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DIBATTITO SUL SALARIO E ALTRI REDDITI Segnaliamo, da il manifesto di domenica 4 giugno 2006, un articolo di Giovanna Vertova sul reddito

minimo garantito. Nella nostra attività editoriale (vedi soprattutto Una sparatoria tranquilla, Introduzione e Prefazione alla II edizione) abbiamo sempre messo in guardia nei confronti di quel paradosso, di quella leggenda metropolitana che è il "reddito garantito"; ma a prenderlo di petto, alla nostra maniera (teoria marxiana della distribuzione del plusvalore? Leontieff?), rischiavamo il lancio degli ortaggi. Ecco invece un ragionamento chiaro, diretto soprattutto a quel milieu che (solo in Italia, occorre ricordare) ne ha fatto una bandiera. Il dibattito, a partire dall'articolo di Vertova si è poi così sviluppato: Fumagalli-Lucarelli, 16 giugno; Edoarda Masi, 21 giugno; Sacchetto-Tomba, 30 giugno; Morini, 5 luglio; Chainworkers, 8 luglio; Bellofiore-Halevi, 11 luglio; Tajani, 11 luglio; Gambino-Raimondi, 23 luglio; Enzo Valentini, 27 luglio; Anna Carola Freschi, 8 agosto; Giovanna Vertova, 15 agosto;lettera off-topic di Fumagalli, 19 agosto. Giovanna Vertova E’ uscito recentemente il libro Reddito garantito e nuovi diritti sociali, frutto di una ricerca dell’Assessorato al Lavoro, Pari Opportunità e Politiche Giovanili della Regione Lazio. L’idea è di offrire delle linee guida alle amministrazioni regionali che intendono proporre forme di basic income. Il volume è importante per due motivi. Formula una proposta politica precisa di reddito garantito, all’interno di una visione più complessa che mira alla revisione ed all’aggiornamento di un sistema di welfare per adeguarlo al nuovo capitalismo flessibile. Fornisce, inoltre, una dettagliata analisi di simili iniziative a livello europeo. La proposta nasce dall’esigenza di pensare ad un nuovo sistema di welfare che tenga conto della precarietà, ormai dilagante. La nuova organizzazione del lavoro nei paesi a capitalismo avanzato mette in discussione la distinzione netta tra tempo di lavoro e tempo libero, occupazione e inoccupazione. Occorre, quindi, inventare nuove forme di protezione sociale. Nel capitolo "Il reddito per chi, quando, quanto, come e da chi" si suggeriscono le risposte alle domande che un amministratore dovrebbe porsi nel caso volesse introdurre una misura come quella di un reddito garantito: per chi? quanto? quando? come? da chi?. Per chi: a "coloro che vivono sotto una certa soglia di reddito (sia esso il salario minimo, la pensione sociale o altro)" (p.76). E, comunque, per tutti i precari in condizioni di non lavoro e per i soggetti in stato di povertà che permangono sotto una soglia minima accettabile. Si pensa così di riuscire anche a frenare la corsa verso il basso dei salari reali: i lavoratori avrebbero l’opportunità di rifiutare lavori servili e poco remunerati, riducendo l’offerta di lavoro e spingendo la retribuzione del lavoro ‘tradizionale’ verso l’alto. Quanto: non viene data una risposta precisa, ma si ricorda che l’ammontare deve essere calcolato tenendo in considerazione i suoi effetti sul livello della spesa pubblica. Quando: "nei casi di squilibrio sociale indotto dalla precarietà, laddove gli individui sono posti di fronte ad una disuguaglianza di opportunità dovuta all’assenza di un reddito adeguato" (p. 80). Come: "l’erogazione potrebbe comporsi sia di una parte monetaria, sia di una parte offerta in natura" (p. 93). Il reddito garantito dovrebbe essere articolato sia come reddito diretto (erogazione monetaria) che come reddito indiretto (erogazione di beni in natura, quali beni e servizi primari), includendo l’allargamento delle tradizionali forme di garanzia del lavoro così detto ‘fordista’ (ferie, malattie, maternità, etc.) ai lavoratori precari. Da chi: le Regioni sarebbero maggiormente attive sul piano dell’erogazione dei beni e servizi primari, lo Stato centrale sul piano dell’erogazione monetaria. Condivido l’urgenza di ripensare un sistema di welfare adeguato al nuovo cosiddetto ‘capitalismo flessibile’. Se ci si muove nella direzione del basic income mi sembrerebbe però più ragionevole pensare ad un reddito di esistenza per tutti, incondizionato. Si tratta, e’ chiaro, di una idea di difficile applicazione in Italia, perché richiederebbe un sistema fiscale molto progressivo, capace di combattere davvero evasione ed elusione. La proposta, tuttavia, non convince né teoricamente né politicamente. Dal punto di vista teorico, i limiti che credo di poter rilevare sono infatti i seguenti. Erogare un reddito garantito solo ad alcune categorie di soggetti rischia di aumentare la frammentazione del lavoro. Il nuovo capitalismo è riuscito pienamente a dividere il lavoro, ad individualizzare la prestazione lavorativa e a mettere in contrapposizione gli interessi dei ‘garantiti’ (anche se quantitativamente decrescenti) con quelli

che il capitalismo contemporaneo produca valore e plusvalore in modo stabile. e talora addirittura quale che sia il salario. Basti ricordare i ricorrenti fenomeni di instabilità sia reale che finanziaria che si sono susseguiti negli anni più recenti. a seconda del ciclo economico. di esistenza. la capacità contrattuale di tutti i lavoratori. ancora una volta. e si basano su interpretazioni del medesimo quanto meno approssimative. riproduce una idea di ripresa basata sul basso costo del lavoro e che scarica gli effetti sulle politiche. misure redistributive di questo tipo (come il reddito garantito. esportazioni nette. oggi il consumo gestito ‘dall’alto’ dalla politica monetaria. più o meno esplicitamente.reddito . Si noti. Occorre piuttosto ricomporre il mondo lavoro e disegnare interventi politici che sottolineino come la precarizzazione. il post-fordismo.16 Giugno 2006 Mercato del lavoro: la dicotomia teorica salario. appunto. Misure come il reddito garantito possono forse rendere più sopportabile la precarietà nel breve periodo. salvo l’illusione nutrita da qualcuno che così si possa davvero sostenere la domanda effettiva.dei ‘precari’. Politicamente un impianto del genere sembra fatto apposta per creare le basi di uno scambio con la sinistra ‘moderata’: accettazione più o meno dichiarata della flessibilità in cambio di un qualche sostegno al reddito. Determinano condizioni di maggior debolezza per i lavoratori. di conseguenza. Infatti. dentro i luoghi di lavoro.). Si può aggiungere che il reddito garantito rischia di spingere tutta la struttura dei salari verso il basso. Se si vuole capirne il significato. La triste storia del programma dell’Unione circa la Legge 30 (superamento? cancellazione?) ci insegna qualcosa? Giovanna Vertova Docente Università di Bergamo ### il manifesto . ma non la eliminano veramente: semmai la cristallizzano e la congelano.) assumono. Oltretutto. e si dimentica che la dinamica macroeconomica è sostenuta dalle componenti autonome della domanda: investimenti. La vera funzione della precarizzazione sta in altro: nello stabilire un permanente potere di ricatto che rende difficilmente contestabile il comando del capitale dentro il processo immediato di valorizzazione. visto che il lavoratore percepisce anche il reddito garantito. contrariamente a quanto sostenuto nel volume. Così i ‘lavori buoni’ spariscono e i ‘lavori cattivi’ dilagano. spesa pubblica. e’ possibile che si abbia una successiva regolarizzazione di questi lavoratori: e si rimane sguarniti rispetto ad obiezioni alla Ichino (Corriere della Sera. Si indebolisce così. ben diversa dalla pallida riregolazione e politica industriale per incentivi e disincentivi. sia pure in forme diverse. di cittadinanza. Magari affiancata alla riduzione del cuneo fiscale che. Siamo di fronte ad una precarizzazione generale. Le classiche forme di redistribuzione hanno funzionato (laddove hanno retto) quando collocate in un contesto macroeconomico ben più sostenibile di quello presente. Si riproduce così un vecchio errore del sottoconsumismo. che rendono le misure meramente redistributive alquanto illusorie. La redistribuzione potrà spingere verso l’alto la domanda effettiva solo dentro una politica economica alternativa caratterizzata da una ridefinzione strutturale molto più forte della domanda e dell’offerta. I ‘padroni’ avrebbero tutto l’interesse a ridurre i salari. poiché la precarietà non colpisce solo certe fasce di popolazione. i secondi li accettano perché intanto c’è il reddito garantito. poiché rendono più accettabile la frammentazione del lavoro e conducono all’abbandono della lotta per un lavoro vero e garantito per tutti. questo e’ spesso vero quale che sia la qualità del lavoro. di cui il nuovo governo sembra farsi promotore. etc. assistenziali. 15/05/06) che chiedono una riduzione delle garanzie dei lavoratori a tempo indeterminato per combattere davvero la precarietà dei ‘giovani’. l’istituirsi di un compromesso malsano tra lavoratori e padroni: i primi offrono salari e posti saltuari. contro le intenzioni. etc. Bisogna evitare la divisione della società in due sfere. non ci si può limitare a registrare che i nuovi entranti sul mercato del lavoro sono sempre più figure con contratti atipici. Si favorisce. sia un fenomeno trasversale. anche se diventate ormai luoghi comuni (l’economia della conoscenza.

