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L'innito fra metasica e scienza

di MarioEs
13 maggio 2012

Uno dei paradossi pi famosi del pensiero greco antico quello di Zenone di Elea (490-435 a.C.), che ide una gara singolare fra il veloce Achille e una tartaruga nella quale le "regole del gioco", per cos dire, erano basate sul concetto di innita divisibilit di una grandezza intera e nita. Immaginiamo quanto segue: ammettiamo che Achille dia alla tartaruga il vantaggio di 100 metri e che la tartaruga proceda ad una velocit di 1 metro al minuto mentre Achille corra ad una velocit di 300 metri al minuto (le velocit e il vantaggio sono ininuenti, io ho scelto questi, Zenone dimezzava le distanze in successione), nel momento in cui Achille partir e quando avr raggiunto il punto iniziale di partenza della tartaruga quest'ultima avr compiuto - per quanto piccolo - un tratto in avanti. Infatti, nel nostro caso dopo 1/3 di minuto Achille sar nel punto di partenza della tartaruga, che per avr percorso 1/3 di metro: iterandola logica del ragionamento accade che Achille non raggiunger mai la tartaruga perch poi dovr coprire 1/3 di metro che lo separa dalla tartaruga impiegando 1/15 secondi e quest'ultima nel frangente avr percorso il tratto in pi corrispondente alla formula spazio=velocit*tempo, che nel nostro caso sar spazio=(1 metro/60 sec.) * (60/900 sec.)= 1/900 metro e cos via all'innito. Pi in generale, siamo di fronte ad una successione che formata come segue: 1/3, 1/900, 1/270.000, .... ecc. (queste sono in progressione le distanze sempre pi piccole che distanzieranno la tartaruga da Achille senza mai essere zero). Questo paradosso, tale perch in contrasto con l'esperienza sensibile, ha tenuto sotto scacco il pensiero occidentale dai tempi di Zenone - formulabile in maniera discorsiva e pi immediata come fece Borges nel seguente modo "Achille, simbolo di rapidit, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte pi svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre

un decimo di millimetro, e cos via allinnito; di modo che Achille pu correre per sempre senza raggiungerla" - no a quando non fu "inventato" (o scoperto, a seconda dei gusti) il concetto di limite nel XVII secolo(il secolo di Leibniz e di Newton) e si dimostr che la "serie di Zenone" in realt una serie geometrica convergente, chenel caso tipico "zenoniano" (che nel ragionamento originario dimezzava progressivamente le distanze), ossia la serie 1/2, 1/4, 1/8, 1/16, 1/32 ecc.,ha come limite la somma nita 2. Fermiamoci ora a riettere un p su come si passati da un ragionamento, quello di Zenone, che da un punto di vista meramente logico sembrava essere corretto (e in astratto continua ad esserlo ancora oggi), ma in contrasto con l' empiria, ad un altro ragionamento, altrettanto logico, ma stavolta basato sui concetti matematici di serie e di limite, che invece suffragava l'empiria, cio che Achille supera sempre (ed eccome!) la tartaruga. Zenone, come tutti i greci, non conosceva n lo zero, n gli innitesimi, n il concetto di continuo e quindi il concetto di somma convergente ad un limite, ma insinu - come ben dice nel suo "Tutto, e di pi. Storia compatta dell'innito" (2003) il compianto David Foster Wallace - il ragionamento del "buco nero"del regresso all'innito all'interno della cultura greca che gi aveva un certo sacro "terrore" per to peiron (, -, l'illimitato, l'innito, senza conne ecc.),tanto che Anassimandro lo consider un "arch"().

peiron, che, come detto, etimologicamente signica "illimitato", "indeterminato", ma anche "inesauribile", "senza numero" e "innito", ci che non racchiudibile n dal "Nome" (Logos) n dal "Numero" ("arithmos", ma anche la "t mathemata") e dalla "misura" (metron). L'peiron per Anassimandro ci che abbracciando le cose fornisce ad esse l'essere secondo il tempo e in questo introduce due concetti importanti su cui riettere: eterno (contrapposto al tempo nito dell'ente) e destino (legato alla necessit secondo la quale le cose tornano ad esso). Il ragionamento di Zenone molto insidioso perch, come dicevamo, spalanca le porte al regresso all'innito e ne conclude che non possibile n il movimento n lo scorrere del tempo, che pertanto sono solo delle illusioni umane. Ci penser Aristotele, contrapposto all'idealismo platonico, a distinguere fra un innito attuale e un innito potenziale, o meglio fra attualit e potenzialit, affermando che un "innito attuale" non possibile e che pertanto nessuna estensione spaziale "attualmente innita", ma lo spazio solo "potenzialmente innito" nel senso di potenzialmente divisibile ad innitum. La visione aristotelica, attraverso il cristianesimo e quindi la scolastica, sopravviver no alla rivoluzione del calcolo differenziale a partire dal XVII secolo, che apr le porte ad una trattazione dell'innito e degli innitesimi sempre pi rigorosa e dove, soprattutto, l'innito cominci a imporsi come "grandezza" anche attuale, anche se si dovranno aspettare Dedekind e Cantor per avere una matematica dell'innito vera e propria. Tornando alla nostra riessione iniziale, interessante notare come sia la visione del mondo di Zenone sia quella contemporanea, basata nel caso di specie sulla matematica dell'innito e degli innitesimi, si basi sul pensiero astratto, che dopotutto una forma di pensiero "metasico" in quanto - come detto altrovedove parlavo di mente estesa - una forma emergente di pensiero, tipicamente umano nelle sue forme pi evolute e non riducibile alle mere componenti neurobiologiche in quanto legato anche agli aspetti culturali (la duplicit di aspetto di cui si parlava anche qui).

Ne consegue che attraverso il pensiero astratto si determinato nel corso della nostra storia culturale il nostro rapporto con il mondo, laddove per Zenone la logica del regresso all'innito era un argomento per confutare il divenire al di l di ogni evidenza empirica, mentre per noi certamente pi plausibile ed accettabile, almeno nella questione di cui trattasi, che l'esperienza empirica (che diviene con evidenza) debba essere il banco di prova di una struttura logico-matematica e della sua "fecondit" o "bont". Pertanto, "scoprire" l'esistenza dei limiti e delle serie convergenti stato fondamentale per risolvere il paradosso di Zenone, dunque per affermare con maggiore certezza che la "realt che osserviamo vera" e che al tempo stesso non in contrasto con la logica e con la matematica.

Questo stato di cose , come si intuisce, molto interessante in quanto mette in luce come il pensiero astratto di tipo rappresentativo sia stato e sia ancora nella nostra cultura fondamentale per "decifrare" il mondo, ma ci pone la domanda di no a dove esso pu descrivere la realt no ad "esaurirla", cio n dove la logica e la matematica e le loro strutture concettuali astratte siano idonee a spiegare il mondo che osserviamo senza lasciare "eccedenze" inspiegate o addirittura inspiegabili. Nei prossimi post, attraverso una riessione sull'innito ci avventureremo su questi argomenti. Dopo una pausa mediamentelunga(a volte servono), continuo il discorso sull'innito, che nel frattempo mi sono reso ulteriormenteconto,se non lo avessi saputo gi, essere molto vasto e che quindi, riettendoci un p su, ho deciso di esemplicare attraverso la comparazione fra l'innito matematico dei numeri transnitidi Georg Cantor e l'innito losoco a mio parere ben rappresentato dal pensiero di Gilles Deleuze per il quale mi riferir soprattutto al suo "Che cos' losoa?" (1991, 1996 trad. it.) scritto assieme a Felix Guattarie alla "Logica del senso" (1969, 1975 trad. it.).

