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Teoria della misura

Tiziano Vargiolu
Dipartimento di Matematica Pura ed Applicata
via Belzoni, 7 - 35131 Padova
email: vargiolu@galileo.math.unipd.it
8 ottobre 2003
Indice
Introduzione iii
1 Teoria della misura 1
1.1 Definizione di misura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.2 Misure esterne . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.3 Misura di Lebesgue e misure di Borel sulla retta reale . . . . . . . . . . . . 9
2 Integrazione 13
2.1 Funzioni misurabili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
2.2 Integrazione di funzioni non negative . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
2.3 Integrale di funzioni reali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
2.4 Convergenza in misura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
2.5 Integrale di Lebesgue . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
2.6 Misure prodotto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
2.7 Integrale di Lebesgue n-dimensionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
2.8 Integrali dipendenti da parametro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
A Complementi 31
A.1 Insieme di Cantor . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
A.2 Integrazione di funzioni complesse . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
B Temi di esame con soluzioni 34
B.1 Prova scritta del 28 gennaio 1999 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
B.2 Prova scritta del 18 febbraio 1999 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35
B.3 Prova scritta dell’11 giugno 1999 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
B.4 Prova scritta del 2 luglio 1999 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37
B.5 Prova scritta del 10 settembre 1999 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
B.6 Prova scritta del 27 settembre 1999 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
B.7 Prova scritta del 26 gennaio 2000 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
B.8 Prova scritta del 18 febbraio 2000 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
B.9 Prova scritta del 14 giugno 2000 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
B.10 Prova scritta del 5 luglio 2000 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
B.11 Prova scritta del 21 settembre 2000 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
B.12 Prova scritta del 16 novembre 2000 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43
i
B.13 Prova scritta del 21 dicembre 2000 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
B.14 Prova scritta del 20 febbraio 2001 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45
B.15 Prova scritta del 7 luglio 2001 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46
B.16 Prova scritta del 9 settembre 2001 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47
B.17 Prova scritta del 19 settembre 2001 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48
ii
Introduzione
Questo lavoro riprende un corso di esercitazioni di Istituzioni di Analisi Superiore in cui mi
era stato chiesto di fare una breve introduzione alla teoria della misura. Ho quindi cercato
di procedere in modo che uno studente del terzo anno del corso di laurea in Matematica
arrivasse in poco tempo (una decina di ore) a poter utilizzare i classici teoremi di limite
dell’integrazione di Lebesgue (Beppo Levi, Fatou e convergenza dominata), partendo dalla
definizione di spazio misurabile e di misura.
`
E stato dedicato anche abbastanza spazio alla
costruzione della misura di Lebesgue n-dimensionale, che ´e stato l’esempio che storicamente
ha fatto nascere la teoria della misura come la conosciamo oggi. La referenza principale per
questo lavoro `e stata il libro di Folland [2], a cui si rimanda per approfondimenti. Alla fine
sono stati poi inseriti i temi di esame relativi alla teoria della misura dati all’Universit`a di
Padova negli appelli dall’Anno Accademico 1998-’99.
Vista l’origine di questo lavoro, esso pu`o essere utilizzato per una breve ma rigorosa
introduzione alla teoria della misura nei corsi di Analisi II (per quanto riguarda l’integrale
di Lebesgue) e di Istituzioni di Analisi Superiore. A questo scopo si consiglia di svolgere le
sezioni 1.1, 1.2 (senza la dimostrazione del teorema di Caratheodory), 1.3 (eventualmente
omettendo la dimostrazione della proposizione 1.25), 1.4 (limitandosi al caso in cui A `e
finito), 2.1 (concentrandosi eventualmente solo sulle funzioni reali), 2.2, 2.3 (concentrandosi
eventualmente solo sulle funzioni reali), 2.6, 2.7. Dato che la teoria `e stata trattata in
modo abbastanza generale, il materiale pu`o essere utilizzato anche nell’ambito di un corso
di Calcolo delle Probabilit`a.
iii
Capitolo 1
Teoria della misura
1.1 Definizione di misura
Definizione 1.1 Prendiamo un insieme X e una famiglia / di sottoinsiemi di X (nel
seguito si indicher`a questo con /⊆ T(X)). Diciamo che / `e un’algebra se:
i) ∅ ∈ /
ii) A ∈ / ⇒ A
c
∈ / (/ `e chiusa per complemento)
iii) A, B ∈ / ⇒ A∪ B ∈ / (/ `e chiusa per unione finita)
Osserviamo che dalla definizione di algebra segue che X ∈ / e che A, B ∈ / ⇒
A∩ B ∈ /, cio´e che / `e chiusa per intersezione finita. Infatti si pu`o ottenere A∩ B
in questo modo:
A∩ B = (A
c
∪ B
c
)
c
Definizione 1.2 Prendiamo un’algebra / ⊆ T(X). Una funzione d’insieme µ : / →
[0, +∞] si dice finitamente additiva o misura finitamente additiva se:
i) µ(∅) = 0
ii) A, B ∈ /, A∩ B = ∅ ⇒ µ(A∪ B) = µ(A) +µ(B)
Teorema 1.3 Sia µ una misura finitamente additiva. Allora:
a) A, B ∈ /, A ⊆ B ⇒ µ(A) ≤ µ(B) (µ `e monotona)
b) A, B ∈ /, A ⊆ B, µ(A) < +∞ ⇒ µ(B ¸ A) = µ(B) −µ(A)
c) A
1
, . . . , A
n
∈ / ⇒ µ(

n
i=1
A
i
) ≤

n
i=1
µ(A
i
) (µ `e subadditiva)
Dimostrazione. a) Poich´e B = A∪ (B ¸ A), si ha che µ(B) = µ(A) +µ(B ¸ A) ≥ µ(A).
b) Se µ(A) < +∞, allora si pu`o sottrarre µ(A) da entrambi i membri della relazione
µ(B) = µ(A) +µ(B ¸ A) e si ottiene la tesi.
1
c) Si ha
n
_
i=1
A
i
= A
1
∪ (A
2
¸ A
1
) ∪ . . . ∪
_
A
n
¸
n−1
_
i=1
A
i
_
e dunque
µ
_
n
_
i=1
A
i
_
= µ(A
1
) +µ(A
2
¸ A
1
) +. . . +µ
_
A
n
¸
n−1
_
i=1
A
i
_
Applicando (a) si ottiene la tesi. 2
Esempio 1.4 Prendiamo un insieme X finito e / = T(X). Allora / ´e un’algebra. Se
poi prendiamo una generica funzione f : X ∈ [0, +∞], allora questa definisce una misura
finitamente additiva in questo modo:
µ(A) =

x∈A
f(x)
Esempio 1.5 (“misura” di Jordan-Riemann) Prendiamo X = R e
/ =
_
n
_
i=1
I
i
[ I
i
intervalli disgiunti
_
Allora / `e un’algebra; se poi per un generico intervallo I di estremi a < b (quindi della
forma (a, b), [a, b), (a, b] o [a, b]) definiamo µ(I) = b −a, allora possiamo estendere µ ad /
in questo modo:
µ(
n
_
i=1
I
i
) =
n

i=1
µ(I
i
)
Questa funzione `e nota come misura di Jordan-Riemann. Nonostante il nome, `e una
misura finitamente additiva, e non una misura nel senso della teoria della misura. Tuttavia
la teoria della misura `e nata proprio per estendere la misura di Riemann ad insiemi pi` u
generali di quelli di /.
Definizione 1.6 Prendiamo un insieme X e una famiglia / ⊆ T(X). Diciamo che / `e
una σ-algebra se:
i) ∅ ∈ /
ii) A ∈ / ⇒ A
c
∈ /
iii) A
n
∈ / ∀n ≥ 1 ⇒


n=1
A
n
∈ / (/ `e chiusa per unione numerabile)
Osserviamo che una σ-algebra `e anche un’algebra, quindi una σ-algebra `e chiusa anche
per complemento, per unione finita e per intersezione finita. Inoltre essa `e chiusa anche per
intersezione numerabile (esercizio).
2
Definizione 1.7 Prendiamo una σ-algebra /⊆ T(X). Una funzione d’insieme µ : /→
[0, +∞] si dice misura se:
i) µ(∅) = 0
ii) A
n
∈ / ∀n ≥ 1, A
n
disgiunti ⇒ µ(


n=1
A
n
) =


n=1
µ(A
n
)
Presentiamo ora un concetto che mette insieme gli oggetti delle ultime due definizioni.
Diamo inoltre un po’ di terminologia di teoria della misura.
Definizione 1.8 Si dice spazio misurato una terna (X, /, µ), dove X `e un insieme
generico, / ⊆ T(X) `e una σ-algebra, e µ `e una misura su /. La coppia (X, /) (senza
specificare la misura µ) si dice spazio misurabile. Gli insiemi A ∈ / si dicono insiemi
misurabili. Se A ∈ /, µ(A) = 0, allora A si dice insieme trascurabile. Se una propriet`a
vale ∀x ∈ X ¸ A, con A trascurabile, allora si dice che la propriet`a vale quasi ovunque
(abbreviato q.o.). Infine, la misura µ su X si dice finita se µ(X) < +∞, e si dice σ-finita
se esiste una partizione X =


n=1
A
n
tale che µ(A
n
) < +∞ per ogni n.
Le misure godono naturalmente di tutte le propriet`a delle misure finitamente additive;
in particolare, sono monotone e (finitamente) subadditive. Si pu`o dimostrare tuttavia che
esse godono di altre propriet`a:
Teorema 1.9 Sia (X, /, µ) uno spazio misurato. Allora
a) se A, B ∈ /, A ⊆ B, allora µ(A) ≤ µ(B) (monotonia)
b) se (A
n
)
n
⊆ /, allora µ(


i=1
A
i
) ≤


i=1
µ(A
i
) (subadditivit`a numerabile)
c) se (A
n
)
n
⊆ /, A
1
⊆ A
2
⊆ , allora µ(


n=1
A
n
) = lim
n→∞
µ(A
n
) (continuit`a dal
basso)
d) se (A
n
)
n
⊆ /, A
1
⊇ A
2
⊇ , e µ(A
n
) < +∞ per qualche n, allora µ(


n=1
A
n
) =
lim
n→∞
µ(A
n
) (continuit`a dall’alto)
Dimostrazione. a) Vedi teorema 1.3
b) Si ha

_
n=1
A
n
= A
1
∪ (A
2
¸ A
1
) ∪ . . . ∪
_
A
n
¸
n−1
_
i=1
A
i
_
∪ . . .
e dunque
µ
_

_
n=1
A
n
_
= µ(A
1
) +µ(A
2
¸ A
1
) +. . . +µ
_
A
n
¸
n−1
_
i=1
A
i
_
+. . .
Applicando (a) si ottiene la tesi.
3
c) Poniamo A
0
= ∅. Allora:
µ
_

_
n=1
A
n
_
=

n=1
µ(A
n
¸ A
n−1
) = lim
k→∞
k

n=1
µ(A
n
¸ A
n−1
) = lim
k→∞
µ(A
k
)
d) Poniamo B
i
= A
n
¸A
i
per i > n. Allora B
n+1
⊆ B
n+2
⊆ , µ(A
n
) = µ(B
i
)+µ(A
i
)
per i > n, e


i=n+1
B
i
= A
n
¸


i=1
A
i
. Allora per (c) si ha
µ(A
n
) = µ
_

i=1
A
i
_
+ lim
i→∞
µ(B
i
) = µ
_

i=1
A
i
_
+ lim
i→∞
(µ(A
n
) −µ(A
i
))
Siccome µ(A
n
) < +∞, possiamo sottrarlo da entrambi i lati e otteniamo il risultato. 2
Vediamo ora alcuni esempi di spazi misurati.
Esempio 1.10 Prendiamo un insieme X numerabile e / = T(X). Allora / ´e una σ-
algebra. Se poi prendiamo una generica funzione f : X → [0, +∞], allora questa definisce
una misura su X in questo modo:
µ(A) =

x∈A
f(x)
Se f(x) < +∞ ∀x ∈ X, allora µ ´e σ-finita su X.
Esempio 1.11 (delta di Dirac) Prendiamo un insieme generico X e definiamo / =
T(X). Prendiamo poi un x ∈ X fissato e definiamo
δ
x
(A) =
_
1 se x ∈ A
0 se x / ∈ A
∀A ⊆ X
La δ
x
`e una misura nota come delta di Dirac nel punto x. Essa `e una misura finita su
X. Il suo ruolo nell’analisi ´e degno di nota: infatti i “non matematici” (fisici, ingegneri,
ecc.) tendono ad usarla nella teoria delle equazioni differenziali come se fosse una funzione
reale su X che “vale +∞ in x e 0 altrove. L’esistenza di questa ed altre “funzioni strane”
ha fatto s´ı che si sviluppasse la teoria delle funzioni generalizzate, meglio nota come
teoria delle distribuzioni.
Esempio 1.12 (misura che conta i punti) Prendiamo un insieme generico X e
definiamo /= T(X), e
µ(A) = Card (A)
La µ `e nota come misura che conta i punti. Essa `e finita se X `e finito, e σ-finita se X `e
numerabile.
Esempio 1.13 Prendiamo un insieme infinito X e definiamo /= T(X), e
µ(A) =
_
+∞ se A `e infinito
0 se A `e finito
∀A ⊆ X
Allora µ `e una misura finitamente additiva, ma non `e una misura. Per vedere questo, basta
verificare su un insieme numerabile A che µ(A) = 1 ,=

x∈A
µ(¦x¦) = 0.
4
Teorema 1.14 Sia T ∈ T(X) generica. Allora esiste una σ-algebra / che ´e la pi` u piccola
σ-algebra contenente T. / si chiama allora σ-algebra generata da T e si indica con
σ(T).
Dimostrazione. Definiamo
/=

M

σ-alg.,F∈M

/

cio´e / `e uguale alla pi` u grande classe contenuta nelle classi /

della definizione. Siccome
T(X) `e una σ-algebra, la classe su cui ´e definita / `e non vuota, quindi / `e ben definita.
Inoltre, si verifica facilmente che / `e una σ-algebra che contiene T. Infine, / `e la pi` u
piccola σ-algebra che contiene T per definizione. 2
Definizione 1.15 Se (X, c) `e uno spazio topologico, indichiamo con B(X) = σ(c) la σ-
algebra generata dalla topologia di X. Essa viene comunemente chiamata σ-algebra dei
boreliani di X, e i suoi insiemi vengono chiamati boreliani, o insiemi di Borel di X.
B(X) contiene gli aperti e i chiusi di X, e anche insiemi pi` u complicati, come unioni infinite
di chiusi o intersezioni infinite di aperti.
Esempio 1.16 (estensione della misura di Riemann) Prendiamo X = R e / =
B(R). Vorremmo ora estendere la misura di Riemann a B(R) in modo che la misura di
un intervallo sia ancora data dalla differenza dei suoi estremi. Purtroppo non possiamo
ancora fare questo con la teoria che abbiamo finora; vedremo per`o nella prossima sezione
come estendere questa teoria, fino ad arrivare a costruire una tale misura (e molte altre).
Presentiamo infine un concetto che ci sar`a utile in seguito.
Definizione 1.17 Una σ-algebra / si dice completa rispetto alla misura µ se contiene
tutti i sottoinsiemi degli insiemi trascurabili, cio´e se µ(A) = 0 implica che B ∈ / ∀B ⊆ A.
Teorema 1.18 Se (X, /, µ) `e uno spazio misurato, e chiamiamo
^ = ¦N ∈ / [ µ(N) = 0¦
la classe degli insiemi trascurabili, e
¯
/= ¦E ∪ F [ E ∈ /, F ⊆ N per qualche N ∈ ^¦
allora
¯
/ `e una σ-algebra completa rispetto a ¯ µ, che `e l’unica estensione di µ a
¯
/.
¯
/ si
chiama completamento di / rispetto a µ.
Dimostrazione. Siccome / e ^ sono chiuse per unioni numerabili, anche
¯
/ lo ´e. Preso
un generico elemento E ∪ F ∈
¯
/, con F ⊂ N ∈ ^, possiamo assumere che E ∩ N = ∅
(altrimenti possiamo rimpiazzare F, N con F ¸E, N¸E). Allora E∪F = (E∪N)∩(N
c
∪F),
quindi (E ∪ F)
c
= (E ∪ N)
c
∪ (N ¸ F). Ma (E ∪ N)
c
∈ / e (N ¸ F) ⊆ N ∈ ^, quindi
(E ∪ F)
c

¯
/, e quindi
¯
/ `e una σ-algebra. Estendiamo ora µ a / in questo modo:
5
per E ∪ F ∈
¯
/, con F ⊂ N ∈ ^, poniamo ¯ µ(E ∪ F) = µ(E). Questa misura `e ben
definita, poich´e se E
1
∪ F
1
= E
2
∪ F
2
, con F
j
⊂ N
j
∈ ^, allora E
1
⊂ E
2
∪ N
2
, quindi
µ(E
1
) ≤ µ(E
2
) + µ(N
2
) = µ(E
2
), e allo stesso modo µ(E
2
) ≤ µ(E
1
). Si verifica facilmente
che ¯ µ ´e una misura completa su
¯
/, e che ¯ µ `e la sola misura su
¯
/ che estende µ; i dettagli
sono lasciati per esercizio. 2
1.2 Misure esterne
Definizione 1.19 Prendiamo un insieme X. Una funzione d’insieme µ

: T(X) →[0, +∞]
si dice misura esterna se:
i) µ

(∅) = 0
ii) A ⊆ B ⇒ µ

(A) ≤ µ

(B)
iii) µ

(


n=1
A
n
) ≤


n=1
µ

(A
n
)
Questi oggetti si chiamano misure esterne a causa del modo usuale in cui vengono
costruiti, che vediamo nella prossima proposizione.
Proposizione 1.20 Siano c ⊆ T(X) e ρ : c → [0, +∞] tali che ∅ ∈ c, X ∈ c e ρ(∅) = 0.
Per ogni A ⊆ X poniamo
µ

(A) = inf
_

n=1
ρ(E
n
) [ E
n
∈ c, A ⊆

_
n=1
E
n
_
Allora µ

`e una misura esterna.
Dimostrazione. Siccome X ∈ c, per ogni A ⊆ X la famiglia (E
n
) definita da E
n
= X
∀n `e un ricoprimento di A in c, e quindi l’insieme di definizione di µ

non `e vuoto e la
definizione ha senso. Abbiamo poi che µ

(∅) = 0 (basta prendere E
n
= ∅ ∀n). Inoltre
se A ⊆ B, allora ogni ricoprimento di B `e anche un ricoprimento di A, quindi l’insieme
di definizione di µ

(A) `e pi` u grande di quello di µ

(B), e quindi µ

(A) ≤ µ

(B). Infine,
se (A
n
)
n
⊆ T(X), allora per ogni ε > 0 e per ogni n esiste un ricoprimento (E
n
j
)
j
di A
n
tale che A
n



j=1
E
n
j
e µ

(A
n
) + ε2
−n



j=1
µ

(E
n
j
). Allora


n=1
A
n



j,n=1
E
n
j
e
µ

(


n=1
A
n
) +ε ≥


j,n=1
µ

(E
n
j
), e quindi µ

(


n=1
A
n
) +ε ≥


n=1
µ

(A
n
). Siccome ε `e
arbitrario, abbiamo la tesi. 2
Se µ

`e una misura esterna su X, un insieme A ⊆ X ´e chiamato µ

-misurabile o
misurabile secondo Caratheodory se
µ

(E) = µ

(E ∩ A) +µ

(E ∩ A
c
) ∀E ⊆ X
Teorema 1.21 (Caratheodory) Se µ

`e una misura esterna su X, e chiamiamo / =
¦A ⊆ X [ A `e µ

-misurabile¦, allora / `e una σ-algebra, e la restrizione µ di µ

a / `e
una misura completa.
6
Dimostrazione. / `e chiuso per complemento, poich´e la definizione di µ

-misurabilit`a di
A `e simmetrica in A e A
c
. Inoltre, se A, B ∈ / e E ⊂ X, per subadditivit`a abbiamo:
µ

(E) = µ

(E ∩ A) +µ

(E ∩ A
c
) =
= µ

(E ∩ A∩ B) +µ

(E ∩ A∩ B
c
) +µ

(E ∩ A
c
∩ B) +µ

(E ∩ A
c
∩ B
c
) ≥
≥ µ

(E ∩ (A∪ B)) +µ

(E ∩ (A∪ B)
c
)
Ne segue che anche A∪B ∈ /, quindi /´e un’algebra. Inoltre, se A, B ∈ / e A∩B = ∅,
allora:
µ

(A∪ B) = µ

((A∪ B) ∩ A) +µ

((A∪ B) ∩ A
c
) = µ

(A) +µ

(B)
quindi µ

`e finitamente additiva su /. Per mostrare che / ´e una σ-algebra `e sufficiente
mostrare che / `e chiusa per unione disgiunta numerabile. Se (A
j
)
j
`e una successione di
insiemi disgiunti in /, poniamo B
n
=

n
j=1
A
j
e B =


j=1
A
j
. Allora per ogni E ⊂ X:
µ

(E ∩ B
n
) = µ

(E ∩ B
n
∩ A
n
) +µ

(E ∩ B
n
∩ A
c
n
) =
= µ

(E ∩ A
n
) +µ

(E ∩ B
n−1
)
quindi per induzione si ha che µ

(E ∩ B
n
) =

n
j=1
µ

(E ∩ A
j
). Quindi
µ

(E) = µ

(E ∩ B
n
) +µ

(E ∩ B
c
n
) ≥
n

j=1
µ

(E ∩ A
j
) +µ

(E ∩ B
c
)
Facendo tendere n →∞ otteniamo
µ

(E) ≥

j=1
µ

(E ∩ A
j
) +µ

(E ∩ B
c
) ≥ µ

_
_

_
j=1
(E ∩ A
j
)
_
_


(E ∩ B
c
) =
= µ

(E ∩ B) +µ

(E ∩ B
c
) ≥ µ

(E)
quindi tutte le disuguaglianze nell’ultimo calcolo sono uguaglianze. Ne segue che B ∈ /,
e prendendo E = B si ha che µ

(B) =


j=1
µ

(A
j
), quindi µ

´e numerabilmente additiva
su /. Infine, se µ

(A) = 0 per ogni E ⊂ A si ha
µ

(E) ≤ µ

(E ∩ A) +µ

(E ∩ A
c
) = µ

(E ∩ A
c
) ≤ µ

(E)
e quindi A ∈ /, e µ

|M
`e una misura completa. 2
Vediamo quali applicazioni ha il teorema di Carath´eodory. Per fare questo, dobbiamo
dare un’altra definizione.
Definizione 1.22 Prendiamo un’algebra / su un insieme X. Una funzione d’insieme µ :
/ →[0, +∞] si dice premisura se:
i) µ

(∅) = 0
ii) se (A
n
)
n
⊆ / sono disgiunti e tali che


n=1
A
n
∈ /, allora µ(


n=1
A
n
) =


n=1
µ

(A
n
)
7
Se µ `e una premisura su /, allora induce una misura esterna µ

su X in virt` u della
proposizione (1.20), definita da
µ

(E) = inf
_

n=1
µ(A
n
) [ A
n
∈ /, E ⊆

_
n=1
A
n
_
(1.1)
Proposizione 1.23 Se µ `e una premisura su / e µ `e definita da (1.1), allora
a) µ

[
A
= µ
b) ogni insieme in / `e µ

-misurabile.
Dimostrazione. (a) Prendiamo un generico elemento E ∈ /. Allora per ogni ricoprimento
(A
n
)
n
⊆ /, poniamo B
n
= E∩(A
n
¸

n−1
i=1
A
i
). Allora B
n
⊆ A
n
, i B
n
sono disgiunti e la loro
unione `e E, quindi µ(E) =


n=1
µ(B
n
) ≤


n=1
µ(A
n
); per l’arbitrariet`a del ricoprimento
(A
n
)
n
, ne segue che µ(E) ≤ µ

(E). La disuguaglianza inversa si ottiene ponendo A
1
= E e
A
n
= ∅ per n ≥ 2: allora µ

(E) ≤ µ(E) + 0.
(b) Se A ∈ /, E ⊆ X ed ε > 0, allora esiste un ricoprimento (B
n
)
n
⊆ / di E tale
che µ

(E) +ε ≥


n=1
µ(B
n
). Siccome µ `e additiva su /, abbiamo che
µ

(E) +ε ≥

n=1
(µ(B
n
∩ A) +µ(B
n
∩ A
c
)) ≥ µ

(E ∩ A) +µ

(E ∩ A
c
)
Siccome ε `e arbitrario, abbiamo che A ´e µ

-misurabile. 2
Teorema 1.24 Sia / un’algebra, µ una premisura su / e / = σ(/). Allora esiste una
misura ¯ µ su / tale che ¯ µ[
A
= µ. Se µ `e σ-finita, allora ¯ µ ´e l’unica estensione di µ ad una
misura su /.
Dimostrazione. Il teorema `e una conseguenza del teorema di Caratheodory e della
proposizione 1.23: infatti, µ induce una misura esterna µ

sulla σ-algebra degli insiemi
µ

-misurabili, che contiene /, e quindi contiene /. Inoltre µ

[
A
= µ.
Dimostriamo ora che l’estensione `e unica. Supponiamo che ν sia un’altra misura
tale che ν[
A
= µ. Prendiamo E ∈ / tale che E ⊆


i=1
A
i
, con A
i
∈ /; allora ν(E) ≤


i=1
ν(A
i
) =


i=1
µ(A
i
), e da questo segue che ν(E) ≤ ¯ µ(E). Se chiamiamo A =


i=1
A
i
,
allora abbiamo che
ν(A) = lim
n→∞
ν
_
n
_
i=1
A
i
_
= lim
n→∞
µ
_
n
_
i=1
A
i
_
= ¯ µ(A)
Se ¯ µ(E) < +∞, allora possiamo scegliere gli A
i
in modo che ¯ µ(A) < ¯ µ(E)+ε, cio´e ¯ µ(A¸E) <
ε; allora:
¯ µ(E) ≤ ¯ µ(A) = ν(A) = ν(E) +ν(A¸ E) ≤ ν(E) + ¯ µ(A¸ E) ≤ ν(E) +ε
8
Siccome ε `e arbitrario, segue che ¯ µ(E) = ν(E). Quindi, se µ `e σ-finita, abbiamo che
X =


n=1
A
n
, con µ(A
n
) < +∞, e possiamo supporre che gli A
n
siano disgiunti. Allora
per ogni E ∈ /:
¯ µ(E) =

n=1
¯ µ(E ∩ A
n
) =

n=1
ν(E ∩ A
n
) = ν(E)
e quindi ν = ¯ µ. 2
La dimostrazione del teorema prova pi` u del suo enunciato: infatti ad esempio
possiamo notare che se partiamo da uno spazio misurato (X, /, µ) ed eseguiamo la
costruzione vista in questa sezione, allora la misura esterna µ

costruita tramite il teorema
di Caratheodory pu`o essere ristretta ad una misura sulla σ-algebra /

dei µ

-misurabili
che in generale contiene /; se µ `e σ-finita, si pu`o provare che /

`e il completamento di
/.
1.3 Misura di Lebesgue e misure di Borel sulla retta reale
In questa sezione costruiremo misure su (R, B(R)). Queste misure si chiamano misure di
Borel su R. Da qui in poi considereremo intervalli aperti a sinistra e chiusi a destra su R,
cio´e della forma (a, b], oppure (a, +∞), oppure ∅, con a ∈ R ∪ ¦−∞¦, b ∈ R; chiamiamo
questi intervalli h-intervalli (h sta per half-open). Chiamiamo / l’algebra generata da tali
intervalli, che `e possibile esplicitare in questo modo:
/ =
_
n
_
i=1
I
i
[ I
i
h-intervallo
_
Ricordiamo che σ(/) = B(R).
Prendiamo ora una funzione F : R → R crescente. Diciamo che F ´e continua a
destra se per ogni a ∈ R si ha
F(a) = lim
x→a
+
F(x)
Inoltre abbiamo che i limiti F(+∞) = lim
x→+∞
F(x) e F(−∞) = lim
x→−∞
F(x) esistono
(e possono essere finiti o infiniti). Vogliamo ora definire una misura µ a partire da F in
modo che
µ((a, b]) = F(b) −F(a)
Per fare questo, baster`a dimostrare che la µ definisce una premisura. Questo, in virt` u di
quanto dimostrato nella sezione precedente, baster`a a costruire la misura. Notiamo che,
se poniamo F(x) = x, allora otteniamo che µ((a, b]) = b − a. Questa misura sar`a quindi
l’estensione della “misura” di Riemann che stavamo cercando alla fine della sezione 1.
Proposizione 1.25 Se F `e crescente e c.a d., e poniamo
µ
_
n
_
i=1
(a
i
, b
i
]
_
=
n

i=1
(F(b
i
) −F(a
i
))
per (a
i
, b
i
] intervalli disgiunti, e µ(∅) = 0; allora µ `e una premisura su /.
9
Dimostrazione. Prima di tutto notiamo che µ `e ben definita su /: infatti, se (I
i
)
i
e
(J
j
)
j
sono famiglie finite di h-intervalli tali che

i
I
i
=

j
J
j
, allora abbiamo che

i
I
i
=

ij
(I
i
∩ J
j
) =

j
J
j
, e quindi
µ
_
_
i
I
i
_
=

ij
µ(I
i
∩ J
j
) = µ
_
_
_
j
J
j
_
_
quindi µ `e ben definita, ed `e finitamente additiva per definizione.
Dobbiamo ora mostrare che se (I
i
)
i∈N
`e una successione di h-intervalli disgiunti tale
che

i
I
i
∈ /, allora µ(

i
I
i
) =

i
µ(I
i
). Per la finita additivit`a di µ, possiamo supporre
che

i
I
i
= (a, b] = I; abbiamo allora che per ogni n vale:
µ(I) = µ
_
n
_
i=1
I
i
_

_
I ¸
n
_
i=1
I
i
_
≥ µ
_
n
_
i=1
I
i
_
=
n

i=1
µ(I
i
)
Otteniamo quindi che µ(I) ≥


i=1
µ(I
i
). Per provare la disuguaglianza inversa, supponi-
amo all’inizio che −∞< a < b < +∞, e fissiamo un ε > 0. Siccome F ´e continua a destra,
esiste un δ > 0 tale che F(a+δ)−F(a) < ε, e se chiamiamo I
i
= (a
i
, b
i
], allora esistono δ
i
tali
che F(b
i

i
)−F(b
i
) < ε2
−i
. Gli intervalli aperti (a
i
, b
i

i
) coprono l’insieme [a+δ, b], che `e
compatto, quindi esiste un ricoprimento finito. Scartando ogni (a
i
, b
i

i
) contenuto in uno
pi` u grande, ed eventualmente riordinando gli indici i, possiamo supporre che gli intervalli
(a
1
, b
1