contro le intenzioni. Vertova critica l'idea che il basic income possa rappresentare uno strumento di regolazione in grado di rafforzare i lavoratori: "erogare un reddito garantito solo ad alcune categorie di soggetti rischia di aumentare la frammentazione del lavoro". professioni e servizi di selezione e fornitura di personale (43000 imprese e 119000 addetti in più rispetto al 2004). quindi tra salario e reddito non è ancora considerata nell'ambito della regolazione istituzionale. Questo ha delle implicazioni sulla dicotomia salarioreddito: il salario è la remunerazione del lavoro e il reddito è la somma di tutti gli introiti che derivano dal vivere e dalle relazioni in un territorio e che determinano lo standard di vita. ma nel contesto attuale le differenze si fanno più sfumate: con la crisi del fordismo l'economia si terziarizza e gran parte del tempo di lavoro svolto non avviene nel luogo di lavoro. ma siamo anche realisti: l'obiettivo può essere raggiunto solo gradualmente a partire da chi si trova nella condizione più sfavorevole di intermittenza di reddito o con lavori magari continuativi ma sottopagati. Cresce inoltre il comparto delle attività immobiliari. Vertova sostiene anche che "il reddito garantito rischia di spingere tutta la struttura dei salari verso il basso. Il manifesto 4. I dati degli ultimi 5 anni mostrano un sistematico aumento della quota di addetti del terziario (dal 56. I padroni avrebbero tutto l'interesse a ridurre i salari. Si ha una differenziazione retributiva marcata. informazione imperfetta e asimmetrica) concordano nell'affermare che l'introduzione di un reddito incondizionato e indipendente dalla prestazione lavorativa porta ad una riduzione dell'offerta di lavoro. Si indebolisce così. Si tratta di una questione analoga al vecchio dibattito sulla compatibilità o meno delle rivendicazioni salariali: quanto dovevano aumentare i salari? In misura pari o superiore ai guadagni di produttività? Infine una domanda banale: perché mai un uomo o una donna dovrebbero accettare di essere sottopagati quando hanno la sicurezza di un reddito? Garantire continuità di reddito. c'è anche una separazione concettuale tra salario e reddito. E' definito da due componenti: la prima prettamente salariale. La tendenziale sovrapposizione tra lavoro e vita. che rende di fatto inapplicabile il principio della pari retribuzione per pari mansione lavorativa. Il reddito di esistenza (basic income) può rappresentare un elemento di regolazione istituzionale adatto alle nuove tendenze del nostro capitalismo. Finché c'è separazione tra lavoro e vita. E' su questo punto che si gioca il grado di compatibilità di questa misura di regolazione: si hanno effetti compatibili solo se è fissata ad un livello inferiore o uguale alla soglia di povertà relativa e configurandosi come un perfetto sostituto dei sussidi di disoccupazione. informatica.Andrea Fumagalli Stefano Lucarelli Nel corso del dibattito sulla riforma del mercato del lavoro si pone la dicotomia teorica salarioreddito che rimanda a quella più politica tra l'opzione del posto fisso o del reddito garantito (Giovanna Vertova. ricerca. visto che il lavoratore percepisce anche il reddito garantito. l'attività relazione e l'attività riproduttrice. Definendo in questo modo il basic income i concetti di salario e reddito appaiono complementari. Come sottolinea anche l'Istat. Si tratta di attività nelle quali si richiede ai lavoratori di risolvere problemi prescindendo dal tempo passato nel luogo di lavoro. Questi studi. ma quando il tempo di vita viene messo a lavoro sfuma la differenza fra reddito e salario. Reddito e salario non sono mai stati sinonimi. la novità degli ultimi anni è che in alcuni segmenti del terziario (grande distribuzione commerciale e servizi alle imprese) la crescita dell'occupazione nelle imprese più grandi è forte e va a compensare le perdite della grande industria manifatturiera. alcune tipologie contrattuali introdotte dalla Legge 30 non sono state praticamente utilizzate perché ne esistono già troppe.6). ma nella sua quantificazione. Questa ricchezza sociale dipende dalla cooperazione e dalla produttività sociale che si esercita su un territorio (oggi appannaggio di profitti e rendite).2 %). la capacità contrattuale di tutti i lavoratori". sulla base del tempo di lavoro certificato e remunerato. ma anche del tempo di vita utilizzato per la formazione.2 al 60. 2) siamo d'accordo con Vertova sul fatto che il reddito di esistenza debba tendere all'universalismo. . la seconda è una componente di reddito che rappresenta la quota di ricchezza sociale che spetta ad ogni individuo. che si muovono nell'alveo della letteratura keynesiana à la Stiglitz (salari d'efficienza. Due brevi osservazioni 1) il mercato del lavoro è già ampiamente frammentato. Al riguardo è disponibile un ampia letteratura che analizza l'impatto del basic income sulla produzione e sull'occupazione sulla scia di Atkinson. in seguito ad un effetto reddito e alla variazione della distribuzione del carico fiscale volta al finanziamento: il problema non sta nell'introduzione o meno di un basic income. rigidità nel mercato del lavoro.

