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IL GOVERNO DELLE BANCHE COOPERATIVE *** INTRODUZIONE CAPITOLO PRIMO

LA DISCIPLINA DELLE BANCHE COOPERATIVE DOPO LA RIFORMA

1. 2.

3. 4. 5. 6. 7.

La scelta della legge delega 366/2001 di escludere le banche cooperative dalla Riforma La iniziale rigorosa attuazione da parte del d.lgs. 6/2003 del principio di esclusione delle banche cooperative dalla Riforma ed i dubbi interpretativi seguiti all‟introduzione dell‟art. 223-terdecies, comma 2, disp. att., c.c. La successiva (parziale) applicazione della Riforma da parte del d.lgs. 310/2004 La questione di legittimità per eccesso di delega posta dal d.lgs. 310/2004 Sintesi della disciplina espressamente inapplicabile alle banche cooperative L‟intervenuto adeguamento degli statuti delle banche cooperative alle disposizioni inderogabili introdotte dalla Riforma Novità riguardanti gli organi delle banche cooperative e possibile rilettura della relativa disciplina in una prospettiva di maggior attenzione alle specificità della cooperazione.

CAPITOLO SECONDO LE IMPLICAZIONI SULL‟ORGANIZZAZIONE ED IL FUNZIONAMENTO DELLA BANCA DELLA FORMA COOPERATIVA E DELLO SCOPO MUTUALISTICO
Origini dell‟adozione delle regole cooperative da parte delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo 2. Le generali implicazioni dell‟adozione del modello cooperativo sull‟organizzazione della società 3. Le implicazioni dell‟adozione del modello cooperativo nelle società operanti nel settore del credito 3.1 Le implicazioni dello scopo mutualistico 3.1.1 Lo scopo mutualistico, delle società cooperative in genere e delle cooperative di credito in particolar modo, prima della Riforma 3.1.2 Lo scopo mutualistico della “nuova” società cooperativa 3.1.3 Lo scopo mutualistico delle banche cooperative: impostazione del problema 3.1.4 (Segue): scopo mutualistico e disciplina contenuta nel Capo V del t.u.b. 3.1.5 (Segue): norme del codice civile riguardanti la mutualità inapplicabili alle banche cooperative 3.1.6 (Segue): conclusioni 3.2 Connotazione localistica delle banche cooperative 3.2.1 Le implicazioni del localismo sul rapporto tra amministratori e soci 1.

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3.2.2 Le implicazioni del localismo, e del modello cooperativo in genere, nei rapporti tra cooperativa di credito e terzi 3.3 Le implicazioni delle aspettative riguardanti la ripartizione di un utile 4. Sintesi

CAPITOLO TERZO RAPPORTI TRA AMMINISTRATORI E SOCI
1. 2. Premessa Le implicazioni del rinvio alla disciplina delle società per azioni, le scelte inizialmente operate dalla Riforma e la soluzione infine accolta dal d.lgs. 310/2004 Il principio di non ingerenza e presunta sua non compatibilità con le regole della cooperazione Sistemi di amministrazione alternativi a quello tradizionale (Segue): relazione sui criteri seguiti per il conseguimento dello scopo mutualistico ed approvazione del bilancio (Segue): disposizioni di vigilanza della Banca d‟Italia La promozione di una maggiore centralità dei soci cooperatori riguardo alle scelte riguardanti il momento mutualistico Il momento mutualistico negli statuti delle banche cooperative Possibile predeterminazione mediante regolamento di criteri e regole per la disciplina del momento mutualistico (Segue): predeterminazione da parte dei soci delle regole in tema di ristorni L‟ingresso di nuovi soci, il trasferimento delle partecipazioni ed il carattere aperto della società Il principio della porta aperta alla luce dei chiarimenti della Riforma (Segue): … ed in particolar modo di quelli offerti con riguardo al significato dello scopo mutualistico Determinazione del sopraprezzo dovuto dal nuovo socio al momento dell‟ingresso in società Vaglio da parte dell‟assemblea delle determinazioni riguardanti l‟ammissione di nuovi soci Aumenti di capitale ed altre emissioni di strumenti finanziari di competenza dell‟assemblea dei soci Modalità e requisiti di nomina degli amministratori Limiti di ammissibilità della nomina degli organi delle banche cooperative mediante voto segreto Poteri degli amministratori e competenze dell‟organo assembleare in relazione alle operazioni di trading su azioni proprie (Segue): il contributo dell‟art. 150-bis t.u.b. alla soluzione di passate incertezze interpretative (Segue): la disciplina allo stato applicabile Le implicazioni sulla disciplina delle banche cooperative delle novità introdotte allo scopo di agevolare la partecipazione dei soci alla vita assembleare

2.1 2.2 2.3 2.4 3. 3.1 3.2 3.3 4. 4.1 4.2 4.3 4.4 4.5 5. 5.1 6. 6.1 6.2 7.

II

7.1 7.2 7.3 7.4 8.

9.

Rappresentanza in assemblea e voto delegato (Segue): controversa applicabilità alle banche cooperative dell‟art. 2539, comma 2, c.c. Parziale applicabilità alle banche cooperative della nuova disciplina delle assemblee separate Partecipazione all‟assemblea mediante tecniche di comunicazione a distanza Inapplicabilità alle banche cooperative delle norme di temperamento della regola “una testa un voto”, con particolare riguardo a quelle riguardanti i partecipanti al capitale per finalità d‟investimento L‟organizzazione del consenso dei soci di banche cooperative

CAPITOLO QUARTO IL SISTEMA DI CONTROLLO DELLE BANCHE COOPERATIVE
1. 2. 2.1 2.2 2.3 3. 3.1 3.2 4. 4.1 4.2 4.3 4.4 4.5 4.6 5. Premessa L‟organo di controllo interno Modalità di nomina Requisiti di professionalità, onorabilità ed indipendenza Le implicazioni della connotazione mutualistica La funzione di controllo contabile La previgente disciplina La disciplina introdotta dal d.lgs. 39/2010 I controlli governativi sui requisiti mutualistici previsti dal d. lgs. 2 agosto 2002, n. 220 La vigilanza sui requisiti mutualistici delle banche di credito cooperativo (Segue): la mutualità delle banche di credito cooperativo tra vigilanza governativa e vigilanza della Banca d‟Italia (Segue): sanzioni comminabili La vigilanza sui requisiti mutualistici delle banche popolari (Segue): implicazioni dell‟eventuale mancanza nelle banche popolari della connotazione mutualistica (Segue): osservazioni conclusive Inammissibilità in relazione alle banche cooperative del controllo giudiziario e dei controlli governativi previsti dal codice civile.

CAPITOLO QUINTO GOVERNANCE DI GRUPPO 1. 2. 3. 3.1 3.2 3.3 Premessa Gruppi di società con al vertice banche cooperative Gruppi di società tra banche cooperative Impedimenti ed incertezze riguardanti la costituzione di un gruppo tra banche cooperative di tipo verticale Il gruppo cooperativo paritetico Qualificazione “bancaria” del gruppo cooperativo paritetico III

3.4 3.5

Adesione al contratto istitutivo del gruppo Competenze degli amministratori di banche appartenenti ad un gruppo cooperativo paritetico bancario CAPITOLO SESTO SINTESI DELLE CONCLUSIONI RAGGIUNTE E PROSPETTIVE

1. 2. 3. 4. 5.

La possibile rilettura della disciplina in una prospettiva di maggiore attenzione per le prerogative mutualistiche dei soci Le difficoltà di adattamento della ricostruzione teorica alla realtà della cooperazione bancaria Direttrici di riforma delle banche popolari ed assenza (in esse) delle tematiche riguardanti il mutualismo Alcune considerazioni conclusive de iure condito (Segue): nonché de iure condendo * * *

IV

INTRODUZIONE Inizialmente avvertita con riguardo alle sole società quotate nei mercati regolamentati, la necessità di adottare adeguati assetti di governo, ovvero, secondo l‟oramai comune accezione, la necessità di un‟adeguata corporate governance(1), è divenuta di crescente attualità in relazione ad ogni tipo di impresa collettiva, a partire da quelle operanti nel settore del credito. Un ambito, invero, in cui gli aspetti organizzativi assumono un

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Entrata a far parte del comune linguaggio giuridico ed aziendalistico e generalmente intesa quale sistema di regole secondo le quali le imprese sono gestite e controllate, l‟espressione corporate governance (od anche, sinteticamente, governance) è utilizzata in diverse accezioni che riferiscono la locuzione sia alla normazione positiva inerente al governo delle società (ovvero alle norme riguardanti il funzionamento degli organi sociali, la loro composizione e la ripartizione tra di essi di poteri e competenze), sia alla necessità di prevedere (e quindi anche in una prospettiva di riforma della disciplina vigente) idonei strumenti per consentire agli azionisti non coinvolti nella gestione di proteggere il proprio investimento verificando l‟operato degli amministratori, sia infine, con una valenza più ampia, all‟insieme dei processi e dei meccanismi di controllo dei soggetti che partecipano all‟amministrazione dell‟impresa, per la salvaguardia dei diversi interessi a vario titolo facenti capo all‟impresa (soci, creditori, dipendenti, fornitori, etc.). Nella letteratura in argomento, amplissima, un posto d‟onore continua ad essere riservato allo scritto di A. BEARL - C.G. MEANS, The modern corporation and private property, edito nel 1932 e poi tradotto in italiano nel 1966, cui si deve la trattazione pionieristica del problema della separazione tra management e proprietà. Tra i contributi della dottrina italiana ci si limita a segnalare, tra i tanti altri, i lavori di G. ROSSI, Persona giuridica, proprietà e rischio di impresa, Milano, 1967; P.G. JAEGER - P. MARCHETTI, Corporate governance, in Giur. comm., I, 1997, pp. 625 ss., di M. BIANCO - P. CASAVOLA, Corporate governance in Italia: alcuni fatti e problemi aperti, in Riv. soc. 1996, pp. 426 ss.; A. PINTO - G.VISENTINI, The legal basis of corporate governance in public held corporations: a comparative approch, LondraBoston, 1998; G. AIROLDI - G. FORESTIERI (a cura di), Corporate governance: analisi e prospettive del caso italiano, Milano, 1998; R. TREQUATTRINI, Economia aziendale e nuovi modelli di corporate governance, esperienze a confronto, Torino, 1999; L. BARBIERA, Il corporate governance in Europa, Milano, 2000; S. ROSSI G.M. ZAMPERETTI (a cura di), La corporate governance nelle società non quotate, in Quaderni di giur. comm., Milano, 2001; M. BARALDI - A. PALETTA - M. ZANIGNI Corporate governance e sistema di controllo interno, Milano, 2004; M. TONELLO, Corporate governance e tutela del risparmio, in Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell’economia, diretto da Galgano, vol. XXXV, Padova, 2006. Per quanto riguarda i primi interventi normativi, riguardanti, secondo quanto fatto cenno nel testo, le società con titoli quotati nei mercati regolamentati, è tradizionale la menzione delle disposizioni a salvaguardia delle prerogative dei soci di minoranza introdotte dal d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (t.u.f.) ed il Codice di autodisciplina approvato nel 1999 dal Comitato per la corporate governance delle società quotate, poi andato incontro ad integrazioni ed aggiornamenti l‟ultimo dei quali risalente al dicembre 2011.

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R. Padova. Il difficile coordinamento tra la disciplina della cooperazione e la legislazione bancaria ha sollevato così tante questioni interpretative da neanche consentire.M. p. 22. Diritto della banca e dei contratti bancari. Le banche cooperative. Ad alimentare le aspettative di una riforma organica del diritto societario applicabile (anche) alle banche cooperative era stato soprattutto il fatto che. a cura (3) (4) 2 . a queste ultime era spettato un ruolo da “protagoniste di primo piano” (G. pp. GENTILE.particolare rilievo in ragione della rilevanza anche pubblicistica dell‟attività bancaria (2) In questo generale contesto. Milano. sia come soggetti che come oggetto della riflessione. in seno al dibattito che ha accompagnato i lavori preparatori della riforma del diritto societario. sottolineato in dottrina. tra gli altri. Diritto bancario e finanziario. 14 ss. Un‟efficace sintesi delle questioni sorte al riguardo è rinvenibile in S. p. nel dibattito che aveva accompagnato i lavori preparatori della Riforma del diritto societario. Diritto bancario3. 70 ss. 2007. Per i dubbi emersi ad esito di quest„analisi. Bologna. la cui generale problematicità. a cura di Marasà. 2006. Mutualità e scopo di lucro nelle società settoriali. Padova. anche in termini di raffronto con le realtà bancarie costituite in forma di società per azioni. cui si fa rimando per la vastità della bibliografia citata. particolare interesse ha suscitato la situazione delle banche costituite in forma di società cooperativa. SCHIRO‟. (2) La rilevanza anche pubblicistica dell‟attività bancaria rappresenta un dato acquisito. in Le cooperative prima e dopo la riforma del diritto societario. PRESTI. L. TARDIVO. una loro se pur sintetica menzione. in questa sede. Fra tutte va tuttavia ricordata quella riguardante il rapporto tra mutualità e lucratività. cui il dibattito dottrinale ha riservato particolare attenzione anche in considerazione della sua rilevanza ai fini della soluzione del problema dell‟applicabilità (o meno) alle banche cooperative della generale disciplina delle società cooperative contenuta nel codice civile. ma interessare anche le cooperative di credito(4). ed in ragione della generale problematicità del contesto di riferimento. 2004. p. 1. tanto da poi indurre alcuni commentatori ad affermare che “il credito cooperativo e le banche popolari in particolare sono sempre state un „convitato di pietra‟ in questa riforma” (A. dato che la riforma del diritto societario. non avrebbe dovuto limitarsi alle normali società lucrative e mutualistiche. secondo le aspettative. per lo più dipendente dal difficile coordinamento tra la disciplina della cooperazione e la legislazione bancaria(3). 53). 32. da F. pp. BONTEMPI. 1999. COSTI. 2012. P. ha sollecitato. BARBIERA – G. ZOPPINI. L’ordinamento bancario4. sarebbe stato perciò naturale attendersi una compiuta rivisitazione della disciplina delle banche cooperative. in Atti del convegno “La riforma delle banche popolari”. Milano. un‟analisi dell‟adeguatezza dei relativi sistemi di governo. Milano.. GIORGIANNI-C. 2003.

salvo l‟emanazione di norme di mero coordinamento (art. In questo modo(6). comma 3). CASTALDI. e che nel prosieguo si avrà anche modo di chiamare “Riforma del diritto societario” o solo “Riforma”). al § 4 del capitolo I. tenutasi a Roma il 20 novembre 1998. n.u. in occasione dell‟intervento all‟assemblea dei soci della Federazione italiane delle banche di credito cooperativo casse rurali ed artigiane. considerati qualificanti l‟organizzazione del modello cooperativo ed ai quali si è soliti ricollegare la c. 1 settembre 1993. rinvenibile in www. 2 e 3 del capitolo I. molte novità della Riforma sono divenute applicabili (anche) alle cooperative operanti nel settore del credito e. il 16-18 ottobre 1998.com. p.pwcglobal. di una disposizione di raccordo. DRAGHI. ha sancito una presunzione di applicabilità (anche alle banche cooperative) delle restanti altre. la relazione di G. Evoluzione della disciplina del governo societario: spunti di riflessione con riguardo alle banche di credito cooperativo. della porta aperta. 17 gennaio 2003. coop. sotto taluni profili apparse criticabili(5).). Profili di corporate governance nelle banche di credito cooperativo e riforma del diritto societario. n. anche quelle introdotte al fine di promuovere. 385 (t.. l‟art. Si vedano inoltre. 43-46. il cui passaggio finale è consistito nell‟introduzione nel d. 8. in particolare. n. in generale. pp. pur senza stravolgimenti(7). che i principi ai quali il legislatore avrebbe dovuto informare le innovazioni da apportare alla disciplina delle società cooperative non avrebbero riguardato le banche di credito cooperativo e le banche popolari. 1999. tra queste. che nell‟elencare le norme del codice civile non applicabili alle banche popolari ed alle banche di credito cooperativo. presentata al convegno Rapporti societari e relazioni di clientela nel credito cooperativo: problemi aperti e problemi di intervento.it). dalla Federazione lombarda delle banche di credito cooperativo. Né poteva essere diversamente. un diverso assetto della corporate governance fondato su un maggior protagonismo dei soci cooperatori ed.lgs. in Cred. prevedendo. dal momento che la legge 366/2001 non ha messo in discussione le principali connotazioni del modello cooperativo. del gradimento e del limite al possesso azionario. la legge 3 ottobre 2001. 6. Milano 14 marzo 2005. democraticità del sistema. 5.lg. organizzato a Perugia. su una più di PricewaterhouseCoopers.Come invece è noto. 366. con specifico riferimento alle banche di credito cooperativo. quali in particolar modo i principi del voto capitario.b. A questa previsione il legislatore delegato ha dato attuazione secondo modalità. 3 . ha rinviato ad altra sede la definizione di una nuova disciplina della cooperazione bancaria. Se pur con i dubbi di legittimità dei quali si dirà infra.d. 150-bis. nonché quella di M. (5) (6) (7) Secondo quanto si vedrà ai §§ 1. recante la delega al Governo per l‟attuazione della riforma organica del diritto societario (poi concretizzatasi nel d.

) che interferiscono sui poteri degli organi della banca. a poteri di convocazione degli esponenti aziendali. I. Valendo in generale. 29 ss. in La nuova legge bancaria. senza pretese di completezza(9). pp. R. al riguardo. ONADO. nel caso delle società operanti nel settore del credito assumono un rilievo particolare in virtù delle specificità dell‟attività bancaria. Roma. 141 ss. V. V. ha cercato di rafforzare l‟identità del fenomeno cooperativo. pp. etc. Bologna. 1983. Commento all’art. M.. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia3. 5. a cura di Belli.. contraddistinta da esigenze (di stabilità dell‟impresa. 2010. a verifiche sulle operazioni con parte correlate. A. Si è già fatto cenno che gli aspetti organizzati. Patroni-Griffi. ad obblighi di accantonamento a riserva. pp. limitandone la libertà operativa e condizionandone gli standard comportamentali. 527 ss. l‟analisi della cui governance non può ritenersi completa se non a condizione di un‟analisi comprensiva dei riflessi di quella parte della disciplina bancaria volta ad assicurare (anziché la massimizzazione delle performance aziendali) la stabilità e la sana e prudente gestione. Milano. di fornire un quadro (8) Il giudizio degli interpreti è unanime nel ritenere che la Riforma. che per tutte le società costituiscono condizione essenziale per il perseguimento degli obiettivi aziendali. tuttavia. 2012. 167 ss. Questo piano di verifica. Torino. pp.) riguardanti il sistema creditizio nel suo complesso. PONTOLILLO.E. 53. SALERNO. Santoro. facendosi carico delle istanze della dottrina e delle stesse associazioni di categoria. IDEM. 2007. 762 ss. di controllo degli amministratori. La nuova società cooperativa. 49 ss. Padova. l‟ordinamento stabilisce a carico degli organi delle banche una serie di obblighi e di controlli (si pensi. in Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. La vigilanza prudenziale. GUICCIONE. pp. in Banche e mercati finanziari. 5. pp. I. per tutti. 1994. a controlli sulle partecipazioni detenute. Commento all’art.. ai generali commenti riguardanti la disciplina della vigilanza sulle banche. in Banca impresa e società. quanto appena riferito vale anche con riguardo alle banche cooperative. Contento. vol. BONFANTE. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e (9) 4 . Commento all’art. pp. LAMANDA. Muovendo da queste novità. 2003. ad interventi di vigilanza ispettiva.equilibrata distribuzione di potere tra i diversi organi della società cooperativa(8). L’attività di vigilanza. 1996. L’ordinamento bancario4. M. G. ponendo i soci e lo scambio mutualistico al “centro” della disciplina della società cooperativa: cfr. La società per azioni bancaria. CAPRIGLIONE. l‟indagine che ci si appresta a compiere si propone. Evoluzione dei criteri di vigilanza nel sistema bancario italiano. a cura di Vella. 103 ss. di tenuta del mercato. tra l‟altro. dovendosi rimandare ogni possibile approfondimento degli aspetti conseguenza della specialità dell‟attività svolta. a controlli per il contenimento dei rischi di credito. ed in special modo a quelli che hanno prestato attenzione all‟opportunità di un equilibrato rapporto tra gli obiettivi di stabilità e le esigenze di efficienza e di imprenditorialità del sistema (F. di mercato ed operativi. Porzio. COSTI. Milano. C. etc. a cura di Ferro Luzzi e Castaldi. tomo I. 2009. Tenuto conto di queste esigenze. alle tante disposizioni di legge e regolamentari che sottopongono gli istituti di credito. diretto da Capriglione. esula dai limiti del presente lavoro. Bologna. ad obblighi di informativa. a verifiche di consistenza patrimoniale.

53. DESARIO. in AA. 2001. Padova. tomo II. C. pp. in special modo. per come risultanti dai riflessi indotti dalla Riforma ed. 1996. 32 ss.: esperienze e prospettive. tomo I. dai chiarimenti offerti da quest‟ultima riguardo al significato dello scopo mutualistico che le banche cooperative sono chiamate a perseguire. pp. 64 ss.. Il t.VV. L’ordinamento bancario e creditizio dopo la riforma: nuove regole e nuovi intermediari. Roma. 2012. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia3. diretto da Capriglione.b. V. Padova.u. CLEMENTE. 632 ss). Dalla legge bancaria del ’36 al testo unico: profili operativi.aggiornato di quella parte della disciplina delle banche cooperative rilevante ai fini della valutazione del loro sistema di governo e dell„adeguatezza di quest‟ultimo rispetto alle esigenze di tutela degli interessi propri della cooperazione bancaria. creditizia2. 5 . diretto da Capriglione. pp. Commento all’art.

al di là delle motivazioni solo apparenti. 24 febbraio 1998.. n.Sintesi della disciplina espressamente inapplicabile alle banche cooperative 6. 366. Nell‟attesa che gli ampi progetti di riforma del diritto societario in genere.). 5) ai quali il legislatore delegato avrebbe dovuto ispirare la riforma della disciplina delle cooperative.. disp.. att. e del diritto della cooperazione in particolar modo.La questione di legittimità per eccesso di delega posta dal d.L‟intervenuto adeguamento degli statuti delle banche cooperative alle disposizioni inderogabili introdotte dalla Riforma 7. sempre dall‟art. 58. come già accennato. 310/2004 4. Le aspettative di un intervento di riordino della disciplina delle banche cooperative sono state ancora una volta deluse nel momento in cui. (2) 6 . la legge 3 ottobre 2001.. La medesima inapplicabilità è stata altresì stabilita. 5) l‟inapplicabilità alle banche popolari ed alle banche di credito cooperativo(2) dei principi (stabiliti dallo stesso art.u. quest‟ultima è per decenni rimasta sostanzialmente invariata (1).Novità riguardanti gli organi delle banche cooperative e possibile rilettura della relativa disciplina in una prospettiva di maggior attenzione alle specificità della cooperazione. nei confronti dei consorzi agrari..La iniziale rigorosa attuazione da parte del d. 1. 5 della legge 366/2001.lgs.. volte a giustificare la completa esclusione delle banche cooperative dalla Riforma con il generico richiamo dell‟esigenza di (1) Uniche novità meritevoli di menzione essendo quelle introdotte per le banche popolari quotate dal d.La successiva (parziale) applicazione della Riforma da parte del d..La scelta della legge delega 366/2001 di escludere le banche cooperative dalla Riforma 2. 5 della legge 366/2001. 6/2003 del principio di esclusione delle banche cooperative dalla Riforma ed i dubbi interpretativi seguiti all‟introduzione dell‟art. ha disposto (all‟art.c. Invero.CAPITOLO PRIMO LA DISCIPLINA DELLE BANCHE COOPERATIVE DOPO LA RIFORMA SOMMARIO: 1.lgs. n. c. 310/2004 5. potessero divenire occasione per un complessivo riordino (anche) della disciplina delle banche costituite in forma di cooperativa. tuttavia.f. comma 2.lgs.. recante il testo unico della finanza (t..lgs. Le ragioni sottese a questa scelta dell‟art.La scelta della legge delega 366/2001 di escludere le banche cooperative dalla Riforma . 223terdecies. non sono risultate chiare sino in fondo. 3.

Iniziando dalle banche popolari. Cui si farà cenno infra. ha consentito di collocare questa tipologia di banche in un‟area a sé stante del credito. n. però. a cura di Capriglione. in esse. Padova. è stata da subito (e pienamente) applicata.tener conto delle peculiarità di questa particolare categoria di cooperative(3). la ragione della relativa esclusione dall‟ambito di applicazione della Riforma potrebbe essere ricercata nella specialità della loro disciplina che. sottraendo le stesse a tutta una serie tanto di divieti quanto di agevolazioni. L’esclusione dalla riforma societaria delle banche costituite in forma cooperativa: questioni interpretative e prospettive di intervento. al § 3 del Capitolo Sesto . peraltro non accomunabili rispetto ai due tipi di banca cooperativa. una delle quali è stata ravvisata nella consapevolezza della precarietà del sopra citato equilibrio (tra esigenze della mutualità ed esigenze del credito) e nella volontà di evitare qualsivoglia messa a rischio del mantenimento a pieno titolo di questa categoria di (3) Cfr. anche al momento dell‟approvazione del d. CONDEMI. ha sempre preservato i caratteri della mutualità e del localismo. 260. 385. come è noto. gli obblighi di prevalenza dell‟operatività con i soci. perseguendo. gli obblighi di devoluzione in favore dei fondi mutualistici. testimoniato tra l‟altro da una serie di disposizioni (quali ad esempio quelle riguardanti la fissazione di limiti alla distribuzione di utili. Si tratterebbe. con peculiarità che non a caso trovano conferma nel susseguirsi in Parlamento di varie proposte di legge(4) miranti all‟introduzione. La disciplina di queste ultime. Diverso è il discorso per quanto riguarda le banche di credito cooperativo. p. M.avrebbe potuto ben motivare una soluzione di segno opposto. Per questo tipo di banche. soprattutto considerando la tendenza di questo tipo di banche ad uniformare il proprio esercizio dell‟attività bancaria a quello delle banche organizzate secondo il modello della società per azioni. volta cioè ad uniformare la disciplina delle banche popolari a quelle degli ordinari istituti di credito. infatti. 2003. agli interrogativi riguardanti le effettive motivazioni di questa scelta di esclusione è stato solo possibile replicare con la formulazione di mere ipotesi.con ogni evidenza . per le stesse. la quale . un equilibrio tra le esigenze della mutualità e del credito. in Nuovo diritto societario ed intermediazione bancaria e finanziaria. cui la Riforma. 1° settembre 1993. di una disciplina speciale. pertanto.) tali da consentire il riconoscimento. si è dovuto muovere alla ricerca di altre possibili ragioni. (4) 7 .lgs. dei connotati e dei valori propri della cooperazione. di una ragione poco convincente. etc.

AGOSTINI. di una originaria “diffidenza” verso la Riforma soprattutto “in termini di solidità patrimoniale e di governance”. att. 1° settembre 1993. Milano. con i decreti correttivi. 223-terdecies. 2.. n. in attesa di un clima di maggior condivisione. (6) 8 .lg. 2004. comma 2°. la scelta operata dalla legge delega 366/2001 di escludere le banche cooperative dalla Riforma. p. la scelta di esclusione abbia fondamentalmente sotteso il proposito di rinviare. la responsabilità dell‟autorità di settore. La nuova disciplina applicabile alle banche cooperative. in Dir. n. 385. per i restanti aspetti. S. Ciònonostante. A. e prat. n. Riflessioni sui progetti di riforma dell’ordinamento delle banche popolari italiane. Cfr. 2003. alle disposizioni del codice civile nei limiti in cui “compatibili” con la specialità del settore creditizio. Prescindendo da queste e da eventuali altre possibili ragioni.lgs. con (5) Questa. in particolare. ove.lgs. si osserva che l‟esclusione delle stesse dalla Riforma “non è certo in chiave di ridotta attenzione del legislatore” dipendendo invece da “la particolarità del tema. particolarmente sensibile nell‟attuale periodo di non favorevoli condizioni congiunturali”. p. soc. 57. introdotto per le banche cooperative norme speciali facendo rimando. riservando alle stesse un trattamento differente rispetto alla generalità delle società cooperative. in relazione ad entrambi i tipi di banca cooperativa. n. 21. BASSI. ha dato concreta attuazione al principio di esclusione – stabilendo al riguardo.. P. nello scritto Principi generali della riforma delle società cooperative. le possibili ripercussioni sul mercato del credito. 6/2003 del principio di esclusione delle banche cooperative dalla Riforma ed i dubbi interpretativi seguiti all’introduzione dell’art.La iniziale rigorosa attuazione da parte del d. la rivisitazione della disciplina di un settore contraddistinto dalla particolare rilevanza degli interessi in gioco e dal timore di una messa in discussione dei suoi (delicati) meccanismi di governance(6). 6. l‟opinione autorevolmente espressa dal Presidente della VI Sottocommissione della Commissione Vietti. avendo già la legge 31 gennaio 1992. 6. non rappresenta(va) certo una novità. 11. il modo in cui il d. 2005. con riguardo alle banche popolari.banche nel movimento della cooperazione(5): nella volontà cioè di evitare ogni rischio connesso alla verifica dei requisiti che la nuova normativa avrebbe astrattamente potuto richiedere..c. distinto tra norme applicabili e norme non applicabili alle cooperative di credito ed avendo poi anche il d. come anche dalla diversità delle stesse a seconda che si tratti di banche popolari o di banche di credito cooperativo. la presenza di una legislazione speciale. p. 39. che parla esplicitamente di un superamento. 17 gennaio 2003. n. c. CARINI. in Banaria. Sul piano del metodo. disp. 59. è tuttavia ragionevole immaginare che.

la mancanza di un qualsivoglia coordinamento con la previgente disciplina. ancora. Le incertezze. Criticabile è sembrata. per quanto non espressamente regolamentato. 223-terdecies.lgs. c.c. att. in particolare. att. alla disciplina delle società per azioni. comunque. n. che per le banche cooperative “continuano ad applicarsi le norme vigenti alla data di entrata in vigore della legge n.u. vale a dire alle norme del t. 223terdecies.. o invece quella novata dalla Riforma(7). in Atti del convegno “La riforma delle banche popolari”. ZOPPINI. dall‟art. consentendo la norma in parola la possibilità di differenti interpretazioni anche in relazione ad ulteriori profili. comma 2°.. 2001” andava intesa quale espressione di una volontà di completo mantenimento della precedente normativa e di un proposito di sottrarre interamente le banche cooperative alla disciplina introdotta dalla riforma. c. 9 . anche qualora non attuative dei principi di cui all‟art. tale da rendere quasi impossibile la ricostruzione di una disciplina di per sé retta da un complesso sistema di rinvii. p. 17 gennaio 2003.b. non si limitavano a questo. A. 8. Invero. Quest‟ultimo passaggio. Secondo altra interpretazione. Sotto altro profilo.. anche nella parte in cui quest‟ultima fosse eventualmente risultata compatibile con le norme speciali di settore. che a sua volta fa rinvio. risultando assolutamente incerto se il finale richiamo dovesse riguardare la disciplina della società per azioni previgente. 5. con al centro il testo unico bancario. ad esempio. da tutte le disposizioni introdotte dal d.. e potendo però essere applicate alle banche cooperative qualora compatibili con quest‟ultima. n. 5 della legge 36/2001. stando ad una prima possibile interpretazione la regola per cui alle banche cooperative “continuano ad applicarsi le norme vigenti alla data di entrata in vigore della legge n. disp.l‟introduzione dell‟art.. sembrava essere stato del tutto trascurato. a cura di PricewaterhouseCoopers. cit. 6. e sino a giungere a quelle introdotte dal d. 366 n. 366 del 2001” – è andato incontro a forti critiche. 17 gennaio 2003.c. il richiamo delle norme vigenti al momento dell‟entrata in vigore della legge 366/2001 era da intendersi con riferimento alle (sole) norme speciali applicabili alle banche cooperative. anzitutto.lgs. risultava poi dubbio se il principio per cui alle banche cooperative continuano ad applicarsi “le norme vigenti alla data di entrata in vigore della legge 366 del 2001” implicasse l‟inapplicabilità alle banche cooperative di ogni altra disposizione successiva alla legge delega del 2001 (ad iniziare. poggiante a sua volta sulla disciplina codicistica della società cooperativa. invece.. concernenti la (7) Cfr. disp. dovendo essere cioè interpretato nel senso che le nuove disposizioni introdotte dalla Riforma non avrebbero dovuto incidere sulla legislazione speciale.

2520 c. delle sole disposizioni emanate in diretta attuazione dell‟art. in Banca. MORERA. L. borsa e tit. II. 223-terdecies. I. U.p. 6/2003 con riguardo al concetto di mutualità. p. p. 2516 c.La successiva (parziale) applicazione della Riforma da parte del d. cit. OPPO.. L’esclusione dalla riforma societaria delle banche costituite in forma ccoperativa: questioni interpretative e prospettive di intervento. Commento all’art.c.. disp. c. I. p. Bianchi. di cred. MARASA‟. in dottrina.lgs. fin.. borsa e tit. att. Le banche popolari ovvero: <<la mutualità che visse due volte>>. G. S. a cura di Prest. MACCARONE. PRESTI.. dir. Milano. delle questioni interpretative sollevate dalla norma in discussione G. avesse ritenuto di poter ciònonostante utilizzare nei confronti delle banche di credito cooperativo le distinzioni introdotte dal d. CONDEMI. 2004. in Commentario alla riforma delle società. Da aggiungere a queste incertezze interpretative era poi la disapprovazione suscitata dal fatto che. civ. 509 Su questo aspetto.. p. Gli adeguamenti dell’atto costitutivo e dello statuto alle nuove disposizioni in materia di s.lgs. il comma 1 dell‟art. merc. p. a fronte di una scelta estrema di esclusione delle banche cooperative da tutte le novità (nessuna esclusa) della Riforma. att. Riforma delle società e banche. stabilendo in particolar modo che “le banche di credito cooperativo che rispettino le leggi speciali sono considerate cooperative a mutualità prevalente”(10). in Riv. 755. banc. Un ennesimo dubbio. II. 612. in Dir. cfr. 310/2004 (8) Fanno menzione.. p. si profilava in relazione alle norme introdotte dalla Riforma in sostituzione di quelle in passato certamente applicabili alle società cooperative in quanto espressamente richiamate dal (vecchio) art. 2007. Firenze. M. 707 Cfr. ovvero con l‟introduzione di una ulteriore variante nel già variegato regime giuridico delle banche cooperative(9). G.c. in Società cooperative..a. infine. 3.. CONDEMI. (9) (10) 10 . 8.. Le banche cooperative tra riforma della cooperazione e legislazione speciale.. 2004. 223-terdecies. pp. 2003. 253 e ss.definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria) o invece. SALAMONE. e su altre questioni sollevate dall‟art.c. nelle istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia. come forse più ragionevole.c. ed in particolar modo con riguardo alla possibilità di recuperarne l‟applicabilità attraverso un recepimento in statuto. in Le banche cooperative ed il nuovo diritto societario. di cred. disp.. 124. Grezzi e Notari. c. M. in Banca. 171. Atti del convegno del 16 ottobre 2004. Caratteri e principi operativi delle banche di credito cooperativo. in Società. p. Le banche cooperative e la riforma del diritto societario. 5 della legge 366/2001 (8). 2005. a cura di Marchetti.. 2003.

p. che in un primo momento era apparsa “prudente e sensibile alle richieste del settore”. p. 2. disp. Indipendentemente da questi aspetti di ordine tecnico e formale. cit. di cred. (12) 11 . Torino. lgs. il d. Città di castello . con l‟art. Senza che possa dirsi se ed in che modo ciascuna di queste diverse ragioni assunte a motivazione della necessità di una modifica della (11) Come ricordato da C. 6. neppure in un tentativo di coordinamento tra codice civile e normativa speciale.Perugia. G. 6/2003 aveva sollevato una serie di temi che. F.. in aggiunta a quello della dottrina (12). suppl. Problematiche e prospettive.. n.. ha poi subito rilevato le sue carenze.. non mancava di sottolineare senza mezzi termini . Cfr. in Banca. M. BUONOCORE. MARASA‟. pp. c. complicando ulteriormente la disciplina delle banche cooperative con ennesime questioni interpretative ed ulteriori problemi di coordinamento.si auspica. come poi è stato. 10. att. 74. la scelta legislativa operata dal d. mostrando in modo chiaro che la non applicazione del nuovo diritto alle cooperative bancarie avrebbe comportato enormi problemi interpretativi ed applicativi. p.. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. Commento breve al decreto legislativo 17 gennaio 2003. il cui Comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 marzo 2004..alla non condivisibilità della scelta di non intervenire affatto. G. p.lgs. in Il nuovo diritto delle società.Dunque. cit. ove . vol. interventi normativi continuavano nel frattempo ad essere sollecitati per ragioni riconducibili . att. che “lo ius singolare duri poco”. disp. Le banche cooperative e la riforma del diritto societario. La mutualità nelle banche di credito cooperativo dopo la riforma del diritto societario. 223-terdecies. II. con il rischio di trasformare “una disciplina transitoria pensata a fini di tutela (…) in un boomerang che avrebbe probabilmente condotto le banche cooperative in un caos normativo”.nella sostanza .la presenza di veri e propri “profili di incoerenza” implicanti l‟opportunità di “interventi di chiarimento normativo che la Banca d‟Italia non mancherà di sollecitare nelle sedi competenti”. CAPRIGLIONE. diretto da Abbadessa e Portale. 2004. 2005. n.c.lgs. V. c.c. borsa e tit. 1118. non poteva che suscitare atteggiamenti di critica e di sfavorevole valutazione(11). L’esclusione dalla riforma societaria delle banche costituite in forma cooperativa: questioni interpretative e prospettive di intervento. su una materia agli occhi di tutti necessitante di un aggiornamento. 134 ss. nel commentare le implicazioni sulle banche cooperative delle previsioni contenute nel d.. in Le banche cooperative ed il nuovo diritto societario (Atti del convegno di studio in Firenze del 16 ottobre 2004). CONDEMI. 71 ss. PRESTI.. al fasc. 2007. Le banche cooperative ed il nuovo diritto societario. 2003/6 con l‟art. La riforma delle società e le banche cooperative. il quale osserva che “per come formulata la norma sembra assurda”. 4. n.. 223-terdecies. 2003. E di forte critica. pp.segnalate le contraddizioni della disciplina . 4. in Giur comm. 249 ss. era stato in particolar modo l‟atteggiamento della Banca d‟Italia. 6/2003. COSTA.

Cfr.disciplina introdotta dal d. Indicazioni analoghe si rinvengono inoltre nel comunicato diramato dalla Banca d‟Italia.c. 2514 del codice civile ed i requisiti di operatività prevalente con soci previsti ai sensi dell‟articolo 35 del presente decreto”. comma (13) L‟art. è stata accantonata a favore della soluzione alternativa. pubblicato in Gazzetta Ufficiale 7 aprile 2005. l‟idea di un generalizzato mantenimento delle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della legge delega 366/2001. inizialmente suffragata dal legislatore delegato. comma 2.lgs. sono considerate cooperative a mutualità prevalente le banche di credito cooperative che rispettano i requisiti di mutualità previsti dall‟art.c. salve le esclusioni previste dall‟art. 37 . 2520 c. all‟introduzione di una nuova disposizione nell‟ambito del t. con l‟aggiunta del comma 2-bis. disp.b. trova pacificamente applicazione” anche alle banche cooperative. n.b. 150-bis t. c. 223-terdecies. 2520 c. che – come già accennato14 . consistente nello stabilire. 9 del d. ha provveduto. nella Introduzione.al settore della cooperazione di credito.. comma 2. la relativa applicabilità . cit. MARASA‟. ove si dà atto che. val la pena subito precisare. disp. e ciò in applicazione di una tecnica consistita “nell‟indicare in un nuovo articolo del medesimo t. 2005.u.. La qual cosa. dovendosi tenere conto dell‟art. att. non equivale a dire che tutte le restanti norme del codice civile in tema di cooperazione trovano automatica applicazione alle banche cooperative. i requisiti richiesti alle banche di credito cooperativo per poter essere considerate cooperative a mutualità prevalente (13) -. p.u. 28 dicembre 2004.nell‟elencare le norme non applicabili alle banche popolari ed alle banche di credito cooperativo ha in tal modo chiarito che “tutto il resto dell‟impianto del nuovo codice”(15) trova invece applicazione anche nei confronti delle banche cooperative (16). soc. “tutto il resto dell‟impianto del nuovo codice. (14) (15) (16) 12 . Supra. 6 febbraio 2004. p. in quanto estraneo alla citata deroga.c.. lgs. t. 6/2003 con l‟art..b. ha in particolar modo stabilito che “ai fini delle disposizioni fiscali di carattere agevolativo... 272.b. (150-bis) le previsioni civilistiche non applicabili in quanto in contrasto con le predette disposizioni speciali”. c.u.che in un primo momento ha solo modificato l‟art. stabilendo. 310.lgs. n. il d. 223-terdecies. dopo il limitato intervento dell‟art.c. Invero.. l‟art. 28 del t. 310/2004. 150bis. oltre che alla sostituzione dell‟art. att. ove con riferimento alle banche cooperative si dà atto che “il coordinamento ha reso applicabili nei confronti di dette categorie di banche le disposizioni del riformato codice civile che non incidono su aspetti sostanziali della relativa disciplina speciale contenuta nel t.u. abbia condizionato le successive scelte legislative.. rinvenibile in Riv.u.u.b. 28. sta di fatto che. in relazione a ciascuna norma.. nel giro di poco.lgs.”. 125. G... 76. n. Ad esprimersi in questi termini è la Relazione al d.o meno . Commento all’art.b.

per quanto riguarda le banche di credito cooperativo la verifica di compatibilità con la disciplina generale riguarda tutte le disposizioni. con la sola esclusione di quelle elencate dall‟art. con esclusione di quelle elencate al comma 1 dell‟art.1. In particolare. Più precisamente. 150-bis t. 680. sono state infatti introdotte dal legislatore delegato del 2003 in attuazione dei principi dettati dall‟art. Padova.b. vale cioè a dire di quei principi che non avrebbero dovuto trovare applicazione nei confronti delle banche cooperative (avendo per queste ultime la legge delega stabilito.u.. 2012. l‟intervento operato dal d. 310/2004 Mettendo da parte le numerose questioni interpretative sollevate dalla precedente formulazione dell‟art.. .La questione di legittimità per eccesso di delega posta dal d. 223-terdecies. 150-bis t.b.nei fatti .di incidere su aspetti di carattere anche sostanziale. disp. tomo IV. in Banca. 150-bis.u.. e che concorrono a formare quella che oggi rappresenta la generale disciplina in materia di cooperazione. p.lgs. e quindi della necessità di un giudizio di compatibilità in relazione a tutte le disposizioni. Solo che. ed introducendo . 310/2004 ha senz‟altro semplificato l‟assetto normativo riguardante le banche cooperative. offrendo un contributo alle esigenze di coordinamento tra la generale disciplina in materia di cooperazione e la speciale legislazione bancaria. è stato già espresso dal legislatore)17. mentre. Localismo e ricorso al mercato dei capitali delle banche cooperative nell’ultimo atto della riforma del diritto societario. ad essere valutato criticamente potrebbe essere il fatto stesso di aver scelto di introdurre una disposizione che. Così A.. p. comma 3. att.. quest‟intervento ne ha sollevato delle altre.b. 150-bis. stante le competenze di mero coordinamento che quest‟ultima norma ha attribuito al governo in materia di banche cooperative. Molte tra le disposizioni non dichiarate dall‟art. Commento all’art. TROISI.b. (18) 13 . 2467. per quanto riguarda le banche popolari. (rispetto alle quali tale giudizio. t. con esclusione delle disposizioni elencate al comma 1 nonché al successivo comma 2 del medesimo articolo. 150-bis t. conseguenza di una sua possibile ultroneità rispetto alle finalità previste dall‟art.u.lgs.c. 2005. borsa e tit. 5. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia3. il mantenimento della previgente disciplina salva (17) A. 5 della legge 366/2001. diretto da Capriglione. della legge 366/2001. di cred.u.con l‟art. risolte talune questioni. espressamente inapplicabili alle banche cooperative.una sorta di “norma quadro” (18). BLANDINI. in termini di incompatibilità. come già visto. c. nel selezionare le disposizioni non applicabili alle banche cooperative. sembrerebbe in grado . I. 4.

1986. MARTINES. Potendosi così affermare. in conclusione. pp. XXIII. nel caso delle disposizioni miranti ad una maggiore centralità dello scopo mutualistico. costituzionalmente illegittima per vizio di eccesso di delega) (19).come già detto . CERVATI. 310/2004.solo l‟emanazione di “norme di mero coordinamento che non incidano sui profili di carattere sostanziale”). sebbene tutte emanate in attuazione dei principi dettati dall‟art. Mentre.lgs. 12 luglio 1984. delle norme introdotte allo scopo di agevolare la partecipazione dei soci cooperatori alle deliberazioni assembleari. 2520. 5 della legge 366/2001. 150-bis t. ha per altro canto dato vita ad una questione del tutto (19) Per una sintesi dei principi che regolano il rapporto tra legge delega e legge delegata si vedano.c. Questo significa.un giudizio di compatibilità a norma dell‟art. Milano. comma 1. Milano. nonché.. 1993. e più diffusamente.. non solo . n. non risultano elencate tra quelle inapplicabili alle banche cooperative. le quali. Legge di delegazione e legge delegata. per limitarsi a degli esempi. che per queste norme. di quelle che hanno stabilito la possibilità di nominare alcuni amministratori al di fuori della compagine sociale e delle stesse regole in tema di gruppo paritetico. Cass. in Giur.u. T. 319 ss. a rendersi necessario è. c. A. in giurisprudenza.. lì dove l‟interpretazione dovesse risultare univoca. 14 . Vol. che come è noto vuole sia considerata illegittima ogni eventuale disposizione del legislatore delegato eccedente la delega (fermo restando che l‟efficacia della norma viene meno solo dopo che la stessa sia stata formalmente dichiarata. in dottrina. ad essere preferita dovrebbe essere l‟interpretazione in grado di meglio adattarsi al generale precetto che impone alla legge delegata di uniformarsi ai criteri direttivi emanati dalla legge delega. 869 ss. secondo le forme di legge. 939 ss. espressamente inapplicabile alle banche cooperative. Diritto costituzionale. che il d. pertanto.b. In caso di dubbio interpretativo. 2005. it. in Enciclopedia del diritto (Giuffrè). se per un verso ha fornito indicazioni per la soluzione di questioni riguardanti la compatibilità tra la generale disciplina della cooperazione e la speciale disciplina bancaria. il piano dell‟interpretazione dovrebbe cedere il passo a quello della legittimità costituzionale. I. pp. Così sembra essere. ma anche una lettura che tenga in debito conto i principi costituzionali regolanti il rapporto tra la legge di delegazione e la legge delegata. 4092. pp. in pratica. come anche per ciascuna altra disposizione non dichiarata dall‟art.

e volendosi a questo punto fare sintesi21 della normativa ritenuta espressamente inapplicabile alle banche cooperative . nella nota elaborata a bozze già licenziate ed aggiunta a seguito della pubblicazione del d. V. Nei confronti delle banche di credito cooperativo trova infatti applicazione l‟art. BASSI.b. 2545-decies c. né infine l‟art. 5. sulla quale la Riforma ha impostato la disciplina delle società cooperative. 2513 c. pp.b. comma 2-bis. Per una rapida descrizione della disciplina applicabile alle banche cooperative a seguito dell‟art. la disciplina con implicazioni sul funzionamento degli organi societari ed. 150-bis t. (21) (22) 15 .b. la scelta di completa inapplicabilità alle banche coperative risponde a logiche di diverso genere.A.b.c. né l‟art.u. fa menzione .per poi ricavarne. non applicandosi invece l‟art. tanto da potersi ritenere che (in tali ipotesi) si sia trattato di una discrezionale opzione del legislatore. a cura di Capriglione. 2514.. che anche nel settore del credito (20) Questo rischio di eccesso di delega è stato a suo tempo tempestivamente segnalato da F. Ciò non toglie.prima ancora dell‟approvazione del predetto decreto . sui temi di governance . Padova. p.lgs. in generale. 28..c.u. cit. per quanto qui di precipuo interesse.d. mentre.u..u. né l‟art. cit. ne è stata proposta un‟applicazione che appare. pp. 2545-octies c. che (ai fini delle disposizioni fiscali) considera le banche di credito cooperativo a mutualità prevalente a condizione del rispetto dei requisiti di operatività prevalente con i soci stabiliti dall‟art.. in alcuni casi non ben individuabili. (relativa alla perdita della qualità di società a mutualità prevalente). tomo II. Dei rischi insiti nella soluzione prescelta dal d.nuova.lgs. 35 del medesimo t. sotto taluni profili..u.b. Problematiche e prospettive. 310/2004. CAPRIGLIONE.può schematicamente segnalarsi che: a) le disposizioni riguardanti la distinzione tra mutualità prevalente e non. t. Principi generali della riforma delle società cooperative.c. consistente nella preventiva selezione delle disposizioni applicabili e non. e specificamente ad un problema di legittimità per rischio di eccesso di delega (20). 20 ss. (riguardante l‟obbligo degli amministratori di documentare la condizione di prevalenza). TROIANO. 164. inapplicabili in toto alle banche popolari. 150-bis t. per quanto riguarda le banche di credito cooperativo. 556 ss. 310/2004. 150-bis t. sono state considerate dall‟art. Tipologie soggettive bancarie e organizzazione di gruppo. Le banche cooperative ed il nuovo diritto societario. tuttavia.. clausole mutualistiche). comma 2 (disciplinante le modalità per l‟introduzione e la soppressione delle c. 2010. in L’ordinamento finanziario italiano.Sintesi della disciplina espressamente inapplicabile alle banche cooperative In relazione alle diverse norme elencate dall‟art. anomala(22). Ciò premesso. cfr.

socie della Banca del Mezzogiorno s. Patroni Griffi. a cura di Belli. comma 2. contribuendo anche all‟inquadramento di queste ultime nel generale contesto della cooperazione. nonché.a.b. Allo scopo di favorire lo sviluppo di una rete bancaria sul territorio e sostenere la crescita della Banca del Mezzogiorno s.c. Banche popolari e scopo mutualistico.la distinzione tra mutualità prevalente e non mantiene il suo rilievo. di emettere. l. I.. al tempo stesso. 19124.e tale conclusione sembra tra l‟altro trovare conferma nella Comunicazione della Banca d‟Italia del 2 aprile 2005 . 567. Patroni Griffi. in Testo unico delle legge in materia bancaria e creditizia. inapplicabili tanto alle banche popolari quanto alle banche di credito cooperativo23. di cred. 458. MARANO. SALANITRO..a. 2526. p. P. I. e 2545-octies. I. introdotta dalla legge finanziaria 2010 con finalità di promozione del credito a favore delle piccole e medie imprese. in Banca. Porzio e Santoro..p. importanti considerazioni riguardo allo scopo che le banche cooperative sono chiamate a perseguire. come si vedrà.. Contento.. 37. n.. 2. 2526 c. 1994. Commento all’art. 2514 c. consentendo. Bologna. p. 2538. 2003. c. in particolare e tra l‟altro. p. a cura di Belli. comma 172. (che riconosce alle cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente la possibilità di deliberare la propria trasformazione).. 2001. in deroga ai limiti di cui all‟art. 4-6 della legge 59/1992.u. 2349. vol. 150-bis t. 29. comma 173. comma 2. b) in continuità con la disciplina riguardante le figure del socio sovventore e dell‟azionista di partecipazione.c.L‟ammontare del capitale sociale in tal modo (24) 16 . A. l‟art. n. dal ministro dell‟economia e delle finanze. Porzio e Santoro.p. La contemporanea inapplicabilità degli artt. 2514. implicano la sostanziale impossibilità da parte delle banche di credito cooperativo di sopprimere con deliberazione assembleare le clausole previste dall‟art. 592. la disposizione in esame prevede. Bologna. azioni di finanziamento di cui all‟art. 34 t. facendo ciò della mutualità prevalente . ha escluso l‟applicabilità nei confronti delle banche cooperative di tutte le disposizioni in tema di soci finanziatori e di strumenti finanziari (si tratta in particolar modo degli articoli del codice civile 2346. sottoscrivibili da parte dei fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui alla legge 31 gennaio 1992.u. salvo quanto previsto con riferimento alle banche di credito cooperativo dall‟art. Commento all’art.a. per un periodo massimo di cinque anni dalla data dell‟autorizzazione. vol. 277. comma 2. borsa e tit. comma 6. 191/2009. N. SANTORO. La disposizione menzionata nel testo fa parte della disciplina riguardante la costituzione della Banca del Mezzogiorno s. Contento.un connotato imprescindibile di questo tipo di banche. 2. (23) Per la non riferibilità alle banche cooperative delle azioni di sovvenzione e di partecipazione cooperativa. BASSI. 2003.. se previsto da specifici decreti emanabili ai sensi dell‟art. 59. di cred. 23 dicembre 2009. p. V.p. I.c. Profili normativi delle banche cooperative.b. in Testo unico delle legge in materia bancaria e creditizia. introdotte in precedenza dagli artt. borsa e tit. da enti e società partecipati dallo stesso ministero. in Banca. l. la possibilità da parte delle banche di credito cooperativo autorizzate all‟attività bancaria successivamente alla data di entrata in vigore della legge 191/2009 e che siano. v.

26 agosto 1937.. che disciplinano i limiti del valore nominale delle azioni ed il limite di possesso sottoscrivibile dai soci finanziatori non può complessivamente superare la misura di un terzo del capitale sociale esistente al momento della emissione delle azioni di finanziamento.c. Brevi note esegetiche in tema di azioni di partecipazione cooperativa..a. comma 3 e 34. commi da 1 a 4. 10 febbraio 1948. pp. ove si sostiene che “la figura dei soci sovventori avrebbe difatti rappresentato un <<elemento di disturbo>> per il carattere di mutualità prevalente che connota l‟attività bancaria espletata dalle casse” Ai sensi rispettivamente degli artt. (27) 17 . 1995. in conformità a quanto già in passato previsto dall‟art.5 del Capitolo Terzo. comma 2. 1076 (t.r. 2545quinquies.L. dell‟art.lgs. comma 1. p. che stabilisce il numero minimo di soci in misura non coincidente con quella (pari a duecento) stabilita dagli artt. in Dir. era invece richiesta per le sole banche popolari.c. e comma 3. 105. 1 del d.secondo periodo. 2522 c. consentendo invece l‟art.. 29. non del tutto evidente per quanto riguarda le banche popolari(25). Questa forma prima dell‟entrata in vigore del t. fin. 2519.u. n. primo periodo. La ragione di questa disapplicazione. Ciascun socio finanziatore ha un voto qualunque sia il numero delle azioni di finanziamento possedute ed alla categoria dei soci finanziatori è riconosciuto il diritto di designare un componente del consiglio di amministrazione ed un componente del collegio sindacale (comma 175).) la possibilità per le casse rurali di optare tra le forme della società cooperativa a responsabilità limitata ed illimitata. c) per molte altre disposizioni. come è in particolare nel caso dell‟art.. comma 3 e 4).b. 217. n.c. comma 1.d. e 33.u. comma 2. ed a loro volta le azioni di finanziamento emesse non possono essere cedute con effetto verso la banca se la cessione non è autorizzata dal consiglio di amministrazione (comma 174) . banc.b. t. a suo tempo. 2525 c.. 21 della legge 59/1992 a non richiamare gli artt. Le banche di credito cooperativo fra testo unico e disciplina di diritto comune.. cfr. in Riv. DI CECCO. 30. dell‟art. per quanto riguarda le banche di credito cooperativo dovrebbe essere invece rinvenibile nel (medesimo) proposito di salvaguardia del carattere mutualistico che. del t. G.. l‟espressa inapplicabilità alle banche cooperative è evidente conseguenza della relativa incompatibilità con la disciplina speciale rinvenibile nel testo unico bancario. impr. 2544. (25) (26) Si avrà modo di tornare sulla questione al § 4. Con riferimento alle presumibili implicazioni della previsione delle figure del socio sovventore e dell‟azionista di partecipazione. APPIO. 261 ss. c. ha indotto l‟art. 1996.c. 2541.u. e merc. nonché C. le banche popolari e le banche di credito cooperativo sono sottoposte al vincolo della forma della “società cooperativa per azioni a responsabilità limitata”.u. 1 del r.b. che in generale consente la possibilità delle cooperative di adottare la struttura della società a responsabilità limitata (27)... 4-6 della stessa legge tra le disposizioni applicabili a queste ultime(26). comma 1. Le azioni di finanziamento devono essere rimborsate decorsi dieci anni dalla loro sottoscrizione (comma 176). dir.

d) non trovano applicazione.. l‟art. cit. in tema di insolvenza. preclude l‟ingresso in società di coloro i quali “svolgono. trovando al riguardo applicazione quanto previsto dall‟art. 2545-terdecies c. COSTA. sarebbe da mettere in relazione alla volontà di non ostacolare fenomeni di “integrazione e collaborazione tra banche cooperative”. che dispone il divieto di partecipazione dei soci che esercitino imprese concorrenti (ritenuta inapplicabile presumibilmente in considerazione della specificità dell‟attività bancaria e delle specifiche modalità del suo esercizio.. La riforma delle società e le banche cooperative. lett.c. 14.. comma 2.c. comma 3.c. ed infine dell‟art. C. sostanzialmente perché non coerenti con le caratteristiche delle banche cooperative. che regolamentano le fattispecie della richiesta di ammissione a socio e dell‟autorizzazione della cessione della partecipazione da parte degli amministratori (il c.u. in tema di nomina degli amministratori.delle stesse da parte di ciascun socio in modo non coincidente con quanto previsto dagli artt.u. rispettivamente per banche popolari e banche di credito cooperativo. consentendo altresì al consiglio di disporre l‟esclusione del “socio che svolga attività in concorrenza” (art. 33 comma 4 e 34. dell‟art. formalmente approvato dalla Banca d‟Italia. tali da escludere rischi di una diretta ed indiscriminata concorrenza)28. comma 3. 2545-quinquies.u. dell‟art. 18 .c. 27 t. e 34. ad opera degli artt.b. riguardante la nomina del collegio sindacale quale organo di controllo. p. 30. l‟art..b. t.u.b.. meglio nota sotto l‟acronimo Federcasse. oggetto di una specifica disciplina da parte degli artt.u.b. per quanto riguarda le banche cooperative autonomamente disciplinati dagli artt. comma 3.. comma 3. 7. c. comma 1. Al riguardo vale la pena però sottolineare che lo statuto-tipo delle banche di credito cooperativo. 32 e 37 t. e 2530. c. 1121.u. la cui disciplina in materia di riserve legali e destinazione degli utili è oggetto di una particolare regolamentazione. gradimento). (28) In argomento. 2542. 30. comma 4. 2545-quater c.c. del t. 52 t. e 34. comma 2. 3 e 4.u. c. per il quale la prevista inapplicabilità dell‟art. c). 2543 c.b. a). a giudizio del consiglio di amministrazione attività in concorrenza con la Società” (art. il titolo IV dedicato alla “disciplina della crisi” delle banche. comma 2.b in misura diversa rispetto a quelli previsti per le cooperative in generale. 2538. comma 2.. 30. predisposto dalla Federazione italiana delle banche di credito cooperativo-casse rurali ed artigiane. dell‟art. la cui disciplina in materia di voto plurimo delle persone giuridiche non collima con quella degli artt. 2527. comma 5. commi 2. t. 29.. dell‟art. t. inesistenti nel caso delle banche popolari e nel caso delle banche di credito cooperativo stabiliti dall‟art.d. 2528... degli artt. 29. riguardante l‟indicazione in statuto dei limiti di distribuibilità dei dividenti.u.c. 2527.b. comma 1 e 4.. c. comma 1. comma 2. e 33. commi 3 e 4..c.. comma 6.b. lett.c. dell‟art. rispetto al quale si rinviene nel t. c.

(la cui disciplina del socio “in prova” (29) è evidentemente sembrata non adattabile alle banche coperative). La devoluzione in favore dei fondi mutualistici del patrimonio effettivo. F. Come si è ricordato nel testo. c. (cfr. 2497. c. CASTALDI – G. p. in Banca. 2545-undecies c. c. p.. (riguardante la richiesta di intervento dell‟autorità giudiziaria ordinaria ex art. in Società. sacrificabile tenuto anche conto dei poteri di controllo della Banca d‟Italia) (30).. t.c.. 263. (riguardante la possibilità di nomina di amministratori da parte dello stato ed altri enti pubblici. allo scopo di limitare il rischio di condizionamenti politici (32)). comma 3. e della cui esclusione rispetto alle banche cooperative si avrà modo di tornare a dire infra(31)) e l‟art. 2545-quinquiesdecies c. 2545-undecies. comma 3 e 33. disciplinante il diritto di un numero qualificato di soci di esaminare i libri delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo (presumibilmente ritenuto in contrasto con il segreto bancario e.c. (30) (31) (32) (33) 19 .c. disciplinata dall‟art. Commento all’art. G. nel caso delle banche cooperative non consentita dagli artt. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia2. è G. APPIO. 29.c. comma 3. comma 4. (che stabilisce per le cooperative di maggiori dimensioni l‟obbligatoria previsione di assemblee separate. comma 5. 1623. di cred. che non consente la possibilità di deliberare la trasformazione della cooperativa “qualora la società non sia stata sottoposta a revisione da parte dell‟autorità di vigilanza” (33). 2001. Cagnasso e Montalenti.b. I. 2545-sexiesdecies c. e) inapplicabili sono anche l‟art. t.. p.c. dell‟art. TARZIA.L.u..la necessità di una recente revisione da parte dell‟autorità di vigilanza. (disciplinante la gestione (29) A qualificare in questi termini la categoria di soci prevista dall‟art. c. 150-bis t. SALERNO. commentario diretto da Cottino. 535. BONFANTE. in Banca. 1998. 1993. l‟art. in tutti (e solo ne) i casi di fusione disciplinati dall‟art.2527. Bonfante. 215. in Il nuovo diritto societario***.c.u. Al § 7. 150-bis. p.c.. Bologna. p.b.3 del Capitolo Terzo. 2540. cit. per quanto riguarda le banche cooperative è stata prevista dall‟art. Cfr. 2545bis c. Padova. 2542. comma 3. 438).u. C. comma 3.u. Le banche di credito cooperativo fra testo unico e disciplina di diritto comune.b.c.). 2527. di cred. NAPOLETANO. MARASA‟.c. comma 2.b. comunque.. diretto da Capriglione. borsa e tit. p. 2527. 36 t. è esclusa l‟applicazione dell‟art. ha però escluso . 2006. f) infine.non risultando tuttavia chiaro se facendo affidamento sull‟intervento autorizzatorio della Banca d‟Italia o su eventuali altre ragioni . Le banche coperative. l‟art. dell‟art. Fusione di banche di credito cooperativo e devoluzione ai fondi mutualistici. 2409 c. borsa e tit. Le banche popolari nel sistema delle società cooperative. Commento all’art. 33. 2004.

disp.u. ha definitivamente messo da parte la questione (della quale in passato più volte è stata investita la giurisprudenza: cfr.. ha stabilito per l‟adeguamento degli statuti della generalità delle cooperative il termine del 31 marzo 2005.. dall‟art.c. infra. 150-bis t. le procedure semplificate di adeguamento degli statuti previste da quest‟ultima disposizione. Mass. per quanto riguarda le banche di credito cooperativo. (relativi allo scioglimento della cooperativa per mancato perseguimento degli scopi mutualistici). c. 2 novembre 1992. 223-terdecies. in Gius. p.c.. in attuazione dell'art. 2545-septiesdecies e 2545-ocietdecies c. att. sez lav. Mentre l‟art. quest‟ultima. (36) 20 . disciplinante l‟adeguamento degli statuti delle società cooperative alle disposizioni inderogabili introdotte dalla riforma organica del diritto societario.. alla nuova specifica vigilanza regolamentata dal decreto del Ministero delle attività produttive del 23 dicembre 2005 volta all‟accertamento dei requisiti mutualistici (34). i §§ 4 e ss. c. Cass. 6/2003 e dell'art. civ. civ. 223-duodecies. tra le altre. è rinvenibile infra. att.. comma 1. Cass. 223-duodecies..c.c. I. In tal modo. disp.c.commissariale in caso di irregolarità di funzionamento) nonché degli artt. n.. dell‟art. disp. att. n.. sez. Una menzione delle principali caratteristiche dell‟Albo delle società cooperative istituito presso le Camere di commercio. Semplificazione. c. c. è stata accompagnata dall‟integrale sostituzione.. fasc. 19 novembre 1991. 223-terdecies. l‟introduzione da parte del d. disp. 11. per le banche cooperative il termine è stato invece fissato. disp. comma 1. tra l‟altro. al 30 giugno 2005.. 6.c. 607) riguardate l‟ammissibilità dell‟iscrizione delle banche popolari nei registri prefettizi e nello schedario generale della cooperazione. la cui nuova formulazione ha reso applicabile alle banche cooperative l‟intero (salva solo la fissazione di un diverso termine(35). 9 del d.b. del Capitolo Quarto... 310/2004 dell‟art. stabilito anche ai fini dell‟iscrizione all‟Albo delle società cooperative(36)) art.. c. att.. att. in nota 70 del Capitolo Quarto.. La norma. n. in Gius. 1991. alla quale si è anche aggiunta quella prevista dal comunicato (34) (35) Per un commento di questa disciplina v..L’intervenuto adeguamento degli statuti delle banche cooperative alle disposizioni inderogabili introdotte dalla Riforma. 1993. alle banche cooperative sono divenute applicabili. lgs. 12378. che ha in particolar modo consentito la possibilità di maggioranze assembleari meno qualificate. ad opera del medesimo decreto legislativo.. riferendosi alle banche cooperative in generale.lgs. 223-sexiesdecies.. esclusioni queste ultime da mettersi tutte in relazione alla già prevista soggezione di entrambe le banche cooperative ai controlli della Banca d‟Italia nonché. lav. Come già fatto cenno. 11867.

solitamente preferite soluzioni di compromesso con il passato. delle Istruzioni di Vigilanza. per ciò che attiene gli aspetti di vigilanza.. senza riservare particolare spazio alle ulteriori opportunità concesse dalla Riforma. la precedente in data 11 marzo 2009 e la precedente ancora.b. 229 del 21 aprile 1999 e successive integrazioni e modifiche (d‟ora in poi anche solo “Istruzioni di Vigilanza”)(38) . Capitolo I. 1125. in vigore al momento degli adeguamenti statutari menzionati nel testo. Posto che il mancato adeguamento avrebbe comportato il venir meno dell‟efficacia delle previsioni statutarie non conformi alle nuove disposizioni inderogabili.. che stabilisce un generale obbligo di informativa della Banca d‟Italia ai fini del successivo rilascio da parte di quest‟ultima. C. anche se limitatamente ai progetti di revisione statutaria di adeguamento alle (sole) norme menzionate da un allegato al predetto comunicato del 16 marzo 2005 (che tra le altre. per quanto qui rileva. nel senso che nella maggioranza dei casi. giungendosi solo in rari casi a testi statutari significativamente nuovi ed essendo state. n. e fermo restando che la generalità delle banche cooperative ha perciò provveduto all‟adeguamento del proprio statuto nei modi previsti. deve comunque farsi notare come ai commentatori non sia sfuggito che l‟atteggiamento osservato dalle banche è stato per lo più di tipo “conservativo e minimalista”(40). la versione ultima essendo stata approvata dalla Banca d‟Italia in data 21 febbraio 2011. 56 t. cit.della Banca d‟Italia del 16 marzo 2005(37). di un provvedimento di accertamento la cui eventuale mancanza è ostativa all‟iscrizione delle modifiche nel registro delle imprese. ha fatto menzione di quelle riguardanti l‟organizzazione dell‟assemblea e degli organi di amministrazione e di controllo) nonché a quelli posti in essere dalle banche di credito cooperativo per l‟adeguamento del proprio statuto allo “statuto–tipo” predisposto da Federcasse ed approvato dalla Banca d‟Italia(39).ad evitare. in ogni caso. (37) (38) Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 2 aprile 2005. 76. significativi cambiamenti. Lo “statuto-tipo” delle banche di credito cooperativo è oggetto di periodici aggiornamenti. con il quale la predetta autorità. il 10 marzo 2005.u. (39) (40) 21 . La riforma delle società e le banche cooperative. che fa obbligo alla Banca d‟Italia di accertare che le modifiche non contrastino con la sana e prudente gestione. la procedura ordinaria di modifica degli statuti delle banche è disciplinata dal Titolo III. ha consentito una procedura in deroga rispetto a quella ordinariamente prevista dalle Istruzioni di vigilanza per le banche della Banca d‟Italia contenute nella Circolare n. Le ragioni di questa generalizzata tendenza. Attuativa dell‟art. p. al momento delle modifiche statutarie richieste dalla Riforma. Sezione 2. nel termine di 60 giorni. l‟attenzione è stata solo rivolta alle modifiche necessariamente richieste. COSTA.

non riguardano (salvo poche eccezioni. la circostanza che le modifiche a carattere facoltativo avrebbero implicato la necessità di sottoporre la modifica al controllo preventivo della Banca d‟Italia nonché la “tutto sommato buona resa dei vecchi statuti nell‟esperienza anteriore” (41).c. A seguito del d. la dilatazione della autonomia statutaria concessa ai soci. la scelta di fondo a favore di una nozione unitaria della mutualità. emerge che le esclusioni stabilite dall‟art.u. il breve lasso di tempo (sei mesi) a disposizione. la valorizzazione ed una maggiore attenzione per istituti tipici della cooperazione. 366/2001 sembrava invece aver messo a rischio) del fenomeno cooperativo. 310/2004. non potendosi escludere che abbiano assunto un rilievo. Vale la pena segnalare che gli interventi della Riforma sulla disciplina delle società cooperative sono state accolte con un certo favore. Tant‟è che. una certa accuratezza tecnica delle norme. 2519 c. 1125. mirante a sua volta a preservare l‟unitarietà (che l‟art. Oltre che da queste ragioni. e forse più che da queste.b. cit. la disciplina relativa all‟organizzazione ed al funzionamento degli organi delle cooperative di credito è per lo più desumibile. sia sul piano della forma che in termini di contenuti. apparsa mediamente superiore rispetto a quella riscontrabile nella disciplina delle restanti materie societarie interessate dalla Riforma. degli organi di amministrazione e di controllo delle banche cooperative. primo fra tutti quello relativo ai ristorni..Novità riguardanti gli organi delle banche cooperative e possibile rilettura della relativa disciplina in una prospettiva di maggior attenzione alle specificità della cooperazione. per quanto possibile. avendo la dottrina riconosciuto in quella introdotta dal d. (41) (42) Di questo parere. 5 della legge delega n. op. vi è chi è giunto a riconoscere proprio nella parte riguardante la disciplina delle cooperative la 22 . tra le altre.. p. che questa tendenza sia anche e principalmente dipesa dalla volontà di escludere. etc. lgs. pur nella consapevolezza di talune ambiguità e di significative mancanze.lgs 6/2003 una disciplina migliore rispetto a quella precedente. 7. della cui limitata rilevanza si darà conto nel prosieguo). dalla generale disciplina in materia di società cooperative(42) nonché... ult. A farsi apprezzare sono stati. COSTA. quindi. qualsivoglia messa a rischio dei pregressi equilibri soprattutto in termini di governance. le regole che presidiano il funzionamento dell‟assemblea. 150-bis t. è tuttavia ragionevole ipotizzare. salvo il limite della compatibilità con la speciale normativa bancaria. Dalla sintesi svolta al precedente § 5.possono essere state più d‟una. per quanto non si abbia modo di darne prova. in particolare. C. per effetto di quanto previsto dall‟art.

nelle rispettive relazioni in occasione dell‟approvazione del bilancio. meglio riuscita dell‟intera legge di Riforma del diritto societario (G. comma 2 (in base al quale la stessa indicazione di cooperativa nella denominazione può essere usata soltanto da società con scopo mutualistico). 2515. 8) (43) Mi riferisco. alle disposizioni di cui agli artt. p. Le banche cooperative e la riforma del diritto societario. 23 . di esprimersi sui criteri adottati dalla società per il conseguimento dello scopo mutualistico).u. si rinvengono infatti numerose disposizioni che.dalla disciplina delle società per azioni. Gli aspetti di novità riguardanti questi organi non vanno tuttavia ricercati nelle sole disposizioni che ne disciplinano il funzionamento. comma 1 (che prevede che le cooperative sono “società a capitale variabile con scopo mutualistico iscritte presso l‟abo delle società cooperative”). l‟una e l‟altra per come rinvenibili nell‟attuale formulazione del codice civile. una complessiva rilettura della disciplina delle banche cooperative. PRESTI.b. Tra le norme che l‟art.. 2521 c. 2511. in questa prospettiva. 150-bis t. (che rimette all‟atto costitutivo il compito di definire le regole per lo svolgimento dell‟attività mutualistica prevedendo altresì la possibilità di disciplinare la stessa mediante appositi regolamenti) e 2545 (che impone agli amministratori ed ai sindaci. consentono. ha ritenuto non incompatibili con la specificità delle banche cooperative.c. anche nella parte riguardante il relativo sistema di governo. introdotte allo scopo di porre lo scambio mutualistico al centro della disciplina delle società cooperative(43). cit. tra le altre. 2516 (che impone la parità di trattamento dei soci tanto nella costituzione quanto nella fase di esecuzione dei rapporti mutualistici).

cui si rimanda.1 . Milano. il limite massimo di partecipazione.2 .Le implicazioni del localismo sul rapporto tra amministratori e soci 3.Le implicazioni dell‟adozione del modello cooperativo nelle società operanti nel settore del credito 3. Sulla nascita della società cooperativa. pp.. cui si deve la prima disciplina della società cooperativa quale struttura societaria contraddistinta da regole ispirate a principi di partecipazione democratica(1). e del modello cooperativo in genere.2 .4 ..2.1 . di per sé non implicanti conseguenze sul piano dello scopo (agli inizi. anche per l‟ampiezza della bibliografia citata. la cedibilità delle azioni previo autorizzazione degli amministratori e l‟ammissione regolamentata dei nuovi soci. X.Lo scopo mutualistico. 3.Origini dell‟adozione delle regole cooperative da parte delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo 2. delle società cooperative in genere e delle cooperative di credito in particolar modo.1.Sintesi 1.1 .Le implicazioni dello scopo mutualistico 3.Lo scopo mutualistico delle banche cooperative: impostazione del problema 3.(Segue): norme del codice civile riguardanti la mutualità inapplicabili alle banche cooperative 3.Le implicazioni delle aspettative riguardanti la ripartizione di un utile 4. nessuna particolarità caratterizzava le società cooperative dal punto di vista delle finalità da perseguire(2)).. si deve al codice di commercio del 1882 l‟introduzione delle regole riguardanti la variabilità del capitale sociale..u. l‟attribuzione di un solo voto indipendentemente dall‟ammontare della partecipazione.. nei rapporti tra cooperativa di credito e terzi 3.1. P. in Enciclopedia del diritto (Giuffrè). 549 ss.5 . (2) 24 . (1) In particolare. voce Cooperative. 1962.(Segue): conclusioni 3.Connotazione localistica delle banche cooperative 3. come noto.3 .1. prima della Riforma 3.2.Le implicazioni del localismo. Le regole organizzative e di funzionamento della società cooperativa nascono.1.6 .1.CAPITOLO SECONDO LE IMPLICAZIONI SULL‟ORGANIZZAZIONE ED IL FUNZIONAMENTO DELLA BANCA DELLA FORMA COOPERATIVA E DELLO SCOPO MUTUALISTICO SOMMARIO: 1.(Segue): scopo mutualistico e disciplina contenuta nel Capo V del t. formalmente. VERRUCOLI.. con il codice di commercio del 1882.3 .2 .Le generali implicazioni dell‟adozione del modello cooperativo sull‟organizzazione della società 3.Origini dell’adozione delle regole cooperative da parte delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo.1.Lo scopo mutualistico della “nuova” società cooperativa 3.b.

pp. It. Roma. FANTINI. C. 1963. in La nuova legge bancaria (a cura di Ferro Luzzi e Castaldi). L. Le origini e le finalità delle banche popolari. VI. voce Banca Popolare. agli inizi. 1935. (4) 25 . pp.. le banche popolari modellarono la propria fisionomia sulla falsariga delle altre entità collettive previste dal codice civile del 1865. M. FERRI. O. Banche popolari. anche prima di tale approvazione. IDEM.it. D‟AMICO . 1937. Ricerca a cura dell‟Università di Genova. furono trasfuse negli artt. R. in www. La diffusione del credito e le banche popolari. VI. La disciplina giuridica delle banche popolari e i modelli alternativi di banca. LUZZATTI. L’ordinamento bancario3. in ogni caso. Roma. V. 456 ss. CONCINI. pp. 1/2005. 1996. un rapido sguardo al passato è infatti sufficiente per rendersi conto che. Dig. Cfr. II. in Cred. Per quanto la costituzione delle prime banche popolari(3) preceda l‟approvazione del codice di commercio. It. Anche dopo l‟approvazione del codice commercio. PIPITONE. in tal modo contribuendo esse stesse alla formazione della primissima disciplina delle società cooperativa(4). Invero. GOBBI. 222. COSTI. voce Cooperazione. Bologna. di quest‟ultimo codice. P. in Nuovissimo dig.. questo tipo di banche risultava (già) organizzato secondo le regole cooperative. R. nessuna norma imponeva alle banche popolari la costituzione in forma cooperativa. in Nov. 47 ss. SITTA. p. in mancanza di una disciplina codicistica delle società cooperativa. DE BRUYN e G. ove si ritiene “incontestabile” che le disposizioni del codice di commercio furono scritte prendendo a modello le clausole statutarie delle banche popolari. pp. FANNO. Milano. Banche popolari. Working paper n. Giuffrè. Le ragioni delle banche popolari: motivi teorici ed evidenze empiriche. la relativa disciplina continuando a reggersi su regole statutarie e su una varietà di scelte gestionali cui corrispondeva un panorama variegato di banche popolari costituite sotto forma di associazioni. 361 ss. 1964. 1949.S. Torino. Le banche popolari dal codice di commercio alla legislazione del 1948.. Varese. adattandone la relativa disciplina con dei correttivi (primo fra tutti quello concernente il riconoscimento al socio di un unico voto in assemblea a prescindere dal capitale detenuto) che portarono al consolidarsi di talune regole che.U. pp. 1996. 79 ss. 2001. Ricerca promossa dall‟Università di Genova..unige. Roma. voce Banca popolare. M. pp. 219 e segg. 1959. Roma.unige. Le banche popolari cooperative italiane. La cooperazione di credito in Italia. 1938. al momento dell‟approvazione del codice di commercio del 1882. 252 ss. IDEM. 25 ss. 1919. 6. Pop. pp. G. rinvenibile in www. FERRI. di colle (3) Sulla storia delle banche popolari si vedano G. it. Disposizioni generali. Padova. in Enciclopedia del diritto. in Enciclop.it. Torino.L‟impiego di queste regole è tuttavia rinvenibile prima ancora della loro nascita formale. Working paper 6/2005. 13 ss. pp. DE POLIS. in particolar modo ad opera delle banche popolari.

venivano a loro volta interessate da un organico intervento normativo che si preoccupava. Questa distinzione si fonda sullo scopo prevalentemente mutualistico delle cooperative (omissis).s. che sottolineava . n. pur non mancando casi di società con azioni al portatore. 105(7). quelle caratterizzate da azioni nominative. o con ambedue le specie di titoli. tuttavia. sottoposte.d. ad esempio. Un significativo cambiamento della situazione si aveva con l‟approvazione della disciplina cooperativa del codice civile del 1942. mentre lo scopo delle imprese sociali in senso proprio è il conseguimento e il riparto di utili patrimoniali”. più che altro. a discipline significativamente diverse(5).d. anche quando il modello della società cooperativa venne associato ad un particolare scopo. L‟impiego di questa forma. al posto. Poi modificato con d. che per la prima volta richiedeva la necessaria adozione della forma di società cooperativa vietando al contempo l‟impiego della denominazione “popolare” da parte delle aziende di credito costituite in altra forma societaria.c.che le società cooperative “sono state distinte dalle altre imprese sociali o società propriamente dette. legge Basevi) . (6) (7) 26 . 1577 (c.poi confermata dal d. non imponeva alle banche popolari vincoli operativi troppo dissimili da quelli previsti per le ordinarie aziende di credito. 2413. n.lgs. 21 ottobre 1923. che con il d.l.che individuava nello scopo mutualistico l‟elemento di differenziazione di queste ultime rispetto alle altre società(6).p. alle banche popolari continuò ad essere consentito di derogare alle limitazioni tipiche dello scopo mutualistico. n. Tale cambiamento. 14 dicembre 1947. che arricchì le società cooperative di una particolare connotazione . non coinvolgeva le banche popolari. e ciò in quanto . In altre parole. 10 febbraio 1948.ttive e di anonime. 3093. limite al possesso azionario e voto capitario. anche nell‟ambito di una medesima forma.lgs. diritto di far valere i diritti patrimoniali (5) Nell‟ambito delle banche popolari costituite sotto forma di anonime prevalevano.l. connotazioni (sostanziale mancanza di limiti nella distribuzione degli utili. e di acquisire. Ad imporre alle banche popolari l‟adozione della “forma” della società cooperativa è invece il r.come fatto cenno – pur rilevando sul piano strutturale l‟impiego della forma cooperativa non comportava implicazioni dal punto di vista dello scopo. di evidenziare i profili di specialità delle banche popolari rispetto alla generale disciplina mutualistica. tuttavia.tra l‟altro . 569 e con legge 11 dicembre 1952. A confermare questa differenziazione era la stessa “Relazione ministeriale al codice civile”. n. o senza alcun limite di possesso e con voto proporzionale. n. 16 aprile 1948.

partendo dalla premessa che le banche popolari “erano all‟inizio effettivamente improntate ad un rigoroso principio mutualistico ed esercitavano il credito essenzialmente a favore dei soci”. civ. p.. 219. p. SCHIUMA. p. Benevento. Le banche cooperative.. II. D‟AMICO. ha concluso che col passare del tempo la loro attività si è così generalizzata sino al punto che questo tipo di banche “della cooperativa conservano la forma ma non riproducono la sostanza”. cit. Le banche popolari nel sistema delle società cooperative. p. 1996. 1993.incorporati dalle azioni anche in caso di mancato acquisto della qualità di socio. cit. 1984. dir. Milano.. con nota di commento di G. che conferirebbero un particolare carattere democratico a questo tipo di organizzazione (così L. Bologna. PIPITONE. voce Banca popolare. Altri. 2001. in ogni caso. p. Padova. Trib. cit.. a cura di Belli. I. 477. di cred. borsa e tit. G. vol.riconducibile al periodo intercorrente tra la costituzione della Banca Popolare di Lodi avvenuta nel 1864 e l‟entrata in vigore del codice di commercio del 1882 . 27 . p. Napoli. I. in Banca. tra l‟altro. Altri ancora che nelle banche popolari sarebbe solo possibile ravvisare una mutualità di tipo “strutturale”. p. decr. p. p. mancanza di obblighi di operatività in prevalenza a favore di soci. L’ordinamento bancario3. G. M... infine. ed a detta di alcuni Autori anzi errata. p. G. A.. borsa e tit. RESCIGNO. possibilità di quotazione delle azioni nei mercati regolamentati. in Banca. in Riv. Le Banche popolari e l’organizzazione cooperativa delle società per azioni.il panorama delle popolari si mostrava assolutamente diversificato. 3 novembre 1992. decr. peraltro. con nota di commento di PELLEGRINI. II. MARASA‟. 1628). R. GAMBINO. 1996. TARZIA. che in conseguenza di una sostanziale “neutralità causale” le banche popolari andrebbero qualificate a seconda delle concrete previsioni del loro statuto. 229 ss. DE PAOLIS. cit.. in Giur.) pienamente compatibili con l‟ipotesi di una partecipazione unicamente ispirata a finalità d‟investimento (8). 28. 7. diretto da Capriglione. MARANO. App. alcuni Autori hanno sostenuto che nelle banche popolari uno scopo mutualistico nella sostanza non sarebbe rinvenibile (G.. Porzio e Santoro. 18 ottobre 1995. Sulla trasformabilità delle banche popolari in aziende di credito ordinario. 2003. comm. il quale. Altri che lo scopo mutualistico in questo tipo di banche coesisterebbe con lo scopo di lucro (P. ovvero una mutualità conseguenza delle regole cooperative della variabilità del capitale. Il nuovo volto delle banche popolari. titoli di credito. 1994. che a partire dal giudizio espresso dal Ferri la connotazione mutualistica delle banche popolari è stata oggetto di un lungo dibattito che ha portato a valutazioni disparate ed a conclusioni tutt‟altro che univoche. Trasformazioni e fusioni. A poco a poco. Patroni Griffi. 374. COSTI. di cred. pp. 405. a cura di Ferro Luzzi – Castaldi. in Testo unico delle legge in materia bancaria e creditizia. anche il loro (8) Dal che l‟oramai famosissimo giudizio espresso da G. 337). I. 28. p. 529. in particolare. E così. M. p. Contento. CABRAS). La premessa secondo cui nei primi tempi di costituzione lo scopo delle banche popolari fosse improntato a chiare finalità mutualistiche è tuttavia discutibile. 444. nonché. che sottolinea come originariamente mancassero leggi speciali e che fin nella prima fase di attività . Commento all’art. 1008. Certo è. Commento all’art. 13. in La nuova legge bancaria. I. cit. in Società. La considera “errata”. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia2. etc. del voto capitario e dei limiti partecipativi. FERRI. La disciplina giuridica delle banche popolari e i modelli alternativi di banca. 1996. 323.. in giurisprudenza. D‟AMICO – M.

Le due anime e le diverse identità delle banche popolari nell’universo della cooperazione. operatività sull‟intero territorio.pwcglobal. Atti del convegno del 14 marzo 2005. ed in taluni casi addirittura con in ricorso al mercato borsistico. ha espresso differenti posizioni. in Banca impr. II. trattamento degli utili e eterogeneità della compagine sociale .com. n. sia sotto il profilo dei servizi e dei prodotti offerti alla clientela.per dimensioni. Napoli. rinvenendosi. frutto della coesistenza di banche popolari. che fa notare essere “difficile sostenere che l‟attività tipica di una holding risulti a servizio diretto delle esigenze dei soci”. 451 ss. 6349. p. V. da altre ancora unicamente contraddistinte da una sorta di mutualità “sociologica” volta al sostegno di particolari categorie di soggetti.modo di fare banca. n. 1997. op. 11. I. pp.si discostano completamente dal tradizionale modello cooperativo (un‟approfondita analisi della possibilità di distinguere le banche popolari a seconda delle relative previsioni statutarie è rinvenibile in D. . 89. molte di queste essendo infatti rimaste legate. in Società. da altre invece del tutto avulse da finalità mutualistiche.. una varietà di situazioni. App. per questo. 3011. alla tradizione mutualistica. per lo più orientate nel senso che nelle banche popolari il carattere mutualistico sarebbe assente o fortemente attenuato (cfr. e soc. a cura di Taverna. SANTOSUOSSO. sino al punto da imporre (secondo la tesi sostenuta da G. Da parte sua anche la giurisprudenza. in DeJure Giuffrè) (9) Spesso contraddistinte da un‟operatività diffusa a livello dell‟intero territorio nazionale. 18 ottobre 1995. pp. Cass. LAZZARI. Questa evoluzione non ha comunque interessato la generalità delle banche popolari. 174) la loro obbligatoria riqualificazione in banche di credito cooperativo. 594 ss)... in vario modo e con differente intensità. 1998./it. p. sia dal punto di vista dei sistemi di aggregazione. 8 gennaio 2007. cfr. rinvenibile in www. Il governo delle banche popolari e di credito cooperativo.potendosi in tal modo distinguere banche popolari nella cui operatività sono rinvenibili tutti i connotati della mutualità. PRESTI. si è in molti casi uniformato a quello degli ordinari istituti di credito. 1996. quali soprattutto quelle di maggiori dimensioni. La riforma delle banche popolari. 14 luglio 1997. sia di legittimità che di merito. in Giur. da altre infine che . comm.. in Giur. SALAMONE. i cui soci perseguono interessi del tutto assimilabili a quelli perseguiti dai soci degli ovvero a seconda dei particolari aspetti della loro operatività e del concreto atteggiarsi nei rapporti con i soci e la clientela. nonché in L. 1998. p. 5. p. (10) 28 . specie nelle banche popolari di maggiori dimensioni(9). cit. stante il diffondersi di un modello di banca popolare in veste di holding in cui la società cooperativa assume il ruolo di controllante di più banche costituite in forma di società per azioni(10). Cass. comm.

. 33. sminuendo l‟esigenza di un sistema ispirato a principi di partecipazione personalistica ed astrattamente democratica. 2001. poi casse rurali ed artigiane.. n. tomo I. miranti all‟introduzione di correttivi nella disciplina delle banche popolari. civ.u. pp. Superando la passata specializzazione operativa nei confronti dell‟agricoltura e dell‟artigianato. L‟evoluzione delle casse rurali fino a giungere alle banche di credito cooperativo ha conosciuto una serie di fasi intermedie contraddistinte – tra l‟altro – da un progressivo ampliamento dell‟oggetto dell‟attività di erogazione del credito. che prevedendo l‟erogazione del credito a favore anche dell‟artigianato ha determinato il passaggio dalle casse rurali alle casse rurali ed artigiane. poi ancora casse di credito cooperativo e fino a giungere all‟attuale denominazione(12)). CASTALDI . delle quali si farà cenno nel capitolo di chiusura. ha favorito un atteggiamento critico nei confronti dell‟opportunità del mantenimento. 26 agosto 1937. soprattutto a partire dalla XIV legislatura. NAPOLITANO. G. Originariamente consistente nella sola attività di erogazione “del credito agrario di esercizio”. 186. G.r. contraddistinto dalle regole di partecipazione (11) Questa situazione.b. Un ulteriore ampliamento si è avuto con il r. il loro modello organizzativo si presentava.a.. la loro nascita risale a subito dopo l‟approvazione del codice di commercio del 1882 e. di garantire una maggiore autonomia degli organi di amministrazione rispetto ai soci. 2012.. il primo ampliamento dell‟oggetto dell‟attività delle casse rurali si deve alla legge 25 gennaio 1934. il d. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia 2. Questo ambito operativo è stato infine confermato dal t. 656 ss. aver sede ovvero operare con carattere di continuità nel territorio di competenza della banca”. richiedendo a questi ultimi semplicemente di dover “risiedere. indipendentemente dallo scopo perseguito. n. 481/92 ha quindi stabilito per le casse di credito cooperativo l‟obbligo di erogazione del credito prevalentemente in favore dei soci. borsa e tit. Padova.. in Banca.c. 186 (t. G. dir. gradimento e limite al possesso azionario) in grado. 168 ss.. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia3. 259 ss. (Sul passaggio dalle casse rurali alle banche di credito cooperativo si vedano in particolar modo M. rispetto a questo tipo di banche. Atteggiamento critico che. I. pp. Credito cooperativo e testo unico delle banche.).). di fatto. 1994. tomo I. per quanto nessuna norma imponesse a questo tipo di banche l‟adozione di una particolare forma. pp.lgs. PELLEGRINI. con banche popolari legate al territorio ed orientate in modo da privilegiare lo scopo mutualistico.G. Per quanto riguarda invece le banche di credito cooperativo (in origine denominate casse rurali. 388 ss. in Riv. PRESTI. Padova. Commento all’art.ordinari istituti di credito (11) .d. diretto da Capriglione. OPPO. cui si deve l‟impiego dell‟attuale definizione di banche di credito cooperativo. p. (12) 29 . di cred. 1994. diretto da Capriglione. che ha consentito l‟erogazione del credito “a favore dell‟agricoltura”.u. Commento all’art. di un sistema di regole (prime fra tutte voto capitario. si è concretizzato nell‟avvio (a livello sia parlamentare che comunitario) di una serie di iniziative. Dalle casse rurali ed artigiane alle banche di credito cooperativo. 33.