Inne, nel prossimo post - quello conclusivo - affronter brevemente una interpretazione dell'innito elaborata da George Lakoff nel suo "Da dove viene la matematica. Come la mente embodied da' origine alla matematica" (2000, 2005 trad it.), scritto assieme a R.E. Nunez, nel quale il linguista cognitivo tenta una spiegazione dell'origine dei concetti matematici attraverso la sua teoria delle metafore neurali. Tale interpretazione ha portato a diverse critiche soprattutto da parte di loso della matematica come Gabriele Lolli, che ha visto nel libro di Lakoff una forzatura di impronta eccessivamente "riduzionista" imputando a Lakoff una vena di "arroganza epistemica"(prospettiva critica a mio avviso eccessivamente dura e che sminuisce invece delle intuizioni interessanti, ma lo vedremo nel prossimo post). Per la trattazione dei numeri transniti mi avvarr di 2 testi divulgativi che sono alquanto "metabolizzabili" anche da un lettore di media cultura matematica e, in particolare, "Di tutto di pi. Storia compatta dell'innito" (2003, 2005 trad. it.) di David Foster Wallace(pi noto come scrittore) e "L'innito" (2005) di John D. Barrow. Seguir, in particolare, l'idea di Gilles Deleuze sulla differenza essenziale fra pensiero scientico e pensiero losoco, laddove il primo si basa sulla costruzione di funzioni mentre il secondo sulla costruzione di concetti. Le due modalit del pensiero (una terza l'arte e poi una quarta la logica), ossia scienza e losoa, si muovono secondo il losofo francese su due piani di immanenza diversi, che possono incontrarsi e anche "ibridarsi", ma che restano sostanzialmente differenti. Le funzioni elaborate dal pensiero scientico "si presentano come proposizioni in sistemi discorsivi. Gli elementi delle funzioni si chiamano funtivi" (Deleuze, 1996 cit.)e, aggiungo io, sono caratterizzate dal fatto che devono essere formalizzabili e calcolabili attraverso l'uso del numero. Le funzioni, come sappiamo, correlano fra loro variabili e domini numerici dando come esito numeri o altre funzioni. Il concetto, invece, secondo Deleuze non hanpu avere nulla di scientico (al massimo si pu ispirare alla scienza, concettualizzando le funzioni) ed costruito dal losofo-pensatore come ritaglio del caossu un piano di immanenza che egli stesso instaura o che stato instaurato da altri pensatori e che lui "afna" (es. neo-platonici, neo-kantiani, post-fenomenologi, ecc.), diventando cos un evento "incorporeo" di supercie e apportatore disenso.

Dice infatti Deleuze: "Il concetto dice l'evento, non l'essenza o la cosa. E' un Evento puro, un' ecceit, un'entit (...) Il concetto si denisce tramite l'inseparabilit di un numero nito di componenti eterogenee percorse da un punto in sorvolo assoluto, a velocit innita. I concetti sono superci o volumi assoluti,forme che hanno come solo oggetto l'inseparabilit delle variazioni distinte. Il sorvolo lo stato del concetto o la sua propria innit, quantunque gli inniti siano pi o meno grandi a seconda della cifra delle componenti, delle soglie e dei ponti. E proprio in quanto il pensiero opera a velocit innita (anche se

pi o meno elevata) il concetto un atto di pensiero. Il concetto dunque al tempo stesso assoluto e relativo (...)" (1996 Deleuze cit.) e ancora: "La relativit e l'assolutezza del concetto sono come la sua pedagogia e la sua ontologia, la sua creazione e la sua autoposizione, la sua idealit e la sua realt. Reale senza essere attuale, ideale senza essere astratto... Il concetto si denisce attraverso la sua consistenza, endo-consistenza ed esoconsistenza, non ha una referenza: autoreferenziale, pone se stesso e il suo oggetto nel momento stesso in cui creato. Il costruttivismo unisce il relativo e l'assoluto. Per nire, il concetto non discorsivo e la losoa non una formazione discorsiva, perch essa non concatena proposizioni. E' la confusione del concetto (prodotto dalla losoa, nda) e della proposizione (prodotto della logica, nda) che fa credere all'esistenza di concetti scientici e che porta a considerare la proposizione come una vera intensione(ci che la frase esprime); allora il concetto losoco appare spesso come una semplice proposizione priva di senso. Questa confusione regna nella logica e spiega l'idea puerile che essa si fa della losoa" (1996, cit.).

Occorre precisare che per Deleuze il piano di immanenza una intuizione attraverso la quale esso viene instaurato o "proseguito"originalmente - nel senso predetto - dal losofo (il piano di immanenza viene costruito anche dall'artista con i "percetti" e gli "affetti" e dallo scienziato con i "funtivi" e i "prospetti",che sono per differenti dal concetto losoco), mentre i concetti losoci sono delle "pure intensioni", ossia dei signicati senza referenza nello "stato di cose" (di cui si occupa la scienza con le sue proposizioni logiche - i prospetti - e matematiche, i funtivi), ma si incorporano e si effettuano negli stati di cose ritagliando l'evento, che per sua natura "incorporeo"(qui per incorporeit non dobbiamo intendere una sorta di natura metasica extra-sensoriale, ma la natura dinamica di supercie dell'evento, che pur sempre "materiale"), ma dotato di senso. Cerchiamo di denire ancora un p meglio il piano di immanenza, in modo da non lasciare eccessive perplessit o incomprensioni. Il piano di immanenza un taglio nel caos ed la risposta che un losofo, uno scienziato, un'artista - in modi diversi - tentano di fornire alla domanda "Che cosa signica pensare?". Deleuze, in relazione al piano d'immanenza losoco ed ai concetti di cui popolato, dice con una immagine molto esemplicativa che: "I concetti sono come le onde multiple che si alzano e si abbassano; ma il piano di immanenza l'onda unica che li avvolge e li svolge. Il piano avvolge i movimenti inniti ricorrenti che lo percorrono, mentre i concetti sono le velocit innite di movimenti niti che ogni volta percorrono soltanto le proprie componenti. Da Epicuro a Spinoza, da Spinoza a Michaux, il problema del pensiero la velocit innita che ha per bisogno di un ambito che sia in s innitamente in movimento, il piano, il vuoto, l'orizzonte (...) I concetti sono l'arcipelago, l'ossatura, una colonna vertebrale, piuttosto che un cranio, mentre il piano la respirazione che bagna queste isole. I concetti sono superci o volumi assoluti, difformi e frammentari, mentre il piano l'assoluto illimitato (mi viene in mente una analogia, diciamo una suggestione dell'immaginazione, con l'peiron di

