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Corriere del Mezzogiorno Mercoledì 31 Ottobre 2012

Primo Piano

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NA

Governo e risorse

Napoli fa i conti con il Governo De Magistris chiede 350 milioni
Roma, Consiglio comunale davanti al palazzo di Montecitorio L’assessore Tommasielli: sento il gelo, qui nessun parlamentare
Condono ko

L’incontro con Catricalà

Luigi de Magistris

Antonio Catricalà

Senato, il Pdl: «Stop fiducia al Governo»
NAPOLI — «Atteso l’intollerabile immotivato atteggiamento tenuto dal ministro Clini e dal suo sottosegretario di stato, da oggi i senatori campani non voteranno più la fiducia al governo». Così il commissario regionale del Pdl Campania, Nitto Palma, ed il presidente del gruppo Coesione nazionale, Pasquale Viespoli, in una nota, dopo il voto che ha cancellato dal calendario dei lavori del Senato l’esame del ddl che prevede la riapertura dei termini della sanatoria edilizia del 2003. «Ancora una volta il Pd - spiega Palma -, complici l’Idv, la Lega ed il ministro Clini, ha impedito che il provvedimento sulla riapertura dei termini del condono edilizio del 2003 approdasse in aula per la discussione ed il voto, malgrado la calendarizzazione fosse stata decisa all’unanimità dalla conferenza dei capigruppo appena due settimane fa».
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L’idea del sindaco: i soldi del fondo solo ai grandi comuni
di PAOLO CUOZZO
NAPOLI — Tagliare fuori i Comuni con meno di 500 mila abitanti dal Fondo di rotazione, destinando così gli stanziamenti soltanto a quelle città capoluogo più grandi mantenendo i saldi invariati. Ma, soprattutto, farsi nominare commissario per l’attuazione del Piano di rientro. Il progetto nuovo di de Magistris è questo e anche di questo ha parlato con Antonio Catricalà, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. All’ipotesi è però arrivato subito l’alt dell’Idv. ed è un alt che conta, magari non tanto in Parlamento, visto che l’Italia dei Valori è all’opposizione, ma per de Magistris si, visto che il suo ex partito è il partito di maggioranza relativo al Comune di Napoli. Per il presidente vicario alla Camera del partito di Di Pietro, Antonio Borghesi, «una legge ad hoc per singoli Comuni, quindi una legge solo per Napoli, è impensabile. Le regole previste nel decreto enti locali devono valere per tutti i comuni che si trovino in condizioni di particolare disagio finanziario. Non ci sono crisi di serie A e B». Ma de Magistris, che col suo vecchio partito non ha quasi nulla più a che vedere — salvo essere interessato al suo bacino elettorale — va avanti. Ed è convinto di aver fatto breccia nel governo; governo che, scegliendo di aiutare i Comuni che garantiscono allo Stato un gettito maggiore anche in termini di Imu, lascerebbe pure invariati i saldi della legge di Stabilità. L’idea di de Magistris è semplice semplice: il sindaco, infatti, sa bene che non ci sono i margini per elevare il Fondo di rotazione che, per il 2012, è di 500 milioni di euro da dividere tra tutte le città che dichiareranno il predissesto con un trasferimento statale stabilito in 100 euro a testa. Soldi che, nel caso di Napoli, moltiplicati per i circa 970mila abitanti che ci sono fanno circa 97 milioni. Ecco perché punta a tagliare fuori i piccoli Comuni. Diversamente, infatti, i 97 milioni che spetterebbero al Comune napoletano sarebbero bazzecole rispetto al maxidebito da un miliardo e mezzo di euro che è il disavanzo del Comune, al quale va aggiunto un altro miliardo di euro circa che perdono le società Partecipate. Il progetto del sindaco prevede anche una maxidismissione immobiliare — sul genere di quella allo studio dello Stato su scala nazionale — con un programma che tra alienazioni e valorizzazioni sfiora gli 800 milioni, cioè la metà del disavanza comunale. Soldi che il Comune incasserebbe in tre, quattro anni, e che garantirebbero la tenuta del Piano di rientro da presentare al governo senza aumentare le tasse locali. Perché il punto è proprio questo: così com’è, il decreto del governo costringe i Comuni ad aumentare le già salatissime imposte locali, dall’Imu alla Tarsu, dalla Cosap all’Irpef. Passando da una rivisitazione della tassa di soggiorno e perfino dall’aumento del biglietto per il trasporto pubblico. Insomma, una salasso, evitabile forse con la dismissione. Ma per far tutto ciò il sindaco vuole poter decidere autonomamente. Per questo spera di convincere il governo a scegliere proprio il sindaco di Napoli quale commissario per il riequilibrio finanziario. «Si è aperto un confronto importante — ha detto il sindaco napoletano dopo l’incontro — siamo in attesa di notizie, i tempi sono ristretti ma abbiamo ricevuto un segnale di attenzione e considerazione da parte del governo che riteniamo importante. Si è aperto un tavolo e non è il caso di dire cosa ci aspettiamo, non faccio previsioni», ha spiegato il primo cittadino partenopeo. La strada per l sindaco, in ogni caso, è pressoché obbligata: il decreto salva-Comuni, che l’ex pm ha ribattezzato «ammazza Comuni», non può che essere accettato da Palazzo San Giacomo col predissesto che dovrebbe essere dichiarato entro il 5 dicembre. Ma per de Magistris la vita diventerebbe durissima dovendo passare il tempo a tagliare, ad aumentare le tasse e a licenziare i dipendenti delle partecipate con i conti in rosso. La strada alternativa, però, non è migliore: andare avanti così, consapevole che il dissesto è davvero dietro l’angolo. In quel caso, il Camune di Napoli verrebbe sciolto e arriverebbe un commissario, con sindaco e giunta che tornerebbero a casa. Due soluzioni, nessuna delle due esaltante per de Magistris appeso ai fili fragilissimi delle scelte del governo. Un governo che il sindaco ha sempre attaccato ma al quale chiede ora una grossa mano per non rimanere schiacciati. Lui e la città che amministra.
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Il consiglio comunale di Napoli davanti a Montecitorio Il tavolo con il sindaco de Magistris e alcuni assessori in piazza a Roma ieri mattina

