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Serie Bianca Feltrinelli

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SERGIO BOLOGNA DARIO BANFI VITA DA FREELANCE
I LAVORATORI DELLA CONOSCENZA E IL LORO FUTURO

commenti e percorsi di lettura.BG ISBN 978-88-07-17201-4 www. reading.feltrinellieditore.it Libri in uscita.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 6 © Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano Prima edizione in “Serie Bianca” aprile 2011 Stampa Nuovo Istituto Italiano d’Arti Grafiche . interviste.net . Aggiornamenti quotidiani razzismobruttastoria.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 7 VITA DA FREELANCE .

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come si suol dire. per non dover pagare il maestro. maestro di retorica.. rischiando perfino. un mercato dove la qualità della domanda fosse migliore e il suo talento ricevesse la stima che si meritava. Dapprima radunavo in casa alcuni allievi. di finire in bocca ai pesci. per amore del denaro. è poco raccomandabile.2 Sappiamo com’è andata a finire: per proteggersi dai rischi di mercato tipici del lavoro autonomo.. Cercava. Ben presto mi accorsi che a Roma succedevano cose che in Africa non avevo dovuto subire [.3 9 .. Passaggi Non mi decisi di andare a Roma perché gli amici che mi sollecitavano a ciò mi promettevano maggior guadagno o maggior prestigio [.. rivelandosi gente che. la clientela. per mare avverso.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 9 1. tradisce la fiducia e disprezza la giustizia. cominciando così a farmi una certa notorietà. Ma è una situazione ben grama quella che trova. tutti rampolli di famiglie benestanti.1 Era un freelance Agostino di Tagaste. ma qui comincia un’altra storia.] fui avvertito che molti dei giovani romani. cosicché non irrompevano abitualmente da maleducati nell’aula di un altro maestro. accadono cose tipiche delle situazioni di sovraofferta. almeno secondo la sua soggettiva percezione.] il motivo principale e pressoché unico fu che sentivo dire che là i giovani si dedicavano allo studio più tranquillamente ed erano tenuti calmi da una più ordinata disciplina coercitiva. Lascia la vivace capitale delle province d’Africa. la concorrenza è sfrenata. Agostino cerca un posto pubblico e grazie a Simmaco lo trova a Milano. usavano mettersi d’accordo e passare improvvisamente a un altro maestro. e va a ficcarsi nella bolgia della capitale di un impero ormai morente.

il mio mestiere valgono di più. troverò altrove qualcuno disposto a pagarli meglio e un ambiente che sappia apprezzare il mio talento per quel che vale”. portandosi dietro un patrimonio di conoscenze che necessariamente devono combinare insieme una koiné universale e una specializzazione individuale. così siamo andati a curiosare tra ricerche sul campo e racconti di gente come noi. perché ciò che distingue l’epoca moderna dalle altre è la possibilità di migrare in maniera virtuale – caratteristica. Il tema che c’interessa è un altro. E qui entrano in gioco i “magneti”. È difficile per un ingegnere pakistano che viene in Europa a cercar di campare – e in genere finisce col guidare il furgone o lavorare in edilizia o star seduto in una portineria – non essere fisicamente altrove dal luogo dove è nato o dove risiede nel suo paese. ma non è uno studio sui fenomeni migratori il nostro. questa. Ma se in Europa trova una multinazionale che gli consente di lavorare a distanza gra10 . l’esperienza di migrare alla ricerca di condizioni di lavoro migliori. Innanzitutto la percezione di un mercato globale nel quale è meglio muoversi che star fermi.” dice chi ha studiato quel mestiere a fondo nel periodo in cui Agostino lo esercitava. non potevamo limitarci alla nostra esperienza personale di freelance. il mio saper fare. ripetitiva potremmo dire. come si usa oggi nei blog. le mie competenze. gli va riconosciuto il merito di aver messo la pulce nell’orecchio di tanti sindaci: ma perché invece di pensare a una città che attrae turismo non pensiamo a una città che attrae talenti?5 Semplice come dinamica.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 10 Dovendo scrivere un libro sul lavoro indipendente. i luoghi che attirano le competenze.4 Antica quanto la nostra civiltà mediterranea l’abitudine di cambiare città. cambiare paese. già ci è parso di poter riconoscere circostanze che ancora oggi sono determinanti nella condizione lavorativa dei cosiddetti knowledge workers che esercitano l’attività in proprio. Dove vuoi andare? Nella storia del lavoro è proprio il lavoratore indipendente a essere protagonista di quel gesto che dice “non mi basta il mercato ristretto dove sono nato. riguarda i confini della mobilità. Ma nelle citazioni tratte da una delle più celebri autobiografie di tutti i tempi. che in un certo senso oggi distingue il lavoro intellettuale dal lavoro manuale. “I maestri sono stati per lungo tempo tra i gruppi professionali con la più alta mobilità. Per quanto criticabile e superficiale possa essere giudicato Richard Florida. scritta sedici secoli fa. brevi schizzi autobiografici firmati spesso con un nomignolo.

perché comprendono sia valori e contenuti oggettivi sia. con in mano un mouse? Giacomo Mason. che è ben altra cosa. non sono i confini del mercato l’oggetto della nostra osservazione. Una spazialità “contestuale”. ma a rifletterci un po’ non è così. E allora che cosa fonda il “luogo”. passare da un’occupazione a un’altra. quella che comunemente chiamiamo migrazione. inventa la propria Atlantide a misura dei limiti delle conoscenze del soggetto e delle sue inclinazioni. anzi soprattutto. scrive: Come se la spazialità. quella virtuale costruisce la propria carta geografica. ineludibile. ed è questa azione che fonda questo luogo inconfondibile. legata alla nostra presenza attiva. Ed è da questa condizione di fondo. E come definire il luogo dove il lavoratore indipendente svolge la maggior parte del suo lavoro. da questa doppia possibilità di migrare. da una vita di lavoratore dipendente a una vita di lavoratore autonomo. Il lavoro manuale è costretto alla migrazione fisica. Ma perché chiamarla migrazione. la spazialità geometrica e la spazialità della nostra percezione fosse messa fuori gioco. sono i confini della mobilità. Questo “esserci” continuo. la mobilità virtuale o la mobilità professionale. Potrà sembrare stravagante. che siamo tutti noi. questa inclusione necessaria del soggetto fonda questo luogo senza spazio che è la Rete.6 11 . chiavistello che ti apre tutte le porte o acefalo curiosare. conserva l’opzione. davanti a uno schermo. tappeto volante planetario o cubicolo soffocante. quando è semplicemente una forma di comunicazione? Poiché ci priveremmo la vista di aspetti che in una dinamica espositiva tradizionale ci sfuggirebbero. può tornarsene a casa e prestare i suoi servizi collegato in Rete. questo luogo così preciso che non potremmo mai confonderlo con altri? La Rete è innanzitutto uno scenario d’azione. È la disposizione d’animo unita alla padronanza di certe conoscenze a fornire la molla della mobilità ed è ora l’una ora l’altra a poter influire sul tipo di mobilità che si sceglie o si è capaci di praticare: se la mobilità fisica. Abbiamo già sfiorato questioni di grande rilevanza: dire mercato globale non è dire una banalità. il lavoro intellettuale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 11 zie alle sue competenze professionali. valori ed elementi soggettivi. Delle diverse forme di mobilità forse quella che maggiormente ci intriga è proprio il paradosso della mobilità sedentaria di Internet. che potrebbe iniziare un percorso sui problemi del lavoro indipendente. grazie a Internet. reale. perché a noi interessa relativamente descrivere questo mercato. specialista di sistemi Intranet. freelance che ama riflettere sulla sua esperienza quotidiana e cerca spunti nel pensiero filosofico e sociologico di oggi. La migrazione fisica si svolge in un contesto socio-economico e geografico dato.

allontana cibi. usa caselle postali per la corrispondenza e se vai a pranzo con qualche cliente prenditi un po’ di tempo per guardare il mondo com’è fatto e lasciati guardare dal mondo. evita il postino. videogame. mentre sono online. non tanto per disamore verso la professione autonoma.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 12 In un libro scritto ormai più di dieci anni or sono7 avevamo condiviso l’opinione di molti studiosi che una delle caratteristiche specifiche del lavoro indipendente. bevande. distrazioni. a lei piace chiacchierare. che ha ottantasei anni. vendo spazi pubblicitari. E questa forma contemporanea di domesticità dell’attività lavorativa è resa possibile proprio dalle nuove tecnologie. In genere non si torna indietro. Abbandonare il lavoro salariato per ritrovarsi in un’altra prigione. come faccio a spiegare al mio cliente di Boston che quando mi telefona qui sono le cinque del mattino? Vivo con mia madre. inoltre non dimenticare che l’ufficio non è una mensa. si è parlato di domestication. Vivo nella Bay Area. ritmi e costumi della vita privata e quelli della vita collettiva. entra ed esce dalla mia stanza. televisione. adesso sto qui in casa 60-80 ore alla settimana. quindi sei con12 . l’orario lavorativo e il modo in cui viene organizzato (con possibilità di propria scelta nell’articolazione della giornata o con l’imposizione di ritmi predeterminati). Il dove non solo condiziona il tempo di lavoro.8 Me ne sono andata dall’azienda dov’ero impiegata per essere più libera. Le risponde il redattore della pagina delle lettere: Sai che ti ci vuole per lavorare bene in casa? Una porta che si possa chiudere a chiave innanzitutto. l’inferno d’avere l’ufficio in casa. non sei più giovane e pensano che se te ne sei andato una volta magari prendi il volo di nuovo. ma anche la presenza o l’assenza di dinamiche di socialità. era data dalla diversità del luogo dove viene esercitato. È questo uno dei temi che compare di frequente nelle autobiografie o nelle semplici confessioni/sfoghi dei blog. il dove del lavoro moderno non è scindibile dal personal computer. ma perché il mercato del lavoro non ti lascia tornare indietro. la cui importanza per la storia dell’evoluzione delle condizioni di lavoro e per la forma della democrazia occidentale è cosa risaputa. togli radio. Home-Office Hell. uno dei suoi tratti distintivi rispetto a quello salariato. di commistione tra consuetudini. il telefono squilla e il fax vomita fogli di carta. titolava tempo fa un po’ scherzosamente la redattrice di una webzine americana dedicata ai professionisti indipendenti.

molti scoprono che si lavora di più. accentuando la trasformazione del modo di pensare. quali sono gli strumenti tecnologici di cui dotare l’ufficio ecc. è una trasformazione antropologica. cambia il rapporto con la retribuzione. che un passaggio dal lavoro salariato a quello indipendente comporta. quantomeno in termini di occupazione della mente. siamo venuti in contatto con professionisti che avevano fatto il salto ulteriore. una scelta che comportava cambiamenti forse più radicali di quelli che si creano quando si cambia città o paese di residenza. Crediamo di essere stati utili a chi lavora in questo modo e ne abbiamo avuto conferma quando. non sembra porre problemi di adattamento maggiori e più difficilmente superabili di quelli che potrebbe porre la scelta di restare a Milano e mettersi in proprio. quasi per caso. se non in termini di tempo dedicato fisicamente al lavoro. lasciando un posto “fisso”. di modi di pensare che si sono cristallizzati nell’ultimo secolo e mezzo e che ci portiamo dietro come patrimonio di una civiltà fordista. Quando si passa dal lavoro salariato al lavoro indipendente. e solo in second’ordine competenza ed esperienza. La scelta di passare da un rapporto di lavoro dipendente alla cosiddetta “libertà” del professionista autonomo ci sembrava dieci anni fa l’aspetto più caratteristico della mobilità all’interno del mondo del lavoro. E quindi abbiamo messo in luce aspetti della vita quotidiana che un professionista indipendente sperimenta ogni giorno sulla sua pelle ma che spesso non riesce a razionalizzare.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 13 siderato inaffidabile per aziende che pretendono da te soprattutto anima e corpo. cambia la logica della retribuzione. Lo sguardo che abbiamo rivolto al lavoro autonomo più di dieci anni fa era radicalmente diverso dal modo in cui la letteratura corrente dipinge il passaggio dal lavoro salariato. cambiano i luoghi e i tempi della vita quotidiana. avevamo contrapposto una visione molto più complessa. come si fa a calcolare l’imponibile fiscale. di cui spesso ha una coscienza confusa o di cui non riesce a spiegarsi la logica. Il passaggio dal lavoro dipendente al lavoro autonomo comporta un trasferimento di culture. A questa visione puramente tecnicistica e pertanto miope. di costumi mentali incorporati nelle istituzioni. dello sguardo sul mondo. Trasferirsi da Milano a Berlino lavorando alle dipendenze di due diverse società. quello più 13 . anche cambiando settore ma sempre alle dipendenze. i problemi d’adattamento posti dall’uso di una lingua straniera in un paese straniero sembrano davvero poca cosa. A confronto. non tanto nella retorica del “sarai padrone di te stesso” quanto nella superficiale opinione secondo cui i problemi del lavoratore autonomo sono problemi di technicality: come si costruisce un business plan.

Stati Uniti e Germania soprattutto. Potranno buttarci sopra più cemento di quello impiegato a tappare il buco sul fondo del mare della Louisiana ma bastano le parole di una canzone dei Doors o di Nina Simone per segnare un ricordo indelebile di quel periodo. all’interno dei rapporti di lavoro dipendente. Quindi. Finché quelle canzoni e le tante altre prodotte dalla straordinaria creatività delle band di 14 . il suo impatto sulla mentalità collettiva fu così forte che ne venne investito in pieno anche il lavoro intellettuale. che creava una specie di ostilità. libertaria.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 14 difficile. al fondo di quella scelta. c’era una filosofia. un arco di tempo lungo il quale la memoria delle dinamiche di cui stiamo parlando si è consumata pian piano. dapprima impensabili. di cui si sarebbero perse le tracce se non fosse per la musica di allora e in parte per la letteratura. in Italia con dimensioni quali nessun altro paese dell’Occidente ha conosciuto. nel lavoro operaio. nell’usura fisica del lavoro di fabbrica. a partire dalla metà degli anni settanta. forse: il salto verso la coalizione. gli ordini precostituiti. tanto più che in alcuni paesi. più che una confusa aspirazione di libertà. vorrebbe chiedere ai giovani innanzitutto “vi importa di più riuscire. strumenti di lavoro a distanza. di diffidenza verso le gerarchie. la rivolta degli studenti aveva prodotto la prima lacerazione di quel silenzio che era calato come una cappa di piombo nella società americana dopo la repressione maccartista. da tutti i guru-ciarlatani del self management come ricetta del successo e che purtroppo molti ormai hanno accettato come modo giusto di stare al mondo. per affrontare insieme i problemi. l’unione con altri “colleghi”. quando sono nate dal mercato molte “nuove professioni” e l’era informatica ha dotato l’individuo di nuovi. contravvenendo a quella filosofia individualistica e solipsistica che viene venduta a buon mercato da tutta la manualistica sul lavoro autonomo. a fornirle un terreno fertile. è stata in massima parte una scelta per vivere meglio. chiamiamola pure ideologia. non è stato un desiderio generico di maggiore libertà ma di maggiore autonomia nell’organizzazione di quella cosa – il lavoro – che per la grande maggioranza degli uomini consente di sopravvivere e assorbe la quantità più alta di tempo della loro vita. di quella disposizione d’animo. Questo libro è un altro passo avanti in questa direzione controcorrente. Ma si tratta di mezzo secolo fa. La scelta del lavoro autonomo che molti delle generazioni precedenti hanno compiuto. avere successo o vivere meglio?”. era stata la diffusa conflittualità che si era sviluppata. e nella società tedesca dopo la costruzione del Muro di Berlino. Forse a incentivare quella disposizione d’animo. Sebbene questa conflittualità avesse il suo epicentro nel lavoro manuale.

Un lavoratore della conoscenza ha come unico patrimonio il proprio capitale umano.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 15 allora continueranno a essere ascoltate. è anche e soprattutto la stanchezza nei confronti di un sistema sociale. fino a poco tempo fa si era parlato di “fuga dei cervelli”. Sono. una società più accogliente per coloro ai quali è stato detto che un giorno saranno “lavoratori della conoscenza”.] In tutta la letteratura sulla cosiddetta “fuga dei cervelli” poco si parla del fatto che non sono solo i “talenti” ad andarsene. procurarsi un capitale adeguato gli costerà più fatica. che vi si accaniscono tanto più evidente è la loro incapacità di creare un mondo migliore. Pur di andarsene Sugli anni sessanta e settanta è scesa la damnatio memoriæ delle élite dirigenti delle generazioni successive... Sono forme molto diverse di mobilità. Un lavoratore della conoscenza campa sulla cessione a titolo oneroso delle sue competenze. stagisti. [. In Italia la fuga dei cervelli (o delle “cervelle”)11 prima e la fuga dei giovani 15 . al giorno d’oggi dall’Italia se ne stanno andando tutti: laureati. un modo burocratico per dire che è un freelance. Vent’anni fa sarebbe stato difficile immaginare che un giorno in Italia il desiderio di fuga avrebbe assunto le dimensioni di un comportamento generazionale: Ciò che spinge i giovani italiani ad andarsene.10 Se il mercato in cui opera non sa che farsene della competenza in quanto tale. prendono un volo low-cost di sola andata e si trasferiscono altrove [. cose che s’intrecciano strettamente con le possibilità e le modalità di esercizio di un’attività in proprio nel mercato delle competenze. flessibilità morale più che materiale. ora si parla di fuga e basta. l’una e l’altra dimensione. diplomati.. politico e mediatico asfittico e deprimente. il nostro knowledge worker per arrivare alla fine del mese sarà costretto a cedere una bella fetta di quella libertà che ha pensato di guadagnare mettendosi in proprio.. se c’è qualcosa che non funziona nel sistema deputato a produrre questo particolare tipo di bene. che sono stanche del proprio paese e semplicemente fanno la valigia. ma chiede alle persone solo spirito di adattamento. a volte anche non laureate. c’è una generazione intera di persone. letteralmente un mercenario. la seconda logiche molto soggettive.] non sono solo i cervelli quelli che se ne vanno. quel potente soffio libertario non sarà mai dimenticato.9 In effetti. la prima segue una logica irreversibile.

16 dove si tocca uno dei nodi centrali della questione.14 Il fatto di essere nato negli Stati Uniti non favorisce un giovane americano che aspira a fare ricerca nei laboratori di punta del suo paese. non la fuga dei cervelli.13 Risultava già chiaro allora come il problema non fosse solo italiano. Quanto più instabile è la condizione del lavoratore intellettuale della ricerca universitaria tanto più forte è la 16 . Il baccano che si è fatto per decenni sulla “fuga dei cervelli” è servito in Italia a chiedere più soldi per l’università ma non a migliorarla. Quando si tratta di ricerca scientifica avanzata. quando l’interesse sottostante è quello delle multinazionali o dell’apparato militare. È la produzione programmata di conformismo il danno maggiore. né potesse essere descritto come patologia.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 16 come tali poi sembrano dire che sono presenti ambedue le condizioni avverse. ma anche nel paese che ha fatto del modello aziendale postfordista il punto di riferimento delle politiche universitarie e della ricerca: gli Stati Uniti. proteggono con l’omertà l’arroganza dei baroni e finiscono per creare il danno sociale più insidioso. che alimentano nepotismi. perché da qui nasce la svalorizzazione delle competenze. quella della difficile formazione di un capitale umano e quella della svalorizzazione della competenza. la superiorità di certi paesi in determinate tecnologie ne fa dei “magneti” che attirano cervelli da tutto il mondo. Ancora una volta si torna al problema del lavoro.15 Diverso è quando la cosiddetta “fuga” non riguarda soltanto le posizioni di punta della ricerca ma il personale che dovrebbe costituire il tessuto portante del sistema d’istruzione superiore. strettamente correlato a quello della libertà e dell’autonomia. perché si trova esposto più di altri alla concorrenza dei migliori cervelli di tutto il mondo. Così s’impara a piegare anche la propria intelligenza. È il punto di vista che sembra condividere Maria Carolina Brandi nel libro Portati dal vento. Sono rimaste immutate le sue leggi non scritte. ancora una volta l’Italia non è un’eccezione. la sistematica precarizzazione dei rapporti di lavoro.12 Ma occorre distinguere ciò che è indizio di una patologia sociale da ciò che costituisce una dinamica intrinseca al laboratorio scientifico. sostenibile soltanto con forti investimenti finanziari. il report finale è uscito nel 2003. che produce processi di esclusione ancora più acuti proprio nei paesi che fungono da “magnete”. Agli inizi del 2000 è stato avviato un progetto di ricerca europeo sul brain drain. È una dinamica selettiva. Potrebbe essere altrimenti? Riesce difficile immaginarlo. quel tacito instaurarsi della norma di comportamento che dice di “piegare la schiena”. che sta minando alla base il rendimento dei ricercatori/docenti non solo in Italia.

collaborazioni coordinate e continuative. L’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol) ha fornito una stima delle forme di lavoro diverse da quella a tempo indeterminato in Italia. interinale. Avrebbe.5 milioni di persone alle quali. protetto dall’inamovibilità. lavoro a chiamata. sempre più dominata dalla rendita finanziaria e immobiliare. e dire come stanno le cose contro la sistematica deformazione e mistificazione operata dai media e da tutti coloro che hanno interesse al mantenimento di una situazione che per troppi giovani si fa insostenibile. collaborazioni a progetto. il 6. perché fornisce un ordine di grandezza attendibile sulle dimensioni del lavoro autonomo “di seconda generazione”: più di 1. che è quella di custode dell’onestà intellettuale e del rigore dell’informazione. godendo del privilegio di poter parlare. esaltare la flessibilità rivestita di norme e codicilli.3 per cento in modo autonomo non classificabile altrimenti e un 9. secondo un criterio di classificazione fondato sui loro obblighi contributivi al sistema pre17 . i corsi di laurea. ma avrebbe dovuto anche riconoscere che l’organizzazione del sistema accademico. e cioè sul fatto che la qualità della domanda di lavoro nel nostro paese è condizionata dalle scelte di politica industriale e di politica del lavoro. per l’anno 2008.3 per cento come imprenditore. quella precarietà in cui rischia di restare intrappolata un’intera generazione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 17 sua dipendenza dalla gerarchia e tanto più alta la possibilità di scelte discrezionali fatte con criteri lontani dal merito. il 15. secondo i sociologi del lavoro. forse ne avrebbe dovuto tener conto e che meglio sarebbe stato sopprimere molti insegnamenti invece di moltiplicarli e produrre laureati di cui il sistema economico non sa che farsene. proprietaria dei grandi quotidiani. Se avesse condotto in maniera concentrata questa battaglia avrebbe dovuto chiedere conto alla lobby confindustriale. formazione-lavoro. un altro 1.7 per cento lavorava in maniera indipendente con partita Iva. C’è tuttavia una specificità italiana: se invece di chiedere più soldi per evitare la fuga dei cervelli il corpo accademico – la sua parte più “nobile” s’intende – avesse concentrato la sua battaglia sull’aspetto più importante della questione. apprendistato. assolto alla sua seconda funzione.17 Si è preferito invece fare i corifei del sistema delle imprese. dopo l’insegnamento.18 Su circa 23 milioni di persone occupate. collaborazioni occasionali).8 per cento lavorava con contratti di vario tipo (a tempo determinato. È una stima meno sfocata di quella che propone l’Istat con la “Rilevazione continua delle forze di lavoro”. avrebbe colpito maggiormente nel segno. il ceto accademico. tirocini gratuiti. senza vedere il suo risvolto sociale.

come suona il titolo di un famoso libro di Sennett. imperversa nei blog. di quelli che “sono stato fortunato”.Co. è in evidenza nelle librerie. il milione di persone titolari di imprese con uno/due dipendenti. anche Annalisa Murgia. l’umano deve essere “flessibile”.19 Esiste quindi una vasta “zona grigia” di 2. pur partendo da diverse discipline e da diversi metodi di ricerca. oppure. statistici o giuslavoristi. particolarmente in quelli dedicati ai freelance. studiano il mondo del lavoro di oggi. sembrano d’accordo: la mobilità in tutte le sue forme – il transitare da una situazione all’altra.17 milioni di persone con contratti di collaborazione (Co. secondo un criterio di classificazione che privilegia il ruolo della competenza. coloro che per mestiere osservano. L’analisi non può essere fine a se stessa. per saper dire qualcosa a coloro che mettono in gioco la propria esistenza in questa girandola di passaggi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 18 videnziale. da una professione all’altra. ma non è il genere che più c’interessa. andrebbero aggiunti gli 1. tipo lo studio professionale con segretaria e viceversa.Co.) e contratti a progetto.22 Raramente nella storia dell’analisi del lavoro si era giunti a risultati così convergenti. almeno in questo libro. da una condizione all’altra. propone la parola “transizione” come chiave interpretativa del mondo del lavoro oggi. Ci troviamo in un mondo del lavoro dove i passaggi non sono l’eccezione ma la regola e sempre più questo tipo di mobilità investe anche il lavoro dipendente a tempo indeterminato. il filone delle “storie di successo”.5-3 milioni di persone che non potrà mai essere eliminata del tutto perché è costituita da forme di lavoro che transitano facilmente dalla collaborazione a progetto alla partita Iva all’attività con un solo dipendente. Per riuscire a sopravvivere così. da un paese all’altro – è il connotato comune. la forma di esistenza più diffusa della lavoratrice e del lavoratore moderni.20 Dopo aver seguito un gruppo omogeneo di biografie di lavoratori intermittenti presso pubbliche amministrazioni e imprese private. il percorso mentale da intraprendere comincia proprio da quello che nella maggior parte della letteratura disponibile è considerato un punto d’arrivo.21 Di passaggio in passaggio qualcuno “ce l’ha fatta”. Transiti verso la coalizione Sociologi o formatori. autrice di una delle ricerche più attente sul lavoro “non standard”. indagano. Ma questa singolare convergenza corre il rischio di rivelarsi sterile. 18 . se non apre lo sguardo a un nuovo orizzonte.

senza un’identità come gruppo sociale la classe operaia non avrebbe mai turbato gli equilibri di potere. ma può svilupparsi un atteggiamento mentale e psicologico per il quale la lavoratrice o il lavoratore credono di acquisire tanto maggiori margini di libertà quanto più individuale è il loro percorso e individualistico il loro comportamento. solo insieme con altri. con azioni concertate con altri. quindi acquisire un maggiore margine di libertà. perché da questo può dipendere non solo la capacità o meno dell’individuo di costruirsi delle difese ma il modello di organizzazione sociale nel quale vivremo. la forza lavoro non avrebbe mai raggiunto un’identità di classe. dobbiamo cercare di capire o. ma non gli unici. senza un sistema generalizzato di protezione sociale non sarebbe mai na19 . il medesimo modo di vivere. Non si può parlare di lavoro lasciando da parte il tema della coalizione. Oppure. Magari non ci hanno nemmeno pensato. per ridurre il danno. Altrettanto rilevante è la trasformazione del senso di socialità. senza un pericolo permanente di alterazione di questi equilibri non sarebbe mai nata l’idea di uno “stato sociale”. di relazioni e di comportamenti di socialità. Per spiegarci meglio. magari ci hanno provato e poi rinunciato. perlomeno. Quando al luogo unitario della grande fabbrica o del grande ufficio si sostituiscono i mille loci della microimpresa o del lavoro indipendente. d’interrogarci sul modo in cui questa situazione può costituire la base di una nuova civiltà. non solo. Immergersi nella solitudine della casa-ufficio significa. da un lato. conviene riprendere il filo del discorso iniziato con la domestication del lavoro autonomo. le medesime aspirazioni. dall’altro. mettersi in una condizione nella quale il contatto con i propri “colleghi” avviene utilizzando quasi esclusivamente il canale di Internet. ossia di un nuovo sistema di valori. hanno messo in atto per tutelarsi. È stato possibile sottrarsi a questo ordine. nel periodo fordista. dobbiamo pur cercare di capire quali accorgimenti o quali strategie individuali o collettive le persone. Il locus del lavoro ha avuto un’importanza fondamentale nella creazione spontanea di coesione tra persone che si trovavano soggette al medesimo ordine disciplinare. una volta accertati i danni che una condizione di precarietà può arrecare alla persona.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 19 Una volta assodato che la vita lavorativa oggi è una sequenza di passaggi. ma perché? Incapacità di progettare un futuro e graduale scomparsa dell’idea di “carriera” sono aspetti cruciali. privarsi della possibilità di un contatto diretto con persone che hanno i medesimi problemi. coalizzandosi per creare un equilibrio di forze. il senso immediato di riconoscimento di un proprio simile svanisce. i soggetti intervistati. Senza coalizione.

Forse è il peso di questo schema mentale che fa trascurare ai ricercatori il tema della coalizione e sequestra il loro interesse condannandolo a occuparsi soltanto delle devianze dall’archetipo. che passa inevitabilmente per lo stadio della coalizione. spesso avverse tra loro. è su questo frame che si è costruita l’immagine del “precariato”. lavoro a tempo indeterminato. non sarebbe servito a nulla per lo scopo principale di que20 . se vogliamo capire la direzione che deve prendere oggi una coalizione di lavoratori della conoscenza che svolgono attività in proprio. Solo in certi momenti eccezionali della loro esistenza i sindacati operai hanno rappresentato effettivamente i colletti bianchi del lavoro dipendente e i freelance delle professioni intellettuali. quel “dove”. Tra il locus del lavoro e un modello di civiltà esiste una catena genetica. Inutile piangerci sopra. Non è la cultura del proletariato ma quella delle élite borghesi che va messa a nudo. Ci siamo spostati su un versante diverso e lontano. Ripercorrere la storia del socialismo e del movimento operaio. delle varie correnti che dal ceppo iniziale si sono sviluppate in diverse direzioni. modello sociale europeo non sono le pareti di una medesima stanza. invece di portare il lutto occupiamoci piuttosto di una fastidiosa eredità che quel modello ci ha lasciato: l’archetipo del lavoro a tempo indeterminato. quel modello di civiltà tramonta e ne nasce un altro.23 È questo archetipo a impedire di capire quale nuovo modello di civiltà stia nascendo. è questo schema mentale a far chiamare “atipico”. e la sequenza s’inverte. “non standard” il lavoro normale più diffuso. quello delle ideologie e delle culture che hanno permeato le forme associative della middle class.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 20 to un modello sociale europeo. i lati di una medesima costruzione? Volete far indossare al lavoro ‘atipico’. autonomo. “Nel riproporre il tema della coalizione evocando modelli sindacali. postfordista un vestito che non è fatto su misura per lui?” Direzioni sbagliate Consapevoli di questo rischio. così estranee e a volte avverse al modello sindacale. Scompare o cambia radicalmente quel “luogo”. abbiamo costruito una sequenza che non affronta il problema della coalizione partendo dalla storia del sindacalismo operaio o dalle ideologie del socialismo o del comunismo. è andata così. non siete anche voi succubi dell’archetipo del lavoro a tempo indeterminato? Organizzazione sindacale. A questo punto però un’obiezione potrebbe metterci in imbarazzo.

Docente di diritto all’Università di Trento. sono sostituiti oggi da questo “dove” percorso da milioni di transiti. Internet non è soltanto la moneta “corrente” delle transazioni comunicative. Non è l’ideologia che ha creato l’identità di classe tra gli operai quella che ci aiuta a capire la situazione di oggi. riuscendo a condizionarne i modelli associativi e mettendo un’ipoteca su contenuti e forme della coalizione – e questo è meno comprensibile. Sono queste le considerazioni che ci portano a dare un valore speciale alla comunicazione per collegamento remoto. partite Iva. e in particolare della componente compresa in quella che abbiamo definito la “zona grigia” (contratti “atipici”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 21 sto libro. a seconda che si sappia superare i limiti e approfittare delle opportunità. di unione. di conflitti. luoghi di sofferenza ma anche di solidarietà. gli immensi capannoni della fabbrica fordista che racchiudevano e sorvegliavano migliaia di operaie e di operai. quella che uno degli autori da noi più citati ha definito il collante della middle class. è un’idea maggioritaria sia presso le professioni riconosciute dallo stato – ma questo è comprensibile – sia presso le professioni non regolamentate. Internet è il nuovo locus del lavoro di conoscenza. imprenditori con un dipendente) a rendere inderogabili forme associative con alto livello d’inclusione. Poiché siamo convinti che questa ideologia sia stata consumata dal tempo e superata dalla nuova organizzazione del lavoro di conoscenza. ma l’ideologia che ha creato l’identità borghese. anzi. perché. Riccardo Salomone ha scritto il testo più recente ed esaustivo sulla posizione delle libere professioni intellettuali nell’ordinamento giuridico ita21 . al pari delle altre ideologie sociali dell’Ottocento/Novecento. riteniamo che anche i modelli associativi da essa ispirati non corrispondano alle reali esigenze di tutela dei freelance e portino alla creazione di organizzazioni di rappresentanza dove sono dominanti i processi di esclusione. è un “come” e un “dove” di cui vanno valutati con molta attenzione limiti e opportunità. è ancora un’idea di lavoro con molti proseliti. contenuti e senso della coalizione possono cambiare radicalmente. se ci limitiamo alla situazione italiana. Invece è proprio il vuoto di coalizione e di rappresentanza del lavoro postfordista in generale. che è quello di mettere a fuoco il tema della coalizione del lavoro postfordista e in particolare del lavoro autonomo di seconda generazione. possono venire a vantaggio dei lavoratori della conoscenza o chiuderli in una trappola. ha avuto i suoi momenti di ascesa e la sua fase di declino. A questo tema è dedicato il prossimo capitolo. ma non è un semplice residuo del passato. Abbiamo voluto ripercorrere le vicende di un sistema di pensiero che. il professionalismo.

in conseguenza di fattori diversi [.. il progressivo scollamento tra libere professioni intellettuali e protezione legale delle stesse attraverso norme e principi di diritto pubblico. la funzione di addestramento dei più giovani e l’idea di una formazione permanente dei singoli membri – oppure si sono trasformate in un ostacolo all’operare in concreto dei principi della tutela e della libertà dei singoli. anche in relazione a professioni. oltre che di una società “aperta”. L’analisi puntuale di Salomone rileva in continuazione una serie di incongruenze che confermano il nostro giudizio critico nei confronti di certi modelli associativi. ma al contrario 22 . non sarà certo perché siamo vincolati all’archetipo del lavoro a tempo indeterminato. ordini e collegi attraversano una fase critica. ma soprattutto sui problemi sollevati dall’iniziativa comunitaria di liberalizzazione delle professioni e di tutela della concorrenza. con una sorta di polverizzazione delle attività professionali in una molteplicità di sottosistemi autoconclusi ai cui margini. dovuta alle trasformazioni del modo di produrre servizi nella società postfordista. Per paradosso.. le spinte al riconoscimento – da parte dello stato – aumentano ulteriormente [. che ha costituito un fattore evidente di “crisi” della categoria. Scegliere di coalizzarsi adottando i modelli associativi prodotti dal professionalismo significa rischiare di restare intrappolati in queste incongruenze.. Un dato. oltre al resto.24 Le incongruenze nell’ordinamento giuridico delle professioni intellettuali sono riconducibili non tanto a una carenza dottrinale quanto a una continua erosione di alcuni principi fondamentali dell’idea tradizionale di lavoro professionale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 22 liano e sulla ricca e controversa giurisprudenza che a vario titolo si è pronunciata sulle competenze dello stato e delle regioni in materia di libere professioni. lontane dal modello tradizionale. Se alla fine del percorso tracciato nei prossimi capitoli potremo dichiarare la nostra preferenza per modelli associativi che rientrano nell’ordine simbolico del sindacato.. per così dire. costruiti a misura dei diversi operatori economici. questo. in particolare quando vengono indicati come la migliore forma di coalizione delle professioni non regolamentate: Da oramai più di un decennio.] molte delle funzioni originarie di ordini e collegi si sono perse nel tempo – bastino alcuni esempi: la valorizzazione dell’appartenenza al gruppo e la promozione della professione.] queste vicende pongono bene in luce. oltretutto. sulla natura degli ordini e dei collegi. stante la cronica incapacità dello stato italiano di riformare i propri ordinamenti. i tempi a noi più vicini hanno offerto il dato di una crescente moltiplicazione di albi e di registri. sulla quale torneremo in seguito più estesamente.

prendendo a esempio tre paesi. La ragione per cui abbiamo ritenuto di dover introdurre un capitolo sul lavoro dipendente in un testo dedicato al lavoro indipendente sta proprio nel giudizio che riteniamo si possa dare del ruolo del sindacato oggi. come previdenza. in particolare l’articolo 18. come abbiamo cercato di illustrare nel capitolo dedicato alle conseguenze indirette dell’attuale crisi e ai carenti sistemi di previdenza e assistenza che non tutelano in alcun modo i nuovi lavoratori autonomi. In Italia ciò è avvenuto difendendo a denti stretti alcuni articoli dello Statuto dei lavoratori. la base su cui si può costruire una coalizione. anche se gli uni lavorano con partita Iva. assistenza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 23 perché ragioniamo su una realtà del lavoro che ha mandato in frantumi figure idealtipiche e schemi concettuali. la Germania. quello della trasformazione del modello europeo di stato sociale in un nuovo tipo di configurazione più aderente ai bisogni delle nuove figure professionali? Perché non cercare di avere più peso nei sindacati esistenti in modo da renderli più attivi sul piano della progettazione di una flexicurity? Sono i sindacati a sedere ai tavoli delle istituzioni europee: come può pensare un gruppo appena nato. Questo è stato il suo compito primario. a costo di un salasso dei conti previdenziali. Sono due-tre cose essenziali. Strade a uscita incerta Ma un’organizzazione sindacale già esiste. perché rendere le cose difficili e volersi avventurare in modelli associativi separati? I sindacati dei lavoratori in Italia e non solo hanno dimostrato recentemente di volersi prendere a cuore i problemi delle professioni. la cassa integrazione. arginare l’emorragia di posti di lavoro e favorire l’occupabilità delle persone. hanno poche ma ben consistenti cose in comune. della quale si è esteso il campo d’applicazione (Cig in deroga) e al cui interno si prediligono i regimi più “generosi”. gli altri sono collaboratori a progetto e altri ancora sono imprenditori con uno o due dipendenti. di trovare ascolto e di poter influire sulle decisioni? Il terzo capitolo di questo libro è dedicato al lavoro subordinato. tuttavia.25 Più che ammortizzatore sociale 23 . gli Stati Uniti e l’Italia. Negli ultimi vent’anni in tutti i paesi il sindacato dei lavoratori ha incontrato grandi difficoltà a difendere l’occupazione. manutenzione e accrescimento del capitale umano. ma soprattutto reggendo in piedi. lasciando sul terreno una varietà di situazioni esistenziali le quali. non riconosciuto. Perché non aderire a questi richiami e seguire un percorso molto più lineare.

Ma quegli 1. come vedremo quando parleremo del caso tedesco. Inoltre. Il problema che abbiamo voluto porre nel terzo capitolo non riguarda la componente “non standard” del lavoro. Come si può pensare che i loro interessi vengano rappresentati da quelle stesse organizzazioni che hanno autorizzato a piene mani la loro precarietà? In effetti. sia in termini relativi come carico medio di lavoro per dipendente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 24 è una forma di finanziamento pubblico all’impresa. come orario di presenza. Oggi un sindacato del precariato non esiste. in sostanza i contratti “atipici”. al momento attuale nessun sindacato ha ancora sviluppato un metodo specifico di tutela di queste figure sul luogo di lavoro. vuole offrire un terreno d’incontro anche ai lavoratori con contratti di collaborazione. Solo nell’area dei contratti “atipici” che rientrano nella fattispecie del lavoro subordinato sono state sviluppate azioni di contrattazione di condizioni salariali e di continuità del rapporto di lavoro. visto che senza la cassa integrazione il tasso di disoccupazione in Italia sarebbe di due-tre punti percentuali superiore. uno riservato al core manpower che gode dei diritti fondamentali e l’altro riservato a rapporti di lavoro “non standard” esclusi da quei diritti e dalle prestazioni a essi collegate. secondo la stima Isfol. figure miste che stanno a metà tra la subordinazione e l’indipendenza. riguarda proprio l’archetipo del lavoro a tempo indeterminato. esistono organizzazioni sindacali di assistenza legale al precariato e di consulenza fiscale. È qui in sostanza che si è rotto ogni argine all’intensificazione del lavoro. ma non sono state pensate né tecniche di negoziazione né tecniche di pressione. e in particolare dei freelance della creatività e della conoscenza. in particolare nelle mansioni da “colletto bianco” che richiedono specifiche competenze. sono stati molto più frequenti i casi di negoziati che prevedevano l’ingresso massiccio di contratti “atipici” in aziende dove di fatto i sindacati hanno autorizzato l’istituzione di un doppio regime lavorativo. al di là delle dichiarazioni d’intenti. La coalizione dei lavoratori autonomi. sia in termini assoluti. se è pur vero che gli “atipici” con attività lavorativa di tipo subordinato hanno potuto sperimentare azioni sindacali di tutela dei loro interessi. che sia praticabile senza il ricorso alla magistratura. In questo modo i tassi di disoccupazione ufficiali hanno potuto mantenersi contenuti e in certi periodi del nuovo millennio diminuire. nel 2008 lavoravano con contratti di collaborazione non hanno un sindacato che li protegga. ma il prezzo è stato quello di creare un’area sempre più vasta di working poors. Il tutto in un quadro di deterioramento dei rappor24 .17 milioni di persone che. Che cosa hanno concesso in cambio i sindacati? La flessibilità dei rapporti d’impiego.

sul luogo di lavoro. come Stati Uniti. a tratti.26 Pertanto l’ambiente di lavoro dei knowledge workers del postfordismo con rapporti di lavoro a tempo indeterminato ha già azzerato il modello sociale fondato sulla contrattazione tra le parti. Anche se certi diritti fondamentali del lavoratore dipendente in quanto cittadino sono stati mantenuti. se è vero che la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti è ancora tra le più solide in Europa. Pur essendo in vigore in vari paesi. La stabilità dell’impiego viene pagata con l’accettazione di una completa discrezionalità delle scelte manageriali. e in particolare per i “colletti bianchi” che svolgono mansioni intellettuali. regimi di relazioni industriali completamente diversi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 25 ti umani con la gerarchia aziendale. dove i rapporti informali quasi sempre sostituiscono i rapporti negoziati tramite sindacato. A maggior ragione nella situazione italiana dove. potremmo dire che nel postfordismo la componente del lavoro dipendente rimasta più “scoperta” dal punto di vista sindacale è stata quella dei lavoratori della conoscenza. in virtù dei quali la contrattazione aziendale – quella che per sua specifica funzione interviene sulle forme di organizzazione del lavoro e sulle pratiche di gestione delle risorse umane – è praticamente scomparsa. lo vedremo meglio nei capitoli sui problemi previdenziali e sul giusto 25 . Non ha senso quindi che i lavoratori indipendenti si rivolgano ai sindacati esistenti per ottenere tutele che non sono state assicurate nemmeno ai dipendenti a tempo indeterminato. spinto ai limiti della tollerabilità. ma non sempre. quando si tratta di medicalizzare il disagio. sia perché viene tenuto lontano da uno strato di “colletti bianchi” completamente succube alle direzioni aziendali e terrorizzato dall’idea di perdere il lavoro e lo status di ceto medio. sia per sua scelta. e in parte è vero. È da questi ambiti che il sindacato è sparito e compare soltanto. ma non si può negare che il clima nei grandi complessi aziendali sia cambiato e che nei luoghi di lavoro anche più prestigiosi si sia insinuata la paura. nella microimpresa. La vera débacle sindacale si è avuta con gli accordi del luglio 1993. Si può dire che è sempre stato così. il potere discrezionale del management è diventato man mano assoluto. Germania e Italia. Il sindacato è scomparso da questi ambiti della condizione lavorativa sia per una sistematica azione antisindacale del management. va detto che ormai i lavoratori dipendenti che godono di questa copertura sono una minoranza. A eccezione delle pubbliche amministrazioni. L’Italia che lavora alle dipendenze sta nella piccolo-media impresa. La situazione italiana presenta delle specificità che non si riscontrano altrove. che esercitano mansioni paragonabili ai servizi offerti dai freelance delle professioni non regolamentate.

Cisl e Uil. l’atteggiamento prevalente nelle organizzazioni sindacali. che non brillano certo per la loro adesione al sindacato. Anche nella concezione della coalizione c’è lo stesso desiderio di essere padroni di se stessi che ha determinato la scelta professionale. a delineare progetti di autotutela o di sviluppo del capitale umano. una riforma dei sistemi di sicurezza sociale potrebbe essere finanziata solo con lo spostamento di risorse dalle prestazioni previste per i lavoratori che costituiscono il maggior numero di iscritti al sindacato ai lavoratori con contratti “atipici” o autonomi. perché. in definitiva a scrivere l’agenda della flexicurity. la convinzione che non ci sono né ci saranno prestazioni assistenziali e previdenziali pubbliche tali da consentire anche in vecchiaia il mantenimento dello status sociale acquisito con il proprio lavoro indipendente. se non sono loro stessi a definire il tipo di esigenze e bisogni che dovrebbero essere tutelati. se non prendono essi stessi in mano il loro destino. al fondo. Non c’è fiducia nella delega e non c’è. come fattore generazionale. nessuna riforma di vasta portata viene avviata in una fase di passività dei soggetti che dovrebbero esserne i beneficiari. o sarà l’ennesimo espediente per ingrossare apparati parassitari. come Cgil. a determinare i meccanismi di erogazione delle prestazioni. e questo è forse il punto più importante. in una situazione di drastica riduzione delle risorse pubbliche e di orientamento politico di centrodestra. assumendola come una priorità.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 26 compenso. fiducia negli assetti istituzionali della negoziazione per il semplice fatto che il lavoro autonomo non è mai entrato nel sistema delle relazioni industriali né nel diritto del lavoro. una riforma non vedrà mai la luce. Se questi non alzano la voce. C’è infine. è quello di chiedere un ulteriore aggravio del peso contributivo degli autonomi che operano con partita Iva. se non per la capacità o 26 . a indicare la dannosità di determinate procedure burocratiche e a respingere l’ingerenza di certi apparati amministrativi. Inoltre. Quale operaio si iscriverebbe a un sindacato che gli vuole tagliare la busta paga? Anche sul tema della flexicurity è poco credibile che le organizzazioni sindacali esistenti sul piano europeo si muovano in fretta. Pensare a se stessi L’idea di coalizione che si sta lentamente diffondendo nell’area del lavoro autonomo a elevate competenze specialistiche è molto diversa da quella che negli ultimi decenni ha caratterizzato il lavoro dipendente nei suoi rapporti con il sindacato.

Il “fare da sé” quindi pervade tutta l’idea di coalizione ed è qualcosa di profondamente estraneo alla “delega della rappresentanza degli interessi” che ha caratterizzato il rapporto tra iscritti e sindacato dei lavoratori tradizionale. che è quello dello scambio d’informazioni e di accesso a una rete di contatti che possano trasformarsi in tante occasioni di progetti da offrire sul mercato. Sentimento. gli scostamenti in più o in meno sono oggetto di conflitto e/o negoziato tra le parti. La realtà associativa è anche uno strumento di promozione. Questo atteggiamento mentale porta il lavoratore autonomo ad avere fiducia solo nelle coalizioni che portano avanti istanze specifiche alla sua attività lavorativa e ciò spiega in parte il persistere della larga adesione ad associazioni professionali che ricalcano il modello delle gilde medievali. con tutto il contorno di orgoglio identitario che questo significa. Il timore sempre crescente di non poter attingere a prestazioni universali in grado di consentire il mantenimento dello status sociale acquisito induce infine a vedere nella coalizione una forma (forse sarebbe meglio dire una speranza) di mutuo soccorso. è una grandezza che trova rispondenza in un ordinamento pubblico. termine questo che nell’opinione comune viene associato alle campagne di vendita dei supermercati e pertanto considerato con disprezzo. questo.27 Anche perché al fondo c’è una differenza importante: il lavoratore dipendente ha dei parametri per sapere se il suo salario è giusto o iniquo – sono i parametri offerti dai contratti nazionali e da eventuali norme che fissano per legge un salario minimo di settore. Il salario dunque è qualcosa di oggettivo. Nei paesi anglosassoni ormai è un dato acquisito che “essere un freelance” significa essere qualcosa di ben definito e identificabile nello spazio pubblico. Anche questi aspetti però non sono caratteristiche innate in una determinata figura del mondo del lavoro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 27 meno di aver accantonato risorse private. In Italia siamo agli inizi e prevale l’appartenenza alla piccola corporazione piuttosto che all’organizzazione trasversale. Per il lavoratore indipendente la sua retribu27 . ma che nella vita quotidiana del lavoratore indipendente vuol dire semplicemente attività per superare il precariato dei lavori intermittenti. un tempo nel quale l’identità di gruppo si sta consolidando a poco a poco. ma proprietà del tempo storico in cui ci troviamo. Certamente è più difficile riscontrare nel lavoratore indipendente il senso di appartenenza a un’organizzazione mentre è molto più radicata la convinzione che l’associazione dev’essere essenzialmente un centro di servizi. Ma su questo piano c’è un altro aspetto molto importante. che avvicina molti lavoratori autonomi alla vasta schiera del precariato e al mondo giovanile in genere.

il freelance deve saper fare un bilancio di previsione. anzi. anagraficamente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 28 zione è un elemento molto soggettivo perché è una grandezza che dipende dalla sua offerta. certo. e in questi casi l’associazione dovrà sorvegliare che non subiscano ribassi. Nel “quotare” una sua prestazione. risultato di un negoziato tra le parti. Per il lavoratore autonomo la retribuzione dipende in buona parte da lui stesso (anche se alla fine è il committente a dire l’ultima parola) perché si configura essenzialmente come un fatto relazionale. la casa-ufficio. “Fare da sé” (persino nell’ambito retributivo) diventa quindi la disposizione d’animo fondamentale del lavoratore indipendente. o di un atto d’imperio dell’azienda. La percezione del suo guadagno non ha nulla a che fare con l’equilibrio salario/consumo proprio dell’amministrazione esistenziale del lavoratore dipendente. cioè qualcosa di molto diverso dal calcolo di un bisogno esistenziale. più concentrato è sulla propria solitudine. ed è una grandezza desunta da una serie di variabili che mutano a ogni nuovo rapporto di lavoro e sono costituite dalle diverse voci di costo che il lavoratore autonomo deve imputare alle attività indispensabili all’esercizio della sua professione e del compito specifico che gli viene assegnato. più il successo gli arride. Pensiamo che sia meglio cambiare registro e cercare di mettere a fuoco piuttosto la condizione esistenziale dei freelance in rapporto al loro contesto tipico di lavoro. le troviamo stucchevoli e insulse. Ciò può portare alla negazione dell’idea di coalizzarsi con altri (e purtroppo la letteratura sui freelance è dominata da questa versione). l’idealtipo del freelance sarebbe quello che riesce a farcela solo con le proprie forze. Noi siamo contrari a queste rappresentazioni convenzionali. lanciare un allarme quando ciò avviene e dovrà chiedere ai soci l’impegno morale a non praticare comportamenti da dumping. Per il lavoratore dipendente la retribuzione è in genere qualcosa di estraneo alla sua volontà. l’associazione dei lavoratori autonomi avrà tra i suoi scopi principali quello di aiutare il socio a fare previsioni di bilancio possibilmente corrette. non a caso abbiamo dedicato un capitolo all’immagine del lavoro autonomo che i media sono soliti trasmettere. cioè da un suo gesto di mercato che è “costituente” del rapporto con la controparte. ma dal punto di vista del senso di socialità e della percezione del rischio – i due fattori principali di 28 . che spesso avviene sopra la sua testa. che può essere. Perciò se il sindacato del lavoro dipendente ha come suo compito principale quello di governare il salario. Per questo abbiamo inserito un corposo capitolo su “quanto farsi pagare”. Le cosiddette tariffe di mercato riguardano soltanto una parte delle professioni non regolamentate.

Passarono gli anni. da chi ha imposto questo “lavoro” reso possibile dalla tecnologia e dal pulsante da schiacciare la mattina del 6 agosto 1945. certamente. in altre parole si considerava un buon pilota perché sapeva quando e come il bottone doveva essere schiacciato. era semplicemente il suo lavoro. Ciò che gli si richiedeva era soltanto una competenza tecnica. Il lavoro alle dipendenze è stato certamente rivoluzionato dall’uso della posta elettronica e delle tecnologie informatiche. ma soprattutto di coalizione e lotta nella rivendicazione sociale di un nuovo spazio di incontro. Come spiega Umberto Galimberti. pilota di uno dei sette B-29 che parteciparono alla missione dell’Enola Gay. Quello era il suo “lavoro”. costretto a emigrare negli Stati Uniti in tempo di guerra. that was my job”. perché limita la responsabilità alla buona esecuzione degli ordini senza alcuna considerazione sugli effetti della propria azione. ma apre un’interessante questione che tocca da vicino la distinzione tra subordinazione e autonomia. portando le tecnologie in primo piano. È un caso limite.29 Era quanto richiesto nell’esecuzione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 29 spinta verso la coalizione – è il web.28 Niente. sotto comando. di un compito deciso e codificato altrove. scrisse a Claude Eatherly. così carica di considerazioni positive. dal quale trarre nuovi spunti di crescita personale. I diversi confini del rischio La prima volta che Günther Anders. ma quando nel corso di un’intervista a un giornale chiesero allo stesso pilota che cosa avrebbe potuto rispondere ad Anders. sorpreso dalla domanda. di altro non era responsabile. che ha ricordato questo aneddoto. nell’età della tecnica è molto pericolosa. Galimberti poneva il problema in questi termini: La parola “lavoro”. 29 . Il rischio lavorativo ha cambiato natura e il freelance è il primo ad averlo capito. puntando su sistemi aperti di condivisione del sapere via Internet. questi non rispose. dichiarò: “Nothing. chiedendo la ragione per cui avesse scaricato la prima bomba atomica su Hiroshima e da dove avesse tratto forza e motivazione per fare una cosa del genere a un popolo che non aveva mai frequentato sapendo gli effetti che avrebbe prodotto. filosofo tedesco di origine ebraica e marito di Hannah Arendt.

i sistemi di picking elettronico dei prezzi sulle scatole di cartone. la business intelligence. finanza virtuale. Oggi è più facile cancellare la propria responsabilità personale dietro pulsanti e comandi vocali. tra individuo e specie. le comunicazioni di servizio trasmesse via e-mail. in particolare nel luogo senza frontiere che è diventato Internet. per eseguire compiti e costruire il valore in una catena che coinvolge sempre di più “forza lavoro cognitiva” e “operai dei dati”. nel pulsante schiacciato. i brand book con le regole di comunicazione aziendale. per costruire efficaci azioni di marketing digitale. siamo responsabili degli scopi finali delle industrie che finanziamo? Oggi siamo portati a dire di no perché la tecnica ci obbliga a occuparci soltanto del rapporto tra investimento e relativo profitto. dispositivi mobili. i call center con archivi di risposte predefinite. e ci sono “i comandi”. Qui si nascondono i nuovi Claude Eatherly delle aziende moderne. Soltanto che oggi abbiamo i database relazionali. e ha modificato radicalmente le relazioni di forza tra lavoratori. degli utensili o dei forni mettono computer. chi lavorava in quella banca era colpevole? Evidentemente no. Oggi c’è “il comando”. Non vi è nulla di nuovo rispetto al marxiano antagonismo fra esistenza ed essenza. transazioni elettroniche e attraverso questi inventano nuove metafore del lavoro. L’evoluzione delle relazioni di forza e la possibilità per il lavoratore di cancellare la propria responsabilità negli anfratti della realtà e dei comandi digitali sembrano trovare oggi nuovi spazi. tra oggettivazione e autoaffermazione. ovvero quelle strumentazioni principalmente elettroniche. in mano oramai a quasi tutti i lavoratori dell’impresa moderna. che alienano la propria individualità per rispondere alle necessità del software d’impresa. magari attraverso il trading online? Anche per loro bisogna dire di no? E quando investiamo soldi in Borsa. l’azione che prevede una responsabilità e che va oltre le macchine e i capitali. nuove formule astratte per rimuovere la soggettività individuale e collettiva e circoscrivere il lavoro a compiti. e più in generale costruire catene del valore che.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 30 ma più in generale dall’ingresso delle “macchine pensanti” nella catena di produzione. Quando la Bnl fu coinvolta nello scandalo della fornitura di armi a Saddam Hussein. E chi fino a pochi momenti prima della notizia di questo affaire aveva negoziato azioni di quell’azienda. al posto delle presse. Così come finisce lì. i Kpi (Key Performance Indicator) per misurare i risultati del lavoro digitale. commercio elettronico. la responsabilità di chi opera senza coscienza sotto comando altrui. quasi si trattasse di un semplice “mansionario” 30 . Lì finisce la responsabilità. tra libertà e necessità.

affidato in particolare nel settore del terziario a piccoli team interni alle imprese che assumono forme a geometria variabile. ma nonostante queste metamorfosi lente e graduali il lavoro alle dipendenze mantiene un elemento forte che si radica nel vincolo di subordinazione: la possibilità di rispondere sempre. oppure. centrare il giusto bersaglio nel modo in cui ritiene più opportuno. È vero. oggi il lavoro sotto comando è sempre più deregolato. sono pur sempre identificabili e codificati nei processi e nel disegno dei ruoli. schiacciando il giusto pulsante. la capacità di distinguere tra opzioni. scegliendo la migliore. La responsabilità si esprime con gesti che mettono in chiaro la genesi di una nuova strada. il lavoratore autonomo deve sempre giustificare il contenuto di quanto prodotto e in questo non è mai sostituibile a se stesso. ovvero lavoratori che hanno forme contrattuali molto diverse. la creano e definiscono una scelta senza ragione. nel mondo del freelancing. i piloti degli altri sei B-29. è chiaro che la cessione delle responsabilità che le relazioni di lavoro autonomo implicano porta inevitabilmente con sé anche la cessione esplicita dei rischi. Non gioca in un ruolo che possa essere occupato da pedine diverse sulla scacchiera. evitando lo scontro diretto con il problema della responsabilità e del rischio. Fuor di metafora. perché il freelance vola quasi sempre in solitaria ed è compito suo. un dirigente che ha dato una determinata linea d’azione. sì o no? Come ha spiegato Jacques Derrida alla fine del secolo scorso. in cui il lavoratore autonomo non può mai giustificare le proprie scelte additando qualche ragione di ordine superiore. I “pulsanti” che si possono schiacciare all’interno di un’organizzazione strutturata. Sebbene non definisca gli obiettivi. come accade nell’epoca della tecnica. that is my job!”. Le distanze intersoggettive sono minori nell’assegnazione dei compiti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 31 privo di responsabilità finali. se non quando ha per compito proprio questa attività. per quanto questa sia disarticolata.31 includendo personale alle dipendenze. all’insegna di una completa deresponsabilizzazione di quanto realmente si sta facendo. Tutto questo non accade. L’opposto è la semplice discrezione. senza che qualcuno glielo comandi. una consegna che 31 . in termini astratti: “Nothing.30 è veramente responsabile soltanto chi risponde delle proprie azioni: per chi lavora sotto comando non si tratta di vera “responsabilità” poiché questa esiste soltanto là dove non vi sono soluzioni predefinite e bisogna inventarle. lavoratori atipici se non addirittura in staff leasing. affidati direttamente via e-mail. invece. Claude Eatherly in definitiva fu responsabile dell’eccidio di Hiroshima. perché lo ha voluto un capo.

assumendosi la piena responsabilità di ciò che fa e il rischio legato ai mezzi e ai costi di produzione. diffusa apertamente sempre di più via web. scardinando quei sistemi di accumulazione di tipo proprietario che consentono rendite su scala crescente. Questo è il rischio principale: confermare il proprio saper fare variando l’opera ogni volta. superando barriere geografiche. Sostanza tecnologica del vivere Nell’economia della conoscenza. ovvero in un prodotto finito da riprodurre in serie o alienare nella sua ripetizione. e il modello toyotista di produzione del valore vede nell’eccesso di risorse un semplice spreco da tagliare. in un regime flessibile di accumulazione del proprio reddito e alla determinazione non facilmente programmabile di un patrimonio. esponendo cioè la propria conoscenza alle continue metamorfosi produttive senza poter contare sulla rendita di posizioni che da sole tutelano la certezza di un reddito. gli ordinamenti che delimitano la conoscenza a quanto raccolto in 32 . di capitale fisso. ma paga con un prezzo molto salato queste libertà. che non fanno più capo alla negoziazione collettiva (sindacale) con cui finora la società occidentale ha cercato di ridistribuire la ricchezza. Il freelance è al centro di una metropoli globale. La paga con l’ingresso. oltre al controllo e alle responsabilità. il sapere e il lavoro qualificato si incorporano nelle reti informatiche e sono fatti circolare tra network personali o sociali. Il rischio che si assume è di operare negli interstizi della produzione moderna accettando come unico luogo di lavoro quello indeterminato della conoscenza. le imprese multinazionali delocalizzano produzioni e proprietà. Il lavoratore indipendente non ha prospettive di impiego di lungo termine né rigidità nei processi di produzione o gerarchie da rispettare. di lavoro esecutivo e. Al lavoratore autonomo si chiede di trovare il nuovo senza trasformarlo in investimento “in conto capitale”. in cui le istituzioni finanziarie spostano agilmente denaro e diritti. di conseguenza. volontario o involontario.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 32 fa convivere ansia e libertà. L’alta intensità di lavoro qualificato deve controbilanciare la bassa richiesta di ripetitività. I sistemi chiusi del sapere. tipici del modello fordista. Oggi è sempre più chiaro come la tecnologia non sia per nulla estranea a questo processo. ma discrezionalità rispetto ai mezzi e alla tecnologia da usare e ai pulsanti da schiacciare. La conoscenza si produce con la raccolta di conoscenza e per mezzo di altra conoscenza. paura per il futuro.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 33 tomi con migliaia di pagine. ma di qualità. un mark-up per il servizio e. si33 . che vedono nel segmento dei freelance un potenziale enorme sul web. a dizionari.it e la tedesca Twago ad affiancare Link2me. è l’elaborazione di queste informazioni e del patrimonio di sapere tacito già accumulato. che fatturano fino a 260 milioni di dollari all’anno. piuttosto disordinato. dove portare manodopera anche e soprattutto digitale. nato nel lontano 1998. opportunità di legami deboli.it. che un’asettica sala riunioni di una multinazionale. con il 70 per cento del fatturato di questi servizi e a seguire portali come Guru. si scontrano sempre più con processi informali di condivisione. vWorker. raggiungendo in tre mesi oltre 150. Freelancer. ricordiamolo. iFreelance. Nel solo primo trimestre del 2010 i primi dieci marketplace dedicati ai freelance hanno investito oltre 60 milioni di dollari. passando per i blog personali e i social media. la conoscenza produttiva e il proprio “capitale biografico”. Tutte realtà in espansione fortissima. con depositi di conoscenza distribuiti online. in un terreno che ha più le connotazioni di un mercato rionale. e la materia prima del lavoro cognitivo dei professionisti indipendenti che operano nell’economia della conoscenza. e perfino strumenti liberi e nuovi mercati di scambio. vetrine dove esporre qualcosa di sé. formulano proposte. Questo l’hanno capito i venture capitalist. In Italia sono appena arrivati neoLancer. custoditi gelosamente su scaffali di studi professionali. la logica dello scambio include la guerra dei prezzi (al ribasso). Il web è la vera sostanza liquida dove i nuovi lavoratori della conoscenza trovano un habitat plasmabile. con archivi di informazioni in base ai quali rimodellare la propria preparazione. propongono progetti. sono i mezzi che consentono di avvicinare la cultura sociale (che include capacità relazionali e saperi condivisi).com.com (ex RentACoder) o l’inglese peopleperhour. Il prodotto iniziale. come raccontiamo a margine della nostra analisi sul giusto prezzo. In testa ci sono Elance e oDesk. anche la riduzione del lavoro a cottimo o il monitoraggio sui tempi d’esecuzione – il web offre una sterminata serie di strumentazioni per il lavoro cognitivo di tipo individuale e di gruppo.com. Internet e oggi tutte le reti sociali che vanno da Twitter a Facebook. Si va dal time management.com. Le tecnologie. ovvero quel bagaglio di esperienze e vissuti che rende unico il soggetto che entra nel gioco della comunicazione sociale. Ma anche senza entrare in questi spazi – dove. Qui freelance e imprese cercano accordi.com. come nel caso di Elance.000 utenti iscritti e 50.000 imprese o individui che hanno utilizzato questi siti per reclutare forza lavoro.

la fiducia. Non è un caso che gran parte dei tentativi di sottrarsi al degrado del lavoro dipendente. alla dimensione silenziosa del lavoro presso grandi organizzazioni strutturate. la programmazione. ha tutti i connotati di una desacralizzazione del ruolo del civil servant. rompendo i vincoli più stretti e segreti di ogni organizzazione e gerarchia formale. la pubblicazione online. ed è ciò che le imprese più grandi stanno cercando di incorporare con meccanismi di appropriazione che partono dall’allargamento delle reti Intranet o dal loro ridisegno in chiave sociale. la comunicazione integrata. Consumi culturali. interconnessa l’impresa. autoapprendimento. attività di socializzazione.33 Il tradimento di Bradley Manning. che richiedono tra le caratteristiche principali proprio le conoscenze. la capacità di linguaggio. Tutto questo è materia prima dei knowledge workers.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 34 stemi di traduzione lessicale. relazioni spesso informali. cognitiva. ma la vera grande rivoluzione che le tecnologie sembrano avere portato nel mondo del lavoro è soprattutto quella per gli individui e la loro capacità di ricomporre reti. Il degrado trova una riabilitazione nella democrazia elettronica in questo caso. coalizioni. il soldato che ha passato i file a Julian Assange perché li pubblicasse su WikiLeaks. la ribellione del lavoratore sotto comando che da passacarte vuole aprire il sapere al mondo intero. Oppure nel ghost working o nelle attività indipendenti in qualità di moonlighter. l’impaginazione di documenti. oggi si tende ad aprire le organizzazioni verso l’esterno. nel senso più ampio del termine. affettiva e relazionale dei cittadini e dei lavoratori e sembra trovare nella dimensione della comunicazione digitale un alleato formidabile. iniziative politiche. gruppi di interessi che prescindono da istituzioni già organizzate o preesistenti alle attività sociali via web. come per esempio la pubblica amministrazione. trovi sfogo proprio nell’uso intensivo dei social network o della Rete. passano dal mondo delle tecnologie. la vita personale.32 Grazie a questi strumenti e in questi nuovi ambienti online di scambio si trova terreno fertile per mettersi in gioco e trovare forme relazionali in linea con la natura stessa dei processi postfordisti. modulare. il calcolo elettronico. La stessa acquisizione di nuovo sapere passa sempre di più da qui. l’assenza esplicita di gerarchie e regole strette. È tra queste due spinte – una individualizzante e orientata a portare allo scoperto il lavoratore nelle sue capacità 34 . e la voglia di scommettere sull’apprendimento partecipativo. ma più in generale si può dire che il postfordismo cerchi nuove strade per mettere in mostra il sapere. l’ecommerce e altro ancora. Per rendere più snella. tool gratuiti per la scrittura.

il rischio a cui sono esposti i lavoratori autonomi. Viadeo e Xing di turno sono soltanto una riduzione codificata: le possibilità e la rapidità di costruire reti superano di gran lunga questi sistemi o i sette gradi di separazione che ci mettono in relazione con chiunque. ci sono piattaforme libere da scaricare via web. che ricompone gli interessi e il sapere sociale e le coalizioni – che si inserisce il lavoratore professionale autonomo. Oggi le stesse cose si possono fare con sistemi open source gratuiti e alla portata di singoli lavoratori indipendenti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 35 relazionali. ovvero aggregativa. ma anche a esporlo a dinamiche di isolato attivismo. Fino a dieci anni fa la realizzazione di portali informativi complessi doveva basarsi su piattaforme proprietarie del costo di svariate centinaia di migliaia di euro. A questa accelerazione dei meccanismi di relazione si aggiungano anche due elementi di grande rilievo: la possibilità di trovare direttrici personali per creare e rinforzare la propria conoscenza. I LinkedIn. Oggi se vuoi parlare con Obama.000 dollari: è stata spazzata via da Wordpress. La piattaforma Vignette costava quasi 200. la costruzione di una digital identity e di un network professionale e. Nel bene o nel male. poi. L’esperienza è certamente ben altra cosa. ordinistico o professionalistico. oppure a basso costo. Se si vuol sperimentare un ambiente server in casa. puoi scrivere sul sito della Casa Bianca. aperte. oggi installati anche da utenti semianalfabeti dal punto di vista informatico. In Rete trova oggi humus fertile per l’apprendimento permanente. non necessariamente allineata ad alcun sapere certificato. Oggi uno sviluppatore di siti web può imparare a programmare in un qualsiasi linguaggio open source con una semplice infarinatura di base che assimila al primo anno di un corso universitario a indirizzo informatico. la sua sopravvivenza nello stesso mercato del lavoro. è reso meno elevato dalla disponibilità di strumenti e tecnologie condivise. se non addirittura nelle scuole superiori. e l’abbassamento dei costi produttivi per chi realizza opere intellettuali in autonomia. ma la certificazione di questo sapere non ha bisogno di un albo. ma gratuito e se si preferisce non acquistare costosi strumenti software c’è perfino il torbido mondo del file sharing. L’ammortamento di questi investimenti non è un peso insopportabile che si potevano 35 . Bastano due esempi per chiarire. le cose sono ancora più rivoluzionarie. in definitiva. Sul versante degli strumenti. con cui sono fatti l’80 per cento dei blog e minisiti al mondo. e l’altra contrapposta. come si intuisce. Joomla e Drupal. se si desidera evitare di pagare gli strumenti per ufficio di Microsoft c’è qualcosa di simile. Almeno sul fronte della produttività individuale.

Il mio canale Twitter è uno dei cinque italiani tra i primi mille al mondo nel segmento hi-tech. Tutto ciò che scrivo è diffuso gratuitamente. giornalista professionista che negli ultimi dieci anni ha modificato la sua occupazione. Il passo per uscire dall’invisibilità è breve. Il sito Infoservi. Se anche un freelance non sa come pagarsi una pensione. Lo abbiamo incontrato a The Hub. affiliazione o “protezionismo lavorativo”. come consulente. Espone alla molteplicità di relazioni. Questo mi consente di in36 . da un blog a profili su Facebook. Ho semplicemente continuato a fare quello che sapevo fare. ma mettendo online un prodotto mio. costruendo un profilo più articolato di consulente e libero professionista. gli iscritti ai feed sono un migliaio e ho oltre 3000 “amici” su Facebook. passando per ben due volte da posizioni di lavoro dipendente ad autonomo e che oggi esercita stabilmente la libera professione in maniera indipendente. arrivando a fare anche il direttore di testata. Che cosa guadagno? Autorevolezza e fiducia.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 36 permettere soltanto le imprese orientate al profitto. Perché allora mettere online se stessi. Oggi alimento una decina tra social network personali e spazi di pubblicazione incrociati. per guadagnare nuova fiducia e costruire quella soggettività che possa esprimere al meglio il proprio potenziale biopolitico. Lo racconta molto bene Alberto D’Ottavi. non ha certo il problema di crearsi una casella di e-mail per comunicare. portare su un blog il proprio sapere? Affrancarsi da ruoli codificati all’interno di organizzazioni strutturate? Semplice. Mi sono quindi chiesto che cosa fare del mio sapere accumulato in quindici anni di attività giornalistica nel settore hi-tech in assenza di un mercato abbastanza ampio per guadagnare in modo adeguato con il mio lavoro. Oggi come freelance ho deciso di ampliare lo spettro d’azione professionale. uno spazio attrezzato per il co-working presente a Milano: In passato ho svolto attività di giornalista “classico”. formatore e blogger specializzato sui temi dell’innovazione tecnologica. un’opportunità e al tempo stesso una scelta pericolosa secondo vecchie logiche di cooptazione. mostra la vita del lavoratore nel suo complesso e non soltanto nella parte che interessa la domanda. Mi sono specializzato sui social media e sulla valorizzazione del capitale intellettuale nel mondo IT. in redazione. Alcuni recruiter americani dichiarano candidamente di scartare gran parte delle persone preselezionate dopo avere visitato il loro profilo su Facebook. Le testate non pagano il lavoro autonomo in maniera dignitosa. Flickr ecc. con un’audience superiore a molte piccole e medie testate tradizionali. Friendfeed.000 follower. costruirsi un sito dove riportare anche soltanto pochi banali dati personali e professionali. cercare informazioni pubbliche.it riceve moltissime visite al giorno. seguito da oltre 12.

Quest’ultimo lo incontrai da vicino. cofondata con un amico e collega. Joi Ito di Creative Commons. che nei blogger è forma di esibizione e al tempo stesso di archiviazione in un deposito digitale personale del sapere accumulato. la mia professionalità si basa oggi proprio su questo: elevata specializzazione nei contenuti trattati. al di là di ogni rifugio nella delega. ha costruito un sapere tacito che dimostrasse autorevolezza e capacità produttive di qualità. Processi. e il rischio associato sono controbilanciati dall’insieme di pesi e misure derivanti dal network sociale su cui poggia la sua attività. alla quale la decostruzione del sistema fordista l’ha portato. Alla fine di un convegno mi invitò a pranzo perché vide che ero l’unico a dare una prova “esibita” del mio interesse alle sue parole. Ecco. L’individualizzazione. curiosità e una costante azione di networking professionale. avvicinarli e aiutarli in alcuni casi o raccontare semplicemente le loro storie. imprenditori o giovani creativi. a volte come giornalista. informalità.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 37 contrare moltissime persone in ogni parte del mondo. A questo ho aggiunto anche un pizzico di intraprendenza. Cory Doctorow di BoingBoing. Alla sperimentazione e all’autoapprendimento costante. David Weinberger di Cluetrain Manifesto. che offre un servizio di social e-commerce. Alla fine faccio sempre lo stesso mestiere. Come blogger ho intervistato liberamente. casualmente. come per molti altri lavoratori professionali autonomi. altre come docente o public speaker. attenzione alle relazioni simpatetiche. capacità e intenzioni trovano nella tecnologia strumenti che possono rispondere alle esigenze del lavoratore autonomo forse anche meglio di quanto avvenga nelle imprese dove 37 . senza trarne profitto diretto. persone del calibro di Chris Anderson di “Wired”. Per Alberto. con una start-up.0. sono questi gli ammortizzatori del rischio che deriva dall’autonomia e dall’individualizzazione del lavoro. Invece di replicare il modello dell’economia di scala basata sulla granularità del sapere rivenduto al pezzo (giornalistico). scrivendo e facendo live-blogging di ciò che raccontava. lo specialista e divulgatore. nella spersonalizzazione delle scelte o nella mera esecuzione di compiti. è affiancata una precisa consapevolezza dei rischi da assumere e una responsabilità che si esercita in prima persona. scoprire progetti di start-up. superando ogni arroccamento nel mondo del professionalismo. Tim O’Reilly. La presentazione pubblica del mio sapere e l’attività permanente di lavoro giornalistico di scouting del nuovo nel mondo tecnologico e di contemporanea riflessione e incrocio con argomenti di storia dell’innovazione mi ha consentito di trovare uno spazio di insegnamento alla Nuova accademia delle belle arti di Milano e svolgere consulenze per orientare il business di chi opera nel settore e sul web 2. talvolta come consulente. Dan Rose di Facebook.

opportunità. Le variabili soggettive. in arte Arnald. Insieme al sapere individuale sono forse l’unico punto di relativa stabilità intorno al quale ruota la continua modificazione dei percorsi lavorativi dei professionisti indipendenti. contenuti e idee sono fortemente esposti al plagio o all’impiego non autorizzato. web designer freelance. consente presentazioni ricche (multimediali o estese) di sé. magari presso aggregatori o tramite spider per finalità commerciali o altro. intesa come esposizione al rischio. l’abitudine a usare software specifici e dispositivi mobili o wired per determinate tipologie di lavorazioni. Per converso espone. a nuove tipologie di rischi tecnico-pratici. copywriter e creativo nel mondo dell’advertising che dichiara di avere inviato per e-mail alcune proposte alla Cgil per una campagna di sensibilizzazione contro il precariato e che lui. Ne sono prova. Facilita le pubblicazioni. precario. Sono. però. li aiuta nella raccolta di informazioni che possono servire per muoversi in contesti precisi o per analizzare a distanza nuovi ambienti. che ha letteralmente copiato (con tecnica di mirroring) la presentazione dei servizi e perfino il porftolio clienti di Alessio. i casi di Alessio Troyli. aziende. Una prassi che la generazione di consulenti nata negli anni ottanta costruiva intorno agli incontri individuali e ai colloqui telefonici.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 38 ai dipendenti spesso neppure è concesso il ruolo di amministratore della macchina su cui lavorano. Nei sistemi più evoluti dà anche la possibilità di farsi introdurre dai propri amici a terze parti.it da una società turca con Internet provider a Houston. e l’innovazione vanno di pari passo. Oggi il web non pone limiti geografici.34 Proprietà intellettuali. sembrano due facce della stessa medaglia per quei freelance e consulenti che si orientano all’uso di tecnologie come “ammortizzatori” professionali. che si è visto clonare il sito personale graphikdesign. la ricerca e il match con la domanda ed elimina (in potenza) l’isolamento individuale. anomalie sistemiche di un modello che per definizione è aperto e si espone alla collettività in primo luogo come metodo per eliminare l’invisibilità dei singoli e delle loro nuove coalizio38 . Forme di coalizione nella Rete La precarietà. tuttavia. si è visto paradossalmente soffiare l’idea e la sua realizzazione. vignettista. portando in superficie “gli invisibili” ed eliminando molti intermediari. e il caso di Arnaldo Funaro. le aspirazioni o le sfide cambiano nel tempo. persone. per esempio. ma non si modifica altrettanto rapidamente un account di posta elettronica.

siamo passati dalla fase taylorista-fordista. per un momento. aperti. Come ricorda Emiliana Armano. non è escluso che nel trade off tra rischi e opportunità legati alla trasparenza del proprio vissuto professionale non si possa uscire comunque vincenti. i mercati. La ripartizione non è più della ricchezza. alla quale corrispondeva la parcellizzazione del lavoro congiunta alla relativa stabilità del posto di lavoro.36 Oggi che è sempre più chiaro quanto un freelance sia fuori da queste linee di protezione è paradossalmente la scelta di col39 . ma anche di nuove forme di collettività. i sindacati. ma dei rischi: uno dei pochi anticorpi che la società liquida. Mentre nell’economia moderna l’impresa. ricchi. alla genesi del rischio per i freelance. basato sulla delega e la decisione. Nell’evoluzione dei sistemi produttivi (che impiegano sempre di più risorse esterne e lavoratori autonomi a progetto) siamo passati in questi decenni da un rischio assunto unilateralmente dall’impresa e da un sistema regolato. a un nuovo sistema di rischio “a responsabilità diffusa”. Ma torniamo. si è creata per fare fronte a questo passaggio è l’apertura verso ambienti di scambio diffusi. come è appunto la Rete che non incoraggia soltanto l’emergere dell’individualità. Se è vero però il modello proposto da Alberto D’Ottavi. sino alla fase postfordista. Nella delega del rischio in parte all’impresa (verso il mercato) e in parte al sindacato (per la tutela collettiva) vi era un preciso scambio politico che esentava i lavoratori e i cittadini dal rischio delle conseguenze dei loro comportamenti e dall’incombenza della conoscenza e della decisione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 39 ni. le tecnostrutture di vario genere avevano tentato di amministrare i rischi della vita economica e sociale delle persone. come la definisce Bauman.35 È in quest’epoca che emergono le professionalità indipendenti e si radicano i meccanismi di social networking. flessibili. Uno scambio tra rischio e potere che ha potuto reggere fino a quando gli automatismi e le istituzioni sono stati in grado di mantenere le promesse. nel neocapitalismo dell’economia globale gli automatismi e le tecnostrutture possono sempre meno esentare le persone dai rischi sociali che rendono incerto il futuro individuale e collettivo. cui corrispondono il rischio diffuso (che può trasformarsi in precarietà e/o innovazione) e la flessibilità lavorativa. Senza rivelare i “segreti del mestiere” o cadere nella trappola della cessione di lavoro gratuito a imprese profit che gravitano online. il web può portare considerevole acqua al proprio mulino.

le iniziative dei No-B day e dell’EuroMayDay. l’Onda studentesca. realmente cogenti. Avere una comune appartenenza è l’indice di base dei legami forti: le tessere di partito o sindacali. Chi ha studiato queste forme di legami sociali37 ritiene giustamente che quelli forti siano determinati dal tempo. sono strumentali. A differenza delle tribù digitali chiuse. ma forte di una intrinseca debolezza. precari. del caso Omnia-Ex Eutelia. dove si costruiscono e disfano gruppi su Facebook con molta rapidità. è una rete sociale spesso senza connotazione geografica. Online cominciano ad avere importanza anche in Italia iniziative specifiche nell’ambito del lavoro. Nei legami deboli conta la densità ed è quanto si esprime al meglio oggi con Internet. In rete sono nati e cresciuti il Popolo viola. finanziamenti pubblici o protezioni corporative. dove i blog di gruppo dei precari che gravitano intorno al sistema universitario hanno costruito una costellazione di centinaia di siti collegati e un dialogo serrato che si può dire sia davvero espressione di un’unità nazionale nella critica ai deficit strutturali degli atenei italiani. le comunità di interessi di oggi – che diventano spesso vere coalizioni. come le reti di Precaria. dalla confidenza e dai servizi reciproci. quanto più si toccano nel vivo le questioni sociali collettive. invece. fan su Facebook. pronte a scendere in piazza o a mobilitarsi – sono aperte e con 40 . All’e-mail si va sostituendo lentamente il networking basato su tecnologie web. dall’intensità emotiva. meno stabili.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 40 tivare i legami deboli a dare maggiore forza alle nuove reti di lavoratori indipendenti. Lo stesso si può dire per il mondo della ricerca. che sono al contempo strettamente personali. Tutti questi sono reticoli di soggetti riuniti sotto una bandiera e istanze comuni. sviluppate alla fine degli anni novanta e agli inizi degli anni duemila. Quelli deboli. Entrare e uscirne è facile: ciò che trattiene è la “densità” della comunicazione e degli scambi che si fanno tanto più intensi e marcati. le carte per la raccolta punti al supermercato sono soltanto la loro rappresentazione simbolica. dell’Isola dei cassintegrati. neutri dal punto di vista affettivo. Il luogo di ritrovo di queste collettività è un “non-luogo”. i badge aziendali. Attraverso la Rete trovano nuovi sostenitori. come quella degli “esternalizzati Wind”.org o tutte quelle temporanee a supporto di campagne di comunicazione per sensibilizzare l’opinione pubblica su crisi specifiche. e non si ritrovano nel mondo della rappresentanza tradizionale. feed reader o follower su Twitter disposti a seguire le loro vicende e appoggiarle. In questo contesto la forza è data dal numero di quelli che trovano linee di contatto e soprattutto dall’insieme potenziale che possono rappresentare. ma che non hanno sedi fisiche.

opinion leader. che superano i tentativi promossi finora con netstrike o azioni di “hacking sociale”. Ne parla estesamente Gay Seidman. da una parte. ma nata nel contesto della resistenza alle politiche economiche degli stati sovrani. La seconda tecnica è quella del fact checking.0”. Sudafrica. Possono assumere la forma di messaggi predefiniti da un gruppo ristretto e fatti circolare prima della spedizione. A queste si sommano oggi nuove tecniche di protesta elettronica. ovvero inondazioni digitali per portare la voce di tanti in un punto unico fino a farlo intasare per “rumore” di fondo tecnologico. con la finalità di difendere la verità o dimostrare la palese falsità di quanto affermato pubblicamente. sindacalisti. A volte sono semplici petizioni digitali. Emozioni. Nel 41 . l’identità di una coalizione delle persone che vi partecipano trovano nei sistemi di publishing e di networking online soluzioni più che ottimali per svilupparsi in maniera spontanea. Nel segmento digitale si stanno affermando almeno tre nuove modalità d’azione delle coalizioni web based. Il cosiddetto “web 2. sociologo dell’Università del Wisconsin nel suo Beyond the Boycott38 in riferimento a quanto messo in atto in Guatemala. banche. che sfruttano i lavoratori meno tutelati di quelle parti del mondo dove il diritto del lavoro pressoché non esiste. ha dato un impulso importante. La prima è la protesta basata sull’invio di messaggi in massa a destinatari scelti per le loro azioni considerate contrarie agli interessi della collettività. ma omogenei e con una forte connotazione soggettiva e diretta. Possono essere politici. tuttavia. relazioni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 41 un raggio d’azione su canali differenti. soprattutto a quelle di multinazionali senza scrupoli. usata oggi dalle nuove coalizioni digitali. programmata con cura. e sono impiegate in sostituzione di scioperi o manifestazioni di piazza che in molti casi per i lavoratori autonomi non hanno nessuna ragione pratica o effetto. salva la verità intera”. forze dell’ordine. Più efficace. è la tecnica “blame & shame”. multinazionali. affluenti tutti verso un epicentro che rilascia messaggi composti da gruppi a geometria variabile. imprese. India. Sono vere e proprie campagne per generare un overflow di comunicazione. dall’altra. Si veda per esempio Factcheck. oppure disordinate azioni individuali.it creato su iniziativa di Sergio Maistrello: un sito in cui chi riesce a “salvare un fatto. che ruota intorno alle tecnologie per sviluppare conversazioni e aiutare la condivisione di risorse. che richiedono solo l’impegno di una firma. ovvero la scrupolosa verifica dei fatti e delle parole dette o scritte da rappresentanti pubblici. intenzioni e azioni che costruiscono. comunicazioni. racconti. e percorsi.

