di Economia e Cultura del Lavoro

Il Magazine ManpowerGroup

laVori in corso

Lavoro: mettiamoci in gioco
Il pensiero di Stefano Scabbio, presidente e AD di ManpowerGroup

Tra individuo e collettività
A colloquio con Paolo Reboani, presidente e AD di Italia Lavoro

Il potere della formazione
La voce di Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria

Nel Villaggio dei creativi
Con Renzo Rosso, patron di Diesel

Col fiato sospeso.
Il mercato del lavoro aspetta la ripresa, in bilico tra politiche attive e passive.

I.P.

bimestrale - n. 4 anno V

prefazione di Francesco Maria Gallo

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Che cosa distingue la vostra azienda da tutte le altre? Qual è il centro, il cuore del vostro business? Trovatelo, e investite tutte le vostre energie su di esso. Non perdete tempo con le attività collaterali. A quelle pensiamo noi: il nostro team di esperti è a vostra disposizione per fornirvi le soluzioni di outsourcing di cui avete bisogno, quando ne avete bisogno.   Scoprite come http://mbs.manpower.it

Quel link tra ricevere e dare
impegno del beneficiario nella ricerca di un
Francesco MarIa Gallo
External & Internal Relations Manager, ManpowerGroup

nuovo posto di lavoro. L’inizio di un cambiamento di regole che, per funzionare, avrà senz’altro bisogno di una serrata attività di monitoraggio da parte degli organi preposti, ma che troverà linfa vitale nel cambiamento di mentalità da parte dei beneficiari e - più profondamente - dell’intera società. Consapevole. Responsabilizzata. Attivamente protagonista del proprio presente e futuro professionale. La manifesta inadeguatezza del nostro sistema sociale per il lavoro, che la crisi ha contribuito a far emergere in tutta la sua debolezza, deve oggi lasciare spazio a un’idea di “cittadinanza inclusiva” in cui Stato e Cittadini concorrono al raggiungimento di obiettivi - chiamiamoli pure vantaggi - co-

Se le riforme più coraggiose, quelle che scardinano gli asset culturali più assunti e radicati di una società, si fanno proprio nelle fasi di crisi profonda, mai tempo fu più propizio per cogliere l’audace sfida del cambiamento anche nel conservatorismo del nostro welfare per il lavoro.
Notoriamente - e, in tempi di contenimento del debito sovrano, gravosamente - sbilanciato sulla passività del sostegno al reddito. Per puntare la rotta verso il nuovo, partendo da ciò che non ha funzionato o che oggi non funziona più, o che addirittura in una fragile forma esisteva ma non è mai decollato. “Ci si deve attrezzare per fare cose che finora non sono mai state fatte: politiche attive e servizi per il lavoro”. Non sono parole qualunque se la presa di posizione è quella del ministro del welfare Elsa Fornero che, nella sua Riforma, ha aperto la strada al rinnovamento e rafforzamento delle politiche attive, nonché del ruolo dei servizi per l’impiego, mirando a legare la percezione del sussidio di disoccupazione al dimostrato

Recruitment Process Outsourcing

ManpowerGroup Solutions è la società di ManpowerGroup specializzata nella fornitura di servizi in outsourcing nei settori HR, SALES & MARKETING, SPORT & EVENTS.

ABSTRACT / È l’inizio di un cambiamento di regole che, per funzionare, avrà bisogno di una serrata attività di monitoraggio, ma che troverà linfa vitale nel cambiamento di mentalità dell’intera società. Consapevole. Responsabilizzata. Attivamente protagonista.
le politiche attive un proprio vanto. E, last

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muni. È lì che troveremo quel filo doppio che vuole legare le politiche di sostegno al reddito alle politiche attive, quel link tra ricevere e dare che si traduce nella virtuosa integrazione tra attesa e azione. L’attivismo del lavoro, tema portante di questo numero, è interpretato nelle pagine di

but not least, abbiamo dato voce alla gente
comune con un’inchiesta esclusiva che ha raccolto le opinioni, le critiche, i dubbi e le aspettative dei cittadini nei confronti del sistema di politiche attive per il lavoro. Fino ad arrivare alla voce di speranza dell’Emilia del terremoto dove, tra la gente, la parola d’ordine per tornare alla normalità sembra essere una sola, anche qui: azione. Come sempre, buona lettura!

LinC da autorevoli voci del panorama istituzionale e da noti personaggi del mondo aziendale italiano, con una visione che come consuetudine del nostro magazine - oltrepassa i confini nazionali ed entra nel merito delle politiche attive dei mercati del lavoro europei. Non trascurando certamente lo sguardo dentro i nostri confini e dando voce a quelle Regioni virtuose che hanno saputo fare del buon funzionamento del-

pUBBLICAZIONI
10 IDEE pER IL LAVORO DEI NOSTRI FIGLI M. Calderone - Laurana, 2012

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CAMBIAMENTO / REGOLE / CITTADINANZA INCLUSIVA / ATTESA / AZIONE
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LinC
laVori in corso
n. 4 anno V, noVeMBre 2012 Registrazione Tribunale di Milano n. 620 del 16/10/2008
Presidente Stefano Scabbio Direttore responsabile Francesco Maria Gallo comitato Tecnico scientifico Raffaele De Luca Tamajo, Gabriele Galateri di Genola, Beniamino Quintieri, Enrico Sassoon, Giulio Sapelli, Luigi Tivelli coordinamento di redazione Antonella Guidotti redazione Silvia Bordiga, Alessandra Rizzuto Hanno collaborato a questo numero Michele Avitabile, Tiziano Barone, Anna Bramini, Alice Capiaghi, Agostino Di Maio, Tiziana Di Masi, Marco Donati, Nino Foti, Francesco Guidara, Pietro Ichino, Elisabetta Limone, Mo. Cam., Flora Nascimbeni, Rosario Plebani, Elena Rizzo, Francesco Sansone, Luca Simonini, Serena Scarpello, Luigi Tivelli, Isidoro Trovato segreteria di redazione angelica.durante@manpower.it - T. 02 230037100 Progetto grafico, copertina e impaginazione Gramma - agenzia di comunicazione soc. coop. sociale Milano www.grammacomunicazione.it Distribuzione Distribuito in tutte le edicole italiane in allegato a Io Donna - Corriere della Sera - RCS ManpowerGroup Via Rossini 6/8 20122 Milano www.manpowergroup.it

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Il Magazine ManpowerGroup

In questo numero
Prefazione
01 QUEL LINK TRA RICEVERE E DARE 14 TRA RESpONSABILITÀ INDIVIDUALI E COLLETTIVE
A colloquio con il presidente e AD di Italia Lavoro, paolo Reboani
di Antonella Guidotti

26 IL pIANO DI AIUTO DELLA FRANCIA
di Elisabetta Limone

controtendenze
30 LOMBARDIA, MARCHE, VENETO: LE ApRIpISTA NELLE pOLITICHE ATTIVE
di Alice Capiaghi e Michele Avitabile

Voci d’Impresa
36 LA pOLITICA ATTIVA pIÙ EFFICACE? LA FORMAZIONE

40 DA UNA RIFORMA “SULLA CARTA” A VERE OppORTUNITÀ
di Nino Foti

di Francesco Maria Gallo

editoriale
04 LAVORO: METTIAMOCI IN GIOCO
di Stefano Scabbio

27 LA GERMANIA DEI DIRITTI E DOVERI
di Marco Donati

La convinzione di Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria
di Isidoro Trovato

controeditoriale
06 LE NUOVE FRONTIERE DELLE pOLITICHE ATTIVE
di pietro Ichino

16 VERSO UN NUOVO ATTIVISMO: LA pERSONA AL CENTRO DEL pROpRIO FUTURO
di Francesco Sansone

28 SpAGNA: È ANCORA EMERGENZA LAVORO
di Elena Rizzo

42 L’ITALIA INCHIODATA SULLE pOLITICHE pASSIVE
di Tiziano Barone

Hr allo specchio
18 MENS SANA IN CORpORE SANO: AZIENDE SEMpRE pIÙ ATTENTE AI pROpRI LAVORATORI
di Flora Nascimbeni

29 UK, pATRIA DEL WELFARE TO WORK
di Rosario plebani

34 INpS, NUOVO RUOLO IN NUOVE pOLITICHE (ATTIVE)

Workshop opinion leader
38 UNA RETE VIRTUOSA A SERVIZIO DEL pUBBLICO

Hr Talent
44 NEL DIESEL VILLAGE, DOVE I CORAGGIOSI SFIDANO IL MERCATO GLOBALE
Il patron Renzo Rosso tra successi, persone e una sede d’avanguardia
di Mo. Cam.

La voce del presidente dell’Istituto Nazionale di previdenza Sociale
di Francesco Guidara

La cooperazione delle Agenzie per il Lavoro nelle politiche attive
di Agostino Di Maio

contrappunti
08 LA VERA SFIDA DELLA RIFORMA: VIVERE NELLA SOCIETÀ
di Anna Bramini

letture, ascolti & Visioni
46 RIAVREMO LA NOSTRA CITTÀ

La voce del ministro del welfare, Elsa Fornero

società e Territori
22 RI-ATTIVIAMO LA CRESCITA IN EUROpA
Le vie da percorrere secondo il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani
di Serena Scarpello

10 COSA VOGLIO DALLO STATO? LA VOCE DEI LAVORATORI TRA ATTESE, NUOVE RESpONSABILITÀ E... AZIONE!
di Luca Simonini

Viaggio nell’Emilia del terremoto tra voci di speranza, voglia di rinascita e azioni in grado di cambiare la società
di Tiziana Di Masi

© Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta con mezzi grafici e meccanici, quali la fotoriproduzione e la registrazione. Manoscritti e fotografie, su qualsiasi supporto veicolati, anche se non pubblicati, non saranno restituiti.

24 INFOGRAFICA SpESA pER pOLITICHE OCCUpAZIONALI E DEL LAVORO IN ITALIA ED EUROpA NEL 2010

Postfazione

Col fiato sospeso.
Il mercato del lavoro aspetta la ripresa, in bilico tra politiche attive e passive.

48 SCAVALCHIAMO LE ALpI
di Luigi Tivelli

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Lavoro: mettiamoci in
sTeFano scaBBIo
Presidente e AD, ManpowerGroup Italia e Iberia

eDitoriale di Stefano Scabbio

gioco
L’esperienza sotto gli occhi, e che in parte ha ispirato l’azione dell’Esecutivo, è quella dei Paesi del Nord Europa, in particolare Svezia e Finlandia. Qui - in risposta alla crisi degli anni ’90, che fu anche occupazionale - le politiche di attivazione sono state ripensate e rafforzate (come in buona parte d’Europa, anche in questi Paesi le spese per le politiche attive rappresentavano quasi la metà di quelle per le politiche passive). L’attenzione, posta a livello individuale secondo un approccio personalizzato, ha premiato, come i numeri hanno poi confermato. Il nuovo scenario delle politiche attive potrebbe così rappresentare, anche per il nostro Paese, un sostegno all’occupazione e un alleato sul fronte della spesa sociale. Ma dietro ogni opportunità si nascondono i rischi. E il principale insiste sulla qualità dei soggetti che saranno chiamati a far funzionare la Legge e i relativi regolamenti, evitando che tutto resti sospeso nell’universo delle buone intenzioni, disatteso come tante altre iniziative che hanno provato inutilmente a iniettare efficienza. Servono scelte basate sulla qualità dei servizi e sull’efficacia

Non sono state casuali le parole pronunciate qualche settimana fa dal ministro del lavoro, Elsa Fornero. Ha chiesto ai giovani di non essere troppo “schizzinosi”, consigliando loro di entrare prima possibile nel mercato e poi, dall’interno, osservare e muoversi senza aspettare il posto ideale, che probabilmente non arriverà a breve.

ABSTRACT / L’occasione è di quelle rivoluzionarie per il nostro paese: rimettiamo il lavoratore al centro, rendiamolo consapevole che, attraverso la formazione e l’azione efficace di operatori professionali, potremo offrirgli una nuova opportunità.
Parole forti, che hanno diviso, provocando reazioni, ma che hanno avuto il pregio di indicare una direzione. La stessa che definisce e che ha ispirato la recente Riforma, entrata in vigore il 18 luglio: un ripensamento delle politiche attive. Mettersi in gioco, guidare proattivamente il nostro percorso, essere gli attori della nostra crescita e del nostro riposizionamento in un mercato che cambia rapidamente e che cerca, spesso senza trovarli, profili e competenze adeguate alla domanda. Sulle pagine di Lavori in Corso lo abbiamo già sottolineato: la Riforma avrebbe potuto essere più incisiva e su alcuni aspetti sarebbe stato necessario più coraggio e - sicuramente - una maggiore fermezza. Ma fra i meriti che si possono ascrivere alla nuova disciplina rientra sicuramente quello di aver posto maggiore enfasi sui temi dell’attivazione. Alcuni degli esempi sono citati dalla stessa Legge: il colloquio di orientamento entro tre mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione, le azioni collettive che prevedono una qualificazione efficace che sia calibrata alla “domanda di lavoro dell’area territoriale di residenza del disoccupato”, nuove occasioni di formazione (che dovrà tendere ad essere permanente). Il cambiamento profondo degli ammortizzatori sociali, in altre parole, garantisce un’assistenza finanziaria ai disoccupati ma a patto che questi si attivino concretamente per cercare un nuovo impiego. L’occasione è di quelle rivoluzionarie per il nostro Paese: perché stimolare l’attivazione significa dare la responsabilità ai lavoratori e agli istituti e servizi predisposti per disegnare meccanismi funzionali di riqualificazione delle competenze e di reinserimento nel mercato del lavoro.

pUBBLICAZIONI
LAVORO E FORMAZIONE. UNA pROSpETTIVA INCLUSIVA V. Friso - CLEUp, 2012
realizzativa per far funzionare delle buone regole. La sfida è superare logiche clientelari che si annidano oggi nella formazione per spostarci su una logica di efficacia misurabile attraverso la sua stessa finalizzazione nella ricollocazione dell’individuo. Serve un mercato dei servizi al lavoro concorrenziale tra pubblico e privato che ne aumenti l’efficienza e quindi la meritocrazia, e cioè un sistema le cui responsabilità sono affidate a chi fa meglio, anche basandoci su un principio previsto nella nostra Costituzione, ma spesso poco utilizzato, che è quello della sussidiarietà. In un mercato competitivo non c’è spazio per le clientele, ma questo spazio si crea quando si opera in un mercato monopolista e oligopolista. Ciò che abbiamo osservato in questi anni è che l’Italia è fondamentalmente un dominio delle politiche passive: sappiamo bene, ad esempio, che le indennità di disoccupazione, se non sono collegate a politiche esplicite di attivazione, possono creare effetti negativi e distorsivi quali l’incremento del lavoro irregolare e l’invecchiamento del proprio capitale di conoscenza. Quella che viene definita con il nome di “trappola della disoccupazione” resta oggi la prima concausa di inefficienza di lungo periodo del mercato del lavoro e implica costi insopportabili per un sistema moderno di welfare. Faccio mie le stesse parole che il ministro Fornero ha pronunciato a un recente convegno: “L’Italia vive una forte contraddizione: abbiamo in alcune zone attività che funzionano in termini di corsi di riqualificazione, di attivazione del lavoratore, di

matching tra domanda e offerta
[...] ma sono eccezioni”. Questa è la vera missione a cui tutti dobbiamo contribuire: rimettiamo il lavoratore al centro, rendiamolo consapevole che attraverso la formazione e l’azione efficace di operatori professionali potremo, oltre ad offrirgli una nuova opportunità, rendere il mercato più fluido, più equo, più trasparente ed efficiente. Facciamo presto per favore!

