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ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSIT DI BOLOGNA

FACOLT DI LETTERE E FILOSOFIA

Corso di laurea triennale in Storia Diritti, Istituzioni e Culture Politiche

EL SILENCIO ES SALUD: CHIESA E DITTATURA IN ARGENTINA (1976/1983)

Tesi di laurea in Storia contemporanea

Relatore:

Presentata da:

Prof. Maria Salvati

Mirko Giancola

Sessione I Anno accademico 2008/2009

Indice
1.2 - LA IGLESIA DE AMERICA LATINA FRENTE AL CONCILIO VATICANO II.........16
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2 - IL GOLPE DEL 24 MARZO 1976......................................................................................23 2.1 - DALLA FINE DEL PERONISMO ALLA CRUZADA RESTAURADORA..................23 2.2 - IL MITO DELLA \NACION CATOLICA\....................................................................28 3 - UNA GUERRA SPORCA...................................................................................................37 3.1 - VIOLENZA E REPRESSIONE DURANTE IL PROCESO............................................38 3.2 - \POR ALGO SERA\.......................................................................................................44 4 - IL RITORNO ALLA DEMOCRAZIA TRA MEMORIA ED OBLIO................................50 4.1 - IL PROCESO ENTRA IN CRISI.....................................................................................51 4.2 - LA CHIESA CATTOLICA TRA MEDELLIN E PUEBLA.............................................57 4.3 - TRA GIUDIZIO E PERDONO SULLA VIA DEL RITORNO ALLA DEMOCRAZIA 62 Bibliografia...............................................................................................................................74 Conclusioni...............................................................................................................................69 Introduzione................................................................................................................................4 Ringraziamenti..........................................................................................................................76

Introduzione

Arrivando in auto a Buenos Aires nella seconda met degli anni Settanta, si poteva notare un cartello esposto allentrata della citt, per certi versi simile a quelli che oggi affollano le nostre strade con incisi spot pubblicitari o messaggi di benvenuto. Lobbiettivo di questo cartello non era per quello di reclamizzare un prodotto commerciale n di accogliere i turisti peraltro non certo numerosi in quegli anni. Quelli sono infatti gli anni del Proceso de Reorganizacin Nacional e la scritta incisa sul cartello - El silencio es salud - rivolta ai cittadini di Buenos Aires cui il senso di quelle parole sicuramente chiaro. In questa formula racchiuso lideale di societ portato avanti in quegli anni dalla Junta Militar per mezzo del Proceso; un progetto che nelle intenzioni dei militari avrebbe portato ad una rifondazione dellordine statale argentino, fondato su di una societ armonica, pacifica, organizzata su di un modello corporativo e politicamente passiva.
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Quello del silenzio fu limperativo che pi caratterizz il Proceso argentino; i cittadini compresero ben presto la necessit di rispettare questa semplice regola dal momento che violarla portava il pi delle volte a tacere per sempre. La categoria del silenzio per utile anche ad analizzare un altro aspetto determinante di questo regime, ossia il ruolo svolto al suo interno dalla Chiesa cattolica. Con il fallimento del Proceso e il ritorno alla democrazia infatti, le gerarchie cattoliche non riuscirono, per quanto cercassero di eludere le proprie responsabilit, a sfuggire la ferma condanna rivolta dalla societ al regime e a chi come loro aveva collaborato entusiasticamente alla sua opera nefasta. Ma laccusa che pi di ogni altra venne rivolta da molti fedeli alla propria Chiesa fu quella del silenzio; un silenzio che non era dettato dalla paura come per molti dei cittadini, ma una scelta consapevole dovuta ad una condivisione di principi ed obbiettivi con le Forze Armate al potere. La Chiesa in tal modo non attendeva a quel ruolo profetico di pubblica denuncia delle ingiustizie prescritto dal Vangelo, avanzando al limite qualche timida protesta contro gli eccessi del regime, ma sempre per vie riservate che non ne compromettessero limmagine pubblica di adesione alla causa procesista. Tale scelta non era certo casuale: linstaurazione di un regime cui il principale obbiettivo era lunit della nazione alla luce di unidentit cattolica-occidentale, non poteva che apparire come una manna dal cielo per le gerarchie ecclesiastiche alle prese con le lacerazioni profonde che in quegli anni attraversavano la societ e la Chiesa argentina. La scelta del silenzio dinanzi alla violenza della repressione rappresentava in un certo senso il prezzo da pagare per il ristabilimento dellordine e della pace, nella Chiesa cos come nella societ. Un silenzio necessario insomma al risanamento di una Chiesa infetta dal virus della divisione, ancora una volta dunque El silencio es salud. Oggetto di questa tesi sar dunque lanalisi di questo comportamento da parte della Chiesa cattolica e la ricerca delle possibili spiegazioni da un punto di vista storico e politico. Per raggiungere tale obbiettivo necessario un corretto inquadramento della Chiesa argentina allinterno di un periodo caratterizzato da grandi rivoluzioni politiche e religiose; allo stesso modo non si pu fare a meno di unanalisi, per quanto sommaria, delle caratteristiche socio-culturali dello Stato e del popolo argentino, cercando di coglierne le peculiarit che ne caratterizzano levoluzione nel corso della storia.
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Terra dapprodo per i conquistadores spagnoli gi dal XVI secolo e da sempre caratterizzata da una forte immigrazione, lArgentina trova nella variet e complessit sociale una delle sue caratteristiche principali. Daltra parte la forte frammentazione della societ ha contribuito a determinare una situazione di costante instabilit politica nel paese. A partire dalla conquista dellindipendenza dalla corona spagnola ottenuta nel 1853, lArgentina non mai riuscita a costruire un ordinamento statale che le garantisse un adeguata stabilit politica e sociale. Nei primi anni del Novecento il paese conobbe la diffusione di quelle idee liberali che gi da qualche anno percorrevano lEuropa e il Nord America; lavanzata del Partito Radicale guidato da Hipolito Yrigoyen permise luniversalit del suffragio maschile, avvicinando lArgentina al modello di democrazia vigente nei paesi occidentali. Lascesa del radicalismo ebbe un brusco arresto a causa della grande depressione degli anni Trenta ed proprio in questi anni che la fragilit delle istituzioni democratiche si rivela un fattore determinante per linstabilit del paese. A partire da questi anni infatti, il popolo argentino sar in balia di forze contrapposte che si contenderanno il potere in un eterno oscillare tra populismo sfrenato e colpi di stato militari. Fu proprio in seguito ad un golpe militare realizzato nel 1943 che lallora colonnello Juan Domingo Pern fu introdotto allazione governativa; tuttavia cercando di conquistare le masse operaie, il generale vir su una politica in qualche modo vicina alle idee socialiste, ma la cui caratteristica principale fu il populismo e la ricerca perenne di consenso e di una forte mobilitazione da parte della societ civile. I due governi successivi guidati da Pern dal 1946 al 1955 segnarono in maniera indelebile la vita politica del paese che continuer a dividersi tra peronisti e antiperonisti sino ai nostri giorni. A partire dagli anni Sessanta i colpi di mano da parte delle Forze Armate si fecero sempre pi frequenti, tanto da rovesciare sistematicamente, ogni governo regolarmente eletto dal popolo. Sono anni di grande confusione: la Guerra Fredda allapice della tensione e gli Stati Uniti temono lavanzata dello spettro sovietico nel continente che considera il suo cortile di casa; daltra parte lavanzata dei partiti socialisti e comunisti in America Latina, alla luce del recente successo ottenuto a Cuba nel 1962, conosce una decisa accelerazione. Allazione dei partiti ufficiali si unisce quella spesso determinante di gruppi rivoluzionari armati, che forniscono ai governi democratici un contesto favorevole allattuazione di politiche repressive ed autoritarie. Parte della popolazione, esasperata dal
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caos politico e dalla crisi economica, spesso portata ad invocare lordine e la disciplina contro la confusione, a desiderare la sicurezza pi di una libert incontrollata. In questo contesto il Proceso de Reorganizacin Nacional avviato dai comandanti delle Giunte Militari nel 1976, potrebbe sembrare solo lennesimo episodio di autoritarismo da parte delle Forze Armate, in un paese in cui le istituzioni repubblicane non sembrano in grado di mantenere lordine autonomamente. Tuttavia vi sono delle particolarit che rendono unico il regime in questione: innanzitutto la sua durata decisamente al di sopra della media rispetto ai governi golpisti che lo avevano preceduto e soprattutto il segno indelebile che il regime lascer sul paese e sulla popolazione argentina, senza contare il livello assolutamente inedito della violenza repressiva messa in atto dai procesisti e la noncuranza di qualsivoglia forma di consenso o di dissenso da parte della societ, che si considerava incapace di decidere in maniera autonoma del proprio destino. Allinterno del contesto sommariamente delineato, un ruolo del tutto particolare rivestito dalla Chiesa Cattolica. Linfluenza del cattolicesimo sulla vita delle popolazioni latinoamericane forte e costante sin dalla loro costituzione come colonie della corona spagnola; le navi da cui sbarcarono i conquistadores non mancarono mai di ospitare gruppi di missionari incaricati dellevangelizzazione delle popolazioni indigene del nuovo continente. Nel corso della sua storia lEpiscopato argentino ha poi conosciuto una crescita straordinaria anche considerando la salute generale di cui gode la religione cristiana sul continente. Negli anni Trenta del Novecento il rafforzamento delle strutture ecclesiastiche sul territorio argentino fu tale che la stessa Chiesa indica questo periodo con il termine di Renacimiento catolico. In effetti oltre allampliamento della propria base di fedeli, il fattore determinante fu la commistione tra politica e religione, che inizi in questi anni ad invadere le aule parlamentari. Il governo populista di Pern fu il primo a rivendicare il cattolicesimo come fondamento della legittimit del proprio governo, creando un precedente fondamentale alla comprensione della storia successiva del paese. Il rapporto tra Pern e lEpiscopato argentino finir col guastarsi rovinosamente negli anni del suo secondo governo, tuttavia il rapporto tra Chiesa Cattolica e peronismo di estremo interesse per la comprensione di quella che si delinea come una strategia di lungo periodo dellEpiscopato. Si tratta del
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mito della nacin catolica, vera stella polare sulla strada della comprensione dei rapporti tra Chiesa e Stato in Argentina. Tuttavia al momento del golpe del 1976 la Chiesa Argentina non godeva di ottima salute; realt indubbiamente dinamica e vivace, essa era attraversata da forti lacerazioni interne che arrivavano a metterne in discussione le strutture politiche e morali, minandone fortemente lunit e la coesione interna. Detonatore di questa crisi interna fu la diffusione delle idee scaturite dal Concilio Vaticano II in una Chiesa fortemente ancorata ad una concezione trionfalista e ad una dottrina estremamente conservatrice. Le idee innovatrici sancite dal concilio, furono accolte con entusiasmo dal clero progressista latinoamericano che adattandole alla realt del continente ne fece un corpus teologico e dottrinario conosciuto con il nome di Teologia della Liberazione. Ancora una volta il caso dellArgentina presenta caratteristiche peculiari dovute allinfluenza che la Chiesa riesce ad esercitare sulla vita politica del paese, di modo che le tensioni che nascono al suo interno finiscono inevitabilmente per produrre i loro effetti sulla societ intera. Oggetto di analisi di questa trattazione sar dunque il rapporto tra Chiesa Cattolica e Stato Argentino tra gli anni Settanta ed Ottanta del Novecento. Il periodo del Proceso de Reorganizacin Nacional in un certo senso lapice raggiunto dal progetto teologico della nacin catolica. La simbiosi instauratasi tra gerarchie ecclesiastiche e membri della Junta Militar super di gran lunga il livello di collaborazione raggiunto tra la Chiesa e il Peronismo trent anni prima e ci non era dovuto al caso, ma ad una lunga e metodica azione di indottrinamento delle Forze Armate da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Esaurita la parabola del regime procesista si cercher di analizzare il difficile periodo del ritorno alla democrazia. I governi civili finalmente tornati al potere cercheranno di accendere qualche faro nel buio delloblio che avvolge il periodo della dittatura; spesso per il bisogno di verit e di giustizia si trover a fare i conti con il desiderio di rimozione collettiva da parte di una societ annichilita, senza contare lazione ostruzionista di quei gruppi ed istituzioni che in maniera diretta o meno si erano resi colpevoli di orrendi delitti. Il ritorno alla democrazia insomma appariva tuttaltro che rapido e indolore mentre molte di quelle che erano state presentate come innovazioni, tanto dal punto di vista politico come da quello sociale e religioso, mostravano inquietanti segni di continuit con le idee e le strutture che si pretendeva di denunciare.
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Dal punto di vista metodologico questa tesi presenta innanzitutto una panoramica della situazione religiosa, politica e sociale negli anni che precedono il colpo di Stato del Marzo 1976; in particolare il primo capitolo cerca di rendere conto del fermento che caratterizz la Chiesa argentina negli anni del Concilio Vaticano II, nonch dellinfluenza che le innovazioni da esso introdotto ebbero sulla Chiesa locale. Le tensioni che in questi anni percorrevano la societ argentina dal punto di vista politico cos come da quello religioso, raggiungeranno il loro apice nella prima met degli anni Settanta, durante i quali si consumer la definitiva sconfitta del Peronismo e la conquista del potere da parte dei militari. Al golpe vero e proprio e soprattutto allanalisi delle sue fonti di legittimazione e di consenso dedicato il secondo capitolo. Segue nel capitolo successivo, lanalisi di quello che fu un aspetto sicuramente peculiare del Proceso: lapparato repressivo e la risposta della societ e delle sue istituzioni alla sistematica violazione dei diritti umani da parte dei militari. Nel capitolo finale si cercher invece di illustrare i caratteri della fase di transizione democratica, concentrando lattenzione sul modo in cui il popolo e le istituzioni argentine hanno cercato di digerire il Proceso,nellambito di una difficile rifondazione dello Stato democratico. Per quanto riguarda la storia istituzionale del Paese, in particolar modo negli anni del Proceso, si fatto riferimento al testo di M. Novaro e V. Palermo La dictadura militar 1976/1983. Per quanto riguarda invece la storia ecclesiastica nello stesso periodo, gran parte del materiale proviene dalla Historia de la Iglesia argentina di L. Zanatta e R. Di Stefano. Di grande importanza sono stati poi alcuni testi riportanti le testimonianze dei protagonisti di quegli anni, in particolare Il volo e Lisola del silenzio di H. Verbitsky, nonch La testimonianza negata di E. F. Mignone e il rapporto Nunca Mas, redatto dalla Comisin Nacional sobre la Desaparicin de Personas.

1 La Chiesa cattolica tra il Vaticano II e Medellin


1.1 Dal tradizionalismo neotomista allinnovazione conciliare

Un rapido sguardo alla comunit cattolica argentina negli anni Sessanta e Settanta del Novecento svela una realt profondamente in crisi: la gerarchia appare divisa tra una maggioranza conservatrice e il nucleo degli innovatori, numericamente minoritario ma molto attivo sul piano socio-culturale. La tensione alimentata dal dibattito tra i due fronti, fin ben presto per scaricare il suo peso sulla gi difficile situazione politica del paese compromettendone ulteriormente la stabilit. Unanalisi per quanto rapida e sommaria di tali tensioni, indispensabile alla comprensione del clima di ansia e di attesa che pervase il paese alla vigilia del Concilio Vaticano II e del dibattito che avrebbe animato pi tardi il Concilio di Medellin del 1968. Bastione del conservatorismo neotomista che aveva animato il lungo pontificato di Pio XII, la cupola ecclesiastica argentina ritenne fosse sconveniente alimentare nei fedeli aspettative nei confronti del Vaticano II, i cui propositi di aggiornamento minacciavano di far esplodere le tensioni latenti allinterno della societ; il suo annuncio nel 1959 venne difatti completamente ignorato dagli organi di stampa dellEpiscopato, ne vi si fece riferimento in alcun comunicato ufficiale. Questo non imped la diffusione di un certo entusiasmo tra coloro che videro nellimminente concilio, la possibilit di discutere apertamente le problematiche della chiesa cattolica e di proporre in quella sede le loro istanze di rinnovamento. Si trattava in particolare di docenti dellUniversidad Catolica e del Seminario Metropolitano di Buenos Aires, guidato dal rettore mons. Pironio, futuro esponente del CELAM (Conferenza Episcopal Latinoamericana), e di intellettuali
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cattolici gravitanti attorno alla rivista Criterio, diretta da padre Mejia, che si incaric di rompere la cortina di silenzio che circondava i preparativi del concilio e di avviare un animato dibattito attorno ai possibili contributi da parte dei cattolici argentini. Per questo gruppo di intellettuali, il problema fondamentale era il totale isolamento della Chiesa rispetto al mondo contemporaneo; tale mentalit da ghetto come la defin Gustavo Gutierrez, era il prodotto storico di una Chiesa, quella latinoamericana, nata in tempo di Controriforma e contrassegnata da un atteggiamento di difesa della fede contro coloro che nel corso della storia ne furono considerati i nemici1. Un isolamento che tuttavia non era solo difensivo, ma che trovava le sue ragioni allinterno di una specifica teologia di matrice tomista, fondata sullimmagine di una Chiesa come unica depositaria della verit della fede, considerata eterna e immutabile. Era proprio questo paradigma - in base al quale la Chiesa pretendeva di salvare il mondo dal male attraverso un apostolato gerarchico, che si mantenesse al di fuori e al di sopra del mondo - che gli innovatori ritenevano responsabile dellattuale incapacit delle gerarchie di leggere i cambiamenti avvenuti nella societ e nei costumi dei fedeli. Fu nel tentativo di far uscire la Chiesa argentina da questa situazione di anacronismo che la rivista Criterio avvi una vivace discussione di carattere teologico intorno al messaggio delle Sacre Scritture; dibattito da cui nacquero la Sociedad Argentina de Profesores de Sagradas Escritura e il dipartimento di Estudios Biblicos allinterno dellInstituto de Cultura Superior Religiosa. In tali organismi le fonti bibliche venivano sottoposte ad unanalisi storico-critica che permetteva di depurarle dallapporto della tradizione, e di ricondurle al loro messaggio originario. A tale rinnovamento teologico si accompagnarono tentativi di rinnovamento liturgico, volti ad eliminare dalle cerimonie ecclesiastiche gli aspetti trionfalistici della Chiesa e a rendere le celebrazioni pi partecipative e vicine allanimo dei fedeli; fondamentale in tal senso, la forte richiesta di celebrare la messa in castellano, richiesta che anticipava labolizione della messa in latino operata dal Vaticano II qualche anno pi tardi. Naturalmente il fronte tomista non rimase con le mani in mano: sostenuto dalla maggioranza dellEpiscopato, organizz la propria roccaforte presso la Universidad Catolica di la Plata, diretta da mons. Derisi, e fond la rivista Estudios teologicos y

Gustavo Gutierrez, Teologia della Liberazione: prospettive, Brescia, Queriniana, 1972

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filosoficos, attorno alla quale si raccolsero i campioni del neotomismo nazionalista argentino. Lo scontro tra le due diverse posizioni fin per radicalizzarsi sempre di pi, fino a toccare lapice dopo luscita del numero speciale di Criterio del Natale del 19612; in tale occasione la rivista present un vero e proprio programma di riforma da esporre al concilio, insistendo in particolar modo sulla natura ecumenica del concilio stesso e su una maggiore collegialit dellepiscopato che riequilibrasse il potere del pontefice. Seguivano altre rivendicazioni riguardanti i problemi interni alla Chiesa: un ruolo maggiormente autonomo e responsabile del laicato nella vita ecclesiastica, lapertura verso i non credenti, lammissione degli errori della Chiesa, la totale trasparenza sui lavori del concilio; e le sue relazioni con il mondo moderno: la scristianizzazione della classe operaia, la crescita demografica, i cambiamenti nei costumi sessuali e nella famiglia cattolica, i problemi legati ad una ineguale distribuzione del reddito. Luscita di tale programma ruppe definitivamente il silenzio costruito attorno al concilio generando un vero e proprio terremoto allinterno dellepiscopato, tanto che il nunzio apostolico Mozzoni decise di informare il pontefice sulla questione; quest ultimo dal canto suo, invi in Argentina un ambasciatore incaricato di invitare padre Mejia alla moderazione. Tuttavia restava il fatto che il fronte riformista era lunico ad avere un programma concreto da presentare durante il concilio ormai imminente, e ci allarm i vertici dellepiscopato argentino, tanto da provocare una vera e propria stroncatura da parte del primate card. Caggiano, che in tale occasione afferm perentoriamente: Reformas en la Iglesia, si. Reforma de la Iglesia, no . Quanto fin qui esposto mostra come al momento dellapertura del Concilio Vaticano II nel 1962, fossero gi presenti in Argentina tutte le premesse per gli scontri e le tensioni generate dalle deliberazioni conciliari e soprattutto dalla loro applicazione nel continente latinoamericano. Daltra parte risulta evidente limpossibilit di considerare le direttive conciliari come una sorta di rivoluzione indotta, estranea al contesto nazionale; esse andranno piuttosto considerate come una sorte di detonatore in grado di far esplodere le
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Cfr. Loris Zanatta, Roberto di Stefano, Historia de la Iglesia Argentina: desde la conquista hasta fines del siglo XX, Grijalbo Mondadori, Buenos Aires, Argentina, 2000.

