INTERPRETARE LO SVILUPPO Capitolo 1: Il percorso dello sviluppo

ANTROPOLOGIA DELLO SVILUPPO: una premessa teorica
Lo sviluppo implica necessariamente un punto di partenza come termine di paragone, come modello di riferimento. Se consideriamo le società primitive appare evidente che le teorie classiche di riferimento siano evoluzionismo e diffusionismo. Si pensi al passaggio dall’orda primordiale, orda promiscua priva di strutture elementari di qualsivoglia genere, alle prime formazioni parentali fondate sui vincoli di appartenenza, su legami sessuali e su complesse dinamiche matrimoniali, stabilite fra maschi e femmine di tribù o clan diversi. Le alleanze tra gruppi costituiscono le fondamenta di una organizzazione sociale: la formazione di gens/clan riunite in tribù, danno vita alle prime forme di organizzazione politica. E queste forme di organizzazione politica si sono manifestate sostanzialmente in due differenti modalità: - equilibrate strategie di collaborazione e scambi commerciali legati a vincoli matrimoniali; - potenziamento di risorse e forze umane, nel tentativo di espansione e dominio, allo scopo di acquisire materie prime, beni e uomini/schiavi. È chiaro che, nel tempo, la capacità dinamica dei gruppi umani si è andata moltiplicando fino ad assumere quell’assetto economico-politico ancora oggi presente. Ruolo mantenuto, fino al famoso discorso di Truman che, nel gennaio 1949 , attribuì ai “paesi avanzati” il compito di elaborare programmi di aiuto tecnico per i “paesi in via di sviluppo”, in modo che questi potessero raggiungere un più adeguato livello economico e di vita. Lungo è stato il cammino della storia dei rapporti fra paesi e nazioni. La parentela Lo studio della parentela apre la strada alla conoscenza degli aspetti culturali e sociali delle popolazioni. Non si può parlare di parentela se non quando siano presenti almeno due condizioni: il legame è connesso ad una relazione sociale relativamente stabile e il legame deve inoltre permettere al soggetto di collocarsi simbolicamente nell’ambito dei relativi gruppi di appartenenza relazionandosi ad altri gruppi presenti. Ne consegue che, nonostante le fondamenta della parentela siano di carattere biologico, questa costituisce un fenomeno sociale. MORGAN(1818-1881) – antropologo statunitense. A partire dai suoi studi, la parentela si è inserita come campo privilegiato di ricerca negli studi antropologici. Egli basa il suo studio delle parentele su tre assunti: o le parentele costituiscono dei sistemi; o rientrano in alcune categorie fondamentali; o tali categorie sono rintracciabili in realtà territoriali anche lontanissime. E trova una conferma alla sua teoria con una ricerca diretta fra le popolazioni americane e una più ampia, tramite un questionario spedito in varie parti del mondo. La distinzione applicata da Morgan implica due diversi livelli di società, la prima

con una organizzazione sociale basata su rapporti diretti di parentela, l’altra su rapporti di tipo “politico”. Nel primo modello di società, e in particolare Morgan si rifaceva al caso degli Irochesi, i parenti in linea collaterale, consanguinei, non venivano distinti da quelli in linea diretta: in tal caso padre e zio non sono distinti, ma uniti nel termine di padre. Il sistema classificatorio non trova oggi una sua individuazione relazionale. Ad esempio in quasi tutte le lingue la parola zio si riferisce allo zio materno, paterno, al marito di una sorella del padre o della madre e viceversa. Eppure la validità di tale sistema permane per una definizione globale che permette di identificare gens, clan, tribù, ancora oggi. Nei sistemi di parentela di società più avanzate, come la società europea, il sistema distingue i parenti in linea diretta da quelli in linea collaterale. La comparsa della società politica all’interno della quale i rapporti di parentela tendevano a perdere la loro funzione dominante a vantaggio dei rapporti fondati sul consenso e sulla territorialità, è secondo Morgan indissociabile dalla comparsa dei diritti di proprietà sulla terra. Con la civiltà, infatti, non solo la protezione della legge e dello stato sarebbe venuta a sostituire quella protezione fornita dal gruppo dei parenti, ma con ben maggiore efficacia i diritti di proprietà avrebbero influenzato il sistema delle relazioni (tra gli individui). E infatti, è proprio la connessione fra parentela e proprietà che segna il passaggio evolutivo delle società. LEVI-STRAUSS (1908-2009) – individua nell’esogamia un meccanismo per instaurare relazioni di cooperazione e alleanze fra gruppi diversi. I sistemi elementari di scambio matrimoniale indicano con quali persone e appartenenti a quali gruppi è vietata, e con quali è privilegiata l’unione matrimoniale; in modo diverso i sistemi complessi sono quelli nei quali le norme si limitano a vietare determinate categorie di individui. Ogni modello di organizzazione sociale che è legato ai rapporti di alleanze matrimoniali, tende a garantire un equilibrato e proficuo mantenimento dei beni e delle proprietà. L’atomo di parentela rappresenta l’unità minima parentale ed è formato da: una donna, il figlio maschio, il fratello della donna, il marito della donna. Dalle combinazioni di questo atomo discendono differenti modelli relazionali. L’atomo di parentela assume anche la funzione di elemento primario di alleanza tra gruppi e di fondamentale principio esogamico. La riflessione straussiana sulla esogamia, e sulla proibizione dell’incesto si incentra in primo luogo sulla critica di alcune asserzioni di altri autori. Queste asserzioni si riferivano alle conseguenze negative di unione fra consanguinei, sul piano fisico e psicologico, e sulla repulsione innata che una tale unione provocherebbe. Ritenendo entrambe le causali prive di fondamento in quanto non dimostrabile la prima e non convalidabile la seconda, perché, se la repulsione all’incesto fosse innata, non ne sarebbe necessaria la proibizione, Lévi-Strauss si sforza di dimostrare che il divieto di incesto risiede in primo luogo in una regola di scambio. Infatti non si rinuncia a una figlia o a una sorella se non a condizione che il proprio vicino vi rinunci a sua volta. I sistemi parentali sono dunque sistemi simbolici. Vi è un collegamento in tal modo al pensiero di Mauss sul dono. Come Mauss aveva dimostrato la reciprocità del dono, cioè lo scambio simbolico, fosse l’essenza stessa della vita sociale, il sistema di parentela è un prodotto culturale, ma le trasformazioni culturali che tale sistema subisce nel tempo sono assimilabili a quelle trasformazioni evolutive, tecniche e tecnologiche che incidono sulle realtà territoriali e determinano lo sviluppo. Lo sviluppo infatti non è un semplice fatto, legato ai fattori economici, ma è un fatto totale modellato

dai fattori culturali che ne delimitano i contorni e le modalità evolutive, e che influiscono sull’assetto organizzativo della società. È su questo indirizzo di pensiero che si muove oggi una corrente antropologica cosiddetta dello “scambio sociale”. Secondo il concetto di scambio le strutture sociali si determinano come un processo interattivo che trae origine da una serie di transizioni delle quali i rapporti di potere, le posizioni gerarchiche e gli scambi matrimoniali sono elementi costitutivi. Lo scambio richiede da un lato reciprocità, e dall’altro differenza, che risulta poco proponibile se i vantaggi si accumulano soltanto in una direzione, e perde d’interesse se non vi sono differenze in grado di essere sfruttate. Una parte del pensiero economico, da Smith in poi, concorda nel considerare che una società funziona quando ognuno persegue il proprio interesse. Se c’è qualcuno che dona per creare le basi di una convivenza non siamo certo noi occidentali, razionali ed utilitaristi. La proprietà fra economia e cultura Dalla proprietà privata derivano le conseguenze economiche e territoriali che ancora oggi sono le fondamenta dei complessi rapporti fra Stati e di quella articolata realtà che chiamiamo tarda modernità. L’elemento della specializzazione della politica non affiora fino a quando l’affermarsi di una organizzazione primitiva, resa necessaria dalla stanzialità, dalla coltivazione di piante e dall’allevamento di animali non consente la nozione di surplus, che porta alla urbanizzazione e alla formazione della proprietà privata: primo passo verso la modernizzazione. Paradossalmente il pensiero antropologico accomuna la civiltà a situazioni di crisi tali da implicare un rischio da sviluppo. Non a caso Freud diceva che per il primitivo è facile essere sano, mentre per l’uomo civilizzato è un compito difficile. Nel passaggio dallo stadio nomade a quello sedentario, il processo di cambiamento sociale implica dunque un cambiamento culturale e un rilassamento dei costumi che, paradossalmente, non giova alla prosperità della società. Non a caso, sei secoli dopo Durkheim, vede nello sviluppo della civiltà una forte coesione sociale, ma non può disconoscere l’alto rischio di anomia che pervade le società complesse con strutture urbane moderne, alta densità di popolazione, e frammentazione e specializzazione del lavoro. Il passaggio da società ad economia di caccia-raccolta, a società ad economia agricola, muta non solo le abitudini di vita, ma anche le regole legate alla proprietà, dando vita ad una prevalenza del pensiero economico che spesso inficia i valori culturali delle società stesse. Seguendo il pensiero di Lévi-Strauss le società semplici non sono tali perché meno articolate nella composizione e nelle relative componenti, basti pensare alla molteplice varietà dei legami parentali per averne una conferma. Sono società più semplici alla comprensione perché mancano in esse quegli elementi dell’azione e del comportamento che paiono rendere vana e spesso irrazionale la conoscenza di quelle società. Il tema dell’economia rappresenta uno dei temi classificatori di questa affermazione. L’etnologo Thurnwald parla di un processo globale dell’economia nelle società semplici. Non è mai diretto ad un fine personale, ma entra in un comportamento generale legato ad una serie di connessioni psicosociali e religiose. Pertanto noi non dobbiamo arrogarci il diritto di voler comprendere lo

spirito economico primitivo impiegando dei concetti che sono tratti dalla nostra esperienza e dal nostro modo di pensare. Noi saremmo in grado di valutarlo solo immedesimandoci nei ragionamenti e nei comportamenti che si fondano su presupposti del tutto diversi dai nostri. L’insegnamento che ne deriva porta con sé una serie di riflessioni relative alla formulazione di ragionevoli dubbi sulle proposte offerte a popoli altri derivate da un’economia avanzata che, mutando i rapporti e le relazioni culturali, rischia di arrecare problematiche in luogo di trovare soluzioni, e lega la proprietà ad una personale e individuale gestione della stessa. Per lo storico dell’economia Polanyi la conformazione istituzionale delle economie si presenta con modalità differenti, secondo le differenti culture che sono la rappresentazione della organizzazione sociale e politica della società. Franz Boas, ricercatore e studioso della realtà etniche dei popoli americani, delle coste del Nord, si pone la domanda sul perché nazioni e tribù del mondo siano diverse, e come abbiano preso forma le differenze. Lo studio delle sequenze culturali ed evolutive delle società è un meccanismo per tenere a freno la tendenza esagerata a sopravvalutare il punto di vista proprio di ciascun periodo che si tende sempre a considerare come la realizzazione degli ultimi stadi dell’evoluzione. Per concludere possiamo affermare che la proprietà ha rappresentato simbolicamente il passaggio da società tradizionali, ad economia primitiva, verso società moderne, capitalistiche e complesse, e ha indicato un percorso di forti mutamenti culturali. Sviluppo umano e neoevoluzionismo La storia dello sviluppo incide sulle modalità nelle quali lo sviluppo si attua, e costituisce forme culturali differenti, in una perfetta sintesi fra tradizione e mutamento. È l’uomo stesso, nella composizione del corpo e della mente un modello armonico di sviluppo. La teoria evolutiva degli esseri viventi già prospettata nel 16° secolo da un pensatore italiano originario della Puglia, Tannini, trovò la sua conferma nelle opere di Darwin. Lo scorrere del tempo incide sui caratteri fisici dell’uomo, così come per ogni specie vivente, e mutando la posizione la forma del corpo muta, al tempo stesso, la struttura psichica muta, segnando le tappe di una evoluzione individuale. Al tempo stesso, in una contemporanea e paradossale reciprocità l’influenza del sociale opera sulla evoluzione biologica e psichica dell’uomo. Si tratta di capire quanto sia il nostro ambiente ad influire sulle fasi dello sviluppo e di interpretarne cause ed effetti. Il fattore ambientale incide profondamente sul fattore razziale e sulle differenze genetiche e sessuali. Vi sono popolazioni estremamente longeve, popoli che, nonostante il progresso raggiunto, anche in campo medico, sono minati da una realtà socio-culturale che ne distrugge le capacità individuali, le emozioni naturali e la psiche stessa. Ma rimane l’interrogativo relativo alle variabili comunità/società, cultura/civiltà. SPENCER (1820-1903) – secondo la sua teoria vi è una analogia fra le trasformazioni del corpo umano e quelle del corpo sociale. L’evoluzione è un processo che riguarda sia la materia organica che quella inorganica, sia il singolo che la collettività. La società, come l’animale, è un corpo vivente. E infatti per Spencer ogni ambito dell’esistenza segue un andamento evoluzionista, per giungere ad una composizione organica sempre più progredita. Ciò avviene in campo biologico, tramite un progressivo adattamento degli organismi

portò con sé una rapida mutazione nell’ambito dei paesi del continente europeo e del nuovo continente. L’espansione economica e tecnica che a questa si accompagnò nel corso del 18° secolo oltre a favorire la crescita. raggiungimento dei fini. filosofica. quindi economica. o non hanno mantenuto la medesima influenza. sviluppo diventa quasi automaticamente sinonimo di sviluppo economico. o non sono sopravvissute. Questa condizione segna l’arretratezza del livello di vita di popolazioni non influenzate dal benché minimo sentore di quella crescita che. Il criterio è il seguente: una società è più avanzata nella misura in cui la sua organizzazione sociale manifesta una maggiore capacità di adattamento generalizzato. dove le facoltà intellettive divengono sempre più complesse. PARSONS (1902-1979) . Questo dimostra che il criterio valoriale che oggi si adotta non è una risposta alla varietà di modelli sociali che si propongono alla conoscenza. se non in una autoaffermazione di alcuni popoli rispetto ad altri. Nessuna legge naturale prevede che un villaggio debba diventare per forza una grande città. a incrementare il progresso scientifico.seguendo la corrente del neoevoluzionismo funzionale. Le proposizioni parsoniane si avvalgono della certezza che alcune società siano più avanzate di altre. non è accettabile perché offre una valutazione nella quale il riferimento è già valorialmente formato a priori. segnava il ritmo di solo pochi paesi privilegiati. L’illuminismo francese fornì. in forme accelerate e esasperate. Teoria non molto lontana dalla posizione durkeimiana e basata anche questa sul mutamento dei legami parentali che trascina con sé un mutamento più generale legato alla struttura magico-religiosa. a garantire una maggiore longevità della popolazione e un più diffuso benessere. Parsons identifica le società primitive.dell’ambiente. raggiunto dagli emigranti inglesi. nel quale adattamento. Ma la visione religiosa. . integrazione e latenza rappresentano gli elementi della organizzazione sociale che va dal modello più semplice al più complesso. i cui protagonisti sono l’Occidente e la Rivoluzione industriale. In una visione pragmatica e non più teorica. e lo sviluppo delle società e dei regimi politici seguono lo stesso andamento. Proprio in quel periodo i trequarti dell’umanità subivano gli effetti indiretti dello sviluppo industriale. o ad economia avanzata. nella prospettiva di un Mondo unico come comunità di sviluppo. Questa prospettiva non ebbe seguito. soprattutto a causa della colonizzazione estesa al Terzo Mondo. il concetto chiave del progresso che alla storia consegnò lo sviluppo dell’umanità da una condizione primitiva ad una armonica civilizzazione. utopica dello sviluppo si arresta di fronte al materialismo economico sempre più dominante. quindi politica delle diverse società. La colonizzazione si traduce in sottosviluppo. Ma distingue anche una casistica particolare: quella delle società vivaio che nel tempo. a sua volta. Ma permane il dubbio sulla validità di tali assunti. e paesi in via di sviluppo o arretrati. Il criterio dicotomico che vede paesi sviluppati. in campo psicologico. da quelle intermedie e da quelle moderne. pure rivestendo tutte le caratteristiche di società influenti e di particolare ricchezza culturale. L’idea di sviluppo La genesi dell’idea di sviluppo si trova secondo Tenbruck già nell’humus del cristianesimo. osserva che lo studio comparato delle società esige necessariamente un giudizio di valore e utilizza uno strumento interpretativo di tipo evoluzionistico legato al suo ben noto schema AGIL.

La SAPE è un programma rituale per la trasformazione di giovani privi di rango in uomini di prestigio. che porta al vero rischio planetario. Scopriamo allora che presso molte società non esiste neppure un termine linguistico che definisca tale concetto. Il rientro si conclude non una danza nella quale il giovane diventa nell’immagine e nel prestigio grand homme e finalmente mostra la sua potenza. per un abbinamento spontaneo. ma permangono i problemi legati al fenomeno. di ribellioni. il fenomeno della SAPE ha a che fare con la globalizzazione. siano origine di disagi e delinquenza. Comincia e finisce a Bakongo. ma il passaggio intermedio avviene a Parigi. La presunta naturalezza dell’idea che bisogna svilupparsi viene messa in crisi se si esce dal nostro guscio etnocentrico e ci si confronta con altre culture. Come dice Friedman. il sottoproletariato congolese che si pavoneggia non è certo un africano occidentalizzato. in un certo senso. Non si tiene conto dei rischi che il mutamento valoriale e la non accettata integrazione producano conflitti etnici e generazionali. Tale processo si manifesta con l’introduzione di nuovi schemi valoriali. quello di annullare le particolarità culturali. di modelli di comportamento e di stili di vita che. tendono a strutturare e istituzionalizzare realtà sociali ed antropologiche formulatesi su motivazioni innate nel popolo indigeno. che secondo gerarchie precise e potere economico possono costituire il completo ventaglio dell’alta moda. . L’acculturazione diventa così il grande spartiacque fra una società ed un’altra e segna il confine fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. e quindi di appiattire l’esistenza stessa. La SAPE ha un origine strettamente identitaria: l’appropriazione di una realtà altra diventa una nuova forma di autoaffermazione. Qui a Parigi si accumulano abiti firmati. e quindi incidono in forme prestabilite sulle identità etniche. incidano sulle realtà umane. ma una persona che assimila i prodotti occidentali in un processo interamente africano. L’ambiguità del fenomeno è drammaticamente presente e quanto mai attuale. Con la Rivoluzione industriale si è passati da un mondo dalle deboli ineguaglianze internazionali del livello di vita e dal livello di vita medio assai debole a un mondo di ineguaglianze crescenti che derivano soprattutto dal balzo del livello di vita dell’Occidente. e di lotte intestine. capitale dell’eleganza e luogo dove la griffe è di scena. traendo origine da proposizioni civili. autentici. E proprio in quel secolo si è assistito alla presa di coscienza di un problema mondiale: il diverso andamento sociale ed economico fra i paesi sviluppati e i paesi cosiddetti in via di sviluppo. Così. Non possiamo certo affermare che la mancanza di industrializzazione implichi la mancanza di sviluppo. il culto della SAPE (Societé des Ambianceurs et Personnes Elegantes) del Congo mostra quali siano i rischi di una pesante occidentalizzazione in un mondo che mantiene rituali propri e che innesta simboli indotti su tradizioni innate. La contaminazione culturale Il processo di acculturazione messo in atto da gruppi strutturati provenienti da paesi civilizzati e ad economia avanzata coinvolge i gruppi componenti le società cosiddette primitive.Il tempo e l’impegno di organismi internazionali hanno parzialmente diminuito lo scarto del livello di vita. Ancora nel 20° secolo alcune nazioni ad economia agricola utilizzavano una serie di tecniche che le hanno collocate fra i paesi sviluppati. È la negazione di una culturale e identitaria realtà.

