GIORNALE LOCALE

POSTE ITALIANE S.p.A. - SPED. ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1 COMM. 1 DCB DI MODENA

Domenica 4 novembre 2012

SETTIMANALE CATTOLICO MODENESE
FONDATO NEL 1957 FONDATO NEL 1957 www.nostrotempo.it www.nostrotempo.it

Anno LVI n° 39 • euro 1.20

Sguardo sulla generazione Web.2
Un’indagine Comune di Modena e Università su adolescenti e internet
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Giovani

Le scuole cattoliche si incontrano
Crescere in amicizia, educazione e fede: una giornata al S. Cuore
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Scuola

Missioni

“Ho creduto, perciò ho parlato”

Quest’anno la veglia Missionaria diocesana è stata a San Felice
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Credo la risurrezione della carne

• M.Pia e Giovanni RoMPianesi

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urante l’incontro di “Credo la Vita Eterna” di martedì 16 ottobre, mons. Lanfranchi ha approfondito, in questo anno dedicato alla fede, il tema “Credo la risurrezione della carne”. Riferiamo alcune idee, tra le tante ricevute. “L’uomo – ha detto il nostro arcivescovo – si dice nel corpo; nel corpo esprimiamo dolore, gioia, il nostro essere persone, anche se attraverso di esso non riusciamo sempre a manifestare completamente tutto quello che siamo e che sentiamo nel cuore. Se il corpo è malato, tutta la persona ne soffre, viceversa se siamo sani la totalità di noi stessi ne trae giovamento. Siamo insomma un’unità di anima e corpo. Con la morte questa unità viene dolorosamente scissa”. Il vescovo Antonio ci ha ricordato che la salma dei defunti viene incensata: il corpo ha una sua dignità – Gesù Cristo aveva un corpo - e una sua sacralità, perché è Tempio dello Spirito Santo; senza arrivare ad idolatrarlo, come spesso accade in questi tempi, gli si deve rispetto ed attenzione. “Se è vero che la cura del corpo aiuta mente, volontà e sentimenti, coltivare lo spirito ha una ricaduta positiva sul corpo” ha affermato il nostro Pastore, ribadendo che l’uomo è coesione di fisicità e spiritualità. Anche per questo la nostra fede attesta che ogni corpo è stato pensato per un’anima precisa e non per tante, differenti, in cui trasmigrare. La Chiesa Cattolica non condivide quindi la reincarnazione. Il vescovo Antonio ha a questo punto proclamato che la persona umana non viene salvata solo nell’anima: Paolo ci dice che Gesù è risuscitato – con il corpo - come primizia, primo (e non unico) di molti fratelli. E’ come il capostipite, il Padre l’ha mandato per tutti gli uomini. C’è un pezzo della nostra umanità che è già collocato nei Cieli. Risorgerà anche il nostro corpo! “Si semina corpo corruttibile, si raccoglie corpo incorruttibile” afferma S.Paolo. Non sappiamo come sarà questo corpo glorioso, ma Gesù aveva i segni dei chiodi, quindi si trattava proprio del suo corpo. Tutto quello che Gesù ha vissuto nel corpo e con il corpo, lo ha ritrovato e così sarà per noi. Di questa risurrezione non sono destinatari solo gli uomini, ma tutta la creazione che, come viene detto nella lettera ai Romani “geme nelle doglie del parto”. Ecco quindi l’amore, il rispetto per il creato, il quale ha una sua dignità. Dove, quando questa risurrezione avverrà? Il mistero s’infittisce. Riguardo la sepoltura dei defunti, non si possono ignorare i problemi di spazio e mons. Lanfranchi ha precisato che la Chiesa non si oppone alla cremazione, bensì alla dispersione delle ceneri perché dà molta importanza al culto e alla venerazione dei defunti e ritiene importante e necessario un luogo dove mantenere viva la loro memoria. Inoltre vede in questa pratica il rischio di cadere nel panteismo, nel culto e nel ritorno alla natura.
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“Grazia e bussola della Chiesa”

L’anniversario del Vaticano II Il teologo Roberto Repole: “il Concilio è ancora davanti a noi” Un intervento di mons. Paolo Losavio sul cammino post conciliare a Modena E dal 7 novembre al via il ciclo di conferenze proposte dalla diocesi a tutti i modenesi sulle quattro Costituzioni Da pagina 9 a 12

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Domenica 4 novembre 2012

NostroT empo

Attualità
Un ricerca di Università e Comune di Modena indaga il rapporto tra preadolescenti, adolescenti e Internet
avigano abitualmente in Internet e hanno un profilo su uno o più social network ma della rete non sempre conoscono le insidie e

Sguardo sulla generazione Web.2
spesso ne vorrebbero sapere di più. È quanto emerge da una ricerca condotta dal Comune di Modena in diverse scuole secondarie di primo e secondo grado della città, che ha interpellato oltre 2.200 ragazzi di età tra gli 11 e i 16 anni. Ne risulta che naviga abitualmente il 99% dei giovani contattati; ha un profilo su Facebook il 71% dei più piccoli e il 92% dei più grandi. Inoltre, la gran parte degli studenti che hanno da Rete Net Garage, Centro studi e documentazione giovanile, Memo e ufficio Politiche filtro di accesso: la percentuale sale al 61% fra i ragazzi delle superiori. I genitori tendenzialmente non incoraggiano i figli a utilizzare internet, anzi nella maggior parte dei casi li rimproverano per limitarne l’uso, d’altra parte circa 1 su 5 dei ragazzi più grandi stare sui social network ha causato un peggioramento nel rapporto con i genitori. Ma la comunicazione mediata da cellulari e computer fa ormai parte della vita quotidiana dei nativi digitali che vanno sui social network soprattutto per mettersi in contatto con gli amici. Sul web “si fanno nuove amicizie con coetanei” per il 59% dei preadolescenti e per il 67% degli adolescenti; con le stesse percentuali la conoscenza virtuale si trasforma in amicizia diretta, faccia a faccia. Guardare video, chattare e giocare sono, nell’ordine, le attività che i giovani svolgono più di frequente in internet, anche se - soprattutto tra i più giovani e più tra le ragazze che tra i compagni maschi – se ne sta diffondendo l’uso per le ricerche scolastiche. E sono diversi quelli che vorrebbero essere aiutati nell’apprendimento di internet. Tra i ragazzi delle scuole medie che hanno partecipato al percorso Internet sicuro, circa l’80% ha dichiarato che questo gli ha permesso di capire i rischi che si corrono on line e oltre il 70% ha espresso l’intenzione di essere più prudente.

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Quando il pericolo è in rete
a ricerca evidenzia anche le situazioni rischiose in cui incorrono i giovani in internet. Il 65% dei preadolescenti (in aumento dell’8% rispetto al 2011) e l’88% degli adolescenti mette in rete fotografie di sé e informazioni personali, come nome e cognome. Una consuetudine maggiormente diffusa tra coloro che hanno un profilo su Facebook. Il 20% dei giovani delle superiori e quasi il 10% dei colleghi più giovani ha messo on line il numero di telefono e il 15% dei ragazzi più grandi, contro il 7% dei più piccoli (una percentuale in calo rispetto all’anno precedente) anche l’indirizzo di casa. Un’imprudenza che riguarda maggiormente i ragazzi rispetto alle compagne femmine. Oltre il 52% degli studenti più grandi e il 38% dei più piccoli (in aumento del 4% sul 2011) ha messo informazioni sulle proprie idee. Il 14% dei preadolescenti ha subito il furto della password (+1,5% sul 2011) e per i ragazzi più grandi il dato sale al 24%; mentre il furto dell’account lo registra rispettivamente il 9% (in linea con il 2011) e il 15,5%. Avere ricevuto email da sconosciuti ha riguardato quasi il 38% dei preadolescenti (in diminuzione rispetto al 2011 di circa 6 punti) e il 63% degli adolescenti. Ben il 36% dei ragazzi dagli 11 ai 13 anni dichiara di essere stato contattato da sconosciuti (stesso dato del 2011), mentre tra i più grandi la percentuale sale al 64,6%. Oltre il 9,5% dei ragazzi dagli 11 ai 13 anni e il 16% dei più grandi ha un’amicizia con adulti sul web solo “virtuale”; per l’11% dei ragazzi di tutte le età dal “virtuale” si è passati all’incontro “reale”. Il 24.4% dei preadolescenti (stessa percentuale circa dell’anno precedente) afferma di avere ricevuto almeno una volta materiali, soprattutto fotografie, con riferimenti sessuali, in primo luogo da amici e in misura minore da adulti sconosciuti e anche conosciuti. E un dato ancora più significativo riguarda gli adolescenti: quasi il 50% afferma di aver ricevuto materiale con riferimenti sessuali almeno una volta. E proprio dai commenti dei protagonisti della ricerca emerge una realtà di incontri sul web non voluti con adulti sconosciuti e una sollecitazione alle istituzioni a prevenire tali situazioni indesiderate. risposto al questionario dopo aver seguito in classe il corso Internet sicuro, giudica l’intervento positivamente e in grado di renderli più consapevoli dei rischi e della navigazione. “La generazione dei cosiddetti ‘nativi digitali’ è molto spesso una generazione di ‘digitali inconsapevoli’: navigano abitualmente e hanno un profilo in uno o più social network ma ignorano i rischi insiti in un utilizzo sprovveduto di internet”, afferma l’assessore all’Innovazione e alle Politiche giovanili del Comune di Modena Fabio Poggi. “L’amministrazione comunale, che da anni utilizza siti dedicati per parlare ai giovani e promuove la diffusione delle nuove tecnologie, è anche impegnata a fornire strumenti per capire come funziona la rete, in modo che possa essere utilizzata in maniera più consapevole e sicura. Un’esigenza particolarmente sentita con l’esplosione dei social network, strumenti che se utilizzati correttamente possono aumentare la partecipazione e il protagonismo dei giovani”. Le attività in classe e di ricerca sono state promosse delle sicurezze del Comune di Modena, in collaborazione con il Centro di ricerca interdipartimentale sulla sicurezza dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Hanno coinvolto le scuole secondarie di primo grado Calvino, Carducci, Cavour, Ferraris, Guidotti, Paoli, San Carlo e le secondarie di secondo grado liceo Tassoni, Ipsia Corni, Iti Corni, istituti professionali Cattaneo e Deledda. I risultati delle ricerche, che hanno approfondito le conoscenze e l’utilizzo del Web 2.0 e dei social network, le influenze nella vita quotidiana, i rischi connessi e le proposte dei ragazzi, sono stati resi pubblici in occasione della settimana in cui si è svolto anche il Linux day: sabato 27 ottobre esperti informatici, giovani cibernauti e studenti si sono dati appuntamento nei locali della Facoltà di Fisica dell’Università di via Campi per la giornata dedicata ai software liberi da licenze commerciali Dalla ricerca condotta su giovani dagli 11 ai 16 anni emerge che il la metà dei ragazzi delle medie inferiori può navigare in rete senza un

Segue da pagina 1

el successivo dialogo con i partecipanti, il vescovo Antonio ha risposto ad alcuni dubbi, aggiungendo altri spunti di riflessione. La morte di un caro è un po’ come un pezzo della tua carne che ti è stata strappata, ma è anche un pezzo della tua carne che vive presso l’Eternità. Maria di Magdala subito non riconosce Gesù risorto e questo può capitare quando si è troppo attaccati ad una propria idea, ad un proprio sentire: pare che Maria vada alla tomba per ritrovare dei ricordi, ma sembra destinata a perdere anche quelli perché la tomba è vuota. Dio, però, non vuole che viviamo di semplici ricordi, sarebbe un rimpicciolire, un restringere la relazione con i nostri morti. Perché i nostri cari defunti, non sono vivi solo nel ricordo, sono viventi!

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Credo la risurrezione della carne

Riflessioni sulla

Presentato il dossier statistico Caritas e Migrantes: a Modena il record di immigrati della regione

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Non sono numeri C
tinente africano; quasi un terzo (30%) delle domande prese in esame (24.150) è stato definito positivamente. Presenza e aree di origine. Il Dossier ha stimato che il numero complessivo degli immigrati regolari, inclusi i comunitari e quelli non ancora iscritti in anagrafe, abbia di poco superato i 5 milioni di persone alla fine del 2011. Nel 2011 il ministero degli Affari esteri ha rilasciato 231.750 visti per inserimento stabile, in prevalenza per motivi di lavoro e di famiglia, mentre sono stati circa 263mila i permessi di soggiorno validi alla fine del 2010 che, dopo essere scaduti, non sono risultati rinnovati alla fine del 2011. I permessi di soggiorno in vigore alla fine dell’anno, inclusi i minori iscritti sul titolo dei genitori e al netto dei casi di doppia registrazione (archivio del ministero dell’Interno revisionato dall’Istat), sono stati 3.637.724. Il numero stimato dei comunitari è di 1.373.000, per l’87% provenienti dai nuovi 12 Stati membri. I principali Paesi di origine sono risultati: Romania 997.000, Polonia 112.000, Bulgaria 53.000, Germania 44.000, Francia 34.000, Gran Bretagna 30.000, Spagna 20.000 e Paesi Bassi 9.000. La ripartizione della stima totale per aree continentali vede prevalere l’Europa, tra comunitari (27,4%) e non comunitari (23,4%), seguita dall’Africa (22,1%), dall’Asia (18,8%) e dall’America (8,3%), mentre le poche migliaia di persone provenienti dall’Oceania e gli apolidi non raggiungono neppure lo 0,1%. La situazione a Modena. Nella nostra provincia sono 88.849 gli immigrati, il numero più alto della regione, superiore anche a Bologna, con un aumento dell1,1% nel 2011 sull’anno precedente. Nel quadriennio 2007-2011 l’aumento è invece del 36,6%. I nuovi permessi sono 6.328. Mondo del lavoro. In Italia la grave crisi ancora in corso tra il 2007 e il 2011 ha provocato la perdita di un milione di posti di lavoro, in parte compensati da 750mila assunzioni di stranieri in settori e mansioni non ambiti dagli italiani. Anche nel 2011 gli occupati nati all’estero sono aumentati di 170mila. Attualmente gli occupati stranieri sono circa 2,5 milioni e rappresentano un decimo dell’occupazione totale. Nello stesso tempo tra gli stranieri è aumentato il numero dei disoccupati (310mila, di cui 99mila comunitari) e il tasso di disoccupazione (12,1%, quattro punti più in più rispetto alla media degli italiani), mentre il tasso di attività è sceso al 70,9% (9,5 punti più elevato che tra gli italiani). Gli immigrati sono concentrati nelle fasce più basse del mercato del lavoro e, ad esempio, mentre tra gli italiani gli operai sono il 40%, la quota sale all’83% tra gli immigrati comunitari e al 90% tra quelli non comunitari.

“Amerai” (Mc 12,30)
G.G

Parola

’Italia è un Paese di immigrati. Siamo a quota 5 milioni: uno su dodici residenti nella penisola. È uno dei dati della ventiduesima edizione del Dossier statistico immigrazione di Caritas e Migrantes, realizzato dalla cooperativa Idos, presentato a Roma, in contemporanea con altri capoluoghi di regione. Il messaggio che il Dossier ha scelto per il 2012 è simbolicamente titolato “Non sono numeri”. Terra d’asilo. Nel 2011 sono state 42,5 milioni le persone costrette alla fuga in altri paesi, di cui 15,2 milioni i rifugiati e 26,4 gli sfollati interni. Nello stesso anno sono state presentate 37.350 domande di asilo in Italia, in prevalenza da persone provenienti dall’Europa dell’Est e dal martoriato con-

osa sta al centro della vita del cristiano? Del suo comportamento? C’è un qualche punto di riferimento assoluto? L’uomo onesto è continuamente alla ricerca di questo centro e lo trova nelle parole e nella vita esemplare di Gesù, Figlio di Dio. Che, proprio nel brano del Vangelo secondo Marco di questa domenica, unisce insieme Antico e Nuovo Testamento. Il brano dal Libro del Deuteronomio ricorda ciò che ogni buon Israelita ogni giorno era chiamato a confermare: la fede nel Dio unico e la necessità assoluta dell’amore verso di Lui, “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Gesù riprende, nella risposta allo Scriba che lo interroga su quale sia il primo di tutti i comandamenti, le stesse parole del Deuteronomio, ma le completa con una seconda indicazione: “Amerai il prossimo come te stesso”. Viene così legato inscindibilmente l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Gesù, infatti, libera l’amore da ogni restrizione. Insegna che prossimo non è soltanto il parente, l’amico, il vicino, il connazionale, ma anche lo straniero, lo sconosciuto, persino il nemico, ossia qualsiasi uomo. Le parole di Gesù saranno tutte in questa direzione, insieme alla sua testimonianza, fino a dare la vita per tutti gli uomini, morendo sulla croce per essi. Va evidenziata anche la precisazione dello Scriba che sottolinea come l’osservanza del comandamento dell’amore faccia perdere di valore ogni ritualità (i sacrifici e gli olocausti). Si tratta di una comprensione che gli merita da parte di Gesù un riconoscimento straordinario: “Non sei lontano dal regno di Dio”. Per questo, chi si impegna onestamente nell’amore, superando ogni forma di egocentrismo, fa parte della grande famiglia dei Figli di Dio. Riconoscendosi amato da Dio, diffonde intorno a sé l’amore.

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Il volontariato si presenta ai giovani
Nona edizione delle “Officine della Solidarietà”, organizzata dal Csv. Il presidente Morselli: «Importante riscoprire il senso della comunità»
hanno aderito all’iniziativa, ognuna con un proprio spazio espositivo e con alcuni responsabili pronti a raccontare l’attività e rispondere alle domande degli studenti. Durante la presentazione dello scorso giovedì 25 ottobre l’assessore all’Istruzione del Comune di Modena Adriana Querzè ha sottolineato il valore del progetto e l’importanza di avvicinare le persone al mondo del volontariato già in giovane età: Centro Servizi per il Volontariato di Modena per valorizzare il volontariato in quanto testimone di valori etici e promotore di stili di della solidarietà” sono un’occasione per far conoscere ai ragazzi stili di vita diversi e il volontariato rimane uno strumento importante per formare la personalità dei giovani. Per questo sosteniamo il progetto del Csv». Angelo Morselli, presidente del Centro Servizi per il Volontariato, spiega il senso profondo dell’iniziativa, che non è solo mettere in contatto giovani e associazioni di volontariato: “Le officine della solidarietà” è parte di un progetto più ampio, che coinvolge anche i bambini delle elementari e quelli dell’Università. Vogliamo far capire ai giovani che la comunità è una, è importante mettere in rete le esperienze e recuperare i valori di volontariato e il senso della Morselli ha dato alcuni numeri dell’iniziativa, che per la seconda edizione ha avuto come sede il Foro Boario: «Ogni giorno abbiamo ospitato 200 ragazzi, sono circa 800 all’anno i giovani che decidono di aderire alle nostre proposte. Non tutti poi decidono di proseguire, ma già un’esperienza di 20 giorni può aiutare, come hanno dimostrato tutti i volontari che, dopo un’esperienza di volontariato, hanno dato la loro disponibilità in occasione del terremoto. Il nostro progetto – conclude il presidente Csv – proseguirà nelle aule scolastiche, con incontri e materiale informativo. La seconda tappa sta nell’associarsi: è importante che le persone riscoprano la gioia dell’impegno sociale». Risparmio di Modena Andrea Landi: «Il nostro è un territorio storicamente ricco di impegno sociale e volontariato. In un’età in cui si pensa molto a se stessi, le “Officine comunità. In un momento in cui la politica porta esempi negativi, il mondo del volontariato deve mettere in mostra la parte buona del paese».

Esperienze

I

• Luca BeLtRaMi

l Foro Boario ha ospitato la scorsa settimana la nona edizione delle “Officine della Solidarietà”, il progetto a cura del

Anno della Fede E se Dio tace?

L’angolo della Spiritualità

vita solidali. Cinque giorni per mettere in contatto gli studenti modenesi con tutte le associazioni di volontariato del territorio, promuovendo il senso di cittadinanza attiva e di responsabilità verso gli altri nei ragazzi, da quelli delle classi terze delle scuole medie e delle classi prime e seconde delle superiori. Sono 24 le associazioni che

• don naRdo Masetti

te grido, Signore; non restare in silenzio, mio Dio, perché, se tu non mi parli, io sono come chi scende nella fossa (Sal 27,1). L’uomo pone a Dio interrogativi decisivi per la sua esistenza. A volte Dio tace. A lungo andare questo silenzio diventa insopportabile e la creatura umana ha la sensazione di non avere più fiato, per continuare a vivere. Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio; anzi procedettero secondo l’ostinazione del loro cuore malvagio e invece di voltarmi la faccia mi han voltato le spalle (Ger 7,24). Spesso è l’uomo che non pone attenzione a Dio che parla in moltissimi modi. E’ proprio vero che non c’è peggior sordo, di chi non vuole udire. Allora il Signore con un cuore di padre addolorato, si rassegna a rispettare la libertà dell’uomo, ma continua a parlare anche invano. Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore (Dt 18,10-12). Dio lo sapeva. L’uomo non può trattenersi, specialmente in certe situazioni, dal gettare uno sguardo anche verso un “alto” anche se vago e credulone. Chi rigetta la religione, spesso cade nella superstizione; cioè in qualcosa che “sopra sta”. Si rifiuta Dio, per credere a maghi ed astrologi. Tu sei la mia strada, che mi conduce alla meta: alla Patria, alla casa del Padre. Sarò pellegrino fino a quel momento. Allora, finalmente, nessuno mi comanderà di andare, né Tu mi dirai più vieni; ma la tua voce, fatta d’amore, mi inviterà: rimani!