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tensioni da tempo latenti allinterno della societ. Ci reso ancor pi evidente dal fatto che la Chiesa argentina non assunse solo un atteggiamento di reazione dinanzi alle deliberazioni conciliari, ma anche uno propositivo risultato di un lungo processo di discussione allinterno della Chiesa e della societ . Poco prima dellinizio dei lavori conciliari, un piccolo gruppo di vescovi e teologi innovatori formarono un Coetus, cominciarono cio a riunirsi per discutere le strategie da seguire durante i dibattiti conciliari al di fuori dell Episcopato. Nellambito di tale progetto, essi organizzarono incontri e conferenze durante i quali teologi progressisti illustrarono le proprie tesi; inoltre si preoccuparono di informare i fedeli sui lavori conciliari, compromettendo la credibilit della promessa di trasparenza annunciata dallEpiscopato. Il Coetus pose inoltre mano alla riforma della CEA (Conferencia Episcopal Argentina), rivendicando una maggiore collegialit e il principio dellelezione democratica per gli organi dirigenti. Proposte non meno audaci furono avanzate in merito alla liturgia, che si voleva in lingua nazionale e non pi in latino, in modo da restituire alla messa la sua autentica funzione di atto supremo di riunione della comunit di fedeli; al ruolo del diaconato, alla cui figura si intendeva restituire importanza dopo la sua parziale soppressione a favore di un accentuato clericalismo; riguardo ad aspetti dogmatici, come la natura delle Sacre Scritture, da intendersi come il frutto dellesperienza concreta del popolo di Dio e non come un insieme di verit astratte, eterne e immutabili. Questi e molti altri furono gli apporti del clero argentino ai dibattiti del Vaticano II ed importante sottolineare il fatto che le modalit in cui tali proposte furono presentate, ossia al di fuori della naturale catena gerarchica della Chiesa, generarono dei contrasti molto accesi con la cupola ecclesiastica, rendendo di fatto impossibile una loro risoluzione allinterno dello stesso corpo episcopale. Si venne cos a creare una situazione per certi versi paradossale, che vedeva la minoranza progressista in linea con le deliberazioni conciliari, nonch con le idee dello stesso pontefice Giovanni XXIII cos come espresse nelle encicliche Pacem in terris e Mater et Magistra e la cupola episcopale in sintonia con la curia romana, sconcertata in egual misura dalla portata innovatrice delle decisioni conciliari. La strategia assunta dalla cupola episcopale argentina fu cos quella di ritardare il pi possibile lapplicazione delle nuove norme
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sancite dal Vaticano II e di occultarne la portata innovatrice innestandole allinterno della visione nazional-cattolicista e trionfalista della Chiesa tradizionale. Gettando uno sguardo alle caratteristiche anagrafiche delle due correnti e degli organismi dirigenti della cupola ecclesiastica - allinterno della Comision Permanente, organo supremo della CEA composto da undici prelati, ben otto superavano i sessantacinque anni det - stato notato come ci che si stava mettendo in moto fosse un vero e proprio scontro generazionale3. E il caso per esempio della Accion catolica, allinterno della quale vi fu una vera e propria spaccatura tra il suo ramo giovanile la JUC (Juventud Universitaria Catolica) e i suoi dirigenti anziani sostenuti dalla cupola episcopale. Il programma di azione della JUC riprendeva in molti punti quello dei vescovi progressisti; in particolare essa sosteneva lassoluta necessit per il cattolico di operare allinterno della societ e non al di fuori di essa, come si era fatto fino ad allora. Inoltre i militanti della JUC cominciarono in questo periodo ad avvicinarsi sempre pi alla dottrina peronista, specie nelle sue componenti sociali e popolari, e alla dottrina marxista, alla quale si riconosceva una certa lucidit e un indubbio realismo nellanalisi della societ contemporanea. Fu proprio su tali corrispondenze ideologiche che lEpiscopato fece leva per etichettare i giovani della JUC come idiotes utiles, i quali erodendo la gerarchia e lunit della Chiesa non facevano che favorire i suoi nemici. Essi, secondo quanto affermato da mons. Tortolo nellinformativa presentata nel 1966 alla Comision Permanente: mettevano da parte il carattere gerarchico e organico della Chiesa e, inspirandosi a pensatori non cattolici e a teologi eterodossi, avevano abbandonato el espiritu de conquista a favore del Testimonio e del Compromiso con el medio. Essi parevano inoltre affascinati dalle dottrine marxiste e disposti alluso della violenza, nonch promotori di un Historicismo dogmatico.4 Le inquietudini e le tensioni che in questo periodo animarono i contrasti tra le istituzioni ecclesiastiche e la JUC, finirono per estendersi ad altre associazioni del laicato cattolico: cos accadde con la JEC (Juventud Estudantil Catolica), con le associazioni femministe, con il Movimiento Rural e con la JOC (Juventud Obrera Catolica), le quali lamentavano levidente miopia di una Chiesa

Cfr. L. Zanatta, R. di Stefano, op. cit., pg. 496 L. Zanatta, R. di Stefano, op. cit., pg. 507

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che si rifiutava di prender atto dei problemi reali della societ, etichettando lagitazione dei propri fedeli come deviazioni dottrinali. Oltre al laicato, vi erano poi i movimenti interni al clero che cercarono di dar vita ad esperienze episcopali innovative; tra questi lMSTM (Movimiento de Sacerdotes para el Tercer Mundo), il quale cerc di dar vita ad un modello di pastorale per i poveri cos come indicato dalla Gaudium et Spes, raccogliendo ladesione di quasi il dieci per cento del totale dei sacerdoti argentini. LAccin Catolica e i movimenti laici in genere attraversarono in questi anni un conflitto intestino senza precedenti, una crisi dinanzi alla quale la maggior parte dei vescovi rimase disorientata, non riuscendo al di la della ferma condanna nei confronti dei movimenti progressisti, a proporre delle soluzioni adeguate. La sola repressione delle spinte innovatrici attraverso uno stretto controllo delle organizzazioni cattoliche non era pi possibile dopo laffermazione, da parte del Vaticano II, della necessit di una maggiore responsabilizzazione del laicato. Una riforma degli statuti dellAccin Catolica era dunque inevitabile e mentre lEpiscopato ne studiava le caratteristiche in un processo lento e conflittuale, le tensioni interne alle file dellassociazione aumentavano, finendo inevitabilmente per superare i confini del mondo cattolico invadendo il terreno sociale. Esemplare in tal senso, fu il clamore suscitato dalle aspre polemiche sorte allinterno dellEpiscopato in occasione della presentazione del Plan de lucha della CGT (Confederation General de Trabajo) nel 1964; tale episodio estremamente indicativo della fragilit della linea di confine tra il mondo ecclesiastico e la societ civile in questi anni e di quanto tale fragilit sarebbe stata determinante per i successivi sviluppi politici del paese. Daltra parte, nelle radici stesse dello stato Argentino e nelle sue fondamenta nazional-cattoliciste di derivazione peronista che va cercata una spiegazione a questa promiscuit tra lapparato ecclesiastico e la dirigenza politica del paese5. In maniera ambigua e altalenante durante il regime peronista e con maggior forza a partire dal suo crollo, la Chiesa si era infatti posta come fattore di potere nellordine politico e sociale del paese. Su di essa e sul modello neotomista rappresentato dallEpiscopato, si fondava la legittimazione dellordine politico esistente secondo il mito della nacin catolica. Ogni proposta volta a cambiare tale ordine,
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Sul concetto di Ser argentino e sul mito della nacion catolica si torner nel momento in cui saranno analizzate le basi di legittimazione del governo della Junta Militar, nato dal golpe del Marzo 1976. A tal proposito cfr. L. Zanatta R. di Stefano, op. cit.

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finiva inevitabilmente per mettere in discussione il ruolo stesso della Chiesa come depositaria della legittimit del potere. Allo stesso modo, era inevitabile che le Forze Armate e tutti quei settori dellopinione pubblica che vedevano nella Chiesa una garanzia di conservazione dellordine costituito, vedessero le proposte di innovazione come un attacco al ser nacional, portato avanti da forze estranee alla nazione6. Tra il 1964 e il 1965 il conflitto allinterno del mondo cattolico raggiunse il suo apice; il pretesto fu la discussione in merito alleventuale appoggio dei cattolici al Plan de Lucha della CGT . Da una parte infatti, vi fu una forte mobilitazione dei cattolici progressisti a favore del piano, mentre dallaltra, il clero nazionalista e tradizionalista si scagli contro il pano e contro i cattolici che lo appoggiavano. Questo conflitto sanc definitivamente la spaccatura interna allAccin Catolica, ma soprattutto rese evidente il conflitto generazionale che attraversava i cattolici e la societ intera, la distanza ormai incolmabile tra le diverse concezioni del mondo sostenute. Riguardo al merito specifico della polemica a proposto del Plan de Lucha, essa per lo pi rifletteva il solito contrasto tra due modelli teologici e pastorali opposti: quello progressista e quello neotomista. Il primo, in sintonia con il Plan de Lucha, richiedeva la presenza di una Chiesa viva, presente nella societ al fianco dei pi deboli, che non avesse paura di sporcarsi le mani con le questioni riguardanti la societ; il modello neotomista al contrario, cercava di scoraggiare la lotta di classe e di contenerla allinterno di un orizzonte corporativo, tentando di sanare i conflitti attraverso la mediazione tra capitale e lavoro salvando lunit della comunitas cristiana e soprattutto, tale modello non poteva accettare la promiscuit dei fedeli con ideologie esterne e anticristiane in nome di una presunta liberazione del popolo, per il quale lunica via di salvezza restava in ogni caso il Regno di Dio. 1.2 La Iglesia de America Latina frente al Concilio Vaticano II 7 La conferenza del CELAM tenutasi a Medellin nel 1968, fu preceduta da un lungo percorso di preparazione da parte del clero latinoamericano; un percorso non privo di
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L. Zanatta, R. di Stefano, op. cit., pp. 509-510 Trad. La chiesa dellAmerica latina dinanzi al Concilio Vaticano II, inizialmente scelto come titolo della conferenza di Medellin del 1968, fu successivamente cambiato in La Iglesia en la actual transformacin de America Latina a la luz del Concilio. Cfr. Silvia Scatena, In populo pauperum:la Chiesa latinoamericana dal Concilio a Medellin (1962-1968), pp. 295-298, Bologna, Il Mulino, 2007

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difficolt sul quale fondamentale accendere qualche faro se si vuole cogliere a pieno la portata del Concilio latinoamericano. La prima richiesta di convocazione di una conferenza latinoamericana che si incaricasse di studiare lapplicazione delle decisioni del Vaticano II alla realt del continente, fu inoltrata alla Santa Sede da mons. Larrain, presidente del CELAM, nel 1965. Alla fine del 1967 la risposta del pontefice non era ancora arrivata ma ormai era evidente a chiunque nel clero latinoamericano, la necessit di passare da una fase di informazione e coscientizzazione conciliare, ad una pi operativa contrassegnata da misure concrete, da un cambiamento di attitudini, da una decisa azione post-conciliare.8 Oltre ai ritardi vaticani, un altro imprevisto concorse a complicare i lavori di preparazione della conferenza; lelezione alla segreteria generale del CELAM dellargentino mons. Pironio invece dellattesa conferma di McGrath, fino ad allora segretario ad interim, rischiava infatti di creare una discontinuit molto rischiosa in un momento tanto delicato di preparazione della conferenza. La mancata elezione di McGrath alla segreteria generale fu seguita da unaltra mossa sul versante argentino: la nomina di mons. Pironio ad amministratore apostolico della sede di Avellaneda, periferia operaia di Buenos Aires e fucina della opposizione peronista al governo. La sede di Avellaneda era rimasta vacante a causa delle dimissioni di mons. Podest in seguito a forti contrasti con il governo di Ongana, ma la nomina di Pironio come suo sostituto non fu certo casuale; in tal modo infatti questultimo, essendo un vescovo in esercizio delle sue funzioni, non poteva trasferirsi a Bogot come gli statuti del CELAM indicavano, cos che fu necessario attendere le decisioni pontificie anche in merito allinvestitura ufficiale del nuovo segretario. Regista della nomina di mons. Pironio alla sede di Avellaneda fu il nunzio apostolico in Argentina mons. Mozzoni, avverso ad ogni cambiamento ecclesiale e allesistenza di un CELAM che si proponesse come propulsore di esso.9 Il 19 Gennaio 1968 si svolse a Bogot la prima effettiva riunione preparatoria alla conferenza di Medellin, in programma per lAgosto dello stesso anno; lincontro doveva servire a definire le modalit di lavoro della conferenza e soprattutto all elaborazione di un Documento basico sulla base del quale avviare le consultazioni degli episcopati nazionali. In particolare il Documento basico si articolava in tre parti, nelle quali venivano
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Cfr. Le dimissioni diop. cit.,Podest danno luogo a disparati commenti, in Il Regno del Silvia Scatena, mons. pg. 293 13/02/1968, pp. 31-32, cit. in Silvia Scatena, op. cit., pp 300

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esposte: unanalisi dinsieme della realt latinoamericana, una riflessione teologica che da essa prendeva le mosse e infine una serie di proposte pastorali in cui venivano delineate le priorit della Chiesa. Nello specifico, nella prima parte vi era una descrizione della situazione demografica, economica, sociale, culturale e religiosa dellAmerica Latina; il documento evidenziava in tal senso le grandi differenze tra i diversi contesti nazionali e tra i diversi gruppi sociali, la stretta dipendenza dai capitali stranieri, la realt di miseria ed emarginazione di larghe fasce della popolazione. Si registrava poi una profonda presa di coscienza della propria condizione da parte delluomo latinoamericano con il conseguente portato di frustrazione e risentimento che spesso assumeva toni violenti, invocando una rivoluzione sociale. Subito dopo questa diagnosi, vi era una forte autocritica nei confronti della Chiesa continentale che si era mostrata sostanzialmente assente, trascurando il suo ruolo profetico di denuncia delle ingiustizie; anzi il pi delle volte - si leggeva nel documento - essa si era identificata con lordine costituito, ponendosi come gruppo di potere. Nella seconda parte del documento si proponeva dunque una riflessione teologica strettamente connessa alla realt descritta; i perni intorno a cui ruotava tale riflessione erano essenzialmente luomo e la sua salvezza in Cristo. La salvezza delluomo non era pi considerata come qualcosa di trascendente ma, intesa come comunione degli uomini con Cristo e tra di loro, risultava come qualcosa di attuabile concretamente nel presente. Di conseguenza anche il concetto di peccato, inteso come rottura della comunione con i propri fratelli, assumeva delle precise connotazioni riscontrabili nella realt: fame, miseria, sfruttamento, misure sociali ed economiche repressive non erano altro che un allontanarsi dal progetto di Dio, e dunque un peccato. Riguardo alla Chiesa, che si voleva testimone di Cristo tra gli uomini, si invocava la necessit di una Chiesa povera, sciolta da legami temporali che ne ostacolassero il compito di evangelizzatrice del continente. Infine nella terza parte, molto pi concisa delle altre due poich si volle lasciare agli episcopati nazionali la prerogativa di indicare le strategie pastorali da seguire, si rinnovava genericamente un impegno di povert da parte della Chiesa, una maggiore presenza dei cristiani nelle istituzioni civili e lavvio di una trasformazione in senso collegiale delle strutture diocesane e parrocchiali.10
10

Cfr. Documento Basico para la II Conferencia General del Episcopado Latinoamericano, in ITEPAL, n.76 (1993), pp. 1 52; cit. in Silvia Scatena, op. cit., pp 308-313

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I dibattiti avviati dagli episcopati nazionali sul testo del Documento basico, in particolare riguardo allineluttabilit di una rivoluzione sociale con o senza il ricorso alluso della violenza, furono intensificati dallannuncio dellarrivo di papa Paolo VI a Bogot in occasione del Congresso Eucaristico Internazionale di Agosto e dallanticipata e non autorizzata diffusione del testo del Documento, apparso il sedici Luglio sul quotidiano colombiano El Tiempo . La sostanziale coincidenza di data e luogo del Congresso Eucaristico e della Conferenza di Medellin accrebbe la sensazione dell avvicinarsi di unora decisiva per la chiesa e la societ latinoamericana; in particolare, il punto su cui si polarizzavano le attese era costituito da ci che il pontefice avrebbe detto sul problema della violenza e della rivoluzione sociale.11 Il discorso pronunciato da Paolo VI il ventitr Agosto al campo eucaristico di El Salitre rappresenta una sintesi efficace dei diversi interventi pronunciati dal papa durante la sua visita a Bogot. In tale discorso il pontefice non manc di sottolineare la necessit di profonde riforme sociali in America Latina, ma al tempo stesso non lasci spazio ad equivoci con la sua condanna di ogni astratta Teologia della rivoluzione e di qualsiasi ipotesi di rivoluzione anche non violenta; la pratica rivoluzionaria venne bollata dal papa come non evangelica e non cristiana. Piuttosto che cambi bruschi ed ingannevoli delle strutture sociali, di per s inefficaci , il pontefice raccomandava una riforma graduale e assimilabile da tutti .12 Il discorso di Paolo VI, sostanzialmente riconfermato in occasione del suo discorso di apertura della Conferenza, deluse non poco coloro che si aspettavano ben altre parole dallautore della Populorum Progressio, nella quale molti avevano visto la possibilit di individuare delle condizioni che permettessero uneccezione al generico rifiuto della dottrina cattolica nei confronti della pratica rivoluzionaria. Ci che pi temevano gli esponenti del CELAM era unutilizzazione strumentale del discorso del pontefice volta a favorire un atteggiamento di acquiescenza rispetto allo status quo. Dopo una prima fase di ambientacin, secondo una prassi ormai consolidata allinterno del CELAM, i lavori veri e propri iniziarono il ventisette Agosto con una relazione di padre Gregory, segretario per lAmerica Latina del FERES (Federacin Internacional de Investigacin Social), al quale il CELAM aveva chiesto una relazione sulla condizione
12 11

Per Silvia Scatena, op. di Paolo VI del 23 Cfr. il testo del discorsocit., pp. 409-415 agosto 1968, cfr. IdP, VI (1968), pp. 389 394; cit. in Silvia Scatena, op. cit., pg. 430

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sociale del continente. Vennero cos esposti i principali aspetti della situazione demografica, economica, sociale e religiosa dellAmerica Latina, con particolare attenzione al problema della marginalit, che portava direttamente al diffuso fenomeno della violenza. Riguardo a questo tema, il sacerdote brasiliano invitava i vescovi a non limitare la loro attenzione alle sole forme di violenza esplicita e visibile, ma di volgere lo sguardo anche a quelle forme di violenza istituzionalizzata, tema che avrebbe occupato gran parte del dibattito dei giorni successivi. Fra tutti i temi discussi nelle commissioni episcopali fu infatti quello della violenza a polarizzare lattenzione dellassemblea, ma anche dei media e della societ civile.13 In particolare, la commissione sulla pace diretta da mons. Parteli si trov davanti ad una scelta tra una generica esortazione alla pace che si ponesse sulla falsa riga del discorso di Paolo VI e una ripresa della problematica insita nella Populorum Progressio, sulla possibile legittimit dellimpegno rivoluzionario. Alla fine lorientamento di massima fu quello di raccogliere linvito di padre Gregory ad analizzare con attenzione il fenomeno della violenza, concentrandosi in particolare sulle diverse tensioni che attraversavano il continente. Ne segu una ferma condanna, oltre che della violenza visibile, anche della regnante situazione di ingiustizia caratterizzata da una sistematica violazione dei diritti umani fondamentali. A tale condanna si accompagnava il riferimento alle condizioni che potevano legittimare un ricorso alla violenza rivoluzionaria; tuttavia tali riferimenti incontrarono una diffusa opposizione in seno allassemblea. Lambito della promozione umana fu sicuramente quello su cui maggiormente si concentr lo sforzo collegiale di discernimento e di comprensione dei fenomeni di trasformazione del continente latinoamericano, sia nella direzione dello sviluppo che in quella della liberazione; queste furono daltra parte le categorie che maggiormente caratterizzarono la riflessione di Medellin, come dimostra lo stesso ricorrere dei due termini nei documenti elaborati dalle commissioni.14 In particolare lInforme sulla giustizia elaborato dalla commissione Justizia y paz presieduta da Araujo Sales, si apriva con un esplicito riferimento al Documento de trabajo, evoluzione del precedente Documento basico, denunciando le condizioni di miseria e marginalit del
13 14