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pOSTO IDEALE / ATTIVAZIONE / RESpONSABILITÀ / FORMAZIONE / MERITOCRAZIA

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Le nuove
PIeTro IcHIno
Senatore e giuslavorista

ControeDitoriale di Pietro Ichino

frontiere delle politiche attive
ABSTRACT / L’agenda delle politiche attive non può limitarsi a una migliore gestione delle crisi occupazionali, ma deve prevedere anche misure efficaci per far aumentare i tassi di occupazione.
dovuto per il licenziamento ingiustificato si riduca di un importo pari al trattamento che l’impresa si è impegnata a erogare se il lavoratore non sarà ricollocato entro il primo anno: con questo il severance cost, cioè il costo per l’impresa di separazione dal lavoratore per motivi economico-organizzativi, resterebbe mediamente contenuto entro i limiti di quello cui l’impresa solitamente deve far fronte nella situazione attuale. Ma l’agenda delle politiche attive del lavoro nel prossimo futuro non può essere limitata a una migliore gestione delle crisi occupazionali. Essa deve prevedere anche misure finalmente efficaci per far aumentare i tassi di occupazione giovanile, femminile e degli anziani, ammesso che tali ci si possa considerare solo per il fatto di aver passato i 55 anni. di multinazionali, o comunque le nuove assunzioni che le imprese già operanti abbiano in programma di compiere. L’obiezione che viene solitamente sollevata a questo proposito è che l’ingaggio dell’agenzia di

tages, cioè i posti che restano
permanentemente scoperti per mancanza di manodopera dotata della qualificazione richiesta (ce ne sono decine di migliaia in ciascuna regione italiana). Su questo terreno il bilancio dell’iniziativa delle Regioni nell’ultimo quarantennio, e particolarmente nel periodo più recente, è complessivamente davvero molto negativo. Occorre un colpo di reni; se la Regione non è capace di darlo, si attivi in via sussidiaria l’amministrazione centrale. Quanto al lavoro femminile, sono convinto che in aggiunta all’incremento dell’offerta di asili nido e di assistenza alle famiglie con persone non autosufficienti - misure utili per favorire l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro - sia necessaria un’azione positiva dirompente, capace di disattivare il circolo vizioso del nostro cosiddetto “equilibrio mediterraneo”, fondato sul cosiddetto “welfare fatto in casa”. Questa azione potrebbe essere costituita da una incisiva detassazione dei redditi di lavoro femminili fino al raggiungimento dell’obiettivo fissato con la “strategia di Lisbona” (che ci impegnava a passare dal 2000 al 2010 dal 46 al 60 per cento - pari alla media UE - di occupazione delle donne in età attiva). Quanto infine all’obiettivo dell’active ageing, su questo terreno il ritardo dell’Italia è se possibile ancora più grave: il nostro tasso di occupazione nella fascia di età degli over55 si aggira intorno a un terzo della popolazione in età attiva, a fronte dei due terzi dei Paesi del centro e nord-Europa. Qui occorrono, al tempo stesso, politiche di agevolazione e incentivazione dell’assunzione, di flessibilizzazione dell’età pensionabile con la previsione della possibilità di combinazione del part-time con una mezza pensione, e di sostegno del reddito per coloro che si trovino senza lavoro e senza la pensione, ma strettamente condizionato alla disponibilità al rientro nel tessuto produttivo. Sono questi i contenuti essenziali del disegno di legge n. 3515, che ho presentato con altri 28 senatori il 10 ottobre scorso, anche al fine di una “soluzione di chiusura” per tutti coloro che sono stati spiazzati dalla riforma pensionistica del dicembre 2011 e che non hanno potuto essere “salvaguardati”. A questo disegno di una iniziativa incisiva su tutti i terreni indicati si obietta da più parti che l’iniziativa stessa sarebbe destinata a non produrre frutti a causa della “assenza della domanda di lavoro” nel nostro Paese. A questa obiezione si può e deve contrapporre i dati: due milioni di assunzioni regolari a tempo indeterminato in Italia nel corso del 2011 (dato fornito dal ministero del Lavoro), mezzo milione di posti permanentemente scoperti per mancanza di manodopera dotata della qualifica necessaria, secondo le stime più recenti. Lo spazio per l’iniziativa di cui ho tracciato le possibili linee portanti potrebbe disporre di ampio spazio e attingere a “giacimenti occupazionali” molto più abbondanti di quanto comunemente si pensi.

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“Politiche attive del lavoro” significa soprattutto una cosa: aiutare efficacemente le persone che entrano nel mercato del lavoro, o che il lavoro lo avevano ma lo hanno perso, a ritrovarlo, incentivandole alla ricerca. Questa cosa i nostri servizi pubblici di collocamento, salve pochissime eccezioni, l’hanno sempre fatta poco e male, o non l’hanno fatta del tutto. Chi sa farla bene sono le agenzie private che offrono i servizi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, per i casi più facili; le agenzie che offrono servizi di outplacement, cioè assistenza intensiva e molto qualificata, per i casi più difficili. Occorre valorizzare tutto questo patrimonio di know-how specifico, di cui già disponiamo, per incrementarlo e generalizzarne l’operatività.
Il progetto che ho proposto, come parte del Codice del lavoro semplificato (disegno di legge n. 1873/2009), dispone al tempo stesso un obbligo e un forte incentivo alle imprese che licenziano per motivi economici od organizzativi ad attivare un servizio di outplacement per i lavoratori interessati. Il servizio deve mirare all’obiettivo di ricollocarli tutti (o quasi) entro un anno, mediante un “contratto di ricollocazione” che vincoli il lavoratore licenziato a un comportamento ragionevolmente coerente con quell’obiettivo; e a questo comportamento deve essere condizionato il trattamento di disoccupazione. L’incentivo per l’impresa è costituito da un trattamento complementare di disoccupazione a suo carico, che scatta dall’inizio del secondo anno soltanto se il lavoratore non è stato ricollocato. Nulla vieterebbe che uno schema di questo genere venisse previsto come oggetto di possibile sperimentazione, per gli start-ups, i nuovi insediamenti in Italia

cement, quattro quinti del suo
costo standard di mercato potrebbe essere posto, mediante accordi-quadro, a carico delle Regioni, le quali potrebbero a loro volta attingere per questo senza problemi ai contributi del Fondo Sociale Europeo: oggi li utilizziamo solo per un terzo di quel che potremmo. Quanto al trattamento complementare di disoccupazione, si potrebbe prevedere che, dove si attivi la sperimentazione, l’indennizzo

Per i giovani occorre istituire servizi di orientamento scolastico e professionale efficienti e capillari, capaci di raggiungere ogni adolescente all’uscita di ogni ciclo scolastico; e servizi di formazione specificamente mirata agli sbocchi occupazionali preventivamente individuati, incominciando dagli skill shor-

outplacement e il trattamento
complementare di disoccupazione costituirebbero, nel loro complesso, un costo eccessivo per l’impresa. L’ostacolo non è insuperabile. Per quel che riguarda il servizio di outpla-

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COLLOCAMENTO / OUTpLACEMENT / SKILL SHORTAGE / DONNE / OVER55

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ContrappUnti di Anna Bramini

La vera sfida della Riforma:
LA VOCE DEL MINISTRO DEL WELFARE, ELSA FORNERO
“Una Riforma difficile, necessaria, una Riforma che sta iniziando, timidamente, a raccogliere i primi frutti”. Il ministro del welfare Elsa Fornero non perde occasione, in questi ultimi mesi, di utilizzare ogni piattaforma e ogni platea per spiegare la sua Riforma del mercato del lavoro e le novità in essa contenute. Ma il Ministro, nel suo piano di comunicazione, non manca di sottolineare quanto i provvedimenti e le norme siano rivedibili se non propriamente riscrivibili: “Siamo un Paese abituato a giudicare partendo dalla posizione da cui le cose si guardano, senza un’attitudine scientifica.
Ho messo nella Riforma un articolo - dice Fornero - che riguarda proprio il monitoraggio dei progressi del lavoro, sia per offrire una base di eventuale aggiornamento, sia per capire, se è il caso, cosa funziona e cosa no”. Ma al di là di ogni possibilità di valutazione o disponibilità al confronto, la Riforma targata Fornero è stata da subito attaccata su differenti fronti e dai più diversi attori del sistema economico e sociale. “La Riforma è stata presa male da parte dei datori di lavoro, dopo un confronto in cui c’era stata molta convergenza. È stata presa male dal sindacato, ed è stata illustrata malamente anche dai giornali. Alcuni quotidiani - continua Elsa Fornero - hanno addirittura iniziato a contare gli eventuali licenziamenti chiamandoli ecco il
ELSA FORNERO

vivere nella società
ma sulla quale si deve costruire il futuro del Paese. La Riforma deve essere vissuta e traslata nella società, grazie anche al confronto con la comunità del lavoro”. Confronto che finora ha mostrato spesso attriti e distanze. Ma, oltre le critiche che sulla Riforma sono arrivate sia dal mondo datoriale sia da quello sere in qualche modo protetta, oltre che fatta digerire dal mondo del lavoro. “Il ministro passa, la Riforma resterà. Abbiamo quattro mesi per fare in modo che il mondo del lavoro si convinca - spiega il titolare del welfare - che questa è una Riforsindacale, i quattro punti su cui si articola il provvedimento sono strettamente legati e coerenti. Se si può prendere atto delle accuse per una riduzione della protezione e delle tutele dell’articolo 18, c’è comunque un bilanciamento sull’emersione delle forme contrattuali legate al lavoro autonomo e parasubordinato. Se da una parte si introduce una stretta sulle forme passive di tutela contro la disoccupazione, dall’altra ci si focalizza sulle politiche attive e sui servizi di collocamento. “Non più - chiarisce Elsa Fornero - gli ammortizzatori cui siamo stati abituati: mobilità, cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga. Ci sono lavoratori in Italia che sono stati tenuti fuori dal mondo del lavoro con assegni per dieci anni, senza che a loro venisse chiesto nulla”. Una situazione, dice il Ministro, che poteva portare i disoccupati anche al lavoro in nero, con le amministrazioni che chiudevano entrambi gli occhi. “Il nuovo ammortizzatore si chiama Assicurazione Sociale per l’Impiego. Purtroppo il lavoro si può perdere, ma se lo perdi ti diamo un sussidio che può durare fino a un anno, se hai meno di cinquanta anni. Ma nello stesso tempo ti aiutiamo a riqualificarti e a trovare una nuova occupazione” spiega Fornero. “Abbiamo cercato di disegnare un percorso che potesse essere inclusivo per tutti e da subito. La cosiddetta ASPI è un ammortizzatore universale, condizionato da due importanti fattori: che il lavoratore si metta in gioco con responsabilità, e che ci siano politiche del lavoro attive e non solo sussidi”. Non soltanto i giovani e le donne al centro di quella parte di Riforma che punta al ricollocamento, alla possibilità di acquisire nuove competenze e alla messa in gioco delle proprie capacità. “Dobbiamo smettere - ricorda il Ministro - con l’idea che chi ha più di cinquanta anni e rimane senza lavoro, debba essere accompagnato alla pensione. Dobbiamo insistere sul lavoro anche per le persone anziane. Logicamente salvaguardando chi ha svolto attività usuranti. In tutta Europa il tema dell’invecchiamento attivo è un tema dibattuto e discusso normalmente. Abbinare il lavoro part-time di un anziano con l’assunzione di un giovane sembra una buona soluzione”. Disegni di prospettiva che per ora restano sulla carta: con le considerazioni su costi e risorse disponibili per l’applicazione delle politiche sociali sempre gestite sul filo del rasoio, e talvolta “viziate” da scelte che da tecniche tornano a essere, per forza, politiche. “Nella ricerca dell’equilibrio, e non del compromesso, tra interessi contrapposti tutti possono fare errori e solo gli stolti non li riconoscono” ammette Fornero. “Fare la Riforma è stata una sfida ma ora, a Riforma approvata, comincia la parte più difficile: farla vivere nella società”.

primo licenziamento Fornero, ecco il secondo...”.
Quasi una creatura viva, la Riforma, nelle parole del Ministro che la ha elaborata, una creatura non perfetta e che ha bisogno di es-

ABSTRACT / “Non più gli ammortizzatori cui siamo stati abituati: mobilità, cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga. Ci sono lavoratori in Italia che sono stati tenuti fuori dal mondo del lavoro con assegni per dieci anni, senza che a loro venisse chiesto nulla”.

pUBBLICAZIONI
GENESI DI UNA RIFORMA. IL NUOVO MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA. S. Scabbio - Rubbettino, 2012

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RIFORMA / ASpI / COMUNITÀ DEL LAVORO / pOLITICHE SOCIALI / INCLUSIVITÀ

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ContrappUnti di Luca Simonini

Cosa voglio dallo Stato? La voce dei lavoratori tra attese, nuove responsabilità e... azione!
lUca sIMonInI
Giornalista, AGR

L’inChiesta

Un cambiamento che la platea dei lavoratori è disposta ad accettare?
“Certo ogni tentativo dello Stato è utile, ma vedo difficile dice Marco Di Stefano, operaio, 56 anni - che le aziende siano d’accordo ad assumersi la re-

sponsabilità del futuro di persone che stanno licenziando”. Marco lavora in un’azienda che in questo momento si muove tra vertenze e scioperi: “La mia fabbrica sta chiudendo, e vedo sempre più difficile riciclarmi. Anche perché ho la sensazione che, pur essendo un lavoratore

Non si può parlare di politiche attive senza immaginare un inquadramento del tema in ambito politico e sociale, oltre che prettamente economico o giuslavoristico. Il passaggio da una forma di sostegno passiva ad una attiva sottende prima di tutto un cambiamento nella cultura del lavoro, oltre che nelle norme o nei decreti attuativi di qualsiasi riforma. Un cambiamento sia del soggetto “erogatore”, tecnico, industriale o normativo, sia dei soggetti che questo passaggio dovranno, bene o male, accogliere.
Il cammino dalle politiche di sostegno e assistenza alle politiche di affiancamento e di condivisione rappresenta un percorso complesso nella misura in cui si tratta di un passaggio dall’orientamento verso i bisogni (politiche passive che giocano alla tutela indiscriminata) all’orientamento verso i meriti (politiche attive volte all’impegno e ai risultati). Un passaggio che porta con sé anche un’inversione di polarità sulle responsabilità del collocamento o ri-collocamento. Un “contratto di metodo” tra lo Stato e il Lavoratore, in cui ognuno dei due soggetti si impegna in un investimento: di responsabilità e coerenza il Lavoratore, di sostegno lo Stato.

ABSTRACT / “Mentre un lavoratore dipendente viene tutelato quando lavora e quando non lavora più, un giovane in partita Iva che mette in gioco se stesso, il suo patrimonio e i suoi sogni, non ha tutela, mai”.
specializzato e con una buona esperienza, sia sempre più difficile trovare un nuovo spazio”. Marco Di Stefano crede nelle politiche attive, soprattutto in un outplacement gestito dall’azienda, ma non pensa sia uno strumento che, nelle attuali condizioni di mercato, possa funzionare. “C’è stata un’esperienza in azienda durante la mobilità di una sessantina di persone. Allora, circa cinque anni fa, un outpla-

ratori. Non si può pretendere di lasciare spazio ai giovani se gli anziani devono continuare a lavorare fino a 67 anni”. E di politiche attive ne sa qualcosa anche il mondo dei giovani imprenditori, anche chi è già passato attraverso diverse esperienze. Ne abbiamo parlato con chi, da una quindicina d’anni, ha deciso di “intraprendere”. Un amministratore delegato che oggi ha deciso di abbracciare un business che lei stessa definisce in via d’estinzione: da CEO a libraia. “La società che ho contribuito a creare e che ho diretto racconta Daniela Bellomi, 37 anni - non riesce più a lavorare perché aspetta dalla Pubblica Amministrazione il pagamento di fatture che risalgono ormai a sei anni fa. Così ho deciso di cambiare tutto, cercando una nuova sfida e aprendo una libreria in provincia, con il sogno di far incontrare i nativi digitali con chi i libri è abituato a sfogliarli”. Sistemi premianti per la giovane imprenditoria? “Dubito sempre molto sulle proposte che il Governo muove in determinati campi. Le cose che bisognerebbe cambiare - continua Daniela - sono culturali e non solo di procedura. Cosa vorrei dallo Stato? Meno interventi, vorrei che lasciasse la possibilità ai giovani imprenditori e a tutte le partite Iva di dimostrare quanto valgono e fare che sia il mercato a testare la loro forza. Per la mia nuova sfida ho provato a rivolgermi a chi si occupa di sostegni agli imprenditori, ma dei mille bandi non rientravo
DANIELA BELLOMI Imprenditrice

cement era servito ma ho dei
dubbi sulla situazione attuale”. L’unica politica attiva che secondo lui potrebbe funzionare si colloca in controtendenza rispetto alla Riforma del lavoro: “Non ritardare l’uscita dei lavo-

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ContrappUnti di Luca Simonini

L’inChiesta
non ha tutela, mai, anche con queste riforme”. “Sarebbe ora che si passasse a politiche più attive” dice Dario Bolzoni, 36 anni, ex assicuratore oggi disoccupato. “In Italia le aziende non riescono a garantire servizi di paracadute o di scivolo verso il licenziamento. Io ero assunto con un contratto a progetto fino a due mesi fa. Se la mia azienda avesse attivato anche un outplacement personale, indicandomi dove cercare o facendomi entrare nella loro rete di contatti... ma non è stato così, anzi. Le imprese dovrebbero assumersi la responsabilità dei propri lavoratori e dall’altra parte le persone, appena licenziate, dovrebbero mettersi nelle condizioni di essere appetibili. E vuol dire talvolta prendere qualsiasi cosa ti si offra”. “Ma i giovani - ammette Dario, riaprendo inconsapevolmente la polemica sui choosy del ministro Fornero - i giovani che conosco io, non so se sarebbero in grado di assumersi la responsabilità di frequentare corsi o farsi guidare verso un nuovo lavoro”. Otto sedi nel mondo. Un ufficio di 700 metri quadri nel cuore di Milano con 34 dipendenti a ottobre 2012 e la previsione di salire a 40 entro fine anno, e ancora: 60 nel 2013. Ventisette anni l’età media. Un fatturato in crescita esponenziale che si attesterà per questo esercizio attorno ai 2,5 milioni di euro. Sono i numeri di We cato. Così, per fare fronte a tutto, abbiamo dovuto assumere venti persone subito e altrettante nel 2012”. Ricercare, comprendere, gestire: sono le parole d’ordine di questa realtà che ha fatto della comunicazione di brand attraverso i social network il suo cavallo di battaglia. “Tecnicamente lo si può chiamare word of mouth marKraft. Una nuova frontiera del marketing, un modo per avvicinare le imprese al consumatore finale. “Nel nostro team ci sono laureati in economia, comunicazione, lettere e storia. Il mondo sta cambiando e nuove figure professionali stanno nascendo. Per quello che facciamo noi oggi non esiste ancora alcuna scuola di formazione: inventare se stessi è l’unica regola da seguire”.

