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Capitolo III: gli aspetti naturali.

L’ACQUA

L’acqua è la matrice delle forre, è l’elemento attraverso il qua- Le formazioni lacustri delle caldere dei vulcani di Vico e Saba-
le si è formato il territorio della Via Amerina. L’acqua è anche e- tino costituiscono i bacini di alimentazione del territorio. Da esse
lemento paesaggistico primario, con capacità di delimitazione si dipartono, in modo radiale rispetto alle caldere, numerosi corsi
della terra e di caratterizzazione dei luoghi a seconda di come es- d’acqua che hanno un andamento dendritico e a volte subparallelo
sa si manifesta: ampio specchio lacustre, linea torrentizia irrego- convergente verso il flusso del Fiume Treia2. Per i corsi d’acqua
lare, linea fluviale regolare ed ampia, caduta improvvisa a seguito più settentrionali invece, affluenti diretti del Tevere, il pattern è di
di un dislivello nel formare una cascata. La sua presenza determi- tipo parallelo3 (Fig. 1). Tale modello viene riscontrato anche nella
na il movimento del paesaggio e lo stato d’animo falda basale, con andamento radiale della superficie piezometrica
dell’osservatore: lago/immobilità/quiete; fiume/lentezza/calma; a partire dagli edifici vulcanici sopracitati.
torrente/velocità/vivacità1. La linea di spartiacque che rappresenta il collegamento tra i
L’azione dell’acqua trasforma e plasma le rocce modificando monti Cimini e i monti Sabatini, determina inoltre il verso di
lentamente, ma con costanza, il territorio. Lungo il corso scorrimento idrico sotterraneo in direzione della Valle del Tevere:
dell’Amerina l’acqua, soprattutto quella in superficie, si presenta su questa linea si presentano numerose sorgenti allineate (Carbo-
in tre forme primarie che determinano altrettanti paesaggi: il lago, gnano-Caprarola, Capranica) alimentate dalle acque immagazzi-
il torrente, il fiume. nate nelle rocce-serbatoio di natura vulcanica.

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“Comunque il signor Palomar non si perde d’animo e a ogni momento crede I corsi d’acqua attraversati dalla Via Amerina e affluenti del fiume Treia si
di esser riuscito a vedere tutto quel che poteva vedere da suo punto collocano nella parte meridionale del percorso e sono in ordine da sud verso
d’osservazione, ma poi salta fuori sempre qualcosa di cui non aveva tenuto nord: fosso del Pavone, fosso Stramazzo, fosso Pasci Bovi, fosso del Cerreto,
conto. Se non fosse per questa sua impazienza di raggiungere un risultato com- fosso della Cisternetta, fosso del Ponte o di Castello, Rio Vicano, Fossitello,
pleto e definitivo della sua operazione visiva, il guardare le onde sarebbe per fosso dell’Isola, fosso dei Tre Ponti, Rio Maggiore, Rio Calello e Rio Purgato-
lui un esercizio molto riposante e potrebbe salvarlo dalla nevrastenia, rio.
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dall’infarto e dall’ulcera gastrica, E forse potrebbe essere la chiave per padro- I corsi d’acqua affluenti diretti del Tevere sono: Rio Cruè-fosso delle Sorcel-
neggiare la complessità del mondo riducendola al meccanismo più semplice.” le, fosso di Fustignano-Rio Fratta-fosso delle Pastine, fosso delle Chiare Fon-
Calvino I., Palomar. Torino: Einaudi, 1983. tane, fosso Carraccio-fosso della Gaetta, fosso di Aliano e Rio Paranza.