Ogni ripresa del problema è stata prontamente ritrasmessa su Facebook. di autotutela e quindi di soggettività politica. la loro forza sta nella debolezza e nella flessibilità. porta allo scoperto un potenziale di organizzazione. per assegnare colpe precise (blame) e generare vergogna (shame) e riprovazione sociale. Twitter e su blog personali con una velocità notevole. di soggetti che devono imparare a riconoscersi e dialogare. nel passato e nel presente. comprovato da analisi interne e proiezioni realizzate dal centro studi Acta. l’Associazione dei consulenti del terziario avanzato. affinché l’irresponsabilità di chi ha attuato azioni contrarie agli interessi delle coalizioni sia messa alla berlina davanti all’opinione pubblica. Il comunicato stampa è stato ripreso dal “Corriere della Sera”. Acta. i cosiddetti Millennials o Echo Boomers e i più recenti Digital Natives. che ha obbligato il ministro del Lavoro a considerare da vicino la questione. in realtà non toccano problemi soltanto giovanili. Un messaggio forte. ma si procede a una successiva campagna per boicottare l’immagine pubblica di chi ha sgarrato.39 Per denunciare il mancato invio da parte dell’Inps della busta che avrebbe dovuto informare i lavoratori italiani sulla propria posizione contributiva con una proiezione sull’entità della pensione che avrebbero percepito. ha adottato nel 2010 questa tecnica nella campagna online che ha definito “Campagna Busta Arancione”. Nella babele di lingue che è Internet possiamo imparare a riconoscere i nostri 42 . In questo processo il web è un elemento positivo. registrando centinaia di repliche a poche ore dalla diffusione dei fatti “blame & shame”. Grazie a questa azione la comunità che gravitava intorno all’associazione si è rinforzata. Forse sarebbe utile definire coloro i quali decidono di accedere a questi spazi di coalizione come appartenenti a una “web class”. ma di classe. Il messaggio veicolato: le amministrazioni pubbliche ci tengono all’oscuro per non farci capire che moriremo di fame. di non perdere nulla nel cercare la verità dei fatti e reclamare diritti. Sebbene possano apparire come tecniche che hanno un maggior appeal presso le giovani generazioni. ha pubblicato su tutti i suoi canali web (circa una decina) materiali informativi per sensibilizzare l’opinione pubblica.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 42 mondo di Internet la tecnica non è del tutto differente: si controllano i fatti (factcheck). nella libertà di entrare e uscire. La questione previdenziale sollevata da Acta è un esempio pratico di un tema che prima ancora che intergenerazionale è di tutela della cittadinanza e interessa tutti. Come abbiamo detto. se non fosse che ogni circoscrizione categoriale in questo ambito sembra tradire una volontà di ridurli in termini descrittivi.

Dalla realtà si è passati al web. Nulla di tutto questo resta nella comunicazione a distanza: il comportamento imitativo viene dissolto. ma socialmente. ma che pronunciate faccia a faccia. i rapporti tra le persone perdono l’importante elemento della “fisicità” che ha caratterizzato i processi di coalizione in passato. schematiche. di dinamiche che funzionano solo con presenze fisiche. come costruzione di un sistema di pensiero. intellegibile a tutti. Idee che potranno rafforzarsi con il passaparola. Il valore della prossimità Quando Internet diventa il canale esclusivo della socialità. Nel lungo termine questo non è sempre positivo. senz’altro più denso. i rapporti di prossimità ritornano con prepotenza in primo piano come uno strumento ineludibile della coalizione. stabilire codici d’identificazione e parlare in tempo reale reagendo alla quotidianità incessante delle cavolate che vengono pronunciate sul nostro conto. skill. di minoranze che trascinano le maggioranze. È qui che nascerà la cooperazione tra intelligenze. anche fuori dal web. il contatto fisico con persone che svolgono lo stesso lavoro e hanno gli stessi problemi diventa una necessità esistenziale. Il rapporto di prossimità diventa un altro dei “passaggi” che costellano la vita lavorativa. sofisticato ma chiaro. La storia delle coalizioni operaie è una storia di sentimenti che s’accendono a contatto con altri e si consumano per reciproca combustione. È sul web che prenderanno corpo le class action. per la ragione che scopriamo esse43 . come attività di costruzione di coalizioni che pretendono i propri diritti. potranno dare vita a qualcosa di nuovo. la comunicazione è spoglia di tutte le cariche di energia che vengono trasmesse dalla prossimità con altri individui. come cercheremo di mostrare con esempi concreti nell’ultimo capitolo. anche se non formalmente dal punto di vista giuridico. La coesione dell’epoca fordista è infatti passata per l’udito di chi ascolta un comizio o per la vista di chi legge un volantino. Nel momento in cui si accende di nuovo un senso d’identità di gruppo. fatto di poche idee centrali. è una storia di comportamenti imitativi. ma dalla Rete è importante riallacciare un dialogo che descriva anche il percorso di ritorno. il reciproco controllo abolito.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 43 simili. tagliate con l’accetta. competenze. gli scioperi si sono costruiti sul passaparola. forse più imprevedibile dei precedenti. in grado di esercitare un controllo reciproco. privilegiate ma accessibili.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 44 re quello dove si forma la conoscenza. Qualcuno lo ha chiamato “general intellect”. noi più modestamente lo chiamiamo un’attività di più persone convergente verso una nuova acquisizione di pensiero. È il momento in cui ci accorgiamo che le competenze specialistiche rappresentano un patrimonio spendibile solo a condizione che sia innervato in una relazione di comunità. 44 .

. come dice l’Ilo. Per costoro sapere se la loro attività ha diritto a essere definita “professione”. o se sul loro biglietto da visita possono mettere la parola “professionista”. dopo tutto ha dimostrato di poter prosperare anche senza questa decisione. Pubblicato a metà degli anni settanta e più volte aggiornato nei decenni successivi. o un’industria con significative caratteristiche e ambizioni professionali.). avvocati. La risposta è molto significativa: Noi chiamiamo la consulenza di direzione una professione emergente o una professione in divenire. anche in ambienti di cultura manageriale molto sofisticata. Da gentiluomini a mercenari L’ideologia del professionalismo e la sua crisi Non è esattamente un libriccino il testo che l’International Labour Office ha dedicato alla figura che l’immaginario collettivo associa di più al professionista di successo: il consulente di direzione. architetti ecc. è un’opera collettiva alla quale hanno dato il loro contributo personaggi che in seguito sarebbero diventati delle star. potrebbe non essere molto rilevante. credenziale o registrazione. ma potrebbe non essere così importante decidere se la consulenza è o non è una professione.. virtualmente ognuno può chiamare se stesso o se stessa “consulente” di direzione d’impresa e offrire servizi alle imprese senza alcun diploma o certificato. A un certo momento nel testo spunta la domanda: “La consulenza è una professione?”. senza alcuna licenza. Ancora oggi. come Roland Berger e altri..vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 45 2.. ciò che importa è una situazione di mercato favorevole e la disponibilità del committente a pagare bene e in tem45 .1 Questo discorso potrebbe essere esteso a tutte le attività cognitive svolte da persone che si presentano sul mercato come lavoratori indipendenti ma non appartengono alle categorie definite come “professioni liberali” (medici.

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pi accettabili. Ma purtroppo non è così, poiché dalla metà dell’Ottocento il termine “professione” si è caricato di tali significati simbolici più o meno identificativi di uno status sociale che non si può pensare di rigettarlo, senza averne esaminato bene la storia. Inoltre, motivo ancora più importante per fermarsi a discutere prima di passare oltre, esiste una forte tendenza di molte associazioni di “nuove” professioni non regolamentate a seguire processi di coalizione e rappresentanza analoghi a quelli delle professioni liberali governate da ordini. Noi riteniamo che questa sia una strada sbagliata da percorrere, il perché ce lo dice la storia stessa del termine “professione” e i mutamenti che la cultura associata a questa simbologia ha subìto nelle diverse fasi della società industriale moderna.

Alle origini di un’ideologia
Non ha che l’imbarazzo della scelta chi vuole analizzare più da vicino quel costrutto mentale che è stato chiamato “cultura” o “ideologia” del professionalismo, la letteratura sull’argomento è ricca e articolata. Noi abbiamo deciso di cominciare da un testo che a metà degli anni settanta ha aperto una stagione di dibattiti molto vivaci sul rapporto tra culture e costituzione di ceti sociali, un testo che riproponeva a un livello elevato di considerazione storica gli stimoli provenienti dall’inquieta ma vivissima società di allora: The Culture of Professionalism, di Burton J. Bledstein.2 Nel termine professionalism c’è l’idea di “specialismo” e potrebbe essere questa la traduzione migliore, considerato che il discorso di Bledstein riguarda in particolare lo specialismo accademico, ossia l’istituzionalizzazione del sapere in linguaggi gergali, sostanzialmente retorici, che mette in moto comportamenti autoreferenziali e costrizioni sociali (la carriera accademica) ma riguarda anche la nascita e lo sviluppo della professional expertise in generale, cioè qualcosa di più della singola professione, un ruolo sociale riconosciuto ed esercitato molto spesso sotto forma di lavoro indipendente. Bledstein colloca la nascita del professionalismo nella seconda metà dell’Ottocento, quando l’America, a suo dire, cercava in tutti i modi di distinguersi dal Vecchio continente, rifiutando la distinzione in classi della società e costruendo l’identità nazionale sull’idea di una società a classe unica, la middle class, dove non esistessero più né aristocratici né proletari. La soluzione ingegnosa per venire a capo di questo problema sarebbe stata quella di proporre l’ideologia meritocratica come criterio di lettura delle differenze sociali, che
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non esisterebbero di per sé, come eredità di divisioni secolari trasmesse di generazione in generazione, né come prodotto di un ordine politico architettato per mantenerle tali, ma semplicemente in quanto risultato di una maggiore o minore affermazione dell’individuo secondo le sue doti di abilità e capacità di competere. Veicolo di questa ideologia fu la cultura del professionalismo, “una cultura che è servita a meraviglia a individui che aspiravano a pensare molto bene di se stessi”,3 veicolo potente perché faceva leva non solo sull’ambizione ma sull’insicurezza delle persone (“forse nessun sistema di pensiero puritano è mai riuscito ad usare l’insicurezza della gente così come è riuscita a farlo la cultura del professionalismo”).4 Che l’ideologia meritocratica e il mito del self made man fossero una componente essenziale dello spirito dell’America era un dato acquisito ben prima che Bledstein scrivesse il suo libro, la sua interpretazione però era assai originale non tanto nel riconoscere valore costituente a quella ideologia, quanto nel dare a quella ideologia un corpo, una figura sociale ben individuata, quella dello specialista, del professional. In modo da potersi chiedere, subito dopo, se questa figura non divenisse contraddittoria con quella di una società a classe unica, perché i professionals si costituiscono inevitabilmente in una élite e quindi finiscono per diventare fedeli più alle convenzioni del loro linguaggio che alla verità, riuscendo a essere tanto più influenti, in quanto a loro viene delegata la formazione della classe dirigente, in particolare l’insegnamento universitario. Si badi che Bledstein non critica il linguaggio esoterico, critica il linguaggio e la mentalità “specialistici”. Il suo interesse si rivolge all’istituzione formativa di alto grado, come dice chiaramente il sottotitolo, e accenna solamente al problema che interessa a noi, quello delle professioni della conoscenza. Ma dagli studi di brillanti americanisti5 sappiamo che nell’epoca di cui lui parla, a cavallo tra Ottocento e Novecento, le grandi corporation americane avevano scoperto l’utilità di impiegare conoscenze professionali indipendenti o salariate per migliorare sia la loro immagine all’esterno (le public relations), sia i rapporti con il personale (le human relations). Da queste prime esperienze si sviluppa il mercato della consulenza al management, che porta da un lato alla formazione di grandi società multinazionali, di dimensione pari a quella dei loro clienti, dall’altro alla costituzione di un mercato parallelo di professionisti indipendenti che arricchisce il settore dei “servizi alle imprese”.6 Sono tre austriaci emigrati negli Usa per sfuggire al nazismo ad aprire nuove strade per la consulenza d’impresa: Peter Drucker nelle teorie del management, Paul Lazarsfeld nel marketing e Edward Bernays, il
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nipote di Freud, nelle pubbliche relazioni. Si sviluppa dagli anni venti, anche in Europa, un mercato di lavoratori della conoscenza (brain workers) che forniscono servizi al mondo dei media, della pubblicità, della cultura di massa, dello spettacolo, per l’elaborazione di testi, la creazione di grafica e altro, e sono in gran parte freelance, o integrano con il reddito proveniente da questi servizi quello, insufficiente, che deriva dalle loro vocazioni artistiche o letterarie. La professional expertise diventa una pratica riconosciuta dal modo di produzione fordista e dall’ambiente metropolitano. Con la grande mobilitazione di risorse del New Deal rooseveltiano la funzione dell’“esperto” viene incorporata nella macchina amministrativa, nelle agenzie governative e acquista, in certe campagne, un valore analogo a quello del social worker, cioè a chi deve stabilire il collegamento tra i bisogni oscuri o nascosti o inespressi della società e lo stato assistenziale. Al tempo stesso, con l’immissione sempre più massiccia di conoscenze tecnico-scientifiche nel mondo della grande impresa e la necessità di rispondere all’obsolescenza delle tecniche e delle competenze, comincia a svilupparsi il settore della formazione esercitata al di fuori dell’istituzione scolastica pubblica. È la prima comparsa di un mercato dei freelance, subito frenato da un lato dalla preferenza delle imprese di allora di internalizzare le competenze (il fordismo è la generalizzazione della società salariata) e dall’altro dall’ingerenza sempre maggiore dello stato nei processi economici e sociali, che porta alla trasformazione di molti professionisti indipendenti in funzionari pubblici. Il mercato dei freelance tornerà non a caso ad aprirsi e poi a esplodere negli anni settanta e ottanta in seguito a processi di esternalizzazione e a una graduale ritirata della mano pubblica dall’erogazione di servizi.

Pastoie italiane
In Italia è andata diversamente. Non è qui il caso di ripercorrere il cammino storico del riconoscimento delle professioni nel nostro paese, ma richiamare alla memoria due o tre circostanze che possono offrire spunti di riflessione a un discorso sulle professioni non regolamentate forse non è fuori luogo. Nei primi anni del Novecento alcune organizzazioni professionali (per esempio quella dei medici condotti) si erano costituite traendo ispirazione dalle ideologie socialiste e mazziniane e si erano collegate alle Camere del lavoro e al sindacalismo operaio. Ma il movimento operaio nel suo complesso non fu capace di cogliere le
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trasformazioni che avvenivano all’interno del ceto medio, in particolare non colse – pur essendo in una posizione privilegiata di osservazione – il significato dell’emergere delle professioni tecniche in seguito all’affermarsi del taylorismo e del fordismo. Professioni, queste, che si sarebbero sviluppate al servizio delle imprese e delle pubbliche amministrazioni, a differenza delle professioni liberali tradizionali, focalizzate sui servizi alle persone. Il movimento fascista invece colse con immediatezza questo passaggio.7 Nel 1920 a Milano viene fondata la Confederazione italiana del lavoro intellettuale e nel 1921 a Roma il Sindacato del lavoro intellettuale. Le leggi istitutive di ordini e collegi professionali si susseguono negli anni dal 1923 (architetti, ingegneri) al 1939 (consulenti del lavoro), ma rimane per un certo periodo, nell’ordinamento corporativo, il segno di un’originaria impostazione “sindacale”, di un atteggiamento rivendicativo e negoziale, duro a morire proprio in una professione “nuova” come quella dell’ingegnere, che veniva esercitata prevalentemente alle dipendenze dell’impresa (a Milano nel 1935 erano 1530 gli iscritti all’albo e 1346 gli iscritti al sindacato). Il regime fascista avrebbe voluto sostituire integralmente il modello liberale dell’autonomia della professione riconosciuta dallo stato con il modello corporativo, che assimila le professioni intellettuali al mondo del lavoro tout court, negando loro uno status particolare. In realtà dovette accontentarsi di un compromesso: quando era interesse politico esaltare le scoperte italiane sui prodotti sintetici il fascismo diede riconoscimento alla professione di chimico. Analogamente si comportò il governo repubblicano nel 1962, quando, indotto dai successi dell’Ente nazionale idrocarburi nella ricerca e nell’approvvigionamento di fonti energetiche, diede il riconoscimento alla professione di geologo. Il rapporto tra professioni tecniche e sviluppo dell’innovazione nel settore manifatturiero è stato molto stretto nei percorsi di riconoscimento. Scrive uno dei maggiori studiosi del fenomeno in Italia:
Il caso dell’ingegneria mostra con chiarezza che le origini delle professioni diverse dalle “classiche” [...] vanno inquadrate nella profonda trasformazione subita dal capitalismo, l’evoluzione della divisione del lavoro nelle grandi organizzazioni private e pubbliche crea di continuo nuove occupazioni specializzate, molte delle quali si pongono il traguardo della professionalizzazione.8

L’Associazione nazionale degli ingegneri italiani viene costituita nel 1919, quattro anni dopo si avrà sia l’istituzione dell’Ordine degli ingegneri e degli architetti sia la riforma dell’istruzione superiore – che negherà ai diplomati degli istituti tecnici
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l’accesso all’università –, e nel 1933 viene istituito l’esame di stato. Ma tutto questo processo si svolge in un quadro di forte crisi occupazionale; è la mancanza di lavoro a portare gli ingegneri a costituirsi in gruppo di pressione, mentre per tutto il periodo del fascismo la conflittualità interprofessionale tra ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, agrimensori rimane accesa e si allenta solo in parte nel dopoguerra con il boom edilizio degli anni sessanta.9 Anche la storia italiana dimostra che il mercato, inteso come insieme di fattori che trasformano i modi di produzione e gli stili di consumo, è decisivo nel condizionare l’ascesa e il declino delle professioni intellettuali. Secondo le dottrine liberali, il mercato è un sistema che si autoregola; come sappiamo è invece un sistema che produce distorsioni e disuguaglianze. La conflittualità all’interno delle professioni tecniche si è mantenuta elevata anche negli anni sessanta e settanta. È bastato liberalizzare gli accessi all’università nel 1969 e permettere a periti e geometri di diventare architetti e ingegneri perché si producesse un boom dell’offerta e il controllo dell’accesso alla professione, che è una delle ragioni degli ordini, diventasse un atto puramente formale. Come se non bastasse, i liberi professionisti indipendenti, quelli che esercitavano attività di lavoro autonomo, erano messi in difficoltà dalla concorrenza esercitata da ingegneri e architetti, salariati delle pubbliche amministrazioni, che a part-time o come secondo lavoro, spesso in nero, firmavano progetti. La situazione sembra sia andata migliorando solo quando si è aperto il nuovo mercato delle regioni, ma questo dimostra ancora una volta che la pretesa di possedere una competenza esclusiva è forte nei periodi di magra della domanda e si allenta quando c’è lavoro più o meno per tutti. È un sistema di autodifesa parasindacale, non c’entra nulla con codici etici e saperi esclusivi. Ma poiché il mercato dei servizi professionali è dominato dalla domanda, questi sistemi di difesa parasindacale non producono alcun effetto di riequilibrio e trasferiscono allora la loro impotenza nelle dinamiche interne all’ordine stesso, creando cricche di potere e pratiche di nepotismo di cui sono vittime gli iscritti più giovani oppure quelli privi di adeguato lignaggio.
Le libere professioni sono in realtà un gruppo di occupazioni accomunate essenzialmente da un’ideologia. Si tratta di un’ideologia che è stata promossa con successo dalle élite che dominano alcune occupazioni particolarmente prestigiose (soprattutto medici e avvocati), si è diffusa nelle società capitalistiche grazie alle sue affinità con l’ideologia dominante, ed ha mietuto vittime tra gli stessi scienziati sociali.10

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Altrimenti non si spiegherebbe perché proprio le professioni ordinistiche abbiano registrato negli ultimi anni un aumento del numero degli esercenti così esorbitante. L’albo dell’Ordine di Milano-città. il modello ordinistico già mostra ampiamente la corda per coloro ai quali lo stato ha dato un riconoscimento pubblico. conta 15. che è affidato agli esami di stato. non sono nemmeno riuscite a esercitare una vigilanza sulla qualità della prestazione.12 Tuttavia il coagulo di interessi che si è formato attorno agli ordini riesce ancora a difenderne la funzione. hanno creato diseguaglianze all’interno della stessa professione e.600 iscritti nell’elenco ordinario. che in Italia hanno ottenuto un riconoscimento pubblico e sono organizzate in ordini. bloccando sistematicamente la pretesa di semianalfabeti a salire in cattedra. gli ordini italiani svolgono funzioni burocratiche. si limitano a verificare che i nuovi iscritti siano in regola con la legge e non hanno alcun potere di regolazione degli ingressi. L’Ordine dei giornalisti è riuscito forse a fermare il degrado dell’informazione e lo stile dei media nel nostro paese? Ci ha provato.000 in più all’anno. Oggi. alla fine: 51 . a vigilare sulla qualità del corpo docente. i clienti che non pagano. sembra dargli ragione. agli inizi degli anni ottanta. Incapaci di riequilibrare gli alti e bassi della domanda. si diffondono le “nuove” professioni nei servizi alle imprese e alle persone. i grandi studi che licenziano. come in passato. il caro previdenza aggravato dal fenomeno degli avvocati “fantasma” iscritti all’ordine ma che non versano alla Cassa forense. Il 35 per cento del reddito della categoria è prodotto dal 15 per cento dei legali. aspetto non trascurabile. quella dell’insegnamento universitario. Benché la linea dell’Unione europea e dell’Autorità antitrust sia stata quella di identificare professioni e imprese. ma l’esperienza passata delle professioni. almeno? Del resto. 3200 abilitati e 1500 praticanti. la concorrenza feroce.11 Basti pensare agli avvocati: 230. 15. come possiamo pensare che ci riescano professioni meno protette? Quando.000 in Italia.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 51 Possiamo condividere o meno questa tesi di Tousijn. aggiornato ad aprile 2010. se non ci è riuscita nemmeno la professione più protetta in assoluto.

ormai assimilate alle imprese. In realtà. contribuiscono a spazzare via l’interesse per le questioni del professionalismo. I professionisti sono “una parte.13 Pur riconoscendo che le professioni. Riescono a respingere i propositi governativi di abolirli in nome della liberalizzazione sostenuta dall’Unione europea. Il momento in cui gli ordini professionali acquistano rilievo e si pongono ancora come una forza sociale in grado di condizionare lo stato è nel periodo dei governi di centrosinistra allo scadere del secondo millennio. e cita il caso di medici e avvocati che svolgono in condizioni estreme la loro arte.17 I lavoratori della conoscenza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 52 L’Unione europea ha ceduto alle pressioni delle professioni protette annacquando il liberismo puro che aveva contraddistinto i suoi precedenti programmi. fondamentale ma non esaustiva. d’un nuovo ceto composto dalle varie espressioni dei lavoratori della conoscenza”. da almeno un decennio. come scrive Prandstraller. che si sono formati come multiforme strato 52 . fonte di quella reputazione che al professionista veniva riconosciuta per la natura sociale del suo lavoro. ma non riescono a porsi come “terza forza” tra le rappresentanze sociali di Confindustria e dei tre sindacati Cgil. dimostrando ancora una volta che in momenti di difficoltà alcuni strati di ceto medio possono mobilitarsi con successo. la tematica delle professioni intellettuali converge. sono “sottoposte ad una mutazione irreversibile della loro natura e delle loro funzioni”.15 Le prime ricerche sui lavoratori della conoscenza che assumono questi parametri di valutazione compaiono in Italia a metà degli anni novanta. Cisl e Uil. che si moltiplicano negli Stati Uniti fino alla crisi del 2002. alle prestazioni concrete del lavoro di conoscenza dentro e fuori le imprese. In realtà.com. “su quella più complessa che riguarda i knowledge workers”.14 una studiosa come Maria Malatesta dimostra di credere ancora alla natura particolare dell’etica professionale. in particolare quelle di Andrew Ross. ci sembra di poter obiettare.16 Finalmente si esce dalla palude della sociologia delle professioni. Le inchieste sul lavoro nelle dot. più che per fedeltà a un codice etico della professione. se un medico invece di fare soldi con uno studio avviato a Parigi preferisce rischiare la pelle in zone di guerra con Médecins sans frontières è per una scelta che rientra nella sua visione generale del mondo e dei rapporti politico-sociali. si smette di discettare sulle opinioni delle varie scuole e si torna all’osservazione della realtà empirica. anche in Italia. è per convinzioni ideologiche o religiose.

il cui ruolo sarebbe stato quello di assicurare l’ordine sociale capitalistico attraverso la razionalizzazione sia dei modi di produzione (taylorismo).vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 53 sociale a partire dagli anni ottanta.19 Non le si può negare certo coerenza con la sua attività precedente. Negli stessi anni si costituisce la Freelancers Union. come si è visto di recente in occasione della discussione in Parlamento della riforma della professione forense. nella quale gli Ehrenreich includono anche i self em53 . completamente diversa dalla “piccola borghesia” tradizionale. la cosiddetta “Progressive Era”. e non un genere umano.18 Che il nostro sia un paese arretrato è ogni giorno più evidente. sono un’altra cosa. come dice Pierre Bourdieu.20 La sua formazione risalirebbe agli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento. importanti fondazioni private come la Rockefeller e la Carnegie avrebbero promosso lo sviluppo di questa classe. continuano a pensare in termini di associazioni assimilate agli ordini. un sindacato finalmente.unitedprofessionals. che verso la metà del secolo scorso sarebbe diventata una componente quantitativamente rilevante della popolazione attiva degli Stati Uniti. Disagio e risveglio dei ceti medi La giornalista e saggista Barbara Ehrenreich con il suo sito www. anche coloro che ritengono la professione una costruzione intellettuale. Dedica i suoi sforzi ai salariati ma è in sintonia con le Unions dei professionisti indipendenti. sia dei sistemi di governance. di professionisti manager. l’organizzazione di tutela e di rappresentanza dei lavoratori indipendenti. Sarebbe nata in quel periodo la figura moderna dell’“esperto”.org è diventata da qualche anno una protagonista del movimento di autodifesa dei lavoratori white collars americani. lo stesso sistema universitario si sarebbe adeguato alle nuove esigenze della società e della produzione. il cui ruolo. con la costituzione di una serie di figure professionali nuove. È del 1977 un saggio in due puntate su “Radical America”. dove abbozza una teoria della formazione di una classe sociale che chiama “professional-manageriale”. Ma nella situazione italiana questa semplice idea stenta a farsi largo. viene messo in discussione dagli stessi che esercitano professioni regolamentate. scritto assieme al marito John Ehrenreich. il tema della middle class è stato uno dei suoi preferiti sin dagli anni settanta. tra l’altro. una forma associativa che non vuole essere diversa da quelle che storicamente sono state le forme di difesa e rappresentanza del lavoro.

un senso di autonomia da interferenze esterne alla pratica della professione (solo gli appartenenti alla professione possono dare un giudizio sul valore della prestazione del singolo). prima della fase dell’industrial unionism. che si sia formata allora una consapevolezza di essere una classe è invece da escludersi per il motivo che i nostri autori giustamente individuano: l’identità era costruita sulla singola professione.21 “La forma caratteristica di auto-organizzazione della classe professionale-manageriale era la professione. quindi non c’era un’aspirazione a rappresentarsi come classe omogenea. quando l’identificazione era con il sindacato di mestiere. l’esistenza di un corpo specializzato di conoscenze. malgrado gli stili di vita e il senso comune fossero gli stessi. accessibile solo mediante una lunga pratica. Max Weber e la “vocazione professionale” Ma torniamo allo schema interpretativo proposto da Bledstein e allo sviluppo di una cultura. di un’ideologia della professionalità. l’esistenza di standard etici che includono una dedizione (commitment) all’interesse pubblico. stringendosi attorno alle loro associazioni e rivendicando un diritto a governare la società – intesa come sistema d’impresa e come sistema amministrativo – secondo i princìpi dell’efficienza. Fin qui nulla di nuovo. Ricostruire la storia di un gruppo sociale significa contribuire a conferirgli identità. un classico che ha fornito l’interpretazione comunemente accettata della nascita della società americana del Novecento. Che il lavoratore intellettuale moderno. lo schema è quello di Richard Hofstadter in The Age of Reform (1955). terzo. c’era anzi una ricerca di differenziazione per professioni. destinata a restare sconfitta. Là dove i due Ehrenreich introducono una loro lettura originale è nel mettere in risalto come negli anni venti questa classe di funzionari del capitale monopolistico abbia cominciato a ribellarsi in nome delle sue etiche professionali. che avrebbe conferito nei decenni successivi un’identità sociale e un senso di appartenenza a tanti lavoratori auto54 . abbia avuto origine nell’epoca del fordismo e del taylorismo è un fatto acquisito. il tipico knowledge worker di oggi.” Quali sono i requisiti essenziali perché una professione possa chiamarsi tale. secondo. Per analogia potremmo pensare alla fase primordiale di costituzione della classe operaia come classe. somigliante ancora alle vecchie corporazioni. Fu un’utopia tecnocratica.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 54 ployed. secondo questi autori? Primo. L’identità si costruiva sulla differenza.

è pienamente consapevole di usare una parola che vuol dire. tedesco in particolare. nei casi peggiori. più che condizioni di carattere intellettuale. non possiamo lavorare senza sperare che qualcuno vada più avanti di noi”) e l’innovazione. per dirla sempre con Weber. nei casi migliori. di altri sociologi dell’epoca e di suo fratello Alfred.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 55 nomi. Leggendo quelle pagine. la dedizione a un’idea di “progresso” (“venir superati non è solo la sorte di tutti noi ma lo scopo del nostro lavoro. meglio farebbe a cambiar mestiere.22 Qual è il punto di partenza del suo discorso? Proprio un confronto tra il sistema universitario americano e il sistema europeo. l’idea che rappresenta qualcosa di nuovo (Einfall). “la scienza è entrata in uno stadio di specializzazione che prima era sconosciuto ed in futuro continuerà a restare così” e ancora “una prestazione professionale definitiva e valida oggi è sempre una prestazione specialistica”. occorre ricordare che il termine tedesco Beruf contiene un insieme di significati che non sono traducibili con il semplice termine di “professione”. accattivante. di disposizione d’animo. nel raccomandare alcune scelte organizzative al management di un’impresa. e un rimescolamento. Ma il fatto che le condizioni per il corretto esercizio di una professione sono condizioni di carattere morale. era perfettamente consapevole della rivoluzione che stava investendo i sistemi di organizzazione del lavoro – si com55 . oltre a professione. Il problema del Beruf – Weber. detto in parole povere. “vocazione” e. meglio avrebbe fatto l’autore a stare zitto. Significa che se un consulente di direzione. si misura con un contesto sociale in cui. ma è semplicemente una rilettura. di ciò che altri hanno scritto. che se una pubblicazione che vuole essere scientifica non contiene nemmeno un frammento di idee nuove. Quando Weber impiega il termine Beruf. non sufficientemente messo in risalto dalle letture e dalle interpretazioni correnti di questo testo. è invece di fondamentale importanza perché significa. si limita a riciclare in un’elegante. ritiene di dover tener conto di una serie di condizioni morali. per la dimestichezza con gli scritti di Lederer. presentazione solo quanto gli è stato detto nell’intervista con l’amministratore delegato. il nostro pensiero non può non correre subito a un testo che rimane un caposaldo nella storia della riflessione sul concetto di professione: la conferenza di Max Weber del 1917 su Wissenschaft als Beruf. quindi nell’analizzare come avviene che una persona decida di scegliere un percorso professionale. anche se il modo corrente per definire una libera professione in tedesco è Freiberuf. in assenza delle quali è difficile esercitare la professione: la “passione” innanzitutto. Prima di riassumerne brevemente i punti più interessanti. Quest’ultimo punto.

25 56 . forse è inevitabile.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 56 plica nell’epoca fordista a causa del sempre maggiore “tecnicismo” dei prodotti intellettuali. la logica dello specialismo è talmente costitutiva del lessico da rendere impossibili altri linguaggi. prima di emigrare negli Stati Uniti e di diventare là il fondatore delle teorie del management. le logiche sono differenti. perché modifica i percorsi di carriera. precario proletaroide il primo. Il passaggio non è indolore. la sempre maggiore richiesta di specializzazione creano problemi di accesso alle conoscenze da parte della maggioranza dei possibili utenti. Dunque è inevitabile la costituzione di caste? Nel caso di professioni tutelate dall’inamovibilità è possibile. ma questo interrogativo dimostra come il superamento di queste contraddizioni non possa consistere soltanto in un atteggiamento etico di disponibilità alla comunicazione. Anche il businessman deve avere passione. sotto l’influsso delle tendenze vincenti che provengono da oltreoceano (“L’università tedesca si americanizza”). Sarebbe un errore infatti credere che Weber e i pensatori sociali di lingua tedesca degli anni venti e trenta non avessero presente il ruolo del Beruf nel libero mercato.23 Weber quindi tocca un punto che nel testo di Bledstein costituisce un importante interrogativo: la progressiva tecnicizzazione dei prodotti intellettuali. tanto maggiore autorevolezza conferivano alla casta sacerdotale?24 Può darsi. sia perché hanno avuto un ruolo storicamente rilevante nel definire le caratteristiche dello “spirito imprenditoriale” (Unternehmensgeist) sia perché consideravano le inclinazioni morali e la disposizione d’animo dello scienziato non diverse da quelle di un operatore commerciale o di un fondatore di un’impresa. della sempre maggiore specializzazione della produzione accademica. innesca una logica di gruppo o di casta che pian piano porta i savants di oggi a parlare linguaggi incomprensibili e a comportarsi come i sacerdoti delle religioni antiche che muovevano le labbra in espressioni che quanto più erano inaccessibili alla comprensione generale. i primi capoversi della sua conferenza sono dedicati non a caso al modo in cui un giovane entra nel mondo accademico e alle diverse condizioni di lavoro di un Privatdozent tedesco rispetto a quelle di un assistant americano. come dice esplicitamente Weber nel testo citato. deve essere votato al progresso e deve avere inventiva. nel caso di professioni aperte al libero mercato. salariato l’altro. Chi aveva letto gli scritti di Weber e conosceva alla perfezione la letteratura austro-marxista degli anni venti era certamente il viennese Peter Drucker.

strettamente connesso all’ideologia meritocratica. per la quale è necessario un percorso formativo specifico. il successo che si traduce in termini di prestigio sociale e di reddito. è il concetto di personal career. che conserva dei connotati assolutamente caratteristici. Lawrence Lowell è esplicita: la scuola è stata creata per rispondere alla domanda impellente di considerare il business management come una professione distinta.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 57 Business e professione L’elaborazione di una filosofia della professione nel libero mercato è un tipico prodotto del pensiero americano. È inconcepibile nel pensiero americano un’etica della professione priva di un’idea di successo in una competizione senza quartiere con altri professionisti. Nel 1922 esce il primo numero della “Harvard Business Review”. insieme alla volontà di competere. Benché l’istituzione ospedaliera o la professione forense oggi siano organizzate come imprese che competono sul mercato. l’avvocato. l’architetto ecc. Il problema di costruire un’etica professionale diversa da quella delle professioni liberali attraversa dunque tutta la storia recente del lavoro di conoscenza svolto in maniera indipendente. il fondamento etico di queste professioni sta ancora in codici deontologici antichi di secoli. L’articolo che Lowell trae dalla sua prolusione viene pubblicato con l’infelice titolo The Profession of Business. e subito uno dei temi dibattuti dalla rivista è “se il business può essere pensato come una professione”. Qui sta la radicale separazione dalla morale della professione all’interno dell’istituzione accademica o da quella espressa dalle regole deontologiche delle libere professioni tradizionali: il medico. non viene mai indicato come determinante nella scelta di esercitare la professione di medico o di avvocato. scritti da docenti della business school. un’università speciale. Il primo di questi. nel momento in cui si tratta di definire dei parametri che servono a identificare una nuova professione e si delinea la disposizione d’animo necessaria a esercitarla con successo. persone destinate a 57 . Nel settembre 1923 la prolusione all’anno accademico tenuta dal presidente A. interrogativo non retorico per chi si appresta a organizzare una scuola di business. del cui futuro promettente sembra si rendano ben conto i primi contributi sul periodico. Al tempo stesso è naturale che. evento importante nella storia del sistema universitario americano. mentre il senso del suo discorso era chiarissimo: noi qui vogliamo formare manager. espressione ambigua. il modello delle professioni liberali si presenta come quello di più immediata imitazione o ripetizione.

In effetti riesce veramente difficile capire il senso di campagne per la formulazione di codici etici sostenute at58 . scrive Joel Podolny. la certificazione. il codice etico. L’America e l’intera comunità degli affari erano sotto lo shock provocato dal fallimento di Lehman Brothers e il grande interrogativo che l’opinione pubblica si poneva era. Era una lucida giustificazione dell’esistenza di un’università speciale per manager. “il manager non ce l’ha ed è giusto che sia così”.26 La discussione che si aprì allora.” scrive un altro ancora. professione è quando chi la esercita risponde finanziariamente e legalmente dei suoi errori. ci permette di intravedere che cosa oggi il senso comune delle élite intenda per professione: la professione è padronanza/controllo di un “set” di conoscenze e di competenze ben definito. perché il management non è una professione. non esiste una deontologia professionale?”. non esiste. se lo fosse le business school non sarebbero università ma scuole professionali. “la parola professional può aver avuto un senso cent’anni fa. la professione è un insieme organico di competenze che rende più semplice la definizione di standard”. per produrre dei risultati ripetibili. comporta un obbligo fiduciario nei confronti dell’utilizzatore finale del servizio (il singolo professionista deve avere influenza sulle decisioni del cliente). e ancora “queste sono discussioni da professori universitari. No. sono infusi nel comportamento delle persone che sono occupate in questa attività”. oggi si guarda ai risultati e basta!”. con puritana inclinazione. di non arrecare danno o di perseguire il bene migliore. ex rettore della Yale School of Management. dice un altro. mentre avrebbe potuto sollevare l’interrogativo: per formare manager è necessaria un’università? Nei mesi dopo la crisi del 2008 questi dibattiti risalenti agli anni venti sono riemersi nelle pagine della “Harvard Business Review”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 58 occupare posizioni di executive in organizzazioni complesse. a chi volete che interessi il titolo. “una professione per essere tale deve avere un codice etico o un codice di condotta”. “com’è possibile che si sia arrivati a tanto? Gli uomini dell’alta finanza dagli stipendi favolosi non hanno un codice etico al quale devono attenersi. uno che impara un certo ‘set’ di conoscenze molto tecniche. rispondeva un professore sulla “Harvard Business Review”. non contribuiva però a chiarire meglio che cos’è una professione. e che poi è continuata vivace e talvolta concitata sul blog della rivista. quando si è in grado di dare una definizione e di esercitare un controllo sull’uso del titolo. per esempio quello di dare consigli imparziali. “ma oggi il professionista è assimilabile a un artigiano. “un’attività merita il diritto di chiamarsi professione solo se alcuni ideali. lo status. molto specifiche.

alla svalorizzazione delle competenze. La rapida espansione di etiche professionali dopo la Prima guerra mondiale può essere attribuita interamente a questioni di status. Che senso ha invocare un codice di comportamento per un professionista quando alle imprese è consentito di agire illegalmente con sistematicità? Nell’era della globalizzazione esiste forse un unico concetto di legalità in tutto il mondo? Non è proprio l’esistenza di diversi criteri di legalità a determinare la mobilità del capitale? La ricerca dell’impunità non è forse uno dei grandi motori delle delocalizzazioni? Che cosa dovrebbe produrre un codice etico. Ma è una risposta falsa e imbelle. Non era la complessità delle nuove competenze ad aver reso necessari i codici etici. 59 . dopo che avremo messo a fuoco altri aspetti della condizione del lavoratore della conoscenza indipendente per capire quale sia l’atteggiamento verso il suo mestiere che gli può creare minori contraddizioni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 59 tualmente da associazioni di professionisti non tutelati da ordini. Settant’anni dopo sarebbe stato lo stesso con gli informatici. poi il fenomeno si sarebbe generalizzato.27 Era un periodo di forte obsolescenza delle professioni in seguito ai processi d’innovazione accelerati grazie alle consistenti risorse che le grandi imprese investivano nella ricerca. Già nelle professioni liberali tradizionali il codice etico ha assunto da tempo un valore puramente simbolico (l’Ordine dei medici tedesco ha forse espulso tutti i suoi membri coinvolti nelle pratiche di igiene sociale e di sterminio razziale del nazismo?). un’autoregolazione del mercato? Chi ha approfondito il problema dal punto di vista storico ci insegna che i codici etici delle professioni sono stati uno strumento mediante il quale una parte del ceto medio ha cercato di recuperare riconoscimento sociale in un periodo in cui si sentiva schiacciato dal ruolo sempre più importante che il volto anonimo delle grandi corporation assumeva nella società. Per questo è opportuno lasciare da parte per un momento l’etica e riprendere il discorso sull’ideologia meritocratica. lo vedremo meglio in seguito. alla crisi di mercato. Un caso precoce di obsolescenza della professione fu quello degli ingegneri agli inizi del Novecento.28 Forse è lo stesso fenomeno che si ripete oggi: l’insistente richiesta di riconoscimento di albi da parte di certe associazioni delle professioni non ordinistiche. la loro riproposizione delle necessità di codici etici sono un modo per rispondere con una limitazione dell’offerta alla crisi di domanda.

la competizione per il successo. Non è un problema generalizzato di tutte le professioni intellettuali. spesso non ha nemmeno una formazione universitaria specifica per la professione che esercita. Uno specialista salariato. nella piena maturità del sistema fordista. Il freelance delle nuove professioni ha difficoltà persino a spiegare al figlio che razza di lavoro sia il suo. anzi. due strade si presentano per conferire riconoscibilità al soggetto: la strada delle professioni liberali tradizionali e la strada dell’affermazione economica.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 60 Freelancing Il successo. nessun titolo di studio ha certificato la sua competenza. insomma. dunque. giustamente. Come può essere riconoscibile socialmente? La risposta americana è stata la più pragmatica e forse anche la più realistica: diventando ricco e famoso. si rifiutano di cedere la loro specificità e la loro chiave d’accesso al riconoscimento sociale. e questo basta a definirlo socialmente. che non erano tutelate da barriere all’accesso. Innanzitutto è un impiegato. ma un problema specifico di quelle esercitate in maniera indipendente. Un oscuro medico di campagna è pur sempre un medico che può rivendicare per sé il medesimo rispetto riservato al direttore della clinica universitaria. Nel periodo in cui spuntano sul mercato le nuove professioni e chi le esercita non ha un’immediata riconoscibilità sociale. la sua retribuzione è garantita indipendentemente dal livello delle sue prestazioni (in quel periodo storico la retribuzione in base al rendimento era già cominciata ma per gli impiegati non aveva l’importanza che aveva e avreb60 . L’etica del successo andava a pennello per i freelance delle nuove professioni. non ha analoghi problemi di riconoscibilità sociale. del successo. la sua competenza è certificata dall’azienda per cui lavora per il fatto stesso che lo ha assunto per quella mansione e gli offre la possibilità di arricchire le sue conoscenze con l’esperienza sul campo. cioè persone che non potevano dimostrare di essere in possesso di particolari competenze certificate da titoli di studio specifici. completamente in balìa del mercato. Percorrere la prima significa entrare in un territorio riservato a potenti corporazioni che. della notorietà. L’etica del successo e l’ideologia darwiniana a essa associata s’identifica quindi con l’etica professionale. i percorsi di carriera nelle aziende obbedivano a meccanismi molto rigidi). che lavora alle dipendenze di un’impresa. i suoi percorsi di carriera sono ben definiti da regole aziendali (nel periodo in cui nascono le nuove professioni. nessun esame di stato gli ha conferito un’autorizzazione pubblica a esercitare il suo mestiere.

Pertanto l’etica del successo. il miraggio del successo è lo strumento con cui si rende convincente l’idea che il comportamento naturale dell’uomo sia di natura competitiva. Fachmann. deve essere costruita artificialmente per il professionista che eroga dei servizi. professional. il suo percorso di carriera è incanalato dentro un’istituzione. Quel tipo di professionista offre un servizio e la logica del servizio è ben diversa dalla logica della libera creazione dello spirito. Il successo del professionista appartenente alla categoria che abbiamo delineato non segue le stesse dinamiche del successo proprie di un artista. basta volerlo intensamente. musicista o altro. giudica in maniera diversa dal fenomeno che viene descritto come “il gradimento del pubblico”. Il professionista non deve mai di61 . inoltre incide sulle fortune o sfortune economiche del cliente. si comporta. basta dedicarvisi anima e corpo. l’identificazione con gli interessi e il successo del cliente. non solo nel mondo del business ma nella vita di ogni giorno. l’attenzione che gli dedica.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 61 be avuto in seguito per il lavoro operaio). la competenza è l’opposto di amateur. ancora una volta. La vera competenza sta qui. Se a un pubblico l’esibizione di un artista non piace. non è la tecnica la sua maestria. Il successo pertanto dipende sempre da un altro. il costo per il cliente può essere elevato. non è il suo sistema di conoscenze specialistiche e la padronanza con cui le utilizza a farne un lavoratore intellettuale indipendente con chance di successo. dal cliente. dice Drucker. Innanzitutto. quella che in tedesco è propria del Fachmann e in inglese del professional. E qui la semplice filosofia della competizione ovviamente non è sufficiente. rimpiange solo il costo del biglietto. è di tipo morale e comportamentale: non è chi possiede determinate competenze tecniche a essere un professionista. entra in gioco l’altro fattore determinante: la competenza tecnica specifica. L’etica del successo forma un unico agglomerato mentale con l’etica della competizione. la relazione tra il professionista indipendente e il suo cliente è molto personale. quasi alla portata di tutti. attore di teatro. Il rischio del freelance è di tutt’altra natura. Il passaggio successivo è quello più difficile. il quale acquista il servizio come una merce e ragiona. che è naturale nell’artista. dice Weber. perciò l’etica del successo è anche una specie di eccitante per far apparire il successo come un evento comune. ma la capacità di relazione con il cliente. comprese le sue prospettive di carriera. Ma com’è possibile definire quando non esistono sistemi formativi che la certificano? La risposta. sia esso scrittore. se a un cliente il professionista offre una prestazione di basso valore o contenente valutazioni errate. è l’opposto di Dilettant.

impliciti nel termine Beruf. ma deve identificarsi con il suo cliente al punto da coglierne al volo le esigenze e intuire quali siano quelle di cui è inconsapevole. quello delle professioni indipendenti a servizio dell’impresa. risale a un periodo precedente l’attuale fase postfordista e si colloca in maniera specifica all’interno dello sviluppo di un nuovo mercato. degli affetti oltre che dell’intelletto e della volontà. intesa come coinvolgimento totale. Alla radice dell’etica professionale dei lavoratori intellettuali indipendenti. che nel linguaggio del professionalismo americano si chiamano commitment. quando nei paragrafi precedenti abbiamo citato le teorie contemporanee sul biocapitalismo e sul biolavoro. il requisito fondamentale richiesto non aveva natura conoscitivo-intellettuale ma emotivo-comportamentale. il requisito fondamentale per l’esercizio della professione era un altro: la disposizione d’animo. precedente e superiore all’atto di erogazione di energie fisiche o intellettuali. nel momento in cui era necessario configurare una bozza di codice deontologico. il vincolo di responsabilità. egli è a servizio di qualcuno pur non essendone dipendente. il semplice percorso formativo non bastava. anima e corpo. la tecnica era questione d’esperienza. ma ci siamo attenuti a un filone di pensiero che ha le sue radici nei primi teorici del professionalismo. Il vero professionista deve saper conquistare la fiducia del cliente. La dedizione al lavoro e il vincolo morale verso il fruitore della prestazione presuppongono un elevato livello di accettazione della propria con62 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 62 menticare che il suo mestiere è erogare servizi. non abbiamo usato un linguaggio spurio. lo abbiamo fatto non solo per un senso di stima e di rispetto per interpretazioni della realtà che in gran parte condividiamo.29 Pertanto. elaborate anche da persone con le quali abbiamo avuto un intenso scambio di idee sulle problematiche del lavoro autonomo. estraneo all’etica delle professioni. Ai nuovi professionisti si insegnava che l’erogazione di energia emotiva è il principale atto della prestazione. ma perché l’etica della dedizione totale al lavoro. Analogamente. La padronanza della tecnica era data per scontata. Occorre prestare attenzione a questo passaggio. trustworthiness è una delle parole chiave dell’etica professionale. quando nei paragrafi precedenti abbiamo parlato di disposizione d’animo libertaria nella scelta di praticare una professione indipendente da parte di molte persone negli anni settanta e ottanta. nell’esercizio della sua prestazione non solo deve avere riguardo per l’altro. Se nella ricerca del successo il professionista deve assumere un comportamento competitivo e non deve avere alcun riguardo nei confronti dei suoi rivali.

Non è così nella maggior parte delle nuove professioni che. il senso di distacco è maturato più rapidamente nella percezione di genere e ha preso voce nella letteratura e nella saggistica delle donne. rappresenta la principale molla dell’esistenza. prova di sé. hanno dedicato la loro vita al lavoro. alla cura delle relazioni personali e al lavoro conto terzi. si erano incrinate assai prima. spesso hanno sopportato una vita da cani. Il lavoro ha perduto il suo significato di “prestazione conto terzi” per diventare semplicemente impegno personale. i suoi più ciechi sostenitori avrebbero immaginato una vittoria simile. al vincolo affettivo e familiare e allo sforzo per migliorare la qualità delle prestazioni professionali. La crisi finalmente ha introdotto una crepa. orizzonte mentale e stile di consumo da ceto medio produttivo. oppure come un “doppio sì”. In alcune professioni si richiede uno spirito “disinteressato”. le ultime ricerche in ambito germanofono parlano di Arbeitskraftunternehmer. richiedono un cervello e un’anima completamente disponibili al sacrificio di un uso diverso del proprio tempo di vita. Negli anni ottanta e novanta abbiamo assistito a un’accettazione di massa di questo stile di comportamento. hanno interpretato come un unico grande coro questa commedia moderna. si è tradotto in una concezione della vita lavorativa come l’opposto di un percorso lineare. hanno occupato la loro mente con il problema del lavoro anche fuori orario. Ma le certezze. figli. donne in particolare. Nemmeno i padri più accaniti del capitalismo. specchio della propria identità. Professionisti indipendenti o salariati. si lasciano permeare dallo spirito del business e dunque richiedono uno stile di vita dove la carriera. una forte polarizzazione tra chi ha trovato ragione d’intensificare la dedizione e chi ha cominciato a guardare con maggior distacco “la carriera”. sparisce ogni riferimento alla professione come attività comune di un 63 . Tutte le decorazioni appese alla divisa della professione sarebbero state strappate.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 63 dizione sociale. di un imprenditore della propria forza lavoro. prestate a servizio delle imprese. l’univocità dell’orizzonte mentale.31 Corredato da venticinque pagine di bibliografia. talvolta sacrificando le loro relazioni personali. persone soprattutto impegnate nei ruoli della new economy. Forse proprio in seguito a una maggiore dedizione femminile al lavoro. il capitolo sulle professioni dell’Handbuch für Soziologie 2010 sottolinea l’importanza del pensiero femminista nella demolizione delle ideologie del professionalismo. coniuge. come una permanente “transizione”30 da uno status professionale a un altro. quella che viene chiamata comunemente “l’affermazione del professionista nel mercato”. lower middle class. amici.

e precisamente nelle attività degli ingegneri delle Grandi scuole. È un’attività che si articola su due poli estremi. È un caso di studio interessante perché lo sviluppo di quella che è stata chiamata consulting industry ha dato luogo alla costituzione di società di dimensioni multinazionali. quella del management che ne è l’utente e quella del mondo universitario. istintivamente vi si associa la figura di qualche “guru”. posseduto da persone che godono di una reputazione speciale. ma al tempo stesso ha creato quel particolare tipo di capitale che è stato chiamato “capitale simbolico”. universi che godono del massimo prestigio nella nostra società. che invece di entrare nella pubblica amministrazione diventano quadri delle imprese private.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 64 gruppo sociale. inoltre. Non si può negare che questa sia stata una “nuova” professione molto diversa da quelle liberali. del rapporto con il mondo accademico e dell’immagine pubblica del lavoro indipendente si confondano talvolta in maniera inestricabile è dato dalla figura del consulente di direzione d’impresa. e dunque alla quintessenza del professionalismo. su questa periodizzazione ormai c’è una convergenza di opinioni. la sua forza lavoro e il mercato. è quella che poco per volta ha rappresentato l’esempio vivente del successo individuale. di qualche uomo di successo. quello della grande organizzazione. perché non dotata di percorsi formativi specifici o di competenze esclusive. quindi del marchio. e quello dell’individuo singolo. di fatto è dopo il 1945 che ha assunto un ruolo importante e una sempre maggiore visibilità.33 Tra tutte le attività professionali. strapagato. Qualcuno ha parlato di rapporto “simbiotico” tra il mondo accademico e la consulenza di direzione. sia perché la figura che svolge questo ruolo occupa non di rado ambedue le posizioni. Il capitale simbolico che tale figura detiene le deriva da una doppia fonte di luce.32 Certi studi fanno risalire la sua diffusione in Europa addirittura al Piano Marshall. Indagini condotte sul caso francese ne rintracciano gli inizi già prima. Lo spartiacque è dato dalla crisi del modello fordista. Tanto che spesso la figura del consulente assurge a simbolo delle nuove professioni e del lavoro indipendente tout court. Benché i suoi inizi si possano collocare nel periodo tra le due guerre mondiali. sia perché si è verificato spesso uno scambio di tipo 64 . Consulenti di direzione: flagello o risorsa? Un esempio di come i problemi della reputazione. Quando si pensa a un consulente di direzione. rimane solo l’individuo. di un collettivo.

È difficile formulare un giudizio equilibrato proprio per il peso esercitato dalla tradizione del professionalismo e per l’importanza che al suo interno riveste il capitale simbolico. e in definitiva la spesa per le consulenze appare quasi un benefit del manager o un suo capriccio personale. c’è chi ha definito l’utilità del consulente di direzione puramente theatrical. che devono coprire i costi d’esercizio. In Italia la pessima fama del consulente è stata spesso imputata al suo rapporto con la politica e la pubblica amministrazione. Ma anche nel caso in cui le idee del consulente fossero eccellenti. la loro efficacia sarebbe ben poca. In questo caso il manager potrà contare forse su consulenze meno costose di quelle delle multinazionali. Il giudizio sull’operato del consulente e sugli effetti della sua prestazione è riservato al manager che lo ha ingaggiato e il manager non sarà mai disposto ad ammettere di aver sprecato i soldi dell’azienda. Povera di contenuti. priva di idee.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 65 utilitaristico tra la posizione del docente universitario e quella di chi svolge il ruolo di consigliere di potenti amministratori delegati di grandi aziende. tanto che il termine talvolta si confonde con quello di faccendiere. È altrettanto difficile controllare se un’organizzazione abbia veramente bisogno di consulenti esterni. date le resistenze inerziali dell’organizzazione a metterle in pratica. funzionale solo a dare spettacolo. Negli anni novanta il mito della consulenza di direzione si è andato progressivamente appannando. Il consulente procura sponsor all’università e l’università gli garantisce una posizione di prestigio e di inamovibilità. È possibile riprendere uno sguardo corretto sulla consulenza – spesso strumento di effettivo sup65 . Oppure il docente della business school apre una società di consulenza e fa da intermediario tra l’università e l’impresa. Gli scandali che hanno coinvolto società di certificazione dei bilanci agli inizi del nuovo millennio hanno ulteriormente scosso la reputazione della professione. sono proliferate le voci critiche. procurando forza lavoro intellettuale di valore “scientifico” garantito. Anche in questo caso il rapporto può essere di tipo simbiotico. è difficile persino descriverlo. Ma la figura del consulente di direzione presenta anche lati deboli. il contenuto delle attività di consulenza non è facilmente codificabile. della consulenza non rimarrebbe che l’abilità di una presentazione in Powerpoint. I risultati del suo lavoro non sono facilmente verificabili. che nell’immaginario collettivo è un uomo di successo dagli onorari favolosi per prestazioni da ciarlatano. All’estremo opposto troviamo invece chi considera la consulenza di direzione il custode della cultura manageriale. Le nuove professioni non ci hanno guadagnato dal venir associate all’archetipo del consulente di direzione.

gli anni ottanta e novanta. Ed è singolare che il professionalismo sia tornato in auge mentre proseguiva in maniera accelerata la frammentazione e l’implosione dei ceti me66 . pur sottoposta a critiche demolitorie. Ogni lavoratore indipendente della conoscenza. il lavoro di conoscenza e approfondimento che vi si è profuso ha finito per creare un’accumulazione di intelligenza che pochi altri settori conoscono. solo al terzo e quarto posto vengono knowledge e skills. quelli. che hanno visto il diffondersi delle nuove professioni. quello del consulente è essenzialmente un lavoro di relazione. passa in rassegna varie scuole di pensiero che si sono esercitate a tracciare il profilo del consulente di direzione.34 Benché il Manuale consideri l’offerta di servizi di consulenza un’industria che deve avere strutture organizzative complesse e alla figura del consulente indipendente dedichi quattro scarse paginette. Surrogati d’identità L’ideologia del professionalismo. Le grandi imprese. e che ambedue “non debbono risparmiare alcuno sforzo affinché il loro rapporto di lavoro diventi un’esperienza di apprendimento reciproco”. le pubbliche amministrazioni e le risorse generate dall’industria del management consulting sono consistenti. La clientela è ricca. per intenderci. e poi aggiornato più volte. c’è qualcosa di più che può spiegare la sua persistenza anche nei momenti di congiuntura favorevole. non c’è dubbio che il capitale delle grandi società di consulenza sia rappresentato da individualità e. Il già citato Manuale della consulenza redatto a metà degli anni settanta dell’International Labour Office di Ginevra. il manager. Quindi la sua competenza viene definita primariamente attraverso i personality traits e le attitudes. nel periodo postindustriale. il successo sul mercato dipende dal talento delle singole persone. in Italia.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 66 porto nelle scelte strategiche di un’impresa o di una pubblica amministrazione – solo spogliandosi completamente da un sistema di pensiero condizionato dall’ideologia del professionalismo. qualunque altro mestiere faccia. Ma oggi. per quanto possano essere standardizzate le loro procedure. è dura a morire e si ripresenta con gli stessi abiti consunti e pieni di rattoppi nei periodi di crisi economica. sociale e politica dei ceti che ne sono portatori. ci deve essere scambio di conoscenza. In altri termini. esperienze e analisi dalle quali c’è sempre qualcosa da imparare. può trovare nella sua letteratura considerazioni. come sono stati. interazione. ma un’idea centrale le accomuna tutte: quella che tra il consulente e il suo cliente.

nei decenni più recenti ha potuto riproporsi in un panorama di crescente disgregazione e frammentazione. Le persone continuano a definirsi attraverso l’attività che svolgono. quello dell’identità come maschera di una commedia che recitiamo tutti quanti e che indossiamo nel balletto dei rapporti superficiali quotidiani. come abbiamo visto. La ragione principale sta forse nella perdita di forza “identitaria” del lavoro. sia perché la precarizzazione lo ha logorato nei suoi significati esistenziali. provocando. ma solo per pura convenzione. Chi è tagliato fuori da un percorso di carriera rifiuta una definizione di se stesso attraverso il lavoro. e quello dell’identità intesa come configurazione dell’unicità della persona. privi di anima. semmai. Benché. ma è la formazione della personalità in quanto tale che è resa sempre più difficile e complessa. ma ci credono. Non stupisce quin67 . mentre nel loro intimo cercano agganci più solidi. più convincenti per caratterizzare la loro personalità. obbligati a rispettare certe convenzioni. Nella società italiana dove le scelte di politica industriale hanno portato l’abbigliamento e la moda a occupare una posizione costituita dell’identità nazionale. galleggiando come una sostanza che non si scioglie nella “società liquida” di cui parla Zygmunt Bauman. la costruzione della personalità attraverso i vestiti e gli accessori ha raggiunto limiti esasperati e ha ridotto intere generazioni di giovani a manichini ambulanti. Sicché coloro che esercitano una di quelle che sono chiamate “professioni intellettuali” non solo indossano la maschera del recitare quotidiano. per reazione di autodifesa. esso stesso sia stato strutturato secondo curricula istituzionalizzati. per ragioni di etichetta quasi. all’interno del mondo del lavoro crea identità la carriera. Qui s’innesta la forza ideologica del professionalismo. non la funzione. e si stava affermando quindi una tendenza inversa rispetto a quella che Bledstein e altri hanno osservato nell’America mid-victorian. Non è quindi soltanto il lavoro ad aver perduto la sua forza identitaria sia perché è un valore sociale in disuso. Un fenomeno cui sono stati dedicati molti studi ma che ciascuno di noi può osservare nella vita di ogni giorno. conserva una sua presa sull’individuo attraverso la sua componente moralistica e attraverso il richiamo all’ordine simbolico della competenza esclusiva. Se allora la cultura del professionalismo aveva cementato le varie componenti della “classe unica”. Nella crisi d’identità spesso si confondono questi due piani.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 67 di. nella seconda dobbiamo crederci davvero ed è questa che nella società odierna tende a indebolirsi sempre più. Nella prima forma d’identità possiamo recitare o usare le credenziali. In un quadro di perenne competizione. o la moltiplicazione delle maschere oppure il travestimento.

scorie d’ogni tipo prima che l’educazione possa fornire filtri protettivi. ma questa è un’altra storia.35 Questa visione rassegnata di Bauman non è del tutto convincente. non si sommano. Poi si sono accorte che restavano lo stesso fuori dalla porta. essa divide anziché unire [. L’insicurezza è dovuta alla difficile formazione della personalità. provocata a sua volta dalla crescente invasione di modelli di persona. non si coagulano in una “causa comune”.] l’idea di “interessi comuni” diventa sempre più nebulosa e in definitiva incomprensibile. Dell’educazione qui si è parlato solo per i suoi gradi elevati perché il rapporto tra formazione delle conoscenze specializzate e professioni intellettuali è vincolante. Il dramma oggi non è l’università specialistica. di pensiero. non è quello della difficile comprensione dei linguaggi specialistici e della pretesa di status delle élite professionali. che bene o male funziona. Qui c’è il solito retaggio paralizzante del modello del lavoro subordinato. Le critiche all’iperspecializzazione sono cominciate già prima di Weber ma il problema ormai. Paure. inteso come storicamente “stabile”. non possiedono un “destinatario naturale”. di espressione. la via breve era quella della vecchia ideologia. È sempre più incerta e fragile quella che Drucker chia68 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 68 di che le “nuove” professioni siano state contagiate dall’ideologia del professionalismo: cercavano una forma di cittadinanza e di riconoscimento per passare dallo stato di outsider a quello di insider. e nemmeno quello della discrasia tra i corsi che l’università offre e le competenze che il mercato richiede. spesso le immagini o le parole trasmettono modelli di personalità irraggiungibili. ansie e risentimenti sono fatti in modo tale da dover esser sopportati in solitudine. perché presenta aspetti che s’intrecciano fortemente con il problema della coalizione. Tutto ciò fa dell’atteggiamento solidaristico una tattica non più razionale e suggerisce una strategia di vita del tutto diversa da quella che condusse un tempo alla nascita delle organizzazioni difensive e militanti della classe lavoratrice.. Vale la pena invece riprendere il discorso della sempre più difficile formazione della personalità e dell’identità attraverso l’occupazione. Ogni immagine è un’ipotesi di personalità possibile. che i media trasmettono in età infantile e adolescenziale. L’insicurezza non è soltanto un prodotto di rapporti di lavoro precari. è la gente che non sa parlare e scrivere in italiano. L’incertezza odierna è un potente fattore di individualizzazione. ce ne accorgiamo ogni giorno.. di comportamento. Entrano a fiumi nelle catene dell’apprendimento fattori inquinanti.

Tradurre allgemeine Bildung con “cultura generale” è restrittivo. ma com’è possibile formare una personalità senza sapere come si legge un libro di storia. Si è capaci di produrre competenze specialistiche. in un quadro mentale dove i riferimenti di tempo e le gerarchie dei dati sono chiari e i linguaggi degli insiemi di informazioni riconoscibili. in un ordine mentale che permette all’individuo di controllare. il termine intende la conoscenza dei “fondamentali”. di cui necessita il lavoratore indipendente delle nuove professioni. ma soprattutto gli consentono di agire su percorsi che lui stesso si è scelto. Significa che sa esprimersi in maniera chiara e in maniera ambigua. come una musica che procede per quarti di tono. di dove si possa essere schietti e frontali e di dove conviene stare in guardia. da un sistema di relazioni a un altro. ha un’idea di cosa siano le relazioni sociali. Questa è la condizione. Ma l’ambiguità è anche finezza. ha bisogno di una personalità che gli conferisca sicurezza e quindi disponibilità al rischio. filtrare e incanalare il flusso di eventi informativi che gli piovono addosso. può tranquillamente disfarsi dell’ideologia del professionalismo (deve sapere cos’è però). ma anche di navigare o di volare. storia e geografia: sembra una battuta di snobismo intellettuale. L’italiano è una lingua che offre meravigliose risorse di ambiguità. in modo da distinguere l’essenziale dal superfluo. Non ha bisogno di un’identità professionale. senza saper riconoscere la dinamica e la genesi della condizione in cui si vive? Farsi spiegare passivamente da altri quello che sei o com’è nato il mondo in cui vivi è come accettare che padre e madre vengano conferiti d’ufficio. Solo una forte personalità produce frammenti d’idee originali. offre al mercato quella che comunemen69 . Non è un paradosso affermare che per un nostro lavoratore della conoscenza freelance padroneggiare la lingua italiana scritta e parlata è il requisito più importante. cioè ha introiettato la storia e la geografia. non a caso il nostro è il paese del trasformismo. è la capacità di muoversi su tutti i terreni. e quando il punto dove si vuole arrivare è chiaro. i saperi e le emozioni. È un modo per preparare la sorpresa del pensiero originale. quell’insieme di attitudini che consentono di organizzare le conoscenze e le passioni. perché significa che ha un’idea di base di cosa siano il tempo e lo spazio. delle leggi che vogliono dire una cosa e il suo opposto. Italiano. che possono assumere la veste di identità professionali. l’ambiguità diventa solo un mimetismo per poter arrivare là dove altri potrebbero impedirti di arrivare o potrebbero aspettarti. la possiamo chiamare dote o talento.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 69 mava l’allgemeine Bildung. ma si è sempre meno in grado di produrre personalità. di transitare da un mercato della competenza a un altro.

36 L’industrializzazione. cioè che il mondo artigiano e contadino è stato estinto dagli sviluppi della nostra società. ma è certamente vero anche l’opposto. il fordismo avevano portato alla svalorizzazione di un patrimonio linguistico che troppo spesso l’italiano letterario aveva ignorato. così rispondeva: Per me ha senso l’assioma che morendo una lingua muore una cultura. Un giorno Luigi Meneghello. diventi mutismo sono temi che appassionano i filosofi dal momento in cui si è instaurato il dominio di Internet. quella delle lingue in quanto tali. giunta ai livelli estremi di connettività tra soggetti. se non represso. si trattava in gran parte di arte letteraria. Ma si può presumere che prima di scomparire il dialetto potrà influenzare anche profondamente lo sviluppo dell’italiano letterario.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 70 te si chiama “innovazione”. ma la redazione di testi di riflessione o di esposizione per loro non è mai stato esercizio diverso. lo nutriva. Sono le sorgenti dell’espressione il grande mistero. l’introduzione di stilemi e grafemi privi di un suono. della nostra civiltà: ed è ovvio che mantenere vivo il dialetto al di fuori della società che lo parlava. non avrebbe senso. Il postfordismo e l’uso delle tecniche comunicative a distanza potranno portare a questa scomparsa? Il modo di “scrivere all’istante”. “rispondere all’istante”. per quanto riguarda la qualità della scrittura. dieci anni dopo. attraverso i meccanismi non troppo diversi dai “trasporti” che vi ho illustrato. “il progresso della civiltà” avrebbe avvicinato il rischio di una seconda estinzione. come dice Gargani citando Baudelaire. alla domanda su quale fosse per lui il rapporto tra dialetto e lingua nella scrittura e se ritenesse che il dialetto fosse un patrimonio espressivo in via di estinzione. Meneghello non immaginava che. Personalità e scrittura Ma che significa “scrivere in italiano”? Maestri di questa pratica ci hanno permesso di entrare nel loro laboratorio e di osservare da vicino certi arnesi del mestiere. Quanto lunghi saranno i tempi perché il dialetto scompaia del tutto questo resta da vedersi. Sono i problemi ai quali è maggiormente sensibile chi ogni giorno lavora con il web e ne 70 . Questo è il campo non esclusivo ma specifico dei lavoratori della conoscenza indipendenti.37 la minaccia di una comunicazione che. Certo. gli ostacoli e i problemi restano gli stessi. la “perdita del malinteso”. leggibili attraverso una linguistica senza fonologia. Rispondendo al suo interlocutore nel 1986.

come abbiamo ricordato in precedenza. Italiano. qui si vogliono rivisitare tematiche alla base dell’ideologia del professionalismo che ritroviamo negli scritti dei suoi padri fondatori. considerata forse più importante della competenza specialistica. modificando radicalmente le dinamiche dell’apprendimento e quindi del passaggio dallo stato infantile allo stato adulto. Ma è proprio questo a esaltarne il prezioso retaggio. di interdizione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 71 riconosce le insidie. storia e geografia non solo per rendere solido un capitale umano. quindi. è il potere monopolistico di un idioma. Le lingue. Insistiamo: non si tratta di luoghi comuni o di snobismi provocatori. la diffusione dell’informatica e l’utilizzo del personal computer hanno introdotto nuovi parametri epistemologici. allude a “una personalità competitiva”. Nel nostro discorso si vuol andare oltre. Corre veloce il pensiero al libro di Richard Sennett. ancora una volta con acutezza. tra i vari segni della civiltà sono state quelle più esposte alla minaccia di repressione. nell’edizione originale. “il segno distintivo. Quante volte una lingua è stata “salvata”! Oggi questa minaccia ha cambiato tattica: ciò che uccide le lingue e le culture a esse associate non è il divieto di parlarle o scriverle. disposizione d’animo dell’individuo ad affrontare tutte le situazioni. anche in Italia. ma solo all’interno dei parametri della carriera: devi avere character nel quadro dei career patterns. Il modo di produzione postfordista e la globalizzazione hanno creato una nuova antropologia umana. Il suo sottotitolo. si diceva. la somma di qualità che distinguono un individuo dall’altro” e che potrebbe essere proprio quel che abbiamo chiamato personalità. Character: avere una personalità. la spinta etica al bene pubblico. Giustamente Bledstein osserva che questo “carattere” era sì inteso come immagine di se stesso. sin dalle origini del professionalismo moderno. per dire il deterioramento della personalità provocato dalla condizione di perenne instabilità del lavoratore moderno. ma per formare una personalità. del resto. la difficile formazione di una personalità è generata da qualcosa di più complesso del precariato lavorativo o dell’incertezza professionale. non sono problemi riservati ai filosofi ma normalità per i lavoratori della conoscenza. Ma ben presto si disse che prima ancora era indispensabile il character. come. Il termine career in origine indica la pista di gara: il “carattere”. ci insegna Bledstein. L’uomo flessibile. Uno dei princìpi fondamentali. ci sembra che abbia piuttosto a che fare con la percezione del mondo e con l’adattamento all’ambiente esterno. un carattere. che ha avuto tanta eco. L’informatica ha consentito a giovanissimi di padro71 . fiducia in se stesso. suonava The Corrosion of Character. era la dedizione.

come il nostro. lo hanno imparato da soli. I casi clinici di ragazzi che stanno tutto il giorno chiusi in stanza davanti al computer dovrebbero farci capire che l’androide è dietro l’angolo. Ma la libertà non è scindibile dalla conoscenza. il deterioramento della personalità provocati dall’instabilità lavorativa si chiamano così perché lo sguardo di Sennett. solo un atteggiamento di sciocco snobismo parla con apparente rassegnazione di “barbarie incombente”. Se la principale capacità di adattamento all’ambiente esterno è data dalla conoscenza dei linguaggi informatici. Qui sta il senso del discorso sulla coalizione.38 Il problema sta nel rifiuto di subire. e tutta la cultura della “formazione generale” risulta obsoleta. e dalla dipendenza dei procacciatori/manipolatori d’informazioni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 72 neggiare i linguaggi e le tecniche. pertanto l’affermazione che l’informatica ha creato una diversa epistemologia significa che ha modificato i parametri del processo conoscitivo liberandolo in parte dalla dipendenza dell’insegnamento. di sottomettersi. Tutti i sistemi totalizzanti tendono a ridurre l’umanità a un insieme di corpi senz’anima. è l’eterno problema della libertà dell’individuo. Forse quella nozione di personalità che abbiamo prima delineato appartiene anch’essa al mondo di ieri. Il suo mondo è lì. aprendo lo spazio a un’autonomia dell’individuo. ma non ha bisogno nemmeno di relazioni. L’età scolare era una fase ben precisa della crescita fisiologica. mettendoli in grado di trasformarsi. del lavaggio del cervello. per esempio. Senza un percorso di apprendimento. seppur parziale e in permanente ten72 . o semplicemente non utile a consentire la sopravvivenza dell’individuo. è datato? Ha forse bisogno di conoscere la storia l’hacker bambino? No di certo. senza personalità. un mondo che quanto più è computerizzato tanto più sembra accessibile a chi non ha compiuto o non ha bisogno di compiere un curriculum di formazione. Ma non è detto che finisca così. dentro lo schermo e lui non lo riconosce attraverso la carta geografica ma mediante il linguaggio dei simboli. La corrosione. il capitalismo per primo e il biocapitalismo quasi ci riesce. già irrompe con potenza devastante nel mondo degli adulti. Nessuno ha insegnato loro come si fa. La rivoluzione del computer segna uno spartiacque nella storia perché ha posto fine al sistema millenario delle civiltà umane che prevedevano in parallelo alla crescita naturale dell’uomo un progresso graduale di apprendimento. in hacker capaci di creare grosse difficoltà o addirittura paralizzare sofisticati sistemi di apparati militari. è chiaro che la stessa nozione di personalità individuale acquista un nuovo significato. L’hacker bambino è il simbolo di questo passaggio di civiltà. senza una scuola.

Abbott. Non hanno un percorso di formazione precostituito.39 Forse qualcuno potrebbe sentirsi offeso a essere definito “un mercenario”. svolte in contesti di mercato talmente diversi da quelli che in origine le aveva viste nascere.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 73 sione. la loro autorità è sancita dal mercato non dalle credenziali. su questo concordano tutti i grandi studiosi del fenomeno: lo stesso Freidson. ma la frase rispecchia semplicemente la mentalità elitaria. le ha tolto il piedestallo. per meglio dire. caratteristici della cultura del professionalismo. È la forma sociale dell’esercizio a fare la differenza.. il gesto e i suoi riflessi. Ma è proprio questa l’indipendenza che il professionalismo reclama per sé. Con malcelato disprezzo ne parla uno che pure è stato un impietoso testimone della decadenza della professione medica negli Stati Uniti: Specialisti che in realtà sono dei meri tecnici [.] servono i loro padroni come freelance o hired guns (tanto per usare sia il termine antico che quello moderno per dire “mercenario”). Alla luce delle loro conoscenze specialistiche questi servants possono consigliare ai loro padroni di qualificare o modificare le loro scelte ma non pretendono di avere il diritto di essere loro a scegliere per i propri padroni. da poter essere considerate “nuove”. l’atteggiamento di esclusione sociale. non la specializzazione. contribuendo in questo senso alla de-professionalizzazione. Le “nuove” non-professioni La nascita e lo sviluppo delle “nuove” professioni avvengono proprio nel periodo in cui questo passaggio di civiltà comincia a compiersi.. anzi sono d’impaccio. Accettano le scelte dei propri padroni e li servono lealmente come meglio possono. Chi ha scelto il lavoro autonomo delle nuove professioni negli anni settanta. vivono di relazioni più che di competenze. non possiedono conoscenze alle quali corrisponde un ambito di giurisdizione ben definito. a loro non servono i paludamenti del professionalismo. esercitate in maniera nuova o. lo ha fatto invece 73 . le loro lealtà si collocano sullo stesso piano di quelli che li pagano. di essere indipendenti da quelli o addirittura di violare i loro desideri. Parlando il linguaggio dei simboli ha ridotto lo scarto tra la parola e i suoi effetti. Qualcuno ha detto: non sono professioni e chi le esercita non ha il diritto di chiamarsi professionista. Magali Larson e altri. non solo in Italia. Ha abbassato la statura dell’autorità. Ma il termine generico di “nuove professioni” ne comprende anche alcune antiche.

Il personal computer è stato un’invenzione casuale della controcultura informatica e lo sviluppo migliore del software lo si è avuto con i sistemi open source. che considera la condivisione della conoscenza e dell’esperienza il valore più elevato. Taglia corto Keith Macdonald in un testo del 1995: “La conoscenza è un’opportunità per procurarsi un reddito. In virtù di una mentalità che è l’opposto di quella del professionalismo è nato il computer. come era stato previsto trent’anni fa. I neue Selbständige tedeschi erano fortemente influenzati dalle culture e dalle pratiche “alternative”. Spesso un informatico sceglie la carriera del freelance dopo aver fatto un’esperienza di hacker. nelle università e nelle iniziative lanciate da freelance. a quella che già trent’anni fa era stata messa a nudo da chi aveva colto sul nascere il passaggio di civiltà. Una tendenza storica non è mai lineare.41 Se siamo d’accordo con lui. Grazie a questo atteggiamento anarchico-libertario si è sviluppato Internet. Ragionando 74 . il principio etico al quale deve tenere fede l’informatico che vive del proprio lavoro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 74 portandosi dietro una mentalità opposta. è una perdita di tempo interessarsi alla disputa se il lavoratore autonomo con partita Iva sia un professionista o meno. il termine hacker non indica un sabotatore. però. proprio dell’ideologia elitaria del professionalismo. Rimettiamo i piedi per terra. la constatazione che il fenomeno dell’impoverimento del lavoro intellettuale si è verificato effettivamente. torniamo alla sua condizione sociale. È di secondaria importanza decidere se considerarlo un mercenario o un gentiluomo. da un desiderio di fuga dalle città per immigrare in zone rurali. che sono stati prodotti al di fuori del mondo delle grandi imprese. Il lavoratore della conoscenza moderno ha orizzonti più vasti. della network society. ma una persona che rifiuta il sistema proprietario. quella dell’egualitarismo. si afferma per contraddizioni e ripiegamenti. non basta. più aperti di quelli della professione. È un atteggiamento opposto a quello della competenza esclusiva. da orientamenti anticapitalistici. si manifesta per varianti che ne arricchiscono la complessità. Come ci ricorda Manuel Castells. forse il maggiore teorico della società dell’informazione.43 Ragionando al giorno d’oggi.” scrive.42 Era evidente dalla fine degli anni settanta che la tendenza fosse quella definita da Magali Sarfatti Larson: la “proletarizzazione” dei laureati.40 L’ideologia del professionalismo è conservatrice. non stimola l’innovazione. abbia o meno il diritto di presentare queste credenziali.

] Il saper rischiare.] la “cultura del rischio” è cioè una cultura individualistica. [.. soprattutto. è una visione che rischia di rimanere circoscritta dentro la forma “mercato”. Il mercato per il lavoratore autonomo è in parte quello che lui stesso riesce a creare. infatti. diventa il principale criterio di valorizzazione sociale del postfordismo. se la forma “mercato” è indissolubile dal riconoscimento sociale... non rischiare significa stare inesorabilmente fuori. che affronta con risolutezza ed autonomia le condizioni d’incertezza e variabilità della società postfordista. Ma se così è. che aggredisce il mercato piuttosto che subirne gli effetti. a scrivere: Sembra svolgere una funzione rilevante. significa anche che una delle cause della mancanza di reazione all’impoverimento della middle class può essere dovuta al fatto che esercitare un’attività di elevata reputazione o visibilità offre una compensazione alle paghe da fame o agli onorari vergognosi. stare dentro. creativa e di responsabilità. la diffusione di una cultura del lavoro che fa della performance individuale e della capacità di competere efficacemente sui mercati emergenti degli elementi imprescindibili dell’alto riconoscimento sociale. solo una faccia della medaglia. Occorre dunque disattivare una serie di trappole ideologiche se si vuole inaugurare un percorso di coalizione. Forse questa è la vera trappola che ingabbia i lavoratori indipendenti: essere vincolati ai valori del riconoscimento sociale tanto quanto la classe operaia è stata vincolata ai valori del consumismo. Il rischio vero non è quello di affrontare il mercato. come in Bauman o in Sennett.44 Ma questa è ancora una volta. con una progressivamente maggiore capacità di amministrazione delle proprie conoscenze e un passaggio da forme di vita puramente individualistiche a trame di relazioni che funzionano sia da strumenti di protezione sia da proposta di nuovi servizi. Rischiare significa. meritocratica che attribuisce valore sociale all’attore che agisce senza pianificare nei dettagli la sua strategia. a inventare. che ha studiato a fondo il problema dell’identità in rapporto al lavoro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 75 oggi. L’atteggiamento che tende ad attribuire rispetto e stima a chi accetta di intraprendere percorsi professionali rischiosi e non istituzionalmente protetti. sembra far parte di una più generale “cultura del rischio” tipica dei contesti economici postfordisti [. a inventarsi.. vale la pena di mettere in rilievo come le persone abbiano cercato di resistervi o con artifici di sopravvivenza o. Il lavoro diventa fonte di attribuzione di elevato status quando è visto come attività rischiosa. Ha ragione Federico Chicchi. Il rischio vero è “pensare altri75 . quindi.

Querdenker. tecnici. Ma questa idea. Epstein e Hundert. competence is a habit. l’intuizione e il contesto in cui si colloca l’atto della conoscenza. L’innovazione può consistere proprio nel saper ridurre l’imprevedibilità dell’azione rischiosa. C’è un bellissimo termine tedesco. per quanto asimmetrico possa essere il rapporto di forza economico. che comprende le regole informali dell’euristica. La frase che spesso viene ripetuta in questi casi. deve contenere in sé un criterio di relazione. perché indica quell’insieme di elementi teorici. descrive con troppa superficialità il complesso formarsi in un professionista delle conoscenze che gli consentono di esercitare il mestiere. esperienziali. dotarsi di un bagaglio conoscitivo sui generis. un salto nel vuoto. morali.47 possiamo riprenderla e applicarla a tutte le professioni. emotivi. una scommessa. l’imitazione delle pratiche del leader di mercato. Conoscenza tacita Qualche anno fa. due autori. Il concetto di “conoscenza tacita” invece va molto più a fondo. Per calcolare un rischio basta il proprio talento. uno che pensa di traverso. Il rischio del lavoratore cognitivo che esercita un’attività indipendente deve essere sempre un rischio calcolato. che sono in parte prive di una certificazione fornita da un percorso di studi o da un titolo di studio specifico e prive di regolamentazioni per l’accesso. La competenza è un abito mentale. oppure “solo praticando un certo mestiere lo si impara”.46 scrivevano: La conoscenza tacita è quel qualcosa che conosciamo ma non sappiamo spiegare bene. “la competenza è una questione di esperienza”. proseguivano. rilevavano in maniera molto convincente che la competenza professionale si definisce più come conoscenza tacita che come conoscenza esplicita. relazionali che rendono non 76 . non si pensa “altrimenti” per stare peggio ma per sentirsi maggiormente padrone di un rapporto di lavoro. comportamentali. è rifiutare la mentalità corrente. non può essere mai assoluto. in particolare a quelle “nuove”. riferendosi in particolare alla pratica medica. Non si pensa “altrimenti” per rompere il legame con il committente ma per vincolarlo a condizioni più favorevoli. e dunque che si mette di traverso.45 Riprendendo le tesi di Michael Polanyi. in un saggio sulla rivista dell’Associazione medica americana. Il rischio vero è innovare. ma per tutelarsi dal rischio c’è solo la coalizione con i propri simili.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 76 menti”.

una competenza. è difficile da descrivere con il linguaggio della disciplina sociologica. affettivamente solo con un fondo di adolescenziale freschezza. su questo fenomeno che incontriamo ogni giorno e che forma una delle componenti essenziali di invivibilità dell’Italia di oggi. casi di studio. ma presuppone un abito mentale e una disposizione d’animo particolari. Non esistono ricerche empiriche. Il moltiplicarsi di tipi umani caratterizzati da questo abito mentale nella società della conoscenza contemporanea è causa ed effetto della svalorizzazione della competenza. puramente gerarchica. così il fenomeno del dilagare di tipi umani e di abiti mentali dove arroganza. tipi umani e abiti mentali con un atteggiamento esattamente opposto. che credono il loro processo di apprendimento concluso con l’atto formale del titolo di studio e dell’accreditamento all’esercizio della professione e quindi hanno una relazione con gli altri. Se dovessimo effettuare su Internet una ricerca di letteratura sull’argomento. Nell’universo dei lavoratori della conoscenza allignano.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 77 formalizzabile. Perché sono queste le persone prive di conoscenza tacita? Perché nel loro stile di comportamento la conoscenza deve essere sempre un attrezzo esibito. e oggi purtroppo proliferano. Così come la conoscenza tacita è quel qualcosa che sappiamo ma non siamo in grado di spiegare. è il vero lifelong learning. La conoscenza tacita è una forma di sviluppo dell’identità. e quindi difficilmente trasmissibile. Ne viene umiliata la dignità del linguag77 . cioè prontezza ad assorbire elementi di conoscenza. agitato davanti all’interlocutore come un bastone davanti al cane. non riproducibile. quelli che ritengono la conoscenza e la competenza un processo unidirezionale. Questa è la ragione per cui l’arroganza del knowledge worker si accompagna sempre all’ignoranza: è connaturata a un abito mentale che rifiuta la conoscenza tacita – possibile tecnicamente solo con l’osservazione attenta e curiosa dell’altro. È la forma propria del “segreto del mestiere” nel lavoro di conoscenza professionale moderno. Essi rappresentano la dimostrazione al contrario che l’assioma “la competenza è un abito mentale” corrisponde al vero. con gli utenti dei loro servizi. presunzione e ignoranza/incompetenza vanno a braccetto. strumento di sottomissione. che parola-chiave potremmo inserire nella ricerca? Eppure ogni lettore di questo libro ne avrà incontrati di simili tipi umani e forse avrà notato anche lui che sono in pericoloso aumento. Ne vengono messi in gioco sia la reputazione sociale del lavoro cognitivo sia il valore di mercato delle competenze. curiosità e una fondamentale umiltà di fronte alle cose e alle persone. di crescita della personalità che si prolunga tutta la vita.

non vanno proprio in direzione opposta? Trasformare la competenza in tecnica riproducibile non è un modo per uccidere quella progressione verso l’“unicità” di cui si è appena parlato? L’alta formazione non serve oggi proprio a formare linguaggi di comunità professionali separate ma estese orizzontalmente su tutto il pianeta? Nella comunità finanziaria. che non può essere codificata in tecniche di apprendimento. allusivo. e più devi cercare di rendere oscuro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 78 gio. Si torna sempre al problema che aveva assillato Weber e che continuerà a perseguitare coloro che in futuro si interesseranno a questo tema: la standardizzazione delle procedure e dei contenuti delle discipline. della scrittura.48 Se la competenza è questione di abito mentale. del profondo. necessarie a far funzionare un’università di massa.. il valore del titolo di studio o di altri certificati di accreditamento viene ridimensionato e torniamo al tema che abbiamo già toccato: professionalità e attitudine morale sono inscindibili. si presentano i problemi nello stesso modo. involuto il modo in cui la dici. potremmo definire la conoscenza tacita come quella che non è possibile formalizzare in precetti formativi. ma un modo disonesto di vivere. Mi sentivo offeso in uno dei miei sentimenti più intimi. di modalità di comportamento verso terzi. pareva che valesse la regola: meno hai da dire. dell’insolito. non è l’uniformità il requisito della massima professionalità? Più si riflette su questi problemi. [. Ma non v’è dubbio che la prima rappresenta un vantaggio competitivo per il lavoratore indipendente e le altre sono d’obbligo in una professione esercitata all’interno di una 78 . anzi. È ancora Meneghello a descriverne lo stile e a renderceli inconfondibili: Ciò che dava noia non era l’oscurità. quindi conferisce all’individuo l’impronta di soggetto “unico” e irripetibile. perché la competenza è essa stessa in gran parte una questione di tipo relazionale. La domanda se siano più importanti il commitment o la competenza tecnica non ha senso. in percorsi di educazione. più banale e miserevole è la roba che hai da dire. dove si parla ovunque lo stesso linguaggio. È anche una questione di forma del pensiero. ma la falsa oscurità. Mi pareva che praticare quel tipo di prosa abitualmente e per mestiere (come alcuni facevano) non sia un modo disonesto di scrivere. al professionista l’impronta di chi è in grado di dare quel servizio che nessun altro sa dare. contorto.] per la gente di cui parlo.. del raffinato. la finzione del difficile. più ci si convince che il lavoro di conoscenza moderno vive all’interno di queste opposte forze. di struttura della percezione. in una permanente tensione tra conoscenza tacita e procedure formalizzate.