Cfr. La cuestin de la violencia en la Conferencia de Medellin, in Soleriana, 5/01/1993; cit.Cfr.Silvia Scatena, op. cit., pg. 469 In Bonzani, La teologia nel magistero episcopale di Medellin, in Libro Anual (1989), Istituto Teologico del Uruguay Mariano Soler, Montevideo, 1991; cit. in Silvia Scatena, op. cit., pg. 481

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popolo latinoamericano per ribadire che tale miseria, considerata come un fatto collettivo, si pu definire uningiustizia che grida al cielo . La spiegazione di tale situazione andava cercata secondo i membri della commissione, nella mancanza di integrazione socio-culturale fra i diversi paesi e nellesistenza di peccati personali, cos come anche di strutture sociali ingiuste che generano schiavit e miseria, non solo nei settori economicamente deboli .15 In questo primo Informe lattenzione venne posta soprattutto sulla dimensione soteriologica della liberazione,vista come un aspetto fondamentale della salvezza realizzata da Cristo. Lo stesso tema fu affrontato nellInforme successivo dedicato alla pace, anche da un punto di vista politico e sociale,come liberazione dallingiustizia e dal sottosviluppo. La riflessione dellassemblea si spost cos verso quelle forme di peccato strutturale, a cui la teoria della dipendenza forn strumenti indispensabili di interpretazione. Il testo denunciava quindi limperialismo di qualsiasi tendenza ideologica che si esercita in America Latina, in forma indiretta e perfino con interventi diretti e presentava il sottosviluppo del continente come la tragica conseguenza dellintrecciarsi di dipendenze radicali e strutturali che violano i diritti fondamentali delluomo: neocolonialismo, distorsione del commercio internazionale, indebitamento progressivo, fuga di capitali umani ed economici. Seguiva dunque un richiamo allurgenza di trasformazioni globali, audaci, urgenti e profondamente innovatrici , in assenza delle quali non doveva stupire il manifestarsi di quella tentazione della violenza cui si accennava nella Populorum progressio.16 Essa andava infatti collocata in un contesto di ingiustizia, diseguaglianza, oppressione, esercizio violento del potere da parte delle classi dominanti, in un contesto insomma di violenza istituzionalizzata che i cristiani hanno il dovere di denunciare in vista di un ordine nuovo basato sulla giustizia; alla denuncia si accompagnava inoltre la necessit di unopera di coscientizzazione e organizzazione dei settori popolari, che fosse di stimolo ai poteri pubblici . Riguardo poi alla possibilit di una rivoluzione legittima, la commissione diretta da mons. Parteli si rifaceva per lo pi al testo della Populorum progressio, laddove si dichiarava la legittimit dellinsurrezione rivoluzionaria in casi di tirannia evidente e prolungata: tirannia si specifica in un passaggio fondamentale successivamente ritirato
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Cfr. Silvia Scatena, op. cit., pp. 483-484 Cfr.Informe al segundo plenario. Proyecto de documento final de la comision n. 1: Justicia y Paz. Subcomision A: Paz, ACLMMdl 6; cit. in Silvia Scatena, op. cit., pp. 485-486

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che non necessariamente quella di una persona, ma anche quella delle strutture, perpetuata da una classe di uomini che si oppongono ingiustamente alle trasformazioni che potrebbero porre fine alla miseria . Lenergico Informe sulla pace fu successivamente emendato di numerose parti, in seguito alla viva protesta di vari settori dellassemblea; ulteriori tagli furono apportati al testo al momento dellapprovazione pontificia cos che le parti pi progressiste furono fortemente smussate se non addirittura eliminate del tutto . Resta tuttavia il carattere fortemente innovatore del testo che susciter non poche resistenze al momento della sua applicazione nei diversi contesti nazionali. Ho ritenuto opportuno aprire questa lunga parentesi sulla Conferenza di Medellin poich, oltre al ruolo fondamentale che essa assunse allinterno della chiesa e del popolo latinoamericano, estremamente utile al fine della comprensione del clima generale di inquietudine e di agitazione che circondava la comunit cattolica in quegli anni. La Chiesa cos come la societ civile argentina, furono pienamente partecipi dellevoluzione rappresentata dalla Conferenza; ci si evince in maniera estrinseca dal numero di partecipanti di nazionalit argentina allassemblea di Medellin e dai ruoli di primo piano che essi assunsero al suo interno. La posizione dellEpiscopato argentino nei confronti del CELAM e di Medellin fu per certi versi ambigua e contraddittoria; fedeli al proprio credo in una Chiesa verticistica e gerarchizzata, la cupola ecclesiastica non poteva ignorare del tutto i richiami allaggiornamento lanciati dal Vaticano II, daltra parte, essa cerc di limitare la portata innovatrice di tali innovazioni inserendoli allinterno della vecchia concezione trionfalistica e tradizionalista della Chiesa. Risultato di tale atteggiamento fu un tentativo di innovazione estremamente lento e circostanziato, decisamente insufficiente per il fronte progressista che cerc dunque di imporre, a partire da Medellin, unaccelerazione al processo di cambiamento. A Medellin furono presenti dunque autorevoli rappresentanti del fronte innovatore, come Mejia e Pironio, ma di certo non mancarono tentativi di rallentamento da parte del fronte conservatore, come ho riportato precedentemente nel caso dellelezione a segretario del CELAM di mons. Pironio e del comportamento in proposito del nunzio apostolica in Argentina mons. Mozzoni. Tutto ci mostra quale fosse il clima sociale, culturale e politico allinterno della Chiesa, a pochi anni dal golpe del Marzo 1976; un clima che influir pesantemente sullatteggiamento
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della cupola ecclesiastica nei confronti di un governo che si poneva come garante della tradizione cattolica e nazionalista del paese.

2 Il golpe del 24 Marzo 1976


2.1 Dalla fine del Peronismo alla Cruzada Restauradora

Lintensificarsi del conflitto ecclesiastico in Argentina e soprattutto il suo sconfinamento nel terreno politico e sociale risultano incomprensibili se non si prendono in considerazione il clima di profonda contestazione giovanile che negli anni Sessanta e Settanta scoppi in tutto il mondo, nonch londata di repressione che ad essa si contrappose e che in America Latina, testimone in questi anni della rivoluzione cubana, assumeva i toni di una crociata in difesa della tradizione cristiano-occidentale, contro la minaccia del comunismo. Al contesto internazionale, si accompagnava in Argentina lestendersi di una crisi economica senza precedenti che dopo la definitiva sconfitta di Pern e del Peronismo non aveva fatto che aggravarsi. Il 1976 si apr sotto il segno della violenza politica, della crisi economica e della deriva istituzionale; linflazione cresceva con un ritmo vertiginoso gi da qualche anno, accompagnata dallaumento del debito pubblico e dal drastico impoverimento di larghe fasce della popolazione. Nel frattempo, il numero di morti violente per motivi politici aumentava di giorno in giorno17; commessi per lo pi da bande paramilitari di estrema destra, gli assassini venivano perpetuati grazie al silenzio complice delle autorit. Il governo guidato da Maria Estela Martinez de Pern, meglio conosciuta come Isabel, si dibatteva intanto sotto i colpi di una crisi interna dalla quale non sembrava avere la forza di uscire; varie volte la presidentessa sostitu i ministri dellEconomia e dellInterno nella speranza di ottenere il consenso e la collaborazione delle Forze Armate, le quali per si mostrarono tuttaltro che soddisfatti dal persistere delle crisi interne al fronte peronista e di elementi sovversivi allinterno dei sindacati. Nel Dicembre del 1975, il comandante in capo dellesercito Jorge Rafal Videla mand un
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Cfr, Marcos Novaro y Vicente Palermo, op. cit. Pg 18.

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ultimatum al governo e alle istituzioni civili, al quale intimava di

purificarsi

dalla immoralit e dalla corruzione, dalla speculazione politica, economica ed ideologica minacciando in caso contrario di sopprimerlo con la forza. Durante i primi mesi del 1976 matur quindi una crescente insofferenza nei confronti delle istituzioni ormai logore, e una crescente volont di repressione e di trasformazione allinterno della societ che di conseguenza accrebbe il proprio consenso nei confronti di coloro che di tali trasformazioni si dichiaravano portatrici: le Forze Armate. La mattina del ventiquattro Marzo 1976, gli edifici del governo e del Congreso Nacional furono occupati dalle Forze Armate, che nella notte precedente avevano gi provveduto alloccupazione dei maggiori sindacati nonch delle stazioni radio-televisive di Buenos Aires e delle citt maggiori dellinterno. Fu comunicata alla nazione la presa del potere da parte delle Tres Armas ( Esercito, Marina e Aviazione ), le quali ponevano fine allagonizzante governo civile, in nome di un autodenominato Proceso de Reorganizacin Nacional. Obbiettivo delProceso era la creazione delle condizioni per una democrazia autentica, condizioni indicate nello specifico in un Acta de objectivos: vigenza dei valori della morale cristiana, della tradizione nazionale e della dignit del ser argentino; vigenza della sicurezza nazionale, sradicando la sovversione e le cause della sua esistenza; relazione armonica tra Stato, capitale e lavoro e dunque smantellamento delle associazioni imprenditoriali e sindacali; creazione di un sistema educativo conforme agli obbiettivi della nazione; collocamento internazionale nel mondo cristiano e occidentale .18 Numerosi esponenti del governo peronista furono arrestati, ad essi si unirono presto giornalisti, sindacalisti, militanti, studenti, intellettuali considerati nemici interni dalla giunta militare salita al potere; la maggior parte di essi finirono ad ingrossare le fila dei desaparecidos, nome col quale si indic la sorte orribile toccata a centinaia di persone catturate nelle proprie case o sul posto di lavoro, e scomparse nel nulla senza lasciare traccia. Il governo peronista non ebbe la forza e la determinazione necessaria, al momento del golpe, per opporre unefficace resistenza; un tentativo di manifestazione fu fatto dalla CGT, che tuttavia risult inefficace a causa del suo isolamento. Daltra parte, erano molti i settori conservatori della societ che accettarono di buon grado lintervento dei militari nella vita politica ormai allo sbando; in particolare ad appoggiare pi o meno
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Cfr. La Nacion, 25 de Marzo 1976, cit. In M. Novaro, V. Palermo, op. cit., pg. 20

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esplicitamente il golpe furono vasti settori imprenditoriali e larga parte della gerarchia ecclesiastica. Tuttavia, i militari trovarono in questo diffuso consenso sociale la necessit di stabilire delle distanze chiare con la societ stessa, ritenuta inferma e soprattutto carente di mire e aspirazioni a lungo termine. Le radici di tale contrasto tra lestraniamento sociale portato avanti dai militari e il consenso reattivo mostrato dalla societ, vanno cercate nelle dinamiche politiche e sociali che caratterizzarono la rivoluzione del 1966. In quellanno, la cosiddetta Revolucion Argentina fu percepita da diversi settori come loccasione per inaugurare una nuova Argentina, suscitando forti aspettative di cambio strutturale; il quadro della mobilitazione e della conflittualit sociale era estremamente complesso e frammentato: politici nazionalisti, grandi e piccoli impresari, sindacalisti peronisti, classe media in ascesa, settori progressisti influenzati dalle idee modernizzatrici allora in voga e molti altri parteciparono della danza di aspettative suscitate dal programma rivoluzionario. Tale situazione, unita al vento di cambiamento che in quegli anni soffiava in tutto il mondo, contribu a dotare Ongana di un forte ascendente allinterno della propria organizzazione armata e della societ civile; tuttavia, fu proprio lestrema eterogeneit dei sostenitori della rivoluzione, e ancor pi la volont di Ongani di cercare lappoggio di ogni sua componente, a costituire la maggiore debolezza del regime da lui instaurato. Il disastro nel quale si concluse la rivoluzione del 1966, non poteva che risultare indicativo per le Forze Armate dei pericoli derivanti da un diretto coinvolgimento delle masse in politica; per questo esse nel 1976 limitarono il pi possibile il contatto con la societ e la mediazione con i gruppi al suo interno, inclusi quelli pi vicini al programma del Proceso. Di conseguenza il problema del consenso, al golpe cos come al regime della Junta Militar, si poneva in termini decisamente diversi: le manifestazioni di consenso o di protesta da parte della societ erano assolutamente secondarie nellottica di una rivoluzione che si considerava necessariamente guidata dallalto. Compito delle Forze Armate era evitare di ascoltare le voci di dissenso o di assenso provenienti dalla societ e guidarla, anche contro la sua volont, sul cammino della rigenerazione. In tal modo, seppur simile per certi aspetti al programma rivoluzionario del 1966, il Proceso se ne differenziava per due aspetti principali: la radicalit della diagnosi sociale e dunque dei rimedi proposti e la volont di creare un potere autonomo, capace di svincolarsi dai contraccolpi delle rivalit tra i diversi gruppi
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di interesse in seno alla societ; daltra parte i militari avevano proclamato sin dallinizio la volont di creare non un nuovo governo, ma un nuovo ordine sociale, ne conseguiva la necessit di una disarticolazione e rifondazione delle forze politiche e sociali esistenti. Strettamente legato al problema dellestraniamento sociale da parte dei militari era quello della spoliticizzazione e smobilitazione della societ argentina. Episodio esemplare delle difficolt create da una societ fortemente politicizzata era per i militari argentini il regime costituzionale inaugurato dal ritorno di Juan Domingo Pern nel 1973. Come nel 1966, anche il regime costituzionale del 1973 fu preceduto da una serie di forti aspettative di cambiamento; superiore per era il grado di mobilitazione civile, accompagnato dallincalzante guerriglia, cos che i settori conservatori della societ videro in Pern lunica figura capace di porre un freno al processo rivoluzionario innescatosi. Daltra parte il governo di peronista dovette convivere con una cultura di violenza politica il cui assunto centrale era lintolleranza e che portava a percepire qualsiasi diversit come un antagonismo, nellottica di una dialettica amiconemico estremamente diffusa. Nel frattempo i settori economicamente dominanti - lalta borghesia finanziaria, industriale e terriera - ebbero il margine di manovra sufficiente per cercare delle soluzioni alternative ad un governo non sempre conveniente. A partire dal 1975 essi cominciarono dunque a considerare la possibilit di un progetto golpista, esasperando il quadro di inefficacia e paralisi governativa. Tale inefficacia divenne evidente negli ultimi mesi di vita del governo: i gruppi armati aumentarono le loro azioni generando lo sconcerto sociale, le figure maggiori del peronismo lasciarono il paese e la crisi economica si fece pi pressante mentre la classe politica ammetteva di non avere soluzioni per risolvere la situazione. Fu cos che il fantasma della dissoluzione nazionale port vasti settori della societ ad invocare lintervento delle Forze Armate nel loro ruolo tradizionale di garanzia ultima dell unit e dellordine della nazione. In tal modo si consumava ancora una volta lassassinio della politica: i militari avrebbero riportato lordine laddove i politici lavevano perso a causa del loro irresponsabile populismo, nel frattempo ognuno allinterno della societ avrebbe svolto il suo ruolo. Le donne spose e madri, i maestri formatori di argentini per bene e rispettosi dellordine, i giovani studenti diligenti e rispettosi dei padri, gli operai onesti lavoratori e gli impresari efficaci produttori. Tale
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paradigma di eccezionale spoliticizzazione si trovava efficacemente sintetizza in una scritta impressa su cartelli stradali alla vista degli automobilisti:El silencio es salud.19 La visione dei conflitti che percorrevano il paese nellambito di una guerra globale provocata da decenni di decadenza, sovversione e demagogia permise dunque una conciliazione di interessi tra lintegralismo cattolico, il desarrollismo nazionalista e il tradizionalismo liberale. Obbiettivo comune delle diverse componenti era il ristabilimento dellordine, consistente in una nuova gestione dei rapporti tra lo stato e la societ che conferisse stabilit alle relazioni di autorit nelleconomia cos come nella politica, nelleducazione e nella religione. Il primo nemico da abbattere sulla strada del Proceso fu individuato in quello che si considerava la matrice comune al disordine e allinstabilit che caratterizzava il paese: il populismo - cos come ebbe modo di affermare esplicitamente il generale Juan Manuel Bayon, direttore della Escuela Superior de Guerra, in un testo utilizzato per la formazione degli ufficiali superiori negli anni settanta: il populismo radicalmente sovversivo: rovescia lordine naturale e cristiano della societ e dello stato .
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Populismo, eccesso di democrazia, crisi del capitalismo e

sovversione apparivano come fenomeni strettamente correlati, da attaccare alla radice in maniera simultanea e convergente In tal modo venne a crearsi, se non proprio una dottrina, una visione politica ed economica genericamente liberoscambista e antistatalista strettamente collegata alla lotta contro la sovversione e al disciplinamento sociale. Obbiettivo del programma economico del Proceso sarebbe stato dunque labbattimento dei pilastri sui quali si reggeva leconomia argentina da almeno trentanni: laccrescimento industriale come fattore dinamico delleconomia e la difesa da parte dello stato di tale crescita dinanzi ai pericoli rappresentati dagli esportatori agricoli. In tal modo le intenzioni della componente militare, volte a sradicare la sovversione e le intenzioni delloligarchia neoconservatrice, volte a distruggere il protagonismo del settore industriale allinterno delleconomia, si trovarono a convergere negli obbiettivi e nei modi della loro attuazione, consistenti nella radicale ridefinizione di quelli che venivano considerati come i due pilastri del populismo argentino: una classe operaia indisciplinata e una classe industriale inefficiente.
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M. Novaro y V. Palermo, op. cit., pg. 33 Cfr. M. Novaro y V. Palermo, op. cit. Pp. 34-35

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2.2 Il mito della nacion catolica e le radici del consenso ecclesiastico al regime

Un ruolo del tutto particolare, nel panorama di legittimazione della Junta Militar fu esercitato dalla Chiesa cattolica. Furono in molti allinterno della cupola ecclesiastica, a vedere nella Junta lo strumento adatto alla realizzazione del sogno teocratico sempre vivo allinterno della Chiesa. Lappoggio e la collaborazione da parte di personaggi legati alla Chiesa cattolica al regime fu di diverso grado e natura: dalla giustificazione teorica del nuovo governo mediante il suo inserimento in un presunto progetto divino, allassistenza morale fornita agli organi di repressione sociale da parte del clero castrense, fino ad arrivare in alcuni casi allintervento diretto nel campo della repressione nel ruolo di
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delatori o di soldati21. In ogni caso, laiuto di gran lunga pi importante fornito dalla Chiesa alla Junta, fu linserimento del Proceso de Reorganizacin Nacional in un progetto di lungo periodo volto allinstaurazione della nacin catolica; i militari infatti non persero occasione di richiamare, quale fonte di legittimazione del Proceso, linstaurazione del Nuevo Orden Cristiano, vera pietra dangolo delledificazione dellordine statale golpista. Per comprendere a fondo le ragioni di tale collaborazione necessario fare un passo indietro nella storia della Chiesa argentina, alla ricerca delle origini del mito della nacin catolica, allinterno del quale si legano indissolubilmente integralismo cattolico e nazionalismo; un mito che attraversa tutto il secolo passato e che costituisce, almeno fino al Vaticano II, laspirazione massima del clero argentino di ispirazione neotomista. Il mito della Nacion catolica trova le sue origini nei primi decenni del XX secolo; in sostanza si tratta di un progetto teocratico ispirato allepoca coloniale, in cui civilizzazione e cristianizzazione apparivano come elementi indissolubili. Tale progetto, gi presente allinizio del secolo, sub una profonda evoluzione negli anni Trenta, in cui si colloca il Renacimiento cattolico, termine col quale si suole indicare un profondo rafforzamento delle strutture ecclesiastiche e una maggiore influenza della Chiesa sulla vita politica del paese. In questi anni il mito della nacin catolica perde il suo carattere propriamente difensivo - della cattolicit nei confronti del secolarismo - e si connota come una dottrina pi attiva e aggressiva; allinterno delle organizzazioni ecclesiastiche si diffuse uno spirito di riconquista, sostenuto dalla formazione di un gruppo di intellettuali in grado di competere con quelli laici. In sostanza il mito della nacin catolica si basava su tre assunti di base: una rilettura in chiave revisionistica del passato argentino, una forte critica della societ liberale presente e un progetto chiaro e definito per il futuro22. La rilettura della storia argentina, sostenuta dal fiorire di numerosi progetti di revisionismo storico, tendeva ad identificare la storia della nazione con il processo civilizzatore del Cattolicesimo, che in tal modo diveniva lunico elemento costante e caratterizzante dellidentit nazionale, fondando un binomio indissolubile tra cattolicit e
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Il 9 Marzo 2007 padre von Wernich, ex cappellano della Polizia provinciale di Buenos Aires, stato condannato allergastolo con laccusa di aver preso parte al sequestro di 42 persone, alla tortura di 32 di esse e allomicidio di 7. Cfr. El Clarin, 09/10/2007.
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Cfr. L. Zanatta, R. di Stefano, op. cit., pg. 424

