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Un milione e cinquantamila dollari, questa la multa che Samsung dovrà pagare ad Apple per aver infranto almeno tre

brevetti nella costruzione degli smartphone. Si chiude così la partita del secolo. Una sentenza che vale molto di più di una sentenza.

Apple, dopo aver messo in piedi un dossier sulle violazioni (sette) di brevetti e design (arruolando principi del foro tra i più pagati degli Stati Uniti), aveva chiesto 2,5 miliardi di dollari come risarcimento. La contromossa di Samsung era una richiesta di 399 milioni di dollari per la violazione di cinque suoi brevetti. La corte di San Jose (California) ha esaminato un fascicolo di oltre 100 pagine, respingendo le accuse di Samsung e ridimensionato quelle di Apple. Non in tutti i 28 apparecchi dell'azienda coreana finiti nel dossier si sono riscontrati plagi, ma la Mela ha chiesto il blocco delle vendite di ben otto dispositivi mobili Samsung in tutto il territorio degli States. La Corte arriverà a tanto? Nel frattempo crollano le azioni dell‟azienda coreana, proprio a discapito degli jobs-boys. La situazione però non sembra assolutamente rispecchiare quelli che sono gli introiti dei due super rivali, entrambi viaggiano a gonfie vele (Apple e Samsung insieme vendono più della metà degli smartphone sul mercato).

Entrando nel merito le violazioni riconosciute riguardano alcuni dispositivi della navigazione, come il «bounce-back» per tornare indietro quando si è arrivati alla fine di un'immagine, o la possibilità di zoom con il «tap», tocco dello schermo, o «pinch», con due dita. Caratteristiche che qualsiasi smartphone di oggi possiede, perché citare in giudizio solo Samsung allora? Il 31 agosto scorso leggevo un articolo. “Per il Giappone ha ragione Samsung: non viola i brevetti Apple”. L‟articolo spiegava la sentenza - diametralmente opposta a quella della corte distrettuale della California - emessa dai togati del tribunale di Tokyo proprio il 31 di agosto. La vertenza nipponica, va detto, era incentrata su di un unico brevetto di cui Apple lamentava la violazione. Il giudice Tamotsu Shoji ha rigettato le accuse mosse nei confronti di Samsung mettendo la parola fine ad un procedimento legale che era stato avviato esattamente un anno prima. E pensare che il confronto legale svoltosi recentemente in casa di Samsung, Corea, si è invece concluso con un sostanziale pareggio: la corte distrettuale di Seoul ha infatti

stabilito come entrambe le società, sia Apple che Samsung, si siano rese responsabili di violazioni l'una nei confronti dell'altra. Sanzioni “leggere” e impatto mediatico zero. Forse portare le telecamere in Corea pesa troppo. Per molti l‟azienda di Cupertino sarebbe colpevole di abusare dei suoi brevetti e adottare una filosofia di produzione basata su sistemi chiusi e sfavorevoli alla condivisione di informazioni. Qualcuno osserva : <<Prevale il diritto di inventare, sviluppare e commercializzare, rispetto al diritto di copiare liberamente e “aprire il mondo ad alternative più economiche”. Magari non piace, ma per adesso è così>>. Senza mettere in discussione la professionalità di Apple, così come quella di Samsung, noi confidiamo che il „pareggio‟ tra i due colossi in terra coreana sia da emblema. Un punto a testa e tutti contenti. Adesso basta con le battaglie giudiziarie e che lo scontro continui in “laboratorio”! GdM
Fonti: corriere.it, ninjamarketing.it, applicando.com, blog.wired.it