1
), . . . , (a
N
, b
N

N
) coprono [a+δ, b], a
1
< . . . < a
N
e b
i

i
∈ (a
i+1
, b
i+1

i+1
)
per i = 1, . . . , N −1. Allora:
µ(I) ≤ F(b) −F(a +δ) +ε ≤ F(b
N

N
) −F(a
1
) +ε ≤
= F(b
N

N
) −F(a
N
) +
N−1

i=1
(F(a
i+1
) −F(a
i
)) +ε ≤
≤ F(b
N

N
) −F(a
N
) +
N−1

i=1
(F(b
i

i
) −F(a
i
)) +ε ≤

n

i=1
µ((a
i
, b
i

i
]) +ε ≤

i=1
µ(I
i
) + 2ε
Dato che ε `e arbitrario, nel caso −∞< a < b < +∞ abbiamo finito. Se a = −∞, ripetiamo
l’argomento e otteniamo F(b) − F(−M) ≤


i=1
µ(I
i
) + 2ε per ogni M < ∞, e se b = ∞,
otteniamo F(M) −F(a) ≤


i=1
µ(I
i
) +2ε. Allora il risultato segue facendo tendere ε →0
e M →∞. 2
Teorema 1.26 Se F `e crescente e c.a d., allora esiste un’unica misura µ
F
su B(R) tale
che µ
F
((a, b]) = F(b) − F(a) per ogni a, b ∈ R, a < b. Se G `e un’altra funzione crescente
e c.a d., allora µ
F
= µ
G
se e solo se G − F `e costante. Viceversa, se µ `e una misura su
10
B(R) finita su ogni boreliano limitato e definiamo
F(x) =
_
_
_
µ((0, x]) se x > 0
0 se x = 0
−µ((x, 0]) se x < 0
allora F `e c.a d. e crescente, e µ = µ
F
. Infine, µ
F
si pu`o estendere a una misura completa
¯ µ
F
che `e definita in una σ-algebra che in generale contiene di B(R).
Dimostrazione. Grazie alla proposizione precedente, F definisce una premisura µ
F
su /,
che `e σ-finita (basta scrivere R =


n=1
(n, n + 1]). Per il teorema di Caratheodory e le
sue conseguenze, si pu`o estendere µ
F
ad una unica misura (che chiamiamo ancora µ
F
) su
σ(/) = B(R) tale che µ
F
((a, b]) = F(b) −F(a) per ogni a, b ∈ R. Se G `e crescente e c.a d.,
anch’essa induce una misura µ
G
; abbiamo che per ogni a, b ∈ R:
µ
F
((a, b]) −µ
G
((a, b]) = F(b) −F(a) −G(b) +G(a)
e quindi µ
F
= µ
G
su / se e solo se F − G ´e costante; da questo segue la prima parte
della tesi. Infine, se µ ´e una misura su B(R) finita su ogni boreliano limitato, allora la
F definita nel teorema `e crescente (perch´e µ `e monotona) e c.a d. (perch´e µ `e continua
dall’alto e dal basso), e µ = µ
F
su ogni intervallo (a, b]: ad esempio, se 0 ≤ a < b, si ha che
µ((a, b]) = µ((0, b]) − µ((0, a]) = F(b) − F(a) = µ
F
((a, b]) (allo stesso modo si fanno i casi
a < 0 ≤ b e a < b < 0). 2
Facciamo ora alcune note. Intanto, la teoria costruita finora si sarebbe potuta ottenere
anche considerando intervalli del tipo [a, b) e funzioni F continue a sinistra. Inoltre, se µ
`e una misura finita su R, e poniamo F(x) = µ((−∞, x]), allora µ = µ
F
. La F si chiama
allora funzione di distribuzione cumulativa di µ. Queste misure vengono comunemente
chiamate misura di Lebesgue-Stieltjes.
Esempio 1.27 (misura di Lebesgue) Se F(x) = x, allora otteniamo che µ((a, b]) =
b −a. Questa misura coincide con l’usuale misura di Riemann su / (ma ricordiamo che ha
come dominio B(R)) e si chiama misura di Lebesgue. Notiamo inoltre che µ([a, b]) = b−a:
infatti [a, b] =


n=1
(a − 1/n, b], e in particolare (a − 1/n, b] ¸ [a, b], quindi µ([a, b]) =
lim
n→∞
µ((a − 1/n, b]) = b − a + 1/n = b − a. In modo simile si dimostra che µ([a, b)) =
µ((a, b)) = b −a.
Facciamo poi notare che che il dominio di ¯ µ
F
in generale contiene B(R). Per vedere
questo in un caso semplice, basta considerare la funzione F = 1
{x≥0}
. Allora µ
F
= δ
0
`e la delta di Dirac nel punto 0 e il completamento ´e definito su tutta la σ-algebra T(R).
Infatti abbiamo che δ
0
(R ¸ ¦0¦) = 0, quindi `e possibile estendere δ
0
ad ogni sottoinsieme
di R ¸ ¦0¦ assegnandogli misura nulla. Questo esempio pu`o sembrare una patologia, ma
questo fenomeno riguarda tutte le misure usate comunemente, e in particolare la misura
di Lebesgue m. Infatti anche essa pu`o essere estesa ad una σ-algebra (che chiameremo L)
pi` u grande di B(R). Un esempio famoso di insiemi misurabili non boreliani `e fornito nel
capitolo 3 sezione 1.
11
Nel seguito indicheremo la misura di Lebesgue con m. Diamo ora un altro risultato
(che non dimostreremo) sulla misura di Lebesgue.
Teorema 1.28 Se E ∈ B(R), e r, s ∈ R, poniamo E+s = ¦x+s [ x ∈ E¦ e rE = ¦rx [ x ∈
E¦; allora E +s, rE ∈ B(R) e m(E +s) = m(E), m(rE) = [r[m(E).
12
Capitolo 2
Integrazione
Nella teoria dell’integrazione di Riemann su R,
_
b
a
f(x) dx ´e definito come limite delle
somme di Riemann, che sono gli integrali di funzioni costanti sui sottointervalli di [a, b].
Nella teoria dell’integrazione di Lebesgue, vedremo che
_
X
f(x) dµ(x) sar`a costruito come
limite di integrali di funzioni costanti su insiemi misurabili di X. Siccome abbiamo visto che
gli insiemi misurabili secondo Lebesgue possono avere una forma pi` u complessa degli insiemi
misurabili secondo Riemann, possiamo estendere l’integrale ad una classe pi` u generale di
funzioni. Inoltre costruiremo l’integrale concentrando la nostra attenzione su funzioni a
valori reali; notiamo per`o che la teoria pu`o essere formulata comprendendo anche funzioni
a valori complessi o in R
n
.
2.1 Funzioni misurabili
Definizione 2.1 Se (X, /) e (Y, ^) sono spazi misurabili, una funzione f : X → Y si
dice (/, ^)-misurabile, o pi` u semplicemente misurabile se / ed ^ sono chiari dal
contesto, se f
−1
(E) ∈ / per ogni E ∈ ^.
Quando la funzione f `e a valori in R, si usa una terminologia particolare: abbiamo
infatti visto che su R le σ-algebre pi` u comunemente usate sono due, B(R) e L, che `e il
suo completamento rispetto alla misura di Lebesgue. Per questo motivo, si usa questa
terminologia quando si parla di funzioni reali.
Definizione 2.2 Se f : R → R, diciamo che f `e boreliana se ´e (B(R), B(R))-
misurabile, e diciamo pi` u genericamente che f ´e misurabile (secondo Lebesgue) se `e
(L, B(R))-misurabile.
´
E ovvio che la composizione di funzioni misurabili (secondo la terminologia della
definizione 2.1) `e misurabile; cio´e, se f : X → Y `e (/, ^)-misurabile e g : Y → Z
´e (^, O)-misurabile, allora g ◦ f : X → Z ´e (/, O)-misurabile. Notiamo poi che se
f : X →Y e (Y, ^) ´e uno spazio misurabile, allora si pu`o rendere f misurabile costruendo
la σ-algebra / = f
−1
(^) su X, dove f
−1
: T(Y ) → T(X) `e la mappa inversa di f,
13
definita da f
−1
(F) = ¦x ∈ X [ f(x) ∈ F¦. Infatti f
−1
commuta con unioni, intersezioni e
complementi, quindi / `e una σ-algebra.
Le cose cambiano se si considerano funzioni reali: secondo la definizione 2.2, una
funzione boreliana `e anche misurabile secondo Lebesgue, ma non viceversa. Inoltre se f e g
sono due funzioni misurabili, non `e detto che f ◦ g lo sia. Se per`o f ´e boreliana, allora f ◦ g
ha la stessa misurabilit`a di g.
Proposizione 2.3 Se ^ = σ(c), allora f `e (/, ^)-misurabile se e solo se f
−1
(E) ∈ /
per ogni E ∈ c.
Dimostrazione. L’implicazione “solo se” `e banale. Per l’inverso, osserviamo che la classe
¦E ∈ Y [ f
−1
(E) ∈ /¦ `e una σ-algebra che contiene c, quindi contiene anche ^. 2
Corollario 2.4 Se X e Y sono spazi topologici, allora ogni funzione continua f : X → Y
`e anche (B(X), B(Y ))-misurabile.
Dimostrazione. f `e continua se e solo se f
−1
(U) `e aperto in X per ogni aperto U ⊆ Y ;
siccome B(Y ) `e generata dagli aperti di Y , la tesi segue dalla proposizione 2.3. 2
Proposizione 2.5 f : X → R `e /-misurabile se e solo se una delle 4 condizioni
equivalenti qui sotto `e verificata:
1. f
−1
((a, ∞)) ∈ / ∀a ∈ R
2. f
−1
([a, ∞)) ∈ / ∀a ∈ R
3. f
−1
((−∞, a)) ∈ / ∀a ∈ R
4. f
−1
((−∞, a]) ∈ / ∀a ∈ R
Dimostrazione. Segue dalla proposizione 2.3 e dal fatto che gli insiemi (a, ∞) (cos´ı come
quelli degli altri 3 tipi) generano B(R). 2
Definizione 2.6 Se X `e un insieme, (Y
α
, ^
α
) sono spazi misurabili e f
α
: X → Y
α
sono
funzioni, per α ∈ A, allora si dice σ-algebra generata dalle (f
α
)
α
la σ-algebra / =
σ(f
−1
α
(E
α
) [ E
α
∈ /
α
, α ∈ A). Essa si indica anche con σ(f
α
), ed `e la pi` u piccola
σ-algebra tale che le (f
α
)
α
siano tutte misurabili.
Un esempio molto importante di σ-algebra generata `e quello di σ-algebra prodotto.
Supponiamo di avere gli spazi misurabili (X
α
, /
α
), dove α ∈ A `e un parametro, e di volere
costruire una struttura di spazio misurabile sullo spazio prodotto X = Π
α∈A
X
α
. Nel seguito
chiamiamo π
α
: X →X
α
la proiezione sulla α-esima coordinata.
14
Definizione 2.7 Si chiama σ-algebra prodotto la σ-algebra
/=

α∈A
/
α
= σ¦π
−1
α
(E
α
) [ E
α
∈ /
α
, α ∈ A¦
La σ-algebra prodotto `e quindi uguale alla σ-algebra generata dalle proiezioni sulle coordi-
nate. Se gli spazi (X
α
, /
α
) sono tutti uguali a un (X, /), la σ-algebra prodotto si pu`o
anche indicare con /
⊗A
. Se poi A = ¦1, . . . , n¦, allora la σ-algebra prodotto si pu`o anche
indicare con /
1
⊗. . . ⊗/
n
o con /
⊗n
.
Proposizione 2.8 Se A `e finito o numerabile, allora ⊗
α∈A
/
α
`e generata da
¦Π
α∈A
E
α
[ E
α
∈ /
α
¦
Dimostrazione. Abbiamo che π
−1
α
(E
α
) = Π
β∈A
E
β
, con E
β
= X
β
per β ,= α, quindi

α∈A
/
α
`e contenuta in σ¦Π
α∈A
E
α
[ E
α
∈ /
α
¦. D’altra parte, Π
α∈A
E
α
=

α∈A
π
−1
α
(E
α
).
Siccome questa `e un’intersezione numerabile, allora Π
α∈A
E
α
∈ ⊗
α∈A
/
α
. 2
Corollario 2.9 B(R
n
) = B(R)
⊗n
.
Vediamo ora un importante risultato sugli spazi prodotto.
Proposizione 2.10 Siano (X, /), (Y
α
, ^
α
) (α ∈ A) spazi misurabili, e poniamo Y =

α
Y
α
, ^ = ⊗
α
^
α
, e π
α
: Y → Y
α
la proiezione canonica; allora f : X → Y `e (/, ^)-
misurabile se e solo se π
α
◦ f ´e (/, ^
α
)-misurabile per ogni α ∈ A.
Dimostrazione. Se f `e misurabile, allora anche le π
α
◦ f lo sono, perch´e composizioni
di funzioni misurabili. Viceversa, se le π
α
◦ f sono misurabili, questo significa che
f
−1

−1
α
(E
α
)) ∈ /; siccome ^ `e generata da π
−1
α
(E
α
), la tesi segue dalla proposizione
2.3. 2
Corollario 2.11 Se f, g : X →R sono misurabili, allora anche f +g e fg lo sono.
Dimostrazione. Definiamo F : X → R R, ϕ, ψ : R R → R come F = (f, g),
ϕ(x, y) = x +y e ψ(x, y) = xy. Allora, siccome B(R
2
) = B(R)
⊗2
, F `e misurabile; inoltre ϕ
e ψ sono continue, quindi sono misurabili. Siccome infine f +g = ϕ ◦ F e fg = ψ ◦ F sono
composizioni di funzioni misurabili, allora sono misurabili. 2
La proposizione 2.10 ha quindi la conseguenza che le funzioni misurabili su R formano
un’algebra. Vediamo ora come le funzioni misurabili conservino anche la strutture di limite
su R. Per fare questo ci servir`a considerare funzioni sulla retta reale estesa. Prendiamo
lo spazio
¯
R = [−∞, ∞]. Questo ha una sua topologia (ad esempio considerando
¯
R come
spazio metrico, dotato della metrica ρ(x, y) = [arctg y − arctg x[), e quindi si pu`o definire
la σ-algebra B(
¯
R) (si pu`o verificare che B(
¯
R) `e generata dagli insiemi (a, ∞] o dagli insiemi
[−∞, a)). Diciamo che f : X →
¯
R `e misurabile se `e (/, B(
¯
R))-misurabile. Allora le
15
conseguenze della proposizione 2.10 (e in particolare il corollario 2.11) rimangono valide
anche per funzioni a valori in
¯
R, a condizione di fare attenzione alle espressioni indeterminate
come ∞− ∞ (l’espressione 0 ∞ di solito in teoria della misura si pone uguale a 0 per
convenzione).
Proposizione 2.12 Se (f
n
)
n
`e una successione di funzioni misurabili a valori in
¯
R su
(X, /), allora le funzioni
g
1
(x) = sup
n
f
n
(x), g
2
(x) = inf
n
f
n
(x), g
3
(x) = limsup
n→∞
f
n
(x), g
4
(x) = liminf
n→∞
f
n
(x)
sono misurabili. Se poi f(x) = lim
n→∞
f
n
(x) esiste per ogni x ∈ X, allora `e misurabile.
Dimostrazione. Abbiamo g
−1
1
((a, ∞]) =


n=1
f
−1
n
((a, ∞]), e g
−1
2
([−∞, a)) =


n=1
f
−1
n
([−∞, a)). Siccome l’unione e l’intersezione sopra sono numerabili, allora
g
1
e g
2
sono misurabili. Allo stesso modo abbiamo che g
3
e g
4
sono misurabili perch´e
g
3
= inf
n
sup
j≥n
f
j
e g
4
= sup
n
inf
j≥n
f
j
. Infine, se f esiste, allora si ha che f = g
3
= g
4
, e
quindi f ´e misurabile. 2
Corollario 2.13 Se f, g : X →
¯
R sono misurabili, allora anche max(f, g) e min(f, g) lo
sono.
A questo punto possiamo presentare una utile decomposizione di funzioni: se f : X →
R, definiamo parte positiva e parte negativa di f le funzioni
f
+
(x) = max(f(x), 0), f

(x) = −min(f(x), 0)
Allora f = f
+
− f

; inoltre, se f `e misurabile, allora anche f
+
ed f

lo sono. Grazie a
questa decomposizione, possiamo nel seguito limitarci a lavorare con funzioni reali a valori
positivi.
Presentiamo ora degli esempi molto importanti di funzioni misurabili. Se (X, /)
`e uno spazio misurabile, e E ∈ /, definiamo funzione caratteristica di E (o anche
funzione indicatrice) la funzione
χ
E
(x) = 1
E
(x) = I
E
(x) =
_
1 se x ∈ E
0 se x / ∈ E
Chiamiamo poi funzione semplice una combinazione lineare finita (a coefficienti reali) di
funzioni caratteristiche. Allora una funzione semplice `e della forma ϕ(x) =

n
i=1
a
i
1
E
i
(x).
Tuttavia ϕ pu`o essere rappresentata in vari modi, e in particolare possiamo avere che
a
i
= a
j
per i ,= j. Se per`o abbiamo Imm (ϕ) = ¦a
1
, . . . , a
n
¦ e poniamo E
i
= ϕ
−1
(¦a
i
¦),
allora possiamo rappresentare ϕ come ϕ(x) =

n
i=1
a
i
1
E
i
(x), con a
i
,= a
j
per i ,= j. Questa
si chiama rappresentazione standard di ϕ.
´
E chiaro che se ϕ e ψ sono funzioni semplici, allora anche ϕ+ψ e ϕψ lo sono. Vediamo
ora come le funzioni semplici possono approssimare le funzioni misurabili.
16
Teorema 2.14 Se (X, /) `e uno spazio misurabile, e f : X → [0, ∞] ´e misurabile, allora
esiste una successione di funzioni semplici (ϕ
n
)
n
tali che 0 ≤ ϕ
1
≤ . . . ≤ ϕ
n
≤ . . . ≤ f,
ϕ
n
→f puntualmente, e ϕ
n
→f uniformemente su ogni insieme su cui f `e limitata.
Dimostrazione. Prendiamo n ∈ ^ e definiamo per ogni k tra 0 e 2
2n
−1,
E
k
n
= f
−1
((k2
−n
, (k + 1)2
−n
]), F
n
= f
−1
((2
n
, ∞])
Definiamo poi
ϕ
n
(x) =
2
2n
−1

k=0
k2
−n
1
E
k
n
(x) + 2
n
1
F
n
(x)
Allora si ha facilmente che ϕ
n
≤ ϕ
n+1
per ogni n, e che 0 ≤ f −ϕ
n
≤ 2
−n
sugli insiemi in
cui f ≤ 2
n
. Il risultato segue facilmente. 2
Se (X, /, µ) `e uno spazio misurabile, a volte potrebbe farci comodo studiare le fun-
zioni misurabili trascurando gli insiemi di misura nulla. Vediamo nei due risultati che
seguono (senza dimostrazione) che se / ´e completa rispetto a µ, allora la cosa si pu`o fare
facilmente.
Proposizione 2.15 Se / `e completa rispetto a µ, allora:
a) se f `e misurabile e f = g q.o., allora anche g ´e misurabile
b) se le (f
n
)
n
sono misurabili e f
n
→f q.o., allora f `e misurabile.
Avevamo visto che se le (f
n
)
n
sono misurabili e convergono a f ovunque, allora anche
f `e misurabile. La proposizione che abbiamo appena visto permette di dire che il risultato
vale anche se invece di una convergenza certa si ha una convergenza quasi certa. Nella
prossima proposizione vediamo che, anche se µ non `e completa, non ci si deve preoccupare
troppo.
Proposizione 2.16 Se (X, /, µ) `e uno spazio misurabile, e (X,
¯
/, ¯ µ) ´e il suo completa-
mento, e se f `e
¯
/-misurabile, allora esiste una funzione /-misurabile g tale che g = f
¯ µ-quasi ovunque.
2.2 Integrazione di funzioni non negative
In questa sezione fissiamo uno spazio misurato (X, /, µ) e chiamiamo L
+
= L
+
(X, /, µ)
lo spazio delle funzioni misurabili da X a [0, ∞].
Definizione 2.17 Se ϕ `e una funzione semplice in L
+
con rappresentazione standard

n
i=1
a
i
1
E
i
, definiamo l’integrale di ϕ su X rispetto a µ come
_
X
ϕ dµ =
_
X
ϕ(x) µ(dx) =
_
X
ϕ(x) dµ(x) =
n

i=1
a
i
µ(E
i
)
con la solita convenzione che 0 ∞= 0. Notiamo che
_
X
ϕ dµ pu`o essere uguale a +∞. Se
A ∈ /, definiamo l’integrale di ϕ su A come
_
A
ϕ dµ =
_
X
1
A
ϕ dµ.
17
Esempio 2.18 Se (X, /, µ) = (R
n
, B(R
n
), m
n
), dove m
n
`e la misura di Lebesgue su R
n
,
allora l’integrale di ϕ si indica semplicemente come
_
R
n
ϕ(x) dx =
_
R
n
ϕ(x) dm
n
(x)
Notiamo che l’integrale di Lebesgue coincide con quello di Riemann sulle funzioni semplici

n
i=1
a
i
1
E
i
, con E
i
unioni finite di rettangoli.
Proposizione 2.19 Se ϕ e ψ sono funzioni semplici in L
+
, allora:
a) se c ≥ 0, allora
_
X
cϕ dµ = c
_
X
ϕ dµ
b)
_
X
(ϕ +ψ) dµ =
_
X
ϕ dµ +
_
X
ψ dµ
c) se ϕ ≤ ψ, allora
_
X
ϕ dµ ≤
_
X
ψ dµ (monotonia)
d) la funzione A →
_
A
ϕ dµ `e una misura su /
Dimostrazione. a) basta applicare la definizione di integrale
b) prendiamo le rappresentazioni standard ϕ =

n
i=1
a
i
1
E
i
e ϕ =

m
j=1
a
j
1
F
j
. Sic-
come E
i
=

m
j=1
E
i
∩ F
j
e F
j
=

n
i=1
E
i
∩ F
j
, e le unioni sono disgiunte, l’additivit`a finita
di µ implica
_
X
(ϕ +ψ) dµ =
_
X
m

j=1
n

i=1
(a
i
+b
j
)1
E
i
∩F
j
dµ =
m

j=1
n

i=1
(a
i
+b
j
)µ(E
i
∩ F
j
) =
=
m

j=1
n

i=1
a
i
µ(E
i
∩ F
j
) +
m

j=1
n

i=1
b
j
µ(E
i
∩ F
j
) =
=
n

i=1
a
i
µ(E
i
) +
m

j=1
b
j
µ(F
j
) =
_
X
ϕ dµ +
_
X
ψ dµ
c) se ϕ ≤ ψ, allora a
i
≤ b
j
ogni volta che E
i
∩ F
j
,= ∅, quindi
_
X
ϕ dµ =
m

j=1
n

i=1
a
i
µ(E
i
∩ F
j
) ≤
m

j=1
n

i=1
b
j
µ(E
i
∩ F
j
) =
_
X
ψ dµ
d) l’unica cosa da provare `e l’additivit`a numerabile: se (A
j
)
j
sono disgiunti e
chiamiamo A =


j=1
A
j
, allora
_
A
ϕ dµ =
n

i=1
a
i
µ(A∩ E
i
) =

j=1
n

i=1
a
i
µ(A
j
∩ E
i
) =

j=1
_
A
j
ϕ dµ
2
I punti (a) e (b) della proposizione ci dicono che l’integrale `e una funzione lineare da
L
+
in R. Estendiamo ora l’integrale a tutte le funzioni in L
+
.
18
Definizione 2.20 Se f `e una funzione in L
+
, definiamo l’integrale di f su X rispetto a
µ come
_
X
f dµ = sup
__
X
ϕ dµ
¸
¸
¸
¸
ϕ semplice, 0 ≤ ϕ ≤ f
_
Per la proposizione 2.19(c), le due definizioni di
_
X
f dµ coincidono quando f `e
semplice. Inoltre, la proposizione 2.19 resta valida nei punti (a) e (c) (che si dimostrano
usando la definizione di integrale) anche se le ϕ e ψ non sono semplici, ma in L
+
. Vediamo
ora i teoremi fondamentali della teoria dell’integrazione secondo Lebesgue.
Teorema 2.21 (di Beppo Levi, o della convergenza monotona) Se (f
n
)
n
`e una
successione di funzioni in L
+
tale che f
n
≤ f
n+1
per ogni n, e f = lim
n→∞
f
n
(= sup
n
f
n
),
allora
_
X
f dµ = lim
n→∞
_
X
f
n
dµ.
Dimostrazione. La successione reale (
_
X
f
n
dµ)
n
`e monotona, quindi ha limite (anche
uguale a +∞). Inoltre,
_
X
f
n
dµ ≤
_
X
f dµ per ogni n, quindi lim
n→∞
_
X
f
n
dµ ≤
_
X
f dµ.
Per la disuguaglianza inversa, fissiamo α ∈ (0, 1), prendiamo una funzione semplice
ϕ tale che 0 ≤ ϕ ≤ f, e poniamo E
n
= ¦x [ f
n
(x) ≥ αϕ(x)¦. Allora (E
n
)
n
`e una successione crescente di insiemi misurabili la cui unione `e X, e abbiamo
_
X
f
n
dµ ≥
_
E
n
f
n
dµ ≥ α
_
E
n
ϕ dµ. Per la proposizione 2.19 e la continuit`a dal
basso delle misure, abbiamo che lim
n→∞
_
E
n
ϕ dµ =
_
X
ϕ dµ, quindi
_
X
f
n
dµ ≥ α
_
X
ϕ dµ.
Siccome questo `e vero per ogni α < 1, allora `e vero anche per α = 1. Prendendo poi
l’estremo superiore sulle ϕ semplici minori di f, si ottiene che
_
X
f
n
dµ ≥ α
_
X
f dµ. 2
Possiamo ora dimostrare l’additivit`a dell’integrale.
Teorema 2.22 Se (f
n
)
n
`e una successione finita o infinita in L
+
e f =

n
f
n
, allora
_
X
f dµ =

n
_
X
f
n
dµ.
Dimostrazione. Consideriamo all’inizio due funzioni f
1
e f
2
. Per il teorema 2.14 possiamo
trovare due successioni crescenti (ϕ
n
)
n
e (ψ
n
)
n
di funzioni positive semplici che tendono a
f
1
e f
2
. Allora (ϕ
n

n
)
n
`e una successione crescente che tende a f
1
+f
2
, e per il teorema
di Beppo Levi:
_
X
(f
1
+f
2
) dµ = lim
n→∞
_
X

n

n
) dµ = lim
n→∞
_
X
ϕ
n
dµ + lim
n→∞
_
X
ψ
n
dµ =
=
_
X
f
1
dµ +
_
X
f
2

Per induzione si ha che
_
X
(

N
n=1
f
n
) dµ =

N
n=1
_
X
f
n
dµ, e quindi facendo tendere
N →∞ e applicando ancora Beppo Levi, si ottiene la tesi. 2
Vediamo ora un risultato, che dar`a anche una leggera generalizzazione del teorema di
Beppo Levi.
Proposizione 2.23 Se f ∈ L
+
, allora
_
X
f dµ = 0 se e solo se f = 0 q.o. Inoltre, se
_
X
f dµ < +∞, allora l’insieme E = ¦x [ f(x) = +∞¦ `e trascurabile.
19
Dimostrazione. Se f `e semplice, questo `e ovvio: se f =

n
i=1
a
i
1
E
i
, con a
i
≥ 0, allora
si ha che
_
X
f dµ = 0 se e solo se per ogni i si ha che a
i
= 0 oppure che µ(E
i
) = 0. In
generale, se f = 0 q.o. e ϕ `e una funzione semplice tale che 0 ≤ ϕ ≤ f, allora ϕ = 0 q.o.,
quindi
_
X
f dµ = sup
n
_
X
ϕ dµ = 0. Viceversa, abbiamo che ¦x [ f(x) > 0¦ =


n=1
E
n
,
dove E
n
= ¦x [ f(x) > 1/n¦, quindi se fosse falso che f = 0 q.o., dovremmo avere che
µ(E
n
) > 0 per qualche n. Ma siccome f > 1
E
n
/n, allora
_
X
f dµ > µ(E
n
)/n > 0, e
abbiamo una contraddizione. Per la seconda parte, basta notare che f > +∞1
E
, quindi
_
X
f dµ >
_
X
∞1
E
dµ = ∞µ(E). Ma siccome
_
X
f dµ < +∞, allora bisogna avere per
forza che µ(E) = 0. 2
Corollario 2.24 Se (f
n
)
n
`e una successione in L
+
, f ∈ L
+
e f
n
¸f q.o., allora
_
X
f dµ =
lim
n→∞
_
X
f
n
dµ.
Dimostrazione. Se E ∈ / `e tale che µ(E
c
) = 0, allora f = f1
E
q.o. e f
n
= f
n
1
E
q.o.;
se poi f
n
¸ f su un tale E, allora si ha che
_
X
f dµ =
_
X
f1
E
dµ = lim
n→∞
_
X
f
n
1
E
dµ =
lim
n→∞
_
X
f
n
dµ. 2
Nota 2.25 Se /`e completa rispetto a µ, l’ipotesi f ∈ L
+
si ottiene automaticamente dal
fatto che (f
n
)
n
⊆ L
+
e dalla proposizione 2.15.
L’ipotesi che la successione delle f
n
sia crescente `e essenziale per il teorema di Beppo
Levi. Infatti, se ad esempio prendiamo (X, /, µ) = (R, B(R), m
1
) (dove m
1
`e la misura
di Lebesgue), abbiamo che 1
(n,n+1)
→ 0 puntualmente, ma
_
R
1
(n,n+1)
(x) dx = 1 per ogni
n, quindi il teorema di Beppo Levi in questo caso non `e verificato. Abbiamo per`o questo
risultato.
Lemma 2.26 (di Fatou) Se (f
n
)
n
`e una successione in L
+
, allora
_
X
liminf
n→∞
f
n
dµ ≤ liminf
n→∞
_
X
f
n

Dimostrazione. Per ogni k abbiamo che inf
n≥k
f
n
≤ f
j
per ogni j ≥ k, quindi
_
X
inf
n≥k
f
n
dµ ≤
_
X
f
j
dµ; da qui
_
X
inf
n≥k
f
n
dµ ≤ inf
j≥k
_
X
f
j
dµ. Se ora si fa tendere
k →∞ e si applica il teorema della convergenza monotona, si ha:
_
X
liminf
n→∞
f
n
dµ =
_
X
lim
k→∞
inf
n≥k
f
n
dµ = lim
k→∞
_
X
inf
n≥k
f
n
dµ ≤ liminf
n→∞
_
X
f
n

2
2.3 Integrale di funzioni reali
Estendiamo ora l’integrale a funzioni misurabili reali.
20
Definizione 2.27 Sia f una funzione misurabile reale. Se f
+
e f

sono rispettivamente
la parte positiva e la parte negativa di f, e almeno uno tra
_
X
f
+
dµ e
_
X
f

dµ ´e finito,
definiamo integrale di f il numero
_
X
f dµ =
_
X
f
+
dµ −
_
X
f


che pu`o quindi essere anche uguale a +∞ o a −∞. Se per`o l’integrale di f `e un numero
finito, allora diciamo che f ´e integrabile.
Notiamo che f
+
, f

≤ [f[ ≤ f
+
+ f

; da questo si deduce che f `e integrabile se e
solo se
_
X
[f[ dµ < +∞.
Proposizione 2.28 L’insieme delle funzioni reali integrabili `e uno spazio vettoriale reale,
e l’integrale `e un funzionale reale su di esso. Infine, se f `e integrabile, allora [
_
X
f dµ[ ≤
_
X
[f[ dµ.
Dimostrazione. La prima parte della tesi segue dal fatto che si ha [af +bg[ ≤ [a[[f[+[b[[g[.
Per la seconda parte, si pu`o dimostrare che a
_
X
f dµ =
_
X
af dµ usando la proposizione
(2.19)(a). Inoltre, se f e g sono integrabili, e chiamiamo h = f + g, allora h
+
− h

=
f
+
−f

+g
+
−g

, quindi h
+
+f

+g

= h

+f
+
+g
+
. Per il teorema (2.22), si ha
_
X
h
+
dµ +
_
X
f

dµ +
_
X
g

dµ =
_
X
h

dµ +
_
X
f
+
dµ +
_
X
g
+

e da questo segue che
_
X
h dµ =
_
X
f dµ +
_
X
g dµ. Infine abbiamo che
¸
¸
¸
¸
_
X
f dµ
¸
¸
¸
¸
=
¸
¸
¸
¸
_
X
f
+
dµ −
_
X
f


¸
¸
¸
¸

_
X
f
+
dµ +
_
X
f

dµ =
_
X
[f[ dµ
2
Proposizione 2.29 Se f e g sono integrabili, allora sono equivalenti:
i)
_
E
f dµ =
_
E
g dµ per ogni E ∈ /
ii)
_
X
[f −g[ dµ = 0
iii) f = g q.o.
Dimostrazione. L’equivalenza (ii) ⇐⇒ (iii) segue dal fatto che [f − g[ `e una funzione
positiva e dalla proposizione 2.23. Inoltre, se
_
X
[f − g[ dµ = 0, allora per ogni E ∈ / si
ha che
¸
¸
¸
¸
_
E
f dµ −
_
E
g dµ
¸
¸
¸
¸

_
X
1
E
[f −g[ dµ ≤
_
X
[f −g[ dµ = 0
e quindi (ii) ⇒ (i). D’altra parte, se `e falso che f = g q.o., e chiamiamo h = f − g,
allora h
+
o h

deve essere diversa da zero in un insieme non trascurabile. Se ad esempio
21
E = ¦x [ h
+
(x) > 0¦ `e non trascurabile, allora
_
E
f dµ −
_
E
g dµ =
_
E
h
+
dµ > 0, poich´e
h

= 0 su E, e abbiamo una contraddizione. Questo prova che (i) ⇒(iii). 2
Questa proposizione mostra che l’integrale non cambia se cambiamo la funzione su
insiemi di misura nulla. Questo significa che possiamo integrare delle funzioni f definite
solo su insiemi E il cui complementare `e trascurabile, semplicemente definendo f = 0 (o
qualsiasi altra cosa) su E
c
. Possiamo quindi trattare, per quanto riguarda l’integrazione, le
funzioni a valori in
¯
R che siano finite q.o. semplicemente come funzioni reali.
Definizione 2.30 Definiamo L
1
= L
1
(X, /, µ) l’insieme delle classi di equivalenza delle
funzioni integrabili su X rispetto a µ, dove f ≡ g se e solo se f = g µ-q.o.
Come lo spazio delle funzioni integrabili, questo spazio `e uno spazio vettoriale reale,
ed `e anche uno spazio normato rispetto alla norma |f −g|
L
1 =
_
X
[f −g[ dµ. Pur essendo
L
1
uno spazio definito come classe di equivalenza di funzioni, useremo lo stesso la notazione
f ∈ L
1
per indicare che f `e una funzione integrabile definita q.o. Questo leggero abuso di
notazione ´e universalmente accettato e non causa quasi mai ambiguit`a.
Presentiamo ora l’ultimo dei tre pi` u importanti teoremi di convergenza
dell’integrazione secondo Lebesgue.
Teorema 2.31 (della convergenza dominata di Lebesgue) Se (f
n
)
n
⊂ L
1
tale che
f
n
→f q.o. ed esiste g ∈ L
1
tale che [f
n
[ ≤ g per ogni n, allora f ∈ L
1
e lim
n→∞
_
X
f
n
dµ =
_
X
f dµ.
Dimostrazione. Per le proposizioni 2.15 e 2.16, f `e misurabile (eventualmente dopo una
ridefinizione su un insieme di misura nulla); inoltre [f[ ≤ g q.o., quindi f ∈ L
1
. Inoltre q.o.
abbiamo che g +f
n
≥ 0 e g −f
n
≥ 0, quindi per il lemma di Fatou:
_
X
g dµ +
_
X
f dµ ≤ liminf
n→∞
_
X
(g +f
n
) dµ =
_
X
g dµ + liminf
n→∞
_
X
f
n

_
X
g dµ −
_
X
f dµ ≤ liminf
n→∞
_
X
(g −f
n
) dµ =
_
X
g dµ −limsup
n→∞
_
X
f
n

quindi liminf
n
_
X
f
n
dµ ≥
_
X
f dµ ≥ limsup
n
_
X
f
n
dµ, e segue la tesi. 2
Una applicazione di questo teorema `e il seguente risultato, che ´e una estensione del
teorema 2.22.
Teorema 2.32 Se (f
n
)
n
`e una successione in L
1
tale che


n=1
_
X
[f
n
[ dµ < +∞, allora


n=1
f
n
converge q.o. a una funzione in L
1
, e


n=1
_
X
f
n
dµ =
_
X
(


n=1
f
n
) dµ.
Dimostrazione. Per il teorema 2.22,
_
X
(


n=1
[f
n
[) dµ =


n=1
_
X
[f
n
[ dµ < +∞, quindi


n=1
[f
n
[ ∈ L
1
. In particolare, per la proposizione 2.23,


n=1
[f
n
(x)[ `e finita per q.o. x, e
quindi per ognuno di questi x la serie


n=1
f
n
(x) converge. Inoltre, [

N
n=1
f
n
[ ≤

N
n=1
[f
n
[
per ogni N, quindi possiamo applicare il teorema della convergenza dominata e ottenere


n=1
_
X
f
n
dµ =
_
X
(


n=1
f
n
) dµ. 2
22
Corollario 2.33 Lo spazio L
1
`e uno spazio di Banach.
Dimostrazione. Rimane solo da provare che se una successione (f
n
)
n
⊂ L
1
´e di Cauchy
rispetto alla norma | |
L
1 allora converge ad una f ∈ L
1
. Definiamo
n
k
= min¦n [ |f
m
−f
m
|
L
1 < 2
−k
∀m, m