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nazionalit. In tale prospettiva, le ideologie secolari introdotte dal liberalismo cessavano di apparire come una naturale evoluzione della societ argentina, configurandosi come il portato di ideologie estranee al corpo sano della nazione, introdotte dalle classi agiate pervase di cosmopolitismo e universalismo, che avevano finito per corrompere il popolo argentino essenzialmente cattolico. Da tale critica del presente prendeva le mosse laffermazione della necessit di una riconciliazione della nazione con la sua essenza cattolica, seguendo il modello delle societ corporative di epoca coloniale, attraverso lestirpazione del secolarismo introdotto artificialmente dalla classe politica liberale. La base teologica di questo progetto risiedeva nella corrente del Neotomismo, dottrina che conobbe in questi anni una straordinaria diffusione e che mantenne una posizione di assoluta preminenza almeno sino al Vaticano II. Diffuso sin dai primi anni del Novecento, esso fu caratterizzato nella fase del Renacimiento da unaggressivit e da una forza impositiva sconosciuta alle sue versioni precedenti. Le idee alla base del Neotomismo la Chiesa come societ perfetta ed eterna custode del fondamento soprannaturale di ogni ordine civile, come fondamento di una societ armonica formata da corpi intermedi liberi dallassolutismo dello Stato moderno, resistente alla rottura dei vincoli di solidariet tra gli uomini causata dallindividualismo e dal capitalismo liberali23 - divennero infatti il punto di partenza per la costruzione di un nuevo orden cristiano, antitetico allordine instaurato dalla democrazia liberale. Il nuevo orden veniva cos a configurarsi come una terza via, alternativa tanto allindividualismo liberale come al collettivismo comunista. I suoi pilastri, ispirati ai principi della nacin catolica, erano essenzialmente tre: nazionalismo, corporativismo, mito della Hispanidad. Per quel che concerne il nazionalismo, i neotomisti si preoccuparono in particolare di affermare una totale identit della nazionalit con la cattolicit, cos che i problemi di questultima apparissero necessariamente problemi della nazione tout-cour; in tal modo la Chiesa instillava nello Stato un manicheismo tipicamente tomista, tendente a dividere la societ in due campi contrapposti: quello cattolico e nazionale e quello liberale, estraneo alla nazione. Portato fondamentale di tale visione lindividuazione del nemico interno, categoria dannosa allunit dello Stato e potenzialmente infinita, dipendendo i suoi limiti dal livello di rigidit del pensiero indicato come autenticamente nazionale. Riguardo al corporativismo
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Cfr. L. Zanatta R. Di Stefano. op. cit., pg. 417

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invece, si tratta di unaspirazione tipica del cattolicesimo nostalgico dellordine medievale; tale assetto sociale, oltre a configurarsi nel XX secolo come alternativa al modello comunista basato sulla lotta di classe proponendo una collaborazione tra le classi, era anche espressione di una visione organicistica della societ attenta al tutto pi che ai singoli individui che ne costituiscono le componenti. Il terzo pilastro infine, era costituito da unentusiastica adesione dei promotori del nuevo orden ai principi della Hispanidad, adesione che crebbe notevolmente nel periodo della Guerra Civile Spagnola del 1936, individuando nella rivoluzione franchista un riflesso della propria lotta per la creazione di una nacin catolica. La volont di instaurazione del nuevo orden port la Chiesa, tra gli anni Trenta e Quaranta, ad appoggiare movimenti di stampo fascista in grado di garantirle lomogeneizzazione sociale necessaria alla realizzazione del suo obbiettivo teocratico. Sul rapporto tra la Chiesa cattolica e i regimi fascisti, in Europa cos come in America Latina, le diverse teorie proposte dagli studiosi hanno finito per polarizzarsi in due posizioni contrapposte: luna vede nella Chiesa il fondamento del cosiddetto clerico-fascismo, caratterizzato da una totale identit di obbiettivi tra fascismo e cattolicesimo cos come promosso dalle gerarchie ecclesiastiche; laltra considera invece la Chiesa come bastione della democrazia nei confronti dei regimi autoritari, ponendo laccento sulla capacit di mantenimento di autonomia delle strutture ecclesiastiche nei confronti dello stato. In realt pi appropriato spiegare il comportamento delle gerarchie ecclesiastiche con laspirazione teocratica che le caratterizza; la collaborazione tra i regimi fascisti e la Chiesa cattolica a ben vedere, si spiega unicamente con il bisogno di questultima, per raggiungere i propri obbiettivi, di un governo forte che elimini il pluralismo politico e la conflittualit sociale riportando la Chiesa al centro della societ nel suo ruolo caratteristico di piet ed assistenza. Va sottolineato daltra parte che non tutti i regimi autoritari venivano considerati allo stesso modo: se la condanna al regime stalinista e al comunismo in genere fu immediata, ben pi lenta e meno diffusa fu la condanna degli autoritarismi di destra come il Fascismo italiano, arrivando ad indicare in alcuni regimi fascisti il modello ideale di societ come accadde per il Franchismo spagnolo. Ci che in realt difendeva la Chiesa non aveva nulla a che vedere con la democrazia liberale, basata sulla rappresentazione politica degli individui, ma si trattava di quella che chiamarono democrazia organica o funzionale, caratterizzata da un assetto corporativo della
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societ formata da corpi intermedi collocati tra lindividuo e lo Stato. Lattivismo ecclesiastico di questi anni non cadde nel nulla, poich trov una classe politica caratterizzata da un deficit identitario che ne permise lassorbimento da parte del ceto dirigente; cos che divenne naturale richiamare la dottrina e il pensiero cattolici durante i dibattiti parlamentari, generando una straordinaria convergenza tra la vita religiosa del paese e la proiezione sociale della dottrina cattolica. Particolarmente rilevante, per limportanza che assumer in seguito, lo stretto vincolo di solidariet che si stabil a partire dagli anni Trenta, tra la Chiesa e lEsercito. Tale vincolo, sfociato negli anni Quaranta in una vera e propria simbiosi, fu consapevolmente perseguito dalle gerarchie ecclesiastiche mediante il rafforzamento del clero castrense e la progressiva esaltazione delle virt militari come massimo esempio delle virt civili. In tal modo lEsercito, permeato anchesso dalla nuova dottrina, fin per convincersi della necessit di difendere la dottrina cattolica in quanto componente irrinunciabile dellidentit nazionale, come essenza della nazione la cui difesa rappresentava il proprio compito primario; esso divenne il guardiano del nuevo orden e il custode del mito della nacin catolica. Il regime inaugurato da Juan Domingo Pern nel Febbraio del 1946, seguito alla Revolucion Argentinista del Giugno 1943, rappresent un banco di prova fondamentale per la realizzazione del nuevo orden cristiano. Il regime peronista fu infatti il primo a rivendicare il cattolicesimo come fondamento della legittimit del proprio governo; nei primi anni del suo mandato linfluenza della dottrina cattolica sulla politica fu tale che il mito della nacin catolica fu assunto come fondamento dellordine politico e sociale, rappresentando uno dei pilastri del codice genetico del Peronismo stesso24. Daltra parte lappoggio di numerosi ed autorevoli rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche fu tale che alcuni sacerdoti entrarono a far parte dei quadri dirigenti del partito peronista, svolgendo la propria attivit soprattutto nel settore educativo, in un certo senso concesso in appalto alla Chiesa cattolica. Ad ogni modo la volont di Pern di perseguire una maggiore equit sociale mediante larmonia e la collaborazione tra le classi in luogo della loro contrapposizione, rifletteva in maniera efficace lidea di societ corporativa perseguita dalla stessa Chiesa. Il felice sodalizio tra il regime e la Chiesa doveva tuttavia lacerarsi di li a pochi anni; la pressione sul governo da parte delle potenze democratico24

Cfr. L. Zanatta, R. Di Stefano, op. cit., pg. 436

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liberali, uscite vittoriose dallultimo conflitto mondiale si faceva sempre pi forte mentre un largo fronte di opposizione allorientamento clericale del governo si stava diffondendo allinterno del paese. In realt le difficolt sorte allindomani della Seconda Guerra Mondiale, oltre che a condizionamenti esterni, erano dovute soprattutto allesplodere delle contraddizioni insite nel mito stesso della nacin catolica. Infatti se da un lato esso proponeva il sogno di una societ equa e armonica fondata sulla coesione sociale, dallaltra la sua concreta applicazione necessitava di una forte coercizione da parte dello Stato su quegli elementi che si rifiutavano di conformarsi al modello imposto. Fu cos che inizi un lento distacco tra le gerarchie ecclesiastiche e il governo peronista; un distacco dovuto essenzialmente a due fattori: la radicalizzazione della politica peronista, maggiormente influenzata dalle sue componenti socialiste e soprattutto la pretesa di Pern di porre se stesso e il suo governo come il veicolo terreno della dottrina cattolica, eliminando di fatto il protagonismo delle gerarchie cattoliche che, per parte loro, non avevano affatto rinunciato allaspirazione di uno Stato teocratico. Gli studiosi sono concordi nellindividuare la definitiva rottura tra governo e Chiesa cattolica nelle polemiche suscitate dalla riforma costituzionale avviata da Pern nel 1949. In tale occasione il governo si rifiut infatti di togliere il patronato dello Stato sulla nomina dei vescovi nonch di apportare numerose riforme cos come richieste dalla Chiesa; in pratica la nuova costituzione non faceva che riaffermare la natura secolare del cattolicesimo peronista. Lapprovazione di tale riforma da parte del governo gener numerosi contrasti tra lo stesso Pern e il Vaticano, guidato in quegli anni da Pio XII; contrasti che inevitabilmente si riflettevano sul fronte interno provocando la definitiva rottura dei vincoli di solidariet tra il governo e lEpiscopato. Prese cos il via ci che si suole chiamare come peronizzazione dello stato argentino, ossia la tendenza ad identificare la dottrina del Giustizialismo, fondamento del governo peronista, con lessenza della cristianit del popolo argentino, in contrapposizione al clericalismo promosso dalla Santa Sede e dallEpiscopato nazionale. A questo punto, lunico vero partito autenticamente cattolico rimase lEsercito, imbevuto ormai da anni della causa della nacin catolica. Anni di impegno da parte della Chiesa nei confronti dei militari diedero la prova della loro efficacia nel momento in cui vasti settori dellEsercito iniziarono a complottare contro Pern ed il suo Governo. La situazione continu a degenerare in maniera
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inesorabile caratterizzandosi per la confusione e la violenza che dominarono la scena politica argentina in quegli anni, fino a portare alla caduta del governo e allesilio del suo presidente nel Settembre del 1955. In ogni caso lo scontro con il peronismo rappresent per la Chiesa argentina un evento lacerante che and ad intaccare lunit delluniverso ideologico gravitante intorno al progetto della nacin catolica. E proprio in funzione di questa rottura e del conseguente impegno da parte della Santa Sede per sanarla, che trova una spiegazione il comportamento assunto dalla Chiesa negli anni successivi alla caduta di Pern. Al governo di questultimo succedette un regime militare autonominatosi portatore di una Revolucin Libertadora, il cui principale obbiettivo era lesclusione di Pern e del Peronismo dalla vita politica del paese. Lappoggio fornito dalle gerarchie ecclesiastiche al generale Lonardi, primo leader dopo il golpe del 1955, pi che comprensibile tenendo conto della direzione eminentemente cattolica assunta dal suo governo; appoggio che tuttavia si sarebbe rivelato inutile di li a poco, dal momento che Lonardi rimase al potere per soli cinquantadue giorni, travolto dallincapacit di conquistarsi da parte delle masse peroniste, il consenso necessario a governare il paese. Pi complesso appare il rapporto con il successore di Lonardi, il generale Aramburu; sotto il suo governo la Chiesa rafforz ulteriormente il suo protagonismo allinterno della societ, incassando importanti vittorie sul piano politico come la soppressione della legge sul divorzio, la creazione di nuove diocesi e soprattutto la creazione del vescovato castrense; misura questultima, che sottrarr il clero castrense dal controllo dei vescovi territoriali, con conseguenze significative, sulla cui portata si torner pi avanti. In ogni caso la Chiesa non poteva ancora dirsi soddisfatta della situazione politica vigente e questo perch era costretta a muoversi entro i confini di un regime tendenzialmente liberale che, per quanto limitato in materia di libert e pluralismo politico, non poteva certo garantirle un grado di influenza sulla societ analogo a quello esercitato al tempo di Pern. Fu soprattutto lappoggio e la vicinanze delle Forze Armate, il cui ruolo era indubbiamente centrale nellambito della Libertadora, ad aiutare la Chiesa nei momenti di difficolt generati dal rinnovato clima politico. Il periodo della Revolucin Libertadora si chiuse nel 1958 con la vittoria alle elezioni presidenziali di Arturo Frondizi, leader della Unin Civica Radical del Pueblo. Per la Chiesa il cambio di regime non sembr tuttavia apportare grossi cambiamenti; anzi, allinterno del governo Frondizi diversi esponenti
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dellarea cattolico-democratica furono sostituiti da personaggi vicini al nazionalcattolicesimo. Con la nuova presidenza la Chiesa sembrava finalmente avvicinarsi alla realizzazione della sua maggior aspirazione sin dagli anni Quaranta: un Peronismo senza Pern25.Nella realt la situazione era addirittura migliorata per il fronte cattolico tradizionalista: se infatti negli anni del Renacimiento la Chiesa fin per trovarsi schiacciata dal cattolicesimo secolare di matrice peronista, che in qualche modo rappresentava lunica possibilit di raggiungere le masse popolari, ora la situazione si era rovesciata ed era il governo in una posizione di subalternit rispetto ad una Chiesa la cui influenza sulle masse era notevolmente cresciuta e che soprattutto rappresentava un inevitabile elemento di collegamento con quelli che erano i custodi dellordine politico e sociale: le Forze Armate. Nemmeno in una condizione apparentemente tanto favorevole tuttavia, la Chiesa poteva considerare raggiunto il proprio obbiettivo; ormai era chiaro che la realizzazione integrale della nacin catolica, non sarebbe mai stata possibile nellambito di una democrazia liberale, per quanto limitata possa essere. Lunica soluzione, lunico modo per eliminare gli ostacoli su questa via rappresentati dal pluralismo politico e dalla voce di quellArgentina che si rifiutava di aderire al proprio sistema ideologico, era lavvento di un regime militare, o almeno di un movimento a vocazione egemonica come lo era stato a suo tempo il Peronismo. La presidenza di Arturo Frondizi fu rovesciata nel 1962 da un golpe militare, in seguito alla vittoria del partito peronista in diverse elezioni provinciali. Dopo un breve periodo di transizione nuove elezioni furono convocate il sette Luglio 1963, con la proscrizione del Peronismo; le elezioni furono vinte dal candidato della Unin Civica Radical del Pueblo Arturo Illa, il quale avvi una serie di politiche innovatrici e progressiste, rimuovendo tra laltro le restrizioni imposte al Peronismo e al Partito Comunista. Le elezioni legislative convocate dal governo nel 1965 videro cos la vittoria schiacciante del Peronismo, circostanza che agit gli animi allinterno delle Forze Armate, tra le quali tornava a farsi strada lipotesi di un nuovo colpo di stato. Il golpe si consum nel Giugno dellanno successivo tra lindifferenza della cittadinanza che vedeva il ritorno al potere di un militare: il generale Juan Carlos Ongana. La crisi in cui si dibatteva la Chiesa in questi anni rifletteva abbastanza fedelmente la situazione di estrema confusione in cui era
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L. Zanatta, R. di Stefano, op. cit., pg. 465

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precipitata la societ argentina. In effetti le tensioni accumulatesi allinterno della societ finirono in questi anni per esplodere travolgendo le fragili strutture politiche e sociali del paese. Per quel che riguarda la Chiesa, abbiamo gi visto nel capitolo precedente come gli anni Sessanta e Settanta del Novecento siano caratterizzati dalle difficolt di integrare le innovazioni introdotte dal Concilio Vaticano II e dalla Conferenza di Medellin alla difficile realt di un paese che fino a quel momento era stato il bastione del conservatorismo neotomista; non che fino a questo momento la Chiesa fosse stata un blocco monolitico privo di voci fuori dal coro, ma il fatto che ora le idee avanzate dalla minoranza progressista venissero sancite dalle decisioni conciliari rafforzava enormemente il fronte innovatore, e questo creava non pochi problemi ad una gerarchia episcopale che al contrario rimaneva a grande maggioranza conservatrice. Lestrema fragilit dellassetto politico argentino unitamente al ruolo del tutto singolare rivestito nel suo interno dalla Chiesa, facevano si che queste tensioni scaricassero tutto il loro peso sulla vita politica del paese. Laspetto per certi versi paradossale che tale situazione di crisi interna, unitamente alla spinta disgregatrice proveniente dallacutizzazione della Guerra Fredda sul continente latinoamericano, finiva per rafforzare la Chiesa nel suo ruolo di cemento spirituale del continente e incarnazione dell identit nazionale nei confronti delle minacce provenienti dalle ideologie estranee di matrice democraticoliberale. E in questo clima che matur nel seno del clero progressista lidea del compromesso temporale, ossia la scelta di un impegno volto ad incarnare lo spirito evangelico cos da testimoniarlo allinterno della societ, a liberare gli oppressi dalla violenza delle sue strutture. Tale impegno invadeva inevitabilmente il terreno politico e sociale del paese, ponendo questi gruppi in contrasto col regime militare, nei confronti del quale fin per costituirsi come un vero e proprio fronte di resistenza. Decisa a combattere simili tentativi di disgregazione del fronte cattolico, e sempre pi arroccata su posizioni integraliste e conservatrici, la gerarchia episcopale cerc in tutti i modi di scoraggiare ed emarginare le azioni del clero progressista, finendo persino per avallare gli episodi di repressione dellesercito nei loro confronti.

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Questo lungo exursus sul rapporto tra la Chiesa cattolica e i regimi succedutisi alla guida del paese nel corso del Novecento, intende mostrare lesistenza di un progetto, unidea, che funge da comun denominatore delle politiche apparentemente diversificate, via via adottate dalle gerarchie episcopali. Tale progetto ha le sue radici nel mito della nacin catolica, vera stella polare delle politiche avanzate dallepiscopato nel corso degli anni; esso stabilisce una sorta di linea di continuit tra situazioni per altri versi molto differenti, come lo furono il regime peronista e la Revolucion Libertadora o ancora lalternanza tra dittatura e sprazzi di democrazia negli anni Sessanta e Settanta. Lavvento della Junta Militar alla guida del Proceso de Reorganizacin Nacional nel Marzo del 1976, rappresenta lapice di questo tentativo e, allo stesso tempo, il suo definitivo fallimento.

3 Una guerra sporca


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3.1 Violenza e repressione durante il Proceso

Dal momento del sequestro, la vittima perdeva tutti i suoi diritti; privata di ogni comunicazione con il mondo esterno, confinata in luoghi sconosciuti, sottoposta a supplizi infernali, ignara del suo destino, suscettibile di essere buttata in un fiume o nel mare, con blocchi di cemento legati ai suoi piedi, o ridotta in cenere;esseri che tuttavia non erano cose, conservavano attributi della creatura umana: la sofferenza per il tormento, la memoria della propria madre o del proprio figlio o del proprio compagno, linfinita vergogna per le violenze subite in pubblico; esseri non solo posseduti da questa infinita angustia e da questo infinito timore, ma che magari proprio per quello, conservavano in qualche angolo della loro anima qualche strampalata speranza .26

Con queste parole il rapporto realizzato dalla Comisin Nacional sobre la Desaparicin de Personas (CONADEP) sintetizzava la condizione orribile in cui, specie nei primi anni della dittatura, furono costretti a vivere migliaia di cittadini argentini che la Junta Militar ritenne pericolosi per il regime e per la nazione, in rapporto alla quale divenivano nemici interni, da abbattere ad ogni costo. Queste persone non vennero fucilate o uccise mediante esecuzioni pubbliche analogamente a quanto accadeva in Cile o in altri paesi, esse vennero semplicemente fatte sparire. Da qui laggettivo tristemente noto di desaparecidos, cio scomparsi; un aggettivo che indica una condizione psicologica ed esistenziale del tutto particolare per la vittima, secondo le parole dello stesso comandante in capo della Junta Videla
Mentre desaparecido non puoi avere alcun trattamento speciale, unincognita, un desaparecido, non ha identit, non ne vivo ne morto, desaparecido 27.

