Il vecchio e il nuovo

Le “Regionalie” del Movimento 5 Stelle hanno indicato ieri in Silvana Carcano, 38 anni, libero professionista, il “portavoce” candidato alla presidenza della Regione Lombardia. Questa sera, sarà il momento di scoprire chi fra Ambrosoli, Di Stefano e Kustermann avrà raccolto il maggior numero di voti nel centrosinistra allargato costruitosi attorno al Pattocivico. Ma gli elettori che hanno portato per 17 anni al governo il centrodestra dovranno attendere fino a lunedì per sapere cosa Lega e Pdl riservino loro. In campo, con la sua lista “civica”, c’è Gabriele Albertini, ma resta da valutare l’esito dell’acrobatica manovra del già candidato Bobo Maroni che vorrebbe allearsi col Pdl in Lombardia, ma senza appoggiare la sempre più improbabile premiership di Silvio Berlusconi che a sua volta indica in Mario Monti il “federatore” del centrodestra. Sarà il Consiglio federale della Lega, lunedì, a sciogliere un nodo apparentemente inestricabile e questo già segna la più importante differenza che separa gli schieramenti. M5S promuove una generazione completamente nuova alla politica in cerca di una rappresentanza che ancora non ha; il centrosinistra si affiderà, quale che sia il vincitore, da un candidato che viene dal mondo delle professioni, in un rapporto completamente nuovo con i partiti. Il candidato del centrodestra nascerà invece da un accordo “di Palazzo” tra quanti hanno governato la Regione e il Paese in questi anni, incuranti dello stillicidio di scandali, inchieste, arresti attraverso i quali di giorno in giorno si scoprono omissioni, clientele, sprechi, malversazioni che hanno, quantomeno, incrociato il governo che vorrebbero restaurare. Al di là dei contenuti, è questa la miglior rappresentazione della battaglia che si annuncia tra vecchio e nuovo, tra passato e futuro, molto più netta nella forma, nei contenuti, nei protagonisti di quella che si annuncia per il governo del Paese. E in Lombardia si gioca anche una partita decisiva sul piano nazionale. Perché qui, come sanno benissimo Maroni e Berlusconi, si conteranno le schede che assicureranno al futuro Governo la maggioranza al Senato senza la quale finirebbe azzoppato. La scalata al Pirellone per il centrodestra è solo lo strumento per restaurare vecchie alleanze: quel che importa a Lega e Pdl è, semplicemente, non perdere anche al prezzo dell’ingovernabilità del Paese. Non altrimenti se ne può interpretare l’afasia sui temi specifici del governo regionale se non nell’evocazione leghista di una macroregione del Nord. Eppure il repertorio di quel che si può e si deve fare in Lombardia e, soprattutto, di quello che è stato fatto male delle eccellenze, che tali non sono, dalla sanità ai trasporti, dal lavoro alla formazione, dall’energia all’ambiente, da solo alimenterebbe un confronto che sarebbe difficile contenere nei due mesi che

ci separano dalle elezioni. Ma sono queste materie estranee a chi si pone come unico obiettivo quello di conservare il proprio potere e le proprie clientele. Per questo la coincidenza annunciata tra Politiche e Regionali va intesa come un’opportunità per lanciare un segnale inequivoco di cambiamento, soprattutto nei contenuti, che dalla Regione possa trasmettersi al Paese intero. Un segnale importante, al di là delle comprensibili cautele dei promotori, sarebbe che alle primarie di oggi si presentasse un numero di elettori elevato: per dimostrare nei fatti di poterne ampliare i consensi e farsi davvero protagonisti in un nuovo progetto di governo. (la Repubblica Milano, 15 dicembre 2012)

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