4276. VI. 376 ss. II. 707.u. Invero. SENIN.r. Milano. è la legge 6 giugno 1932. 656. G. borsa e tit. 26 agosto 1937. 1960. 26 agosto 1937. Storia e ordinamento del creditoagrario nei diversi paesi. 1932. 1952.c. pp. che estendendo alle casse (13) Sulla storia delle casse rurali si vedano in dottrina G. in Enciclopedia del diritto (Giuffrè). La loro evoluzione strutturale procedeva. vol. Piacenza. A. voce Cassa rurale ed artigiana.). con il r. CUSA. tant‟è che.democratiche tipiche dell‟organizzazione responsabilità illimitata dei soci(13). con la forma in tal caso della società per azioni (restando tuttavia il socio responsabile per il pagamento dei debiti sociali per un importo indicato dall‟atto costitutivo comunque non inferiore al valore delle azioni sottoscritte). R. Tale disciplina veniva quindi modificata con l‟entrata in vigore del codice civile del 1942. I. n.. definendole “società cooperative in nome collettivo aventi per principale oggetto l‟esercizio del credito agrario”. poi con la legge 4 agosto 1955. L‟evoluzione dello scopo mutualistico delle banche cooperative è tracciata da E..introdotte dalla Riforma. Milano. It. Milano.c. pp. 289.Legislazione). COSTI. pp. che le annoverava tra gli enti preposti all‟erogazione del credito agrario. 455 ss.b. ACERBO.u. in Banca. n.d. 1929. pp. n.Storia .a. agli inizi. prendendo atto di questo modo di essere. 186 (t. (14) (15) 30 . 444 ss. Lo scopo mutualistico delle banche di credito cooperativo. la legge n. IDEM. tra l‟altro. in Nuovo dig. da ultimo modificato nel 2004 al fine di un coordinamento con le novità – delle quali si sta per dire . 656/1932 ne connotò la disciplina in termini prevalentemente mutualistici (a partire da questo momento mai più venuta meno(15)). nessuna norma imponeva il perseguimento di uno specifico scopo. oppure a responsabilità limitata. che stabiliva la possibilità da parte delle casse rurali ed artigiane di costituirsi come società cooperativa a garanzia illimitata. 565 è andato incontro a dei cambiamenti normativi prima con il r.. 2008.). D‟ANGELO. anche quando. GOBBI. II. in Studi Messineo. 1928. Le casse rurali (Principi . e poi ancora con il t. Roma. della connotazione in prevalenza mutualistica di questo tipo di banche. 1706 (t. P: GERMANI. La qualificazione giuridica delle casse rurali ed artigiane a responsabilità limitata. n. M. voce Casse Rurali e agrarie. a distanza di alcuni anni.r. Il movimento cooperativo di credito in Italia. Le casse rurali ed agrarie.. cooperativa nonchè dalla A dare atto di questa connotazione. cui si deve una loro prima organica disciplina(14) e che dava atto. di cred. FRAGALI.d. 1937. Torino. La cooperazione. 1933. TAMAGNINI. Bologna. Roma. gli statuti delle casse rurali sono stati sempre orientati in senso mutualistico. assumendo la veste della società in nome collettivo. U. n. già nella legge 23 gennaio 1887. Un‟affermazione normativa di questo tipo di aziende di credito è tuttavia rinvenibile molti anni prima. Lo scopo mutualistico tracciato dalla legge 6 giugno 1932. pp. L’ordinamento bancario3. 2001.u. Varese. 1098 ss.a. 1990. n.

considerando queste ultime come una categoria a parte (art. il quale. 40 ha per la prima volta affiancato le banche popolari e le casse di credito cooperativo ad esse riservando l‟esercizio dell‟attività bancaria nelle forme della società cooperativa.u.b. in una visione unitaria. accomunando le banche popolari e le banche di credito cooperativo sotto la dizione di banche cooperative. tale aspetto non è stato in alcun modo considerato dal legislatore.. Una conferma di quanto appena affermato. b)). il cui art. Per una visione unitaria di questi due tipi di banche deve invece attendersi il d. 5. 481/1992. consentiva la costituzione delle banche di credito cooperativo esclusivamente nella forma di società cooperativa per azioni a responsabilità limitata (art. ferma restando l‟applicabilità delle regole organizzative previste dalla disciplina della società cooperativa del codice del 1942. 33.lgs. il quale. la cui disciplina confluiva nel t. 2513 e 2514 del codice civile del 1942. la quale ha a suo tempo assimilato le banche popolari alle ordinarie aziende di credito e non alle casse rurali ed artigiane.b. 2.rurali ed artigiane la generale disciplina delle società cooperative. essenzialmente. lett. infatti. 481/92. e soprattutto il t. lett.u. quale impresa che svolge la propria attività sulla base di una struttura ispirata a regole di partecipazione egualitaria.b. il modo di essere delle casse rurali ed artigiane rimaneva invariato sino al d. se pur risalente nel tempo. è desumibile dalla classificazione dei soggetti bancari sottoposti alla vigilanza della Banca d‟Italia operata dalla legge bancaria del 1936-38. E‟ opinione del tutto pacifica quella secondo cui il voto capitario (una testa-un voto). faceva sì che le suddette casse assumessero la forma di società cooperative a responsabilità illimitata e limitata secondo quanto rispettivamente previsto dagli artt. che a sua (16) Vale la pena peraltro segnalare che.. ha proposto per le stesse una disciplina che le considera specie distinte di un medesimo genus (titolo II. con ogni conseguenza in termini di organizzazione e funzionamento.). f) ed annoverando invece le banche popolari nella categoria delle “aziende di credito in genere comunque costituite” (art. il modo di essere delle banche popolari e quello delle banche di credito cooperativo.u. per quanto compatibile con la legislazione speciale. A partire da questo momento. ad accomunare banche popolari e banche di credito cooperativo è. per molti anni. A fronte di queste loro profonde diversità. 5.della forma cooperativa.da parte di entrambe . l‟adozione cioè . nella comune accezione. l‟aspetto strutturale(16). se è vero – come è vero – che nessuna disposizione di legge ha mai affiancato. che da un punto di vista organizzativo la società cooperativa si connota.. E‟ noto.Le generali implicazioni dell’adozione del modello cooperativo sull’organizzazione della società. fra le quali primeggia quella del voto pro-capite(17). lgs. in forza del quale ciascun socio concorre alla formazione della volontà assembleare con un (17) 31 . capo V). t.

475. in Giur. Note sui principi di corporate governance e sulla riforma del diritto societario nella prospettiva delle società cooperative.volta rimanda alla cosiddetta doppia qualità del socio cooperatore. GENCO. 2004. il socio della società cooperativa possa incidere sulle decisioni assembleari in misura non dissimile da qualsiasi altro socio. a cura di Presti. dei limiti alla rappresentanza in assemblea. dovendo essere invece parametrato ad aspetti di tipo personalistico(18). L’assemblea. pp. In altri termini. CUSA. cit. 2538 c. ed in special modo al fatto che in queste ultime (a differenza di quanto accade nelle società lucrative. in Società cooperative. BALZANO. rappresenti la principale connotazione del modello cooperativo.c.in collegamento con talune altre regole del modello cooperativo. alla difficoltà di raggiungimento delle maggioranze per la convocazione dell‟assemblea su richiesta dei soci19). capace di differenziarlo più di ogni altro rispetto al modello della società di capitali: ex multis. E. p. 2004. A BASSI. Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici. tra gli altri. Commento all’art. Bologna. ciò dando giustificazione al fatto che il potere di interferire sull‟adozione delle scelte sociali prescinde dall‟ammontare del capitale investito. comm. ad esempio. in quanto tale governato in base al principio della formazione di una volontà collettiva nell‟ambito di organi sociali) e di un rapporto mutualistico (implicante invece il diritto di accedere a beni o servizi sulla base di un rapporto contrattuale che in modo diretto lega il socio alla cooperativa di appartenenza). 1988.. etc. da R. quali quelle dei limiti massimi di partecipazione. Padova. diretto da Schlesinger. del numero minimo dei soci. ovvero alla contemporanea titolarità di un rapporto associativo (con caratteristiche analoghe a quelle riscontrabili nel rapporto del socio della società lucrativa. – fenomeni di scarso coinvolgimento dei soci nella gestione unico voto indipendentemente dal capitale investito e dalla partecipazione posseduta. Milano. I. (18) La stretta connessione intercorrente tra scopo mutualistico e voto capitario è sottolineata. di fatto favorendo . Diritto commerciale. la regola del voto pro-capite sarebbe da mettere in relazione alle finalità che la società cooperativa persegue. in questo Capitolo la nota 24. 700. in Commentario del codice civile. Le Società. 302 nonché F. GALGANO. p. Oltre a far sì che. Per quanto ispirata a principi democratici. a cura di Marasà. p. anche quando in possesso di una partecipazione qualificata. 2000. nelle quali il socio mira alla remunerazione del capitale investito) l‟interesse del socio e la ragione della sua partecipazione alla compagine sociale si ricollegano a finalità di tipo anche mutualistico. in Le Cooperative prima e dopo la riforma del diritto societario. il voto pro-capite rende infatti difficoltoso l‟esercizio di alcuni diritti (si pensi. M. la regola del voto procapite non manca tuttavia di inconvenienti. V. p.. infra. 276 ss. (19) 32 . 544.

tuttavia. SCHLESINGER. Tale assimilazione si ritrova anche proposta da P.d. 6. in Giur. di cred. Gestione dell’impresa sociale e supervisione degli azionisti.. 203. 992. uno stesso interesse non è sempre riscontrabile nei soci delle seconde. Cooperazione di credito e Testo unico bancario.. Comm. dopo essere stata affermata da P. (21) 33 . anche in una prospettiva di raffronto dell‟esperienza italiana con la disciplina delle public companies nordamericane. Regole di corporate governance e banche di credito cooperativo. MARCHETTI.della società. p. public company è soprattutto rinvenibile negli approfondimenti svolti dalla dottrina con riguardo alla natura giudica delle banche popolari. per quanto l‟assenteismo dei soci consenta il governo dell‟assemblea con pacchetti modesti.. Milano. 1994. A. Le cooperative a mutualità prevalente. p. cit. I. mentre i soci di una public company sono in ogni caso interessati al buon andamento dell‟impresa ed al perseguimento di un positivo risultato economico. passim. in Quaderni di ricerca giuridica. sembrerebbero meno esposte al (conseguente) rischio di un sistema autoreferenziale. Il governo delle banche popolari e di credito cooperativo. BELVISO.. 1995. Infatti. Le banche cooperative.. le c. borsa e tit. TUCCI. nonché da G. Un rischio di autoreferenzialità dei managers accentuato nelle società cooperative più di quanto non si abbia nelle società lucrative è segnalato da U. le assemblee rimangono “pur sempre controllate non da dirigenti privi di legittimazione azionaria ma da azionisti titolari di pacchetti azionari di una qualche consistenza”. in cui gli amministratori possono più agevolmente beneficiare di un‟ampia autonomia e di una situazione di stabilità particolarmente accentuata (21). Banca d‟Italia. ove si osserva. in Contr. in Banca. 2007. p. 1993. 168. per taluni profili assimilabili a quelli riscontrabili nelle società ad azionariato diffuso. 2003. in Riv. le cui attenzioni al risultato di gestione tanto più si attenuano quanto più effettiva è la connotazione mutualistica dell‟impresa. comportando lo scopo mutualistico una naturale limitazione delle aspettative di distribuzione di un utile. a meno che il lancio (20) Il raffronto tra la società cooperativa ed il modello della c. 2001. e impr. p. p. è poi stata sostenuta dall‟Associazione nazionale tra le banche popolari. ove si sostiene l‟incongruità dell‟assimilazione della posizione di particolare autonomia degli amministratori di una società cooperativa rispetto a quella degli amministratori di una public company. 82. soc. p. lì dove il controllo di una società ad azionariato diffuso può sempre essere oggetto di acquisizione non amichevole tramite il lancio di un‟offerta pubblica di acquisto. tra l‟altro. Queste ultime. L‟assimilazione di queste ultime alle public companies.d. CAPRIGLIONE. MARASA‟. Osservazioni sulla riforma della disciplina delle azioni di banche popolari. questo meccanismo di acquisizione del controllo non può invece (a causa del voto capitario) funzionare ove si tratti di società cooperative. Inoltre. 19 nonché G. PRESTI. Contra F. public company (20). che nelle società lucrative. Per una generale analisi dei profili di accentuata autonomia degli amministratori delle società ad azionariato diffuso. v.

in nota 27 del Capitolo Quarto. ostile. hanno (22) In altri termini. che prevede il computo dei quorum in considerazione del “numero di voti spettanti ai soci”.c. 18214 del 9 maggio 2012.f. t. dato il numero inevitabilmente elevato dei soci (23). Per quanto riguarda le prime. a quale criterio dover fare riferimento (cfr. 277. anche infra. a ciascun socio spettando un solo voto salvo l‟eccezione delle persone giuridiche.c. l‟assenso degli amministratori.dell‟offerta pubblica di acquisto non venga condizionato all‟adozione da parte dell‟assemblea dei soci di una delibera di trasformazione della società cooperativa in società per azioni(22). v.a. dovendo altrimenti scontare difficoltà pratiche che. in caso di lancio di un‟offerta pubblica di acquisto. 125 t. in concreto. è stata interessata da (23) (24) (25) 34 . 1. tra l‟altro con riguardo all‟ipotesi di cui all‟art. nel qual caso la convocazione rappresentava un obbligo. BONFANTE. 2367 c.f. passivity rule (25). comma 1.u. 2367 c. Tale ultima diversità. per le società non quotate. una società cooperativa non può essere fatta oggetto di o. consentendo però agli amministratori “nell‟interesse della società” di non procedere alla convocazione.. p.. disciplina la convocazione dell‟assemblea su richiesta dei soci distingendo a seconda che le società facciano ricorso o meno al mercato del capitale di rischio. n.c. La questione è divenuta più complessa con la previsione del voto plurimo per i soci finanziatori. c. Con la Riforma l‟art. V. Per le società quotate l‟art..u. 2538.f. salvo che la richiesta non provenisse da un quinto dei soci. cit. 11971. 2367 c.p. Prima dell‟introduzione della figura dei soci sovventori questo criterio (del numero dei voti spettanti ai soci) corrispondeva di fatto a quello del numero dei soci. 125 t. che prevedeva la richiesta da parte di un numero di soci rappresentanti almeno un quinto del capitale sociale. rimangono di non poco conto.d. 104 del t.. La nuova società cooperativa. ed in special modo il ridimensionamento della c. che propende per un criterio di rapporto al numero dei soci). e quindi con un numero di soci non inferiore a 500 (v. richiedeva invece la percentuale del dieci per cento del capitale sociale. per come modificato dalla delibera n. l‟obbligo cioè degli amministratori delle società italiane quotate nei mercati regolamentati..). è richiesta la domanda da soci che rappresentino il venti per cento del capitale sociale. G. dall‟art. tuttavia. 2-bis del regolamento Consob del 14 maggio 1999. 5° comma.f. art.c. Nel caso delle società cooperative questa disciplinava va integrata con quanto stabilito dall‟art. La disciplina dell‟offerta pubblica di acquisto di azioni si applica infatti alle società emittenti titoli in maniera diffusa tra il pubblico (art. è stato abrogato e l‟art. da un punto di vista pratico sembrerebbe venuta meno. La disciplina della passivity rule contenuta nell‟art.u. per cui ci si è chiesti. il lancio di un offerta pubblica di acquisto di una società cooperativa presuppone. di non contrastarne gli obiettivi. lett. Per le seconde la percentuale è stata ridotta dal venti al dieci per cento. sino a quando mantiene la propria forma. esclusa la preesistente facoltà degli amministratori “nell‟interesse della società” di non procedere alla convocazione. Equivalendo ciò a dire che. nonostante le novità della Riforma(24).u. e ciò in quanto la nuova disciplina dell‟offerta pubblica di acquisto. In passato la convocazione dell‟assemblea da parte della minoranza era disciplinata.

lgs 146/2009 ha quindi ristabilito la regola della passività. n. in Scritti giuridici . il potere degli amministratori di condizionare il buon esito dell‟offerta.d. n. essendo stato in particolar modo sottolineata la necessità di ricondurre l‟essenza del fenomeno cooperativo al suo imprescindibile fondamento contrattuale. In ogni caso. 104 t. vol. cit. 27/2010. In particolare. il decreto anticrisi ha mirato a far sì che potessero essere le società stesse a decidere se essere contendibili o meno. Questo orientamento è stato in seguito molto criticato. L‟ulteriore modifica dell‟art.u. 2008. prima da parte del d. decreto anticrisi ed in ragione della particolarità del momento economico . in Giur.di molto accresciuto. L‟ultima modifica dell‟art. e facendo comunque salva la facoltà di disapplicazione a condizione di reciprocità. 495 ss).f.lgs. A questa prima modifica faceva seguito.lgs. 1992. p. I..lgs. 104 t. che muovendo da una nozione di mutualità intesa come gestione di servizio rinveniva nella possibilità di ingresso di nuovi soci l‟espressione del rapporto funzionale tra società cooperativa e gruppo sociale sottostante.f. L’essenza della società cooperativa e gli studi recenti. 35 . Tale derivazione viene tradizionalmente ricollegata alla posizione espressa da P. la regola della passività. decreto anticrisi). ad opera del c. poi da parte del d. In occasione del primo intervento di modifica. 19 novembre 2007. 27.Diritto delle società. OPPO. 185 (c. Legiferare per “illusione ottica” OPA e reciprocità italiana. Padova.d. 146. p. che consentendo di modificare la compagine societaria senza che l‟ingresso e l‟uscita del socio comporti una modifica dell‟originario contratto sociale(26) permette agli amministratori di esercitare un certo controllo dell‟ingresso(27) e dell‟uscita(28) dei soci. alle società veniva concessa la facoltà di derogarvi a condizione di reciprocità. G. 229.). Demandando quest‟obbligo ad un‟eventuale clausola statutaria. ferma restando la regola della reciprocità.che aveva fortemente ridotto il livello di capitalizzazione in borsa facilitando la contendibilità delle società . 25 settembre 2009.. veniva modificata allo scopo di ovviare al differente grado di contendibilità delle imprese assicurato dalla legislazione nazionale degli stati membri. t. 104. quali in particolare la regola della porta aperta. ad accentuare il rischio di un sistema autoreferenziale sono anche altri aspetti della disciplina delle società cooperative. operata dal d. p. comm. II.u.f. 27 gennaio 2010. 240). 29 novembre 2008. che non consentirebbe di desumere l‟esistenza di un rapporto tra società cooperativa e categoria ad essa sottostante (cfr. nel caso cioè in cui nel proprio ordinamento l‟offerente non risultasse a sua volta soggetto alla medesima regola (dubbi sulla legittimità di questa disciplina sono stati espressi in dottrina da M. una serie di modifiche. traspositivo di direttive comunitarie.u. 551. consentendo tuttavia agli statuti di derogarvi in tutto o in parte (art.lgs. VERRUCOLI. 104-ter t.). ed infine dal d.. n. ai sensi della quale la passività non si applica se nel proprio ordinamento l‟offerente non è a sua volta soggetto alla medesima regola (art.u. n. operata dal d. anche nelle società in forma di società per azioni. (26) Il principio della porta aperta viene solitamente considerato come una diretta implicazione dello scopo mutualistico. voce Cooperative. ha invece solo riguardato le modalità di pubblicazione dell‟avviso di convocazione delle assemblee. pur confermata. poi ancora ad opera del d.l‟eliminazione dell‟obbligo di passività.l.f. LAMANDINI. comma 1-ter.

in Le Cooperative prima e dopo la riforma del diritto societario. Una compiuta analisi della disciplina. a cura di Marasà. in Il nuovo diritto delle società.lgs.c. Padova. 328 ss. 2004. 2004. pp. Commento all’art. in Trattato di diritto civile. pp. in uno a tutti i precedenti altri aspetti.. 2529 c. in Società cooperative. BONFANTE. Per un commento a seguito delle modifiche introdotte dal d.G. in caso di recesso. 2500 ss. in Le Cooperative prima e dopo la riforma del diritto societario (a cura di G. che permettendo agli amministratori di interferire sull‟assetto societario mediante trading sulle azioni della cooperativa che amministrano (29). Presti. vol. A. Milano. Bonfante. La circolazione della partecipazione sociale. Per un commento degli aspetti generali e delle novità introdotte dalla Riforma in merito all‟applicazione del principio della porta aperta. dell‟acquisto di azioni proprie da parte di una cooperativa è rinvenibile in L. (28) (29) 36 . G. Bologna.. 2528 c. Bianchi. pp. la pronuncia di gradimento per il trasferimento della partecipazione. 1971. contribuisce. Il governo delle banche popolari e di credito cooperativo. cit. Padova. è la disciplina dell‟acquisto e del rimborso delle azioni proprie. in ogni caso ed indipendentemente dalle finalità in concreto perseguite. Il principio della porta aperta. Cagnasso e Montalenti. etc.. in Società cooperative.c. diretto da Marchetti. IV.: poteri. di valutare. (27) Mediante il diritto di esprimersi riguardo alle domande di ammissione a socio... 2528 c. l‟articolo “Bpm. pp. in Il nuovo diritto delle società. l‟esistenza dei relativi presupposti. a cura di Maffei Alberti. cit. precedente la Riforma.. IDEM.G. apparso sul Sole 24 del 28 novembre 2007. pp. Cagnasso e Montalenti. commentario diretto da Cottino. PRESTI. a cura di Maffei Alberti. Commento all’art. in Riv. IOCCA. Padova. BUTTARO. salvo che lo statuto non attribuisca tale competenza all‟assemblea. all‟idea di un modello organizzativo in grado di favorire. IOCCA. 2529 c. CHIEFFI. IDEM. p. Commento all’art. 2738 ss. CHIEFFI. invece.Ad assumere rilievo. infine. 1988. 42. pp. 2005. Commento all’art. 2004. Padova. Le Società. Commento all’art.16% del capitale della Banca Popolare di Milano). 723). M. p. commentario diretto da Cottino.. vol. 365 ss. A. Marasà). IV. ad esempio. 721 ss. questi ora menzionati. 2004. ove espressamente si ipotizza “l‟utilizzo della clausola di gradimento per impedire l‟iscrizione a libro soci” di un fondo titolare del 2. in Il nuovo diritto societario***.c. Bonfante. CALLEGARI. a cura di Presti. 2528. la determinazione dell‟ammontare del sopraprezzo. in Il nuovo diritto societario***. p.. 2529 c. Mediante il diritto di deliberare. il rischio del cui impiego strumentale è testimoniato dalle polemiche che talvolta hanno fatto seguito al relativo esercizio (e vedasi. in Commentario alla riforma delle società. rappresentando un elemento di carattere organizzativo identificabile nella variabilità del capitale sociale e nella previsione di un numero minimo di soci (G. ispezione di Bankitalia”. 2005. 241 ss. Ghezzi e Notari. a cura di Vassalli. Torino. 153. v.c. 2509 ss. Bologna.. 6/2003. Secondo un differente orientamento.. etc.c. soc. l‟esclusione del socio. FERRI. pp. A sottolineare quest‟aspetto è soprattutto G. 255 ss. pp. la regola della porta aperta sarebbe del tutto indipendente dallo scopo di mutuo. Commento all’art. M. si vedano M. pp. a cura di G. 2725 ss.. L’acquisto delle azioni proprie nella cooperativa. 2006.

p. una volta eletti. Fondamenti teorici della corporate governance e comportamento delle banche popolari. PRESTI. Il credito cooperativo in Italia: realtà e problemi. 341 ss. bensì democratico. in Coop. cit. derivato cioè da maggioranze assembleari che tenevano conto del capitale investito dai soci favorevoli. Un‟efficace descrizione dell‟astratta idoneità del modello cooperativo a favorire un sistema di potere degli amministratori è rinvenibile nell‟opera. derivato cioè da maggioranze assembleari che tenevano conto del numero dei soci favorevoli. COSTI. PADOA SCHIOPPA. realisticamente serviva a riservare.. pp. postuma ed incompiuta. 152 ss.Le implicazioni dell’adozione del modello cooperativo nelle società operanti nel settore del credito. e rinforzare il consenso intorno alle loro persone”.. comm. poi anche. BELVISO. ove il compianto Maestro ricorda come storicamente il modello si sia prestato “a dar vita. Cooperazione di credito e Testo unico bancario. 3. credito. come pure la variabilità del capitale. A. La situazione descritta al § che precede interessa anche il settore della cooperazione di credito.. 227. F. 350. 268. pp. 5. 1979.unige. Le banche popolari e l’organizzazione cooperativa della società per azioni. ove con riferimento al grado di stabilità dei managers delle banche cooperative si fa notare che il turnover del management bancario è tendenzialmente più basso nelle banche cooperative rispetto a quello riscontrabile nelle altre categorie di banche. p... p. con specifico riguardo alla situazione delle società cooperative operanti nel settore della grande distribuzione. in corso di pubblicazione in Quaderni di giur.un‟accentuata autonomia rispetto alla compagine sociale e.. favori ai soci che li avevanio eletti. p. Un simile sistema portava a rendere autocratico il potere degli amministratori. gli amministratori erano in grado di dispensare. Assetti proprietari dell’impresa bancaria. Dati statistici al riguardo possono leggersi in G. SCHIUMA. 21. Scopo mutualistico e capitale variabile. 2/2005. evidenziando (31) (32) 37 . attraverso la gestione dell‟impresa sociale. 143 (secondo la numerazione della prima bozza di stampa). 1996. di U. SEGHEZZA. cit. PITTALUGA . L. a un sistema di potere degli amministratori. più che servire ad assicurare agli interesssati in possesso dei requisiti statutari il diritto di entrare a far parte della società. V. Le cooperative a mutualità prevalente. in Coop. la formazione di realtà governate da “professionisti della cooperazione”(30). La cooperazione di credito nel quadro della riforma della legislazione cooperativistica. MORELLI . p. a cura di Bucci e Cerrai. tanto più perché. agli amministratori il potere discrezionale di ammetterli. R.. credito.P. cit. come era nelle società commerciali.E. 1997. 9 ss. riducendo le competenze delle assemblee sociali. La stessa “porta aperta”. T. che le cooperative (30) In questi termini. rinvenibile in www. CAPRIGLIONE. cit.it. G. e anche per questa via il potere di controllare la compagine sociale. in La riforma della legislazione sulle cooperative. p. Milano. che non era. per taluni profili acquisita anche da un punto di vista statistico(32). in Working paper n. PORTA. plutocratico.. rappresentando opinione diffusa(31). nelle società cooperative di grandi dimensioni e a larga base sociale. U. BELVISO. pp. con essa. Il governo delle banche popolari e di credito cooperativo.

mentre negli ordinari istituti di credito il solo interesse perseguito dai soci. b) indice di turnover dei CEO calcolato con riferimento a tutte le banche = 13. riguarda la la tabella di turnover i seguenti valori: a) indice di turnover dei presidenti del consiglio calcolato con riferimento a tutte le banche = 13. (33) Riferendosi alla quale è diffuso l‟impiego dell‟espressione “autoreferenzialità”. Aspetti sociologici e di gestione delle casse rurali e artigiane. SCHENA . C.Le implicazioni dello scopo mutualistico Iniziando dagli aspetti interni. in Credito Coop. Associazione nazionale delle banche popolari..9%. Banche di credito cooperativo: assetti societari e di governo. 3. C. Invero. n. pp. 19. per la capacità di assicurare alle proprie strutture di governo una particolare indipendenza rispetto ai soci e. ad influenzare questi ultimi è sopratutto la specificità dello scopo che le cooperative di credito sono chiamate a perseguire. La corporate governance nelle banche popolari. d‟iniziativa dei senatori Pedrizzi ed altri. n. 38 . che in termini gestionali significa che le banche cooperative.bancarie si contraddistinguono. 44 ss. aa) indice di turnover dei presidenti del consiglio calcolato con riferimento alle sole banche cooperative = 10. 7%. Le banche popolari italiane. 1998. Quaderni di ricerca. ove si dà atto di una permanenza media in carica nei consigli di amministrazione delle banche cooperative di 7 anni a fronte dei 5 anni rilevati nelle banche costituite in forma di società per azioni. IDEM. tra l‟altro. non equivale però ad un giudizio di preferibilità della forma della società per azioni rispetto a quella della società cooperativa. 1989. 1997. SCHENA TACCHI. Dati meno recenti sono inoltre rinvenibili in D. pp. 1998.1 . con questa.9% (dovendosi peraltro sottolineare che l‟indice calcolato con riferimento a tutti i tipi di banche. un grado di autonomia e di permanenza in carica maggiore rispetto a quello delle banche costituite in forma di società per azioni. seppur in un‟ottica di continuità aziendale.R. 12. Il dato statistico della maggiore permanenza in carica degli amministratori si ritrova inoltre menzionato nel disegno di legge del 30 luglio 2002. dovendosi prima considerare le (ulteriori) implicazioni che il modello cooperativo ha sul funzionamento di una azienda di credito e che investono tanto gli aspetti interni (riguardanti cioè i rapporti tra i diversi organi della società) quanto quelli esterni (ovvero dei rapporti della società con i terzi). 1657. Roma. n. comprendendo le stesse banche cooperative. 40 ss. supplemento. DI SALVO. sono soggette a maggiori rischi d‟inefficienza. MASCIANDARO. Questa constatazione. in ragione di una tendenziale minore responsabilizzazione dei suoi organi33.. è a sua volta condizionato verso il basso dal dato relativo a queste ultime). in Lettere Censcoop.3% bb) indice di turnover dei CEO calcolato con riferimento alle sole banche cooperative = 10. ed in primo luogo dai rapporti tra amministratori e soci. in Bancaria.

Cass. 1959. G. p. condizioni più vantaggiose di quelle di mercato34. negli scambi (c. dir. cit. in Trattato di diritto civile e commerciale CicuMessineo. n. TATARANO. “gestione di servizio” è opinione che trova pacifiche conferme tanto in dottrina (v. L’impresa cooperativa. ma per la volontà di non delimitare le potenzialità di un fenomeno in evoluzione. 1988.. p. p. in questo. in Foro It. cit. civ. in Riv. BONFANTE. 57. in Commentario diretto da Scialoja e Branca.. 3.1 . in relazione a ciascuno dei due tipi di cooperative di credito..d.remunerazione dell‟investimento finanziario. Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici. tra le altre. (35) 39 . Imprese cooperative. 369. con la conseguenza che la condotta degli amministratori può ritenersi corretta purché volta a massimizzare. almeno nel medio-lungo termine. e così scrivendo lasciava intendere che compito dell‟impresa cooperativa fosse quello di assicurare ai soci. si riteneva. Va da sé. OPPO. non proponeva alcuna definizione dello scopo mutualistico. mutualistici) con la società. si rende necessario prima chiarire quale rilievo e quale significato lo scopo mutualistico assume. in grado.1. che per comprendere in che modo e sino a che punto queste finalità condizionano (o comunque. non per dimenticanza. Il codice civile. U. dovrebbero condizionare) queste scelte. delle società cooperative in genere e delle cooperative di credito in particolar modo. la Riforma ha contribuito a superare non poche delle passate incertezze. in generale. A. Cfr. prima della Riforma Al momento dell‟emanazione del codice civile del 1942. in concreto. 2000. 2007. Bologna. 1984. 9513. p. 270. e questo.. MARASA.. p. l‟utile di esercizio nonché. 3. G.d. Le società senza scopo di lucro. BASSI. 46) quanto in giurisprudenza (v. la Relazione a quest‟ultimo dava atto che lo scopo mutualistico consistesse nel “fornire beni o servizi od occasioni di lavoro direttamente a membri della organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero dal mercato”. 1999. nelle banche cooperative la partecipazione del socio si ricollega invece (salva la possibilità di perseguire anche uno scopo di lucro) a finalità di tipo mutualistico. dovrebbero tener conto in occasione di ogni loro scelta. p. il valore dell‟azione. G. tuttavia. di fatto. delle quali gli organi della banca. 2002. Milano. Milano. I.. 3285). G. di assumere differenti configurazioni(35) (34) Che questo tipo di mutualità si identificasse con la c. 8 settembre 1999. stando alle norme. valendo la pena subito dire che.Lo scopo mutualistico. I. tra gli altri. 18.BELVISO. Le cooperative a mutualità prevalente. p. L’essenza della società cooperativa e gli studi recenti.

in Finanziamento e organizzazione della cooperativa nella legge n. Milano. L‟approdo a queste idee non aveva peraltro esaurito l‟evoluzione del fenomeno. non riconoscevano differenti condizioni a favore dei primi. è ad esempio rinvenibile in G. condizioni migliori rispetto a quelle offerte dal mercato) (36). Pur applicando ai soci ed ai terzi le medesime condizioni. Milano. in queste ultime la mutualità era infatti ritenuta presente. op. MARASA‟. svolto con l‟affermazione di una mutualità basata sul collegamento con la categoria sociale di appartenenza (dal che l‟idea di una mutualità “sociale” al servizio anziché dei soli soci di tutti i portatori di un medesimo bisogno economico). ovvero. riservavano ai primi condizioni più vantaggiose. o anche solo sostenendo il settore della cooperazione mediante la contribuzione ai fondi mutualistici(38). indistintamente a tutti gli utenti. pp. nonché in V. calmierando i prezzi a vantaggio dell‟intera collettività. G. La società cooperativa. ult. si rinviene anzitutto in P. se pur intesa o quale semplice collegamento tra il gruppo di soci e la categoria sociale della quale il primo era emanazione (scopo di mutuo era in particolar modo ritenuto quello perseguito dalle società cooperative che. altre nozioni. Oltre alle società che agendo con i soli soci si caratterizzavano per una mutualità corrispondente appieno a quella descritta dalla Relazione al codice. 71 ss. rivolgendosi indistintamente ai soci ed ai terzi. pp. 59 del 1992. quale diritto di essere preferiti (se pur a parità di condizioni) negli scambi con la società(37). 402 ss. se è vero . cfr. Per un inquadramento del ruolo dei fondi mutualistici nell‟ambito della mutualità c. che menziona l‟obbligo della cooperativa di agire preferibilmente con i soci. 1958. non solo quelle che. soci e non. BUONOCORE. VERRUCOLI. ad essere considerate mutualistiche erano così. pp. E da questo. in una sorta di “escalation abrasiva” (39). agendo tanto con i soci quanto con i terzi. 1998.come è vero . L‟idea che i soci possano a parità di condizioni essere preferiti ai terzi. Diritto della cooperazione. potendo in caso contrario contestare l‟operato degli amministratori. (37) (38) 40 . I fondi mutualistici. 1997.. GIANNELLI. il (36) Il tentativo di superare l‟identificazione della mutualità con la gestione di servizio. p.. mano a mano. ma anche quelle che. si proponessero di offrire.che ad essere considerate mutualistiche erano poi state anche le società che si proponevano (magari anche solo asseritamente) di assolvere ad un un ruolo di tipo “sociale”. Bologna. a cura di Buttaro. cit. di sistema. 149 ss.d. 276.Tale mancanza aveva quindi consentito che alla nozione di mutualità proposta dalla Relazione al codice andassero ad aggiungersi. senza assicurare ai soci condizioni più vantaggiose.

all‟adozione cioè di un modello ispirato a regole di partecipazione egualitaria40. 19 ss. al suo posto. ult. cit. 2004. La riforma delle banche popolari. Lo scopo mutualistico. il diffondersi di un modello di banca popolare in veste di holding in cui la società cooperativa assume il ruolo di controllante di più banche costituite in forma di società per azioni(42)). p. etc. op. tra gli altri41. BUONOCORE. anzicchè come un astratto dover essere. 11. diritto di far valere i diritti patrimoniali incorporati dalle azioni anche in caso di mancato acquisto della qualità di socio. e precisamente della grande distribuzione. nel quale anche era emersa una certa tendenza a considerare la mutualità. 3. Le cooperative a mutualità prevalente.. LAZZARI. (40) (41) (42) 41 . Atti del convegno del 14 marzo 2005. mancanza di obblighi di operatività in prevalenza a favore di soci. si deve a V. 105. possibilità di quotazione delle azioni nei mercati regolamentati. il settore del credito cooperativo. Dopo aver perso buona parte della propria matrice mutualistica acquisendo. avevano infatti a poco a poco modificato il proprio modo di fare banca. e che tra le altre menziona le teorie che hanno ridotto la mutualità alla mera mutualità esterna se non addirittura ad un aspetto meramente organizzativo. segnalati. da U. Questa tendenza ad adattare la nozione di mutualità alle diverse situazioni rinvenibili nel mondo della cooperazione aveva riguardato. come già si ricordava. spesso uniformandolo a quello degli ordinari istituti di credito sia sotto il profilo dei servizi e dei prodotti offerti alla clientela. SCHIRO‟. (39) L‟espressione.. benefici e limiti. cit. le banche popolari. V. BELVISO. specialmente quelle di maggiori dimensioni. a cura di Marasà. in Le cooperative prima e dopo la riforma del diritto societario. Questo risultava evidente soprattutto nel caso delle banche popolari. cit. come una realtà da definire partendo dalle situazioni di fatto. p. è fornita da S. pp. connotazioni (sostanziale mancanza di limiti nella distribuzione degli utili. Emblematici sono al riguardo gli eccessi del settore delle cooperative di consumo. p. che con sentire negativo esprime l‟evoluzione del fenomeno mutualistico. a cura di Taverna.. sia dal punto di vista dei sistemi di aggregazione (stante. con giusto disappunto. Una sintesi dell‟evoluzione che ha interessato la nozione della mutualità.passo era divenuto breve per spingersi sino al punto di ridurre la mutualità ad un aspetto solo organizzativo. Padova. cui associare un certo tipo di condizionamenti.) pienamente compatibili con obiettivi di solo investimento.

1. l‟elaborazione teorica sembrava essersi allineata alla prassi. accolta dalla dottrina. G.2 .Lo scopo mutualistico della “nuova” società cooperativa (43) (44) Vedi supra. ai terzi44.) o esterni alla stessa (intervento dell‟autorità di vigilanza. ad ogni modo.u. Esclusa l‟esistenza di alcun diritto di accesso al credito da parte dei soci. l‟esperienza di tutti i giorni dava infatti conferma di un tendenziale impegno degli amministratrori delle banche di credito cooperativo ad evitare scelte gestionali immotivatamente a favore dei terzi piuttosto che dei soci. civ. a parità di condizioni. OPPO. 3. non significavano. in Riv. aver chiarito le pretese eventualmente spettanti al socio nei rapporti con la società né i rimedi di tipo endosocietario (ricorso ai probiviri. 34. lucratività e “economia sociale”.b.riguardante. addirittura compatibile con l‟ipotesi di una partecipazione unicamente ispirata a finalità d‟investimento(43) Di altro genere era invece la situazione delle banche di credito cooperativo. 468.u. e 35. di obblighi di operatività in prevalenza a favore dei soci (art. etc. la previsione di profili di territorialità (art.Muovendo da questa constatazione aveva quindi preso piede l‟idea della banca popolare quale società cooperativa contraddistinta da una mutualità sui generis. p. giudiziaria. comma 2. tuttavia. ai sindaci. e spec.) induceva a non mettere in discussione la loro diversità rispetto alle banche costituite in forma di società per azioni e la piena loro riconducibilità al settore della cooperazione. la specialità della cui disciplina . comma 2 t. 42 . 37 t. .b.) eventualmente esperibili in caso di immotivato rigetto della domanda di accesso al credito. Gli obblighi di operatività prevalentemente con i soci. come anche i limiti nella distribuzione degli utili. di uno scopo mutualistico implicante per gli organi sociali l‟obbligo di valutare con equo apprezzamento le richieste di finanziamento dei soci in una prospettiva di preferenza di questi. ciò collimando con l‟idea.u. non significava aver chiarito il significato dello scopo mutualistico dal punto di vista dell‟individuazione dei diritti (o comunque delle posizioni attive) spettanti ai soci nei rapporti con gli organi sociali.). Le banche di credito cooperativo tra mutualità. Questa piena riconducibilità. 35 t. dir. la nota 8. Anche in questo caso.b. etc. fondamentalmente. infatti. 1996. Cfr. il § 1 del Capitolo Secondo.) e di limiti alla distribuzione degli utili (art.

è segnalata. destinata ad esprimere la propria funzione sociale mediante la mutualità. dalle regole del voto pro-capite. Da un lato. BELVISO. presuppone infatti la (necessaria) presenza di profili di mutualità distinguibili. fiscali e non. retto dalle regole del codice civile. tenute al rispetto di una mutualità dai contenuti “evanescenti” (45). invece. In particolare. e dall‟altro le cooperative agevolate. e dalle disposizioni del d. 19. D‟altra parte.lgs. ha affidato al legislatore delegato il compito di rivisitare la materia della cooperazione distinguendo tra cooperazione costituzionalmente protetta. che lo scopo mutualistico (45) (46) Così G. c. op. approfondendo (47) 43 . 6/2003. cit. La distinzione tra società cooperative a mutualità prevalente e non. Il d.lgs. cit. che il legislatore delegato e` stato troppo arrendevole rispetto alle aspettative del mondo della cooperazione.. al suo posto. La stessa impostazione (dualista) è stata seguita dalla legge delega 366/2001 nel momento in cui. caratterizzate. della variabilità del capitale. da U. nella cui prefazione Amedeo Bassi ricorda che in questo suo lavoro “l‟Autore sostiene. da un punto di vista solo quantitativo47. senza mezzi termini. una ricostruzione unitaria del fenomeno cooperativo che ruota intorno allo scopo mutualistico quale connotato imprescindibile di ogni società cooperativa. 6/2003. che a ben vedere si risolveva nella limitazione della possibilità di perseguire finalità di lucro. La diversità di questa impostazione rispetto a quella della legge 366/2001 è tale da aver indotto dubbi di illegittimità costituzionale per eccesso di delega: v. applicabili alla generalità delle cooperative. introdotta dal d. e cooperazione costituzionalmente non protetta.La profonda diversità di situazioni descritta al § che precede rappresentava il naturale riflesso di un sistema cooperativo. sul punto. a seconda che prevalenti o meno. BELVISO. Scopo mutualistico e capitale variabile. dualista. . 10 L‟aderenza di questa impostazione al dettato costituzionale dell‟art.d.. ha capovolto questa impostatazione (dualista) proponendo.. 1577/1947 (meglio noto come legge Basevi). p. mediante il richiamo delle discussioni parlamentari della seduta del 2 agosto 2001 della Camera dei deputati. p. distinguendo tra funzione sociale della cooperazione e scopo mutualistico. che la riforma ha tradito lo spirito della legge di delega. ritenuta anch‟essa degna di far parte della cooperazione poiché in grado anch‟essa di esprimere una propria funzione sociale. cioè. l‟opera postuma di U. essenzialmente. dei requisiti dei soci e dei limiti di partecipazione. 45 Cost. La nuova società cooperativa. seppure non di tipo mutualistico(46). applicabili alle sole cooperative destinatarie di agevolazioni. ult. BONFANTE. cit.lgs. le cooperative non agevolate.. e che gli scarti tra legge di delega e decreto delegato potrebbero dare vita ad una ipotesi di incostituzionalita` delle norme vigenti“.

c.. mentre la società poteva essere chiamata a perseguire una funzione sociale. Adotta così una nomenclatura. sul piano della fattispecie. artt. A stare alla legge delega. poteva voler dire che lo scopo mutualistico era lo scopo di alcuni soci. non invece alle seconde”. le loro caratteristiche funzionali. Invero. che descriveva. a quanto è dato di sapere. secondo la numerazione della prima bozza di stampa). 25-26). con ciò sembrando voler dire “che le cooperative „diverse‟ potevano disattendere questo scopo. 2515 c. il decreto delegato. per il quale la riforma doveva «assicurare il perseguimento della funzione sociale delle cooperative. piuttosto che tipi diversi di uno stesso genere: beninteso a voler seguire le indicazioni del codice civile.c. a) del comma 1º dell‟art. 5. oggi dà una definizione di tutte le società cooperative. poiché la legge delega qualificava „cooperative‟ anche quelle „diverse‟ dalla cooperative costituzionalmente riconosciute. e perseguire uno scopo diverso”. 5 della legge delega.c. pp. e di tenere distinte le une dalle altre. nell‟art. che anche le cooperative „diverse‟ sono cooperative mutualistiche. Ben diversamente. con il nuovo art. e di tipi di società con riferimento a società. le cooperative „diverse‟ fossero cooperative non tanto per la specificità della loro causa. quanto per il tipo di organizzazione dei rapporti sociali (voto capitario. BELVISO. non distingue più tra cooperative costituzionalmente riconosciute e cooperative diverse. rimuovendo i dubbi (a parere di chi scrive. e nello stesso tempo. ad iniziare dall‟art.). che . emerge da numerose delle disposizioni introdotte dalla Riforma. 121-122.come si legge nella Relazione ministeriale che l‟accompagna intende voler dire. basata. Il legislatore. mentre “la causa delle cooperative costituzionalmente riconosciute poteva dirsi sufficientemente individuata dalla legge delega. e avere quindi una causa. in considerazione dello scopo mutualistico dei soci. dalle Centrali Cooperative. 2247 e 2249 c. dall‟art. nel distinguere tra funzione sociale delle cooperative e scopo mutualistico dei soci cooperatori. l‟Autore spiega come la legge delega avesse indicato al legislatore delegato “di tenere distinte le cooperative costituzionalmente riconosciute da quelle „diverse‟. 2511 c. non senza giustificazione) che la legge delega poteva sollevare. lett. anch‟esse comprese nel genere di società di cui fanno parte le cooperative costituzionalmente riconosciute” (pp.rappresenti un requisito comune ad ogni cooperativa. cit. richiedendolo alle prime. nonché dello scopo mutualistico da parte dei soci cooperatori». b). nella dettarne la disciplina. che non sempre si identificava con questo scopo mutualistico. comma 1º. oltre che sul capitale variabile. variabilità del capitale. le cooperative costituzionalmente riconosciute e quelle „diverse‟ finivano così con l‟apparire generi diversi di società. Le cooperative a mutualità prevalente. rispondere la disposizione della lett. infatti. 44 . ma solo alle prime imponeva una specifica causa. che stabilisce che “l‟indicazione di cooperativa non può essere usata da società che non hanno scopo opinioni già espresse (cfr. 2511 c.). ecc. e tuttavia dotate di un proprio modello organizzativo dei rapporti sociali (e v.. ispirata al solito. quelli cooperatori. che parlava (e parla) di società appartenente ad uno stesso genere con riferimento a società aventi una stessa causa. d‟altronde.c. sullo scopo mutualistico. la stessa legge si limitava a dire che le cooperative „diverse‟ erano diverse dalle cooperative costituzionalmente riconosciute... appartenenti ad un determinato genere. in base al quale “le cooperative sono società a capitale variabile con scopo mutualistico”. A questo modo di vedere sembrava. U. bensì tra cooperative a mutualità prevalente e cooperative diverse. che poteva essere quella stessa delle cooperative costituzionalmente riconosciute ma anche altra. Poteva al più intuirsi che. senza però aggiungere altro.

comma 1.c. che la mutualità della quale fa parola il codice civile non possa ridursi ad un semplice fatto organizzativo né identificarsi con la c. Pur non fornendo alcuna definizione della mutualità.). la possibilità nelle società che realizzano lo scopo mutualistico attraverso l‟integrazione delle rispettive imprese di attribuire il diritto di voto in ragione della partecipazione mutualistica (art. quelle che disciplinano la materia dei ristorni (artt. tanto singolarmente quanto nel loro assieme. attribuire alla mutualità i significati più disparati accomunando. (48) (49) U. la lettera dell‟art.c. comma 4. la possibilità da parte dello statuto di modulare 45 .c.. p. che prevede per gli amministratori ed i sindaci l‟obbligo di indicare nella relazione di accompagnamento al bilancio “i criteri seguiti nella gestione sociale per il conseguimento dello scopo mutualistico”.lgs. a tale conclusione inducendo.. 2521 c. 8 e art.c. 32 Rilevano sotto questo profilo il principio di parità di trattamento nella costituzione ed esecuzione dei rapporti mutualistici (art. 2516 c. c.d. mutualità esterna. Che ogni società cooperativa debba oggi contraddistinguersi per la necessaria presenza di un certo grado di mutualità. Non semba.mutualistico”. la Riforma ha infatti messo a disposizione una serie di elementi normativi che inducono a ritenere. Le cooperative a mutualità prevalente. quali ad esempio quelle che definiscono la mutualità prevalente (artt. e specificamente dell‟aspetto (strutturale) della variabilità del capitale48. comma 3. società con finalità talvolta estranee ai valori della cooperazione.c. BELVISO.. 2533. 6/2003 possa esser ridotta ad un semplice fatto organizzativo e strutturale. c. avrebbe però significato poco qualora fosse stato ancora possibile. che occupandosi espressamente degli aspetti strutturali. cit. 2. n. 2527. Con la Riforma questa possibilità sembra invece essere venuta meno. in particolare. Che la mutualità presa in considerazione dall‟attuale codice civile non si identifichi con la mutualità esterna è invece desumibile da una serie di disposizioni.c. dall‟art. 2521.c.). la rilevanza delle eventuali inadempienze del socio alle obbligazioni nascenti dal rapporto mutualistico quale causa di esclusione dalla società (art. 2538. 2545-sexies c.) e quelle che delineano la stretta interferenza tra lo scopo mutualistico e l‟organizzazione della società(49)..). comma 1.) la previsione che impone la menzione da parte dell‟atto costitutivo degli elementi qualificanti il rapporto mutualistico tra la società ed i soci (art. c. distingue quest‟ultimo dallo “scopo mutualistico”.c. anzitutto. come in passato. con ragionevole convinzione.) e dei requisiti per l‟ammissione dei soci “coerenti con lo scopo mutualistico” (art.c.). 2545 c. che la mutualità del d. 2512 e 2513 c. etc. 2511 c. che appaiono. in tal modo. n.

2542. p. F. 2511 c. cit.1. 2012. cit. G.Lo scopo mutualistico delle banche cooperative: impostazione del problema l‟elezione di uno o più amministratori e sindaci in considerazione dell‟interesse all‟attività sociale ed in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico (artt. con l‟ipotesi di una mutualità coincidente con la tradizionale “gestione di servizio” (50)). 2624 (che sottolinea l‟esistenza di un “consenso pressoché generale circa la configurazione dello scopo mutualistico come gestione di servizio con i soci e per i soci nella reciprocità delle prestazioni intercorrenti tra questi ultimi e la società”). Padova. Patriarca e Presti. vol. 3. Le società consortili con personalità giuridica: fattispecie e frammenti di disciplina. 190 ss. Si ritiene inoltre utile ricordare che il significato dello scopo mutualistico riverbera effetti su quello dello scopo consortile. PAOLUCCI. pp. Le società di capitali e le società cooperative. p. cit.c. 130.P. 46 . p. a cura di Benazzo. CALANDRA BUONAURA. in Riv. a seconda dei casi.c.. I profili della mutualità nella riforma delle società cooperative. in Manuali notarili. in Studi e materiali in tema di riforma delle società cooperative. i quali conseguono. CUSA. L. L. G. 13. S. Padova. in Il nuovo diritto societario fra società aperte e società private. Cera e Patriarca. p. CAVAZZUTI. Le nuove società cooperative.. SIMONETTI. in La riforma delle società. 3. Scambio e mutualità nella società cooperativa. IV. Innovazioni e persistenze (Studi in onore di Giuseppe Zanarone).F. Lo scopo mutualistico. TONELLI. CAPOBIANCO. 2511 c. 2003. p.. e 2543. CASALE. GENGHINI . Lo scopo mutualistico nel progetto di riforma delle cooperative.unicamente compatibili con l‟ipotesi di una mutualità interna alla società (e specificamente. p. Milano. BONFANTE. 2545 c. V. a cura di Genghini.. Torino. La mutualità dopo la riforma. comma 3.. PETRELLI.3 . 2005. La nuova società cooperativa. p. 398. 3 ss. BASSI. Cooperative e modellismo giuridico. 2004. F. Milano.). 88. collana di studi del Consiglio nazionale del notariato. Milano. Torino. a cura di Vella. not.c. IV. E. a cura di Sandulli e Santoro. a cura di Maffei Alberti.. 2005. 1264. vol. 2011. G. TRIMARCHI. p. 2511 coincide con quello di mutualità in senso tradizionale […] che comporta vantaggi economici per i soci. gli obblighi di relazione sulla gestione mutualistica in capo ad amministratori e sindaci (art. 2004. Principi generali della riforma delle società cooperative. PRESTI. in Il nuovo diritto delle società. E. 637 ss. Milano. a cura di Benazzo. 55. è sostenuta in dottrina da A.. Commento all’art. 2004. 26.). 32 (ove si afferma che “lo scopo mutualistico presupposto dall‟art. un risparmio di spesa o un aumento di retribuzione”). 2003. SCHIRO‟. Commento all’art. 33. p. Torino. come ricordato nel testo prevalente. pp. p. p. in Il diritto delle società oggi. ritenuto “una species del genus scopo mutualistico”: E. G. tomo II.c. in Società. in Gli statuti delle imprese cooperative dopo la riforma del diritto societario. La nuova mutualità nelle società cooperative. 2005. (50) Tale tesi. secondo la tesi prevalente. 2003.. pp. comma 2 c.

Inoltre. rispetto alle quali l‟art. commerciali o di servizi – finalizzate all‟inserimento lavorativo di persone svantaggiate (art.c. nella parte in cui prevedeva l‟inapplicabilità alle banche cooperative della Riforma. att. 1. ed in particolar modo della mancata menzione delle cooperative bancarie. n. da mutualità interna). e si tratta di una novità. tanto le cooperative sociali che svolgono attività di gestione di servizi socio-sanitari ed educativi (art. dal vecchio art. 6/2003 ha infatti confermato la regola in passato prevista dal vecchio art. non significa tuttavia che non possa aversi società cooperativa se non in presenza di questo tipo di mutualità. comma 1. tra le quali le cooperative bancarie. lett. c. rientrano nel novero delle cooperative agevolate indipendentemente dallo svolgimento della propria attività in prevalenza con i soci. La l. lett. (51) L'art. La ragione di questa differente formulazione. disp. 131-2. come visto. il problema del significato attribuibile allo scopo mutualistico in relazione all‟attività svolta da queste particolari società cooperative. comma 2. c. l. 12 novembre 2011. stabilendo. 111-septies. all‟art. precisa che le “cooperative sociali che rispettino le norme di cui alla legge 8 novembre 1991. (51). XVIII. differisce. stabilendo al riguardo la possibilità da parte della legge di prevedere la costituzione di cooperative destinate a procurare beni o servizi a soggetti appartenenti a particolari categorie anche di non soci(53). 2520. c. 223-terdecies.c. e fattispecie speciali (prive cioè di tale requisito). sono considerate. è ragionevolmente da ricollegare alla originaria formulazione dell‟art. pp. (52) (53) 47 . l‟applicabilità della generale disciplina codicistica nei limiti della sua compatibilità con la disciplina contenuta nelle leggi speciali52. ponendo.c. 381/1991).d legge di stabilità 2012) ha previsto la possibilità di costituire società tra professionisti anche in forma di società cooperativa. A CECCHERINI. l. indipendentemente dai requisiti di cui all‟articolo 2513 del codice.Che la Riforma abbia posto la mutualità interna al centro del fenomeno cooperativo. il d. vol.c. 381/1991). per il fatto che il primo fa generico riferimento alle cooperative regolate dalle leggi speciali mentre il secondo menzionava. Per salvaguardare la specificità di alcuni tipi di cooperative. 2007. c. ciò comportando che.c. 1. in Trattato di diritto privato diretto da Bessone. al successivo comma 2 ha affrontato il problema del rapporto tra la fattispecie cooperativa prevista dal codice civile (contraddistinta. Sul tema dell‟adottabilità della forma cooperativa per la costituzione di società tra professionisti. Le società cooperative. cooperative a mutualità prevalente”. quanto le cooperative che svolgono attività diverse . b. v. alcune cooperative regolate da leggi speciali. Torino. queste cooperative raramente annoverano tra i propri soci i destinatari dell‟attività stessa. disp. da un punto di vista formale. 2520. esemplificativamente. Il fenomeno che forse meglio esprime l‟ipotesi qui prevista dal legislatore è quello delle cooperative sociali.. 183 (c. prestando servizi a favore di categorie svantaggiate. 2517 c...lgs. tra l‟altro. la ragione di questo trattamento di favore dovendosi ricercare nel fatto che. industriali. att.agricole.c.. comma 1. 2517 c. n.. 381. a.

si tratta a questo punto di verificare se tenuto conto della speciale disciplina bancaria sia possibile rinvenire con riguardo alle cooperative di credito una forma particolare di mutualità(55). che stabilisce (54) Esprimendo questa disciplina. mutualità esterna. Tale disciplina. p. ad esempio.Nel suo complesso. Padova. 3. tra l‟altro. a condizione che a prevederla sia la legge(54).4 . Bologna. Impostato così il problema. fornita dal codice civile. F. in altre parole. o se invece gli ambiti di compatibilità della disciplina codicistica con quella bancaria non permettono di sottrarre le banche cooperative ai profili di mutualità interna previsti dal codice civile per la generalità delle cooperative. che afferma la non essenzialità della gestione di servizio riducendo il mutualismo ad aspetti strutturali e di “localismo”. Milano.1. 2004. p.(Segue): scopo mutualistico e disciplina contenuta nel Capo V del t. 2005. in Il nuovo diritto societario***. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia 3. 2012. comma 1. Commento all’art. 2520 c. in Studi e materiali in tema di riforma delle società cooperative. BONFANTE. G: MARASA‟. ad eliminare ogni incertezza in merito alla natura interna della mutualità è l‟art. qualora in una disciplina di settore si renda possibile rinvenire principi dai quali desumere una particolare qualificazione dello scopo mutualistico. Padova. 28. tra l‟altro. comporta quindi che. Problemi della legislazione cooperativa e soluzioni della riforma.. Come sembra fare. commentario diretto da Bonfante. t. banche popolari comprese.. Cooperative e legislazione speciale. Cottino. G. legittima. in termini di mutualità interna. in buona sostanza. 367. Commento all’art. p. non sono rinvenibili principi dai quali desumere una qualificazione dello scopo mutualistico diversa rispetto a quella del codice civile.c.. riscontrabile ogniqualvolta i destinatari dell‟attività sociale risultino i terzi anziché i soci. Nella disciplina contenuta nel Capo V del t. 2430. diretto da Capriglione. 2004. 17. in particolare. p. 3.u.u. PRESTI. La norma. p. (55) 48 . delinea la mutualità sia delle banche di credito cooperativo che delle banche popolari secondo aspetti che non consentono di metterne in discussione la natura interna. di ridurre la mutualità delle banche cooperative. cit. in Le cooperative prima e dopo la riforma del diritto societario. 35. G. PETRELLI.b. non consentendo.c.d. la c. quest‟ultima debba prevalere rispetto alla generale caratterizzazione. alla sola mutualità esterna.b. una sorta di riserva di legge che limita la possibilità di costituire cooperative senza mutualità interna ai soli casi espressamente previsti dalla legge: G. Cagnasso e Montalenti. Iniziando dalle prime. Cooperative e modellismo giuridico. l‟art. 2520 c. 348. pur evidenziando profili di originalità.u. CAPRIGLIONE.b.

t.u. 28. questo aspetto non basta ad escludere la natura interna dello scopo mutualistico.la pressoché integrale distribuzione ai soci dell‟avanzo di gestione. Con lo scopo mutualistico previsto dal codice civile non è incompatibile. tuttavia. comma 2. coordinandosi in ogni caso con l‟art. da 29 a 32 t. pur rilevando al fine di verificare il quantum di mutualità presente nelle banche popolari.b. In tali banche sono altresì riscontrabili. consente di fatto . che esplicita la connotazione localistica attribuendo allo statuto il compito di delimitare gli ambiti di competenza territoriale. anzitutto. profili di mutualità esterna. 32 t.. t. comma 2.b. la disciplina riguardante gli utili (art.u.u. gli aspetti di lucratività non sono incompatibili con la mutualità interna prevista dal codice civile. che destina gli utili residui “a fini di mutualità o beneficienza”. Invero. in aggiunta.b. che in presenza dell‟autorizzazione della Banca d‟Italia consente di mantenere la qualifica di prevalenza nonostante un‟operatività prevalentemente con non soci. Né assume rilevanza. dall‟art. conforme a quella prevista dal codice civile.. Senza sottendere una differente qualificazione della mutualità.in mancanza di obblighi di contribuzione in favore dei fondi mutualistici e di limiti di distribuzione di riserve all‟atto dello scioglimento . 37. desumibili dall‟art.. rilevando invece ai (soli) fini della qualificazione di prevalenza.u. 35.).espressamente che “le banche di credito cooperativo esercitano il credito prevalentemente a favore dei soci”.). questa previsione risponde infatti ad esigenze di “stabilità” e di “sana e prudente gestione”.b. nel richiedere che solo il dieci per cento degli stessi debba essere accantonato a riserva. avendo la distinzione tra cooperative a mutualità prevalente e non oramai chiarito che. in ogni caso. comma 2-bis. comma 3. la quale.u. t. anche riguardo a queste non essendo rinvenibili. autorizzare una operatività prevalente a favore di soggetti diversi dai soci. di questi profili di mutualità esterna.b. nella misura e secondo le forme di legge. al riguardo. La presenza. nulla toglie. principi per una messa in discussione dello scopo mutualistico nell‟accezione del codice civile. 37. 49 . per limitati periodi e per ragioni di stabilità. alla qualificazione interna dello scopo mutualistico. nelle disposizioni che le riguardano (artt. la circostanza che la seconda parte della stessa disposizione precisi che la Banca d‟Italia può. Le conclusioni non sono diverse per quanto riguarda le banche popolari. dall‟art. che assoggetta ad obblighi di contribuzione in favore dei fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

Milano. quindi. 1996.M. assume la disciplina contenuta nell‟art. nell‟individuare le norme del codice civile non inapplicabili a queste ultime. G.. 32. 346 ss.b.. al riguardo. infine. 150-bis t.. t.u. in La nuova legge bancaria. una mutualità del tipo previsto dal codice civile a favore di una mutualità solo esterna.u. Cfr. secondo le quali il decreto correttivo della Riforma avrebbe fatto “giustizia degli orientamenti più radicali (…) consentendo di affermare l‟esistenza di una mutualità interna – sia pure con caratteristiche peculiari – anche nelle banche popolari”. Commento all’art. I.. pp.u. p. Cfr. resta da solo aggiungere che neppure l‟art.. consente di (56) Cfr.b.DI BIASE. 2012. p.b. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia2. CASTALDI . dalla speciale disciplina bancaria non è possibile desumere particolari qualificazioni della mutualità delle banche cooperative. L. in passato.(Segue): norme del codice civile riguardanti la mutualità inapplicabili alle banche cooperative Se. quale elemento di diversità. c. La fusione di società cooperative. che non fissa requisiti di partecipazione demandandone la fissazione allo statuto. suggerisce di escludere. tomo I. Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia3. 2527. 397. non rinvenendosi nella disciplina in esame alcun aspetto a salvaguardia dei profili rilevanti dal punto di vista della mutualità esterna. 34. 31 t. comma 1. PELLEGRINI. 2012. nelle banche popolari. in Riv. D‟AMICO. 458. (57) (58) (59) 50 . p. né potendo assumere alcuna rilevanza. soc. Nulla poi. diretto da Capriglione. comma 2. Commento all’art. la previsione della (mera) possibilità di destinare gli utili residui a finalità di beneficienza ed assistenza (art. 28. MANCINELLI . “localismo” compreso..) 59. Banche popolari.c. non rileva la mancata previsione di requisiti soggettivi in capo ai soci per l‟ingresso in società. ed in realtà in linea con l‟attuale art. a sua volta. a cura di Ferro Luzzi e Castaldi. Padova. G.1.. Allo stesso modo.. da ultimo. RACUGNO. in passato invocata allo scopo di sottolineare una presunta diversità causale delle banche popolari(56) ed oggi invece in linea con la generale disciplina codicistica che oramai consente la trasformazione in società lucrative delle cooperative a mutualità non prevalente57. 3. cit.Nessuna rilevanza. da taluna dottrina(58) segnalata anch‟essa.5 . 232 Per un generale commento della disciplina della fusione e trasformazione delle società cooperative v. che agevola la trasformazione e la fusione eterogenea di una banca popolare da cui derivi una banca in forma di società per azioni.

2.c. determinandone i criteri..c. comma 2-bis. 2516. ne ha stabilito la facoltatività prevedendo.b. ha chiarito che il criterio della prevalenza riguarda il solo lato attivo dei rapporti bancari e non anche quello passivo.b. 2521. tra le norme ritenute non inapplicabili alle banche cooperative si rinvengono le disposizioni che. comma 1.2 di questo Capitolo Di queste disposizioni.mettere in discussione la riferibilità dello scopo mutualistico previsto dal codice civile (anche) alle banche cooperative. considera a mutualità prevalente le banche di credito cooperativo che rispettano i requisiti di mutualità previsti dall'articolo 2514 c.. la circostanza che nelle banche popolari l‟esercizio dell‟attività bancaria prevalentemente con i soci rappresenti un aspetto irrilevante. c. ed i requisiti di operatività prevalente con soci di cui all‟art. 2545 c. 2538.gli artt. 2533.). comma 2. t.ma per ragioni che con ogni evidenza esulano dalla tematica in discussione .u.u. Indicazioni per il calcolo della prevalenza a favore dei soci sono peraltro rinvenibili nelle Istruzioni di (62) 51 . 28. come anche il fatto che nelle banche di credito cooperativo la prevalenza sia sottoposta ad una speciale disciplina che sostituisce ai generali criteri previsti dall‟art. comma 4. n. L‟inapplicabilità di queste (sole) disposizioni non significa però che la mutualità interna prevista dal codice civile non riguardi le banche cooperative. ed invece incompatibili . 2513 c.c. Iniziando dal tema della prevalenza. delle quali l‟art. come visto60. non rileva ai fini della qualificazione del (60) (61) Al § 3.b.c. Sono state invece ritenute incompatibili con la speciale disciplina bancaria le disposizioni riguardanti la definizione dei criteri della mutualità prevalente. t. nonché quelle riguardanti i ristorni. 2527.. che l'atto costitutivo delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo può prevedere. prevedendo che “le banche di credito cooperativo esercitano il credito prevalentemente a favore dei soci”. sono state ritenute non incompatibili gli artt. appaiono orientate. 35 t.u. criteri di prevalenza del tutto particolari(62).1. come anche visto. delineando la stretta interferenza tra lo scopo mutualistico e l‟organizzazione della società. Quest‟ultimo a sua volta. comma 3. identificano nello scopo mutualistico un requisito comune ad ogni società cooperativa (art. comma 6. la ripartizione di ristorni ai soci secondo quanto previsto dall'articolo 2545-sexies c.. menzionate nella nota 49 che precede..c. al riguardo. 2511. L‟art.c. 150-bis. 2515 e 2545 c. nonché buona parte di quelle che. Invero. nel senso della mutualità interna(61). considerate in toto inapplicabili alle banche popolari ed alle banche di credito cooperativo sulla base di criteri del tutto particolari. 2542. comma 1. e 2543.

AGOSTINI. p. ciò risolvendosi in un fatto quantitativo che non comporta conseguenze dal punto di vista della qualità dello scopo perseguito. in Riv.b. 1). che rimane. per le ragioni già dette in nota 22 del Capitolo Primo. p..M. ai fini del computo. ROSSI. in Coop. sez. (64) Cfr. 1. e non obbligatorio come in generale previsto dal codice civile. 1134. di per sé. LEO. BASSI. che secondo quanto si avrà modo di meglio dire. questa facoltatività va letta alla luce della evoluzione che l‟istituto ha conosciuto negli anni(63). A. nelle banche di credito cooperativo la mutualità prevalente riveste profili di necessarietà.. cit. anche in termini di sana e prudente gestione. esplicita ed incondizionata (Titolo VII. non sembra incompatibile con la natura interna della mutualità la circostanza che nelle banche cooperative i ristorni rappresentano un elemento opzionale e facoltativo. che fa chiaramente emergere come nelle banche cooperative i ristorni assumono rilievo. l‟ammissibilità dei ristorni nelle banche cooperative era esclusa in quanto ritenuta incompatibile con il potere delle autorità di vigilanza di fissare le condizioni attive e passive delle operazioni(64). tanto nelle cooperative a mutualità prevalente quanto in quelle a mutualità diversa. dir.. in Riv.u. La legge sulle casse rurali ed artigiane e l’essenza della cooperativa. In altre parole. 371. l‟inapplicabilità alle banche cooperative della disciplina codicistica riguardante le implicazioni della quantità dello scopo mutualistico non comporta. Analogamente. 83. Nel vigore della legge bancaria del 1936. nonché E. 759 ss. (63) Sulla pratica dei ristorni nelle banche di credito cooperativo. pp. C. e cons.. l‟inapplicabilità anche di quella che ne delinea gli aspetti qualitativi identificandola con la mutualità interna. se dubbi potevano sorgere in passato. II.tipo di mutualità che le banche cooperative sono tenute a perseguire. 2004. danno rilevanza. III. p.. S. nel distinguere tra cooperative a mutualità prevalente e cooperative diverse. invece. cap. soprattutto con riguardo alle banche popolari. par. Invero. Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici. dopo che la Riforma. 1966. il medesimo. La riforma delle società e le banche cooperative. Le banche di credito cooperativo e i ristorni. 52 . Vigilanza. Anzitutto. civ. 2001. oltre che dal punto di vista della mutualità. Va ricordato inoltre che. cit. soc. COSTA. Con l‟entrata in vigore del t. 557. p. la questione non può invece porsi ora. alle attività di rischio “a ponderazione zero” nonché alle attività assistite da garanzia rilasciata dal socio della banca se personale. ha chiarito che le prime differiscono dalle seconde per il sol fatto di agire in modo prevalente con i soci. A. in dottrina. Mutualità e ristorni nelle banche di credito cooperativo. v.

388. il discorso deve a questo punto essere portato a conclusione verificando le implicazioni di questa mutualità sul rapporto banca/soci. potendosi anzi sostenere che.1. 12 del d.pur riconoscendosi l‟inesistenza di un impedimento di legge. 601/1973 ha ammesso in deduzione dal reddito le somme ripartire tra i soci sotto forma di ristorno. n. 53 . (65) Questo intervento della Banca d‟Italia è stato a sua volta seguito dalla predisposizione da parte di Federcasse di un “Regolamento assembleare sul ristorno”.r. l‟istituto è rimasto privo di pratica attuazione. del quale si dirà infra nel testo. e così sino al momento dell‟approvazione della legge 23 dicembre 2000. la mutualità delle cooperative di credito altra non può essere se non di tipo interno. Dovendosi pertanto solo desumere. 4 dell‟aprile del 2002. In ogni caso. proprio perché compatibile con il sistema (se pur facoltativo) dei ristorni. quale unica conseguenza della facoltatività dei ristorni.p. In particolare. che modificando l‟art.(Segue): conclusioni Detto così che il sistema di norme seguito alla Riforma riconduce (anche) le banche cooperative ai profili di mutualità interna previsti dal codice civile. b) la relativa liquidazione avvenga almeno per la metà mediante incremento della partecipazione sociale e non attraverso la retrocessione di importi monetari ai soci(65). che nelle banche cooperative i connotati della mutualità interna devono essere delineati secondo forme compatibili con la mancanza di obblighi di restituzione al socio di una parte del profitto maturato per effetto dei rapporti con i clienti-soci. A seguito di tale disposizione la pratica del ristorno ha iniziato infatti ad attrarre anche l‟interesse delle banche di credito cooperativo. la facoltatività dei ristorni non significa che gli stessi siano incompatibili con lo scopo che le banche cooperative devono perseguire. con il Bollettino di Vigilanza n.6 . la Banca d‟Italia ha richiesto che i ristorni da riconoscere ai soci debbano essere tali per cui a) il relativo ammontare non ecceda in ogni caso il limite del 50 per cento della quota di utile netto residuata dopo l‟accantonamento a riserva legale e la destinazione ai fondi mutualistici previsti per legge. inducendo la stessa Banca d‟Italia a talune precisazioni in considerazione del fatto che i criteri adottabili per l‟attribuzione “assumono rilievo ai fini della sana e prudente gestione della banca e pongono esigenze di trasparenza nei confronti della base sociale”. 3.

E questo. deve ritenersi. senza dare rilievo ai restanti servizi. e 35 t. data la pluralità di servizi offerti dalla banca. in particolare V. potendosi anzi da questo punto di vista argomentare l‟opportunità di una raccolta a tassi di mercato senza preferenze a favore dei soci(68).. Milano. (67) (68) 54 . che la predetta prevalenza sia circoscritta al solo profilo dell‟erogazione del credito. se si ammette. il quale. oltre che in relazione all‟erogazione del credito. 1984.2 del Capitolo Quarto. comma 2-bis. Profili funzionali ed operativi delle casse rurali ed artigiane.Invero. op. che la mutualità prevista dal codice civile si identifica con la nozione tradizionale della “gestione di servizio”.u. qualifica la mutualità prevalente ponendola unicamente in relazione all‟esercizio del credito. si potrebbe essere portati a ritenere che il vantaggio mutualistico non deve riguardare necessariamente l‟erogazione del credito. diviene inevitabile riconoscere l‟esistenza di un diritto del socio della banca cooperativa ad un vantaggio economico nella fase di erogazione del credito. sembra propendere per il riconoscimento di un diritto del socio ad un vantaggio mutualistico desumibile dal dovere del c. (66) Cfr. pp. 37 ss. 498 ss. Sezione III) 67. Peraltro. al riguardo quanto già accennato nella precedente nota 62 ed anche infra. A.d. SANTORO. nell‟ambito dei rapporti di deposito e degli altri servizi offerti dalla banca. Sennonché. e non quello (tipico delle realtà lucrative) ad effettuare investimenti remunerativi. cit. perlomeno con riguardo alle banche di credito cooperativo. ben potendo il socio realizzare vantaggi economici in altro modo. che.b.. ult.. sia perché dal punto di vista del socio di una cooperativa di credito l‟interesse che rileva dovrebbe ragionevolmente riguardante l‟accesso al credito. sia perché anche dal punto di vista della stabilità dell‟azienda ad assumere rilevanza sono gli impieghi e non invece la raccolta. come fa la dottrina prevalente. non rilevando invece la raccolta di risparmio. o in termini di minor costo ovvero di maggior guadagno. 28. V. A tal ultimo riguardo v. sia nella forma più frequente dei ristorni”) relativamente ai rapporti instaurati con la società. è il combinato disposto di cui agli artt. in relazione agli altri possibili rapporti con la banca66. capitolo I. è confermato in modo espresso dalle Istruzioni di Vigilanza (Titolo VII. pp. e dell‟assemblea di agire tenendo conto dell‟interesse del socio a conseguire un vantaggio mutualistico (“sia nella forma di minor costo o di maggior compenso. ad escludere che la mutualità delle banche cooperative possa essere apprezzata. tanto in relazione all‟erogazione del credito che nell‟ambito dei rapporti di deposito e degli altri servizi offerti dalla banca. il § 4.a. ROSSI. In realtà.

ed ammettendo che la mutualità del codice civile si identifichi con la nozione tradizionale della gestione di servizio. in questo Capitolo. Questa conclusione. la tesi che (69) L‟impostazione secondo la quale al socio di una cooperativa di credito dovrebbe essere riconosciuto il diritto di accedere al credito a condizioni di favore sembrerebbe in qualche modo anche accolto da parte dell‟Amministrazione Finanziaria nella sua recente Risoluzione 45/E del 7 maggio 2012. al legislatore sarebbe parso preferibile “espungere dalla definizione il riferimento alle condizioni di favore della prestazione mutualistica soprattutto perché si tratterebbe di un dato prevalentemente economico.). ad ”ogni momento di vita della banca” (ivi compresi. t. A tal riguardo. la conclusione sarebbe. 28. la necessarietà di una tendenziale mutualità di vantaggio non è messa in relazione unicamente all‟accesso al credito.b. nella Risoluzione 45/E si sottolinea che “La relazione di accompagnamento al codice civile evidenzia che „le società cooperative sono nettamente distinte dalle altre società in virtù del loro scopo prevalentemente mutualistico. ha sottolineato come. (70) V. nel dare risposta ad un quesito avente ad oggetto le condizioni richieste alle banche di credito cooperativo per accedere ai benefici fiscali. in modo generico ed omnicomprensivo. ammette però un‟alternativa. comma 2-bis. deve ritenersi. Quest‟ultima infatti. In altre parole.u. supra. bensì.b. che al socio di una banca cooperativa andrebbe riconosciuto il diritto ad accedere al credito a condizioni di favore69. quelli riguardanti l‟accesso al credito). 35.Rilevando quindi il solo aspetto riguardante l‟accesso al credito. Infatti. L‟erogazione di condizioni più vantaggiose da parte delle BCC deve tenere conto della necessità di non compromettere l‟esistenza stessa della cooperativa. Da tutto ciò dovendosi concludere “che la mutualità di vantaggio deve tendenzialmente sussistere” e che la sua mancanza non è di per sé idonea a determinare la revoca delle agevolazioni fiscali solo ”se transitoria e giustificata da ragioni economiche contingenti”. in considerazione del fatto che possono verificarsi periodi in cui la situazione del mercato o le condizioni economiche della cooperativa stessa non consentono di praticare condizioni di vantaggio ai soci”. in particolare. pur godendo di ampio consenso(70). la nota 50. e di operatività prevalente rinvenibili nell‟art. che in ogni caso andrebbe adattata tenendo conto della necessità di una messa a confronto delle aspettative di credito del socio con le esigenze di corretta gestione dell‟impresa bancaria. (che fa riferimento ai requisiti mutualistici previsti dall‟art. oltre alle condizioni espressamente richieste dall‟art.c. allora. consistente nel fornire beni o servizi od occasioni di lavoro direttamente ai membri della loro organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebeo dal mercato‟. ed inoltre perché la codificazione delle condizioni di favore potrebbe dare vita ad inammissibili pretese in termini di diritto soggettivo al vantaggio della prestazione. comma 1. la cui offerta in concreto dipende da variabili collegate all‟aleatorietà dell‟attività dell‟impresa”. intesa come applicazione in ogni momento di vita della banca di condizioni economiche più favorevoli ai soci rispetto ai clienti non soci ovvero rispetto alle condizioni presenti sula mercato”.u. E‟ bene tuttavia notare che nella Risoluzione in commento. 2514 c. t. 55 . a cura della Direzione Centrale Normativa dell‟Agenzia delle Entrate. è anche richiesta una “effettiva capacità della banca di garantire in via di fatto ai propri soci la realizzazione di una „mutualità di vantaggio‟.

non si identifica con la tradizionale gestione di servizio. a tal riguardo riconoscendo ai soci il diritto di contestare l‟eventuale operato contrario degli amministratori e. ove. sul punto. in alcune interpretazioni. di cred. in ogni caso. ribadendo un‟opinione già in passato ampiamente sostenuta. il quale. 149 ss).. sulla premessa “che il decreto delegato. le prestazioni per le quali (71) L‟attento studio del significato dello scopo mutualistico si deve ad U. tra gli altri. né vantare. conclusione... 1973. BUONOCORE. cit. Escludendo così. p. V. in Banca. 205. cit.. in ciò identificando la mutualità. in giurisprudenza. 8 settembre 1999.. preferendolo rispetto ai terzi. 1 ss. 123-128. nel senso che per ammettere una mutualità in termini di gestione di servizio occorrerebbe riconoscere un diritto dei soci agli scambi mutualistici (v. 3286.. che il socio di una cooperativa possa pretendere condizioni ed. borsa e tit. un trattamento più vantaggioso rispetto a quello di mercato. pp. quest‟ultima. (72) 56 . I. p. alcun diritto ad ottenere l‟erogazione in proprio favore dei servizi forniti. inoltre. in Riv. in Foro It. p. Sulla non diversa natura della casse rurali e delle banche popolari. 2511 c. G. ha ritenuto di poter ancora oggi identificare lo scopo mutualistico del codice civile con la semplice pretesa dei soci della cooperativa ad essere preferiti ai terzi. in generale. si afferma. G. in ogni caso. L‟idea di uno scopo mutualistico identificabile con la semplice pretesa dei soci ad essere preferiti ai terzi negli scambi mutualistici è discesa. all‟esito di un‟analisi anche storica dell‟evoluzione delle diverse forme di mutualismo. BONFANTE. p. 2000. ed ammettendo invece che egli possa solo fare valere una situazione tale per cui gli organi sociali sono tenuti ad orientare l‟attività dell‟azienda in modo da fargli conseguire.. n. che consdera i soci cooperatori portatori di uno “specifico interesse a che l‟attività d‟impresa sia orientata al soddisfacimento delle loro richieste di prestazioni”. Diritto della cooperazione. una parte della dottrina ha perciò dato rilievo. dall‟Autore poi anche ribadita nell‟opera incompiuta Scopo mutualistico e capitale variabile. identifica lo scopo mutualistico con la „gestione di servizio‟ ” (pp. 390). nonchè V. L. Cass. secondo la numerazione della prima bozza di stampa). 1959. in base a quest‟altra tesi. Le cooperative a mutualità prevalente. L’essenza delle società cooperative e gli studi recenti. 9513. dir. pp. cit. Imprese cooperative. BELVISO.identifica lo scopo mutualistico del codice civile con la tradizionale gestione di servizio è stata tenacemente criticata da un‟autorevole dottrina(71) che. che “non possono dirsi molto convincenti gli argomenti che si sono portati a favore della tesi che. BUTTARO..c. il diritto ad una società cooperativa organizzata in modo tale da garantirne la propensione verso i soci stessi (in argomento v. I. 96. a parità di condizioni. se dà una definizione delle società cooperative non dà una definizione dello scopo mutualistico”. civ. cit. al diritto ad essere preferiti ai terzi negli scambi con la società. dalla constatazione che per diventare giuridicamente rilevante la mutualità deve potersi in qualche modo tradurre in termini di diritti e di doveri rispettivamente dei soci e della società. Per non spingersi a tanto. anche dopo la riforma del 2003. negli scambi mutualistici(72) . e l‟affermazione è subito seguita da motivazioni. giunge alla conclusione che lo scopo mutualistico previsto dall‟art.. OPPO.

che sottolinea come se da un lato ogni ordinaria azienda bancaria possa valutare discrezionalmente ed in modo insindacabile ogni richiesta proveniente dalla clientela. a parità di condizioni. 25 gennaio 1934. ed “a differenza di qualunque terzo. Scopo mutualistico e forma cooperativa delle banche popolari. 1997. p. (74) (75) 57 . La Società può compiere. 656. da G. questo scopo mutualistico si adatterebbe tanto alle banche di credito cooperativo74 quanto alle banche popolari75. e dell‟art. al contrario. che non può rimanere senza sanzione”. non presente nel testo statutario. cit. preferenza nell‟erogazione del credito nei confronti dei terzi(73). Roma. OPPO. 660. dà preferenza ai soci ed alle operazioni di più modesto importo.è entrato in società. ispirandosi ai principi tradizionali del Credito Popolare. con l‟osservanza delle disposizioni vigenti. in dottrina. nel caso delle banche cooperative la posizione giuridicamente tutelata si identificherebbe.. ult. Nella concessione di fido la Società. 6 giugno 1932. Nei termini appena riferiti.. PIPITONE. op. 12. in conclusione. 206. M. fatta salva la necessità di mettere in ogni caso a confronto l‟aspettativa alla concessione di credito con le esigenze di corretta gestione dell‟impresa bancaria. L. nelle sue varie forme. 15 del Testo unico delle leggi sull‟ordinamento delle casse rurali ed artigiani (ripropositivo degli artt. in particolare dall‟art. Credito cooperativo e testo unico sulle banche. a parità di condizioni. nonché ogni altra operazione strumentale o comunque connessa al raggiungimento dello scopo sociale. prevede che “La Società ha per oggetto la raccolta del risparmio e l‟esercizio del credito. Rispetto alle quali non mancano esempi statutari che sembrano esplicitamente ispirarsi a questa interpretazione dello scopo mutualistico (come nel caso della Banca Popolare di Puglia e Basilicata. 2 e 5. rubricato “Oggetto sociale”. BUTTARO. che con specifico riguardo alle banche popolari evidenzia che la mutualità di queste ultime si sostanzia “nella preferenza da accordarsi al socio per le concessioni di credito rispetto ad analoghe richieste provenienti da non soci”. ritiene che in ogni cooperativa di credito il socio può pretendere. tutti le operazioni ed i servizi bancari e finanziari consentiti. 186). p. così come la distinzione tra cooperative a mutualità prevalente e cooperative diverse non implica alcuna diversità qualitativa di scopo. “un ingiustificato rifiuto di concludere il contratto si risolverebbe in una deviazione dallo scopo mutualistico. Rispetto alle quali tale interpretazione ricalcherebbe quanto in passato normativamente stabilito. 3 del cui statuto. n. 103. è stato aggiunto da chi scrive). l. risolvendosi in un dato meramente quantitativo (nel senso che le prime differirebbero dalle seconde per il sol fatto di agire con i soci in modo (73) Posizioni sono state espresse sull‟argomento. n. l. unico. nel caso di richiesta proveniente da un socio di una banca cooperativa. commi 1. ove si prevedeva che le operazioni delle casse “sono effettuate preferibilmente con i soci”. con la pretesa a vedersi accordata. tanto nei confronti dei propri soci che dei non soci. l‟art. il quale. p. Invero. cit. con esclusione di ogni operazione di mera speculazione (omissis)” (il corsivo. che il credito non gli sia immotivatamente negato”.

che ove avesse poche centinaia di soci. d‟altra parte. conseguenza della scarsa richiesta di servizi da parte dei soci). Significando questo. p. allo stesso modo la diversa mutualità dei due tipi di banche cooperative non risiederebbe in un fatto qualitativo. 444.non ponendosi alcun problema di limitata potenzialità di instaurazione del rapporto mutualistico . ed in particolar modo a quelle operanti nel settore della grande distribuzione.il riconoscimento ad essere (76) Perché si abbia rispetto della funzione mutualistica occorre però. Le due anime e le diverse entità delle banche popolari nell’universo della cooperazione. cit. 1976. nelle banche popolari più che in altre forme di cooperativa è infatti frequentissima la figura del c. Napoli. in ogni caso. Riterrei perciò non riferibile alle banche cooperative quanto osservato in dottrina con riguardo ad altro genere di cooperative. ma semplicemente nella circostanza che mentre le (sole) banche di credito cooperativo sono tenute ad esercitare il credito prevalentemente a favore dei soci. 20 ss.prevalente). rispetto alle quali . che gli organi sociali indirizzino la propria attività verso i soci. interessato alla partecipazione non in ragione del momento mutualistico ma al solo scopo di ottenere un dividendo (in merito alla generale ammissibilità nell‟ambito cooperativo della figura del socio che partecipa alla compagine sociale senza tuttavia avvalersi dello scambio mutualistico. pp. “socio inerte”. in termini pratici. 58 . Cooperazione e mutualità. non potendosi comunque escludere che siano proprio questi ultimi a non avere particolare interesse ad instaurare rapporti con la banca (cfr. e 53). per soddisfare la propria funzione mutualistica alla banca popolare basterebbe orientare la propria organizzazione a favore di questi ultimi. nel frattempo. che evidenzia al riguardo come la propensione delle banche popolari verso il mercato nasce storicamente anche a causa della necessità di fare impiego dei depositi in eccesso. con migliaia di terzi estranei alla compagine sociale (76).d. nel caso delle banche popolari è invece sufficiente che la stessa indirizzi la propria attività creditizia verso i propri soci senza necessità che la stessa prevalga rispetto a quella svolta con i terzi. Che nel caso delle banche cooperative questo diritto del socio ad essere preferito a parità di condizioni rappresenti un valore di non poco conto. BASSI. v. Data la mancanza di significative limitazione alla distribuzione degli utili. nei periodi di crisi economica e di difficoltà finanziaria le limitate potenzialità di erogazione complicano l‟accesso al credito facendo del relativo ottenimento un obiettivo non meno rilevante di quello riguardante il conseguimento di valide condizioni economiche. non dovrebbe richiedere troppe spiegazioni. Contributo allo studio della cooperativa di consumo. D.. in particolar modo A. e ciò indipendentemente dal fatto che la propria prevalente attività venga eventualmente svolta. SANTOSUOSSO. bastando pensare a come. secondo quanto la recente esperienza dimostra.