Autorità. del metodo di pensiero. Il personaggio autorevole è uno che aiuta gli altri a comprendere meglio se stessi e il mondo che li circonda. quindi a una professione. interessi ideologici.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 79 grande azienda. Potremmo dire che l’autorevolezza si distingue dall’autorità perché è un riconoscimento sociale ottenuto al di fuori di meccanismi di potere. l’autorevolezza non s’identifica con l’autorità morale. un problema più sottile e più intrigante. l’autorevolezza è la pura essenza di una superiorità intellettuale che non tenta mai di sopraffare altre opinioni ma vuole illuminare problematiche collettive i cui risvolti restano oscuri ai più. non viene mai associata a qualcuno che compete sul mercato in maniera spietata per ottenere il prestigio di cui gode. della chiarezza. Qui le parole chiave “successo”. quanto maggiore è il disinteresse con cui dispensa la sua opera di chiarificazione. Il processo attraverso il quale si è cercato di mercificare l’autorevolezza è un’altra cosa ancora. svincolato da necessità economiche. cioè a una specializzazione. Al tempo stesso. Una persona autorevole difficilmente ha ottenuto il prestigio di cui gode tramite il successo e il denaro. che ricambia con il rispetto coloro da cui provengono questi bagliori di luce. “competizione”. quello dell’autorevolezza. disvelamento. Per Weber la scienza come insegnamento è un processo ascendente lungo i tre gradini della conoscenza tecnica. l’autorità (Obrigkeit) hanno cercato di imporre una forma di autorevolezza. Da sempre il potere. si scoprono sempre differenze sostanziali tra lavoro salariato e lavoro indipendente. Il pensiero delle donne si è esercitato in modo brillante sul problema dell’autorevolezza. Una persona è autorevole quando il suo pensiero e il modo in cui riesce a esprimerlo acquistano rispetto e prestigio presso una comunità. “dedizione” non aiutano certo ad affrontare correttamente il problema. in quanto può essere riferita a conoscenze tecniche. autorevolezza Ma nel lavoro di conoscenza si pone un problema in più di quello del riconoscimento o della reputazione sociale. però. L’autorevolezza ha sempre una componente di rivelazione. tanto maggiore è il prestigio e la credibilità di cui gode. Da qualunque punto di vista si confrontino. è un riconoscimento da parte della comunità che certe manifestazioni del pensiero sono illuminanti. Oggi lo sono la notorietà. è per sua natura un servizio alla collettività. 79 . ambizioni di potere. mentre l’autorità è in parte sinonimo di potere. e dunque benefiche alla comunità medesima.

e riservare il riconoscimento di autorevolezza a processi di pensiero complessi. non ci sentiamo di affermare che una società meritocratica è il migliore dei mondi possibili.49 Queste parole suonano profetiche se pensiamo a ciò che accade oggi sui luoghi di lavoro. dove è proprio la banalizzazione dei princìpi meritocratici. nello scritto che abbiamo più volte citato. È sempre il grande Weber. quali saranno i criteri ispiratori della selezione? La risposta è: il caso (hasard). ma se la meritocrazia deve essere un principio universale che governa anche i microprocessi sociali sarebbe necessaria un’intera popolazione di regolatori indipendenti e salariati. auspicarne l’avvento è come invocare l’apparizione della Madonna. s’invoca a ogni piè sospinto la meritocrazia come regola sociale capace di riportare la moralità e l’ordine là dove imperano corruzione e disordine. una società meritocratica è una società dove la parola competition è scritta a lettere cubitali all’ingresso di ogni cittadina e di ogni villaggio. la visibilità. quindi una società meritocratica dovrebbe essere dotata di regole e di dettagliate procedure di selezione che le rendono operative.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 80 la fama. Non solo nell’Italia di oggi. Per la semplice ragione che la meritocrazia presuppone la selezione e la selezione presuppone la competizione. Per questo è importante restituire al termine “autorevolezza” il suo significato di rivelazione. quindi. a chiedersi: una volta che verranno introdotti i sistemi americani di valutazione nelle nostre università. di illuminazione. Anche se oggi in Italia. ma anche negli Usa e nella Germania anni venti. È proprio la feticizzazione della società meritocratica che i lavoratori dipendenti si trovano a subire. nella misera condizione in cui è caduto questo paese. La mercificazione dell’auto80 . oggi si cerca di far diventare autorevole anche un presentatore televisivo e le dinamiche sociali per cui questa manipolazione riesce fanno parte dei fenomeni più comuni della società di massa. La società meritocratica è una società di mercato. propri del lavoro intellettuale svolto come professione. Perché abbiamo introdotto il tema dell’autorevolezza? Perché ci sembra presentare qualche discrasia rispetto alla filosofia meritocratica. ma dopo quanto è accaduto nell’ultimo decennio è difficile credere che il mercato sia capace di autoregolarsi. Le regole però presuppongono dei regolatori perché siano rispettate. la loro riduzione a sistemi di valutazione ridicoli e arbitrari – che pretendono di saper calcolare esattamente la prestazione del singolo e automaticamente il corrispettivo in termini di retribuzione e di riconoscimento di carriera – a governare le politiche del personale. in ultima analisi. Pertanto la società meritocratica è una banale utopia.

Eppure. forse non ce n’è bisogno. Transitare. il primo si è completamente vanificato nelle professioni intellettuali di oggi e il secondo si è reso molto difficile da perseguire perché non esistono percorsi formativi specifici e la tipologia di “nuove professioni” si arricchisce continuamente di nuove figure. A che può servire dunque un’associazione professionale? Può esercitare azione di lobbying presso la pubblica amministrazione e il governo perché siano garantite risorse o introdotte normative adatte a rendere meno gravoso l’esercizio della professione o per consentirle di operare in un ambiente più favorevole. stimolate dal continuo processo di innovazione. Il fatto che l’autorevolezza oggi abbia assunto la maschera caricaturale del “guru” ci dovrebbe indurre a prospettarci modelli di ben altra levatura. è davvero ridicolo oltre che inefficiente. così come negli anni ottanta e novanta. le professioni però sono tante e ciascuna ha bisogno di un proprio codice identificativo per costituire quella comunità in cui il singolo professionista si riconosce. spostarsi. Una corporazione di web designer italiani può impedire a un web designer lituano che lavora a distanza sul nostro mercato di esercitare la professione? Sembra improbabile. Ma alle origini. Ai giovani professionisti del lavoro intellettuale vorremmo raccomandare di perseguire il raggiungimento di una condizione di autorevolezza. si dimentica spesso però che del duplice scopo al quale dovevano servire quegli statuti – conservare i segreti del mestiere e stabilire barriere all’accesso. scavalcare confini L’etica professionale di cui abbiamo parlato finora riguarda in generale il lavoratore intellettuale indipendente. invece di perseguire obiettivi di successo e notorietà. e in particolare nel periodo che precede la Grande depressione del 1929. salariato o freelance che fosse. nel periodo di formazione dell’etica del professional. dalla insistente specializzazione e dalla globalizzazione dei mercati. Che la genesi di questi procedimenti sia da rintracciare negli statuti delle gilde e delle corporazioni medievali non vi è dubbio.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 81 revolezza va nella stessa direzione. ma proprio per questo dobbiamo restituire a questa parola la dignità che le spetta. Stabilire oggi barriere all’accesso in un mondo dove la mobilità del lavoro intellettuale teoricamente non ha confini. può garantire ai soci un 81 . l’immagine del mercato che veniva trasmessa sembrava tale da considerare il successo un obiettivo alla portata di tutti. con i tempi che corrono l’etica del successo ha perduto di credibilità.

cioè l’ambito specifico di sua competenza. un tessuto all’interno del quale ci sono continui aggiustamenti. Conferma. da una specializzazione. parte da una professione. Questa provvisorietà dei confini di competenza non solo non è dannosa. [. anche per i professionisti indipendenti. dei consulenti. come effetto dei processi di innovazione richiesti dal mercato. Abbott giustamente sottolinea che se c’è qualcosa che distingue l’epoca attuale dalle altre è il continuo sconfinamento delle professioni negli ambiti di competenza altrui. dei traduttori ecc. si muovono e il professionista si muove di conseguenza. la “mobilità interprofessionale” è un fattore dinamico di progresso. ma è anche auspicabile. a noi pare. Il mondo.. Per Abbott il requisito fondamentale perché una professione sia tale è quello di saper stabilire la sua “giurisdizione”. per esempio.. si debbano escogitare soprattutto sistemi per controllare gli accessi. Oppure. continue ridefinizioni delle diverse giurisdizioni. Il suo libro del 1988 The System of Professions. An Essay on the Division of Expert Labor è un classico. Ma a differenza di chi prima di lui lo aveva già individuato come un criterio distintivo traendone la conclusione che compito di un organismo di tutela della professione deve essere quello di difendere il suo perimetro di competenza. Pochi si sono esercitati sul tema delle professioni quanto il prolifico professor Andrew Abbott. prende in considerazione non solo le professioni liberali e le professioni per le quali esiste uno specifico percorso formativo ma anche la galassia delle nuove professioni emerse negli anni settanta e ottanta. Abbott quindi rovescia completamente la prospettiva di chi ritiene che i confini della professione debbano essere continuamente posti sotto sorveglianza e. che poi si arricchisce di nuovi contenuti tali da renderla una professione diversa: La struttura sociale delle professioni non è mai fissa. a differenza degli autori finora chiamati in causa. il mercato cambiano. ma è l’epoca delle organizzazioni trasversali. Da qui deriva “il sistema delle professioni”. L’epoca che stiamo vivendo. che affrontano i problemi comuni a tutti i lavoratori autonomi della conoscenza. molte delle argomentazioni che finora abbiamo tentato di esporre ed è particolarmente prezioso perché. non è più il tempo dell’associazione dei pubblicitari. può partire dall’esercizio di una professione e poi passare a un’altra.. non è più l’epoca dei sindacati di mestiere ma è l’epoca dell’industrial unionism.] la loro natura è quella di una costante suddivisione sotto la pressione della 82 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 82 aggiornamento professionale permanente e può dare una definizione della professione medesima. caso molto più frequente.

Ammesso che si vogliano difendere queste rigidità. siamo inconsapevolmente portati a pensare a una condizione di status sociale. la miopia è quella di chi invece vuole farne un sistema di rigidità. se serve a raggiungere o a mantenere uno status da ceto medio. si è sedimentato nei decenni il senso comune che queste professioni. e che sia giusto che ogni professione difenda con i denti la sua giurisdizione. insomma. il termine restituisce il senso di una condizione generalizzata e specifica dell’attività umana e non allude a uno status sociale. ma tanto più è viva (tanto più un professionista è competitivo) quanto più riesce a incorporare nel suo set di conoscenze specifiche. chi riesce a farlo in maniera effettiva. siano sinonimo di middle class. 83 . è tutto da vedere. In particolare. cioè facendo ricorso a vie legali (perché altro metodo efficiente non c’è)? Soltanto una professione organizzata sotto un’unica associazione a livello nazionale. tanto più efficiente quanto più è elastico. Una professione è tanto forte (tanto più un professionista è sicuro di sé) quanto maggiore è la sua capacità di controllare una giurisdizione che si suppone si sia ormai dissolta. di inventarsi nuovi servizi o un inedito modo per erogarli.50 Le professioni. subiscono una continua trasformazione al loro interno e questo offre al professionista più opportunità di sopravvivere e di avere successo. perché è molto più preciso del termine che spesso noi usiamo di “lavoro professionale di conoscenza”. “architetto”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 83 domanda di mercato. “Lavoro di expertise” suona invece come un lavoro. Non è il caso delle professioni non tutelate da ordini. In effetti. vent’anni fa. Un altro elemento d’interesse nell’analisi di Abbott è l’uso del termine expert labor. un lavoro di tanti. le quali si distinguono (purtroppo) per un’estrema frammentazione della rappresentanza. della specializzazione e della competizione interprofessionale. a pronunciare le parole “medico”. ma uno dei fenomeni più evidenti cui stiamo assistendo è quello del cumulo di diverse competenze professionali in una persona sola.” Non è questa una frase che abbiamo sentito migliaia di volte pronunciata da un freelance? Il “sistema delle professioni” di Abbott è un sistema interdipendente. anzi. non solo. “avvocato”. soltanto una situazione di monopolio consente un’efficace difesa della giurisdizione. altre conoscenze proprie di altre professioni. Non solo. Abbott però non ritiene che la giurisdizione debba essere abbandonata alle forze del mercato e alle sue spinte e controspinte. “Devi saper fare molte più cose di quelle che ti chiedeva il mercato quando hai cominciato a esercitare. non solo a una specializzazione professionale. e altre di tipo tradizionale.

perché viene in genere trasmessa per via ereditaria o perché è ritenuta nel senso comune un mercato protetto. il suo “zoccolo duro”. la middle class. e in tutta la letteratura sociologica del Novecento. anche per le ragioni che Abbott stesso adduce con il termine di “divisione del lavoro di expertise”. sull’eccessiva semplificazione delle teorie che suddividono la società in classi e. Oggi il tema principale è la “dissoluzione” delle classi e in particolare della classe che ha dato l’impronta allo stile di vita occidentale. defunta (ma per crepare deve prima essere esistita. Di fronte a queste analisi che ci conducono per i meandri di microprocessi sociali d’interesse. in definitiva.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 84 Uno status sociale in perenne equilibrio Siamo arrivati a un punto importante del nostro discorso. il rapporto tra lavoro professionale e status sociale. la conservazione o la perdita di un determinato status sociale. La professione liberale esercitata in forma indipendente. Corollario d’obbligo di queste teorie: la tesi che la classe operaia è finita. Si sa che l’expert labor esercitato da un freelance delle nuove professioni è sottoposto ai rischi del mercato e pertanto non può garantire a priori il raggiungimento. e uno dei punti d’osservazione migliori per valutarne le dimensioni è proprio quello delle professioni. versione 2010). La rilevanza epocale di questo macrofenomeno forse non è ancora giunta alla coscienza di tutti. sulla sua inapplicabilità alla realtà di oggi. no?). i professionals – siano essi indipendenti o salariati – sono considerati l’ossatura del ceto medio. sulla complessità del presente. In questi autori. in particolare delle professioni liberali tradizionali. è classificata come attività di scarse variazioni nella fortuna e nella sfortuna. Il tema di fondo della ricerca sociologica è stato quello della “costituzione” in classi di diversi strati della popolazione. sulla frammentazione della società in gruppi e sottogruppi. ma così tortuosi che alla fine non riusciamo più a capire in che città ci troviamo. caratterizzata da stili di vita uniformi che attraversano gruppi sociali con redditi molto differenti. sul fatto che il marxismo è superato. 84 . versione 1977 (e magari recuperare quello di Barbara Ehrenreich. certo. Non è più così. In mezzo c’è stata la colata di studi sul superamento del concetto di “classe”. Ed è qui che dobbiamo rovesciare completamente sia il discorso di Bledstein sia il discorso degli Ehrenreich. a noi pare che la dissoluzione di una condizione di status che costituisce l’essenza dell’Occidente sia un macroprocesso di cui l’analisi sociologica e il comportamento civile possono tener conto senza disonore.

dunque le ragioni di un processo di “declassamento” – termine di uso comune nelle agenzie di lavoro interinale – devono essere diverse e più complesse. La ricerca Specula Lombardia ha evidenziato che tra i laureati in architettura se la cavano meglio quelli con laurea triennale. C’è chi la butta sul ridere come il blog www. è un dato strutturale inerente le logiche della professione. oscure rimangono le conseguenze di questa crisi.52 La divisione del lavoro di expertise tra uno strato di professionisti con redditi che consentono un tenore di vita da ceto medio e uno strato proletarizzato. almeno possono fare i rappresentanti di mobilifici. con la specialistica sarebbero considerati overeducated. sarebbe dovuta esclusivamente a un eccesso d’offerta. regolamentando le iscrizioni universitarie. Ma già è così. Ha fatto scalpore qualche anno fa una trasmissione alla televisione tedesca dove si vedevano fior di giovani medici assiepare di venerdì la sala d’attesa dei voli Ryanair per andare a passare un weekend di orari massacranti di servizio in Inghilterra in modo da poter sbarcare il lunario. subordinate one”). per cui ancora una volta il toccasana sarebbe il controllo degli accessi. Il termine middle class infatti è stato usato come connotato di stili di vita e di mentalità co85 . avvocati e architetti nel limbo della precarietà e della povertà. il lower group di cui parla Abbott. e una condizione che consente al soggetto l’appartenenza all’upper group.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 85 attribuendo al termine “divisione” lo stesso senso con il quale viene usato nella letteratura marxista.studioillegale. e quindi la discesa di molti giovani medici.51 Argomento questo da non sottovalutare.com che descrive le peripezie quotidiane di un giovane avvocato a Milano nel 2010 per poter sopravvivere. ossia di una ripartizione di compiti che è costitutiva di una struttura gerarchica (“an upper. truly professional group and a lower. in molti paesi. eppure non è sufficiente a riequilibrare l’offerta a causa di regolamentazioni diverse sul numero chiuso in paesi che formano un unico mercato (per esempio Germania e Austria). perché la tesi comunemente accettata è invece che la ragione fondamentale del disagio occupazionale delle professioni liberali. periodo che diventa così lungo da indurre molti o a cambiare professione oppure a rinunciare alla professione per la quale si è abilitati dal titolo di studio. Ma se la crisi e l’implosione del ceto medio ormai sono un dato di fatto che non richiede molte “prove statistiche” per essere accettato. che in parte lavora alle dipendenze e su commissione per i primi. ciò che è cambiato oggi è il periodo che intercorre tra una condizione di subordinazione. in particolare per quanto riguarda il senso comune.

Questo ha comportato una vera e propria rivoluzione nel modello d’accumulazione del capitalismo perché è sulla spinta dell’indebitamento individuale che si è costruita la finanziarizzazione dell’economia.53 Come ci ricordava Ferruccio Gambino in un saggio di vent’anni fa. Da un’iniziale caratterizzazione come ceto proprietario si è passati a un’identificazione con il ruolo svolto all’interno del lavoro salariato (gli impiegati. statisticamente dimostrabile. è la classe della debt economy. non il reddito: la middle class è composta da quelli che vogliono appartenervi. Abbiamo molte evidenze statistiche sull’impoverimento o sulla stagnazione dei redditi del lavoro dipendente. la cui morale di fondo è dominata dallo standard di consumo. Il comune denominatore è lo stile di consumo. ma quel poco che abbiamo ci dice che la fascia di coloro i cui redditi sono rimasti 86 .54 La classe media della cui implosione stiamo parlando non è quella del secondo dopoguerra o degli anni trenta. quindi nell’affrontare il tema della crisi della middle class il peggioramento delle condizioni economiche di determinate attività. sia i criteri di valutazione. ma che ogni crisi ha le sue peculiarità perché ciascuna di esse colpisce un aggregato sociale al quale si attribuisce lo stesso nome. è dagli anni trenta che si parla di crisi della middle class in America e in questo lasso di tempo la stessa definizione di middle class come categoria sociologica è cambiata. non con il lavoro sicuro. come dice Marco Revelli. molte meno sull’andamento dei redditi di quello indipendente. Se in modo ricorrente si è parlato di crisi. Il profitto ottenuto mediante lavoro produttivo e investimento in capitale e conoscenza è diventato una risorsa secondaria d’accumulazione rispetto alla rendita ottenuta prendendo a prestito denaro a basso tasso d’interesse e comprando titoli a elevato rendimento. In America la middle class che oggi sta franando è quella che si è costituita con le carte di credito. non significa banalmente che la middle class segua i cicli dell’occupazione come qualunque altro gruppo della popolazione attiva. ma che al suo interno è profondamente mutato.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 86 muni a gruppi sociali che avevano livelli di reddito estremamente differenziati. perché sono cambiati sia la composizione interna e il ruolo sociale di quell’aggregato della popolazione. può essere considerato elemento secondario rispetto a fattori di carattere culturale e comportamentale tendenti a riprodurre stili di vita difficilmente compatibili con il reddito effettivo. non da quelli che vi appartengono. da un criterio di valutazione che teneva conto dello status si è passati a uno che privilegiava il reddito. i white collars).

come se nel lavoro indipendente si fosse riprodotto il fenomeno dell’assottigliamento della fascia “centrale” di persone e la forma a clessidra avesse ricalcato quella dei redditi da lavoro in generale. 87 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 87 stabili o sono cresciuti è sempre più distanziato dalla media. Ma per entrare nel merito dell’implosione della middle class più delle statistiche conta il vissuto delle persone. Come emerge dalle testimonianze dirette.

dal punto di vista economico – e in gran parte politico –. come tutte le altre componenti della forza lavoro. anche se in Europa continua ovviamente a farsi sentire. Le iniziative della Germania finalizzate ad aumentare la competitività dei prezzi all’esportazione costringono gli altri membri dell’Ume a una reazione deflazionistica e impongono loro di cercare di emulare il modello tedesco oppure di arrischiare la costituzione di grossi deficit nei loro conti esteri. È un fatto risaputo.] La soluzione tedesca è una svalutazione reale. Per decenni. domina l’Unione monetaria europea (Ume). che a loro volta sono determinate dalle scelte di politica economica degli stati. nel secondo dopoguerra.. Uno studio del gruppo bancario svizzero Ubs così descrive il modello tedesco: L’economia tedesca. in Occidente questa funzione di egemonia è stata svolta dagli Stati Uniti. in particolare da quelli che si presentano di volta in volta come gli stati dominanti. La svalutazione del tasso di cambio nominale riduce i prezzi di esportazione dei paesi e la capacità delle famiglie interne di acquistare beni e servizi all’estero. La svalutazione reale ottiene lo stesso risultato tagliando direttamente i prezzi e i salari interni. largamente improntata all’export. oggi la potenza americana si è molto appannata.. 88 . ma il modo in cui si sta muovendo negli ultimi anni sul fronte del lavoro non è altrettanto di comune conoscenza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 88 3. si potrà dire. Nell’area dell’euro il paese che negli ultimi anni ha assunto un ruolo di assoluto rilievo. [. Il lungo degrado del lavoro subordinato Una Cina in Europa Il lavoro indipendente. è la Germania. certo. deve fare i conti con le condizioni generali di contesto economico e sociale.

un quinto della forza lavoro. con la famosa riforma del mercato del lavoro che ha preso il nome dal manager che ne ha tracciato le linee essenziali: Hartz IV. che ha adottato questa politica nei primi anni duemila.1 I dati più eloquenti. vengono proprio dal mercato del lavoro. La notizia è che più di 6 milioni e mezzo di tedeschi percepiscono un salario da fame. In Francia i percettori di salari a livello di povertà sarebbero l’11.7 per cento degli occupati. Certo. presto dimenticati. riprendono e rilanciano la notizia. perché è noto che le regioni della ex Ddr sono territori dove le retribuzioni sono mediamente inferiori. che confermano questa analisi. lordi. Ma una buona percentuale di questo esercito di 6 milioni e mezzo di persone guadagna meno di 6 euro l’ora lordi.1 per cento. Decine di siti specializzati nel mercato del lavoro. del mondo dell’impresa e del sindacato a prendere posizione. costringendo rappresentanti del governo.7 per cento è costituito da persone che lavorano a tempo pieno. sia nelle edizioni cartacee sia in quelle online. pubblica una breve inchiesta sugli esiti di quella riforma. al fine di promuovere la competitività di un paese. o in generale nei problemi dell’occupazione. eufemisticamente chiamato Niedriglohn: sono il 20. il 70 per cento sono donne. Quali sono le ragioni che hanno portato a questa situazione nel paese considerato la locomotiva d’Europa? E ancora: è questo il motivo per il quale l’economia tedesca cresce (soprattutto in termini di esportazioni)? Il dito è puntato sulle scelte compiute dal cancelliere Schröder nel 2002. del Parlamento. In pratica. ora insiste affinché si attui una dose di svalutazione reale per i paesi Ume indebitati. ma il 44. Luglio 2010. quanto guadagnano? I ricercatori hanno fatto distinzione tra i Länder dell’Est e quelli dell’Ovest. vi sono compresi i lavori a tempo parziale e i cosiddetti Minijobs. La Germania.50 euro l’ora all’Ovest e 6. che in quel momento era al- 89 . La “Frankfurter Rundschau”.2 I risultati non si discostano molto da quelli delle indagini precedenti. in Danimarca l’8. ma veder riproposti certi numeri scatena un’ondata di reazioni per cui nessun organo di stampa di una certa rilevanza può fare a meno di riportare la notizia sulle prime pagine.87 euro l’ora all’Est.7 per cento di cui laureati.5 per cento. uno dei quotidiani più attenti ai problemi del lavoro. I Niedriglöhne sono 9. il 7. l’Istituto lavoro e qualificazione (Iaq) dell’Università di Duisburg presenta il suo rapporto annuale sul fenomeno dei bassi salari.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 89 Per questa ragione è anche detta “politica deflazionistica” e spesso è accompagnata da riforme del mercato del lavoro e strutturali di altro tipo.

per impostare il modello di sviluppo tedesco a somiglianza di quello cinese: bassi salari e alte esportazioni. delle macchine utensili. significative quelle di alcuni ingegneri: il lavoro interinale all’inizio sarebbe stato visto con favore. secondo le statistiche del Wto. Oggi è guardato con diffidenza: retribuzioni anche di mille euro mensili inferiori a quelle del lavoratore stabile con identica mansione. cioè un mercato del lavoro parallelo. è un’occupazione temporanea. di capire i diversi climi aziendali. di quelli che vengono dichiarati. Si sono moltiplicate le agenzie di lavoro temporaneo con una specializzazione in forza lavoro qualificata: ingegneri. che vengono prestati (geliehen5) all’industria dell’auto. domanda interna stagnante. Sul sito del quotidiano di Francoforte si scatenano le testimonianze. Diceva di averlo dovuto fare per rallentare o disincentivare le delocalizzazioni. domanda estera in forte crescita. permetteva di tastare le diversità.” dichiara alla stampa il presidente dell’Agenzia federale del lavoro. straordinari non pagati. alle costruzioni navali. nessuna tutela contro il licenziamento. come la possibilità di assumere direttamente una persona. si era vantato in sede internazionale. contratti poco chiari. all’industria biomedica. possibilità di essere spostati su mansioni inferiori pur lavorando da quattro anni per la stessa azienda senza essere assunti e così via.3 Secondo i ricercatori dello Iaq i provvedimenti più nefasti di quella riforma riguardavano la deregolamentazione del lavoro interinale (Leiharbeit): era stato abolito il periodo massimo di utilizzo di un lavoratore interinale. nell’agosto di quell’anno sareb90 .4 Introdotto come strumento a disposizione delle imprese per affrontare i picchi di lavoro. “di aver creato un settore di bassi salari”. in accordo con i sindacati. era stato abrogato il divieto di riassumere lo stesso lavoratore interinale da parte dell’azienda che lo aveva occupato. “Ormai un posto di lavoro su tre. il lavoro temporaneo è diventato in breve tempo uno strumento strutturale di politica del personale. all’industria aeronautica e spaziale. ostilità da parte del consiglio sindacale interno (Betriebsrat) perché visto in concorrenza con gli iscritti. di licenziarla e di riassumerla. Agli inizi del 2009. per la maggior parte. Schröder. ben chiara. che sono tutti lavoratori stabili.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 90 l’esame dei giudici della Corte costituzionale e intasava di ricorsi i tribunali civili.6 In realtà. perché consentiva di fare diverse esperienze “vagabondando” da un’impresa all’altra. come ricordava il quotidiano di Francoforte. agli incontri del G8. era stata una scelta dei governi di ogni colore degli ultimi anni. la Germania era il primo esportatore mondiale. erano state concesse nuove competenze alle società di lavoro interinale.

non si può sempre andare avanti così solo perché alcuni politici privi di cervello hanno voluto che la Germania funzionasse in questo modo. che non hanno mai sentito parlare di solidarietà o troppo inetti per capire il significato di quella parola.815 91 . hanno preso in considerazione l’insieme dei salari e degli stipendi. adesso mi farò mantenere dallo stato finché non mi trovo un lavoro decente.471 euro. per risolvere i suoi problemi. per sei mesi il mio corpo si è rifiutato di fare qualunque attività. importante è tenere la bocca chiusa. Da allora è in continuo calo fino a toccare nel 2009 i 15. intriganti. dove il fatto di ricavarci qualcosa è un problema secondario. la Germania sembrava percorrere una “via solitaria” tra gli stati europei. “Siamo qui per questo. che vive del suo lavoro. No.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 91 be stata superata dalla Cina. Allora non ce l’ho fatta più a tenere la bocca chiusa e mi sono rivolto all’agenzia di lavoro interinale che mi aveva procurato quel posto e mi dava la paga. Sull’onda delle reazioni suscitate dallo studio dello Iaq. il sito Querschüsse metteva in rete una serie di tabelle che dimostravano ampiamente come gli obiettivi perseguiti dai governi tedeschi avessero ottenuto ciò che volevano: con un valore delle esportazioni di 804 miliardi di euro nel 2009. non si può accettare di fare qualunque cosa pur di lavorare. ma avrebbe mantenuto in seguito la seconda posizione. ma questa volta è l’ultima. ho portato a termine gli studi. Ogni settimana dalle 45 alle 60 ore di lavoro molto intenso in un’azienda organizzata ancora secondo vecchi standard gerarchici. lo scarto rispetto al valore delle esportazioni degli altri paesi. nessun riconoscimento per il mio lavoro. per esporre i miei problemi e magari perché mi trovasse un posto diverso. Francia e Gran Bretagna compresi.” mi hanno detto. Invece da quel momento si sono dati da fare solo per cercare qualcuno che mi sostituisse. ho un’esperienza professionale. Ho un diploma conseguito con buoni voti. Nel 2000 la retribuzione media era di 16. Perso il lavoro. ricavato dall’indice dei prezzi al consumo. crescerà nel 2001 per poi diminuire e risalire di nuovo nel 2004 a 16. Sull’onda del dibattito sviluppatosi attorno allo studio Iaq. non c’era nessun apprezzamento.7 Scriveva il 28 luglio 2010 una persona al forum online della “Frankfurter Rundschau”: Sono stato lavoratore interinale anch’io. benché non avessi commesso il minimo sgarro né fatto errori che potevano costare del denaro. i redattori di Querschüsse sono andati a vedere anche com’è messo il tedesco medio. Nessun funzionario pubblico è occupato a cercarmi un lavoro e dura fin che dura. depurandoli del tasso d’inflazione. Circondato da colleghi divorati dalla paura.217 euro all’anno. era ormai incolmabile.

per assomigliare un po’ di più al grande modello politico del secondo Novecento: Margaret Thatcher. Italia. In realtà se c’è qualcosa che è stato fatto pagare prima ai socialdemocratici e poi sempre di più alla Cdu è stato proprio il “modello Schröder”.91 euro mensili. Come al solito. Quando si lavora tutto il giorno e non si riesce a sbarcare il lunario. della crescita e della competitività delle imprese. La sconfitta della socialdemocrazia nelle elezioni che hanno portato al secondo mandato di Angela Merkel. mentre ristagna più degli altri paesi la domanda interna. altrimenti non si spiegherebbe il successo della Linke. insieme all’affermazione dei liberali. lo scontento cercano bersagli su cui sfogare la propria impotenza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 92 euro all’anno. Irlanda. ma questo non era stato previsto). che la Germania doveva liberarsi del fardello del suo “stato sociale”. le politiche di deregolamentazione del lavoro ottengono risultati sul piano dell’occupazione. In questo stesso periodo le esportazioni tedesche hanno una crescita che non ha paragoni con Francia. quando si crea insicurezza anche nei cosiddetti “garantiti”. porre in tal modo un freno alle delocalizzazioni.8 quando i salari sono tali da disincentivare l’attività e preferire l’assistenza pubblica. l’elettorato diventa una specie di pedana mobile sulla quale anche il politico più esperto di equilibrismi rischia di cadere. prima o dopo i conti con la quota di popolazione meno favorita si devono fare. insomma che doveva “virare a destra” ancora di più e che la cancelliera stessa avrebbe dovuto lasciare da parte certe sue inclinazioni da cristiana sociale educata nella Germania comunista. Portogallo. per stare 14-15 ore al giorno dietro un volante mi becco 6 eu92 . quando il clima sul luogo di lavoro si fa più teso e il disagio. pari a 1317. quando i lavoratori stabili si sentono minacciati dall’avanzata implacabile dei precari. mantenere una forte competitività del prodotto tedesco sui mercati internazionali e accumulare riserve in grado di finanziare lo stato assistenziale (e di intervenire a salvataggio del mondo bancario dissestato dalla crisi. Ancora più marcato è il surplus commerciale. ma rischiano di non reggere sul piano della tenuta politica e sociale. Grecia. Scrive un camionista salariato al blog di Ard Tagesschau: Mi ha preso un colpo quando sono andato a vedere quanto guadagno. Il risultato che il governo Schröder intendeva ottenere è stato quindi in gran parte raggiunto: creare un mercato parallelo dell’occupazione caratterizzato da instabilità dei rapporti di lavoro e bassi salari. è stata interpretata dalla capziosità della grande stampa come segno che la deregolamentazione era stata troppo timida. Spagna.

gli scaffali dei supermercati sarebbero vuoti e i distributori di benzina a secco. L’intermediazione pubblica dei Jobcenters e quella privata delle Leiharbeitsfirmen in una fase di debolezza contrattuale e sociale dell’offerta di lavoro diventano rapidamente l’unica “piazza” sulla quale si scambiano posti di lavoro. Non mi rimane come alternativa che farmi mantenere dallo stato. le agenzie interinali ne occupano il centro.9 93 . le agenzie pubbliche stanno ai margini e finiscono per diventare un bazar dei disperati. Dovremmo una buona volta fermarci tutti quanti e allora si vedrebbe che cosa rappresentiamo noi per l’economia. Ho chiesto di essere pagata ma mi hanno detto che ero in prova! Divertente vero? Le fa eco uno che si firma Minischlumpf: Finché ci sarà in giro gente che dice “meglio guadagnare 4.75 lordi che stare sulle spalle dello stato” in questo paese non cambierà NIENTE. un lavoro di tre settimane. In tre giorni le fabbriche dell’auto si dovrebbero fermare. Ma purtroppo quando si lancia un’idea del genere nemmeno il 2 per cento di noi è d’accordo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 93 ro lordi l’ora! In Olanda guadagnerei il doppio. ossia la separazione tra il mercato del lavoro primario e quello a bassi salari. A questo punto dove sta il mercato del lavoro primario? Sullo stesso forum. è saltato con la crisi. Baba scrive: Finché ci saranno società di lavoro interinale ci saranno bassi salari. E quindi continuerò a piegare la testa per 6 euro lordi l’ora e a chiedermi come diavolo faccio a pagare l’affitto. Il mercato inizialmente “parallelo” ha rotto gli argini e ormai invade l’intera domanda occupazionale. Fino a due settimane fa ho lavorato per una di queste società nel distretto di Böblingen. qualunque lavoro tu sia disposto ad accettare. la nostra Agenzia federale del lavoro considera immorali i salari dai 3 euro in giù. Se sei disoccupato e prendi il sussidio di Alg 1 sei fregato perché scendi di grado in percentuale. Se prendi il sussidio di Alg 2 sei costretto ad accettare qualunque lavoro ti venga proposto e se ti rifiuti subisci delle sanzioni e ti mettono addosso il marchio di “fannullone furbetto”. con le bancarelle più eleganti e ben fornite. mi hanno licenziata perché mi sono rotta una mano.30 euro lordi che non lavorare” o ancora “meglio 3. È questo che volete da noi camionisti? Il meccanismo sul quale doveva reggersi il “modello Schröder”. Del resto.

[. li pagano. nell’agosto 2009.. essendo moltissimi occupati per periodi inferiori ai tre mesi. le quali hanno in carico i lavoratori che prestano alle aziende. Il lavoro interinale era stato concepito come una strada per transitare i disoccupati percettori di sussidi a un’occupazione stabile. Il lavoro interinale viene impiegato massicciamente nei settori manifatturieri caratterizzati da alti salari e forte presenza sindacale. Declassato a che cosa? A 2. Nel mio giro di conoscenze è ormai consolidata da un paio d’anni la pratica dei tirocini gratuiti come occupazione a tempo pieno.... si sente messo sotto accusa perché “nell’accettare una proposta di lavoro si devono mettere in conto possibili declassamenti economici”.. L’importante per loro è risparmiare. [. [.5/2 a 1.] Ci vuole un salario minimo fissato per legge. In questo modo il Dgb stima che il salario medio de94 . se si legge il documento che la Confederazione dei sindacati (Deutscher Gewerkschaftsbund.43 euro lordi l’ora. quattordici pagine senza fronzoli. con il risultato che. La differenza tra quanto prendono queste società dal committente e quanto si mette in tasca il lavoratore è in media di 2. [. Un bel documento.10 Dopo aver ricordato che la riforma del 2004 prevedeva salario uguale per lavoratori fissi e interinali. nel 2009). il suo salario per le prime sei settimane può essere diminuito del 9. Conclude un certo Links2 3 4: Quello che dice lo studio Iaq non è nulla di nuovo. devono ricorrere di nuovo ai sussidi.6 per cento di quelli impiegati a tempo pieno.. Tutto vero e forse peggio.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 94 Gli risponde un certo Herr Jeh: Sì. Se un lavoratore interinale viene dalla disoccupazione e ha ricevuto il sussidio. pagano le tasse. per 42 ore settimanali pagate 35 su tre turni? Ma c’è di peggio. Dgb) aveva reso pubblico un anno prima. versano (o dovrebbero versare) loro i contributi.] Se qualcuno queste informazioni se le procura da solo e va a denunciare casi del genere al suo Jobcenter. ricorda la serie di passaggi che hanno portato negli anni successivi a poter aggirare questa norma. invece ha creato un’altra sacca di sussidiati (il 12.] Il dato di fondo è che il dumping salariale è incoraggiato dallo stato.] Un sano ceto medio ormai non esiste quasi più... molto meno nel commercio e nella ristorazione.5 per cento. In particolare la possibilità per le imprese di stringere accordi specifici con le società di lavoro interinale. ma dipende dal singolo Jobcenter se prendere o meno provvedimenti in caso si trovino situazioni da 3 euro l’ora.

Vengono inseriti in mansioni inferiori a quelle previste. solo il 3 per cento ha un’educazione superiore. Voci dall’interno Nell’anno della crisi un folto gruppo di ricercatori tedeschi. una buona percentuale vive in paesi di campagna. Ne è uscita una cinquantina di testimonianze autobiografiche di un certo interesse. secondo il Dgb.di.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 95 gli interinali sia in media inferiore del 29 per cento rispetto ai lavoratori stabili. ma con punte anche del 50 per cento e oltre. invece. Uno dei punti più critici del sistema. A tentare di arginare la situazione si sono mossi l’Ig Metall e il sindacato dei media Ver. la maggior parte appartiene a imprese medie. secondo accordi tra l’impresa e l’agenzia che presta il lavoratore. non vengono formati e non vengono assunti a tempo indeterminato. come l’auto. sull’effettivo versamento dei contributi dei lavoratori per esempio.11 Pochi sono i casi di lavoratori di grandi aziende. altri con ruoli di quadri intermedi. tali per cui quest’ultimo è al tempo stesso disponibile per lungo periodo ma pagato a singhiozzo. Poco per volta le grandi imprese – dove l’incidenza del lavoro interinale tocca anche punte del 50 per cento – hanno cominciato esse stesse a costituire società per il prestito di lavoro con l’autorizzazione a operare sul mercato dall’Agenzia federale del lavoro (Baa). gli interinali rimangono anche più di un anno ma sono pagati in base a un contatore delle ore in cui vengono effettivamente occupati. in maggioranza dipendenti. La grande maggioranza dei lavoratori interinali appartiene alla manodopera generica. con ancora 95 . si tratta perlopiù di persone di mezza età o vicine alla pensione. Nelle imprese manifatturiere più importanti. costringendo alcune imprese dei rispettivi settori a un uso più corretto del lavoro interinale. e che la Baa eserciti controlli più severi sulla giungla delle società di lavoro interinali.. A conclusione. alcuni con funzioni manageriali. austriaci e svizzeri si è messo a intervistare lavoratori appartenenti a diversi settori. anche mediante un controllo esercitato dal consiglio di fabbrica. pochi sono i giovani. è l’insufficiente controllo che questa agenzia esercita sulla correttezza dell’operato di queste società in generale. il Dgb chiede in sostanza due cose: un intervento legislativo forte che ponga rimedio a una situazione in cui sono intrappolati più di un milione di lavoratori in settori strategici. Più che a un salario minimo il Dgb pensa a un coinvolgimento obbligatorio del sindacato negli accordi tra chi affitta e chi presta lavoro.

Il sentimento che la grande maggioranza esprime è “sono fortunato ad avere ancora un lavoro” e quindi il sistema dei desideri e delle aspirazioni subisce una sorta di amputazione. alcuni per avere finalmente riposo o finalmente “una vita”. Sembra di cogliere una notevole differenza tra la narrazione fatta da un lavoratore dipendente e quella di un lavoratore autonomo. Non traspare né una situazione di aperta arroganza del management né una condizione salariale particolarmente insoddisfacente. altri perché è diffusa l’oscura sensazione che un giorno o l’altro il modello sociale europeo possa crollare e i diritti che quel modello garantiva possano essere cancellati. la convinzione di esercitare una “missione” fondamentale per la società. anche se si denuncia spesso una stagnazione dei redditi a fronte di un aumento del costo della vita. meglio. difficilmente attribuibile a un innato senso teutonico dell’ordine.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 96 qualche radice nei lavori agricoli. Per questo l’aspirazione che più frequentemente viene espressa è quella di poter presto andare in pensione. conferma tuttavia che la condizione del lavoratore in Germania è una condizione di ansia ma non di aperta insoddisfazione. che queste istituzioni hanno subìto negli anni ottanta e che ha legittimato uno stile di gestione ossessionato dalla valutazione delle performance e dal risparmio dei costi. Le critiche maggiori all’organizzazione del lavoro vengono da settori come l’istruzione e la sanità. vive a contatto con una maggiore complessità. dalla quale non rifugge ma affronta a viso aperto perché è il solo modo con cui riesce a campare. Mentre il lavoratore dipendente nell’amputazione delle aspirazioni perde anche la curiosità per il mondo che gli sta attorno e ne rileva solo gli ostacoli e le trappole da cui guardarsi. Mestieri dove competenze professionali e doti umane dovrebbero formare un tutt’uno e alimentarsi a vicenda vengono immiseriti da un’organizzazione per obiettivi mutuata da aziende commerciali o da fabbriche di viti e bulloni. Insomma. quella di formare dei giovani e di salvare delle vite. dei mercati. Una delle sensazioni più condivise è quella dell’aumento dell’intensità del lavoro e di una maggiore pressione psicologica. 96 . Persino le storie di persone che hanno vissuto sempre alla giornata non sono improntate alla disperata rassegnazione. tanto maggiore quanto più il lavoratore sale di grado. Per quanto limitato sia questo campione. Le deontologie professionali dell’insegnante e del medico. per sua necessità il lavoratore indipendente deve conoscere e capire tendenze e cambiamenti del mercato o. sarebbero mortificate e svalorizzate dalla svolta efficientistica. Il complesso dispositivo di sussidi di sopravvivenza consente scelte di vita che in Italia sarebbero impensabili.

La crisi ha colpito duramente. Al tempo stesso. le professioni hanno continuato a crescere anche dopo il 2007. ottenuta mediante la miniaturizzazione dell’impresa. seguito dagli addetti alla formazione. 740.4 milioni erano gli occupati iscritti obbligatoriamente alla previdenza sociale. medici. a differenza di molti altri paesi occidentali.000 con almeno un dipendente.4 milioni di persone. non è praticabile per la tipologia di prodotti a elevato contenuto tecnologico.000). Permane la centralità del lavoro subordinato Nel 2009 la popolazione attiva in Germania era di 43. in cui la Germania è specializzata. Gli informatici non hanno una loro specifica classificazione.4 milioni. che include i giornalisti (+61. L’occupazione indipendente ha segnato in realtà una crescita continua dal 1995 al 2007.2 milioni erano occupati nelle professioni intellettuali tradizionali e “nuove”.4 per cento). i salariati erano 35. nella manifattura organizzata secondo schemi fordisti di grande fabbrica.4 milioni ma solo 27. mentre stabili o in lieve crescita sono le professioni della sanità e gli ingegneri. Nel 2009 97 .4 milioni di persone 1. consulenti d’impresa (86.12 Il gruppo più numeroso appartiene al settore dell’educazione/formazione. di questi 4. che richiedono elevati investimenti di sviluppo. Il lavoro autonomo ha quindi un’incidenza molto minore che in Italia.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 97 La forza del sistema tedesco. poi ha cominciato a diminuire. A differenza del lavoro autonomo in generale. seguito da ingegneri. risiede ancora nel settore industriale. giornalisti (67. avvocati e consulenti legali. gli autonomi (collaboratori familiari inclusi) 4. Le risorse pubbliche che la Germania ha destinato alla logistica hanno portato le società tedesche ai vertici mondiali. La flessibilità all’italiana.000). i disoccupati registrati 3. ma nella sua componente di “prima generazione”. un sistema che poggia sulle esportazioni è tanto più consolidato quanto più è in grado di disporre di un’organizzazione di servizi di logistica ad alto livello. poco superiore al 10 per cento della popolazione attiva.8 per cento). gli altri 472.000). che include anche traduttori e interpreti (+57 per cento).000 i freelance.9 milioni. Dal 2000 al 2009 l’incremento più forte è stato quello dei “creativi”. arti applicate (75. Un’esportazione accompagnata da servizi logistici di alto livello è un doppio vantaggio: combina un doppio processo di valorizzazione. Nel 2009. quello relativo al prodotto esportato e quello relativo ai servizi di trasporto e logistica prestati. e dai consulenti (+27.

anzi spesso. io che avevo perso il posto come segretaria.” Se non fosse tragica la situazione che emerge da tanti blog e forum dove gli aspiranti autonomi si scambiano sfoghi e talvolta. quello che aveva lanciato il grottesco slogan: “Diventate una Io Spa” (Ich AG). dopo il commercio e l’edilizia. non funziona”. Questi erano i corsi di formazione per fare impresa. il giovane con sussidio di disoccupazione che non aveva mai lavorato e ci dicevano: ‘Su. ci ho già provato io.14 Il sussidio d’incoraggiamento è erogato in due fasi e ne hanno diritto comunque persone che ricevono un sussidio 98 . ma che ne so io?” “Ci mettevano là su dei banchi di scuola. ma gli ultimi avevano messo in luce come l’attività indipendente tendesse a diventare sempre più un’attività parziale. fatevi venire un’idea. adesso prova tu a convincere il funzionario dell’Agenzia del lavoro che la tua idea funziona. Studi approfonditi sull’occupazione indipendente non vengono più svolti dall’Ufficio federale di statistica dal 2005. con gli uffici e le burocrazie ci so fare” oppure “lo sai che esiste il regime minimo. 582. di cui 62. le quali si trovavano in quanto settore al terzo posto. oppure ”c’è una rete interessante.318 cancellazioni d’impresa. poi fate un bel dépliant e lo distribuite sabato mattina al mercato. nei prossimi sei. in particolare quella del primo agosto 2006. mettiti in contatto” oppure “se ti va diventiamo soci. nelle difficoltà di pagamento e nelle procedure d’insolvenza. chi mi sa dire che cos’è un business plan?” “Non sarai mica matto a lasciarti convincere a diventare autonomo! Fatti mantenere dallo stato!” “Una volta i soldi per fare un’impresa me li tiravano dietro.13 “Ehi. Una delle ipotesi per spiegare questo fenomeno era l’introduzione di misure d’incoraggiamento alla costituzione di imprese individuali contenute nel programma Hartz IV. non devi pagare l’Iva”) ci sarebbe veramente da divertirsi a immaginare un’umanità che vagola da un centro di orientamento all’altro per capire come diavolo si fa un business plan. traducibile come “sussidio di start-up”. l’operaio specializzato a cui avevano chiuso l’azienda. i clienti bisogna andarseli a cercare!’. e nelle sue successive modificazioni.527 erano di ditte individuali. scoppiati. la mettiamo giù per bene. un comportamento avvertibile più negli uomini che nelle donne. che istituiva il cosiddetto Gründungszuschuss.” “Ho dovuto riempire tanti di quei moduli e sapergli dire quanto avrei fatturato nei prossimi tre mesi.989 appartenenti alle professioni tecniche e alle libere professioni. trovano il consiglio giusto (“lascia stare. parallela magari a un’attività salariata.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 98 su 728.

” tuonava “Die Welt”. Esistono varie istituzioni che vagliano il progetto e in un certo senso ne certificano la validità. la tendenza a esternalizzare le professionalità tecniche è molto contenuta oppure porta anch’essa alla creazione di società di servizi che assumono la forma di impresa medio-grande. si arriva alla cifra di 6.79 milioni di sussidi erogati a sostegno del reddito. che rappresenta il segmento più “ricco” di lavoro autonomo. con valori superiori agli 80 miliardi al mese. poi. ma in realtà a contare nelle decisioni è il funzionario dell’Agenzia del lavoro che segue il caso individuale. Per la prima fase. sostenute anche da fondi europei. dopo una breve stagione nella quale lo spirito di autoimprenditorialità sembrava riprendersi nelle regioni della Germania dell’Est. il governo aveva aumentato di 5 euro i sussidi base mensili.96 milioni di persone. uscite da quarant’anni di sistema comunista.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 99 di disoccupazione o persone coinvolte in programmi di politiche attive del lavoro. Un mese prima. che dura nove mesi. Sicché la tensione imprenditoriale si scarica tutta nei problemi relazionali con la burocrazia.83 milioni di figli delle famiglie disagiate.” ironizzava il sito Querschüsse. Il sistema di diritti universali all’assistenza è pensato per impedire l’uscita della forza lavoro dall’occupazione dipen99 .15 Le esportazioni tedesche hanno continuato a volare per tutta la prima metà del 2010. in particolare quelle.000 lavoravano a tempo pieno. “Wow. Viene quindi a essere limitato il bacino di forza lavoro indipendente del settore “servizi alle imprese”. Se si aggiungono più di 1. di cui 324. Finché esiste ancora l’impresa manifatturiera specializzata in tecnologie medio-alte. a luglio. vi potrete permettere tre palle di gelato a testa alle Arcade di Potsdamer Platz. Da questo punto di vista il caso della logistica è esemplare. portandoli da 359 a 364 euro. altri 300 per sei mesi più i sussidi. Ad agosto il numero di percettori di sussidi del sistema Hartz IV era poco più di 4. una volta al mese. se si dimostra che l’attività iniziata ha una sua consistenza economica. Non sono così fallimentari invece altre iniziative. il mercato si è stabilizzato su un modello di lavoro subordinato che poggia su un doppio pilastro: la difesa della grande fabbrica e la difesa di un sistema assistenziale universale. sono 300 euro aggiuntivi al sussidio. “Questo aumento ci costa 360 milioni di euro l’anno. “non è la crisi finanziaria la nostra rovina ma lo stato sociale!” Dopo il periodo in cui la spinta verso il lavoro indipendente era scaturita dalle culture “alternative”. rivolte solo alle donne.

ricostruita l’infrastruttura di base nelle regioni dell’Est. e. come in Francia.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 100 dente. come si è visto. in un’America sotto shock per gli attentati dell’11 settembre.16 Mental recession Quando apparve. come si è visto nei capitoli precedenti. salvo diverse disposizioni dei contratti nazionali. Alla fine del 2010. è iniziato il sistematico smantellamento di alcune sicurezze del lavoro salariato. fino a giungere alla situazione attuale. consolidata la riunificazione.) ha preannunciato due campagne di massa per il 2011: fissazione per legge di salari minimi di settore e non solo paga eguale per gli interinali. Il fenomeno del lavoro indipendente troppo spesso viene correlato a fattori puramente soggettivi. una specie di “premio insicurezza” pari al 10 per cento. però. per non incentivare in maniera sostanziale i disoccupati o i sotto-occupati a scegliere una vita da freelance (dovrebbero tentare la fortuna nel settore “povero” del lavoro autonomo). White100 . Ciononostante gli autonomi “di seconda generazione”.di. la campagna aperta dall’Istituto di Duisburg contro i Niedriglöhne ha dato i suoi frutti: la Corte di giustizia del lavoro (Bundesarbeitsgericht) ha dichiarato nulli gli accordi sottoscritti tra i sindacati cristiani e le società di lavoro interinale. Certamente. Il sindacato dei servizi Vereinte Dienstleistungsgewerkschaft (sigla Ver. il trattamento degli interinali deve essere identico a quello dei lavoratori a tempo indeterminato. sono cresciuti fortemente negli ultimi anni in cifra assoluta. Che cosa dimostra dunque il caso tedesco e perché si è ritenuto opportuno riflettere su di esso? Dimostra che l’assetto economico-produttivo di un paese e il grado di copertura dell’assistenza sociale possono incidere fortemente sul tipo di occupazione prevalente. alla diffusione o meno di una cultura dell’iniziativa personale. favoriti da un sistema d’integrazione del reddito accessibile anche a loro. Infine. Quindici anni dopo. la disposizione d’animo conta in un certo tipo di scelte ma essa stessa è fortemente influenzata dall’ambiente. dove un quinto della popolazione non lo considera più un rifugio sicuro ma l’anticamera della povertà. inteso come forma di cittadinanza meno esposta ai rischi. Le scelte che la Germania ha compiuto dopo l’unificazione hanno offerto ai cittadini prima di tutto l’ombrello del lavoro salariato. il ruolo svolto dalle società di lavoro interinale e la normativa che ne regola il funzionamento contribuiscono a consolidare la forma salariata di lavoro. il libro di Jill Andresky Fraser. nel 2001.

i cosiddetti middle managers. e in particolare i quadri intermedi. ma soprattutto per le umiliazioni cui venivano continuamente sottoposti da uno stile aziendale di gestione del personale che era esattamente l’opposto di quel che si legge negli scritti dei guru del management. Di ritmi di lavoro che fanno dire a una donna con responsabilità di quadro intermedio: Aspetto l’ora di treno che mi riporta a casa per rispondere ad alcune telefonate dei clienti. meno che mai di adesione a sindacati già esistenti. Il carattere scioccante del libro di Fraser non stava nei numeri quanto nelle testimonianze dirette che aveva raccolto in cinque anni d’interviste e di navigazione per blog e forum di tutti i tipi. non tanto e non solo per gli stipendi stagnanti. ambienti con i quali aveva dunque una certa dimestichezza. le proposte per uscire da una situazione ormai compromessa. non tanto e non solo per i carichi di lavoro e la tensione cui erano sottoposti da una competizione con i colleghi creata sistematicamente. Malgrado l’autrice alla fine del libro raccontasse di azioni riuscite di autodifesa mediante campagne via Internet o tramite ricorsi ai tribunali. di arroganza senza limiti di amministratori delegati. era una giornalista finanziaria nota ai grandi media e ai manager delle multinazionali. Ne usciva un quadro desolante di umiliazioni subite passivamente. non ci fecero caso in molti. là sotto ho qualche minuto di relax. come avevano notato alcuni recensori. di ambienti di lavoro volutamente disagiati.17 Fraser non era una sconosciuta. Fraser ebbe qualche mese di notorietà ma il libro non fu accolto molto bene. Citigroup.com.EconoWhiner. Scrive nella pagina di commiato dai suoi visitatori: 101 . facevano una vita da cani. Fraser continuava la sua battaglia aprendo il sito www. come Intel. come Andy Grove di Intel. anche lei sembrava scettica sull’ipotesi che i white collars americani trovassero forme di auto-organizzazione sindacale. L’incubo del terrorismo serviva a distrarre l’opinione pubblica dai problemi dei white collars all’interno delle grandi corporation verso la fine degli anni novanta. troppo triste vedersi riproposta la propria miseria e troppo deboli. autore di un libro dal titolo Only the Paranoid Survive. Surviving and Thriving in Tough Times. Proprio per questo s’era accorta che gli impiegati di questi colossi. per difficoltà dovute alla nuova crisi ed esaurimento di energie fisiche. Ibm.18 finché fu costretta a chiuderlo nel novembre 2009. grazie a Dio c’è un lungo tunnel dove non c’è campo. scomodi perfino nell’arredamento.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 101 Collar Sweatshop. Terminato il libro.

del deterioramento del lavoro (dipendente e di conoscenza. quella dell’umiliazione dei white collars delle grandi corporation o almeno di una gran parte di essi o. non vi meravigliate più. condividere la loro rabbia e la loro confusione. lo status del professionista salariato non vi deve preoccupare assai (curioso. che citava l’espressione di un senatore americano. Perciò abbiamo voluto creare una comunità online. per riprendere l’esergo del sito della Fraser. umano. Questo libro vi ricorda quanto siete stati fortunati a lasciarvi alle spalle il mestiere di white collar! E per quelli che ancora stanno lì indecisi sulla soglia dell’impiego in un’azienda può essere una spinta a scegliere definitivamente la libertà della professione. questa testimonianza ci dice come fosse incompleta la narrazione sullo scoppio della bolla informatica del 2001-2002. civile.. se voi siete professionisti indipendenti. non eravamo soli.20 Un’altra testimonianza che portò il grande pubblico a conoscenza delle condizioni di certo lavoro occasionale dequalificato 102 . Voi avete risposto. ma molto! [. di ritmi di lavoro pazzeschi. di lingua bie triforcuta delle corporation? Bene. Deterioramento morale. la Fraser considera il lavoro autonomo niente di più che un’alternativa ansiogena e radicalmente instabile al lavoro dipendente). quando ormai avevamo già quasi esaurito le energie psichiche e i più elementari meccanismi di sopravvivenza. una vera e propria mental recession.] Certo. va sottolineato).19 Per quanto parziale. di riduzione del personale. in una fase storica nella quale la stessa nozione di competenza professionale richiesta stava diventando anacronistica. quando la nostra attenzione venne concentrata esclusivamente sui fallimenti delle giovani aziende dot. di abolizione dei benefit. Da questa situazione nasce in parte l’attrattiva per il lavoro indipendente. nella quale le persone potessero trovare un legame tra di loro..vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 102 In effetti era convincimento generale che il progressivo indebolimento dell’economia ci stava uccidendo. scambiandosi idee e supporto emotivo. Ci siamo chiesti allora dove eravamo e ci siamo accorti che non eravamo soli. La più nota webzine dedicata agli independent professionals (IP) non si fa sfuggire l’occasione e recensisce il libro della Fraser con queste battute: Vi stupite come mai i vostri amici schiavi salariati (wage-slaves) ce la facciano a reggere l’ondata di fusioni. dimenticando che negli anni novanta in America si era consumata una tragedia maggiore. per dirla con l’azzeccato titolo della Fraser.com. sulle migliaia di specialisti del computer messi sul lastrico. Jill Andresky Fraser ha passato cinque anni a documentare il fatto che “vivere nei cubicoli degli uffici lascia molto a desiderare”.

La qualità dell’insegnamento dipende dal modello d’affari che si è affermato nell’universo dell’istruzione superiore americana (rapidamente diffusosi altrove). somiglianti più a un lavaggio del cervello che a una trasmissione del sapere. dopo. della sua salute e della sua vita. da quello di commessa in un supermercato a cameriera di un ristorante a donna delle pulizie per la catena The Maids Home Cleaning Company. l’autrice riesce a offrire una testimonianza vivissima. L’esperimento era cominciato nel 1998.. come lei stessa le chiama. On (not) Getting by in America. ci ha fatto dono di una parte delle sue capacità... con paghe orarie sui 6 dollari l’ora. Ma non sarà la fine del mondo e.. Aiutata anche dalle sue “virtù istrioniche”. la rabbia esploderà e assisteremo a scioperi e distruzioni. se non con disprezzo. [. soprattutto madri sole con figli. The Disciplined Minds sui metodi d’insegnamento nelle università.] quando una donna per esempio mangia poco e male in modo che noi possiamo mangiare meglio e a meno. spostandosi da un lavoro all’altro e da uno stato all’altro. la totale mancanza di solidarietà con i colleghi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 103 fu fornita nell’anno dell’11 settembre dall’uscita del libro di Barbara Ehrenreich. subito dopo la riforma dell’assistenza che aveva costretto milioni di americani. I “poveri che lavorano” (working poors). a non poter più optare tra un sussidio e un salario..] Un giorno (non saprei proprio prevedere quando) i poveri che lavorano si stuferanno di ricevere così poco in cambio e pretenderanno di essere pagati per ciò che valgono.23 Il disciplinamento subìto all’università viene trasferito sul luogo di lavoro e contribuisce ad accrescere il senso della gerarchia.22 Ma più significativo del clima di disincanto che regna negli Stati Uniti alla fine degli anni novanta è forse il libro di Jeff Schmidt. [. Quel giorno.. Il testo si chiude invocando la rivolta: Come mai nessuno si prende la briga di mettere insieme tutte queste notizie per denunciare che siamo in stato di emergenza? [.] Ma adesso che lo stato ha cancellato gran parte delle “elemosine” come giudicarle? [. In realtà. amara e ironica. il passaggio è più complesso. Nickel and Dimed.. 103 .. del mondo dei lavori servili.] Quando le madri sole e povere potevano scegliere di non lavorare e di usare invece i servizi sociali. il conformismo. quella donna ha compiuto un grande sacrificio per noi. sono in realtà i grandi benefattori della nostra società.21 La giornalista aveva deciso di camuffarsi e di provare lei stessa a essere assunta per mansioni di cameriera o donna delle pulizie. staremo meglio tutti quanti. l’accettazione di umiliazioni. la borghesia tendeva a giudicarle con una certa severità. come vengono benevolmente definiti.

Concluso un percorso di studi. è il rapporto con un marchio. tra individuo e organizzazioni. sembra non esserci una seppur vaga idea che i rapporti di lavoro sono rapporti di potere. Si trattava di velocità “virale”. un nuovo master. Le drammatiche testimonianze che oggi si raccolgono su Internet di persone finite nella trappola dell’overeducation ci suggeriscono l’impressione che l’approccio alla formazione superiore si relazioni nell’inconscio sempre meno con una fase della vita dedicata alla trasformazione della mente e sempre più con un periodo di attesa in anticamera del primo colloquio d’assunzione. la cui consistenza e velocità di espansione erano del tutto immaginari. un’immagine strettamente legata a percorsi di carriera che avrebbero potuto permettere agevolmente il pagamento del debito contratto con le banche per poter frequentare l’università. dei master e di tutte quelle diavolerie che il sistema universitario ha inventato per fare cassa. una nuova laurea.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 104 un modello trainato dalle politiche di marketing. Il sistema della formazione è un grande supermercato. erano domande che l’investitore non si poneva in questa seconda grande corsa all’oro della California. Il lavoro indipendente rimane meno intrappolato nell’overeducation. con un logo. la varietà negli scaffali aumenta e con essa il disorientamento dell’utente. Sembra diffusa una cieca fiducia nelle promesse di carriera dei corsi.24 Quindi il rapporto con la qualità dell’insegnamento non è critico-problematico.com. evita alle persone di convincersi che è una loro caratteristica psicosomatica. e probabilmente il partito che volesse proporre una moratoria degli student loans avrebbe immediato successo. I criteri per valutare un’azienda prendevano come punto di riferimento un numero di possibili utenti del messaggio o del servizio che l’azienda offriva su Internet. Il modello d’affari dell’università americana segue la stessa logica che ha governato lo sviluppo dell’industria informatica e che ha portato alla formazione e allo scoppio della bolla dot. malgrado le migliaia di CV spediti nell’etere. non si trova nulla. che sono riuscite a rendere credibile presso gli utenti una nuova immagine dell’investimento in formazione. Internet ha introdotto nella razionalità dell’investitore una serie di elementi puramente immaginari che hanno trovato il loro corrispettivo 104 . ancora nulla e a trent’anni rimane solo il debito contratto ancora da pagare. e che l’unico modo di affrontarli è tessere relazioni. si riprende un nuovo percorso. Che cosa questa consistenza e velocità di espansione del parco clienti producesse in termini di margine o se il margine cambiasse in relazione al numero di clienti oppure no. La formazione universitaria negli Stati Uniti è semplicemente un canale inesauribile della debt economy.

È un momento davvero di svolta della civiltà contemporanea.com. Le professioni tecniche avevano subìto un profondo cambiamento. Sia nel lavoro dipendente sia in quello di freelance. che porta a una svalutazione del lavoro subordinato in quanto tale. gli Stati Uniti sono il crocevia di questo che appare come un terremoto con diversi epicentri e onde che si scontrano in uno spazio abbastanza circoscritto. il suo stile di vita quotidiano non era cambiato sostanzialmente dalla fine dell’Ottocento. sembra essere qualcosa di diverso. un no-collar. che si costituisce quella che sarà la sacca degli “ultrastudiati”. nei molti ibridi che le due forme di occupazione avevano sperimentato nel modello organizzativo delle dot. la loro posizione egemonica: è il momento in cui si è persa la percezione del valore del capitale – dunque si perde anche il senso del capitale umano. poi imbocca la strada che lo porterà nel 2002 ai suoi minimi storici. l’improvvisa disoccupazione di massa degli informatici e la rottura delle barriere inferiori delle retribuzioni. risale brevemente. secondo la felice definizione di Andrew Ross. indipendente o salariato.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 105 nei derivati. le speranze affidate a quella che era stata ormai accreditata come la professione del futuro e che aveva spinto una massa consistente di persone a scegliere computer science come corso di laurea. negli anni successivi. La forma di lavoro individuale che si costituisce allora è la prima forma “nuova” che si afferma nella storia dell’industrialismo dopo quella dell’operaio alla catena. lasciando immutata però la netta separazione tra lavoratore indipendente e salariato. l’ambiente di lavoro di un colletto bianco. la dimensione del virtuale ha soppiantato quella del reale. Da questo punto di vista il periodo che precede la bolla IT segna un capitolo decisivo nella storia del lavoro. come giustamente l’ha chiamata la Fraser. dalla grande cortina fumogena del terrorismo e delle guerre. dal punto di vista del lavoro. gli Stati Uniti perdono. ci troviamo di fronte a una situazione che ci appare. Tra l’altro è proprio in questo periodo di mental recession. Il venture capitalist che ha investito nelle aziende di Internet era uguale a quello che investiva nei derivati. fino a quel momento l’impiegato era rimasto l’impiegato. Quando l’indice Nasdaq comincia a precipitare dopo aver raggiunto e superato i 5000 punti nel marzo 2000. Ma è anche il periodo in cui si costituiscono 105 . In quegli anni. o meglio. Bene o male. Se mettiamo insieme il progressivo degrado del clima interno alle aziende. vanno in frantumi. offuscata soltanto. forse per sempre. L’informatico. più sconvolgente di quella prodotta dalla crisi dell’ottobre 2008. 2001-2002.

è aumentata la componente di salari da fame. ma anche di certi gruppi di white collars.25 Sul muso di questa opinione pubblica filistea. spesso illegali.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 106 le iniziative di coalizione più innovative. i salari medi maschili nettamente inferiori. cioè dall’aspetto meno drammatico della crisi. in particolare di immigrati e di donne. L’ultima grande inchiesta giornalistica sulle condizioni di lavoro negli Stati Uniti è uscita nel periodo che segue la crisi finanziaria del 2008. cineasti. usiamo i nostri cellulari e Blackberry per rispondere alle richieste del capo mentre siamo in vacanza. romanzieri possono andare a fondo nei recessi peggiori della condizione lavorativa. Più che le cifre in sé. leggiamo la posta elettronica dell’ufficio nei weekend. uno degli ultimi rimasti. i salari medi al netto dell’inflazione sono di poco superiori a quelli del 1979. anzi. straordinari non pagati e ore lavorate non riconosciute. Greenhouse è un labor reporter. è stato progressivamente espulso. l’autore. quindi si è ingrossata la fascia di popolazione sotto la soglia di povertà. Docenti universitari e ricercatori possono continuare a sfornare le loro ricerche accurate. a contare è la dinamica. per chi ne gode. Ma nel testo di Greenhouse c’è anche un riferimento al movimento sindacale dopo la rottura nell’Afl Cio con l’uscita della Service Employee 106 . immigrati per lo più. sbatte una quantità impressionante di dati e di testimonianze sulla vita dei lavoratori in America. Il modello di Greenhouse è Nickel and Dimed di Barbara Ehrenreich. la Freelancers Union è una di queste. Portiamo a termine dei report sul computer di casa lavorando fino alle undici di sera. si rimane scossi di più dal racconto delle esperienze vissute. il tempo medio di lavoro è il più lungo tra gli altri paesi industrializzati: Ad aggravare il modo in cui si spreme la gente è la diffusione di quel fenomeno chiamato job creep che consiste nella progressiva invasione del tempo libero. l’importante è che il tema scompaia dall’agenda politica e mediatica. Il tema lavoro si è progressivamente eclissato dai palinsesti televisivi e dalle pagine dei grandi quotidiani. L’assistenza sanitaria. con un’opinione pubblica scossa dalle informazioni riguardanti i redditi favolosi dei signori di Wall Street. Steven Greenhouse. giuristi. è stata taglieggiata e i fondi pensione (si pensi in particolare a quelli delle compagnie aeree) spesso brutalmente tagliati. soprattutto quelli con le mansioni più servili e degradate. L’America del secondo millennio ha assorbito una quantità notevole di forza lavoro. psicologi. in sostanza egli non fa che aggiornare i numeri prodotti dalle inchieste di fine anni novanta.26 Sono dinamiche cui abbiamo fatto l’abitudine.

dopo questa scelta. Alla conferenza tenuta 107 . addotta tattiche collaudate (per esempio quella di prendere di mira un’azienda simbolo dello sfruttamento e di martellare per anni su quella). La sua cultura ancora tradizionale considera freelance. è forse meglio seguire la rete che sta attorno a riviste come “Labor Notes”. Ma accuse di comportamenti da racket. Contro di lui. 2. di repressione violenta degli oppositori interni. Episodi di corruzione sono stati accertati nella sua organizzazione e nel settembre 2010 si è diffusa la notizia che Stern era indagato dall’Fbi. di organizzare vere e proprie spedizioni per interrompere assemblee di sindacati concorrenti (come la Nurses Union della California) erano state rivolte a Stern già nel 2008 da parte di personaggi di rilievo come Ralph Nader. Per capire cosa sta succedendo alla base. È stato una figura chiave per l’elezione di Obama e per la sua riforma sanitaria. come un insieme unico. dei Teamsters. degli United Food and Commercial Workers. “che non sapevano nemmeno una parola d’inglese”. il 50 per cento delle quali provenienti dal settore della sanità. Mary Kay Henry. il gruppo etnico che cresce più rapidamente. si sono scatenati certi blogger che lo definiscono il nuovo Jimmy Hoffa.2 milioni di persone. precari. fa parte oggi della Commissione per la riforma della fiscalità e nell’aprile 2010 ha lasciato la presidenza del sindacato a una donna. Figura carismatica e presidente della Seiu per quattordici anni è stato Andy Stern. ma anche un gruppo di repubblicani. anzi. è patriottica. Il 10 per cento degli iscritti è ispanico. frequentatore abituale della Casa Bianca. che è riuscito a portare il suo sindacato ad avere il maggior numero di iscritti oggi negli Stati Uniti. La novità sta nell’aver organizzato massicciamente i lavoratori immigrati. per la maggior parte indipendenti e democratici. come dice Greenhouse.28 Insomma. che continuano la tradizione del marxismo operaista anni settanta. occasionali.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 107 International Union (Seiu). dei lavoratori degli hotel e la costituzione. della nuova confederazione Change to Win. si appoggia ai democratici. lavoratori temporanei. Non può essere definito un sindacato di base. sembra che nel sindacalismo del lavoro dipendente la storia sia destinata a ripetersi e che certi vizi facciano parte del suo Dna. parla ancora di “sogno americano”. La Seiu è anche il secondo sindacato nel settore del pubblico impiego. proprio Greenhouse ne critica la gestione verticistica. un ricambio che a qualcuno puzzava di bruciato. di impiego di fondi del sindacato per investire nella proprietà di cliniche e case di riposo.27 La Seiu è una novità nel panorama sindacale americano ma al tempo stesso sta nel segno della continuità. Alle elezioni di novembre del 2010 la Seiu è riuscita a far eleggere ventisei dei suoi candidati.

talvolta classificate paranoiche e costrette a sottoporsi a tratta108 . vent’anni fa. che vanno più a fondo dei reportage giornalistici. dalla fine degli anni settanta.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 108 nell’aprile 2010 le testimonianze su episodi di sciopero e resistenza nel settore degli alberghi e della ristorazione sembrano rendere l’immagine di un’America diversa. “Bisogna piantar casini” sembra lo slogan della rivista che si definisce “organo dei troublemakers”. sul sito dell’Istat si poteva leggere una sintesi della prima indagine condotta dall’Istituto nazionale sul disagio nei luoghi di lavoro. Anche in questo caso. senza alcun salto di qualità nel pensiero. dimensioni stimate attorno al 2-3 per cento della forza lavoro dei paesi sviluppati. Tra i libri che contano.29 È un libro destinato a diventare un classico sul tema del precariato. conosciuto come mobbing. sono reti informali che si riproducono nel segno della continuità con gli anni settanta. Il fenomeno. freelance e lavoratori occasionali sostituiscono i giornalisti professionisti. quindi milioni di persone. consegnandosi nelle mani di finanziatori e di cacciatori di finanziamenti. riprende tematiche proprie del movimento italiano per un reddito di cittadinanza ed è ancora una volta un testo preparato da una precedente analisi impietosa dell’ambiente universitario americano. dopo un loro sciopero. e s’inseriscono in quello che può essere considerato il più interessante percorso di esplorazione dei cambiamenti nel modo di lavorare e nel modo di pensare di chi lavora.30 Il paese tranquillo A metà settembre 2010. Nice Work If You Can Get It di Andrew Ross è certamente il più convincente. non del servizio che dovrebbe offrire agli studenti e alla società. si preoccupa solo della sua conservazione. lo psicologo svedese Heinz Leymann diede un nome a un fenomeno che probabilmente è sempre esistito ma ha assunto. scritta da Ross assieme ai suoi studenti della Nyu. i labor reporters sembrerebbero una categoria estinta. ha potuto essere individuato quando alcuni psicologi hanno scoperto che persone considerate affette da forti disturbi psichici. Nel campo dell’editoria e del giornalismo. gli eredi degli anarcosindacalisti dell’International Workers of the World (Iww) oggi mettono sotto pressione la catena di caffè Starbucks. L’università uccide se stessa. come se il paradigma del lavoro salariato avesse esercitato un blocco mentale anche nelle visioni conflittuali e antagoniste del capitalismo.31 L’argomento ha acquisito sempre maggiore rilevanza da quando. con l’inizio della crisi del fordismo.

L’esempio cui faceva riferimento nell’articolo citato invece era quello di Leif. si era trovato progressivamente isolato. è nato il Workplace Bullying Institute (www. umiliazioni e maltrattamenti morali sul luogo di lavoro da parte di colleghi o loro superiori. merita però ricordare qualche frase dei suoi scritti di allora. affidato a mansioni inferiori e infine costretto a licenziarsi in condizioni psichiche tali da non essere più in grado di riprendere un altro lavoro. finché uno dei due cede e diventa succube. di natura sia giuridica sia terapeutica.32 Uno degli aspetti della ricerca di Leymann e del suo gruppo aveva riguardato l’esame retrospettivo di alcuni casi di suicidio. un portale dove convergono i risultati delle ricerche. ignorandola come se non esistesse fisicamente.org). Queste azioni vengono compiute con grande frequenza (in genere ogni giorno) e per un periodo di tempo continuato (almeno per sei mesi). Da questa fenomenologia più articolata.. tutti provenienti dall’ambiente universitario. un operaio danese assunto presso un’azienda siderurgica svedese. che era stato fatto oggetto di scherno continuato da parte dei colleghi per la sua pronuncia con inflessioni danesi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 109 menti psichiatrici.] Il lavoro di ricerca che abbiamo svolto finora si è concentrato sulla concettualizzazione del fenomeno e sulla sua localizzazione all’interno della società. [.. gli episodi di cronaca. che richiede metodi d’indagine particolari e interventi specifici.33 Al termine mobbing gli studiosi in seguito hanno preferito l’espressione adult bullying at workplace. Leymann è morto dopo aver fondato un Centro di riferimento mondiale per questo tipo di fenomeno sociale. si trovavano in quello stato perché avevano subìto vessazioni. così chiari e pieni di passione: Il terrore psicologico o mobbing nella vita lavorativa significa comunicazione ostile e immorale diretta in maniera sistematica da una o più persone in genere contro un individuo singolo. Chi avesse visitato il sito al momento in cui venivano resi pubblici i risultati dell’indagine Istat. ciascuno documentato. non rispondendo alle domande della vittima. Dai primi saggi di Leymann a oggi la letteratura sull’argomento è diventata imponente. Ci sono casi in cui il mobbing è reciproco. psicosomatica e sociale. o simili. vi avrebbe trovato un elenco di trentadue casi di mobbing. le iniziative legislative relative al mobbing. La rete di istituzioni che si occupano di questi temi e che cercano di argi109 . workplacebullying. compito non facile perché finora era rimasto ben occultato. ed è proprio la loro frequenza e durata a produrre uno stato di miseria psichica. considerando l’estrema varietà di forme in cui il fenomeno si manifesta: per esempio non con provocazioni aperte ma con il silenzio.

34 che. fenomeno che si manifesta come aggressione alla persona singola. Yves Clot. e per di più per periodi brevi. queste istituzioni sono forse più articolate che altrove. finché i media non si sono appropriati del fenomeno e il mobbing è diventato patrimonio della gente. Ma tutto era passato sotto silenzio. Un modo gretto. da “curare”. sul modello della Clinica del lavoro Luigi Devoto.37 110 . hanno costituito centri clinici antimobbing. ma è il sistema di gestione del personale in generale. meschino che spinge un numero sempre crescente di colletti bianchi a sopportare un lavoro ni fait ni à faire. come mai prima di allora si era visto nei confronti di una sindrome organizzativa. Le aziende sanitarie e le università. a cominciare dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro.36 Il problema dunque non è il mobbing in quanto tale. a livello europeo. tra l’altro. psicologo al Conservatoire des art et métiers di Parigi. Molta capacità. gli studi di Harald Ege. fino ad una proposta di legge. Eppure tutte queste iniziative servono solo a tamponare una situazione che tende ad aggravarsi. A quel punto si sono attivati tutti gli stakeholders. È il lavoro e il modo in cui è organizzato che vanno curati. le risorse psicologiche e sociali dei salariati vengono buttate via. conduce periodicamente un’indagine presso le aziende al fine di monitorare sia la situazione di fatto sia le politiche di controllo. In realtà segnali di attenzione c’erano stati anche prima: la ricerca che l’Ispesl aveva condotto con la Clinica del lavoro di Milano. radicata nelle lotte per la salute degli operai della chimica e di altri settori.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 110 nare la frana della qualità del lavoro è impressionante. Sul sito dell’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl) si legge: Il mobbing esplode in Italia alla fine degli anni novanta. in particolare nella categoria dei colletti bianchi. si sono attivati i sindacati e le istituzioni. che prevedeva per il mobber sanzioni penali. Sono sorti i primi centri d’ascolto e le associazioni tra mobbizzati. soprattutto nelle fasce di età dai trentacinque ai quarantaquattro anni. fragili. in particolare è la condizione frustrante di migliaia di giovani “ultrastudiati” che accettano mansioni inadeguate. dichiara: Non sono i lavoratori a essere troppo “inadeguati”. un paio di articoli stringati. quelle che denunciano i maggiori danni psichici a causa soprattutto dell’eccessivo carico di lavoro. le loro energie perdute all’interno di un’organizzazione che non sa cosa farsene.35 Nel nostro paese. piccole isole sparse lungo il territorio nazionale. dove esiste una tradizione di medicina del lavoro che risale agli anni settanta. molta voglia d’impegnarsi viene dispersa.

organizzazioni d’impresa con forti investimenti in risorse umane. un movimento sindacale riconosciuto. Il mobbing è un fenomeno delle società avanzate. è stato ignorato per anni. pubblico. Il dato più preoccupante dell’indagine svolta dall’Istat non è tanto l’incidenza percentuale dei casi di vessazioni o demansionamenti dichiarati dal campione di lavoratori intervistati sull’universo del lavoro salariato (7. una legislazione sociale avanzata. non il tribunale. tanto più acuto quanto maggiori sono l’omertà e la paura. mai la controparte ha ammesso di avere una qualche responsabilità.2 per cento ma con un’incidenza molto inferiore di danni di carattere psi111 . all’interno di una grande organizzazione aziendale. è fortemente diminuita con il postfordismo e ciò si è tradotto in maggiore attrattiva per il lavoro autonomo. che ne trae un maggiore e ancora più acuto senso di frustrazione e d’ingiustizia. quanto più intenso è il contenuto di lavoro intellettuale erogato. che nasconde un lento degrado. esisterà certamente anche là dove c’è sfruttamento minorile e condizioni di vita bestiali. quale solco ha cominciato ad aprirsi tra un lavoro decente e il lavoro reale? Il mobbing sembra crescere quanto più elevato è l’ambiente di lavoro. L’accenno alla problematica del mobbing ci serve solo per dire che la reputazione del lavoro dipendente. proliferare nel silenzio. visibile. che dovrebbe essere un sistema protettivo. salariato. Questo fenomeno. la distanza del sindacato dalla realtà e la diffidenza del lavoratore per il sindacato. quanti silenzi si protraggono sulla vita lavorativa quotidiana? Da quando la paura e la mancanza di solidarietà hanno preso piede nelle aziende e l’individualismo è diventato costume. oltre che in maggiore tolleranza per il lavoro precario. well hidden come dice Leymann. È un fenomeno proprio del lavoro dipendente. L’organizzazione aziendale. Non è solo la malvagità dei singoli a schiacciare le vittime. salariato. quanto migliore è la reputazione dell’istituzione. ma la sanzione dell’organizzazione. diventa doppiamente oppressiva e distruttrice. Eppure ha potuto crescere sotto traccia. ma è tipico di società dove esistono salari elevati. società democratiche dove c’è libertà di stampa e di sciopero. Ma la condizione lavorativa oggi ha ancora una sua parte buia. pur palese. nei casi in cui il lavoratore oggetto di vessazioni ha cercato di portare in tribunale l’azienda.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 111 Questi spunti ci consentono una riflessione. cioè del lavoro che possiede in Occidente le maggiori garanzie e la maggiore protezione sociale. la giustizia resa da un tribunale non riuscirà mai a ripagare la vittima. pur essendo un fenomeno palese. attribuendo sempre la colpa alla vittima. Ma quante cose del lavoro oggi restano ignorate. è l’azienda che rappresenta per lui la collettività.

non parla. eppure la situazione non sembra migliorare. come le scimmiette di Berlino. anzi l’attenzione rivolta al mobbing può essere una trappola. È l’arco che unisce questi due estremi a racchiudere la civiltà occidentale oggi. la mancanza di fiducia in strutture deputate alla tutela del lavoro. che non vede. non gli estremi in quanto tali.38 E così sarà finché i lavoratori salariati non troveranno forme di resistenza e autotutela. quanto il fatto che l’88 per cento di coloro che sono stati oggetto di vessazioni non hanno ritenuto di dover ricorrere al sindacato. Man mano che il problema assume maggiore rilevanza aumentano le risorse per discuterne. il problema è politico. si dilatano strutture e istituzioni e iniziative sul disagio nei luoghi di lavoro. sono in regressione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 112 chico). mettendo di mezzo l’organizzazione sindacale. “relazioni industriali” a tendere sempre più a diventare unilaterali e puramente disciplinari. è l’ideologia dello zombi quotidiano. non può essere ricondotta solo a determinate scelte e comportamenti del sindacato.39 Gli accordi sindacali del luglio 1993 hanno garantito tregua 112 . le cose diventassero più complicate e rischiose. gli aspetti estremi del disagio. ma impotente a fermarlo. possiamo cavarcela. Secondo alcune indagini il mobbing è in declino. è la mentalità dell’idiozia individualista. settori delle politiche sociali specializzati. si perfezionano. Come se. Crescono. non sente. si autosostiene e continua per la sua strada registrando il peggioramento con sempre maggiori dettagli. è il legame tra i due estremi il problema vero. è in questo arco che si colloca il degrado del lavoro dipendente. un modo per medicalizzare forme di oppressione sociale e di volgare sfruttamento del lavoro cognitivo e manuale. finché la gente non alzerà la testa. e s’innesca la tipica dinamica autoreferenziale di qualcosa che cresce su se stesso in maniera del tutto indipendente da quello per cui è nato. orecchie tappate dagli auricolari. Il senso di solitudine e di abbandono. È una cultura diffusa. eterne. nascono settori del sapere. Ma il mobbing è la parte infetta di un corpo malato. solo allora la presenza di tante istituzioni di sostegno potrà servire a qualcosa. le forme di molestia sessuale hanno trovato una forte sanzione nella società. sociale. non c’è speranza di democrazia in un paese. di rapporti di classe. un linguaggio specialistico. della presunzione che da soli. ma sono le classiche. mentre gli altri non ci guardano. si specializzano. eppure così prossimo a chi magari esercita quella professione che ti fa stare dietro una cattedra. quelli che meglio si prestano a un intervento terapeutico o penale. Finché il lavoro dipendente resta passivo o sceglie il suicidio disperato invece di ribellarsi.

spento le lotte operaie (chi è andato dopo la crisi del 2008 a parlare con gli operai delle fabbriche occupate o presidiate dai lavoratori. ma è qui che la democrazia sostanziale muore e si perdono. È sul rapporto di lavoro che l’uomo perde la sua dignità. lavorino per mesi gratuitamente in cosiddetti “tirocini” con la speranza di essere assunti (ma perché mai se ci sono altri mille pronti a prendere il loro posto gratis?). lo stile di management.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 113 salariale e. Quali siano le nuove tecniche di autotutela e di negoziato con le gerarchie aziendali resta un interrogativo. la magistratura. si accetta come normale e persino lodevole che giovani. sono riusciti a dare una risposta nell’Ottocento. proprio dal momento in cui si è spenta la conflittualità sui luoghi di lavoro. overeducated? 113 . La grande speranza diventa allora la legge. anche libertà civili come il diritto di sciopero. sebbene nessuno lo abbia tolto dalla carta costituzionale. Operaie e operai analfabeti. ha trovato fabbriche che non scioperavano da sedici anni). ma non nell’impresa privata.40 Leonello Tronti è un economista del lavoro che ha dato un contributo determinante a tradurre in cifre e a concettualizzare la svolta del 1992-1993. soprattutto laureati. e i rapporti di lavoro vengono configurati come rapporti giuridici. perché non dovrebbero riuscirci milioni di giovani scolarizzati.41 È cambiata la struttura tecnica dell’impresa. Il precariato non si supera con cause di lavoro o con arbitrati. né con provvedimenti amministrativi che possono avere effetto eventualmente nella pubblica amministrazione. che vivevano in condizioni miserabili. l’asimmetria tra impresa e salariato viene affidata al riequilibrio di un demiurgo. il lavoro è diventato sempre più instabile e provvisorio. a mettere a nudo la “via solitaria” che l’Italia ha imboccato allora verso una produttività del lavoro negativa. Come si possa riuscire a invertire la tendenza al degrado dei rapporti di lavoro salariato rimane un problema aperto. di fatto. cioè diventano impossibili da esercitare “tecnicamente”.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 114 4. la società italiana nell’ultimo mezzo secolo ha condiviso lo spazio della comunicazione pubblica quasi unicamente attraverso questi canali. per quanto sia utile percorrere anche questa direzione. sia per un mostruoso conflitto di interessi che anima il mercato delle notizie e lo inquina nei suoi processi di produzione. ma all’irrisolta e malcelata conflittualità che contrappone oggi i giornalisti embedded all’abnorme platea di outsider. trovando soltanto nell’ultimo decennio un diverso fronte in Internet e una reale frammentazione delle fonti. Non ci riferiamo alle proprietà editoriali e alle loro commistioni con la politica o al nepotismo imperante. tuttavia. la narrazione più divulgativa sul mondo dei freelance e del lavoro autonomo. ma perché il lavoro autonomo possa parlare di sé ed emergere nella dialettica sociale è necessario che gli sia data la parola e concesso di presentarsi e discutere correttamente in uno spazio pubblico. collaboratori di vario genere che hanno silenziosamente superato per numero gli stessi dipendenti presenti nelle redazioni d’Italia. Dove non c’è la notizia Potrà sembrare una tautologia. ha prodotto unicamente sentieri interrotti e chiuso le porte sia per ragioni che attengono la sostanza dei fatti. perlomeno. incapace di metterla a nudo. Per anni. protetti da contratti blindati e privilegi che faticano a scomparire anche dopo la scossa portata da Internet e dagli user generated contents. Conta esserci. Negli ultimi decenni non è realmente cambiato nulla neppure nei modelli di occupazione della 114 . Il racconto pubblico sul mondo del lavoro e delle sue trasformazioni è passato da qui: giornali. È nell’agorà che si decide dell’equità e della giustizia secondo una misura che in democrazia non è altro che un compromesso tra gli interessi presenti. Fuori dalle accademie. questi. radio e tv.1 giornalisti. ovvero quella giornalistica.