appoggiato su un "paradigma a stadi".Massimiliano Tomba. Università di Padova L'articolo di Giovanna Vertova (il manifesto. Non senza però sottolineare il problema dal quale quell'esigenza sorge: precarizzazione del lavoro e ridefinizione del welfare. con un'accentuazione tutta italica. mettendone in evidenza debolezze teoriche e politiche. Il "reddito di esistenza".. rappresenterebbe uno degli indicatori principali di questa nuova tendenza. abbandonando un fallace paradigma a stadi storici che vorrebbe l'epoca della sussunzione formale superata da quella . La formula del "reddito di esistenza" (basic income) appartiene al quadro delle scommesse politiche che cercano di attuare una qualche ricomposizione di un ideale soggetto precario. quando si tratta invece di una maxi-regolazione perfino delle forme che un tempo sarebbero state illegali) e sulla virtuosità immateriale del lavoro. Ora viene fatto un passaggio ulteriore: sarebbe il tempo di vita ad essere messo al lavoro.nel lavoro ad alta tecnologia e nel "postfordismo" un tendenza rispetto alla quale altre forme di lavoro sono giudicate "residuali". e quindi il consumo. negando la presenza di cambiamenti rispetto al passato.6.definire in termini di arretratezza o "residualità" lo sfruttamento assoluto ancora in espansione nel pianeta. ma taglia fuori con noncuranza i quattro quinti del pianeta. per poi garantire un reddito d'esistenza a tutti in modo graduale. e lasciando a casa le mani. Da un quindicennio.inizialmente a chi non ce l'ha. impedendo processi di dumping sociale. di ragionare in termini "reattivi". Ma è senz'altro sbagliato .la nozione marxiana di valore per far posto ad un'altra scommessa teorica: si trattava dell'operaio sociale. così ampio da comprendere le pulitrici e i bancari. dove lavoratori salariati e coatti sono al centro di un'estorsione senza pari di plusvalore assoluto. Questo approccio. ha passato in contropelo alcuni luoghi comuni delle recenti proposte sul reddito di esistenza. La proposta di un reddito di esistenza è ormai una parola d'ordine nelle manifestazioni e nelle lotte che vede protagonista il mondo in crescita dei precari. Sarebbe forse più opportuno interrogarsi sulla compenetrazione dei diversi livelli di sfruttamento. allora.2006) [è riprodotto qui sotto]. Se poi tale politica di sostegno al reddito. ha proprio lo scopo strumentale di ridurre il ricatto del bisogno. che liquidò . è difficile immaginare che la separazione tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori precari si accentui. nelle quali ognuno interviene portando la sua dose di intelligenza.2006). permette di individuare . ### il manifesto . L'espansione del settore dei servizi.30 giugno 2006 Reddito garantito. ad essere produttivo di valore.6.senza mai curarsi di fornirne alcuna analisi . il dibattito sulle trasformazioni del lavoro si è concentrato sulla moltiplicazione delle forme contrattuali (scambiata erroneamente per deregolamentazione. un'utopia neoliberale Devi Sacchetto . intellettuale. che ha funzionato come accattivante passe-partout per legittimare l'idea del carattere meramente residuale del lavoro operaio industriale nella fase attuale. Non si tratta. Questa visione vale forse per un francobollo del pianeta terra. assume una mossa del secondo operaismo italiano. e del passaggio ad un lavoro immateriale.. al quale hanno replicato sulle colonne di questo stesso giornale Andrea Fumagalli e Stefano Lucarelli (16. e quindi sulla successione temporale fra sussunzione formale e sussunzione reale.sia teoricamente sia politicamente . fra estrazione di plusvalore assoluto e estrazione di plusvalore relativo. vale a dire per le aree più avanzate sul piano economico e tecnologico. qui. si accompagna all'introduzione di un salario minimo orario per chi non è contrattualizzato. I 300 milioni di lavoratori coatti oggi esistenti nel mondo non sono un residuo precapitalistico se la frusta del sorvegliante è comandata dall'intensità del lavoro socialmente necessario registrata nelle borse mondiali. 4. tecnologico. prendendone sul serio la retorica. I processi produttivi della nuova epoca postfordista sarebbero legati alle reti di conoscenza che si estendono sul pianeta. in quanto attività relazionale e immateriale. e quindi sul sapere sociale generale.con una mossa tipica di ogni filosofia della storia . Venne poi l'enfasi sul general intellect.

il manifesto .rischiamo di trovarci vicino alle posizioni neoliberali sul reddito garantito. a parte le ipotesi paradisiache relative ai lavoratori autonomi della conoscenza di seconda generazione. visto che sul giornale sembra aperta una discussione sul "salario di cittadinanza" (Vertova 4 giugno. J.chiede l'individuo. 1991). non favoriremo la tendenza. oltre che uno scenario postclassista.21 giugno Quote di reddito Edoarda Masi Cari compagni. Ideologia collegata con la visione miope di chi guarda solo dal punto di vista del singolo individuo. Da questo punto di vista va messo a tema quanto Fumagalli e Lucarelli affermano: è all'esterno del processo di lavoro e dei rapporti di produzione che viene pensata una ricomposizione del lavoro precario. Il problema di un'economia globalizzata. . The Overworked Americans. "Perché dovrei accettare un lavoro faticoso.come si diceva un tempo. Alla base della richiesta del "salario di cittadinanza" sta l'ideologia che il lavoro sia un optional. sempre faticosa e a volte dolorosa. e non una necessità. Ma allora. Abbandonati i laboratori della produzione per le celesti sfere della circolazione e della distribuzione. ma godranno di un po' più di tempo libero. I beni che consumiamo (a cominciare dal cibo indispensabile per la sopravvivenza) e i servizi di cui ci valiamo (inclusa la sfera cosiddetta "immateriale") non vengono mai offerti gratis: qualcuno deve lavorare per fornirli. infatti. si lascerebbe quantomeno inalterato (anche se probabilmente peggiorerebbe) il tasso di sfruttamento di coloro che dovrebbero effettivamente pagare il reddito d'esistenza a qualcun altro. sgradevole. Essi non mettono in questione lo sfruttamento insito nelle dinamiche capitalistiche. e quelli che non lavorano non saranno ridotti a vivere miseramente di un sussidio eufemisticamente mascherato. scegliendo liberamente cosa comprare. vale a dire il modo in cui enormi masse di plusvalore assoluto prodotte nelle più svariate parti del mondo sorreggono produzioni ipertecnologiche ed espansione dei servizi qui da noi. p. come me. certamente compatibile con un sistema nel quale welfare e servizi vengono immessi nel mercato. e anche in un lavoro gratificante. sono però direttamente interessati al tema in quanto contribuenti per reddito da lavoro. al quale il singolo sarà libero di accedere per via monetaria. l'immagine di una vita messa radicalmente al lavoro ci presenta. cavalcando la tendenza e persuadendoci di averla noi stessi impressa dalla fuga dal lavoro alla precarietà? . una sorta di olismo del capitale. molto accentuata nella presente fase del capitalismo.es. E se ciò può avere come presupposto la critica di un'intera generazione operaia alla logica sacrificale del compromesso welfarista e laburista. Se esiste una tendenza vera nei paesi occidentali. nella quale viene meno anche la distinzione tra centro e periferia. E omette il fatto che i lavori gratificanti sono pochi. Schor. Mentre si continua a discutere impropriamente di mercato del lavoro. Fra l'altro. Lungi dal costituire un allargamento delle lotte all'intera società. rispetto al quale sono tutt'al più possibili riforme e nuove forme di redistribuzione della ricchezza. di caricare di un cumulo mostruoso di ore di lavoro una parte dei cittadini. "lavoriamo meno. cresciuto per di più nell'ottica del consumatore figlio di famiglia. è la relazione tra i diversi tipi di sfruttamento. lavoriamo tutti" .della sussunzione reale. è lo sgretolamento del welfare state accompagnato alla precarizzazione del lavoro. della condizione umana. per lasciare poi gli altri disoccupati (vedi. Fumagalli e Lucarelli il 16) pregherei di dare spazio anche alla voce ingenua di quanti. Mi domando: perché mai dovrei contribuire con una quota del mio reddito da lavoro a mantenere una persona che non lavora. ciò non toglie che la risposta padronale e governativa a quello scontro è stata in grado di capitalizzare quegli stessi comportamenti di insubordinazione operaia. è assordante il silenzio sul contenuto del lavoro. che non mi piace?" . ma ne richiedono una sorta di "regolazione istituzionale": col reddito d'esistenza. il reddito garantito significa innanzitutto la messa in mora di ogni discussione sulle forme della messa al lavoro. Quelli che oggi lavorano guadagneranno meno. anziché dividere con quella persona il carico complessivo del mio lavoro? Se la domanda di lavoro scarseggia. non professori di economia..