≥ n¦
e poniamo g
1
= f
n
1
e g
k
= f
n
k+1
−f
n
k
per k > 1. Allora

k
i=1
g
i
= f
n
k+1
, e

k=1
_
X
[g
k
[ dµ ≤ |f
n
1
|
L
1 +

k=2
2
−k
= |f
n
1
|
L
1 + 1 < +∞
e quindi per il teorema 2.32 esiste una f ∈ L
1
tale che
f =

k=1
g
k
= lim
k→∞
f
n
k
Siccome (f
n
)
n
`e di Cauchy, si ha che f
n
→f in L
1
; infatti ∀ε∃n tale che |f
m
−f
m
|
L
1 < ε
per ogni m, m

≥ n. Allora basta porre m

= 2
−k
, e fare tendere k → ∞, e si ha che ∀ε∃n
tale che |f
m
−f|
L
1 < ε per ogni m ≥ n, e quindi abbiamo la tesi. 2
2.4 Convergenza in misura
Se (f
n
)
n
`e una successione di funzioni misurabili, abbiamo visto che ci sono diversi tipi
di convergenze; in particolare abbiamo gi`a incontrato la convergenza quasi ovunque e la
convergenza in L
1
. Possiamo inoltre notare che se f
n
→f q.o. e [f
n
[ ≤ g, allora il teorema
della convergenza dominata implica f
n
→ f in L
1
; infatti (f
n
− f)
n
`e una successione
dominata da 2g e che converge q.o. a zero. Ora introduciamo un altro tipo di convergenza,
che permetter`a di passare dalla convergenza in L
1
alla convergenza quasi ovunque.
Definizione 2.34 Diciamo che una successione (f
n
)
n
di funzioni misurabili su (X, /, µ)
`e di Cauchy in misura se per ogni ε > 0
µ¦x : [f
m
(x) −f
n
(x)[ ≥ ε¦ →0 per m, n →∞
e diciamo che (f
n
)
n
converge in misura a f (scritto anche f
n
µ
→f) se per ogni ε > 0
µ¦x : [f
n
(x) −f(x)[ ≥ ε¦ →0 per n →∞
Proposizione 2.35 Se f
n
→f in L
1
, allora f
n
→f in misura.
Dimostrazione. Definiamo E
n,ε
= ¦x : [f
n
(x) −f(x)[ ≥ ε¦. Allora
_
X
[f
n
−f[ dµ ≥
_
E
n,ε
[f
n
−f[ dµ ≥ εµ(E
n,ε
)
quindi µ(E
n,ε
) ≤
_
X
[f
n
−f[ dµ/ε →0 e segue la tesi. 2
L’inverso `e falso, come mostra il seguente esempio.
23
Esempio 2.36 Sullo spazio (R, B(R), m) consideriamo la successione f
n
= n1
[0,1/n]
. Allora
f
n
→0 in misura, ma siccome |f
n
|
L
1 = 1, non converge a 0 in L
1
.
Teorema 2.37 Supponiamo che (f
n
)
n
sia di Cauchy in misura. Allora esiste una f mis-
urabile tale che f
n
→ f in misura, e una sottosuccessione (f
n
j
)
j
che converge a f q.c.
Inoltre, se anche f
n
→g in misura, allora g = f q.c.
Dimostrazione. Possiamo scegliere una sottosuccessione (g
j
)
j
= (f
n
j
)
j
tale che se E
j
=
¦x : [g
j
(x) − g
j+1
(x)[ ≥ 2
−j
¦ allora µ(E
j
) ≤ 2
−j
. Se poniamo F
k
=


k=j
E
j
, allora
µ(F
k
) ≤


j=k
2
−j
= 2
1−k
e se x / ∈ F
k
, per i ≥ j ≥ k abbiamo
[g
j
(x) −g
i
(x)[ ≤
i−1

l=j
[g
l+1
(x) −g
l
(x)[ ≤
i−1

l=j
2
−l
≤ 2
1−j
cio´e (g
j
)
j
`e di Cauchy puntualmente su F
c
k
. Poniamo F =


k=1
F
k
= limsup
n→∞
E
j
; allora
µ(F) = 0, e se poniamo f = lim
n→∞
g
j
su F e f = 0 su F
c
, allora f `e misurabile e g
j
→f
q.o. Inoltre, la relazione sopra mostra che [g
j
(x) −f(x)[ ≤ 2
2−j
per j ≥ k, x / ∈ F
k
. Siccome
µ(F
k
) →0, segue che g
n
→f in misura; ma allora f
n
→f in misura, dato che
¦x : [f
n
(x) −f(x)[ ≥ ε¦ ⊂ ¦x : [f
n
(x) −g
j
(x)[ ≥ ε/2¦ ∪ ¦x : [g
j
(x) −f(x)[ ≥ ε/2¦
ed entrambi gli insiemi a destra hanno misura piccola quando n e j sono grandi. Inoltre, se
f
n
→g in misura, allora
¦x : [f(x) −g(x)[ ≥ ε¦ ⊂ ¦x : [f
n
(x) −g(x)[ ≥ ε/2¦ ∪ ¦x : [f
n
(x) −f(x)[ ≥ ε/2¦
per ogni n, quindi µ¦x : [f(x) − g(x)[ ≥ ε¦ = 0 per ogni ε. Ma questo significa che f = g
q.o. 2
Corollario 2.38 Se f
n
→ f in L
1
, allora esiste una sottosuccessione (f
n
j
)
j
che converge
a f q.o.
Se f
n
→f q.c., non segue in generale che f
n
→f in misura (come si pu`o vedere considerando
le funzioni f
n
= 1
(n,n+1)
). Se per`o lo spazio ha misura finita, `e verificato un risultato molto
pi` u forte.
Teorema 2.39 (di Egorov) Se µ(X) < ∞ e f
n
ed f sono funzioni misurabili tali che
f
n
→f q.o., allora per ogni ε > 0 esiste E ∈ / tale che µ(E) < ε e f
n
→f uniformemente
su E
c
.
Dimostrazione. Senza perdita di generalit`a possiamo assumere che f
n
→ f ovunque su
X. Per k, n ∈ N poniamo E
n
(k) =


m=n
¦x : [f
m
(x) − f(x)[ ≥ 1/k¦. Allora, per k
fissato, E
n
(k) `e decrescente rispetto a n, e


n=1
E
n
(k) = ∅, quindi siccome µ(X) < ∞
abbiamo che µ(E
n
(k)) → 0 per n → ∞. Preso ε > 0 e k ∈ N, possiamo prendere
n
k
tale che µ(E
n
k
(k)) < ε2
−k
e porre E =


k=1
E
n
k
(k). Allora µ(E) < ε, e abbiamo
[f
n
(x) −f(x)[ < 1/k per n > n
k
e x / ∈ E. Questo implica che f
n
→f uniformemente su E.
2
Il tipo di convergenza nel teorema di Egorov `e spesso chiamato convergenza quasi uni-
forme. Non `e difficile vedere che la convergenza quasi uniforme implica la convergenza
quasi ovunque e la convergenza in misura.
24
2.5 Integrale di Lebesgue
Un caso molto particolare della teoria vista sopra `e il caso (X, /, µ) = (R, B(R), m), dove
m `e la misura di Lebesgue. Infatti questo `e il caso che storicamente ´e stato il primo ad
essere sviluppato nella teoria dell’integrazione, con lo scopo iniziale di estendere la teoria
dell’integrazione di Riemann. Dall’integrazione con la misura di Lebesgue poi `e nata la
teoria dell’integrazione astratta come generalizzazione. Per questa ragione, si usa anche
una notazione particolare.
Definizione 2.40 L’integrale
_
R
f dm si indica semplicemente come integrale di
Lebesgue di f. Allo stesso modo, se
_
R
[f[ dm < +∞, allora f si dice integrabile
secondo Lebesgue.
Confrontiamo ora l’integrale di Riemann e l’integrale rispetto alla misura di Lebesgue.
A questo scopo, ricordiamo la costruzione dell’integrale di Riemann.
Sia [a, b] un intervallo, con a, b numeri reali. Chiamiamo partizione di [a, b] una
successione finita P = (t
i
)
i=0,...,n
tale che a = t
0
< . . . < t
n
= b, e chiamiamo ampiezza
della partizione P il numero [P[ = sup
i
[t
i
−t
i−1
[. Diciamo inoltre che P = (t
i
)
i=0,...,n
`e un
raffinamento di Q = (s
j
)
j=0,...,k
se ¦s
j
[ j = 0, . . . , k¦ ⊂ ¦t
i
[ i = 0, . . . , n¦. Sia f una
funzione reale limitata arbitraria, e per ogni partizione P poniamo
S
P
(f) =
n

i=0
M
i
(t
i
−t
i−1
), s
P
(f) =
n

i=0

i
(t
i
−t
i−1
)
dove M
i
= sup
x∈(t
i−1
,t
i
]
f(x),
i
= inf
x∈(t
i−1
,t
i
]
f(x). Definiamo poi:
I
+
(f) = inf
P
S
P
(f), I

(f) = sup
P
s
P
(f)
Quando I
+
(f) = I

(f), chiamiamo integrale di Riemann il loro valore comune, e lo
indichiamo con
_
b
a
f(x) dx; diciamo inoltre che f `e integrabile secondo Riemann.
Diamo ora questo risultato, di cui proviamo solo la prima parte.
Teorema 2.41 Se f `e una funzione limitata in [a, b], allora:
i) se f `e integrabile secondo Riemann, allora ´e misurabile (e quindi integrabile rispetto
alla misura di Lebesgue m dato che `e limitata) e
_
b
a
f(x) dx =
_
[a,b]
f dm;
ii) f `e integrabile secondo Riemann se e solo se m(¦x ∈ [a, b] [ f `e discontinua in x¦) = 0
Dimostrazione. Supponiamo che f sia integrabile secondo Riemann. Per ogni partizione
P poniamo:
G
P
(f) =
n

i=0
M
i
1
(t
i−1
,t
i
]
, g
P
(f) =
n

i=0

i
1
(t
i−1
,t
i
]
allora S
P
(f) =
_
[a,b]
G
P
(f) dm e s
P
(f) =
_
[a,b]
g
P
(f) dm. Inoltre esiste una sequenza (P
k
)
k
di partizioni, la cui ampiezza tende a 0, che sono ognuna un raffinamento della precedente
25
(e quindi tali che le g
P
k
crescono e le G
P
k
decrescono con k) e tali che S
P
k
(f) e s
P
k
(f)
convergono a
_
b
a
f(x) dx. Poniamo G = lim
k→∞
G
P
k
e g = lim
k→∞
g
P
k
. Allora g ≤ f ≤ G,
e per il teorema della convergenza dominata
_
[a,b]
g dm =
_
[a,b]
G dm =
_
b
a
f(x) dx. Allora
_
[a,b]
(G − g) dm = 0, quindi G = g q.o., cio´e G = g = f q.o. Siccome G ´e misurabile
(poich´e limite di funzioni misurabili), e m ´e completa, allora anche f `e misurabile; inoltre
si ha che
_
[a,b]
f dm =
_
[a,b]
G dm =
_
b
a
f(x) dx. 2
Da questo teorema si ricava che l’integrale di Lebesgue estende l’integrale di Riemann
proprio. Infatti tutte le funzioni integrabili secondo Riemann in un intervallo sono anche
integrabili secondo Lebesgue, e i due integrali coincidono. Questo in particolare permette
di usare tutte le tecniche di calcolo degli integrali di Riemann (teorema fondamentale del
calcolo, integrazione per sostituzione e per parti) per calcolare gli integrali di Lebesgue.
Inoltre questo risultato vale anche per una generica dimensione n. Per questo motivo per
indicare l’integrale rispetto alla misura di Lebesgue si usano comunemente le notazioni
_
b
a
f(x) dx (su un intervallo [a, b]) o
_
E
f(x) dx (su un boreliano E ⊆ R
n
). Tuttavia, se
tentiamo di generalizzare le ipotesi di questo teorema per trattare l’integrale di Riemann
improprio, potremmo trovare che l’integrale improprio di Riemann di f `e definito, ma f non
´e integrabile secondo Lebesgue (esempio: f =


n=1
(−1)
n
1
(n,n+1)
/n). Per questo motivo,
ci vuole sempre una certa cautela quando si trattano degli integrali di Lebesgue di funzioni
non limitate o su intervalli non limitati.
2.6 Misure prodotto
Supponiamo di avere degli spazi misurati (X
α
, /
α
, µ
α
), dove α ∈ A `e un parametro. Abbi-
amo gi`a visto come costruire la σ-algebra prodotto / =

α∈A
/
α
sullo spazio prodotto
X = Π
α∈A
X
α
. Vogliamo ora costruire una misura sullo spazio (Π
α
X
α
, ⊗
α∈A
/
α
), con A
insieme finito. Per semplicit`a di notazioni, ci limiteremo al caso A = ¦1, 2¦. Nel seguito
indicheremo con π
α
: X →X
α
la proiezione canonica sulla α-esima coordinata.
Chiamiamo rettangolo un insieme A
1
A
2
, con A
i
∈ /
i
. Allora la classe / delle
unioni finite disgiunte di rettangoli ´e un’algebra, e /
1
⊗/
2
`e generata da /.
Definizione 2.42 Se µ
i
sono misure σ-finite sugli spazi X
i
, chiamiamo misura prodotto
di µ
1
e µ
2
l’unica misura tale che
µ
1
⊗µ
2
(A
1
A
2
) = µ
1
(A
1

2
(A
2
) (2.1)
per ogni rettangolo A
1
A
2
.
Proposizione 2.43 La misura prodotto `e ben definita. In altre parole, se µ
i
sono misure
σ-finite sugli spazi X
i
, allora esiste un’unica misura tale che (2.1) sia verificata.
Dimostrazione. Possiamo definire µ
1
⊗µ
2
su / in questo modo:
µ
1
⊗µ
2
_
n
_
i=1
A
i
1
A
i
2
_
=
n

i=1
µ
1
(A
i
1

2
(A
i
2
)
26
allora µ
1
⊗ µ
2
`e ben definita ed `e una premisura su /. Allora, come conseguenza del
teorema di Caratheodory, µ
1
⊗µ
2
genera una misura esterna su X
1
X
2
la cui restrizione
a /
1
⊗/
2
`e una misura. In pi` u, questa estensione `e unica. 2
Esempio 2.44 (misura di Lebesgue n-dimensionale) Prendiamo A = ¦1, . . . , n¦ e
(X
i
, /
i
, µ
i
) = (R, B(R), m
1
), i = 1, . . . , n (dove chiamiamo m
1
la misura di Lebesgue).
La misura prodotto m
n
= m
1
⊗ . . . ⊗ m
1
(indicata anche con m
⊗n
si chiama misura di
Lebesgue n-dimensionale, o misura di Lebesgue su R
n
, e assegna ad ogni rettangolo
n-dimensionale il suo volume, nel senso che
m
n
_
n

i=1
[a
i
, b
i
]
_
=
n

i=1
(b
i
−a
i
)
Analogamente al caso n = 1, anche B(R
n
) non `e completa rispetto alla misura di
Lebesgue m
n
. Questo implica che m
n
si pu`o estendere ad una σ-algebra L
n
che contiene
strettamente B(R
n
). In questo caso `e facile vedere esempi di insiemi misurabili non boreliani.
Prendiamo ad esempio un rettangolo B = ¦x ∈ R
n
[ x
1
= 0, −a ≤ x
i
≤ a, i = 2, . . . , n¦, con
a > 0. Allora B ∈ B(R
n
), e m
n
(B) = 0a
n−1
= 0. Se consideriamo la classe T(B), essa ha la
stessa cardinalit`a di T(R). Si pu`o dimostrare che B(R
n
) ha la cardinalit`a del continuo, cio´e
ha cardinalit` a minore di T(B). Questo significa che devono esistere degli insiemi in T(B) (e
sono “la maggior parte”) che non sono boreliani. Siccome m
n
(B) = 0, la misura di Lebesgue
pu`o essere estesa a tutti i sottoinsiemi di B ponendo m
n
(C) = 0 per ogni C ∈ T(B).
Abbiamo quindi ottenuto che L
n
`e strettamente maggiore di B(R
n
). Il risultato pu`o essere
esteso facilmente: infatti si pu`o dimostrare che una qualsiasi variet`a k-dimensionale, con
k < n, immersa in R
n
, `e boreliana ed ha misura di Lebesgue n-dimensionale nulla, ma
non tutti i sottoinsiemi della variet`a sono boreliani; tuttavia, essi sono misurabili (cio´e
appartengono a L
n
), ed hanno misura nulla.
Riassumiamo ora (senza dimostrazioni) alcuni risultati sull’integrale di Lebesgue n-
dimensionale. Chiamiamo L
n
il completamento di B(R
n
) rispetto alla misura di Lebesgue
m
n
.
Teorema 2.45 La misura di Lebesgue `e invariante per traslazione. Cio´e, se E ∈ L
n
e
x ∈ R
n
e definiamo E +x = ¦y +x : x ∈ E¦, allora E +x ∈ L
n
e m
n
(E +x) = m
n
(E).
Vediamo ora un risultato (senza dimostrazione) che permette di calcolare
operativamente gli integrali in dimensione n.
Teorema 2.46 (Fubini - Tonelli) Supponiamo che (X, /, µ) e (Y, ^, ν) siano spazi
misurati, con µ e ν misure σ-finite. Allora:
Fubini: se f ∈ L
1
(X Y, /⊗ ^, µ ⊗ ν), allora f(x, ) ∈ L
1
(Y, ^, ν) per q.o. x ∈ X,
f(, y) ∈ L
1
(X, /, µ) per q.o. y ∈ Y , le funzioni (definite q.o.)
_
Y
f(x, ) dν e
27
_
X
f(, y) dµ sono rispettivamente in L
1
(X, /, µ) e in L
1
(Y, ^, ν) e vale
_
X×Y
f(x, y) d(µ ⊗ν)(x, y) =
_
X
__
Y
f(x, y) dν(y)
_
dµ(x) = (2.2)
=
_
Y
__
X
f(x, y) dµ(x)
_
dν(y)
Tonelli: se f ∈ L
+
(X Y, /⊗ ^, µ ⊗ ν), allora le funzioni
_
Y
f(x, ) dν e
_
X
f(, y) dµ
sono rispettivamente in L
+
(X, /, µ) e in L
+
(Y, ^, ν) e vale la (2.2).
Corollario 2.47 Il teorema di Fubini-Tonelli vale anche nel caso (X, /, µ) =
(R
m
, B(R
m
), m
m
) e (Y, ^, ν) = (R
n
, B(R
n
), m
n
).
Dal corollario si ricava anche che `e possibile calcolare l’integrale di una funzione
su R
n
iterando gli integrali su ogni componente. Inoltre il teorema 2.41 e il corollario
2.47 permettono di usare tutte le tecniche di calcolo degli integrali di Riemann (teorema
fondamentale del calcolo, integrazione per sostituzione e per parti, cambiamenti di variabili,
ecc.) per calcolare gli integrali di Lebesgue.
2.7 Integrale di Lebesgue n-dimensionale
Abbiamo visto che il calcolo degli integrali di Lebesgue in dimensione 1 pu`o essere ridotto
al calcolo degli integrali di Riemann. Una conclusione analoga vale anche in dimensione n.
Per vederlo, si proceder`a per passi successivi. Come nel caso della misura di Lebesgue in
dimensione 1, anche nel caso della misura di Lebesgue m
n
si usa una notazione particolare.
Definizione 2.48 L’integrale
_
R
n
f dm
n
si indica semplicemente come integrale di
Lebesgue n-dimensionale di f. Allo stesso modo, se
_
R
n
[f[ dm
n
< +∞, allora f si
dice integrabile secondo Lebesgue.
Un primo risultato `e il seguente.
Teorema 2.49 Se
_
f dx `e definito (anche uguale a ∞), allora
_
R
n
f(x) dx =
_
R
n
f(x +
y) dx per ogni y ∈ R
n
.
Vediamo ora qual `e il comportamento dell’integrale di Lebesgue sotto trasformazioni
lineari. Chiamiamo GL(n, R) il gruppo delle trasformazioni lineari invertibili su R
n
.
Teorema 2.50 Supponiamo che T ∈ GL(n, R). Allora:
a) se E ∈ L
n
, allora T(E) ∈ L
n
e m
n
(T(E)) = [ det T[ m
n
(E).
b) se f `e misurabile secondo Lebesgue, allora anche f ◦ T lo ´e; inoltre, se
_
R
n
f dx `e
definito, allora
_
R
n
f(x) dx = [ det T[
_
R
n
f ◦ T(x) dx
28
Corollario 2.51 La misura di Lebesgue `e invariante per rotazioni e per simmetrie.
Diamo ora una generalizzazione di questo risultato, che `e il classico teorema di cambiamento
di variabile in dimensione n. Ricordiamo che se Ω `e un aperto in R
n
e una funzione
G : Ω →R
n
`e differenziabile, possiamo indicare con il simbolo D
x
G il differenziale, definito
dalla matrice (∂g
i
/∂x
j
(x))
ij
delle sue derivate nel punto x. Ricordiamo inoltre che G si dice
diffeomorfismo di classe C
1
se ´e biiettiva e se D
x
G `e una matrice invertibile per ogni
x ∈ Ω.
Teorema 2.52 Supponiamo che Ω sia un aperto in R
n
e che G : Ω → R
n
sia un
diffeomorfismo di classe C
1
. Allora:
a) se E ⊂ Ω ed E ∈ L
n
, allora G(E) ∈ L
n
e m
n
(G(E)) =
_
E
[ det D
x
G(x)[ dx.
b) se f : G(Ω) → R `e misurabile secondo Lebesgue, allora anche f ◦ G lo ´e; inoltre, se
_
G(Ω)
f dx `e definito, allora
_
G(Ω)
f(x) dx =
_

f ◦ G(x)[ det D
x
G(x)[ dx
I sistemi di coordinate non lineari pi` u importanti su R
2
ed R
3
sono le coordinate polari
e le coordinate sferiche. Il teorema precedente, applicato a questi due casi, portano alle
note formule “dx dy = r dr dθ” e “dx dy dz = r
2
sin ϕdr dθ dϕ”. Sistemi di coordinate
simili possono essere definiti in dimensioni pi` u alte, ma diventano sempre pi` u complicati al
crescere della dimensione. Per molti scopi `e sufficiente sapere che la misura di Lebesgue `e il
prodotto della misura ρ(E) =
_
E
r
n−1
dr su [0, +∞) per una opportuna misura sulla sfera
unitaria (dθ su S
1
, sin ϕdθ dϕ su S
2
):
Teorema 2.53 Esiste un’unica misura σ = σ
n−1
su S
n−1
tale che m
n
= ρ ⊗σ
n−1
. Se f `e
misurabile secondo Lebesgue su R
n
e
_
R
n
f dx `e definito, allora
_
R
n
f(x) dx =
_

0
_
S
n−1
f(rx

)r
n−1
dσ(x

) dr
Corollario 2.54 Se f `e misurabile secondo Lebesgue su R
n
,
_
R
n
f dx ´e definito, ed f `e
della forma f(x) = g([x[), allora
_
R
n
f(x) dx = σ(S
n−1
)
_

0
g(r)r
n−1
dr
Corollario 2.55 Fissato a > 0, poniamo B = B(0, a) in R
n
, e sia f una funzione
misurabile su R
n
. Allora:
a) se [f(x)[ ≤ Cx
−α
su B per qualche C > 0 e α < n, allora f ∈ L
1
(B); se [f(x)[ ≥ Cx
−n
su B, allora f / ∈ L
1
(B)
a) se [f(x)[ ≤ Cx
−α
su B
c
per qualche C > 0 e α > n, allora f ∈ L
1
(B
c
); se [f(x)[ ≥
Cx
−n
su B
c
, allora f / ∈ L
1
(B
c
)
29
2.8 Integrali dipendenti da parametro
Alcune volte pu`o capitare di avere a che fare con funzioni della forma
F(y) =
_
X
f(x, y) dµ(x) (2.3)
dove (X, /, µ) `e uno spazio misurabile e y `e un parametro che pu`o variare in vari tipi di
spazi. In questa sezione vedremo alcune propriet`a di queste funzioni.
Supponiamo che f : X E → C, dove E `e un aperto di uno spazio vettoriale reale
Y che sia anche normato, e che la funzione F : E → C sia definita da (2.3). Pu`o allora
essere interessante vedere se le propriet`a di continuit`a e di differenziabilit`a di f si possono
estendere anche a F.
Teorema 2.56 Supponiamo che per ogni y fissato la funzione f(, y) ∈ L
1
(X, /, µ; C).
Allora:
a) supponiamo che per ¯ y ∈ E esista un intorno U di ¯ y e una g ∈ L
1
(X, /, µ; C) tale
che per ogni y ∈ U, [f(x, y)[ ≤ g(x) per quasi ogni x ∈ X; allora se lim
y→¯ y
f(x, y) =
f(x, ¯ y) per quasi ogni x ∈ X, anche lim
y→¯ y
F(y) = F(¯ y)
b) supponiamo che per un vettore u ∈ Y esista ∂
u
f(x, y) per ogni y ∈ E e per q.o. x; se
per un ¯ y ∈ E esistono un intorno U di ¯ y e una g ∈ L
1
(X, /, µ; C) tale che per ogni
y ∈ U, [∂
u
f(x, y)[ ≤ g(x) per quasi ogni x ∈ X, allora

u
F(y) =
_
X

u
f(x, y) dµ(x)
Dimostrazione. a) prendiamo una successione (y
n
)
n
in U convergente a ¯ y, e consideriamo
le funzioni f
n
(x) = f(x, y
n
). Allora le f
n
sono dominate da g, quindi segue la tesi.
b) supponiamo che U sia convesso, e che (h
n
)
n
sia una successione reale infinitesima
di numeri non nulli. Il teorema del valor medio, applicato alla funzione h →f(x, ¯ y +hu) −
f(x, ¯ y) (definita in un intorno di 0 in R) ci dice che
¸
¸
¸
¸
f(x, ¯ y +h
n
u) −f(x, ¯ y)
h
n
¸
¸
¸
¸
≤ sup
y∈U
[∂
u
f(x, y)[ ≤ g(x)
per q.o. x ∈ X. Definiamo ora
f
n
(x) =
f(x, ¯ y +h
n
u) −f(x, ¯ y)
h
n
Allora per il teorema della convergenza dominata si ha:

u
F(¯ y) = lim
n→∞
F(¯ y +h
n
u) −F(¯ y)
h
n
= lim
n→∞
_
X
f
n
(x) dµ =
_
X

u
f(x, ¯ y) dµ
e segue la tesi. 2
30
Appendice A
Complementi
In questo capitolo vogliamo riprendere alcuni argomenti che per mancanza di tempo non
sono stati trattati nei primi due capitoli.
A.1 Insieme di Cantor
In questa sezione vogliamo fare un esempio di insiemi non boreliani sulla retta reale, ma
misurabili secondo Lebesgue. Per questo, abbiamo bisogno di introdurre il seguente insieme.
Esempio A.1 (insieme di Cantor) Definiamo C
0
= [0, 1], e C
n+1
= C
n
¸

3
n−1
−1
i=0
(
3k+1
3
n
,
3k+2
3
n
); definiamo insieme di Cantor l’insieme C =


n=1
C
n
. L’insieme
C pu`o essere definito anche in questo modo: per un generico x ∈ [0, 1] consideriamo la sua
espansione decimale x =


n=1
a
n
/3
n
in base 3, con a
n
= 0, 1 o 2, e facciamo la convenzione
che i numeri della forma p3
−k
abbiano la rappresentazione a
n
= 2 per n > k; allora C `e
l’insieme degli x ∈ [0, 1] che non hanno la cifra 1 nella loro rappresentazione decimale. C
ha le seguenti propriet`a notevoli:
a) C `e compatto
b) se x, y ∈ C e x < y, allora esiste z / ∈ C tale che x < z < y (C `e totalmente
sconnesso)
c) C non ha punti isolati
d) m(C) = 0
e) C `e in corrispondenza biunivoca con l’intervallo [0, 1]; in particolare C ha la cardinalit`a
del continuo
Proveremo solo le ultime due propriet`a. Per provare (d), basta notare che m(C
n
) = (2/3)
n
,
e quindi m(C) = lim
n→∞
m(C
n
) = 0. Per provare (e), notiamo che se x ∈ C, allora
x =


n=1
a
n
/3
n
, con a
n
= 0 o 2; definiamo allora b
n
= a
n
/2 (che corrisponde a sostituire
un 2 con un 1 nella rappresentazione decimale) e definiamo f(x) =


n=1
a
n
/2
n
. Allora f(x)
`e l’espansione in base 2 di un numero. Siccome ogni elemento di [0, 1] pu`o essere ottenuto
in questo modo, f `e bigettiva da C a [0, 1].
31
Abbiamo appena visto che l’insieme di Cantor C ha misura di Lebesgue nulla e ha
la cardinalit`a del continuo. Ci`o significa che la classe delle sue parti T(C) ha la stessa
cardinalit`a di T(R). Si pu`o dimostrare che B(R) ha la cardinalit`a del continuo, cio´e ha
cardinalit`a minore di T(C). Questo significa che la maggior parte degli insiemi in T(C)
non `e boreliana. Siccome m(C) = 0, la misura di Lebesgue pu`o essere estesa a tutti gli
insiemi in T(C), quindi abbiamo ottenuto che L `e strettamente maggiore di B(R). Per
questo motivo, la terminologia che si usa per le funzioni misurabili reali `e quella della
definizione 2.2, invece di essere quella standard della definizione 2.1.
Riprendiamo in esame la funzione f definita nell’esempio. Notiamo che f `e monotona
crescente da C in [0, 1]; in particolare, f(x) < f(y) per ogni x < y che non siano estremi
di un intervallo che non appartiene a C (quelli che sono stati tolti per ottenerlo); in questo
caso, f(x) = f(y) = p2
−k
per qualche p, k. Possiamo quindi estendere f ad una funzione
da [0, 1] in s´e definendo il suo valore in ogni intervallo mancante da C come il valore
ai suoi estremi. Questa funzione (che continuiamo a chiamare f) `e ancora crescente, e
siccome la sua immagine `e tutto [0, 1], non pu`o avere discontinuit`a di salto; questo, insieme
alla monotonia, implica la sua continuit`a. La funzione f `e comunemente conosciuta come
funzione di Cantor, o scala di Cantor.
A.2 Integrazione di funzioni complesse
All’inizio del capitolo 2 abbiamo notato che la teoria dell’integrazione di Lebesgue poteva
essere costruita anche nel caso di funzioni a valori complessi. Qui enunciamo i teoremi
corrispondenti a questo caso; le dimostrazioni non verranno svolte, essendo per la maggior
parte generalizzazioni di quelle del capitolo 2; per maggiori dettagli, il lettore interessato
pu`o vedere [2].
Per tutta la sezione faremo la convenzione che una funzione f : X →C sia misurabile
quando `e (/, B(C))-misurabile.
Dalla proposizione 2.10 si ricavano i due seguenti corollari:
Corollario A.2 Una funzione complessa f `e misurabile se e solo se 'f e ·f lo sono.
Corollario A.3 Se f, g : X →C sono misurabili, allora anche f +g e fg lo sono.
Dalla proposizione 2.12 (il limite di funzioni misurabili ´e una funzione misurabile)
segue questo risultato:
Corollario A.4 Se (f
n
)
n
`e una successione di funzioni complesse misurabili e f(x) =
lim
n→∞
f
n
(x) esiste per ogni x, allora f ´e misurabile.
Analogamente alla decomposizione f = f
+
− f

delle funzioni reali, anche nel caso
delle funzioni complesse c’´e una utile decomposizione, chiamata decomposizione polare.
Se z `e un numero complesso, indichiamo con [z[ la sua norma in C e definiamo la funzione
segno in questo modo:
sgn z =
_
z/[z[ se z ,= 0
0 se z = 0
32
Allora possiamo scrivere f = (sgn f)[f[ per una generica funzione complessa f. Siccome l
funzione segno e il modulo sono boreliane, abbiamo che f `e misurabile se e solo se sgn f e
[f[ lo sono.
Come nel caso reale, chiamiamo funzione semplice una combinazione lineare finita
a coefficienti complessi di funzioni caratteristiche di insiemi misurabili, che sar`a della forma
ϕ(x) =

n
i=1
a
i
1
E
i
(x), con a
i
∈ C; se a
i
,= a
j
per i ,= j, allora diciamo che ϕ `e scritta in
rappresentazione standard. Anche nel caso di funzioni a valori complessi, una funzione
misurabile pu`o essere opportunamente approssimata con funzioni semplici in questo modo:
Teorema A.5 Se (X, /) `e uno spazio misurabile, e f : X →C ´e misurabile, allora esiste
una successione di funzioni semplici (ϕ
n
)
n
tali che 0 ≤ [ϕ
1
[ ≤ . . . ≤ [ϕ
n
[ ≤ . . . ≤ [f[,
ϕ
n
→f puntualmente, e ϕ
n
→f uniformemente su ogni insieme su cui f `e limitata.
Se f `e una funzione complessa misurabile, diciamo che f `e integrabile se la funzione
reale [f[ lo ´e. Siccome [f[ ≤ ['f[ + [·f[ ≤ 2[f[, otteniamo che f `e integrabile se e solo se
'f e ·f lo sono; definiamo poi l’integrale di f in questo modo:
_
X
f dµ =
_
X
'f dµ +i
_
X
·f dµ
Da questo segue facilmente che lo spazio delle funzioni integrabili complesse `e uno spazio
vettoriale e l’integrale `e un funzionale lineare su di esso; inoltre abbiamo che [
_
X
f dµ[ ≤
_
X
[f[ dµ per ogni f integrabile. Anche in questo caso possiamo mettere su questo spazio la
relazione di equivalenza f ≡ g se e solo se
_
X
[f −g[ dµ = 0. Lo spazio ottenuto in questo
modo viene indicato con L
1
(X, /, µ; C) (rispetto al caso reale, si specifica anche lo spazio
di arrivo). Valgono le seguenti generalizzazioni di risultati del capitolo 2:
Proposizione A.6 Se f e g sono integrabili, allora sono equivalenti:
i)
_
E
f dµ =
_
E
g dµ per ogni E ∈ /
ii)
_
X
[f −g[ dµ = 0
iii) f = g q.o.
Teorema A.7 (della convergenza dominata di Lebesgue) Se (f
n
)
n
⊂ L
1
tale che
f
n
→ f q.o. ed esiste g ∈ L
1
tale che [f
n
[ ≤ g per ogni n, allora f ∈ L
1
e
lim
n→∞
_
X
f
n
dµ =
_
X
f dµ.
Teorema A.8 Se (f
n
)
n
`e una successione in L
1
tale che