3 che la libertà di stampa e degli stessi giornalisti determina le opportunità e il “funzionamento” di persone e società. La rimozione di quanto avveniva nel ventre del mercato giornalistico è diventata modello d’informazione: il modo di interpretare le collaborazioni dei freelance ha rappresentato una premessa implicita della filosofia con cui affrontare gli stessi temi del lavoro. Ma ancora più grave è l’aver stemperato ogni voce e ogni racconto sul mondo del lavoro indipendente. consulenti. decisione pratica di governo e amministrazione del lavoro. come peraltro è avvenuto nei paesi di lingua anglosassone. è diventata approccio teorico al mondo degli outsider. Nel115 . e indirettamente quali fossero le politiche del lavoro da mettere sotto osservazione e promuovere.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 115 forza lavoro giornalistica: la più grande trasformazione interna risale agli anni settanta. durato decenni. determinando verso quale direzione dovessero crescere la stabilità e il benessere. Se è vero. e le condizioni attuali di lavoro di giornalisti freelance. in realtà è soltanto un cambio di pelle di redattori e deskisti. Poi ci sono i freelance. creativi. Il silenzio dell’informazione sul lavoro autonomo Iniziamo da qui e osserviamo in parallelo come il lavoro autonomo sia stato affrontato sulle pagine dei giornali per anni e come sia emersa l’indipendenza del giornalismo freelance in Italia. la scelta di governance. quando è avvenuta la progressiva sostituzione dei sistemi di prestampa con le tecnologie elettroniche2 e sono scomparsi man mano i linotipisti. programmatori indipendenti e altri professionisti autonomi. in particolare di quello indipendente. È da questo doppio punto di vista che a nostro avviso si potrà comprendere come l’informazione non abbia per niente aiutato l’Italia a costruire un mercato del lavoro migliore. è altrettanto vero che la chiusura di una classe intellettuale come quella giornalistica nei limiti di una coorte molto ben strutturata nel segmento del lavoro salariato non abbia potuto che rappresentare un freno all’emergere delle capacità e ai meriti dei singoli in un particolare settore. ma questa è tutta un’altra storia. se mai davvero si è emancipato. più inclusivo e aperto alle scelte di chi vuole affrontare da solo le sue sfide come lavoratore indipendente. C’è un nesso strettissimo tra questo silenzio dell’informazione sul tema del lavoro professionale autonomo. Oggi ci sono le redazioni web in cui stanno migrando in molti: sembra una rivoluzione. Come si usa dire nella politica d’impresa. come ricorda Amartya Sen assumendo come indici del progresso e del potenziale di un paese le capabilities individuali.

al quale successivamente intitolare premi. Il risultato? Niente informazione sulla scarsa professionalità di chi scrive o sul precariato che attanaglia migliaia di giovani aspiranti. è diventato oramai una selva oscura.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 116 le banche i dipendenti hanno servizi finanziari agevolati. per converso. proprio in questo mondo. gli asset produttivi. con l’aggravante di una giustificazione teorica piuttosto singolare. perché al lettore non interessano gli affari di bottega – si dice –. per esempio.tralasciando per ora le infinite battaglie di piccole dimensioni. Non sono i giornalisti a dover raccontare le storie dei giornalisti stessi. 116 . Non sta bene parlarsi addosso. nel mondo giornalistico. rigorosamente taciuto al pubblico. tranne ovviamente quando accade un fatto irreparabile e di cronaca.16 euro lordi per notizia scritta. ovvero i lavoratori salariati. La parte ha superato l’intero e la forza dirompente che questo tema esercita sulle logiche di una professione in crisi ha finito per dissimulare il contesto più ampio in cui leggere e perfino risolvere il conflitto tra insider e outsider. ma gli stessi intermediari che ingaggiano forza lavoro indipendente. con il risultato che il sottobosco del mercato del lavoro giornalistico. da solo. si è sempre praticato il silenzio sul mondo del lavoro autonomo in misura uguale alla riduzione dei diritti dei collaboratori. È qui. Evitare di raccontare il fenomeno del giornalismo freelance – un ambito che si è sviluppato in Italia secondo logiche che non trovano eguali nel mondo occidentale – non è del tutto distante e distinto dalla pervicace disattenzione nei confronti del segmento del lavoro autonomo tout court. che si radica la convinzione che “i panni sporchi si debbano lavare in famiglia” e senza clamore perché intaccherebbe un’idea di professione da non mettere in discussione nel suo insieme.4 È utile scoprire gli effetti conseguenti queste pratiche censorie. le merci o i servizi nel segmento dell’editoria. Perché mettere allo scoperto le diseguaglianze che coinvolgono direttamente o indirettamente proprio chi le descrive? Avete mai letto su “Il Giornale di Sardegna” la notizia che i suoi giornalisti hanno protestato perché pagati soltanto 5.5 spese incluse? Senza voce collettiva il lavoratore. diventa merce Questo conflitto non riguarda soltanto la proprietà che detiene il controllo sul capitale. si dice. la morte di un collaboratore senza contratto. dove si trova veramente di tutto. nel settore assicurativo si offrono polizze molto vantaggiose ai lavoratori delle società che le emettono o ai promotori indipendenti. condivisa senza troppe difficoltà.

non a una dottrina politica o sociale. Fin qui può apparire una normale dinamica che regola mercati aperti. E non è un caso. E chi se non il mondo dell’informazione deve tradurre situazioni e temi complessi come le relazioni industriali? Non è compito dell’accademia. si è andato consolidando nel tempo un sistema di relazioni tra imprese e freelance che arriva a definire i contenuti del rapporto di lavoro soltanto se conviene in termini di risultato. tra forza lavoro indipendente e committenti. la catena di controllori e soggetti capaci di emendare gli accordi tra le parti. Non accade nella routine. di conseguenza. che la cultura del lavoro indipendente sia così scarsa in Italia e sia rimessa quasi esclusivamente a logiche di convenienza e di business. ovvero quando l’offerta supera la domanda per qualità e occorre trovare una via d’uscita a questa anomalia. ma per questioni di bilancio. In altre parole. Al contrario. ma di chi per mestiere fa il “volgarizzatore”. redazioni che pagano giovani aspiranti giornalisti con false illusioni. non per un’educazione ad acquisire risorse e a lavorare in maniera naturale con i consulenti esterni. peccato che nel mondo del giornalismo ne vada di mezzo proprio il racconto pubblico di questo fenomeno. ma nell’eccezionalità. avviene unicamente quando c’è l’interesse a ingaggiare i migliori al minor prezzo. Al117 . per lasciare spazio a problemi di costo che passano il vaglio dei controller e dei direttori amministrativi prima ancora di quello dei responsabili delle risorse umane. a una paideia del lavoro che nasce tra le mura domestiche e vive di un rinforzo prima nella scuola e poi nello spazio di confronto pubblico rappresentato dal mondo dell’informazione. ci sono anche le relazioni di forza. Quasi tutte le questioni di natura contrattuale che intervengono nella regolazione di una committenza scavalcano e subentrano spesso al contenuto professionale espresso. società di brokeraggio di formatori o traduttori. però. la volontà di trovare una soluzione equa di relazione tra le parti. non c’è soltanto il sapere e il saper fare di un lavoratore autonomo. nella quotidianità di una prestazione. consulente o freelance. ovvero alla qualità che un lavoratore indipendente è in grado di offrire. In gioco.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 117 Avviene dentro e fuori dal mondo dell’editoria: manager che gestiscono budget aziendali per le attività di comunicazione. Le più elementari regole di compensation sono messe in campo soltanto per avere maggiori chance di trattenere i più bravi e guadagnare la loro fiducia. Quando si vuole cioè comperare al miglior prezzo una risorsa giudicata indispensabile. Sono rappresentazioni differenti di relazioni di forza del tutto simili. Per tenersi stretti cioè quelli buoni. dirigenti del settore pubblico che fanno progettare a esperti indipendenti le proprie politiche.

e chiunque abbia in mano soldi da spendere per ingaggiare risorse esterne senza che queste finiscano nella contabilità generale. in generale. abbandonando così un terreno di incontro per condividere capabilities prima ancora che diritti. i direttori di divisione. a innescare un dialogo per la costruzione di un sistema di protezione universalistica che realizzasse una vera mobilità sociale dei lavoratori e non garantisse soltanto quella che curiosamente porta lo stesso nome. semplici numeri dentro database Sap o Siebel. Alla pari di acquisti in stock per materie prime. Il committente individuale. cercando di scalare soltanto sui costi.6 rinunciando in questo modo a rendere quello del lavoro un luogo in cui fare confluire diritti e doveri equivalenti e universali. scioglie il nodo della parità tra lavoratori. Ha rinunciato. facendosi in primo luogo interprete della logica dell’impresa. accettano implicitamente di ridurre il lavoro indipendente a merce di scarso valore. ovvero la persona che tratta con il consulente o con il freelance. meno diritti e più costi d’esercizio Il sistema delle imprese. sulla locazione finanziaria di computer o sulle auto aziendali. “mo118 . che ne segue il lavoro e lo valuta. le imprese hanno fatto finire consulenti e collaboratori nell’archivio elettronico per il controllo delle spese legate ai generici fornitori. E questa logica è stata accettata o forzatamente imposta agli stessi lavoratori che amministrano a livello produttivo i budget di spesa.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 118 l’impresa. I buyer. Dentro il sistema capitalistico il lavoratore autonomo è diventato un “fornitore” prima ancora di essere un soggetto che opera sul mercato come forza lavoro. come quei buyer professionisti che devono trattare sulle tariffe telefoniche o sul prezzo del rame. ma rimangano nel conto economico di singole porzioni d’area produttiva dentro le imprese. all’uso di utility come la corrente elettrica e Internet o all’amministrazione di beni mobili. La distanza è più marcata quanto più i lavoratori dipendenti rinunciano alla qualità e alla ricerca dei migliori. ha limitato i suoi sforzi nel mantenere in regola le spese per la remunerazione dei lavoratori iscritti in uno stato patrimoniale che deve seguire dinamiche di rivalutazione salariale obbligatorie. ma se lo investi male ti sarà tagliato e forse ti sarà tolto anche il lavoro. Questo accade soprattutto nelle grandi realtà. a seguito di accordi quadro nazionali. ovviamente. dove c’è uno stretto controllo finanziario e fanno da padrone la mannaia del budget e la regola che se lo spendi correttamente te lo vedrai ritornare più cospicuo. invece. Freelance.

come avveniva per i lavoratori salariati nella fase costitutiva dei primi sindacati. facendo fuoriuscire la manodopera dalle relazioni industriali. per esempio nel mondo del terziario avanzato. Tra le innumerevoli incombenze pratiche e burocratiche. ma che è l’anticamera del licenziamento. E qui entra in gioco la stampa. ma l’aumento dei costi d’esercizio della professione. per raccontare agli altri di sé e del proprio lavoro. Per i più esperti è un habitus. affrontato con le sole forze individuali appare subito difficile. Raccontare di sé è un costo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 119 bilità”. Avete mai sentito parlare di coaching o di formazione personalizzata per chi usa l’outsourcing? Avete mai incontrato un consulente chiamato da un’impresa per comprendere e lavorare al meglio con il mondo dei freelance? Per i lavoratori autonomi il generale disinteresse del mondo dell’impresa per la costruzione di sistemi di protezione universalistica ha comportato non solo l’esclusione da certi diritti. modi e faticosi spazi di dialogo. un dispendio di energie supplementare quando non si dispone complessivamente di un sistema equilibrato di informazione che aiuta un paese a rappresentare se stesso. Nel linguaggio marxista si direbbe che i capitalisti hanno solo definito correttamente i loro obiettivi: trasformare i costi fissi in variabili. per utilizzare 119 . emerge ciononostante una nuova via d’uscita che svincola il singolo dall’onere di una prova ripetuta della propria identità professionale: è l’opportunità di stringere coalizioni. Neppure al suo interno ha favorito la diffusione di una cultura delle relazioni con il segmento dei lavoratori indipendenti. ovvero una prassi acquisita. di unirsi. ha spalleggiato politiche per la realizzazione di atterraggi morbidi (non a caso chiamati “ammortizzatori”) in caso di espulsioni di manodopera o iniziative per fare leverage sulla forza lavoro esterna in modo da alleviare gli indebitamenti o abbassare i costi d’esercizio. si è guadagnata la possibilità di interpretarne i bisogni a piacere. ma non ha mai assunto responsabilità per interpretare in maniera allargata il tema della mobilità sociale dei lavoratori. Oggi diremmo che. In sistemi economici dove la frammentazione del lavoro e le dinamiche postfordiste hanno manifestato tutta la loro forza. cercando innanzitutto di farsi capire. tralasciato in favore di urgenze più immediate. ma per chi inizia la vita da freelance è un macigno che. dal canto suo. Il sistema d’impresa postfordista. il freelance deve farsi carico dell’onere di evangelizzare e trovare parole. quasi implicita. indebolendo così nel lungo termine la tenuta stessa della propria capacità negoziale e la propria identità. per amministrarli più agilmente e lavorare sui margini. come la necessità di dare continuità al proprio reddito.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 120 una voce comune.7 120 . affermando che “la gestione delle organizzazioni dei giornalisti è poco democratica e irrispettosa delle diverse opinioni”. Perché associarsi ha anche questo obiettivo: alleviare i costi d’esercizio nell’affrontare insieme l’azione costitutiva di una voce collettiva. I fondatori erano sia giornalisti contrattualizzati sia freelance. Lamentarono il fatto che i metodi fossero troppo vicini a quelli della politica italiana. Attaccarono frontalmente il sindacato. in modo da supplire quella mancante nel mainstream dei media. una vicenda che rappresenta un primo esperimento di coalizione nel tentativo di sfondare il tetto del sindacalismo tradizionale e inaugurare nuovi sistemi di rappresentanza di base. Già a partire dalla fine degli anni novanta incominciarono infatti a smuoversi le acque tra le fila delle correnti interne al sindacato unico dei giornalisti. Si legge nel manifesto: Alcuni dirigenti occupano il posto da decenni. con i freelance che vengono corteggiati perché rappresentano un serbatoio di voti spesso disgregato in una lotta fra poveri. la Fnsi – Federazione nazionale della stampa italiana. Il sindacato non-sindacato dei giornalisti freelance A questo proposito è molto interessante il caso che ha coinvolto i lavoratori freelance del settore giornalistico. e che le conclusioni e le direttive fossero predeterminate da piccole consorterie. con le redazioni. Tra questi ultimi i creatori di Penne Sciolte. raccogliendo in breve tempo 20. Durante il Secondo congresso nazionale svolto a Breuil-Cervinia nel luglio 2004 resero pubblico il loro manifesto. indipendente rispetto a tutti gli schieramenti politici e alle tradizionali correnti delle organizzazioni di categoria. non hanno più alcun contatto con la realtà giornalistica. Tutto iniziò una dozzina di anni fa. con il mondo variegato di chi è stato espulso dai processi produttivi. con poca trasparenza e poco dibattito. senza distinzioni.000 iscritti! Dal 2003 organizzano annualmente convegni nazionali. Scelsero di adottare come sistema di comunicazione una mailing list e una piattaforma Internet per le attività di groupware. Nel 1999 dopo una scissione di Quarto Potere nacque il gruppo Senza Bavaglio. nato a Milano nel 1997 per difendere la dignità della libera professione del giornalismo. un movimento d’opinione indipendente. con le nuove tecnologie mediatiche.

negli anni a seguire disattende l’impegno. La dirigenza sindacale. viene strappata al Congresso unitario della Fnsi.10 Questo giustifica le richieste di equità promosse dai movimenti esterni al sindacalismo tradizionale. È un principio fondante del movimento e su questo punto si apre un’intera stagione di conflitti per la rappresentanza del lavoro giornalistico indipendente. Emerge cioè l’idea che si possa essere portavoce di chi si relaziona con committenti tradizionali anche senza forme contrattuali afferenti al contratto nazionale di categoria. 5700 in quella dei quadri e 4700 in quella dei dirigenti. La riduzione delle spese pubblicitarie mette in ginocchio numerose testate e i tagli sui costi arrivano diretti al portafoglio dei freelance. come sostiene Toni Negri. È un unicum in Italia. anche se sprovvisto di un regolare contratto di lavoro dipendente. Senza Bavaglio centra il bersaglio8 e questo consente al movimento di raccogliere le simpatie di molti freelance. Nel 2005 l’Inpgi – Istituto nazionale dei giornalisti italiani – pubblica i dati sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. Sono gli anni tra il 2003 e il 2007. le redazioni usano la falce per far fuori i dipendenti e controbilanciano le espulsioni con collaborazioni a basso costo. la mozione che impegna la dirigenza sindacale a fare entrare un rappresentante dei freelance in giunta. tuttavia. Gli operai della conoscenza9 sono fuori dal segmento del lavoro salariato. A livello economico. che ha tutti i tratti di un’uscita reale della forza lavoro dal capitale. Nel 2004. contribuisce alla sua forza e ne determina le sorti. e motiva i suoi esponenti a considerare legittima l’idea di rappresentare chi nei fatti sta all’interno di un mercato. che vede in cima quadri e dirigenti (insieme costituiscono il 10 per cento dei lavoratori). una specie di ziggurat. oltre alle rivendicazioni classiche di tutela mutuate dal lavoro salariato. che si tiene a Saint-Vincent. Mentre nel settore privato il mercato italiano distribuisce retribuzioni secondo uno schema piramidale. il movimento Senza Bavaglio vuole portare equità e.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 121 Al contrario. il mondo del giornalismo conta circa 8000 addetti nella fascia retributiva degli impiegati. Ne esce un quadro impressionante. oramai legato esclusivamente al lavoro dipendente. L’equiparazione economica è la tutela della dignità dei colleghi freelance”. in cui si assiste a un colpo di coda della new economy. Manca la base. propone nuove istanze come questa: “Il lavoro autonomo dei giornalisti va equiparato dal punto di vista economico a quello dei giornalisti contrattualizzati. per la forma che assume la conformazione della struttura retributiva per classi. però. accampando la scusa che sarebbe inammissibile portare un rappresentante eletto dai 121 . Una bestemmia per il sindacato. che incomincia a osteggiare il nuovo movimento.

Dopo dieci anni di battaglie. Il contratto alla fine viene controfirmato dalle parti sociali. delle opere e la loro fattura. Tra quelle portate sui tavoli della contrattazione arrivano tre richieste dei lavoratori autonomi: essere pagati secondo un tariffario approvato. i rappresentanti dei pensionati. in definitiva. avvisando i freelance delle variazioni introdotte nel lavoro consegnato alle redazioni. I lavoratori autonomi non demordono e compiono anche l’atto formale di passare da organismo di base dei freelance all’Unione sindacale dei giornalisti freelance (Usgf). che in pochi mesi raccoglie oltre 500 iscritti. La vicenda è ancora in corso ed è un caso unico in Italia. È il momento buono per sperimentare le rivendicazioni di base dei lavoratori autonomi. I due elementi di maggior interesse rimangono. La paura di vedere sostituita un’intera classe sindacale da nuove forme di rappresentanza. Nel frattempo (e siamo negli anni 2005-2009) il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico si blocca. in barba a un movimento già vivo e costituito. Tre punti ragionevoli. La Fnsi decide di approntare allora la costituzione di consulte regionali per studiare come affrontare il problema dei freelance. La maggioranza dei lavoratori del settore viene esclusa dai sistemi tradizionali di rappresentanza. la battaglia di retroguardia del 122 . peraltro portavoce di singole voci numericamente più consistenti della controparte storicamente già rappresentata dal sindacato. ha fatto tremare le gambe alla Fnsi. ma continuano ad avere un notevole peso. costituita il 19 giugno 2009. che non ha mollato deleghe. ma ogni elemento migliorativo della condizione dei freelance viene stralciato. invece. sul versante negativo. ma ha una portata nazionale quale esperimento di una lotta inedita per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori autonomi nel confronto di un mercato centrato unicamente sul modello di lavoro salariato. ma mai entrato in vigore e poi beffardamente cancellato dalla legge Bersani. poltrone e. in fin dei conti. che si è strutturato in modo così lineare per ragioni di un relativo contenimento dell’ambito professionale e del settore economico interessato. vedere tutelata la paternità delle idee. il muro del sindacato blocca ogni rivendicazione. La poltrona promessa al rappresentante del mondo dei freelance non è mai stata attribuita. Pare assurdo. moltiplicando in puro stile sindacale le sole poltrone interne.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 122 freelance se questo è proposto da un movimento che non rispecchia i canoni formali della rappresentanza sindacale. di chi cioè non ha più alcun rapporto di lavoro con il mondo editoriale. essere pagati anche se i lavori non sono poi utilizzati (per motivi indipendenti dal freelance e dalla qualità degli articoli e dei servizi prodotti). voti e soldi di bilancio.

tuttavia. Alla fine del percorso negoziale. commentata ed eventualmente emendata. Dove i diritti vengono negati o formano oggetto di promesse mai mantenute è proprio il luogo nel quale si confeziona oggi la narrazione del lavoro autonomo: nel mondo del giornalismo. L’informazione come autoregolazione di interessi di parte Uno dei nodi cruciali del lavoro intellettuale autonomo resta perciò quello della voce collettiva. è invece scomparsa per anni come oggetto di rappresentazione 123 . La sua bandiera è stata issata persino in tv. sul versante positivo. invece. lo spirito con cui l’Usgf ha affrontato le sue rivendicazioni. dell’indebolimento del singolo consulente e del freelance e il rischio di una sua riduzione a merce di scarso valore. Da parte opposta si è assistito. all’uso strumentale del lavoro autonomo come valore da difendere. La vicenda è piuttosto singolare perché evidenzia il legame tra i due aspetti della situazione: la possibilità di rivendicare azioni concrete per migliorare la situazione collettiva del mondo dei lavoratori autonomi e l’approccio di chi controlla le informazioni su questi temi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 123 sindacato. perché in generale avrebbe aiutato a rendere il mercato del lavoro più stabile e meno soggetto alle politiche di flessibilizzazione. I freelance infatti hanno sostenuto in maniera bipartisan che ogni passo avanti incontro alle loro esigenze avrebbe portato vantaggi per gli stessi lavoratori contrattualizzati. L’unità minima. La prassi dell’informazione nel lasciare poco spazio al professionista autonomo accresce il disinteresse parallelo degli analisti. impermeabile a ogni rinnovamento e. dei sindacati e della politica. dal comitato di redazione che aveva firmato un comunicato per giustificare davanti agli italiani uno sciopero del Tg1 che si era svolto nel periodo del mancato rinnovo del contratto nazionale. non soltanto mediatico. Quando questo sistema va in black-out e si preferisce il silenzio. orientati tutti nel puntare in termini di comunicazione di massa verso i sistemi complessi di organizzazione del lavoro. ogni vessillo marchiato con il simbolo dei freelance è stato cestinato senza vergogna. verso le problematiche delle grandi imprese e dei lavoratori con posto fisso. in prima serata. una platea di soggetti che domani garantirà ai propri benefattori una fiducia equivalente alla durata della stabilità del proprio lavoro. si aprono le porte della negoziazione individuale. È qui che si gioca gran parte della spartizione del potere. raccolta e replicata. l’individuo. che stenta oggi a essere ascoltata affinché se ne dia notizia all’opinione pubblica.

degli indipendenti o dei liberi professionisti che hanno sempre rappresentato – per media e sindacati. Perfino le vicende così drammatiche dei licenziamenti collettivi di questi anni di crisi hanno oscurato i nomi e i cognomi. l’esempio di “distorsioni” o “disequilibri” dei sistemi produttivi che mettono nell’angolo: il cassaintegrato che si arrampica sulla gru. I forzati della partita Iva che si sono stancati con il tempo di non poter governare la forza centripeta che li ha allontanati appunto dal lavoro dipendente e i numerosissimi esperti di tecnologie informatiche e Internet che lavorano da soli. Non si legge di una destra italiana che non è in grado di difendere più neppure il sistema 124 . o con la lente di una sinistra pronta a scandalizzarsi per la condizione di precari senza diritti ma appiattita su una politica sindacale che di fatto tutela solo una certa parte del lavoro dipendente. a partire da quando il mondo dei professionisti autonomi ha cominciato ad acquisire una maggiore coscienza della propria indipendenza. si sono creati coalizioni di base con i moderni sistemi di networking. Tutti questi lavoratori indipendenti sono abituati oramai a considerare la politica e il sindacalismo come attività di mera autoregolazione dei propri privilegi. come rappresentanti di un lavoro salariato in frantumi e di fatto coprendo il potenziale del singolo. dagli inviati di Michele Santoro. per dare voce alle storie personali soltanto in maniera paradigmatica.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 124 ed è ritrovata soltanto quando diventa l’espressione del caso limite. ma paradossalmente afferma un protezionismo corporativo delle professioni liberali. il lavoratore licenziato in età adulta che preferisce l’inattività all’umiliazione di ricominciare da zero. prima ancora che nel mondo reale. per esempio. l’imprenditore che si toglie la vita in silenzio. a distanza. il padre di famiglia che deve pagare le bollette con 800 euro al mese di cassa integrazione. Tutte storie raccolte. In realtà. della comunicazione e della moda hanno compreso prima e meglio di altri la metamorfosi degenerativa dello stesso linguaggio del potere e le dinamiche con cui si costruisce un’immagine pubblica. La deliberata volontà di non lasciare spazio al mondo dell’autonomia ha messo in postille e note a margine il mondo dei freelance. per legislatori del lavoro e governanti locali – “l’ingovernabile”. la dinamica di questo pendolo sta esaurendo pian piano la sua forza. I creativi del mondo del design. la sua forza di mettere ancora in gioco la propria vita lavorativa come persona che possiede un bagaglio unico di conoscenze e competenze. Li hanno guardati e giudicati con la lente di una destra che dovrebbe accelerare la spinta liberista. con la finalità precisa di misurare il cono d’ombra di una crisi che sembrerebbe toccare soltanto gli operai e il lavoro dipendente.

non ha un vero mercato delle risorse umane. Invisibili allo stato. ai piccoli imprenditori e alle reti di piccoli produttori. hanno fatto seguito anche altre testate. La parola “lavoro autonomo” nel Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010 rilasciato dal Cnel ha soltanto due occorrenze in 335 pagine. dell’imprenditore con le mani legate. senza saperne rovesciare le sorti. che ha dedicato il numero del “Venerdì” dell’11 giugno 2010 alle partite Iva. hanno dedicato al mondo delle partite Iva. nelle dinamiche dei grandi numeri e nelle manovre politiche che vanno a caccia di consenso. Ma tra concubine e poligamia. ma anche ai media. Poi qualcosa è cambiato. sono sempre rimasti invisibili. che non riesce a licenziare i dipendenti che ha sposato come una moglie. chi ha invece una posizione forte sul mercato come indipendente continua a spaventare il mondo dei media e perfino gli analisti più accreditati. sulla scia di un’espressa volontà del “Corriere della Sera” di dare voce ai “piccoli”. tra disperazione e sfruttamento. sul quotidiano di via Solferino. al “manifesto”. del singolo stritolato dal sistema. e da quella dei progressisti non ospiterà più alcuna rivoluzione? I freelance? Per la stampa soltanto Untermenschen L’informazione pubblica ancora persiste nello stereotipo del precariato disorganizzato. nelle narrazioni giornalistiche e tematiche sul mondo del lavoro lo spazio dedicato ai professionisti autonomi era ininfluente.11 Fino all’esplosione conclamata della crisi. da “la Repubblica”. che piuttosto sorprendentemente ha dedicato un numero del primo maggio di “Alias”. che in Italia ha iniziato a mietere posti di lavoro seriamente a partire dall’ottobre del 2008. del povero disperato costretto ad aprire la partita Iva. alla parasubordinazione. Che cosa resta allora nella narrazione delle storie dei lavoratori che hanno perso pregiudiziali politiche sul modo con cui interpretare il loro disagio in un paese che. al popolo delle partite Iva. visto dalla parte dei neoliberisti. Poche righe. Con questo termine si sono voluti indicare quei lavoratori che appartengono al variegato mondo di chi non ha alcun paracadute nei tempi difficili dell’economia in crisi e di cui non ha scritto nessuno sui giornali o parlato in tv. mal curate. allegato al quotidiano. definendoli “precari con 125 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 125 d’impresa o le liberalizzazioni. Alla serie di articoli che Dario Di Vico e Isidoro Trovato. mentre sul fronte opposto non si legge di una sinistra che ha mostrato tutta la sua debolezza nel portare la bandiera del precariato. alla generazione di produttori e professionisti che. parlando addirittura di “invasione di finte partite Iva”.

un vero capolavoro per comprendere la cultura più diffusa sul lavoro autonomo. lavoratori transgenici. dove la morale. e dunque non più lavoratori subordinati regolarmente assunti. in cui evocare il mitico “popolo delle partite Iva” significava una cosa molto precisa. costituita da lavoratori autonomi. con contratti a tempo parziale e determinato. imprenditori e artigiani. Come una diga che non contiene più acqua. Si legge nel servizio: C’è stato un tempo. Nello speciale curato dal quotidiano del gruppo L’Espresso. pària del lavoro. che ha fatto un pezzo di miracolo italiano. Ha sorpreso tanta attenzione al problema. Non si è certo estinto. La via d’uscita? Non si sa. neanche troppo lontano. che ha dato alla Lega radici territoriali e al berlusconismo consensi elettorali. Il suo intervento ha la stessa forza di un lemma in un vocabolario. suffragata da un’indagine Isfol12 di ben quattro anni prima. bellezza” direbbe l’incrollabile liberista. è che l’Italia sta abusando della formula della partita Iva per nascondere lavoro irregolare. commercianti e bibliotecari. Il “popolo delle partite Iva” ha cambiato pelle. Si è piuttosto stinto dentro un meticciato nel quale il vecchio padroncino convive con il nuovo dipendente. Figure lavorative descritte nel Codice civile da oltre quarant’anni prendono finalmente la parola proprio nel periodo più difficile dell’economia italiana. Massimo Giannini rincara la dose. una vera “nazione”: la laboriosa “macroregione” padana. come direbbe Totò. quella che sta nascendo è una generazione di venticinque-trentacinquenni. Lo fanno.000 partite Iva) e i grandi gruppi editoriali. o meglio ominicchi. precari costretti al lavoro irregolare.13 La lettura è chiara. e dunque da lavoratori para-subordinati. Ibridi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 126 la giacca”. “È il mercato del lavoro. sorvolando sui devastanti effetti sociali. costretti a dimettersi dalle rispettive aziende. L’Italia è invasa dalle finte partite Iva per i giornali. viene inondata da sottouomini. meticci. definendo le partite Iva addirittura Untermenschen dal punto di vista sindacale perché senza rappresentanza né diritti. ma mette le carte allo scoperto. del sindacato e della politica. ma sono poveracci. La colpa di questa metamorfosi è delle imprese. I lavoratori autonomi non sono più una classe che porta il marchio della destra e della Lega. In senso marxiano una vera “classe”: la silenziosa piccola borghesia produttiva. però. anche la Rai (che ogni anno paga 380. Un pasticcio. ma obbligati a continuare a prestare la loro opera. esattamente come prima. Dietro la cortina di fumo delle false partite Iva. culturali ed economici di questa metamorfosi. Riccardo Staglianò affonda il coltello nel sistema. In senso geografico. Oggi quel tempo non c’è più. non del sistema produttivo 126 . Mescola impropriamente lavoro intellettuale e addetti del settore dell’edilizia.

Poiché la sinistra non riesce più a classificarli come borghesi ed evasori.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 127 che si sta modificando. Allora e ancora oggi nessuno ha mai fatto notare. che non ha fondamento proprio perché non guarda correttamente alla storia del lavoro autonomo di seconda generazione. Considerando soltanto i fattori decostruttivi si corre il rischio di deprimere il lavoratore. allargando e contemporaneamente. Così. per esempio. la discesa nell’inferno della disciplina del lavoro salariato prevede tappe che alternano contratti a tempo determinato a consulenze pagate. difesi dalla Lega o dalla cultura berlusconiana. più per ragioni legate alla necessità di aprire lo spazio dialettico con cui si sarebbero potute confrontare parti avverse che per reali motivi linguistici o teorici. portandolo a livello di Untermensch. per molti giovani. destrutturando su reti invisibili e linee di comando più blande. ha infatti nel lavoro autonomo la strada maestra per legittimarla come unica possibilità di restare sul mercato del lavoro. “indisponibile” e che molto banalmente le due famiglie di problemi si radicano su questioni del tutto diverse. La precarietà. sociale e sindacale. Scrive Benedetto Vecchi aprendo il bel numero del primo maggio dell’inserto “Alias” del “manifesto” dedicato ai lavoratori professionali autonomi: Nell’Italia berlusconiana gli indipendenti sono un esercito in espansione. Mossa intelligente per chi deve conservare principalmente regole e potere nell’ambito della negoziazione politica. per le professionalità più legate al lavoro cognitivo. ma da qui a sostenere che la metamorfosi è soltanto devastante non fa che riportare rovinosamente la questione del lavoro indipendente nell’alveo del precariato. ma che non rispetta la natura del lavoro autonomo e le nuove forme di coalizione che si vanno formando in questi anni per rappresentare le reali istanze delle partite Iva. ora sono il brutto anatroccolo del lavoro dipendente. La lettura che sposta senza soluzioni di continuità una classe intera dal benessere borghese al problema della fine del mese ha più i connotati di una volontà performativa di imporre un modello interpretativo che di un lavoro di sintesi. che “precario” è il contrario di “stabile” e che “flessibile” è l’opposto di “rigido”. molti mesi dopo. Un salto quantico impressionante. perché l’uscita dalla crisi economica e dalla disoccupazione passa attraverso la crescita degli autonomi. Il danno d’immagine è evidente. una miseria. Nessuno nega la presenza in Italia di lavoratori che esercitano attività con partita Iva quando dovrebbero avere un contratto di lavoro dipendente. Nel frattempo la cancellazione del welfare state procede a rit127 . in quanto norma dominante. Un po’ come è avvenuto negli anni 2001-2005 quando è entrata nel linguaggio corrente la contrapposizione tra “flessibilità” e “precarietà”.

che raccoglie apolidi senza protezioni né protettori. ma il resto? Possibile che ci si fermi unicamente alla differenza con il lavoro dipendente? A un’equivalenza mancata. in un limbo verso la precarietà e in una posizione di sofferta conflittualità. Storie di lavoratori messi sotto la lente d’osservazione del precariato. C’è la precarietà e c’è una sua declinazione specifica. C’è qualcosa di ineluttabile. di “Repubblica”. peggio ancora. con posto fisso a tempo indeterminato. si tratta di “capitalismo individuale in recessione” e “lavoro di serie B”.14 È una lettura che non si discosta molto dalla precedente e pone purtroppo ancora una volta gli autonomi. però.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 128 mi serrati mentre l’esercito degli indipendenti non si sente rappresentato da nessuno. La sinistra li guarda con sospetto. una rappresentazione di questo genere giova in primo luogo a chi fa del modello del lavoratore contrattualizzato. ma aumenta le tasse che negano ogni possibile futuro: tutto in nome di un feroce darwinismo sociale che ha premiato nelle ultime elezioni la Lega Nord. indifferenziata. buttati fuori dall’impresa oppure sfruttati a loro insaputa. ma con la giacca. Lavoro professionale sì. ma deformante in questo processo mentale che governa la rappresentazione del lavoro autonomo nel giornalismo di sinistra. non di libera scelta. ma pur sempre “precarietà di lusso”. ovvero la Lega.15 perché “precario non è solo il lavoro poco qualificato e a basso salario”. si può essere precari. risultando forse ancora meno appropriato nella sua lettura. Per Roberto Mania. che si chiama lavoro autonomo. ma da poveracci. e c’è chi raccoglie il malcontento. Untermenschen. la destra li corteggia. come categoria unica. darwinistico. O come scrive “il manifesto”. secondo le più classiche posizioni rivendicative proposte dalla Cgil. che vanno riportate nel loro alveo naturale. alla riduzione dell’autonomia come formula mediocre di capitalismo individuale? A ben guardare. Come si vede. il focus dedicato al lavoro professionale autonomo ha riportato a galla i paradigmi consolidati a sinistra. l’unico possibile. costretti ad 128 . In realtà. C’è anche chi ha provato a superare questa rappresentazione. ma cuce addosso a chi contraddice tale ipotesi il vestito della cattiva coscienza. ai difetti nel confronto con gli Übermenschen o. che hanno sempre visto i lavoratori autonomi come dipendenti mancati. Vero. quello delle relazioni di lavoro dipendente. in questi anni è avvenuto il contrario: gran parte delle voci raccolte e amplificate sui media sono state selezionate da chi ha voluto cercare la riprova dello sfruttamento del lavoro irregolare proprio tra i lavoratori della conoscenza. e non soltanto svuota di senso ogni formula alternativa. appunto.

e poi replicata da altri. all’interno del quale si può immaginare di strutturare azioni di rilancio della propria attività che comprendono anche investimenti. in tempo di crisi. investimenti. alla formazione. Sebbene non sia espressamente indicata dal giornalista. al marketing o all’acquisto di beni strumentali. a quella sulle false partite Iva. Parlare di lavoro autonomo. È difficile trovare lavoratori autonomi soltanto con contratti a progetto disposti a sostenere investimenti per migliorare la propria posizione lavorativa. Il cambio di rotta arriva dal “Corriere della Sera” Se da una parte. anche soltanto da un punto di vista psicologico. e che a nostro avviso costituiscono una delle rappresentazioni giornalistiche più corrette del mondo del lavoro autonomo in Italia. non si trovano narrazioni fuori da questi schemi. bensì per le opportunità che questa offre di affrontare più apertamente la condizione di reinserimento nel mercato come lavoratore autonomo costretto ad autogestirsi spese. Dalla retorica sui call center si è passati. Non è dunque per un’imposizione del mondo dell’impresa che in periodi di crisi si rinforza la formula del lavoro con partita Iva. nel cercare di approfondire i temi del lavoro indipendente particolarmente esposto ai venti della crisi. Avere una partita Iva rappresenta uno spazio di manovra aperto anche a differenti committenze. è vero anche che per molti lavoratori autonomi la strada aperta dal “Corriere della Sera”. è stata recepita positivamente. Questi costi sono spesso legati alla riqualificazione professionale. pur con approssimazione. è 129 . ovvero nella possibilità di inquadrare la propria attività nel segmento del lavoro autonomo liberandosi dal vincolo di una dipendenza stretta dal committente come unica persona che può tenere a galla il lavoratore.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 129 aprire una partita Iva per rimanere sul mercato. offerta e produzione. non la disponibilità ad accettare contratti a progetto o a svolgere attività di temporary manager o lavori a chiamata. ricorre spesso l’idea che la formula più utilizzata per mantenere viva la propria posizione sul mercato del lavoro in un periodo di crisi sia la partita Iva. Nella lunga serie di articoli firmati da Dario Di Vico sul “Corriere della Sera” a partire dall’aprile 2009 e dedicati al lavoro autonomo. purtroppo. hanno invece un atteggiamento più passivo. Inquadrati in un contesto fiscale – come consente di fare la partita Iva – diventano spese da affrontare più accettabili. la ragione sta a nostro avviso nella natura proattiva di questa formula.

Le due raccolte più estese di esperienze sul mondo dell’autonomia sono rappresentate purtroppo ancora una volta da soggetti che nel loro approccio nutrono sostanziali pregiudizi sulla formula dell’indipendenza.17 che ha mescolato tutte le forme considerate precarie. Il fuoriuscito dall’impresa deve fare in qualche modo un buy-back del proprio status ed è difficile che siano presentate alternative. Mentre in ambiente anglosassone esistono veri e propri portali per freelance e i blog personali in materia sono moltissimi. soprattutto di lavoratori nel segmento del web design. ma non presentano quasi mai elementi di autovalutazione. la soluzione offerta al grande pubblico è quella di ricondurre l’attività esercitata con partita Iva nell’alveo del “posto fisso”. dove la libertà nel presentare se stessi e la propria storia è maggiore. premio irraggiungibile.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 130 meglio del silenzio durato decenni.it. ha pensato qualcuno. esiste l’anonimato e il self publishing è realmente alla portata di tutti. comprese alcune vicende di consulenti che denunciano più che altro problemi di pagamento o fiscali. Ciò che manca nei racconti più divulgativi di questi anni sui media è di conseguenza la componente risolutiva. ma c’è voluta una fase di recessione economica per raccontare un fenomeno che era già stato identificato chiaramente da oltre quindici anni. finanza e marketing. ma utopos unico del diritto del lavoro. la Rete. Sono da una parte il blog di Beppe Grillo e dall’altra il sito di Repubblica. I lavoratori autonomi che si raccontano sul web Più flessibile e aperta è. Questo testo mostra nella sua struttura e nella capacità critica che è emersa successivamente nelle presentazioni e citazioni in occasioni pubbliche da parte di Beppe Grillo la scar130 . o almeno che questo avvenga nelle pagine di un giornale. Se è vero che molte storie rappresentano casi limite. non tutto può essere raccontato. invece. proprio perché è nel seno del mondo del giornalismo che si annida una delle contraddizioni più palesi sul rapporto tra insider e outsider. Dalla prima esperienza di racconto diretto via web è nato il testo Schiavi moderni. ovvero il conflitto. unica via di uscita per ovviare alle difficoltà del lavoro autonomo. del copywriting e della consulenza in ambito risorse umane.16 Ma quali sentieri narrativi tracciano realmente queste aperture dei grandi giornali? Come abbiamo detto. riflessione sulla condizione di lavoro o le problematiche “politiche” del mondo freelance. Qualche limite in realtà c’è ancora. in Italia questi “territori tematici” esistono.

Le storie raccontate sono soltanto marginalmente condizionate dal decreto legislativo 276 del 2003. come denunciato dallo stesso Beppe Grillo.20 Tra le pagine di Repubblica.19 collazione davvero unica in Italia di storie individuali dove ciascun utente può riportare in presa diretta. la propria avventura lavorativa in tempo di crisi. della legalità e dell’energia. estrarre le vicende di chi si dichiara “lavoratore autonomo”. Il modello aggregativo promosso da Beppe Grillo non riesce però ad andare oltre la denuncia ed è destinato a fallire nella definizione di nuove proposte politiche legate al mondo del lavoro. e di dialogo dei cittadini con gli enti locali. Il popolo dei grillini potrebbe realmente aprire una nuova strada di denuncia sociale. età (fino a trentaquattro anni) o reddito. è la creazione di una nuova coalizione di cittadini che non accettasse più la condizione del precariato. forse più importante del primo (la critica all’evoluzione del mercato del lavoro). In realtà. così come sta facendo sui temi dell’ambiente. tuttavia. dunque. Questa legge. ma le ragioni che determinano le terribili storie riportate non si possono ricondurre direttamente alla legge Biagi. nel confronto con le politiche locali e iperlocali. In questo spazio web creato dal gruppo L’Espresso si trovano storie di ogni genere. anche se in realtà i margini per tracciare un autoritratto esaustivo sono un po’ stretti.it si potevano leggere nell’ottobre 2010 oltre 160 racconti di autonomia lavorativa. ovvero alle politiche nazionali. Potrebbe avere grande fortuna su due fronti: nella denuncia capillare e nello snidamento di situazioni e persone che operano illegalmente rispetto alle più elementari regole di convivenza e della normativa sui rapporti di lavoro. che uniscono giovani avvocati. personalmente e via Internet. concreto e drammatico. poiché manca di una visione politica realmente alternativa che dia slancio alla mobilità sociale. Facile. reale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 131 sa preparazione del cosiddetto “popolo dei grillini” in tema di lavoro. l’obiettivo secondario. alla riqualificazione della domanda o alla ridefinizione dell’intero sistema di welfare. A una generica e comunque motivata denuncia di condizioni oramai inaccettabili di precariato sociale non è mai seguita una precisa analisi delle ragioni e delle soluzioni possibili. che ciascun autore classifica con etichette predefinite: posizione. ma è destinato a fallire nel proporre alternative ai modelli di sistema. de131 . Quanto raccontato in Schiavi moderni è vero. Un altro forum che va preso in considerazione è Generazione perduta. che in occasione di un articolo scritto sul “Corriere della Sera” da Pietro Ichino18 se la prende addirittura con il giuslavorista. è diventata un totem per i grillini e un simbolo contro cui inveire.

come ovvio all’interno di un servizio che vuole dare spazio alle “voci perdute”. docente di Psicologia dello sviluppo. ha analizzato l’intero repertorio di storie. architetti. archeologi. percorsi professionali senza stabilità anche per chi esercita in autonomia. Si trovano storie di discontinuità. scavando nelle profondità del disagio. chiamati a operare in un contesto molto complesso. giornalisti freelance. Iacono” dell’Università di Napoli Federico II. sotto la guida della professoressa Laura Aleni Sestito. accomunate da almeno due condizioni caratteristiche: la disparità di trattamento rispetto a quanto avviene in altri paesi d’Europa (compresa la Bulgaria. consulenti della pubblica amministrazione e molte altre attività rappresentano un arcipelago di situazioni differenti. creativi. si ritrova il disorientamento di chi non ha mai guardato oltre la finestra del proprio ufficio e si aggrappa al passato come unica via d’uscita. I più tartassati dal mercato sembrano essere due categorie: alcuni lavoratori che esercitano professioni ordinistiche. pagamenti tardivi e inadeguati. e la difficile e imperfetta interpretazione del ruolo di lavoratore autonomo in Italia dovuta a una scarsa chiarezza dei limiti che lo circoscrivono e delle opportunità che offre. iterazione infinita di contratti a termine. Geologi. che transitano senza speranza in studi associati o piccole società. formatori e perfino medici (come un oculista che esercita presso l’Ospedale Maggiore di Bologna con partita Iva). scrive qualcuno). ma nel contesto del lavoro autonomo. Nuove identità in cerca d’autore (e giornalisti capaci di ascoltarle) Il dipartimento di Scienze relazionali “G. ci sia 132 . C’è anche chi in un ufficio non c’è mai entrato e fa fatica a trovare una bussola per orientarsi. e gli ex dipendenti che cercano di riottenere quello che avevano prima di uscire dalle imprese. viene detto. sfruttamento. in particolare architetti e avvocati. Il problema più marcato. Prevale la denuncia. alle prese con una società più instabile. In questo caso. più che mai. tecnici del suono. è quello identitario: I giovani. solo in piccola parte mostrano di avere capacità di controllo sulla realtà interna ed esterna e di percepire se stessi come protagonisti rispetto alle esperienze di adattamento alla realtà lavorativa. La sensazione è che oggi. irregolarità spinte. designer.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 132 signer. giornalisti. sistemi di ricompensa superficiali. documentaristi. musicisti.

Ho tirato un sospiro di sollievo quando mi sono reso conto che anch’io avevo qualche santo in paradiso. Lo stesso avviene a partire dagli ambienti scolastici.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 133 bisogno di un “capitale di identità” maggiore di quanto fosse necessario in passato. Dichiara un formatore della provincia di Bergamo: Lavorando quasi tutti i giorni porto a casa 1000-1200 euro al mese al lordo.” afferma nel forum Generazione perduta un lavoratore autonomo emigrato nel Regno Unito. Ciò che infastidisce di più è che i clienti. per limitare al massimo le spese.24 Spesso emerge addirittura il contrario. pur di spendere il meno possibile. trentaquattro anni. come raccontano due giovanissimi produttori di video e installazioni interattive che sono stanchi delle richieste di sorvolare sulle fatture: Inizialmente lavoravamo in casa. spese incluse. ma in tasca non resta mai nulla per potersi levare qualche sfizio o per fare un investimento. cosa che nel mio caso è falso in quanto lavoro per progetti finanziati dal pubblico”. Dopo avere individuato una scelta. senza trovare un posto sicuro. tanto più è difficile assolvere a questi compiti. chiedono di fare il lavoro in nero.22 Altri se la prendono direttamente e senza mezzi termini con i giornalisti. A loro interessa unicamente spendere poco. e con il piccolo giro lavorativo che ci siamo costruiti.23 Fa seguito Danilo da Bologna. poi per cercare più clienti abbiamo deciso di prendere in affitto un piccolo fondo in condivisione con altri ragazzi. contrattando anche su 20 euro di differenza. Quanto più la società diventa complessa. L’orientamento di tipo informativo che si ottiene da un giornale a larga diffusione rischia di essere disorientante. Perché? “Vi focalizzate sui sintomi e ignorate le cause. ci si deve assumere le responsabilità dell’identificarsi con le cose che si sono scelte e di assumersele come personale traiettoria di sviluppo. quando ho letto le parole di Massimo Giannini: nell’Italia di oggi soffrono i dipendenti e gode chi si nasconde dietro a una partita Iva. consulente della pubblica amministrazione: “Veniamo tacciati di evasione.21 Ed è ancora più complesso in assenza di una narrazione collettiva del lavoro che includa come elemento fondante quello del lavoro professionale autonomo. non curandosi del fatto che tu impieghi giornate intere per fare un lavoro al meglio. riusciamo a pagare gli affitti e a non dover chiedere soldi ai genitori. Il lavoro in nero è assolutamente contro133 . Siamo fortunati rispetto a tanti miei coetanei che passano da uno stage a un altro.

faccio un master e comincio a insegnare inglese in un istituto professionale. Oggi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 134 producente per tutti. Tutto questo da sola. acquisto software e prendo certificazioni. ma lavorando anche 14 ore al giorno. a stare peggio di quelle precedenti.26 Quando la parola passa al lavoratore. Il lavoro autonomo è precario per definizione: oggi i clienti ti chiamano e domani non si fanno più sentire. Una generazione destinata. Al primo anno della scuola specialistica ho cominciato a leggere in Rete e scopro il mondo dei traduttori freelance.000 euro. per servizi scadenti. l’aperitivo. Come traspare. Economicamente. che lamenta una diffusa mancanza di punti di riferimento e informazioni che aiutino giovani e meno giovani a costruire un percorso professionale. ma mi sento lavorativamente soddisfatta. Una pressione fiscale assurda. ho clienti che mi inviano lavoro costante e quest’anno arriverò a fatturare 50. per la prima volta. Se non mi fossi creata questa possibilità. Quella variabile indicava una condizione di incertezza che nulla di buono lasciava presagire. laureato in Scienze politiche con un master in Scienze del lavoro. Cominciano ad arrivare le prime risposte ai curriculum inviati. perché posso propormi al mondo. psicologicamente. La generazione X ci chiamavano negli anni novanta. moralmente. I clienti aumentano. i miei clienti sono ovunque e faccio un lavoro che adoro. emerge il vissuto e l’approccio critico più genuino. weekend compresi. lo stage. sono riuscita a crearmi uno spazio e l’ho fatto da sola.27 134 . È bastato aprire un forum dei lavoratori autonomi per scoprire aspetti del tutto inediti che sfatano decenni di pregiudizi. Un caso sociologico di cui a molti di noi sfuggiva ancora il significato preciso. Sono fortunata. i reality.25 Parole mai lette sul giornale di Confindustria o qualsiasi altra testata. metà dei quali finiranno nelle casse dello stato. per esempio. Contemporaneamente. L’edonismo cinico degli anni ottanta insieme a forme di sfruttamento anteguerra. L’avremmo capito bene nel decennio successivo. non filtrata secondo paradigmi e pregiudizi. imparo. lavoro da casa con il pc. Ne è la riprova questa storia: Sono laureata in Lingue. Così come è possibile trovare storie positive anche là dove per definizione si vuole percorrere in termini narrativi ancora una volta sentieri interrotti. dall’intervento di un giovane lavoratore autonomo di Lecce. sarei sicuramente andata all’estero. Studio. Valori di riferimento: la tv generalista. e lo stato dovrebbe attivarsi e fare qualcosa per limitare questo problema.

rimettendo al centro delle trasformazioni il tema irrisolto del lavoro professionale autonomo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 135 Un rischio che corrono in primo luogo proprio quei lavoratori che devono raccontare il nostro tempo. sempre nel forum Generazione perduta: Io chiedo alla redazione di “Repubblica” di coalizzarsi con altri giornali e di portare avanti questa battaglia per noi tutti. In questo manca un cambio di passo proprio nel momento di maggiore attenzione mai prestato al mondo delle partite Iva. sulle proprie potenzialità e sente che non basta perché troppo poco si pensa a questa generazione di persone capaci. che lavorano 7 giorni su 7.28 E che cosa resta nel setaccio. ma è altrettanto palese il rischio che in mancanza di aperture di nuovi spazi ci si affidi alle poche voci finora ascoltate. ovvero i giornalisti. gli autori di queste storie? Rimane un grande punto interrogativo. Scrive ingenuamente una giovane lavoratrice indipendente di Salerno. svela qualcosa che altrimenti sarebbe inaccessibile anche all’autore ed è anche un modo di agganciarsi a una collettività e a un contesto. come ricorda la Sestito. la domanda generalizzata del lavoro autonomo rivolta a chi deve dargli voce. Non sappiamo più che cosa fare. Resta la necessaria volontà di trovare una via d’uscita per potere contare. possibilmente a microfoni aperti. è evidente la necessità di richiamare la forza di nuove coalizioni. quando la crisi morde e la decostruzione del sistema produttivo industriale e le dinamiche del postfordismo mostrano la loro natura più viva. diritto. senza alcun rimborso spese. Che sia dentro o fuori dal mondo della comunicazione tradizionale perché il racconto. per favore. che magari ha richiesto un’intera giornata di lavoro. Insieme alla speranza che qualcosa cambi nel racconto del lavoro.29 È l’ambiente condiviso e la comunanza di una condizione che vanno raccontate. e con il rischio di essere cacciati fuori da un giorno all’altro. preferisco sup- 135 . C’è gente che studia. se i primi a pagarne le conseguenze sono proprio loro. mentale. Denuncia un freelance di Venezia: Va ricordato che il 70 per cento delle notizie che compaiono sui quotidiani locali è scritta da collaboratori. Per favore. Il tutto per meno di 8 euro ad articolo. tra le righe di un giornale e i frame di un servizio tv quando si parla di lavoro autonomo. nelle narrazioni di oggi. noi comuni mortali. punta sulla propria autonomia economica.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 136 plicare voi che un politico. fate un po’ di giornalismo realistico. 136 . Il primo appello. come si può intuire. di raccontare correttamente il mondo del lavoro oggi è lo specchio di un disagio che dura oramai da troppi anni. ma tra lavoratori. La seconda richiesta. invece.. Per favore! Grazie. [. unitevi per noi. Le coalizioni non nascono nel mondo dei media.. è fuori bersaglio.] accantonate le competizioni tra giornali.

non segue dinamiche molto diverse da quelle del lavoro subor137 . con una prospettiva di carriera definita da norme e usi riconosciuti dallo stato. uno dei quali può essere il lavoro autonomo. strettamente collegata a una figura dell’impiego pubblico. che in realtà era impegnato sia nella didattica sia nella ricerca ed era considerato dal professore ordinario una specie di sua proprietà. Anzi. La radicale differenza tra il precario e il lavoratore autonomo è che il primo tende a uscire dalla sua condizione mentre il lavoratore autonomo tende a consolidarla. È una figura di transizione verso uno status definito. di stage non pagati ecc. Poiché non è un passaggio così evidente. E qui il paragone con il presente finisce. dal quale può uscire solo rinunciando alla professione o all’attività che si è scelta come fonte di sopravvivenza. ma per la grande maggioranza dei soggetti è il lavoro dipendente. con un orizzonte su diversi sbocchi possibili. Il lavoro indipendente. Il filosofo utilizza il termine prekär per definire un ruolo universitario di ricercatore in attesa della stabilizzazione. mentre per un numero sempre crescente di persone è un susseguirsi di contratti a termine. proviamo a fare un passo indietro di quasi novant’anni e riprendiamo in mano il vecchio Weber. ma resta valido il fatto che il termine usato da Weber indica un figura la cui definizione dipende dal punto in cui si trova all’interno di un percorso di carriera predeterminato. un ruolo di docente. Precari e autonomi nell’economia dell’evento Domanda: “Il lavoratore autonomo è un precario?”. di collaborazioni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 137 5. in particolare quello che abbiamo chiamato “di seconda generazione”. Oggi il termine “precario” indica una figura di transizione verso uno status indefinito. Risposta: “No”. Un’immagine calzante con la realtà di oggi. Il lavoratore autonomo vive una condizione di precarietà ma non è assimilabile ai precari. il Privatdozent.

essendo un’opportunità in più per sopravvivere. Per la signora Y o il signor X. Se negli ultimi dieci-quindici anni le forme di contratti “atipici” si sono moltiplicate e hanno cominciato a crescere rapidamente nell’ambito del lavoro salariato. finti come salariati e finti come freelance. La richiesta di essere riconosciuto come lavoratore indipendente. È una classica rivendicazione per ottenere un consenso facile ma effimero. per la quale in molti paesi basta semplicemente avere un numero d’iscrizione (la nostra partita Iva) che identifica il soggetto nell’emissione della richiesta di pagamento della sua prestazione. Invece sono maledettamente veri e rappresentano la maggior parte della popolazione in alcune fasce d’età. può essere fatta non come scelta di vita ma come misura prudenziale. può aprirsi un periodo dove trovano una committenza con la quale stabilire un rapporto di lavoro indipendente. poi capita un lavoro a tempo determinato e magari di quei clienti ne mantengono uno solo. anzi nella fascia d’età sulla quale si appoggia il futuro di un paese e di una società. di transizione continua da uno status all’altro. Per questo universo di lavoro insicuro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 138 dinato. viceversa. La cultura dominante li tratta da lavoratori incompleti (atipici) e falsi autonomi. precarietà. Il punto importante è come riconoscerle e nominarle. non deve meravigliare se anche nella scelta del lavoro indipendente le persone abbiano cominciato a praticare forme non standard. Oppure. ibridi da confinare nell’universo dell’anomalia. che sia un obiettivo praticabile dopo più di vent’anni di sistematica destrutturazione del lavoro 138 . rispolverano la loro partita Iva cercando di recuperare i vecchi clienti cui offrivano consulenza. si conclude il loro periodo di lavoro a termine presso una ditta e. concluso un avviamento tramite l’agenzia di lavoro interinale. di riserva. E sono maledettamente veri anche i soldi che versano alle casse dello stato per avere in cambio un pugno di mosche. disoccupazione. non c’è da meravigliarsi se questo stesso soggetto aggiunge a queste forme di esistenza dimezzata anche il lavoro indipendente. scaduto un contratto a tempo determinato. Che la grande maggioranza delle persone preferisca una situazione di stabilità lavorativa e di continuità di reddito è incontestabile. lavorando anche la notte o nei fine settimana. cominciano a prestare consulenze a qualche cliente. Se i contratti “atipici” collocano il soggetto in una specie di limbo tra occupazione. alcune correnti politiche e sindacali invocano la cosiddetta “stabilizzazione” collettiva. instabile. Le biografie di lavoro ormai sono biografie spezzate. non trovando altro. In sostanza si assiste al moltiplicarsi di doppie figure di atipici/autonomi.

prima che questo documento (nell’ipotesi migliore) produca una direttiva che venga recepita dai paesi membri. intermittente. Non è un’organizzazione stabile quella che si serve di forza lavoro flessibile. di qualunque tipo. prende finalmente atto della situazione preoccupante della qualità del lavoro in Europa. il quale. commentando una ricerca della Camera di commercio di Milano e degli atenei lombardi. dato che il nostro paese ha firmato un trattato nel quale la libertà di mercato è il principio fondamentale. ma se si tiene presente la macchinosità e la lentezza dei processi decisionali a livello europeo. E poiché le forme di coalizione non possono riprodurre quelle del lavoro a tempo indeterminato di ieri e certe forme di negoziato sono impraticabili in quanto azioni collettive. secondo una scala di priorità e dei parametri che dovrebbero essere applicabili universalmente. Ma è difficile immaginare che il settore privato possa modificare le sue politiche di reclutamento in seguito a una norma legislativa. allora? La stabilizzazione attuata mediante un atto d’imperio amministrativo potrebbe interessare soltanto il settore pubblico e all’interno di questo soltanto alcune categorie di lavoratori. in cui si dimostrava la grande difficoltà dei laureati a trovare un’occupazione adeguata in quello che è considerato uno dei mercati del lavoro più ricchi d’Italia. si deve ripartire da zero. 139 .1 Ha ragione quindi Maurizio del Conte. O il lavoro. è un’organizzazione instabile che non può che richiedere forza lavoro intermittente. si dovrebbe per intanto uscire dall’Unione europea. si coalizza e fa sentire la propria voce imponendo un negoziato o non c’è via d’uscita. Si legga il documento congedato dalla Commissione affari sociali del Parlamento europeo sui lavori atipici: è lastricato di buone intenzioni. docente di Diritto del lavoro all’Università Bocconi. per evitare di ripetere luoghi comuni per inerzia di pensiero sindacale. Ingannano quelli che parlano di stabilizzazione collettiva.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 139 e della produzione suscita più di un dubbio. Perché ingannare gli altri e ingannare se stessi. il mercato del lavoro ha tempo di degradarsi per altri due-tre anni. non perché la rivendicazione sia sbagliata ma perché la soluzione legislativa è ormai impercorribile. invocava lo stop della produzione legislativa in materia di lavoro. e che dalla genericità delle buone intenzioni si passi a norme applicative nazionali. giunta ormai a una tale complessità da risultare totalmente inefficace nel modificare la situazione migliorandola (a peggiorarla invece ci riesce). cioè dall’organizzazione tecnica dell’entità che rappresenta la domanda di lavoro. Per questo ci è sembrato utile introdurre alcune testimonianze su un settore nel quale l’esistenza stessa dell’impresa è temporanea.

dove per evento s’intende genericamente una manifestazione aperta al pubblico di breve durata. è destinato a crescere. ma non per ordine d’importanza. Qui il precariato è strutturale: non è una politica di reclutamento spregiudicata. dove la gestione di progetti complessi richiede molta più attività relazionale che attività creativa. sin dai tempi antichi. ed è abituato a essere retribuito “a corpo”. Per chi lavora a progetto. dallo sport (giochi olimpici) al commercio (fiere) alla cultura (festival) all’industria (esposizioni universali). Ultimo. Ma l’accezione in cui si usa oggi il termine “evento” più che al contenuto si riferisce alla modalità di esecuzione e dunque alla brevità di una manifestazione pubblica. il suo habitat naturale. il problema principale sono i tempi di pagamento e sotto questo profilo può capitare che l’affidabilità di un ente pubblico sia inferiore a quella di un privato. Uno di questi mercati è rappresentato da un settore che ormai viene considerato una forza trainante del futuro nei grandi agglomerati urbani dei paesi di prima industrializzazione. Non solo. in particolare all’interno di certi mercati del lavoro specifici. diversi rami di attività. In questo campo. si ritrovano gomito a gomito. è una forma organizzativa d’impresa che va a genio al professionista indipendente. L’organizzazione del lavoro nell’economia degli eventi Il lavoratore precario impegnato in mansioni che richiedono un certo grado di scolarizzazione e di educazione superiore e il professionista con partita Iva hanno mentalità profondamente differenti e spesso progetti di vita diversi. date le difficoltà di bilancio di questi enti. Pertanto. ma nella vita di ogni giorno. è che produce introiti per le amministrazioni locali e per certi enti statali senza fare ricorso a manovre fiscali. motivo per guardare con interesse a questo settore. è. si potrebbe dire. Si assomigliano solo nel senso che né l’uno né l’altro hanno percorsi di carriera (career patterns) definiti. Dobbiamo quindi abituarci a ragionare su orizzonti che hanno margini d’instabilità molto più ampi e pensare che non tutti gli effetti prodotti da settori economici dove l’attività è limitata nel tempo sono negativi. È quello che si usa contrassegnare con l’espressione “economia dell’evento”. assumere commesse da un’organizzazione stabile o da una instabile non cambia molto. né una bad practice. Convergono in questo settore. Ci sono città la cui immagine nel mondo è legata a un solo evento (per esempio Siena e il suo Palio) e città do140 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 140 che può offrire solo occupazioni di breve durata.

Il problema quindi non è tanto di domanda di lavoro ma semmai di liquidità perché. in genere molto giovane e scolarizzata. compensi da miseria. sono stati analizzati sotto il profilo del significato simbolico. più concentrato nel tempo è il lavoro. Nessun interesse sembra aver suscitato negli osservatori la particolare caratteristica occupazionale che una città ad alta densità di eventi presenta. acquista rapidamente prestigio e considerazione l’organizzazione che garantisce correttezza e celerità dei pagamenti. Come si lavora nell’economia dell’evento? Se dovessimo chiedere a una persona di media cultura come si lavora in miniera forse avremmo risposte più precise che se le chiedessimo come si lavora per una mostra d’arte. Poiché le “cattive pratiche” vi sono diffuse. dei quali forse non avrà più bisogno. praticando una politica del “chi s’è visto. offrendo a certe imprese specializzate nella fornitura di servizi – si pensi a quelle dell’allestimento – un mercato di proporzioni così vaste da saturare le loro risorse. sia in senso buono. L’organizzazione necessaria alla realizzazione di una manifestazione pubblica concentrata nel tempo è costituita in genere da un nucleo molto ristretto di forza lavoro stabile. s’è visto”. senza contare quelle entità responsabili del contratto che nascono e muoiono con l’evento. come Milano. Quindi è un settore ad alto rischio. Gli eventi. sia in senso negativo. come settore di business. come finanziatori. ma nelle città dove la densità di eventi è molto elevata assume la funzione di volano che genera centinaia o migliaia di occasioni di lavoro. Gli eventi quindi rappresentano non solo un notevole investimento per i comuni ma anche una fonte di introiti di una certa rilevan141 . in termini di vincoli burocratici ai quali viene sottoposto ogni evento che utilizza spazi pubblici o destinati a uso pubblico. per la loro capacità di creare nuovi mercati e nuovi stili di consumo. paradossalmente. per il nuovo modo di concepire la cultura. È un settore questo dove il ruolo della pubblica amministrazione e dei governi locali è invasivo. per il loro fondamentale apporto al turismo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 141 ve l’organizzazione di eventi rappresenta uno dei motori dell’economia locale. È facilmente intuibile che l’economia dell’evento crea un mercato del lavoro di precarietà strutturale. più il committente ritarda i pagamenti o addirittura non paga affatto un fornitore o un collaboratore o un consulente. È un mercato del lavoro “a fisarmonica”. che fa leva sugli aspetti di reputazione sociale o di semplice convivenza e convivialità per far accettare alla forza lavoro occasionale. da una forza lavoro occasionale che viene impiegata nel periodo limitato in cui l’evento ha luogo e da una forza lavoro indefinita a disposizione dei fornitori di servizi di cui l’evento necessita per la sua realizzazione.

quindi la forza lavoro occasionale più richiesta ha un’educazione superiore e l’insieme viene fatto rientrare in quel grande calderone battezzato “economia della creatività”. il problema non sta nel formato della 142 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 142 za. il suo assetto tecnologico e le strutture gerarchiche – elementi tra loro strettamente connessi –. intende continuare a farlo. ma anche una maniera per tenere in vita istituzioni che hanno costi di gestione elevati. L’organico della grande fabbrica è sostituito dai diversi “gironi” di forza lavoro che ruotano attorno a un evento. come i musei. rappresenta uno strumento di marketing territoriale e un modo di far cassa. il movimento fisico in rapporto alla macchina. Così come una volta l’incontro con un operaio di una certa anzianità lavorativa. può essere usato come politica dei circenses destinata a far dimenticare il caos del traffico e l’uso selvaggio del territorio urbano. Ambienti di lavoro totalmente differenti richiedono stili di narrazione molto diversi. proiezioni). spettacoli. le fiere (alle quali andrebbero assimilate al giorno d’oggi le sfilate di moda o altre manifestazioni per promuovere un prodotto). è sostituito dal problema da risolvere. l’evento può rappresentare una forma di servizio al cittadino. nel periodo postfordista l’evento tipico è quello di natura “culturale” (mostre. allo stesso modo oggi è necessario cogliere nel racconto tutti gli aspetti “relazionali” che consentano di avere un quadro del sistema a rete tipico delle produzioni postfordiste. conoscitore del ciclo produttivo per la qualifica acquisita o la mansione svolta.2 Se nel periodo fordista il tipico evento su cui poteva contare Milano aveva natura commerciale. il carico di lavoro non è più espresso in quantità orarie ma deve essere estrapolato dal racconto. non descrive le modalità di soluzione. impegnato in attività sindacali. cioè da un’entità che non si può misurare in termini di tempo e di spazio. il gesto lavorativo. conosce l’ambiente.3 Arte Come si analizzano i modelli occupazionali dell’economia degli eventi? L’approccio più semplice ci è parso quello che si usava cinquant’anni fa per analizzare la condizione di fabbrica: incontrare una persona che lavora nel settore da diversi anni. ne ha una visione d’insieme. permetteva di conoscere l’organizzazione seriale di fabbrica. svolge una mansione importante del ciclo produttivo. ogni problema contiene in sé un carico di lavoro relazionale destinato a rimanere indefinito nel racconto. e farsi raccontare in cosa consiste il suo lavoro. La narrazione elenca i problemi da affrontare. concerti.

supportato da alcune figure professionali esterne. quindi è un lavoro architettonico di scelta dei colori. alla fine la committenza è privata. statali o comunali. I tempi di consegna dei progetti sono molto variabili: il limite minimo sono un paio di mesi. un cliente che si è trovato soddisfatto del mio lavoro lo dice all’altro e così via. che decidono di gestire direttamente l’evento con il personale proprio. Il progettista deve fare i conti subito con il limite fisico dello spazio in cui viene organizzata l’esposizione. un progetto comodo e complesso di norma richiede sei mesi. per quanto riguarda sia l’offerta espositiva permanente sia le mostre temporanee. dei supporti. una pratica di outsourcing per cui l’intera gestione è affidata a terzi. Corrado Anselmi è un architetto specializzato nella progettazione di allestimenti temporanei e stabili per mostre d’arte.4 Le dinamiche di acquisizione dei clienti. Altre volte è lo stesso ente che ospita la mostra ad avere propri tec143 . se saremo bravi non ci perderemo nel labirinto. per un libero professionista come me. Il progetto architettonico parte dalla sequenza delle opere. capire se ci sono tutte le condizioni per realizzare la mostra in termini di sicurezza. I suoi committenti sono società private che gestiscono l’organizzazione di mostre d’arte. e anche enti pubblici come gallerie d’arte o musei. sulla base di procedure di gara a evidenza pubblica. In che consiste il mio lavoro? Debbo capire le opere. dei materiali e dell’illuminazione. talvolta la stessa mostra si sposta da un luogo all’altro. seguendo un altro percorso espositivo. Il testimone privilegiato deve darci in mano il filo d’Arianna. gestibilità degli spazi per come si offrono (evitando di accatastare le opere una sull’altra). in spazi completamente differenti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 143 narrazione ma nella capacità di lettura dell’analista. debbo riuscire a immaginare la percezione finale. Ho bisogno talvolta del supporto di un collega per l’illuminazione e anche di quello di un grafico per la resa migliore di tutto l’apparato didascalico-informativo e anche delle immagini usate nell’allestimento. perché né lo stato né i comuni sono più in grado di gestire i grandi complessi museali. così com’è stata concepita dal curatore scientifico della mostra. quindi è necessario ri-progettare l’allestimento e può capitare che il progettista proponga al curatore di articolare diversamente la narrazione. ha uno studio a Milano dove viene affiancato da alcuni giovani collaboratori. seguono i canali informali del passaparola. dall’ordine al giorno dell’inaugurazione. Anche se si tratta di istituzioni pubbliche. Si è affermata quindi.

insomma s’innesca un meccanismo di ingegnerizzazione del costo. sono queste le situazioni più comode perché è il gestore a essere responsabile del cantiere e io ho solo la responsabilità della riuscita dell’idea. mentre se è uno con esperienza di problemi espositivi sarà più disposto a una maggiore fantasia nella narrazione. rimodulare il progetto o cercare di avere qualche fondo in più per coprire i costi imprevisti (per esempio entra un partner tecnico oppure un altro ente decide di partecipare pagando una parte dell’allestimento che poi prevede di utilizzare in altre mostre). è il gestore che controlla direttamente e io faccio solo il curatore estetico. Poi l’idea architettonica deve essere tramutata in qualcosa di esecutivo. con ritardi che spesso superano i 180 giorni. occorre preparare un progetto grafico e un capitolato nel quale saper dire gli ordini di grandezza della fornitura per ottenere tramite gara il miglior costo dell’opera. le ditte in genere sarebbero abituate a chiedere un anticipo. ma aspetta la tua valutazione e sei tu quindi che rischi di presentare un costo più alto delle aspettative. Per starci. se è uno storico. Alla fine l’aspetto più propriamente creativo impegna dal 2 al 5 per cento del lavoro. lo stesso il professionista. 144 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 144 nici. quando il budget è insufficiente. e in genere si chiedono tre preventivi. così come può capitare che la società fornitrice dell’impianto di illuminazione decida di svolgere il ruolo di sponsor tecnico. Poiché parametri oggettivi non esistono. avere conoscenza del referente è la base fondamentale. uno studioso puro. Superati questi ostacoli si passa finalmente al contratto. ci sono tre vie d’uscita: chiedere ribassi alle ditte. mi assumo solo la direzione artistica. quando ci sono sponsorizzazioni o relazioni particolari con qualche soggetto. seguo tutte le fasi delegando alcuni ruoli ai miei assistenti. con il quale il dialogo è continuo e varia a seconda delle caratteristiche della persona. e le ditte o i professionisti sono pagati a 90/120 giorni quando va bene. oppure la società di gestione ricorre a dei suoi fornitori abituali. che mi è conferita dal committente gestore. non c’è contratto che tenga. Importante è il rapporto con il curatore. affinché la committenza sia disponibile al raggiungimento dell’idea proposta. avrà maggiori rigidità nella definizione dell’articolazione espositiva. che poi è quello che li paga. È a quel punto che si rivelano i limiti di budget. il modo migliore per trattare è quello di presentare un’idea molto convincente. i fornitori riconoscono la mia autorità. Per fare questo è molto importante la maniera in cui il progetto viene reso accattivante. Sovente il committente non ti dice quanto vuole spendere. spetta a me anche il compito di seguire l’avanzamento dei lavori in cantiere con la responsabilità formale che la cosa vada a buon fine. altre volte. questa situazione di grande precarietà si affronta e si supera solo con un buon rapporto con il committente. Le ditte che dovranno partecipare alla gara molto spesso vengono proposte da me. ma oggi risulta molto difficile da ottenere. tutto il resto sono capacità relazionali e organizzative. o ci sta o non ci sta. qualora i limiti fisici dello spazio costituiscano un vincolo. siccome non si vuole mai arrivare a un contenzioso.

di marke145 . che nelle mostre temporanee trovano ormai una fonte di finanziamento dei costi fissi. I gruppi che oggi controllano il mercato fanno capo ambedue a case editrici specializzate in libri d’arte. Mondadori Electa e Skira. nato su impulso del banchiere romano Gianfranco Imperatori come progetto pubblico di conservazione e restauro di Civita di Bagnoregio e poi diventato via via un sistema integrato di servizi molto articolato. La domanda è espressa da musei e altre istituzioni permanenti.7 Interessante anche una delle ultime ricerche relativa all’impegno delle imprese nel sostenere la promozione e la valorizzazione dei beni artistici e culturali: l’85 per cento delle imprese del campione intervistato sceglie come investimento d’immagine l’evento temporaneo.6 Nel 1991 viene costituita l’associazione Civita alla quale aderiscono circa centottanta società italiane e straniere e un centro studi.fr). con sempre maggiore presenza dei privati. rmn.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 145 Il valore degli oggetti esposti e gli alti costi (si pensi alle assicurazioni) che una mostra d’arte importante richiede. solo un 4 per cento finanzia restauri. mediante la fusione con il gruppo Abete e l’acquisizione della società Opera che gestisce la Galleria degli Uffizi. sottolineando l’importanza di un approccio imprenditoriale ma senza cadere nell’esaltazione acritica della privatizzazione a tutti i costi. Mondadori Electa ha recentemente stretto un’alleanza con un gigante come la Réunion des musées nationaux.8 Visitando il sito della Réunion des musées nationaux (www. oppure da gallerie d’arte e altre istituzioni private che arricchiscono il loro calendario con eventi temporanei. in permanente competizione. Terzo gruppo di rilevante presenza è Civita. oppure da iniziative private che finanziano direttamente l’evento o lo propongono a un comune in co-finanziamento. hanno determinato una situazione di mercato di oligopolio. quello del 2007 sulle figure professionali del settore e sullo stato della formazione specialistica in Italia. ai fini del nostro discorso. Preziosi in tal senso i suoi rapporti annuali e in particolare. Civita ha avuto il merito di porre la questione della conservazione e della valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico in una visione globale e moderna.5 Per certe città minori o comuni di provincia una grande mostra d’arte della durata di due-tre mesi può rappresentare un investimento con ricadute positive sul piano dell’immagine e dunque anche dei flussi turistici. dominato da pochi grandi gruppi in grado di aggiudicarsi le gare indette dagli enti pubblici. si comprende come queste società di gestione abbiano acquisito e sviluppato tutte le tecniche di promozione. che nel paese d’oltralpe gode di una situazione di quasi monopolio.

I cataloghi possono fare la differenza. viaggi.000 copie del catalogo può portare un utile consistente. è suo il compito di cercare gli sponsor. La stessa società di gestione può talvolta incaricarsi di produrre una mostra. tutti i rapporti con le assicurazioni e tutti i contratti con i fornitori. disegni. Anche nel caso in cui il gestore ottenga dei finanziamenti da parte dell’ente che può avergli commissionato l’iniziativa. e il numero di operai necessario varia moltissimo. si realizza in pochi giorni lavorando di continuo. per stare nei tempi dati dai prestatori e dal museo ospitante. in genere si lavora dodici ore al gior146 . Un museo come il Louvre è una macchina che macina servizi con un giro d’affari da suscitare invidia in qualunque grande marca. alle ricerche storiche o iconografiche. l’allestimento ha tempi strettissimi. l’allestimento. la biglietteria. la libreria. Le gare d’appalto chiedono alla società di gestione di curare il prestito. alcuni hanno un numero di visitatori molto elevato. altri no. a gestire tutti i prestiti. copie. assumendosi il rischio d’impresa. La parte illuminotecnica è una voce significativa ma non preponderante. e spesso si possono riciclare materiali esistenti. che possono essere anche sponsor tecnici. la vendita di 30-40. è invalso allora l’uso di tener conto. Non tutti i luoghi d’arte pubblici rappresentano un boccone appetibile per le società di gestione. L’allestimento incide sui costi della produzione di una mostra in proporzione molto variabile. devo saper prevedere quanto tempo dedicherò a quel progetto. di servizi post-vendita. a realizzare il manufatto architettonico ed eventuali oggetti che la mostra richiede (in certi casi il proprietario può esigere che le sue opere vengano esposte rinchiuse in vetrine blindate costruite su misura). Gli introiti derivanti da queste attività rimangono alla società di gestione che paga all’ente pubblico un affitto. tranne nel caso in cui l’allestimento sia fatto di sole luci. oppure i musei hanno impianti luci preesistenti. deve pensare al rapporto con gli autori dei testi. a organizzare il trasporto. Se il mio calcolo è sbagliato vado in perdita. per esempio le assicurazioni. normalmente applicate dalle multinazionali di prodotti di largo consumo. quali costi dovrò sopportare per collaboratori. se ormai lo standard di una mostra temporanea è di 100. al prestito delle foto. il montaggio.000 visitatori per arrivare a coprire i costi. senza orario. provvede dunque a firmare il contratto con il curatore scientifico. e infine alla pubblicazione del catalogo. il catalogo. la promozione. nell’aggiudicazione di una gara.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 146 ting. della disponibilità della società ad accollarsi anche l’onere di gestire un’istituzione che stenta a sopravvivere per scarsità di visitatori. i trasporti o le luci. da quattro a venti. Il cliente vuole da me un prezzo chiuso.

con ordini di grandezza di 25-30. utilizzando ovviamente dei subfornitori. geometri. l’allestimento ha lo stesso tempo di vita. di tracciabilità dell’oggetto per via satellitare e così via. possono essere i dipartimenti specializzati in trasporto di opere d’arte di grandi multinazionali del settore. architetti. le ditte specializzate in allestimenti sono in origine delle falegnamerie.000 euro l’anno di interessi. Le mostre temporanee utilizzano opere d’arte prestate da musei di tutto il mondo. con ritmi di lavoro molto intensi e una struttura della retribuzione non rapportata né al tempo di lavoro né alla produttività. Un altro aspetto di grande interesse riguarda i trasporti in sicurezza. in genere ben retribuito. Dispongono di centri di stoccaggio e di transito specializzati. ma sempre più spesso appaiono sul mercato società che si specializzano in organizzazione di eventi. umidità.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 147 no. quella del montaggio e quella del disallestimento. le quali assumono il ruolo di main contractor e provvedono a tutto: trasporti. Provengono in genere dal settore della contract logistics. presenti con filiali in tutto il mondo oppure so147 . illuminazione ecc. ingegneri e debbono essere in grado di prendere in mano un progetto e di portarlo a termine. sono in grande quello che sono nello specifico le società di gestione di stand e di fiere. C’è quindi un flusso continuo di opere e oggetti d’arte che vanno e vengono sotto la regia di società specializzate che dichiarano d’impiegare le tecnologie più sofisticate di identificazione in radiofrequenza. professionalità.. quelle che montano e smontano gli stessi stand o debbono costruirne di nuovi per una nuova location. che garantiscono alle opere adeguate condizioni di temperatura. non va dimenticato. strutture metalliche particolari con manodopera specializzata per montarle ecc. è il lavoro operaio di alta specializzazione. certe volte fanno grossi sconti sulla base di una promessa di pagamenti rapidi che poi non avvengono: nel 2009 molti di questi allestitori si sono visti dimezzare il fido. per sfilate di moda o eventi che durano una serata. poiché non riescono a garantirsi tempi di pagamento sicuri. Quel che non appare evidente nell’economia dell’evento è la forte componente artigianal-industriale. perché sono opere “a corpo”. perché in realtà non è un manufatto architettonico ma il canale di un messaggio. impianti. da due fasi. spesso il problema delle ditte fornitrici. materiali speciali da procurare in poco tempo. una serata e poi si butta via oppure si usano materiali prefabbricati. alla dipendenza di imprese dalle dimensioni molto modeste con permanenti problemi di liquidità. dotate di strutture. ma in prossimità dell’inaugurazione si fanno anche straordinari notturni che non vengono riconosciuti come straordinari. Il settore dell’allestimento è la versione effimera dell’impiantistica. è un ciclo composto. è quello di assicurarsi liquidità tramite fidi bancari. sono società di servizi.

come l’italiana Arteria. non esistono più. Il pubblico assolve alle prescrizioni di consumo del ceto medio. e per metà come ospite di spazi artificiali. compresa la funzione imprenditoriale. partecipa consumando e sviluppa una percezione tutta particolare della città. Quindi con l’economia dell’evento Milano ha mantenuto in parte il suo retroterra industriale. la “giornata di lavoro”. Volendolo raffigurare come un meccanismo cibernetico. vive per metà come residente. che di recente ha inaugurato a Malpensa il primo caveau aeroportuale d’Europa per opere d’arte. L’“orario di lavoro”. sia in quanto parametri della struttura retributiva sia in quanto scansione dei tempi di vita. che svolge funzioni ausiliarie per un breve periodo e forza lavoro industriale con qualifiche tecniche. a maggior ragione se la si osserva dal punto di vista del fruitore. un aspetto che finora non abbiamo toccato perché c’interessa di più il processo produttivo dell’evento che la partecipazione all’evento stesso. che svolgono le funzioni chiave. i vari contratti a tempo determinato o occupazioni senza contratto e il lavoro dipendente. Il core manpower che produce l’evento si limita a poche persone a tempo pieno. L’economia dell’evento può essere considerata da questo punto di vista la quintessenza del postfordismo. pur avendo un unico comitato di coordinamen- 148 . Questo festival bicefalo. questo settore non si presenta come una grande ruota dentata che ne mette in moto tante più piccole. del pubblico. Musica MITO SettembreMusica è un festival nato alla fine degli anni settanta a Torino con il nome SettembreMusica. ciò che le accomuna è un’organizzazione nella quale la nozione di tempo di lavoro è esplosa in frantumi. preso dai problemi quotidiani dell’universo metropolitano. sono occupazioni di breve o brevissima durata distribuite su tre fasce di lavoratori: alte professionalità. che fanno girare una macchina capace di suscitare una domanda di centinaia di occasioni d’impiego. Altrettanto si può dire per la nozione di “luogo di lavoro”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 148 cietà di media grandezza. quindi in sostanza tutte le tre principali tipologie di rapporto di lavoro. ma come una piccola ruota in movimento continuo che provoca la rotazione di tante grandi ruote per intervalli brevi. voler intendere questo settore solo come produzione intellettuale di beni immateriali è una visione incompleta. che nel 2007 si è ingrandito ed esteso all’area metropolitana di Milano. Anche se a queste fasce corrispondono in genere la libera professione. Non possiamo più chiamarli “posti di lavoro”. forza lavoro precaria.