stranieri . delle mode. ecc. 30 giugno '06). Villani. non casualmente. evoca un'immagine letterale di incorporeità e dunque di vacuità e dunque a un'inutilità degna di una specie di inspiegabile ironia? L'analisi che in questi anni. fondata sulla conoscenza. esecuzione. quotidianamente. ecc. Sono coloro che. uno dei nodi da sciogliere nel presente è rappresentato dai knowledge workers (lavoratori della conoscenza) e dall'articolarsi complesso del loro rapporto con il lavoro. si sostanzia. I knowledge workers sono infatti contemporaneamente.perché. Edoarda Masi ********************** il manifesto . con il loro ruolo sociale assai più controverso che in passato. sui meno fortunati . essendo una di loro. sembra non prestare attenzione proprio ai contenuti del lavoro contemporaneo. Sarà colpa di una delle diciture che ci accompagnano. non ha inteso legittimare "il carattere meramente residuale del lavoro operaio industriale". Alla tradizionale divisione del lavoro per mansioni e specializzazione se ne aggiunge una nuova. nella modernità. a ciascuno secondo i suoi bisogni"? Allora. mal pagato. di miti.a ripetizione. producono saperi. Ricercatori universitari da tre per due e dal futuro incerto. invece di escogitare ideologie degradanti.? Neanche per sogno. Designer. Ha ritenuto obbligatorio guardare ai nuovi processi e ai nuovi paradigmi del presente. Piaccia o non piaccia. si è sviluppata di più. emotive). per esempio. a diventare risorsa umana è tutt'altro che . sui saperi.dentro l'ambito della ricerca informale e nelle elaborazioni dei movimenti -. La perplessità nei confronti del problema definitorio e di sostanza portato con sé dalla variazione in corso. degli stili di vita. Il tempo della trasformazione).una larga parte è fatta di pura. in particolare. Il sistema di accumulazione flessibile alla creazione di valore tramite la produzione materiale ha aggiunto la creazione di valore tramite la produzione di conoscenza. ricominciamo a parlare di alternativa socialista. e addirittura richiedere. Ma la soluzione peggiore sarebbe quella di accettare. su determinati temi. e con ciò stesso mascherare il fatto che si scarica su altri in generale il peso del lavoro. un'elemosina che valga da "ammortizzatore sociale" da parte di chi organizza quelle condizioni di lavoro più penose del necessario (e ne trae profitto). prima ancora che al contesto macroeconomico. che accenna a un'imprendibilità della sostanza. al desk dei settimanali e dei quotidiani. funzionali a tenere in piedi un sistema di oppressione e di gerarchie.in alcuni casi. informazioni. primo tra altri quello del lavoro. estremamente "aperti" alla precarietà. ridotto . Elementi immateriali vanno sempre più innervando l'attività lavorativa tutta. Il passaggio che porta un uomo. sulle singole capacità (relazionali. a una precarietà che. di immaginari. "lavoratori immateriali". Guardare a loro significa guardare al lavoro creativo alienato. tutti precari ai tempi delle vite precarie. Sognamo un mondo dove sia dato "da ciascuno secondo le sue possibilità. con la rappresentanza. e meglio. gli stessi percorsi di quei "lavoratori immateriali" che tanto sembrano sconcertare Devi Sacchetto e Massimiliano Tomba (il Manifesto.5 luglio 2006 Reddito d'esistenza e nuovi soggetti sociali Cristina Morini Attraverso da parecchio tempo. disumano. sulla generalizzazione dell'incertezza. knowledge workers? Giornalisti. Significa guardare alla progressiva negazione della corporeità di classe che si ottiene governando a colpi di precarietà. con l'aggiunta di un potere disciplinante "indirizzato verso l'atomizzazione e l'asservimento totale del tempo di vita" (T. sgradevole fatica. lavoratori del web.il peso dei lavori più sgradevoli e meno gratificanti. nella grande maggioranza dei casi . impiegati e consulenti nell'industria dei brand. Chi sono questi fantomatici. fantasmatici. Il lavoro vivo contemporaneo si fonda sul ricatto. al di fuori delle accademie . conoscenza per un mondo che di tali "prodotti della mente" è affamato. Allora: tutti dovrebbero accettare qualunque lavoro. invisibili. per quanto sgradevole. sopra ogni altra cosa. una donna. linguaggi.

di cui ci si appropria. Reddito. più classicamente sindacale. di una "mercificazione ancora più intensa del soggetto" che "da astratta e quantificabile. in qualche modo. sapere creativo collettivo compreso. anche sbagliandoci ne trarremo vantaggio. Chicchi. Non ci dicono perché dopo vent'anni di riduzione dei diritti e delle retribuzioni si dovrebbe invertire la tendenza. Al reddito per tutti/e . Per noi il punto sta qua e concedeteci la provocazione. lavoro e forme di soggettività). contro la precarizzazione. anche il lavoro produttivo/riproduttivo delle donne). Una contrapposizione che sembra volersi porre come riferimento cartesiano nelle questioni relative alla precarietà sociale. per forza. delle difese del lavoro contemporaneo. di nuovi simboli e di rivendicazione. Quindi il punto su cui focalizzare l'opposizione alla precarietà sociale è quello di definire i modi e le forme attraverso le quali trovare e saldare nuove forme solidali e di conflitto. Questo è quello che stiamo. Il dibattito su reddito e sul salario ma anche la grande assemblea "Stop precarietà ora" difettano in questo. Ciò non significa. da molte parti. sia chiaro.8 luglio Conciliare salario e reddito sociale Chainworkers Stiamo seguendo con una certa dose di ansia il dibattito che contrappone i redditisti ai salaristi. che portano con sé una realtà di nuovi bisogni. i nativi/e e i/le migranti. necessità di un aggiornamento sostanziale del piano dei diritti. contemporaneamente. ma ne costituisce il superamento e la consapevolezza della necessità di una maggiore versatilità nella scelta delle finalità intermedie. Vale a dire. C'è bisogno entrambi.esperienza che prova ad affrontare le contraddizioni di un'economia mondo che si articola in spazi e modi differenti abbia posto la sua attenzione sul punto nevralgico: l'atomizzazione taglia i legami che . Se invece ciò non accadrà pensiamo che il percorso dell'EuroMayday . dimenticare il piano rivendicativo. Ci parla di una trasformazione antropologica. La stessa Mayday. di una forma inedita "di tossicità del lavoro". Ci parla. ri-soggettivata e qualitativa nel postfordismo" ((F. al principio. adeguato all'oggi. fra i lavoratori e precari/e. all'interno dei processi di accumulazione del nostro tempo. così come i beni comuni della natura. di una sussunzione biopolitica. Certo non solo per aver posto il problema. battaglie sindacali per risalire dagli slittamenti giuridici. viene a essere. fuor di teorizzazioni. forma appena corretta di redistribuzione di fronte allo sfruttamento privato di tutti i beni comuni. Il paradigma è cambiato e mette al centro nuovi soggetti (non solo il lavoro immateriale. La conoscenza.che indicava la volontà di garantire una vita dignitosa a ciascuno/a . Vorrà dire che entro qualche mese avremmo un reddito di esistenza o un salario stracolmo di diritti. il general intellect. provando a dire. tutto può e deve concorrere a costituire un aggiornamento. Un quadro talmente mutato ha. Queste due colorite definizioni vorrebbero indicarci due orizzonti differenti e antitetici di intendere il superamento della precarietà. Capitalismo. I percorsi che abbiamo attraversato hanno cercato di contestualizzare questa dicotomia collocandola all'interno di una visione diversa. ma anche il lavoro dei migranti. **************************** il manifesto . nel lavoro e nel sociale. non ha cercato una sintesi fra le diverse rivendicazioni.si è mano a mano sostituita la continuità del reddito che non vuole essere una mediazione fra il salario e il reddito di esistenza. Il reddito di esistenza pretende di tenere conto di tale variazione esplicita. se si vuole sviluppare una strategia veramente conflittuale. E' risaputo come le trasformazioni imposte dal liberismo abbiano spiazzato le capacità di pressione politica e di efficacia sindacale delle tradizionali forme di conflitto. esistono profonde ragioni deontologiche in difesa del reddito di esistenza. come fu nel fordismo.indolore. battaglie per i servizi sul territorio metropolitano. in modo esponenzialmente sempre più intenso. formano la base invisibile dell'economia.

