stavolta dai costumi dei brujos bianchi, quali laguardiente, il vino seco bevuto dai soldati spagnoli e dai mercenari, le candele e i ceri. Nella santera fumano tabacco uomini e dei. Il sigaro distingue Chang, Elegu e Ogn, orichas guerrieri che maneggiano il fuoco. Il secondo processo di transculturazione studiato da Ortiz il passaggio del tabacco, deprecata yerba del diablo, dal contesto subalterno afrocubano al suolo europeo, dove esso, introdotto nei salotti seicenteschi da clero e cardinali, diviene sostanza che distingue la classe egemone. Mentre il tabacco

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CUBA
conquista il mondo, a Cuba esso viene onorato pi di Cupido e Bacco, cantato come dio benefico che solleva dai dolori umani. Nell800 diventa una seconda bandiera cubana, simbolo dei mambises e della storia patriottica, come testimonia Jos Mart, padre della lotta per lindipendenza e eroe della nazione repubblicana, nei suoi versi: La hoja india, consuelo de meditabundos, deleite de soadores, arquitectos del aire, como fragrantes del palo alado. Nuovamente icona alla fine del periodo neocoloniale, il legame tabacco-cubanit si rinnova nella voluta di fumo della rivoluzione e nei sigari dei barbudos e del Che Guevara. Ma torniamo alla santera, che secondo il termine transculturazione proposto da Ortiz, consiste in un sistema nuovo, bricolage specificamente cubano di credenze africane e cattoliche, composto di riaggiustamenti e reinvenzioni. Nel corso degli anni 40 e 50 gli studi di Ortiz, Lachataer e Lydia Cabrera segnano unepoca. La cultura afrocubana, riscoperta dalle loro ricerche etnografiche, valutata come parte ingente del patrimonio nazionale cubano. Il passo successivo sar fatto con la rivoluzione. La santera, sincretismo che combina il culto barocco dei santi spagnoli agli antenati mitici yoruba (tra gli orichas-santos pi noti: Obatal/Virgen de las Mercedes, Yemay/Virgen de Regla, Ochn/Virgen de la Caridad del Cobre, Chang/santa Barbara, Babal Ay/san Lazzaro, Elegu/ santAntonio di Padova), diventa il simbolo di unidentit che lotta e resiste al cattolicesimo egemone. Nel laico contesto rivoluzionario, le danze e i ritmi segreti degli schiavi celebrati nei barracones loro dimora di fronte ad altari improvvisati, diventano espressione di cubanit. Sono altrettanto benvenuti gli studi sui cabildos de nacin, sorta di societ di mutuo soccorso africane tollerate dagli schiavisti, che, ricostituendo legami etnici, in mancanza di quelli familiari disintegrati dalla tratta, funzionarono come nucleo di trasmissione della tradizione bantu e yoruba. Ma la promozione governativa della cultura di origine africana opera in un senso preciso: la riabilitazione non insiste sullaspetto religioso bens su quello pi generale della cultura nera cubana e sulle sue manifestazioni estetiche e folkloriche quali la musica, la danza, la mitologia. Le religioni afrocubane, descritte come reliquie e superstizioni del passato, ormai in corso di disintegrazione, rappresentano una memoria storica nazionale della resistenza nei confronti dellinvasore europeo. Questa politica di istituzionalizzazione della cultura afrocubana mira a elidere il rischio di un radicato e possente livello di cultura subalterno interno, eventualmente dannoso per lunit nazionale. Ma

In senso orario: Yemaya, Virgen de Regla; due altari per loricha Ochun; una santera; una coppia che balla una rumba

essa partecipa anche di unaltra logica che si interseca con il presupposto precedente: la Cuba africana testimonia i limiti della Cuba bianca e cattolica delle classi medie e superiori di origine europea. Riconoscere la matrice africana promuovere la nuova costruzione nazionale, dire una volta di pi, e sotto altra forma, che Cuba fatta di cubani, bianchi, neri, mulatti e cinesi anche. La santera, nel cui culto ogni oricha africano ha anche il volto di un santo cattolico e in cui, come descritto da Lydia Cabrera nel tomo El Monte, i malefici dei chinos sono temuti come i pi malvagi, poich solo gli stessi chinos possono disfarli, una chiave di lettura di tutto questo, del miscuglio di razze e culture che forma la cubanidad. Negli anni 80 le autorit politiche esprimono una maggiore tolleranza verso la religione. Il lder mximo, come riportato nel libro Fidel y la religin, intervista tra Castro e il teologo della Liberazione brasiliano Frei Betto, dichiara che la religione non in s n un oppio n un rimedio miracoloso. Ma durante gli anni 90 ed il critico periodo special en tiempo de paz che si afferma un vero revival delle varie espressioni religiose diffuse a Cuba e in particolare della

santera, il cui radicamento nel tessuto sociale appare ora esplicitamente sulla scena pubblica. Nel 1995, lAssociazione culturale yoruba (ACY) a cui aderiscono santeros/as e babalawos (i sacerdoti che rappresentano il pi alto grado gerarchico nella santera) desiderosi di ufficializzare la loro credenza, viene ubicata per volont del governo in Habana Centro, a qualche centinaia di metri dal Capitolio Nacional. Mentre questa collocazione traduce nello spazio urbano il recupero delle radici africane, lassociazione diventa un riferimento istituzionale per la santera. I numerosi congressi mondiali yoruba che vi si organizzano e il motto If ayer, If hoy, If maana riferito al culto di If, larte della divinazione legata alla citt sacra nigeriana di Il-If, indicano un riferimento alla tradizione africana nazionale ma anche a un ecumene yoruba transnazionale e a un mondo globalizzato dalla scoperta delle Americhe e dalla tratta degli schiavi. Allinterno dellACY si trova una libreria, una caffetteria, una boutique e soprattutto, un didattico Museo degli orichas, in cui si rigorosamente accompagnati da una guida che sottolinea lautenticit della religione africa-

garo, offrono sorrisi e invitano lo straniero a posare in foto. Nelle boutique dellHabana Libre Hotel, nel cuore del Vedado, accanto allattrezzatura da spiaggia, alla locandina del film Fragole e cioccolato e alle magliette del Che Guevara, un esercito di bamboline di Yemay e Ochn, ordinate in ranghi nel loro scaffale guarda al di l della vetrina la vita ed i passanti scorrere in Calle L. Solo i CUC, la moneta degli stranieri, potranno portarle via. Intanto, nelle case di chi pratica, gli orichas stanno in altare, nelle zuppiere di porcellana in cui lentit supposta incorporarsi, in compagnia di offerte ai morti e di bvedas espirituales (offerte spirituali), bicchieri dacqua dedicati agli spiriti. In Habana Centro, in rudimentali botteghe chiamate tiendas de religin, non identificabili dal forestiero al milieu della santera, inservienti affannati dispensano da dietro il bancone candele, aguardiente, noci di cocco, erbe, semi, collane e braccialetti degli orichas che solo gli iniziati possono indossare. I venditori del mercato dei fiori a pochi metri sanno che ogni oricha vuole il suo colore e il suo petalo. E nel bugigattolo dietro la pompa di benzina Hatuey, mentre la na cubana, non contaminata dal 600, il maggiolone o il cocotaxi di monoteismo cattolico che colpiturno si fermano, diffondendo nelsce lAfrica al punto che anche laria lostentato suono del reggaedal Brasile vengono qua per studiaton, viene rapidamente venduta re, perch qui la culla, qui che una colomba o un gallo, abilmente si conservata lautentica tradiziomaneggiati in vista di un sacrificio ne degli schiavi. agli dei. Ma aldil della realt dellACY Nella credenza diffusa in questo che, insistendo sulla componente mondo magico si fonda e alimenta yoruba della santera, opera per la struttura della santera, religione una sua desincretizzazione e reafridellimmediato che lega in un rapcanizzazione, le applicazioni della porto di protezione e riverenza creRegla Ocha allHavana sono moltedente e orichas, angeli guardiani plici e in molti casi pi interessate dal carattere mondano, generosi e alla risoluzione di problemi pratici volitivi, sensuali, suscettibili, spesso ed immediati che alla risoluzione iracondi, con cui viene intrattenuta di dibattiti teorici. Questa religione una quotidianit basata sul reciprodellimmediato aiuta a resolver, coco ascolto di volont e desideri. me si dice in cubano, problemi Loricha vuole una festa, unofche riguardano principalmente la ferta, dellaguardiente, dei fiori, salute, il lavoro e lamore. Le tradidel vino seco o del miele. Il pratizionali familias de santos in cui si cante vuole risolvere un incantesiorganizzano i credenti si riuniscomo damore, sbarcare il lunario, no in base a vari criteri di affinit guarire da una malattia, proteggeche non si risolvono nel fattore etre una gravidanza, comprarsi un nico: la santera un linguaggio di paio di jeans, un giorno viaggiare. condivisione di una comune La santera-brujera che merit ascendenza africana ma essa anad inizio 900 lo studio di criminoche praticata da familias estremalogia antropologica di Ortiz pratimente miste, composte da neri, cata da molti cubani, ormai apertabianchi e mulatti, che si formano mente ed armonicamente creyensulla base di una solidariet di tes e revolucionarios, per poter coquartiere, di genere o di preferenstruire e ricostruire il mondo e seze omosessuali. Ed anche un linguire la buona regla di vita. guaggio che attrae gli stranieri e E mentre questo universo labopermette a santeros/as e babarioso di ritualit, formule yoruba lawos di alimentare una discreta reinventate e tradizioni tramandaeconomia informale fatta di divinate palpita e la Cuba dei turisti tinzioni, ingredienti magici ed istrutinna nel ghiaccio e le foglie di zioni, a volte iniziazioni. menta di un mojito, frequente il Fuori dalla Chiesa della Virgen vedere in citt gli iyaws, i neo-inide Regla, patrona della baia delziati alla religione, che durante un lAvana, che sincretizza con il potenanno intero devono rispettare lobte oricha femminile Yemay, dea lebligo rituale di vestirsi di bianco da gata alla maternit e alloceano, chitesta a piedi, intersecare lo spazio romantiche figure vestite di bianco urbano marcato dai murales dei offrono ai turisti letture della mano Comitados de la revolucin. e dei tarocchi. ContemporaneaLa bianca figura dei nuovi nati mente, allombra della pietra della nella santera si sovrappone per cattedrale e del Palacio de los Capiun attimo alla scritta, scolorita o tanes Generales, mulatte sonnolensfavillante, a seconda del quartiere te che nascondono let sotto la mae dei fondi investiti Con la guarschera di nastri e merletti della sandia in alto- -Todo por la revolutera, completata dal tradizionale sicin - - Seguimos el combate.

SE NON PAGHI DICO A TUTTI DELLE TUE VISITE AI SITI WEB PORNO Alzi la mano chi non conosce almeno qualcuno che, durante le ore morte sul posto di lavoro o a casa propria la sera tardi, visita siti porno o scarica sul suo computer filmini hard. No, no, per carit non facciamo nomi, sappiamo tutti quanto chi ha questa passione, o vizio, ami l'anonimato. Per paura dell'ira dei genitori, se ancora un ragazzino, o perch trema all'idea che i suoi figli, se gi adulto, scoprano cosa fa il loro pap mentre loro dormono pacifici. Ed proprio sfruttando questo senso di colpa e di vergogna che ancora avvolge il mondo della pornografia che ora, negli Stati uniti, scoppiata l'ultima guerra contro la pirateria informatica. Scatenata dalle vittime, ovvero i grandi produttori di film come Illegal ass 2, che hanno cominciato a fare causa a chi se li vuole vedere gratis. La Third degree films ne ha gi denunciati 2000, ma si calcola che tra lei e le sue consorelle, nel solo 2010, abbiano cercato di portare in tribunale oltre centomila persone. Per ora nessuno davvero arrivato davanti a un giudice, n forse ci arriver. Perch l'idea delle case produttrici un'altra. Convincere i suoi nemici ad arrivare a un accordo, ovviamente monetario, per evitare che tutti vengano a conoscenza del loro hobby. Il tutto comincia con la richiesta formale di accesso agli indirizzi IP da dove sono stati scaricati i film. Una volta ottenuti questi (e non difficile, la pirateria ricordiamolo un reato) partono le lettere degli avvocati. Migliaia e migliaia contemporaneamente, visto che grazie alle cause collettive si risparmiano un bel po' di soldi. Ed di questo che si parla, come spiegano le missive degli avvocati delle case produttrici. Gentile signore, sappiamo tutti quanto sia costoso, in termini di denaro e di tempo, avere una causa aperta in tribunale - recita ad esempio una delle lettere inviate da Evan Stone, avvocato del Texas - Se voleste quindi arrivare a un accordo extragiudiziale.... Le cifre da pagare non sono stratosferiche, si va dai 2000 o 3000 dollari, ma se l'incauto pirata non risponde subito, crescono pi o meno di 1000 dollari a ogni nuova lettera degli avvocati dei produttori. La gran parte della gente accetta, terrorizzata all'idea che tutti sappiano che ama la pornografia racconta Graham Syfert, avvocato di Jacksonville, in Florida, uno dei tanti subissati dalle accorate telefonate di chi ha ricevuto la lettera che li incrimina. Quasi sempre sono ragazzi, ma a volte a chiamare sono i loro genitori, dal cui computer, a loro insaputa, stato commesso il reato. Adesso per forse qualcosa cambier. Perch qualche segno di ribellione alle lettere ricattatrici c'. Un diciottene, studente della Purdue University, ad esempio, ha appena intentato una causa alla Third degree films invocando il diritto alla privacy. E, come dice Syfert, potrebbe anche vincerla. Molti giudici stanno rendendosi conto dell'incredibile operazione messa in piedi dalla case produttrici, e paiono decisi a intervenire.

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di Silvia Bencivelli

indau un posto in cui, al passaggio a livello, puoi contare 32 biciclette e unautomobile. un posto in cui si pu organizzare un barbecue in riva al lago per 1500 persone, sapendo che si siederanno tutte diligentemente al loro tavolo da festa dellUnit. Ed un posto in cui, da 60 anni, si accolgono premi Nobel e centinaia di giovani scienziati da tutto il mondo, come se fosse normale avere su qualche ettaro di terreno una concentrazione di cervelli che in Italia manco a considerarla tutta intera, e a volerle proprio bene. Ma Lindau un posto cos. Si trova in Baviera del sud, sul lago di Costanza. Ha il centro storico su unisola collegata alla terraferma da due ponti: a vederla su Google maps sembra quasi una Orbetello lacustre. E dal 1951 la sede del Lindau Nobel Laureate Meeting: una settimana di inizio estate a base di incontri, come recita lo slogan, per educare, ispirare e connettere. Questanno si tenuto nellultima settimana di giugno. Cerano anche scienziati italiani: come gli altri, scienziati giovani e superselezionati, che per sembravano quasi stupiti di essere qui. Perch, spiega, senza nascondere lentusiasmo, Chiara Mand, biologa fiorentina alluniversit di Milano: in Italia non lo conosce praticamente nessuno. Ed davvero un peccato, e anche un po una vergogna: un evento gigantesco!. Cerano anche scienziati italiani, dicevamo, ma non i politici italiani. Cerano invece 9 ministri europei e il rappresentante tedesco, che allinaugurazione del meeting ha raccontato lorgoglio di un Paese che ospita un simile appuntamento e che investe tanto nella scienza e nella ricerca. Ha portato i saluti del capo del governo che, si sa, in Ger-

INCONTRI LA SCIENZA IN CARNE E OSSA

Anche i Nobel a volte ballano


Un'isola sul lago di Costanza. Un meeting internazionale di studiosi. E un Paese (non il nostro) che tiene alla scienza. Viaggio tra le menti pi brillanti del pianeta, a cavallo tra due generazioni
mania attento alla cultura, e a quella scientifica in particolare anche perch laureato in fisica. Ma se aveste chiesto allorganizzazione se ci fosse da qualche parte un rappresentante del governo italiano, la risposta sarebbe stata no. E se la domanda successiva fosse stata un ingenuo ma voi li avete invitati? vi sareste sentiti replicare con un piccato no comment. Peggio per loro: a Lindau, nei giorni del meeting, si potevano fare due chiacchiere distese con 23 premi Nobel per la medicina e per la chimica. Chiara Mand, per esempio, ancora l che gongola per aver cenato con uno di loro: il biochimico israeliano Avram Hershko con la moglie! Fantastico vedere come lei lo bacchettasse rimproverandolo di continuo, ad esempio perch parlava a volume troppo basso e i ragazzi pi distanti non riuscivano a sentirlo. Eh, le donne hanno sempre una marcia in pi, anche quando il Nobel non lei ma il marito. Cera il Nobel che lavora sulla malaria e quello che ha inventato un sistema per capire la funzione dei geni, spegnendoli uno alla volta. Cera quello che ha capito come funziona lossido nitrico sulle cellule dei vasi sanguigni (e per esempio ha permesso di produrre il Viagra). E cera quella che ha studiato il pezzetto terminale dei cromosomi che a ogni replicazione della cellula si perde, spiegando perch (per farla breve) non si pu invecchiare allinfinito. Tra loro si potevano conoscere 566 giovani scienziati venuti qui da 77 paesi del mondo, dallAlbania allo Zambia, ansiosi di assistere alle lezioni dei Nobel e di scambiarsi esperienze. Ciascuno di loro aveva un cordino grigio al collo (azzurro i Nobel) con scritto nome e nazione di provenienza, ma met di loro alla domanda where are you from? rispondeva con una doppia nazionalit, una di nascita e una scientifica: lavoro in Germania, ma sono costaricano. Vengo dagli Stati Uniti, ma sono cubana. Qui c scritto Svezia, ma sono egiziana. Cera anche un sikh col turbante, qualche africana con le treccine, molti nordeuropei alti e biondi, tanti cinesi che salutavano sorridendo. E poi nordafricane, indiani secchioni, americani vestiti da cestisti. Il rapporto con gli altri young researcher stata una delle cose pi belle. Nonostante la distanza culturale, abbiamo condiviso scienza e divertimento. Le serate danzerecce sul tetto di un bar davanti al molo e le impressioni sulle lezioni dei Nobel e sul nostro lavoro. Che poi quello che ti insegna la scienza: a confrontarti e a condividere. La scienza anche una maestra di vita, in fondo. Gi, perch siccome non erano qui solo per prendere appun-

ti durante le sessioni mattutine dei Nobel, le serate prevedevano cene sociali ed eventi di vario tipo, compresa unenorme polonaise, cio un ballo di gruppo bavarese. Maschi da una parte e femmine dallaltra, un garofano rosso in mano, si veniva associati in coppie pi o meno improbabili, per poi finire a ballare un gigantesco walzer per 700 persone. Al biofisico svedese poteva toccare in sorte una biologa indiana in sari, di 40 centimetri pi bassa, mentre allaraba velata con la gonna lunga capitava un cavaliere nerd in cravatta, goffo e un po imbarazzato. La scienza fatta anche cos, ce lo hanno appena spiegato. Poi, per fortuna, in Germania ci tengono al gender balance: le donne al meeting erano numerose quasi quanto gli uomini (il 46% degli scienziati, ti dicevano con orgoglio, mentre si doveva far finta di non notare che tra i Nobel le donne erano solo due). Linaugurazione, per esempio. Ad aprire i lavori, la contessa Bettina Bernadotte, con un cappellino da matrimonio reale britannico. la figlia del conte Lennart Bernadotte, che nel 1950 dette il via alla tradizione dei Nobel sul lago di Costanza, e oggi la presidentessa del Council per il Nobel Lindau Laureate Meeting. Con lei c Wolfgang Schrer, che dello stesso Council il portavoce. Mentre lei introduce il rappresentante (maschio) della Nobel foundation di Stoccolma, che ogni anno assegna i premi, e il rappresentante (femmina) del ministero delleducazione e della ricerca, lui introduce i due nuovi membri (maschi) del senato della Fondazione: Martin Engstroem e (attenzione) Bill Gates, in qualit di magnati, rispettivamente, della musica e della scienza. Ma poi la tavola rotonda di apertura dei lavori riequilibra il tutto, con Bill Gates e una Nobel (femmina, israeliana) a confronto con due giovani scienziati (uno maschio bianco e una femmina nera). Dopo linaugurazione, le lezio-

ni. Alle nove del mattino, puntualissimi, gli young scientist riempivano la sala per sentire un signore di quasi 80 anni raccontare i propri studi e lanciarsi in qualche infinita filippica sulletica dello scienziato. Altri, dalla cattedra, impartivano consigli da vecchie volpi della ricerca tra cui linatteso non fatevi impressionare dai premi: sono quasi sempre una questione di fortuna, che detto da un premio Nobel fa sicuramente un certo effetto. E pi il maestro era anziano, pi la sua lezione diventava autoironica e appassionata, quasi densa di affetto per questi 600 ragazzi pronti a pendere dalle labbra di uno che ha passato la vita al bancone di un laboratorio, e lo ha trovato il lavoro pi affascinante del mondo. Fino allultima lezione, quella di Christian de Duve: 94 anni e un bastone da passeggio con cui indica le diapositive come un vecchietto di Lunari. Ha guardato la platea e, con la voce tranquilla di chi si congeda con meritata serenit, ha detto the future is in your hand, good luck. E gi lacrime, tra i ragazzi, che non erano nemmeno nati mentre lui riceveva il suo premio a Stoccolma, ma anche tra le hostess del meeting e i giornalisti nel loro angoletto stampa. Standing ovation per il vecchio scienziato. E per tutti un ritorno a casa che devessere stato pieno di pensieri, come quello di Chiara: stata unesperienza indimenticabile, un bagno di emozioni. Forse, alla fine, quello che mi ha colpito di pi stato il mio cambiamento: allinizio ero abbagliata dai Nobel, li vedevo inarrivabili. Poi, ascoltandoli, vedendoli da vicino, mi sono sorpresa a essere perfino critica con qualcuno di loro. Forse era questo che volevano insegnarci: a essere critici, anche verso la scienza. Se cos, viene quasi da pensare che non sia stato poi tanto male che i politici italiani non si siano proprio visti. www.effecinque.org

8) ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011

di Bruno Di Marino

ANOTHER SUNRISE
Italia, 2011, 4, musica: Planet Funk, regia: David Gallo, fonte: Mtv

La formazione di musica elettronica alle prese in questo clip con la pratica dello skydiving, ovvero paracadutismo di gruppo. Alcune videocamere sono applicate direttamente ai corpi dei musicisti-atleti e restituiscono visioni vertiginose e grandangolari del volo e del suggestivo panorama aereo. Ad attendere gli eroi a terra una Hyundai 120 sound edition (il brano dei Planet Funk funge da colonna sonora per lo spot dellautovettura). Another Sunrise in definitiva non male, anche perch pu contare su una discreta spettacolarit visiva che coinvolge, insieme al ritmo del brano, lo spettatore e gli trasmette un grande senso di libert.

INCUBUS
Uk, 2011, 4, musica: Adolescents, regia: autore ignoto, fonte: Mtv Rocks

Una vecchia Rolleiflex compare allinizio e alla fine del clip e sugella le visioni in bianco e nero che si susseguono, riportandoci allimmaginario fotografico dellera analogica. Tutto Incubus si basa sullesibizione della band inglese in teatro di posa, ma filmato con un elegantissimo ed efficace gioco di luci e ombre. Silhouette proiettate sulle pareti si sovrappongono, scandite dal dettaglio delle lampade che si accendono e si spengono. Molto estetica stile Bauhaus.

FOLLOWING THE RIVER


Usa, 2010, 445, musica: Rolling Stones, regia: Julian Gibbs, fonte: Virgin Radiotv

L'INTERVISTA

Elogio degli errori e del divertimento


di S.B

Uno strepitoso lavoro di found-footage con materiali molto eteroegenei (dagli anni Trenta fino agli anni Settanta) che ruotano tutti intorno allimmaginario on the road. Gli States attraversati sui classici torpedoni, o in treno o in battello, dalla metropoli (Chicago) alle campagne, fino naturalmente alle sponde del Mississippi. Ma la cosa pi riuscita del clip di Following the River (incluso nellalbum Exile on Main St.) lelaborazione cromatica molte sequenze sono in bianco e nero ricolorate che rende la texture complessiva pi compatta e il lavoro di compositing, in modo da sovrapporre insieme sfondi ed elementi diversi. I Rolling Stones non compaiono mai, lasciando che siano le immagini di repertorio, creativamente rivedute e corrette, a visualizzare un brano per certi versi struggente.

na delle lezioni pi apprezzate, nei 5 giorni di meeting, stata la sua: quella di un 86eienne sorridente e un po gobbo sconosciuto al grande pubblico, che venuto fin qui per dire soprattutto che fare scienza deve essere divertente. Oliver Smithies ha vinto il Nobel nel 2007 insieme al nostro (nostro per modo di dire, visto che, nome a parte, pi americano degli americani) Mario Capecchi per una tecnica di biologia molecolare chiamata gene targeting: una roba da addetti ai lavori, ma non questo il punto. Non importante quello che fai, ma che tu ti diverta mentre lo fai. Se ti diverti e lo fai bene, non importante che tipo di scienza sia. Lei ha cominciato la sua lezio-

ne definendosi un bambino della scienza. Un bambino, alla sua et? S, perch a fare scienza non cresci mai. Un bambino sempre in cerca di cose nuove, curioso, mette un dito qui, si affaccia l. E cos uno scienziato, che mantiene viva la sua curiosit. Ma allora perch parlare cos tanto di errori ai giovani? La sua lezione era un viaggio tra gli errori scientifici che ha fatto nella vita.. Perch anche loro ne fanno, ne fanno un sacco, ed giusto dire loro che normale: la scienza! Per imparare a fare buona scienza, si impara dagli errori. A volte ci vuole tempo e poi scopri che stai ripetendo lo stesso errore. Va cos. La lezione che mi sento di dare ai giovani soprattutto questa: per la scienza ci vuole tempo, bisogna saper sbagliare e soprattutto sapersi divertire.

avere i risultati dellesperimento. Che cosa le hanno chiesto i ragazzi, qui a Lindau? Ieri sera a cena una ragazza polacca mi ha chiesto che cos che potrebbe incoraggiare i suoi coetanei a dedicarsi alla scienza. Credo che la cosa pi importante sia trovare un bravo maestro, capace di insegnare e trasmettere entusiasmo. Lei sta ancora lavorando? Certo. Sto facendo un po di esperimenti matti. Vorrei capire come fa il rene a separare molecole di dimensioni diverse. Perch il rene bravo a buttare via le molecole piccole e a tenere quelle grandi (come gli anticorpi): da qualche parte c un meccanismo che separa il grande dal piccolo. Molti pensano di averlo gi capito, altri pensano che si stiano sbagliando. Per me la faccenda molto stimolante.

