Adelmo Barigazzi

Epicurea Author(s): Adelmo Barigazzi Reviewed work(s): Source: Hermes, 81. Bd., H. 2 (1953), pp.

145-162 Published by: Franz Steiner Verlag Stable URL: http://www.jstor.org/stable/4474809 . Accessed: 25/07/2012 09:08
Your use of the JSTOR archive indicates your acceptance of the Terms & Conditions of Use, available at . http://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp

.
JSTOR is a not-for-profit service that helps scholars, researchers, and students discover, use, and build upon a wide range of content in a trusted digital archive. We use information technology and tools to increase productivity and facilitate new forms of scholarship. For more information about JSTOR, please contact support@jstor.org.

.

Franz Steiner Verlag is collaborating with JSTOR to digitize, preserve and extend access to Hermes.

http://www.jstor.org

Der Gegensatz zwischen seinem beschrankten Wissen und dem umfassenden Wissen der Gottheit und der Orakel ermoglicht den Konflikt. cap. der Sorge. Reden H. um die dramatische Handlung zu f6rdern. ob und inwiefern Oedipus Rex eine Schicksalstragodie ist. - 2 HANS DILLER. Aber dies ist nicht der Ort. noch wegen frtiherer Taten und noch weniger wegen seines Sturzes und Ungliicks. Loyola. XVIII: Tov Xoeov &va6eF vko{a#&eTv VnoXQtTCOv. oV yae neo4yetg dotV alU' a 6A' oTasg ai v70o2LIppeug p8vb58i at Tcov 7xo2AJvV''e tOe3v a&7oqcaietg. Tat5 yae l6latg t atTtat TOg xawolg ex ?)ov flAaflat ca'yovTat oixltoVitEvot btad xavrog o naV TOj) TOtOV4oovg &no6eXovTat. Natuirlich begeht Oedipus Fehler. namlich der Bestatigung der aristotelischen Auffassung. ad Men. i. Neben diesem asthetischen Ergebnis. stets in inniger seelischer Verbundenheit mit dem groBen Konig. Aber Oedipus' Unglick ist etwas ganz anderes. ergibt sich aus dieser Auslegung des Stasimon noch eine ethisch-philosophische Folgerung. Dann spricht namlich der Chor kein einziges Wort des Tadels gegen Oedipus. 1 Elvat Toj Gov. wie gewohnlich in der Struktur des sophokleischen Dramas2. I23 sg. aber niemals Tadel.n. 0vtkev [eytorat xat d9 e6tat. Und das lIdt uns ein zu ilberlegen. anders als bei Euripides'. y?) cooSrse E3Qetd6.o'Qtov 6d &Ov xat' avvaywvEC8or0at. Tv no. ae8ralgTOVA TOV05 &aaoTetov vO/dOVTEg. eine so interessante Frage zu erortern. 1950.jolg neoaaztrwv. Spanien IGNACIO ERRANDONEA I. aAA' ci)oreq oxAdZ Gottliches und menschliches Wissen bei Sophokles.gat . EPICUREA Ep. mit Teilnahme den Wehklagen seines geliebten.ADELMO BARIGAZZI:Epicurea I45 Das weitere Eingreifen des Chors in die Trag6die beschrankt sich darauf. weder wegen Handlungen.. Ars Poet. und als tragischer Held muJ3er sie begehen. ja der Furcht um das eigene Schicksal. aoelg be' ovX o Tov tCiv no)l. S.C)iovMd$a. Verachtulng oder HaB. Es erregt in allen das Gefuihldes Mitleids. Hermes 81 10 .cov Oeov'g avate&v. es hat sich bereits erfillt und wird jetzt lediglich enthuillt. der ihm einst die Rettung und jetzt das Unheil brachte. Kieler Univers. unglicklichen Herrschers zu lauschen und lyrisch die gleichen Empfindungen hervorzurufen. daB bei Sophokles der Chor eine wirkliche Person des Dramas darstellt. die er auf der Btihne begangen hat.

al quale fa riscontro quasi perfetto Porph.. compreso il passo di Lucrezio. n.invece della semplice virgola del testo tradizionale. quali signori dei fenomeni celesti e dispensatori di beni e di mali secondo i meriti di ciascuno in vita e dopo morte. Infatti.. perche in essa egli vede il modello della felicita che cerca di attuare nella sua vital. DIANO. non fra buoni e cattivi nel senso comune. St. qualsiasi opinione abbiano essi degli dei. I9.I46 ADELMO BARIGAZZI I1 luogo e evidentemente corrotto. ma erano anch'essi combattuti per la loro falsa rappresentazione di dio2. 68 sgg. I05 sgg. de piet. Ma proprio dalle loro risposte alle critiche mosse da altri e apparsa la debolezza del fondamento. Eppure su questo equivoco si fondano la lezione e la spiegazione della maggior parte degl'interpreti.i e serenita quei simulacra divini. 94. T2.). I3 GOMPERZ. Atticus ap. p. Altrimenti si dovrebbe accettare questa equazione: come non possono essere improbi coloro che hanno una retta opinione degli (praef. p. 148. non possono avere che una retta opinione degli dei. che sono fonte di grandissimi beni. impedendo cosi di accogliere con tranquillit. XX-XXI) davanti a evthev. come dalla contemplazione d'ogni piacere il saggio epicureo riceve grande gioia. 1 Per la dottrina vedi ancora Philod. evang. XV. specialmente Stoici. Ho dato il testo del VON DER MUHLL. Cl. Tutti coloro. p. quali piu quali meno. Ma i bene morati possono ugualmente pensare di dio cose disformi alla sua natura beata (v. E appunto gli Stoici e gli altri filosofi. Tale riferimento e giusto: anche gli Epicurei ammettono che dagli dei derivino dei danni e dei vantaggi. che praticavano e predicavano la virtiu in vista dei danni o dei premi della divinitA. quasi divina. ma sempre gravi. i bene morati come dice 1'USENER XXI). i8 oV XoACo#e'VTeg (v. I). turbano gli animi con paure e speranze. Questi luoghi sono raccolti dal DIANo nella sua edizione Epicuri Ethica. Epicuri ethica. afferma Epicuro. cosi. 70. Lo sospetto AMBROSIUS TRAVERaccett6 la cosa come SARIUS e il GASSENDIlo introdusse nel testo. deor. per non lasciarci impressio- nare in anticipo dalle opinioni altrui. 97 sg. I. 49. n. T935. Come si vede. 1. ad Marc. i quali credono nell'intervento di dio nelle cose del mondo. 385 Us.. I05). ma non tanto quanto si crede comunemente. a oeoi dyvo#'vTeg 2 Una polemica contro i filosofi e i poeti e tutto il De pietate di Filodemo (v. Fil. ricevono danni. Dunque il contrasto fra xaxol e ayaot( e da scartare. Cic. L'USENER evidente e corresse a1'rtatin rE. 6. fla 'AAOVA'v. praep. DIANO. Rhein. dal passo di Lucrezio risulta che l'antitesi consiste tra i saggi epicurei e i non saggi epicurei. dalla contemplazione della beatitudine degli dei riceve una gioia grandissima. S. saranno apparsi dei bene morati agli occhi di Epicuro. . ma in rapporto alla vOaltg TJov VeCov: false opinioni che gli uomini hanno degli dei. 1951. p. 86. Euseb. non nel senso degli le avversari. ib. ponendo punto (praef.. Mus.. in modo particolare.. dei. SCHMID. 5. de nat. e confrontando per il senso Lucr.). che hanno citato a riscontro non pochi passi epicurei atti piiu a confondere che a chiarire le idee. It. cosi i buoni nel senso comune. 8oo A (= fr. l26flat roig xaxolg suggerisce facilmente per antitesi dqi)etat (<rolgdyaaoIg>.