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Sono “Piccole ragioni”
Pubblicato il volume sulle esperienze filosofiche condotte nelle scuole d’infanzia di Modena

«Come spiegava don Lorenzo Milani in “Lettera ad un professoressa”, l’adolescenza è l’età dell’impegno, non bisogna avere paura di chiedere ai giovani di dare una mano, questo serve alla società, ma anche a loro. Il volontariato, come del resto tanti altri settori, hanno bisogno di abbassare l’età media». Dello stesso parere il presidente della Fondazione Cassa di

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stato dato alle stampe di recente il volume Piccole ragioni. Filosofia con i bambini (edizioni Franco Cosimo Panini) dedicato alle attività filosofiche svolte dai bambini di alcune scuole dell’infanzia del Comune di Modena. Il progetto, realizzato dalla Fondazione San Carlo e dall’Assessorato all’Istruzione del Comune di Modena, ha preso avvio nell’ottobre 2010 e ha coinvolto alcune sezioni di 16 scuole dell’infanzia, grazie al lavoro di 25 insegnanti cui è stato offerto, nel corso dei due anni scolastici 2010/2011 e 2011/2012, un corso di formazione sulle tematiche filosofiche in grado di coinvolgere i bambini di 4 e 5 anni. La filosofia con i bambini ha affrontato temi molteplici, in particolare quelli etici (come dovrebbe essere progettata e costruita la città in cui vivere? come

riconoscere le persone che vogliono lealmente partecipare ai nostri progetti da quelli che hanno scopi altri? …). La trattazione ha preso, inevitabilmente, la forma del gioco e in questo esperimento ludico si è immaginato di voler costruire da zero un paese giusto in cui vivere bene, oppure si è fantasticato di isole disabitate, mondi pieni di cose sconosciute, case da inventare, navi per viaggiare, paesaggi da scoprire e profettare, persone da ospitare. Così, lungola strada, in questo cammino compiuto insieme, insegnantie bambini, ecco farsi avanti re decaduti e aspiranti regine, ladrie soldati, viaggiatori sconosciuti e maghi che promettono di tutto pur di conquistare il potere, poveri e ricchi, adulti e bambini di ogni sorta. Sospesi tra il mondo quotidiano e i mondi immaginati, coinvolti senza saperlo oin esempi e metafore della filosofia, i bambini e le

bambine di quattro e cinque anni parlano del bene e del male. Del mondo che esiste ai loro occhi e, appunto, di altri mondi possibili. Nelle scuole dell’infanzia comunali di Modena la filosofia è arrivata così, con domande inattese, enigmi e pagine bianche da riempire provando la meraviglia di muoversi ai confini tra la filosofia e i giochi del “fare finta” Il volume “Piccooe ragioni” contiene alcuni saggi introduttivi di vari autori (C. Altini, M.A. Galanti, A.M. Iacono,L. Mori, R. Franchini, B. Pantoli, A. Querzè) che esplicitano le motivazioni teoriche e gli intenti educativi del progetto, raccontando anche le tappe attraverso cui il percorso si è sviluppato. Tali saggi precedono la sezione più importante del volume, dedicata alla documentazione di 5 esperienze condotte nelle scuole dell’infanzia modenesi, in cui sono i bambini a svi-

luppare argomenti filosofici attraverso la narrazione e il gioco. Di questa esperienza educativa asse portante è la prospettiva filosofica tesa a mettere in questione le realtà ovvie e le certezze consolidate, a “meravigliare” attraverso la costruzione di uno sguardo altro,N aturalmente le insegnanti non hanno mirato a fare lezioni di filosofia ai bambini, ma a utilizzare la filosofia come forma di interrogazione e di sapere critico, come modalità di discussione rispetto a ciò che appare scontato, come modello di pensiero per ogni processo di denaturalizzazione dell’esistente. Si è così rivelata un’intensa capacità di partecipazione e coinvolgimento a una discussione dialettica che, senza offrire soluzioni precostituite, ha condotto a verità provvisorie frutto di una deliberazione giocosa e partecipata.

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NostroT empo

Scuola

Le scuole cattoliche si incontrano
Ci siamo anche noi
• P aGostino ManfRedini* • MaRia eLena casaRini

Crescere nell’amicizia, nell’educazione e nella fede: una giornata al S. Cuore

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ercoledì 24 ottobre è stata una giornata di festa per le scuolecattoliche modenesi: le classi quinte delle scuole primarie hanno incontrato le prime e le seconde medie presso la scuola secondaria di primo grado Sacro Cuore, in occasione della premiazione del concorso “Il mio sogno più bello”. Il teatro del Sacro Cuore si è riempito di ragazzi che hanno applaudito i vincitori del concorso e hanno assistito allo spettacolo che i più grandi

E
stino, direttore del Sacro Cuore, e di don Fedecico Pigoni, Vicario episcopale per la pastorale hanno sottolineato la gioia e l’entusiasmo sprigionati da tanti giovani scolari, che stanno percorrendo il loro cammino di formazione e il valore della scuola cattolica ai loro ospiti più giovani e con qualche gioco nei campi della scuola. Questo momento ludico è stato un’occasione di incontro fra alunni di classi diverse e un’opportunità di conoscenza e confronto fra insegnanti di una scuola che cerca, nell’im-

avevano preparato per loro: danze e canzoni tratte dalle attività teatrali, anche in inglese, della scuola media. Gli interventi di padre Ago-

modenese, luogo di crescita personale e spirituale. La mattinata assieme è poi proseguita con una merenda servita dai ragazzi delle medie

pegno quotidiano, di portare segni tangibili della propria vocazione all’amore e all’attenzione, in particolare per i più piccoli.

’ stato un bel momento quello dell’incontro delle quinte elementari paritarie cattoliche della città con i ragazzi delle scuole medie Sacro Cuore. Le scuole cattoliche paritarie di Modena che si trovano insieme; don Federico Pigoni che parla dei valori cristiani in campo educativo, dell’importanza di sentirci partecipi di una unica famiglia, che fa pregare brevemente insieme bambini e adolescenti. Veramente un incontro importante e simpatico. Ma quali problemi stanno dietro alla realtà della scuola cattolica oggi a Modena in particolare e in Italia in generale? La crisi c’è e si sente. Le scuole paritarie ci devono fare i conti quotidianamente. Famiglie costrette a rinunciare alla scuola paritaria scelta, per le sopravvenute difficoltà economiche. Genitori che hanno paura del futuro e non sono in grado di assumersi impegni pluriennali. Contributi pubblici fermi anzi in diminuzione da 10 anni (mentre i costi nello stesso periodo sono cresciuti del 20%). Contributi che nella scuola media e nel biennio della superiore (nulla è dato per il triennio delle superiori) si ferma, quando va bene, a 72

m o s t r e
A N N O D E L L A F E D E

9 MOSTRE ITINERANTI
Le mostre che proponiamo costituiscono una occasione unica per approfondire e testimoniare ciò a cui il Papa ci richiama oggi, nell’Anno della Fede. Visita il nostro sito per scoprire i dettagli delle nove mostre, suddivise in tre percorsi: Testimoni della fede - L’anno delle fede - I luoghi della fede
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Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio alla divinità del figlio di Dio Gesù Cristo?”

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Fëdor Dostoevskij

euro all’anno per alunno. Poi si dice che lo stato finanzia la scuola paritaria anzi che toglie i soldi alla scuola pubblica per darli alla paritaria (privata dicono in molti sbagliando). In questo modo lo stato fa pagare due volte la scuola alle famiglie che scelgono la paritaria e addirittura inserisce la retta della scuola nel paniere del “redditometro”. E non c’è detraibilità dalle imposte delle rette scolastiche. Oggi si possono detrarre le spese veterinarie per cani e gatti, ma non quelle per l’educazione dei figli. Ma c’è di più. Diversi studi fatti dall’Istat e dal ministero stesso dimostrano che un alunno alla scuola statale costa in media € 7.200 all’anno. Un alunno della scuola paritaria cattolica costa tra i 3.500 e i 4.000 euro all’anno. Stessi programmi, stessi esami, stessa pulizia, stessa manutenzione, stesso riscaldamento. Se gli alunni che frequentano le paritarie (circa un milione) frequentassero quelle pubbliche costerebbero allo Stato circa 7 miliardi l’anno. La scuola paritaria fa risparmiare alla scuola pubblica 7 miliardi di euro circa l’anno. La scuola paritaria non solo non è una spesa aggiuntiva per il bilancio dello Stato, come molti vorrebbero far credere, ma un grandissimo guadagno. La scuola paritaria è una risorsa “del” Paese e “per” il Paese, un capitale a beneficio di tutti e come tale dovrebbe potere godere dei reciproci riconoscimenti e sostegni economici. Perché più forte e grande è il numero delle scuole paritarie, più grande è il risparmio e il beneficio che totalizza lo Stato. Questo l’hanno capito molti Stati europei ed extraeuropei. Una Risoluzione del Parlamento europeo del lontano 14 marzo 1984 recita: “Il diritto alla libertà di insegnamento implica per sua natura l’obbligo per gli stati membri di rendere possibile l’esercizio di tale diritto anche sotto il profilo finanziario e di accordare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie allo svolgimento dei loro compiti e all’adempimento dei loro obblighi in condizioni uguali a quelle di cui beneficiano gli istituti pubblici corrispondenti, senza discriminazioni nel confronto degli organizzatori, dei genitori, degli alunni e del personale” (art. 1.9). “Le procedure in caso di violazione dei diritti fondamentali si applicano anche in caso di violazione della libertà di istruzione” (art. 2.3). Emblematica è la lettera inviata da una mamma al go-

vernatore della Contea di Sidney che aveva ridotto del 10% i finanziamenti alla scuola cattolica della contea: “Non riesco a comprendere come si possa avere un tale disprezzo per l’istruzione. Sono una di quelle mamme che con grande sacrificio manda una propria figlia alla scuola cattolica. Sì per scelta, ma almeno ho la possibilità di scegliere. Signor Governatore come si permette di prendersi la libertà di decidere dove dovrà studiare mia figlia. Sarà lei a decidere per me e per tanti altri genitori, togliendoci la libertà di scegliere? Farà gli stessi tagli anche per le scuole pubbliche?”. C’è a Modena con il Comune un “Patto per le scuole paritarie”. Potrebbe semplicemente essere la base per una futura fattiva collaborazione tra scuola paritaria e scuola pubblica come previsto dalla legge. Ma se non si pone in atto un vero e proprio confronto dialettico tra le scuole statali e paritarie per l’ottimizzazione di tutto il sistema scolastico non si otterrà nessun risultato per il bene degli alunni. Occorre stimolare i processi di ricerca, di innovazione e di sperimentazione, occorre migliorare la qualità, l’efficacia e l’efficienza dell’istruzione. Solo un alto livello di educazione, accessibile indistintamente a tutti è garanzia di un futuro migliore e sicuro per tutti. La verità è che la scuola privata si pone “accanto” e non “contro” la scuola statale, con-corre, corre “insieme” ad essa verso il perseguimento di un grande e comune obiettivo: quello della promozione umana, culturale degli alunni e della crescita civile, sociale, etica ed economica del paese. Non dimentichiamo infine quanto ribadisce con forza il magistero della Chiesa circa la scuola cattolica paritaria al cap. IV del documento “Educare alla vita buona del Vangelo”. “La scuola cattolica costituisce una grande risorsa per il paese. In quanto parte integrate della missione ecclesiale, essa va promossa e sostenuta nelle diocesi e nelle parrocchie, superando forme di estraneità e di indifferenza e contribuendo a costruire e valorizzare il suo progetto educativo”. Le nostre scuole paritarie cattoliche sono scuole della Diocesi, scuole della Chiesa di Dio che è in Modena. * direttore Istituto S.Cuore-Modena

NostroT empo

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Tra Vaticano II e Anno della Fede, l’ultimo incontro del consiglio Pastorale diocesano è stato caratterizzato da un clima proficuo e sereno

Un bilancio positivo
la preghiera iniziale, mons. arcivescovo ha ringraziato i membri del consiglio per il servizio svolto sottolineando come la partecipazione a tale organismo ecclesiale sia anche un momento di crescita nella fede personale dei singoli consiglieri. Don Federico Pigoni, vicario per la Pastorale, ha passato la parola al segretario che ha svolto una panoramica riassuntiva degli argomenti trattati in Consiglio far circolare questo documento, pensando soprattutto alla pastoAssemblea di inizio anno pastorale 2012/2013 (foto d’archivio)

Diocesi

• PaoLo neRi

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abato 27 ottobre si è riunito il consiglio Pastorale diocesano per la sua ultima seduta del quadriennio 2009-2012. Dopo

Ufficio catechistico

uello sulla preghiera è stato davvero un bel percorso che attraverso 4 serate ci ha regalato tanti momenti di riflessione, approfondimento e dialogo molto significativi ed incisivi. Quante cose mi sono portata a casa! In un primo momento abbiamo preso tra le mani la preghiera che ci ha insegnato Gesù e grazie all’approfondimento biblico di d. Fabrizio Rinaldi ci siamo immersi nel testo come se fosse la prima volta: “Padre…in Lui c’è la sorgente di tutto, della vita, è colui che sa farmi capire come essere felice!” Di fronte a queste parole come non spalancare gli occhi, le orecchie, il cuore per immergersi completamente in questa preghiera che “custodisce la nostra umanità”? Un’ulteriore tappa del percorso ci ha permesso di mettere discussione le nostre precomprensioni e di aprirci a nuove prospettive vivendo uno di quei momenti preziosi e necessari che mettono in movimento verso un cambiamento, un’evoluzione; testimonianza ne è il fatto che l’approfondimento e il dialogo hanno suscitato nei partecipanti tante domande. Ho capito che il Padre Nostro non è una formula, ma uno stile di vita che, come dice Adriana Zarri, “ci deve portare a pregare di meno perché preghiamo di più” quando teniamo insieme vita e preghiera; che occorre collocarsi esattamente come ha fatto Gesù vivendo pienamente la relazione del Figlio con il Padre, liberandoci così dalla logica degli schiavi; che ci insegna a vivere il presente, nel riconoscimento di ciò che è necessario per diventare autentici, liberati dal non senso della vita: se preghiamo con una logica diversa rischiamo di disumanizzarci. Sono tornata a casa forte di una convinzione: qualunque cosa ascolterò o mi verrà trasmessa, devo sempre chiedermi “che volto di Dio mi viene presentato?” Dovrò stare molto attenta a tutte le sovrastrutture che rischiano di sfociare nell’idolatria e di concentrarmi solo su ciò che Gesù ci ha detto e fatto conoscere di Dio, del Padre Suo…del Padre nostro!!!Ma non è tutto infatti nell’ultima serata abbiamo vissuto un’esperienza molto intensa: ognuno di noi ripetendo ad alta voce le parole “è bello per noi oggi dire Padre Nostro….” ha espresso e condiviso ciò che aveva nel cuore, ciò che si portava a casa ed ha acceso una candela al cero pasquale a rappresentare la propria preghiera. Una conclusione davvero molto bella ed emozionante, perché ha fatto emergere le tante e diverse “umanità”.Mai titolo, quindi, è stato più azzeccato: il Padre Nostro…la preghiera che custodisce la nostra umanità. Antonella – parrocchia di S.Caterina

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Padre Nostro, preghiera che custodisce la nostra umanità

lungo l’arco del quadriennio. Il consiglio ha lavorato molto, svolgendo egregiamente il compito affidatogli chiaramente dallo statuto e dalle raccomandazioni di mons. arcivescovo all’inizio del suo servizio di Pastore nella Chiesa di Modena-Nonantola: “Consigliare, ma senza appiattirsi su analoghe forme proposte dalla comunità civile; consigli per decisioni più adeguate nelle questioni pastorali e per offrire elementi di conoscenza per poter formulare valide proposte operative”. Successivamente, mons. Paolo Losavio, vicario per i Ministeri ha svolto una brillante ed appassionata relazione sul Vaticano II, che riportiamo integralmente a pagina 10 e 11. Alcuni consiglieri hanno ringraziato don Paolo per la sua relazione e hanno fatto proposte. Anche mons. Lanfranchi si è unito ai ringraziamenti a don Paolo impegnando la diocesi a studiare le modalità con cui

rale Giovanile, alle aggregazioni laicali, ecc… Il vescovo ha rilanciato tre parole. Rinnovamento, nella lettera e nello spirito, per la Chiesa e per la nostra diocesi; occorre recuperare l’anelito e la passione per l’annuncio di quel periodo. Comunione, per convergere nell’unità dei doni diversi; è frutto dello Spirito e della sensibilità umana. La divisione è uno dei problemi della Chiesa di Modena; ci sono fratture e diffidenze. Serve invece una grande conversione spirituale e culturale. Impegno per la nuova evangelizzazione, che mons. Lanfranchi lega al dono che abbiamo ricevuto con la promulgazione dell’Anno della Fede oggi, col Catechismo della Chiesa Cattolica e con i documenti del Vaticano II. Da un lato vede per Modena un passo in avanti per recuperare il cristianesimo come fede, basato sull’incontro salvifico con Cristo, sull’annuncio pasquale. D’altro canto c’è il rischio

di intendersi sui valori che accomunano ma senza fare il passo di vivere la vita per Qualcuno. Vede ancora con preoccupazione una certa deriva spiritualistica di una parte di cristiani. Don Federico ha poi introdotto il secondo punto, in ordine al recepimento, a Modena, dell’Anno della Fede. Diversi consiglieri hanno riportato come nelle parrocchie e nei movimenti fervano iniziative molto spesso incentrate sullo studio degli articoli del Credo e sul catechismo della Chiesa Cattolica. Tra i tanti interventi quelli di diverse aggregazioni, da Cl al Rinnovamento, dall’Agesci all’Ac e al Csi, che hanno portato diverse iniziative e attenzioni per l’anno in corso. Non sono mancati altri interventi, anche dalle zone terremotate, che stanno ripartendo con coraggio, grazie a una fede che non si è spenta ma, anzi, ha ripreso vigore. Qualche conclusione di mons. Lanfranchi: occorre non lasciare cadere le riflessioni sul terremoto che portano a ripen-

Sacerdoti carpigiani

Rientrati dalla Casa del Clero
uesta settimana sono rientrati in Seminario a Carpi i sacerdoti ospitati dalla Casa del Clero. Per consentire il ritorno di don Nardino Burzacchini, don Gianfranco Degoli, don Mario Melegari, don Renzo Catellani e don Francesco Cavazzuti è stata recuperata un’area dell’edificio prospicente corso Fanti in cui i sacerdoti potranno risiedere. Ad esclusione di don Cavazzuti, gli altri sacerdoti anziani erano stati ospitati a Cognento, presso la Casa del Clero della diocesi di Modena-Nonantola. “Siamo grati all’arcivescovo Antonio Lanfranchi e al vicario episcopale don Paolo Losavio – fa sapere don Massimo Dotti, rettore del Seminario – che si sono impegnati in prima persona affinché i nostri sacerdoti fossero accolti al meglio nella struttura della loro diocesi”.

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sare alla pastorale; favorendo le relazioni, senza trascurare la religiosità popolare. Con una seconda sottolineatura il vescovo ha apprezzato l’impegno ad approfondire il Credo: ottima possibilità per riattivare la catechesi per gli adulti in troppe parrocchie un po’ sopita. L’arcivescovo ha suggerito di trovare il coraggio di una proposta di fede diversificata: la comunità cristiana sappia offrire proposte adeguate alla ‘sete’ di ciascuno. Bene il risveglio oratoriale, strumento grande per raggiungere tutti i ragazzi; non solo quelli che frequentano la parrocchia abitualmente, ma con un progetto chiaro. La conclusione è stata dedicata all’impegno della Chiesa modenese ad affrontare il discorso delle Unità Pastorali, unitamente a quello delle strutture fisiche: siamo davvero capaci di gestirle tutte, facendo la corretta manutenzione? Il terremoto insegna. Da ultimo, don Federico ha rammentato l’importanza di partecipare alle quattro conferenze fissate sulle costituzioni conciliari di cui parliamo a pagina 9, e ha chiesto impegno per i gemellaggi con le parrocchie terremotate. Il primo incontro del nuovo consiglio Pastorale diocesano è già fissato per il prossimo 19 gennaio 2013. Con la recita del Credo e la benedizione dell’arcivescovo il consiglio Pastorale diocesano uscente si è sciolto.

Pastorale della salute

Chiesa e disabilità

Vescovo

Agenda del

Domenica 4 novembre ore 10 Monteobizzo Messa ore 11.30 Verica - Messa Lunedì 5 novembre ore 20.30 Incontro con Piccola famiglia dell’Annunziata Martedì 6 novembre Udienze Mercoledì 7 novembre Mattinata: incontro con i Vescovi della Metropolia ore 14 in carcere: Lectio Divina ai carcerati ore 20,45 Conferenza sul Concilio Giovedì 8 novembre ore 9,30 Consiglio Presbiterale. Sabato 10 novembre ore 10 Cons. Episcopale ore 16 in Duomo Messa con professione perpetua di Suor Luisa Domenica 11 novembre ore 11 Sorbara - Messa di Ringraziamento

Liberiamo la preghiera per riempirla di vita
• danieLa teBasti*

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nche quest’anno l’ufficio catechistico ci ha offerto un percorso liberante. In 4 serate abbiamo fatto una “passeggiata” nella preghiera: abbiamo portato alla luce il nostro vissuto sull’argomento e acquisito nuove consapevolezze illuminati dalla riscoperta del Padre Nostro. Sono partita appesantita da tanti dubbi: “prego abbastanza?” , “con che atteggiamento lo faccio?” e “perché prego?”. Grazie a diversi stimoli (bellissimo l’estratto dal libro di Adriana Zarri “Un eremo non è un guscio di lumaca”) e coinvolgenti approfondimenti mi sento più serena e mi porto a casa un’idea della preghiera come cammino, una preghiera che cambia durante la nostra vita così come cambia la nostra rappresentazione di Dio, che può subire rallentamenti, crescite, abbandoni, riprese. Una preghiera che ci è necessaria per diventare sempre più uomini perché tenendoci aperti verso l’Altro che è in noi, possiamo tener saldo il limite della nostra umanità,e allo stesso tempo ci permette di custodire il vero volto di Dio Padre, di stare in piedi davanti a lui non facendoci dimenticare i fratelli. Quindi liberiamo la preghiera dall’ idolatria, sensi di colpa e senso del dovere e immergiamola nella nostra vita, riassaporiamo il dialogo intimo e vitale col Padre e la preghiera comunitaria per custodire noi e i nostri fratelli nello stile che ci trasmette Gesù nel Padre Nostro, la preghiera che ci insegna a vivere. * parrocchia di Campogalliano

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uest’anno gli ormai tradizionali Venerdì del Centro di Pastorale della Salute presso il Centro Famiglia di Nazareth in via Formigina 319 a Modena sono dedicati alla riflessione su “Chiesa e disabilità”. Venerdì 9 novembre il tema è “Affettività e sessualità nel disabile”; venerdì 16 novembre, “I sacramenti e le celebrazioni per i disabili”. Si tratta di due occasioni per riflettere su temi sensibili. E’ un modo per portare un contributo alla “31° Giornata mondiale dei diritti delle persone con disabilità”, promossa dall’Onu per il 3 dicembre, che ha lo scopo di promuovere la diffusione dei temi legati alla disabilità per sensibilizzare l’opinione pubblica ai concetti di dignità, diritti e benessere delle persone disabili, accrescendo la consapevolezza dei benefici che possono derivare dall’integrazione delle disabilità in ogni aspetto della vita sociale. Anche le nostre comunità sono invitate a modificare molti atteggiamenti affinchè crollino pregiudizi e barriere che impediscono di vedere oltre la “dis-abilità”. La sensibilità nelle nostre comunità può aiutare le persone con disabilità ad una più completa espressione personale, sperimentando relazioni autentiche, nuove modalità comunicative e occasioni di arricchimento per la propria vita fisica e spirituale

Diocesi

Agenda della

Mercoledì 7 novembre ore 20,45 al Forum Monzani Conferenza sul Concilio Domenica 11 novembre ore 11 Sorbara presso cooperativa Fruit Modena Group celebrazione della Giornata del Ringraziamento