SOUL TO SQUEEZE
Usa, 1993, 4, musica: Red Hot Chili Peppers, regia: Kevin Kerslake, fonte: Youtube.com

Quando ha deciso di voler fare la scienziato? Oh, da piccolo. Solo che non conoscevo la parola. A 7 anni dicevo di voler fare linventore, ma era il mio modo per pensare allo scienziato. Ed sempre stato divertente fare lo scienziato, davvero? Beh, non che sono immune allinfelicit: se la scienza che faccio smette di divertirmi lora di cambiare scienza. E poi ci sono altre forme di infelicit. Tempo fa mi hanno diagnosticato unipertensione essenziale e mi ricordo di essermi sentito davvero depresso in quel momento. E no, nemmeno la scienza aiutava: non aiutava per niente, mi sentivo malissimo per avere avuto

quella diagnosi. Ma non mi sono mai abbattuto per i miei errori nella scienza. La maggior parte degli scienziati ha passato la maggior parte del proprio tempo a fare esperimenti che non hanno funzionato. Diciamocelo: il 90% della scienza sperimentale non funziona! Ma, a un certo punto della sua vita per arrivato il Nobel.. Perch a un certo punto, finalmente, ho fatto un esperimento che funzionava! Ed era un esperimento piuttosto importante. Si trattava di cambiare un gene. Ho pensato che fosse possibile prendere del Dna purificato e infilarlo in una cellula e poi far s che la cellula cambiasse il gene. Ci abbiamo messo 3 anni per

Ambientato nel mondo del circo Soul to Squeeze strizza locchio un po a uno dei capolavori maledetti della storia del cinema, ovvero Freaks (1932) di Tod Browning, e un po a David Lynch, grazie anche alluso del bianco e nero. Il front man Anthony Kiedis in alcune inquadrature assume le sembianze della mitologica Medusa, con i serpenti al posto dei capelli, mentre gli altri membri della band californiana si esibiscono tra elefanti, clown, uomini-cannone e illusionisti immersi in una vasca dacqua alla Houdini. Kerslake gioca spesso con gli obiettivi deformanti e con particolari tagli di inquadratura creando un clip fortemente surreale. Il singolo stato utilizzato come colonna sonora del film Conheads.

ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011 (9

SEGUE DA PAG 4

SINTONIE
filippo brunamonti antonello catacchio mariuccia ciotta giulia da. vallan cristina piccino roberto silvestri silvana silvestri

IL LABORATORIO

HANNA
DI JOE WRIGHT; CON SAOIRSE RONAN, CATE BLANCHETT. USA, GB GERMANIA 2011

BOBBIO FILM FESTIVAL


BOBBIO, 23 LUGLIO - 6 AGOSTO

Una quattordicenne che ha subito fin da piccola un duro addestramento militare dal padre (Eric Bana), agente della Cia, con lo scopo di farne un killer, mandata in missione in Europa.

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MONTE CARLO
DI THOMAS BEZUCHA; CON SELENA GOMEZ, LEIGHTON MEESTER. USA 2011

Commedia romantica con adolescenti.. Tre ragazze raggiungono il sogno di andare in vacanza a Parigi, ma devono fare rotta per Monte Carlo dopo che una delle ragazze, mentre si trova nella hall di un Grand Hotel viene scambiata per una ereditiera inglese, con immediato seguito di paparazzi, giornalisti del gossip e aerei privati.

ricchi. Il punto di vista del regista eccentrico, a cominciare dalla scelta degli attori presi dal Grande fratello o dallIsola dei famosi, prova a raccontarci le relazioni tra maschi, il contesto in s rimane fuori campo. La macchina da presa bracca i personaggi, il ritmo forte ammicca alla loro adrenalina. (c. pi.)

THE CONSPIRATOR
DI ROBERT REDFORD; CON ROBIN WRIGHT, JAMES MCAVOY. USA 2011

LALBERO
DI JULIE BERTUCCELLI; CON ADEN YOUNG, CHARLOTTE GAINSBOURG. FRANCIA AUSTRALIA 2010

Film di chiusura di Cannes 2010, fuori concorso, produzione franco-australiana, opera dalle ambizioni poetiche, promessa di una cineasta legata ai set di Kieslowski, Tavernier, Ioseliani, e autrice di un titolo pluripremiato (Semaine de la Critique 2003 e Csar per il miglior esordio), Depuis qu'Otar est parti. Documentarista, la giovane Bertuccelli si avventura agli antipodi dietro il romanzo Our Father who art in the Tree di Judy Pascal, ambientato negli arsi territori del Queensland. A caccia della sospensione dell'incredulit, cercando l'equilibrio con il sovrannaturale e la magia di Peter Weir, L'albero ricade indietro, sradicato e non solo metaforicamente. L'albero un enorme ficus, cattedrale aborigena conficcata nel terreno, sovrastante l'edificio abitato da Dawn (Gainsbourg) e dai suoi quattro figli. La sottile linea che divide la realt dell'immaginazione qui si dissolve in segni premonitori inconcludenti, in visioni di paesaggi gialli, e in un estenuante menage familiare. (m.c.)

La guerra di Secessione terminata con la sconfitta dei sudisti, ma il conflitto ha lasciato strascichi: il 14 aprile il presidente Lincoln ucciso da John Wilkes Booth. Tra gli arrestati c anche Mary Surratt, poich le riunioni per organizzare gli omicidi venivano fatte nella sua pensione. Labilit di Robert Redford e dello sceneggiatore James Salomon sta nel mostrare quanto sia difficile mantenere i nervi saldamente democratici di fronte a un attacco durissimo. In filigrana si legge quello che avvenuto negli Usa dopo l11 settembre e la lettura del film apre squarci inquietanti sui piani alti del potere. (a.ca.)

Con la direzione artistica di Marco Bellocchio torna per il quindicesimo anno il BobbioFilmFestival famoso per i suoi seminari di cinema e per aver dato origine con le esercitazioni, al magnifico film Sorelle Mai realizzato nel corso degli anni. Il laboratorio Fare Cinema un corso di alta specializzazione in regia cinematografica a numero chiuso per un gruppo selezionato di operatori cinematografici e televisivi, senza limiti di et con lezioni intensive e sessioni di lavoro giornaliero. Si terranno proiezioni di film dellanno e incontri di Marco Bellocchio con gli autori e gli attori nel Chiostro di San Colombano. Un seminario residenziale di critica cinematografica, a cura della rivista Duellanti previsto per un uditorio di 40 persone selezionate. Durante il Festival allestita una mostra di ritratti fotografici di Fabio Lovino ed prevista la presentazione in anteprima di due volumi sui due film di Marco Bellocchio girati a Bobbio, I pugni in tasca e Sorelle Mai. Ospite deccezione del BobbioFilmFestival il critico Michel Ciment, a cui dedicato un omaggio. (s.s.)

IL TEATRO
KILOWATT FESTIVAL
SANSEPOLCRO (AREZZO) 22-31 luglio

lo delle avventure del mago Harry, pieno zeppo di azione, personaggi conosciuti che ritornano, creature fantastiche e battaglie, laddove il film precedente lasciava pi spazio all'introspezione, il teatro dello scontro tra Harry e la sua nemesi, il serpentino, implacabile Voldemort. anche, secondo la tradizione delle saghe, per ispirazione e ambizioni, il teatro dello scontro ultimo tra bene e male. Come per Star Wars e l signore degli anelli, con il susseguirsi dei film, il mondo intorno a Harry Potter diventato progressivamente pi cupo, pericoloso, apocalittico, la storia della crescita di Harry la cronaca della perdita di un'innocenza. Progetto anomalo, forte, nel panorama del blockbuster hollywoodiano del terzo millennio, sprofondato in una palette di neri, grigi e marroni di tristezza lancinante, i sopravvissuti sono pallidi e stanchi, sporchi di sangue scuro. La (molto cristologica), solitaria, impaurita ma ferrea, determinazione di Harry ad andare fino in fondo, a qualunque costo, l'asse morale di questo e di tutta la serie. (g.d.v.)

STREME ORIENT
di Carlo Avondola di matteo boscarol

L'EREDE
DI MICHAEL ZAMPINO; CON ALESSANDRO ROJA, GUJA JELO. ITALIA 2011

BALLKAN BAZAR
DI EDMOND BUDINA, CON ARTAN ISLAMI, CATHERINE WILKENING, EDMOND BUDINA, VERONICA GENTILI, LUCA LIONELLO. ITALIA ALBANIA 2011 -

Albania del sud o Epiro del nord? In questa zona si svolge il conflitto di Ballkan Bazar, ballata balcanica. Potrebbe sembrare una commedia dellassurdo non fosse che pesca nella cronaca. Julie con la figlia decide di andare a riprendere i resti del padre, ufficiale francese caduto in guerra, ma da Tirana il suo contatto le scorta verso un villaggio del sud, dove si dice sia stata avvistata la bara. Il microcosmo del villaggio evidenzia i rapporti di confine non certo pacifici tra albanesi e greci, film corale di contraddizioni, ma soprattutto bastato su un fatto realmente avvenuto,la compravendita delle ossa dei contadini locali per riempire le tombe del mausoleo dei caduti greci in guerra, raccontata con leggerezza sul filo dellassurdo in un luogo dove tutto possibile. (s.s.)

Tra giallo e commedia. Una strada tra Marche e Abruzzo penetra in una boscaglia tra i monti ed ecco apparire la villa. leredit di Giovanni ricevuta dopo la morte del padre, medico come lui. Il tempo di dare unocchiata e ripartire. Ma le case vissute sono misteriose e Giovanni resta per valutare propriet e terreni e iniziano subito le blandizie e le minacce dei vicini. Non si tratta solo di beni materiali ma di quelloscuro emergere di paure e riprendere vigore. Film sullelaborazione del lutto, con gli oscuri meccanismi della cultura contadina che pescano nel profondo, tutte prove da affrontare per diventare adulti. Atmosfera inconsueta, attori e maestranze di alto livello per un bel viaggio nel mistero. (s.s.)

Il sottotitolo della manifestazione Lenergia della scena contemporanea, festival vincitore del Premio Speciale Ubu 2010 per la sua forza eversiva, propone un ampio programma di spettacoli, concerti ed esposizioni darte, risultato di un progetto culturale unico che riporta il pubblico al centro del sistema teatrale. Il pubblico non pi loggetto passivo a cui somministrare lo spettacolo, ma il soggetto attivo poich la programmazione del Festival in buona parte determinata dalle scelte dei Visionari, un gruppo di venti spettatori (non addetti ai lavori) coinvolti durante tutto lanno nella selezione delle opere inviate dagli artisti che rispondono al bando del Festival (questanno sono state 370 le domande di partecipazione). Tra le compagnie in programma: Linda Dalisi / Nuovo Teatro Nuovo, Matteo Fantoni, Giovanni Scifoni, Instabili vaganti, Marco DAgostin, LABit, Odem, La fabbrica, pi le nuove produzioni e, tra gli eventi musicali: Massimo Volume, Massimo Zamboni e Angela Baraldi, Elicheinfunzione. (foto: Francesca Foscarini, di A. Boscato) (s.s.)

IN VIAGGIO CON UNA ROCK STAR


DI NICHOLAS STOLLER, CON BILLY GREEN BUSH, CHRISTINA AGUILERA. USA 2011

IL FESTIVAL
EST FILM FESTIVAL 2011
MONTEFIASCONE (VITERBO) 23 LUGLIO-1 AGOSTO 2011

Universo tentacolare e in costante via di espansione, il cinema apatowiano (fatto dei film che lui dirige e dei moltissimi che portano lo stampo riconoscibile della sua produzione) un andirivieni di volti conosciuti e resi famosi dal regista di Knocked Up . Aldous Snow l'ultima spiaggia a cui ricorre una casa discografica di Los Angeles per risollevare le sue sorti. L'idea quella di resuscitare l'appeal mitico e sregolato del rock'n'roll vecchio stampo con un grosso concerto. A recuperare e portare in California l'ex superstar, perennemente appannata da droghe, alcol e da una delusione sentimentale, viene inviato un impiegato un po' nerd, Aaron Green (Jonah Hill). Il film la dinamica di opposti, un classico bromance, la commedia romantica tra uomini coniata da Apatow.

GIALLO/ARGENTO
DI DARIO ARGENTO; CON ADRIEN BRODY, EMMANUELLE SEIGNER. ITALIA 2011

5 (CINQUE)
DI FRANCESCO MARIA DOMINED; CON ROLANDO RAVELLO, STEFANO SAMMARCO. ITALIA 2011

Dario Argento rimane immenso, elevando le pulsioni della sua estetica horror ad artigianato shock del subconscio, a cardiogramma feroce di cento succedanei. Nonostante le infinite difficolt produttive, una trama sempliciotta e un cast (Adrien Brody, Emmanuelle Seigner, Elsa Pataky) alla sbando, Argento si conferma genio invisibile, un bambino che nella sua vita cinematografica migliora le coscienze interiori di ognuno di noi. Dario Argento anche il motivo per cui psicologi e critici hanno ancora la sensazione di esistere (per tanti motivi, senza riuscirci). Non a caso, i personaggi di Giallo possiedono tutti qualcosa di freudianamente irrisolto nella loro infanzia, e un po come il grande demiurgo raramente tornano nei luoghi in cui sono stati da bambini, se non con la memoria. (f.bru.)

La quinta edizione di Est Film Festival si tiene a Montefiascone con la partecipazione di protagonisti della passata stagione cinematografica, serate musicali, performance, proiezioni di film, documentari e corti in concorso, tutto ad ingresso libero. Tra gli eventi: Paolo Virz ricever nella serata di apertura lArco di platino alla carriera, Sergio Rubini (il 24) e Rocco Papaleo (il 30) incontraranno il pubblico, una serata di dopofestival sar affidata ad Ascanio Celestini, una mostra dei costumi di Sergio Ballo della serie I Borgia sui tiene nella Rocca dei Papi dove si terrano altri incontri con registi e attori. Rocco Papaleo e Band chiuder il Festival domenica 31 Luglio e dar il via alla storica Fiera del Vino con La fantasia mi consola, esperimento di teatro-canzone. In apertura sabato 23 a mezzanotte si terr il concerto dei Mokadelic, gruppo post-rock/neo-psichedelico italiano (sua la colonna sonora del film di Gabriele Salvatores Come dio comanda). Tra i reading, da non perdere Valerio Aprea con Momenti di trascurabile felicit di Francesco Piccolo. (s.s.)

ISOLA 10
DI MIGUEL LITTIN; CON BENJAMN VICUA, BERTRAND DUARTE. CILE 2009

Un episodio poco conosciuto del golpe cileno. I ministri del governo Allende e altri esponenti della pubblica amministrazione furono portati nel profondo sud, sull'isola Dawson. Nel campo i detenuti perdono la loro identit e i contatti con il resto del paese, i loro nomi sono ridotti a numeri. Il tessuto del film si allarga un po' alla volta in un respiro profondo a comprendere non solo la loro vicenda personale fatta di dignit e forza morale, ma quella dell'intero paese in un momento fissato per sempre nella storia, l'assalto alla Moneda e la morte di Salvador Allende (s.s.)

IL CONVEGNO
DISSOCIAZIONI, MALATTIA E TRASFORMAZIONE
GIAVENO (TO) 26 - 27 AGOSTO, SISSC

PASSANNANTE
DI SERGIO COLABONA; CON FABIO TROIANO, ULDERICO PESCE, ANDREA SATTA. ITALIA 2011

Francesco Maria Domined un attore (Fatti della banda della Magliana, Cover Boy). La storia ambientata al Quarticciolo, si ispira alla cronaca, ha un segno tutto maschile: cinque ragazzi, adolescenti in riformatorio, cercano il colpo grosso, quello che li possa fare

HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE. PARTE II


DI DAVID YATES CON EMMA WATSON, DANIEL RADCLIFFE. GB USA 2011

Dieci anni, otto film, e (per ora) quasi sei miliardi e mezzo di dollari di incassi, la seconda puntata dell'ultimo capito-

Il consueto convegno di fine agosto della Sissc (Societ Italiana per lo Studio degli Stati di Ccoscienza) si svolge questanno a Giaveno, in Piemonte, sul tema Dissociazioni, malattia e trasformazione. Dopo una introduzione del presidente della Sissc Fulvio Gosso, letture di Maurizio Nocera (Musica e musiche. Riflessioni sulla meloterapia e gli stati di coscienza), Gilberto Camilla (Droghe, stati altri e psicoterapia. Un rapporto ancora da chiarire), Daniela Muggia (Lincontro con la morte e il viaggio di trasformazione), Fabio Lo Cascio (Abbracciare il Mostro. Percorsi di guarigione e trasformazione). Il sabato dedicato allAyahuasca con Manuel Villaescusa, Massimiliano Palmieri e Bruno Severi. Quindi Maria Antonietta Balzola (Meditazione e Compassione nel viaggio di guarigione). Liscrizione al Convegno gratuita (un contributo comunque gradito). Info: Gilberto Camilla tel. 333-4985092 E-mail: camilla.gil@libero.it; www.sissc.blogspot.com. (m.d.f.)

Giovanni Passannante fer, nel 1878 a Napoli, il re Umberto I di Savoia con un coltellino che compr vendendo la giacca . povero, mazziniano, poi anarchico. Lo condannano a morte, poi all'ergastolo, dove nel buio, costretto a vivere tra i suoi escrementi impazzisce. Muore in manicomio nel 1910, la sua testa viene esposta nel Museo criminale di Roma, Lombroso vi individua i segni che appartengono agli anarchici. Passannante di Sergio Colabona, ripercorre il testo teatrale di Pesce che ne protagonista - e insieme al regista e a Massimo Russo ha scritto la sceneggiatura - con Andrea Satta dei Ttes du Bois, Alberto Gimignani, Fabio Troiano in questa opera prima di taglio indipendente, che declina la storia di Passannante al presente. (c.pi.)

10) ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011

Noriaki Tsuchimoto I 4 dvd di Noriaki Tsuchimoto (1928-2008) usciti recentemente per lamericana Zakka Films, sono un evento importante, passato relativamente inosservato, ma che ha un peso notevole perch nel Giappone contemporaneo dilaniato dal triplice disastro e dove a ormai a quasi 4 mesi dalla tragedia le colpe della Tepco e di un sistema politico/ energetico piramidale sono uscite allo scoperto, sono dei documentari che hanno ancora molto da dire. Con On the Road a Document del 1963, la conversazione con un tassista permette al regista di smascherare le menzogne della modernit che a partire da questo decennio si sarebbe affermata, nel bene e nel male, nell`arcipelago nipponico. Traces: The Kabul Museum (1988) e Another Afghanistan: Kabul Diary (1985) ci portano invece nel paese asiatico prima dellavvento dei talebani mostrandoci la vita di ogni giorno delle persone comuni e i tesori che erano custoditi nel museo della capitale, ora purtroppo per pi del settanta per cento distrutti o rubati. Ma il capolavoro senza dubbio Minamata: The Victims and Their World (1972) uno dei 16 film che Tsuchimoto ha dedicato a uno dei pi sconvolgenti casi di inquinamento ambientale del dopoguerra. Dopo l'iniziale esperienza nella Iwanami Production, Tsuchimoto si libera da restrizioni produttive e strutturali per realizzare dei lavori che riflettono/partecipano alle rivolte studentesche di fine anni 60 e nel 1971 si lancia nell'isola meridionale di Kyushu. Sar questa unesperienza totalizzante per il regista che nella cittadina di Minamata scoperchia quella scatola degli orrori, ed l'orrore del sistema non quello dell'incidente di percorso, che stata e continua ad essere, per quanto gli stessi abitanti vogliano dimenticare, la cittadina giapponese. Luogo e teatro di uno dei pi grandi avvelenamenti perpetrati dall'uomo verso s stesso e l'ambiente, il nome della citt rimarr per sempre legato all'industria chimica di Chisso, legata alla famiglia imperiale, che dal 1932 al 1968 riversa nel mare, come materiale di scarto, quantit enormi di mercurio. Il metallo entra nella catena alimentare e finisce per causare la cosiddetta malattia di Minamata che nel corso degli anni colpisce almeno diecimila persone uccidendone quasi duemila. Tsuchimoto ci racconta le vittime e la loro quotidianit fatta di lotte contro il gigante Chisso, un tragico esempio di come ladulazione del profitto, il totale disinteresse verso lambiente e soprattutto il connubio politica/ economia possa letteralmente schiacciare le persone e le loro vite. Minamata: The Victims and Their World il primo dei 16 documentari che il regista dedicher alla tragedia, ai suoi abitanti e soprattutto alle conseguenze psicologiche del disastro. Sincero attivista, gi membro del partito comunista, nel 1952 viene arrestato dopo essersi unito sulle montagne a un gruppo di guerriglieri preparati per la rivoluzione armata, Tsuchimoto vede nella macchina da presa il mezzo ideale per portare alla luce le ingiustizie sociali e il lato oscuro del progresso.

di Guido Mariani

hiamatela serendipit. La parola brutta perch una traslitterazione dallinglese, a coniarla (serendipity) fu il letterato Horace Walpole che, ispirato dalla novella persiana I tre prncipi di Serendippo, teorizz con il termine come si possa trovare qualcosa di inaspettato cercando tuttaltro. Non certo una teoria filosofica, n un assioma scientifico, una variante dellimprevedibile. In una visione metafisica la potremmo chiamare un gioco del destino. Chi ascolta musica sa che spesso la serendipit o il fato entrano in gioco e cambiano la fortuna degli artisti e delle loro opere. Alcune carriere si fondano su casuali incontri, apparenti incidenti, strane coincidenze. Nella musica rock tutto sembra accadere per caso e le stesse origini del rock sono legate a circostanze fortuite. Il brano pi famoso del

rocknroll degli albori Rock around the clock portato al successo da Bill Haley & His Comets. La canzone entr nella leggenda dalla porta di servizio. Scritta nel 1952 da Max C. Freedman e James E. Myers appositamente per Haley, venne incisa, per un litigio tra gli autori e i discografici, dal gruppo ormai dimenticato Sonny Dae & His Knights. Quando nel 1954 Haley approd a una nuova casa discografica, la Decca, ebbe il via libera per registrarla su singolo, ma in studio si decise di dare la precedenza al brano Thirteen Women; Rock around the Clock venne confinata al lato B e incisa in fretta e furia a fine registrazione perch in studio doveva entrare Sammy Davis Jr. Il brano Thirteen Women non ebbe successo e la B-side era pronta per loblio, ma limprevedibile accadde. Lanno successivo, la star di Hollywood Glenn Ford, alla ricerca di una canzone adatta al suo film The Blackboard Jungle (Il seme della violenza), frug tra i dischi del figlio Paul e si imbatt nel ritmo scate-

nato di Rock around the Clock che divenne colonna sonora del film. I ragazzi andavano al cinema solo per sentire il pezzo nei titoli di testa e in quelli di coda. Il successo della pellicola trascin la canzone che fu il primo disco rock ad arrivare al vertice della classifica di Billboard nel luglio del 1955. Un caso non isolato, lepica del rock nata quasi per caso. Lindiavolata Tutti Frutti di Little Richard era un brano sboccato ricalcato su un pezzo jazz degli anni 30 che il cantante eseguiva talvolta dal vivo in qualche equivoco club del sud degli Stati Uniti. Il testo era una filastrocca omoerotica: Tutti Frutti, bel didietro/se non riesci a entrare non fare forza/puoi oliarlo, sar facile. Nel settembre 1955 Little Richard si trovava a lavorare in studio con il produttore Robert 'Bumps' Blackwell e dopo una frustrante mattinata di incisioni deludenti, si prese una pausa; per sfogarsi accenn al pianoforte quella canzone scabrosa. Il produttore la sent e cap subito che quella era la hit che

stavano cercando. Il testo fu ripulito e Tutti Frutti fu incisa, consacrando la carriera di Little Richard e dando al rock il suo primo inno trasgressivo. Ancor pi improvvisata la genesi del singolo che diede origine alla stagione del surf rock. I Surfaris erano quattro liceali che nel 62 si ritrovarono, grazie al finanziamento di una delle loro mamme, in uno studio per incidere il primo 45 giri, Surfer Joe. Registrato il pezzo, se ne stavano andando quando lingegnere del suono ricord ai ragazzini che per fare un singolo ci voleva anche una seconda canzone. Presi di sorpresa, si misero agli strumenti e in un quarto dora trovarono lo spunto grazie al batterista Ron Wilson che acceler un ritmo che aveva imparato nella banda musicale della scuola. Il chitarrista improvvis un riff e la B-side venne chiusa in fretta e furia con il rumore di un pezzo di cartone che si spezzava, una risata e un titolo, Wipe out, che alludeva a una caduta dalla tavola da surf. Sembrava solo la fine di una giorna-

ta di divertimento di un gruppo di ragazzini e invece quel brano messo gi in pochi minuti soppiant il lato A, diventando linno delle spiagge californiane degli anni 60 e limmortale colonna sonora di innumerevoli film estivi in tutto il mondo. La Bbc nel 1999 ha proclamato, dopo un referendum tra i suoi ascoltatori, Yesterday dei Beatles la canzone pi bella del ventesimo secolo. Paul McCartney ha sempre sostenuto che la canzone fosse nata in sogno nel 1964 e che fosse stata composta di getto al risveglio con un testo improvvisato in cui si alludeva a delle uova strapazzate. La particolare genesi onirica insospett lo stesso Paul che tenne il brano (intitolato provvisoriamente Scrambled Eggs) nel cassetto temendo che fosse un plagio inconsapevole. Il pezzo non piaceva a nessuno sia per il titolo che per laria malinconica. Venne addirittura offerto al cantante Chris Farlowe che lo snobb giudicandolo melenso. Solo dopo alcuni mesi McCartney decise di rimettere mano al testo e il brano