ROMA — Innalzamento del fondo per Napoli da 100 a 350 milioni, utilizzando anche alcuni beni demaniali della città a garanzia. Piano di rientro in dieci anni, e non in cinque. Gestione separata del bilancio che tracci una linea netta con i passivi delle precedenti amministrazioni. Sono le tre principali richieste che ieri Luigi de Magistris (accompagnato dal presidente del consiglio comunale Raimondo Pasquino e dall’assessore al Bilancio Salvatore Palma) ha sottoposto al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà. Un incontro istituzionale lungo 45 minuti, al quale hanno partecipato anche i vertici della Ragioneria generale dello Stato e i tecnici del Mef, e che alla fine è stato giudicato «molto proficuo» dal sindaco di Napoli, che prende atto del «segnale di attenzione» ma con prudenza: «Attendo i fatti». Il vertice a Palazzo Chigi chiude di fatto la giornata romana del consiglio comunale di Napoli. Che, poco dopo le undici del mattino, si convoca «in maniera irrituale» davanti a Montecitorio. Ci sono il tavolo a cui siedono sindaco e presidente del consiglio comunale, le sedie degli assessori e quelle per i consiglieri (alla fine saranno 30 su 48). Il Pd non c’è. E quando qualcuno chiede al Luigi de Magistris degli assenti, lui risponde citando Che Guevara: «Chi

lotta può perdere, chi non lotta ha già perso». Pasquino dichiara aperta la seduta precisando che «siamo qui per sensibilizzare, non per contestare». Ma le anime sono diverse, e così se il capogruppo dell’Idv Francesco Moxedano dice che «non siamo qui per protestare contro il governo» e quello dell’Udc David Lebro si dice «convinto sostenitore di Monti», Carmine Sgambati — capogruppo di Napoli è

La giornata Vertice di 45 minuti con Catricalà E sugli assenti il sindaco cita Che Guevara: «Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso»
tua — afferma al contrario che quel consiglio comunale in piazza è «un atto d’accusa contro un governo illegittimo». Parlano in tanti, compreso Angelo Pisani, presidente della municipalità di Scampia, esponente del Pdl che raccoglie i maggiori applausi dagli arancioni quando dice che «nella battaglia per Napoli non esistono differenze di bandiera». Poi tocca al sindaco. Che ricorda Lino Romano, vittima innocente della camorra, e