L’evoluzionismo sociale postulava l’unità psichica del genere umano. gli indigeni avrebbero dovuto sovvertire l’ordine religioso e sociale. e al suo ambiente. fino al mutamento avvenuto in seguito alla Rivoluzione Industriale che vede un assetto coloniale nel quale le vecchie potenze europee rafforzano il loro dominio. fino alla decolonizzazione del secondo dopoguerra. uno dei principali rappresentanti della scuola evoluzionista. e le società erano allineate secondo stadi di sviluppo. tradizionale. venne . Ma mentre i Paesi Occidentali avevano raggiunto stadi più avanzati. gli altri si trovavano a livelli inferiori. IL COLONIALISMO. DOMINIO E ACCULTURAZIONE Il colonialismo è un fenomeno che storicamente si manifesta con differenti motivazioni e modalità. A partire dalle colonie romane e greche dell’antichità classica. Stesso interrogativo si pone nella riflessione sul “culto del cargo” sorto in Melanesia alla fine del 19° secolo. a quella più complessa che vede bei rituali legati ai culti. Nell’ultimo secolo si sono costituite forme diverse di dipendenza quali i protettorati. Gli europei se ne sarebbero appropriati indebitamente e per poterne nuovamente entrare in possesso. utilizzata precedentemente in senso dispregiativo. elaborata nel 1859 da Charles Darwin in “L’origine della specie”. o se civiltà non sia sempre quello stretto legame identitario che unisce l’uomo alla sua terra. a causa si ostacoli ambientali o storici. esercitò un’influenza determinante sia sulle scienze naturali che su quelle socio-antropologiche. Diventa inevitabile chiedersi allora se è stata civiltà quella arrecata dal colonizzatore. affermava l’unità di origine dell’umanità. il colonialismo trasse la sua origine e la sua giustificazione ideologica dalla teoria evoluzionista della specie. La parola selvaggio.La riaffermazione identitaria che avviene tramite un approccio parziale con l’alterità. Questo importante movimento può essere inteso con differenti significati: da una interpretazione semplicistica legata alla ricerca di beni/merci. Questo esempio conferma l’ipotesi dalla quale siamo mossi che la resistenza alla omologazione culturale non ha limiti né di spazio né di tempo. le amministrazioni fiduciare e i mandati. e sugli effetti devastanti che una certa politica statunitense ha avuto nei confronti degli Indiani e di alcune popolazioni americane. Questa teoria. La colonizzazione ebbe inizio quando i bianchi si spinsero a cercare beni materiali in terre fino ad allora sconosciute e quando la conversione dei pagani divenne l’alibi morale per coprire una volontà di dominio e sfruttamento. Questo movimento si lega alla credenza che beni provenienti da un mondo ricco industriale e pagano non siano che beni provenienti da paesi degli antenati. Antropologia e colonialismo Antropologicamente. la similarità dei bisogni umani allo stesso stadio di progressione e l’uniformità delle operazioni dello spirito umano in identiche condizioni sociali. ci porta a ragionare sulle conseguenze della colonizzazione e più in generale della penetrazione europea soprattutto verso le regioni dell’Asia e dell’Africa. un adattamento al cambiamento sociale imposto dai bianchi. Le conseguenze nei rapporti internazionali divengono i nuovi temi di un dibattito politico fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo che chiede una soluzione economica e sociale. Morgan. quindi mutare il loro stile di vita.

La missione civilizzatrice dell’Europa era riconosciuta anche dalla Società delle Nazioni. indirettamente. Venne impiegato soprattutto personale europeo. L’amministrazione francese delle colonie ad esempio fu notevolmente diversa da quella inglese. i mezzi attraverso cui realizzare questa impresa differirono a seconda dei paesi colonizzatori. Questa corrente antropologica ha avuto il merito di considerare tutti i popoli partecipi dello stesso processo progressivo e di ritenerli uguali. dal punto di vista delle capacità potenziali di sviluppo. perché credeva nel valore primario della cultura occidentale. perché si tentava di raggiungerla attraverso la collaborazione delle popolazioni locali. che ha ritenuto compito dell’uomo bianco. che prevedeva l’impiego delle autorità . chiamando costumi tutto ciò che differiva da quelle europee. L’antropologia di quel periodo ebbe come oggetto sia lo studio delle caratteristiche delle società prima della colonizzazione. secondo la prospettiva evoluzionistica.sostituita con primitivo. La Francia applicò una politica centralizzata ed uniforme. Così l’evoluzionismo arrivò a riconoscere la razionalità delle pratiche e credenze delle società primitive. ma. intervenire per accelerare lo sviluppo di quei popoli che si trovavano in posizioni più arretrate. La gestione delle colonie Se il fine ultimo dell’impresa coloniale. attraverso una graduale rimozione delle strutture tradizionali di potere. Il colonialismo non fu solamente espansione territoriale e dominazione politicoeconomica. era quello di aiutare le società africane a raggiungere l’ultimo stadio dello sviluppo. incapaci di raggiungere autonomamente la modernità. La Gran Bretagna applicò nelle sue colonie un tipo di amministrazione indiretta. più evoluto. Il colonialismo del 19° secolo si basava infatti su quella che Kiplin chiamava “il fardello dell’uomo bianco”. sostituite da istituzioni ispirate al modello della madrepatria. Le colonie erano amministrate attraverso un sistema istituzionale simile a quello della madrepatria e applicato indistintamente a tutti i domini coloniali. Lo scopo dell’amministrazione francese era quello di creare una classe dirigente locale. che dovevano essere descritte prima di essere distrutte. che sarebbe stata utilizzata come strumento per imporre l’autorità dei colonizzatori. Tra i principali enunciati nella Carta Costitutiva si leggeva infatti che: “Il benessere e lo sviluppo delle popolazioni non ancora capaci di guidarsi da sé costituiscono un sacro impegno di civiltà”. sia la descrizione dei cambiamenti sociali provocati dal processo di colonizzazione su queste realtà. ha ispirato l’ideale colonialista. mentre quello locale prevaleva a livello di cantoni. chiamata indirect rule. ma anche etnocentrismo culturale. ovvero la civilizzazione. e che nel 18° secolo era stato invece chiamato superstizione. nel significato di membro di una società che si trova nei primi stadi di sviluppo. ovvero il compito di portare civiltà e progresso a quelle popolazioni ritenute inferiori. In cambio gli europei avrebbero valorizzato le risorse non sfruttate. simili a quelli già attraversati dai Paesi civilizzati. Anche l’amministrazione inglese aveva come scopo l’assimilazione delle popolazioni delle colonie. secondo il principio dell’assimilazione: i popoli delle colonie africane dovevano diventare sudditi della Repubblica Francese e venivano trattati dalla pari purchè sapessero integrarsi nella cultura francese e adeguarsi ai valori dominanti. ma il mezzo attuato differiva da quello francese. e coincideva di solito con figure di capi e potenti locali collegati in qualche modo alla situazione precoloniale.

Affrontare altre culture era per lui un modo per affrontare la propria. mentre l’indirect rule riconosce che nessuna rapida trasformazione è realizzabile. Parallelamente a questi dibattiti e ripensamenti circa il paradigma evoluzionista. affermando che la parola civiltà ha per noi un valore unico. i funzionalisti criticavano fortemente il carattere inumano del progresso tecnico che. se da una parte era stato concepito come un sistema che avrebbe utilizzato come mezzo di sviluppo degli indigeni le loro stesse istituzioni. della colonizzazione. la distinzione tra antropologo da camera e ricercatore sul terreno. Vi erano alcuni elementi che distinguevano la nuova antropologia da quella dell’epoca vittoriana: innanzitutto nasceva. Scoppiarono infatti resistenze e tumulti in molti paesi africani che fecero sorgere il problema della gestione del potere coloniale e condussero ad un generale ripensamento delle teorie evoluzioniste. perdendo al contempo il consenso tradizionale. mentre gli antropologi evoluzionisti si identificavano con la società occidentale. i due imperialismi iniziarono ad incontrare le prime difficoltà. espresse il suo accordo con i principi del sistema di amministrazione inglese. preferendolo al sistema francese di assimilazione. a loro avviso. E per capire veramente una cultura era necessario soffermarsi in loco a lungo. approvandone le pratiche coloniali. uno dei primi ricercatori sul campo. esponente di spicco dell’antropologia funzionalista. da un ruolo semplicemente informativo. o meglio si rafforzava. Infine. l’antropologia contemporanea si costruì attraverso una critica. La nascita dell’antropologia applicata Dopo l’euforia della seconda metà del 19° secolo. anche se pur limitata e parziale. Noi non concepiamo che delle Nazioni possano svilupparsi parallelamente. divenne antropologo a tutti gli effetti. secondo cui la società occidentale rappresentava il modello universale di civiltà. che di fatto ogni sviluppo sociale è molto lento e che è infinitamente meglio realizzarlo mediante un cambiamento lento e graduale proveniente dall’interno. Si iniziò a dubitare anche della validità del principio. l’unico in grado di . affermando che il direct rule presuppone che si possa creare di colpo un ordine interamente nuovo. che vide trionfare l’idea della missione civilizzatrice. era certamente preferibile il sistema dell’indirect rule. L’antropologia funzionalista operò fin dall’inizio all’interno dell’ideologia evoluzionista. L’ambiguità dell’indirect rule consisteva nel fatto che. dall’altra si tradusse in un processo di acculturazione delle nuove élite locali. Ad esempio Malinowski. È merito di Malinowski. fino a quel momento ritenuto indiscutibile. seguendo delle forme sociali e politiche differenti. assumendo una posizione di autonomia rispetto all’ideologia coloniale. Il mantenimento in vita delle istituzioni tradizionali celava l’obiettivo di governare più facilmente le popolazioni colonizzate. Quest’ultimo. in campo antropologico era nata una nuova corrente che avrebbe dominato gli inizi del 20° secolo. L’antropologia ha in molti casi appoggiato quest’ultimo sistema.tradizionali e la sopravvivenza di istituzioni di tipo tributario e comunitario. portava tutti gli esseri umani a comportarsi in modo omologato e rappresentava una minaccia alla sopravvivenza dei valori spirituali ed artistici. In secondo luogo. partendo dalle difficoltà del colonialismo. se l’antropologia vittoriana approvava la società industriale e i suoi benefici. l’aver spostato l’attenzione dell’antropologia sulle culture altre. Secondo Malinowski. Durkheim si inserì nel dibattito. che interiorizzarono ben presto le pratiche e i valori occidentali. conosciuta col nome di funzionalismo. diventarne parte.

demoralizzazione etc. necessaria per poter svolgere in modo adeguato il lavoro di tutela dei sudditi africani. alla politica amministrativa coloniale. Al fine di sviluppare un’economia di mercato. in quanto avrebbe permesso un controllo dei nativi mediante la loro stessa organizzazione. sia tradizionale . corruzione dei costumi sessuali e morali. Dal punto di vista psicologico sono stati osservati casi di tensione psichica. depressione. Il colonialismo come acculturazione Il concetto di acculturazione è generalmente inteso nel senso di un passaggio di istituzioni. che offre le informazioni sui nativi che l’uomo bianco controlla pur affidando loro il compito di svolgere gran parte del proprio lavoro. l’esaltazione di questo con forme di neo-tradizionalismo. più complete e approfondite. sociale e religioso. Fu a partire dalla volontà degli antropologi funzionalisti di applicare le loro conoscenze. l’aggravarsi dei fanatismi. Nel caso dell’Inghilterra molti dei suoi antropologi lavorarono nelle colonia fino agli anni ’60 come funzionari amministrativi. Ne 1938 Malinowski proclamò l’universalità e il carattere continuo del cambiamento culturale. A partire dagli anni ’30. L’Occidente dunque abbandonò la missione della civilizzazione per abbracciare la teoria del cambiamento culturale. facilmente visibili. visto come un fattore permanente della civiltà umana. In tal senso lo sviluppo sociale procede molto lentamente e tramite un graduale mutamento dell’interno. di contatto culturale. anziché come forma di dominio.funzionare. o dell’acculturazione. era perciò necessario agire a livello di valori e cultura delle popolazioni locali. L’economia delle società tradizionali era prevalentemente di sussistenza e la quantità di prodotto destinato allo scambio era irrisoria. La dominazione coloniale consentiva così all’antropologo una continua sperimentazione in una sorta di laboratorio in cui i processi erano più rapidi. che sarebbero dovuti divenire in breve cittadini francesi attraverso un intenso processo di assimilazione. Dal punto di vista sociale invece frequenti furono i fenomeni di crollo del sistema di valori. dei rapporti tradizionali e delle gerarchie. a partire dagli anni ’30 divenne la produttività economica delle colonie. di acculturazione. ad un’altra. Ma in cosa consisteva in concreto il processo di acculturazione? L’intrusione coloniale causò vere e proprie situazioni di crisi. scienza applicata. l’antropologia iniziò a percepire il colonialismo come forma di choc culturale. e dimostrò come fosse preferibile studiarlo in società non occidentali. modificandone gli aspetti più arretrati e promuovendone un’evoluzione in senso moderno. La crisi si manifestò a vari livelli: psicologico. o al contrario. Se nel periodo vittoriano la principale preoccupazione dell’amministratore era la civilizzazione delle società primitive. La Francia invece utilizzò l’antropologia come strumento di mediazione culturale. negli anni ’30 e ’40 del Novecento. Infine dal punto di vista religioso emersero casi di diffidenza verso il sistema religioso tradizionale. non trascurano il ruolo fondamentale dell’antropologia. o la secolarizzazione. in quanto realtà lontane che consentivano di osservare l’oggetto di studio in modo più distaccato. o società. desiderio sfrenato di ricchezze. tensioni e conflitto presso le popolazioni dei paesi colonizzati. pratiche o credenze da una cultura. che l’antropologia divenne. Tuttavia in molti casi gli antropologi divennero complici del potere coloniale. sostenendo la politica di dominio e sfruttamento economico delle potenze coloniali. con l’abbandono di ogni forma di religiosità.

Si avviò pertanto un processo di reintegrazione. abbandonarono la propria cultura e si lanciarono in una fanatica imitazione del modello straniero e dei suoi simboli. che servirono soprattutto per indottrinare le élites locali che avrebbero governato nel periodo post-coloniale. Per plasticità si intende la capacità delle culture tradizionali di sapersi adattare alla situazione di contatto con la cultura occidentale. Le popolazioni. Tra i poli estremi. In conclusione. in particolar modo tra le nuove élites. in tutti i casi. I due principali modelli educativi furono quello francese e quello inglese. presente presso alcuni popoli. venne bandita dalla nuova legge. Ogni cultura reagì a modo proprio a questo incontro con l’Occidente e vi fu un’estrema varietà di risposte. al contatto con l’Occidente. Il primo prevedeva l’insegnamento della lingua e della cultura francese.che importata dall’occidente. In alcuni casi gli effetti culturalmente positivi hanno offerto alle società indigene nuovi valori e nuove forme di civiltà. La famiglia tradizionale subì dei duri colpi a causa dell’impatto con la cultura occidentale. Uno dei fattori che comportò conseguenze catastrofiche per le società tradizionali fu l’urbanizzazione. mantenendo alcuni aspetti tradizionali della propria cultura e acquisendo quegli apporti culturali esterni che potevano essere utili. pur mantenendo il loro retaggio tradizionale. riorganizzazione e rinnovamento della cultura. Questa indiscriminata imitazione della cultura occidentale costituì spesso una fase transitoria del processo di acculturazione. Il primo tipo di reazione fu proprio di quelle culture che opposero forme di rifiuto al tentativo di assimilazione da parte della cultura Occidentale. La resistenza si attuava soprattutto nella forma di non-cooperazione. e lo stesso accadde al sistema politico arcaico. I casi di flessibilità culturale sono tipici di quelle popolazioni che. In entrambi i casi. cioè. basato sul culto degli antenati. si situa la maggioranza dei casi di plasticità culturale. cercavano di boicottare i progetti innovativi o le grandi opere infrastrutturali creati secondo i principi dell’acculturazione occidentale. Il modello scolastico inglese invece formava soprattutto i figli dei capi locali. comunque. i quali insegnavano nella lingua locale. . Vennero esportati sistemi educativi e di formazione occidentali. come anche il sistema di diritto consuetudinario. Nelle colonie inglesi la maggior parte dell’educazione era affidata ai missionari. Il concetto tradizionale di giustizia venne scardinato. a seconda del background culturale e della tipologia del rapporto. debolezza o flessibilità culturale e plasticità culturale. anche in quelli di apparente rifiuto netto. si possono individuare tre tipologie di reazione: rigidità culturale. una volta appresi i modelli e i valori occidentali. i sistemi educativi creati dagli Europeo servirono a formare un nuovo ceto di intellettuali e professionisti i quali. che portò ad un adattamento tra le due culture. Semplificando. e ne hanno dimostrato la vitalità e la capacità di sapersi rinnovare. in quanto si riteneva che la scuola pubblica non fosse adeguata alle esigenze educative degli africani. alla fine del colonialismo si posero il problema di dare un legittimità storica e politica alle proprie ambizioni di accesso al potere e alla leadership. l’impatto con la cultura colonizzatrice ha comportato profonde modifiche nelle strutture tradizionali africane e ha diffuso una mentalità di tipo occidentale. La poligamia.