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La storia

Il ‘primo’ San Cataldo, il cimitero suburbano più antico d’Europa
riduzione, nel 1774, delle parrocchie modenesi da 17 a 5 fu subita dolorosamente dalle austessa dimensione, iscrizioni controllate da una apposita Commissione... Per i fautori VI sul cimitero modenese ed elogia ‘le paterne provvidenze del clementissimo sovrano’ per una realizzazione che metteva d’accordo ‘Sacerdozio’ e ‘Impero’ (i provvedimenti del vigilantissimo nostro Sovrano per la pulitezza e la sanità della sua capitale non sono difformi dalle massime della chiesa). Tutti sono invitati a guardare questo luogo - già consacrato dalla benedizione vescovile - con occhio più religioso e devoto”. “Quanto sono diverse le idee della vera religione dalle idee della pietà popolare!” sottolinea il colto vescovo ed, in maniera piana, con brevi citazioni in latino immediatamente tradotte, mons. Fogliani giustifica il perchè “non c’è nessuna radicale novità in questi cimiteri fuori le mura, ‘luoghi del dolce sonno’ per i nostri defunti prima della tromba del giudizio universale”. Ricorda che nei primi 3 secoli dell’era cristiana nessun morto fu sepolto all’interno di una città. Così prevedevano “le 12 tavole e le disposizioni degli Imperatori Adriano e Antonino Pio e mai i Cristiani violarono queste norme”. Nel IV sec. si fece eccezione “per il grande Costantino, sepolto più estremisti e giacobini delle nell’atrio della grande Chiesa nuove teorie il nuovo modello dei Santi Apostoli da lui edidi organizzazione cimiteriale ficata in Costantinopoli e, più doveva contrastare i privilegi tardi, per altri eminenti peracquisiti da nobiltà e clero, che sonalità del tempo. Purtroppo questo uso “che allettava l’umana ambizione” si estese nei secoli, nonostante la contrarietà espressa dai pastori più zelanti, contrarietà ribadita vigorosamente da Pio V. La Pastorale continua chiarendo le modalità ed i giorni dell’anno in cui, visitando la cappella del nuovo Pianta e prospetto lungo (interno) del progetto del nuovo cimitero cimitero, confesDisegno firmato da Cesare Costa 1860 sati e comunicati, si potevano amavano essere sepolti nel- personaggi alla Chiesa, alle acquistare le indulgenze conle chiese, per ostentazione. Si scienze e alle armi - uomo col- cesse dal Papa, con i Brevi del voleva inoltre sottrarre alla to, con inconsuete conoscenze 14 agosto 1779. Chiesa la gestione spirituale, di meccanica, botanica e mi- Nulla, in realtà, era stato così ma anche economica del cul- neralogia, scrive nella lucida semplice e chiaro, fin dall’inito funerario: un cambiamen- pastorale che abbiamo potuto zio, a proposito di quel cimito dettato da preoccupazioni consultare (il documento è in- tero. I nobili della città - vistisi igienico-sanitarie (le chiese serito in una corposa raccolta trattati alla pari del resto della e i sagrati erano spesso invasi di Atti vescovili e vicariali, or- popolazione, anche degli indida odori insopportabili), ma dinata e conservata dai france- genti - avevano minacciato di anche fortemente ideologico e scani della antica “Parrocchia disertare il sito (magari seplivellatore, un preciso segnale di S. Cataldo e S. Giacomo”): pellendo i famigliari defunti politico-culturale che apparì a “Il Vescovo si compiace della nelle cappelle gentilizie delle molti spersonalizzante e mate- nuova costruzione, accogliendo loro ville di campagna). Nel rialistica. grato ‘i tesori delle Sante In- progetto del nuovo cimitero Si voleva soffocare il culto dei dulgenze’ profuse da papa Pio non era prevista, inizialmente, morti. Le discussioni sull’argomento raggiunsero persino i salotti letterari alla moda. Ippolito Pindemonte, in quegli anni, scriveva ‘I Cimiteri’ per difendere il culto funerario cristiano e Ugo Foscolo, nella splendida ode ‘Dei Sepolcri’ pur partendo da convinzioni materialistiche - esaltava il valore umano e soprattutto civile delle sepolture. Modena, per volontà del suo sovrano, anticipò i tempi delle disposizioni napoleoniche. Abbiamo avuto - si afferma - il primo cimitero suburbano d’Europa! Francesco III, con l’ordinanza governativa dell’ottobre 1777, di fronte alla tentazione di soluzioni troppo rivoluzionarie e invise a gran parte dei suoi sudditi, dava disposizioni in materia, ma rassicurava la nobiltà, i maggiorenti e il clero. La Pastorale di Giuseppe Maria Fogliani (16 ottobre 1779). La pastorale di Giuseppe Maria Fogliani, vescovo di Modena dal 1758 al 1785, “affabile, dolce, cortese”, grande benefattore, illustra ai fedeli e al clero, nell’imminenza del giorno della commemorazione dei defunti, la posizione ufficiale della Chiesa modenese nei confronti del nuovo cimitero suburbano. Patrizio reggiano di famiglia nobile e antichissima - che aveva dato illustri neppure una cappella, che poi fu edificata piccola e spoglia. Oggi non è più possibile rinvenire le tracce di questo settecentesco ‘magazzeno di cadaveri’, a seguito della completa ricostruzione operata, nella seconda metà dell’‘800, con altre conoscenze tecniche, altre risorse economiche e soprattutto con altri intenti. Il terreno scelto nel ‘700 risultò paludoso, con falde acquifere troppo superficiali. L’area, a forma rettangolare, fu circondata da un terrapieno perimetrale alto tre metri e mezzo rispetto la campagna circostante. Si accedeva da est (verso la chiesa cinquecentesca di S. Cataldo, anch’essa umida e fatiscente) e da sud, superando due ponti posti su un fossato: un’isola sopraelevata, dunque, lontana dal traffico cittadino. All’interno erano previste grandi arche sepolcrali tutte uguali in grado di accogliere, nelle botole poste a livello di terreno, decine di morti. Il tutto eseguito secondo un progetto tecnico - di cui non ci è stato possibile rinvenire e consultare l’originale – funzionale, almeno per quei tempi, e volutamente spoglio ed anonimo. Al centro di un piazzale venne poi eretta una croce simbolo di luogo consacrato. Le sepolture vennero assegnate, successivamente, secondo un ordine sociale. Il cimitero di Cesare Costa Questo sostituirà, inglobandolo, il più antico ed è il luogo delle diversità all’interno di una costruzione accuratissima e razionale, di grande eleganza formale, “tipo e modello di perfezione”, secondo il giudizio della Commissione esaminatrice. Il progetto, promosso dal Governo estense nel 1850, cominciò ad essere attuato nel 1870, dopo gli sconvolgimenti politici intervenuti, con una previsione di lavori per almeno sei anni per portare a compimento soltanto il prospetto principale, la bella e grande chiesa con calotta a volta sferica e copertura in rame ed una parte dei corpi laterali. Molti sono ancora i cambiamenti strutturali intervenuti nel bel cimitero in questi ultimi 130 anni. La burocrazia ha moltiplicato e spesso cambiato le regole dell’organizzazione cimiteriale. L’iniziativa privata, quasi invadente, sta modificando abitudini. Si è, forse, fatta più rarefatta la consuetudine di visitare i nostri defunti? L’antica pastorale insegnava: “Salutare sempre fu e santo il pensiero di porgere sollievo all’anime dei trapassati con le preghiere”.

Una ricerca sulle tracce del nucleo originario settecentesco del camposanto che è stato completamente rivoluzionato nel secolo successivo. E la ‘Pastorale’ del vescovo Fogliani che contiene indicazioni per certi versi ancora attuali
• eLena BaLuGani

‘tre cimiteri’ di S. Cataldo e quelli più piccoli di frazioni e paesi sono animati, in questi giorni, da folle di visitatori, nel ricordo di defunti a volte quasi dimenticati e a volte presenti quotidianamente e con angoscia a parenti ed amici. Il primo cimitero Il cimitero ottocentesco dell’architetto Cesare Costa vasto, monumentale, ricco di opere d’arte, eleganti tombe familiari, ampie scale, colonne, verde intorno, con un impiego del colore nelle colonne e nella fascia di mattoni, ha inglobato il primo cimitero suburbano. Tutti e due sono stati affiancati, nel secolo scorso, dal terzo cimitero ideato dall’architetto Aldo Rossi: razionale, lineare, tanto nuovo nella struttura che, almeno all’inizio, sembravano apprezzarlo soltanto gli esperti, i professionisti, i tecnici. Venivano e vengono ancora da tutto il mondo a visitarlo. Il più antico (1771–1778) fu il più ‘innovativo’, almeno nelle premesse ideologiche che lo avevano prodotto. Costruito per volontà di un energico sovrano, il duca Francesco III d’Este, con ambizioni ‘moderne ed europee’ - definito dagli storici ‘il sovrano urbanista’ - governatore per anni della Lombardia ha goduto di un balcone privilegiato sull’Europa. Intervenne su Modena allineando strade, abbattendo portici e isolati fatiscenti, costruendo, in S. Agostino, il grande ‘Spedale’ e, di fronte, l’immenso ‘Albergo dei poveri’. Intervenne su una miriade di Opere Pie unificandole in una sola, occasione purtroppo di saccheggio di beni ecclesiastici e religiosi, arbitrii e truffe. La

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torità diocesane. Un campione di attivismo, dunque, ma soltanto dopo la morte del padre Rinaldo. Come principe ereditario aveva invece assecondato i capricci della bella moglie francese: feste, balli, spettacoli teatrali, lunghi viaggi, lusso sfrenato nella Villa di Rivalta, bella come una Versailles. L’immorale Carlotta Aglae d’Orleans non conosceva nè disciplina nè dovere. Scandalizzava le morigerate dame di corte con le sue abitudini spregiudicate, coinvolgendole fino a tarda notte in interminabili e costose partite di ‘biribisso’, una sorta di roulette ante litteram. Tutto il ‘700 fu epoca di grandi novità e grandi contraddizioni. Il Papa, da Roma, applaudì all’ iniziativa ducale, concedendo, con ben tre documenti, ampie indulgenze a chi visitava la chiesa del nuovo cimitero suburbano, costruito a nord-ovest della città ed ad un chilometro dalla cittadella fortificata. Circa 30 anni dopo (1806) Napoleone Bonaparte estendeva anche all’Italia l’Editto di Saint Cloud’ (1804) imponendo di seppellire i morti fuori dalle mura, dando disposizioni igienico-sanitarie e democratiche, secondo elaborazioni filosofiche che affondavano le radici nell’Illuminismo europeo del XVIII secolo: sepolture della

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L’Anno Accademico dell’ateneo di Modena e Reggio è stato aperto a Mirandola. Tra terremoto, ricostruzione e welfare. In crescita il numero degli studenti
“ ome mai siamo qui?” Così il rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, professor Aldo Tomasi, ha iniziato il proprio discorso di apertura dell’Anno Accademico 2012-2013 tenutosi quest’anno a Mirandola, poi concluso con le parole: “Viva l’Università di Modena e Reggio Emilia”, cui è seguito un lungo applauso. Il Rettore ha ritenuto che questa iniziativa potesse essere una risposta a crisi e terremoto, anche alla luce dei 300 iscritti provenienti dalle zone terremotate. A terremoto appena accaduto, peraltro, l’Università e gli studenti hanno portato al territorio competenze e aiuto. La cerimonia si è svolta in una tensostruttura, collocata nella cosiddetta ‘Cittadella della conoscenza’, un polo scolastico e culturale. Come l’assessore regionale Bianchi ha notato, le note di Offenbach eseguite dal coro universitario si sono confuse con i rumori delle ruspe e tutte accompagnavano l’ingresso degli ospiti. 450 edifici sono stati danneggiati dal sisma, con 70mila studenti coinvolti. A oggi sono state completate 150 scuole, di cui 60 ex novo. Il rettore ha quindi preso la parola per il suo ultimo discorso in questa carica, dopo un quinquennio alla guida dell’Ateneo. In prima battuta ha presentato il nuovo consiglio di amministrazione, citando in particolare i tre membri esterni, Paolo Cavicchioli, Piero Ferrari e Stefano Landi, noti

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• don Luca BaLuGani

industriali del territorio modenese e reggiano. Il problema del finanziamento è stato esaminato in maniera approfondita: solo la quali-

“Viva l’università”
nato. I numeri evidenziano la riduzione: per i docenti si è passati da 882 a 795; il personale amministrativo e tecnico è sceso da 759 a 682. Da 32 welfare concerne non solo sanità, pensioni e istruzione, ma anche le persone dipendenti, cioè i bambini e gli anziani, nonché i portatori di handicap. Il lavoro di cura è la componente fondamentale della sostenibilità e del mantenimento di una società, ma oggi è diventato un nodo sociale che stato di dipendenza è riconosciuta, mentre non lo è quella di chi assiste, in particolare le donne, che sono concepite come soggetti in relazione ad altri (sono infatti madri, figlie e mogli). La concezione classica di welfare è nata in un contesto in cui c’erano la garanzia del posto di lavoro, la separatezza del tempo di lavoro dal tempo libero e la stabilità della struttura familiare. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro (come realizzazione personale, ma anche per sopperire alle necessità economiche e tutelarsi in caso di divorzio), la de-standardizza-

La ricostruzione

tà dell’Ateneo (premiata con appositi fondi statali) ha permesso di contenere i tagli progressivi, limitando a -6% il calo negli ultimi anni. Purtroppo questo ha comportato lo sforamento della percentuale di finanziamento proveniente dalle tasse universitarie (tuttavia ferme già da alcuni anni). Il corrente anno, con 3700 nuove immatricolazioni (+9,24% rispetto allo scorso anno, in controtendenza con la media nazionale, vedrà salire a oltre 20 mila gli iscritti complessivi all’Università. Problema irrisolto resta quello del diritto allo studio. In Emilia Romagna il 100% degli aventi diritto a borse di studio nel precedente anno accademico l’ha ottenuta; tuttavia questo è accaduto grazie al concorso dell’Università, che ha supportato Stato e Regione. In un momento economicamente difficile, occorre la forza di reindirizzare le risorse sugli studenti. Il bilancio è a pareggio grazie al blocco del turn over, cui l’Università ha cercato di supplire continuando a sostenere i ricercatori a tempo determi-

dipartimenti si è passati a 14, accorpando in tal modo i centri decisionali. La qualità, invece, non è calata. Oltre la metà dei laureati nel 2011 ha raggiunto il traguardo rimanendo in corso, con percentuali più alte rispetto alla media nazionale. Il tirocinio garantisce a 2/3 degli studenti un contatto col mondo del lavoro e permette ad una proporzione analoga l’impiego entro un anno dalla laurea. Tra i numerosi interventi della mattinata, una studentessa di Mirandola ha preso la parola a nome dei colleghi, riattualizzando lo stato d’animo di chi ha vissuto il terremoto. Nella sua conclusione ha chiesto il ripristino di ciò che rappresenta la vita di queste cittadine (inclusi i luoghi di culto) e nello stesso tempo ha sollecitato non la ripetizione dell’esistente ma un suo ripensamento, ricevendo i complimenti del suo sindaco. La lezione magistrale è stata tenuta dal sottosegretario con delega alle Politiche sociali, Maria Cecilia Guerra e avente per titolo “Welfare in crisi”. Il

chiede di essere approfondito anche su un piano teorico. Questione di partenza è che la titolarità di diritto di chi è in

zione del mercato del lavoro, l’instabilità delle relazioni coniugali, il calo demografico e l’accentuazione della per-

centuale anziana, l’aumento della mobilità demografica stanno mettendo in difficoltà la struttura del welfare. Aumenta la domanda di cura e diminuisce l’offerta informale: un esempio riportato dalla professoressa Guerra è quello delle nonne che hanno genitori non autosufficienti da accudire, aiutano per la cura dei nipoti e potrebbero ancora avere figli in casa. Il welfare dovrebbe diventare un sistema per la realizzazione delle persone in ambito sociale: il diritto alla cura dovrebbe essere sociale, come anche il lavoro di cura. In Europa esso è armonizzato con il lavoro remunerato laddove l’uomo si assume compiti di cura verso i figli (un modello più nordeuropeo). Ma la discriminazione di sesso permane anche quando il lavoro domestico è affidato all’esterno: i lavori di cura sono affidati a donne sfruttate, sottopagate e spesso in nero. Ciò richiede perciò un ulteriore e profondo ripensamento, anche accademico, della struttura attuale del welfare.

Scuola materna parificata di San Felice

Terzo settore

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Contributo Bper alla ‘Caduti per la patria’

Aiuto reciproco
• LauRa soLieRi

mmonta a 55mila euro la cifra destinata dalla Rete del Terzo Settore modenese a 15 organizzazioni del terzo settore residenti nelle zone del cratere, selezionate sulla base dei progetti da esse presentate alla Rete per sistemare le loro sedi e riacquistare le attrezzature lesionate dal terremoto. Questa cifra è stata raccolta tramite il portale terremoto. volontariamo.com, attraverso il quale la rete del Terzo Settore modenese, composta da associazione Servizi per il Volontariato Modena, Forum

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Provinciale Terzo Settore, Comitato Paritetico provinciale del Volontariato di Modena, ha attivato un conto corrente per raccogliere fondi a favore dei progetti presentati dalle associazioni che operano sui territori colpiti dal sisma, progetti mirati a rimettere in funzione o rendere efficaci sedi e attrezzature con le quali poter svolgere le proprie attività a favore della popolazione. La Rete ha istituito un’apposita Commissione che ha definito i criteri di scelta dei progetti e si è dotata di strumenti tecnici per rendere il più efficace possibile la destinazione dei fondi raccolti.

“Per noi è una grande soddisfazione aver garantito questo risultato in tempi così brevi – commenta Angelo Morselli, presidente dell’Associazione Servizi per il Volontariato Modena – Ricordiamo che sul portale terremoto.volontariamo.com la raccolta fondi prosegue e sarà potenziata da una parallela campagna di fundraising, sempre promossa dalla Rete del Terzo Settore modenese. In questo modo ci auguriamo di poter continuare a sostenere come fatto fino ad ora tanti altri progetti delle organizzazioni del terzo settore residenti nelle zone del cratere”.

’accoglienza festosa dei bambini della scuola materna parificata “Caduti per la Patria” di San Felice sul Panaro ha accompagnato la cerimonia di consegna della somma messa a disposizione da Bper, grazie alla quale è stato possibile ripristinare lo storico immobile che ospita l’istituto. Il contributo di 50 mila euro è stato consegnato dai rappresentanti della Banca al presidente del Consiglio di amministrazione della scuola Paolo Aragone, che ha espresso viva soddisfazione per il sostegno ricevuto, così come l’educatrice suor Giovanna e gli altri amministratori Anna Fin e Anselmo Pizzi, presenti alla cerimonia. Intanto da lunedì 22 ottobre è regolarmente ripresa l’attività didattica nella struttura, che dall’inizio degli anni Venti è un importante punto di riferimento per le famiglie sanfeliciane nell’educazione dei figli. Attualmente la scuola, riconosciuta paritaria dal ministero dell’Istruzione, ha 5 sezioni e 138 bambini iscritti. La direzione è affidata alla comunità delle suore Salesie di Padova, con 10 dipendenti che consentono il funzionamento dell’asilo secondo le direttive delle autorità competenti. Le entrate sono rappresentate dalle rette di frequenza, dai contributi di enti pubblici e dalla beneficenza. Il terremoto del 20 e 29 maggio aveva danneggiato l’edificio. Una volta verificati i danni, gli amministratori dell’asilo si sono subito messi all’opera per trovare le risorse necessarie a realizzare un sogno: quello di poter riaprire all’inizio del nuovo anno scolastico, o comunque nelle settimane immediatamente successive. Oggi questo sogno è diventato realtà e la riapertura dell’asilo, oltre a fornire un servizio indispensabile a molte famiglie, assume anche un importante valore simbolico per la collettività di San Felice, impegnata nel porre le basi per la rinascita del paese. Un evento importante, dunque, che è stato celebrato domenica 28 ottobre con una grande festa all’interno della scuola materna.

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“Ho creduto, perciò ho parlato”
La veglia Missionaria diocesana è stata celebrata a San Felice sul Panaro

Missioni

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’Ottobre Missionario, quest’anno, è stato molto particolare. Noi di San Felice sul Panaro, così come i nostri fratelli delle altre comunità della bassa modenese, abbiamo sperimentato la precarietà e le difficoltà dovute al terremoto, che, per alcuni aspetti, sono si-

e lontane e perché, in questa chiesa-tenda, forse è più facile anche sentirsi vicini ai nostri missionari, forse più fratelli e figli di un solo Padre. Fulcro di questa veglia, presieduta dal nostro Arcivescovo Antonio Lanfranchi, sono state Teresa e Alice, due ragazze modenesi di ritorno da un’esperienza di dieci mesi in Burkina Faso. La loro testimonianza così semplice ci ha fatti entrare in una realtà così complessa e diversa dal mondo in cui siamo abituati a vivere; partendo dal racconto delle difficoltà più concrete come il non conoscere la lingua, sono arrivate

mili a quelle che vivono tante comunità cristiane sparse in diversi angoli del mondo in cui operano anche missionari modenesi. Per questo si è scelto come luogo della veglia missionaria diocesana San Felice, nel cuore della zona terremotata, per ricordare la fondamentale cooperazione tra Chiese vicine

agli interrogativi più spirituali e alle risposte più impegnative: cos’hai imparato di Dio in quest’esperienza? Ho imparato che Dio parla la mia lingua, e anche quella degli altri: è Lui a permetterci di entrare in relazione, in comunione; è attraverso di Lui che possiamo portare qualcosa anche a chi

non parla la nostra lingua e sempre attraverso di Lui che possiamo ritornarne arricchiti. Ad Alice e Teresa è stata impartita una speciale benedizione dal nostro Arcivescovo affinché il Signore doni loro la forza, il coraggio e la sapienza per affrontare e portare avanti la vera missione, che, come loro stesse hanno detto, forse comincia proprio adesso che sono ritornate. Per testimoniare a chi era venuto alla celebrazione che questa era una veglia di preghiera ispirata alla comunità in missione nel mondo, sono stati portati all’altare alcuni segni. Il primo e principale è stato una tenda, simbolo dei mesi del terremoto, ma anche della presenza di Dio: “Chi abiterà Signore nella tua tenda?” e allo stesso tempo segno di provvisorietà e di nomadismo, quello che vivono anche tanti immigrati che a prezzo della vita tentano di raggiungere l’Europa. All’interno della tenda sono stati posti gli altri segni: la Bibbia, simbolo della presenza di Dio che contiene la parola da annunciare, il pane, segno di eucaristia e

comunione e infine le calebasse (una zucca originaria del Burkina Faso), ciotole con dentro una manciata della

vacillano i monti nel fondo del mare. Farà cessare le guerre sino ai confini della terra, romperà gli archi e spezzerà

le lance, brucerà nel fuoco gli scudi.” (Salmo 46, 2-3.10). Gruppo missionario San Feklice sul Panaro

terra delle nostre zone, terra Centro missionario animazione - formazione tanto amata ma che qualche mese fa ci ha fatto sentire l’impotenza di fronte alla sua forza distruttrice: queste ciotole contengono la terra e la arà celebrata lunedì 5 novembre alle ore 19 presso la parcustodiscono così come il norocchia di San Lazzaro, in via Borri 90 la messa missiostro cuore custodisce la fede naria mensile. Sarà presente la modenese Silvia Nocetti, per poi annunciarla a tutto il della Comunità Papa Giovanni XXIII, da poco rientrata dalla mondo. Questa stessa terra è stata Romania. simbolicamente donata a tutti quelli che hanno partecipato alla veglia: un ricordo di questa serata e un messaggio da custodire e che vogliamo trael numero scorso di Nostro Tempo, riferendo di espesmettere anche a tutti quelli rienze in terra di missione, abbiamo pubblicato il conche non erano presenti: “Dio tributo di Cecilia Latini che parlava del Madagascar è per noi rifugio e fortezza, aiuto infallibile si è mostra- con il titolo di un articolo riferito invece ad una esperienza in to nelle angosce. Perciò non Albania. Ci scusiamo dell’errore con i diretti interessati e con temiamo se trema la terra, se i lettori.