chiarisce subito: «Questo è un governo legittimo, ma composto di nominati da nominati che hanno perso il contatto con il Paese. Abbiamo deciso di fare quest’iniziativa con grande rispetto delle istituzioni, e siamo qui con grande dignità. Questo non è il Sud che tende le mani e chiede l’elemosina, non sottovalutate l’allarme perché noi vediamo ogni giorno la rabbia della gente. Questo decreto fa alzare le tasse e obbliga ai tagli. Dicono al sindaco di fare il boia». La seduta è sciolta alle 11.47, dalla Camera non è uscito alcun parlamentare: «Non mi sono accorto del Palazzo», chiosa de Magistris. Che subito dopo incontra una delegazione dell’Udc e il presidente della Camera Gianfranco Fini («Ci ha ascoltato con grande sensibilità»). Mentre è in riunione con Catricalà, l’assessore Pina Tommasielli si sfoga: «I soldi per Napoli? Non sono fiduciosa, oggi ho sentito il gelo, l’isolamento da parte dei parlamentari di tutti i partiti». Poco dopo, arriva la posizione ufficiale dell’Idv. La rende nota Antonio Borghesi, presidente vicario alla Camera: «Le regole previste nel decreto valgono per tutti i comuni in condizioni di disagio finanziario. Non ci sono crisi di serie A e B».

Gianluca Abate
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Il caso Proteste dopo il Tavolo di partenariato. Fondi Ue, per Cgil e Uil troppi ritardi causati dalla politica

Regione, sindacati (uniti) all’attacco
Lucci, Cisl: sui Grandi progetti la situazione è imbarazzante
«È stato imbarazzante assistere al teatrino di incongruenza e approssimazione delle informazioni fornite sull’avanzamento dei Grandi progetti, a cominciare dal numero di quelli ammessi a finanziamento. Quelli approvati sul documento di maggio sono quattro, ma diventano 5 al tavolo, a voce». Così Lina Lucci, leader della Cisl Campania al termine della riunione di ieri del Tavolo di partenariato. «Ugualmente imbarazzante — ha attaccato ancora la sindacalista, che ha presenziato all’intera riunione (unica tra i segretari generali regionali) — è stato apprendere che esiste la reale possibilità di definire quanta parte dei Grandi progetti insisterà sull’attuale programmazione e quante risorse potranno essere spostate in avanti, a valere sul Programma 2014-2020, senza conoscere nel merito le scelte su ciascuna iniziativa che la Regione intende portare avanti». Eppure «abbiamo ricordato anche nel nostro intervento che si tratta di iniziative che dovrebbero avere una ricaduta economica e sociale per tutto il territorio». Secondo la leader Cisl «nonostante entro la fine di novembre la Regione dovrà mandare a Bruxelles la sua proposta, poco o nulla è dato sapere, fatta eccezione per il Grande progetto sul porto per il quale esiste un cronoprogramma degli interventi». La «responsabilità, naturalmente, non è in capo ai tecnici intervenuti quanto piuttosto su chi ha responsabilità istituzionali ed era assente, a cominciare dall’assessore Cosenza. Per questa ragione chiediamo al presidente Caldoro di intervenire per garantire la presenza politica al tavolo nelle prossime riunioni». Contestualmente la Cisl chiede «sedute monotematiche, una ad horas, sui Grandi progetti e altre tre sulle azioni in essere e da realizzare nell’ambito dei tre programmi operativi». Molto preoccupato anche Fulvio Bartolo della Uil: su riprogrammazione dei fondi Fesr e Grandi progetti siamo fermi a maggio scorso. E così non va proprio bene. La Regione deve darsi una mossa». Dal canto suo, il leader della Cgil Campania, Franco Tavella esprime, in una nota «insoddisfazione per l’andamento al tavolo del partenariato economico-sociale sulla spesa dei fondi europei. L’assenza dell’interlocuzione politica non ha consentito l’individuazione di percorsi di accelerazione della spesa sugli obiettivi strategici di sviluppo concordati». Pur «apprezzando il lavoro che gli uffici tecnici stanno svolgendo sottolineamo l’assenza di una direzione politica in grado di affrontare e aggredire i ritardi accumulati».
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I protagonisti

Franco Tavella, leader Cgil Campania

Lina Lucci, leader Cisl Campania

Fulvio Bartolo, Uil Campania

la Repubblica la Repubblica
MERCOLEDÌ 31 OTTOBRE 2012

CRONACA

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NAPOLI

PER SAPERNE DI PIÙ www.comune.napoli.it www.bersani2013.it

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De Magistris a Roma: “Non molleremo”
Consiglio comunale in piazza Montecitorio, “siamo quelli con le mani pulite”
(segue dalla prima di cronaca)