ABSTRACT / “Le imprese dovrebbero assumersi la responsabilità dei propri lavoratori. E le persone, appena licenziate, dovrebbero mettersi nelle condizioni di essere appetibili. Questo vuol dire talvolta accettare qualsiasi cosa ti venga offerto”.
in nessuno. Questo perché, secondo lo Stato, essendo già imprenditrice, dovrei cavarmela da sola”. E conclude: “Così, mentre un lavoratore dipendente viene tutelato quando lavora e quando non lavora più, un giovane in partita Iva che mette in gioco se stesso, il suo patrimonio e i suoi sogni

QUanDo la PolITIca aTTIVa è Fare Da sé

Are Social, realtà imprenditoriale italiana
nata a inizio 2010 dall’idea di tre ragazzi allora non ancora trentenni. “Niente aiuti all’inizio, solo i risparmi dei primi anni di lavoro dipendente” ricorda Ottavio Nava, uno dei soci fondatori. “Nel 2010 eravamo solo in quattro. Abbiamo cominciato ad approcciare le grandi imprese e a partecipare alle gare: un anno dopo il lavoro è esploso e il fatturato quintupli-

keting: aiutiamo le imprese ad ascoltare,
comprendere e attivare le conversazioni che avvengono online”. A bussare alla porta di questo open space in stile californiano e richiedere l’aiuto di

We Are Social si sono già presentati grandi nomi tra cui Sky, Indesit, BNL, Wind e

SUSANNA NOVARA Segretaria

ABSTRACT / “perché per riuscire ad avere aiuti per una start up devo avere un’età massima? Si può avere un’idea buona anche a cinquant’anni!”.
tro diagnostico, e se un giorno volessi laurearmi sarebbe una carta spendibile qui, la mia politica attiva”. “Cosa succede quando rimango senza lavoro? Me ne devo cercare subito un altro” dice il ventottenne Paolo Castaldi, sceneggiatore, graphic e motion designer. “Sembra banale, ma per me non esistono contributi, cassa integrazione o vie d’uscita semplici come accadrebbe per un operaio della mia età con contratto a tempo indeterminato. Uso il mio network personale e finora mi è sempre andata bene. Si può essere flessibili, ma anche tutelati. Ma io, le tutele, me le devo costruire con il rapporto che ho con il mio datore di lavoro. È un lavoro che ho scelto io - racconta Paolo - e se l’azienda per cui lavoro in quel momento chiude, io sono a casa. Ma se il rapporto con il datore di lavoro è sano, allora è lui poi che, magari, ti aiuta a trovare un’altra agenzia”.
PAOLO CASTALDI Graphic e motion designer

E conclude: “Una spinta che viene dallo Stato, come regolatore del sistema e mediatore fra le esigenze, è giusta. Anche per le aziende innovative. Ma dipende da quali sono le condizioni. Perché per riuscire ad avere aiuti per una start up devo avere un’età massima? Si può avere un’idea buona anche a cinquant’anni!”.

Di politiche attive che scendono dall’alto non parla Susanna Novara, 33 anni, segretaria: “Non saprei cosa fare se dovessi abbandonare il mio lavoro, anche perché l’ho scelto e mi ci trovo benissimo. La mia politica attiva è il mio percorso verso la laurea, per ora accantonato, ma chissà”. E spiega: “Sono passata da part time a

pUBBLICAZIONI
LAVORARE MI pIACE L. Varvelli, M. L. Varvelli Il Sole 24 Ore Libri, 2012

full time, per cui non ho più
avuto tempo per studiare, anche se la mia azienda mi avrebbe concesso permessi di studio. Una laurea inerente al lavoro che svolgo in un cen-

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CULTURA DEL LAVORO / IMpRENDITORIA / SOSTEGNO / TUTELE / RESpONSABILITÀ

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Tra responsabilità individuali e collettive
A COLLOQUIO CON IL pRESIDENTE E AD DI ITALIA LAV ORO, pAOLO REBOANI
La sfida competitiva del mercato globale, per essere vinta, ha bisogno del sostegno di “un capitale umano più specializzato”. È la convinzione di Paolo Reboani, presidente e AD di Italia Lavoro, l’ente strumentale del Ministero del Lavoro per la promozione e la gestione delle politiche del lavoro.
Una specializzazione frutto dell’azione sinergica di uno Stato capace di sostenere e accompagnare i cittadini durante l’arco della loro vita formativa e professionale, e di Cittadini responsabilizzati e attivi nella costruzione del proprio percorso lavorativo. L’obiettivo finale è favorire quella “buona occupazione” che oggi, con una crisi ancora gravosa e uno Stato impegnato nel contenimento della spesa pubblica, trova un’efficace strada da perseguire nella virtuosa integrazione tra le politiche di sostegno al reddito e le politiche attive per il lavoro, legando a doppio filo l’accesso al sussidio previsto dalle prime all’operativa partecipazione alle seconde. “La crisi economica ha indubbiamente una dimensione globale e i percorsi per uscirne variano da un Paese all’altro, ma un denominatore comune in ambito europeo è la consapevolezza che oggi bisogna ridurre le forme di tutela e protezione tradizionali per puntare decisamente sulle politiche attive, che facilitino la ricollocazione dei lavoratori che hanno perso il lavoro e favoriscano i giovani che un lavoro lo cercano” spiega Reboani. “La Riforma si pone, tra gli altri, proprio l’obiettivo di rigenerare le politiche attive, accrescendo le capacità di ricollocamento e di reimpiego dei lavoratori. Per questo sempre più bisogna integrare politiche attive e politiche passive, azione che da quando è stata intrapresa nel 2008 ha consentito al nostro Paese di resistere meglio di altri alla crisi”.

ContrappUnti di Antonella Guidotti

ABSTRACT / “Oltre le leggi, resta determinante il comportamento dei cittadini, assumendo ciascuno la propria responsabilità nell’inserimento sociale e nell’offerta del proprio contributo allo sviluppo comune”.
I servizi pubblici per l’impiego sono notoriamente i primi soggetti a cui è imputata la scarsa efficacia delle politiche attive. Oltre le responsabilità delle singole Regioni, quali le effettive difficoltà incontrate?
I Centri per l’Impiego sono stati oggetto di una profonda riforma negli ultimi quindici anni (DLgs 469 del ’97), che ha cambiato radicalmente la natura degli strumenti utilizzati e prestazioni erogate. Era inevitabile che si incontrassero difficoltà nel recepimento e nell’applicazione delle nuove normative. Si sono registrate, specie nelle regioni del Mezzogiorno, difficoltà tecniche nella gestione delle informazioni, con riferimento agli strumenti essenziali per l’erogazione delle prestazioni personalizzate: penso all’adozione al sistema delle comunicazioni obbligatorie per aggiornare le informazioni sul lavoratore, al trasferimento delle informazioni. Ci sono poi state difficoltà nel verificare il rispetto di quello che una volta si chiamava “patto di servizio”: da un lato, il comportamento attivo da parte del disoccupato e, dall’altro, le prestazioni essenziali a rendere attivo il disoccupato dopo il colloquio di orientamento. In sostanza, rimaniamo ancora lontani dagli standard europei.
PAOLO REBOANI

Quali gli interventi per attivare la miglior collaborazione tra Servizi pubblici per l’Impiego e Agenzie private del Lavoro per meglio operare a favore dell’occupazione?
Un canale di collaborazione è il portale Cliclavoro, che sta diventando un punto di riferimento per tutti gli attori del mercato del lavoro, comprese le agenzie private. È un sistema in cui i soggetti che intervengono nel mercato del lavoro cooperano, in cui i relativi sistemi informativi dialogano attraverso standard condivisi e offrono a cittadini, imprese e operatori non solo informazioni utili su adempimenti e normative, ma anche una serie di servizi, tra cui il sistema delle comunicazioni obbligatorie.

biamo far vedere che esiste un forte disallineamento tra posti di lavoro e competenze. Il primo passo consiste nel riorientare le competenze, e nello stesso tempo serve una maggiore disponibilità di percorsi formativi orientati al lavoro; ciò vale sia per l’istruzione secondaria sia per la formazione universitaria. Italia Lavoro - con il progetto Fixo - sta allargando la creazione di servizi di placement alle scuole secondarie, proprio con l’intento di realizzare una migliore sinergia tra scuola e mondo del lavoro. Ma il cambiamento deve passare anche per le famiglie e le abitudini quotidiane, promuovendo una nuova cultura del lavoro che vada oltre i tradizionali schemi. Siamo soddisfatti del progetto Botteghe giovani generazioni, favorire il ricambio generazionale nelle imprese e l’inserimento lavorativo attraverso la promozione del contratto di apprendistato, che valorizza l’esperienza formativa del lavoro. e di reimpiego beneficia delle forme di sussidio previste dalla legge. La Riforma del lavoro ha chiarito ancora meglio questo percorso, fissando anche dei limiti temporali a ciascuna fase: colloqui di orientamento presso il Centro per l’Impiego, azioni di orientamento, periodo di formazione, proposta di inserimento. Accanto alle leggi e alle riforme resta comunque determinante il comportamento dei cittadini: si deve infatti comprendere che non si può vivere a spese della propria famiglia o del sistema pubblico che generosamente prevede aiuti per chi è in difficoltà. Viceversa, bisogna assumere ciascuno la propria responsabilità - a un tempo individuale e collettiva - nell’inserimento sociale e nell’offerta del proprio contributo allo sviluppo comune.

Come integrare la funzione delle politiche passive per sostenere la scelta del lavoratore ad accettare la partecipazione a una politica attiva?
L’Italia ha sposato già dal 2002 (DLgs 297) la logica del workfa-

di Mestiere, organizzato sulla Le practices di molti Paesi europei indicano nell’alternanza scuola-impiego un’efficace politica attiva di ingresso al lavoro per i giovani. Perché l’Italia finora non ha perseguito questa strada e come intervenire per intraprenderla?
Innanzi tutto occorre una profonda azione culturale: dobdomanda di lavoro effettiva e potenziale dei mestieri a vocazione artigianale in Italia, con il supporto di un’analisi del territorio e delle sue esigenze. Il progetto fornisce a imprese e artigiani l’opportunità di attivare specifici percorsi di tirocinio, per consentire la trasmissione di precise competenze alle

re: l’acquisizione dello stato di
disoccupazione, necessaria per aver diritto all’indennità ordinaria con requisiti normali, è subordinata alla dichiarazione di immediata disponibilità a lavorare. Politiche attive e passive sono intimamente collegate perché solo chi accetta di partecipare a un percorso formativo

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della nuova scheda anagraficoprofessionale, all’adeguamento dei dizionari terminologici,

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INCENTIVI / CENTRI pER L’IMpIEGO / STANDARD EUROpEI / COMpETENZE / WORKFARE
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Verso un nuovo attivismo: la persona al centro del proprio futuro
Francesco sansone
Docente di organizzazione aziendale, Università di Pisa

ContrappUnti di Francesco Sansone

pUBBLICAZIONI
VOLERE È pOTERE. DESIDERIO, MOTIVAZIONE E REALTÀ. p. Bianchi - Enea, 2012

ta dagli economisti, è quella di indicarla come la capacità di adattamento al cambiamento dovuto all’accelerazione del progresso tecnico, alla variazione nella struttura del mer-

stanno definendo e attuando il passaggio dalla economia della società industriale avanzata old

economy alla cosiddetta knowledge economy, la cui crescita
dipende sostanzialmente dalla diffusione e divulgazione delle conoscenze e dalla loro utilizzazione manageriale per lo sviluppo della globalizzazione dei mercati. I nuovi mezzi di comunicazione permettono infatti di distribuire e condividere

Le politiche attive del lavoro introdotte dalla Riforma Fornero sono destinate ad assumere un’importanza crescente, nell’attuale contesto economico globalizzato e basato sulla conoscenza, per garantire l’occupazione effettiva e in ogni caso l’occupabilità, assicurando la formazione richiesta dalle esigenze di competitività delle imprese sui mercati mondiali.
Infatti, nel passaggio dal modello fordista a quello della specializzazione produttiva flessibile, con l’aumento della mobilità professionale e contrattuale, e con l’emergere di nuove professionalità e nuovi mestieri, occorre sostenere l’occupazione con interventi sempre più puntuali verso la persona, stimolando e formando lo sviluppo della sua capacità di empowerment nella gestione dei processi di cambiamento. Le politiche attive implicano pertanto il coinvolgimento e l’impegno attivo del soggetto cosiddetto debole nella costruzione del presente e del futuro, e ad accompagnarlo è lo Stato in una funzione non più assistenziale ma di sostegno pro-attivo. Il focus andrà sempre più sull’individuo, sull’iniziativa, sul merito e sulla determinazione. Questo passaggio porta con sé inevitabilmente una serie di conseguenze. Le crescenti esigenze di competitività richiedono persone sempre più versatili e multifunzionali che abbiano elevate capacità in termini di “pensiero flessibile” e che sappiano rispondere prontamente ed efficacemente alle variazioni delle caratteristiche del mercato globalizzato dei prodotti nel contesto della knowledge

cato dei prodotti, alla variazione nella struttura del mercato del lavoro. Per comprendere la centralità della flessibilità nel contesto attuale è decisivo considerare le ragioni fondamentali che

ABSTRACT / Fra le righe della Riforma si intravede la nuova centralità della persona la cui azione è fondamentale per il posizionamento sul mercato, con lo Stato in una funzione di sostegno pro-attivo. Il focus sarà sempre più su iniziativa, merito e determinazione dell’individuo.

La flessibilità mentale e comportamentale - che sarà richiesta sempre più ad ogni livello - dipende soprattutto dall’abilità delle persone di apprendere nell’intero arco della loro vita

luzione dei problemi complessi, ovvero quelli caratterizzati da un insieme di fatti e informazioni apparentemente non correlati tra loro e che richiedono l’applicazione degli strumenti logici e di analisi critica, ma anche intuitivi ed emotivi, per la gestione efficace della complessità relazionale. Il pensiero flessibile rappresenta così un alleato anche nelle situazioni complesse a livello occupazionale, e può rappresentare il vero link tra il capitale umano e il capitale finanziario, in quanto mostra la capacità di realizzare prodotti o servizi da idee e processi, generando valore per l’impresa, il singolo e la società. Nella convinzione che la mente umana sia il punto di partenza e di arrivo di ogni innovazione. Questo nuovo attivismo, a cui la Riforma lascia una porta aperta, sarà decisivo per battere la precarietà e ridare dinamismo al mercato del lavoro, superando il management skill shortage e sviluppando una nuova economia guidata dalla conoscenza connettiva.

lifelong learning, generando
nuova conoscenza e modelli organizzativi in grado di valorizzare la learning organization. È un punto nodale nel disegno complessivo sulle politiche attive ritagliato dalla recente Riforma. La flessibilità, e in particola-

conoscenza tra imprese ed enti pubblici e privati, sviluppando gradi di elevata complessità e di ampia velocità di trasformazione della organizzazione delle conoscenze. In questo contesto, emergono effetti importanti in termini di esigenza di flessibilità, intesa come capacità mentale e comportamentale di adattamento e di perseguimento efficace della produttività. Fra le righe della nuova Riforma si intravede la nuova centralità dell’individuo la cui azione risulta fondamentale in termini di posizionamento sul mercato.

re il pensiero flessibile, si può esemplificare nella capacità d’innovazione generata dalla persona, nell’adattamento alle nuove realtà dinamiche del cambiamento, nella capacità di creare e di imparare da successi e insuccessi. Infine, la capacità di concretizzare, di trasformare un’idea in un prodotto o un servizio. Il pensiero flessibile, quale capacità di pensare utilizzando tutti gli strumenti cognitivi a disposizione della persona, ricorrendo a categorie diverse in funzione degli interlocutori e delle situazioni, determina la so-

economy. Una definizione di flessibilità, comunemente accetta-

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INDIVIDUO / INIZIATIVA / KNOWLEDGE ECONOMY / CAMBIAMENTO / CONOSCENZA CONNETTIVA
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Mens sana in corpore sano:
La crisi finanziaria ha creato milioni di disoccupati colpendo famiglie e imprese: l’Italia nel mese di settembre ha raggiunto il livello più alto dal 2004 con un tasso di disoccupazione che è salito al 10,8%. Le aziende per prime si trovano a dover trasformare le sfide in opportunità per nutrire i terreni che alimenteranno una nuova crescita.
Una forte correlazione tra benessere individuale e risultati aziendali è il punto di partenza per Nicola Pelà, HR Director di Luxottica Group, “per arrivare ad una situazione di armonia il passaggio obbligato è mostrare cura e attenzione per chi lavora e dedica gran parte delle proprie energie fisiche e intellettuali all’organizzazione. In Luxottica la storica ragione di scambio ‘fedeltà e disciplina per garanzia occupazionale’ è evoluta in un nuovo patto sociale in cui la flessibilità organizzativa, l’apprendimento continuo, la ricerca del miglioramento chieste dall’organizzazione sono ora scambiati con un’offerta remunerativa, monetaria e non, in grado di assicurare una protezione vera, sostanziale della qualità della vita dei dipendenti e delle loro famiglie”. La persona al centro anche per 3 Italia, che come ricorda il Direttore del Personale Alessandro Possenti “sin dagli esordi ha prestato molta attenzione a iniziative mirate al benessere e alla conciliazione tra vita lavorativa e vita privata dei colleghi”. Salewa propone vari benefit ai propri collaboratori, come racconta Andrea Garzotto, Group HR Director, “sia in modo diretto che indiretto: flessibilità di orario (in azienda non si timbra il classico cartellino), mensa aziendale con specifica attenzione sulla fornitura di prodotti locali biologici, acquisto dei brand gestiti con dei prezzi scontati per i dipendenti e i loro familiari, palestra aziendale per i dipendenti, asilo nido all’interno della sede, macchine aziendali a noleggio per casi particolari.”. Anche Elica “è sempre stata un’azienda attenta alle proprie persone e la nostra storia lo dimostra”. Emilio Zampetti, direttore HR del Gruppo, ricorda che “qualche anno fa è nata per esempio Elica Life, al fine di mettere a disposizione di tutti i dipendenti una serie di servizi in linea con le loro esigenze e di creare un contatto diretto con l’azienda oltre il rapporto esclusivamente professionale”. I dipendenti sono un po’ come la “mente” di un’azienda, che a sua volta è il corpo che li ospita. E, come si sa, dalla salute del primo deriva quella del secondo. Per questo le aziende si rimboccano ogni giorno le maniche per esprimere al meglio il