STORIE ROCK AROUND THE CLOCK, YESTERDAY, WIPE OUT

Successi per caso


Sono dischi perfetti fino al momento in cui qualcuno se ne accorge, magari un conduttore radiofonico che inizia a trasmetterli o un regista che li utilizza sullo schermo. Fino a quel momento erano considerati semplici riempitivi, i classici lati B dei 45 giri. I tesori nascosti di otto musicisti

venne pubblicato come singolo nel settembre 1965. Qualche mese fa lex-Beatle allo show televisivo di Jimmy Fallon ha cantato per la prima volta ledizione originale con le parole scrambled eggs: quelle uova strapazzate si sono trasformate in una delle canzoni pi popolari della storia. Serendipit, ma anche eterogenesi dei fini. Nel 1975 Lou Reed, reduce da album di grande successo come Transformer e Sally Cant Dance, per fare un dispetto alla sua casa discografica, la Rca, e per accelerare la risoluzione di un contratto che non gli piaceva, lavor a un disco interamente di rumori di feedback improvvisati con due chitarre accordate in modo diverso messe di fronte ai loro amplificatori. Ne usc il doppio album Metal Machine Music con quattro tracce senza titolo in cui lunico contenuto un incessante suono distorto prolungato sino allossessione. Alluscita del disco il critico Lester Bangs, notoriamente sopra le righe, lo ritenne subito un capolavoro arrivando a definirlo anche il pi grande disco mai fatto da quando esistono le orecchie e Metal Machine Music si trasform in un culto. Le recensioni entusiaste dei critici pi radicali e i funambolici tentativi di esegesi di quel suono distorto sorpresero lo stesso autore. Dopo aver candidamente ammesso di non aver neppure mai ascoltato lalbum per intero e averlo definito un gigantesco fuck you ai discografici e al pubblico che ai concerti gli chiedeva di suonare solo Vicious e Walk on the Wild Side, Reed ha sposato la tesi del lavoro di ricerca citando persino Beethoven. Alla fine sembra la favola dei vestiti nuovi dellimperatore al contrario: il re voleva mostrarsi nudo ma tutti lhanno visto vestito. Lalbum nato per mandare tutti a quel paese ha venduto pi di centomila copie, ispirato band come i Sonic Youth e oggi considerato la pietra miliare del rock industriale. La hit pi celebre dei Red Hot Chili Peppers senza dubbio Under the bridge, tormentone che li proiett nel 1992 al successo mondiale. La canzone era destinata per alla polvere se non fosse stato per il produttore della band Rick Rubin, che, frugando furtivamente tra gli appunti del cantante Anthony Kiedis, trov un testo che Kiedis aveva scritto ricordando i periodi pi duri della sua tossicodipendenza, quelli in cui andava sotto il ponte a procurarsi la droga. Nonostante la riluttanza, Rubin convinse la band a realizzare la canzone come una ballata e trasform quegli appunti in un singolo da pi di un milione di copie. Ritrovamenti casuali e incidenti fortunati. In crisi creativa e con una carriera in parabola discendente, i Green Day nel 2003 lavorarono a un album intitolato Cigarettes and Valentines le cui registrazioni scomparvero, si narra, per un furto. Invece di risuonare quelle canzoni, la band decise di ripartire da zero creando American Idiot, il lavoro pi bello e importante della loro carriera. Anche un pomeriggio passato a curiosare su YouTube pu cambiare il destino. Neal Schon, chitarrista della storica rock-band Journey, nel 2007 si trovava senza un cantante. Il gruppo non era mai riuscito a rimpiazzare degnamente il cantante Steve Perry con cui si era consumato un amaro divorzio. Cercando su YouTube, Schon si imbatt in un filmato di un gruppo filippino, The Zoo, girato in un bar in cui non sembrava esserci neppure uno spettatore. Il gruppo era per alle prese con Faithfully, classico dei Journey, e la voce impeccabile del cantante impression Schon. Il frontman della sconosciuta band asiatica venne subito contattato. Si chiamava Arnel Pineda e aveva imparato a cantare per sfuggire a uninfanzia passata a mendicare per le strade degli slum di Manila. Oggi il cantante dei Journey e con la nuova voce la carriera del gruppo ha avuto uno straordinario rilancio. La serendipity a volte sembra una favola a lieto fine.

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di u_net

a nuova pubblicit degli happy meal di McDonald's, la rinascita della Tdk e/o il lancio da parte della Lasonic dei nuovi apparati di riproduzione musicale, le immagini sulle nuove collezioni di magliette e felpe della Franklin Marshall e, infine, la sua riproposizione in molti video musicali: eccolo, il radione sta tornando. Dalla musica alla moda, dalla pubblicit al cinema, il ghetto blaster o boombox, icona della ribellione, continua a rappresentare un elemento centrale nella cultura popolare contemporanea. Il suo significato travalica stili, generi e subculture al punto da essere definito larma preferita di unintera generazione, una frase che sembra perfettamente sintetizzare come diverse comunit e subculture lo abbiano adottato come strumento despressione artistica e di aggregazione collettiva. Limportanza del ghetto blaster nellimmaginario collettivo stata recentemente illustrata in un incredibile libro fotografico da cui tratto liberamente questo pezzo: The Boombox Project: The Machines, the Music, and the Urban Underground del fotografo Lyle Owerko, con introduzione di Spike Lee. Nella prima met degli anni Ottanta i boombox - con il termine sintende un apparecchio con la presenza di due o pi altoparlanti, un amplificatore, un sintonizzatore radio e uno o due lettori/registratori di musicassette - dominavano la cultura giovanile negli Stati Uniti portando una vera e propria rivoluzione culturale a suon di punk, rap, reggae sparati a massimo volume a cui nessuno a New York sembrava potersi sottrarre. I boombox avevano decisamente una loro citt: New York. L il fenomeno assunse una dimensione particolare. In nessun altro posto il boombox rappresentava la colonna sonora della citt, cos ricorda Don Letts, musicista e dj. Mixtapes, show radiofonici, compilation e cassette duplicate diventarono tutte armi del cambiamento nella cultura urbana di quegli anni - una volta divenuto possibile muoversi per la citt con la propria musica, letteralmente una rivoluzione sonica fu nelle mani della gente. Questa rivoluzione non fu particolarmente incisiva allinizio ma, una volta che la barriera sonica del gusto individuale e della libe-

ra espressione fu abbattuta, lemergere delle diverse culture giovanili si impose con energia creativa tale da conquistare rapidamente la cultura popolare statunitense. La consacrazione definitiva della popolarit dei boombox nellimmaginario collettivo si ebbe nel 1985 con lalbum desordio di L.L. Cool J, Radio, e con il singolo I Cant Live without My Radio in cui rappa my radio, believe me, I like it loud/Im the man with the box that can rock the crowd/walkin' down the street, to the hardcore beat/while my Jvc vibrates the concrete. Insomma: radio al massimo volume, con cui far scatenare le persone e far traballare il cemento. Sia grazie a queste parole che esprimono lattitudine ribelle, provocatoria e la voglia di imporre e/o condividere i propri gusti musicali, sia grazie allimmagine di copertina, nella quale inquadrato in tutta la sua maestosit un Jvc Rc M 90, uno dei pi grossi e migliori radioregistratori dellepoca (con woofer da 8 pollici, tweeter da 3 pollici, due lettori di cassette a nastro, 8 bande radio, un sofisticato sistema di ricerca musicale illuminato e con un sistema Super Arns-Dolby B di riduzione del rumore). Durante gli anni Cinquanta e Sessanta levoluzione tecnologica nella realizzazione di componenti elettronici permise una progressiva riduzione delle dimensioni di radio e apparati stereo; le continue migliorie e innovazioni associate allevoluzione dei transistor, delle componenti elettriche e dei circuiti integrati permisero di rendere talmente compatte le dimensioni di questi apparati di riproduzione musicale da garantirne una facile trasportabilit. Ci che un tempo era relegato per dimensioni e peso al soggiorno di casa, ora poteva esser facilmente trasportato a mano. Queste novit, prodotte e commercializzate inizialmente da produttori giapponesi quali Sharp, Jvc, Aiwa, Sanyo e Sony, ideate e realizzate per facilitare i viaggi della giovent nipponica, ebbero una popolarit immediata una volta apparsi nelle grandi catene commerciali negli Stati Uniti. I primi modelli di registratore portatile fecero la loro apparizione nel mercato attorno agli anni Settanta: monoliti di suono con apice tecnologico e di popolarit due o pi speaker. Inizialmente dei boombox: la golden era delprodotti con lobiettivo di sostituila prima met degli anni Ottanta, re gli apparti stereo casalinghi, i ovvero il periodo in cui il ghetto primi modelli sul mercato erano blaster si riveler una nuova forrelativamente piccoli e pesanti ma/arma despressione popolare con poche funzioni elementari. e non solo... In realt, la vera nascita di queste La potenza musicale dei boomicone del suono avvenne quando box ha giocato un ruolo fondaalle funzionalit di riproduzione mentale nellevoluzione dei mofurono aggiunte quelle radio. In derni generi musicali e della culseguito alle tante migliorie apportura popolare, a livello sia sonotate ai primi modelli (speaker, fero, sia visivo. La vera rivoluzione delt di riproduzione delle musidel boombox consistette nella cassette e unesplosione di creatisua trasportabilit che permettevit nel design industriale) si giunva, a chi avesse abbastanza fegager presto a un vero e proprio to, di condividere i propri gusti

MITI CELEBRATO E CONSACRATO DAL PRIMO ALBUM DI L.L. COOL J

Fenomenologia del radioregistratore


Enorme, con o senza doppia cassetta e dalle fogge pi imprevedibili ha contribuito negli anni Ottanta alledificazione di subculture musicali bianche e nere. Senza quel boombox o ghetto blaster lhip hop non sarebbe stato lo stesso. Ora sta tornando
musicali con chiunque fosse disposto ad ascoltare. Come ricorda lMc Kool Moe Dee: Dovevi avere coraggio, cuore, reputazione sufficiente per girare in strada con un boombox, perch era molto probabile che ti derubassero se solo fossi uscito dal tuo isolato. Era una sorta daffermazione di durezza, di sfrontatezza adolescenziale. Con la crescita della domanda, modelli pi potenti e sofisticati vennero immessi sul mercato. Pi grossi e potenti diventavano, maggiore era la loro popolarit tra i ragazzi. Continua il rapper: Il boombox divenne lo strumento per diffondere e ascoltare musica. Potevi andare in giro per il quartiere con il tuo boombox, adattare ad esso la tua camminata e il tuo stile. Possedere un boombox, il boombox pi grande, era come possedere la macchina pi fica: un elemento fondamentale nella creazione della propria immagine. Da qui si scaten una feroce competizione tra i principali produttori, impegnati a realizzare il boombox il pi potente, pi grande, pi scintillante e con un look unico. Al giorno doggi la loro immagine indelebilmente legata ai ricordi e allarte di una generazione di giovani artisti pronti a superare i confini della propria creativit cos come i boombox superavano quelli del conformismo. Quando ripenso all'epoca del boombox - afferma il graffitaro Cey Adams - ho in mente un periodo di innocenza e purezza, prima dell'arrivo del business Quella musica e quella cultura erano condivise all'interno di piccole comunit di giovani. Era il nostro modo di comunicare, condividere e ascoltare la musica. Lisa Lisa, voce del gruppo Lisa

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Radioni per tutti i gusti. Qui sopra la storica copertina del disco di L.L. Cool J

Lisa and the Cult Jam, ricorda proprio limportanza del boombox come voce di una generazione: Ogni genere musicale era come una conversazione, ogni stile di danza una forma espressiva differente. Attraverso musica e danza esprimevamo allHell's Kitchen il nostro esser minoranza, le nostre frustrazioni e la povert in cui tentavamo di sopravvivere. Quella musica proveniva dai nostri boombox: l'unico strumento a nostra disposizione per sfogarci e uscire da quella merda. Limpatto culturale e sociale dei boombox innegabile. Basta guardare alcune foto degli anni Settanta/Ottanta che ritraggono alcuni ghetto blaster e attorno a questi radioregistratori enormi si colgono sempre gruppi di persone intenti a divertirsi, discutere e godersi il momento. Ci poteva avvenire nelle strade, nei parchi, nelle stazioni metropolitane, ovunque si formasse unaggregazione spontanea dettata dal piacere di godere e condividere la musica. Queste immagini rivelano una forte relazione tra il boombox e lidea di comunit. Fab 5 Freddy, pioniere della scena hip hop, suggerisce lidea che il boombox una sorta di fuoco di bivacco sonico con la gente che si radunava attorno creando dialoghi, dibattiti e protesta. Il musi-

cista e dj Don Lelts parla di come i boombox collegassero individui con una medesima mentalit e di come la loro portabilit influenz la cultura di strada newyorchese e facilit la contaminazione tra punk e rap, alle origini. Racconta: Negli anni Sessanta gli hippy si riunivano intorno ai fal, negli anni Ottanta noi ci radunavamo attorno ai boombox - poteva accadere in un parco, in un parcheggio, in un campo da basket, ovunque. Quello era il bello, si potevano realizzare party estemporanei in tutta la citt. Gli stessi comandi del boombox che abilitavano funzioni elementari come la radio o la riproduzione musicale rappresentavano una vera e propria rivoluzione allinterno della quale possibile evidenziare comportamenti e scelte individuali e collettive. Il tasto play, ad esempio, avviando il nastro magnetico della cassetta rappresentava un inno alla giovent nonch un disperato desiderio di visibilit. Premere quel tasto, l, in quel momento significava occcupare laria intorno, significava esserci, rappresentarsi. Come torna a sottolineare lo stesso Don Letts: Il radione era un modo per reclamare visibilit. Spendevamo un sacco denergie - che ci riuscissimo o meno - cercando visibilit e spazi daggrega-

zione. Il boombox era lespressione pi forte di ci. Conferiva un senso di potenza. Non a caso anche Spike Lee osserva come Radio Raheem, il personaggio del suo film Fa la cosa giusta, sempre munito di ghetto blaster, rifletta la determinazione della giovent urbana a esser ascoltata. Dice: Ho visto quelle piccole radio a transistor trasformarsi nei giganti boombox degli anni Ottanta. Era davvero una questione seria portarsi un boombox in giro, ed era necessaria una forte volont per imporre il proprio gusto musicale al mondo intero. Non aveva senso girare con un boombox se non lo facevi suonare al massimo volume. Dovevi anche esser pronto al peggio se qualcuno ti chiedeva di spegnerlo. Radio Raheem sarebbe morto per il suo boombox, per la sua musica, continuando a suonare il suo inno, Fight the Power dei Public Enemy, fino alla fine. Affermare la propria presenza ma anche dar libero sfogo alla propria creativit. Il tasto pause infatti rappresenta l'accesso alla creativit. Questo tasto, questa componente hardware ha dato lavvio a una vera e propria forma d'arte creando uno spazio mentale in cui riflettere senza fretta, congelando il momento per effettuare la scelta e immergersi nuovamente nell'atto creativo. In quel tempo congelato, si aveva la possibilit - concessa da creativit e tecnologia - di scegliere la canzone successiva, di creare un breve momento d'attesa prima di riproporre il groove appena interrotto o, addirittura creare un beat grezzo in loop sul quale rappare/cantare i propri pezzi. Come ricorda Fab 5 Freddy: C'era una vera e

propria eccitazione riguardo la musica all'epoca. Non so se hai mai sentito parlare delle cassette mixate. Il fenomeno scoppi davvero quando uscirono i modelli con la doppia cassetta. Potevi registrare programmi radiofonici come Mr. Magic's Rap Attack o lo show di The Supreme Team, programmi locali che andavano in onda per un paio d'ore a settimana. Si registravano gli show saltando pubblicit e intermezzi inutili per lasciare spazio solo alla musica. Sottolinea Adam Yauch, Mc dei Beastie Boys: Quando dovevo mettere in pausa il nastro cercavo sempre musica grezza. Pi originale era la selezione, migliore era la cassetta. Con i mixtape la questione era diversa poich serviva una sorta di flow per mixare una cassetta... non era una semplice collezione di canzoni, era una collezione didee espresse attraverso la musica. DJ Spooky rafforza questo concetto: Il boombox e la cultura dei mixtape hanno permesso di creare una propria colonna sonora personalizzata. Questo si tradusse anche in uno stile di vita - il boombox era come una sorta di collante sociale. Altro elemento centrale per levoluzione della musica stessa il tasto record il cui utilizzo ha rappresentato un atto liberatorio per una generazione di giovani. Migliaia di successi sono stati registrati da aspiranti cantanti e musicisti che hanno sfogato frustrazione, rabbia e desiderio nel microfono incorporato nel boombox. Come sottolinea Jonathan Daniel, storico della musica e manager:

Il boombox era lo studio di registrazione casalingo. Era lo strumento con il quale realizzare i demo.... Gli fa eco il produttore Butch Vig: La settimana prima di volare a La per produrre Nevermind, Kurt Cobain mi sped una cassetta registrata su un boombox. Suonava malissimo, davvero distorta. Si poteva sentire a malapena. Ma ascoltando l'inizio di Smells like Teen Spirit prima che entrino gli strumenti capii immediatamente che si trattava di un pezzo incredibile. Anche per L.L. Cool J il boombox stato centrale per diffondere la mia musica. Avevo i mie guanti neri zippati e il mio boombox e mi sentivo davvero hip hop. Te lo mettevi sulla spalla e ti sentivi come un supereroe. Aamavo mettere la mia radio fuori dal finestrino per far ascoltare alla gente ci su cui stavo lavorando mentre il mio socio girava in macchina per il quartiere. Sparare i miei nuovi pezzi a tutto volume. Ero come un pazzo. Come dire, non potevo vivere senza la mia radio. Infine, associata ai tasti forward/rewind cera la possibilit di controllo e scelta del pezzo musicale. Il nastro passava attraverso un marchingegno cigolante che creava un suono non dissimile da quello di un treno in corsa. Terminato quel sibilo fastidioso, si poteva ascoltare ci che pi si desiderava. Quest'abilit confer un senso di potenza prima sconosciuto a quei giovani e

la possibilit di affrancarsi dai detentori del potere sulla musica, le radio. Ecco un ricordo del rapper Pras: All'inizio l'hip hop era relegato alla sola area di New York. Le radio non suonavano hip hop durante il giorno, c'erano show solo il venerd e il sabato sera: Longee More, Mr Mack Jig, i Cooks, Red Alert. Bls e Kiss Fm programmavano hip hop solo di notte. Cos registravamo gli show e li suonavamo per tutta la settimana successiva. Non potevamo aspettare il weekend per ascoltare l'hip hop. Sempre lMc dei Fugees ricorda: Serviva un boombox per poter fare le sfide nelle strade e nelle metropolitane. C'era un tipo il cui unico compito era portare il boombox in giro. Non faceva altro. Portava il boombox e suonava sempre la musica pi adatta. Anche quella era un'abilit non da poco. Dj Spooky va oltre, sostenendo che il boombox rappresenterebbe unidea di democratizzazione del suono: Il boombox ha democratizzato i suoni. Ha reso possibile avere la musica ovunque ti trovassi e trasformare la strada nel paesaggio sonoro desiderato. Chiunque poteva piazzare la propria radio e schiacciare play. Ma la democrazia rumorosa e caotica e le opinioni hanno conseguenze.

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Hot Tuna Electric Band


Torna una leggendaria band rock blues made in Usa.