La società segmentaria si presentava non più come un organismo genericamente costituito da parti in equilibrio. Le peculiari teorie e metodologie della scuola di Manchester devono essere considerate in relazione con i magisteri. la legge. Questa concezione implica che un sistema sociale (l’intera struttura sociale di una società. ma come un insieme sottoposto a due opposte tendenze: . Vengono così individuati i bisogni primari o fondamentali. fatta in modo da dar luogo ad un’attività unitaria combinata. I Nuer.L’ANTROPOLOGIA SOCIALE BRITANNICA E LA SCUOLA DI MANCHESTER Le premesse teoriche dell’antropologia sociale britannica Con l’espressione “Scuola di Manchester” si indica quel particolare indirizzo di studi di antropologia sociale che ebbe il suo centro propulsore nell’Università di Manchester negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso e che trovò significativo avvio teorico e applicativo presso il Rhodes-Livingstone Institute. la conoscenza. prima di Malinowski e di RadcliffeBrown. a vario grado interrelati fra loro. l’economia. L’originalità dell’impostazione appare particolarmente evidente. abitanti le regioni meridionali del Sudan e dediti prevalentemente alla pastorizia. dell’organizzazione territoriale. erano organizzati in una società senza autorità centralizzata. MALINOWSKI (1884-1942) – la sua teoria culturale prende il nome di funzionalismo in quanto l’analisi tenta di definire la relazione fra un’azione culturale e un bisogno umano. che si presentava nei termini di una anarchia ordinata. L’attenzione posta su tali tipi di strutture sociali comportava una concezione delle dinamiche sociali alquanto diversa da quella un po’ statica proposta da Radcliffe-Brown. pertanto. RADCLIFFE-BROWN (1881-1955) – definì il principale modello teorico dell’antropologia britannica della prima metà del Novecento. l’arte). introdussero una marcata attenzione per il mutamento sociale anche mediante considerazioni della dimensione temporale. Una società “acefala”. ad esempio. vale a dire le condizioni ambientali e biologiche che debbono essere soddisfatte per la sopravvivenza dell’individuo e del gruppo. né organi governativi. invece. la seconda. Termine chiave dell’impianto teorico dell’antropologo anglosassone era quello di struttura sociale. e successivamente di Evans-Pritchard e Fortes. tendenzialmente stabile. derivati dai primi in termini di progressiva complessità (per es. e di funzione quale contributo che un’attività parziale dà all’attività totale di cui fa parte. nella prima delle monografia che Evans-Pritchard dedicò alla popolazione dei Nuer. noto con il nome di struttural-funzionalismo. l’antropologia configurata come scienza naturale della società vedeva definire il suo problema nello studio dei meccanismi di conservazione delle strutture sociali piuttosto che del loro cambiamento. la religione. Essa era articolata sui livelli. insieme alla totalità dei costumi sociali in cui si manifesta la struttura su cui la struttura si basa per la propria esistenza continuata) ha una certa unità. cui si aggiungono quelli di organizzazione sociale intesa come coordinazione delle attività di due o più persone. l’educazione. astratta da contesto e. In questa prospettiva. L’antropologo distingueva tra la struttura e la forma sociale: la prima rilevabile concretamente nei rapporti tra gli individui e quindi soggetta a cambiamento. dell’istituzione della parentela e delle classi di età e condizionata dalle condizioni ecologiche del territorio. e i bisogni secondari. EVANS-PRITCHARD (1902-1973) e FORTES (1906-1983) – docenti rispettivamente nell’Università di Oxford e di Cambridge. e pertanto può essere chiamata funzionale. pertanto. che possiamo definire come funzionale. né istituzioni legali.

Terzo. In tal senso. e nel contempo l’affermazione di modalità di vita diverse da quelle tradizionali: l’ambito matrimoniale.Sudafricano di origine in qualità di secondo direttore dell’Institute. realizzò un importante studio sulla cittadina di Broken Hill nella Coperbelt.l’autonomia stessa dei segmenti e il mantenimento dell’unità funzionale.Primo direttore del Rhodes-Livingstone Institute. con conseguenti vistosi cambiamenti nell’assetto sociale delle campagne. La ricerca condotta sui ceti sociali registrò lo sconvolgimento degli assetti sociali tradizionali e il significativo fenomeno dell’inurbamento di popolazioni un tempo rurali. nonostante le ribellioni. più adatto alla descrizione e comprensione della mutevole e complessa realtà socioculturale osservata in Africa centrale rispetto ai tradizionali metodi di analisi. EPSTEIN (1924-1999) . per esempio nel modo di vestire e nella vita ricreativa. classe. quale altra categoria di mediazione dei rapporti sociali. Inoltre. sino a giungere alla realizzazione di studi più complessi articolati sulla realtà urbana vista nel suo insieme e alla definizione di metodi di studio centrati sulla network analysis. Viceversa sono d’accordo nel riferire i termini “cooperazione” ai rapporti di superficie tra individui o attività collegate. il tema del conflitto perverrà a una sistemazione concettuale analitica: riserverà il termine lotta a quegli eventi le cui origini sono più profonde e basilari. in certo misura le norme controllano e incanalano le dispute per mezzo dei conflitti di lealtà così che. e il prestigio. il case study poteva essere esteso nel tempo e nello spazio. risultava fra quelli più pesantemente stravolti dall’azione occidentale nella regione. le dispute nascono tra gli uomini perché essi vivono insieme nella società.” Nel corso della sua attività di studioso. All’interno della dimensione cittadina. Preferirà usare il termine più comune di “contraddizione” per quei rapporti che portano inevitabilmente a un mutamento radicale del modello di struttura. Il tribalismo.sostiene che i mutamenti nelle città si ripercuotono e . Quando invece parliamo di tribalismo nelle città. per esempio. Concetti che ebbero grande importanza all’interno dell’intera tradizione della Scuola di Manchester: quando parliamo di tribù denotiamo un gruppo di persone legate tra loro in un particolare sistema sociale. ci riferiamo a una suddivisione degli individui secondo la loro appartenenza a certe categorie. e il termine conflitto per le contraddizioni nodali del sistema. lo stesso sistema sociale viene ristabilito su di un’area più vasta di vita comunitaria e per periodi di tempo lunghi. si concentrò sulla dinamica del conflitto come elemento di regolazione sociale: “Per prima cosa. L’esperienza del Rhodes-Livingstone Institute e la scuola di Manchester Veniva dunque affermandosi un metodo di indagine basato sul “case study”. il termine “solidarietà” a interrelazioni più profonde e il termine “coesione” ai principi di base che unificano il sistema del campo sociale. definite secondo criteri etnici. inteso quindi come categoria di interazione all’interno di un sistema più vasto. MITCHELL . ogni società possiede una serie di norme che determinano la forma che queste dispute devono prendere. vanno a configurare in senso specifico tutte le situazioni sociali di interazione in un ambiente urbano di una società in transizione. alcune delle ricerche più importanti si focalizzavano su un evento particolare ben delimitato nel tempo e nello spazio e utilizzato come chiave di lettura del più ampio contesto socioculturale.impiegava e problematizzava i concetti di stratificazione. Wilson rileva atteggiamenti culturali denotanti una volontà di assimilazione ai modelli europei da parte delle popolazioni autoctone. tribù e tribalismo. In secondo luogo. GLUCKMAN . WILSON .

Il rilievo accordato da Turner alla dimensione rituale della vita sociale conferiva ad essa un ruolo di meccanismo regolatore di un conflitto sociale permanente ed in particolare a questa direzione di analisi si sarebbero volte le ricerche successive. cioè di esplosioni di conflittualità che si presentano in forma di processo a più fasi.incidono profondamente sulla vita dei villaggi: al tempo stesso l’influenza delle campagne sulle città è continua e molto forte. pur non negando gli eccessi e gli orrori che ne scaturirono. valori e atteggiamenti ai quali continua a fare riferimento una volta stabilito in città. antropologi come Malinowski e Radcliffe-Brown. se non proprio ignorandola. All’interruzione dei normali rapporti sociali. regolati da norme tra persone o gruppi all’interno dello stesso sistema 2. Lo stesso Evans-Pritchard non era di opinioni molto diverse. Per limitare l’estensione del conflitto. come non pochi dei loro predecessori. Secondo questo studioso. Su questo assunto. a meno che si riesca a soffocare il conflitto rapidamente. L’antropologia sociale britannica e il colonialismo Il problema che si può osservare in tutta la sua contraddittorietà è ancora una volta quello dell’ambigua relazione tra antropologia e colonialismo. questa poteva condurre a un più alto livello di civiltà. Di fatto. Pensiamo in particolare agli attacchi sferrati da Magubane all’intera tradizione del Rhodes-Livingstone Institute. Il tribalismo fornisce la struttura all’interno della quale si organizzano i rapporti interpersonali tra gli africani. L’africano che arriva in città è già parte di un complesso reticolo (network) di rapporti sociali che trova la sua origine nel sistema tribale: porta con sé certi modelli di comportamento. privilegiando questioni che non entravano in conflitto con le logiche del potere coloniale. Capitolo 2: Lo sviluppo tra approcci teorici e prospettive IL DIALOGO SULLO SVILUPPO FRA ANTROPOLOGIA ED ECONOMIA Il dibattito fra antropologia ed economia prese il suo avvio dall’interesse degli . a ripetere una forma. erano pienamente e in buona fede convinti della bontà dell’impresa coloniale perché. Per quanto concerne la scuola di Manchester. vengono rapidamente messi in moto alcuni meccanismi riparatori e correttori. gli antropologi avrebbero dimostrato debolezza nei confronti della realtà coloniale. a esplicitarsi secondo modelli socialmente riconosciuti e accettati. formali o no. e quindi di benessere sociale. il tribalismo si configura come categoria significativa di interazione nei rapporti sociali quotidiani degli africani. le popolazioni amministrate. segue una fase di crisi montante. da parte dei membri più importanti del gruppo sociale che conta 4. in particolare quattro: 1. c’è la tendenza a un allargamento della crisi fino a sovrapporsi ad alcuni dei conflitti dominanti nei rapporti sociali più allargati nei quali rientrano i gruppi contendenti 3. all’interno di una cerchia limitata di rapporti sociali. La fase finale consiste nella reintegrazione del gruppo sociale attraversato dalla crisi o nel riconoscimento sociale dell’irreparabilità dell’infrazione tra le parti contendenti. la questione si fa più complicata. TURNER (1920-1983) – i conflitti tendono a seguire un percorso. Avviene l’infrazione dei normali rapporti sociali. durante la quale. Le associazioni personali si concretizzano sulla base della parentela e della comunanza della lingua. In tal senso si può parlare di “dramma sociale”.

nell’ambito di uno stesso villaggio Alla dimensione economica di questi scambi si aggiunge. chi si basa sulla razionalità dell’ homo oeconomicus che valuta secondo il rapporto costo/beneficio e mezzi/risultati l’andamento di una economia di mercato basata sulla circolazione della moneta .l’approccio sostantivista o sostanziale. appartenenti a villaggi diversi. l’organizzazione delle società primitive. in forma comparativa sui rapporti di sussistenza e di scambio delle società primitive e sui rapporti di mercato che le nuove società industriali andavano sviluppando. se non inserita nei fenomeni sociali. In realtà. di fronte ai fermenti provocati dalla Rivoluzione industriale.scambio fra i capi (grande kula che avviene nell’ambito delle isole della Melanesia. secondo i principi delle alleanze (gimwali) . perché nessuno nega la comprensibilità dei fatti economici. non dominate dal mercato. Nella tradizione antropologica la interpretazione riduttiva di economia dei selvaggi o di economia dei popoli primitivi. conoscenti o affini. di pari condizione sociale. di una reciprocità attesa che rappresenta. il primo confronto ufficiale fra antropologia ed economia. Le considerazioni di Mauss guidano verso una interpretazione secondo la quale l’antropologia economica non è un campo di ricerca specifico. riconosce in Malinowski il creatore dell’antropologia economica.l’approccio formalista. legato alla teoria funzionalista è decisamente volto ad una accettazione del comportamento economico radicato in un contesto culturale e lontano dalle teorie dell’economia politica adattabili esclusivamente ad una economia capitalistica e di mercato i formalisti più vicini ai sostantivisti. nella sua analisi storica-economica il rispetto per le culture altre si . verrà smentita di fatto da Malinowski. e soprattutto non è isolabile da un contesto sociale più ampio. Il riconoscimento di un valore economico ad uno scambio cerimoniale e rituale che Mauss ripropone di kula. e con la reciprocità degli scambi. a ben vedere. come Parsons. che si lega in sociologia a Parsons e che. forse. Per Firth le strutture sociali tradizionali si rivelano funzionali alla mobilitazione delle risorse. I tipi di transazioni legati al kula sono: . POLANYI (1886-1961) – si colloca in una posizione di sintesi fra l’antropologia e l’economia. il solco fra i due approcci non è così netto come può apparire. Potremmo definirla una economia di comunità che mantiene un interessante ruolo ancora oggi nel ri-pensare lo sviluppo. Il prestigio del kula si accompagna dunque al senso economico. dalle alleanze. sono gli antropologi sociali i quali ritengono che il comportamento economico sia guidato dal sociale. dalla molteplicità di significati che la circolazione di bracciali e collane viene ad assumere. iniziarono a riflettere.scambio fra abitanti delle isole. come indicato. la dimensione sociale data dagli incontri. Di questi fa parte Firth. Si tratta solo di operare con scelte di tipo deduttivo o induttivo.economisti del 18° secolo che. L’analisi della vita economica delle società primitive si riduceva ad una descrizione di quelle attività di sussistenza che costituiscono con la parentela. circa 20) .scambio fra capi e abitanti. Cercando di sintetizzare gli approcci teorici dei principali protagonisti di questa diatriba incontriamo: . Egli definisce l’economia primitiva e l’economia del nucleo familiare come specie di uno stesso tipo. di un dono.

quella di caccia e raccolta. di due principali correnti di pensiero dell’antropologia che . “Se gli amici fanno regali. fosse una economia di penuria. La reciprocità generalizzata. forse per questo. Il vasto settore che si apre conduce alla scelta. pur se limitata. Reciprocità e alleanze sono l’inizio della vita associata e divengono nel corso della vita di relazione elementi sostanziali. e lo scambio (presenza del mercato). La nozione di mercato è spesso assunta come elemento di frattura tra l’approccio economico e quello antropologico nello studio delle società ma permane la quasi assoluta certezza della presenza gerarchizzata di un criterio ritenuto economico anche in assenza di mercato. Appare infatti universalmente riconosciuta una logica come se fosse strutturalmente inserita nel pensiero dell’uomo. La sua attenzione. rappresentata dall’economia domestica. al suo opposto. bensì strutture elementari della circolazione dei beni con conseguenti modelli sociali. lo portò ad una distinzione fra “movimento ubicativo” (attività di produzione) e “movimento appropriativo” (attività di transazione e cessione). la reciprocità negativa nella quale predomina l’aspetto materiale (le parti sono nemiche fra loro e ognuna cerca di ottenere il massimo senza dare nulla). economisti. Esiste fra questi due estremi una situazione intermedia definita della reciprocità equilibrata nella quale la mutualità indica un interesse personale reciproco e una amicizia bilaterale. indicativa di un dono che non vuole essere ricambiato (altruismo puro) ha. Muta così l’ipotesi che la società primitiva. a queste se ne aggiunge una quarta. Queste sono: la reciprocità (tipico di gruppi con spirito comunitario). antropologi. Questa rappresenta la tipologia più economica. in ultima analisi. anche nella medesima società. tipica di una autarchia tendente all’autosufficienza. Un altro aspetto dal quale non è possibile discostarsi quando si cerca di almeno sintetizzare la complessa area di interesse dell’antropologia economica è quello che concerne le alleanze sociali. o meglio della contaminazione culturale. muta la propria collocazione. Il contatto con una civiltà diversa crea nuovi bisogni che la loro economia non è in grado di soddisfare. Polanyi indica tre principali forme di integrazione che non rappresentano per l’autore stadi dello sviluppo. cioè mezzi strumentali. Il flusso materiale dunque garantisce o dà inizio a rapporti sociali. più stimolante per sociologi. volta contemporaneamente all’interazione fra uomo e ambiente e al mutamento che ne deriva. Gli esseri umani svolgono un ruolo fondamentale: prodigano energie nel lavoro e cedono ciò che possiedono e la propria attività nel corso di un processo che. né etnocentrici e che l’economia occupa spazi diversi nelle diverse società e.lega alla determinazione che i modelli economici non sono né universalistici. IL CONTRIBUTO DELL’ANTROPOLOGIA ECONOMICA ALLO SVILUPPO: FUNZIONALISMO E MARXISMO Società primitive. rappresentano uno dei campi di analisi e di studio più controversi e. È questa la linea di pensiero che l’antropologia traccia nell’approccio economico al problema dello sviluppo e del contatto. serve per la loro sopravvivenza. I popoli di cacciatori/raccoglitori. e nella loro vita non si sentono poveri. i regali fanno gli amici” è la fondamentale funzione strumentale presente soprattutto negli scambi primitivi più che negli odierni scambi. la redistribuzione (tipica di società centralizzate). divenute nel tempo Paesi in via di sviluppo. non hanno fini economici superiori alle loro possibilità materiali.

Un parallelismo lega i due antropologi: le istituzioni economiche sono infatti strutture funzionali per Radcliffe-Brown. Il primo dei due autori divenne capostipite di una scuola di pensiero anglosassone. Quest’ultimo. che risponde alle capacità fisiche e psichiche degli isolani. l’elemento regolatore della organizzazione economica. infatti. in questo caso non solo la tutela e il rinvigorimento dei rapporti tra individui o gruppi. sostanzialmente equilibrate. non veniva minimamente scalfito dalla contaminazione tra tipi di economia anche differenti. così da ottenere quei prodotti che non potevano essere fabbricati autonomamente. L’osservazione attenta degli abitanti delle isole Andamane. L’opera celeberrima di Malinowski “Argonauti del Pacifico Occidentale” è incentrata sulla descrizione di uno scambio cerimoniale noto col nome di kula. quanto la organizzazione strutturale della società. Per Radcliffe-Brown. che arriva a coinvolgere spazialmente isole e arcipelaghi anche molto distanti tra loro. attraverso l’analisi funzionale di ogni aspetto della cultura. seppur d’importanza subordinata. anche nel rispetto delle differenze di genere. Malinowski può confutare la tesi circa l’esistenza di un “comunismo primitivo”. quanto alla sussistenza primaria. e risposte funzionali destinate a soddisfare i bisogni dell’uomo per Malinowski. ma anche la possibilità di praticare scambi di beni economici. sulla costa della Birmania. infatti. nella pratica. sebbene la posizione ricoperta dai sistemi mercantili rimanesse sullo sfondo. per diversi aspetti vero e proprio rituale. nel contesto più esteso. era riuscito a conferire una oggettiva scientificità alle discipline sociali. consiste in uno scambio di collane e conchiglie rosse e braccialetti di gusci bianchi. di scambiare eventuali sovrapproduzioni con produzioni di tipo mercantile. e in particolare all’antropologia culturale. che in Inghilterra si affermò anche come antropologia sociale: Radcliffe-Brown e Malinowski. Sulla base dello studio di questo fatto sociale. permette di riscontrare una divisione naturale del lavoro. È noto come questa scuola antropologica si contraddistingua per la predilezione nei confronti di una ricerca sul campo e di un contatto diretto con i fenomeni culturali: solo l’osservazione partecipante. tripartizione che suggella quel principio di reciprocità descritto da Mauss. L’antropologia economica di stampo funzionalista Due sono gli autori ai quali è necessario fare riferimento per l’antropologia funzionalista. La realtà oggetto d’analisi hanno descritto un sistema organico forse inatteso: ‘incontro tra realtà economiche eterogenee permetteva alle comunità economicamente autosufficienti. proprio a seguito della partenza di Malinowski per gli Stati Uniti. Da qui deriva una delle idee cardine del funzionalismo: ogni fenomeno culturale assolve specificatamente ad una funzione. I rapporti parentali sono. a differenza di Malinowski. permetterebbe all’antropologo di coglierne appieno il senso. Le caratteristiche alla base del “dono” come fatto sociale restavano. Questa pratica. In generale. Le varie forme di integrazione generate da questo tipo di fenomeni risultavano essere. le relazioni strutturali che si stabiliscono fra i componenti della società non mutano con il mutare della personalità o degli . ovvero l’incarnazione nei selvaggi di un moderno homo oeconomicus.meglio rappresentano gli approcci teorici e metodologici al tema dello sviluppo. inalterate: il precetto convenzionale del dare – ricevere – ricambiare. non è tanto la cultura che assolve la funzione di rispondere ai bisogni dell’uomo.

