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Reti di imprese per lexport

1. Risolvono i problemi delle Piccole Medie Imprese?

1/4 Ebus Srl (soc. unin.) Sede operativa : Via Lisbona 28/a , 35027 Padova (Pd) - Info : www .ebus.it Pag. 1 / 4

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Per molte PMI sino ad oggi poco presenti allestero, linternazionalizzazione sta diventando lultima via percorribile, dopo i tagli dei costi realizzati nel biennio 2008-2009 e i tentativi di rilancio sul mercato del biennio 2010-2011. Allo stato attuale, poche ulteriori ottimizzazioni dei costi e delle strutture produttive sono possibili, ed il grado di competizione sul mercato interno elevatissimo. Restano i mercati esteri. Questi sono stati visti negli ultimi dieci anni dalle PMI scarsamente internazionalizzate pi come bacini di manodopera e capacit produttiva a basso costo che come mercati di sbocco: basti pensare alle de-localizzazioni nei paesi dellest o del nord Africa. Ma de-localizzare oggi, allinterno di una strategia di ulteriore abbattimento dei costi di produzione per reggere la competizione sul prezzo del mercato interno non una via percorribile, perch richiede investimenti e tempi che le PMI non hanno pi a disposizione. Il fattore tempo oggi un fattore critico nella scelta di un imprenditore o di un manager: si cerca uno sbocco sui mercati esteri per far quadrare il budget dellanno e per dare una prospettiva, una strategia di medio periodo allazienda in un momento di forte difficolt. Ma i mercati esteri richiedono investimenti, tempo, competenze ed energie, ben al di sopra di quanto a disposizione della maggior parte dei nostri imprenditori e dei nostri manager. Il fattore competenza un altro fattore critico per le PMI italiane, che spesso dispongono di poco personale che parla inglese o unaltra lingua straniera al di fuori dellufficio estero, e che non culturalmente

preparato ad adattarsi rapidamente e a gestire contemporaneamente molti scenari competitivi differenti. Competere sui mercati esteri una soluzione efficace per combattere la crisi che investe il mercato italiano: tutti gli studi pubblicati in questi anni dimostrano che reggono meglio le aziende che dispongono di quote consistenti di fatturato estero. O che sono capaci di investire sui mercati esteri per aprire nuovi canali di sbocco, compensando i cali di fatturato del mercato interno con i nuovi fatturati realizzati allestero. O che riescono ad abbattere i costi producendo allestero per essere maggiormente competitivi sul mercato. Va da se che in momenti di crisi meglio disporre di pi opportunit o alternative produttive e commerciali, per poter concentrare gli sforzi sul mercato al momento pi recettivo e per spalmare su pi mercati lo sforzo competitivo. A maggior ragione in questa crisi, che vede contrapposte alle difficolt dei mercati tradizionali europei e nord americani leffervescenza dei mercati emergenti, siano essi nellest europeo, nel sud est asiatico, nel sud America o altrove. Nelle grandi imprese la presenza sui mercati esteri un fatto acquisito ormai da decenni, e la competizione diventata naturalmente globale sin da quando sono cadute le barriere doganali nella maggior parte dei paesi nel mondo e sin da quando la rivoluzione digitale ha accorciato le distanze e le differenze culturali. Discorso diverso per le piccole medie imprese: alcune hanno investito sui mercati esteri per la naturale vocazione dei loro prodotti, o allinterno di una precisa strategia di lungo termine; molte hanno continuato a sfruttare le grandi potenzialit
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Ebus Srl (soc. unin.) -

Sede operativa : Via Lisbona 28/a , 35027 Padova (Pd)