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to, presieduto da Francesco Micheli, e un’unica direzione artistica, ha una doppia regia dal punto di vista sia organizzativo sia amministrativo.9 Qui parleremo solo della sua componente milanese, che al suo quarto anno di vita, nel 2010, ha organizzato nell’arco di tre settimane più di 200 manifestazioni con 2000 artisti, superando i 96.000 spettatori, con una saturazione dei posti disponibili del 97 per cento e con 91 concerti a pagamento che hanno fatto il “tutto esaurito” (la metà dei concerti è gratuita).10 Lo staff milanese è composto da sette persone che lavorano per l’intero arco dell’anno (il segretario generale/coordinatore artistico, coadiuvato da un assistente, i responsabili dell’organizzazione, della comunicazione e della produzione, e un assistente per l’organizzazione interna). Da marzo a ottobre lo staff si arricchisce di due professionalità, una per la biglietteria e una per la promozione. A giugno cominciano ad arrivare i “rinforzi”, ossia il personale ausiliario che lavorerà fino alla conclusione degli spettacoli (in genere tra il 20 e il 25 settembre), una trentina di persone il cui rapporto di lavoro è regolato da contratti di collaborazione a progetto o con partita Iva; verranno assegnate ai vari responsabili di funzione e lavoreranno sotto il loro coordinamento. Si tratta in genere di giovani tra i venticinque e i trent’anni che desiderano affermarsi nel settore dell’organizzazione di eventi, e che hanno già qualche esperienza maturata in campo musicale. Qualche giorno prima dell’inaugurazione e fino alla conclusione del festival si aggiunge il personale di servizio e di assistenza (autisti e addetti all’accoglienza degli artisti, per esempio). In definitiva si ha un ristretto gruppo con contratti di lavoro annuali, il gruppo più nutrito con contratti di quattro mesi e un altro gruppo ristretto con contratti della durata di un mese; nel periodo di lavoro più intenso si raggiunge un numero di una quarantina di persone. A ogni concerto sono presenti degli incaricati del settore produzione (catering, logistica, accoglienza), comunicazione (ufficio stampa, programmi di sala), biglietteria e promozione, coordinati da un direttore di produzione, in totale una decina di persone chiaramente identificabili dagli artisti e dal pubblico (badge o divisa). Lavorare nel mondo della musica classica significa trovarsi di fronte a una situazione spaccata in due: da un lato ci sono le grandi istituzioni teatrali o le scuole pubbliche statali (medie e conservatori), che prevedono rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato o rapporti di lavoro a termine ma sempre regolati da contratti nazionali di categoria. Dall’altro quello che c’è naviga nella precarietà più assoluta e sfiora talvolta l’illegalità.
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Spesso chi tiene le redini di queste iniziative fa affidamento sulla passione dei collaboratori per la musica, sul coinvolgimento intellettuale ed emotivo del singolo o forse pensa all’ancestrale percezione del musicante (e di chi con il suo lavoro fa in modo che esso possa esibirsi) come un vagabondo che vive di offerte spontanee. MITO SettembreMusica è certamente un esempio positivo di come il lavoro potrebbe essere organizzato. Con un contributo al budget che si aggira intorno al 50 per cento, i due comuni di Torino e di Milano sono impegnati in prima persona nella realizzazione di MITO SettembreMusica. Come si è detto, la gestione amministrativa e organizzativa del festival è separata: a Milano è stata istituita l’Associazione per il Festival internazionale della musica di Milano e a Torino la Fondazione per le attività musicali: sono in sostanza il braccio operativo delle due amministrazioni comunali e rappresentano di fatto il soggetto attuatore della manifestazione, la cui direzione artistica è affidata a Enzo Restagno. La realizzazione di un festival di questa tipologia in due città consente di avere una condivisione di costi e una razionalizzazione degli stessi. Per esempio, a un’orchestra che deve spostarsi, magari dagli Stati Uniti, offrire due o più concerti invece di uno è già un vantaggio poiché, per consuetudine, la replica di un concerto prevede un cachet dimezzato; quindi si hanno maggiori margini a livello di trattativa per il compenso artistico e il costo dei viaggi internazionali sarà suddiviso tra due entità. Cambiando settore, altri vantaggi possono derivare dal concentrare la stampa dei programmi generali e dei programmi di sala in un’unica tipografia, affidando molto lavoro a un unico fornitore che potrà offrire prezzi più vantaggiosi. Un fattore importante nella riuscita della manifestazione milanese è stato quello di poter contare sul know how, sull’esperienza e sui rapporti consolidati del SettembreMusica torinese, in modo da poter funzionare a Milano a pieno regime e in autonomia già dalla prima edizione, agevolati dal fatto che il formato della manifestazione è lo stesso: grande musica sinfonica classica, nuove proposte della musica contemporanea e focus sulla musica di un paese. Nell’impianto del festival, un ruolo importante lo hanno le istituzioni culturali delle due città, che sono state coinvolte con il loro patrimonio di esperienze e di conoscenze. Infatti nella realizzazione del festival ci sono contatti importanti con le altre istituzioni milanesi, come il Teatro alla Scala, la Filarmonica della Scala, il Piccolo Teatro, la Triennale, il Conservatorio, I pomeriggi musicali, i musei, le chiese ecc. Il festival ha sempre dato grande importanza al coinvolgimento della città,
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soprattutto per diffondere la “musica d’arte”, come definita da Maurizio Pollini, e raggiungere un nuovo pubblico; per esempio il concerto della Filarmonica della Scala è stato organizzato presso il Palasharp, una delle sedi milanesi più capienti, dando la possibilità di ascoltare la grande musica sinfonica eseguita da un’orchestra di alto profilo artistico con un biglietto d’ingresso a 5 euro. Nel 2010 è stato rappresentato un nuovo lavoro di Giorgio Battistelli, Sconcerto, in collaborazione con il Piccolo Teatro, il Teatro San Carlo e i Teatri Uniti di Napoli, frutto di questa politica di collaborazione tra enti culturali. Nelle edizioni del 2009 e 2010 alla programmazione normale si è aggiunta una parte fringe, ossia manifestazioni gratuite che si tengono nelle strade, nei parchi, nelle stazioni della metropolitana. Forse per analogia con il Festival di Edimburgo, l’idea è che la città debba essere invasa dalla musica, occupando spazi non deputati oppure risvegliando tradizioni musicali dimenticate, come i concerti bandistici al gazebo dei Giardini di Porta Venezia. Il risultato è stato che nel 2010 sono state toccate 80 sedi. Sono inoltre da considerare le problematiche che pongono le richieste tecniche, dal permesso per il camion che deve scaricare gli strumenti al noleggio degli strumenti, dalle cose apparentemente più banali come l’acqua nei camerini alle prenotazioni alberghiere, ai service luci e amplificazioni. Lavorare in un teatro o per la stagione sinfonica di un’orchestra che hanno programmazioni annuali è molto diverso, l’impostazione organizzativa ha ben poco a vedere con quella di un festival concentrato in un breve periodo di tempo, dove si deve lavorare molto in anticipo e programmare tutto nei minimi dettagli. I concerti cominciano a settembre, dopo un mese, agosto, durante il quale a Milano tutto è chiuso, dalle ditte di fornitura alle sale. La biglietteria è uno dei servizi più delicati, gestisce gli incassi, viene quindi realizzata con una società di servizi specializzata, dotata di software proprietari e di sistemi a rete. Le presenze a Milano sono tra le 70 e le 80.000. Fa capo alla biglietteria inoltre un info point che fornisce informazioni non solo sulla vendita dei biglietti ma anche sui programmi dei concerti. Uno dei problemi delicati nell’organizzazione di un festival internazionale di musica è quello degli adempimenti amministrativi, in particolare nei confronti di due enti, l’Enpals e la Siae. È bastato che le pratiche Enpals, fino a tre anni fa obbligatoriamente sbrigate allo sportello rispettando gli orari di lavoro dell’ente, potessero essere fatte online, che il lavoro di un’associazione impegnata nell’organizzazione di centinaia di eventi con151

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centrati nell’arco di tre settimane ne subisse una notevole semplificazione, dal momento che la cosiddetta “agibilità Enpals” deve essere ottenuta obbligatoriamente prima dell’inizio del concerto. Ma anche il problema delle autorizzazioni e dei permessi non è di secondaria importanza, le normative che regolano gli spazi adibiti a uso di pubblico spettacolo si applicano anche a quelli che di norma non ospitano spettacoli o concerti. Nelle sale da concerto normali c’è l’agibilità per fare manifestazioni pubbliche ma per gli spazi dedicati ad altre attività, per esempio mostre d’arte, occorre chiedere la licenza per fare un concerto, prevedere quindi un piano di sicurezza, avere un responsabile sicurezza, chiamare i vigili del fuoco. Per allestimenti più complessi occorrono le certificazioni sui materiali usati; anche per semplici modifiche nell’attrezzatura normale di una sala, per esempio collocare sedie sulla pista da ballo di una discoteca, è necessaria un’autorizzazione, per collocare un totem su un marciapiede ci vuole un permesso.

Magnete Milano
“Economia della temporaneità” la chiama qualcuno che ci sta dentro fino al collo. Si potrebbe analizzare lo sviluppo dell’immobiliare a Milano anche da questo punto di vista e provare a calcolare la percentuale dedicata agli spazi per eventi temporanei sul totale delle volumetrie che vengono messe in vendita o affittate a usi commerciali. Il caso del quartiere che si è dato il marchio “zona Tortona” rappresenta uno spaccato interessante sulle diverse origini e le varie tipologie di spazi architettonici pensati in funzione di eventi. Territorio occupato per circa ottant’anni da industrie, vero e proprio polo della prima e della seconda industrializzazione, il quartiere ha rappresentato per un certo periodo un esempio riuscito di trasformazione da modi di produzione fordisti ad attività della new economy mediante il riutilizzo di spazi esistenti, senza alterazioni del tessuto urbano, senza cancellare le tracce del suo passato industriale. Gli interventi che hanno segnato questo passaggio, la creazione del cosiddetto Superstudio negli edifici della Compagnia generale di elettricità e la costituzione della Fondazione Arnaldo Pomodoro negli edifici dell’antica fabbrica di turbine Riva Calzoni s’inseriscono nel filone dell’economia della temporaneità, il Superstudio per scelta programmatica ed esclusiva, la Fondazione Pomodoro come integrazione della sua attività permanente. Queste due iniziative, partite ambedue da privati, hanno creato un effetto magnete
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attirando nella zona grandi marchi della moda, dal gruppo Armani a Ermenegildo Zegna, a Della Valle, che hanno aperto spazi per show-room in grado di ospitare eventi come sfilate di moda, presentazioni di prodotti e simili. L’accoppiata moda-design è costitutiva dell’immagine di Milano nel mondo. Facendo leva su questa grande forza simbolica, una volta all’anno, in contemporanea con il Salone del Mobile, quindi con una tradizionale occasione fieristica, nel quartiere “brandizzato” come “zona Tortona” si tiene una delle manifestazioni più originali dell’economia della temporaneità, il cosiddetto “Fuorisalone”. La particolarità di questo evento espositivo di oggetti o di idee di design è la sua pervasività urbana, nel senso che non soltanto i luoghi deputati ne sono coinvolti, ma anche spazi che ospitano durante l’anno attività commerciali di tutt’altra natura e persino abitazioni private e uffici. L’elettrauto sgombera la sua officina e per una settimana l’affitta a un gruppo di giovani designer olandesi, la microimpresa sgombera il garage dove tiene il furgone e lo affitta a designer giapponesi, l’architetto che ha lo studio sul fronte strada al pianterreno trasloca per una settimana, il negozio di oggettistica un po’ volgare lascia libero il locale a un’esposizione di mobili in cartapesta. Persino piccole officine meccaniche proprietarie dei muri hanno preferito chiudere l’attività e affittare lo spazio per eventi. L’economia della temporaneità diventa per una settimana quella di un intero quartiere. Ma non ci sono solo giovani designer in cerca di gloria che affittano uno spazio e magari ci dormono dentro nei sacchi a pelo, ci sono anche le grandi marche, Yamaha con i suoi strumenti elettronici, Swarovski con i suoi lustrini e i suoi cristalli, Persol con i suoi occhiali e via dicendo. Cinquanta-sessantamila visitatori, per metà provenienti dall’estero e in particolare dal Giappone e dalla Cina, invadono per una settimana le strade e i cortili del quartiere, lasciando alla notte sul selciato uno strato di dépliant, stampati vari, materiali promozionali. Il giorno prima dell’inaugurazione e quello successivo alla chiusura le strade sono invase dai mezzi degli allestitori, pesanti Tir con semirimorchio o furgoni di tutte le portate; in un evento che si svolge in spazi non deputati la loro abilità di fare e disfare in ventiquattr’ore raggiunge livelli di virtuosismo.11 L’evento, tutti gli eventi degni di questo nome, sono bolle di sapone occupazionali dove il precariato la fa da padrone ma anche il lavoro professionale indipendente si trova a suo agio. Sotto il profilo dei soggetti direttamente coinvolti, ma anche dal punto di vista della fruizione, l’economia della temporaneità sembra costruita su misura per queste figure. In fondo, la cosa di cui il
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può apprendere qualcosa o semplicemente può passare un paio d’ore in compagnia. a termine. ma non da oggi. I precari hanno prodotto protesta. I lavoratori autonomi. possiamo considerare il tempo dedicato all’economia della temporaneità come tempo di lavoro e gli spazi dove i rituali della temporaneità vengono celebrati veri e propri luoghi di lavoro. quello del precario e quello dell’indipendente. una specie di segno di riconoscimento dell’identità cittadina. L’unico modo con il quale il lavoro può farsi ascoltare. La giostra della temporaneità è sia un ammortizzatore di frustrazioni sia un dispensatore d’informazioni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 154 giovane – che vive di lavori occasionali. A un livello più selettivo lo stesso discorso vale per il libero professionista. Per due ragioni. il primo ha acquisito una forza maggiore e ha ottenuto una riconoscibilità che il lavoro autonomo ancora si sogna. Se teniamo conto che il lavoro relazionale impegna il 90 per cento delle sue energie. non ci deve meravigliare se luoghi come la Triennale diventano un punto di riferimento simbolico. al confine tra l’entertainment e il mondo dei media. è la protesta. perché può trovare un’occupazione. sono rimasti chiusi in casa a reprimere le loro frustrazioni oppure hanno scelto il vicolo cieco del 154 . pur avendo alcune categorie le stesse se non maggiori ragioni per protestare. tipico della sindrome individualista contemporanea. della moda – sente il maggior bisogno sono le occasioni d’incontro. nelle forme riconosciute dello sciopero o delle manifestazioni pubbliche preparate da campagne di informazione e di opinione sulla stampa e su Internet. può arricchire il suo sistema di relazioni. Identità e coalizione Il termine “precario” che prima indicava una posizione contrattuale nel mercato del lavoro oggi indica un’appartenenza sociale. gli eventi – ci insegnano i teorici del biocapitalismo – sono luoghi di lavoro per un certo tipo di precariato e di attività svolte in modo autonomo. Nel quadro del sempre maggiore rilievo che l’economia degli eventi temporanei assume a Milano. Dei due ordini simbolici. L’economia della temporaneità risponde a questo bisogno di relazioni sociali destrutturate. Pertanto è del tutto fuorviante classificare la fruizione di certe occasioni d’incontro come “mondanità”. I giovani stranieri che vengono a Milano pare apprezzino particolarmente questa forma di “movida” che s’intreccia tra un finto vernissage e un altro. della pubblicità. non lo hanno fatto. e in effetti la sua funzione inclusiva non è di secondaria importanza. come il Duomo o la Scala.

com’è noto. c’è chi attenua il desiderio sino al punto di rassegnarsi a essere precario per tutta la vita. anche per il precariato la situazione non è del tutto facile. Il lavoro autonomo non ha queste ramificazioni del desiderio. chi vorrebbe entrare nel lavoro dipendente in qualsivoglia luogo pur di uscire dalla condizione di precario. Tanto maggiore è il potere di un gruppo sociale quanto minore è la distanza tra il modo in cui viene rappresentato/raccontato e il suo vero volto. I precari sono riusciti a farsi percepire come “precariato”. traggono risorse da quelle che vengono estorte ai precari medesimi. può essere comunicato più facilmente allo spazio pubblico. se ne ignorano le caratteristiche anche più elementari. vivono del loro sfruttamento. e tutto ciò che si relaziona al lavoro dipendente. Si pensi alla per155 . Tuttavia. dove trova. se non simpatia. E poi tutte le sfumature tra queste posizioni. parla solo di “fortuna”. estranei al loro mondo. Il lavoro autonomo oggi è ancora ignorato dalla cultura dominante.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 155 professionalismo. chi desidera il precariato permanente perché non vuole investire la sua esistenza in un percorso lavorativo. l’indipendente a se stesso. la sua vera voce. due sistemi morali divergenti. cioè qualcosa che non li porterà mai a rappresentare un soggetto sociale. che non condividono affatto i loro interessi. Il precario tende ad attribuire prevalentemente ad agenti esterni la sua condizione. l’indipendente a disposizioni dell’io. è una scelta che una volta compiuta costituisce stimolo a starci dentro il meglio possibile. almeno comprensione. Sono due mentalità differenti o addirittura opposte. come una classe sociale in grado anche di parlare una lingua comune. seppur elementare. i cambiamenti d’idea e di mentalità. Il precario dà la colpa agli altri. parla molto di “successo”. anche ai precari capita di sentirsi definire da terzi.. Il precario non si attribuisce meriti se riesce a migliorare la sua posizione. Se da questo punto di vista il lavoro autonomo è debolissimo. Il precariato è un sistema di desideri più che uno status sociale: c’è chi vorrebbe entrare nel lavoro dipendente secondo un preciso percorso di carriera in un settore in cui ha scelto di investire la sua esistenza. mentre gli autonomi non ci sono ancora riusciti o non hanno ancora capito di doverci riuscire. per cui il consistente soggetto sociale si stempera in una nebulosa. la reazione ad agenti esterni o a nuove normative ecc. La seconda ragione per la quale i precari hanno maggiore riconoscibilità è riconducibile al fatto che la cultura dominante li ha assimilati – in parte giustamente – al lavoro dipendente. anzi. malgrado rappresenti più di un quarto della forza lavoro attiva in Italia. l’indipendente se ne attribuisce troppi di meriti. due visioni del mondo diverse.

passato alla partita Iva) stia peggio. il problema che si presenta per lui è dato dal fatto che si trova di colpo a dover versare contributi che prima erano versati dal datore di lavoro o committente. e si fregano le mani.Co. Le distanze tendono a rimpicciolirsi e le diversità ad attenuarsi quando i soggetti in gioco non sono i precari in generale ma il precariato intellettuale da un lato e i lavoratori indipendenti delle “nuove” professioni dall’altro. più facilmente percepibile. I cosiddetti “finti autonomi” dovrebbero guardarsi da coloro che così li definiscono sulla base di narrazioni sociologiche superficiali. invece di unirsi ai lavoratori autonomi per una migliore politica previdenziale e fiscale. il problema è che lui sta peggio e ha bisogno quindi di un’organizzazione. quello che smuove interessi più consistenti e richiede quindi una disponibilità a scontrarsi con rendite di posizione e “interessi 156 . perché in genere sono gli stessi che con le loro elucubrazioni di politica sociale contribuiscono a peggiorare sia la condizione dei collaboratori passati alla partita Iva. Invece cosa trova? Dei saccenti che ripetono: “Sono ancora aumentati i finti autonomi”. Invece troppo spesso accade il contrario. Le risorse che le cosiddette “finte partita Iva” gettano nel calderone pubblico prima di tutto non sono affatto “finte” ma sono soldi veri. Il problema non è se lui sia un finto o un vero autonomo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 156 vicacia con la quale si continua a definire il precario con regime fiscale analogo a quello degli autonomi. e al tempo stesso il bersaglio più grosso. come se si fossero messi in tasca qualcosa. ma con meno soldi in tasca. con la stessa instabilità e incertezza. che gli ex Co. di una coalizione che lo sostenga. quindi in definitiva si agitano per farle stare ancora peggio.Co. E in effetti ci hanno guadagnato. Né a lui/lei né al lavoratore autonomo in generale tornano indietro sotto forma di servizi i soldi che hanno versato allo stato. L’obiettivo di lotta comune più chiaro. non un falso precario ma un falso autonomo. preferiscono intrupparsi con quelli che non possono portare loro altro che danno. sia quella dei professionisti indipendenti. non certo a quella del precariato. È più probabile che queste risorse vadano a mantenere il regime previdenziale di chi dispensa definizioni e sembra indifferente al fatto che il precario (ex Co.Co.Pro. gratificati dall’essere trattenuti ancora nell’ordine simbolico del lavoro dipendente e. Se il precario (collaboratore a progetto) viene spinto ad aprire la partita Iva. in secondo luogo vanno a beneficio di altre categorie. In genere i dispensatori di definizioni invocano a gran voce un aumento dei contributi che le partite Iva dovrebbero versare allo stato. non il lavoro autonomo in generale. quindi si trova con lo stesso lavoro di prima. si accodano.

con o senza partita Iva. Nessuno poteva ignorare che oramai c’erano 157 . Per quanto i discorsi e i comportamenti dei vertici sindacali trovino poco ascolto presso il precariato intellettuale. per colmo di arroganza. Perché di fronte a una così evidente. il 22 ottobre 2010. d’ignoranza? Certo. Ma su questo torneremo in seguito. c’è tutto questo e il particolare che immaturità. La scelta della data non era casuale. Coronamento di questo percorso: l’assemblea che si è tenuta a Roma. il gesto di contrapporsi a una politica associativa fallimentare e contraria agli interessi del lavoro cognitivo indipendente. con il patrocinio della Presidenza della Repubblica. i quali. premono perché questa diventi ancora più ingiusta e l’arroganza con cui lo stato discrimina diventi vera e propria provocazione. d’altro canto. ma proprio attraverso lo strumento deputato alla tutela. cercando una sempre maggiore convergenza con i vertici sindacali e con le istituzioni. sfacciata iniquità. È qui che possono verificare la loro collocazione in una fascia di cittadini di serie B. Ma questo atteggiamento viene condizionato e in un certo senso incoraggiato dal comportamento delle principali sigle sindacali e in particolare dai loro vertici. li depreda non mediante pratiche oblique che tolgono con una mano quel che sottraggono con l’altra. chiedendo riconoscimento allo stato e legittimazione pubblica del loro ruolo di regolatori del mercato. in particolare quelle che si battono per rinverdire la vecchia ideologia del professionalismo e per riprodurre nell’universo delle “nuove” professioni gli schemi e gli ordinamenti di quelle tradizionali. sono state sempre ambigue sul terreno delle politiche previdenziali o addirittura se ne sono disinteressate apertamente. Le associazioni di professionisti. di generico menefreghismo. è quello che riguarda i versamenti obbligatori all’Istituto di previdenza. È qui che le due categorie che non appartengono al lavoro dipendente possono toccare con mano la natura discriminatoria della normativa previdenziale in Italia. non si sviluppa in Italia una protesta di massa? Si può parlare d’immaturità. menefreghismo e ignoranza allignino presso ceti colti. invece di smascherare e combattere un’evidente ingiustizia sociale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 157 generali” dello stato ben protetti e pronti a reagire. presso il cosiddetto “precariato cognitivo” e presso le “nuove” professioni intellettuali non fa onore. è qui che subiscono l’azione predatoria di uno stato che dovrebbe tutelarli e. Proprio lo stesso giorno l’Associazione consulenti terziario avanzato (Acta) lanciava da Milano il suo “Manifesto del lavoro autonomo di seconda generazione”. condizionano fortemente la percezione collettiva in materia di lavoro e da qui indirettamente anche il mondo dei precari. era voluta.

dell’ossequio alle burocrazie amministrative e sindacali. 158 . e quella della semplice.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 158 due strade per arrivare a una coalizione: quella ancora impastoiata nella cultura della competenza esclusiva. si tratta di due posizioni di principio contrapposte. principio etico fondamentale di qualunque forma associativa che intenda perseguire scopi sindacali. dei codici etici ormai divorati dal mercato. difesa e tutela degli interessi di chi si coalizza. cristallina. Non si tratta di due tattiche differenti. culturalmente e politicamente divergenti.

le scelte di compensation interne alle imprese e alcuni benchmark retributivi realizzati da Hay Group. Difficile imbattersi in una seria analisi che metta a nudo quanto sia giusta oggi la “paga dei freelance” o le ragioni che ne determinano il valore. non c’è statistica ufficiale sul reddito medio di un programmatore freelance o sul compenso di un formatore perché sono quotazioni che non interessano né chi fa progettazione di politiche pubbliche né i direttori delle risorse umane. Lavorare a che prezzo? Tra le numerose ontologie possibili sul mondo del lavoro professionale autonomo c’è un aspetto che stenta a entrare nella lente d’ingrandimento anche dei più attenti lettori del fenomeno: è la questione dei compensi. OD&M Consulting e altre società specializzate. La prassi. dall’altra un’assenza piuttosto sconfor159 . perché con queste analisi si guadagna attenzione e consenso. sulla contrattazione di primo o secondo livello. soprattutto nella rappresentanza politica e sindacale. i rinnovi contrattuali. Watson Wyatt. sul potere dei salari o sulle dinamiche che legano carriera e stipendi.1 Mentre sappiamo con certezza se l’inflazione aggredisce i salari e chi sono i più o i meno pagati in azienda. ovvero la misura e il prezzo dell’opera e del tempo impiegato per produrla. anche perché le fonti che si citano quando si parla del valore economico del lavoro sono quasi sempre le stesse: le rilevazioni Istat sugli andamenti dei salari. sugli stipendi. Il risultato? Da una parte la forte deregolamentazione dei compensi per il lavoro professionale. il quantum che accompagna la qualità delle prestazioni di lavoro. la letteratura e gli articoli di giornale sono concentrati su altro. Poco o nulla trapela sui compensi dei lavoratori intellettuali autonomi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 159 6. Al massimo riguardano nicchie e settori specialistici. e ci si presenta come esperti di quanto avviene nelle tasche degli italiani.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 160 tante di studi e valutazioni di sintesi che facilitino il compito al legislatore nel prendere decisioni di rilevanza sociale o che aiutino la politica e il mondo della ricerca a comprendere meglio le condizioni del lavoro di milioni di cittadini. e i tagli ai compensi professionali sono piuttosto evidenti. peraltro stagnanti da almeno quindici anni. il giusto compenso? È così deleterio lavorare gratis pur di lavorare? Senza affrontare a viso aperto questi nodi è difficile approntare una vera critica delle relazioni tra imprese e professionisti indipendenti o discutere di reale mobilità sociale e valore della conoscenza. a partire da una constatazione che riguarda la legge. questa volta ampliandolo. certamente meno tassate e preservate da governi di destra come fossero riserve auree intoccabili. ovvero l’indicazione del Codice civile sulla misura di un compenso – che “deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”3 –. Come entrare allora nel cuore del problema? Senza valori aggregati da cui partire. lo sfruttamento. purtroppo lascia oggi il tempo che trova. Avvicinarsi al tema del compenso per via descrittiva Quanto vale oggi in Italia il lavoro intellettuale e cognitivo? Come fare fronte alla questione dei prezzi o da dove partire per circoscrivere il valore economico del lavoro autonomo? Che cosa distingue il dumping. È sistematicamente scavalcata. Un tentativo del genere fu approntato in occasione di alcuni seminari promossi da Acta – Associazione consulenti del terziario avanzato. nessun sindacato chiede di saperlo. Il lavoro si deteriora con il passare del tempo e guadagnano di più gli investitori di Borsa e chi punta sulle rendite finanziarie o patrimoniali. L’erosione del potere d’acquisto dei salari. Per i lavoratori autonomi il problema è ancora più complesso: manca una fonte autorevole di tipo statistico o altro che fotografi ciò che sta accadendo oggi in Italia o in Europa e lo certifichi. la via più semplice è quella di raccogliere le testimonianze dei singoli. ma lo stesso comportamento di chi per primo do160 . Non lo dimostrano soltanto i miseri compensi offerti in molti casi dalle imprese ai freelance. Uno dei pochi punti saldi che la normativa italiana pone su questo argomento. Non c’è alcun monitoraggio istituzionale sui loro redditi. studiare i meccanismi specifici di quotazione così come sono messi in atto dalle famiglie professionali che popolano lo spazio del lavoro autonomo e derivarne modelli interpretativi.2 Proviamo a ripercorrere il discorso.

Ciascun professionista si trova in una posizione unica sul mercato e sembra proprio che l’astrazione o il tentativo di isolare sistemi condivisi di quotazione tradisca quasi sempre le attese. forse qualche modello. tedesco e spagnolo il sito www. ma neppure nelle aule di giustizia si può parlare di giusto compenso. Il dumping è molto spesso dentro le maglie dello stato che per primo omette controlli su appalti o dimentica di uniformare al costo della vita quanto offerto ai collaboratori. Ci sono al massimo buone e cattive pratiche.it. ovvero la pubblica amministrazione. Il mondo dell’informatica. Al di là 161 . pagate peraltro dopo anni di attesa.15 euro per ciascuna delle successive. Associazione italiana traduttori e interpreti. ma si deve pensare alla quantità e alla continuità del lavoro. furono quotate ufficialmente 9 euro lordi. Compensi inferiori alle tariffe medie di operai extracomunitari che lavorano in nero nel settore dell’edilizia a Milano. le tariffe per chi lavora nei tribunali sono ferme dal 1980 e pari a 14. ha codificato e trasmette le proprie regole con il semplice passaparola: in questi settori c’è uniformità anche rispetto a quanto adottato dai committenti e non è complesso risalire alla struttura di un compenso. Cartelle da 2600 battute. Nel settore privato come in quello pubblico non esistono regole uniche o normative per stabilire a priori il giusto compenso di un lavoro intellettuale o indipendente. Per altre professioni le cose sono più complicate perché esiste una maggiore libertà nell’uso dei parametri unitari di costo: un designer non vende le sue opere al metro cubo e neppure un consulente nel settore energetico si fa pagare i consigli a seconda della lunghezza dei documenti prodotti. Dal ministero del Turismo ai tribunali le vicende che interessano per esempio i traduttori e gli interpreti sono preoccupanti. Si possono invece raccogliere esperienze. abbozzare modelli e riunire le informazioni condivise che animano le comunità professionali. “È un prezzo molto basso. Pare assurdo. ma poco più. fuori standard.” si lesse nell’annuncio pubblicato su Internet subito cancellato per la veemente protesta scatenata in Rete e finita poi con un’interrogazione parlamentare.italia. con pagamento a 90 giorni. Ha tenuto banco nel febbraio del 2010 la notizia che il ministero del Turismo cercasse traduttori per localizzare in inglese. della formazione o delle traduzioni. Come è stato riportato nel corso del sessantesimo anniversario di Aiti. il portale che avrebbe dovuto rappresentare il nostro paese agli occhi di possibili visitatori stranieri.4 Un’eccezione? Niente affatto. francese. per esempio.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 161 vrebbe rispettare le regole.68 euro lordi per la prima vacazione (equivalente a 2 ore di lavoro) e 8.

l’equilibrio tra le parti. e che non basti sostenere – come rispose un professionista del mondo della pubblicità alla domanda su quale fosse il giusto compenso nell’ambito del lavoro creativo – che “il prezzo giusto sia soltanto quello che rende soddisfatte entrambe le parti”. implicita nel ragionamento. Viste le disparità delle forze in campo è indubbio. perché esclude elementi pur minimi di diritto. La stessa definizione di “soddisfazione”. 2) il valore che si misura attraverso i benefici che le imprese maturano nell’immediato o. che ama la contaminazione dei saperi. Il giusto mix di questi fattori determina una corretta quotazione del lavoro del professionista. Questo modo di vedere la questione descrive al massimo quanto si riesce a portare a casa. La soddisfazione delle parti non basta Possiamo dire che il prezzo di una consulenza sia sempre il frutto di un bilanciato meccanismo di valutazione di almeno tre elementi: 1) il valore di un’attività espressa in “tempo impiegato” o riferito alle competenze messe in campo (lato che riguarda il prestatore d’opera).7 vantaggi e beni offerti nel sistema complessivo di ricompense e che lo sviluppo moderno delle imprese ha ben articolato.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 162 delle differenze c’è una questione piuttosto delicata che riguarda tutti. nel corso del tempo (lato che interessa il committente). a strappare al cliente. Nell’ambito del lavoro dipendente identifica classi di valori ben determinati. soltanto i soldi? Nel costo del lavoro non c’è soltanto la componente retributiva. ma molto di più. molto più spesso. fare esperienze e soprattutto mette passione in ciò che fa? Che cosa lo soddisfa veramente. 3) la forza tra le parti in gioco. che il punto più critico sia il terzo.6 ma non è sufficiente per definire quanto vale davvero un lavoro. ma giusto non è equivalente ad accettabile anche perché nel mondo del lavoro autonomo non sussistono mai la libertà di trattare ad armi pari e una concorrenza davvero aperta. una figura abituata alle sfide. Quale premio si attende un lavoratore indipendente. ovvero il modo con cui si valuta la “paga complessiva” e l’insieme di tutti gli elementi economici e non solo monetari che formano la ricompensa per il lavoro prestato. uguali per tutti. non è per nulla scontata. pesando ele162 .5 Il total reward è più complesso e articolato: la definizione di “giusto” in quanto “accettabile” in una negoziazione tra due attori non equivalenti per forza contrattuale è un buon punto di partenza. però. È il cosiddetto total reward. a tutela delle parti più deboli.

oltre che di una normativa consolidata. sforzi e risultati. Può muoversi con flessibilità tra sottocosto e sovrapprezzo e imbattersi perfino in una curiosa contraddi163 . Il professionista può puntare sì alla ricchezza. vicinanza al luogo di lavoro. dalla società e dalla propria nicchia di mercato. Qui ogni equilibrio temporaneo. al suo specifico character e alla possibilità di esercitare un’attività liberamente. legati al sapere tacito. un traduttore non vende i servizi allo stesso modo di un designer. attese individuali uniche che rendono le singole posizioni ed esperienze di lavoro indipendenti e al tempo stesso riservate. auto o cellulari aziendali. Nel bilanciare esperienze e opportunità. definendo in maniera elastica quali elementi sommare in quella che definisce ricompensa. Il “contesto” di un consulente è composto dall’home-office. Un freelance ha perciò maggiori libertà. tra paradossi e privilegi Mentre non è possibile nella contrattazione di un salario individuale. il compenso di un lavoratore intellettuale autonomo può oscillare tra compensi estremi che vanno da un massimo di 438. di carriera e personali. forte e di un welfare migliore. ma anche occasioni di “farsi male con le proprie mani” o applicare prezzi da capogiro. ogni soddisfazione personale e momento di libertà hanno regole che si devono confrontare sempre con la vita e con i (pochi) diritti di cittadinanza di cui si gode.8 alle attività gratuite e pro bono. più elevata sarà la possibilità di trovare un’occupazione. buon rapporto con il capo ecc. ma ciò che lo distingue sono skills. ma è noto che più un compenso si avvicina a zero. Nel total reward di un lavoratore autonomo ci sono fattori relazionali e motivazionali molto personali.000 euro l’ora. knowledge e soprattutto elementi più intimi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 163 menti individuali e organizzativi. Massimi e minimi. Per il freelance i benefici si regolano all’interno della vita personale e del suo rapporto con il mercato e la società civile. dove le sfide e i rischi sono più ampi e variabili rispetto a quelli di chi accetta vincoli di subordinazione e gode della protezione di un contesto organizzativo strutturato. La cosa può stupire. Ma nel contesto del lavoro autonomo di quali benefici si tratta? Non certo di piani di carriera. un insieme di mondi che non hanno soluzioni di continuità. oltre che con i princìpi professionali e la passione che mantengono vivo il proprio lavoro. come pare abbia chiesto un Tony Blair “conferenziere freelance”. un programmatore segue percorsi del tutto diversi da un art director o da un formatore.

Basta fare due conti per 164 . I tariffari sono la soluzione? Per alcuni lavoratori autonomi c’è una strada che mette potenzialmente in salvo da questi estremi almeno nella corsa al ribasso. non espongono le competenze e il sapere alle quotazioni di mercato. avvocati e notai. Medici. garantite ex ante da un certificatore pubblico. Per molto tempo le tariffe minime hanno rappresentato un ombrello sotto il quale ripararsi e accreditare comunque una certa professionalità. Questo significa che le famiglie professionali sprovviste di tariffari forti e ben rispettati9 possono vedersi azzerare le proprie quotazioni sul mercato senza battere ciglio e per di più devono fare i conti con “redditi presunti”. Dal punto di vista economico sono l’equivalente convenzionale del certificato professionale nell’ambito del sapere. ma è difficile stabilire quanto fossero realmente adeguate alle prestazioni. Al contrario. Molti lavoratori indipendenti. secondo quel principio di meritocrazia che sottintende soltanto in maniera fittizia una competition. se un’ispezione dell’Agenzia delle entrate lo richiede. Niente salari minimi nazionali (presenti nel 90 per cento dei paesi al mondo. ma redditi presunti da dichiarare. consigliati dal commercialista e propensi a evitare contenziosi con il fisco. ma non in Italia) che potrebbero fornire limiti invalicabili in pejus nella contrattazione di un lavoro su base oraria.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 164 zione. Ora. ma le codificano con regole proprie per salvaguardare riconoscimenti economici di base e istituire una classe retributiva minima da attribuire ai meriti. almeno in Italia: non incontra regole di stop loss. Sono cioè quotazioni che precedono le prestazioni.10 L’oscillazione tra massimi e minimi avviene così tra paradossi e privilegi e quando gli affari vanno davvero male non ci si può avvalere di norme a tutela del proprio reddito. non è per nulla chiaro il motivo per cui una visita specialistica da un fisiatra arrivi a costare 160 euro per un controllo che dura soltanto venti minuti. ed è il tradizionale tariffario alla maniera degli ordini professionali. occorre dimostrare il motivo per cui non si arriva alla fine del mese. questi sì. avvalendosi dell’ideologia professionale. cercano in ogni modo di rientrare nei parametri reddituali fissati dagli studi di settore per evitare di finire nel vortice della burocrazia e sprecare tempo in dispute contro l’Agenzia delle entrate. ma guai a superare determinati fatturati annui fissati con cura dallo stato attraverso gli studi di settore. il cui potere sanzionatorio o disciplinare è però andato scemando negli anni.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 165 capire come queste cifre portino a ricavi potenziali di quasi 4000 euro al giorno per questo medico. come avviene per esempio nel mondo della formazione o della ricerca in ambito pubblico? Per i giornalisti il sistema delle tariffe è andato presto in frantumi. È una motivazione senza ragioni. L’unica possibile inversione di rotta è eventualmente praticabile in quei contesti dove è il diritto pubblico a prevalere su quello commerciale. Come quantificare l’esatta conoscenza e il valore dell’azione di tamburellare il martelletto sul mio ginocchio? La risposta fornita dagli ordini è semplice: occorre fidarsi del sistema di certificazione delle competenze. per definire insieme alle associazioni di ogni tipo che raccolgono i lavoratori della conoscenza eventuali linee guida sui 165 . evitando di mettere in crisi il sapere (presunto o oggettivo) da loro rappresentato. Le credenziali degli ordini e i titoli di studio che rendono oggettivo il sapere giustificano la definizione di queste tariffe. anzi non è mai decollato. Che cosa accadrebbe se dovessero davvero confrontarsi con un mercato aperto. proprio perché hanno come committenti soltanto imprese editoriali. Il meccanismo ha protetto però negli anni gran parte delle professioni liberali. doveva essere “al servizio dei cittadini”? Oppure che cosa succederebbe se questo mercato dei singoli venisse filtrato e intermediato per intero da imprese di “brokeraggio del lavoro professionale”. che si radica in una cultura del professionalism che abbiamo criticato nel secondo capitolo. I tariffari formali definiti da chi svolge una professione e dai suoi rappresentanti potrebbero per questo avere un senso nella pubblica amministrazione. il corporativismo e il riconoscimento formale del sapere sopravvivono nei fatti e non si può certo parlare di mercati guidati dalla domanda come avviene per chi lavora esclusivamente con le imprese e la pubblica amministrazione. Chi è mai riuscito a pagare un notaio o un medico a ore? Non è difficile intuire come mai il decreto Bersani non abbia cambiato molto. Fine della discussione. ma che ha retto anche grazie a una debolezza intrinseca del “mercato” che è rappresentato in Italia. Questo significa che la libertà di dare valore al sapere non si può introdurre ex lege e che l’applicazione dei tariffari dentro e fuori dagli ordinamenti avviene dove si riesce a controllare un mercato dal lato dell’offerta. secondo una genesi delle professioni liberali. La cultura della tariffa. Le economie dei servizi in capo alle professioni ordinistiche permangono chiuse: sono la struttura stessa e la genesi costitutiva del professionalismo a esigerlo. da privati cittadini deboli nell’acquisto di servizi e senza nessuna possibilità di rivalsa. in prevalenza. dove i privati fossero in grado di ribellarsi per costi esorbitanti di prestazioni di chi sulla carta.

Chi vende un servizio a un’impresa deve accettare di conseguenza buona parte delle sue regole di quotazione del valore perché è l’impresa a tenere i cordoni della borsa. fanno qualcosa di meglio: chiedono direttamente al cliente quale sia il budget a disposizione. o meglio. perché sono i suoi buyer.. quando il monopsonio è di tipo psicologico Da dove partire. I professionisti con esperienza. ma c’è almeno un punto fermo irriducibile: ciò che viene acquisito da un consulente è iscritto a bilancio da qualche parte. nel caso di lavoro intellettuale autonomo. per valutare il giusto compenso di una consulenza? Andiamo per gradi e vediamo come si “costruisce” un prezzo. purtroppo) i suoi manager di medio livello. percorsi di autorizzazione e scritture contabili determinate. La prima cosa che fa un lavoratore autonomo quando deve formulare un preventivo è alzare il telefono e chiedere consiglio a persone che operano nel suo stesso campo. Un investimento fatto sulla consulenza esterna produce molto spesso una significativa discrepanza tra il suo valore economico e l’iscrizione dei risultati ottenuti nello stato patrimoniale di un’impresa o disparità del tutto imprevedibili tra spesa corrente e valore intrinseco di alcuni asset aziendali. fissando tetti di spesa per l’outsourcing e determinando i 166 . fuori dal formalismo di un tariffario. Ogni budget delle varie aree produttive segue logiche precise.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 166 limiti invalicabili di quanto viene considerato dumping sociale. A prima vista può apparire un’esplicita violazione del più normale principio di concorrenza (non fare sapere ai competitor il tuo posizionamento sui prezzi). Si pensi alla quotazione del brand aziendale che viene indicata nello stato patrimoniale di un’impresa e al reale costo per la sua produzione. Sono loro a determinare la bontà di una spesa e le regole di governo interno a instradare i costi. Questa strada è molto più efficace della prima. tuttavia. Sono dinamiche aleatorie. i suoi controller. La cerchia di amici è il primo ambito di consultazione per stabilire i benchmark. quanto la priorità nella contrattazione sui prezzi sia determinata dalla domanda. che acquisiscono la manodopera esterna. e dimostra implicitamente.. Conta di più sapere che cosa pensano i clienti anche per una seconda ragione. ma in realtà è una prassi comune tra freelance. “Tu quanto chiederesti per. almeno nel lavoro commissionato dallo stato. Vendere lavoro autonomo ai lavoratori dipendenti.?” si domanda in giro. i suoi responsabili di divisione e i suoi amministrativi e (soltanto in ultima battuta. dunque.

Un livellamento che accade nelle grandi imprese. Più forte è il peso posto da un’impresa sulla governance dei costi. ovvero là dove prevale la logica del profitto su quella dell’investimento (una dinamica piuttosto diffusa e non estranea alle ragioni della crisi odierna). Questo mix di consuetudini. Non accade sempre. e comincia a farsi strada anche nelle medie e piccole aziende o nella pubblica amministrazione. che dimostreremo tra breve: l’affermazione progressiva di modelli retributivi tipici del mondo del lavoro dipendente anche all’esterno per i compensi offerti ai freelance. in particolare in quelle soggette alla pianificazione dei budget o alla rendicontazione trimestrale dei profitti.11 È evidentemente una domanda posta in termini astratti. dove si cerca di ridurre i costi del lavoro mediante l’impiego di lavoro a termine e autonomo per ovviare ai limiti imposti dai tagli sulla spesa.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 167 margini operativi. Per esempio. comprese quelle relative alla remunerazione. Chi sono gli acquirenti che si rivolgono ai lavoratori indipendenti? Persone che hanno un lavoro alle dipendenze e che per interpretare i valori economici hanno una maggiore predisposizione a usare regole interne. Chi opera in azienda parte dal modello più semplice a lui più vicino per replicare verso l’esterno la quotazione di una risorsa. ma non è da sottovalutare un fattore psicologico. ma è un quesito piuttosto comune tra fi167 . ma sembra essere una “naturale predisposizione” e ne offriremo alcune prove. la domanda più tipica che si pone chi fuoriesce da un’impresa nel riproporre la sua manodopera sul mercato è: “Quale dovrebbe essere una giusta fattura mensile come consulente per arrivare a ottenere ciò che prima si percepiva in qualità di dipendente?”. L’estensione cioè delle politiche retributive interne fuori dai vincoli di subordinazione. soprattutto ai controller. Le regole piacciono. cultura aziendalista e deficit informativi ha portato a un’interessante conseguenza. per capire di che cosa si tratta. il consulente si trova di fronte a un muro e per spuntare buone quotazioni deve mettere in atto strategie molto ricercate di negoziazione. più complesso sarà evitare l’appiattimento dei prezzi. Il modello di prezzo basato sulle equivalenze tra in e out Proviamo a seguire una linea di raccordo tra insider e outsider. Nelle imprese in cui è più marcata la propensione a creare valore attraverso processi finanziari rispetto a quelli industriali. un’abitudine accompagnata purtroppo da una diffusa impreparazione in materia di costi del lavoro autonomo.

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gure in uscita dal mercato del lavoro dipendente, che nasconde l’incapacità di immaginare qualcosa di diverso e di più rispetto a uno status lavorativo che consenta di produrre e ottenere un reddito incardinato unicamente sulla componente retributiva (salario) calcolata in primo luogo su parametri temporali. Questo è un approccio a un tempo inevitabile e sbagliato, ma assai diffuso poiché fornisce risposte valide soltanto per alcune situazioni. Se veramente volessimo rispondere alla domanda “A quale prezzo occorre rivendere i servizi a un’azienda perché la vita lavorativa sia in equilibrio con il costo del lavoro, i diritti e le prestazioni di un lavoratore medio che opera sul mercato?”, dovremmo porre un freelance alla pari di un dipendente, entrando in competizione con i suoi costi e usando i parametri con cui solitamente si leggono le dinamiche retributive all’interno di un’impresa. È un esperimento che potremmo anche fare perché, in fondo, stiamo parlando dello stesso mercato del lavoro. Chi obietta che tra retribuzioni da lavoro dipendente e autonomo non vi sia correlazione alcuna può facilmente ricredersi leggendo lo studio di Todd Gabe, Kristen Colby e Kathleen Bell,12 dove si mette in evidenza la relazione che esiste tra stipendi aziendali medi e tasso di diffusione geografica di professionalità creative, in gran parte rappresentate da professionisti indipendenti. Là dove cresce il numero di queste figure aumenta anche il livello retributivo medio dei lavoratori dipendenti. Curioso no? Proviamo allora a verificare fin dove si arriva con questa logica, normalizzando le condizioni retributive dei lavoratori indipendenti sulla base di regole che riguardano 15 milioni di persone in Italia. Diciamo pretestuosamente che il freelance che dobbiamo retribuire per il suo lavoro: 1) svolge attività (a grandi linee) assimilabili a quelle svolte in azienda in aree funzionali che richiedono le medesime conoscenze, ovvero che non sia uno specialista di nicchia assente nella maggior parte delle imprese come potrebbero essere, per esempio, un avvocato di diritto fallimentare, un esperto di compliance per i mercati extraeuropei, un designer specializzato nell’immagine coordinata e figure del genere; 2) propone servizi mantenendo un prezzo simile a quello applicato al costo del lavoro di un dipendente che svolge le stesse attività in azienda; 3) desidera avere una vita “normale” con weekend di riposo, festività, malattia retribuita e via discorrendo, compreso un accumulo di liquidità, come trattamento di fine rapporto, e il pagamento di tasse e previdenza come accade in azienda. Tutto questo rende il lavoro “standard”, non atipico. È un escamotage che ci serve per costruire un percorso euristico, arrivando a identificare costi lordi equiparabi168

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li. È evidente che poi i valori netti che ne derivano per dipendenti e freelance siano diversi, ma in questo momento proviamo ad adottare il punto di vista di un’impresa. In ultimo immaginiamo che in questa situazione tutti i costi di produzione siano deducibili e “la bottiglia del tempo” del consulente sia piena, ovvero lavori full-time. In altre parole, stiamo costruendo una posizione Full-Time Equivalent (Fte). Poste queste premesse, facciamo due conti, prendendo dati sulle retribuzioni lorde e medie degli italiani, come pubblicate nell’XI Rapporto sulle retribuzioni degli italiani 2010,13 dove si dichiara che in Italia, per il 2009 e nel settore privato, lo stipendio medio di un impiegato fu pari a 26.151 euro lordi, quello di un quadro a 51.804 euro lordi e di un dirigente a 104.342 euro lordi. Da questi, con un semplice foglio di calcolo,14 si possono ricavare i costi aziendali, per esempio, per il settore industria: un impiegato costa a un’impresa mediamente 168 euro lordi al giorno, un quadro 332 euro e un dirigente 669 euro. Tali valori comprendono tutti i costi che una società deve affrontare per pagare un lavoratore. Ora, la questione è semplice: questo modello è trasferibile fuori dalle imprese? C’è qualcuno, nel segmento del lavoro indipendente, che si avvicina a questa rappresentazione? Sicuramente possono essere paragonati i lavoratori che hanno basse spese di produzione, se non addirittura nulle, oppure chi ha posizioni di rendita, ovvero attività ben avviate e rinnovate in maniera automatica, perché basate su una posizione clientelare o su una fiducia molto radicata (questo abbassa i costi di gestione, in particolare quelli commerciali). Perché siano equiparabili sono necessari due presupposti: 1) che il lavoro sia scomponibile efficacemente in giornate e ore equivalenti, che possano essere retribuite allo stesso modo; 2) che il lavoratore possa svolgere mansioni ben codificate e ripetibili, riferite soltanto alle proprie competenze principali. In particolare, quest’ultimo requisito è piuttosto significativo, perché la sua presenza vorrebbe dire per un freelance essere libero di svolgere soltanto il suo lavoro, tralasciando attività che in aziende sono presidiate da altri (per esempio il calcolo della busta paga) e che nel lavoro indipendente deve comunque svolgere da solo (per mantenere un parallelo, l’amministrazione corrisponde al tempo perso dal commercialista, nel produrre fatture e soprattutto nel farsele pagare dai clienti). Ma tutto ciò accade realmente? Può un freelance liberarsi delle attività accessorie? Come ingranaggi che trovano posizione fisica e temporale ben definita, questo modello va bene per quei lavoratori che hanno un ruolo preciso e intervengono nella produzione secondo
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unità temporali definite e compiti assegnati. Il fattore chiave è il tempo e il parametro principale intorno a cui ruota il compenso è il “costo orario” (o a giornata). Per effettuare comparazioni si possono trovare con grande facilità quotazioni di mercato per professioni lavorative subordinate, confrontando stipendi anche a seconda del contesto geografico, dell’età, del sesso, del settore e della dimensione d’impresa – elementi non trattabili, ma che determinano le condizioni stesse per la negoziazione dei compensi. In questo modo è piuttosto semplice identificare benchmark retributivi per professioni e categorie di inquadramento. Tale approccio pone il compenso del consulente in relazione ai costi al lordo di tasse, imposte o contributi, e non considera eventuali discrepanze tra mondo del lavoro dipendente e quello autonomo sotto il profilo degli oneri fiscali e contributivi. Semplicemente mette in relazione i valori “ricchi” di un compenso, prima ancora di spogliarlo di tutto quanto sia dovuto allo stato. Vediamo fin dove sia possibile spingere il parallelismo.

Reductio ad Ral, fenomeno a larga diffusione
Quando si compra e si vende, nel sistema d’impresa e nel lavoro autonomo si considerano quasi sempre i valori totali che vengono sborsati o incassati. È piuttosto rara la capacità di calcolo esatto di un valore netto percepito, soprattutto tra freelance, visto che nella definizione del reddito complessivo intervengono gli ammortamenti; differenti tasse che vanno oltre le semplici ritenute d’acconto messe in fattura; contributi di anticipo sugli anni a venire; Irap; spese non rimborsate e altri fattori spesso imprevedibili. Allo stesso modo è insolito trovare lavoratori alle dipendenze che sappiano quanto torna in tasca a un freelance a fronte di un compenso lordo assegnato. In alcuni contesti produttivi, tra i quali per esempio l’informatica o la progettazione elettronica, i consulenti valutano in anticipo il tipo di richieste e, sulla base del tempo che presumono di impiegare, immaginano un compenso netto che vorrebbero ricavare. Da questa base deducono poi ipotesi di costi lordi. Questo avviene perché è semplice scomporre la lavorazione per unità di tempo, ma che cosa dovrebbe fare un creativo al quale è chiesto di inventare un nuovo marchio per il prodotto più innovativo della multinazionale più nota al mondo? Si attribuisce a Pablo Picasso la dichiarazione secondo la quale ci vogliono settant’anni per imparare a fare un’opera d’arte in soli cinque minuti. E dunque come ci si dovrebbe comporta170

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re nella sua quotazione? Come si può intuire non è soltanto una questione di tempo. La corrispondenza finora stabilita tra costo orario lordo e lavoro autonomo ha dunque una reale applicabilità? E se anche fosse possibile, un lavoratore intellettuale autonomo è in grado di imporre queste tariffe? Una recente analisi svolta dalla società OD&M Consulting15 mostra un’evidenza di grandissimo interesse. Nello studio si mettono a confronto i valori annui lordi delle retribuzioni percepite dai lavoratori dipendenti e i fatturati dei consulenti che svolgono un lavoro assimilabile dal punto di vista del contenuto e delle attività svolte. Si confrontano cioè le retribuzioni medie di figure che hanno un contenuto lavorativo del tutto equiparabile e che operano dentro e fuori dalle imprese.16 Secondo lo studio, un account executive junior arrivava nel 2008 a percepire una retribuzione media lorda di 25.811 euro in azienda e a guadagnare 26.500 euro lordi come consulente; un analista programmatore 23.100 euro nel primo caso e 22.000 euro nel secondo; un senior consultant 45.800 euro come dipendente e 48.000 come autonomo; un webmaster 24.200 euro in azienda e 24.500 euro da solo; un project manager 48.500 euro dentro un’impresa e 43.000 euro come freelance. Questi sono soltanto alcuni esempi, la lista è comunque molto estesa e si possono trarre alcune conclusioni. Guardando nel dettaglio i dati retributivi si nota come l’equiparazione finora ipotizzata tra costo lordo aziendale di un dipendente (inclusivo di tutti i parametri per rendere la vita lavorativa “normale”) e dimensioni medie delle retribuzioni dei lavoratori freelance non regge la realtà dei fatti. Il mercato ama prediligere invece un secondo parallelismo: quello con la Retribuzione annua lorda (Ral) del lavoratore dipendente, non tanto con il suo costo lordo aziendale. In altre parole, la comprensione che si ha del consulente è di un “dipendente esterno”, non di un soggetto che ha costi propri e regole di calcolo del costo del lavoro significativamente differenti, molto più simili a quelli di un’impresa o perlomeno estesi rispetto alla Ral. Semplificando, la maggior parte dei lavoratori indipendenti ottiene dal mercato ciò che viene offerto a un lavoratore dipendente quando va a trattare un impiego e discute del suo stipendio lordo, non della spesa aziendale. Così sembra accadere nel reddito percepito dai freelance. Non è una regola fissa, ma piuttosto diffusa, che possiamo definire come una “reductio ad Ral”, ovvero una riduzione del valore trattato alla retribuzione annua lorda. Lo studio di OD&M Consulting consente di affermare che in questa equiparazione il vantaggio non è sempre dei lavoratori dipendenti: vi sono professionalità che hanno mag171

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giori opportunità retributive (secondo questo standard di paragone) fuori dalle imprese. I massimi scostamenti a favore dei lavoratori dipendenti si hanno invece là dove ci sono retribuzioni variabili più elevate, come per le figure commerciali oppure dove si tratta di figure numericamente limitate nel contesto organizzativo e che dunque, se assunte, svolgerebbero una funzione molto qualificata come quelle di responsabile dei sistemi informativi, strategy analyst, art director, ricercatore ecc. Un’evidenza importante riguarda anche il falso mito della qualità del lavoro espresso dai freelance, che non paiono proprio essere soltanto giovani alle prime armi, precari che si muovono senza ordine nel mercato o lavoratori “sfrattati” dalle imprese. Al contrario il lavoro autonomo ha un’abbondanza di profili equiparabili all’inquadramento aziendale di quadro e sono possibili comparazioni anche con i livelli dirigenziali. Nonostante questa simmetria, la fluttuazione delle retribuzioni del lavoro autonomo è comunque molto più elevata di quella del lavoro salariato, non essendoci vincoli sulle retribuzioni di base o adeguamenti automatici all’andamento dell’inflazione. Tutto sommato sono valori simili e l’impressione è che il mercato abbia stabilito per un gran numero di professionalità una sorta di equivalenza tra retribuzioni annue lorde dei consulenti (fatturato annuo) e Ral di figure omologhe che operano in azienda. Nel bene o nel male, questo vuole dire anche che per figure come grafici, webmaster, account executive, project manager ecc. ci sono tetti retributivi invisibili, difficilmente superabili. Quanto tempo sia necessario per raggiungere questo livello non è dato sapere, ma è chiaro che la disponibilità delle imprese e l’adeguamento progressivo dei freelance portano in molti casi i compensi verso una stabilità intorno a questi parametri. Fin qui, si può dire, è la voce del mercato. Questa equivalenza, tuttavia, è inesatta dal punto di vista formale. A un’analisi ulteriore si può facilmente comprendere come nasconda almeno due costi: 1) quelli previdenziali e assistenziali a carico degli autonomi, che per esempio in azienda o nei contratti a progetto è ripartita tra lavoratore e impresa (da qui lo scarto tra costi d’impresa e retribuzioni lorde); 2) l’ammortamento dei costi fissi, ovvero del capitale investito in strumenti o in processi di produzione. I costi di gestione, in altre parole, chi li ripaga? Con quali soldi devo pagare il computer, l’abbonamento a Internet o il commercialista?

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persone o strumenti in misura maggiore di quelli necessari per il lavoro individuale. Questi non hanno cioè uno scheletro sufficientemente robusto per supportare elevati investimenti e le rispettive quote di ammortamento. Quale capitale andrebbe perso in un loro ipotetico “fallimento”? Nessuno. di fatto. ma non applicabile ai lavoratori indipendenti. per questo ogni elemento aggiunto che ricade genericamente sotto la voce “costo di gestione” non fa altro che intaccare i compensi. Ragioniamo su questo punto. per esempio. È una logica contraddittoria: gli autonomi non hanno modo di accumulare patrimoni. Sotto questo profilo. sono “imprese” soltanto per un’etichetta di tipo burocratico. all’origine della crisi attuale. in particolare nel confronto con un sistema fiscale disomogeneo rispetto a quello del lavoro dipendente 173 . Di quale rischio si tratta veramente quando viene spostato sulle spalle di un freelance? Le partite Iva.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 173 Il lavoro autonomo come i mutui subprime? L’equità lorda fittizia di cui abbiamo discusso finora è un indice importante dei problemi di valutazione del lavoro autonomo poiché rivela quanta parte del rischio economico e di ammortamento dei costi aziendali siano riversati sulle attività del freelance. Un po’ come è accaduto nel caso dei mutui subprime. i propri rischi.17 non dispongono cioè di capitali. meglio se di soggetti poco tutelati da sistemi di protezione sociale. Una buona simulazione dei costi che un lavoratore autonomo deve sostenere è stata eseguita correttamente da Romano Calvo in uno studio. come peraltro identificato più volte anche dalla Corte di Cassazione – Sezione tributaria18 nei casi di contenzioso tra Agenzia delle entrate e lavoratori autonomi sulla necessità di pagare l’Irap. essendo tassati sul lavoro. una tassa prevista appunto per le imprese. ma traslato sulla forza lavoro. presentato nel 2008 durante il convegno “Il rapporto tra pubblica amministrazione e professionisti autonomi”. mutuando la natura finanziaria del rischio d’impresa in problema di fiscalità individuale per i singoli. erodendo i margini e abbassando i valori netti. la questione del compenso è una chiave davvero fondamentale per la lettura dei fenomeni di trasformazione del mercato: il risparmio per le imprese che si riversa in tasse sul lavoro autonomo suona molto come un espediente per non capitalizzare investimenti e riversare sul costo del lavoro altrui.19 che ha messo in luce quali oneri siano lasciati in gestione al lavoratore indipendente. Il rischio è spostato di conseguenza su una “capitalizzazione futura” che non troverà mai un concreto rendimento e un’attuazione. Non possono immobilizzare ricavi e perdite in “non-società”.

si trova ad affrontare oneri fiscali e contributivi più pesanti. ma chi fattura con partita Iva e non è un artigiano. per esempio. La sistematica rimozione dei costi nascosti (soprattutto dei costi sociali. Alla previdenza ci penserà la provvidenza (personale) Si prenda. in particolare delle quote di spesa riservata all’assistenza e alla previdenza). scalato dai valori lordi pattuiti. Lo stesso lavoro dipendente.72 per cento.72 per cento del suo reddito alla gestione separata dell’Inps? Chi ha contratti a progetto ha una copertura da parte del committente dei due terzi delle quote da versare all’Istituto di previdenza. gli imprenditori e i confini della negoziazione rinchiudono il lavoro autonomo. mentre per artigiani e commercianti siamo a 174 . il tema della previdenza. è corretto dire allora che su questo tipo di lavoro grava il più pesante macigno di oneri contributivi mai pensati in Italia. È sensazione comune tra i freelance che proprio su questo punto irrisolto si giochi oggi la continuità professionale e la quotazione delle competenze. I professionisti senza albo versano contributi del 26. Il valore del 33 per cento è riferito al costo aziendale. La vera sfida delle partite Iva di seconda generazione è perciò oggi quella di rispondere con un’adeguata politica dei prezzi a questo cono d’ombra che i committenti fanno finta di non vedere per interesse e per calcolo. non ha certamente nella retribuzione annua lorda un costo previdenziale del 33 per cento come sbandierato da chi contesta gli elevati tassi di questa parte di imposizioni. consentendo così alle imprese di scalare sui costi aziendali. ma invisibili nel lavoro autonomo. ma anche una beffa: oltre a vedere riconosciuto un compenso equivalente alla Ral di un dipendente. non alla retribuzione lorda! E se è vera l’equivalenza con la Ral in cui il mercato. che alla fine fanno pesare ancora di più i costi di gestione sul consulente. un argomento tra i più problematici per chi lavora come consulente: quanti sanno che in Italia un lavoratore indipendente senza cassa professionale versa il 26. Per il freelance questo sbilanciamento sui costi non è soltanto un danno.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 174 e a sistemi di deduzione e detrazione fiscale non equivalenti. con cui si è finora fatto un confronto diretto. diventa un aggravio pesantissimo per chi opera da solo sul mercato. sempre in chiaro per il lavoro dipendente. un commerciante o non è iscritto a ordini professionali ha sulle spalle l’intero costo. o semplicemente perché mai reso esplicito in fase di contrattazione tra le parti.

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quota 20 per cento circa. I professionisti con cassa privata pagano il 12-14 per cento, mentre i dipendenti solo formalmente hanno aliquote più alte: secondo uno studio del Cerm,20 se si utilizzasse la stessa base di calcolo dei professionisti della gestione separata, la loro aliquota scenderebbe dal 30-33 per cento a circa il 24 per cento. Quando nel lontano 1996 venne istituita la gestione separata, i costi previdenziali erano fissati al 10 per cento del fatturato, poi l’aliquota ha iniziato a lievitare per fare fronte ad alcuni deficit dello stato che nulla hanno a che fare con i conti della gestione separata. Per esempio, con il Protocollo sul welfare varato durante l’ultimo governo Prodi dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, l’innalzamento progressivo delle aliquote previdenziali dei lavoratori autonomi fu programmato con la finalità di coprire la spesa per la riduzione del cosiddetto “scalone” dei lavoratori dipendenti che andranno in pensione nei prossimi anni. Oltre a questo, la gestione separata contribuisce a sanare i deficit di altre casse private finite in rosso e confluite nel tempo in quella pubblica. Nonostante la palese ingiustizia c’è chi sostiene che queste aliquote si debbano ulteriormente alzare per creare un deterrente all’uso improprio del lavoro autonomo che scoraggerebbe gli imprenditori nel reclutare falsi dipendenti con partita Iva. Questa è la posizione più o meno dichiarata oggi dai maggiori sindacati italiani e di qualche esponente politico di sinistra. La posizione più chiara a questo proposito è quella della Cisl che nel documento FeLSA Cisl “Obiettivi e politiche per una rappresentanza nel lavoro autonomo, parasubordinato e somministrato”, del giugno 2010, propose senza pudore di avvicinare i versamenti contributivi a quelli dei lavoratori dipendenti,21 innalzando anche l’implementazione della quota di versamento contributivo, portandola all’1 per cento con la finalità di destinare questi soldi a un fondo gestito dalla stessa FeLSA Cisl. L’idea era di creare un gruzzolo da gestire per trattare i problemi dei freelance di cui però la Cisl fino a quel momento non si era mai occupata! Il problema però è questo: alzare i contributi è un buon deterrente per chi vuole usare le partite Iva per tagliare il costo del lavoro? Aiuta davvero i freelance? La risposta è no, perché c’è chi sceglie di lavorare in maniera indipendente e non desidera un lavoro subordinato o, per il tipo di professione che svolge, non è integrabile stabilmente nel sistema d’impresa (si pensi per esempio a un traduttore). Inoltre, ogni innalzamento del costo del lavoro si riversa direttamente sulle spalle dei consulenti, riducendo di fatto i compensi netti. La posizione dei sindacati fa acqua da tutte le parti e non tiene conto del potere negoziale del singo175

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lo che si vedrebbe aumentare le quote da versare allo stato senza avere la forza di imporle ai suoi committenti. Il risultato? Un ulteriore impoverimento del lavoro indipendente in nome di una regola astratta quanto inutile di scoraggiamento all’uso improprio del lavoro autonomo.

Il secondo modello: l’equiparazione tra imprese, ovvero una falsa speranza
Proviamo a fare un passo avanti e cerchiamo di capire se esiste un modo, e chi lo applica, per uscire da questo stretto vicolo cieco, che ha come premessa l’equiparazione tra costi del lavoro di “famiglie” differenti (dipendenti e autonomi) e come esito l’aggravio dei costi del lavoro indipendente. In alcuni ambiti professionali, in particolare nel mondo della consulenza indipendente made in UK, tra account manager o figure del mondo IT, si trovano spesso modelli di costruzione dei prezzi per le prestazioni professionali che riportano il giusto equilibrio sul tema dei costi e delle spese. In Italia questo approccio ha trovato un’ampia diffusione tra i consulenti che lavorano a stretto contatto con figure dirigenziali o con le multinazionali, più abituate alla valutazione generale dei costi di produzione. L’idea di fondo è riportare allo scoperto i costi nascosti nei processi di produzione affinché siano ripagati dal committente e non assorbiti nel lavoro del consulente. Stiamo parlando, per esempio, del tempo speso nel trovare nuovi clienti (azione commerciale); per sistemare la contabilità (attività amministrativa); per presentare se stessi in pubblico (pubblicità) e nelle relazioni sociali e di networking (relazioni pubbliche); oppure nella formazione e nell’aggiornamento (lifelong learning). Sono attività note al lavoratore autonomo, che non affronta quotidianamente soltanto l’impegno legato alla produzione vera e propria, ma deve gestire un insieme articolato di compiti e iniziative collaterali che gli consentano di proseguire l’attività nel suo complesso. Questa parte di lavoro, che le imprese faticano a pagare quando scelgono l’outsourcing, può tranquillamente rientrare in fattura se ben calibrata, riportando le voci che nel mondo anglosassone vengono definite overheads,22 ovvero costi operativi. Questo elemento entra in quota percentuale rispetto al normale costo del lavoro e lo si aggiunge al preventivo offerto al committente. Per calcolarlo23 si sommano le quote di tempo dedicate all’amministrazione del business (fatturazioni, pagamenti), i tempi di viaggio, le attività commerciali e di marketing, la stesura di offerte,
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i momenti di autoformazione ecc. – un dispendio di energie che può arrivare a occupare fino al 40 per cento del tempo complessivo, e poi lo si ammortizza nel costo generale del proprio lavoro. Questo espediente consente di andare oltre il costo orario di svolgimento dell’attività principale, rivendendo una professionalità nel suo complesso. È un modello completamente differente dal precedente: questo significa che mentre per un ipotetico lavoratore autonomo assimilabile a un dipendente con Ral da 50.000 euro lordi all’anno si arrivava a determinare costi giornalieri di 320 euro, un calcolo di questo tipo ammortizza gli overheads e consente di inserire anche i profitti. Se, per esempio, si ipotizzano questi ultimi al 10 per cento e i costi operativi al 35-40 per cento del proprio tempo si arriva per la stessa attività a costi orari di 70 euro lordi. Webworkerdaily.com, una delle più note community online di web designer freelance, suggerì una tecnica di calcolo dei costi molto simile, ma più immediata. Consigliò di spezzare il lavoro da svolgere in microunità da quattro o otto ore, calcolando i costi senza overheads per queste fasi di lavoro e poi moltiplicare per 2,5 il valore, per includere imprevisti, il costo di start-up dei progetti, di relazione con il cliente, stesura dei preventivi, finalizzazione del lavoro ecc. Quando questi schemi furono pubblicati su Internet in Italia, la reazione dei freelance fu immediata, quasi una rivolta contro un sistema considerato buono sulla carta, ma dannatamente impossibile da realizzare nella concretezza di ogni giorno. Il commento più significativo fu di Federico Fasce:
Ho provato a definire le mie tariffe nel modo consigliato, incontrando diversi problemi. In primis: sembrano sempre troppo alte! Se vado da un potenziale cliente (e mi è capitato anche con grandi multinazionali) e chiedo una cifra che mi permetta di vivere degnamente di quello che faccio, le risposte sono immancabilmente negative. Sembra sempre che chieda troppo. Ma se scendo con i prezzi, lavorare per me non è più conveniente. Questo per dire che concordo sul fatto che nel nostro tipo di lavoro la grande difficoltà sia quella di quotarsi. Ma temo che nel lavoro invisibile che fa chi si relaziona con la conoscenza (io mi occupo di progettazione e interaction design) sia difficile fare passare il concetto che quello che facciamo ha una rilevanza economica. E allora ci si accontenta di poco. Ma non si riesce a vivere, al massimo si sopravvive.24

Niente di più chiaro nella valutazione contrapposta tra le parti che negoziano: al committente “sembra” troppo, al prestatore d’opera scendere sotto queste valutazioni “non conviene”. Da una parte c’è un giudizio mediato da altre logiche, evidentemente quel177

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le interne. Dall’altra la certezza di dover accettare compromessi e prezzi sottocosto. Un altro commentatore aggiunse:
Sic! Sono anch’io arrivato a questa fase della mia vita. Devo ammettere di trovare molto utili questi suggerimenti anche se purtroppo un tantino impraticabili in questa fetente penisola.25

Che cosa significa? In primo luogo che le condizioni reali di mercato si avvicinano di più al primo modello interpretativo dei compensi e che, sebbene formalmente corretto, il tentativo di includere i costi operativi per non svalutare il proprio lavoro è difficilmente applicabile fuori da un’impresa. Si badi bene: fuori da un’impresa. Chi ha dimestichezza con la pianificazione dei budget in azienda sa che non si utilizzano regole diverse sugli overheads, ma sono la norma per fare business. Il modello aziendale più diffuso per la stesura di preventivi è di moltiplicare per 3 il costo del personale impiegato, aggiungendo i costi e le spese di produzione (materia prima, viaggi ecc.). Le multinazionali della consulenza usano questi pesi: costo del lavoro al 33 per cento, overhead più profitti al 66 per cento. L’impresa rivende cioè il lavoro con uno staff to fee del 66 per cento per coprire i costi interni di personale amministrativo, dirigenti o responsabili IT ecc. che non entrano nel gioco della produzione diretta. Questo è il rapporto tra costi e ricavi che le imprese profit considerano ideale e la bravura dei project manager in azienda sta proprio nel rispetto di queste percentuali di mark-up. Tutto ciò significa, però, che l’impresa moderna usa regole differenti per acquistare la consulenza e per rivenderla, mettendo su un gradino più basso i lavoratori autonomi che, non avendo la forza per trattare condizioni, non riescono a superare i limiti stabiliti da un’equivalenza fittizia (peraltro già difficile da ottenere) con le retribuzioni lorde. Tecnicamente chiedere meno rispetto a quanto si è calcolato essere un onorario decente significa guadagnare meno. In pratica si intacca lentamente la quotazione più generale di una professione, creando un effetto leva verso il basso. Si finisce per depauperare entrambi i lati dell’offerta, quello economico e la qualità delle prestazioni. Ne parla un altro freelance, commentando online questi modelli:
Per un anno ho fatto preventivi da “cristiano” ovvero con i costi ben calcolati sulle ore di lavoro ecc., ma mi hanno tagliato sistematicamente fuori. Ho ottenuto un 100 per cento di offerte non accettate. Il bello è che ci mettevo anche tre giorni (analisi ecc.) per stendere l’offerta. L’anno dopo ho iniziato a fare preventivi casualmente e a voce, così ho ripreso a lavorare. Almeno incassavo qualcosa. A ogni 178

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nuova offerta aggiungevo un +10 per cento rispetto alla precedente e adesso (fine anno) iniziano di nuovo a bocciarmi le proposte. Perché i clienti hanno sempre una decina di offerte in mano, alle quali aggiungono il fattore emotivo che non sempre fa scegliere l’offerta più vantaggiosa. Se tra le dieci c’è poi qualche bastardo che il lavoro vuole regalarlo, be’ non c’è storia.26

Molti trascurano il fatto che quando si abbassa l’asticella che segna il proprio valore di mercato la si fa scendere per tutte le persone che svolgono lo stesso mestiere. Mentre nel lavoro dipendente sono i contratti nazionali a definire questi limiti, nel segmento del lavoro autonomo sono i singoli professionisti a dovere interpretare un doppio ruolo, individuale e collettivo insieme. A chi obietta che è pur sempre una dinamica di tipo concorrenziale, che “è il mercato, bellezza!”, si può facilmente rispondere che in questo meccanismo di impoverimento delle professioni non si è più in competizione con altri lavoratori indipendenti, bensì con il costo del lavoro dipendente che non può certamente essere abbattuto in una lotta ad armi pari. In questo sistema c’è la scure dell’impresa e i costi incomprimibili del lavoro dipendente da una parte, e la necessità di tenere alti i compensi dei freelance dall’altra.

Quanto vale sapere da quale parte girare una vite?
Appena usciti dall’università o da un’impresa senza avere esperienza di lavoro autonomo è (quasi) comprensibile che si cerchino valori di riferimento e, in mancanza di altro, si accettino, o si cerchi di riprodurre, quelli delle imprese, ma dopo anni di consulenza le cose cambiano. Aumenta la consapevolezza che per sopravvivere sia necessario non svendere il proprio talento e non deprezzare la qualità di ciò che si offre. È vero, non esiste salario minimo né per un lavoratore dipendente né per un freelance e, insieme alla Grecia, siamo gli unici paesi in Europa a non avere definito un “reddito minimo” che fissi la soglia ufficiale della povertà, ma non per questo la corsa al ribasso deve azzerare la competizione, lasciando praterie aperte alla svalutazione delle competenze. Al contrario neppure i rimedi dall’alto, come proposto erroneamente da molte parti sociali, in primis dai sindacati, sono efficaci. Non è l’innalzamento ex lege del costo del lavoro autonomo a dare una sveglia al sistema d’impresa e neppure la definizione politica di piani contro la precarietà economica.

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per esempio. oppure a un tecnico che interviene per sbloccare in pochi istanti un server di Poste italiane fermo da giorni. ma è questa la soluzione migliore? Finora abbiamo valutato il tempo (ore. si decide a convocare con urgenza un consulente e affidarsi a lui.. Prendendo come termine di paragone un contratto dell’industria. “Potete conti180 . ma è corretto? Ci sono ambiti e modi di integrare attività di consulenza all’interno dei processi aziendali che superano di fatto questo approccio. a un formatore che deve motivare i rivenditori delle concessionarie Fiat. zic! effettua una rotazione di mezzo giro su una vite. viene accompagnato nel locale server e analizza la situazione. “Ecco fatto. Questa è la tariffa proposta dal mondo politico contro la “precarietà” dei freelance. Il suo telefono era diventato rovente poiché tutti i dipartimenti lo mettevano sotto pressione. inventa un logo o cambia l’immagine di un’impresa su Internet. non dovrebbe scendere sotto il minimo di 27 euro lordi l’ora.000 euro lordi l’anno e nell’equiparazione con il lavoro autonomo questo significa che un freelance. Si pensi al lavoro di un creativo che in pochi minuti disegna una soluzione formidabile.. le doti espresse.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 180 Durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008 Walter Veltroni promise. parlando di 1000 euro netti al mese per chi ha un impiego full-time.” dice. le abilità e le conoscenze individuali. questo valore corrisponde a un costo aziendale di circa 24. oltre alla capacità di portare risultati o guidare e motivare i cambiamenti. In pochi minuti individua il componente difettoso ed estratto un piccolo cacciavite dal taschino. che cercasse di ottenere profitti del 10 per cento. Dall’onorario per le ore lavorate si passa al compenso per la qualità. ma ricompensa il valore espresso. i meriti. Il consulente prende subito a cuore il problema. poche ore o alcuni giorni d’aula? E quello speso per arrivare a fornire prestazioni di questo genere come si calcola? Su questo tema circola da tempo nel mondo delle tecnologie un aneddoto che vale la pena di riportare: Un giorno un responsabile IT non sapeva più che pesci pigliare: la Rete della sua azienda aveva smesso di funzionare bloccando il lavoro di parecchie persone. Dopo aver dato fondo alle sue conoscenze e a quelle del suo team. per migliorare il fatturato complessivo del gruppo in tempo di crisi. per non parlare delle ire dell’amministratore delegato. Il tempo impiegato è realmente riducibile a pochi istanti. giorni) come parametro portante su cui incardinare il costo del lavoro dei freelance. l’introduzione di una normativa che definisse genericamente un “salario minimo” contro la precarietà del lavoro in Italia. attivo per il 70 per cento del suo tempo nelle fasi di produzione con overhead del 40 per cento. dove il denaro non serve a ripagare il tempo.

la possibilità di uscire dall’equivalenza stretta tra tempo e remunerazione avviene là dove è possibile introdurre la nozione di valore e soprattutto di “durata”. il miglioramento delle relazioni delle imprese con i mercati. un libro impaginato. Si prestano al discorso. Il consulente ammette un errore nella fattura e promette di inviarne una corretta. contatta subito il consulente lamentandosi. scomponibile o facilmente quantificabile. la conformità alle leggi. Una traduzione. al contrario. la reputazione e più in generale l’innovazione di prodotto e di servizio. la sicurezza. In alternativa questo approccio trova spazio quando si guarda ai servizi o alle opere dell’ingegno nel loro progetto complessivo. la creazione di immagini e reputazione e così via. Poco dopo arriva la fattura così rivista: “Rotazione di mezzo giro di una vite: € 1. al mondo degli eventi o dell’immagine. ci sono tutte le premesse per andare oltre le quantità e potere ragionare su un valore che si diluisce nel tempo. i servizi di consulenza più generali. se si guarda alla qualità di un testo scritto. Per fare un esempio. l’analisi di opportunità. ovvero dove ci siano il differimento dei risultati o alcune previsioni sui benefici attesi e basati su un lavoro cognitivo che non ha una tangibilità immediata. portando benefici a committente e autore nel corso del tempo e non soltanto nell’immediato in base alle ore lavorate o alle quantità prodotte. la definizione di strategie. al di là della lunghezza misurata con il numero delle battute.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 181 nuare a lavorare ora.27 Questo è un esempio classico di come sia possibile interpretare il ruolo del consulente svincolando la propria attività dal semplice fattore tempo ed è un approccio tipico di figure che prestano servizi legati alla creatività. la valutazione di rischi. Conoscenza della vite su cui operare: € 999”. derivanti appunto dall’intervento del consulente. Il cottimo digitale. un disegno Cad non fanno parte di questo tipo di opere. dannazione moderna del lavoro cognitivo Questa logica può determinare due esiti: da una parte può generare moderni e sofisticati sistemi per pagare il lavoro indipendente a cottimo. In pratica. una fotografia. Sorpreso per l’importo oltremodo elevato visto il piccolo intervento. Possono riguardare la fiscalità. dove non è più il tempo.” La settimana successiva il responsabile IT si vede recapitare la fattura recante questa descrizione: “Intervento per sblocco rete informatica: € 1000”. ma sono altre misure 181 . al marketing e a tutte quelle attività che hanno un forte impatto in termini di “risultati presunti”.

né quantità minime di pezzi o rimborsi di spese e hanno in genere retribuzioni bassissime. ovvero la scarsa forza nella contratta182 . rinforzando la vecchia formula della retribuzione “per pezzo lavorato”. come se fosse uno spazio fisico reale – per svolgere il lavoro assegnato. referenze e altri servizi. grafica. facendole incontrare. Fin qui nulla di nuovo. del pagamento. guidato recentemente dalle tecnologie informatiche che consentono oggi di allargare a dismisura la distanza tra committente e prestatore d’opera e di ridurre contemporaneamente gli spazi per le trattative se non addirittura i diritti del lavoratore intellettuale autonomo. Questa metamorfosi ha investito i processi di produzione di testi. nel contesto del lavoro intellettuale e non più in fabbrica. che non prevedono una durata precisa. Il sito si propone come un moderno broker di lavoro che intermedia la manodopera di freelance con le richieste delle imprese. tuttavia. tempo e competenze. operando grazie a un evoluto sistema web di gestione della domanda e dell’offerta. remunerando cioè valori intangibili creati ex novo. Gli aspetti rivoluzionari sono due: 1) l’impiego di un importante fondo di garanzia per pagare il lavoro intermediato. 2) un sistema di tracking delle ore lavorate. basate su interazioni di tipo elettronico. che cancellano persone. questa volta. fino a 8 euro lordi l’ora.28 Testimone di questa evoluzione è per esempio il portale oDesk che sta registrando un grandissimo successo in Rete tra i freelance di tutto il mondo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 182 a fare da parametro ufficiale per la remunerazione. come recita la prima voce del Manifesto29 di oDesk. dall’altra permette al lavoro autonomo di esprimersi in maniera più genuina. Mette a disposizione spazi per presentare un portfolio di lavori. ricostruisce in Rete un tipo di controllo e di intermediazione del lavoro che poco hanno a che fare con l’autonomia. Questa garanzia è diventata una delle chiavi del successo del servizio. o si occupa di opere di scrittura retribuite per numero esatto di righe o traduzioni ricompensate in base al numero di battute. Sono tutti lavori basati su forti interazioni a distanza. In molti casi si è arrivati a vere e proprie forme di digital piecework. giocando in maniera equivoca su uno dei nodi più complessi del freelancing. video e registrazioni. Il sistema. agganciando sistemi premianti che pagano in anticipo i benefici attesi (oppure realmente ottenuti nel tempo) sulla base del valore espresso. Il fondo finanziario offre la certezza del payroll. però. per dimostrare al committente che il prestatore d’opera è rimasto realmente connesso al computer – una volta avremmo detto “al lavoro”. e riguarda per esempio chi scrive post per i blog o per i portali di nanopublishing. La prima strada ha avuto uno sviluppo esponenziale. e consente di “evitare scocciature”.