In realtà ciò che rileva a seguito della comparazione tra economie primitive (dirette. e ridotte quanto a dimensioni e relazioni produttive interne) ed economie acquisitive (scambi permessi dalla moneta e complesse interrelazioni tra vari settori produttivi). ed è solo un diverso angolo visuale a rivestirla di un ruolo che. Il 1940 è l’anno di pubblicazione di “Antropologia africana”. propone un modello di cosiddetto “funzionalismo storicizzato”. che contribuiscono a garantire l’equilibrio e la continuità delle unità funzionali. dando maggior rilievo alla struttura sociale e alla funzionalità delle istituzioni sociali. l’etnologia in particolare. Tuttavia. È dall’integrazione sociale. L’importanza attribuita alla dimensione temporale nella conoscenza e nello studio dei fenomeni sociali diviene rilevante attraverso una relazione biunivoca: così come le culture necessitano del proprio tempo di riferimento per essere colte nella propria interezza. L’osservazione partecipante e l’apparato concettuale etnologico avevano privilegiato inizialmente una prospettiva d’analisi sincronica. In prima analisi sembrerebbe quindi essere esistito una sorta di incompatibilità tra ragione etnologica e pensiero marxista. che prendono vita anche quelle componenti economiche. stabilita tramite le culture. un significato funzionale. un buon numero di etnologi divennero col tempo sempre più critici verso i presupposti teorici del funzionalismo. in quanto sono le relazioni stesse ad essere il soggetto funzionale del sistema sociale. fino a quel momento prevalente in dottrina.individui stessi. e ostili in particolare al netto rifiuto. e in queste società esiste una economia parziale e collettiva. Così le società erano apparse esclusivamente come un fine in sé. da un lato determina la produzione e la circolazione dei beni. pur essendo riconosciuta l’importanza della ricchezza. dall’altro è invece determinato dallo scambio e dalla produzione di beni e servizi. analizzata . Il funzionalismo storicizzato di R. di considerare la storicità della società umana. dove viene affrontato il tema delle economie cosiddette arcaiche. L’economia assume. come un insieme integrato e stabile: da qui era scaturito l’interesse di alcuni etnologi per l’economia. In altre parole è come se nelle comunità non si riscontrasse alcun senso della miseria. è che le prime risultano arricchite da valori e logiche altre. e segmento assolutamente non trascurabile dell’apparato fenomenologico sociale. permette ben presto a questo studioso di cimentarsi in un’analisi più profonda dei sistemi economici. Un approccio così attento alla peculiarità di ogni cultura. di cui proprio l’economia di mercato risulta essere sprovvista. per Radcliffe-Brown così come per Malinowski.Thurnwald Muovendo da metodologie funzionaliste l’etnologo austriaco Thurnwald (18691954). allo stesso modo la riuscita dell’indagine etnologica può dipendere anche da una consistente regolarità temporale dell’osservazione da parte dell’etnologo. Anche per questo autore la sfera economica delle popolazioni primitive si lega ai rapporti di parentela. analizzata però attraverso categorie come il dono. L’antropologia economica marxista L’influenza esercitata dal marxismo sul pensiero intellettuale occidentale non ha risparmiato l’ambito delle scienze sociali. poiché sprovviste dello strumento della moneta. che riesce a preservare il singolo – partecipe della comunità – dalla fame. e si preoccupa di eventuali effetti discorsivi causati da predisposizioni e personalità del ricercatore. entro le quali Thurnwald riconosce all’economia primitiva il carattere effettivo di manifestazione culturale. o meglio povera.

La prima critica nei confronti dell’approccio antropologico classico si sostanzia contro il carattere smaccatamente euro-centrico. Meillassoux si impone da principio come un ricercatore sul campo. Non si rintracciano nell’opera. L’antropologia di Meillassoux e Godelier e la situazione coloniale di Balandier Le istanze di giustizia sociale all’origine dei movimenti di decolonizzazione e. rivolta in primis a soddisfare i bisogni del capitalismo. si ha a volte l’impressione che non riesca a dare un riscontro pratico alle implicazioni teoriche del proprio lavoro: se la traccia seguita è essenzialmente marxista. infatti. che Meillassoux pubblica nel 1964. Infatti. ma ciò non significa che Meillassoux faccia propria la visione sincronica tipica dell’antropologia di tradizione classica. Le trasformazioni della realtà studiate non possono essere ricondotte esclusivamente al fenomeno del colonialismo. è quella materialista. Egli si occupa delle trasformazioni contemporanee del mondo. incentrata sulla lotta di classe quale mezzo per superare le vecchie forme di società. hanno certamente rinvigorito l’interesse per il marxismo. Gli esponenti francesi di questa nuova antropologia marxista si trovano così a compiere percorsi diversi. Questi due teorici avanzano delle idee assai differenti sul legame che sussiste tra la dottrina di Marx e lo studio delle società primitive. Come è noto il marxismo si era qualificato inizialmente come una filosofia della storia. un processo interno di frammentazione sociale: le rivalità intestine. . a vantaggio di un’analisi centrata sulla dinamica delle relazioni economiche e sociali all’interno di società particolari. pur condividendo il medesimo interesse per il materialismo storico. interessato agli studi di africanistica. applicabile anche al campo etnologico. Contrariamente a Godelier. stimola con problematiche del tutto nuove i ricercatori. prende per oggetto le trasformazioni peculiari dell’economia locale e la transizione da un’economia di sussistenza a un’agricoltura di tipo commerciale. secondo cui relazioni della produzione e forse produttive sono i fattori determinanti del gruppo sociale. Al contrario ‘interesse è diretto a una società in particolare. conseguentemente. con riferimenti diretti al contesto coloniale o neocoloniale. Parallelamente esiste. Proprio la potente portata innovativa. per cui l’antropologia marxista diverrà nel tempo una sorta di esercizio teorico. egli prende le distanze dall’influenza evoluzionista che aveva caratterizzato il primo marxismo. senza mai formare una vera e propria scuola. e delle sue trasformazioni. Meillassoux (1925-2005) e Godelier (1934) sono indicati come le figure di spicco dell’antropologia di ispirazione marxista. infatti. Nell’ “Antologia economica dei Gouros della Costa d’Avorio”. scaturita da un mutamento storico come il processo di decolonizzazione. le questioni politiche che queste sollecitano. e la sua antropologia viene definita come marxismo critico. La società viene dunque studiata essenzialmente come un modo di produzione. in un contesto che oggi definiremmo globale. riscontrabile ad esempio nella gerarchia tracciata dall’evoluzionismo. In questi studi viene meno l’interesse per lo studio dell’evoluzione generale della società. e sulla coesistenza di diversi sistemi di produzione in seno ad una stessa formazione economica e sociale. la stregoneria. che ora non possono più accontentarsi di considerare il loro oggetto di studio come vivente fuori dal tempo. La peculiare prospettiva d’analisi.nella sua universalità. riferimenti alle tappe dello sviluppo dell’umanità nella sua generalità.

sceglie come oggetto dei propri studi tutte le attività connesse alla produzione e le conseguenti trasformazioni. interdizione. Godelier si sofferma sulla interpretazione strutturalista e tenta una fusione tra marxismo e strutturalismo. In questo sistema è pertanto consentito e regolato quel passaggio. e gli oggetti scambiati erano spesso beni di prestigio legati all’autorità degli anziani. Meillassoux analizza questo sistema che definisce “modo di produzione domestico”. Prima della colonizzazione. spostamento di popolazioni sovvertiranno prepotentemente l’organizzazione tradizionale. trascorso un certo periodo. egli non riesce affatto a fare a meno dell’approccio d’indagine tipico del funzionalismo: in diverse occasioni continua a spiegare i fenomeni sociali più disparati anzitutto in base alla loro funzione. Meillassoux non si accontenta di considerare i Gouro in una prospettiva diacronica. risulta essere una peculiarità di gran parte delle società agricole africane. che oltre a rappresentare l’essenza stessa della comunità domestica. per così dire dia cronicamente. Nonostante le prime intenzioni. . tuttavia. Le classi di età vengono assunte come età sociali. L’economia coloniale modificherà profondamente questo equilibrio: lavoro forzato. le relazioni di scambio non assumevano la forma di commercio. Il modo di produzione lignatico è altresì un’evoluzione storica del modo di produzione domestico. Decisamente meno legato all’ortodossia marxista. regolamentazione. basato sulla regola per cui i giovani che prestano lavoro al servizio degli anziani ricevono. e tutto ciò non crea un pericolo per le basi strutturali della società. ma piuttosto quella di regalo. dalla categoria di sfruttati a quella di sfruttatori. Al contrario.l’adulterio. al di là del tempo e dello spazio. e sottolinea al contrario come ovunque. nell’arco di tempo di una vita. Cerca anche di stabilire i legami che sussistono tra queste attività e la riproduzione sociale all’interno della società stessa. costituiscono fonti di conflitto cui conseguono naturalmente migrazioni di popoli. La colonizzazione. nel corso della propria esistenza. che si sostanzia in un incessante processo di avvicendamento tra giovani e anziani. per esempio. Quindi tutti gli uomini hanno. L’età sociale dipende inoltre dai rapporti biologici: in buona sostanza si è giovani fino a quando si viene considerati anzitutto come figli di un individuo. ogni comunità produceva beni di sostentamento che consumava. da intendersi come la divisione in classi di età nei rapporti di produzione. e il trasferimento di beni primari era quasi insignificante. altri beni erano oggetto di scambio: con i popoli vicini. In altri termini il suo marxismo rifiuta l’ipotesi di una rottura radicale tra noi e le società primitive. basata sulla dipendenza dagli anziani dei giovani. le guerre inter-tribali. È evidente come questo tipo di relazioni economiche non possano riassumersi in rapporti propriamente mercantili. una moglie in cambio. piuttosto che trasformazioni sociali. che ai mezzi di produzione sociale. smentendo in questo modo anche le ipotesi di una marcata rottura/distanza tra le diverse società. In questo quadro di riferimento va collocata la particolare interpretazione che Meillassoux propone del sistema di lignaggio. relazioni di produzione e forze produttive determinino in realtà la configurazione stessa della società. In altre parole Meillassoux non riesce a vedere le società come in un equilibrio in sé: l’accento viene posto sulle contraddizioni interne. in aperta antitesi con numerosi temi classici dell’antropologia. poiché determinano collocazione dell’individuo nella scala della successione generazionale. la possibilità di accedere sia alle donne. ma. sembra accelerare decisamente queste spaccature e trasformazioni insite nelle varie società.

DALLO SVILUPPO SOSTENIBILE ALLA DECRESCITA Stadi e forme dello sviluppo Fra le numerose formulazioni socio-antropoligiche non è trascurato in alcun caso un andamento di tipo evoluzionista. con una progressione temporale diversa. età di elevati consumi di massa. segue l’andamento dei precursori e articola in cinque stadi il processo dello sviluppo: società tradizionali. decollo della crescita. mantiene il gruppo sociale si accompagna a una reciprocità generale che contraddistingue i processi produttivi. sempre presente. definita dinamistica o dinamica. contribuendo direttamente alla presa in considerazione dei problemi dello sviluppo. Questi. La fine della guerra fredda. percorso verso la società matura. così come Durkheim aveva detto della società. Ma lo sviluppo si lega anche inevitabilmente a quelle che sono le politiche dello . stadio dell’abbondanza. welfare state.Egli prende le mosse dalle relazioni di parentela che considera realtà sui generis. propone quattro stadi di modernizzazione che paiono prendere le mosse a partire dal secondo stadio di Rostow: unificazione primitiva (un unico governo centrale che favorisce l’unificazione economica). hanno fatto però perdere al marxismo più ortodosso e alle sue declinazioni politiche buona parte di credibilità. Il percorso del cammino delle società umane nel pensiero puro degli autori evoluzionisti del 19° secolo si svolge da uno stadio primitivo. contraddizioni e trasformazioni sociali. a una maggioranza inferiore dal solo punto di vista materiale. al contempo endogene alla società studiata. La previsione di una crescita trova una sua conferma anche nell’analisi di Organski. a partire dalle parentele. quindi prive di conflitti. infatti. Entrambe queste teorie. cioè derivanti dal fenomeno coloniale. La solidarietà che. Nel 1955 la pubblicazione di “Sociologie actuelle de l’Afrique noire” attribuisce di colpo a Balandier il ruolo di caposcuola di una nuova antropologia. Ne deriva che società nelle quali la parentela riveste un ruolo strutturale sono società prive di classi. L’unica ineguaglianza radicata. industrializzazione. si basano sul principio che il mutamento sociale che porta alla modernizzazione come concetto più ampio di sviluppo implichi un andamento progressivo di passaggi da società agrarie tradizionali a società industrializzate. Questo nuovo approccio prendeva le mosse da una prospettiva che potesse cogliere simultaneamente storia. in nome di una superiorità razziale (o etnica) e culturale affermata in maniera dogmatica. che prosegue idealmente quella scia tracciata dalla scuola di Manchester. La rigorosa interpretazione economicista di Rostow (1916-2003). è quella che oppone le donne agli uomini. quanto esogene. strutturalmente. passando per la barbarie. Proprio Balandier si dedica alla definizione di situazione coloniale. pochi anni dopo la pubblicazione del volume di Rostow sugli stadi dello sviluppo economico. e così come. Questa nuova corrente antropologica si propone di costituire un’antropologia economica e politica dell’Africa moderna. precondizioni per la crescita. intendendo così il dominio imposto da una minoranza straniera razzialmente e culturalmente diversa. Lévi-Strauss pone alla base di ogni modello sociale. fino alla civiltà. e il fallimento tanto morale che economico di certe neonate nazioni del cosiddetto Terzo Mondo. Organski si concentra su due concetti principali: quello di sviluppo economico e di sviluppo politico.

sviluppo messe in atto con uno spirito donativo più che partecipativo e che non tengono conto di elementi referenziali delle realtà considerate. e in particolare alla perdita dei riferimenti culturali e identitari. È sulla figura del ricevente più che su quella del donante. L’attenzione che l’antropologo deve rivolgere a tali rischi si accompagna ad una serie di altri pensieri legati alle componenti umane. muovendosi come una sovranità mobile. Si eliminerebbero così le differenze fra i principali indicatori sociali: reddito procapite. Genova. privazioni che rischiano di degradare l’uomo in una irreale conformità consumistica e mediatica tipica di un nuovo modello di capitalismo che è l’etnocentrismo occidentale. Lo sviluppo sostenibile Il primo riferimento allo sviluppo in una accezione moderna è solitamente attribuito al discorso del presidente Truman del 1949. diretta a ricercare una compatibilità tra sviluppo economico ed esigenze ambientali. scolarizzazione. sociale e ambientale. Nel 1987 il rapporto redatto dalla Commissione Brundtland per le Nazioni Unite propone una modalità dello sviluppo tale da assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente e la possibilità di non contro mettere le aspirazioni per le generazioni future. fu l’attenzione volta alle tematiche ambientali. sviluppati e paesi poveri. Si avviarono cosi nuove proposizioni per lo sviluppo e si affermarono nuove correnti di pensiero. così come ogni tipo di cooperatore. ed è sulle procedure di inserimento nei contesti locali che l’antropologo di oggi. salute. Forse è proprio dai modelli alternativi che può uscire una sintesi valida. porta Mariella Pandolfi a sottolineare la responsabilità che si deve assumere nei confronti dell’intervento umanitario che. nel rispetto di una alterità condivisa non siano lesive dei diritti umani. fino ai più recenti incontri dei G7 e G8) che sempre più avvertono l’emergenza legata alla compatibilità ambientale e alla sostenibilità dei processi di mutamento climatico e di modificazioni della natura. Questo passo verso lo sviluppo sostenibile è stato il principio ispiratore di una serie di incontri internazionali (Rio de Janeiro. Un’attenta riflessione. Intorno agli anni ’80 la conseguenza di un nuovo impegno ai problemi dello sviluppo. Ancora non appare chiaro il ruolo che gli attori dello sviluppo devono assumere. speranza di vita e alimentazione. Ciò avviene con la saggia avvertenza che il futuro preveda un annullamento delle differenze fra paesi industrializzati. È dunque nella ricerca di una sempre più necessaria interdisciplinarietà che è possibile intervenire con progetti di sviluppo non unidirezionali. tasso di disoccupazione. maturata dopo una ricerca in Kosovo. L’antropologia può trovarsi coinvolta direttamente nel processo di difesa e di potenziamento dei sistemi tecnico-culturali degli indigeni. Le medesime prospettive si scontrano con una serie di accadimenti naturali che paiono voler interdire l’interferenza dell’uomo sull’ambiente. in via di sviluppo sia per ricchezza sia per consumi e per investimenti. ma è a partire dagli ’70 che lo sviluppo divenne un problema e si cominciò a comprendere che la riflessione non avrebbe dovuto coinvolgere solamente l’economia. anche da parte degli organismi internazionali. . Kyoto. accordi internazionali. presta la propria attenzione per individuare strategie di sviluppo che. Johannesburg. Non sono sufficienti gli sforzi e le strategie posti in atto dalle comunità internazionali per risolvere quelli che sono considerati i problemi dei paesi del Terzo mondo: interventi umanitari. ma anche e soprattutto il fattore umano. diplomazie. diventa un nuovo soggetto sociale.