It. anziche ad (= anodac. in ultima analisi. E il JENSEN nel I933 (Ein neuer Brief Epikurs. I46) e la contrapposizione %axot-dayaN1i6 da respingere. wahrend sie alles.Epicurea I47 Cosi al BIGNONE.. asserendo semplicemente che quella dei danni e dei vantaggi 6 una credenza dei o. die ihnen ahnlich sind. 89 sgg. 862) obiettarono che (d saggi)) e <<gli ne si pub dare a maxote &yafkilun tal significato. hanno accolto in parte e modificato or l'una or l'altra spiegazione. riferiva v'ev. 4). la breve sezione teologica. Come debba essere inteso.dall'altra accettava dal PHILIPPSONgli dei come soggetto di d7ro3Exovrat:<(denndie Gotter sind immer nur mit ihren eigenen Vorziigen (daesrag) vertraut (oix?toV4evot) und nehmen deshalb auch nur die Menschen an. col. gli stolti i non epicurei. secondo il senso tradizionale a cui e tornato il BAILEY. L'ultimo periodo non spiegherebbe 'vi2ev . cit. stolti# sono un'introduzione arbitraria 86I. il quale soggetto per dell'ultimo periodo sono ancora oi'oA2ol o gli uomini in generale.<roig dyaao!g>.Mnemosyne 43. insieme al BAILEY. per non dir necessario. Ma cosi Epicuro concluderebbe la breve trattazione sugli dei senza indicare la sua teoria circa i vantaggi e i danni che provengono realmente da quelli. si vedrh in seguito. o meglio in -roig nobZoi) . E'quindi da credere. ma Elxav V'oiotA 10* . ma.<Tolg dyaWolg>giustificando caduta dell'ultimo per aplografia rispetto al raig che segue. L'unico modo di mantenerla con6 siste nel riferire tutto il pensiero vtvOev-Jq(peUtat alle &wop96. nell'EPicuro aveva sviluppato la spiegazione dell'UsENER che accettandone il testo e facendo soggetto dell'ultimo periodo gli ayato4. alle voAry4yet. e aveva tradotto rolm xaolg <(aglistolti e malvagi# e roig aya?olg (ai buoni e saggi ). 1935. I4. E il BIGNONE. 70) ribadiva che. Woch. in opposizione al pensiero degli avversari.2ol. Cosi il RYBA (art. osservo che xaxog significa anche ((dappoco)) e dyabOg <(prestante)).22oi. I932. I93I. basata sul fatto che ognuno pensa secondo le proprie abitudini e costumi. Ora e chiaro quanto sia opportuno.roqcda8t. che l'ultimo periodo contenga un pensiero proprio della dottrina epicurea. 282. als etwas Fremdes ansehen> (cfr. was nicht so ist. ma manteneva -roigxaxolg e riferiva Evtkevad a.) comunicando la sua proposta #26f.at <Kxai> ataxta (((danni fisici>)) respingeva l'antitesi -roi eaxolg (da correggere in roig dv#Q0otg col LEOPOLD.). 79) del da una parte accettava l'atxtdat RYBA. il BAILEY (nel suo Epicuro del I926) e il RYBA (Philol. 1930. Fil. 6I-63). p.(per il fatto che nei noRoi' Si tratta di presunzioni fallaci>). difendeva con 1'USENERe il la BIGNONEil contrasto -roig xaxoig . Cl.tg. Woch. p. de dis III. vEev6eTg . ma considerava soggetto dell'ultimo periodo gli dei.cObq2etat. per evitare l'uno o l'altro dei due scogli. 7 DIELS. I. intanto voglio notare che i critici. Philod. I915. Ma il DIANO (ib. i saggi diventano gli epicurei.cetg dei no. respingendo la proposta atxtat del RYBA. faceva otl go2to soggetto di otXetovyevot dgod i%ovrat.Viceversa il PHILIPPSON (Philol. che quell'insegnamento compaia e chiuda. in quell'interpretazione.. Ma questa identificazione non e accettabile (v. anche per questo. col. rispondendo alle critiche (St.

Paris I946. cit. La cosa piiuseria che e stata obiettata all'interpretazione del JENSEN e che si riferisce anche a quella. efficace ironia. DIANO. dell'intervento diretto di dio nelle cose umane (v. Philosophie der Freude. ha ribadito la con1 P. I1 FESTUGIEREinvece (Epicure et ses dieux. Mus. I95I. 94. nell'edizione degli scritti etici di Epicuro. Una via nuova ha seguito il DIANO. It.>).ill un ampio studio sulla dottrina epicurea dell'o6uoicnrtg OE4 (Gdtterund Menschen in der Theologie Epikurs. pp. secondo noi. BIGNONE. 121) o segnare la distinzione con una lineetta nella traduzione davanti a xa' dq2etatll: sarebbe necessaria una maggiore chiarezza d'espressione. a sostegno di questa o quella opinione. 97-I56). art.. II8 ist der Grund. I47. SCHMID. giungendo a conclusioni assai gravi per il testo. non raramente in modo arbitrario. si 6 staccato dal diversa la frase corrotta JENSEN non tanto perche corregge in maniera 'roTg xaxo at'-rtat zol. le ()OTCUetat. ut maxima detrimenta malis mala afferentia a dis adveniant -et beneficia item: nam di propriis virtutibus continuo dediti similes sui in societatem divinam admittunt. per quel che io so. n. Cl. del PHILIPPSON. ma anche. come mostra chiaramente -raig deerai inteso come dativo strumentale nell'uno e nell'altro. 94 sgg. facendo questi ultimi soggetto di aibob8'xovrat2 . 1947. 2 I1 FESTUGIERE dipende direttamente dall'ERNouT (traduzione della lettera a Meneceo nell'introduzione al commento a Lucrezio). per cio che precede. riguarda l'ultimo periodo. anteriore. che conterrebbe l'ammissione.) 6 tornato all'antitesi xaxot'. e. ha ripreso quell' opinione. si pu6 accettare o rifiutare di tale interpretazione. <das Vorliegen von Vkiio2e allo tvelg scopo di avere una stretta connessione con l'ultimo periodo. nessuno in seguito ha ripresentato gli dei come soggetto di quel periodo.).148 BARIGAZZI ADELMO V608eg. il GIGON (Epikur.. Dieci anni dopo. Pisa i6. Zurich I949. art. ha respinto decisamente l'aggiunta Tolg dya&oTg per i motivi per i quali noi stessi crediamo che essa debba essere rifiutata (v. Ann. in ci6 seguiti da nessuno. xaxolg in (Ad flat) <avv>ahtat g <xaxK6v>. cit. per ora notiamo che lo SCHMIDha corretto vo4ttCovreg in t64oei4ovreg e. . Stuttgart 1950. nella sostanza. XLV) e il MEWALDT (Epikur. 85 sgg.. quanto perche non riferisce xat 6wpt'2tat a To!g xazogo. Ma per impedire quel riferimento. con come opinione dei . 78 sgg. contro il principio deos securum agere aevum. 63-80) cerco di chiarire i numerosi passi di Filodemo citati. Dapprima in una non breve trattazione del I935 (St. non basta inserire xax6ov dopo xaxoig (p. 38). Rhein. omne quod huiusmodi non est tamquam alienum excludentes #. sebbene vOtev sia riferito alle v'no2ipyet. Accettano la spiegazione del BAILEY.ro2Uoi. I20 ?(unde fit. pe8v&lg (p. cercando di confermarla con vari argomenti.. weshalb . riferendo a questi non solo le flAdflat. I. Sc. Solo molto recentemente W.ayaotoi. sollevando nuove difficolta circa la costituzione del testo. anche PARATORE. Per questo 6 possibile al critico rifiutare l'aggiunta Toi4 ayafolg e conservare Tosg xaxolg. Norm. p. Vedremo in seguito quel che. e quindi non all'opinione volgare. 2). Fil.

non mi so decidere a credere senza ammettere che Epicuro stesso abbia voluto rendere oscuro il suo dire: tanto piii che ro7g acyaOol. i). del luogo di Filodemo e integrando nel r.e fra questi ci sono anche i filosofi avversariusasse questa terminologia senz'altra determinazione. che Epicuro chiamasse talvolta se e i suoi seguaci dyaloi e gli altri zaxoi puo darsi. Indipendentemente dal passo lacunoso di Filodemo in questione. invece di 6. I95. cosa di maggiore importanza. appunto perch6 lacunoso.non compare nel testo. sebbene abbiano false opinioni sugli dei e percio non possano evitare tutti i mali che da esse nascono. Alla base della diversa interpretazione del luogo sta il problema chi s'intenda per peovt. 369). vzoAoipe8t) yivov dotav>a rotatl. xaxol. = PHILIPPSON. una concessione. come glossa marginale contenente un pensiero stoico. 2 Prescindendo dal brano di Filodemo. io6.). cosi da avere questo senso: nei prudenti e giusti i vantaggi e i danni ex 2ec6v si uguagliano. nei cattivi invece i vantaggi sono inferiori e maggiori i danni (ib. I5 rA8t]ovcarat. tuttavia. mentre ci sono diversi gradi di errore e ignoranza (alyvota).Uot e btiatot: i ((saggi)> lo SCHMID1. n.7ptg y.!tot]otj at.Epicurea I49 vinzione che &0vtv 6 da riferire solo a v?SoA?. che egli ricostruisce con nuove lezioni. con grave equivoco rispetto all'uso comune di quelle parole. sul quale.Dell'atetesi diremo poi.Ztat le non sono quelle che ritrae il saggio epicureo dalla contemplazione degli dei. 29 Sgg. non hanno paure. Epicuri ethica. seguito dagli stessi Epicurei parlando delle virtiue dei vizi seppure in altro senso. P.ev80e. alla dipendenza di etayovtat facendo una proposizione incidentale o <civ wxelvat(sc. 9 sgg. incitamento ed aiuto a confermare i loro buoni costumi (DIANO.). all'ultimo periodo. GO. ha sottratto ro. ai loro avversari e possibile che la facessero gli Epicurei: i danni potevano variare in grandezza e . e tornando nel resto alla lezione del PHILIPPSON (salvo auvvaueoaat). del quale non possono essere soggetto ne gli dei ne Ot noAAoi. per i #prudenti e giusti)) secondo il pensiero stoico e comune per il DIANO.conforme al pensiero generale epicureo che dalla vera yvdoorzg-rCJv 05Yov nascono esclusivamente dPe2etat. axol.) nega recisamente che tale sia il senso (1.roAr{1iEt. ma il grado d'im1 Questi loda il FESTUGIARE perch6 ha dichiarato apertamente che nel luogo della lettera <'bons' et 'mdchants' s'opposent comme 'sages' et 'insens6s's): proprio come sosteneva il BIGNONE. quale quella del DIANO. Cio che ci fa rifiutare la spiegazione del DIANo non 6 il pensiero ch'egli ha cavato da Filodemo2. sostiene che cola e parola d'un solo grado di felicita e conoscenza (yvciXu. i quali. anzi ricevono da cio un grande godimento spirituale. I1 DIANO fonda la sua spiegazione su un passo di Filodemo (de Piet. persuasi di averli benevoli per la loro buona condotta. e infine. dall'a'yvota derivano flAafla. I92I. non e opportuno fondare ulteriori costruzioni. ma quelle che possono ricavare i buoni. Lo SCHMID C. ioo.: d(0q9. ha posto l'atetesi. Hermes 56. riguardo al periodo introdotto con gv~0v rileviamo che 6 dato come contenuto delle o. ma che nel brano controverso della lettera a Meneceo. I03 sg. dove si parla delle false nozioni che della divinit'a hanno oti no2ot'.