Peraltro. 1246.il dovere della banca di porre le premesse per un‟attivazione equilibrata del rapporto mutualistico. Il principio della parità di trattamento. tener conto. p. 1995.io credo . questo tema delle “limitate potenzialità produttive” della cooperativa è anche segnalato da R. cit.. 1241. GENCO. che le banche cooperative debbano definire i rapporti mutualistici con tutti i soci in modo uniforme.. prev. 2516 c. Cass. BELVISO. Diritto della cooperazione. (ora art. 17 gennaio 2003. ai sensi dell‟art. a tal fine dovendo. n. prev.78. novellato dal d. 2516 c. che nel richiedere ad ogni società cooperativa il pari trattamento dei soci nella costituzione e nella esecuzione dei rapporti mutualistici comporta un obbligo di correttezza e buona fede. p. cit. ora espressamente sancito dall‟art.. p. p.c. BONFANTE.. BUONOCORE. U. 2595 c. definendo una regola di comportamento per gli organi sociali. 129. n.c. questi ultimi. Le società cooperative. cit. 94 ss. Valori. la cui violazione.c. non rappresentando la parità di trattamento un valore assoluto e presupponendo anch‟essa. che nel caso delle cooperative di credito dovrebbero comportare . Cfr. 2561 c. senz‟altro a ragione. p.. cioè come parità di trattamento dei soci che si trovino. Cass. delle somme erogate in precedenza secondo criteri di sostanziale turnazione dell‟accesso al credito. n. p.lgs. G. 2516 c. 2004. nonché in Guida al diritto. in giurisprudenza. 1239. 23 marzo 2004. 1 maggio 2004. evitare eccessi di erogazione a beneficio di alcuni soci se incompatibili con la richiesta di credito proveniente da altri. “ben poca cosa” 77. in Società. (77) In questi termini. 3. applicabile alle cooperative in virtù dell‟art. nella nota di commento di alcune decisioni della Suprema Corte in tema di pari trattamento dei soci. 27 ss. 2004..preferiti a parità di condizioni è stato considerato.. In senso analogo. tra l‟altro. 6) un generale principio di parità di trattamento dei soci da parte della società.c. 2519)”. Torino. e per essa i suoi amministratori e rappresentanti. pp. parità di condizioni79. da intendersi in senso relativo. astenersi da operazioni con alcuni soci a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle praticate ad altri. BASSI. n.. è tenuta a comportarsi. rispetto alla società. Se pur con riguardo ad altri aspetti.c. in caso di erogazione di nuova finanza. 42. 6510. Questo non volendo dire. per quanto per la prima volta codificato dall‟art. Le cooperative a mutualità prevalente. ivi. che oltre a riconoscere come nell‟ordinamento delle società cooperative “è da ritenersi vigente (già prima dell‟espressa previsione nel testo dell‟art. 17. era ritenuto vigente anche prima della Riforma: V. in eguale posizione”. segnala altresì che tale principio “attiene al modo in cui la società. A. questa preferenza rispetto ai terzi nella fase di erogazione del credito va valutata alla luce del principio. naturalmente. in Società. ben può esporre gli amministratori a responsabilità. Imprese cooperative. 2 aprile 2004. analogamente a quanto detto riguardo alla preferenza rispetto ai terzi. 5724. ove in fatto accertata. la quale anche afferma che il principio della parità dei soci “definisce una regola di (78) (79) 59 .

al suo posto. COSTA. p. p.. Principi generali della riforma delle società cooperative. secondo un altro modo di vedere andrebbe interpretato diversamente. Rispetto a quest‟ultima decisione perplessità si rinvengono espresse da parte di A. cit. capitolo I. cit. richiedendo. ult. non considerando . cit. non giustifica invece la pretesa di far dichiarare la nullità dei contratti di scambio mutualistico con i soci favoriti”. precisando altresì che la “violazione di detto principio se può eventualmente giustificare l‟esercizio di una azione di responsabilità nei confronti degli organi sociali ex art. CAPRIGLIONE. Le banche cooperative e il nuovo diritto societario.che dal punto di vista della disciplina il localismo trova una sua compiuta espressione nelle sole banche di credito cooperativo. par. 1140. (80) Cfr. Cfr. le Istruzioni di Vigilanza (Titolo VII.c. op. 160. 160 (81) 60 . Problematiche e prospettive. Per queste ultime.. sezione II. ove si ipotizza la preferibilità di una rilevanza “reale” (direttamente cioè nei rapporti con la società. Una serie di altri vincoli sono inoltre previsti dal già ricordato statuto-tipo delle banche di comportamento per gli organi sociali. vale cioè a dire nella tendenza ad organizzare la propria attività a livello territoriale a supporto dell‟imprenditoria e della comunità del posto (80). 1) danno particolare rilievo alla connotazione localistica. infatti. ma non è idonea a riflettersi sulla validità dei distinti rapporti contrattuali di scambio mutualistico”. tra l‟altro. ed a prescindere dalla condivisibilità o meno dell‟interpretazione che dello scopo mutualistico è stata proposta nei paragrafi che precedono ... che nel significato appena descritto rileverebbe quale elemento qualificante del rapporto che lega la banca ai clienti-soci. di adottare nella denominazione “riferimenti utili ad identificare la banca nelle specifiche aree di mercato nelle quali è insediata e svolge la propria attività” 81. 2395 c. cit. accogliendo una nozione della mutualità negatoria dello scopo mutualistico quale causa del contratto di società e sostenendo. e non solo risarcitoria nei confronti degli amministratori) della violazione del principio di parità di trattamento. .. F. Questo modo di vedere sembra però trascurare importanti aspetti di tipo normativo. F. una parte della dottrina identifica la specificità del modo di essere delle banche cooperative nella loro naturale vocazione localistica. che non esita a definire il localismo l‟”essenza funzionale” delle banche cooperative. una nozione che identifica la mutualità in un particolare rapporto con il territorio di appartenenza. CAPRIGLIONE.in particolare. nonché C. La riforma delle società e le banche cooperative. 40.2 . BASSI.Connotazione localistica delle banche cooperative Il mutualismo. p..3. p. In particolare.

fasc. G. p.. merc. La corporate governance nelle banche popolari alla luce delle nuove disposizioni di vigilanza. BLANDINI. al loro modo di essere. ove si segnala che la crescita dimensionale delle banche popolari mediante la progressiva acquisizione di altre banche ha registrato la preferenza per quello che l‟Autore definisce il modello del gruppo bancario polifunzionale “misto”. cit. tra l‟altro. SEGHEZZA. Fondamenti teorici della corporate governance e comportamento delle banche popolari. Per quanto riguarda le banche popolari. né da un punto di vista normativo né sotto un profilo statutario. menzionando esemplificativamente l‟ammissibilità delle negoziazioni in borsa dei titoli delle banche popolari. con connotazioni talvolta tanto affievolite da potersi anche dubitare della rinvenibilità dell‟aspetto in discussione82. sottolinea come la stessa “riduce davvero al lumicino” la possibilità di affermare in questi casi l‟esistenza del carattere del localismo. in Bancaria. confermando questa tradizionale propensione verso il territorio. il quale. testimoniata. G. p. stabilisce . Esiste ancora il localismo delle banche popolari?. Pur non rappresentando. quest‟ultima. la destinazione della loro attività a finalità di sviluppo dell‟economia locale non risulta invece recepita in disposizioni normative. costituite nei territori storici di riferimento in forma di società per azioni.credito cooperativo approvato dalla Banca d‟Italia. FAUCEGLIA. di fatto. formato dalla banca cooperativa capogruppo e dalle banche commerciali. alla rinvenibilità di una vocazione localistica anche in banche popolari di grandi dimensioni a capo di importanti gruppi bancari. 676. Localismo e ricorso al mercato dei capitali delle banche cooperative nell’ultimo atto della riforma del diritto societario. dalla tendenziale adozione di modelli organizzativi di tipo c. il quale.P. né esiste uno statuto-tipo in grado di dare uniformità.E. fin. ROSSI. la quale. oltre che nelle previsioni statutarie di numerose banche popolari. 8 ss. MORELLI .. 1995. deve tuttavia riconoscersi che la connotazione localistica delle banche popolari è rinvenibile. un fatto imprescindibile. cit. con la conseguenza che la loro vocazione localistica risulta essere affidata. 11.tra l‟altro . 699. alle singole scelte statutarie. 66. dà giustificazione. nella loro stessa storia83. p. federativo. 2). banc. in grado di favorire un elevato grado di autonomia delle banche controllate ed il radicamento delle stesse al territorio84. sotto questo profilo. cui è riservata un‟autonomia notevolmente più ampia di quella che viene di (83) (84) 61 . nonché A.che queste ultime devono anzitutto proporsi di favorire “gli appartenenti alle comunità locali” (art. in Dir. (82) Cfr. pp. La descrizione di questo modello organizzativo è in special modo rinvenibile in F.d. PITTALUGA . nel definire i “principi ispiratori” dell‟attività delle banche di credito cooperativo.

in relazione cioè alle iniziative eventualmente assunte a supporto dell‟economia locale “il cui sostegno è in molteplici casi demandato alle iniziative finanziate (e talora anche promosse) dalle banche cooperative” (85).b. p. 46 ss. cit. MOSETTI . oltre che agli obblighi legislativi di devoluzione ai fondi mutualistici di una parte dell‟utile annuale e del patrimonio residuo in caso di liquidazione. il localismo rappresenta un aspetto senza dubbio importante del modo di essere delle banche cooperative. il § 2 del Capitolo Quinto. tra l‟altro.. 2001. sono soggette. Le banche cooperative. le implicazioni del localismo investono il rapporto tra amministratori e soci.u. da cui discendono rilevanti conseguenze nei rapporti interni e con i terzi. quando contraddistinte da profili di effettivo localismo. in particolar modo U. la tendenza da parte di questi ultimi a valutare il comportamento dei primi tenendo anche conto dei benefici conseguiti in modo indiretto. cit..P.Le implicazioni del localismo sul rapporto tra amministratori e soci. il localismo sarebbe potenzialmente in grado di influenzare il rapporto tra soci ed amministratori promuovendo una sorte di convergenza tra gli obiettivi del socio-cliente e quelli del management della banca. Problematiche e prospettive. 37. sebbene il mutualismo non si esaurisca nel localismo. Le banche cooperative e il nuovo diritto societario. ad una serie di vincoli imposti loro dallo statuto tipo (86) -. G. Il legame tra banca e territorio.le quali. p. Sul piano interno alla società.1 . Secondo una certa interpretazione. comma 3. Banche cooperative o fondazioni bancarie: corporate governance nella banche di credito cooperativo. SANTELLA. F. norma riservata alle società controllate in altri tipi di gruppo bancario. la cui assunzione dovrebbe riguardare in ogni caso le banche di credito cooperativo . in Bancaria. 3. che prevede l‟assegnazione degli utili residui a finalità di beneficenza o mutualità. t. anche infra.2.. secondo quanto desumibile dall‟art. nella misura ed entro i limiti in cui rinvenibile. come già ricordato. 160 Sulla connotazione non-profit delle banche di credito cooperativo v. In argomento v. e per quanto quest‟ultimo non si identifichi con il primo.. ha infatti ripercussioni che investono. nonché in relazione alle possibili iniziative di natura così detta non profit. PRESTI. A tal proposito. pp. è stato fatto notare(87) che nelle banche cooperative. 189 (86) (87) 62 . CAPRIGLIONE. in particolare.In altre parole. inoltre. ed in via perlomeno tendenziale anche le banche popolari. 11. (85) Cfr.

soprattutto quando abbinato all‟adozione del modello cooperativo. a cura della “Associazione Italiana per la Pianificazione e il controllo di gestione nelle banche”.2. 35 ss. nei rapporti tra cooperativa di credito e terzi Il localismo. consistente nel mantenimento in vita della banca. in Coop. tanto l‟interesse del socio a perseguire il suo scopo mutualistico quanto quello degli amministratori a ricavare personali vantaggi dal mantenimento della carica. Credit rationing in markets with imperfect information”. che indurrebbe entrambi a privilegiare una gestione prudente della società nel proposito di rendere massima la probabilità che la banca continui nella sua esistenza(88). oltre che internamente alla banca. vol. Per un‟agevole comprensione del ruolo svolto nell‟ambito dell‟intermediazione finanziaria dalla raccolta e dalla disponibilità di informazioni adeguate. Gli studiosi che hanno affrontato l‟argomento hanno in particolar modo fatto notare come una maggiore disponibilità informativa sia in grado di “migliorare l‟efficienza del mercato del credito in quanto migliori informazioni consentono ai prestatori di denaro di valutare più accuratamente il rischio dei potenziali debitori”. 1997. (89) 63 . il pensiero di due tra gli studiosi (Stiglitz-Weiss. CARDILLI e L. nei suoi aspetti essenziali. in cambio della stabilità e del non razionamento del credito. pp. si veda Il ruolo dei credit bureau nell’economia di un paese. credito. ove si segnala come. nei rapporti di quest‟ultima con i terzi. pp. ha implicazioni. DI BATTISTA. 3. i soci. Invero. e del modello cooperativo in genere. 1981.Le implicazioni del localismo. 393-401) che maggiormente si sono occupati dell‟argomento ed ai quali appartengono le parole riportate in precedenza tra virgolette. delle riflessioni sono state svolte considerando la funzione che le banche sono chiamate ad assolvere. 71. Il ruolo del patrimonio nel modello di proprietà e controllo delle banche di credito cooperativo. in special modo delle banche di credito cooperativo. rendendo in questo modo più agevole (ed a costi più contenuti) l‟accesso al credito per i richiedenti a più basso profilo di rischio. A tal riguardo. in American economic rewiew.nel rendere possibile una più efficiente allocazione del credito grazie al superamento delle “asimmetrie informative” che separano i potenziali prestatori di danaro dai potenziali prenditori(89). ove si riporta.apb. sono disposti ad accettare che il ceto dirigente ottenga per sé un certo numero di vantaggi privati (“perquisites”).gli interessi dei soci e quelli degli amministratori possono trovare un punto di incontro nel fatto che.. rinvenibile in internet all‟indirizzo www.it/documentazione/apb. verrebbero a dipendere da un medesimo presupposto.come noto .2 . muovendo dalla premessa che la capacità di acquisire informazioni in relazione al soggetto che chiede di essere finanziato (88) D. consistente .

. questi ultimi. pp. cit. rispettivamente. La riforma delle società e le banche cooperative. cit. P. COSTA. Voce Banca Popolare. di “screening”. GOBBI. I.M. che astrattamente rinvenibili in ogni tipo di azienda bancaria con connotazioni localistiche. 493. 989. cit. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia3. 66 ss. cit. p. F. 170 ss. F. p. in Lo sviluppo locale. in conseguenza del fatto che.. Fondamenti teorici della corporate governance e comportamento delle banche popolari. FARABULLINI . per sua natura. pp. a cura di Ferro Luzzi e Castaldi. pp. p. nelle banche in forma cooperative dovrebbero manifestarsi in modo accentuato. 543.. 8 ss. 1994. solitamente già conosciuta prima ancora di concederle credito. Commento all’art. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. SCHLESINGER.. R. in Banca. cit. FERRI . Le banche cooperative e il nuovo diritto societario... di cred. CARRIERO .P.u.) quanto da quella economica (cfr. 2001. cit. G. dovendo (90) Il localismo. Dalle casse rurali ed artigiane alle banche di credito cooperativo.E. I vantaggi dei quali si è fatta menzione nel testo sono solitamente classificati dalla letteratura economica parlando.. quale connotazione tipica delle banche in forma cooperativa. 1140. Esiste ancora il localismo delle banche popolari?. pp. Le banche nei sistemi locali di produzione. ad una migliore qualità delle informazioni acquisite su questa stessa clientela nel corso dello svolgimento del rapporto nonché ad una maggiore capacità (soprattutto grazie agli strumenti di pressione disponibili nell‟ambito della comunità locale) di tutelare le proprie ragioni in caso di difficoltà del debitore (91).L. cit. C.M. cit. 33 t.). 167 ss. Il rifiuto del gradimento fondato sull’”interesse della società” e sullo “spirito della forma cooperativa” nelle banche popolari. p. G. CAPRIGLIONE. cit. CASTALDI – G. i vantaggi del localismo si ricollegano ad una migliore conoscenza della clientela affidata.G. 348 ss. Localismo e ricorso al mercato dei capitali delle banche cooperative nell’ultimo atto della riforma del diritto societario.. G. (91) 64 . CESARINI . CAPRIGLIONE. borsa e tit.. 1996. p. Vantaggi.. “monitoring” ed “enforcement”. MORELLI . G. 28. 1997. NAPOLETANO. in La nuova legge bancaria.. p. PITTALUGA . p. pp. A. CRISCUOLO. 262. 2000. Milano... cit. p.b. 673.. 160. PENNISI. Le banche coperative. FAUCEGLIA. cit. G. BLANDINI. FANTINI. Problematiche e prospettive. 694 ss. Commento all’art..G. SEGHEZZA. F. passim. p. A. Banche di credito cooperativo. Nello specifico.rappresenta uno dei connotati qualificanti l‟organizzazione bancaria.. F. MARASA‟. PRESTI. potrebbe sostenersi che. Roma. GIARDINO (a cura di) Credito e sviluppo: banche locali cooperative ed imprese minori. Bologna. il modello cooperativo sarebbe in grado di soddisfare questa esigenza meglio di quanto non sia consentito alle banche costituite nella forma della società per azioni. è stato preso in considerazione tanto dalla letteratura giuridica (cfr. Le banche cooperative. 252. e ciò in quanto il radicamento nella comunità locale dovrebbe rappresentare un aspetto qualificante delle banche costituite in forma cooperativa(90). O. a cura di Signorini.

pp. per quanto riguarda la letteratura straniera. alla descrizione del fenomeno della c. Londra e Idei. M. B. 13 ss. Le ragioni delle banche popolari: motivi teorici ed evidenze empiriche. quando applicato in modo coerente alle logiche localistiche e cooperative. G. T. PITTALUGA .). pp. l‟analisi di tipo statistico non farebbe emergere gap a scapito delle banche cooperative in termini di efficienza e di performance aziendali. COATE. pp. 20 ss. T. Secondo questi studi. tra l‟altro. nonché. in particolare. La tesi secondo cui nel settore del credito cooperativo le implicazioni negative della separazione della proprietà dal controllo sarebbero in qualche modo compensate dalla possibilità di una più attenta allocazione delle risorse. Working paper. le banche cooperative dovrebbero poter disporre di informazioni in ogni caso più dettagliate (92). pp. Peer grouping in an adverse selection model. CIX. il monitoraggio delle garanzie nonché la concessione di prestiti non profittevoli in una prospettiva di breve periodo e che invece possono divenire tali in una prospettiva di lungo periodo (per un‟analisi di questi aspetti si vedano R.E. Ucl. dimostrando altresì che anche il modello della banca cooperativa. credito. STIGLITZ. potendosi da ciò desumere l‟esistenza di forme di controllo e di sanzione verso il management capaci di sopperire ai limiti del modello cooperativo e comunque in grado di incentivare questi ultimi verso risultati gestionali nel complesso soddisfacenti (cfr. DE BRUYN . cit. 1994. R. in Quarterly journal of economics. The neighbor’s keeper: the design of a credit cooperative with theory and a test. LXXXI. cit. 1 ss. 491 ss. 1994.S. Moral hazard and non market institutions: dysfunctional crowding out or peer monitoring. è stata sostenuta in dottrina facendo anche leva su evidenze di tipo statistico. 1993. SEGHEZZA. oltre che in considerazione dei benefici ricavabili da una (92) I potenziali vantaggi del localismo bancario cooperativo sono stati oggetto di numerosi studi che hanno contribuito. 1991.T.privilegiare nell‟erogazione dei prestiti i propri soci.F. 1997.FERRI. BESLEY . Stando ad una possibile lettura. “interazione di lungo periodo”. Toulouse.. in American Economic review.d. in Explorations in economics history. Questo consentirebbe loro di instaurare un rapporto con la clientela che renderebbe più agevole il controllo dei potenziali conflitti di interesse.J. vol. GOLLIER. sarebbe mediamente in grado di garantire un‟adeguata connessione tra turnover dei manager ed efficiente gestione della società. pp. ARMENDARIZ . GUINNANE.C. PAGANO .. BANERJEE . le banche cooperative tendono ad impostare la propria attività d‟impresa in una prospettiva di più lungo periodo. GUINNANE. pp. vol. ARNOTT . Government ownership of banks and managerial turnover: a further look to (93) 65 . Group lending. BESLEY T.. PIAZZA. in Journal of depelovment econimics. 38 ss. A failed institutional transplant: raiffesen’s credit cooperatives in Ireland. di un più efficiente superamento delle asimmetrie informative e di un più agevole monitoraggio della clientela. M. XLVI. Banche commerciali e banche cooperative: qual è la differenza?.G. repayment incentives and social collateral. 179 ss. tale meccanismo sarebbe da mettere in relazione al fatto che. In questa prospettiva.. A. Fondamenti teorici della corporate governance e comportamento delle banche popolari.P. in Coop. PANUNZI. rispetto agli altri tipi di banche. 234 ss. l‟idea della banca cooperativa quale modello soggetto a maggiori rischi d‟inefficienza risulterebbe quindi messa in forse(93). MORELLI . 1996.

Governo societario ed efficienza delle banche locali di fronte all’unificazione dei mercati finanziari.. BIANCHI . ma riferendo il discorso ai dirigenti e non agli amministratori. n. G. anziché un aspetto negativo.G. working paper. pp. in Coop. secondo una possibile chiave di lettura. mondo della cultura) la cui struttura è solo lentamente mutabile.M. FERRI . DI BATTISTA . 1997. 245 ss. M. C. 146. Roma. un valore del modello cooperativo. Mobilità dei dirigenti ed efficienza allocativa: banche locali e nazionali. Assetti societari e di governo delle banche di credito cooperativo. rinvenibile in www.conoscenza tendenzialmente migliore della clientela. la maggiore stabilità favorirebbe infatti un rapporto di conoscenza tra banca e clientela che. pp. 1997. i risultati dei quali il sistema cooperativo italiano è stato accreditato all‟esito della crisi che. MESORI. G. FERRI.R. 1657.uniba. MASCIANDARO – M. novembre 2001. ove si osserva che “la maggiore stabilità degli amministratori (permanenza media nei consigli di amministrazione di 7 anni a fronte dei 5 rilevati nelle banche spa ) deriva non tanto da autoreferenzialità quanto dal fatto che essi sono espressione delle forze rappresentative del territorio di insediamento (società civile. Branch manager turnover and lending efficiency: local vs national banks. FERRI.dse.nelle relazioni che hanno accompagnato alcune proposte di modifica della disciplina delle banche popolari. controllo e governo delle banche (Quaderno di “Moneta e credito”). è rinvenibile – tra l‟altro . MASCIANDARO M. 1998. Assetto proprietario e performance delle banche italiane. supplemento al numero 200. LUSIGNANI. ed in particolare nel disegno di legge del 30 luglio 2002. in Proprietà. anche dalla possibilità di una lettura in chiave non problematica della particolare stabilità dei vertici aziendali(94). G. MESSORI. FERRI D. (94) L‟affermazione secondo cui la maggiore stabilità degli amministratori rappresenterebbe. 66 .it). economia. DI SALVO. relazione al convegno della rivista “Banca Impresa Società”. Servizio studi Banca d‟Italia. e per ciò stesso dei soci nel loro complesso più che di una loro parte.. 323 ss. cambiamento degli organi direttivi e performance delle banche locali italiane. Working paper – Centro economia monetaria finanziaria P. 1998.L. iniziata negli Stati Uniti d‟America nel segmento dei mutui the political view. 2002. Quali effetti sulla performance?. Corporate governance. accrescendo la flessibilità e rendendo concedibili prestiti non profittevoli in una prospettiva di breve termine. Salvo che non sia spinta sino all‟eccesso dell‟autoreferenzialità. essendo dimostrazione di questo. Baffi.” Che la riduzione del turnover consente di “capitalizzare” la conoscenza della clientela. credito. Bologna. in Banca Nazionale del lavoro Quartely Review. SCHENA .D. contribuirebbe ad indirizzare le strategie aziendali su obiettivi stabili e di lungo periodo. è inoltre sottolineato da G. n. d‟iniziativa dei senatori Pedrizzi ed altri..

6% per gli impieghi.mbnews. in Advisor del 28 febbraio 2010.com). in La Padania del 11 febbraio 2009. (95) Gli esiti della grave crisi seguita al crack della Lehman Brothers.tra i tanti altri – gli articoli Banche popolari e BCC fuori dalla bufera. contribuendo ad ammortizzare l‟impatto sulla media e piccola imprenditoria. del 6. rinvenibile in www. e specificamente la Investigation diversity in the banking sector in Europe. Sono le banche popolari ad aver aggredito meglio la crisi. Le ragioni di queste performance.ad alto rischio. Anche a livello europeo talune analisi empiriche. menzionati peraltro dalla stampa non solo di settore. a fronte di un -3.7% della complessiva quota di mercato lombardo) e Draghi. mediamente migliori rispetto a quelle del generale settore del credito. in Soldi del 10 dicembre 2009. nella misura del 2% per quanto riguarda le quote di mercato. in Piccolo Imprenditore del 11 dicembre 2009. Key developments. Le popolari sono le banche che hanno reagito meglio alla crisi finanziaria .it (ove si rinviene una sintesi dei risultati del Bilancio Sociale 2009 del credito cooperativo lombardo. Senza banche del credito cooperativo crisi più grave per famiglie e PMI. del 4. Per una rassegna dei risultati di crescita del settore del credito cooperativo. hanno fornito indicatori utili a dare conferma che le banche cooperative contraddistinte da connotazioni localistiche sarebbero in grado di 67 . fattori questi ultimi dei quali si è ampiamente detto nel testo e che avrebbero in concreto contribuito a rendere il credito cooperativo meno esposto alle turbolenze dei mercati finanziari.2% della raccolta diretta. in L’occidentale del 14 novembre 2010.9 della raccolta diretta delle famiglie. Banche popolari vento in poppa. dell‟11% in relazione alla raccolta da depositi ed obbligazioni con punte del 17% per ciò che riguarda i crediti a vista (questi dati statistici si rinvengono in G. Si vedano inoltre gli articoli BCC Lombardia: nonostante la crisi mantenuto l’impegno verso il sociale. del 0. ha fornito una serie di dati che hanno indotto alla convinzione che il credito cooperativo abbia svolto un importante ruolo di stabilizzazione del paese.8% del sistema creditizio lombardo. con in evidenza una crescita dell‟8.bepiccoloimprenditore. del 3% annuo per quanto riguarda il numero di soci. le classifiche dell‟attività bancaria relativa agli anni 2009 e 2010 hanno fatto emergere una soddisfacente solidità dei gruppi bancari e delle singole aziende del comparto cooperativo con valori di crescita che. si vedano . in www. per quanto riguarda ad esempio il credito popolare. a fronte di un 3. Il credito popolare regge l’urto della recessione. Lo sviluppo è popolare.selpress. DE LUCIA LUMENO.5% del sistema creditizio lombardo. a fronte di un -1. del 5. Invero. performance and role of cooperative banks. si è trasformata a partire dal settembre del 2008 in una delle più grave crisi economico-finanziarie di tutti i tempi95. rinvenibile in www.4% degli impieghi. assumendo come riferimento il biennio successivo alla fase iniziale del default internazionale di fine 2007.it. tutti rinvenibili nel sito dell‟Associazione nazionale delle banche popolari www. in La Padania del 33 maggio 2009.Le mosche bianche. sono dai più state messe in relazione al maggiore radicamento sul territorio ed ad una migliore conoscenza della clientela. sono stati stimati.3% per gli impieghi da parte delle imprese.5% del restante sistema creditizio e del 0. che come purtroppo noto ha messo a dura prova la stabilità del sistema bancario mondiale.assopopolari. in Gazzetta dell’Economia del 11 ottobre 2008. condotta nel 2010 dal Centre for European Policy Studies.it (recante un resoconto dell‟intervento del governatore della Banca D‟Italia Mario Draghi in occasione del cinquantenario di CrediUmbria).

la sua più evidente conseguenza è rappresentata dalla pratica difficoltà di distribuire un dividendo degno di considerazione. 173. queste ultime. p.u. 233. G. di assenza di garantire maggiore stabilità rispetto alle banche lucrative. cit. PAGANO – F. con ogni ulteriore effetto in termini di indifferenza al risultato di esercizio e. Regole di corporate governance e banche di credito cooperativo. p. difficoltà che. peraltro. Mutual banks and stock. E. la cui attuazione risulta spesso contraddistinta da eccessi che. (97) (98) 68 . 205. Iniziando dalle banche di credito cooperativo. Banche commerciali e banche cooperative: quale è la differenza?. finalità di lucro. Ma. RASMUSEN. a discapito dell‟interesse generale e prima ancora di quello particolare del socio. teoricamente.Le implicazioni delle aspettative riguardanti la ripartizione di un utile L‟adozione del modello cooperativo avrebbe implicazioni anche in ragione della particolarità delle aspettative riguardanti la ripartizione di un utile. di autorizzare l‟esercizio per periodi limitati dell‟attività prevalentemente a favore di soggetti diversi dai soci. secondo la prevalente opinione(96).b. subordina alla sussistenza di “ragioni di stabilità” la possibilità. previsto dalla legislazione speciale. M. e questo. credito. possono perseguire. XXXI. Questa teorica possibilità è però chiamata a fare i conti con l‟obbligo. 35 t. in particolar modo a causa di una minore rischiosità del proprio attivo in grado di compensare una complessiva minore redditività.. per ovviare alla ridotta misura iniziale del capitale nonché alla maggiore rischiosità di un‟attività soggetta a limiti di territorialità ed a vincoli di operatività prevalentemente con i soci(97). Dalle casse rurali ed artigiane alle banche di credito cooperativo. affianco alla loro tipica finalità mutualistica. La diretta incidenza dell‟obbligo di operatività prevalentemente con i soci sulla stabilità delle banche di credito cooperativo sembra trovare un‟esplicita conferma nel fatto che l‟art. se queste sono le ragioni alla base dell‟obbligo di destinare a riserva obbligatoria almeno il 70% dell‟utile . in Journal of law and economics. in Coop. quindi. (96) Cfr.3. che condizionerebbe il rapporto tra gli amministratori ed i soci tanto nel caso dei soci delle banche di credito cooperativo quanto in quello. stando perlomeno ad un certo modo di vedere. Cfr. di destinare a riserva legale almeno il settanta per cento degli utili annuali. G. MARASA‟. non escludendo la loro disciplina la possibilità di una distribuzione di utili. PRESTI. in quanto nota ai soci. inducono all‟accantonamento di riserve addirittura in eccesso rispetto ai minimi di legge(98) .3 .obbligo. cit.. dei soci delle banche popolari. PANUNZI. p. 1998. da parte della Banca d‟Italia. determina in questi ultimi il morire sul nascere di ogni aspettativa (di ripartizione di un utile).

il livello e la stabilità dei rendimenti costituiscono i fattori determinanti nella scelta dell‟investimento”. peraltro. nel caso delle banche popolari. da mettere in relazione ad un proposito di fruttuoso impiego del piccolo capitale in imprese di credito contraddistinte da principi di pariteticità dei soci e di democrazia gestionale. va anzitutto premesso che la (99) In tal senso T.. 1986. rappresentando l‟aspettativa di un rendimento particolarmente elevato il solo modo per sopperire ai limiti che la forma cooperativa pone alla possibilità da parte dei soci di interferire sulla gestione della banca(99). 41. costituite a seguito dell‟impiego delle risorse finanziarie della piccola e media borghesia nella creazione di organismi creditizi in aree non servite da aziende bancarie. o comunque con un bacino di utenza non assorbito dalle banche preesistenti. il quale. in Riv. addirittura superiore rispetto a quello riscontrabile nelle banche costituite sotto forma di società per azioni. più che per altre categorie di azionisti. Questo modo di vedere. si tratta infatti di una misura (pari al 10%) che. essendo stato anzi sostenuto che l‟interesse dei soci al monitoraggio della gestione risulterebbe. Pur esistendo. troverebbe una qualche conferma nell‟origine stessa di molte banche popolari. ritiene che la stessa implichi che “per l‟azionista delle banche popolari. 4. (100) 69 . a finalità (anche) d‟investimento100. in altre parole. Tipicità e atipicità degli enti creditizi a foma cooperativa.. costituite al solo scopo di agevolare l‟accesso al credito dei propri soci. non fa comunque venir meno l‟interesse per un attento monitoraggio del risultato di esercizio. 1993. A differenza delle casse rurali. in ultima analisi. p.controlli su un management non necessariamente focalizzato verso una efficiente gestione della banca.. p. rispondendo. muovendo dalla premessa che le peculiarità dello schema cooperativo sono in grado di determinare “una limitazione della possibilità per il singolo azionista di influire sugli orientamenti assembleari”. 904. coop. Lo stesso discorso non vale invece con riguardo alle banche popolari. soc. in Riv. lasciando nella disponibilità della compagine sociale la maggior parte dell‟utile conseguito. Sottolinea quest‟aspetto dell‟origine delle banche popolari A. BASSI. la nascita di molte banche popolari sarebbe. anche per queste ultime. PADOA SCHIOPPA.Sintesi Volendo a questo punto proporre una sintesi di quanto sinora detto in merito alle implicazioni della forma cooperativa sull‟organizzazione ed il funzionamento delle cooperative di credito. Il capitale proprio delle banche popolari tra cooptazione e mercato. un obbligo di accantonamento a riserva legale.

varietà di situazioni in concreto rinvenibili esclude la possibilità di generalizzazioni. tra le banche popolari. la profonda diversità degli interessi (teoricamente) perseguiti dai relativi soci e della conseguente diversità degli obiettivi dei rispettivi amministratori.R. tra l‟altro. Questa situazione di maggiore indipendenza del management non giustifica però conclusioni di maggior efficienza. sembra tuttavia confermato che. 70 . Quali effetti sulla performance?. SCHENA . quindi. Indipendentemente da altri aspetti. in quasi tutto assimilabili agli ordinari istituti di credito e talvolta addirittura con azioni quotate in borsa. cit. in quanto in grado. con riguardo alle banche di credito cooperativo. il settore della cooperazione di credito si contraddistingue in ragione di una possibile maggior autonomia degli organi di gestione. al di là del fondamentale distinguo tra banche popolari e banche di credito cooperativo. la possibilità di nel contempo rinvenire. dovendo (in astratto) tutte le scelte degli organi della banca in forma cooperativa essere informate al rispetto dello scopo mutualistico. 373 ss. Assetti societari e di governo delle banche di credito cooperativo. ove contraddistinto da connotazioni di effettivo localismo. nel suo complesso. positivamente) l‟operatività della banca nei rapporti con la clientela. DI SALVO. (101) Dovendosi considerare. delle possibili positive implicazioni del modello cooperativo. di questa varietà di situazioni. dimostrata. l‟inopportunità di generalizzazioni. dovendosi al riguardo tener conto. è fornita da C. del tutto evidente essendo la necessità di tener conto. affianco a realtà invece unicamente contraddistinte da un management non sottoposto a controlli né a sanzioni (un‟illustrazione. a rendere comunque improponibile un raffronto tra i predetti due modelli è. o comunque di preferibilità del modello della banca società per azioni rispetto a quello della banca cooperativa. spesso a capo di importanti gruppi bancari. ed in special modo con i clienti-soci. in particolare.).. sulla base di quanto anche risultante dalla statistica. tra le banche di credito cooperativo. del variegato panorama di situazioni rinvenibili nell‟ambito di ciascuna di queste due categorie (101). da un periodo di permanenza in carica mediamente più lungo rispetto a quello rinvenibile negli ordinari istituti di credito. di condizionare (come detto. oltre alle differenti aspettative riguardanti la ripartizione di un utile. pp. realtà di modeste dimensioni operanti a livello locale ed a supporto della piccola e media impresa. banche in grado di promuovere una gestione coerente con la logica cooperativa ed in quanto tali in grado di beneficiare appieno dei positivi effetti che la natura localistica e cooperativa è in grado di determinare nei rapporti con la clientela. Ferma restando. affianco a banche nazionali.

condizionare l‟indirizzo gestionale della banca. meno evanescente che in passato.Scopo. dopo la Riforma. il cui significato è divenuto. e secondo quanto si confida nel prosieguo di far emergere. quest‟ultimo. perlomeno in astratto. tanto da potersi ipotizzare la relativa idoneità a. 71 .

. 310/2004 2.5.4 .Premessa 2.Aumenti di capitale ed altre emissioni di strumenti finanziari di competenza dell‟assemblea dei soci 5.Possibile predeterminazione mediante regolamento di criteri e regole per la disciplina del momento mutualistico 3.(Segue): relazione sui criteri seguiti per il conseguimento dello scopo mutualistico ed approvazione del bilancio 2.Premessa 72 .Modalità e requisiti di nomina degli amministratori 5. c.Le implicazioni sulla disciplina delle banche cooperative delle novità introdotte allo scopo di agevolare la partecipazione dei soci alla vita assembleare 7.c. alla soluzione di passate incertezze interpretative 6. 7.Inapplicabilità alle banche cooperative delle norme di temperamento della regola “una testa un voto”.Il momento mutualistico negli statuti delle banche cooperative 3.1 ..Il principio di non ingerenza e presunta sua non compatibilità con le regole della cooperazione 2.L‟organizzazione del consenso dei soci di banche cooperative 1.3.(Segue): predeterminazione da parte dei soci delle regole in tema di ristorni 4.Vaglio da parte dell‟assemblea delle determinazioni riguardanti l‟ammissione di nuovi soci 4.Determinazione del sopraprezzo dovuto dal nuovo socio al momento dell‟ingresso in società 4.Parziale applicabilità alle banche cooperative della nuova disciplina delle assemblee separate 7.3 .u.CAPITOLO TERZO RAPPORTI TRA AMMINISTRATORI E SOCI SOMMARIO: 1.Rappresentanza in assemblea e voto delegato 7.2 (Segue): controversa applicabilità alle banche cooperative dell‟art.1 – (Segue): il contributo dell‟art.4 – (Segue): disposizioni di vigilanza della Banca d‟Italia 3.3..4 . 150-bis t.La promozione di una maggiore centralità dei soci cooperatori riguardo alle scelte riguardanti il momento mutualistico 3.b.1 – Limiti di ammissibilità della nomina degli organi delle banche cooperative mediante voto segreto 6.. con particolare riguardo a quelle riguardanti i partecipanti al capitale per finalità d‟investimento 9.3 .Partecipazione all‟assemblea mediante tecniche di comunicazione a distanza 8.Il principio della porta aperta alla luce dei chiarimenti della Riforma 4.2..2 Sistemi di amministrazione alternativi a quello tradizionale..1..L‟ingresso di nuovi soci.Le implicazioni del rinvio alla disciplina delle società per azioni. 2539.2 .Poteri degli amministratori e competenze dell‟organo assembleare in relazione alle operazioni di trading su azioni proprie 6..1 . il trasferimento delle partecipazioni ed il carattere aperto della società 4. le scelte inizialmente operate dalla Riforma e la soluzione infine accolta dal d.2 – (Segue): la disciplina allo stato applicabile 7.. 2.1 .lgs. comma 2.(Segue): … ed in particolar modo di quelli offerti con riguardo al significato dello scopo mutualistico 4.

Proprietà e impresa cooperativa nella riforma del diritto societario. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. oltre che a disposizioni a supporto della centralità dei soci. la legge 366/2001 aveva perciò previsto (all‟art. la situazione ora descritta ha interessato anche il settore del credito. con la conseguenza che anche per quanto riguarda le (1) R. lett. quale compito del revisore cooperativo quello di promuovere ed accertare la partecipazione dei soci alla società (sul punto v. COSTI. in quanto le regole che soprassiedono al suo funzionamento sono in grado di favorire un equilibrato coinvolgimento dei soci nelle scelte riguardanti la vita sociale(2).. F. I. Torino. (2) 73 . e specificamente con l‟approvazione dell‟art. a regole che appaiono orientate in senso opposto.lgs. La nuova disciplina dell’organo assembleare nelle società cooperative. 2000. da fenomeni di disaffezione e diffuso assenteismo. Per buona parte. E‟ il caso però di ricordare che la capacità di garantire ai soci la possibilità di una effettiva partecipazione alla vita sociale era entrata a far parte dell‟ordinamento quale aspetto qualificante del modello cooperativo già prima della Riforma. 951). ponendo così il legislatore delegato di fronte alla necessità di ricercare elementi di novità che potessero promuovere l‟organizzazione della società cooperativa in una prospettiva di maggiore attenzione ai bisogni dei soci e di rafforzamento e valorizzazione del suo organo assembleare. Cfr. se contraddistinto da una scarsa capacità dei cooperatori di interferire nella gestione dell‟attività sociale. IV. p. 220. p. d) che la nuova disciplina delle società cooperative avrebbe dovuto “favorire” la possibilità da parte dei soci cooperatori di partecipare alla formazione della volontà assembleare. in Riv. 4 del d. comm. vol. 47 ss. avendo la Riforma dato spazio. n. in Il nuovo diritto delle società. Questo proposito di un più equilibrato rapporto tra amministratori ed organo assembleare è stato tuttavia perseguito solo in parte. 2 agosto 2002. 128. il progetto di riforma del diritto societario aveva dovuto prendere atto che una società cooperativa. soc. in special modo nelle società di grandi dimensioni. la Relazione al progetto Mirone. in tanto può dirsi ispirata a principi di democraticità. 2001. che aveva stabilito.Avendo la dottrina messo bene in luce che. 2007. Su queste premesse. VELLA. 5. oramai contraddistinto. in Giur. per lo più introdotte nella disciplina delle società per azioni ma applicabili (anche) alle società cooperative in virtù della tecnica del rinvio. il profilo organizzativo delle società cooperative finisce con l‟offuscare il preteso carattere democratico dell‟impresa cooperativa. rendendo “autoreferenziali” i gestori(1).

. Torino. in termini di limitata interferenza dei soci nella gestione della società cooperativa. 2387 c. sono state molto criticate da V. p. Cooperazione e imprese cooperative.a. 310/2004. e per questi venuto meno per effetto dell‟abrogazione dell‟art. tenuto conto della crescente autoreferenzialità dei gestori. hanno tratto vantaggio dalle implicazioni di talune possibili interpretazioni. divenute sostenibili grazie ai chiarimenti offerti dalla Riforma in merito al significato dello scopo mutualistico della cooperazione di credito. DI SABATO. postula necessariamente e imprescindibilmente la partecipazione dei soci cooperatori allo svolgimento dell‟attività stessa”. salvo solo alcune integrazioni(4). 2535 c. Le implicazioni del richiamo della disciplina delle s. Come tuttavia segnalato da F. quest‟ultima.Le implicazioni del rinvio alla disciplina delle società per azioni.p. come è inutile ricordare.a. dell‟obbligo da parte di questi ultimi di prestare cauzione (in precedenza previsto anche per gli amministratori di s. 2. 1995. da quella delle società per azioni. Manuale delle Società5. Prima della Riforma la disciplina riguardante la gestione delle società cooperative era interamente desumibile. Napoli. da parte dell‟art.. le scelte inizialmente operate dalla Riforma e la soluzione infine accolta dal d. 4 della l. come si vedrà. 830.lgs.banche cooperative(3) le modifiche introdotte nei rapporti tra soci ed organo gestorio non sempre appaiono orientate a favore dei primi. che faceva menzione della necessaria qualità di soci ovvero di mandatari di persone giuridiche di tutti gli amministratori di cooperative. della possibilità da parte dello statuto di prevedere che uno o più amministratori fossero scelti tra le diverse categorie di soci e che la nomina di uno o più amministratori fosse riservata allo stato o ad altri enti pubblici (possibilità. BUONOCORE. le sole diversità rispetto alla disciplina della società per azioni erano quelle rinvenibili nel vecchio testo dell‟art. 1977. rectius dell‟impresa cooperativa. 281/1985). per il quale “l‟attività cooperativa.p.c. fossero in grado di consentire un più stringente controllo dei soci ed una maggiore partecipazione dell‟assemblea alla dinamica gestionale Per quanto riguarda in particolare l‟organo di amministrazione. questa annotazione rappresentava più che altro “un‟aspirazione non confortata dal dettato normativo”. era molto avvertita la necessità di incentivare la partecipazione dei soci alle dinamiche societarie con dei correttivi che. agli statuti delle banche cooperative). non consentita. come peraltro tutt‟ora. ciò prestando il fianco alla critica di una normativa inadeguata poiché non in grado di garantire un sufficiente coinvolgimento dei soci cooperatori nella gestione della società(5). (3) Per le quali anche. Questi però. (4) (5) 74 .c.

Per quanto riguarda le società cooperative di minori dimensioni questa esigenza è stata in particolar modo salvaguardata con il riconoscimento.l.La situazione si prospettava ancor più critica alla luce della generale impostazione della Riforma. per un‟efficace sintesi. dall‟altro non aveva tuttavia mancato di alimentare commenti di altro genere.G. introdotta con lo sguardo alle grandi cooperative ed agli eccessi di un management la cui stabilità aveva nei casi estremi mostrato di poter sfiorare i limiti dell‟inamovibilità. GRAZIANI . 2011.c. nonché. appare oggi imperniato sul ruolo centrale dei soci e sulla possibilità consentita allo statuto di riconoscere a questi ultimi un decisivo ruolo gestorio. comm. BELVISO. 1251 ss. (7) 75 . 2006.del diritto da parte di maggioranze qualificate di reclamare ai soci la decisione su qualsiasi aspetto attinente la vita della società (art. A. 2479.U. che mirava espressamente ad accentuare l‟autonomia dell‟organo gestorio rispetto a quello assembleare. se da un lato aveva suscitato apprezzamenti.. facendo peraltro notare che al problema si sarebbe potuto (6) Cfr. A fronte di questa situazione. comprensivo . 338 ss. Manuale di diritto commerciale13. Il governo dell’impresa cooperativa. meglio in grado di consentire la partecipazione ed il coinvolgimento dei soci nella gestione della società(7). al momento della rivisitazione della disciplina delle società cooperative. G. G. Le competenze gestorie dei soci nella società a responsabilità limitata. c.c. Padova. v. c. della possibilità dello statuto di rinviare alla disciplina (anziché delle società per azioni) delle società a responsabilità limitata6. 2007. per rafforzare la posizione dei soci ovviando agli eccessi di una ripartizione di poteri squilibrata a favore dell‟organo gestorio. c. ZANARONE. in commentario Schlesinger. R. Questa disciplina...): per una analitica descrizione del ruolo risevato ai soci nel governo della società a responsabilità limitata. 604. la soluzione era stata invece identificata nell‟introduzione.c. tomo II. la dottrina segnalava il fatto che il limite di tre anni avrebbe potuto favorire il disperdersi di professionalità con specifiche competenze di gestione della realtà cooperativa. GENCO. 2519. il nuovo modello della s. da parte dell‟art. comma 1. Padova. p. comma 3. dell‟obbligo da parte degli statuti di fissare un tetto massimo di tre mandati consecutivi per la relativa rieleggibilità. in Giur. MINERVINI . pur confermando. la tecnica del rinvio.tra l‟altro . In applicazione dei principi affermati dalla legge delega 366/2001. Quale principale critica.. in particolare. p.r. il legislatore della Riforma ha introdotto alcune novità volte alla ricerca di un punto di equilibrio tra le esigenze di efficienza imprenditoriale e quelle di un maggior protagonismo dei soci. PETROBONI. ad opera dell‟art. Della società a responsabilità limitata. 2010. Milano. Per quanto riguarda le società cooperativa soggette alla disciplina delle società per azioni. comma 2. 2542.

c. comma 2 (nella sua originaria formulazione introdotta dal d. In argomento v. att. 2004. per le tante iniziative assunte (sia a livello interno che comunitario) soprattutto con riguardo alle banche popolari(9). Bonfante.. elencando quest‟ultima tra le disposizioni espressamente inapplicabili.lgs. la nota 11 (9) 76 .. inizialmente in ragione della generale inapplicabilità. Ipsoa. commentario diretto da Cottino. Nei confronti delle banche cooperative questi limiti introdotti dall‟art. G. 310/2004.c. p. 2587. Commento agli artt.a. La governance delle società cooperative: gli amministratori.. non hanno però mai avuto modo di trovare applicazione. annoverando all‟art. 2542-2544 c.lgs. MARANO. 310/2004. la possibilità di ulteriori rinnovi oltre il limite di tre mandati con maggioranze assembleari qualificate(8). 150-bis t. in La riforma delle società cooperative. anche perché spesso la gestione di una cooperativa è molto diversa da quella di una società di capitali”. oltre che per la natura e la conseguente rilevanza dell‟attività svolta. in Gli statuti delle imprese cooperative dopo la riforma del diritto societario. ad esempio prevedendo. 223-terdecies. Amministrazione e controllo nelle cooperative s.lgs. vol. BONFANTE.. G. VELLA. 23. 190. 2542 c. non avrebbe avuto alcuna logica. anche F.b. Le nuove società cooperative. cit. 6/2003). Torino.c. disp. p. sottrarre le banche cooperative ai limiti stabiliti dall‟art. Torino.p.l.. p.. comma 3. le note 5-6-7 e. 2542. per quanto riguarda le iniziative comunitarie (che pur avendo apparentemente riguardato questioni di presunta non conformità della disciplina delle banche popolari ai principi di libera circolazione dei capitali e di diritto di stabilimento. 2003. spec. MUCCIARELLI. nel momento in cui il d. Bologna. 2004.c. 152.u. hanno avuto quale non celato obiettivo e principale retroscena le tematiche di corporate governance). 156. che esprime il parere che sarebbe stato forse “sufficiente prevedere un limite di rieleggibilità per il solo presidente”.. c. dopo l‟entrata in vigore del d. e s. in Il nuovo diritto societario***. a causa della secca abrogazione della norma. F. ove si evidenzia il rischio che l‟innovazione possa contribuire a “vanificare esperienze tecniche sedimentatesi negli anni. c. non foss‟altro perché nel settore del credito cooperativo il problema della perpetuazione del potere degli amministratori suscitava accentuate attenzioni. al posto di un assoluto divieto di rieleggibilità. L‟applicazione dei divieti alle banche cooperative non avrebbe potuto perciò essere evitata in altro modo se non. Commento all’art. come in effetti poi avutosi (8) Cfr. 2542. c. stabilita dall‟art.ovviare in altro modo.. p. p. a cura di Genco. infra il § 3 del Capitolo Sesto. della Riforma al settore del credito cooperativo. 2003. a cura di Sandulli e Santoro. TRIMARCHI. IV. V. Invero. M.c. P. comma 3. le disposizioni espressamente inapplicabili alle banche cooperative. in La Riforma delle società. Cagnasso e Montalenti. e poi. ha esteso a queste ultime la restante disciplina codicistica.r.

p. a cura di Presti. 310/2004. sia in quanto tale drastica opzione sembrava farsi carico (anziché. imponeva infatti al legislatore delegato.con il d. oltre che di essere in linea con i principi inequivocabilmente espressi dalla legge delega 366/2001(11). Amministrazione e controllo nelle cooperative. di fare in modo “che gli statuti stabiliscano limiti al cumulo degli incarichi ed alla rieleggiblità per gli amministratori”. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. PRESTI. in mancanza di evidenze in merito alle effettive motivazioni della scelta.lgs. lett. della necessità di adeguare il criterio di rotazione nelle cariche alle differenti esigenze del variegato tessuto cooperativo. Torino.1 . di questa legge. F. cit.c. 2542.Il principio di non ingerenza e presunta sua non compatibilità con le regole della cooperazione (10) Cfr. 2. d).. Commento all’art. 339. nell‟ambito del quale convivono realtà di grandi dimensioni nelle quali spiccato è il rischio di fenomeni di autoreferenzialità. sia perché la decisione di un‟abrogazione in toto di ogni divieto andava ben al di là delle critiche che la dottrina specialistica aveva pur mosso alla norma(10).c. La decisione di abrogare l‟art. che però non ha convinto. L‟art. G. anche se per le sole cooperative “costituzionalmente non riconosciute”.. c. comma 2. 5. 972. 310/2004. Motivazione. 2007. (11) (12) 77 . diretto da Abbadessa e Portale. in Il nuovo diritto delle società. p. come giusto. 2542 c. Cfr. comma 3. con realtà di dimensioni modeste che al contrario si reggono facendo affidamento proprio sulla stabilità della funzione amministrativa) di una indistinta e generalizzata volontà di abrogazione di una regola cui andava comunque riconosciuto il merito..lgs. vol. 3. tra le ipotetiche ragioni non è certo da escludere quella secondo cui con la decisione si sia in realtà voluto nascondere il proposito di continuare a sottrarre le banche cooperative dall‟applicazione del divieto. VELLA. Sicché.. questa ufficiale. per il timore che la limitazione a tre mandati potesse risultare “eccessivamente limitativa dell‟autonomia statutaria e fonte di difficoltà operative evidenziate nella fase di prima applicazione della riforma nel settore cooperativo”. sarebbe stata presa. in Società cooperative. stando perlomeno alla motivazione formalmente riportata dalla Relazione al d. eliminando del tutto il divieto per la generalità delle cooperative. di avere rimarcato con forza i rischi e le peculiarità dell‟organizzazione cooperativa(12).

2003. in Il nuovo diritto delle società. non applicandosi l‟art. diretto da Abadessa e Portale. pari rispettivamente a 2 milioni di euro per le banche di credito cooperativo ed a 6.lgs. 17 ss. Che inequivocabilmente afferma che la gestione dell‟impresa spetta “esclusivamente” agli amministratori. quindi. ha comportato cambiamenti che per taluni aspetti hanno ulteriormente rafforzato i poteri dei relativi organi di amministrazione. esplicitato dall‟art. del gruppo dei soci di maggioranza). 310/2004. di affidare all‟organo assembleare la decisione su questioni “attinenti alla gestione della società”. TUCCI.3 milioni di euro per le banche popolari). pp. 2010. 2542. della disciplina introdotta dal d. PORTALE. ha anche sottolineato che l‟eventuale autorizzazione dell‟assemblea di atti (14) (15) (16) 78 . Torino. che la Riforma ha come noto ispirato al principio di non ingerenza dei soci nella gestione della società(14).. e senza che quindi il limite di rieleggibilità abbia mai trovato applicazione nei confronti delle banche cooperative.c. 29.c. le banche cooperative sono regolate mediante il necessario richiamo della disciplina delle società per azioni. e quindi la disciplina delle società a responsabilità limitata. comma 2. Ambrosini. che richiede un numero minimo di 200 soci ed un capitale sociale minimo. la disciplina delle società per azioni introdotta dalla Riforma abbia segnato un chiaro ridimensionamento del peso dell‟assemblea nel governo societario a vantaggio degli amministratori (e. 3/2003. è pacifico in dottrina: N.. Padova. vol. ABRIANI. 2.(13). Gestione dell’impresa sociale e supervisione degli azionisti. comma 3. Padova. 2380-bis c. diretto da Cottino. Il nuovo diritto societario. 203 ss. cit. pp. GALGANO. pp. c. prevista dal passato art. 433 ss. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. (15) e desumibile da molte altre norme (16). 2006. 2519. pp. Le azioni e gli altri strumenti finaniari.lgs.c. 2364 c. diretto da Galgano. (13) In base al quale l‟atto costitutivo delle società cooperative può prevedere l‟applicazione della disciplina delle società a responsabilità limitata qualora la cooperativa abbia un numero di soci cooperatori inferiore a venti ed un attivo dello stato patrimoniale non superiore ad un milione di euro (requisiti entrambi incompatibili con la speciale disciplina delle banche cooperative. ed anche se in contrasto con la finalità di maggior apertura all‟autonomia statutaria. l‟estensione a queste ultime. 4. F. Rapporti tra assemblea ed organo gestorio nei sistemi di amministrazione. nei limiti consentiti dal d. Sono in particolar modo informate al principio di non ingerenza l‟art. c. in Trattato di diritto commerciale. A. 7 ss. n. muovendoli verso logiche ancor più manageriali. in Le società per azioni. Che in funzione di un recupero dell‟efficienza della gestione della società..c.c. in Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell’economia. In particolare. G.. a cura di Abriani.Venuto meno l‟art. stando alle attuali Istruzioni di Vigilanza. che oltre a non aver riproposto la possibilità. 2364 c. Cagnasso e Montalenti. vol.

In aggiunta. comma 3. A.c. 2003. a differenza di quanto previsto dalla precedente disciplina. ha sostenuto una lettura democratica del rapporto tra organo gestorio ed organo assembleare.. 2367 c. riservando ai soci che non rappresentano la parte di capitale sopra indicata una mera azione di risarcimento danni. l‟art. ult. che riconosce all‟autonomia statutaria la facoltà di delegare all‟organo amministrativo una serie di importanti decisioni implicanti modifica dell‟atto costitutivo. sottolineando le peculiarità dello scopo e le specificità strutturali delle società cooperative. riconosce questo stesso diritto ai soci (assenti. a quelle riguardanti lo scioglimento anticipato della società). anche quando espressamente richiesta dallo statuto. In caso di mancata convocazione dell‟assemblea e nonostante la richiesta in tal senso da parte dei soci. 2377 c. dal punto di vista dei diritti individuali dei soci. che attribuiva il diritto d‟impugnazione a ciascun socio assente o dissenziente.c. che ritiene applicabile l‟art. p. comunque non esclude il carattere esclusivo della responsabilità degli amministratori per gli atti compiuti. a ben vedere perviene a risultati opposti. prima della Riforma. 2367 c. la maggior parte della dottrina.c..c. a seconda che si tratti o meno di società che facciano ricorso al mercato del capitale di rischio. salvo solo l‟ipotesi di un‟evidente finalità illecita o impossibile. in tal modo relegando l‟impiego di questo rimedio ad un esiguo numero di deliberazioni (cfr. e così limitando ulteriormente le potenzialità dell‟istituto. 79 . c. comma 2. op. 2365.c.Questo principio di non ingerenza pone tuttavia il problema della sua compatibilità con le generali regole del sistema cooperativo. ha anche escluso l‟ammissibilità della convocazione a richiesta dei soci in relazione a tutti gli argomenti rispetto ai quali. Invero. 43. dovendosi tale conclusione desumere dal fatto che al tribunale è richiesto di disporre la convocazione solo dopo aver sentito amministratori e sindaci e solo qualora emerga il carattere ingiustificato della mancata convocazione da parte dell‟organo di amministrazione. in tema di annullabilità delle delibere assembleari... a norma di legge. l‟art. che. escludendo la possibilità di una dell‟organo di amministrazione. La nuova disciplina (accogliendo un orientamento sostenuto da una parte della dottrina e della giurisprudenza già prima della Riforma) riconosce invece agli amministratori la possibilità di entrare nel merito della richiesta di convocazione formulata dai soci. la vecchia disciplina sembrava infatti consentire a questi ultimi di rivolgersi al tribunale sulla premessa dell‟esistenza di un obbligo degli amministratori di dare seguito alla richiesta di convocazione senza alcuna possibilità di sindacarne il merito. l‟art. 2367. l‟art. c. cit. in modo peraltro dubitativo. dissenzienti o astenuti) quando possiedono azioni che rappresentino almeno l‟uno per mille ovvero il cinque per cento del capitale sociale. l‟assemblea delibera “su proposta degli amministratori o sulla base di un progetto o di una relazione da essi predisposta”. alle sole deliberazioni concernenti la nomina e la revoca degli organi sociali e della società incaricata della revisione nonché. recante la disciplina della convocazione dell‟assemblea su richiesta dei soci. TUCCI.. che per quanto a prima lettura sembri suggerire l‟idea di un rafforzamento della posizione di questi ultimi (avendo ridotto la percentuale minima necessaria per la formulazione di una richiesta di convocazione dell‟assemblea ad iniziativa dei soci). basta un rapido esame della letteratura in tema di società mutualistiche per avvedersi che. Rilevano inoltre.

1976.. DI CECCO. secondo quanto sostenuto. che ha previsto la possibilità di diretta gestione della società da parte dei soci (art. 1979. p. Sulla scia di questo orientamento. legge 7 agosto 1997. BASSI. pp.. dir. 5306/I approvato dal Consiglio nazionale del notariato. pp.. comm. 1974. 340. non sono quindi mancate posizioni di messa in discussione della possibilità di una diretta applicazione alle società cooperative del principio di non ingerenza introdotto dalla Riforma.c. 21. la normativa riguardante la piccola società cooperativa ha consentito l‟adozione di un modello organizzativo orientato verso la democrazia diretta dei soci. nella disciplina della piccola società cooperativa. 258. 10 ss. rinvenibile in www. P. provv. Le società cooperative. 266 del 1997 istituente la “piccola società (18) (19) 80 . Elementi sintomatici di una dubbia compatibilità del principio di non ingerenza con la disciplina cooperativa sarebbero rinvenibili. Tra gli Autori che per primi si sono occupati di questo istituto. che nel segnalare come il modello cooperativo dovrebbe esprimere l‟organizzazione di “un‟attività di impresa con generale ed effettiva partecipazione alla gestione del potere su base di democrazia personale”. in La riforma della legislazione sulle cooperative (Atti del convegno di Ancona del 10-11 marzo 1978). pp. ai sensi dell‟art. nella disposizione contenuta (17) Cfr. 124 ss. Per una più ampia bibliografia in argomento si rimanda a G.. dell'applicabilità alle società cooperative delle disposizioni ispirate al suddetto principio(18). avendo in particolar modo consentito di riservare statutariamente l‟intera gestione della società ai soci mediante la soppressione dell‟organo di amministrazione. invita a non ammettere anche nelle società cooperative il fenomeno di dissociazione tra la titolarità della partecipazione ed il potere di gestire.mera riproposizione del rigido sistema di ripartizione di competenze degli organi delle società per azioni in quanto incompatibile con il tratto saliente del modello cooperativo17. 2519. L’art. Solleva questi dubbi G. in Riv. BUONOCORE.notariato. PETRELLI. Per una riforma della società cooperativa. ex multis. VERRUCOLI. comma 4. Napoli. BUONOCORE. che ritiene che il principio di divisione dei poteri tra organo gestorio ed assemblea debba nelle società cooperative essere sostituito dall‟affermazione del principio di sovranità di quest‟ultima.. n. Studio n. cit. Accogliendo le aspirazioni della dottrina in merito all‟opportunità di una semplificazione delle iniziative imprenditoriali di dimensioni più ridotte. 43 ss. comma 1°. V. a cura di Bucci e Cerrai. 266)19. p. GALGANO. la rinvenibilità nel sistema di indici normativi che farebbero dubitare. ed. 15. 2002 e ristampa 2012. c. Realtà cooperativa e progetti di riforma. dir. p. Analisi di alcuni aspetti controversi. essendo stata in particolar modo sostenuta.it. comm. F. 21 della l. al riguardo. Il ruolo dell’impresa cooperativa nel quadro delle istituzioni dell’economia.. che esprime contrarietà ad una acritica applicazione alle società cooperative del modello di ripartizione di competenze delle società per azioni. Variabilità e modificazioni del capitale sociale nelle cooperative. A. in Riv. Milano. in quanto “indice di profondo misconoscimento delle più peculiari caratteristiche ed esigenze del fatto cooperativo”. V.. Le cooperative nella riforma del diritto societario.

21. 444 ss. in Finanziamento ed organizzazione della cooperativa nella legge 59/92. 1998. quali ad es. nonché alla realizzazione dei processi produttivi dell‟azienda”: G. SABATELLI.c. della legge 31 gennaio 1992.. a cura di Buttaro. 108 ss. in Giur. precisando il proposito di ristabilire un maggior equilibrio di poteri tra organi sociali e con la chiara finalità di rafforzare l‟attivismo dei soci.. comm. in materia di cooperazione di lavoro. in Dir. della legge 3 aprile 2001. in disposizioni. 59. 2364. che sancisce il diretto concorso dei soci nella gestione della società21. (20) E. RAGAZZINI. ha in particolar modo stabilito. ad esempio mediante il rilascio di pareri obbligatori e vincolanti per la successiva attività dell'organo di gestione (salva la possibilità per gli amministratori di una disapplicazione in caso di contrarietà agli interessi dei soci o dei terzi) 22. in Riv. che ha riservato all‟assemblea dei soci l‟approvazione degli stati di attuazione dei programmi pluriennali adottati in relazione all‟emissione di azioni di partecipazione cooperativa. La legge 142/2001. comma 1. 142. in parziale deroga al sistema desumibile dal comb. se non l‟affermazione di un generalizzato ruolo attivo dell'assemblea di tutte le società cooperative. cit. comma 2. n. l. 266.. la possibilità di quantomeno riconoscere la legittimità di clausole statutarie che.. con riguardo alle cooperative “nelle quali il rapporto mutualistico abbia ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio”. Bologna. soc. 796 ss G. 1.. pp. pp. p. Le azioni di partecipazione cooperativa.. Piccole società cooperative e grandi illusioni: riflettendo sull’art. ivi comprese quelle cui si applicano le norme della società per azioni. P. CAPO. Discendendo da questa dubbia compatibilità. l‟art.nell‟art. nell‟art. Nuove norme in materia di società cooperative: commento alla legge 31 gennaio 1992. 59. 201 ss. pp. la possibilità da parte dei soci lavoratori di concorrere “alla gestione dell‟impresa partecipando alla formazione degli organi sociali e alla definizione della struttura di direzione e controllo dell‟impresa” nonché di partecipare “alla elaborazione dei programmi di sviluppo ed alle decisioni concernenti le scelte strategiche. giur. Le cooperative nella riforma del diritto societario. n. 1 ss. che attribuiscono ai soci cooperatori particolari diritti di informazione e che. n. PETRELLI. 5. 19. secondo una certa interpretazione(20). n. Milano. (21) (22) 81 . disp di cui agli artt. attribuiscano all‟assemblea dei soci un incisivo ruolo decisionale. I. sarebbero finalizzati ad un ruolo attivo e non solo di controllo.c. e 2380-bis. 2001. 1998. pp. 5. Analisi di alcuni aspetti controversi. c. comma 3. 1997. 7 agosto 1997. L’assemblea amministratrice nelle piccole cooperative (prime impressioni). cooperativa” ovvero del nulla. pp. n. ABBADESSA. 1999.. G. 2545-bis c.

è infatti già rinvenibile in G.. Secondo G. DI CECCO. n.. l. sulla piccola società cooperativa”. dando così chiara riprova della consapevolezza del legislatore delle possibili controindicazioni dell‟impiego di questa forma societaria a connotazione spiccatamente manageriale. non considera che il legislatore della Riforma. Dall‟altro. da ultimo modificato dalla legge 7 settembre 1996. La nuova società cooperative. non tiene conto che l‟attuale disciplina. Da un lato. l‟accentuazione della connotazione manageriale. poi assunte. cit. infatti. di questo Capitolo. Dall‟altro ancora. in generale. il rinvio alla disciplina delle società a responsabilità anziché a quella delle società per azioni. 43. comma 1. a certe condizioni. sconta il limite di reggersi su argomenti risalenti a prima della Riforma25. 49. ad esempio. secondo quanto riferito nel testo. senza talvolta tenere conto delle implicazioni di quest‟ultima (tant‟è che. 266/1997. tra gli elementi sintomatici della presunta incompatibilità menziona ancora la disciplina della piccola società cooperativa. o anche. per taluni profili. 126 ss. la Riforma avrebbe segnato “la morte dell‟art. per quanto riguarda le scelte riguardanti il momento mutualistico la Riforma ha tuttavia consentito. 51. pp. BONFANTE. Variabilità e modificazioni del capitale sociale nelle cooperative. prevede che tutte le materie. posto che (24) (25) (26) 82 . 123. del Codigo Cooperativo. di quello portoghese. d). cit. nel quale l‟art. una maggiore centralità dei soci cooperatori. della Ley del 2 aprile 1987. p. come si vedrà(24). anche allo scopo di consentire una maggiore partecipazione dei soci alla gestione della società. non focalizza l‟attenzione sugli aspetti riguardanti il momento mutualistico. (23) Come avutosi ad esempio nel caso dell‟ordinamento spagnolo. senza considerare che la stessa. a differenza del legislatore di altri ordinamenti. n. è tuttavia poco convincente.. recante la legge generale sulle cooperative. non affermare un generale potere di indirizzo dell‟assemblea nella gestione della società(23). ivi comprese quelle rientranti nella competenza di altri organi sociali. secondo la tesi prevalente 26. 3. nel quale l‟art. possono essere comunque discusse e costituire oggetto di deliberazioni da parte dell‟assemblea generale. sebbene il rinvio alla disciplina delle società per azioni ha determinato. Infine. pur avendo potuto. 21. lett. ha consentito. non considerando cioè che. ad elementi sintomatici della dubbia compatibilità tra principio di non ingerenza e le regole cooperative. L‟identificazione e l‟analisi delle norme miranti al rafforzamento della posizione dei soci cooperatori nella gestione della società.L‟impostazione secondo cui queste norme esprimerebbero una generale incompatibilità del principio di non ingerenza con le generali regole della cooperazione. attribuisce alla “competência exclusiva da assembleia geral” il compito di “apreciar e votar o orçamento e o plano de actividades para o exercício seguinte” (approvare il bilancio ed il programma dell‟attività dell‟esericizio seguente). Ai §§ 3 e ss. ha preferito.

ivi menzionata tra quelle delegabili. comma 2.. 366. 2669. A.F. la non compatibilità con la generale disciplina delle società cooperative dell‟ipotesi. p. IV. 2519 c. Le società cooperative. riguardo all‟ultima norma. 6/2003. PAOLINI. c. Padova. 1431. Diritto delle società.c.. Commento all’art.. 971. Amministrazione e controllo nelle cooperative.. 2003. p. la costituzione di società cooperative con le regole della s.. (27) Che hanno. BARTALENA. 52. 2005. trans. in Giur.. cons. in Il nuovo diritto delle società. reso possibile. V. a cura di Santoro e Sandulli. (28) Una conferma dell‟applicabilità (anche) alle società cooperative delle disposizioni che principalmente esprimono il principio di non ingerenza dei soci nella gestione. alle banche cooperative(28).. 694 ss. 166. c. 2364 e 2365. 2003. VECCHI. Milano. 2009. 2005. A. 2005. Diritto commerciale. cit. a cura di Maffei Alberti. 2522 c. 6. C. è rinvenibile in G.sarebbe stata oramai superata dagli artt. 2519 c. pp.c. ciò rendendo la tesi dell‟inapplicabilità delle disposizioni esplicative del principio di non ingerenza ancor meno sostenibile ove la si volesse riferire. Commento all’art. Manuale breve. 2365. recante la Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative. L..c. Nel senso della tacita abrogazione sembrano anche S. p. in attuazione della l. Comm. 2033. SALANITRO. Dalla piccola società cooperativa alla cooperativa a responsabilità limitata. 2003. 2019. p. 2522 e 111 septies.. in Coop. 2522 c. n. AULETTA . PACIELLO. in AA. in Studi e materiali in tema di riforma delle società cooperative. FEZZA. MONTAGNANI. 2522 c. PAOLUCCI. Commento all’art. a cura di Presti. 2 ottobre 2001. p. Inoltre. p. da disposizioni con un ben definito (e del tutto limitato) ambito.. cit. IV. in Codice civile commentato. Commento breve al d. con specifico riferimento alle banche cooperative e riguardo sempre all‟art. invece G.. vol.l. VV. Nel senso della sopravvivenza della piccola società cooperativa v. qualche perplessità può aggiungersi in merito alla delegabilità all‟organo di amministrazione delle 83 . Milano. entro il 31 gennaio 2004”. 2522 del codice”. Commento all’art.. 2380-bis. Commento all’art.. disp. c. 430. BUONOCORE. comma 2. nel caso di soci persone fisiche in numero da tre ad otto. n. 299.r. att.c. p.r.27). “dal 1° gennaio 2004 non è più consentito costituire piccole società cooperative e quelle esistenti al momento dell‟entrata in vigore della riforma avevano l‟obbligo di adeguare i loro statuti a quello della s. R. e stabilito che le piccole società cooperative “devono trasformarsi nella società cooperativa disciplinata dall‟art. per quanto qui specificamente interessa.. 451.. come visto. vol. in La riforma delle società. che in nessun modo coinvolgono il settore del credito.c. a cura di Alpa e Mariconda. A tutto ciò potendosi forse anche aggiungere che i dubbi di compatibilità dei quali si è sin‟ora discusso discenderebbero. p. dovendosi tuttavia fare notare. PRESTI. p. della riduzione del capitale sociale a seguito di recesso del socio.N. A. F. 2004.c. in Codice commentato Ipsoa. p. lgs.c. ovvero degli artt. BONORA.l. Torino. Milano. rispettivamente. Milano. Trasformazione <diretta> di piccola società cooperativa in società a responsabilità limitata.c. 75. in Società cooperative.

u. tra le altre cose.. 2505 e 2505-bis c. R. pp. (29) Per quanto non sia questa la sede per un approfondimento del tema. Liber amicorum Antonio Piras. 31 e 36 t. cit. pp. La Riforma. Rapporti tra assemblea e organo gestorio nei sistemi di amministrazione. II. Torino. soc.. G. in Riv.). 133 ss. La partecipazione dei soci ai processi decisionali.. civ. Milano.A. Scelte fondamentali di politica legislativa e indicazioni di principio nella riforma del diritto societario del 2003. Il ruolo dell’assemblea nella gestione dell’impresa: il <sovrano> ha veramente abdicato?. in Governo dell’impresa e mercato delle regole. S. ad esempio.c.di inserimento della cooperativa in un gruppo societario. dovendosi in tal caso tenere conto. PINTO. CERRATO. in Amministrazione e controllo nel diritto delle società. Appunti per un corso di diritto commerciale. ha molto innovato la disciplina riguardante l‟amministrazione ed il controllo delle società per azioni introducendo. 2009. Scritti giuridici per Guido Rossi. se in grado di assumere rilievo ai fini dell‟attuazione dello scambio mutualistico): cfr. pp. pp. due modelli alternativi di amministrazione. mentre nel caso delle società per azioni queste ultime vengono individuate considerando l‟interesse primordiale dei soci alla salvaguardia del proprio investimento. 2008. accennato nel testo. con la naturale conseguenza che la limitazione delle competenze gestorie dell‟organo amministrativo andrebbe definita sulla base dell‟interesse primordiale dei soci cooperatori alla conservazione delle condizioni fondamentali di attuazione dello scambio mutualistico. che le regole di gestione della cooperativa di credito ripropongono quelle della società per azioni. qualora suscettibile di essere compromesso da operazioni di particolare rilievo (quali.Sistemi di amministrazione alternativi a quello tradizionale. 33 ss.. Per una generale visione del tema delle competenze implicite dell‟assemblea dei soci v. in conclusione.Potendosi quindi affermare. dir. le operazioni di acquisto o di vendita dell‟azienda o di partecipazioni in società controllate.b. nell‟oramai ampia letteratura in argomento. deliberazioni concernenti la fusione nei casi previsti dagli artt. M.2 . 84 . della speciale disciplina di cui agli artt. rispettivamente denominati monistico e dualistico. delle competenze legali implicite (o non scritte) dell‟assembela dei soci. in Riv. dir. 220 ss. 39 ss. ovvero di operazioni – cui si farà cenno al Capitolo Quinto . affianco al tradizionale modello di amministrazione. in considerazione delle ragioni che hanno indotto i soci a decidere l‟adesione alla società29.. con una tendenziale rigidità del potere deliberativo in capo all‟organo di amministrazione delimitabile nei soli limiti di quanto consentito dalla generalizzata tendenza a riconoscere all‟assemblea dei soci competenze legali non scritte in relazione alle decisioni gestionali fondamentali. LIBERTINI. 183 ss. pp. PORTALE.. 2010. 2. da individuarsi. nel caso delle cooperative l‟interesse tipico del socio è rappresentato dalla partecipazione all‟impresa al fine di conseguire il vantaggio derivante dalla gestione di servizio.. 2002. V. Le competenze legali dell’assemblea nella gestione delle cooperative azionarie. queste ultime. non può tuttavia farsi a meno di sottolineare che. come noto. SACCHI.

in Le cooperative dopo la riforma del diritto societario. al sistema tradizionale imperniato su consiglio di amministrazione e collegio sindacale. Per quanto riguarda il settore del credito cooperativo. S. cit. confermando la presa di distanza rispetto a questa novità della Riforma. p. Milano. tanto da aver indotto a ritenere che il mondo cooperativo non avrebbe mai avuto interesse al relativo impiego(31). questa previsione si è però rilevata corretta limitatamente alle sole banche di credito cooperativo. L’amministrazione ed il controllo nella nuova disciplina delle società cooperative. pp. a cura di Sandulli e Valensise. Infatti. p. comm. COSTI.. Riguardo alle banche popolari la previsione è stata invece smentita. e quello dualistico in particolar modo. cui ha fatto seguito la nascita del “Banco Popolare soc.. p. che denuncia apertamente l‟idoneità del sistema dualistico ad accentuare. coop. la cui realizzazione è stata agevolata anche nella prospettiva d‟impiego del nuovo modello di amministrazione dualistico(32). I.Comportando.. a fine 2011. in particolar modo per ciò che attiene al modello dualistico. questi modelli favoriscono una gestione verticistica apparentemente non conciliabile con lo spirito della cooperazione(30). Al riguardo non può tuttavia sottacersi che il merito esplicitamente (30) R. nel settore bancario l‟adozione del modello dualistico ha conosciuto un‟insperata fortuna soprattutto grazie alla sua adozione in occasione di importanti operazioni di fusione societaria. CAPO. POLI. 824 ss. Il governo delle società cooperative: alcune annotazioni esegetiche. l‟avocazione agli organi di amministrazione di competenze che il sistema tradizionale mantiene in capo all‟assemblea. 2003. 249. senza in alcun modo menzionare.” (poi tornata. Si pensi alla fusione della Banca Popolare di Verona e Novara con la Banca Popolare Italiana. tra cui alcune con la partecipazione di banche popolari conclusesi con la costituzione di banche anch‟esse in forma di popolare. Invero. in Giur. 2005. l‟ipotesi dell‟adozione di modelli alternativi. G.Banche Popolari (31) (32) 85 . La nuova società cooperativa. 177. 108. lo statuto-tipo delle banche di credito cooperativo predisposto da Federcasse e vagliato dalla Banca d‟Italia continua a fare unicamente riferimento. Fenomenologia cooperativa e processi decisionali. neppure in via eventuale. I. a discapito della democraticità del modello cooperativo. “l‟autoreferenzialità dei soliti noti” G. 2004. nessuna banca di credito cooperativo risulta aver adottato modelli di amministrazione diversi rispetto a quello tradizionale e. in Giur. al modello tradizionale). quale modello di amministrazione e controllo. nonché alla fusione tra BPU . comm. BONFANTE.

che ha portato alla nascita di “UBI Banca Unione di Banche Italiane s. potrebbe assolvere una funzione di collegamento tra organi di Unite e la Banca Lombarda e Piemontese. diversità che. rappresenta un fatto notorio.bancaditalia. alla diversità degli interessi coinvolti alle sorti dell‟attività dell‟impresa cooperativa(34). (33) Il merito di aver favorito importanti aggregazioni bancarie è stato riconosciuto al modello dualistico dallo stesso Governatore della Banca d‟Italia. Bologna. p. è segnalato da F. pp. 356. VELLA. Commento all’art. le potenzialità d‟impiego del modello dualistico da parte delle banche popolari vanno comunque valutate tenendo anche conto che queste ultime si qualificano per la presenza di quelle caratteristiche (quali in particolar modo la diversità d‟interessi e l‟ampiezza della base sociale. 1999. ove anche si richiama la posizione al riguardo espressa da Legacoop Emilia Romagna. a cura di Comellini-Vibiani.riconosciuto al sistema dualistico di aver favorito fenomeni di aggregazione(33) non è necessariamente da mettere in relazione ad una sua presunta (superiore) efficienza e/o ad una sua (maggiore) capacità di meglio valorizzare le tradizioni e le esperienze delle realtà bancarie in aggregazione. Crescita e stabilità nell’economia e mercari finanziari. 2544. come metodo di governo delle società cooperative ad ampia base sociale. Al di là dei fenomeni di aggregazione. rinvenibile nel sito www. nel caso delle banche popolari.a. Mario Draghi. (34) 86 .c. Ragioni favorevoli all‟adozione di questo modello di amministrazione sono peraltro state rinvenute nel fatto che nel sistema dualistico il consiglio di sorveglianza.”. dovendosi anzi prendere in seria considerazione l‟ipotesi che al successo abbia invece contribuito la sua (riconosciuta) capacità di meglio garantire (dato il numero degli incarichi) il mantenimento di un ruolo di primo piano ai componenti degli organi di vertice e di amministrazione delle società in aggregazione. in presenza delle quali taluni settori della stessa cooperazione hanno ritenuto di poter riconoscere proprio nel modello di amministrazione dualistico il più adatto all‟esigenza di dare una rappresentanza.. tale da rendere difficile il raggiungimento dell‟obiettivo di una reale ed effettiva partecipazione). in occasione dell‟intervento del febbraio 2007 all‟incontro Aiaf-Atic Forex. in Democrazia cooperativa. in ragione della simultanea presenza di soci interessati anche al momento mutualistico affianco ad altri unicamente attenti alla remunerazione del proprio investimento. 15 ss. cit.it.p. in ragione del ruolo che è chiamato a svolgere. L‟interesse mostrato da parte di taluni settori della cooperazione per le potenzialità del modello dualistico. 14. in seno al consiglio di sorveglianza.

Secondo questo modo di vedere. il consiglio di sorveglianza opererebbe dunque quale anello di congiunzione con la compagine sociale. tra i tantissimi altri. Tale motivazione desta tuttavia perplessità. pp. www. potendo invece nel modello dualistico svolgere un qualche ruolo.. www.lastampa. con un ruolo non secondario. TOMBARI.it. 679 ss.c. (35) Cfr. dir. rappresentato dalla riunione dei (36) (37) 87 . Società cooperativa e “governo dell’impresa” e sistema dualistico.. sarebbe stata resa opportuna “al fine di garantire una maggiore separatezza della gestione della banca rispetto alla base azionaria” (l‟espressione riportata tra virgolette è rinvenibile. F. la sostituzione. Il dibattito che nel recente passato ha posto la governance della Banca Popolare di Milano (BPM) al centro di un acceso dibattito cui ha preso parte.. nei siti www. 150-bis t. 2544.com. anche la Banca d‟Italia. secondo periodo.u. Così U. ad esempio.b..finanza. cit. comma 2°.informazione. La corporate governance nelle banche popolari alla luce delle nuove disposizioni di vigilanza. coniugando l‟esigenza di un‟efficiente gestione della società con quella di centralità del socio. non esclude l‟applicazione alle banche popolari dell‟art. c. polverizzata e per lo più priva delle necessarie competenze tecniche. appare nel sistema tradizionale sostanzialmente priva della possibilità di concorrere al governo della banca popolare. in Riv. Il modello dualistico consentirebbe pertanto di dare adeguata rappresentanza alla posizione (tradizionalmente debole) della proprietà. p.it). la quale. non fosse altro perché nell‟immaginario del mondo cooperativo continua a resistere l‟idea che considera “l‟assemblea l‟organo sovrano della società. di interloquire stabilmente con il management allo scopo di concordare le più importanti operazioni societarie.borsainside. approvata dall‟assemblea dei soci in data 22 ottobre 2011. del compito di supervisionare i piani strategici ed i progetti industriali. se pur in forma mediata37. ha visto utilizzati alcuni degli argomenti menzionati nel testo al fine di giustificare l‟opportunità di sostituire il tradizionale modello di amministrazione della BPM con il modello dualistico. 77. al consiglio di sorveglianza spettano infatti funzioni di alta amministrazione comprensive. ROSSI. 2009. Secondo quanto diffusamente emerge dalle notizie di stampa e dalle comunicazioni on line del momento. soc.gestione e compagine sociale(35). in base al quale i componenti del consiglio di sorveglianza eletti dai soci cooperatori devono essere scelti tra i soci cooperatori ovvero tra le persone indicate dai soci cooperatori persone giuridiche). Oltre che la nomina ed il controllo del consiglio di gestione. controllandone l‟operato e la conformità dello stesso ai programmi societari. che anziché in modo diretto verrebbe salvaguardata dalla funzione di rappresentanza svolta dal consiglio di sorveglianza(36)(in ciò dovendosi peraltro tener conto che nelle banche cooperative la nomina dei componenti del consiglio di sorveglianza è rimessa esclusivamente ai soci e che l‟art.

consentendo la verifica dello stato di attuazione del contratto sociale. BONFANTE. La modifica del modello di amministrazione della BPM discenderebbe cioè. L‟esigenza di “separatezza” tra la gestione e la base azionaria non dovrebbe perciò discendere dalla natura mutualistica della banca. tanto più dopo i chiarimenti forniti dalla Riforma in merito al significato attribuibile allo scopo mutualistico. tra le disposizioni inapplicabili a queste ultime(38). tra cui quelli di sana e prudente gestione.. ciò dipendendo – evidentemente – dal significato che intende attribuirsi allo scopo mutualistico. 2545 c. cit. Secondo quanto emerge dalla stessa Relazione governativa al d. da un‟esigenza di separatezza della gestione dalla base azionaria in nessun modo relazionabile alle finalità dei soci-clienti (che invece.c. resta però il fatto che l‟adozione del modello dualistico. le stesse banche popolari.b. ed in modo tanto più significativo ove si consideri quanto previsto dall‟art. La nuova società cooperativa. con la propria compatta partecipazione in assemblea. l‟art.3 . bensì riconducibile alle (ben diverse) finalità perseguite dai soci-dipendenti ed alle distorsioni che la prevalenza di queste ultime è purtroppo in grado di determinare sull‟organizzazione ed il funzionamento della banca cooperativa. 6/2003. 88 . 268). quanto piuttosto da altre ragioni. nel caso della BPM. ripropone. “con soci ed ove si manifesta la volontà sociale” (G. oltre alle banche di credito cooperativo. attribuiscono al bilancio una valenza ulteriore (rispetto alla sua tradizionale funzione di rendicontazione) che senz‟altro riguarda. comportando lo slittamento verso il consiglio di sorveglianza di importanti competenze. 150-bis t. nella presenza di un nutrito gruppo di dipendenti-soci in grado di indirizzare.u. 2545 c.c. dovrebbero in special modo rilevare). le scelte della banca in senso non necessariamente conforme ai più opportuni obiettivi.c. che in teoria dovrebbe anzi deporre in senso contrario.Prescindendo dalle ragioni che in concreto possono invogliare per la scelta del sistema dualistico. vale a dire una serie di informazioni che. prima fra tutte quella riguardante l‟approvazione del bilancio. non annoverando l‟art.(Segue): relazione sui criteri seguiti per il conseguimento dello scopo mutualistico ed approvazione del bilancio In base all‟art.c.. il bilancio di una società cooperativa deve anche contenere la relazione degli amministratori e dei sindaci sui criteri seguiti nella gestione sociale per il conseguimento dello scopo mutualistico. 2545 c. ragionevolmente identificabili. la disposizione introdotta dall‟art. e pur nella consapevolezza che il modello tradizionale si contraddistingue spesso per un‟incolmabile distanza della compagine sociale rispetto all‟organo di amministrazione. a ben vedere. 2545 c.. (38) Potendosi tutt‟al più discutere del modo in cui tale norma debba trovare applicazione nei confronti di questo tipo di banche. lgs. sminuisce ulteriormente la funzione dell‟assemblea dei soci. 2.