si lavora vicino a non-colleghi e non si sa bene chi paga il nostro stipendio. . iv) il tempo di vita deve invece essere remunerato (reddito). e FL non sanno che al peggio non c'è mai fine. ai salari. Solo la gestione politica della domanda (autonoma) traduce in realtà aumenti potenziali di produttività. Quando le lotte nella produzione hanno morso. creare media sociali che costruiscono linguaggi comuni che nascono dalla cospirazione attiva e da una valorizzazione sociale al di fuori del capitale. E' la domanda di lavoro a determinare la qualità dell'offerta di lavoro. ii) la dicotomia centro-periferia è saltata. che non sono 'spontanei'. FL ragionano così: i) nel postfordismo dei paesi avanzati l'economia si terziarizza e l'occupazione è creata fuori dalla grande impresa manifatturiera. sfruttare gli strumenti della comunicazione. Inoltre la crescita postbellica si deve alla domanda autonoma (spesa pubblica elevata. come la crescita del salario in proporzione della produttività (fisica) stabilizzava il fordismo. perché nell'era dei mercati finanziari e dell'impresa network. Gli interventi di Fumagalli e Lucarelli (FL) e di Morini ribadiscono le approssimazioni che Vertova aveva disperso. iii) la forza-lavoro mondiale è raddoppiata in 15 anni. In contrasto con la visione di FL. vi) il basic income (BI). cumulabile e incondizionato. FL rispondono che il lavoro è già frammentato.potrebbero condensarsi in una generale presa di coscienza della propria condizione creando le basi per nuove complicità che diano forza a quei conflitti che non riescono più ad articolarsi intorno a chi possiede i mezzi di produzione. Agire con sensibilità mediatica. le lotte devono trovare linguaggi che escano dalla propria specificità e strumenti che diano la visibilità necessaria per connettersi a una più generalizzata radicalità sociale. il BI non è un mero sostituto dei sussidi di disoccupazione). integrando la retribuzione da salario. riterritorializzare i simboli. Nel momento in cui né partiti né sindacati incarnano la forza per modificare radicalmente la precarizzazione. contrariamente al mito fordista. quando c'è. il centro è anche dentro la Cina. il lavoro nel terziario è in gran parte legato al manifatturiero: l'economia della conoscenza si nutre di lavori "materiali". Il loro fine è il reddito di esistenza: intanto. Bisogna toccare il nodo nevralgico non solo del "di chi è la ricchezza" ma di "cosa è la ricchezza": che è quel momento che sta fra la produzione. Eppure è senz'altro vero che il capitalismo è cambiato radicalmente: i) una 'centralizzazione' finanziaria e produttiva gigantesca senza 'concentrazione' di lavoratori in grandi imprese. il manifesto . v) il consumo è sostenuto dalla politica monetaria e dall'indebitamento. investimenti privati. vi) è mutata la natura della prestazione lavorativa. iii) il capitale si appropria gratuitamente della più elevata ricchezza sociale. La formazione diffonde oggi non cultura ma analfabetismo di ritorno. Il lavoro precario è 'continuo' ma senza 'posto fisso'. La sequenza per cui è il comando tecnologico e organizzativo sul lavoro vivo a creare neovalore vale ovunque e sempre nel capitalismo. non al lavoro astratto. Ragionare altrimenti cancella un po' di cose. Non. Tuttavia la maggiore ricchezza relazionale e cognitiva attiene al lavoro concreto. la periferia è anche dentro la Germania. realistico (avvicina per passi al reddito di esistenza) e incompatibile (se elevato. non consentono una ridistribuzione egualitaria. il modello è saltato. Il BI non aumenta di per sé né ricchezza né valore. Intanto.11 luglio 2006 Reddito garantito. si accontentano di un sussidio ai precari. che sono stati trascinati. vii) è un compromesso tra capitale e lavoro. 'realisticamente'. creando spazi comuni e canali di comunicazione che dissolvano l'atomizzazione. quello a tempo indeterminato è sempre più incerto e aggredito: un avvicinamento oggettivo delle due figure. il problema della realizzazione il nuovo capitalismo lo ha risolto senza BI. L'instabilità e insostenibilità dei nuovi processi di creazione di neovalore. esportazioni) in un contesto internazionale di capitalismo da guerra fredda irripetibile. quasi Vertova sostenesse che il BI sia la causa della precarietà: ma Vertova spiega la precarietà come noi. non solo aumenta la produttività sociale. iv) il lavoro è sussunto alla finanza. ma ne ridistribuisce i frutti e fa crescere la domanda. ii) a ciò corrisponde una immediata produttività del tempo di vita e delle relazioni nel territorio. la circolazione e la valorizzazione sociale. con riduzione della dimensione minima d'impresa. fra illusione e diversivo Riccardo Bellofiore Joseph Halevi L'articolo di Vertova sul reddito garantito ha messo i piedi nel piatto di una discussione dove troppe cose vengono date per scontate. v) si tratta di una regolazione istituzionale che rende stabile il postfordismo.

Il vizio sta nel non riuscire a riempire questo spazio di proposte che eccedano le schermaglie "italiche" del dibattito antico che contrappone reddito e lavoro. dividendolo. né in sede politica. lo stesso giorno appariva questa perla. Sul punto pare esserci largo consenso. l'aumento degli occupati poveri (spesso precari) offrono altri elementi per valutare forme di sostegno al reddito (anche condizionate alla prova dei mezzi) in contrasto a povertà e ricatto della precarietà. sarà tanto più elevata quanto più alta è. e crea un margine di flessibilità nel costo del lavoro. non sembra generalizzabile. con il BI come "pavimento" il salario potrà essere ridotto sempre di più. e quanto più alta è. ma sulle proposte è difficile uscire della contrapposizione tra sostenitori e detrattori del basic income. Il maggior turnover. Senza gestione politica della domanda e senza conflitto sociale nella produzione sussidi come il BI sono acqua fresca. L'impresa assume pagando di meno. Perché non partire dalla constatazione che l'esigenza è quella di stabilizzare il posto di lavoro. frana la capacità contrattuale di tutti i lavoratori. A questo vorrei provare ad offrire. il salario minimo. i redditi manageriali schizzano verso l'alto. perché domanda e produttività non aumentano per magia. dando sicurezza dentro il lavoro dipendente? Saggiamente Masi ricorda una verità elementare. il lavoratore otterrà inizialmente lo stesso reddito di prima. Né può valere l'argomento che contrappone il sostegno al reddito alla lotta contro la precarietà: equivarrebbe al sostenere. e l'occupazione stabile. qualità e quantità dei mezzi di produzione. L'esperienza del Reddito minimo di inserimento. . rappresentando un punto di fluidificazione dei linguaggi che. Non è nuovo ricordare che l'Italia è l'unico paese europeo (insieme alla Grecia) a non godere di uno strumento universalistico (svincolato da appartenenze categoriali) di contrasto alla povertà. in Lombardia. il manifesto . oggi e nel passato. Chi scrive ha vissuto. l'occupazione. Si crea una massa amorfa di persone che sopravvivono. FL ragionano come se il BI dia accesso di per sé ai beni e alla scelta del lavoro. Vertova ha in testa. tema che rischia di rimanere pragmaticamente appannaggio di altri nel centro-sinistra. Quando il salario si avvicina al BI.11 luglio 2006 Il vizio della mancanza di proposte Cristina Tajani Il dibattito sul "reddito garantito" in corso su il manifesto e Carta. crediamo. il ringiovanimento dei poveri (cui consegue trasmissione inter-generazionale del fenomeno). non ha beneficiato di una seria valutazione né in sede istituzionale (il rapporto di valutazione non è stato mai reso pubblico). che l'esistenza della cassa integrazione inibisce l'impegno contro ristrutturazioni labour-saving e crisi occupazionali. Quest'ultima. Ma è chi comanda finanza e domanda autonoma che definisce livello e composizione della produzione. purtroppo. dove esiste.). aggiungiamo. quantità e qualità del lavoro. Il BI. Varrebbe la pena incrociare questi giudizi con i dati sulla nuova composizione della povertà relativa in Italia. Ma più del metodo è il merito della discussione che merita attenzione. tre argomenti. l'esperienza dell'elaborazione di un progetto regionale sul reddito in cui si sono riconosciute tutte le culture della sinistra radicale (dalla Fiom ai centri sociali). ma in una spirale di deterioramento. nella sinistra radicale. Una dinamica che è più pronunciata in una società di servizi. Il primo insiste sulla necessità di ripensare un modello di welfare familistico e categoriale (disegnato su alcune categorie di individui: i lavoratori delle grandi imprese con la cassa integrazione contro quelli delle imprese medio-piccole. sul tema socialmente rilevante della ridefinizione del welfare. una impostazione marx-kaleckiana. Proprio perché oggi la realtà capitalistica si fonda sulla possibilità di chiusure e di precarizzazione. trasformando il precariato in lavori a tempo indeterminato. Come collettività possiamo ridistribuire solo la produzione corrente. FL prendono Vertova per una neoclassica per cui il BI creerebbe disoccupazione mettendo un pavimento rigido a salari o redditi. Tendenze già in atto da tempo in vari paesi. oggi e nel passato. Il merito consiste nell'aprire uno spazio di discussione. mutatis mutandis. per titoli. consumo reale. A prescindere dal merito di quell'intervento (che può ben essere discusso) a pesare sul giudizio di molti a sinistra è stato il fatto che fosse uno strumento di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale: dunque "assistenza".Di buone intenzioni è lastricata la via per l'inferno: il BI costituisce la sponda di politiche socialliberiste di aggressione a tutto il lavoro. Per la par condicio (?).org ha un grande merito ed un grande vizio. se 'realistico'. i governi abbasseranno. è più basso del salario. liquidata in fretta dal governo Berlusconi. etc.