Anassimandro) informe, n supercie n volume, ma sempre frattale".(1996, cit.) Il piano di immanenza , inoltre, l'immagine del pensiero, "l'immagine che esso si da' di cosa signichi pensare, usare il pensiero, orientarsi nel pensiero... Non un metodo (...) Non neanche un insieme di conoscenze sul cervello ed il suo funzionamento (...) Non si tratta neanche dell'opinione che si ha del pensiero, delle sue forme, dei suoi scopi e dei suoi mezzi in questo o quel momento. L'immagine del pensiero implica una severa ripartizione di fatto e di diritto". (1996, cit.) Dunque, il piano di immanenza, l'immagine del pensiero, inerisce "soltanto ci che il pensiero pu rivendicare di diritto. Il pensiero rivendica il movimento che pu andare all'innito. Ci che il pensiero rivendica di diritto, ci che seleziona, il movimento innito o il movimento dell'innito, che costituisce l'immagine del pensiero. Il movimento dell'innito non rinvia a coordinate spazio-temporali che denirebbero le posizioni successive di un mobile e i riferimenti ssi delle loro variazioni. Orientarsi nel pensieronon implica n un riferimento obiettivo n un mobile che, concepitosi come soggetto, vorrebbe l'innito e ne avrebbe bisogno. Il movimento ha preso tutto e non c' posto per un soggetto ed un oggetto che possono essere solo dei concetti. In movimento l'orizzonte stesso: l'orizzonte relativo si allontana quando il soggetto avanza, ma per quanto riguarda l'orizzonte assoluto, piano di immanenza, noi ci siamo gi da sempre" (cit.)

Ritengo che a questo punto cominci a delinearsi il punto al quale volevo arrivare attraverso il pensiero di Deleuze, ossia che il pensiero - nella sua modalit losoca - rivendica l'innito, ossia potremmo dire che nell'essenza del pensiero orientarsi in un movimento innito e di selezionare un movimento dell'innito (ricordo qui anche i miei post sul regresso all'innito e sulla necessit di arrestarlo, tratti dal libro di Paolo Virno "E cos via all'innito" ,2010). La genialit di Deleuze nel concettualizzare l'innito losoco rispetto a quello matematico e scientico si esplicita quando dice che: "Il problema della losoa di acquisire una consistenza, senza perdere l'innito in cui il pensiero immerso (il caos che da questo punto di vista ha un'esistenza tanto mentale quanto sica), un problema molto diverso da quello della scienza checerca di dare delle referenze al caos, a patto di rinunciare ai movimenti e alle velocit innite e di operare prima di tutto una limitazione di velocit: ci che primario nelle scienze la luce o l'orizzonte relativo. La losoa invece procede presupponendo o instaurando un piano di immanenza: le sue curvature variabili conservano i movimenti inniti che ritornano su s stessi in uno scambio ininterrotto, ma senza cessare di liberarne altri che si conservano. Ai concetti resta cos il compito di tracciare le ordinate intensive di questi movimenti inniti, come se si trattasse di movimenti niti che formano a velocit innita dei contorni variabili inscritti sul piano. Operando un taglio nel caos il piano di immanenza fa appello ad una creazione di concetti". (cit. ) La scienza, dunque, a differenza della losoa tenta di creare un "fermo immagine" in modo da arrestare il movimento innito del pensiero e di rappresentarlo attraverso le sue proposizioni logiche e le sue funzioni di calcolo con lo scopo di dare una referenza agli "stati di cose" che osserva e che contribuisce cos a "creare". Per fare un esempio recentissimo, io spiegherei cos l'entusiasmo che ha provocato l'esperimento italiano sui neutrini che sembrerebbe aver dato la possibilit del superamento del limite della velocit della luce: il fermo immagine, improvvisamente, dava segni di nuova apertura verso il movimento innito del pensiero, ovviamente con tanto di scetticismo da parte dell'establishment scientico del tutto motivato e parte essenziale del metodo scientico stesso. Eppure l'entusiasmo stato enorme, anche eccessivo e "pimpato" (per dirla con un neologismo preso dal verbo "to pimp" che ad esempio descrive l'elaborazione delle automobili fatta soprattuto negli Usa) dai media e dall'ormai onnipresente "Supermarket di Prometeo".

Il superamento della velocit della luce sarebbe in tal sensoil superamento del limite sico per eccellenza, cio quello che da quando Albert Einstein ha elaborato la teoria della relativit ci"blocca", ci "conna" per cos dire in uno spaziotempo relativo e nel quale siamo incommensurabilmente "lenti"e "piccoli" rispetto alle dimensioni del cosmo. Che poi forse non sapremmo che farcene nell'immediato del fatto che i neutrini siano iper-luminali tutta un'altra questione, ma ci che importa l'apertura verso l'innito, l'immagine che improvvisamente pu dilatarsi che porta ad un inevitabile entusiasmo.

Arriviamo adesso a Georg Cantor ed ai suoi "famosi" numeri transniti, che pongono il pi ampio problema dell'innito matematico per cos dire diviso fra l'innito potenziale aristotelico e quello attuale, cio in s e per s. Un esempio di innito potenziale quello classico dei numeri interi (positivi e negativi, del tipo ...., n, ...-1, 0, 1, 2, ..., n, n+1, ....) per i quali preso qualsiasi numero positivo n possiamo aggiungere ad esso una unit e ottenere il suo successivo n+1 (per i negativi lo stesso aggiungendo -1). Il problema che per non "esistono"solo i numeri interi(meglio dire che sono costruibili oltre ai numeri interi anche altri insiemi numerici), anzi la teoria dei numeri parte da loro per arrivare a costruire enti matematici che possiamo considerare in prima battuta "sempre pi inniti"no a "perderci" nella innita innit dei numeri transniti di Cantor. Ma andiamo con calma. Innanzitutto, occorre considerare che per parlare di numeri transniti bisogna conoscere il concetto di insieme e il fatto che un insieme pu essere nito o innito: un insieme nito, banalmente, quello costituito da un numero nito di elementi, che per semplicit consideriamo numeri, come ad esempio{0,1,2,3} un insieme nito composto da 4 elementi, mentre un insieme innito composto da inniti elementi ed in prima battuta possiamo considerare quello dei numeri interi, ossia{-n, ...0, 1,2,...n, n+1, ....}. Il problema con gli insiemi inniti sorge a partire dai numeri razionali del tipo{-1/n, ...0, 1/2, 1/3, ...1/ n, ...}, poi con i numeri reali come2 (radice di 2) o (pi greco) e quelli complessi (del tipo a+ ib dove l'unit immaginaria i quella tale che i al quadrato uguale a -1) e rispondere alla domanda se, come sembrerebbe intuitivamente, l'innito dei numeri reali in qualche modo "maggiore" di quello dei numeri razionali e di quello dei numeri interi. La genialit di Georg Cantor fu in primis quella di saper dimostrare che l'insieme dei numeri razionali pu essere messo in corrispondenza "uno a uno" (biunivoca) con quella dei numeri interi al quale egli diede il nome di insieme numerabile e simboleggi con la lettera ebraica aleph e il pedice 0, cio alephzeroo. Dunque, nonostante una intuizione in senso diverso, numeri interi e razionali hanno la stessa "innit" (che tecnicamente si chiama cardinalit)che viene detta numerabile. Ma non nisce qui: successivamente Cantor introdusse il concetto di insieme delle parti P(S) o insieme potenza , attraverso il quale riusc a dimostrare "che la gerarchia ascendente degli inniti non ha ne" (Barrow, 2005). In sintesi, come dice John D. Barrow : "Se si ha un qualsiasi insieme innito, si pu generarne un altro innitamente maggiore considerando l'insieme che contiene tutti i suoi sottoinsiemi e che detto insieme potenza del primo." La dimostrazione di Cantor si avvale della cosiddetta induzione matematica, cosa che gli comport le