CONCHITA SANNINO
«LA seduta è aperta», scandisce con una certa solennità il presidente dell’assemblea Raimondo Pasquino, seduto proprio ai piedi del Parlamento, sotto quelle finestre che un più diffuso immaginario identifica ormai con la «Casta». E il sole fa finalmente capolino sulla Roma dei Palazzi quando alle 11, a ridosso della Camera, prende posto sul palchetto appositamente autorizzato il nutrito drappello di assessori e consiglieri, col sindaco in rigorosa fascia tricolore. «La nostra posizione è di rispetto e dignità: ma il decreto che doveva salvare Napoli ammazza invece definitivamente il Comune, e questo non lo lasceremo passare», premette il sindaco. E poi: «È bene che si sappia che noi non molleremo. Noi, a differenza dei “tecnici” e dei “nominati”, siamo eletti dal popolo e guardiamo in faccia tutto il giorno la rabbia e il conflitto sociale». Ci sono tutti i consiglieri fedelissimi, ci sono gli assessori compiti e silenziosi. Manifestazione composta. Per il sindaco — tra l’altro — è «una giornata doppiamente importante», perché segue alle elezioni regionali in Sicilia e salda la protesta di un territorio all’onda di «grande cambiamento chiesto dai cittadini». Ecco perché de Magistris, leader del movimento arancione, si dice fiducioso sull’accoglienza che avrà il suo progetto politico, attualmente in preparazione, che lo vedrà non candidato, ma regista. «Il voto in Sicilia mostra il crollo dei partiti tradizionali, persino Idv e Sel sono andati male, mentre vedo in giro dei toni trionfalistici che francamente non corrispondono ai fatti. Ecco perché noi siamo pronti a partire con le nostre proposte innovative, che saranno pronte a breve». Eccoli a Roma, dunque. Nonostante polemiche e defezioni, nonostante il Pd e il Pdl da sponde opposte abbiano egualmente preso le distanze dalla trasferta, e lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia risposto no alle pressanti richieste di un incontro in una giornata tanto simbolica: il Capo dello Stato ha infatti dovuto declinare data la «irrituale» circostanza di una manifestazione di protesta portata fin sotto la soglia del Parlamento da un’intera amministrazione e da un sindaco munito di fascia. In compenso, la delegazione partenopea incontra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Antonio Catricalà. Poco dopo dialogherà anche con i capigruppo alla Camera dell’Idv e dell’Udc. Sfuma, tuttavia, anche la stretta di mano con Pierferdinando Casini, nonostante tutti i buoni uffici esercitati dal rettore Pasquino. Da tutti, ascolto e rassicurazione. Ma de Magistris e gli assessori diranno cauti. «Li giudicheremo dai fatti». Il consiglio comunale all’aperto dura, in tutto, 45 minuti. Gli assessori sono tutti schierati accanto a de Magistris, torna al suo fianco in pubblico anche l’assessore Antonella Di Nocera, “rea” di aver mosso critiche alla politica culturale del Comune, rilievi cui il sindaco, contrariato e stupito, non ha voluto rispondere in pubblico. Al microfono si alternano con brevi dichiarazioni i consiglieri Franco Moxedano, Alessandro Fucito, Ciro Borriello, Carmine Sgambati, Carmine Attanasio, poi tocca alla vicepresidente dell’aula Elena Coccia, ai presidenti delle munici-

palità Angelo Pisani di Scampia e Francesco Chirico di San Giuseppe. Tutti uniti dalla battaglia per ottenere risorse («Almeno 300 milioni invece dei 100 previsti dal decreto», ha già chiarito il sindaco). Ma divisi sul resto, dal governo Monti alle future alleanze. C’è il consigliere Udc che esordisce: «Sostengo con convinzione il governo Monti e gli chiedo attenzione». E quello della sinistra che avverte: «Questo governo di tecnici è illegittimo e sta rovinando il paese». Accanto a loro, anche esponenti sindacali, operatori del sociale. Alcuni, come gli attivisti dei Carc, sono provvisti di striscioni dall’eloquente messaggio: «Cacciamo Monti». Quasi duecento persone in tutto, in un clima di grande scetticismo, non solo tra i consiglieri. L’assessore allo Sport Pina Tommasielli ammette con amarezza: «Ho sentito a Montecitorio un grande gelo, da parte di un po’ tutti i parlamentari, maggioranza, opposizione... tutti. Ma non hanno capito che a Napoli sono saltati servizi essenziali, che così non si può continuare, dobbiamo garantire i diritti essenziali». La conclusione spetta ovviamente al discorso di de Magistris. «Tutte le notti, quando mi ritiro a casa dopo il lavoro, penso che è un miracolo laico se Napoli è ancora in piedi, e che anzi stiamo provando a ricostruire, con le nostre sole forze e la nostra passione. Noi rispettiamo tutte le istituzioni, ma con questo provvedimento non ci sentiamo rispettati». Poi ecco lo slogan delle “mani pulite”, lo stesso usato a lungo dal suo predecessore, Rosa Russo Iervolino. «Non siamo qui a tendere la mano per l’elemosina, non siamo la parte corrotta del Paese, anzi abbiamo