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La messa missionaria Errata corrige

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Dall’Algeria scrive il missionario modenese padre Aldo Giannasi
arissimi e carissime, sono in Algeria da un mese quasi. Non è molto, ma posso già darvi le prime impressioni. Atterrando all’aeroporto di Algeri il 16 settembre scorso, non mancava in me una certa apprensione, in quanto era il momento in cui i musulmani in molti paesi del mondo avevano scatenato reazioni violente a seguito dell’uscita del film americano su Mohammed. Lasciato l’aeroporto ho costatato invece con comprensibile sollievo che la città viveva la sua vita normale. L’indomani, i giornali locali che ho potuto leggere esprimevano sì, il loro sdegno contro gli autori del film, ma si smarcano nettamente da quanto avvenuto in

Ritorno in Africa a 77 anni
Libia e altrove. Non è con la violenza che si risolvono i problemi, affermavano. Per chi conosce anche solo un po’ la storia dell’Algeria, questo atteggiamento non fa sorpresa. Il Paese dal ’91 al 2001 ha attraversato un periodo orribile di guerra civile tra lo Stato e gli estremisti musulmani che volevano prendere il potere e installare una repubblica islamica, fondata sulla “sharia” (la legge coranica). Durante questo “decennio nero”, come è chiamato qui, sono perite circa duecentomila persone, uomini, donne, bambini, vecchi. Il popolo algerino non vuole più rivivere le sofferenze del passato. Ecco perché ha rifiutato posizioni violente. Già lo scorso anno lo aveva mostrato. Mentre i paesi vicini vivevano la “primavera araba” con i disordini connessi, l’Algeria ha cercato di sviluppare un dialogo relativamente fecondo tra lo Stato e i corpi intermediari, particolarmente con i sindacati Tutto pacifico allora in Algeria? No. Tante ferite del recente passato restano aperte, la loro guarigione domanderà tempo e ricerca della verità. La gioventù è frustrata non solo per la difficoltà di entrare al lavoro, ma anche a causa della tutela pesante dell’Fln, il partito che ha portato il Paese all’indipendenza 50 anni fa e che detiene tutte le leve del potere. Sul piano religioso, gli Algerini sono musulmani al 99%. Un islam relativamente moderato, ma in mezzo al quale sono presenti ancora le correnti estremiste attive e a volte violente. Il governo riconosce la presenza di altre fedi, come quella cristiana, chiede però discrezione e si oppone alle conversioni aperte. La mia comunità missionaria è ad Algeri e più esattamente sulla collina che sovrasta la città, accanto alla Basilica di Nostra Signora d’Africa, un santuario costruito al tempo della colonia nel 1872. Sorprendentemente gli Algerini lo hanno amato fin dalla sua apertura e continuano adesso. I confratelli con i quali vivo, mi dicono che in un anno, vi entrano oltre 70.000 persone, in grandissima maggioranza musulmani. Perché vengono? Per vedere una chiesa cristiana, ma anche per raccogliersi in un luogo di silenzio, per pregare la “Signora Maria”, come i musulmani chiamano la Madre di Gesù. Essa fa parte della tradizione coranica. Assistiamo così ad un pellegrinaggio “sui generis” tutti i giorni. Accogliamo i visitatori, diamo informazioni sulla basilica a chi le chiede, rispondiamo alle tante domande che fanno sul cristianesimo, sul Vangelo, su Gesù, domande che vanno spesso al di là del semplice desiderio di conoscere e che si prolungano nelle visite successive. Giorno dopo giorno si costruiscono così relazioni di amicizia e di vicinanza. Vicino a noi, tre comunità di religiose, fra cui le suore di Madre Teresa, si occupano dei bambini handicappati del quartiere, organizzano il doposcuola e tengono aperta una biblioteca nella Kasbah, la parte antica della città. La Basilica è stata restaurata negli ultimi anni con molta cura. Alle spese dei lavori ha partecipato anche la città di Algeri e l’inaugurazione dei restauri è stata presenziata da un rappresentante ufficiale del Governo. E la lingua, mi direte? Addio al “bamanankan”, l’idioma del Mali, al quale mi ero abituato nei lunghi anni nella Savana e di cui conoscevo anche tante finezze. Qui è l’arabo dilettale che si parla. L’avevo imparato abbastanza bene in Tunisia… ma più di 50 anni fa, durante gli anni di formazione! Appena arrivato qui mi sono rimesso, a 77 anni, sui banchi di scuola per seguire assieme ad altri studenti esteri, un corso intensivo di tre settimane. Con mia sorpresa, costato che la lingua araba mi ritorna con facilità. Ho bisogno però di una buona pratica. Per questa prima lettera, mi fermo qui. Ringrazio voi tutti dell’amicizia e della vicinanza di cuore nella preghiera. “Essalamu alikum”, la pace sia su di voi. Padre Aldo

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Vaticano II,“grazia e bussola della Chiesa”
Mercoledì 7 novembre al via il ciclo di conferenze sulle quattro Costituzioni conciliari proposte dall’arcidiocesi a tutti i modenesi
a coloro che soffrono e infine ai giovani”. Ed è proprio nello spirito conciliare di apertura al mondo che la Chiesa modenese riporta l’attenzione sul Vaticano II rivolgendosi non solo ai cristiani modenesi ma anche a tutti coloro che, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose, intendono approfondire il messaggio dell’assise conciliare convocata da papa Giovanni XXIII nel 1962 e conclusa da Paolo VI nel 1965. E’ lo spirito del Concilio che l’arcivescovo, nell’omelia di apertura dell’Anno della fede lo scorso 11 ottobre in Duomo aveva richiamato indicandolo con le “calde parole di Paolo VI, nel discorso di chiusura dell’ultima sessione il 7 dicembre 1965. ‘La Chiesa del Concilio, sì, si è occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell’uomo quale in realtà si presenta: l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che si fa non soltanto centro di ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà’”. E ancora: “Tutta la ricchezza dottrinale è rivolta in questa direzione: servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità”. ientrano tra le iniziative proposte dalla Chiesa modenese per l’Anno della fede indetto da Benedetto XVI e nella ricorrenza del 50° anniversario del Concilio Vaticano II le quattro conferenze organizzate a partire dal prossimo 7 novembre al Forum Monzani di Modena. Al centro del percorso proposto dall’arcidiocesi con il titolo Il Concilio Vaticano II “guida e bussola della Chiesa”, dono per tutti, sono i principali documenti prodotti dal Concilio: le Costituzioni Sacrosanctum Concilium sulla liturgia, Lumen Gentium sulla Chiesa, Dei Verbum sulla Parola di Dio e Gaudium et Spes sui rapporti della Chiesa con il mondo contemporaneo. Il primo appuntamento è in calendario mercoledì 7 novembre alle 20.45 quando sarà al Forum Monzani per parlare di “Lumen Gentium, la luce di cristo splende sulla Chiesa per illuminare tutti gli uomini” il vescovo di Novara mons. Franco Giulio Brambilla; tre settimane dopo, giovedì 29 novembre, Giuseppe Savagnone, membro della commissione che segue il Progetto culturale della Cei, illustrerà l’ultima delle quattro Costituzioni, la “Gaudium et Spes. I cristiani nella compagnia degli uomini”. Gli altri due appuntamenti sono nel 2013: a febbraio la Costituzione Sacrosanctum Concilium sarà presentata da mons. Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato, mentre la conferenza su Dei Verbum concluderà ad aprile il ciclo di incontri sul Concilio e vedrà a Modena mons. Luciano Monari, vescovo di Breschia. “Benedetto XVI – scrive mons. Antonio Lanfranchi negli Orientamenti pastorali 2012-2013 - ci riconsegna i Documenti del Vaticano II perché vengano conosciuti e assimilati come testi qualificati e normativi del Magistero. Rimarco – aggiunge l’arcivescovo riferendosi al Vaticano II - le parole dell’allora mons. Karol Wojtyla: ‘il Concilio ha definito la forma di fede rispondente all’esistenza del cristiano oggi’. Per questo - conclude mons. Lanfranchi - una particolare attenzione mi auguro abbiano le conferenze sulle quattro Costituzioni fondamentali da parte dei credenti ma, oso sperare, anche da parte di chi non crede, recuperando quell’amore all’uomo, ad ogni uomo, che ha pervaso tutto il Concilio e con cui si è concluso, aprendosi a tutto il mondo con i messaggi inviati al mondo, ai governi, agli uomini di pensiero e di scienza, agli artisti, alle donne, ai lavoratori, ai poveri, agli ammalati,

50 anni fa il Concilio

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Il documento

Il Concilio Vaticano II ieri, oggi e domani
L’intervento di mons. Paolo Losavio al consiglio Pastorale diocesano: un viaggio negli anni dei lavori e dell’immediato post Concilio a Modena
• Mons. PaoLo Losavio

torno da Roma dopo le diverse sessioni. Nella messa in Cattedrale a chiusura del Concilio il 12 dicembre 1965 diceva:

dere le attese del mondo, che sente - anche se inconsapevolmente - il richiamo di Cristo e del suo Vangelo” . Tre anni dopo, con ancora

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ppartengo alla generazione che si è entusiasmata per il Concilio, perchè ha potuto sperimentare e apprezzare i cambiamenti che esso portava nella vita della chiesa. Che cosa voleva dire andare a messa, andare al catechismo, leggere la Parola di Dio, partecipare da fedele laico alla vita della chiesa e del mondo prima del Concilio e dopo il Concilio. Chi ha vissuto a cavallo delle due stagioni ed è stato contemporaneo ad esse può meglio apprezzare e ha forse responsabilità maggiori, la responsabilità di proporre ai più giovani la testimonianza di un momento di una Chiesa viva, in cammino, desiderosa di condividere con tutti gli uomini gli ideali del Vangelo. Lo scopo in questo 50° anniversario non è quello di una commemorazione che mira a celebrarlo, come si guarda con curiosità a una testimonianza di un’altra epoca (50 anni oggi sono tanti), ma semmai quello di ritrovare l’ambiente intellettuale effervescente di quegli anni, la potenza rinnovatrice e creativa che fu alla sua base. E’ l’atteggiamento evangelico del servitore buono e fedele, capace di fruttificare l’eredità ricevuta. Gli anni 1963-1970: una stagione singolare; un periodo tra i più intensi. Anni caratterizzati da speranza ed entusiasmo, anni che a mio avviso meritano di essere ricordati. Sono gli anni più belli dell’episcopato di Mons. Amici, che di quegli anni fu certamente il primo ispiratore e animatore. Da lui pertanto occorre partire, come da colui che ne fu il vero protagonista. Tornando di volta in volta dalle sessioni del Concilio, non cessava di illustrare con entusiasmo il cammino che si stava compiendo, sottolineando le novità e i cambiamenti di mentalità che questo richiedeva. Personalmente ricordo quale “carica” di fiducia e quale stimolo a rinnovarsi trasmettesse a noi preti di ri-

Mons. Paolo Losavio

“Siamo all’inizio di un ampio lavoro: Il terreno è stato arato ed è giunto il momento della coltivazione. Tutti siamo stati chiamati a pregare, ora tutti siamo chiamati a lavorare… C’è lavoro per tutti perché la Chiesa è una casa sempre in costruzione e il Signore ci chiama tutti a operare” Cito altri due testi di quegli anni tra i molti del suo magistero. Nella Lettera pastorale del 1966 il Concilio è presentato come: “un momento particolarissimo di grazia, di indicibile tensione spirituale, mentre l’anima è ancora tutta vibrante di sante emozioni, di salutari risvegli, di sconfinate speranze. E’ un momento di eccezionale importanza per la vita di tutta la Chiesa. Comincia la prova del fuoco per il Concilio. I grandi orientamenti emersi dalle discussioni nella Basilica di S. Pietro, l’ansia di rinnovamento che attraversa - come un vento impetuoso - ognuno dei documenti conciliari approvati, le supreme esigenze di santità e di conformità al Vangelo, a cui viene più insistentemente richiamata l’intera comunità cattolica, devono ora «calarsi » nella vita di tutta la Chiesa: nella vita di ogni diocesi, di ogni parrocchia, di ogni istituzione religiosa nostra, di ogni coscienza cristiana... Dalla grande navata della Basilica Vaticana, il Concilio si è messo in cammino per tutte le strade della terra: l’attuazione del suo spirito e delle sue direttive è affidata a noi, ad ognuno di noi... Ed allora comprendete quali responsabilità immani, quali compiti formidabili attendono ognuno di noi cattolici, indistintamente, sacerdoti e laici, per essere degni della straordinaria ora che passa nella vita della Chiesa e per non delu-

maggiore chiarezza, scriveva nella lettera pastorale del 1969: “Ci troviamo, oggi, al centro di questo vasto e impegnativo sforzo di rinnovamento ecclesiale che, partito dal Concilio, sta prendendo ora forma e consistenza in tutti i settori della vita della comunità cristiana. “Noi sappiamo che il nostro dovere fondamenta-

In realtà mons. Amici si rivela in quegli anni illuminata guida e sapiente maestro. Due eventi importanti, svolti con grande preparazione e intensa realizzazione, voluti da Mons. Amici in quegli anni furono per volontà dell’arcivescovo finalizzati alla realizzazione del Concilio: il Congresso Eucaristico (18-25 settembre 1966) e la seconda visita pastorale alla diocesi, avviata nel 1968. La diocesi mise in atto una serie sorprendente di iniziative sia sul piano dottrinale per cogliere i contenuti nuovi del Concilio, sia sul piano operativo per avviarne la realizzazione nella vita della diocesi. L’immediato post-Concilio fu caratterizzato da un fiorire di iniziative per conoscere e accogliere il nuovo del Concilio. Prima di tutto va ricordata la tre giorni del clero che a La Santona, a partire dal 1963 (quindi subito dopo la prima sessione), rappresenta il primo grosso tentativo rivolto al

dedicato ampio interesse al Concilio. Se passiamo alle prime realizzazioni del Concilio a Modena, mi pare che le più significative siano: l’attuazione della riforma liturgica; la scoperta della Parola di Dio; l’istituzione della Curia pastorale; la costituzione del consiglio Presbiterale; la costituzione del consiglio Pastorale Diocesano; il Cabe. Prima fra tutte, anche dal punto di vista cronologico, la riforma liturgica. Non possiamo non menzionare tutto uno sforzo sia sul piano delle idee come su quello della realizzazione pratica compiuto in quegli anni: - 1 marzo 1964: lettera pastorale di Mons. Amici “Il primo dono del Concilio al mondo: la costituzione sulla Liturgia”. - Tre Giorni del Clero 1964 La Santona: La costituzione sulla liturgia - 7 marzo 1965: inizia la “nuova” liturgia della Messa - 2 gennaio 1966: lettera pastorale di Mons. Amici: “Eucaristia sorgente e culmine della vita cristiana”. Intenso fu il lavoro per preparare e accompagnare la nuova liturgia iniziata il 7 marzo 1965: uno sforzo sia sul piano delle idee come su quello della realizzazione pratica com-

le oggi porta soprattutto un nome: rinnovamento. Questa parola corre sulla bocca di tutti; ma implica realtà molto esigenti. Il rinnovamento ecclesiale esige oggi coraggio e risolutezza. Si tratta di tradurre i grandi orientamenti del Concilio nella vita di tutta la Chiesa. E’ un momento storico eccezionale, a cui deve corrispondere - nel corpo ecclesiale - un impegno eccezionale. Tutta la Chiesa deve diventare un immenso cantiere di vita e di lavoro”.

clero per approfondire i contenuti che il Concilio stava proponendo. Varrebbe la pena, perché significativo, anche soltanto elencarne i temi (il laicato, la liturgia, la Parola, il ministero dei presbiteri, la chiesa locale, la Chiesa nel mondo, il rinnovamento della catechesi) e i relatori (Dossetti, Chiavacci, Tettamanzi…). Molte le iniziative promosse dall’Azione Cattolica. Anche il collegio S. Carlo, poi Centro Studi Religiosi della fondazione San Carlo, ha

piuto in quegli anni. E qui una particolare menzione merita Mons. Bergamini, che fu l’anima dell’impegno di quei mesi. Suggello e momento culminante fu il congresso eucaristico, celebrato in molte parrocchie e in 17 congressi zonali e quindi a Modena il 25 settembre 1966, con un coinvolgimento capillare di tutta la diocesi. In secondo luogo ricordo come realtà viva di quegli anni: la riscoperta della Scrittura: molteplici le iniziative, pro-

mosse soprattutto dall’Azione cattolica giovanile (centro diocesano) a Villa Immacolata e negli incontri di Rua Muro 60. Particolare significato ebbero nell’avvento 1966 gli incontri in una Cattedrale gremita, presieduti da Mons. Amici con la comunità di Monteveglio che fu in quegli anni vero punto di riferimento per molti modenesi. Don Dossetti e don Neri furono autentici maestri della Parola insieme al nostro don Diaco. Fu un autentico salto di qualità. In terzo luogo il Decreto di Mons. Amici di istituzione del consiglio Presbiterale porta la data del 21 novembre 1966. E’ sorprendente la tempestività con cui la diocesi di Modena ha proceduto alla costituzione del Consiglio Presbiterale. E del Consiglio Pastorale diocesani. Infatti il motu proprio “Ecclesiae Sanctae” di applicazione del dettato del Concilio circa il Consiglio Presbiterale e Pastorale è del 6 agosto 1966. Nei tre anni in cui dura in carica (1966-1969) si tengono ben 43 riunioni (record mai raggiunto in seguito, con riunioni che si tengono anche due volte al mese e anche nei mesi estivi). Per realizzare il massimo rapporto con tutto il clero, durante il triennio furono indette ben 4 assemblee di tutto il presbiterio, in cui veniva comunicato e sottoposto alla approvazione il lavoro svolto, oppure venivano proposti temi particolari. Ricordo tra i tanti temi affrontati dal consiglio Presbiterale quello della “riforma pastorale della Curia”, fino a quegli anni caratterizzata quasi esclusivamente da un impegno giuridico e amministrativo. Nacquero i primi centri pastorali col compito di coordinare e stimolare la pastorale di tutta la famiglia diocesana. Il consiglio Pastorale diocesano. Il decreto vescovile di Costituzione del consiglio Pastorale diocesano porta la data del 18 novembre 1967. L’atto più significativo compiuto è stato la stesura e l’approvazione di un documento programmatico di notevole