critiche del suo mentore e professore Leopold Kronecker, il quale non considerava corretta questa procedura in quanto dava la possibilit di esistenza ad una innit incontrollata di entit matematiche, ma non consentiva una loro costruzione "perfetta" di tipo assiomatico-deduttiva. Ne nacque anche una ostilit fra i due (Cantor era un "platonico" mentre Kronecker un costruzionista), che potrebbe essere anche stata all'origine della depressione e poi della follia in cui cadde Cantor successivamente.

L'insieme potenza P(S) ha la particolarit di essere del tipo 2 exp S (2 alla S), cio se un insieme S ha N elementi il suo insieme delle parti del tipo 2 exp N (cio 2X2 .... X2, N volte); in particolare, partendo dall'insieme aleph-zeroo (che abbiamo visto essere quello numerabile e che possiamo mettere in corrispondenza "uno a uno" con i numeri interi)si pu considerare il suo insieme delle parti P(o), che si dimostra avere una cardinalit maggiore dio, poisi pu costruire l'insiemeP[P(o)]e cos via all'innito generando algoritmicamente ed in successione una innit di inniti crescenti e di numero cardinale maggiore del precedente che lo ha generato. I numerio,..,i, ....,n, ...sono detti numeri transniti e hanno una cardinalit (intuitivamente una densit dell'innito) tendente all'innito, cio non ci sono per essi limiti alla "grandezza dell'innito" e soprattutto ogni innito successivo "pi grande" del precedente e ad esso incommensurabile. La "storia"dei numeri transniti per non nisce qui. Cantor avrebbe voluto dimostrare che l'insieme dei numeri reali R uguale ad aleph-uno, cio che esso 2 expo e che, pertanto, la retta dei numeri reali continua e ogni suo punto un numero reale (corrispondenza uno ad uno tra punti della retta e numeri reali). Purtroppo non vi riusc (qualcuno dice che questo contribu a portarlo alla follia) e no ad oggi nessuno ci riuscito tanto che l'ipotesi del continuo continua ad essere tale, cio si suppone (o postula) che R=2 expo, ma non ne esiste alcuna dimostrazione. La questione dell'ipotesi del continuo singolare in quanto ad esempio come scrive David Foster Wallace: "Ma sono i platonici matematici (a volte chiamati realisti, cantoriani e/o transnitisti) ad essere sconvolti dall' indecidibilit dell'ipotesi della continuit, il che interessante se si considera che i due platonici moderni pi famosi sono Georg Cantor e Kurt Goedel, che insieme sono responsabili per almeno due terzi di tutto questo sconcerto. La posizione platonica viene riassunta bene da Goedel in un commento alle dimostrazioni sua e di Cohen dell'indipendenza della ipotesi della continuit: ' Solo chi (come gli intuizionisti) nega che i concetti e gli assiomi della teoria classica degli insiemi abbiano un qualche signicato potrebbe essere soddisfatto da una soluzione del genere, non chi ritiene che essi descrivano una qualche realt ben determinata.

Perch in realt la congettura di Cantor (l'ipotesi della continuit, nda) deve essere vera o falsa e la sua indecidibilit a partire dagli assiomi oggi noti pu signicare solo che questi assiomi non contengano una descrizione completa della realt'. In altre parole, per un platonico matematico le dimostrazioni dell'ipotesi della continuit dimostrano in realt che la teoria degli insiemi deve trovare un corpus di assiomi fondamentali migliore del ZFS (Zermelo-Fraenkel-Skolem) o quanto meno che dovr aggiungere altri postulati che siano - come l'Assioma della scelta - "evidenti in s" e Coerenti con gli assiomi classici. Nel caso vi interessi, personalmente Goedel ritiene che l'ipotesi del continuo sia falsa e che vi sia di fatto un di zenoniani annidati fra Aleph-zero e c (l'insieme dei numeri reali) e che prima o poi si trover un principio che lo dimostri.Goedel e Cantor sono entrambi morti in manicomio, lasciandosi alle spalle un mondo senza una circonferenza nita. Un mondo che oggi ruota in un nuovo tipo di vuoto, tutto formale.La matematica continua ad alzarsi dal letto." (Wallace, 2005)

Che lezione possiamo trarre da questa breve storia dei numeri transniti? Intanto, che l'innito matematico pensato, come direbbe Deleuze, come funzione con i suoi relativi "funtivi": l'esempio dei numeri transniti emblematico con la sua costruzione algoritmica degli insiemi delle parti sempre "pi inniti". Inoltre, i numeri transniti pongono con forza il problema dell'innito attuale e della sua effettiva "liceit ontologica" fra gli enti della matematica, soprattutto per il fatto che i conti si fanno materialmente con i numeri razionali, soprattutto oggi che si usano i computer e che la stessa sica pensa sempre di pi lo spaziotempo in termini di "discreto" e di "quanti". Non questa la sede per entrare in questa discussione, ma chiaro come emerga subito quel divario fra il pensiero astratto matematico di cui i numeri transniti sono un esempio e forse l'Esempio per eccellenza e quello "stato di cose" di cui la sica e le altre scienze vogliono farsi i garanti attraverso una descrizione funzionale del Referente. L'Innito, dunque, sembra essere sia in ambito losoco, ma anche in ambito scientico (e artistico, ma non ne abbiamo parlato) il terreno sul quale si gioca l'attivit del pensiero, anche se con modalit diverse, in un continuo processo in cui la losoa tenta nuove aperture di senso nell'ambito del movimento innito del piano di immanenza e della velocit innita dei concetti e in cui la scienza procede, invece, per "zoom" e "fermo immagine". In tale processo (innito?), la losoa sar l'artigianato del senso, mentre la scienza quello della natura. Dopo aver trattato brevemente l'innito in termini di concetti losoci e di funzioni scientiche, interessante averne una visione secondo una interessante ipotesi cognitiva, in base alla prospettiva della "embodied cognition", formulata da George Lakoff e Rafael E. Nunez con il loro libro "Da dove viene la matematica. Come la mente embodied d origine alla matematica" (2005). Prima di parlare dell'ipotesi di lavoro - perch di questo che si tratta - di Lakoff e Nunez, occorre precisare che la prospettiva della cognizione incorporata (embodied cognition) quella, se vogliamo anche molto semplice se non banale (ma non troppo se occorre spesso precisarlo), che qualsiasi produzione linguistica e simbolica dell'essere umano deriva dal suo "essere corpo immerso in un ambiente" e che quindi la capacit astrattiva del nostro pensiero non pu che derivare dalla nostra esperienza quotidiana di tipo relazionale e, evidentemente, dalle capacit biologiche di questo nostro "corpo immerso nel mondo" (in co-appartenenza e co-evoluzione con esso), tra cui in particolare quelle