Il secondo argomento ribadisce la necessità di situare i ragionamenti sul welfare in chiave europea. più di qualche capannone o garage non risulterebbe molto diverso. Esso nasconde processi di differenziazione di classe: da un lato. La scorsa presidenza britannica della Ue ha elaborato alcune iniziative sociali pilota da implementare a livello sovranazionale. se non da secoli. Già oggi alcune sedi locali del sindacato dell'auto. c'è chi . D'altra parte. L'ultimo argomento stringe il nesso tra la necessità di ripensare il welfare e la necessità di ripensare una fiscalità che ha perso di progressività e capacità redistributiva. ma anche in quella dei colletti bianchi. ordinano l'arrivo del carro attrezzi quando qualche iscritto osa entrare nella sede sindacale con un'auto di marca non statunitense. stante . se potesse parlare. ma non solo. probabilmente. ai paesi colonizzati ed economicamente bloccati dall'intervento occidentale. il vero orizzonte è il capitale Ferruccio Gambino .hanno offuscato l'interesse e l'attenzione dei sindacati per le condizioni di quello che resta del movimento operaio nei paesi oggetto di delocalizzazione. Il rifinanziamento del fondo nazionale per l'assistenza è un piccolo segnale che vogliamo interpretare positivamente. politicamente significativa.punta sull'accumulazione nazionale e. una larga parte dei migranti è costretta a chinare il capo non potendosi permettere di rifiutare a lungo un contratto a tempo indeterminato in una delle tante prigioni a ore: e nemmeno questo li protegge dalla possibilità di finire in un Cpt. Secondo le simulazioni. Fino ad oggi l'integrazione europea si è posta come "nemica" dei welfare nazionali.Fabio Raimondi A fronte degli sconvolgimenti produttivi in corso e del mutamento della geografia industriale del mondo odierno. Ottant'anni di vie nazionali al socialismo e di smarrimenti di una prospettiva internazionale . È d'altra parte comprensibile la posizione di quanti. della lotta all'esclusione sociale in chiave Ue. provando ad uscire dalla sola declamazione di principio.salvo qualche nobile eccezione . La delocalizzazione sta generando una distorsione di prospettiva: non è tanto il numero dei posti di lavoro persi in occidente e dislocati in paesi a basso salario. Parole d'ordine che difficilmente intercettano alcune categorie sociali. la minaccia reale ai livelli occupazionali nei paesi industriali va considerata con grande attenzione.).in alto . quanto l'angoscia che questo processo provoca non solo nella produzione industriale. E anche dalle nostre parti. l'attuale delocalizzazione assume le apparenze di un risarcimento per uno sviluppo industriale negato da decenni. Alcune indicazioni contenute nel programma dell'Unione (ad esempio il contrasto fiscale alla rendita) sembrano andare nella direzione giusta. consentendo ai welfare nazionali di concentrasi su altri obiettivi (pensioni. perché può esser licenziato con uno schiocco di dita. 10 Se "tutto" produce valore. dall'altro. Nella proposta del reddito garantito si corre il rischio di ragionare in termini di economia nazionale o tutt'al più europea. in Cina e in India.. motivando il crescente euroscetticismo dei referendum francese e olandese sul Trattato. a fronte della precarizzazione del lavoro. D'altra parte. tra cui quei giovani. quando il problema va letto in termini transnazionali. al lavoro come diritto o bene comune. questa misura costerebbe circa un punto di Pil europeo e andrebbe nella direzione. di fianco ai timori. sanità. che sono sottoposti a ritmi lavorativi insopportabili e a salari risibili. Tra queste uno strumento di contrasto alla povertà nella forma del sostegno al reddito.deve lavorare in condizioni disumane. Chi vorrebbe mai lavorare per un'intera vita come operatore in un call center. una forte propensione dei cittadini europei verso misure che promuovano la sicurezza sociale e l'uguaglianza.. isolato da tutti e sorvegliato continuamente? Chi poi trovasse posto in un'azienda sotto i 15 dipendenti o in una cooperativa si sentirebbe scarsamente sollevato da un contratto a tempo indeterminato.in basso . Questo preteso risarcimento è in realtà foriero di un nazionalismo di ritorno come. c'è chi -. Ma le rilevazioni dell'Eurobarometro segnalano. propongono il ritorno alla centralità del contratto a tempo indeterminato. negli Stati uniti. Proprio qui. dove vecchi macchinari continuano a essere utilizzati grazie ai bassi salari. ad esempio. Il punto politico da verificare è se l'attuale governo saprà collegare le misure in materia fiscale ai necessari interventi per un welfare maggiormente inclusivo. ### 23 luglio pag.

**************************** il manifesto . Per questo.27 luglio Diritto al reddito. bassi costi di gestione). Il Rmg assicura un dato livello di reddito: se i miei introiti sono inferiori a tale somma. il reddito garantito sulla base della residenza pone un problema non da poco: per i migranti la minaccia di doversi rioccupare nel giro di sei mesi. tutt'al più. allora non solo è necessaria e urgente un'organizzazione tra lavoratori e lavoratrici che rompa le gerarchie imposte dai nuovi modelli produttivi e contrattuali. l'erosione della previdenza sociale carica tutti i salari di un onere che precedentemente era un diritto acquisito col proprio lavoro. perchè non tutti abbiamo la stessa produttività sociale. Ciò che vediamo estendersi è un controllo sui tempi e l'intensità di lavoro sempre più capillare e che sempre più investe le nuove tipologie lavorative. non è la rivendicazione di una quota di ricchezza che si produce. e nella nostra società questo significa diritto al reddito. un orizzonte intrascendibile che può essere. fino al raggiungimento della soglia. Il Sd. Per questa ragione è sul lavoro. rendendole indistinte. Tutti produciamo ricchezza sociale attraverso la nostra vita (relazioni. Inoltre comporta alti costi per individuare i destinatari e rischia di favorire gli evasori. La rivendicazione del Rdc si basa su due tipologie di supporto teorico. il reddito garantito può significare. e non sulla categoria di "vita" che rischia di sfumare le differenze di classe. non risolve il problema dei working poors. lo stato li integra. cioè di coloro che pur lavorando non escono dalla povertà. La categoria di "postfordismo" ha reso più difficile di quanto già non fosse la messa a fuoco dell'aumento in atto dei posti di lavoro a ritmi vincolati. Non si tratta di una remunerazione. nonostante la buona fede dei suoi sostenitori. Reddito di cittadinanza (Rdc). e il più appropriato politicamente in quanto introduce un elemento anticapitalistico. produttore di precarietà (oltre che di profitti). il capitale. pare configurarsi come una totalità. in assenza di un movimento impetuoso. creatività) e il Rdc rappresenterebbe la quota che spetta ad ogni individuo. da considerarsi complementari. Se. Il RdC è erogato a tutti indipendentemente dalle condizioni lavorative o salariali e garantisce la libertà di non lavorare senza essere disincentivante: viene percepito comunque e il profilo reddituale è crescente rispetto a quanto si lavora. allora sempre più labile è e sarà il divario tra quanti ci si ostina a definire "garantiti" e i precari. riguardando solo i disoccupati. ma di corto respiro. che devono essere incentrati inchieste e dibattiti. la diffusione di diritti differenziali. pena l'abbandono del territorio italiano. La prima fa riferimento alle mutate condizioni di produzione del valore e evidenzia che "quando il tempo di vita viene messo a lavoro sfuma la differenza tra reddito e salario". Reddito minimo garantito (Rmg). regolato in parte. Ne consegue un'implicazione perversa: la remunerazione dovrebbe essere differenziata tra gli individui. che facciano giustizia di un senso comune fondato sulla solitudine e sulla percezione di una congiuntura storica sfavorevole. ossia dalle condizioni materiali dei migranti. Ogni essere umano ha diritto di vivere.l'attuale legislazione sulle migrazioni. Il limite consiste negli effetti disincentivanti perchè. azioni. Non si tratta di aspettare tempi migliori. come pensiamo. . ma di raccogliere e promuovere le occasioni di mobilitazione anche parziali. con le sue modalità in parte "vecchie" e in parte "nuove". la caratteristica del lavoro contemporaneo è il suo farsi migrante. Se infatti ogni attività diviene produttiva di valore. ma è fondamentale che tale ricomposizione inizi là dove massima è la divaricazione tra lavoro e diritti. ma capaci di incidere. ma è l'affermazione di un diritto che con le regole del capitalismo non ha niente a che fare. Se. Il Rdc è lo strumento efficiente per la generica lotta alla precarietà (non disincentivante. il reddito non dipende da quanto si lavora. le Marche ci provano Enzo Valentini La tutela del reddito ha un ruolo centrale e può essere perseguita attraverso tre strumenti: Sussidio di disoccupazione (Sd). rende il reddito garantito un sollievo pregevole. quindi. Occorre quindi integrare con la seconda giustificazione del Rdc: il diritto naturale al reddito.