Hr allo speCCHio di Flora Nascimbeni

aziende sempre più attente ai propri lavoratori
sentiment dei loro dipendenti.
Dalle survey condotte dal Gruppo Elica è emerso che “lavorare in un ambiente sicuro con relazioni positive e sentirsi parte di un progetto stimolante è importante quanto l’aspetto economico”. 3 Italia ha di recente svolto un “censimento” con la finalità di conoscere meglio le abitudini di vita dei colleghi, di interpretarne correttamente le esigenze e conseguentemente di individuare le iniziative più adatte e gradite. “Il risultato più evidente - racconta Possenti - è la difficoltà di gestione del tempo da parte delle colleghe che si dividono tra lavoro, cura dei figli e della famiglia a discapito del benessere e della salute personale. In questo ambito c’è ancora molto da fare come azienda, ma soprattutto in termini di cultura nazionale e di abitudini sociali”. Il work-life balance è desiderio comune ma “ovviamente anche le richieste di natura puramente economica sono presenti in questo periodo di crisi” come ricorda Garzotto. “Noi siamo ad esempio flessibili sulle richieste di anticipo TFR per casi particolari seriamente motivati”. Luxottica Group offre tra le altre cose opportunità remunerative che consentono una sostanziale protezione e, se i risultati aziendali lo consentono, un incremento del potere

reale d’acquisto dei dipendenti.
“Per rendere possibile questo - sottolinea Pelà - Luxottica è stata in questi anni laboratorio di sperimentazione di opportunità remunerative non monetarie, terzo elemento complementare alle tradizionali forme monetarie - lo stipendio e i premi variabili. È il welfare di secondo livello, complementare al welfare pubblico”. In tre aree si concentrano tutti i servizi dedicati ai dipendenti da 3 Italia: salute e benessere, per cui ad esempio i lavoratori hanno accesso a polizze assicurative il cui costo è sostenuto al 90% dall’azienda; l’area dedicata al tempo libero, attraverso il “disbrigo pratiche”, un servizio che si incarica di provvedere al pagamento delle bollette, allo svolgimento di piccole commissioni; infine un ambito più generale in cui confluiscono servizi destinati al sostegno dei colleghi e alla 2013 darà un ulteriore sostegno alle mamme-dipendenti che consiste nella possibilità di prolungare la maternità facoltativa fino al compimento dell’anno di età del bambino e nell’aumento dell’indennità al 50% della retribuzione lorda anziché il 30%. I dipendenti Elica hanno a disposizione, tra le

ABSTRACT / I dipendenti sono un po’ come la “mente” di un’azienda, che a sua volta è il corpo che li ospita. E, come si sa, dalla salute del primo deriva quella del secondo. per questo le aziende si rimboccano ogni giorno le maniche per esprimere al meglio il sentiment dei loro dipendenti.

gender diversity come le agevolazioni nei trasporti, le convenzioni con terzi, l’assistenza fiscale e le agevolazioni pensate per le neo mamme. Su quest’ultimo fronte Salewa dal

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Hr allo speCCHio di Flora Nascimbeni

altre cose, una Member Card, utilizzabile da tutta la famiglia, che dà l’opportunità di accedere a una serie di servizi a prezzi agevolati presso alcune strutture convenzionate. “Parliamo di servizi che vanno dalla sanità all’abbigliamento all’alimentare. Lo scorso anno, grazie a una convenzione con Poste Italiane, la nostra card è diventata una carta Postepay con validità su tutto il territorio nazionale. Stimiamo per le nostre persone un risparmio effettivo di circa 700 euro all’anno”.

Tra le code lunghe della crisi c’è sicuramente una sempre più amplia platea di “scoraggiati”: ad oggi 4 milioni di persone non cercano lavoro perché convinte di non trovarlo. Un trend che secondo Pelà va invertito riducendo l’emorragia dei giovani che lasciano gli studi, aiutandoli a scegliere percorsi scolastici che diano possibilità concrete di inserimento nel mondo del lavoro. “Ricordo in questo senso alcune iniziative che Luxottica ha attivato su questi tre fronti nell’ambito del

programma di welfare aziendale: rimborso delle spese relative ai libri scolastici dei figli dei dipendenti e dei lavoratori studenti, assegnazione di borse di studio a riconoscimento del merito e dell’impegno dei figli dei dipendenti, possibilità da parte del lavoratore di farsi sostituire dal coniuge (disoccupato) o dal figlio (in cerca di prima occupazione)”. Possenti è convinto d’altra parte che “le istituzioni e le aziende dovrebbero diffondere il messaggio che è necessario specializzarsi

nelle aree in cui c’è maggiore richiesta di lavoro: occorre promuovere la qualificazione negli ambiti richiesti dal mercato anche se questi non dovessero corrispondere alle ambizioni personali”. Un fenomeno, quello degli scoraggiati, molto sentito nella provincia di Bolzano. Secondo Garzotto “è fondamentale che tali momenti di disagio siano quanto meno colmati dalla possibilità di accedere a programmi formativi che integrino e migliorino le competenze esistenti, e nel

contempo attivino la motivazione verso la ricerca di nuove opportunità. Per Zampetti la prima cosa da fare è “dividere dagli scoraggiati di comodo quelli di fatto: per quest’ultimi l’unica possibilità è la formazione e la riqualificazione. Il mio consiglio personale è quello di non arrendersi mai”.

pUBBLICAZIONI
TRA IL DIRE E IL WELFARE. LO STATO SOCIALE NEL MARE DELLA CRISI. F. paini, G. Sensi Altreconomia, 2012

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pATTO SOCIALE / pROTEZIONE / WORK-LIFE BALANCE / MERITO E IMpEGNO / MOTIVAZIONE

3 ITALIA
3 Italia è stato il primo operatore al mondo a lanciare l’UMTs nel 2003, conta più di 9,2 milioni di clienti e una copertura del 92% della popolazione. 3 Italia sta investendo in innovazione per ridurre il digital divide del Paese, dispone di una rete LTE ready e già oggi offre servizi di Internet superveloce fino a 42 mega. 3 Italia ha da sempre un occhio di riguardo per il benessere e le esigenze dei lavoratori e per questo ha creato il programma 3 Per Noi.

GRUppO ELICA
Il Gruppo elica, attivo nel mercato delle cappe da cucina sin dagli anni ‘70 , è oggi leader mondiale in termini di unità vendute. Vanta inoltre una posizione di leadership a livello europeo nella progettazione, produzione e commercializzazione di motori elettrici per cappe e per caldaie da riscaldamento. Con circa 3.000 dipendenti e una produzione annua di oltre 18 milioni di pezzi, il Gruppo Elica ha una piattaforma produttiva articolata in nove siti produttivi.

LUXOTTICA GROUp
luxottica Group è leader nel settore degli occhiali di fascia alta, di lusso e sportivi, con circa 7.000 negozi operanti in Nord America, Asia-Pacifico, Cina, Sudafrica, America Latina ed Europa e un portafoglio marchi forte e ben bilanciato tra cui Ray-Ban, Oakley, Vogue, Persol, Oliver Peoples, Arnette e REVO e numerosi marchi in licenza. Oltre a un network wholesale globale che tocca 130 Paesi, il Gruppo gestisce nei mercati principali alcune catene leader nel retail.

SALEWA
salewa è leader nell’attrezzatura, l’abbigliamento e le calzature per la montagna e l’arrampicata, con oltre 75 anni di esperienza. Oltre alla sede di Bolzano e al reparto sviluppo di Monaco di Baviera, il Gruppo Salewa vanta filiali in tutto il mondo, tra cui Austria, Svizzera, Francia, Spagna, Polonia, Repubblica Ceca, USA e Hong Kong. Entro la fine del 2012, Salewa vanterà 40 negozi in Europa, oltre 200 Shop in Shop a livello internazionale, 130 punti vendita in Asia.

alessanDro PossenTI
Direttore del personale

eMIlIo ZaMPeTTI
Chief of Human Resources

nIcola Pelà
Human Resources Director

anDrea GarZoTTo
Group Human Resources Director

alessandro Possenti dal 2010 è Direttore del Personale di 3 Italia. Precedentemente ha lavorato nel gruppo Telecom Italia nella Direzione Generale di Roma, in Argentina, in Grecia e infine in Tim, in diversi ambiti: rete, acquisti, servizi e immobili. Successivamente è stato responsabile degli acquisti di rete di Wind. Nel 2001 entra in 3 Italia come responsabile degli acquisti e delle “facilities” , e nel 2010 ha assunto l’attuale posizione.

emilio Zampetti dal 2012 è Direttore Risorse Umane del Gruppo Elica. Nel Gruppo da oltre dieci anni, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità all’interno della funzione HR. Dopo una prima esperienza nell’area di corporate, è stato Responsabile delle risorse umane per le attività industriali e Responsabile delle risorse umane per l’area tecnica e industriale, Responsabile delle relazioni industriali di Gruppo e del personale delle consociate estere.

nicola Pelà è Human Resources Director di Luxottica Group dal 2005. Dopo la Laurea in Giurisprudenza ha frequentato un Master CUOA - Centro Universitario di Organizzazione Aziendale. Nel periodo precedente a Luxottica ha ricoperto diverse posizioni nelle human resources di Olivetti, Fiat, Barilla, SmithKline Beecham e Eli Lilly. Ha una consolidata esperienza nazionale e internazionale: è vissuto e ha lavorato negli Stati Uniti e in Belgio, oltre all’Italia.

andrea Garzotto è entrato in Salewa nel maggio di quest’anno come Group Human Resources Director. Dopo la laurea in filosofia presso l’Università degli Studi di Padova, inizia la sua carriera nell’ambito delle risorse umane vent’anni fa con esperienze in Italia e all’estero per aziende multinazionali come il Gruppo FIAMM, con il quale collabora come HR Manager dal 1993 al 2002, ADP Italy, dove è stato HR Director dal 2002 al 2006, e Vitecgroup Italia dal 2006 al 2011.

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Ri-attiviamo la crescita in Europa
serena scarPello
Giornalista, Class CNBC

soCietÁ e territori di Serena Scarpello

LE VIE DA pERCORRERE SECONDO IL VICEpRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROpEA, ANTONIO TAJANI
Su cosa devono puntare i governi per tornare ai livelli precrisi?
Per attirare nuovi investimenti bisogna agire sui due pilastri dell’economia reale: il mercato interno e l’industria. La ricetta che la Commissione sta portando avanti si basa su una nuova strategia di politica industriale e sul completamento del mercato interno attraverso un piano per le infrastrutture, più credito alle imprese, maggiori risorse per l’innovazione industriale e per un sistema di formazione meno autoreferenziale e in sintonia con le esigenze reali delle imprese e del mercato. la nostra base manifatturiera da cui proviene l’80% dell’innovazione e il 75% dell’export.
ANTONIO TAJANI

lineari che rischiano di colpire anche investimenti essenziali alla crescita, quali quelli per formazione, ricerca o infrastrutture. E fare operazioni selettive sui molti sprechi o spese non prioritarie, per riallocare le risorse dove possano fare da volano alla competitività. In Italia lo Stato deve fare un nuovo patto con le imprese con l’impegno solenne di utilizzare le risorse liberate dalla drastica riduzione dei costi della politica e della burocrazia e dai proventi della lotta all’evasione, per abbassare la pressione fiscale su imprese e lavoro, primo ostacolo a nuove assunzioni.

considera il miglioramento dell’accesso ai mercati tra le condizioni chiave per rafforzare la competitività e invertire il processo di de-industrializzazione. Qual è il punto di partenza?
Dall’inizio della crisi in Europa abbiamo perso tre milioni di posti nell’industria, con mille miliardi di PIL bruciati. La produzione manifatturiera è, tuttora, inferiore al 2007. Anche a causa di mancate scelte ed errori, l’Ue è sempre meno un luogo favorevole all’industria. Per questo abbiamo presentato una nuova strategia di politica industriale con cui vogliamo invertire questo processo, con l’obiettivo di passare dall’attuale 15.6% di PIL legato al manifatturiero, al 20% entro il 2020.

È la fine dell’illusione che ha dominato a lungo in Europa, per cui l’economia poteva basarsi su finanza e servizi. La realtà è che tutti i comparti industriali, come le tessere di un mosaico, sono importanti. Ma avere una

strategia significa puntare su alcune priorità con grandi potenzialità: manifatturiero avanzato, tecnologie chiave abilitanti, biotecnologie, veicoli puliti, edilizia sostenibile e materie prime, reti intelligenti e spazio.

La crisi finanziaria ha scosso l’Europa fino alle sue fondamenta e ha portato molti Paesi ad aumentare la spesa per le politiche passive con un ingente investimento che ha provocato l’erosione dei fondi destinati alla formazione e alla creazione di nuova occupazione. Per invertire questo trend non basta l’austerità, servono anche investimenti selettivi per migliorare le condizioni in cui fare impresa e attirare investimenti industriali. È questa la strada indicata dal Vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani.
In Italia si può dire che le politiche attive siano davvero decollate?
Malgrado azioni riformatrici avviate da questo e dal precedente Governo, le cose da fare restano molte. L’Italia, 42esima nella classifica sulla competitività del World Economic Forum, è in una situazione ancora più difficile. Il nostro Paese è promosso solo per 7 dei 30 indicatori del rapporto di competitività presentato dalla Commissione il 10 ottobre. Ad esempio, la produttività del lavoro si ferma a 48 contro i 67 della Germania; solo il 30% del PIL è legato all’export rispetto al 50% tedesco; l’innovazione è a 5 su 10, 2 punti in meno dei Paesi scandinavi. Solo tre nazioni fanno peggio di noi per favorire il business; e siamo ultimi per i tempi di pagamento degli enti pubblici. Ma tra tutti questi “handicap” quello, giustamente, percepito come più grave è la pressione fiscale sulle imprese: 20 punti superiore a quella tedesca e ben al di sopra la media Ue. Questo è il primo nodo da sciogliere per ridare fiducia e speranza. Condivido pienamente l’appello del Presidente Squinzi per fare subito tagli fiscali sulle imprese. In Italia è la misura più urgente per la sopravvivenza delle imprese.

pUBBLICAZIONI
TITANIC-EUROpA. LA CRISI CHE NON CI HANNO RACCONTATO. V. Giacché - Aliberti, 2012

Cosa fare nell’implementazione di politiche attive in ottica di occupabilità e riduzione spesa?
Le aziende che rischiano di falli-

Il 10 ottobre la Commissione ha approvato la nuova strategia di politica industriale che

La Germania ha fronteggiato meglio la crisi con minori tassi di disoccupazione. Può essere considerata un modello a cui gli altri Paesi possono fare riferimento?
La crisi ha evidenziato che i Paesi con una base industriale più solida e competitiva, come appunto la Germania, hanno resistito meglio e continuano ad avere un buon andamento dell’export. È una lezione da non sprecare. Per tornare competitivi dobbiamo puntare prima di tutto sull’industria e rafforzare

re per restare in piedi non esitano a fare sacrifici, talvolta, loro malgrado, a licenziare per restare sul mercato. Anche gli Stati devono entrare in quest’ottica. Non è più possibile compensare con nuove tasse il crescente fabbisogno finanziario che segue la minor crescita. Così si finisce per drenare ulteriori risorse dal privato al pubblico aggravando la recessione, i conti e perdendo ulteriori posti di lavoro. Per risanare davvero serve invece una cura dimagrante per lo Stato. Va abbandonata la logica dei tagli

ABSTRACT / “È la fine dell’illusione che ha dominato a lungo in Europa, per cui l’economia poteva basarsi su finanza e servizi. La realtà è che tutti i comparti industriali, come le tessere di un mosaico, sono importanti”.

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COMpETITIVITÀ / INFRASTRUTTURE / CREDITO / INNOVAZIONE INDUSTRIALE / FORMAZIONE NON AUTOREFERENZIALE
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Spesa per politiche occupazionali e del lavoro in Italia ed Europa nel 2010
CONFRONTO EMIGRAZIONE INTERNAZIONALE
% spesa politiche attive sul Pil (media eU-27: 0,5%) % spesa politiche passive sul Pil (media eU-27: 1,1%)

Spesa per politiche del lavoro in percentuale sul pil nei principali paesi europei

ITALIA

Spesa per politiche del lavoro in Italia

0,9
SVEZIA

1,8
FINLANDIA

0,8 0,5

27 miliardi

+3,7%

rispetto al 2009.

spesa complessiva per le politiche del lavoro (inclusa la totalità dei pensionamenti anticipati)

Nel 2009 la spesa era cresciuta del 41% rispetto al 2008.