Twago sostiene le aziende e i liberi professionisti dando loro la possibilità di delocalizzare alcuni processi aziendali o di realizzare determinati progetti affidandoli a ditte esterne. la fiera dell’informatica. In pratica. a partire dalla sua radice più profonda che è la libertà del commitment verso i clienti. ma budget ristretto? Lavora con freelance!”. quello di essere pagati. Il modello pone da una parte la certezza del reddito (decurtato delle spese di oDesk). Questo dovrebbe suonare come un campanello d’allarme – soprattutto per chi oggi sta lavorando in Italia e in Europa – nel comprendere quando un lavoratore autonomo possa definirsi “economicamente dipendente”. suonava così: “Grande idea. Ciò che appare evidente nel caso di oDesk è la scelta di fare leva in maniera forte sul tema dei compensi affinché cresca la comunità dei collaboratori e il senso di appartenenza al mondo dei freelance. oDesk si fa garante del compenso (facendo comunque mark-up sull’intermediazione). e introducendo una nuovissima forma di cottimo digitale. La pubblicità diffusa allo Smau 2010. Sul sito la cosa si fa ancora più chiara e si suggerisce alle imprese di usare il servizio per abbassare i costi fino al 70 per cento: Proprio nella crisi economica molte imprese sono costrette a ridurre in modo significativo i loro costi cercando comunque di mantenere un egual livello qualitativo. è approdato Twago. e cerca di costruire un’artificiale riconoscibilità collettiva sotto il cappello di garanzie finanziarie.30 183 . perché pone chiaramente il problema della contaminazione di culture lavorative differenti. ma sacrifica per questo l’autonomia attraverso strumenti che instradano il lavoro e consentono un suo controllo a distanza in puro stile da Grande Fratello. proponendo vantaggi finanziari al costo di diritti lavorativi e snatura in questo modo il lavoro indipendente. garantendo un solo diritto. La conferma arriva da molte altre iniziative simili che si stanno moltiplicando in Rete. riporta elementi del lavoro subordinato nel contesto dell’autonomia. Il compenso è la chiave della coalizione ed è una scelta che sembra avere davvero un grande successo in Internet.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 183 zione collettiva. mettendolo in relazione al digital piecework quantificabile e controllabile via Internet. In Italia. ma pone un prezzo molto salato da pagare perché riporta il lavoro autonomo nell’alveo di unità orarie o porzioni. per esempio. un servizio ideato da una società berlinese che consente di pubblicare progetti e cercare esperti in grado di completarli. dall’altra la libertà del freelance. Questa flessibilità permette un forte risparmio di costo e può così evitare la riduzione di posti di lavoro interni all’azienda.

Sono forme di compenso ancora in evoluzione. lo si invita a lavorare da solo e gli si affida lo stesso lavoro scalando sui costi. la disponibilità o la forte capacità di arrivare al risultato. ovvero di finti clienti che fanno valutazioni sui servizi (figure classiche. un appoggio nel presentare e incrociare le opportunità di lavoro. L’interazione digitale tra committente e prestatore d’opera tende così a nascondere il tempo reale e complessivo di lavoro o la qualità. e la formula del cottimo. interpretate secondo parametri quantitativi. gli anni di consumata esperienza o il talento: in questo tipo di produzioni. per esempio legata alla scrittura. oltre a rimuovere pericolosamente diritti fondamentali come quello al riposo. Queste forme di digital piecework si stanno ben radicando là dove esiste una componente granulare di lavoro. Si legge ancora sul sito: Twago aiuta a mettere al sicuro i posti di lavoro attuali e a crearne di nuovi facendo in modo che persone altamente qualificate. il prezzo si può alzare soltanto in presenza di fattori esterni al processo produttivo come la notorietà di una firma. l’abbassamento dei costi aziendali. una spinta nell’intercettare budget. nel mondo della ristorazione). come si fa? Si prende il lavoratore in azienda.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 184 La ricetta è chiara. per esempio. ma da impiegare in ambito web per testare i servizi di e-commerce. si possano rendere autonome in modo semplice ed economico. alla creazione di componenti grafiche minime o ad attività di breve intensità o di programmazione informatica. Un esempio interessante è la ricerca di mistery clients. In cambio propone un’allettante ricetta per il lavoro del freelance che mescola ingredienti eterogenei: un aiuto nei processi di networking. 184 .31 Chi intermedia questa semplicità guadagna dei fees sui compensi liquidati obbligatoriamente attraverso lo stesso sito. Ciò che conta è la quantità. In molti casi purtroppo non contano le specializzazioni. l’uso di taluni software di lavorazione.32 Tempo di lavorazione o qualità richieste? Imprecisate. con la garanzia di ricevere un compenso se si ottiene il lavoro. come se il lavoro fosse realmente merce. Per abbassare i costi mantenendo un eguale livello qualitativo. misurata in parti intere. Purtroppo non esistono ampi margini di trattativa nelle forme di cottimo. alla malattia e ovviamente a una giusta remunerazione. ma è chiaro fin da subito che limitano ogni possibilità di crescita o la libertà di sperimentare. scomponendolo per unità lavorate. Riporta però in gioco il fattore tempo. Retribuzione? Da 15 a 20 euro per incarico. ma senza lavoro. alla stregua di quanto avviene con un normale merchant di e-commerce.

Questo valore non corrisponde né alla somma delle spese fatte né al patrimonio accumulato. ai risultati ottenuti o a quelli presunti e attesi. esperti in tutti gli ambiti di conformità (al diritto ecc. esiste un terzo elemento che rappresenta l’ambito in cui si fissa ed esprime al meglio l’intervento del consulente ed è il “valore intrinseco”. difficilmente circoscrivibili in precise regole per la misurazione dei risultati. il numero di clienti acquisiti. Per queste figure. ricercatori ecc. il trasferimento di vantaggi.) oppure sulle royalty legate alla vendita di singoli manufatti. progetti o brevetti. specialisti di comunicazione. Che cosa significa? Mentre il mero costo che il consulente rappresenta per l’impresa è iscritto in un conto economico e ciò che viene prodotto e acquisito dall’impresa è fissato nel tempo nel suo stato patrimoniale. opere dell’ingegno. Il valore intrinseco e intangibile è quel tipo di quotazione che un’impresa raggiunge quando la si considera dall’esterno come società che ha un potenziale. art director. pagati in anticipo sulla base della fiducia riposta nel consulente e di una cultura di business che accetta il rischio sull’investimento. e dunque il lavoro svolto. i rinnovi di contratto effettivamente raggiunti ecc. l’incasso. pubblicitari. In questi casi la ricompensa è sempre vincolata ad alcuni elementi forti della consulenza: la conoscenza specialistica. Accade nei casi in cui si riesce ad agganciare la ricompensa.33 la formulazione di un prezzo si basa su elementi variabili e unici. magari da mettere sul mercato quando si quota o si vende a nuovi proprietari. che sono svincolate dalla mera produzione in serie. la seconda via – quella della retribuzione pura del valore e dei risultati attesi – è più difficile da identificare e quantificare economicamente. stiamo parlando di chi offre consulenza relativa a beni intangibili. ma è un valore aggiunto. la ricompensa della qualità Per fortuna quando si scardina la centralità del fattore tempo ci sono altre vie d’uscita. gli elementi qualitativi della produzione. L’attività del consulente che opera a questo li185 . il venduto.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 185 Oltre il tempo.). ma incide in maniera significativa sul valore intrinseco di un asset aziendale. Per essere concreti. A giudizio di chi scrive è negli anfratti di questo modello di ricompensa che si gioca il futuro del lavoro professionale autonomo in Italia. difficilmente riportabile nelle colonne di bilancio indicate.34 Il tipo di intervento richiesto non è scomponibile o rivendibile al pezzo. la possibilità di moltiplicare il valore di alcuni asset aziendali ecc. Mentre la retribuzione per risultati ottenuti realmente (pay per result) prende quasi sempre la forma delle provvigioni calcolate sulla base di differenti Key Performance Indicator (per esempio.

Nella filosofia dell’impresa moderna e postfordista questa leva è pensata per motivare i lavoratori in occasione di impegni straordinari. Mentre per le stock options riservate ai top manager ha generato incredibili distorsioni retributive. per esempio. l’impegno profuso. erogati in prevalenza agli operai. Quanto vale uscire sulla copertina di “Panorama” o sulla prima pagina del “Corriere della Sera” e quanto deve essere retribuito il consulente che ottiene questo risultato di immagine per il suo committente? E chi indirizza il business del cliente in maniera corretta? I risultati sono equiparabili al tempo messo a disposizione dal lavoratore intellettuale autonomo? Pagare il risultato del freelance con “retribuzioni variabili” Questo tipo di consulenza si concentra sul valore e sulle attese35 e viene remunerato con un sistema premiante svincolato dal tempo esecutivo di lavoro. la leadership ecc. magari in tempo di crisi o al contrario nei momenti di grande domanda. In ambito aziendale c’è una forma di compensation simile ed è la retribuzione variabile associata a incentivi e premi di risultato. la posizione. progettazione. Un’interpretazione più ristretta di matrice sindacale associa il variabile quasi esclusivamente agli straordinari. In quale parte del bilancio si iscrive. i premi di gruppo. management ecc.36 Il discorso ci interessa per la vicinanza 186 . le stock options. il gain sharing. I metodi sono il profit sharing. questi elementi di uno stipendio sono definiti a livello aziendale spesso per gruppi. innovazione e comunicazione che non hanno esito immediato. come se il lavoratore dipendente fosse un “consulente interno”. Fuori dagli accordi di base. ma molto frequentemente in maniera individuale. nelle forme più diffuse tra middle manager e impiegati il variabile ha rappresentato l’unica vera novità che ha consentito negli ultimi vent’anni di rendere più flessibile il salario. gli incentivi individuali e tutte quelle forme di bonus associate a variabili non economiche come il rispetto dei tempi. quadri e dirigenti serve oggi a ripartire i benefici che un’impresa matura nel tempo. il sapere acquisito da un direttore generale dopo avere fatto un media training? Queste forme di consulenza si concretizzano talvolta in un semplice trasferimento di know how o in azioni di promozione. e sono collegati a risultati ottenuti. In realtà è un elemento molto più complesso. innovazione.) che hanno una difficile collocazione economica in termini di spesa erogata. che per figure come impiegati. i premi di risultato. ricerca.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 186 vello interviene in momenti della produzione (comunicazione d’impresa.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 187 con le professioni indipendenti retribuite per la qualità del lavoro e non secondo paghe orarie. ovvero gli ingegneri. alla presenza in azienda di un marchio debole. mentre al 7. in alcuni contesti molto tecnici come la finanza e l’information technology. ma procrastinato. per esempio. in questa specie di scommessa per ottenere nuovo valore intrinseco associato a determinati asset aziendali. Nel secondo l’azione di un consulente in grado di riportare a livelli accettabili i rischi informatici evita di incorrere in perdite compromettenti. Alcune dinamiche sono le stesse. Complessivamente più di un quinto delle imprese non aveva alcuna idea di quale tipo di 187 . sulle mancate perdite. Si scardina cioè l’impianto con cui si tende a comparare lavoratori interni e consulenti indipendenti. poco riconoscibile sul mercato. in particolare dove la consulenza interviene per accelerare processi. per capire quale sia il livello di preparazione. Più è alta la posta. Si pensi. ma presumibilmente fonte di guadagni in futuro. non si sa di quale misura.1 per cento non la si chiedeva. quando era necessaria. derivanti magari da attacchi hacker o dal fermo dei sistemi. oppure all’adozione di tecnologie informatiche insicure per la protezione dei dati aziendali. difficilmente quantificabile oggi. migliorare la qualità dei servizi. Nel primo caso l’intervento di un consulente capace di migliorare il brand aziendale produrrà risultati legati all’awareness. abbandonando ogni logica derivata con cui si pone il tempo-lavoro in diretta concorrenza. c’è da chiedersi però se le imprese italiane siano davvero in grado di valutare l’apporto della consulenza. A questo proposito basta una semplice fotografia sull’impiego delle figure più richieste. In questi casi la retribuzione collegata ai tempi di lavoro si basa sulle attese di guadagno o al contrario. al contrario. Il punto cruciale di questa tipologia di quotazione è la comprensione del periodo di tempo richiesto affinché l’impresa raccolga i benefici sperati. più la consulenza riesce a operare in deroga rispetto a semplici compensi basati sul tempo impiegato. Mandare in frantumi il lavoro per fare buy-back sulla paga del consulente Dietro a tutte queste strategie sul costo. Il Rapporto Istat 200637 sul nostro paese mise in evidenza un fatto: le imprese italiane chiedevano al 14 per cento degli assunti in ambito tecnicoingegneristico il possesso della laurea in ingegneria. Si badi bene: il tempo non è rimosso. introdurre innovazione e nuova conoscenza. anche quando non era necessaria. ma avvengono fuori dall’impresa.

Per fare un parallelo con il mondo dell’auto è come se un cliente entrasse in una concessionaria e dicesse: “Vorrei qualcosa con più di tre ruote e un motore e in fretta. anche quando non esistono omologie. e pagati sempre allo stesso modo.it uno dei modelli di retribuzione per il lavoro autonomo fin qui descritti: Il problema nel mio settore – ma credo accada in qualsiasi settore che abbia a che fare con la realizzazione di un bene immateriale – è che il cliente non ha la più pallida idea di cosa stia comprando finché non lo vede. invece. è di applicare questa logica anche ai consulenti che intervengono sul valore. Il consulente di cui si è raccontato l’aneddoto sulla parcella di 1000 euro rischia oggi l’estinzione. la tendenza dell’impresa e più in generale del sistema capitalistico. in profondità. grafico freelance. Oggi questa conoscenza è pagata a ore. anche se salviamo investimenti del valore di milioni di euro. portato a ridurre ciecamente i costi di produzione per elevare i profitti. Per pagarlo il giusto. anche se nessuno è in grado di fare quello che facciamo noi. salariale e forfetizzata. senza riconoscerne il valore e soprattutto la sua incidenza sui processi futuri. È una riduzione pericolosa che manda in frantumi l’economia della conoscenza perché ingabbia l’alta professionalità in meccanismi derivati dalla cultura retributiva toyotista.38 Per giudicare l’apporto del freelance diventa essenziale che un committente abbia una cultura adeguata al sapere circolante e alle sue forme più innovative. sono necessari il rispetto delle posizioni negoziali e un corretto equilibrio nel farsi carico dei rischi. Quest’ultimo punto è il più delicato. forfetizzando il loro contributo e cercando di utilizzare ancora una volta costi orari. e lo classifica nella normale gestione d’impresa quando al contrario è proprio perché il sistema dell’organizzazione aziendale non basta che si ricorre al lavoro professionale autonomo. professionista indipendente che opera proprio a livello di assistenza sui server delle imprese: Vengo chiamato con urgenza quando si verificano blocchi improvvisi o difficoltà nel routing dei dati sulle reti informatiche. grazie!”. Scrive online Larsen. Ci racconta Antonio De Giovanni. Svuota l’apporto specifico per rendere routinario un intervento straordinario che avviene una tantum. Siamo assimilati a tecnici interni. commentando sul blog Humanitech. È sufficiente un esempio per chiarire questo punto.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 188 lavoratore stesse portando in azienda. Facciamo risparmiare soldi a chi ne avrebbe persi moltissimi magari in servizi di e-commerce per i quali serve 188 . Se è vero infatti che in molti casi si è arrivati alla riduzione del compenso dei freelance alla Ral di un suo “omologo” in azienda.

copywriter. derivate da sistemi retributivi interni. prezzi vicini a quanto offerto a chi dà ripetizioni di matematica agli studenti del liceo. è indubbio che il tempo procrastinato. Forse è questa la tendenza del futuro: fare rientrare dalla finestra le figure che si sono fatte uscire dalla porta e pagare art director. ha portato i consulenti a dover quotare il proprio lavoro a ore. Ogni elemento di variabilità viene in189 . scomponibile in unità di lavoro. meglio se su base oraria per quantità o singoli pezzi. Nel migliore dei casi (non sempre) sono retribuite anche le fasi di progettazione. Complice un settore pubblico appiattito sempre di più sulla formazione di basso livello. mettendo in competizione autonomi tra di loro. oggi quella aziendale. Una mia uscita uguale a quella di un tecnico Ibm non è retribuita neppure lontanamente allo stesso modo. la rielaborazione e il trasferimento alle imprese è forse più evidente. La formula più diffusa è di compilare un “rapportino” che descriva il tipo di lavoro e il tempo impiegato da indicare poi in fattura. dove l’accumulo di conoscenze.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 189 tenere sempre in attività un sito web. ordinabile. scompare in un presente continuo. Questo si chiama però frantumare il lavoro. rendendolo routinario. e plasma l’idea di premio associato. ma modifica la natura stessa del lavoro autonomo. o peggio li consideri “alle proprie dipendenze”. formatori. sul salario. Chi impone tariffe diverse per questi interventi? Soltanto altre imprese. ricercatori per quanto fanno come se fossero persone che operano in un’impresa. Capita spesso che un committente non capisca del tutto le capacità del consulente e faccia valutazioni più per differenza e offerte parallele. come avviene in gran parte delle situazioni di irregolarità legata all’uso improprio delle collaborazioni. bloccato sulla tariffa. e a questo dovrebbe pensarci un freelance. La stessa dinamica di degrado si verifica nell’ambito della formazione. o meglio “subordinabile”. ma si può incappare in cifre inferiori a 20 euro lorde l’ora. legata al rischio e alla scommessa sul futuro. riducibile e dunque governabile. I compensi offerti? Mediamente intorno ai 70 euro l’ora più Iva. È vero che un lavoro sottopagato non va mai accettato. ma quale idea di sviluppo ha un imprenditore che fa leva su questi parametri per rilanciare il suo business? Inoltre. pagare poco o comunque in misura non adeguata non equivale soltanto a svalutare il contributo fornito in termini di contenuto. interni ed esterni alle imprese. oppure confronti in e out. applicando regole comprensibili. che dà forma alla corretta interpretazione dei benefici derivanti dalla consulenza. temporary manager. standardizzata e spesso generica. Senza un’adeguata cultura d’impresa. sulla quota base di una retribuzione. più tecnica e verticale.

in alcuni ambiti. proposto dalle imprese. ma lo gestisci tu Nella cultura freelance l’estemporaneità. ovvero su quegli elementi di retribuzione variabile che oggi sono l’unica forma per dare dinamicità alle retribuzioni e premiare il merito. ma dal punto di vista dell’impresa c’è la tendenza sempre più marcata nelle singole negoziazioni con i lavoratori autonomi a cancellare tale elemento. I più giovani investono al contrario molto su questa fase senza badare se sia realmente cost effective. Il rischio è mio. Per un senior il percorso di ingaggio è già parte attiva del lavoro di consulenza poiché inizia a guidare il cliente già nelle fasi interlocutorie. facendo fare un passo indietro al consulente. la stessa abbondanza di manodopera intellettuale. e più in generale alla qualità del lavoro. nati professionalmente nel corso degli anni ottanta e novanta. La flessibilità generale. La continuità o la discontinuità del lavoro e la garanzia o meno di ottenere un successivo ingaggio sono variabili che determinano il prezzo delle prestazioni rispetto a medie che solitamente si prendono come standard personali. tutto rientra nel processo di produzione e l’autonomia diventa un’etichetta formale. Questo non solo incide sui costi. il rischio più grave è di trovarsi di fronte a chi vuole recuperare proprio questo elemento di costo per appiattirlo su forme più o meno marcate di equivalenza con le retribuzioni di base o con quelle lorde. non è più possibile fare valere considerazioni minime sui tempi di lavorazione e talvolta neanche trovare spazio per presentare con le dovute cautele il valore messo in campo. l’urgenza e la casualità di un lavoro tendono spesso a essere quotate di più poiché devono coprire il rischio di una rapida perdita di opportunità. Ma vanno fatti pagare o meno i primi consigli messi sul tavolo. La conseguenza è che nel gioco del prendere o lasciare. Questa logica non è altro che un maldestro tentativo del sistema d’impresa di fare buy-back sui premi di risultato. e le nuove generazioni digital native. A questo si aggiunga l’affermazione di Internet che ha accelerato il tutto e rimarcato una differenza oggi evidente tra consulenti “anziani”. Questo avviene sul fronte dell’offerta. gli strumenti oggi basati su Internet e.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 190 terpretato a priori e addio valore intrinseco. ma allarga sempre di più le maglie che definiscono l’inizio reale di un rapporto di consulenza. permettono alla domanda di trovare rapidamente risposte alle richieste. magari per presentarsi? Chi non sa rispondere diventa facile pre190 . Quando la logica del premio è trasferita all’esterno.

di tirocini formativi (stage)39 come se fossero reali contratti d’inserimento.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 191 da di quelle imprese che tengono nel limbo il lavoratore. non definendo fin da subito i termini contrattuali. nell’uso indiscriminato. Questo vale per il ricorso a figure capaci di portare innovazione e consulenza top-down. La nascita della Jackpot Economy Il passaggio da un’azione considerata promozionale alla fornitura reale di servizi è sempre stato piuttosto chiaro nel mondo della consulenza eppure anche su questo fronte le cose stanno cambiando. ma di scorretta interpretazione della responsabilità d’impresa e incapacità di pianificare il futuro. Inizialmente il crowdsourcing indicava il lavoro di volontari. che rispondono online alla domanda di collaborazione fornendo una soluzione già articolata e spesso costruendola come se si fosse in gara. Al termine soltanto un freelance o un team acquisirà l’ingaggio e verrà pagato per ciò che ha realizzato a sue spese e a suo rischio. Di che cosa stiamo parlando? Il crowdsourcing è la ricerca di fornitori attraverso sistemi di recruiting e assegnazione delle commesse basati su tecnologie web: un’azienda o un’istituzione richiedono lo sviluppo di un progetto. e a farsi dare direzioni dal consulente prima di affidargli un incarico. ovvero routinario qualcosa di straordinario. ma anche per dinamiche che riguardano l’impiego di risorse poco qualificate. per cercare di orientarsi e capire come muoversi addirittura senza il consulente! La tendenza a considerare normale un’urgenza. In questa direzione si può leggere la diffusione virale dei processi di ingaggio basati sul crowdsourcing via web. Grazie soprattutto a quella centrifuga che è Internet. sono indici spontanei di una deresponsabilizzazione diffusa nei confronti del rischio e nell’investimento corretto e pianificato su risorse esterne. Non è soltanto una questione di costi. attivi nelle comunità che realizzano prodotti o servizi open source. il mercato cerca sempre di più di acquisire prodotti e servizi come se fossero prove curriculari. per esempio. ma è diventato con il tempo sinonimo di un modello di ricerca libera di fornitori e per i freelance una possibilità per offrire i propri servizi su un mercato 191 . mantenendo un approccio morbido alla consulenza. dove l’esperienza è addirittura un elemento superfluo della trattativa. che si è accentuato con l’affermarsi della nozione di “flessibilità”. un servizio o un prodotto a un insieme distribuito di persone non già organizzate. dando il giusto peso al tempo nel suo rapporto con il lavoro. È un fenomeno endemico.

spezzettati. è vero. In questo contesto il “futuro” non è più il momento naturale in cui attendersi risultati guidati dagli interventi del consulente. del design e dello sviluppo di servizi tecnologici. perché fare gare non consisteva soltanto nel produrre un’eventuale linea strategica e preventivi – come accade in ogni altro ambito lavorativo – ma nel produrre idee. forse. aprendo la strada del dumping sociale. Scrive Dilva Giannelli. il freelance a dover riporre le sue speranze per ottenere il giusto riconoscimento. per gli architetti la soddisfazione sarà un po’ più limitata. aperto e rischioso. modificati. La partecipazione alle gare è stata una delle cause della deprofessionalizzazione nell’ambito della creatività pubblicitaria. la volontà di intercettare fornitori senza discriminazioni di alcun genere sta svuotando il valore del lavoro.. il lavoro migliore vince un premio in danaro da cui dovranno essere detratte tutte le tasse ed eventuali costi. sì. votato o commentato da altri. art director con un passato in azienda e oggi indipendente: Chiunque – anche eventuali minorenni di cui sono responsabili solo i genitori – può partecipare a gare e concorsi creando il suo lavoro. non si garantisce alcuna certezza di reddito.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 192 globale. detto anche sponsor. oggi in caduta libera.. al contrario. lenta e graduale metamorfosi dei sistemi di trust e di rischio con cui si guarda ai risultati di lungo termine. tuttavia. farsi pa192 . pronti per essere edificati. che può essere scelto dal committente.. siamo nel mondo della flessibilità e dell’insicurezza.] La partecipazione a questo tipo di gare. Non è escluso. cioè produrre lavoro vero. In questo contesto fortemente competitivo.. per esempio nell’ambito della comunicazione pubblicitaria. ma il tempo in cui sarà. gratuitamente. riciclati. della scrittura. progetti che possono essere rielaborati. trovano per ora spazio richieste nell’ambito della creatività. sai la soddisfazione? Ah già. nel sito non ci sarà la loro firma. Se il committente è d’accordo. [.40 E aggiungiamo noi. che si espanda a macchia d’olio anche ad altri settori. Continua Dilva Giannelli: Per il committente è davvero una meraviglia: poter scegliere tra migliaia – forse milioni – di progetti architettonici fatti e finiti. però. fino a poco tempo fa era appannaggio soltanto di agenzie. e il rovesciamento delle logiche di investimento verso percorsi di finanziarizzazione del lavoro. vuoi mettere la modernità?41 La conseguenza diretta di queste ricercate forme di buy-back con cui le imprese recuperano le componenti più flessibili della retribuzione di un freelance è la progressiva.

ma attraversa dibattiti molto più seri relativi alla costruzione di un mondo del lavoro più flessibile: si pensi allo slogan lanciato nel 1999 da Bill Clinton “Un lavoro qualsiasi è meglio di nessun lavoro”. che non ha più una vera forma o come si dice “non è più quello di una volta”. per disperazione. Dopo la caduta del Muro di Berlino e l’allargamento dei mercati con la globalizzazione è meglio qualcosa. in un campo globale che non ha più frontiere né lingue. Il lavoro gratuito. professore del dipartimento di Social and Cultural Analysis della New York University – un jackpot. magari in un secondo momento. meglio di nessun lavoro? In molti pensano che mantenere vivi i contatti con determinati ambienti produttivi sia comunque “meglio di niente” e questa non è soltanto una sconsolata battuta che si ascolta nell’informalità dei racconti sulle esperienze di lavoro. anche poco. vincere un premio di risultato o suddividere – come dice Andrew Ross.43 ovvero con una platea sempre più numerosa e agguerrita di freelance che scelgono questa strada per iniziare. verso gare pagate ex post o forme di ribasso senza limiti. appunto. dove ci si deve confrontare addirittura con chi offre collaborazione gratuitamente. che in periodo di crisi è necessario rimboccarsi le maniche e accettare qualsiasi lavoro invece di aspettare un mestiere attinente al percorso di studio intrapreso.42 Senza forza negoziale. in un futuro. ripreso poi da Antonio Fazio. oppure la convinzione che “Nessun lavoro è così duro come non lavorare”.44 Di recente anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha ricordato. perché forse non hanno più nulla da perdere o ritengono di poter portare a casa qualcosa. lasciandolo allo scoperto e solo. ex governatore di Bankitalia. individuale e collettiva.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 193 gare. In altri casi semplicemente per la possibilità di esserci. invece di farsi inghiottire e 193 . per fare esperienze internazionali o fruire di momenti di formazione. e da Emma Bonino. comparire come lavoratore invece di non esserci. slogan stampato sui manifesti dell’Ufficio di coordinamento federale delle iniziative per i disoccupati in Germania nel 1998. in particolare ai giovani neolaureati. la professionalità del freelance rischia di essere travolta da un vero appiattimento verso produzioni a cottimo e riduzioni dei compensi a “regole aziendali”. partecipare. Ma perché uno dovrebbe cestinare il sapere acquisito e passare da scienze della formazione a fare l’artigiano? Ti dicono che serve per migliorare le tue competenze e acquisire nuove conoscenze.

una casa di proprietà. Eppure gli “scoraggiati” aumentano. dice l’Istat. un compagno o una compagna con un lavoro stabile. Quando si entra in questa spirale. sostenuto da condizioni familiari favorevoli. È una forma di riequilibrio possibile. Espone vita e investimenti individuali alla mercé di committenti. La Francia non trova più tirocinanti disposti a sorvegliare gratuitamente la fauna delle coste della Bretagna in estate. Per tenere duro. è vero. 194 . In più ci si mette il fattore tecnologico e la possibilità di lavorare a distanza. si dice. Questo è davvero il punto più basso nella costruzione di un prezzo e di una relazione professionale. C’è chi decide di operare sottocosto. Il giusto compenso? Il fatto di lavorare! La tentazione di accettare coglie soprattutto chi è in fase di transizione e vede l’opportunità come una porta di ingresso verso ulteriori sviluppi senza accorgersi che può infilarsi in una gabbia. Questo perché la posizione da lavoro autonomo non prevede affatto l’inserimento in una stabile e “pur minima organizzazione imprenditoriale”45 e non è quasi mai il viatico per successivi ingaggi. filosofie del lavoro che esaltano la gratuità senza mostrarne i rischi. oppure grazie a investimenti personali e strumenti già acquistati. In un clima di degrado progressivo del lavoro gli imbonitori digitali hanno facile gioco nel rivendere il fatto di essere un collaboratore come opportunità tout court. o gratuitamente. mode. perché viene completamente annullata la trattativa e si chiede lavoro gratuito in cambio di fiducia. molti freelance fanno ricorso a risorse individuali attraverso le quali ammortizzare trattative unilaterali e non negoziabili. Basta leggere le sue rilevazioni degli ultimi dieci anni sulle forze lavoro in Italia. ma sbilanciata sotto il profilo economico perché legata a posizioni di rendita e asset personali svincolati dalle attività professionali. che alimentano a dismisura queste opportunità: si va dalla collaborazione partecipativa alle iniziative web based per arrivare a tutti quei lavori in cui la ricompensa offerta al freelance equivale alla sola possibilità di essere visibile in Rete. more than zero. Ma che cosa si aspettano dai diplomati quando lo stesso paesaggio si può vedere oggi da una webcam mentre si googleggia o chatta su Facebook da casa? Il problema rispetto al lavoro autonomo è un po’ più serio e si pone quando nell’indecisione personale di chi non sa se accettare questo trade off tra ricevere una remunerazione e farsi un curriculum si intromette la malafede di chi offre il valore dell’esperienza come pura ricompensa. Il fatto è che tutto questo ha a che fare con la progressiva e silenziosa rimozione del compenso economico dalla trattativa e la sua sostituzione con altra merce di scambio.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 194 sparire dal mondo del lavoro.

Andrew Ross dichiara: Può essere considerata plausibile l’idea che molto del lavoro che si è generato nel gap tra vecchi e nuovi strumenti sia stato trasferito negli interstizi dell’economia degli utenti che prevale sul web: considerare la questione della corrosione delle retribuzioni del lavoro professionale è solo metà del problema.50 195 . Guardando al ristretto segmento del publishing americano. Ma c’è qualcosa che non funziona perché. ma la trappola è là che aspetta e si chiama downgrading. ma è proprio ciò che i “tecnolibertari” negano nel descrivere le meraviglie del self publishing e della liberazione dai vincoli degli editori. parlando di Internet. il potenziale per scardinare il modello tradizionale di organizzazione del lavoro è elevatissimo. che non ha lesinato stoccate ai sistemi che promuovono la libera attività e sono basati sulle nuove forme di digital labour. ma il discorso potrebbe tranquillamente essere esteso a molti altri ambiti: Chi ha sempre visto il cyberspazio come paradiso di libertà è notoriamente cieco nei confronti dell’impatto che questo ha avuto sui tagli dei costi nel mercato del lavoro. sempre presente. un percorso indeterminato.46 Quella che avrebbe dovuto diventare per Jeremy Rifkin una liberazione dal peso del lavoro manuale47 non porta alla fine del lavoro. ma si sta trasformando per Ross in un incubo vivente. dove è andato perso negli ultimi dieci anni il 36 per cento dei posti di lavoro.49 Inutile negare. ribasso o dumping. Dice Ross. i vecchi media sono chiaramente allineati con l’etica neoliberale della Jackpot Economy che chiede a tutti di partecipare a un gioco che però remunera soltanto pochi. La cosa più interessante è che il materiale prodotto dalla social economy online è sempre più materiale per motori e sistemi di speculazione e profitto. come dice Andrew Ross. così come è sempre più diffusa l’idea di poter costituire mercati del gratuito ed economie alternative di ogni sorta.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 195 Se il lavoro è un sogno che non si avvera allora svegliati Uno dei più attenti critici di questa tendenza si è rivelato negli ultimi anni Andrew Ross. giocati sul filo di lana con il lavoro gratuito o la promozione individuale che non arriva a produrre reddito.48 Nel mondo del lavoro freelance il premio è l’autonomia. quasi una lotteria per chi vuole fare ingresso nel mondo del lavoro soltanto attraverso la stretta porta delle interazioni digitali.

ma per qualcosa. e non sempre. come scrive Carlo Formenti. come dovrebbe accadere nella consulenza professionale. Diventa esplicito là dove la gratuità si mescola all’apparente mancanza di finalità economiche. non per qualcuno!”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 196 Molte di queste situazioni spingono in un angolo chi svolge attività cognitiva e intellettuale in proprio. Spiega Formenti: Uno dei capisaldi della critica marxiana dell’economia politica consiste nel puntualizzare che non esiste qualcosa come il “valore del lavoro” (pur essendo la sorgente di ogni valore economico. Andrew Ross. è oggi del tutto evidente in alcune dinamiche legate al lavoro gratuito via Internet. Questo cortocircuito tra futuro imprevisto e rischio d’impresa che dovrebbe. il lavoro in quanto creatore di valori d’uso. dove. un valore della forza lavoro. ma soltanto del rischio. di inghiottirli in silenzio sperando in un futuro migliore. in un futuro previsto e anticipato in un compenso adeguato. convertite in merce e dunque spendibili su ciò che impropriamente definiamo “mercato del lavoro”. Una distinzione concettuale che rischia di perdere senso nel contesto dell’economia di Rete. lo chiama social factory.it qualcuno volle prendere le distanze da queste forme di “jackpot economy”. spalmando sul singolo il rischio ed eliminando la remunerazione di un premio che viene differito in un futuro imprecisato. citando Mario Tronti.51 Ecco. non ha valore di scambio): esiste. ricambio organico fra uomo e natura. costringendolo a trovare opportunità dove si mascherano iniziative d’impresa. dove non vi è però condivisione del capitale o della ricchezza. in particolare di chi si fa promotore di user generated content o. È giusto ricordare però che i rapporti di forza.53 L’economia della conoscenza mantiene un livello sotto traccia che sta evolvendo verso forme di suddivisione del valore e di “capitalismo distribuito”.54 un socialismo 196 . non è più solo o prevalentemente l’attività lavorativa di produttori riconosciuti come tali e ingaggiati in una relazione formale di scambio con le imprese capitalistiche. cioè delle capacità lavorative socialmente prodotte.52 svolge un’attività di prosumer. pur facendone parte. tra capitale e forza lavoro direbbe chi usa ancora questo linguaggio. sono oggi ridimensionati e alcuni meccanismi cercano di farli sparire. il rischio più alto è di nascondere nella dinamica di piccolo cabotaggio o nelle scelte individuali valori più complessi e collettivi. ma non si assume la responsabilità di remunerare risultati attesi. a creare valore. e disse: “Io lavoro gratis. un po’ produttore un po’ consumatore. se mai. bensì la cooperazione spontanea e “gratuita” fra comunità di utenti/consumatori impegnati in progetti spesso (apparentemente) privi di finalità economiche. Sul blog Humanitech.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 197 cooperativo di nuova generazione. La giustificazione teorica a sostegno di tutto questo ha trovato nel mondo dei blog italiani una grandissima e incondizionata adesione. Alle spalle di questo fenomeno c’è un fatto importante: i mezzi di produzione. tribù dove la moneta è assente. libera. che potesse finalmente essere guidata dalla felicità. hanno consentito di abbattere considerevolmente i costi di produzione. ovvero l’idea di poter dare vita a un’economia nuova. nelle manifestazioni personali di libero pensiero o nello sviluppo di comunità open source.55 e trovasse il suo coronamento nel dono e nella gratuità. Mentre questa filosofia ha avuto e continua ad avere un’importante risonanza positiva nei contesti no profit. Basta citare l’esempio dell’italianissima esperienza di Blogosfere. Il Saggio sul dono di Marcel Mauss57 è stato per lungo tempo il testo più citato da chi ha visto nell’affermazione della gratuità su Internet la strada per un’economia di nuova generazione aperta. La linea di confine con il lavoro gratuito viene assottigliata moltissimo e proprio su questo carro hanno iniziato a salire numerose imprese.56 Donare il tempo. ma quando è un contributo professionale che cosa accade? Niente di più indovinato per definire nuovi spazi per le collaborazioni gratuite. una forma di partecipazione libera al mondo del lavoro e della produzione intellettuale che nasconde però l’accumulo di un “jackpot” e di risorse economiche riscattabili soltanto da pochi. determinata dalla società e svincolata da centri di potere o interessi economici. oggi le tecnologie digitali. un modo nuovo di abitare nelle comunità digitali. Poco dopo il servizio arrivò a una quota197 . come contributo personale. poco importa.it che partì in sordina nel 2005 come un aggregatore di blog sul quale ci si poteva proporre liberamente e scrivere in qualità di “esperti” senza avere la certezza di un compenso assimilabile a quello di un normale giornalista. le cose sono più delicate quando si intacca l’economia produttiva. soprattutto quelle web oriented. nell’offrire cioè qualcosa allo spazio sociale.58 per regolare meglio gli scambi interni alle digital social factories. professionali o meno. scardinando poteri e vincoli. il mondo cioè dei mestieri e il lavoro professionale autonomo che si relaziona alle imprese e al mondo dei profitti. alimentando una spinta libertaria verso nuove forme di creazione intellettuale e un capitalismo cognitivo che ha trovato proprio in questi ultimi anni una giustificazione teorica forte.

dona il tempo e chiede il tempo. come se fosse una liberazione. A questa domanda risponde Jacques Derrida: Il dono. che deve vedersela da solo.62 E qual è il nesso con l’economia? Il tempo. opere. l’economia implica l’idea di scambio.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 198 zione di 2. segni monetari. si rapporterebbe senza dubbio all’economia. ed è ovvio. perfino con l’economia monetaria. all’origine. Scambio circolare di beni.61 Alle homepage. venne incorporato nel gruppo Il Sole 24 Ore e successivamente ceduto a Populis. Si tratta del lavoro che Jacques Derrida raccolse nel saggio Donner le temps60 e che ci può aiutare a capire come affrontare la questione del tempo. distribuzione e spartizione. di circolazione e ritorno. è l’idea che il dono del tempo possa avere un differimento infinito. La legge dell’economia è il ritorno al punto di partenza. Per Marcel Mauss il dono nella sua gratuità restituisce miracolosamente sempre qualcosa. Non si può trattare del dono senza trattare di questo rapporto con l’economia. perché la cosa donata non sia restituita immediatamente. Scrive il filosofo francese: Oltre ai valori di legge. del suo valore e del differimento nel circolo dell’economia. dono ed economia si legano in maniera indissolubile e non eliminano il nesso con la moneta neppure quando viene apertamente dichiarato che lo scambio è gratuito: ciò che intacca oggi la qualità del lavoro. prodotti. mandandolo in frantumi. o al contrario che sia un puro affare di chi presta la propria opera. diremmo oggi. se ce n’è. Precisa ancora meglio il filosofo francese: Il dono non è dono. non dona che nella misura in cui dona il tempo. network italiano di blog. al 198 . rispetto a ogni altra operazione di scambio. casa. ovvero il valore del tempo e la sua interpretazione rispetto al modo in cui avviene lo scambio di beni o di forza lavoro.5 milioni.59 Al di là dei casi concreti. È l’oikonomia. alla casa. è interessante ricordare come la critica più radicale mossa alle teorie di Mauss avvenne prima ancora che nascesse la grande avventura di Internet. Il dono.63 Tempo. in una delle più clamorose operazioni di speculazione finanziaria di un sistema soltanto apparentemente considerabile una vera social factory. ma non era chiaro all’antropologo quale forza nella cosa donata facesse sì che il donatario la ricambiasse.

e infine il degrado del lavoro gratuito non sono certamente questioni individuali. personale. Sostengono Adam Arvidsson. Si afferma l’idea che la rivalutazione dei contributi professionali possa avvenire in un prossimo futuro. L’esaltante rush libertario dell’informazione generata dagli utenti sul web è soltanto il più evidente esempio di uno spostamento generalizzato delle dinamiche del lavoro dal produttore al consumatore. è “just another transfer of work from more regulated kinds of labor market”. il rischio sul piano individuale è altissimo. Alla fine. dal sistema imprenditoriale incardinato su una forza lavoro che ha costi non comprimibili verso il lavoro professionale autonomo. Tutto questo. potremmo accedere più in là. da non oltrepassare poiché l’assunzione intera del rischio è un onere insostenibile per un freelance: svaluta sia le proprie opere sia la propria attività.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 199 di là di quanto accade nel suo rapporto immediato con i committenti. e che il lavoro si debba fornire gratuitamente per una ragione individuale. avvicinando questa lettura anche al mondo del design e della moda: La tendenza verso l’individualizzazione del lavoro immateriale sembra una caratteristica della fase neoliberale del capitalismo dell’informazione. come se fosse un evento fuori da ogni contesto economico. o la svalutazione della consulenza. È il punto limite. non è detto. perché quando si viene pagati soltanto con l’opportunità di utilizzare i mezzi di produzione o con la pura partecipazione alla costruzione di brand altrui. Giannino Malossi e Serpica Naro. Marcel Mauss il suo Saggio sul dono non lo regalò agli editori. come dice Andrew Ross.64 E non sbagliano. che scivolano dal mondo delle imprese ai lavoratori autonomi.65 l’ennesimo tentativo di sottrarsi alle forme più regolate di lavo199 . A ben guardare questa non è altro che una versione utopica del banale sistema aziendale di remunerazione differita al momento in cui si entra in possesso dei risultati. dall’impresa al lavoratore e in molti casi. remunerata a cottimo. ma non oggi. ovvero una formula vuota di gain sharing o profit sharing che ci esclude dalla condivisione fino a data da destinarsi. con la crisi dell’economia. E poi che cosa resta da offrire e da donare al termine del lavoro gratuito? C’è una risposta nella nostra Costituzione? L’inversione delle forme di rischio. per migliorare il valore di qualcosa a cui forse.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite. che fa di overwork. impropriamente e verso una svalutazione e un ribasso senza ritorno? A nostro avviso le coalizioni non sono e non devono essere semplici organizzazioni. E cercando una risposta a partire dal diritto ci è venuto l’istinto di leggere la nostra Costituzione. che il più delle volte inganna. ma più in generale è una deriva che sottrae qualità al lavoro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 200 ro. E allora quali nuove coalizioni sono in grado di resistere e combattere? Come non lasciare che il lavoro professionale autonomo sia manovrato a piacere. In chiusura del nostro discorso sul giusto compenso non resta che chiederci se la nostra Carta costituzionale indichi qualche via d’uscita o lasci il mondo del lavoro autonomo allo scoperto. e non può rinunziarvi. C’è un filo diretto tra lavoro sottopagato o gratuito e questo transfer. 13941/2000) – ha teorizzato la coincidenza pressoché perfetta dei confini del campo di applicazione dell’articolo 36 con l’area del (solo) lavoro subordinato. Ebbene. che fine hanno fatto? Nel tempo sono diventati applicabili soltanto al lavoro subordinato. ma la proporzionalità della retribuzione alla quantità e soprattutto alla qualità sono diritti invalicabili. come indicano oggi sindacati. intaccando la correttezza delle relazioni e la dignità dei lavoratori. Concordare un riposo con i clienti o avere delle ferie forse non sono dovuti. Abbiamo trovato queste parole nell’articolo 36: Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Perché? Scrive Pietro Ichino in una relazione tenuta nell’aprile del 2010 all’Accademia dei Lincei proprio su questo tema: Fino alla metà degli anni novanta la dottrina quasi unanime – così come ancora all’inizio del nuovo secolo la giurisprudenza (Cassazione n.66 200 . In realtà è un circolo vizioso. ma prima di tutto il risultato di un atteggiamento soggettivo tra le persone affinché si associno con altri e rivendichino i propri diritti. costitutivi anche e soprattutto del lavoro indipendente. politica o stampa. facendoci credere che è impegnandosi con dedizione che possiamo salvaguardare in futuro altre occasioni. Non soltanto da quello subordinato. underpayment e sacrificial labour nuove norme non scritte contro le quali l’arma dello sciopero è oramai una forma spuntata di lotta.

Co. ci sono però almeno quattro elementi utili per affrontare la questione. ovvero da due correnti di pensiero che più di ogni altra. Era un’epoca senza partite Iva.67 Il postfordismo bussa alle porte del diritto e l’unica apertura possibile pare essere quella nei confronti dei collaboratori autonomi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 201 La norma nacque nell’Assemblea costituente dalla convergenza tra le istanze di parte socialista e comunista e quelle dei democristiani progressisti. intorno alla metà del secolo scorso. onde evitare che la deroga in peggio sia messa in atto dalle imprese proprio nell’impiego di lavoratori indipendenti? Nella grande città del lavoro autonomo. perché non impegnarsi a trovare forme equiparative degli elementi economici almeno là dove i contenuti professionali sono equivalenti. la consapevolezza dell’impossibilità logica di escludere drasticamente e indiscriminatamente dalla protezione costituzionale tutti i rapporti di collaborazione autonoma a carattere continuativo. Già nel 1928. non soltanto nei quartieri alti dei Co. Se volessimo tornare a quanto enunciato dall’Ilo. Separare i lavori svolti con continuità per uno stesso committente dall’opera prestata per diversi clienti introduce un punto discriminante che non aggiusta le carenze della nostra Costituzione. attribuirono un ruolo rilevante allo stato e alla coalizione sindacale nella determinazione e nell’incremento degli standard di trattamento dei lavoratori.68 ma è una strada che non ci convince. con la convenzione n. portatori della lettura più incisiva e interventista della dottrina sociale cattolica. Il riferimento alla legge Biagi è esplicito. la stessa che ci ha portato al modello sociale europeo.Pro. finte o vere che fossero. si dice. l’Organizzazione internazionale del lavoro. e soltanto con la regolazione dei contratti a progetto. Divide piuttosto il lavoro autonomo in due invece di ricomporre la sua forza e la sua diversità da quello subordinato. però. Il primo è il richiamo alla genesi di quanto enunciato dall’articolo 36 della Costituzione. Nel lungo discorso di Ichino sul giusto compenso. dichiarò i princìpi secondo i quali il legislatore fosse obbligato: 1) a fissare minimi retributivi laddove i salari – il riferimento era allora solo al lavoro subordinato – fossero “eccezionalmente bassi”. 2) l’inderogabilità in pejus di questi compensi. 26. fino a potersi considerare oggi maggioritaria. Ora. Dopo quasi cinquant’anni è cambiato qualcosa: Nell’ultimo quindicennio è venuta invece progressivamente diffondendosi. non sarebbe del tutto errato che al201 . se si vuole tenere fede a questi princìpi fondanti della nostra cultura del lavoro. all’Accademia dei Lincei.

cosa impossibile da ottenere) comportamenti virtuosi anche nel mercato privato. Chi non accetta questo compromesso è pagato di più. percependo una retribuzione inferiore rispetto a quella altrimenti ottenibile. il datore mediante il contratto si accolla – entro un limite determinato – il rischio degli impedimenti sopravvenuti e il lavoratore paga la copertura così acquisita con un “premio assicurativo” implicito.69 In altre parole. il che 202 . In verità l’esempio proposto non si può estendere al lavoro professionale autonomo che come abbiamo visto è retribuito meno di quanto avvenga in azienda. scrive Ichino. Per avere un’idea dell’entità di questo premio implicito basti considerare la differenza di compenso. Nel lavoro subordinato. che li tutelassero da compensi “eccessivamente bassi” in modo da indurre (senza obbligare per legge. in termini di maggiore sicurezza del reddito. Continua il giuslavorista: La ripartizione di questi rischi tra datore e prestatore di lavoro avviene per mezzo della combinazione tra due disposizioni contrattuali: quella concernente l’estensione e l’intensità della tutela contro il recesso unilaterale del datore e quella concernente il grado di sensibilità del trattamento retributivo al risultato. Un dipendente ha. o di un antennista. cercando in ogni modo di fare buy-back a basso costo dei valori esternalizzati. globalmente considerata ex ante come soggetta al rischio di determinate sospensioni. secondo gli standard correnti. ma in pratica l’impresa abbassa la spesa e insieme il rischio economico. L’errore più vistoso di valutazione sta proprio qui. Il secondo elemento riguarda invece lo scambio tra sicurezza nella continuità lavorativa e retribuzione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 202 meno lo stato adottasse al suo interno minimi retributivi per progetti assegnati ai collaboratori autonomi. Alla collocazione di ciascun rischio in capo al datore corrisponde un’utilità per il prestatore. il posto fisso ha una busta paga alleggerita dei rischi in carico al datore. acquistato la sicurezza della continuità del proprio reddito in cambio di una riduzione del reddito stesso. dice Ichino. e l’ora di lavoro di un dipendente qualificato che svolga esattamente le stesse mansioni. Appare evidente che nella valutazione del trattamento economico del lavoratore alla stregua del principio di “giusta retribuzione” deve tenersi conto anche del contenuto assicurativo del rapporto di lavoro. ma tutto quanto egli riceve – compresa quella sicurezza – è il corrispettivo della sua prestazione lavorativa. tra l’ora di lavoro di un artigiano falegname. o di un ragioniere. sia esso individuato nella quantità del prodotto o nell’utile conseguito. per così dire. Sulla carta un freelance dovrebbe percepire un premio molto più elevato perché si accolla rischi non ceduti al committente.

senza questa componente di equità.71 Nel rapporto di lavoro autonomo tutto (o quasi) è al contrario in carico al lavoratore che deve scorporare parti della retribuzione lorda per provvedere a questi diritti per poi affidarsi ai servizi comunque ampiamente insufficienti dello stato. obsolescenza del sapere ecc. sottraendoli alla pura esposizione verso il diritto commerciale. I freelance non sono “merce”. appunto. non hanno capannoni. promozione personale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 203 comporta – nel rapporto di lavoro contrattato dalle parti – un costo implicitamente o esplicitamente pagato dal prestatore stesso in termini di minore retribuzione. e questo è il terzo punto. Nel lavoro subordinato infatti la nozione di retribuzione mette insieme due prestazioni concettualmente distinte: una di natura corrispettiva. sono lavoratori. Lavoratori. Per questo crediamo vada riconsiderata una delle più radicate convinzioni del diritto del lavoro italiano e della cultura sociale del nostro paese.70 Questo è il punto più delicato perché sia in termini di rischio d’impresa – rispetto ai risultati presunti derivanti dal ricorso a una consulenza – sia rispetto al rischio relativo all’avere una posizione di lavoro individuale sul mercato. e una di natura sociale. Come superare lo scoglio? Qui arriva il quarto e ultimo punto. che significa affrontare in autonomia discontinuità di ogni genere (malattia. Perché non estendere al committente quote di ammortamento di questi diritti del lavoratore. la sproporzione avviene in una determinata componente retributiva che è quella cosiddetta “sociale”. non sono imprese o ditte. In particolare. ma soltanto una forte esposizione del freelance. che unisce biunivocamente il lavoro effettivamente prestato e la proporzionalità del compenso. Scrive il giuslavorista: 203 . che tutela il lavoratore nei suoi diritti fondamentali o “di cittadinanza”.) non vi è un premio adeguato. non merce A nostro avviso è necessario portare questi lavoratori nelle maglie del diritto del lavoro. ricerca di committenze. non sono imprenditori o capitalisti. i diritti di cittadinanza saranno sempre declassati per gli autonomi. per esempio ampliando lo spettro della cosiddetta “rivalsa” o della ripartizione degli oneri contributivi? O altrimenti perché non incidere sull’imposizione fiscale fino a determinati tetti di reddito sotto i livelli del lavoro “standard”? Finché ci sarà un’equiparazione fittizia tra insider e outsider. riconducibili al principio costituzionale della sufficienza indicato nell’articolo 38 della Costituzione.

non in avanti. Ma questa nozione è assai più ampia dell’area cui si estende il principio della “giusta retribuzione”: è a tutti gli effetti “lavoro” protetto dall’articolo 35 anche quello dell’imprenditore. crediamo vada posta la tutela generale del lavoratore inteso come persona e cittadino. Finché non avviene questo salto.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 204 Autonomi e dipendenti rientrano nella nozione di “lavoro” a cui si riferisce l’articolo 35 della Costituzione.72 Qui sta il nodo: il passaggio per i freelance dall’ambito del lavoro a quello della semplice concorrenza tra “imprese”. che riporti freelance. inteso nell’ampio significato del termine fatto proprio dall’ordinamento comunitario. comprensivo del libero professionista. la stessa voce? Nella definizione delle priorità. professionisti autonomi e consulenti nell’alveo dei diritti universali di cittadinanza. beninteso. Nei fatti e nelle valutazioni oggettive delle imprese questo non avviene. una difesa che intervenga in maniera indipendente dalla natura del suo lavoro. Anche l’imprenditore. 204 . La loro equiparazione alle aziende è un falso storico. può soffrire di conseguenze dannose di distorsioni del mercato. è inutile dire il contrario anche nel formalismo del diritto. di ciò che dovrebbe stare erga omnes. Come si può pensare di delegare questioni di relazione economica di questo tipo all’Antitrust? O immaginare di porre il tema del giusto compenso sotto il profilo della concorrenza sleale tra una multinazionale e un lavoratore autonomo? Hanno forse lo stesso peso. ma la correzione di queste distorsioni va ricondotta al principio di protezione della concorrenza e non a quello della “giusta retribuzione” di cui all’articolo 36. svalutazioni e rischi. sarà il mercatismo a dominare sulle teste di questi lavoratori sempre più esposti a riduzioni. ma indietro. abnorme e deleterio. destinato normalmente a operare in un mercato concorrenziale in posizione di indipendenza effettiva nei confronti dei propri clienti o committenti. le stesse risorse.

a partire dal semplice avviso ai naviganti che stanno affondando. costruite in serie. Nel nostro paese non abbiamo assistito a processioni di dipendenti o manager licenziati che abbandonano in massa e in silenzio. rimaste sfitte e vuote. I nostri brutti quartieri ai margini delle città non hanno new towns deserte. Gli outsider del welfare state Le crisi silenziose fanno più danni di una devastante rovina sotto gli occhi di tutti. La desertificazione prodotta dalla crisi in Italia ha intaccato altri territori rimasti allo scoperto e privi di protezioni. gli uffici di banche o assicurazioni. e abbandonate poi a se stesse. con prefabbricati a basso costo. Nonostante questo. atipico e autonomo. dai media e dallo stato sociale. Non abbiamo realmente assistito alla rappresentazione fisica di una crisi nella sua dimensione più ampia. la crisi più profonda che il mercato del lavoro abbia maturato nell’ultimo dopoguerra non sembra avere raggiunto l’opinione pubblica e destato grande allarme sociale. L’apartheid sociale che emerge con la crisi Nelle dieci fasi di recessione che dal 1948 al 2010 hanno investito l’economia occidentale. ha bussato prima e con maggiore frequenza alla porta del lavoro non tutelato. Perché? Il livello dell’occupazione ha fatto un passo indietro di set205 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 205 7. soltanto la più recente ha visto ventiquattro mesi ininterrotti di riduzione dei posti di lavoro. in pieno centro di una grande città. con i propri effetti personali in una scatola. composto da figure che non godono di rappresentanza e dunque escluse dalle stanze del potere. Possono protrarsi più a lungo e senza che siano prese le giuste contromisure.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 206 te anni. in molti casi. “genera oggi posizioni di rendita da una parte. Nel mese di maggio del 2009 il governatore di Bankitalia. dall’altra situazioni di precarietà di lunga durata. amministrate nel delicato risiko della crisi direttamente da governo. I riflettori sono stati puntati lì. amministrazioni locali e sindacati.6 milioni di lavoratori che sarebbero rimasti senza sostegno in caso di perdita del lavoro. senza nessun supporto o protezione sociale. manifestato sul tetto degli stabilimenti. per ragioni che hanno poco o nulla a che vedere con il merito delle persone interessate. Le richieste di sussidi e il ricorso alla cassa integrazione sono schizzati alle stelle: nella sola provincia di Milano tra il 2007 e il 2009 sono quintuplicate. consulenti con partita Iva. Economisti. anche Pietro Ichino parlò di un progressivo consolidamento di “un regime di apartheid tra protetti e non protetti”. anche liberi professionisti sono stati costretti ad approntare in silenzio atterraggi di fortuna.”2 Il 75 per cento di chi perse un’occupazione nel primo anno di crisi finì proprio in questo “ghetto”. Soli. Quale potere più grande è mai stato concesso a chi interviene nelle politiche per il lavoro? I beneficiari di questa pioggia di euro sono stati principalmente i lavoratori dipendenti di grandi imprese e (con deroga) di piccole società. Da una parte impiegati e operai hanno occupato imprese. però. governo e parti sociali sono comunque concordi: il sistema di welfare sembra avere tenuto. cifre monstre. criticando il disegno di legge per l’estensione dei contratti a termine. attori che giocano un ruolo di primo piano in una partita politica e d’immagine senza precedenti. in gran parte. bloccato cancelli. Dall’altra una platea di lavoratori atipici. Carlo Dell’Aringa in un intervento al Palazzo del lavoro di Milano3 fotografò nel 2009 206 . che consente di salvare posti di lavoro.1 Otto mesi prima.” dichiarò il senatore del Pd. Sono somme ingenti. a carico delle regioni che per fare cassa hanno stornato ampie quote di risorse destinate alla formazione e provenienti dal Fondo sociale europeo. collaboratori e. aziende e famiglie dalla bancarotta. visto che il nostro welfare non prevede alcun ammortizzatore: la perdita secca di reddito è arrivata immediatamente e senza preavviso. Ma che cosa significa con precisione? Quali lavoratori vivono una crisi “morbida” e chi ha veramente subìto la recessione? E perché questo è avvenuto e presumibilmente avverrà anche per le prossime fasi di difficoltà economica? Le risorse pubbliche stanziate nella XVI legislatura italiana per fronteggiare la crisi occupazionale ammontano a 13 miliardi di euro. Mario Draghi. parlò senza mezzi termini di una platea di 1. “Questo modello del mercato del lavoro duale. ovvero chi presta servizio là dove il licenziamento è un iter complesso.

È un discrimine che si sta delineando attraverso una delicatissima battaglia politica e sociale che negli anni ha visto una revisione profonda di molti istituti legislativi e contrattuali. Soggetti che potenzialmente potrebbero ritrovare ragioni comuni per una nuova lotta sociale. Flexicurity. Non è soltanto una questione di dare tempo al 207 . immaginare un futuro centrato sul valore della conoscenza e creare uno spazio di vita e un’attività professionale sostenibile. Tra questi ci sono certamente i lavoratori professionali autonomi. anche nei momenti di fragilità economica. Il cuore della protesta allora come oggi non era sulle misure di contrasto ai baronati o sulle modifiche dei consigli di amministrazione degli atenei. ma sulla totale assenza di capitoli di spesa per incentivare lo sviluppo del sapere dal basso. chi l’ha vista? La dialettica che separa in e out.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 207 la situazione individuando da una parte “un blocco granitico e quasi monolitico” di soggetti interessati da uno Statuto del lavoro. sistemi di protezione sociale forte e diritti acquisiti che tutelano le famiglie e garantiscono sicurezza. i giovani e giovanissimi (in particolare i laureati). diritti e politiche di welfare anche locali.4 ma non si coglie in pieno il problema. i lavoratori autonomi di seconda generazione e tutti i nuovi disoccupati. Le rivendicazioni e il malessere mostrato nel dicembre 2010 durante la pacifica occupazione dei monumenti del paese da parte degli studenti italiani contro la riforma dell’università non sono del tutto separati dalle urgenze che mettono in difficoltà i lavoratori intellettuali autonomi o di tutti quei soggetti abbandonati dal welfare state e dalle politiche di sviluppo. neolaureati portatori di nuove conoscenze e raccomandati che scambiano un posto di lavoro con un voto politico è il vero campo di battaglia politica oggi. tutelati e lavoratori vulnerabili. e dall’altra un variegato mondo di outsider che si fanno carico della flessibilità senza avere alcuna protezione e maturano posizioni previdenziali del tutto inadeguate ad affrontare il futuro. malattia e previdenza. come sostiene per esempio Angela Padrone nella Sfida degli outsider. Per qualcuno questo contrasto è una sfida collettiva da giocare in supporto a gruppi sociali posti in una condizione forzata “di ritardo” rispetto a una piena valorizzazione del loro potenziale. e si è radicato nel tessuto sociale grazie a dinamiche di polarizzazione interna al mercato del lavoro che pone oggi tra gli outsider principalmente le donne. per assistere le fasi di transizione verso il lavoro.

se non addirittura confinate nel sommerso. Rinunciando a un’analisi granulare. La decostruzione e frammentazione del mercato del lavoro operate sia dalla destra sia dalla sinistra italiane negli ultimi vent’anni – maturate con la legge Treu e la riforma Dini fino alla revisione dei contratti a termine. Ciò che è avvenuto in realtà è stata una progressiva riduzione delle tutele tipiche del lavoro dipendente e la conseguente lotta sociale e sindacale per vedere riconosciuto al nuovo qualcosa di vecchio. maglie che nel nostro sistema definiscono una contrapposizione forte tra condizioni lavorative oggettivamente differenti. In questo percorso tuttora aperto. derivante dalla perdita dell’occupazione standard e dei diritti sociali a esso associati. e garantire uguale sicurezza nella flessibilità (flexicurity). però. passando dalla legge Biagi – hanno inseguito la falsa illusione di poter rendere tipiche o “aggiustare” le forme di lavoro ancora sfuggenti o grigie. ponendo in primo piano la necessità di ripensare i sistemi di welfare secondo logiche universalistiche. come peraltro avviene già in gran parte d’Europa. e battuto implicitamente da ogni schieramento politico senza soluzione di continuità. fiscali e contributivi. le cui opportunità sono circoscritte da limiti legislativi. con il vantaggio non indifferente – come ripete spesso anche Andrea Fumagalli5 – di sottrarre anche il lavoro dipendente al ricatto cui è sottoposto. eterogeneo per natura. tutto ciò non soltanto non accade. Vi sono ragioni forse più stringenti. fa oggi emergere criticità e contraddizioni. quelli a termine e il mondo del lavoro autonomo. Oggi. il nodo del lavoro professionale autonomo è sistematicamente rimosso perché pone l’attuale dialettica flessibilità-precarietà fuori asse e ne scardina le ipocrisie di fondo. Tralasciando la moltiplicazione de208 . ma non sarebbe neppure possibile. rispondendo al contempo alle necessità delle imprese di disporre di formule flessibili di lavoro (rispetto ai contratti a tempo indeterminato) per affrontare la discontinuità della domanda. tralasciando del tutto il margine più lontano. si può dire che il sistema italiano sia suddiviso in tre categorie di lavoratori: i dipendenti a tempo indeterminato. Rappresentato nella sua partecipazione al mercato del lavoro dal cosiddetto popolo delle partite Iva – il mondo dei freelance e dei consulenti –.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 208 tempo e trovare pure misure di incentivazione. che è il lavoro professionale autonomo. magari associate a diritti forti di cittadinanza. È opinione comune che questo darebbe vita a meccanismi di reale mobilità. garantendo protezione ed equità nei confronti di ogni lavoratore in maniera indipendente dal tipo di relazione che costruisce con i suoi committenti e non metterebbe più i lavoratori su due piani.

è servito a molto. e oggi anche piuttosto agguerrita. come ha cercato di fare l’esecutivo di centrosinistra nel 2007. sopravvivono nei fatti: neppure il tentativo di condonare queste irregolarità. ma pagandoli meno.. La revisione delle relazioni di lavoro centrate su progetti a termine è stata normata correttamente: la legge Biagi obbliga all’assunzione a tempo indeterminato qualora non siano rispettate le indicazioni sui contratti a progetto. Con che cosa sono stati sostituiti? Con contratti a progetto. organizzata. piuttosto che – come in realtà è da un punto di vista del diritto del lavoro – come un contratto di lavoro autonomo. Ogni riforma della legislazione sembra nascondere la precisa volontà di sottrarre al lavoro indipendente di tipo professionale la possibilità di raggiungere una piena emancipazione e consapevolezza. I pregiudizi sulle collaborazioni. artigiani e liberi professionisti. senza però approfondire la natura di quest’ultimo e tantomeno vagliare le potenzialità reali dell’autonomia. progressivamente eliminati. Le imprese continuano ad avere interesse a impiegare risorse qualificate su progetti interni come se fossero propri dipendenti. di lavoratori che hanno sposato radicalmente la filosofia del lavoro indipendente rinunciando del tutto a essere sussunti nel mondo del lavoro salariato. hanno uguale interesse a riportare il variegato mondo degli outsider nel segmento 209 . arrivando fino alle cooperative – oggi vere e proprie “agenzie interinali low cost” –. prima di tutto nella cultura del lavoro. facendo sì che il vincolo con il capitale e il salario non venga mai rescisso. mantenendo per i contratti a progetto e così per il lavoro autonomo l’ambigua valenza di un vincolo tra imprenditori e pseudodipendenti. appare evidente come la disputa politica e sociale si sia sempre giocata nel contrapporre il lavoro a tempo indeterminato con quello a termine.Co. ovvero datori di lavoro e “impiegati” di serie B.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 209 gli intermediari che oggi possono fare le veci del datore di lavoro finale attraverso contratti di somministrazione. consapevole. Si pensi.Co. considerati erroneamente dal mondo dei manager aziendali delle risorse umane (e ancor peggio spesso anche tra i consulenti del lavoro) come una forma depotenziata di rapporto di lavoro subordinato. Gli stessi sindacati. intese come relazioni di dipendenza. che intervengono nel dibattito sul lavoro irregolare. appalto ecc. per esempio. ma questa revisione non ha saputo tracciare discontinuità col passato. e mai a lavoratori indipendenti “in generale”. a quanto accaduto intorno ai Co. per tradizione associata soltanto a commercianti. La cultura del lavoro oggi maschera tutto questo: la pervicace volontà dei governi di centrodestra nell’allargare le maglie del lavoro dipendente a termine ha sostanzialmente nascosto la presenza sempre più forte.

difficilmente circoscrivibile. dopo artigiani e commercianti. come dimostra il fatto che il Codice civile ponga proprio la partizione tra subordinazione e autonomia prima di ogni altra fattispecie di relazione lavorativa. Alla fine degli anni novanta il quadro teorico era abbondantemente delineato e ancora. Emiliana Armano ha saputo produrre un’ottima sintesi di queste rappresentazioni.6 inserendole nel contesto più ampio del lavoro della conoscenza. che chiama questi lavoratori “capitalisti molecolari”. Il mondo delle partite Iva è un segmento “scomodo”. hanno colto bene le trasformazioni della società postfordista e descritto abbondantemente questo popolo nato in seno al terziario avanzato. Forse perché è il modo più semplice. e gli studi di Aldo Bonomi. il postfordismo e il knowledge working. che non nasce con lo smantellamento del lavoro subordinato. di mercato del lavoro. In realtà tra gli interstizi di un falso bipolarismo che vuole i lavoratori a tempo indeterminato come dipendenti di serie A e tutti gli altri come dipendenti mancati e di serie B. ponendolo correttamente nella “seconda generazione” di partite Iva. c’è un’anomalia sistemica che fa crollare l’intero impianto logico con cui si affrontano oggi le riforme. Nella ricomposizione fenomenologica del lavoratore autonomo che opera in Italia non si sottolinea però mai abbastanza quella componente di materialità spuria che condiziona scelte e prassi. e l’empirismo legislativo tipico del nostro paese che determina la condizione di vita e di lavoro di freelance in una difficile lotta 210 . Gian Paolo Prandstraller o Angelo Deiana sul capitalismo intellettuale. non resta che la formula più libera e aperta di partecipazione al mondo del lavoro. dopo dieci anni. ovvero l’indipendenza. e quale sia questo tipo di lavoratore oggi non è più un mistero. ma preesiste da decenni. Lavoratori autonomi senza tetto né legge In tempo di crisi – come scrisse Dario Di Vico sul “Corriere della Sera” in una serie di approfondimenti che a partire da settembre 2009 il maggiore quotidiano italiano ha voluto intelligentemente dedicare al problema – avere una partita Iva sembra addirittura l’unico modo di rimanere ancorati e “iscritti formalmente al mondo del lavoro”. Se non sei dentro un’impresa. Manuel Castells a Christian Marazzi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 210 dei “mancati dipendenti” per rinforzare così la propria linea di difesa del lavoro subordinato. In Italia le analisi di chi scrive o di Federico Butera. in un quadro che raccoglie e integra contributi descrittivi seguendo quel filo che unisce Peter Drucker a Richard Sennett. Enzo Rullani.

si assume oggi uno scambio che il dipendente non intende assumersi: garantisce flessibilità socialmente ed economicamente utile in cambio di autonomia. ma non per chi non è né l’uno né l’altro. ma non ha le medesime possibilità legate a detrazioni e oneri deducibili. fu pensata dal mi211 .7 Questo significa in termini pratici un impegno senza disattenzione. un commitment che il lavoratore autonomo non deve esercitare soltanto verso i propri clienti. Ha una posizione ibrida che non concede chance per ottenere crediti formativi. ma anche nei propri confronti per non perdere il passo e dare continuità e sicurezza a ciò che fa. a questi lavoratori copertura assistenziale per la malattia non ospedalizzata. che a ogni modo garantisce un supporto economico comunque indecoroso. La pesantezza dell’onere che il professionista paga per la propria autonomia è in grado di scoraggiare la maggior parte della popolazione attiva sul mercato del lavoro. Non spetta. L’impegno di cui parla Bevilacqua nasce dalla necessità di operare da soli sul mercato senza tempi certi di impiego o di pagamento. coperture dei sistemi di welfare e servizi. scrive Sergio Bevilacqua. riservati. pensato principalmente per lavoratori dipendenti e imprenditori. la formulazione di offerte. alle imprese. o per farsi pagare o riconoscere il giusto compenso da parte dei committenti. Chi ha il coraggio di affrontare tutto questo? Un lavoratore con partita Iva è poi di fatto fiscalmente equiparato a un’impresa. al contrario. dovendo amministrare ogni attività: una fiscalità per nulla immediata. continuità di prestazione ecc. Avere una partita Iva oggi equivale a porsi sul mercato in termini forti come lavoratori autonomi ed esercitare attività senza una rappresentanza riconosciuta. assegnati solitamente ai lavoratori in difficoltà. la promozione di se stessi. investimenti negli strumenti adeguati e soprattutto una formazione continua che pone la propria conoscenza ai livelli più alti richiesti dai committenti. Si badi bene: questa rara concessione.). La stessa relazione di prestazione d’opera esclude (tranne in rari casi) trattamenti di fine rapporto. la ricerca di clienti. per esempio nell’obbligo del pagamento dell’Irap. fatta eccezione per una risicata famiglia di collaboratori che operano in regime di monocommittenza e rispondono a specifici requisiti (reddito. Il lavoratore autonomo. bonus o incentivi. I diritti legati alla maternità sono assai ridotti e non è previsto sussidio di disoccupazione alcuno. Il segno dell’esclusione e dell’apartheid di queste figure si ritrova proprio nei diritti e nei doveri imposti dal nostro ordinamento.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 211 giorno per giorno contro fisco e previdenza. inoltre. né di partecipare a bandi di finanziamento.

ovvero cesellando con cura forme già definite in principio e toccando microelementi del tutto ininfluenti sull’assetto generale. il ministro del Lavoro Sacconi promise un’indennità di disoccupazione su base generalizzata e un secondo strumento integrativo rivolto a conservare il rapporto di lavoro quando dovessero ridursi il volume della produzione e delle ore lavorate. ovvero che debba essere ricondotto nell’alveo di quello subordinato. In questo caso. come nel disegno ricorsivo di un frattale. Ultimo segnale in questa direzione sono le indicazioni contenute nel Collegato lavoro di fine 2010. Il peso che devono sopportare ora i lavoratori freelance non iscritti a un ordine professionale è enor212 .8 Propaganda pura. ma tradisce chiaramente il maggiore pregiudizio sul lavoro atipico. L’iter fu svincolato dalla stessa con il disegno di legge 848-bis. ancora ignoto. se non addirittura della beffa. maturando nei confronti degli autonomi tutti i segni del danno. il 21 dicembre 2009. Le promesse di revisione si susseguono senza soluzione di continuità nell’alternanza degli schieramenti al punto che per il centrodestra la riforma degli ammortizzatori è diventata oramai un impegno equivalente alla riformulazione del conflitto di interessi per la sinistra: una vana speranza. Una semplice dimenticanza? O piuttosto il disegno politico di mantenere inalterato quel monolite granitico italiano che consente a governo e sindacati di spartirsi i miliardi di euro stanziati ogni anno per fronteggiare le crisi aziendali? In quale misura si giocano calcolo e incapacità di innovare? Ogni tentativo di mettere mano ai sistemi di flexicurity procede oggi in Italia per piccoli balzelli. Una reale ristrutturazione su base universalistica delle norme sugli ammortizzatori sociali avrebbe dovuto essere condotta in parallelo alla scrittura della legge Biagi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 212 nistro Cesare Damiano e poi sostenuta da Maurizio Sacconi per estendere forme di ammortizzazione tipica del lavoro salariato al mondo degli autonomi. Si è proceduto così a flessibilizzare il mercato tralasciando la revisione degli istituti di protezione sociale. dove si è spostata in avanti di altri due anni questa responsabilità da assegnare a un governo fantasma. Soltanto un anno prima. però. ma non venne mai portata a termine. Quando è la previdenza a strozzare il lavoro La stessa filosofia ha guidato per anni la riforma del sistema previdenziale. la contraddizione è esplosa.

Proiezioni pubblicate dal “Corriere della Sera”12 a fine 2010 parlavano di pensioni pari al 36 per cento dell’ultimo reddito per i collaboratori e al 45 per cento per i dipendenti. Il legislatore ha immaginato di poter così scoraggiare il ricorso al lavoro atipico. però.81 per cento entro il 2011.11 Inizialmente era previsto un adeguamento progressivo all’aliquota di artigiani e commercianti (19 per cento). Come ricordavamo in precedenza.72 per cento. si sa. lavoratrice del settore della comunicazione ed editoriale. forse. Pian piano è stata eliminata anche la parte di contribuzione figurativa. però. che istituì la regola per tutti i lavoratori autonomi senza un albo professionale di versare le proprie quote contributive in questa cassa. senza tener conto. innominabile data-boia: coincide infatti con la scadenza del versamento del secondo acconto – perentorio. Ma come si è arrivati a queste valutazioni. appena nato questo obbligo pesava soltanto per un decimo del fatturato. che descrive così: È passato da poco il 30 novembre. Il ministro Cesare Damiano decise poi un innalzamento fino al 26. Per non parlare.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 213 me. ovvero i lavoratori indipendenti. gli obiettivi cambiarono: il target – guarda caso – è diventato quello dei lavoratori subordinati (33 per cento). ancorché insufficiente alla costruzione di un congruo montante contributivo benché.. di chi l’autonomia la desidera e più in generale il fatto che questi aumenti fossero pagati comunque dalla parte più debole. Nel 2004 la quota passò al 17. E che contributi! Per i professionisti non ordinistici siamo giunti. non rateizzabile – di tasse e contributi. in relazione alle scadenze di pagamento di fine anno.4 per cento.9 Il disappunto è totale e lo stato visto nel ruolo di un boia che recide prima di ogni cosa la speranza. Un drenaggio insostenibile dal punto di vista del prelievo subìto.. peraltro ampiamente condivise tra il popolo delle partite Iva? Per capire facciamo un passo indietro a partire dalla nascita della gestione separata nel 1996. al punto che dopo quattro anni qualcuno già chiamava questa categoria di lavoratori il “popolo del 10 per cento”. non dalle imprese. aumentando così il peso della previdenza a carico delle partite Iva. della controparte di servizi sociali che ci vengono riconosciuti. al 26. No comment. qualche alternativa di gestione ci sarebbe. se non altro privatistica. in corsa. ricordando una legge maturata qualche mese prima10 in seno al governo Dini e firmata dall’allora ministro del Lavoro Tiziano Treu. Ne parla Antonella Gallino. contro il 70-80 per cen213 . al presente. In quattordici anni la crescita dei contributi per la gestione separata Inps è stata del 260 per cento.

la mancata remunerazione del montante accumulato. Il risparmio depositato obbligatoriamente nei sistemi previdenziali pubblici non potrà assicurare alcuna rendita. Si pensi. nell’ambito del lavoro autonomo. ma saremmo comunque ben lontani da quel 70-80 per cento. poiché viene agganciato alla rivalutazione di un montante accumulato durante tutto l’arco della vita lavorativa e non alle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro – risulta sempre più iniqua e inadeguata con il passare del tempo e ancora di più per i lavoratori autonomi. per almeno due motivi: l’assenza di una copertura pensionistica nelle situazioni di non lavoro. se non addirittura il principio legale di “previdenza” a cura dello stato. spingendoli sempre più ai margini dello stato sociale. Scrive a questo proposito Andrea Facco. notoriamente non brillante. non è sufficiente per entrare tra le categorie protette alle quali sono riservati posti per concorsi pubblici. che difficilmente riuscirà a garantire il mantenimento del potere d’acquisto. chiudere la partita Iva e avere redditi comunque inferiori a 4000 euro l’anno. Per arrivare a tale risultato dovrebbero raddoppiare. potranno avere una pensione non superiore a quella sociale. con un’invalidità del 60 per cento dovuta a handicap motori: Mi spiegate perché io lavoratore autonomo con invalidità non possa appartenere alla lista di lavoratori disabili? Perché devo smettere di lavorare. a causa di una rivalutazione ancorata all’andamento del Pil. In cambio questi lavoratori ricevono poco o nulla dall’Inps. a causa di redditi bassi e discontinui.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 214 to finora considerato normale e necessario al mantenimento di una vita decente. Per accedere a queste liste di disabili occorre prima essere disoccupati. per esempio. La riforma pensionistica introdotta dal governo Dini – che rende il sistema “contributivo” e non più “retributivo”. che la stessa invalidità. Più di un quarto del reddito individuale viene così bruciato in un sistema che non offre prospettive. superando il 50 per cento! Ipotesi chiaramente insostenibile. disegnatore Cad indipendente. persino per il sindacato. in modo che le aziende comunque possano scegliere chi assumere e chi no? Capisco che 214 . L’innalzamento dei contributi dei consulenti e freelance alla gestione separata potrebbe far aumentare di qualche punto il grado di copertura pensionistica. è evidente che viene meno ogni incentivo alla contribuzione previdenziale. per tornare a lavorare in un lavoro più consono? Non sarebbe stato meglio mettere tutti i disabili nella lista delle fasce protette e poi eventualmente dare una via preferenziale ai disoccupati dando loro per esempio un punteggio più alto. Se poi si considera che molti lavoratori.

per immaginare nuove forme di protezione. scommetto. collettive.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 215 i disoccupati abbiano diritto di lavorare. ma molto farraginosi. alle partite Iva manca uno spazio di manovra di questo tipo. Vi ricordate le colonie estive per i figli dei dipendenti delle Ferrovie dello stato (oggi in completo dissesto)? Meglio l’ignoranza del sommovimento sociale? Provvedere ad accantonamenti che proteggano i lavoratori autonomi nelle situazioni di disoccupazione è un obiettivo pressoché irrealizzabile. ma per averli devono fare salti mortali contro la burocrazia. Sull’esempio della Svezia.11 euro al giorno. Un anno dopo l’Inps ha smentito la promessa: nessuna busta. come già detto. Qui. e la malattia domiciliare è pagata soltanto ai collaboratori a progetto 19. Finché lavoro non potrò mai inserirmi nelle fasce protette. E mentre per il lavoro dipendente parte del Tfr può essere convertito in un piano privato di previdenza (il cosiddetto “secondo pilastro”). non sono previsti i sussidi di disoccupazione. Altra cosa assurda è porre i limiti di reddito a circa 8000 € per i dipendenti e 4000 € per gli autonomi. come nacquero in passato in seno al lavoro dipendente. Chiedo: noi autonomi vi facciamo così schifo? Dove sta l’eguaglianza tra cittadini e lavoratori?13 Per i freelance esistono meccanismi di tutela della maternità. senza contare le complesse dinamiche di svalutazione diretta del valore economico del lavoro intellettuale in Italia. ma non tutti i disoccupati sono adatti per tutti i lavori richiesti. Si può rimanere in mezzo al guado senza sapere che cosa c’è dall’altra parte del fiume. così come è impossibile avere proiezioni sul proprio futuro pensionistico. per entrare nella lista delle fasce protette. sulle quali ci siamo soffermati nel capitolo dedicato al giusto compenso dei lavoratori indipendenti. magari mutualistiche. nessuna informazione. Nel 2009 il ministro Sacconi annunciò in più occasioni che entro il 2010 l’Inps avrebbe mandato a ogni contribuente una “busta arancione” con un estratto conto sullo stato dei suoi pagamenti previdenziali. c’è lo zampino del sindacato. Siamo di fronte a un oggettivo sistema di 215 . I governi di destra e di sinistra almeno in questo si sono dimostrati essere d’accordo: non eccedere in trasparenza sul welfare previsto per i lavoratori professionali autonomi e chi rientra nel “sistema contributivo”. ogni italiano avrebbe conosciuto le proiezioni riguardo alla pensione che può aspettarsi a fine carriera. i congedi parentali sono soltanto per le donne che hanno contratti a progetto. oltre al fatto che dipende dalla disabilità.

L’affermazione di Antonio Mastrapasqua. sia proprio l’Inps. si giunse perfino al paradosso: gran parte dei 10 miliardi di euro utili all’operazione furono pagati con l’innalzamento dei contributi per parasubordinati e autonomi. che pare fuori dal mondo. a un lavoratore a progetto al terzo anno la simulazione della pensione. È il modello previdenziale italiano che non restituisce in proporzione a quanto prende e manca di equità. ci sarebbe forse un sommovimento sociale in Italia. Queste affermazioni scandalose hanno ribadito anche il processo di lento degrado del lavoro in Italia. firmato tra l’altro da tutti i sindacati. ma non dovuto a una carenza del pubblico: dovuto a una non capacità delle persone di saper leggere il proprio futuro attraverso la previdenza. Il mercato unico del lavoro. Questa interpretazione ha paradossalmente trovato conferma il 5 ottobre 2010 per voce dello stesso presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua durante un convegno dal titolo “Gli scenari del welfare. Con il Protocollo sul welfare. in realtà ha confermato la volontà esplicita di tenere nell’ignoranza i contribuenti sulle pensioni che riceveranno: un atto di deliberato sovvertimento dei princìpi più elementari di governo democratico delle istituzioni. Cioè. supportato da un sistema di welfare forte. La voglia. però. In cambio di quale miglioramento delle coperture per l’assistenza individuale? Nessuna. Non è un caso che l’ente della pubblica amministrazione centrale che fa man bassa di lavoratori interinali (con il record di circa 2000 alla fine del 2010). a partire dall’obbligo legato alla trasparenza amministrativa. Tra nuovi bisogni e voglia di futuro”. I soldi chiesti agli outsider servirono per pagare la quiescenza di lavoratori dipendenti. ed è impossibile. senza porsi problemi di stabilizzazione. Ma è colpa degli autonomi che sono incapaci di accettare un sistema che non assicura una quiescenza dignitosa e viene meno a ogni principio di solidarietà? No. se io oggi riuscissi a dare. che non sia centrato unicamente sulla spesa pensionistica e favorisca soltanto il lavoratore dipendente 216 . ma è la mancanza di cultura a creare disagio nel lavoratore e la sua pensione da fame in futuro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 216 sperequazione sociale che in molti casi mette in ginocchio il lavoro professionale autonomo senza garantire nulla in termini di servizi sociali. In altre parole non è lo stato ad avere progettato un modello inadeguato. l’ha subito fatta passare con queste parole: Noi ancora non forniamo la simulazione della pensione perché non riteniamo di poter dare improvvisamente a tutti i cittadini un’informazione se non c’è prima una confidenza. una cultura. finalizzato all’abolizione del cosiddetto “scalone”.

prima di prendere la multa non si può ottenere una dilazione dei pagamenti.15 Si paga come gli svedesi per un welfare da Texas e le cose andranno peggiorando ancora verso l’obiettivo dichiarato da tutti.. Troppo semplice come lettura del problema?14 Le ipotesi in campo per la riforma del welfare In realtà la questione non è per nulla semplice. in periodi appunto dove regna la discontinuità dei pagamenti da parte dei clienti. dopo la multa si può. Considerando il fatto che la previdenza dovrebbe essere qualcosa che permette al lavoratore di vivere meglio e di garantirsi un futuro. Ma che cosa accade se saltate un pagamento Inps? Ecco la risposta: vi viene data una multa del 75 per cento dell’importo. Risultato? Alcuni pagamenti delle rate Inps del 2009 sono saltati. con balzi in giù o in su del 50 per cento o del 100 per cento e una forte discontinuità nei pagamenti. non vanno a integrare il vostro montante contributivo (ovvero la vostra pensione). ma un fondo in cui io verso parte del mio patrimonio per garantirmi un servizio e. molte aziende regolano i conti a dicembre con la chiusura della contabilità annuale: a settembre e ottobre sono così più lenti.000 euro lordi per dover pagare circa 8000 euro di previdenza..vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 217 a tempo indeterminato..] per fare cassa e costituire un deterrente economico all’abuso di tali forme di lavoro.. L’Inps non è una tassa. in nome del principio di solidarietà. Ricordo soltanto che bastano 30. definiti una tassa aggiuntiva su determinati tipi di reddito [. mentre in molti casi a luglio e ad agosto si ferma tutto. le multe sono soldi “persi”. ma sia incardinato su tutele legate alla cittadinanza o perlomeno estese agli outsider. che soltanto una tradizione come quella italiana è capace di esprimere: in questo contesto neppure il buon viso è possibile. soprattutto. 217 . Non dovrebbe mettermi in difficoltà. Per esempio. dei quali circa 1500 euro tra agosto e dicembre. cosa succede quando questa diventa il principale ostacolo alla sussistenza nel presente e. Spiega la questione Alfonso Miceli. È una formula vuota. plasmabile a piacere. anche agli altri cittadini. è davvero ancora lontano a venire. Chi oggi salta un pagamento Inps entra in un circolo dantesco. non più conveniente dal punto di vista economico? È in linea con i princìpi di costituzionalità del nostro ordinamento giuridico? Ho molti dubbi. formatore: Negli anni ho registrato alti e bassi di reddito. Con un’aggravante. e lo dimostra la clamorosa dichiarazione della Corte di Cassazione sulla natura dei contributi alla gestione separata Inps. bensì aiutarmi.

