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L'Italia prima di Roma

gli Etruschi e l'ambiente nel quale si sviluppò la potenza romana

Prima di parlare di Roma – la città-stato latina che, a partire dal VI secolo a.C., diede inizio a un processo espansivo dai grandiosi sviluppi – è bene considerare la situazione a partire dalla quale ciò poté avvenire. Tale analisi ci aiuterà infatti a comprendere sia i caratteri arcaici della civiltà romanolatina, sia il perché della sua dirompente ascesa. Qualora la si paragoni alla Grecia del periodo Miceneo (XVII secolo a.C. circa), l'Italia del II millennio a.C. era una regione ancora estremamente arretrata. A quei tempi difatti, la penisola italiana era divisa tra differenti ceppi etnici e linguistici, tutti essenzialmente ancorati a uno stadio di organizzazione tribale, laddove invece i Micenei e i Cretesi avevano oramai sviluppato delle fiorenti civiltà urbane e statali. L'Italia era divisa al tempo essenzialmente tra queste popolazioni: Liguri (nord-ovest), Veneti (nordest), Villanoviani e, prima di essi, Proto-villanoviani (centro-nord), Latini Sanniti e Campani (centro e centro-sud), Siculi e Sicani (Sicilia), Sardi e Corsi (Sardegna e Corsica). Tra essi i Villanoviani, pur essendo senza dubbio i popoli più evoluti per quanto riguardava sia le tecniche agricole che quelle legate alla lavorazione dei metalli (bronzo e ferro), erano in ogni caso molto arretrati se confrontati con il livello di avanzamento dei Greci e dei Mediorientali. Del resto, la presenza già nel II millennio a.C. di empori fenici (o cartaginesi, che dir si voglia) e in generale di mercanti micenei e mediorientali, aveva portato a un certo affinamento della sensibilità artistica e delle conoscenze tecniche dei popoli italici, anche se non certo a un loro allineamento agli standard di tali popolazioni. Si può dire infatti che, almeno dal II millennio a.C. fino all'emergere della potenza romana (e in parte anche dopo), in Italia il progresso tecnico e artistico sia stato fondamentalmente un fenomeno esogeno o “d'importazione” – e ciò contrariamente a quanto, per quegli stessi periodi, si deve dire dell'Oriente, dove ebbero luogo i primi esperimenti urbani e le prime formazioni statali, e (seppure in forma attenuata, data la centralità per essa delle influenze orientali) della Grecia.

dove fondarono sia empori commerciali sia (alle volte) vere e proprie colonie di popolamento. sulle quali perciò ebbero a lungo rispetto ai secondi un influenza abbastanza contenuta. I primi due si insediarono principalmente nelle isole e nel sud Italia. influenzandole più direttamente e determinandone un notevole progresso sia culturale e tecnico che sociale.I popoli stranieri insediati nella penisola italiana tra II e I millennio a. pur avendo indiscutibilmente per molti versi una matrice asiatica. la cui civiltà inizia a farsi strada a partire dal IX secolo a. furono principalmente tre: Fenici. Gli Etruschi invece. nelle aree più centrali della penisola italiana (Emilia e Toscana). rimanendo però tutto sommato abbastanza ai margini rispetto alla vita delle popolazioni autoctone. stimolando tra l'altro la nascita delle prime città-stato italiche. .C. fosse anche per altri una civiltà autoctona.C. Greci ed Etruschi – tutti peraltro provenienti da oriente. Si deve inoltre sottolineare come la civiltà etrusca. seppero mescolarsi molto di più con le popolazioni italiche originarie. Come presto vedremo infatti. nonostante la sua origine orientale essa sorse e si sviluppò – a differenza delle altre due – sul suolo stesso della penisola italica.

e forse a volte anche delle vere e proprie colonie di popolamento.C. ricche tanto di legno e di depositi minerari quanto di potenziale manodopera schiavile. I Cartaginesi A partire dal XII secolo a. furono i “maestri” dei popoli delle regioni centrali. furono per le popolazioni locali fonte di nuove conoscenze e stimoli culturali. Lazio.) I Micenei infatti. insediati soprattutto nel centro e nel centro-sud Italia (Emilia. La grande migrazione greca tra VIII e VI secolo A partire infine dal IX-VIII secolo a.. . E anch'essi apportarono preziosi stimoli alle società con cui entrarono in contatto. ai metalli e alle materie prime di cui le regioni europee erano ricche. con la stabilizzazione della situazione politica greca e mediorientale dopo i secoli “bui” successivi agli eventi del XII secolo. In particolare. Come infatti gli Etruschi.C. I contatti che ne derivarono. ma anche in Spagna e in Africa. dove fondarono colonie estremamente floride. Furono allora i Cartaginesi (popolazioni di origine fenicia insediatesi in nord Africa.peraltro non solo in Italia.Greci. ovviamente. a. Campania). che in quello stesso periodo incrociavano nel Mediterraneo occidentale (. Non può stupire quindi il fatto che i Micenei fondassero nelle zone meridionali e insulari d'Italia degli empori commerciali. si ebbe un nuovo afflusso di uomini in Italia e nell'Europa occidentale dal Vicino Oriente e dalle zone egee.1 . costanti flussi migratori verso le coste siciliane e del sud Italia. portando alla sostanziale scomparsa dei traffici e quindi degli insediamenti sia greci che fenici. allo stesso modo i Greci lo furono spesso di quelli delle zone più a sud. chiamato comunemente “Grande migrazione greca” (che peraltro coinvolse non solo l'Italia ma anche le zone anatoliche e tracie) fu davvero cruciale per gli sviluppi dell'area italica. costituendo inoltre il tramite attraverso cui tale cultura poté diffondersi tra le altre popolazioni italiche. Quest'ultimo fenomeno. non toccate dai flussi migratori che avevano sconvolto le vicine zone asiatiche) a portare avanti le tradizioni mercantili di Greci e Fenici. da cui ricevettero ad esempio la conoscenza della scrittura alfabetica. però – in seguito a massicce invasioni di popolazioni indoeuropee ancora primitive sia in Grecia (i cosiddetti Dori) che nel Vicino Oriente – le comunicazioni e i flussi di merci verso tali zone conobbero una forte contrazione. per quanto maggiormente evoluti rispetto alle altre popolazioni italiche. come ad esempio – e in particolare – Cartagine). nel frattempo – come si è detto – pressoché scomparsi dalla penisola italica. da una Grecia oramai “risorta” e le cui popolazioni di nuovo in crescita stentavano a trovare di che sopravvivere nella madrepatria. si interessarono presto a tali zone.. Gli Etruschi inoltre.C. da rivendere poi sui mercati della madrepatria o del Vicino Oriente. a partire dall'VIII secolo (e per tutto il VII e parte del VI secolo) ebbero luogo.. I Fenici Stesso discorso va fatto per le popolazioni fenicie. Fenici e Cartaginesi I Micenei I primi insediamenti greci in Italia meridionale e in Sicilia risalgono ancora al periodo Miceneo (XVI sec. subirono fortemente il fascino e l’influenza della più avanzata civiltà della Magna Grecia. Anche i Fenici erano interessati agli schiavi.