0,05
IRLANDA

0,3
REGNO UNITO*

DANIMARCA

1,4

Dove la spesa totale assoluta è più alta
FrancIa sPaGna ITalIa 45 miliardi
(+5 miliardi rispetto al 2009)

0,7 3

0,8 1,7
BELGIO OLANDA

1,6 0,6 1,3
GERMANIA

4,8 miliardi
per le politiche attive

40 miliardi
(+2 miliardi rispetto al 2009)

1,3

22,2 miliardi
per le politiche passive

0,6 1,4
PORTOGALLO SPAGNA

0,8 1,4
FRANCIA

2,3

27 miliardi
(+1 miliardo rispetto al 2009)

GerManIa 47 miliardi

(-4 miliardi rispetto al 2009)

ITALIA

1,8%
2005 2006

incidenza % sul Pil della spesa complessiva per le politiche del lavoro

0,35% 1,45%

politiche attive politiche passive

0,7 3,1

0,35 1,45

0,2 0,7
GRECIA
* Il dato disponibile si riferisce al 2009

Andamento spesa totale per le politiche del lavoro dal 2005 al 2010 (valori in milioni di euro) 2007 2008 2009 2010

17.820

17.458

16.613

18.496

26.075

27.042

Spesa pro disoccupato per politiche attive e politiche passive
ITalIa sPaGna FrancIa GerManIa

Ripartizione % spesa politiche del lavoro anni 2005-2010
politiche attive
politiche passive

Dettaglio spesa in % per tipologia di intervento nel 2010

politiche passive
65,1 78 81,4

€ 2.600
politiche attive

€ 10.750
politiche passive

€ 1.500
politiche attive

€ 7.100
politiche passive

€ 6.100
politiche attive

€ 10.650
politiche passive

€ 4.700
politiche attive

€ 11.300

%
58,5 41,5 38,9 61,1 39 61

18,6
politiche attive

7,1% 6,6% 1,5% 1,4% 1,2% 0,5% 0,3%

Spesa pro disoccupato nei servizi pubblici per l’impiego

34,9 22 18,6

incentivi alle assunzioni contratti a causa mista formazione professionale incentivi alla stabilizzazione di posti di lavoro incentivi all’autoimpiego incentivi per disabili creazione diretta di posti di lavoro

per disoccupato

e 213

ITalIa

sPaGna
per disoccupato

e 273

per disoccupato

e 2.217

FrancIa

per disoccupato

e 3.182

GerManIa

81,4
politiche passive

2005

2006

2007

2008

2009

2010

80,9% 0,5%

trattamenti di disoccupazione pensionamenti anticipati

Fonti: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Ufficio di Statistica, Segretariato Generale “Spesa per le politiche occupazionali e del lavoro. Anno 2010” luglio 2012; Eurostat “Labour market policy - expenditure and participants. Data 2010”; Datagiovani “La spesa pubblica nelle politiche per il lavoro” marzo 2012

EUROPOLITICHE ATTIVE

soCietÁ e territori di Elisabetta Limone

soCietÁ e territori di Marco Donati

Il piano di aiuto della Francia
L’emergenza francese è tutta negli ultimi numeri della disoccupazione che, per la prima volta da tredici anni a questa parte, ha oltrepassato la soglia simbolica dei tre milioni di persone in cerca di lavoro. Dal 2008 a oggi sono stati persi nella sola industria 280 mila posti, quasi il dieci per cento della forza lavoro. A preoccupare è soprattutto la disoccupazione giovanile, cresciuta nel periodo in esame di 0,3 punti percentuali per salire così al 22,7%, mentre la fascia di età 25-49 anni ha registrato un aumento più lieve (0,1%) per attestarsi al 9%.
Dall’elezione di François Hollande - anche se il nuovo governo non può essere considerato, se non parzialmente, responsabile dell’accelerazione della disoccupazione - il numero di senza lavoro è aumentato di circa 300mila unità. I 100mila impieghi sovvenzionati, e promessi in campagna elettorale da Hollande, rischiano di servire a poco. Per i critici rappresentano contratti senza futuro e non fanno che aggiungere incertezza a incertezza. In Francia la gestione delle politiche passive è attribuita a un ente di diritto privato - Assédic - distinto dall’ANPE (Agence Nationale

La Germania dei diritti e doveri
L’ultimo report firmato dall’Institute for Global EconoSi tratta di una sorta di megarantire maggiori possibilità di reinserimento dei disoccupati, le recenti riforme relative al sistema di sicurezza sociale hanno modificato la definizione di lavoro “accettabile”, considerando tale anche un impiego non equivalente al precedente o con una minore qualificazione. I sussidi della promozione attiva del lavoro sono misure discrezionali che si aggiungono ad altre tipologie di interventi: l’assegno della formazione professionale, le misure di integrazione per i disabili, il pagamento del sussidio di disoccupazione durante un percorso di formazione professionale, il compenso per un impiego a breve termine e un massimo di tre assegni per il periodo invernale. Un sistema complesso di misure a cui la Germania destina ogni anno forti investimenti. I dati del 2010 parlano di una spesa per il welfare (sussidi e politiche attive) di 47 miliardi di euro, poco inferiore rispetto all’anno precedente.

ABSTRACT / Al lavoratore è garantito il percepimento della prestazione sociale in cambio del rispetto di alcuni obblighi. La “distanza” non viene più considerata ragione legittima di rifiuto di un impiego.
per il ritorno al lavoro” (Plan Le politiche attive si pongono come provvedimenti strutturali per incentivare l’occupazione, disposizioni mirate a incrementare l’offerta lavorativa. Significative misure sono state prese nel campo dell’apprendimento durante il corso della vita lavorativa del cittadino, con la legge sulla formazione professionale del maggio 2004 che prevede un diritto individuale alla formazione (DIF), e con la legge di modernizzazione sociale che istituisce un diritto individuale a convalidare formalmente l’acquisizione di conoscenze tramite esperienza (VAE). Riguardo alla lotta contro il lavoro non dichiarato, è stato introdotto un voucher per gli impieghi domestici e creato, nel gennaio 2005, uno specifico ufficio.

mic Research, dall’Ifo e dal Rhein Westphalia Institute
fotografa anche per la Germania un mercato del lavoro immobile. Resterà stagnante nel corso del 2013, con un tasso di disoccupazione previsto intorno al 6,8%.
Una performance non esaltante (e aspramente criticata internamente dall’opposizione), eppure ben superiore a quella della media europea. Basti pensare che a maggio scorso il tasso di disoccupazione tedesco si attestava al 5,6% contro una media Ocse del 7,9% e contro valori a due cifre di molti Paesi d’Europa. Anche in Germania tutte le ultime riforme - cominciando dalla più strutturale, la Riforma Hartz del 2005 - sono state orientate al collegamento funzionale tra politiche attive e passive nell’ottica di una incentivazione alla ricerca di occupazione e un ritorno immediato nel mercato del lavoro. Obiettivi conseguiti attraverso una serie di misure, la più rilevante delle quali è la sottoscrizione - tra lavoratore, beneficiario delle prestazioni sociali e servizi per l’impiego - di un accordo di inserimento.

morandum nel quale vengono
definite puntualmente le azioni che le parti si impegnano a intraprendere nei successivi sei mesi per il raggiungimento dell’obiettivo: un nuovo impiego. Fra le misure che possono essere incluse nell’accordo vi sono anche iniziative di riqualificazione in campo formativo. Gli impegni sottoscritti dal lavoratore disoccupato, attraverso l’accordo, sono vincolanti e il loro rispetto è periodicamente verificato. In caso di inottemperanza (anche parziale) possono essere imposte sanzioni da parte del servizio per l’impiego, fino alla sospensione di qualunque sostegno. Il rispetto effettivo della regola dei “diritti e doveri” è la vera innovazione della Riforma Hartz, che assegna una evidente priorità alle misure di politica attiva del mercato del lavoro. Non solo. L’accordo siglato tra il lavoratore disoccupato e il servizio per l’impiego diventa il presupposto per beneficiare delle prestazioni sociali. Per

d’aide au retour à l’emploi) che
si caratterizza per la definizione di una serie di azioni personalizzate, definite sulla base di un colloquio tra il lavoratore e l’ANPE. Al lavoratore viene garantito il percepimento della prestazione sociale in cambio del rispetto di alcuni obblighi. Per disincentivare il rifiuto di opportunità di impiego e favorire il reinserimento, la “distanza” non viene più considerata come ragione legittima di rifiuto di un lavoro. Le politiche per l’impiego garantiscono assistenza a tutti i cittadini francesi e coinvolgono diversi soggetti: Stato (attraverso il Ministero del Lavoro), direzioni generali, Acoss (Agence centrale des

pour l’Emploi) competente per la gestione dei servizi per l’impiego e dell’implementazione delle politiche attive. Non mancano misure di collegamento tra politiche attive e politiche passive, realizzate attraverso collaborazioni degli enti. Il collegamento viene garantito dal presupposto della ricerca attiva di una occupazione da parte del lavoratore disoccupato beneficiario di una prestazione sociale: nello specifico, è previsto un “piano di aiuto

Organismes de Sécurité Sociale) oltre a numerose imprese.

ABSTRACT / Gli impegni sottoscritti dal lavoratore disoccupato sono vincolanti e il loro rispetto è periodicamente verificato: in caso di inottemperanza possono essere imposte sanzioni fino alla sospensione del sostegno.

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INCERTEZZA / pRESTAZIONE SOCIALE / OBBLIGHI / RIFIUTO / DIRITTI

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ACCORDO DI INSERIMENTO / MISURE / IMpEGNO / SANZIONI / INVESTIMENTI

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EUROPOLITICHE ATTIVE

EUROPOLITICHE ATTIVE

soCietÁ e territori di Elena Rizzo

soCietÁ e territori di Rosario Plebani

Spagna: è ancora emergenza lavoro
La pressione dei mercati finanziari, gli spread ai massimi livelli e una parte del sistema bancario fortemente compromessa. È la fotografia della Spagna di fine anno, dove l’emergenza più evidente resta quella lavorativa. Un giovane su due è oggi senza lavoro e il tasso generale di disoccupazione è ormai vicino al 25%.
Eppure, a livello normativo, Madrid ha licenziato a febbraio una Riforma del mercato del lavoro articolata, con l’obiettivo di stimolare l’occupazione di qualità e mettere fine al dualismo del mercato. L’esito, nei primi mesi di applicazione, appare modesto. Fra le principali misure approvate c’è l’introduzione di indennità di licenziamento meno care per gli imprenditori (33 giorni per anno di lavoro invece dei 45 attuali), un nuovo contratto a tempo indeterminato per autonomi e Pmi con meno di 50 lavoratori, incentivi fiscali per l’assunzione di giovani sotto i 30 anni e di disoccupati di lungo periodo. La Riforma punta, tra l’altro, a stabilire reali meccanismi di flessibilità interna per rendere il licenziamento l’ultima soluzione. A livello formativo, il nuovo disegno ha riconosciuto - ai lavoratori con più di un anno di anzianità in azienda - il diritto a un permesso retribuito di 20 ore annue, cumulabili fino a un periodo massimo di tre anni. Sono stati modificati i termini del contratto di formazione e l’apprendistato. L’età massima per accedere a questo tipo di contratti, che hanno durata minima di un anno e massima di tre, è stata alzata da 25 a 30 anni. Le aziende che realizzano questi contratti avranno diritto a una riduzione dei contributi a carico del datore di lavoro del 100% se hanno meno di 250 dipendenti, e del 75% se hanno un organico superiore. Altro aspetto che gli osservatori evidenzia-

UK, patria del welfare to work
La disoccupazione nel Regno Unito è a livelli record, con il numero dei giovani senza lavoro che ha superato la quota di un milione nel trimestre chiusosi lo scorso settembre. I giovani tra 16 e 24 anni che cercano impiego sono aumentati di 67.000 unità (superando di poco il milione), il dato peggiore dal 1992. Questo significa per il Paese un tasso di disoccupazione giovanile del
ricerca attiva di un lavoro. Nel sistema britannico, sono previsti per i beneficiari di prestazioni sociali colloqui e incontri con il che beneficia delle prestazioni sociali e che abbia accettato un lavoro diverso da quello precedentemente svolto di poter recedere volontariamente dal contratto di lavoro nuovo dopo 4-12 settimane, mantenendo il diritto alla prestazione sociale. Infine, per i disoccupati di lunga durata sono state introdotte politiche attive denominate

ABSTRACT / La Riforma del lavoro licenziata a febbraio punta a stimolare l’occupazione di qualità e mettere fine al dualismo del mercato. L’esito, nei primi mesi di applicazione, appare modesto.
no è il nuovo contratto d’aiuto agli imprenditori, un accordo a tempo indeterminato che potrà essere utilizzato nelle aziende con meno di 50 dipendenti. Il contratto avrà un periodo di prova di un anno, e l’azienda avrà deduzioni fiscali per l’assunzione di lavoratori giovani e disoccupati di lungo corso. La Riforma ha cercato di sbloccare il concatenamento dei contratti a tempo determinato e ha modificato anche la disciplina del part time, ammettendo la realizzazione di ore straordinarie entro i limiti massimi legali. Per evitare il licenziamento, sono stati semplificati i procedimenti per la riduzione dell’orario di lavoro o la sospensione del contratto come meccanismo di adattamento temporaneo in situazioni di diminuzione della domanda. Per aiutare le aziende in difficoltà è stato introdotto un bonus del 50% delle quote previdenziali dei lavoratori soggetti a sospensione o riduzione di orario, con una durata massima di 240 giorni. La Riforma, infine, ha reso più semplice la modifica delle condizioni di lavoro e aumentato la flessibilità interna. Ha cercato di migliorare la disciplina per rendere possibile la capitalizzazione del 100% della prestazione di disoccupazione per giovani fino a 30 anni e per le donne fino a 35 che desiderino intraprendere un’attività autonoma.

Personal Advisor, che deve appunto aiutare e programmare con il lavoratore un percorso di ritorno al lavoro. Anche la presenza e la partecipazione agli incontri fissati con il Personal

21,9%, altro record negativo.
Eppure da circa un anno anche il Regno Unito ha scelto di accelerare sul fronte delle politiche attive, introducendo alcuni cambiamenti strutturali al mercato che hanno allargato gli spazi per i privati, incoraggiando incentivi legati ai risultati. In UK il concetto di welfare

Advisor sono necessari alla conservazione dell’indennità. Accanto a queste misure si affiancano interventi di tipo fiscale, a cominciare dagli sgravi per i lavoratori che rientrano nel mercato del lavoro. Per favorire il ritorno al lavoro e aumentare in maniera fattiva e concreta questa possibilità, è stato creato l’Employment on

New Deal, che l’Unione Europea
considera ormai da tempo casi di eccellenza della strategia di

welfare to work. Queste politiche hanno l’obiettivo di aiutare il ritorno dei disoccupati al mercato del lavoro, offrendo servizi “tailor made”, mirati principalmente alle categorie più vulnerabili.

to work è stato utilizzato sin dagli anni Ottanta per rappresentare un
sistema in cui il sostegno al reddito dei lavoratori disoccupati deve essere sufficientemente severo da cercare di ridurne la dipendenza passiva. In ragione di questo motivo, deve essere collegato a misure attive volte a incoraggiare e supportare l’ingresso o il ritorno dei lavoratori nel mercato del lavoro. In questa ottica le politiche passive e le politiche attive sono state pensate per essere complementari, contribuendo - ognuna dal proprio lato - a migliorare la situazione complessiva. Per dare sostegno e slancio alla realizzazione concreta delle politiche di welfare to work, sono state ricondotte a un unico ente - il Jobcentre Plus - le funzioni di servizi per l’impiego e di gestione delle prestazioni sociali. La ricerca attiva di una occupazione è premessa per l’ottenimento e la conservazione della prestazione sociale di disoccupazione. A questo si aggiungono altre misure di sollecitazione del lavoratore disoccupato alla

Trial che permette al lavoratore

ABSTRACT / Da un anno il Regno Unito ha implementato le politiche attive introducendo cambiamenti strutturali al mercato che hanno allargato gli spazi per i privati, incoraggiando incentivi legati ai risultati.