5939. a cura di Bassi. n. non lascia dubbi in merito al fatto che la gestione della società cooperativa debba essere orientata al perseguimento dello scopo mutualistico. dipendendo il contenuto della relazione richiesta dall‟art. G. Tale soluzione interpretativa è apparsa criticabile a chi ha invece ipotizzato che la formulazione dell‟art. Milano. n. “riguarda tutte le cooperative non solo quelle a mutualità prevalente” Mentre la formulazione dell‟art. dovendo invece prendere in considerazione le modalità secondo le quali la società cooperativa ha perseguito lo scopo mutualistico. “specificamente i criteri seguiti nella gestione sociale per il conseguimento dello scopo mutualistico”. del principio di parità di trattamento tra i soci nella gestione del rapporto mutualistico. dalle previsioni statutarie e. 2545 c. dei profili quantitativi nei casi di cooperative a mutualità prevalente. 1992. 2 sia solo stata frutto di un “bisticcio terminologico non nuovo tra i concetti di scopo ed oggetto sociale” (sul punto. Commento all’art. 59/1992 da un punto di vista solo formale40. 2. delle indicazioni per il perseguimento del momento mutualistico desumibili dallo statuto e dai regolamenti eventualmente approvati dall‟assemblea.c. riferendosi agli “scopi statutari”. Senza che sia possibile una esaustiva esemplificazione.della naturale aspettativa del socio per la realizzazione del vantaggio mutualistico. 59/1992.c. il cui significato è come visto prevalentemente declinato in termini di gestione di servizio. 2 della l. (40) 89 . 2545 c. 54 ss. 2 della l. in La riforma delle società cooperative. in ciò tenendo conto – tra l‟altro . dal tipo di banca cooperativa. prescindendo dal problema relativo a se la nuova locuzione si sia discostata da quella adottata dall‟art. dalle situazioni di volta in volta riscontrabili.qualche ritocco”.c.). la seconda fa invece riferimento ai “criteri seguiti nella gestione sociale per il conseguimento degli scopi statutari.c. stante la presunta neutralizzazione dello schema causale operata dalla “escalation abrasiva” che sino a prima della Riforma ha investito la nozione di scopo mutualistico. 2428 e 2429 c. dalla quale principalmente differisce in ragione del fatto che. 59. non dovrebbero esserci troppi dubbi in merito al fatto che nella loro relazione gli amministratori non possono limitarsi ad un generico richiamo delle finalità statutarie. Ora. l. Commento alla Legge 31 gennaio 1992. l‟analoga disposizione contenuta nell‟art. 2545 c. 31 gennaio 1992. in conformità con il carattere cooperativo della società”. dovrebbe essere tuttavia ragionevole ipotizzare che la relazione in discussione debba tra l‟altro illustrare: (39) La Relazione governativa precisa anche che l‟art. quindi. 2. mentre la prima richiede ad amministratori e sindaci di indicare nelle relazioni predisposte ai sensi degli artt. pp. CAPO. l‟art. ha invece dato spazio all‟ipotesi interpretativa secondo la quale le cooperative sarebbero legittimate a perseguire scopi statutari non meglio selezionabili.

al fine di consentire ai soci di essere preferiti.) in relazione all‟ammissione di nuovi soci. stante le generali incertezze in ordine agli effetti sulla validità del bilancio dei vizi della relazione ex art. la relazione sui criteri seguiti nella gestione sociale per il conseguimento dello scopo mutualistico dovrebbe far conoscere le iniziative poste in essere. specificamente. mutualistiche e (nel caso. Ponendo tra l‟altro.la valutazione della cui adeguatezza differirà.di non semplice soluzione. alle condizioni economiche in cui la banca cooperativa versa. al momento dell‟approvazione del bilancio. chiaramente. 2528. c. se previsti statutariamente. sia in termini di diretti risparmi che di ristorni. (ii) i criteri assunti nella regolamentazione del compromesso . il problema . oltre che ai requisiti soggettivi degli aspiranti soci. In altre parole. comma 5. a seconda che si tratti di banche popolari ovvero di banche di credito cooperativo . e quindi per un‟adeguata valutazione dello stato di attuazione del contratto sociale. come si vedrà nel prosieguo41.tra le finalità lucrative. sotto il profilo dell‟erogazione del credito. (iii) l‟attività svolta (la cui illustrazione è peraltro espressamente richiesta dall‟art. onde consentire. anch‟esse rilevanti. questa rilevante funzione conoscitiva.2 del presente Capitolo 90 . nell‟erogazione dello stesso. in cui la banca cooperativa abbia assunto impegni statutari di promozione del territorio e della comunità locale) altruistiche. in particolare il § 4. ma indicare le ragioni della mancata ammissione con riferimento. di disporre di un quadro sufficientemente esaustivo per la verifica della complessiva gestione societaria alla luce delle iniziative assunte per il conseguimento dello scopo mutualistico. chiarendo tra l‟altro gli accorgimenti in generale adottati per orientare (ovvero mantenere l‟orientamento del) l‟azienda a favore dei soci e.(i) i vantaggi mutualistici perseguiti dai soci ed il modo in cui la gestione di servizio a favore degli stessi è stata e verrà in concreto perseguita. a parità di condizioni. piuttosto diffuso. 2428 (41) V. ai fini della valutazione della compatibilità di nuovi ingressi con le finalità mutualistiche e di stabilità che la banca è tenuta a perseguire. che la banca cooperativa ha adottato in relazione al momento mutualistico.c. che non dovrebbe ridursi alla mera indicazione del numero delle domande presentate e dei soci ammessi. ed ogni relativo riflesso in termini di investimenti e di costi.

la delibera del consiglio di amministrazione che approva la relazione sulla gestione: nella specie. Trib. conto economico e nota integrativa.. in Commentario alla riforma delle società. mettere in discussione l‟attitudine del modello dualistico ad ulteriormente sminuire il ruolo dell‟assemblea dei soci. p. Il bilancio di esercizio.. 954 ss. 1994. del bilancio. in Trattato delle società per azioni. è anche impugnabile. 2388. autonomamente. ed alle conseguenze che tali vizi sono in grado di produrre sulla validità della delibera di approvazione del bilancio cui fa da corredo.. modificato dalla Riforma. Impr. FRANZONI. Milano.. ritiene che la relazione sulla gestione non costituisce oggetto di approvazione da parte dell'organo assembleare. da ultimo. è tradizionalmente affrontato prestando attenzione a se la relazione sulla gestione debba considerarsi . diretto da Marchetti.o meno – parte integrante del bilancio destinato all‟approvazione da parte dell'assemblea. 2428 c. comma 3. 2000. Non credo invece possano esserci troppi dubbi in merito al fatto che i vizi della relazione in discussione possono assumere rilevanza come giusta causa per la revoca degli amministratori.c.c. 1992. la legittimazione all‟impugnativa (dati gli interessi sottesi) potrà essere estesa a ciascun socio. pur non avendo provocato un‟illegittimità nei contenuti. Vizi della relazione sulla gestione. con nota di commendo di P. nella sostanza. desumendone che i vizi di tale documento possono al più rilevare quali vizi procedimentali rilevanti come causa di annullabilità (G. Ghezzi e Notari. Invalidità del bilancio d' esercizio in caso di vizi della relazione sulla gestione (con postilla sul prospetto riepilogativo ex art. p. irregolare o falsa descrizione dei criteri in discussione. Torino. perviene alla conclusione che i vizi della relazione si riverberino sulla delibera di approvazione del bilancio. ovvero nei casi in cui. c. (43) 91 . nonché di A. comm. La recente riforma delle cooperative. provocandone la nullità (G. ivi. Chi ritiene che la relazione sulla gestione faccia parte. Va pure ricordato che in base all‟art. salvo le immaginabili difficoltà sul piano della prova del danno. Milano. comma 3.. 2378. nella misura in cui affida al consiglio di (42) Il tema riguardante i vizi di contenuto che può presentare la relazione sulla gestione di cui all'art. 778). richiamato dall‟art.). 2011. Sembra perciò francamente difficile.c. pp. implicante esonero della società dal risarcimento del danno (M. in Contr. in giurisprudenza. TANTINI. LOLLI. in Giur.c. BUTTURINI.c. pp. c.). p. p.della possibile rilevanza dell‟omessa. responsabilità degli amministratori e impugnativa della delibera di approvazione del bilancio. 2388. BALZARINI. Bianchi. 600. quale motivo di impugnazione della delibera di approvazione del bilancio nei casi in cui i vizi della relazione siano tali da inficiare la chiarezza e l‟intelligibilità del bilancio nel suo complesso.42 . diretto da Colombo e Portale. chi sottolinea che il bilancio è unicamente composto da stato patrimoniale. P. 7 gennaio 2010. c. 4. COLOMBO. comma 4. alla luce di questo. 2006.c. 962 ss). Commento all'art. e questa potrà essere affiancata dalla richiesta di sospensione (art. Il bilancio d'esercizio.c. Al contrario. 151. Padova.c. 2428 c. 107). 2497-bis c. nonché quale ragione per un‟azione di responsabilità nei loro confronti. la lacunosità o l‟inveridicità della relazione abbiano comunque viziato il procedimento di approvazione del bilancio43.

). di attribuzione in ogni caso all‟assemblea dei soci. il compito di vagliare i contenuti del bilancio sociale e delle relazioni degli amministratori e dei sindaci che lo corredano44. Né. della complessità dell‟organizzazione aziendale. 2. contenute in alcuni dei disegni di riforma della disciplina delle banche popolari (menzionati infra. se così previsto dallo statuto. delle dimensioni.sorveglianza. delle strategie di mercato e dell‟eventuale appartenenza ad un gruppo bancario. 200. e non direttamente all‟assemblea dei soci. da parte dell‟organo deputato. anche in caso di adozione del modello di amministrazione dualistico. in questo stesso Capitolo. dei poteri ad esso attribuiti dalle legge45.4 . del 26 agosto 2004. della sua apertura al mercato del capitale di rischio.la valutazione dei rapporti (di forza) tra gli organi societari deve prescindere dall‟eventualità di un volontario non esercizio. riguardante la nomina dell‟organo gestorio da parte del consiglio di sorveglianza. il consiglio di gestione o anche il consiglio di sorveglianza possono demandare all‟assemblea dei soci l‟approvazione del bilancio di esercizio (art. Pubblicato in G. ha fornito le linee guida per la scelta del modello di amministrazione e controllo.(Segue): disposizioni di vigilanza della Banca d’Italia.c. il § 5. In considerazione delle novità introdotte dalla Riforma riguardo alla possibilità di adottare sistemi di amministrazione e controllo diversi da quello tradizionale. nella nota 7 del Capitolo Sesto). comma 2. 2409-terdecies. vedi oltre. e ciò in quanto – come a me pare evidente . mi sembrerebbe corretto mettere in forse questa conclusione per il sol fatto che. con decreto del 5 agosto 2004(46) il Ministro dell‟economia in qualità di Presidente del CICR. della competenza relativa all‟approvazione del bilancio di esercizio. con le quali ha fornito indicazioni ai fini della scelta di un modello di amministrazione (44) Si giustificano in questa prospettiva le proposte. con provvedimento del 4 marzo 2008 la Banca d‟Italia ha quindi emanato delle disposizioni di vigilanza in tema di organizzazione e governo societario delle banche. d‟altra parte. Per l‟altra principale limitazione del ruolo dell‟assemblea operata dal modello dualistico. sottolineando al riguardo la necessità di tenere conto delle caratteristiche della banca sotto il profilo della struttura proprietaria. (45) (46) 92 . preannunciando l‟emanazione di istruzioni di attuazione da parte della Banca d‟Italia. n. In attuazione del predetto decreto.U. c.

il presidio di tutti i rischi aziendali e l‟adeguatezza dei flussi informativi). La seconda parte (rubricata “Compiti e poteri degli organi sociali”) stabilisce i principi generali e le linee applicative applicabili ai diversi organi societari. tiene conto delle esperienze applicative maturate nel settore bancario nonché dell‟evoluzione del quadro normativo in materia di corporate governance. La prima parte (rubricata “Sistemi di amministrazione e progetto di governo societario”) fornisce indicazioni in ordine ai criteri che devono guidare la scelta del sistema di amministrazione e controllo più coerente alle caratteristiche di ciascuna banca nonché riguardo ai contenuti del “progetto di governo societario”. tra l‟altro riconducibili all‟attuazione della legge per la tutela del risparmio. La quarta parte (rubricata “Meccanismi di remunerazione e incentivazione”). 93 . quale imprescindibile condizione per una gestione efficiente e di un efficace sistema di controlli. si occupa della determinazione di meccanismi di remunerazione e di incentivazione del management miranti a favorire la competitività ed il buon governo della banca. nel suo complesso. dovendosi al riguardo segnalare che il provvedimento della Banca d‟Italia non fa riferimento ad organi aziendali nominativamente individuati ma. La terza parte (rubricata “Composizione degli organi sociali”) fornisce indicazioni. distingue le diverse funzioni e specificamente quella di “supervisione strategica” (riguardante la determinazione degli indirizzi e degli obiettivi aziendali strategici e la verifica della loro attuazione). l‟appropriato bilanciamento dei poteri. Il provvedimento del 4 marzo 2008. l‟efficacia dei controlli.coerente con le caratteristiche della banca e con le generali finalità di sana e prudente gestione(47). di tipo qualitativo e quantitativo riguardo la composizione degli organi sociali e le modalità della relativa nomina. (47) L‟intervento normativo della Banca d‟Italia del 4 marzo 2008. le disposizioni contenute nel provvedimento del 3 marzo 2008 fissano alcuni principi generali (riguardanti in modo particolare: la chiara distinzione dei ruoli e delle responsabilità. enucleati gli aspetti di rilievo. si compone di cinque parti. questi ultimi a loro volta sviluppati sotto forma di linee applicative. ai “Principi di governo societario” elaborati dall‟OCSE nell‟aprile del 2004 ed al documento di “Rafforzamento del governo societario delle organizzazioni bancarie” del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria del febbraio 2006). 263. Ruolo degli organi aziendali”) ed ai principi elaborati in materia a livello nazionale ed internazionale (e specificamente al “Codice di autodisciplina delle società quotate” elaborato nel 2006 dal Comitato per la corporate governance di Borsa Italiana. alla nuova disciplina prudenziale per le banche (in particolare alla Circolare della Banca d‟Italia del 27 dicembre 2006. e di “controllo” (implicante la verifica della regolarità della attività di amministrazione e dell‟adeguatezza degli assetti organizzativi e contabili della banca). oltre che delle novità introdotte dalla Riforma riguardo la possibilità da parte delle banche di adottare sistemi di amministrazione e controllo diversi da quello tradizionale. n. segnatamente nella parte riguardante “La gestione e il controllo dei rischi. Alla luce di queste esperienze applicative e normative. l‟equilibrata composizione degli organi. La quinta parte (rubricata “Flussi informativi”). di “gestione” (consistente nella conduzione della operatività aziendale). è infine dedicata alla circolazione delle informazioni tra i diversi organi sociali ed all‟interno di ciascuno di essi.

il provvedimento della Banca d‟Italia del 4 marzo 2008 interessa. ove. per quanto riguarda le banche di credito cooperativo. nelle banche popolari)”. alle quali peraltro il provvedimento in alcuni passaggi fa esplicito riferimento. il citato provvedimento del 4 marzo 2008 (§ 1) stabilisce che queste ultime sono esonerate dalla relativa presentazione ogniqualvolta adottino lo statuto-tipo predisposto dall‟associazione di categoria. le banche cooperative. rispetto al quale . in ciò avendo anche presenti i costi connessi all‟adozione ed al funzionamento di ciascun sistema. strutturali e dimensionali. si precisa che dette modalità devono essere in grado di garantire un‟adeguata rappresentanza negli organi aziendali delle “diverse componenti della base sociale” dovendosi a tal fine anche prevedere meccanismi che agevolino la partecipazione dei soci all‟assemblea “specie quando questa sia particolarmente frazionata (come. vagliato dalla Banca d‟Italia. a regime.dopo aver in generale previsto che lo stesso deve essere redatto ed inviato alla Banca d‟Italia da parte di tutte le banche già costituite entro la data del 30 giugno 2009 nonché. in fase di costituzione della nuova banca ovvero in occasione di ogni eventuale modificazione del sistema di amministrazione -. le disposizioni invitano le banche ad esercitare la scelta tra i diversi sistemi di amministrazione e controllo sulla base di un‟attenta autovalutazione volta ad “individuare il modello in concreto più idoneo ad assicurare l‟efficienza della gestione e l‟efficacia dei controlli”. e quindi sulle finalità che la banca intende perseguire. ad esempio.Queste disposizioni. ed alle banche popolari in particolar modo. affermato il principio della trasparenza delle modalità di nomina e revoca. tra le altre. ritenendo che “in linea teorica non sussiste un‟univoca corrispondenza” tra le caratteristiche di ciascun modello di amministrazione e controllo e quelle strutturali ed operative di ciascuna impresa bancaria. Riguardando la generalità delle banche. Un primo esplicito riferimento è in particolar modo rinvenibile nella parte disciplinante la predisposizione del “progetto di governo societario”. 94 . Un secondo esplicito riferimento alle banche cooperative. è rinvenibile nella parte relativa alla composizione degli organi sociali (§ 3). evidenziano anzitutto la necessità che ciascun istituto si doti di un sistema di corporate governance calibrato sulle proprie caratteristiche organizzative. In particolare. nella prospettiva di rafforzare gli standard minimi di organizzazione delle società bancarie.

tra gli altri . anche mediante appositi regolamenti. i criteri per la ripartizione dei ristorni e l‟eventuale ricorso a regolamenti disciplinanti i rapporti tra la società ed i soci). DI RIENZO. I regolamenti sullo svolgimento dell’attività mutualistica. in particolare. prima ancora. (che. è indubbio.. Mentre il rimando alla disciplina delle società per azioni ha comportato cambiamenti che. ovviando alla passata mancanza di una disciplina. Si tratta. Liber amicorum Gian Franco Campobasso.di autorizzare l‟attività con i terzi. i principi guida dello scambio mutualistico. sia stata introdotta nel provvedimento in discussione pensando anche (e forse soprattutto) alle difficoltà di rinnovo riscontrabili nelle banche in forma cooperativa. che la parte in cui segnala (anche in questo caso al § 3) che “non deve essere reso eccessivamente difficoltoso il rinnovo degli organi aziendali”.c. (48) Cfr.La promozione di una maggiore centralità dei soci cooperatori rispetto alle scelte riguardanti il momento mutualistico. come si è visto. appaiono orientate secondo logico manageriali. A ben vedere. precisando altresì che compete poi all‟assemblea deliberarne la ripartizione definendone le modalità). nelle rispettive relazioni in occasione dell‟approvazione del bilancio. il proposito di favorire un maggior protagonismo dei soci cooperatori è stato invece perseguito dalle disposizioni introdotte allo scopo di riconoscere a questi ultimi il potere di incidere maggiormente sulle scelte riguardanti il momento mutualistico. nonché ad accertare in che modo questi principi vengono dalla società in concreto rispettati. nel loro assieme. diretto da 95 . M. in Il nuovo diritto delle società. 2545 (che impone agli amministratori ed ai sindaci. delle regole previste dagli artt. per la determinazione dei criteri sulla base dei quali procedere all‟attuazione della stessa(48). 2521 (che rimette all‟atto costitutivo il compito . e comunque stabilendo le modalità di attribuzione del beneficio. di esprimersi sui criteri adottati dalla società per il conseguimento dello scopo mutualistico) e 2545-sexies c. tutte queste disposizioni si risolvono nel riconoscimento di una sostanziale competenza dei soci a delineare. 3. contribuendo. stabilisce che l‟atto costitutivo deve indicare i criteri di ripartizione dei ristorni ai soci. 2516 (che impone il principio della parità di trattamento dei soci tanto nella costituzione quanto nella fase di esecuzione dei rapporti mutualistici). infine. all‟affermazione di una centralità dell‟organo assembleare quale sede naturale per la verifica dello stato di attuazione della causa sociale e.Pur non contenendo alcun esplicito riferimento alle banche cooperative.

Ipsoa. p. tanto le cooperative a mutualità prevalente quanto quelle a mutualità diversa. Aspetti negoziali mutualistici del tipo societario cooperativo. che dopo aver osservato che la nuova disciplina conferisce agli amministratori “una discrezionalità particolarmente limitata nello svolgimento della più importante fase dell‟impresa cooperativa (quella di gestione del servizio)”. salvo gli ovvi distinguo(49).u. 310/2004 ha dovuto valutarne la compatibilità con la disciplina delle cooperative di credito. 622. CARRABBA. vol. in Gli statuti delle imprese cooperative dopo la riforma del diritto societario. 139. p.. la circostanza che. ha rimesso allo statuto la facoltà di prevederne la ripartizione. ritenuti in grado di dare luogo ad uno “spostamento del potere di alta direzione dagli amministratori ai soci”. pp. nelle cooperative diverse dovrebbe bastare l‟indicazione di criteri il cui rispetto permetterebbe di considerare anche rispettata la causa del contratto. che riconosce nelle novità in tema di regolazione del rapporto mutualistico una forma di rafforzamento delle competenze assembleari. 153 ss. oltre che in relazione alle banche di credito cooperativo. DI CECCO. 3. 1083-4. not.b. in Riv. a cura di Vella. Torino. 2003. escludendone l‟obbligatorietà. 2003. 2007. a cura di Genco. comma 6. La governance delle società cooperative: l’assemblea. in questo modo.c. (49) Mi riferisco in particolar modo al fatto che. 2545-sexies c. anche G. in tema di ristorni. inoltre A. In argomento v. tale compatibilità è stata riconosciuta. Salvo quanto si è avuto modo di ricordare con riferimento all‟art.Il momento mutualistico negli statuti delle banche cooperative Poiché la prima manifestazione della volontà dei soci si ha con lo Abbadessa e Portale. rispetto ai quali l‟art. lgs. Giustificandosi. con riguardo anche alle banche popolari. dovendo questi ultimi “rispettare i diversi vincoli imposti per legge alla determinazione statutaria o regolamentare dei soci”. questa centralità riguarda peraltro.1 . come conferma il fatto che nessuna delle disposizioni indicate in precedenza(50) è stata ritenuta incompatibile con la disciplina dei due tipi di di cooperative bancarie.. Impresa cooperativa e regolamento interno. 2004. 150-bis t. (50) 96 .Assumendo a premessa l‟essenzialità del perseguimento dello scopo mutualistico. pp. in La riforma delle società cooperative. Analogo significato viene attribuito alle norme disciplinanti il momento mutualistico da A. V. pur in assenza di una gestione in prevalenza con i soci. ROSSI. attribuisce importanza all‟intervenuta valorizzazione dei regolamenti interni. Torino. nel momento in cui il d. mentre per le cooperative a mutualità prevalente la definizione da parte dei soci dei criteri di gestione dovrebbe implicare la fissazione di principi per una conduzione della gestione in prevalenza mutualistica. IV. implicando la nuova disciplina il sostanziale venir meno del monopolio degli amministratori sulle decisioni concernenti le modalità di svolgimento dell‟attività mutualistica.

una propensione verso i clienti-soci anche nell‟ambito dell‟organizzazione di una banca operante. Il che. ben potendosi avere. in teoria. come ad esempio desumibile in alcuni passaggi dell‟art. in molti casi. la cui prassi statutaria. e ciò. Il discorso. che nel descrivere i principi ispiratori dell‟attività delle banche di credito cooperativo sembra non proporre un chiaro distinguo tra i soci e gli appartenenti alle comunità.statuto. è quanto per lo più succede nel caso delle banche di credito cooperativo. unitario per le banche di credito cooperativo. in particolare nella parte in cui afferma che nell‟esercizio della sua attività la banca di credito cooperativo “ha lo scopo di favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali nelle operazioni e nei servizi di banca. la competenza di questi ultimi a delineare i principi guida dello scambio mutualistico dovrebbero manifestarsi. 2 dello statuto-tipo. anzitutto. quali ad esempio quelli della Banca Popolare di Milano e della Banca Popolare dell‟Emilia Romagna. non manca di dare rilievo al tradizionale rapporto di scambio tra la banca ed i clienti-soci(51). Tant‟è vero che l‟affermazione di una propensione della banca verso i clienti soci è rinvenibile (fermo restando. in effetti. statutotipo). in prevalenza. rispettata) negli statuti di alcune tra le più grandi banche popolari. desumibile dall‟analisi del relativo statuto-tipo. diventa invece variegato una volta che si passa a considerare le banche popolari. perseguendo il miglioramento delle condizioni morali. in questo documento. prevedendo a tal riguardo che nell‟esercizio della propria attività la banca di credito cooperativo “si ispira ai principi cooperativi della mutualità senza fini di speculazione privata” allo scopo di “favorire i soci” nelle operazioni e nei servizi di banca ed essendo altresì impegnata “ad agire in coerenza con la Carta dei Valori del Credito Cooperativo” ed a rendere effettivo “lo scambio mutualistico tra i soci nonché la partecipazione degli stessi alla vita sociale” (art. vale la pena sottolineare. che ciò non equivale a dire che tale affermazione sia nei fatti poi sempre. Gli statuti delle banche popolari. di dare atto della propria propensione verso i clienti-soci. indipendentemente da profili di carattere dimensionale. non mancano infatti. ad esplicitazione della propria (dichiarata) connotazione mutualistica. culturali ed economiche degli stessi e promuovendo lo sviluppo della cooperazione e l‟educazione al risparmio e alla previdenza nonché la coesione sociale e la crescita responsabile e sostenibile del territorio nel quale opera”. e sol per questo. anche quotate. ovviamente. 2. con i terzi(52). (52) 97 . (51) Seppur sovrapponendolo ai temi del localismo.

o che comunque lo riducono ad un fatto di “promozione del localismo”. senza nulla togliere alla necessità di una particolare e differenziata (anche se eventualmente del tutto limitata) operatività con i soci. si ritrova menzione. Invero. II. rinvenendosi. 2511 c. 5735. nonché. senza affatto considerare il rapporto tra la banca ed i propri clienti-soci. 1993. BONFANTE. ed in G. 1993. 3. comm. al dubbio di una possibile contraddittorietà tra la sostanziale mancanza di riferimenti al rapporto con i soci ed il modello di banca popolare. in Cass.2 . l‟affermazione della competenza dei soci a delineare i principi guida dello scambio mutualistico equivale ad ammettere la competenza degli stessi nella definizione degli (53) Della quale. in Giur.14 maggio 1992. etc. identificandosi.. ma allo stesso tempo necessario. TRIMARCHI. di “valorizzazione del risparmio”. in Società. di “promozione del territorio a vantaggio degli operatori economici del luogo”. quantomeno con la pretesa dei soci ad essere preferiti ai terzi.. questi casi. Dando luogo. 26. Se coordinata con questa interpretazione. 98 .. infatti. senza che ciò importi alcuna conseguenza sulla restante operatività con i terzi. in G.Possibile predeterminazione mediante regolamento di criteri e regole per la disciplina del momento mutualistico Secondo quanto si è avuto modo di ricordare. se non con il diritto di un accesso a condizioni di favore. n. 1594. per come consacrato dall‟applicabilità dell‟art. p. che l‟organizzazione dell‟impresa sia in qualche modo orientata all‟instaurazione di rapporti con i soci. banche popolari i cui statuti sostanzialmente non considerano il momento mutualistico. la fase dell‟erogazione del credito. p.. 462 ss. Quest‟ultima. Costituzione della cooperativa e concetto di mutualità. pp.c. può benissimo continuare a rappresentare la parte di gran lunga più significativa e rilevante dell‟attività svolta dalla banca popolare. la mutualità delle banche cooperative dovrebbe investire. in concreto. diviene naturale ritenere che di questa propensione lo statuto debba dare atto. con riguardo alle società cooperative in generale. in particolar modo. in giurisprudenza. sino al punto da potersi forse anche azzardare il richiamo della tematica della non conformità al modello legale(53). cit. in dottrina.Per contro. una volta ammesso che nelle banche popolari perché si abbia mutualità è sufficiente. a parità di condizioni. Le nuove società cooperative. in molti altri casi gli statuti non danno atto di questa che dovrebbe rappresentare la naturale (e necessaria) propensione di ogni banca cooperativa.

aspetti riguardanti le condizioni economiche del rapporto tra la banca ed il socio ed, in ogni caso, nella fase riguardante la valutazione dei presupposti per la concessione del credito. In altre parole, diviene senz‟altro ammissibile che siano i soci a fissare le regole generali ed i criteri di condotta riguardanti l‟erogazione del credito, potendosi a tal riguardo immaginare, ad esempio, una regolamentazione (da parte dei soci) dei principi e dei criteri di priorità sulla base dei quali procedere alla valutazione delle richieste di accesso al credito (come anche ad ogni altro servizio prestato dalla banca(54)) analitica sino al punto da predefinire, sulla base di parametri e limiti, le stesse condizioni economiche dello scambio mutualistico ed in grado di così concretamente interferire sul rapporto tra banca e cliente/socio. Ad una tale conclusione, in ogni caso, non sembrano essere di ostacolo talune implicazioni della natura bancaria dell‟attività svolta, quali in particolare quelle riguardanti le competenze dell‟organo di vigilanza e la necessità di tener conto del merito creditizio. Infatti, iniziando dalle prime, mentre in passato la legge bancaria del 1936 stabiliva (all‟art. 32, comma 1, lett. b) l‟obbligo da parte delle aziende di credito di rispettare le direttive impartite dalla Banca d‟Italia in relazione - tra l‟altro - ai limiti dei tassi attivi e passivi ed alle condizioni delle operazioni di deposito e conto corrente, l‟attuale t.u.b., nel definire gli ambiti della vigilanza regolamentare, non ripropone tale disposizione, facendo chiaramente emergere, nel complesso, una mancanza di potere da parte della Banca d‟Italia ad imporre, relativamente alle operazione attive e passive, condizioni massime e minime (55). Quanto all‟altro aspetto, riguardante il merito creditizio, non dovrebbero esserci invece dubbi che l‟eventuale predeterminazione di regole e criteri per la regolamentazione del rapporto mutualistico non metterebbe in discussione il potere/dovere degli amministratori di dare attuazione alle direttive impartite dai soci in modo da poter adeguatamente valutare, con la

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Potendo, infatti, quanto riferito nel testo rispetto all‟erogazione del credito anche valere con riguardo ai rapporti di deposito ed agli altri possibili servizi bancari offerti al socio. Una conferma di tale conclusione è desumibile, tra l‟altro, dall‟art. 147 t.u.b., che nel precisare i poteri spettanti alle autorità creditizie a seguito dell‟entrata in vigore del t.u.b., richiama unicamente, tra i poteri menzionati dalla legge bancaria del 1936-1938, quelli previsti dall‟art. 32, comma 1, lett. d) ed f) (rispettivamente in materia di vincoli di portafoglio e di riserva obbligatoria), e dall‟art. 35, comma 2, lett. b) (riguardante il limite di fido concedibile).

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necessaria massima attenzione, il merito creditizio, che in ogni caso continuerebbe ad imporre loro, pena una diretta responsabilità verso la società, di astenersi dal concedere credito al socio che risulti non in grado di garantirne la restituzione. In altri termini, la predeterminazione di criteri e regole, se da un lato metterebbe a disposizione degli amministratori delle linee guida nel rispetto delle quali procedere al vaglio delle richieste di concessione del credito, dall‟altro non farebbe venir meno la loro responsabilità, oltre che in una fase preliminare di valutazione della relativa congruità e ragionevolezza, nel momento dell‟analisi della richiesta del socio, la cui meritevolezza non potrebbe in nessun caso prescindere dall‟analisi oggettiva ed imparziale delle garanzie dallo stesso fornite. 3.3 - (Segue): predeterminazione da parte dei soci delle regole in tema di ristorni. Un esempio di pratica predeterminazione da parte dei soci di regole riguardanti il momento il mutualistico è fornita dalla disciplina in tema di ristorni(56), desumibile dallo statuto-tipo delle banche di credito cooperativo(57) nonché dal “Regolamento assembleare sul ristorno”, che Federcasse ha proposto alle proprie associate(58) poco dopo l‟emanazione del Bollettino di Vigilanza della Banca d‟Italia numero 4/2002(59).

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Per un generale commento della disciplina dei ristorni precedente la Riforma v. A. BASSI, Dividendi e ristorni nelle società cooperative, Milano, 1979, nonché E. CUSA, I ristorni nelle società cooperative, Milano, 2000. Con riferimento alla disciplina introdotta dalla Riforma, v. N. DE LUCA, Formazione e ripartizione dei ristorni, in Il nuovo diritto delle società. Liber amicorum Gian Franco Campobasso, diretto da Abbadessa e Portale, vol. IV, Torino, 2007, pp. 1055 ss.; A. ROSSI, Mutualità e ristorni nella nuova disciplina delle cooperative, in Riv. dir. civ., 2004, II, pp. 759; G. BONFANTE, Commento all’art. 2545-sexies, in Il nuovo diritto societario***, commentario diretto da Cottino, Bonfante, Cagnasso e Montalenti, Bologna, 2004, pp. 2623 ss. Mi riferisco in particolare all‟art. 5, che stabilisce che “L‟assemblea, su proposta del consiglio di amministrazione, può determinare il ristorno, vale a dire l‟equivalente monetario del vantaggio mutualistico, da riconoscere ai soci in proporzione alla quantità ed alla qualità dei loro scambi mutualistici con la banca, indipendentemente dal numero di azioni da loro possedute. Esso è corrisposto a valere sull‟utile dell‟esercizio e in conformità a quanto previsto dall‟art. 49, dalle disposizioni di Vigilanza e dall‟apposito regolamento approvato dall‟assemblea.” E che di fatto è stato adottato adottato dalla maggior parte delle banche di credito cooperativo, a conferma della diffusa tendenza di queste ultime ad uniformare il proprio operato alle direttive degli organismi di categoria (v., su tale ultimo aspetto, A.

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Delineando i criteri per l‟attribuzione del vantaggio mutualistico da riconoscere ai soci delle banche di credito cooperativo in proporzione alla quantità e qualità dei propri scambi, questa disciplina, e specificamente quella contenuta nel regolamento, fornisce infatti ogni utile indicazione in tema di ristorni, consentendo - tra l‟altro - l‟individuazione dei possibili beneficiari (art. 3), la determinazione dell‟utile di esercizio ristornabile (art. 4), le modalità secondo le quali procedere alla liquidazione (art. 6), il limite massimo del ristorno e la destinazione dell‟eventuale eccedenza (art. 7), il diritto di ciascun socio di esaminare la documentazione relativa al proprio ristorno (art. 10). Oltre a ciò, statuto-tipo e regolamento consentono anche l‟individuazione dell‟organo competente a decidere l‟attribuzione del ristorno, fornendo una risposta certa ad una questione in generale dibattuta. Invero, per quanto riguarda le società cooperative in genere, muovendo dalla premessa che il ristorno rappresenti un vero e proprio diritto del socio, parte della dottrina ritiene che la relativa attribuzione possa essere decisa dall‟organo di amministrazione(60). Escludendo l‟esistenza di tale diritto, altra parte ritiene al contrario che questo compito spetti necessariamente all‟assemblea(61). Nel caso delle banche di credito cooperativo, statuto-tipo e regolamento non consentono invece incertezze in ordine alla sussistenza di una competenza concorrente, che rimette all‟organo assembleare la decisione finale di approvazione (o meno) della proposta di attribuzione del

CARRABBA, Aspetti negoziale mutualistici del tipo societario cooperativo, cit., p. 1074).
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Al quale si già è fatto cenno, al § 3.1.5 del Capitolo Secondo Cfr., E. ROCCHI, La nuova disciplina dei ristorni, in Gli statuti delle imprese cooperative dopo la riforma del diritto societario, Torino, 2004, p. 73, ove si osserva che l‟intervento assembleare potrebbe solo “comprimere o modificare un diritto già sorto in capo ai singoli soci; sorto, evidentemente, in base ad una determinazione consiliare”. Di tale parere sembra essere anche A. ROSSI, Mutualità e ristorni nelle banche di credito cooperativo, cit., p. 788, il quale, pur affermando la competenza del consiglio di amministrazione nella determinazione dei ristorni, non manca tuttavia di segnalare che spetta pur sempre all‟atto costitutivo, o al regolamento, fissare stringenti criteri di ripartizione, in modo da escludere che la determinazione da parte del consiglio possa aversi sulla base di poteri discrezionali particolarmente ampi. Cfr., G. MARASA‟, Problematiche della legislazione cooperativa, in Riv. dir. civ., 2003, p. 650.

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ristorno ed all‟organo gestorio la facoltà di avanzare tale proposta tenuto conto “della sana e prudente gestione della banca” (62). 4- L’ingresso di nuovi soci, il trasferimento delle partecipazioni ed il carattere aperto della società Sino a prima della Riforma, per la generalità delle cooperative non erano rinvenibili, in tema di ammissione di nuovi soci, disposizioni a tutela della c.d. porta aperta, spettando in pratica agli amministratori - stante il tenore dei vecchi artt. 2523 e 2525 c.c. - il potere di gestire, autonomamente e senza alcuna interferenza da parte dell‟organo assembleare, sia l‟ingresso dei nuovi soci(63) (con conseguente emissione di nuove quote o azioni) sia il trasferimento ad un nuovo socio delle partecipazioni in precedenza detenute da altro socio. Al contrario, una certa attenzione per gli interessi degli aspiranti soci era rinvenibile nella disciplina delle banche cooperative, rispetto alle quali l‟ingresso in società di un nuovo socio risultava oggetto di una speciale procedura. Questa speciale procedura, inizialmente, ha riguardato le sole banche popolari. Mentre infatti il r.d. 26 agosto 1937, n. 1706, recante il Testo unico delle casse rurali e artigiane, non dettava alcuna particolare disposizione a tutela della effettiva apertura di questi enti, al contrario il d.lgs. 10 febbraio 1948, n. 105, recante disposizioni sull‟ordinamento delle banche popolari, stabiliva invece, a tutela della porta aperta, che “la sospensione dell‟ammissione di nuovi soci deve essere deliberata, anche in deroga ad espresse disposizioni statutarie, dall‟assemblea straordinaria dei soci”, restando tale deliberazione valida per un massimo di un anno dal momento della relativa adozione. Successivamente, con l‟approvazione della l. 31 gennaio 1992, n. 59, questa tutela della porta aperta è stata significativamente rafforzata con la previsione dell‟obbligo di motivazione e
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Esplicitando quanto già desumibile dall‟art. 5 dello statuto-tipo, il Regolamento assembleare sul ristorno stabilisce infatti che “Il Consiglio di amministrazione, nel rispetto della sana e prudente gestione della Banca, può proporre all‟Assemblea, entro i limiti di cui al precedente articolo 4, la quota di utile da riconoscere ai soci a titolo di ristorno. Su tale proposta l‟Assemblea è chiamata a deliberare (…)” (art. 9). Si vedano sul punto, per tutti, i commenti di G. BONFANTE, Cooperative e porta aperta: un principio invecchiato?, in Giur. comm., 1978, I, pp. 392 ss. E‟ peraltro opportuno precisare che per “ingresso” di nuovi soci si suole indicare (non il subentro di un nuovo socio tramite acquisto della partecipazione di altro socio, bensì) l‟ammissione a socio a seguito di sottoscrizione di nuove azioni. V. anche la seguente nota 65 .

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di riesame delle deliberazioni consiliari di rigetto, nonché con il riconoscimento (aggiunto dall‟art. 1, comma 5, della legge 17 febbraio 1992, n. 207) agli acquirenti di azioni cui fosse stato rifiutato il gradimento, del diritto di esercitare verso la società i diritti a contenuto patrimoniale. Spiegandosi, in questo modo, che al momento dell‟approvazione del t.u.b., mentre per le banche popolari venivano previste regole a tutela della porta aperta, per quanto riguarda le banche di credito cooperativo veniva invece soltanto stabilito che “quando risulta che la banca rigetta ripetutamente e senza giustificato motivo le domande di ammissione a socio, è in facoltà della Banca d‟Italia obbligare la banca stessa a motivare e comunicare agli interessati le delibere di rigetto”, senza previsione né di meccanismi di riesame né della possibilità di esercizio dei soli diritti patrimoniali. Questa diversità di situazioni, rispetto ai due tipi di banche cooperative, è rimasta sino a quando il d.lgs. 4 agosto 1999, n. 342, abrogato il previgente art. 34, comma 6, t.u.b., ha disciplinato l‟ammissione a socio, anche con riguardo alle banche di credito cooperativo, mediante richiamo dell‟art. 30, comma 5, t.u.b. (che a sua volta veniva modificato con l‟eliminazione dell‟obbligo, in precedenza esistente, di motivazione di tutte le deliberazioni anche se di accoglimento). In questo modo, tra i due tipi di banche cooperative, la differente intensità di tutela della porta aperta è venuta meno, ferma restando la profonda diversità delle conseguenze in caso di rifiuto del gradimento rappresentata dal fatto che, mentre all‟acquirente di azioni di una banca popolare è riconosciuto l‟esercizio dei diritti patrimoniali, nessun diritto spetta invece a quello di una banca di credito cooperativo(64). Mentre per le banche cooperative la legge prevedeva tutto questo, per la generalità delle società cooperative le aspettative degli aspiranti soci, come già detto, non erano invece assistite da alcuna norma. E così è stato, in particolare, sino all‟approvazione degli attuali artt. 2528 c.c. (rubricato “Procedura di ammissione dei nuovi soci e carattere aperto della società”) e 2530 c.c. (rubricato “Trasferibilità della quota o delle azioni”). La prima di queste due disposizioni, facendo da corollario alla regola per cui l‟atto costitutivo di una società cooperativa deve, tra le altre cose, fissare i requisiti per l‟ammissione dei nuovi soci e la relativa

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Una puntuale descrizione dei passaggi che hanno condotto all‟attuale disciplina dell‟ammissione dei soci delle banche cooperative, oltre che un‟analisi del parallelismo esistente tra questa disciplina e quella in tema di mutualità esterna, è rinvenibile in G. DI CECCO, Variabilità e modificazioni del capitale sociale nelle cooperative, cit., pp. 56 ss.

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t. cit. entro sessanta giorni dalla comunicazione del diniego. in ultima analisi. invece. c. e continuando perciò a valere. 2528. per le sole banche popolari. comma 5. la cui ratio è evidentemente da ravvisare nell‟esistenza della speciale disciplina prevista dagli artt. e successivamente estesa.b. t. p. e 34.c.procedura secondo criteri non discriminatori (art. comma 1. (65) Da questa complessiva esclusione. La riforma delle società e le banche coooperative.b.. c. La seconda. anche alle banche di credito cooperativo) dal t. avendo in particolare l‟art.u.) all‟ipotesi 104 . la speciale procedura che stabilisce l‟obbligo da parte del consiglio di amministrazione.u. nonchè dell‟art.u. dall‟art. al riguardo. 89). che l‟ambito operativo della disciplina del gradimento contenuta del t. 30. 30. in mancanza della quale il socio è libero di trasferire. 2530.b. la dottrina (C. che ad esprimersi sulla propria istanza sia. mentre una parte della dottrina ha considerato questa disciplina speciale interamente applicabile tanto all‟ipotesi dell‟ammissione di nuovi soci con incremento complessivo del loro numero e del capitale quanto a quella del trasferimento della partecipazione (P.b.c. 30. tanto per l‟ipotesi dell‟ingresso di nuovi soci quanto per quella del trasferimento di azioni.. 34.. MARCHETTI. 2527. comma 5. COSTA. 4 e 5. troverebbe applicazione “sia nell‟ipotesi di trasferimento della partecipazione che in quella di ammissione di nuovi soci”. ha integrato la vecchia disciplina al fine di tutelare l‟interesse del socio interessato alla cessione della propria partecipazione.. comma 6. l‟assemblea.b.u. 1131) ha dedotto una conferma della tesi secondo cui la disciplina speciale del t..). sono state considerate entrambe non applicabili alle banche cooperative. p. in caso di richiesta in tal senso da parte “del collegio dei probiviri”. Queste previsioni. ha anche previsto il diritto dell‟aspirante socio non ammesso di richiedere.b. 150-bis t. comma 6. una volta ricevuta la comunicazione con la quale il socio rende noto il proposito di trasferire la propria partecipazione devono comunicare entro sessanta giorni la propria motivata decisione. dopo aver stabilito l‟obbligo degli amministratori di motivare le eventuali deliberazioni di rigetto delle domande di ammissione dell‟aspirante socio. cit.u. fermo restando il suo diritto di impugnare dinanzi l‟autorità giudiziaria ogni eventuale diniego. Osservazioni sulla riforma della disciplina delle azioni di banche popolari. comma 6. altra parte ha invece considerato tali prescrizioni meglio aderenti alla fattispecie del trasferimento di azioni attesa la non applicabilità per intero (in particolare dell‟art. escluso l‟applicabilità a queste ultime dell‟art. prevedendo al riguardo che gli amministratori. ha introdotto per la generalità delle cooperative una procedura di ammissione dei nuovi soci che. di riesaminare le domande di ammissione dell‟aspirante socio(65).u. 3. commi 2. in ragione della loro evidente incompatibilità con la procedura prevista (originariamente dall‟art. Va infatti ricordato. commi 3 e 4. ha suscitato dubbi interpretativi dal momento che.

muovendo dalla premessa della necessaria natura gestoria dell‟atto di ammissione del nuovo socio. a cura di Capriglione.b. Affianco a chi.. Commento all’art. la Riforma non abbia avuto alcun impatto. Padova. il quale ritiene che l‟assemblea debba limitarsi ad esprimere pareri non vincolanti. in relazione a queste ultime.u. 2503. dimettersi). si distingue fondamentalmente per un duplice aspetto.b. ritiene che il potere dell‟assemblea si limiti alla possibilità di fissare indicazioni agli amministratori. 132) (66) La natura del tipo di provvedimento adottabile dall‟assemblea cui l‟aspirante socio abbia demandato la decisione del ricorso avverso il diniego della propria ammissione non è pacifica. vi è chi invece. restando la decisione finale in capo agli amministratori cui competerebbe. che in passato esprimeva un livello di attenzione per la tutela della porta aperta invece non rinvenibile nella disciplina applicabile alla generalità delle società cooperative. ai quali spetterebbe di uniformarsi in una loro nuova delibera (G. p. il principio della porta aperta. più che profili gestori. Invero.c. 105 . che la disciplina delle banche cooperative riguardante l‟ingresso di nuovi soci ed il trasferimento delle partecipazioni si inserisce in un generale contesto che offre nuovi spunti di riflessione. può osservarsi che rispetto a quella prevista dal codice civile la speciale procedura del t. in Il nuovo diritto societario***. in Disciplina delle banche e degli intermediari finanziari2.u. gli assetti interni della società. se posta a confronto con quella del t. iniziando dall‟ipotesi dell‟ammissione di un nuovo socio. riconosce all‟assemblea un pieno potere di ammissione in via sostitutiva rispetto a quello degli amministratori (M. è andata ad affiancarsi una procedura che.u.. DE LILLO. in particolar modo. non sta tuttavia a significare che. 2503 c.. potendosi sostenere che la disciplina comune l‟abbia invece trasferita all‟assemblea(66).. dato dal fatto che la decisione finale circa l‟ammissione dell‟aspirante socio resta in capo agli amministratori. BONFANTE. LUBRANO DI SCORPANIELLO. in caso di ammissione di nuovi soci e trasferimento della partecipazione. al contrario.1 . Il dell‟ammissione di nuovi soci (E. cit. non consente di individuare quale tra i due sistemi sia in grado di meglio tutelare. Banche cooperative. p. L‟inapplicabilità alle banche cooperative delle disposizioni introdotte dalla Riforma in tema di porta aperta. 2000. se non in grado di ottenere una revoca del precedente deliberato.b.La porta aperta nelle banche cooperative alla luce dei chiarimenti della Riforma. consentendo all‟interprete di meglio inquadrare gli ambiti di esercizio della discrezionalità degli amministratori. considerando l‟ammissione dei nuovi soci materia riguardante. l‟alternativa di adeguarsi all‟indicazione dell‟assemblea ovvero di riconvocare la stessa e. vero essendo. Il primo.4. A tal riguardo assume anzitutto rilevanza la circostanza che alla speciale disciplina del t.

b. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. Se da un lato. 761). vol. in Il nuovo diritto delle società. diretto da Abbadessa e Portale. con maggior rigore.c. in Il nuovo diritto delle società. Torino. t. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. dei criteri cui ancorare il rigetto della domanda d‟ammissione continua a fornire Irregolarità nel procedimento di ammissione di nuovi soci. Osservazioni sulla riforma della disciplina delle azioni di banche popolari. 1988. più che altro. Le banche cooperative. (che come è noto. Considerando la diversa formulazione dell‟art.. MARCHETTI.u. 106 .b. In senso sostanzialmente analogo.b.. alcun dovere di iscrizione. 2528 c. e limitando il discorso alle sole banche popolari. comma 6.. 4. sembra delimitare. MAZZONI.u. è opportuno anche segnalare che non sarebbe corretto ipotizzare una maggiore incisività della procedura prevista dall‟art. Torino. rappresenti una tutela senz‟altro più incisiva rispetto a quella consentita dal t. A. 789. salvo che non si convincano dell‟illegittimità della delibera. consistente nella circostanza che la procedura prevista dal t. in capo al consiglio di amministrazione. in caso di rifiuto del gradimento consente agli acquirenti di una partecipazione di esercitare nei confronti della società “i diritti aventi contenuto patrimoniale relativi alle azioni possedute”). t. p. 540). in Giur. p. n. 2. nel qual caso “avrebbero l‟onere o l‟obbligo di impugnarla non potendo limitarsi a disattenderla senza impugnarla”).u. p. 2007.u. l‟idea della partecipazione nelle banche popolari quale forma di “investimento” (G. per quanto riguarda le domande di ammissione a socio in banche cooperative l‟opinione espressa in dottrina è stata invece che. Milano. 2007. In caso di trasferimento sembrerebbe invece che la possibilità di ricorso all‟autorità giudiziaria. con riguardo al diniego delle domande degli aspiranti soci delle cooperative in generale).. I. al socio di una cooperativa di credito67. anziché una forma di tutela del principio della porta aperta. 30. ma solo quello di un riesame della decisione in precedenza adottata (P.secondo. 5 febbraio 1988. cit. 87). per il quale a fronte di una delibera assembleare favorevole all‟ammissione gli amministratori sarebbero tenuti ad assumere una propria delibera d‟ammissione. MARASA‟.b. specificando che l‟eventuale rigetto delle domande di ammissione a socio di banca cooperativa deve essere motivato “avuto riguardo all‟interesse della società. l‟accoglimento del ricorso da parte del collegio dei probiviri non implicherebbe. App. anche nelle normali cooperative.b. 30 t. il gradimento può non incidere sull‟efficacia del trasferimento tra le parti. p. cit.u. 30. alle prescrizioni statutarie ed allo spirito della forma cooperativa” (lì dove nessuna selezione dei possibili motivi si rinviene invece nell‟art. la discrezionalità degli amministratori.b. 4. la menzione da parte del t. in ragione della particolare salvaguardia riconosciuta dall‟art. diretto da Abbadessa e Portale. vol. (67) Per completezza.u. comma 5. 842. Si ricorda peraltro che. it. p. prevista dal codice civile in ipotesi di immotivato diniego dell‟autorizzazione. e ciò in quanto quest‟ultima. potendo nei rapporti il cedente riservare al cessionario ogni beneficio e decisione meramente patrimoniale (cfr. quindi. rappresenta un modo per valorizzare la libera circolabilità delle azioni di banche popolari esprimendo. 284. La porta aperta delle cooperative.

. ora. in particolare.. 536. fa (68) (69) M. si inserisce. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. 207/1992. affermando. op. allo stesso tempo.. che in caso di irregolarità nelle procedure di ammissione dei nuovi soci consente l‟adozione da parte dell‟autorità amministrativa di una serie di rimedi che possono spingersi sino al punto della gestione commissariale. inoltre. per contro. 2528 c.u.. tra i due sistemi.c. CALVOSA. 4. R. 368 e G.. Diverse. era stato molto dibattuto con riguardo alle banche popolari in epoca precedente l‟approvazione della l. del trasferimento della partecipazione). Le banche cooperative. Il problema. in passato.b.(70). 2545-quinquiesdecies c. 2530 c. Per quanto dunque non sia possibile individuare. dovrebbe essere anche il ricorso all‟autorità giudiziaria ex art. c. A tal ultimo riguardo sembra infatti sostenibile. cit. 2545-sexiesdecies. M. Per un‟analisi delle possibili conseguenze delle irregolarità nella procedura di ammissione disciplinata dall‟art. nel caso del trasferimento di azioni. che il sistema disciplinato dal t. p. p. L. 843 ss. la seconda dovrebbe essere quella prevista dall‟art. una prima possibilità sarebbe rappresentata. come fa parte della dottrina(68). cit. MARASA‟. l‟opposto può invece dirsi sia per quanto attiene l‟aspetto strettamente procedurale (valendo questo. Torino. cit. Precedentemente alla previsione esplicita dell‟obbligo da parte degli amministratori di motivare l‟eventuale rigetto della domanda dell‟aspirante socio. in un rinnovato contesto normativo che. p. in modo espresso e per la generalità delle cooperative.all‟aspirante socio maggior tutela rispetto a quella consentita dalla disciplina comune (e ciò tanto più ove si ammetta. prima della Riforma. COSTI. la regola dell‟obbligo motivazionale(71). In particolare. opinioni differenti in merito alla esistenza (o meno ) di tale obbligo. cit. la dottrina e la giurisprudenza hanno espresso. cit. 890. la possibilità di rivolgersi all‟autorità giudiziaria per un sindacato della congruità della motivazione). vol. ritenendo (70) (71) 107 . sia sotto il profilo dei presumibili rimedi avverso l‟illegittimo rifiuto del gradimento. certo è. dall‟impugnativa dell‟eventuale delibera consiliare di rigetto dell‟ammissione. La porta aperta delle cooperative.c. che in caso di illegittimo rifiuto del gradimento all‟aspirante socio di una banca cooperativa non spetti altra protezione se non quella di un‟eventuale responsabilità per danni(69). op. L’ordinamento bancario3. in Il nuovo diritto delle società. La circolazione della partecipazione cooperativa. 787 ss. sarebbero le possibilità spettanti al socio non ammesso di una cooperativa in generale. consentito. RESCIGNO. diretto da Abbadessa e Portale.c. 330. MAZZONI. LUBRANO DI SCORPANIELLO. in particolare. v. p. quello in grado di meglio tutelare il principio della porta aperta. 2007. nonché A.. pp. pp. tanto più alla luce del nuovo assetto normativo. Nello stesso senso.c.. in relazione all‟ipotesi disciplinata dall‟art.

per lo più prevalendo la tesi della necessarietà di una motivazione delle decisioni di rigetto (cfr.c. e tanto più per quanto riguarda le banche popolari. 385/1993. 30. nota 11). MARASA‟. verso soluzioni interpretative attente alle prerogative dei soci ed inclini alla verificabilità dell‟operato (e quindi alla sanzionabilità di eventuali arbitrarie condotte) degli amministratori. oggi più che in passato. falliti e che non siano in possesso dei requisiti determinati ai sensi del d. p. fall. Milano. 2 ottobre 1975.. la varietà dei cui possibili contenuti evidentemente non consente generalizzazioni(72). diretto da Rescigno.lgs. App. in Foro It. 28 ottobre 1996. p. 1986. Le imprese cooperative e le mutue assicuratrici. in Trattato di diritto privato. 1985. 4. 7) esclude la possibilità di ammissione. in Amministrazione e rappresentanza negli enti diversi dalle società. A CHIEFFI. p. Commento all’art. 3108. sancito dall‟art.u. ed altra. ed iniziando invece da quello riguardante l‟interesse della società. 246. civ. B. 1985. n. l‟attuale formulazione dello statuto-tipo (art.. in Dir.2 . tant‟è che l‟opinione dominante ritiene che ogniqualvolta l‟interesse sociale viene una prima tesi sempre necessaria la motivazione del diniego (G.. in Società. 3673. 1989. vol. ad assumere una particolare rilevanza sono soprattutto. Va inoltre ricordato che in ogni caso i requisiti per l‟ammissione dei soci devono essere stabiliti dallo statuto. “a giudizio del consiglio di amministrazione”. 465. Trib. dir. i chiarimenti forniti dalla Riforma riguardo allo scopo mutualistico. I. nt. 207/1992 la questione è rimasta con riguardo alle cooperative in genere. 251. giur. 9445. 108 . Milano 17 gennaio 1985. 22 febbbraio 1985. di coloro i quali. alle prescrizioni statutarie e allo spirito della forma cooperativa”. 73). la delimitazione del cui significato arricchisce di contenuti il principio.. CARBONI. 2528 c. II. 476. Prescindendo dal criterio riguardante le prescrizioni statutarie... ivi. comma 5. inabilitati. 1987. Torino.(Segue): … ed in particolar modo di quelli offerti con riguardo al significato dello scopo mutualistico A tal riguardo.. p. p. in Società cooperative.propendere. 17. 511). 10. oltre che dei soggetti interdetti. p.. mentre nelle società per azioni tale interesse si identifica con – o comunque implica necessariamente l‟interesse a massimizzare il valore della partecipazione. Successivamente alla l. si deve anzitutto ricordare che. non potendo quest‟ultimo demandarne la fissazione al consiglio di amministrazione (cfr. Cass. legittimo il diniego anche se non motivato (Cass. invece. p. Trib. in Dir. Poteri e requisiti di eleggibilità degli amministratori di società cooperative. in Riv. (72) Per quanto riguarda le banche di credito cooperativo. 1976.b. 24 giugno 1986. 141). 1996. p. Napoli.. cit. risultino inadempienti verso la stessa ovvero l‟abbiano costretta ad atti giudiziari per l‟adempimento di obbligazioni. secondo cui gli amministratori delle cooperative di credito sono tenuti a motivare le decisioni di eventuale rigetto delle richieste di ammissione dei nuovi soci “avuto riguardo all‟interesse della società. svolgano attività in concorrenza con la banca. t.

di cred. borsa e tit. i casi in cui l‟aspirante socio sia partecipe di iniziative imprenditoriali concorrenti a quelle della banca. ABBADESSA. 759.. Cfr. La concorrenza nel settore bancario. (74) (75) 109 . sul piano imprenditoriale o anche solo personale. cit. oppure ancora.assunto quale criterio di valutazione della condotta degli amministratori lo stesso si traduce in un vero e proprio obbligo degli amministratori di perseguire la realizzazione di utili e l‟incremento del valore della partecipazione dei soci(73). inteso quest‟ultimo come interesse dei soci preesistenti. la nozione di interesse sociale si presta infatti ad un impiego sia nell‟ambito di concezioni contrattualistiche.r. 1987. 545 ss. che si fonda sulla creazione del valore come principio guida nella gestione di impresa.. e nelle cooperative di credito in particolar modo. Rapporto di dominio ed autonomia privata nel diritto societario italiano. vedi (con specifico riferimento alle s. in Banca. di cred. Ora. in passato. borsa e tit. Milano. ZANARONE. SALANITRO. potendo la sua partecipazione in società conseguentemente mettere in forse la credibilità dell‟istituto. p. o perché socio di altra banca o perché coinvolto nella gestione di un organismo collettivo di investimento in valori mobiliari. Cfr. tanto più valide in relazione a società operanti nel settore bancario rispetto alle quali l‟interesse alla redditività dell‟impresa è notoriamente chiamato a contemperarsi con esigenze di stabilità patrimoniale della società e di stabilità del mercato in generale(75). In merito alla nozione (o alle nozioni) di interesse sociale. N. che identificano l‟interesse sociale con la convergenza funzionale dei soci verso il programma negoziale formulato (anzitutto tramite l‟indicazione dell‟oggetto sociale) al momento della sottoscrizione del contratto di società(74). I.l. GAMBINO.. pp. in Banca. il discorso si complica in ragione della naturale coesistenza di interessi lucrativi ed interessi mutualistici nonché per la possibile rilevanza di ulteriori interessi. I. p. assumono senz‟altro rilievo. e limitandosi alla sola considerazione dei casi in cui l‟ingresso di un nuovo socio potrebbe risultare in contrasto con l‟interesse della società.). oppure quelli in cui l‟aspirante socio si sia reso responsabile di discutibili iniziative. nota 44). A. pp. G. 1408 ss (spec. tralasciando quest‟ultimo aspetto.. Per la sua genericità. Della società a responsabilità limitata. ad esempio. P.. 1999. ma sul punto vedasi anche. e tanto più qualora si tratti di banche di credito (73) Si tratta della moderna (e nota) teoria dello Shareholder’s value. come pure di concezioni che invece tengono conto di interessi ulteriori rispetto a quelli perseguiti dai soci. ed alla sua plasmabilità in funzione della natura del tipo societario e dei rapporti tra i soci. 221 ss. 1996. nelle società cooperative. Il principio di correttezza nell’ordinamento della società per azioni.

707 ss. se non proprio creare tensioni. anch‟essa rinvenibile nelle cooperative di credito.. nel caso in cui l‟aspirante socio abbia una fama tale per cui il relativo ingresso in banca potrebbe ingenerare un clima di diffidenza nei confronti della stessa(76). pp. secondo quanto si confida di aver chiarito. a seguito di richieste di finanziamenti alle quali la banca non avrebbe alcuna possibilità di dar seguito. con la naturale conseguenza che l‟ammissione dell‟aspirante socio dovrebbe risultare in ogni caso. dipendono in pratica dal significato attribuibile allo scopo mutualistico che le cooperative di credito sono chiamate a perseguire. per lo più riconducibili alla finalità di massimizzazione della partecipazione sociale. Pertanto. comma 5. compatibile con tale specifica finalità.cooperativo o di banche popolari di modeste dimensioni. rende possibile una gestione composita della banca cooperativa da parte di soci (76) Situazioni potenzialmente in grado di rilevare ai sensi dell‟art. e necessariamente. riguardante lo “spirito della forma cooperativa”. alle specificità di un assetto organizzativo contraddistinto da regole che. vuoi per altro ancora) il suo ingresso in società ben potrebbe essere considerato contrario allo scopo sociale. non potendosi in alcun modo perseguire la funzione mutualistica alla base del contratto di società. consentendo la formazione della volontà su base paritetica. rimandando alla funzione mutualistica. non è riducibile alla mera mutualità esterna. e specificamente all‟esigenza di accesso al credito. per il rigetto della richiesta di ammissione dell‟aspirante socio per contrasto con l‟interesse sociale si rinvengono in R. quelli che invece. vuoi perché non in grado di fornire adeguate garanzie di restituzione. Il rifiuto del gradimento fondato sull’<<interesse della società>> e sullo <<spirito della forma cooperativa>> nelle banche popolari. Significato che.u. qualora l‟aspirante socio non risultasse nelle condizioni di accedere al credito (vuoi perché insolvente. vanno aggiunti.. tenuto conto dell‟obbligo di preferenza dei soci. e veniamo con questo al punto. t.b. 30. PENNISI. Come anche. ricollegandosi invece all‟esigenza del socio di fruire dei servizi della banca. vuoi perché destinatario di provvedimenti che ne limitano le possibilità di indebitamento e di spesa. indipendentemente cioè dalla misura della partecipazione al capitale. Passando invece a considerare l‟altro criterio. il diniego del placet all‟ingresso in società risulterebbe giustificato qualora la capacità di erogazione del credito risultasse momentaneamente esaurita sicché l‟ingresso di nuovi soci potrebbe solo appesantire la normale gestione della banca. cit. 110 . più che al carattere mutualistico della banca cooperativa. si rende necessario subito premettere che l‟espressione sembra riferirsi. A questi casi.

comunque meno attente alle esigenze mutualistiche dei soci. al solo profilo lucrativo. op. in casi quali quello appena descritto potrebbe anche ipotizzarsi una superfluità del criterio in esame. una volta ammesso. notoriamente attenti alla propria condizione di lavoro) 77. della qual cosa gli amministratori dovrebbero tenere conto in fase di applicazione del criterio in esame. come fatto da parte nostra. In altre parole. Personalmente. R. la salvaguardia di questo aspetto. cit. ovvero dei soci più interessati al momento mutualistico. Sicché. in tanto può dirsi in linea con lo spirito della forma cooperativa. che lo scopo mutualistico delle banche cooperative rimanda alla gestione di servizio. pp. sarei di diverso avviso. andrebbe negato il placet all‟ingresso di un gruppo di aspiranti soci dichiaratamente intenzionati a fare pressione o addirittura ad assumere la gestione della banca al fine di riorganizzarne l‟assetto e/o rivisitarne la politica di erogazione del credito secondo logiche di massimizzare delle potenzialità di lucro.. Ritenuto così che lo “spirito della forma cooperativa “ attiene alla salvaguardia di un modello organizzativo nella quale i diversi interessi trovano adeguata espressione senza che la posizione di alcuni soci possa prevaricare gli altri. in quanto. impedendo l‟ingresso in società a soggetti potenzialmente in grado di mettere a rischio questa (necessaria) connotazione della banca. ult. oppure dei soci amministratori. potendosi il diniego dell‟ingresso in società essere forse anche motivato sulla base dell‟interesse della società. indipendentemente dallo scopo mutualistico in concreto perseguito. inclini al mantenimento della propria posizione di potere. ad esempio. (77) Cfr. in via di prima ipotesi. Questa ipotetica interpretazione del criterio in discussione non terrebbe però conto che. ovvero ancora dei soci dipendenti. soprattutto nelle grandi banche popolari.portatori di differenti interessi (quali ad esempio quelli dei soci interessati. tra l‟altro. implicando in special modo la preferenza dei soci nell‟erogazione del credito. è che gli amministratori dovrebbero negare l‟ingresso di un nuovo socio qualora ciò comportasse la messa a rischio di siffatta democratica organizzazione. diviene altresì inevitabile ammettere che l‟organizzazione della banca stessa. tuttavia. presupporrebbe. ovvero secondo altre logiche. PENNISI.. 111 . 710 ss. la conseguenza che se ne potrebbe desumere. l‟adeguatezza dell‟organizzazione di ogni banca cooperativa. e dunque la sua conformità allo spirito della forma cooperativa. in quanto risulti strutturalmente protesa al soddisfacimento di questa aspettativa dei soci. In realtà.

. all‟ingresso di nuovi soci. attribuito alla prima poteri in passato spettanti ai secondi. il criterio dell‟interesse della società. 112 . il comma 2 della predetta norma ha stabilito che. ritenendo solo possibile l‟azione risarcitoria (App. comm. 1996. dal punto di vista dei soci. ha inciso sui rapporti tra assemblea ed amministratori avendo. da un lato non dovrebbe consentire di escludere a priori la possibilità di una qualche comparazione dei diversi interessi perseguibili dai soci.. p. sia nel caso in cui il diniego dell‟autorizzazione abbia esposto la società ad una responsabilità risarcitoria verso il socio escluso.ferma restando la connotazione mutualistica della banca. Questa dell‟organo competente alla relativa determinazione. Brescia 30 dicembre 1993. Per quanto riguarda l‟aspirante socio immotivatamente escluso. che essere solo accennata. dall‟altro non afferma con la stessa chiarezza dello “spirito della forma cooperativa” che la banca deve sempre e comunque caratterizzarsi in virtù di una struttura societaria preordinata a soddisfare le aspettative di credito dei soci con preferenza rispetto ai terzi. gli amministratori. la giurisprudenza non ammette la possibilità di una autorizzazione giudiziale (Trib. non può. la possibilità di sindacare l‟operato degli amministratori alla luce di tale aspetto78. dal punto di vista degli amministratori.Determinazione del soprapprezzo dovuto dal nuovo socio al momento dell’ingresso in società. in Giur. 2482. in Giur. Tirando le fila del discorso. 2525.. 575).3 .c. n. 1993. Infatti. per la sua complessità. o meno. il diritto/dovere di negare il proprio assenso ogniqualvolta l‟ingresso di nuovi soci risulti non conforme alle finalità mutualistiche. comm. 200). 4. nonché. p. la conclusione potrebbe allora essere che il rigetto della domanda di ammissione di nuovi soci deve in ogni caso tenere conto dei chiarimenti forniti dalla Riforma in ordine al significato dello scopo mutualistico che le banche cooperative sono chiamate a perseguire. (78) Il tema dei possibili rimedi esperibili nei confronti degli amministratori che abbiano impropriamente esercitato la propria discrezionalità ai fini dell‟autorizzazione. non dovrebbero esserci dubbi in merito all‟esperibilità dell‟azione di responsabilità contro agli amministratori. La disciplina riguardante il carattere aperto della società introdotta dall‟art.c. debba essere l‟assemblea e non più. Per quanto riguarda invece le possibili reazioni dei soci. c. II. comma 3. a determinare (in sede di approvazione del bilancio) l‟ammontare del sopraprezzo eventualmente dovuto dal nuovo socio al momento della sua ammissione alla società. 2528 c. sia nel caso in cui il mancato colpevole diniego dell‟autorizzazione abbia provocato effetti dannosi per la società. come in passato invece previsto dall‟abrogato art. tra l‟altro. Crema. 17 novembre 1994. ciò comportando. nel significato già detto. II.

A dare una giustificazione a questa disciplina dovrebbe essere la considerazione del fatto che. (79) Va comunque segnalato. 2528.c. La nuova disciplina. il quale osserva che laddove la società cooperativa non ritenga opportuno esasperare la ricerca di nuovi soci cooperatori “il valore degli attuali soci potrà essere salvaguardato nella sua interezza attraverso la determinazione di un sopraprezzo di emissione che può andare anche oltre il mero dato contabile risultante dall‟ultimo bilancio approvato.occorre ricordarlo . 2528 c. inoltre..c.. il sopraprezzo dovrebbe in astratto servire a perequare. consentendole o di incentivare l‟adesione da parte di nuovi soci con la richiesta di importi inferiori rispetto a quelli risultanti dalla somma del capitale sociale e delle riserve patrimoniali distribuibili. G. in Società Cooperative. p. in particolare. BONFANTE. 602) aveva avuto modo di sostenere la tesi della non obbligatorietà della fissazione di un sopraprezzo. nella generalità delle cooperative. ovvero di salvaguardare le prerogative dei soci attuali con la fissazione di un sopraprezzo anche superiore rispetto a quello determinabile tenendo conto del valore del patrimonio netto contabile(81). le riserve patrimoniali risultanti dall‟ultimo bilancio approvato. tenendo conto del valore del patrimonio netto ma anche della valorizzazione della prestazione mutualistica. Sul punto A.. comma 2. a questo riguardo. cit. necessaria(79).. 2505. p. La norma. non menziona più. CHIEFFI. i nuovi soci si avvantaggerebbero in modo ingiustificato(80). che già prima della Riforma autorevole dottrina (A.peraltro. essendo anche rinvenibili disposizioni ispirate all‟esigenza di riconoscere all‟assemblea una particolare discrezionalità nella relativa fissazione. 248. quale criterio sulla base del quale procedere alla determinazione del sopraprezzo. che rimane .. Commento all’art. cit. in assenza di un soprapprezzo. Cfr. A tal ultimo riguardo. Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici.c. in altri termini. come suggeriva invece il tenore dell‟abrogato art.l‟oggetto qualificante del contratto di adesione alla cooperativa”. non farebbe altro che suggellare la possibilità da parte della cooperativa di gestire in modo flessibile le proprie politiche di sviluppo. Commento all’art. 2525. più che l‟apporto del neo-socio rispetto all‟entità del patrimonio della cooperativa. non rappresenta la sola novità in tema di sopraprezzo. 2528 c.. (80) (81) 113 . p. ha chiarito che l‟imposizione di un sopraprezzo è solo eventuale e non.c.. il valore di una prestazione mutualistica che si avvantaggia di un patrimonio costituito soprattutto di un‟esperienza che i vecchi soci hanno contribuito a formare e del quale. comma 3. c. in Il nuovo diritto societario***. l‟art. cit. c. BASSI.

Appunti sul sopraprezzo (anche alla luce della riforma societaria). 2528 c. 2528. 2003. conseguenza delle riserve accumulate dai vecchi soci. si veda invece G. non qualificava espressamente soprapprezzo) tenendo conto “delle riserve patrimoniali risultanti dall‟ultimo bilancio approvato”. c. esclusa solo la riserva legale del 10%.considerazioni. IV. Milano. in Giur. con riferimento ai due tipi di banche cooperative.c. vol. TONELLI.). dei plusvalori latenti rispetto ai valori di libro e del valore inespresso in bilancio dell‟avviamento (in argomento. comma 2.c. FESTA FERRANTE. l‟art.. a differenza dell‟abrogato art. Torino. Conferimento d’azienda e scissione delle società.c.. VANETTI . pp. nelle ipotesi di emissioni poste in essere al solo scopo di consentire l‟ingresso di nuovi soci in conformità ed in attuazione (82) Rispetto alle quali la giustificazione del sovpaprezzo è notoriamente ricondotta alla necessità di impedire che il nuovo socio si avvantaggi del plusvalore della partecipazione rispetto al suo valore nominale. Come fatto cenno nel testo. tra le disposizioni inapplicabili al settore del credito. consentono di riconoscere al sopraprezzo un ruolo non dissimile da quello a quest‟ultimo spettante nel caso di società con scopo di lucro(82). in La riforma delle società. c.Peraltro. non è stato annoverato dall‟art. comma 2.c. I. una modifica significativa. il vigente art.F. 2012.b. in argomento C. In ogni caso. G.c. 1994. 101). in quanto il valore patrimoniale effettivo della società va semmai calcolato sulla base di criteri correnti e non meramente storici (v.). Il sopraprezzo delle azioni. dando così ragione della necessità di non pregiudicare l‟interesse dei vecchi soci. 2525 c.. Per un commento della disciplina del sopraprezzo aggiornato alla Riforma.B. sopperendo ad essa “la attribuzione espressa del titolo del versamento che consente di richiamare le disposizioni in tema di soprapprezzo dettate per le società per azioni” (E. 73 ss. a cura di Sandulli e Santoro..u. non può infatti essere trascurato che la mancanza di obblighi di devoluzione ai fondi mutualistici e la libera divisibilità tra i soci delle riserve. 2528. secondo una parte della dottrina. la partecipazione alle quali è notoriamente contraddistinta da significativi aspetti lucrativi. 666 ss. le seguenti . ovvero di determinare la misura del sopraprezzo sulla base di criteri analoghi a quelli seguiti nel caso delle società per azioni(83). Commento all’art.. (83) 114 . Questa mancanza di un espresso riferimento alle riserve patrimoniali non rappresenterebbe però. Si segnala altresì che il rinvio alle riserve contabili quali criterio per calcolare il sopraprezzo avrebbe comunque dovuto ritenersi incongruo.distinte . Torino. 150-bis t. 2525 c. rendendosi di conseguenza possibile. non fa più menzione della necessità di determinare la somma dovuta dai nuovi soci in aggiunta al valore nominale della quota o dell‟azione (che l‟art. MUCCIARELLI. p. passim. SALERNO. a differenza di quanto avutosi per le disposizioni descritte al § che precede. p. 2007. Iniziando dalle banche popolari. comm.

tra “emissioni ordinarie” ed “emissioni straordinarie”. 2528 c. II. (85) 115 . tanto più nel caso (non ipotizzabile nel caso di cooperative bancarie) di società cooperative caratterizzate dalla presenza di soci finanziatori.c.d. I) distinguono. come noto. Rischio. allo scopo di incrementare le dotazioni patrimoniali della banca La soluzione prospettata nel testo. a ciascun nuovo socio. se non addirittura non più di una(85). 2. quest‟ultimo. 15996 del 26 giugno 2007. quali in particolar modo quello di un uso strumentale da parte di organizzazioni che.2. 1. identificando con le prime gli aumenti di capitale posti in essere allo scopo di consentire l‟ingresso di nuovi soci in conformità ed in attuazione del principio della porta aperta. comma 7. Cap. di un numero esiguo di azioni. Dovendosi al riguardo tuttavia segnalare che. tenuto conto che l‟esigenza da salvaguardare dovrebbe in teoria consistere nel consentire. p. l‟accesso ai servizi mutualistici. Di CECCO. in La riforma delle società cooperative (a cura di Genco). con l‟intento di giungere al controllo assembleare. l‟assegnazione di un numero esiguo di azioni può per altro esporre la società al rischio di abusi. La governance delle società cooperative: l’assemblea.p. consistente nell‟assegnazione a ciascun nuovo socio di non più di un‟azione. potrebbero . che non a caso ha indotto importanti esponenti del mondo delle banche popolari a sostenere l‟opportunità di fissare un quantitativo minimo di azioni che l‟aspirante (84) Con riferimento alle banche a capitale variabile le Istruzioni di Vigilanza (Tit. senza necessità di una previa delibera assembleare. riconosce solo alle prime ampia discrezionalità nella determinazione della misura del sopraprezzo. a commento della nuova disciplina introdotta dall‟art. 2003. del citato regolamento). sez.1.con un investimento assolutamente esiguo . una modalità operativa valida a non pregiudicare l‟interesse dei vecchi soci potrebbe essere rappresentata dall‟assegnazione. con riferimento alla quotazione delle azioni delle banche popolari e delle società cooperative autorizzate all‟esercizio dell‟assicurazioni.indurre un gran numero di soggetti a sottoscrivere un‟azione pro-capite al solo scopo di esercitare il voto in assemblea. il quale. ne condiziona la relativa ammissibilità alla circostanza che “nello statuto dell‟emittente sia previsto che le emissioni ordinarie di nuove azioni siano riservate all‟ingresso di nuovi soci e si realizzino con l‟assegnazione di una sola azione” (art. mediante l‟ingresso nella società.del principio della porta aperta (le c. e con le seconde gli aumenti di capitali effettuati sulla base del prezzo e delle modalità deliberate dall‟assemblea straordinaria dei soci. approvato dalla Consob con delibera n. se per un verso sembra in grado di salvaguardare gli interessi dei vecchi soci. coincide con il requisito previsto dal Regolamento dei mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana s. 163.a. in materia di sopraprezzo e proponendo un distinguo tra società cooperative agevolate e non. L‟opportunità della limitazione del numero di azioni da assegnarsi a ciascun nuovo socio in caso di emissioni ordinarie è segnalata in dottrina da G. ritenendo invece che le seconde debbano necessariamente fissare un sopraprezzo tenendo conto del valore reale delle azioni sottoscritte. Ipsoa. “emissioni ordinarie” (84)). il quale..

(87) 116 . nonché A. e la conseguente mancanza di un rischio di sperequazione patrimoniale con i vecchi soci. in Il nuovo diritto societario***. G... 2009. p. Sennonché. Peraltro. fin.. Diverso è il discorso per quanto riguarda le banche di credito cooperativo.pwcglobal. in Dir. La pacifica applicazione ad esse del principio di indivisibilità delle riserve. 2514. c. ove si segnala che la discrezionalità dei soci nella determinazione del sopraprezzo non è illimitata anche perché le Istruzioni di Vigilanza (Tit. Commento all’art. in Società cooperative. E. anche nel caso delle società cooperative a mutualità prevalente. CUSA. Sez.. c). p. dovendosi di ciò tener conto “nella determinazione della somma [sopraprezzo] che il socio deve versare oltre all‟importo dell‟azione”. Cfr. lett. con specifico riferimento alle banche di credito cooperativo. stabilito dall‟art.com/it) del presidente di Banche Popolari Unite. p. Commento all’art. che suggerisce la fissazione di un limite di 250 azioni quale soglia minima per l‟esercizio del diritto di voto in assemblea.c. II. 416. banca merc. 2528 c.c. 3) prevedono che le banche di credito cooperativo sono tenute ad adottare politiche di ampliamento della compagine sociale. 2506. VII.c.socio dovrebbe acquistare per ottenere l‟iscrizione a libro soci e che dovrebbe detenere al momento dell‟esercizio del diritto di voto(86)... Il sopraprezzo delle azioni nelle banche di credito cooperativo tra statuto e tipo di legge.. astrattamente. 2528 c. il cui ingresso non dovrebbe ragionevolmente andare esente da versamenti aggiuntivi dal momento che il principio dell‟indivisibilità delle riserve riguarda i soli soci cooperatori e non anche i soci finanziatori (per i quali ultimi possono pertanto essere previste. e dovendosi in ogni caso astenere dallo scoraggiare l‟ingresso di nuovi soci con la fissazione di un sopraprezzo troppo alto(87). Capo 1. è meno immediata di quanto potrebbe (86) In questo senso è l‟intervento al convegno sulla riforma delle banche popolari del 14 marzo 2005 (i cui atti possono leggersi nel sito www. par. la conclusione appena riferita non andrebbe neanche incontro alle complicazioni viceversa immaginabili nelle cooperative caratterizzate dalla contemporanea presenza di quest‟altra categoria di soci. oltre a non essere tenuta a proporzionare la misura del sopraprezzo al valore reale della società. con riguardo alle cooperative agevolate in generale. in base alla quale l‟assemblea di una banca di credito cooperativo potrebbe del tutto escludere la fissazione di un sopraprezzo. sino al punto da escludere del tutto la fissazione di un sopraprezzo. riserve divisibili in grado di incrementare il valore della partecipazione). per incentivare l‟ampliamento della compagine sociale potrebbe anche spingersi. la conclusione appena riferita. per la mancanza nelle banche di credito cooperativo della possibilità di ammettere soci finanziatori. cit. cit. indurrebbe infatti alla conclusione che l‟assemblea. BONFANTE. CHIEFFI. 249.

qualora sussista nel patrimonio della società e non sia stato destinato ad aumento gratuito del capitale ai sensi dell‟art. il sopraprezzo deve essere fissato tenendo conto di taluni presupposti. tuttavia.. comma 2. p. prevede invece che la liquidazione del socio uscente. cit...”. 124.c. applicabile a tutte le cooperative.apparire(88). salvo che lo statuto non disponga diversamente. comma 2. ha previsto che in caso di scioglimento del vincolo sociale la liquidazione della quota dovesse comprendere.. G. comma 3. c).. p. esclude che nella liquidazione della quota del socio possa essere computato anche il sopraprezzo F. 2549 (89) (90) 117 .c. La disciplina della legge n. è dubbio.c. la questione si è posta nel momento in cui l‟art. inoltre G. 2441. CUSA. posto che. Gli incisi del suddetto combinato disposto. come pure che. lett. a sua volta. 2514”. 59 del 1992. 380. ult. comma 6. p. p. a condizione di ammettere l‟applicabilità dell‟art. il quale considera dubbia. 2545quinquies. che in quanto eventuali basterebbeo a giustificare gli incisi in esame. 2535 c. in Le cooperative prima e dopo la riforma. USAI. 9 della legge 59/1992. (che parla di “sopraprezzo eventualmente determinato”) e 2535. in Riv.. c..c. comma 2. c. 512. 2535 non è esplicito al riguardo . con riguardo al soprapprezzo. in Il nuovo diritto societario***.. comma 2. ove versato. c. 2004.. Padova. potendosi sostenere che questa norma si applichi solamente alle società cooperative a mutualità non prevalente(90). GALGANO. 2514. op. c. (che parla di sopraprezzo “ove versato”) fornisca adeguata “conferma del fatto che una bcc potrebbe non prevedere il sopraprezzo”. salva diversa previsione dello statuto. CALLEGARI. calcolati a norma dell‟art.c. con specifico riguardo al sopraprezzo l‟art. la sola ipotesi (peraltro del tutto teorica) di aumento di capitale deliberato dall‟assemblea straordinaria con esclusione o limitazione del diritto di opzione dei vecchi soci. nonché P. Infatti. sempre che non utilizzato a norma dell‟art 7 della stessa legge (cfr.c. MARASA‟. ricomprende anche “il rimborso del sopraprezzo. p. Commento all’art. anche quando obbligatorio. E. e ciò in quanto le perplessità sorte in passato in ordine al trattamento da riservare alle somme raccolte dalla società a titolo di sopraprezzo. 416. cit. Lo scioglimento del rapporto limitatamente ad un socio. cit. L‟ambito di applicazione dell‟art. In dottrina..c. se da un lato l‟art. c. M. Cfr. c. 437). ove si sostiene che “nelle cooperative a mutualità prevalente la quota o le azioni dovranno essere rimborsate anche se l‟art. non sembrano essere state del tutto superate dalla disciplina oggi in vigore(89). Il nuovo diritto societario. agevolate e non. 2528. TRIMARCHI. l‟autonomia statutaria delle (88) Ritiene che il combinato disposto degli artt.c. civ. In particolare. La relazione di accompagnamento dell‟art.. dir. 1992.al valore nominale aggiunti solo i dividendi maturati. non mi sembrano particolarmente significativi. cit. anche il rimborso del sopraprezzo che il socio avesse eventualmente versato al momento della sua ammissione. a cura di Marasà. riguardanti in particolar modo la consistenza patrimoniale della società. p. 2535. Le nuove società cooperative. stabilisce per le cooperative a mutualità prevalente la regola dell‟indivisibilità delle riserve. 2535 c. dispone infatti che la disposizione “è destinata ad operare essenzialmente per le cooperative diverse”. 2535. II.

ed in ciò tenendo presente anche il rischio di un uso improprio dei poteri al riguardo spettanti agli amministratori.in senso contrario a questa soluzione. p. la previsione si propone l‟obiettivo di consentire un controllo da parte dei vecchi soci. dello statuto-tipo. Mi riferisco. 2535. Commento all’art.c. 51 (Rubricato “Scioglimento e liquidazione della Società”). a cura di Presti. 2514”(91). 2528. in particolar modo. non sembra che l‟autonomia statutaria abbia voluto riconoscere al socio un diritto al rimborso del sopraprezzo.c.a mio modo di vedere . 22 (rubricato “Soprapprezzo”). BONFANTE.cooperative agevolate potrebbe spingersi sino a prevederne il rimborso in “deroga parziale all‟indivisibilità delle riserve di cui all‟art. nonché dall‟art. sembrerebbe anche V. in caso di scioglimento. che esclude espressamente l‟ipotesi dell‟impiego della riserva da sopraprezzo “per la rivalutazione delle azioni”. comma 5. l‟assemblea di una banca di credito cooperativo potrebbe anche escludere la fissazione di un soprapprezzo(92). (92) 118 .4 . cit.. l‟art. Stando alle previsioni dello statuto-tipo. comunque. l‟obbligo di devolvere ai fondi mutualistici l‟intero patrimonio sociale “dedotto soltanto il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati”. 4. 2506. Con ogni evidenza.Vaglio da parte dell’assemblea delle determinazioni riguardanti l’ammissione di nuovi soci Allo scopo di favorire una qualche verifica da parte dell‟assemblea delle determinazioni assunte in tema di ammissione di nuovi soci. nel definire le competenze dell‟assemblea in materia di sopraprezzo faccia impiego di un‟espressione (“L‟assemblea può determinare”) sintomatica di una facoltà e non di un obbligo. p. la circostanza che l‟art. in Società cooperative. Alla conclusione che l‟assemblea “può” ma non “deve” procedere alla fissazione di un sopraprezzo non mi sembra invece sia di supporto.. sembrerebbe cioè che i soci di banche di credito cooperativo non possano far valere diritti sulle riserve da soprapprezzo. Commento all’art. in Il nuovo diritto societario***.. stante la presenza nello statuto-tipo di previsioni orientate . a quanto previsto dall‟art. Nel caso delle banche di credito cooperativo. ha previsto l‟obbligo di illustrare nella relazione annuale al bilancio le ragioni delle determinazioni assunte in materia di ammissione dei nuovi soci. c. il cui interesse potrebbe (91) Così G. 2528 c. in relazione all‟ammissione di nuovi soci. cit.. per le ragioni segnalate nella nota 88 che precede. Nel senso che nelle cooperative a mutualità prevalente la liquidazione potrebbe eventualmente ricompredere il rimborso del sopraprezzo. 22. GIORGI. Confermando questa conclusione che. comma 1. che stabilisce invece. 290.

]. dovrebbe consentire (anche) ai soci delle cooperative di credito una qualche verifica sui criteri adottati nella regolamentazione degli ingressi in società. gli eventuali criteri di territorialità seguiti. 119 . il numero dei soci ammessi e non. a situazioni di insolvenza ed a pregressa morosità. c. il nostro Istituto promuove l‟ingresso e la partecipazione di nuovi soci senza discriminazioni di sorta verso coloro che possiedono i requisiti previsti dallo statuto vigente. tra l‟altro. valutando il recente passato emerge che. dall‟ingresso in società di soggetti privi dei necessari requisiti. mentre in alcuni casi le informazioni rese disponibili alle assemblee delle cooperative di credito hanno contribuito ad una migliore comprensione delle scelte poste in essere dagli organi di gestione in tema di ammissione di nuovi soci (fornendo informazioni con riguardo a. le relazioni al bilancio rinvenibili in www. ha ritenuto non incompatibile con la speciale disciplina bancaria e che. in ossequio ai principi statutari. comma 5.. 2528. come anche da un allargamento della base sociale tale da mettere a rischio il conseguimento del beneficio mutualistico.).bcc. si è fatta particolare attenzione a incentivare l‟adesione a socio di coloro che sono clienti della nostra banca” (si confrontino. oppure ancora dall‟ammissione in società di persone “vicine” agli amministratori. addirittura rinvenendosi relazioni nelle quali le informazioni richieste dall‟art.u. al solo scopo di disporre di un maggior numero di voti in assemblea. in altri l‟informativa messa a disposizione dei soci risulta in realtà priva di un effettivo contenuto. non consente ai (93) Del tipo “Conformemente allo spirito cooperativo. le iniziative assunte per favorire l‟ampliamento della base sociale. formalmente in possesso dei requisiti statutari ma sostanzialmente non interessate ad usufruire del rapporto mutualistico. in questi termini. Invero. in astratto. Che questa astratta finalità sia in concreto perseguita è tuttavia discutibile.essere pregiudicato. etc.altoreno.it). Controllo. quali ad esempio la limitazione della misura del sopraprezzo. si risolvono in mere frasi di stile(93). questo in esame. Per quanto riguarda i rimedi esperibili va invece segnalato che l‟eventuale mancanza di informazioni ovvero il rinvenimento di dati dai quali desumere una violazione degli interessi dei vecchi soci per effetto dell‟inadeguata applicazione del principio della porta aperta. il rifiuto di domande di ammissione per ragioni connesse al rapporto mutualistico. la possibilità di un effettivo controllo sembrando infatti vanificata dalla sostanziale inconferenza delle informazioni rese oltre che dall‟incertezza in ordine ai rimedi esperibili dall‟assemblea nei casi di violazione dell‟obbligo informativo.c.b. che l‟art. ad esempio. 150-bis t.. Anche durante l‟anno [.

L‟ammissione di nuovi soci sulla base di una delibera del consiglio di amministrazione. 2524.c. ha fugato i dubbi in (94) Da escludere dovrebbe essere inoltre.. 2528. 2545-quinquiedecies c. 2009.. riguardante espressamente le irregolarità nelle procedure di ammissione dei nuovi soci. Ipsoa.5 . all‟art. 2524 c. 2641 ss. 4.c. 171 ss. Commento all’art. pp.. 2524 c. PETROBONI. Commento all’art.. G.95. sempre in caso di violazioni in tema di ammissione di nuovi soci. c. per come richiamato dall‟art. Milano. la possibilità da parte del singolo di agire individualmente con un‟azione risarcitoria nei confronti degli amministratori come pure che lo stesso possa impugnare l‟eventuale delibera di ammissione ritenuta illegittima (cfr. C. essendo invece esperibile l‟azione di responsabilità sociale(94). in Società cooperative. non va confusa con le operazioni di aumento di capitale a pagamento con diritto di opzione. 2409 c. pp.. comma 6. pp. 2441 c.. vol.c. Particolarmente sbrigativo è ad esempio il rinvio operato dall‟art. 2524 c. comma 3.. in Commentario a cura di Alpa e Mariconda.soci delle cooperative di credito di ricorrere a taluni strumenti di tutela invece accessibili ai soci delle cooperative operanti in altri settori. in La riforma delle società.Aumenti di capitale ed emissioni di strumenti finanziari di competenza dell’assemblea dei soci. né sollecitare l‟intervento dell‟autorità di vigilanza ai sensi dell‟art. 2528 c. p. Sull‟argomento in generale. Commento all’art. 220 ss. 2524 c.. Commento all’art.. c. La disciplina così introdotta.c. pp. A. L’aumento del capitale sociale.. TRIMARCHI.. cit. come anche incertezze solleva il rimando del comma 4 all‟esclusione o limitazione del diritto di opzione disciplinato per le società per azioni dall‟art. A. BONFANTE. PACIELLO.c. che già in precedenza dottrina e giurisprudenza ammettevano anche per le società cooperative e che la Riforma. 81 ss. tipica delle società con capitale fisso. 2007...c. sotto taluni profili sbrigativa e che in quanto tale non ha mancato di sollevare perplessità97.. cfr. e seguenti (che pone dubbi in ordine a quali norme trovino effettiva applicazione). Ipsoa. cit. hanno rispettivamente stabilito che “la società può deliberare aumenti di capitale con modificazione dell‟atto costitutivo nelle forme previste dagli articoli 2438 e seguenti” e che “l‟esclusione o la limitazione del diritto di opzione può essere autorizzata dall‟assemblea su proposta motivata degli amministratori”. pp. i soci delle cooperative di credito non potendo in particolar modo accedere al procedimento disciplinato dall‟art. 360 ss. comma 3 e 4. IV. MONTAGNANI. 253). G.c. 2524. c.c. a cura di Sandulli e Santoro. ha pienamente legittimato96. I comma 3 e 4 dell‟art. G. La nuova società cooperativa. con l‟introduzione dell‟art. in Società cooperative.c. 2545-sexiesdecies. (95) (96) (97) 120 . cit. alla quale dedica attenzione l‟art. a cura di Presti.c.c.c. CHIEFFI. 2438 c.

op. c. 2526 c. 2483 ss. p. Padova. commentario diretto da Cottino. uno degli aspetti più qualificanti della nuova disciplina delle società cooperative(99). vol. in Società cooperative. riguardo a quella dell‟aumento di capitale gratuito).) sembra concorde nel ritenere che uno degli aspetti più rilevanti della nuova disciplina delle società cooperative è proprio quello che attiene alla struttura finanziaria. 581) altre invece erano dell‟avviso che nelle società cooperative l‟emissione di nuove azioni è decisa dagli amministratori (Trib. in Il nuovo diritto societario***. LOLLI. (98) Mentre alcune decisioni riconoscevano la competenza dell‟assemblea straordinaria (Trib. la Riforma ha affidato all‟organo assembleare il compito di decidere.c. Commento all’art. 1999. pp. 2004. Analogamente. 2526 c. cit. a) e b).). pp. L. it. 248). . Il capitale e le altre forme di finanziamento. 1076) ed il soprapprezzo (esclude un obbligo di pagamento al momento della sottoscrizione A.c. Irrisolta rimane peraltro la questione riguardante l‟obbligo di versare al momento della sottoscrizione il 25% del valore nominale (in senso favorevole sembra esprimersi G. Commento all’art. cit. che induce a chiedersi se siano applicabili anche le disposizioni successive a quest‟ultima disposizione (potendosi dare risposta affermativa in ordine all‟applicabilità della disciplina dell‟aumento delegato prevista dall‟art. Commento all’art. Bologna. 2709 ss.passato sorti (anche in giurisprudenza) in ordine all‟organo competente a decidere le operazioni di aumento del capitale aventi come scopo la raccolta di nuova finanza(98). 2004. 2545-quinquies e 2545-sexies c. in Le cooperative prima e dopo la riforma del diritto societario. DI CECCO. A. in Il nuovo diritto societario.ma non anche. in Banca e borsa. vol. 2526 e 2541 c. II.. 599 ss. quando consentite. avendo al riguardo il legislatore delegato dettato un nuovo regime che si discosta significativamente da quello in precedenza (99) 121 . Napoli. I. identificandolo nell‟assemblea. 2004. GRUMETTO.. Bologna. v. 2420. La società cooperativa alla luce della Riforma. G.c. LAMANIDINI. 2004. Padova. 2545-quinquies. p. p. La dottrina era da parte sua in prevalenza orientata a favore della competenza assembleare (cfr. G.c.. 94). 2443 c. ult.. cui si rimanda per l‟ampia bibliografia citata). nonché l‟emissione degli strumenti finanziari destinati ai soci finanziatori ed agli altri sottoscrittori di titoli (art.c. 175 . 483. p. p.. 204 ss. Commento agli artt.c. G.c.cfr. in Il nuovo diritto delle società. BONFANTE. commentario diretto da Cottino. 15 settembre 1998. pp. Commento all’art. I nuovi strumenti finanziari delle società cooperative. stante la specifica normativa introdotta dagli artt. CHIEFFI.c. Bologna. in Società cooperative. Contra G. 2004. la cui previsione rappresenta. 1997. lett. commentario a cura di Maffei Alberti. La dottrina (cfr. Bonfante Cagnasso e Montalenti. in Società.). cit. BONFANTE.. 2528 c. I. p. a cura di Presti. per valutazione unanime. p. Bonfante. in Il nuovo diritto societario***. in Giur. Cagnasso e Montalenti. a cura di Galgano e Genghini. comma 3. RACUGNO. le operazioni di aumento gratuito del capitale sociale (artt. comma 3. 2005. 2526 c... Padova. PACIELLO. comma 4 e 2545-sexies. IV. 24 gennaio 1996. 2519. A.