Ignacy Sachs dichiarò nel 1992 al summit mondiale di Rio de Janeiro che sviluppo significa costruire una civiltà dell’essere nella equilibrata distribuzione dell’avere. ma esercitare un’influenza sulle logiche di pianificazione. LO SVILUPPO E LA COOPERAZIONE Dinamiche culturali dello sviluppo Le dinamiche di mutamento analizzate dalla Scuola di Manchester hanno . Partecipare vuol dire non solo prendere parte. elemento centrale nella proposta partecipativa dello sviluppo è l’ empowerment (mettere in grado di) che nel caso specifico rafforza l’idea centrale di mettere gli attori in condizione di mutare il loro status sociale sfruttando le proprie potenzialità senza alienare i propri diritti. e non risparmi neppure agli antropologi colpe storiche. Bisogna immagina un diverso modella di società non per tornare indietro ma per migliorare la qualità della vita esistente. un obiettivo il cui motore non è altro che la ricerca del profitto da parte dei detentori del capitale e le cui conseguenza sono disastrose per l’ambiente. Il paradigma della decrescita nasce dall’incontro di due filoni principali: quello della critica allo sviluppo e quello della critica bio-economica. L’ottimismo ha pervaso i paesi sviluppati nel credere di ottenere risultati contingenti mostrano le meraviglie della ricchezza ai paesi del Terzo mondo. è l’azione stessa con le sue modalità che si ritrovano nell’insieme complesso formato dagli sviluppati e dagli sviluppatori. Il pensiero di una decrescita si formalizza come una parola d’ordine che impone di abbandonare radicalmente l’obiettivo della crescita per la crescita. La decrescita Serge Latouche pone la sua critica alla occidentalizzazione del mondo. Ed. infatti. perche nell’avere ritrovato tracce di vita economica presso le popolazioni primitive e nell’avere interpretato le relazioni di reciprocità come scambi commerciali in embrione. altro non hanno fatto che fornire l’alibi teorico ad un etnocidio concreto. Lo sviluppo è secondo questa linea di pensiero la causa di problemi sociali e ambientali che non solo mantengono. Latouche segue allora una proposta paradossalmente alternativa: la decrescita. ma anche i principi della cooperazione che di questa rappresenta l’asse portante. Si avverte dunque la necessità di avviare una interazione attiva nelle fasi del processo di sviluppo. Ne consegue che la prima importante regola da rispettare nell’applicazione di programmi di cooperazione per lo sviluppo è quella della partecipazione delle popolazioni locali. ma aggravano le disuguaglianze sociali. Lo sviluppo è un concetto normativo per eccellenza che incorpora un insieme esplicito di valori e in quanto tale assolve la doppia funzione di strumento di valutazione di traiettorie storiche seguite dai differenti paesi e quella di quadro di elaborazione di progetti destinati a modificare nel futuro queste traiettorie.Lo sviluppo partecipativo Questo approccio può consentire di ridefinire non solo il tema dello sviluppo. In conclusione si tratta di ripensare la crescita. L’inserimento dell’economico nella cultura non è però la garanzia del successo. reinterpretando lo sviluppo. Marc Augè dice che il solo oggetto possibile nello studio di una azione detta di sviluppo. anche e soprattutto a causa di un sistema tecnico-scientifico che si avvale di modelli consumistici.

sia nel sottosistema del quale tale struttura è parte integrante. spingono i soggetti a superare la tradizione. dinamico e perciò di mutare nel tempo. le scoperte e prestiti. l’invenzione e l’inculturazione possono risultare inadeguate a fornire risposte sufficienti e si rivela necessaria l’integrazione del sistema culturale di elementi esterni mutuati da processi a cultura attivi di interscambio e interpenetrazione culturale. comprese le sue relazioni con altre popolazioni. sui fattori dinamici produttori di cultura: l’uomo. Una delle caratteristiche di un sistema culturale è quella di essere.costituito le basi per l’approccio antropologico alla nozione di sviluppo inteso come dinamica socioculturale. vengono espulsi dal sistema stesso oppure creano dei processi di disgregazione e disintegrazione del sistema ricevente. Ma se l’integrazione non ha luogo. Ogni elemento nuovo. interagendo con i sistemi culturali altri. in primo luogo. nell’ambito di ciò che noi consideriamo invenzione. In quest’ottica Radcliffe-Brown sottolineava come una società si distingue da un organismo per il fatto che può cambiare il proprio tipo strutturale o può essere assorbita come parte integrante di una società più vasta. Le innovazioni. comportano proprio la trasformazione delle idee e dei valori tradizionali. l’ambiente e il tempo. L’adeguamento. induce modifiche più o meno sostanziali sia nella struttura immediatamente interessata. Kluckhohn e Kroeber identificano nella cultura i modelli. pur rimanendo nell’ambito della convenzionalità minima. sulla cultura stessa. Ciò che è importante è l’effetto che produce a lunga scadenza all’accettazione di un’innovazione sul gruppo. . per sua natura. Infatti questi. L’integrazione si svolge come un mutuo adattamento che si verifica tra gli elementi culturali preesistenti e di nuovi. gli elementi nuovi non riconosciuti come omogenei al sistema culturale. sia nel sistema globale. In tale processo creativo trasformativo. dall’altra. dei modelli espliciti e impliciti di comportamento. Quando si verifica l’insorgere improvviso di nuove problematiche. e che può essere analizzato in termini di riorganizzazione. la società. emergente dalle dinamiche endogene o proveniente dall’esterno. di e per il comportamento. di elementi nuovi vengono generalmente selezionati ed integrati. e sulle interrelazioni tra le culture diverse. sostituzione di un elemento culturale con un altro. da una parte. espliciti e impliciti. costituenti il risultato distintivo dei gruppi umani: il nucleo essenziale della cultura consiste in idee tradizionali (cioè derivate e selezionate storicamente) e specialmente nei valori loro attribuiti. In tale contesto possono essere individuati due possibili gruppi di tipologie di innovazione: quella delle invenzioni è quello delle scoperte e prestiti (creazione di forme nuove e prestiti ed altri sistemi culturali). Ma i processi di elaborazione culturale devono anche far fronte a situazioni eccezionali. pena la crisi alla perdita di razionalità e coerenza del sistema stesso. avviene necessariamente. acquisiti e trasmessi mediante singoli. soprattutto se derivate da bisogni esogeni. Ovviamente. Tale formulazione offre una descrizione sufficientemente articolata della realtà investita dei processi di sviluppo. L’approccio antropologico focalizza la sua tensione. le dinamiche culturali più significative per i processi di sviluppo si collocano. che non rientrano nella continuità e nell’ordine delle ricorrenze della vita di un popolo. in modo particolare. Questo è ciò che accade attraverso i programmi di sviluppo. Tale processo può essere “indotto” Soltanto mediante l’utilizzazione appropriata di simboli (linguaggio) e attraverso la trasformazione e l’arricchimento del bagaglio simbolico. o combinazione di elementi culturali già noti all’innovatore in cui vengono applicati progetti differenti alle categorie tradizionali.

Già negli anni ‘70 Bastide aveva delineato i processi di sviluppo come nuovo oggetto di studio dell’antropologia applicata. ad esempio del suo sistema di parentela. Infatti. occorre rilevare che il sistema culturale possiede una propria identità globale e una sua peculiare configurazione. In secondo luogo. L’antropologo nei progetti di sviluppo In questa ottica. che considera i progetti di azione come opere culturali della stessa natura di tutte le altre opere dell’uomo. specialmente se programmate. per significare il declino e perfino l’estinzione. lo sviluppo integrale: è identificabile in quel processo di mutamento culturale indotto attraverso programmi e progetti di sviluppo.perché un’innovazione che porta una società all’espansione e al predominio. in riferimento cioè ai sottoinsiemi direttamente interessati. deve porsi il problema della sua integrazione. occorre tenere presente il fatto che la cultura è costituita da risposte ai bisogni individuali e collettivi che sono state accettate in virtù della loro capacità di soddisfarli. Il rapporto tra antropologo e progetto è il primo aspetto che deve essere preso in esame. il progetto può essere tradotto in un esercizio imitativo. attraverso le quali elementi nuovi che vengono introdotti in un sistema culturale senza contemplarne alcun tipo o livello di integrazione. l’introduzione di un elemento esterno in un sistema culturale nell’ambito del progetto di sviluppo. senza tenere in debito conto due assunti fondamentali punto innanzitutto. ossia il sistema culturale globale 3. non soltanto a livello di sottosistema (economico. L’antropologo opera in questo spazio ed istituisce a sua volta un dialogo con la realtà locale e con quella del progetto in cui lavora. affronta il progetto di sviluppo come un fatto culturale composto da concetti propri. ma anche a livello del sistema culturale globale. Per le declinazioni applicative nel campo dello sviluppo del contributo antropologico ai processi di mutamento culturale dobbiamo ricordare le tre seguenti: 1. In tale contesto. il processo di selezione e integrazione di elementi nuovi può divenire fortemente problematico quando venga messo in moto da dinamiche esogene. ma deve essere inteso come un processo di auto-sviluppo. nella cui elaborazione teorica e metodologica e nella realizzazione pratica si contempla all’integrazione degli elementi nuovi (sia endogeni che esogeni) sia in senso orizzontale che in senso verticale. lo sviluppo integrato: si tratta di un processo di mutamento culturale indotto da dinamiche sia interne che esterne. sanitario…). ma non in senso verticale. Dal momento in cui il sapere antropologico viene posto al servizio di un . nel quale l’integrazione degli elementi esogeni e dei processi da essi messi in atto viene teorizzati pianificata soltanto a livello orizzontale. con il sostegno esterno di agenzie cooperanti che ogni popolo e comunità devono poter indirizzare secondo i propri valori. le proprie scelte e le proprie risorse. lo sviluppo disintegrato: si allude qui al processo di trasformazione messo in atto da dinamiche esterne. della sua organizzazione in caste o in classi. Da questo punto di vista. ritenendo che si produrranno esiti senz’altro positivi in base alla loro intrinseca bontà e alla loro superiorità nei confronti degli analoghi elementi interni. avendo come termine di riferimento di giudizio esclusivamente il sistema esterno dal quale si sono mutuati 2. attivati sia da dinamiche endogene esogene. di presa in prestito di soluzioni già pronte e testate altrove. in riferimento la configurazione culturale generale.

mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia e infermità”. La salute è connessa ai problemi di redistribuzione delle risorse e di creazione dello Stato sociale. divenendo così un tema di rivendicazione politica. approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In ogni interazione interculturale entrano in gioco diverse visioni. ma anche come uno spazio strutturato dei rapporti che il corpo fisico intrattiene con il corpo sociale. concezioni ed interessi che si innesta l’azione mediatrice e diabolica dell’antropologo. proclama che ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia. Lo Stato svolge dunque una funzione essenziale nella ridefinizione del concetto di salute. l’autonomia del ricercatore è costantemente minacciata. È sul terreno appena descritto in cui si intrecciano diverse categorie interpretative. In Italia nella prima parte della Costituzione. al vestiario. Ancor più difficile. e garantisce cure gratuite agli indigeni. L’antropologo deve pertanto assumere una prospettiva interdisciplinare è acquisire una competenza adeguata per affrontare al contempo i problemi teorici legati alla conoscenza del campo e le questioni riguardanti l’ambito delle soluzioni possibili dei problemi sociali ed economici da cui scaturisce il progetto. l’antropologo appartiene alla stessa cultura occidentale dalla quale proviene il progetto. Qui la definizione vuole superare la tautologia. l’articolo 32 disciplina il diritto alla salute: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. non vengono assegnati i medesimi significati da coloro che vi sono coinvolti. Nel 1974. Ma è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che propone una nozione di salute comprensiva del concetto di sicurezza sociale: “uno stato di benessere fisico. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. con particolare riguardo all’alimentazione. Il diritto a interrompere il lavoro comincia a prendere corpo. diversi sistemi interpretativi della realtà: allo stesso progetto di sviluppo sul quale gli attori hanno concertato e condiviso obiettivi e metodologie operative. e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari. durante una conferenza sulla storia della medicina tenuta a Rio de Janeiro. economica e politica alla salute: la nascita cioè di un diritto alla salute. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. come costruzione politica.progetto. il filosofo francese Foucault collocava fra il 1940 e il 1950 la genesi di una nuova attenzione intellettuale. Il piano Beveridge segna una svolta: da questo momento lo Stato si fa carico della salute dei cittadini. Occorre inoltre tener presente che. generalmente. Fassin spiega che la salute non è definibile solo come costruzione culturale. quindi. per la quale è salute . Nello stesso periodo nacque il piano Beveridge che rappresentò il modello per l’organizzazione della salute nel secondo dopoguerra in Gran Bretagna e in numerosi paesi. POLITICHE SANITARIE GLOBALI E CONTESTI LOCALI Il diritto alla salute In un suo studio del 1996 dedicato lo spazio politico del concetto di salute. dedicata ai diritti e doveri dei cittadini. la salute entra anche nel campo economico in relazione alle spese derivanti dall’interruzione del lavoro per motivi di salute. cioè la garanzia per i cittadini dell’accesso alle cure presso i servizi sanitari pubblici. Nello stesso periodo la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948. sarà raggiungere un equilibrio tra la partecipazione al progetto e la sua oggettivizzazione da parte dell’antropologo. all’abitazione.

prodotto all’unanimità una dichiarazione che delineava una strategia di lungo periodo nota come progetto “Health for all by the year 2000”. Il caso dell’AIDS e delle sue possibilità di cura è da questo punto di vista rappresentativo… Altre malattie. nel 1978. un’importante conferenza internazionale dell’OMS congiunta con l’UNICEF. quella della Primary health . e si manifestano in termini di accessibilità e di costi coerenti con le risorse dei mondi locali. ma anche sociale. e indica una medicina che tende a privilegiare l’aspetto biologico e a ridurre o negare la dimensione socioculturale della malattia. intesa come debolezza sociale ed economica. diagnosticare o prevenire alcune malattie”. tende a promuovere una nuova strategia. la tecnologia adottata deve essere appropriata al paese interessato 5.l’assenza di malattia. in particolare nelle aree più povere del pianeta. In altre parole. Questa strategia globale si fondava su cinque principi fondamentali: 1. le risorse per la salute devono essere distribuite uniformemente e l’assistenza sanitaria essenziale deve essere accessibile a tutti 2. L’OMS dopo il fallimento delle politiche precedenti. Questo ruolo è oggi assunto dalla Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. la povertà. è vista comunque come una mancanza di salute. mentre la stessa efficacia e trasmissibilità non sempre possono essere attribuite agli interventi della biomedicina convenzionale. in quanto fa propria l’idea di salute come dimensione non solo biologica. Con il termine biomedicina s’intende la nostra medicina occidentale. spesso dimostrabile anche empiricamente. generalmente e più facilmente curabili. applicati da soli o in associazione al fine di mantenere il benessere della persona e trattare. i cittadini hanno diritto di partecipare individualmente e collettivamente alla pianificazione e alla realizzazione del proprio servizio sanitario 3. curativi e riabilitativi 4. minacciano la vita delle popolazioni del sud del mondo: la dissenteria e la pertosse sono frequentemente causa di morte per i bambini di questi paesi. Da parte degli organismi internazionali matura una duplice consapevolezza: le strategie e i sistemi di cura tradizionali rivelano una profonda saggezza. che condizionano le scelte dei governi in campo sanitario. nonostante non sia una malattia. ad Alma Ata nel Kazakistan. preventivi. In seguito. devono essere individuati i principali problemi della salute della collettività e forniti i servizi promotori. approcci e conoscenze sanitarie che integrano l’utilizzo di farmaci a base di piante medicinali con tecniche manuali ed esercizi. mentre l’80% della popolazione utilizzava come risorsa terapeutica la sola medicina tradizionale. e l’OMS ha perso negli anni la sua funzione di guida nella definizione delle politiche di promozione della salute. L’OMS constatò che la biomedicina era utilizzata dal 20% della popolazione in contesti non occidentali. Nello specifico dell’argomento trattato con il termine di medicina tradizionale ci si riferisce alle tradizioni terapeutiche delle popolazioni non occidentali. Cooperazione tra sistemi medici Dalla strategia OMS 2002-2005 sulle medicine tradizionali: “Le medicine tradizionali vengono definite come insieme di varie pratiche. alla medicina indigena che è sopravvissuta all’avanzare dell’occidentalizzazione. la realizzazione del più alto livello possibile di salute richiede l’azione di molti altri settori sociali ed economici in aggiunta a quello sanitario Ma il progetto Salute per tutti ha dovuto riscontrare un fallimento nel perseguimento degli obiettivi fissati.

di conseguenza si ritenne superfluo coinvolgere le popolazioni per cui ogni progetto risultava un atto di neo colonialismo. ovvero delle figure più tollerabili per medici convenzionali. lasciando le aree rurali soprattutto all’assistenza sanitaria dei missionari. Nell’epoca coloniale l’atteggiamento etnocentrico delle potenze europee vedeva infatti i saperi terapeutici dei popoli assoggettati come un insieme di magia e superstizioni. Come abbiamo detto. Si tratta di una inversione di tendenza. Infatti i medici di formazione occidentale spesso considerano la loro pratica incompatibile con quella di guaritori tradizionali. dopo anni di disconoscimento. Innanzitutto sembra che i pianificatori delle politiche sanitarie abbiano finalmente riconosciuto il valore delle tradizioni terapeutiche non occidentali. La strategia della Phc si inserisce bene nelle nuove concezioni dello sviluppo. Da parte dei guaritori tradizionali le difficoltà a collaborare nascono dal rifiuto ad accettare il ruolo subalterno che vuole imporre loro la medicina occidentale. Negli anni 60–70. È in questo scenario che si .anche tramite l’opera dei missionari. contro una concezione strettamente curativa. implica una visione globale della sanità pubblica. potendo quindi diventare potenziali capi politici pericolosi rispetto ai colonizzatori. Questi. Sono molte le forze che ancora si oppongono a questo processo. ovvero coloro che operano mediante manipolazioni del corpo o medicamenti ricavati da sostanze vegetali. che rivestivano anche un ruolo religioso. la quale. dove le nozioni di prevenzione. ed era inoltre mirato a indebolire il prestigio sociale dei curatori. operatori rituali. di igiene. la diffusione della biomedicina. Stesso quindi l’integrazione della medicina tradizionale del sistema medico occidentale significa solamente inserimento di erbalisti o levatrici. secondo le quali il miglioramento delle condizioni di vita e di produzione non deve dipendere dai trasferimenti unilaterali di tecnologie e di modelli imposti senza riguardo per le realtà locali. sia di ordine internazionale e nazionale.e del controllo medico sui territori e quindi sui corpi diventava strumento di controllo pur essendo al tempo stesso e in molti casi soluzione e prevenzione. L’opposizione alle medicine tradizionali rispondeva inoltre alla necessità egemonica del colonialismo occidentale. dove risiedevano la maggior parte degli europei. Dall’indipendenza fino ai primi anni 60 la situazione non cambiò di molto.care (Phc). a muovere i paesi e di organismi donatori fu la consapevolezza dell’esclusivo possesso del sapere e delle competenze tecniche. ma dalle capacità di mobilitare le risorse tipiche di una particolare società allo scopo di promuovere uno sviluppo davvero endogeno. Lo sforzo era comunque concentrato nelle aree urbane. MODERNIZZAZIONE E GLOBALIZZAZIONE:INFLUENZE POLITICHE E ASSETTI GLOBALI Modernizzazione e globalizzazione: le trasformazioni del tempo e dello spazio Gli anni del secondo dopoguerra sono stati segnati dal processo di decolonizzazione e dalla nascita di nuovi Stati. A tale cambiamento di prospettiva hanno contribuito numerosi fattori. di educazione sanitaria sono importanti almeno quanto il fatto di somministrare delle cure. esercitavano una forte influenza nelle loro società. e se in genere sono disposti a lavorare con gli erbalisti. a metà degli anni 70 si inserisce la dichiarazione adottata dall’OMS ad Alma Ata. spesso agiscono in stato di possessione. riscontrano molte difficoltà a collaborare con i curatori che.