26

Cfr. Nunca Mas, Informe de la Comision Nacional sobre la Desaparicion de Personas, Buenos Aires, Eudeba, 1984. Consultabile anche on-line in http://www.desaparecidos.org/arg/conadep/nuncamas/nuncamas.html
27

Cfr. M. Novaro, V. Palermo, op. cit., pg. 106

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Per capire come fu possibile arrivare ad un simile stato di cose, alla pratica sistematica del sequestro di persona e alla sua successiva eliminazione senza alcun tipo di processo e senza che, non solo i parenti, ma neppure la vittima stessa sapesse del proprio destino, necessario addentrarsi nei meccanismi di quella che pi tardi sar chiamata Guerra sucia ossia Guerra sporca. Il termine usato dagli stessi membri della Junta per indicare la lotta alla sovversione, esprime chiaramente il carattere non convenzionale di una guerra diretta contro propri connazionali che tuttavia, rifiutando lanima cattolica-occidentale dellindentit nazionale, non venivano pi considerati cittadini argentini ma piuttosto corpi estranei, una sorta di virus nel corpo sano della nazione; una guerra che esigeva tecniche e procedure al margine della legalit e spesso al di fuori di essa. In effetti quello che si generava era una sorta di paradosso giuridico: lidentificazione tra identit nazionale e ideologia nazional-cattolicista poneva gli oppositori al di fuori del corpo della nazione e dunque non soggetti neppure alle residue garanzie costituzionali conservate dal regime militare; allo stesso tempo essi vivano allinterno del paese di cui mantenevano la cittadinanza, dunque non potevano essere considerati al pari di soldati di un paese straniero, con il quale si prendono accordi sul trattamento da riservare ai reciproci prigionieri. Essi insomma erano al di fuori di qualsivoglia sistema di protezione giuridica, il loro destino era nelle mani dei loro carcerieri. Fu lescalation di violenza politica che caratterizz gli anni immediatamente successivi alla morte di Pern nel 1973 a gettare le basi per una progressiva invasione dellarena politica da parte delle Forze Armate. Gi nel 1975 vi furono i primi ampliamenti di potere delle Forze Armate, incaricate di arrestare i focolai rivoluzionari accesisi nella zona di Tucuman; a tale misura segu il cosiddetto Operativo Indipendencia ossia la delega alle Forze Armate, da parte del governo di Isabelita Pern, della gestione dellordine pubblico con lautorizzazione ad usare ogni mezzo necessario alla repressione dei gruppi armati su tutto il territorio nazionale. In tale contesto nacquero i primi centri di detenzione clandestina, nella zona di Tucuman, in cui vennero imprigionati centinaia di militanti e attivisti di sinistra. Sul piano strettamente militare, le due organizzazioni pi forti in quegli anni erano lEjercito Revolucionario del Pueblo (ERP) e i Montoneros. Tuttavia gi sul finire del 1975 il pericolo reale rappresentato da queste organizzazioni era quasi nullo. Esse caddero vittime dellefficacia delle Forze Armate, ma anche e soprattutto di un
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progressivo isolamento dalle masse operaie legate alla sinistra peronista, che sempre meno si riconosceva nei modi e nelle idee dei gruppi rivoluzionari. Per questo lesplodere della repressione da parte dello Stato non fu vista inizialmente come un fattore negativo da parte dei guerriglieri: la guerra aperta rendeva evidente il carattere repressivo del governo costringendo la popolazione a schierarsi a favore o contro la rivoluzione e uneventuale vittoria del fronte rivoluzionario avrebbe permesso un radicale cambiamento della struttura statale, impossibile entro i termini del dialogo tra i partiti di una democrazia parlamentare; inoltre la dichiarazione di una guerra civile necessitava dellidentificazione di due eserciti contrapposti, tra i quali era doveroso il rispetto, se non della legge civile, almeno della legge di guerra. In questo tipo di analisi evidente un errore di valutazione da parte dei guerriglieri, i quali probabilmente si aspettavano un apparato repressivo analogo a quello attuato durante il governo di Ongana, compresi la detenzione di massa, la pratica della tortura e persino dellomicidio mediante la cosiddetta Ley de fugas28; di certo non potevano aspettarsi lincarcerazione sistematica realizzata attraverso un esercito clandestino di repressione.29 Nei primi anni di governo della Pern, gran parte del lavoro repressivo fu svolta infatti da bande paramilitari che agivano con lavallo di importanti esponenti governativi; il caso della Tres A (Alianza Anticomunista Argentina), fondata dal ministro del Benessere sociale Jos Lopez Rega. La Tres A collabor attivamente allescalation di violenza politica che caratterizz la prima met degli anni Settanta, sequestrando, torturando ed emettendo sentenze di morte verso sindacalisti, intellettuali, studenti e militanti di sinistra. Questo, come altri gruppi terroristici di estrema destra, gettarono le basi del modus operandi adottato pi tardi dalla Junta,che provveder ad incorporare i suoi componenti allinterno dellapparato clandestino del governo. Vi fu quindi un evidente continuit tra il modo di agire adottato dai gruppi paramilitari di estrema destra e quello assunto pi tardi dalle Forze Armate. Tale procedura si pu identificare con una precisa dottrina che in quegli anni prendeva forma e che fu individuata col nome di sicurezza nazionale; una dottrina che indicava nella sovversione un nemico sociale ed ideologico estremamente radicato allinterno della societ, la cui eliminazione era necessaria al ristabilimento della pace. Lindottrinamento
28

La Ley de fugas consisteva nellassassinio del detenuto mediante una simulazione di evasione. (nda)
29

Cfr. M. Novaro, V.Palermo, op. cit., pg. 78 40

dei militari a tale sistema di pensiero fu perseguito con estrema coerenza e sistematicit, avvalendosi dellaiuto di alcuni teorici francesi, che avevano maturato la propria esperienza nel corso della guerra contro-insurrezionale in Algeria e Indocina. Figura di spicco allinterno di questo ambito culturale fu Georges Grasset, gi cappellano della forza di occupazione in Algeria nonch ispiratore della Organisation de lArme Secrte (OAS), che a partire dal 1962 diresse a Buenos Aires la rivista Verbo, organo di diffusione del pensiero integralista e nazionalista allinterno dei gruppi di estrema destra. 30 I giovani ufficiali impararono cos dai propri insegnanti come affrontare il nemico sovversivo; appresero la necessit della formazione di un esercito clandestino da affiancare allapparato ufficiale di repressione, cos come ad affrontare il nemico con le sue stesse armi: il disconoscimento di ogni convenzione e di ogni legalit, la pratica sistematica della tortura, il sequestro, lassassinio, nonch ad estendere il teatro delle operazioni al di fuori dei limiti territoriali, cosa che trover una concreta attuazione grazie soprattutto alla collaborazione del governo statunitense per mezzo del cosiddetto Plan Condor. Dopo il golpe del Marzo 1976, le Forze Armate si impegnarono per assumere il pieno controllo dellapparato repressivo; a tal scopo si liberarono delluomo forte del governo peronista Lopez Rega e fecero s che gli ex componenti delle bande paramilitari di estrema destra fossero integrati allinterno dellesercito clandestino controllato dalla Junta. Tale evoluzione nel complesso sistema repressivo del governo fu egregiamente sintetizzato dallo scrittore e giornalista Rodolfo J. Walsh nella sua Lettera aperta di uno scrittore alla Giunta Militare. In quella lettera veniva rifiutata la finzione secondo cui bande di destra eredi della Tres A sarebbero state in grado di attraversare il paese con mezzi militari e di buttare nel Rio de la Plata o nel mare aperto centinaia di corpi da aerei dellEsercito senza che i dirigenti della Junta ne fossero a conoscenza.
Le tre componenti delle Forze Armate sono oggi le Tres A e la Giunta da voi presieduta non lago della bilancia tra violenze di segno opposto n il giusto arbitrio tra due terrorismi ma piuttosto la fonte stessa del terrore che ha perso la bussola e che pu solo balbettare il discorso della morte .31

30

Cfr. M. Novaro, V. Palermo, op.cit., pg. 83

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Questa lettera, unitamente allattivit di Walsh come fondatore della Agencia de Noticias Clandestina (ANCLA), decretarono la morte dello scrittore, caduto in un agguato preparato dagli uomini della Scuola di Meccanica della Marina (ESMA), uno dei pi importanti centri di detenzione clandestina attivi nella capitale. Secondo quanto riportato nel rapporto della CONADEP sulla violazione dei diritti umani durante la dittatura, furono 8.961 le persone sequestrate e poi trasferite in uno dei 340 centri di detenzione clandestina attivi sul territorio nazionale, precisando che si tratta di una cifra provvisoria. Sempre dallo stesso documento si apprende come la maggioranza dei sequestri avvenisse nelle ore notturne a casa della vittima o, in minor misura, sul luogo di lavoro o di studio, da parte di piccoli nuclei di uomini a bordo di mezzi sprovvisti di targa che dopo il sequestro sparivano nel nulla. 32 Dalle diverse testimonianze di ex prigionieri e pi tardi, di alcuni militari pentiti, possibile ricostruire liter cui le vittime furono sottoposte. Una volta sequestrata la vittima veniva incappucciata e in questo stato rimaneva per la maggior parte del tempo trascorso nei centri di detenzione; li veniva sottoposta a frequenti interrogatori durante i quali vi era luso costante della tortura al fine di estorcere informazioni utili al prigioniero. Lo strumento di tortura pi impiegato era la picana, ossia una punta metallica collegata a due poli elettrici,che entrando a contatto con la pelle produce una scarica. Luso prevalente di questo strumento dovuto al fatto che, se usato con perizia, non lascia segni sulla pelle e dunque la vittima non ha modo di denunciare i propri torturatori in un momento successivo. Tuttavia questo particolare interessava relativamente ai militari che non dovevano rispondere a nessuno delle proprie azioni e di fatto furono impiegati anche altri mezzi di tortura caratterizzati da un livello di ferocia e di sadismo che lascia esterrefatti.33 La tortura si concludeva il pi delle volte con leliminazione del prigioniero che veniva cremato o buttato da aerei dellesercito nel Rio
31

R. Walsh, Carta Abierta alla Junta Militar, 24 Marzo 1977. Cit. In H. Verbitsky, Il volo: le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos, Milano, Feltrinelli, 1996
32

Cfr. Nunca Mas, Informe de la Comision Nacional sobre la Desaparicion de Personas, Buenos Aires, Eudeba, 1984. Consultabile anche on-line in http://www.desaparecidos.org/arg/conadep/nuncamas/nuncamas.html
33

Cfr. H. Verbitsky, op. cit., pg. 74

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de la Plata o in mare aperto. Secondo quanto riportato da Scilingo, un ex militare della marina, dopo il periodo di interrogatorio veniva comunicato ai prigionieri che sarebbero stati legalizzati e trasferiti in un carcere militare per il quale era necessario la somministrazione di un vaccino; in realt veniva loro iniettata una dose di sedativo che li rendeva quasi incoscienti. Venivano dunque caricati su automezzi dellesercito e trasportati allaeroporto militare dove venivano fatti salire su aerei dellaviazione. Una volta in volo veniva loro iniettata una seconda dose di sedativo e una volta che avevano perso i sensi venivano spogliati e, quando il comandante, a seconda di dove si trovava laereo, dava lordine, si apriva lo sportello e venivano gettati di sotto nudi, a uno a uno .34 Luso della sparizione come forma di repressione un fattore caratteristico del Proceso che lo distingue da qualsiasi altra forma di regime instaurato negli anni precedenti in Argentina cos come nei paesi vicini. Tale metodo fu preferito ad altri per due ragioni fondamentali: il disorientamento della guerriglia, del tutto impreparata ad affrontare una situazione simile e la copertura della realt repressiva agli occhi dellopinione pubblica, non tanto nazionale quanto internazionale. Nel 1978 la maggior parte del lavoro era stato fatto; lattenzione rivolta al paese in occasione dei mondiali di calcio imminenti nonch le pressioni internazionali dovute in particolar modo al cambiamento della politica sui diritti umani avviato dal presidente Carter negli Stati Uniti, fecero s che il regime allentasse la morsa repressiva sul proprio territorio. Cos quando nello stesso anno Videla accolse lispezione della Comision Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), pot mostrare al mondo un paese del tutto pacifico e normalizzato.35

34

Cfr. H. Verbitsky, op. cit., pg. 54 Cfr. M. Novaro, V. Palermo, op. cit., pg. 119

35

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3.2 - Por algo ser: la Chiesa cattolica dinanzi alla tragedia dei desaparecidos

Allinterno dellapparato repressivo del Proceso, un ruolo decisivo fu giocato dalle gerarchie ecclesiastiche ed in particolar modo dal vicariato castrense. Questultimo si caratterizza per una situazione del tutto particolare che lo vede strettamente legato alle Forze Armate, fino a costituirne una sorte di appendice spirituale. In effetti il vicariato castrense fu creato nei primi anni del secolo scorso con lo scopo di fornire assistenza spirituale alle Forze Armate; col passare degli anni la sua collocazione iniziale allinterno del sistema gerarchico ecclesiastico si spost verso posizioni di maggiore autonomia, fino a divenire del tutto indipendente dallamministrazione vescovile con la trasformazione del vicariato in una vera e propria diocesi. In tal modo il Vicario castrense divenne unico responsabile dinanzi allautorit pontificia delloperato allinterno della propria diocesi, in cui i cappellani ricoprivano il ruolo di sacerdoti mentre i militari e loro famiglie costituivano linsieme dei fedeli. Si accentu cos il profondo distacco tra la realt delle
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caserme e quella della societ civile, distacco che ora trovava conferma anche dal punto di vista religioso. In ogni caso si diceva del ruolo svolto dalla Chiesa allinterno del sistema repressivo organizzato dalla Junta Militar al potere; esso si caratterizza per una pluralit di atteggiamenti e prese di posizione diverse che rendono assai complessa unanalisi unitaria del fenomeno. Senza dubbio latteggiamento iniziale dellEpiscopato fu caratterizzato da un appoggio generalizzato e spesso entusiastico al Proceso; molte furono le voci che nel periodo immediatamente precedente al golpe si levarono in favore di un intervento delle Forze Armate, una su tutte quella di mons. Bonamin, provicario dellEsercito, che in unomelia pronunciata il 23 Settembre 1975 alla presenza del gen. Viola, Capo di Stato Maggiore dellEsercito, salut i militari
purificati nel Giordano del sangue per mettersi alla testa di tutto il paese.[] LEsercito sta espiando i peccati nel nostro paese. Non vorr Cristo che un giorno le Forze Armate vadano oltre la loro funzione? .36

Oltre allopera di legittimazione mediante lelaborazione di una teologia rispondente agli ideali di nazional-cattolicismo promossi dal regime e dai vescovi tradizionalisti, parte del clero, soprattutto quello castrense, svolse anche un ruolo pi pratico ma non per questo meno importante, di azione morale e spirituale tanto sulle vittime che sui loro aguzzini. Diverse testimoniante di ex-detenuti nei centri di detenzione clandestina rivelano latteggiamento di giustificazione delle torture da parte dei cappellani militari, i quali cercavano di persuadere le stesse vittime della necessit di tali pratiche qualora si rifiutassero di collaborare. Unazione simmetrica era rivolta ai militari che spesso non reggevano il peso delle loro azioni rivolgendosi per questo ai propri assistenti spirituali, i quali li confortavano sulla bont delle loro azioni alla luce del fine superiore che le rendeva necessarie. Si svolgeva in tal modo unopera anestetizzante nei confronti delle coscienze dei militari, i quali ricevevano nuova linfa spirituale per lassolvimento della propria missione.37 Lo stesso Paolo VI non manc di salutare con favore la vocazione cristiana ed occidentale proclamata dal regime dopo il golpe.38

36

Cfr. E. F. Mignone, La testimonianza negata, chiesa e dittatura in Argentina, Bologna, EMI, 1988 37 Cfr. E. F. Mignone, op. cit., pg. 27; e H. Verbitsky, op. cit., pg. 38 Cfr. M. Novaro y V. Palermo, op. cit., pg. 101

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Per quanto fortemente minoritarie, non mancarono tuttavia voci di dissenso,tra queste un particolare rilievo assunse la presa di posizione di mons. Angelelli, vescovo di la Rojia, promotore del rinnovamento ecclesiastico fin dagli anni del Vaticano II, cui segu un personale impegno nella promozione di una Chiesa Popolare vicina ai poveri e agli emarginati. Mons. Angelelli, pag il suo impegno con la vita, assassinato per mezzo di un simulato incidente automobilistico il quattro Agosto del 1976. 39 Lassassinio di mons. Angelelli era stato preceduto da altri omicidi o incidenti sospetti, come quello dei Padri Pallottini, avvenuto il quattro Luglio dello stesso anno. Tali aggressioni nei confronti di appartenenti al clero, per quanto portatori di idee scomode, inizi a suscitare lirritazione della Santa Sede, dalla quale cominciarono a levarsi voci di dissenso nei confronti dei metodi repressivi utilizzati dal regime. Un primo documento era stato gi stilato dalla CEA riunita a San Miguel nel Maggio del 1976; in esso si affermava lillegittimit del sequestro e dellomicidio in unottica cristiana, mantenendo tuttavia una forte ambiguit rispetto alle responsabilit di tali atti e soprattutto, contemplando tutta una serie di eccezioni che di fatto vanificavano la condanna che si intendeva esprimere. Nel 1977 furono inoltrate alla Junta e al suo presidente Videla altri tre documenti emessi dallEpiscopato, sempre pi pressato tra la necessaria opera di purificazione sociale messa in atto dai militari e una folla immensa di parenti ed amici delle vittime della repressione che continuavano a vedere nella Chiesa lunica speranza di ritrovare i propri cari. Tra questi documenti un particolare rilievo assunse un Memorandum datato ventisei Novembre 1977; in esso lEpiscopato esprime al governo la propria preoccupazione per la situazione dei desaparecidos, il cui numero sembra crescere senza sosta e la propria irritazione per il trattamento cui sono spesso sottoposti alcuni componenti del clero, accusato di subire infiltrazioni marxiste; il tutto accompagnato dalla consueta comprensione per la difficile situazione cui devono porre rimedio i militari e dalla solita deferenza che aveva caratterizzato i precedenti documenti.40 Questi richiami, per quanto cauti e deferenti, suscitarono una certa indignazione tra i militari che ormai incarnavano interamente il ruolo precedentemente accordatogli dalle gerarchie ecclesiastiche di protettori dellidentit nazionale occidentale e cattolica. E probabile dunque che la preoccupazione cui si accennava nei documenti episcopali, sia apparsa ai militari come un
39 40

Cfr. E. F. Mignone, op. cit., pg.41 Cfr. E. F. Mignone, op. cit., pg. 60-62

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atteggiamento piuttosto ipocrita e irritante, ma non particolarmente dannoso per un regime che nonostante tutto non veniva affatto rinnegato n criticato apertamente sul piano ufficiale. Esemplare di tale atteggiamento il cinismo con cui Videla rispose allEpiscopato riguardo al problema dei desaparecidos affermando che
Il governo accetta questa riflessione della Chiesa che, daltra parte, corrisponde alla realt. Vi sono cinque possibili cause di scomparsa: che tali persone siano passate alla clandestinit; che per un qualsiasi motivo di mancanza di lealt siano state eliminate dalle loro stesse organizzazioni; che si siano nascoste per allontanarsene; che per disperazione si siano suicidate; che siano state il risultato di possibili eccessi occorsi nella repressione operata dalle Forze Armate .41

Dopo il Memorandum non vi fu pi alcun richiamo da parte dellEpiscopato ai membri della Junta. La Conferenza Episcopale dellAprile 1978 ritenne chiusa la questione dei desaparecidos, nonostante nessuna spiegazione in merito fosse stata fornita dai militari. I documenti della Conferenza non fanno menzione del problema se non accennando alla cinica risposta fornita da Videla, cui seguir una decisa volont di ignorare il problema riferendosi ad esso in termini di perdono e di riconciliazione. A partire da questo momento allangoscia di parenti ed amici dei desaparecidos i membri dellEpiscopato risponderanno:Por algo ser ossia sar ben per qualche motivo, rifiutandosi di indagare oltre sul destino delle vittime. Allazione per cos dire ufficiale, se ne affiancava unaltra pi riservata ma ugualmente nota e accettata allinterno delle Forze Armate. Si tratta dellassistenza fornita da alcuni esponenti del clero ai parenti dei desaparecidos che sempre pi affollavano le sale del Vicariato, dellEpiscopato e della Nunziatura. Figura emblematica di questazione quella di Emilio Grasselli, segretario personale del vicario castrense dagli anni Cinquanta, quando questa carica era ricoperta da mons. Caggiano, passando per lamministrazione di mons. Tortolo e mons. Medina durante e dopo la dittatura militare. Secondo quanto riferito dalle testimonianze dei parenti delle vittime raccolte dalla CONADEP, Grasselli aveva nel suo ufficio, adiacente alla cappella Stella Maris, situata allinterno del quartier generale della Marina, uno schedario in cui venivano raccolte le informazioni riguardanti

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Cfr. E. F. Mignone,op. cit., pg. 58