n=1
_
X
[f
n
[ dµ < +∞, allora


n=1
f
n
converge q.o. a una funzione in L
1
, e


n=1
_
X
f
n
dµ =
_
X
(


n=1
f
n
) dµ.
33
Appendice B
Temi di esame con soluzioni
B.1 Prova scritta del 28 gennaio 1999
1. Se f ∈ L
+
(X, /), poniamo:
λ(E) =
_
E
f dµ
Dimostrare che λ `e una misura su (X, /) e che
_
X
g dλ =
_
X
fg dµ per ogni g ∈
L
+
(X, /) (suggerimento: prima supporre g semplice)
2. Dimostrare che f(x) = x
−α
`e integrabile secondo Lebesgue su (0, 1) per α ∈ (0, 1) e
calcolare
_
x
0
f(t) dt (suggerimento: usare il punto 1 o il teorema di Beppo Levi)
Soluzione
1. λ(∅) = 0, e se A =


n=1
A
n
, con A
n
∈ /, allora:
λ(A) =
_
A
f dµ =
_
X
1
A
f dµ =
_
X

n=1
1
A
n
f dµ =

n=1
_
X
1
A
n
f dµ =

n=1
λ(A
n
)
dove si `e usato il teorema di integrazione per serie. (2 punti)
Se g =

n
i=1
a
i
1
E
i
`e una funzione semplice, allora:
_
X
g dλ =
_
X
n

i=1
a
i
1
E
i
dλ =
n

i=1
a
i
λ(E
i
) =
n

i=1
a
i
_
X
1
E
i
f dµ =
=
_
X
n

i=1
a
i
1
E
i
f dµ =
_
X
gf dµ
Se g ∈ L
+
, allora esiste una successione (g
n
)
n
di funzioni semplici in L
+
tale che
g
n
¸g. Allora anche fg
n
¸fg, e per Beppo Levi si ha:
_
X
g dλ = lim
n→∞
_
X
g
n
dλ = lim
n→∞
_
X
g
n
f dµ =
_
X
gf dµ (3 punti)
34
2. λ(E) =
_
E
f(x) dx `e una misura su (0, 1), quindi per la continuit`a dal basso si ha
lim
n→∞
λ((1/n, x)) = λ((0, x)) per ogni x ≤ 1. Ma λ((1/n, x)) =
_
x
1/n
t
−α
dt `e
l’integrale di una funzione integrabile secondo Riemann (perch´e continua e limitata);
allora:
λ((1/n, x)) =
_
1
1 −α
t
1−α
_
x
1/n
=
x
1−α
−(1/n)
1−α
1 −α
n→∞

x
1−α
1 −α
=
_
x
0
t
−α
dt
da questo si ricava in particolare che
_
1
0
f(x) dx = λ((0, 1)) =
1
1−α
< +∞, e quindi f
`e integrabile secondo Lebesgue.
Si poteva anche usare il teorema di Beppo Levi in questo modo: costruiamo la
successione f
n
= f1
(1/n,1)
. Allora f
n
¸f e quindi
_
x
0
f(t) dt = lim
n→∞
_
x
0
f
n
(t) dt = lim
n→∞
_
x
1/n
t
−α
dt
e si ha il risultato visto prima (2 punti per f ∈ L
1
((0, 1)) e 2 punti per
_
x
0
f(t) dt).
B.2 Prova scritta del 18 febbraio 1999
Sia f(x) = x
−1/2
se x ∈ (0, 1), f(x) = 0 altrove; sia inoltre (r
n
)
n=1,...,∞
una enumerazione
dei razionali, e poniamo g(x) =


n=1
2
−n
f(x −r
n
).
1. Enunciare il teorema di integrazione per serie di funzioni positive e il teorema di
Beppo-Levi.
Dimostrare che:
2. g ∈ L
1
(R, B(R), m) (dove m `e la misura di Lebesgue), e in particolare g < ∞ quasi
ovunque (suggerimento: usare i teoremi di integrazione per serie e di Beppo Levi)
3. g `e non limitata in ogni intervallo, e quindi ´e discontinua in ogni punto (suggerimento:
calcolare il limite della funzione in un punto razionale dell’intervallo)
4. g
2
< ∞ q.o., ma g
2
/ ∈ L
2
(R, B(R), m)
Soluzione
1. vedi dispense
2. f, g ∈ L
+
, quindi si puo’ integrare per serie:
_
R
g dx =

n=1
2
−n
_
R
f(x −r
n
) dx =

n=1
2
−n
_
R
f(x) dx =

n=1
2
−n
_
1
0
x
−1/2
dx =
=
_
1
0
x
−1/2
dx = lim
k→∞
_
1
1/k
x
−1/2
dx = lim
k→∞
[2x
1/2
]
1
1/k
= 2 < ∞
(dove abbiamo anche usato Beppo Levi), quindi g ∈ L
1
. Questo implica che g `e quasi
certamente finita. (2 punti)
35
3. prendiamo un intervallo (a, b) ⊆ (0, 1); allora esiste un r
m
razionale in (a, b), e si ha che
per ogni x ∈ (r
m
, b) si ha f(x−r
m
) = (x−r
m
)
−1/2
, e quindi g(x) ≥ 2
−m
(x−r
m
)
−1/2
,
e lim
xr
m
g(x) ≥ +∞; questo implica che g non `e limitata in (a, b) (e che g quindi
non pu`o essere continua in (a, b)). (3 punti)
4. g
2
< ∞ q.o. per il punto (1) (0,5 punti); ma:
_
R
g
2
dx =

n=1
2
−2n
_
R
f
2
(x −r
n
) dx =

n=1
2
−2n
_
1
0
x
−1
dx =
=
1
3
_
1
0
x
−1
dx =
1
3
lim
k→∞
_
1
1/k
x
−1
dx =
1
3
lim
k→∞
[log x]
1
1/k
= +∞
quindi g / ∈ L
2
. (1,5 punti)
B.3 Prova scritta dell’11 giugno 1999
Siano (X, /, µ) e (Y, ^, ν) spazi misurati σ-finiti.
1. Se f : X → R `e /-misurabile e g : Y → R ´e ^-misurabile, e h = f ⊗ g (cio´e h `e
definita su X Y come h(x, y) = f(x)g(y)), allora h `e /⊗^-misurabile.
2. Enunciare i teoremi di Fubini e di Tonelli.
3. Se f ∈ L
1
(X, /, µ) e g ∈ L
1
(Y, ^, ν), allora h ∈ L
1
(X Y, /⊗^, µ ⊗ν) e
_
X×Y
h dµ ⊗ν =
_
X
f dµ
_
Y
g dν
(suggerimento: usare il teorema di Tonelli per dimostrare che h ∈ L
1
e il teorema di
Fubini per il resto della tesi).
Soluzione
1. h `e composizione delle proiezioni su X e Y , delle f e g e della funzione prodotto da
R
2
a R. Tutte queste funzioni sono misurabili, quindi h `e misurabile (nota: h era
definita come h : X Y ∈ R) . (3 punti)
2. Vedi dispense (2 punti)
3. Dire che h ∈ L
1
`e equivalente a dire che
_
[h[ < ∞. Siccome [h[ ∈ L
+
, per Tonelli si
ha:
_
X×Y
[h[ dµ ⊗ν =
_
X
__
Y
[f(x)[[g(y)[ dν(y)
_
dµ(x) =
=
_
X
[f(x)[
__
Y
[g(y)[ dν(y)
_
dµ(x) =
=
_
X
[f(x)[|g|
L
1 dµ(x) = |f|
L
1|g|
L
1 < +∞
36
e quindi h ∈ L
1
. A questo punto basta applicare il teorema di Fubini in modo analogo
e si ottiene il resto della tesi. (3 punti)
B.4 Prova scritta del 2 luglio 1999
Sia dato uno spazio misurabile (X, /). Se µ e ν sono misure definite su (X, /), diciamo
che µ `e assolutamente continua rispetto a ν (e lo indichiamo con µ << ν) se ν(A) = 0
implica µ(A) = 0. Diciamo che µ e ν sono equivalenti (e lo indichiamo con µ ∼ ν) se
µ << ν e ν << µ.
1. Se λ `e un’altra misura su (X, /), provare che λ << µ e µ << ν implica λ << ν e
che λ ∼ µ e µ ∼ ν implica λ ∼ ν
2. Provare che se µ `e una misura definita da µ(A) =
_
A
f dν, con f ∈ L
+
(X, /), allora
µ << ν.
3. Provare che se nel punto (2) f > 0 ν-quasi ovunque, allora µ ∼ ν.
4. Provare che se f =


n=1
a
n
1
E
n
, con a
n
> 0 ed (E
n
)
n
disgiunti e tali che


n=1
E
n
=
X, allora
ν(A) =
_
A
1
f

Soluzione
1. Se λ << µ e µ << ν, allora la seconda relazione implica che se ν(A) = 0, allora
µ(A) = 0; allora per la prima relazione si ha che λ(A) = 0, e quindi abbiamo che
ν(A) = 0 implica λ(A) = 0, cio´e che λ << ν. Se poi λ ∼ µ e µ ∼ ν, allora abbiamo
che λ << µ e µ << ν, quindi λ << ν per quanto appena dimostrato, e che µ << λ e
ν << µ, quindi ν << λ; mettendo assieme le due relazioni si ha la tesi. (2 punti)
2. Se ν(A) = 0, allora µ(A) =
_
X
f1
A
dν; ma f1
A
= 0 µ-quasi ovunque, quindi µ(A) = 0.
(2 punti)
3. Se µ(A) = 0, allora
_
X
f1
A
dν = 0; siccome f1
A
∈ L
+
, questo implica che f1
A
= 0
µ-quasi ovunque; siccome f > 0, questo significa che 1
A
= 0 µ-quasi ovunque, e
abbiamo la tesi. (2 punti)
4. Siccome f vale a
n
> 0 su E
n
, allora 1/f vale 1/a
n
su E
n
. Allora:
_
A
1
f
dµ =
_
A

n=1
1
a
n
1
E
n
dµ =

n=1
_
X
1
a
n
1
E
n
∩A
dµ =

n=1
1
a
n
µ(E
n
∩ A) =
=

n=1
1
a
n
_
E
n
∩A
f dν =

n=1
1
a
n
_
E
n
∩A
a
n
dν =
=

n=1
1
a
n
a
n
ν(E
n
∩ A) =

n=1
ν(E
n
∩ A) = ν(A) (2 punti)
37
B.5 Prova scritta del 10 settembre 1999
1. Si enuncino i teoremi di Beppo Levi e della convergenza dominata di Lebesgue.
2. Se µ(X) < +∞, (f
n
)
n
⊂ L
1
(X, /, µ) e f
n
→ f uniformemente, mostrare che f ∈
L
1
(X, /, µ) e che
_
X
f
n
dµ →
_
X
f
n
dµ.
Soluzione
1. Vedi dispense (4 punti).
2. f
n
→ f uniformemente, quindi f
n
→ f µ-quasi ovunque, quindi f `e misurabile.
Inoltre per ogni n, [f[ ≤ [f −f
n
[ +[f
n
[, e per ogni ε esiste n tale che [f −f
n
[ < ε su
X. Allora [f[ ≤ [f − f
n
[ + [f
n
[ < ε + [f
n
[, e quindi
_
X
[f[ dµ < εµ(X) +
_
X
[f
n
[ dµ.
Siccome f
n
∈ L
1
, allora
_
X
[f[ dµ < +∞, quindi f ∈ L
1
. Infine [
_
X
f dµ−
_
X
f
n
dµ[ =
[
_
X
(f −f
n
) dµ[ ≤
_
X
[f −f
n
[ dµ ≤ εµ(X). Da questo si ricava che
_
X
f
n
dµ →
_
X
f dµ
(4 punti).
B.6 Prova scritta del 27 settembre 1999
1. Si enuncino i teoremi di Beppo Levi e della convergenza dominata di Lebesgue.
2. Calcolare il limite
lim
n→∞
_
+∞
a
n
1 +n
2
x
2
dx
per a > 0, a = 0 e a < 0.
Suggerimento:
_
+∞
−∞
dy
1+y
2
= π.
Soluzione
1. Vedi dispense (2 punti)
2. Se a > 0, abbiamo:
f
n
(x) =
n
1 +n
2
x
2

1
nx
2

1
x
2
∈ L
1
(a, +∞)
e quindi possiamo applicare Lebesgue; siccome f
n
→ 0 q.o. su [a, +∞), il limite vale
0 (2 punti).
Se a = 0, siccome le f
n
sono pari si ha:
_
+∞
0
n
1 +n
2
x
2
dx =
1
2
_
+∞
−∞
n
1 +n
2
x
2
dx =
1
2
_
+∞
−∞
1
1 +y
2
dy =
π
2
e quindi il limite vale π/2 (2 punti).
38
Se a < 0, si ha:
_
+∞
a
n
1 +n
2
x
2
dx =
_
+∞
−∞
n
1 +n
2
x
2
dx −
_
a
−∞
n
1 +n
2
x
2
dx = π −
_
a
−∞
n
1 +n
2
x
2
dx
Il secondo addendo tende a 0 per un ragionamento analogo al caso a > 0, quindi il
limite vale π. (2 punti)
Gli integrali si potevano anche calcolare esplicitamente nel seguente modo:
_
+∞
a
n
1 +n
2
x
2
dx =
_
+∞
a
lim
k→∞
1
[a,k]
(x)
n
1 +n
2
x
2
dx =
= lim
k→∞
_
+∞
a
1
[a,k]
(x)
n
1 +n
2
x
2
dx = lim
k→∞
_
nk
na
1
1 +y
2
dy =
= lim
k→∞
[arctg y]
nk
na
= lim
k→∞
(arctg nk −arctg na) = arctg
π
2
−arctg na
dove l’inversione di limite e integrale si `e potuta fare grazie a Beppo Levi, e si `e potuto
usare la primitiva di
1
1+y
2
grazie al fatto che si stava integrando una funzione limitata
su un dominio limitato. A questo punto il limite per n →∞ ha i risultati visti sopra
a seconda che a > 0, a = 0 o a < 0.
B.7 Prova scritta del 26 gennaio 2000
Supponiamo che f
n
e f siano funzioni misurabili da uno spazio (X, /, µ) a valori complessi
e ϕ : C → C.
1. Se ϕ `e continua e f
n
→f quasi ovunque, allora anche ϕ ◦ f
n
→ϕ ◦ f quasi ovunque.
2. Enunciare la definizione di convergenza in misura e quali sono le implicazioni tra le
convergenze in misura, in L
1
, quasi ovunque e uniforme.
3. Se ϕ `e uniformemente continua e f
n
→ f uniformemente (risp. in misura), allora
ϕ ◦ f
n
→ϕ ◦ f uniformemente (risp. in misura).
4. (facoltativo) Esibire controesempi nel caso che ϕ non sia continua o uniformemente
continua.
Soluzione
1. f
n
→ f q.o. significa che esiste E ∈ / tale che µ(E
c
) = 0 e f
n
(x) → f(x) per ogni
x ∈ E. Siccome ϕ `e continua, `e continua per successioni, e quindi ϕ(f
n
(x)) →ϕ(f(x))
(2 punti)
2. Vedi dispense (2 punti).
39
3. ϕ uniformemente continua significa che ∀ε∃δ tale che [y
1
− y
2
[ < δ implica [ϕ(y
1
) −
ϕ(y
2
)[ < ε; allora se f
n
→f uniformemente significa che ∃n

tale che per ogni x ∈ X,
[f
n
(x) −f(x)[ < δ ∀n > n

, e quindi [ϕ(f
n
(x)) −ϕ(f(x))[ < ε (1 punto). Se invece
f
n
µ
→f, questo implica che µ¦x : [f
n
(x) −f(x)[ > δ¦ →0; siccome [f
n
(x) −f(x)[ < δ
implica [ϕ(f
n
(x)) − ϕ(f(x))[ < ε, abbiamo che [ϕ(f
n
(x)) − ϕ(f(x))[ > ε implica
[f
n
(x) − f(x)[ > δ, quindi ¦x : [ϕ(f
n
(x)) − ϕ(f(x))[ > δ¦ ⊆ ¦x : [f
n
(x) − f(x)[ > δ¦,
e quindi µ¦x : [ϕ(f
n
(x)) −ϕ(f(x))[ > δ¦ ⊆ µ¦x : [f
n
(x) −f(x)[ > δ¦ →0 (3 punti)
4. Prendiamo f
n
≡ 1/n, f ≡ 0 e ϕ = 1
{0}
; allora ϕ non `e continua e ϕ ◦ f
n
≡ 0 e
ϕ ◦ f = 1, e non si ha convergenza quasi ovunque. Prendiamo poi f
n
(x) = x + 1/n,
f(x) = x e ϕ(x) = x
2
. Allora ϕ ◦ f
n
− ϕ ◦ f = 2x/n + 1/n
2
, e quindi non si ha n´e
convergenza uniforme n´e in misura (1 punto a controesempio per un totale di 3)
B.8 Prova scritta del 18 febbraio 2000
1. Enunciare i teoremi di Fubini e di Tonelli.
2. Se f `e integrabile secondo Lebesgue su (0, a) e g(x) =
_
a
x
f(t)/t dt, allora g `e integrabile
su (0, a) e
_
a
0
g(x) dx =
_
a
0
f(x) dx.
Soluzione
1. Vedi dispense (2 punti).
2. Per potere applicare Fubini bisogna dimostrare che 1
A
f(t)/t ∈ L
1
(R
2
, B(R
2
), m
2
),
dove abbiamo posto A = ¦(x, t)[0 < x ≤ t < a¦. Siccome A e f sono misurabili,
[1
A
f(t)/t[ ∈ L
+
(R
2
, B(R
2
), m
2
), e per il teorema di Tonelli abbiamo
_
A
¸
¸
¸
¸
f(t)
t
¸
¸
¸
¸
dt =
_
a
0
_
t
0
[f(t)[
t
dx dt =
_
a
0
[f(t)[
t
_
t
0
dx dt =
_
a
0
[f(t)[ dt < +∞
quindi 1
A
f(t)/t ∈ L
1
(R
2
, B(R
2
), m
2
). Questo implica che
_
a
0
[g(x)[ dx ≤
_
a
0
_
a
x
¸
¸
¸
¸
f(t)
t
¸
¸
¸
¸
dt =
_
A
¸
¸
¸
¸
f(t)
t
¸
¸
¸
¸
dt < +∞
cio´e g `e integrabile su (0, a) (l’uguaglianza segue dal teorema di Tonelli) (3 punti).
Siccome 1
A
f(t)/t ∈ L
1
(R
2
, B(R
2
), m
2
), si pu`o applicare il teorema di Fubini e si ha
_
a
0
g(x) dx ≤
_
a
0
_
a
x
f(t)
t
dt =
_
a
0
_
t
0
f(t)
t
dx dt =
_
a
0
f(t) dt
(3 punti)
40
B.9 Prova scritta del 14 giugno 2000
Consideriamo gli spazi misurabili (X, /) = (Y, ^) = (R, B(R)), dotati rispettivamente
delle misure µ = misura di Lebesgue e ν = misura che conta i punti (definita come ν(A) =
cardinalit`a di A).
1. Enunciare i teoremi di Fubini e di Tonelli.
2. Posto D = ¦(x, y) ∈ X Y [ x = y¦, calcolare i due integrali
_ _
1
D
dµ dν e
_ _
1
D
dν dµ.
3. Come si concilia il risultato del punto (2) con i teoremi di Fubini e Tonelli?
4. (facoltativo e difficile) Calcolare l’integrale
_
1
D
d(µ ⊗ν).
Soluzione
1. Vedi dispense (2 punti).
2.
_
[0,1]
_
[0,1]
1
D
(x, y) dµ(x) dν(y) =
_
[0,1]
_
_
[0,1]
1
x=y
dµ(x)
_
dν(y) =
=
_
[0,1]
µ(¦y¦) dν(y) =
_
[0,1]
0 dν(y) = 0 (2 punti)
_
[0,1]
_
[0,1]
1
D
(x, y) dν(x) dµ(y) =
_
[0,1]
_
_
[0,1]
1
x=y
dν(x)
_
dµ(y) =
=
_
[0,1]
ν(¦x¦) dµ(y) =
_
[0,1]
1 dµ(y) = 1 (2 punti)
3. Y non `e σ-finito, quindi le ipotesi dei due teoremi non sono verificate, e quindi non
dobbiamo attenderci che la tesi sia vera (2 punti).
4. La misura prodotto µ ⊗ν `e la restrizione a /⊗^ della misura esterna
(µ ⊗ν)

(A) = inf
_

n=1
ρ(E
n
) [ E
n
∈ /⊗^, A ⊆

_
n=1
E
n
_
Se D ⊆


n=1
E
n
, questo significa che esistono x < y tali che [x, y]
2
∩D ⊆ E
n
, e quindi
[x, y] ⊗[x, y] ⊆ E
n
. Ma si ha che µ ⊗ν([x, y]
2
) = µ([x, y])ν([x, y]) = (y −x) (+∞) =
+∞, quindi abbiamo
(µ ⊗ν)

(D) = inf¦+∞¦ = +∞
41
B.10 Prova scritta del 5 luglio 2000
Supponiamo di avere lo spazio misurato completo (X, /, µ).
1. Enunciare la definizione di convergenza in misura e quali sono le implicazioni tra le
convergenze in misura, in L
1
, quasi ovunque e uniforme.
2. Provare che se µ(E
n
) < ∞ per ogni n ∈ N e 1
E
n
→ f in L
1
, allora f `e uguale (quasi
certamente) alla funzione indicatrice di un insieme.
3. Provare che l’insieme del punto (2) `e misurabile.
Soluzione
1. Vedi dispense (2 punti).
2. 1
E
n
→ f in L
1
implica che 1
E
n
→ f in misura, quindi esiste una sottosuccessione
(1
E
n
k
)
k
tale che 1
E
n
k
→f quasi ovunque. Questo significa che per quasi ogni x ∈ X,
f(x) = lim
n→∞
1
E
n
k
(x); ma 1
E
n
k
(x) `e uguale a 0 o a 1, quindi f(x) `e quasi ovunque
uguale a 0 o a 1. Se definiamo E = ¦x ∈ X [ f(x) = 1¦, allora f = 1
E
quasi ovunque
(4 punti).
3. f `e limite quasi ovunque di funzioni misurabili, quindi `e misurabile. Siccome ¦1¦ ∈
B(R), questo significa che E = f
−1
(¦1¦) ∈ / (2 punti).
B.11 Prova scritta del 21 settembre 2000
Supponiamo di avere lo spazio misurato completo (X, /, µ).
1. Enunciare la definizione di convergenza in misura e quali sono le implicazioni tra le
convergenze in misura, in L
1
, quasi ovunque e uniforme.
2. Sia X = N, / = T(N), µ = misura che conta i punti (cio´e µ(B) = [B[ per ogni
B ∈ /). Provare che f
n
→f in misura se e solo se f
n
→f uniformemente.
Soluzione
1. Vedi dispense (2 punti).
2. ⇒) sappiamo che ∀ε, lim
n→∞
µ¦k : [f
n
(k) −f(k)[ > ε¦ = 0. Ma la successione (µ¦k :
[f
n
(k) −f(k)[ > ε¦)
n
`e a valori interi, quindi se ha limite nullo deve necessariamente
accadere che ∃n

tale che per ogni n > n

, µ¦k : [f
n
(k) − f(k)[ > ε¦ = 0; questo
significa che [f
n
(k) − f(k)[ < ε µ-quasi ovunque; siccome µ `e la misura che conta i
punti, [f
n
(k) −f(k)[ < ε per ogni k ∈ ^ (4 punti).
3. ⇐) sappiamo che ∀ε∃n

tale che n > n

implica [f
n
(k) − f(k)[ < ε per ogni k ∈ ^;
allora µ¦k : [f
n
(k) − f(k)[ > ε¦ = µ(∅) = 0 per ogni n > n

; questo implica che
f
n
µ
→f (2 punti)
42
B.12 Prova scritta del 16 novembre 2000
1. Enunciare il teorema di integrazione per serie di funzioni reali generiche.
Se f
n
(x) = ae
−nax
−be
−nbx
, con 0 < a < b, provare che:
2.

n=1
_

0
[f
n
(x)[ dx = +∞
3.

n=1
_

0
f
n
(x) dx ,=
_

0

n=1
f
n
(x) dx
Soluzione
1. Vedi dispense (2 punti).
2. Per ogni n, l’integrale di Lebesgue
_

0
[ae
−nax
−be
−nbx
[ dx `e un numero positivo finito
o `e uguale a +∞. In entrambi i casi, `e uguale all’integrale di Riemann di [f
n
[, quindi
possiamo fare il cambio di variabile y = nx, ottenendo:

n=1
_

0
[f
n
(x)[ dx =

n=1
1
n
_

0
[ae
−ny
−be
−ny
[ dy
L’integrale
_

0
[ae
−y
−be
−y
[ dy si pu´o raccogliere, sia che sia un numero finito che sia
infinito. Si ottiene quindi:

n=1
_

0
[f
n
(x)[ dx =
__

0
[ae
−y
−be
−y
[ dy
_

n=1
1
n
Siccome la serie armonica diverge e l’integrale `e un numero diverso da zero, abbiamo
la tesi (5 punti).
3. f
n
`e somma di due funzioni in L
1
(R, B(R), m): infatti e
−nλx
´e una funzione misurabile
e positiva per λ = a, b e quindi i suoi integrali di Riemann e di Lebesgue coincidono,
e si ha:
_

0
λe
−nλx
dx =
_

1
n
e
−nλx
_

0
=
1
n
quindi f
n
∈ L
1
e
_

0
ae
−nax
− be
−nbx
dx =
1
n

1
n
= 0 per ogni n ∈ ^; allora


n=1
_

0
f
n
(x) dx =


n=1
0 = 0 (2 punti).
Calcoliamo ora


n=1
f
n
(x). Per ogni x ∈ (0, ∞), la serie


n=1
f
n
(x) `e la differenza
di due serie assolutamente convergenti perch´e positive. Allora:

n=1
f
n
(x) =

n=1
ae
−nax

n=1
be
−nbx
= a

n=1
(e
−ax
)
n
−b

n=1
(e
−bx
)
n
=
=
a
1 −e
−ax

b
1 −e
−bx
:= f(x)
43
Abbiamo che lim
x→∞
f(x) = a − b < 0, quindi per ogni ε > 0 esiste M tale che
f(x) < a −b +ε per x > M. Allora
_

0
f

(x) dx >
_

0
(b −a −ε)1
(M,+∞)
(x) dx = (b −a −ε)m((M, +∞)) =
= (b −a −ε) ∞= +∞
quindi se l’integrale di f esiste, sicuramente non `e uguale a 0, e si ha la tesi (3 punti).
In realt`a, l’integrale di f non esiste, poich´e f in 0 `e positiva ed ha un andamento asintotico
simile a 1/x, e quindi anche
_

0
f
+
(x) dx = +∞.
B.13 Prova scritta del 21 dicembre 2000
Sia (X, /, µ) uno spazio misurato, E un aperto di uno spazio vettoriale normato e f :
X E →R.
1. Enunciare condizioni sufficienti su f affinch´e la funzione
F(y) =
_
X
f(x, y) dµ(y)
sia continua, e si abbia
lim
y→¯ y
F(y) =
_
X
lim
y→¯ y
f(x, y) dµ(y)
2. Dimostrare che per ogni n ∈ N,
lim
y→∞
_
y
0
x
n
_
1 −
x
y
_
y
dx = n!
(dare per noto che
_

0
x
n
e
−x
dx = n!).
Soluzione
1. Vedi dispense (2 punti).
2. Abbiamo:
_
y
0
x
n
_
1 −
x
y
_
y
dx =
_

0
1
[0,y]
(x)x
n
_
1 −
x
y
_
y
dx
Ponendo f(x, y) = 1
[0,y]
(x)x
n
(1 −x/y)
y
, possiamo tentare di applicare il teorema del
punto 1. Abbiamo che:
lim
y→∞
1
[0,y]
(x)x
n
_
1 −
x
y
_
y
= x
n
e
−x
44
Inoltre abbiamo che per ogni y ≥ 1, la funzione x →1
[0,y]
(x)x
n
(1 −x/y)
y
`e dominata
da x
n
e
−x
∈ L
1
(0, ∞). Infatti per ogni y ≥ 1 si ha che (1−x/y)
y
≤ e
−x
´e equivalente a
1 −x/y ≤ e
−x/y
. Ma la funzione x →e
−x/y
´e convessa per ogni y ∈ R, e x →1 −x/y
´e la sua tangente in zero, quindi abbiamo che 1 − x/y ≤ e
−x/y
per ogni x, y ∈ R,
quindi in particolare (1 −x/y)
y
≤ e
−x
per x ∈ [0, y]. Allora [1
[0,y]
(x)x
n
(1 −x/y)
y
[ ≤
x
n
(1 −x/y)
y
≤ x
n
e
−x
. Possiamo quindi applicare il teorema, e otteniamo:
lim
y→∞
_
y
0
x
n
_
1 −
x
y
_
y
dx =
_

0
lim
y→∞
1
[0,y]
(x)x
n
_
1 −
x
y
_
y
dx =
_

0
x
n
e
−x
dx = n!
dove abbiamo usato il suggerimento del testo (6 punti).
B.14 Prova scritta del 20 febbraio 2001
Sia (X, /, µ) uno spazio misurato, con µ(X) < +∞, e definiamo
ρ(f) =
_
X
[f[
1 +[f[

1. Enunciare la definizione di convergenza in misura.
2. Dimostrare che la funzione (f, g) →ρ(f −g) `e una metrica sullo spazio delle funzioni
misurabili su X (se identifichiamo due funzioni uguali q.o.).
3. Dimostrare che ρ(f
n
) →0 se e solo se f
n
→0 in misura.
Soluzione
1. Vedi dispense (2 punti).
2. Bisogna verificare che ρ(f) ≥ 0, con l’uguaglianza se e solo se f = 0 q.o., e la disug-
uaglianza triangolare. Si ha che ρ(f) = 0 ⇔
|f|
1+|f|
= 0 µ-q.o. (dato che
|f|
1+|f|
∈ L
+
)
⇔ f = 0 µ-q.o. (dato che 1 + [f[ > 0) (1 punto). Inoltre, la funzione x →
x
1+x
`e
crescente, quindi abbiamo:
[x +y[
1 +[x +y[

[x[ +[y[
1 +[x[ +[y[
=
[x[
1 +[x[ +[y[
+
[y[
1 +[x[ +[y[

[x[
1 +[x[
+
[y[
1 +[y[
per ogni x, y ∈ R. Abbiamo quindi per ogni f, g, h funzioni misurabili:
[f −g[
1 +[f −g[
=
[f −h +h −g[
1 +[f −h +h −g[

[f −h[
1 +[f −h[
+
[h −g[
1 +[h −g[
Integrando entrambi i membri, si ottiene ρ(f −g) ≤ ρ(f −h) +ρ(h −g) (2 punti).
45
3. ⇐) f
n
→0 in misura, allora per ogni δ > 0 e per ogni ε > 0 esiste un ¯ n tale che n > ¯ n
implica µ¦x : [f
n
(x)[ > δ¦ < ε. Allora per n > ¯ n si ha:
ρ(f
n
) =
_
X
[f
n
[
1 +[f
n
[
dµ =
_
{|f
n
|>δ}
[f
n
[
1 +[f
n
[
dµ +
_
{|f
n
|≤δ}
[f
n
[
1 +[f
n
[
dµ ≤

_
{|f
n
|>δ}
1 dµ +
_
{|f
n
|≤δ}
δ dµ < ε +δµ(X)
Siccome possiamo fissare ε e δ in modo arbitrariamente piccolo, segue che ρ(f
n
) →0
(3 punti).
⇒) Se ρ(f
n
) →0, prendiamo δ > 0; siccome la funzione x →
x
1+x
`e crescente, si ha
ρ(f
n
) =
_
{|f
n
|>δ}
[f
n
[
1 +[f
n
[
dµ +
_
{|f
n
|≤δ}
[f
n
[
1 +[f
n
[
dµ ≥