data la sempre più massiccia presenza di elementi di origine asiatica e la sempre più cospicua componente orientale di tali società. A partire da quel periodo infatti. per l'appetibilità di tali zone ricche di terre fertili e di risorse minerarie. divenendo in grado – appunto per il proprio superiore livello di avanzamento – di colonizzare e condizionare la vita di gran parte delle zone circostanti.C. Il progresso tecnico portò inoltre a una maggiore differenziazione del lavoro all'interno della società etrusca e di conseguenza anche a una maggiore articolazione della sua struttura interna. È molto più probabile invece. segnato dalla presenza dei popoli cosiddetti “Villanoviani”. anche l'organizzazione della vita comunitaria diveniva sempre più problematica. avessero abbandonato la propria terra d'origine insediandosi. Tutto ciò difatti. Il fatto che gli Etruschi inizino a distinguersi dalle altre popolazioni italiche solo a partire dal IX-VIII secolo a. il grande progresso conosciuto da quelle popolazioni fu l'effetto. infatti. determinando la nascita di un'organizzazione politica decisamente più complessa e ineguale rispetto a quella delle più primitive società gentilizie e preurbane. la Toscana). ancor prima.C. i cui manufatti in metallo erano apprezzati in tutto il bacino del Mediterraneo e le cui tecniche erano già ai tempi all’avanguardia. l'Etruria comincia a spiccare sulle altre regioni italiche per un maggiore sviluppo tecnologico e sociale. i Lidi. rendeva necessaria l'esistenza di tali centri. che già nel XIII secolo a. Solo a partire dal IX-VIII secolo però.2 . Meglio. sembra escludere che tali popoli civilizzatori siano giunti in Italia già nel XIII secolo a. ciò esclude che vi siano giunti tutti in una volta.1) Le origini del popolo etrusco Il principale mistero della storia etrusca (la cui risoluzione ha peraltro sottratto preziose energie alla definizione di altri aspetti di essa) riguarda le origini di un tale popolo. con le sue attività. anche delle loro avanzate conoscenze in merito all'estrazione e alla lavorazione dei metalli1.C. a causa di una grave carestia. la fonte ad oggi più accreditata. dopo varie peregrinazioni. fu per la nascente classe imprenditoriale e mercantile etrusca fonte di grandissime ricchezze. urbane e statali. Tale teoria è – pare – al tempo stesso giusta ed errata. di matrice in parte italica e in parte orientale. di gran parte della tecnologia dell'epoca. e che attorno al XIII secolo a.C. E sarà appunto – come si è già detto – l'influenza esercitata dagli Etruschi sugli altri popoli della penisola uno dei fattori essenziali alla base della diffusione in essa di civiltà. del resto. (e forse anche prima) singoli individui o comunque ristretti gruppi di origine asiatica si insediassero.. oltre che della presenza (soprattutto in Toscana) di vaste risorse minerarie. con gli Etruschi. tali zone iniziarono a distinguersi marcatamente da quelle circostanti. nonché a consolidare l'élite imprenditoriale e manifatturiera che. .2) L'organizzazione politica delle città-stato etrusche 1 Tali conoscenze erano peraltro molto avanzate già nel periodo pre-etrusco. Si situa quindi. D'altronde. la prima manifestazione a livello italico di un'organizzazione di tipo statale. essendo i metalli la base se non di tutta. nelle regioni tirreniche dell'Italia centrale fondendosi con i popoli autoctoni (da noi definiti Villanoviani) dando così vita a una civiltà nuova. e che tale tendenza si consolidasse poi nel corso dei secoli. in quello che in seguito sarebbe diventato il centro di irraggiamento del mondo etrusco (cioè l'Emilia e. ponendosi così alla base dello sviluppo di una vera e propria civiltà urbana nella quale avevano luogo attività (artigianali e di mercato) indipendenti da quelle delle campagne. paragonabili per certi aspetti a quelle del Vicino Oriente. In particolare. sosteneva che gli Etruschi (o Tirreni) facessero originariamente parte di una popolazione anatolica. (2. contribuì a consolidare e a sviluppare ulteriormente le conoscenze che erano a base di tali sviluppi. La ricchezza sviluppata attraverso i mercati. caratterizzate – fatta salva l'esistenza di una ristretta élite guerriera dominante – da una sostanziale eguaglianza tra i loro membri. a fianco e a complemento delle zone agricole. in una tale società articolata e moderna.Gli Etruschi e la loro parabola in Italia (2. Lo storico Erodoto.

nell'Italia centrale (situata in Toscana ed Emilia). Per un lungo periodo infatti. Erano solo gli dei difatti. in tali contesti. la cui organizzazione politica era sempre più spesso caratterizzata da forme di governo laiche e popolari (democratiche). Non si conosce quasi nulla dell'ordine politico interno di tali città-stato.3) L'“imperialismo” etrusco Siamo così giunti a un altro punto cruciale della storia della civiltà etrusca: quello riguardante l'“imperialismo” (se così lo vogliamo chiamare) da essa esercitato su gran parte dell'Italia. E furono. una delle cause della decadenza del dominio della civiltà etrusca. dal monopolio politico delle famiglie nobiliari più antiche. delle leve politiche – anche in linea di massima dei maggiori poteri economici.C. tutte composte da dodici città (numero dal valore chiaramente simbolico): una. In realtà. dalle vicine città-stato della Magna Grecia. unite tra loro da vincoli di natura più che altro religiosa e linguistica. e solo in parte da accordi di tipo politico e militare. . potevano allo stesso tempo scontrarsi su altri fronti per ambizioni contrastanti. molto probabilmente. e sempre più nei secoli successivi. e un'ultima. Cruciale. Nel mondo antico infatti – quantomeno nelle fasi più arcaiche – il potere politico e decisionale aveva bisogno di una giustificazione prima di tutto religiosa. Il mondo etrusco non costituì mai insomma una realtà unitaria. su prerogative d'ordine religioso. Il potere politico era spartito tra un sovrano elettivo (con carica a vita) detto lucumone. in tale direzione. dalle aspirazioni di partecipazione popolare alla vita direttiva degli stati. e un organo consultivo (simile al futuro Senato romano) composto a sua volta dai membri di tale classe. il cui prestigio era fondato. qualora essi si trovassero in zone particolarmente sensibili per i loro interessi. la cellula organizzativa alla base di tali leghe fu costituita – come in Grecia. (2. a poter dare alle decisioni dei ceti dominanti una garanzia di validità. l'altra in quella meridionale (coincidente a grandi linee con l'attuale Campania). la più giovane. Al contrario. similmente ai Greci sia d'Italia che della madrepatria. fu l'influenza esercitata soprattutto dal VI secolo a. In ogni caso. appunto. eletto dell'aristocrazia tra i suoi stessi membri.Gli Etruschi non formarono mai un vero e proprio stato territoriale. Conosciamo tre anfizionie. agirono a favore di queste ultime e dei popoli concorrenti (in particolare dei Greci). Il loro imperio o dominio si legò infatti a due fattori: alla fondazione di nuove città-stato (politicamente indipendenti da quelle di origine) nelle zone di particolare interesse economico. le città-stato etrusche furono caratterizzate. proprio i profondi e traumatici sommovimenti interni causati. Si dovette proprio alla comune convinzione che il potere politico dovesse avere un'ispirazione divina e che come tale spettasse per diritto solo ai membri delle classi nobiliari. il fatto che per lungo tempo – nonostante la nascita e lo sviluppo di centri urbani e di una vita statale la cui esistenza era legata tanto a un ristretto ceto affaristico e finanziario (aristocratico). del resto – dall'anfizionia. secondo un modello tipicamente orientale (fenicio e poi cartaginese).C. oltre e prima che sulla ricchezza economica. nell'Italia settentrionale (coincidente con la pianura Padana). paragonabile ad esempio a quello fondato dai Romani da che imposero il proprio giogo sulle altre popolazioni italiche. essi si organizzarono sulla base di federazioni di libere città-stato. cui diedero modo di elidere i possessi e le fonti di ricchezza delle antiche popolazioni etrusche. Certo è che esse erano politicamente dominate da un'aristocrazia fondiaria e mercantile. assorbendo energie prima utilizzate nel mantenimento del dominio sulle regioni circostanti. quanto a una vasta classe di piccoli mercanti e artigiani – le classi popolari non avocassero a sé maggiori diritti politici. alla capacità di influenzare a proprio favore le scelte politiche dei centri italici preesistenti. a partire dal VI secolo a. detentrici – oltre che. gli Etruschi non fondarono mai un impero territoriale. Tali sommovimenti difatti. la più antica e importante. città-stato per alcuni versi legate da vincoli di reciproca cooperazione in vista di obiettivi comuni. Al contrario.