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le vittime di sequestro. Tali informazioni erano estremamente dettagliate e non lasciano dubbi sulleffettiva conoscenza da parte del Vicariato, del trattamento cui erano sottoposti i prigionieri del regime. Ai parenti angosciati che si recavano nel suo ufficio per avere notizie dei propri cari, Grasselli mostrava un elenco in cui una croce affianco al nome del prigioniero separava quelli ancora vivi da quelli assassinati. Un aspetto particolare, del quale Grasselli fu chiamato a rispondere dinanzi alla Camera Federale nel corso del processo agli ex-comandanti, fu quello riguardante la consegna di passaporti e biglietti aerei ad alcune vittime che occasionalmente venivano liberate. Secondo E. F. Mignone, sarebbe troppo benevolo spiegare questa apparente contraddizione con una reale volont di Grasselli e del vicario Tortolo di aiutare realmente le famiglie che cercavano loro aiuto. In effetti lazione del segretario era il pi del volte del tutto inutile, a parte quei casi in cui i militari avevano gi deciso di liberare i prigionieri poich ritenuti di scarsa pericolosit. Pi probabile secondo lautore, l inserimento di tale opera allinterno dello stesso meccanismo repressivo che si vedeva cos avvantaggiato da unattivit che creava confusione, alimentava speranze e assopiva la combattivit dei familiari delle vittime. Un principio analogo daltra parte, aveva portato allapertura di un inutile archivio delle denunce presso il Ministero dellInterno.42 A questo punto inevitabile interrogarsi sui motivi che spinsero la Chiesa ad agire in questo modo. In merito a questo problema Loris Zanatta nel suo libro Historia de la Iglesia Argentina, individua alcune possibili spiegazioni. La prima, giudicata la pi ovvia ma anche la pi superficiale, si rif al clima politico instaurato in quegli anni dallacutizzarsi della Guerra Fredda sul continente latinoamericano. La rivoluzione cubana risaliva a poco pi di dieci anni prima e la minaccia costituita dallavanzare del Comunismo appariva in quegli anni estremamente concreta. In tale ottica la Chiesa poteva dunque scegliere di tacere sui crimini di un regime che per quanto crudele, rappresentava il baluardo cristiano ed occidentale nei confronti del marxismo dilagante. Tale spiegazione ha i suoi fondamenti ma, come si accennava, appare piuttosto limitata e non spiega latteggiamento in senso opposto tenuto dagli episcopati Cileno, Brasiliano ed Uruguayano in quegli stessi anni. Unaltra spiegazione si fonda su quanto spesso stato dichiarato da alcuni esponenti ecclesiastici argentini riguardo ad una loro presunta
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Cfr. E. F. Mignone, op. cit., pg.31

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ignoranza dei fatti. Indicativa di tale atteggiamento sono le parole di mons. Tortolo che il 14 Ottobre 1976 dichiar ai giornalisti
Io non sono al corrente, non ho prove esaurienti che i diritti umani siano violati nel nostro paese. Lo sento, lo ascolto, ci sono voci, ma non mi consta .43

Che i membri dellEpiscopato e a maggior ragione mons. Tortolo che nel 1976 era Vicario castrense fossero informati dei fatti fuori discussione; ne sono prova i documenti rinvenuti negli uffici del Vicariato e dellEpiscopato nonch le decine di testimonianze fornite dai famigliari delle vittime. Affermare il contrario vuol dire supporre uningenuit da parte della societ che per certi versi addirittura offensiva. Una terza spiegazione fa riferimento allantico legame esistente tra la Chiesa e le Forze Armate, un legame che vede le due istituzioni quali pilastri della nazione secondo il mito della nacin catolica di cui si parlato nel capitolo precedente. Unultima spiegazione Zanatta la cerca sul piano teologico, laddove lazione della Chiesa Argentina sarebbe il frutto di una visione ecclesiocentrica ereditata dal pontificato di Pio XII. Linfluenza che Pio XII esercit sul clero Argentino evidente nellorientamento neotomista che, cos come guid il pontificato di papa Pacelli, rappresent la stella polare dellEpiscopato argentino ben oltre il Vaticano II che di fatto ne minava i fondamenti gi nel 1962. Ma le analogie sono ancora pi sorprendenti se si volge lo sguardo allatteggiamento tenuto da Pio XII durante la Seconda Guerra Mondiale nei confronti della Germania nazista: un atteggiamento il cui fattore caratterizzante fu il silenzio dinanzi a tragedie come lolocausto, silenzio cui si accompagnavano riserve e proteste da parte della Santa Sede, ma che non arrivarono mai ad una condanna pubblica di cui si sentiva certamente il bisogno. I silenzi di papa Pacelli appartengono agli enigmi della storia cui gli studiosi non hanno ancora fornito una risposta concorde; certo sconvolgente lanalogia con il silenzio che in egual misura caratterizz lazione dellEpiscopato argentino durante la dittatura. Se questo non basta a stabilire un parallelismo tra due realt cos diverse come la Germania di Hitler e lArgentina della Junta Militar, comunque indicativo di una mentalit di fondo condivisa. Tale mentalit consiste appunto in una visione ecclesiocentrica della societ, una visione che si preoccupava innanzitutto delle prerogative ecclesiastiche, che
43

Cfr. E. F. Mignone, op. cit. pg. 15

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portava ad anteporre la salvaguardia dellunit della Chiesa e della sua influenza pubblica a qualsiasi altra considerazione.44 Tra le spiegazioni fornite da L. Zanatta questultima appare certamente la pi convincente, lunica che pone lattenzione sui fattori di lungo periodo che caratterizzano la storia della Chiesa argentina e che individua una linea di continuit ideologica allinterno del corpo episcopale, che attraversa tutta la seconda met del Novecento. Daltra parte il persistere di una visione ecclesiocentrica allinterno dellEpiscopato argentino cos come della Santa Sede sembra trovare conferma nellazione di riconciliazione intrapresa dalle autorit vaticane gi a partire dai primi anni Settanta e che subirono una decisa accelerazione dopo il Concilio di Puebla del 1979, grazie soprattutto allopera intrapresa in tal senso dal nuovo pontefice Giovanni Paolo II.

4 Il ritorno alla democrazia tra memoria ed oblio

44

Cfr. L. Zanatta, R. di Stefano, op. cit., pp 546-549

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4.1 Il Proceso entra in crisi

Il regime di ordine e sicurezza raggiunto dal Proceso dopo il primo anno di governo, nascondeva dietro il suo volto rassicurante, i segni di una crisi profonda che i militari non sembravano in grado di affrontare. Negli anni tra il 1977 e il 1982 tre furono i fattori destabilizzanti che minarono le basi del regime: le questione dei diritti umani, costantemente sottovalutata dai militari ma fortemente incisiva sul piano del consenso internazionale; la forte crisi economica i cui effetti non potevano che essere accentuati dal crescente isolamento internazionale; la sconfitta militare nella guerra delle Falkland o isole Malvinas, episodio fortemente delegittimante che render irreversibile il processo disgregativo del regime militare. Sin dai primi anni del Proceso lambasciata statunitense a Buenos Aires inizi a raccogliere con crescente preoccupazione le testimonianze di persone che denunciavano la scomparsa di amici e parenti ad opera dei militari. Linsediamento di Jimmy Carter alla Casa Bianca nel Gennaio 1977 port ad una svolta decisiva degli Stati Uniti nel campo dei diritti umani. Le pressioni sullalleato sudamericano si fecero pi pressanti mentre la condanna internazionale si estendeva rapidamente dallAmerica allEuropa. Alle condanne naturalmente si accompagnavano importanti provvedimenti sul piano economico e militare da parte delle autorit internazionali, cos che lArgentina inizi ad incontrare enormi difficolt nellottenere crediti e armi da parte dei paesi del blocco occidentale. La crisi economica, gi sufficientemente pressante nel paese, non poteva che aumentare i suoi effetti in seguito a provvedimenti simili, cos che lisolamento internazionale risult essere una forma di coercizione particolarmente efficace per un parziale mutamento di politica da parte della Junta. Il presidente Jorge Videla, comprendendo la necessit di rassicurare i propri alleati sullonest e la legalit del proprio governo, avvi in questi mesi una strategia propagandistica che agiva contemporaneamente in due direzioni: da una parte, delegittimazione delle denunce da parte di familiari delle vittime e organizzazioni per la difesa dei diritti umani, accusati di politicizzazione e intenti sovversivi; dallaltra svalutazione e deresponsabilizzazione del problema, individuando la causa delle sparizioni in volontari passaggi alla lotta clandestina o al limite in eccessi da parte di
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qualche subalterno. Quella degli eccessi da parte di militari di basso rango sfuggiti al controllo dei propri superiori, sar un espediente cui i militari ricorreranno spesso; tuttavia, stando alle testimonianze di diversi pentiti, si pu facilmente scartare questa ipotesi come tentativo di spiegazione del fenomeno repressivo. Seppure un certo grado di autonomia veniva lasciato alla manovalanza di basso rango45, tutti i militari interrogati sulla questione si rifiutano categoricamente di accettare la teoria che fa di loro una banda di criminali che agivano per conto proprio; a dare gli ordini erano le Forze Armate e se delle illegalit furono commesse la responsabilit di tutta lArma e non dei soli subalterni.46 Daltra parte simile atteggiamento di scaricabarile nei confronti delle proprie responsabilit non certo una novit; nel caso argentino si pu ragionevolmente parlare di una corresponsabilit di subalterni, spesso preda dellebbrezza provocata dal senso di onnipotenza sulle proprie vittime, e quadri superiori che accettarono di buon grado di lasciare una certa autonomia ai propri sottoposti se questo risultava utile al conseguimento dei propri obbiettivi.47 In ogni caso tali tecniche mancarono il proprio intento illusorio cos che nel Settembre 1978, trovandosi a Roma in occasione della nomina di Giovanni Paolo I al soglio pontificio insieme al vicepresidente degli Stati Uniti Mondale, Videla dichiar la propria disponibilit ad accogliere in Argentina unispezione del CIDH (Centro Interamericano por los Derechos Humanos), a dimostrazione del fatto che il suo governo non aveva nulla da nascondere. In realt il comandante in capo della Junta sperava in un accordo con gli Stati Uniti che impedisse allorganismo di scavare in profondit la realt del paese, ma simili speranze palesavano lincapacit dei militari di comprendere la portata innovativa del governo Carter in materia di diritti umani nonch il grado di sospetto che la loro amministrazione aveva raggiunto presso gli organismi internazionali, prima fra tutti lONU. Lispezione fu dunque ufficializzata nel Dicembre 1978 senza che alla commissione fosse posta restrizione alcuna, eccezion fatta naturalmente per le basi militari. Finalmente nel Settembre del 79 i commissari del CIDH raggiunsero il paese dando inizio al proprio lavoro; durante la propria permanenza essi ascoltarono le testimonianze di diversi detenuti del PEN (il sistema penitenziario legale),i quali li informarono sugli aspetti disumani della propria esperienza e visitarono cimiteri e
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Cfr Osiel, La creazione della sovversione nella guerra sporca dArgentina, in M. Flores, Storia, Verit e Giustizia: I crimini del XX secolo, Milano, Bruno Mondadori, 2001 46 Cfr. H. Verbitsky, op. cit. pg. 54-57 47 Cfr. Osiel, op. cit. pg. 317

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centri di detenzione. In realt non tutto avveniva alla luce del sole; ex detenuti della Scuola di Meccanica della Marina (ESMA) raccontano di come nei giorni immediatamente precedenti lispezione i militari avessero messo in atto unopera di pulizia e ristrutturazione delledificio, occultandone cos gli aspetti pi macabri e di come i detenuti ancora presenti fossero stati trasferiti in posti pi sicuri. 48 In ogni caso il ruolo pi incisivo fu svolto dalle centinaia di testimonianze offerte da amici e familiari dei desaparecidos; il governo era certo a conoscenza del potere deleterio che tali testimonianze avevano nei confronti del regime, ma non fu in grado di contrastarle, limitandosi a squalificarle come illegittime poich provenienti da persone vicine ai terroristi arrestati. Tuttavia londata di sdegno conseguente alla conferma dei propri sospetti riguardo alla dittatura da parte degli organismi internazionali fu enorme; ormai negare lapplicazione della tortura e dellomicidio clandestino nella lotta contro la sovversione era improponibile, si cerc dunque di concedere parziali ammissioni per lepoca precedente, rimarcando tuttavia lefficacia di tali metodi nel ristabilimento della pace nel paese. Per quanto riguarda il fronte interno, i risultati dellispezione furono in un certo senso pi lenti nellesplicitarsi ma era evidente lapertura di una breccia nel muro di silenzio imposto per anni dalla Junta al popolo Argentino. Una reazione immediata ci fu invece allinterno delle Forze Armate; il fronte duro dei procesisti non aveva affatto gradito la disposizione benevola di Videla nei confronti degli organismi internazionali tanto che nello stesso Settembre 1979 vi fu una sollevazione militare guidata da Luciano Menndez, capo del III Corpo dellEsercito. La sollevazione fu facilmente repressa e il suo fallimento dimostrava a chi non ne fosse ancora convinto, la definitiva supremazia del gruppo moderato delle Forze Armate su quello integralista, supremazia che verr sancita dalla successione del generale moderato Viola alla presidenza di Videla. Alla contrariet di alcuni settori delle Forze Armate, si accompagnava quella delle istituzioni che sin dallinizio avevano favorito il progetto procesista: le associazioni imprenditoriali e la Chiesa cattolica. Entrambi manifestarono apertamente il proprio dissenso nei confronti di quella che consideravano unindebita ingerenza negli affari interni dello Stato argentino; la seconda per si trov ad affrontare una situazione molto pi complessa di quanto probabilmente si aspettasse. Alla fine degli
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Cfr. H. Verbitsky, Lisola del Silenzio, Fandango, Roma, 2006

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anni Settanta infatti molte cose nel mondo erano cambiate e probabilmente i militari scontavano la loro incapacit di comprendere tali mutamenti; cos come il mutato atteggiamento degli Stati Uniti rendeva ambiguo e persino pericoloso lalleato nordamericano, lattitudine tuttaltro che benevola del nuovo pontefice Giovanni Paolo II nei confronti del regime rendeva problematica la tradizionale alleanza tra la spada e laltare. Inizialmente i membri dellEpiscopato argentino si mostrarono fortemente solidali con il proprio governo, come dimostrano le dichiarazioni di alcuni vescovi:
La CIDH ha intenzioni politiche [] dobbiamo difendere la nostra sovranit e se la commissione eccede le sue funzioni, il governo, facendo uso delle sue facolt sovrane, deve considerare terminata la sua missione [] I diritti umani sono sospesi in tempo di guerra.49

Latteggiamento episcopale non mut nemmeno quando furono diffuse in tutto il mondo le parole pronunciate da papa Wojtyla il 23 Ottobre 1979 affinch i vescovi argentini
si facessero eco dellangoscioso problema delle persone scomparse in quella povera nazione, dove si danna il cuore di molti familiari e parenti.50

Ma il contrasto tra la Chiesa locale e il Vaticano sar destinato ad aumentare rendendo particolarmente complicata lopera del Nunzio Apostolico Pio Laghi, sul cui ruolo durante la dittatura militare permangono molti dubbi ed interrogativi.51 In ogni caso il Concilio Vaticano di Puebla, apertosi il ventotto Gennaio di quello stesso anno, aveva dato delle indicazioni ben precise in merito alla situazione della Chiesa Latinoamericana. Se si voleva ottenere una sana e completa pacificazione, era necessario condannare gli eccessi del regime e riconoscerli come tali, cos da poter procedere col perdono e lolvido (loblio). Insomma la questione dei diritti umani, soprattutto a causa dei cambi di politica di Stati Uniti e Vaticano, aveva finito per privare il regime dei suoi pilastri identitari: la cristianit e loccidentalit. E evidente il forte potere delegittimante di simili cambiamenti sia sul piano nazionale che internazionale; cambiamenti che disperderanno
49

Parole pronunciate da Guillermo Bolatti, Arcivescovo di Rosario,il 7 Agosto 1979. Cit. in M. Novaro, V. Palermo, op. cit., pg. 314
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Cfr. M. Novaro, V. Palermo, op. cit., pg. 314 Sul ruolo del nunzio Laghi si veda E. Mignone, (1988); H. Verbitsky , (2006)

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nel tempo quellaura di sacralit che sino ad allora aveva circondato i militari e la loro missione, rendendo possibile le prime discussioni sulla legittimit del loro potere. La guerra delle Falkland o isole Malvinas, iniziata nel Marzo 1982 dallallora capo della Junta Leopoldo Gualtieri, costituisce un punto di svolta per la vita del Proceso de Reorganizacion Nacional. La sconfitta da parte del governo britannico rese irreversibile il processo di sfaldamento del regime militare in atto; dopo di essa i civili iniziarono a guardare con occhi diversi i militari al potere, in qualche modo laura di timore ma anche di rispetto che li circondava cominciava a dissolversi. In realt la crisi del regime aveva cause ben pi profonde di ordine politico ed economico, ma la sconfitta in una guerra che agli occhi di molti appariva dovuta ad una cattiva gestione del conflitto, rappresentava un episodio molto grave per un governo di militari. La maggioranza dei cittadini, di qualsiasi tendenza politica, si sentirono in un certo senso ingannati dai militari che avevano intrapreso una guerra alla quale non erano pronti e in un certo senso non ne avevano tutti i torti considerando le cause reali che spinsero il governo argentino ad avviare limpresa bellica. In realt queste rappresentavano soprattutto il tentativo estremo dellallora capo del governo Galtieri, di porre un argine allondata di contestazione nazionale ed internazionale, dovuta alla forte crisi economica e alla violazione dei diritti umani. Per rispondere a questa situazione Galtieri cerc di giocarsi la carta del sentimento nazionale, dal quale sperava di ricavare consenso in seguito ad una rapida vittoria contro il potere di una democrazia liberale. Le isole Falkland infatti, cos come la Georgia del Sud e le isole Sandwich meridionali, erano fin dal 1883 un possedimento britannico. Tuttavia lArgentina ha sempre rivendicato la propria sovranit sullarcipelago, situato a poche miglia dai suoi confini meridionali; in tempo di decolonizzazione simili rivendicazioni assumevano una forza maggiore, senza contare che vi erano precedenti importanti di risoluzioni ONU, dove simili politiche di rivendicazione nei confronti di potenze excolonialiste erano state appoggiate dallAssemblea Generale52, che daltre parte aveva gi ratificato nel 1965 una risoluzione in cui si classificava la disputa come un problema coloniale53. Vi erano poi altri presupposti che persuasero la Junta circa una rapida ed indolore soluzione del conflitto; in un certo senso il governo britannico sembrava quasi
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Risoluzioni ONU: 2131 (1965), 2326 (1967), 2908 (1972), 3281 (1974) e 3314 (1974) Risoluzione ONU: 2065 (1965)

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disinteressarsi delle isole dove i contingenti militari erano stati fortemente diminuiti proprio in questo periodo, mentre i cittadini della Falkland venivano declassati a British Overseas Territories Citizen ( senza diritto di voto in madrepatria e con minori diritti di cittadinanza ). Si contava infine sulla completa neutralit da parte degli Stati Uniti, legati al paese latinoamericano dal Trattato interamericano di assistenza reciproca. Date le premesse, il governo argentino decise quindi di avviare le operazioni nel Marzo del 1982 con la Operazione Rosario; in questa prima fase le sorti del conflitto arrisero allArgentina che la mattina del due Aprile riuscirono a conquistare lisola con scarse difficolt. A fronte della nuova situazione lopinione pubblica internazionale si presentava divisa tra coloro che vedevano nel comportamento del governo londinese il perpetuarsi di pretese coloniali, e coloro che invece ne mettevano in evidenza lormai consolidata essenza democratica in contrasto con il regime dittatoriale presente in Argentina. LONU alla fine decise di non creare un pericoloso precedente accogliendo le pretese di revisione territoriale cos come chiesto dallArgentina, cos intim al suo governo di ritirarsi immediatamente e di porre termine alle ostilit. Dati gli scarsi risultati ottenuti per via diplomatica, il diciannove Aprile la Gran Bretagna diede inizio alloperazione Corporate con la quale il venti Giugno avrebbero ripreso il controllo dellarcipelago. La guerra si concluse dunque in un disastro per il governo militare argentino e questo, come abbiamo detto, min fortemente la sua stabilit sul piano interno.