ma ci sono anche i filosofi e le persone colte che degli dei hanno un concetto errato. ci si aspetta l'enunciazione del pensiero generale. 6. Philod. (citato in seguito) compaia il termine aogvot'. fino a lasciare il posto. 7 D. ma hanno tutt'altra origine: nascono dalle vostre false presunzioni sugli dei per cui li concepite come . relegando il sospetto nell'apparato critico. ediz. I07. I48. A tutti costoro Epicuro dice: ecco donde nascono i mali e i beni che voi fate venire direttamente dagli dei interessandoli delle cose del mondo: dal vero o falso concetto che di essi si ha. come potete parlare voi Epicurei di vantaggi da parte degli dei. Sotto le parole di Epicuro cova la polemica. 76 ?(soltanto ad v5noYpVEtp>>). cit. non aya#oi. per salvare la quale l'USENER aveva rinunziato. ma quelle che provengono. ecc. Quindi gvEv non potra riferirsi solo ad Vi?oa pVstg (art. p. e grandissimi. Ma. de piet. Con questa sola conoscenza si pu6 affrontare il testo e darne una interpretazione. i Go. che illustrano il principio generale. o v z7QTov piet. de piet. a consideraregviAv. che cioe anche secondo gli Epicurei gli uomini traggono dalla divinita vantaggi o danni.. I05-IO7) abbiano danneggiato piu che giovato. Anche il DIANO dunque e rimasto impigliato nei testi che egli voleva chiarire: il luogo di Filodemo non ha una relazione opportuna con la lettera. Ora e evidente che esso e un aspetto particolare della dottrina. in certi tat casi. in linea generale.Tanto piiu e che tale raffronto spinge l'interprete a rifiutare la parte piu importante.I50 ADELMO BARIGAZZI portanza che puo avere quel pensiero nella dottrina teologica epicurea. ci pare. 86. sempre. Sono utili solo quelli (come Lucr. e cioe un pensiero secondario rispetto all'affermazione generale che solo la nozione degli dei secondo la dottrina epicurea toglie completamente tutti i danni e lascia solo tutti i benefici e questi nel sommo grado. E nella lettera a Meneceo. Philod. I3 Go. I). in parte.adflat le cd)F8A6etat. cioe gli dei stessi? Ed ecco la risposta di Epicuro con parole di Filodemo (de ? cauq alw . se non per quel che riguarda. In secondo luogo. i quali si raffigurano gli dei come benevoli. in cui sono esposti i principi fondamentali. si noti come in Philod... E ci sono anche i vantaggi. non del suo corollario. anche a certi vantaggi nel caso dei Tpo'vqowt e 6t$Satot. p.): ot 3i ntaldvreg og XQaZ quantita da individuo a individuo. resta senza collegamento l'ultimo periodo. perche sarebbe venuto a mancare il collegamento. quando negate la provvidenza divina. dalle V5no2SEp&sugli dei. con tale interpretazione. 148..ttv.). Credo che i numerosi testi addotti a confronto (vedili quasi tutti raccolti in DIANO.ElvoVg rvecVvovg (Lucr. le fl. 68 sgg. Per il senso che si vorrebbe dare ad dyafoi. la chiusa. e il critico e obbligato a toglierlo. dalle neoAvEtg. de dis II. 25 sgg. supponendolo una glossa entrata dal margine (ediz. un corollario del principio generale che dagli dei si traggono danni e vantaggi in base alla nozione che di essi abbiamo. e nei noAlot non c'e solo il volgo. Percio le Wqe'O non saranno quelle che possono derivare. soddisfacente. obiettano gli avversari. Ma a noi interessa notare che questo fa parte della casistica pratica. 6.dya5olg un'annotazione marginale.. 69.. I.). I danni ci sono. . da un altro scritto di Epicuro.

. &eov it2lov xat rovg ?OEov rdv ed aoroTiv. 107-108): sarebbe giustificabile. e'tra 6'ov'w FEya2ogezezg. 4I. de dis III. non e esatta. xa2elT(o xat rov? ooo%v. Vedi quel che segue nel luogo citato di Filodemo: a'A' o]v3x Eoi$a. O'Potot. S.7aeatnJa.Td &d<>ei[iuyaTa Yea a ltdUsat. 5.ut-e!orata ~~v ~eivwv Tq'v arra ' Et%a. 'It- TtMtorovT-atg5atv avrovg rraeeXev A2v7rovg. proprio a proposito della gQovota divina distrutta da Epicuro: '6. molto comprensibile per vari motivi ed ammessa dagli stessi avversari. col.ovag a7oeotag av?3z65v qgart -tot. 39). che sono appunto con la loro [taxaQto'rq il modello del saggio. I7. che fa pensare ad un rapporto amichevole.. ioCv . Ma questa. che provengono dei danni agli uomini dalle loro false opinioni sulla divinit'a. gli dei. Euseb. p. . 2)3. osservano gli Epicurei. E questi sono i suoi amici2.Cosi il saggio epicureo nella vita pratica ricerca gli o6Po'qv2a 6 ave itl.Epicurea II ~~vJg t~~v?po~ ~~ut~iei~~aaat exelVCl)v . a ye %ac cart' 'E7rxovQov oviotg ro a) av ve yovv fekrle. I35). deor. come possano gli dei essere ancora di giovamento agli uomini. 2 Naturalmente rispetto agli dei tale amicizia non e da intendere come se ci fosse una comunicazione diretta degli dei con i saggi dell'Hortus. Cic. 40 Epicurus circumitione quadam deos tollens. perche togliere quella significa togliere gli dei stessi (cfr. 385 US. 44. ad Men. mentre non ha bisogno di chiarimenti la prima affermazione. E' facile comprendere che l'obiezione degli avversari ha non piccolo peso. Infatti. collocato alla fine del periodo vicino alla sua spiegazione.Ev Wq Ovq-rt'z. oratione relinquit deos). e escluso che soggetto t Per questo %at'G')dqq at e staccato da ai . Di O'uotot si parla nell'ultimo periodo del luogo in discussione della lettera: in modo particolare sono da considerare affini.. non (PP. I. I. II5). e come possa sussistere F'aE'aflEta(cfr. L'obiezione che mancherebbe la chiarezza nella connessione con ci6 che precede. Cosi Attico ap. XV. 8ooA ricorda solo i vantaggi spiegandone l'origine. tolta la provvidenza divina. nat. il quale pure rifiuta oi 7OXAO1 adno6Xesa#at.A tT 2Vaovortv.u1s[v lov] Ta TotaiTa T1)v cpt)dav Qeeav..6'aov 8qq'avro!.. . Cic. respingendo tutto quello che sia discorde: Philod.uxzos rispetto agli esseri che non sono tali (R.drytrat fl)acflat. consiste in una contemplazione. proficua alla felicit'a. di elementi simili. adX]?7elTOg 3 La ragione addotta e ben piii grave di quella dello SCHMID.). dei oRo2oi (piiu di 5 righe su I5: V. de div.ovv MatyoVv 6%r. I23 Epicutrus re tollit. II. a prima vista.u . (= ytveoaLOa fr. $axr flekr[tov] avTa Ta 7TQay[tara axoneTv. o almeno 6 tale da richiedere una risposta dilucidatival. evang. Per quel che si e detto sull'opportunit'a che la breve esposizione teologica della lettera si concluda con un pensiero della scuola sui vantaggi positivi derivanti al saggio dalla contemplazione dei simulacra divini e non con le o7q06a Et. de nat. deor. praep. P. I. 7 DIELSxat tiavya6et TT'v q%ctv xat mrv 5tciEohtv 'zertedrato xat avyyevtUetvavrfi xa xaOdane yAterat el ltyeiv xat ovvwtvac. iuraacovrot Iteya)wv dyatCov .q 3e rav'i. non si capisce. con chIi gli 6 simile medita giorno e notte i principi della dottrina (adsg -ov O'1iotovaeav-r4i: ep. de.