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Il documento
interesse che porta il titolo “Scelte prioritarie per una pastorale della comunità ecclesiale modenese” (approvato dal Cpd il 22/11/1969), che indica come fine di ogni attività pastorale, e quindi anche del Cpd, la costruzione di autentiche comunità ecclesiali. La riforma dei benefici (il Cabe = Commissione amministrativa dei Beni ecclesiastici): un altro capitolo della vita della nostra diocesi che dice come quegli anni furono davvero una stagione di grande rinnovamento e di ricerca, nella volontà di mettere in pratica i dettami del Concilio. Il 10 febbraio 1968 con decreto di Mons. Amici è “approvato ad experimentum la Commissione Amministrativa Beni Ecclesiastici (Cabe) a norma dello statuto provvisorio appositamente preparato”. Via via che le parrocchie si rendevano vacanti, il Cabe assumeva in modo diretto l’amministrazione del relativo beneficio, assegnando al nuovo parroco uno stipendio. Mentre ciò era obbligatorio per i nuovi parroci, era facoltativo per gli altri. Veniva così di fatto anticipata di 20 anni la riforma che in campo nazionale si ebbe con la nascita dell’Istituto Sostentamento Clero (in vigore dal 1° gennaio 1987). Riforma che presso di noi non trovò ostacolo e difficoltà come altrove: ad essa eravamo stati a lungo preparati. Accenno per ultimo ad un altro fatto significativo di quegli anni: l’esperienza brasiliana di alcuni sacerdoti: partivano per il Goias in quegli anni ben 10 sacerdoti e alcuni laici (don Dante Della Casa, don Antonio Mantovani, don Angelo Cocca, don Antonio Cappi, don Graziano Botti). Don Medardo Odorici li raggiunge nel 1966-7 (dopo tre anni a Modena come parroco di S. Francesco, vi ritorna nel 1970 per rimanervi fino al 1984). Partono per il Brasile nel 1967 don Isacco Spinelli e don Francesco Capponi; un anno dopo don Arrigo Malavolti; sempre nel 1968 parte don Eligio Silvestri. Mons. Amici approva e incoraggia. E compie un viaggio in Brasile (21 agosto-3 settembre 1971) per manifestare la sua condiscendenza e per sottolineare la sua volontà di gemellaggio tra la diocesi di Modena e la diocesi di Goias. In quel periodo dedicarono al Brasile alcuni anni anche le modenesi Anna Zambolin e Renata Matteucci, mentre Anna Maria Melini… quasi tutta la sua vita). Davvero singolare l’impegno di quei primi anni del postconcilio a Modena; sia per acquisire i contenuti, sia per mettere in atto le grandi novità del Vaticano II... Ma l’una e l’altra cosa si rivelarono molto più difficili di come forse si era creduto e pensato... Emerge nella già citata lettera pastorale di Mons. Amici del 1969 anche la consapevolezza della difficoltà del momento. E’ importante richiamarlo, per non accusare ingiustamente Mons. Amici di superficialità e di ingenuità in questo delicato momento di attuazione del Concilio. “Se ci guardiamo attorno, dobbiamo constatare che nella situazione religiosa attuale, così carica di doveri e così ricca di promesse e di speranze, non mancano - pure all’interno della comunità cattolica - tensioni, inquietudini, difficoltà, disorientamenti, lacerazioni, che turbano dolorosamente la gioia e lo slancio di questo meraviglioso monere intatto il nostro coraggio davanti alla complessità straordinaria dei problemi che urgono, davanti alle immancabili difficoltà che si presentano. L’occasione storica del Concilio, il quale è stato come un eccezionale « transitus Domini» nella Chiesa, non deve passare invano per le anime nostre e per tutto l’organismo ecclesiale. Il rinnovamento ecclesiale esige oggi saggezza. Gli estremismi, in genere, costruiscono nulla: possono rovinare tutto. Chi interpreta il Concilio in chiave di eversione, di rottura sistematica col passato, di rimessa in discussione e in dubbio di tutlaicato, .l’affermarsi del dissenso cattolico. Anche i costi che la Chiesa di Modena ha pagato sono stati pesanti. Si ebbe in quegli anni un esodo considerevole non solo dalle comunità e dai gruppi, ma dalla Chiesa stessa, e qualche volta da ogni interesse per una problematica di fede. Costi pesanti anche tra il clero: 14 sacerdoti abbandonarono il ministero. Il Seminario ebbe una drastica diminuzione degli alunni. Il referendum sul divorzio del 1974 fu forse il momento massimo della tensione e della frattura all’interno della comunità cristiana italiana e la crisi della società occidentale e la crisi post conciliare: La risposta non è facile. Chi occorre incriminare? Da una parte gli integralisti attribuiscono ogni colpa al Concilio, dall’altra alcuni teologi come Congar affermano con forza che non è frutto del concilio. Non è pensabile che la recezione del Concilio, quindi il passaggio ad un nuovo paradigma potesse essere compiuto senza che fosse necessario pagare alcun prezzo; necessariamente comporta un tempo di crisi di prove, di apprendistato, di tirocinio. Il periodo di incubazione e di maturazione è stato decisamente troppo breve. Le forme di pensiero cattolico erano in piena elaborazione, ma ancora troppo fragili per reggere una simile onda di urto: non erano ancora in grado di far fronte ad una crisi culturale così profonda. (Gilles Routhier). A questo punto anche per la nostra diocesi un bilancio non è facile. C’è chi ha scritto di una “sostanziale non recezione” del Vaticano II a Modena. Non condivido per nulla questo giudizio. Gli anni che ho cercato di descrivere restano anni da non dimenticare nella storia della diocesi di Modena, anni ricchi di impegno di cui le difficoltà successivamente incontrate non possono diminuire o oscurare il valore e il significato; anni di una chiesa viva, desiderosa di essere fedele a quello straordinario segno dei tempi che è stato il Vaticano II .Anni che comunque hanno inciso profondamente, dando un volto nuovo alla chiesa di Modena. Se noi ripensiamo ad essa prima del Concilio e la confrontiamo con quella che abbiamo vissuto successivamente, sia pure con difficoltà e tensioni, non può non imporsi davanti a noi una chiesa in cui liturgia, Parola di Dio, catechesi, senso di Chiesa e partecipazione, rapporto Chiesa-mondo, sono realtà profondamente mutate, in grande misura, nuove. Voglio citare ancora una volta mons. Amici che nell’omelia per l’apertura dell’anno santo 1973 diceva: “Se una visione superficiale di quanto va accadendo in questi ultimi anni, dopo il Concilio, può lasciarci in un primo momento un po’ turbati e storditi, dobbiamo anche vedere che già una nuova chiesa, diciamo pure di speranza, va disegnandosi: una chiesa in cui lo spirito di corresponsabilità si estende sempre più”. Mi fermo qui. Il seguito è noto. Fa ormai parte della nostra contemporaneità. Ma quegli anni, i due decenni degli anni ‘60 e ‘70 restano anni particolarissimi, unici forse nella storia della Chiesa, ma emblematici di come si intrecciano sempre nella vita di ogni comunità ecclesiale l’umano e il divino, il vecchio e il nuovo, ombre e luci, resistenze che impediscono e forze che urgono in avanti. Ma anche la certezza che il divino, il nuovo, le luci, le forze che premono sono sempre più forti dell’umano, di ciò che è vecchio, delle ombre, delle resistenze. Lo scopo in questo 50° anniversario non è quello di una commemorazione che mira a celebrarlo, come si guarda con curiosità a una testimonianza di un’altra epoca, ma quello di ritrovare l’ambiente intellettuale, effervescente di quegli anni, la potenza rinnovatrice e creativa che fu alla sua base. E’ l’atteggiamento evangelico del servitore buono e fedele, capace di fruttificare l’eredità ricevuta. E’ proprio questo forse che ci manca oggi. Rivedere quegli anni ci può servire per ripensare il nostro essere chiesa e impegnarci con spirito nuovo. Accenno soltanto a come possono essere illuminanti per vivere meglio due grossi problemi di oggi. - Per vivere bene da servitori fedeli e con vera corresponsabilità l’animazione delle realtà terrene, come insegna il Concilio, nei cinque ambiti indicati alla chiesa italiana dal convegno di Verona: vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione e testimonianza, nella consapevolezza che “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore...” La comunità cristiana “si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia”. - In secondo luogo per vivere bene l’impegno per una nuova evangelizzazione, che sappia, come vuole il Concilio, “parlare in una forma appropriata all’uomo di oggi” (Giovanni XXVIII) in un mondo in cui “le condizioni di vita, sotto l’aspetto sociale e culturale sono profondamente cambiate, così che è lecito parlare di una nuova epoca della storia umana”. .Un mondo nuovo esige una nuova evangelizzazione. Ma per fare questo, è ancora il Concilio che insegna, occorre porsi in ascolto di questo mondo, cercare di capire le sue attese, le sue aspirazioni, le sue più profonde domande spesso drammatiche. Occorre “scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo”. Come è stato scritto in questi giorni (Raniero La Valle), “Il Concilio Vaticano II diventa vivo se accade ora, se la Chiesa gli pone le domande di oggi, se i fedeli oggi lo scoprono come il tesoro nascosto nel campo... se viene provocato a produrre frutti nuovo e inattesi”. E’ questo l’augurio per la Chiesa di Dio che è in Modena per un fruttuoso 50° del Concilio Vaticano II.

mento di primavera nella vita della Chiesa e che potrebbero, se non superati per tempo e con saggezza, trasformare quest’ora di riforma interiore ed esterna in un’ora di smarrimento e di distruzione, compromettendo così tutta l’opera di rinnovamento avviata dal Concilio. Non bisogna lasciarsi prendere dal pessimismo e dal panico; tuttavia bisogna guardare coraggiosamente in faccia alla realtà, per sviluppare in essa gli aspetti positivi ed eliminare quelli negativi”. Mons. Amici denuncia con lucidità i due rischi opposti dell’immobilismo da una parte e dell’estremismo impaziente e “rivoluzionario” dall’altra. Con forza afferma la necessità del discernimento e della “saggezza”. “Le tentazioni dell’immobilismo, della pigrizia, dell’inerzia, della contemplazione nostalgica del passato, della paura sistematica di fronte a ogni trasformazione e novità, sono forti, attorno a noi, dentro di noi. Ogni trasformazione implica fatica, sforzo, sofferenza. Dobbiamo mante-

to il patrimonio dottrinale, morale, ascetico della Chiesa di ieri, si mette fuori strada e travisa la realtà conciliare. Questo stile di saggezza deve esprimersi in maturità ed equilibrio di idee in serenità e responsabilità di parole, in fattiva e vigorosa compostezza di azioni. Il rinnovamento ecclesiale attuale esige grande capacità di discernimento. Furono anni difficili. Mi pare però importante ricordare, difficili per tutti, dovuti ai profondi cambiamenti socio/ culturali che la società tutta ha vissuto in quegli anni, di cui l’esito più eclatante fu la contestazione della fine degli anni ’60 e dell’inizio degli anni ’70, “una tempesta che sferza tutto l’occidente e tocca tutto il mondo”. Anche la vita della Chiesa ne fu coinvolta. E questo non deve meravigliare , se è vero, come è vero, che la comunità dei credenti è “realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia”. La crisi del post-concilio fu forte: crisi di fede, crisi del clero, della vita religiosa, del

modenese. Furono gli ultimi anni dell’episcopato di Mons. Amici, quando la sua salute cominciò a declinare. dapprima in modo impercettibile, poi in un crescente, anche se lento, progredire. Veniva meno una presenza illuminata, una guida attenta, di cui come non mai c’era davvero bisogno. Mons. Amici rinuncia alla guida della diocesi il 7 febbraio 1976, al compimento dei 75 anni; dal 10 aprile è Arcivescovo di Modena Mons. Foresti che già nel dicembre 1974 era stato nominato ausiliare. Gli studiosi del Concilio distinguono tra l’“attualizzazione” del Concilio, corrispondente alla prima fase post-conciliare, quella dei documenti applicativi e la “recezione” del Concilio stesso, una fase più difficile e delicata: Non basta cambiare le strutture. Bisogna cambiare la mentalità. E cambiare mentalità è un cammino lungo e difficile. E si pongono la domanda come interpretare il rapporto tra le due crisi di quegli anni:

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50 anni fa il Concilio
Si è chiuso il ciclo di serate proposte da Ferrini e Ac sul Vaticano II. Don Roberto Repole ha tenuto una lezione molto apprezzata su quattro ‘novità’ conciliari

Il Concilio davanti a noi
attingono alla tradizione bimillenaria”. La modernità riconciliata è la seconda novità proposta da Repole: “Il Vaticano II vuole entrare in dialogo con la modernità: alcune realtà ‘penultime’ chiedono di avere una loro autonomia e il Concilio dice che questo è volere del Creatore stesso. La Gaudium et Spes arriva a dire che perfino un certo ateismo è un bene, perché ci aiuta a purificare la nostra fede. E’ un modo nuovo di pensare da parte della Chiesa, non più la totalità degli uomini, ma un pezzo di umanità posta nel mondo: la Chiesa diventa il grande sacramento della salvezza, non è il tutto ma una comunità di uomini che porta il destino di tutti. La Chiesa, non più solo europea ma mondiale, si riconcilia con un mondo non più ‘normalmente’ cristiano. Oggi è possibile credere o non credere, ma dobbiamo giocare una appartenenza ecclesiale credibile nel mondo secolarizzato. Non credo a battaglie di retroguardia, perché danno l’idea che il Vangelo oggi non sia vivibile nelle nostre società. La sfida è come dire l’unica Signoria di Cristo nel nostro tempo”. L’irruzione dell’altro è la terza novità: “Un gran numero di vescovi, osservatori, invitati (anche di altre confessioni cristiane) e assistenti. Il Concilio si è aperto anche grazie ai media, che hanno riportato il dibattito all’esterno. La Unitatis Redintegratio, in questo senso, è esplicita: ‘Lo Spirito Santo non ricusa di servirsi di altre chiese e comunità cristiane come strumenti di salvezza’, ma ancora di più il numero 22 della Gaudium et Spes che dice ‘In un modo che Dio solo conosce lo Spirito Santo mette tutti gli uomini nella possibilità di entrare in contatto con il mistero pasquale di Cristo’. Il Concilio ha potuto dire questo percè i padri conciliari avevano un fortissimo senso del cristocentrismo, ovvero del fatto che Cristo è il principio e la fine di tutto. Rinserrare le fila o parlare di chiudersi per ritrovare la propria identità, non sarà segno di una mancanza di fede radicale in Cristo?”. Infine il Concilio pastorale e di aggiornamento. “Ridire la dottrina in modo nuovo, diceva Giovanni XXIII. La verità cristiana, in altre parole, deve essere accolta dagli uomini d’oggi. Secondo il teologo Theobald il cuore sta nell’inizio della Dei Verbum, in religioso ascolto della Parola di Dio i padri conciliari vogliono trasmettere la Parola stessa. La Chiesa ascolta la Parola e la trasmette ad altri, in un processo di accoglienza e di interpretazione. La Chiesa trasmette tutto ciò che ha e che è: la verità va affermata, comunicata e trasmessa in modo comprensibile, questa è la pastoralità e l’aggiornamento. Un modo diverso di concepire la verità. L’aggiornamento, di conseguenza, chiede di essere fatto continuamente. Dobbiamo avere una grande preoccupazione: come il Vangelo raggiunge gli uomini di oggi? Dio parla, a misura degli uomini che lo ascoltano. Questa grande prospettiva del Concilio è anche una nostra grande responsabilità”. Dal dibattito che è seguito, molto interessante, riprendiamo un paio di note: Repole si è detto d’accordo sulla giustapposizione di diversi registri nel Vaticano II, ma ha spiegato: “La direzione è chiara e va verso una maggiore fedeltà alla norma normativa della fede e della teologia, cioè la Scrittura. Il ritorno alle sorgenti mi sembra la linea guida e per questo la linea da seguire non mi sembra quella dell’equilibrismo, perché non mi pare evangelica”. “Dio – ha sottolineato Repole – continua a parlare anche oggi. Le formule sono importanti, ma sono i modi in cui, rispetto a certi problemi in una determinata epoca, si vuole mantenere il mistero e la trascendenza di Dio”. Sulla nuova idea di pastoralità, don Repole ha citato uno scritto di Ratzinger dell’immediato post Concilio: “E’ la dogmatica, nel senso forte. Il luogo dove verità e carità si coniugano. La teologia, la pastorale e la vita spirituale devono essere connesse: non si può parlare di Dio in sua assenza!”. In conclusione una battuta sull’ecumenismo: “Dopo la passione dell’immediato post Concilio, ora mi sembra si attraversi una fase di stanchezza. Ma il dialogo aiuta anche noi a capire meglio il Vangelo e a chiarificare la nostra fede”. Al termine del percorso, organizzato tra gli altri da don Ivo Seghedoni (padrone di casa, in quanto parroco di San Pio X, nell’ultima serata che ha portato i saluti del vescovo) hanno presenziato più di mille persone (naturalmente non sempre diverse di serata in serata) a dimostrazione della bontà della scommessa voluta dagli organizzatori. Una scommessa che prosegue, con gli incontri promossi dalla diocesi, ricordati a fine serata, sulle 4 Costituzioni, che iniziano il 7 novembre.

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e quattro novità del Concilio. Il tenore dei testi conciliari, la modernità riconciliata, l’irruzione dell’altro, il Concilio pastorale e di aggiornamento. Su questi quattro cardini don Roberto Repole, teologo e sacerdote torinese, presidente dell’Associazione teologica italiana (Ati), ha intessuto una relazione tanto interessante quanto comprensibile. L’occasione l’ultima serata del corso sul Vaticano II voluto da Istituto Superiore di Scienze Religiose Ferrini, Azione Cattolica diocesana e vicariato Crocetta-San Lazzaro. Nell’ultima serata, a San Pio X, circa 250 persone hanno seguito don Repole, introdotto dall’assistente generale dell’Ac diocesana, don Fabio Bellentani (che ha tratteggiato rapidamente alcune note sul Concilio), e dal presidente diocesano Paolo Seghedoni, che ha ricordato la fedeltà dell’associazione al Vaticano II. Ma, naturalmente, l’intervento di Repole (davvero molto chiaro e fruibile da tutti, giovani e adulti) è stato il cuore della serata. “Proviamo a 50 anni dal Vaticano II, che non sono molti ma nemmeno pochissimi, a dire alcune cose

fondanti sull’evento conciliare. A partire dalla preghiera dell’Adsumus (che ha accompagnato sempre le serate, ndr) che dimostra come tutto il Concilio sia stato incastonato in una dimensione liturgica, in una grande preghiera. Questa preghiera chiede il dono dello Spirito, perché si riunisca alla Sua Chiesa e si faccia sinfonia dei credenti. Il Concilio è una rappresentazione/ripresentazione di ciò che la Chiesa è: non nel senso moderno di rappresentazione dal basso, ma proprio per quello che fa lo Spirito. E’ normale che non sia stato un evento rivoluzionario, ma ci sono anche delle novità: altrimenti perché fare un Concilio? E, oggi, il Concilio non si chiude,

ma si apre: siamo nella fase di recezione e dobbiamo chiederci come poterlo fare nostro, perché è ancora davanti a noi”. La prima novità, come detto, è il tenore dei testi. “C’è una specificità rispetto al Magistero e ai concilii precedenti, in particolare da quello di Trento in poi, dove le condanne e gli anatema erano infallibili. Guardando i testi del Vaticano II cogliamo modi radicalmente diversi: non ci sono condanne o definizioni di verità, per questo qualcuno dice che questi testi sono di minore qualità e non vincolanti, di serie B, perché non dogmatici ma pastorali. Se così fosse anche le parabole di Gesù, che non sono dogmatiche, dovrebbero essere viste co-

me di serie B! E’ proprio per il suo linguaggio nuovo che i testi del Concilio sono vincolanti. Sono così perché ricorrono alla Scrittura e perché si volevano affrontare problematiche più complesse con argomentazioni adeguate. Il Vaticano II – il cuore della prima argomentazione per Repole – non si rifà alla tradizione degli ultimi due secoli, ma alla grande tradizione degli ultimi due millenni della Chiesa. Al cardinal Ottaviani del Sant’Uffizio, il cardinale tedesco Frings risponde che la prima formulazione dello schema sulla Chiesa non è ‘abbastanza cattolica, perché non abbastanza universale’. I testi del Vaticano II sono così ampi, larghi, discorsivi, perché

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La ricostruzione sostenibile dalla A alla Z
Dal 12 al 16 novembre torna a Modena la Settimana della Bioarchitettura e della Domotica

Città

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a Casa Ecologica di Modena ospiterà dal 12 al 16 novembre uno degli eventi più significativi per quanto riguarda il progettare e costruire sostenibile: torna l’appuntamento con la Settimana della Bioarchitettura e della Domotica, organizzata da Aess-Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile

efficienza e risparmio energetico. ‘Energia per ripartire!’: questo lo slogan dell’edizione 2012 della kermesse che vedrà architetti, ingegneri, geometri, agronomi, periti industriali e agrari ed altri esperti del settore a confronto sulla sfida della ricostruzione sostenibile e in sicurezza delle zone colpite dal sisma del maggio scorso. La Settimana aprirà infatti i battenti, lunedì 12 alle 14.30, con il convegno ‘Ridare valore al futuro: ricostruire e riqualificare con efficienza gli edifici pubblici’ con la presentazione di progetti dedicati ad alcuni edifici scolastici sostenibili della Bassa modenese. Le iniziative protagoniste di questo convegno di

giovedì 15 novembre: da L’Aquila all’Emilia, tecnici ed esperti del settore si confronteranno per individuare strategie per la ricostruzione e riqualificazione energeticoambientale post sisma. Tante altre sono poi le tematiche affrontate nel corso della Settimana: la progettazione e realizzazione di ‘Edifici a energia quasi zero’, con l’ingegnere tedesco Hans Erhorn, massimo esperto in materia, le bioenergie, la gestione energetica degli edi-

fici scolastici con il progetto VerySchool, la riqualificazione dei condomini, la realizzazione di edifici in legno e molto altro. Saranno conferiti anche il Premio Domotica ed Energie Rinnovabili, il Premio Relacs-Energia Pulita per il Turismo dedicato alle strutture ricettive sostenibili e il Premio Vesto Casa per la riqualificazione energetica degli edifici. La giornata conclusiva, venerdì 16 novembre, è dedicata, in mattinata, alla riqualifi-

cazione energetica dei condomini con la presentazione di varie esperienze tra cui il progetto Vesto Casa di Aess che prevede la realizzazione di Gruppi di acquisto solidale per l’applicazione di sistemi di isolamento termico a cappotto. Evento conclusivo della Settimana,

alle 14.30 al Museo Casa Natale Enzo Ferrari, il ‘Legnoarchitettura meeting’ incontro sulle costruzioni in legno che EdicomEdizioni sta portando in ‘tour’ in tutta Italia. Programma completo su www.settimanabioarchitetturaedomotica.it

In Piazza Grande

Lezioni di cittadinanza europea
a preso il via lunedì 29 ottobre alle 15, nei locali della Galleria Europa sotto i portici di Palazzo Comunale in piazza Grande, il ciclo di incontri “Lezioni di cittadinanza europea” e continuerà a novembre con altri due appuntamenti. Si tratta di tre incontri per approfondire la conoscenza dei diritti e delle opportunità di cui godiamo in quanto cittadini dell’Unione europea. L’iniziativa prende le mosse dalla votazione del 23 ottobre, con la quale il Parlamento europeo ha proclamato il 2013, “Anno europeo dei cittadini”, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dei diritti legati alla cittadinanza europea, della quale nel 2013 ricorre il ventennale. Ogni cittadino dell’Unione gode in quanto tale di una serie di diritti stabiliti dai trattati dell’UE, compresi il diritto di spostarsi e vivere liberamente in un altro Stato membro, il diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni europee e locali e il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo. Nel corso del 2013 il Comune di Modena, attraverso le attività del Centro Europe Direct, organizzerà seminari, conferenze e campagne d’informazione per aumentare la consapevolezza su questi temi. L’anteprima, dunque, delle attività che saranno programmate per l’anno venturo, è rappresentata dagli incontri iniziati lunedì 29 sul tema “Il percorso di integrazione dell’Unione europea alla luce degli ultimi sviluppi” affrontato da Federico Casolari dell’Università di Bologna Nel secondo incontro, in programma mercoledì 7 novembre, Marco Gestri dell’Università di Modena e Reggio Emilia parlerà di “Cittadinanza dell’Unione europea e diritti dei cittadini”. La settimana successiva, mercoledì 14 novembre, nell’ultimo dei tre appuntamenti, Valentina Mayer consulente di Your Europe, e Monica De Gregorio del Centro Europeo Consumatori tratteranno di “Muoversi in Europa: vivere, lavorare e studiare”. Per info e iscrizioni: tel. 059 2032602, europedirect@comune.modena.it

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Aperta l’adesione alle associazioni interessate

di Modena. L’edizione 2012 della Settimana, che come ogni anno propone una rassegna di buone pratiche locali, nazionali e internazionali di progettazione sostenibile, impiantistica e riqualificazione green dell’esistente, si terrà presso la Casa Ecologica di via Caruso 3, struttura all’avanguardia in quanto a

apertura, di cui è un esempio il progetto di “Architettura Meccanica” per la Scuola di Camposanto, nascono dalla volontà di alcune aziende del settore di mettere a disposizione dei comuni colpiti dal sisma contributi, materiali e tecnologie innovative. L’altra sessione dedicata alla ricostruzione sarà quella di

asce all’interno dell’Ospedale S.Agostino-Estense di Baggiovara il “Punto Unico del Volontariato”, uno spazio in cui le associazioni del territorio che operano al servizio di degenti, dei loro familiari e dei cittadini, possono promuovere i propri servizi. I volontari attiveranno anche un servizio di “Libri in corsia“ per mettere a disposizione dei pazienti ricoverati i libri in dotazione alla biblioteca del Punto Unico del Volontariato. Il “Punto Unico del Volontariato” sarà collocato nell’atrio centrale dell’Ospedale (1° piano) a destra della reception, a fianco dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico (Urp). Le associazioni che intendono aderire alle attività del Punto Unico del volontariato devono inoltrare apposita richiesta scritta inviata per posta, a: Punto Unico del Volontariato del Nocsae Nuovo Ospedale S. Agostino Estense - via Giardini 1355, Modena. Fax: 059 3962411, puntounicovolontariato.nocsae@ausl.mo.it. Sono accettate solo le richieste scritte. Non sarà possibile iscriversi telefonicamente e/o verbalmente. Per informazioni è possibile contattare l’Ufficio relazioni col pubblico, tel. 059 3961159, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 14.