. anche il centro d'irraggiamento di tutta la civiltà etrusca in Italia. potessero sviluppare delle nuove vie di commercio. la plebe. dai cui interessi dipendeva gran parte della sua crescente prosperità. Caere. umbri. Chiusi. Vulci. dove l'origine patrizia costituiva una precondizione necessaria per ricoprire cariche politiche – ci dà la certezza che essi si insediassero in sostanza attraverso un colpo di mano. Populonia. ma anche etruschi. pur subendo fortemente l'influenza economica e quindi politica dei vicini centri etruschi. zona fertile e ricca di metalli. potevano essere: la ricerca di terre ricche di materie prime per i consumi interni della comunità d’insediamento e per i suoi commerci esterni. ovvero di un tipo di dominazione indiretta in quanto basata su influenze politiche interne. Arezzo. Questa rivalità sfocerà nel 474 a. Volsinii. forse addirittura già nell’VIII secolo a. costituì. questi ultimi molto spesso mercanti) che andavano così a formare una sorta di cittadinanza “spuria”.Tra l'altro..tra l'altro si consideri che. in gran parte come si sarà capito di estrazione . Perusia. sia a sud che a nord. prevalentemente agricoltori. cosa che – in uno stato come quello romano. Le ragioni che potevano spingere le popolazioni etrusche a decidere di insediarsi in determinate zone o a cercare di crearsi aree di influenza politica. sia dei mercanti che dalla Campania viaggiavano verso l'Etruria o viceversa. situata come si è detto nell'Italia centrale (e composta da Veio. l'area su cui era situata Capua fu individuata come zona di grande interesse anche dai Greci. oltre che la prima area dell'insediamento etrusco. attraverso la quale i Greci cercarono di accaparrarsi (in gran parte a spese della prima) terre e risorse metallifere. accresciuta la loro forza economica e militare. conservò effettivamente la sua indipendenza politica. oltre che nel tratto più attraversabile di tale fiume (quello in corrispondenza della cosiddetta isola Tiberina. Roma era il naturale punto di approdo sia delle navi commerciali cartaginesi. Ma l'estensione dei traffici e delle attività a essi connesse portava anche a una maggiore centralità di Roma nella vita economica italica. sempre più ricchi e sicuri di sé. Essa era quindi un punto cruciale lungo la “strada etrusca” che collegava centro e sud Italia. e al desiderio dei vicini centri etruschi di controllarne più da vicino le attività. Fatto sta che gli ultimi tre re di Roma sono tutti di nazionalità etrusca. componenti la classe dei patrizi. Vetulonia. Fondazione di nuove città: l’esempio di Capua Un esempio del primo tipo di espansione è costituito dalla fondazione (ancora in tempi molto remoti. il desiderio di controllare le principali vie di transito di una determinata zona (. O forse temevano che.C. oltre che ai propri prodotti. Influenza politica ed economica: l’esempio di Roma Un esempio del secondo tipo di espansione. in una guerra in cui i Greci. Come si è già detto. Roselle. che ne taglia il letto in due “rivoli”). in Campania. In un primo momento Roma. alternative a quelle seguite fino ad allora. quasi certamente trovando appoggio (oltre che nelle vicine città-stato etrusche) presso i nuovi ceti urbani e mercantili. Probabilmente gli Etruschi temevano che i Romani. che indirizzavano appunto le proprie merci verso le città etrusche.) della città di Capua. come tale fonte di grandi ricchezze. rivale e concorrente della città etrusca. gli etruschi erano molto interessati alle merci greche e cartaginesi). Situata alle foci del Tevere e in prossimità del mare. che infatti vi fondarono Cuma. per ottenere tali obiettivi essi portarono avanti nel corso dei secoli un costante processo di espansione sia dei propri territori che delle proprie aree di influenza.. è costituito – come vedremo di nuovo più avanti – proprio dalla vicenda di Roma. la quale si affiancava ai più antichi abitanti di Roma. Volterra). Tra l'altro. è importante notare che la più antica dodecapoli.. sconfiggeranno questi ultimi determinando un forte ridimensionamento della loro presenza nel sud Italia. oltre che un comodo approdo per le merci provenienti dalla Sardegna e dalla Corsica. alleati alle popolazioni italiche soggiogate dagli Etruschi. i Romani iniziassero a imporre condizioni meno favorevoli per i loro traffici.C. Tarquinia. Si andavano intanto sviluppando in essa una serie di attività sia artigianali che commerciali che attiravano elementi non propriamente romani (sabini.

ovvero di organismi politico-militari dotati – contrariamente alla disordinata compagine degli stati etruschi – di un’organizzazione gerarchica e di omogeneità a livello giurisdizionale. trovarono in un tale sviluppo 'indotto' (peraltro. e contribuendo così a determinarne il declino. riuscirono a mettere in crisi la loro dominazione e a riappropriarsi della propria libertà. la fine dell'egemonia etrusca non significò affatto la scomparsa delle grandi correnti di traffico da essa create. Una tale componente infatti. sul predominio di un re o lucumone. giocò spesso un ruolo essenziale l'alleanza di tali leghe con le città-stato greche. (2. Ma proprio la natura disorganica di un tale dominio costituì il suo principale elemento di debolezza.plebea. L'anarchia e il disordine insomma. Ciò portò alla nascita di quelli che potremmo definire degli imperi veri e propri. possiamo dunque dire che gli Etruschi furono un popolo (o meglio. Gli Etruschi iniziarono insomma. la Lega latina) capaci di contrapporsi efficacemente agli interessi delle città-stato etrusche. fino alla loro effettiva scomparsa. come gli Etruschi caddero sotto quelli della nascente potenza romana. però. Greci e Cartaginesi Un altro aspetto importante e interessante della civiltà etrusca è il rapporto che essa intrattenne con 2 Tanto Atene quanto Roma (il cui dominio sarà. furono le ragioni più profonde della debolezza del dominio etrusco – così come. cadute nel IV secolo a. una somma di popoli o città-stato) estremamente intraprendente sul piano imprenditoriale e commerciale. portò allo sviluppo sociale ed economico di molte di tali popolazioni. colonizzata dai Cartaginesi). era politica e militare (un impero in senso stretto. lo furono della civiltà delle città-stato greche. . che seppero creare una zona di influenza che. senza peraltro istituire un’organizzazione gerarchica tra i propri centri. con le sue tradizioni e i suoi caratteri peculiari.C. I popoli assoggettati infatti. quasi mai accompagnato da un assoggettamento militare esplicito) gli strumenti per ribellarsi al predominio dei loro dominatori. un effetto – della dominazione etrusca sui popoli italici più arretrati. Modernizzazione dei popoli italici Sempre Roma ci aiuta poi a inquadrare un altro aspetto – in questo caso però. dopo averne imparato la lezione. (In questo processo peraltro. attraverso tali contatti affinarono i propri gusti artistici e le proprie tecniche e iniziarono a modernizzarsi. Essi infatti.4) I rapporti tra Etruschi. ovvero a “urbanizzarsi”. Ma proprio questa influenza economica e culturale costituì uno dei punti di debolezza dell'imperio etrusco in Italia. quindi) 2. qualche secolo più tardi.) In sintesi. Contrariamente agli Ateniesi e ai Romani infatti. le città-stato etrusche si limitarono a determinare delle generiche zone di influenza. I Romani. forse. della Sardegna (in prevalenza però. come abbiamo detto. rispetto alla prima incredibilmente più esteso sia territorialmente che cronologicamente) fondarono delle confederazioni di città-stato rigidamente controllate da un centro dotato dei maggiori poteri sia politici che militari. finirà per costituire una delle tante “anime” della società italica sorta e sviluppatasi sotto il dominio di Roma: anime peraltro da questa lentamente assimilate e fagocitate. e di un “senato” di notabili). a plasmare Roma ben prima del colpo di stato che portò alcuni loro connazionali a ricoprirne la carica regia. D'altronde. ad esempio. né dell'esistenza stessa di una tale popolazione. sotto i colpi della vicina potenza macedone. a loro volta interessate a indebolire la potenza etrusca. nonché parte della Corsica e. Il contatto con la civiltà etrusca difatti. Molto probabilmente la nascita stessa dello stato romano monarchico. si dovette a tale influenza. andando peraltro a formare nuove leghe di stati (ad esempio. Insomma. molto simile nella sua organizzazione alle monarchie etrusche (basate. come si è detto. la vicenda di Roma è un esempio molto eloquente di come gli Etruschi cercassero di controllare politicamente i popoli insediati in zone di particolare importanza per i loro traffici o per l'approvvigionamento di materie prime. che riuscì a colonizzare in modo diffuso ma non organico gran parte della penisola italiana. sviluppando l’antica società agricola e pastorale in un senso sempre più mercantile e affaristico. prima che economica.