come si puo dire di tutte le cose Ta &uev oitxea b5e%eoa}a b'dJR2oWvaa t(Philod. cioe verso i saggi. id enim vitioso more effici solet. tutto preoccupato a dimostrare che gli dei sono il soggetto T dell'ultimo periodo in Epicuro.. non ha rilevato a sufficienza. verso il dissimile. I1 passo di Plat. 'av 2juJv avJy&vTat O6OtO6T6QOV tarsi cosi secondo il pensiero epicureo: ov3xi!orTtvaVTdO 6. to'1 Non direi pero che tale riferimento sia sinnlos.6 xtwa. Gli dei come soggetto. P. I. ii8o). la 6txatorv'v?13. come quella degli Stoici e di Platone e fondata sull'ieerq4.rf acesrfi da una parte. che sanno attuare Ia vera felicit'a. e e ad un passo stoico SVF III 66I rCV te6ov otxEtov1ze'vwv tsev Tfi dgeETx? a2RorTQovu8V)V . 94-99) e il DIANO(art.d.iaaea-co. tratto per illazione quello della q6tAa.del JENSEN specialmente dello SCHMID. olx.) Esclusi anche gli Jyaaoi (USENER. . 7I6 D. ma solo verso certuni. Library 1925.I52 ADELMoBARIGAZZI di ab. cit. 651. dove dal concetto di jolsoiwotg. pu6 adati. cioe verso il Maxdetov. facendo dipendere &vtev da dinoq5a'iLg. II. la grande differenza che c'e rispetto al pensiero epicureo. e introduzione nel testo della parola e per la forzata equazione di waxot ayatoi a stolti e saggi. 30 multi de dis prava sentiunt. non c'e quindi labor. E infatti coliae detto nreG c. 6 = Hermes I92I. gi). O'tOOT6QOV OV81v ai y. essi hanno un flusso continuo di materia uguale. non epicurei e epicurei. In questo senso. sara da intendere quel che diceva Epicuro nel XIII libro del aeQT (Philod.uaxadlov.. 56 b6tw)#Etcaa Ta' DIELS). Cfr. fVeco. e non obbliga di per se a postulare una comunicazione diretta tra uomini e dei. per l'arbitraria ecc. 2 Cosi pure nella sua traduzione di Diogene Laerzio R. 5. il RYBA1 e altri.ma beatitudoaeterna. resta che siano gli dei o i saggi epicurei. degli dei nell'epicureismo e il culto della felicit'a. BIGNONE. secondo la spiegazione del PHILIPPSON2. L'interpretazione del BAILEY e coerente. I1 cultO il (art. HIcKs. Infatti il BAILEY intende adeeratmores: the majority of men judge others according to their own accepted standard of ethics: they are in the habit of welcoming those they see to be like themselves and rejecting those whom they find alien.come vogliono il BAILEY. Loeb Class.o J22oQt4dr. D. I76E OVx 6arTtv avrZ (sc. p. Ia quale appare anche formalmente: .verso cio che e loro simile.. Ogni essere animato consegue la sua felicita secondo la sua awyxuartg atomica.. degli dei verso gli uomnini de piet. 383). Theaet... intesa non come mezzo all'evbat. cioe il non .vrrat 6't . rTC OC&O) oart OV6EVi 6. fondato sulla acoqQoaV6v1. dove compare la virtiu per eccellenza. Cic. ralg dQEraig dall'altra. come dichiara il PHILIPPSON crede il e BIGNONE. de dis fr. Ma il critico. Tusc. 4I. av Iu6cv ltxato'raTog.uovta. London. La beatitudine degli dei e perfetta perche. I3. r.. ma come qualcosa xaY'avro'. qui non ammissibile.in quanto gli dei sono il modello di essa e il saggio li imita per accrescere la gioia nel suo stato di felicita. intorno all'oixeto'0T. Quindi l' olilwtgepicurea tra dei e saggi si fonda sul principio dell' e3atuovia..o6Uxovnatsiano ot noARo4. cit. perch6 #ostano le deeTab) (art. mentre la nostra natura capit laborem(Lucr. essi hanno un'otixeborg. come pure un'd2oRTQto'rj.. . FESTUGIERE. mi pare. come hanno obiettato decisamente BIGNONE cit. per es. 78-79). 124. 20 = P. E secondo la legge delle affinita. 3 II passo di Platone e riportato dallo SCHMID insieme ad un altro di Leg.

ma un rapporto. di xat rovxg o oroqo -rJv 96covp )Aovg %at ovsg aSOVg TCOv craocovdal punto di vista teorico ha lo stesso valore. e Epicuro. 41. In altre parole il pensiero dev'essere espresso dal punto di vista dell'interpretazione psicologica.ewsa. si sarebbe espresso in maniera diversa.Epicurea I53 cfr. poco dopo: quae porro pietas ei debetur.. specialmente per gli Epicurei che escludono la premiazione della pielas con beni diretti per opera della Provvidenza2. ma in pratica. Dire che gli dei accolgono -rov. perch6 dalla t2Ata nasca l'O'c). il quale pero aggiunge subito che cosi parlando si fa violenza alle parole (7raeafiltdseaOat:v. 3e ovx 6 rov'.ol. cosi da riceverne vantaggi. -(v 7o226Pv Oeov'.. avateCJvdLA'6'ra. se cioe si presuppone la coscienza che da quell'd5o%io derivano dqj8utat al saggio. de dis III. incuranti delle cose umane e beati della loro beatitudine.. fisico. cioe la felicita stessa. de dis III. 0.z]J[vTw)v] tvp7 [yn4oo]qTkvqtl2ovgaiv rt. 96). se si vuole. .. Ma l'&EVaE'flEta epicurea. E"Xet: DIELS6t2e8Q oV'[. e in tal modo dev'essere esposto e considerato. I.. .art. che cosi si indica il fondamento dell'evpalcta. 7 D. pur forzando un poco il significato della parola. ancora Philod. cum dei homines non colant . Comunque.anche la t)Atadegli dei verso gli uomini deve divenire oggetto di coscienza da parte degli uomini. la quale si pensa prima di tutto come una disposizione degli uomini verso gli dei e non viceversa. drzo [ o]v{[ -r6iv degli uomini eov'. de dis III. BIGNONE. de nat. ei deberi potest? E'detto cioaein rapporto con la volgare opinione che gli dei possono intervenire con benefici diretti nelle cose umane. delle w0e'98. xaOcbree Et y2 Xrrat O2tydv) il saggio deriva dei benefici reali per la sua felicit"a. cit. I. ut ea debeat ipsa per se ad se colendam allicere sapientem. col. la q9t2ita parte degli dei.] da[29]C5[. de dis III. se si riflette ulteriormente che il saggio ha coscienza di cio. oguoiov ha un significato pratico. 2 La giustapposizione in Philod... e cio presuppone-cosa indispensabile-una coscienza da parte del saggio che contempla la beatitudine divina. I. che solo da questo da contatto noetico (cfr.. Di qui appare-ed e questo a cui voglio arrivareche tale rapporto ha un valore pratico dal punto di vista dell'uomo. O O6O. I. 7D.senza di esso l'effettivo operare degli dei vien meno. Philod. ma questo 6 detto in relazione all'obiezione che precede e che era comune: quid est cur deos ab hominibus colendos dicas. cioe gli dei. non degli dei. direi. non puo essere disinteressata: essa ridonda in gioia al saggio epicureo'. E di ct2tdaparla Pilod. DIELS. se avesse inteso gli dei come soggetto di a6neobavOTat. fino al punto anche di sentire. II5 e detto at est eorum eximniaquaedam praestansque natura. deor. come qq2la verso la felicit'a. 7 sgg.? cfr. necessaria. Ma e piiusemplice e piiuefficace dire che i saggi J7o&wZovrat -rovi opotov. In questo senso si puo parlare anche di ptAita verso gli dei e viceversa.etat.. aToadxr-cov. E qui appunto si parla del vero evEfl e del vero daefdirg: aJEj1. I. in un sistema dottrinario fondato sull'utilita. col. cuius nullurn meritum sit.A queste parole si riferiscono direttamente le 1 E'vero che in Cic. a quo nihil acceperis? aut quid omnino. rCov no2A26v e60'a. 7 TnT0o i7[v 7eoiJ] rtva. il rapporto che cosi nasce tra dei e uomini non 'eun rapporto diretto nel senso comune che gli dei danno dei beni ai saggi.

