gli hunza, longevità e natura

20/09/12 10.43

gli hunza, longevità e natura
Es-tratto dalla pagina originale: http://www.viaggiatori.com/mete_di_gola/pakistan.htm

In Pakistan alla scoperta della comunità più longeva del mondo Scoprire il segreto della longevità è sempre stata una prerogativa di tutti gli uomini. Un simile pensiero è certamente venuto in mente a tutti i viaggiatori alla ricerca, alla scoperta di un luogo che custodisca un segreto magico e incantato. Il nostro errare di meta in meta per la scoperta del segreto della longevità ci porta fino in una piccola valle nel Pakistan, a nord di Peshawar al confine con la Cina, ai piedi della catena montuosa dell'Himalaya. Sulla strada della antica via della seta, una piccola comunità dalle origini misteriose, risiede in questa valle incantata, che risulta avere la popolazione più longeva del mondo. Una strada asfaltata (Kharakorum Highway) ci conduce verso le montagne, un paesaggio secco grigio e austero, monocolore, neve cemento e granito. Poi per incanto il paesaggio si trasforma in una valle verde e rigogliosa, la valle di Hunza, oasi magica a 2.500 slm con prati verdissimi, seminati a miglio e orzo e frutteti dal colore arancione. La notorietà di questa valle è dovuta alle descrizione del libro di J. Hilton "Orizzonte Perduto" e a due antropologici britannici che hanno scoperto che il popolo Hunzukut ha una alta capacità di resistenza alle malattie e resistenza alle infezioni specie quelle di tipo microbiche. Non vi è altra comunità in Pakistan con le stesse caratteristiche; potrà sembrare banale ma il vero segreto della popolazione hunza è il rapporto con l'alimentazione e più in generale con l'ambiente e con se stessi. Si tratta di un rapporto antico fatto di rispetto e amore, in grado di assicurare un equilibrio fisico e morale. Ma la vita nella valle di Hunza non è mai stata semplice; a questa altezza nulla nasce spontaneo ed è tutto merito dell'opera e dell'ingegno dell'uomo. I campi e i terrazzamenti rubati alla montagna, vengono irrigati tramite delle autentiche opere di ingegneria utilizzando le acque dei ghiacciai dell'Himalaya, opportunamente raccolte e convogliate nella valle tramite un sistema di canali e serbatoi che rende costante il flusso. Ciò permette di coltivare orzo frumento, miglio, grano saraceno e la verdura da orto: pomodori, cavoli, spinaci, rape e piselli. Numerosi gli alberi di noci e albicocche, ciliegie, more, pesche, pere e melograni.
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Il regime alimentare costituisce uno degli aspetti più caratteristici. Il popolo hunza è un popolo contadino vissuto per secoli in isolamento che ha sempre utilizzato i prodotti della propria valle. Durante il periodo primaverile, digiunavano per poter razionare i pochi viveri rimasti in attesa del primo raccolto. Le abitudini alimentari che rendono questa popolazione particolarmente forte alle malattie sono l'uso di cibi locali, il quasi esclusivo uso di prodotti stagionali o essicati, l'uso del pane integrale, l'uso di cereali, il consumo di germe di grano e di mais non ancora maturi o di germogli dei piselli, la consuetudine di mangiare quasi esclusivamente verdure, legumi lessati (la cui acqua di cottura viene bevuta per cui le sostanze nutritive che si perdono durante le cottura vengono recuperate), il limitato consumo di carne (gli animali vengono mangiati solo quando vecchi), l'uso del sale limitato, i formaggi consumati freschi o fermentati. Tutte queste consuetudini nel corso degli anni hanno prodotto nella popolazione quelle particolari capacità di vigore. Si racconta che un hunza può andare da Karimabad a Gilgit al mercato per 100 km e tornare indietro. Le forti doti di resistenza sono conosciute in tutto l'oriente, tanto che nelle spedizioni Himalayane, sono assoldati come portatori. Con la kuarakorum highway è arrivato il progresso economico, ma il popolo hunza non rinnega il passato, le proprie tradizioni e abitudini. La vita si svolge tra meditazione, lavoro, istruzione (vi sono due università) e il gioco del polo. Il mio soggiorno è terminato e sono sulla strada del ritorno a chiedermi se sono riuscito a portare via il segreto degli hunza e se riuscirò a vivere come il papà di Kharim la mia guida, fino a cento dieci anni….. Quello che mi è rimasto nella mente non è tanto la sua longevità, ma la sua serenità o forse quell'inconsapevolezza di felicità. Carmine Volpe Es-tratto dalla pagina originale: http://www.viaggiatori.com/mete_di_gola/pakistan.htm

articolo da ilgiardinodeilibri.it Questo libro sul popolo himalaiano degli Hunza offre un grosso contributo ad una ridefinizione dell'idea di progresso. Troppo a lungo si é alimentato il mito che tutti i primitivi facevano una vita
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disperata, morivano come mosche e la loro età media superava di poco i trenta anni, in realtà queste erano idee preconcette che presupponevano che tutte le società preindustriali soffrissero dello stesso grado di arretratezza. Qui si dimostra quanto sia infondata questa assunzione e poichè la salute, che comprende non solo il corpo ma anche la felicità della gente, é un potente indicatore qualitativo del livello di progresso, si suggerisce il dubbio che via siano molti popoli più progrediti della nostra società industriale, pur nella apparente povertà tecnologica. Questo libro ci racconta come gli Hunza vivano bene, con poco e mangiando poco, armonizzandosi all'ambiente ed al corso dell'anno e sopratutto di quanto sia smagliante il loro sorriso. Per saperne di più: Protonutrizione e longevità

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