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MERCATO DUALE / LICENZIAMENTO / AppRENDISTATO / GIOVANI / DONNE

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INCENTIVI / RISULTATI / JOBCENTRE pLUS / SGRAVI / NEW DEAL

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EUROPOLITICHE ATTIVE

Lombardia, Marche, Veneto:
le apripista nelle politiche attive
Politiche attive, vale a dire strategie, programmi e soluzioni innovative che hanno un unico obiettivo: creare occupazione. Un diktat che è divenuto inevitabile soprattutto negli ultimi anni in cui la crisi economica mondiale si è riversata su molte realtà produttive, interessando in particolare le piccole e medie imprese, linfa del sistema economico italiano. Una missione, quella delle politiche attive implementate delle Regioni, che mira a riequilibrare domanda e offerta di lavoro attraverso la valorizzazione del
pcruciatti/Shutterstock.com

ControtenDenze di Alice Capiaghi e Michele Avitabile

ABSTRACT / “Bisogna ottenere un più forte e stretto coordinamento con le politiche industriali, incentivare la responsabilità d’impresa e dare sempre più spazio all’auto-imprenditorialità”.
ti da un sistema passivo, che comporterebbe l’attesa di una proposta di formazione o di lavoro da formularsi al lavoratore, a un sistema attivo basato sull’obbligo di attivazione del lavoratore”. All’attenzione della Regione Lombardia non sono, però, solo i lavoratori dipendenti, ma anche gli imprenditori a capo di piccole aziende che vanno da zero a 49 dipendenti e possono usufruire della Dote nua ricerca di nuovi modi che evitino l’isolamento del lavoratore sono i nostri obiettivi”, continua Aprea. “Bisogna ottenere un più forte e stretto coordinamento con le politiche industriali, incentivare la responsabilità d’impresa e dare sempre più spazio all’autoimprenditorialità”. Un forte impegno sul tema delle politiche attive e passive è anche quello profuso dalla Regione Veneto, che per ottenere efficaci risultati sta puntando su quattro direttrici: tirocini d’inserimento per i lavoratori in mobilità e in cassa integrazione guadagni in deroga, percorsi di formazione e servizi finalizzati a sostenere lo sviluppo di competenze legate all’imprenditorialità, riconoscimento della premialità per i soggetti che ricollocano i lavo-

ratori ultra quarantacinquenni in mobilità in deroga e semplificazione delle procedure. “La crisi richiede un impegno più complesso - racconta Elena Donazzan, assessore al lavoro della Regione Veneto - perché, a differenza di quelle scoppiate nell’ultimo decennio, è trasversale e non di settore. Per affrontarla è necessario mettere in campo un mix di politiche attive e passive”. Insomma, la parola d’ordine è investire le risorse pubbliche in maniera diversa rispetto al passato. “Fino al 2007 - spiega Donazzan - ci occupavamo di ricollocare i 45enni. Oggi la nostra attenzione è rivolta in particolare ai 55enni e agli esodati. Inoltre, abbiamo anche i manager che perdono il lavoro. Non dimentichiamolo: il 90% delle aziende venete è composto da 1 a 3 dipendenti. Microimprese che l’Unione Europea neanche considera nei suoi studi di settore. Invece rappresentano la forza economica portante del nostro territorio. Perché se una ditta è in crisi, vanno in crisi intere

capitale umano.
Tra i casi più felici in Italia, per favorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, incentivare le assunzioni e assicurare un eguale accesso al lavoro per chi si trova in posizioni più marginali, la Regione Lombardia ha studiato dal 2009 un sistema di politiche attive destinate non solo alla tutela dei lavoratori dipendenti, ma anche all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e al rilancio dell’intero sistema produttivo. Un sistema che pesa sul bilancio regionale per oltre 100 milioni di euro e che si concretizza attraverso il sistema della Dote, un aiuto che si declina in relazione al soggetto che ne usufruisce. Dote riqualificazione e Dote ricollocazione sono i principali strumenti messi in moto dalla Lombardia per sostenere i lavoratori delle aziende messe in difficoltà dalla crisi e quelli invece che sono stati espulsi dal mercato del lavoro. Uno sforzo che vale oltre 80 milioni di euro e che a giugno 2012, dopo soli due mesi dall’attivazione dell’iniziativa, aveva già visto la partecipazione di più di 6mila lavoratori. Un’adesione massiccia, in particolare per quanto riguarda la Dote ricollocazione: sono 4.300 i lavoratori espulsi dal mercato del lavoro che, nella primavera del 2012, hanno richiesto alla Regione Lombardia di usufruire gratuitamente dei servizi per il reinserimento lavorativo. Servizi che prevedono orientamento e formazione alla ricerca di un nuovo posto di lavoro, ma anche aiuto per l’avvio di un’attività imprenditoriale come alternativa al lavoro subordinato. In percentuale minore, invece, chi si è rivolto alla Dote riqualificazio-

impresa. Sia per la formazione
petenze professionali all’interno della propria azienda. “La dote - spiega Valentina Aprea, assessore all’istruzione, formazione, cultura, occupazione e politiche del lavoro della Regione Lombardia - si basa sul principio della libertà di scelta e presuppone l’iniziativa del lavoratore. Siamo passain tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro di soggetti interni all’azienda, sia per offrire all’imprenditore percorsi formativi che aiutino a restituire competitività all’azienda. Infine, gli interventi riservati ai giovani: contratti d’apprendistato e periodi di tirocinio. “Maggiore flessibilità e conti-

ne, percorsi di formazione finalizzati al mantenimento o all’accrescimento delle com-

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ControtenDenze di Alice Capiaghi e Michele Avitabile

pUBBLICAZIONI
RAppORTO ISFOL 2012. LE COMpETENZE pER L’OCCUpAZIONE E LA CRESCITA Ediquida, 2012

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la sfida dei mercati mondiali e creare occupazione per giovani diplomati e laureati con competenze di respiro internazionale. Le imprese che assumeranno potranno ottenere fino al 50% del costo del lavoro nei primi due anni”. Intanto, entro novembre, è prevista la partenza della terza edizione del prestito d’onore regionale. “È uno strumento efficace che finora ha fatto nascere 1000 nuove aziende” spiega Montanini. “Con una novità: il capitale di rischio è offerto da una famiglie. Persone che grazie a quel lavoro potevano vivere dignitosamente ed esprimere la loro identità”. Così, nel 2012, la Regione Veneto ha messo in campo 14 milioni di euro di risorse per interventi di politica attiva. Mentre nel giugno scorso ha emanato una direttiva che prevede l’impiego di 15 milioni di euro relativi al Fondo Sociale Europeo e al Fondo di Rotazione e 780 mila euro per il ricollocamento al lavoro. “Siamo tra le Regioni più efficienti in tema di lavoro e non è un caso” continua Donazzan. “Basti pensare al nostro impegno nel tagliare le spese amministrative e burocratiche. Lo facciamo definendo costi standard, favorendo spese forfetarie e riducendo i tempi delle procedure. Rimane, però, un grande problema: il patto di stabilità. Va assolutamente modificato. Perché penalizza la liquidità di cassa di quelle regioni più virtuose che cercano d’impiegare il maggior numero di risorse pubbliche a favore dei senza lavoro. Un paradosso insopportabile”. Ma non sono soltanto Lombardia e Veneto ad essere tra le Regioni più virtuose in tema di politiche del lavoro. “Con l’inizio della crisi - spiega Fabio Montanini, dirigente del settore lavoro della Regione Marche - abbiamo messo in campo numerosi programmi d’intervento. Soprattutto incentivi alle aziende per l’assunzione di lavoratori licenziati e giovani diplomati o laureati. Inoltre, entro il 2012, grazie allo stanziamento di 2 milioni di euro, partirà un’iniziativa che ha due obiettivi: aiutare le aziende nelbanca scelta con gara pubblica. In questo modo possiamo impiegare risorse per 12 mesi nell’assistenza e tutoraggio delle imprese. Un impegno ricco di soddisfazioni: solo il 18% delle neo aziende è in sofferenza dopo il primo anno di vita”. Nonostante i buoni risultati, però, i problemi non mancano. “È necessario costruire un rapporto più intenso e costante con le imprese del territorio” conclude Montanini. “La crisi non deve impedirci di tessere relazioni più vivaci con il mondo produttivo”.

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DOTE RIQUALIFICAZIONE / DOTE RICOLLOCAZIONE / MICRO IMpRESE / pATTO DI STABILITÀ / pRESTITO D’ONORE

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INpS, nuovo
Francesco GUIDara
Caporedattore centrale, Class CNBC

ControtenDenze di Francesco Guidara

LA VOCE DEL pRESIDENTE DELL’ISTITUTO NAZIONALE DI pREVIDENZA SOCIALE
implementate acquisendo dai Centri per l’Impiego e da tutti i servizi competenti, una vera e propria “scheda anagrafica e professionale” di ciascun lavosiva per il lavoro che abbiamo conosciuto in questi anni, al controllo delle politiche attive assicurate sul territorio. L’Inps svolge su questa partita un ruolo di monitoraggio e di distribuzione di informazioni per tutti gli attori delle politiche attive per il lavoro. Per la prima volta si costituirà una banca dati nazionale: fino ad oggi le informazioni sulle politiche attive erano
ANTONIO MASTRAPASQUA

ruolo in nuove politiche (attive)
cambio che sembra profilarsi soprattutto da un punto di vista culturale?
L’efficacia delle politiche passive a sostegno del lavoro e dei lavoratori ha consentito quella tenuta sociale che sorprende molti osservatori nella costanza di una crisi economicofinanziaria senza precedenti. Dal rapporto sulla coesione sociale emergono i numeri che testimoniano l’imponenza delle risorse messe a disposizione dallo Stato ed erogate dall’Inps con un’efficacia ed efficienza che rende onore a chi lavora nell’Istituto. Oltre il 92% della cig viene erogata entro 30 giorni dalla domanda. Il problema che si pone è proprio questo: la capacità di integrare quella forte rete di protezione delle politiche passive (innovate anche dalla Riforma, ad esempio con l’assicurazione sociale per l’impiego), con un nuovo approccio rivolto alle politiche attive.

centuata focalizzazione sulle politiche attive?
L’Inps è e sarà sempre uno strumento al servizio del Paese e dello Stato. Compito e missione dell’Istituto è quello di assicurare una semplice ed efficace applicazione della legislazione sociale. L’Inps è l’architrave del welfare del Paese, qualunque sia il disegno di welfare che viene disposto dalle leggi. Nel contempo

pUBBLICAZIONI
ASpI E NUOVI AMMORTIZZATORI SOCIALI De Filippis, pizzi, Russo Maggioli, 2012
l’Istituto continuerà a svolgere il ruolo di monitoraggio, per garantire dati e informazioni a chi deve prendere decisioni.

Cambiato profondamente in questi anni, con un volto più digitale e un migliore assetto organizzativo, l’Inps si prepara ad assumere un ruolo nuovo anche sulle future politiche attive previsto dalla recente Riforma. Per il presidente Antonio Mastrapasqua, confermato alla guida dell’istituto dal premier Mario Monti, l’Inps guarda oggi con fiducia agli effetti della Riforma Fornero “grazie a un sistema previdenziale in sicurezza e i conti in ordine, come dimostrato dai dati del 2012”.
L’età media di pensionamento in Italia ha raggiunto i 61,3 anni, superando la Francia di quasi due anni con l’obiettivo di agganciare i livelli della Germania nei prossimi mesi. Ma la vera sfida adesso è quella di contribuire a rendere il mercato più dinamico cercando di puntare sempre meno sulle tradizionali politiche passive che hanno caratterizzato il welfare italiano.

ratore beneficiario di ammortizzatori sociali. L’Inps assumerà sempre più il ruolo di network informativo in cui saranno disponibili i fascicoli elettronici personali dove alla prestazione ricevuta si aggiungerà il percorso di politica attiva fornita, dalla riqualificazione ricevuta alle proposte di reimpiego. Un’altra forma di rinnovata legalità: si danno sussidi che siano agganciati, nella loro fruizione, alla disponibilità di accettare occupazione e non lavoro nero.

quasi sempre relegate a livello territoriale, regionale o provinciale. Un ruolo ambizioso che

no come del “più virtuoso in Europa”. Tuttavia sulla partita delle politiche attive l’Italia arranca rispetto a molti altri Paesi vicini. Non è così?
Mi sento di dire che proprio Inps possa candidarsi a essere una

la Legge conferisce all’Inps (pur senza coinvolgerlo nell’attività di formazione, rimasta in capo a Regioni e Province, oltre che alle Agenzie del Lavoro autorizzate), che assomiglia in qualche modo a quella esperienza che si è rivelata una forma di semplificazione attuata nel processo dell’invalidità civile, dove dalla domanda all’erogazione della prestazione, tutto è stato posto sotto il monitoraggio dell’Istituto.

Quali sono i modelli di politica attiva e le pratiche migliori a cui Inps vorrebbe ispirarsi? Lei ha recentemente parlato del sistema previdenziale italia-

best practice, poiché concentrerà virtuosamente l’erogazione degli ammortizzatori sociali, quegli strumenti di politica pas-

“Attivare il lavoro” è uno degli obiettivi della Riforma firmata dal ministro Elsa Fornero. Questo cosa significa per l’Inps, per i lavoratori e per i disoccupati?
La Riforma del mercato del lavoro introduce molte novità che riguardano la nostra attività. Quella delle politiche attive insiste su un accentuato ruolo di monitoraggio, e non solo di vero distributore di informazioni a tutto il sistema. Si fa conto sulla capacità tecnologica dell’Istituto per assicurare le informazioni necessarie a tutti i soggetti competenti sul mercato del lavoro. All’Inps esiste già una banca dati di “percettori” di ammortizzatori sociali: queste informazioni saranno

ABSTRACT / “L’Inps sarà il network informativo in cui saranno disponibili i fascicoli elettronici di ciascun lavoratore dove, alla prestazione ricevuta, si aggiungerà il percorso di politica attiva fornita, dalla riqualificazione ricevuta alle proposte di reimpiego”.

Che attore vuole essere Inps Dall’osservatorio Inps che tipo di risposta i lavoratori italiani potranno avere in merito a un in un mercato del lavoro che sarà ridisegnato - nei prossimi anni - con una sempre più ac-

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TECNOLOGIA / MONITORAGGIO / LEGALITÀ / BANCA DATI NAZIONALE / TENUTA SOCIALE

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La politica attiva più efficace? La formazione
LA CONVINZIONE DI IVAN LO BELLO, VICEpRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA
IsIDoro TroVaTo
Giornalista, Corriere della Sera

VoCi D’iMpresa di Isidoro Trovato

ficile individuare con precisione Regioni virtuose e Regioni che fanno della formazione professionale un modo per realizzare inefficienze di spesa pubblica improduttiva e che impedisce ai giovani di prepararsi adeguatamente al lavoro. Comunque tra le Regioni virtuose segnalo il Trentino Alto Adige e la Lombardia anche se, senza dubbio, sono altrettanto virtuose il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna, il Veneto e il Piemonte”. Partiamo da un esempio virtuoso, quello del Trentino Alto Adige che “sfrutta” anche la vicinanza con il modello tedesco di formazione professionale. “Vorrei citare un solo esempio: le Olimpiadi dei Mestieri” afferma il vicepresidente di Confindustria. “L’unica edizione delle

svolta in Italia (ottava edizione) risale al 1959. L’Italia, da molti anni, non partecipa più alle World Skills International. L’unica rappresentanza italiana all’ultima edizione delle World

ni attribuiscono alle competenze professionali dei giovani”. Il Trentino è anche la Regione che più di ogni altra utilizza lo strumento dell’apprendistato per la formazione dei giovani. “Nel 2011 in Trentino sono stati 5.300 gli apprendisti - ricorda Lo Bello - di cui 4300 in formazione professionale. Il dato nazionale, ad eccezione del Trentino, ci dice che in totale sono circa 1.700 i giovani in apprendistato per ottenere una qualifica o completare il percorso di studi. In Trentino abbiamo un’isola felice per la formazione dei nostri giovani: la scelta di puntare sulle risorse umane, sull’alta formazione, sulla ricerca e sull’innovazione, trova le sue radici in un sistema scolastico efficiente, che lo contraddistingue dalle altre Regioni italiane. Il sistema dell’alta formazione e della ricerca del Trentino è oggi una realtà solida, riconoscibile, corteggiaa confronto le performance scolastiche dei giovani studenti in Catalunia e in Sicilia. In queste due regioni si è consolidata una nuova figura professionale: si tratta del “corsista”, un giovane che a 18-20 anni inizia a frequentare corsi di formazione e continua fino a 40 anni. Un giovane a cui non interessa l’acquisizione di competenze per trovare lavoro, ma è attratto solo dall’idea di acquisire un mini-stipendio perché la professione corsista garantisce una sorta di indennità di disoccupazione. “Gli Enti Formativi in Sicilia sono enti monstre” avvisa Lo Bello. “Il decisore pubblico è obbligato a finanziare questi enti per evitare che i dipendenti vengano licenziati, in un corto circuito dove l’enorme quantità di denaro che arriva dai fondi europei è

pUBBLICAZIONI
ESpERIENZA, RIFLESSIONE, AppRENDIMENTO. J.A. Moon - Carocci, 2012
utilizzato in maniera assistenziale e improduttiva. Inoltre va sottolineato come in Sicilia sia pressoché assente il rapporto tra domanda e offerta di lavoro. Mi auguro che dopo le elezioni siciliane si ponga mano a una vera moralizzazione del sistema della formazione professionale siciliana. Una moralizzazione che deve puntare su tre aspetti: un rapporto più stretto con le imprese; una minor dipendenza delle politiche di gestione degli enti di formazione professionale dalle esigenze occupazionali dei dipendenti degli enti stessi; una maggiore attenzione all’occupabilità sostenibile dei giovani siciliani che si ottiene puntando su alcuni settori (agri business, infrastrutture, trasporti logistica, turismo). Solo quando sapremo normalizzare regioni come Sicilia, Calabria e Campania potremo puntare a una crescita complessiva del sistema Paese”.