mani pulite che abbiamo deciso di non tenere più in tasca. Come sindaci, e uso il plurale perché altri primi cittadini vivono la nostra stessa sofferenza, non possiamo lasciare com’è questo decretto ammazza-Comuni. Non accettiamo che il governo ti dica: io ti do

questo obolo e poi tu devi alzare le tasse, uccidere i servizi, licenziare le persone. Allora, noi rispettiamo tutte le istituzioni, però noi siamo sindaci eletti dal popolo e guardiamo in faccia la rabbia mentre il governo, che è legittimo, ma comunque è un esecutivo di nomi-

nati, peraltro indicati da altri nominati, ha perso il contatto con la realtà». La conclusione è nello stile di de Magistris. «Alcuni di noi sono stati eletti anche contro un sistema partitico vecchio. Le cose stanno cambiando ma c’è chi non lo vede. Mi sembra che c’è chi il

potere se lo vuole tenere bello, caro, e chi sta in sofferenza dovrebbe soffrire sempre di più. Noi non ci stiamo. Abbiamo forza e volontà per farcela anche da soli. Sappiano, anche qui a Roma, che Napoli non mollerà».
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Avellino

Bersani contestato dagli operai Irisbus
URLA e spintoni. Gli agenti cercano di fermare gli operai della Irisbus mentre Pier Luigi Bersani sale sul palco del teatro Partenio di Avellino. Contestazione dura, momenti di altissima tensione: gli operai occupano il palco, bloccando la manifestazione per una decina di minuti. La situazione si sblocca solo quando viene consentito a un rappresentante delle tute blu di Flumeri di raccontare la rabbia e la disperazione dei 700 operai dello stabilimento chiuso da Fiat più di un anno fa. «Bersani ci hai tradito», dice a muso duro il delegato di Resistenza operaia. «Il Pd locale non è stato capace di dare voce al nostro calvario», denuncia l’operaio tra gli applausi. Bersani a quel punto stravolge la scaletta del suo intervento, lasciando da parte le primarie: «Non ho mai chiuso la porta a nessuno», ha ribadito smentendo di aver tradito gli impegni presi nella conferenza nazionale sul lavoro del giugno scorso quando promise un intervento sul presidente della conferenza delle Regioni Vasco Errani per discutere del rinnovo del parco autobus. La contestazione, a tratti molto tesa, è nata dalla decisione dei dirigenti locali del Pd di impedire agli operai di esporre uno striscione con la scritta «L’Irisbus non si tocca - Noi non molleremo». (pier luigi melillo)
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SINDACO E PRESIDENTE
Il sindaco de Magistris e il presidente del Consiglio comunale Pasquino in piazza Montecitorio

Primarie

Il caso

Tensione in Comune tra il ragioniere generale e Salvatore Palma

Dissesto, sul divieto di spesa scontro tra tecnici e assessore
ALESSIO GEMMA
“DIVIETO di spesa”. L’allarme lanciato dal ragioniere generale scuote il Palazzo. Rimbomba dentro le stanze della politica. E a spegnere il fuoco ci pensa l’assessore al Bilancio: «Non possiamo ancora dirlo, senza rendiconto approvato». Botta e risposta. È la fine di settembre. Dopo un mese, il rendiconto non c’è ancora. Dovrebbe essere approvato stasera, in giunta. Intanto: il