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la possibilità di uno sfruttamento con le cosiddette Terme dei
Gracchi. Nella stessa area sono state individuate altre sorgenti di
acque mineralizzate fredde. Due di queste hanno caratteristiche
solfidrico-bicarbonate, la terza, in località Cascinone, è di tipo
ferruginoso. Un’altra sorgente di acqua termominerale solfidrica è
presente lungo il Fosso del Cerreto. Quest’ultima presenta una
temperatura costante di 20°C.
Più a nord è da segnalare, nei pressi di Falerii Novi, una sor-
gente di tipo ferruginoso che sgorga da numerose piccole manife-
stazioni sorgive lungo il corso del Rio Purgatorio, lasciando un
Fig. 1a. Pattern dendritico con- Fig. 1b. Pattern parallelo o subparallelo. deposito giallo-arancio. È conosciuta sotto il nome di Acqua For-
vergente verso il fiume Treia. I I rami tributari confluiscono nel Tevere te o Acqua di Santa Maria di Falleri.
rami divergono risalendo a con angoli vicini all’angolo retto. Un’area di consistente presenza di sorgenti termominerali vie-
monte
ne toccata dalla Via Amerina poco prima di attraversare il Fiume
Tevere, a nord di Orte, dove attualmente è presente uno stabili-
Le aree vulcaniche creano dei rapporti litostratigrafici fra i di- mento termale. Qui esistono varie sorgenti solfuree con una tem-
versi tipi di terreno e di roccia, favorendo spesso la mineralizza- peratura costante dell’acqua di 30°C. Queste attualmente alimen-
zione di gran parte delle acque circolanti nel sottosuolo. Le linee tano una piscina. Tali sorgenti erano conosciute in antico per i
preferenziali di distribuzione delle sorgenti di acque mineralizzate benèfici effetti sulle malattie della pelle, tanto da essere chiamate
fredde e termominerali, sono collegate a varie discontinuità tetto- con il nome di Fonte dei Rognosi o dell’Acqua dei Rognosi.
niche che, a loro volta, costituiscono vie privilegiate di emersione Le ultime acque termominerali vengono intercettate dalla stra-
secondo due direzioni principali di nord-ovest e sud-est. da ancora più a nord, dopo l’attraversamento del Tevere, lungo il
Il tracciato della Via Amerina attraversa alcune aree dove le Rio Grande, in un’area denominata La Solfatara. Si presenta nei
manifestazioni di acquiferi minerali sono testimoniate sia dalla caratteristici ribollimenti causati da gas e depositi fangosi nera-
letteratura scientifica che da fonti storiche4. stri. Tra tutte quelle descritte, quest’area, dal punto di vista pae-
Le acque minerali più a meridione, emergono nel territorio di saggistico, è la più suggestiva, sia per la presenza di numerose
Nepi in prossimità di Casale l’Umiltà. Qui la coesistenza sia di polle d’acqua, che per l’emissione di gas che determinano delle
sorgenti fredde che termominerali ha offerto già in epoca romana concrezioni grigio-biancastre.
Sotto l’aspetto della circolazione idrica, in relazione alla situa-
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Camponeschi B., Nolasco F., Le risorse naturali della Regione Lazio, Monti
zione litologica, il territorio di cui parliamo si presenta omogene-
Cimini e Tuscia Romana, 2. Roma: 1984. Gasperini L., Gli Etruschi e le sor- o, con caratteristiche di bassa permeabilità ma molto fessurato.
genti termali, in: Etruria Meridionale conoscenza, conservazione, fruizione. Queste fessurazioni risultano avere una circolazione alta in quan-
Atti del Convegno di Viterbo: 29/30 novembre-1 dicembre 1985. Roma: 1988.

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to costituiscono dei dreni preferenziali del flusso idrico. Sui pia- vita, più che a un vero e proprio lago, a un acquitrino posizionato
nori il ruscellamento è abbastanza limitato e interessa soprattutto verso le quote più basse. L’antica Via Cassia aggirava a est que-
le zone limitrofe alle forre. Situazione questa che si riscontrava sto fondo lacustre a una quota di 20 metri.
anche nel periodo preromano e che causava problemi alle attività Il prosciugamento del lago è stato tentato fin dall’antichità, ma
agricole. A causa di ciò le popolazioni falische misero in atto dei soltanto con i Chigi, nel 1838, si effettuarono interventi consi-
complessi sistemi di drenaggio dei pianori, e lo fecero tramite stenti realizzando un canale artificiale chiamato Fosso Maestoso
pozzi e cunicoli comunicanti. Riuscirono così a evitare situazioni (o Fosso Maestro). La definitiva bonifica si ebbe soltanto negli
di allagamento e a convogliare le acque meteoriche verso le valli anni Venti di questo secolo. Ciò permise di sfruttare al meglio un
sottostanti.5 terreno risultato poi molto fertile7. Nella parte centrale del cratere
Nella parte est il Fiume Treia, con i suoi affluenti diretti, costi- sono ancora visibili i canali di raccolta dove le acque vengono
tuisce il corpo idrico principale di drenaggio verso il Tevere. Le convogliate verso il Fosso Maestro.
gole del Treia, poiché sono erose dall’acqua, hanno un fondoVal- Lo specchio lacustre era riportato in numerose mappe e carto-
le costituito da argille, sabbie e ghiaie cementate. Le rocce hanno grafie. Vi sorgeva accanto un piccolo borgo: probabilmente sul
una permeabilità variabile: da media ad alta. Le falde idriche si luogo ove oggi insiste l’edificio della Stazione di Posta nel cin-
trovano a debole profondità dal piano di campagna: spesso è la quecentesco Casale Chigi.
falda di base che alimenta direttamente il corso d’acqua. Tale si- Il rapporto di questo luogo con l’acqua è ormai rilevabile sol-
tuazione litologica si presenta anche all’interno dell’ormai pro- tanto dalla presenza sul fondo di materiali di deposito come argil-
sciugato lago di Baccano. la scura, dovuta al riempimento della conca palustre. Al centro
della valle, nella parte più profonda e umida, come a testimoniare
un’antica presenza, sorgono ancora esemplari di pioppi e salici
LAGO DI BACCANO
Il primo elemento morfologico legato all’acqua che si indivi-
dua a sud, nel punto in cui la Via Amerina si diparte dalla Cassia, I TORRENTI DELLE FORRE
è il cratere della Valle di Baccano.
La formazione della caldera di Baccano è strettamente connes- Appena superato il margine del cratere di Baccano, il tracciato
sa con l’attività vulcanica del complesso denominato appunto Sa- della Via Amerina inizia l’attraversamento di un territorio che
crofano-Baccano6. con l’acqua ha un rapporto fondamentale e strutturante.
Una volta cessate le attività eruttive, la presenza di una falda Il binomio forra-torrente costituisce l’essenza del territorio fa-
idrica a debole profondità rispetto al piano di campagna, ha dato lisco. La Via Amerina, che lo percorre in perpendicolare, ci per-
mette una percezione piena di ciò.
5
Potter T. W., Storia del paesaggio dell’Etruria Meridionale, Urbino: 1985.
6 7
Cfr. cap. La Terra Cavallo D., Via Cassia, Via Cimina. Roma: 1992.