Ciò poiché essi erano divisi tra diverse etnie (ioniche. ad esempio. pur venendo sconfitti dai Focesi. cui accenneremo avanti… Era inoltre usanza delle città-stato etrusche. il principio del libero scambio. è la rivalità esistente a livello tirrenico e adriatico tra Siracusani e Ateniesi. rifornendosi in tal modo di beni e risorse. e di cui parleremo più avanti).C. non furono mai del tutto pacifici. I rapporti tra queste tre popolazioni dunque. mentre – se si eccettua la rivalità tra Capua e Cuma – gli Etruschi. Inoltre. anche se non di rado 3 A proposito dei Greci. nella quale i due alleati. potevano sempre scegliere a chi venderli: a mercanti stranieri. se si eccettuano periodi di guerra o comunque di particolare tensione diplomatica. principale centro commerciale etrusco in Campania. era da tempo mitigata da accordi commerciali e territoriali). eoliche…) e città-stato. greca e cartaginese. come si è già detto. dai cui contatti – come vedremo avanti – furono influenzati in modo sostanziale! Tuttavia. tensioni politiche e militari tra questi popoli esistevano eccome: in particolare tra Etruschi e Cartaginesi da una parte. Capua. I Cartaginesi infatti. erano particolarmente interessati all'arte e alla civiltà greca. non erano fortemente disturbati dalla presenza ellenica. in linea di massima. quando nel 474 a. Così. se una certa zona era – ad esempio – ricca di metalli. oramai in sostanza nelle mani dei Greci. greche e cartaginesi (o fenicie) vigeva. Ognuna di tali compagini difatti – come si è già detto – aveva delle mire di tipo espansionistico sui territori italici. Se. o – cosa ovviamente più probabile – ai loro connazionali e fratelli. in quanto come si è già detto particolarmente interessate ai manufatti greci. I Focesi infatti – date le gravi perdite umane e materiali subite nella guerra – dovettero rinunciare al loro proposito di insediamento in Corsica. doriche. al fine di accaparrarsi le materie prime e di presidiare le vie di traffico più importanti. Un esempio in questo senso. Gli Etruschi. il cui splendore però ebbe inizio proprio a partire dal suo declino. insediati più a nord. tanto da essere indotto a rafforzare la sua espansione nelle zone dell’Italia nord-adriatica. erano nella lavorazione dei metalli dei veri maestri) e se e in che misura utilizzarli per il commercio con l’esterno. ne scatenò la reazione congiunta. gli Etruschi si insediavano in una determinata zona.C. 3 Per tale ragione.le altre due grandi civiltà. ad esempio. ne derivava per loro il vantaggio di poter usufruire direttamente (senza bisogno cioè di ricorrere all'intermediazione commerciale di altri popoli) tanto dei territori quanto delle materie prime in essi presenti. combattevano da sempre contro la presenza dei Greci in Sicilia. e Greci dall'altra. riservare al proprio interno uno spazio d’insediamento stabile (quartiere) ad alcuni artigiani greci. Non va poi dimenticata l'alleanza che. anche se ovviamente di minore qualità. del resto. In effetti. date le reciproche rivalità politiche e commerciali. territori già da tempo rispettivamente occupati da Etruschi e Cartaginesi (e la cui rivalità inoltre. i suoi colonizzatori potevano decidere liberamente se e in che misura utilizzare tali metalli per le proprie esigenze interne (gli etruschi. si ostacolavano reciprocamente alleandosi con i popoli stranieri al fine di favorire i propri interessi a scapito di quelli dei propri connazionali. in particolare di quelle di cui vi fosse un particolare bisogno.. Ma il tentativo dei Greci (Focesi) di insediarsi in Corsica e in Sardegna. sulle coste oggi francesi). il mondo etrusco complessivamente inteso conobbe una decisa riduzione dei propri traffici da e verso le zone tirreniche del sud Italia. presenti ai suoi tempi sulla penisola italica (nonché con quella romana. che spesso. Tra le città-stato etrusche. ottennero lo scopo di conservare le proprie precedenti zone di influenza. pur costituendo essa un prezioso avamposto per il loro commercio con le proprie colonie del nord Europa (in particolare con Marsiglia. si deve ricordare come un simile “patto di solidarietà” fosse tra essi molto labile.. cadde per mano dei Greci siracusani. Quando (cosa per nulla rara!) una determinata area era contemporaneamente oggetto di interesse da parte di più contendenti. si formava un artigianato autoctono che imitava lo stile greco e produceva opere contraffatte. . Non di rado del resto. strinsero tra loro Cartaginesi ed Etruschi al fine – almeno da un certo momento in avanti – di arginare l'avanzata delle colonie greche. ad esempio. il patto di solidarietà che legava tra loro le colonie appartenenti ad una medesima area linguistica e culturale aveva la sua base essenzialmente nel fatto di commerciare preferenzialmente tra di loro. Tale reazione culminò nella battaglia di Alalia (in Corsica) del 535 a. in questo secondo caso. questi tre popoli commerciavano tranquillamente tra loro.C. avevano inizio i dissidi. probabilmente a partire dal VI secolo a. Ovvero.

nei quali sempre si rileva una matrice asiatica (e comunque certamente .furono di esplicita ostilità. la civiltà etrusca risentì fortemente. poiché a ogni dio corrispondeva una determinata regione dello spazio celeste) avessero precisi riflessi sulle cose del mondo terreno. i fulmini) sia di oggetti terreni (in particolare delle viscere degli animali e prima di tutto del fegato. da una parte.5. ma ancor più che per altri. come spesso li chiamano. mesopotamica. che essi trasmisero peraltro ai Romani. per i quali divenne la forma principale di divinazione. ovvero il luogo abitato dagli dei. laddove al contrario i popoli ellenici mostrarono sin dai tempi più remoti una particolare attitudine verso spiegazioni di tipo razionale – e in ogni caso non a sfondo magico-religioso – dei fenomeni naturali. D’altronde se. che le decisioni e i pensieri degli dei (ovvero gli influssi astrali. Nel complesso. fondata sul “pacifismo dei mercati”. ma anche quella di altri autori. l'Italia del periodo preromano fu dominata essenzialmente da queste tre civiltà. ciò si deve in gran parte al fatto che non sia rimasto praticamente nulla della loro produzione letteraria. come già si è detto. è anche vero che molto presto essa conobbe il fascino della più evoluta e internazionale civiltà ellenica. ricorrere all'immagine di tre popoli ostili e “nemici”. lidica. incapace di rendere conto degli attriti che tali popoli dividevano e spesso portavano allo scontro armato. Abbiamo deciso perciò di suddividerlo così: una prima parte dedicata alla religiosità. Particolare attenzione sarà riservata al raffronto tra la civiltà etrusca e le altre civiltà antiche e agli influssi da essa esercitati sulla vicina società romana. Il rapporto tra queste due componenti (quella asiatica: fenicia. Essi erano infatti ossessionati dall’interpretazione dei segni che gli dei (ovvero le realtà superiori) disseminavano nel mondo: un’ossessione alla cui base vi era l’idea di una strutturale corrispondenza tra microcosmo (realtà terrena) e macrocosmo (il cielo. ecc. L'argomento in questione è ovviamente vastissimo.5) I caratteri generali della civiltà etrusca Se conosciamo davvero poco della vita e della società degli Etruschi. anche considerando la relativa scarsità di informazioni in nostro possesso. (2. sotto l'influenza delle quali anche le popolazioni autoctone andarono sviluppando i semi di una vita economica e sociale più moderna. anche per gli Etruschi la religione svolgeva un ruolo essenziale sia all’interno della vita collettiva che di quella individuale. posteriori (la testimonianza di Tito Livio ad esempio.1) La religiosità etrusca Come per tutti i popoli antichi. Molto diffusa e raffinata tra gli etruschi era perciò l’arte divinatoria. latine e greche. dal momento che al contrario essi intrattennero costantemente scambi culturali intensi e proficui. Sarebbe semplicistico insomma. appunto. da essi considerato una fedele immagine della volta celeste – una pratica quest’ultima. tra i quali molti greci. una al ruolo – davvero singolare rispetto alle altre civiltà occidentali contemporanee – svolto dalla donna. ma sarebbe del pari fuorviante accreditare una visione eccessivamente ottimistica. una alla lingua e soprattutto alla scrittura. ancora oggi è molto accreditata la tesi di Erodoto che sostiene una loro derivazione dai Lidi). Ciò che di tale civiltà sappiamo. una all'arte. che parlano sovente degli Etruschi o. un paragrafo a se stante verrà dedicato all'organizzazione politica e sociale. egizia. soprattutto sul nascere. Infine. essendo presto la loro lingua divenuta incomprensibile anche agli antichi. lo dobbiamo soprattutto a testimonianze archeologiche (in gran parte tombe) e letterarie. agli indovini della tradizione omerica…).) Anche se pure tra i Greci le pratiche divinatorie svolsero a lungo un ruolo essenziale (basti pensare a tale proposito. (2. Era loro convinzione infatti. dei Tirreni). ognuno situato in una determinata zona). di influenze orientali (ragione per la quale. epatoscopia. basata sull’interpretazione sia di eventi celesti (ad esempio. e quella greca occidentale dall’altra) si può d’altronde scorgere chiaramente in quasi tutti i settori della vita etrusca. in ogni caso. senza dubbio però ebbero nella cultura etrusca un ruolo molto maggiore.