_
{|f
n
|>δ}
δ
1 +δ
dµ =
δ
1 +δ
µ¦x : [f
n
(x)[ > δ¦
Siccome ρ(f
n
) →0, allora anche µ¦x : [f
n
(x)[ > δ¦ →0 (2 punti).
B.15 Prova scritta del 7 luglio 2001
1. Enunciare i teoremi di Fubini e di Tonelli.
2. Poniamo (X, /, µ) = (Y, ^, ν) = ([0, 1], B([0, 1]), m), dove m ´e la misura di Lebesgue
sulla retta. Definiamo inoltre f : X Y →R in questo modo:
f(x, y) =
_
¸
¸
_
¸
¸
_
1
(x −
1
2
)
3
se 0 < y < [x −
1
2
[
0 altrove
Dire (giustificando la risposta) se le quantit`a
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dx dy,
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dy dx,
_
[0,1]
2
f(x, y) dm
2
(x, y)
sono uguali, dove m
2
´e la misura di Lebesgue bidimensionale.
Soluzione
1. Vedi dispense (2 punti).
2. Se f ∈ L
1
([0, 1]
2
, B([0, 1]
2
), m
2
), allora i tre integrali sono uguali. Siccome f `e sim-
metrica rispetto alla retta x = 1/2 (cio`e f(1/2 +x) = −f(1/2 −x)) ed `e positiva per
x > 1/2 e negativa per x < 1/2, per verificare se f ∈ L
1
([0, 1]
2
, B([0, 1]
2
), m
2
) basta
verificare che f ∈ L
1
([0, 1/2) [0, 1], B([0, 1/2) [0, 1]), m
2
). Per il teorema di Tonelli,
46
l’integrale sull’insieme [0, 1/2) [0, 1] `e uguale all’integrale calcolato prima rispetto
ad una variabile, poi rispetto all’altra:
_
[0,1/2)×[0,1]
f(x, y) dm
2
(x, y) =
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dx dy =
=
_
1/2
0
_
y
0
1
(x −
1
2
)
3
dx dy =
_
1/2
0
_
−1
2(x −
1
2
)
2
_
y
0
dy =
=
_
1/2
0
_
2 −
1
2(y −
1
2
)
2
_
dy = −∞
pertanto f / ∈ L
1
([0, 1/2) [0, 1], B([0, 1/2) [0, 1]), m
2
), e di conseguenza f / ∈
L
1
([0, 1]
2
, B([0, 1]
2
), m
2
), e l’integrale
_
[0,1]
2
f(x, y) dm
2
(x, y) non `e definito (3 punti).
`
E facile vedere che
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dx dy = 0: infatti
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dx dy =
_
1/2
0
_
_
y
0
1
(x −
1
2
)
3
dx +
_
1
1−y
1
(x −
1
2
)
3
dx
_
dy =
=
_
1/2
0
g(y) dy = 0
dove g(y) =
_
y
0
1
(x−
1
2
)
3
dx +
_
1
1−y
1
(x−
1
2
)
3
dx = 0 su (0, 1/2] e non `e definita su 0 (2
punti). Infine,
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dy dx non `e definito: infatti
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dy dx =
_
1/2
0
_
x
0
1
(x −
1
2
)
3
dy dx +
_
1
1/2
_
x−1/2
0
1
(x −
1
2
)
3
dy dx
Avevamo per`o gi`a visto che il primo addendo risultava uguale a −∞, e per simmetria
il secondo addendo risulta uguale a +∞ (1 punto).
B.16 Prova scritta del 9 settembre 2001
1. Enunciare le definizioni di convergenza quasi ovunque e in misura per uno spazio
misurato (X, /, µ).
2. Supponiamo che f
n
→ f e g
n
→ g in misura. Dimostrare che f
n
+ g
n
→ f + g in
misura.
3. Supponiamo che f
n
→ f e g
n
→ g quasi ovunque. Dimostrare che f
n
g
n
→ fg quasi
ovunque.
Soluzione
1. Vedi dispense (4 punti).
47
2. Fissiamo ε > 0, e chiamiamo A
n
= ¦x ∈ X : [f
n
(x) − f(x)[ > ε¦, B
n
= ¦x ∈ X :
[g
n
(x) −g(x)[ > ε¦ e C
n
= ¦x ∈ X : [f
n
(x) +g
n
−f(x) −g(x)[ > ε¦. Abbiamo allora
C
n
⊆ A
n
∪ B
n
, quindi
µ(C
n
) ≤ µ(A
n
∪ B
n
) ≤ µ(A
n
) +µ(B
n
)
L’ultimo membro tende a zero per n → ∞, e quindi µ(C
n
) tende a zero per n → ∞,
e quindi si ha la tesi (2 punti).
3. Chiamiamo A l’insieme su cui (f
n
)
n
non converge a f e B l’insieme su cui (g
n
)
n
non
converge a g. Allora µ(A) = µ(B) = 0. Si ha poi che su A
c
∩B
c
la successione (f
n
g
n
)
n
converge puntualmente a fg. Abbiamo che
µ((A
c
∩ B
c
)
c
) = µ(A∪ B) ≤ µ(A) +µ(B) = 0
e quindi abbiamo la tesi (2 punti).
B.17 Prova scritta del 19 settembre 2001
1. Enunciare i teoremi di Fubini e di Tonelli.
2. Poniamo (X, /, µ) = (Y, ^, ν) = ([0, 1], B([0, 1]), m), dove m ´e la misura di Lebesgue
sulla retta. Definiamo inoltre f : X Y →R in questo modo:
f(x, y) = (1 −xy)
−a
dove a > 0. Dire (giustificando la risposta) se le quantit`a
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dx dy,
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dy dx,
_
[0,1]
2
f(x, y) dm
2
(x, y)
sono uguali, dove m
2
´e la misura di Lebesgue bidimensionale.
3. Dire per quali a esiste finito
_
[0,1]
2
f(x, y) dm
2
(x, y)
Soluzione
1. Vedi dispense (2 punti).
2. Siccome f ∈ L
+
([0, 1]
2
, B([0, 1]
2
), m
2
), per il teorema di Tonelli sicuramente i tre
integrali sono uguali, sia che abbiano valore finito, sia che abbiano valore infinito (2
punti).
48
3. Per il punto 2, `e sufficiente eseguire l’integrale calcolato prima rispetto ad una vari-
abile, poi rispetto all’altra e vedere per quali a converge (1 punto). Se a ,= 1 si
ha:
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dx dy =
_
1
0
_
1
0
(1 −xy)
−a
dx dy =
_
1
0
_

(1 −xy)
1−a
y(1 −a)
_
1
0
dy =
=
_
1
0
1 −(1 −y)
1−a
y(1 −a)
dy
Per y → 0, la funzione integranda `e indeterminata. Calcoliamone l’andamento
asintotico con De l’Hˆopital:
lim
y→0
1 −(1 −y)
1−a
y(1 −a)
= lim
y→0
(1 −a)(1 −y)
−a
(1 −a)
= lim
y→0
(1 −y)
−a
quindi l’integrale converge in 0 per a < 1 (ricordiamo che a > 0 per ipotesi). Con
questa ipotesi addizionale, in 1 la funzione integranda non ha singolarit`a, e quindi per
a ∈ (0, 1) l’integrale esiste finito (2 punti). Esaminiamo ora il caso a = 1:
_
1
0
_
1
0
f(x, y) dx dy =
_
1
0
_
1
0
1
1 −xy
dx dy =
_
1
0
_

log(1 −xy)
y
_
1
0
dy =
=
_
1
0

log(1 −y)
y
dy
La funzione integranda converge a 1 per y → 0, e tende a infinito per y → 1; tut-
tavia, l’andamento asintotico per y → 1 `e logaritmico, pertanto l’integrale converge
(1 punto). Possiamo quindi dire che l’integrale converge per a ∈ (0, 1].
49
Bibliografia
[1] H. Brezis, Analisi funzionale: teoria e applicazioni, Liguori, 1986
[2] G. Folland, Real analysis: modern techniques and their applications, John Wiley & Sons,
1984
50

Indice
Introduzione 1 Teoria della misura 1.1 Definizione di misura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.2 Misure esterne . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.3 Misura di Lebesgue e misure di Borel sulla retta reale . . . . . . . . . . . . 2 Integrazione 2.1 Funzioni misurabili . . . . . . . . . . 2.2 Integrazione di funzioni non negative 2.3 Integrale di funzioni reali . . . . . . 2.4 Convergenza in misura . . . . . . . . 2.5 Integrale di Lebesgue . . . . . . . . . 2.6 Misure prodotto . . . . . . . . . . . 2.7 Integrale di Lebesgue n-dimensionale 2.8 Integrali dipendenti da parametro . . iii 1 1 6 9 13 13 17 20 23 25 26 28 30 31 31 32 34 34 35 36 37 38 38 39 40 41 42 42 43

. . . . . . . .

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A Complementi A.1 Insieme di Cantor . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . A.2 Integrazione di funzioni complesse . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . B Temi di esame con soluzioni B.1 Prova scritta del 28 gennaio 1999 . B.2 Prova scritta del 18 febbraio 1999 . B.3 Prova scritta dell’11 giugno 1999 . B.4 Prova scritta del 2 luglio 1999 . . . B.5 Prova scritta del 10 settembre 1999 B.6 Prova scritta del 27 settembre 1999 B.7 Prova scritta del 26 gennaio 2000 . B.8 Prova scritta del 18 febbraio 2000 . B.9 Prova scritta del 14 giugno 2000 . B.10 Prova scritta del 5 luglio 2000 . . . B.11 Prova scritta del 21 settembre 2000 B.12 Prova scritta del 16 novembre 2000

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. . . . . . . . . . . .

i

B.13 B.14 B.15 B.16 B.17

Prova Prova Prova Prova Prova

scritta scritta scritta scritta scritta

del del del del del

21 dicembre 2000 20 febbraio 2001 . 7 luglio 2001 . . . 9 settembre 2001 19 settembre 2001

. . . . .

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44 45 46 47 48

ii

Introduzione
Questo lavoro riprende un corso di esercitazioni di Istituzioni di Analisi Superiore in cui mi era stato chiesto di fare una breve introduzione alla teoria della misura. Ho quindi cercato di procedere in modo che uno studente del terzo anno del corso di laurea in Matematica arrivasse in poco tempo (una decina di ore) a poter utilizzare i classici teoremi di limite dell’integrazione di Lebesgue (Beppo Levi, Fatou e convergenza dominata), partendo dalla ` definizione di spazio misurabile e di misura. E stato dedicato anche abbastanza spazio alla costruzione della misura di Lebesgue n-dimensionale, che ´ stato l’esempio che storicamente e ha fatto nascere la teoria della misura come la conosciamo oggi. La referenza principale per questo lavoro ` stata il libro di Folland [2], a cui si rimanda per approfondimenti. Alla fine e sono stati poi inseriti i temi di esame relativi alla teoria della misura dati all’Universit` di a Padova negli appelli dall’Anno Accademico 1998-’99. Vista l’origine di questo lavoro, esso pu` essere utilizzato per una breve ma rigorosa o introduzione alla teoria della misura nei corsi di Analisi II (per quanto riguarda l’integrale di Lebesgue) e di Istituzioni di Analisi Superiore. A questo scopo si consiglia di svolgere le sezioni 1.1, 1.2 (senza la dimostrazione del teorema di Caratheodory), 1.3 (eventualmente omettendo la dimostrazione della proposizione 1.25), 1.4 (limitandosi al caso in cui A ` e finito), 2.1 (concentrandosi eventualmente solo sulle funzioni reali), 2.2, 2.3 (concentrandosi eventualmente solo sulle funzioni reali), 2.6, 2.7. Dato che la teoria ` stata trattata in e modo abbastanza generale, il materiale pu` essere utilizzato anche nell’ambito di un corso o di Calcolo delle Probabilit`. a

iii

Capitolo 1

Teoria della misura
1.1 Definizione di misura

Definizione 1.1 Prendiamo un insieme X e una famiglia M di sottoinsiemi di X (nel seguito si indicher` questo con M ⊆ P(X)). Diciamo che M ` un’algebra se: a e i) ∅ ∈ M ii) A ∈ M ⇒ Ac ∈ M (M ` chiusa per complemento) e iii) A, B ∈ M ⇒ A ∪ B ∈ M (M ` chiusa per unione finita) e Osserviamo che dalla definizione di algebra segue che X ∈ M e che A, B ∈ M ⇒ A ∩ B ∈ M, cio´ che M ` chiusa per intersezione finita. Infatti si pu` ottenere A ∩ B e e o in questo modo: A ∩ B = (Ac ∪ B c )c Definizione 1.2 Prendiamo un’algebra M ⊆ P(X). Una funzione d’insieme µ : M → [0, +∞] si dice finitamente additiva o misura finitamente additiva se: i) µ(∅) = 0 ii) A, B ∈ M, A ∩ B = ∅ ⇒ µ(A ∪ B) = µ(A) + µ(B) Teorema 1.3 Sia µ una misura finitamente additiva. Allora: a) A, B ∈ M, A ⊆ B ⇒ µ(A) ≤ µ(B) (µ ` monotona) e b) A, B ∈ M, A ⊆ B, µ(A) < +∞ ⇒ µ(B \ A) = µ(B) − µ(A) c) A1 , . . . , An ∈ M ⇒ µ(
n i=1 Ai )

n i=1 µ(Ai )

(µ ` subadditiva) e

Dimostrazione. a) Poich´ B = A ∪ (B \ A), si ha che µ(B) = µ(A) + µ(B \ A) ≥ µ(A). e b) Se µ(A) < +∞, allora si pu` sottrarre µ(A) da entrambi i membri della relazione o µ(B) = µ(A) + µ(B \ A) e si ottiene la tesi.

1

` una e e misura finitamente additiva. Definizione 1. Allora A ´ un’algebra. allora possiamo estendere µ ad A in questo modo: n n µ( i=1 Ii ) = i=1 µ(Ii ) Questa funzione ` nota come misura di Jordan-Riemann. 2 . +∞]. e non una misura nel senso della teoria della misura. .c) Si ha n n−1 Ai = A1 ∪ (A2 \ A1 ) ∪ .6 Prendiamo un insieme X e una famiglia M ⊆ P(X). b). (a. b). Inoltre essa ` chiusa anche per e intersezione numerabile (esercizio). [a. Tuttavia la teoria della misura ` nata proprio per estendere la misura di Riemann ad insiemi pi` e u generali di quelli di A. ∪ i=1 An \ i=1 Ai e dunque n n−1 µ i=1 Ai = µ(A1 ) + µ(A2 \ A1 ) + .4 Prendiamo un insieme X finito e A = P(X). Diciamo che M ` e una σ-algebra se: i) ∅ ∈ M ii) A ∈ M ⇒ Ac ∈ M iii) An ∈ M ∀n ≥ 1 ⇒ ∞ n=1 An ∈ M (M ` chiusa per unione numerabile) e Osserviamo che una σ-algebra ` anche un’algebra. b] o [a. allora questa definisce una misura finitamente additiva in questo modo: µ(A) = x∈A f (x) Esempio 1. quindi una σ-algebra ` chiusa anche e e per complemento. b]) definiamo µ(I) = b − a. per unione finita e per intersezione finita.5 (“misura” di Jordan-Riemann) Prendiamo X = R e n A= i=1 Ii | Ii intervalli disgiunti Allora A ` un’algebra. Nonostante il nome. Esempio 1. + µ An \ i=1 Ai 2 Applicando (a) si ottiene la tesi. . . Se e poi prendiamo una generica funzione f : X ∈ [0. . se poi per un generico intervallo I di estremi a < b (quindi della e forma (a.

. allora A si dice insieme trascurabile. e µ(An ) < +∞ per qualche n. An disgiunti ⇒ µ( ∞ n=1 An ) = ∞ n=1 µ(An ) Presentiamo ora un concetto che mette insieme gli oggetti delle ultime due definizioni. a) Vedi teorema 1. allora µ( basso) ∞ n=1 An ) d) se (An )n ⊆ M. con A trascurabile. . dove X ` un insieme e generico. e µ ` una misura su M. la misura µ su X si dice finita se µ(X) < +∞. µ).Definizione 1. . M.).9 Sia (X. Diamo inoltre un po’ di terminologia di teoria della misura. allora µ(A) ≤ µ(B) (monotonia) b) se (An )n ⊆ M. +∞] si dice misura se: i) µ(∅) = 0 ii) An ∈ M ∀n ≥ 1. 3 . M ⊆ P(X) ` una σ-algebra. e si dice σ-finita se esiste una partizione X = ∞ An tale che µ(An ) < +∞ per ogni n. allora µ( ∞ i=1 Ai ) ≤ ∞ i=1 µ(Ai ) (subadditivit` numerabile) a = limn→∞ µ(An ) (continuit` dal a ∞ n=1 An ) c) se (An )n ⊆ M.8 Si dice spazio misurato una terna (X. A1 ⊇ A2 ⊇ · · ·. + µ An \ i=1 Ai + . M) (senza e e specificare la misura µ) si dice spazio misurabile.. Si pu` dimostrare tuttavia che o esse godono di altre propriet`: a Teorema 1.7 Prendiamo una σ-algebra M ⊆ P(X). Applicando (a) si ottiene la tesi. allora si dice che la propriet` vale quasi ovunque a (abbreviato q. µ) uno spazio misurato. e dunque ∞ n−1 µ n=1 An = µ(A1 ) + µ(A2 \ A1 ) + . M. ∪ n=1 An \ i=1 Ai ∪ .o. B ∈ M.. Infine.. a in particolare. Se A ∈ M. Gli insiemi A ∈ M si dicono insiemi misurabili. Allora a) se A. La coppia (X. µ(A) = 0. A1 ⊆ A2 ⊆ · · ·. Una funzione d’insieme µ : M → [0. Se una propriet` a vale ∀x ∈ X \ A. sono monotone e (finitamente) subadditive.. Definizione 1. allora µ( limn→∞ µ(An ) (continuit` dall’alto) a Dimostrazione.3 b) Si ha ∞ n−1 = An = A1 ∪ (A2 \ A1 ) ∪ . A ⊆ B. . n=1 Le misure godono naturalmente di tutte le propriet` delle misure finitamente additive.

e Esempio 1. allora questa definisce una misura su X in questo modo: µ(A) = x∈A f (x) Se f (x) < +∞ ∀x ∈ X. ingegneri.10 Prendiamo un insieme X numerabile e M = P(X). Il suo ruolo nell’analisi ´ degno di nota: infatti i “non matematici” (fisici. e µ(A) = +∞ se A ` infinito e 0 se A ` finito e ∀A ⊆ X Allora µ ` una misura finitamente additiva. µ(An ) = µ(Bi )+µ(Ai ) ∞ per i > n. e σ-finita se X ` e e e e numerabile. Allora: ∞ ∞ k µ n=1 An = n=1 µ(An \ An−1 ) = lim k→∞ µ(An \ An−1 ) = lim µ(Ak ) n=1 k→∞ d) Poniamo Bi = An \Ai per i > n. 2 Esempio 1. allora µ ´ σ-finita su X. possiamo sottrarlo da entrambi i lati e otteniamo il risultato. Essa ` finita se X ` finito. e ∞ i=n+1 Bi = An \ i=1 Ai . meglio nota come ı teoria delle distribuzioni.c) Poniamo A0 = ∅.13 Prendiamo un insieme infinito X e definiamo M = P(X). Per vedere questo. basta e e verificare su un insieme numerabile A che µ(A) = 1 = x∈A µ({x}) = 0. ma non ` una misura. Esempio 1. Prendiamo poi un x ∈ X fissato e definiamo δx (A) = 1 se x ∈ A 0 se x ∈ A / ∀A ⊆ X La δx ` una misura nota come delta di Dirac nel punto x.) tendono ad usarla nella teoria delle equazioni differenziali come se fosse una funzione reale su X che “vale +∞ in x e 0 altrove.11 (delta di Dirac) Prendiamo un insieme generico X e definiamo M = P(X). Se poi prendiamo una generica funzione f : X → [0. Allora M ´ una σe algebra. e ecc. L’esistenza di questa ed altre “funzioni strane” ha fatto s´ che si sviluppasse la teoria delle funzioni generalizzate. Esempio 1. 4 . +∞]. Allora per (c) si ha ∞ ∞ µ(An ) = µ i=1 Ai + lim µ(Bi ) = µ i→∞ i=1 Ai + lim (µ(An ) − µ(Ai )) i→∞ Siccome µ(An ) < +∞. e µ(A) = Card (A) e La µ ` nota come misura che conta i punti. Vediamo ora alcuni esempi di spazi misurati. Essa ` una misura finita su e e X. Allora Bn+1 ⊆ Bn+2 ⊆ · · ·.12 (misura che conta i punti) Prendiamo un insieme generico X definiamo M = P(X).

e ¯ M = {E ∪ F | E ∈ M. che ` l’unica estensione di µ a M. ¯ Dimostrazione. la classe su cui ´ definita M ` non vuota. possiamo assumere che E ∩ N = ∅ (altrimenti possiamo rimpiazzare F . M. 2 Definizione 1. come unioni infinite u di chiusi o intersezioni infinite di aperti. Allora E ∪F = (E ∪N )∩(N c ∪F ). con F ⊂ N ∈ N . Siccome e e u P(X) ` una σ-algebra. N \E). vedremo per` nella prossima sezione o come estendere questa teoria. F ⊆ N per qualche N ∈ N } ¯ e ¯ ¯ allora M ` una σ-algebra completa rispetto a µ. cio´ se µ(A) = 0 implica che B ∈ M ∀B ⊆ A.F ∈M M cio´ M ` uguale alla pi` grande classe contenuta nelle classi M della definizione. Infine. B(X) contiene gli aperti e i chiusi di X.16 (estensione della misura di Riemann) Prendiamo X = R e M = B(R). Dimostrazione. e quindi M ` una σ-algebra. a Definizione 1. Siccome M e N sono chiuse per unioni numerabili. Vorremmo ora estendere la misura di Riemann a B(R) in modo che la misura di un intervallo sia ancora data dalla differenza dei suoi estremi. e anche insiemi pi` complicati. Definiamo M= M σ -alg. Esempio 1.15 Se (X. e i suoi insiemi vengono chiamati boreliani. fino ad arrivare a costruire una tale misura (e molte altre). Essa viene comunemente chiamata σ-algebra dei boreliani di X. indichiamo con B(X) = σ(E) la σe algebra generata dalla topologia di X. Presentiamo infine un concetto che ci sar` utile in seguito. M si ¯ e chiama completamento di M rispetto a µ. E) ` uno spazio topologico. o insiemi di Borel di X. quindi M ` ben definita.. Estendiamo ora µ a M in questo modo: 5 . N con F \E. Purtroppo non possiamo ancora fare questo con la teoria che abbiamo finora. M ` la pi` e e u piccola σ-algebra che contiene F per definizione.Teorema 1.14 Sia F ∈ P(X) generica.18 Se (X.17 Una σ-algebra M si dice completa rispetto alla misura µ se contiene tutti i sottoinsiemi degli insiemi trascurabili. anche M lo ´. si verifica facilmente che M ` una σ-algebra che contiene F. e chiamiamo e N = {N ∈ M | µ(N ) = 0} la classe degli insiemi trascurabili. e Teorema 1. Allora esiste una σ-algebra M che ´ la pi` piccola e u σ-algebra contenente F. M si chiama allora σ-algebra generata da F e si indica con σ(F). quindi ¯ ¯ e (E ∪ F )c ∈ M. µ) ` uno spazio misurato. Ma (E ∪ N )c ∈ M e (N \ F ) ⊆ N ∈ N . quindi (E ∪ F )c = (E ∪ N )c ∪ (N \ F ). e e e e Inoltre. Preso e ¯ un generico elemento E ∪ F ∈ M.

e quindi l’insieme di definizione di µ∗ non ` vuoto e la e e definizione ha senso. Siccome ε ` n=1 n=1 j. +∞] tali che ∅ ∈ E. allora ogni ricoprimento di B ` anche un ricoprimento di A. e quindi µ∗ ( ∞ An ) + ε ≥ ∞ µ∗ (An ). Per ogni A ⊆ X poniamo ∞ ∞ µ∗ (A) = inf n=1 ρ(En ) | En ∈ E. i dettagli ¯e ¯e sono lasciati per esercizio. di definizione di µ e u n se (An )n ⊆ P(X).19 Prendiamo un insieme X. Infine. +∞] si dice misura esterna se: i) µ∗ (∅) = 0 ii) A ⊆ B ⇒ µ∗ (A) ≤ µ∗ (B) iii) µ∗ ( ∞ n=1 An ) ≤ ∞ ∗ n=1 µ (An ) Questi oggetti si chiamano misure esterne a causa del modo usuale in cui vengono costruiti.2 Misure esterne Definizione 1. allora E1 ⊂ E2 ∪ N2 . abbiamo la tesi. quindi e µ(E1 ) ≤ µ(E2 ) + µ(N2 ) = µ(E2 ). con F ⊂ N ∈ N . 2 Se µ∗ ` una misura esterna su X.20 Siano E ⊆ P(X) e ρ : E → [0. Una funzione d’insieme µ∗ : P(X) → [0. Allora n tale che An ⊆ j=1 Ej n j j=1 µ n=1 An ⊆ j. 2 1. X ∈ E e ρ(∅) = 0. 6 . e che µ ` la sola misura su M che estende µ.n=1 n=1 arbitrario. e quindi µ∗ (A) ≤ µ∗ (B). Inoltre se A ⊆ B. poniamo µ(E ∪ F ) = µ(E). con Fj ⊂ Nj ∈ N . poich´ se E1 ∪ F1 = E2 ∪ F2 . che vediamo nella prossima proposizione.21 (Caratheodory) Se µ∗ ` una misura esterna su X. Abbiamo poi che µ∗ (∅) = 0 (basta prendere En = ∅ ∀n). e la restrizione µ di µ∗ a M ` e e e una misura completa.n=1 Ej e n e µ∗ ( ∞ An ) + ε ≥ ∞ µ∗ (Ej ). Si verifica facilmente ¯ ¯ che µ ´ una misura completa su M. quindi l’insieme e ∗ (A) ` pi` grande di quello di µ∗ (B). e chiamiamo M = e {A ⊆ X | A ` µ∗ -misurabile}. e Dimostrazione. allora M ` una σ-algebra. Questa misura ` ben ¯ e definita. e allo stesso modo µ(E2 ) ≤ µ(E1 ). per ogni A ⊆ X la famiglia (En ) definita da En = X ∀n ` un ricoprimento di A in E. Proposizione 1. A ⊆ n=1 En Allora µ∗ ` una misura esterna.¯ per E ∪ F ∈ M. Siccome X ∈ E. allora per ogni ε > 0 e per ogni n esiste un ricoprimento (Ej )j di An ∞ ∞ ∞ ∞ n e µ∗ (A ) + ε2−n ≥ ∗ (E n ). un insieme A ⊆ X ´ chiamato µ∗ -misurabile o e e misurabile secondo Caratheodory se µ∗ (E) = µ∗ (E ∩ A) + µ∗ (E ∩ Ac ) ∀E ⊆ X Teorema 1.

B ∈ M e E ⊂ X. +∞] si dice premisura se: i) µ∗ (∅) = 0 ii) se (An )n ⊆ A sono disgiunti e tali che ∞ ∗ n=1 µ (An ) 7 ∞ n=1 An ∈ A. Inoltre. Definizione 1. poich´ la definizione di µ∗ -misurabilit` di e e a A ` simmetrica in A e Ac .22 Prendiamo un’algebra A su un insieme X. B ∈ M e A ∩ B = ∅. Inoltre. Allora per ogni E ⊂ X: j=1 j=1 µ∗ (E ∩ Bn ) = µ∗ (E ∩ Bn ∩ An ) + µ∗ (E ∩ Bn ∩ Ac ) = n = µ∗ (E ∩ An ) + µ∗ (E ∩ Bn−1 ) quindi per induzione si ha che µ∗ (E ∩ Bn ) = n ∗ j=1 µ (E n c µ∗ (E) = µ∗ (E ∩ Bn ) + µ∗ (E ∩ Bn ) ≥ j=1 ∩ Aj ). Ne segue che B ∈ M. Per fare questo. se µ∗ (A) = 0 per ogni E ⊂ A si ha µ∗ (E) ≤ µ∗ (E ∩ A) + µ∗ (E ∩ Ac ) = µ∗ (E ∩ Ac ) ≤ µ∗ (E) e quindi A ∈ M. per subadditivit` abbiamo: e a µ∗ (E) = µ∗ (E ∩ A) + µ∗ (E ∩ Ac ) = = µ∗ (E ∩ A ∩ B) + µ∗ (E ∩ A ∩ B c ) + µ∗ (E ∩ Ac ∩ B) + µ∗ (E ∩ Ac ∩ B c ) ≥ ≥ µ∗ (E ∩ (A ∪ B)) + µ∗ (E ∩ (A ∪ B)c ) Ne segue che anche A ∪ B ∈ M. Infine. Per mostrare che M ´ una σ-algebra ` sufficiente e e e mostrare che M ` chiusa per unione disgiunta numerabile. e µ∗ ` una misura completa. se A. Se (Aj )j ` una successione di e e insiemi disgiunti in M. dobbiamo e dare un’altra definizione. e allora: µ∗ (A ∪ B) = µ∗ ((A ∪ B) ∩ A) + µ∗ ((A ∪ B) ∩ Ac ) = µ∗ (A) + µ∗ (B) quindi µ∗ ` finitamente additiva su M. |M e 2 Vediamo quali applicazioni ha il teorema di Carath´odory. poniamo Bn = n Aj e B = ∞ Aj . quindi µ∗ ´ numerabilmente additiva j=1 su M. se A. Quindi µ∗ (E ∩ Aj ) + µ∗ (E ∩ B c ) Facendo tendere n → ∞ otteniamo ∞  µ∗ (E ∩ Aj ) + µ∗ (E ∩ B c ) ≥ µ∗  ∞  (E ∩ Aj ) + µ∗ (E ∩ B c ) = µ∗ (E) ≥ j=1 ∗ j=1 ∗ c ∗ = µ (E ∩ B) + µ (E ∩ B ) ≥ µ (E) quindi tutte le disuguaglianze nell’ultimo calcolo sono uguaglianze. e e prendendo E = B si ha che µ∗ (B) = ∞ µ∗ (Aj ). M ` chiuso per complemento. quindi M ´ un’algebra.Dimostrazione. allora µ( ∞ n=1 An ) = . Una funzione d’insieme µ : A → [0.

cio´ µ(A\E) < ¯ ¯ ¯ e¯ ε. e quindi contiene M. (a) Prendiamo un generico elemento E ∈ A. Dimostriamo ora che l’estensione ` unica.24 Sia A un’algebra.1).23: infatti. ne segue che µ(E) ≤ µ∗ (E).23 Se µ ` una premisura su A e µ ` definita da (1. Allora per ogni ricoprimento (An )n ⊆ A. allora ν(E) ≤ i=1 ∞ ν(Ai ) = ∞ µ(Ai ). Il teorema ` una conseguenza del teorema di Caratheodory e della e proposizione 1.20). per l’arbitrariet` del ricoprimento e a n=1 n=1 (An )n . Siccome µ ` additiva su A. Dimostrazione. con Ai ∈ A. Allora esiste una misura µ su M tale che µ|A = µ. allora µ ´ l’unica estensione di µ ad una ¯ ¯ e ¯e misura su M. poniamo Bn = E ∩(An \ n−1 Ai ). allora induce una misura esterna µ∗ su X in virt` della e u proposizione (1. allora esiste un ricoprimento (Bn )n ⊆ A di E tale che µ∗ (E) + ε ≥ ∞ µ(Bn ). allora: µ(E) ≤ µ(A) = ν(A) = ν(E) + ν(A \ E) ≤ ν(E) + µ(A \ E) ≤ ν(E) + ε ¯ ¯ ¯ 8 . e Dimostrazione. allora e e a) µ∗ |A = µ b) ogni insieme in A ` µ∗ -misurabile. ¯ i=1 i=1 i=1 allora abbiamo che n n ν(A) = lim ν n→∞ i=1 Ai = lim µ n→∞ i=1 Ai = µ(A) ¯ Se µ(E) < +∞. i Bn sono disgiunti e la loro i=1 unione ` E.Se µ ` una premisura su A. Inoltre µ∗ |A = µ. La disuguaglianza inversa si ottiene ponendo A1 = E e An = ∅ per n ≥ 2: allora µ∗ (E) ≤ µ(E) + 0. e da questo segue che ν(E) ≤ µ(E). E ⊆ X ed ε > 0. quindi µ(E) = ∞ µ(Bn ) ≤ ∞ µ(An ). Supponiamo che ν sia un’altra misura e tale che ν|A = µ. (b) Se A ∈ A. µ induce una misura esterna µ∗ sulla σ-algebra degli insiemi µ∗ -misurabili.1) Proposizione 1. definita da ∞ ∞ µ (E) = inf n=1 ∗ µ(An ) | An ∈ A. Se chiamiamo A = ∞ Ai . Se µ ` σ-finita. Allora Bn ⊆ An . Prendiamo E ∈ M tale che E ⊆ ∞ Ai . che contiene A. e e Teorema 1. abbiamo che e n=1 ∞ µ (E) + ε ≥ n=1 ∗ (µ(Bn ∩ A) + µ(Bn ∩ Ac )) ≥ µ∗ (E ∩ A) + µ∗ (E ∩ Ac ) 2 Siccome ε ` arbitrario. E ⊆ n=1 An (1. µ una premisura su A e M = σ(A). abbiamo che A ´ µ∗ -misurabile. allora possiamo scegliere gli Ai in modo che µ(A) < µ(E)+ε.

¯ La dimostrazione del teorema prova pi` del suo enunciato: infatti ad esempio u possiamo notare che se partiamo da uno spazio misurato (X. a se poniamo F (x) = x. M. allora µ ` una premisura su A. allora la misura esterna µ∗ costruita tramite il teorema di Caratheodory pu` essere ristretta ad una misura sulla σ-algebra M∗ dei µ∗ -misurabili o che in generale contiene M. Queste misure si chiamano misure di Borel su R.Siccome ε ` arbitrario. Allora n=1 per ogni E ∈ M: ∞ ∞ µ(E) = ¯ n=1 µ(E ∩ An ) = ¯ n=1 ν(E ∩ An ) = ν(E) 2 e quindi ν = µ. Prendiamo ora una funzione F : R → R crescente. Chiamiamo A l’algebra generata da tali intervalli. baster` a costruire la misura. con a ∈ R ∪ {−∞}. e 9 . bi ] intervalli disgiunti. Vogliamo ora definire una misura µ a partire da F in modo che µ((a. chiamiamo e questi intervalli h-intervalli (h sta per half-open). B(R)). Quindi. Proposizione 1. 1. cio´ della forma (a. oppure ∅. in virt` di a u quanto dimostrato nella sezione precedente.. con µ(An ) < +∞. Da qui in poi considereremo intervalli aperti a sinistra e chiusi a destra su R. b]. e possiamo supporre che gli An siano disgiunti. e µ(∅) = 0. bi ] = i=1 (F (bi ) − F (ai )) per (ai . b]) = F (b) − F (a) Per fare questo. e poniamo e n n µ i=1 (ai . Questa misura sar` quindi a l’estensione della “misura” di Riemann che stavamo cercando alla fine della sezione 1. µ) ed eseguiamo la costruzione vista in questa sezione. b ∈ R. Questo.a d. oppure (a. che ` possibile esplicitare in questo modo: e n A= i=1 Ii | Ii h-intervallo Ricordiamo che σ(A) = B(R). Notiamo che. si pu` provare che M∗ ` il completamento di e o e M. +∞). se µ ` σ-finita.25 Se F ` crescente e c. Diciamo che F ´ continua a e destra se per ogni a ∈ R si ha F (a) = lim F (x) x→a+ Inoltre abbiamo che i limiti F (+∞) = limx→+∞ F (x) e F (−∞) = limx→−∞ F (x) esistono (e possono essere finiti o infiniti). allora otteniamo che µ((a. b]) = b − a. segue che µ(E) = ν(E). se µ ` σ-finita.3 Misura di Lebesgue e misure di Borel sulla retta reale In questa sezione costruiremo misure su (R. abbiamo che e ¯ e X = ∞ An . baster` dimostrare che la µ definisce una premisura.