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4.2 La Chiesa cattolica tra Medellin e Puebla

Sin dal 1970 la preoccupazione maggiore della Santa Sede, in merito alla situazione dellAmerica Latina, fu il ristabilimento dellarmonia e dellunit della Chiesa continentale. Tale preoccupazione era perfettamente in linea con il programma di unit della chiesa universale che di li a pochi anni sarebbe divenuto lobbiettivo principale del pontificato di Giovanni Paolo II; limportanza dellunit episcopale si configurava poi come una vera e propria necessit in paesi come lArgentina, in cui le dispute ecclesiastiche finivano regolarmente per condizionare in maniera determinante la vita politica del paese. Il disastro in cui si era concluso il Proceso, unitamente al vento di moderazione che soffiava sopra lassemblea riunitasi a Puebla de Los Angeles (Messico) nel 1979 e allorientamento unitario impresso dal pontificato di Wojtyla, convinsero i vescovi a risolvere le proprie dispute allinterno dellambito ecclesiastico, evitando ripercussioni sulla societ civile. Lincontro di Puebla rappresenta un punto di arrivo fondamentale nel percorso di assorbimento del Concilio Vaticano II da parte della Chiesa latinoamericana. Pur presentandosi come una continuazione ed una conseguenza della precedente conferenza di Medellin del 1969, a Puebla i vescovi sanciranno una svolta importante nellambito dellorientamento teologico e pastorale della Chiesa continentale; una svolta allinsegna della moderazione, della riconciliazione e del perdono tra i
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rappresentanti delle diverse correnti teologiche. Pur nellassorbimento da parte dellassemblea di numerose istanze sollevate dai vescovi a Medellin, la vittima designata del nuovo orientamento ecclesiastico sar la Teologia della liberazione, che agli occhi dei pi appariva come la causa principale del contendere. Per comprendere meglio lorientamento della Santa Sede e dellEpiscopato latinoamericano in questo frangente, utile rifarsi alle parole dello stesso pontefice, pronunciate durante il discorso di apertura dei lavori conciliari:
. Ebbene, esistono oggi da molte parti il fenomeno non nuovo riletture del Vangelo, che sono risultato di speculazioni teoriche ben pi che di autentica meditazione della parola di Dio e di un vero impegno evangelico. Esse causano confusione, se si allontanano dai criteri centrali della fede della Chiesa e si cade nella temerariet di comunicarle, come catechesi, alle comunit cristiane. []si pretende di mostrare Ges come impegnato politicamente, come uno che combatte contro la dominazione romana e contro i potenti, anzi implicato in una lotta di classe. Questa concezione di Cristo come politico, rivoluzionario, come il sovversivo di Nazaret, non si compagina con la catechesi della Chiesa. Confondendo linsidioso pretesto degli accusatori di Ges con latteggiamento ben diverso dello stesso Ges, si adduce come causa della sua morte la soluzione di un conflitto politico e si passa sotto silenzio la sua volont di consegnarsi e perfino la coscienza della sua missione redentrice. []Egli non accetta la posizione di quanti mescolavano le cose di Dio con atteggiamenti meramente politici (Mt 22,21; Mc 12,17; Gv 18,36). Rifiuta inequivocabilmente il ricorso alla violenza.54

Il riferimento alla Teologia della Liberazione fin troppo chiaro, cos come si pu leggere tra le righe lattribuzione della responsabilit delle divisioni in seno alla Chiesa ai teologi che di tali idee si fecero portatori. Pi avanti il Pontefice prende posizione in merito ad alcuni pilastri della Teologia della Liberazione, eliminando quelle che ritiene essere cattive interpretazioni del messaggio evangelico. Nel caso della Chiesa del popolo ad esempio Wojtyla afferma
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Cfr. Discorso di Giovanni Paolo II, III Conferenza generale dellEpiscopato Latinoamericano, Puebla de Los Angeles,28 Gennaio 1979. Consultabile in http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1979/january/documents/hf_jpii_spe_19790128_messico-puebla-episc-latam_it.html

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Si ingenera, in alcuni casi, un atteggiamento di sfiducia verso la Chiesa istituzionale o ufficiale, qualificata come alienante, e alla quale si opporrebbe unaltra Chiesa popolare, che nasce dal popolo e si concreta nei poveri. Queste posizioni potrebbero implicare in gradi differenti non sempre facili da precisare, noti condizionamenti ideologici. Il Concilio ha fatto presente quale la natura e la missione della Chiesa, e come si contribuisce alla sua unit profonda e alla sua costruzione permanente da parte di coloro, che sono incaricati dei ministeri della comunit e devono contare sulla collaborazione di tutto il Popolo di Dio. Infatti, se il Vangelo che proclamiamo appare lacerato da discussioni dottrinali, da polarizzazioni ideologiche o da condanne reciproche tra cristiani in bala delle loro diverse teorie su Cristo e sulla Chiesa, e anche a causa delle loro diverse concezioni sulla societ e le istituzioni umane, come potrebbero coloro cui rivolta la nostra predicazione non sentirsene turbati, disorientati, se non addirittura scandalizzati?55

Viene fortemente riaffermato dunque lorganizzazione gerarchica del Magistero ecclesiastico e la necessit di sottomettersi ai suoi insegnamenti per evitare discussioni che finirebbero per confondere i fedeli. Dopo aver richiamato allimpegno unitario vescovi, sacerdoti e dei laici, il pontefice non manca di indicare il significato autentico del termine liberazione cristianamente inteso
La Chiesa ha il dovere di annunziare la liberazione di milioni di esseri umani, il dovere di aiutare affinch si consolidi questa liberazione (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 30); per ha anche il dovere corrispondente di proclamare la liberazione nel suo significato integrale, profondo, come lo ha annunziato e realizzato Ges (Ivi, 31). Liberazione da tutto ci che opprime luomo, che per, innanzitutto, salvezza dal peccato e dal maligno, nella gioia di conoscere Dio e di essere conosciuto da lui (Ivi, 9). Liberazione fatta di riconciliazione e di perdono. Liberazione che erompe dalla realt di essere figli di Dio, che possiamo chiamare Abba, Padre (Rm 8,15), in forza della quale riconosciamo in ogni uomo un nostro fratello, il cui cuore pu essere trasformato dalla misericordia di Dio. Liberazione che ci spinge, con la forza della carit, alla comunione, la cui sommit e pienezza troviamo nel Signore. Liberazione come superamento delle diverse schiavit e idoli, che luomo si forgia, e come crescita delluomo nuovo. Liberazione che nella missione propria della Chiesa non si
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Cfr. Discorso di Giovanni Paolo II, op. cit.

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riduce alla pura e semplice dimensione economica, politica, sociale o culturale, che non si sacrifica alle esigenze di una qualsiasi strategia, di una prassi o di un risultato a breve termine (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 33). 56

Il discorso di Giovanni Paolo II esprime bene lo scarto dottrinale esistente tra Puebla e Medellin; i pilastri teologici proclamati nella conferenza colombiana vengono reinterpretati moderandone la radicalit innovatrice, in modo da inserirli nel tronco di un cristianesimo tradizionalista ma deciso a non fuggire il dialogo con la modernit, secondo la prassi di chiusura preconciliare. La liberazione diviene dunque in primo luogo liberazione dal peccato e dunque si identifica con la salvezza concessa dalla grazia divina e non con una mera categoria socioeconomica. La Rivoluzione di cui si proclama la necessit una rivoluzione del cuore, una conversione interiore e non un sovvertimento dellordine sociale, ancor meno giustificato se si arriva ad esso con la violenza. In merito alla politica infine, non si nega e anzi si incoraggia limpegno sociale di vescovi e religiosi, ma ci dovr coincidere con la dottrina sociale della Chiesa e con il suo ruolo di evangelizzazione e non con una militanza partitica. Levidente riflusso dellenfasi rivoluzionaria rappresent il contesto ideale per una ristrutturazione della Chiesa latinoamericana, tale da permetterle di ritrovare la forza e la coesione necessarie al suo ruolo di perno della nacin catolica, progetto che lEpiscopato argentino non aveva affatto abbandonato. Il tema dei diritti umani fu quello che provoc maggiori lacerazioni in seno al clero argentino, allinterno del quale lo spettro delle diverse posizioni in materia andava dalla proposta di scomunica per i partecipanti alla repressione illegale, avanzata da mons. Hesayne, alla teorizzazione di una legittima sospensione dei diritti umani, sostenuta da mons. Medina.
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Data linconciliabilit delle diverse posizioni in materia, il prezzo

dellunit fu la rinuncia allassunzione di un ruolo di chiara e assoluta denuncia dei fatti da parte dellEpiscopato. Come gi accennato, una completa e totale riconciliazione non poteva che passare da un profondo rinnovamento dottrinario, il quale a sua volta poggiava su alcuni irrinunciabili presupposti: limplosione della Chiesa progressista, la perdita di potere da parte dei settori pi conservatori, unazione decisa in tale direzione da parte della Santa Sede. Sullintenzione e lazione del Vaticano e in primo luogo del pontefice,
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Cfr. Discorso di Giovanni Paolo II, op. cit. Cfr. L. Zanatta, R. di Stefano, op. cit. pg. 550

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si gi detto in precedenza; riguardo allesclusione di quelli che appaiono come opposti estremismi dai centri di potere ecclesiastico necessario fare qualche precisazione. Se vero che si cerc di allontanare da incarichi particolarmente importanti allinterno della gerarchia i settori oltranzisti e ultraconservatori dellEpiscopato, poco favorevoli al passaggio da una teologia di guerra ad una teologia di riconciliazione 58, anche vero che la diminuzione della loro influenza allinterno della Chiesa incomparabilmente minore rispetto alla totale squalificazione subita dai teologi della liberazione e alla delegittimazione delle loro idee. Lacerata da divisioni interne e defezioni da parte di numerosi sacerdoti, colpita ripetutamente da misure disciplinari da parte dellEpiscopato e da anatemi lanciati da buona parte dei vescovi e infine decimata da una brutale repressione militare, la Chiesa progressista aveva smesso di rappresentare nel paese una realt vitale e in movimento e appariva come del tutto annichilita59; le condanne dottrinali e le denunce rivolte ai cattivi teologi da parte della Santa Sede fecero in modo da cancellare definitivamente ogni prospettiva di ripresa. I tratti determinanti di quella che venne chiamata Teologia della cultura furono espressi qualche anno pi tardi in due importanti documenti redatti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dallallora prefetto Ioseph Ratzinger: Libertatis nuntius (1984) e Libertatis conscientia (1986). Il primo dei due documenti, secondo le parole del prefetto Ratzinger
[] intende attirare lattenzione dei pastori, dei teologi e di tutti i fedeli, sulle deviazioni e sui rischi di deviazioni, pericolosi per la fede e per la vita cristiana, insiti in certe forme della teologia della liberazione, che ricorrono in maniera non sufficientemente critica a concetti mutuati da diverse correnti del pensiero marxista.60

In essa vengono richiamati grossomodo i concetti gi espressi da Giovanni Paolo II nel discorso di apertura della conferenza di Puebla, cos come ad esso si rif il secondo documento, volto ad indicare i principali elementi della dottrina cristiana sulla libert e sulla liberazione . La redazione di tali documenti, oltre ad essere
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Cfr. L. Zanatta, R. di Stefano, op. cit. pg. 550 Cfr. L. Zanatta, R. di Stefano, op. cit. pg. 551 60 Cfr. Santa Congregazione per la Dottrina della Fede, Liberatis nuntius, Istruzioni su alcuni aspetti della Teologia della Liberazione, 6 Agosto 1984. Consultabile in http://www.alleanzacattolica.org/temi/teologia/cdf_libertatis_nuntius.htm

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indicativa dellorientamento attuale della Santa Sede dal momento che il loro redattore stato eletto nel frattempo al soglio pontificio, rivela anche una certa preoccupazione da parte del Vaticano per la diffusione della Teologia della liberazione al di fuori del continente latinoamericano e la ferma volont di impedirne la crescita e lo sviluppo fin nella stessa Europa. Per quel che concerne la Chiesa argentina, la ritrovata unit dellEpiscopato non andava molto pi in l di una riproposizione di una dottrina ecclesiocentrica e preconciliare, dal momento che venivano nuovamente postulate unautosufficienza dottrinaria e unidea della Chiesa come societas perfecta. Certo qualche passo in avanti si era fatto, in particolar modo nella gi ricordata volont di dialogo con il mondo moderno, riconosciuta ormai come una necessit dalla maggioranza dei vescovi, nonch nellaccettazione di una pastorale pi flessibile e di un minimo di pluralismo interno in campo dottrinale. Tuttavia non si pu fare a meno di notare come in ultima analisi una simile riflessione teologica, nel momento in cui collocava il futuro della Chiesa in una prospettiva spirituale e sociale piuttosto che temporale e politica e concepiva ledificazione di una societ cristiana come un processo destinato a nascere dal popolo piuttosto che dallo Stato, presenti molti elementi di continuit con la tradizione ecclesiastica del paese che vede la Chiesa come fattore di potere e custode dellidentit nazionale.61 La nacin catolica insomma appariva ancora un obbiettivo raggiungibile, bench diverse fossero le strade che portassero alla sua costruzione.

4.3 Tra giudizio e perdono sulla via di ritorno alla democrazia

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Cfr. Cfr. L. Zanatta, R. di Stefano, op. cit. pg. 555

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Il senso di frustrazione dovuto alla sconfitta non sfoci tuttavia in un rancore inerte contro il regime, spinse piuttosto i cittadini argentini allazione politica, ad una rinnovata mobilitazione. A tale disponibilit si accompagnava un certo grado di orgoglio nazionale che cresceva in maniera proporzionale al moltiplicarsi delle condanne e dellisolamento internazionale. Se il risentimento nei confronti del regime non si trasform in inerzia rancorosa, costituendo piuttosto un punto di partenza per la costruzione di un nuovo ordine democratico, il merito fu soprattutto dellarte politica. Il discorso e lazione politica funzionarono in modo da riscattare lorgoglio nazionale ferito, canalizzandolo in un progetto di restaurazione democratica; cos facendo resero possibile lo sviluppo di una memoria selettiva sulla quale costruire una nuova base di consenso, su cui installare le fondamenta del nuovo edificio democratico. Una simile libert dazione era concessa aglimprenditori della politica grazie al definitivo sfaldarsi del potere militare; il fallimento del regime militare presentava diverse analogie con quello conosciuto durante il Proceso dalle organizzazioni guerrigliere: lincomprensione della complessit sociale del paese e dei cambiamenti in corso al suo interno, la semplificazione delirante della situazione economica, sociale e politica e delle sue possibilit di cambiamento.62 Nel frattempo la sconfitta nelle Falkland esacerb i contrasti latenti allinterno delle stesse Forze Armate, in particolare tra quelle che erano impegnate sul fronte bellico e coloro che avevano responsabilit di governo. Episodi di manifesta contestazione nei confronti dellautorit gerarchica cominciarono a verificarsi con frequenza crescente. Tuttavia un risultato il Proceso lo aveva certamente raggiunto, per quanto attraverso vie inaspettate: la fine del ciclico alternarsi di governi civili deboli e governi militari forti. Era infatti chiaro a chiunque limpossibilit di riproporre una semplice restaurazione dellordine istituzionale pre-Proceso; la nuova democrazia doveva avere basi nuove e solide che ne assicurassero la stabilit istituzionale. Tuttavia importante ricordare che la fine della dittatura in Argentina fu il risultato di un crollo interno al regime e non di un processo di resistenza o ribellione civile. E questo un particolare fondamentale per comprendere la situazione di confusione e scarsa preparazione che caratterizzava il potere civile alla vigilia del suo ritorno alla guida dello Stato. I diversi partiti avevano davanti a loro una situazione non certo rosea: schiacciati
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Cfr. M. Novaro, V. Palermo, op. cit., pg. 466

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dal peso di una crisi economica immobilizzante non certo alleviata dallisolamento internazionale, essi si trovarono a fare i conti con il clima di esaltazione presente nelle caserme, il quale rendeva tuttaltro che remota la possibilit di un nuovo colpo di stato. Tali difficolt spinsero i rappresentanti dei vari partiti a optare per una transizione pacifica e incruenta, dove parole come riconciliazione nazionale o guerra senza vincitori ne vinti indicavano la volont di evitare sanzioni particolarmente forti nei confronti dei militari. Una simile posizione non godeva naturalmente dellunanimit dei consensi, soprattutto a causa della crescita del movimento per i diritti umani e delle pressioni da questo esercitato nei confronti della classe politica nascente. Allinterno di questultima le diverse opinioni finirono per polarizzarsi in due proposte politiche contrapposte. La prima sostenuta dalla maggioranza dei diversi partiti, invocava una soluzione del problema della sicurezza nazionale da parte dei militari prima della transizione democratica, cos da impedirne un rapida ricaduta in una situazione di caos che avrebbe giustificato nuove imprese autoritarie. I fautori di questa proposta offrivano in cambio ai militari una rapida soluzione del problema dei diritti umani, accettando contestualmente di tener fuori largomento dalla campagna elettorale. La seconda proposta, rappresentata dai settori progressisti presenti in vari partiti tra cui il futuro presidente radicale Alfonsn, considerava invece laffermazione della verit sul processo repressivo attuato dai militari come un fattore assolutamente prioritario, rifiutandosi di escluderlo dalla competizione elettorale. In ogni caso la consegna del governo al potere civile fu fissata per il Marzo 1984; nel frattempo allinterno delle Forze Armate si consumava lennesimo passaggio di consegne dal generale Galtieri al generale Bignone, membro dellEsercito, a capo della Junta. Bignone comprese sin da principio che il suo non sarebbe stato un compito facile, data la sua posizione di intermediazione tra un potere civile in ascesa e la tensione crescente nelle caserme. Egli attu quindi una serie di provvedimenti atti ad abbassare i toni dello scontro tra civili e militari; il primo fu quello del ritiro definitivo dalle isole Falkland.Questa decisione port allo strappo definitivo tra lEsercito e le altre due componenti delle Forze Armate, Marina ed Aereonautica; contestualmente vi fu il rinnovamento totale, nel Settembre 1983, dei comandi delle Forze Armate nonch dei membri della Junta, in cui per la prima volta vi era una maggioranza di civili al potere. Dopo aver proceduto al riassetto istituzionale, Bignone si prepar ad affrontare i vari
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problemi posti sulla strada della transizione: i diritti umani, la crisi economica, la politica internazionale. Per quanto riguarda il problema dei diritti umani, i militari si schierarono unanimemente dalla parte del silenzio e delloblio; la decisione era di non permettere al futuro governo civile lavvio di una discussione sui metodi repressivi adottati dalle Forze Armate, in difesa delle quali si ricorreva alla retorica della emergenza nazionale e delleccezionalit di regole seguite in stato di guerra, peraltro condotta a buon fine dal momento che la guerriglia sembrava completamente annichilita. Sul piano economico si tent invece una sorta di revival populista63, volta al recupero dei consensi tanto da parte degli imprenditori che dei sindacati. Si procedette dunque allabbassamento dei tassi di interesse e allaumento dei salari, contestualmente alla limitazione del potere di veto sindacale. Si trattava naturalmente di specchi per le allodole, misure destinate a fallire nel lungo periodo a causa della crescita di debito pubblico ed inflazione, ma servirono a garantire una certa dose di consenso immediato da parte del popolo argentino che sentiva per un attimo alleggerito il peso opprimente della crisi. Sul piano internazionale la strategia seguita da Bignone fu duplice: allinterno del paese si tent un appello al sentimento nazionalista contro le crescenti condanne internazionali, contestualmente si scelse linserimento dellArgentina nel blocco dei paesi non-allineati costringendo cos gli Stati Uniti a considerare limportanza strategica del paese nellottica della Guerra Fredda. Nonostante il patto di oblio tra militari e forze politiche civili, la pressione sociale sul tema dei diritti umani continuava a crescere; nella seconda met del 1982 uninvestigazione del Center for Legal and Social Studies (CELS) port alla luce centinaia di tombe collettive e senza identificazione nel cimitero di Grand Bourg, nei pressi di Campo de Mayo; altre scoperte simili ci furono a Chacarita, Cordoba e Mar del Plata.64 Iniziava cos lo show dellorrore65, passo fondamentale sulla via del ritorno alla democrazia ma che, prima di entrare a far parte della coscienza collettiva del popolo argentino, dovette compiere un lungo percorso di affermazione. La prima reazione dinanzi alle scoperte sui metodi repressivi del regime, fu infatti quella di incredulit; la mancanza
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Cfr. M. Novaro, V. Palermo, op. cit., pg. Cfr. M. Novaro, V. Palermo, op. cit. pg.485 Cfr. Gonzalez Bombal, 1995 cit. in M. Novaro, V. Palermo, op. cit. pg.485