Il principio ispiratore fa però riferimento al RdC. ma è la base per la riappropriazione di spazi e tempi di vita. Sentiamo oggi molte proposte gradualiste. Ma in questo campo si possono individuare proposte che diano un senso concreto alla lotta contro la precarietà. sugli incentivi alla cooperazione. ma il conflitto non è evitabile. Al contrario. Si suppone. I dati Ocse mostrano una relazione negativa tra lavoro nero e spesa a tutela del disoccupato. la realtà smonta ogni retorica Anna Carola Freschi. a livello regionale esistono meno margini di manovra ed è stato possibile ipotizzare solo un finanziamento per un Rmg. così come essere ricercatori. l'offensiva verso le garanzie conquistate. si creano le basi per rivendicazioni future. culture politiche e del lavoro. è banale dirlo. Ciò è dovuto all'esigenza di includere una norma finanziaria che consentisse di reperire nel bilancio regionale le risorse necessarie. addetti dell'anagrafe o lavorare in un call center. Di fronte alla piaga della precarietà nel capitalismo flessibile-cognitivo. Università di Bergamo Il dibattito che si è svolto in queste pagine su come contrastare la precarietà riflette un bisogno reale nel mondo eterogeneo dell'auto-organizzazione dei precari: allargare la discussione coinvolgendo realtà diverse per territori. Firenze. ma hanno ragione i padroni. favorendo la frammentazione sociale. che la coesione sociale e la voglia di ribellione vadano stimolati con interventi dall'alto e non che debbano essere costruiti dal basso. la gravità. Si sostiene che il Rdc minerebbe il potere contrattuale dei lavoratori e ridurrebbe i salari. tanto per finanziare il welfare che per spingere davvero le imprese a investire nel lavoro e nell'innovazione. di agire sul mercato del lavoro (flexsecurity). sulla gestione pubblica delle risorse energetiche. percorsi di mobilitazione. cinema. trasporti. si va poco lontano. quindi. Strano. *************************** ### 8 agosto Ricercatori precari. visto che l'art. I padroni sostengono la tesi opposta: l'aumento del potere contrattuale farebbe salire i salari. metalmeccanici. che farebbe aumentare il potere contrattuale diminuendo la disponibilità della gente ad accettare impieghi irregolari.Si teme che il Rdc possa accentuare la separazione tra lavoratori a tempo indeterminato e precari o spingere all'inattività. Insomma. Esso non esclude la necessità. per quanto parziali. Se si assume che il vincolo a perseguire una politica di equità e di innalzamento della pressione fiscale su profitti e rendite e. ad esempio. Viene formalmente riconosciuta la separazione tra reddito e lavoro. che accettano questi dati. Nelle Marche è in corso una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che prevede l'introduzione di un Reddito Sociale di 500 euro mensili e l'erogazione di servizi gratuiti (sanità. Si tratta di un istituto che ricade nell'ambito del Rmg. Mentre a livello nazionale un Rdc sarebbe finanziabile con una riforma complessiva. e finendo per essere uno strumento al servizio dei padroni. Sono comprensibili se non portano avanti anche il terreno di lotta centrale? L'estensione. I toni netti possono essere utili a creare un clima di confronto finalizzato al raggiungimento degli obiettivi comuni: un welfare nuovo ed universalistico e la riaffermazione della dignità del lavoro. la trasversalità del precariato si conciliano male con questa prudenza. Il diritto al reddito non è la soluzione a tutto. settori produttivi. con ciò. Napoli non è la stessa cosa. Essere precari a Milano. entrambi gli obiettivi si devono confrontare con il problema comune della redistribuzione delle risorse. animate dalla buona intenzione di raggiungere risultati rapidi. una componente emblematica del fenomeno della . e in presenza di altre iniziative simili anche il governo sarebbe sollecitato ad affrontare la questione. Prendiamo l'esempio dei ricercatori precari. proprio il riconoscimento del diritto al reddito può assicurare quel potere decisionale sulla propria vita che in tal senso è fondamentale. teatro) per disoccupati e precari. che il modello di sviluppo neoliberista siano dati immodificabili. 2 afferma che "La Regione Marche istituisce e garantisce su tutto il territorio regionale il diritto al reddito sociale". giornalisti.

Né è scontato che questo processo di immaginaria competizione su base individuale. Ma torniamo al problema della natura del lavoro dei ricercatori. mobile. ma. né Università né Governo hanno messo a disposizione dati ufficiali esaurienti.mettere ripetutamente mano a riforme sull'organizzazione dell'università senza preoccuparsi di monitorare (e rendere pubblici) i dati sull'evoluzione della sua struttura? E così sono cresciuti i ricercatori precari: quasi tutti dottori di ricerca. il lavoro cognitivo. è la dimensione del potere a partire dalle relazioni di lavoro che valorizza le competenze e i loro portatori. e in contrasto con la retorica sulla società della conoscenza. assegni di ricerca. . L'ennesima mazzata sul sistema pubblico. Come è stato possibile nell'ultimo decennio . la centralità della lotta dentro e contro il capitale. Non solo le competenze sono sempre più riproducibili. soprattutto per chi volesse fare ricerca libera (che pretesa!) non inserita in scuole disciplinari consolidate o finalizzata ad immediati interessi di mercato. La taylorizzazione del lavoro cognitivo significa infatti una scomposizione del lavoro in fasi diseguali dal punto di vista delle opportunità di valorizzazione dei saperi impiegati nel prodotto finale. i ricercatori dovrebbero essere figure "forti" sul mercato: il prototipo del lavoratore cognitivo. contratti di docenza (quindi non i liberi professionisti prestati all'Università per compiti circoscritti).in un clima di montante retorica sulla necessità di flessibilizzazione . e a valle sul mercato editoriale) tende a concentrarsi in gruppi ristretti. ma soprattutto sono valorizzate selettivamente attraverso un processo organizzativo e regolativo che vede il ricercatore in una posizione del tutto asimmetrica. ### 15 agosto Reddito e salario: si parte dal lavoro e dal conflitto Giovanna Vertova Una mia critica al basic income ha dato vita ad una accesa discussione su tre questioni-chiave: le novità del capitalismo contemporaneo. con il reperimento e il controllo delle risorse finanziarie-tecnologiche organizzative e del reclutamento. conteso per le sue competenze. non competitivi con i costi del ricercatore cinese) e un buon welfare risolverebbero per questo lavoratore in posizione "forte" il problema dell'autonomia e del reddito. flessibile. codificabili. anche e non a caso in una società dove queste risorse appaiono più abbondanti. secondo Confindustria ad un convegno primaverile della Crui. Purtroppo però le cose non stanno così: il ricercatore non è assimilabile ad un lavoratore autonomo che si muova in un mercato concorrenziale. In conclusione. l'autonomia dei ricercatori e la valorizzazione del loro lavoro è ancora largamente dipendente dalla loro collocazione nella rete delle relazioni di potere. mentre il controllo su risorse strategiche (a monte. porti ad una maggior qualità ed innovatività degli ouput: perché la produzione di conoscenza ha sempre più un carattere collettivo e perché non è riducibile a logiche di mercato. indipendentemente dalle sue qualità di lavoratore. Per quanto sia scomodo da ammettere. Compensi adeguati (oggi miseri in Italia. In tre anni di mobilitazioni. evitandogli di sottoporsi ad un antiquato sistema. atomizzata. Colmare questo deficit conoscitivo riguardo alla consistenza numerica dei ricercatori precari è la prima cosa da fare se il nuovo Ministro vuole rafforzare la sua posizione in un governo che ha appena confermato una riduzione dei finanziamenti all'Università. borse di studio. Secondo il mainstream sulla flessibilità. Conservare l'autonomia al lavoratore-ricercatore sulla base di forme contrattuali instabili e finanziate dal mercato è molto difficile. lavorano a tempo pieno con collaborazioni.precarietà: le stime dicono che questi lavoratori rappresenterebbero quasi la metà dei ruoli di ricerca e docenza dell'università italiana (circa 50.000 persone). dopo anni di tagli alle risorse e di inascoltate mobilitazioni di precari e studenti.