La riduzione del capitale per perdite nella cooperativa – s. si deve invece ricordare che il d. dir. bensì) sulla consistenza patrimoniale della società100. Per queste ultime. tanto le banche popolari quanto quelle di credito cooperativo. PETROBONI. in questo Capitolo.p. 2446 c. tendenzialmente. 35 ss.. (101) (102) 122 . le figure del dettato dalla legge 59/1992 e che. p... 2010. dall‟altro.c. già nel previgente sistema. infatti. che la Riforma non ha invece risolto le incertezze riguardanti l‟obbligatorietà.Con riferimento alle cooperative in generale. la nota 84. Riguardo all‟altro aspetto. o meno.b. lgs. 56 t. delineato le competenze dell‟organo assembleare sancendo un principio di generale competenza di quest‟ultimo in relazione alle operazioni sul capitale miranti ad incidere (non sulla compagine sociale.u. Senonchè. un dato di prassi supportato anche a livello normativo. 310/2004 ha del tutto escluso.c.): P. BENAZZO – G. la competenza dell‟organo assembleare a deliberare le operazioni di aumento di capitale secondo le forme previste dalla legge per le società per azioni rappresentava. relativo cioè all‟intervenuto consolidamento del ruolo assembleare in relazione alla possibilità di decidere l‟emissione di strumenti finanziari in passato non previsti. può dirsi che la Riforma ha. sembra essere unitario per entrambi i sotto-tipi di società cooperative (a mutualità prevalente e non). in Riv. impr. (100) Valendo la pena ricordare. Al § 4 del Capitolo Primo. per queste banche. consolidato questa competenza a quelle operazioni aventi ad oggetto l‟emissione di strumenti finanziari in passato non previsti. dalle emissioni “straordinarie” decise dall‟assemblea straordinaria dei soci(101). di competenza del consiglio di amministrazione. pertanto.a. 21 della legge 59/1992 ad escludere. mentre per quanto riguarda le banche di credito cooperativo la ragione di questa disapplicazione potrebbe essere ricercata nel medesimo proposito di salvaguardia del carattere mutualistico che a suo tempo avrebbe indotto l‟art. al riguardo. come si è avuto modo di fare cenno102. da ogni novità riguardante i nuovi strumenti finanziari. da un lato. 2446 e 2482-bis c. che distinguono da tempo le emissioni “ordinarie”.: applicabilità dell’art. V. limitando solo a queste ultime la necessità della procedura autorizzativa richiesta dall‟art. del coinvolgimento dell‟assemblea dei soci nel caso di consistenti perdite del capitale sociale (artt. L‟affermazione appena riferita non sarebbe però calzante qualora la si volesse estendere alle banche cooperative. e precisamente dalle Istruzioni di Vigilanza.

comma 3. MARCUCCI. Scopo mutualistico e capitale variabile. SALAMONE. Commento all’art.a. mentre. t. per ciò che riguarda gli strumenti partecipativi.p. Cfr. cit. in qualunque forma costituite. L. prevede che “Le banche.). Una ragione potrebbe essere ravvisata nella sostanziale superfluità di nuovi strumenti. e tra tali mezzi di raccolta viene anche compresa l‟emissione dei titoli obbligazionari”. pur avendo interesse a raccogliere capitali avvalendosi della disciplina introdotta dalla legge 59/1992. diretto da Capriglione. certificati di deposito e buoni fruttiferi. il socio di una banca popolare potrebbe benissimo acquisire delle normali azioni e. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. Profili normativi delle banche cooperative. e non anche delle società cooperative (in argomento v. p. op. cit. stando alla quale le banche cooperative. la ragione di questa disapplicazione non è molto chiara per ciò che riguarda le banche popolari. e s. p.106. comma 3. Titolo V.. limitarsi a solo lucrare un utile rispetto al quale la legge non prevede significative restrizioni.. anche subordinati o irredimibili.. (104) (105) (106) 123 . 283.. 617. capitolo III.. la cui applicabilità alle banche in genere non risulta esclusa dall‟art. corrisponde ai criteri di una gestione sana e prudente che gli sia concesso di utilizzare anche mezzi di raccolta coerenti con le caratteristiche degli impieghi.a. 12. I. op. possono emettere obbligazioni. consentiva l‟emisssione di obbligazione da parte delle sole s.b. c. E‟ noto peraltro che l‟art. cit. anche convertibili. sezione IV. 95.u. che “quando possono esercitare il credito a medio-lungo termine.. sino all‟entrata in vigore della legge 488/1998 ha rappresentato una deroga sostanziale alla generale disciplina che. 12.p. p. t. cit. 2411.socio sovventore e dell‟azionista di partecipazione103. si sarebbero tuttavia sottratte a quest‟ultima per non esser coinvolte in un sistema di finanziamenti e di potere controllato dalle Centrali Cooperative. 12.a. secondo la numerazione della prima bozza di stampa). nominative o al portatore”.. 168 ss.b. Ricordando al riguardo N. (103) Comportando questa ipotesi la messa da parte. SALAMONE. tomo I. tanto della tesi (ricordata da G. BONFANTE. dai certificati di deposito e dai buoni”105 e persino strumenti con causa partecipativa ai sensi dell‟art. cit. M. delle Istruzioni di Vigilanza. 192 e da L.c. p. disinteressandosi del momento mutualistico. BELVISO. 617) secondo cui le figure dei finanziatori sarebbero state introdotte con un ruolo solo strumentale rispetto allo scopo mutualistico.. alle banche popolari è consentita la possibilità di emettere prestiti obbligazionari 104. per quanto riguarda gli strumenti di debito. “titoli diversi dalle obbligazioni. comma 1. dato che. cit. pp. tutti i finanziamenti dovendo essere destinati a supporto della funzione mutualistica. quanto di quella (sostenuta da U. previsione quest‟ultima che. SALANITRO. in precedenza. La nuova società cooperativa.u. p.

. in Testo unico bancario. 150-bis t. p. Milano. A. 2542 c. (108) 124 ... BONFANTE. che sotto taluni profili le banche popolari sono rimaste ancorate al principio della paritetica partecipazione dei soci cooperatori al processo di formazione della volontà assembleare più delle società cooperative ordinarie. infatti. e quindi il timore di implicazioni sul governo della società. così sacrificando le potenzialità di un ulteriore canale di finanziamento all‟esigenza di preservare appieno il principio del voto capitario e della competenza dell‟assemblea dei soci cooperatori. V. stando ad una certa interpretazione.c.c. 2542. 292 ss. 2526. nella nomina degli organi della società. a sottrarre le banche popolari dall‟applicazione della disciplina sugli strumenti finanziari. parte seconda. 340-1. Losappio. inoltre F.c. 29 e 30. U. Commento all’art. Potendosi dunque affermare. comma 2.. che l‟art. che l‟art. MUGNAI. cit.. Potrebbe essere stata quindi la teorica possibilità dei possessori di strumenti finanziari di acquisire un pregnate potere amministrativo. comma 3. PRESTI. affida allo statuto il compito di individuare i “limiti al diritto di voto degli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci”. cit.. commentario a cura di Porzio.. Localismo e ricorso al mercato dei capitali delle banche cooperative nell’ultimo atto della riforma del diritto societario. 2010.u. Belli. Commento all’art. 2542 c. consente l‟attribuzione ai possessori di strumenti finanziari sino ad “un terzo dei voti spettanti all‟insieme dei soci presenti ovvero rappresentati in ciascuna assemblea generale”. mentre attribuisce ai soci cooperatori “un voto.Una ragione alternativa.c. non superiore ad un terzo. in Società cooperative. (107) Cfr. ad avere indotto l‟art. pp. pp. VELLA.b. Secondo altra tesi la disposizione implicherebbe invece la semplice adozione di meccanismi di voto tali da garantire una riserva. della nomina dei componenti del consiglio di amministrazione a favore dei soci finanziatori. che l‟art.. Deve considerarsi. comma 2. c. qualunque sia il valore della quota o il numero delle azioni possedute”. pp. Amministrazione e controllo nelle cooperative. c. alla quale la dottrina non ha mancato di dare credito107.c. ferma restando la competenza dell‟assemblea generale dei soci (cfr. c. in Il nuovo diritto societario***. 2586). BLANDINI. cit. 980. della cui esclusività si sta per dire. 691 ss. 2538. cit. Commento agli artt.. TOMBARI – E. Farina e Santoro. comporterebbe il venir meno della competenza dell‟assembleare generale dei soci a nominare una parte degli amministratori a beneficio della competenza dell‟assemblea speciale dei possessori di strumenti finanziari(108). G.. G. p. potrebbe essere invece ravvisata nella volontà di mantenere inalterato il modello di governance di questo tipo di banche. secondo quanto si avrà occasione di ricordare anche nelle conclusioni.

e non anche del consiglio di gestione. essendo “chiaro che l‟art. parte seconda.a.. 2526 c. con la conseguenza che la nomina di questi ultimi spetterebbe (anziché al consiglio di sorveglianza) all‟assemblea dei soci.c. comma 4.5. 29. al contrario di quanto accade per le cooperative in generale.u. Alle banche cooperative. c. comma 3. 231/2004 ha avvertito l‟esigenza di apportare modifiche alla formulazione degli artt.. in ragione della sua evidente incompatibilità con gli artt. l‟esclusiva competenza dell‟assemblea dei soci a nominare gli amministratori non ammette deroghe. p. e 33. G. 998. 43 del d. e quindi dell‟inesistenza di portatori di strumenti finanziari . Vale la pena però precisare che. si riferisce alle sole cooperative s. 2542.. comma 1. in caso di adozione del sistema dualistico. dato che in caso contrario non si spiegherebbe il perché l‟art. 2003. di Ceccherini e Schirò. 2542. riconosce alla stessa il pregio di “salvaguardare la funzione sociale della forma cooperativa” A. secondo una certa tesi. Milano. Amministrazione e controllo nelle cooperative. oltre a non applicarsi l‟art. che abbiano scelto” il sistema tradizionale. neanche è applicabile . tale esclusiva competenza dell‟assemblea riguarda unicamente la nomina del consiglio di sorveglianza. che . 2542.b. cit. c. già criticata con altri argomenti109. 29. in tema di nomina degli amministratori da parte dello stato e degli altri enti pubblici.l‟art. in caso di adozione del modello dualistico. (109) Cfr.b... comma 3. avendo a tal riguardo proprio la disciplina delle banche cooperative contribuito a superare una diversa sostenuta interpretazione. comma 3 e 33.. è però certamente da escludere. t. infatti. 2542.. comma 3.come già ricordato – secondo una possibile interpretazione attribuirebbe la nomina di una parte degli amministratori ai possessori di strumenti finanziari.. 158-9) 125 . che ritiene la tesi per nulla persuasiva.c.c.p. Invero. la regola stabilita dall‟art. sostituendo la precedente formulazione (“la nomina degli amministratori e dei sindaci spetta esclusivamente all‟assemblea dei soci”) con l‟attuale (“la nomina degli amministratori e dei sindaci spetta esclusivamente ai competenti organi sociali”). si applicherebbe. PRESTI.Competenza. in Società cooperative e mutue assicuratrici. secondo cui “la nomina degli amministratori spetta all‟assemblea”. lgs. c. requisiti e modalità di nomina degli amministratori Nel settore del credito cooperativo. anche con riferimento ai componenti del consiglio di gestione. comma 3.. t. comma 1. CECCHERINI. pp. c. Pur reputandola non “del tutto sicura”.in ragione dell‟inapplicabilità dell‟art. La correttezza di questa tesi.c.u.c.

u. la generalizzata possibilità di promuovere (magari anche strumentalmente) l‟esclusione da socio per fare da ciò poi discendere la rimozione dalla carica di amministratore(111). fasc. Da parte sua lo statuto-tipo delle banche di credito cooperativo. applicabile anche alle banche cooperative. 2 marzo 1989. sia solo “la maggioranza degli amministratori”. 7. 1983. in Giust. all‟art. di subordinare l‟assunzione della carica di amministratore al possesso di requisiti. 84 (s.. prevede invece che a dover essere scelti tra i soci. Milano. Cass. menziona anche (in aggiunta ai già richiesti requisiti di onorabilità e professionalità) il necessario possesso da parte degli amministratori dei requisiti “d‟indipendenza stabiliti con regolamento del Ministro dell‟economia e delle finanze”. 26 t. ha tuttavia preferito mantenere la regola che tutti gli amministratori devono essere soci. fasc. Cass.Passando invece alle condizioni per poter concorrere alla nomina. 2 luglio 1988. con le novità della Riforma.. ha riconosciuto agli statuti delle società per azioni la facoltà. civ.. 2542. p. oltre che di onorabilità e di professionalità. cit. 16 febbraio 1981. gli amministratori delle banche cooperative dovevano essere nominati tra i soci. superando la tradizionale passata omogeneità tra amministratori e base sociale. in Giust. 1989. Riguardo a questo secondo aspetto. p. assieme al principio di necessaria appartenenza dell‟amministratore alla base sociale. a seguito delle modifiche introdotte dal d. in Giust. La questione riguardante la rilevanza dei comportamenti posti in essere dal socio di società cooperativa che rivesta al tempo stesso la qualità di amministratore.c.tra le tante altre . 1. 935. n. 32. 1994. 2387 c. 1988.. ult.).b. Mass.c. 126 .u. va ricordato che. o tra le persone indicate dai soci persone giuridiche. anche se non l‟obbligo. 17. civ. p. Milano. n. In tema di requisiti va inoltre segnalato che. d‟indipendenza. tale disposizione è stata quindi riproposta nell‟art. comma 2. n.. sino a prima della Riforma. 2. Mass. 37. c. Cass. in tal modo confermando. in Gius. civ. fasc. op.da Trib. BONFANTE. la cui attuale formulazione.m. In sede di coordinamento della disciplina del t. 2585.lgs. Trib. 6 febbraio 2004.b. 343. 1917. ed in tal modo legittimando anche da un punto di vista istituzionale il ruolo delle tecnostrutture e la realtà di un ceto di manager cooperativi(110). 4404. 1981. il nuovo art. il nuovo art. si rinviene trattata in giurisprudenza . 17 gennaio 1983. (110) (111) Così G. mostrando attenzione per esigenze in passato per lo più prese in considerazione riguardo alle sole società quotate. n. in Giust. I. Civ.. 4 luglio 1994. Mass. fasc.

fin. n. 214. I requisiti di professionalità dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione e controllo nelle banche di credito cooperativo. I. affinità o coniugio con amministratori e dipendenti113.d. 385. oltre che meno stringenti rispetto a quelli richiesti agli amministratori degli altri tipi di banche. i “parenti. anche in forma cooperativa. 1° settembre 1993. 6 dicembre 2011. e se eletti decadono. “di interlocking”. A tutti gli amministratori delle banche cooperative è perciò richiesto il possesso di specifici requisiti di onorabilità. 36 del d. il Regolamento del Ministro del tesoro. in particolare. direzione e controllo in società sottoposte alle procedure di crisi di cui al Titolo IV. in dottrina. FAUCEGLIA.. “i componenti di organi amministrativi o di controllo di altre banche o di società finanziarie o assicurative operanti nella zona di competenza territoriale (omissis)”. n.. 32 dello statuto-tipo stabilisce infatti che non possono essere nominati alla carica di amministratori. n. di professionalità e di indipendenza. Il coordinamento del testo unico bancario con la riforma delle società. “i dipendenti della società e coloro che sono legati da un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione”. merc. 70 ss.l.c. i requisiti previsti dall‟art. L‟art.u. “decreto Salva Italia”) convertito con modificazioni dalla l. di assumere o esercitare analoghe cariche in imprese o gruppi di imprese concorrenti. SANTORO. finanziarie ed assicurative. 547 ss).in attesa dell‟emanazione dell‟apposito decreto da parte del Ministro dell‟economia e delle finanze(112). 22 dicembre 2011. art.b. coniugi o affini con amministratori o dipendenti della società fino al secondo grado incluso”. merc. 2387 c. rispetto a questi ultimi potendosi peraltro ricordare che . 201 (c. 9. G. 161. 26 t.. devono sussistere solo in capo al presidente del consiglio di amministrazione ed al direttore generale (v. p. del d. Come “testo alternativo” lo statuto-tipo propone un‟altra formulazione del citato art. che ha introdotto per i componenti degli organi di amministrazione. banc. a parere del quale tale decreto “a proposito dell‟indipendenza” avrebbe stabilito la necessità di definire in modo chiaro “i poteri e le responsabilità per ogni livello decisionale” nonché di prestare attenzione ai “meccanismi di remunerazione e incentivazione del management”) nonché l‟art. entrato in vigore il 26 aprile 2012). n. 2005. 1998. coloro che abbiano ricoperto nei sei mesi precedenti talune cariche elettive nonché coloro che nei due esercizi precedenti l‟adozione dei relativi provvedimenti hanno svolto incarichi di amministrazione..lo statuto tipo delle banche di credito cooperativo esclude dalla carica di amministratori i soggetti in rapporto di parentela. 32 che non fa menzione dei “dipendenti”. fin. rivestono carattere di obbligatorietà. V. nonché. da assumersi sentita la Banca d‟Italia . nel caso delle banche. (113) 127 . Due profili problematici: gli assetti proprietari e l’indipendenza degli esponenti aziendali. in Dir. Sempre con riferimento alle banche di credito cooperativo va inoltre sottolineato che i requisiti di professionalità richiesti ai relativi amministratori. sorveglianza e controllo delle imprese bancarie. banc.lgs.d. (112) E‟ però anche utile ricordare quanto osservato dalla dottrina riguardo al decreto del Ministro dell‟economia e della finanze del 5 agosto 2004 (v. del bilancio e della programmazione economica del 18 marzo 1998.A differenza però di quanto previsto dall‟art. in Dir. il divieto (c.

2004.1 . in Società. le società cooperative e le mutue assicuratrici. p. fall.. in Il nuovo diritto societario*. Per la rilevanza del nuovo art. comma 1. 1990. Vibo Valentia. Cass. 1992. in Dir. p. Contra Trib. un discorso a parte.c.. 1382. l‟identificazione dei soci favorevoli. Trib. p. comm. anche per allegato.c. BARBARITO. Verona. 5.c... 495. p. 2377 c. 590. Milano. MONTAGNANI. Commento all’art. 1988.. Genova. SERRA. Le società di capitali.FERRUCCI . p.. 5 aprile 1990. c. 23 agosto 1996. 18 giugno 1984. implica la necessaria individuazione del voto di ciascun socio. 148. Trib. A. 76. Catania. C. App. soprattutto per la rilevanza che assume nella valutazione dei rapporti di forza tra amministratori e soci. 1991. tra le altre. Il procedimento assembleare. p. comma 1. App. ai fini dell‟esclusione della legittimità del voto segreto nelle società per azioni. per ciò che riguarda le società per azioni la questione è stata superata nel senso dell‟inammissibilità in virtù del contrasto (del voto segreto) con quanto previsto dal novellato art.. p. commentario a cura di Niccolini e Stagno d‟Alcontres. 758. it. in Giur. 2003.c. in Società. comm. Le ragioni dell‟inammissibilità del voto segreto vengono principalmente ricercate nell‟art.. Dopo essere stata a lungo dibattuta. p. merita infine la questione. L’autonomia statutaria nella nuova disciplina dell’assemblea delle società per azioni.Sempre in tema di nomina dei componenti dell‟organo di amministrazione. in Società. per (114) A favore della sua legittimità si sono espresse. Trib. 506. 2373 c. Cagnasso e Montalenti.. p. in Società. 4 novembre 1992. Trib. I.c.. p. 21 novembre 1996. 3 dicembre 1992. in Società. in Il nuovo diritto delle società. 6/2003. in caso di voto mediante delega recante precise istruzioni di voto. 10 maggio 1991. (115) 128 . cui è dedicata il § che segue. Torino. la conformità di quest‟ultimo alla delega. p. Vallo di Lucania. con l‟entrata in vigore del d. 2375. 60. 488. p. 2368 c. 495. commentario diretto da Cottino. A. in Riv. nella necessità di assicurare il diritto di recesso ai soci che non hanno concorso all‟adozione della deliberazione. 2005. dell‟ammissibilità (o meno) della scelta dei primi mediante elezione a voto segreto. p. n. 2375. Trib. 1994. 14 marzo 1992.C. OLIVERO. Trieste. a norma del quale il verbale dell‟assemblea “deve consentire. inducendo la giurisprudenza ad altalenanti decisioni(114). Bonfante.lgs. in Giur. 1994. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. p. 15 gennaio 1992. 2007. 22 ottobre 1987. Trib. 2004. 1997.c. c. Bologna. 775. p. 1123. Vicenza. F. not. 2375 c. Udine. FERRENTINO. Napoli. in Giur. Udine. nell‟impossibilità di verificare.(Segue): limiti di ammissibilità della nomina degli organi delle banche cooperative mediante voto segreto. che prevede l‟annullabilità delle deliberazioni in grado di arrecare danno alla società se adottate con il voto determinante del socio in conflitto di interessi. che limitando ai soci che non hanno concorso all‟adozione della deliberazione la legittimazione all‟impugnazione. 1985. 2. 562. diretto da Abbadessa e Portale. in Riv. not. valendo tale conclusione. si vedano M. Commento all’art. nell‟art. I. 881 .C. 1994. 10279. in Società di capitali. 428. vol. astenuti e dissenzienti”(115).

1235. I. in relazione alle delibere di nomina dell‟organo di amministrazione delle banche cooperative. 416. in Giur. 7 maggio 1948. dovendosene prima verificare. 6.m. sono impregnate di rilevanza pratica essendo in grado di orientare le scelte degli operatori al momento della stesura dei testi statutari(117).c. ad una puntuale individuazione del voto espresso da ciascun votante. che l‟art.. l.c. p. in quanto approvate dalla Commissione studi del Consiglio nazionale del notariato. Trib. Trib. anche in relazione alle delibere per la nomina delle cariche sociali116. p. salvo quella riguardante il diritto di recesso. 2368 c. L‟estensione di questa conclusione alle società cooperative non può tuttavia esser data per scontata. 12 febbraio 1959 e nell‟abrogato art. particolari ragioni possano eventualmente giustificare il sacrificio dell‟interesse. per quanto (116) Le ragioni menzionate alla nota che precede. Indici normativi favorevoli all‟adozione del voto segreto sarebbero rinvenibili nell‟art. non legittimi di per sé l‟adozione del voto segreto dovendo essere interpretato nel senso di (solo) consentire particolari modalità di votazione o quorum differenti rispetto a quelli di legge (A. (117) G. a norma dell‟art. La votazione a scrutinio segreto nelle delibere assembleari di società di capitali (e delle società cooperative in particolare). n. partendo da taluni indici normativi e da questi desumendo l‟astratta legittimità nelle società cooperative delle clausole statutarie di nomina delle cariche sociali a scrutinio segreto(118).lgs.it. 840). comm. del d. sono infatti astrattamente valide anche per le deliberazioni riguardanti la nomina di cariche sociali. 883. che hanno previsto il (118) 129 . NIUTTA. nell‟art. in Società. rinvenibile in www. p. PETRELLI. Tale questione è stata affrontata da uno studio.c. Il voto segreto nell’assemblea delle società di capitale e cooperative.quanto qui rileva. ritenendosi peraltro. e dovendo peraltro tale verifica essere svolta in modo non generalizzato. in Giur. 2519 c. Ferrara 2002. preso in considerazione dall‟art. in prevalenza.. Focalizzando perciò l‟attenzione sul settore creditizio e delimitando l‟indagine alle sole deliberazioni di nomina degli amministratori. la compatibilità con le norme ed i principi della cooperazione. comma 6. bensì tenendo conto del tipo di cooperativa e dello specifico oggetto della delibera. 871. 1990. 2003. n. 2375 c. comma 3. 1994. 18. d.notariato. 28. ha sostenuto. 5630/I approvato in data 31 marzo 2005 dal Consiglio nazionale del notariato. 5 agosto 1981. Studio n. Questo studio. che prevede la possibilità dello statuto di introdurre per le delibere riguardanti la nomina delle cariche sociali “norme particolari”. Milano 11 settembre 1989. comma 2.. le cui conclusioni. si tratta allora di verificare se. II. comm.

c. Voto segreto e banche di credito cooperativo. la necessità di una formazione libera e spontanea della volontà del socio nei confronti di soggetti verso i quali è facile ipotizzare l‟esistenza di nutriti timori. p. in vigenza dell‟attuale art. ( 121)Che l‟art. mi pare tuttavia lascino irrisolta la questione di diritto posta dall‟art. 428. voto segreto nella nomina delle cariche sociali riguardanti. in Contr. appare tuttavia criticabile nella misura in cui pretende.. in quanto tali. 2002. Pur trattandosi di argomentazioni valide.. prima della Riforma. 217. e di Trib. rispettivamente. 11 gennaio 2000. n. 687. ult. POMELLI.c. SALVATORE. potrebbero al più consentire conclusioni da verificare caso per caso. 776. le cooperative artigiane di garanzia del credito ed i consorzi agrari. in Società. ad esempio. 2001. in Riv. in ultima analisi. di desumere principi generali da valutazioni di fatto che. 21 novembre 1996. le decisioni di Trib. 1997.. che in queste la condizione di “dipendenza economica si presta agevolmente a trasformarsi in una dipendenza psicologica all‟atto della votazione palese”(119). anche alla luce delle ristrette dimensioni del territorio di riferimento. App. L’assemblea nel nuovo diritto cooperativo.. pp. inedita.riguarda il caso specifico delle cooperative di credito. PETRELLI. cit. 1997. di talché la segretezza del voto potrebbe assolvere ad una meritoria funzione. Vibo Valentia... potrebbe trovare una sua effettiva giustificazione. (119) (120) G. op.c. Nel caso delle banche di credito cooperativo. 130 . Verona 13 ottobre 2000. 821 ss. 27 novembre 2001. 21 gennaio 2001. II. tant‟è che. e Impr. p. le cooperative giornalistiche. delle diffuse connessioni con il relativo tessuto economico-produttivo nonché. Questa tesi. che peraltro non fa altro che ricalcare argomentazioni sostenute già prima della Riforma(120). PALLOTTA. 2375. 2000. con nota adesiva di E. L. 2002. ponga un problema di inammissibilità del voto segreto riguardo alle società cooperative cui si applicano le disposizioni delle società per azioni. p. Bologna. affrancando i soci da indebite pressioni da parte dei soggetti destinati a rappresentare la controparte del rapporto mutualistico.(121). Bologna. p. è stato prontamente segnalato da E. di Trib. in Giur. comm. e soprattutto. 10279. 23 agosto 1996. e A. p. 2375 c. c. non foss‟altro perché espressive di una necessità riscontrabile nella generalità dei casi. L‟astratta legittimità delle delibere di nomina delle cariche sociali delle cooperative adottate con votazione segreta è stata affermata. p. in Società. 7. 2375 c. in giurisprudenza. in Giur. Venezia. In senso contrario v. della prevalenza della mutualità. da Cass. e quindi. comm. CUSA. comma 1. nonché. App. I limiti di ammissibilità del voto segreto nelle assemblee di capitali e cooperative. inedita. in Società. 683. a soddisfare quell‟esigenza di credito per il cui perseguimento il socio ha deciso la propria adesione alla banca cooperativa.

ritenendo che “il voto segreto è legittimo ogniqualvolta contribuisca a garantire la libertà di voto”. rispetto alle quali ammettere che il voto segreto possa trarre ragione dalle esigenze mutualistiche del socio-cliente diverrebbe un‟evidente forzatura. etc. Una ragione. in questi casi potrebbe essere ricercata(122). segnala . 28 dello statuto-tipo delle banche di credito cooperativo. 2009. borsa e tit. p. in Banca. in altre parole. 131 . nel caso delle banche popolari con un‟organizzazione che si discosti dai tradizionali schemi del mutualismo. trans.in un‟apposita “avvertenza” . 5. pur suggerendo di procedere.. potrebbero riproporsi. c. si tratti di realtà bancarie contraddistinte da una compagine sociale significativamente motivata dall‟esigenza di accesso al credito. comma 1. della legge 366/2001. comma 1. potrebbe tutt‟al più rinvenirsi considerando la situazione di accentuato potere delle tecnostrutture. La ragione dell‟ammissibilità del voto segreto. Lo stesso Autore. 2004/3.. lett. prende in considerazione . che la regola del voto pro capite rischia di favorire e che il voto segreto potrebbe in parte contrastare rendendo meno agevole il controllo dell‟assemblea da parte degli organismi di comando. l‟art. alla nomina delle cariche sociali a scrutinio segreto. dopo aver escluso la possibilità della nomina a scrutinio segreto delle cariche sociali in quanto “a partire dal 2004 ciò non possa più essere sostenuto. al fine di sostenere l‟incompatibilità dei principi cooperativi con l‟art. Ove. ma questo solo perché l‟art. radicamento al territorio. riguardante la necessaria previsione di limiti di rieleggibilità degli amministratori di società cooperative. comma 2. che esplicitamente identifica nel voto segreto l‟unico strumento in grado di contribuire al ricambio delle cariche sociali. non tanto in un‟esigenza discendente dai coop. disp.” in ragione “del nuovo art. 66-77. all‟epoca vigente.. escludeva le banche cooperative dalla Riforma.p.l‟eventualità che “il notaio rifiuti di rogare gli atti modificativi degli statuti che prevedono modalità a scrutinio segreto”. c.. pp. stante la mancata attuazione della previsione dell‟art. ult.c. (122) G. almeno per le coop-s. 2375. Lo stesso non si potrebbe. attenzione all‟aspetto mutualistico. op. p.a. comma 2. Più articolato è il discorso per quanto riguarda le banche popolari.”. 166. 19. d). consigliando per questa eventualità di procedere “in modo palese e normalmente per alzata di mano”. di regola.. magari sino al limite di una sostanziale omologazione rispetto alle banche organizzate sotto forma di società per azioni.c. 223-terdecies. al contrario. PETRELLI. cit. il quale. le medesime ragioni delle quali si è appena detto con riguardo alle banche di credito cooperativo. 2375. 5630/I approvato dal Consiglio nazionale del notariato.in nota 39 . di cred. ha poi comunque considerato condivisibili le conclusioni dello Studio n.. c.c.che per quanto riguarda le banche cooperative la questione “rimane così ancora aperta”. in L’autonomia privata e la rappresentanza nelle assemblee delle banche di credito cooperativo.opportunamente. per dimensioni. in questi casi.

Ma. 2375.io credo – da eventuali distorsioni del sistema stesso. dovendo la valutazione di compatibilità di una norma con il sistema cooperativo prescindere . c. nei casi di forte assenteismo e di partecipazione assembleare pilotata dall‟esterno. implicando la necessità di entrare nel merito di valutazioni in ogni caso opinabili e di formulare gli statuti in modo da precludere una variazione di fatto delle caratteristiche della singola banca. per ammettere che le ragioni del mutualismo possano assumere un rilievo così assorbente da dover in ogni caso prevalere sulle esigenze di trasparenza alla base dell‟art. se il piano di valutazione dovesse essere quello della distorsione. mi rendo conto. bisognerebbe prima accertare la sussistenza di una effettiva connotazione localistica e mutualistica della banca in questione. a me pare quantomeno discutibile. Conclusione che.principi della cooperazione. consentendo ai gruppi di comando di assumere le decisioni al di fuori dell‟assemblea tenendo addirittura celata l‟effettiva provenienza e la modalità di formazione della volontà assembleare Tirando le fila del discorso. 2375.c. comma 1. non avrebbe senso sacrificare gli interessi presi in considerazione dall‟art. A meno che. D‟altra parte. in alternativa.c. nel caso delle banche popolari. andrebbe anche tenuto conto che. da non giustificare gli argomenti spesi dalla dottrina a sostegno del voto segreto. occorrerebbe prima riconoscere che la propensione verso il sociocliente rappresenti. comma 1. tanto da doversi ammettere. il sistema del voto segreto potrebbe prestarsi esso stesso ad un uso distorto da parte delle tecnostrutture. 2375.. un connotato imprescindibile di ogni banca cooperativa. ammettendo il voto segreto 132 . 2375.. c. oggi. in senso mutualistico. c. comma 1. che questa (ben altra) ragione possa essere sufficiente per sostenere un‟incompatibilità dell‟art. senza troppi giri di parole. quanto piuttosto nella necessità di ovviare a talune possibili distorsioni del modello cooperativo. comma 1. c.c.. e quindi l‟ammissibilità del voto segreto nella nomina degli amministratori delle banche popolari. tale da giustificare l‟ipotesi di una situazione di dipendenza del socio all‟atto della votazione palese. una conclusione potrebbe allora essere che. darebbe luogo ad una serie difficoltà di applicazione al limite dell‟insuperabile. per sacrificare l‟interesse (tutelato dall‟art.c.) a rendere del tutto palese il procedimento di formazione della volontà assembleare. o della propria forma. che quando prive di effettive connotazione mutualistiche le banche popolari non dovrebbero poter proseguire la propria attività se non a condizione di una modifica o della propria organizzazione. non si voglia ammettere che i chiarimenti resi dalla Riforma in merito al significato attribuibile allo scopo mutualistico siano tali da rendere oramai neppure ipotizzabile che una banca popolare possa essere organizzata secondo connotazioni poco attente alle ragioni del mutualismo. In altre parole. trasformandosi in società per azioni. In caso contrario.

R. e quindi indirettamente dello stesso sistema economico. una particolare analiticità del verbale assembleare124 che. (123) Basti pensare.d. l‟esistenza di eventuali patti occulti essendo infatti in alcuni casi desumibile proprio dall‟analisi del voto. a sostegno della cui opportunità si argomenta che il voto palese. per timore di ritorsioni di vario genere. anche nel caso in cui le stesse non massimizzano il valore delle azioni (V. comma 1. 2375. 2002. sin dal 1981.dei voti contrari. PALMITER. 85 del regolamento emittenti approvato dalla Consob con delibera 14 maggio 1999. che l‟interesse alla totale trasparenza di quanto accade nella sede assembleare di una società quotata o emittente titoli diffusi assume un rilievo decisamente superiore rispetto a quanto accade in altre società. al dibattito che da decenni vede gli studiosi statunitensi fronteggiarsi in merito all‟utilizzo. Peraltro. facendo prevalere l‟interesse alla totale trasparenza di quanto accade nella sede assembleare di una società quotata. essendo interesse del mercato nel suo complesso. 12475 del 6 aprile 2000. c. Rev.).A. o comunque dal gruppo di controllo. pp. per averne riprova. e ciò tanto più ove si consideri che. il discorso si complica ulteriormente nel caso delle banche popolari con titoli azionari quotati in mercati regolamentati. che stabilisce che il verbale debba fare menzione . in generale. n. 11971. Per quanto riguarda le società quotate in borsa va infatti tenuto conto che. tali ragioni potrebbero esser valide con riguardo anche alle società per azioni.c. anticipando la soluzione che l‟art. L‟analiticità del verbale delle assemblee delle società con titoli quotati è in particolar modo prevista dall‟art.. del c. 1419 ss. Tale esigenza di trasparenza è peraltro ricollegabile alla necessità di non frapporre ostacoli al diritto-dovere della Consob di tutelare la trasparenza del mercato finanziario intervenendo contro il deteriore fenomeno dei «patti occulti». con i giusti adattamenti e salvi gli inevitabili distinguo. risulta difficilmente compatibile con l‟ipotesi del voto segreto(125).. le stesse annoverano tra i propri soci un gran numero di dipendenti i quali in una votazione assembleare palese potrebbero trovarsi nella difficoltà di contrastare l'operato e le indicazioni del vertice aziendale123. le disposizioni regolamentari emanate dalla Consob hanno imposto. ad esempio nel caso in cui. la cui individuazione è evidentemente ostacolata dal ricorso al voto segreto.tra l‟altro . per come (nella parte che qui rileva) modificato dalla deliberazione n. fare in modo che la società renda del tutto manifesto il processo di formazione delle proprie decisioni.nelle delibere riguardanti la nomina degli organi di amministrazione. L‟inammissibilità del voto segreto nelle società quotate è 133 . come spesso accade. in particolare da parte delle società quotate. (124) (125) A riprova di tale incompatibilità può osservarsi. Mutual Fund Voting of Portfolio Shares: Why Not Disclose?. indurrebbe molti azionisti a votare le delibere proposte dagli amministratori. ha poi generalizzato per tutte le società per azioni. in Cardozo L. degli astenuti e dei soci che si sono allontanati prima della votazione. confidential voting.

il quale ritiene che “le speciali esigenze di trasparenza e di informazione. in Giur.dell‟art. G. rinvenibile in www.. a differenza che in Italia. ad opera della legge 28 dicembre 2005. comm. L‟adattabilità al nostro paese di questi stessi argomenti è tuttavia discutibile. p. di talché. alle società cooperative con titoli quotati in borsa. che ha provveduto ad emanare le disposizioni attuative della Sezione IV-bis del t. n.u. (126) L‟applicabilità di questa Sezione del t. Studio n.u.u. La vigenza di questa disposizione. 15915 del 3 maggio 2007. 693. se la segretezza assicura una minore dipendenza di questi ultimi rispetto agli amministratori. la grande maggioranza dei voti degli azionisti di minoranza è espressa tramite investitori istituzionali. 147-ter. dopo essere andato incontro a non poche critiche(128). PETRELLI. dato che. stabilendo in particolare che “per le elezioni alle cariche sociali le votazioni devono sempre svolgersi con scrutinio segreto”127. per un ristretto lasso di tempo. è stato abrogato dall‟art. ROSSI. 705-6. NOTARI . Bologna. (127) Le ragioni dell‟introduzione da parte della legge 262/2005 dell‟obbligo di scrutinio segreto nelle delibere concernenti la nomina degli organi di amministrazione è presumibilmente da ricondurre al dibattito del quale si è fatto cenno in nota 123. della sezione IV-bis t.u. ult. come accennato. ove non si è esitato a chiosare la previsione come “eccentrica rispetto all‟intero sistema del diritto delle società di capitali. 147-ter... 5) Una serrata critica all‟art.it.f. ed in giurisprudenza da App. da A. 27 novembre 2001.f. a limitare l'attivismo delle minoranze (cfr. t. p. op. Conforme il parere di G. alle banche popolari con titoli quotati è confermata dall‟esplicito riferimento operato dal regolamento Consob del 14 maggio 1999. soc. 262.f.f. sistema nel quale il voto in assemblea è sempre pensato (128) 134 . in Riv. 2006. pp. 55-2006/I approvato in data 24 marzo 2006 dalla Commissione studi d‟impresa del Consiglio nazionale notarile.M. in dottrina. La legge sulla tutela del risparmio ed il degrado della tecnica legislativa. cit..notariato. 15. POMELLI. in quel paese. 2002. tenuto conto che tutta la riflessione statunitense in materia di voto segreto riguarda prevalentemente il voto per delega e che. 11971. p.. comma 2. 3 stata sostenuta. comma 2.S RICHTER jr. cit. II. originariamente comprensiva . comma 2. articolo quest‟ultimo che per ciò che riguarda l‟elezione delle cariche sociali di tutte le società quotate in borsa ha previsto l‟obbligatorio ricorso a modalità di voto “parzialmente” segrete..(126). Adeguamenti statutari e voto segreto nella legge sulla tutela del risparmio. proprie delle società quotate.tra gli altri . n. op. rendono quindi necessaria l'indicazione del contenuto del voto nel verbale. la stessa contribuisce allo stesso tempo a renderli meno "responsabili" nei confronti degli investitori o. t. ha però interessato un limitato periodo. sul punto. l‟art. quantomeno.u.f. ha peraltro dovuto confrontarsi con l‟introduzione. è stata mossa da M. per come integrato (nella parte che qui rileva) dalla delibera n.Questa situazione d‟inammissibilità del voto segreto. In senso contrario al voto segreto depone inoltre lo schema-tipo di regolamento dell‟assemblea degli emittenti con azioni quotate predisposto dall‟Assonime e dall‟ABI. 147-ter. con preclusione assoluta del voto segreto”.

da G. 303. che dopo aver ritenuto la norma non coerente con il sistema del codice civile e del t. G. 29 dicembre 2006.. CIVERRA. 147-ter.f. Amministrazione. venuto meno l‟art.. Società di capitali e posizione del socio. 591. già detto.it. lo scrutinio segreto si distinguerebbe dal voto segreto in quanto in grado di consentire. perlomeno per ciò che riguarda le società lucrative. 79 ss.u. 12 del 12 aprile 2006. Studio n. pp. Di questo avviso M. ROSSI.. 2010. sarebbe legittimo in ragione della specificità “della società a causa mutualistica e degli interessi dei soci-lavoratori. comma 2. 4 ss. è stato invece sostenuto che il voto a scrutinio segreto. a cura di Capriglione.lgs 303/2006. 2006.. neppure per via statutaria130. Critiche infine sono state mosse dalla Circolare Assonime n. in Riv. Modifiche del diritto societario e nuove forme di tutela delle minoranze. Critiche sono state anche mosse. in Riv.. 90. TUCCI. 2006. in teoria rinvenibile in relazione anche a banche costituite in forma di società per azioni.u.. come voto palese”. per quanto riguarda l‟interesse dei soci-clienti richiederebbe invece l‟aggiunta della precisazione che tale interesse rileva in quanto la connotazione mutualistica rappresenta oramai un connotato imprescindibile.del d. cit. ult. 16. L‟abrogazione di questa disposizione ha comportato il ripristino dell‟obbligatorietà del voto palese. Per quanto riguarda le banche popolari.f.notariato. tra gli altri. concludeva osservando che “appare inevitabile rimuoverla”. P. op. Conclusione. dei soci-clienti ad esprimere un voto libero e privo di condizionamenti” nelle deliberazioni riguardanti la nomina. Padova. cit. t. che mentre lascia perplessi nella parte in cui richiama l‟interesse dei soci dipendenti. La legge sul risparmio. la revoca o altre vicende delle cariche sociali131. n. 16 (130) (131) 135 . soc. in La nuova legge sul risparmio. nei casi previsti. poco sopra. 987. p. ult. 2006. op.. MONTALENTI. (129) Secondo quanto si dirà infra nel testo.. soc.lgs. nei termini in cui si è. sembrando corretto ritenere che. l‟adozione dello scrutinio segreto129 non sia consentito. controllo minoranze nella legge sul risparmio. pp. Gli adempimenti degli statuti delle società con azioni quotate dopo il d. ove previsto dallo statuto. rinvenibile in www. STELLA RICHTER JR. A. che ritiene ammissibile la previsione statutaria che stabilisca la facoltatività e le modalità di utilizzo del voto a scrutinio segreto nelle nomine delle cariche sociali. quest‟ultima.. Contra E. FERRARINI – P. 19-2007/I approvato dalla Commissione Studi d‟impresa del Consiglio nazionale del notariato il 22 febbraio 2007. M. Ipsoa. ovvero un pot-pourri della corporate governance. l‟individuazione del soggetto votante. p. STELLA RICHTER JR. p. GIUDICI. p. p.

G. di UBI Banca (art. Cfr. p. i quali invece. ad ogni modo. del Banco Popolare (art.a pag. 27). Modalità. come nel caso delle banche popolari con titoli quotati. queste appena descritte o le altre eventualmente in grado di garantire il medesimo risultato. senza farsi carico di esplicitare le modalità che contraddistinguono questa espressione del voto e senza dunque bene chiarire sotto quali profili detta modalità differisce dal voto segreto. 26) e di Veneto Banca Holdind (art. 27). dopo averne verificato il contenuto e verbalizzato l‟esito dello scrutinio. avrebbero anche il compito di conservare le schede scrutinate per un determinato lasso di lasso e sotto vincolo di riservatezza. andrebbe comunque consentito il voto parzialmente segreto. andrebbero dunque interpretate nel senso che la nomina delle cariche sociali dovrebbe aversi sulla base di schede di voto da cui risulti il nominativo del socio votante nonché il voto dallo stesso espresso. si limitano (gli uni e gli altri) a solo stabilire che l‟elezione delle cariche sociali debba aversi a scrutinio segreto. in linea con quell‟orientamento che ritiene che nelle società cooperative. se non dagli statuti quantomeno dai regolamenti assembleari. 15 essere “necessaria l‟indicazione del contenuto del voto nel verbale”. che la clausola che stabilisce la nomina a scrutinio segreto delle cariche sociali è rinvenibile nella stragrande maggioranza delle banche cooperative. da affidarsi a scrutatori indipendenti i quali. Non è invece rinvenibile nello statuto della Banca Popolare di Vicenza (art. e questo. 27). 14. Il voto segreto nell’assemblea delle società di capitali e cooperative. 28).. come detto rinvenibili nella maggior parte degli statuti delle banche cooperative. PETRELLI. che meriterebbero di essere in qualche modo illustrate. (132) Delle sette banche popolari con titoli quotati in borsa il voto a scrutinio segreto per la nomina delle cariche sociali è rinvenibile negli statuti della Banca Popolare di Milano (art. del Credito Valtellinee (art. per quanto possibile constatare. 25). cit. rispetto alle quali si sostiene . ove peraltro non risulta chiaro se ciò valga anche in relazione alle banche popolari con titoli quotati in borsa. (133) 136 . il voto segreto. con margini di segretezza relativi. evidentemente. della Banca Popolare dell‟Etruria e del Lazio (art. 31). per tale dovendosi intendere quella forma di voto che consente. banche popolari con titoli quotati in borsa comprese132. Le previsioni di voto a scrutinio segreto. l‟individuazione del voto espresso dal socio133. in caso di necessità. a ben vedere. ove anche non si voglia ammettere.Sta di fatto. Il tutto. in quanto affidati alla fiducia nell'esatto adempimento ad opera degli scrutatori delle obbligazioni dagli stessi contrattualmente assunte.

ponendo limiti e divieti.S. pp. Novità in tema di acquisto di azioni proprie. riguardante l‟acquisto di azioni proprie da parte di società controllate (per un commento di queste novità v. c. che ha ampliato la quantità di azioni proprie acquistabili dalle società che fanno ricorso al mercato di capitali di rischio.Poteri degli amministratori e competenze dell’organo assembleare in relazione alle operazioni di trading su azioni proprie Prestandosi al rischio di abusi. il divieto di acquistare azioni per un valore eccedente il decimo del capitale. Nel caso delle società cooperative. a tal fine modificando l‟art. n. RICHTER jr. 2357 c. che ha mantenuto il limite del decimo del capitale per le sole società che fanno ricorso al mercato di capitali di rischio. in Notariato. acquisto di azioni proprie e assistenza finanziaria. convertito nella legge 9 aprile 2009. op. c. 286 ss.c. 413 ss). Tale ultima disposizione è stato quindi interessata da un‟ulteriore modifica ad opera dell‟art. differiscono a seconda del tipo di società. 5 (c. c. comma 2. 2545quinquies. G. dopo la Riforma.c. comma 3. L‟acquisto. SPOLIDORO. attuativo della direttiva 2006/68/CE.lgs. 7. 224/2010. nelle società per azioni e nelle società cooperative l‟acquisto è previsto nel rispetto di differenti regole(134). 2359-bis. è altresì soggetto alla condizione di un rapporto tra patrimonio netto e complessivo indebitamento superiore ad un quarto (art.S. comma 3. 10 febbraio 2009.. 33.. (134) In base all‟art. decreto anticrisi). l‟acquisto di azioni proprie non è soggetto alla previa autorizzazione assembleare. n. n. ABRIANI. In aggiunta a questi limiti vigeva poi anche. in ciò tenendosi conto delle azioni possedute da società controllate. che fissa le modalità indicando il numero massimo di azioni da acquistare.l. comma 3.d. che ha coordinato il limite del 20% introdotto dal decreto anticrisi con quello previsto dall‟art.. Soc. 789 ss. p. cit. la durata dell‟autorizzazione in ogni caso non superiore a 18 mesi ed il corrispettivo massimo e minimo. Riflessioni in tema di azioni proprie. M. potendo gli amministratori decidere l‟operazione purché nel limite degli utili distribuibili e delle riserve disponibili e sempre che previsto dall‟atto costitutivo. M.S. in Riv. 4 agosto 2008. in Riv. PUGLISI.c. Attuazione della direttiva 2006/68/CE su conferimenti non in contanti. 2357. Not. 2009. del d. 2009. invece. 137 .).c. pp..6. MARGIOTTA .. pp. fissandola in misura pari alla quinta parte (e non più al decimo) del capitale sociale.lgs. 142. mentre per le società a responsabilità limitata l‟acquisto non è consentito in alcun modo. 74. l‟acquisto ed il possesso di proprie partecipazioni da parte delle società di capitali è disciplinato da norme che. Un ennesimo intervento si è infine avuto ad opera del d. L‟acquisto deve inoltre essere autorizzato dall‟assemblea. per tutte le società per azioni. N. le società per azioni possono acquistare proprie azioni purchè interamente liberate e sempre che nel limite degli utili distribuibili e delle riserve disponibili. Infatti. Per la generalità delle società per azioni tale divieto è stato poi abolito dal d. 2009.

e per la non riconducibilità invece delle banche di credito cooperativo. v. anche con titoli non quotati in borsa. p. ove si osserva che. maggiori rispetto a quelle invece consentite agli amministratori delle società per azioni. G. (135) Vedi. spec. cit. G. in dottrina. da G. p. La questione appena menzionata. e non all‟assemblea. La definizione di società che fanno ricorso al mercato di rischio è contenuta nell‟art. risultando per queste ultime che la quota di azioni proprie detenute è notevolmente superiore rispetto alle medie del settore(138). Affidando all‟atto costitutivo.Questa diversità di disciplina è tradizionalmente menzionata(135) a riprova del fatto che le regole in materia di società cooperative attribuirebbero agli amministratori poteri più ampi rispetto a quelli spettanti agli amministratori delle società per azioni. e della società in generale. mentre nelle società per azioni il ricorso a questa pratica risponde ad un ventaglio di finalità e funzioni. la nota. 171. 27. Imprese cooperative. e le banche popolari in special modo. Se infatti. cit. la disciplina dell‟acquisto delle azioni proprie delle società cooperative consentirebbe infatti agli amministratori opportunità di controllo della composizione della compagine sociale. Lo scarso ricorso delle società cooperative all‟acquisto di azioni proprie è anche segnalato da M. Che nella prassi il tema dell‟acquisto delle azioni proprie rappresenti un argomento di non particolare rilevanza è segnalato. Per la riconducibilità a tale nozione della maggior parte delle banche popolari. PRESTI.. Cfr. per quanto riguarda le banche cooperative. è vero invece il contrario. 204. Commento all’art. Regole di corporate governance e banche di credito cooperativo. (136) (137) (138) 138 . l‟autorizzazione agli amministratori a procedere all‟acquisto delle proprie azioni.. nel caso di società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio(136). CALLEGARI. quali in particolare la liberazione per intero delle azioni ed il limite. in Il nuovo diritto societario***... che considera tali “le società con azioni quotate in mercati regolamentati o diffuse tra il pubblico in misura rilevante”. p. 439. BONFANTE. p.. nelle società cooperative lo stesso viene per lo più utilizzato allo scopo di favorire i soci in difficoltà economiche ovvero quelli che intendono recedere dalla società pur in mancanza delle condizioni previste dallo statuto. 2512. e non prevedendo talune altre limitazioni. Il governo delle banche popolari e di credito cooperativo. cit. cit. per tutti. il ricorso da parte delle società cooperative all‟acquisto di azioni proprie è fenomeno tutt‟altro che diffuso(137). del quinto del capitale sociale.. pur riguardando in teoria la generalità delle cooperative. da un punto di vista pratico si pone soprattutto con riferimento alle banche cooperative.c. in generale.c. MARASA‟. 2325-bis c.1 del Capitolo Quarto . infra il § 3. 2529 c.

f. A scanso d‟equivoci. comma 5-octies. di cred. l‟ingresso di nuovi soci nella compagine sociale. rispetto a questi sistemi di vendita. 17 settembre 2007.alimentato dall‟esistenza di una consolidata prassi che vede il consiglio di amministrazione deliberare. fermo restando.c. la predeterminazione delle condizioni di riacquisto delle azioni della banca. E‟ tuttavia opportuno sottolineare che la conclusione ora riferita prescinde da ogni considerazione riguardante l‟ipotesi in cui a reggere la pretesa di rivendita delle azioni sia l‟esistenza di uno specifico accordo in tal senso. tali essendo considerati dall‟art. l‟attività di trading su azioni proprie viene solitamente annoverata tra gli strumenti più utilizzati dagli amministratori delle banche popolari non quotate per invogliare. ancorché la situazione risulti “contraria a precedente prassi”. 164. infatti. t. 1. E‟ piuttosto diffuso. tra le quali piuttosto diffusa è quella in cui la banca raccoglie gli ordini di acquisto e di vendita secondo regole che consentono la formazione di un prezzo cui le operazioni vengono poi concluse. borsa e tit.In particolare. non sussiste alcun diritto giudizialmente esercitatile di conclusione del contratto. e con l‟acquisto delle azioni proprie. consistente nella gestione di un sistema di scambi organizzati(140). con cadenza periodica. questo affidamento non può comunque tramutarsi sino al punto da divenire fonte di un diritto alla conclusione del contratto di cessione dei titoli(139). 164/2007) quei sistemi multilaterali in grado di consentire l‟incontro.u. e con l‟attuazione che alla stessa è stata data dal d. 2043 c. in assenza di alcun obbligo di legge ed in mancanza di una espressa volontà degli amministratori di procedere al riacquisto delle proprie azioni. Catania.lgs. p. 486. n. si è posto il problema della loro riconducibilità ai sistemi multilaterali di negoziazione. ed a ragione. e dunque rilevante ai sensi dell‟art. vale peraltro la pena segnalare che con la prassi ora descritta. a fronte della pretesa di un socio di ottenere il riacquisto dalla banca delle proprie azioni . (139) La questione è stata affrontata in giurisprudenza da Trib.lgs. 1997. La prassi seguita dalle banche per offrire questo servizio alla propria clientela comprende svariate ipotesi. che. Con l‟approvazione della direttiva comunitaria nota con il nome di direttiva Mifid. che anche qualora come spesso accade . come anche da ogni teorico (ed astrattamente possibile) diritto risarcitorio nell‟eventualità in cui l‟affidamento del socio risulti essere conseguenza di un comportamento irrispettoso del generale principio del neminem laedere.. tradizionalmente denominati sistemi di scambi organizzati (SSO). (inserito dal d. in Banca. al loro interno ed in base a regole non (140) 139 . 15 luglio 1996. che l‟acquisto dei titoli azionari da parte dei nuovi soci venga posto in essere facendo affidamento sulla possibilità di poi procedere allo smobilizzo dell‟investimento mediante rivendita dei titoli alla stessa banca emittente. ha ritenuto che.motivata dall‟affermazione dell‟esistenza di una diffusa prassi tendente a dare seguito alla richieste in tal senso -. Tale ultimo sistema. II. in ogni caso. a prescindere dalle finalità. non va confuso l‟altro (ben diverso) strumento del quale molte banche cooperative non quotate si avvalgono sempre allo scopo di garantire ai propri soci la possibilità di un pronto smobilizzo del proprio investimento.

in Bancaria. attesa anche l‟abrogazione dell‟art.. diretto da Capriglione. 108/48(143). t. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia 1. in passato.u. Divieto di accettare azioni o quote proprie in garanzia e casse di risparmio riformate.infatti. oltre che per la loro già ricordata maggiore diffusione. 150-bis t. Commento all’art. non implica l‟assunzione di posizioni in proprietà. 6 giugno 1932. del r. 26 agosto 1937. inducendo ciò perplessità in ordine alla disciplina ad esse applicabile. Analoga previsione mancava. 34. 9 del d. n. n.(Segue): il contributo dell’art. p..di operazioni in grado di incidere negativamente sulla consistenza patrimoniale della societa(142). in ragione dei dubbi circa la disciplina applicabile. 34. 5. in modo da dare luogo a contratti. 3. ultimo comma.d.b. la banca. Dubbi riguardo all‟effettiva ratio del divieto si rinvengono tuttavia sollevati in M. 1706(141). 1993. recante l‟ordinamento delle casse rurali ed agrarie. l. fasc. I. Cfr. 706. che “le banche di credito cooperativo non possono acquistare le proprie azioni. tomo I. Padova. PIPITONE. l‟art. Tale disposizione (che riconosceva alle banche popolari la facoltà di “accordare anticipazioni ai soci sulle proprie azioni entro i limiti stabiliti caso per caso dall‟organo (142) (143) 140 . in Banca. 656. 192. alla soluzione di passate incertezze interpretative Nel settore del credito le operazioni sulle proprie partecipazioni hanno suscitato un interesse maggiore rispetto a quello riscontrato nei restanti settori della cooperazione. p. né compensarle con le obbligazioni dei soci”. PORTALE . DOLMETTA. in nome e per conto dei propri clienti-soci. a favorire l‟incontro di domanda ed offerta mediante l‟esecuzione sulle azioni di propria emissione. in modo ripropositivo di una disposizione già in precedenza rinvenibile nell‟art.lgs n. Cooperative di credito e anticipazioni ai soci sulle proprie azioni. né fare anticipazioni su di esse. di cred. Invero. ultimo comma. NAPOLITANO. invece. trattandosi . G. per le banche popolari. la possibilità da parte di questo tipo di banche di porre in essere discrezionali. di interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari. G. 64. limitandosi con esso. sembrando invece corretto inquadrare la gestione degli SSO nell‟ambito dell‟attività di prestazione dei servizi di investimento ovvero in una attività di mediazione a favore dei propri clienti. borsa e tit. 9. 1994. CASTALDI . (141) Che a sua volta riproponeva l‟art.b. e risultando perciò dubbia. La mancanza del requisito della multilateralità (conseguenza del fatto che l‟unico soggetto professionale ammesso al sistema è la banca) dovrebbe tuttavia indurre ad escludere tale riconducibilità.u. p. 1989. 6. prevedeva. di ordini d‟acquisto/vendita con limite di prezzo.A.1 . comma 5.questa la ragione .G.

comma 5. 439 ss. 34. Poiché. e quindi.)(145). per quanto qui rileva. 34. comma 5. non sembrando che queste ultime possano assumere la medesima rilevanza delle operazioni (145) (146) 141 . ovvero ancora di quella applicabile ai comuni enti creditizi (art. che anzi. t. t. infatti. comma 5. 34. comma 5. Imprese cooperative. si prenderanno in considerazione limitatamente al tema dell‟acquisto di azioni proprie. ovvero della disciplina dettata per la generalità delle cooperative (art. ad un‟esigenza di protezione della solidità patrimoniale di questo tipo di banche maggiormente esposte al rischio creditizio a causa delle loro connotazioni mutualistiche e di localismo. n.b. 4 agosto 1999. e salvo che non si volesse ritenere le banche popolari gli unici enti creditizi legittimati a porre liberamente in essere questo genere di operazioni. 34.. Le ragioni che.b. n. stando perlomeno a quanto emerge dalla relazione al t. 34. avevano portato a divergenti interpretazioni in merito alla disciplina applicabile alle banche popolari riguardo alle operazioni menzionate dalla norma. cit. “determinava una ingiustificata disparità di trattamento sia con le società per azioni sia con le banche di credito cooperativo”.u. t.c. Dalle casse rurali ed artigiane alle banche di credito cooperativo. per le banche di credito cooperativo “più pregnante e invasivo di quello previsto sia per le banche spa sia per le popolari”. cit.u. limiti che non potranno in ogni caso eccedere il 40% delle riserve legali”) è stata abrogata dall‟art. 385. comma 5. le teoriche alternative erano rappresentate dall‟applicazione anche ad esse del divieto previsto per le banche di credito cooperativo(144). (144) Contrario a questa soluzione si dichiarava G..u. t. l‟abrogazione avutasi a suo tempo dell‟art.u.lgs. pp. 342. 161 del d.b. In particolar modo. accettazione di in garanzia di azioni proprie.le operazioni contemplate dall‟art. ha posto anche con riguardo alle banche di credito cooperativo le medesime perplessità in passato esistenti per le sole banche popolari (e che... BONFANTE.). 34.b.b.) delle quali in questa sede non si terrà conto.)(146). che escludeva la riferibilità alle banche popolari del divieto previsto dall‟art. cui per legge è demandata la vigilanza sulle aziende di credito. prescindendo dalle altre operazioni menzionate dall‟art.. in quanto. non sono venute meno neppure al momento dell‟abrogazione della predetta norma ad opera dell‟art. 173.u. 5 del d. 1° settembre 1993.b. p.. etc.c. collegando il divieto di assistenza finanziaria disciplinato dalla predetta norma all‟obbligo di accantonamento a riserva legale del 70% degli utili ed al modello di vigilanza. facendo venire meno le certezze del generale divieto in precedenza esistente.lgs. in ultima analisi. t. vigente l‟art. è rinvenibile in G. Le questioni interpretative poste dalla disciplina dell‟acquisto delle azioni proprie applicabile alle banche cooperative sono state più volte affrontate dalla dottrina nell‟ambito di più ampie indagini che hanno solitamente riguardato anche altre operazioni (anticipazioni su azioni.u. Una sintesi delle contrapposte posizioni espresse dalla dottrina in merito alla disciplina dell‟acquisto di azioni proprie applicabile alle banche popolari vigente l‟art. compensazioni con azioni proprie. 2357 c. PRESTI. 2522 c.

comma 5. non espressamente vietate. 2002. che secondo una tesi dovevano ritenersi consentite nei limiti di cui all‟art.. in generale.comma 5. per entrambe la conseguenza è stata che. esclusa l‟ipotesi di una piena libertà delle banche popolari di porre in essere operazioni patrimonialmente rischiose. cit. t. banca e merc. d. BASSI. t. cit.del raffronto tra potere degli amministratori e potere dell‟organo assembleare. 327. ha concluso per l‟applicabilità anche alle banche popolari dei limiti previsti per le società per azioni. Le banche cooperative..b. 2522 c. fare anticipazioni su di esse. I. in Banca. rendendo applicabile nella sua interezza anche alle banche di credito cooperativo la disposizione codicistica. per tutti. dubbia è risultata invece la disciplina applicabile e. che ricorda tra l‟altro che la “Relazione agli emendamenti allo schema di decreto legislativo chiarisce nel modo seguente le ragioni dell‟abrogazione del divieto di acquisto di azioni proprie: la ragione starebbe . in particolare F. A.u. di superare un‟ingiustificata disparità di trattamento delle due fattispecie sotto il profilo delle sanzioni collegate ai fatti di violazione”. anche se posta in essere da una banca cooperativa. 34. 1° settembre 1993.nell‟esigenza di porre termine alle incertezze interpretative relative alla liceità delle operazioni di rimborso delle azioni.che qui rileva . PIPITONE. permetterebbe.vi si legge . p. tanto per le banche popolari quanto per le banche di credito cooperativo il tema dell‟acquisto delle azioni proprie è stato risolto muovendosi tra due alternative. tendono anche per le cooperative ad applicare analogicamente le regole di cui all‟art. p. fin. che facendo prevalere sull‟attività la forma.u.b. In questo stesso senso M. t. (148) 142 ..c. A reputare che “la natura bancaria del soggetto prevale sulla forma sociale dallo stesso assunta” è in particolar modo G. che tenendo conto che nel nostro sistema l‟esercizio del credito è trattato quale fattore d‟inasprimento. va letta nel senso di un allineamento della disciplina delle banche di credito cooperativo a quella delle banche popolari (147). tra l‟altro. 46. il quadro normativo di riferimento. nonché M. (147) Sulle ragioni dell‟abrogazione dell‟art.. dava rilievo all‟attività svolta escludendo che ad un‟operazione rischiosa quale l‟acquisto delle azioni proprie possa applicarsi. 2357 c... p. abrogato l‟art. evidenziando al riguardo come tale conclusione “riesce rafforzata da quelle opinioni che. in diversa misura. Le modifiche apportate al testo unico bancario nel 1999.” (sul punto v. di acquisto e vendita delle azioni proprie sotto il profilo .b. La prima. comma 5. divenuta certa la possibilità di acquistare le proprie partecipazioni. il quale. II. compensarle con le obbligazioni dei soci (art. comma 5°.c. 34. 385): documenti per la storia di una disposizione ambigua. 689. reputava invece applicabili le meno stringenti regole delle società cooperative(148).. di cred... borsa e tit. in Dir. 34.u.lgs.. RESCIGNO.. Il divieto per le banche di credito cooperativo di acquistare azioni proprie. n. PRESTI. una disciplina più blanda rispetto a quella prevista per i comuni enti crediti costituiti sotto forma di società per azioni. op. l‟abrogazione. La seconda. MAZZINI. In particolare. v. 2000.

lgs. Operazioni delle cooperative sulle proprie partecipazioni.lgs. sembra essere stata finalmente risolta dal d. p. 546. C. 1723 (su tale problematica v.c. cit. ult. Leggi complementari. (150) 143 . Commento all’art. 342. DOLMETTA. pp. 310/2004. 2529 c. vol. 4 agosto 1999. 2529 c. dopo essere stata a lungo dibattuta. Milano. Commentario breve al codice civile. rimangono a questo punto da approfondire le eventuali novità della disciplina relativa all‟acquisto (ed alla vendita) delle azioni proprie. In altre parole. (149) Cfr. Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici. ma prima del d.. p. La riforma delle società e le banche cooperative.G. ed a dispetto di un apparente immobilismo(150). anche per il settore del credito.. Torino. vol 4. cit. l‟opinione secondo cui la disciplina dell‟attuale art. ult. nonché A. 897. 2509 ss.Tale questione.(Segue): la disciplina allo stato applicabile. della speciale disciplina cooperativa(149).b. op. in dottrina..lgs.). 2529 c. PIPITONE. 6/2003. p.c. induce in modo chiaro verso una soluzione favorevole all‟applicazione. da ultimo in op.. 4. cit. DOLMETTA.2 . Per l‟applicabilità della disciplina delle società cooperative sembrano inoltre orientati G. op. TONELLI. 2735 ss. p.. comma 2.c. p.. 2000. Commento all’art. DOLMETTA. 6. ult. delle implicazioni sull‟ampiezza del potere dell‟organo di amministrazione. Un decisivo contributo per la sua soluzione è stato offerto. pp. in Il nuovo diritto societario***.c. in special modo sotto il profilo. Padova. cit. Commento all’art. cit. A. resta da verificare se la Riforma abbia nel complesso confermato in capo agli amministratori delle banche cooperative le medesime prerogative del passato. 2003. M. a cura di Sandulli e Santoro. infatti. CALLEGARI.c. diretto da Abbadessa e Portale. pp. in Il nuovo diritto delle società.c. ha reputato la questione ancora dubbia M. CALLEGARI. 1132. 2007. 2529 c.c... ove espressamente si afferma di non condividere l‟opinione che reputa applicabile alle banche cooperative la disciplina dell‟acquisto delle azioni proprie dei comuni enti creditizi. Dopo l‟approvazione del d.lgs.u. COSTA. 689. p.. 2529 c. 2512. M. IOCCA. p. in Il nuovo diritto delle società. 898. ZATTI.c. E‟ del tutto comune. nota 4.: A. 105. in La riforma delle società. o se invece per taluni profili. p. Chiarita la disciplina applicabile. Torino. non differirebbe da quella del previgente art. che non avendo richiamato l‟art. tra le norme di cui predica la non applicazione alle banche cooperative. Le nuove modifiche al testo unico bancario Commentario al d. salvo solo l‟aggiunta del richiamo all‟art. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. E.P. che qui rileva.. 2522 c. c. n. 2545-quinquies c. 150-bis t. ALPA . 33 ss.. cit. 2000. non si sia invece avuta una modifica della precedente situazione eventualmente anche in termini di migrazione di competenze in favore dell‟organo assembleare. dall‟art. cit. Contra M. 210/2004.

così non è oggi. 2528. op.. la speciale disciplina cooperativa nulla prevede al riguardo. comma 2. per ciò che riguarda la fase della vendita delle azioni proprie. A differenza di quanto non accada per la disciplina delle società per azioni. che escluderebbe l‟organo assembleare (oltre che dalla fase dell‟acquisto) anche dalla fase della vendita.. 2525. l‟ipotesi di una migrazione di competenze deve invece essere presa in considerazione con riguardo all‟ulteriore fase dell‟attività di trading sulle proprie azioni. escluso che un intervento assembleare possa rendersi necessario nella fase di acquisto. Dando sempre per buono il metodo del raffronto con la disciplina dell‟ammissione di nuovi soci. 1988. Tale conclusione. c. ult. mentre il vecchio art. 903.c. L..c. la conclusione dovrebbe a questo punto essere che. considerando anche la disciplina dell‟emissione di nuove azioni. affidava agli amministratori il compito di determinare il prezzo di sottoscrizione delle nuove azioni. subordina la possibilità di procedere alla rivendita delle azioni proprie all‟esistenza di una precisa autorizzazione assembleare. a seguito delle novità della Riforma del diritto societario sembrerebbe però non più sostenibile..c. nel precedente sistema perveniva prevalentemente alla conclusione che l‟alienazione delle proprie azioni rimanesse (alla pari dell‟acquisto) nell‟esclusiva competenza dell‟organo d‟amministrazione(151). p. gli amministratori non godono più dell‟ampia autonomia del passato. cit.c. a parere del quale il riconoscimento di un regime analogo a quello previsto nel caso di alienazione delle azioni proprie delle società per azioni troverebbe una conferma nel fatto che (152) 144 . comma 3. comma 1. o quantomeno l‟obbligo degli amministratori di rispettare quale (151) Cfr.all‟art. L’acquisto di azioni proprie nella cooperativa. per tutti. Di conseguenza. DOLMETTA. cit. c. c. dovendosi alternativamente ammettere. E poiché non sembra potersi dubitare che la fissazione del prezzo di vendita delle proprie partecipazioni rappresenti un aspetto essenziale dell‟operazione. la disciplina applicabile alle società cooperative è stata ricercata muovendosi sul piano dell‟interpretazione. la quale. 2537-ter. nel caso di alienazione delle proprie azioni da parte delle società per azioni(152)). che . 2357-ter. Sostiene questa conclusione A. in tal caso non sembrando possibile (per la certa sufficienza di una generale autorizzazione statutaria) mettere in discussione la competenza dell‟organo di amministrazione. comma 1. c. affidato all‟organo assembleare il compito di definire il sopraprezzo. 736. BUTTARO. in tema di vendita delle partecipazioni acquistate in precedenza.In particolare. la fase cioè dell‟alienazione. andrebbe infatti considerato che.. avendo l‟attuale art.com‟è noto ... o il necessario intervento dell‟assemblea (analogamente a quanto previsto dall‟art. p.

p. per le sole società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio (F. 355). nella parte in cui stabilisce che l‟acquisto debba essere autorizzato dall‟assemblea (F. cit. 2529 c. CALLEGARI.c. p. ritenendo in particolare che (attesa la previsione di un‟autorizzazione ex lege da parte dell‟atto costitutivo) non trovasse applicazione l‟art. se da un lato la Riforma non sembra essersi curata di risolvere i dubbi del passato circa l‟applicabilità alle società cooperative dei limiti alla possibilità di acquisto di azioni proprie previsti dalla disciplina delle società per azioni(154).c. 243. Milano. che sembrano per lo più limitarsi a prendere atto delle passate prese di posizione della dottrina (cfr. Sempre al fine di inquadrare l‟ampiezza del potere degli organi sociali. ult... op. Il regime del capitale ordinario. c. p. 258.. GENCO..p. R. Imprese cooperative. comma 4. cit. p. 955. cit.. a cura di Schiano Di Pepe. 1988. L. 196. L’acquisto di azioni proprie. 734). Commento all’art. Prima della Riforma. come già ricordato. 1988. la dottrina prevalente escludeva l‟applicabilità alle cooperative delle principali limitazioni previste per le società per azioni. Questi orientamenti si rinvengono tutt‟ora citati nei commenti successivi alla Riforma. L’acquisto di azioni proprie nella cooperativa. La società cooperativa dopo la riforma. con l‟art. 2357. comma 2. p. cit. comma 1.. 448. CARBONETTI. Sebbene l‟Autore reputi la correttezza del richiamo del regime sanzionatorio previsto dall‟art.c. p. Contra.c. in Il nuovo diritto (154) 145 . BONFANTE. 2002.F. e quindi nel senso dell‟applicabilità anche alle cooperative.limite minimo del prezzo di alienazione un valore che tenga conto del sopraprezzo determinato dall‟assemblea in sede di approvazione del bilancio(153). p. R. Circolazione di azioni di società cooperative. alla nota 11 di p. BONFANTE.c. p.. cit. propria del modello s. op. BASSI. in Cooperative. Imprese cooperative. DABORMIDA. comma 3. M. PAOLUCCI. p. op. non è a tutt‟oggi in alcun modo pacifica (cfr.. 214.. né quello previsto dall‟art. cit. è ciò in quanto “oggi trova diretta applicazione alla materia cooperativa la norma del quarto comma dell‟art. in passato previsto per la generalità delle società per azioni ed ora. consorzi. Milano. p. 1998. L. c. cit. 446 .. oltre che molto dibattuta in passato (indicazioni bibliografiche delle contrapposte posizioni espresse in passato dalla dottrina è fornita dallo stesso Dolmetta. che consente l‟acquisto delle sole azioni interamente liberate (F. 2514.. CALLEGARI. (153) E‟ di questo parere A.. in Società. 136). raggruppamenti. c.. p. per ciò che riguarda i presupposti della possibilità di acquisto di proprie partecipazioni. 2357. va inoltre segnalato che.a. CARBONETTI. p. TATARANO. deve tuttavia segnalarsi che. Le società cooperative. 902).”. BUTTARO. CARBONETTI. BONFANTE. 1988.c.. G. A. né il limite di valore rispetto al capitale sociale di cui all‟art. Commento all’art. “nell‟odierno sistema già compare la competenza dell‟assemblea in punto di alienazione di partecipazione proprie”.. 2357 c. al di là di ogni ragionevole dubbio”. CHIEFFI. cit. G. G. 2004.. “sicura. in Società cooperative. cit. in realtà. dall‟altro ha introdotto.c. 121. cit. c.. p.. 2357. 2357. p. 447). 131. 2529 c. Imprese cooperative. M. Padova. L’impresa cooperativa. l‟applicabilità di quest‟ultima disposizione alle società cooperative. G.

912 ss.. ult. 255-6. Commento all’art. Milano. 2545-quinquies. se l‟indebitamento da prendere in considerazione debba essere solo quello di natura finanziaria e non anche quello commerciale (è di questa opinione R.. Commento all’art.2545-quinquies c. A conclusioni parzialmente difformi rispetto a quelle prevalenti nel passato sembra tuttavia pervenire A.c. 2529 c. 2003. (155) Ai sensi dell‟art..u. ciò consentendo di affermare che. 2529 c. CHIUSOLI. che la “norma opzionale” dell‟art 21 dello statuto-tipo disciplina l‟autorizzazione all‟acquisto di azioni proprie prevedendo. in generale. l‟acquisto di azioni proprie e l‟assegnazione di riserve distribuibili è consentita solo allorché il rapporto tra patrimonio netto e complessivo indebitamento della società è superiore ad un quarto. Deve infine segnalarsi.. DOLMETTA. che “in nessun caso il valore nominale delle azioni acquistate può eccedere la decima parte del capitale sociale” (così proponendo.. 45. una disposizione a contenuto innovativo che. La previsione tiene conto di esigenze di cautela nella gestione dell‟impresa cooperativa rispetto al pericolo di una sua non adeguata capitalizzazione.. e comunque per espressa previsione dell‟art. cit. comma 2. l‟interpretazione reputava in passato inapplicabile alle società cooperative)..c. come detto. tra l‟altro. tra l‟altro. comporta infatti un formale indebitamento della banca che di per sé non è però 146 . per queste ultime. nelle società cooperative la distribuzione di utili. a cura di Presti. Commento all’art. M. p. 2545-quinquies. dubbie sembrano essere invece le voci di bilancio da conteggiare ai fini del calcolo del valore da assumersi a denominatore del rapporto proposto dalla norma. dubitandosi. p. in Società cooperative. Contra V. ostacolando operazioni ritenute tradizionalmente rischiose nonché. in ragione delle peculiarità dell‟attività bancaria. ha accentuato la specialità della disciplina cooperativa. Tale disposizione. non dovrebbero peraltro esserci dubbi in merito al fatto che. pp. La riforma del diritto societario per le cooperative. e mira in particolar modo a garantire la solidità patrimoniale della cooperativa. c.c. il limite posto dall‟art. op. per quanto riguarda le banche di credito cooperativo. DE STASIO. non avrebbe avuto una logica. 424. A. così fornendo un ulteriore argomento a chi voglia escludere l‟applicabilità (anche) alle società cooperative dei limiti all‟acquisto di azioni proprie previsti per le società per azioni e non riproposti dall‟art. sotto il profilo della raccolta.b. che sostiene in particolar modo l‟applicabilità anche alle società cooperative del divieto di acquisto di azioni non liberate..c. la societario***. un limite oggi previsto per le sole società per azioni c. p. CHIEFFI.c. in via statutaria.c. c. 2545-quinquies. non è applicabile alle banche cooperative(155).. in Il nuovo diritto delle società. c. aperte e che. subordinando la possibilità . che qualifica “arbitraria la pretesa di escludere una parte dei debiti dall‟indebitamento complessivo”). Mentre della disposizione è chiara la finalità.. nei confronti delle banche cooperative. comma 2. comma 2. cit. 2529 c. pp. cit. L‟attività bancaria.. p. cit. 2736).G..tra l‟altro .. 2513. c.c.di acquistare proprie azioni al rispetto di un determinato rapporto tra patrimonio netto e indebitamento complessivo. politiche di eccessivo favore verso i soci. cit. per immaginabili ragioni. in Società cooperative.d.. 150-bis t.c. IOCCA. Al di là delle difficoltà d‟individuazione delle voci rilevanti ai fini della determinazione dell‟indebitamento.

non contribuivano certo ad agevolare una maggiore partecipazione. ciononostante. i loro complessivi poteri. in ragione della loro diminuita autonomia nella fase dell‟alienazione. comma 2. che di fatto stabilisce limiti rigorosi alla possibilità di distribuzione di utili (conseguenza del fatto che per le banche di credito cooperativo il t. etc. la mera facoltatività (e lo scarso uso) dell‟istituto delle assemblee separate. . c. 7. Sempre con riguardo all‟inapplicabilità alle banche cooperative dell‟art. comma 2. sintomatico né di una condizione di rischio né tantomeno di una situazione non apprezzabile sotto il profilo della corretta gestione aziendale (tant‟è che la disciplina regolamentare prescinde dal considerare la raccolta ai fini della verifica del rispetto dei ratios patrimoniali previsti in tema di “patrimonio di vigilanza”). che per le banche di credito cooperativo l‟inapplicabilità della norma in discussione trova un‟ulteriore giustificazione nella disciplina bancaria.disciplina delle azioni proprie non è stata interessata da un‟innovazione che. ha implicato una limitazione non esistente in passato. anche se. prevede obblighi di destinazione a riserva legale in misura pari al 70% degli utili annuali). sono oggi minori che non in passato. per l‟inapplicabilità del limite previsto dall‟art. 147 .c. Tirando le fila del discorso l‟osservazione conclusiva potrebbe quindi essere che..u. per la generalità delle società cooperative.quali ad esempio i limiti imposti dalla legge alla possibilità di delegare l‟esercizio del diritto di voto.b.. il problema della disaffezione dei soci cooperatori per i momenti di vita assembleare appariva da senz‟altro correlare alla limitata loro capacità. c. la mera facoltatività (e lo scarso uso) del voto per corrispondenza. questa volta limitatamente a ciò che riguarda la distribuzione dei dividendi. 2545quinquies. di interferire sulle decisioni della società di proprio interesse. gli spazi di manovra degli amministratori delle banche cooperative in tema di trading delle azioni proprie sono allo stato più ampi rispetto a quelli degli amministratori delle restanti cooperative. Ma se da un lato questa limitata capacità d‟incisione rappresentava la ragione sostanziale di questo diffuso assenteismo. vale la pena anche segnalare.. e tanto più al crescere del loro numero.c. per altro verso taluni aspetti di carattere per così dire “procedurale” . 2545-quinquies.Le implicazioni sulla disciplina delle banche cooperative delle novità introdotte allo scopo di agevolare la partecipazione dei soci alla vita assembleare Al momento dell‟approvazione della Riforma del diritto societario.

6/2003 si è perciò occupato anche di questi ultimi aspetti. introducendo nuove ipotesi di rappresentanza ed innovando le procedure di sollecitazione e di raccolta. PASQUARIELLO. consentiva la rappresentanza in assemblea solo se prevista dallo statuto ed unicamente a favore di altro socio. v. fasc.c.. cit.c. pp.. Imprese cooperative. p. in Le nuove leggi civili commentate..lgs. dovendo essa garantire una quanto più possibile partecipazione personale del socio alle vicende societarie.Rappresentanza in assemblea e voto delegato La particolare disciplina della rappresentanza nelle assemblee delle società cooperative è considerata. da sempre.. 27/2010 ha dato attuazione nel nostro ordinamento alla Direttiva 2007/36/CE (Shareholders‟ Right) la quale ha dedicato gli artt. 10. 11 e 13 alla rappresentanza assembleare preoccupandosi di agevolare il più possibile l‟esercizio del diritto di voto per delega.. 27 gennaio 2010. il d. 582 ss). un aspetto qualificante l‟organizzazione di questo tipo di società. in particolare all‟art. E‟ noto peraltro che. C. mentre l‟abrogato art. (157) 148 . Commento all’art. i quali hanno. BONFANTE. lgs.c. 2543 c. G. 2539 c.c.c. 310/2004 ha poi in parte esteso alle banche cooperative. in vigore prima della Riforma ed aggiornato la disciplina della rappresentanza nelle assemblee delle società per azioni alle novità introdotte dal d. evitando altresì l‟intrusione di estranei nella gestione mutualistica156 Per quanto riguarda le banche cooperative. 572 Il d.Allo scopo di incrementare il tasso di democraticità delle società cooperative.lgs. 7. (senza precisare che la delega debba essere conferita ad altro socio né rimandando allo statuto) stabilisce (156) Affermata nella stessa relazione al codice civile del 1942. per tutti. a tal fine ridimensionando le limitazioni legali all‟attribuzione del potere rappresentativo. in quanto cooperative costituite in forma di società per azioni. il d lgs. tale opinione è unanimemente accolta in dottrina: v.. tale disciplina è rinvenibile nel comb. 27157. 2011. 2372 c. n. 27/2010 è invece intervenuto anche sul tessuto codicistico. l‟attuale art. sebbene la Direttiva si riferisse unicamente all‟esercizio di alcuni diritti degli azionisti di società quotate. al quale potevano essere conferite sino ad un massimo di cinque deleghe. 2543 c. In particolare. rispettivamente.1 . introducendo modifiche alla disciplina della rappresentanza in assemblea di società chiuse (per un commento delle novità introdotte. 2372 c. 2539 e 2372 c. disp.c. introducendo per la generalità delle società cooperative novità che il d.lgs. sostituito l‟art. 3. di cui agli artt.

IV.. CUSA. borsa e tit. La governance delle società cooperative: l’assemblea. Il nuovo diritto societario. 130). 159). 313. tra le quali quelle di credito.c. DI CECCO. L‟innalzamento del numero ed al tempo stesso il mantenimento di un limite massimo di deleghe rispondono. il secondo alla volontà di impedire che un socio.000. 2003. MORANDI. (158) Senza necessità che a legittimare la possibilità del voto per delega sia lo statuto: G. in La riforma delle società cooperative (a cura di Vella)...000 soci in (159) (160) (161) 149 . a fronte di un numero complessivo di 97 istituti di credito costituiti sotto forma di banca popolare. Il governo delle società cooperative: alcune annotazioni esegetiche.a. Commento all’art. cit. p. con un trend in significativa crescita rispetto al numero di 1. 137. potendo divenire fonte di una eccessiva concentrazione di potere nel caso delle cooperative a ristretta base societaria e risultando per contro insufficiente a favorire un‟adeguata rappresentatività nelle cooperative. DI CECCO. 2359 c. 2539 c. ovvero controllati da banche popolari. Il tetto al numero di deleghe risponde peraltro “alla (giusta) volontà di stimolare non già una generica partecipazione dei soci alle decisioni quanto piuttosto il loro diretto e personale intervento in assemblea” (G. a cura di Presti. cit.p. Commento all’art.assopopolari. vol. p. la previsione di una soglia unica non sembra tuttavia tenere conto della possibile diversa ampiezza della compagine sociale. p. R. Commento all’art. di cred. cit. con un elevato numero di soci(161) e con tassi di partecipazione alla vita assembleare spesso modesti(162). Ipsoa . 507. COSTI. in La riforma delle società. La governance delle società cooperative: l’assemblea. 2009. il primo all‟esigenza di favorire una (se pur indiretta) partecipazione dei soci alle riunioni assembleari..Milano. assumano situazioni di eccessivo potere sbilanciando il governo della società (E.. FALCONE.. quali ad esempio i dipendenti. p. in Società cooperative. Torino. il numero totale dei soci delle sole banche popolari (esclusi quindi i soci delle banche s. alla data del 30 giugno 2011. p. facendo incetta di deleghe.c. CUSA. vol. 2359 c. GALGANO. L’autonomia privata e la rappresentanza nelle assemblee delle banche di credito cooperativo. Stando alle statistiche rinvenibili nel sito dell‟Associazione nazionale fra le banche popolari (www. rispondendo altresì all‟esigenza di impedire che gli amministratori in carica. a cura di Maffei Alberti. in Il nuovo diritto delle società. 2003. Secondo quanto fatto subito notare(160). G. controllate da banche popolari) risultava pari a 1. 2005. F. in Banca. magari con l‟aiuto di un gruppo coordinato di soci.c. 137. p. 128 Cfr. possa in qualche modo realizzare una posizione di egemonia(159). 236.. Padova. cit. p. p..invece che “nelle cooperative disciplinate dalle norme sulla società per azioni ciascun socio può rappresentare sino ad un massimo di dieci soci”158. I. E.it).. P. commentario a cura di Santoro e Sandulli.225. I.065.

in alternativa. A dispetto di questi dati statistici sono però anche rinvenibili.Preferibile. dalla relazione dinanzi alla Commissione VI Finanze e Senato. La Riforma delle banche popolari (disegni di legge nn. n. rinvenibili in internet nel sito ufficiale del Senato. nel recente passato. Più elevata risulta invece la partecipazione alle assemblee delle banche di credito cooperativo. avrebbe potuto perciò essere la soluzione di un criterio a percentuale (163) o. 2539.l.. che per quanto riguarda le banche cooperative l‟innalzamento a dieci del numero massimo di deleghe non ha comportato effetti di ordine pratico.6 per cento dei soci). p. 2005. si evince. ove dati statistici riferiti alla data del 31 dicembre 2010 menzionano la presenza di 415 banche di credito cooperativo e casse rurali ed un numero complessivo di soci pari a 1.creditocooperativo. Certo è. che la partecipazione all‟assemblea di questo tipo di banche “risulta mediamente contenuta (9. di un‟ampia discrezionalità statutaria.p.a. Amministrazione e controllo nelle cooperative s. in Riv. TARANTOLA. pari a 96. 926.368 partecipanti. Per quanto riguarda le banche di credito cooperativo informazioni sono invece desumibili nel sito ufficiale del credito cooperativo www. La nuova disciplina dell’organo assembleare nelle società cooperative. Di questo parere è F. La funzione sociale delle banche di credito cooperativo tra legge e contratto. c. su un totale di 96. comprensivo delle società controllate.. 437.oggi rinvenibile non meno che in passato e che non fa altro che dare conferma alla generale precedenza menzionato dal medesimo sito con riferimento alla data del 30 giugno 2007 ed in relazione ad un numero complessivo di istituti di credito. 17. comprensivo dei partecipanti mediante delega. che a sua volta ricorda che “al settembre 2004 il numero medio dei soci per singola BCC era pari a 1615 e questo numero di soci è in costante crescita (negli ultimi cinque anni si è incrementato di oltre il 50%)” ) (162) Per quanto riguarda le banche popolari. con un numero di 33.c.bancaditalia. CUSA. stante la tendenza .it. con un numero medio di soci pari a 2... cit. al 3% per le banche popolari quotate. rispetto a quella adottata dall‟art.615 soci). 4. e s. 21. pari al 3040%..913. tra un minimo del 10% ed un massimo del 25% per le banche popolari non quotate. quale dato medio. in ogni caso. 940 e 1084). 957. tenuta in data 22 giugno 2011 dal vice direttore generale della Banca d‟Italia A.r. consultabile in www. IDEM. casi di partecipazione record (quali ad esempio l‟assemblea del 14 aprile 2011 della Banca Popolare dell‟Emilia Romagna. 709. 799.it. coop. cit.563 (in forte crescita rispetto a quello menzionato da E. ed anche con riguardo a banche popolari con titoli quotati. M. p. Dai dati statistici desumibili dai resoconti delle audizioni del 4 luglio 2007 e del 18 luglio 2007 da parte della Commissione permanente della XV legislatura (Finanze e Tesoro) rispettivamente dei rappresentanti dell‟Associazione nazionale delle banche popolari e di Federcasse. (163) 150 . p.063. con una variabilità significativa: aumenta sensibilmente nei casi in cui vengono utilizzati sistemi di video-conferenza o il numero delle deleghe è più alto della media”. comma 1. si evince inoltre che i dati della partecipazione alle assemblee si attesterebbero. VELLA.

i rappresentanti dell‟associazione nazionale tra le banche popolari hanno espresso ferma contrarietà dicendosi del parere che una tale possibilità si scontrerebbe “con l‟essenza stessa del voto capitario”. In senso contrario si faceva invece notare come.c. c. 2543 c. Cfr. Luci ed ombre della nuova disciplina della rappresentanza assembleare. in Il nuovo diritto societario2.. GRUMETTO.contrarietà del credito cooperativo nei confronti di questo istituto(164) . p. soc. lgs. non contiene alcun riferimento allo statuto. 1121. che propone alle confederate l‟adozione di un limite massimo di tre deleghe. 2004.c.nonostante l‟occasione fornita dalle modifiche statutarie poste in essere in attuazione di quanto stabilito dall‟art. il vigente art. DE STEFANO. in occasione delle audizioni parlamentari avutesi nell‟ambito dell‟indagine conoscitiva del Senato sull‟evoluzione del sistema creditizio italiano.c. nota 169. p. La società cooperativa alla luce della riforma. 223-terdecies. att. diretto da Galgano e Genghini. che consentiva la possibilità di delegare la partecipazione in assemblea solo a condizione di una previsione statutaria. ipotizzare la generalizzata esistenza di un diritto di raccogliere sino ad un massimo di (164) La contrarietà di cui si è fatta menzione nel testo è stata espressamente manifestata.a disciplinare la partecipazione delegata mediante l‟inserimento in statuto di clausole che stabiliscono un numero massimo di deleghe solitamente inferiore rispetto a quello consentito dalla legge Invero. Padova. disp. Per quanto riguarda le banche di credito cooperativo la circostanza è confermata dallo statuto-tipo predisposto da Federcasse. in Riv. in relazione all‟ipotesi dell‟introduzione della possibilità a favore di associazioni a tal fine riconosciute di raccogliere deleghe senza limiti – e precisamente in occasione dell‟audizione del 4 luglio 2007 dinanzi alla Commissione permanente del Senato Finanze e Tesoro. M..continua ad essere ricompresso tra 1 e 3(165). .senato. rispetto a tale prassi essendo venuti peraltro anche meno i dubbi di legittimità sussistenti sino a prima della modifica dell‟art. 2543 c.c. Una generale riprova di quanto riferito nel testo è peraltro rinvenibile in internet. Questa passata incertezza si ricollegava al fatto che. ove è possibile reperire pressoché tutti gli statuti delle banche cooperative attualmente operanti nel nostro paese.) entro il limite di cinque deleghe. a differenza dell‟abrogato art. consultabile nel sito www. 1225.. BIANCA..it. che richiama al riguardo l‟opinione di D. il numero massimo di deleghe attualmente previsto dalla maggior parte degli statuti delle banche cooperative . tra l‟altro. comma 1. quando. tomo II. Atti del convegno sulla riforma del diritto societario. non diversamente da quando la rappresentanza in assemblea era consentita (dall‟abrogato art. 2372 c. Paradigma.c. ad opera del d. 27/2010. (165) (166) 151 . G. 2003. 2004. con la possibilità di perciò considerare la facoltà di avvalersi della delega come un diritto del socio riconosciuto dalla legge e che lo statuto non potrebbe comprimere (166). 2539 c.