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di testimoni diretti unitamente allinedita ferocia del sistema repressivo, portarono molte persone a pensare che semplicemente non poteva essere, non era possibile che ci fosse accaduto sotto i loro occhi, nelle loro citt che pure mantenevano un aspetto di calma e serena tranquillit. Nonostante la paralisi iniziale, presto il sentimento predominante tra la gente fu quello dellindignazione e del ripudio; che fossero daccordo o meno con la lotta alla sovversione, che considerassero i desaparecidos martiri della libert o terroristi, la condanna dei metodi disumani della guerra sucia divenne generalizzata. Intanto la pressione sociale sullargomento si faceva sempre pi forte ed organizzata, grazie soprattutto allapporto di numerosi intellettuali votati alla causa dei diritti umani, come Ernesto Sabato. Ci che prima si chiamava guerra interna ora diveniva terrorismo di stato, mentre i desaparecidos si trasformavano da sovversivi a vittime innocenti. Quella dellinnocenza delle vittime era con ogni probabilit una forzatura; la maggior parte dei desaparecidos aveva contatti reali con la guerriglia o con i movimenti di sinistra rivoluzionaria. Tuttavia il fatto di riferirsi ad essi come a delle vittime inermi ed inconsapevoli del delirio sadico di un regime repressivo, indicava lentrata in funzione di un meccanismo psicologico volto a deresponsabilizzare la societ civile per ci che era successo. In effetti durante la campagna antisovversiva degli ultimi anni Settanta, le parole che pi spesso si sentirono ripetere parenti e amici di desaparecidos furono: por algo ser, per qualche motivo sar; si rifiutava cio lidea di una totale estraneit delle vittime agli ambienti sovversivi, poich il contrario avrebbe indicato una totale irrazionalit da parte del regime nella scelta delle proprie vittime, e dunque lesposizione ad una situazione di pericolo di chiunque. Ora che la situazione sembrava pi rassicurante, il sentimento prevalente nellinconscio collettivo non era pi la paura ma il senso di colpa; dunque affermare che le vittime erano innocenti significava poter condannare con la coscienza pulita la crudelt della repressione, mancando di considerare lingiustizia e la crudelt di tali atti a prescindere dallo stato di colpa o innocenza della vittima.66 Tuttavia non credibile una totale spontaneit di tali sentimenti da parte del popolo argentino, ben pi plausibile appare un sistema esplicativo che trovi un nesso causale tra la memoria selettiva sviluppata dalla gente e il bisogno di mobilitazione
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Cfr. M. Novaro, V. Palermo, op. cit., pg. 489

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politica da parte dei partiti politici alle prese con il processo di transizione. Una chiara e sincera ammissione delle proprie responsabilit da parte dei diversi attori sociali avrebbe sicuramente generato una situazione di paralisi sociale, decisamente poco utile al processo di ricostruzione democratica; ben pi utile una reinterpretazione del proprio passato che unisse i tradizionali fautori del Proceso e i suoi oppositori sotto lombrello protettivo dei diritti umani, allinsegna di una generica condanna degli eccessi. Naturalmente una tale interpretazione dei fatti esigeva una spiegazione della violenza perpetrata dal regime; le teorie sulla sue cause sono diverse e a tuttoggi gli studiosi fanno fatica ad individuarne una prevalente, preferendo optare per una visione complessa e articolata del fenomeno che tenga conto delle sue diverse componenti.67 In quel momento le teorie che prevalsero sulle altre furono quelle della neutralit e della equiparazione, miranti a stabilire un campo di neutralit su cui installare il nuovo ordinamento democratico. La costruzione di tale campo presupponeva lequidistanza da quelli che vennero definiti i due demoni, ossia la guerriglia e gli eccessi della dittatura. La democrazia aveva dunque bisogno, per essere stabile e duratura, di rompere i propri legami identitari con la rivoluzione; in tal modo alla condanna dei metodi utilizzati da parte dei militari, si accompagnava costantemente il merito di aver riportato lordine e la pace. Tale posizione di neutralit fu assunta dalla maggior parte della societ allinizio degli anni Ottanta; scelta non proprio spontanea considerando le pressioni esercitate in questa direzione da parte dei partiti maggioritari cos come da Chiesa Cattolica e associazioni imprenditoriali. Ci che tali istituzioni probabilmente non avevano previsto, fu la forte domanda di giustizia che la dottrina delle vittime innocenti gener in seno alla societ al momento della caduta del regime; la via giudiziaria invocata dal movimento per i diritti umani non poteva che danneggiare la tela della riconciliazione e dell oblio che essi cercavano di tessere nella coscienza dei cittadini. Fu proprio in ambito giudiziario quindi, che si fece evidente la tendenza alla neutralit da parte delle istituzioni civili e la volont di non assumersi le proprie responsabilit da parte dei militari e dei loro collaboratori. Tuttavia i giudici percepirono il cambio di clima allinterno del paese e divennero molto pi ricettivi nei confronti delle denunce riguardanti la repressione militare. La Corte Suprema inizi a reclamare la liberazione dei detenuti a disposizione del PEN qualora non si fosse

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Cfr. Osiel, op.cit.

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immediatamente proceduti ad un regolare processo, mentre a met del 1982 avevano inizio i primi processi riguardanti casi di desaparecidos. Un aiuto consistente su questo fronte fu fornito da alcuni militari, ossia da quei settori dellEsercito che volevano accelerare la deriva dellammiraglio Massera, gi indagato in Italia per la sua appartenenza alla loggia massonica P2. Quello di Massera un caso piuttosto unico nellambito della Junta; uomo estremamente ambizioso, lammiraglio della Marina aveva avviato una serie di contatti personali sul piano internazionale, che avrebbero dovuto agevolare la sua ascesa al potere in Argentina. Riguardo ai suoi contatti con la massoneria italiana, in Lisola del Silenzio, Verbitsky segnala la testimonianza di un ex-detenuto della ESMA, loperaio grafico Victor Melchor Basterra, cui gli uomini di Massera avrebbero affidato la realizzazione di alcuni documenti falsi destinati al capo della loggia P2 Licio Gelli, in fuga dallItalia dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano.68 Oltre alla tessitura di simili relazioni, Massera sfruttava abbondantemente la propria posizione allinterno della Junta per scopi di arricchimento personale e questioni private, come lassassinio del marito della propria amante.69 Lammiraglio non dovette dunque godere della stima e della simpatia dei duri e puri del Proceso, convinti della dignit e sacralit della propria missione, fortemente sminuita da atteggiamenti simili. In ogni caso i militari non potevano fare molto per contrastare lavanzata della giustizia, se non cercare di occultare la documentazione esistente sulla macchina repressiva del regime. Fu inviato dunque dal Ministero dellInterno un radiogramma segreto a tutte le unit militari affinch inviassero tutta la documentazione esistente sulla lotta antisovversiva ai propri comandi che, una volta ricevutala, lavrebbero distrutta.70 Infine, poco prima delle elezioni, la Junta promulg la Ley de Pacificacion, che dichiarava prescritti tutti i reati legati alla repressione. Tale documento incontr naturalmente lo sdegno della maggioranza della societ, eccezion fatta per quei settori tradizionalmente vicini ai militari: associazioni imprenditoriali e Chiesa Cattolica.

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Cfr. H. Verbitsky,(2006), op. cit. pg. 128 Cfr. H. Verbitsky, (1996) op. cit. pg. 37 Cfr. M.Novaro, V. Palermo, op. cit. pg. 504

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Conclusioni

La vittoria del radicale Alfonsin realizz in un certo senso almeno uno degli ideali del Proceso: la sconfitta politica del peronismo. Lo smantellamento del potere militare fu infatti accompagnato dalla sparizione delle condizioni che, secondo la diagnosi castrense, avevano generato il disordine populista: la centralit del settore industriale, la capacit di pressione dei sindacati e linterventismo economico dello Stato.71 Tuttavia la capacit di questi poteri di influenzare la politica nazionale non era sparita del tutto e se la loro forza non bastava a porre i propri interessi al centro dellagenda politica del paese, era certo sufficiente ad ostacolarne il regolare svolgimento attraverso lesercizio di quello che veniva a costituirsi come una sorta di potere di veto. Insomma il Proceso lasciava ai partiti civili una situazione tuttaltro che facile da gestire: pesanti ipoteche economiche e fiscali bloccavano la ripresa del paese mentre lapparato statale, a dispetto dei suoi proclami liberali, interveniva pesantemente sulla distribuzione del costo della crisi. La questione dei diritti umani era lontana dal trovare una soluzione e la sua presenza nella coscienza del popolo argentino non mancher di esercitare il suo peso nel corso degli anni. La carica immobilizzante di questa situazione ha portato i politici insediatisi dopo la caduta del regime a costruire una sorta di memoria selettiva che permettesse di scartare il senso di colpa dalla coscienza collettiva, conservando il ripudio nei confronti dei militari resisi colpevoli di orrendi delitti. Si tratta di un processo di mistificazione della realt storica, mirante a tracciare una linea netta di separazione tra buoni e cattivi, autori diretti dellatto repressivo e popolazione civile che quando non se ne fece entusiasta promotrice, ne fu complice silenziosa. La prima condanna giudiziaria dei membri della Junta risale al 1984, durante il governo dello stesso Alfonsin, intenzionato ad affermare la sovranit della legge sopra qualsiasi altro potere. Tuttavia alla falsificazione storica segu ben presto lassoluzione giudiziaria dei protagonisti del regime e questo per una serie di ragioni di ordine pratico. I partiti politici non sembravano affatto in grado di mantenere sotto controllo dellordine interno per la cui gestione era necessario lapporto dei militari che, consapevoli di ci, iniziarono a fare pressioni affinch si cancellassero le condanne inflitte alla Forze Armate alla caduta del regime. Alfonsn decise dunque di abbandonare
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Cfr. M.Novaro, V. Palermo, op. cit. pg. 540

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la sua iniziale carica giustizialista, promuovendo le leggi di Obbedienza dovuta (1986) e del Punto finale (1987), che impedirono la continuazione delle indagini nei confronti di tutti i membri delle Forze Armate con grado inferiore a quello di colonnello. Ai provvedimenti di Alfonsn seguiranno tra il 1989 e il 1990 altri indulti e amnistie che di fatto estingueranno le pene inflitte ai militari e i processi ancora in corso. Secondo lopinione del loro promotore, il presidente Menem, tali misure erano necessarie per lasciarsi alla spalle il passato e guardare al futuro.72 Il ritorno alla democrazia si mostrava dunque pieno di insidie ed ostacoli, in una tensione costante tra due opposte esigenze: quella di rispondere alla richiesta di giustizia reclamata a gran voce da vittime ed associazioni per i Diritti Umani e quella del mantenimento dellordine pubblico, necessariamente fondato su di un buon rapporto con le Forze Armate e di Polizia. Nonostante questi tentativi di rimozione collettiva, la coscienza sporca del popolo argentino continua a condizionare la vita politica del paese che oggi conosce un risveglio del desiderio di verit e giustizia sui momenti oscuri della propria storia. Alle madri argentine si uniscono oggi gli Hijos, figli delle vittime della repressione procesista, spesso strappati al momento della nascita dalle braccia dei propri genitori ed affidati a coppie di militari sterili. La politica non pu certamente ignorare tale risveglio e cos negli ultimi anni vi stata una decisa inversione di rotta in merito alla questione giudiziaria riguardante i militari del Proceso. Protagonista di questa svolta si reso il leader del Partido Justicialista (sinistra peronista) eletto presidente dellArgentina nel 2001, Nestor Kirchner, il quale ha rilanciato vigorosamente il tema dei diritti umani per affrontare quello pi generale del recupero completo della democrazia sostanziale. In questottica si situano alcuni importanti provvedimenti come la sostituzione dei giudici della Corte Suprema nel 2003 e le successive dichiarazioni di incostituzionalit delle leggi di indulto promosse da Alfonsn e delle amnistie concesse da Menem. A dimostrazione della ferma volont di proseguire su questa strada, il Presidente Kirchner ha trasformato la Escuela de Mecnica de la Armada (Esma), nella quale passarono circa 4.700 desaparecidos, in un Museo della Memoria per non dimenticare i crimini della dittatura militare e per promuovere i diritti umani. Il solenne atto si tenuto il ventiquattro marzo 2004
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Cfr. P. D. Eiroa, Dalla Comision Nacional sobre la Desaparicion de personas alla stagione processuale, in Jura Jentium: rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale, n. 4, 2008

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-ventottesimo anniversario del golpe- durante il quale Kirchner ha chiesto perdono da parte dello Stato per la vergogna di aver taciuto durante venti anni di democrazia su simili atrocit . In questo contesto si situa il ruolo della Chiesa Cattolica durante il Proceso, oggetto privilegiato di questa trattazione. Nel corso della sua storia il Cristianesimo non ha mai abbandonato la sua vocazione a costituire un elemento totalizzante nella vita dei fedeli; lessere cristiano indica una condizione esistenziale che non pu fare a meno di riflettersi in ogni aspetto della vita del fedele, ivi compresa la sfera politica delle sue relazioni interpersonali. La vocazione missionaria che caratterizza le grandi religioni monoteiste ha fatto si che si creasse nei fedeli unidea di evangelizzazione distorta, che includeva la conversione forzata di persone ai loro occhi inconsapevoli del proprio bene. Solo cos si possono spiegare i numerosi episodi di evangelizzazione forzata che per secoli hanno tristemente caratterizzato la civilizzazione delle colonie europee in America Latina. Lidea del popolo infante, inconsapevole di ci che meglio per il proprio bene, un topos ricorrente nelle ideologie autoritarie e totalitarie laddove si presenta quasi come unautoassoluzione nei confronti delle misure coercitive messe in atto dai regimi che di tali ideologie si fanno portatori. Questo schema di pensiero non dovette certo essere estraneo ai golpisti argentini del Marzo 1976, dal momento che si proponevano di guidare una Reorganizacin nacional dallalto, una rivoluzione guidata dallo Stato incurante dei lamenti di un popolo che si considerava incapace di comprendere la bont del progetto messo in atto e dunque non legittimato ad esprimersi in merito alla sua realizzazione. Non doveva risultare estraneo questo discorso neppure ai membri dellEpiscopato argentino, che dopo la fine tragica del periodo di collaborazione con il Peronismo, si erano persuasi del fatto che linstaurazione della nacin catolica non poteva prescindere da un sistema coercitivo che eliminasse uninevitabile pluralismo sociale estremamente dannoso allavvento del nuevo orden cristiano. Vi fu insomma unevidente collaborazione sia pratica che teorica tra il regime militare guidato da Jorge Videla e i vertici della gerarchia ecclesiastica argentina; collaborazione che nonostante i numerosi tentativi di occultamento e di fuga dalle proprie responsabilit di coloro che se ne fecero promotori, ha intaccato profondamente limmagine pubblica della Chiesa Cattolica che solo attraverso unattenta estromissione dei diretti responsabili dalle posizioni chiave
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dellEpiscopato riuscita parzialmente a riabilitare il proprio ruolo di custode dellidentit nazionale. Tuttavia se le responsabilit storiche dei numerosi ecclesiastici che appoggiarono i golpisti sono ormai chiare, un interrogativo cui gli studiosi stentano ancora a dare una risposta univoca riguarda il perch di tale comportamento; ci che manca insomma una spiegazione organica e coerente del comportamento della Chiesa cattolica durante il regime. A tal proposito molto interessante la teoria proposta da Loris Zanatta, il quale fa derivare il legame deleterio tra Chiesa e Stato in Argentina, da quella che chiama sindrome dellunanimismo. Secondo tale teoria a generare lo stretto legame tra sfera politica e sfera religiosa sarebbe la costante ricerca, trasversale alle diverse correnti politiche, di una sorta di unione spirituale del Paese. Questo tipo di unit tuttavia non si configurerebbe come un composto di aggregati diversi, lobbiettivo insomma non sarebbe la rappresentazione del pluralismo sociale esistente, ma esattamente il suo contrario, ossia la ricostruzione di una mitica identit nazionale che si suppone corrotta da elementi estranei al corpo della nazione e volti al suo stravolgimento. Si tratterebbe in buona sostanza di unideologia escludente dove la cittadinanza finisce per coincidere con lidentificazione in una determinata teologia che in questo caso sarebbe quella nazional-cattolicista. Se tali argomentazioni hanno indubbiamente il merito di collocare il legame tra Stato e Chiesa in unottica di lungo periodo che tiene nel debito conto i caratteri di continuit di tale atteggiamento nel corso della storia argentina, esse non bastano certo a fornire un alibi ai militari autori di una repressione dalla ferocia inaudita, n ai vescovi che di tali fatti furono testimoni silenziosi o compiaciuti. Daltra parte la questione del retaggio storico non sufficiente a spiegare lintimit ideologica che in quegli anni leg profondamente la Chiesa e le Forze Armate in un progetto comune. Alla dimensione storica andr dunque affiancata quella teologica, lunica nella quale sia possibile trovare una risposta allinterrogativo riguardante la prassi adottata dai membri dellEpiscopato durante il regime. Indagando infatti nella storia della Chiesa argentina si scopre come essa sia caratterizzata da un orientamento teologico costante ed estremamente resistente ai venti di cambiamento che allindomani del Concilio Vaticano II soffiavano sul continente latinoamericano. Si tratta della teologia Neotomista che legava profondamente lEpiscopato argentino alla dottrina ecclesiocentrica diffusa da Pio XII nel corso del suo pontificato. In effetti vi sono diverse analogie tra il comportamento
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tenuto dai vescovi argentini durante il Proceso e i tanto dibattuti silenzi di papa Pacelli durante la Seconda Guerra Mondiale. Ad accomunarli esattamente una visione ecclesiocentrica della societ che port in entrambi i casi le gerarchie ecclesiastiche a cercare di mantenere le proprie posizioni di privilegio allinterno di societ martoriate da regimi autoritari o totalitari, piuttosto che assumere una posizione profetica di denuncia ufficiale dei fatti. Le lamentele da parte delle gerarchie ecclesiastiche non mancarono infatti durante il Proceso, specie quando ad essere vittime della repressione furono gli stessi componenti del clero, tuttavia esse non uscirono mai dallambito delle comunicazioni riservate e delle trattative segrete. Forse un atteggiamento di pubblica denuncia avrebbe inciso in qualche in modo su un regime che basava la propria legittimit sulla sua essenza cristiana ed occidentale, ma ci avrebbe provocato una rottura definitiva tra Chiesa e Forze Armate indesiderabile per entrambe. La repressione appariva insomma il prezzo da pagare per linstaurazione della tanto perseguita nacin catolica e per quanto alto, lEpiscopato non sent di volerci rinunciare. La situazione cambia intorno al 1978; il regime ormai in crisi e il sogno di realizzazione del nuevo orden cristiano comincia a dissolversi. Limmagine pubblica del Proceso fortemente intaccata dalle condanne internazionali tra le quali particolarmente dannosa quella degli Stati Uniti che grazie alla politica del neoeletto presidente Carter effettua una decisa virata politica in materia di diritti umani. Quella di Carter non lunica entrata in scena che i golpisti si trovano ad affrontare in questi anni; a Roma infatti viene eletto pontefice Karol Wojtyla col nome di Giovanni Paolo II. Il nuovo pontefice si mostra da subito fermamente deciso a ricomporre lunit della Chiesa universale dopo la confusione teologica seguita al Vaticano II; tale ricomposizione non pu che prendere le mosse proprio dallAmerica Latina dove le divisioni fra le diverse correnti teologiche aveva assunto una dimensione non pi tollerabile. Lassemblea convocata a Puebla de Los Angeles nel Gennaio 1979 sancir dunque la decisa affermazione del fronte moderato, punto di mediazione, per quanto imparziale, tra Teologia della Liberazione e Conservatorismo neotomista. Tuttavia la vera vittima sacrificale della strategia adottata da Giovanni Paolo II fu proprio la Teologia della Liberazione, attraverso la condanna dei suoi esponenti e la sconfessione totale della sua dottrina. In Argentina alcuni provvedimenti furono presi anche nei confronti di quei vescovi che cercarono di continuare a difendere un regime la
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cui legittimit internazionale appariva ormai irrimediabilmente compromessa; ma in realt quello che si verific fu sostanzialmente un cambio di pelle da parte di un Episcopato preoccupato di essere trascinato nel baratro della condanna pubblica insieme alle Forze Armate. Gli elementi sostanziali della dottrina ecclesiocentrica cos come il mito della nacin catolica non furono affatto abbandonati e persistono ancora allinterno di uno schema ideologico che, seppur in maniera pi moderata, continua a proporre la cattolicit come essenza della nazionalit e dunque la Chiesa come custode e depositaria dellidentit nazionale. Al necessario percorso di attribuzione giuridica delle responsabilit dovr dunque necessariamente accompagnarsi la costruzione di unidentit nazionale capace di farsi portatrice del pluralismo sociale, politico e religioso del popolo argentino; solo cos si riuscir a scongiurare il ritorno di nuovi cavalieri del ser argentino, impegnati in fantomatiche crociate volte alla redenzione, alla resurrezione di una mitica Argentinidad..

Bibliografia

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Ringraziamenti

In questo occasione intendo ringraziare innanzitutto la mia famiglia che mi ha sostenuto e continua a sostenermi nel corso dei miei studi.

Ringrazio gli amici che in questi anni hanno condiviso con me le esperienze vissute in questa citt e quelli che nonostante la distanza geografica continuano a starmi vicino moralmente e psicologicamente.

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Un ringraziamento lo rivolgo inoltre alla mia relatrice prof.ssa Maria Salvati e al mio corelatore prof. Giorgio Tinelli, per le indicazioni e laiuto fornitami durante la stesura di questo lavoro.

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