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Limes - rivista italiana di geopolitica

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Oro, petrolio e yuan: le mosse della Cina
di Demostenes Floros RUBRICA GEOPOLITICA DEL CAMBIO. Seconda puntata della nuova rubrica di Limesonline sul rapporto tra geopolitica e mercati finanziari. Le cause della forte riduzione dei prezzi delle materie prime, oro e petrolio in testa. La strategia di Pechino per rivalutare lo yuan e aumentare la domanda interna.
La prima puntata di "Geopolitica del cambio" [http://temi.repubblica.it/limes/geopoliticadel-cambio/34280]

(Carta di Laura Canali tratta da Limes Qs

"L'Euro senza

- per ingrandire clicca qui [http://temi.repubblica.it/limes/il-mondo-delleuro-e-quello-del-dollaro/12474])
Europa" [http://temi.repubblica.it/limes/leuro-senza-europa/12492]

In attesa di capire se il contenzioso sul nucleare iraniano verrà risolto con mezzi pacifici oppure se prevarrà la linea che si cela dietro due documenti legislativi attualmente allo studio del Congresso americano (il primo, House simple Resolution 568, volto ad indebolire la soluzione diplomatica con Teheran; il secondo, House simple Resolution 4310, ad autorizzare l’opzione della guerra), nel corso del mese di maggio si è assistito ad una significativa diminuzione del costo delle principali materie prime.   Petrolio, rame e prodotti agricoli hanno segnato una forte riduzione di prezzo (tra il 10 e il 22%), rispetto ai primi mesi dell’anno in corso. La causa principale dell’indebolimento della domanda sta nella sostanziale depressione dell’Eurozona, oltre che nella debole ripresa negli Usa (il pil del primo trimestre 2012 è stato rivisto al ribasso) e nella lieve decelerazione della crescita di Cina e India, seppur in maniera diversa tra loro.

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All’International Oil Summit di Parigi, il segretario generale dell’Opec Abdallah El Badri aveva dichiarato che non “siamo contenti dell’attuale livello dei prezzi, perché temiamo che provocherà una distruzione della domanda”. Durante il mese di maggio l’Opec ha prodotto 31,8 milioni barili/giorno (b/g) - 1,8 milioni in più rispetto al tetto prefissato - colmando ampiamente il calo, comunque inferiore alle attese, delle esportazioni iraniane (200-300 mila b/g in meno rispetto al 2011). Queste ultime, tramite l’intermediazione di banche russe, vengono pagate da Pechino in yuan e da Ankara in oro. New Delhi invece pare abbia subito in maniera passiva le pressioni esercitate dalla diplomazia statunitense: ha ricevuto soltanto 269 mila b/g da Teheran, il 34% in meno rispetto al mese precedente.

Nel contempo, l’oro - il cui valore è ampiamente calato sotto i 1600 dollari per oncia - sembra aver risentito del deprezzamento dell’euro più che dell’esaurimento del suo ruolo di bene rifugio. Di fatto, la domanda fisica cinese rimane sostenuta; nonostante l’incertezza sulle cifre, si stima che la Banca centrale di Pechino, nel corso del 2011, abbia acquistato 70 tonnellate di oro al fine di accrescere le proprie riserve (ulteriormente consolidate dal trend dei primi mesi del 2012). Il governo indiano invece ha revocato parte delle misure fiscali - i dazi sull’import di gioielli, ma non il raddoppio della tassazione - volte a ridurre le importazioni del prezioso metallo.

Il 13 maggio, la Cina ha ridotto al 20% il quoziente di riserva obbligatoria delle grandi banche commerciali. Si tratta del terzo taglio di 50 punti base nell’arco degli ultimi cinque mesi; questa misura potrebbe portare 400 miliardi di yuan (63,5 miliardi di dollari) a sostegno dell’economia del dragone. La Cina continua a basarsi su due assi istituzionali ben precisi: un sistema bancario controllato dallo Stato e il comparto dell’industria pubblica, concentrato nei rami della siderurgia, della chimica e dell’edilizia. Tuttavia si ritiene che Pechino stia implementando una strategia di politica monetaria fondata su tre linee di tendenza: - rivalutazione della propria moneta con il conseguente aumento degli investimenti all’estero; - internazionalizzazione dello yuan con l’obiettivo, non immediato, di renderlo strumento di riserva monetaria; - crescita basata sulla reflazione salariale (cfr. glossarietto a fine articolo).

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Il pil di Pechino è meno dipendente dall’estero (gli aumenti di export ed import tendono sempre più a elidersi) e più dalla domanda interna (investimenti e consumi). C’è la consapevolezza che crescere del 10% l’anno con un prodotto interno lordo nominale di 3 trilioni di dollari è cosa quantitativamente e qualitativamente ben diversa da un aumento del 7,5% annuo, ma con un output di 7 trilioni di dollari.

A maggio, per il quinto mese consecutivo, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha mantenuto inalterato il livello dei tassi d’interesse dell’Eurozona, fermo al minimo storico dell’1%. Il 30 maggio, il differenziale Btp/Bund ha nuovamente superato quota 480 punti mentre quello tra Bonos e Bund ha oltrepassato quota 535 punti. Solamente una settimana prima l’agenzia di rating Fitch aveva avvertito che la proporzione di titoli di debito italiano e spagnolo detenuta dagli investitori privati stranieri era continuata a diminuire nel 2012, proprio in coincidenza del piano di rifinanziamento della Bce (Ltro).

Nonostante gli alti deficit gemelli degli Usa e la decisione di Cina e Giappone di non utilizzare più il biglietto verde per i loro scambi commerciali, nel mese appena concluso l’euro si è fortemente deprezzato rispetto al dollaro; ciò in conseguenza del peggioramento dei disavanzi pubblici (Spagna su tutti), ma anche in seguito al persistere di forti squilibri intraeuropei nei disavanzi esteri.

Appendice: Glossarietto della geopolitica del cambio - seconda parte (qui la prima parte [http://temi.repubblica.it/limes/geopolitica-del-cambio/34280])

Disavanzo Estero. S’intende l’analisi combinata di debito estero e bilancia commerciale. In particolare, il debito estero contempla i titoli del debito pubblico posseduti dai non residenti (debito estero pubblico), le obbligazioni di imprese private nazionali possedute da banche o fondi stranieri (debito estero privato) e i crediti commerciali di un fornitore estero di materie prime a favore di imprese nazionali (debito estero pubblico e privato). Un resoconto più ampio è ottenibile dalla valutazione del debito

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estero insieme alle partite correnti per quanto riguarda i flussi annui, e al conto capitale per quanto riguarda gli stock. Disavanzo pubblico. S’intende l’analisi congiunta del debito pubblico e del deficit dello Stato. Profilo finanziario. La stabilità dei conti pubblici di una nazione, cioè il rischio di profilo finanziario di un Stato, dipende dall’andamento del disavanzo estero e dal disavanzo pubblico. Reflazione. Processo di espansione della domanda.

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Demostenes Floros è un analista geopolitico ed economico. Ha collaborato con NE-Nomisma Energia.

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