ANNALI DELL’ISTRUZIONE ORIENTAMENTO

di M ARIO M ELINO

I

l dibattito teorico inquadra il processo orientativo «come urgenza educativa e sociale»; ne sottolinea con forza la caratteristica di porsi come continuità esistenziale del soggetto che assume la gestione della sua crescita sociale e culturale, matura la capacità di affrontare il cambiamento e la transizione, sviluppa l’inclinazione a scegliere e operare nella prospettiva del futuro lungo l’intero corso della vita. L’orientamento è inteso come «modalità educativa permanente». Il concetto di orientamento si è evoluto gradualmente con il modificarsi degli atteggiamenti culturali della società, con l’accrescersi del processo di complessificazione e intellettualizzazione delle varie attività professionali e con l’evoluzione del concetto stesso di lavoro sotto l’incalzare incessante dell’innovazione tecnologica. L’intervento orientativo, come assistenza allo sviluppo della persona, si impone a scuola per potenziare e connotare secondo obiettivi specifici i curricoli di studio e fuori scuola a favore di giovani e adulti alle prese con nuove scelte professionali, nuove qualifiche, ma anche nuovi bisogni formativi ed esigenze di un uso più saggio e attivo del tempo extralavorativo. L’orientamento «… non può più essere inteso esclusivamente come «educazione alla decisionalità e alla scelta», ma occorre dilatarne l’accezione fino a farlo diventare «cultura dell’innovazione», «cultura del cambiamento», «cultura del progetto personale», «componente diffusa della formazione», «cultura dell’intraprendere e della imprenditorialità personale», il tutto in un «processo formativo continuo» (R. Di Nubila). Occorre sottrarre l’orientamento al riduttivismo delle pratiche informative e assistenziali o ai rituali selettivi sollecitati dalle esigenze occupazionali legate alle logiche razionali della produzione. Non conta solo l’accesso al lavoro, ma l’interiorizzazione di una cultura del lavoro sorretta dalla conoscenza delle dinamiche e dei meccanismi dei mercati e delle regole economiche che li governano. È fondamentale l’acquisizione di un orientamento produttivo dell’io, come atteggiamento base della personalità: essere creativi e produttivi nel lavoro (quello scolastico è il «primo» lavoro), in famiglia, nel gruppo degli amici, nei propri sentimenti, in tutti i mondi vitali che costituiscono l’ecologia dell’io. La teoria educativa dell’orientamento – avvalendosi di spunti desunti dalla filosofia fenomenologica – sintetizza l’essenza del processo orientativo con tre espressioni che descrivono l’esserci nel mondo: «chi sono», «come sono», «il mondo in cui sono». Nella società complessa la persona può trovare difficile o, semplicemente, non avere le abilità che gli consentono di orientarsi, di costruirsi una gerarchia dei biso-

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gni e dei valori da porre a fondamento del proprio progetto di vita. Questo stato d’incertezza produce forme di disagio specie presso i giovani più sprovvisti di strumenti culturali e di competenze professionali per affrontare i meccanismi del mercato sociale e trovare opportunità di autorealizzazione. Fare prevenzione e orientamento significa sostenere il soggetto nelle sue costruzioni esistenziali, favorendo l’affermarsi dell’identità e dell’autonomia e rinforzandone le competenze e le risorse contro tutte le forme di dipendenza che vanificano il senso della coscienza e della libertà. In questa prospettiva l’orientamento è un’attività formativa che inizia – già in modo sistematico – nella scuola dell’infanzia. Tutti i programmi scolastici, con intonazioni diverse, fanno riferimento all’orientamento e ne confermano il ruolo di elemento strategico per la formazione della persona. In questo orizzonte si possono specificare ulteriori obiettivi educativi: – Conoscenza di sé: la conoscenza, la valutazione e la progettualità di sé cominciano dalla scuola dell’infanzia attraverso la costruzione dell’identità e affondano le radici nei sentimenti di sicurezza, fiducia nelle proprie capacità, autostima e motivazione costante all’apprendimento. Dovremmo parlare di «più identità» e di «più sistemi di appartenenza» (come figlio, alunno, membro di un gruppo, di una squadra…) e di conoscenza di sé come luogo dove si realizzano tutti questi non facili equilibri e si dirimono i conflitti, dove si conquista il filo della propria continuità esistenziale, dove si percepiscono con chiarezza le proprie attitudini, gli interessi, il valore delle proprie capacità e se ne fa motivo di scelte di vita. La costruzione della propria identità è l’impresa che dura tutta la vita (vd. Identità personale). – Capacità d’accesso e d’uso di mezzi documentari: è sbrigativo e insignificante l’orientamento ridotto a informazione. Non è l’informazione data o ricevuta che fa orientamento. Occorre che i dati acquistino rilevanza soggettiva, che facciano maturare atteggiamenti, interessi e motivazioni. Per tale ragione è più importante porre i soggetti nelle condizioni di cercare l’informazione e dotarli degli strumenti e delle capacità di accesso e d’uso dei sovrabbondanti mezzi documentari di oggi. – Acquisire abilità progettuali e decisionali: progettualità e decisionalità vivono solo nello spessore del futuro. La società odierna tende a ipervalorizzare il presente e, troppo spesso, a rimuovere il passato. I giovani a rischio sono senza «memoria», hanno un’identità fragile e sono senza progettualità (il «senso del futuro»); il tempo prioritariamente avvertito è quello quotidiano (vd. Le età della formazione). La scuola può ricostruire, attraverso la cultura (e la conoscenza storica), l’asse del tempo orientato, dove il presente ha una sua memoria – a volte sorprendentemente profonda – e porta con sé il peso delle aspettative, dei desideri, dei progetti, del bisogno della decisione, ossia, di un futuro atteso, costruito con impegno e fiducia. – Educare al cambiamento e alla transizione: l’orientamento è un sistema di aiuto educativo per affrontare il rischio del cambiamento e delle transizioni, inevitabili e sempre più frequenti nella società post moderna.
LESSICO DELLA RIFORMA

Definito su queste coordinate, l’orientamento non è attività diversa da quella educativa che famiglia, scuola e comunità sociale sono tenute ad attivare nei confronti della generazione che cresce, ma senza dimenticare che questa attività permanente le coinvolge in un contemporaneo, continuo processo di verifica e orientamento del proprio stesso ruolo.

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Riferimenti bibliografici
R. DI NUBILA, Sulla linea dell’orientamento formativo-orientativo, in «Orientamento scolastico e professionale», a. 29, 1989, n. 4. G. GIUGNI, Pedagogia dell’orientamento scolastico e professionale, in «Orientamento scolastico e professionale», a. 27, 1987, n. 1/2. M. REUCHLIN, Il problema dell’orientamento, La Nuova Italia, Firenze, 1975. M. VIGLIETTI, La concezione moderna dell’orientamento educativo, in «Annali della Pubblica Istruzione», a. XXXVI, 1990, n. 3.
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