Un’“ossessione” questa. nei quali un posto di primo piano rivestì appunto la definizione preliminare dei confini. né per conseguenza. Questi ultimi facevano parte della categoria delle divinità minori o “nascoste” (terrestri). di impostazioni formali” (Romolo A. Essa possiede qualità proprie e riflette un'attitudine tipicamente italica alla concretezza. Un altro aspetto essenziale dell'arte etrusca è l’inesistenza di ciò che oggi noi definiremmo “arte per l'arte” (e che i Greci invece andavano sviluppando in quegli stessi secoli). su cui vogliamo qui soffermarci. come non sia “possibile parlare [per gli Etruschi] di un'arte fine a se stessa. possiamo vedere la graduale trasformazione del pantheon degli dei etruschi originari (figure celesti. est-ovest). sarcofaghi in ceramica e in marmo e manufatti di piccole dimensioni. spingendosi a volte fino all’effetto caricaturale. ma capace anche di profonda riflessione e lontana dagli eccessi tipici di un’indole rozza e primitiva. e dalle forme certamente non umane) in senso sempre più vicino alle tradizioni religiose elleniche. misteriose e indecifrabili. appaiono presto mitigati dall'influsso dei canoni ellenici. che si trasmise alla cultura romana. diviene l’equivalente etrusco di Zeus. Una tale tendenza non cancella tuttavia le profonde differenze esistenti tra le due tradizioni. Gli Etruschi difatti finalizzavano sempre le loro opere a scopi pratici. ed erano composte dagli spiriti degli antenati di ogni famiglia. Tale popolo difatti – a differenza dei Greci – concepiva ogni espressione artistica in relazione a esigenze pratiche. . In ambito religioso. Il tutto a comporre un suggestivo risultato. Newton & Compton. nordsud. pur non rinunciando alla sua originaria collocazione celeste.C. statue (tra cui spicca per bellezza l'Apollo di Veio). L'arte etrusca pervenuta fino a noi è composta essenzialmente da pitture tombali. caratterizzate due vie principali (il cardus maximus. Staccioli. Nonostante ciò. dove ad esempio Tinia. È in questo contesto che si inserisce la pressoché totale assimilazione (seppure di facciata) degli dei etruschi a quelli greci. quali quelle legate al culto degli dei (templi) o dei morti (tombe e sarcofaghi).2) L'arte etrusca tra tradizione e innovazione Come già nella religione. nello stesso modo ve ne fu una tra le prime e quelle etrusche. quanto di natura alta. fondamentale importanza continuò a rivestire la tradizione – totalmente assente tra i Greci. l'influenza superficiale del mondo ellenico. la cui presenza influenzava (positivamente o negativamente) la vita dei loro discendenti. di solito posti sull'asse sud o sud-est. la loro principale divinità. al tempo culturalmente egemone a livello mediterraneo. a volte di pregevolissima fattura. sulla Bellezza in senso tipicamente greco. E come vi fu una precisa corrispondenza tra divinità greche e latine. ma molto diffusa anche tra i Romani – dei numi tutelari o penati. anche nell'arte etrusca si riscontra – soprattutto a partire dal VI secolo a. incentrati sulla ricerca dell'armonia e dell'equilibrio formali. tanto di natura umile (specchi e oggetti di arredamento). – una decisa influenza della cultura greca. (2. molte peculiarità del mondo religioso etrusco (e poi romano) erano destinate a sopravvivere anche in seguito a tale processo di assimilazione.non greca) sulla quale si innesta in seguito. in gran parte per motivi esteriori. che si esplica essenzialmente nell’emulazione dei canoni ellenici. Ricorda giustamente Romolo Staccioli. come dimostrano i riti latini di fondazione delle città. 72-73). è la preoccupazione per la definizione dei confini delle città e per il loro orientamento geografico. anche gli Etruschi operarono una sostanziale convergenza tra i propri culti originari e quelli della civiltà greca. Un ultimo aspetto della cultura religiosa etrusca. attraverso la demarcazione del perimetro sacro della città (pomerium). ebbe la sua origine nella concezione etrusca dello spazio celeste. anche l’organizzazione viaria “a croce” tipica delle città romano-latine. che è poi l'immagine di una società gaudente e libertina. Del pari. e il decumanus maximus. alla ricerca di un equilibrio sia formale che spirituale. “Gli Etruschi”. non mediate da modelli ideali. Tali caratteri tuttavia.5. così come del resto per quello degli edifici sacri. p. insomma. a proposito dell'arte figurativa etrusca. Come i Romani dunque. In particolare. 1994. alla rappresentazione della natura nelle sue forme reali.