Alla maggiore velocità di spostamento fisico si accompagnano flussi di comunicazione sempre più intensi dovuti anche all’accresciuta capacità di mobilità virtuale. ma spesso per decisioni strategiche. però. presente e futuro. la globalizzazione significa l’ineluttabile destino del mondo. Ne deriva che la scienza dello sviluppo si articola in una serie di teorie che spesso non tengono conto delle realtà diverse alle quali devono offrire modelli di guida verso nuove opportunità politiche e sociali. L’idea di confine territoriale ha perso molto del suo originario peso e anche la distanza non ha più quell’importanza che è la conseguente alla lentezza e alla difficoltà dei trasporti. Si vengono così ad elaborare una serie di proposte che. comunque. In realtà. le vicende del livello globale si ripercuotono deliberatamente o involontariamente sui sistemi locali. oppure i grandi avvenimenti . però. e che. Gli effetti della globalizzazione si ripercuotono anche a livello individuale e relazionale e contribuiscono alla costruzione di un soggetto sempre più impotente di fronte alla percezione della propria realtà: dopo essere stato delocalizzato. nel quale nessun evento. Gli eventi. Per questo. ripropongono formule capitalistiche e/o comuniste che si distaccano da quelle che sono le vere esigenze di popoli che alla tradizione devono sostituire l’innovazione. proiettato in un nuovo universo sempre più grande nel quale ha sperimentato il superamento dei confini geografici. processo o azione significativa resta circoscritto nell’area geografica in cui ha avuto origine e viceversa. Il passato tende ad essere polarizzato. le teorie dello sviluppo e della modernizzazione peccano di etnocentrismo. Si pone. La conseguenza di queste accelerazioni è stata quella di una difficile integrazione. di una contaminazione fra le identità etniche coinvolte nel processo. la globalizzazione abbraccia molti aspetti: è un processo che dà vita ad un sistema di dimensioni mondiali. inoltre ci coinvolge tutti alla stessa misura e allo stesso modo. c’è da dire che attualmente risulta essere dominata da due caratteristiche principali: mobilità e velocità. dunque. quasi postumana. Questo fa sì che il dato esperienziale più significativo sia quello della fretta e della mancanza di tempo. quando la complessità dei sistemi sociali è eccessivamente elevata e le relazioni ed interdipendenze sono così intrecciate ed estese che tutti i tradizionali meccanismi esplicativi della realtà risultano non essere sufficienti per poter dare delle risposte certe. Per quanto riguarda la dimensione tempo. accadono troppo velocemente e di maniera frammentata. Quando vengono proposte in forma universalistica. però. la vita moderna è sempre più caratterizzata da relazioni mediate. Per tutti. basandosi in maniera eccessiva sull’esperienza degli Stati Uniti e guardando al resto del mondo da un punto di vista americano. in sostanza. un processo irreversibile. l’individuo della modernità ha cominciato a percepire la grandezza di una realtà sempre più smisurata e inquietante. e vengono ricordati solo i fatti e gli avvenimenti personali legati all’esperienza diretta. Infatti. per cui vengono vissuti senza essere assimilati. il compito di interrogarsi su cosa sia la globalizzazione: il termine viene utilizzato da tutti in vari modi. Ciò fa sì che si determini un cambiamento nel rapporto tra passato. non per volontà comune. che deve essere sfruttato al massimo e non può essere sciupato. così come il concetto di modernizzazione pare di venire il modello di un nuovo mondo destinato ad un inarrestabile processo di crescita. Gli stessi scienziati sociali fanno ricorso a tale concetto.affacciano le prime teorie dello sviluppo e del sottosviluppo. la cui principale caratteristica è proprio il venir meno della compresenza spazio-temporale. in maniera superficiale. per cui il tempo è qualcosa che viene considerato come un bene prezioso.

ecco allora che ci confiniamo in quello che è stato definito presente assoluto. Si cerca. Nella cultura. la facilità con cui abbiamo accesso allo spazio è difficilmente compatibile con la profondità del tempo. è ormai diventata il centro di tutto. la conseguenza della tendenza a slegare lo spazio ed il tempo. Bauman sostiene che in un mondo frammentato e accelerato tutto diventa frivolo.storici. proprio perché si è determinata una destrutturazione dello spazio fisico che non è più il contenitore della memoria storica di una comunità. si sarebbero dovute considerare fondamentali per poter realmente parlare di identità europea. di collettività culturale e sociale che. tuttavia. questa. e poiché ciò non è possibile. L’attività politica non risulta più essere in grado di controllare l’accelerazione dell’evoluzione economica e delle conseguenze da essa prodotte. È. Ad esempio. quello più coinvolto appare essere l’ambito politico. in cui emergono processi di difesa personale. che determina la continua crescita delle multinazionali nonché la sempre crescente di dislocazione delle attività produttive in diverse parti del mondo. provocando intrusioni che hanno avuto inevitabili conseguenze sui modi consolidati di interpretare il mondo e affrontare la vita individuale e collettiva. nello stesso tempo. tende ad omologare tutto quello che avviene secondo uno stesso livello di superficialità. Dal tentativo di contrapporsi ai vari processi di globalizzazione si creano fenomeni di rifiuto per tutto quello che viene da fuori. Infatti. Dei tre elementi. di costituire e rafforzare organismi transnazionali di. in particolare il capitale finanziario. infatti. apparentemente contraddittorie: quella globale e quella locale. di crescita istituzionale. Per contro. dove tutto. dunque. Il capitale. anche al tentativo di definire . L’illusione è di superare così ogni limite. Il risultato è una serie di processi di globalizzazione. Nel presente. Una caratteristica del mondo contemporaneo e la tensione fra due tendenze strettamente correlate e. Inoltre. cioè non siano più grandi aspettative. Da ciò ne deriva che le istituzioni politiche. Nella politica. L’economia. ai quali si contrappongono fenomeni di nazionalismo. rispetto alla quale è rimasto indietro il processo di integrazione politica. cui si sottopongono i media. perde anche profondità esperienziale. poco profondo e privo di spessore. si è costituita un’istituzione bancaria europea forte. la compressione ha disseminato istantaneamente idee. per adeguarsi alla dimensione globale assunta dai processi economici. fluisce non più vincolato dai limiti di spazio e tempo. la compressione di spazio tempo ha prodotto l’interdipendenza delle legislazioni e delle politiche nazionali. che caratterizzavano la vecchia politica. mentre la politica rimane come un tempo locale e territoriale. La globalizzazione e i rapporti di potere L’istantaneità della comunicazione e la rapidità del trasporto a costi complessivamente bassi hanno creato una compressione che è alla base di processi di globalizzazione in settori diversi. è la cronaca a dominare la nostra mente e l’eccesso di informazione. invece. perdendo profondità temporale. questo ha significato l’integrazione dei mercati finanziari e la formazione di strategie di produzione industriale su scala mondiale delle imprese grandi e piccole. ha dato luogo alla creazione di circuiti finanziari internazionali che operano al di fuori del controllo dell’autorità giudiziaria degli Stati. il futuro viene in qualche modo limitato. tipo l’unificazione europea e il mercato unico. Si assiste. la globalizzazione della produzione. In economia. settarismo e anche tribalismo. ad esempio. risultano inadeguate allo stato delle cose. ma lo spazio in realtà non è accessibile se non con il tempo.

non si può negare che gli Usa sono . la terza questione riguarda il grande conflitto tra civiltà: Europa contro tutti in quanto sopraffatta dalla globalizzazione. invece. parlando di valori quali la cultura. L’unico organo che ha un potere chiaro e specifico è la Corte europea di Giustizia. Oltre che al travalicamento culturale dei confini. Sebbene si faccia ricorso continuamente all’attributo europeo. ossia tutti paesi dell’Europa occidentale. che esprime un atteggiamento negativo di taluni verso lo sviluppo di regole e procedure che abbiano una validità in tutta l’Europa. le molteplicità di appartenenza diventano fattore di arricchimento e di crescita. ma dà in ultima istanza l’approvazione o meno alle leggi proposte dalla Commissione. In conseguenza di questo processo di spostamento di competenze verso un livello sovranazionale. L’Europa dovrebbe diventare uno spazio di dialogo e di riconciliazione. manca un punto di riferimento stabile che dia senso alla parola. lo stato-nazione è soggetto a un processo di ridimensionamento con una graduale abolizione delle frontiere. l’economia. Nonostante la complessa struttura istituzionale. La prima è conosciuta con il nome di “eurosclerosi”. Il soggetto che più somiglia ad un governo nell’Unione è la Commissione europea. interprete unico del diritto comunitario. La stessa Unione viene vissuta in maniera diversa da paese a paese: l’Unione Europea è un’organizzazione di cui attualmente fanno parte 27 Stati. In effetti sono almeno tre le questioni che possono creare difficoltà. uno spazio per ricostruire le mediazioni politiche e sociali fra l’economia e la cultura. La seconda questione. Infine. per cui lo statonazione è diventato una organizzazione intermedia tra il livello globale della politica mondiale e il livello locale della politica nazionale e regionale. riguarda il tentativo di ristrutturazione delle istituzioni e dei confini europei.nuovi soggetti politici su base localistica come reazione al globalismo imperante e come tentativo di recuperare un’identità smarrita. da cui deve obbligatoriamente partire ogni proposta di nuova legge. che è l’organo rappresentativo. Una delle domande che più frequentemente si pongono gli studiosi di relazioni internazionali riguarda l’atteggiamento attuale degli Stati Uniti nei confronti dell’integrazione europea. Europa e Stati Uniti nella realtà attuale delle relazioni internazionali L’Europa è un riferimento politico e culturale difficile da inquadrare con precisione. che però inevitabilmente mette sotto pressione le frontiere che contengono identità etniche e vecchi conflitti con la conseguenza di un ritorno a manifestazioni violente di micronazionalismi e di odio etnico. con esclusione della Svizzera e della Norvegia. la nascita dell’Unione Europea ha comportato uno spostamento di competenze politiche. Il Parlamento è molto importante: è la più grande assemblea elettiva multinazionale del mondo e riunisce rappresentanti eletti a suffragio universale diretto da parte dei cittadini dei vari Stati dell’Unione. che sono comunque dei problemi logistici e di efficienza nell’affermazione dell’Europa. vengono in parte svolte anche dal Consiglio dei ministri che non è solo un organo esecutivo. ed è caratterizzata dal potere di emanare leggi proprie che vengono rese immediatamente e automaticamente efficaci in tutti gli Stati membri. il soggetto giuridico dell’Unione. uno spazio in cui tutte le differenze regionali e nazionali. Sul piano storico. la politica. Per quanto riguarda le funzioni legislative. configurandola come un sistema politico sovranazionale. Ma è parte subordinato alla concessione della fiducia da parte del Parlamento europeo.

Gli stessi programmi di aggiustamento predisposti dal fondo monetario internazionale vengono definiti in valuta statunitense. continuiamo ad affrontare problemi inerenti alla grave disparità. per non dire talvolta largamente ostili. nonostante la grave crisi che li ha colpiti. GATT) gli Stati Uniti abbiano ancora oggi. CONTRIBUTI: dicotomie. Anche oggi che viviamo in una situazione di libero commercio globale. Capacità che. frutto di un’evoluzione positiva dei trend economici. Il fatto è che sin dalla fine degli anni 80 l’Europa aveva mostrato di essere inarrestabile nella sua scalata del primato commerciale ed economico statunitense e la nascita del mercato unico e dell’euro hanno confermato questa ascesa. soprattutto negli anni 50 e 60. in quanto si è sperimentata all’inconsistenza di una tale impostazione. Oggi però gli statunitensi sono neutrali. Tutto il finanziamento del sistema finanziario internazionale si basa su una domanda di dollari che viene regolata dalle autorità statunitensi e questo conferisce loro un notevole potere di incidere sulle decisioni di erogazione dei prestiti. i quali hanno monopolizzato senza alcun dubbio anche il campo del gusto e della cultura. Già da qualche tempo. parallelismi. In Usa hanno sempre acquistato beni e servizi. questa prospettiva sta cambiando. A questo equilibrio culturale si è aggiunta la forza di un predominio economico degli Usa. alla non equa distribuzione delle risorse. e si sono indebitati utilizzando la propria valuta. Gli Stati Uniti fanno tendenza e hanno sempre aperto la strada verso l’affermazione di una cultura complessiva. La conclusione relativa ai fenomeni di globalizzazione si orienta verso la ricerca di nuovi modelli culturali che coinvolgano altre realtà politiche ed economiche e che preservino la convivenza fra le diversità. grande potere sul loro funzionamento e sui loro interessi. o meglio un paradosso che si esplica anche nell’analisi dei dati forniti dall’International Labour Organization (OIL) relativi all’aumento della povertà in alcuni paesi che hanno visto aumentare esponenzialmente la disoccupazione. Il settore finanziario statunitense si è fondato su due elementi che le hanno dato il potere: il dollaro nella sua funzione di moneta di riserva e un sistema decisionale fortemente integrato. Banca mondiale. in cui l’aiuto al processo di integrazione europeo era finalizzato anche a mettere una barriera contro l’espansionismo sovietico. Va da sé che avendo avuto un ruolo determinante nella creazione di queste organizzazioni internazionali (Fondo Monetario Internazionale. al contrario. Il predominio attuale dell’ideologia neoliberista tende a far sì che ogni ambito della vita sia pervaso dalle logiche del mercato. che ha portato ad un livello per così dire avanzato di sviluppo. mostrano di avere gli Usa.stati principali sostenitori della prospettiva di unificazione europea. ambiguità RICCHEZZA E POVERTA’ Siamo soliti associare ai termini di sviluppo e crescita un significato prettamente economico. Una contraddizione. Questo perché siamo stati abituati dalla nostra tradizione occidentale a ricondurre tutto in termini di produttività ed efficienza. Oggi l’Europa è la prima potenza economica mondiale. però. anche se tale ruolo non si accompagna ad una uguale capacità di intervento politico. Sono stati proprio questi controversi risultati che hanno condotto a porre di nuovo in esame le . mentre la maggior parte dei paesi emergenti si indebitava in dollari. così come i fondi che vengono erogati. unici vincitori della guerra fredda.

il concetto di sviluppo assume una forte connotazione soggettivistica e quindi valutativa. dunque. quella relativa allo sviluppo come soddisfazione di bisogni. Si tratta di ostacoli di natura principalmente psicologica. Lo scopo dello sviluppo non deve consistere nel sviluppare cose. laiche o religiose. l’attenzione si sposta sul tema dei bisogni. E allora.questioni relative allo sviluppo e alla povertà. Qualsiasi processo di sviluppo che non porti alla realizzazione di ciò o. Ma anche sotto questo profilo. Questo chiaramente fa sì che ogni società abbia una propria definizione di povertà. se prendiamo in esame tutti gli studi recenti vediamo che non si tratta più soltanto dei poveri tradizionali. In questo modo. altro non sono che il prodotto di una determinata società o cultura. dunque. la teoria secondo cui i processi di sviluppo devono essere svolti in primo luogo al soddisfacimento dei bisogni fondamentali dell’individuo. ma purtroppo ancora oggi ci sono molti ostacoli ad un’ottimale funzionamento delle stesse. Oggi le politiche assistenzialiste si inseriscono all’interno di un più generico modello di welfare state. ossia quei soggetti che si trovano a transitare nelle condizioni di bisogno contingente e per i quali è necessario un aiuto per rientrare nella condizione di normalità. i quali. di coloro che pur lavorando o disponendo di una pensione minima garantita si trovano in bilico sulla linea della povertà. dunque. bensì l’uomo. peggio ancora. a seconda della propria visione etico-filosofica della realtà. come la sociologia e l’antropologia. In sostanza. includere anche le discipline umanistiche. in quanto la prima definizione che ci viene in mente quando pensiamo alla povertà sembra recitare ”è la condizione di quelle persone che non hanno i mezzi per soddisfare i propri bisogni”. la cultura cultura. i cosiddetti poveri in giacca e cravatta. Infatti. Anche il discorso relativo alla povertà è intimamente connesso con quello dei bisogni. Un contributo che si inserisce chiaramente all’interno dell’approccio dei Basic Needs. woorking poor. cosa intendiamo per sviluppo? In termini generici. Così Hannah Arendt indicava la povertà come la questione sociale. salute. Il circuito dell’assistenza si avvale di istituzioni benefiche private. è un travisamento dello sviluppo stesso. È chiaro che non è nemmeno lontanamente pensabile racchiudere in una sterile definizione il termine desiderabile: esso varia da società a società. ma anche degli espulsi prematuramente dal mondo del lavoro o di coloro che non riescono nemmeno ad entrarvi. in quanto l’accettazione dell’aiuto fornito da tali istituzioni è vissuto . messo in atto dalle nostre moderne società per far fronte a questa preoccupante situazione che conta sempre più persone povere oche non riescono più a stare dietro al troppo rapido sviluppo economico. la definizione di sviluppo rimane piuttosto vaga e ambigua. analizzandole all’interno della loro multidimensionalità e multidisciplinarietà. L’essere umano ha bisogni fondamentali: cibo. riparo. da individuo a individuo. se riflettiamo bene. vestiario. In sostanza si è giunti ad un tipo di analisi sicuramente più utile in termini sociali e non solo. lo sviluppo può essere definito come il tendere verso qualcosa di desiderabile. non esiste nessuna base oggettiva all’interno della quale racchiudere una risposta universalmente condivisibile. che si occupano di arricchire i dati meramente quantitativi. L’approccio relativista al problema ha portato alla costruzione di indicatori sociali in grado di valutare l’andamento di un numero ristretto di prodotti chiave del sistema che funzionino dagli indici della felicità e del benessere. in ragione della dinamicità insita nel concetto stesso di bisogno. lo aggravi. istruzione. partendo da questo presupposto. Oltre all’economia bisogna. Ancora una volta.