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Nasce Punto unico del Volontariato a Baggiovara

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Una visita a Villa Sabbatini, il centro diurno socioriabilitativo per disabili di Formigine che ha soffiato venti candeline
• MaRceLLa caLuzzi

Una melodia che dobbiamo imparare ad ascoltare
Centro proprio dalla nascita, dagli operatori e da amici e famigliari ma dalla comunità formiginese tutta, che si è ritrovata domenica 28 ottobre per una mattinata di festa. Hanno na, al rifacimento delle zone dei servizi e alla realizzazione di un vano scale interno per rendere indipendente il piano sottotetto utilizzato a foresteria. Proprio i locali del sottotetto hanno dato La vita e la condivisione con i ragazzi del Centro sono un’esperienza umana eccezionale”. Luca e i ragazzi mi raccontano di un momento di particolare magia vissuto grazie ai musicisti della Spira: “Stavamo mangiando tutti insieme qui al Centro, ragazzi, famiglie e operatori, per la cena di Natale quando abbiabatini e della Casa della Carità di Cognento, che si è spento lo scorso anno. “Credo che Villa Sabbatini – scrive nel libro Cinzia Paltro, coordinatrice del Centro – sia questo: uno spazio di possibilità, di incontri, di imprevisti, di orizzonti ancora non scritti. Credo sia un luogo in cui le differenze, anche evidenti, fi“In un mondo di righe dritte e perfette, di bilanci da far quadrare, di leggi insensate da rispettare, qui a Villa si naviga a zig zag – scrive Annalisa da vari anni educatrice a Villa Sabbatini – perché qui è importante un sorriso, un sorriso che suona una melodia meravigliosa con strumenti invisibili. Questa melodia l’ho sentita dal primo giorno e la sento ancora adesso dopo diversi anni. Ti accoglie e ti abbraccia appena varchi la soglia; a volte ti dice quaranta ‘ciao’, altre volte ti guarda e sorride perché non ha altre parole; a volte urla, a volte inciampa; a volte si aggroviglia di parole, altre volte è lì ferma e aspetta che tu vada vicino per ricevere una carezza […]. A volte ti siede vicino e ti tocca l’orologio, altre volte si toglie le scarpe, a volte balla, poi a volte ti entra nel cuore e dopo va via per sempre. E’ una melodia diversa

Pedemontana

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a prima cosa che chiedo ai ragazzi di Villa Sabbatini è quella di raccontarmi che cosa fanno al centro e sono colpita dal numero di attività con le quali si misurano ogni giorno. Sono Antonella, Romina, Pietro e Gabriele a farmi un elenco, arricchito da aneddoti e racconti personali, di tutto ciò con cui si cimentano al Centro diurno per disabili, che frequentano ogni giorno: attività motorie in palestra e in piscina, ippoterapia, pet therapy, cura dell’orto, arteterapia, laboratori di teatro e lettura animata, spesa insieme e cucina, beauty e cura del corpo, massaggi, gite, passeggiate e musicoterapia. Quest’ultima molto amata da Antonella: “Mi piace molto cantare e suonare gli strumenti. Alcuni li abbiamo costruiti noi stessi, come le maracas”. A proposito di musica i ragazzi e Luca Mattioli, da sei anni educatore al Centro, ricordano alcuni bei momenti condivisi con gli anziani dell’Opera Pia Castiglioni di Formigine, struttura che ha ospitato i ragazzi il tempo necessario per la ristrutturazione di Villa Sabbatini, da aprile 2012 a qualche settimana fa. “Ci siamo divertiti molto con gli anziani – ricordano i ragazzi -. Spesso cantavamo con loro canti popolari, loro ci insegnavano filastrocche e ci raccontavano del loro passato”. La mia chiacchierata con i ragazzi di Villa Sabbattini e con i loro educatori, gestiti dalla cooperativa sociale Gulliver, nasce dalla curiosità di conoscere meglio una realtà che ha compiuto proprio in questi giorni venti anni. Un traguardo importante molto sentito non solo dagli ospiti, alcuni dei quali sono al

preso parte alle celebrazioni anche il vescovo Lanfranchi, il parroco di Formigine don Giuliano Gazzetti, il sindaco Richeldi e tante altre autorità. I ragazzi di Villa Sabbatini hanno accompagnato i presenti in visita alla Villa restaurata, di cui vanno orgogliosi: in occasione del ventennale infatti, sono stati completati gli interventi di ristrutturazione del Centro che hanno preso il via due anni fa e che hanno portato, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Mode-

ospitalità nel corso degli anni ai bambini saharawi, provenienti dalle tendopoli del deserto del Sahara e ai giovani musicisti della Spira mirabilis, la celebre orchestra senza direttore, che hanno voluto dedicare al ventennale di Villa Sabbatini un concerto tenutosi nelle scorse settimane. “Villa Sabbatini rappresenta un luogo magico per la Spira – queste le parole dei musicisti - Da qui siamo partiti, e qui assaporiamo la sensazione di casa quando torniamo dopo i concerti lontani da Formigine.

Incontri

Mons. Sigalini a Formigine M

ons. Domenico Sigalini, assistente generale dell’Azione Cattolica e vescovo di Palestrina, sarà presente giovedì 8 novembre alle ore 21 all’oratorio di Formigine per un incontro sull’educazione, incontro proposto dall’Ac parrocchiale e diocesana e dalla parrocchia di Formigine. “Le alleanze educative: famiglia, scuola, parrocchia, associazioni” è il titolo scelto per l’occasione, un interessante momento di confronto con un relatore che, come sempre, non mancherà di proporre spunti e stimoli di grande interesse. Mons. Sigalini, molto conosciuto in diocesi, è un grande esperto di educazione: l’assistente nazionale dell’Azione Cattolica interviene a Formigine nell’occasione del ventennale dell’Acr parrocchiale, ma la proposta è stata estesa dall’associazione a tutti gli interessati: educatori e catechisti, membri di altre associazioni e movimenti, insegnanti e operatori che lavorano con i ragazzi e i giovani.

mo sentito improvvisamente una musica: dall’ascensore sono usciti i musicisti che sono venuti a suonare i loro violini tra i tavoli, creando un atmosfera davvero magica”. A Luca chiedo di raccontarmi qualche altro momento speciale vissuto con gli ospiti del Centro. “Con i ragazzi io ho scoperto un mondo diverso – risponde -, adoro lavorare con loro. Mi regalano tantissime esperienze, da loro imparo moltissimo. Dalle piccole cose di ogni giorno alle ‘uscite’ insieme, come i soggiorni di una settimana al mare che ricordo con gioia: ogni momento con loro è di scambio profondo”. Colpiscono anche le altre testimonianze di persone che hanno incrociato la loro vita, personale e/o lavorativa con Villa Sabbatini, raccolte in un volume dedicato al ventennale del centro che è stato presentato domenica 28 ottobre. Un libro di volti, ricordi, sorrisi che racconta la storia del Centro ma soprattutto le storie delle persone che ne hanno e ne fanno parte, dedicato a Wainer Casini, amato ospite per 19 anni di Villa Sab-

niscono per esserlo un po’ meno e il confine tra chi accompagna e chi è accompagnato diventa più flebile”.

da noi, speciale, forte, non è lei che stona, semplicemente intona un canto che noi dobbiamo imparare ad ascoltare”.

a storia del centro diurno per disabili, che ora conta 19 ospiti e 10 operatori tra educatori, operatori socio sanitari e un coordinatore, risale a ottobre 1992, anche se la sua storia ha inizio molti anni prima. Nel 1976 sorse, a seguito di una esperienza positiva all’interno di una scuola del territorio, il primo Centro Diurno per disabili del distretto: “Accoglienza 1”, collocato presso una struttura comunale nel parco di Villa Benvenuti di Formigine, uno dei primi servizi di questo tipo in Emilia Romagna e probabilmente anche in Italia. Questa prima positiva esperienza fece crescere la consapevolezza del forte bisogno di interventi di questo genere sia nelle istituzioni che nei famigliari, che non volevano che fosse interrotto il percorso intrapreso dai loro figli con la fine della scuola dell’obbligo. Nacque così nel 1978 “Accoglienza 2”, collocata inizialmente presso l’ex scuola Tina Hensller di Formigine, poi all’interno delle dipendenze del Parco della Villa della Resistenza. Nell’ottobre del 1992 Villa Sabbatini di Formigine, appositamente ristrutturata, apre le porte ad una parte degli ospiti provenienti dal Centro Diurno “Casa Fantini” di Sassuolo (oggi “Nontiscordardime”) che vanno ad occupare il piano terra della nuova struttura. Successivamente, nella primavera del 1993, anche il Centro Diurno “Accoglienza 2” si trasferisce a Villa Sabbatini occupando i locali del primo piano. Solo nel 1997 i due centri vengono formalmente e di fatto accorpati, dando vita ad un unico nuovo servizio: il Centro Diurno “Villa Sabbatini”.

La storia L

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Le “Memorie” di don Arrigo e padre Candido
La lettera dal carcere del sacerdote e la figura del missionario tra i temi della rivista del Centro Studi Storici Nonantolani
• LauRa soLieRi

Pianura

È

da poco uscito “Memorie”, la rivista annuale del Centro Studi Storici Nonantolani, fondato dallo storico mons. Francesco Gavioli, dell’archivio storico abbaziale di Nonantola, che quest’anno festeggia i suoi venticinque anni di attività. In questo numero della rivista segnaliamo due contributi particolarmente interessanti per il nostro giornale: “Una nuova lettera dal carcere di don Arrigo Beccari” di Riccardo Fangarezzi e “Padre Candido Barbieri di Nonantola” di Gabriella Malagoli. Nel primo, l’autore parla di una nuova lettera dal carcere di don Arrigo: il biglietto è stato donato all’archivio abbaziale il 10 febbraio 2009. Tale donazione proviene dal maggiore dottor Tullio Bellettini, figlio di Francesco, alla famiglia del quale il biglietto fu indirizzato. Comprende anche due locandine, contenenti ognuna una composizione poetica d’occasione per l’ingresso canonico di don Arrigo a Rubbiara quale parroco. Una è di Francesco mentre la

seconda è anonima, offerta da parrocchiani e amici. Ecco cosa recitava la lettera, datata 22 dicembre 1944, dalla quale, come riporta l’autore del contributo, traspare la serenità di don Arrigo durante la detenzione, sebbene sui tre sacerdoti fosse stata pronunciata la sentenza capitale (con lui don Ennio Tardini e don Ivo Silingardi): fino ad anni recenti, come è riportato nel contributo, don Arrigo testimoniava che in quei mesi ebbe sempre la convinzione che sarebbe scampato al pericolo. “In questa cella silenziosa, penso e prego spesso per le persone care. La loro famiglia è sempre tra le prime. Ho trovato veramente quella quiete e quel riposo che da tempo desideravo! Credo però che il Signore presto dirà basta e allora riprenderemo con slancio rinnovato il lavoro contro l’odio e l’errore per il trionfo dell’amore, della verità e della libertà evangelica. Ringrazio del ricordo e dei saluti e auguro e prego nel Signore spirito di bene, perché nelle ore tristi che attraversiamo solo le opere buone conserveranno nell’animo la pace e la gioia”. L’altro contributo, di Gabriella Malagoli, parla di padre Candido Barbieri, sacerdote, frate francescano e missionario, che diede grande lustro al convento di San Cataldo di Modena, dal quale partirono molti umili missionari, che si erano fatti figli di San Francesco per diventare “araldi di Fede e di Pace” come afferma padre Candido Mesini in un articolo su L’Avvenire d’Italia del giugno del

1957. L’autrice si concentra sulla figura di padre Candido da Nonantola, nato a Nonantola l’11 agosto del 1819, un frate di grande umiltà, che ha svolto la sua attività soprattutto nelle Americhe e che non ha mai voluto parlare di sé. Alla sua morte, a partire dal 1907, si è cercato di raccogliere documenti e testimonianze del

suo apostolato e dal 1961 è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Candido da Nonantola. Come riporta l’autrice, padre Vanni nella commemorazione di Candido Barbieri scrisse: “Nacque nella grande pianura che porta le orme del genio di Roma e sa le fatiche salutari dei discepoli del grande Patriarca

Bomporto da sabato 3 novembre

San Pancrazio sulla Secchia

La tribù di Fulgenzio
• fRanco Mantovi

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a grande casa rurale, indicata come “podere Pescarola”, dal maggio scorso è circondata dalla segnaletica per “pericolo di crollo” al civico 20 di San Pancrazio. Edificata negli anni ‘30, la casa è nota anche per l’orto e la vite di uva bianca, riservata per il vino da messa del rettore, che nelle scorse settimane hanno fruttificato ancora una volta. Là abitò negli ultimi anni della sua esistenza, con alcuni dei suoi undici figli e la moglie Vittoria Morselli, Fulgenzio, il patriarca dei Messori. Fulgenzio era il capo-famiglia di una delle tante casate di contadini che conducevano a mezzadria i poderi del conte Ferrante Boschetti di San Cesario, erede dei Boccolari. Fulgenzio aveva una singolare ed innata capacità: sapeva suonare l’organo classico del Traeri, custodito nella chiesa di San Pancrazio sulla Secchia al Ponte Alto. Fulgenzio Messori fu il braccio destro del parroco don Cosimo Borelli per mezzo secolo, a partire dal 1910. Piccolo di statura quanto camminatore tenace, non volendo salire sulla bici, si serviva del cavallo di San Francesco per raggiungere la città, dove da ragazzo era stato garzone di bottega alla tipografia della Curia. Dopo il rito in chiesa, reso solenne dal contadino-artista all’organo classico, questi accoglieva a casa sua nella lunga tavolata imbandita dalla moglie Vittoria e dalla figlia Bruna (poi diventata suora delle Sacchine), ospiti, cantori come Ferdinando Pavarotti, il clero di città e vicariato. Del resto, Fulgenzio poteva contare anno dopo anno su una schiera di figli; il maggiore in età era Silenzio (classe 1908), contadino a tempo pieno con l’hobby della buona cantina, al pari dei fratelli Erio, Guerrino, Alberto, Walter, Wainer, Bruno e Gerardo. E poi le figlie più piccole, ancora oggi viventi ed nonagenarie, Giovannina e Walkiria.

Bomporto dal 3 all’11 novembre torna il tradizionale appuntamento con la Fiera di San Martino. Nonostante, per fortuna, il comune di Bomporto non sia stato colpito pesantemente dal terremoto come altri comuni limitrofi, i segni del sisma sono ancora evidenti e per rispondere alla necessità di garantire al massimo la sicurezza dei cittadini, l’amministrazione ha annullato gran parte degli eventi previsti per la scorsa estate, dedicandosi totalmente all’assistenza della popolazione e alle diverse fasi di emergenza (oggi di ricostruzione), per garantire sin da subito la ripresa dei servizi e l’applicazione delle ordinanze a favore di imprese e cittadini nella messa in sicurezza e ripristino delle abitazioni e degli edifici produttivi lesionati. La Fiera di San Martino è la manifestazione più importante del paese e rappresenta da sempre un punto di riferimento per la promozione delle sue tradizioni e tipicità enogastronomiche. Per questa edizione, in accordo con le associazioni di volontariato del territorio, si è deciso di sostituire alla tensostr uttura di piazza Donatori di Sangue una struttura più leggera e ridotta, permettendo così di d i ro t t a re circa 30.000 euro di risparmi alle molte e costose opere di ricostruzione. «Abbiamo deciso di riempire di attività e iniziative questo nuovo spazio, che quest’anno ospiterà anche il Borgobuono, dove spettacoli, tradizione e degustazioni si alterneranno per allietare tutti i visitatori che nei due weekend di novembre verranno a farci visita – ha detto il sindaco di Bomporto Alberto Borghi –. Quindi anche questa edizione della Fiera di San Martino poggerà le sue fondamenta sulla tradizione contadina, sia nell’offerta culinaria promossa da “Borgobuono” con gli “Assaggi della tradizione” (gnocco fritto, crescentine, polenta, carni alla griglia, dolci fatti in casa e così via), sia nella proposta culturale, che quest’anno si arricchisce con gli spettacoli di alcune bande cittadine molto conosciute (Brisighella e Borgo San Giorgio), con concerti di musica tradizionale, folkloristica ed orchestrale, con esibizioni di giovani e talentuosi artisti di strada, esposizioni artistiche, spettacoli di teatro e danza all’interno del Teatro comunale, e con tanto altro ancora. Come lo scorso anno, protagonista sarà il Lambrusco di Sorbara, nostro simbolo nel mondo, che potrà essere degustato presso “Enoteca Lambrusco”. Nelle ultime edizioni poi, si è riscoperto il sabato pomeriggio come momento di attrazione con una programmazione rivolta alle famiglie con musica, artisti di strada e tanto altro».

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San Martino, il meglio di Bomporto in Fiera

del monachiamo occidentale... Nonantola che gli fu patria poteva dirgli una parola di fede profonda e di operosità instancabile. Ed egli l’ascoltò. Così l’Emilia che non è certo madre feconda di spiriti mistici, dette in questo suo figlio un magnifico esemplare di quel misticismo tutto italiano che anela a manifestare in immediata opera beneficatricel’interna fiamm a della contemplazione, d e l l a preghiera e dell’amore”.

Nostro Tempo - Settimanale cattolico modenese Redazione via Formigina, 319 Modena tel. e fax. 059/344885 - redazione@nostrotempo.it Curia: tel. 059/2133866 - fax. 059/347326 - 059/2133805 Realizzazione e impaginazione: MediaMo – Moka Direttore responsabile: Stefano Malagoli Coordinatore di redazione: Paolo Seghedoni In redazione: don Marco Bazzani, Luca Beltrami, Marcella Caluzzi, Giancarlo Cappellini, Andrea Cavallini, Mariapia Cavani, Elena Cristoni, don Gianni Gherardi, Simone Lazzaretti, don Massimo Nardello, Giulia Vellani Comitato editoriale: mons. Paolo Losavio, mons. Giacomo Morandi, padre Lorenzo Prezzi, don Giuliano Gazzetti, Rossana Arletti, Egidio Iotti Hanno collaborato: Maria Elena Casarini, Elena Balugani, don Luca Balugani, Luca Barbari, mons. Paolo Losavio, Lorenzo Magnani, p. Agostino Manfredini, Franco Mantovi, don Nardo Masetti, Paolo Neri, M. Pia e Giovanni Rompianesi, don Gabriele Semprebon, Laura Solieri, Daniela Tebasti, Gruppo Missionario San Felice sul Panaro Fotografie: archivio Nostro Tempo, MediaMo, Moka, Sir, Luigi Esposito, Luigi Ottani Stampa: Società Editrice Lombarda (Cremona) stampato in n° 1850. copie Amministrazione: Curia Arcivescovile via s. Eufemia,13 - Modena Registrazione Tribunale di Modena n.333 del 19-9-57 Iscritto all’Albo Nazionale della Stampa n.00736 vol.8 Settimanale aderente alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana Abbonamento Rinnovo abbonamento per il 2013: 45 € Per i nuovi abbonati saranno inviati in omaggio i numeri di novembre e dicembre 2012. Modalità di pagamento: - Conto corrente bancario IT 46 O 05188 12900 000000043394 intestato a Nostro Tempo Arcidiocesi Modena-Nonantola corso Duomo 34, 41121 Modena - Conto corrente postale n. 14614416 - Nostro Tempo - casella postale 357 Modena 3 - Presso gli Uffici pastorali: via Sant’Eufemia, 13 Modena (Ufficio Stampa) - Presso la Galleria Incontro Dehoniana: c.so Canalchiaro, 159 Modena Per informazioni: tel. 059 2133867 il lunedì e il giovedì ore 9-12 abbonamenti@nostrotempo.it Pubblicità Contattare MediaMo tel 059/350269 - info@mediamo.net

Domenica 4 novembre 2012

Vicariato del Dragone: una forte esperienza spirituale
• LoRenzo MaGnani

La veglia missionaria a Rubbiano
Guiglia

Appennino

l 19 ottobre si è svolta la prima veglia missionaria di tutto il vicariato del Dragone. Tutto è avvenuto nella storica pieve di Rubbiano, una delle chiese più antiche della val Dragone e della diocesi di Modena, punto di riferimento per tutte le parrocchie del vicariato, quali Palagano, Montefiorino, Frassinoro, e frazioni di questi. Hanno partecipato persone da ogni parte della valle, il clima, come si può ben immaginare in montagna, era accogliente e ospitale, e la chiesa si è riem-

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sperienza forte, soprattutto per il carattere di comunione che si è respirato, essendo tutte le parrocchie molto divise dalla

La stazione ecologica e ‘Capitan Eco’

Piano della Provincia
on le prime precipitazioni nevose del fine settimana scorso in Appennino è scattato per la Provincia il piano neve che assicura, durante il prossimo inverno, il servizio spartineve e spargisale lungo gli oltre mille chilometri di strade provinciali. E’ già partita la distribuzione di parte del sale (acquistate per ora circa 1100 tonnellate per una spesa di circa 120 mila euro) nei magazzini provinciali o presso le ditte che svolgono il servizio spargisale e sono pronti i mezzi spartineve che assicurano il servizio nelle diverse aree di competenza assegnate. E dal 15 novembre entra in funzione, in via sperimentale per i 25 mezzi dell’area di Modena, la nuova gestione satellitare dei mezzi stessi. Attraverso un dispositivo gps installato su spartineve e spargisale, i tecnici del servizio provinciale Viabilità controlleranno gli spostamenti, snellendo anche tutte le procedure burocratiche. I dati, infatti, forniscono la posizione in tempo reale dei mezzi, visualizzata sulla cartografia. “Finora - sottolinea Egidio Pagani, assessore provinciale alle Infrastrutture - i controlli erano affidati agli operatori in servizio nelle diverse zone, ora con questo nuovo sistema rendiamo più efficiente la gestione, garantendo inoltre un servizio in più ai cittadini che potranno verificare on line nel sito della Provincia e in tempo reale l’attività degli spartineve e spargisale, localizzando la loro posizione sulle mappe”. Il costo complessivo per l’introduzione del sistema ammonta a circa dieci mila euro che la Provincia punta a recuperare attraverso una gestione più efficiente di un servizio che nell’inverno 2011-2012 ha avuti costi complessivi pari a oltre un milione di euro e 700 mila euro. Complessivamente, ogni abbondante nevicata, costa alla Provincia circa 300 mila euro per l’attività dei mezzi spartineve e spargisale. A disposizione del territorio provinciale ci sono 173 mezzi: di questi 127 sono spartineve di cui 67 in montagna e 60 in pianura. I mezzi spargisale sono 30, più nove di proprietà della Provincia, di cui 21 in montagna e 18 in pianura, oltre a sette mezzi “combinati” cioè sia spartineve che spargisale.

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Preparati per la neve

apitan Eco sbarca anche a Guiglia e per l’occasione la stazione ecologica apre i battenti più a lungo. Dal mese di novembre, infatti, l’impianto di via don Pedretti resterà aperto due pomeriggi in più alla settimana: martedì e giovedì. La stazione ecologica seguirà quindi i seguenti orari: martedì e giovedì dalle 7.15 alle 12.45 e dalle 14.30 alle 17.30 e il sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30. La temporanea apertura prolungata è stata decisa per favorire ulteriormente la buona pratica della raccolta differenziata, che sul territorio di Guiglia grazie allo sviluppo dei servizi progettato da Comune e Hera ha raggiunto l’importante traguardo del 58%. Per migliorare ulteriormente questo risultato, Hera e Comune puntano ora a promuovere l’uso corretto della stazione ecologica. Per questo motivo il 12 novembre entrerà nelle scuole primarie di Guiglia il progetto “Il Tesoro di Capitan Eco”, per lanciare il gioco con le animazioni degli operatori dedicate ai bambini. L’iniziativa, promossa da Hera insieme a 14 comuni del territorio, solo nel territorio comunale di Guiglia coinvolgerà entrambe le scuole primarie per un totale di 11 classi e circa 200 bambini.