“Di regola, l’uomo che ha più successo nella vita è colui che ha più informazioni”. Ne era certo Benjamin Disraeli (politico e scrittore britannico) che ha fatto diversi proseliti negli anni.
Il sapere dunque è il miglior alleato di chi lavora, ecco perché la formazione specialistica diventa strategica in un mondo del lavoro che patisce la crisi economica e diventa sempre più complesso. La pensa così anche Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria e responsabile dell’area education. “La formazione professionale è un tema centrale dei nostri tempi. È fondamentale continuare l’aggiornamento di chi lavora tanto quanto riconvertire chi ha perso il posto di lavoro o si è ritrovato in mobilità. In Europa la formazione continua è una delle voci principali delle politiche statali per il lavoro, da noi invece il tema non è centrale nel dibattito politico e questo rischia di farci accumulare molto ritardo in uno scenario complesso in cui le competenze rischiano di diventare obsolete in poco tempo. Basti pensare a quanto incida oggi sul mondo del lavoro la tecnologia e quanto abbia sempre bisogno di nuovi aggiornamenti”. I dati dicono che esiste una correlazione diretta tra sapere e successo imprenditoriale: le aziende che utilizzano al meglio le risorse umane sono quelle che fanno registrare le migliori performance industriali. “Non c’è dubbio - concorda Lo Bello - le risorse umane rappresentano il valore aggiunto di ogni azienda, ma per vantare un simile patrimonio servono investimenti nella formazione da parte degli imprenditori e anche adeguate politiche attive da parte degli enti pubblici. Il tema deve diventare centrale nel nostro sistema Paese”. Come in qualsiasi settore, il nostro panorama nazionale appare sempre a macchia di leopardo: esistono Regioni particolarmente virtuose e altre con un inaccettabile ritardo operativo e culturale. Una diversità avvertita anche nel mondo confindustriale? “È sempre dif-

Skills 2011 è stata il Sud Tirolo.
Questo esempio non fa che confermare la grave sottovalutazione del nostro Paese verso la formazione professionale, soprattutto quando si rileva l’importanza che le altre nazio-

Olimpiadi dei Mestieri che si è

IVAN LO BELLO

ABSTRACT / “È fondamentale continuare l’aggiornamento di chi lavora tanto quanto riconvertire chi ha perso il posto, in un mercato dove le competenze rischiano di diventare in breve obsolete. Basti pensare a quanto incida oggi sul lavoro la tecnologia e quanto abbia bisogno di nuovi aggiornamenti”.

ta, tanto nel contesto nazionale
quanto in quello europeo”. Per citare un modello non virtuoso si potrebbe utilizzare proprio quella Sicilia che è patria di Ivan Lo Bello. Una ricerca a livello internazionale ha messo

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AGGIORNAMENTO / RICONVERSIONE / AppRENDISTATO / ALTA FORMAZIONE / OCCUpABILITÀ
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Una rete
aGosTIno DI MaIo
Direttore Assolavoro - Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro

WorKsHop opinion leaDer di Agostino Di Maio

LA COOpERAZIONE DELLE AGENZIE pER IL LAVORO NELLE pOLITICHE ATTIVE
Prima questione: vanno sviluppate azioni capaci di correggere l’andamento “spontaneo” di un mercato del lavoro strutturalmente inefficiente. Vanno in primis attivate politiche attive del lavoro che portino le persone alla miglior collocazione, contribuiscano allo sviluppo del lavoro, riducano le marginalizzazioni, realizzino interventi in grado di aiutare/spingere le persone a divenire attive nelle transizioni. Queste attività presuppongono l’esistenza di strumenti infrastrutturali (dati, informazioni, formazione, orientamento, accessi ai diversi network, ecc.) e l’erogazione di servizi personalizzati focalizzati sul singolo individuo (colloquio conoscitivo, orientamento professionale, supporto alla ricollocazione, ecc). Occorre passare dalla centralità dei servizi a quella della persona con i suoi bisogni, la sua storia, le sue competenze. Il secondo tema è: chi può mettere in campo queste azioni? Nessun operatore e nessun soggetto detiene da solo la soluzione. La risposta è la cooperazione tra servizi pubblici e privati, in una logica di complementarietà dei servizi erogati. Mettere in piedi questa “rete” afferisce alla

virtuosa a servizio del pubblico
ABSTRACT / Occorre passare dalla centralità dei servizi a quella della persona con i suoi bisogni, la sua storia, le sue competenze.
accountability (credibilità)
delle classi dirigenti ai diversi livelli di governance (Regioni, Province, Stato, altri attori pubblici e privati) chiamate a superare un approccio di gorisultare centrale la capacità di ottenere rapidamente il risultato preminente del servizio, occupazione “coerente”. Sotto il controllo e la direzione esercitata dal soggetto pubblico, tutti gli attori che erogano servizi devono venire utilizzati e valorizzati per quanto sanno fare di specifico e meglio. L’effettiva programmazione delle misure e dei servizi (e il loro monitoraggio) richiede la disponibilità di dati dettagliati e di merito che la PA deve mettere a disposizione e che i privati incrementano. Lo stimolo a dare il meglio, per i soggetti privati, passa attraverso il monitoraggio dei risultati e la premialità per chi li ottiene, commisurata al grado di svantaggio dei soggetti portati al lavoro e alla rapidità nel conseguimento del risultato. La terza questione riguarda le risorse. Lo stimolo a dare il meglio da parte del lavoratore richiede che impegni proprie risorse personali ma anche economiche per acquisire i servizi con esito di occupazione. Anche le imprese devono essere responsabilizzate in caso di crisi attraverso il coinvolgimento in misure di outplacement. L’attività di ricollocazione può essere finanziata prevedendo una premialità legata al placetà (somministrazione) che della proficua cooperazione con i soggetti pubblici sul piano delle politiche del lavoro. In diversi ambiti Regionali e Provinciali, sono già state definite attraverso l’associazione di categoria delle ApL fruttuose forme di cooperazione tra agenzie e servizi pubblici. Il confronto tra modelli diversi applicati in Piemonte, in Lombardia, nel Veneto, in Toscana, nel Lazio, in Campania e nelle Marche permette di identificare gli elementi che possono rendere più efficace il percorso di accompagnamento al lavoro offrendo maggiori probabilità di successo. Guardare a queste esperienze aiuterebbe anche a far uscire il dibattito su questi temi dalle secche delle petizioni di principio o degli slogan a effetto.

In Italia il dibattito sulla “questione lavoro” è da sempre polarizzato sui temi che riguardano la flessibilità, spesso con connotazioni ideologiche che finiscono per travolgere anche le urgenze che investono il mercato del lavoro. Prima di concentrarsi sulle tipologie contrattuali da utilizzare “quando il lavoro c’è”, occorrerebbe capire cosa fare per ridurre i due milioni e mezzo di disoccupati, ai quali vanno aggiunti circa mezzo milione di lavoratori sottoccupati e tre milioni di persone che hanno rinunciato a cercare un’occupazione.
In questa sorta di miopia spesso passano in secondo piano le questioni del reale funzionamento del mercato del lavoro e della sua (in)efficienza e con esse l’assenza dei “servizi per il lavoro” in favore sia dei lavoratori che delle imprese. Il mercato del lavoro mondiale - il nostro Paese non fa eccezione - non è capace di trovare un equilibrio tra domanda e offerta di occupazione: in Europa coesistono oltre 25 milioni di disoccupati e 1.5 milioni di posti di lavoro non coperti. Per il 2050 in Europa è previsto un gap di 35 milioni di lavoratori (il 15% della domanda di lavoro complessiva) e per il 2030 un fabbisogno di 45 milioni di extra workers per sostenere lo sviluppo economico. I policy makers, ma anche i cittadini, sono chiamati ad affrontare almeno tre questioni per rendere i loro mercati del lavoro meno inefficienti e più inclusivi: quali azioni mettere in campo, da parte di chi, con quali risorse.

vernment nella tradizionale
prospettiva comando-controllo. I servizi offerti devono rispettare standard di prestazioni uniformi e misurabili, nei parametri qualitativi deve

ment sia con risorse pubbliche
che mediante utilizzo dei fondi interprofessionali e di settore e/o di finanziamenti privati da parte delle aziende. La crisi economica richiede risposte tempestive che portino a definire misure di politica attiva in termini di efficienza organizzativa utilizzando al meglio ciò che c’è. Esiste una rete di 2500 sportelli su tutto il territorio nazionale che fa capo alle Agenzie per il Lavoro. Una rete che conosce i mercati del lavoro locali, già operativa. Questa rete può mettere in campo azioni virtuose sia sul profilo della flessibilità di quali-

pUBBLICAZIONI
ECONOMIC REpORT: THE AGENCY WORK INDUSTRY AROUND THE WORLD CIETT, 2012 www.assolavoro.eu

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ORIENTAMENTO / RICOLLOCAZIONE / COMpLEMENTARIETÀ / pREMIALITÀ / RISORSE
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WorKsHop opinion leaDer di Nino Foti

Da una Riforma “sulla carta” a vere opportunità
nIno FoTI
Capogruppo Pdl Commissione Lavoro, Camera dei Deputati

Alla fine dello scorso mese di giugno, su pressante richiesta dello stesso Presidente del Consiglio Monti, il Parlamento ha forzosamente approvato una imponente Riforma del mercato del lavoro, i cui effetti sono ancora tutti da valutare. Se dovessimo basare un giudizio complessivo sulle prime reazioni degli addetti ai lavori e delle testate specializzate, di certo non potremmo dire che siamo di fronte a giudizi lusinghieri: sebbene, infatti, le politiche del welfare e del lavoro abbiano contraddistinto da subito l’azione politica del Governo Monti, al momento non sembra che ciò abbia prodotto i frutti sperati.
Due dati di fondo su tutti bastano a motivare le scarse possibilità di successo di questa Riforma: per un verso, l’inspiegabile irrigidimento delle norme sull’ingresso nel mondo del lavoro, la cosiddetta “flessibilità” in entrata, che non è stato in alcun modo compensato con interventi sul versante dell’uscita; per altro verso, lo scarso respiro sul lato delle politiche attive, che fa sì che l’unica condizione per un vero salto di qualità, per l’appunto il rafforzamento delle politiche attive del lavoro, rischia di perdersi a causa della mancata collaborazione con quegli operatori che, per propria missione, basano proprio sul collocamento della forza lavoro la funzione d’impresa. Non è una novità che il sottoscritto, ormai da anni, si stia battendo per portare alla definitiva approvazione un provvedimento legi-

ABSTRACT / Rifiutare la logica per cui i lavoratori che perdono il posto, soprattutto se in età matura, siano costretti a trascorrere alcuni anni improduttivi in cassa integrazione e in mobilità, in attesa di accedere alla pensione senza possibilità di rimettersi in gioco.
slativo di grande importanza che mira ad incentivare l’autoimprenditorialità utilizzando quelle risorse, normalmente destinate all’ammortizzazione sociale tradizionale, per consentire al lavoratore di rientrare nel mondo del lavoro in proprio. Una proposta che rifiuta la logica per cui i lavoratori che perdono il posto di lavoro, soprattutto se in età già matura, siano costretti a trascorrere alcuni anni improduttivi in cassa integrazione prima e in mobilità poi, in attesa di accedere alla pensione senza possibilità di rimettersi in gioco. Per un’analisi efficace delle dinamiche del mercato del lavoro italiano non si può prescindere da un’attenta valutazione del tessuto produttivo del Paese, composto in larga parte da piccole e medie imprese, chiamate a confrontarsi con un mercato competitivo globalizzato, segnato da una grave crisi economica. Inoltre - e in questo la Riforma del mercato del lavoro del Governo Monti non aiuta - si registra la mancanza di un ruolo propositivo del sistema pubblico di orientamento al lavoro, che denota forti lacune anche sul versante degli enti locali e degli organi preposti al collocamento e alla formazione; ciò spinge le aziende a reperire manodopera prevalentemente attraverso il canale delle conoscenze personali, deprimendo anche quel ruolo strategico e propulsivo che possono svolgere gli organismi privati di intermediazione del mercato del lavoro, come le Agenzie per il Lavoro.

Dinnanzi a forti elementi di criticità nei processi di formazione e collocamento del personale, si potrebbe puntare su una maggiore autonomia delle parti sociali nella definizione di programmi di riqualificazione e formazione professionale dei lavoratori, al fine di spostare in azienda lo svolgimento di attività tese al rafforzamento delle capacità del personale. Si tratta di rafforzare, quindi, l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, anche attraverso l’erogazione di servizi di orientamento di qualità e la valorizzazione di strumenti utili all’acquisizione di esperienze lavorative durante il ciclo scolastico, come l’apprendistato e i tirocini. A prescindere da qualsivoglia politica attiva o passiva del lavoro, appare poi evidente come

la ripresa dello sviluppo rappresenti la condizione necessaria per un rilancio serio dell’occupazione giovanile: a tal fine potrebbe essere importante rapportare i salari alla produttività, nel contesto di una contrattazione decentrata che conferisca centralità al merito. Va altresì richiamata l’esigenza di un credito di imposta per la “buona occupazione”, che potrebbe rappresentare, soprattutto nel Sud, uno strumento utile per incentivare l’occupazione dei giovani e delle donne. Nella medesima direzione andrebbe poi la previsione di sistemi premiali, come le agevolazioni fiscali per le assunzioni e la riduzione dell’IRAP, nonché il rafforzamento del contratto part-time, al fine di favorire la conciliazione tra tempi di vita

e tempi di lavoro: anche in questo caso ho presentato in Aula una proposta di legge, già approvata dalle Commissioni riunite Attività produttive e Lavoro della Camera, in attesa da mesi della trasmissione della relazione tecnica da parte del Governo. In buona sostanza, per favorire le politiche attive del lavoro non basta una riforma pensata “sulla carta”, occorre invece assicurare al sistema delle imprese delle vere opportunità, anche giungendo - se le condizioni economiche lo consentiranno a una riduzione della pressione fiscale sulle imprese e al taglio del cuneo fiscale, rendendo strutturali le misure di detassazione e decontribuzione, attualmente previste nel nostro ordinamento.

pUBBLICAZIONI
OLTRE LA CRISI. QUALI SFIDE pER IL WELFARE DEI SOGGETTI. G. Devastato Maggioli Editore, 2012

Più in generale, occorre abbandonare una visione “pessimistica” e “castrante” dell’economia - come se soltanto la situazione finanziaria dei mercati fosse in grado di determinare le politiche di uno Stato - e passare alla fase propositiva, in cui il dato reale passi in primo piano rispetto a quello finanziario. Solo in questo modo potremo crescere e abbandonare la dipendenza dalle dinamiche dei cosiddetti “mercati”.

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WELFARE / AUTOIMpRENDITORIALITÀ / RIQUALIFICAZIONE / CICLO SCOLASTICO / MERITO

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L’Italia inchiodata sulle politiche passive
TIZIano Barone
Responsabile Politiche Attive del Lavoro e Relazioni istituzionali, ManpowerGroup

WorKsHop opinion leaDer di Tiziano Barone

imprese servizi a favore della ricollocazione. Nei confronti dell’impresa che si trova in una situazione di difficoltà e ha attivato percorsi di ristrutturazione e riorganizza-

mite la cassa integrazione (ordinaria, straordinaria, in deroga) l’azione di ricollocazione prevede un percorso che parte dalla presa in carico e si articola nelle azioni di accompagnamento al lavoro anche utilizzando la riqualificazione professionale. L’organizzazione del servizio di politiche attive trova all’interno delle Agenzie per il Lavoro il punto di servizio verso le imprese in difficoltà e le persone a rischio di espulsione. Le imprese troveranno professionalità specialistiche per trattare la situazione di cassa integrazione con individuazione delle agevolazioni presenti in ciascuna regione. Le persone in mobilità avranno la possibilità di essere accompagnate in un percorso di ricollocazione teso a riportarle più rapidamente possibile all’occupazione. Il lavoratore trova all’interno delle Agenzia un ambiente che gli consente di essere al centro di servizi per il lavoro: orientamento, accompagnamento, scouting occupazionale, bilancio delle competenze, creazione d’impresa. Inoltre, tramite il sistema di

pUBBLICAZIONI
IL NODO DEL LAVORO. TRASFORMAZIONI, CONFLITTI E pOLITICHE IN TEMpO DI CRISI a cura di M. Avola, R. palidda Franco Angeli, 2012
fondo bilaterale Formatemp. E in caso di perdita del lavoro in somministrazione i fondi Ebitemp consentiranno l’attivazione degli ammortizzatori. In questo momento le politiche attive del lavoro hanno preso il centro della scena. Sono presenti proposte di legge a favore della ricollocazione. La partita sulla costruzione di un sistema di politiche attive si gioca principalmente nella definizione dei decreti previsti dalla Riforma del lavoro nella quale auspichiamo il rafforzamento delle azioni di ricollocazione puntando sulla finalizzazione occupazionale e la collaborazione con le Agenzie per il Lavoro. Le risorse ci sono (fondo sociale delle Regioni, fondi Interprofessionali, fondi privati), il metodo pure nella valorizzazione del cofinanziamento e della premialità all’occupazione. Basta farlo.