L’universalità è applicata cioè a casi specifici! La volontà di fondo è distinguere all’interno del mondo dei lavoratori autonomi quelli in monocommittenza. è opinione di molti che dovrebbe essere aggiornata. dove si legge: 218 . i giuristi ritengono necessario aggiungere alla definizione di lavoratore autonomo la precisazione di “economicamente dipendente”. e di conseguenza nell’anticamera delle tutele.17 Questa è la geniale mossa rivoluzionaria. Uno striminzito documento di poche pagine con cui le parti sociali si impegnano in un lungo progetto a venire di riforma dello Statuto. ovvero chi ottiene il proprio reddito in prevalenza da un solo committente e che dovrebbe essere considerato “economicamente dipendente” e dunque socialmente ed economicamente debole. i freelance e il lavoro intellettuale indipendente. così in bella vista da diventare invisibili. ovvero una semplice concessione per tappare qualche buco. di rilevanza costituzionale e coerenti con la Carta dei diritti fondamentali della Unione europea.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 218 Partito democratico in testa. si è pensato di mettere mano allo Statuto dei lavoratori. di equiparare il lavoro professionale autonomo a quello dipendente. almeno dal punto di vista semantico. una legge pensata e voluta da Gino Giugni che risale al 1970 e pur mantenendo alcuni spunti di attualità. Ancora non è chiaro se si tratta di un punto su cui fare leva per nuove estensioni del diritto o un punto di arresto. Tra questi il ministro Maurizio Sacconi e i sindacati. Le contromisure a questo stato di degrado arrivano da iniziative che non entrano mai in agenda politica: sono depositate in alcuni casi in Parlamento. ma il disegno bipartisan appare chiaro: per fare entrare nel diritto del lavoro standard. ma non sono mai calendarizzate discussioni di primo piano. per esempio. La bozza della “Delega al governo per la predisposizione di uno Statuto dei lavori” contiene un obiettivo piuttosto singolare. ma dal lavoro congiunto di almeno un anno. rimuovendo ogni responsabilità politica verso gli outsider. redatto nel 2007. Per questi e soltanto per questi potrebbe nascere in futuro un sistema di tutele da far pagare alle imprese. La fonte di ispirazione è lo Statuto del lavoro autonomo spagnolo. dalla montagna si può proprio dire che abbiano partorito un topolino. applicabili a tutti i rapporti di lavoro dipendente e alle collaborazioni a progetto rese in regime di sostanziale monocommittenza. Da destra.16 Destra e sinistra sembrano volere distrarre la propria attenzione. ovvero l’identificazione di un nucleo di diritti universali e indisponibili.

Anche Pietro Ichino cade in questa trappola teorica nel suo progetto di riforma complessiva del mercato del lavoro proposta con il disegno di legge 1873 che interviene direttamente nella modifica del Codice civile e intende “superare l’ipertrofia del sistema protettivo e il dualismo del sistema italiano”. così facilmente invocati. tuttavia. in un maldestro tentativo politico di tenere insieme concetti opposti che rivela più l’approccio discriminatorio delle politiche per il lavoro nei confronti del mondo degli autonomi tout court che una chiara linea riformista.Pro. dove c’è il cuore della definizione di lavoro professionale autonomo. svolgono la loro attività con una forte e quasi esclusiva dipendenza economica dall’imprenditore o dal cliente che usufruisce dei loro servizi.21 Sebbene il testo sia poco centrato sul mondo dell’autonomia.000 euro derivanti da un solo committente almeno per i due terzi del reddito. A differenza di questi due statuti. In questa interpretazione i diritti universali. La legge contempla il presupposto in cui questo imprenditore sia il suo cliente principale e da questi provenga almeno il 75 per cento degli introiti del lavoratore. 2) l’idea di introdurre diritti di protezione sociale anche in questo segmento di mercato del lavoro. vi sono almeno due elementi di interesse: 1) la volontà di introdurre come criterio distintivo del lavoro intellettuale e professionale autonomo la prevalenza del valore del lavoro personale rispetto a quello del capitale utilizzato nell’attività economica.18 Questa novità entrata di recente nella giurisprudenza ha influenzato anche alcune proposte italiane di Statuto del lavoro autonomo. e la loro applicabilità esprimono una chiara contraddizione: ciò che dovrebbe essere di tutti i lavoratori è applicato ai soli lavoratori dipendenti e ai Co. introducendo una sostanziale modifica per distinguere la fattispecie di soggetti economicamente dipendenti a 219 . la limitazione riguarderebbe chi è economicamente dipendente. separando definitivamente impresa e lavoro indipendente.Co.. Questo impianto porterebbe modifiche nello stesso articolo 2222 dell’attuale Codice civile.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 219 Il capitolo III riconosce e disciplina la figura del lavoratore autonomo economicamente dipendente. nonostante la loro autonomia funzionale. formulate per esempio da alcuni consiglieri leghisti della regione Veneto nell’ottobre 200919 o dal senatore Tiziano Treu20 che ha immaginato un importante progetto di riforma. con retribuzioni annue non superiori a 40. Tale regolamentazione risponde alla necessità di fornire una copertura giuridica a una realtà sociale: l’esistenza di una categoria di lavoratori autonomi che. Anche in questo caso. la bozza di delega del ministro Sacconi restringe però l’area della “dipendenza economica” alle sole collaborazioni a progetto.

se era comprensibile in un contesto industriale cosiddetto “fordista” basato sul lavoro dipendente della grande fabbrica. Per questo sarebbero opportuni. simili a quelli dei lavoratori dipendenti. alle quali però si accompagna220 . infatti. non avrebbe questi diritti. l’aiuto a sviluppare forme di previdenza e assistenza integrative. Tutte ottime indicazioni. la certezza dei termini di pagamento. per esempio.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 220 cui spetterebbero diritti aggiuntivi.000 euro l’anno vedrebbe riconosciute malattia e altre indennità. appare oggi riduttivo. per il senatore Treu occorre aggredire questioni che frenano più che altro lo sviluppo. un allargamento dei princìpi di inclusione sociale? O l’ennesima inconsapevole formula per separare fattispecie e cercare di inquadrarle. che cerca di colmare con il suo Statuto dei lavori autonomi le lacune che esistono sotto il profilo del supporto allo sviluppo e alla stabilità del lavoro autonomo. ma stabilisce che la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme (articolo 35. ma anche del ruolo ad esso assegnato dalla Costituzione del 1948. È da considerare un primo passo. Si legge nell’introduzione al disegno pensato da Treu: Del tutto in ombra è rimasto il variegato mondo dei lavori autonomi e delle professioni. la possibilità di partecipare ad appalti pubblici. Il risultato? Che un ricercatore al quale viene commissionato uno studio del valore di 39. l’utilizzo diffuso delle nuove tecnologie. e in particolare nella nostra. primo comma). La Carta fondamentale. Il senso e l’ampiezza di quest’ultima norma costituzionale sono stati oscurati da una lettura e da una pratica prevalentemente concentrate sul lavoro subordinato. innovazione e sicurezza.22 Più che un rinforzo delle protezioni sociali in caso di perdita di reddito. la semplificazione delle procedure. anche in forme mutualistiche. Questo orientamento. Le trasformazioni succedutesi da allora esigono infatti di allargare la sfera di attenzione del legislatore al mondo dei lavori autonomi e delle professioni. con un ritardo storico del tutto ingiustificato a fronte della crescente importanza dei lavori svolti in autonomia nell’economia moderna. non solo valorizza espressamente l’iniziativa imprenditoriale (articolo 41). il disegno realizzato da Tiziano Treu. ma così facendo creare nuovi elementi di discrimine e di esclusione sociale? Di altra natura è. al quale si è indirizzato lo Statuto dei lavoratori del 1970. maggiori investimenti in formazione continua. guadagnando lo stesso reddito. l’accesso e la tutela del credito e alle leggi incentivanti. secondo il senatore del Pd: interventi per favorire una competitività basata sulla qualità e sulla stabilità del lavoro e non sulla sua intensificazione esasperata o sulla mera riduzione dei costi. mentre un webmaster che confeziona tre siti in un anno per tre clienti differenti.

che punta. al di là dei dettagli fuori posto è che questo tipo di interventi non riesce a mettere piede in Parlamento per un’aperta discussione e si blocca nei mille rimpalli tra commissioni. sotto il profilo degli obiettivi di tutela di lungo periodo. come Cna-Assoprofessioni. affidate a nuovi certificatori che potranno così ufficialmente ambire a intercettare ufficialmente soldi pubblici per erogare corsi e pagare laute parcelle a responsabili di nuovi ordini che tutelino la deontologia dei propri iscritti. senza prevedere però le attuali diseguaglianze e sperequazioni sociali. Sono proposte buone. a ogni modo. che vedono l’ennesima opportunità per segmentare e correggere i problemi legati al sistema previdenziale. territori e tradizioni culturali. piace ad alcune parti sociali. deputato Pdl.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 221 no proposte che rimettono in pista logiche classiche di equiparazione con le imprese (a partire dal pagamento dell’Irap) e proteggono le lobby nel segmento della formazione continua e dell’accreditamento per lo svolgimento e l’incentivazione delle professioni. forse. ovvero la segmentazione della gestione separata tra chi ha partita Iva e gli altri. Senza contare il risvolto corporativo legato alle autorizzazioni a esercitare nuove professioni. di riformare il sistema previdenziale attuale basato sulla “logica del contributivo” per sostituirlo con un 221 . attraverso una linea diretta con il Cnel. così come è avvenuto per i professionisti con albo. è la proposta di Giuliano Cazzola. ma nei fatti restano soltanto il sintomo di un malessere e la contemporanea dimostrazione che senza una spinta dal basso o una piena convinzione della classe politica si cerca di cambiare tutto per non modificare nulla. al riconoscimento pubblico delle professioni non regolamentate al fine di creare casse previdenziali separate. associazione che raccoglie altre associazioni di lavoratori senza albo professionale. A questo si aggiunga la convinzione costante nell’equiparare il costo del lavoro degli autonomi a quello dipendente sotto il profilo previdenziale e si può intuire come tutto questo sia inteso a completare un disegno che nel 1996 lo stesso Treu mise in campo. mondi professionali. primo firmatario della proposta di legge 129923 del giugno 2008. Più organica. Difficilmente si arriverà alla definizione di norme di diritto pubblico per attività così dinamiche e varie. invece. geografie. Il fatto sostanziale. Una strada differente è praticata invece da anni dal Colap. ma un corollario di questo approccio. che ha il potere di promuovere anche disegni di legge in Parlamento. Per chi come noi si è schierato contro il professionalismo questa strada è davvero poco indicata. soprattutto in vista di un reale sviluppo del lavoratore autonomo e della necessità di muoversi in maniera trasversale tra saperi.

ma è fuori asse. Il nostro paese ha deciso di affidare la rappresentanza in tema di lavoro a parti sociali che vivono grazie agli interessi dei loro sostenitori e che non perseguono obiettivi di equità generale. ovvero un riconoscimento di una pensione di base. forse anche per questo. eliminare le barriere. al 24 per cento. sostanzialmente abbandonata a se stessa negli anni. Artigiani. ma anche alla mancanza di reali interlocutori sotto il profilo della rappresentanza. Le vecchie forme di rappresentanza. l’eliminazione di discriminazioni o l’estensione di diritti che dovrebbero essere universali. ovvero l’incapacità di semplificare. il modello sociale italiano non sta certo nel mezzo. Un disegno che va a muso duro anche contro il sistema delle corporazioni e che. attraverso un approccio legislativo e giuslavoristico che però ha mostrato da almeno un ventennio il suo più forte limite strutturale. e portare le aliquote per tutti gli altri. allargare davvero le maglie del welfare nostrano. ingegneri e altri professionisti. commercianti e piccole imprese si sono messi insieme di recente in una cordata uni222 . Chi dovrebbe tutelare il diritto universale dei lavoratori se ciascuno ritaglia la sua parte di diritti? Tra flexicurity nordeuropea e mercatismo puro. E anche se qualcosa sta cambiando in Italia. non trova spazio in un Parlamento costituito per oltre il 30 per cento da avvocati. il lavoro autonomo resta sempre sottorappresentato. e la botte con falsi accordi tra parti sociali nate e cresciute in silenzio a fianco di una discriminazione oggi palese tra lavoratori di serie A e serie B. autonomi e dipendenti. scorporare le “fattispecie”. ma mancano di una visione organica sul mondo del lavoro autonomo che non si deve soltanto all’oggettiva difficoltà di unificazione della materia. tutte queste linee di riforma hanno buoni spunti. finanziata dalla fiscalità generale di natura tendenzialmente universalistica e da una pensione contributiva. L’unico rimedio intravisto finora per sanare questi disequilibri tra forze è la volontà di rovesciare le sorti dei deboli o dei giovani. giornalisti. o dei soggetti ai margini dello stato sociale. I vecchi apparati concettuali non bastano più e neppure l’idea di aggiustare il cerchio con colpi di legge. che non fossero portatori di interessi di parte. una palla al piede Come si intuisce. Il progetto di Cazzola mette in campo una livella che potrebbe addirittura unificare tutte le professioni ordinistiche sotto il profilo della gestione previdenziale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 222 modello ibrido che offra garanzie di base per pensioni “minime” ed elementi di maggiorazione basati su integrazioni personali.

24 223 . per esempio da un Marchionne che ventila l’idea di tornare alla contrattazione ad personam. Soltanto due cose hanno messo tutti d’accordo: gli ammortizzatori sociali e la bilateralità. fuori da queste associazioni. lo smantellamento del welfare state e la mancanza di una indicazione politica sul come uscire da questa crisi. Con i primi credono di aver messo un tappo alla crisi. L’incapacità delle categorie di fornire rappresentanza e direzione politica al lavoro autonomo si aggiunge alla ben nota autoreferenzialità dei partiti politici. toccano con mano i danni della globalizzazione. E i lavoratori autonomi. con la seconda hanno garantito la sopravvivenza per le proprie strutture. che si misurano ogni giorno con i problemi dell’euro. Uil e ordini professionali) sono una palla al piede. subiscono il crollo della domanda. dell’incapacità di spostare di un millimetro il baricentro della politica economica e fiscale del governo. Quello che più di ogni altra cosa sembra mostrare la recessione economica di questi anni è la necessità di ridisegnare il sistema della rappresentanza del lavoro. la destra politica si è inventata l’Ugl. Guardando alle mosse che ciascuna di queste parti sociali ha messo in campo dopo lo scoppio della crisi del 2008 si ha la chiara consapevolezza della loro irrilevanza. Perciò è inevitabile che nascano altre forme di aggregazione degli interessi e di rappresentanza politica del mondo del lavoro. la Cgil rischia di perdere la Fiom. sono state tra le prime a essersi accorte della inadeguatezza e per molti aspetti della dannosità del vecchio sistema di rappresentanza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 223 ca. auspicabilmente più efficaci delle attuali. mentre Cobas e Cub si rafforzano e gli ordini professionali rischiano di essere cancellati dalle norme europee. una tassa in più da pagare per ricevere servizi né meglio né peggio di ciò che offre il mercato. la Confindustria subisce minacce dall’interno. sentono sulla propria pelle la pressione fiscale più elevata al mondo. Cisl. Le varie Cna. Confcommercio e Confindustria (oltre a Cgil. Rete Imprese Italia. Scrive Romano Calvo a questo proposito: Le partite Iva. È il momento di cambiare passo.

uno standard. Impressiona tuttavia. i siti dedicati o gestiti direttamente da professionisti indipendenti. independent professional) preferisce chiamarsi solo-worker. da freelance. dell’individuo. Voltare pagina. invece di “ai pi” (IP.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 224 8. come sia forte la convinzione che l’ordine delle cose nel quale l’individuo è collocato non sia qualcosa di esterno o di “oggettivo”. ma sia riconducibile interamente alle facoltà. ma perché non ho pensato a coprirmi abbastanza oppure non ho maglioni a sufficienza. Qualcuno. i suoi talenti naturali. dove chi voglia divertirsi ad analizzare la struttura del racconto di una vita di lavoro può scegliere tra centinaia di autoritratti. che a un orecchio italiano rende meglio l’idea. coalizzarsi Sono decine. le sue conoscenze. le sue emozioni. in America. al saper fare. i suoi handicap. Ho freddo non perché ci sono venti gradi sotto zero. se non centinaia. superiore alla sua volontà. Come se il mondo esterno non esistesse con una propria dinamica ma esistesse solo l’io capace o incapace di superare le difficoltà che il mondo esterno gli oppone. le ventiquattro ore a disposizione della sua 224 . è una filosofia che fa parte da sempre della cultura e del costume americani ma con lo sviluppo del lavoro autonomo ha assunto una dimensione e una connotazione paradossale. le sue fobie. È un atteggiamento che si riscontra soprattutto nei siti del Nordamerica. è come se la narrazione di una vita da freelance avesse acquistato il valore di archetipo per un ritratto dell’uomo moderno. Il corpo dell’individuo. al grado di adattamento. ha dato un’impronta più totalizzante al tradizionale individualismo americano. figlio del postfordismo. Si è creato pertanto un “formato” della narrazione. di queste storie di vita. la sua sessualità. le sue nevrosi. che imprigiona e pietrifica certi valori. i suoi sentimenti. il lavoro intellettuale esercitato in maniera indipendente.

non può essere scomparsa. Al tempo stesso non possiamo pretendere che questi schemi vengano cancellati del tutto. mutate le condizioni esterne. Ci hanno provato in tanti a mettere giù un vademecum per insegnare a gestire il patrimonio delle risorse individuali. come nel loro sindacato americano. di domande e di risposte. Non c’è solo l’egoismo individualista all’orizzonte. Perché dare per scontato che la socialità non possa andar d’accordo con il postfordismo? Non c’è soltanto la socialità del Novecento. dei diritti e dei contratti collettivi. sono il sistema delle risorse dalla cui corretta gestione dipende la possibilità o meno di sopravvivenza. Nelle narrazioni l’“ai pi” non si chiede quasi mai se altri possano aiutarlo o se. un vuoto che ha permesso il consolidarsi di democrazie pilotate dai sistemi di comunicazione di massa. da quelli che ci riportano al luogo fisico del lavoro (dove le persone sono costrette a stare assieme) a quelli che si ricollegano a un’idea morale o politica di “solidarietà”. non è scomparsa del tutto. la socialità è un bisogno insopprimibile ed è alla ricerca delle tracce della ricostituzione di una socialità nuova che questo libro deve anche la sua origine. s’arrangia ancora. gli “ai pi” hanno iniziato a ribellarsi agli stereotipi che avevano contribuito loro stessi a tracciare. si possa vivere meglio. sembrano addirittura gli apripista di un nuovo sistema di sicurezza sociale. 225 . in maniera artigianale. il professionista indipendente. si comincia a voltare pagina. corpo (e anima) come capitale fisso. Nessuno ha mai pensato di realizzare un software per la gestione ottimale di questo sistema. Vale la pena chiedersi se la mobilità sedentaria di Internet coniugata con il lavoro solitario del freelance non possa creare un bisogno di socialità tutto diverso da quello del lavoro salariato. espressa dal lavoro salariato attraverso forme di coalizione e di tutela degli interessi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 225 giornata. La socialità intesa come condivisione di esperienze e di desideri. non c’è soltanto il vuoto desolante lasciato dalla crisi di quelle forme di coalizione. perché sono stati assimilati dalla mentalità di generazioni che con il sistema fordista poco hanno avuto a che fare. Lo hanno chiamato “biolavoro” e “biocapitalismo”. l’“ai pi”. ma nelle narrazioni poi non c’è traccia che di questi consigli si sia fatto tesoro. a spremere sino all’ultima goccia le sue risorse individuali. Per trovare le tracce di un’evoluzione in questo senso occorre tuttavia scrollarsi di dosso gli schemi entro i quali abbiamo inquadrato le dinamiche di socializzazione del lavoro dipendente. Ma le cose stanno cambiando. In certi casi. Per quanto devastante possa essere stato lo sviluppo del gene individualista nel lavoratore.

Ma è bellissimo avere una base. un consulente ha deciso di mettersi in proprio.] qui sei incoraggiato a intessere relazioni e questo crea un’atmosfera più sana. discussioni creative. Ho la tendenza a essere molto disciplinato e ad andare in ufficio quattro giorni la settimana. vicino a Spitalfields. Nel passato ho lavorato a casa.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 226 Anche se per anni ho lavorato per degli studi di architettura come Foster&Partners mi sono sempre detto: “Un giorno diventerò freelance” e questo giorno è arrivato nell’agosto del 2009. ai bordi della City. e c’è ovviamente tutto quanto per lavorare in Rete. Attualmente lavoro in Kazakistan e sto mettendo in piedi una rete di freelance in modo da poter sviluppare. progetti di più ampio respiro. Che usino lo spazio un’ora alla settimana o tutto il giorno. i soci sono incoraggiati a lasciarsi coinvolgere negli eventi che organizziamo. [. collaborando insieme.. brain training o pranzi per creare contatti. Non è dunque un luogo per cercare clienti ma per cercare il contatto con altri freelance. potete farlo benissimo anche in uno Starbucks. Ma le modalità d’uso dello spazio non sono tutte uguali. offriamo un pacchetto flessibile di affiliazione. Quando ero alle dipendenze non avevo mai bisogno di spiegare che lavoro facessi. si cerca la possibilità di comunicare speranze e affanni. senza contratti o quote associative. penso che sia molto più sano e stimoli maggiormente la creatività.1 La base di cui parla il giovane architetto è thecube. che riscuote successo non solo per la sua localizzazione prestigiosa ma perché non vincola l’utente a un’affiliazione. dopo un lungo periodo all’interno di grandi società. uno spazio di co-working situato a Londra in Commercial Street. gli incontri. parlavo solo con altri architetti. preferisco stare in un ufficio. ho provato ad affittare spazi in comune con altri freelance ma nemmeno ci si conosceva tra di noi. 226 . ma da freelance debbo pensare a come descrivo me stesso e a come mi presento sul mercato. Ho pensato di lavorare da casa ma poi mi sono accorto che avevo bisogno di una situazione per “andare a lavorare”. si cerca la sinergia delle conoscenze e dei rispettivi sistemi di relazione.. ma era troppo solitario. Dice il fondatore di thecube: Mettere insieme un paio di scrivanie nello stesso spazio non è coworking. con delle eccezioni per le riunioni. C’erano un sacco di studi di architettura con spazi eccedenti che cercano di affittare a terzi ma io desideravo lavorare con gente diversa e il co-working risponde a queste mie esigenze.

ne troviamo qua e là. cioè un’idea che contiene i valori del reciproco sostegno. meno individualistici. A mostrare la corda è piuttosto un’idea del “fare rete” soltanto in modo remoto e virtuale. e che si riscontra in numerose altre testimonianze. 227 . le dinamiche sono più complesse. l’idea che la socialità stessa possa essere intermittente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 227 Ho cominciato a lavorare da casa ma mi sono presto accorto che ero meno produttivo. Benché io sia uno che usa thecube per l’intera giornata. collegandosi agli altri via Internet. non partecipo alle iniziative comunitarie ma penso che sia un’opportunità in più per dei giovani poter avere a disposizione spazi come questo. C’è di nuovo il bisogno di un contatto fisico. ignorandosi a vicenda) è un modo per star meglio ma anche per produrre meglio. un sistema urbano sempre più avari di spazi collettivi e di occasioni di socialità. mediante condivisione di informazioni e di esperienze. Independent Workers Unite è un video che chiunque può guardarsi su YouTube. non ancorata a vincoli organizzativi. Non è un caso che questi indizi siano rintracciabili in due capitali “produttrici di tendenze”: New York e Berlino.2 Quello che è interessante e significativo. certo. La domestication del lavoro indipendente comincia dunque a mostrare la corda. Il desiderio di comunità è strumentale. Osservando le prime esperienze di coworking sarebbe troppo superficiale trarne la conclusione che l’essere umano ha bisogno di un ufficio per lavorare. un mondo. Lo stesso titolo del video (Independent Workers Unite) dovrebbe ricordare qualcosa a chi ha ancora un minimo di orecchio per le narrazioni del movimento operaio. Co-Working. cioè di uno spazio separato dalla vita privata. Al centro della loro iniziativa c’è l’idea di community. Sottostante c’è anche un’idea di efficienza e di imprenditorialità: lavorare insieme (non soltanto accanto. Indizi che il lavoro indipendente cominci finalmente a capire che è più importante vivere meglio che produrre. i valori della sussidiarietà rispetto a un ambiente. A segnare chiaramente da quale parte stanno quei giovani è la loro dichiarazione di simpatia con la teoria e la pratica dell’open source. è la mentalità con la quale i tre giovani intervistati hanno progettato e realizzato lo spazio di co-working. di un rapporto umano e c’è sicuramente un’esigenza di trovare diversi strumenti per affrontare la crisi di mercato. quando mai è stato fine a se stesso? Il lavoro indipendente comincia a imparare il modo di sfuggire alle trappole che la sua condizione strutturalmente gli tende sul cammino. Ho trovato che uno spazio di co-working crei una rottura tra casa e lavoro.

che ricollega l’abitudine dei lavoratori della conoscenza di mettersi con il proprio portatile al tavolino di un caffè con la tradizione bohémienne dell’Ottocento. ai quali avevano presentato il manoscritto. non si chieda come andrà a finire. Non si tratta tanto di strappare il freelance dall’ufficio in casa. nelle esperienze di New York o di Berlino. “impazienza”. un po’ più colto. non essere semplicemente esperienze “esemplari”. quindi durare più a lungo. che certe volte scadono nella superbia di chi si considera un’avanguardia e finiscono per crearsi un ghetto da sole. mette a fuoco in maniera precisa quell’atteggiamento mentale e quella disposizione dello spirito che sono proprie di chi fa cose magari piccole ma nuove. Poi ci si può sbizzarrire a navigare per siti e video sugli spazi di co-working americani. nel secondo ci vuole qualcuno che abbia elaborato dentro di sé una serie di convinzioni. che scaturisce da certi valori o da certi bisogni. sia solo “impaziente” di vedere se. Sono nati così anche alcuni software innovativi. non avevamo un’idea precisa. da Baltimora al Minnesota. Il bellissimo termine impiegato in questo contesto. da San Francisco al Massachusetts e scoprire che ormai questa è una nicchia dell’immobiliare che si muove anche su reti multinazionali. del mercato. è la condizione dell’utenza. ma il desiderio di realizzare qualcosa che sentivamo dentro. Non è un caso che i vari link che conducono a questo video hanno origine dal sito della Freelancers Union. primo Novecento. ma questo non significa che le esperienze con maggiore carica libertaria siano irrilevanti. disegni che oggi si ammirano nei musei di tutto il mondo sono sbocciati appunto tra i tavoli di un caffè di Parigi o di Vienna o di Zurigo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 228 Non avevamo alcuna esperienza di gestione di spazi. ma dal coffee shop e c’è qualcuno. magari l’appartamento dei genitori. realizzando quello che confusamente ha in testa. scritture celebri. Nel primo caso basta un immobiliarista con un po’ di fiuto. vivrà meglio lui e farà qualcosa di utile per gli altri. dove musiche famose. con impazienza. Mettere su un ambiente di co-working non è certo un’idea nuova: la novità sta nel crearlo sotto la spinta di un desiderio sottostante. Berlino Dicono di essere stati rifiutati da quattordici editori. gli autori di Wir nennen es 228 . significa che possono correre lungo uno dei tanti rivoli del capitale. Quel che occorre aver chiaro però.

varie edizioni. in ghetti separati. alle apparenze. “povera ma sexy”. a veicolare modi di pensare o di vedere le cose. poi di austerità paranoica del nazismo e dopo ancora di austerità puritana del comunismo. Berlino è stata una città di sottoproletariato e di fame per i primi trent’anni del Novecento. Il mito del lusso vive ancora da emarginato. è una città che dal 1933 al 1989. perché è la capitale europea più vicina alla grande trasformazione del continente ex comunista. incompatibilità. “Bohème digitale” aveva tutti i numeri per diventare una di queste espressioni e non poteva che nascere a Berlino. meglio. poi. tra giovani lavoratori della conoscenza. tecnici del multimediale. Per quanto tempo ancora? Alcune contraddizioni. o. non è come a Milano un’ideologia pervasiva. probabilmente tra le metropoli europee quella dove la storia contemporanea. Perché è una città che non ha costruito la sua immagine sulla squallida spensieratezza della “movida”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 229 Arbeit. prima o dopo esplodono. una volta uscito. la più dimenticata. al retaggio della Ddr e allo stile di vita e di modi di pensare che quel regime aveva lasciato in una popolazione che non aveva percepito il comunismo come una dittatura imposta dall’esterno. Eppure è proprio questo retaggio della Ddr che oggi rende inconciliabili certi modi di pensare e di percepire il lavoro. come l’ha definita il popolare sindaco gay. l’unica grande città europea che presta accoglienza agli squattrinati e consente loro di guardarsi attorno e magari di riuscire a iniziare un’attività indipendente o occasionale senza umiliazioni. abituati a stare al caffè Oberholz di Rosenthaler Platz con il computer. un audiobook e un’edizione tascabile. che penetra anche nei palazzoni senza fogne.4 Si dimentica spesso che Berlino deve questo suo stile di città che non si mette in vetrina e dove il consumismo non esercita una dittatura assoluta.3 Certe volte più che l’idea è un termine. lo stile postmoderno e commerciale finirà per affermarsi anche sulle rive della Sprea. più che artisti. Città di valori intangibili e di sensazioni impalpabili. un’espressione originale. “Bohème digitale” è nato all’interno di uno spazio di co-working. Die digitale Boheme. perché ha imposto uno stile di vita sostanzialmente meno vincolato alla forma. perché anche guadagnare poco con contratti occasionali è più tollerabile là dove l’affitto non ti porta via i tre quarti del reddito e perché l’upper middle class dei professionisti “arrivati” non ha l’arroganza che mostra altrove – insomma l’opposto di una città italiana. ha visto molti abitanti vestiti allo stesso modo. per più di mezzo secolo. è diventato un successo. non è ridotta a business museografico ma continua a vivere. informatici. Mentre i loro antenati di bohème potevano barattare un quadro con i pranzi di una settimana e magari trovavano l’oste che 229 .

una piattaforma per l’elaborazione di progetti o. di cui potersi servire in situazioni di indigenza.5 Innestata su questa filosofia della sopravvivenza una fin quasi esagerata e totalizzante identificazione con l’universo digitale. sulle tecnologie digitali che esercitano un condizionamento pesante degli spazi d’azione dell’individuo. come un vincolo burocratico e un’ipoteca disciplinare da cui liberarsi appena possibile. “la Zia trasforma ossessioni intellettuali in ben torniti formati di progetti culturali” nei settori: informazione. tecnologia. dopo aver lavorato in agenzie di pubblicità. radio. controllo e comando sulla comunicazione. L’ambiente dal quale provengono queste iniziative e dal quale traggono parte della loro filosofia di vita è quello degli artisti. più che come un benefico strumento assistenziale. ne ha creata con altri una propria che vende pubblicità sul web e ne procura ai blogger. una cultura profondamente radicata nelle tradizioni di anarchia urbana berlinese e tedesca in generale. notizie. degli autori o dei tecnici multimediali. attivo sin dal 1981. l’evento. Sascha Lobo. con tecniche collaudate di sopravvivenza ma comunque impraticabili senza un sistema di sussidi pubblici articolato e complesso. quelli di oggi non hanno nulla da lasciare in cambio al cameriere. che è uno come loro. i due autori avevano alle spalle l’esperienza della Zentrale Intelligenz Agentur (Zia). uno dei due autori. ma sempre dalla parte di coloro che lo concepiscono come condivisione e quindi acerrimi 230 . costruzione d’immaginari e di mimetismi. e da scrittori e pubblicisti multimediali come Peter Glaser. a costo di vivere alla giornata. la provocazione. È una forma di associazione tra professionisti che operano in conto proprio ma si consorziano su singoli progetti. come suonava una sua presentazione. con ruolo di ammortizzatore. solo che il computer lo ha lasciato a casa. su forme non gerarchiche di mettersi in rete e di cooperare. la comunicazione. sport.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 230 aveva occhio per la pittura. Percepito però. Indirettamente influenzati dal circuito cyberpunk del Chaos Computer Club. della musica rock. Il libro era un piccolo vademecum sulla possibilità di lavorare e di mantenersi con servizi e progetti elaborati in comune tramite Internet. dei pubblicisti. controinformazione. C’era forse una voluta forzatura nel demolire l’immagine rassicurante del lavoro dipendente a tempo pieno e nell’esaltare la libertà vigilata del freelance. quel settore dai contorni imprecisi che sta tra la cultura. I due autori volevano mettere l’accento su un mondo del lavoro fatto ormai solo di individui isolati.

” afferma Julia Seliger. IT. È oggi il sindacato di maggiore impatto sulla realtà tedesca. redattrice della “Tageszeitung”. è una presenza importante. televisione.6 L’idea della bohème digitale non è piaciuta. è un interlocutore temibile. Giustissimo. sta di fatto però che molti hanno scelto tra le due condizioni e non sempre.de) ed è stata stimolo per la costruzione di nuove reti. spesso la scelta del lavoro indipendente viene giudicata positiva. In alcune città con forte presenza di studi radiotelevisivi. noi avremo una pensione?”. esser pagati tutti allo stesso modo e condividere i progetti. “Il co-working non è la soluzione. Alla domanda dei giornalisti della “Taz” se gli intervistati avessero pensato alla pensione. Ultimo esempio è la campagna contro la legge sui diritti commerciali degli editori che mettono in Rete prodotti liberamente accessibili utilizzati da terzi a scopo di lucro.7 Si può benissimo lavorare in autodeterminazione come dipendenti. del jobber. produttori di software. editoria. Bisogna darle atto che sin dall’inizio si è posta il problema se organizzare o meno gli indipendenti e ha fatto pressione in tal sen231 . Ver. a tutta quella parte della subcultura berlinese tributaria dei modi di pensare socialisti e fortemente ancorata a un’idea di lavoro sicuro e di sussidi di disoccupazione. L’idea della bohème digitale quindi non ha dato frutti sul piano associativo del lavoro indipendente.di. anzi. smettiamola di contrapporre un’immagine rosea del lavoro indipendente a un’immagine nera di quello subordinato. Insomma.3 milioni di iscritti. discuterli tutti assieme. che vede in attività nella regione anseatica circa 6000 imprese.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 231 nemici di ogni tentativo di regolamentazione. che a quella del lavoratore indipendente. il quotidiano di Berlino che ha condotto un’inchiesta sui Digital-Nomaden. Un grande sindacato e i lavoratori autonomi Il sindacato dei servizi Ver. come si fa nella nostra redazione. rappresenta il settore pubblico ma anche tutto il settore media. conta 2. ha creato però un circuito di sedi di co-working (hallenprojekt. nel settore della logistica. la riposta è stata: “La pensione? Ma perché. imprenditore di se stesso.di. è disposta piuttosto ad agire come corrente autonoma del sindacato dei servizi per un lavoro regolamentato nel multimediale. perché troppo “liberista”. comunicazione. agenzie di pubblicità. case editrici. essere iscritti a un sindacato che ti rappresenta e tutela. come Amburgo. Quella cultura è molto più favorevole alla filosofia di vita del precario.

nel 2001.8 Il 2004 è l’anno della grande riforma dello stato sociale e avvengono cose strane. fintanto che non diventano essi stessi datori di lavoro. di avere copertura sanitaria presso il sistema pubblico o presso casse private. vorrei che fossimo il loro sindacato. in maniera intermittente. Le parole del suo segretario generale Frank Bsirske all’atto di costituzione del sindacato. Nel maggio 2009 viene redatto un documento con le linee guida per gli autonomi. il rimborso per il mancato reddito dovuto a malattia. scattava solo alla settima settimana. La commissione alla quale è affidato il compito di portare avanti le rivendicazioni degli autonomi non ha trovato sempre ascolto all’interno del sindacato e il fatto che negli anni dopo il 2004 le fuoriuscite abbiano superato le nuove iscrizioni sta a dimostrare che i possibili utenti del servizio sindacale sono rimasti delusi.9 È un momento cruciale nella storia dei rapporti tra stato e nuove forme di lavoro. non come percettore di servizi. 232 . erano promettenti: Dobbiamo essere il sindacato delle nuove forme di lavoro. Le difficoltà a far accettare ai rappresentanti dei lavoratori dipendenti l’idea che un freelance possa aspirare ad avere le loro stesse tutele sindacali non sono state poche e non sono ancora superate. che dagli anni settanta rappresenta la fonte più autorevole in materia di proposte di politiche contro la povertà. Il lavoro di elaborazione di una piattaforma specifica viene commissionato dal sindacato al noto Centro per le politiche sociali dell’Università di Brema. il sindacato dei disoccupati – e anche il sindacato degli autonomi. Nel progetto di legge del governo Merkel veniva esteso l’obbligo per gli autonomi (per esempio giornalisti freelance) e i lavoratori intermittenti. degli interinali e delle lavoratrici part-time. di quelli che lavorano a termine. ma il godimento del diritto di ricevere il Krankengeld. I nuovi progetti di legge del governo introducono un concetto peraltro ben conosciuto in Italia dai lavoratori autonomi: alle categorie del lavoro intermittente lo stato apre le porte dei sistemi di sicurezza sociale ma solo in qualità di contribuente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 232 so sulla Confederazione (Dgb). agli autonomi viene finalmente riconosciuto il diritto all’assicurazione contro la disoccupazione e poi subito dopo viene tolto. Proprio questi dietrofront del governo rosso-verde mettono a nudo la situazione anomala dei lavoratori autonomi e la loro emarginazione da uno stato sociale che è considerato uno dei più inclusivi d’Europa.

Attualmente Ver. e veniva quindi votata una risoluzione che chiedeva al governo di affrontare questo problema. a mettersi in proprio. dimostrano una conoscenza approfondita delle problematiche del lavoro autonomo e non discriminano tra lavoratori indipendenti che riescono a malapena 233 .11 A differenza dei documenti dei sindacati italiani. le indennità di disoccupazione. Per di più venivano ridotte al minimo le prestazioni di cassa malattia.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 233 Un’assurdità.10 la loro inclusione laddove possibile in sistemi pensionistici aziendali. L’impostazione governativa era tanto più incoerente se si pensa che la riforma del 2004 aveva indotto tanti percettori di sussidi di povertà. chiedendo per esempio un’equa distribuzione dei versamenti previdenziali volontari tra committente e freelance. sono più di 2 milioni le persone che rischiano l’indigenza in vecchiaia (Altersarmut) perché lavorano come indipendenti. avrebbero dovuto essere tali da portar via un terzo del sussidio.000 iscritti appartenenti alle diverse categorie di freelance. riguardanti l’assicurazione sanitaria. i trattamenti pensionistici. Secondo le stime del sindacato. la maggioranza di queste persone non sarebbe in grado di effettuarli.di. cerca anche di tener conto della condizione di questi ultimi. Bismarck lo aveva introdotto nel 1883 con il principio che il diritto al rimborso scatta dopo il terzo giorno di malattia e da allora è rimasto così. dichiara circa 30. Inoltre venivano gravemente ridotte le forme di sostegno alle donne in maternità. che rappresentavano per certe categorie un sistema di tutele abbastanza efficiente. ricordava il sindacato e chiedeva inoltre che l’ammontare del contributo dovesse tener conto del reddito effettivo e non essere parametrato su indici di reddito presunto. per i percettori di sussidi di povertà le somme da versare. l’estensione anche agli autonomi della possibilità di finanziare una pensione integrativa prevista dal sistema obbligatorio (Riester Rente). Il congresso del Dgb del maggio 2010 non poteva ignorare la drammatica situazione di almeno un terzo degli esercenti attività professionali in proprio destinati a restare senza una pensione. secondo la norma. Si propone quindi l’apertura anche agli autonomi del sistema previdenziale generale con necessità di un “finanziamento solidale”. come quella degli artisti. cioè pari a un quinto del reddito.di. come si è visto in precedenza. dall’IT ai media. le prese di posizione del Referat Selbständige di Ver. nelle controversie riguardanti i contratti collettivi di settori nei quali la presenza di professionisti indipendenti è consistente. E se il governo dovesse decidere per i versamenti obbligatori nella misura richiesta ai dipendenti. dai giornali al cinema.

che hanno adottato come stile di vita e di lavoro il nomadismo. Il sito http://locationindependent. La maggioranza dei lavoratori indipendenti ha una conoscenza superficiale di queste norme. la vita merita di essere vissuta. per attirare iscritti è il servizio di consulenza del sito www. su onorari e pagamenti. Mio marito è un creatore/designer di database e programmi per iPhone e iPad... Uno degli strumenti più efficaci di Ver. gli iscritti calano e la fiducia degli interessati anche. cambiando luogo ogni giorno.mediafon. a studiare tutte le eventualità. offre una molteplicità di servizi. sarebbe particolarmente preziosa perché il sindacato dispone di una conoscenza approfondita della complicatissima legislazione sui sistemi di sicurezza sociale. io scrivo per il mercato dei viaggi e per la scuola. [. Se la scelta di lasciare il posto fisso in azienda costringe spesso alla prigione domestica della casa-ufficio. L’azione di Ver. di supporti e di suggerimenti agli aspiranti membri della tribù ed è molto ap234 . previdenziali. su forme contrattuali. né si baloccano nella distinzione tra “false e vere partite Iva”. Ma il successo di un sindacato dipende anche dai risultati che riesce a portare a casa. la gestione di questi problemi viene affidata al commercialista. loro fanno un passo ulteriore. in maniera irrevocabile. prima di deciderci a rompere con la vita “normale” e a diventare una famiglia che vive e lavora ovunque. dov’è apparsa questa testimonianza. se lo scopo della scelta è la libertà. in mancanza di questi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 234 ad arrivare a fine mese e quelli a reddito dignitoso. ma l’importante è il volerlo fare. con quattro bambini. Non è stato semplice. tempus fugit. resa ancora più ostica dal fatto che certe norme vengono ritirate o modificate pochi anni o mesi o giorni dopo essere state emanate e soprattutto dal fatto che un impianto legislativo pensato per il lavoro dipendente o trascura completamente il lavoro autonomo oppure gli impone regole assurde e controproducenti. su contatti con altri indipendenti.di.12 Nomadi sul serio In America la mobilità fisica è sempre stata un segno caratteristico del modo di vivere. invece di vivere giorno per giorno.com. Un gruppo particolare di freelance è quello dei cosiddetti location independents. e di tanto in tanto portandosi dietro casa e ufficio.di.] abbiamo passato due anni a consultare elenchi di possibili contatti. loro non ci stanno. rinunciano a una residenza.net su questioni fiscali. sulla formazione.

i professionisti itineranti possono diventare i migliori test per nuovi prodotti e servizi. per ora – almeno dalle voci raccolte su Internet – sembra gente dotata di competenze elevate. chissà che non si diventi testimonial di qualche grosso gruppo. I principali problemi sono di ordine tecnico-organizzativo. prevede che all’uscita dalla recessione la domanda di lavoro sarà costituita per il 50 per cento da alternative labour arrangements. Purtroppo molti credono che siamo sempre in vacanza. Se poi la roulotte o il camper si trasformano anch’essi in prigioni itineranti è troppo presto per dirlo. né agli anarchici radicali della Repubblica di Weimar che distruggevano i documenti d’identità per non essere rintracciati. cioè 235 . in Italia soprattutto. viviamo del nostro lavoro e ci portiamo dietro malgrado tutto una buone dose di workaholism. ci invidiano e dicono che possiamo permettercelo perché siamo ricchi! Non siamo affatto ricchi. ma di gente che si sottrae al luogo dove per anni ha vissuto. proprie del ceto medio. Nella popolosa. sembra essercene sempre di più. urbanizzata. si tratta ancora di persone che affrontano l’avventura con entusiasmo. l’itinerario del professionista nomade deve seguire i territori dove i collegamenti Internet siano assicurati. nei luoghi dove “non c’è campo” rischia la fine del beduino cui hanno avvelenato i pozzi. con clientela affidabile o con un reddito minimo garantito. Nell’aprile del 2009 ha presentato un rapporto sulla “forza lavoro emergente”. New York: un’idea di sindacalismo per i nostri tempi Littler Mendelson è il più grande studio di avvocati specializzati in controversie di lavoro degli Stati Uniti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 235 prezzato dai potenti dell’industria produttrice di strumenti per comunicare e lavorare a distanza.13 Rifacendosi a uno studio del Mit degli anni novanta. Rappresenta e difende gli interessi degli imprenditori. con una cinquantina di uffici sparsi in tutte le maggiori aree metropolitane. di reputazione. compiuto gli studi e cerca un altro sistema di vita. Non appartengono certo al genere degli hobos della Grande depressione. di riconoscimento sociale. Si sviluppano piuttosto tra i location independents curiose dinamiche. gentrificata Europa sarebbe difficile farlo a quel modo. lavorare da nomade può comportare dei vantaggi. spesso proprio per strappare i bambini alla vita pesante della città o per consentire a un membro della famiglia che è andato in pensione di godersi un po’ la vita. per ora la moda sfrutta l’onda ascendente. sorvegliati.

14 Quando il lavoratore autonomo rientra nell’ambito dei lavoratori della conoscenza si usa independent professional. per questi ultimi. i consulenti esterni ingaggiati per progetti limitati nel tempo debbono essere esclusi dai piani di pensionamento e non debbono gravare minimamente sull’impresa per prestazioni di carattere sociale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 236 da forme di contratto “non standard” e da lavoratori autonomi. se lo stato vorrà estendere a loro determinati benefici. secondo loro) cambiamento dell’immagine pubblica e del prestigio sociale dei lavoratori autonomi. Perché l’amministrazione. dall’altro ammonisce gli imprenditori sul pericolo che i lavoratori autonomi. sarà incline a concedere loro facilitazioni e incentivi in considerazione soprattutto del loro maggiore peso come contribuenti.15 Lo scopo del Rapporto però è quello di fornire agli imprenditori un orientamento sulle questioni legali sollevate dall’impiego massiccio di forza lavoro temporanea o di prestatori d’opera a progetto. Il Rapporto Littler è molto interessante perché. insiste sul possibile (e auspicabile. è self employed. e acquisendo maggior prestigio sociale. equivalente a quello che nell’uso comune viene chiamato freelance o free agent. Da un lato Littler raccomanda vivamente l’impiego massiccio di questa forza lavoro per poter ridurre i costi e avere maggiore flessibilità. Littler quindi rivolge una serie di raccomandazioni agli imprenditori affinché si possano tutelare da questa maggiore forza contrattuale degli independents. per esempio nel campo dei sussidi di disoccupazione. Il termine impiegato nelle statistiche. lo faccia. potrebbero diventare dei temibili avversari nelle controversie di lavoro. il Rapporto Littler preferisce independent contractor. Confortato dai dati provenienti dalle agenzie di lavoro interinale. il Rapporto prevedeva un balzo nell’occupazione di 236 . come quello della prefigurazione di imprese a rete con un ristretto numero di dipendenti fissi e un numero molto più ampio di fornitori di servizi ingaggiati sulla base di progetti specifici per il tempo necessario alla realizzazione del progetto stesso (project-based workforce). accanto a scenari assai familiari per noi. considerata la loro maggiore rilevanza nella composizione della forza lavoro. diventando sempre più preziosi in quanto la loro specializzazione sarà soprattutto sui professional skills piuttosto che sulle abilità manuali. ma l’importante è che l’impresa possa trovare un sostanziale beneficio economico nell’impiego di forza lavoro temporanea rispetto al costo rappresentato dalla forza lavoro stabile. in particolare per quanto riguarda due questioni di grande rilevanza: la proprietà intellettuale dei prodotti del lavoro del consulente esterno deve restare in tutto e per tutto all’impresa. anche senza un’organizzazione sindacale alle spalle.

solo negli ultimi mesi dell’anno l’economia statunitense ha dato segnali di risveglio e pertanto la grande trasformazione nella composizione della forza lavoro sarà tutta da vedere. Così non è stato. I dati degli analisti del lavoro interinale. Di alcune tendenze si è avuta certezza però già negli anni precedenti e in particolare di quella che un sempre maggiore numero di professionals si rivolge agli intermediari del lavoro. si sarebbe dovuta verificare nel corso del 2010. staffing industry analysts.3 milioni incorporated al giugno 2010. l’incidenza del lavoro autonomo non agricolo sul totale è rimasta più o meno la stessa negli ultimi dieci anni. cioè di persone che decidono di dare alla propria attività una personalità giuridica per ragioni fiscali e di minor rischio. sul piano etnico.16 Il più recente comunicato del Bls che abbiamo potuto consultare.3 milioni. con un’incidenza complessiva sull’occupazione totale pari al 10. per esempio nella forma di società a responsabilità limitata (Llc). fenomeno che abbiamo visto nel terzo capitolo già manifestarsi in Germania per quanto riguarda gli ingegneri.7 per cento.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 237 contingent work ai primi sintomi di ripresa che. ma tra gli incorporated possono esserci anche ditte individuali.18 È aumentata decisamente la quota di incorporated. secondo le sue previsioni. L’organizzazione sindacale dei lavoratori indipendenti. con tassi di disoccupazione superiori alla media. asiatici). La crisi ha inciso fortemente soprattutto nel settore delle costruzioni.17 Secondo le stime del Bls che traggono origine dalla Current Population Survey. ispanici.4 per cento degli occupati. pari al 7. accusa da tempo le autorità preposte alla rilevazione statistica di gravi imprecisioni. rilasciato il 7 gennaio 2011. di disomogeneità nei criteri di classificazione utilizzati e di sostanziale disinteresse per questo settore della forza lavoro. ma subito dopo ha colpito i servizi professionali. Gli unincorporated sono invece persone che svolgono attività autonoma in maniera occasionale. Purtroppo anche l’efficiente Bureau of Labor Statistics (Bls) ha delle difficoltà a stimare l’entità del lavoro autonomo e “atipico”. la Freelancers Union (FU). A causa di queste ineffi237 . riportava il dato di 10 milioni self employed unincorporated e di 5. i bianchi prevalgono sugli altri gruppi (afroamericani. quando il numero di independent contractors veniva stimato in 10. sembrano indicare che dall’inizio della crisi coloro che lavorano in proprio nei servizi a elevato contenuto di conoscenza hanno avuto difficoltà a trovare occasioni di lavoro e per questo si rivolgono in misura massiccia alle agenzie. Nei confronti di genere i maschi sono in maggioranza e. L’ultima indagine specifica è del 2005. che raggiungono anche la dimensione di 20 dipendenti.

che è stato il primo a riconoscere la deducibilità fiscale dei premi pagati a questa nuova compagnia. che non disdegna il richiamo alla simbologia del movimento operaio militante. aver concepito sin dall’inizio la sua attività come quella di una union. molto probabilmente le stime della FU si fondano su proiezioni della situazione di New York.000. il vero e proprio balzo era avvenuto nei servizi alla persona. dove. un messaggio deve portare dei numeri. sposando le previsioni degli avvocati di parte padronale. quello dell’assistenza sanitaria. è passata in pochi anni da 10.393). la Freelancers Union (FU). Come in Italia si sono diffuse a macchia d’olio le “badanti”. la FU è riuscita finalmente a offrire qualcosa di concreto ai suoi soci.19 Puntando sin dall’inizio sul tema più sentito da parte dei lavoratori autonomi di seconda generazione americani. dove l’indagine condotta dallo State Comptroller nel 2007 aveva accertato che dal 1975 in poi i due terzi dei nuovi posti di lavoro nella Grande Mela erano stati occupati da persone classificabili come indipendenti. Se l’associazione sindacale che riunisce i freelance. così nella città di New York dal 1997 al 2004 il numero delle persone addette alla cura dei bambini che lavoravano come self employed. era quintuplicato (da 11. Attualmente la Fic opera soltanto nello stato di New York. Le campagne di sensibilizzazione e le azioni di lobbying della FU sono condotte con molta abilità e con stile prettamente “americano”.000 iscritti a 150. Sappiamo quanto superficiale e truffaldina pos238 . dei lavoratori temporanei e di quelli con contratti “atipici” sul totale degli occupati sarebbe largamente sottostimata. per essere convincente. la Freelancers Insurance Company (Fic). avere impostato la sua campagna di reclutamento e sensibilizzazione sul problema dell’assistenza sanitaria. con il contributo di 17 milioni di dollari erogato dalle Fondazioni Ford. in sostituzione di asili nido e di scuole materne insufficienti. l’incidenza della popolazione dei self employed. di un sindacato. L’osservatore esterno rimane disorientato da simili discrepanze.085 a 49. Sulla FU si è scritto molto e la sua fondatrice Sara Horowitz è diventata un personaggio di fama internazionale. ciò è dovuto in massima parte a tre ordini di ragioni: essere nata come fenomeno metropolitano newyorkese e aver acquisito subito una visibilità “locale” ma al tempo stesso nazionale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 238 cienze. costituendo nel 2009 la propria compagnia di assicurazione. Se questa crescita era stata determinata anche dalle professioni collegate allo sviluppo delle nuove tecnologie e alla fiorente industria dell’intrattenimento e dello spettacolo. Rockefeller e Robert Wood Johnson. qualcosa come 42 milioni di persone. Il sindacato parla addirittura di un terzo dell’occupazione totale.

grafici. a cura di Sara Horowitz. Sorprendente il fatto che solo il 33 per cento dichiara di lavorare abitualmente sulla base di contratti scritti. Misure significative di compensazione a livello di singolo stato federale non erano state ancora introdotte. Entrate da poco sul mercato e ancora disorientate dalla nuova situazione. autori di testi e di realizzazioni per la radio. artisti. il 37 per cento appoggiandosi alla carta di credito. pubblicata nel corso del 2010. designer. a New York City addirittura il 27 per cento.22 L’81 per cento degli intervistati aveva subìto forti diminuzioni di reddito. in maggioranza donne. scrittori. L’American Recovery and Reinvestment Act (Arra). un 5 per cento è ricorso all’assistenza per i poveri.20 Ogni fine d’anno la FU lancia una nuova indagine online sulla condizione dei suoi affiliati. L’età media degli intervistati era di quarantacinque anni. Althea Erickson e Gabrielle Wuolo. come Minneapolis/St. Come hanno fatto a cavarsela? In maggioranza attingendo a riserve tenute per queste eventualità o comunque a risparmi. dovute in parte alla mancanza di commesse ma in larga parte anche ai mancati pagamenti o ai pagamenti ridotti o assai ritardati da parte dei committenti. sapendo quanto sensibile sia l’amministrazione cittadina di New York sui temi dell’attrazione dei talenti (Florida insegna). il cinema ecc.21 Le tremila risposte hanno rivelato la difficile situazione di chi lavora in proprio in un periodo di crisi senza poter godere di alcuna forma di protezione sociale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 239 sa essere questa tecnica ma sta di fatto che un qualunque messaggio riguardante una situazione sociale viene ripreso dai media solo se dietro ha i numeri di una survey. nell’Oregon. il pacchetto di misure di stimolo all’economia che il presidente Obama ha firmato nel febbraio 2009. perché il costo della vita a New York era diventato insopportabile e i servizi pubblici cari e inefficienti. una parte ha venduto la macchina. da cui risultava che questi “talenti” stavano fuggendo da New York per dirigersi verso altre aree metropolitane. scenografi. la televisione. comprendente anche un innalzamento e un’estensione dei sussidi di disoccupazione.. FU aveva condotto un’inchiesta presso i freelance del settore “creativo”. Nel 2005-2006. un dato che in parte si spiega con il fatto che dal 2007 in poi circa il 40 per cento di coloro che iniziano un’attività in proprio non lo fa per scelta ma perché ha perduto il posto di lavoro come dipendente. altri hanno rinunciato al mutuo per la casa. sono le persone più bisognose di un sostegno da parte di un’organizza239 . l’ultima disponibile è quella che riguarda l’anno della grande crisi. ha lasciato fuori i lavoratori indipendenti. nella parte dedicata ai provvedimenti per i settori della popolazione più vulnerabili. il 2009. Paul o Portland. pubblicitari. limitando i benefici per costoro solo ai provvedimenti di sgravio fiscale.

là dove opera. Dal 2001 la FU ha consentito ai suoi soci di godere di forti sconti di gruppo presso alcune assicurazioni private. Perciò suggerisce l’istituzione di un sistema parallelo creato apposta per questo universo del lavoro mediante una forma di accantonamento alimentato dal gettito fiscale degli indipendenti. 15 Years of Writing the New Rules for the New Workforce. Chi ha seguito sin dalla nascita l’organizzazione avverte che negli ultimi tempi 240 . Gli indipendenti devono poter disporre di assicurazioni sanitarie che si possano portare dietro da una commessa all’altra.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 240 zione di categoria. Per quanto riguarda invece i sussidi di disoccupazione la FU non ritiene che il sistema vigente possa andar bene per gli indipendenti. Le assicurazioni private sono in genere costituite da un venture capital che pretende un ritorno dell’investimento anche del 30 per cento. dichiara di procurare agli utenti risparmi anche del 75 per cento sui livelli di mercato dei premi. chiede inoltre che i premi possano essere deducibili interamente dalle tasse e che sia consentito anche agli indipendenti di formare dei risk pools. costringendoli a rinunciare alle vacanze e agli accantonamenti per la pensione. Si finanzia indebitandosi a basso costo e ripagando il debito con la raccolta dei premi. Un certo numero di intervistati aveva dichiarato di non avere i soldi o di aver dovuto rinunciare al pagamento dell’assicurazione sanitaria privata. con le quali ha firmato delle convenzioni. agisce quindi sul mercato e finora dichiara di rinunciare a una partecipazione di enti pubblici. La Fic chiede che alle società con scopi sociali venga assicurato capitale a basso costo. alle cui risorse essi possano ricorrere in caso di bisogno. Queste cifre sono state abilmente utilizzate dalla FU sia per aprire una campagna in favore dell’estensione del sussidio di disoccupazione anche alle categorie rappresentate dal sindacato. data la natura estremamente volatile della loro attività. secondo la FU i continui tagli operati dalle aziende sui piani di pensionamento e sui benefit dei dipendenti stanno erodendo un sistema di previdenza sociale basato sul rapporto di lavoro subordinato. il suo polmone risiede evidentemente nelle iniziative di charity dei privati. Per quanto riguarda le prestazioni previdenziali. le loro coperture assicurative devono essere portable and affordable. la sua compagnia di assicurazioni. Basta guardare su YouTube il video Getting It Done. sia per promuovere la sua formula assicurativa. quindi l’intera impalcatura della sicurezza sociale dovrà essere ripensata in ogni caso. Una coppia di lavoratori indipendenti da circa venticinque anni del New Hampshire dichiarava che l’aumento dei premi per l’assicurazione sanitaria privata aveva portato l’incidenza di questa spesa al 27 per cento del loro reddito familiare.

nel Bronx. sfugge all’ondata di repressioni e pogrom seguita alla rivoluzione del 1905 riparando in Inghilterra e da qui negli Stati Uniti. dove trova impiego nell’industria dell’abbigliamento. di precursori. Gli scioperanti rifiutano la direzione del sindacato aderente all’Afl (American Federation of Labor) e gli accordi che ha sottoscritto. e 241 . assumendo guardie private o assoldando crumiri durante gli scioperi. ebreo lituano nato nel 1887. prima a New York e poi a Chicago.23 Nel 1910 scoppia uno sciopero nelle industrie del settore che coinvolge circa 45. a entrare anche in aziende che avevano fino a quel momento tenuto il sindacato fuori dalla porta. per tutti i “flessibili”. Accetta moderazione salariale e pace sociale. a emarginare il vecchio sindacato dell’Afl e. di ispiratori.000 addetti. dall’altro. in cambio chiede agli imprenditori di non abbandonarsi a una concorrenza distruttiva e a rinunciare a pratiche antisindacali. non soltanto per i freelance ma per la nuova forza lavoro emergente. Ricoprirà ruoli di grande importanza sotto l’amministrazione Roosevelt come membro del Labor Advisory Board e del National Industrial Recovery Board. Incarcerato per la sua attività di agitatore. La ragione per la quale la Freelancers Union trova nella sua figura un ispiratore è dovuta però al fatto che Hillman fu il promotore della prima cooperativa di abitazioni per lavoratori.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 241 il suo messaggio è diventato molto più ambizioso e visionario. È Sidney Hillman l’icona alla quale si rivolgono. di cui Hillman sarà l’indiscusso leader sino alla morte. per far questo deve combattere le forti correnti interne anarco-sindacaliste. che lo coglie relativamente giovane. destinato dalla famiglia a diventare rabbino – racconta il suo biografo Steve Fraser – ma divenuto ben presto militante del Bund. all’età di cinquantanove anni. che diventerà sua moglie. in maggioranza donne. poi liberato. collaborando alla stesura del National Labor Relations Act. i dissidenti fondano l’Amalgamated Clothing Workers of America. un’organizzazione clandestina ebraica che aderiva al movimento rivoluzionario russo. tra le quali spicca Bessie Abramowitz. Riesce in questo modo. da un lato. Dicono di voler costruire the next social security net. Considerato una delle figure più significative del sindacalismo americano tra le due guerre. in particolare per il suo ruolo nella costituzione del Cio (Congress of Industrial Organization). che sono alla testa del movimento. Dicono di voler stimolare un altro New Deal e non a caso hanno cominciato a comporre la loro galleria di santi patroni. rinuncia ben presto alle azioni radicali e sin dagli anni della Prima guerra mondiale imprime al suo sindacato uno stile di collaborazione aperta con gli imprenditori disposti a riconoscere l’autorità della sua organizzazione.

non deve essere. Un altro esempio al quale la FU intende ispirarsi è quello della ShoreBank. In vista delle elezioni del 2 novembre 2010 la Horowitz ha rivolto un esplicito appello per uni242 .24 In questo contesto la fondatrice di FU non ha mai nascosto il suo interesse per il movimento cooperativo italiano. del New York City Investment Fund. ai programmi governativi sempre più poveri di risorse e alle proposte dei broker privati sempre più care e con prestazioni sempre più insoddisfacenti. è quella di un’“impresa sociale”. perché non è. una forma di risparmio assicurativo che possa sostituirsi ai piani di pensionamento aziendali. realizzata con la fondazione della Freelancer Insurance Company. Infatti. dando l’occasione alla FU di mettere sul suo sito un commento molto amaro sul differente trattamento che l’amministrazione Obama ha riservato a quelle considerate “troppo grandi per fallire” rispetto a quelle che dovrebbero essere considerate too good to fail. dimostrando in questo una notevole capacità di trovare quattrini. la forma previdenziale-assistenziale che sembra essere considerata dalla FU l’unica in grado di reggere i tempi. riservati solo ai dipendenti. vista la crisi della finanza pubblica.25 Il sindacato propone oggi un Freelancer Retirement Plan. La FU non avrebbe potuto rendere credibile questa ipotesi. deve essere in tutto e per tutto una forma privata di autogestione. se non avesse potuto godere del sostegno e dei finanziamenti della New York State Health Foundation. proprio nel settore dei finanziamenti per l’abitazione. Purtroppo questa banca è stata chiusa dalla Federal Insurance Deposit Corporation nell’agosto del 2010 per le perdite accumulate. votata unicamente a dare prestazioni sociali agli utenti (a self sustaining way to help people). continuando però a operare e a estendere l’attività in diverse città degli Stati Uniti. un’iniziativa creata una trentina d’anni fa per offrire alla comunità povera di Chicago una banca disposta a dare prestiti a un tasso d’interesse molto basso.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 242 della prima banca operaia. di autofinanziarsi. Una cosa ben diversa da come gli europei s’immaginano la flexicurity. in particolare.26 La prima volta che la FU si è schierata dal punto di vista politico è stata in occasione delle elezioni municipali di New York del 2009. dopo la crisi dei mutui. capace di stare sul mercato. ha preso avvio il movimento della “finanza sociale” che ha costruito la cultura e le tecniche del microcredito in diversi paesi poveri del mondo. che ha visto tra i fondatori alcuni attivisti della comunità afroamericana più radicale. ma sopratutto di una lunga lista di fondazioni private. un sistema pubblico. destinato a essere gestito dal partito più forte o dai partiti in più o meno stretta concertazione con le vecchie rappresentanze degli interessi. Da questa esperienza.

uno sguardo concentrato esclusivamente sui problemi della gente che lavora non è poi così banale. A una lettera di protesta e di ammonimento del sindacato la società rispondeva dicendo bellamente che non pagava perché non aveva i soldi. come ha dimostrato la controversia con una società di produzione di famose serie televisive. se necessario può portarle davanti alle corti. toglierli dall’isolamento e farli diventare partecipi di una comunità. la nuova ragione sociale avrebbe probabilmente potuto disporre delle risorse per i pagamenti. Un passo avanti è stato compiuto facendo approvare una modifica alla normativa sul lavoro dello stato di New York secondo la quale il dipartimento del Lavoro può aprire un’indagine sulle società morose nei confronti degli independent contractors. del finanziamento pubblico delle spese elettorali. hanno tenuto dei comizi insieme. del pagamento dei giorni di malattia. Il Wfp dichiara che i suoi 140. Naturalmente solo in presenza di impegni scritti. Lo slogan del partito può far sorridere (We’re fighting to bring back the American Dream) ma se si pensa che i temi del vivere decentemente vengono trascurati dai maggiori partiti e dalla stampa. ed è questo un modo anche per frenare l’uso di impegni soltanto verbali. Una socia della FU coglieva l’occasione per raccontare di aver mandato una energica protesta per una fattura non pagata 243 . “Vogliamo mettere insieme la disparata popolazione dei freelance. del sostegno al trasporto pubblico. assumendosi le spese legali. senza escludere la possibilità di anticipare le somme delle fatture non pagate. oscillanti tra ricette per risollevare l’economia e metodi per vincere il terrorismo. dei salari minimi fissati per legge in grado di strappare alla povertà chi ha un lavoro. Sara Horowitz e Dan Cantor. A un controllo non risultava alcuna richiesta di fallimento della società. Un’altra modalità è quella di lanciare una campagna di smascheramento pubblica. molto diffusi a New York nel settore dei media e dello spettacolo. è appunto quella contro i committenti che non pagano. ma anche più difficili. il WFP appoggiava la proposta di legge di FU per un intervento pubblico contro i committenti che non pagano (deadbeat client bill).vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 243 re le forze a quelle del Working Families Party (Wfp) nell’appoggiare candidati disposti a impegnarsi sulle questioni basilari dell’assistenza sanitaria. della riduzione degli affitti. ma le difficoltà possono venire in primis dagli stessi freelance. della ristrutturazione di un milione di abitazioni cittadine in modo da risparmiare energia per mantenerne la temperatura interna. timorosi di esporsi. executive director rispettivamente della FU e del WFP.000 voti sono stati decisivi per sconfiggere il candidato repubblicano al ruolo di State Comptroller.” Una delle battaglie più popolari.

Il layout attuale è invece più scarno.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 244 a una certa società. Si erano dati convegno nell’edificio del Parlamento affacciato sul Tamigi. l’attenzione che essi dedicano al loro sito. Londra. Un altro metodo di cui ha discusso la FU è quello di istituire un proprio organismo di recupero crediti. Al danno si aggiunge talvolta anche la beffa. Per un certo periodo il sito ha funzionato anche come strumento di promozione di singoli soci. Una campagna di cui la FU può andare fiera è quella contro il pagamento della Ubt (unincorporated business tax). qualcosa di simile alla nostra Irap. più chiaro e concentrato sui temi essenziali. di aver ricevuto pochi giorni dopo un assegno. perché si viene tassati due volte.” La battaglia contro questa tassa è stata condotta con successo a New York e poiché. Sulle tecniche di sensibilizzazione e di reclutamento della FU si potrebbe insistere a lungo. che si era rivelato però fraudulent. nel 2008 i freelance hanno lasciato all’erario 162 milioni di dollari di Ubt. negli anni settanta. è una tassa che non ha nulla a che vedere con un freelance. ha prodotto un certo seguito al sindacato. avendo trovato l’indirizzo della nostra associazione per caso su Internet. quelli che sono nati dopo ci sono cascati dentro. è indice dell’importanza attribuita allo strumento del web. al quale si accede dopo aver superato controlli molto rigidi e aver attraversato l’immensa medievale West244 . come abbiamo visto dalle statistiche ufficiali. “c’erano pochi freelance in giro. su 15 milioni di self employed due terzi sono unincorporated. una prima volta come reddito individuale e una seconda come reddito d’impresa. “Quando questa tassa è nata. Ci avevano invitato a partecipare al loro evento annuale. La sola possibilità è quella di sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità affinché si metta in moto un processo che promuova un’azione repressiva efficace. New York era a pezzi. la frequenza con cui ne cambiano il layout. che presentavano se stessi e le loro competenze. Westminster Hall Un approccio completamente diverso è quello del Professional Contractors Group (Pcg) britannico. il National Freelancers Day. La scarsa efficacia dimostrata anche da quella che può essere considerata l’organizzazione sindacale degli indipendenti più combattiva a livello mondiale sta a dimostrare come il problema dei mancati pagamenti sia oggi per questa categoria di lavoratori ancora più acuto della mancanza di protezioni sociali (mettendo in conto il tempo e i soldi che vengono impiegati per sollecitare il pagamento).” scrive la Horowitz.

Un’indagine presso gli iscritti. noto con la sigla IR35. aveva appurato che il 96 per cento aveva scelto la formula della società a responsabilità limitata (Ltd) pur essendo per l’84 per cento ditte individuali e per il 12 per cento con un dipendente o. per aver effettuato una telefonata privata di un paio di sterline. Ovviamente il regime fiscale del rapporto di lavoro autonomo è favorevole all’impresa e in parte al contractor stesso. che continuano tuttora.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 245 minster Hall. Il luogo non era stato scelto a caso. quasi fosse un salariato. L’ultima in ordine di tempo. scopo dell’evento è quello di fare lobbying presso la politica. con un altro percettore di reddito derivante dall’attività della società. di far capire che il lavoro indipendente è un fattore importante dell’occupazione e dell’economia. in mezzo a migliaia di telefonate per lavoro. dove le vessazioni dell’Agenzia delle entrate si manifestano in multe e sanzioni di cui anche il commercialista non sa spiegarsi certe volte l’origine. Non c’è da stupirsi quindi se l’associazione è nata nel maggio 1999 a seguito di una campagna e di una successiva azione legale contro un provvedimento fiscale iniquo. In casi come questi Pcg assicura assistenza legale ai soci. dell’ordine di migliaia di sterline. contano circa 20. dell’industria farmaceutica e delle utilities. Di cosa si tratta? Del solito approccio inquisitorio delle autorità che pretendono in questo modo di frenare l’utilizzo di lavoratori autonomi come mimetismo di un rapporto di lavoro subordinato. in Gran Bretagna può capitare che gli agenti del fisco (Her Majesty’s Revenue and Customs. ma gli uffici di Sua Maestà invece di prendersela con le imprese si sono accaniti contro centinaia di consulenti. meglio.000 iscritti che pagano quote sufficientemente elevate da permettere il mantenimento di uno staff permanente di persone che si dedicano a tempo pieno all’attività dell’organizzazione. Culturalmente conservatori o vicini ai liberali. infliggendo a taluni multe tali da rovinarli e scatenando una serie di controversie di lavoro. per esempio. condotta nel 2010. Hmrc) piombino nella casa-ufficio del professionista e chiedano. A differenza dell’Italia. si tratta di consulenti con anni di attività alle spalle ben inseriti in mercati molto remunerativi come quelli della ricerca energetica. di controllare i records delle telefonate degli ultimi due anni. e averla inserita tra le spese detraibili. Sono molto diversi dagli americani perché la loro base sociale è diversa. di cui dà notizia il si245 . che consente di tassare non il fatturato ma il reddito che il soggetto assegna a se stesso come remunerazione dell’attività. detraendo le spese. dei servizi informatici e finanziari. Questa scelta si spiega con il regime fiscale. sicché è successo a un povero socio Pcg di vedersi affibbiare una multa tale da metterlo in difficoltà.

ha portato via anche la casa-ufficio. Il contratto diventa spesso la garanzia sulla quale ottengono il mutuo per acquistare sia l’abitazione-ufficio (dove il consulente in realtà risiede un tempo inferiore a quello che spende viaggiando in continuazione per ragioni di lavoro) sia degli immobili che rappresentano l’investimento necessario a procurarsi una specie di pensione con i proventi dell’affitto. potrebbe scoprire delle cose di grande interesse. Le norme fiscali della IR35. La base sociale di Pcg è rappresentata da consulenti di grandi aziende (67 per cento) e di enti pubblici o società che lavorano per il mercato pubblico (29 per cento) con contratti di lunga durata o di medio-breve durata rinnovabili.com.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 246 to di Pcg il 20 gennaio 2011. La crisi. che gli permetterebbero di guardare “dentro” la complessità di quell’aggregato che chiamiamo ceto medio e la sua crisi. i più sfortunati. “Finire sotto le grinfie dell’IR35 è come farsi mordere dal proprio rottweiler!” Se qualcuno volesse analizzare l’enorme differenza tra la cultura e l’approccio della FU newyorkese e quelli del Pcg dal punto di vista sociologico. Gli iscritti alla FU americana invece appartengono in maggioranza alla fascia bassa del freelancing. se ha consentito a questi consulenti di sopravvivere. dichiarando migliaia di contratti insufficienti a provare che il rapporto di lavoro non è un rapporto di subordinazione. hanno avuto effetti forse ancora più devastanti della crisi sulla condizione dei contractors. si è conclusa con la vittoria di un loro socio in quanto la Corte non ha riconosciuto nel contratto di consulenza che questi aveva sottoscritto con Airbus gli estremi della mutual obligation. “Siamo pronti a pagare di più in cambio di una semplificazione della legislazione fiscale. come dire. i broker si sono trovati con una drastica limitazione di schemi d’investimento che erano autorizzati a proporre. propria invece del rapporto di lavoro subordinato. che cerca a fatica di sbarcare il lunario e spesso lavora su accordi ver246 . quando non saranno più in grado di lavorare. gli indipendenti si sono trovati con clienti che non rinnovavano i contratti o che li rinegoziavano al ribasso. immobiliare. ha strappato a molti di loro la possibilità di una pensione. Possedere degli immobili come risparmio assicurativo è proprio di una particolare categoria del ceto medio – e non soltanto – nel mondo occidentale e gli independent contractors vi appartengono.freelancesupermarket. a taluni. La crisi dei mutui ha prodotto quindi effetti devastanti su coloro che ancora non erano riusciti a pagare la prima casa o a finire di pagare l’immobile destinato a essere affittato a terzi. Le banche si sono trovate senza liquidità.” dichiara il servizio di consulenza e informazione online www.

esplicita il modus operandi dell’associazione: Quando ho assunto questo incarico. quando il tipo di rapporto prevalente è quello con uno o due soli grossi committenti. in quanto è la prova del loro essere in regola con il regime fiscale previsto dall’IR35.27 Nel numero di settembre 2010 della loro rivista “Freelancing Matters”. difficoltà po247 . le serate conviviali. La leadership ora è chiaramente britannica. tra qualche anno faremo un grande meeting europeo di tutti gli indipendenti e riusciremo a costituire una terza forza. Verso l’interno. la deputata inglese Elisabeth (Liz) Lynne. John Brazier. che non è attribuibile a un desiderio di appartenere all’ordine simbolico dell’imprenditore ma alla necessità di tutelarsi nei confronti del fisco. Dovevamo riuscire a coinvolgerli attivamente. Questo spiega anche la scelta di costituirsi come entità legale d’impresa. Per i britannici l’aspetto fondamentale invece è il contratto scritto. un coordinamento che muove i primi passi e ha già fatto sentire la sua voce presso la Commissione occupazione e affari sociali del Parlamento europeo in occasione del Rapporto sul lavoro “atipico”. le occasioni d’incontro diretto. Abbiamo moltiplicato gli eventi organizzati per i soci. Così è nato l’European Forum of Independent Professionals. sembra avere per la condizione del lavoro indipendente in virtù dell’opera di sensibilizzazione che Pcg conduce in Inghilterra. i seminari. Verso l’esterno abbiamo iniziato a tessere rapporti con associazioni professionali come la nostra su obiettivi strategici comuni. Se lavoriamo bene. a fare un lobbying più stretto nei confronti dei partiti e dei legislatori in genere per fare sentire la nostra opinione su questioni fiscali e normative che interessano tutti i freelance. Sono presenti anche associazioni italiane. come il Pzo olandese. Per fare tutto questo abbiamo dovuto rafforzare lo staff permanente. dovevamo superare un rapporto con i soci che fosse solo di utilizzo di un servizio d’informazione e di consulenza. considerarli una risorsa importante di capitale umano da investire nell’associazione. Grazie anche all’interesse che la vicepresidente. l’associazione andava bene ma era necessario trovare un nuovo “posizionamento strategico”. Poiché la legislazione sul lavoro ormai la decide l’Unione europea che è socialist and protectionist abbiamo preso l’iniziativa di aprire un’antenna a Bruxelles per farla diventare anche punto di riferimento e di confronto con altre associazioni di lavoratori indipendenti di altri paesi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 247 bali. nel settembre 2007. finiremo di essere sbattuti tra gli imprenditori e i lavoratori subordinati. a essere presenti all’interno di organismi rappresentativi del business. ci siamo anche noi di Acta. il managing director di Pcg. è il gruppo più strutturato.

Sorprendente tuttavia. La definizione di questi professionisti secondo il Codice del lavoro. grafici. né artigiani. 248 . Maison des Artistes) e anche sotto forma di “assimilati a salariati” (nel giornalismo. consulenti. E questo la dice lunga sul loro rapporto con la società reale e con il lavoro. ciò che abbiamo chiamato un’antropologia specifica. esercitano tutte le professioni che fino a ieri venivano svolte da lavoratori salariati: ingegneri. perché vuol dire che le élite dirigenti europee. Il primo segnale è incoraggiante. L’Insee censisce circa 300. ma di una grande omogeneità di statuti di cittadinanza nei diversi paesi. formatori. società di autori (Agessa. Sicfor-Fcf (Sindacato dei consulenti e dei formatori indipendenti – Federazione dei consulenti in formazione). informatici. Non sono né agricoltori. utilizzando tutte le ragioni sociali disponibili e consentite. il loro numero ha segnato una crescita media annua del 7 per cento. traduttori. a questo ritmo saranno più di un milione nel 2030. né professioni liberali regolamentate dallo stato. Il secondo segnale invece è preoccupante. la sussistenza non solo di un sentire comune. imprese individuali. nel reportage fotografico).vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 248 tranno sorgere per la grande disomogeneità dei partecipanti. non se ne sono ancora accorte. Il Coordinamento ha come obiettivo quello di promuovere il lavoro indipendente in Francia e in Europa e di difendere gli interessi comuni dei professionisti che lo esercitano. è stata inserita questa categoria nelle Indagini annuali sull’impresa. presupposto indispensabile per la nascita di un movimento in grado di smuovere le cose. quarant’anni dopo l’avvento del sistema postfordista.000 professionisti indipendenti delle arti liberali. L8221-6-1. vuol dire che si possono formare linguaggi e un sistema di pensiero comuni. Parigi e dintorni Le associazioni dei professionisti indipendenti. in certi casi agli antipodi. da quando. è la seguente: “Chi opera in forma indipendente offrendo prestazioni intellettuali e stabilisce lui stesso le proprie condizioni di lavoro in accordo con i suoi clienti e porta a termine la sua missione senza rapporto di subordinazione nei loro confronti”. comunicatori ecc. nel 1999. Apotrad (Associazione dei professionisti dei mestieri della traduzione) e Freelance in Europa annunciano la creazione del Coordinamento delle associazioni dei professionisti indipendenti delle arti liberali (Capil). che vanno dall’associazione di mestiere (per esempio i traduttori) alle associazioni-ombrello che raccolgono una grande varietà di organismi. attività in proprio. pur nella diversità delle culture di base.