Monzone

pita. La veglia è stato un bel momento di riflessione e di comunione, considerando che in montagna siamo molto legati al nostro campanile; siamo partiti da una riflessione evangelica sulla missione e sui missionari, per poi finire con la testimonianza di quattro ragazze che hanno fatto un’esperienza missionaria in Africa questa estate, con il centro missionario di Modena. Tutto animato da canti di un improvvisato coro vicariale. Davvero è stata un’e-

distanza chilometrica. Ci si è sentiti missionari nella nostra terra, già aver condiviso la preghiera è davvero un passo forte di missione per noi, abituati a stare e a fare solo nella nostra parrocchia. Evangelizzare è il primo e fondamentale compito della Chiesa, e questa veglia è stato un decisivo passo per iniziare ad evangelizzarci a vicenda e a non chiuderci nel buco dei nostri limiti di parrocchia.

el primo dopoguerra, Ilva Vaccari ne “il tempo di decidere” ha attestato che a Cà Giàròn (un angolo boscato fra Lama Mocogno ed il Pavullese nella frazione di Mònzone) la casa canonica - dopo l’8 settembre del ‘43 diventò una sorta di rifugio per i partigiani con la stella rossa pilotati da Armando, poi on. Armando Ricci a lungo sindaco di Pavullo. Già là dove, trentenne, l’arcivescovo-abate Boccolèri aveva mandato il pavullese don Natale Monticelli quale arciprete della storica pieve medievale di San Giorgio. Proprio verso il campanile di Monzòne, in una tragica scaramuccia d’ agosto (venne fucilitato come spia anche un giovane di 17 anni), i repubblichini di Salò, accanto ai miliziani delle SS, spararono cannonate dal monte sopra Frassineti. Poi, accanto al parroco, catturarono 23 uomini in età di leva militare. Costoro furono portati a Pavullo, indi nel carcere di Bologna, finendo da Fòssoli in Germania... da dove riuscirono miracolosamente a rientrare tutti, a guerra finita. Andò molto peggio, drammaticamente, a don Natale Monticelli (classe 1911), generoso con tutti ed accogliente patriota. Portato al carcere bolognese di S. Giovanni in Monte, avrebbe dovuto fare i nomi degli ‘imboscati’, ma don Monticelli finì il 20 settembre successivo davanti al plotone di esecuzione nazi-fascista.

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Un episodio di quasi 70 anni fa

al 12 novembre inizia, nella nostra regione, la campagna per la prevenzione e il controllo dell’influenza con l’obiettivo di vaccinare il 95% della popolazione a rischio e di età superiore ai 65 anni. L’influenza è un importante problema di sanità pubblica per l’elevato numero di persone che vengono contagiate dal virus influenzale, che si presenta in vari modi con febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari e delle articolazioni, mal di testa, malessere generale ma può anche essere senza sintomi particolari. Tutti possiamo ammalarci di influenza, ma le persone più deboli che sono esposte ad eventuali complicazioni è opportuno che si vaccinino: fra questi vi sono soprattutto gli anziani con oltre 65 anni, i bambini e le persone con malattie croniche

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È ora della vaccinazione antinfluenzale
come le cardiopatie, le polmonari, le renali, i tumori, il diabete, oltre i famigliari con contatti stretti e regolari di pazienti ad alto rischio. In particolare i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta sono fondamentali per dare le corrette informazioni ai propri assistiti oltre a provvedere alla vaccinazione, che può essere eseguita anche presso le Ausl, i nuclei di cura primaria, uffici igiene. Per tutte le categorie a rischio suindicate la vaccinazione è gratuita. La regione sottolinea che nelle zone colpite dal terremoto, dove il rischio di diffusione dell’influenza è maggiore, verrà garantita la vaccinazione gratuita a tutti gli abitanti dei campi, a tutti i volontari che operano nelle zone del terremoto. E’ importante che tutti adottino misure di igiene e di protezione individuale per ridurre la trasmissione

A cura di

Federazione Nazionale Pensionati Sindacato Territoriale di Modena 41124 Modena - via Emilia Ovest, 101 Tel 059/890846 - Fax 059/828456

fra le persone dell’influenza, fra queste viene raccomandato: lavaggio frequente delle mani dopo starnuti o colpi di tosse (con acqua o in sua assenza di gel alcolici); buona igiene respiratoria coprendosi bocca e naso quando si starnutisce o si tossisce, (usare fazzoletti di carta usa e getta o trattare quelli di stoffa); uso di mascherine in ambienti sanitari da parte di chi ha sintomi influenzali; isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili specialmente nei primi giorni. La vaccinazione è bene farla entro il mese di dicembre così da consentire al vaccino di agire e dare protezione alle persone nei mesi di gennaio-febbraio-marzo nei quali si hanno i picchi di maggior incidenza dell’influenza. Antonio Ragazzi Segretario Socio Sanitario Fnp-Modena

NostroT empo

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Parla suor Luisa, delle Piccole Sorelle di Gesù Lavoratore, che il 10 novembre alle 16 in Duomo pronuncerà i voti solenni
ono suor Luisa delle Piccole Sorelle di Gesù Lavoratore. Il 10 novembre 2012 pronuncerò, in Duomo, i voti solenni alla presenza di Sua Eccellenza Monsignor Arcivescovo Antonio Lanfranchi, che li riceverà e benedirà. Quel giorno sarà, indubbiamente, il più importante della mia vita di donna con-

Sì per sempre al Signore
ma nel mio cammino di conversione, conducendomi a Gesù attraverso un’esperienza molto bella e forte. Avvenne che una persona amica mi invitò a partecipare ad un ritiro spirituale: tre giorni di riflessione, di ascolto, di preghiera e di vita fraterna. Là… Ho incontrato il Signore Gesù vivo e presente nell’Eucaristia durante l’Adorazione del Santissimo Sacramento. Da quell’incontro, in cui mi sono sentita toccata nel profondo del cuore, ho incominciato piano piano a cambiare la mia vita. Ho capito che la mia vita avrebbe avuto un senso ed un valore, gazzi e giovani nei campi estivi di S. Andrea Pelago, compreso il gruppo più caro alla Comunità, quello dell’Arcobaleno. E soprattutto spalanca le braccia ad ogni fratello che piange per confortarlo e sostenerlo. E’ una comunità che potrebbe chiamarsi amore. L’amore di Gesù che, attraverso noi sue piccole sorelle, si riversa sui fratelli della grande famiglia della Chiesta. Ed è con questa gioia diffusiva che ringrazio il Signore perché, per Sua Grazia e Misericordia, il 10 novembre dirò il mio Sì… per sempre esclamando convinta “Così, è bello essere suora!“. Suor Luisa

Vocazioni

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Spazio

Sul Credo in latino

Aperto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera da don Riccardo Fangarezzi. Per motivi di spazio abbiamo dovuto accorciarne il finale. Ne approfittiamo per ricordare che le lettere, inviate a redazione@nostrotempo.it, devono avere una lunghezza massima di 3.000 battute e che verranno, come per ogni giornale, vagliate dalla direzione.

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Suor Luisa, seconda da sinistra in prima fila e le sue consorelle sacrata, perché punto di arrivo e di partenza del mio percorso religioso. E, mentre profondamente commossa ringrazio il Signore per il Suo immenso dono, quello di aver scelto proprio me, sua piccola creatura, per farlo conoscere e amare attraverso l’amore per i fratelli, non posso fare a meno di ripensare ai miei primi incerti passi, spesso barcollanti, nel tentativo di camminare sulle Sue orme che mi indicavano la vera via da seguire. Sono sempre stata una giovane “moderna”, e pur avendo da bambina ricevuto tutti i sacramenti, nell’adolescenza e prima giovinezza ero più attratta dalle cose del mondo che da quelle dello spirito. Voi sapete, quanto me, che cosa oggi il mondo propone ai giovani: distrazioni, svaghi, discoteche ed altro. Io, però, quando uscivo dalla discoteca non riuscivo mai a dire a me stessa che ero pienamente felice. L’insoddisfazione regnava costantemente nel mio intimo ed ero alla continua ricerca di Qualcuno, che già a mia insaputa era in me, ma che io, distratta da tante cose frivole, non avevo ancora scoperto. Poi, quell’inascoltato Qualcuno, Gesù, vinse la mia battaglia interiore, facendomi gustare il Suo Amore e sperimentare la Sua Misericordia. Sicuramente Maria, la nostra Mamma celeste, ha avuto una parte importantissisolo se l’avessi vissuta per Gesù, comunicando poi questa gioia a tanti miei fratelli. La celebrazione dell’Eucaristia divenne il mio sole quotidiano e, compatibilmente con i miei turni di lavoro, facevo il possibile per non mancare mai all’appuntamento giornaliero con Gesù. Poi, Lui, conducendomi per mano, mi ha fatto incontrare un direttore spirituale, don Galasso. Attraverso di lui ho avvicinato la comunità delle Piccole Sorelle di Gesù Lavoratore, scoprendo in loro un carisma che mi attraeva moltissimo: vivere coltivando dentro di me il Suo grido sulla Croce: “Ho sete”. Inoltre, nella comunità, mi sono sentita subito immersa in un’atmosfera di grande gioia e dono totale, incominciando la mia missione apostolica. Con la Superiora, Madre Maria Grazia, ho intrapreso un percorso di ricerca sullo spirito della comunità, approfondendo lo specifico carisma delle Piccole Sorelle con il quale, alla fine del cammino, mi sono immediatamente trovata in sintonia. La nostra comunità, infatti, non ha porte, né confini: entra nelle case di persone sole, sofferenti, anziane; negli ospedali per alleviare dolori fisici e spirituali; nelle fabbriche operose dove l’uomo fatica per la propria famiglia; accoglie ra-

n’annotazione accompagnava le pagine di Nostro Tempo sull’apertura dell’Anno della Fede e sul cinquantesimo del Concilio Vaticano II. Evidenziava «una nota forse un po’ stonata, il canto in latino del Credo […]. Nella serata in cui si ricordava il Concilio che introdusse la lingua volgare nella liturgia […] forse in quel particolare momento della celebrazione liturgica si poteva ricercare un maggior coinvolgimento dell’assemblea». L’annotazione è, in sé inappuntabile. È proprio così: l’assemblea – salvo casi isolati – non conosce il Credo latino e, certamente, l’ultimo Concilio ha introdotto il volgare nella Divina Liturgia. Tuttavia non tutto torna. Il Concilio dispose che «L’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini. Dato però che […] non di rado l’uso della lingua nazionale può riuscire di grande utilità per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte più ampia» (SC 36). «Si abbia cura però che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell’ordinario della messa che spettano ad essi» (SC 54). Infatti il Messale Romano CEI che tutti usiamo riporta sempre il testo latino dopo quello italiano per Signore pietà, Santo, Credo, Padre nostro, Agnello di Dio, conformemente anche ai documenti dei papi Paolo VI e Giovanni Paolo II a alle loro raccomandazioni che si preservasse un patrimonio musicale gregoriano minimo. Dunque l’assemblea che la sera di giovedì 11 ottobre scorso celebrava l’Eucaristia con il suo Vescovo, a norma del Concilio che commemorava avrebbe dovuto sapere a memoria il Credo in latino e una o due sue melodie gregoriane. Aspettativa lecita, ma irrealistica. Che i cattolici non conoscano i testi latini dell’ordinario della Messa e i principali testi musicali gregoriani relativi non è cosa scontata, anche se non so se reversibile. Chi si occupa di storia in prospettiva cristiana ha, in genere, anche una certa visione provvidenziale delle cose: se così accadde nel corso di vari decenni senza sostanziali e generalizzate opposizioni, si può verosimilmente ritenere che così dovesse essere, almeno nella sostanza. Che cioè non solo il complesso della Liturgia si aprisse alle lingue nazionali, ma che queste avessero legittimamente preponderanza nel suo impianto generale. Il fatto che il latino sia invece stato quasi bandito mi sembra che abbia una portata molto più ampia che non contingenti scelte celebrative, fermo restando che il celebrare è norma e fondamento del credere e che quindi mai è questione di mere opzioni organizzative. Senza percezione della consistenza e del senso delle nostre radici, quale fedeltà ad esse è possibile? Da dove ci si aspetta che ne venga il frutto per il presente e per il futuro? Spesso in questi anni abbiamo proclamato e rivendicato le radici cristiane dell’Europa, evidenti e sacrosante. Tuttavia non mi risulta altrettanto avvertito che quelle radici cristiane siano anche e indissolubilmente le radici classiche dell’Europa. È possibile comprendere le prime se non si comprendono insieme le seconde? Si salvano le prime se non si salvano insieme le seconde? Noi siamo, infatti, precisamente Chiesa latina, ove il termine indica la lingua che in pochi secoli prevalse sul greco, ma soprattutto la più ampia cultura greco-romana che con tali lingue si esprimeva, nella quale si incarnò la predicazione degli apostoli del Signore. Quirinio, Ponzio Pilato, Cesare, le legioni, i centurioni, gli ebrei di lingua greca, i riferimenti filosofici e letterari greci di Paolo fanno parte integrante della Scrittura. L’intera dottrina cristiana fu progressivamente ma rapidamente ricompresa, trovando potente elemento di crescita nell’incontro con il pensiero greco e la letteratura retorica, filosofica e giuridica greco-romana. Così nacque e si sviluppò l’umanesimo cristiano. Da

quell’umanesimo cristiano, nacquero i moltissimi scritti e i grandi concili dell’età dei Padri della Chiesa. Testi di commento alla Scrittura, dogmatici, spirituali, canonistici, enciclopedici, di poesia e canto religiosi, di liturgia, di teologia. Testi poi raccolti, custoditi e tramandati dai monaci del medioevo. Quell’età e quei testi, si badi bene, sono sempre stati compresi come il patrimonio di riferimento costante e fecondo della Chiesa, al quale sempre ritornare per ritrovare radici e autenticità. Questa letteratura e teologia patristica – come tutta la civiltà che ne è scaturita nei secoli - è comprensibile solo parzialmente e riduttivamente, in modo deformante e non più vitale se isolata dal contesto dal quale proviene: da un lato la fede di Israele, ricapitolata e compiutamente rivelata da Gesù; dall’altro la cultura greca e latina, strumento umile e glorioso al tempo stesso, necessario al radicarsi di quella fede e al suo variamente riconfigurarsi secondo le epoche nell’Occidente del mondo. Occidente, evidentemente, rispetto a Gerusalemme e al punto medio fra Roma e Atene. Don Riccardo Fangarezzi

Addio ai francescani del Murazzo

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a chiusura della fraternità francescana di San Cesario e il trasferimento dei tre frati che la componevano – e che curavano la cappellania del cimitero e del Santuario del Murazzo – segna, di fatto, anche la fine della presenza francescana a San Cataldo. Per molti modenesi questo non è accettabile, e in modo particolare per il sottoscritto: è vero che la decisione era già da tempo nell’aria, ma è pur vero che qualcuno aveva garantito, solo qualche anno fa, la permanenza della presenza francescana in questo luogo. E poi non si è mai preparati abbastanza quando queste decisioni ti arrivano tra capo e collo. (…) La devozione alla Madonna del Murazzo da parte di tanti modenesi, e non solo modenesi, la presenza di tante figure di frati che hanno contribuito a far sì che il loro Ordine fosse amato e rispettato nelle nostre terre, l’attività formativa e di discernimento che ha visto coinvolti tanti giovani che si sono preparati alla vita francescana, l’impegno profuso verso gli ultimi, soprattutto durante le due guerre mondiali (ebrei, prigionieri di guerra, civili) ed infine, l’impegno civile che ha provocato non pochi problemi al regime fascista, che ha cercato in tutti i modi, anche violenti, di mettere a tacere una voce di protesta e di speranza che da qui partiva… sono tutte cose che non si possono cancellare per decreto. E poi la parrocchia, che era già all’avanguardia negli anni ’20 del novecento: qui nacque lo scoutismo nella nostra città e sempre qui venne sperimentato il primo consiglio pastorale ante litteram. E ancora i missionari che hanno i loro rappresentanti più eminenti in mons. Gabriele Neviani, vescovo di Sappa, (…) e come dimenticarsi di padre Candido Barbieri, padre Alberto Rossi e tanti altri. Sì, lo so, sono solo ricordi, polvere dei tempi passati, vecchiume, roba d’altri tempi, buona per un museo o un archivio... Oggi i tempi sono cambiati, le vocazioni sono quelle sono, occorre stringere, bisogna chiudere, unificare tutte le province del nord, perché tenere aperto un luogo come San Cataldo che oltretutto ha bisogno di lavori urgenti? Sì lo so, sono stati chiusi tanti conventi, in città e paesi dove la gente voleva bene ai frati e ha voluto esprimere la propria contrarietà anche con gesti pubblici. (…) Forse, fra i tanti argomenti di discussione, forse occorrerebbe aggiungere anche questo: esiste ancora quell’amore che riesce a trasmettere valori veri? Esiste ancora quell’amore che ha spinto me a fare quello che faccio anche a costo di passare come rompiscatole… o a prendere decisioni di un certo tipo, spesso scomode? Forse, allora, i vecchi ricordi, la polvere dei tempi passati, il vecchiume acquisterebbero una veste nuova: quella della testimonianza dei valori ed il loro passaggio attraverso le generazioni fino ad oggi e a quelle successive. Invece il governo della Provincia dei Frati Minori dell’Emilia-Romagna, decide di scegliere questo luogo da destinare alla chiusura dopo più di tre secoli di presenza attiva e vivace nella nostra città e non solo. (…) Ai frati subentrano ora i padri Giuseppini del Murialdo che hanno accettato la cura pastorale di Santuario e Cimitero: almeno una buona notizia c’è! Giorgio Mai

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Domenica 4 novembre 2012

NostroT empo

Chiesa e mondo

Un Sinodo per generare vita
• Gianni GheRaRdi

La conclusione in Vaticano dell’assise dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione
iò che si è potuto leggere del Sinodo appena concluso ci ha offerto la possibilità di vivere una gran bella esperienza di Chiesa. Già ne abbiamo parlato, riferendo degli interventi del Papa e di gran parte di quelli dei vescovi. Ne è emersa una grande speranza e insieme la consapevolezza della complessità delle situazioni (è stato presente tutto il mondo attraverso i quasi 300 padri sinodali), delle sofferenze e delle ricchezze della Chiesa. Benedetto XVI, nel concludere i lavori assembleari, ha affermato: “Anche se la Chiesa sente venti contrari, tuttavia sente soprattutto il vento dello Spirito Santo che ci aiuta, ci mostra la strada giusta e così, con nuovo entusiasmo, mi sembra, siamo in cammino e ringraziamo il Signore perché ci ha dato questo incontro veramente cattolico”.

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Era stato in precedenza presentato il “messaggio al Popolo di Dio”. Un primo, organico strumento per conoscere i lavori del Sinodo: 14 i capitoli, a partire dall’icona biblica della Samaritana al pozzo. Preziose le note sulla nuova evangelizzazione, destinata soprattutto a risvegliare la fede nelle persone che, pur essendo battezzate, vivono grandi difficoltà, “si sono allontanate dalla Chiesa e vivono senza fare riferimento alla prassi cristiana…”. La fede si decide tutta, afferma il messaggio, nel rapporto che instauriamo con la persona di Gesù che per primo ci viene incontro. “La Chiesa è lo spazio che Cristo offre nella storia per poterlo incontrare. Sta a noi oggi moltiplicare i pozzi a cui invitare uomini e donne assetate, offrire oasi nei deserti della vita”. Offrire una lettura frequente della Sacra Scrittura può far scoprire spazi di incontro con Cristo. La nuova evangelizzazione ci riguarda in prima persona – affermano i vescovi - e comporta la nostra conversione.

Non c’è spazio per il pessimismo, nonostante gli innumerevoli problemi. C’è una lotta che i cristini devono sostenere per affrontarli. E qui è puntuale il richiamo ai fenomeni della globalizzazione, alle migrazioni, all’ateismo e all’agno-

convivono senza il legame sacramentale, situazioni familiari irregolari costruite dopo il fallimento di precedenti matrimoni… C’è l’invito a farsi “casa accogliente per tutti”… e così si prepara già la necessità di un’ agenda per il futuro sui

sticismo… Subito di seguito, accanto alla sottolineatura del ruolo essenziale della famiglia nella trasmissione della fede, il richiamo realistico ai fattori di una sua crisi, presenti in tutto il mondo. La Chiesa è chiamata a sviluppare percorsi di accompagnamento prima e dopo il matrimonio per affrontare le difficili situazioni familiari e di convivenza. Coppie che

problemi della famiglia. Viene poi l’affermazione che l’opera di evangelizzazione non è compito solo di qualcuno nella Chiesa, ma delle comunità ecclesiali in quanto tali. Così si sottolinea il ruolo della parrocchia, come “presenza della
redfishadv.it

Chiesa sul territorio in cui gli uomini vivono”: ruolo irrinunciabile nella tradizionale cura pastorale, cui vanno affiancate nuove forme di missione. Presbiteri, diaconi, catechisti, i laici e le loro forme di aggregazione, vengono richiamati alle loro responsabilità. Un ampio capitolo è poi dedicato al dialogo del Vangelo con la cultura e l’esperienza umana e con le religioni. Vengono così elencati vari settori in cui si incontrano fede e ragione: dalla scuola e università al mondo delle comunicazioni sociali, al sapere scientifico, all’arte (importante la sottolineatura della via della bellezza, strada efficace per la nuova evangelizzazione), al mondo dell’economia e del lavoro con grandi problemi della disoccupazione, alla condizione della sofferenza nella malattia e nella disabilità e infine alla politica. Il dialogo della Chiesa si allarga poi ai seguaci delle religioni per dare un contributo alla pace… C’è un richiamo all’Anno della fede e alla memoria del Concilio Vaticano II a 50 anni dalla sua apertura (quanto mai pertinenti questi richiami, anche perché è in questo Sinodo,

sembra, che prende particolare valore tutto quanto ha prodotto il Concilio nella vita della Chiesa per un suo aggiornamento!). Tre capitoli concludono il lungo messaggio (tutto da leggere e meditare!): uno sulla contemplazione e sul posto dei poveri nella Chiesa; un secondo, particolarmente affettuoso, rivolto alle Chiese delle diverse regioni del mondo; un terzo dedicato alla figura di Maria, stella della nuova evangelizzazione che orienta il cammino della Chiesa. Il Sinodo ha poi consegnato al Papa 98 proposizioni in funzione di un probabile suo documento conclusivo. Intanto, “Avvenire”, domenica scorsa, le ha riassunte in una pagina sotto questi titoli: “La natura della nuova evangelizzazione”, “Le sfide del nostro tempo”, “Le risposte pastorali alle circostanze odierne”, “Gli agenti della nuova evangelizzazione”. Il Papa di queste proposizioni ha detto: “Sono un testamento, un dono dato a me per noi, per elaborare tutto in un documento che viene dalla vita e dovrebbe generare vita”.