40. participio sono gli uomini.nella stessa frase jiqv voyuiZYov. a proposito di d). . ma il DIANO (art... Che gli Epicurei attribuissero agli dei la virtus pare attestato (cfr.I. del KOCHALSKY. in base al quale lo SCHMID (P. deor. di largo impiego. ma cfr. non gli dei. restando voyt4ovw. accetteremmo la correzione EtOQeovTeBo una simile. quanto mai opportuna nella chiusa del cioe brano: :ardv 4uo) vocut:e. mi pare che.dato sente il bisogno di da tutti i codici. evO'jl4ov: 2 L'USENER aveva mutato in vooVctv. il verbo ^ a posto: non e necessario un forte contrasto rispetto ad dro6'Zovrat per mezzo d'un verbo che indichi repulsione. correzione dell'UsENER. Cic. agee-racg. troppo lontano dal testo.g 6ovAov.eoiO aivoixetov ir6 Totovirov og aAAoTQtov p volt83 E c'e ancora un'altra difficolth: il plurale ral. in VojttOVTe5. 'arTox(ovg ovra. Infatti ird jIu)rotoiV-rovequivale a -o avodotov. Quanto al ritmo.) ha dimostrato 1'esattezza della lezione. ci sono anche delle difficolth linguistiche contro l'interpretazione che fa soggetto dell'ultimo periodo gli dei: il termine voytCovr6g. sallv v yvoilg. I52 Sgg. leg. prima sostiene la sua correzione. adv. la quale e da seguire. credo.ma qui si va proprio cercando in che cosa -ro consista a'wfie'g e lo si indica nell'attribuire agli dei cio che 'e droixetov alla loro natura. To arotXEtov.).yl)Treea 6tEv2aflet'aVo). phys. non conviene agli dei. Sext. aorefleg. da questo esempio si vede come si sottintenda o'vin Epicuro e o'vTain Platone.. aoretoor preT8 Tgri yaxaQt6urprog an-e. I "kovag xa' Aio. e tralasciato.. Ognun vede che rdv -rd aItq-rotov-rov . ecc. 2. che compare anche in principio a questa sezione teologica: neCoov jdv -r6vOe8v?bov a'PaQrov xaG' yaxaxtov Poco plu glu s'incontra o7ovq voyti~ovatv2. SCHMID I4I sg. de nat. cit. se non perch6 il pensiero sarebbe stato interpretato dai lettori come detto degli uomini. II4) esso non varii: cfr. Come si vede. dell'USENER: (vix excusatur exemplo Plat. puramente linguistica. I.{ag c. ancora Hdt. aq99#aectxa. non questi sarebbero stati sentiti come soggetto di ano6elZovrat ? Se fossimo sicuri per altra via che il soggetto sono gli dei. ma poiche stiamo cercando il soggetto. tai. voyt/Covatv. 6i sgg. E infatti lo SCHMID correggerlo in 1$oetiov-re. voytuiov J)g ra-rea exspectes verbum spernendil..g. facendosi forte dell'osservazione.: V. avotxetov avtco nreoSrmE -rv. IX p. non degli dei.I54 ADELMO BARIGAZZI ultime nav -ro pq) rotoivrov Jg aWdrQtovvoy1iovrTe:considerando come alieno tutto cio che non s'addice alla felicit'a. Spesso J. a o2rotov voytjovrTE richiama quel che e stato detto in principio (eQJTov 1dv bo-$aCE) e che la frase corrisponde ad un'esortazione. anche se lo SCHMID 123) vuole tornare alla (P. 879c r6v be neoeXovra exoctv 7i2tXtag E'Teotv . IIO. cioe respingendo le opinioni di tutti quelli che intorno agli dei non qvAa'rrovorTi)v /Eirada&pLaQta`a Itaxaeto'rnTa. e che quindi quelli. 1nbFivroj V. quest'ultimo verbo potrebbe essere sostituito da (hV at!'ui) vo6ytE. ) Ma se il soggetto del 7 . Per Jo SCHMID equivale a -rd%axo`v. (oi)ov. 3 E come potrebbe spiegarsi il cambiamento del supposto originario 64OQeIOVTE. E'usato un verbo comune. ma come la 1 Donde 1' dro6oxjtd'CovTe. dovremo servirci della lezione tramandata per determinarlo: e vout'RovTeg ci porta a considerare soggetto gli uomini. Emp.

per cosi dire. E nel luogo di Epicuro. accoglie zov'g O6otovg. R. S. sussiste anche fra il saggio e la feliciti. de anima II. mentre riguardo agli uomini la virtiu morale si suddivide in vari tipi a seconda dell'oggetto cui si riferisce.II pensiero e rivolto contro gli Stoici che sostenevano la provvidenza e il governo divino del mondo: 1'olxcivatg -raEg dQeraig consiste nel retto intendimento ed uso delle virtiu. cosi a proposito degli dei non pensano nulla di diLoretov. dove la polemica e evidente. 6. in questo e calcolo entrano a far parte le eEraal come mezzo indispensabile per conseguire l'oixalov nrCiirov. e parallelo al precedente sulla natura della divinita: nella nozione di dio dev'essere escluso tutto quello che 'ea'AAo'rgtov sua beatitudine.). i8. Epicuro richiama l'attenzione sull'obteto'm7g relativa alle aQerat e agli Aeot' i secondi pensati come realta effettiva della piaxaeto'rmg. ad Herod. In ultima analisi. riferendosi al concetto utilitario della voluptas. come pensano il DIANO il PARATORE. xa' TtV y2v OXiOV. cioe gli dei. Per nuesto il saqaio si 1 In tal modo rot. fr. A tale senso contribuisce anche l'aggettivo I tatg. La morale dunque consiste in un calcolo di otx%dae a&Ao'reta. come il dolore 'enerov atAAo6rtov: Diog. I9 Us.stesso rapporto che c'6 fra dio e la Lo beatitudine. felicita. 69 A2yovatv Edvat bvo. 7. daetrag equivale a -raig avyy8vw tv 'jo0come a suo ObtelOV. e voci derivate (ad Men. 72 simulacra (deorum) suscipere. della felicit? perfettal. .6 di consistere. Servendosi d'un termine caratteristico d'una particolare dottrina stoica. come a proposito di ogni essere che ha l'a'e.. le prime come mezzo per giungere ad essa. se si trattasse veramente. (una glossa e d' di colorito stoico scivolata nel testo>. Philod. 275. per lo SCHMID consiste nel pellere aliena salutis. de dis III. ma conviene alla dottrina epicurea secondo la quale le virtiu. 'bovryvxat &ayrq66va. E il singolare qui converrebbe. m4v 6s aA2o'rQtov 6t'div xeiveoriat rag aitre6tg xat qvyag. il plurale si oppone precisamente al concetto che della virtiuavevano gli avversari. poste a servizio della voluptas. in opposizione ad aAlo'retog. 37 o di olxelog e di altre voci della stessa radice nell'uso della lingua epicurea.Epicurea I55 intendessero non e chiaro. cosi nell'atarassia del saggio alla epicureo non entra nulla di a&AAo'-retov. non il plurale. p. ? rqo Ma o1%Etov'Evotnon ha senso diverso dal -rolg 6x8etweuvoig qvaco2oyta di ep. possono variare da individuo a individuo e si puo parlare veramente di deerat e di tM8at Jecat'. II pensiero. L. la frase raig h(atg. 4. quali modelli di jtaxaet6r?7g:come non pensano nulla che non sia olXElov della virtiu. X. come avviene in questo stesso periodo. l'incarnazione. 34 :rt9A cfr. che non conviene in un ordine di pensieri in cui le virtiu esistono di per se e diventano percib la virti'. relativa all'oxsoltq 7reog v adQErv. Appunto quelli che intendono cosi la virtiupossono accogliere gli dei come O'Ilotot. II piacere nell'etica epicurea 'e rQCo-tov oixelov (Alex. ecc. Aphr. 6uo(ovg a7o6e'XovTat equivale a Lucr. ma proprio anche della sua. I29. alla vaig: il saggio dedito in ogni momento (ta' xav-rog). ecc. ctarteva 7teet mv Ccoov. essa In ogni caso si capisce bene il singolare.. con cui si conclude la sezione. 29).