Le camere consolari. tra le liberali. Erano in genere persone di mezza età con esperienze aziendali alle spalle. una buona conoscenza delle tecniche di management. Partecipa al Forum europeo dei professionisti indipendenti (Efip) che riunisce strutture di diversi paesi europei e ha come scopo quello di promuovere e difendere il lavoro indipendente in Europa (http://www. quelli del “palli- 249 . che in questo momento sta elaborando una definizione positiva delle professioni liberali. in parte espulsi nelle ricorrenti fasi di ristrutturazione per fusioni. Era un periodo d’oro per queste figure e l’idea di organizzarsi era molto lontana dalla loro sensibilità. Precisa Paysant: Questo coordinamento è una prima tappa in vista della creazione di una struttura permanente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 249 Non esiste al giorno d’oggi alcuna struttura ufficiale che li rappresenti tutti. Questo comunicato è apparso sul numero 500 della pubblicazione online “CyberGazette. Abbiamo conosciuto Michel agli inizi degli anni novanta e ciascuno di noi aveva già da prima “il pallino” di organizzare in qualche modo i nuovi lavoratori autonomi che incontravamo ogni giorno nella nostra attività lavorativa. gestita praticamente da una persona. i collegi. ma tale da aver sviluppato una specie di sesto senso per i “futuribili”. una rete di relazioni che si erano procurati durante la loro vita aziendale. Il Coordinamento fa appello ai pubblici poteri per far sapere che esiste. Ci vuole una bella costanza per arrivare a 500 numeri di una pubblicazione. con qualche collaboratore. scorpori ecc. acquisizioni. Il nostro stesso “pallino” era piuttosto il retaggio di esperienze di movimento degli anni sessanta e primi anni settanta. Un sindacato? Ma per far che? L’idea stessa di creare un’identità di gruppo li lasciava indifferenti. Le Journal des Freelances” il 10 gennaio 2011. quelle “regolamentate”. completamente sgombro da orpelli ideologici o da schemi dottrinari (come vuole invece la vulgata su quella generazione). vi aderiscono solo associazioni. che avevano creato in noi un mind set specifico. rappresentano delle professioni ben definite e. affinché ne tengano conto all’interno del Coordinamento nazionale di concertazione delle professioni liberali (Cncpl). Michel Paysant. In parte usciti per loro scelta dalle aziende dove avevano accumulato il know how che si preparavano a vendere sul mercato a prezzi tali da giustificare la loro decisione di mettersi in proprio.eu/). independents-forum. Facevamo parte. gli ordini. unioni o sindacati dei lavoratori della conoscenza indipendenti.

aveva scoperto che dal 1999 al 2007 la crescita dei lavoratori intellettuali delle professioni non regolamentate al servizio delle imprese era stata dell’80 per cento e il loro reddito medio annuo nel 2007 era stato di circa 33. Michel Paysant. in una presentazione del settembre 2010 al Forum europeo dei professionisti indipendenti (Efip). In mezzo si erano verificati due fenomeni.com. chi era stato costretto a continuare a lavorare vedeva diminuire a vista d’occhio i suoi redditi annuali e cominciava a chiedersi come avrebbe vissuto in vecchiaia. Cominciò a radicarsi in noi la convinzione che l’indipendente. pressoché simultanea in diversi paesi. della fascia medio-alta della consulenza professionale. comunque. i più fortunati si erano ritirati. di alcuni gruppi di lavoratrici e lavoratori autonomi per la creazione di associazioni di categoria. Infatti il processo evolutivo avrebbe dovuto aspettare almeno altri dieci anni per passare dalle conversazioni tra individui ossessionati dai medesimi “pallini” all’iniziativa. dovunque avessimo l’occasione di incontrare colleghi con i quali si trovava il tempo di fare due chiacchiere confidenziali sul nostro vissuto di lavoro. Mettendo insieme i dati dell’Insee. l’autonomo. Riportando alla mente incontri e discorsi di quel tempo. c’era da studiare e dare volto a una nuova antropologia umana. in Italia. continua a restare sconcertato di fronte alla stolida insipienza delle classi dirigenti di questa povera Europa.500 euro lordi. il momento aureo della consulenza indipendente era finito. Chi per ragioni anagrafiche ha potuto attraversare gli ultimi vent’anni lavorando in questo ambiente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 250 no”. che ancora non sono riuscite a rendersi conto di cosa sta accadendo nel mondo del lavoro. è proprio un nuovo tipo umano o. un tipo con caratteristiche molto simili in tutti i suoi esemplari. ciò che ci è rimasto più impresso è la sensazione piacevole e sorprendente di scoprire che la disposizione d’animo delle persone con il nostro mestiere era la stessa. prima di organizzare una coalizione. che avevano contribuito a cambiare la composizione interna e il contesto del lavoro indipendente: la moltiplicazione di queste figure nella fascia medio-bassa e bassa del mercato e la crisi delle dot. Quindi. Iniziava un periodo di difficoltà per il mondo occidentale che sarebbe sfociato nella crisi del 2008. in Gran Bretagna. quindi il problema dell’organizzazione non veniva avvertito né come una riproposizione di vecchi schemi rivoluzionari né come uno strumento di soccorso a persone in difficoltà. Con irresponsabilità 250 . in Germania. cessando l’attività o riducendola al minimo.

come un aggregato di sistemi. sgangherata. così. In Francia esiste un’Agenzia per la creazione di imprese. integrata nel dicembre 2010 con la legge sull’impresa individuale a responsabilità limitata. capitali di start-up ridicoli. appassionata ne scrive più. senza chiedersi con quale contesto di mercato si sarebbero scontrati questi microimprenditori/lavoratori autonomi. Nessun Bianciardi. è l’assenza di un pensiero che non può vivere senza avere un fondamento nella complessità di soggetti collettivi. nessun Montaldi da quarant’anni appare all’orizzonte. quel che è successo. con il risultato che persino quelli del “pallino” a volte rischiano di avere le idee confuse in proposito. che sembra corrispondere all’idea che noi italiani abbiamo dell’efficienza della macchina pubblica d’oltralpe. minuscola. Da decenni ormai nessuna penna curiosa. Il 1° gennaio 2009 è entrata in vigore la legge sull’impresa individuale (auto-entrepreneur). questo strano connubio tra una metropoli e una parrocchia. Milano Può essere descritto. saranno le tute blu (bianche quelle della Pirelli di un tempo). saranno gli immigrati. pur di farla. anzi di più. non è stato previsto alcun sistema creditizio favorevole e in genere è stato aggravato il carico fiscale. Ricorda. l’Apce.30 Ma in realtà non è questione di scrittura. sottosistemi e non-sistemi. spregiudicata. è roba di sociologia potremmo dire. Sono stati forniti incentivi insufficienti.28 I due testi hanno almeno il merito di aver definito con chiarezza quali sono i regimi fiscali e assicurativi nei quali rientrano coloro che scelgono di lavorare in proprio adottando una figura giuridica. neanche nessun Jannacci. indagatrice. la riforma agraria in Italia. che non dovrebbero poter esigere a garanzia di un prestito beni personali che non rientrano tra i mezzi pertinenti l’attività economica del debitore. tanto per abbassare il numero dei disoccupati. Ne251 .29 In ogni caso è evidente lo sforzo di far rientrare questo universo dell’occupazione nell’ordine simbolico dell’impresa e non nell’ordine del lavoro. quando sono state date in proprietà terre difficili da coltivare a contadini senza mezzi e senza capitali. Così complesso che le generalizzazioni rischiano il flop. costringendo poi la maggioranza a emigrare. piccola.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 251 e leggerezza è stata portata avanti una politica d’incoraggiamento a “fare impresa”. proteggono gli autoimprenditori da certi rischi e pongono un limite all’avidità delle banche.

dice la sigla. è semplice: raccogliere diversi professionisti senza distinzioni per unirli in una coalizione che mettesse in primo piano le questioni di equità e di giustizia rispetto ai diritti di cittadinanza e allo stato sociale. abilmente soft. e vivono quotidianamente problemi del tutto simili: un fisco vessatorio. una previdenza senza garanzie. che risale al 2004. si fanno strada in egual modo le dinamiche decostruttive dei sistemi d’impresa e l’emergere del lavoro cognitivo e indipendente. dumping sociale e un sostanziale abbandono sul fronte delle po252 . britannico o americano in cui è maturata la forza delle coalizioni di cui abbiamo discusso. dando voce e corretta rappresentazione di quel mondo del lavoro professionale indipendente che non ha legami con gli albi e non si riconosce nel segmento degli artigiani o dei commercianti. difficoltà nei pagamenti. Da una parte. Di sicuro Milano ha prodotto in quantità corifei del glamour. potente. a dire il vero. oltre che al mercato del lavoro e nei confronti delle imprese. a Parigi. Prima ancora di guardare al contenuto lavorativo espresso. ma Acta (Associazione consulenti del terziario avanzato) ci sembra onestamente in linea. tuttavia. con quanto abbiamo visto nascere e svilupparsi a New York. una presenza articolata. e la presenza di tradizioni ordinistiche che insieme a commercianti e artigiani hanno per anni impropriamente rappresentato nell’opinione pubblica del nostro paese il bacino unico del lavoro autonomo. Dall’altra. Acta ha saputo ritagliarsi il giusto spazio. non porta nemmeno la fascia nera al braccio come Genova o Torino. sono stati bravi. Doveva per forza nascere a Milano un’associazione dei lavoratori autonomi al passo coi tempi. svolgono attività di consulenza come freelance e indipendenti. con il postfordismo. che ne hanno confezionato l’immagine e. perché già tante esistevano (o vegetavano) da anni. Eppure il contesto sociale ed economico nel nostro paese è soltanto parzialmente simile a quello francese. costruito in prevalenza dai “piccoli”. L’intuizione iniziale. pifferai del fashion.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 252 gli ultimi decenni l’unica eccezione è il pensiero delle donne. vi sono differenze piuttosto marcate che riguardano in particolare la composizione del tessuto imprenditoriale. in sintonia. a Londra. Di certo Milano ha un governo. a Berlino. l’abito nero della vedovanza lo ha messo presto nel cassetto. che lascia pochi pori liberi di respirare nel suo tessuto. “ci elle”. Ma Milano è anche la prima grande protagonista dell’industrialismo ad aver elaborato il lutto del fordismo. il marketing ha funzionato bene. Acta raduna i lavoratori di ogni settore che esercitano con partita Iva.

previdenza e assistenza. Ma ciò che più di ogni altra cosa aiuta Acta nella sua graduale crescita è la sua ferma battaglia sui temi sociali. 253 .31 Sul fronte della comunicazione. Lo sforzo di collegamento con altre associazioni trova un importante sbocco con la Rete. nato nel corso del 2009.it).actainrete. Il battage arriva presto sugli organi di stampa e Acta guadagna anche le prime pagine dei giornali.32 L’azione di comunicazione e informazione passa però anche per canali indiretti. Friendfeed e LinkedIn. trova spazio per fare coalizione anche su Facebook. aggregare.33 Sul fronte dei servizi invece Acta riesce con pochi mezzi a mettere in piedi. da Flickr a YouTube.us. sulla base della collaborazione di volontari. dopo alcuni anni di attesa. uno spazio di co-working e servizi di consulenza personalizzata su fisco e previdenza. confrontandosi criticamente con proposte legislative legate a nomi come Pietro Ichino. che ruota intorno al sito istituzionale (www. Nel maggio del 2009 presentava pubblicamente anche una proposta specifica per la “maternità universale” e la tutela pensionistica di chi deve affiancare al proprio lavoro anche un’attività di cura. Twitter. una sorta di coordinamento leggero. convenzioni. Al deficit di rappresentanza Acta contrappone. Tiziano Treu. giornate di formazione.icio. Sul primo fronte Acta produce una certa quantità di analisi. e infine la volontà di rispondere alle esigenze di mutualismo e servizio. confrontandosi attivamente anche con il sindacato.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 253 litiche di sviluppo. idee e soldi. I materiali Acta circolano su numerosi social media. prima ancora che rappresentanti. da Scribd a Del. commenti e proposte che riguardano fisco. Giuliano Cazzola. la distanza dalle tradizionali forme politiche e sindacali di rappresentanza è così marcata che sorge quasi spontaneo per chi vi opera mettere a fattor comune tempo. a partire dalle sperequazioni che riguardano il sistema pensionistico e l’assistenza. costituzione di servizi specifici per freelance. la necessità di parlare. Sono tre componenti forti della consulenza: la lettura critica del capitalismo intellettuale. Nell’organizzazione interna Acta trova alcune spinte aggregative che si concretizzano in tre attività distinte: analisi e proposte sul fronte delle politiche pubbliche. Acta sposa in pieno la filosofia del social networking. La sua community digitale. in particolare di ciò che viene definito legislativamente nei contesti politici e istituzionali. azione coordinata di comunicazione. Fare da soli non basta più ai suoi iscritti. che raccoglie altre undici realtà associative trasversali e interprofessionali. divulgare. a partire dal “Corriere della Sera”. di cui abbiamo parlato più estesamente in chiusura del precedente capitolo.

L’economia. offrendo all’universo del lavoro e all’opinione pubblica un programma per il riconoscimento del valore del lavoro professionale e cognitivo in genere. con la ferma convinzione che il lavoro autonomo sia un valore da difendere. Acta progetta anche il suo lancio a livello nazionale. scritto in collaborazione tra i soci. Giacomo Mason. dove c’è spazio per raccogliere soprattutto commenti e racconti in presa diretta. Prendendo spunto anche dal bellissimo post sul sito di un socio romano. quando Acta diffonde il “Manifesto dei lavoratori autonomi”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 254 diverse e più realistiche rappresentazioni del lavoro. la voglia di accaparrarsi poltrone.34 L’obiettivo principale è di tracciare un ritratto aggiornato della condizione del lavoro indipendente di seconda generazione. invisibili. perché i diritti dei freelance sono quelli di tutti i lavoratori. Abbandona il formalismo del mondo sindacale. per protestare contro una proposta di emendamento alla legge finanziaria che chiede di innalzare le aliquote previdenziali dei professionisti autonomi. rimettendo piede là dove un anno prima era entrata con forme di protesta. prendere in mano i propri destini. perché le partite Iva non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale e i loro contributi Inps finanziano gli ammortizzatori di altre categorie. Il messaggio più forte per rilanciare la necessità di unirsi arriva a fine 2010.35 ai lavoratori autonomi si sbatte in faccia una cruda verità: non aspettarsi la solidarietà di nessuno perché non si dà solidarietà ai fantasmi. non dividerli. Alcuni soci si prestano al mestiere d’attore per interpretare se stessi e leggere brani del Manifesto. le logiche di connivenza. Dunque non resta che unirsi. sotto la direzione della regista argentina Marcela Serli. come dice il vecchio adagio. agli invisibili. ha bisogno di queste figure: più robusti di254 . come hanno “recitato” in Triennale i professionisti di Acta. Il 1° dicembre 2009 alcuni soci occupano simbolicamente lo scalone interno della Triennale di Milano. Il presidio del luogo simbolo della “Milano creativa” prende la forma di un happening: finte sacche di sangue sono attaccate al braccio di lavoratrici e lavoratori autonomi a simboleggiare le troppe sanguisughe in giro che vogliono attaccarsi a chi lavora in proprio. Ciò che denuncia è pubblico. perché la protezione delle singole professioni non basta e occorre unire i lavoratori. finti dipendenti. prima di tutto via Internet. Da lì a pochi giorni il Parlamento ritira l’emendamento alla finanziaria e Acta intasca il successo. Insieme al testo. Il 12 gennaio 2011 si ripresenta in Triennale e mette in scena uno spettacolo autofinanziato. Per Acta è indispensabile scrollarsi di dosso la falsa immagine di evasori.

sentirle suonare convincenti. Acta ha posto anche il problema di come pronunciarle. 255 . scoprire parole antiche. più forti saranno tutti i lavoratori. Sembrerà strano. ma in questo mondo di linguaggi crittati e di comunicazioni remote. perché si tratta di lotta contro la concorrenza al ribasso ed equità nei pagamenti. è un piacere. tra lobby politiche e sindacali. Da soli i lavoratori freelance finiscono sbatacchiati tra grandi imprese e lavoratori subordinati. Insieme potranno forse contare di più. anche i dipendenti. un divertimento.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 255 ventano.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 256 .

Utile come reportage. 146 ss. Cities and the Creative Class.intranetmanagement. in “Annals of the Association of American Geographers”.it. pp. Feltrinelli. 4 Ibid. p. Le libere professioni intellettuali. p. che trae il nome dal titolo del libro pubblicato dall’autrice presso Bruno Mondadori nel 2010. 98. pp. Robert A. sul blog di Claudia Cucchiarato www. il libro della Cucchiarato purtroppo sembra dar credito alla teoria che “è tutta colpa della generazione anni sessanta”. cfr. paperback 1997.1099. The Grammarian and Society in Late Antiquity. vedi anche The Economic Geography of Talent. come quel tale. cfr. vol. nel commento a un libro di Pier Cesare Rivoltella.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 257 Note 1. Passaggi Agostino d’Ippona. Routledge. Kaster. Ivi. 7 Il lavoro autonomo di seconda generazione. poi dichiarato santo.vivoaltrove. 2 1 257 . 743-755. un guazzabuglio di mistificazioni e falsità sulle cause della condizione lavorativa e sociale oggi. 105. New York 2005. University of California Press.com. del 14 giugno 2010. Berkeley-Los Angeles-London 1988. una teoria che viene espressa in maniera molto più radicale da testi come What Did the Baby Boomers Ever Do for Us? di Francis Beckett (Biteback Publishing. 9 Intervista a cura di Matteo Sanfilippo. 10 I professionisti non iscritti ad albi sono liberi di scegliere se regolamentare il rapporto secondo le norme sul contratto d’opera o le norme sul contratto d’opera intellettuale. Scenari del postfordismo in Italia. 3 A quell’epoca poteva capitare di peggio agli insegnanti nel mercato privato. Riccardo Salomone. Edizioni Paoline. 55 del Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell’economia. a cura di Sergio Bologna e Andrea Fumagalli. The Webzine for Independent Professionals. Cedam. Padova 2010. settembre 2002. 5 Richard Florida. 8 www. Le Confessioni. che fu trafitto a morte dagli allievi a colpi di stilo.it. diretto da Francesco Galgano. Milano 2002. 6 www. Milano 1997. London 2010). Guardians of Language.

18.org ecc. sulla legittimità di considerare lavoro autonomo anche quello di un professionista con una struttura organizzativa minima.) sviluppando un’atmosfera culturale con un po’ di senso radical.com.. è nella Sezione 4 della ricerca.. Lessico giuslavoristico.. Cfr. 71-97.it una persona che ha costituito nel 2002 un’associazione di volontariato per over quaranta che hanno perso il lavoro: “Non sono solo i giovani che vorrebbero andarsene. per segnalare che qualcosa deve cambiare nel nostro paese. nella pratica quotidiana viene gestita in maniera prudente e timorosa. in “Annali di storia dell’impresa”. 13 The Brain-Drain..vivoaltrove. n. Nella prima fase è sottoposta a un’azione inconscia di mutilazione. nelMerito. cfr. Ne parliamo in maniera più chiara ed estesa nel prossimo capitolo. Impresa. Roma 2006. New York 2007. assegnista di ricerca dell’Università Bocconi che ha già ottenuto significativi riconoscimenti internazionali. 2010. 16 Sottotitolo Il nuovo mercato del lavoro scientifico.” scrive la psicologa Antonietta Cacciani in una lettera a postaingioco@libreriadelledonne. il minimo che si può chiedere a una democrazia borghese. [. successivamente viene sempre più isolata e separata dalla consistenza morale. 258 . ma li rinvengono con maggiore facilità all’estero. e la voce “Lavoro autonomo organizzato”. non come una risorsa. in “Economia e Lavoro”. I “confini” del diritto del lavoro nella sua evoluzione storica: un’introduzione. Gianni Corsetti.it 12 Ma non si tratta solo di giovani. di quarantacinquenni o cinquantenni che continuano a pensare che sarebbe meglio andare via”. sulla situazione universitaria negli Stati Uniti i contributi di Andrew Ross e di alcuni suoi studenti della New York University in The University Against Itself: The Nyu Strike and the Future of the Academic Workplace. 2007. Il lavoro: tra forma e sostanza. noiseFromAmeriKa.info risponde a tali esigenze e crea una dinamica per cui altri gruppi di docenti e di giornalisti onesti si mettono sulla stessa lunghezza d’onda (Sbilanciamoci. 14 Cfr.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 258 11 “La generazione delle venticinquenni-trentacinquenni. 2. 19 Importanti a questo proposito i contributi di Orsola Razzolini. vol.. curato da Maria Carolina Brandi e Sveva Avveduto dell’Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr. 17 Non ci vuole molto per esercitare questa funzione: con tutti i limiti. Una lettura dell’occupazione non standard in Italia. 15 Si verifica un doppio processo. un’iniziativa come quella del sito www.com. Odradek. 431 ss. ho molti casi di persone ‘mature’. E perché no anche la fuga delle mamme delle cervelle. Il caso italiano. come scrive sul blog www. pp. figlie di donne acculturate che in tempi diversi hanno svolto la loro carriera in Italia. n. I dati del 2010 saranno disponibili nella primavera-estate del 2011. cercano sbocchi professionali coerenti con i loro studi. 18 Si tratta della ricerca biennale Isfol Plus.] Evviva la fuga delle cervelle. Bononia University Press. e non li trovano in Italia. Emiliano Mandrone. che soffoca l’idea di libertà individuale: la competenza viene percepita come un handicap. Temple University Press. e le mamme si preparino anch’esse a visitare le proprie figlie all’estero [. nella seconda si atrofizza lentamente. 2. Emigration Flows for Qualified Scientists. Bologna (in corso di stampa). pp..].lavoce. in Marcello Pedrazzoli (a cura di).

259 .8 milioni di Cig ordinaria. Croa. New York-London 1961. Dario Banfi. Donare la morte. Dario Banfi. Liberi Professionisti Digitali. Centro di ricerca sull’organizzazione aziendale. 25 Nel 2010 sono stati autorizzati 1203 milioni di ore. Le libere professioni intellettuali. A partire da questi presupposti può iniziare un ragionamento sul senso del lavoro. Biografie in transito tra lavoro e non lavoro. Bologna 2010. 68. p. presentato il 24 ottobre 2009 a cura della Libreria delle Donne di Milano. A riprova indica i materiali da lui realizzati e visibili sul sito Blog Guerrilla (http://www. 24-46. p. in “Economia e Lavoro”. 31 Cfr. non solo per il rifiuto di appartenenza che non sia il legame di genere ma per il superamento dell’idea di “rappresentanza” come istituto al quale conferire una delega. 2. 34 La campagna Cgil “Giovani non più disposti a tutto”.it a metà novembre del 2010 secondo Arnaldo Funaro fu ideata in nuce da lui già un anno prima. 28 Günther Anders. Università Bocconi. Un manifesto del lavoro delle donne e degli uomini scritto da donne e rivolto a tutte e tutti perché il discorso della parità fa acqua da tutte le parti e il femminismo non ci basta più.5 per cento di consensi. 24 Riccardo Salomone. Told in His Letters to Günther Anders. La produzione e le occupazioni flessibili. Humanitech. pp. Odoya.bloguerrilla. Weidenfeld and Nicolson. 33 Cfr. cit. Moonlighter. 30 Jacques Derrida. Milano 1999. Dalla precarietà lavorativa alla precarietà sociale. Una ricerca qualitativa sui lavoratori della conoscenza a Torino. Claude Eatherly. Burning Conscience: The Case of the Hiroshima Pilot. Rinaldo Evangelista. ghost worker e l’Altro lavoro. 2010. 23 Nel capitolo 5 mostriamo uno dei tanti esempi d’incongruenza di questo archetipo con la realtà quotidiana. Le ore effettivamente utilizzate sono state poco al di sotto del 50 per cento (fonte Inps). settembre-ottobre 2007. 29 Questo racconto fu presentato durante il convegno internazionale “Psiche. Odoya. 32. Precarietà e innovazione nel postfordismo. tra i colletti bianchi i “sì” hanno raccolto il 95. Milano. 27 Da questo punto di vista l’impostazione data da alcune componenti del movimento delle donne è estremamente significativa.it..vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 259 20 Elena Fabrizi.nonpiu. 21 Annalisa Murgia. Jaca Book. n. 223. Affetti e Tecnica” organizzato da Coirag e tenutosi a Milano l’8-9-10 giugno 2007. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale. 35 Emiliana Armano. Armanda Kidd Damarin.it/ 2009/05/28/siamo-tutti-diversamente-occupati/). lanciata attraverso il sito www.5 per cento rispetto al 2009). di cui 341. Milano 2006. Claude Eatherly. Un’analisi dei percorsi lavorativi.4 per cento rispetto al 2009) e 373 milioni di Cig in deroga (aumentata del 206. Milano 2002. Feltrinelli. Bologna 2010. il documento Immagina che il lavoro. Apogeo. 13 gennaio 2010. cfr. 32 Cfr. L’uomo flessibile. in “Sviluppo e Organizzazione”. L’instabilità dei nuovi lavori. 26 L’esito del referendum alla Fiat Mirafiori sul “piano Marchionne” è stato molto eloquente in tal senso: mentre tra gli operai lo scarto tra i “no” e i “sì” è stato di soli 9 voti. 488. 22 Richard Sennett.8 milioni di Cig straordinaria (aumentata del 126. n.

Einaudi. Con maggiore approfondimento e completezza se ne è occupata più di recente Maria Malatesta. New York 1976. Pensioni: “Meglio l’ignoranza del sommovimento sociale”?. Professionisti e gentiluomini. 38 Gay W. perché la loro evoluzione è strettamente legata a quella dell’impresa e le “nuove” professioni non regolamentate in genere appartengono al settore dei servizi alle imprese. soltanto le analisi dedicate alle professioni tecniche (pp. 4 Ivi. p. 39 Per ricostruire la vicenda nella sua genesi e negli sviluppi si leggano sul sito di Acta (www. The Middle Class and the Development of Higher Education in America. 37 36 2. W. Beyond the Boycott: Labor Rights. The Culture of Professionalism. Matthias Kipping. 199-244.W. dedicata esclusivamente alle professioni regolamentate. 1900-1940. New York 2007. Acta risponde a Paolo Attivissimo. Storia delle professioni nell’Europa contemporanea. Bologna 1987. Oxford University Press. tranne pochissime eccezioni. Liguori. Oxford University Press. 6 ottobre 2010. Russell Sage Foundation. 3 Ivi. Roma 2000. 27 ottobre 2010. American Sociological Association’s Rose Series in Sociology. 22 dicembre 2010. Professioni e liberi professionisti in Italia dall’Unità alla Repubblica. 6 Matthias Kipping. Napoli 1998. 9 “Il problema della disoccupazione dei tecnici caratterizzò tutto il pe- 260 . La forza dei legami deboli e altri saggi. a cura di Milan Kubr. A Guide to the Profession. Alla bibliografia contenuta in questo volume si rimanda per ulteriori riferimenti. 5 Fernando Fasce. 8 Willem Tousijn. Human Rights. La letteratura riguardante la storia delle professioni in Italia è. La democrazia degli affari: comunicazione aziendale e discorso pubblico negli Stati Uniti. 7 Marco Soresina. Norton & Co. 3 maggio 2010.it) questi articoli: La lettera scomparsa: Acta denuncia le politiche Inps!. Oxford 1999. Il capitolo dedicato agli ingegneri è il quarto.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 260 Ibid. Seidman. il Mulino. Mark Granovetter. p. p. Un’altra incauta dichiarazione di Mastrapasqua. 131. maggio 2003. Lars Engwall (a cura di). Tra Stato e mercato: le libere professioni in Italia in una prospettiva storico-evolutiva. 2 Burton J.. Le libere professioni in Italia. Qui abbiamo preso in considerazione. Management Consulting. Emergence and Dynamics of a Knowledge Industry. pp. L’ideologia del professionalismo e la sua crisi 1 International Labour Office (Ilo). Oxford 2002. Carocci. Bledstein. 81. Ingegneri ed élite. p. The Consultancy Business in Historical and Comparative Perspective. in Willem Tousijn (a cura di). Torino 2006. 28. Geneva 20024. 165-201). oltre alle riflessioni di carattere storico-metodologico che valgono per tutti i discorsi sul professionalismo.actainrete. Da gentiluomini a mercenari. 101. and Transnational Activism. Management Consulting. in “Quaderni di Storia”.

pietroichino. pp. 524-555. (a cura di). Ma abbiamo ancora le nostre competenze e possiamo usarle per lottare per costruire una rete di protezione decente e un’economia equa. p. Le libere professioni in Italia. nella situazione economica attuale stiamo perdendo i nostri impieghi. 16 settembre 2010. I “lavoratori della conoscenza” fuori e dentro l’impresa. 14 Ivi. Schriften 18941922. 17. Winckelmann. pp. nn. n.info. New York 2003. architetti. 1415. 108-136. 13 Maria Malatesta. 10 Willem Tousijn. 2a ed. Roma 2007. Duncker & Humblot. e successive pp. Cfr. pp. J. 349. Libere professioni in libertà vigilata su www. 20 John e Barbara Ehrenreich. 2a edizione a cura di J. 353.. cit. 11. Ceti medi senza futuro?. Ingegneri. 1977. Mohr. Derive&Approdi. Vier Vorträge vor dem Freistudentischen Bund. 349. 18 Cfr. Il caso italiano.C. 566-597. 323. in “Economia e Lavoro”. Le nuove professioni nel terziario. 15 Gian Paolo Prandstraller. The Humane Workplace and its Hidden Costs. in “Radical America”. Milano ha 20 mila avvocati (la metà di tutta la Francia). vedi anche il sito www. Franco Angeli. vol. Professionisti e knowledge workers. I lavoratori della conoscenza. n. Stuttgart 2002. in “Annali di storia dell’impresa”. in Willem Tousijn (a cura di). pp. cit. p. 17 Andrew Ross. Ruggero Cesaria. Tübingen 1922. No Collar. Oggi. I due autori negli anni precedenti si erano occupati dell’organizzazione del sistema medico-sanitario americano e delle diverse figure professionali in esso operanti. The Professional-managerial Class. Aderisci a United Professionals per costruire un sistema di mutuo soccorso. Ricerca sul professionalismo degli Anni 80. 23 In Germania il giovane “è dipendente dal direttore d’Istituto quanto 261 . 2006. München 1919) e poi riprodotta nell’edizione dei suoi scritti sulla scienza (Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehre. le nostre assicurazioni sanitarie e talvolta le nostre case. La lunga marcia delle professioni tecniche. cit. 21 Sulle ideologie e utopie tecnocratiche cfr.B.. Franco Angeli. Le libere professioni in Italia. Milano 1997. 12 Luigi Ferrarella. 2003. 1 e 3. Professionisti e gentiluomini. Le traduzioni sono di Sergio Bologna dalla raccolta Max Weber. Sergio Bologna. per far pressione in favore di una riforma sanitaria e di sussidi di disoccupazione adeguati e per realizzare un’economia che abbia riguardo per le nostre competenze invece di sprecarle e gettarle nella spazzatura”. Enrico Donati. Fabio Bugarini.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 261 riodo tra le due guerre”. Basic Books. 1951. Quadri. middle manager e alte professionalità tra professione e organizzazione. p. cit. Professionisti e gentiluomini. Pietro Ichino. e i commenti dei lettori.it 19 Nella homepage del sito si legge: “I professionals americani hanno da tempo perduto la loro sicurezza del posto di lavoro e il loro status da ceto medio. p.. 16 Federico Butera. pp.. in “Corriere della Sera”.lavoce. 11 Maria Malatesta. Kröner. 528-613). 22 La conferenza di Weber è stata pubblicata la prima volta nel 1919 (Wissenschaft als Beruf. 23-30. 2. in Geistige Arbeit als Beruf. vedi anche a cura dello stesso autore. che si sono conquistati con gli studi universitari e con il duro lavoro. geometri. 26 ottobre 2010. anche Sergio Bologna. Milano 1994 (4a edizione).

Wissenschaft als Beruf. che è molto più preoccupato della possibile sottovalutazione delle caratteristiche “morali” nella professione a causa del progressivo affermarsi del tecnicismo. Femminilizzazione del lavoro e biopolitiche del corpo. Management is not a Profession. 477.. Weber è uno dei primi a usare il termine prekär – presente nell’uso della lingua tedesca già agli inizi del Novecento – ed è interessante che lo utilizzi riferendosi ai giovani che aspirano a una carriera accademica. pp. Professional Ethics. e sulle possibilità di tradire la dedizione assoluta al lavoro si legga anche Cristina Morini. Ombre Corte. 27 Andrew Abbott.] la diffusione di codici etici professionali è stata un modo per rivendicare uno status perduto.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 262 un impiegato in fabbrica. Lars Engwall (a cura di). luglio-agosto 2010. 5.] il fenomeno culturale e sociale del professionalismo ha difeso la classe media dal nuovo mondo capitalistico della grande impresa conferendo onore. 2010. perché il direttore d’Istituto in piena buona fede è convinto che l’Istituto sia ‘roba sua’ e si comporta di conseguenza. p. p. marzo 1983. [. ottobre 2009. vol. 32 Matthias Kipping. Per amore o per forza. 26 Richard Barker. “all’inizio del Novecento gli appartenenti a tutte le professioni subirono un declino di status. 31 Immagina che il lavoro. a cura della Libreria delle Donne di Milano. Management Consulting. Verona 2010. 25 “Un commerciante o un grande industriale senza ‘fantasia commerciale’.. rimane per tutta la vita un uomo che nel migliore dei casi è un esecutore o un impiegato tecnico. 29 Mettono in risalto l’importanza di questi concetti nella teoria delle professioni di Weber anche gli autori del capitolo 9 del manuale di sociologia pubblicato nel 2010 dal Vs-Verlag: Handbuch Arbeitssoziologie. cit. cit. 88. “Harvard Business Review”. 24 Il pericolo di una scienza “incomprensibile” non è l’argomento della critica di Weber. 751-803). The Big Idea: No. in Wissenschaft als Beruf. cit. 865.. Max Weber. The Management Consultancy Business in Italy: Evolution. Günther Voss. [. pre- 262 . p. Structure and Operation. Teil C. Beruf und Profession. in “The American Journal of Sociology”.. delle idee geniali.. 30 Annalisa Murgia. p. p. la tesi di Cristina Crucini. in “Sottosopra”. ‘quindi /il giovane’ si trova spesso a condurre un’esistenza precaria quanto un qualunque ‘proletaroide’”. 484. pp. 855-885. 326. non sarà mai capace di creare qualcosa di nuovo dal punto di vista organizzativo.. Sul tema della sovrapposizione tra tempo di lavoro e tempo di vita. cioè senza delle idee.. cit. 28 Ivi. tutta l’ultima parte del testo invece è dedicata alla condanna dei docenti che utilizzano l’autorità della cattedra per diffondere le loro idee politiche. dignità e sicurezza all’individuo indipendentemente dall’impiego salariato”. Alma Demsky von der Hagen e G. 881. 33 Sul caso italiano cfr. Nel lavoro scientifico la Eingebung non svolge affatto un ruolo diverso da quello che esercita sul piano della gestione di problemi pratici da parte del moderno imprenditore – anche se la corporazione degli scienziati s’immagina tutt’altro”. produzione e riproduzione. Dalla precarietà lavorativa alla precarietà sociale. n.

Bologna 2002. Milano 2003. p. Marco Revelli. 49 Max Weber. Carocci. Pace. pp. Il lavoro dei laureati in tempo di crisi. 165. in Knowing and Being: Essays. Cristina Morini. vol. vol. in Tensioni e tendenze nell’America di Reagan. 48 Luigi Meneghello. Management Consulting. La classe media come categoria della normalità nella sociologia statunitense. 263 . 9. 54 Ferruccio Gambino. 46 Michael Polanyi. Paolo Guidicini. Biocapitalismo. University of Chicago Press. 128. Edward M. 287. Blackwell. 40 Manuel Castells (a cura di). 39 Eliot Freidson. Ringraziamo Matthias Kipping per avercene fatta avere una copia. a cura di M. in “Journal of American Medical Association”. Wissenschaft als Beruf. p. Edward Elgar. Ombre Corte. Poveri. 52 Specula Lombardia. cit. Einaudi..vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 263 sentata all’Università di Reading nell’ottobre 2004.K. il Mulino. 35 Zygmunt Bauman. pp. n. Boston 1982. Mental Labour in Advanced Capitalism. Derber (a cura di). 43 Magali Sarfatti Larson. 103-104. 41 Keith Macdonald. cit. Professionals as Workers. 226-235. a cura di Egeria Di Nallo. pp. Cedam. Chicago 1988. Proletarianization and Educated Labor. Hundert. Greene. Hall. a Cross Cultural Perspective. Northampton. a cura di E. lavoro. noi. Defining and Assessing Professional Competence. The Sociology of Professions. The Network Society. pp. Epstein. finanziarizzazione dell’economia e appropriazioni del comune. gennaio 1980.. 45 Ronald M. 35-36. pp. p. 2004. cit. 119-120. Rizzoli. Lavoro flessibile e pluralizzazione degli ambiti di riconoscimento sociale. la terza logica. Padova 1989. gennaio 2002. London 1995. 50 Andrew Abbott. 63-87. Roma 2008. it. Bioeconomia e capitalismo cognitivo. 123-158. Jura. 2. Michele La Rosa. The Third Logic. p. Ricerche sulla natura delle forme scritte. 51 Ivi. Bari 2002). 801. Il comunismo del capitale. Sage. Christian Marazzi. giugno 2010. Dedalo. pp. 36 Luigi Meneghello. 118-119. Leach sullo stesso numero del “Journal of American Medical Association”. The System of Professions. Verona 2010. p.. pp. Professionalismo. territorio. 37 Intervista riportata su www. in “Theory and Society”. An Essay on the Division of Expert Labor. 34 Ilo. 122 (tr. Torino 2010. C. Consumi. Chicago 1969. 38 Andrea Fumagalli. Jura. The Logic of Tacit Inference. Professionalism. 42 Charles R. La società individualizzata. Milano 2004. 84. 44 Federico Chicchi.it. Mass.intranetmanagement. University of Chicago Press. London 2000. Franco Angeli. 131-175. n. Per amore o per forza. 47 È il titolo di un intervento di David C. pp. in Identità e appartenenza nella società della globalizzazione. 1. cit. il sito di Giacomo Mason. 53 Cfr.

19 dicembre 2010. New York 2001.com. 2 agosto 2010.W. non una struttura di servizio d’intermediazione ma un’azienda il cui prodotto è la fornitura di manodopera. Ein halbes Leben. Michael Gemperle (a cura di). 19 Jill Andresky Fraser. Biografische Zeugnisse aus einer Arbeitswelt im Umbruch. il forum “degli sfruttati”. poi si tratta di medie annuali rilevate dall’Ufficio federale di statistica. Not with a Bang (but with a Cauliflower).blogspot. Niedriglohnbeschäftigung 2008: Stagnation auf hohem Niveau – Lohnspektrum franst nach unten aus. 3.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 264 3. Norton. 3 Titolo del servizio Der Volltreffer von Schröder (“Schröder ha fatto centro”). 14 Tra i tanti. Ullstein.com 8 Markus Breitscheidel. i salari che stanno al di sotto dei due terzi del salario medio.10. secondo la definizione proposta dall’Ocse. 18 Lo slogan del sito era tratto da Secrets of Self-Employment. un libro che la coppia di autori. 2010. uno dei siti più vivaci è www. agosto 2010. 9 Alg sta per Arbeitslosengeld (sussidio di disoccupazione). Uvk Verlagsgesellschaft. Fünf Jahre nach der Deregulierung. cfr.Econo Whiner. Non si tratta di problemi terminologici. www. Berthold Vogel. 2 1 264 . tab. Berlin.de. cfr. in “Frankfurter Rundschau”. Universität Duisburg-Essen. Ein Undercover-Bericht. 17 Jill Andresky Fraser. 7 www. in “Berliner Zeitung”. 10 Bundesvorstand. Lo studio non si effettua su un’inchiesta diretta ma sui dati dell’indagine permanente socio-economica del Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (Diw). Berlin 2010. Le cifre dell’occupazione indipendente sono accertate fino al 2005. W.de 13 Statistisches Bundesamt. Sarah e Paul Edwards. White-Collar Sweatshop. Qualität der Arbeit. 4 Nel termine tedesco Leiharbeitsfirmen non vi è il concetto di agenzia ma di impresa vera e propria. 2 agosto 2010. 12 I dati sono tratti da Statistisches Jahrbuch 2010. Claudia Weinkopf. 15 Un esempio interessante è quello che fa capo al sito www. p. 11 Franz Schultheis. in “Frankfurter Rundschau”. Thorsten Kalina. Deutscher Gewerkschaftsbund. Lo studio Iaq è giunto al suo terzo anno consecutivo.wirtschaftquerschuss. www. Il lungo degrado del lavoro subordinato Ubs Research Focus. Surviving and Thriving on the Ups and Downs of Being Your Own Boss. aveva pubblicato riprendendo un loro testo uscito nel 1991. Institut Arbeit und Qualifikation (Iaq). agosto 2009. Il futuro dell’euro.gründerinnen agentur. Konstanz 2010. Leiharbeit in Deutschland.destatis. 6 Unsoziale Leiharbeit. The Deterioration of Work and Its Reward in Corporate America. Sono considerati bassi salari.chefduzen. intervista con il segretario generale del sindacato Frank Bsirske. infatti quelle che per noi sono agenzie d’intermediazione in Germania hanno competenze e obblighi di datori di lavoro veri e propri. 5 Da cui il termine Leiharbeiter. Arm durch Arbeit.de 16 Das wird nicht gut gehen. 42. ma di sostanza. quindi può darsi che per il 2009 siano sovrastimati. 4 novembre 2009.

27 www. 23 aprile 2008. 18 febbraio 2010).mentalhealthpromotion. 24 Cfr. Rowman & Littlefield.istat. Anni 2008-2009. La Découverte. un episodio di depressione importante. Pour en finir avec les risques psychosociaux.counterpunch.eu. Gino Rubini. 1990. A Critical Look at Salaried Professionals and the Soul-Battering System that Shapes Their Lives. 38 La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. 23 Jeff Schmidt. Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo.com. nella sua ultima survey ha constatato che “un numero minore di lavoratori ha la sensazione che la sua salute e sicurezza sia a rischio a causa del lavoro”. in “Inchiesta”. The Big Squeeze: Tough Times for the American Worker. 26 Ivi. 13-17. questo fenomeno ormai rappresenta un’emergenza sociale. in “Violence and Victims”. Nice Work If You Can Get It: Life and Labor in Precarious Times. 153. che richiederebbe l’intervento del medico”. pp. Per le problematiche psicosociali è nato un nuovo portale nell’ottobre del 2010.1099. per esempio i dialoghi della sezione Our Stories (Overeducated – My Story) su www.eurometis. Andy Stern’s Rackets. Il disagio nelle relazioni lavorative. luglio-settembre 2010. pesca e foreste.com 25 Steven Greenhouse. 30 Monika Krause et al. The Magazine for Independent Professionals. siamo nella società dei turni di 24 ore e a rimetterci è la salute mentale. 36 “Il ritmo di lavoro è stressante. First Findings from the Fifth European Working Condition Survey. in Changes over Time. Basti pensare che una persona su quattro attraversa. Yves Clot è autore del libro Le travail à cœur.org. Sergio Iavicoli. novembre 2010. 32 Heinz Leymann.it. n. Feltrinelli.mobbingportal. Milano 2004. The European Network for Mental Health Promotion (www. New York University Press.org 28 Ralph Nader. Lanham (MD) 2000. pp. New York 2009. 39 Per uno “stato dell’arte” dell’iniziativa sindacale sui danni psichici da stress cfr. non prende in considerazione le imprese con meno di 10 dipendenti.com/casesofmobbing. 35 European Survey of Enterprises on New and Emerging Risks (Esener). Paris 2010. la più recente è del giugno 2010. né i settori agricoltura.org 29 Andrew Ross.europa. 7. 21 Barbara Ehrenreich. Come viene valutato e gestito lo stress da lavoro.html 34 http://osha. New York 2009. p.seiu.net). 37 www.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 265 20 America’s White Collar Workers May Be Even Worse off than Their BlueCollar Brethren. 31 Istat. Anchor Books. almeno una volta nella vita. Una paga da fame. Mobbing and Psychological Terror at Workplaces. The Disciplined Minds. 119-126.unitedprofessionals. 22 Ivi. direttore del dipartimento Medicina del lavoro dell’Ispesl (www. 33 http://www.net. su www. 265 . su www. cit. 5.italiachiamaitalia. www. (a cura di). 15 settembre 2010. The University Against Itself: The Nyu Strike and the Future of the Academic Workplace. p.

Il contratto tra impresa somministratrice e quella utilizzatrice è un mero contratto commerciale. Precariato. Marsilio. 41 The Italian Productivity Slowdown: The Role of the Bargaining Model. Scrive l’autore: “Il lavoro in affitto rappresenta il culmine della separazione del lavoro dalla persona del lavoratore che lo effettua. che raccoglie i lavoratori con contratti di lavoro dipendente. 5-6. in “International Journal of Manpower”. compensi irrisori. 31. Tra benessere e libertà. ma lavora nella sede e per conto di un’altra. il Mulino. Venezia 1993.. o ‘somministratrice’. lavoro nero. Questo rapporto quasi doppio tra insider e outsider rappresenta uno dei contesti più interessanti e meno studiati per quanto riguarda le trasformazioni dell’economia postfordista nella determinazione di un mercato del lavoro e di un settore produttivo in cui prevalgono i lavoratori autonomi su quelli dipendenti. La rappresentazione è corretta. nell’Introduzione: “La situazione del settore dell’informazione è tale che può essere paragonata soltanto a quelle più marginali del mercato del lavoro. alcuni settori dell’agricoltura e dell’edilizia. Inpgi Comunicazione. ma non trova le condizioni per svolgere un regolare praticantato. nn. magistrato del Lavoro. dopodiché da questa viene fisicamente spedito presso un’altra impresa. 6 Luciano Gallino. 8 e 11. 66. detta ‘fornitrice’. maggio-giugno 2010.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 266 40 Matteo Gaddi.567. Storie di violazioni e soprusi nel mondo dell’informazione. 2 Paolo Murialdi. Milano 2010. Lotte operaie nella crisi. e attribuisca alla legislazione un ruolo chiave in questo. Dalle gazzette a Internet. 3 Amartya Sen. 4 Renzo Santelli (a cura di) Libro bianco sul lavoro nero. 4. Bologna 2006..] Il lavoratore viene assunto da una determinata impresa. analogo a quelli che regolano la cessione d’un qualsiasi tipo di merce”. [. Al 31 dicembre 2009 risultano iscritti alla gestione separata dell’Inpgi – Istituto di previdenza dei giornalisti italiani – ben 30. come il lavoro a chiamata e lo staff leasing. dove le regole sono sistematicamente eluse e si fa ricorso a manodopera precaria. Il lavoro non è una merce. p. Contro la flessibilità. Tenore di vita. vol. Storia del giornalismo italiano. 7. È interessante come Luciano Gallino identifichi la mercificazione del lavoro soltanto in alcune formule di contratti oramai tipizzati. n. Così scrive Mario Fiorella. anno XXVII. facilmente ricattabile e appetibile perché può sostituire quei lavoratori in grado di fare valere i propri diritti con altri che non ne hanno la forza o la possibilità”. Dove non c’è la notizia 1 Cfr. insicurezza e mortificazione della dignità professionale sono la regola non soltanto nelle piccole realtà editoriali. ma incomple- 266 . Centro di documentazione giornalistica. Laterza. gli iscritti risultano 18. Edizioni Punto Rosso. Roma-Bari 2007. pp. sfruttamento del volontariato di chi aspira a intraprendere la carriera giornalistica. Roma 2006. mentre nella gestione ordinaria.194 giornalisti freelance e collaboratori. 5 Ivi.

Esercitare un’attività. Oggi il capitale variabile si è staccato dal capitale. ma anche consulenti e collaboratori per i quali non è prevista alcuna attività di rendicontazione contributiva. La lotta del precariato assume di conseguenza la forma di una rete comune e si apre alla dimensione mondiale. la circolazione di beni materiali e soprattutto immateriali. La forza lavoro.ifj.org) – ha condotto un’indagine sui compensi dei freelance. La forza lavoro si è staccata dal capitale! L’autorità. Il lavo- 267 .4. www. 10 Michael Hardt. Tra questi non ci sono solo interi staff in leasing. I collaboratori sono contabilizzati tra i costi variabili fuori dallo stato patrimoniale di un’impresa. Il lavoro ha subìto una rottura di orizzonti temporali e spaziali ed eliminato limiti geografici. p. è crollata. I nuovi beni delle nazioni non sono più i capitali generati da una classe operaia che produce. ovvero legata alla previdenza sociale e al sistema di welfare italiano. È l’elemento biopolitico del lavoro che conta e che va riscattato. dove in uguale misura prevale la ratio del diritto commerciale su quella del diritto del lavoro e l’esistenza di condizioni di lavoro che non subiscono le dinamiche della precarietà. come il lavoro a progetto. una quota variabile. Antonio Negri. Il lavoro per Marx era una parte del capitale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 267 ta. Alla fine il lavoro legato al tempo determinato o indeterminato è soltanto salario.info 8 Nel 2007 l’Ifj – International Federation of Journalists (www. vivere o lavorare è lo stesso.senzabavaglio. 9 Vedi l’ampio servizio dedicato a questo tema in “Alfabeta 2”. Siamo in un’epoca in cui è finita la specificità determinata del lavoro sotto comando. Per allargare l’orizzonte critico basta analizzare la struttura dei conti economici delle imprese per notare come e dove sono registrate queste speciali tipologie di “merci”. n. non è più sotto comando: diventa attività in cui ciò che vale e determina valore è il fluire continuo di energia e di vita. 27. ma sono soggette ugualmente alla logica del minor costo. Moltitudine. Con loro le imprese hanno vincoli unicamente sul fronte del fisco e rappresentano appunto soltanto una spesa da mettere a bilancio e detrarre dal reddito d’impresa. in quanto si precarizza e si distende nel tempo. L’analisi non approfondisce infatti due aspetti: la contiguità tra lavoro autonomo e formule contrattuali cosiddette flessibili. 7 Manifesto programmatico. Rizzoli. le esperienze di consumo. dove l’espressione “Operai della conoscenza” dà il titolo all’intervento di Sergio Bologna. 2. come avviene per materie prime e servizi. settembre 2010. In Italia il rapporto tra le retribuzioni lorde dei contrattualizzati e quelle dei lavoratori indipendenti è di 10 a 3. Con il radicamento nel tessuto sociale del precariato siamo di fronte – sostiene Negri – alla possibilità che tra forza lavoro e capitale non ci siano più legami predeterminati poiché si scoglie il nodo del “lavoro sotto comando”. Si parla della stessa cosa. ma occorre fare un passo avanti. ma sono i linguaggi. Milano 2004. Questo è ancora più vero quando interviene nella produzione del valore ciò che Marx chiamava capitale variabile e che oggi assume la forma della conoscenza e del sapere che occorrono per la realizzazione di prodotti intangibili. derivante dalla metafora dello stato nazione. Queste le parole di Toni Negri durante la conferenza A ruota libera del 20 novembre 2007 a Milano: “Chiedersi se la produttività è sociale o economica non ha più senso.

21 Federico Pace. 14 “Alias” – “il manifesto”. aumentano i progetti. Psicologia della generazione perduta: i giovani dall’età indefinita. Meglio ancora: è la forza lavoro che si è separata dal capitale” (Dario Banfi. all’ultimo posto i collaboratori con il 17. 15 agosto 2007. 11 Tra le varie inesattezze contenute nel Rapporto del Cnel è interessante notare come a p. Repubblica. 23 novembre 2007). 25 Cfr. L’effetto della crisi non è visibile dai dati sulla disoccupazione e neppure da quelli sul tempo lavorato. 268 . 15 Roberto Mania. Il lavoro autonomo di seconda generazione. dove è definito da un licenziamento o dal decadere di un contratto.it/generazione-perduta/ 20 La voce “Retribuzione mensile netta attuale” per i lavoratori autonomi non ha senso. 16 Sergio Bologna. cit.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 268 ro. 20 luglio 2010. in “Corriere della Sera”. marzo 2008. Falsificazioni pericolose. 17 Beppe Grillo. Il precario nell’Italia delle meraviglie. è vero. Repubblica. 12 Emiliano Mandrone. Roma. Collana Studi Isfol. Da manager a consulente. l’impegno sulla formazione e l’aggiornamento. 210. Andrea Fumagalli (a cura di). 154 si confronti il rischio di disoccupazione/inattività (calcolato in base alle trasformazioni della posizione lavorativa) delle diverse tipologie professionali. Intervento n. ma non solo. forza lavoro fuoriuscita dal Capitale?.1 per cento).repubblica.4 per cento. 18 Pietro Ichino. che può continuare a tenere aperta la partita Iva anche se il fatturato è crollato. Molto meno chiaro per un professionista (e più in generale per un lavoratore autonomo). 13 Massimo Giannini. http://racconta. Anzi. le azioni di marketing e di ricerca di nuovi lavori e nuovi clienti. forse è meglio dire che sia creativo sempre. 2008/1.it. 9 marzo 2009.it. 1° maggio 2010. L’effetto della crisi è al contrario visibile sul fatturato e sugli incassi (ritardati). in “il Venerdì di Repubblica”. Intervento n. Milano 2007. 23 Cfr. 176. ma in molti inseriscono comunque dati per questo campo. 198. 19 Cfr. Intervento n. Questo confronto è tuttavia ingannevole. p. 22 Forum Generazione perduta. 20. Schiavi moderni. è diventato creativo. perché si lavora più che mai: diminuiscono gli incarichi e gli importi degli incarichi. n. I professionisti sembrerebbero avere il più basso rischio di diventare disoccupati o inattivi: nel 2009 risulta disoccupato o inattivo solo il 3. Il passaggio da uno status di occupato a uno di disoccupato è chiaro per un dipendente o per un collaboratore. “La mia precarietà di lusso”.it. Casaleggio Associati. 24 Cfr. La riclassificazione del lavoro tra occupazione standard e atipica: l’indagine Isfol Plus 2006. Metamorfosi di una classe: da artefici del boom padano a reietti. Intervento n. p. 11 giugno 2010. Humanitech. Ha rotto i limiti che lo facevano stare all’interno del capitale. 1. i preventivi presentati.2 per cento di coloro che nel 2008 erano occupati (al secondo posto gli imprenditori con il 3. 202. quindi i dirigenti con il 4.9 per cento. essendo privi di salario. Precari.

123. Dialogo fra museologia e management. intrattenimento e divertimento. ricerca e sviluppo. Unioncamere. Valentino. 26 giugno 2010. 1 269 . a cura di Federica Flamminio.civita. 2 Cfr. cit. attività radiotelevisive. Report on Atypical Contracts. varie annate. design e styling. 19 novembre 2009. condotta dall’Istituto Tagliacarne. la parte del leone la fanno le imprese di costruzione impegnate nella riqualificazione del patrimonio architettonico. 28 Cfr. 186. archivi. attività dello spettacolo. consultabile sul sito http://www. organizzazione di fiere. 8 Il valore della cultura. attività ricreative. 5. giugno 2009. Ricerca sugli investimenti delle imprese italiane in cultura. 10 dicembre 2010. 7 Daniele Jalla.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 269 26 27 Cfr. 122. Beni culturali. assegna alle imprese specializzate nella gestione dei beni culturali una quota assai marginale del volume d’affari. consultabile sul sito del Mibac. Milano 2010. Milano 2007. esposizioni e convegni. Il sistema economico integrato dei beni culturali. 4 Ministero per i Beni e le attività culturali. Il profilo del pubblico e le ricadute sulla città. Intervento n.. attività di biblioteche. garantendo loro un trattamento eguale a quello dei lavoratori regolari a tempo pieno sulla base dei più elevati standard di protezione sociale”. 6 Opera si è trovata al centro di una controversia di lavoro nel dicembre 2010 che riguardava 350 addetti alla Galleria degli Uffizi. 29 Federico Pace.] a sviluppare normative riguardanti il lavoro che salvaguardino effettivamente i diritti dei lavoratori occupati in forme atipiche di lavoro.it/ studi_e_progetti/centro_studi_gianfranco_imperatori/indagini_e_ricerche 9 L’impatto del Festival MITO SettembreMusica a Milano. saperi. Centro di ricerca Art. Secured Professional Paths. Science and Knowledge. occupazione. “Il Giornale dell’Arte”. 5 Fabio Donato. Un approfondimento sull’industria culturale. Flexicurity and New Forms of Social Dialogue. attività di agenzie di stampa. Intervento n.. Giunti. istruzione universitaria e post-universitaria. Ecco un passaggio significativo: “Sollecita gli stati membri [. musei e altre attività culturali”. che impegna il vincitore della gara a garantire i posti di lavoro esistenti. 3 Camera di commercio di Milano. attività fotografiche. Committee on Employment and Social Affairs. Psicologia della generazione perduta. Anna Maria Visser Travagli. Intervento n. telecomunicazioni. Le gare per l’appalto della gestione di un museo spesso non prevedono la “clausola sociale”. Rapporto annuale Civita 2007. La ricerca. le filiere prese in considerazione erano: “pubblicità. Electa. Servizio studi e supporto strategico. in La formazione vale un patrimonio. Cfr. Il Museo oltre la crisi. produzioni e distribuzioni cinematografiche e di video. editoria. I nuovi scenari delle professioni museali. a cura di Paolo Galluzzi e Pietro A. Precari e autonomi nell’economia dell’evento European Parliament.

white paper presentato nel ciclo d’incontri “Lavorare a che prezzo?” e scaricabile dal sito www. 8 Blair. può solo costituire una presunzione semplice. Brescia 2009. Conoscenza e apprezzamento del Festival MITO. Pier Paolo Poggio. il cui frutto è una ipotesi probabilistica che.it 11 Sergio Bologna. i geometri e i giornalisti freelance. articolo 2233. che “gli Studi di settore sono da considerarsi soltanto una elaborazione statistica. 11 settembre 2008.prima online. Come farsi pagare. per quanto seriamente approssimata. straordinari e premi di produzioni o benefit. Scandalo del lavoro: operai della Romania a 5 euro l’ora. 19 marzo 2008. Sondaggio Ispo su un campione di cittadini milanesi e su un campione di assidui frequentatori dei concerti.it 3 Codice civile.it. 10 Recentemente è stato ribadito da alcune sentenze della Corte suprema di Cassazione a sezioni unite. non tenendo conto della specifica posizione del singolo contribuente”. 4 Si veda quanto riportato nell’articolo di Rita Querzé. 10 Ispo. Alessandro Rubini. oratore da 7300 euro al minuto. 5 aprile 2009. Skira. in “Corriere della Sera”. Corriere. Fondazione Luigi Micheletti. Lavorare a che prezzo? 1 A differenza di Istat. Per noi il punto controverso non è sul fatto che questo accada nei fatti. Rapporto Job Satisfaction. Antonio Costa.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 270 Università Bocconi. Ilaria Morganti. le indagini condotte da queste società riguardano le retribuzioni reali composte da elementi contrattuali di base e variabili legati alla contrattazione aziendale o individuale e includono premi occasionali. Modelli di costruzione del prezzo e cultura d’impresa nella relazione con il consulente. Solow. 5 Dario Banfi. 6. Bergamo 2007. Questa indicazione rende esplicita una stortura evidente del sistema fiscale italiano. 9 Prima del decreto Bersani esistevano già categorie professionali per le quali i tariffari non hanno mai avuto alcun effetto concreto: tra queste gli architetti. Bologna 1990. Sintesi dei risultati. “Il Sole 24 Ore”. Milano 2008. a cura di Severino Salvemini. Come farsi pagare il giusto? I metodi per quantificare il valore di tempo e talento.acta inrete. Massimiliano Nuccio. Dalla classe operaia alla creative class. il Mulino. 6 Vedi Robert M. Il mercato del lavoro come istituzione sociale. dove si descrive il mercato del lavoro come istituzione sociale il cui funzionamento dipende da quanto viene reciprocamente riconosciuto come accettabile dalle parti in causa. con allegato il dvd del documentario Oltre il ponte di Sabina Bologna sulla trasformazione della zona Tortona a Milano. 2 Dario Banfi. JOB 24 online. http://www. Le attività dell’Agenzia delle entrate che si avvalgono di questi strumenti soltanto per fina- 270 . a cura di Renato Mannheimer. ma sulla diversa comprensione di “accettabile” in un sistema sbilanciato di forze e sulle regole che lo definiscono. 7 OD&M Consulting. depositate il 18 dicembre 2008.

20 Fabio Pammolli e Nicola C. contribuisce a realizzare un improprio utilizzo delle tipologie contrattuali ‘a progetto’. Il rapporto tra pubblica amministrazione e professionisti autonomi.S.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 271 lità ispettive hanno finito per costruire impropriamente una norma de facto. 11 Questa richiesta fu rivolta espressamente a uno degli autori sul blog Humanitech. Cerm – Competitività. 14 Dario Banfi. Raccontarsi come lavoratori. 4. e migliorando le tutele delle tipologie di rapporto di lavoro più flessibili”. Roma. Humanitech. Klaus Neundlinger. p. Condizioni e identità del lavoro professionale. Bergamo 2010. Derive & Approdi. cit. p. Editoriale Cerm 18/2007. Luca Romano. 1. Le pensioni degli iscritti alla gestione separata dell’Inps. The Effects of Workforce Creativity on Earnings in U.. Una forbice che. Riflessioni sul saggio di Sergio Bologna “Ceti medi senza futuro?”. 22 Non è un caso che questo modello sia molto diffuso tra gli informatici: l’overhead nel linguaggio dell’information technology è una “risorsa ac- 271 . 19 Romano Calvo. 21 A conferma di questa tesi si può leggere la lettera pubblica scritta nel mese di ottobre 2010 da Maurizio Petriccioli. Come farsi pagare”. trasformando un’elaborazione statistica in una regola da rispettare. 36. n. Sergio Bologna. Narea. 2008.it da parte di un dirigente che voleva uscire dalla sua impresa per iniziare un’attività come consulente esterno. 21123 e 21124/10.72 per cento). Kristen Colby e Kathleen Bell. XI Rapporto sulle retribuzioni degli italiani 2010. New York 2007. Vedi anche Unioncamere. 12 Todd Gabe. Non è dato sapere quale sia il tempo di lavoro speso complessivamente nell’attività professionale. Da sempre. la Cisl è impegnata a ridurre la forbice contributiva che attualmente separa il lavoro parasubordinato da quello dipendente. Mercati. segretario confederale della Cisl. Scrive il dirigente Cisl: “A questo proposito vorrei ricordare che grazie al protocollo del 23 luglio 2007. Countries. Roma 2008. Sentenze nn.it. 36 e Dario Banfi. Ceti medi senza futuro?. Dario Banfi. 17 Si veda lo sviluppo di queste tesi in Sergio Bologna. poi trasposto nella legge 247/2007. 16 aprile 2008. Christian Marazzi. 16 Il confronto è fatto soltanto sulla base di profili lavorativi equiparabili per contenuto professionale. nonché migliorate le prestazioni sociali a carico dei parasubordinati (finanziate dal contributo aggiuntivo dello 0. 15 Lia Cigarini. oltre a determinare minori tutele previdenziali per i lavoratori ‘parasubordinati’. Domanda di lavoro e retribuzioni nelle imprese italiane – Rapporto 2010. Roma 2010. Quattro proposte per Acta per modifiche al DDL recepente il Protocollo governo-sindacati. secondo il quale “è importante continuare a lavorare per migliorare la situazione esistente”. Salerno. OD&M Consulting. Actainrete. cit. La precarietà non si riduce con le chiacchiere o i proclami ma rafforzando l’occupabilità dei lavoratori. 18 Suprema Corte di Cassazione – Sezione tributaria. in “Agricultural and Resource Economics Review”. vol. sono stati aumentati i contributi previdenziali dei collaboratori a progetto (portandoli in un triennio fino al 26 per cento). 13 OD&M Consulting. 21122. Regolazione.it.

Un esempio: l’ideazione e impaginazione di una pubblicazione di tipo aziendale. What Should I Charge? Smart Pricing Strategies for Designers. come per esempio avviene nel mondo delle reti di vendita indiretta e nei contratti che fissano provvigioni. il tema del lavoro autonomo e agli artt. www.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 272 cessoria” non strettamente necessaria impiegata nei processori di memoria dei personal computer. più ripetitiva. www. n.com. 25 Ibid. 15 novembre 2007. Il valore della conoscenza (o della consulenza?): una parabola vera. Il tentativo di impiegare modelli del tipo “pay per result” – come per esempio sta crescendo tra professionisti del mondo legale. 1° novembre 2008. 9 giugno 2009. Mentre nella prima fase si punta sul tipo di quotazione che stiamo descrivendo. 83/E e la Circolare del 27 settembre 2010.it. prodotti in serie.com/it/static/ what_twago 31 Ibid. 34 È particolarmente difficile trovare imprese che applicano sistemi precisi di calcolo relativi al ritorno degli investimenti (Roi) sulla spesa in consulenza.com. 28 Fabrizio Buratto. 29 The oDesk Manifesto for Online Work. le professioni intellettuali) che stabilisce che “la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione” e non lo vincola in maniera stretta ai risultati.it. Humanitech. capo II. l’altro associato alla produzione di elementi ripetitivi.info. Creativi vs idraulici: si può retribuire la cultura 8 euro l’ora?. 2222-2228. Farsi pagare come freelance. avvocati ecc. 2229-2238. 35 Le prestazioni di lavoro autonomo sono regolate dal Codice civile (che tratta agli artt. Peleg Top. so- 272 . n.odesk.acchiappasogni. paper presentato il 15 novembre 2007 durante un webinar di Marketing-Mentor. 47/E dell’Agenzia delle entrate). oggetti che hanno quantità precise.com e scaricabile liberamente da questo sito. Solitamente i grafici professionisti e art director quotano in diversa maniera lo studio grafico (layout ecc. IlSole24Ore.) e l’impaginazione del prodotto editoriale. IlSole24Ore. titolo III del libro V. ha costi più strutturati. 24 Vedi i commenti a Dario Banfi. legati al tempo impiegato e alle quantità. 33 È utile ricordare che per alcune professioni esiste un duplice registro produttivo: uno legato all’aspetto di ideazione. Preventivi per il lavoro autonomo. Humanitech. titolo III.twago. 26 Vedi i commenti a Dario Banfi. 13 giugno 2009. la seconda parte di lavoro. 23 Per una valutazione più tecnica del calcolo dei costi orari si veda Ilise Benun. – è frutto di accordi specifici che devono trovare l’esplicita approvazione delle parti. www. consulenza e creazione ex novo. 19 marzo 2008. JobTalk. JobTalk. 36 È alquanto singolare come i tentativi pubblici di spingere sui salari di produttività (si vedano la Risoluzione del 17 agosto 2010.com 30 Twago aiuta nella crisi economica. 32 Nuovi lavori: il mistery shopper. Ancora più raro è trovare chi sperimenta modelli per il Roi sulla costruzione o il rinforzo di asset intangibili. 27 Ascanio Orlandini.

Generazione pro pro. per dare flessibilità alla produzione e far rialzare la testa alle imprese in tempo di crisi. siano nati come formule per pagare il lavoro degli operai e finiti per remunerare figure di livello medio-alto. le uniche a quanto pare in grado di assorbire la flessibilità retributiva. Webworkerdaily. che ha fatto dirottare i soldi stanziati sulle forme di retribuzione variabile. e al conseguente inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale con prestazione delle sole energie lavorative corrispondenti all’attività di impresa”. dell’assunzione per contratto. sul sito mailman. 8 aprile 2008. Giving It Away: The Impact of Free Labour. La trascrizione del 16 ottobre 2009 è rintracciabile nell’archivio di mailing dell’iDC. oggi assegnati in prevalenza a quadri e dirigenti. 39 Eleonora Voltolina. 2) le mo- 273 .0.it. direttivo e disciplinare del datore di lavoro. Humanitech. Corriere. la “List of the Institute for Distributed Creativity”. La repubblica degli stagisti. 41 Ibid. da parte del prestatore. Un vero flop. Del lavorare gratis. Manifesto contro il lavoro. Il tre per due del lavoro autonomo. Roma 2003. www. In questa lunga sentenza si ricorda che “la subordinazione può ritenersi sussistente anche in assenza del vincolo di soggezione al potere direttivo del datore di lavoro e in presenza. bonus e premi. p. 18 febbraio 2009 e Dario Banfi. 44 Gruppo Krisis.it. 40 Dilva Giannelli. 37 Istat. La situazione del Paese nel 2006.it 38 Vedi i commenti a Dario Banfi. I circa 60 milioni di euro l’anno messi dal governo italiano tra il 2008 e il 2011 per detassare (al 10 per cento) gli straordinari – secondo un principio che nei confronti del lavoro autonomo si può definire semplicemente discriminatorio – sono stati spesi dalle imprese soltanto in minima parte.thing.net nel messaggio inviato dallo stesso Andrew Ross in data 2 novembre 2009. Questi elementi sono: 1) la continuità e la durata del rapporto. definendo la subordinazione una “disponibilità del prestatore nei confronti del datore. con assoggettamento del prestatore di lavoro al potere organizzativo. 10. Laterza. il lavoro a lotteria nell’era 2.09 dell’8 maggio 2009 della Suprema corte di cassazione – Sezione lavoro spiega la distinzione tra lavoro subordinato e autonomo. Rapporto annuale. viceversa. 43 Darrell Etherington. Derive&Approdi. Roma-Bari 2010. 42 Su questo argomento si legga l’intervento On the Digital Labour Question tenuto da Andrew Ross il 29 settembre 2009 al Vera List Center for Art and Politics di The New School (NY). dell’obbligo di porre a disposizione del datore le proprie energie lavorative e di impiegarle con continuità secondo le direttive di ordine generale impartite dal datore di lavoro e in funzione dei programmi cui è destinata la prestazione per il perseguimento dei fini propri dell’impresa”. Humanitech.istat. 17 febbraio 2010.com. In altre parole l’esistenza del vincolo di subordinazione va concretamente apprezzata con riguardo alla specificità dell’incarico conferito secondo criteri distintivi (cosiddetti “sussidiari”) che separano l’una e l’altra forma di lavoro. L’era del crowdsourcing. 19 febbraio 2009. Come non farsi sfruttare. 45 La sentenza 10629.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 273 stanzialmente detassandoli.it.

provenienti da Google Adsense). La nozione di “giusta retribuzione” nell’articolo 36 della 274 . 60 Jacques Derrida. 24 luglio 2010. Donare il tempo. Milano 1996.600 euro”. 53 Carlo Formenti. Lavorare senza saperlo: il capolavoro del capitale. Per una perdita di oltre 130. Nice Work If You Can Get It. n.000 euro circa (25. 50 Ibid. p. 49 Ibid. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche. 48 Andrew Ross. attribuendo quindi a Blogosfere un valore di 2. Cortina. 2. Tecniche Nuove. Milano 2007. 57 Marcel Mauss. La ricchezza della rete. stando a questo bilancio. Milano 1996.000 euro circa e ricavi per 33. p. Università Bocconi. cit. Blogosfere vale 2. è stata fatta una valutazione di 75 volte il fatturato 2006”. Tra i commenti al post si legge: “In realtà. 269).000 euro. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre. 47 Jeremy Rifkin. La fine del lavoro. 59 Così Luca Conti.info. 3) la regolamentazione dell’orario di lavoro. Milano 2007. 35 (vedi nota 9. Nice Work If You Can Get It. 4) la presenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale (anche con riferimento al soggetto tenuto alla fornitura degli strumenti occorrenti). in “Alfabeta2”. 62 Ibid. 51 Vedi i commenti a Dario Banfi. si leggono i termini dell’accordo tra Il Sole 24 Ore e Blogosfere intercorso il 27 luglio 2007. On the Digital Labour Question. Dalai.5 milioni di euro circa. Einaudi. Il fatturato 2006 di Blogosfere è stato di 33. La moneta falsa. in “Alfabeta2”. 56 Yochai Benkler. Saggio sul dono. On the Digital Labour Question. Economia della felicità. Del lavorare gratis. 58 Sergio Maistrello. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà. Giannino Malossi. p. 2. Alfabeta2. Torino 2002. settembre 2010. Milano 2007. 52 Carlo Formenti. cit.000 dei quali.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 274 dalità di erogazione del compenso. 64 Adam Arvidsson. In tale data Il Sole 24 Ore rilevò il 30 per cento della società di blog per una somma non precisata. come specificato. La parte abitata della Rete.000 euro.it. 22 novembre 2007: “Dal prospetto informativo relativo alla quotazione in borsa del gruppo Il Sole 24 Ore. 55 Luca De Biase. Pandemia. 54 Andrew Ross. Oggi sappiamo che quel 30 per cento è stato rilevato con un aumento di capitale per 771.5 milioni di euro. 63 Ibid. 46 Andrew Ross. da bilancio 2006 depositato da Blogosfere Srl (scaricabile da chiunque) sono indicati costi della produzione per 165. Dati personali o forza lavoro?. Serpica Naro. settembre 2010. n. 5) la sussistenza di un effettivo potere di auto-organizzazione in capo al prestatore. cit. Di fatto. cit. Lavoro che passione!. 61 Ivi. 66 Pietro Ichino. desunto anche dalla eventuale concomitanza di altri rapporti di lavoro. a pagina 531. 65 Andrew Ross. cit. Feltrinelli. 8.

Milano. p. 7 Sergio Bevilacqua. 190 del 16 agosto 1995. relazione tenuta al convegno promosso dall’Accademia dei Lincei. Sacconi: cambieremo anche gli ammortizzatori sociali. 29 maggio 2009. Le minipensioni dei parasubordinati avranno appena il 36 per cento del reddito. Roma.] deve essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro eseguito e deve tenere conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro autonomo nel luogo di esecuzione del rapporto’. Il popolo del 10 per cento. 12 novembre 2009. 22-23 aprile 2010. 11 Giovanna Altieri. Gli outsider del welfare state 1 Mario Draghi. Considerazioni finali sul 2008. n.. 68 Ibid.it.it. n. 10 Legge 8 agosto 1995. Corriere.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 275 Costituzione. La sfida degli outsider.fumagalli/10tesi. 71 Costituzione della Repubblica italiana.it.it/?p=312 3 Intervento tenuto all’evento “Domanda di lavoro e retribuzioni nelle imprese italiane”. 63 della legge Biagi – d. Pietroichino. 8 Mario Sensini. 67 Ivi. Padova 2009. 4 Angela Padrone. anche sulla base dei contratti collettivi nazionali di riferimento”’. 10 settembre 2003 n.bancaditalia. Precarietà e innovazione nel posfordismo. 22.. org/andrea. Milano 2008. cit. “Supplemento alla Gazzetta Ufficiale”. Il popolo delle partite Iva. 10 tesi sul reddito di cittadinanza. 335 “Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare”. Andrea Fumagalli. Donzelli. disoccupazione involontaria”. 9 Antonella Gallino. 3 dicembre 2010. 28 ottobre 2010.VV. invalidità e vecchiaia. 70 Ibid. www. 21 dicembre 2009. comma 2: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio. 69 Ivi. Il boom del lavoro atipico. 296/2006 precisa in proposito che ‘in ogni caso. La prossima volta cercate di nascere dipendenti. Marsilio.. 19.ecn. Sinistra senza sinistra. Roma.it. p. Roma 2000. La nozione di “giusta retribuzione”. in “Corriere della Sera”.. stabilisce che ‘il compenso [.. 275 . 23 aprile 2010.] tenere conto dei compensi normalmente corrisposti per prestazioni di analoga professionalità.. Mimmo Carrieri.pietroichino. www. Si legge: “Questo nuovo orientamento dottrinale ha fatto seguito a una importante svolta legislativa: l’art. 12 Enrico Marro. Scenari di riforma del mercato del lavoro italiano. e il comma 772 dell’articolo 1 della legge n. 6 Emiliana Armano. Palazzo del lavoro. 72 Pietro Ichino. 7. cit. articolo 38. relazione introduttiva al seminario organizzato a Bertinoro dalla Fondazione Scuola di politica il 4 settembre 2008. i compensi corrisposti ai lavoratori a progetto devono [. malattia. 5 Cfr. Feltrinelli. p. 1998.lgs. in AA. 23.htm. 2 Pietro Ichino. Actainrete. www. 276 – in riferimento al contratto di lavoro (autonomo) a progetto.

19 luglio 2010. L’invalidità non basta per essere categoria protetta. IT. www. www. in gran parte professionisti del settore informatico e della ricerca energetica. brochure sulla consistenza dell’im1 276 .it. soprattutto se sei autonomo. l’Associazione di lavoratori indipendenti britannica che conta circa 20. 20 Disegno di legge n. Actainrete. Die digitale Boheme oder: intelligentes Leben jenseits der Festanstellung.coworking.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 276 13 A cura di della redazione Acta. 3240/10. www. comunicato alla Presidenza l’11 novembre 2009.blog.governo. 2007.it. traduzione italiana di Elsa Orellana. 19 La proposta di Legge regionale della regione Veneto “Statuto regionale del lavoro autonomo” fu presentata il 2 ottobre 2009. 22 dicembre 2010. “Delega al governo per il completamento della riforma del sistema previdenziale mediante la revisione dei requisiti e del metodo di calcolo dei trattamenti di pensione. 23 La proposta di legge 1299 del 16 giugno 2008. Che cosa accade se si salta un pagamento Inps?. cit. ma bocciata un anno dopo per la mancanza di copertura economica.000 membri. coalizzarsi “Freelancing Matters” è una pubblicazione mensile. il riordino degli enti pubblici previdenziali e lo sviluppo delle forme pensionistiche complementari”. cfr. garanzie del credito e tutela della maternità”.groups. Voltare pagina. organo del Professional Contractors Group (Pcg). 18 Estatuto del trabajo autónomo. 2010. München 2006. pagamenti. Medien. 17 Bozza di Delega al governo per la predisposizione di uno Statuto dei lavori. 16 Una singolare eccezione nel quadro dei partiti di centrosinistra è rappresentata dal disegno di legge 1540 del 29 aprile 2009 presentato da Pietro Ichino che parla espressamente di una stabilizzazione delle aliquote previdenziali per i lavoratori professionali autonomi al 20 per cento. 21 Disegno di legge “Codice dei rapporti di lavoro. le interviste qui parzialmente riprodotte sono pubblicate sul numero di settembre 2010.it. Sascha Lobo. 2145 d’iniziativa dei senatori Treu et al. Progetto di Legge dello Statuto del Lavoro Autonomo. Senato della Repubblica.pbwiki. 2 http://www. com/group/ coworking 3 Holm Friebe. Civ. 4 Medienboard Berlin Brandenburg. Silvia Rondani. Chi rappresenta i lavoratori autonomi nella crisi?. 1° novembre 2010. 2010. anche www.it.com/watch?v=YeJR3biNW94.youtube.info. 1873. 15 Cass. XVI Legislatura. 14 Alfonso Miceli. 22 Disegno di legge n. Heyne. Modifiche agli articoli 2087-2134 del Codice Civile”. Kommunikation. SSUU. Kreativwirtschaft in der Hauptstadtregion.google. Actainrete. Adele Oliveri. Actainrete. 24 Romano Calvo. 2009.it. 8. 2145. n. Actainrete.com. coworking. Delega al governo in materia di semplificazione degli adempimenti. Wir nennen es Arbeit. comunicato alla Presidenza del Senato il 29 aprile 2010 “Statuto dei lavori autonomi.

Berlin. 13 The Littler Report. p. perché molto vicina alle nostre riflessioni. l’86 per cento dichiarava di preferire il lavoro autonomo a quello subordinato. Die Performance der Wissensarbeit. Temporaries and Flex-Workers. 7 Taz-Reportage: die Digital-Nomaden. [. inoltre i suoi due interventi in italiano in Lia Cigarini et al. Nausner&Nausner. il secondo si usa di più per professioni dell’ambito “creativo”. 11 Il termine freelance è stato tradotto in tedesco con Freie. February 2005. maggio 2009. che si presenta come un’associazione di independent contractors chiama il suo magazine “Freelancing Matters” e organizza annualmente il Freelancers Day. La fonte più interessante. 16-30. Il primo si usa di più per professioni tecniche. I contractors venivano indicati come “bianchi. pp. Tuttavia il Pcg britannico. il primo termine viene usato per indicare un professionista che ha un rapporto con una società nel quadro di un processo di esternalizzazione. 78-139 e 142-221. The Emerging New Workforce. su YouTube. disponibile sul sito www. 27 luglio 2005. April 2007-März 2007. sopra i trentacinque anni e in prevalenza maschi”. 277 . Cfr. è quella di Klaus Neundlinger. postmoderno e da marketing territoriale.di. 8 Bericht über Selbständigenarbeit in Ver. 10 È un sistema che non gode di buona fama. Derive&Approdi. lanciata dall’omonimo sito nel dicembre 2010. in particolare le pp... che ha condiviso sin dall’inizio. News.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 277 presa nel settore dell’economia della creatività.] man mano che l’industriosa generazione dei Baby Boomers andrà in pensione. per il lavoro esperto per grandi aziende. 5.di.com 14 In realtà independent contractor e freelance non sono intercambiabili. lo ‘stigma’ associato alla parola ‘consulente’ subirà una drastica riduzione. 12 Non abbiamo elementi sufficienti per analizzare anche la situazione a Vienna e in Austria. München 2007. Bls. Employment and Labor-Law Solutions for Contract Workers. Contingent and Alternative Employment Arrangements.. GrazWien 2010. si tratta di un contributo volontario sotto forma di sottoscrizione di un contratto assicurativo che gode di un finanziamento pubblico. 15 “Quando il paese uscirà dalla devastante recessione e un numero sempre maggiore di appartenenti alla ‘generazione Y’ (quelli nati tra il 1977 e il 2002) si affaccerà al mercato del lavoro. dove il tono è completamente diverso.littler. acculturati. 5 Jörn Morisse. il godimento del contributo statale si avrebbe solo raggiungendo la bella età di novantatré anni. 16 US Department of Labor. aprile 2009. Roma 2007. Bundeskommission Selbständige zur sozialen Sicherung von Solo-Selbständige. The Littler Report. Condizioni e identità nel lavoro professionale. Initiative gegen das Leistungsschutzrecht. freelance invece indica una condizione lavorativa più volatile e instabile. Rasmus Engler. dove le problematiche sono analoghe ma le esperienze organizzative ancora incerte. 9 Forderungen der Ver. cit.. 6 Igel. Wovon lebst du eigentlich? Vom Überleben in prekären Zeiten. cominceremo a vedere un numero crescente di appartenenti alla generazione Y rivolgersi di preferenza ai lavori di consulenza a part-time”. ma è stato dimostrato che serve più che altro a incanalare i soldi pubblici verso le casse delle società assicuratrici. Piper.

gov/cps/empsit_changes_table_a9_2011.htm). che spesso qualificavano se stessi nelle risposte ai questionari come salariati. viene dal quartiere di Chicago dove la banca ha mosso i primi passi.freelancersunion. settembre 2010. Independent. Alla fine di agosto 2010 erano ben 118 le banche regionali chiuse d’autorità o fallite. stessa data. 27 Il contratto in genere è suddiviso in due parti. su www. Household Data. Ira W. pp. ha costituito assieme a Hillman l’American Labor Party negli anni trenta. 26 Amarezza che si riscontra nei commenti di molte associazioni e iniziative sociali. J. Michelle.316 milioni nel giugno 2009. Sergio Bologna. Rockefeller Family Fund. 25 Ford Foundation. Hipple.bls. Self Employment in the United States. Nel commento Employment from the Bls Household and Payroll Surveys: Summary of Recent Trends. Con il concorso dei principali gruppi bancari e di molte fondazioni.79 milioni e 5.workingtoday.org 22 Solo lo stato di New York ha riconosciuto ai venditori (sales representatives) il diritto di accedere alle prestazioni previste per i dipendenti delle aziende per cui lavorano come independent contractors.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 278 17 Bls. (www. un sindacato il cui leader. The Robert Wood Johnson Foundation. la prima (commercial provision) che deve contenere la descrizione più dettagliata possibile delle modalità secondo le quali si svolgerà il lavoro. cit. riporta le serie storiche più aggiornate. 24 Il nonno di Sara Horowitz è stato vicepresidente dell’International Ladies’ Garment Workers’ Union (Ilgwu) di New York. Selected Employment Indicators.P. Free Press.. si mettevano in luce alcune difficoltà a stimare sia il numero degli independent contractors. Morgan Chase Foundation. 38 ss. The Rockefeller Foundation. New York Community Trust. MacArthur Foundation. Althea Erickson. John D. Una parte dell’opinione pubblica ha accusato Obama invece di aver voluto mantenere in piedi la sua banca “preferita”. Innovative and Unprotected: How the Old Safety Net is Failing America’s New Workforce. Gabrielle Wuolo. la ShoreBank è rinata sotto il nome di Urban Partnership Bank con un diverso management ma formalmente con la medesima missione. Dubisky. 20 Creative Workers Count. Erano rispettivamente 10. 18 Steven F. Ceti medi senza futuro?. New York 1991 (Cornell University Press 1993). 23 Steve Fraser. dovuta al fatto che alcune delle figure di punta della ShoreBank hanno fatto parte dell’entourage di Hillary Clinton e che la stessa moglie di Obama. 17-32. Labor Will Rule: Sidney Hillman and the Rise of American Labor.9 milioni). Table A-9. sia il numero dei multiple jobholders (in totale 6. che svolgevano attività di lavoro autonomo come occupazione secondaria. De Camp Foundation e altre. dove il consulente oltre a veder definiti compensi e tempi di pagamento. United Hospital Fund. 19 Cfr. e Catherine T.org 21 Sara Horowitz. Contributo fondamentale per capire i problemi della classificazione e della rilevazione statistica. anche quando perdeva troppi soldi. preferibilmente con un paragrafo specifico per ogni singolo compito. in “Monthly Labor Review”. pp. sul sito www. The Prudential Foundation. dovrebbe tutelarsi in particolare dal- 278 .

Actainrete. 30 In compenso c’è ancora. 11 gennaio 2011. 34 Il “Manifesto dei lavoratori autonomi di seconda generazione” si può leggere per intero sul sito www. in “Corriere della Sera”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 279 le maggiori richieste che avvengono in corso d’opera in maniera informale. Partite Iva: l’alleanza del lavoro autonomo. il documento dell’Apce del dicembre 2010 dove sono illustrate le differenze tra le due normative. senza essere esplicitate come tali.intranetmanagement.it.fr. 279 . Dario Di Vico. In sostanza chi dirige un’impresa non è più responsabile in toto degli eventuali debiti accumulati dall’attività della medesima ma può costituire un capitale di rischio. oppure Dario Di Vico. inoltre può optare tra l’imposizione fiscale sul reddito e quella sulle società. Partite Iva.apce. chi ha conservato uno sguardo amorevole e critico sui luoghi e i contesti sociali.actainrete. o di nuovo. ma qui volevamo parlare soprattutto di scrittura-inchiesta. in “Corriere della Sera”. su www. Anna Soru. 31 Marina Piazza. 33 La somma degli iscritti dichiarati da queste associazioni è dell’ordine di 16.it tra le pagine dell’area istituzionale (“Chi siamo”). 4 maggio 2010. www. La seconda parte del contratto (legal background) è quella che si applica a tutti i contratti e stabilisce diritti/doveri delle parti in una serie di circostanze ricorrenti o potenziali (per esempio in caso di rimpiazzo per malattia). come Marina Spada.it 32 Cfr. ci sono tante altre cose. il welfare negato dei lavoratori invisibili. Ponzellini. di prodotti da libreria che “ti aprono gli occhi”. Sei un lavoratore autonomo e devi solo morire.000. 18 ottobre 2010. Età pensionabile delle donne e riconoscimento del lavoro di cura: la nostra proposta. o Gabriele Basilico nella fotografia. produzioni multimediali. nel cinema. poi c’è il Teatro della Cooperativa. Anna M. 35 Giacomo Mason. di storia vivente. 28 Cfr. sì. 29 Nel caso in cui il lavoratore indipendente utilizzi come ufficio la casa di proprietà non è chiaro come si risolva il problema.

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Direzioni sbagliate. Il paese tranquillo. Transiti verso la coalizione. Consulenti di direzione: flagello o risorsa?. 43 45 2. Business e professione. 38. 73. 84 88 3. 20. L’ideologia del professionalismo e la sua crisi Alle origini di un’ideologia. 46. Le “nuove” non-professioni. Max Weber e la “vocazione professionale”. Autorità. 115. 57. 26. Il valore della prossimità. Dove non c’è la notizia Il silenzio dell’informazione sul lavoro autonomo. 23. spostarsi. Sostanza tecnologica del vivere.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 281 Indice 9 1. Uno status sociale in perenne equilibrio. 60. Pastoie italiane. Mental recession. 76. 54. Il lungo degrado del lavoro subordinato Una Cina in Europa. I diversi confini del rischio. 29. 15. Passaggi Dove vuoi andare?. 108 114 4. Da gentiluomini a mercenari. 48. 32. autorevolezza. 64. Forme di coalizione nella Rete. Conoscenza tacita. Surrogati d’identità. Pur di andarsene. Personalità e scrittura. 70. Transitare. 81. scavalcare confini. 79. Freelancing. 66. 53. Senza . 95. Permane la centralità del lavoro subordinato. Disagio e risveglio dei ceti medi. 100. Pensare a se stessi. 88. 97. 10. Strade a uscita incerta. 18. Voci dall’interno.

Lavorare a che prezzo? Avvicinarsi al tema del compenso per via descrittiva. Il lavoro gratuito. 187. da solo. I lavoratori autonomi che si raccontano sul web. 179. Il cottimo digitale. L’informazione come autoregolazione di interessi di parte. 207.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 282 voce collettiva il lavoratore. 167. Quanto vale sapere da quale parte girare una vite?. Reductio ad Ral. 125. Nuove identità in cerca d’autore (e giornalisti capaci di ascoltarle). ma quando è un contributo professionale che cosa accade?. 162. la ricompensa della qualità. 142. I freelance? Per la stampa soltanto Untermenschen. quando il monopsonio è di tipo psicologico. 164. 140. 123. 132 137 5. 170. Oltre il tempo. Il lavoro autonomo come i mutui subprime? . Pagare il risultato del freelance con “retribuzioni variabili”. 210. 154 159 6. non merce. 181. Musica. 212. Meglio . 116. Magnete Milano. Lavoratori autonomi senza tetto né legge. 185. Lavoratori. Quando è la previdenza a strozzare il lavoro. 160. 152. 186. Arte. Il modello di prezzo basato sulle equivalenze tra in e out. 203 205 7. dannazione moderna del lavoro cognitivo. La nascita della Jackpot Economy. meglio di nessun lavoro?. I tariffari sono la soluzione?. 176. 129. 199. Il sindacato nonsindacato dei giornalisti freelance. chi l’ha vista?. Il cambio di rotta arriva dal “Corriere della Sera”. tra paradossi e privilegi. La soddisfazione delle parti non basta. C’è una risposta nella nostra Costituzione?. ma lo gestisci tu. 163. 205. Freelance. Gli outsider del welfare state L’apartheid sociale che emerge con la crisi. diventa merce. Se il lavoro è un sogno che non si avvera allora svegliati. Vendere lavoro autonomo ai lavoratori dipendenti. 191. 118. Il secondo modello: l’equiparazione tra imprese. Precari e autonomi nell’economia dell’evento L’organizzazione del lavoro nell’economia degli eventi. 166. 197. Identità e coalizione. 195. meno diritti e più costi d’esercizio. Flexicurity. Massimi e minimi. 190. Donare il tempo. Alla previdenza ci penserà la provvidenza (personale). 174. Mandare in frantumi il lavoro per fare buy-back sulla paga del consulente. Il rischio è mio. 173. fenomeno a larga diffusione. 120. ovvero una falsa speranza. 130. 193. 148.

235. 231. 215. 244. 228. Milano. 251 257 Note . Le vecchie forme di rappresentanza. 217. Voltare pagina. una palla al piede. Londra. 222 224 8. 248. coalizzarsi Berlino. 234.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 283 l’ignoranza del sommovimento sociale?. Le ipotesi in campo per la riforma del welfare. Nomadi sul serio. Westminster Hall. Un grande sindacato e i lavoratori autonomi. Parigi e dintorni. New York: un’idea di sindacalismo per i nostri tempi.

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