Il lavoro immateriale è oppresso. lo sfondo categoriale dietro il basic income. come. Ciò taglia fuori quattro quinti del pianeta. i primi. valorizzate selettivamente in processi organizzativi e regolativi segnati da rapporti di potere. Secondo: il capitalismo ipertecnologico e il lavoro cognitivo si nutrono di plusvalore assoluto e di lavoro materiale. quanto produrre. L'intervento di Freschi è prezioso perché ricorda che il mondo del lavoro è eterogeneo. e chi preferisce rivolgersi al mondo dei sogni. Un paradigma a stadi per cui dall'estrazione di plusvalore assoluto. investe tutti i lavoratori) si concentra solo sui lavoratori della conoscenza. Chi non crede ad una taylorizzazione spinta della conoscenza. dall'altro. tra chi ritiene che si debba guardare in faccia il capitalismo di oggi così com'è. Fumagalli e Lucarelli. ma possessore della conoscenza e delle condizioni di comunicazione/coordinazione. Nello stesso lavoro cognitivo la taylorizzazione procede spedita. non il braccio: dunque lavoro e vita si confondono. dove si misura ciò che si pretende senza misura.Le posizioni di Fumagalli/Lucarelli. Questo è il capitalismo: una classe decide cosa. e Bellofiore/Halevi e chi scrive. Individuando. su un asse diverso da quello del basic income. attraverso il progresso tecnologico. vogliono essere realisti (un reddito di esistenza universale "può essere raggiunto solo gradualmente a partire da chi si trova nella condizione più sfavorevole di intermittenza di reddito o con lavori magari continuativi ma sottopagati") e incompatibili (il basic income deve essere elevato). anche qui da noi. ma creativo. così come non esiste il capitale senza il comando sul lavoro. La debolezza attuale fa elargire il basic income soltanto ad alcuni lavoratori. Non ci si può attendere un cambiamento dalla mera garanzia del reddito. Primo: la periferia è ormai dentro il centro (e viceversa). A ragione Gambino e Raimondi mettono in risalto la natura transnazionale del problema e le . contraddittoriamente. per la indisponibilità della forza-lavoro a far dipendere la propria esistenza dalle convenienze del capitale. Per Fumagalli la vita produce ricchezza e valore: unico problema. La divisione tra economisti è. sicché si retribuisce qualcosa di già dato. in vario grado. Dentro il lavoro cognitivo è paradigmatico il caso del ricercatore precario. la redistribuzione. e così i modi più o meno sofisticati di controllare e misurare il tempo di lavoro. Il nuovo capitalismo si gioca sul controllo dei tempi e sull'incremento dell'intensità di lavoro. all'insostenibile dinamica macroeconomica. da un lato. Il desiderio fa sognare che quella debolezza mascheri una forza tale da infrangere le compatibilità strette del capitalismo flessibile. un'altra deve necessariamente vendere la propria forza-lavoro. nei vari angoli del pianeta. crea diritti differenziali. apre al ribasso del salario su cui ho insistito. alle metamorfosi monetarie. Ridurre forzatamente all'unità un mondo plurale nega l'esigenza della riunificazione tra soggetti del lavoro differenti e con pari dignità. ai conflitti geopolitici. Il ragionamento è noto. e l'unico compito politico è riappropriarsi di quanto è già nostro. con lo scivolamento discorsivo per cui l'analisi della precarietà (fenomeno che. "materiale" o "immateriale" che sia il lavoro erogato. alla nuova politica economica. Sacchetto-Tomba e Gambino-Raimondi toccano il nodo centrale. dia una occhiata alle nostre università. La fine della teoria del valore per la presunta non misurabilità del lavoro affascina i teorici post-operaisti: non sarebbe male che la notizia arrivasse ai padroni che sembrano esserne all'oscuro. La fantasia secondo cui la vita è "produttiva". ma ha come centro la produzione. Peccato che. si passa all'estrazione di plusvalore relativo nel capitalismo attuale. Le sue competenze sono sempre più riproducibili. e sostituisce astrazioni vuote all'inchiesta concreta. non esiste "produttività"' del lavoro fuori dall'inclusione nel capitale. la diffusione spaziale e la frantumazione del lavoro. ma solo da una azione che sappia entrare nelle relazioni di lavoro per contestarne le asimmetrie di potere. Morini e Tajani si tengono al concreto. Non un riferimento all'instabilità dei nuovi processi di valorizzazione. dovrebbe eliminare la contraddizione. dunque. L'antagonismo è possibile. tipico del primo capitalismo e oggi della periferia. codificabili. per una loro presunta centralità empiricamente contestabile. quasi fossero irrilevanti. Il capitalismo contemporaneo è accettato così com'è. Peccato che ci diano una immagine discutibile della realtà del lavoro. La natura totalizzante del capitale può essere così rovesciata. Fumagalli e Lucarelli ragionano come se fossimo di fronte ad una appropriazione meramente politica da parte del capitale di una produttività che "naturalmente" spetta al solo lavoro sociale. sono alternative. Anche nel terziario la gran parte delle assunzioni è in lavori a bassa qualifica e basso salario. e cancella (come notano Bellofiore e Halevi) due cose. Anche Morini e Tajani si contraddicono: il lavoro cognitivo è alienante e ripetitivo. Ciò non contrasta con l'introduzione di ammortizzatori sociali contro la precarietà. Lo strumento di produzione è oggi la testa.

### 19 agosto Salario o reddito? Il dibattito estivo s'infiamma una lettera di Andrea Fumagalli Nell'articolo pubblicato il 15 agosto 2006 dal titolo "Reddito e Salario: si parte dal lavoro e dal conflitto" di Giovanna Vertova. E' vero: mi sarà contrapposta la dialettica tra "ottimisti" e "pessimisti". come me. hanno utilizzato alcuni di coloro che hanno preso parte a questo dibattito. Essa può essere. ma dalle buone intenzioni. a cui ho riconosciuto lo sforzo (che è anche il mio) del "provare a fare".condizioni materiali del lavoro "migrante". e contro questo lavoro. Chi mi conosce sa perfettamente che l'analisi che porto avanti da anni. Ma la chiarezza su come stanno le cose è il nostro rimo dovere. con il corsivo non firmato del 4 giugno 2006. ora sulla precarietà. Mi preoccupa la progressiva discesa nell'idealismo. ma non ci si può permettere di definire e bollare coloro che la propugnano nel modo forviante che. non si parte dal rapporto capitale-lavoro. il capitalismo contemporaneo è accettato così come è". con gli estensori di proposte di riforma del welfare diverse da quella da me formulata sempre nel più ampio rispetto dei miei interlocutori. davvero. che si deve ripartire. oltre al tono arrogante. trasceso nei toni oltre che nei contenuti. dispiace che il manifesto. certamente. Ho discusso. sul conflitto distributivo. criticata nel merito. Sul debito pubblico. Quanto espresso da Vertova è particolarmente sgradevole perché. Forse ha perso quella capacità di elaborazione innovativa che ha caratterizzato la sua trentennale storia? Forse è questo che sta alla base della sua preoccupante crisi attuale? . dalla composizione di classe. insieme ad altre e altri che. secondo cui chi propone il basic income favorisce l'offensiva verso ciò che resta delle "garanzie" del lavoro dipendente conquistate in un secolo e più di lotte". assolvendosi dall'esprimere chiaramente idee personali alternative sul tema e limitandosi a una riduzione scorretta e semplicistica del pensiero degli altri. sono parte dell'ambito di pensiero critico neo-operaista ma non solo. Tale affermazione è palesemente falsa e incomprensibilmente offensiva della mia storia e delle mie idee. Ancor di più tra gli economisti della sinistra radicale.. dall'inchiesta.. si legge: "Per Fumagalli . su questo giornale come altrove. La proposta di reddito di esistenza nasce esattamente da questo ampio contesto di pensiero e di pratiche ed è strumentale allo sviluppo del conflitto di classe. a questo punto. non sia stato parte neutrale all'interno di un dibattito ben poco neutrale. ha a che vedere proprio con i mutamenti del processo di accumulazione e del mercato del lavoro. Io rimango testardamente convinta che è dalle lotte nel lavoro. è apodittico: Vertova finisce per svolgere il solo ruolo di censore delle proposte altrui. Infine. su queste pagine.