Allora: µ(I) ≤ F (b) − F (a + δ) + ε ≤ F (bN + δN ) − F (a1 ) + ε ≤ N −1 = F (bN + δN ) − F (aN ) + i=1 N −1 (F (ai+1 ) − F (ai )) + ε ≤ (F (bi + δi ) − F (ai )) + ε ≤ i=1 ∞ ≤ F (bN + δN ) − F (aN ) + n ≤ i=1 µ((ai . ed eventualmente riordinando gli indici i. .26 Se F ` crescente e c. Scartando ogni (ai . quindi esiste un ricoprimento finito. e se b = ∞. i=1 otteniamo F (M ) − F (a) ≤ ∞ µ(Ii ) + 2ε. . Se a = −∞. supponii=1 amo all’inizio che −∞ < a < b < +∞. Viceversa.a d. b ∈ R. ed ` finitamente additiva per definizione. b] = I. allora esiste un’unica misura µF su B(R) tale e che µF ((a. Prima di tutto notiamo che µ ` ben definita su A: infatti. bi + δi ]) + ε ≤ i=1 µ(Ii ) + 2ε Dato che ε ` arbitrario. se (Ii )i e e (Jj )j sono famiglie finite di h-intervalli tali che i Ii = j Jj . a < b. Per la finita additivit` di µ.Dimostrazione. possiamo supporre a che i Ii = (a. bN + δN ) coprono [a + δ. bi+1 + δi+1 ) per i = 1. abbiamo allora che per ogni n vale: n n n n µ(I) = µ i=1 Ii +µ I \ i=1 Ii ≥µ i=1 Ii = i=1 µ(Ii ) Otteniamo quindi che µ(I) ≥ ∞ µ(Ii ). allora µF = µG se e solo se G − F ` costante. bi ]. e se chiamiamo Ii = (ai . e quindi  µ i  Jj  j Ii = ij µ(Ii ∩ Jj ) = µ  quindi µ ` ben definita. allora abbiamo che i Ii = ij (Ii ∩ Jj ) = j Jj . ripetiamo e l’argomento e otteniamo F (b) − F (−M ) ≤ ∞ µ(Ii ) + 2ε per ogni M < ∞.. . e fissiamo un ε > 0.a d. bi +δi ) coprono l’insieme [a+δ. b]. Se G ` un’altra funzione crescente e e c. . a1 < . . < aN e bi + δi ∈ (ai+1 . b]. 2 Teorema 1. nel caso −∞ < a < b < +∞ abbiamo finito. b1 + δ1 ). e esiste un δ > 0 tale che F (a+δ)−F (a) < ε. . allora µ( i Ii ) = i µ(Ii ). Allora il risultato segue facendo tendere ε → 0 i=1 e M → ∞.. e e Dobbiamo ora mostrare che se (Ii )i∈N ` una successione di h-intervalli disgiunti tale e che i Ii ∈ A. bi + δi ) contenuto in uno pi` grande. Gli intervalli aperti (ai . allora esistono δi tali che F (bi +δi )−F (bi ) < ε2−i . b]) = F (b) − F (a) per ogni a. (aN . . Siccome F ´ continua a destra. N − 1. . possiamo supporre che gli intervalli u (a1 . . . se µ ` una misura su e e 10 . che ` e compatto. Per provare la disuguaglianza inversa.

x]) 0 se x = 0 F (x) =  −µ((x. quindi ` possibile estendere δ0 ad ogni sottoinsieme e di R \ {0} assegnandogli misura nulla. b]) = b−a: infatti [a. b) e funzioni F continue a sinistra. allora µ = µF . se µ ` una misura finita su R. In modo simile si dimostra che µ([a.27 (misura di Lebesgue) Se F (x) = x.B(R) finita su ogni boreliano limitato e definiamo  se x > 0  µ((0. e in particolare (a − 1/n. ma o questo fenomeno riguarda tutte le misure usate comunemente. 0]) se x < 0 allora F ` c. b]) = b − a. ¯ e Dimostrazione. b]. e e Infatti abbiamo che δ0 (R \ {0}) = 0. b)) = µ((a. b]) − µ((0. e crescente. Questo esempio pu` sembrare una patologia. Facciamo poi notare che che il dominio di µF in generale contiene B(R). Grazie alla proposizione precedente. b]) = b − a + 1/n = b − a. Infatti anche essa pu` essere estesa ad una σ-algebra (che chiameremo L) o pi` grande di B(R). F definisce una premisura µF su A. abbiamo che per ogni a. b] [a. b)) = b − a. allora la e F definita nel teorema ` crescente (perch´ µ ` monotona) e c. La F si chiama e allora funzione di distribuzione cumulativa di µ. b]. Queste misure vengono comunemente chiamate misura di Lebesgue-Stieltjes. b]) = n=1 limn→∞ µ((a − 1/n. b ∈ R. a]) = F (b) − F (a) = µF ((a. la teoria costruita finora si sarebbe potuta ottenere anche considerando intervalli del tipo [a.a d. si pu` estendere µF ad una unica misura (che chiamiamo ancora µF ) su o σ(A) = B(R) tale che µF ((a. µF si pu` estendere a una misura completa e o µF che ` definita in una σ-algebra che in generale contiene di B(R). se µ ´ una misura su B(R) finita su ogni boreliano limitato. b]) − µG ((a. e µ = µF su ogni intervallo (a. b]: ad esempio. e in particolare la misura di Lebesgue m. Se G ` crescente e c. basta considerare la funzione F = 1{x≥0} . e anch’essa induce una misura µG . Questa misura coincide con l’usuale misura di Riemann su A (ma ricordiamo che ha come dominio B(R)) e si chiama misura di Lebesgue. Inoltre. (perch´ µ ` continua e e e e e dall’alto e dal basso).a d.a d. n + 1]). b ∈ R: µF ((a. e poniamo F (x) = µ((−∞. Per il teorema di Caratheodory e le e n=1 sue conseguenze. Notiamo inoltre che µ([a. Allora µF = δ0 ` la delta di Dirac nel punto 0 e il completamento ´ definito su tutta la σ-algebra P(R). 2 Facciamo ora alcune note. che ` σ-finita (basta scrivere R = ∞ (n. b]) = F (b) − F (a) − G(b) + G(a) e quindi µF = µG su A se e solo se F − G ´ costante.. se 0 ≤ a < b. Infine. x]). Infine. Un esempio famoso di insiemi misurabili non boreliani ` fornito nel u e capitolo 3 sezione 1. da questo segue la prima parte e della tesi. Per vedere ¯ questo in un caso semplice. Esempio 1. b]) = F (b) − F (a) per ogni a. b] = ∞ (a − 1/n. b]) (allo stesso modo si fanno i casi a < 0 ≤ b e a < b < 0). quindi µ([a. si ha che µ((a. allora otteniamo che µ((a. 11 . b]) = µ((0. e µ = µF . Intanto.

rE ∈ B(R) e m(E + s) = m(E).28 Se E ∈ B(R). e r. allora E + s. Teorema 1. Diamo ora un altro risultato (che non dimostreremo) sulla misura di Lebesgue.Nel seguito indicheremo la misura di Lebesgue con m. s ∈ R. poniamo E +s = {x+s | x ∈ E} e rE = {rx | x ∈ E}. 12 . m(rE) = |r|m(E).

Capitolo 2 Integrazione Nella teoria dell’integrazione di Riemann su R. O)-misurabile.1 Funzioni misurabili Definizione 2. b 2.2 Se f : R → R. si usa questa terminologia quando si parla di funzioni reali. B(R))e e misurabile. diciamo che f ` boreliana se ´ (B(R).1 Se (X. se f Quando la funzione f ` a valori in R. che sono gli integrali di funzioni costanti sui sottointervalli di [a. b]. Per questo motivo. notiamo per` che la teoria pu` essere formulata comprendendo anche funzioni o o a valori complessi o in Rn . e diciamo pi` genericamente che f ´ misurabile (secondo Lebesgue) se ` u e e (L. che ` il u e suo completamento rispetto alla misura di Lebesgue. Notiamo poi che se e e f : X → Y e (Y. contesto. se f : X → Y ` (M. ´ E ovvio che la composizione di funzioni misurabili (secondo la terminologia della definizione 2. Inoltre costruiremo l’integrale concentrando la nostra attenzione su funzioni a valori reali. N )-misurabile. e 13 . Nella teoria dell’integrazione di Lebesgue. vedremo che X f (x) dµ(x) sar` costruito come a limite di integrali di funzioni costanti su insiemi misurabili di X. Siccome abbiamo visto che gli insiemi misurabili secondo Lebesgue possono avere una forma pi` complessa degli insiemi u misurabili secondo Riemann. allora g ◦ f : X → Z ´ (M. o pi` semplicemente misurabile se M ed N sono chiari dal u −1 (E) ∈ M per ogni E ∈ N . B(R) e L. N ) ´ uno spazio misurabile.1) ` misurabile. dove f −1 : P(Y ) → P(X) ` la mappa inversa di f . cio´. N ) sono spazi misurabili. N )-misurabile e g : Y → Z e e e ´ (N . allora si pu` rendere f misurabile costruendo e o la σ-algebra M = f −1 (N ) su X. B(R))-misurabile. M) e (Y. O)-misurabile. possiamo estendere l’integrale ad una classe pi` generale di u funzioni. a f (x) dx ´ definito come limite delle e somme di Riemann. Definizione 2. una funzione f : X → Y si dice (M. si usa una terminologia particolare: abbiamo e infatti visto che su R le σ-algebre pi` comunemente usate sono due.

allora f ◦ g e o e ha la stessa misurabilit` di g. Inoltre se f e g e sono due funzioni misurabili.definita da f −1 (F ) = {x ∈ X | f (x) ∈ F }.6 Se X ` un insieme. Dimostrazione. Per l’inverso.5 f : X → R ` M-misurabile se e solo se una delle 4 condizioni e equivalenti qui sotto ` verificata: e 1. allora ogni funzione continua f : X → Y ` anche (B(X). α ∈ A). ∞)) ∈ M ∀a ∈ R 2. Segue dalla proposizione 2. dove α ∈ A ` un parametro. a]) ∈ M ∀a ∈ R Dimostrazione. e di volere e costruire una struttura di spazio misurabile sullo spazio prodotto X = Πα∈A Xα . e Supponiamo di avere gli spazi misurabili (Xα . a Proposizione 2.3.3 Se N = σ(E).3 e dal fatto che gli insiemi (a. quindi M ` una σ-algebra. e 2 Proposizione 2. intersezioni e complementi. a)) ∈ M ∀a ∈ R 4. f −1 ((−∞. ∞)) ∈ M ∀a ∈ R 3. B(Y ))-misurabile. e e siccome B(Y ) ` generata dagli aperti di Y . Nα ) sono spazi misurabili e fα : X → Yα sono e funzioni. per α ∈ A. la tesi segue dalla proposizione 2. ed ` la pi` piccola e u σ-algebra tale che le (fα )α siano tutte misurabili. una funzione boreliana ` anche misurabile secondo Lebesgue. e Le cose cambiano se si considerano funzioni reali: secondo la definizione 2. N )-misurabile se e solo se f −1 (E) ∈ M e per ogni E ∈ E.2. L’implicazione “solo se” ` banale. non ` detto che f ◦ g lo sia. 2 Definizione 2. allora f ` (M. allora si dice σ-algebra generata dalle (fα )α la σ-algebra M = −1 σ(fα (Eα ) | Eα ∈ Mα . Un esempio molto importante di σ-algebra generata ` quello di σ-algebra prodotto. ∞) (cos´ come ı quelli degli altri 3 tipi) generano B(R). (Yα . ma non viceversa. Se per` f ´ boreliana. Infatti f −1 commuta con unioni. f −1 ([a. f ` continua se e solo se f −1 (U ) ` aperto in X per ogni aperto U ⊆ Y . 14 . f −1 ((a. e 2 Corollario 2. f −1 ((−∞. Mα ). e Dimostrazione. quindi contiene anche N . Essa si indica anche con σ(fα ). osserviamo che la classe e {E ∈ Y | f −1 (E) ∈ M} ` una σ-algebra che contiene E.4 Se X e Y sono spazi topologici. Nel seguito chiamiamo πα : X → Xα la proiezione sulla α-esima coordinata.

g). Allora. N = ⊗α Nα . Definiamo F : X → R × R. Abbiamo che πα (Eα ) = Πβ∈A Eβ . . Se f ` misurabile.11 Se f. 2 Corollario 2. ϕ(x.10 Siano (X. Se gli spazi (Xα . Vediamo ora come le funzioni misurabili conservino anche la strutture di limite su R. con Eβ = Xβ per β = α. . F ` misurabile. questo significa che −1 −1 f −1 (πα (Eα )) ∈ M. quindi −1 ⊗α∈A Mα ` contenuta in σ{Πα∈A Eα | Eα ∈ Mα }. e quindi si pu` definire o ¯ ¯ e la σ-algebra B(R) (si pu` verificare che B(R) ` generata dagli insiemi (a.10 ha quindi la conseguenza che le funzioni misurabili su R formano un’algebra. allora sono misurabili. Proposizione 2. B(R))-misurabile. N )misurabile se e solo se πα ◦ f ´ (M. e poniamo Y = e α Yα . ∞] o dagli insiemi o ¯ e ¯ [−∞. allora anche f + g e f g lo sono. allora anche le πα ◦ f lo sono. g : X → R sono misurabili.8 Se A ` finito o numerabile. α ∈ A} La σ-algebra prodotto ` quindi uguale alla σ-algebra generata dalle proiezioni sulle coordie nate. Proposizione 2. perch´ composizioni e e di funzioni misurabili. Se poi A = {1. siccome B(R2 ) = B(R)⊗2 . n}. y) = |arctg y − arctg x|). . e Dimostrazione. D’altra parte. inoltre ϕ e e ψ sono continue. Nα )-misurabile per ogni α ∈ A. Mα ) sono tutti uguali a un (X. allora Πα∈A Eα ∈ ⊗α∈A Mα . la σ-algebra prodotto si pu` o ⊗A . e 2 Corollario 2. y) = x + y e ψ(x.Definizione 2. e {Πα∈A Eα | Eα ∈ Mα } allora ⊗α∈A Mα ` generata da e −1 Dimostrazione. Allora le e 15 . siccome N ` generata da πα (Eα ). e Siccome questa ` un’intersezione numerabile.3. Vediamo ora un importante risultato sugli spazi prodotto. (Yα . Πα∈A Eα = α∈A πα (Eα ). Prendiamo a ¯ ¯ lo spazio R = [−∞. 2 La proposizione 2. M). dotato della metrica ρ(x. ϕ. Questo ha una sua topologia (ad esempio considerando R come spazio metrico. Viceversa. . . Diciamo che f : X → R ` misurabile se ` (M. a)). ⊗ Mn o con M⊗n . Nα ) (α ∈ A) spazi misurabili. ∞].7 Si chiama σ-algebra prodotto la σ-algebra M= α∈A −1 Mα = σ{πα (Eα ) | Eα ∈ Mα . y) = xy. allora la σ-algebra prodotto si pu` anche anche indicare con M o indicare con M1 ⊗ . se le πα ◦ f sono misurabili. ψ : R × R → R come F = (f. allora f : X → Y ` (M. e πα : Y → Yα la proiezione canonica. . M). Per fare questo ci servir` considerare funzioni sulla retta reale estesa. Siccome infine f + g = ϕ ◦ F e f g = ψ ◦ F sono composizioni di funzioni misurabili. Dimostrazione.9 B(Rn ) = B(R)⊗n . quindi sono misurabili. la tesi segue dalla proposizione e 2.

con ai = aj per i = j. allora anche max(f. g) lo sono.10 (e in particolare il corollario 2. o allora possiamo rappresentare ϕ come ϕ(x) = n ai 1Ei (x). Questa i=1 si chiama rappresentazione standard di ϕ. Presentiamo ora degli esempi molto importanti di funzioni misurabili. 0) Allora f = f + − f − . allora anche ϕ+ψ e ϕψ lo sono. n→∞ g4 (x) = lim inf fn (x) n→∞ sono misurabili. se f esiste. ∞]). e 2 ¯ Corollario 2. e g2 ([−∞. ∞]) = n=1 fn ((a. an } e poniamo Ei = ϕ−1 ({ai }). 16 . allora n=1 fn g1 e g2 sono misurabili. a)). M) ` uno spazio misurabile. Siccome l’unione e l’intersezione sopra sono numerabili.conseguenze della proposizione 2. Allora una funzione semplice ` della forma ϕ(x) = n ai 1Ei (x). 0). Allo stesso modo abbiamo che g3 e g4 sono misurabili perch´ e g3 = inf n supj≥n fj e g4 = supn inf j≥n fj . Se per` abbiamo Imm (ϕ) = {a1 . f − (x) = − min(f (x). g : X → R sono misurabili. . Vediamo ora come le funzioni semplici possono approssimare le funzioni misurabili. e ∞ −1 −1 −1 Dimostrazione. n g3 (x) = lim sup fn (x).11) rimangono valide ¯ anche per funzioni a valori in R. allora si ha che f = g3 = g4 . inoltre. e quindi f ´ misurabile. e E ∈ M. allora anche f + ed f − lo sono.13 Se f.12 Se (fn )n ` una successione di funzioni misurabili a valori in R su e (X. allora le funzioni g1 (x) = sup fn (x). g) e min(f. n g2 (x) = inf fn (x). Grazie a e questa decomposizione. . M). . Se (X. se f ` misurabile. Infine. . allora ` misurabile. e i=1 Tuttavia ϕ pu` essere rappresentata in vari modi. definiamo funzione caratteristica di E (o anche e funzione indicatrice) la funzione χE (x) = 1E (x) = IE (x) = 1 se x ∈ E 0 se x ∈ E / Chiamiamo poi funzione semplice una combinazione lineare finita (a coefficienti reali) di funzioni caratteristiche. e in particolare possiamo avere che o ai = aj per i = j. Se poi f (x) = limn→∞ fn (x) esiste per ogni x ∈ X. definiamo parte positiva e parte negativa di f le funzioni f + (x) = max(f (x). a condizione di fare attenzione alle espressioni indeterminate come ∞ − ∞ (l’espressione 0 · ∞ di solito in teoria della misura si pone uguale a 0 per convenzione). Abbiamo g1 ((a. a)) = ∞ −1 ([−∞. ¯ Proposizione 2. ´ E chiaro che se ϕ e ψ sono funzioni semplici. possiamo nel seguito limitarci a lavorare con funzioni reali a valori positivi. A questo punto possiamo presentare una utile decomposizione di funzioni: se f : X → R.

M. M.17 Se ϕ ` una funzione semplice in L+ con rappresentazione standard e n ai 1Ei . µ) e chiamiamo L+ = L+ (X. . 2 Se (X. non ci si deve preoccupare e troppo. Vediamo nei due risultati che seguono (senza dimostrazione) che se M ´ completa rispetto a µ. ∞]. µ) ´ il suo completae mento. e Avevamo visto che se le (fn )n sono misurabili e convergono a f ovunque. e (X. definiamo l’integrale di ϕ su X rispetto a µ come i=1 n ϕ dµ = X X ϕ(x) µ(dx) = X ϕ(x) dµ(x) = i=1 ai µ(Ei ) con la solita convenzione che 0 · ∞ = 0. 17 . e Dimostrazione. Definizione 2. ∞]) Definiamo poi 22n −1 ϕn (x) = k=0 k2−n 1En (x) + 2n 1Fn (x) k Allora si ha facilmente che ϕn ≤ ϕn+1 per ogni n. M. . Nella prossima proposizione vediamo che. ≤ ϕn ≤ .. Il risultato segue facilmente.o. a volte potrebbe farci comodo studiare le fune zioni misurabili trascurando gli insiemi di misura nulla. M.o. ϕn → f puntualmente. M) ` uno spazio misurabile. allora esiste una funzione M-misurabile g tale che g = f e ¯ µ-quasi ovunque. La proposizione che abbiamo appena visto permette di dire che il risultato e vale anche se invece di una convergenza certa si ha una convergenza quasi certa. allora e e esiste una successione di funzioni semplici (ϕn )n tali che 0 ≤ ϕ1 ≤ . M. allora la cosa si pu` fare e o facilmente. ∞] ´ misurabile. allora anche f ` misurabile. definiamo l’integrale di ϕ su A come A ϕ dµ = X 1A ϕ dµ. . µ) ` uno spazio misurabile. Notiamo che X ϕ dµ pu` essere uguale a +∞. Fn = f −1 ((2n . µ) ` uno spazio misurabile. µ) lo spazio delle funzioni misurabili da X a [0. ≤ f . . e se f ` M-misurabile. allora: e a) se f ` misurabile e f = g q.2 Integrazione di funzioni non negative In questa sezione fissiamo uno spazio misurato (X. Prendiamo n ∈ N e definiamo per ogni k tra 0 e 22n − 1. allora f ` misurabile. k En = f −1 ((k2−n . allora anche g ´ misurabile e e b) se le (fn )n sono misurabili e fn → f q. e ϕn → f uniformemente su ogni insieme su cui f ` limitata. ¯ ¯ e Proposizione 2. e che 0 ≤ f − ϕn ≤ 2−n sugli insiemi in cui f ≤ 2n .14 Se (X. e f : X → [0.15 Se M ` completa rispetto a µ. ¯ 2.Teorema 2.16 Se (X. Se o A ∈ M. anche se µ non ` completa.. (k + 1)2−n ]). Proposizione 2.

mn ).Esempio 2. allora d) la funzione A → X Aϕ dµ ` una misura su M e Dimostrazione. in R. allora: a) se c ≥ 0. allora j=1 n ∞ n ∞ ϕ dµ = A i=1 ai µ(A ∩ Ei ) = j=1 i=1 ai µ(Aj ∩ Ei ) = j=1 Aj ϕ dµ 2 L+ I punti (a) e (b) della proposizione ci dicono che l’integrale ` una funzione lineare da e +. Estendiamo ora l’integrale a tutte le funzioni in L 18 . dove mn ` la misura di Lebesgue su Rn .18 Se (X.19 Se ϕ e ψ sono funzioni semplici in L+ . l’additivit` finita a j=1 i=1 di µ implica m n m n (ϕ + ψ) dµ = X X j=1 i=1 m n (ai + bj )1Ei ∩Fj dµ = j=1 i=1 m n (ai + bj )µ(Ei ∩ Fj ) = = j=1 i=1 n ai µ(Ei ∩ Fj ) + j=1 i=1 m bj µ(Ei ∩ Fj ) = ϕ dµ + X X = i=1 ai µ(Ei ) + j=1 bj µ(Fj ) = ψ dµ c) se ϕ ≤ ψ. quindi m n m n ϕ dµ = X j=1 i=1 ai µ(Ei ∩ Fj ) ≤ j=1 i=1 bj µ(Ei ∩ Fj ) = X ψ dµ d) l’unica cosa da provare ` l’additivit` numerabile: se (Aj )j sono disgiunti e e a chiamiamo A = ∞ Aj . e le unioni sono disgiunte. B(Rn ). a) basta applicare la definizione di integrale b) prendiamo le rappresentazioni standard ϕ = n ai 1Ei e ϕ = m aj 1Fj . allora b) X (ϕ X cϕ dµ = c ϕ dµ + ϕ dµ ≤ X X ϕ dµ + ψ) dµ = X X ψ dµ ψ dµ (monotonia) c) se ϕ ≤ ψ. µ) = (Rn . e allora l’integrale di ϕ si indica semplicemente come ϕ(x) dx = Rn Rn ϕ(x) dmn (x) Notiamo che l’integrale di Lebesgue coincide con quello di Riemann sulle funzioni semplici n i=1 ai 1Ei . M. Sici=1 j=1 come Ei = m Ei ∩ Fj e Fj = n Ei ∩ Fj . allora ai ≤ bj ogni volta che Ei ∩ Fj = ∅. con Ei unioni finite di rettangoli. Proposizione 2.

Consideriamo all’inizio due funzioni f1 e f2 . 1).19 resta valida nei punti (a) e (c) (che si dimostrano usando la definizione di integrale) anche se le ϕ e ψ non sono semplici. e f = limn→∞ fn (= supn fn ).23 Se f ∈ L+ . 2 Vediamo ora un risultato. Allora (ϕn + ψn )n ` una successione crescente che tende a f1 + f2 . e quindi facendo tendere N → ∞ e applicando ancora Beppo Levi. basso delle misure. Proposizione 2. ma in L+ . quindi X fn dµ ≥ α X ϕ dµ. Prendendo poi e e 2 l’estremo superiore sulle ϕ semplici minori di f . a Teorema 2. Possiamo ora dimostrare l’additivit` dell’integrale. e per il teorema e di Beppo Levi: (f1 + f2 ) dµ = X n→∞ X lim (ϕn + ψn ) dµ = lim f2 dµ X n→∞ X ϕn dµ + lim n→∞ X ψn dµ = = X f1 dµ + N Per induzione si ha che X ( N fn ) dµ = n=1 n=1 X fn dµ. Teorema 2. se e X f dµ < +∞. X fn dµ ≤ X f dµ per ogni n. le due definizioni di X f dµ coincidono quando f ` e semplice. fissiamo α ∈ (0. abbiamo che limn→∞ En ϕ dµ = X ϕ dµ. Per il teorema 2. allora ` vero anche per α = 1. 0 ≤ ϕ ≤ f Per la proposizione 2. la proposizione 2.19 e la continuit` dal a X fn dµ ≥ En fn dµ ≥ α En ϕ dµ. X f dµ = n fn .19(c). allora X f dµ = limn→∞ X fn dµ. Per la disuguaglianza inversa. si ottiene che X fn dµ ≥ α X f dµ. allora l’insieme E = {x | f (x) = +∞} ` trascurabile. che dar` anche una leggera generalizzazione del teorema di a Beppo Levi. Allora (En )n ` una successione crescente di insiemi misurabili la cui unione ` X.o. o della convergenza monotona) Se (fn )n ` una e + tale che f ≤ f successione di funzioni in L n n+1 per ogni n. Inoltre. Inoltre.21 (di Beppo Levi. 19 .Definizione 2. quindi ha limite (anche e uguale a +∞).20 Se f ` una funzione in L+ . Dimostrazione. allora Dimostrazione. Vediamo ora i teoremi fondamentali della teoria dell’integrazione secondo Lebesgue. Inoltre. Siccome questo ` vero per ogni α < 1. e abbiamo e e Per la proposizione 2. allora X f dµ = 0 se e solo se f = 0 q.14 possiamo trovare due successioni crescenti (ϕn )n e (ψn )n di funzioni positive semplici che tendono a f1 e f2 . e poniamo En = {x | fn (x) ≥ αϕ(x)}. si ottiene la tesi. La successione reale ( X fn dµ)n ` monotona.22 Se (fn )n ` una successione finita o infinita in L+ e f = e n X fn dµ. quindi limn→∞ X fn dµ ≤ X f dµ. prendiamo una funzione semplice ϕ tale che 0 ≤ ϕ ≤ f . definiamo l’integrale di f su X rispetto a e µ come f dµ = sup X X ϕ dµ ϕ semplice.

Ma siccome f > 1En /n.. Lemma 2. con ai ≥ 0. e abbiamo una contraddizione. da qui X inf n≥k fn dµ ≤ inf j≥k X fj dµ. 20 . m1 ) (dove m1 ` la misura e di Lebesgue). Se ora si fa tendere k → ∞ e si applica il teorema della convergenza monotona.o. f q. e quindi X f dµ = supn X ϕ dµ = 0. Viceversa. se f = 0 q. dovremmo avere che µ(En ) > 0 per qualche n. Se E ∈ M ` tale che µ(E c ) = 0. ma R 1(n.Dimostrazione. quindi se fosse falso che f = 0 q. quindi X f dµ > X ∞1E dµ = ∞µ(E). Infatti. basta notare che f > +∞1E . e ϕ ` una funzione semplice tale che 0 ≤ ϕ ≤ f . e se poi fn f su un tale E. si ha: lim inf fn dµ = lim inf fn dµ = lim inf fn dµ ≤ lim inf n→∞ X X n→∞ X k→∞ n≥k k→∞ X n≥k fn dµ 2 2. M.o.. L’ipotesi che la successione delle fn sia crescente ` essenziale per il teorema di Beppo e Levi. µ) = (R.n+1) → 0 puntualmente. Abbiamo per` questo e o risultato. Per la seconda parte.24 Se (fn )n ` una successione in L+ ..26 (di Fatou) Se (fn )n ` una successione in L+ . abbiamo che 1(n. In generale. f ∈ L+ e fn e limn→∞ X fn dµ. Ma siccome X f dµ < +∞. 2 Corollario 2.o. allora X f dµ = Dimostrazione.15. allora ϕ = 0 q. allora f = f 1E q. questo ` ovvio: se f = n ai 1Ei . se ad esempio prendiamo (X.o. 2 Nota 2. abbiamo che {x | f (x) > 0} = ∞ En . allora bisogna avere per forza che µ(E) = 0. allora X f dµ > µ(En )/n > 0. l’ipotesi f ∈ L+ si ottiene automaticamente dal e fatto che (fn )n ⊆ L+ e dalla proposizione 2.25 Se M ` completa rispetto a µ.o. allora e lim inf fn dµ ≤ lim inf n→∞ X X n→∞ fn dµ Dimostrazione..o. B(R). n=1 dove En = {x | f (x) > 1/n}. quindi X inf n≥k fn dµ ≤ X fj dµ.3 Integrale di funzioni reali Estendiamo ora l’integrale a funzioni misurabili reali. e fn = fn 1E q. Per ogni k abbiamo che inf n≥k fn ≤ fj per ogni j ≥ k. allora si ha che X f dµ = X f 1E dµ = limn→∞ X fn 1E dµ = limn→∞ X fn dµ.n+1) (x) dx = 1 per ogni n. Se f ` semplice. quindi il teorema di Beppo Levi in questo caso non ` verificato. allora e e i=1 si ha che X f dµ = 0 se e solo se per ogni i si ha che ai = 0 oppure che µ(Ei ) = 0.

se X |f − g| dµ = 0. se ` falso che f = g q.29 Se f e g sono integrabili. Se per` l’integrale di f ` un numero o o e finito. allora per ogni E ∈ M si ha che f dµ − E E g dµ ≤ X 1E |f − g| dµ ≤ X |f − g| dµ = 0 e quindi (ii) ⇒ (i).o.22). Per il teorema (2.o. e definiamo integrale di f il numero f dµ = X X f + dµ − X f − dµ che pu` quindi essere anche uguale a +∞ o a −∞. Se f + e f − sono rispettivamente la parte positiva e la parte negativa di f . Se ad esempio 21 . allora | X f dµ| ≤ e e |f | dµ. allora diciamo che f ´ integrabile. f − ≤ |f | ≤ f + + f − . e chiamiamo h = f − g. e Notiamo che f + . Per la seconda parte. allora h+ − h− = f + − f − + g + − g − . e e l’integrale ` un funzionale reale su di esso. Inoltre. quindi h+ + f − + g − = h− + f + + g + .27 Sia f una funzione misurabile reale. Infine. Infine abbiamo che f + dµ + X X f − dµ ≤ X f − dµ = X |f | dµ 2 X Proposizione 2.19)(a). e almeno uno tra X f + dµ e X f − dµ ´ finito. si ha h+ dµ + X X X f − dµ + X g − dµ = X X X h− dµ + X f + dµ + X g + dµ e da questo segue che f dµ = X h dµ = f + dµ − f dµ + g dµ. D’altra parte.28 L’insieme delle funzioni reali integrabili ` uno spazio vettoriale reale. si pu` dimostrare che a X f dµ = X af dµ usando la proposizione o (2.23.Definizione 2. La prima parte della tesi segue dal fatto che si ha |af +bg| ≤ |a||f |+|b||g|. Proposizione 2. e allora h+ o h− deve essere diversa da zero in un insieme non trascurabile. da questo si deduce che f ` integrabile se e e solo se X |f | dµ < +∞. se f e g sono integrabili. e chiamiamo h = f + g. allora sono equivalenti: i) ii) E X f dµ = E g dµ per ogni E ∈ M |f − g| dµ = 0 iii) f = g q.. se f ` integrabile. Inoltre. L’equivalenza (ii) ⇐⇒ (iii) segue dal fatto che |f − g| ` una funzione e positiva e dalla proposizione 2. Dimostrazione. X Dimostrazione.

o. e n=1 |fn | ∈ L . M. Inoltre q.o. e X |fn | dµ < +∞. Per le proposizioni 2.16. quindi f ∈ L1 . 2 Una applicazione di questo teorema ` il seguente risultato. Teorema 2. | N fn | ≤ N |fn | n=1 n=1 n=1 per ogni N . e ed ` anche uno spazio normato rispetto alla norma f − g L1 = X |f − g| dµ. le ¯ funzioni a valori in R che siano finite q.o. Definizione 2. 22 . quindi per ognuno di questi x la serie ∞ fn (x) converge. Pur essendo e L1 uno spazio definito come classe di equivalenza di funzioni. quindi n=1 n=1 ∞ ∞ 1 e n=1 |fn (x)| ` finita per q. allora ∞ X ( n=1 fn ) dµ. Inoltre.o. a una funzione in L . dove f ≡ g se e solo se f = g µ-q. X ( ∞ |fn |) dµ = ∞ X |fn | dµ < +∞. semplicemente definendo f = 0 (o e qualsiasi altra cosa) su E c . per quanto riguarda l’integrazione. In particolare. µ) l’insieme delle classi di equivalenza delle funzioni integrabili su X rispetto a µ. x. Questo leggero abuso di e notazione ´ universalmente accettato e non causa quasi mai ambiguit`. f ` misurabile (eventualmente dopo una e ridefinizione su un insieme di misura nulla). useremo lo stesso la notazione f ∈ L1 per indicare che f ` una funzione integrabile definita q. che ´ una estensione del e e teorema 2. abbiamo che g + fn ≥ 0 e g − fn ≥ 0. semplicemente come funzioni reali.15 e 2. ed esiste g ∈ L1 tale che |fn | ≤ g per ogni n.30 Definiamo L1 = L1 (X.22. 2 Questa proposizione mostra che l’integrale non cambia se cambiamo la funzione su insiemi di misura nulla. inoltre |f | ≤ g q. Questo significa che possiamo integrare delle funzioni f definite solo su insiemi E il cui complementare ` trascurabile. Questo prova che (i) ⇒ (iii).o. poich´ e e h− = 0 su E. allora f ∈ L1 e limn→∞ X fn dµ = X f dµ.32 Se (fn )n ` una successione in L1 tale che ∞ e n=1 ∞ ∞ 1 n=1 X fn dµ = n=1 fn converge q.o. Dimostrazione.23. quindi per il lemma di Fatou: g dµ + X X f dµ ≤ lim inf n→∞ X (g + fn ) dµ = X g dµ + lim inf n→∞ X fn dµ fn dµ X g dµ − X X X f dµ ≤ lim inf n→∞ X (g − fn ) dµ = X X g dµ − lim sup n→∞ quindi lim inf n fn dµ ≥ X f dµ ≥ lim supn fn dµ. Come lo spazio delle funzioni integrabili. e abbiamo una contraddizione. Teorema 2.31 (della convergenza dominata di Lebesgue) Se (fn )n ⊂ L1 tale che fn → f q.o..22. Possiamo quindi trattare. Per il teorema 2. per la proposizione 2.o. e a Presentiamo ora l’ultimo dei tre pi` importanti teoremi di convergenza u dell’integrazione secondo Lebesgue.E = {x | h+ (x) > 0} ` non trascurabile. Dimostrazione. quindi possiamo applicare il teorema della convergenza dominata e ottenere ∞ ∞ 2 n=1 X fn dµ = X ( n=1 fn ) dµ. allora E f dµ − E g dµ = E h+ dµ > 0. e segue la tesi. questo spazio ` uno spazio vettoriale reale.

e |f | ≤ g.ε ) 2 quindi µ(En.ε |fn − f | dµ ≥ εµ(En. µ) ` di Cauchy in misura se per ogni ε > 0 e µ{x : |fm (x) − fn (x)| ≥ ε} → 0 per m. Possiamo inoltre notare che se f → f q. come mostra il seguente esempio. Allora basta porre m = 2−k . Rimane solo da provare che se una successione (fn )n ⊂ L1 ´ di Cauchy e 1 . Definiamo En. e quindi abbiamo la tesi.34 Diciamo che una successione (fn )n di funzioni misurabili su (X.Corollario 2.ε = {x : |fn (x) − f (x)| ≥ ε}.o. e fare tendere k → ∞. infatti (fn − f )n ` una successione e dominata da 2g e che converge q. e Dimostrazione. e 23 . Allora ∞ ∞ = fnk+1 .35 Se fn → f in L1 . abbiamo visto che ci sono diversi tipi e di convergenze.33 Lo spazio L1 ` uno spazio di Banach.ε ) ≤ X |fn − f | dµ/ε → 0 e segue la tesi. e |gk | dµ ≤ fn1 k=1 X L1 + k=2 2−k = fn1 L1 + 1 < +∞ e quindi per il teorema 2.32 esiste una f ∈ L1 tale che ∞ f= k=1 gk = lim fnk k→∞ Siccome (fn )n ` di Cauchy. M. a zero. allora il teorema convergenza in L n n della convergenza dominata implica fn → f in L1 . Definiamo rispetto alla norma · L1 allora converge ad una f ∈ L nk = min{n | fm − fm L1 < 2−k ∀m. in particolare abbiamo gi` incontrato la convergenza quasi ovunque e la a 1 . Dimostrazione. Allora |fn − f | dµ ≥ X En. m ≥ n. che permetter` di passare dalla convergenza in L1 alla convergenza quasi ovunque. n → ∞ µ e diciamo che (fn )n converge in misura a f (scritto anche fn → f ) se per ogni ε > 0 µ{x : |fn (x) − f (x)| ≥ ε} → 0 per n → ∞ Proposizione 2.o.4 Convergenza in misura Se (fn )n ` una successione di funzioni misurabili. L’inverso ` falso. si ha che fn → f in L1 . e si ha che ∀ε∃n tale che fm − f L1 < ε per ogni m ≥ n. infatti ∀ε∃n tale che fm − fm L1 < ε e per ogni m. m ≥ n} k i=1 gi e poniamo g1 = fn1 e gk = fnk+1 − fnk per k > 1. Ora introduciamo un altro tipo di convergenza. allora fn → f in misura. a Definizione 2. 2 2.