offerte dal cervello. Dunque, partendo dal presupposto che il linguaggio una qualit e capacit emergente dell'essere umano e che ha una necessaria origine biologica derivante dall'accoppiamento strutturale mente-mondo, l' "ipotesi forte" - per cos dire - di Lakoff e Nunez quella di attribuire alla metafora concettualeun posto di primo piano nel rendere possibile la concettualizzazione astratta del nostro pensiero assieme ad altri importanti meccanismi che sono stati individuati dai nostri autori in: a. schemi immagine, b. schemi aspettuali, c. miscele concettuali. Quello che occorre avere presente in questo modello cognitivo, a mio parere interessante, che non asserisce alcuna "verit incontrovertibile" e non si propone alcuna dimostrazione necessaria di tipo "matematico", trattandosi di un metodo empirico di affrontare i meccanismi cognitivi che presiederebbero al nostro pensiero e al nostro linguaggio, in questo caso quello matematico. Pertanto, sarebbe ingenuo da parte dei critici formulare facili obiezioni identicando nella teoria della embodied mind una sorta di "teoria del tutto" della mente contro-argomentando che non ci sono prove evidenti dei meccanismi neurali che sarebbero alla base del pensiero astratto matematico e non, come se fosse possibile oggi o in futuro disporre di una sorta di"macchina leggi pensieri" in grado di poter dimostrare la "vera natura del pensiero" rispondendo con certezza alla domanda "che cosa il pensiero?" e magari decifrando nel dettaglio in base ai dati del "brain imaging" cosa stiamo pensando anche se non ne siamo consapevoli o magari trovare i "correlati neurali" che sono alla base dell'invenzione di una nuova teoria matematica rivoluzionaria. Questa precisione sperimentale da "hard science" non applicabile tout court alle neuroscienze cognitive vista la estrema complessit della mente e, avendo lettoil librodi LN (Lakoff-Nunez) per intero, posso affermare che non affatto nelle loro intenzioni asserire che il loro modello sia quello "vero", ma come ogni modello si propone, con argomentazioni che partono da premesse essenziali accettabili o meno -, di descrivere il funzionamento di un processo osservabile (le teorie matematiche e le logiche simboliche, modali ecc. sono osservabili in quanto linguaggio). D'altro canto, la stessa matematica parte da assiomi e, senza voler scomodare troppo Goedel, sappiamo che essa un "sistema necessariamente aperto" in quanto non ci sono sistemi completi e decidibili in s, ma ogni sistema apre ad un livello "meta" che lo pu incorporare, ma che a sua volta incompleto, e cos via ... all'innito...

Alla luce di quanto precede, la mia trattazione del modello LN dell'innito matematico e della sua origine embodied da intendersi nel fatto che ritengo la loro focalizzazione sulla metafora una prospettiva molto interessante e feconda, che ovviamente non esaurisce la complessit della mente e dei linguaggi che essa produce. Andiamo a dare una denizione veloce e sintetica dei concetti principali del modello LN : 1. Schemi immagine: identicano le relazioni spaziali e ce ne sarebbero di 3 tipi primitivi:lo schema Sopra, quello Contatto e quello Sostegno. Lo schema Sopra orientativo, quello Contatto di tipo topologico, mentre lo schema Sostegno dinamico in relazione ad una forza. Tra gli schemi immagine ce n' uno molto importante ed lo schema Contenitore, che possiede 3 parti: un Interno, un Conne e un Esterno. E', poi, importante distinguere tra Figura e Sfondo, dove lo sfondo detto in linguistica cognitiva Riferimento(nella frase "l'auto nel garage" il garage lo sfondo) e la gura (l'auto) detta Tracciatore. Nel modello LN gli schemi immagine hanno una "doppia natura", ossia sono sia percettivi che concettuali, consentendo quindi di fare da ponte tra la visione e il linguaggio-ragionamento. 2. Schema Aspetto: evidenziato dagli studi di Srini Narayanan,che ha mostrato una correlazione fra i nostri sistemi neurali di controllo motorio ed il pensiero matematico, riscontrando la seguente sovrastruttura: a. prontezza, b. inizio, c. il processo principale, d. possibile interruzione e ripresa, e. iterazione o continuazione, f. scopo, g. completamento, h. stato nale.

E' importante dire che questo processo non "algoritmico-computazionale" in senso classico, ma complesso e sensibile al contesto ed alle risorse, oltre che pu essere concomitante ad altri processi ed alle relative informazioni. Come dicono LN:"Narayanan ha osservato che questo schema generale di controllo motorio ha la stessa struttura di ci che i linguisti chiamano aspetto, ossia il modo generale di strutturare gli eventi. Qualunque cosa noi percepiamo o pensiamo, sia come un'azione o come un evento, viene concettualizzata tramite questa struttura. In generale noi ragioniamo sugli eventi e sulle azioni usando tale struttura e le lingue del nostro pianeta hanno tutte quante i mezzi, nelle loro grammatiche, per codicare tale struttura. Ci che ci dice il lavoro diNarayanan che la stessa struttura neurale impiegata nel controllo di schemi motori complessi pu anche essere usata per ragionare sugli eventi e sulle azioni". LN chiamano questa struttura Schema Aspetto, assumendo quindi che "i sistemi neurali di controllo dei movimenti del corpo hanno le stesse caratteristiche necessarie per l'inferenza razionale nel dominio dell'aspetto, ossia la struttura degli eventi". LN, inoltre, identicano 2 strutture aspettuali riferite ai verbi: l'aspetto imperfettivo, che si focalizza sulla struttura interna del processo principale (es. verbi come "vivere", "respirare", "morire") e l'aspetto perfettivo che "concettualizza l'evento come un tutt'uno senza guardare alla struttura interna del processo, ma focalizzandosi sul completamento dell'azione", laddove il completamento pu essere interno (es. saltare e atterrare) o esterno al processo (es. volare e atterrare per un uccello) e "ci non ha nulla a che vedere con il funzionamento del mondo reale, ma con il modo in cui noi lo concettualizziamo e lo strutturiamo attraverso il linguaggio". A tal proposito, LN asseriscono che: "Le idee aspettuali ricorrono in tutta la matematica. Una rotazione di un certo numeri di gradi, per esempio, concettualizzata come un processo con un punto iniziale e un punto nale. La nozione originale di continuit di una funzione era concettualizzata in termini di processo continuo di moto, ossia un processo senza punti nali intermedi. L'idea stessa di processo algoritmico di calcolo coinvolge un punto iniziale, un processo che pu essere oppure no iterativo e un completamento ben denito (...). Tutte le nozioni di innito ed innitesimo usano concetti aspettuali". 3. Schema Sorgente-Percorso-Obiettivo: lo schema immagine principale che ha a che fare con il moto. Esso formato dai seguenti elementi o ruoli: a. un tracciatore che si muove, b. una posizione per la sorgente (punto di partenza), c. un obiettivo (la destinazione ssata per il tracciatore), d. un percorso dalla sorgente all'obiettivo, e. la traiettoria reale del moto, f. la posizione del tracciatore in un dato istante, g. la direzione della traiettoria in quell'istante, h. la posizione nale del tracciatore, che pu essere o no quella ssata. Si tratta di uno schema topologico. Tale schema, dicono LN, " onnipresente nel pensiero matematico. La nozione stessa di grafo orientato, p.e., un caso dello schema Sorgente-Percorso-Obiettivo. Le funzioni nel piano cartesiano sono spesso concettualizzate in termini di moto lungo un percorso, come quando una funzione viene descritta con le parole 'sale', 'raggiunge' un massimo, e 'scende' di nuovo. Una delle funzioni pi importanti dello schema SPO nel linguaggio naturale ci che Len Talmy ha chiamato moto ttizio. In una forma di moto ttizio, una linea pensata in termini di moto che traccia quella linea, come nella frase 'La strada corre lungo il bosco' o 'Lo steccato sale sulla collina'. In matematica ci accade quando pensiamo a due linee che 'si incontrano in un punto' o al graco di una funzione che 'raggiunge un minimo in zero'." 4. Composizione concettuale: la possibilit per gli schemi immagine di combinarsi in modo complesso. LN in proposito fanno l'esempio dello Schema Dentro A (schema dentro e schema A), dove: a. Schema Dentro: "uno schema Contenitore con l'Interno delineato e preso come Riferimento"; b. Schema A: uno "schema Sorgente-Percorso-Obiettivo, con l'Obiettivo delineato e preso come Riferimento;