tanto italica quanto extra-italica (ragione per la quale appunto. almeno rispetto agli altri popoli italici e agli stessi Greci. tuttavia. pur non mancando affatto essa di istintiva armonia. si avventurava in esso con una disinvoltura pressoché eguale a quella dell'uomo. fu il ruolo che rivestì la donna all'interno della società etrusca.Lontani da ogni forma di riflessione estetica. La donna etrusca era inoltre dotata di quella che i latini chiamavano audacia muliebris. l'elemento femminile rivestiva di solito un ruolo del tutto subalterno rispetto a quello maschile: tutrice della quiete domestica.. e che attraverso il contatto con gli Etruschi i Latini svilupparono poi un proprio alfabeto. come dimostrano tra l’altro le statue superstiti. aveva caratteri del tutto diversi da questi. moglie di Tarquinio Prisco. nella raffigurazione a volte fedele e a volte fantasiosa e sbrigliata della realtà. piccole comunità basate sulla forza fisica come strumento di difesa e di sopraffazione nei confronti dei vicini. anche dell'arte romana) sugli aspetti immediati della realtà. . costituiva nella sua forma idealizzata un esempio di virtù e di castità. La vena “alta” tipica dell'arte greca fu quasi del tutto sconosciuta all'arte etrusca. che si soffermò invece molto di più (secondo caratteri tipici. dal momento che – come già osservava Dionisio d'Alicarnasso – pare difficile accostarla a qualsiasi altra lingua antica conosciuta.5. si ignora totalmente l'origine. di profondità e finezza psicologica. gli Etruschi indulgevano spesso nel particolare delicato o divertente. Nelle società contadine e guerriere tipiche delle regioni europee. in seguito. ed etrusca a sua volta – di notevole cultura e di grandi abilità strategiche e diplomatiche (torneremo 4 Nella lingua etrusca mancavano alcuni suoni presenti in quella greca.4) La donna nel mondo etrusco Davvero inusuale. ad esempio. molto più vicini a quelli da essa solitamente rivestiti all’interno delle società orientali (fatto questo. Di essa. infatti. a quelle degli elementi maschili della famiglia). trasformandoli secondo le proprie esigenze linguistiche e fonetiche 4. i caratteri dell'alfabeto greco. Anche per questo. che in quella (tipicamente greca) del marmo. come testimoniano ad esempio i molti affreschi raffiguranti simposi “misti” e i molti sarcofaghi in cui la moglie è raffigurata sdraiata su un triclinio assieme al proprio marito. La donna romana. a loro volta rielaborazione di quello fenicio.5. che rafforza ulteriormente la tesi dell'origine asiatica di tale popolo) nelle quali la guerra era il mestiere di una casta ristretta e ben definita di individui (i soldati di professione). nella caratterizzazione dei personaggi (nei ritratti e nelle statue mortuarie specialmente). altri invece utilizzati per esprimere suoni diversi. ad esempio la vocale o.vale a dire.3) La lingua e la scrittura Quanto alla lingua etrusca. e in cui quindi i valori guerrieri erano decisamente meno centrali e il predominio maschile. pur effettivamente esistendo. La donna etrusca invece. essa rimane uno dei tanti misteri che circondano questo popolo. La donna etrusca. Quel che è certo. lungi dal vivere lontana e appartata dal mondo extra-familiare. ad oggi non è stata ancora decifrata). Essi furono più grandi nell'arte della lavorazione della creta (ceramica) e dei metalli. per la maggior parte in ceramica o in bronzo. primo re etrusco di Roma. del marito e dei figli. come dimostrano ad esempio le molte raffigurazioni della vita coniugale giunte fino a noi attraverso i sarcofaghi e le pitture tombali. e di sostanziale e volontario annullamento di fronte a esse. divenuta presto incomprensibile anche per gli antichi. nonché spesso – ad esempio nel caso di Tanaquilla.. che ne cinge teneramente le spalle mostrando in tal modo sia il profondo legame affettivo che li legava (e che pare vincere la morte stessa) sia l'alta considerazione nutrita verso la consorte. alcuni segni dell’alfabeto greco vennero abbandonati. (2. (2. ancora oggi base della scrittura dei popoli di cultura europea. è che gli Etruschi mutuarono. nella rappresentazione del dinamismo e del movimento. essa era pressoché totalmente soggetta al potere e all'autorità maschili: del padre. era decisamente meno marcato che nel mondo europeo occidentale. di totale dedizione alle esigenze familiari (.

come si può vedere dalle tombe rimaste. Questa classe subalterna inoltre.6) I caratteri generali della società etrusca Analizzeremo. fu il loro estremo conservatorismo. almeno in relazione ai periodi più avanzati della loro storia. anche se in seconda posizione.avanti su questo argomento. quando gli storici romani cercarono di descrivere la condizione della maggioranza della popolazione etrusca. tale condizione di fatto potrebbe anche avallare l’idea di una mera influenza culturale e politica. si potrebbe facilmente spiegare con l’ipotesi di un’invasione esterna da parte di popoli più evoluti. era fortemente stratificata: nelle sue condizioni più umili potendo essere equiparata agli schiavi comuni. avrebbero cioè portato con sé l’idea di un’organizzazione fortemente verticista della società. l’incapacità cioè di aggiornare le proprie strutture politiche alla nuova realtà sociale creatasi in conseguenza allo sviluppo dei commerci e all’emergere di classi economiche intermedie. In ogni caso. peraltro. che assoggettarono le popolazioni autoctone riducendole in uno stato minoritario. i caratteri essenziali della società etrusca nella sua organizzazione politico-sociale. qui avanti. ridotti in uno stato semiservile. quelli cioè . In particolare. a quelli minerari! I primi erano essenzialmente coloni cui un padrone aveva assegnato un lotto di terra che essi dovevano coltivare per lui. (2.1) La particolarità della società etrusca Una delle frecce nell’arco di coloro che sostengono l’origine orientale degli Etruschi risiede nell’osservazione della struttura stessa della loro società. e questa era la condizione della loro stessa incolumità (una situazione simile. La condizione di servaggio più dura era quella dei residenti nelle campagne. a quella degli iloti spartani). Né d’altronde avrebbe facilmente potuto essere diversamente. ponendola in contrasto con quella romana e – più in generale – con le società circostanti. della quale si sarebbero serviti i ceti economicamente emergenti per consolidare il loro potere e assurgere al rango di casta anche politicamente dominante. Una tale divisione infatti.6. ci soffermeremo sui caratteri spiccatamente servili e conservativi che la caratterizzarono. alle dirette dipendenze del sovrano) e una maggioranza di sudditi ordinari. caratterizzata da una divisione netta tra una minoranza di ricchi dominatori e una maggioranza di individui subalterni. ma in altre giungendo al contrario a condizioni di privilegio e di notevole libertà rispetto ai suoi stessi padroni. addetti ai lavori agricoli o. I secondi erano invece utilizzati nei lavori più faticosi. quando parleremo del periodo monarchico di Roma…) Inoltre. Ma a ben vedere. questi “schiavi” etruschi godevano di ampie libertà: potevano ad esempio farsi una famiglia e vivevano spesso in alloggi indipendenti da quelli dei loro padroni (cui erano però legati da rigidi vincoli di servaggio). al patronimico (nome del padre): altro chiaro segno dell’importanza rivestita dalle donne in tali società. (2. dal momento che questa classe di servi costituiva una parte tanto considerevole della società (senza dubbio molto più del 50%) da rendere pressoché impossibile alla casta dominante limitarne oltre un certo limite le libertà personali. malsani e pericolosi che si potessero immaginare. Mostreremo inoltre. come uno dei punti deboli di tali società. Le minoranze lidiche o comunque asiatiche che – secondo l’ipotesi qui sposata – si infiltrarono nelle società italiche originarie. genericamente detti “servi”. Al contrario di questi ultimi difatti. tanto di matrice italica quanto ellenica. si trovarono in un certo imbarazzo terminologico. dal momento che – come noto – le grandi formazioni statali orientali erano caratterizzate da una divisione abbastanza netta tra una minoranza di privilegiati appartenenti alle caste sacerdotali o funzionariali (queste ultime. non potendo del tutto assimilare i servi etruschi ai loro schiavi (e in generale alla condizione schiavile quale era conosciuta nel mondo mediterraneo occidentale). peggio. nell’onomastica etrusca il matronimico (nome della madre) compariva accanto.