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del mercato interno, considerando il mercato estero come una opportunit da cogliere quando si presentava, con clienti o distributori acquisiti alle fiere di settore o grazie alla volont e capacit di un export manager determinato. Va considerato che il fattore dimensione critico quando si compete sui mercati esteri, ed una fonte di difficolt per le aziende italiane. Le imprese che solo oggi si aprono ai mercati esteri per combattere la crisi hanno di solito fatturati tra 5 e i 25 milioni di euro, e sono guidate da un imprenditore di prima o seconda generazione. Le aziende sotto i 5 milioni di fatturato hanno grosse difficolt a competere sui mercati esteri a causa della limitatezza delle risorse economiche a disposizione per investimenti, a meno che non dispongano di un prodotto unico o fortemente innovativo che sia richiesto e competa facilmente su qualsiasi mercato. Le aziende sopra i 25 milioni di fatturato hanno spesso gi fatto il salto verso i mercati esteri, grazie alla possibilit di effettuare investimenti significativi e grazie alla necessit di distribuire su pi mercati la propria capacit produttiva. Esiste un metodo a disposizione di queste PMI per competere efficacemente sui mercati esteri : e la strada delle aggregazioni e delle alleanze con altre imprese. Negli ultimi dieci anni si sono succedute leggi che hanno incentivato e favorito anche fiscalmente le fusioni aziendali, le joint venture, i distretti economici, la creazione di consorzi, di associazioni temporanee dimpresa, e ultimamente di contratti di rete dimpresa. Le agevolazioni alle aggregazioni sono abbondanti, sia a livello nazionale che europeo: tutto tende a favorire la

collaborazione tra aziende. Se lunione fa la forza, se la creativit, la capacit, la dedizione e la flessibilit sono le maggiori qualit delle nostre imprese, se la dimensione il punto debole, questo va combattuto favorendo le aggregazioni aziendali o le collaborazioni tra aziende, pi o meno strutturate. Si partiti con leggi che favorivano fiscalmente le fusioni, una forma di aggregazione molto forte, e dati gli scarsi risultati si proseguito con leggi che favorivano collaborazioni sempre meno strutturate, che garantissero massima autonomia alle imprese pur allinterno di un qualche accordo di collaborazione giuridicamente riconosciuto e codificato. Con le reti di imprese infatti si risolvono i maggiori problemi che le Piccole Medie Imprese incontrano sui mercati esteri : - si e in grado di dedicare al progetto un manager di rete competente sui mercati esteri - si raggiungono le dimensioni necessarie per effettuare investimenti commerciali e di marketing consistenti - si possono strutturare reti logistiche e di assistenza tecnica a costi competitivi, distribuendo ed assistendo contemporaneamente i prodotti di tutti i soci - si mettono in comune esperienze acquisite nel tempo su molti mercati dai partecipanti alla rete - si concentra lattivita di ogni singolo socio della rete su pochi mercati, coordinando su questi mercato le attivita degli altri soci
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Nelle prossime settimane affronteremo anche altri argomenti. Reti di imprese per lexport : generano veramente sinergie? danno veramente benefici fiscali? ci guadagnano solo i consulenti? sommano i pregi o i difetti di chi vi partecipa? in quanto tempo portano risultati? in quali settori funzionano bene? basta vendere il prodotto per avere successo? e meglio incominciare a lavorare subito o e meglio firmare prima il programma di rete? cosa rischiano i soci firmando il contratto di rete? cosa succede se il socio vuole recedere? come si garantisce la governance? e vero che il contratto di rete e uno strumento molto flessibile? conviene assumere un manager esterno per la gestione della rete?

Enrico Sestini, socio di Ebus Srl Internazionalizzazione di Piccole Medie Imprese, Reti di Imprese e Temporary Management. Svolge attivit di start-up di nuove iniziative, e realizza progetti di internazionalizzazione di piccole medie imprese, di aggregazione societaria, e di rilancio aziendale. Associato APRI - Associazione Professionisti Risanamento Imprese. E autore di articoli sulle Reti di Imprese e sullinternazionalizzazione delle Piccole Medie Imprese (PMI). Per ulteriori informazioni sulla normativa e le problematiche delle reti di impresa visitate: retimprese.ebus.it www.ebus.it

E momento di passare allazione: Incontra Ebus per valutare concretamente e seriamente il vantaggio per la tua azienda di partecipare o farti promotore di una Rete di Imprese. Contatti Ebus al numero 049 8703848 contatto@ebus.it

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