. seguito dal BIGNONE(art. at.g r6Cv no22lv &ovg. non essendo i saggi nominati prima. 63): igitur ex diversis hominum opinionibus (praef. parole forti. Aveva visto giusto in proposito 1'USENER. aivatecov. che sanno grandemente di polemica. ma a tutto il precedente: di qui. E invece. possibile a sottindersi indipendentemente dalla correzione dvLq?rotg per %axo del LEOPOLD. gr.. si ottiene senza fatica riferendo 1'vtJev non alle aJnoq&amt Tro2ciov orv (BAILEY. ma gli uomini e precisamente i saggi epicurei. #2dflat: c'e l'articolo!). Ma donde si puo trarre questo soggetto. RI'voAl vpbV8el at -rov coAAov #Jov a&Toqaiaetg.. ma credo che parallela a quella di razg y t'lat. la vera e la falsa.staccandosi dall'interpretazione comune. se ben si guarda. perche il saggio accoglie cio che gli & simile. riferendo tutto quel che segue alle erronee opinioni dei nol2oi. per mezzo dei termini tecnici nqdAqy)tg v62pVtg. cio6: in rapporto al vero o falso concetto che gli uomini hanno degli dei sono da spiegare quei grandi mali o beni che si fanno derivare dagli dei. il periodo che precede gv6ev. di cui si parla in tutta la sezionel. fra la chiusa e il resto della trattazione. dall'opinione vera di chi sa conservare alla divinita i suoi attributi e dalle opinioni false. TCovro2AA26v botag Oeol. 88) e dal PHILIPPSON (Philol. XX). DIANO). con le quali 6 fissato efficacemente il contrasto fra le due categorie di opinioni. cio che si pub dire solo dei saggi. 6 da considerare V3nEQ come un periodoparentetico. accennata prima.voA 'ipetg da'v. e su questa strada si e giunti all'atetesi dell'ultimo periodo. Woch. il cone cetto espresso prima. 7roeadnrw)v.inutile come si vedrh. quel che vi si dice conviene ottimamente ad Epicuro. queste. genericamente intesi. In realti. Segno che il riferimento di 9vVsv'eerrato. e specialmente gli dei. relativa alle dCg2t) 1 Per questo e meglio collocare punto in alto dopo apadnTcrv. dalla contemplazione dei simulacra dei quali percepisce massima gioia. a proposito degli dei. Si. Un generico d'v?Qw7rot. E sono. I93I.aA6 ra'.. che spiega. comprendendo saggi e non saggi. derivano quei famosi danni e vantaggi di cui si parla tanto (at a. La maggior parte dei critici invece si e fermata al periodo che abbiam detto parentetico. come si 6 visto. ma presenti solo logicamente? Tutto va a posto se si legge <ot> o1XEltoVz1evot: semplicissimo un caso di aplografia. La piena corrispondenza poi di concetti. cit. strettamente collegato per mezzo di yae. JENSEN) o solo alle v'noA4p8tg(RYBA. <q96flovyae at' bo'$at Xe8lvat> akTtat). ov3yacQ . Nelle parole at-ctat rTol xaxolg si potrebbe vedere il resto d'una spiegazione relativa alle 4s'yta-oat )Mflat (ex. non conviene l'espressione raTg z5iatg ta& 7avrog aetra?g. anche i vantaggi. Per me dunque non c'6 alcun dubbio che soggetto di dnobe6Zovrat siano non gli dei.I56 ADELMO BARIGAZZI attribuisce il diritto di uguagliarsi agli dei e chiamarsi un dio sulla terra: ci6 che costituisce un'immensa Cd002i8ta derivante dalla retta nozione della diviniti. in daeflg be o?X o rov. e vietato dal fatto che ad essi.

xaxol. ma nel nostro caso potrebbe servire solo per la ricostruzione della glossa marginale. n. adv ootg del LEOPOLD (da roT adoztg).] del BAILEY.. Non e accettabile roT. av0Q0jnOig Ex Of&v `z. 50 sgg. DER MtHLL. . E neppure soddisfano gli altri tentativi di correzione per conservare le parole acrtat rol. non e molto probabile sotto l'aspetto paleografico. con la proposta flacfat <ovv>a[rtat 1 L'incompiutezza della glossa si potrebbe spiegare per mezzo della somiglianza di parole con quelle del testo: ex. quella del DIANO<KVexelvat (sc. Anche <xaz> atxt'at del RYBA. 2I3-2I8) di considerare atrTat come termine speciale della tarda grecita equivalente a vo'aot e percio una glossa di fl2dflat (uso linguistico documentato con ulteriori esempi dal BJ6RCK. I936.accolto dal JENSEN. at ImEytrat vel 4teytrrwv fl2aflJov alriat roT. 25I-254. (art.: re per a'trtat dell'USENER. 62): Si capisce come il V. tacendo dei vantaggi che i buoni o i bene morati possono trarre secondo la concessione di cui si e detto (p. altera troppo il testo. non per l'alterazione atxtat in at-rtat. Egli stesso pero avanza l'ipotesi. 77).ieytaxTwv fl)La/Civ atTtat rolg xaxoig. in accordo con Tro. [. Si spiega con molta difficolta. che per6 non condivide l'ipotesi della glossa). I935. entrata incompleta nel testo.) uo'vov eldov> alTtat ToT. cit. glossa che era nata appunto dal fatto che nel testo non compariva la spiegazione del pensiero sulle #Adfl2at. gr. Neppure l'ultimo tentativo dello SCHMID (art. I56). 2). rCov sc. liberatore degli uomini dalle religiones (I. senza perseguirla. mentre compariva quella sulle dqi'eAtat'. 9I: nell'Epicuro aveva accettato il -e dell'USENER) <. potrebbe soddisfare chi accetta l'interpretazione del JENSEN. Phil. II fatto che Epicuro parli solo di flAdflat a proposito delle false opinioni sugli dei.nell'apparato critico. che per noi comprende anche roT. I93I. PHILIPPSON.aya%oT.ZiAet. xaxoTg e un'inutile ripetizione del con- cetto precedente (8v"Oev. il d'una reliquia di scolio. %at &EAetCJv. il quale potrebbe convenire al pensiero generale sopra esposto purche si legga <ot> olxetoviaevot e non si faccia alvOeonxot soggetto di abo6e1xovrat (v. L'ingegnosa proposta per del BICKEL (Glotta 23. p.Epicurea I57 si tratti d'una glossa marginale.in vista della quale del resto e stata formulata. DER MUHLLabbia preferito conservare atrtat segnato dalla crux. fonte di lutti per l'umanita anche per opera degli ayatotG o bene morati. cit. fl26flatl 7rdyovrat: SCHMID. V3o. xaxo7. Woch. si spiega facilmente ricordando che Epicuro vuol combattere tutte le superstizioni. cit. perche si suppone una glossa ad una parola che si corregge. BAILEY. quale tuttavia preferi il TE dell'USENER l'accettata antitesi tra xaxot e ayaVot'. ma per la contemporanea aggiunta di xai. oTo. pur pensando ad una diplografia del precedente at e ad un errato rat per re con l'aggiunta poi del t da parte dello scriba (PHILIPPSON. . II9). Glotta 24. I1 suggerimento del V.rol xawoT. per Vno42?ecoCv lui. come gia il PHILIPPSON.accolto dal BIGNONE. La proposta del BIGNONE (art. 149. II7) e nasce dalla convinzione di dovere spezzare il parallelo rot. xiaxot.). at-rtot.r't tbtat Tcdv exar8Qeov o$C5v>airttat nasce dal desiderio di profittare della lacuna per fissare il controverso riferimento di 6'V%v. precisamente come fa Lucrezio con l'efficace quadro del sacrificio di Ifigenia e il relativo elogio del Maestro.