In piazza Bovio il comitato di Renzi
MENTRE il tour a bordo del camper volge a termine, la corsa di Matteo Renzi alle primarie del Pd cerca ulteriore slancio attraverso l’attivismo campano. Sarà così inaugurata oggi alle 17 la sede del comitato “Adesso! Napoli” in piazza Bovio. Il programma del pomeriggio prevede, dopo i saluti e i brindisi di rito, una riunione tecnica alla quale, dopo circa mezz’ora, seguirà un incontro pubblico. Ancora una volta il nodo della questione saranno le regole da adottare in vista delle primarie. Intanto il sindaco di Firenze può già contare sul contributo dei 15 comitati costituitisi in città: «Un risultato che ci dà grande soddisfazione - spiega Ciro Iacovelli del comitato “Adesso!” per il centro storico - ma il nostro sforzo è di riuscire a coprire a breve tutti i quartieri». (l. n.)
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RAGIONERE
Vincenzo Mossetti, ragioniere generale del Comune. Il divieto di spesa fu lanciata il 28 settembre

L’allarme sui pagamenti lanciato da Mossetti il 28 settembre scorso Stasera l’approvazione del rendiconto in giunta
disavanzo da 400 milioni si attesta sugli 800, i soldi da Roma per salvare il Comune si sono ridotti a un terzo, tanto da costringere sindaco e consiglio comunale alla protesta sotto Montecitorio. È la tempesta perfetta del dissesto. Dietro la quale, nell’ultimo mese, si è giocato lo scontro sotterraneo ai piani alti del Palazzo. Da un lato i tecnici, come il ragioniere Vincenzo Mossetti. Dall’altro la politica, con l’assessore alle Finanze Salvatore Palma spalleggiato dall’attuale direttore Silvana Russo. E al centro, la mediazione di ferro del capo di gabinetto Attilio Auricchio. Perché al ragioniere i conti non tornano. Da subito. E lo scrive a tutti i dirigenti il 28 settembre: invitandoli a citare nei loro atti di spesa «il comma 5, articolo 191 del decreto legislativo 267 del 2000». Tradotto: stop ai pagamenti per fornitori, ferma l’attività di giunta con il divieto di spesa per «servizi non espressamente previsti dalla legge». Salvi solo mutui e stipendi. Dicono in Comune: «Se un dirigente da quel momento avesse impegnato anche un euro per comprare le lampadine sul lungomare sarebbe finito nel mirino della Corte dei conti». Tensione in Comune. Dopo 48 ore replicano l’assessore Palma e il direttore Russo: «D’accordo con i criteri di rigore, però l’attestazione proposta dal ragioniere non può essere apposta, non essendo inter-

venuta l’approvazione del rendiconto 2011». Già, il rendiconto: il documento che deve definire la misura del buco in cassa. Sono in primis i revisori dei conti, Gabriella Napoli e Gianluca Battaglia, a chiedere alla giunta di approvarlo. E «ufficializzare così il disavanzo». Perché senza rendiconto non si può neanche accedere ai “benefici” del riequilibrio finanziario previsto da decreto salva-comuni: l’anticipazione dei fondi e lo spalmadebiti. E poi va “salvaguardata” la manovra di bilancio 2012 a fine novembre, predisposta su un rendiconto 2010 che presentava un avanzo. E non un disavanzo. Per cui quando Mossetti rifà i preventivi per il 2012 e invia il 2 ottobre ai dirigenti le «variazioni di spesa corrente», riceve ancora uno stop. Questa volta dal duo Auricchio (capo gabinetto) e Riccio (direttore generale): «Si precisa, su indicazione del sindaco, che i dati costituiscono mere ipotesi tecniche di lavoro, che dovranno poi essere sottoposte a complessiva valutazione, anche dal punto di vista politico». Il disavanzo è più profondo del previsto, per cui ci sono meno soldi da spendere per il 2012: il ragioniere lo sa, la politica “valuta”. E marcia su Roma.
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Mercoledì 31 Ottobre 2012

ENTI LOCALI E STATO

Il Viminale ha ripartito i 500 mln di tagli della spending. A Firenze il più alto sacrificio pro capite