Caparezza
Il rapper di Molfetta con il suo Eretico Tour.
SORDEVOLO (BI) MERCOLEDI' 27 LUGLIO (ANFITEATRO GIOVANNI PAOLO II) PARMA VENERDI' 29 LUGLIO (PARCO EX ERIDANIA) CUNEO SABATO 30 LUGLIO (PIAZZA VIRGINIO)

ON THE ROAD
dEUS
Il ritorno dellapprezzatissima rock band belga.
GRUGLIASCO (TO) VENERDI' 29 LUGLIO (CC LE GRU-GRUVILLAGE) GIOVINAZZO (BA) SABATO 30 LUGLIO (ROCK FESTIVAL)

COLOGNE (BS) SABATO 23 LUGLIO (CINEMA TEATRO PARROCCHIALE)

Chew Lips
Una data, per la prima volta in Italia, per il trio dance synth pop.
ROMA VENERDI' 29 LUGLIO (PARCO SAN SEBASTIANO)

Ardecore
Torna dal vivo la band romanesca.
CARPI (MO) SABATO 23 LUGLIO (COCCOBELLO)

festival dedicata alla memoria di Otis Redding. Finale con Memphis All Star R&B Band con Spencer Wiggins e Harvey Scales, Austin de Lone All Stars con Sugar Pie DeSanto e Swamp Dogg (oggi) e Harvey Scales, Toni Gree, William Bell, Sugar Pie DeSanto, Swamp Dogg, Spencer Wiggins, Percy Wiggins, Memphis All Star R&B Band e Austin de Lone All Stars.
PORRETTA TERME (BO) SABATO 23 E DOMENICA 24 LUGLIO (RUFUS THOMAS PARK)

Locus Festival
Sono attesi Bad Plus, Joan as Police Woman e Mirko Signorile.
LOCOROTONDO (BA) SABATO 23, DOMENICA 24 E SABATO 30 LUGLIO (LARGO MITRANO E PIAZZA ITALIA)

We Love Vintage
Musica, spettacoli, mostre e dibattiti a tema vintage. Sul palco nelle ultime due serate Altare Thotemico, Arti e Mestieri con David Cross e Mel Collins (oggi), Stereokimono, Prophexy e Accordo dei Contrari ospite Richard Sinclair (domani).
BOLOGNA SABATO 23 E DOMENICA 24 LUGLIO (POLISPORTIVA DUE MADONNE)

ventura e lOrchestra da Camera della Sardegna diretta da Simone Pittau; duo con Paola Turci; duetto con il danzatore Giorgio Rossi; Fresu, Antonello Salis e Kocani Orkestar; duo con Ascanio Celestini; trio Fresu/Gavino Murgia/Bebo Ferra.
TRESNURAGHES, MEANA SARDO, GUSPINI, OLLOLAI, S. TERESA DI GALLURA, SANTANTIOCO, LOGORO, SIDDI DA SABATO 23 A SABATO 30 LUGLIO

New York Ska-Jazz Ensemble


Il nome rispecchia esattamente la proposta musicale.
ASOLO (TV) GIOVEDI' 28 LUGLIO (FREE MUSIC FESTIVAL) ARPINIA (FR) VENERDI' 29 LUGLIO (POSITIVE VIBRATION FESTIVAL) MILANO SABATO 30 LUGLIO (CS LEONCAVALLO)

Atina Jazz
Ledizione 2011 si intitola Condividere per crescere. Il ricco cartellone vede Wynton Marsalis & The Jazz Lincoln Orchestra, Franco DAndrea 4tet, Hilario Duran Trio, Al Jarreau e Incognito.
ATINA (FR) SABATO 23, DOMENICA 24 E DA GIOVEDI' 28 A SABATO 30 LUGLIO (PIAZZA MARCONI, CORTILE PALAZZO DUCALE)

Vinicio Capossela
Un po bohemiene e un po cantautore.
CARRARA (MS) DOMENICA 24 LUGLIO (PORTO DI PONENTE) GARDONE DI RIVIERA (BS) MARTEDI' 26 LUGLIO (ANFITEATRO DEL VITTORIALE)

I Suoni delle Dolomiti


In programma Michel Portal e Louis Sclavis (il 26, Buse de Tresca, Alpe di Pampeago), Uomini in frac. Omaggio a Domenico Modugno con P. Servillo, J. Girotto, F. Bosso, M. Epifani, R. Marcotulli, F. Di Castri, C. Calcagnile (il 28, Valpiana, Presanella), progetto speciale Il racconto delle Dolomiti con Reinhold Messner (il 29, Rifugio Vajolet) e per L'alba delle Dolomiti Sonia Bergamasco e Rodolfo Rossi in La scimmia bianca dei miracoli (il 30, ore 6, Rif. Vajolet).
DOLOMITI TRENTINE MARTEDI' 26 E DA GIOVEDI' 28 A SABATO 30 LUGLIO

Joan as Police Woman


La cantante/autrice di Brooklyn tornata con un album dalle sonorit molto vicine a Joni Mitchell.
CATANIA SABATO 23 LUGLIO (MERCATI GENERALI, CON SCOTT MATTHEW) LOCOROTONDO (BA) DOMENICA 24 LUGLIO (LARGO MITRANO-LOCUS FESTIVAL) CARPI (MO) MERCOLEDI' 27 LUGLIO (PIAZZA RE ASTOLFO-IMARTS FESTIVAL)

Voci per la Libert


Un festival per Amnesty. Con Africa Unite, Simone Cristicchi e, in chiusura, Grazia Negro feat. Roy Paci, Gianmaria Testa, Riserva Moac e Roberto Citran.
VILLADOSE (RO) DA SABATO 23 A LUNEDI' 25 LUGLIO (STADIO DI RUGBY)

Ben Harper
Il rock dalle venature blues e funky del cantante/chitarrista/autore californiano.
TARVISIO (UD) VENERDI' 29 LUGLIO (PIAZZA UNITA') VILLAFRANCA (VR) SABATO 30 LUGLIO (CASTELLO SCALIGERO)

Area
La reunion dell'International Popular Group che fu di Demetrio Stratos, con Patrizio Fariselli (piano e tastiere), Ares Tavolazzi (Basso), Paolo Tofani (chitarra) e Walter Paoli (batteria).
FIRENZE LUNEDI' 25 LUGLIO (ANFITEATRO CASCINE)

Odio lestate/Festival di Villa Carpegna


Rassegna nella rassegna. Una striscia di terra feconda (storico festival, XIV edizione, diretto da Paolo Damiani e Armand Meignan che connette le scene jazz italiana e francese) trova ospitalit a Villa Carpegna dal 26 al 30 con una serie di doppi recital: Francois Corneloup Trio/Antonello Salis; Sivia Bolognesi Almond Tree/Christophe Monniot Vivaldi Universel; Sidony Box Trio/ Danilo Rea; Benjamin Flament/Clement Janinet e la Paolo Damiani Band; Dado Moroni/Radiation 10. In precedenza sono di scena il quintetto di Frank McComb, la Saint Louis Big Band con Enrico Intra ospite e lo stesso organico con Javier Girotto in Escenas argentinas.
ROMA DA SABATO 23 A SABATO 30 LUGLIO (VILLA CARPEGNA)

Sexto 'nplugged
Un appuntamento in esclusiva nazionale per il festival, con Tim Burgess & Mark Collins dei Charlatans in un acoustic set and string quartet.
SESTO AL REGHENA (PN) DOMENICA 24 LUGLIO (PIAZZA CASTELLO)

Scott Matthew
Il cantautore australiano ha da poco pubblicato il suo terzo album.
CATANIA SABATO 23 LUGLIO (MERCATI GENERALI, CON JOAN AS POLICE WOMAN) ROMA DOMENICA 24 LUGLIO (CIRCOLO DEGLI ARTISTI) ROMA GIOVEDI' 28 LUGLIO (DA DEFINIRE)

Anthony B
Una leggenda del roots reggae, accompagnato dalla Born Fire Band.
GALLIPOLI (LE) SABATO 23 LUGLIO (PARCO GONDAR) MONTE SANT'ARCANGELO (FG) DOMENICA 24 LUGLIO (FESTAMBIENTE)

One Dimensional Man


Nuovo album per la indie rock band italiana.
PASSARIANO DI CODROIPO (UD) SABATO 23 LUGLIO (VILLA MANIN-VILLA TEMPESTA) ASOLO (TV) VENERDI' 29 LUGLIO (ASOLO FREE MUSIC FESTIVAL) PORTOMAGGIORE (FE) SABATO 30 LUGLIO (FESTA DEL PD)

GruVillage
All'interno della kermesse live di The Original Wailers, Steve Lukather e dEUS.
GRUGLIASCO (TO) LUNEDI' 25, MERCOLEDI' 27 E VENERDI' 29 LUGLIO (CC LE GRU)

Musicalzoo
Il festival prevede Babylon Circus + Magicaboola Brass Band e Paolo Benvegn + The R's + Kaufman.
BRESCIA SABATO 23 E DOMENICA 24 LUGLIO (CASTELLO)

Marianne Faithfull
Il suo primo successo fu As Tears Go By dei Rolling Stones nel 1964. E agli Stones fu legata grazie alla storia damore con Mick Jagger.
PERUGIA DOMENICA 24 LUGLIO (AUDITORIUM SAN FRANCESCO) GENOVA MARTEDI' 26 LUGLIO (ARENA DEL MARE PORTO ANTICO-JUST LIKE A WOMAN)

Joe Cocker
Il vecchio bluesman inglese.
TAORMINA (ME) MARTEDI' 26 LULGIO (ANFITEATRO ROMANO) ROMA MERCOLEDI' 27 LUGLIO (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA-LUGLIO SUONA BENE)

Milano Jazzin' Festival


Sono attesi: Duran Duran, Subsonica e a chiudere il festival Slash.
MILANO SABATO 23, MARTEDI' 26 E GIOVEDI' 28 LUGLIO (ARENA CIVICA)

Black & Blue Festival


L'ultimo appuntamento con il John Hammond Quartet.
VARESE SABATO 23 LUGLIO (GIARDINI ESTENSI)

Yo Yo Mundi
La band piemontese presenta dal vivo il nuovo album Munfr.
ASTI DOMENICA 24 LUGLIO (CORTILE DEL MICHELERIO-ASTIMUSICA)

Steve Hackett
Lo storico chitarrista dei Genesis si presenta in trio acustico (il 28) e con la sua Electric Band (il 30).
VITTORIA (RG) GIOVEDI' 28 LUGLIO (CERA SOL ROCK) MANTOVA SABATO 30 LUGLIO (PIAZZA CASTELLO)

Slash
Il chitarrista dei Guns 'n Roses
MILANO GIOVEDI' 28 LUGLIO (ARENA CIVICA-MILANO JAZZIN' FESTIVAL) ROMA VENERDI' 29 LUGLIO (IPPODROMO DELLE CAPANNELLE-ROCK IN ROMA)

Festival delle Colline


Ultimi concerti per il festival toscano, con Magicaboola Brass Band e Susy Bellucci/Gallo Cristallo.
MONTEMURLO (PO) MARTEDI' 26 LUGLIO (STRADE DEL PAESE) VERNIO (PO) GIOVEDI' 28 LUGLIO (PALAZZO COMUNALE)

Rock City
Oltre a una serie di tribute (Stevie Wonder, Genesis con la band italiana The Watch, Otis Redding e James Brown) sono previsti concerti con Sensitiva Immagine, l'ex vocalist dei Marillion Fish e i Belladonna.
ROMA DA SABATO 23 A SABATO 30 LUGLIO (PARCO DEGLI ACQUEDOTTI)

Casa del Jazz Festival


Si comincia con uno spettacolo dedicato a Tiziano Terzani (narrazione e commenti di Angela Terzani Staude, musiche di Francesco Bruno) per proseguire con il trio di Yaron Herman, il Rendez Vous Quartet di Maurizio Giammarco e Riccardo Del Fr e i concerti latin jazz di Stefano Rossini Batuque Percussion, Claudia Marss & Quartetto Novo, Natalio Mangalavite, Gianni Savelli Media Res, quartetto di Michael Rosen.
ROMA DA SABATIO 23 A SABATO 30 LUGLIO (CASA DELLA JAZZ)

MIT-Meet In Town
All'interno della rassegna estiva del Parco della Musica, Luglio suona bene, un festival di musica elettronica e affini. Seconda e ultima giornata con i live di Modeselektor, Apparat Band (Cavea), Lamb, Stateless e CocoRosie (Sala Sinopoli), Pathosformel + Port-Royal in un progetto speciale (Sala Petrassi), Gold Panda, Nicolas Jaar, A Silent Way - Tribute to Miles Davis con Martux_m, Fabrizio Boso, Eivind Aarset, Francesco Bearzatti + dj set di Kode 9 (Teatro Studio), Tiger & Woods + dj set di Todd Terje, Dj Hendrix, Gadi Mizrahi e Prins Thomas (Foyer Sinopoli), Onra, Space Dimension Controller, Lukid e Digi D'Alessio (Foyer Petrassi).
ROMA SABATO 23 LUGLIO (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA)

Hooverphonic
Tra le migliori espressioni pop del Belgio.
PIAZZOLA SUL BRENTA (PD) SABATO 23 LUGLIO (ANFITEATRO CAMERINIHYDROGEN FEST) CREMONA DOMENICA 24 LUGLIO (ARENA GIARDINO) SEGRATE (MI) LUNEDI' 25 LUGLIO (MAGNOLIA)

Roma incontra il mondo


Il festival estivo sulle sponde del laghetto di Villa Ada propone nell'ultima settimana di programmazione concerti di Eugenio Bennato, Cesaria Evora, Kultur Shock, Tuck & Patti, The Original Wailers, Luciano & Irievibrations, Daniele Sepe.
ROMA DA SABATO 23 A VENERDI' 29 LUGLIO (LAGHETTO DI VILLA ADA)

Avi Buffalo
Il pop fresco e divertente di una delle indie band pi chiacchierate del momento.
ROMA SABATO 23 LUGLIO (PARCO SAN SEBASTIANO)

Chamoisic
Seconda edizione del festival dedicato a jazz, musica contemporanea e di ricerca. Sul palco Eniac e Guano Padano (il 29), Fabio Barovero Sweet Limbo e Balanescu Quartet (il 30).
CHAMOIS (AO) VENERDI' 29 E SABATO 30 LUGLIO (PIAZZA)

Clusone Jazz
La manifestazione ha in programma il duo Paolino Dalla Porta/Giovanni Falzone, Eric Boeren 4tet nel repertorio di O. Coleman, il progetto Ecuba con il gruppo Enten Eller e Javier Girotto, duo Bebo Ferra/J. Girotto, trio Fabrizio Puglisi/Ernst Glerum/ Han Bennink, Ravi Coltrane 4tet.
CLUSONE (BG) DA SABATO 23 A SABATO 30 LUGLIO (MAT MUSEO, TEATRO TOMASINI, PIAZZA DELLOROLOGIO)

Lou Reed
Una icona del rock internazionale.
SAVIGNANO SUL RUBICONE (FC) SABATO 23 LUGLIO (PIAZZA MATTEOTTI) ROMA LUNEDI' 25 LUGLIO (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA-LUGLIO SUONA BENE)

Fish
Il grande vocalist scozzese, ex frontman dei Marillion.
CIVITELLA MARITTIMA (GR) SABATO 23 LUGLIO (CAMPO SPORTIVO) ROMA LUNEDI' 25 LUGLIO (PARCO DEGLI ACQUEDOTTI-ROCK CITY)

Lucca Summer Festival


La rassegna chiude con Jamiroquai.
LUCCA DOMENICA 24 LUGLIO (PIAZZA NAPOLEONE)

10 Giorni suonati
L'ottima rassegna nella cittadina del pavese porta sul palco, nell'ultimo appuntamento, Jack Johnson e la bravissima chitarrista, cantante e autrice Kaki King.
VIGEVANO (PV) DOMENICA 24 LUGLIO (CASTELLO)

Luciano
In arrivo The Messenger, la superstar giamaicana, con Irievibrations.
ROMA GIOVEDI' 28 LUGLIO (LAGHETTO DI VILLA ADA-ROMA INCONTRA IL MONDO) BANARI (SS) VENERDI' 29 LUGLIO (SARDINIA REGGAE FESTIVAL) GALLIPOLI (LE) SABATO 30 LUGLIO (PARCO GONDAR)

Ferrara sotto le stelle


La sedicesima edizione del festival rock indipendente chiude i battenti con la seconda serata della minirassegna Bands Apart/Acoustic Session, in programma l'unica apparizione italiana della arpista, cantante e autrice Joanna Newsom con Josh T. Pearson.
FERRARA MERCOLEDI' 27 LUGLIO (CORTILE DEL CASTELLO ESTENSE)

Verdena
Tour estivo per la rock band bergamasca che presenta lacclamato doppio album Wow.
ARPINIA (FR) VENERDI' 29 LUGLIO (LAZIO WAVE) GUARDIAGRELE (CH) SABATO 30 LUGLIO (SUONI MODESTI)

Villa Tempesta
Una giornata dedicata all'etichetta indipendente La Tempesta Dischi, con: Aucan, Tre Allegri Ragazzi Morti feat. Giorgio Canali, Le Luci della Centrale Elettrica, The Zen Circus, Massimo Volume, Smart Cops, One Dimensional Man, Il Pan del Diavolo, Uochi Toki, Fine Before You Came, Altro, Cosmetic e Hardcore Tamburo.
PASSARIANO DI CODROIPO (UD) SABATO 23 LUGLIO (VILLA MANIN)

Trasimeno Blues
Molti gli appuntamenti divisi nelle varie localit sulle rive del lago. Si va da Shaolin Temple Defenders e Ty Le Blanc & Jazzy Soul (oggi a Castiglion del Lago e Torricella), ad Awa Ly (domani a Passignano), Cyborgs, Max Prandi, Terry Bean (sempre domani tra Castiglione e Corciano), Lurrie Bell e One Man 100% Bluez (il 25 a Magione), Dumpstaphunk, Ivan Neville (il 26 a Tuoro), Jimmy Burns, Luca Giordano, Martin's Gumbo Street band, Quique Gomez (il 27 a Tavernelle), Maurizio Pugno e Mz Dee (il 28 a Piegaro), Alligator Nail, Max Sbaragli, P-Funking Band, Paolo Venturi, Randy Hansen (il 29 a Passignano), Kokolo Afrobeat Orchestra, Louisian Mojo Queen, Morblus Band, Veronica & The Red Wine Serenaders, Waldo Weathers (il 30 a Castiglion del Lago, Castiglion Fosco e Paciano).
LAGO TRASIMENO (PG) DA SABATO 23 A SABATO 30 LUGLIO

Teano Jazz
Ultime due serate per il festival con Billy Cobham Band West e John McLaughlin & 4th dimension.
TEANO (CE) SABATO 23 E DOMENICA 24 LUGLIO (AUDITORIUM DIOCESANO)

Sting
In Italia il cantante ex Police nel suo Symphonicity Tour.
PALERMO MERCOLEDI' 27 LUGLIO (CASTELLO A MARE) VENEZIA VENERDI' 29 LUGLIO (PIAZZA SAN MARCO) ROMA SABATO 30 LUGLIO (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA-LUGLIO SUONA BENE)

Subsonica
Nuovo album e tour per la band torinese.
BARLETTA SABATO 23 LUGLIO (FOSSATO DEL CASTELLO) MILANO MARTEDI' 26 LUGLIO (ARENA CIVICA-MILANO JAZZIN' FESTIVAL) RAGUSA VENERDI' 29 LUGLIO (CAMPO SPORTIVO) MESSINA SABATO 30 LUGLIO (ARENA VILLA DANTE)

Orientoccidente
Settima edizione del festival di culture e musiche migranti. In cartellone: l'Orchestra Multietnica di Arezzo diretta da Enrico Fink con Moni Ovadia e la Banda Regional Mixe feat. Steven Brown.
AREZZO DOMENICA 24 LUGLIO (ANFITEATRO) MONTEVARCHI (AR) LUNEDI' 25 LUGLIO (PIAZZA VARCHI)

Peperoncino Jazz
Concerti in provincia di Cosenza con Ravi Coltrane Quartet, Eddie Gomez con Salvatore Bonafese e Joe La Barbera (omaggio a Scott La Faro), John Scofield Quartet, Paolo Damiani in solo. A Spezzano della Sila e Lorica (Cs) recital dei jazzisti norvegesi Tore Brunborg, Mari Kvien Brunvoll, Dag Arnesen Trio.
MORANO CALABRO, S. PIETRO IN AMANTEA, ROSSANO (CS) TAVERNA (CZ) SABATO 23 E DA LUNEDI' 25 A SABATO 30 LUGLIO

Imarts Festival
Tre giorni di festival con Raphael Gualazzi, Joan as Police Woman, e Nathalie + Franco Battiato.
CARPI (MO) MARTEDI' 26 E MERCOLEDI' 27 LUGLIO (PIAZZA RE ASTOLFO) MODENA GIOVEDI' 28 LUGLIO (PIAZZA ROMA)

The Original Wailers


In Italia la mitica band che per anni ha accompagnato Bob Marley.
SENIGALLIA (AN) SABATO 23 LUGLIO (MAMAMIA) GRUGLIASCO (TO) LUNEDI' 25 LUGLIO (CC LE GRU-GRUVILLAGE) ROMA MERCOLEDI' 27 LUGLIO (LAGHETTO DI VILLA ADA-ROMA INCONTRA IL MONDO) CAPOLIVERI-ISOLA D'ELBA (LI) GIOVEDI' 28 LUGLIO (PIAZZA MATTEOTTI) PINARELLA DI CERVIA (RA) VENERDI' 29 LUGLIO (ROCK PLANET) LAGUNDO (BZ) SABATO 30 LUGLIO (PIAZZA LAGUNDO)

Paolo Benvegn
Il cantautore si conferma tra i pi ispirati della scena italica con il nuovo cd, Hermann.
BRESCIA DOMENICA 24 LUGLIO (CASTELLO-MUSICALZOO) SESTO SAN GIOVANNI (MI) LUNEDI' 25 LUGLIO (CARROPONTE)

Fara Music Festival


Si chiude con il Jim Campilongo Trio e il Fabio Zeppetella Quartet feat. Aaron Goldberg.
FARA IN SABINA (RI) SABATO 23 E DOMENICA 24 LUGLIO (PIAZZA GARIBALDI)

Luglio Suona Bene


Il festival estivo al Parco della Musica dopo la parentesi dedicata alla rassegna MIT-Meet In Town, riprende il programma con Gino Paoli, Fabrizio Boltro, Danilo Rea, Rosario Bonaccorso, Roberto Gatto in Un incontro in jazz (domani), Lou Reed & Band (il 25), Caro Emerald, (il 26), Joe Cocker (il 27), Buena Vista Social Club feat. Omara Portuondo (il 28), Mario Biondi (il 29) e Sting (il 30).
ROMA DA DOMENICA 24 A SABATO 30 LUGLIO (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA)

Calagonone Jazz Festival


Dedicato a Miles Davis, il festival propone il quintetto di Tom Harrell (impegnato nel repertorio modale di Davis), la Kocani Orkestar, il trio di Hilario Duran e quello di Alberto Pibiri.
CALAGONONE-DORGALI (NU) SABATO 23, VENERDI' 29 E DOMENICA 30 LUGLIO (TEATRO COMUNALE)

Afterhours
Tour estivo per la formazione di Manuel Agnelli.
SIMAXIS (OR) DOMENICA 24 LUGLIO (MRAXANI RUMOR FEST) PIOMBINO (LI) VENERDI' 29 LUGLIO (PIAZZA BOVIO) POPPI (AR) SABATO 30 LUGLIO (CAMPO SPORTIVO)

Monfortinjazz
L'ultimo appuntamento della rassegna piemontese con il progetto Stefano Bollani meets Gershwin.
MONFORTE D'ALBA (CN) SABATO 30 LUGLIO (AUDITORIUM HORZOWSKI)

!50!
Si avvia a conclusione il viaggio sonoro isolano di Paolo Fresu. Il programma itinerante dellultima settimana (conclusione il 31 a Cagliari) prevede i seguenti concerti; duo con Furio Di Castri; progetto Sonos e memoria; Fresu, Daniele Di Bona-

Bryan Ferry
Una data per l'ex cantante dei Roxy Music.
BOLGHERI (LI) GIOVEDI' 28 LUGLIO (ARENA MARIO INCISA DELLA ROCCHETTA)

Porretta Soul
La ventiquattresima edizione del

a cura di Roberto Peciola con Luigi Onori (jazz) (segnalazioni: rpeciola@ilmanifesto.it) Eventuali variazioni di date e luoghi sono indipendenti dalla nostra volont.

14) ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011

Lartista, di origine ebraica, spiega la sua posizione sul conflitto istraelo-palestinese. Schierato con la causa sionista, alcune sue dichiarazioni Unimmagine di Raiz hanno seriamente irritato i fan della prima ora

RITMI

INCONTRI INTIMISTA, ROMANTICO, POLITICO

Adesso basta, parola di Raiz


fatto che gli stati plurinazionali sono potenzialmente carenti di requisiti democratici, e ci avviene nelle situazioni in cui una nazione o unetnia superiore percentualmente alle altre, come avviene nella cosiddetta democrazia di Israele. Dal mio punto di vista - aggiunge - ci che preclude realmente il processo di pace il fatto che i palestinesi non abbiano un interlocutore credibile, il mancato riconoscimento di Israele rende vano qualsiasi sforzo che un governo sia di destra o di sinistra pu voler fare per far cessare il conflitto, qualsiasi cosa dica Netanyahu; il fatto che in Israele esiste un governo che pu impegnarsi a tener fede agli accordi presi in vista di un processo di pace, mentre i palestinesi non hanno una rappresentanza univoca disposta a sedersi a un tavolo di trattative; ammesso che gli esponenti di Hamas vogliano farlo, il giorno seguente ci sar sempre una frangia salafita o qualche altro gruppo fondamentalista, che si opporr. Il nodo da sciogliere resta dunque da un lato la questione del fondamentalismo islamico, dallaltra quella dellimperialismo israeliano, perpetrato con le guerre di espansione su territori tuttora rivendicati; importante anche la questione che riguarda la concepo anti-razzista, anti- sessista, anRaiz, altri personaggi, pi illustri, zione antropologico-essenzialista ti-omofobo, fautore del dialogo si sono dichiarati a favore dello che affonda le radici nel giudaitra diverse musiche e diverse culstato dIsraele: ad esempio Bob smo, utilizzata come strategia politure. Allepoca abbiamo dichiaraDylan che nella canzone Neitica dallo stato dIsraele (sullargoto la nostra propensione per una ghborhood Bully (contenuta in mento si vedano i saggi di Hanna coesistenza pacifica dei popoli e uno dei suoi album pi politici, InArendt, Antisemitismo e identit delle culture, che non devono nefidels, 1983), dichiara: Well, the ebraica 1941-1945, e Illuminismo cessariamente mescolarsi se non neighborhood bully, hes just one e questione ebraica, 1932). lo vogliono, ma quantomeno conman. His enemies say hes on theLa cosa che mi irrita che non vivere uno accanto allaltro senza ir land, They got him outnumbesi riconosce il fatto che lemigrafarsi la guerra. E io come singolo red about a million to one (Il bulzione degli ebrei in Palestina (orindividuo, la penso esattamente lo uno solo () i nemici sono miganizzati in kibbutz, ndr) fu favoriin questa maniera. lioni), in cui il menestrello di Duluta dagli inglesi che governavano Da quando ha iniziato la carrieth esprime il disagio di un piccolo quei territori con la dichiarazione ra da solista, nel 2003, uscendo Stato nei confronti di un popolo Balfour del 1917, i quali fecero dal collettivo partenopeo per dedinumeroso e ostile. combutta con i sultanati arabi per carsi ad altri progetti come cantanIl realt il pericolo di una coalila vendita dei terreni ai coloni te e attore, Raiz si concentrato zione massiccia del mondo arabo ebrei; ora la cosa che vorrei cerpi sulla scrittura di canzoni a tenei confronti del nemico sionista care di guardare avanti e lavorare ma sul conflitto arabo-israeliano, appare improbabile (in tempi di per il processo di pace, che passa come Rev Rav (da Uno, Universal, primavere arabe e di un auspicato necessariamente per il riconosci2007), in cui aveva gi espresso risorgimento delle forze progressimento dello stato dIsraele, una una posizione in favore di una ste), e pur sottolineando le consecosa che neanche i filo-palestinesi conciliazione definitiva; nel nuoguenze di una jihad permanente, italiani accettano. Non ho mai vo disco lintento va rintracciato del mancato riconoscimento delsentito i sostenitori della causa patra i solchi, tra le strofe delle canlo stato di Israele, resta il fatto che lestinese esprimere una volont zoni, in cui ritroviamo anche una Israele a tenere i palestinesi sotdi dialogo con i sionisti di sinistra cover di una ballata israeliana da to assedio, e che Israele uno Stao con quelle frange della popolamatrimoni, di Zohar Argov, Hapeto che esiste grazie alluso della zione israeliana che si oppongono rach Begani, qui trasformata in A' forza. Io - dice Raiz - auspico la fialla politica di Israele. Io nel mio rosa ('e int'o ciardino mio), assiene degli stati mononazionali, cio piccolo, come artista e come indime a unaltra cover, One Blood, stati fondati sullequiparazione viduo, cerco di promuovere lidea del giamaicano Junior Reid, che gruppo etnico/nazione, e propendi convivenza pacifica di dialogo coniuga la passione del cantante do pi per unidea di stato in cui fra i popoli. Dico che bisogna riper i ritmi sincopati con lidea di ogni cultura sia parimenti riconopartire dalle cose semplici, riscounit e uguaglianza. Prima di sciuta. Bisogna per riflettere sul prire lumanit.