2568. Per un generale commento di tale disciplina. Bonfante. cui pure (avendo l‟art. (168) (169) 152 . comma 5. ultimo comma. delle società cooperative. non rappresenta quindi. CALVOSA. 2359 c. Sezione II-ter.c.. 14/2011.f.u. 348 ss. e l‟art. 2372. p. ivi. La nuova disciplina del funzionamento dell’assemblea delle società quotate. 2539 e 2372 c. pp.ls. in Il nuovo diritto societario***. 135-duodecies t. GUIZZI. nei quali la disciplina della rappresentanza assembleare andrebbe necessariamente “calibrata” in considerazione dell‟assetto organizzativo e dello scopo mutualistico in concreto perseguito(167). 2372. che ritiene illegittimo per una cooperativa composta da un numero esiguo di soci. quella in tema di sollecitazione e raccolta di deleghe169) unicamente si applica la disciplina contenuta negli artt. t. lgs. se da un lato ha riconosciuto la partecipazione in assemblea per delega alla stregua di un diritto non tangibile dallo statuto.c. anche nel caso delle banche popolari con azioni quotate nei mercati regolamentati.f. t. ciò valendo..c. Commento all’art. comma 1.dieci deleghe avrebbe potuto dar luogo a situazioni di palese incongruenza. 1. Gli istituti della “sollecitazione” e della “raccolta” delle deleghe. escluso l‟applicabilità alle società cooperative della disciplina contenuta nel Titolo III. un limite intangibile. E. Gli azionisti e l’assemblea nelle società quotate tra mito e realtà.u. G. L’intervento e il voto in assemblea dopo l’attuazione della Direttiva sull’esercizio di alcuni diritti degli azionisti di società quotate. inserita in attuazione della citata Direttiva 2007/36/UE dall‟art. come fatto cenno. Il limite massimo di dieci deleghe previsto dall‟art. comma 11. Cagnasso e Montalenti.f.c. 168. 2. Bologna. dir. soc. d. consentire ad un socio la raccolta di deleghe nel limite massimo previsto dalla legge . 2 ss. per quanto qui rileva.170 (167) G. BONFANTE. v. 2539 c. 3. pp. ovvero dallo statuto (cfr. c. peraltro.c.u. perché in contrasto con i principi di democraticità e di partecipazione. commentario diretto da Cottino.. L.. nel caso delle banche di credito cooperativo come anche in quello delle banche popolari. che con riferimento alle società organizzate in forma di società per azioni. La questione interpretativa. c.. Circolare Assonime n. per quanto contraddistinti da una ratio differente (la “sollecitazione” mira infatti ad aggregare quanti più consensi possibile tra la generalità degli azionisti. come ad esempio in tutti i casi di società cooperative a ristretta base societaria. in Riv. ha tuttavia riconosciuto a quest‟ultima la possibilità di escludere tale diritto nel caso delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio nonché. 2004. 2011. 27/2010 all‟art. 137. è stata però superata dalla modifica apportata dal d. 27/2010. lì dove la “raccolta” ha la funzione di raccogliere consensi da parte delle associazioni di azionisti esclusivamente tra i propri associati) sono accomunati dal fatto di operare entrambi in deroga alle limitazioni stabilite dall‟art.

infatti. il mantenimento del limite massimo di deleghe può in questi casi ben conciliarsi. tanto con i principi di democraticità quanto con uno scopo mutualistico notoriamente non prevalente. DI CECCO. questa diversa scelta. a cura di Patroni Griffi Sandulli . t. Commento agli artt. fornire agli organi di direzione ed amministrazione delle banche e di credito cooperativo suggerimenti volti a promuovere “la reale partecipazione dei soci alla vita sociale”. PROVIDENTI.f. CARDARELLI. poi operata dall‟art. 22 dicembre 2005. 136 . in ragione di quanto desumibile dalla disciplina sulla revisione cooperativa contenuta nel d. 1234). 137.C. CUSA. a cura di Rabitti Bedogni. 58/1998. oltre che per le loro più ridotte dimensioni e della loro più accentuata connotazione mutualistica. di esclusione..m. alla volontà di stimolare nelle cooperative “il diretto e personale intervento in assemblea da parte di ciascun socio. Le norme applicabili alle società cooperative. in Il testo unico della intermediazione finanziaria. il decreto sancisce infatti in modo PAGNONI e S. Torino. in Intermediati finanziari e società quotate. così. Date le dimensioni ed il gran numero di soci. a cura di Patroni Griffi-Sandulli e Santoro. Il discorso si pone in termini diversi per quanto riguarda invece le banche di credito cooperativo. pp. Torino. 744 ss. fenomeni di assenteismo analoghi proprio a quelli riscontrabili nelle assemblee di questo tipo di banche. Le deleghe di voto. vale la pena però aggiungere che nel caso delle banche popolari di grandi dimensioni questa generalizzata facoltà di riduzione del numero delle deleghe sacrifica in modo forse ingiustificato le esigenze. 1998. in Intermediati finanziari e società quotate. p.Santoro. evidentemente. cit. di una maggiore (se pur indiretta) partecipazione alle riunioni assembleari. (170) E.u. non soltanto per enfatizzare la funzione di luogo deputato alla discussione (…) quanto piuttosto per impedire la formazione di maggioranze extrassembleari precostituite e per evitare che un frazionamento dell‟investimento complessivo a favore di soci compiacenti a rilasciare procure per l‟esercizio del diritto di voto consenta vantaggi in termini di peso assembleare” (G.d. 887 ss. ultimo comma. 153 . perlomeno io credo.144 del d. tra l‟altro. che la Riforma ha inteso invece favorire. risponderebbe.lgs. nonché M. in Società cooperative. riforma Draghi. Nell‟affidare al revisore cooperativo il compito di verificare la connotazione mutualistica della banca.c. quanto previsto dalla disciplina. pp. non avendo perciò una ragion d‟essere il ridimensionamento a livello statutario di un istituto che la Riforma ha inteso rafforzare avendo a mente. p. Milano.Chiarito.. emanato dal Ministero delle attività produttive allo scopo di.). 2539 c. 1999. secondo una certa interpretazione. tenendo tra l‟altro conto delle percentuali di partecipazioni dei soci. personalmente e per delega. A differenza di quanto originariamente previsto dalla prima bozza della c.. 318. 1999. Commento all’art.

pur riconoscendo che il limite di dieci deleghe può essere statutariamente ridotto ovvero escluso172. (E. bocciato la proposta di innalzamento del numero di deleghe da 3 a 5. Basti pensare. comma 1. Le banche di credito cooperativo nel testo unico bancario. comma 1. (171) E. la Banca d‟Italia ha ritenuto di dover sollecitare interventi di modifica statutaria riguardanti per l‟appunto il numero massimo di deleghe conferibili173. (172) (173) 154 ... 2011. p. cit. da E. la cui assemblea.c. 161. CUSA. nel settore del credito assumendo la delega una propria rilevanza anche dal punto di vista della sana e prudente gestione della banca. CUSA. conclusione che lo stesso Autore ritiene possa oggi esser sostenuta “con ancor più forza” sulla base del nuovo dettato dell‟art. in questo Capitolo. Forti pressioni ai fini dell‟innalzamento statutario del numero massimo di deleghe conferibili ai soci è stata in particolar modo esercitata nei confronti della BPM. L’autonomia privata e la rappresentanza nelle assemblee delle banche di credito cooperativo. dopo aver una prima volta. c. una In ogni caso. in occasione dell‟assemblea del 25 giugno 2011. 161.. la limitazione dell‟uso delle deleghe essere considerata in evidente contrasto con la sana e prudente gestione della banca. p. ha successivamente approvato la medesima proposta in data 27 ottobre 2011. alle difficoltà cui l‟assemblea di una banca cooperativa con una compagine costituita da soci assenteisti potrebbe andare incontro nel raggiungimento dei quorum. in nota 211. 2372. Che lo statuto delle banche di credito cooperativo potesse escludere la facoltà di delegare la partecipazione in assemblea è stato affermato. già prima della modifica dell‟art. in una tale situazione. Torino. ad esempio. 2373. c. resta il fatto che nel caso delle banche cooperative il problema della determinazione statutaria del numero massimo di deleghe conferibili non può essere valutato da un punto vista unicamente societario. d‟altra parte. 21). L’autonomia privata e la rappresentanza nelle assemblee delle banche di credito cooperativo. lo dimostra il fatto che. nell‟ambito del più ampio contesto del quale si farà cenno.sufficientemente chiaro la predilezione del legislatore per partecipazione personale e diretta dei soci al lavori assembleari171. ben potendo. p. a fronte di talune situazioni di difficoltà gestionale. cit.c. CUSA. soprattutto in caso di assemblee straordinarie con quorum costitutivi richiesti anche in seconda convocazione. Che l‟uso delle deleghe abbia un suo impatto dal punto di vista della sana e prudente gestione.

non credo sarebbe tuttavia corretto affermare che una limitazione del relativo impiego si porrebbe in contrasto con il generale principio .2 .c.. in grado tra l‟altro di escludere il rischio di un‟illegittima incetta di deleghe a tutto vantaggio dei (pochi) soci attivi eventualmente in accordo con gli stessi amministratori. 17. Per quanto. DI CECCO. avrebbe potuto astrattamente indurre a ritenere legittima la delegabilità del voto anche a terzi non soci.c. e ciò in quanto. c. (cfr.rinvenibile nelle “Disposizioni di vigilanza in materia di organizzazione e governo societario delle banche” emanate dalla Banca d‟Italia in data 4 marzo 2008 . Organizzazione e governo societario delle banche. l‟art. 2 del febbraio 2009. 2539. al generale limite dei venti. lascino desumere un certo favor dell‟Autorità di Vigilanza nei confronti di questo istituto. si fa espressa menzione della possibilità di “un ampliamento delle possibilità di delega in assemblea (nel rispetto di quanto previsto dagli artt. tra l‟altro.c. G. con riguardo alla richiesta di indicazioni applicative circa le modalità per assicurare. La mancata ripetizione della prescrizione (“Il socio non può farsi rappresentare in assemblea se non da altro socio”) contenuta nel vecchio art. come anche talune comunicazioni ufficiali . 174 7. La governance delle società cooperative: l’assemblea. principalmente in ragione di quanto stabilito dal successivo comma. comma 1. cento e duecento soci previsto dall‟art.c. comma 6. nel caso di cooperative soggette alle norme delle società per azioni. Nota di chiarimento”. in dottrina non sussistono dubbi in tal senso. rinvenibile nel Bollettino di vigilanza n. 129). (175) 155 . ove. c. dall‟altro può anche dirsi che la partecipazione diretta del socio rappresenta pur sempre il mezzo più democratico e trasparente. 2539. p. a differenza della vecchia formulazione.Per quanto tali situazioni. c. non affermi in modo esplicito che la delega per la partecipazione in assemblea possa essere conferita dal socio solo ad un altro socio(175). che stabilendo il diritto del socio imprenditore di farsi rappresentare in assemblea anche dal coniuge.in base al quale “vanno previsti meccanismi che agevolino una significativa partecipazione dei soci all‟assemblea”.. cinquanta.(Segue): controversa applicabilità alle banche cooperative dell’art. 2534 c. 2372. comma 2. sottoponendoli. se da un lato può sostenersi che la delega rappresenti uno strumento utile alla partecipazione (se pur indiretta) del socio alla formazione della volontà assembleare. 2372 e 2539 del codice civile)”. dai parenti entro il terzo grado e dagli affini entro il secondo grado (174) Mi riferisco in special modo alla “Comunicazione del 19 febbraio 2009. una significativa partecipazione dei soci all‟assemblea. cit.

507. a cura di Buonocore. la delega verrebbe rilasciata in favore di soggetti che. op. cit. 129. in quanto portatori dei medesimi interessi del socio imprenditore. senza rappresentare una regola di carattere generale. 5-6 del 17 gennaio 2003. In particolare. p. In tal senso A..c. Commento all’art. loc. 127: v. BALZANO. secondo quanto ricordato dalla relazione al d. cit. che ha mantenuto ferma la regola per cui i delegati eletti nelle assemblee separate devono essere in ogni caso soci. p. 2540. P. op.. cit. che il tema della non delegabilità del voto a terzi è nella maggior parte dei casi risolto a livello statutario. cit. la regola si rinveniva già espressa dall‟art. in Il nuovo diritto delle società. p. loc. (176) Sono univocamente orientati nel senso della non delegabili a terzi del diritto di voto F. Tale conclusione non è tuttavia pacifica.lgs. stabilendo l‟art. sembra infatti riproporre una soluzione già accolta da leggi speciali del settore agricolo. legge 17 febbraio 1971. 25. cit. M. L‟eccezione. purchè collaboranti all‟impresa agricola (177). 2539.c.. sarebbero comunque interessati alle sorti della società cooperativa. con esclusione invece delle cooperative di credito (178). BALZANO. troverebbe giustificazione nel fatto che. non essendo ricompressa nell‟elenco fornito dall‟art 150-bis t. 7. cit. p.. op. BASSI. in Il nuovo diritto societario***. nonché G. 6/2003.. Le società cooperative. 2569. Commento ai d. Quest‟ultima disposizione. ult.. 2539. Commento all’art. secondo quanto indicato nel testo. segnatamente. c.. riguarderebbe le sole cooperative suscettibili di svolgere attività d‟impresa in favore dei soci. che in passato hanno previsto la possibilità da parte dei soci coltivatori diretti delle cooperative agricole di partecipare alle assemblee mediante delega ad altro socio ovvero ad un parente o affine rispettivamente entro il terzo e o secondo grado. n. dello statuto-tipo che “il socio può farsi rappresentare da altro socio persona fisica”. DI CECCO. in tal caso. n. ancorché non formalmente soci. 2539 c.u.che collaborino all‟impresa. in La riforma del diritto societario. p. (177) (178) 156 . comma 2. ult. p.. MORANDI...lgs. p. 2359 c. 137. G. 2003.. 575. 562. comma 3. le cooperative di produzione o consortili. La disciplina introdotta dall‟art. c...c. M. e troverebbe anche supporto nell‟art. dovrebbe essere applicabile (anche) alle banche cooperative. in argomento. 2797. Va poi anche ricordato. comma 4. ult. in La riforma delle società. si giustifica in ragione di quanto stabilito dall‟art. BONFANTE.c. Torino. GALGANO. cit.b. op. quindi. c.c. Potendosene dedurre che l‟eccezione. p.c.. per quanto riguarda le banche di credito cooperativo. G. Tale conclusione.. lascia intendere che al di fuori di questi casi eccezionali non è consentito farsi rappresentare da un non socio (176). FALCONE. le cooperative agricole. e quindi. Commento all’art. 2539 c. comma 2.

comma 2. l‟idea di un rapporto tra banca cooperativa ed impresa familiare incentrato. (180) 157 . nel caso della cooperazione di credito. c. In ogni caso. Peraltro. la convinzione secondo cui il voto in assemblea può essere delegato unicamente ad altro socio diverrebbe in qualche modo meno ferma. rinvenibile in www. Rimarrebbe. ben giustificare la conclusione dell‟applicabilità di quest‟ultima disposizione anche al caso dell‟imprenditore individuale. Le banche cooperative nella riforma del diritto societario. Potendo.c. G. Ove infatti si ritenesse che quest‟ultima disposizione è unicamente riferibile a certi tipi di cooperative. tutto questo. socio di una cooperativa di credito. all‟attività svolta da quest‟ultima. comma 2 compreso. 2539. Con la conseguenza che nel caso che ci occupa. BONFANTE. tuttavia. né questo genere di interpretazione mi sembra compatibile con la valorizzazione dell‟art. a tutti i casi in cui il socio cooperatore sia imprenditore individuale avvalendosi della collaborazione di coniuge. 2539. che si avvalga della collaborazione di coniuge.notariato. delle cooperative bancarie. cit. G. PETRELLI.u. è un dato formale che non può essere trascurato. 150-bis t. parenti o affini (180). c. (179) Vedasi sul punto. implicando una presunzione di applicabilità che. per quanto superabile. E‟ possibilista riguardo all‟ipotesi dell‟applicabilità dell‟art.c.La lettera della norma. p. la difficoltà pratica di valutare chi poter ammettere al beneficio della disposizione agevolativa e quale documentazione dover richiedere allo scopo di documentare la qualità di 265. 2539 c.c. necessità pur sempre di una rigorosa dimostrazione delle eventuali ragioni di incompatibilità(179). al fine di affermare l‟esistenza di un generale divieto a farsi rappresentare in assemblea da un non socio..it. la mancata menzione da parte dell‟art. Studio 5617/I approvato dal Consiglio nazionale del notariato. Commento all’art.c. in Il nuovo diritto societario***. un‟interpretazione possibile potrebbe essere che il legislatore abbia voluto agevolare la partecipazione al voto dell‟impresa familiare sulla premessa della sua sostanziale unitarietà.b. parenti e affini.. comma 2. non c‟è dubbio. anche la conclusione della quale appena si è detto diverrebbe desumibile limitatamente a questi ultimi. 2572. 8.. 2539 c. che ritiene la norma mal formulata riferendosi la stessa alle sole cooperative che svolgono attività d‟impresa per i soci. e strumentale. p. non essendo neanche fuori luogo... non sembra imporre questa interpretazione restrittiva. dell‟intero art.

op. nel caso delle banche di credito cooperativo il problema dell‟applicabilità. comma 2.c. 20 giugno 2003. sarebbe di fatto superato dalla previsione dello statuto tipo che. 588. 2539 c. 2539. 9897 . comma 2. 230-bis c. che la delega debba essere conferita ad un socio.l.parente o affine del socio(181). dell‟assemblea separata è stato anche detto che rappresenterebbe. (181) La questione è ben analizzata da M. alle banche di credito cooperativo. è inoltre G. p.. o meno.. cit. comma 1. 1343.c.finalità esclusivamente fiscali. 21. G. BONFANTE.3 ...c. 2539. 1228 ss.c. 154). c. 230-bis c. 137. esclude che la società cooperativa possa subordinare la validità della delega al collaboratore dell‟impresa familiare all‟esibizione della certificazione relativa alle quote di spettanza. cit. il quale. Le banche di credito cooperativo nel testo unico bancario. riguardando tale certificazione . pp. (182) (183) 158 . dell‟art. comma 2. p. Ma non mi sembra che per la banca cooperativa si tratti di una difficoltà dissimile da quella che si troverà ad affrontare ogni altro genere di cooperativa182. 2539. L’autonomia privata e la rappresentanza nelle assemblee delle banche di credito cooperativo. limitatamente alle società cooperative operanti in più comuni e con almeno 500 soci. c. p. 8 luglio 1937. in La riforma delle società. n.in base a quanto anche chiarito da Cass. A ritenere evidente il richiamo all‟istituto dell‟impresa familiare ex art. In altre parole. “l‟espressione più marcata del principio democratico che informa l‟istituto cooperativo” (183). Diffuse in diversi altri paesi europei... che rimarrebbe tale anche nel caso in cui la regola dovesse essere stata esplicitata dallo statuto. c. cit.affermano l‟esistenza di tale regola proprio in ragione di quanto stabilito dal successivo comma. un attivo coinvolgimento dei soci attraverso la partecipazione ad assemblee a carattere locale in vista dell‟assemblea generale. BIANCA. seconda solo al voto per testa. la dottrina e la giurisprudenza come già ricordato . negli organismi di più vaste dimensioni.c. cit. cit.. Tale interpretazione mi pare però non consideri che. n. FALCONE.c. Commento all’art. purchè sottoposte alla vigilanza del ministero della cooperazione. 2539. quella prevista dall‟art. p. pur ritenendo che la norma in discussione contenga un evidente richiamo all‟impresa familiare disciplinata dall‟art. rappresenterebbe un‟eccezione ad una regola.Parziale applicabilità alle banche cooperative della nuova disciplina delle assemblee separate Mirando a garantire. Imprese cooperative.d. richiede che a sostituire un socio in assemblea sia necessariamente un altro socio. CUSA. come già ricordato. che lascia intendere che al di fuori dei casi ivi previsti non è consentito farsi rappresentare da un non socio. 7. pur non prevedendo l‟art... Dà per scontata l‟applicazione dell‟art.. Secondo lo stesso Autore. E. c.c. nel nostro ordinamento le assemblee separate sono state introdotte con il r.

A. v. Con la Riforma l‟istituto è stato. Cagnasso e Montalenti. non fissa alcun limite numerico per poter disciplinare statutariamente le assemblee separate.. 2533 c. 2801 ss.c. in Riv. Le assemblee separate.. 54. 591 ss. in generale. cit. 2540 c. quest‟ultima norma risultava teoricamente applicabile tanto alle banche popolari quanto alle banche di credito cooperativo. Commento all’art. p. in presenza di determinate condizioni (numeriche. CAVAZZUTI. cit. Una valorizzazione delle assemblee separate delle banche di credito cooperativo si rinviene inoltre ipotizzata in G. 599. da F. soc.. che possono essere previste anche per specifiche materie e senza dover necessariamente deliberare su tutti gli argomenti posti in discussione nelle assemblee generali. I. BASSI. F.. potenziato (186). loc. p. Anche se poi. Bologna. in questo caso con riguardo alla generalità delle cooperative. con una compagine societaria generalmente ben al di là del limite dei 500 soci all‟epoca previsto dalla norma.c. op.c. 2540. pp. 2540 c. Il procedimento di formazione della volontà sociale nelle assemblee separate della società cooperativa. vol. né ravvisandosi ragioni di incompatibilità. In mancanza di speciali previsioni. 2540 c. Con riferimento alla nuova disciplina delle assemblee separate.. 46.. Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici. 1973. DRAGHI..c. in Cred. di cred. MORANDI. 2573 ss. PRESTI. (185) (186) 159 . 709 ss. Con la conseguenza che.c. Commento all’art. nonché a quelle con almeno 300 soci appartenenti a categorie diverse (184). ult. 60 ss. DISTASO. Inoltre. era stata in dottrina sottolineata l‟opportunità di modifiche normative per la previsione di assemblee separate obbligatorie (185). 1965. borsa e tit. Il nuovo art. 319 ss. comma 1. all‟art. Bonfante.. in Banca. infatti.c. in Il nuovo diritto societario. a cura di Presti.. 1999. Padova. pp. Commento all’art. commentario diretto da Cottino. che ne ha esteso l‟applicabilità a tutte le cooperative con almeno 500 soci e che svolgessero la propria attività in più comuni. A.. pp. M. in Società cooperative. proprio con riferimento a questo tipo di cooperative. pur trattandosi di società cooperative con una diffusione azionaria particolarmente ampia e. cit. cit. Profili di corporate governance nelle banche di credito cooperativo e riforma del diritto societario. CAVAZZUTI. a cura di Maffei Alberti. IV. territoriali e qualitative). L‟obbligatorietà delle assemblee separate era stata anche in precedenza auspicata. 2533 c. 2004. pp.... e precisamente in caso di società con più di tremila soci che svolgono la propria attività in più province ovvero (184) A commento della disciplina contenuta nell‟abrogato art. pp.. 2005. dagli statuti delle banche cooperative l‟istituto di fatto non veniva in alcun modo valorizzato.. coop. in Il nuovo diritto societario***.Questa disciplina è stata poi riproposta dal codice civile del 1942.. E. quindi. G. pp. c. BONFANTE. v. Le banche cooperative. CUSA. P.

non rinvenibile nella precedente disciplina.con più di cinquecento soci che realizzano più gestioni mutualistiche(187). BONFANTE.S. Milano. 6/2003 sia stato unicamente quello di non lasciar dubbi. R. la nuova normativa sembra essersi infatti premurata di evitare ogni obbligatorio utilizzo dell‟istituto da parte delle banche cooperative. CECCHERINI . op.. 2007. G. esclusione la cui ratio. L. p. 836. nonostante l‟originaria completa inapplicabilità di tale decreto al settore del credito cooperativo. nel settore del credito cooperativo. 2540 c. implica una certa difficoltà di specificarne il contenuto. Fenomenologia cooperativa e processi decisionali. In controtendenza rispetto agli auspici in tal senso(188). che ha stabilito che le disposizioni in tema di assemblee separate “non si applicano alle società cooperative con azioni ammesse alla quotazione in mercati regolamentati”. è ad esse invece applicabile solo in parte. la previsione in statuto e la convocazione delle assemblee separate è divenuta. p. Società cooperative e mutue assicuratrici2. la necessità di favorire la partecipazione dei soci alle riunioni assembleari dovrebbe essere maggiormente avvertita proprio nelle cooperative con azioni quotate(190). la nota 185 che precede. l‟attuale art. 161. (188) (189) (190) (191) 160 . ult. 136. p.. Il governo delle società cooperative: alcune annotazioni esegetiche. CAPO. in merito alla non utilizzabilità dell‟istituto in esame da parte delle banche popolari con azioni quotate (191) (187) Il riferimento alle diverse gestioni mutualistiche. p. 2575)... 240. 2533 c. un obbligo. sembra peraltro trovare conferma nell‟eccezione introdotta dall‟ultimo comma dell‟art.lgs. cit. PAOLUCCI. comma 2. COSTI.c.. che come già detto risultava applicabile alle banche cooperative per intero. Di questo parere. c. è più probabile che l‟obiettivo in realtà perseguito al momento dell‟approvazione del d.b. SCHIRO‟. 150-bis t. 2540 c.c.u. dal momento che quest‟interpretazione evidentemente non considera che. espressamente escluso l‟applicabilità a queste ultime dell‟art. secondo una certa interpretazione. avendo a tal fine l‟art. p. 2012. ogni profilo di obbligatorietà delle assemblee separate. Le società cooperative. A.c. Il proposito di evitare. cit. sarebbe da ricercare nel fatto che la struttura delle società con azioni quotate nei mercati regolamentati sarebbe incompatibile con il principio della partecipazione personale cui l‟istituto delle assemblee separate è ispirato (189). che potrebbe basarsi oltre che sulla presenza di diverse categorie di soci “sulla diversità del rapporto di scambio e/o della prestazione mutualistica” (G. V. per la generalità delle cooperative. A differenza del passato art. Torino. Ma. per le difficoltà conseguenti alle dimensioni della compagine sociale.c. 2540. cit.F.

c. La distinzione tra il tradizionale voto postale ed il voto mediante impiego di tecniche elettroniche è espressamente rinvenibile nell‟art. ultimo comma. 1435/2003. Cagnasso e Montalenti. sono quelle introdotte allo scopo di disciplinare la partecipazione all‟attività assembleare mediante impiego dei mezzi di telecomunicazione (192). al momento dell‟estensione della riforma alle banche cooperative ad opera del d. Le società cooperative. FICO. 2540. oltre che per (192) In argomento. l‟eccezione introdotta dall‟art. 2538. Sandulli e Santoro.). pp. Il diritto di voto per corrispondenza nelle società quotate. Bologna. avendo tale norma espressamente riconosciuto la possibilità per gli statuti delle società cooperative di consentire l‟esercizio del diritto di voto. Iniziando dall‟art. Profili della disciplina della tutela delle minoranze.Partecipazione all’assemblea mediante tecniche di comunicazione a distanza Altre novità della riforma organica del diritto delle società.(le quali.c. n. Più che di novità in senso assoluto. secondo altri comprensiva di altri sistemi di comunicazione.c. da un punto di vista pratico quasi identificano la categoria delle società cooperativa con titoli azionari ammessi alla quotazione nei mercati regolamentati). non è venuta meno. Torino. 2004. Secondo alcuni unicamente riferibile al sistema di trasmissione postale assistito dal tradizionale supporto cartaceo. 1998. 636 ss. sta di fatto che. commentario diretto da Cottino. Commento all’art. CECCHERINI.. si tratta in realtà del riconoscimento di strumenti già in passato ammessi da una parte della dottrina. sembra invece dare per scontata la coincidenza del voto per corrispondenza con il tradizionale voto postale D. G. del regolamento europeo del 22 luglio 2003. pp.c. ultimo paragrafo. BONFANTE. 210/2004. volte ad incentivare la partecipazione dei soci cooperatori all‟attività assembleare. in Il nuovo diritto societario***. 2559 ss. 850. pp. (193) 161 . ultimo comma. in Intermediari finanziari mercati e società quotate. 2538 c. con la conseguenza che per le banche popolari con azioni quotate in borsa vige oggi un divieto di utilizzo dello strumento delle assemblee separate. relativo allo statuto della società cooperativa europea. la mera facoltatività delle assemblee separate). Quali che siano state le ragioni della sua introduzione. quali in particolar modo i sistemi di comunicazione informatica (in quest‟ultimo senso V. 58. Bonfante. con questa disposizione sono state infatti superate le contrapposte prese di posizione in merito alla nozione di “voto per corrispondenza”(193). p. 226-7. 7. non esistente in passato (mentre vige. c. cit.lgs. come è noto. 1999.4 . SANTORO. in Società. per le restanti banche cooperative.... a cura di Patroni Griffi. A.

cosa già in passato previsto dall‟abrogato art.f.c. 2370.corrispondenza. ma dell‟accettazione delle conclusioni cui già in passato era pervenuta la Commissione istituita presso il Consiglio Notarile di Milano” (196). comma 4. e che. ora espressamente ammesso. Da questi strumenti di voto mediante mezzi di tele-comunicazione va tenuto distinto lo strumento dell‟intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione (come in particolar modo la videoconferenza)(194). ove quotate nei mercati regolamentati. 2005. il fax o altre tecniche di comunicazione in grado di rendere possibile la comunicazione mediante audio o video). 2370 c. c. pp. ultimo comma.c. Il procedimento assembleare nella società cooperativa e il principio democratico.c. Anche in questo caso non si tratta comunque di una vera e propria innovazione. ed applicabile anche alle società cooperative poiché in grado di agevolare la partecipazione dei soci. comma 4. e dunque compatibile a norma dell‟art..c.c. l‟intervento a distanza in assemblea. ai fini del voto per corrispondenza trova applicazione la speciale disciplina dell‟art. p. consente invece una partecipazione (se pur a distanza) compatibile con la possibilità di un‟espressione del voto nel corso dell‟assemblea stessa.. (195) (196) (197) 162 . vol. comma 1. c. 856. 2532. a cura di Maffei Alberti. che ha affermato la validità della clausola statutaria che prevede la possibilità di riunire l‟assemblea con interventi dislocati in più luoghi “a condizione che siano rispettati il metodo collegiale e i principi di buona fede e di parità di trattamento dei soci”. c. che a differenza di quella del codice civile non richiede (194) Infatti. 2519. Avendo in particolar modo contribuito ai successi di partecipazione all‟assemblea dei soci della BPER. nell‟ambito della disciplina delle società per azioni... CUSA. se da un lato il voto mediante mezzi di tele-comunicazione implica un‟espressione del voto prima dell‟assemblea. Padova. I. 2370. BUSANI. 2004. dall‟art. riguardo a queste ultime dovendosi in aggiunta segnalare che il relativo impiego ha nel recente passato contribuito al raggiungimento di livelli di partecipazione record 197. 479 ss. mediante l‟utilizzo di mezzi di tele-comunicazione (quali ad esempio la posta elettronica.(195).. Commento all’art. in Il nuovo diritto delle società. c. disciplinato dall‟art.u.. Le conclusioni raggiunte da questa Commissione. E. sono riportate da A. 127 t. in Giur comm. I. già ricordati dalla precedente nota 162. L‟impiego di queste moderne possibilità di comunicazione ai fini dell‟intervento e del voto in assemblea deve ritenersi certamente possibile tanto per le banche di credito cooperativo quanto per le banche popolari.

u. 8.) riconosce la possibilità di assegnazione di un voto plurimo. (199) (200) 163 . quelle che in materia di nomina degli amministratori e dei componenti l‟organo di controllo consentono. Da segnalare. comma 3. Milano. in base al quale a ciascun socio cooperatore spetta “un voto” quale che sia il valore della sua quota o il numero delle azioni possedute. c. con particolare riguardo a quelle riguardanti i partecipanti al capitale per finalità d’investimento. al socio cooperatore persona giuridica (art.c. DI CECCO. implica una inevitabile limitazione del protagonismo dei soci riducendone l‟interesse ad una attiva partecipazione alla vita sociale(200). nonché G. 1998. in Il testo unico dell’intermediazione finanziaria.. cit. limitandosi ad indicazioni di carattere minimale (199).). c.f. 2538. 703). . TROISE. rispetto ad entrambi i tipi di cooperative bancarie non si pongono problemi particolari. V. quella che consente il voto plurimo per quelle cooperative nelle quali i soci realizzano lo scopo mutualistico attraverso l‟integrazione delle rispettive imprese (art. Come si è visto. dopo aver consentito l‟impiego dei moderni mezzi di telecomunicazione ai fini del voto e dell‟intervento in assemblea.c. comma 4. comma 3. il principio più di ogni altro qualificante l‟organizzazione cooperativa. 2532. Le norme applicabili alle società cooperative.). il § 2. a cura di Rabitti Bedogni. spec. Commento all’art. per quanto riguarda i (198) Cfr. c.che l‟avviso di convocazione dell‟assemblea debba necessariamente riportare per esteso il testo della delibera da proporre all‟assemblea(198). sino ad un massimo di cinque. G. i dubbi circa le modalità di redazione del verbale nel caso in cui una riunione non sia stata in alcun modo tenuta per aver tutti i soci espresso il proprio voto a distanza (A.c. Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici.. 2538. si è astenuto dal dettare una disciplina sufficientemente specifica. che al riguardo non ha mancato di criticare la circostanza che il legislatore. 135 t. consentendo ciò il rinvio ai generali commenti della dottrina. Le norme che a tal riguardo assumono rilevanza sono quella che (confermando il precedente art.Inapplicabilità alle banche cooperative delle norme di temperamento della regola “una testa un voto”. supra Capitolo Secondo. tra le questioni cui la disciplina non ha dato risposta. 737.. 1988. Nella prospettiva di promuovere un maggior coinvolgimento dei soci alle sorti dell‟impresa cooperativa. BASSI. 1222. la Riforma si è pertanto premurata di temperarne la rigorosa applicazione. cit. Per il resto.

comma 2.u. le implicazioni dell‟inapplicabilità delle restanti norme. etc. salva sola la possibilità (peraltro.).c. 2542.c. riconoscendo ai possessori di strumenti finanziari particolari diritti di voto.c.c. alcune considerazioni si rendono invece opportune traendo spunto da quelle disposizioni con le quali. c. 2542.c. 2535 c. 340.). meritano le norme che. 2542. 2542 c. c. (201) Un‟ipotesi piuttosto nota di riserva statutaria della nomina di uno o più amministratori è rinvenibile nello statuto della Banca Popolare di Milano. per la secondarietà della relativa rilevanza. di conseguenza. o ad altro ancora.). è possibile fare riferimento ai più diversi elementi.b.c. tutte inapplicabili alle banche cooperative. p. nell‟individuazione ai fini di cui all‟art. la cui disciplina.c..). di una “categoria di soci”. 2541 c.primi un diritto di elezione a favore di una particolare categoria di soci (art. cit.. in Le società cooperative. riconoscendo particolari diritti di voto ai possessori di strumenti finanziari. comma 2..c.). l‟attività svolta. la generale disciplina delle società cooperative ha cercato di ovviare al problema della diversità delle esigenze dei soci interessati al momento mutualismo rispetto a quelle dei soci aventi finalità d‟investimento. e per quanto riguarda il secondo l‟abbandono del voto capitario a favore di un diritto di voto proporzionale alle quote o azioni possedute ovvero commisurato alla rilevanza della partecipazione allo scambio mutualistico (art. seconda parte. a profili personali (quali ad esempio la residenza. Secondo l‟opinione espressa da F. non particolarmente valorizzata nella prassi201) di riservare per statuto la nomina di uno o più amministratori alle diverse categorie di soci(202). c. comma 2. a quanto constatabile. 2543. comma 2. Menzione a parte. comma 3. Con la sola esclusione dell‟art. infine. consentono anche a soggetti con finalità d‟investimento non interessati al momento mutualistico. queste disposizioni sono state considerate dall‟art. (202) 164 . Trascurando.. c. VELLA. riservando attenzione allo scambio mutualistico (considerando ad esempio la sua maggiore o minore intensità). c. Commento all’art. 150-bis t. c..c. ed in generale sulle decisioni implicanti un coinvolgimento degli interessi comuni ai possessori degli strumenti finanziari (art. che ricalca le previsioni dell‟abrogato art. comma 2. sulla nomina dei componenti l‟organo di controllo (2543. 2542. rimane saldamente ancorata al principio in base al quale ciascun socio concorre alla formazione della volontà assembleare con un unico voto. senza alcun correttivo.). di poter tra l‟altro interferire sulle scelte riguardanti la nomina degli amministratori (art.

è certamente da escludere. e ponendosi tale esclusione in continuità con quanto già in passato stabilito in tema di soci sovventori e di azioni di partecipazione cooperativa (l‟art. ed a dividendi solamente l‟1. i quali hanno denunciato l‟inadeguatezza dell‟attuale disciplina delle banche popolari sottolineando .7% per la promozione e la cooperazione. valendo questa constatazione. sollecitando iniziative estreme. anch‟esse.l‟opportunità di accrescere il potere decisionale dei soggetti interessati ad intervenire nel relativo capitale sociale per finalità di puro investimento. L‟esatto contrario è invece per le banche popolari. molto spesso. Quanto poi ai soci cooperatori. ordinarie o di diritto speciale. hanno proposto la trasformazione delle banche popolari in società per azioni. la normalità. come visto. non richiama infatti gli artt. oltre che dai quei disegni di legge che. in taluni casi essendo anzi (come è ad esempio nel caso degli organismi di investimento collettivo e degli altri soci. a doversi notare è che la disciplina delle banche cooperative non lo tiene in alcuna considerazione. non interessati al momento mutualistico) la sola plausibile ragione dell‟acquisto della qualità di socio.soprattutto . 4 e ss. per i soci di queste – ed a dispetto di quanto. tale ultimo aspetto è stato preso in considerazione da più d‟uno dei disegni di riforma della disciplina delle banche popolari presentati a partire dalla XIV legislatura. affianco a quelle mutualistiche. l‟1. con riguardo anche alle banche popolari.Rispetto a questo problema. della legge 59/1992. considerando la media degli ultimi cinque anni le BCC risultano aver destinato oltre il 92% degli utili a riserva.i dati riguardanti la destinazione degli utili conosciuta dalla prassi(203). il 3. finalità speculative. oltre che con riguardo alle banche di credito cooperativo. soprattutto delle banche popolari quotate. con riferimento alle quali detto problema sembra in realtà non sussistere. né in passato sovventori e azionisti di partecipazione cooperativa. Non a caso. Che questo problema non riguardi le banche di credito cooperativo. non essendo ammessi soci finanziatori né portatori di strumenti finanziari. (203) Stando al resoconto dell‟audizione del 18 luglio 2007 dei rappresentanti di Federasse da parte della Commissione permanente della XV legislatura (Finanze e Tesoro). comma 3. che questi perseguano in concreto.2% 165 . considerando i limiti di legge e . rinvenibile in internet nel sito ufficiale del Senato. la ricostruzione teorica ora vorrebbe – il perseguimento di finalità (anche) speculative rappresenta. soci finanziatori e portatori di strumenti finanziari. in particolare.6% a beneficenza. In particolare. Pur non ammettendo. 21.tra l‟altro . della medesima legge). d‟altra parte. lo si desume dal fatto che di queste banche possono essere soci unicamente i cooperatori.

Stante questi contenuti. pp. tale regola non ammette deroghe . in caso di comunicazione di informazioni non veritiere. Esigenza. identificandosi l‟interesse leso. 1991. ad esempio. fondazioni. assicurazioni.L’organizzazione del consenso dei soci di banche cooperative Il limitato protagonismo che la regola del voto pro-capite consente ai soci ha indotto. pur non mettendo in discussione i principi cardine della struttura cooperativa. RESCIO. il patto di consultazione non vincola cioè il voto degli aderenti. 1375 ss. dall‟eventuale inadempimento del patto potrebbe perciò solo derivare un obbligo di risarcimento del danno. I patti di consultazione. è bene ricordare che i patti di consultazione tra soci si distinguono dai patti di voto per il fatto che gli aderenti ai primi si impegnano a (solo) discutere prima dell‟esercizio del voto. nelle società cooperative di maggiori dimensioni e tanto più nel settore del credito . oltre che nella violazione dell‟obbligo di consultazione.il diffondersi di modelli di organizzazione volti a favorire forme di coesione tra i soci. secondo quanto si sta per dire anche nel testo. anche G. etc. nel minor grado di consapevolezza che accompagna il socio al momento della manifestazione in assemblea del proprio voto (una limpida descrizione del fenomeno è tracciata da N.) la possibilità di vedersi riservare dallo statuto poteri soprattutto di controllo mediante.ove. lì dove gli aderenti ai secondi si impegnano a votare in conformità alle decisioni assunte all‟esito della discussione. il diritto di designare alcuni componenti del collegio sindacale. banche. I sindacati di consultazione. A. un suo inadempimento potendo perciò aversi. il fenomeno assume soprattutto nel mondo delle banche popolari. l‟accordo di consultazione comporta altresì obblighi di veridicità e di completezza dell‟informazione disponibile.. fuorvianti o frutto di condotta reticente.come è vero – che. mirando solo ad anticipare la discussione ed obbligando gli aderenti a prestazioni vicendevoli di contenuto informativo. 9. Avendo finalità conoscitive. a raccogliere ampi consensi è stata proprio l‟idea di riconoscere agli organismi con finalità d‟investimento (fondi comuni di investimento. § 3 del Capitolo Sesto. soc. soprattutto di controllo. si sono comunque fatte carico dell‟esigenza di riconoscere specifici poteri. Data la rilevanza che. che ha peraltro dimostrato di essere avvertita in modo diffuso.quest‟esigenza è stata presa in considerazione anche da quelle proposte che. ai soci aventi finalità d‟investimento. IRTI. in Riv. astrattamente. consistenti nella maggior parte dei casi in accordi di consultazione tra gli stessi205. come si è avuto modo di ricordare. nel pur tortuoso iter parlamentare di riforma della disciplina delle banche popolari(204). in Trattato delle 166 . se è vero . peraltro di non facile individuazione e quantificazione (salvo l‟ipotesi di una predeterminazione mediante penali). SICAV. infra. quest‟ultima. In argomento v. A differenza del patto di voto. (204) (205) V.

. Patroni Griffi.DIP. 723. 2003. e tali si sono dimostrati soprattutto nell‟esperienza delle associazioni organizzate dai soci di numerose banche popolari207. degli stessi amministratori208). PENNISI. infatti. Bologna.. per aggregare il consenso in relazione alle decisioni più importanti che altrimenti rimarrebbero affidate al caso (se non addirittura ai suggerimenti. op. 533 ss. i patti di consultazione possono rappresentare un efficace strumento. 1377.L‟utilizzo di questi accordi. tra le tante altre. SANTORO. Commento all’art. 593 ss. di un determinato società per azioni. Assodige . op. vol. Bancaviva . lì dove la mancanza di un corpo sociale di riferimento può invece rendere difficoltosa l‟adozione di scelte proiettate nel medio e lungo periodo209. I. a cura di Colombo e Portale.Associazione soci dipendenti Banca Etruria. IRTI.) (206) (207) N.. 1991. Il rifiuto del gradimento fondato sull’<<interesse della società>> e sullo <<spirito della forma cooperativa>> nelle banche popolari. la presenza di un gruppo di soci stabile ed organizzato potendo. Porzio e Santoro. La loro legittimità. che per quanto riguarda le società per azioni avrebbe. p. 1994. a causa della presenza di molti soci. Torino. BPER Futura . V. l‟Associazione dipendenti azionisti della Banca Popolare dell‟Emilia Romagna. R. nel caso delle società cooperative si ricollega invece al fatto che la possibilità di una qualche interferenza sulla gestione societaria dipende dalla capacità dei soci di organizzare il proprio consenso.Associazione Azionisti per lo sviluppo della Banca Popolare dell‟Emilia Romagna. ult. Potendosi ricordare. pp. cit. sarebbe da mettere in relazione alla mancanza di impegni giuridicamente vincolanti alla partecipazione all‟assemblea ed alla manifestazione. perlomeno secondo una certa interpretazione. in ogni caso. di riunirne in sindacato un numero tale da influenzare le deliberazioni della società. loc. l‟Associazione Azionisti Ubi Banca. in Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. Che questi accordi non debbano apprezzarsi in termini necessariamente negativi dovrebbe peraltro essere confermato dal fatto che gli stessi amministratori potrebbero vedere agevolato il proprio compito. Associazione dei soci ed obbligazionisti dipendenti della Banca Popolare di Puglia e Basilicata. 34. cit. cit. p. (208) (209) 167 . data la difficoltà. pp. ed alle pressioni. rappresentare un valido punto di riferimento per la verifica delle possibili strategie gestionali. l‟Associazione Amici della Bipiemme. 534. AS.Associazione Soci del Banco Popolare. Contento. p. ivi. SANTORO. finalità di “difesa e controllo nei confronti dei soci di maggioranza” 206. Invero. a cura di Belli. V.SO.

cui spetta il compito di valutare se trattasi di un patto di sindacato in grado di “pregiudicare la sana e prudente gestione della banca”. il legislatore guarda con sospetto al relativo impiego e. come anche ogni atto istitutivo di un„associazione. 1993. soprattutto nel caso delle banche popolari. emblematico essendo il caso dei soci-dipendenti. queste cautele si ricollegano al fatto che.b. L’interesse sociale. in modo effettivo. Torino. 20. JAEGER. t.. compresi quelli aventi forma di associazione.). o semplicemente di un patto di consultazione.b. p. nonché. P.voto. 1999. che regola o da cui comunque possa derivare l‟esercizio concertato del voto in una banca. per quanto riguarda in particolar modo le banche. Ogni accordo di consultazione. DI SABATO. dei soci-investitori) con l‟interesse stesso della società. Milano. essendo i soci portatori di interessi spesso contrapposti. 1972. A. in Riv. 259. in qualsiasi forma concluso.A. comma 2. 27. salvo che strumentali o quantomeno compatibili rispetto allo scopo sociale.u. di ogni possibilità di assumere provvedimenti restrittivi dell‟esercizio del diritto di voto. 208. p. con esclusione. in assemblea). va dunque comunicato da parte dei soci. anche cooperativa. Le società. 168 . spetta poi al metodo assembleare il compito di escludere gli interessi extrasociali. ragionevolmente. (210) Cfr. da parte degli amministratori che ne abbiamo avuto conoscenza. che le indicazioni di voto raccolte al momento della consultazione vengano poi disattese (la volontà della società così formandosi. alla Banca d‟Italia. ha previsto che “ogni accordo. Ciononostante. e di far confluire gli interessi contrapposti in decisioni volte al perseguimento di una finalità comune210. deve essere comunicato alla Banca d‟Italia” (art. CERRAI . potendo in tal caso “sospendere il diritto di voto dei partecipanti all‟accordo stesso” (art. Valendo quanto appena riferito in generale.u. Come immaginabile. 20. a queste condizioni. va a questo punto ricordato che in queste ultime le diverse categorie di soci non sempre spingono verso la medesima direzione. comma 2. in questo secondo caso. G. non potendosi escludere. La tutela del socio e delle minoranze. t. e quindi riguardo anche alle banche cooperative. soc. MAZZONI. nel timore che da queste forme di consultazione possa discendere un condizionamento nell‟esercizio del voto. o in una società che la controlla.). il cui interesse al miglioramento delle proprie condizioni di lavoro può risultare potenzialmente in contrasto (oltre che con l‟interesse dei soci-clienti e con quello. F.

BPM in cda il caso “carriere pilotate”. BPM in 7 mila alla sfida finale. sotto la spinta della stessa Banca d‟Italia. che nell‟ambito di una banca cooperativa il rischio di un conflitto d‟interessi tra la società ed i suoi soci-dipendenti rappresenti un problema concreto lo dimostra. D‟ASCENSO. combinata alla scoperta di un documento del luglio 2010 che stabiliva percorsi di carriere e promozioni riservate ai rappresentanti della summenzionata associazione. in Il Sole 24 ore – Finanza e Mercati. 21 ottobre 2011. p. p. Come si ricorderà. PULEDDA. hanno indotto la Banca d‟Italia ad un penetrante esercizio dei propri poteri di sorveglianza che. M.. in La Repubblica. è stato alla ribalta delle cronache nel recente passato in occasione delle vicende societarie che. sono rinvenibili. le attenzioni dell‟Autorità di Vigilanza sono state rivolte al ruolo svolto dall‟associazione che organizza i soci-dipendenti dell‟istituto. in Il Sole 24 ore – Finanza e Mercati. M. in particolare. privilegiando nella scelta amministratori in grado di favorire le loro aspettative in termini di carriera. in Il Sole 24 – Finanza e Mercati. come sarebbe interesse della società. 37. p. a carico degli aderenti all‟associazione. la cui capacità di aggregazione del voto ha storicamente consentito alla stessa di svolgere un ruolo determinante nella scelta degli organi societari. negli articoli di V. si pone. pubblicate con cadenza pressoché giornaliera su tutti i principali quotidiani del mese di ottobre 2011.b. tra l‟altro.u. l‟Associazione Amici della Bipiemme. ai sensi dell‟art. amministratori dinamici in grado di gestire (anche se per ipotesi in modo non particolarmente benevolo verso i dipendenti211) con capacità. concretizzatosi nella esplicita e formale richiesta di esclusione dagli organi di amministrazione di tutti i soggetti a diverso titolo coinvolti nella passata gestione della banca (notizie riguardanti tale vicenda. quando i soci-dipendenti potrebbero anteporre all‟interesse della società quello proprio. BPM tensione alla vigilia del voto – La Consob chiede nuovi chiarimenti sulle carriere interne e sul piano. soprattutto nel momento della scelta degli amministratori. 37). BORZI. 1° ottobre 2011. t.Il rischio di un conflitto di interessi con la società. MANGANO. 169 . gratifiche e quant‟altro. In tale occasione. 29. dopo aver in un primo momento preso in considerazione l‟ipotesi dell‟esercizio dei poteri di sospensione del diritto di voto. La bagarre sindacale finisce in procura. comma 2. si è poi limitata ad un (comunque forte) intervento di indirizzo e di moral suasion. 41. strada in salita per Bonomi e Sposito. a ben vedere. e non invece. la circostanza che la BPM versasse in un momento tanto difficile da rendere inevitabile la sua ricapitalizzazione. 20. ovvero di un abuso nell‟esercizio del diritto nel proprio stretto interesse. oltre che la rinvenibilità in risalenti testi statutari di clausole di esclusione dei soci-dipendenti dal voto assembleare (211) Il rischio di concertazione del voto da parte dei soci-dipendenti per finalità di tutela degli interessi inerenti il rapporto di lavoro. cui si è fatto cenno nel testo. hanno visto la Banca Popolare di Milano (BPM) rinnovare i propri organi sociali in una prospettiva di discontinuità rispetto al passato. N. 22 ottobre 2011. 30 settembre 2011. D‟altronde. p.

M. La votazione dei soci-dipendenti ed altre questioni (nota a Pret. nonché A. richiedendo tra l‟altro l‟approfondimento di cosa debba intendersi per interesse della società e del rapporto intercorrente tra quest‟ultimo e quello dei soci. II. La risposta a tale interrogativo dipende a seconda che si interpreti l‟interesse sociale aderendo ad una concezione istituzionalistica ovvero ad una concezione contrattualistica. la quale. Sul diritto di voto dei soci dipendenti delle banche popolari. per il quale percepiscono una retribuzione in danaro o in natura a carico del bilancio sociale. voce Cooperative. n. civ. VERRUCOLI. p. che ha ritenuto il divieto introdotto dalla l. un remoto precedente legislativo213 . p.. 585. o se invece possa votare in piena libertà anche per il raggiungimento di finalità del tutto egoistiche216.di rinnovo delle cariche sociali212. in Giur. pp. dir. si pone in termini piuttosto complessi.. l‟immanenza del rischio del perseguimento di interessi in conflitto con quelli della banca impone. nella l. 1990. (212) Ad esempio. civ. comprensivo delle critiche alla tesi dell‟applicazione analogica del divieto in questione. poi convertito. 17 settembre 1925. un‟illustre dottrina ha ritenuto per analogia applicabile anche al settore del credito cooperativo214.. Novara..l. per tutta la durata di tale rapporto di impiego o di lavoro. Le votazioni alle quali essi abbiano partecipato sono nulle”. n. al fine di comprendere se il socio che vota in assemblea sia tenuto.. Mi riferisco al r. 15 marzo 1988). o meno.l. cit. MONTEVERDE. Secondo la prima. 562. a r. a perseguire un superiore interesse della società. Per un generale commento. 2373 c. di valutare le iniziative delle associazioni tra soci-dipendenti alla luce della disciplina contenuta nell‟art. BERNARDINI. II. 1989. intesa quest‟ultima come ente autonomo e distinto dai soci.c. 1990. dir. pp. considerando viziate le delibere di approvazione di bilancio e di nomina delle cariche sociali cui avessero preso parte i soci-dipendenti. la cui massima si rinviene pubblicata in Riv.d. 1735. Pur tralasciando questi temi del passato215. ord. P. 562/1926 a carico dei soci-dipendenti in linea di massima estensibile a tutte le cooperative con la sola esclusione di quelle di produzione e lavoro ed in generale di quelle in cui “la partecipazione d‟opera da parte del socio realizza direttamente lo scopo della sua partecipazione sociale”. che pur riguardando le cooperative di consumo. 1017 ss. II. v. in ogni caso. Tale (213) (214) (215) (216) 170 . in Riv. alle votazioni nelle assemblee convocate per l‟approvazione del bilancio e per la elezione degli amministratori e dei sindaci della cooperativa stessa. è desumibile dall‟ordinanza del Pretore di Udine del 13 aprile 1989. con lievi modifiche formali. comm. 107 ss. la presenza di tale clausola nel testo dell‟epoca della Banca Popolare Udinese coop. l‟interesse sociale si identificherebbe con l‟interesse proprio della società. come noto. 107. che ha testualmente previsto che “i soci di una cooperativa di consumo i quali abbiano contratto con l‟azienda cooperativa un rapporto di impiego e di lavoro di carattere continuativo. non hanno diritto di partecipare. 18 marzo 1926.

Trib. risulterebbe non disponibile dagli stessi neppure all‟unanimità. TIMPANO. comm. 17 luglio 2007. 27387.. pp. 1994. Diritto commerciale. di votare avendo anche finalità completamente egoistiche. in Riv. 2 giugno 2000. in altre parole.. ult. 738 ss. GUERRERA. p. 1988. A questa teoria. quasi si trattasse di organi della società. in Foro. F. F. 1394. Milano. Sull’esclusione del diritto di opzione. Torino. si è andata sostituendo l‟opposta prospettiva contrattualistica. vol.. pp. dir. fasc. il quale. 12 dicembre 2005. 232 ss. 30 settembre 1993. 25 ottobre 2006. ritiene la personalità giuridica pur sempre uno strumento funzionale alla salvaguardia degli interessi dei soci.. quindi. 1448 ss nonché in E. in Vita Not. Essi. in Riv. II. 324 ss. 2007. Abuso del voto e controllo <<di correttezza>> sul procedimento deliberativo assembleare. p. v. n. rappresentando il voto la manifestazione di un vero e proprio diritto.. p. not.. 2009. identificando l‟interesse sociale con l‟interesse ad una corretta gestione imprenditoriale. 181 ss. p. 1934. 306 ss. Giur. pur riconoscendo nella società un soggetto di diritto distinto dai soci. 2002. pp. 1953.. Una sintesi dell‟evoluzione in dottrina e giurisprudenza della tematica del conflitto d‟interesse è rinvenibile in R. la quale. I. in Foro It. non sarebbero liberi di votare come meglio credono ma. in Trattato delle società per azioni. 402 ss. ritiene che nelle società di maggiori dimensioni la Riforma avrebbe portato un irrigidimento organizzativo incompatibile con le logiche contrattualistiche). 4 maggio 1994. 3**. LIBERTINI. 15 ottobre 1987. Al momento dell‟espressione del proprio voto i soci non potrebbero quindi perseguire un proprio interesse. soc. esercitabile nel proprio interesse. dietro lo schermo della società vi sarebbero pur sempre i soci. 15942 e n. pp. Cass. in Riv. in Società. 2000. di una potestà da esercitare in una direzione ben definita.. 4323. 1993. 2006. 1994. dir. R.. 903. not.a. CAMPOBASSO.p. 1999. diretto da Colombo e Portale. n. I. non identificandosi con quello dei soci. Trib.Per non entrare nel merito di questo dibattito è bene tuttavia trascurare l‟ipotesi di un superiore interesse della società. Per una diffusa. pp. L’interesse sociale fra contrattualismo ed istituzionalismo in relazione al conflitto d’interessi assembleare ed all’abuso della regola della maggioranza. I. 3 ss. in Società. op. G. cit. l‟interesse sociale si identificherebbe con non altro che l‟insieme degli interessi di questi ultimi. Eccesso di potere e tutela delle minoranze. 15950. inoltre D. più che di un diritto. 1995. FERRI. 71. 2007. essendo titolari. Poiché.. I. Diritto delle società. cit. pp. in Gius. pp. it. in Riv. Minoranza di blocco ed abuso di potere nelle deliberazioni assembleari di s. Trib. n. in quanto parti di un contratto con comunione di scopo. pp. Perseguendo un interesse proprio e non essendo tenuti ad ispirarsi ad un interesse superiore. Milano. limitandosi a interesse sarebbe in special modo rivolto alla conservazione dell‟impresa ed alla salvaguardia dell‟integrità del suo patrimonio e. in questa prospettiva. dovrebbero indirizzare il proprio voto alla cura dell‟interesse sociale (Cass. Milano 9 giugno 1994. Una rappresentazione sfumata della teoria istituzionalistica è stata sostenuta da M... in Foro It. Napoli. i soci sarebbero così liberi. 255. 2009. se pur meno recente trattazione della tematica. pp. G. Trib. Trib. 3642. dominante nel vigore dell‟abrogato codice di commercio.. 655 ss.. 657 ss. 1450 ss). FRE‟. I. PREITE. 171 . pp. RORDORF. in Riv. e non invece una potestà da esercitarsi nel rispetto di un interesse superiore (Cass. p. 18. Abuso di maggioranza e conflitto d’interessi del socio nelle società per azioni. comm. in Corr. p. 2219. Catania. Torino. RORDORF. op. G. pp.

che l‟art. A conferma dell‟immanenza di tale principio nei rapporti associativi v. Milano. il principio di correttezza e buona fede limita infatti la libertà di voto del socio. Imponendo al socio di agire in modo da preservare l‟interesse degli altri consociati. 172 . 2000. la dimostrazione in concreto della relativa sussistenza è tutt‟altro che (217) (218) Cfr. Trib. in questa sede. assecondando le aspettative di guadagno e di carriera dei dipendenti. Liber amicorum Gian Franco Campobasso.. in dottrina. pp. 2001. oltre che la generale compatibilità dello scopo lucrativo con lo scopo di mutuo. Equivalendo ciò a dire. 1396. mettano a rischio la continuità aziendale. comm. che il socio può senz‟altro trovarsi nella condizione di essere portatore di un duplice interesse. I. 188.considerare. DI SABATO.. 2 ottobre 1995. in relazione ad eventuali scelte volte a proiettare la banca in un‟ottica speculativa a discapito di scelte implicanti una redditività meno immediata ma al tempo stesso meglio compatibile con l‟obiettivo di favorire l‟accesso dei soci al credito. 329. 18 aprile 2000. p. nonostante possa soccorrere il principio di correttezza e buona fede218. in Foro It. 958. e precisamente dell‟interesse derivante dalla sua qualità di socio ed al tempo stesso di un interesse esterno alla società: di talché non potrà realizzare l‟uno se non a condizione di sacrificare l‟altro217. in astratto. Il principio di correttezza nei rapporti societari. 11 giugno 2003. nel caso dei soci-dipendenti. II. non contrasti con l‟interesse dei quali i medesimi sono portatori in quanto soci-cooperatori. in giurisprudenza. Cass. 1996. essendone dimostrazione. l‟opportunità di favorire lo stesso scopo mutualistico mediante una politica di adeguata remunerazione dei capitali allo scopo di attirare nuovi investimenti). Come pure una situazione di conflitto potrebbe immaginarsi in relazione a decisioni che. 2004. 2006. vol. F.. dall‟altro va tuttavia segnalato che.c. Tenendo conto dei chiarimenti forniti dalla Riforma in merito al significato dello scopo mutualistico. 9353. 133 ss. Como. 11151. F. n. Cass. in Società. impone di accertare che l‟interesse sottostante al loro voto. nonché. diretto da Abbadessa e Portale. DI SABATO. 259. App. ovvero la stabilità ovvero ancora la redditività della banca (il cui perseguimento rientra senz‟altro tra gli obiettivi di ogni cooperativa di credito. 1 giugno 2000. consentendo una verifica della legittimità del relativo esercizio. p. Torino. p. Se da un lato ed in astratto non sembra potersi perciò dubitare della possibilità di situazioni di conflitto. in Società. in Giur. cit. p. in Il nuovo diritto delle società. espresso a salvaguardia degli interessi connessi al rapporto di lavoro. una situazione di conflitto di interesse potrebbe così immaginarsi. 2373 c. 1. Le società.

II. t. prevedendo la creazione di una organizzazione stabile cui venga attribuita la competenza ad esprimersi in via continuativa sulle scelte gestionali della banca. in particolare. III. deve valutare i concreti riflessi degli accordi tra soci sulle politiche gestionali della banca.. in Giur. la caducazione della decisione assembleare per contrarietà all‟interesse sociale potendo non a caso essere ipotizzata. 1994. in Giur. p. d‟altra parte. BENAZZO. p. (220) 173 . che tuttavia ricorda il parere di W. a questa difficoltà soccorre la possibilità di un intervento discrezionale da parte dell‟Autorità di vigilanza. comm. risultino potenzialmente in grado di alterare la funzionalità dei processi decisionali della stessa (Tit. III. p.. valendo tale regola anche nel caso in discussione riguardante il voto dei soci-dipendenti. fermo restando. 541. Né. solo in presenza di indici presuntivi fortemente rilevatori di un impiego del voto in senso contrario all‟interesse sociale220. in Trattato delle società per azioni.u. che l‟ipotesi di un accordo in grado di interferire sulla sana e prudente gestione. 501.. 20. BIGIAVI. non arrechino pregiudizio alla “sana e prudente gestione” della stessa. I. I. in quanto tale sanzionabile ai sensi dell‟art. (219) Sino al punto da giustificare la tendenza. in ogni caso.1).b. la Banca d‟Italia. Azione sociale di responsabilità. comma 2. GUERRERA. Sostiene in termini decisi la tesi della insindacabilità della delibera di nomina delle cariche sociali P. L’assemblea: competenza. perlomeno nei casi in cui le iniziative delle associazioni che organizzano i soci-dipendenti. deve comunque essere riconosciuto in relazione a tutti quegli accordi volti a determinare indebite pressioni dei soci sul management. 2. 1991. 1956. ABBADESSA. 3 ss. pur potendo negativamente condizionare il corretto esplicarsi della mutualità o la stessa redditività della banca. Cap. sez. cit. Elezioni di nuovi amministratori con il voto di amministratori revocati in seguito ad azione di responsabilità. 224. riservando attenzione soprattutto ai patti che. tanto più rinvenibile con riguardo alle decisioni riguardanti la nomina degli organi sociali. allo scopo di valutare l‟eventuale pregiudizio della sana e prudente gestione. pp. che ammette l‟impugnabilità della delibera di nomina degli organi sociali qualora “risulti che l‟amministratore sia stato nominato dalla maggioranza in vista di una finalità extra sociale” F. op. revoca ex lege degli amministratori in carica e nomina dei nuovi amministratori.agevole219. it. Torino.. diretto da Colombo e Portale. a ritenere insindacabili le ragioni che inducono il socio a votare in un senso o nell‟altro: P. Secondo le Istruzioni di Vigilanza.

alla cui formazione concorrono controlli di tipo “interno”. mutualistico e creditizio. rilevano nel caso delle banche cooperative più di quanto in generale non accada in relazione agli altri tipi di società.3 .lgs.(Segue): sanzioni comminabili 4. alla verifica della correttezza del funzionamento della cooperativa bancaria sotto il profilo societario..(Segue): la mutualità delle banche di credito cooperativo tra vigilanza governativa e vigilanza della Banca d‟Italia 4. quelli cioè posti in essere dai preposti organi societari.I controlli governativi sui requisiti mutualistici previsti dal d. vale a dire.Premessa 2. nel loro complesso. Si spiega così la generale complessità del sistema di controllo delle banche cooperative... anche dal punto di vista dei controlli. il discorso si arricchisce poi ulteriormente per la necessità di valutare. tutte quelle attività che.4 . 1. 220 4.1 ..L‟organo di controllo interno 2.1. la vigilanza sull‟attività del relativo organo di gestione. nonché ad opera di soggetti “esterni”. queste attività assumono infatti connotati particolari dovuti alla circostanza che.(Segue): implicazioni dell‟eventuale mancanza nelle banche popolari della connotazione mutualistica 4..La previgente disciplina 3.2 . l‟attività di controllo deve tenere anche conto dei profili inerenti allo svolgimento del rapporto mutualistico. “sistema di controllo”. gli uni e gli altri deputati.3Le implicazioni della connotazione mutualistica 3. concorrono alla formazione del c. 2. n.La disciplina introdotta dal d.1.La vigilanza sui requisiti mutualistici delle banche popolari 4. 2 agosto 2002. nel complesso..L’organo di controllo interno 174 .2 . Trattandosi di società cooperative.Premessa Le verifiche sull‟adeguatezza dell‟assetto organizzativo e contabile della società.Requisiti di professionalità. 39/2010 4. onorabilità ed indipendenza 2.La vigilanza sui requisiti mutualistici delle banche di credito cooperativo 4. lgs. le implicazioni delle esigenze di stabilità e di una gestione sana e prudente.Modalità di nomina 2.6 – (Segue): osservazioni conclusive 5. affianco agli aspetti tipici del rapporto societario.d.2.CAPITOLO QUARTO IL SISTEMA DI CONTROLLO DELLE BANCHE COOPERATIVE SOMMARIO: 1. gli accertamenti di corretto funzionamento delle strutture aziendali ed il monitoraggio del rispetto delle norme di legge e di statuto.Inammissibilità in relazione alle banche cooperative del controllo giudiziario e dei controlli governativi previsti dal codice civile. Stante la natura bancaria dell‟attività svolta.5 .La funzione di controllo contabile 3..

i poteri (in taluni casi comprensivi di un diritto/dovere di indagine) previsti dall‟art. 2535. A.). a cura di Ghezzi. 2004.. vol. in Commentario alla riforma delle società. 2405 c. commentario diretto da Cottino. DE NICOLA.. V. pp.c. determinando la quasi completa sovrapponibilità della disciplina dell‟organo di controllo delle prime a quella dell‟organo di controllo delle seconde. COLANTUONI. GALGANO. 2005. riconosceva agli statuti delle società cooperative la facoltà di prevedere la possibilità di scelta di uno o più componenti del collegio sindacale tra gli appartenenti alle diverse (1) Oltre ad aver focalizzato il collegio sindacale sui controlli di legalità. in caso di adozione del modello dualistico. AMBROSINI. P. Ghezzi e Notari. in caso di adozione del modello monistico. dall‟altro. 2. la possibilità di affidare la funzione di controllo interno. 2403 c. 2010.. pp. 552 ss. Padova. diretto da Marchetti. ovvero al comitato per il controllo sulla gestione. 2403-bis c.. Bonfante.) prese in difformità dalla legge o dallo statuto. 2388. c.). il potere (esercitatile in relazione ad una pluralità di situazioni) di convocazione dell‟assemblea dei soci (F. con una sua focalizzazione sui controlli di legalità(1).).c. Cagnasso e Montalenti.c. MAGNANI. privandolo. Bologna. il potere di scambiare informazioni con il revisore esterno (art.1 . c. pp. Milano. comma 2. comma 4.c.c. al consiglio di sorveglianza.c. comma 7. in massima parte menzionati dall‟art. in La riforma delle società per azioni. 2003.Modalità di nomina Il vecchio art.c. Il diritto dei controlli societari.c. comma 2. in Il nuovo diritto societario*. Milano. 903 ss. 2391..Le novità introdotte dalla Riforma nella disciplina dell‟organo di controllo interno delle società per azioni hanno comportato. il potere di assistere alle assemblee dei soci. 3 ss. la rivisitazione del ruolo del tradizionale collegio sindacale. da un lato. i poteri (non spettanti questi ai sindaci delle banche cooperative) di denunzia al tribunale in caso di sospetto di gravi irregolarità gestionali da parte degli amministratori (2409. alle riunioni del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo (art.). 2403-bis. 2408 c. c. vol. c. 2/I. 436 ss. 175 . in alternativa al collegio sindacale. 2409-septies c. nelle ipotesi di denuncia di fatti censurabili da parte dei soci. Commento all’art. Bianchi. Commento agli artt. salvo eccezioni. 2403-bis. a cura di Sandulli e Santoro. la Riforma ha anche incrementato i relativi poteri. Trattato di diritto civile. 2010.c. della funzione di controllo contabile (art. 4.. Torino. comma 3.c. il potere di impugnare le deliberazioni del consiglio di amministrazione o del comitato esecutivo in caso di violazione delle disposizioni in tema di interessi degli amministratori nelle operazioni della società (art. c. pp.). 2403-2406. cui vanno aggiunti il potere di impugnare le deliberazioni dell‟assemblea dei soci (art. S. 2377. in Collegio sindacale e controllo contabile. Commento all’art. pp.) e del consiglio di amministrazione (art. Queste novità nella disciplina delle società per azioni si sono pienamente riflesse nella disciplina delle banche cooperative.). 159 ss.

che nella generalità delle società cooperative la nomina dell‟organo di controllo è obbligatoria nei soli casi previsti dall‟art. Tale norma non era menzionata tra quelle ritenute incompatibili con la speciale disciplina bancaria (3). essi durano in carica tre anni”. nel disciplinare la composizione del collegio sindacale. Cfr.e di due supplenti. 260 ss. IDEM. cit. la pratica del settore del credito. nominati dall‟assemblea dei soci che ne designerà il presidente. cit. Con la Riforma questa previsione è venuta meno. Le società cooperative. cit. (3) (4) (5) 176 . Per quanto riguarda la riserva a favore dei possessori di strumenti finanziari dotati di diritti di amministrazione.c. a fare impiego di clausole del tipo: “Il collegio sindacale si compone di tre sindaci effettivi ..di cui uno scelto nell‟Albo compilato dalla federazione locale . prevede. A. L‟art. pp. 736 ss. G. nonché nel caso in cui la società cooperativa emetta strumenti finanziari non partecipativi. comma 2. 534 ss. 459-450. le clausole statutarie delle banche cooperative si limitavano..c. Entrambe queste possibilità sono state però considerate non compatibili con la speciale disciplina bancaria.c. BASSI. non forniva riscontri di un suo effettivo impiego(4). A.. BASSI. Le banche cooperative. 282 ss. pp. 2543..5. nonché di (ii) attribuire il diritto di voto per l‟elezione dell‟organo di controllo proporzionalmente alle quote o alle azioni possedute ovvero in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico (art. pp. la ragione di questa (2) Per un generale commento di questa disciplina. comma 3.categorie di soci in proporzione all‟interesse di ciascuna categoria all‟attività sociale(2).b. generalmente. Commento all’art. al comma 1.u. avendo al suo posto l‟attuale disciplina previsto la possibilità da parte dell‟atto costitutivo della società cooperativa di (i) riservare ai possessori di strumenti finanziari dotati di diritti di amministrazione la nomina sino ad un terzo dei componenti dell‟organo di controllo (art.. Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici.c..). pp. 2543 c. BUONOCORE. cit. 2477. 29.. c. 2543. escluso l‟applicabilità alle banche cooperative dell‟intero art. c. cit. 2543 c.).c. L‟analisi svolta su un numero significativo di statuti ha fatto emergere che. MARASA‟.. c.. dei dottori commercialisti o dei ragionieri”. V. in Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. tuttavia. commi 2 e 3. del quale si sono riportati nel testo i contenuti del comma 2 e del comma 3. avendo infatti l‟art. 150-bis t. ovvero del tipo “Almeno due dei sindaci effettivi e due supplenti devono essere scelti tra le persone iscritte nell‟albo compilato dalla federazione locale o negli albi professionali dei revisori contabili. Diritto della cooperazione.

Commento all’art. V. la partecipazione al cui capitale è notoriamente contrassegnata da rilevanti profili di (6) Così F. Milano. 2542-2544 c. p. loc. ha accomunato situazioni evidentemente diverse..c. G. p. Tale previsione. a cura di Presti. in La riforma delle società. 49) (7) 177 .F. comma 2. inoltre L. entrambe le ipotesi non sembrano tuttavia presentare motivi di contrasto con la speciale disciplina bancaria. infatti. ult. ed in special modo nell‟ambito del dibattito sorto con riguardo alla governance delle banche popolari. Meno evidenti sono invece le ragioni dell‟inapplicabilità dell‟art.. Amministrazione e controllo nelle cooperative. Una lettura opposta della disciplina è stata offerta da chi ha invece ritenuto che poteri di controllo proporzionati alla dimensione dell‟investimento potrebbero risultare funzionali ad una maggiore efficienza degli assetti di governo (cfr. 2005. cit.. c.. cit. 2543 c.. Se da un lato.c. p. BONFANTE. p. o perché partecipa in misura rilevante allo scambio mutualistico o per la rilevanza della sua partecipazione al capitale. cit. Bonfante. Cagnasso e Montalenti. in Società cooperative. 992. VELLA. 347. 2593). Pur rispondendo a logiche profondamente diverse.inapplicabilità è del tutto evidente. PAOLUCCI. in Le cooperative dopo la riforma del diritto societario. 2543 c. con l‟obiettivo di rafforzare il controllo a favore di chi ha particolarmente a cuore le sorti della società cooperativa. Bologna.. TONELLI. cit. MARANO. cit. Commento agli artt. p. il voto plurimo a favore dei soggetti partecipi in misura rilevante al momento mutualistico può essere inteso come una sorta di “completamento dei poteri nell‟ambito della governance cooperativa”(6). G. che è proprio nel settore del credito. a cura di Sandulli e Valensise. 71. in quanto tale certamente non contrario ai principi del mutualismo. op. Le società cooperative dopo la riforma. facendo emergere l‟interesse alla conservazione e valorizzazione del conferimento effettuato. mancando nelle banche cooperative questa categoria. P.. 157 Per questa ragione la deroga al voto capitario è stata molto criticata da quella parte della dottrina che ha in particolar modo segnalato l‟inopportunità di questa “completa omologazione con i sistemi di voto delle società capitalistiche” (G. potendosi anzi segnalare. PRESTI. Commento all’art. p. diversamente deve dirsi per ciò che riguarda l‟attribuzione di un voto proporzionato all‟investimento. in Il nuovo diritto societario***. Scambio mutualistico e rapporto sociale: interferenze e connessioni. E...c.c. mette chiaramente in luce l‟attenzione del socio verso lo scopo di lucro (7). p. che invece. con riguardo alla seconda. 2593. commentario diretto da Cottino. BONFANTE. 2004. 2543.

1554. 2543. 2012. cit. Esclusi questi aspetti. TEDESCHI. (9) (10) (11) 178 . a cura di Bonfante. tale corrispondenza essendo peraltro rinvenibile con riguardo anche alle banche popolari con azioni quotate nei mercati regolamentati11. la Riforma avrebbe dovuto comportare il sostanziale mantenimento della previgente disciplina (art. 2593. la facoltà di nominare un sindaco effettivo ed un sindaco supplente è stata riconosciuta alla Banca d‟Italia. 5. in relazione alle banche cooperative. in particolar modo dall‟art. DABORMIDA. ult. Rispetto alla quale vale la pena ricordare che. Tale facoltà è stata poi eliminata dalla legge 8 agosto 1957. (10) . e) (9). la disciplina introdotta con riguardo alla generalità delle società cooperative. 356. l. Marziale. che l‟idea di parametrare i poteri di controllo alla misura della partecipazione al capitale sociale è stata soprattutto sostenuta (8). t. 29.. BONFANTE. Ipsoa. Rordorf e Salafia. (8) Avendo alcuni dei progetti di riforma della disciplina delle banche popolari in particolar modo sostenuto l‟opportunità di attribuire poteri di nomina di alcuni componenti dell‟organo di controllo a soggetti investitori.. comma 3. n. e 33. e ferma restando la riserva di nomina a favore dell‟assemblea prevista dagli artt. Cfr. M. 2543 c.. in Codice commentato delle nuove società. le modalità di nomina dell‟organo di controllo delle banche cooperative corrispondono per il resto a quelle dell‟organo di controllo delle società per azioni. in passato. sia da ricercata nel suo carattere innovativo. Commento all’art. 13 del testo unico bancario del 1937. Corapi. Il collegio sindacale. avendo poi il t. PRESTI.. cit. in Le cooperative prima e dopo la riforma del diritto societario. comma 3. 5. p. a sua volta escluso ogni ipotesi di nomina non assembleare dei sindaci (e degli amministratori): C.. Tant‟è che. incompatibile con il principio secondo cui. dato che un eventuale travalicamento dei confini della delega riguarderebbe.c. p. 625. tomo I. Amministrazione e controllo nelle cooperative. tutt‟al più.b. comma 3. GIUBILEI. 2004. p.u. 29. comma 2. lett. Ipotesi che parrebbe tuttavia anch‟essa da escludere. 707. p. avendo la legge delega previsto la possibilità di derogare al voto capitario solo “in considerazione dell‟interresse mutualistico del socio cooperatore e della natura del socio finanziatore (art. Padova. rimarrebbe da solo ipotizzare che la ragione dell‟esclusione dell‟art. Padova. 366/2001).lucratività. comma 3. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia3.c. G. op. p. diretto da Capriglione. Cfr. e specificamente con riferimento alle casse rurali ed artigiane.b. R.u. dal novero delle disposizioni applicabili alle banche cooperative. in mancanza di altre ragioni. 991. 2004. G. c. Commento all’art. cui si fa rimando per la bibliografia citata.

E. disciplinano la nomina mediante voto di lista.f. dalla delibera Consob n. 144-quater. in attuazione dell‟art.E. le disposizioni del regolamento Consob del 14 maggio 1999.Requisiti di professionalità.. che a loro volta prevedevano che le società per azioni dovessero scegliere uno o due sindaci effettivi ed uno supplente tra gli iscritti nel ruolo dei revisori dei conti se con capitale sociale non inferiore a 500 milioni. e negli altri casi tra gli iscritti negli albi professionali.E. 148. n. commi 2 e 3. ricorso poi rigettato con l‟affermazione del principio dell‟applicabilità dell‟art.A queste ultime.. 4191. in www-giustizia-amministrativa-it. tali disposizioni stabiliscono il diritto di ciascun socio di presentare una lista per la nomina dei componenti dell‟organo di controllo. Oltre a non richiedere.u.u. alla pari di quanto previsto per le società per azioni quotate in borsa. comma 2. neanche richiedeva (ai sindaci delle società cooperative) particolari requisiti di professionalità.c. 148 t. il R.. consente allo statuto di fissare un numero minimo di soci (purchè non superiore a cinquecento) presentatari della lista – nessun altro limite può essere previsto. 143-ter. 144sexies. 148. onorabilità ed indipendenza. A parte questo . 11971. recante il Regolamento Emittenti (R. comma 1. che al fine di garantire.E. 2002. come era invece per gli amministratori. in relazione al quale l‟art. comma 2. il comma 2 della norma stabiliva che ai sindaci di società cooperative non fossero applicabili le disposizioni dell‟art. sez. prevista dall‟art.E. 18 maggio 2001.. 15915 del 3 maggio 2007. 2397 c. rigettato con sentenza del 28 marzo 2008. in Società.. Infatti. (12) Tra le quali merita menzione il ricorso proposto (in particolare dalla Banca Popolare di Verona) dinanzi al Tribunale amministrativo della regione Lazio avverso le comunicazioni con la quale la Consob aveva invitato le banche costituite sotto forma di società cooperativa a recepire le previsioni dettate dall‟art. comma 4. R. con nota di E.ed a differenza di quanto previsto per l‟organo di gestione.u. di richiedere che il socio o i soci che presentano una lista risultino titolari di una quota di partecipazione non superiore ad un quarantesimo del capitale sociale (art. il vecchio testo dell‟art.). t. 2. si applicano infatti. l‟elezione di almeno un componente dell‟organo di controllo da parte della minoranza. n. comma 2.. n. che i sindaci delle società cooperative fossero soci o mandatari di persone giuridiche socie della cooperativa stessa.f. Per la parte riguardante la disciplina delle modalità di presentazione delle liste per la nomina dell‟organo di controllo delle banche popolari quotate. PAGNONI).2 .f. I.c. 2535 c. t. anche alle società quotate aventi natura giuridica di società cooperative (TAR Lazio.u. e successive modificazioni. potendo quindi la presentazione aversi anche da parte del singolo socio. è stato oggetto di ricorso giurisdizionale dinanzi al Tribunale amministrativo della regione Lazio. R. (13) 179 .)13. t. salva la facoltà dello statuto.f. 2684. a nulla essendo valsa la contrarietà manifestata e le iniziative assunte dalla categoria(12). Inserite nel R.

c. 1996. borsa e tit.c. pp. MOTTI.Non sussistendo troppi dubbi in merito al fatto che (anche) le banche cooperative non fossero tenute a scegliere i propri sindaci tra gli appartenenti a particolari categorie. n. 1992. Siena. Requisiti di professionalità dei sindaci di banche cooperative. le disposizioni dei commi 2 e 3 dell‟art. in proposito la Circolare del 24 febbraio 1992. Contra C.. Tale questione era assai dibattuta soprattutto con riferimento alle banche cooperative. I sindaci nelle cooperative di credito: un’occasione mancata.. lgs. PRESTI. Il collegio sindacale nelle società cooperative. 1993. continuando così a fare riferimento al 2° e 3° comma dell‟art. BUONOCORE. cfr. p. di fare in modo “che almeno uno dei componenti il Collegio dei Sindaci sia scelto tra le persone iscritte nel ruolo dei revisori contabili ovvero negli albi dei dottori commercialisti e dei ragionieri”. in Banca. 88. not. 2397 c. rendendo sostenibile la tesi che requisiti professionali fossero divenuti necessari anche in relazione a questi ultimi(14). Dopo l‟entrata in vigore del d. 28. Questo mancato coordinamento ha reso per molto tempo dubbia la disciplina relativa ai requisiti dei sindaci delle società cooperative. Per un problema di mancato coordinamento. 282. Del parere che “la legislazione vigente esclude che le società cooperative (ivi incluse le banche popolari e le casse rurali ed artigiane) abbiano l‟obbligo di munirsi di sindaci professionalmente qualificati” era in particolar modo G. 257 ss. Diritto della cooperazione. nonché V. pp. E così è stato sino a quando le disposizioni contenute nel decreto del Ministro del tesoro del 18 marzo (14) La tesi della necessità del possesso dei requisiti professionali previsti dalla legge 88/1992 era in particolar modo sostenuta dall‟Assonime (v. sono state modificate e riunite in un unico comma. 143. (15) 180 . A conferma del dibattito al riguardo sorto in dottrina. 27 gennaio 1992. 695. I. l‟art. 1992.. comma 2. in Riv. di cred.c. 802 ss. p. 2535. “per le quali non esiste un obbligo di legge”. in Atti del convegno organizzato dalla Cassa rurale ed artigiana di Montereggioni. in Le società. la Banca d‟Italia cercava pertanto di ovviare alla situazione raccomandando nelle proprie istruzioni alle banche cooperative. 2397 c. che prevedeva che i sindaci dovessero essere scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il Ministero della giustizia. non era stato tuttavia modificato. SALAFIA. n. sembrando in questo settore ancor più difficile ammettere che ad un incarico così delicato potessero essere ammessi soggetti sprovvisti di specifiche competenze(15). cit. V. c.).

V. che almeno un componente effettivo del consiglio di sorveglianza deve (16) In argomento.. 31 del 5 ottobre 1998. 2003. in www. 2397 c. tra gli iscritti negli albi professionali individuati con decreto del Ministro della giustizia(18) o tra i professori universitari di ruolo in materie economiche o giuridiche (art. 2397.. b) dei dottori commercialisti. 33. n. Con d. SANTORO.abionline. se non iscritti in tale registro. a cura di Capriglione.2. Padova. PIRONE.m. Quindi.L. in questo Capitolo. I. a far parte del collegio sindacale dovevano essere invece chiamate solo persone abilitate ad esercitare la revisione legale dei conti. scelti almeno uno (ed almeno un supplente) tra gli iscritti nel registro dei revisori ed i restanti.). ogni distinzione tra sindaci di società per azioni e sindaci di società cooperative. 517. 2001. p. il § 3. comma 2. sotto questo profilo. 320. requisiti professionali sono richiesti in capo ad uno solo dei componenti dell‟organo di controllo.c. c. gli albi professionali previsti dall‟art. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia2.c. (17) (18) (19) 181 . Se anziché il sistema tradizionale la banca cooperativa adotta invece il sistema di amministrazione e controllo dualistico. vol.. sono stati identificati con quelli a) degli avvocati. 3)(17). c) dei ragionieri e periti commerciali e d) dei consulenti del lavoro V. c.. 26 t. ha uniformato la disciplina dei requisiti di professionalità facendo venire meno. anche del controllo contabile. Circolare ABI serie legale n. soci o non soci.u. effettivi (oltre a due supplenti). non hanno messo da parte le precedenti incertezze interpretative prevedendo che “i soggetti competenti al controllo dei conti delle banche devono essere iscritti nel registro dei revisori contabili” (art. Contento. Porzio e Santoro. infra. Patroni Griffi. come sino a poco fa ancora consentito alle banche di credito cooperativo 19.b. stabilendo in particolare l‟art.it nonché A. p. 161(16). Commento all’art.c.c. in Testo unico delle leggi in materia bancaria e finanziaria. comma 4.1998. Commento all’art. Riferendosi il decreto ai “soggetti competenti al controllo dei conti” e non ai “sindaci” si è ritenuto che lo stesso abbia voluto differenziare i requisiti di professionalità dei sindaci delle banche incaricati del controllo dei conti della società rispetto a quelli invece esentati da tale adempimento in quanto affidato ad un revisore esterno (cfr.. Bologna. 2409-duodecies.. Quando incaricato dallo statuto. il collegio sindacale delle banche cooperative dovrà comporsi di tre o cinque membri. a cura di Belli. I. 214). 2535 c. La Riforma. 29 dicembre 2004. n. con l‟abrogazione del vecchio art.