In sostanza. prima il colonialismo e. al pari dell’identità individuale. Appare dunque evidente il ruolo che ha giocato il recente sviluppo economico che ha modificato il loro modo di vivere. di attuare chiare ed esplicite identificazioni con i loro antenati o . Ma c’è anche un fondamentale aspetto da considerare ed è la questione della continuità nel tempo. quindi da beneficiario in donatore. Durante il periodo coloniale. Questi popoli vita culturale e cerimoniale ricca. come popoli poveri. per essere limitati. al contrario dei nostri. i loro modelli culturali non vennero letteralmente sconvolti dal fenomeno della colonizzazione. che vivevano in economie non monetarie. in un secondo momento. E allora è forse proprio il progresso economico a creare una sorta di dipendenza. ma poveri in rapporto ai nostri modelli di riferimento. IDENTITA’ E ALTERITA’ NELLO SCENARIO GLOBALE L’ambito degli studi antropologici è per eccellenza lo studio dei fenomeni universali e di fenomeni specifici che riguardano le diverse società nel loro relazionarsi attraverso tempi e spazi culturalmente determinati. non è né data né innata: il modo in cui essa si genera è sempre un processo psico-sociale. La differenza culturale è innanzitutto un’altra forma e un altro contenuto contemporaneo: è in sintesi un’altra identità. che invece prima si accontentavano della loro economia di sussistenza e dall’altro l’attribuzione dell’etichetta di povero a tutte quelle comunità lontane dal nostro modello economico. creando nuovi bisogni. il consolidarsi di una mentalità profondamente capitalista. hanno gettato le basi e pochi hanno definitivamente prodotto una drammatica radicale trasformazione all’interno dei paesi del terzo mondo. nel momento stesso in cui si riceve. In conclusione. parte dalla stessa considerazione circa la non esistenza della parola povertà nelle principali lingue africane. È chiaro come un tale meccanismo inneschi azioni e reazioni che permettono di difendere la dignità umana attraverso la costruzione di una nuova missione. L’errore è che non dobbiamo assolutamente compiere in ambito socio. la problematica della povertà non era mai stata al centro dell’attenzione. di solito erano ben nutriti e in perfetta salute. Siamo abituati a pensare ai popoli preindustriali. offrendo ai singoli individui una percezione del loro passato che li pone in grado. determinando da un lato l’impoverimento totale di queste popolazioni. l’identità etnica. che possiamo chiamare alterità. in quanto la storia assume una speciale importanza nella formazione dell’identità etnica. il loro ambiente naturale. in quanto colonizzatori e viaggiatori ritenevano che lo stile di vita degli indigeni fosse adeguato ai loro bisogni che si caratterizzavano. che ha lavorato per diversi anni tra i quartieri poveri rapidamente sviluppati dell’Africa occidentale. trasformandosi. mette in moto un circuito di reciprocità per cui il beneficiario è portato automaticamente a ricambiare l’aiuto ricevuto. sia pure quella votata alla sola restituzione del dono ricevuto. in quanto la produzione era orientata alla sussistenza e non alle logiche del profitto. L’aiuto che viene offerto deve assumere non la forma di regalo. che. bensì di dono. Anche Latouche. Nello scenario globale per differenza culturale. senza però dare gli strumenti per poterli soddisfare. apparente e transitoria.antropologico è quello di considerare l’alterità con la differenza culturale come una qualità superficiale.il più delle volte come un’umiliazione. che noi potremmo chiamare identità. non è necessariamente il contrario della modernità occidentale. fino a quando le loro vite. attraverso una accettazione selettiva di certi valori.

mentre rimangono misconosciute e trascurate moltissime altre entità di popolazioni e culture delle quali non si parla mai. il globale non è una novità. la cui autoaffermazione è in gioco.ideorami – flussi di ideologia e ideali politici rispetto a questi cinque tipi di scenari generali e trasversali. e la globalizzazione è un fenomeno che si verifica all’interno dei sistemi globali già esistenti.mediorami – flussi che distribuiscono la capacità di informazione e circolazione di immagini . come non lo è la globalizzazione. È la comunità di parentele infatti ad avere una oggettività sociale. Lo specialista di antropologia della globalizzazione Friedman afferma che il globale non è qualcosa d’altro rispetto al locale: è l’insieme delle proprietà dei processi sistemici che collegano tra loro i locali del mondo.predecessori. rispetto all’Occidente moderno.tecnorami – flussi di tecnologia . ma gli altri vengono rappresentati. da un contesto specifico delimitato. Esiste un altro problema attuale di identità e alterità.antropologico è quello che coglie processi sociali dal basso. Il globale è un concetto puramente strutturale. Non solo le conoscenze sugli altri vengono adattate dagli studiosi. oppure del sentimento di un comune destino tra simili che si sentono tali al confronto o in conflitto con altri loro simili che in modo appariscente agiscono come persone diverse. il luogo del dialogo tra storia esogene e genealogie endogene dei fatti culturali. Se il ragionamento alla spiegazione scientifica si fermano a vincolare o ancorare la molteplicità e la proliferazione delle differenze ad unità identitarie universali e inalterabili. nel luogo prospettico dal quale si colgono i diversi panorami.finanziorami – flussi di organizzazioni e risolse finanziarie . mentre il sentimento etnico si qualifica come la credenza soggettiva di un gruppo di persone. . Weber definisce quella etnica una comunanza ritenuta come una credenza le persone simili e non un reale agire di comunità. Vige infatti una sorta di regime di concorrenza internazionale tra le culture e le popolazioni messi in evidenza perché riconosciute dagli organismi internazionali e dei mezzi di comunicazione di massa. dunque. Il punto di vista propriamente socio. I cinque panorami.etnorami – flussi eterogenei di persone . individua cinque dimensioni culturali globali che definisce: . il rischio per le scienze sociali diventa una vera e propria vanificazione conoscitiva. l’unico attore soggettivo rimane nella località. Inevitabile conseguenza di ciò è il confronto delle culture. qualunque discorso sull’altro diventa un discorso politico. in un altro mondo e in un’altra era. anche se l’obiettivo conoscitivo è poi quello di spiegare una dinamica molto più ampia e generale. La svalutazione e il depotenziamento della differenza culturale possono tradursi in una incapacità esplicativa della vita collettiva nel suo reale svolgersi e trasformarsi. sostiene Fabian. Con queste modalità. Recentemente Appadurai. L’espressione di questo sentire etnico è quella di un vincolo all’agire comune. quindi conosciuti ed approcciati come dissero in tempi e spazi completamente diversi dai nostri. Secondo questo approccio. L’antropologo Fabian mette in evidenza due vizi gravi e radicati nei meccanismi della produzione delle conoscenze sull’alterità: l’allocronismo e l’assoggettamento dell’Altro da Noi. non sono in realtà che i mattoni di un mondo immaginato. uno studioso statunitense di origini indiane. appunto.

il nazionalismo e il socialismo. Solo la vita al suo interno poteva essere realmente improntata alla giustizia. e . costituita dallo studio del pensiero di Marx. allora. che si prefiggeva lo scopo di creare una società ebraica entro i confini di un nuovo Stato e pronta a raccogliere gli ebrei di tutto il mondo che non potevano. UNA COMUNITA’ NELLA SOCIETA’ Identità e sviluppo nel processo di formazione dello Stato di Israele Nel 19° secolo. nota come il sionismo. Nel 1910 dieci uomini e due donne di origine russa e romena giunsero a Umm Juni. che risultavano disposti all’interno di un ordine gerarchico in cui alle razze superiori sarebbe spettato il compito di civilizzare le razze inferiori. Si configurava un nazionalismo che forniva tutti i membri della nazione una lingua (l’ebraico) e un passato (la narrazione della Bibbia) e che vedeva come obiettivo ultimo la nascita di uno Stato (Israele). integrarsi con le popolazioni in mezzo alle quali vivevano. dunque. I suoi principi. un duplice ordine di eventi contribuì a far riaffiorare la complessità della questione ebraica sul continente europeo. Lenin e altri teorici del socialismo. L’obiettivo dei fondatori di questa prima comunità. del dialogo e della mediazione.guida erano una visione fortemente egalitaria dei rapporti intracomunitari. in primis la proprietà privata e la famiglia mononucleare considerate vettori di individualismo. per dare vita ad uno dei più originali esperimenti di ingegneria sociale conosciuti nella storia: il kibbutz. che trovò la sua più completa enunciazione nel progetto di Herzl (1896) dalla quale discendeva una particolare forma di nazionalismo. non vincolato moralmente da un rapporto di fedeltà esclusiva con lo Stato. era quello di stabilire un insediamento indipendente di lavoratori ebrei nella madrepatria. a ciascuno secondo i suoi bisogni”.Dopo tutto questo e sulla base di tutto questo. L’attività volte a rafforzare la coesione del movimento erano di due tipi e risultavano indirizzate principalmente ai gruppi giovanili: la parte normativa. Arendt sottolinea che il movimento sionista ha avuto origine dalle due principali ideologie politiche del 19º secolo. In questa piramide negrieri occupavano una posizione intermedia tra i selvaggi e gli indoeuropei. l’abolizione delle istituzioni nevralgiche della società borghese. nei pressi di belle lago di Tiberiade. Gli ebrei si configuravano come una comunità transnazionale considerata come un corpo sostanzialmente estraneo nell’ambito delle società europee e. o non volevano. nonché l’applicazione della formula marxista “da ciascuno secondo le sue capacità. In questo senso risultava di fondamentale importanza un retaggio tipico del ghetto: la profonda devozione ad un credo che non era più quello religioso dei genitori. ma l’etica del lavoro atea e socialista strettamente legata al ritorno alla terra. La possibilità di integrarsi pienamente all’interno delle società nelle quali gli ebrei vivevano cominciò ad essere considerata alla stregua di un’utopia e la ricerca di assimilazione venne sostituita dal desiderio di emanciparsi. rimane la sfida della reciproca comprensione. che ancora oggi attiva sotto il nome di Degania. Dall’altro l’affermarsi dell’idea di nazione unica e indivisibile instillava nell’opinione pubblica europea la percezione dell’indissolubilità del tratto d’unione religioso che intercorreva tre discendenti della diaspora. Per i suoi giovani abitanti il kibbutz vestito di una sacralità simile a quella che permeava alla religione dei loro padri. Da un lato la formulazione della scienza delle razze determinava tra molti sedicenti scienziati la frenesia di classifica i popoli.

La scarsa preparazione di partenza ad una vita dai tratti pionieristici. Quando lo slancio politico. cui era necessario fornire un’occupazione stabile. Pur partendo da premesse ideologiche.000 persone. Le due anime di Israele. Il lavoro diviene dunque la pietra angolare del loro .ideologico del movimento raggiunse il suo apogeo. Il fattore di coesione per le comunità che si andavano formando non doveva essere quello etno-religioso. Gestione. I primi abitanti dei kibbutz si ritenevano pionieri di un nuovo sionismo. le escursioni e le feste. Questa linea di pensiero sia largamente affermata con la promulgazione nel 1950 della legge del ritorno. il movimento sopperiva altresì ad esigenze di carattere pratico. preferendo optare per l’autosufficienza e la vita rurale a costo di misurarsi con un territorio che era in gran parte sfavorevole ad ogni sorta di insediamento umano. costituiva uno strumento fondamentale per sopravvivere ad un ambiente sostanzialmente ostile sia sotto il profilo fisico che umano. dopo essersi trasformata nel partito laburista. con la quale veniva assicurato ad ogni ebreo il diritto ad immigrare in Israele e si definiva ebreo chi è nato da madre ebrea. anche se in maniera radicalmente differente. quella socialista e quella nazionalista. La proclamazione di indipendenza del 1948 dimostrò che il kibbutz non costituiva un’esperienza transitoria destinata ad esaurirsi contestualmente alla nascita dello Stato. pensava ad una nazione in cui il principio di cittadinanza derivasse dall’appartenenza etnica. economia e società nel kibbutz La componente socialista del movimento sionista prevalse sulle altre e plasmò l’ossatura della nuova entità statuale. durante gli anni 50. ma la condivisione di una stessa rappresentazione della realtà e di un progetto volto alla creazione della società perfetta. Nondimeno. l’attività industriale e l’economia terziarizzato là delle città avrebbe svelato numerosi svantaggi. costrinse gli abitanti dei kibbutz a riprodurre. quali la distanza dai centri di rifornimento. nelle fattorie collettive vivevano non più di 300. Il dirigenti del movimento sionista credevano fermamente che la strada obbligata per costruire la nazione ebraica nella terra promessa fosse l’afflusso di masse di lavoratori. al contrario. mostrarono un evidente discrepanza di intendimenti. gli abitanti dei kibbutz desideravano abbandonare la dimensione urbana. Rientrati nella terra promessa. La vittoria sulla natura alimentò il mito grazie al quale Israele è riuscito ad attrarre gli ebrei di tutto il mondo. in linea con la tradizione politica prevalente nell’Europa dell’est.quella integrativa basata sulla danza. o si è convertito all’ebraismo e non appartiene ad un’altra religione. Il movimento sionista. il canto. guidò ininterrottamente Israele dalla sua nascita per circa un trentennio. un’ulteriore peculiarità dei ghetti europei: la stretta unità sociale da cui avevano a lungo sognato di fuggire che. i pionieri dei kibbutz e i loro discendenti hanno tenuto sempre dal presente l’obiettivo ultimo di realizzare la società socialista. all’interno di un progetto di natura squisitamente politica in cui il dato confessionale dovranno essere necessariamente relegato in secondo piano. i problemi connessi al trasporto. Mentre i suoi dirigenti si orientavano verso socialismo nazionalista che attribuiva maggiore rilevanza alla conquista territoriale che all’edificazione di una società più equa e solidale. la difficoltà ad assicurarsi riparazioni servizi rapidi e la mancanza di un contatto diretto con i mercati internazionali. L’agricoltura confermava i vantaggi di un’autonomia socio-economica e territoriale indispensabile per la sopravvivenza di uno Stato in conflitto perennemente latente con i suoi vicini. loro malgrado.

sempre più impellente. una forma efficace e funzionante di democrazia diretta. ha fatto slittare il kibbutz dall’originario modello di democrazia diretta alla più efficiente variante rappresentativa. di fornire agli immigrati un’occupazione che li rendesse autosufficienti e consentisse loro di insediarsi stabilmente sul territorio. consustanziale alle esigenze di insediamenti numericamente più consistenti. La loro esistenza stessa.progetto. All’aspirazione collettivista di stampo marxista si affiancava la necessità. dalle organizzazioni ebraiche all’estero e dalle banche evidenziò il plauso verso l’impegno dei pionieri. Dove però ben presto ricredersi: fu così che gli abitanti dei kibbutz volsero altrove lo sguardo per reperire le risorse necessarie alla realizzazione di opere indispensabili quali l’irrigazione. inizialmente massiccia. perlomeno nella fase iniziale dell’esperienza. L’assemblea generale non è l’unico ad amministrativo dell’insediamento. La terra su cui si estende il kibbutz è una proprietà privata attribuita al movimento nel suo complesso. poi anche industriale) divennero esclusivo appannaggio del kibbutz. in quanto esistono diversi comitati. i membri si riunivano una o più volte alla settimana nell’assemblea generale. Nel perseguire il sogno di una società puramente egalitaria. non assimilabile alla proprietà privata. le attrezzature e le strutture. non tanto in chiave ideologica quanto per la sua consonanza con gli obiettivi del movimento sionista nel suo complesso. Alcuni osservatori attribuirono la responsabilità della situazione al modello kibbutz. l’acquisto di attrezzature. ritenuto ormai anacronistico. l’ammodernamento dei macchinari. deputati alla gestione di singole branche della vita comunitaria. oltre che responsabile della politica economica e della redistribuzione delle risorse. ma la maggior parte degli analisti concordò nello stigmatizzare la cattiva gestione delle risorse finanziarie da parte . I componenti del kibbutz sembrano attualmente più propensi a delegare le decisioni. i macchinari. senza classi nè privilegi. a causa del meccanismo di mutuo soccorso e garanzia stabilito tre nuclei facenti parte del movimento. Il sostegno ricevuto dalle istituzioni. Assumendo le caratteristiche di un soggetto attivo dell’economia di mercato. per lungo tempo. All’epoca in cui vennero fondati i primi insediamenti. soggiacciono ad un regime giuridico ibrido. Il kibbutz realizzò. Negli anni 80 la crisi finanziaria svuotò le casse di alcuni kibbutz. esportandone altresì una quota non irrilevante. non essendo alienabili. Il modello collettivista applicato nei kibbutz è risultato. Di fatto i diritti reali sui beni materiali sono esercitati da un organismo collettivo che è l’espressione della comunità nel suo insieme. Gli edifici. Gli insegnamenti cooperativi furono quindi il risultato di una scelta pragmatica. i pionieri decisero che i membri non dovessero percepire alcun reddito per le proprie prestazioni: le rendite dell’attività (inizialmente solo agricola. e trascinò su un terreno sdrucciolevole anche le strutture più solide. destinati più in generale all’intero comparto agricolo. A tal fine. è gradualmente scemata e la frequenza delle riunioni è diventata meno assidua. le fattorie hanno garantito al paese buona parte del suo fabbisogno di prodotti primari. massimo organo legislativo e giudiziario. pur appartenendo nominalmente ai membri. oberati dai debiti contratti con gli istituti di credito e penalizzati da investimenti volatili. economicamente proficuo. i pionieri erano convinti della possibilità di conseguire nel breve periodo la piena autosufficienza economica grazie al proprio lavoro e senza ingerenze esterne. disinteressandosi delle questioni reputate poco interessanti. sulla falsariga dei ministeri nostrani. il kibbutz ne accettò tanto i lati positivi quanto le eventuali ricadute negative. Anche in virtù degli ingenti incentivi statali di cui godevano. La partecipazione.

palma da dattero. albero da frutto – è emerso dal corpo smembrato di un dema. vite. infatti. Occorre notare che attualmente l’età media degli appartenenti ai kibbutz diventa sempre più elevata. si accorda al ritmo stagionale in cui il Dio della vita. Il ciclo relativo alla semina. dove la comunità stessa provvedeva ai bisogni dei singoli e parte delle decisioni erano concertate durante le Assemblee. noce di cocco. nelle quali i singoli percepiscono con sofferenza i legami comunitari. ed alcuni membri guardarono con favore alla possibilità di ottenere un impiego più rispondente alle proprie aspettative all’esterno. Il culto del vegetale viene sempre rapportato al mistero del tempo. pur continuando a vivere nel kibbutz e versando i guadagni nelle sue casse nella misura stabilita dall’Ass Leemblea generale. altri fattori misero a repentaglio i presupposti ideologici su cui il kibbutz fondava il proprio operato. La società del kibbutz stava assumendo i tratti distintivi delle società moderne. considerati come lacci da sciogliere al fine di conseguire la piena realizzazione delle potenzialità individuali. reputato un’entità vivente. che pativano fame rinunce di ogni genere per portarlo a compimento sembra lasciare il posto ad un villaggio un po’ speciale. Quella società egualitaria non incontrava più il favore unanime dei suoi stessi aderenti.di una minoranza. individualista e votate al consumo. ma per il resto del tempo vivono fuori. cercano divertimenti. Contemporaneamente alla crisi economica da cui erano attanagliati. rinasce e si sviluppa per offrirsi ancora e nutrire i suoi discendenti. ma non troppo distante dagli agglomerati rurali del passato. la finalità di rafforzare i legami interpersonali. alla mietitura e dal raccolto. riso. dall’altro essi tendono a rientrare una volta sperimentata la realtà circostante. Nel corso di tali incontri periodici. alcuni aspetti della vita economica mostrano un legame con la vita spirituale e si sviluppano intorno ad un vegetale – grano. gravitano le cerimonie religiose direttamente connesse con le tappe del calendario delle feste che hanno. l’esistenza sana ma frugale del kibbutz non entusiasma più. tra l’altro. Così anche l’opportunità di lavoro offerte dagli insediamenti sembrarono lacunose in termini di opzioni di scelta. Molti si limitano ad abitare nel villaggio. Sin dagli anni 60 le giovani madri delle seconde generazioni chiedevano a gran voce l’abolizione della sistemazione separata per figli e genitori e la pratica terminò definitivamente nel 1996. De Martino sottolinea . si rivela una sorta di partecipazione mistica che associa il gruppo al suo Dio. mais. ossia il prodotto che assicura la sopravvivenza della comunità su cui si incentra l’economia sociale. Intorno al prodotto di vino. per effetto di due fattori: da un lato. tappa finale in cui il vegetale si offre come vittima volontaria per i suoi figli. FOTOGRAMMI COLTURE E CULTURE: miti e simboli dei vegetali Tradizioni culturali Nelle culture antiche imperniate sui prodotti agricoli. L’esperimento di ingegneria sociale tentato dai pionieri. orientati a sostenere con gesti rituali il processo di crescita fino alla fase della morte sacrificale. un’entità superiore e che risulta all’antenato totemico della società. i giovani sono attratti dalle possibilità di lavoro delle città.