c. Corrispondenze: Interno-Obiettivo e Esterno-Sorgente; e poi dello Schema Fuori Da, dove troviamo: a. Schema Fuori: uno schema Contenitore, con l'Esterno delineato e preso come Riferimento; b. Schema Da: uno schema SPO, con la sorgente delineata e presa come Riferimento; c. Corrispondenze: Interno-Sorgente e Esterno-Obiettivo. 5. Metafora concettuale: " un processo centrale nel pensiero quotidiano. La metafora non un mero abbellimento: essa lo strumento basilare che rende possibile il pensiero astratto. Uno dei principali risultati della scienza cognitiva che i concetti astratti sono compresi tipicamente in termini di concetti pi concreti, attraverso le metafore. Questo fenomeno studiato scienticamente da pi di due decadi ed oggi generalmente ben fondato, come qualunque altro nella scienza cognitiva (sebbene i dettagli particolari d'analisi siano ancora aperti per ulteriori ricerche). Uno dei risultati principali che le mappe metaforiche sono sistematiche e non arbitrarie".

La metafora per LN , quindi, una struttura concettuale. LN fanno l'esempio degli affetti emotivi in frasi come "Lei si scaldava nei miei confronti" oppure "Mi lanci uno sguardo glaciale" per mostrare come le percezioni caldo-freddo vengano usate per descrivere i sentimenti, oppure come l'importanza sia espressa in termini di grandezza in "questa una grande questione", " un gigante del business", la somiglianza concettualizzata in termini di vicinanza sica in "le nostre opinioni sono distanti anni luce", "abbiamo gusti vicini", le difcolt sono concettualizzate come "fardelli" come in "sono stato scaricato dalle responsabilit" e la struttura organizzativa concettualizzata come struttura sica come in "la teoria piena di buchi", " un progetto solido" ecc.. Le metafore concettuali, come detto anche nella serie di articoli sul pensiero metaforico in politica, sono "usate inconsciamente, senza sforzo e automaticamente nel dialogo quotidiano: sono parte dell'inconscio cognitivo. Molte di esse sorgono spontaneamente dalle correlazioni nella nostra esperienza comune, soprattutto nella nostra esperienza di bambini." LN aggiungono poi che :"le correlazioni (delle metafore) all'esperienza sono casi particolari del fenomeno della fusione. La fusione parte della conoscenza embodied: essa consiste nell'attivazione simultanea di due aree distinte del nostro cervello, ciascuna relativa a diversi aspetti della nostra esperienza, come l'esperienza sica del calore e l'esperienza emozionale dell'emotivit. In una fusione, i due tipi di esperienza avvengono in modo inseparabile. L'attivazione di due o pi parti del cervello d origine ad una singola esperienza complessa, ossia un'esperienza di affetto-con-calore, diciamo, o un'esperienza di difcolt-con-un-fardello-sico. E' per mezzo di tali fusioni che vengono sviluppati i contatti neurali tra domini, contatti che spesso sfociano in una metafora concettuale, in cui un dominio concettualizzato in termini dell'altro." Le metafore si strutturano all'interno di mappe concettuali metaforiche, che sono formate da domini sorgente e domini obiettivo collegati da una struttura inferenziale che consente di associare ad una sorgente concreta (es. spazio sico) un obiettivo astratto (es. stato d'animo) come nella metafora concettuale "Gli stati d'animo sono posizioni" (es. "sono al limite della rabbia"). Secondo LN : "gran parte del nostro ragionamento astratto quotidiano viene generato tramite mappe metaforiche fra domini. Per la verit, molto di ci che viene spesso detta inferenza logica in realt inferenza spaziale, proiettata su un dominio logico astratto." In particolare, si comprende la posizione diLNquando dicono che "sosterremo che la metafora

concettuale il meccanismo cognitivo cruciale dell'estensione dell'aritmetica di base ad applicazioni sosticate dei numeri. Inoltre, sosterremo che una comprensione sosticata dell'aritmetica stessa richiede metafore concettuali che fanno uso di domini sorgenti matematici non numerici (p.e. la geometria e la teoria degli insiemi). Sosterremo ancora che la metafora concettuale anche il meccanismo cognitivo principale nel tentativo di fornire alla matematica i fondamenti teoricoinsiemistici e nella comprensione della stessa teoria degli insiemi. Inne, dovrebbe diventare chiaro che gran parte dell'astrazione della matematica pi specialistica sia una conseguenza della straticazione sistematica di una metafora sull'altra, spesso nel corso di secoli. Ogni strato metaforico, come vedremo, porta una struttura inferenziale sistematicamente da domini sorgente a domini obiettivo, struttura sistematica che viene persa nei vari strati, a meno che sia rivelata da un'analisi metaforica dettagliata. Buona parte di questo libro dedicata a tale scomposizione metaforica dei concetti matematici sosticati.Poichquesto genere di studi non stato mai effettuato prima d'ora, non saremo in grado di fornire una base di evidenze sperimentali cos estesa come quella costruita in decenni di studi sulle metafore concettuali nel linguaggio e nel pensiero quotidiani. Per tale ragione, ci limiteremo nel nostro studio a casi che sono relativamente chiari, casi cio, in cui sia netta la distinzione fra dominio sorgente e dominio obiettivo, dove le corrispondenze tra i domini siano state efcacemente stabilite e dove le strutture inferenziali siano ovvie." 6. Miscele concettuali: la combinazione di due strutture cognitive distinte, con determinate corrispondenze tra di esse. "Nella matematica il cerchio di raggio unitario ne costituisce un esempio semplice: viene sovrapposto un cerchio al piano cartesiano, ssando le seguenti corrispondenze: a. il centro del cerchio l'origine (0,0) e b. il raggio del cerchio 1. Questa miscela ha conseguenze che seguono da queste corrispondenze, insieme con la struttura inferenziale di entrambi i domini. Per esempio, il cerchio unitario interseca l'asse x in (1,0) e in (-1,0) e interseca l'asse y in (0,1) e (0, -1). Il risultato pi di un semplice cerchio che ha una posizione ssa nel piano e la cui circonferenza una lunghezza commisurabile ai numeri sugli assi x e y. Un cerchio nel piano euclideo, dove non ci sono assinnumeri, non avrebbe queste propriet. Quando le corrispondenze ssate in una miscela concettuale sono date da una metafora, noi la chiameremo Miscela Metaforica. Un esempio che discuteremo in modo esteso pi avanti la Miscela Numeri-Retta, che utilizza le corrispondenze stabilite dalla metafora I NUMERI SONO PUNTI SU UNA RETTA. Nella miscela vengono create nuove entit, ossia i Punti-Numero,entitche sono contemporaneamente numeri e punti su una retta. Le miscele, metaforiche e non metaforiche, sono pervasive della matematica". 7. Simbolizzazione: dicono LN che "comprendere un simbolo matematico signica associarlo ad un concetto, a qualcosa di signicativo della conoscenza umana, fondato in ultimo sull'esperienza e creato attraverso meccanismi neurali".