di Grazia Rita Di Florio

lpha Blondy, nome di riferimento del reggae, sostiene che lorigine di tutte le questioni religiose non siano i profeti bens il modo in cui le loro parole vengono interpretate e diffuse dai discepoli. Non una boutade, Alpha Blondy ne convinto. In questottica non possibile rintracciare in Mos, Ges o Maometto la causa delle divisioni religiose, ma nellinterpretazione della loro parola da parte dei seguaci. Un colpo al cerchio e laltro alla botte, da una parte solleva il grande tema delle religioni monoteiste, dallaltro ne condanna le istituzioni. In uno dei suoi brani pi celebri, Jerusalem, la star ivoriana canta: A Gerusalemme puoi vedere cristiani, ebrei e musulmani, vivere insieme e pregare, amen. Un esempio di coesistenza pacifica e di tolleranza nelle societ plurali. Alpha Blondy ha anche dedicato una canzone a Yitzhak Rabin, assassinato da uno sciovinista ebraico. Jerusalem stata oggetto di rivisitazione, da Alborosie a Raiz, che ne hanno fatto cover pi che convincenti. Questultimo

ha pubblicato di recente un nuovo disco, Ya!, per letichetta Universal. Ya! unesortazione arabo-israeliana che incita al movimento, e trova una similitudine con una sillaba, ja, usata a Napoli, citt natale di Raiz, nel senso di, dai, facciamo pace. Il disco, va detto, non allaltezza dei trascorsi con gli Almamegretta, incuriosisce per lattitudine a guardare al futuro pescando nel passato, saldati assieme dal timbro sgranato di Raiz. E per il messaggio che, a suo modo, tenta di dare, focalizzato pi su una visione di unificazione, volto a smorzare i toni estremisti di entrambi i popoli coinvolti nel conflitto israelo-palestinese. Lintento di Raiz quello di promuovere la pacificazione a partire da una semplice sillaba per giungere allattuazione di un disegno pi grande, quello di due popoli, due Stati. Lartista di origine ebraica per parte di madre, unebrea-polacca, e Raiz ci spiega la sua educazione allebraismo che lo ha portato a prendere posizione in favore dIsraele e ad abbracciare la causa sionista; una scelta di campo che gli ha precluso laffetto di diversi fan, delusi e arrabbiati a causa di alcune dichiarazioni del cantante, una sorta di presunto tradimento

del materialismo espresso ai tempi di Almamegretta. Il disco stato concepito ai piedi della collina di Posillipo con la collaborazione dei Planet Funk, il cui apporto fondamentale per la virata sulla cassa in quattro, e dei soliti Radicanto pronti ad aiutare Raiz a tessere le trame di quella musica mediterranea immaginaria e immaginata, in nome della quale fu sfornato lalbum Imaginaria (2001) con Almamegretta. Cominciamo a parlare delle sfumature musicali del disco, degli ingredienti che Raiz continua a usare per rappresentare la diversit, e dei testi e delle canzoni. S vero - dice - che i miei dischi da solista hanno una propensione pi intimista, pi romantica. Ero io il pi romantico del gruppo allinterno degli Almamegretta, quello pi orientato alla canzone damore. Sin dallepoca ritenevamo di fare per con le nostre canzoni la politica con la "p" minuscola, di occuparci di quella che viene pi comunemente definita la micropolitica, quella branca, quella parte della politica che si occupa delle cose di tutti i giorni, del vivere civile, del vivere uno in relazione con laltro. Ecco, credo che con gli Alma abbiamo sempre dimostrato di essere un grup-

ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011 (15

ULTRASUONATI
13 & GOD

BOOK NOTE

EL V & THE GARDENHOUSE


DESDE LA CALLE (Molto Records/Universal)

OWN YOUR GHOST (anticon.)

Il collettivo 13 & God dopo un silenzio durato sei anni ci riprova. E lo fa senza preoccuparsi pi di tanto di dover stare dietro alle nuove formule sonore, alle mode ecc. Si ripete esattamente per quello che , ossia un progetto che mette insieme membri di una band tra le pi importanti dellelettronica, i tedeschi Notwist, e il combo hip hop sperimentale statunitense Themselves (costola dei cLOUDDEAD) e il cui risultato non altro che lesatta somma delle due anime. Prendere o lasciare, e chi se ne importa se non suona particolarmente attuale. (r.pe.)

6 6 7 7 6 7

Il rock che rotola. Keith, Mick & Ronnie, duri come le pietre
Guido Michelone
Rolling Stones, miglior rocknroll band, ma anche lesempio sociologico pi eclatante e contraddittorio di come arte e industria, ricchezza e provocazione, narcisismo spontaneo e auto distruttivit calcolata possano andare daccordo sino alla perfezione maniacale, sino a far scorrere fiumi dinchiostro a opinionisti, semiologi, critici rock e osservatori del costume. Prima i libri sui, oggi anche quelli dei Rolling Stones. Giungono in contemporanea, almeno in Italia, tre libri che raccontano in prima persona altrettante vite spericolatissime nella front line delle Pietre Rotolanti: Keith Richards e Ron Wood, le chitarre, e Mick Jagger la voce, si rendono ulteriormente protagonisti debordanti ed esagerati, raccontandosi senza peli sulle lingue, proprio com nel loro stile, sia pur con le ripetizioni e i manierismi che si devono allet (rispettivamente 68, 64 e 68 anni). Il testo pi bello senza dubbio Life (Feltrinelli, pagine 524, euro 24) di Keith Richards, anzitutto perch narrato dal vero genio degli Stones, da sempre lanima nera, hippy, trasgressiva, anarcoide dellintera band, nonch sofferto compositore e trascinante performer nei riff alle Telecaster di un repertorio maleducato, sporco, profondamente bluesy. E poi Richards scrive come parla e come suona: la prosa, riarrangiata dal giornalista James Fox, sa quasi di beat generation nellinsistere sui particolari, nel giocare sempre a pater le bourgeois, nel ribadire, tra fermezza, autoironia, sincerit, la filosofia del sex and drugs and rocknroll. Un esempio: I Rolling Stones trascorsero il loro primo anno di vita girando per locali, scroccando cibo e

AA. VV.
LET ME TELL YOU ABOUT THE BLUES: NEW ORLEANS BLUES (Fantastic Voyage/Goodfellas)

Consueto episodio discografico che la F.V. dedica alle citt statunitensi. In questo caso New Orleans. La struttura della compilazione la solita: settantacinque brani in tre dischetti. Non convince per la scelta di definire la pubblicazione come New Orleans Blues, appare improbabile immaginare gente come Carter, Chatman o i Miss. Sheiks come esponenti della citt. Nelle linee di presentazione si argomenta ci con limportanza di Nola come sede di registrazione, particolarmente con il riferimento agli studi del leggendario Cosimo Matassa. Tutto vero, ma non sarebbe stato pi onesto dare un altro nome al tutto? (g.di.)

El V&The Gardenhouse, una band emiliana fondata e capitanata da Marco Vecchi che va in scena da oltre ventanni con il suo particolare stile reggae, latino-emiliano. El V ha fatto tanta gavetta, tanti mestieri, i pi umili, fino al cantante con equivalenti soddisfazioni, tra cui questo secondo album, Desde la calle (un ripescaggio del 2010 che vale la pena di segnalare) in salsamuffin e reggaeton, con sprazzi hip hop, soul, che recupera lo spettro della black music a 360 gradi, cantato in spagnolo, italiano e inglese. Il disco si compone di quindici tracce (tre bonus) rivelando, una dopo laltra, per prima cosa, una band versatile, ben amalgamata, con un alto livello di affiatamento e una grossa capacit di sopravvivere in situazioni difficili, poi il contributo delle due voci e contro-voci femminili, una vera carta vincente. Insomma scopriteli, se ancora non li conoscete, sono uno spasso assicurato. (g.d.f.)

PAT JORDACHE
FUTURE SONGS (Constellation/Goodfellas)

7
facendo prove. Pagavano per essere i Rolling Stones. Il posto dove stavano Mick, Brian e io - al 102 di Edith Grove, a Fulham, era davvero ripugnante. Avendo poche possibilit di migliorarlo, era divenuto quasi un nostro dovere professionale mantenerlo in quello stato. Come si sa, Richards , assieme a Jagger e Charlie Watts, il membro originario di una band che cambia tre chitarre soliste; dopo Brian Jones e Mick Taylor, Wood dunque lultimo arrivato, ma per paradosso quello meglio inserito, un rollingstone completo, se non altro per la salda amicizia con Keith che nel 1975 lo preleva dai Faces di Rod Stewart. Questo e altro spiega, con laiuto di Jack McDonald e Jeffrey Robinson in Ronnie. Giorni e notti dei Rolling Stones (Rizzoli, pagine 318, euro 19.50), avvalendosi persino di pitture e disegni. Sono interessanti, nel libro, i primi capitoli, quando il chitarrista diventa tra le figure di spicco della british invasion prima con i Birds, poi con il Jeff Beck Group e infine con il quartetto post-beat che rappresenta la naturale evoluzione degli Small Faces. Fra le tante avventure (talvolta speculari ai misfatti di Richards), Ronnie dedica alcune belle pagine anche alla musica giamaicana. Infine Jagger: da un po afferma che non scriver mai unautobiografia, ecco allora una storia per immagini: Mick Jagger. The Photobook (Contrasto, pagine 100, euro 35) a cura di Franois Hbel. 71 click dal 1971 al 2008 di 36 grandi fotografi che lo ritraggono glamour, modello ideale di una Swingin London perenne, dove il volto, il corpo, i capelli, gli abiti esprimono unidentit dirompente che oscilla, con nonchalance, tra avanguardia e furbizia, in un microcosmo anchesso in bilico tra business e rivoluzione.

MARCELLO ALULLI TRIO


HERMANOS (Zone di Musica)

Si respira una confortante, corroborante aria di libert in questo disco del Mat Trio, guidato da un ottimo musicista come Marcello Alulli, sassofonista a proprio agio, infatti, anche con le spigolose e imprevedibili partiture zappiane quando collabora con lottetto Mainerio. E un po dello spirito zappiano, se non della forma, lo trovate anche qui, in un lavoro capace di passare fulmineamente da concitate, puntute escursioni nellelettricit pi pura a incredibili oasi di quiete, magari sottolineate da un coro di amici, come nel brano che intitola il tutto. Ospite Fabrizio Bosso alla tromba, colto al suo meglio. (g.fe.)

Canzoni del futuro che guardano al passato. Pat Jordache, nome darte del canadese ex Sister Suvi Patrick Gregoire, ha pubblicato questo suo esordio un paio di anni fa su, udite udite, musicassetta! Un album registrato in totale solitudine (a parte qualche ospite alla batteria), in casa, con lausilio di un vecchio computer e di software obsoleti. Il risultato un noise pop dal sapore, e come potrebbe non esserlo, lo-fi, ma di tutto rispetto E anche la voce - che non si pu certo definire aggraziata - concorre al fascino di un disco che ora la Constellation mette a disposizione nei formati pi moderni... (r.pe.)

GAETANO LIGUORI IDEA TRIO


NOI CREDEVAMO (E CREDIAMO ANCORA) (Bull/Ird)

ALFIO ANTICO
MALAVOGLIA (Crocus-Borgatti)

La rivisitazione del mito di Verga in chiave ultra moderna che trova per proprio nelle musiche di Alfio Antico un tema di continuit con unappartenenza inequivocabile, quella della terra e della musica della terra, ritmo, armonie, tribali suoni che rendono lo score di questo lavoro di Pasquale Scimeca interessante, univoco nel tempo e nella dimensione del recupero della memoria e Alfio Antico saggiamente ci conduce in una dimensione quasi spirituale. (m.ra.)

LEGENDA

Il pianista milanese, quarant'anni dopo, rifonda il trio con gli stessi Roberto Del Piano (basso elettrico) e Filippo Monico (batteria e percussioni) per ribadire gli ideali di sempre, mai sopiti, a cominciare dalla triade Marx, Lenin, Mao Tse Tung, messa all'inizio di un lungo elenco di credo (e crediti). Nelle due lunghe suite cronologicamente invertite, poi, Gaetano si conferma erede legittimo del free jazz politico tra citazioni di song protestatarie e scatti di rabbia atonale: tra la prima (registrata lo scorso gennaio) e la seconda (un inedito del 1972) c' ancora la stessa voglia di impegnarsi, credere, lottare e resistere, resistere, resistere. (g.mic.)

QUEENSRYCHE
DEDICATED TO CHAOS (Roadrunner/Warner)

BARON BANE
LPTO (Despotz/Audioglobe)

Qualche spunto interessante ogni tanto appare, come il viandante della leggenda che darebbe il nome alla band svedese, giunta al secondo lavoro, ma il succo del discorso resta abbastanza insipido. Dream pop in salsa electro con riferimenti pi o meno palesi a ben pi illustri predecessori del genere, il tutto condito di molte buone intenzioni ma senza quellappeal necessario a farci propendere per un voto che vada oltre la - stentata - sufficienza. (b.mo.)

4
NGUYN L
SONGS OF FREEDOM (Act)

AA.VV.
PROG EXHIBITION (Immaginifica/Edel)

ALOE BLACC
GOOD THINGS (Carosello)

Dice - questo trentaduenne novello soul crooner da Los Angeles - che I Need a Dollar pura autobiografia. Era rimasto senza il becco di un quattrino dopo un paio di di dischi hip hop passati quasi senza lasciar traccia. Il risultato un singolo da mesi colonna sonora portante di spot pubblicitari, immancabile in ogni scaletta radiofonica che si rispetti. E il disco - che incredibilmente viene stampato da noi con mesi di ritardo, per iniziativa della Carosello - non da meno: concentrato soul di alta scuola che, a costo di esser tacciati per vecchi tromboni, non passa mai di moda. C' anche una cover e, sorpresa, non r'n'b: Femme fatale dei Velvet Underground. Come dire, mai mettere paletti alla buona musica... (s.cr.)

CREMA
LA MIA CARTA D'IDENTIT (Breakmagik)

Il chitarrista franco-vietnamita artista di punta della label tedesca e del suo etno-jazz. L stato ospite del trio di Cline Bonacina (Way of Life, 2010), titolare di un cd scritto con Mieko Miyazaki (koto) e il tablista Prabhu Edouard (Saiyuki, 2009), oltre ad aver avuto lonore di una Signature Edition (due cd, 2010), serie antologica della Act che premia i suoi migliori artisti. La dizione etno jazz al chitarrista-compositore-arrangiatore sta stretta; vero che pesca dai folklori di mezzo mondo e che la sua chitarra, di scuola hendrixiana, ha metabolizzato soprattutto i cordofoni dellEstremo Oriente. Tuttavia egli agisce in modo sofisticato e postmoderno, ha unottica sonora transnazionale e planetaria lavorando su timbri, metriche, vocalit con risultati alterni. Spesso Nguyn L straordinario come sideman e meno convincente come leader. Anche nel suo ultimo disco Songs of Freedom (tra gli ospiti Dhafer Youssef, David Linx, Chris Speeed), dove attinge a un repertorio prevalentemente rock, centra il bersaglio quando mondializza brani come Eleanor Rigby, Black Dog, il suo More Over e linno marleyano Redemption Song. Global-local. (l.o.)

Il cofanetto (sottotitolo 40 anni di musica immaginifica) contiene 7 cd (9 ore di musica), 4 dvd e un booklet con molte foto, e restituisce il concerto svoltosi a Roma il 5 e 6 novembre 2010 al teatro Tendastrisce. Durante due serate affollatissime, a quarantanni della nascita del rock progressive, si sono susseguiti sul palco alcuni dei pi grandi rappresentanti italiani del genere, con alcune guest star straniere. Quindi troviamo la Premiata Forneria Marconi con Ian Anderson dei Jethro Tull, il Banco del Mutuo Soccorso, David Cross dei King Crimson, Thjis Van Leer dei Focus, David Jackson dei Van der Graaf Generator, Gianni Leone del Balletto di Bronzo, gli Osanna, The Trip, Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, Claudio Simonetti, Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca, Tolo Marton, o nuove proposte come Periferia del Mondo, Maschera di Cera, Sinestesia e gli Abash. Un ricco cofanetto da collezione per rivivere quel concerto o per vederlo e ascoltarlo finalmente, se non si ha avuto la fortuna di potervi assistere. Per lasciarsi avvolgere dalla bellezza della psichedelia e farsi trasportare in un non-tempo estetico e musicale dove gli anni Settanta si coniugano al presente. (g.lu.)

Gli esperti del settore sono concordi nel definire i Queensryche una band fondamentale, a cavallo tra Ottanta e Novanta, nel suono metal colto, un qualcosa di molto vicino al prog metal. Altrettanto concordi sono nel giudicare la formazione di Seattle come morta compositivamente ormai da quasi ventanni. Per onest diremo che chi scrive non li ha mai amati, neanche nel loro momento migliore, trovandoli sempre eccessivamente artefatti. Oggi tornano con il dodicesimo album della carriera, hanno lasciato da parte il prog metal e si dedicano a un pi semplice rock di ispirazione hard, ma il risultato, a parer nostro non cambia. Il loro rock finto come le immagini che li ritraggono sul retro di copertina e allinterno del booklet. (r.pe.)

JILL SCOTT
THE LIGHT OF THE SUN (Warner)

Cantante, attrice - tre Grammy Award e con questo quattro dischi da studio - l'artista statunitense regala ai fan canzoni fondamentalmente hip hop ma con un occhio attento al passato. L'apertura Blessed un evidente omaggio a Marvin Gaye e al suo capolavoro assoluto uscito proprio quarant'anni or sono, What's Going on, ma il resto della raccolta di livello assoluto e sin d'ora sembra candidarsi fra le migliori opere del genere uscite nel 2011. (s.cr.)

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Qualcuno lo ricorder in Ke ne sai?, il pezzo pi incisivo della raccolta Epicentro romano Vol. 3. Allepoca era Baby G Crema oggi solo Crema ma la voce ruvida e graffiante la stessa. Queste doti vocali e un flusso di rime teso e infervorato rendono il rapper romano di origine capoverdiana nato nel 1981 tra i migliori in circolazione. Sulle basi pi dure, come Prima porta di Dj Baro, il nostro d il meglio. Ma il principale produttore musicale Cukiman che d al suono una veste aggiornata alle ultime tendenze urbane, non solo hip hop (vedi la bass music): la notturna I guardiani dello zoo in questo senso emblematica e in altri paesi sarebbe una hit. L'album contiene un remix di Ice One. Tra gli ospiti Esa, Gente de Borgata, Julia Kee e Matt er Negretto. (l.gr.)

PAOLO BONFANTI
TAKIN A BREAK (Club de la Musique)

WAYNE SHORTER
INTRODUCING (Essential Jazz Classics/Egea)

Uno pu anche provare a sgranare il rosario della memoria roots rock, ma i conti non tornano mai con nessuno, in Italia, o quasi. E se riusciamo a mettere sul piatto qualche unit, a confronto con le decine e le centinaia di grigi epigoni, non ci sarebbero esitazioni a mettere Paolo Bonfanti, nelle schiere risicate di chi pu andare in giro a testa alta. Bonfanti un bluesman prestato al rock, o viceversa, con il dono della scrittura forte, e una tecnica sulla sei corde ammaliante. Collabora da pari a pari con i roots rockers a stelle e strisce e adesso arriva questo Takin a Break, ed festa grande per chi ama il songwriting arioso e puro, di gran classe, e per chi ama rintracciare piste e ascendenze sfiorate, proposte e suggerite con sottile gusto dellaccumulo: gi a iniziare dal blues arcaicizzante di Dark and Lonesome Night, sepolto sotto una coltre di elettricit, alla Alvin Youngblood. Passi a Shoot em All Down, e ritrovi il passo ruggente dei Credence, nella storia di un ragazzino obeso che va in giro con una pistola. E poi il country rock, il groove alla New Orleans di Isolation Row, le ombre sorridenti di un Bob Dylan sgualcito, la poetica indolenza di certe pagine di Neil Young. Una enciclopedia di popular music tra le dita. E nel cuore. (g.fe.)

stefano crippa gianluca diana grazia rita di florio guido festinese luca gricinella gabrielle lucanotnio guido michelone brian morden luigi onori roberto peciola marco ranaldi

Il cd raccoglie i primi due dischi dellallora (1959) ventiseienne tenorista, uno a proprio nome (Introducing Wayne Shorter), laltro (With Kelly) sotto la guida del pianista Wynton Kelly, ma, salvo la batteria, con la stessa formazione. Allepoca Shorter era anche il saxman dei celeberrimi Jazz Messengers di Art Blakey; e di questultimo linnovativo spirito hard bop pervade soprattutto il primo disco, con un altro eccitante messaggero, Lee Morgan alla tromba, a inventare un climax focoso da jam session, con galoppate soliste, che gi fanno presagire il radioso avvenire di Wayne braccio destro nel Miles Davis Quintet e poi da leader, con Joe Zawinul, dei Weather Report. (g.mic.)

16) ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011

Aveva 17 anni Oe quando in un 8mm vide recitare bambina Sakura, la futura star hollywoodiana: la ritrover anni dopo, carica di incubi e misteri esistenziali, come sceneggiatore di un film tratto da Kleist, con lei protagonista. Un libro fitto di fascinosi e di drammatici legami personali con la Storia
Tatsuno Toeko, Work 89-P 35, 1989. In foto, Kenzaburo Oe

di Cecilia Bello Minciacchi

llievo dellumanesimo di Watanabe, che fu esemplare studioso della letteratura e della filosofia del Rinascimento francese, Kenzaburo Oe ha concepito il proprio lavoro di romanziere nella speranza che serva a guarire dal dolore individuale e di unintera epoca sia coloro i quali si esprimono attraverso le parole, sia il loro pubblico, e che serva a curare le ferite della loro anima. Cos diceva, con la sua chiarezza consueta, al conferimento del Nobel nel 1994. Il discorso che pronunci allora, tradotto in Italia insieme al testo pi politicamente scandaloso di Oe, Il figlio dellImperatore (Marsilio, 1997), ribadiva la forza della letteratura e insieme le lacerazioni provocate in lui dal suo ambiguo Giappone. La disposizione di Kenzaburo Oe, stata, fin dagli esordi, quella di chi nella letteratura ripone profonda fiducia, di chi alla letteratura sa affidare limpegno di lenire e curare traumi individuali e collettivi. La sua scrittura, che esplicitamente mira a creare impressioni durevoli, affronta allo stesso tempo, in giochi finissimi di rispondenze simboliche, il dolore del singolo e della storia, nel tempo presente come in epoche lontane. E linesprimibile viene raccontato, prende forma mutevole, a volte malinconica o introspettiva, a volte grottesca e sarcastica, ma comunque affiora con tutto il suo portato misterioso, prima sfuggente e poi costretto a cedere, a risolversi di fronte allo straordinario potere terapeutico che hanno, per Oe, arte e letteratura. Potremmo parlare di catarsi, se fossimo nella Grecia antica, ma siamo in

Oriente e la soluzione, luminosa e allusiva insieme, si arresta appena prima, e non mai apodittica anche se potente: pi spesso lindicazione di una strada da percorrere che non la guarigione ottenuta. E cos la libert garantita a ogni lettore, e il sollievo che lo scrittore desidera dare non si trasforma mai in violazione dellintimit, n in conforto facile o grossolano. Come dire che la consapevolezza di quanto rimane comunque immedicabile parte del gioco e della sua soluzione. Il dolore ha, nella scrittura di Kenzaburo Oe, una sua spessa e vischiosa storicit. I suoi personaggi sanno parlarne, non si limitano a subirlo; sanno collocarlo nella propria biografia anche quando non lo capiscono fino in fondo, quando il trauma da cui nasce non ancora affiorato alla coscienza, e sanno riconoscerlo nelle rivolte e nelle offese dei secoli passati. Questi temi, questo spessore appartengono allultimo romanzo di Kenzaburo Oe pubblicato in Italia, La vergine eterna (traduzione dal giapponese di Gianluca Coci, Garzanti, pp. 250, 18,60). Il dolore che prende forma in un incubo oscuro e ricorrente ha accompagnato la vita di Sakura Ogi Magarshack, bellissima star del cinema hollywoodiano, colta e fondamentalmente taciturna. Insie-

me al produttore Komori Tamotsu e allo stesso Kenzaburo Oe, Sakura si dedicata a immaginare e studiare per diversi mesi un ruolo femminile di vigorosa caratura morale da inserire in un film giapponese ispirato al romanzo di von Kleist, Michael Kohlhaas, sulla rivolta contro un crudele junker al tempo di Lutero. Oe ha il compito, non facile, di scrivere la sceneggiatura trasponendo la storia di Michael Kohlhaas allepoca delle due rivolte contadine dello Shikoku nel periodo della Restaurazione Meiji. A Sakura dovrebbero essere affidati due personaggi, quello della moglie di Kohlhaas, Lisbeth, ingiustamente assassinata, e quello di una zingara che predice il crollo della Sassonia. Lentamente, durante il lavoro di rielaborazione, leroe che capeggi la prima rivolta nello Shikoku, il giovane Meisuke, fautore delle rivendicazioni dei contadini, cede il ruolo protagonista a una figura carismatica in cui si sovrappongono i caratteri di Lisbeth e della zingara: la Madre di Meisuke, il prototipo della donna straziata dal dolore che arde dal desiderio di vendetta. Il progressivo slittamento favorito da una visita di Sakura nello Shikoku, la regione dove nato Kenzaburo Oe e dove continuano a vivere madre e sorella. Agisce da

scintilla il ricordo di una rappresentazione teatrale allestita dalla madre di Oe, il dramma intitolato La Madre di Meisuke scende sul campo di battaglia, di cui fu lei stessa protagonista dilettante. Tutto allora diviene evocativo, affilato nel nitore dei dettagli che hanno sempre squisita qualit visiva, ma tutto potentemente, moralmente evocativo. Il senso di quel dramma legato alle leggende tradizionali, celebrazione di una rivolta contro malvagi oppressori, si sposa perfettamente sta tra le pagine di un libro da Kencon la forte coscienza politica di zaburo adolescente, la suggestiovon Kleist. Il romanzo fitto di inne della poesia di Poe che piange trecci fascinosi e di legami persola piccola Annabel Lee raggelata nali con la storia, sia quella del da un vento oscuro in riva al mare, Giappone, sia quella costruita nel qualche nucleare citazione da Loliromanzo; le pagine sono tramate ta di Nabokov, un libro di fotogradi echi via via pi distinguibili. fie pedopornografiche del dopoKenzaburo Oe aveva solo diciassetguerra, You can see my tummy, sete anni quando per la prima volta questrato alla dogana a turisti in aveva visto, o meglio contemplapartenza. E poi la leggendaria, trito, in un 8mm poco pi che amatoste fine della Madre di Meisuke, riale presso il Centro culturale violentata a turno dai soldati del americano di Matsuyama, Sakura suo persecutore e privata del figlio bambina, con indosso una veste ucciso in riva a un fiume. E la candida e fluente, nella parte di scatola nera del professore, Annabel Lee dallomonima poesia una collezione molto speciale di Poe. Per entrambi le scene finali che il vanitoso Komori dovr gestidi quel film girato dal soldato amere per Sakura rischiando grosso ricano che aveva adottato lorfana per guarirla dalla paura indicibiSakura, David Magarshack, poi le, dal terrore indefinito del suo professore di nipponistica negli incubo. E la passione di giustizia Stati Uniti e marito di Sakura, ridella sorella di Oe che interroga le mangono per decenni avvolte di anziane del villaggio per ricostruimistero. I segni rivelatori sono dire il commovente monologo della sposti nel romanzo con delicata Madre di Meisuke. eleganza: qualche sospetto (mai La profondit delle stratificaziopronunciato) della signora Yanagi ni letterarie e personali fa la ricamica di Sakura, limmagine di chezza di questo romanzo e peruna fotografia (o pellicola?) intravimette di collocarne la lettura nella

luce dellimpegno: mi devi assicurare una cosa... chiede Komori engager. Ti ricordi, no? Engager, Kensanro, engager.... Questo impegno certo non stupisce in chi, compiendo personalmente un viaggio estenuante, ha scritto le imprescindibili Note su Hiroshima (Alet, 2008), in chi ha dichiarato ricevendo il Nobel: lo stile di fondo della mia letteratura trova le sue basi proprio nella concretezza del mio personale vissuto che poi collego a pi ampio ambito, la societ, lo stato, il mondo. Sta a noi leggere in filigrana la levit e il realismo della Vergine eterna, ricordare che interi giorni di stupri seguirono linizio delloccupazione americana del Giappone. Rileggere dunque la storia entro un romanzo in cui abbondano dettagli lirici e profondi, come il ricordo evanescente di Kenzaburo bambino sul palco accanto alla madre che intonava la litania solenne della maestosa e umanissima Madre di Meisuke, il suo canto incessante simile a un ululato lamentoso e denso di rabbia.

LA VERGINE ETERNA: DA GARZANTI LULTIMO ROMANZO DEL GIAPPONESE KENZABURO OE

Oe, storicit del dolore


ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011 (17

Curata da Maria Antonietta Tomei e Rossella Rea, la mostra su Nerone al Colosseo (catalogo Electa) dura fino al 12 settembre (orari fino al 31 agosto 8.30-19.15, ultimo ingresso 18.15; poi 8.30-19.00, ultimo ingresso 18.00)

I N

BERSAGLI

L I B R E R I A

CARLO VIRGILIO, CROLLO MORALE CON CAMMEO


di Graziella Pulce
Scelgo la notte (Mattioli 1885, pp. 140, 14,90), esordio narrativo di Carlo Virgilio, antiquario a Roma, ritmato sul tempo lento del sogno, dellavventura e della visione profetica, e ambientato nellAmburgo del 1938 gonfia di umori aspri, dove la giovent hitleriana riempie le strade con canti di morte e dove lebreo Max Warburg, fratello di Aby, viene estromesso dalla propria banca. Lo scenario appunto la Germania alle soglie della guerra, che pratica il culto del capo affascinata dallesoterismo della simbologia nazista. In bilico tra giallo e romanzo psicologico, Scelgo la notte iscena una serie di crimini legati a un misterioso cammeo, il cosiddetto cammeo Gonzaga, che ritrae due personaggi imperiali, probabilmente Tiberio e sua madre Livia Drusilla. I fili intrecciati sono vari e passano tutti per la progressiva definizione della natura del protagonista, un antiquario dal profilo in definitiva sinistro: uomo pi che maturo, notevole per gusto, eleganza e scetticismo, una specie di dandy che sta scontando gli esiti di antiche colpe. Il linguaggio molto sorvegliato con periodi ampi e complessi che introducono sulla pagina limmagine di una dilatazione del tempo e di uno sfibramento morale. Nulla offerto come narrazione pura poich tutto ci che accade viene filtrato nella coscienza del protagonista e rallentato fino a perdere quasi del tutto la qualit dinamica dellazione per assumere la luminescenza interna e soggettiva dellepifania. Loggetto centrale del romanzo una storia generazionale di debolezza e di ignavia, in cui viene analizzato il meccanismo che porta un individuo a una colpevole acquiescenza in un processo opaco per la coscienza fino a che la riflessione e la scrittura non ne rivelino le autentiche inconfessabili ragioni. Lattivit dellantiquario stare seduto al caff nella Burgenstrasse, costantemente intento a scrivere, convinto com di avere un appuntamento con il destino. Che ci sia una presa di posizione nei confronti dellintellettuale esteta che vive in contemplazione della bellezza proveniente dal passato (la warburghiana pathosformel ha qui un qualche ruolo) lo si desume dallunico atto di coraggio compiuto dal protagonista in favore del vecchio Kazimir, con cui lantiquario spera di condurre in porto laffare del cammeo, ma per il quale ha sentito nascere unamicizia. Se per difendere Kazimir in grado di affrontare quattro energumeni e di intimorirli ci significa che la sua indifferenza acquiescenza perseguita per scelta. E dunque latmosfera stagnante che si percepisce in tutta la narrazione leffetto di un atteggiamento malsano di cui il protagonista assume gradualmente coscienza e contro il quale non sa prendere posizione. Questo mercante darte un personaggio borghese assolutamente non eroico e nemmeno satanico. luomo delle adunate per indifferenza, dellossequio allautorit per calcolo, deferente e freddo: uno di quegli esseri privi di forza propria su cui poggia la forza dei condottieri dallo sguardo di fiamma. Capaci di uccidere o di lasciar morire e di condannarsi per questo a una lunga vita di inutile espiazione.

Poco interessato ad accrescere lImpero, Nerone fu animato da sete di conoscenza e megalomania urbanistica: la mostra ce lo spiega cos, con qualche limite di didattica
LA MOSTRA SULLIMPERATORE, AL COLOSSEO

Pazzo forse, di certo aureo


durante il regno sua linvenzione dei Neronia, esemplati sui Giochi Olimpici , cos che anche dopo la morte la gente comune continuava a deporre fiori sulla sua tomba, mentre si vestivano le sue statue nel foro con abiti solenni, come se fosse stato ancora vivo. Tuttavia, un momento critico fu lincendio del 64, del quale Nerone profitt per realizzare quella Domus Aurea che, sottolineavano le malelingue, inghiott la citt rubando ai poveri le case. Ne fu lui stesso il mandante? I pareri si dividono tra innocentisti e colpevolisti, e tra questi ultimi si annoverano la maggior parte degli storici antichi, salvo lincerto Tacito, e studiosi odierni come Edward Champlin e Andrea Carandini. Dellincendio, che risparmi solo quattro regioni su quattordici, parecchie sono le tracce archeologiche nelle valli tra Palatino e Celio e del Colosseo e sulle pendici settentrionali del Palatino; eccellente perci lidea della simulazione della propagazione giorno per giorno nel setRitratto di Nerone, tore dellesposizione al Colosseo. Virilavorato sto il bisogno di una ricostruzione, come Domiziano, limperatore concert una sorta di e poi restaurato piano regolatore per leliminazione come Nerone, Roma, della bruttezza degli edifici antichi e Musei Capitolini lammodernamento dellassetto sino ad allora poco razionalmente pianificato della citt. Ma se la nova urbs fu poi soprattutto opera dei Flavi, impression lenorme Domus Aurea, composta di un vestibolo e di uno stagno simile al mare (profondo non pi di quattro metri?) sul quale si affacciavano edifici alla maniera di architetture urbane, oltre a campi, vigne e pascoli che destarono perfino pi meraviglia delle gemme e delloro, alla cui provocazione ormai si provvedere tutti i detenuti dellImera fatta labitudine sin dal I sec. a.C. pero) e quello dellIstmo di Corinto Villa suburbana trapiantata nel cen(lui stesso diede il primo colpo di tro della citt o palazzo a imitazione vanga). delle grandi regge ellenistiche (come Egli ruppe con il pesante passato ad Alessandria)? Ma questa brusca alromano, e gli spettacoli greci da lui ternativa ha senso? Piuttosto, il protanto amati (teatro e corsa dei carri) getto fuse al meglio le tipologie romainnalzarono al potere i valori ellenici ne di domus e horti, senza che vi sia in una maniera ancor pi pubblicabisogno di leggere nelle sue compomente sfacciata che in precedenza nenti complessi simbolismi solari o (grazie agli scavi della metropolitana reminescenze dellomerico Scudo di si forse recuperato leffimero ginnaAchille. Siccome larchitettura un sio nel Campo Marzio davanti alla fatto di atmosfera, di idee, di tempo, chiesa di SantAndrea della Valle). non di piante o di alzati, di ordini o Nerone dal 64 in poi si esib in pubelementi decorativi (F. Giuliani), la blico come musicista, attore e auriga mostra sa comunicare laspetto della professionista e, ligio ai regolamenti, Domus Aurea con alcune ricostruzioprese molto sul serio le gare, convinni informatizzate che volgono nella cendosi dei suoi talenti, magari nemdirezione della modellistica: ci si renmeno a torto, poich qualcuno avede cos ben conto dei volumi del pava davvero goduto del suo canto e diglione del colle Oppio (lidea di Lardelle sue poesie. Per paradosso, un ry F. Ball che la sua ala occidentale simile creativo artista ebbe semmai sia una parte riusata gi pertinente alil dubbio se partecipare a spettacoli la precedente Domus Transitoria deprivati dopo che un pretore gli offr sta poco entusiasmo) e del nucleo un milione di sesterzi; non ci avrebcentrale vestibolo-stagno. Proprio bero invece pensato troppo Beyonnel vestibolo era prevista la statua coc o Shakira, pronte a offrire un conlossale in bronzo di 36 metri, che Necerto per pochi intimi agli straricchi rone non fece per in tempo a vedearabi o russi per compleanni o matrire ultimata: doveva effigiare nelle inmoni Fu allora adorato dalla pletenzioni iniziali limperatore per esbe per i tanti ludi pubblici e privati ser poi dedicata al Sole, come dice Plinio il Vecchio? O si tratt di una statua di Nerone assimilato al Sole gi in partenza? Oppure ancora una statua del Sole, commissionata solo come tale da Nerone, venne con lui identificata dallantica retorica postuma? Al solito, gli studiosi discordano, e qualcuno di loro fa finta di saperne di pi delle fonti antiche, che, pur se con qualche ambiguit, insistono sulliniziale opzione ritrattistica. A ogni modo, un altare iscritto di Firenze visibile al Criptoportico e dedicato al Sole e alla Luna da Eumolpo, uno schiavo che lavorava nella Domus Aurea, effigia il dio proprio con il volto dellimperatore. Questi fu anche uomo da frasi a effetto e in parte sibilline negli istanti cruciali. Costruita la Domus Aurea, esclam che finalmente aveva una dimora conforme a un uomo (eppure, Vitellio non vi si trov bene a causa dello scarso comfort). Una volta dichiarato nemico pubblico dal senato, Nerone fin per in una casa in periferia messagli a disposizione da un liberto tra la Via Salaria e la Nomentana a quattro miglia da Roma; mentre faceva scavare una fossa della misura del suo corpo, vi dispose attorno qualche pezzo di marmo, e pi volte ripet un detto poi notissimo: qualis artifex pereo. Artifex che significa? Artista (teatrale), organizzatore artistico o artigiano? Aurea fu let di Nerone; aurea la sua dimora; aureo il giorno di fine maggio del 66 quando limperatore incoron Tiridate re dArmenia nel teatro di Pompeo, per loccasione indorato nella scena e nelle pareti; incise in lettere doro le sue poesie; doro la sua rete da pesca e lo scrigno in cui teneva il veleno. Un po stucchevole tanta luxuria, e non solo moralismo. Infatti, Nerone fece dorare anche una statua di Alessandro Magno fanciullo; siccome lornamento aveva fatto scomparire la bellezza artistica, loro fu poi tolto, e lopera cos ridotta, malgrado qualche ammaccatura, venne ritenuta pi preziosa di prima A proposito di statue: poco o nulla spiegate nella mostra (specie al Colosseo), per il visitatore rimarranno per lo pi mute. Con i Flavi nuovo stile: restituite al popolo le delizie che furono di un sovrano, e al posto dello stagno ecco il Colosseo. Un po beffarda per Vespasiano la rievocazione di Nerone nellanfiteatro; spiritoso per comera, ce lo immaginiamo pronunciare qualche battuta salace, e comunque si consoli: la precedente mostra sui Flavi aveva meritato un catalogo con pi pagine, il che di per s vorrebbe dir poco, ma con gli oggetti esposti senzaltro meglio schedati.

di Massimiliano Papini

ella cornice di un ciclo espositivo sugli imperatori al Colosseo, dopo il divo Vespasiano tocca stavolta a Nerone, in una mostra articolata anche per gli spazi della Curia Iulia, del Criptoportico neroniano e del Museo Palatino; il percorso include la terrazza degli Orti Farnesiani, dove sono riemerse parti della Domus imperiale nella quale Nerone visse insieme alla madre Agrippina e fu proclamato imperatore (ma, senza una pianta, chi capir davanti al groviglio di muri?); infine, nellarea della ex Vigna Barberini resta una possente struttura, una specie di torre, identificata con la cenatio rotunda menzionata da Svetonio, la principale sala da pranzo della Domus Aurea con il soffitto girevole senza sosta, giorno e notte: se sulla proposta i pareri gi si dividono, le posizioni pro e contro dovranno per esser meglio sostanziate. Come capita per gli imperatori pazzi, sembra di conoscerle gi tutte le storie su Nerone, e forte il ri-

schio di trasformarlo in macchietta; e poi alcuni storici antichi per gratitudine non si erano curati della verit, mentre altri per odio avevano ecceduto in falsit; concludeva allora gi Flavio Giuseppe, un po rassegnato: chi non ha riguardo per la verit scriva pure quel che gli pare se ci prova tanto gusto. Solo in parte pone rimedio larcheologia. Nerone giganteggi sugli altri ed ebbe una concezione sublime del potere imperiale, ma non per particolari meriti: era grande perch regnava e viceversa. Il debutto come imperatore non fu dei peggiori; ma dopo un quinquennio clemente sotto la guida di Seneca si diede alle uccisioni: madre, mogli, cavalieri e generali, e a lui anche la responsabilit della prima persecuzione di cristiani per Traiano ne tolse di mezzo di pi ed ebbe stampa migliore. Nerone non conobbe mezze misure: poco interessato allaccrescimento dellImpero, fu animato da una grande sete di conoscenza e avvi grandiosi piani rimasti per allo stato di abbozzo, quasi che a contare fosse pi lidea: come il taglio del canale dal lago delAverno sino a Ostia (avrebbero dovuto

18) ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011

di Mario Porro

DI NAPOLI

Piet Mondrian, Composizione con rosso, giallo e blu, Londra, Tate Gallery

el divenire dellarte, del conoscere e della scienza sincontrano ripetuti tentativi di fondare e svolgere una dottrina che a noi piace chiamare Morfologia, scriveva Goethe ne La metamorfosi delle piante. Fin dallorigine la teoria delle forme una teoria delle trasformazioni: la forma non tanto Gestalt, entit fissa, ma Bildung, formazione, a partire dalla polarit delle forze di espansione e contrazione. A Goethe si ispira il biologo DArcy Thompson in Crescita e forma del 1917; le forme degli organismi sono un riflesso delle forme rigorose contemplate dalla geometria, a partire dai solidi pitagorici che Platone elencava nel Timeo, associandoli agli elementi naturali (acqua-icosaedro, fuoco-tetraedro, terra-cubo, aria-ottaedro, cosmo-dodecaedro). Ma nella realt la forma vive sempre e solo in formazione, lesito scolpito dal tempo di un diagramma di forze: le immagini di Thompson, costruite con il metodo delle griglie ortogonali gi utilizzato da Drer, si incurvano fino a diventare sinuose per mostrare come si sviluppi il carapace di un granchio o lo scheletro di un pesce, cos da svelare le affinit tra specie differenti, la struttura che connette i viventi. La morfologia il tema dellultimo libro di Giuseppe Di Napoli (docente allAccademia di Brera), I principi della forma (Einaudi Piccola Biblioteca, pp. XX-466, 30,00): otto principi (centro, minimo, polarit, crescita, costanza e mutamento, parte-tutto, amorfia e caos, campo e vuoto), comuni alla natura e alla percezione, vengono assunti come basi di una tavola di Mendeleiev degli a priori morfologici e come modelli euristici delle poetiche artistiche. alla forma che la nostra tradizione filosofica affida il ruolo primario, in termini ontologici, di scolpire lidentit degli enti e, in termini gnoseologici, di renderli osservabili; la percezione, spiegano i teorici della Gestalt, un processo formativo, tende a completare le forme aperte per rintracciare la forma buona, totalit stabile e unitaria, preparando cos la strada allelaborazione del concetto. La morfologia si edifica come scienza diagonale, nel senso di Roger Caillois: svela insospettate analogie fra la formazione dellembrione e la struttura delle galassie, fra la chimica delle particelle e le leggi della composizione pittorica. Al posto delle vecchie distinzioni disciplinari ecco apparire nuovi saperi di sintesi, rilevava Franois Dagognet: dalla fisica dei materiali o dalla biomedicina apprendiamo a divenire morfologi, lettori dei segni che sulla superficie e nei punti di interfaccia svelano le tracce che portano linterno allesterno. Scriveva Michel Serres negli anni settanta, interpretando la stagione strutturali-

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BERSAGLI

L I B R E R I A

REN GUENON, UNO SHEIKH CONTRO LEIBNIZ


di Luca Scarlini
Lepoca delle macchine nata in una temperie storica legata alla volont di ricondurre tutto a una dimensione di estrema concretezza, di disperata praticit, senza mettere in gioco, in alcun modo, riferimenti allanima. Eppure, fin dallinizio del Novecento, la dimensione spirituale tornata spesso prepotentemente allattenzione in quegli stessi laboratori che di pari passo alle prime automobili varavano apparecchi fotografici per riprendere fate e altre magiche creature che continuavano a ossessionare le menti degli scienziati. Henry Ford, estensore di un sistema di pensiero capitalistico che trasformava gli esseri umani in elementi di un sistema di produzione (secondo la sua visione distopica immortalata ne Il mondo nuovo di Aldous Huxley) era anche tra i maggiori finanziatori della potente Societ Teosofica, che univa figure di rilievo di ogni campo. Ren Guenon, maestro degli studi tradizionali, nel corso di tutta la sua esistenza votata alla ricerca di una dimensione spirituale del vivere ebbe sempre grande interesse per la matematica, di cui volle dimostrare la forte componente metafisica. Adelphi pubblica limportante saggio I principi del calcolo infinitesimale (nella precisa traduzione di Pietro Gori, con una sostanziosa nota di Paolo Zellini, pp. 223, 14,00), uscito nel 1946. A quel tempo lo scrittore viveva da molti anni al Cairo nella sua identit di devoto allIslam e venerato sheikh; dalla sua nuova patria riassumeva i fili di un pensiero che seguiva da decenni. Bersaglio di questa ricerca Leibniz, fondatore del calcolo infinitesimale, e i suoi seguaci. Tutto il loro pensiero viene passato a fil di spada dallo studioso francese, che per prima cosa critica aspramente il simbolo stesso scelto per linfinito, che in realt immagine di compiutezza. Laccusa principale, in sostanza, quella di far rientrare in questo concetto una dimensione non riassumibile nei parametri scientifici, sempre negata a spada tratta, come accade nelle ricorrenti diatribe tra astrologia e astronomia, in cui gli osservatori telescopici negano ogni parentela con chi scruta le carte del cielo. Al centro di questa requisitoria sta il rifiuto, netto, categorico, di confondere infinito e indefinito, confusione che pone secondo Guenon la difficolt di un linguaggio astratto, incomprensibile a molti. Lesoterismo, che largomento della ricerca sia Dante e i fedeli damore o il misterioso Re del Mondo dimorante nel regno mitico di Agarthi, rimane il punto di riferimento. La scrittura, come nei saggi pi noti, densa, articolata, ma non perde mai di vista il filo, accumulando prove per dimostrare la propria teoria. La stessa che lautore de Lerrore dello spiritismo gi aveva espresso nel 1911 in un durissimo jaccuse inserito nel recente volume adelphiano Il demiurgo. La maggior parte delle scienze profane, le sole che i moderni conoscano o che ritengano possibili, non rappresentano in realt che semplici residui snaturati delle antiche scienze tradizionali.

sta, che ogni scienza una morfologia: il mondo una rete di comunicazioni dove si trasportano forme, informazioni che si imprimono sulla materia. La morfologia insegue uno statuto autonomo tra larte e le scienze, ha mostrato Maddalena Mazzocut Mis, nei saggi dedicati al deforme e al mostruoso nella biologia dellOttocento e nella narrativa di Hugo e Balzac. Anche lestetica una morfologia, ha scritto Ren Thom, pensando soprattutto alle propriet topologiche del contorno e del bordo, ai punti in cui compare una catastrofe, una discontinuit qualitativa su di uno strato continuo. Ma lideale di unestetica come scienza della forma ha mosso le indagini di Henri Focillon o di tienne Souriau sulla vita delle forme e il succedersi degli stili nella storia dellarte, o le ricerche di Baltruaitis: nelle deformazioni fantastiche dei capitelli medioevali, nelle anamorfosi o nei giochi degli specchi, la forma soprattut-

to luogo dellinganno, maschera che svela per la faccia nascosta del reale. Dopo Disegnare e conoscere (2004) e Il colore dipinto (2006, sempre per Einaudi), al centro del lavoro di Di Napoli ecco un altro luogo della soglia: la forma sta allincrocio dei piani che la nostra tradizione filosofica ha separato, sensibile e concettuale, lastrazione geometrica e limmaginario, il singolare e luniversale. Sul crinale fra natura e cultura, fra materiale e spirituale, la forma abita lintramondo, quel mundus imaginalis dove il reale appare nella sua purezza, de-materializzato. Il visivo (tema che giunge fino al figurale di Lyotard), pi ancora che metafora del razionale, portatore di una ricchezza che si rivela solo a chi sa percorrere il Paese dEnciclopedia. Ma lordine immanente al mondo sensibile oggi non obbedisce pi alla regolarit dei poliedri n trova posto fra le rassicuranti coordinate del piano cartesiano. Le forme primordiali di vi-

ta, dalle diatomee ai radiolari, passando per le proteine dei virus, sono raffigurabili in base ai modelli proposti fra le due guerre mondiali dal bio-architetto Richard Buckminster Fuller; la sua geometria energetica e sinergetica esprime lazione combinata delle forze di compressione e tensione su di una superficie sferica, dove le linee si incurvano. La tensegrity il segreto strutturale della natura, risponde al principio del minimo legame e del minimo dispendio di energia, lo stesso che opera sulle superfici delle bolle di sapone e nella progettazione di tensostrutture e cupole geodetiche. Il libro della natura continua a essere scritto nella lingua della geometria, come voleva il Galileo del Saggiatore, ma si tratta ormai di una lingua non-euclidea, topologica, in cui raramente si evidenzia il suggerimento cristallografico di Dio (Gadda). La forma, che da Platone a Kant era associata al bello, abita oggi una morphologie autre (come si diceva dellin-

Fu Goethe a immaginare una scienza, la morfologia, sulla forma come metamorfosi. Questo saggio organizza tutti i risvolti estetici, epistemologici, scientifico-percettivi dellaffascinante problema

I PRINCIPI DELLA FORMA DI GIUSEPPE DI NAPOLI

Vita delle forme: accomodatevi

formale di Dubuffet e Fautrier), quella che viene messa a tema dalle scienze del caos e della complessit; le strutture dissipative di Prigogine, i frattali di Mandelbrot, le catastrofi di Thom descrivono forme instabili e irregolari come il frangersi dellonda, le anfrattuosit di una scogliera o la schiuma della birra. Si rinnova cos unantica tradizione che, dai Greci alla rverie bachelardiana passando per Leonardo, si rivolge allinconscio della materia: limmaginazione si risveglia di fronte a macchie, screpolature, profili di nuvole, di fronte alle potenzialit espressive dellinforme. A una Natura disincantata dallo sguardo delle scienze la morfologia sembra poter restituire un senso, ritrovando nella genesi delle forme analogie insospettate tra opera della natura e opera delluomo. Lartista, diceva Klee, deve porsi nel punto in cui le cose hanno origine, dove le forze generano le forme originarie; non la forma formata ma limpulso formativo a essere rilevante (buona la formazione, cattiva la forma), e se larte ripete la morfogenesi perch anche la natura pu intendersi come opera darte. La storia della pittura sembra progredire verso un grado zero della forma, nel quadrato bianco su fondo bianco di Malevic, in Mondrian o Rothko. Per altre vie larte del Novecento ritrova cos le suggestioni della cultura cinese, che Di Napoli ben conosce anche attraverso gli scritti di Franois Jullien; una cultura in cui la nozione di forma (che noi vorremmo universale) non che una pausa nella trasformazione incessante, inseparabile dal processo del mondo. Per la pittura cinese si tratta di dipingere il senza-forma, il fondo dimmanenza da cui le cose provengono, il vuoto non come mancanza o assenza ma come apertura: richiamandosi a essa, Picasso diceva che non si tratta di imitare la natura nel senso di riprodurne le apparenze visibili, ma di operare come lei, di rinnovarne cio il processo di formazione.