fondata appunto su una casta privilegiata e una massa asservita. Intendiamoci. in crisi perché incalzata sempre più da vicino da queste classi emergenti. Probabilmente per dissidi insorti all’interno della stessa aristocrazia dominante infatti. incuranti dei . alcuni destinati ad attività manifatturiere. tale mondo aveva in abbondanza: a partire dalle cittàstato indipendenti (quali Roma e in genere gli stati della Lega latina) sottoposte alla sua influenza ma di essa insofferenti. soprattutto dei più ricchi e in vista – …i liberti. non furono infatti sufficienti a modificare radicalmente le concezioni e la struttura istituzionale della civiltà etrusca. assieme all’influenza culturale esercitata (a partire soprattutto dal VI secolo) dalle vicine città-stato elleniche. avrebbe infatti potuto o dovuto porre i semi – come in Grecia – di una rivoluzione “democratica” in seno al mondo etrusco. ma anche giuridici. si ricollega peraltro a un altro aspetto cruciale della società etrusca: la sua natura fortemente conservativa. anche perché offriva maggiori possibilità di emancipazione economica. Da un certo momento in avanti difatti. almeno dal VI/V secolo in avanti. e soprattutto dei secondi. l’aristocrazia etrusca. i tentativi dei laut(u)ni o liberti. altri invece ad attività “di concetto”. si dovette senza dubbio alla natura particolarmente stratificata e rigida delle città-stato etrusche.6. l’espansionismo romano nel mondo etrusco. La condizione di questi ultimi. Esse tuttavia. Al contrario. passando per i suoi rivali storici (Cartaginesi e Greci). “vendevano” il proprio stato ai Romani. vi erano (come del resto ve ne furono nel mondo greco e romano) gli schiavi urbani. ma particolarità della società etrusca fu il fatto che essi.C. anche dopo il loro affrancamento. seppure solo in parte. Se ciò non avvenne. a parte alcuni casi di vera e propria rivoluzione civile. mercantili e affaristiche.legati all'estrazione o alle prime fasi della lavorazione dei metalli. per giungere infine ai popoli “barbari” (Sanniti a sud. ovvero gli schiavi liberati. sin dai periodi più antichi. Tali classi. con la conseguenza che questi.). furono presenti all’interno di tutto il mondo antico. sfociarono quindi spesso in episodi di violenza civile che contribuirono a destabilizzare il mondo etrusco. ai loro ex-padroni – di impadronirsi delle leve del potere politico a scapito delle antiche aristocrazie di sangue. I conflitti che. rimanessero legati a vincoli di fedeltà e sottomissione non solo morali. similmente alle successive ribellioni degli schiavi romani (ad esempio quella di Spartaco e dei suoi seguaci nel I secolo a. le cui attività lucrative ponevano su un piano di maggiore parità sociale rispetto ai propri padroni. marxianamente parlando. Il concorso delle trasformazioni sociali ed economiche appena descritte. Galli a nord) ansiosi di impossessarsi o quantomeno di saccheggiare i suoi territori. Esemplare in questo senso fu un episodio riguardante la città di Volsinii. È anche in quest’ottica che si può comprendere. con cui stingevano patti di alleanza (leggi: “di sudditanza”) la cui controparte era la garanzia di mantenere pressoché inalterato il proprio antico dominio sulla plebe servile. determinando di solito delle situazioni di più o meno latente guerra civile. determinarono un vero e proprio stravolgimento degli equilibri interni delle città-stato etrusche. non andavano a intaccare la struttura stessa della società etrusca. era decisamente migliore rispetto a quella di coloro che risiedevano nelle zone agricole. e dei servi privilegiati in genere.C. (2. si vennero a creare tra sovrastruttura politica e organizzazione economica e materiale della società. rendendolo molto più vulnerabile da parte dei nemici esterni – nemici che peraltro. e che finirono peraltro presto o tardi per essere repressi nel sangue. si rivolse sempre più spesso alla città laziale – oramai divenuta una potenza economica e militare autonoma – al fine di ricevere un sostegno nella lotta per la conservazione del potere.2) Una società (troppo) conservativa… Il tema dei laut(u)ni. una parte di essa favorì l’accesso dei “servi” alle cariche pubbliche. L’emergere di una nuova classe di benestanti (o addirittura di ricchi) di estrazione servile. avvenuto nel III secolo a. All'opposto poi. in sostanza. anzi… Le ribellioni dei contadini furono probabilmente una costante nella storia etrusca. non solo gli schiavi privilegiati erano capaci di ribellarsi. È in questi elementi che si devono vedere con ogni probabilità i semi di quel dinamismo sociale che minò la pace del mondo etrusco.

Infatti. Roma era dunque una città-stato strutturalmente predisposta all'inclusione degli stranieri e a un certo dinamismo sociale interno: una società nella quale ogni individuo libero. anche se non nobile e di origini non romane. non potesse aspirare. senza peraltro eccessive limitazioni di carattere etnico (. era un patrizio a tutti gli effetti e come tale. la loro nobiltà essendo poi equiparata a quella romana. guadagnandosi la fiducia e la gratitudine non solo delle classi dirigenti. in linea di massima. che col tempo peraltro riuscirono costantemente ad accrescere. quando non addirittura a inglobare intere popolazioni con la loro nobiltà.3) Gli Etruschi e Roma: un paragone Un ultimo punto su cui vorremmo soffermarci è il raffronto tra la società romana (destinata a prendere il posto di quella etrusca come civiltà guida in Italia) e la società etrusca. Una caratteristica questa. pur etrusco e non romano. d'altronde. nonostante le ricchezze ereditate da suo padre (ricco cittadino corinzio esule a Tarquinia. I plebei romani difatti. Né il fatto che un non romano come Tarquinio Prisco assurgesse al rango di re. Già il secondo re di Roma. costituiva in tale stato un evento eccezionale. in tale città. In tale situazione. Tarquinio avrebbe potuto assurgervi.. secondo le leggi romane. in questo tipo di circostanze. Così come. si poteva diventare nobili all'improvviso e quello era il posto giusto per un uomo forte e valoroso. che costituì senza dubbio una delle principali ragioni della sua debolezza strutturale. continua Tito Livio. soffermandosi sulla vita di Tarquinio Prisco (come si diceva. È anche vero che i sabini erano stati precedentemente inglobati da Romolo nello stato romano ottenendone la cittadinanza. eleggibile alla carica di sovrano. a differenza di Tarquinio. Tale raffronto ci aiuterà a capire perché i Romani riuscirono a scalzare l'antico predominio a livello italico degli Etruschi. nella quale la distinzione tra nobili e non nobili aveva un aspetto meno severo e limitante di quanto non avesse nel mondo etrusco. la stessa contrapposizione tra plebei e patrizi era strutturalmente molto diversa da quella (ad essa corrispondente) tra servi e padroni etruschi. . la nobiltà di Volsinii fu costretta a una repentina marcia indietro e chiese aiuto a Roma per ristabilire l’ordine. ma spesso probabilmente anche di parte del popolo. a causa di un incidente che causò la morte degli ambasciatori romani. Tutto questo non toglie però. pur svantaggiati rispetto ai nobili o patres. ovvero a individuare alcuni dei punti di forza di essi rispetto ai loro rivali. per meriti personali. con la morte degli insorti e con la distruzione stessa della città (anche se alla nobiltà fu riservata una fine decisamente migliore). come la sua vicenda dimostri che anche uno straniero poteva. al rango di nobile).patti di alleanza. (2. Tito Livio. per un atto di valore. primo re etrusco di Roma). racconta come questi. l’episodio terminò nel sangue. una città aperta all'apporto di sempre nuovi elementi. divisa tra due caste rigidamente contrapposte e pressoché impenetrabili tra loro: quella dei nobili da una parte e quella dei servi dall'altra. o “cittadini di serie B”). era stato infatti un sabino e un non romano. Tutt'al contrario di quella romana – come abbiamo visto in precedenza – la società etrusca era una società estremamente chiusa. i romani si presentarono come pacificatori e risolutori dei conflitti intestini. E anche se in questo caso. Quella romana era infatti – soprattutto se paragonata a quella etrusca – una società fluida.” (1 -34) Roma era insomma. “Roma le sembrava [a Tanaquilla] offrire le migliori possibilità: quello era un popolo di fresca formazione dove. Abituata sin dall'inizio ad attirare cittadini stranieri (ricompresi poi quasi sempre nelle fila della propria cittadinanza in qualità di plebei.come spiega Livio infatti. eliminando d’ufficio gran parte delle restrizioni cui erano tradizionalmente sottoposti e smantellando gran parte della proprietà terriera nobiliare. in quanto di origini greche. equiparata alla propria. ragione per la quale si era appunto trasferito – su consiglio e assieme alla moglie Tanaquilla – a Roma. un certo Numa Pompilio. ragion per cui Numa. dove egli era cresciuto e vissuto) a una vita gloriosa nella sua città d'origine. godeva pur sempre di una certa possibilità di affermarsi e del rispetto dei diritti fondamentali legati alla cittadinanza: libertà personale e proprietà. assurgere al rango di nobile e persino di re..6. godevano comunque delle libertà e dei diritti politici fondamentali. promulgarono una serie di leggi “draconiane” in proprio favore.