per aumentare la concentrazione. in Abissinia. sottolineava la signorilità. dio del vino fatto a pezzi. Il progressivo affermarsi della bevanda. a favorire il consumo di tè ai caffè nei territori orientali. Le sostanze psicoattive. condivisi da tutti i popoli. calici. dessero il mosto. l’idromele. annus significa sia l’anno che il raccolto annuale. La nera bibita che schiariva il pensiero perché ricca di caffeina e di altri eccitanti. Alla fine del secolo. che godono delle particolari capacità di riflettere significati simbolici. si affermò la consuetudine di sorbire il caffè alla fine dei pasti con un rituale che. poi il settore medico e quello economicoproduttivo. secondo cui un’entità. sempre però collegati alla cultura e ai mutamenti culturali che sono insiti nell’evoluzione della società. ruota infatti tutta una serie di oggetti . in particolare quelli dei Paesi Bassi. fino all’identificazione. rispondono inizialmente a fini rituali per interessare dapprima il settore edonistico. in Europa. il caffè cominciò a diffondersi in Europa con una fortuna tale da influire prepotentemente sulle abitudini quotidiane e sullo sviluppo dell’economia di mercato. La condanna del consumo di vino rispondeva probabilmente anche all’esigenza di prendere le distanze dalle altre culture. Il successo della nuova bevanda fu grande e stimolò l’impianto di apposite piantagioni nei possedimenti coloniali.vasi. insieme alle buone maniere ed alla qualità delle tazzine e della caffettiera. lessato e arrostito. Questo concetto si spiega tenendo conto. dell’affinità tra la pianta alimentare e le tappe stagionali a cui si raccordano le fasi di semina. Alla fine del 1600. calpestati e spremuti nei tini. il decoro e lo status della famiglia. come il vino. La diffusione del caffè comportò un’autentica rivoluzione: il caffelatte insieme a pane divenne. il prototipo della prima colazione. divenuta in poco tempo uno degli aspetti centrali della vita sociale. reputate un elemento essenziale dell’ospitalità. di sradicare gli aspetti rituali delle precedenti tradizioni. costituì un vero e proprio caso culturale e componente . Il mito di Dioniso. anfore. la birra. In Europa i rituali domestici e sociali celebrati con il consumo del caffè diventeranno segno distintivo della signorile rispettabilità intesa come modello comportamentale e stile di vita. Questi traffici offrivano tali opportunità di guadagno da spingere a tentare di conquistare il controllo del mercato anche tramite imposizioni di tasse. spesso accompagnato da birra o da vino. La pianta del caffè è originaria della regione di Caffa. crescita. il modo di prepararli e servirli è una determinazione della costituzione e della identificazione. Fu l’affermazione dell’islamismo. mietitura e raccolto. Nel settecento si usava ancora iniziare la giornata con porridge di cereali. La scelta dei cibi e delle bevande. divenne un supporto religioso: la sua assunzione veniva suggerita tra gli arabi durante la lettura dei testi sacri. Intorno a queste sostanze. narrassero dietro le fasi del racconto le operazioni agricole necessarie a favorire un soddisfacente raccolto o le modalità di trasformazione del prodotto in cibo o bevanda.una divinità che abita l’albero – subisce uno smembramento. maturata sotto la giusta quantità di pioggia al calore del sole cocente. periodo a cui seguirà con la fine dell’abbondanza alimentare la fine dell’anno vecchio e l’avvento di un nuovo ciclo cronologico. poi il vino. emblemizza ad esempio le fasi necessarie affinché i grappoli dell’uva. in cui l’uso del vino e degli alcolici venne interdetto per motivi legali e religiosi. bicchieri… Il commercio del vino rappresentò un elemento stabile dell’economia dell’antico mediterraneo. come si è detto. strappati dalla vite. In latino.come negli antichi mitemi.

e ciò è evidente nelle strofe che mutano in continuazione. LA DANZA DELLA KALELA Mitchell. soggetto alle leggi di mercato. I dati che raccolse rappresentarono la base per lo studio di un importante lavoro. ma rappresenta il caso specifico attorno al quale fare orbitare i rapporti esistenti fra gli africani nelle città della Copperbelt. sottolineò. Bisogna però dire che molti hanno criticato l’analisi di tipo sincronico sulla quale lo studio si sofferma. uno dei più noti componenti della scuola di Manchester. Le canzoni cantate dal gruppo raccontano la vita quotidiana della città e trattano problemi di attualità. nei quartieri della città di Luanshya. bensì a quello che questo elemento è diventato nel contesto che si sta osservando. assistette nel 1951. La pubblicazione del periodico Il Caffè. va notato che egli mostra che il suo interesse non è rivolto ad uno statico elemento culturale sopravvissuto in qualche sperduto villaggio. e quindi la contrapposizione fra gruppi di origine diversa. di un dema che. Il tribalismo. Malgrado ciò.di una parte della vita economica in quanto tema di consumo. macinato. bollito. Ancora una volta usi culturali innovativi sorgevano e si sviluppavano dalla tradizione del sacrificio di un vegetale. suggeriva nuovi significati esistenziali rinnovando la coesione tra i partecipanti al suo culto. In sostanza questa danza permette di legare in una situazione urbana individui che nelle aree rurali si presentano come tradizionalmente ostili. funziona in certi campi sociali e non in altri. i comportante e impegnata rivista di taglio illuministico. il linguaggio e l’abbigliamento presi dalla vita urbana tendono a cancellare le differenze tribali e mostrano una sorta . dal 1764 al 1766. Quello che emerge dalla descrizione della danza proposta da Mitchell non è tanto l’idea di rigide espressioni di una tradizione esclusiva che si perpetua immutata. quindi. negli agglomerati urbani. Ci troviamo di fronte a un’evidente funzione di mediazione: per un verso. ballavano al suono di grossi tamburi ricavati da bidoni di petrolio coperti con pelli di vacca. coesiste con altri campi di valori. che accompagnava le discussioni illuminate intraprese nei luoghi di mescita e nei salotti. l’appartenenza tribale. negli ambiti sociali dove interagiscono solo africani le categorie tribali sono riconosciute e utilizzate. Per esempio. molti sono infatti i riferimenti alle bellezze della terra d’origine dei Bisa e alle loro virtù. tostato. dell’etnia Bisa. a diverse esecuzioni di una particolare danza denominata Kalela. vestiti elegantemente all’europea. Il tribalismo urbano Lo scopo che Mitchell si prefigge è quello di mostrare come. il significato culturale assunto ormai dalla bevanda. mentre in ambiti dove gli africani interagiscono con i bianchi le categorie tribali vengono rifiutate. per altro verso. infatti la danza della Kalela (fierezza) non viene posta da Mitchell in una prospettiva storica. i quali. nella centralità delle vicende connesse alla multi etnicità urbana. come risulta evidente nel gruppo di danzatori della Kalela. la danza rende più salda l’unità etnica e mantiene una identificazione culturale. MitchellEbbe occasione di assistere a diverse danze Kalela eseguite dal gruppo di danzatori. Lo scambio di opinioni nelle sale da caffè cittadine costituiva l’occasione per rinforzare vincoli di amicizia e condurre negoziati. i Caffè divennero luoghi di diffusione ideologica. quanto l’idea di espressioni provvisorie e mescolanze imprescindibili.

e lanciava lo slogan dell’autenticità. il potere. Abitano in case modeste. Il fenomeno di questi dandy. una riclassificazione dell’assetto tribale in base a principi più generali. che fanno dello stile una sorta di religione. forse. nella vicina Kinshasa. Veniva proibito l’uso di giacca e cravatta. il fenomeno assunse una valenza più politica. Epstein scriveva che gli africani non potevano più vivere e lavorare insieme sulla base della parentela e dell’affinità come accade nei villaggi rurali. il tribalismo continua a suscitare un potente influsso sulla vita urbana degli africani. Ignorò l’embargo sulle importazioni di abiti occidentali e cominciò a sfoggiare in pubblico completi sontuosi. il passaggio dalla comunità tribale alla società urbana ha raggiunto ritmi impressionanti. Vestono alla moda e presenziano a matrimoni e funerali: sono pagati per dar lustro alla cerimonia. una sorta di uniforme nazionale chiamata abacost. passava in mano al maresciallo Mobutu Sese Seko. solo pochissimi riescono a trasformare la loro passione per la moda in un mestiere. quasi dei club. non hanno un pasto quotidiano assicurato. In un paese tra i più poveri e disagiati del mondo. Dal punto di vista antropologico. organizzati in gerarchie di rango. Negli anni 50 nella Copperbelt. e molte delle norme e caratteristiche del sistema tribale cadono in disuso. sono la dimostrazione della ricchezza e dell’agio della famiglia. In pochi anni si sono creati in quest’area contrasti i quali. che dedicano la vita all’eleganza e al culto della persona. risultava evidente come fosse possibile di volta in volta ricomporre una prospettiva culturale. pop star emergente della rumba zairese. In un paese in cui i partiti politici erano stati banditi. è nato a Bakongo. dove la maggior parte della popolazione vive nella miseria. Sono i sapeurs congolesi. Dopo il breve governo di Lumumba. In breve il suo stile travolgente diede vita ad una vera e propria rivoluzione dei costumi destinata a propagarsi come un’epidemia nel cuore dell’Africa. che rispecchiano fedelmente .. anche in questo laboratorio. acquistati nelle più esclusive boutique durante le tournee in Europa. Quella del sapeur è una carriera difficile. fu tra i primi ad opporsi alla divisa maschile mobutista.di acquisizione culturale. Spesso indossava gli abiti a rovescio per mettere in mostra l’etichetta. Eppure vestono abiti firmati. Ciò nonostante. E tra una canzone e l’altra era solito improvvisare delle sfilate di moda e dei concorsi di portamento. con un colpo di Stato. i sapeurs sono in gran parte giovani scapoli e disoccupati. Eppure. ma la riduzione di questa logica. considerati inaccettabili simboli degli oppressori europei e imposto un abbigliamento tradizionale. al termine della dominazione coloniale. la resistenza alla linea mobutista dell’abacost equivaleva al rifiuto di omologarsi: era dunque un gesto profondamente politico. di ribellione al sistema costituito. questi uomini sono disposti a digiunare. quando un gruppo di giovani congolesi tornò da Parigi con valigie cariche di vestiti costosi e accessori dalle firme prestigiose. quartiere di Brazzaville. LA SAPE E LA FILOSOFIA DELL’ELEGANZA Nel Congo esistono uomini che vivono d’eleganza. non si sono dati in nessun tempo e in nessuna area del mondo. Il musicista Papa Wemba. Siamo nella metà degli anni 60. con lo scopo di cancellare i retaggi coloniali per valorizzare le radici culturali africane. Il risultato non è la scomparsa della logica tribale. intorno agli anni 50. dittatore spietato e stravagante che cambiò il nome del paese ribattezzandolo Zaire. Se a Brazzeville la Sape è nata come status symbol dei congolesi che tornavano dall’Europa e volevano distinguersi dalla folla anonima.

Non a caso. l’etichetta svolge così un ruolo cruciale ed è prova di autenticità. numerosissime in città. un linguaggio particolare e rituali: tutti i simboli dell’identità di gruppo. La consacrazione avviene con un costoso gala rituale organizzato e finanziato dall’intero club: ogni nuovo eroe viene singolarmente presentato. le trasforma in verità assolute ed eleva i predicatori stessi a esempi da seguire e imitare. La trasformazione fisica del sapeur continua con la pratica del maquillage. Come istituzione. non è solo una questione di apparenza: non basta avere un aspetto elegante per essere elegante. vengono elencate le sue doti e ogni singola perla del suo guardaroba e del suo maquillage. un territorio. con una fase liminale a Parigi. il sapeur si esibisce per il pubblico. non tradiscono le proprie mogli. vestita anche lei elegantemente. lo abbraccia in pubblico e gli offre un dono. Il consumo: speranza di potere e di possesso L’intera struttura di questo rituale gira attorno al consumo. seguita dagli altri invitati. l’articolo deve essere autentico. Questo consumo è la stessa forza vitale che diverse tribù indigene della Melanesia ritrovano nei cargo. Durante la sua avventura parigina. non genera entrate fisse. ma il fine stesso. la Sape è un’importante associazione locale. prima del suo definitivo ritorno e del tentativo di reintegrazione nella società congolese in qualità di grande uomo. che l’individuo incrementa la propria autostima e costruisce la propria identità. A Brazzaville si può cominciare accumulando vestiti di qualità modesta. un rito che inizia e finisce a Bakongo. copie e normali abiti preconfezionati. la fidanzata. partecipano a concorsi di eleganza che si svolgono con il patrocinio del ministero congolese della cultura e sono considerati veri e propri eroi nazionali. non guardano le donne altrui. e che consiste nella progressiva costruzione di un guardaroba e nella sua esibizione rituale in occasione di feste appositamente organizzate. Ci troviamo in un sistema in cui il consumo definisce l’identità e dove i simboli della modernità non solo rappresentano ma sono l’essenza stessa del potere sociale. In un mondo in cui essere e apparire si sovrappongono. Dopotutto. La sape La Sape è un programma rituale per la trasformazione di questi giovani privi di rango in grandi uomini. il parisien può più volte a fare un ritorno a Brazzaville per esibire lo status raggiunto. nel consumo inizia e finisce.l’antica organizzazione dei clan. Non è questo lo scopo principale. è proprio l’invidia il motore delle società moderne: è dall’ammirazione altrui. per poi lasciare spazio al sapeur successivo. il consumo non è un mezzo. non cedono mai alla violenza. ovvero gli aerei e le navi preposte al trasporto di . cioè il ventaglio completo dei grandi nomi della moda. l’uso di misure di prodotti chimici al fine di schiarire la pelle: diventare più bianchi vuol dire diventare più ricchi e potenti. ma soprattutto una scelta di vita e un fenomeno di costume. al termine dei doni. tanto meno quello di ingannare il pubblico usando l’apparenza come mezzo per simulare uno status che non corrisponde a quello reale: il fine ultimo è invece l’effetto di realizzazione che il consumo produce nell’individuo. una serie di sottogruppi di rango decrescente. si dà norme e regolamenti. anche i predicatori delle chiese pentecostali. Il viaggio a Parigi è l’inizio della vera trasformazione del comune sapeur in una persona di rango superiore. Ognuno di questi club ha un nome. I veri sapeur sono osservanti. L’accumulazione della gamme. utilizzano lo stile della Sape per attrarre un maggior numero di fedeli: l’abito di marca rende le loro le parole più convincenti. infatti.

merci. in particolare. La complessità e l’ambiguità di questo dialogo non potrebbero essere più evidenti che nelle vicissitudini del cricket in quei paesi un tempo parte dell’impero britannico.religiosi di stampo sciamanico. rielaborate secondo le necessità del momento. quanto per quelli presenti nei diversi territori coloniali del Commonwealth. significati e pratiche incarnate nel comportamento comune e quotidiano delle persone. Essi si sono cioè convinti che i cargo fossero stati creati dagli spiriti degli antenati e destinati alle popolazioni melanesiane e che i bianchi se ne fossero semplicemente impossessati in seguito. cibi in scatola. Durante la seconda guerra mondiale. hanno cominciato ad assumere atteggiamenti imitativi dei militari occidentali. Le molteplici manifestazioni relative alla tradizione del Cargo interessano. Un insieme complesso come questo risulta difficile da sciogliere e soprattutto resistere alla trasformazione. è pienamente metaforico rispetto al campo delle relazioni sociali reali e importanti per quegli . nella speranza che questo acceleri l’arrivo del cargo. ad essere considerato una divinità. Le motivazioni profonde di questo tipo di ideologia. è in grado di modificare coloro che la vivono come pratica socializzante. Gli abitanti sono per la prima volta entrati in contatto con prodotti industriali quali vestiti. comportò da un lato il riavvicinamento ai modelli culturali magico. ma gli isolani hanno dato vita a uno fra i tanti culto del cargo. Un codice dunque che. Si tratta infatti di una pratica di socializzazione che sancisce l’accesso e l’appartenenza di maschi adulti ad un ambiente socioculturale dotato di un proprio codice definito. Nel caso indiano. sottraendo braccia da lavoro alle popolazioni indigene. infatti. gli indigeni danzano e pregano. applicato e verificato sul campo da gioco. Gli indigeni. Tanto per gli inglesi in madrepatria. grandi quantità di materiale da guerra è stata paracadutata su quelle isole. tradiscono esigenze sociali e politiche: esprimono infatti la necessità di costruire nuove società sulla base delle proprie eredità culturali. IL CRICKET INDIANO Per un’ex colonia la decolonizzazione non è un semplice smantellamento delle abitudini e dei modi di vita coloniali. dal linguaggio alle arti. intorno ad esse. Dall’altro il bisogno di adattamento finì per favorire l’utilizzo delle nozioni trasmesse dai missionari. armi. Sono state costruite false piste di atterraggio. Appadurai comincia la sua ricognizione sul cricket a partire dall’ipotesi che in questo caso ci troviamo di fronte ad una forma culturale cosiddetta dura. avvenuta contro il Giappone. inviati come rifornimento ai soldati e agli isolani e con loro collaboravano. A differenza di una forma culturale morbida. nel corso della campagna del Pacifico. i cargo non sono stati più paracadutati. I cargo erano dunque il mezzo attraverso cui gli indigeni tornavano ad appropriarsi di quanto spettasse loro: è il cargo ad essere investito in questo caso della forza vitale. gli aspetti culturali della decolonizzazione influenzano profondamente tutte le dimensioni della vita pubblica. alle idee sulla rappresentanza politica e sulla giustizia economica. pur dietro le tematiche religiose relative al ripristino di una nuova età dell’oro. molto più che un’attività sportiva. Una forma culturale dura è quella che rappresenta un fitto insieme di collegamenti tra valori. aveva causato una crisi economica gravissima. il cricket ha rappresentato e rappresenta fin dai tempi della regina Vittoria. cuffie e radio fatte con cocco e paglia e feticci in legno raffiguranti queste divinità alate e. la Nuova Guinea e tutti i territori in cui l’oppressione dei bianchi. Al termine della guerra. L’impellenza di contrastare gli effetti della crisi. in attesa del loro ritorno.

genera un’utenza diffusa ed eterogenea. Oggi come oggi. ed anche lo spettacolo sportivo. sia nelle città e nelle periferie. Accanto agli esclusivi club inglesi nascono i club indiani. . nella classica temperie coloniale vittoriana.stessi maschi adulti. con le stesse caratteristiche e funzioni di quelle inglesi. ovvero la consuetudine ad assistere alle partite e non soltanto a giocare. aggressiva ma leale. All’inizio. per il pubblico maschile indiano il cricket esprime il prestigio della competizione fisica. raggiunge un livello davvero popolare. Ad un certo momento la diffusione sul territorio del gioco del cricket. È così che la pratica socializzante del cricket arriva a coinvolgere e ad interessare la gran parte della popolazione maschile indiana. sono le risorse elitarie della politica ad incontrarsi e fronteggiarsi sul campo da gioco.

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