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BERSAGLI
S T

ULTIMO MOVIMENTO DEL PROMEMORIA PER MILANO: LA GIUNTA MORATTI


R E

Gianfranco Ferroni, ostinato del reale (con foto)


di Giuseppe Frangi
Ho un ricordo preciso dellunica volta che mi capit di entrare nello studio di Gianfranco Ferroni. Un edificio qualunque, in zona Parco Ravizza a Milano, una scala che scendeva e ti portava in uno scantinato con il pavimento a piastrelle e i muri spogli, le finestre che facevano scendere un po di luce dallalto. Si respirava unaria di trasloco sempre imminente, eppure quello studio per Ferroni era il mondo. Un mondo evidentemente ridotto allosso, smangiato e denudato, ma custodito con una calibrata trasandatezza. Ci si pu chiedere cosa gli impedisse di superare le colonne dErcole di quella porta che si affacciava sulla citt. La risposta una sola: non era costrizione ma scelta. Ferroni aveva scelto lautoreclusione avendo molti motivi per sentirsi straniero rispetto a quello che avveniva l fuori: erano fallite tutte le utopie politiche (ci che alcuni uomini credevano giusto costruire si rivelato controproducente); e, quanto allarte, che sistema era quello che non sapeva trarre indicazioni di sviluppo dallavvento di un gigante come Francis Bacon? Ma il Ferroni che, dopo la fase pi partecipata del realismo esistenziale milanese negli anni settanta, aveva chiuso dietro di s le porte del suo studio, non un Ferroni corroso dal tarlo della solitudine e delle ossessioni come stato accreditato da uninterpretazione forse un po troppo letteraria della sua opera. Ferroni rivendicava lautosufficienza di quel microcosmo, dove accadeva tutto quel che contava per la vita di un pittore: compresa la sorpresa che un giorno si potesse palesare in quello scantinato il grande Chet Baker, un mito assoluto per lui che era pittore con la passione per il sassofono. E Chet Baker, su invito di Gianfranco, suon. Possiamo solo immaginare la sua faccia, impassibile ma felice e lievemente beffarda sotto quella pelle aspramente butterata. Ferroni mor nel maggio 2001 a Bergamo dove negli ultimi anni aveva preso un altro studio. E oggi Bergamo gli dedica un doppio omaggio molto riuscito proprio perch sdogana Ferroni da un clich che alla lunga rischiava di imprigionarlo dentro la casella di un realismo esistenziale tormentato come la leggendaria pelle del suo viso. Alla Gamec sono state presentate una cinquantina di opere frutto della donazione di Arialdo Ceribelli, gallerista, che di Ferroni era stato inseparabile e fedelissimo amico. Lo stesso Ceribelli nella sua galleria ha raccolto una serie di opere sul tema dellautoritratto: una sfilata omogenea, serrata e a tratti davvero carica di grande energia, che permette di scoprire con chiarezza come funzionavano i dispositivi creativi di Ferroni. La rivelazione pi sorprendente della mostra il ruolo che assumeva la fotografia in questo processo. La scoperta del Ferroni fotografo cosa abbastanza recente. Testori nel 1966 aveva fatto un accenno a quei lacerti su carta sensibile che lartista poi lavorava con penna o matita. Ma solo nel 1994, in occasione della personale alla Galleria darte moderna di Bologna, Maurizio Fagiolo dellArco aveva ottenuto di poter esporre un piccolo campione di queste fotografie. Nel 2003, in occasione della mostra alla Fondazione Longhi, ne vennero presentate una ventina, in una sezione apposita, con un approfondimento critico di Renzo Mangili. Ferroni parlava delle fotografie come di uno strumento necessario per fissare limmagine visiva dellopera che aveva in testa, vincendo cos il rischio paralisi davanti alla tela bianca. Infatti in mostra si vedono le immagini stampate a fianco degli sviluppi che avevano di volta in volta generato, con tecniche diverse. un rapporto stringente, in cui si capisce come lobiettivo della macchina sia essenziale per circoscrivere con precisione il campo dindagine e per fermare con esattezza lattimo dellindagine stessa. Nel mirino c sempre lui, unica presenza che popolava lo studiocella e che dialogava soltanto con gli oggetti e con la propria ombra. una presenza pi ostinata che angosciata. Infatti, se pur corretto cogliere in quelle pose sempre studiate una dimensione evidente di attesa, la vera ragion dessere di queste fotografie, e del lavoro che da loro si era generato, sembra un altro: ricorrendo alle sue parole, la fedelt dellimmagine fotografica gli era essenziale per affinare la sensibilit sul vero. In un bel libro che raccoglie i pochi e magri scritti di Ferroni (La luce dellateo, a cura di Domenico Gnoli, Bompiani 2009), si trova una chiave per decifrare questa insistita fedelt al reale, cos forte da reggere a tutte le scosse dellinquietudine. Devo cercare, fermamente deciso, la possibilit di un racconto attraverso le cose, determinato dalle cose stesse. La fotografia quindi rappresentava una sponda oggettiva, un ancoraggio visivo per evitare di rotolare gi, lungo la china degli alambiccamenti identitari. Lo spazio chiuso del suo studio e della sua autoreclusione cos rivela la sua vera ambizione a essere spazio esatto. Esatto come lo spazio, sempre chiuso, del suo amato Vermeer.

Grand Htel Boccioni


di Giovanni Agosti
el campo della cultura la cosa pi importante prodotta a Milano durante lamministrazione di (che non vuole affatto dire da) Letizia Moratti, cio tra la primavera del 2006 e quella del 2011, il Tristano e Isotta di Wagner, diretto da Daniel Barenboim e messo in scena da Patrice Chreau, con le scene di Richard Peduzzi. Lo spettacolo ha debuttato, alla Scala, il 7 dicembre 2007; solo l ho avvertito in questo tratto di storia il riannodarsi dei fili con una grande tradizione espressiva e civile, prima consueta a Milano e oggi perduta. Sembrava dietro langolo, anche se era il 1979, la Lulu di Berg, ancora con la regia di Chreau e la direzione di Boulez e Teresa Stratas nel ruolo della protagonista: uno degli choc visivi che hanno condizionato la mia formazione, proprio mentre si chiudevano gli anni sperimentali e i pi grandi si erano gi fatti laudatores temporis acti. Atri giganteschi e scaloni monumentali dove lo stile 1930 era quello che si reinventava contemporaneamente o poco prima nel Conformista di Bertolucci e in Despair di Fassbinder. Anche quella volta Eine Reise ins Licht. E pensare che nello stesso frangente, e con assoluta naturalezza, a sere alterne, cera il Wozzeck di Abbado e Ronconi con le quindici magnifiche scene, su piani inclinati, di Gae Aulenti. Leccellenza del Tristano stava nella forza del pensiero dietro lo spettacolo, nella cura di ogni dettaglio, nella moralit che aveva sorretto il lavoro della messinscena, nella preparazione meticolosa, durata anni: da qui le sonde psicologiche in grado di raccontare, in maniera nuova e necessaria, una storia eterna. Chreau rivendicava lurgenza dellerudizione (di qui, per esempio, i richiami ai mistici spagnoli, da Teresa dAvila a San Giovanni della Croce) ma contemporaneamente limpegno a superare i dati per riconfigurarli in esperienza: e cos lo sterminato duetto del secondo atto diventava una riflessione sullamore come quando, a una certa et, nelle tempeste emotive le parole sostituiscono i gesti e si vorrebbe solo potere morire insieme. I cantanti di tre quarti si muovevano senza citazionismi, senza allusioni con conquistata naturalezza tra una Cornovaglia e una Bretagna e unIrlanda dove la chiatta del primo atto sembrava approdare ai piedi del romano Muro Torto, una montagna di tessere di tufo in opus reticulatum, l sotto il Pincio, visto con gli occhi di Poussin e di David e le ombre di Courbet. E, in fondo, dietro a tutto, anche Brecht, anche Strehler, anche Milano: limpressione indimenticata, da rubare per la vita, delle luci delle goldoniane Baruffe chiozzotte, come garantiscono le memorie del regista. La prodigiosa recitazione di chi sta in palcoscenico, fino a fare dimenticare linnaturalezza del canto nellemissione delle voci, la si potuta cogliere anche, nel 2010, in Dalla casa dei morti di Jancek, ancora con la regia di Chreau, giunto alla Scala grazie al soprin-

Gianfranco Ferroni, Autoritratto, 1981

pressi della Piet Rondanini, in ocvori delle aziende italiane, pi tendente Lissner: come alluscita casione della Pasqua 2009. Lassesuno; lUniversit statale conferidel Limbo, come allingresso della sore citava Pguy e le foto di Thova al presidente della Skira, Massimensa dei poveri in viale Piave, mas Struth, scandalo nello scanmo Vitta Zelman, la prima laurea con i negri di Gricault e omaggi dalo, e il percorso spirituale che honoris causa dopo quelle, che ristrazianti ai risultati pi alti di Pisollecita tanto i credenti quanto i salivano al 1961, a Riccardo Bacna Bausch ma anche agli antichi non credenti, una maniera diffechelli e ad Eugenio Montale. exploit di Jerzy Grotowsky. Che la rente per celebrare la Pasqua nel Non certo mancata la quantiplatea non fosse strapiena esorta ricordo del cammino religioso rit alle iniziative sostenute dal Coa qualche riflessione sui reali intepercorso sulle tracce dellarte: mune di Milano. Spesso, quasi ressi culturali nella Milano di ogma non va dimenticato, in questa sempre, preparate allultimo mogi. Del resto colma non era nemsagra del malcostume, che le sale mento alla rincorsa di centenari e meno la sala del Teatro Strehler del Castello, cio di un museo cocelebrazioni o, pi semplicemenqualche mese fa quando arrivamunale, erano contemporaneate, degli autori di cassetta. Un reto a Milano il Rve dautomne, lo mente occupate dalla mostra Il socinto che negli anni si progressispettacolo, dal testo del norvegese gno e i segni, unantologica di Corvamente ristretto, con poche inJon Fosse, che Chreau aveva condelia von den Steinen, una scultriclusioni di novit: da Tamara De cepito al Louvre: una storia qualsice svizzera, nata nel 1941, che nel Lempicka a Jean-Michel Baasi che si svolge in un cimitero tra 1966 ha sposato Piero Cascella squiat. Ma che dire della mostra vivi e morti ambientata invece in (1921-2008), lo scultore prediletto di Goya al Palazzo Reale nel 2010? una sala di museo anzi proprio da Silvio Berlusconi. Le opere Quale museo serio avrebbe prestanel Salon Denon del Louvre , ritra cui La poltrona aspetta e Col to i propri Goya, cio dei capolacostruita nei minimi dettagli, dai peso dei libri ma cera anche un vori, a uniniziativa senza capo n lambris ai cartellini. E anche l, anferro da stiro in terracotta erano coda dove i dipinti del pittore spacora una volta, a cinquantanni, e esposte accanto ai marmi di Bonignolo stavano accanto a una genepur con un amico vicino, ti veniva no da Campione, dellAmadeo, rica antologia di pittori dellOtto e da dire che lamore pi freddo del Bambaia... Il catalogo della del Novecento? O meglio quale della morte. Salvo provare i brivimostra, con testi ispirati, era della museo, dopo avere prestato le di, fin dallinizio, al solo entrare Silvana editoriale, affermatasi, nel opere a una mostra del genere, ornella scena e ad ascoltare un vecfrattempo, accanto allElecta e alganizzata da una delle solite sochio pezzo di Chavela Vargas. lo Skira, come fornitrice di questo ciet di servizi, avrebbe riprestaVano cercare unequivalenza genere di pubblicazioni; rispetto to a Milano dei capolavori? Vecdi questi standard in quanto staalle concorrenti, era ed per in chie questioni moralistiche, lo so: to realizzato a Milano tra le tante grado di fornire prodotti low-cost. lo farebbero tutti oramai; basta iniziative del Comune negli anni Negli stessi giorni della primavera pagare il fee, il noleggio. andata intercorsi tra lapparente uscita 2009 il David bronzeo di Donatelcos, infatti. Da qui le file davanti di scena di Sgarbi, primavera lo veniva spostato dal Museo del a Palazzo Marino per vedere, co2008, e lesaurirsi, laltrieri, della Bargello di Firenze per essere me feticci, singoli capolavori Cagiunta Moratti. Lassessore alla mandato a Milano con tutte le ravaggio, Leonardo, Tiziano cultura stato, in questo frangenautorizzazioni ministeriali alla giunti da vicino o da lontano e rete, il monfalconese Massimiliano Fiera campionaria delle qualit si imperdibili, per un pubblico Finazzer Flory: autore e interpreitaliane, volta a mostrare i capolasemplice, da martellamenti pubte, saggista ed editorialista, curatore di rassegne culturali su tutto il territorio nazionale ed ideatore di nuovi format in cui si intrecciano filosofia e letteratura. Cos si autodefinisce, tra Notti bianche e Interviste impossibili, plurime edizioni del Gioco serio dellArte, Progetto Montenapoleone, Manzoni coast to coast, Weekend Futuristi, Performing Street-Via Torino, Milano scopre Guareschi e Guareschi scopre Milano, lo Specchio di Borges e la Vita di Mahler, lAnima dellAcqua, incontri sul Mito e la Donna... Quanti scambi tra commesse e collane, recital e patrocini. Ci sono persino un pugno di libri Skira e il Premio di Poesia Lorenzo Montano e la tessera di socio onorario della Direzione Nazionale Poliziotti Italiani. anche a Finazzer che si deve, nel 2010, la discussa messa in opera della scultura, in marmo di Carrara, di Maurizio Cattelan: L.O.V.E., una mano gigantesca con il dito medio alzato, quasi un resto degli acroliti costantiniani. perfettamente ambientata tra i palazzi della Borsa di Milano, tanto che per un istante hai limpressione che sia stata l fin dallinizio, fin dagli anni Trenta. Sono altre le iniziative di cui sdegnarsi: per esempio la mostra di Angiola Tremonti sorella del ministro delle Finanze e membro della Commissione arredo e decoro urbano del Comune di Milano , che nelle sale neoclassiche della Villa Reale espone, nel 2010, le sue Mabille: Mabille alberi, il Bosco delle Mabille, Mabille crocifisse, Mabilla in attesa, Mabilla ranocchia, Mabilla universale... Ma nel suo catalogo ci sono anche una Donna gatto e un Gattoca e un Piedofilo e una Marmotta triste e una Gallina bendata e Spermatozoo femmina. E persino un libro Bompiani: La valle degli orsi. Al di l del plauso di sindaco e assessore, che cosa dicevano i conservatori del Museo? Schiene da piegare una volta di pi, secondo secoli di storia italiana. Per poi magari mettersi a discettare di cronologie o tecniche di esecuzione o restauro del contemporaneo o archivi del Novecento. Si gi tanto vituperata la tourne del piccolo Crocifisso ligneo, che lo Stato italiano ha acquistato, credendolo unopera giovanile di Michelangelo, nel 2008, e che stato esposto anche a Milano, al Castello Sforzesco, nei

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Il caso pi recente di questa storia del malcostume milanese il Museo del Novecento allArengario, su cui il sindaco uscente punt molte carte. Qui le collezioni che fanno lidentit moderna della citt sembrano finite dentro un albergo alla moda...

blicitari e dalla cinica intelligenza Milano: in alto, delle due organizzatrici. E magari interno del Museo lo stesso pubblico in coda per la del Novecento Donna allo specchio di Tiziano allArengario; non ha mai messo piede a Brera a sinistra, interno per vedere, di Tiziano, il San Gerodellhotel Boscolo lamo con il bosco che crepita, dain Corso Matteotti vanti a cui si sarebbero inchinati Rembrandt o Kiefer. Lenfatizzazione delle manifestazioni culturali non giova infatti alle realt locali, e tanto pi alle pi piccole, ma operose e dignitose, che cercano, nella difficolt dei tempi, di portare avanti una gestione allaltezza del proprio nome: il caso, per esempio, del troppo poco visitato Museo Bagatti Valsecchi, dove hai davvero limpressione di sentire battere uno dei cuori, e dei pi deliranti, di Milano. Quanto Gadda si capisce in quelle sale tra via Santo Spirito e via Ges. Su questo sfondo, e nellambito della politica culturale che si cercato di tratteggiare, va proiettata linaugurazione, il 6 dicembre 2010, del Museo del Novecento nellArengario, accanto al Palazzo Reale, in piazza del Duomo: il pi importante progetto museale europeo dellultimo decennio, un sogno che Milano dedica al mondo, universalmente riconoscibile, oltre 20 milioni di euro di investimento da parte del Comune di Milano per unarea espositiva di circa 5000 metri quadrati, un traguardo eccezionale portato a termine in soli tre anni, a stare alle dichiarazioni del sindaco in apertura del catalogo delle collezioni, edito dallElecta e stavolta pressoch privo di refusi. Ma com il Museo del Novecento? Brutto. Non poteva che essere brutto per lassenza di dialettica con cui stato concepito, per la subalternit alle volont dei progettisti, a cui il cos competente comitato scientifico non riuscito a fare fronte (il meno peggio possibile, sic stantibus rebus), salvo garantirsi e pur non poco un ordinamento di natura cronologica e non, come oggi va per la maggiore, tematico. Il museo brutto anche per linadeguatezza degli spazi e per il linguaggio espositivo adottato, in gara con il mondo della moda e con i suoi rapidi consumi. Di qui, anche data leffettiva velocit di messa in opera, limpressione apparente, e tanto apprezzata, di novit: ma la novit di una vetrina,

di una collezione, di un padiglione da fiera. E non un caso allora che le sale del museo si trovino a coincidere per forme espressive con le fantasiose hall dellalbergo Boscolo, in corso Matteotti, un edificio degli anni tra le due guerre, ristrutturato dallo stesso gruppo di progettisti e destinato a una clientela danarosa e spesso cafona. Persone con altre disponibilit economiche possono conoscere cos forme dellabitare a loro precluse: ma questo il senso di un museo pubblico? Lounge, per degustazioni o riunioni? Priv? Suite? La piscina di l o sul tetto? E Fontana? Divino. Anche Carlo Scarpa ed Edoardo Detti avevano utilizzato precisi elementi messi in opera in musei e gallerie per risistemare, nel 1961, lHotel Minerva a Firenze: ma erano le soluzioni pensate per il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi che ricorrevano nellalbergo. A Milano si ha limpressione del contrario: dallalbergo al museo. E questo stupisce a fronte di un architetto come Italo Rota, formatosi nel cantiere della Gare dOrsay, e autore di sale bellissime al Louvre: per la chiarezza della luce, per la sobriet degli interni, per il rispetto destinato alle opere, per lequilibrio degli ambienti. Ci devono essere state altre forme di dialogo con la committenza, evidentemente. A Milano un atrio importante, un po Art Deco, come la scena di un vecchio Bob Wilson (Death Destruction & Detroit) o, addirittura, un fondale luminoso per un Busby Berkeley: non ti strappano un biglietto ma ti danno un cartellino da metterti al collo, perch devono averlo visto da qualche parte in giro per il mondo. Se scendi, vai in metropolitana, passando davanti ai resti dei Bagni misteriosi

di De Chirico, la fontana incantata del parco Sempione (a un passo dal Teatro continuo di Burri, distrutto nel 1989), affogati in un mare di plastica azzurra; se sali, percorri una spirale, dove ti si para davanti, dietro a un vetro da acquario, su un fondo nero, il Quarto stato di Pellizza da Volpedo: e sembra lo schermo retroilluminato di un gigantesco computer; altro che apprezzare da vicino il procedimento divisionista. Seguono, separati dal resto, i quadri della collezione Jucker: le uniche opere del museo di cui si dichiara lillustre provenienza e la data di acquisizione. Altrove nessun cartellino indica quando e per che via unopera entrata a fare parte delle raccolte comunali: eppure che un Boccioni giunga nel 1934 per legato di Ausonio Canavese o sia acquistato dal Comune nel 1917, allindomani della morte del pittore, non la stessa cosa e non sono certo io il primo a dirlo. Lo attestano le ricerche svolte negli ultimi anni, e di cui il catalogo espone con esemplare chiarezza gli innumerevoli risultati, che discendono da un approccio storico alle vicende del passato prossimo. Daltra parte i costosi, e credo poco flessibili, cartellini del museo segnalano il nome e il cognome degli autori ma i luoghi e le date di nascita e di morte sono rigorosamente omessi: eppure si tratta di artisti del XX secolo, non di Giovanni Bellini o di Giorgione per cui possono sussistere incertezze. In compenso sotto il nome sta scritto, come in un esercizio tautologico di poesia visiva, autore e, ovviamente, author. Una scarsa sapienza drammaturgica regola i passaggi tra le sale o gli scambi tra le opere: basta pensare alla se-