Sindaci costretti a ridurre i debiti

Roma dovrà impegnare 43 mln, Milano 19, Torino e Napoli 8

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DI

MATTEO BARBERO

efiniti i tagli a carico dei comuni previsti per il 2012 dalla «spending review». Il ministero dell’interno ha diffuso il riparto della riduzione di complessivi 500 milioni di euro imposta ai sindaci dall’art. 16, comma 6, del dl 95/2012. L’impatto Dopo la modifiche introdotte dal decreto enti locali (dl 174/2012), la sforbiciata ha effetti diversi per gli enti soggetti o esclusi dal Patto. Nel primo caso, la mannaia potrà essere evitata a condizione che l’importo corrispondente venga destinato all’estinzione anticipata del debito nell’anno 2012. In ogni caso, di tale importo non si potrà tenere conto ai fini del Patto, che risulterà quindi più pesante. I comuni dovranno comunicare al Viminale, entro il 31 marzo 2013, l’entità delle risorse non utilizzate per la predetta finalità, che saranno decurtate nel 2013. In caso di mancata comunicazione, il recupero del taglio sarà integrale. Per gli enti che al momento sono fuori Patto (comuni sotto i 5.000 abitanti, ovvero commissariati ex art. 143 del Tuel, come Reggio Calabria), invece, non è stata prevista nessuna deroga, per cui vi sarà una riduzione secca del fondo sperimentale di riequilibrio ovvero (per gli enti di Sicilia e Sardegna) dei trasferimenti erariali. In caso di incapienza, la differenza sarà recuperata a valere sul gettito Imu. Dai tagli sono stati esclusi, per questo e per il prossimo anno, i comuni di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna colpiti dal terremoto dello scorso mese di maggio. In termini assoluti, il taglio più pesante è ovviamente quello che colpisce Roma, che però non avrà difficoltà a destinare i circa 43 milioni a ridurre il suo enorme rosso. Seguono Milano (circa 19 milioni), Torino e Napoli (circa 8 milioni ciascuna). In termini pro-capite, fra i capoluoghi di regione ad avere la peggio è Firenze, dove il taglio vale oltre 18 euro a cittadino, il doppio di Bologna, Torino e Napoli e oltre il triplo

de L’Aquila. Un dato, quello del comune guidato da Matteo Renzi, che va attentamente valutato in prospettiva futura: il conto imposto ai comuni dalla spending review, infatti, è destinato a salire, alla luce di quanto prevede il disegno di legge di stabilità, a 2,5 miliardi nel biennio 2013-2014 e a 2,6 dal 2015. La metodologia Il riparto è stato effettuato sulla base dei criteri approvati dalla Conferenza stato, città e autonomie locali lo scorso 11 ottobre. Tale metodologia ha parzialmente recepito le indicazioni del legislatore, individuando come parametro di riferimento la spesa per consumi intermedi, ma correggendola in base ai dati raccolti da Sose nell’ambito della procedura per la determinazione dei fabbisogni standard. Sono state considerate le sole voci relative a beni e servizi direttamente acquistati dagli enti per fornire prestazioni agli utenti finali (cittadini e imprese), escludendo le esternalizzazioni e le prestazioni in natura. La correzione dei valori di costo è stata operata individuando un benchmark composto da circa 3.000 comuni che presentano le migliori condizioni di efficienza nella produzione/erogazione dei servizi connessi alle funzioni di polizia locale, anagrafe e ufficio tecnico. Si tratta di stime, precisa la nota dell’Ifel allegata al decreto di riparto, che pur se coerenti con l’impianto metodologico sviluppato con Sose, non sono le medesime che verranno utilizzate secondo il disposto del dlgs 216/2010. Il ricorso a stime autonome è stato determinato dalla necessità di disporre per tempo di analisi in grado di orientare la spending review e con l’obiettivo di non sovrapporre le due attività, che hanno finalità ben distinte tra loro. I dati dei questionari disponibili hanno consentito di costruire indicatori di costo relativi sia alle specifiche funzioni analizzate con la procedura dei fabbisogni standard, sia all’intero complesso dell’attività comunale, grazie ai dati di carattere generale prelevati con i suddetti questionari. Una volta determinati i valori benchmark con