In proposito.c. 42 dello statuto-tipo delle banche di credito cooperativo prevede infatti. 161. iv) coloro che nei due esercizi precedenti hanno svolto funzioni di amministrazione direzione e controllo della banca. quanto ai primi continuano a valere i requisiti previsti dal già citato d.. che ad oggi non risulta però averne determinato i contenuti. (21) 182 . 70 ss. 2/I. da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d‟opera retribuita.). Bianchi. L‟art.m. 1° settembre 1993.essere scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili(20). a cura di Ghezzi. 2409-octiesdecies. delle società da questa controllate. P. Commento all’art. in aggiunta ai divieti di legge. a cura di Sandulli e Santoro. i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della banca. requisiti di indipendenza sono previsti dallo statutotipo delle banche di credito di credito cooperativo (21). di società partecipate. 18 marzo 1998. Milano. mentre per i secondi (in attesa del regolamento ministeriale) valgono solo quelli eventualmente indicati in statuto. 2409-duodecies. c. salvo che si tratti di società finanziarie di partecipazione. 697. 26 t. 121. Pertanto. 2003. MAGNANI. in Sistemi alternativi di amministrazione e controllo. vol. di enti anche di natura societaria della categoria.u. di consorzi o di cooperative di garanzia. ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l‟indipendenza. art. p. ai componenti dell‟organo di controllo è inoltre richiesto il possesso di requisiti di onorabilità e di indipendenza da stabilirsi con regolamento del Ministro dell‟economia. Torino. il coniuge o gli affini fino al quarto grado con dipendenti della banca e l‟amministratore o il sindaco in altra banca o società finanziaria operante nella zona di competenza della società. 2409-duodecies. diretto da Marchetti. Ghezzi e Notari. sentita la Banca d‟Italia. Commento all’art. nonché alla possibilità da parte dei sindaci di assumere cariche in organi diversi da quelli di controllo presso altre società del gruppo bancario cui la banca appartiene ovvero presso società nelle quali la banca detiene una partecipazione strategica. (20) L. del d. delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo. venendo meno l‟impedimento dopo cinque anni dall‟adozione del provvedimento. Stesso dicasi nel caso di adozione del sistema monistico. se sottoposta a procedure di crisi di cui al titolo IV. Ai sensi dell‟art. anche in tal caso essendo richiesta la qualifica di revisore contabile in capo ad un solo componente del comitato per il controllo sulla gestione (art. iii) i parenti. in La riforma delle società. ii) coloro che sono legati alla banca o a società da questa controllate o alle società che la controllano o a quelle sottoposte a comune controllo. in Commentario alla riforma delle società.lgs. che non possono essere eletti alla carica di sindaco i) il coniuge. Il medesimo articolo pone altresì limiti alla possibilità di stipula di contratti di appalto con i componenti del collegio sindacale e con le società riferibili agli stessi o loro parenti ed affini. n. 385. n. v) coloro che abbiano ricoperto la carica di amministratore nel mandato precedente o di direttore nei tre anni precedenti. 2005. p. SCHIUMA.b.

In caso di banche popolari con azioni quotate, infine, in relazione ai componenti dell‟organo di controllo trova applicazione, secondo la tesi prevalente(22), l‟art. 148, comma 4, t.u.f., essendo quindi richiesti i requisiti di onorabilità e di professionalità fissati con decreto del Ministro della giustizia(23). 2.3 - Le implicazioni della connotazione mutualistica La sovrapponibilità della disciplina dell‟organo di controllo delle banche cooperative a quella dell‟organo di controllo delle società per azioni, consente di rinviare ai commenti riguardanti l‟organo di controllo delle società per azioni e delle banche in genere(24), limitando in questa sede ogni osservazione ai soli aspetti inerenti la connotazione mutualistica.

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M. NOTARI, Commento all’art. 119 t.u.f., in La disciplina delle società quotate, a cura di Marchetti e Bianchi, Milano, 1999, I, p. 769; G. CAMPOBASSO, Commento all’art. 119 t.u.f., in Testo unico della finanza, Torino, 2002, p. 973; M. GIUBILEI, op. cit., p. 356. V. il d.m. 30 marzo 2000, in Gazz. uff. 19 giugno, n. 141, contenente il “Regolamento recante norme per la fissazione dei requisiti di professionalità e onorabilità dei membri del collegio sindacale delle società quotate da emanare in base all‟art. 148 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58”. Un importante contributo all‟inquadramento dell‟organo di controllo delle banche, valido in relazione ai vari modelli, ivi compresi quelli diversi dal tradizionale, è stato offerto dal già ricordato provvedimento del 4 marzo 2008 la Banca d‟Italia, il quale descrive la funzione di “sovrintendenza” svolta dall‟organo di controllo in relazione alle verifiche riguardanti, tra l‟altro, l‟adeguatezza del sistema di gestione e controllo dei rischi; l‟accertamento delle cause e dei possibili rimedi delle irregolarità gestionali e delle anomalie negli assetti organizzativi e contabili; l‟adeguatezza dei sistemi e delle procedure dell‟organizzazione aziendale nel suo complesso; l‟andamento delle operazioni sociali in genere e l‟andamento di determinati affari. Per quanto nel provvedimento sia riscontrabile una tendenza a trattare unitariamente la funzione di controllo senza enfatizzare i distinguo tra i diversi modelli, va tuttavia sottolineato che con riferimento ai sistemi diversi da quello tradizionale il provvedimento non manca di segnalare l‟opportunità dell‟inserimento nei testi statutari di clausole volte, in ultima analisi, al rafforzamento dei poteri ispettivi e della posizione di autonomia ed indipendenza dell‟organo di controllo. Tale previsione trova una sua giustificazione nel fatto che i poteri di ispezione spettanti agli organi di controllo nei sistemi di amministrazione alternativi appaiono, per taluni profili, meno incisivi rispetto a quelli del collegio sindacale, tant‟è che in dottrina è stata talvolta sottolineata l‟opportunità di integrare le previsioni di legge con cautele statutarie (cfr. F. BONELLI, Gli amministratori di s.p.a., Milano, 2004, 161; P. CICCARELLI, La funzione di controllo nel sistema dualistico, in Riv. dott. comm., 2007, 445; R. DE CICCO, Il collegio sindacale e la corporate governance: confronto tra Italia e altri paesi, in Il collegio

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Tali osservazioni muovono dalla circostanza che la funzione dell‟organo di controllo delle banche cooperative ricomprende lo svolgimento di un‟attività ulteriore, riguardante in particolar modo la verifica dell‟adeguato orientamento, della società e dei suoi amministratori, verso il perseguimento dello scopo mutualistico. Le verifiche che da questo punto di vista possono ritenersi di competenza dell‟organo di controllo sono in astratto le più disparate, sotto il profilo della connotazione mutualistica dovendo l‟organo di controllo valutare ogni aspetto dell‟organizzazione e della gestione societaria. A tal riguardo, ad esempio, i controlli dovrebbero investire l‟esistenza di un assetto organizzativo funzionale al monitoraggio del momento mutualistico; le iniziative assunte dalla banca cooperativa a salvaguardia della gestione di servizio; l‟esistenza di una organizzazione aziendale orientata a favore dei soci; la conformità al principio della porta aperta delle scelte operate dalla banca in fase di ammissione di nuovi soci; eccetera.

sindacale nelle banche, a cura di Baravelli e Viganò, Roma, 2005, 28; P. CICCARELLI, op. cit., 442 ss.), i limiti dei poteri ispettivi dell‟organo di controllo dei sistemi alternativi dipendendo, oltre che da una minore autonomia della funzione di controllo rispetto a quella di gestione, dalla mancanza di norme analoghe a quelle riguardanti il collegio sindacale - quali ad esempio l‟art. 2397 c.c. (che prevede la composizione di un collegio sindacale formato da soli professionisti), l‟art. 2400, comma 2, c.c. (che limita la possibilità di revoca dell‟incarico alla sola ipotesi dell‟esistenza di una giusta causa), l‟art. 2403-bis, comma 1, c.c. (che riconosce la possibilità di interventi ispettivi e di controllo a carattere anche individuale), l‟art. 2403bis, comma 4, c.c. (riguardante la possibilità di avvalersi di propri collaboratori e dipendenti) – che non troverebbero applicazione all‟organo di controllo dei sistemi alternativi, salvo a non voler correggere la lettera della legge per il tramite dell‟art. 223septies, disp. att., c.c. (cfr. S. FORTUNATO, I controlli nella riforma delle società, in Società, 315). Dato il loro numero, in questa sede non è possibile fare menzione delle tante indicazioni che il provvedimento della Banca d‟Italia fornisce in merito agli opportuni contenuti da inserire in statuto a seconda del sistema di amministrazione prescelto. Un certo interesse suscita tuttavia, in caso di adozione del modello dualistico, l‟indicazione secondo cui, qualora il consiglio di sorveglianza risulti composto da un numero di componenti superiore a sei, i poteri di ispezione devono poter essere esercitati da un apposito comitato costituito all‟interno del consiglio di sorveglianza stesso; previsione, quest‟ultima, da mettersi in relazione alla tendenza ad una composizione pletorica del consiglio di sorveglianza, riscontrata tra l‟altro con riguardo ai consigli di sorveglianza di due importanti banche popolari (UBI Banca e Banco Popolare, quest‟ultima poi tornata al modello tradizionale), addirittura composti rispettivamente - da 23 e 20 componenti.

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Che l‟organo di controllo di una banca cooperativa abbia il dovere di riservare particolare attenzione alla verifica del momento mutualistico trova peraltro conferma nell‟applicabilità dell‟art. 2545 c.c., il quale richiede a tale organo di illustrare, nella propria relazione al bilancio, il modo in cui la banca ha dato attuazione allo scopo mutualistico. E poichè, evidentemente, non avrebbe senso ammettere che tale obbligo di illustrazione possa ritenersi assolto con un richiamo solo formale e generico al perseguimento degli scopi mutualistici, il relativo adempimento non può che significare che l‟organo di controllo debba (prima) procedere ad una valutazione effettiva dell‟adeguatezza del modo in cui la banca ha perseguito lo scopo mutualistico, in ciò tenendo conto del grado di mutualità richiesto a seconda del tipo di banca cooperativa nonché delle finalità assunte a livello statutario, in modo da (poi) nella propria relazione poter dare conto degli esiti delle proprie verifiche. Così che, volendo fare un esempio, ove lo statuto della banca cooperativa avesse previsto la possibilità di distribuzione di ristorni, l‟organo di controllo non dovrebbe esimersi dall‟analizzare l‟eventuale mancata loro distribuzione, accertando le relative ragioni alla luce delle scelte organizzative e gestionali complessivamente poste in essere dalla banca, senza comunque esimersi dall‟esprimere una propria valutazione in ordine alla compatibilità della mancata distribuzione con le finalità mutualistiche statutariamente assunte. Da chiarire, in caso di violazione riguardante il momento mutualistico, è se della stessa debba essere informata la Banca d‟Italia ai sensi dell‟art. 52 t.u.b., che come noto, a tutela della sana e prudente gestione, impone all‟organo di controllo di comunicare senza indugio all‟autorità di vigilanza gli atti o i fatti di cui venga a conoscenza nell‟esercizio dei propri compiti, qualora in grado di costituire una irregolarità nella gestione della banca o una violazione delle norme disciplinanti l‟attività bancaria25. Questione che non avrei dubbi nel risolvere in termini positivi, dal momento che l‟obbligo di informare la Banca d‟Italia delle irregolarità riscontrate non può certo ritenersi limitata alle sole norme settoriali

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Per un commento dell‟art. 52 t.u.b., nel testo risultante dalle modifiche apportate dall‟art. 211 t.u.f., che ha significativamente ampliato gli obblighi informativi previsti dal testo previgente, v. F. VELLA - M. PRESTIPINO, Commento all’art. 52, in Testo unico bancario, commentario a cura di Porzio, Belli, Losappio, Farina e Santoro, Milano, 2011, pp. 457 ss.

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dell‟ordinamento bancario, la correttezza dell‟esercizio dell‟attività bancaria implicando, inevitabilmente, il rispetto delle norme di diritto societario e del diritto dell‟impresa in generale, ivi comprese quelle riguardanti il rispetto dei principi della mutualità. Che in astratto le decisioni inerenti il momento mutualistico siano in grado di incidere sulla sana e prudente gestione della banca è, d‟altra parte, innegabile. Basti pensare, per averne riprova, ai riflessi in termini di ricavi, costi ed investimenti delle iniziative che la banca dovrebbe assumere a favore dei soci per realizzare la c.d. gestione di servizio, o anche, nel caso delle banche di credito cooperativo, alla perdita delle agevolazioni fiscali conseguenti all‟eventuale inosservanza degli obblighi inerenti la mutualità prevalente. Il mancato accesso alle agevolazioni fiscali è infatti in grado, potenzialmente, di mettere a rischio la consistenza patrimoniale della banca di credito cooperativo, aprendo le porte verso prospettive di amministrazione straordinaria, se non addirittura, nei casi più gravi, di liquidazione coatta amministrativa; ben spiegandosi, in tal modo, il dovere dell‟organo di controllo di comunicare tutte le situazioni suscettibili di dar luogo ad una violazione del mutualismo delle quali sia venuto a conoscenza nell‟esercizio dei propri compiti, spettando poi alla Banca d‟Italia il compito di valutarne la rilevanza e l‟idoneità ad incidere sulla sana e prudente gestione. 3.- La funzione di controllo contabile. 3.1 - La previgente disciplina Prima della Riforma il controllo contabile era affidato, di regola, al collegio sindacale, cui la legge attribuiva, tra gli altri, il compito di accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili e l‟osservanza delle norme riguardanti l‟esistenza e la valutazione del patrimonio sociale. A questa regola facevano eccezione le società con azioni quotate nei mercati regolamentati nonché quelle rientranti nella categoria, prevista dall‟art. 116, comma 1, t.u.f., degli “emittenti strumenti finanziari diffusi tra il pubblico”, rispetto alle quali la funzione di controllo contabile era invece demandata ad una società di revisione iscritta nell‟albo speciale previsto dall‟art. 161 t.u.f., tenuta allo svolgimento della propria attività sulla base di

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quanto previsto dagli artt. 155 ss. t.u.f. ed in conformità ai criteri stabiliti dal Regolamento Emittenti.(26). Anche per quanto riguarda le banche cooperative il controllo contabile poteva perciò essere affidato al collegio sindacale, a tale regola facendo però eccezione le banche popolari con azioni quotate in borsa nonché quelle, peraltro numerose, rientranti nella categoria prevista dall‟art. 116, comma 1, t.u.f., e specificamente in possesso dei requisiti stabiliti dall‟art. 2-bis R.E. (27) .

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La situazione descritta nel testo riflette quella venutasi a creare a seguito dell‟approvazione del d.lgs. 24 febbaio 1998, n. 58 (t.u.f.): v. A. IRACE, L’attività di revisione contabile, in Intermediari finanziari mercati e società quotate, a cura di Patroni Griffi, Sandulli e Santoro, Torino, 1999, pp. 1161 ss. L‟art. 2-bis R.E., per effetto della modifica di recente apportata dalla delibera n. 18214 del 9 maggio 2012, stabilisce che: “1.- Sono emittenti azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante gli emittenti italiani i quali, contestualmente: a) abbiano azionisti diversi dai soci di controllo in numero superiore a 500 che detengono complessivamente una percentuale di capitale sociale almeno pari al 5%; b) non abbiano la possibilità di redigere il bilancio in forma abbreviata ai sensi dell‟art. 2435-bis, primo comma, del codice civile 2.- I limiti di cui al comma precedente si considerano superati soltanto se le azioni alternativamente: - abbiano costituito oggetto di una sollecitazione all‟investimento o corrispettivo di un‟offerta pubblica di scambio; - abbiano costituito oggetto di un collocamento, in qualsiasi forma realizzato, anche rivolto ai soli investitori professionali come definiti ai sensi dell‟art. 100 del TUF; - siano o siano state negoziate su sistemi multilaterali di negoziazione con il consenso dell‟emittente o del socio di controllo ovvero siano state emesse alla negoziazione su mercati regolamentati e successivamente siano state oggetto di revoca; - siano emesse da banche e siano acquistate o sottoscritte presso le loro sedi o dipendenze 3.- Non si considerano emittenti diffusi quegli emittenti le cui azioni sono soggette a limiti legali alla circolazione riguardanti anche l‟esercizio dei diritti aventi contenuto patrimoniale, ovvero il cui oggetto sociale prevede esclusivamente lo svolgimento di attività non lucrative di utilità sociale o volte al godimento da parte dei soci di un bene o di un servizio 4.- Sono emittenti obbligazioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante gli emittenti italiani di obbligazioni di valore nominale complessivamente non inferiore a 5 milioni di euro e con un numero di obbligazionisti superiore a cinquecento”. Prima che la delibera 18214/2012 portasse a 500 il numero di soci richiesto ai fini della qualificazione di una società quale emittente azioni diffuse tra il pubblico, quest‟ultimo corrispondeva a quello, pari a 200, richiesto per la costituzione (e per la stessa sopravvivenza della banca popolare, comportando infatti la riduzione al di sotto del predetto minimo l‟obbligo di reintegrazione, entro un massimo di un anno, ed in mancanza lo scioglimento della banca: art. 30, comma, 4, t.u.b.). Anche dopo questa modifica, le banche popolari emittenti titoli diffusi tra il pubblico continuano ad essere numerose, come risulta dall‟elenco tenuto dalla Consob (consultabile nel sito

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le c. 2435-bis. A. comma 1. e risultante alla data del 1° gennaio 2004”. (28) Al riguardo l‟art.c. 262 del 22 dicembre 2005 della Banca d‟Italia.. 2409-bis. c. che limiti alla circolazione delle azioni possono comunque essere introdotti a livello statutario ai sensi di quanto previsto dall‟art. comma 1. 2-bis. e che neppure siano obbligate alla redazione del bilancio consolidato. comma 1. comma 6. b) poiché tenute.c. che esclude dal novero degli emittenti diffusi le società le cui azioni sono soggette a limiti legali di circolazione riguardanti anche l‟esercizio di diritti a contenuto patrimoniale (fermo restando. del codice è quella stabilita a norma dell‟art. 111-bis. comma 6. 2325-bis c. in nota 161). 30. i dati statistici riportati al Capitolo Terzo. e sempre che così (facoltativamente) previsto dallo statuto. al collegio www. 6/2003 ha stabilito che il controllo contabile debba di regola essere affidato (non più. R. t. c) i requisiti richiesti dall‟art. stabilisce che “sono società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio le società con azioni quotate in mercati regolamentati o diffuse tra il pubblico in misura rilevante”. 6/2003 e dal d. d) per effetto di quanto stabilito dall‟art. nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio(28). comma 2.). 2004. 2325-bis c.lgs. 2-bis. in ogni caso. 58. 2530. (integrando questa impossibilità il requisito previsto dall‟art. precisando a sua volta l‟art.d.it). lett. in Società. 24 febbraio 1998. al pari di ogni altra banca. limitatamente a tale incarico.consob. al rispetto del decreto 87/92 e degli schemi di bilancio contenuti nella Circolare n.c. Questa possibilità di rientrare nella categoria degli emittenti titoli diffusi tra il pubblico dipende dal fatto che: a) i soci delle banche popolari generalmente superano di molto il numero minimo di legge (v. ovvero ancora.. R. all‟applicazione della disciplina dell‟attività di revisione prevista per le società quotate in mercati regolamentati ed alla vigilanza della Consob (art.E. c.).u. sono compatibili con le azioni delle banche popolari (in argomento. 116 del d. 188 . comma 2. c. 37/2004. disp. nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio. c.).b. persona fisica o giuridica. c. al collegio sindacale bensì) ad un revisore contabile. lgs. ad una società di revisione iscritta nel registro dei revisori tenuta. b).. comma 3. p. le banche popolari non possono redigere il bilancio in forma abbreviata ai sensi dell‟art.c. società “aperte”.c.E. n.E. che la misura rilevante di cui all‟art. att.lgs.Tale disciplina è stata dapprima modificata dal d. R. 2-bis. 232). ovvero.c. anche dette “chiuse”. nei confronti delle banche popolari non opera l‟esclusione prevista dall‟art.). iscritto nell‟apposito registro dei revisori istituito presso il Ministero della giustizia (art. BLANDINI. come in passato. al riguardo.c. il d. lgs. 2409-bis. In particolare. Emittenti strumenti finanziari diffusi fra il pubblico in misura rilevante.

116.U. att.. commi 1 e 2. la situazione riguardante le banche cooperative risultava alquanto variegata. con specifico riguardo alle banche di credito cooperativo. 52 t. Inoltre. Inoltre. 965 ss. R. A sua volta. c. il d.sindacale. e sempre che non fossero tenute alla redazione del bilancio consolidato. le banche popolari erano altresì tenute(30) a sottoporre il (29) M. il comma 2-bis. Commento all’art.lgs. t. 161 t. ad applicare la disciplina di revisione prevista per le società con azioni quotate nei mercati regolamentati. le banche popolari dovevano invece. pp. oltre all‟obbligo di sottoporre il bilancio al giudizio di una società di revisione. a tal fine aggiungendo all‟art. 2004.c. obbligatoriamente provvedere alla nomina di una società di revisione iscritta nel registro istituito presso il Ministero della giustizia.u. comma 2. comma 2. comma 3.. c. oltre che ad una società di revisione. Le banche popolari le cui azioni risultavano sprovviste dei requisiti indicati dall‟art..F. Bonfante. Come è noto. in relazione all‟incarico. 2409-bis. commi 1 e 4.f. disp. e non più . t.u. che lo statuto di queste banche “può prevedere che il controllo contabile sia affidato al collegio sindacale”. ovvero al collegio sindacale integralmente composto da revisori contabili. commentario diretto da Cottino. potevano infatti affidare l‟incarico di controllo contabile. 155. prevedendo che le società emittenti strumenti finanziari diffusi tra il pubblico devono affidare il bilancio al giudizio di una società di revisione iscritta al registro dei revisori contabili. in Il nuovo diritto societario**. poiché la qualifica di società emittenti azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante implicava anche l‟applicabilità dell‟art. T.c.E.u.).. questo stesso decreto ha anche stabilito.b. 111-bis. ad un revisore esterno persona fisica. (art. 2409-bis. 116.c.. la qualifica di emittente strumenti finanziari diffusi implica la sottoposizione della società ad una serie di obblighi informativi alla Consob nonché l‟inapplicabilità (30) 189 . SPIOTTA. 2-bis. In applicazione di questa disciplina. in tal caso necessariamente costituito con la partecipazione esclusiva di soggetti iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il Ministero della giustizia(29) (art.).c. 37/2004 ha modificato l‟art. 163. tenuta. Cagnasso e Montalenti. c. comma 2. 162. 2409-bis c. Bologna.f. ai sensi dell‟art. Nei restanti casi..come era in precedenza – ad una società di revisione iscritta nell‟albo speciale tenuto dalla Consob ai sensi dell‟art.f. comma 2. e specificamente le disposizioni contenute negli artt. comma 2. tenuta ad applicare parte della disciplina prevista nel caso di revisione delle società con titoli quotati in mercati regolamentati.u.

Comportando questo.. la possibilità da parte della banca popolare di incaricare un‟unica società di revisione – e ciò anche allo scopo di evitare inutili sovrapposizioni di ruoli e duplicazioni di costi – tanto del controllo contabile ex art. infine.u. c. 5) della disciplina in tema di arbitrato e clausole compromissorie.f. 34. 116.lgs. commi 1 e 4).f. comma 2. att.della non perfetta coincidenza delle norme riguardanti l‟attività di revisione richiamate dalle predette due disposizioni(31). e così è tutt‟ora. l.u. 28 dicembre 2005. ove redatto. in aggiunta alle disposizioni menzionate dall‟art. 262). Le banche popolari con azioni quotate in mercati regolamentati. salvo solo talune eccezioni (32) 190 . non previsto al momento dell‟approvazione del d. 18.f.c.f.. nonché la specialità della disciplina contenuta nel t. 161 t. non del tutto chiaro entro quali limiti le norme dettate dal t.tra l‟altro . comma 1. anche in questo caso da scegliersi tra quelle iscritte nel registro dei revisori istituito presso il Ministero di giustizia e non più (come invece prevedeva l‟art. fermo restando l‟obbligo da parte di quest‟ultima di espletare il proprio (doppio) incarico tenendo conto .u.. comma 2. tuttavia. ad una società di revisione iscritta nell‟albo tenuto dalla Consob ai sensi dell‟art. Nel senso dell‟applicabilità alle società cooperative con azioni quotate dell‟intero capo II del t. (rubricata “Revisione contabile”). 116 t. depone la lettera dell‟art.f.u. infatti. a quello consolidato) al giudizio di una società di revisione. commi 1 e 2. lett. ed in generale le attività specificate dall‟art. 155 t. dovessero trovare applicazione nei confronti delle società cooperative con prevalenza su quelle del codice civile(32).f. 2409-bis. non esclude il giudizio di compatibilità con le caratteristiche proprie del sistema cooperativo. 156 (disciplinante il rilascio di una relazione da parte della società di revisione ai fini della pronuncia di un giudizio a seconda dei casi senza rilievi. d.f.. (31) In relazione all‟attività che la società di revisione è chiamata a svolgere nei confronti delle “società emittenti strumenti finanziari diffusi tra il pubblico”.c. comma 2..u. comma 2. t.u. erano tenute ad affidare il controllo contabile.u. t. 119 t.f. risultasse... del Capo II.u.f. che. prevede l‟applicabilità. 37/2004 e successivamente aggiunto dall‟art.. 116. e 163. comma 1.f. in pratica.u. Per quanto. t.lgs. a).. Ciò. del t.f. comma 2.u. dichiara l‟applicabilità delle norme del capo II “alle società con azioni quotate in mercati regolamentari italiani o di altri paesi dell‟Unione europea”. A favore della prevalenza del t. n. a sua volta obbligata ad applicare nell‟esecuzione dell‟incarico l‟intera sezione VI. degli artt.proprio bilancio di esercizio (unitamente. l‟art. tale questione di (ex art.u. negativo o di impossibilità ad esprimersi) e 160 (in tema di incompatibilità all‟espletamento dell‟incarico al fine di assicurare l‟indipendenza della società di revisione. 155.f.u. lgs.f. quanto del giudizio previsto dall‟art.u. 111-bis. c. (artt. 161 t. con rilievi. disp. prima della sua modifica ad opera del d. 37/2004) nell‟albo speciale tenuto dalla Consob ai sensi dell‟art. n. 162. senza distinguere a seconda del tipo di società. 17 gennaio 2003. rispetto a quella codicistica.

CAMPOBASSO.. Commento all’art. 12 t. Per quanto riguarda invece le banche di credito cooperativo. peraltro senza neppure soggiacere a particolari limiti quantitativi (art. P.. Istruzioni di Vigilanza). Sez. il Comunicato della Banca d‟Italia del 29 marzo 2004.u. p. MANFRIN . pp. che come noto comprende a sua volta le società con azioni quotate in mercati regolamentati nonché quelle con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante (art. 17. F. in Dir. Cap. stante anche l‟esplicito riferimento a queste ultime contenuto nell‟art. dal momento che le banche di credito cooperativo non rientrano nel novero delle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio in ragione dei limiti alla circolazione delle loro azioni riguardanti anche i diritti a contenuto patrimoniale(37). cit. R. 32 L‟appartenenza cioè alla categoria delle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio. c. Neanche questo. 2004.M. G.. Pertanto. fasc.. 767 ss. op. anche le banche di credito cooperativo . la cui applicabilità alle società cooperative con azioni quotate. Per ragioni di completezza vale la pena anche segnalare che l‟art. 74. che come già ricordato consentiva di affidare statutariamente il controllo contabile al collegio sindacale anche in assenza dei presupposti stabiliti dall‟art.f. di partecipazioni reciproche e di comunicazione delle partecipazioni rilevanti) si sono espressi in dottrina P. cit. M. e prat.u. 55 ss.F. ult.. nel qualificare gli emittenti “obbligazioni” diffuse in maniera rilevante tra il pubblico. t. 2409bis. cit. Commento all’art. MONTALENTI.. comma 3. NICODEMO. pp.potendo emettere prestiti obbligazionari ai sensi della ordinaria disciplina codicistica nonché titoli “aventi caratteristiche diverse da quelle fissate per le obbligazioni e per i certificati di deposito e i buoni fruttiferi” (Tit. Cfr. 1999. t.c. 157. loc. 2-bis.u. (35) (36) (37) 191 .b. V. p.c. 29 marzo 2004. considera tali gli “emittenti dotati di un patrimonio netto non inferiore a cinque milioni di euro e con un numero di obbligazionisti superiore a duecento”. comma 4. comma 2-bis. 14 ss.E. 973. DABORMIDA. La società quotata.u. soc. (33) (34) M. 119 t.f. IV. n. vale a dire anche qualora si trattasse di una banca di credito cooperativo tenuta alla redazione del bilancio consolidato(35).. NOTARI. III. sub 1.b. n.f... in Società. 119 t.. Il nuovo diritto bancario tra riforma societaria e norme di vigilanza.). 769.fatto non si poneva riguardo alle norme in tema di revisione contabile.) . (riguardanti principalmente le norme in tema di deleghe di voto.u. 13847.potrebbero rientrare nella categoria degli emittenti obbligazioni in maniera diffusa. 2325-bis c.U. NOTARI. Padova. p. in G.. (34). ogni questione era di fatto risolta dall‟art. L‟altra ipotesi contemplata dalla norma (36) risultava invece di per sé irrealizzabile. 2004. era dalla dottrina reputata “pacifica” (33). Le società cooperative e la riforma Draghi. comma 4. 52. pp. astrattamente.

u. (39) (40) 192 . 39/2010 ha previsto l‟abrogazione e sostituzione di una buona parte della disciplina della revisione legale contenuta nel codice civile e nel t..u. tra l‟altro. legge di tutela del risparmio). 39. 222339/2004 e 261958/2005. da C. Il d. che aveva in particolare incentrato il proprio intervento sulla durata dell‟incarico della società di revisione.f. La riforma delle società e le banche cooperative. della precisazione “il collegio esercita il controllo contabile”. ovvero al collegio sindacale(38). dei costi e dell‟affidabilità ed adeguatezza della propria struttura organizzativa e di controllo interno(39).lgs. comporterebbe l‟applicabilità ad esse dell‟art. che stabilisce che “l‟articolo 116 non si applica agli strumenti finanziari emessi dalle banche. nell‟art. persona fisica o persona giuridica. 27 gennaio 2010.u. valendo infatti..Lo statuto della banca di credito cooperativo poteva perciò.lgs. (38) Riflettendo questa possibile alternativa lo statuto-tipo delle banche di credito cooperativo ha perciò a suo tempo previsto l‟inserimento. tuttavia.f.2 .d. al Ministro dell‟economia e delle finanze nonché alla Consob il compito di sostituire mediante decreti attuativi parte della disciplina abrogata. Si vedano inoltre le Comunicazioni della Banca d‟Italia nn. 262 (la c. dipendendo la scelta da valutazioni di opportunità che la banca era chiamata a porre in essere tenendo anzitutto conto delle proprie dimensioni. Riguardo alla quale deve ricordarsi che modifiche alla disciplina della revisione legale contenuta nel t. p. in nota 25. in relazione ai titoli obbligazionari emessi dalle banche.f. 1130. attribuendo.. sono state anche introdotte dalla legge 28 dicembre 2005. nominati dall‟assemblea”. 116 t. n. relativa alla revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati..La disciplina introdotta dal d.lgs. In linea con tale impostazione è da ultimo il provvedimento della Banca d‟Italia del 4 marzo 2008 recante “Disposizioni di vigilanza in materia di organizzazione e governo societario delle banche”. l‟aggiunta di un ulteriore articolo (da rubricarsi “Controllo contabile”) in base al quale “Il controllo contabile sulla società è esercitato da un revisore contabile o da una società di revisione inscritti nel registro istituito presso il Ministero di giustizia. n. 43 (rubricato “Compiti e poteri del collegio sindacale”). l‟esclusione di cui all‟art. 3. cit.u. COSTA. ovvero. comma 2. entrambe citate. t. alternativamente. prevedere l‟attribuzione dell‟incarico di controllo contabile ad un revisore esterno. in alternativa. con il quale è stata data attuazione nel nostro paese alla direttiva 2006/42/CE.f. 118. 39/2010 La situazione descritta al § che precede(40) è stata ulteriormente modificata dal d. diversi dalle azioni o dagli strumenti finanziari che permettono di acquisire o sottoscrivere azioni”.

u. “con un leggero rilassamento del rigore di alcune disposizioni già previste dalla legge sul risparmio “ (così P.lg.lgs. va in questa sede ricordato che il d. per le società quotate a tutti gli enti di interesse pubblico. 16. 39/2010 ha unificato il registro dei revisori contabili istituito dal Ministro della Giustizia con quello delle società di revisione iscritte nell‟Albo Consob ai sensi dell‟art. quelle in forma cooperativa. a tal riguardo avendo l‟art. 534). t. comma 1.lgs.s. P. L‟effetto. 39/2010 è formalmente partita. 161 t.f. tutte le banche. 43.lgs. La riforma della revisione legale introdotta dal d. comprese. il cui controllo contabile va quindi affidato ad un revisore o società di revisione iscritti nel registro unico e con esclusione della possibilità di affidare l‟incarico al collegio sindacale. stabilendo per tali enti una disciplina della revisione legale. MICARDI .lgs.u. GIUDICI. a norma dell‟art. abrogato l‟art. b). lett. prevedendo l‟istituzione di un unico registro disciplinato con regolamento del Ministero dell‟economia e delle finanze. La nuova legge della revisione legale. 43 del d. avendo l‟art. in buona sintesi.f.. 2011.lgs. introducendo la nozione di ente di interesse pubblico. pubblicati nella Gazzetta Ufficiale 201 del 29 agosto 2012 (cfr.u. (42) (43) (44) 193 . 93 ss. 52.lgs. Il registro dei revisori legali e delle società di revisione disciplinato dal capo III del d. per quanto qui rileva. La revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati. 39/2010. comma 2-bis. contenuta nel capo V del d. data dell‟entrata in vigore dei primi tre decreti attuativi del Ministero dell‟economia e della finanza. (41) Per un generale commento del d. DE LUCA. 39/2010 subordinato l‟applicabilità della nuova disciplina all‟entrata in vigore dei regolamenti attuativi del Ministero dell‟economia e delle finanze previsti dallo stesso decreto44. in Società. tra non poche incertezze. più rigida in termini di indipendenza(42) ed affidata in ogni caso ad un revisore legale dei conti o ad una società di revisione legale iscritti nell‟apposito registro(43) (con esclusione quindi della possibilità di affidare la revisione contabile al collegio sindacale pur in mancanza della redazione del bilancio consolidato). F. 39/2010 si rimanda alla raccolta di scritti a cura di N. in Le nuove leggi civili commentate. 2010.). 145 e 146.b.Tralasciando le tante altre novità(41).G. il 13 settembre 2012. i decreti 144. h. di concerto con il Ministero della Giustizia e la Consob. d. 39/2010. in questione. Anche dopo l‟abrogazione tale ultima disposizione ha tuttavia continuato ad essere applicata. lett. e ciò anche per quanto riguarda le banche di credito cooperativo. ha ricondotto a questa nozione tutte le imprese cui il legislatore comunitario attribuisce un particolare valore sul piano degli interessi pubblici. comma 1. è stato quello dell‟allargamento della tecnica di revisione adottata dal t. Tra gli enti di interesse pubblico rientrano.

Peraltro, poiché l‟art. 16, comma 5, d.lgs. 39/2010, stabilisce che la Consob, d‟intesa con la Banca d‟Italia e l‟Isvap, può esentare in tutto o in parte gli enti di interesse pubblico dall‟obbligo di osservare una o più disposizioni dello stesso d.lgs. 39/2010, potrebbe anche aversi, teoricamente, un regolamento Consob che esenti le banche cooperative di più ridotte dimensioni dal divieto di affidare il controllo contabile al collegio sindacale. 4.- I controlli governativi sui requisiti mutualistici previsti dal d. lgs. 2 agosto 2002, n. 220 In passato il sistema di vigilanza amministrativa sulle società cooperative era disciplinato essenzialmente dal d.l.c.p.s. 14 dicembre 1947, n. 1577 (legge Basevi), più volte modificato nel corso degli anni(45). Vigente quel sistema, le banche cooperative risultavano unicamente soggette ai controlli di vigilanza di competenza della Banca d‟Italia, e dunque sottratte ad ogni forma di vigilanza governativa(46). Su tale sistema è intervenuto l‟art. 7 della l. 3 aprile 2001, n. 142, il quale, nell‟ottica di un generale riordino della vigilanza sugli enti cooperativi, ha delegato il governo ad emanare uno o più decreti per l‟ammodernamento ed il riordino dei controlli sulle cooperative e loro consorzi, cui ha fatto seguito l‟approvazione del d.lgs. 2 agosto 2002, n. 220(47).

TOSONI, Revisori, nuovo registro al via, in Il Sole 24 ore del 13 settembre 2012, p. 19. Sui dubbi interpretativi sollevati dalla disciplina transitoria, in particolar modo con riguardo a quella applicabile alle società rientranti nella categoria degli enti d‟interesse pubblico, v. la Circolare Assonime n. 16 del 13 maggio 2010, pp. 95-96, in www.assonime.it.).
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Tra le leggi integrative del sistema di vigilanza introdotto dalla legge Basevi merita menzione la l. 31 gennaio 1992, n. 59, ed in special modo il suo art. 15 (rubricato “Vigilanza”). G. D‟AMICO, Commento all’art. 28, in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia2, cit., p. 234; G. MARASA‟, Le banche cooperative, cit., p. 530; P. MARANO, Commento all’art. 28, in Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, cit., p. 449 Per un generale commento del d.lgs. 220/2002, vedi L.F. PAOLUCCI, Riordino della vigilanza sugli enti cooperativi, in Le nuove leggi civili e commentate, 2003, pp. 1155 ss. e soprattutto V. PALLOTTI, La riforma del sistema di vigilanza delle cooperative alla luce del d. lgs. n. 220/2002 (primi approcci operativi), in Riv. dir. impr., 2004, p. 56. V. anche, di recente, L.F. PAOLUCCI, Le società cooperative, cit., pp. 221 ss.

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Per quanto le novità introdotte da quest‟ultimo siano numerose, in questa sede va soprattutto sottolineato che il riordino operato dal d. lgs. 220/2002, poi modificato dall‟art. 10, l. 23 luglio 2009, n. 99(48), ha per la prima volta concentrato l‟attività di controllo dei requisiti mutualistici in capo ad un‟unica autorità, a tal riguardo assegnando al Ministero delle attività produttive (attualmente denominato “Ministero dello sviluppo economico”, e nel prosieguo anche solo “Ministero”) un ruolo esclusivo. Tale ruolo esclusivo, già desumibile dalla circostanza che il d. lgs. 220/2002 - a differenza della legge Basevi, che sottraeva alcune cooperative disciplinate da leggi speciali alla vigilanza dell‟allora competente Ministero del lavoro e della previdenza sociale - non propone eccezioni alla generale competenza del Ministero(49), risulta ora espressamente sancito all‟art. 1, comma 2, del decreto stesso, nella formulazione seguita alle modifiche introdotte dall‟art. 10 della l. 23 luglio 2009, n. 99. L‟introduzione di questo sistema di controlli organizzato per aree di competenza è la risultante del positivo accoglimento, da parte del legislatore, delle annotazioni critiche sollevate dalla dottrina, volte a sottolineare come, nel precedente sistema, gli accertamenti di alcune autorità (quali tra le altre la Banca d‟Italia, l‟ISVAP, il Ministero dei lavori pubblici, etc.) “lungi dall‟essere idonei a verificare la natura mutualistica degli enti si siano finora sostanziati unicamente in indagini tecnicocognitive attinenti al rispetto degli adempimenti e delle procedure determinate dalle leggi speciali” (50) In sostanza, con il d. lgs. 220/2002 si è, da un lato provveduto ad attribuire al Ministero una competenza esclusiva in tema di vigilanza sulla mutualità degli enti cooperativi, dall‟altro sono state fatte “salve le diverse forme di vigilanza previste dalle disposizioni vigenti” (art. 1, comma 4), che rispetto al sistema precedente sono state però limitate nella loro portata,
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Il d.lgs. 220/2002 è stato in particolar modo modificato ad opera dei commi 9, 11 e 12 dell‟art. 10 menzionato nel testo, che sono intervenuti, rispettivamente, sugli artt. 1 comma-bis, 1, comma 2, secondo periodo e 12, comma 5-bis del decreto stesso. L‟art. 1, comma 1, del d. lgs. 220/2002 stabilisce infatti che “La vigilanza su tutte le forme di società cooperative e loro consorzi, gruppi cooperativi ex articolo 5, comma 1, lett. f), legge 3 ottobre 2001, n. 366, società di mutuo soccorso ed enti mutualistici di cui all‟art. 2512 del codice civile, consorzi agrari e piccole società cooperative, di seguito denominati enti cooperativi, è attribuita al Ministero delle attività produttive, di seguito denominato Ministero, che la esercita mediante revisioni cooperative ed ispezioni ordinarie come disciplinate dal presente decreto” V. PALLOTTI, op. cit., 2004, p. 56

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essendo state in particolar modo private delle competenze riguardanti l‟accertamento sulla componente mutualistica. Questo significa, in altre parole, che le cooperative soggette ai controlli previsti da leggi speciali continuano ad essere sottoposte alle verifiche di competenza di altre autorità di vigilanza, con controlli però limitati ai soli aspetti tecnici inerenti alle specificità del settore e senza coinvolgere in alcun modo la componente mutualistica(51). Se questo vale in generale, per quanto riguarda il settore del credito va in aggiunta considerato che il d. lgs. 220/2002 ha previsto, in uno specifico articolo, una particolare disciplina applicabile alle (sole) banche di credito cooperativo. In particolare, con l‟art. 18 il d. lgs. in discussione ha assoggettato questo tipo di banche “alla disciplina dei controlli attribuiti all‟autorità governativa, limitatamente al rispetto delle disposizioni di cui all‟art. 21, comma 3, della legge 31 gennaio 1992, n. 59, e delle norme riguardanti i rapporti mutualistici ed il funzionamento degli organi sociali”. Questo articolo è stato a sua volta seguito dall‟approvazione da parte del Ministero delle attività produttive del d.m. 22 dicembre 2005, la cui emanazione ha reso effettiva, nei termini (e con i problemi) di cui si sta per dire, la vigilanza governativa sulle banche di credito cooperativo. Nessuna menzione è fatta invece dal d. lgs. 220/2002 alle banche popolari. 4.1 - La vigilanza sui requisiti mutualistici delle banche di credito cooperativo

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Il sistema di vigilanza introdotto dal d.lgs. 220/2002, è stato fatto notare, si propone tra l‟altro di impedire che sulla natura mutualistica degli enti cooperativi possano esprimersi, con possibili implicazioni di conflitto o di confusione, differenti autorità (quali ad esempio l‟Amministrazione finanziaria o l‟INPS, le quali, avendo specifiche competenze in materia tributaria e previdenziale, presumibilmente non dispongono di mezzi e competenze per svolgere in modo adeguato verifiche sulla qualità mutualistica degli enti cooperativi). A tal fine, in particolare, esso implica che le amministrazioni pubbliche non sono tenute ad effettuare verifiche in merito alla natura mutualistica degli enti ispezionati, dovendosi invece limitare - anche al fine di valutare la legittimità dell‟accesso alle agevolazioni fiscali, previdenziali e di altra natura - a prendere atto del risultato delle ispezioni poste in essere dal Ministero delle attività produttive (V. PALLOTTI, op. cit., p. 56). Con specifico riferimento ai rapporti tra la vigilanza introdotta dal d.lgs. 220/2002 e la vigilanza della Banca d‟Italia v. il seguente § 4.2.

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Il d.m. 22 dicembre 2005(52), dando attuazione alle linee guida contenute nell‟art. 18 del d.lgs 220/2002, ha reso effettiva la vigilanza governativa sulla mutualità delle banche di credito cooperativo provvedendo, anzitutto, a specificare la ripartizione di competenze tra la Banca d‟Italia ed il Ministero. A tal riguardo, in particolare, il provvedimento chiarisce che, mentre la vigilanza del Ministero è finalizzata al “rispetto delle disposizioni riguardanti la relazione degli organi sociali sulla gestione cooperativa, la rivalutazione delle azioni, il rimborso del sopraprezzo, la contribuzione ai fondi mutualistici nonché i rapporti mutualistici e, relativamente a questi ultimi, il funzionamento degli organi sociali” (art. 3, comma 2), le generali competenze di vigilanza restano invece “ferme” in capo alla Banca d‟Italia, cui spettano in via esclusiva ai sensi del t.u.b. (art. 3, comma 4). Delimitato in questo modo l‟oggetto dell‟intervento ministeriale, il d.m. 22 dicembre 2005 passa quindi a considerare i modi attraverso cui il Ministero può svolgere il proprio compito, a tal proposito riproponendo le modalità in generale previste dal d. lgs. 220/2002, vale a dire la revisione cooperativa con cadenza biennale e l‟ispezione straordinaria. Per quanto riguarda la prima, il provvedimento, delineandone in modo accurato il procedimento(53) ed in sostanziale conformità con quanto

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Un commento delle principali implicazioni dell‟entrata in vigore del decreto in questione è proposto da P. MARANO - V. DE STASIO, op. cit., pp. 699 ss., nonché da E. CUSA, L’enigmatico oggetto della vigilanza cooperativa, in Società, 2006, pp. 1481 ss. Come fatto cenno nel testo, il d.m. 22 dicembre 2005 delinea in modo accurato (con gli artt. da 10 a 19) il procedimento di revisione cooperativa, prevedendo – tra l‟altro - uno svolgimento in contraddittorio alla presenza del legale rappresentante della banca, che nella sostanza ripercorre i passaggi tipici della procedura di revisione cooperativa, già bene analizzati dalla dottrina (V. PALLOTTI, op. cit., pp. 76 ss) e che in generale ricomprendono a) una prima fase di accertamento, nel corso della quale al revisore è consentito l‟esercizio di ben definiti poteri comprensivi tra l‟altro della facoltà di sentire i soci della banca, i suoi dipendenti e gli eventuali terzi interessati, seguita da b) una seconda fase nella quale viene redatto il verbale di revisione, che a sua volta può concludere b1) con un giudizio positivo, ovvero b2) con la formulazione di una diffida (se le irregolarità riscontrate risultano sanabili nel termine di trenta giorni, dovendosi in tal caso allo scadere del termine verificare la rimozione della irregolarità dandone conto nella sezione accertamento del verbale di revisione), b3) ovvero ancora con l‟accertamento motivato dell‟insanabilità delle irregolarità nel termine di trenta giorni.

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in generale previsto dal d.lgs. 220/2002(54), ne ribadisce la funzione volta ad accertare “la natura mutualistica dell‟ente, verificandone la legittimazione a beneficiare delle agevolazioni fiscali, previdenziali e di altra natura” (art. 4, lett. b), nonchè quella assistenziale e consulenziale, mirante a fornire, sulla base di scelte forse più di merito che di legittimità, “suggerimenti e consigli per migliorare la gestione ed il livello di democrazia interna, al fine di promuovere la partecipazione dei soci alla vita sociale” (art. 4, lett. a). Riguardo all‟ispezione straordinaria, invece, a dover essere segnalata è soprattutto la circostanza che, a differenza di quanto previsto in generale dal d.lgs. 220/2002, il cui art. 8 ne riconosce l‟ammissibilità “sulla base di programmati accertamenti a campione, di esigenze di approfondimento derivanti dalle revisioni cooperative ed ogniqualvolta se ne ravvisi l‟opportunità”, nel caso delle banche di credito cooperativo il d.m. 22 dicembre 2005 ne limita invece l‟impiego al solo “caso di particolari esigenze di accertamento”, trovando questa limitazione la sua giustificazione, ragionevolmente, nella circostanza che trattasi di enti in ogni caso sottoposti alla penetrante vigilanza di altra autorità(55), e quindi nel principio di “economicità dell‟azione amministrativa” mirante ad evitare duplicazioni di adempimenti e di controlli ed a contenere oneri a carico delle banche ispezionate(56). Differenziazioni tra la revisione cooperativa e l‟ispezione straordinaria sono state inoltre previste per ciò che attiene l‟individuazione

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Ferma restando, tuttavia, la necessità di segnalare la non coincidenza delle verifiche funzionali all‟accertamento della natura mutualistica, nel caso delle banche cooperative limitate ai soli aspetti di cui all‟art. 3, commi 2 e 4 del d.m. 22 dicembre 2005, e nella generalità degli enti cooperative invece estese agli ulteriori aspetti menzionati dall‟art. 4, comma 1, lett. b), del d.lgs. 220/2002. Sono di questo avviso P. MARANO - V. DE STASIO, op. cit.., 2006, I, p. 700. Oltre che a limitarne la possibilità d‟impiego, della qual cosa si è detto nel testo, con riferimento all‟ispezione cooperativa il d.m. 22 dicembre 2005 ha anche provveduto a dettare disposizioni di coordinamento (dell‟attività di ispezione ministeriale) con l‟attività della Banca d‟Italia, stabilendo in particolare l‟obbligo da parte del Ministero di comunicare preventivamente alla Banca d‟Italia l‟intenzione di disporre l‟ispezione (art. 20, comma 2), di informare la stessa del relativo esito (art. 20, comma 3), nonché quello di disporre la variazione dell‟iscrizione o la cancellazione dall‟albo previsto dall‟art. 223-sexiesdecies, comma 1, disp. att., c.c., “informandone preventivamente” la Banca d‟Italia (art. 20, comma 3) (rispetto a quest‟obbligo di preventiva informazione è stata anche fatta notare una certa incongruenza rispetto all‟adozione del provvedimento sanzionatorio all‟esito della revisione cooperativa, da assumersi quest‟ultimo “sentita” la Banca d‟Italia: P. MARANO - V. DE STASIO, op. cit., p. 703).

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su tutti gli aspetti in grado di rilevare in termini di sana e prudente gestione (57) Per ragioni attinenti alla tutela della libertà di associazione delle banche di credito cooperativo (art. MARANO . sulle obbligazioni degli esponenti bancari. Sempre con riguardo ai soggetti abilitati a svolgere la vigilanza. in generale. mentre l‟art. cit. è inoltre da notare che. non si dovrebbe neanche escludere. n. lgs. la possibilità di avvalersi di altre associazioni generali di categoria. Vigilanza sulle banche di credito cooperativo: problematiche applicative.T. 220/2002 previsto la possibilità di avvalersi della “Associazione di categoria specializzata e sue articolazioni territoriali” unicamente in relazione allo svolgimento della “revisione cooperativa”. 220/2002 ha previsto la possibilità di convenzioni unicamente con l‟Associazione di categoria specializzata. il d. 7. 2005. RUGGIERO . secondo quanto si è già avuto modo di segnalare. per le banche di credito cooperativo ad esse aderenti. V.lgs. 22 dicembre 2005. comporta il mantenimento in capo alla prima autorità di tutte le verifiche riguardanti l‟impresa bancaria (vale a dire. Il d. prat. sulla natura e la rilevanza delle partecipazioni detenute dalla banca di credito cooperativo in altre imprese. DE STASIO. con una competenza residuale del Ministero nel solo caso di banche di credito cooperativo non aderenti neppure a quest‟ultima (57). 8 e 9. assistenza e tutela del movimento cooperativo”. e specificamente degli artt. il decreto in commento ha confermato questa possibilità limitatamente a quest‟ultima. sulle deleghe dei poteri per l‟erogazione del credito. p. cui si rimanda per un commento degli aspetti riguardanti il profilo soggettivo della revisione cooperativa.m. Infatti. ha proposto un criterio di ripartizione di competenze tra Banca d‟Italia e Ministero che. 18 del d. inoltre .m. 700. sull‟organizzazione societaria nonché. 4. 21. i controlli sul rispetto delle regole in tema di adeguatezza patrimoniale. la sussistenza in capo a queste ultime dei necessari requisiti di rappresentatività e professionalità (in argomento. ferma restando la necessità di meccanismi idonei a preservare.(Segue): la mutualità delle banche di credito cooperativo tra vigilanza governativa e vigilanza della Banca d’Italia. P.M. ad esempio. N. 18 del d.2 .. riservando invece l‟ispezione straordinaria al Ministero delle attività produttive.. la possibilità di avvalersi della “Associazione nazionale di rappresentanza.dei soggetti abilitati a svolgere la vigilanza.. 39. avendo l‟art. 18 cost. 22 dicembre 2005 ha invece aggiunto.V. p. nel caso delle banche di credito cooperative non aderenti ad alcuna associazione specializzata. in buona sostanza. soc. MACCHIONE. op. 199 . attraverso il vaglio delle competenti autorità.). se aderenti a quest‟ultima. in Dir. disciplinanti l‟istituzione dell‟elenco speciale dei revisori per le banche di credito cooperativo nonché l‟attività di formazione degli stessi a cura del Ministero e delle associazioni nazionali o specializzate).

le modalità di scambio mutualistico ed il divieto di distribuzione delle riserve tra i soci. la relazione degli amministratori e dei sindaci circa le azioni svolte in coerenza con gli scopi mutualistici e circa i criteri seguiti nella gestione sociale per il conseguimento di questi ultimi. e) la lettura unitaria del bilancio sulla base di una disamina dei dati patrimoniali ed economici al fine di riscontrare. Riguardo a queste ultime. Spettando al riguardo al revisore cooperativo il compito di rilevare. l‟ambito dell‟intervento di controllo di competenza ministeriale è in particolar modo desumibile dallo schema del “verbale di revisione” approvato dal decreto ministeriale in commento. soprattutto attraverso la verifica dei servizi e dei vantaggi offerti dalla banca di credito cooperativo al singolo socio nonché dell‟insieme delle iniziative poste in essere ai fini dello sviluppo delle condizioni morali e culturali del socio. l‟adozione da parte dell‟assemblea delle delibere di legge ed in particolare di approvazione del bilancio. l‟attitudine mutualistica della banca di credito cooperativo(60). della appartenenza dei soci all‟ambito territoriale della banca e dell‟esistenza di politiche di sviluppo della base sociale. c) la verifica dell‟effettività della base sociale. la diffusione dell‟impiego dell‟istituto della delega. l‟esistenza di meccanismi statutari volti a favorire il ricambio dei componenti del consiglio di amministrazione (59) 200 . (58) Dovendo a tal fine il revisore cooperativo anzitutto verificare il recepimento in statuto delle disposizioni riguardanti la devoluzione di una parte degli utili netti annuali ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione. la percentuale di partecipazione dei soci alle assemblee. anche dai numeri. il divieto di distribuire dividenti in misura eccedente i limiti di legge. tra l‟altro. d) la verifica del funzionamento degli organi sociali e della partecipazione dei soci alla vita sociale e democratica interna(59).dell‟impresa bancaria) ed il passaggio alla seconda di tutte le verifiche inerenti invece il “carattere di mutualità”. l‟esistenza (o meno) di un regolamento assembleare. dal quale emerge con sufficiente chiarezza che l‟attività di controllo del revisore cooperativo implica tra l‟altro: a) la raccolta di indicazioni utili ad accertare l‟assenza di finalità di speculazione privata(58). tra l‟altro sotto il profilo del numero minimo dei soci. b) la valutazione dell‟effettività dello scambio mutualistico e della qualità della partecipazione dei soci allo scambio stesso. del rispetto delle procedure di ammissione di recesso e di esclusione dei soci.

. ciascuna banca può porre in essere attività di rischio.b.tutte espressamente richiamate dal preambolo del d.b.u. 340. fasc. Profili funzionali ed operativi delle casse rurali ed artigiane. 37 ss. e non quello ad effettuare investimenti remunerativi.u. in Testo unico bancario. t. la procedura di ammissione dei nuovi soci (art. p. suscettibile di apprezzamento da parte anche della Banca d‟Italia ai fini dell‟accertamento della sana e prudente gestione(61). 35. Belli.b. 22 dicembre 2005. Che il vincolo di operatività prevalente si riferisca alle sole operazioni attive è anche segnalato da M. la revisione cooperativa comporta. in misura proporzionata alla consistenza del proprio patrimonio di vigilanza. 5 ss. 2012. Commento all’art. Milano. commentario a cura di Porzio. Il computo di queste attività di (61) (62) (63) 201 . Commento all’art.Riguardando l‟organizzazione sociale e la qualità dello scambio mutualistico. che pone un evidente problema di coordinamento. 34. Tra questi aspetti a meritare una certa attenzione è soprattutto quello disciplinato dall‟art. e cons. Padova. Losappio. sia perché anche dal punto di vista della stabilità dell‟azienda ad assumere rilevanza sono gli impieghi e non invece la raccolta. Invero. SANTORO. 35. nel cui ambito ricade anche la verifica dei requisiti mutualistici di cui. 1.b. tra l‟altro. 34.. da un lato hanno escluso dal calcolo le attività di rischio “a ponderazione zero”(63).b. l‟art. sia perché dal punto di vista del socio di una cooperativa di credito l‟interesse che rileva è quello riguardante l‟accesso al credito. La revisione delle bcc: un’opportunità per il movimento cooperativo bancario. dall‟altro hanno ricompreso nello stesso le attività di (60) Una dettagliata elencazione delle principali verifiche di competenza del revisore cooperativo è rinvenibile in E. comma 5.). in Coop. vale cioè a dire operazioni che in quanto attive implicano un rischio creditizio. potendosi anzi argomentare l‟opportunità di una raccolta a tassi di mercato senza preferenze a favore dei soci: a quest‟ultimo riguardo vedi V. diretto da Capriglione. p. SANTORO. 34. 2007. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia 3. 34. 405 e da V. disposizioni – queste ora citate . E questo. agli articoli 28. pp. CUSA. t. ha chiarito che il criterio della prevalenza riguarda il solo lato attivo dei rapporti bancari e non anche quello passivo(62). cit. Come è noto. t. la valutazione di aspetti la cui disciplina è in parte contenuta nella speciale normativa bancaria.). nel fornire le indicazioni per il calcolo della prevalenza a favore dei soci le Istruzioni di Vigilanza. 35 e 150-bis del testo unico bancario”). PELLEGRINI.) e la determinazione della prevalenza dell‟esercizio del credito a favore dei soci (art. commi 1 e 2. Inoltre. in tema di operatività prevalente con i soci. allo scopo di dare atto che gli aspetti mutualistici dalle stesse disciplinate rientrano negli ambiti di competenza della vigilanza della Banca d‟Italia (“le banche di credito cooperativo sono soggette alla vigilanza della Banca d‟Italia. tomo I. nel prevedere che “le banche di credito cooperativo esercitano il credito prevalentemente a favore dei soci”. pp.m.u.. in particolare. Penso anzitutto alle disposizioni riguardanti la composizione della compagine sociale (art. 35 t. Farina e Santoro. 35 t.u.u. 2010.

sez.u. il quale. 1. 2514 del codice civile ed i requisiti di operatività prevalente con i soci previsti dal presente decreto”. La riforma delle società e le banche cooperative.. in forza del quale il rischio creditizio delle diverse attività svolte dalla banca viene “ponderato” in modo differente a seconda della natura delle controparti creditrici.d. per l‟appunto. 100%. (65).rischio a favore di soci. del rischio paese e delle garanzie ricevute. cit. dove nessun riferimento è fatto all‟art. P. tuttavia.b.m. non foss‟altro perché le attività “a ponderazione zero” nulla hanno a che vedere con la mutualità e con i soci. pp. non sembra poter bastare per mettere in forse le chiare indicazioni desumibili dall‟art. IV. 1127 ss. C: COSTA. sono considerate cooperative a mutualità prevalente le banche di credito cooperativo che rispettano i requisiti di mutualità previsti dall‟art.b. e che invita il revisore a prendere in considerazione non solo gli scambi mutualistici ma anche “l‟insieme delle iniziative per lo sviluppo delle condizioni morali e culturali dei soci”. all. le attività assistite da garanzia rilasciata dal socio della banca in ogni caso di garanzia personale. cit..u. (64) In base al quale: “Ai fini delle disposizioni fiscali di carattere agevolativo. per fattori di ponderazione (0%. Questo.V. op. sistema delle ponderazioni. in pratica. 20%. p. A) riportano un elenco delle diverse tipologie di attività di rischio suddivise. a doversi chiarire è se al momento dell‟accertamento della prevalenza mutualistica il revisore cooperativo debba procedere secondo un‟analisi che tenga conto della destinazione delle attività di rischio (il che. 28. 707. Evidenziano il problema. cap. Sulla base di questi criteri le Istruzioni di Vigilanza (Tit. Ma dal momento che questo comporta. senza però prendere (65) 202 . (64). 35 t. t. 22 dicembre 2005 nella parte riguardante la valutazione dello scambio mutualistico.b.. III. DE STASIO. rischio viene posto in essere applicando il c. tenuto conto delle quali diviene in effetti difficile dubitare che il controllo del revisore cooperativo dovrà essere svolto in base all‟art. 2. 35 t.u. cap. comma 2-bis. par. Ad alimentare questo dubbio contribuisce molto la formulazione dello schema del “verbale di revisione” approvato dal d. potrà aversi solo a seguito di un controllo sulla matrice dei conti che la banca è tenuta a compilare per le finalità di vigilanza nonché attraverso l‟esame delle segnalazioni statistiche di vigilanza dalla stessa trasmesse alla Banca d‟Italia) o invece prescindendo da quest‟ultimo profilo in quanto attinente alla stabilità e non (anche) alla mutualità. 50%. 1). esplicita ed incondizionata (Titolo VII. che il calcolo della prevalenza secondo i criteri stabiliti dalla Banca d‟Italia non garantisce affatto che la banca di credito cooperativo operi in prevalenza con la propria compagine sociale. 200%). MARANO .

prevedendo tra l‟altro che “qualora sussistano ragioni di stabilità” la Banca d‟Italia possa anche autorizzare le singole banche di credito cooperativo ad una operatività prevalente a favore di soggetti diversi dai soci, comporta - in pratica - la possibilità di considerare la banca di credito cooperativo a mutualità prevalente anche quando la sua operatività, per espressa autorizzazione, è in prevalenza rivolta verso soggetti diversi dai soci. Volendo evitare quest‟ultima conclusione bisognerebbe ammettere, invece, che l‟autorizzazione all‟operatività prevalente a favore di soggetti diversi dai soci non incide sulla valutazione di prevalenza ai fini del riconoscimento dei benefici di legge, con implicazioni tuttavia poco ragionevoli. Infatti, mentre l‟autorizzazione ad operare con i non soci avrebbe lo scopo di favorire la consistenza patrimoniale futura della banca, la perdita del requisito della prevalenza ed il conseguente venir meno dei benefici fiscali determinerebbe una diminuzione patrimoniale immediata, conseguenza della piena tassazione del reddito, di per sé in grado di vanificare le finalità di stabilità presupposto dell‟autorizzazione alla deroga degli obblighi di prevalenza(66). Per evitare l‟incoerenza, non resta perciò che ammettere che in caso di contrasto tra le esigenze di stabilità del sistema creditizio e le esigenze di tutela della mutualità, queste ultime debbano soccombere alle prime, prevalendo l‟autorità della Banca d‟Italia su quella del Ministero. Tant‟è che, non a caso, il d.m. 22 dicembre 2005 prevede flussi informativi a beneficio della Banca d‟Italia imponendo al Ministero di segnalare eventuali aspetti di rilievo di competenza della Banca d‟Italia, senza che un analogo obbligo gravi invece su quest‟ultima, salva la necessità per la Banca

posizione, N. RUGGIERO - M.T. MACCHIONE, op. cit., p. 37. Prima del d.lgs. 220/2002 e della Riforma del diritto societario, che la mutualità delle banche di credito cooperativo dovesse essere valutata in base all‟art. 35 t.u.b., era pacifico in dottrina: R. COSTI, L’ordinamento bancario3, cit., p. 387; A. MAGLIOCCO, L’operatività delle banche di credito cooperativo, in La nuova legge bancaria, a cura di Ferro Luzzi e Castaldi, I, Milano, 1996, p. 562; V. SANTORO, Commento all’art. 35, in Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, a cura di Belli, Contento, Patroni Griffi, Porzio e Santoro, vol. I, Bologna, 2003., p. 540; A. ROSSI, Mutualità e ristorni nella banche di credito cooperativo, cit., p. 501.
(66)

Cfr., V. SANTORO, La vigilanza sulle cooperative di credito: problemi aperti in ordine alla ripartizione delle competenze, in Studi per Franco di Sabato, Napoli, 2009, anche rinvenibile in www.unisi.it/ianus/santoro.pdf, p. 17 (secondo la numerazione in quest‟ultimo).

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d‟Italia di motivare in contraddittorio con il Ministero l‟inevitabilità di eventuali scelte pregiudizievoli per la mutualità(67). Non potendosi perciò esimere dal fare notare che, in questi termini, l‟intervenuta attribuzione all‟autorità governativa di poteri di controllo della mutualità delle banche di credito cooperativo corre il rischio di risultare poco utile, restando in ogni caso la Banca d‟Italia a stabilire, oltre ai criteri per l‟accertamento della prevalenza mutualistica, le ipotesi in cui poter derogare (senza implicazioni in termini di accesso ai benefici di legge) agli stessi obblighi di prevalenza. 4.3 - (Segue): sanzioni comminabili Oltre che, come appena visto, in fase di controllo, la vigilanza governativa sulle banche di credito cooperativo è soggetta a limiti anche sotto il profilo delle sanzioni comminabili nel caso dell‟accertamento di violazioni. Mentre, infatti, in relazione alla generalità delle cooperative l‟art. 12 del d.lgs. 220/2002 riconosce al Ministero la possibilità di adottare una serie di provvedimenti distinguibili in funzione degli effetti esplicati (ovvero, venir meno dei benefici fiscali e di altra natura, venir meno e sostituzione degli organi sociali, venir meno dell‟ente stesso) (68), per quanto riguarda le banche di credito cooperativo la preminenza riconosciuta al profilo bancario ha indotto invece il legislatore ad escludere la possibilità da parte dell‟autorità governativa di irrogare alle banche di credito cooperativo sanzioni, salvo solo quelle produttive di effetti in termini di accesso ai benefici di legge69.

(67)

Cfr., V. SANTORO, Commento all’art. 28, in Testo unico bancario, commentario a cura di Porzio, Belli, Losappio, Farina e Santoro, Milano, 2010, p. 270 Per la precisione, ai sensi dell‟art. 12 del d.lgs. 220/2002 il “Ministero, sulla base delle risultanze emerse in sede di vigilanza, valutate le circostanze del caso”, può adottare i seguenti provvedimenti: a) cancellazione dall‟albo nazionale degli enti cooperativi; b) gestione commissariale ai sensi dell‟art. 2545-sexiesdecies c.c.; c) scioglimento per atto dell‟autorità, ai sensi dell‟art. 2545-septiesdecies c.c.; d) sostituzione dei liquidatori, ai sensi dell‟art. 2545-octiesdecies c.c.; e) liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell‟art. 2545-terdecies c.c. Con specifico riguardo alle agevolazioni fiscali è il caso di ricordare, che la natura bancaria implica il necessario coinvolgimento dell‟Autorità di Vigilanza nella fase di iniziale accesso a tali benefici ma non anche in quella di successiva verifica fiscale. A tal riguardo, in particolare, la Risoluzione 45/E del 7 maggio 2012 della Direzione Centrale Normativa dell‟Agenzia delle Entrate ha infatti sottolineato il distinguo tra il

(68)

(69)

204

Escluso ogni altro provvedimento, l‟art. 16 del d.m. 22 dicembre 2005 prevede infatti che, ove ritenga sussisterne i presupposti, il Ministero possa disporre “la variazione dell‟iscrizione” ovvero la “cancellazione” della banca di credito cooperativo dall‟albo delle cooperative “previsto dall‟art. 223-sexiesdecies, comma 1, disp. att., c.c.”, ovvero dall‟albo delle cooperative istituito in data 23 giugno 2004 con decreto del Ministero delle attività produttive(70).

momento in cui la banca viene ad esistenza, pretendendo di avere i requisiti della mutualità (rispetto al quale “il parere dell‟organo di vigilanza appare indispensabile ed obbligatorio, posto che si tratta di fare una valutazione sulle caratteristiche dell‟ente che viene ad esistenza e che pretende di operare in un contesto di agevolazioni concesse al fenomeno della cooperazione”), da quello in cui la stessa opera potendo farlo, di fatto, in modo difforme da quanto previsto dal proprio statuto e dalla legge (il parere dell‟Autorità di Vigilanza potendo in tal caso “anche mancare, avendo l‟amministrazione finanziaria i poteri necessari per accertare da sola se i comportamenti sono conformi o meno alle previsioni di legge e di statuto e se, quindi, le condizioni della mutualità sono state di fatto osservate”). Discendendo da ciò, in concreto, la facoltà dell‟Amministrazione di disconosce le agevolazioni fiscali per ogni singolo periodo di imposta sulla base di dati concreti “atti a dimostrare che la veste mutualistica funge da copertura ad una normale attività imprenditoriale” (cfr., da ultimo, Cass. civ., sez. trib., 17 agosto 2009, n. 18344 nonché Cass. civ., sez. trib, 30 ottobre 2009, n. 23002, entrambe rinvenibili in banca dati DeJure, Giuffrè).
(70)

L‟art. 223-sexiesdecies, disp. att., c.c., in base al quale “il ministro delle Attività produttive predispone un Albo delle società cooperative tenuto a cura del Ministero delle Attività produttive, ove si iscrivono le cooperative a mutualità prevalente” e “in una diversa sezione del medesimo Albo sono tenute ad iscriversi anche le cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente”, è stato preceduto dall‟art. 15 del d.lgs. 220/2002, che aveva a sua volta già previsto l‟istituzione, articolata per provincia ed in sostituzione dello schedario generale della cooperazione e dei registri prefettizi, dell‟Albo nazionale degli enti cooperativi da tenersi presso gli Uffici territoriali del Governo e, in via transitoria, presso le Direzioni provinciali del lavoro. Questa duplicazione ha in un primo momento sollevato questioni interpretative in merito al rapporto tra i due albi ed alle relative discipline. Una prima lettura ha portato a ritenere che tra le due discipline non vi fosse alcun genere di sovrapposizione assolvendo i due albi a differenti funzioni (C.F. GIAMPAOLINO, La disciplina delle agevolazioni, in Le cooperative prima e dopo la riforma del diritto societario, a cura di Marasà, Padova, 2004, p. 130, pervenuto alla conclusione che le cooperative a mutualità prevalente per godere delle agevolazioni di legge avrebbero dovuto iscriversi ad entrambi gli albi, essendo considerata l‟iscrizione presupposto per l‟accesso alle agevolazioni tanto da parte della Riforma del diritto societario quanto dalla riforma della vigilanza cooperativa). Altri, al contrario, hanno dato per scontata l‟identificazione dei due albi, presupponendo una tacita parziale abrogazione della normativa più risalente (G. BONFANTE, Commento all’art. 2512 c.c., in Il nuovo diritto societario***,

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Rispetto a tale previsione va anzitutto notato che, per la parte in cui ha escluso l‟applicabilità dei restanti rimedi previsti dall‟art. 12 del d.lgs. 220/2002, la stessa è senz‟altro in linea con quanto stabilito dall‟art. 150-bis t.u.b., che con riferimento all‟attività di controllo di competenza amministrativa ha espressamente escluso l‟applicabilità alle banche cooperative delle disposizioni legittimanti l‟autorità governativa - nei casi rispettivamente di insolvenza, irregolare funzionamento della società, mancato perseguimento dello scopo mutualistico ed irregolarità e ritardi nella liquidazione - a disporre la liquidazione coatta amministrativa della società (art. 2545-terdecies c.c.), la revoca di amministratori e sindaci con nomina di un commissario (art. 2545-sexiesdecies c.c.), lo scioglimento della società (art. 2545-septiesdecies c.c.) e la sostituzione dei liquidatori (art. 2545-octiesdecies c.c.). Annotazioni, sempre con riguardo alle sanzioni previste dall‟art. 16 del d.m. 22 dicembre 2005, si rendono inoltre possibili in merito ai presupposti della relativa adozione. Da segnalare, in particolare, è che per la generalità delle cooperative l‟art. 12 del d.lgs. 220/2002 prevede che la cancellazione dall‟albo delle cooperative debba essere disposta di diritto qualora l‟adozione del provvedimento appaia opportuna tenuto conto delle “circostanze” emerse in sede di vigilanza nonché nei confronti degli enti cooperativi che non rispettano le finalità mutualistiche, con ogni

commentario diretto da Cottino, Bonfante, Cagnasso e Montalenti, Bologna 2004, p. 2387). Nel suddetto panorama si è inserito il d.m. 23 giugno 2004 (in G.U. del 13 luglio 2004, n. 162) con il quale il Ministero delle attività produttive ha istituito l‟albo delle società cooperative, espressamente in attuazione dell‟art. 223-sexiedecies, disp. att., c.c., ma nelle premessa menzionando anche l‟art. 15 del d.lgs. 220/2202. In tal modo, quindi, il decreto sembrerebbe aver “accolto la tesi dottrinale dell‟identificazione dell‟albo previsto dal d.lgs. 220/2002 con quello di cui all‟art. 223-sexiedecies, disp. att., c.c.” (G. PETRELLI, Le cooperative nella riforma del diritto societario. Analisi di alcuni aspetti controversi, cit., p. 27). Sul piano operativo il d.m. 23 giugno 2004 ha previsto, tra l‟altro, l‟istituzione dell‟albo delle cooperative presso le camere di commercio e la gestione dello stesso con modalità informatiche. Tali modalità, ed in generale le specifiche operative dell‟albo, sono rinvenibili nel d.m. 2 dicembre 2004, nella Circolare n. 1579682 del 6 dicembre 2004 e nel decreto del 20 aprile 2006 del Ministero delle attività produttive (per un generale commento, v. M.C. TATARANO, La nuova impresa cooperativa, in Trattato di diritto civile e commerciale, diretto da Cicu, Messineo, Mingoni e continuato da Schlesinger, Milano, 2011, pp. 250 ss; G. PETRELLI, L’istituzione dell’albo delle società cooperative: i provvedimenti attuativi, Studio del notariato n. 5511/I, rinvenibile in www.notariato.it).

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conseguenza in termini di decadenza dai benefici fiscali e di altra natura(71). Automatismi analoghi non sono stati invece previsti nel caso delle banche di credito cooperativo, rispetto alle quali l‟autorità governativa è comunque tenuta a valutare i presupposti per la variazione o per la cancellazione, senza che la stessa possa mai essere considerata alla stregua di un atto dovuto. In ogni caso, tenuto conto che ai fini dell‟accesso alle disposizioni fiscali di carattere agevolativo l‟art. 28, comma 2-bis, t.u.b., considera a mutualità prevalente le banche di credito cooperativo che rispettano i requisiti di mutualità previsti dall‟art. 2514 c.c. nonché quelli di operatività prevalente con i soci ex art. 35 t.u.b., non dovrebbero esserci dubbi che la mancanza dei predetti requisiti integri gli estremi per l‟adozione di un provvedimento sanzionatorio, potendosi al più solo dubitare che in tal caso ad essere adottato debba essere il provvedimento di “variazione dell‟iscrizione” (72), implicante l‟iscrizione a titolo sanzionatorio nella sezione dell‟albo che accoglie società cooperativa a mutualità non prevalente, ovvero quello (più grave) della cancellazione. Ove peraltro il Ministero accerti la mancanza dei requisiti di mutualità prevalente menzionati dall‟art. 28, comma 2-bis, t.u.b., a porsi è il problema delle implicazioni ulteriori rispetto alla variazione/cancellazione dall‟albo. Invero, sulla base di una lettura congiunta dell‟art. 150-bis, comma 4, t.u.b. (che prevede che lo statuto delle banche di credito cooperativo contenga in ogni caso le clausole c.d. di mutualità prevalente di cui all‟art. 2514, comma 1, c.c.) e del comma 1 del medesimo articolo, nella parte in cui esclude l‟applicazione alle banche di credito cooperativo dell‟art. 2514, comma 2, e dell‟art. 2545-octies, c.c., è possibile desumere che le banche di

(71)

Dal tenore letterale della norma e dalla lettura della relazione ministeriale emerge che nei casi di mancata osservanza delle finalità mutualistiche la cancellazione dall‟albo delle cooperative si configura come un atto dovuto che scaturisce in modo automatico, ciò comportando che l‟autorità governativa non ha la facoltà, bensì l‟obbligo, di adattare il provvedimento di cancellazione (V. PALLOTTI, op. cit., p. 82). La medesima sanzione, della cancellazione di diritto, era in precedenza prevista per le cooperative che si sottraevano volontariamente all‟attività di vigilanza; sanzione che, secondo quanto si sta per ricordare anche nel testo, l‟art. 46 del d. lgs. 22 giugno 2012, n. 83 (recante “Misure urgenti per la crescita del Paese”) ha ora sostituito con una sanzione pecuniaria amministrativa. Ricollegano l‟adozione di questo provvedimento alla mancanza dei requisiti richiesti dall‟art. 28, comma 2-bis, t.u.b., P. MARANO - V. DE STASIO, op. cit.,, p. 704.

(72)

207

. cit. pp. cit. quando invece (cfr. 2514 c. allo stesso modo dovrebbe essere plausibile immaginare. Capo.. la nota 22 del Capitolo Primo. p. comma 3. comma 1. 45. PELLEGRINI. 2003.della quale si è detto . non è consentito perdere tale qualifica(74). Le banche cooperative nella riforma del diritto societario.c. CAPRIGLIONE. (74) (75) 208 . Giorni e Sarno. un intervento da parte della stessa Banca d‟Italia. in caso di inosservanza anche solo in via di fatto dei requisiti di mutualità prevalente. C. Che la mutualità prevalente rappresenti oggi un connotato imprescindibile di tutte le banche di credito cooperativo è conclusione che trova conferma nella Comunicazione della Banca d‟Italia del 2 aprile 2005 nonché in dottrina (cfr. 16. 354.(75). e tra queste. stante la sostanziale impossibilità di sopprimere con deliberazione assembleare le clausole previste dall‟art. c. così come sembra certo che la Banca d‟Italia non debba autorizzare la costituzione di una banca di credito cooperativo il cui statuto non preveda le clausole di cui all‟art.u. 36. nonché F. 418. Forma giuridica e assetti proprietari dell’impresa bancaria. in Testo unico bancario. ove l‟opinione della necessaria mutualità prevalente delle banche di credito cooperativo viene espressa con riferimento al quadro normativo precedente l‟approvazione del d. La riforma delle società e le banche cooperative. G.lgs.che sembra fare della (73) Non era così in passato. p. Farina e Santoro. 2514. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia3. p. in La banca: l’impresa e i contratti. Sul punto vedi già supra. cit. 36. G. 1127.. p. Infatti. sarebbe tuttavia compatibile con l‟idea ..m. p. Losappio. Dovrebbe pertanto essere corretto ritenere che. V. D‟Amaro. commentario a cura di Porzio. Le banche cooperative. tomo I. in Nuovo diritto societario ed intermediazione bancaria e finanziaria. MARASA. Torino. Padova. di quella riguardante la liquidazione coatta amministrativa. 2012. la sanzione della variazione potrebbe non esaurire lo spettro sanzionatorio. che per taluni profili potrebbe apparire soluzione estrema. M. p. 1999. Padova. CALANDRA BUONAURA. Commento all’art. 2003. p. Problemi e prospettive. diretto da Capriglione.c. Belli. 112) le banche di credito cooperativo erano ritenute libere di inserire o meno nel proprio statuto le clausole di non lucratività previste dalla legge Basevi. PETRELLI. a cura di Bassi. la cui adozione.b. Cooperative di credito.. in caso di accertamento dell‟inosservanza dei requisiti di mutualità prevalente.. 6/2003). 46. 544-5. d. V. 2010. Commento all’art. Padova. potrebbe in particolar modo avvalersi delle prerogative riconosciutegli dal t. la quale informata dal (e “sentito” il) Ministero a norma dell‟art. 2001. in Società cooperative e mutue assicuratrici. Milano. Applicabilità del nuovo diritto societario agli intermediari bancari e finanziari. SANTORO. 17.credito cooperativo sono divenute(73) cooperative a mutualità necessariamente prevalente alle quali. D‟AMARO. 22 dicembre 2005. COSTA.

la precedente nota 71 . 220/2002. C.. 10. l. 46 del d. (77) 209 . 2513 c.. deve infine dirsi della sanzione introdotta dall‟art. 2513 e 2545-octies c. c. l‟applicazione alle stesse degli artt. disp. l. ai fini della dimostrazione del possesso del requisito di cui all‟art. comma 6. (76) Cfr. 1128. SANTORO. cit.mutualità prevalente un connotato caratterizzante il tipo sociale in mancanza del quale una banca di credito cooperativo non dovrebbe esistere(76). att.. 10.u.. ult. 99/2009). aggiunto dall‟art. 83. originariamente prevista.c. V. come modificato dall‟art. dall‟art.. Per concludere il discorso sulle sanzioni. comma 12. n. comma. in astratto. di ragioni per escludere la comminazione della sanzione amministrativa. in Testo unico bancario. Commento all’art. c.. 22 dicembre 2005 la possibilità che la banca di credito cooperativo venga diffidata e l‟obbligo di uniformarsi entro il termine massimo di trenta giorni. ed essendo senz‟altro immaginabile. 99/2009). (ii) di omessa comunicazione all‟amministrazione finanziaria della perdita dei requisiti di prevalenza (art. della l. 5. in questi casi.m. della cancellazione di diritto) nei confronti (iv) di enti cooperativi che si sottraggono all‟attività di vigilanza o risultano irreperibili al momento delle verifiche77.. In mancanza dunque. p.c. lgs. V. 150-bis t. escludendo l‟art. 271.000 a 500. prevedendo in modo espresso il d.b. cit. 10 della legge 99/2009. 2545-octies. resterebbe solo da chiedersi.c. (art. La medesima sanzione è altresì applicabile (in sostituzione della sanzione. Delle quattro ipotesi. con la sanzione pecuniaria amministrativa da 50. comma 5-bis.000 euro.. Per la generalità delle cooperative tale sanzione è prevista nei casi (i) di omessa comunicazione annuale delle notizie di bilancio all‟amministrazione presso la quale è tenuto l‟albo. comma 8. lo stesso non può dirsi per quanto riguarda le restanti due. 223-sexiesdecies. op. COSTA. l‟ipotesi di una banca di credito cooperativo che si sottragga alla vigilanza. originariamente consistente nella sospensione semestrale di ogni attività intesa come divieto di assumere nuove eventuali obbligazioni contrattuali e di recente sostituita. 10. ult. mentre le prime due non riguardano le banche di credito cooperativo. 28. 99/2009). d.c.lgs. 22 giugno 2012. p. aggiunto dall‟art. (iii) di inottemperanza entro il termine prescritto alla diffida impartita dalla vigilanza (art.

p. essendo in ogni caso sostenibile che l‟Autorità di vigilanza. la dottrina si è espressa nel senso che. 271. n. PAOLUCCI. se. 1156. senza eccezioni. (79) (80) 210 . per gli enti cooperativi rientranti nelle competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome 79) i controlli previsti dal d. se del caso. 220/2002 avrebbe una portata generale tale da coinvolgere anche questo tipo di cooperative sembra essere espressa da V. cit. ove in particolare si fa notare che in virtù del d. nei casi estremi. SANTORO. V.lgs. 220/2002 ha concentrato in capo all‟attuale Ministero dello sviluppo economico il controllo dei requisiti mutualistici. 220/2002 dovessero anche riguardare la generalità delle cooperative di credito.4 . ult. n. p. interessando tutte le cooperative (con nessuna esclusione. ed il Friuli Venezia Giulia. pertanto.lgs. in accordo con le peculiarità caratterizzanti i singoli specifici settori cooperativi citati”.. 55.. 220/2002 “ne deriva che le cooperative di credito continueranno ad essere soggette ai controlli effettuati dalla Banca d‟Italia (…) con l‟unica fondamentale differenza che tali controlli si concretizzeranno in ispezioni di tipo meramente tecnico. p. op. cit.come autorevole dottrina ha fatto(78).lgs. Tale opinione si ritrova poi anche (testualmente) riproposta da L. dovrebbe indirizzare l‟operato della banca al fine di sanare le irregolarità segnalate dal revisore. appresa la notizia della condotta censurabile. Nei primi commenti. 27. con la legge regionale 3 dicembre 2007. il Trentino Alto Adige. con la legge regionale 9 luglio 2008. op. Riordino della vigilanza sugli enti cooperativi. in particolar con riferimento all‟ipotesi dell‟inottemperanza alla diffida. 5.F. comma 5. La prevalenza delle competenze regionali su quelle statali è attualmente riscontrabile in relazione alle banche aventi sede in regioni quali la Val d‟Aosta. cit.lgs.. con la legge regionale 5 maggio 1998. 2004.La vigilanza sui requisiti mutualistici delle banche popolari Si è già ricordato come a differenza della legge Basevi. n. situazioni così gravi non importino per quest‟ultima l‟obbligo di provvedimenti per l‟amministrazione straordinaria della banca e. salvo la deroga contemplata dall‟art. l‟opinione secondo cui il d. (78) Cfr. procedendo. Pur mancando un esplicito riferimento alle banche popolari. alla sostituzione degli organi di amministrazione al precipuo fine di ottemperare alla diffida ovvero di consentire l‟attività di vigilanza. 4. che sottraeva alla vigilanza ministeriale alcune fattispecie cooperative regolate da leggi speciali. 1. 27. essendo gli “accertamenti espletati dalla Banca d‟Italia (…) lungi dall‟essere idonei a verificare la natura mutualistica degli enti”. e quindi anche le banche popolari(80). il d.. in Le nuove leggi civili e commentate. una volta comunicate alla Banca d‟Italia. per la stessa messa in liquidazione coatta amministrativa. PALLOTTI.

ciò inducendo alcuni commentatori alla conclusione che le banche popolari non sarebbero assoggettate alle revisioni cooperative. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. alla presenza in statuto delle clausole 211 . BASSI. Torino. a ben vedere. borsa e tit. dovendo in ogni caso essere proiettate in modo non insignificante alla soddisfazione di bisogni economici dei soci. L‟idea di sostanziale non verificabilità dei requisiti mutualistici delle banche popolari riflette. la terza. BASSI. di lì a poco. cit.. C. che farebbe delle cooperative diverse non un sottotipo di cooperativa bensì una categoria di diritto transitorio riguardante le sole cooperative preesistenti alla Riforma e non in possesso dei requisiti della prevalenza (in altri termini. di cred. che subordinerebbe l‟attribuzione delle agevolazioni spettanti alle cooperative diverse alla sussistenza delle condizioni previste dal regime previgente e quindi. Profili generali della riforma delle cooperative. COSTA. posta la domanda riguardo a quale funzione sociale e quale meritevolezza una società deve dimostrare per poter rientrare nel novero delle cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente. (81) (82) G. Queste innegabili incertezze84. p. pp. p. non essendo chiaro “il livello minimo di mutualità” richiesto. cit.Questa prima opinione è stata però seguita. la seconda. secondo la quale le cooperative diverse dovrebbero comunque possedere un ragionevole tasso di mutualità. quantomeno. una categoria “ad esaurimento”). ed altri ancora a rincarare le critiche all‟idea di una possibile verifica da parte del Ministero dei requisiti mutualistici delle banche popolari stante la difficoltà... I. (83) (84) Si veda in special modo A. potrebbe ipotizzarsi la riconducibilità alla categoria delle cooperative diverse di eventuali cooperative con un livello di mutualità talmente marginale da tendere a zero83. in relazione alle stesse. che riferendosi alle banche popolari parla di “requisiti mutualistici (ma quali?)”.lgs. si sottolinea la possibilità di tre differenti soluzioni interpretative: la prima. in Banca. 4. in Il nuovo diritto delle società. p. di un‟individuazione anche in astratto dei suddetti requisiti(82). 2006. le incertezze sollevate con riferimento alla generale categoria delle cooperative a mutualità non prevalente. 47.. 18 per le banche di credito cooperativo. A. 575 ss. 247. La riforma delle società e le banche cooperative. PETRELLI. riguardanti la categoria delle cooperative diverse e la loro sicura riferibilità (anche) alle banche popolari. riguardo alle quali la mancanza di riferimenti normativi ha indotto la dottrina a sottolineare che. Appunti sulla natura giuridica delle cooperative <<diverse>> da quelle a <<mutualità prevalente>. salvo solo la possibilità di interventi del Ministero in occasione di attività ispettive da parte di altre amministrazioni pubbliche(81). Le banche cooperative nella riforma del diritto societario. 2007. ove. da una riflessione sul fatto che nel d. 1119. 220/2002 non è rinvenibile in relazione alle banche popolari una disposizione analoga a quella contenuta nell‟art.

in particolare.. in Banca. borsa e tit. ingiustificate preferenze nell‟erogazione e. ragionevolmente. Come si è già avuto modo di ricordare. nulla toglie – a me sembra . eventuali differenze sarebbero infatti giustificabili. Mi riferisco.c.. (iii) di gestire il principio della porta aperta tenendo anche conto dell‟interesse del socio al conseguimento del beneficio mutualistico86. di fornitura). di cred. (85) Qualora differenti soci definissero particolari condizioni nell‟ambito di rapporti estranei al rapporto mutualistico (ad es. pur in assenza di una quantitativa prevalenza dell‟attività con i soci rispetto a quella con i terzi. 2007. comportano la possibilità di delineare anche con riferimento a questo tipo di cooperative i principali aspetti del loro “dover essere”. al fatto che. la propensione a favore dei soci delle banche popolari dovrebbe in ogni caso emergere in statuto. l‟astratta rinvenibilità (anche) nelle banche popolari di Basevi. 2516 c. al riguardo quanto osservato al § 4.. 391 ss. questa esemplificazione di importanti possibili implicazioni. Dimostrando. a parità di condizioni. a parità di condizioni. impedendo l‟art. (iv) di strutturare il proprio assetto organizzativo (ad iniziare. una naturale propensione a favore dei primi. nelle condizioni nel rapporto mutualistico con i soci (in quanto soci85).tuttavia.3 del Capitolo Terzo. (ii) di trattare allo stesso modo tutti i soci. La <<cooperazione di sistema>> e la disciplina delle società cooperative. In argomento v. anche G.alla possibilità di affermare che le norme mutualistiche applicabili alle banche popolari. quindi. la natura mutualistica imporrebbe alle banche popolari. I. consentendo ai primi di conseguire un credito che altrimenti non sarebbe stato ottenibile. i soci rispetto ai terzi. (86) (87) 212 . della possibilità da parte dell‟organo di vigilanza di autorizzarne l‟adozione. in generale. prime fra tutte quelle riguardanti lo scopo da perseguire. MINERVINI. dalla definizione dei contenuti dello statuto87) in modo tale da garantire alla banca. potendosi altrimenti dubitare della conformità di quest‟ultimo al modello legale e. V. lì dove le limitate potenzialità di erogazione complicano l‟accesso al credito facendo del relativo ottenimento un obiettivo non meno rilevante di quello riguardante il conseguimento di valide condizioni economiche. pp. tra l‟altro: (i) di favorire.