MUHLL il DIANOcon BPCoF. Concludendo. perche essa mette Te in relazione con gli JrTt che precedono e lascia poi senza o-Tt il mat davanti a . A parte la duplice rolg xaxolg <KaxO-v>. Rhet.et1i. DIANO). il passo.. considerando cosa aliena cib che 6 discorde)>. 83).eflqg68 ov'X6 lrov'grCv nzoAAOvEov%g a'XA' a5vateCov. 6 Tag r5v oqlVEtg Etdciv ad2A' VrTO)pet ntoAAcLZv l 6o0'ag Veoig eoacrrov. suona cosi: da. 1 c . delle cose sontuose. Perci6 non ha neppure importanza per me che munia del v. II.tacTcOV7rdoEQXOp8VOt9 XQ8tTTOV E% e c. correzione.. ad Men. Infatti coloro che sono dediti intimamente alle proprie virtiu accolgono i propri simili. I3I T-c aVVet40E tV o'iv lvak a)Aaas xat ov3 noAvTEA'at btatratg %at . 1 Qualche riga prima e da respingere la lezione del V. Come si vede. . MUHLL. II verbo s'incontra.udCa (rezewldvol mati . ..). I358b i91. 2.. D. V. che trovava espresso in moltissimi luoghi. mentre l'USENER ha nQoaQXoyEvovgcon Z (?) f. c % % c .j sive diem festum rediens advexeyitannus (v. A sostegno del dativo vien citato il v. in principio alla sezione relativa all'autarcia -rolg d)yotg xQejefia due volte. non lo sarebbe. ma false supposizioni i giudizi del volgo sugli dei. secondo la nostra interpretazione e ricostruzione. in cui la preposizione indica bene l'aggiunta. D.. non soddisfano punto: l'ipotesi piiu plausibile 6 quella che le considera una glossa marginale. in quel senso. le numerose proposte per salvare le parole alTztat rolg .. xat otolg7OAVTEA2EOtV 6ta2. verbo molto appropriato. non mi sembra infondato il sospetto che si debba leggere (TOig no2vrt8ieatv) nQOaXQox. Si potrebbe piuttosto confrontare v. e l'espressione 6 possibile perche c'e a' o' ota. . se ci fosse al posto di questa parola 699EFUetat. xat .. entrata. Sat. nella frase l2jatULavvactat axcJv sembrerebbe a che le fl2dflat non fossero xaxa.w[dvovg... 'VOEv at dytoarat flAdflat bx ?VpEvg xai Jq99eAetat. In conseguenza di cio dagli dei si ritraggono i maggiori danni e vantaggi. a breve distanza. r Jg aor. I Hic tamen ad melius poteyittranscurrere quondam. in Aristot. ma chi agli dei annette le opinioni del (#empio volgo.I58 ADELMO BARIGAZZI reca una soluzione soddisfacente. OV a ai Tcov noAA2iv V?Q feCov abxoqdaetg. che non sono prenozioni. cio6 di cbq98Aetat. ubi dicto citius curata sopori Imembra dedit.. nel testo. . | seu . La citazione del fr. alter (il sobrio).. non che abbia avuto davanti il brano di Epicuro. 385 Us. iig) prova il contrario: le fls2rioveq a&o'eeotatsono fonte di peya'AaayaWa. mat' OTl .Ammesso questo. frammentaria.axolg. D. Cosi il V..t&g 6taTh2rjt. (((die flaovesg anoeeotat - also die doqetat - als peydAav aya?2ov naeatirtat bezeichnet) p. rrav irtoio non 6 chi toglie gli dei del volgo. non necessaria..lov vodCovTeg: aQera!gTrog 6putovg anoweXovata. -raig yae h61atg <Ol> OtXeOvpEVOt 5ta' :ZaVTog hcov 8znacyovTat . Cfr. vegetus praescripta ad munia surgit. 82 transcurrerequondam a favore di Ex 5ta2etltaurTwv n9oaeQt. 8i trovi una corrispondenza con Xe'aretg.yo/vovg. Quindi ol yvartcog O'T . MUHLL 'IC TE )1TOI XVIO1. la seconda corretto in adxcb'seta dal COBET (USENER. 8osgg. O'T T. Ma credo che Orazio ripeta il pensiero. Ep. 83 di Hor..

DERMUHLL e hanno fatto dipendere l'inquietante genitivo da un comparativo: E'trvtatlfi xat ev'no(Qta 8t'xtQvEaTq<EflpatoTEQa> CRONERT. anche per ettxQtvearidr. S. dai dativi 6vvadlwtet Ts .. DIELS.ro22iovdaoqmdeta. In altre parole. quale e da respingere non tanto perche il la confronto introdotto non e molto opportuno. o almeno essa e concomitante per reciproca connessione. yev. sia variandola. xa' evkoeta. acbr.. Almeno cosi sembra a chi vi arriva direttamente dopo la lettura continuata delle sentenze VI-XIII. XIV r4g aoaAeag Tr)s9$ dav'OeNk3yevoydvrjq'UeXet rtvog 5vvdyet m !SQeetcTTtxj 'noet'q caE xa yiverat 77' -rtg'orvXiag Tri7 8Qtxetveorrd-aThr La . nella sostanza. Ai due gruppi considerati il DIANOoppone una sua spiegazione. eppure non ha bisogno di cambiamenti di lezione n6 di sottigliezze d'interpretazione. -rg 1e dv0. It. DERMUHLL. Qui e questione solo d'intendere. sentenza ha fatto disperare i critici ed 6 stata vecog -rJCv torturata in ogni modo. 2405g. intendono cosi: la sicurezza che proviene dalla vita tranquilla e ritirata d fonte della sicurezza esterna (s'$av Qncowv). la stessa.: #la stabilitA e l'agiatezza che fino a un certo punto conseguono dall'essersi messi in condizione coi codici. se s'intende cosi :la sicurezza che proviene dalla vita tranquilla e appartata e piiupura di quella che si e ottenuta da parte degli uomini bvvde. Egli accetta in tutto la lezione dei codici. sia accettandone la lezione. . anziche di yevoyusv't. e quelle che introducono un comparativo. II DIANOinvece (p. q-Q8wrtl xa& EVkoQ II la8t2QelvesT`Qa V.Epicurea I59 v R. Fil. dall' USENER: regge T4q d.it zrE. preceduto da un'interpunzione piii forte della virgola posta dal DIANo. 1 Anche la spiegazione del BIGNONE dipende. I935. che vuol togliere anche il iato tramandato. e fa dipendere il genitivo 7r7. 24I). o0 Te )ATol XvAo' <yde> ianv . quanto perche altera il testo senza bisogno. (BIGNONE) Si pub osservare col DIANO(St. che 1' rpdeta derivante dalla tranquillit'ae vita appartata presuppone l'a'acaleta esterna. II CRONERTil v. Cl. senza conoscere le questioni relative sollevate dai dotti.. Le spiegazioni piiucomuni possono classificarsi in due categorie: quelle che fanno capo all'interpretazione dell'UsENER. xat' d. respinge la lezione del v. specialmente al BAILEY. nella sostanza. come quella del BAILEY. ma la costruzione sintattica e.). seiiso che ne deriva &vicino a quello che per noi 6 il vero. Le prime.. questi interpreti fanno dipendere il genitivo rqa) daggaAtag1 amfQO'jeovy8vooysvn da E8wrtl) (o 81voetia (BAILEY) o da un E6's$EyaEVeQetatg ) xai &ivnoeta (USENER)o da xatc artxwOrdt supposto caduto per aplografia con e1i2txQetvesaTd 1. quasi che si sottintendesse 06Tt. Le due parole )lTOl XvAoiformano un concetto solo. I jsdla vI V il che pub giustificarequella collocazionedi yae ( Te aviTa'sta yad. poiche intende i due dativi come complementi di ytverat.qast'ag a$8eeyaaT1CxOaT'V7 ficI$a4vtJQea$rov(((produttrice e perfezionatrice della sicurezza esternaw ): il senso e migliorato. la quale sembra invertire il rapporto fra le due dcrqad2Etat.DER MUHLL. Viene per6 a mancare la congiunzione introduttiva: oGYaQUSENER (ya'Q abbreviato e interpretato poi per vi).

eco.g. a parte la costruzione sintattica. xa%r6C-v trC ab'. nella sent. 8i oV'Avet mr'v vr7-gpv. e inesatto o almeno ambiguo. oaAee Fv a'xv'Crr Alteuvt senza la xwqxC5 %at rtVyevo.i6o BARIGAZZI ADELMO di nulla avere a temere dagli uomini. In fondo. in sostanza. e si arriva a fare l'elogio della vita nascosta. fra cui c'&il principio che 6 &rio'tatrov il piacere catastematico. XIV contiene l'elogio della sicurezza interna. che permette all'uomo di vivere appartato e godersi la sua felicit'a. si dice. VI.oZ laat'a. lontana dagli onori nellaXIV. con esplicita chiarezza. quale non c'6 porto alcuno in cui ci si possa rifugiare. per togliere le v'coytat To v mwteGceov ret tavacrov xa Ev W6dy. rende perfetta tutta la vita (Tdv G2ovjl3ov navre2i xwaOt?GTCtlV).bisogna dedicarsi principalmente allo stuxat dio della natura. nella XIII. XV). oov'' Iraearo lo. a 3.?2 d0etbncov non sono un male xai'&avra.in certo qual modo. esse cum princ. pur mancando i timori provenienti dagli uomini. Ma e evidente che. Plut. dev'essere cercata fino ad un certo punto (asdXt -rtvog). anche la sicuper rezza esterna dipende dallo studio della qvz$'tg. La sent. nelle quali si osserva quanto poco sia necessario per la sicurezza esterna. V.. e come solo su questo poco abbia potere la Fortuna (sent.aieXovo6 La conoscenza della natura e dei nostri limiti # indispensabile. purissima rendono la sicurezza che deriva da vita tranquilla e appartata dalla follaa. XVI). Lo dice chiaramente ov?s rIv d4t6loyov bwcoyevva la S. per chi non si lascia ingannare dalle vane opinioni (sent.. il senso. philos. appare anche dalle massime che seguono. La sicurezza esterna. ma procurano piiubrighe che gioie. che non giova se procurarsila sicurezza ? advtQec4t)v. A ragione il DIANO difende l'intera lezione tramandata. E appunto Lucr. se non errato. gli onori. quella del flcat2ev'. Egli viene a dire. 778 C (= 544 Us. . XXI.: I'assenza dei venti 6 un effetto della qpvatoaoyta.ci conviene l'avrda'eta. invece della pAoTltprqa compagnia degli amicd. ma. che pure 6 necessaria alla vita felice. 40 parla di gioia liquida puraque (l'equivalente di EW'xQtveaTadT)proposito dell'assenza dei timori dell'Acheronte. [. Sembra che qui non si presupponga la necessit'adella cvaptoloyia e che la vita appartata sia fonte di purissima gioia unicamente per effetto della sicurezza esterna. Chequi si faccia l'elogio della sicurezzainterna che abbaglianoiwoAAo(.ZoAAol. E proprio nella massima che precede -COV immediatamente. persistono le paure derivanti dall'ignoranza dei fenomeni naturali. il quale ci persuadiamo che. perche contiene una parte di verit'a. dove si dice che la conoscenza dei limiti naturali. La sent. come del resto le altre interpretazioni. la conclusione di tutto cio che e detto dalla VI in poi:le cariche. tutto quello che pu6 servire alla sicurezza . Si parte dalla condizione piiu invidiata dalla moltitudine. Una spiegazione chiara 6 data dalla sent. che la vita ritirata acquista una tranquillitt purissima per mezzo della stabilita ed agiatezza esterna. XIV &.) paragona la tranquillit6 in cui Epicuro pone l'dyawo'vad un porto tranquillo: Tayao%v-v Tz flahaTvrcitTPg 'oavXta. la invece della q9t. possono esserci e restare i timori provenienti da altre cause.taTr ovirE AoiPorogvo5.g raQaXqiv xaeav rtu' xat'enQf42ept.