Nella prospettiva della perdita del lavoro, il perseguimento delle politiche deve favorire la ricerca rapida di un nuovo posto garantendo il sostegno al reddito e i servizi necessari per passare a una nuova occupazione. Nella realtà, la tendenza nel nostro Paese è stata quella di privilegiare il mantenimento dell’attuale lavoro a qualsiasi costo. In questo percorso troviamo lavoratori che si ingegnano in nuovi lavori, altri che sono frenati e bloccati nella transizione insieme ad imprese che accompagnano gli esuberi a un nuovo lavoro, ed altre che se ne lavano le mani. È diffusa la consapevolezza della scarsa presenza di servizi al lavoro in grado di affiancare il lavoratore nella difficile transizione da un lavoro a un altro.
A questo livello di cambiamento culturale interviene l’attuale Riforma del lavoro promuovendo la transizione al lavoro della persona in difficoltà attraverso servizi qualificati e politiche attive. Le Agenzie per il Lavoro impiegano giornalmente più di 200 mila persone attraverso contratti di somministrazione e servizi di ricerca e selezione per lavoratori qualificati. L’attività delle Agenzie riguarda l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e contiene un elemento, il servizio per l’impiego, che spesso viene dato per scontato. Questo servizio comprende le azioni necessarie per avvicinarsi a un nuovo lavoro. È chiara la strada da percorrere. Sviluppare i servizi per l’impiego e le politiche attive. Nell’avvio e incremento dei percorsi di ricollocazione si gioca la partita della Riforma. Sono i numeri dei cosiddetti target o beneficiari a rafforzare questa direzione. Non possiamo più contare sul prepensionamento e dobbiamo prevedere l’attivazione dell’assicurazione sociale per l’impiego con l’impegno alla partecipazione a una politica attiva (orientamento, formazione, ricerca attiva del lavoro) per una platea di disoccupati e lavoratori in mobilità che potrebbe raggiungere il milione e mezzo. A questa cifra dobbiamo sempre aggiungere la quota dei lavoratori scoraggiati che supera i due milioni. Il servizio di cui c’è realmente bisogno dovrà riportare al lavoro le persone aggiornando le competenze e incontrando nuove occasioni di lavoro. La sfida reale e concreta dell’urgenza di trovare un lavoro misurerà inesorabilmente sia le Agenzie che i lavoratori alla ricerca di un impiego. Di fronte alla crescita del numero di lavoratori espulsi oppure a rischio di espulsione dal mercato, le Agenzie per il Lavoro hanno sviluppato il servizio di politiche attive con il quale offrire alle persone e alle

zione con accesso agli ammortizzatori sociali, l’azione riguarda il rafforzamento dei processi di riqualificazione necessari per accrescere il capitale umano. Nelle situazioni di difficoltà con presenza di lavoratori in esubero, l’azione affronta i processi di ricollocazione per una transizione al lavoro in grado di combinare le competenze con la domanda di lavoro presente sul territorio. In merito ai lavoratori in mobilità (ordinaria e in deroga) e ai lavoratori che si ritrovano in situazioni di sospensione tra-

ABSTRACT / Non possiamo più contare sul prepensionamento e dobbiamo prevedere l’attivazione dell’ASpI con l’impegno alla partecipazione a una politica attiva (orientamento, formazione, ricerca del lavoro) per una platea di disoccupati e lavoratori in mobilità che potrebbe raggiungere il milione e mezzo.

welfare interno alle Agenzie, la
riqualificazione non dovrà attendere i tempi dei bandi dei fondi regionali ma sarà finanziata dal

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NUOVA OCCUpAZIONE / AGGIORNAMENTO COMpETENZE / CApITALE UMANO / AGEVOLAZIONI / pREMIALITÀ
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Nel Diesel Village, dove i coraggiosi sfidano il mercato globale
IL pATRON RENZO ROSSO TRA SUCCESSI, pERSONE E UNA SEDE D’AVANGUARDIA
“Non è una fabbrica. È un villaggio”. Parola di Renzo Rosso. Che a Breganze (Vicenza), sede storica della sua Diesel, ha creato un insediamento edonistico-produttivo fedele alla sua fama di visionario lungimirante.
750 persone, insieme, in un’area che intorno all’agorà degli uffici contempla palestra, asilo, centro massaggi, in un unicum creativooperativo. Convinto, Rosso, ma sul serio, che “sono le persone a fare il successo di un brand, di un’azienda”. Lui, i suoi, li tratta bene. Soprattutto li forma, perché sul pianeta della competizione globale che ora risponde a logiche di web 2.0, la parola d’ordine è training. Nella Brave Academy, come è stato battezzato il
Diesel Village

Hr talent di Mo. Cam.

pUBBLICAZIONI
LA FORZA DEL GRUppO. IL pOTERE CREATIVO DELLA COLLABORAZIONE. K. Sawyer - Giunti, 2012

Nell’area dell’ex moto Laverda, altro mito veneto, menti e cuori si incrociano in un’osmosi continua. “Prima eravamo dispersi in sei o sette fabbrichette del circondario” continua Rosso, “oggi finalmente ritrovo tutti quanti, tutte le persone che lavorano per me. Abbiamo una sede che

e Diesel può guardare ai grandi mercati della Cina, degli Usa, dal suo bastione veneto dove “si sta bene, c’è voglia di costruire, anche i grandi manager vengono volentieri in quest’area dove c’è molta qualità della vita, cosa che le grandi città non possono più offrire”. Infatti, in anni che segnano il passo per molte aziende, con ricavi in ribasso a due cifre, Diesel tiene il mercato grazie alla solidità delle proprie fondamenta. La formazione? Cruciale. L’obiettivo è essenzialmente quello di aumentare e strutturare in modo ancora più definito l’offerta, affinché la formazione sia sempre più un asset chiave del Gruppo in un momento in cui la mobilità di risorse da tutto il mondo è in aumento e il settore vive una recrudescenza della competizione. Dal villaggio dell’eccellenza di Breganze si può tranquillamente pianificare la conquista della Cina, che Diesel vuole portare a 200 milioni in cinque anni. Anche là, sfruttando l’approccio di qualità che distingue il brand e il potere del web attraverso social network come Weibo, uno dei più apprezzati della Repubblica Popolare.

mini ateneo formativo di Breganze, tre aule da venticinque persone l’una ospitano venti corsi a stagione, coinvolgendo gruppi di lavoro da dodici-quindici persone circa. Durata? Da un giorno a una settimana, dipende. Certo è che anche le modalità di accesso sono contemporanee: i calendari di training vengono pianificati tramite una piattaforma digitale, in onore all’on line scheduling. Ogni cosa, al villaggio di Breganze - varato seguendo lo stile ecumenico di Diesel che per l’inaugurazione ha messo insieme i tailleur blasé di Emma Marcegaglia e la vena randagia di rappers come Wyclef Jean, in una fusion transculturale senza barriere di sorta - è interconnessa. “È veramente incredibile vedere quanto lavorare in una sede di questo tipo velocizzi gli incontri tra le diverse aree” afferma Renzo Rosso, patron del gruppo Only
RENZO ROSSO

ABSTRACT / “È incredibile vedere quanto lavorare in una sede di questo tipo velocizzi gli incontri tra le diverse aree creando occasioni di scambio fra i manager, si respira più intensamente l’adrenalina, il DNA del brand. Così, semplicemente, si crea una squadra”.
ger, si respira più intensamente l’adrenalina, il DNA del brand. In questo modo, semplicemente, si crea una squadra”. Un melting pot fantastico, considerato che Diesel è un grande laboratorio dove si mescolano le nazionalità dei giovani in ufficio, le professionalità dei manager consolidati. “Noi siamo sempre andati a cercare i migliori, solo così possiamo eccellere sui mercati” puntualizza Rosso che, oltre all’energia personale, in azienda immette quella dei pannelli fotovoltaici sistemati sui tetti in maniera environnessa con il mondo, ma parte da una base territoriale in cui i dipendenti si radicano per trovare e comunicare l’unicità di un mondo. “Il nostro motto è think globally e act globally, ma il nostro essere radicati sul territorio ci dà la serenità per poter lavorare in un posto fantastico, cool, che ci predispone naturalmente alla creatività”. Anche il centro massaggi appena insediato in azienda, in joint con un’estetista, contribuisce alla missione aziendale.

volendo può arrivare a mille persone e, un giorno, potremo ingrandirci ulteriormente”. Anche la disposizione degli edifici offre una sensazione diversa. Il quartier generale è organizzato in grandi corti, gli uffici sono rigorosamente open space . Niente chiusure, niente segreti, l’ambiente è quello della fucina. “Puoi fare meeting veloci, vedi la gente in faccia. Tanta luce, tanto verde, l’asilo, strutture sportive”. Il Politecnico di Milano, grazie all’apporto energetico dei pannelli e all’isolamento termico da manuale, ha affibbiato al complesso una bella “A” in termini di consumi. I 120 milioni e i trenta mesi spesi per arrivare al risultato finale, sono valsi la pena. Tempistica che, come ha dichiarato Rosso, “non è dipesa da noi né dall’azienda che ha costruito. La burocrazia in questo Paese è allucinante”. Però ora è fatta,

the Brave, che oltre a Diesel annovera licenze come DSquared2 e Vivienne Westwood, e brand come Martin Margiela e Sophia Kolosalaki. “Così si creano occasioni di scambio fra i mana-

mental friendly. Un’azienda che
guarda al mondo, agisce con-

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TRAINING / CONTEMpORANEITÀ / MELTING pOT / FUCINA / CREATIVITÀ
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Riavremo la nostra
TIZIana DI MasI
Attrice

lettUre, asColti & Visioni di Tiziana Di Masi

VIAGGIO NELL’EMILIA DEL TERREMOTO TRA VOCI DI SpE RANZA, VOGLIA DI RINASCITA E AZIONI IN GRADO DI CAMBIARE LA SOCIETÀ
20 maggio 2012
Sono le 4.04 del mattino. Franca si sveglia di soprassalto e vede il suo mondo crollarle addosso. Esce di casa, vuole correre in strada e mentre lo fa assiste alla distruzione delle scale del condominio. Laura, a letto da un’ora, dopo un bel sabato sera, avverte la scossa e fugge anche lei in strada, proteggendosi dai Franca, 68 anni, abita nel suo appartamento del centro storico. Laura, 27 anni, impegnata a tempo pieno nel sociale, è psicomotricista e lavora in uno studio medico del centro. Riccardo, 7 anni, biondo, vivace, frequenta la seconda elementare alla scuola Dante Alighieri. Tra qualche ora la loro vita non sarà più la stessa. libri che precipitano dalla libreria della sua stanza. Riccardo, nel cuore della notte, avverte qualcosa di strano e corre nella stanza dei genitori, chiedendo loro cosa succede. “È il terremoto Riccardo!” “Il terremoto? E che cos’è?” Non poteva saperlo, e non soltanto per i suoi 7 anni. Riccardo, Franca, Laura, tutti gli abitanti di Mirandola non avevano mai minimamente pensato che un giorno sarebbe potuto succedere proprio a loro. Quel giorno invece era arrivato. E dopo tutto quel rumore assordante è seguito un silenzio che fa più rumore, il vuoto totale. La terra sembrava sprofondata, non c’era più nulla sotto i nostri piedi, guardavamo il cielo e vedevamo elicotteri in volo, pareva di essere in guerra”. Delle cinque tendopoli allestite in città ora ne sono rimaste tre. Più di duemila persone vivono lì dentro. Ora la temperatura è accettabile, ma quest’estate, con 40 gradi all’ombra, si pativano le pene dell’inferno. Chi aveva alternative, case al mare di proprietà o parenti disponibili ad ospitare, le ha sfruttate. Chi non sapeva dove andare si è dovuto adattare a vivere in una tenda: condivisione forzata, mensa collettiva, bagni in comune, il più delle volte senza avere con sé nulla di ciò che gli era appartenuto in passato. “Quando hai perso tutto, ti senti come ‘in prestito’. Un ospite, ovunque vai. E se hai qualcosa di tuo, che ne so, un lenzuolo, ti senti meno ospite”. Clio ha 24 anni. Mi colpisce la sua bellezza mentre parla, perché sorride. E in quegli occhi scuri c’è una luce. “La mia casa” continua “era a Cavezzo, una palazzina costruita

città

nel 1999. Si è sgretolata già il 20 maggio, alla prima scossa. Non ho potuto recuperare nulla. Dovevo laurearmi ora, a ottobre... Pazienza, rimanderò di un po’. Per fortuna che quella sera il mio computer lo avevo dimenticato in macchina, sennò sotto le macerie avrei perso anche la tesi. E allora sì che sarebbe stato un guaio! A me il terremoto ha insegnato che posso vivere di niente”. La parola chiave? Si chiama speranza. Non sono tornata a Mirandola da giornalista a caccia di scoop, perché il mio mestiere è un altro: faccio teatro. Da un paio d’anni porto in giro per l’Italia lo spettacolo Mafie in pentola che racconta la realtà di Libera Terra: una storia di rinascita, economia legale e possibile, idee che si tramutano in azioni in grado di cambiare la nostra società. E tutto parte sempre da quella parola: speranza. A Mirandola ero andata in scena il 19 novembre 2011, in una serata organizzata dai volontari che si erano autotassati per poter ospitare lo spettacolo, e avevo toccato con mano quella città vitale, fiera, operosa che si specchiava negli occhi di Franca e Laura, nella spensieratezza di Riccardo. Sono tornata il 9 luglio, la terra ancora tremante, con una versione dello stesso spettacolo adattata ai bambini delle elementari, Mafie in pentolino. Senza aspettare che fossero indette rassegne istituzionali, avevo chiamato Laura per dirle: “Vorrei tornare, per i vostri bambini, a raccontare storie di antimafia, di resistenza alla criminalità. Sì, hai capito bene: proprio ai bambini”. D’altronde la cultura della legalità, se non si inizia a costruirla da piccoli, quando lo si deve fare? Da qui bisogna ripartire, per trasmettere non solo la speranza nella ricostruzione, ma anche la necessità di sorvegliare sulle modalità con cui deve essere effettuata. E quel pomeriggio di luglio sotto i tendoni - che quasi mi facevano fondere pensieri e parole, tanto era il caldo! - ho trovato intorno a me ragazzi, bambini, adulti che con le loro azioni mi facevano capire che certo, la disgrazia c’era stata. Ma erano vivi. E volevano riprendersi la loro vita. “Torneremo alla normalità” dice Laura. “Ci vorrà del tempo, ma riavremo la nostra città”. “Il terremoto ci ha tolto tanto, ma ci ha dato qualcosa che non sapevamo di avere: una grande forza” aggiunge Franca. “E poi siamo tornati ad essere un paese unito. Mi sembra di essere tornata indietro di cinquant’anni, alla mia infanzia, quando tra persone c’era più umanità e cordialità”. La speranza di un domani che sarà migliore è nell’umanità di Franca, ma anche in quella di Riccardo, che ci confida il principale cambiamento della sua vita da bambino terremotato. “Avevo un compagno di classe l’anno scorso, Massimo, che era antipatico e diceva solo parolacce. Sai, da questa estate è più gentile anche lui, e siamo diventati amici”.

Mirandola, 19 maggio 2012 “Si vive bene in un paese come il nostro. Qui la gente si dà da fare, c’è lavoro, i soldi non mancano. Se abbiamo una certezza qui è la tranquillità”.

12 settembre 2012
Sono tornata a Mirandola il 12 settembre 2012, quattro mesi dopo l’evento che ha sconvolto la vita di Franca, Laura, Riccardo e migliaia di persone che pensavano al lavoro come supremo valore e che si sono trovati ad avere un’altra priorità: salvare la loro vita. “Il terremoto è come un mostro sottoterra, ha un corpo, ha un suono e gli ho parlato” mi dice Laura. “Quel giorno le scosse si susseguivano e io non riuscivo più a camminare, non si stava in piedi, mi sono seduta a terra e ho parlato alla terra: ora basta, smettila, basta!

ABSTRACT / La cultura della legalità, se non si inizia a costruirla da piccoli, quando lo si deve fare? Da qui bisogna ripartire, per trasmettere non solo la speranza nella ricostruzione, ma anche la necessità di sorvegliare sulle modalità con cui deve essere effettuata.

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RINASCITA / SpERANZA / AZIONI / ECONOMIA LEGALE / UMANITÀ

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Scavalchiamo le Alpi
ABSTRACT / I fallimenti sono proprio relativi ai due pilastri della vera politica attiva del lavoro: i centri pubblici per l’impiego e la formazione professionale, malauguratamente affidata alle Regioni.
che attive non era certo quanto di meglio si potesse fare. I due fallimenti sono proprio relativi a quelli che dovrebbero essere i due pilastri principali della vera politica attiva del lavoro: i centri pubblici per l’impiego e la formazione professionale (malauguratamente affidata alle Regioni, le cui perforlUIGI TIVellI
Editorialista e scrittore

postfazione di Luigi Tivelli

PRO NOBIS

diventassero davvero “flessibili”, nel senso più compiuto del termine, cioè potessero passare da un’occupazione all’altra, attraversando brevi fasi di disoccupazione in cui potessero godere di un sussidio adeguato e di interventi di formazione o riconversione professionale appropriati. So che non si può aspirare a imitare davvero la virtuosissima Danimarca ma, in quella che è la “società dei lavori”, che pertanto esige un modello basato sulla flessibilità e la sicurezza, basterebbe almeno assomigliare alla media dei Paesi dell’Unione europea. Per adesso mi sembra che a queste ambizioni di tipo danese o svedese corrisponda invece una realtà molto radicata nella fossa del Mediterraneo. È quindi il caso di mettersi lo zaino sulle spalle e tentare al più presto di scavalcare finalmente le Alpi, quanto a reale funzionamento del mercato del lavoro.

mance oggi sono ancor più del solito sotto
gli occhi di tutti). In quel breve colloquio, con il mio stile un po’ provocatorio, le ho detto: “Mi raccomando le politiche attive del lavoro, caro Ministro”. Mi ha risposto di essere molto impegnata con il suo staff su questa materia, ripetendomi quanto dichiarato alla stampa: “È la vera scommessa su cui dobbiamo investire, e puntiamo entro marzo ad attuare la delega”. Ci siamo poi salutati con cortesia, non prima di averle detto che sarebbe il caso di riuscire a coniugare davvero flessibilità e sicurezza soprattutto per i giovani in questo mercato del lavoro per essi così poco ospitale. Secondo una recente indagine di Datagiova-

Qualche tempo fa, all’ingresso principale di Montecitorio ho incontrato il ministro del lavoro Elsa Fornero, che con molta cortesia mi ha salutato dicendomi di ricordarsi i miei pungoli critici nel corso di un recente dibattito a Montecitorio sulla Riforma del mercato del lavoro.
In quell’occasione le avevo dato pubblicamente la mia solidarietà perché non è facile la condizione di un ministro che eredita due grandi fallimenti, ma nel contempo avevo rilevato che il Capo della legge di Riforma del mercato del lavoro riservato alle politi-

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CARTA ORA: BeATO ChI Ce l’hA.

ni, infatti, la percentuale di precari sul totale
degli occupati è passata dal 2004 al 2011 dal 20,5 al 38,7%, praticamente raddoppiata in soli otto anni. Per quanto riguarda gli under 24 poi, uno su due è precario. Ebbene, noi vorremmo che finalmente questi giovani, e non solo giovani, lavoratori da “precari”

pUBBLICAZIONI
FLESSIBILMENTE GIOVANI. pERCORSI LAVORATIVI E TRANSIZIONE ALLA VITA ADULTA NEL NUOVO MERCATO DEL LAVORO S. Bertolini - Il Mulino, 2012

NELLE SITUAZIONI ECCEZIONALI SERVONO RISORSE FUORI DAL COMUNE. Cerchi una baby sitter per questa sera? Si è rotto un tubo dell’acqua e non sai chi chiamare? Vuoi stupire gli amici con una cena speciale? Niente paura, affidati a Carta Ora, la carta prepagata che ti salva quando ne hai più bisogno. Con le migliori figure professionali, selezionate da Manpower.
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