. allora k=1 µ(F ) = 0. B(R).o. Allora µ(E) < ε. allora per ogni ε > 0 esiste E ∈ M tale che µ(E) < ε e fn → f uniformemente su E c . Teorema 2. allora esiste una sottosuccessione (fnj )j che converge a f q.36 Sullo spazio (R. 24 .Esempio 2. Inoltre. Inoltre. non segue in generale che fn → f in misura (come si pu` vedere considerando o le funzioni fn = 1(n. allora k=j µ(Fk ) ≤ ∞ 2−j = 21−k e se x ∈ Fk . Allora. n ∈ N poniamo En (k) = ∞ {x : |fm (x) − f (x)| ≥ 1/k}. allora g = f q. Allora esiste una f misurabile tale che fn → f in misura. per k m=n fissato. Questo implica che fn → f uniformemente su E. En (k) ` decrescente rispetto a n. e una sottosuccessione (fnj )j che converge a f q. Siccome / µ(Fk ) → 0. Possiamo scegliere una sottosuccessione (gj )j = (fnj )j tale che se Ej = {x : |gj (x) − gj+1 (x)| ≥ 2−j } allora µ(Ej ) ≤ 2−j . possiamo prendere nk tale che µ(Enk (k)) < ε2−k e porre E = ∞ Enk (k). allora {x : |f (x) − g(x)| ≥ ε} ⊂ {x : |fn (x) − g(x)| ≥ ε/2} ∪ {x : |fn (x) − f (x)| ≥ ε/2} per ogni n. u Teorema 2. segue che gn → f in misura. x ∈ Fk .n+1) ).39 (di Egorov) Se µ(X) < ∞ e fn ed f sono funzioni misurabili tali che fn → f q. non converge a 0 in L1 .o. dato che {x : |fn (x) − f (x)| ≥ ε} ⊂ {x : |fn (x) − gj (x)| ≥ ε/2} ∪ {x : |gj (x) − f (x)| ≥ ε/2} ed entrambi gli insiemi a destra hanno misura piccola quando n e j sono grandi. se fn → g in misura. ` verificato un risultato molto o e pi` forte. ma siccome fn L1 = 1. Se fn → f q. per i ≥ j ≥ k abbiamo / j=k i−1 i−1 |gj (x) − gi (x)| ≤ l=j |gl+1 (x) − gl (x)| ≤ l=j c Fk .o. 2 Corollario 2. Allora fn → 0 in misura.c. Dimostrazione. ma allora fn → f in misura.o. Inoltre.1/n] . e se poniamo f = limn→∞ gj su F e f = 0 su F c . quindi µ{x : |f (x) − g(x)| ≥ ε} = 0 per ogni ε. e ∞ En (k) = ∅.38 Se fn → f in L1 . e abbiamo k=1 |fn (x) − f (x)| < 1/k per n > nk e x ∈ E. Se per` lo spazio ha misura finita. Se poniamo Fk = ∞ Ej . Ma questo significa che f = g q. Senza perdita di generalit` possiamo assumere che fn → f ovunque su a X. / 2 Il tipo di convergenza nel teorema di Egorov ` spesso chiamato convergenza quasi unie forme. m) consideriamo la successione fn = n1[0.37 Supponiamo che (fn )n sia di Cauchy in misura. la relazione sopra mostra che |gj (x) − f (x)| ≤ 22−j per j ≥ k. Non ` difficile vedere che la convergenza quasi uniforme implica la convergenza e quasi ovunque e la convergenza in misura.. se anche fn → g in misura. Per k. quindi siccome µ(X) < ∞ e n=1 abbiamo che µ(En (k)) → 0 per n → ∞.c. Preso ε > 0 e k ∈ N.c. 2−l ≤ 21−j cio´ (gj )j ` di Cauchy puntualmente su e e Poniamo F = ∞ Fk = lim supn→∞ Ej . allora f ` misurabile e gj → f e q. Dimostrazione.

Supponiamo che f sia integrabile secondo Riemann. Confrontiamo ora l’integrale di Riemann e l’integrale rispetto alla misura di Lebesgue. Per questa ragione. diciamo inoltre che f ` integrabile secondo Riemann.n ` un e raffinamento di Q = (sj )j=0..ti ] . . b] un intervallo. I − (f ) = sup sP (f ) P Quando I + (f ) = I − (f ). con a..ti ] f (x).. .b] GP (f ) dm e sP (f ) = [a. Dall’integrazione con la misura di Lebesgue poi ` nata la e teoria dell’integrazione astratta come generalizzazione..b] f dm. gP (f ) = i=0 i 1(ti−1 . . .k se {sj | j = 0. allora f si dice integrabile secondo Lebesgue. = inf x∈(ti−1 . Diciamo inoltre che P = (ti )i=0. Allo stesso modo.. allora: e i) se f ` integrabile secondo Riemann. b]. i sP (f ) = i=0 i (ti − ti−1 ) dove Mi = supx∈(ti−1 . . la cui ampiezza tende a 0. che sono ognuna un raffinamento della precedente 25 .ti ] f (x). dove e m ` la misura di Lebesgue. Diamo ora questo risultato. Definizione 2.. b numeri reali.41 Se f ` una funzione limitata in [a. Per ogni partizione P poniamo: n n GP (f ) = i=0 Mi 1(ti−1 . Sia [a. Teorema 2.n tale che a = t0 < . allora ´ misurabile (e quindi integrabile rispetto e e b alla misura di Lebesgue m dato che ` limitata) e a f (x) dx = [a. Inoltre esiste una sequenza (Pk )k di partizioni. A questo scopo. e chiamiamo ampiezza della partizione P il numero |P | = supi |ti − ti−1 |... k} ⊂ {ti | i = 0.. B(R). n}..2.ti ] allora SP (f ) = [a.. Chiamiamo partizione di [a. M. . µ) = (R. Sia f una funzione reale limitata arbitraria. b] | f ` discontinua in x}) = 0 e e Dimostrazione. . e lo b e indichiamo con a f (x) dx.40 L’integrale R f dm si indica semplicemente come integrale di Lebesgue di f . . b] una successione finita P = (ti )i=0.b] gP (f ) dm. Infatti questo ` il caso che storicamente ´ stato il primo ad e e e essere sviluppato nella teoria dell’integrazione. m). chiamiamo integrale di Riemann il loro valore comune. se R |f | dm < +∞. si usa anche una notazione particolare.. e per ogni partizione P poniamo n n SP (f ) = i=0 Mi (ti − ti−1 ). e ii) f ` integrabile secondo Riemann se e solo se m({x ∈ [a.5 Integrale di Lebesgue Un caso molto particolare della teoria vista sopra ` il caso (X. . di cui proviamo solo la prima parte. Definiamo poi: P I + (f ) = inf SP (f ). . ricordiamo la costruzione dell’integrale di Riemann. < tn = b. con lo scopo iniziale di estendere la teoria dell’integrazione di Riemann.

b] (G − g) dm = 0. se tentiamo di generalizzare le ipotesi di questo teorema per trattare l’integrale di Riemann improprio. ci limiteremo al caso A = {1. Tuttavia. Chiamiamo rettangolo un insieme A1 × A2 . 2. b]) o E f (x) dx (su un boreliano E ⊆ R ). Vogliamo ora costruire una misura sullo spazio (Πα Xα .. e i due integrali coincidono. Allora g ≤ f ≤ G.1) µ1 ⊗ µ2 i=1 Ai × Ai 1 2 = i=1 µ1 (Ai )µ2 (Ai ) 1 2 26 . Allora la classe A delle unioni finite disgiunte di rettangoli ´ un’algebra.(e quindi tali che le gPk crescono e le GPk decrescono con k) e tali che SPk (f ) e sPk (f ) b convergono a a f (x) dx. con A insieme finito.n+1) /n). e M1 ⊗ M2 ` generata da A. se µi sono misure e σ-finite sugli spazi Xi . integrazione per sostituzione e per parti) per calcolare gli integrali di Lebesgue. Proposizione 2. Nel seguito a indicheremo con πα : X → Xα la proiezione canonica sulla α-esima coordinata.b] g dm = [a. b e per il teorema della convergenza dominata [a. Inoltre questo risultato vale anche per una generica dimensione n. e e Definizione 2. con Ai ∈ Mi . 2 Da questo teorema si ricava che l’integrale di Lebesgue estende l’integrale di Riemann proprio.b] f dm = [a. Allora e e [a. Dimostrazione. potremmo trovare che l’integrale improprio di Riemann di f ` definito. Mα . allora esiste un’unica misura tale che (2.42 Se µi sono misure σ-finite sugli spazi Xi . e ci vuole sempre una certa cautela quando si trattano degli integrali di Lebesgue di funzioni non limitate o su intervalli non limitati. Possiamo definire µ1 ⊗ µ2 su A in questo modo: n n (2. Per questo motivo per indicare l’integrale rispetto alla misura di Lebesgue si usano comunemente le notazioni b n a f (x) dx (su un intervallo [a. µα ). Infatti tutte le funzioni integrabili secondo Riemann in un intervallo sono anche integrabili secondo Lebesgue. Siccome G ´ misurabile (poich´ limite di funzioni misurabili). ⊗α∈A Mα ). ma f non e ∞ n1 ´ integrabile secondo Lebesgue (esempio: f = n=1 (−1) (n. Questo in particolare permette di usare tutte le tecniche di calcolo degli integrali di Riemann (teorema fondamentale del calcolo. e m ´ completa. allora anche f ` misurabile.b] G dm = a f (x) dx. chiamiamo misura prodotto di µ1 e µ2 l’unica misura tale che µ1 ⊗ µ2 (A1 × A2 ) = µ1 (A1 )µ2 (A2 ) per ogni rettangolo A1 × A2 . Per semplicit` di notazioni. Abbie amo gi` visto come costruire la σ-algebra prodotto M = α∈A Mα sullo spazio prodotto a X = Πα∈A Xα .o. inoltre e e e b si ha che [a.b] G dm = a f (x) dx. Per questo motivo. Poniamo G = limk→∞ GPk e g = limk→∞ gPk .6 Misure prodotto Supponiamo di avere degli spazi misurati (Xα .o. 2}. cio´ G = g = f q.1) sia verificata. quindi G = g q.43 La misura prodotto ` ben definita. In altre parole. dove α ∈ A ` un parametro.

44 (misura di Lebesgue n-dimensionale) Prendiamo A = {1. ma e non tutti i sottoinsiemi della variet` sono boreliani. ν) siano spazi misurati. Questo significa che devono esistere degli insiemi in P(B) (e a sono “la maggior parte”) che non sono boreliani. . . Siccome mn (B) = 0. Se consideriamo la classe P(B).o. come conseguenza del e e teorema di Caratheodory.Tonelli) Supponiamo che (X. µ1 ⊗ µ2 genera una misura esterna su X1 × X2 la cui restrizione a M1 ⊗ M2 ` una misura. Teorema 2. Cio´.o. . Allora. o misura di Lebesgue su Rn . . µ ⊗ ν). anche B(Rn ) non ` completa rispetto alla misura di e Lebesgue mn . M ⊗ N . . ed hanno misura nulla. Vediamo ora un risultato (senza dimostrazione) che permette di calcolare operativamente gli integrali in dimensione n. . . immersa in Rn . tuttavia. e Prendiamo ad esempio un rettangolo B = {x ∈ Rn | x1 = 0. con µ e ν misure σ-finite. N . n}. . essa ha la stessa cardinalit` di P(R). Allora B ∈ B(Rn ). con a > 0. o Abbiamo quindi ottenuto che Ln ` strettamente maggiore di B(Rn ). Teorema 2. La misura prodotto mn = m1 ⊗ . ` boreliana ed ha misura di Lebesgue n-dimensionale nulla. M. y) ∈ L1 (X. Riassumiamo ora (senza dimostrazioni) alcuni risultati sull’integrale di Lebesgue ndimensionale. . In questo caso ` facile vedere esempi di insiemi misurabili non boreliani. Allora: Fubini: se f ∈ L1 (X × Y. e assegna ad ogni rettangolo n-dimensionale il suo volume. . allora f (x. n (dove chiamiamo m1 la misura di Lebesgue). nel senso che n n mn i=1 [ai . se E ∈ Ln e e e x ∈ Rn e definiamo E + x = {y + x : x ∈ E}. . µ) per q. m1 ). −a ≤ xi ≤ a. M.) Y f (x. ·) ∈ L1 (Y. . N . x ∈ X.46 (Fubini . cio´ a o a e ha cardinalit` minore di P(B).o. con o a k < n. essi sono misurabili (cio´ a e appartengono a Ln ). In pi`. n} e (Xi . Mi . e mn (B) = 0·an−1 = 0. allora E + x ∈ Ln e mn (E + x) = mn (E). Si pu` dimostrare che B(Rn ) ha la cardinalit` del continuo. µi ) = (R. . Questo implica che mn si pu` estendere ad una σ-algebra Ln che contiene o strettamente B(Rn ).allora µ1 ⊗ µ2 ` ben definita ed ` una premisura su A. questa estensione ` unica. le funzioni (definite q. la misura di Lebesgue pu` essere estesa a tutti i sottoinsiemi di B ponendo mn (C) = 0 per ogni C ∈ P(B).45 La misura di Lebesgue ` invariante per traslazione. B(R). ν) per q. i = 1. µ) e (Y. Chiamiamo Ln il completamento di B(Rn ) rispetto alla misura di Lebesgue mn . i = 2. ·) dν e 27 . y ∈ Y . bi ] = i=1 (bi − ai ) Analogamente al caso n = 1. f (·. Il risultato pu` essere e o esteso facilmente: infatti si pu` dimostrare che una qualsiasi variet` k-dimensionale. . e u e 2 Esempio 2. ⊗ m1 (indicata anche con m⊗n si chiama misura di Lebesgue n-dimensionale.

M.X f (·. Una conclusione analoga vale anche in dimensione n.48 L’integrale Rn f dmn si indica semplicemente come integrale di Lebesgue n-dimensionale di f .7 Integrale di Lebesgue n-dimensionale Abbiamo visto che il calcolo degli integrali di Lebesgue in dimensione 1 pu` essere ridotto o al calcolo degli integrali di Riemann. Definizione 2. allora f (x) dx = | det T | Rn Rn Rn f dx ` e f ◦ T (x) dx 28 . inoltre. N . Per vederlo. µ) (Rm . mm ) e (Y. e Teorema 2.50 Supponiamo che T ∈ GL(n. = Dal corollario si ricava anche che ` possibile calcolare l’integrale di una funzione e su Rn iterando gli integrali su ogni componente. y) d(µ ⊗ ν)(x. allora e y) dx per ogni y ∈ Rn . cambiamenti di variabili. ν) e vale f (x. si proceder` per passi successivi.49 Se f dx ` definito (anche uguale a ∞).2) = Tonelli: se f ∈ L+ (X × Y. ecc. anche nel caso della misura di Lebesgue mn si usa una notazione particolare. M ⊗ N . y) dµ(x) Y X dµ(x) = dν(y) (2. Teorema 2. allora anche f ◦ T lo ´. y) dν(y) f (x. Inoltre il teorema 2. integrazione per sostituzione e per parti. y) dµ Corollario 2. se e e definito. ν) e vale la (2. Rn f (x) dx = Rn f (x + Vediamo ora qual ` il comportamento dell’integrale di Lebesgue sotto trasformazioni e lineari. ·) dν e sono rispettivamente in L+ (X. M. N . y) = X×Y X Y f (x. allora le funzioni Y f (x. X f (·. allora T (E) ∈ Ln e mn (T (E)) = | det T | mn (E). b) se f ` misurabile secondo Lebesgue. 2.2). se Rn |f | dmn < +∞. y) dµ sono rispettivamente in L1 (X.41 e il corollario 2. mn ). µ ⊗ ν). µ) e in L+ (Y. ν) = (Rn . µ) e in L1 (Y. Allora: a) se E ∈ Ln .47 permettono di usare tutte le tecniche di calcolo degli integrali di Riemann (teorema fondamentale del calcolo. R). Allo stesso modo. B(Rm ). M. R) il gruppo delle trasformazioni lineari invertibili su Rn . Come nel caso della misura di Lebesgue in a dimensione 1. Chiamiamo GL(n. allora f si dice integrabile secondo Lebesgue.47 Il teorema di Fubini-Tonelli vale anche nel caso (X. N .) per calcolare gli integrali di Lebesgue. B(Rn ). Un primo risultato ` il seguente.

se |f (x)| ≥ Cx−n su B c . ed f ` e e f (x) dx = σ(S n−1 ) Rn 0 g(r)rn−1 dr Corollario 2. Allora: a) se |f (x)| ≤ Cx−α su B per qualche C > 0 e α < n.54 Se f ` misurabile secondo Lebesgue su Rn . allora f ∈ L1 (B). allora ∞ f dx ´ definito. possiamo indicare con il simbolo D G il differenziale. se |f (x)| ≥ Cx−n su B. Teorema 2. allora e ∞ f (x) dx = Rn 0 S n−1 f (rx )rn−1 dσ(x ) dr Rn Corollario 2. applicato a questi due casi. Il teorema precedente. e Diamo ora una generalizzazione di questo risultato. +∞) per una opportuna misura sulla sfera unitaria (dθ su S 1 . allora f ∈ L1 (B) / a) se |f (x)| ≤ Cx−α su B c per qualche C > 0 e α > n. poniamo B = B(0. e della forma f (x) = g(|x|). e sia f una funzione misurabile su Rn . Ricordiamo che se Ω ` un aperto in Rn e una funzione e n ` differenziabile. a) in Rn . sin ϕdθ dϕ su S 2 ): Teorema 2.53 Esiste un’unica misura σ = σn−1 su S n−1 tale che mn = ρ ⊗ σn−1 . ma diventano sempre pi` complicati al u u crescere della dimensione. Ricordiamo inoltre che G si dice diffeomorfismo di classe C 1 se ´ biiettiva e se Dx G ` una matrice invertibile per ogni e e x ∈ Ω. allora f ∈ L1 (B c ) / 29 . b) se f : G(Ω) → R ` misurabile secondo Lebesgue. allora f ∈ L1 (B c ). inoltre. allora G(E) ∈ Ln e mn (G(E)) = E | det Dx G(x)| dx. allora e G(Ω) f (x) dx = G(Ω) Ω f ◦ G(x)| det Dx G(x)| dx I sistemi di coordinate non lineari pi` importanti su R2 ed R3 sono le coordinate polari u e le coordinate sferiche. portano alle note formule “dx dy = r dr dθ” e “dx dy dz = r2 sin ϕdr dθ dϕ”.Corollario 2.51 La misura di Lebesgue ` invariante per rotazioni e per simmetrie.52 Supponiamo che Ω sia un aperto in Rn e che G : Ω → Rn sia un diffeomorfismo di classe C 1 . Sistemi di coordinate simili possono essere definiti in dimensioni pi` alte.55 Fissato a > 0. allora anche f ◦ G lo ´. Se f ` e misurabile secondo Lebesgue su Rn e Rn f dx ` definito. Allora: a) se E ⊂ Ω ed E ∈ Ln . se e e f dx ` definito. definito G:Ω→R e x dalla matrice (∂gi /∂xj (x))ij delle sue derivate nel punto x. che ` il classico teorema di cambiamento e di variabile in dimensione n. Per molti scopi ` sufficiente sapere che la misura di Lebesgue ` il e e prodotto della misura ρ(E) = E rn−1 dr su [0.

applicato alla funzione h → f (x. |∂u f (x. y ) ¯ ¯ hn Allora per il teorema della convergenza dominata si ha: ∂u F (¯) = lim y e segue la tesi. y) dµ(x) Dimostrazione. b) supponiamo che U sia convesso. dove E ` un aperto di uno spazio vettoriale reale e Y che sia anche normato. M. µ. Pu` allora o essere interessante vedere se le propriet` di continuit` e di differenziabilit` di f si possono a a a estendere anche a F . In questa sezione vedremo alcune propriet` di queste funzioni. µ) ` uno spazio misurabile e y ` un parametro che pu` variare in vari tipi di e e o spazi. F (¯ + hn u) − F (¯) y y = lim n→∞ n→∞ hn fn (x) dµ = X X ∂u f (x.o.2. allora se limy→¯ f (x. y + hn u) − f (x. yn ). x. y + hu) − ¯ f (x. x ∈ X. y ) (definita in un intorno di 0 in R) ci dice che ¯ f (x. allora ∂u F (y) = X ∂u f (x. C) tale che per ogni ¯ ¯ y ∈ U . y)| ≤ g(x) hn y∈U per q. e che la funzione F : E → C sia definita da (2. y)| ≤ g(x) per quasi ogni x ∈ X. Allora le fn sono dominate da g. Il teorema del valor medio. M.8 Integrali dipendenti da parametro Alcune volte pu` capitare di avere a che fare con funzioni della forma o F (y) = X f (x. y) dµ(x) (2. C). e consideriamo ¯ le funzioni fn (x) = f (x. a Supponiamo che f : X × E → C. quindi segue la tesi. Teorema 2. y ) dµ ¯ 2 30 . µ.56 Supponiamo che per ogni y fissato la funzione f (·. a) prendiamo una successione (yn )n in U convergente a y . M. |f (x. anche limy→¯ F (y) = F (¯) ¯ y y b) supponiamo che per un vettore u ∈ Y esista ∂u f (x. y + hn u) − f (x. M.o. Allora: a) supponiamo che per y ∈ E esista un intorno U di y e una g ∈ L1 (X. se per un y ∈ E esistono un intorno U di y e una g ∈ L1 (X. y) ∈ L1 (X. e che (hn )n sia una successione reale infinitesima di numeri non nulli. Definiamo ora fn (x) = f (x. y) = y f (x. C) tale ¯ ¯ che per ogni y ∈ U .3) dove (X.3). y)| ≤ g(x) per quasi ogni x ∈ X. y ) per quasi ogni x ∈ X. µ. y ) ¯ ¯ ≤ sup |∂u f (x. y) per ogni y ∈ E e per q.

Appendice A Complementi In questo capitolo vogliamo riprendere alcuni argomenti che per mancanza di tempo non sono stati trattati nei primi due capitoli. L’insieme i=0 n=1 C pu` essere definito anche in questo modo: per un generico x ∈ [0. in particolare C ha la cardinalit` e a del continuo Proveremo solo le ultime due propriet`. Allora f (x) n=1 ` l’espansione in base 2 di un numero. 1]. a e quindi m(C) = limn→∞ m(Cn ) = 0. e facciamo la convenzione n=1 che i numeri della forma p3−k abbiano la rappresentazione an = 2 per n > k. 1]. definiamo insieme di Cantor l’insieme C = ∞ Cn . e Cn+1 = Cn \ 3n−1 −1 3k+1 3k+2 ( 3n . notiamo che se x ∈ C. abbiamo bisogno di introdurre il seguente insieme.1 (insieme di Cantor) Definiamo C0 = [0. con an = 0 o 2. con an = 0. Per questo. Per provare (e). 1] pu` essere ottenuto e o in questo modo. allora C ` e l’insieme degli x ∈ [0. allora esiste z ∈ C tale che x < z < y (C ` totalmente / e sconnesso) c) C non ha punti isolati d) m(C) = 0 e) C ` in corrispondenza biunivoca con l’intervallo [0. Siccome ogni elemento di [0. 3n ). ma misurabili secondo Lebesgue. Esempio A. 1] consideriamo la sua o espansione decimale x = ∞ an /3n in base 3. basta notare che m(Cn ) = (2/3)n . A.1 Insieme di Cantor In questa sezione vogliamo fare un esempio di insiemi non boreliani sulla retta reale. C ha le seguenti propriet` notevoli: a a) C ` compatto e b) se x. e 31 . 1] che non hanno la cifra 1 nella loro rappresentazione decimale. 1 o 2. y ∈ C e x < y. f ` bigettiva da C a [0. 1]. definiamo allora bn = an /2 (che corrisponde a sostituire n=1 un 2 con un 1 nella rappresentazione decimale) e definiamo f (x) = ∞ an /2n . allora x = ∞ an /3n . Per provare (d).

non pu` avere discontinuit` di salto.3 Se f. Qui enunciamo i teoremi corrispondenti a questo caso. 1].4 Se (fn )n ` una successione di funzioni complesse misurabili e f (x) = e limn→∞ fn (x) esiste per ogni x.2 Integrazione di funzioni complesse All’inizio del capitolo 2 abbiamo notato che la teoria dell’integrazione di Lebesgue poteva essere costruita anche nel caso di funzioni a valori complessi. Possiamo quindi estendere f ad una funzione da [0. La funzione f ` comunemente conosciuta come a e funzione di Cantor. Corollario A. Si pu` dimostrare che B(R) ha la cardinalit` del continuo. invece di essere quella standard della definizione 2. Questo significa che la maggior parte degli insiemi in P(C) a non ` boreliana. Questa funzione (che continuiamo a chiamare f ) ` ancora crescente. la terminologia che si usa per le funzioni misurabili reali ` quella della e definizione 2.10 si ricavano i due seguenti corollari: Corollario A. la misura di Lebesgue pu` essere estesa a tutti gli e o insiemi in P(C). indichiamo con |z| la sua norma in C e definiamo la funzione e segno in questo modo: z/|z| se z = 0 sgn z = 0 se z = 0 32 . e Dalla proposizione 2. anche nel caso delle funzioni complesse c’´ una utile decomposizione.12 (il limite di funzioni misurabili ´ una funzione misurabile) e segue questo risultato: Corollario A. per maggiori dettagli. Dalla proposizione 2. allora f ´ misurabile. questo. 1]. k. f (x) = f (y) = p2−k per qualche p. Per e questo motivo. Notiamo che f ` monotona e crescente da C in [0. e Analogamente alla decomposizione f = f + − f − delle funzioni reali. chiamata decomposizione polare. 1] in s´ definendo il suo valore in ogni intervallo mancante da C come il valore e ai suoi estremi. e Se z ` un numero complesso. B(C))-misurabile.2 Una funzione complessa f ` misurabile se e solo se e f e f lo sono. Riprendiamo in esame la funzione f definita nell’esempio. A. cio´ ha a o a e cardinalit` minore di P(C). implica la sua continuit`. f (x) < f (y) per ogni x < y che non siano estremi di un intervallo che non appartiene a C (quelli che sono stati tolti per ottenerlo). Ci` significa che la classe delle sue parti P(C) ha la stessa a o cardinalit` di P(R).1. in questo caso. e e siccome la sua immagine ` tutto [0. in particolare.Abbiamo appena visto che l’insieme di Cantor C ha misura di Lebesgue nulla e ha la cardinalit` del continuo. il lettore interessato pu` vedere [2]. o Per tutta la sezione faremo la convenzione che una funzione f : X → C sia misurabile quando ` (M. quindi abbiamo ottenuto che L ` strettamente maggiore di B(R). allora anche f + g e f g lo sono.2. Siccome m(C) = 0. g : X → C sono misurabili. insieme e o a alla monotonia. le dimostrazioni non verranno svolte. essendo per la maggior parte generalizzazioni di quelle del capitolo 2. o scala di Cantor.

allora esiste e e una successione di funzioni semplici (ϕn )n tali che 0 ≤ |ϕ1 | ≤ . se ai = aj per i = j. Anche nel caso di funzioni a valori complessi. a una funzione in L .5 Se (X. M. abbiamo che f ` misurabile se e solo se sgn f e e |f | lo sono.Allora possiamo scrivere f = (sgn f )|f | per una generica funzione complessa f . una funzione misurabile pu` essere opportunamente approssimata con funzioni semplici in questo modo: o Teorema A. e X |fn | dµ < +∞.o. µ. e Se f ` una funzione complessa misurabile.6 Se f e g sono integrabili. e ϕn → f uniformemente su ogni insieme su cui f ` limitata. allora diciamo che ϕ ` scritta in e rappresentazione standard. allora f ∈ L1 e limn→∞ X fn dµ = X f dµ. . diciamo che f ` integrabile se la funzione e e reale |f | lo ´.8 Se (fn )n ` una successione in L1 tale che ∞ e n=1 ∞ ∞ 1 n=1 X fn dµ = n=1 fn converge q.7 (della convergenza dominata di Lebesgue) Se (fn )n ⊂ L1 tale che fn → f q. chiamiamo funzione semplice una combinazione lineare finita a coefficienti complessi di funzioni caratteristiche di insiemi misurabili.o. Come nel caso reale.o. ≤ |f |. inoltre abbiamo che | X f dµ| ≤ e |f | dµ per ogni f integrabile. Teorema A. si specifica anche lo spazio di arrivo). C) (rispetto al caso reale. allora sono equivalenti: i) ii) E X f dµ = E g dµ per ogni E ∈ M |f − g| dµ = 0 iii) f = g q. otteniamo che f ` integrabile se e solo se e e f e f lo sono. M) ` uno spazio misurabile. allora ∞ X ( n=1 fn ) dµ. Anche in questo caso possiamo mettere su questo spazio la X relazione di equivalenza f ≡ g se e solo se X |f − g| dµ = 0. con ai ∈ C. . ≤ |ϕn | ≤ . ed esiste g ∈ L1 tale che |fn | ≤ g per ogni n. Siccome |f | ≤ | f | + | f | ≤ 2|f |. Lo spazio ottenuto in questo modo viene indicato con L1 (X. definiamo poi l’integrale di f in questo modo: f dµ = X X f dµ + i X f dµ Da questo segue facilmente che lo spazio delle funzioni integrabili complesse ` uno spazio e vettoriale e l’integrale ` un funzionale lineare su di esso. Valgono le seguenti generalizzazioni di risultati del capitolo 2: Proposizione A. 33 . . . che sar` della forma a n ϕ(x) = i=1 ai 1Ei (x). Teorema A. Siccome l funzione segno e il modulo sono boreliane. e f : X → C ´ misurabile. ϕn → f puntualmente.