aAtaca e'x -XcoV o6zoeov'vrcv naeaax8vdaoaorat. it.la quale ci libera dalla paura della morte e da ogni altra paura. cio6 limitarsi al puramente indispensabile nel procurarsila sicurezza esterna.iv 'axov rovi -o oirot mat 9f(twav Oaeesev s. Non e sufficiente possedere un bene necessario: bisogna avere anche la persuasione che tale bene restera nel futuro. eta Nelle sent. Quindi il ritiro alla vita privata presuppone la pvctoAoyt'a. filos.. 6 gia fonte di pura gioia. 59-93. generalmente accolto. .. che il sapiente si procura creando intorno a se un xinzog. sono i saggi che convivono ua'Atara. sono per lo meno inesatte. Naturalmente in quest'ordine di idee. se non errate. 3. come intendono quelli che accettano la lezione dell'UsENERo ne propongono di simili. S. in quanto si procuranocon mezzi pratici non del tutto uguali. se c'e. Ma nella sent. i sapienti. per aplografia. XIV non si afferma che la sicurezza interna produce quella esterna. dice :la vita tranquilla e appartata che (effetto della vovatoloyta). diventa fonte di gioia purissima.detar-a avcrqadacevog (XXXIX). come si 6 accennato. si avvera cio che 6 detto nella sent. In questa vita dell'Hortus. Le traduzioni del BIGNONE e del BAILEY. che mostra il danno delle contese e delle ambizioni. Quando avvenga questo. V. Anche gli yoaQo6vre5 2 Vedi il fondamento del pensiero in DIANO. la vita quieta e appartata e intesa principalmente come un effetto della conoscenza della natura. secondo una profonda osservazione psicologica epicurea . neppure dalla morte. E appunto Lucr. sebbene tutto Si si poggi sul fondamento della vcvato{oyia. Uta6rovrTV <KfliOv>fleflat6'rarov 'd'A'&7'Acov 1 Che qui si parli dei sapientes appare dalle frasi o. presuppone l'ac'aiqaeta interna: 6aot -elf?v 6iSva. perch6 si ottengono due vantaggi: una maggiore aderenza ai mss. 7 e fr. la quale. come sembra intendere il DIANO. 3 Preferisco la lezione di KOCH e LEOPOLD all '"tra ro'dell'UsENER. nel quale convive con i suoi simili. 'OaOL fermes 81 11 . Mia6rov. ne viene turbato da alcuna cosa. prospettata nelle ultime due massime. Giorn. dopo aver esposto quell'osservazione. per quel tanto che 6 necessaria. Infatti la ricerca della ricchezza e degli onori e suscitata ed alimentata dalla paura della inorte. naeaaxevdaacr0at (XL). E proprio conforme a questi luoghi e da intendere la sono semplici variazioni formali): i saggi che convivono nell'Hortus hanno frase (e`etv e AafleBv la certezza che l'acsa a'Aetareciproca non verra mai meno nel futuro. I39 sgg. rtarcoia Bxov-re3. e diventa essa stessa un'daqaxeta. quando questa venga a visitare qualcuno degli abitatori. cui necessit'asi parla nelle massime precedenti. conclude con l'invito a dissipare le tenebre dell'ignoranza con la naturae species ratioque. XL. 532 n7acrtv Aa/3eivneet Iroi Aastiv. In XIV indella vece l'daqa'e ta s'$dvtc[nrcove considerata in relazione con la cpvatoAoytia.Epicurea i6i cosi da non aver bisogno di tutto ci6 che importa contese e pericoli. (?76tarovTdv B. I942. . che la sicurezza esterna produce quella interna. anche la sicurezza esterna. gli altri) e la scomparsa dell'articolo davanti a fleflato'Tarov tarcolza: cfr. insieme. c. XXXIX e XL si torna a parlare dell'a'acnap esterna. come necessarie tutte e due... e neppure viceversa.Le due sicurezze sono giustapposte l'una accanto all'altra.. si presuppongono pero la conoscenza della 9Vq'a e la conseguente assenza di ogni timore: in caso contrario non si potrebbe parlare di sapientes ne di /oedus sapientium ne di Hortusl.

che ma che non e' necessario. LEOPOLD. fr. I121: DIANO).adMen.dvrysg rE eXe xtvog 6vva6tEt 8Weetrxtxfi xacev?oeq'a. BAILEY) dal supposto 6VVdcyEt 636efyaartxcowar?ddel BIGNONE. I33. la capacit'adi procurarsi ro iaeee' I$ dvVewcaw. daq2aAsla) r. quindi. Porph. I30. da o o (DIANO) da eva3roeta TE Ev?oetQC xca (USENER. ap. 469. Pavia ADELMO BARIGAZZI . a'aa2dta. yEv. XXI. Thuc. piu genericamente.. XXXIX (le due lezioni si sostengono a vicenda).Per Ev3noeta. D. col quale va congiunto anche jdext ztvOg. XV. ma di yevojdv'g. in intendo. 5. quindi 5vvadAEpt x evoeta. un ordine diverso di idee). s`4dav wQc0v. MtHLLe dal DIANO il confronto con E'EeElaao per della sent. come se ci fosse il -zrtvt' volle introdurrel'USENER. Per 6vvaytg intenderei l'auctoritas che il saggio puo avere nella societ'a. -r arv2. 32I E. lezione txnon rec giustamente difesa dal v.I62 ADELMO BARIGAZZI: Epicurea La giusta proporzione fra le due daadAEtatsi mantiene in un modo molto semplice: considerando bvcae' rm 8gtarwxi xa' eV:oeti non come complementi di yiverat. Dunque: x4. COBET. Cosi si capisce bene anche il valore di tempo passato di yevo. I.uevns. 3. aproposito del piacerecatastematico (ep.e.). L'assenza dell'articolo davanti ai due dativi d'a un senso d'indeterminatezza e di limitazione. S. 82. come in Plat. e ee puo essere che dativo. IO. come appunto vorrebbero il GASSENDI. xal'IxXwQaEcog rcov noAtaovd'agalaeta:#una volta conseguita la sicurezza esterna fino ad un certo punto per mezzo d'un saldo fondamento e d'un facile sostentamento. Lys. citato dal v. scAtxtvearaxr? yi'vexat 2 cx r4. insieme a s4 tctrtxt. evvxZa. R. cioe non facendo dipendere il genitivo -r4.ycvo. Prot. (facilita di sostentamento). come in sent. confermata da Hermarch. D. in maniera piiuvicina al significato di EVciO3Q che viene usato spesso toTo. piiu che <<agiatezza)) (DIANO) o ((dovizia di beni)>(BIGNONE. ma considerandolo un genitivo assoluto. MUHLL(lo scambio fra et e frequentissimo in codici e papiri). S. che nelle altre interpretazioni potrebbe essere sostituito piuttosto da un presente il E ytvoMe`V?.. perche c'e gii jFxet rtvo. de abst. non il occorre cambiar nulla nella lezione.. purissima diventa la sicurezza che nasce dalla vita quieta e appartata dalla folla)). <(stabilit>) (lundamento stabili Lucr. ecc. XL. E'evidente che rE richiede un correlativo. ecc. 24.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful