You are on page 1of 9

Il teorema di Sard

Alessio Premoli
Qualche richiamo preliminare
Misura di Lebesgue su variet`a dierenziabili
Riportiamo prima alcune considerazioni preliminari sulla misura di Lebesgue per sot-
toinsiemi di R
n
. Per una versione pi` u completa si consulti [4].
Chiamiamo multintervallo compatto di R
n
linsieme
I = [a
1
; b
1
] [a
2
; b
2
] . . . [a
n
; b
n
] = {x R
n
| a
i
x
i
b
i
i = 1, . . . , n} .
Il volume di questi oggetti si ricava facendo il prodotto delle lunghezze degli n intervalli
che li costituiscono. Un ricoprimento di Lebesgue di un sottoinsieme A di R
n
`e una
collezione (nita o numerbabile) di multiintervalli compatti I
k
tale che:
A
_
kK
I
k
.
Chiamiamo misura esterna di A R
n
di Lebesgue la quantit`a m

(A) denita come


lestremo ineriore, al variare dei ricoprimenti di Lebesgue di A, della somma dei volumi
dei singoli multi intervalli che costituiscono il ricoprimento:
m

(A) = inf
{I
k
}
_

kK
V (I
k
)
_
dove V (I
k
) indica il volume del multintervallo I
k
.
Denizione 1. Un insieme E R
n
`e misurabile secondo Lebesgue se A R
n
si ha
che
m

(A) = m

(A E) + m

(A E
c
)
In parole povere E spezza bene ogni A di R
n
nel calcolo della misura. La misura di
Lebesuge cos` denita non `e molto pratica dal punto di vista operativo: a tale scopo
si introduce lintegrale di Lebesgue e una serie di teoremi costruiti ad hoc. Queste
denizioni preliminari ed altre che daremo qui in seguito sono pi` u che sucienti per
enunciare e dimostrare il teorema di Sard.
Denizione 2. Un insieme E R
n
ha misura nulla se 0 esiste una successione
di multintervalli {I
n
} che ricoprono E tali che V (I
n
) per ogni n.
1
In realt`a questa denizione non richiede la costruzione preliminare di una misura di
Lebesgue: basta soltanto introdurre il concetto di multintervallo e di ricoprimento. La
denzione di misura di Lebesgue nulla si estende facilmente alle variet`a dierenziali:
Denizione 3. Sia M una m-variet`a liscia. Un sottoinsieme S M ha misura nulla
se per ogni carta (U, ), tale che S U = , linsieme (S U) R
n
ha misura di
Lebesgue nulla.
Mappe tra variet`a dierenziabili
Ci interessiamo ora ad alcune considerazioni sulle mappe tra variet`a dierenziabili.
Denizione 4. Sia V R
n
un aperto e F : V R
n
un mappa C

. Chiamiamo
rango di F in p V il rango della matrice jacobiana della F valutata in p.
Estendere il concetto di rango a mappe tra variet`a dierenziabili `e facile: sia f :
M N `e una mappa liscia tra variet`a lisce, il rango di F in p `e il rango della mappa
y f x
1
per unopportuna scelta carte locali (U, x) e (V, y) centrate rispettiva-
mente in p e f(p). Si pu`o dimostrare che la denizione `e indipendente dalla scelta
delle carte locali.
Un altro modo, equivalente, di introdurre il rango di unapplicazione `e quello di passa-
re attraverso la mappa dierenziale: questo argomento ci permetter`a anche di denire
lo spazio tangente ad una variet`a liscia.
Vogliamo estendere il concetto di derivata ad una variet`a liscia N: sia L
p
linsie-
me delle coppie (V, f) dove V N `e un aperto contenente p e f `e una mappa liscia
da V a valori in R. Su questo insieme introduciamo una relazione dequivalenza:
(V, f) (U, g) se e solo se esiste un aperto A U V tale che f|
A
= g|
A
. Chiamiano
germe di f in p la classe dequivalenza
[f
p
] = (V, f)

.
Chiamiao spiga dei germi delle funzioni dierenziabili in p linsieme
C

p
=
L
p

.
Invece di interessarci alle sole applicazioni lisce tra aperti della variet`a e R lavoriamo
su classi dequivalenza.
Denizione 5. Sia F : M N unapplicazione liscia tra variet`a lisce: dato un
punto p M chiamiamo pull-back di F lapplicazione
F

p
: C

F(p)
C

p
cos` denita:
F

p
(
_
g
F(p)

) = [(g F)
p
]
Denizione 6. Sia M una variet`a liscia. Una derivazione in p M `e unapplicazione
R-lineare X : C

p
R che soddisfa la regola di Leibniz: comunque presi [f
p
], [g
p
] si
deve avere che
X([f
p
] [g
p
]) = f(p)X(f
p
]) + g(p)X([ g
p
])
2
Una derivazione estende in modo semplice il concetto di derivata su variet`a lisce,
generalizzando la denizione data per gli spazi euclidei. A questo punto possiamo
denire lo spazio tangente ad una variet`a in un suo punto.
Denizione 7. Sia M una variet`a liscia. Lo spazio tangente ad M in un suo punto
p `e linsieme di tutte le deriivazioni in p e si indica con T
p
(M). Una derivazione
X T
p
(M) `e detta vettore tangente in p ad M.
Sullo spazio tangente si possono fare molte considerazioni: elenchiamo le principali
omettendo le dimostrazioni (per una trattazione pi` u completa si veda [?]. Se M `e una
variet`a liscia di dimensione m allora lo spazio tangente ad M in un suo punto p `e uno
spazio vettoriale reale di dimensione m. Se M = R
m
allora lo spazio tangente in p `e
isomorfo ad R
m
stesso.
`
E inoltre possibile dimostrare che questa denizione astratta
dello spazio tangente coincide con quella concreta di insieme dei vettori tangenti a
curve lisce tracciate sulla variet`a [1, pagine 85 e 86].
Denizione 8. Sia F : M N una mappa liscia tra variet` a lisce: chiamiamo mappa
dierenziale (o applicazione tangente) la mappa:
dF
p
: T
p
(M) T
F(p)
(N)
tale che dF
p
(X) := X F

p
.
Preso un germe
_
(g
F(p)
)

F(p)
(N) la mappa dierenziale agisce cos`:
dF
p
(X)(
_
(g
F(p)
)

) = X(F

p
(
_
(g
F(p)
)

)) = X([(g F)
p
] .
Si pu`o mostrare facilmente che la dF
p
`e unapplicazione lineare tra spazi vettoriali:
localmente `e rappresentata dalla matrice jacobiana della F. Di conseguenza ha senso
parlare del rango dellapplicazione dierenziale[1, pagina 89].
3
Il teorema di Sard
Sia F : M N una mappa liscia tra variet`a lisce di dimensioni rispettivamente m e
n: preso un punto p M sappiamo che F induce le seguenti mappe:
F
p
: C

F(p)
(N) C

p
(M)
dF
p
: T
p
(M) T
F(p)
(N),
rispettivamente il pullback e la mappa dierenziale.
Denizione 9. Un punto critico di F `e un punto x M tale che
dF
x
_
T
x
(M)
_
= T
F(x)
(N);
un valore critico di F `e limmagine di un punto critico.
Un punto non critico `e detto punto regolare: la sua immagine `e detta valore regolare.
La denizione di punto critico coincide evidentemente con la richiesta che il rango
della mappa dierenziale non sia massimo, ossia
rk(dF
x
) < n;
useremo questa denizione pi` u pratica nel teorema di Sard.
Teorema 1 (di Sard). Linsieme dei valori critici di F ha misura nulla in N
Dimostrazione. Riduciamo la dimostrazione ad un caso pi` u semplice. Poiche sia M
che N sono a base numerabile, posso ricoprirle entrambe con una collezione numerabile
di aperti dieomor ad aperti rispettivamente di R
m
e di R
n
; inoltre, tenendo presente
le considerazioni fatte sugli insiemi di misura nulla, posso ricondurmi a considerare
M = U R
m
, N = R
n
e f : U R
n
. Sia
C =
_
x U tc rk(dF
x
) < n
_
;
voglio mostrare che f(c) ha misura nulla in R
n
.
Procediamo per induzione su m. Per m = 0 lasserto `e banale: R
0
`e un solo punto.
Supponiamo vero per m1 mostriamo che vale anche per m. Siano:
C
1
=
_
x U tale che il dierenziale si annulla in x
_
C
k
=
_
x U tale che le derivate parziali di f di ordine k si annullano in x
_
;
ora, `e evidente che
C C
1
C
2
. . . C
k
. . .
Dividiamo in tre passi la dimostrazione:
1. f(C \ C
1
) ha misura nulla;
4
2. f(C
i
\ C
i+1
) ha misura nulla;
3. per k >

k linsieme f(C
k
) ha misura nulla.
Supposte vere queste tre aermazioni possiamo scrivere C come:
C = (C \ C
1
) (C
1
\ C
2
) . . . (C
i
\ C
i+1
) . . . C
k
,
dove k `e scelto come indicato al punto 3. Poich`e f(C) `e unione nita di insiemi di
misura nulla seuge lasserto.
Passo 1
Vogliamo mostrare che, comunque preso x C\C
1
esiste un intorno V R
n
tale che
f(V C) ha misura nulla; poiche posso ricoprire C \ C
1
con una quantit`a numerabile
di intorni di questo tipo, f(C\C
1
) `e unione numerabile di insiemi aventi misura nulla,
quindi ha misura nulla.
Poiche x C
1
esiste almeno una derivata parziale di f non nulla in x: supponiamo
sua la prima, cio`e
f
1
x
1
( x) = 0;
sia allora
h : U R
m
R
m
h(x) =
_
f
1
(x), x
2
, . . . , x
m
_
;
la h `e non singolare in x quindi esistono due intorni V U e V

R
m
tale che
h : V V

`e un dieomorsmo: di cosneguenza esiste h
1
. Sia g := f h
1
.
Linsieme C

dei punti critici di g coincide con linsieme h(U V ), di conseguenza


linsieme dei valori critici g(C

) coincider`a con
g
_
h(U V )
_
= f h
1
_
h(U V )
_
= f(U V );
se mostro che g(C

) ha misura nulla ottengo lasserto. La prima coordinata di f e h


coincidono: la g `e costante sulla prima componente; ha senso quindi considerare
g
t
:
_
{t} R
m1
_
V

{t} R
n1
.
La jacobiana della g ha forma:
_
1 0

g
t
i
x
j
_
un punto (t, z) `e critico per g se e solo se z `e critico per g
t
: quindi tutti e soli i punti
critici di g
t
appartengono ad un sottoinsieme di R
m1
per ipotesi induttiva linsieme
V
t
dei valori critici della g
t
ha misura nulla in R
n1
. Sia

V = g(C

) linsieme dei valori


5
critici della g: poich`e C

`e un chiuso, la sua immagine `e misurabile, di conseguenza la


funzione caratteristica

V
`e integrabile. Applicando il teorema di Tonelli si ha che:
m(

V ) =
_
R
n

V
=
_
R
_
R
n1

V
t =
_
R
0 = 0.
Linsieme g(C

) ha misura nulla, f(V C) ha misura nulla.


Passo 2
La dimostrazione `e simile al passo precedente. Sia x C
k
\ C
k+1
: esiste almeno
una derivata parziale (k + 1)-esima che non si annulla in x; sia quindi
(x) =

k
f
r
x
s
1
. . . x
s
k
(x),
dove f
r
`e la compomnente di f la cui derivata parziale (k+1)-esima `e diversa da zero;
(x) `e nulla in x ma la sua derivata rispetto ad x no. Per comodit`a supponiamo che
s
1
= 1. Possiamo denire
h : U R
m
R
m
h(x) =
_
h(x), x
2
, . . . , x
m
_
;
h `e un dieomorsmo locale tra un aperto V U e un aperto V

R
n
e ammette
inversa. Sia, nuovamente g := f h
1
.
h manda C
k
V nelliperpiano {0} R
m1
: infatti se x C
k
allora w(x) = 0;
consideriamo g la restrizione:
g :
_
{0} R
m1
_
V

R
n
.
Ora linsieme dei valori critici di g ha misura nulla in R
n
, ma poich`e h(C
k
V ) `e
formato dai punti critici di g si ha che:
g
_
h(C
k
V )
_
= f(C
k
V )
ha misura nulla; poiche posso ricoprire C
k
\ C
k+1
con una quantit`a numerabile di
aperti come V ho che f(C
k
\ C
k+1
) ha misura nulla in R
n
.
Passo 3
Sia I
m
U un cubo m-dimensionale di lato ; dal teorema di Taylor posso scrivere
f(x + h) = f(x) + R(x, h)
dove x C
k
I
m
, x + h I
m
e ||R(x, h)|| c||h||
k+1
.
Suddividiamo I
m
in r
m
cubi di lato /r: sia I
1
uno di questi cubi, tale che contenga
x C
k
. Allora ogni punto di I
1
pu`o essere scritto come x + h con
||h||

m(/r);
6
si ha che:
||f(x + h) f(x)|| = ||R(x, h)|| c||h||
k+1

m
_

r
__
k+1

a
r
k+1
dove a = 2c(
_
(m))
k+1
. Segue che f(I
1
) `e contenuto in un cubo di lato al pi` u a/r
k+1
centrato in f(x): di conseguenza f(C
k
I
m
) `e contenuto in al pi` u r
m
cubi di volume
totale
V r
m
_
a
r
k+1
_
n
= ar
m(k+1)n
.
Se m(k + 1)n 0 e cio`e k > m/n 1 allora al tendere di r al + posso ricoprire
f(C
k
I
m
) con una quantit`a numerabile di cubi il cui volume totale `e denitivamente
piccolo; poich`e C
k
pu`o essere ricoperto con una quantit`a numerabile di cubi come I
m
lasserto `e dimostrato.
7
Conseguenze e Applicazioni
Teorema 2. Sia F : M N una mappa liscia tra variet`a lisce. Detto R linsieme
dei valori regolari di F allora R `e dens in N
Dimostrazione. Sia C linsieme dei punti critici di F, sia S = F(C) linsieme dei valori
critici. Evidentemente S = R
c
, da cui S R = N. Dal teorema di Sard ho che la
misura di S `e nulla: poiche un insieme di misura nulla non pu`o contenere aprti non
vuoti, allora ogni aperto deve essere contenuto in R, ci`o`e R interseca ogni aperto di
N e quindi R `e denso in N.
In questottica ha senso dire che quasi ogni punto di N `e valore regolare per F. Il
seguente teorema risulta un ottimo strumento.
Teorema 3. ia F : N M una mappa liscia tra variet` a lisce con n > m. Sia b M
un valore regolare di F allora la bra F
1
(b) `e una sottovariet`a regolare di N
Il teorema ci dice come costruire sottovariet`a regolari di N (nel senso di sottovariet`a
che ammettono con atlante indotto dalla variet`a che la ospita): il teorema di Sard ci
dice che ci sono molti modi di costruire questi spazi.
Il teorema di Sard trova applicazione alla base di alcune formulazioni importanti
quali la teoria di Morse e il teorema di Whitney: ci limitiamo ad enunciare il secondo,
rimandando la dimostrazione a [1].
Teorema 4. Ogni variet`a N n-dimensionale pu`o essere realizzata come sottovariet`a
chiusa di R
2n+1
e come sottovariet`a immersa di R
2n
: pi` u precisamente esistono un
embedding proprio di N in R
2n+1
e unimmersione di N in R
2n
Si ricorda che unimmersione `e una mappa che ha rango pari allo spazio di partenza
e che un embedding `e unimmersione isomorfa sullimmagine.
Unultima applicazione del teorema riguarda la curva di Peano. La domanda `e: esi-
ste una curva da I = [0; 1] a valori in I
2
suriettiva, cio`e che copra interamente il
quadrato di lato unitario? La risposta `e s`: curve di questo tipo esistono e vengono
dette, in generale, curve ricoprenti.
Queste curve possono essere iniettive?
`
E possibile sperare in una qualche regolarit`a
(almeno C
1
)? La risposta ad entrambe le domande `e no.
Se fosse iniettiva allora I sarebbe omeomorfo a I
2
, ma questo `e impossibile. Se
fosse C
1
, usando il teorema di Sard (nel caso in cui la dimensione dello spazio di
partenza `e minore dello spazio di arrivo) avremmo che limmagine (I) ha misura
nulla, ma essendo suriettiva avremmo che (I) = I
2
ha misura nulla, ma questo `e
assurdo.
In denitiva le curve ricoprenti possono essere suriettive: non `e possibile sperare
nelliniettivit`a e in una qualche regolarit`a.
8
Riferimenti bibliograci
[1] Abate, M., Tovena, F.: (2011) Geometria dierenziale, Springer, Milano.
[2] Manetti, M.: (2010) Topologia, Springer, Milano.
[3] Milnor, J. W,: (1965) Topology from the dierentiable viewpoint, The University
Press of Virginia, Charlottesville, Va.
[4] Lanconelli, E.: Lezioni di Analisi Matematica, Pitagora Editrice, Bologna.
9