L’Etica salutista nell’antica Grecia
• don GaBRieLe seMPReBon*

’etica greca è sostanzialmente salutista in quanto, secondo la tradizione socratica, solo le persone sane possono essere buone. Quindi, se l’etica tratta del comportamento umano e se per essere buoni occorre essere sani, allora la salute è d’estrema importanza e tocca sia il piano fisico che morale. La natura è ordine e quindi è salute, ciò che è innaturale è disordine e genera malattia. La causa di queste malattie deve essere qualcosa di superiore alla natura stessa quindi la causa è divina. Il medico deve sapere distinguere le cause divine da quelle non divine, anche perchè la terapia sarà diversa. I greci, però, non hanno mai escluso anche il miracolo. Platone, nel Timeo, scrive che la salute è l’equilibrio delle qualità (eukrasia) mentre la malattia è il predominio (diskrasia) di una o più qualità sulle altre. Se la malattia è squilibrio, rottura dell’armonia, allora anche il vizio o la bruttezza sono originate dalla disarmonia. Senza

L

salute manca l’etica, e in questo senso la cultura greca è diametralmente opposta alla cultura moderna: per un greco era naturale che le cose fossero sane e il problema era la malattia, mentre per la cultura moderna è la malattia ad essere naturale. La malattia, poi, la si divise in due categorie in base alle cause: malattie che colpiscono l’uomo nella sua essenza, oppure che sono causate accidentalmente. Nelle prime l’intervento medico è efficace perché sono malattie curabili, mentre le seconde sono incurabili e il medico può solo alleviare i sintomi. Questa distinzione si andrà poi a sviluppare in malattie acute e croniche. Quelle croniche si instaurano lentamente e spesso sono causate da sregolatezza dei costumi, come l’abuso di cibi o bevande e sono malattie morali. Le acute sorgono improvvise ed hanno una connotazione più religiosa. In base al tipo di malattia il medico saprà quale può essere curata e quale no e quelle malattie di cui non si può guarire non devono essere nemmeno trattate. Le malattie morali che sono causate da cattive abitudini possono

essere curate con l’educazione (paideia), e la medicina è un tipo di paideia che insegna il retto utilizzo delle cose. Questa breve incursione in una parte dell’etica greca, per noi è molto utile. Non solo per crescere culturalmente conoscendo la visione delle cose di un altro popolo e in un altra epoca ma perchè fa crescere una consapevolezza in noi molto assopita. Si pensi alla concezione psicosomatica della malattia, o meglio ancora etico-somatica; si pensi al concetto di equilibrio e alla medicina come educazione. Certo, alcuni di questi concetti rientrano nella nostra pratica clinica, esempio la medicina preventiva è una sorta di educazione, ma credo occorra ancora tanto sforzo per vedere l’uomo più intrinsecamente legato nei suoi piani fisici-psichici-spirituali, piuttosto che un soggetto da curare a compartimenti stagni. L’etica greca salutista ci insegni, depurandola dal magismo che forse la contraddistingue, ad avere un approccio con l’uomo malato più profondo ed educativo. * In collaborazione con il Centro di Bioetica Moscati

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Etica della vita

NostroT empo

Domenica 4 novembre 2012

19

Sport e musica per un impegno sociale a 360°
Con la nazionale cantanti anche il progetto disabili e sport

Csi, sport e sociale

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na splendida sorpresa: il progetto “Disabili e Sport” entrerà come co-protagonista all’interno del grande evento che lo stadio “Cabassi” di Carpi

ospiterà, giovedì 1 novembre (alle 14.30). Si tratta della partita del cuore “In goal per il futuro”, che vedrà in campo la Nazionale Cantanti e il “Teniamo Botta” Team per una sfida di calcio benefica i cui ricavati saranno destinati alle zone della Bassa colpita dal sisma per progetti di ricostruzione ed aiuto. Il merito è dei Controtempo e del proprio cantante Marco Spaggiari: “Spaggio”, arruolato nella na-

zionale cantanti, ha parlato agli altri suoi colleghi, in particolare al carpigiano doc Paolo Belli, e al responsabile della Nazionale Cantanti, Gianluca Pecchini, del progetto avviato nei mesi scorsi insieme al Csi Modena e al Sen Martin, la squadra modenese di wheelchair hockey. Di cosa si tratti nello specifico è presto spiegato: il frontman dei Controtempo, infatti, è stato protagonista nelle scuole modenesi in compagnia di Paolo Zarzana, responsabile della formazione del Csi Modena, e di Lorenzo Vandelli, fondatore e capitano della squadra modenese di hockey in carrozzina, con l’obiettivo di presentare agli studenti modenesi il progetto “Disabili e Sport” e di raccontare come era nata l’idea di dedicare il videoclip della propria canzone “Eroi” agli atleti disabili, messi in relazione con campioni del mondo sportivo in un ribaltamento del

concetto quotidiano di eroi. In quel video, tra tante stelle del calibro di Luca Toni e Alberto Tomba, i veri campioni erano proprio gli atleti del Sen Martin e la loro capacità di essere eroi ogni giorno, senza arrendersi ma coltivando e realizzando quotidianamente i propri sogni, tra impegno e sacrifici. Inutile dire quanto questo progetto sia stato apprezzato dalla Nazionale Cantanti e pure dai sindaci di Finale Emilia e Car-

pi, Fernando Ferioli e Enrico Campedelli, che hanno subito proposto a Spaggiari di promuovere l’iniziativa anche nel corso della conferenza stampa di presentazione di “In goal per il futuro”, invitando il Sen Martin a seguire la sfida benefica di giovedì da bordo campo. L’intreccio tra sport, musica, sport per disabili e impegno sociale è molto vicino al significato dell’impegno della Nazionale Cantanti, quindi il progetto

iniziato insieme al Csi nei mesi scorsi si andrà ad incrociare con i valori e le finalità dell’evento in programma a Carpi. C’è di più: a bordo campo, infatti, la formazione modenese di wheelchair hockey ritroverà l’amico Alberto Tomba: l’ex campione di sci, infatti, sarà tra gli ospiti d’onore della manifestazione e, insieme al Sen Martin e a i Controtempo, potrà rivivere le emozioni provate durante la registrazione del videoclip “Eroi”.

Cena per i ragazzi del wheelchair hockey

C

ome ogni anno il Sen Martin organizza una cena di autofinanziamento con l’obiettivo di raccogliere fondi per la stagione 2012/13 che è ormai alle porte: sabato 17 novembre, al Circolo Rinascita di San Vito, tutti gli appassionati, chi volesse contribuire e chi anche volesse conoscere la formazione modenese di wheelchair hockey è invitato a non perdersi questo appuntamento, contattando entro il 12 novembre Lorenzo Vandelli (3388745425). La cena, il cui inizio è fissato intorno alle 20, servirà come detto per raccogliere fondi che permettano di alleggerire le spese della stagione. Il Sen Martin non ha come obiettivo primario l’agonismo ma il sociale, vuol dare di dare la possibilità a più ragazzi di uscire di casa per svagarsi e divertirsi e, per questo motivo, ha ottenuto importanti riconoscimenti.

Testimonianza degli educatori di Posta Insieme

In fiera dall’1 al 4 novembre

Concluso il doposcuola a Mirandola A Skipass un Kids Park
i è conclusa registrando un grosso successo in termini di partecipazioni e soddisfazioni l’iniziativa, promossa dal Csi di Modena in collaborazione con Agse Mirandola (associazione genitori

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Iscrizioni aperte
e iscrizioni al torneo Boldrini terminano il 17 novembre. Per info: tel. 059/399498, 059/3980414, 333/2965542, calcio@csimodena.it, gcalciogiovanile@csimodena.it.

Torneo Boldrini

L S

scuole elementari), che, a partire dal 24 settembre, ha portato a Mirandola un servizio di doposcuola a sostegno di tutte le famiglie. “L’abbiamo chiamato Posta Insieme perchè, come il centro estivo realizzato per tutta l’estate, aveva la sua sede presso l’oratorio Posta di Mirandola – commentano gli educatori e i volontari coinvolti -. L’idea è nata proprio a seguito di una richiesta da parte dei genitori dopo il grande successo del centro estivo Estate Insieme 2012. Il servizio era aperto a bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, dalle 14 alle 17.30, dal lunedì al venerdì, e grazie all’aiuto di educatori e

volontari, i bambini e i ragazzi hanno potuto trascorrere pomeriggi di studio e gioco/sport in compagnia dei loro amici, con la possibilità di fare anche nuove conoscenze. Nonostante le diverse fasce d’età presenti tutti i bambini e i ragazzi hanno partecipato positivamente ai giochi e alle attività proposte. È stata un’esperienza breve ma intensa che ha permesso a tutti noi educatori e volontari di arricchirci e responsabilizzarci sia a livello personale che professionale. Un grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno sostenuto e guidato durante questo percorso”.

C

ome ogni anno il Csi Modena e l’Oplà animano la fiera più importante dell’autunno: dall’1 al 4 novembre, presso la galleria n°8 della Fiera, a disposizione delle famiglie un servizio di Kids Park per tutti i bambini dai 3 ai 7 anni. Saranno presenti gli operatori dello staff dell’Oplà che intratterranno i bambini con giochi, truccabimbi e palloncini. Il servizio sarà attivo l’1 novembre dalle 10 alle 20, il 2 novembre dalle 15 alle 23, il 3 novembre dalle 10 alle 20 e il 4 novembre dalle 10 alle 19.

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Pallavolo

i avvicina l’inizio dei campionati di pallavolo targati Csi Modena, che dal 12 novembre inizieranno ad animare le palestre di tutta la nostra provincia: nello scorso fine settimana si sono chiuse le iscrizioni e la Commissione Pallavolo è ora impegnata a definire gironi e calendari. Non solo campionati, un apporto fondamentale alla stagione pallavolistica targata Csi Modena e Carpi è da sempre data dagli arbitri: è grazie a loro se una mole incredibile di partite come quelle dei tornei Csi possono essere dirette senza problemi per tutta la stagione. Il direttore di gara è infatti un vero educatore di sport, il primo a portare in palestra i valori tanto cari all’associazione. Per questo il Csi Modena si rivolge a tutti coloro che fossero interessati a diventare arbitri di volley: il corso per arbitri inizierà lunedì 5 novembre e sarà ospitato presso la sede del Csi Modena, in via del Caravaggio 71. Mercoledì 7, poi, inizierà anche un corso per segnapunti sempre in Csi. Per informazioni e iscrizioni: pallavolo@csimodena.it.

Al via corso per arbitri e segnapunti

Autorizzato dalla Soprintendenza di Modena al restauro degli organi di:
S. Prospero Secchia Coscogno di Pavullo Stuffione di Ravarino S. Donnino Nizzola di Modena Quarantoli di Mirandola Nonantola - abbazia Camurana di Medolla Collegara di Modena Finale Em. – S. M. Annunziata Lesignana di Modena Spilamberto - Sant'Adriano Modena - cattedrale Solignano di Castelvetro Roccapelago di Pievepelago Magreta di Formigine Modena – Seminario Arcidioc. Ganaceto di Modena Modena – S. Crocefisso Sorbara di Bomporto Recovato di Castelfranco Denzano di Marano Granarolo di Serramazzoni Valle di Serramazzoni Levizzano di Castelvetro Concordia sulla Secchia Monteombraro di Zocca Reggio Emilia – S. Pietro Santi Pietro e Prospero Montecorone – S. M. Zocchetta Fossa di Concordia Fiumalbo - San Bartolomeo Semelano di Montese Gombola di Polinago Pompeano di Serramazzoni Mirandola - duomo Bomporto – San Nicola Sassuolo - San Giuseppe Spezzano di Fiorano Cognento di Campagnola Marano sul Panaro Baggiovara di Modena – monast. S.Caterina di Concordia Quartirolo di Carpi San Giacomo di Mirandola Fellicarolo di Fanano Iola di Montese Serpiano di Riolunato–S. Pancr. Renno di Pavullo Fiumalbo - S. Maria Costolo S.Cesario sul Panaro Camposanto sul Panaro Pigneto di Prignano Correggio- basilica collegiata S.Giovanni di Concordia Torre Maina di Maranello Rocca S. M. di Serramazzoni Modena - S. Maria Grazie Trentino di Fanano Fogliano di Maranello San Matteo di Modena

Supporto agli impianti di parrocchie e società

enerdì 19 ottobre il Made Expo di Milano è stato teatro dell’incontro tra il presidente nazionale del Csi, Massimo Achini, e il direttore marketing Csi, Stefano Gobbi, con presidente e direttore generale di FederlegnoArredo, Roberto Snaidero e Giovanni De Ponti. Un incontro informale, di conoscenza e riconoscimento di reciproca stima e amicizia tra le due associazioni e i rispettivi rappresentati. L’incontro è stato possibile grazie all’indispensabile aiuto di Emanuele Orsini, consigliere di FederlegnoArredo e amico del Csi. Gli obiettivi sono quelli di realizzare una serie di progetti comuni e la possibilità di contribuire al sostegno dell’impiantistica di parrocchie, oratori e associazioni sportive e ricreative, grazie all’università e al sostegno di imprese e banche, su tutto il territorio nazionale. Un incontro tra due grandi associazioni che metteranno in rete le rispettive competenze e una fitta gamma di relazioni, per valorizzare, riqualificare, innovare, realizzare l’impiantistica sportiva, ricreativa, aggregativa e culturale su tutto il territorio nazionale. Entro metà novembre sarà costituito un tavolo di lavoro, che delineerà obiettivi e percorso su cui si svilupperà la collaborazione.

Accordo Csi Federlegno

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Domenica 4 novembre 2012

NostroT empo

Cultura
Padre Berton e gli ex bambini soldato della Sierra Leone: intervista alla regista Wilma Massucco

La vita non perde valore
torno all’attività missionaria di Giuseppe Berton, padre saveriano fondatore del Fhm - Family Homes Movement (Movimento Casa Famiglia), che vive da oltre quarant’anni in Sierra Leone e che, durante gli anni della guerra civile, ha recuperato e reintrodotto nella vita sociale più di 3000 bambini soldato. Di fatto, però, il documentario non parla di bambini soldato in quanto tali, ma piuttosto del recupero individuale, familiare e sociale operato su di loro da parte di padre Berton, a dieci anni dalla fine della guerra civile che ha devastato la Sierra Leone (1991 - 2002). Ho raccolto le testimonianze di ex bambini soldato, cioè ragazzi ormai adulti, che raccontano e rielaborano il loro passato, dopo anni vissuti nella giungla insieme ai ribelli del Ruf (Revolutionary United Front). Ci sono anche le testimonianze di vittime dei bambini soldato e di esponenti del Family Homes Movement, padri e madri di famiglia che hanno accolto in casa propria i bambini soldato, facendoli crescere insieme ai propri figli. Le interviste ai vari soggetti sono sempre intercalate all’intervista a padre Berton, che fa da filo conduttore, interfacciandosi anche con lo psicologo Roberto Ravera, che da anni collabora con Berton attraverso progetti di ricerca finalizzati allo studio del trauma nei bambini soldato. A quale target si rivolge, in modo particolare? Il documentario è stato girato partendo da una domanda chiave: è possibile trasformare la sofferenza, anche quando è vasta e profonda come quella di ex bambini soldato? Se sì, come? Il tema di fondo è dunque quello della sofferenza, e della possibilità di essere trasformata. essere davvero molto ampio. E’ entrato anche come percorso educativo nelle scuole… Sì, infatti. In collaborazione con il Memo di Modena, è stato proposto un percorso formativo per le scuole medie e superiori che prevede, dopo la proiezione del documentario, la discussione in classe insieme agli studenti, con l’obiettivo di sensibilizzare verso il dramma contemporaneo dei bambini soldato, e la possibilità di riscatto individuale e sociale: modello educativo, dialogo interculturale, dialogo interreligioso, diritti umani violati, droga e logica del branco, solitudine, sfiducia e paura, ne sono i temi salienti. Il linguaggio usato dai protagonisti del documentario è diretto, senza sovrastrutture mentali, e per questo risulta immediato nella comprensione, sia da parte di adulti che di ragazzini. Nello stesso tempo, la complessità dei temi trattati permette di fare approfondimenti a più livelli. Nel documentario è presente anche l’intervista a Roberto Ravera, psicologo, primario Asl di Imperia. Roberto Ravera, che sarà anche lui presente a Modena il 9 novembre prossimo, è coinvolto da diversi anni nello studio del trauma infantile dei bambini soldato, ed ha seguito in modo particolare gli stessi ragazzi che ho intervistato nel documentario. E’ anche co-fondatore, insieme a padre Giuseppe Berton, di Fhm Italia onlus, la sorella italiana di Fhm Sierra Leone. Con sede in Italia, questa Onlus si propone di realizzare in Sierra Leone, alla luce delle moderne teorie scientifiche in tema di psicologia e di psicopatologia, progetti di riabilitazione e inserimento sociale, lavorativo e scolastico di minori abbandonati.

enerdì 9 novembre al Teatro Tempio (ore 20.40, Viale Caduti in guerra 192, Modena – ingresso libero) la parrocchia del Tempio, insieme al Centro Diocesano di Animazione Missionaria, al Gruppo Darte Peso Specifico e alla Galleria Incontro Dehoniana (Gid), organizzano un interessante incontro pubblico, durante il quale verrà proiettato il film documentario “La vita non perde valore, Padre Berton e gli ex bambini soldato della Sierra Leone”. Il documentario è stato selezionato per Sciacca Film Festival 2012 e per Lampedusa in Festival 2012, accreditato sul sito di cinema italiano e inserito come workshop (proiezione + dibattito) nel Memo – circuito delle scuole di Modena per l’anno scolastico 2012/2013. Alla presentazione pubblica del FilmDocumentario, parteciperanno il padre missionario Giuseppe Berton, lo psicologo Roberto Ravera, l’assessore regionale al volontariato, Teresa Marzocchi e il nostro Vicario Episcopale, don Federico Pigoni. Accanto a loro, per rispondere a tutte le domande e confrontarsi sui contenuti del Film, sarà presente la regista e produttrice del Film, Wilma Massucco, intervistata in anteprima da Nostro Tempo. Di cosa parla il film documentario ‘La vita non perde valore’? Il documentario si snoda in-

V

• Luca BaRBaRi

Ravera è appena rientrato dagli Stati Uniti, dove ha tenuto una serie di conferenze sul tema del trauma infantile, con focus sui bambini soldato e possibilità di recupero. Credo che ad oggi, a livello internazionale, Ravera sia una delle persone più autorevoli in materia. Nel corso della serata sarà possibile acquistare il dvd (15 euro) presso il banco libri allestito dalla Gid. Il 20% degli incassi derivanti dalla vendita del dvd sarà devoluto a Fhm Italia Onlus di padre Giuseppe Berton e Roberto Ravera.

Di conseguenza, oltre a fare un atto di denuncia nei confronti dei bambini soldato, una piaga che purtroppo è ancora diffusa in molti paesi, e a presentare – attraverso la figura di padre Berton e del Family Homes Movement - un modello educativo esemplare, il documentario approfondisce di fatto tematiche che possono riguardare ciascuno di noi: chi guarda il film può identificarsi con il proprio senso di solitudine, le proprie paure, il disvalore della propria vita, e può anche intuire come riscattarsi da questa sofferenza. Come tale, sono convinta che il target di questo documentario possa

IMU: tra poco la seconda rata. Prenota il tuo appuntamento al CAF delle Acli

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a seconda rata dell’Imu va versata entro il 16 dicembre: prenota ora il tuo appuntamento presso la sede Caf Acli a te più vicina. Questi gli orari di apertura degli uffici: - Modena: tutti i giorni dalle 8.30 alle 13.30, giovedì orario continuato fino alle 16.30. - Carpi: solo su appuntamento, lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 8.30 alle 12.30, il martedì dalle 14.30 alle 18.30. - Nonantola: tutti i giorni dalle 8.30 alle 12.30. - Sassuolo: dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30. Presso al sede di Modena è inoltre possibile compilare la dichiarazione Isee prendendo appuntamento il mercoledì dalle 8.30 alle 13.30. Per info e contatti: www.aclimodena.it.

Tre giorni all’insegna del mandolino
Dolce Visione: concerto congiunto della Tokyo Mandolino Orchestra con la Piccola Orchestra Mutinae Plectri, domenica 4 novembre al Teatro San Carlo
ulminerà con un concerto dedicato alle vittime dei terremoti tra Italia e Giappone - protagonisti la Piccola Orchestra Mutinae Plectri e la Tokyo Mandolino Orchestra - il seminario di interpretazione musicale con workshop orchestrale “Dolce visione”, organizzato dai mandolinisti modenesi di Mutinae Plectri, con il patrocinio e il contributo del Comune di Modena e con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone. Docenti saranno il mandi una serenata del compositore modenese Primo Silvestri (1871 – 1960) che sarà eseguita in duo dai docenti del Seminario al concerto di venerdì 2 novembre; lo stesso brano, nella trascrizione per Orchestra dello stesso Silvestri, sarà eseguito dalla Piccola Orchestra Mutinae Plectri al concerto conclusivo di domenica 4 novembre con i mandolinisti del Sol levante. Nella Biblioteca delle Marconi sarà anche allestita una mostra dei liutai modenesi Lorenzo Frignani, Paolo Coriani, Jacopo Uberti e dal liutaio ferrarese Gabriele Pandini, che sabato 3 terrà una conferenza con proiezione sulla costruzione del mandolino napoletano. Finalità della tre giorni mandolinistica modenese è l’approfondimento del repertorio per strumenti a pizzico composto tra il XIX e il XX secolo in Italia. Il concerto congiunto della Tokyo Mandolino Orchestra con la Piccola Orchestra Mutinae Plectri di domenica 4 novembre, ore 18.30, al Teatro San Carlo, il cui programma presenta melodie giapponesi e della tradizione musicale italiana e modenese, è dedicato alle vittime e a quanti stanno ancora soffrendo per le tragedie sismiche che hanno colpito i due paesi. In questo momento il concerto si riveste di un grande significato umano e sociale che supera l’arte stessa perché unisce in un ideale abbraccio fraterno nazioni colpite da tragici eventi come il terremoto e lo tsunami. Per info: tel. 333 5958014, www.ottocorde.it, info@ottocorde.it.

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dolinista Sergio Zigotti e il chitarrista Fabiano Merlante, che costituiscono un affermato duo di studiosi oltre che di esecutori con diverse incisioni e concerti al loro attivo. Sarà possibile ascoltarli nel concerto che eseguiranno venerdì 2 novembre alle 18.30 (ingresso gratuito) all’Accademia di Scienze, Lettere e Arti, alla fine della prima giornata del Seminario. Il concerto finale “Mandolinsieme” si svolge do-

menica 4 novembre al Teatro della Fondazione San Carlo a Modena alle 18.30 (ingresso gratuito), mentre il seminario si svolge dal 2 al 4 novembre in due sedi: l’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti e la Scuola media a indirizzo musicale “Marconi” di via Canaletto (al workshop partecipano anche studenti della scuola). “Dolce visione”, il titolo scelto per l’iniziativa, è il titolo