Normalmente lo stato dovrebbe incassare le imposte ed erogare servizi.

In Italia è diverso, lo stato incassa le imposte, ed eroga servizi (alcuni a pagamento) e p rivilegi. Sono tante le categorie di privilegiati. I 100.000 pensionati d’oro con pensioni a nnue da 100.000 a 500.000 euro, i baroni universitari settantacinquenni che este ndono la cattedra a mogli e figli, i medici che vincono concorsi ad personam, i pubblici dipendenti mai licenziabili, i lavoratori aeroportuali non licenziabili anche se rubano, le corporazioni di tassisti, i dipendenti degli enti inutili, i cittadini delle regioni a statuto speciale che hanno la benzina a prezzi di fa vore, i dipendenti del comune che non pagano i trasporti pubblici locali, gli av vocati che sono gli unici a guadagnare dalla lungaggine dei processi, i ladri ta ngentari corrotti e corruttori che non andranno mai in galera perché la giustizia è stata stravolta dall’eccesso di leggi e del numero di gradi di giudizio e dalla po ssibilità di ricorrere ai cavilli, i falliti cui è stato depenalizzato il falso in b ilancio, quelli che acquistano gli attici con vista Colosseo a prezzi di favore dagli enti previdenziali di stato, quelli con l’auto blu, i parlamentari cui paghi amo pranzi cene e messe in piega e in cambio legiferano due giorni a settimana, i dipendenti che timbrano e vanno a fare la spesa, chi usa il volo di stato per portare a spasso la famiglia o la fidanzata, il cittadino che evade in modo sist ematico e impunito per il 21% della ricchezza nazionale prodotta, artigiani e de ntisti che guadagnano meno dei propri collaboratori occasionali, la casta di not ai pochi e strapagati, i notai che si fanno pagare i bolli e poi non li mettono, le agenzie immobiliari che si fanno pagare in nero, segretari comunali che se l avorano metà del tempo in due comuni raddoppiano gli stipendi, compagnie di teleco municazione poco corrette che operano senza regole, le compagnie aeree monopolis te che impediscono la crescita del settore e l’occupazione, i soci occulti nascost i sotto fondazioni o fiduciarie, chi si fa la casa abusiva, grandi aziende che r icevono sovvenzioni pubbliche e portano all’estero la produzione, politici unicame nte interessati a preservare il potere e alle volte collusi. Con in più la ridondanza di ruoli e di livelli che immobilizzano la gestione, con due Camere che si palleggiano le leggi, governo regione provincia comune circosc rizione comunità montana ciascuno organizzato in modo non gerarchico e tale che ci ascuno che può dire la sua, una miriade di enti di controllo che possono mettere i bastoni tra le ruote e regolamentare in modo indipendente e contrastante, una p roliferazione di province che ha portato ad avere millesettecento tra prefetti e vice, la protezione civile che dipende a livello provinciale dal prefetto ma an che dal presidente della provincia, il comune che crea sotto di sé venti società par tecipate e altrettanti consigli di amministrazione. Lo stato sociale, si dice, ha il dovere di tutelare il più debole e chi ha meno di sponibilità, e questo è sacrosanto. Solo che il creare posti di lavoro senz’altro fine che quello occupazionale porta a due problemi: il primo è l’ingovernabilità gestional e dovuta ai ruoli contrastanti; il secondo è che per ogni centro di potere si crea un analogo centro di acquisto, con spesa incontrollata. Ciascuno spende, spreca , eroga favori. E nessuno comanda, nulla cambia. Continuiamo così, allora, come si è sempre fatto? Questa volta no, siamo vicini al c ollasso. La Sicilia è prossima al fallimento e se non tracolla è perché lo stato la fi nanzia. Ma per finanziare la Sicilia con il mantenimento dei suoi privilegi le a ltre regioni dovranno tassarsi ed una ad’una si indeboliranno a loro volta, fino a l fallimento. Allora i privilegi cesseranno, ma a discapito dell’intera collettivi tà, anche quella produttiva. Le cause di questa situazione? Una incontrollabile es terofilia tutta italiana, con desiderio di produrre all’estero con l’effetto di port are soldi nelle nazioni a basso reddito, la voglia di acquistare beni e servizi all’estero arricchendo solo chi è oltre frontiera, un’immigrazione indiscriminata, la paralisi del sistema infrastrutturale per gli eccessi normativi, l’assenza di Spoi l System per l’alternanza al potere, la mancanza di certezza della pena che in più inibisce gli investimenti dall’estero. Il tutto unito ai valori di conversione del l’euro che ha dato un colpo pesante al sistema, con il raddoppio dei prezzi della pizza selvaggia e quindi degli appartamenti e di tutti i beni e servizi, pur man tenendosi inalterati gli stipendi. La forbice tra ricavi costanti e costi in aum ento non è una situazione che si possa portare avanti a lungo. Come conseguenza le

giovani leve di quarantenni sono disastrate, ed erodono i risparmi fortunatamen te accumulati dai genitori in tempi più rosei. La politica non si rende conto della gravità della situazione, è interessata a procr astinare se stessa tramite una legge elettorale particolarmente attraente che pr eservi in parlamento anche i deputati e senatori non eletti ma “di livello”. E in ge nerale gli italiani amano definirsi un grande paese, il paese dell’arte della cult ura della cucina dell’industria, e forse non si sono ancora resi conto che nel fra ttempo qualcosa è cambiato a livello globale. Abbiamo sì costruito le autostrade, ma negli anni sessanta. Abbiamo costruito 600 km di alta velocità da Torino a Roma i n quindici anni. I Cinesi li fanno in sei mesi. Se nello stretto di Messina tran sitano 30 navi cargo, sulla stessa superficie ne passano 100 sotto la Sicilia se nza fermarsi, 500 a Rotterdam e 200 a Shanghai. Cina India Brasile e Russia insi eme gestiscono il 70% del Pil mondiale, anche Turchia e Polonia sono in netta cr escita, per noi l’essere il quinto paese mondiale è solo un ricordo. L’unica soluzione, al di là della fuga all’estero o al fallimento del Paese, è quella de lla tranciatura netta dei privilegi, con riduzione drastica della pensione massi ma, soppressione degli enti inutili, ed alleggerimento in massa dello stato. E a ttenzione, questo è paradossale: anche erogando un sussidio di disoccupazione a tu tti quelli che non lavorano e non lavoreranno, vi sarebbe beneficio economico pe r la nazione, in quanto cesserebbe la spesa pazza da parte della miriade di enti . Ma leggendo quanto sopra, e chi vuole aggiunga il suo, ci chiediamo: c’è ancora qual cuno in Italia che vuole il cambiamento, anche considerando che su 100 abitanti 6 sono statali (che oggi pure subiscono la congiuntura economia), 27 pensionati poco avvezzi al cambiamento, 16 minorenni non ancora in grado di esercitare il d iritto di voto, e 12 evasori?