La cosa importante che secondo LN: "il signicato dei simboli matematici non nei soli simboli e nelle loro manipolazioni tramite regole; e nemmeno nell'interpretazione dei simboli in termini di modelli insiemistici, che sono essi stessi non interpretati. In ultimo, il signicato matematico come il signicato quotidiano: parte della conoscenza embodied. Questo fatto ha delle conseguenze importanti per l'insegnamento della matematica: non sufciente l'apprendimento automatico e ripetitivo, in quanto esclude la

comprensione. Analogamente, non sufciente derivare assiomi formali attraverso regole puramente formali della dimostrazione, in quanto anche ci pu escludere la comprensione. Il punto non essere in grado di dimostrare che e elevato a pi-greco moltiplicato i (numero immaginario) uguale a -1, ma piuttosto di essere in grado di dimostrarlo sapendo cosa signica 'e elevato a pi-greco moltiplicato i' e sapendo perch uguale a -1, sulla base di cosa signicae elevato a pi-greco moltiplicato i e non semplicemente sulla base della dimostrazione formale. In breve, ci che viene richiesto un'adeguata analisi delle idee matematiche, per mostrare perche elevato a pi-greco moltiplicato i uguale a -1, data la nostra comprensione delle idee coinvolte". Capiamo come dunque l'obiettivo di LN sia ambizioso e forse anche "troppo ambizioso" (c' un tono a volte troppo sicuro, ma glielo perdoniamo identicandolo come "segno di entusiasmo" e passione per la ricerca), ma contenga per una prospettiva davvero stimolante, ossia quella di poter descrivere il pensiero astratto in termini di meccanismi metaforici neurali e quindi linguistici derivanti dall'esperienza quotidiana, delineando quindi uno strettissimo rapporto fra percezione e astrazione, come per altro gli studi sui neuroni specchio hanno messo in luce negli ultimi anni. Vista una certa prolissit dell'introduzione, vedremo nel prossimo post come attraverso la Metafora Base dell'Innito (BMI, in breve), che l'argomento che ci interessa, si pu spiegare in maniera non esaustiva, ma molto feconda, come anche il concetto matematico di innito sia radicato nella mente embodied e derivi dall'accoppiamento mente-mondo senza dover fare alcun riferimento a una "matematica astratta" di tipo platonico che pre-esisterebbe al pensiero umano e al mondo in cui esso immerso, platonismo che inquadrabile in quello che Lakoff chiama IL ROMANZO DELLA MATEMATICA, che come tutti i romanzi ideali bene che venga riportato nella Terra dove siamo gettati da sempre.

La metafora fondamentale che, secondo Lakoff e Nunez, all'origine della natura embodied del concetto di innito la metafora base dell'innito (BMI, in acronimo), che andr a delineare in questo post.

Intanto, si potrebbe ipotizzare che il concetto di innito derivi dalla negazione logica di quello di nito, cio qualcosa che non nito e che non ha un conne, ma questa spiegazione non tiene conto della ricchezza di concetti matematici come l'innito attuale e, ad esempio, il fatto che siano stati ideati numeri come quelli irrazionali (pi greco, il numero di Eulero e, ecc.), i transniti o i numeri complessi, quest'ultimi tra l'altro fondamentali per teorie siche come la teoria quantistica dei campi, che ad oggitra le pi avanzate e feconde per la modellizzazione della struttura dello spaziotempo a livello microscopico.Dunque, importante cercare di capire e di analizzare le idee matematiche che concettualizzano insiemi inniti, sia nel senso di "innitamente grandi" che di"innitamente piccoli", dove sono interessati evidentemente i concetti di limite, di somma innita o magari di intersezione innita. Per LN intanto cruciale partire da quello che nel post precedente stato denito come sistema aspettuale, che il sistema concettuale umano che elabora le azioni, alcune delle quali possono essere a) continue o b) iterative e che sembrerebbe essere legato ai sistemi di controllo motorio secondo gli studi diSrini Narayanan. In particolare, si visto che ci sono 2 sistemi aspettuali principali: quello imperfettivo, che

concettualizza l'azione come non avente completamento (es. respirare) e quello perfettivo che concettualizza le azioni come aventi un completamento (es. saltare). I verbi perfettivi, come ad es. saltare, possono essere iterati (es. Mario saltava e saltava e saltava...) e sono, secondo LN, concettualizzati come azioni continue e in termini cognitivi sono caratterizzati dalla metafora I PROCESSI CONTINUI INDEFINITI SONO PROCESSI ITERATIVI. Tali azioni sono legate al concetto di moto, in particolare a quello di moto ripetuto e "la fusione di un'azione continua con azioni ripetute d origine alla metafora tramite la quale le azioni continue sono concettualizzate come azioni ripetute" (cit.): questa metafora alla base del concetto matematico di innito potenziale. Molto pi interessante , invece, il concetto di innito attuale, che una sorta di"cosa innita, ma compiuta" e LN ipotizzano che "l'idea di innito attuale in matematica sia metaforica e che i vari esempi di innito attuale facciano uso del processo metaforico ultimo di un processo senza ne. Letteralmente, il risultato di un processo senza ne non esiste: se un processo non ha ne non ci pu essere alcun 'risultato ultimo'. Tuttavia, il meccanismo della metafora ci permette di concettualizzare il 'risultato' di un processo innito nell'unico modo in cui possiamo concettualizzare un processo, ossia in termini di un processo che in effetti ha una ne. Noi ipotizziamo che tutti i casi di innito attuale (gli insiemi inniti, i punti all'innito, i limiti di somme innite, le intersezioni innite, gli estremi superiori) siano casi particolari di una sola metafora generale, nella quale i processi che continuano indenitamente sono concettualizzati come aventi una ne ed un risultato ultimo. Chiamiamo questa metafora la Metafora Base dell'Innito, o BMI per brevit; il suo dominio obiettivo quello dei processi senza ne, che i linguisti chiamano processi imperfettivi. L'effetto della BMI quello di aggiungere un completamento metaforico al processo in corso, in modo da considerarlo con un risultato: una cosa innita".