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Per comprendere come l’acqua determina la forma di questa L’azione di erosione da parte dei corsi d’acqua sulla formazio-
parte del territorio dobbiamo descrivere il modello di erosione ne argillosa sottostante comporta sforzi di trazione nei materiali
che innesca dei movimenti franosi per crollo e/o ribaltamento dei tufacei superiori. Tali tensioni, che il materiale non sopporta, por-
blocchi (Fig. 2). tano alla sua fratturazione e successivo crollo per scivolamento o
ribaltamento. Tutto ciò viene agevolato dall’infiltrazione delle
acque, dagli apparati radicali delle piante e dalla presenza di cavi-
tà antropiche all’interno del banco tufaceo.

Fig. 2. Modelli di erosione delle pareti tufacee.

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È evidente come il sistema forra-torrente è un sistema aperto e
in continuo movimento che porta a modifiche relativamente re-
pentine nel paesaggio e nella forma del territorio.
La Via Amerina attraversa i torrenti e le relative valli in punti
che possiamo definire costanti sia per profondità della forra che
per dimensione dell’alveo. Questo può essere largo da uno fino a
tre metri e avere un livello medio di magra di circa mezzo metro
(Fig. 3). La profondità e l’ampiezza delle forre invece aumentano
procedendo verso nord. I profili fluviali mantengono forme dure,
non ammorbidite dal rapporto tra erosione e depositi detritici. Ciò
contribuisce a dare un aspetto nervoso e giovanile alle valli flu-
viali tufacee.
Bisogna inoltre considerare come la variazione di livello
dell’acqua durante l’anno è abbastanza consistente (Fig. 4) e mol-
Crollo per erosione al piede to sensibile alle variazioni meteorologiche. Questo è uno dei mo-
tivi che ha portato i costruttori romani a privilegiare l’uso di ponti
piuttosto alti rispetto al normale livello dell’acqua.
Per finire, il colore e la limpidezza dell’acqua di superficie di-
pendono dalle precipitazioni e dalla presenza sul fondo di parti-
celle polverulente derivanti dall’erosione del tufo. L’acqua pre-
senta generalmente un aspetto perennemente velato e a tratti tor-
bido; un colore tendente all’ambrato che si scurisce in caso di
piogge prolungate e che si accentua nelle valli più profonde a
causa della scarsità di luce diretta.

Crollo

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Fig. 3. Gli alvei Fig. 4. Livelli del fiume Treia da luglio ’97 a giugno ’98. Le misure medie
mensili sono ricavate da medie settimanali.

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IL TEVERE
È nella parte nord, nei pressi di Orte, che la Via Amerina in-
contra il corso del Fiume Tevere.
Il Tevere rappresenta la principale via d’acqua del Lazio, non-
ché il più importante corpo ricettore delle acque provenienti sia
dall’area vulcanica che da quella appenninica.
Sul versante destro gli affluenti sono più numerosi e ben di-
stribuiti lungo il corso del fiume. Hanno una portata marginale, ad
eccezione del Treia, che è l’immissario di maggior rilievo. Essi
raccolgono le acque provenienti dai bacini lacustri dei distretti
vulcanici dei monti Vulsini, Cimini e Sabatini. La sponda destra è
caratterizzata inoltre dall’alta terrazza costituita dal banco lavico.
Essa è solcata dai torrenti che scorrono all’interno di valli profon-
de.
Sul versante sinistro invece il Tevere raccoglie le acque prove-
nienti dall’Appennino, quasi esclusivamente dal Fiume Nera, il
suo maggiore affluente. Nel Nera, a sua volta, si versano le acque
che hanno origine dai monti Reatini (Velino), dai Sabini orientali
(Salto) e dal Cicolano (Turano). Ciò fa sì che, subito a valle della
confluenza con il Nera, il Tevere mostra dei cambiamenti consi-
stenti nelle portate. Queste passano da 70 a 160 mc/sec e in pe-
riodo di magra da 10 a 80-90 mc/sec8. La consistente variazione
di portata del fiume, appena a Valle di Orte, deve aver indotto
quindi i costruttori romani a una scelta del percorso di scavalca-
mento del fiume, non solo legata ad opportunità politiche, ma an-
che fortemente condizionata da fattori ambientali.

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Ciccacci S., Aspetti geomorfologici, in Lazio: Guide Geologiche Regionali.
Roma: 1993.

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