soprattutto in prossimità delle coste (Veio. VII secolo: fondazione da parte degli Etruschi di nuove colonie in Campania (Capua) e primi contrasti con le vicine città-stato greche. (2. VI secolo: in questo secolo si ha. la civiltà etrusca si estende (soprattutto dal VII secolo) anche nelle zone dell'entroterra (Roselle. da che l'influenza delle città-stato greche del sud Italia cominciò a farsi sentire) di frequenti rivoluzioni e di un'instabilità politica permanente che andò a vantaggio delle civiltà rivali e confinanti. all’interno della lotta per il predominio territoriale. Un tale fenomeno è parallelo alla scomparsa in varie città latine della monarchica. prime influenze sul Lazio. data soprattutto la maggiore resistenza alla penetrazione etrusca da parte delle popolazioni locali (latine. sia a causa dello sviluppo di vie di traffico terrestri. si hanno i primi fenomeni di differenziazione sociale. la celebre battaglia di Alalia (535).. dei centri urbani caratterizzati dalla presenza di un'imprenditoria che sfrutta sistematicamente le vie commerciali (soprattutto marittime) che collegano la Toscana ai grandi traffici mediterranei. fu la sua maggiore capacità di coesione sociale: traguardo questo. città fondata da coloni focesi ma alleatasi poi in funzione antietrusca con la grande potenza greca siracusana (474): tale sconfitta costituisce un colpo decisivo inflitto al dominio etrusco nel sud d’Italia e spinge la compagine etrusca a cercare nuovi sbocchi commerciali verso l'Adriatico. che essa perseguì sia attraverso il mantenimento di una viva dialettica tra i suoi due ceti (quello autoctono o patrizio e quello d'origine straniera o plebeo).soprattutto perché causa (in particolare. oltre che commerciale). L'analisi del diverso assetto di potere di queste due civiltà dunque. IX/VIII secolo: si colloca in questi secoli il decollo della civiltà etrusca. con la nascita tra l’altro di leghe di città-stato intese a contrastarne il sostanziale dominio economico e politico. Volsinii. V secolo: sconfitta di Capua contro Cuma. ovvero il suo distacco da quella villanoviana del ferro. In questi secoli infatti si sviluppano. istituzione importata appunto dagli Etruschi. anche nel Lazio si ha un deciso declino dell'influenza etrusca. osche). anch'esse interessate allo sfruttamento commerciale delle materie prime di tali zone. sia attraverso una politica costantemente volta alla conquista e all'asservimento di nuovi territori. sabine. senza tuttavia la fondazione di vere e proprie colonie.. È in questo periodo (509 a.C. combattuta tra Greci (Focesi) ed Etruschi e Cartaginesi (alleati). Con essa. nonostante le inevitabili lotte intestine tra plebei e patrizi. più sviluppate rispetto a quelle delle zone più a sud. in conclusione. Vulci. È inutile dire che molti dei fatti qui esposti riguardano anche la storia romana. Uno dei motivi della maggiore solidità della società romana rispetto a quella etrusca dunque. in particolare verso le zone italiane del nord-est. .) che Roma caccia l'ultimo re e diventa una Respublica. premio e mezzo di arricchimento per tutti i suoi cittadini e come tale capace di favorirne appunto la coesione politica e sociale. Tarquinia). Volterra.). ovviamente.7) Una breve storia degli etruschi (dagli esordi alla conquista romana) Riassumiamo qui. Gradualmente inoltre. Contemporaneamente. le principali fasi e i principali eventi della storia etrusca. con la nascita di una classe privilegiata e socialmente dominante. è un elemento fondamentale per comprendere alcune delle ragioni del prevalere (almeno da un certo momento in avanti) della società romana su quella etrusca. già basata sullo sfruttamento delle notevoli risorse metallifere della zona e su tecniche all'avanguardia nella lavorazione dei metalli. per il possesso della Corsica e della Sardegna. e come tali verranno trattati anche più avanti. sia della trasformazione della civiltà etrusca in un senso sempre più agricolo (con la nascita di una vasta aristocrazia fondiaria.

peraltro nemici dei Siracusani. Nel 354 Cere (alleata di Tarquinia) si arrende a Roma. IV secolo: . I secolo: Solo all'inizio del I secolo a. sarà Tarquinia a entrare nelle mire espansionistiche di Roma. divenuta la nuova guida della compagine degli stati etruschi. entrando in tal modo a fare parte della sua zona di influenza politica e commerciale. e aveva inizio il processo di assimilazione della civiltà etrusca da parte di quella romano-italica nascente. anche le altre città-stato etrusche finiranno per sottomettersi al dominio romano. in alleanza con le classi nobiliari. Galli ed Etruschi in funzione antiromana. In tal modo. . Essa difatti. alcuni aspetti della precedente situazione. Una delle città più ricche e commercialmente fertili di questo periodo è Spina. In quegli stessi anni. In conseguenza dell'indebolimento del loro predominio nel centro e sud d'Italia. Umbri. Mentre i Galli non sempre distruggono la vita sociale e commerciale etrusca. si scontra per propria natura con le pretese di egemonia romane. dando così avvio a un processo di rivoluzione democratica interna. Ha inizio così un conflitto tra Roma e la vicina Veio per questioni territoriali ed economiche. che culminerà nella distruzione di Veio e nell'incorporamento del suo territorio in quello dello stato romano (396). il dilagare dei Romani non si ferma e nel 280 a.Ma il fragile equilibrio creatosi nel nord Italia verrà spazzato via (o quasi) dall'invasione dei Galli da nord e dei Siracusani da sud. sono senza dubbio legati all'indebolimento della capacità degli Etruschi ad esercitare un ferreo controllo sulle proprie zone di influenza: fenomeno questo. formalmente in qualità di alleate o federate. essi parificano politicamente le classi alte a quelle popolari. i Romani concedono a tutti i cittadini etruschi il diritto di cittadinanza. Sabini.. è opportuno notare (come in precedenza si è già mostrato) come i Romani utilizzassero spesso l'arma politica per infiltrarsi nei loro territori. l'alleanza tra Roma e l'aristocrazia etrusca (finalizzata alla conservazione dell’antico ordine sociale) era in sostanza giunta al termine..C. Per ciò che riguarda gli Etruschi. anche la Campania. concedendo tra l'altro solo ai nobili la cittadinanza romana e sanzionando così implicitamente la loro superiorità rispetto alle classi subalterne. gli Etruschi (alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali) tendono a espandersi verso nord-est: in Romagna e soprattutto in Veneto. al termine di una guerra di tre anni. anche Roma inizia a diventare una potenza militare e territoriale estremamente temibile. Nel 308. cadrà in mano loro.C. Dopo Veio. con le sue città-stato. i Siracusani al contrario riescono con i loro insediamenti commerciali a indebolire fortemente i commerci etruschi anche a livello adriatico.. nelle quali il tradizionale predominio aristocratico veniva sempre più spesso messo in discussione. seppure indeboliti. Essi difatti. In tal modo. e quello del rifiuto dei modelli politici ad essi associati. in seguito alla guerra combattuta da Roma contro le proprie “alleate” italiche (guerra sociale) e come premio alle città-stato etrusche per la loro fedeltà. Interlocutori privilegiati del loro commercio divengono presto gli Ateniesi. si proposero di solito come garanti dell'ordine tradizionale della società etrusca. andando in molti casi a formare una civiltà “mista” gallo-etrusca che conserva. legato a sua volta ai dissidi sorti all’interno delle loro cittàstato. centrali e meridionali.Il fenomeno dell'emancipazione degli stati italici. dal dominio e dall'influenza etruschi. III e II secolo: Nonostante l'alleanza stipulata tra Sanniti.