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MILANO DA PAGINA 21
quenza di Boccioni memorabili su fondi grigiastri e in tralice. I Morandi e i De Chirico e i Manzoni invece sono su pareti bianchissime, in piccoli ambienti, tra i via vai delle scale mobili e il lampeggiare degli ascensori cromati, tanto che pensi di essere sui mezzanini di una FNAC, mentre a ogni piano stanno erogatori gratuiti di un liquido igienizzante per le mani (Sanitizza qui le tue mani, sta scritto). Ma ci sono anche distributori vuoti di riviste: Museo Magazine et similia. Non il caso di censurare i prelievi, pur numerosissimi (per esempio la quasi totalit dei Fontana esposti) e non dichiarati abbastanza, a fronte della generosit dei donatori, dalla sterminata raccolta Boschi Di Stefano, che pure ha, in via Jan, una disposizione museale, ma non mi pare giusto avere trasportato allArengario la Bambina x balcone, il capolavoro di Balla, che fa parte della raccolta Grassi nei sottotetti della Villa Reale magnificamente sistemati da Ignazio Gardella e l esposta, fino allaltro ieri, accanto a un cruciale studio coevo. E poi: le liberatorie ridicole per avere accesso, da maggiorenni, nelle camere scure dellarte cinetica, pur cos care agli ambienti Olivetti. Le opere private in deposito non sembrano qualche volta da Matino a Olivieri necessarie a colmare il racconto delle vicende figurative del XX secolo: come giudicare altrimenti lassenza di Pino Pascali? La storia del Novecento corre igienizzata, come le mani, dalle tempeste ideologiche e sulla base di parametri di qualit, nel secondo tratto del secolo almeno, su cui sarebbe bello discutere (la Roma di Schifano e Tano Festa non vale quanto la Milano di Adami e Tadini): ma non manca una sala riepilogo che fa venire alla mente i tempi del liceo con la fortunata Guida al Novecento di Salvatore Guglielmino. Ci sono i libri futuristi in teche di corian, ma non quelli della neoavanguardia: che occasione perduta per mettere a confronto gli anni Dieci e gli anni Sessanta, i pi vitali del secolo andato. I grandi e bei saloni ricavati allultimo piano di Palazzo Reale ospitano non i pezzi cruciali, quelli per cui le raccolte civiche milanesi sono famose (Boccioni in primis) ma una sorta di appendice, di coda, con accanto quasi un bubbone (tanto che non nemmeno inserito nel catalogo) tre stanze con le opere di Marino Marini. Ma soprattutto manca nel Museo del Novecento, cos pesantemente utilizzato durante la campagna elettorale, qualunque riflessione tra i contenuti e il contenitore: niente spiega che lArengario, costruito a partire dal 1937 da Griffini, Magistretti, Muzio e Portaluppi, e decorato allesterno con sculture di Martini, non era un edificio qualsiasi, un belvedere da cui ammirare scorci insoliti della vecchia Milano, spesso sagacemente individuati in questoccasione, ma il luogo, voluto dal fascismo, da cui il Duce Benito Mussolini avrebbe arringato la folla, tra le camicie nere sugli spalti e sulle gradinate. In questa depurazione del passato manca insomma qualunque brivido dorrore. Adesso sarebbe bene, percorso il periplo e giunti alla meta, avanzare proposte concrete e percorribili per il futuro, ci si augura, migliore. Non intendo sottrarmi allesercizio; ma non ora: fa troppo caldo. 7-fine

SERGIO GARUFI

ITALIANA
CARLO VITA MARINA MANDER

Ama nesciri, vocazione!


di Stefano Gallerani
iversamente dal solito, c una ragione profonda e, diremmo, superiore per cui la fascetta che cintura Il nome giusto (Ponte alle Grazie, pp. 234, 16,00), dellesordiente Sergio Garufi, porta la firma di Tommaso Pincio. E questa ragione fa leva almeno su due dati: il primo, contingente ma non occasionale, di natura anagrafica, essendo Pincio e Garufi pressoch coetanei; pi cogente e interno, il secondo si riflette, invece, sulla qualit della pagina e sullangolo prospettico che ce la restituisce, organizzata e strutturata, in forma di romanzo. Cionondimeno, se nel caso di Hotel a zero stelle di Pincio lascrivibilit a un genere nientaltro che il modo, dopotutto, in cui uno scrittore organizza il reale risponde allesigenza di collocare in qualche maniera il testo di Pincio fuori e oltre tanto la categoria saggistica che quella, surrettizia, di scrittura altra, per Garufi la scelta romanzesca allorigine dello stesso tentativo di esorcizzare, nella tragica carriera esistenziale del protagonista del Nome, il fallimento che si nasconde dietro ogni atto creativo, riuscendo cos l dove lalter ego fittizio non pu che mancare denunciando la propria assenza. Ricostruita a ritroso, e cio dalla fine che ci svela le sue modalit solo nella parte terminale del libro (chiusa da unimmagine di dissoluzione potente e originale), la trama sovrappone alla coscienza dello scrittore quella del narratore in prima persona, seguendo in quindici capitoli altrettanti libri che da una costipata rivendita sulla Circonvallazione Clodia di Roma (dove finita la biblioteca del fantasma che ne scorta passo passo la fortuna) finiscono nelle mani le pi diverse; pure, al presente, il protagonista, che da subito sappiamo per morto, non manca di opporre il passato prossimo e remoto che lo ha portato al punto di non ritorno, al culmine di un annientamento che, fuori di metafora, la vera e pi coerente conclusione di un destino. Senza indulgere nel meta-letterario (che pare non gli si addica) e pur con qualche eccessiva pedissequit nel tratteggiare una figura che si vorrebbe paradigmatica e perci memorabile -, Sergio Garufi (classe 1963) orchestra ogni capitolo come una stazione legata a quella che la precede e alla seguente da una rete sottile di connessioni che, tra piccoli affanni e qualche sbavatura stilistica, non si cura di mettere in scacco: ed cos che il rifugio romano (da Milano, dal Nord-Italia, dalla famiglia e dai tracolli finanziari fortuiti o voluti che siano) finisce per essere la penultima tappa di una fedelt estrema, appassionata e presentita: Avrei dovuto capirlo subito, quel pomeriggio di novembre con Anna a San Luigi dei Francesi, che chi segue la propria vocazione rischia di finire male, che vocazione e martirio sono associati () Ama nesciri, compiaciti di essere ignorato, era il mio motto. Cosa cera di pi nobile di incarnare una rinuncia che rinunciava innanzitutto a s stessa, revocando ogni possibile ipoteca sul proprio oggetto?.

Pagliaccetto montaliano
di Massimo Bacigalupo
cosa servono i libri? Sfogliati, studiati, amati, irrisi, si affollano su scaffali e tavolini con le loro belle copertine. Pi belle a volte ben esposte e illuminate in libreria che quando le inseriamo nel disordinato ambiente domestico. Come sassi colorati tolti dallacqua. Il neoeditore genovese Il Canneto (dal nome di uno dei lunghi vicoli del centro storico, vedi il suo sito) propone fra le sue prime uscite due libretti anomali di un vecchio artigiano della grafica e della scrittura, Carlo Vita. Sono volumi da sfogliare e guardare pi che da leggere, incarnazioni di unidea con un pizzico di ossessione. Il primo, firmato C.V. & E.M., sintitola Felicit raggiunta si cammina. 33 variazioni sul tema della deambulazione (pagine non numerate, 10,00). Il verso del titolo suona familiare, e infatti il contributo di E.M. (la prima edizione usc nel 1974, ma non si sa che ne abbia detto il poeta degli Ossi). Questi aggiungeva si cammina per te su fil di lama, sul taglio di un coltello. Carlo Vita offre trentatr variazioni su questo fondo della improbabile felice camminata. Da Felicit raggiunta, cammina per te sul fil di fumo a Felicit raggiunta, cammina per te sul foglio bianco. Ma anche sul filo doro, sul Filarete, sul filofort, sul fascistone, sul fantolino, sul fallo eretto... Ognuna delle 33 variazioni accompagnata da un allettante disegno in punta di penna in cui un pagliaccetto si libra sulloggetto evocato. Carlo Vita, che nato a Verona nel 1925, aveva nel 1974 meno di 50 anni. In seguito ha pubblicato fra laltro un curioso libro di versi e raccontini, Illusioni ottime (Campanotto, 2006). Ora ha intrapreso una nuova sfida, iniziata dice il 25 maggio 2010 ma di cui solo oggi Il Canneto ci offre i primi risultati: un libretto intitolato Contare i sassi (pp. 75, 12,00). Quanti sono sulla Terra i sassi? chiede C.V. nella breve premessa. Il numero deve essere finito anche se per ora non appurato. Ecco dunque lidea di contarli. Il libretto consta di una serie di disegni (guarda caso 33), in cui vediamo delineata una teca contenente via via 1, 2, 3, 4, 5, 6... sassi, ciascuno contrassegnato da un numerino. un gioco misterioso che chiss dove porter. Fatto con molta pazienza, illuminato dalla seriet e dallumorismo. Che sfiori lo zen o le teorie dei sistemi? Tutto lasciato al fruitore di questo libro-jeu desprit. Lartista ha la seriet del fantolino specie se come Vita sta camminando ad ampi passi verso i novantanni. Nella forbita premessa invoca persino lassistenza dellascetico santAgostino: Ci piacerebbe che il Vescovo di Ippona non abbandonasse anzitempo la nave dei sensi, che proseguisse con noi il viaggio noverante, soprassedendo per un attimo a spregiare la materia del mondo. Guidandoci anzi a conoscerla ogni giorno di pi nella sua quantit. A numerarla per meglio (modestamente) padroneggiarla. Istituire un rapporto interlocutorio e sempre attento con la materia del mondo. Un grande insegnamento per un piccolo non-libro.

Il bambino metallico
di Enzo Di Mauro
on so, francamente, quale tipo di traffico interiore continui a intrattenere Marina Mander (che da molti anni vive ormai a Milano) con Trieste, sua citt di nascita. Pure c da chiedersi e io almeno me lo chiedo da quando lessi, per la verit un po in ritardo rispetto alla data di uscita, quel suo felice libro desordio intitolato Manuale di ipocondria fantastica e pubblicato da Transeuropa nel 2000 se quella genealogia culturale abbia una qualche funzione, e in che misura e profondit, nella sua attivit di scrittrice, vale a dire per la maniera sbilenca e a volte addirittura rovesciata che ha di afferrare le cose e le situazioni e i destini dei suoi personaggi, per lo sguardo scentrato e imprevedibile sempre piegato a creare effetti di autentica dissimulazione visiva, per lacutezza mai svagata nel saper delineare una condizione di confine netta e tuttavia friabile, un taglio o unincrinatura insidiosa tra ci che chiamiamo normalit (ad esempio, lo scorrere naturale del tempo dellesistenza) e lemersione di un grumo psichico irrisolto che di netto la trancia, la chiude, la blocca in una sospensione dolorosa. Ebbene, il grottesco che predominava nella sua prova davvio, ora, qui nel nuovo romanzo (La prima vera bugia, et al. Edizioni, pp. 130, 13,00), vira decisamente e va a incastonarsi, al pari di una pietra maligna, nella pi casuale e irrimediabile delle esperienze possibili ovvero nellirrompere di quel guasto fatale al fragile, delicato congegno della vita. Non si tratta, in questo caso, di nevrosi, ma di un evento oggettivo, concreto. Il protagonista-narratore un bambino, il quale ci testimonia di una sequenza di giorni quasi sempre trascorsi nel chiuso di un appartamento dove laria, resa via via irrespirabile, comincia a mancare. Egli, finch pu, nasconde anche a se stesso la semplice, netta e non di meno oscura presenza della morte di colpo installatasi nella casa. Anzi, pi che nascondersela, egli la rimuove e insieme la dilata in unattesa tanto fervida quanto vana. Il bambino procede come se tutto fosse come prima: esce per andare a scuola, invita a casa un compagno di giochi, spende gli ultimi spiccioli per comprare qualcosa da mangiare. In altri termini, egli mette in scena una parodia del quotidiano. Il suo scrutare, per, meticoloso, attentissimo, preciso nel rendiconto, e crudele nel cogliere i cosiddetti dettagli come spesso si dice che sia lo sguardo dei bambini. Il timbro, icastico e mercuriale, quello della cronaca, e per un curioso effetto quella voce ci pare registrata, direi persino che sembra tinta di sfumature quasi metalliche. Ma, al dunque, proprio una simile suggestione linguistica, ossia un che di inclinato allartificio, a rendere La prima vera bugia un romanzo toccante e disperato che sfida, ai limiti dellinsopportabile, i sentimenti (chiamiamoli cos) del lettore, il quale di fatto necessario che se ne debba difendere. Non so se ci rappresenti un pregio o un difetto. Di sicuro un dato.

22) ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011

di Daniele Giglioli

i sono due Gianni Celati. Il primo (per usare il molesto gergo calcistico che forse lo far imbestialire, ma pare si debba) uno dei pi grandi scrittori italiani. Ovvero qualcuno che ha trovato un paese tutto suo, una lingua riconoscibile ad apertura di pagina, un complesso di idee immagini ritmi pause e cadenze che lo rendono inconfondibile, altro, impossibile da imitare se non per parodia o pastiche; il tutto sostenuto da una riflessione teorica profonda e coesa come ce ne sono pochi o nulli esempi. vero che questo sembra contraddire molti degli assunti teorici di Celati medesimo, di cui si trova ampia documentazione nel libro che qui si presenta (Conversazioni col vento volatore, Quodlibet Compagnia Extra, pp. 170, 14,00): che non si mai un individuo singolo ma un popolo, o comunque il membro di una trib immaginaria che si aggrega e si riconosce via via che procede il proprio scrivere; che il narrare sempre ascolto e visitazione fantastica degli altri, in quanto nasce dallaver ascoltato i racconti di una popolazione di individui a cui associarsi anche solo fantasticamente; che quella dellindividualismo proprietario (di cui fa parte la Mitologia dellAutore) la lebbra metafisica che corrode irreparabilmente il nostro tempo; e altro ancora. Ma questo di per s non farebbe fatto (in ogni artista e anzi in ognuno di noi sono proprio i punti di frattura, le tensioni e non le soluzioni, a costituire il centro vivo di un pensiero e di unimmaginazione), se qui non si innestasse appunto il secondo Celati. Un Celati della conversazione, pi che dello scritto, dellintervento pubblico, che anche, lo voglia o non lo voglia, una figura guida, un capopopolo, o capotrib, o capo-

scuola, un ideologo perfino, nella cui opera, lingua, pensiero e anche vezzi, in tanti si riconoscono fino a un grado di identificazione proiettiva impressionante: stessi giri di frase, stessi idoli polemici (uno per tutti: il famoso o famigerato Entr Carla degli Indifferenti di Moravia), trapianto letterale di invenzioni verbali (per esempio la parola fantasticazioni), e pi in generale una postura, un atteggiamento, una mimica, un sistema prescrittivo del come si deve e non si deve scrivere. Il che configura il paradosso di uno scrittore che, nato e vissuto allinterno di unininterrotta battaglia di sganciamento (dalle finzioni dellIo, dalle pretese disciplinatrici della razionalit utilitaristica, ecc.), finisce per assumere il ruolo di legislatore e principe di una poetica che dice parole di liberazione mentre di fatto opera un processo di assoggettamento al carisma del padre fondatore. A voler essere superficiali ci si potrebbe accontentare del detto che si nasce incendiari e si muore pompieri magari nei discepoli, ma il senso del discorso non cambia. O dello sconsolato storicismo assoluto di un Sanguineti secondo il quale ogni avanguardia deve pensarsi fin dalla sua genesi come una futura arte da museo. O del fatto che se i maestri non vengono mangiati in salsa piccante (copyright Giorgio Pasquali e Pier Paolo Pasolini) sono guai. Ma sarebbe ingiusto, ingeneroso e soprattutto cieco. E non solo per il rilievo ovvio ma sacrosanto che Celati pompiere non c mai diventato; tuttaltro. Ma perch in questa tensione tra liberazione individuale (degli umori del corpo, delle fantasticherie mattoidi della mente, dei ghiribizzi della lingua) e pratica collettiva si misura tutto il valore di interrogazione politica che larte di Celati pone tanto ai lettori quanto agli autori che si mettono nel suo solco. Quando si parla di politica a proposito di Celati bisogna intendersi. Nulla a che vedere con len-

gagement dellintellettuale, con il dovere del realismo o del reportage, con la prosopopea del coraggioso testimone deciso a dire la verit costi quel che costi. Ma s per con qualcosa che ha profondamente a che vedere con la verit, non fossaltro nella forma della critica spietata che Celati conduce contro la menzogna sociale organizzata, di cui sono sintomo alla stessa stregua tanto la pretesa metafisica della conoscenza oggettiva quanto la letteratura industriale su cui non perde occasione per sparare. Contro di essa, Celati convoca il potere maieutico della fantasia, per fantasia intendendo via Aristotele e Vico qualcosa di intrinsecamente collettivo, pubblico, comune. Alla radice delle fantasie pi eterodosse di ogni singolarit c sempre un prelievo da, e un ritorno al, comune, allintelletto comune averroista, evocato nel Vento volatore, il che spiega per inciso lamore di Celati per due forme cos italiane come la novella e il poema cavalleresco, e il disprezzo per il romanzo, con la sua coazione alla razionalizzazione dellintreccio e alla messa a fuoco di una psicologia individuale. Il punto per che il comune uno spazio esaltante ma anche pericoloso. Non abitato solo da gentili fantasticazioni, ma anche da demoni. Giustamente Celati nota come in molta parte della rinascita del fantastico contemporaneo (Harry Potter, Il Signore degli anelli) la fantasia evocata come qualcosa di tenebroso, torbido, mostruoso. Ma non lo per caso. Perch attraverso la fantasia transitano e praticano non solo benevoli sciamani ma anche turpi demagoghi, non solo la liberazione ma il carisma, non solo lo scarto capriccioso ma anche lassoggettamento alla norma. E se questo fatto, forzando un poco i termini della questione, si spinge fino a lambire la sua stessa opera, non dovremo vedere in ci una banale contraddizione nei termini del predicare bene e razzolare male, ma il segno, il limite, il confine, ad-

In questo suo libro-patchwork L I B R I E V I A G G I CRITICA DEL GIARDINO Gianni Celati JOHN DOS PASSOS, SCARPA IN BENIN ci consegna il senso AMERICANO PER UN VILLAGGIO del suo profilo DIRETTO A EST PARTECIPATO di Andrea Di Salvo intellettuale: di Roberto Duiz allo scrittore A bordo della rollante Mormagao Baobab di 13-14 metri di diametro combattevano il mal di mare a riassociano sulla verticale delle relaunanimemente colpi di Madeira gli americani di- zioni visive (cui pi siamo usi affiretti a est, aggrappati al bancone darci) un affiorare al suolo del pariconosciuto, e cantando sempre pi forte. E linsesto delle trame di forme, funintanto. fuori, il vento ululava e zioni, memorie e simboli che, nella si sovrappone gli spruzzi volavano mentre la bar- sempre rinnovata cosmogonia di ca affondava sempre pi nel venvillaggio cui tutte concorrono, si fa il maieuta tre delle onde. Comincia con luogo di invenzione di una comuniunimmagine alla Coloane il t, della sua identit. Taneka Beri della fantasia lungo viaggio verso Oriente di il luogo altro, villaggio del nordJohn Dos Passos, sempre pi sproovest del Benin, sulle colline Tae del contropotere. fondandovi, dalla costa atlantica neka, cui dedicata ledizione americana fino allIran, che chia2011 del Premio Internazionale Ed a questultimo ma ancora Persia. Strada facendo Carlo Scarpa per il Giardino (a cusi chiede perch tutta quella vora di Domenico Luciani e Patrizia che va prestato glia di trascinarsi tra frammenti Boschiero, con lantropologo Maravvizziti di vecchi ordini, tra relico Aime, pp. 192, 20,00, Antiga credito nelle attuali gioni defunte, tra rovine che Edizioni). Ventiduesima edizione di pullulano dalle larve della storia. una campagna di attenzioni prourgenze politiche Realizza che il suo somiglia pi a mossa dalla Fondazione Benetton
un viaggio di fuga che a un viaggio desplorazione. Fuga dalla vita terribile in un Occidente che sta distruggendo i germogli del rinnovamento tra limmondizia dei depositi ferroviari russi, nellodore dei tubi di scappamento nelle stazioni di servizio di Detroit. Orient Express (Donzelli, pp. 205, 18,00) il racconto di un viaggio del 1921, attraverso un mondo che va ridisegnandosi dopo gli scombussolamenti prodotti dalla Grande Guerra e dalla rivoluzione sovietica. Da Ostenda, terminal della nave transoceanica nel nord Europa, scende in treno fino a Costantinopoli, attraverso i Balcani, la Bulgaria e la Grecia. Vede brillare il Bosforo, intorno alla sfilza di corazzate grigie allancora, mentre tra le colline brune in primo piano e le colline azzurre sullo sfondo si srotola una spessa colonna di fumo. Fissa sulla carta immagini che pare di vederle. E talvolta le visualizza davvero, pennellando quadri dai colori accesi, anchessi contenuti nel libro. Registra ogni storia gli arriva alle orecchie e la amalgama con le sue visioni, che non di rado assomigliano ad allucinazioni, perennemente in bilico tra realt e immaginazione. Procede lento, osservando e orecchiando, si dissocia dalla prima persona quando gli va di prendere le distanze da s e guardarsi agire da fuori come lamericano diretto ad est, interprete non protagonista di un racconto corale, mescolato a tanti altri e fuso nel contesto, col quale non necessario identificarsi. Non c n passato n futuro, solo questo movimento soporifero e inesplicabile che porta verso Levante attraverso un mondo che rotola, annota. Dunque rotola anche lui, fino alla baia di Trebisonda e da l avanti, fiancheggiando la costa verso le tenebre dellEst. Altri treni, folle cenciose che si aggirano per le stazioni e carrozze stipate di soldati. Il Caucaso e lArarat, lArmenia e la pianura di Tabriz, storie raccapriccianti e pensieri che si muovono lenti in una densa salsa di stupore. Persia e retromarcia lungo la via dei pellegrini che conduce in Iraq. E da l 37 giorni attraverso il deserto di pietre di Damasco con una carovana. un reportage di quasi un secolo fa, ma non si avverte alcun anacronismo nellapproccio e nella scrittura. O forse s, ma solo perch la specie dei reporter oggi quasi estinta. Studi Ricerche dove premiare un luogo significa indagarlo nel suo farsi rapporto tra forma e vita. Dialetticamente, sempre in bilico tra conservazione e reinvenzione partecipata. Una rapida scorsa allindice dei luoghi selezionati negli anni d la misura di come per intenderne in tal senso il valore sia necessario affilare una particolare attenzione. Considerando come laccento sia posto non tanto sul talento dellinventore, ma sulla sapienza e la continuit di una guida che riesce a far vivere nel tempo quella stessa invenzione. E come alla eleggibilit dei luoghi si vogliano operativamente intrecciati orientamenti pratici per attivare coscienza e cultura del loro governo. Da I sentieri di fronte allAcropoli, di Dimitris Pikionis, alle architetture erratiche della Val Bavona nel Canton Ticino, dagli interventi di Bogdan Bogdanovic nel Complesso memoriale di Jasenovac o di Sven-Ingvar Andersson sul Museumplein di Amsterdam, fino da ultimo al villaggio di Taneka Beri. E qui, ricalcando e variando le profferte di un territorio accudito e venerato, la trama di insiemi abitativi e funzionali del lontano villaggio del popolo Taneka (quelli delle pietre) si sovrappone a quella degli spazi rituali in una mappa fisica e mentale di relazioni e proiezioni simboliche (nella documentazione, le tabelle di percorrenza in passi contemperano le aspirazioni alla misurazione spaziale e al rilievo geometrico di una metodologia paesaggistica rimeditata dal filtro antropologico). Alberi secolari, pietre opportunamente scelte e posizionate ordinano spazi-funzione destinati a riti e socialit. Grotte, affioramenti di rocce si integrano nel tracciato del muretto eretto a protezione dai razziatori di schiavi, puntello identitario del mito di fondazione di una societ nata in difesa della libert, esito della compresenza di diverse etnie confluite integrando fuggitivi in una particolare organizzazione sociale. Interpretando un territorio che la accoglie e la plasma nel comune senso di appartenenza, la comunit rispecchia la propria identit anche nellinvenzione di un paesaggio. Espressione dellirriducibilit delle differenze con cui siamo chiamati a confrontarci, il microcosmo di Taneka Beri al tempo stesso occorrenza di un universale concreto che dalla sua alterit ci interroga, proponendosi perfino come possibile paradigma di sviluppo sostenibile.

VAGABONDING

VRIDE

CONVERSAZIONI COL VENTO VOLATORE

Riprendere con Celati lo spazio comune

ditatoci appunto da quellopera, del luogo in cui si spinto ma anche arrestato fino a questo momento il suo e il nostro pensiero. Come si pensa e si fantastica in comune? sufficiente ritirarsi in piccole trib di nomadi, in prosecutori del giardino di Epicuro che sfruttano tutti gli spazi interstiziali rimasti disponibili per sottrarsi alla violenza e alla menzogna del potere? Non si perso qualcosa nel momento in cui si rinunciato a gettare apertamente in faccia a quel potere il guanto della sfida? E cosa ne di tutti gli altri, i non salvati, i condannati alla letteratura industriale? Non ci impoverisce tutti il fatto di considerarli perduti per il nostro comune, abbandonandoli senza rimpianti al comune privatizzato da quegli altri? Sono, come si vede, i problemi politici pi stringenti della nostra epoca. Sintetizzando, lidea di esodo che d il cambio a quella di rivoluzione. Non senza validi motivi: la rivoluzione non ha dato buona prova di s (lunica vera rivoluzione che ho visto, scrive Celati nel Vento, stata quella della Thatcher). Da qui sono nati o rinati Bartleby e Robert Walser e gli strambi e i pascolanti. Il problema : per quanto ancora? Lo spazio si riduce giorno dopo giorno. Urge rimettersi a fantasticare qualche cosa di nuovo, naturalmente in comune.

Luigi Ghirri, Sassuolo (Modena), 1983

ALIAS N. 29 - 23 LUGLIO 2011 (23

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