Nello schema sopra riportato si pu notare la struttura della metafora BMI, che quella di un dominio sorgente fatto da processi iterativi ordinari, ossia con "un numero indenito (ma nito) di iterazioni, con un completamento ed uno stato risultante" (cit.). Secondo LN, l'effetto cruciale della metafora BMI - che collega il dominio sorgente a quello obiettivo - "quello di aggiungere al dominio obiettivo il completamento del processo e il suo stato risultante. Questa aggiunta metaforica viene indicata in grassetto nella formulazione della metafora seguente. E' proprio quest'ultima parte della metafora che ci permette di concettualizzare il processo in corso in termini di processo completato (e quindi anche di produrre il concetto di innito attuale)". (cit.) Con questa metafora che, in estrema sintesi, ha la funzione di "chiudere il cerchio" con un risultato nale unico (uno "stato all'innito"), LN poi spiegheranno i processi di creazione metaforica dei numeri irrazionali, transniti, complessi, iper-reali ecc. e le relazioni, apparentemente astratte, come quella di

Eulero, vista nel post precedente, cio

Secondo LN, sar un'applicazione multipla della BMI a generare in maniera iterativa i vari concetti ed idee matematiche, combinandosi con quelle che abbiamo chiamato le miscele concettuali. Un esempio di questo processo iterativo, stavolta non matematico, lo abbiamo nel concetto classico di essere losoco, che una categoria "onnicomprensiva" di tutto ci che :

Anche qui si nota come la metafora alla base del processo iterativo porti da un dominio obiettivo indenito ad un risultato particolare e unico che la "categoria generale dell'essere" (parliamo in termini di losoa classica, escludendo l'essere concettualizzato come "senso"). Un'altro caso interessante della BMI quello della cd. "chiusura generativa" per le operazioni che "generano insiemi inniti. Per esempio, supponiamo di iniziare con l'insieme che contiene l'intero 1 e l'operazione di addizione; aggiungendo 1 ad esso al primo stadio, otteniamo 2, che non l'insieme originario. Ci signica che l'insieme originario non era 'chiuso' rispetto all'operazione di addizione. Per spingerci verso la chiusura, possiamo allora estendere quell'insieme per includere 2, mentre allo stadio successivo eseguiremo l'operazione binaria di addizione su 1 e 2, e di addizione su 2 e 2, per ottenere i nuovi elementi 3 e 4; estenderemo poi l'insieme precedente includendo 3 e 4, e cos via. Questo processo denisce una successione innita di estensioni di insiemi. Se ora applichiamo la BMI, otteniamo la 'chiusura' rispetto all'addizione, ossia l'insieme di tutte le estensioni risultanti".(cit.) Eccola in 2 slides:

Questa la seconda parte della slide:

Dunque, vediamo come la funzione della BMI sia quella di chiudere un processo iterativo fornendo un risultato nale. Tornando all'esempio della funzione di Eulero, LN la spiegano, molto in sintesi, facendo riferimento ai concetti di variazione (derivata della velocit, "e la base di una funzione esponenziale che ha un tasso di variazione esattamente uguale alla funzione stessa", "e^x la funzione che manda le somme nei prodotti, che manda 2,718281 ... in 1, coincide con la sua derivata e varia esattamente in proporzione a s stessa"), di periodicit (correlazione con le funzioni trigonometriche di seno e coseno, "LA RICORRENZA E' CIRCOLARITA'"), di rotazione (l'effetto della moltiplicazione per i nel piano complesso) e dell'uso iterato della BMI abbinata alle miscele concettuali. In particolare, "l'uguaglianza vera solo in virt di un gran numero di connessioni profonde tra molte branche. E' vera per ci che signica! E signica ci che signica a causa di tutte quelle metafore e quelle miscele facenti parte del sistema concettuale di un matematico che comprenda il suo signicato. Far vedere perch tale uguaglianza sia vera per motivi concettuali equivale a fornire un'analisi delle idee di uguaglianza, di cui vediamo le condizioni minimali: LE RICHIESTE PER UN'ANALISI ADEGUATA DELLE IDEE MATEMATICHE DI UN'UGUAGLIANZA, UNA DEFINIZIONE, UN ASSIOMA O UN TEOREMA: a. la struttura di metafora e di miscela che rende veri un'uguaglianza, una denizione, un'assioma o un

teorema in relazione a quella struttura; b. le relazioni concettuali tra gli elementi che compaiono in, o sono presupposti da, un'uguaglianza, una denizione, un assioma o un teorema; c. le idee espresse mediante i simboli inun'uguaglianza, una denizione, un assioma o un teorema; d. il fondamento dei concetti utilizzati nell'analisi delle idee. Un'analisi delle idee dovrebbe chiarire che la 'verit' diun'uguaglianza, una denizione, un assioma o un teorema dipende da ci che essi signicano. Ossia la verit relativa alla struttura concettuale, che di certo include una vasta rete di metafore e miscele che chiamiamo la rete delle idee. Cosnon vale nella geometria euclidea o nell'aritmetica dei numeri reali per un'ovvia ragione: quei domini matematici non hanno la struttura concettuale adatta a dare signicato all'uguaglianza e ancor meno a renderla vera" (cit.). Ne consegue che per LN numeri come e, , i, 0, 1 sono principalmente dei concetti, che hanno "un signicato concettuale in un sistema di importanti concetti comuni che non sono matematici, come la variazione, l'accelerazione, la ricorrenza e l'autoregolazione. Essi non sono semplici numeri: sono aritmetizzazioni di concetti. Quando vengono inseriti in una formula, questa incorpora le idee espresse dalla funzione, come l'insieme delle coppie di numeri complessi che determina matematicamente in virt di tali idee.Poichl'aritmetizzazione funziona tramite le metafore concettuali, se si comprendono le metafore di aritmetizzazione, le inferenze concettuali vengono espresse in termini aritmetici." (cit.) Quindi, i numeri e l'innito sono "umani, troppo umani" e rappresentano la simbolizzazione matematica dei nostri interessi e delle nostre esperienze, n pi n meno del linguaggio ordinario con il quale condividono la natura squisitamente embodied basata, secondo i nostri, sulle metafore e sulle miscele concettuali. Con buona pace, o almeno cos mi sentirei di dire, dei platonici che pensano che la matematica sia gi scritta in una realt iperuranica e che gli esseri umani la scoprano man mano con la loro mente. Quello che abbiamo chiamato il romanzo della matematica bene, pertanto, che sia consideratonon pi un teatro platonico, ma una fabbrica di concetti fondati nell'esperienza e nella sua concettualizzazione metaforica del tutto umana. --------------------------------------Riferimenti : Su Wikipedia :http://it.wikipedia.org/wiki/Da_dove_viene_la_matematica