λ(∅) = 0. Se f ∈ L+ (X. allora esiste una successione (gn )n di funzioni semplici in L+ tale che gn g. M). Dimostrare che f (x) = x−α ` integrabile secondo Lebesgue su (0. allora: ∞ ∞ ∞ f dµ = X 1A f dµ = X n=1 1An f dµ = n=1 X 1An f dµ = n=1 λ(An ) dove si ` usato il teorema di integrazione per serie. e per Beppo Levi si ha: g dλ = lim X n→∞ X gn dλ = lim n→∞ X gn f dµ = X gf dµ (3 punti) 34 . 1) e e x calcolare 0 f (t) dt (suggerimento: usare il punto 1 o il teorema di Beppo Levi) Soluzione 1. M) (suggerimento: prima supporre g semplice) f g dµ per ogni g ∈ 2. allora: e n n n g dλ = X X i=1 n ai 1Ei dλ = i=1 ai λ(Ei ) = i=1 ai X 1Ei f dµ = = X i=1 ai 1Ei f dµ = X gf dµ Se g ∈ L+ . e se A = λ(A) = A ∞ n=1 An .1 Prova scritta del 28 gennaio 1999 λ(E) = E 1. (2 punti) e Se g = n i=1 ai 1Ei ` una funzione semplice. M) e che X g dλ = e L+ (X. poniamo: f dµ X Dimostrare che λ ` una misura su (X. 1) per α ∈ (0. Allora anche f gn f g.Appendice B Temi di esame con soluzioni B. con An ∈ M.

e poniamo g(x) = ∞ 2−n f (x − rn ). vedi dispense 2. e allora: λ((1/n. ma g 2 ∈ L2 (R...∞ una enumerazione dei razionali.2 Prova scritta del 18 febbraio 1999 Sia f (x) = x−1/2 se x ∈ (0. g ` non limitata in ogni intervallo. B(R). 1)) = 1 1−α < +∞. e dx = λ((0.. quindi si puo’ integrare per serie: ∞ ∞ ∞ g dx = R n=1 1 2−n R f (x − rn ) dx = n=1 1 2−n R f (x) dx = n=1 2−n 0 1 x−1/2 dx = = 0 x−1/2 dx = lim k→∞ 1/k x−1/2 dx = lim [2x1/2 ]1 = 2 < ∞ 1/k k→∞ (dove abbiamo anche usato Beppo Levi). x)) = 1/n t−α dt ` e l’integrale di una funzione integrabile secondo Riemann (perch´ continua e limitata). (2 punti) 35 . f (x) = 0 altrove. λ(E) = E f (x) dx ` una misura su (0. quindi per la continuit` dal basso si ha e a x limn→∞ λ((1/n. g ∈ L1 (R. Questo implica che g ` quasi e certamente finita. m) (dove m ` la misura di Lebesgue).1) .. Enunciare il teorema di integrazione per serie di funzioni positive e il teorema di Beppo-Levi. 1). e quindi f Si poteva anche usare il teorema di Beppo Levi in questo modo: costruiamo la successione fn = f 1(1/n. n=1 1. 1)) e 2 punti per dt). B. Allora fn f e quindi x x x f (t) dt = lim 0 n→∞ 0 fn (t) dt = lim n→∞ 1/n t−α dt x 0 f (t) e si ha il risultato visto prima (2 punti per f ∈ L1 ((0. x)) per ogni x ≤ 1. quindi g ∈ L1 . e in particolare g < ∞ quasi e ovunque (suggerimento: usare i teoremi di integrazione per serie e di Beppo Levi) 3. m) / Soluzione 1. Ma λ((1/n.. x)) = λ((0. Dimostrare che: 2. sia inoltre (rn )n=1. x)) = 1 1−α t 1−α x = 1/n x1−α − (1/n)1−α n→∞ x1−α → = 1−α 1−α 1 0 f (x) x 0 t−α dt da questo si ricava in particolare che ` integrabile secondo Lebesgue. f. B(R). g ∈ L+ .2.o. e quindi ´ discontinua in ogni punto (suggerimento: e e calcolare il limite della funzione in un punto razionale dell’intervallo) 4. g 2 < ∞ q. 1).

Tutte queste funzioni sono misurabili. delle f e g e della funzione prodotto da e 2 a R. b) si ha f (x − rm ) = (x − rm )−1/2 . h ` composizione delle proiezioni su X e Y . allora h ` M ⊗ N -misurabile. (3 punti) 2. per il punto (1) (0. b) (e che g quindi e non pu` essere continua in (a. e quindi g(x) ≥ 2−m (x − rm )−1/2 . b)). allora esiste un rm razionale in (a.o. questo implica che g non ` limitata in (a. Siccome |h| ∈ L+ . quindi h ` misurabile (nota: h era R e definita come h : X × Y ∈ R) . M.3. per Tonelli si |f (x)||g(y)| dν(y) |f (x)| X Y dµ(x) = dµ(x) = L1 = = X |g(y)| dν(y) L1 |f (x)| g dµ(x) = f g L1 < +∞ 36 . M. ma: ∞ ∞ g 2 dx = R n=1 2−2n R 1 0 f 2 (x − rn ) dx = n=1 2−2n 0 1 x−1 dx = = 1 3 x−1 dx = 1 lim 3 k→∞ 1 1/k x−1 dx = 1 lim [log x]1 = +∞ 1/k 3 k→∞ quindi g ∈ L2 . prendiamo un intervallo (a.5 punti). e 2. 3. e h = f ⊗ g (cio´ h ` e e e e definita su X × Y come h(x. g 2 < ∞ q. y) = f (x)g(y)).3 Prova scritta dell’11 giugno 1999 Siano (X. N . Se f ∈ L1 (X. µ ⊗ ν) e h dµ ⊗ ν = X×Y X f dµ Y g dν (suggerimento: usare il teorema di Tonelli per dimostrare che h ∈ L1 e il teorema di Fubini per il resto della tesi). 1). N . (3 punti) o 4. M ⊗ N . b). (1. Se f : X → R ` M-misurabile e g : Y → R ´ N -misurabile. Dire che h ∈ L1 ` equivalente a dire che e ha: |h| dµ ⊗ ν = X×Y X Y |h| < ∞. Vedi dispense (2 punti) 3. Soluzione 1. e limx rm g(x) ≥ +∞. µ) e g ∈ L1 (Y. ν) spazi misurati σ-finiti. ν). µ) e (Y. e si ha che per ogni x ∈ (rm . 1. b) ⊆ (0. Enunciare i teoremi di Fubini e di Tonelli. allora h ∈ L1 (X × Y.5 punti) / B.

Se µ(A) = 0. allora la seconda relazione implica che se ν(A) = 0. Se λ << µ e µ << ν. Se λ ` un’altra misura su (X. allora µ(A) = 0. Provare che se µ ` una misura definita da µ(A) = e µ << ν. allora per la prima relazione si ha che λ(A) = 0. M). M). quindi ν << λ. Siccome f vale an > 0 su En . Se poi λ ∼ µ e µ ∼ ν. 3. siccome f > 0. allora abbiamo e che λ << µ e µ << ν. Se ν(A) = 0.e quindi h ∈ L1 . (2 punti) 4. quindi λ << ν per quanto appena dimostrato. quindi µ(A) = 0. allora ∞ n=1 an 1En . con f ∈ L+ (X. 1. Provare che se f = X. Diciamo che µ e ν sono equivalenti (e lo indichiamo con µ ∼ ν) se µ << ν e ν << µ. questo implica che f 1A = 0 µ-quasi ovunque. e quindi abbiamo che ν(A) = 0 implica λ(A) = 0. Af dν. M). M). e che µ << λ e ν << µ. questo significa che 1A = 0 µ-quasi ovunque. allora µ ∼ ν. mettendo assieme le due relazioni si ha la tesi.4 Prova scritta del 2 luglio 1999 Sia dato uno spazio misurabile (X. allora 1/f vale 1/an su En . siccome f 1A ∈ L+ . Allora: 1 dµ = f = n=1 ∞ ∞ A n=1 ∞ A 1 1E dµ = an n ∞ n=1 X ∞ n=1 ∞ 1 1E ∩A dµ = an n ∞ n=1 1 µ(En ∩ A) = an 1 an f dν = En ∩A 1 an an dν = En ∩A = n=1 1 an ν(En ∩ A) = an ν(En ∩ A) = ν(A) n=1 (2 punti) 37 . allora µ(A) = (2 punti) X f 1A dν. cio´ che λ << ν. e abbiamo la tesi. ma f 1A = 0 µ-quasi ovunque. Se µ e ν sono misure definite su (X. con an > 0 ed (En )n disgiunti e tali che ν(A) = A ∞ n=1 En = 1 dµ f Soluzione 1. allora 3. allora X f 1A dν = 0. provare che λ << µ e µ << ν implica λ << ν e e che λ ∼ µ e µ ∼ ν implica λ ∼ ν 2. A questo punto basta applicare il teorema di Fubini in modo analogo e si ottiene il resto della tesi. Provare che se nel punto (2) f > 0 ν-quasi ovunque. (2 punti) 2. 4. diciamo che µ ` assolutamente continua rispetto a ν (e lo indichiamo con µ << ν) se ν(A) = 0 e implica µ(A) = 0. (3 punti) B.

mostrare che f ∈ L1 (X. B. quindi f ∈ L1 . Vedi dispense (2 punti) 2. Se a = 0. allora X |f | dµ < +∞. (fn )n ⊂ L1 (X. Infine | X f dµ− X fn dµ| = | X (f −fn ) dµ| ≤ X |f −fn | dµ ≤ εµ(X). fn → f uniformemente. siccome fn → 0 q. µ) e fn → f uniformemente. il limite vale 0 (2 punti).B. µ) e che X fn dµ → X fn dµ. Si enuncino i teoremi di Beppo Levi e della convergenza dominata di Lebesgue. quindi fn → f µ-quasi ovunque. Soluzione 1. Vedi dispense (4 punti). +∞) 2 x2 2 1+n nx x e quindi possiamo applicare Lebesgue.o. siccome le fn sono pari si ha: +∞ 0 1 n dx = 2 x2 1+n 2 +∞ −∞ n 1 dx = 2 x2 1+n 2 +∞ −∞ 1 π dy = 2 1+y 2 e quindi il limite vale π/2 (2 punti). Se a > 0.5 Prova scritta del 10 settembre 1999 1. M. 2. |f | ≤ |f − fn | + |fn |. quindi f ` misurabile. M.6 Prova scritta del 27 settembre 1999 1. Se µ(X) < +∞. a = 0 e a < 0. Si enuncino i teoremi di Beppo Levi e della convergenza dominata di Lebesgue. abbiamo: fn (x) = 1 1 n ≤ ≤ 2 ∈ L1 (a. su [a. Siccome fn ∈ L1 . Suggerimento: +∞ dy −∞ 1+y 2 = π. 2. +∞). Allora |f | ≤ |f − fn | + |fn | < ε + |fn |. Da questo si ricava che X fn dµ → X f dµ (4 punti). Calcolare il limite n→∞ a +∞ lim n dx 1 + n2 x2 per a > 0. e per ogni ε esiste n tale che |f − fn | < ε su X. Soluzione 1. 38 . e Inoltre per ogni n. 2. e quindi X |f | dµ < εµ(X) + X |fn | dµ.

quindi il limite vale π. in misura). M. in L1 . A questo punto il limite per n → ∞ ha i risultati visti sopra a seconda che a > 0. allora anche ϕ ◦ fn → ϕ ◦ f quasi ovunque. 3. µ) a valori complessi e ϕ : C → C. (2 punti) Gli integrali si potevano anche calcolare esplicitamente nel seguente modo: n dx = 1 + n2 x2 a a +∞ nk n 1 dx = lim dy = = lim 1[a.k] (x) dove l’inversione di limite e integrale si ` potuta fare grazie a Beppo Levi. significa che esiste E ∈ M tale che µ(E c ) = 0 e fn (x) → f (x) per ogni x ∈ E. quasi ovunque e uniforme.Se a < 0. e si ` potuto e e 1 usare la primitiva di 1+y2 grazie al fatto che si stava integrando una funzione limitata su un dominio limitato. si ha: +∞ a n dx = 1 + n2 x2 +∞ −∞ n dx − 1 + n2 x2 a −∞ n dx = π − 1 + n2 x2 a −∞ n dx 1 + n2 x2 Il secondo addendo tende a 0 per un ragionamento analogo al caso a > 0. Se ϕ ` continua e fn → f quasi ovunque.o. e quindi ϕ(fn (x)) → ϕ(f (x)) e e (2 punti) 2. Siccome ϕ ` continua. e 2. fn → f q. (facoltativo) Esibire controesempi nel caso che ϕ non sia continua o uniformemente continua. 4. B. 39 . in misura). Vedi dispense (2 punti). 1. Enunciare la definizione di convergenza in misura e quali sono le implicazioni tra le convergenze in misura.7 Prova scritta del 26 gennaio 2000 Supponiamo che fn e f siano funzioni misurabili da uno spazio (X. a = 0 o a < 0. Se ϕ ` uniformemente continua e fn → f uniformemente (risp.k] (x) k→∞ na 1 + y 2 k→∞ a 1 + n2 x2 π = lim [arctg y]nk = lim (arctg nk − arctg na) = arctg − arctg na na k→∞ k→∞ 2 k→∞ +∞ n dx = 1 + n2 x2 +∞ lim 1[a. allora e ϕ ◦ fn → ϕ ◦ f uniformemente (risp. Soluzione 1. ` continua per successioni.

e quindi non si ha n´ e convergenza uniforme n´ in misura (1 punto a controesempio per un totale di 3) e B. allora se fn → f uniformemente significa che ∃n∗ tale che per ogni x ∈ X. allora g ` integrabile e Soluzione 1. e non si ha convergenza quasi ovunque. Allora ϕ ◦ fn − ϕ ◦ f = 2x/n + 1/n2 . e per il teorema di Tonelli abbiamo f (t) dt = t a 0 0 t A |f (t)| dx dt = t a 0 |f (t)| t t a dx dt = 0 0 |f (t)| dt < +∞ quindi 1A f (t)/t ∈ L1 (R2 . siccome |fn (x) − f (x)| < δ implica |ϕ(fn (x)) − ϕ(f (x))| < ε. Se f ` integrabile secondo Lebesgue su (0. Prendiamo fn ≡ 1/n. f (x) = x e ϕ(x) = x2 . questo implica che µ{x : |fn (x) − f (x)| > δ} → 0. B(R2 ). si pu` applicare il teorema di Fubini e si ha o a a a x g(x) dx ≤ 0 0 f (t) dt = t a 0 0 t f (t) dx dt = t a f (t) dt 0 (3 punti) 40 .3. 2. |1A f (t)/t| ∈ L+ (R2 . B(R2 ). a) e 0 g(x) dx = 0 f (x) dx. Vedi dispense (2 punti). allora ϕ non ` continua e ϕ ◦ fn ≡ 0 e e ϕ ◦ f = 1. |fn (x) − f (x)| < δ ∀n > n∗ . Prendiamo poi fn (x) = x + 1/n. m2 ). quindi {x : |ϕ(fn (x)) − ϕ(f (x))| > δ} ⊆ {x : |fn (x) − f (x)| > δ}. B(R2 ). Se invece µ fn → f . f ≡ 0 e ϕ = 1{0} . t)|0 < x ≤ t < a}. m2 ). ϕ uniformemente continua significa che ∀ε∃δ tale che |y1 − y2 | < δ implica |ϕ(y1 ) − ϕ(y2 )| < ε. Questo implica che a a a x |g(x)| dx ≤ 0 0 f (t) dt = t A f (t) dt < +∞ t cio´ g ` integrabile su (0. m2 ).8 Prova scritta del 18 febbraio 2000 a x f (t)/t 1. m2 ). dt. B(R2 ). dove abbiamo posto A = {(x. e e Siccome 1A f (t)/t ∈ L1 (R2 . Siccome A e f sono misurabili. e quindi µ{x : |ϕ(fn (x)) − ϕ(f (x))| > δ} ⊆ µ{x : |fn (x) − f (x)| > δ} → 0 (3 punti) 4. a) (l’uguaglianza segue dal teorema di Tonelli) (3 punti). abbiamo che |ϕ(fn (x)) − ϕ(f (x))| > ε implica |fn (x) − f (x)| > δ. e quindi |ϕ(fn (x)) − ϕ(f (x))| < ε (1 punto). Per potere applicare Fubini bisogna dimostrare che 1A f (t)/t ∈ L1 (R2 . 2. Enunciare i teoremi di Fubini e di Tonelli. a) e g(x) = e a a su (0.

Posto D = {(x.1] [0. y]2 ∩ D ⊆ En .1] 1x=y dν(x) dµ(y) = (2 punti) = [0. y) ∈ X × Y | x = y}. Enunciare i teoremi di Fubini e di Tonelli. y]) = (y − x) · (+∞) = +∞.9 Prova scritta del 14 giugno 2000 Consideriamo gli spazi misurabili (X. Y non ` σ-finito. Soluzione 1. calcolare i due integrali 1D dν dµ.1] 1x=y dµ(x) dν(y) = (2 punti) = [0. quindi le ipotesi dei due teoremi non sono verificate.B. A ⊆ n=1 En Se D ⊆ ∞ En .1] [0. y] ⊗ [x. Ma si ha che µ ⊗ ν([x. y] ⊆ En . a 1. Vedi dispense (2 punti). N ) = (R.1] µ({y}) dν(y) = [0. 2. y) dµ(x) dν(y) = [0.1] [0. y])ν([x.1] 1 dµ(y) = 1 3.1] [0. y]2 ) = µ([x. La misura prodotto µ ⊗ ν ` la restrizione a M ⊗ N della misura esterna e ∞ ∞ (µ ⊗ ν)∗ (A) = inf n=1 ρ(En ) | En ∈ M ⊗ N . e quindi non e dobbiamo attenderci che la tesi sia vera (2 punti). Come si concilia il risultato del punto (2) con i teoremi di Fubini e Tonelli? 4. questo significa che esistono x < y tali che [x.1] [0.1] [0. (facoltativo e difficile) Calcolare l’integrale 1D d(µ ⊗ ν).1] 0 dν(y) = 0 1D (x. y) dν(x) dµ(y) = [0. 2. dotati rispettivamente delle misure µ = misura di Lebesgue e ν = misura che conta i punti (definita come ν(A) = cardinalit` di A). e quindi n=1 [x. quindi abbiamo (µ ⊗ ν)∗ (D) = inf{+∞} = +∞ 41 . 1D (x. B(R)). 4. 1D dµ dν e 3. M) = (Y.1] ν({x}) dµ(y) = [0.

Siccome {1} ∈ e e B(R). µ{k : |fn (k) − f (k)| > ε} = 0. ⇐) sappiamo che ∀ε∃n∗ tale che n > n∗ implica |fn (k) − f (k)| < ε per ogni k ∈ N . in L1 . 3. quindi f (x) ` quasi ovunque e e uguale a 0 o a 1. Ma la successione (µ{k : |fn (k) − f (k)| > ε})n ` a valori interi. quasi ovunque e uniforme. µ). allora f = 1E quasi ovunque (4 punti). Provare che l’insieme del punto (2) ` misurabile. ma 1Enk (x) ` uguale a 0 o a 1. quindi se ha limite nullo deve necessariamente e accadere che ∃n∗ tale che per ogni n > n∗ . 1. ⇒) sappiamo che ∀ε. Vedi dispense (2 punti).B. Se definiamo E = {x ∈ X | f (x) = 1}. M. 2. M = P(N).11 Prova scritta del 21 settembre 2000 Supponiamo di avere lo spazio misurato completo (X. questo implica che µ fn → f (2 punti) 42 . e Soluzione 1. 3. 2. Provare che se µ(En ) < ∞ per ogni n ∈ N e 1En → f in L1 .10 Prova scritta del 5 luglio 2000 Supponiamo di avere lo spazio misurato completo (X. Vedi dispense (2 punti). B. Enunciare la definizione di convergenza in misura e quali sono le implicazioni tra le convergenze in misura. allora µ{k : |fn (k) − f (k)| > ε} = µ(∅) = 0 per ogni n > n∗ . quasi ovunque e uniforme. in L1 . M. 1En → f in L1 implica che 1En → f in misura. siccome µ ` la misura che conta i e punti. Provare che fn → f in misura se e solo se fn → f uniformemente. 2. quindi esiste una sottosuccessione (1Enk )k tale che 1Enk → f quasi ovunque. Sia X = N. f (x) = limn→∞ 1Enk (x). questo significa che |fn (k) − f (k)| < ε µ-quasi ovunque. Soluzione 1. 3. 1. µ = misura che conta i punti (cio´ µ(B) = |B| per ogni e B ∈ M). questo significa che E = f −1 ({1}) ∈ M (2 punti). µ). |fn (k) − f (k)| < ε per ogni k ∈ N (4 punti). Questo significa che per quasi ogni x ∈ X. f ` limite quasi ovunque di funzioni misurabili. limn→∞ µ{k : |fn (k) − f (k)| > ε} = 0. Enunciare la definizione di convergenza in misura e quali sono le implicazioni tra le convergenze in misura. 2. allora f ` uguale (quasi e certamente) alla funzione indicatrice di un insieme. quindi ` misurabile.

∞). l’integrale di Lebesgue 0 |ae−nax −be−nbx | dx ` un numero positivo finito e o ` uguale a +∞. e si ha: ∞ ∞ 1 1 λe−nλx dx = − e−nλx = n n 0 0 quindi fn ∈ L1 e 0 ae−nax − be−nbx dx = ∞ ∞ ∞ n=1 0 fn (x) dx = n=1 0 = 0 (2 punti). Per ogni x ∈ (0. quindi e e possiamo fare il cambio di variabile y = nx.12 Prova scritta del 16 novembre 2000 1. n=1 0 ∞ ∞ |fn (x)| dx = +∞ ∞ ∞ 3. ∞ 1 n − 1 n = 0 per ogni n ∈ N . 2. b e quindi i suoi integrali di Riemann e di Lebesgue coincidono. la serie ∞ fn (x) ` la differenza e n=1 n=1 di due serie assolutamente convergenti perch´ positive. Se fn (x) = ae−nax − be−nbx . Allora: e ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ fn (x) = n=1 n=1 ae −nax − n=1 be −nbx =a n=1 (e −ax n ) −b n=1 (e−bx )n = = b a − := f (x) −ax 1−e 1 − e−bx 43 . fn ` somma di due funzioni in L1 (R. provare che: ∞ ∞ 2. abbiamo e la tesi (5 punti). B(R). In entrambi i casi. 3. n=1 0 fn (x) dx = 0 n=1 fn (x) dx Soluzione 1.B. ottenendo: ∞ n=1 0 ∞ ∞ ∞ ∞ |fn (x)| dx = n=1 1 n ∞ 0 |ae−ny − be−ny | dy L’integrale 0 |ae−y − be−y | dy si pu´ raccogliere. sia che sia un numero finito che sia o infinito. Enunciare il teorema di integrazione per serie di funzioni reali generiche. ` uguale all’integrale di Riemann di |fn |. Per ogni n. m): infatti e−nλx ´ una funzione misurabile e e e positiva per λ = a. Si ottiene quindi: ∞ n=1 0 ∞ ∞ ∞ |fn (x)| dx = 0 |ae −y − be −y | dy n=1 1 n Siccome la serie armonica diverge e l’integrale ` un numero diverso da zero. con 0 < a < b. allora Calcoliamo ora ∞ fn (x). Vedi dispense (2 punti).

Abbiamo: 0 y x n x 1− y y ∞ dx = 0 1[0. l’integrale di f non esiste. µ) uno spazio misurato. M. E un aperto di uno spazio vettoriale normato e f : X × E → R.Abbiamo che limx→∞ f (x) = a − b < 0. e quindi anche 0 f + (x) dx = +∞. e si abbia lim F (y) = lim f (x. 1. Vedi dispense (2 punti).y] (x)xn 1 − x y y y→∞ = xn e−x 44 . e si ha la tesi (3 punti). poich´ f in 0 ` positiva ed ha un andamento asintotico a e e ∞ simile a 1/x. Enunciare condizioni sufficienti su f affinch´ la funzione e F (y) = X f (x. y) = 1[0. quindi per ogni ε > 0 esiste M tale che f (x) < a − b + ε per x > M .13 Prova scritta del 21 dicembre 2000 Sia (X. Soluzione 1. 2. y) dµ(y) y→¯ y y X y→¯ 2. Abbiamo che: lim 1[0. Allora ∞ 0 f − (x) dx > 0 ∞ (b − a − ε)1(M.+∞) (x) dx = (b − a − ε)m((M. sicuramente non ` uguale a 0. Dimostrare che per ogni n ∈ N.y] (x)x n x 1− y y dx Ponendo f (x. e In realt`. y y→∞ 0 lim xn 1 − x y y dx = n! (dare per noto che ∞ n −x 0 x e dx = n!).y] (x)xn (1 − x/y)y . possiamo tentare di applicare il teorema del punto 1. +∞)) = = (b − a − ε) · ∞ = +∞ quindi se l’integrale di f esiste. y) dµ(y) sia continua. B.

quindi abbiamo: |x + y| |x| + |y| |x| |y| |x| |y| ≤ = + ≤ + 1 + |x + y| 1 + |x| + |y| 1 + |x| + |y| 1 + |x| + |y| 1 + |x| 1 + |y| per ogni x.o. quindi abbiamo che 1 − x/y ≤ e−x/y per ogni x. Vedi dispense (2 punti).y] (x)xn (1 − x/y)y | ≤ xn (1 − x/y)y ≤ xn e−x . Si ha che ρ(f ) = 0 ⇔ 1+|f | = 0 µ-q. e la disug|f | |f | uaglianza triangolare. h funzioni misurabili: |f − g| |f − h + h − g| |f − h| |h − g| = ≤ + 1 + |f − g| 1 + |f − h + h − g| 1 + |f − h| 1 + |h − g| Integrando entrambi i membri. Infatti per ogni y ≥ 1 si ha che (1 − x/y)y ≤ e−x ´ equivalente a e 1 − x/y ≤ e−x/y . Abbiamo quindi per ogni f. y ∈ R. Possiamo quindi applicare il teorema. (dato che 1+|f | ∈ L+ ) x ⇔ f = 0 µ-q. e x → 1 − x/y e ´ la sua tangente in zero.o. Ma la funzione x → e−x/y ´ convessa per ogni y ∈ R.14 Prova scritta del 20 febbraio 2001 Sia (X. B. y].y] (x)xn (1 − x/y)y ` dominata e da xn e−x ∈ L1 (0.o. la funzione x → 1+x ` e crescente.o. µ) uno spazio misurato.). con l’uguaglianza se e solo se f = 0 q. 45 . Inoltre.y] (x)xn 1 − x y y ∞ dx = 0 xn e−x dx = n! dove abbiamo usato il suggerimento del testo (6 punti). con µ(X) < +∞. 2. e quindi in particolare (1 − x/y)y ≤ e−x per x ∈ [0. Soluzione 1. y ∈ R. si ottiene ρ(f − g) ≤ ρ(f − h) + ρ(h − g) (2 punti). g) → ρ(f − g) ` una metrica sullo spazio delle funzioni e misurabili su X (se identifichiamo due funzioni uguali q. Enunciare la definizione di convergenza in misura. g. Allora |1[0. 2. e otteniamo: y y→∞ 0 lim xn 1 − x y y ∞ dx = 0 y→∞ lim 1[0. la funzione x → 1[0.. e definiamo ρ(f ) = X |f | dµ 1 + |f | 1. (dato che 1 + |f | > 0) (1 punto). Dimostrare che ρ(fn ) → 0 se e solo se fn → 0 in misura. 3. ∞). Dimostrare che la funzione (f.Inoltre abbiamo che per ogni y ≥ 1. M. Bisogna verificare che ρ(f ) ≥ 0.

allora i tre integrali sono uguali. allora anche µ{x : |fn (x)| > δ} → 0 (2 punti). 1]). µ) = (Y. segue che ρ(fn ) → 0 (3 punti). Definiamo inoltre f : X × Y → R in questo modo:  1   se 0 < y < |x − 1 |  2 (x − 1 )3 2 f (x. 1/2) × [0. 0 0 f (x. B([0. 1]2 ). B([0. M. y) dy dx. 1]2 . 1]). Allora per n > n si ha: ¯ ρ(fn ) = X |fn | dµ = 1 + |fn | 1 dµ + {|fn |>δ} |fn | dµ + 1 + |fn | {|fn |≤δ} |fn | dµ ≤ 1 + |fn | ≤ {|fn |>δ} δ dµ < ε + δµ(X) {|fn |≤δ} Siccome possiamo fissare ε e δ in modo arbitrariamente piccolo. Per il teorema di Tonelli. si ha e ≥ {|fn |>δ} |fn | |fn | dµ + dµ ≥ 1 + |fn | {|fn |≤δ} 1 + |fn | δ δ dµ = µ{x : |fn (x)| > δ} 1+δ 1+δ Siccome ρ(fn ) → 0. per verificare se f ∈ L1 ([0. siccome la funzione x → ρ(fn ) = {|fn |>δ} x 1+x ` crescente. N . 1]2 . 1]. 2. 1]2 ). e Soluzione 1. y) dx dy. y) =    0 altrove Dire (giustificando la risposta) se le quantit` a 1 0 0 1 1 1 f (x.3. m2 ). B([0. y) sono uguali.15 Prova scritta del 7 luglio 2001 1. ⇒) Se ρ(fn ) → 0.1]2 f (x. 2. m). ν) = ([0. m2 ). Poniamo (X. 1]. dove m ´ la misura di Lebesgue e sulla retta. prendiamo δ > 0. [0. 46 . Vedi dispense (2 punti). B([0. dove m2 ´ la misura di Lebesgue bidimensionale. 1/2) × [0. Enunciare i teoremi di Fubini e di Tonelli. allora per ogni δ > 0 e per ogni ε > 0 esiste un n tale che n > n ¯ ¯ implica µ{x : |fn (x)| > δ} < ε. ⇐) fn → 0 in misura. B. Siccome f ` sime metrica rispetto alla retta x = 1/2 (cio` f (1/2 + x) = −f (1/2 − x)) ed ` positiva per e e x > 1/2 e negativa per x < 1/2. Se f ∈ L1 ([0. m2 ) basta verificare che f ∈ L1 ([0. y) dm2 (x.

1]2 ). y) dx dy = 0: infatti 0 0 1 0 0 1 1/2 y 0 1/2 f (x.l’integrale sull’insieme [0. y) dy dx non ` e 1 1/2 x 0 f (x. y) dm2 (x. 1/2) × [0. 1/2] e non ` definita su 0 (2 e definito: infatti 1 1/2 0 x−1/2 dove g(y) = punti). Vedi dispense (4 punti). B([0. poi rispetto all’altra: 1 1 f (x. 0 0 f (x. 2. e per simmetria o a il secondo addendo risulta uguale a +∞ (1 punto). 47 .1] 1/2 y 0 1/2 0 0 1/2 0 f (x. 1]).1/2)×[0. 1 0 0 y 1 1 1 0 (x− 1 )3 dx + 1−y (x− 1 )3 2 2 1 1 Infine.1]2 f (x. Dimostrare che fn + gn → f + g in misura. Soluzione 1. y) non ` definito (3 punti). 3. e l’integrale [0. Supponiamo che fn → f e gn → g quasi ovunque. y) dx dy = 0 1 dx + (x − 1 )3 2 1 1−y 1 dx (x − 1 )3 2 dy = = 0 g(y) dy = 0 dx = 0 su (0. e 1 1 ` E facile vedere che f (x. m2 ). B([0. µ). 1/2) × [0. y) dm2 (x. Supponiamo che fn → f e gn → g in misura. M.16 Prova scritta del 9 settembre 2001 1. 1] ` uguale all’integrale calcolato prima rispetto e ad una variabile. y) = [0. Dimostrare che fn gn → f g quasi ovunque. y) dy dx = 0 1 dy dx + (x − 1 )3 2 1 dy dx (x − 1 )3 2 Avevamo per` gi` visto che il primo addendo risultava uguale a −∞. 1]2 . m2 ). B. 1]. y) dx dy = −1 2(x − 1 )2 2 y = 0 1 dx dy = (x − 1 )3 2 1 2(y − 1 )2 2 dy = 0 = 0 2− dy = −∞ pertanto f ∈ L1 ([0. Enunciare le definizioni di convergenza quasi ovunque e in misura per uno spazio misurato (X. 1/2) × [0. e di conseguenza f ∈ / / L1 ([0.

B([0. Definiamo inoltre f : X × Y → R in questo modo: f (x. M. ν) = ([0. Vedi dispense (2 punti). Abbiamo che µ((Ac ∩ B c )c ) = µ(A ∪ B) ≤ µ(A) + µ(B) = 0 e quindi abbiamo la tesi (2 punti). dove m ´ la misura di Lebesgue e sulla retta. Poniamo (X. 1]2 ). Dire (giustificando la risposta) se le quantit` a 1 0 0 1 1 1 f (x. 1]2 . µ) = (Y. dove m2 ´ la misura di Lebesgue bidimensionale. quindi µ(Cn ) ≤ µ(An ∪ Bn ) ≤ µ(An ) + µ(Bn ) L’ultimo membro tende a zero per n → ∞. sia che abbiano valore finito. sia che abbiano valore infinito (2 punti). Enunciare i teoremi di Fubini e di Tonelli. m). [0. y) dm2 (x. per il teorema di Tonelli sicuramente i tre integrali sono uguali. y) [0.1]2 Soluzione 1. Allora µ(A) = µ(B) = 0. Fissiamo ε > 0. B. Bn = {x ∈ X : |gn (x) − g(x)| > ε} e Cn = {x ∈ X : |fn (x) + gn − f (x) − g(x)| > ε}. y) sono uguali.1]2 f (x. y) dy dx. 1]). e quindi µ(Cn ) tende a zero per n → ∞. Siccome f ∈ L+ ([0. m2 ). 2. Chiamiamo A l’insieme su cui (fn )n non converge a f e B l’insieme su cui (gn )n non converge a g. y) dx dy.2. 1]. N .17 Prova scritta del 19 settembre 2001 1. 0 0 f (x. 48 . y) dm2 (x. Dire per quali a esiste finito f (x. 3. y) = (1 − xy)−a dove a > 0. Abbiamo allora Cn ⊆ An ∪ Bn . 2. Si ha poi che su Ac ∩ B c la successione (fn gn )n converge puntualmente a f g. e chiamiamo An = {x ∈ X : |fn (x) − f (x)| > ε}. B([0. e quindi si ha la tesi (2 punti). e 3.

Possiamo quindi dire che l’integrale converge per a ∈ (0. Se a = 1 si ha: 1 0 0 1 1 1 0 1 f (x. e tende a infinito per y → 1. Per il punto 2. Con questa ipotesi addizionale. 1]. la funzione integranda ` indeterminata. 49 .3. 1) l’integrale esiste finito (2 punti). Esaminiamo ora il caso a = 1: 1 0 0 1 1 1 0 1 f (x. l’andamento asintotico per y → 1 ` logaritmico. y) dx dy = 0 (1 − xy)−a dx dy = 0 1 − (1 − xy)1−a y(1 − a) 1 dy = 0 = 0 1 − (1 − y)1−a dy y(1 − a) Calcoliamone l’andamento Per y → 0. e asintotico con De l’Hˆpital: o lim 1 − (1 − y)1−a (1 − a)(1 − y)−a = lim = lim (1 − y)−a y→0 y→0 y→0 y(1 − a) (1 − a) quindi l’integrale converge in 0 per a < 1 (ricordiamo che a > 0 per ipotesi). in 1 la funzione integranda non ha singolarit`. tuttavia. e quindi per a a ∈ (0. y) dx dy = 0 1 dx dy = 1 − xy 1 − 0 log(1 − xy) y 1 dy = 0 = 0 − log(1 − y) dy y La funzione integranda converge a 1 per y → 0. ` sufficiente eseguire l’integrale calcolato prima rispetto ad una varie abile. pertanto l’integrale converge e (1 punto). poi rispetto all’altra e vedere per quali a converge (1 punto).

Folland. Liguori. Analisi funzionale: teoria e applicazioni.Bibliografia [1] H. John Wiley & Sons. 1984 50 . Real analysis: modern techniques and their applications. 1986 [2] G. Brezis.