LE CIFRE DA DESTINARE ALLA RIDUZIONE DEL DEBITO
Regione Comune Alessandria Importo 417.065,74 312.982,52 360.417,54 578.230,17 1.078.968,18 8.392.342,02 549.622,32 402.618,83 2.210.313,79 1.572.626,99 985.210,33 575.773,23 788.040,17 733.062,84 0 19.858.740,07 1.469.259,86 1.022.979,11 140.752,14 977.670,56 107.941,17 1.402.050,78 683.914,32 870.995,19 3.799.455,31 2.569.179,91 395.748,73 4.626.643,70 373.821,28 446.549,64 236.041,29 3.598.482,60 0,00 464.713,24 920.318,87 2.146.068,99 1.351.140,97 1.330.050,77 788.759,71 908.154,00 547.944,36 445.760,75 449.202,48 6.717.838,44 628.626,18 767.881,04 714.451,52 714.913,61 514.119,39 1.225.050,10 928.383,66 877.666,07 1.030.568,25 1.138.056,84 Regione Asti Biella Cuneo Piemonte Novara Torino Vercelli Verbania Bergamo Brescia Como Cremona Lecco Lodi Lombardia Mantova Milano Monza Pavia Sondrio Varese Belluno Padova Rovigo Treviso Veneto Venezia Verona Vicenza Genova Imperia Liguria La Spezia Savona Bologna Ferrara Cesena Forlì Modena Emilia-Romagna Parma Piacenza Ravenna Reggio Emilia Rimini Arezzo Carrara Firenze Grosseto Livorno Lucca Toscana Massa Pisa Pistoia Prato Siena Umbria Perugia Terni Comune Ancona Ascoli Piceno Fermo Macerata Pesaro Urbino Frosinone Latina Rieti Roma Viterbo Campobasso Isernia Chieti L’Aquila Pescara Teramo Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno Matera Potenza Andria Bari Barletta Brindisi Foggia Lecce Taranto Trani Catanzaro Cosenza Crotone Reggio Calabria Vibo Valentia Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Cagliari Carbonia Iglesias Lanusei Nuoro Olbia Oristano Sassari Sanluri Tempio Pausania Tortolì Villacidro Importo 436.095,78 508.805,69 492.564,92 205.974,60 268.887,04 68.005,06 235.824,66 1.348.212,35 342.733,32 43.118.560,31 1.004.638,21 484.314,76 166.850,59 1.579.567,30 398.521,90 764.732,07 550.788,56 190.200,66 454.539,17 670.402,90 8.190.490,83 798.994,65 478.094,48 632.551,99 506.450,53 3.995.833,12 733.200,43 1.043.039,07 1.916.438,21 2.224.863,83 1.671.701,17 483.549,56 1.196.031,47 389.258,18 376.887,33 968.544,97 506.465,70 300.392,63 350.368,96 3.477.677,72 449.182,43 1.349.637,18 7.688.863,53 789.589,47 1.453.739,70 754.323,93 2.332.259,25 414.699,15 328.183,82 65.694,26 393.805,87 780.292,29 418.494,92 1.633.091,69 76.672,26 144.931,31 147.182,26 114.416,88

Marche

Lazio

Molise Abruzzo

Campania

Basilicata

Puglia

Calabria

Sicilia

Sardegna

cui confrontare i dati di costo rilevati per ciascun comune, il risparmio (ovvero il taglio)

per ogni ente è stato calcolato come distanza, se positiva, tra il costo rilevato e il rispettivo

benchmark, moltiplicata per la quantità di bene o servizio acquistata.

Agostino Ragosa direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale
L’Agenzia per l’Italia digitale, l’organismo a cui spetterà l’attuazione dell’Agenda digitale (approvata dal governo nel secondo decreto crescita ora all’esame del parlamento) ha il suo direttore. È Agostino Ragosa, salernitano classe 1950, ingegnere elettronico, un passato nel gruppo Telecom Italia e attuale responsabile dell’innovazione e dello sviluppo Ict del Gruppo Poste Italiane che lascerà per svolgere il nuovo incarico. L’agenzia è stata istituita per coordinare competenze finora appartenute a enti diversi. Il governo ha voluto semplificare le politiche e le strategie di innovazione, azzerando diversi enti finora esistenti e dando vita a un unico centro di coordinamento. Il nuovo organismo dovrà gestire tutti i processi di digitalizzazione e ammodernamento della pubblica amministrazione, in particolare per quanto riguarda la diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, l’interoperabilità dei sistemi informativi pubblici, la vigilanza sulla qualità dei servizi e sulla razionalizzazione della spesa informatica, il coordinamento delle iniziative strategiche per la digitalizzazione dei servizi pubblici per cittadini e imprese. Ragosa, spiega una nota di palazzo Chigi, è stato scelto su una rosa di 200 candidati dai ministri Corrado Passera, Filippo Patroni Griffi e Francesco Profumo che hanno gestito direttamente le principali fasi di esame delle candidature propedeutiche alla nomina. L’esito di tale istruttoria ha ricevuto ieri l’ok del consiglio dei ministri dopo essere stato avallato dal presidente del consiglio Mario Monti e dal ministro dell’economia Vittorio Grilli.