259) che “non perseguono lo scopo mutualistico”. Tale norma. gli obblighi di preferenza (rispetto ai terzi) e di parità di trattamento (dei soci) una parità o comparabilità di situazioni.. Il sistema dei controlli. op.5 . se per un verso ha avuto il pregio di chiarire in modo non equivoco la sanzione del mancato perseguimento dello scopo mutualistico. e con prevalenza sul mutualismo89.. 2004. è quello riguardante i limiti di fattibilità di questo tipo di verifica. MORARA..anch‟essi condizionanti. SANTORO. cit. 2545septiesdecies e 2545-octiesdecies c. 2958. in Il nuovo diritto societario***. 538. di verificarne l‟effettiva esistenza.. 2685). DESANA. Bonfante. Padova. per tutti. Con ogni immaginabile conseguenza in termini di ampia discrezionalità della valutazione e raffronto delle condizioni in cui versano i terzi ed i soci al momento della richiesta di credito: presupponendo. nel caso delle banche popolari. 4. 2545-septiesdecies c. per altro ha suscitato molte perplessità a causa dell‟eccessiva discrezionalità assegnata all‟autorità amministrativa. 2003. Invero. vol. la stretta connessione delle scelte operate nei rapporti con la clientela. le scelte riguardanti l‟accesso al credito e l‟organizzazione della banca . 2005. Commento all’art.rendono infatti ancor più complessa l‟analisi della situazione della clientela interessata al credito. (88) Le difficoltà di accertamento della sussistenza dello scopo mutualistico sono state sottolineate dalla dottrina soprattutto nei commenti all‟art. Commento agli artt. Commento all’art. B. altre. invece. E. con il quale il legislatore ha consentito all‟autorità di vigilanza di sciogliere le società cooperative non bancarie (comprese quelle a mutualità non prevalente: P.c. p. Ipsoa.c. a cura di Genco. a cura di Maffei Alberti.c. 2545septiesdecies c.requisiti mutualistici e la teorica possibilità. con i temi della stabilità e della corretta gestione bancaria . sembrando in effetti il mancato perseguimento dello scopo mutualistico circostanza di difficile accertamento ed inevitabilmente frutto di una valutazione sotto taluni profili anche soggettiva (V. 2545-septiesdecies . IV. cit. Per la pacifica prevalenza delle esigenze di stabilità ed efficienza del sistema creditizio sulle esigenze di tutela della mutualità v. 269. a cura di Presti. dipendenti dal fatto che alle difficoltà di accertamento dello scopo mutualistico riscontrabili in relazione alla generalità delle società cooperative88se ne sommano. ult. DA RIN. commentario diretto da Cottino.L. in Società cooperative. in La riforma delle società cooperative. GIORGI.. p. Cagnasso e Montalenti. p. p. Altro discorso. Bologna. (89) 213 .(Segue): implicazioni dell’eventuale mancanza nelle banche popolari della connotazione mutualistica. da parte della vigilanza amministrativa. V. p. in Il nuovo diritto delle società. ivi compresi i clienti-soci.. in particolare. come più volte ricordato.

secondo comma. 23 giugno 2004). con il quale il legislatore ha consentito lo scioglimento da parte dell‟autorità amministrativa delle società cooperative che “non perseguono lo scopo mutualistico”. stante l‟esclusione stabilita dall‟art.c. Il testo dell‟art.) della qualità di banca popolare.L. che l‟art. P. cui compete. MORARA. e dunque (stante l‟applicabilità dell‟art. sono infatti obbligate ad iscriversi nell‟albo delle società cooperative91. dopo le parole “con scopo mutualistico” sono aggiunte le seguenti “iscritte presso l‟albo delle società cooperative di cui all‟art. 99 il quale ha disposto che <<All‟art. . 223-sexiesdecies delle disposizioni per l‟attuazione del presente codice”.tra le altre – quella delle banche popolari. 2512. 259). comma 1. comma 1.b. 150-bis t. come del resto alle banche di credito cooperativo. e all‟art. 2. disp. c. la cui tenuta è affidata all‟autorità ministeriale (art. 2511. comma 1. alle sole verifiche formali connesse all‟obbligo di iscrizione nell‟albo delle società cooperative90. secondo comma.m.. 2511.c. c.c. op.. 2512.b. c.c. e all‟art. pur applicandoai anche alle cooperative a mutualità non prevalente (cfr.. 223sexiesdecies delle disposizioni per l‟attuazione del presente codice”>>92 .c. a ben vedere. Vedasi in particolare la Circolare 15787444/2005 del Ministero delle attività produttive. l‟iscrizione all‟albo delle cooperative rimane pur sempre un adempimento successivo rispetto (90) Si deve anche ricordare. l‟accertamento dei presupposti per la loro iscrizione e cancellazione nella sezione delle cooperative a mutualità non prevalente. prevista dall‟art. d. Anche se. va segnalato che. non si applica invece alle banche popolari. 2511 c. è pertanto oggi il seguente: “Le cooperative sono società a capitale variabile con scopo mutualistico iscritte presso l‟albo delle società cooperative di cui all‟art. a seguito della modifica dell‟art. (91) (92) 214 . 150-bis t.è divenuto sostenibile che l‟iscrizione nell‟albo delle società cooperative assuma una funzione costitutiva della qualità “cooperativa”. 223terdecies. per espressa previsione dell‟art. al riguardo. menziona . in particolare.u. att. 10.Dove al contrario la specificità delle banche popolari emerge in modo chiaro è dal punto di vista delle conseguenze dell‟eventuale assenza di mutualismo.. in pratica. p. 2511 del codice civile.u. che nel precisare che l‟iscrizione è riservata ad enti classificati secondo sette differenti categorie.. Iniziando dall‟iscrizione. 2545-septiesdecies c. cit. Anche le banche popolari. la funzione di controllo dell‟autorità amministrativa sulle banche popolari riducendosi. da parte dell‟art. 23 luglio 2009. l.. n..

att. c. mentre l‟art. anche in sostituzione dello schedario generale della cooperazione e dei registri prefettizi preesistenti). 10 della l. cit. e all‟art.lgs. con quello previsto dall‟art. ovvero. comma 2.c. dava una definizione da valere in generale. Per quanto riguarda la cancellazione.. osserva conclusivamente che “può essere allora accaduto che i redattori dell‟art. per l‟iscrizione delle cooperative “diverse” nell‟apposita sezione dello stesso albo. nel caso in cui la Banca d‟Italia autorizzi la fusione o la trasformazione della banca popolare. op. (93) In questi termini v. e non si siano perciò nemmeno resi conto che. operata dall‟art. SANTORO. comma 1. n.c. nel definire le cooperative come <<società a capitale variabile con scopo mutualistico>>. 2523 c. la stessa dovrà invece essere disposta nel caso in cui la banca popolare deliberi la volontaria messa in liquidazione della società. 223-sexiesdecies delle disposizioni per l‟attuazione del presente codice>>. 2 agosto 2002. cit. avevano una portata più limitata. c. La natura costitutiva dell‟iscrizione nell‟albo delle cooperative è analogamente esclusa. in particolare. 251. 2511 c. 10 della l.. 2512. Tale estraneità è nell‟attuale sistema espressamente sancita dall‟art. A. att. 15 del d. da essi aggiunte.. 223-duodecies. Ferma restando l‟estraneità delle banche popolari alle “agevolazioni fiscali”(95).. non abbiano prestato sufficiente attenzione ai fini dell‟albo delle società cooperative che andavano a disciplinare. con argomentazioni senz‟altro condivisibili. c. all‟esito dell‟accertamento della sussistenza della autorizzazione e del completamento dell‟operazione di fusione o di trasformazione94. 220. ovvero ancora. in Società.. p. CECCHERINI. p. ult. 99/2009 avrebbe finalità di raccordo tra il procedimento di iscrizione della società cooperative nel registro delle imprese.c. comma 6. la finalità che aveva portato l‟art. BELVISO. 116 (secondo la numerazione della prima bozza di stampa). n. disp. 99. a seguito di accertamento della sussistenza del provvedimento di messa in liquidazione coatta nonché dell‟avvenuta definizione della procedura. luglio 2009. L’albo delle società cooperative in un recente intervento legislativo.. c. in astratto. 2009. il quale.c. previsto dall‟art.c. Cfr.. nel caso di liquidazione coatta amministrativa.all‟iscrizione nel registro delle imprese. e dall‟art. V.. ove si ritiene che l‟iscrizione all‟albo delle cooperative presupponga l‟esistenza della società con la sua qualificazione “cooperativa”. iscrizione e cancellazione rilevano poi. 1433. all‟istituzione dell‟albo nazionale degli enti cooperativi.c. da U. 275. secondo comma.. comma 1. le parole <<iscritte presso l‟albo delle società cooperative di cui all‟art. per l‟iscrizione nell‟albo delle cooperative a mutualità prevalente. 223-sexiesdecies. p. cui notoriamente si ricollega l‟acquisto della personalità giuridica93.. recante norme in materia di riordino della vigilanza sugli enti cooperativi. disp. che stabilisce che le agevolazioni fiscali spettano unicamente (94) (95) 215 . dopo aver segnalato che l‟aggiunta all‟art. previa verifica da parte del Ministero del compimento delle procedure di liquidazione. 2512. operando l‟iscrizione nell‟albo a <<fini anagrafici e della fruizione dei benefici fiscali o di altra natura>>” (essendo quest‟ultima. Scopo mutualistico e capitale variabile.

n. in Gius. 114. 1991. Agevolazioni di altra natura delle quali è stata sostenuta l‟accessibilità anche da parte delle banche popolari sono però. 1998. alle cooperative a mutualità prevalente. 21 settembre 1987. n. per tutti. sez. n. 15. Cosa c’è di cooperativo nelle banche popolari del 2000.. agevolazioni “di altra natura” il cui accesso sia consentito alle banche popolari. in particolare.. d. del trattamento di favore previsto dall‟art. previste dall‟art. lav. 16 aprile 1974. n.quale presupposto del riconoscimento e del venir meno delle agevolazioni “di altra natura” (art. 4.u. Trib. p. 30. al netto di talune situazioni del tutto marginali97. p. 1986. inaccessibili da parte delle banche popolari(96). 150-bis t. non si rinvengono.. 220/2002).. 26 novembre 1985. 11867. convertito con modificazioni dalla l. Torino. 2512. p. dalle Sezioni Unite. In senso favorevole Cass. in Società. civ. stabilendo i requisiti e le caratteristiche delle cooperative a mutualità prevalente. Trib. Le cooperative e le nuove agevolazioni fiscali. con commento adesivo di D. dalla normativa previdenziale. giur. qualifica quest‟ultima che formalmente non può essere riconosciuta alle banche popolari.). prot.. 20 aprile 1988. in Corr. 19 novembre 1991. n. BASSI. comma 1. I. 7 novembre 1997. (96) In senso contrario all‟applicabilità alle banche popolari si sono espresse Cass.lgs. 1988. di fatto. che prevede l‟esenzione dalla registrazione degli atti “che comportano variazione del capitale sociale delle società cooperative e loro consorzi”. M. Allo stato pertanto. 1986... 218. 5887. A. nonché Cass. 26 novembre 1985. 5. Venezia.. cit. 2012. civ. sez. n. 543). 12378. p. del d. p. Il contrasto è stato risolto da Cass.b. 20. 29. in Corr.. 1988. escluso l‟applicabilità alle stesse delle disposizioni che. 2 marzo 1974. E‟ il caso. comma 1.c. in Foro It. che secondo talune interpretazioni sarebbero accessibili da parte anche delle banche popolari (cfr. 234). Udine. lav. p. fasc. GIACALONE. 131. INGROSSO. Commento all’art. n. solo quelle riguardanti le aliquote contributive in materia di assegni familiari. in Gius. sez. anche queste sono alla fine state ritenute. rendono in pratica possibile la verifica di riconducibilità delle cooperative a quest‟ultima categoria (artt. Ma dopo essere state oggetto di un contrasto nella giurisprudenza della sezione lavoro della Suprema Corte. 607. 74. 458). avendo l‟art. (97) 216 . unite. 519.. 2513 e 2514 c. in Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. 26 aprile 1986. 1993. 9 della tabella allegata al d. lav. comprovato da un conforme orientamento della dottrina (v.r. 2 novembre 1992. sez. n. n. in Gius. Anche prima della Riforma l‟esclusione delle banche popolari dalle agevolazioni fiscali rappresentava tuttavia un fatto pacifico. I. I. 1829) e della stessa Amministrazione finanziaria (Risoluzione del Ministero delle finanze del 19 aprile 1979. 5887. Mass. Trib.lgs. 10933. della giurisprudenza (Cass. civ. 42.p. 2844. p. 11.

secondo un‟opinione abbastanza diffusa.l. S. giur. 12 della legge 904/1977(99) in tema di deducibilità delle riserve indivisibili. 2012. al trattamento fiscale dei ristorni dal lato della società. a condizione che sia esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci sotto qualsiasi forma. 23 dicembre 2000. e dall‟art. 12 del d. non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi le somme destinate alle riserve indivisibili. il cui reddito è considerato parte integrante del reddito dei fondi nei (99) (100) 217 . 601/1973. caratteristiche fondamentali delle prime sono i) il loro discendere da disposizioni avente carattere derogatorio rispetto alla generale disciplina dei singoli tributi dettate da esigenze e finalità esterne ed estranee al sistema fiscale. non sia questa la sede per approfondire il controverso tema della distinzione delle “agevolazioni fiscali” rispetto alle “esclusioni fiscali”.r.p. nonché ii) il fatto di dar luogo a vantaggi fiscali astrattamente censurabili dal punto di vista del principio della capacità contributiva (v. Roma. o per l‟assenza di un fenomeno economico di riferimento (come è ad esempio nel caso dell‟imposta sui fabbricati esistenti nei cimiteri. pp. 29 settembre 1973. n. per come modificato ed integrato dalla l. CONTARINO.p. Mi riferisco. spettanti alle sole cooperative a mutualità prevalente. Meno precise ed univoche sono invece le posizioni espresse dalla dottrina con riferimento alla nozione di “esclusioni fiscali”.r. in Le società cooperative. 388 e dal d. e specificamente quella (98) In base a questa disposizione “per le società cooperative e loro consorzi sono ammesse in deduzione dal reddito le somme ripartite tra i soci sotto forma di restituzione di una parte del prezzo dei beni e dei servizi acquistati o di maggiore compenso per i conferimenti effettuati”. 1989. le norme da ultimo menzionate non contengono infatti – come fatto cenno . vale la pena evidenziare che. come già detto nel testo. XIII. bensì delle “esclusioni” (100). disciplinato dall‟art. a cura di Paolucci. n. suscettibili di applicazione (se pur. 1. 63/2002. 1 ss. Per quanto non sia questa la sede per l‟approfondimento di concetti di natura squisitamente fiscale. sono tuttavia applicabili anche alle cooperativa a mutualità non prevalente poiché non qualificabili “agevolazioni fiscali” in senso tecnico. poi. prima. le banche popolari sono anche estranee a talune altre previsioni di legge che. n. 311/2004. Il problema delle agevolazioni fiscali. 601. comma 460 della l. Per un commento del trattamento fiscale dei ristorni disciplinato dal d. Treccani. nonché a quanto previsto dall‟art.).delle “agevolazioni” in senso tecnico. 601/1973(98). 63. LA ROSA.r.p. sia durante la vita dell‟ente che all‟atto del suo scioglimento”. pur comportando per la cooperativa situazioni di sostanziale vantaggio fiscale. in particolare. in Enc. Voce Esenzioni ed agevolazioni tributarie. pp. per tutti. 15 aprile 2002. 254 ss.Inoltre. n. che riguarderebbe situazioni sostanzialmente estranee alla norma impositiva. vedasi V.l. Torino.. Sebbene. Che prevede che “fermo restando quanto disposto dal titolo III del d. e successive modificazioni ed integrazioni. palesemente improduttivi di reddito) o perché il fenomeno economico è già colpito da altro tributo (come nel caso dell‟imposta sui fabbricati rurali. disposizioni entrambe modificate ed integrate dall‟art. 6 del d.

F. trib.. dovendosi al riguardo considerare. a cura di Fedele. XV. in Rass.. colpito dall‟imposta fondiaria) (S. in 218 . nonché la più recente manualistica di diritto tributario. in Banca. 1966.. I.riguardante la deducibilità delle riserve indivisibili. fornitori e capitalisti) della ricchezza proveniente da altri (consumatori). 12 del d. I. Milano. Voce Agevolazioni ed esenzioni tributarie. PEPE. in conclusione.. 2007. potendosi quindi distinguere. 401 ss. 364. assimilabili queste ultime alle agevolazioni (poiché come queste derivanti da norme di diritto singolare che sottraggono all‟imposizione fenomeni economici che altrimenti ricadrebbero nell‟ambito della previsione della norma impositiva) ma dalle agevolazioni distinguibili per il fatto di attenere all‟an dell‟imposizione e non al quantum. Si vedano inoltre N. trib. diretto da Amatucci. BASSI. I. Milano. L’interpretazione della norma di agevolazione. nota 79. pp. F. in Trattato di diritto tributario.. 59. n. 568). di cred.. Le banche cooperative tra riforma societaria ed imposizione sui redditi. OPPO. pp. in Enc. finanziatori. pp.). V. Padova. p. S. V. 601/1973 nei confronti (anche) delle società cooperative a mutualità non prevalente trova una giustificazione anzitutto di tipo economico. pp. e dall‟altro che ciascuno di questi passaggi acquisisce una valenza reddituale tale per cui le somme corrisposte dai consumatori. p.. del dir. 177 ss. SALERNO.). Giuffrè. derivanti dall‟applicazione di norme di esenzione o di norme agevolative” (M. Commento alla l. “un trattamento tributario ordinario. pp. sarebbe da mettere in relazione al principio che stabilisce la soggezione ad imposizione fiscale della ricchezza in occasione di ogni suo passaggio da un soggetto ad un altro. aggiorn. pp. Voce Esenzione (dir. da un lato. borsa e tit. dir. FICARI. 1992. La trasformazione di banche popolari in società per azioni e lo spirito della forma cooperativa. e trattamenti (speciali o eccezionali) derogatori. In quanto tali le esclusioni differirebbero anche dalle esenzioni. 1997. Appendice. 656. (101) Per quanto riguarda i ristorni. 56 ss.. ove si tratti di cooperative di consumo (nel cui novero la dottrina riconduce anche le banche popolari: G. in Noviss. Credito cooperativo e testo unico sulle banche. 153 ss. in particolare. è da notare che l‟applicabilità del trattamento fiscale previsto dall‟art.p. infatti. trib. Contra A. in Encicl. BASILAVECCHIA. quali si trovano. L. La riforma delle società cooperative. D‟AMATI. 51). 31 gennaio 1992. LA ROSA. Giuffrè. La ratio economica della disposizione in esame. 395 ss. frutto del combinato disposto di disposizioni impositive e di disposizioni di esclusione. 30 ss. Padova. 1980. in Casi e materiali di diritto tributario.). I. Le agevolazioni fiscali. Voce Agevolazioni esenzioni ed esclusioni (dir. LA ROSA. p. Milano. cit. FICHERA. 2001. che considera invece la banca popolare una cooperativa di produzione) detta distribuzione non comporta alcun passaggio di ricchezza in quanto. Le agevolazioni tributarie. che ogni impresa contribuisce alla redistribuzione tra alcuni soggetti (lavoratori. Venendo a questo punto alla distribuzione dei ristorni da parte delle società cooperative. 1994. D. sono sottoposte ad un nuovo prelievo una volta ridistribuite dall‟impresa come salario (reddito di lavoro dipendente) o come compenso (reddito di lavoro autonomo) o come utile (reddito d‟impresa) o come interesse (reddito di capitale) (cfr. 1994. anche se in precedenza già assoggettate a prelievo. emerge allora in modo sufficientemente chiaro che. Sulla questione relativa a come distinguere le agevolazioni dalle esclusioni cfr. in diversa misura) anche nei confronti delle società a mutualità non prevalente(101). p. Padova.r.

a cura di Schiano Di Pepe . di ben giustificare l‟applicabilità del trattamento fiscale stabilito dall‟art..Sebbene applicabili nei confronti delle società a mutualità non prevalente. SALVINI. G. I ristorni nelle società cooperative: note sulla natura civilistica e sul regime fiscale. in termini economici di somme inespressive di valenza reddituale. 601/1973 (anche) nei confronti delle società cooperative a mutualità non prevalente. per quanto riguarda le società cooperative a mutualità prevalente. n.. 219 . 12 della legge 904/1977. 1923 ss. potendosi perciò anche dire che i ristorni sono rappresentativi.Graziano. 432). dir. Diverso è il discorso per quanto riguarda invece la non imponibilità delle riserve indivisibili prevista dall‟art. 6. la presunta inattitudine delle riserve a manifestare effettiva capacità contributiva in ragione della loro destinazione a finalità di pubblica utilità. A: FANTOZZI. 63/2002. op. 904 del 1977.p. hanno tuttavia perso buona parte della propria rilevanza nel momento in cui l‟art. A. in La società cooperativa: aspetti civilistici e tributari. trib. pp. cit.. comma 6. le esigenze di rafforzamento delle società cooperative alla luce del dettato costituzionale. La natura di tale disposizione ha infatti suscitato.. comma 460 della l. II. pp. 1999. la deducibilità delle riserve obbligatorie nonché delle eventuali ulteriori riserve e. 12 della l. Trib. prima. 311/2004. 2002.. 1986. in conclusione.. p. i ristorni altro non rappresentano se non il recupero da parte dei soci-clienti di una ricchezza temporaneamente acquisita da parte dall‟impresa. prevedendo espressamente l‟applicabilità della stessa “alle questo tipo di cooperative. GALLO. 1. in dottrina. in termini fiscali di somme necessariamente deducibili ed in termini civilistici di un costo (L. 277 ss. Mutualità e ristorni nelle banche di credito cooperativo. la sostanziale indisponibilità delle riserve da parte dei soci e della cooperativa: F. A. p. 12 del d.tra l‟altro . 430. a condizione però che lo statuto disponga l‟indivisibilità di dette somme tra i soci sia durante la vita della società sia all‟atto del suo scioglimento). La riserva legale nelle cooperative e l’art.Graziano. un acceso dibattito che ha comunque visto prevalere. in Giur. in Rass. p. ed hanno riguardato . la deducibilità delle riserve nei limiti della riserva minima obbligatoria. 6 del d. n. n. e l‟art. Padova. certamente utili ai fini della determinazione dell‟ambito di applicazione della norma. Consentendo tutto questo. ciò risultando in particolar modo dal rinvio operato dall‟art. in Riv. MARONGIU. L’accumulazione indivisibile e l’art. 305 ss. del d.l. l. per quanto riguarda le società cooperative a mutualità non prevalente. cit. pp. la tesi che si trattasse di una “esclusione” e non di una “agevolazione” (gli argomenti a supporto di questa conclusione sono stati i più svariati. 904/1977. hanno chiarito il trattamento fiscale delle riserve indivisibili differenziandolo a seconda del tipo di società cooperativa (le disposizioni da ultimo citate hanno in particolare stabilito. in La società cooperativa: aspetti civilistici e tributari. il quale ha definito l‟ambito di applicazione della disciplina in esame in tema di ristorni e di riserve indivisibili. 507.. a cura di Schiano Di Pepe . queste fattispecie di “esclusione” non riguardano tuttavia le banche popolari. 12. ROSSI. p.le esigenze di perequazione fiscale tra i soci cooperatori ed i soci capitalisti. C.. FANTOZZI. 1997. COSTA. Padova.l.r. Le conclusioni di questo dibattito. in passato. Il regime fiscale delle cooperative: profili costituzionali. 63/2002. 1997. comm. Riflessioni critiche sul regime fiscale delle cooperative. 310). poi.

se pur indirettamente.. p. 6. si era espressa la Risoluzione del Ministero delle finanze del 19 aprile 1979. 904/1977. TOSONI. nel senso dell‟inapplicabilità alle banche popolari della deducibilità prevista dall‟art. 223-duodecies. d. in Il fisco. l‟ambito soggettivo di applicazione delineato dall‟art. l.delle banche popolari(102).. 63 del 2002 ad una fattispecie di ristorni ad aumento del capitale sociale. 6. di quello relativo ai ristorni dal lato del socio. SALVINI . una situazione di vantaggio a favore anche di quest‟ultima. peraltro. 1. 34/E del 15 luglio 2005 dell‟Agenzia delle Entrate e senza. 6133. né tantomeno dalla contraria presa di posizione espressa da una isolata (e non adeguatamente motivata) dottrina(104). 6. in Riv. (103) (104) 220 .P.c. è stato regolato dall‟art. 12. 39. A. Sennonché. in quanto volta a favorire la capitalizzazione delle società cooperative. cit. 34/E del 15 luglio 2005 della Agenzia delle Entrate. 310/2004(103). d. ZOPPINI.A. 59”. Quest‟ultimo. 6. 311/2004 (recante la legge finanziaria 2005). 63/2002 (e poi confermato dall‟art. 24). 63/2002.l. n. pp. G. commentare l‟esplicito rimando all‟ambito di applicazione della l. SANTI – I. dei quali si è detto nel testo. le cui conclusioni. in particolare. comma 460. op. 6. II.l. 11/543. 395 ss. 1. d. PEPE. l‟inapplicabilità alle banche popolari del trattamento fiscale dei ristorni dal lato della società e di quello relativo alle riserve indivisibili (come pure. Società cooperative: aspetti civilistici e fiscali. al quale si è fatto cenno nella nota che precede). d. In epoca successiva all‟entrata in vigore della l. (102) Oltre che il trattamento dei ristorni dal lato della società ed il trattamento delle riserve indivisibili. n. 2005. comma 460.l. prot. in via di fatto agevolandola nel reperimento delle risorse finanziarie.cooperative e loro consorzi soggette alle disposizioni di cui alla legge 31 gennaio 1992. anche in questo caso. In epoca antecedente alle modifiche dell‟art.. il quale – senza menzionare la Circolare n. è stata sottolineata dalla Circolare n. questa appena riferita. con esclusione delle banche popolari). c. e quindi con pacifica esclusione – tra le altre . comma 2. att.50%). p. in Il sole 24 del 19 luglio 2005.l. la sua operatività è stata posta al di fuori dello schema dell‟art. 2005. 31 gennaio 1992. ed è quanto più rileva.. rinvenibile nella banca dati Il fisco video. n. anche se in misura ridotta quale ritenuta alla fonte del 12. che con ogni evidenza favorisce i soci della cooperativa e non la cooperativa stessa. che non sembra essere poi stata messa in discussione dall‟art. contenuto nell‟art. n. Le cooperative perdono gli sconti sulla tassazione del reddito minimo. not. 59 (e quindi. l. il quale ha disposto l‟esclusione temporanea dal reddito imponibile dei soci delle somme ricevute a titolo di ristorno ove imputate ad incremento del capitale sociale della cooperativa (salva comunque la possibilità di una loro successiva sottoposizione a prelievo all‟atto della restituzione. 311/2004) riguarda anche il trattamento fiscale dei ristorni dal lato del socio. Trattandosi di una “agevolazione” in senso tecnico (L. Pacifica esclusione. si ritrovano anche ripetute in dottrina come dato pacifico (cfr. determina tuttavia. comma 2. essendo in particolar modo il suo ambito di applicazione stato definito con rimando a quello della l. 418) la stessa non avrebbe dovuto trovare applicazione se non alle cooperative a mutualità prevalente. Applicabilità dell’art. in termini di inapplicabilità alle banche popolari. Questa previsione. F. l. 59/1992. LA CANDIA. 63/2002. disp. p. Cooperative.

(106) 221 .Inammissibilità del controllo giudiziario e dei controlli governativi previsti dal codice civile. in Il nuovo diritto delle società. 70. Previsione. Nel senso dell‟inaccessibilità delle banche popolari ai benefici fiscali in discussione. vol. comma 2 (che stabilisce che alle banche cooperative “non si applicano i controlli sulle società cooperative attribuiti all‟autorità governativa dal codice civile”). quest‟ultima. pp. trovando tale esclusione una sua riconoscibile giustificazione nell‟art.. nonché alle riserve indivisibili.c. l‟applicabilità di questa disposizione è stata però esclusa dall‟art. l‟art. oltre che stabilire che alle banche cooperative non si applica “l‟art. soprattutto M. 1011 ss.. la proponibilità della denuncia al tribunale di gravi irregolarità riguardanti la gestione delle società cooperative era prima della Riforma dibattuta. invece.u. alla quale il legislatore delegato ha a sua volta dato seguito con l‟introduzione dell‟art. diretto da Abbadessa e Portale. 311/2004 . 4. il quale. l.b. 150-bis t. lett. non superato dal successivo art. ha invece stabilito che la Riforma avrebbe dovuto consentire anche per le cooperative la possibilità di un controllo giudiziario ex art. comma 2.. e precisamente nell‟art. 2545-quinquisdecies c.u.c. cui si fa rimando. da ultimo. g). Il controllo giudiziario sulla gestione delle cooperative. .. 2409 c. d.. trova esplicita motivazione nel t. parifica il regime fiscale delle banche popolari a quello delle società cooperativa a mutualità non prevalente. dal lato del socio e della società. Per un puntuale commento di questa norma v. INGROSSO.u. M. 2409 del codice civile”. t. op. comma 7.b.l.. 234.anche questa comma 6. FIERRO.con riferimento ai ristorni. l‟inapplicabilità . 28. Torino. (105) Le posizioni espresse dalla dottrina e dalla giurisprudenza nell‟ambito di questo dibattito si rinvengono ben riassunte in A. precisa altresì che in caso di sospette violazioni “l‟organo con funzioni di controllo od i soci che il codice civile abilita a presentare denuncia al tribunale possono denunciare i fatti alla Banca d‟Italia. 1. che decide con provvedimento motivato”. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. BASSI. essendo comunque dottrina e giurisprudenza in prevalenza orientate nel senso dell‟inammissibilità(105). p. Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici. 63/2002 e. 2007.5. 747 ss.b. v. per quanto appare. pp. cit. In mancanza di un‟espressa disciplina. della legge delega 366/2001.(106) Riguardo alle banche cooperative. In controtendenza rispetto a questo orientamento. 5. cit. Analogamente..

delle disposizioni di cui agli artt.b. la revoca degli amministratori e dei sindaci con conseguente nomina di un commissario. 150-bis t. . e 2545-octiesdecies c.u.. lo scioglimento della società e la sostituzione dei liquidatori. 222 . a seconda delle situazioni.c. 2545sexiesdecies. legittimanti l‟autorità governativa a disporre. 2545-septiesdecies c.esplicitata dall‟art.c.

pp. G. dopo essere state interessate da un numero significativo di operazioni di concentrazione. Questo fenomeno ha riguardato soprattutto il settore delle banche cooperative.F.Adesione al contratto istitutivo del gruppo 3. la legge 30 giugno 1990. 1997. G. pp. 553 ss. Il gruppo creditizio cooperativo.2 . p. Organizzazione di gruppo e disciplina antimonopolistica. Organizzazione di gruppo delle banche di credito cooperativo e gruppi (bancari) paritetici. M.. (1) L‟obiettivo della legge Amato di favorire la concentrazione delle banche mediante fusione risulta esplicitamente dalla relativa relazione al Senato.. hanno avviato riflessioni sui rischi di una messa in crisi della vocazione localistica delle realtà fuse(2) e sull‟opportunità di un maggior impiego di strumenti di aggregazione alternativi alla fusione. pp. V. in Gruppi bancari e banche di credito cooperativo. 29 ss. le quali.Gruppi di società con al vertice banche cooperative 3. in Gruppi bancari e banche di credito cooperativo. Controllo contrattuale e capogruppo di un gruppo bancario. ed ivi. G. 554.4 .. in Banca. Le tecniche di formazione dei gruppi: il controllo contrattuale. CAMPOBASSO. ad iniziare da quelli resi possibili dalla partecipazione ad un‟organizzazione di gruppo di stampo cooperativo(3). 67 ss. inoltre G. per lo più mediante lo strumento della fusione(1). pp.Premessa Con l‟obiettivo di proiettare gli istituti di credito in una logica di libero mercato e di piena competitività. in Gruppi bancari e banche di credito cooperativo.CAPITOLO QUINTO GOVERNANCE DI GRUPPO SOMMARIO: 1.Gruppi di società tra banche cooperative 3.Impedimenti ed incertezze riguardanti la costituzione di un gruppo tra banche cooperative di tipo verticale 3. M.3 . L.Premessa 2. a cura di Buonocore. cit. di cred.. pp. (2) (3) 223 .F..F. legge Amato) ha favorito la riduzione numerica e la crescita dimensionale delle realtà bancarie...5 .Il gruppo cooperativo paritetico 3. 218 (c.Competenze degli amministratori di banche appartenenti ad un gruppo cooperativo paritetico bancario 1. LAMANDINI. in I gruppi cooperativi. FAUCEGLIA.d. 1997.. Milano. M. borsa e tit.1. n. Firenze 25 ottobre 1996. STANGHELLINI.Qualificazione “bancaria” del gruppo cooperativo paritetico 3. 91 ss. 51 ss. pp. L’organizzazione di gruppo nelle esperienze straniere.. 1998. MIOLA. CAMPOBASSO. I. Vedi sopratutto gli Atti del 22° convegno regionale della Federazione toscana delle banche di credito cooperativo. LAMANDINI. Le concentrazioni bancarie. Bologna. CAMPOBASSO. 15 ss.. Organizzazione di gruppo delle banche di credito cooperativo e gruppi (bancari) paritetici.

in forza cioè di accordi fra più società diretti a consentire ad una di esse di esercitare un coordinamento di carattere finanziario ed organizzativo tale da dare vita ad una loro direzione unitaria.c. il sistema di pubblicità. l‟obbligo di motivazione delle decisioni assunte.c. 2359 c. f). i finanziamenti nell‟attività di direzione e coordinamento. primo e ultimo comma. con specifico riguardo alle società mutualistiche. Direzione e coordinamento di società.c. 150-bis t. in ogni caso. comma 1 e 4. rubricato “Direzione e coordinamento di società”. la figura del gruppo cooperativo paritetico (art. p. di cred. in Commentario del codice civile diretto da Scialoja e Branca. che regola la responsabilità della società o ente capogruppo.il compito di disciplinare la figura del “gruppo di società” (art. 2391-bis c... comma 1.Gruppi di società con al vertice banche cooperative La partecipazione di una banca cooperativa ad un gruppo di società rimanda. questa disciplina è rinvenibile nel capo IX. le ipotesi di recesso del socio della società soggetta a direzione e coordinamento. comma 1 e 2.lgs. Vanno altresì esemplificativamente ricordati gli artt. 2005. il sistema di presunzione di esistenza di un gruppo. si applica anche al settore delle cooperative di credito. la direzione e coordinamento di società su base contrattuale o statutaria.). 151-ter. A dispetto dei profili di apparente novità. comma 5.u. ha introdotto una disciplina del fenomeno di gruppo applicabile alla generalità delle società(5).In questo contesto è intervenuto il d. 6/2003.. 87). anche appartenenti a differenti categorie. Per la prima volta dotata di una qualche organicità. 2. spetta il merito di aver messo definitivamente in luce la legittimità ed i limiti dell‟attività di direzione e coordinamento.f. 2403bis. comma 1 e 4 t. Ad essa. libro V del codice civile (artt.tra l‟altro . in Banca.. 2005.u. 15.b. GALGANO. da 2497 a 2497-septies c. lett. e per le società quotate. anzitutto... Bologna. per tutti. che sono state in questo modo proiettate in una nuova logica di gruppo con implicazioni . tale disciplina si sarebbe limitata a prendere atto di una preesistente fenomenologia. cui ha affiancato. 2381. dando attuazione alla legge 366/2001(4). Il regolamento di gruppo nei gruppi bancari. che già prima della Riforma trovava una sua generale base normativa nell‟art. esercitando poteri ed emanando disposizioni vincolanti per le cooperative che ne fanno parte.c. 150. 2545-septies c. titolo V. e 2409. secondo quanto chiarito dall‟art. Questa parte della disciplina introdotta dalla Riforma. configuri una gestione unitaria” (art. detenendo partecipazioni di controllo in (4) Che aveva affidato al legislatore delegato – tra gli altri . 5. borsa e tit. intervenendo sulla stessa al (solo) fine di correggerne gli effetti distorsivi (F. p. 4). sia fondata su di un rapporto di partecipazione al capitale sociale e di controllo di diritto e di fatto. il quale. F. (5) 224 . al caso in cui. gli artt. con la previsione che lo stesso.sugli aspetti di governance. GALGANO. secondo l‟opinione condivisa (Cfr.). comma 2. sia su base contrattuale. 151-bis. 10) nonché quello di delineare il “gruppo cooperativo quale insieme formato da più società cooperative.

CAMPOBASSO. le banche popolari. che ha stabilito l‟obbligo di certificazione del bilancio delle cooperative e dei consorzi che detengono partecipazioni di controllo in s.. di partecipazioni di controllo. p. dall‟art. n. n. purché il valore dell‟interessenza sia contenuto entro l1% del patrimonio di vigilanza del partecipante. anziché biennale. 1997. Cap. 69). ovvero in società che esercitano in via esclusiva o prevalente attività che hanno carattere ausiliario dell‟attività della banca o del gruppo bancario. Roma. 1995. (cfr. nonché l‟ispezione ordinaria con cadenza annuale. II. se pur con una serie di limitazioni peraltro non coincidenti per i due tipi di banche cooperative. Invero. Cfr. se il controllo riguarda s. 25 del d. Oltre a partecipazioni in società strumentali. 9 aprile 1991. la banca cooperativa ricopre il ruolo di capogruppo. oltre che dal già citato art. in generale. Bologna 5 novembre 1982.a. p. restando in ogni caso preclusa la possibilità. trovando fondamento nell‟art. che “le società cooperative e loro consorzi possono costituire ed essere soci di società per azioni e a responsabilità limitata”). I. in imprese in temporanea difficoltà e a consorzi di garanzia e di collocamento tioli di imprese non finanziarie.r. nonché dall‟art. legge Visentini bis). 31 gennaio 1992. nonché in quanto stabilito dalle Istruzioni di Vigilanza per le banche della Banca d‟Italia. 24 giugno 1982 e Trib. 127. VII. 72 (c. anche in modo indiretto. trasfuso nell‟art 27-quinquies della c. a cura di Buonocore. G. n. mentre nel caso delle banche di credito cooperativo le Istruzioni di Vigilanza autorizzano la detenzione di partecipazioni di controllo unicamente in società strumentali (Tit. 1983. I)(7). in I gruppi cooperativi. I profili patrimoniali del gruppo cooperativo.. di estensione alle cooperative dell‟obbligo di redazione del bilancio consolidato in caso di controllo di una s. 75) alla luce di una possibile distorsione della causa mutualistica – sono stati riconosciuti. possono invece assumere (al raggiungimento di determinate soglie previa autorizzazione della Banca d‟Italia) partecipazioni (anche) di controllo in (6) I rapporti di partecipazione di una società cooperativa in una società lucrativa . 27 quinquies della legge Basevi.lgs.l. (iii) per recupero crediti.l. p. 291 (7) (8) 225 . al pari delle banche in forma di società per azioni(8). Sez.d. di cred.la cui legittimità è stata in passato messa in forse (Trib. I. le Istruzioni di Vigilanza consentono alle banche di credito cooperativo di detenere partecipazioni (i) in società finanziarie in misura non superiore al 20% del capitale della società partecipata.a. in Giur.p. 15 della l. borsa e tit. comm.d. 19 marzo 1983.. in Banca. Milano. 18 della l.p.r. le quali riconoscono alle cooperative di credito la possibilità di detenere partecipazioni in società di capitali. (ii) in società non finanziarie.F. Tale fattispecie esula dalle novità della Riforma. o di una s. 59. tale limite essendo elevato al 3% in caso di partecipazioni in organismi di categoria. GENCO.(una o più) società lucrative. legge Basevi(6) (che stabilisce. Le partecipazioni delle banche e dei gruppi bancari.

1210. secondo la quale la partecipazione di una cooperativa in una società lucrativa sarebbe lecita solo se strumentale al perseguimento della mutualità: cfr. sez. in Cooperative e gruppi di società. che definiscono “impresa non finanziaria” la società che svolge attività diversa da quella bancaria. COSTI. imprese di assicurazione ed in società strumentali (la possibilità di detenere partecipazioni di controllo essendo al contrario esclusa. separatezza tra banca ed industria. tra le prime 14 (per dimensioni) banche di credito cooperativo. p.F. cap. a tutela della c. Milano. Banca di credito cooperativo di Alba e Banca di credito cooperativo Padana) sono capogruppo in presenza di due o al massimo tre società. nella prassi. 1997. Milano 1992. 78. in Società. a cura di Buonocore. la semplice compatibilità con la realizzazione di detto scopo L. L‟indagine conoscitiva dell‟Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sulla corporate governance di banche ed assicurazioni del 23 dicembre 2008. PAOLUCCI. 1995.. ove si tratti di una “impresa non finanziaria")(9). DABORMIDA. ha al riguardo fatto emergere che. VERRUCOLI. p. dovendo altresì rispettare. sostenuta in passato. il caso del gruppo bancario con a capo una banca di credito cooperativo non desta interesse(11). società finanziarie. R. La vigilanza sul gruppo cooperativo. IV. III). 9. p. tanto da potersi sostenere che. in I gruppi cooperativi. nel loro complesso. in Giur comm. anziché della strumentalità rispetto allo scopo mutualistico. 59). il controllo da parte di una banca di credito cooperativo di società strumentali in nessun modo porrebbe problemi dal punto di vista di una possibile distorsione della causa mutualistica (e ciò anche qualora volesse aderirsi alla tesi più stringente. Sulla partecipazione di società cooperativa a società di capitali. Va peraltro segnalato che. questi ultimi risultando peraltro costituiti da un numero esiguo di società(10). 13 ss. IV. Società di capitali partecipata da cooperative. assicurativa. ovvero non sia società strumentale (Tit.agcm. a cura di Schiano Di Pepe e Genco. A questo differente trattamento normativo. pp. corrisponde. R. 1983. Il numero dei gruppi bancari con a capo banche di credito cooperativo risulta infatti ridottissimo. solo tre (Banca di credito cooperativo di Roma. in ragione della sua sostanziale irrilevanza. il limite del 15% del patrimonio di vigilanza oltre che il limite quantitativo generale per gli investimenti in immobili ed in partecipazioni (Tit. sez. una situazione anch‟essa profondamente diversa. finanziaria. La partecipazione di cooperative in società di capitali. P. 9.it. (10) (11) 226 .d. Le nuove dimensioni dell’organizzazione mutualistica.banche. Ritengono invece sufficiente la verifica. II. consultabile in www. (9) Le Istruzioni di Vigilanza. stabiliscono in particolar modo che gli investimenti delle banche (popolari e società per azioni) in imprese non finanziarie non devono superare il limite del 15% del capitale della società partecipata. cap. I).

questo fenomeno.come già visto14 . quale in particolare quello con a capo il Banco Popolare.cfr. Invero.nel caso delle banche popolari. la presenza di gruppi bancari. compagnie di assicurazioni e società di gestione del risparmio(12). 768 ss. se per la generalità delle cooperative potrebbe essere superabile in considerazione del fatto che la controllante può preservare il proprio interesse mutualistico nell‟ambito dell‟attività di direzione e coordinamento . suscita interesse soprattutto in una prospettiva di raffronto con le banche in forma di società per azioni. 2005. GENCO. segnalando. ed in generale per le cooperative diverse da quella a mutualità prevalente. oltre che per la presenza o per l‟assenza dello scopo mutualistico (tale criterio distinguendo le società lucrative dalle cooperative). ed è quanto spesso accade. diretto da Abbadessa e Portale. è comunque rinvenibile in numerose previsioni statutarie e nella stessa storia delle banche popolari. La questione causale. Vedi supra. in Giur. in Riv. I gruppi cooperativi (modelli di integrazione tra imprese mutualistiche e non nella riforma del diritto societario). 1089 ss. (13) (14) 227 . altre banche. A. .la partecipazione in società lucrative). pur (12) La già citata indagine conoscitiva dell‟AGCM. pp. riguardante la perdita della connotazione mutualistica da parte della cooperativa controllante di una o più società lucrative. in Il nuovo diritto delle società Liber amicorum Gian Franco Campobasso. che comunque non pone problemi di natura causale(13).2 e ss. ZOPPINI. composto da circa 80 società. Ciò non toglie. Comm. Il gruppo bancario con a capo una popolare holding può essere infatti composto. difficilmente distinguibili rispetto alle banche società per azioni. il localismo. pp.. dal punto di vista della loro operatività in concreto. analizzando l‟organizzazione dei gruppi societari relativi alle principali 11 banche popolari italiane. queste ultime contraddistinte anche da finalità di lucro pacificamente perseguibili mediante tra l‟altro . da banche che.. ZOPPINI. anche R. tuttavia.Diverso è il discorso riguardante invece le banche popolari che svolgono il ruolo di holding al vertice di piramidi societarie anche molto estese e delle quali fanno parte. pp. nella maggior parte dei casi. Profili della mutualità di gruppo. nel Capito Secondo.pur non trovando compiuta espressione a livello normativo. Torino 2007. 510 ss. In argomento v. le banche popolari a capo di importanti gruppi bancari sono. dovrebbe essere risolvibile a monte.. Soc. tra l‟altro. che il gruppo bancario con a capo una banca popolare possa in astratto atteggiarsi in modo tale da (forse anche meglio) salvaguardare una connotazione. I. potendosi senz‟altro affermare che. in considerazione della maggior o minore intensità con cui lo scopo mutualistico è presente (da ciò dipendendo la distinzione delle cooperative a mutualità prevalente ed a mutualità diversa. che . avendo chiarito la Riforma che le società possono distinguersi. fa emergere la rilevanza del fenomeno di società popolari che svolgono il ruolo di holding. Gruppi cooperati e gruppo cooperativo paritetico. solitamente. 2005. i §§ 3. A.

L‟applicabilità dell‟art. etc. che sancisce la responsabilità della società che esercita l‟attività di direzione e coordinamento per la violazione dei doveri di corretta gestione societaria ed imprenditoriale. con il personale. Cagnasso e Montalenti.c. in primis. si contraddistinguono per una spiccata focalizzazione territoriale. nella sostanza. in questi casi. l‟art. BADINI CONFALONIERI. A contraddistinguere tale modello organizzativo sarebbe. 2497 c.. 676 ss. come in generale la disciplina in tema di direzione e coordinamento di società.(16). La corporate governance nelle banche popolari alla luce delle nuove disposizioni di vigilanza. Non essendo questa la sede per un approfondimento delle implicazioni della disciplina introdotta dalla Riforma riguardo al fenomeno dei gruppi societari. quindi. La nuova disciplina dei gruppi di società. i successivi artt. un controllo “strategico” sulle diverse aree di attività svolte dal gruppo (e sui rischi connessi) nonché (16) (17) 228 . TOMBARI. Commento all’art. Bonfante.. nonché A.c. può essere sufficiente ricordare che l‟esercizio dei poteri di direzione e coordinamento comporta. Bologna. dall‟estrazione locale dei componenti degli organismi di amministrazione e dalla destinazione di una parte degli utili a finalità promozionali del territorio di appartenenza. tra quelle inapplicabili alle banche cooperative. per quanto riguarda la sfera giuridica delle società controllate. A meglio definire la portata di questi rapporti contribuiscono oggi. la cui autonomia operativa e gestionale troverebbe unicamente limite nel diritto/dovere della holding di esercitare (in un‟ottica di salvaguardia della stabilità del gruppo ed in conformità a quanto stabilito dalle Istruzioni di Vigilanza) l‟attività di direzione e coordinamento.(17) (15) Cfr. ROSSI. 2497. 2168). alle società cooperative trova esplicite conferme in dottrina (cfr. da 2497-bis a 2497-quinquies c. U. cit. in Il nuovo diritto societario***. definire i rapporti tra capogruppo e società controllate riconoscendo a queste ultime un‟ampia autonomia nella gestione delle diverse fasi imprenditoriali (rapporti con la clientela. pp. e ciò valendo anche per le banche cooperative capo-gruppo. in ogni caso.beneficiando delle sinergie derivanti dalla concentrazione delle infrastrutture e delle risorse di supporto. menziona tale disposizione. Il regolamento di gruppo dovendo. Patriarca e Presti. testimoniata. trovando senz‟altro applicazione.).. nonché. 2004. in Atti del convegno di Varese del 20-21 settembre 2002. mantenendo in capo alla capogruppo i soli poteri di indirizzo strategico(15). per quanto riguarda la sfera giuridica della banca popolare capogruppo. p. commentario a diretto da Cottino.c.b. 2497 c. né l‟art. 150-bis t. la vicinanza alla clientela dei centri decisionali di ciascuna banca.u. a cura di Benazzo. F. le disposizioni introdotte dalla Riforma. acquisti.

A riprova del carattere risalente delle discussioni riguardanti la differenza tra gruppo e controllo. in Riv. 200 ss. Il gruppo nello statuto dell’impresa e nella legge Prodi. Merito. R. Circolare Assonime 44/2006.). verticale o interno) passa. . (ii) non tutte le forme di controllo rilevano ai fini del 229 . 2006. a cura di Scognamiglio. vol. 3. 2010. nel senso prima specificato (cfr. In virtù di tale richiamo sono quindi considerate controllate anche le “b) le società in cui un'altra. presente in ogni impresa.Impedimenti ed incertezze riguardanti la costituzione di un gruppo tra banche cooperative di tipo verticale La strada per dare vita ad un gruppo societario corrispondente appieno al modello legale (c.c. un controllo di tipo gestionale volto ad assicurare il mantenimento di una situazione di equilibrio economico. 887 ss. in Profili e problemi dell’amministrazione nella riforma delle società. P...3. 24-25. diretto da Abbadessa e Portale. Per chiarezza di quanto sta per menzionarsi nel testo. La nozione di direzione unitaria e la dipendenza economica di società. per l‟instaurazione di un rapporto di controllo tale per cui una società è in grado di indirizzare stabilmente l‟attività di un'altra esercitando sulla stessa un‟influenza dominante(18). F.. PENNISI. in Il nuovo diritto delle società. Profili di organizzazione e responsabilità del fenomeno del gruppo. vale la pena anche ricordare che: (i) il controllo non si identifica con la “attività di direzione e coordinamento” di cui agli artt. Poteri e doveri degli amministratori nei gruppi di società dopo la riforma del 2003.c. la presenza di una società capo-gruppo comporta almeno l‟accentramento della funzione di direzione strategica e finanziaria che. 2497-sexies c.Gruppi di società tra banche cooperative 3. TOMBARI. p. (18) Cosa debba intendersi per influenza dominante è chiarito dall‟art. Milano. non bastando un‟influenza esercitata solo a livello di assemblea della controllata ed essendo invece richiesta un‟attività continuata nel tempo di direzione e coordinamento.1 . pp. pp.. GALGANO. cit. pp. in Riv. 26. soc. in base ad accordi con altri soci. 747 ss. 2006. 127. 172 ss. GALGANO. pp. SCOGNAMIGLIO. e tra gli altri a F. notoriamente. del gruppo e delle sue singole società. 2003. ora anche richiamato dall‟art. in alternativa all‟art.. 2010.. Direzione e coordinamento di società. pp. 2748. SERRAO D‟AQUINO. comma 2. 9 aprile 1991.. Milano. G.. C. n. pp. cit. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. U.. passim. Direzione e coordinamento di società. In altri termini. in Giur. II. Torino. 2497 ss. dir.. 2359 c. d. VANETTI. lgs. priv. controlla da sola la maggioranza dei diritti di voto” (corsivo aggiunto da chi scrive). nelle società indipendenti si somma alle funzioni operative lì dove nelle imprese di gruppo spetta alla controllante.d. 1986. patrimoniale e finanziario. La disciplina delle società soggette a direzione unitaria ed il recesso nei gruppi. Diritto dei gruppi di imprese. v. Per un approfondimento di questi temi si rimanda alla oramai considerevole letteratura in argomento.. consistendo quest‟ultima nell‟esercizio effettivo del potere di dirigere e coordinare altre società o enti secondo un indirizzo unitario. Il nuovo diritto societario. crit..B. che fornisce la definizione delle imprese controllate ai fini della redazione del bilancio consolidato. 1097 ss.

questo impedimento vale ancor più nel caso delle banche cooperative.b. v. diretto da P. n. 2010. Il bilancio consolidato. 2359. Milano. e dall‟altro per il fatto di prevedere alcune presunzioni relative di influenza non rinvenibili nella disposizione codicistica: M. 230 . G. 667 ss.b. tuttavia. STRAMPELLI. che notoriamente non consente di disporre di un numero di voti sufficienti per un‟influenza dominante in assemblea.c. Belli. per aver puntualizzato che controllante. NOTARI ..c. le banche cooperative possono essere. a cura di Notari. Rispoli.b. 2011. A questi tipi di controllo. nel riservare all‟assemblea la nomina dei componenti degli organi di amministrazione e controllo. Commento agli artt. BERTONE. ad escluderne la possibilità è la regola del voto pro-capite. Bologna. in Trattato di diritto privato.b. difficilmente sottoposte. comma 1. controllo esterno). commentario a cura di Porzio. t. A.u. in Azioni.c.. Patroni Griffi. (iii) nella normativa speciale sono rinvenibili altre nozioni del controllo. pp. Commento agli artt. 2359 c. peraltro immutata a seguito della Riforma. Oltre che sulla disponibilità della maggioranza dei voti assembleari. Rescigno. b. LAMANDINI. 688 ss. 2359. 33. 23 t. Iniziando dal controllo dipendente da una partecipazione azionaria.) (c. 2003. diretto da Marchetti.d. Porzio e Santoro. 22 e 23. 2359 c. valendo per la generalità delle società cooperative. 16***. controllo interno).. comma 1. M. a cura di Belli.c. Milano. 2008. 1) o comunque di un numero di voti di fatto sufficiente per esercitare un‟influenza dominante nell‟assemblea ordinaria di un‟altra società (art. può essere anche soggetto diverso da una società. comma 3. n. Commento all’art..J. Farina e Santoro. Contento. 2359 c..lgs.u. Losappio. 127/1991. pp. in particolare. 2359 c. comma 2. in Testo unico bancario.. in Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. Ghezzi e Notari. d. dalla quale solo si discosta. in Commentario alla riforma delle società.L‟influenza dominante. (l‟art. 328 ss. rimanda infatti in modo espresso alla nozione di controllo proposta dall‟art. Bianchi.. lett. può dipendere o da un rapporto azionario che consenta ad una società di disporre della maggioranza (art.u.. 22 e 23 t. rilevando in questa sede soprattutto quella proposta dal t. da un lato. esclude in radice che l‟influenza dominante possa trovare fondamento in una qualche previsione statutaria o in una qualche altra forma consolidamento (cfr. 221 ss. 2). ma non capogruppo. può inoltre fondarsi su vincoli contrattuali tra la controllata e la controllante tali da permettere alla prima di esercitare una influenza dominante nei confronti della seconda (c. ovvero ricollegarsi alla sottoscrizione di patti parasociali (sindacati di voto) che garantiscano il controllo della maggioranza dei voti assembleari (art. Torino.d. riguardo alle quali l‟art.). Peraltro. PATRONI GRIFFI.u. per loro natura. pp. che a sua volta fa perno sull‟art. 26. Per un generale commento della disciplina contenuta nell‟art.

per il controllo originato da soggezione economica l‟art. di cred.b. in particolare. lett. si rinviene menzionata in G. 1993. ciò dipendendo.. comma 2. I.c. p.“ogni accordo in qualsiasi forma concluso. richiesto dal t. nel valutare i rapporti suscettibili di creare una situazione di controllo. c. A tal proposito va ricordato che gli studi in materia. ultimo comma. i contratti di licenza di brevetto per invenzioni industriali. che per la generalità delle società cooperative prevede la possibilità di una nomina extra-assembleare di una parte degli amministratori. Il gruppo polifunzionale nella cooperazione di credito: aspetti giuridici.c. se non addirittura improponibile. V. oltre che l‟inapplicabilità della norma alle banche cooperative. Ai sensi di questa norma. 26. Organizzazione di gruppo delle banche di credito cooperativo e gruppi (bancari) paritetici. Altri riferimenti si rinvengono nella normativa speciale (ad.. anche cooperativa. ed implicanti sotto questo profilo (19) L‟ipotesi di un‟influenza dominante realizzata sfruttando l‟art. ove tuttavia si sottolinea. hanno distinto tra contratti in grado di dare luogo ad una dipendenza economica tale da condizionare la sopravvivenza della società controllata(22). 127/1991. 30.(20) Più complesso è il discorso per quanto riguarda il controllo fondato su intese contrattuali.di attribuzione del potere di interferire sulla nomina di uno o più componenti degli organi sociali(19). e per i contratti di dominio o di coordinamento gli artt. t. sia alle banche popolari che alle banche di credito cooperativo (artt. compresi quelli aventi forma di associazione. in Banca. alle banche in forma cooperativa.. è inoltre l‟eventualità di un‟influenza dominante frutto di accordi tra soci.b. di franchising. CAMPOBASSO.c.b. borsa e tit. 427. astrattamente. p.F. 558.u. comma 1. cit.). e 34. di agenzia. Per altro verso improbabile.. art. d. inoltre F. L‟idoneità dei rapporti (20) (21) (22) 231 . dei contratti di fornitura di materie prime prodotte in esclusiva e non agevolmente sostituibili. oltre che dal numero minimo di duecento soci. 2359 c. E‟ il caso.). come già visto.. 2542. la circostanza che la stessa riserva la facoltà di nomina unicamente allo Stato ed agli enti pubblici. 2497septies c. fenomeno quest‟ultimo comunque non estraneo. e (in tema di cooperative) 2545-septies c. lgs. cui fanno riscontro svariate previsioni normative21. che regola o da cui comunque possa derivare l‟esercizio concertato del voto in una banca.c. tant‟è che non a caso l‟ipotesi dell‟accordo da cui possa derivare un esercizio concertato del voto in una banca in forma cooperativa risulta espressamente previsto dall‟art. comma 4. o in una società che la controlla deve essere comunicato alla Banca d‟Italia (…)”) V. i contratti di concessione di vendita. 20 t.b. 23 t.u.u. a). DI SABATO. che di per sé rende ardua ogni ipotetica concertazione del governo della società. es. ad esempio. dallo sfavore del legislatore bancario per i patti di sindacato.u.

in Azioni. p. dai vincoli di vigilanza . per escluderne l‟essenzialità. PAVONE LA ROSA.. Il controllo contrattuale. 105 ss.. 2359 c. nonché.. 1996. in Contr. Milano. in Commentario del codice civile diretto da Scialoja e Baranca. vol. Milano. (24) 232 . etc. cit. soprattutto. 27 settembre 2001. verso i quali la gestione bancaria è orientata dalle previsioni di legge e. il Controllo societario mediante particolari vincoli contrattuali. pp. che questo grado di improbabilità non permette di escludere in assoluto l‟eventualità di rapporti contrattuali implicanti situazioni di dipendenza. Organizzazione di gruppo delle banche di credito cooperativo e gruppi (bancari) paritetici. dovrebbe essere piuttosto improbabile che una banca possa dipendere da rapporti riconducibili a questa tipologia negoziale. informatica. SPOLIDORO. 2002.. 19 ss.). in I gruppi. MUSSO. in caso di venir meno. G. 1995.. in Corr. 12094. impr.S. a cura di Notari. in Riv. giur. NOTARI. in ogni caso.F. di pur essenziale rilevanza(24).d.c. 1995. RIMINI. dai contratti aventi ad oggetto l‟obbligo stesso di agire in conformità agli ordini impartiti da altra società (c. soc. per loro natura non implicanti (nella generalità dei casi) condizioni di oggettiva soggezione (A. quindi. M. 584. rimandando la fattispecie a contrattuali ad incidere sull‟autonomia delle scelte della società controllata investe. cit.la possibilità di influenzarne la gestione e l‟indirizzo strategico(23) (c.. Autonomia e coordinamento nella disciplina dei gruppi di società.. 1427. pp. Le società controllate. in grado di far rientrare nel novero in questione contratti. G. ult.. per la dottrina. 478. n.. 1996. loc. Bologna. che le prestazioni oggetto del vincolo contrattuale diano luogo ad una dipendenza economica ancorchè totale. 105 ss. 688 ss. legale. SBISA‟. di formazione del personale. passim). 367 ss. Cass. 457 ss... Cfr. contratti di dominio). p.. J. pp.. Pur richiedendo una serie di supporti. pp. 561.. op. in giurisprudenza.l‟ipotesi di rapporti contrattuali implicanti situazioni di dipendenza economica tali da poter compromettere. i supporti (assistenza tecnica.. valutazioni di fatto. (23) Cfr. fermo restando. Torino.. in Trattato delle società per azioni diretto da Colombo e Portale. A. la sopravvivenza stessa della società bancaria. BERTONE. 2. 2001. contratti commerciali). La nozione di controllo nella disciplina antitrust. stando perlomeno all‟interpretazione oramai da tempo prevalente. pp. SCOGNAMIGLIO.) forniti alle banche di credito cooperativo da parte delle associazioni di categoria. a ben riflettere. richiedendosi invece che la dipendenza determini una effettiva soggezione alle altrui scelte strategiche (M. Non basterebbe. p. quali ad esempio i contratti di finanziamento. CAMPOBASSO. E. in ogni caso.in ciò dovendosi anche tener conto dei profili di sana e prudente gestione e degli obiettivi di stabilità. pp. l‟attività bancaria dovrebbe infatti rendere difficilmente riscontrabile . cit. 1997. 1991. Riguardo ai primi il discorso può esaurirsi osservando che. che in particolar modo prende in considerazione. Il concetto di controllo nel codice civile e nella legge antitrust.. Commento all’art.d. 2359. Commento all’art. G. SCOGNAMIGLIO. G.

Torino. MONTALENTI. 38 ss.. M. op. 287 ss. sono stati forniti. purché rispondenti all‟interesse del gruppo. LAMANDINI. dell’industria e del mercato finanziario. diventa opponibile ai terzi: v.lgs. 356/1990 (poi confluito nell‟art.. t. 61. lgs. Milano. o meno. invece. pp. pp. comma 4. comma 4. FERRO (26) (27) (28) 233 . che ha assegnato alla capogruppo di un gruppo bancario il potere-dovere di impartire disposizioni per l‟esecuzione delle istruzioni impartite dalla Banca d‟Italia: cfr. 1996. pp. P. prima della Riforma. pp. cit. delle pattuizioni dirette ad attribuire ad una società il diritto di impartire istruzioni ad un‟altra in forza di contratti di mero collegamento o coordinamento gerarchico.d.u. una volta iscritto. P. 3-66 Argomenti a favore dell‟ammissibilità dei contratti di collegamento o coordinamento gerarchico (o. in assenza di una disciplina analoga a quella rinvenibile nell‟ordinamento tedesco.. Milano. I gruppi di imprese fra diritto comune e diritto speciale. N. cui quali v. in I contratti del commercio. I management contracts. consentendo in tal modo all‟impresa dominante di impartire direttive vincolanti anche se pregiudizievoli per la società dipendente. 175 ss. 25. pp. Venendo ai secondi va invece premesso che. cit. dall‟art. che ammette espressamente il controllo di una società e la gestione unitaria del gruppo attraverso la stipulazione di un contratto di dominio (Beherrshungsvertrag) (26). L‟Aktiengesetz prevede espressamente per le società azionarie la possibilità di contratti di dominazione. ha invece molto dibattuto.). Milano. 1995. ma “neutre” per l‟interesse delle società controllate (c. management contracts. in I gruppi di società (Atti del convegno internazione di studi di Venezia). 1547 ss. Oltre alle previsioni di cui al d. occasione per accendere il dibattito è stata spesso la prassi dei c. se da un lato non ha avuto dubbi nell‟escludere la legittimità dei contratti di dominio comportanti il diritto della capogruppo di impartire alle società dipendenti direttive vincolanti (Weisungsrecht).situazioni spesso “sfuggenti” (25) da valutarsi in ragione del loro atteggiarsi in concreto. RONDINONE.. la nostra dottrina. MARCHETTI. Il controllo: nozione e tipo nella legislazione economica. di adeguarsi alle direttive ispirate dall‟interesse della capogruppo e del gruppo nel suo insieme. secondo la terminologia già menzionata nel testo. di dominio debole). ult.. ult.. per una rappresentazione del Konzernrecht tedesco. NOTARI. comportanti cioè il diritto/dovere degli amministratori delle società controllate di rifiutare l‟esecuzione di direttive non conformi agli interessi dell‟impresa e l‟obbligo. Il contratto di dominio deve prevedere particolari garanzie per i soci minoritari ed i creditori ed è soggetto ad iscrizione nel registro del commercio e. riguardo alla validità. 1995. trattato diretto da Galgano. prima della Riforma27.b. 356/1990. op.d. pp. 367 ss. del d. anche se direttamente pregiudizievoli. 1999. P. (25) Qualifica così la fattispecie di controllo in discussione M. contratti di dominio debole) (28) . M. Sul controllo e sui poteri della controllante. NOTARI.

G.F. Comm. p.. pp.P.. vol. COSTI. p. 114 ss. M. Commento all’art. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. Rapporti tra assemblea e organo gestorio nei sistemi di amministrazione. pp. direzione unitaria e l‟espresso riconoscimento.. RORDORF. un’analisi comparata. ABBADESSA. 1995. 2007. II. Rapporto di dominio ed autonomia privata nel diritto societario italiano. I. diretto da Abbadessa e Portale. La posizione dottrinale restrittiva (da condividere. pp. SCOGNAMIGLIO. IDEM. in Società. cit. MONTALENTI.. MINERVINI. SANTAGATA. Torino. IDEM.dd. vi è chi sostiene la tesi contraria. borsa e tit.. in Banca.c. G. 2497-septies c.c. ex multis. 742 ss. vol.. sui limiti di ammissibilità dell‟attività di direzione e coordinamento.. 467 ss.. 2007. Bologna. ciascuna delle quali concorrerebbe “costantemente” alla formazione delle decisioni del gruppo (30). R. CAMPOBASSO.) limitava i poteri di direzione della capogruppo bancaria alla mera esecuzione delle istruzioni di vigilanza della Banca d‟Italia. L’ordinamento bancario2. Comm. MARCHETTI. soc.sia oramai del tutto prevalente(29) la tesi secondo cui la Riforma avrebbe risolto. Gruppi e gruppi bancari. il quale riconduce l‟art. p. I gruppi di società.dopo l‟affermazione della liceità della c. pp. CALLEGARI. pp. Contrari ad ogni possibilità di eterodirezione. 1996. RIVARO. alla figura del gruppo paritetico sottolinenando come la “concorrente e paritetica partecipazione di tutti i contraenti alla definizione della politica di gruppo” rappresenterebbe l‟elemento che “consente di distinguere il gruppo paritetico dai cc. cit. cit. P. 870 ss. LUZZI . 818 ss. Società cooperative e gruppi di imprese (gruppo cooperativo paritetico e gruppo cooperativo eterogeneo). P. Una sintesi del dibattito dottrinale degli anni ottanta e novanta.. 2004. 2007. in Giur. p. di cred. PORTALE. 2497-septies c. 2009. pp... SBISA‟. 457 ss. p.b.. R.. G. Società controllate e società collegate. Autonomia privata e formazione dei gruppi nelle società di capitali. in Il nuovo diritto societario. U. 324 ss. 1994. p. almeno alla luce del t. p. 3. 1997. Diritto dei gruppi di imprese. 3. cit. Bologna. 2359 c. pp.Né questo dibattito è stato azzerato dalla Riforma. pp. 2007. Milano. ult. 729 ss. in Il nuovo diritto societario nella dottrina e nella giurisprudenza: 2003-2009. per quanto . in Il nuovo diritto delle società. Comm. in Contr. 1101. op. in Giur. Infatti. La capogruppo ed il governo del gruppo. 152. della possibilità dell‟esercizio dell‟attività di direzione e coordinamento in forza di contratto o di previsione statutaria .. (30) 234 . Riflessioni sul gruppo creditizio. in Giur. I gruppi nella recente riforma del diritto societario. pp.. impr. 31 ss. G.c.u. VALZER. 339. diretto da Abbadessa e Portale. TOMBARI. 573. ritenendo solo possibile la creazione di strutture con compiti di coordinamento dell‟attività di più società. 541. è rinvenibile in R. in Riv. 2010. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. 1565. 1994.. Direzione e coordinamento nei gruppi societari. (29) G.d. il problema della legittimità dei contratti di collegamento o coordinamento gerarchico. in I gruppi di società (Atti del convegno internazione di studi di Venezia). R. Il potere di direzione e coordinamento di società tra fatto e contratto. con l‟art. in senso affermativo. cit. pp. Attività di direzione e coordinamento e regolamenti di gruppo. 559. I. 297 ss. A.

quale quello tedesco. Die eingetragene Genossenschaft im Konzern. A. Valendo. altri aspetti vanno considerati in relazione alle società cooperative.). 2497septies c. che espressamente riconoscono la validità dei contratti di dominazione. A supporto della conclusione secondo cui il nostro ordinamento non ammetterebbe alcun tipo di contratto di dominio (forte o debole). ZOPPINI. in Giur. 37/2004. L‟eventualità di una società cooperativa sottoposta ad etero determinazione pone infatti. 2545-septies c. p. persino in ambienti normativi. 1998. Autonomia privata e formazione dei gruppi nelle società di capitali..Peraltro.c. il problema della compatibilità (o meno) di questo modello organizzativo con le regole a presidio della mutualità. 2497-sexies c. per tutti. (avvenuta con d. analogamente. l‟espresso riconoscimento della validità dei contratti di dominio. espungendo al contempo dall‟art. cit. 525 ss. 2005. banche popolari comprese. questo problema aggiuntivo di compatibilità con le regole della mutualità.c. questi principi sarebbero incompatibili con ogni forma di alienazione convenzionale del governo societario. cit.g. (31) Cfr. formalmente analogo ma inserito in un diverso contesto) alla necessità di “eliminare gli equivoci” che hanno indotto i primi interpreti a ravvisare nell‟art.. Comm.. delle quali la Riforma ha chiarito la natura <<contratti di dominio debole>> o di <<collegamento gerarchico>>”. pp. del pensiero di B. trovando questa conclusione sostegno nel fatto che. la cui essenziale manifestazione è rinvenibile nella norma che mediante il voto capitario esclude la formazione di maggioranze precostituite. ed in particolar modo con il principio di autonomia gestionale della cooperativa. 37/2004. 822).lgs. SANTAGATA. a testimonianza di questo orientamento della prevalente dottrina tedesca. p.c. Vedi anche. in aggiunta. E‟ diffuso. GROSSFELD e J BERNDT.l. pp. ove si ricollega l‟introduzione dell‟art. I gruppi cooperativi (modelli di integrazione tra imprese mutualistiche e non nella riforma del diritto societario). nonché con il principio di autonomia della cooperativa nel perseguimento dello scopo mutualistico(31). Secondo un certo modo di vedere. il richiamo. l‟Autore richiama i contenuti della relazione di accompagnamento al d. dello stesso Autore. il relativo comma 2. in particolare. Il gruppo cooperativo paritetico (una prima lettura dell’art. 770 nonché R. in AG. 116 ss. se quanto detto vale con riguardo alle società lucrative.. anche per le cooperative operanti nel settore del credito. (32) 235 .c. si è in prevalenza portati ad escludere la compatibilità di questi tipi di contratti (forti o deboli che siano) con l‟autonomia della quale la singola cooperativa deve disporre nel perseguimento dello scopo mutualistico(32). 2497-septies c.

. di promozione. inizialmente dibattuta. ciascuna delle quali svolge per le banche aderenti attività di rappresentanza. poi introdotta dalla Riforma e della quale si sta per dire. strutturate come società cooperative di secondo grado con funzioni consortili. se pur non prevalente).c. tra cui due banche.. c. capogruppo dell‟omonimo gruppo bancario. 2545-septies c. come visto.giuridica (riconducendole. Le banche di credito cooperativo. si è inserita la disciplina del gruppo cooperativo paritetico introdotta dall‟art. 2545-septies c. Ciascuna banca di credito cooperativo partecipa. 6/2003 l‟art. trans. nell‟affermazione di taluni impedimenti e di una serie di incertezze in ordine alla possibilità di addivenire alla costituzione di un gruppo societario composto da più banche cooperative(33). come già ricordato. il Gruppo bancario Iccrea. comma 2. 150-bis t.b. legale.). in internet. infatti.a.. Informazioni al riguardo sono desumibili.. del gruppo cooperativo paritetico.. nel novero della mutualità.(34) (33) Nell‟impossibilità di dare luogo a forme di integrazione secondo le forme tipicamente adottate dalle società lucrative. (anche) alle banche cooperative è risultata inizialmente dubbia in quanto. trova oggi espressa conferma nell‟art. di revisione e di gestione di servizi comuni.Il gruppo cooperativo paritetico Nel contesto descritto al § che precede. ha previsto che alle banche cooperative “continuano ad applicarsi le norme vigenti alla data di entrata in vigore (34) 236 . organizzata sotto forma di associazione.a. alle voci Federcasse ed Istituto Centrale Banche Popolari dell‟enciclopedia libera Wikipedia. fiscale. L‟applicabilità dell‟art. tra l‟altro. che forniscono in esclusiva prodotti e servizi alle oltre 400 banche di credito cooperativo socie della capo-gruppo ICCREA Holding s. al momento dell‟entrata in vigore del d.p. le banche cooperative hanno sviluppato forme di collaborazione seguendo altri modelli. vale a dire nell‟ambito di un gruppo verticale. la cui applicabilità (anche) alle cooperative di credito. specializzata nel settore dei sistemi di pagamento. Questa struttura associativa è a sua volta affiancata da una struttura operativa per la prestazione centralizzata dei servizi bancari e finanziari.p. 223-terdecies. Ciascuna Federazione regionale partecipa a sua volta alla Federazione italiana delle banche di credito cooperativo – casse rurali ed artigiane (meglio nota sotto l‟acronimo Federcasse). alle Federazioni regionali.2 . Il principale organismo di aggregazione delle banche popolari è rappresentato invece dall'Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane (ICBPI). l‟ICBPI ha esteso il suo ambito di azione a tutte le banche popolari italiane.c. in particolare. due società di gestione del risparmio e due compagnie assicurative.u. in buona sintesi. Dopo essere stato costituito nel 1993 ad opera di sei banche popolari. poi fusa per incorporazione. etc. costituito da un insieme di società. di assistenza (tecnica. cui più che altro sono attribuite funzioni di rappresentanza politica.c. hanno dato vita a strutture aggregative articolate a livello regionale e nazionale. ed in assenza della disciplina. supportandole tra l‟altro per il tramite della partecipata SECETI s.lgs. disp. che si risolve(va). 3..

il principio di liceità dei c..tra gli altri . e le banche di credito cooperativo in particolar modo (cfr. R. Le concentrazioni bancarie.u. anche G. SCHIANO DI PEPE. e ritenendo l‟art. 2004. In altri termini. riguardanti in particolar modo la compatibilità della disciplina di gruppo con i limiti di territorialità ed i principi del localismo caratterizzanti le banche cooperative in generale. p. in Banca. G. cit.. 9). 2497 ss.c. p. altra dottrina ha invece sostenuto la tesi contraria. R. patti di dominio.. p. 28 dicembre 2004. IDEM. Napoli. per un suo corretto inquadramento si rende tuttavia indispensabile rimarcare che la disciplina introdotta dall‟art. 2545-septies c.c.. Organizzazione di gruppo delle banche di credito cooperativo e gruppi (bancari) paritetici. G. tra gli altri. Il gruppo cooperativo bancario paritetico. alle banche cooperative.. ed in particolar modo l‟inserimento in quest‟ultimo dell‟art.. 1998. dando tuttavia spazio a dubbi di diverso genere. questa dottrina ha sostenuto la generale liceità dello strumento del gruppo cooperativo paritetico. L’organizzazione e il contratto..).c. Il gruppo creditizio cooperativo. GENCO. La disciplina dei gruppi ed il gruppo (paritetico) di credito cooperativo.. in Trattato Perlingieri. C. pur restando irrilevante l‟adozione di criteri di formazione della della legge 366 del 2001”. se pur entro certi limiti. (35) Cfr. p. ai sensi dell‟art.. p. 2545-septies c.lgs. 145 ss). LAMANDINI. Cooperative e modellismo giuridico. COSTI. 150bis hanno poi sciolto ogni dubbio in merito all‟applicabilità dell‟art. PRESTI. la fruibilità dello stesso (anche) da parte delle banche cooperative (cfr. non riflette appieno la fattispecie di gruppo cooperativo paritetico elaborata dalla dottrina specialistica ante Riforma. n. 384.c.Senza ripercorrere le esigenze che hanno condotto all‟introduzione di questo modello di integrazione. op. in Riv.c. mentre una parte della dottrina ha ritenuto che l‟art. cit.d. c. meramente applicativo alle società cooperative di questo principio. Le integrazioni apportate dal d. G. un gruppo poteva ritenersi paritetico solo qualora ogni impresa risultasse coinvolta nel processo di formazione della volontà comune(35). CAMPOBASSO. I profili patrimoniali del gruppo cooperativo. I. trans. cit. cit.dell‟art. comma 2. alla disciplina contenuta negli artt.b.. 818. dir. implicasse l‟inapplicabilità alle banche cooperative .. (cfr. impr. 169. disp..c.. p. Il gruppo cooperativo paritetico (una prima lettura dell’art. a tal fine.F. 1322 c. M.c. cit. R. 310 alla disciplina del diritto societario ed al t. In particolare. 102 ss)... ult. 237 . 2006. dando rilevanza. BRESCIA MORRA. borsa e tit. cit. V. La prevalente opinio riteneva infatti che l‟aspetto qualificante del gruppo paritetico fosse da rinvenire nella circostanza che le decisioni riguardanti la direzione comune delle società appartenenti al gruppo provenissero da un organo direttivo aperto alla partecipazione di tutte le società appartenenti al gruppo. cit. 70. 223-terdecies. 562. 525). 2545-septies c. 2545-septies c. Affermando che quest‟ultima disciplina avrebbe introdotto nel nostro ordinamento.. p. L’impresa bancaria. 2545-septies c. SANTAGATA. e quindi. 117. FAUCEGLIA. di cred.. 2003.

202.. cit.. A. R. TONELLO. CASADEI. più semplice. da R. cit. cit. Padova. alla tesi secondo cui la pariteticità dovrebbe tutt‟ora intendersi nel senso che la direzione del gruppo deve necessariamente essere concertata da tutte le società aderenti(37). (37) (38) 238 . 144. ex ante.. PUPO. p.E.c. e sino a giungere a quella. ZOPPINI. 2545-septies c. nella parte in cui si riferisce alla costituzione di un gruppo “anche in forma consortile”). p. IDEM.. TOMBARI.. 2007. op. 2005. SANTAGATA. 2545-septies c. 1995. si è affiancata quella che considera la pariteticità come un aspetto qualificante la modalità di esercizio dei poteri di direzione. 2545-septies c. 774 ss. potendo essere infatti previste forme organizzative più o meno complesse. in Contr. 1089. Bologna. anch‟essa da non (36) Per fattispecie imperniate su meccanismi di unanimità. p.. pp. della creazione di organi comuni per l‟assunzione delle decisioni di gruppo previste dal contratto. Gruppi cooperativi e gruppo cooperativo paritetico. ai quali sarebbe richiesto di garantire. R. GENCO.c. a cura di Maffei Alberti. Comm.. e impr. Commento all’art. A questa tesi sembra aderire F. la pariteticità del gruppo non si ricollegherebbe. in Le Società cooperative. 1744. p. M. Le forme di integrazione fra cooperative e il gruppo cooperativo paritetico. 2004. BONFANTE. l‟equilibrio nella distribuzione dei vantaggi derivanti dall‟attività comune. pp. IV. pp. Diritto dei gruppi di imprese.. Secondo questa seconda (e prevalente) tesi(38).c. 2545-septies c. 2869 ss. p. Dopo l‟introduzione dell‟art. Commento all’art. ult.. quindi. pp. in Il nuovo diritto delle società. Torino. commentario diretto da Cottino. in Il nuovo diritto societario***. Sostenuta. partendo dell‟ipotesi della creazione di una struttura societaria dedicata (eventualità quest‟ultima espressamente prevista dall‟art. 2636. in Giur.. nel senso cioè che il gruppo paritetico si caratterizzerebbe per l‟inderogabilità dei criteri di esercizio del potere di direzione e coordinamento. C. a cura di Paolucci... 384 ss. U. Bonfante. G. e ciò indipendentemente dal fatto che il contratto preveda un esercizio concertato dell‟attività di direzione o invece attribuisca la direzione del gruppo ad una sola società. secondo quanto ricordato in nota 30. ult. op. COSTI.volontà comune implicanti la possibilità di un dissenso ovvero la necessità di decisioni unanimi(36). Cagnasso e Montalenti.c. 2012. 512 ss. passando per quella. vol. ad una particolare forma organizzativa. cit. Società cooperative e gruppi di imprese (gruppo cooperativo paritetico e gruppo cooperativo eterogeneo). Il contratto di dominio nei gruppi di società: e se ne ritentassimo l’esame di meritevolezza?..

1999. su un piano di parità. cit. o ricorrono a “intrecci personali” particolarmente stretti. della regolare formazione della comune volontà delle società aderenti(40).. del semplice affidamento alla capogruppo delle decisioni di direzione e coordinamento39. op. simili a quelli di una società holding vera e propria.. Tra gli altri possibili. cui affidare il compito di concorrere alla formazione delle deliberazioni comuni ed alla ponderazione gli interessi delle realtà coinvolte. un modello organizzativo adattabile a questa situazione sarebbe. consentendole . 352).d. ad esempio. Il gruppo cooperativo paritetico (una prima lettura dell’art. in astratto. Per una rassegna di queste possibili tipologie di gruppi cooperativi. o ancora viene costituita un‟ Unternehmen comune con compiti di coordinamernto. Board of direcotrs). riconoscerebbe alle cooperative partecipanti una notevole libertà d‟azione. (così. pp. consente l‟esercizio di una direzione unitaria. 2545-septies c. (40) 239 . nel senso cioè che le partecipanti. SANTAGATA. qualificati nel testo “in senso strettamente paritetico”. mantengono anche un ruolo nella fase successiva di determinazione della volontà compartecipando alle scelte di coordinamento e potendosi al riguardo ipotizzare. in generale. per pervenire a questo risultato vengono adottate differenti soluzioni: “o le konzernunternehmen formano degli organi comuni con delle competenze al riguardo (c. in particolare R. nel senso che i componenti degli organi gestionali di tutte le Unternehmen sono pressocchè le stesse persone. p. dopo aver concorso alla costituzione del gruppo. affidando agli stessi soggetti la gestione di tutte le konzernunternehmen ed attribuendo specifici poteri di condizionamento sulle sfere decisionali più importanti delle singole Unternehmen. il contratto istitutivo del gruppo potrebbe altresì prevedere che i componenti del comitato debbano provenire dai consigli di amministrazione delle società aderenti. Affianco a detto comitato il contratto potrebbe altresì prevedere organismi con funzioni di controllo del corretto svolgimento della concertazione strategica ed. La legge.. 530 ss. (39) L‟esperienza tedesca.tra l‟altro .). N. in altri termini. Milano. v. In particolare. ma con la differenza rispetto a quest‟ultima che essa non assume una posizione di dominio su alcuna konzernunternehmen”. cit.c. che come noto conosce i gruppi societari paritetici da prima del nostro ordinamento.escludere. RONDINONE. quello che prevede la formazione di un comitato di gruppo composto dai rappresentanti delle società aderenti. differenti modalità di formazione della volontà comune delle banche coinvolte.di caratterizzare il gruppo: (i) in senso strettamente paritetico. Per rendere più efficace l‟attività di coordinamento.

Qualificazione “bancaria” del gruppo cooperativo paritetico In base alla prevalente teoria.c. 772 ss. e della pacifica loro (41) (42) Cfr.talune funzioni di governo dell‟impresa. Queste differenti possibili forme di aggregazione tra banche cooperative. Infatti. la disciplina introdotta dall‟art. ad esempio. pp. consente (oggi) alle banche cooperative un‟organizzazione di gruppo secondo modelli organizzativi in teoria anche molto diversi. COSTI. alienano convenzionalmente ad una di esse . 386. ovvero l‟attribuzione dei predetti (più o meno ampi) poteri ad una sola società. tenendo conto della disciplina introdotta dagli artt. dunque. i poteri di coordinamento attribuiti dal contratto tener conto dei principi di corretta gestione della società mutualistica. ovvero ancora l‟attribuzione degli stessi a più di esse in via congiunta. l‟art.. ult. op. op. cit.. A.come tipico di un contratto di dominazione debole e con una conseguente sostanziale inutilità di una formale distinzione tra gruppo cooperativo paritetico e contratto di dominazione(41) . 310/2004. 40 del d. ZOPPINI. ult. nell‟ambito dei gruppi cooperativi paritetici il potere di direzione e coordinamento deve prestare anzitutto attenzione all‟interesse mutualistico(42). in ciò sostanziandosi la pariteticità.. mentre nei gruppi che coinvolgono società lucrative l‟attenzione va solo rivolta all‟interesse del socio alla redditività della partecipazione.lgs. assumendo a tal fine l‟obbligo di uniformarsi alle deliberazioni di quest‟ultima nonché quello di fornire tutte le notizie ed i dati richiesti dalla mandataria comune per l‟esercizio dei poteri alla stessa attribuiti. 2545-septies c. oltre che da un punto di vista strettamente societario. per le finalità previste dalla disciplina bancaria. 3. ovvero altro ancora. come nel caso in cui le partecipanti. R. alla determinazione dei criteri guida per l‟esercizio dei poteri di direzione e coordinamento. 240 .. nel senso cioè che.c. Dovendo in entrambi i casi.(ii) ovvero in senso gerarchico. ed essendo questo l‟aspetto che accomuna i diversi possibili modi di essere del gruppo cooperativo paritetico. possono assumere rilevanza. potendo prevedersi. a certe condizioni. la creazione di una struttura autonoma dedicata al coordinamento del gruppo con affidamento alla stessa di poteri direzionali più o meno ampi. cit.3 . dopo aver inizialmente concorso. 2497-septies e 2545-septies c.. p.

siano tutte suscettibili di rilevare come gruppo bancario. l‟art. Inoltre. in sintesi. rileva anzitutto quanto previsto dall‟art. ha modificato l‟art. comma 4. ai fini di attuazione delle Istruzioni di Vigilanza. il potere/dovere di emanare le disposizioni necessarie per dare attuazione alle istruzioni di carattere generale e particolare impartite dalla Banca d‟Italia nell‟interesse della stabilità del gruppo. di diretto aiuto. se pur indirettamente. 241 . necessariamente unica. A tal riguardo. del comma 8-bis. riconosce a quest‟ultima il ruolo di referente della Banca d‟Italia ai fini della vigilanza consolidata (attribuendole. a) Un primo aspetto senz‟altro rilevante dovrebbe riguardare l‟individuazione delle funzioni da demandare. ha anche precisato.u. sembrano tuttavia possibili dei ragionamenti sulla base delle indicazioni desumibili dal t. con il contratto istitutivo del gruppo paritetico. da quanto previsto dalle Istruzioni di Vigilanza con riguardo ai gruppi di tipo verticale. per finalità di coordinamento.b.b. non potendo pertanto i diritti derivanti dai contratti o dalla clausola statutaria essere esercitati in mancanza delle autorizzazioni previste dal predetto art.. 60 e ss.fruibilità da parte anche delle banche. dati e (43) Che come si vedrà infra dovrà essere. abbia in questo modo confermato la possibilità di dar luogo ad un gruppo bancario sulla base di vincoli contrattuali o mediante clausole statutarie. con l‟aggiunta all‟art. per quanto ammissibili da un punto di vista strettamente societario. c. Per quanto le Istruzioni di Vigilanza non risultino ancora. che nel definire le funzioni che la capogruppo assolve nell‟esercizio della propria attività di direzione e coordinamento. Che il t. lì dove invece l‟art.lgs. 2545-septies. di richiedere alle società componenti il gruppo notizie. n. consente anche di attribuire la direzione del gruppo a più cooperative.u. non implica tuttavia che le diverse forme di aggregazione tra banche cooperative cui si è fatto cenno in apertura del presente paragrafo. 60. 2. proprio allo scopo di rendere la fattispecie del controllo “derivante da un contratto con la banca o da una clausola del suo statuto” chiaramente compatibile con la nozione di controllo assunta dalla disciplina bancaria ai fini del riconoscimento del gruppo bancario. non essendo rinvenibili norme a chiarimento dei requisiti rilevanti ai fini del riconoscimento di un gruppo bancario cooperativo paritetico. 39 del medesimo d. che l‟acquisizione del controllo di un‟altra banca mediante contratto richiede anch‟essa l‟autorizzazione della Banca d‟Italia.b. comma 1.c. 23 t.u. t. 19 t.) nonché. alla società cui è affidata la direzione del gruppo43.. a tal riguardo.u.b.u. (artt. 19.b.

fin. a cura di Belli. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia 2. Patroni Grippi. Commento all’art. in La nuova legge bancaria. Il testo unico bancario annotato con la giurisprudenza. che si contraddistingue per il comune disegno imprenditoriale. 964 ss. la determinazione di una politica comune per la gestione dei rischi). tomo II. Capogruppo. I). 1996. i poteri di determinazione delle linee guida per la (44) V. M. TROIANO.situazioni rilevanti ai fini dell‟emanazione delle predette disposizioni. 176 ss. 61. 1023 ss. Il modello proposto è infatti quello del gruppo "integrato" o "strategico". A. da parte della Banca d'Italia. anche nel caso del gruppo cooperativo paritetico. banc. Milano.. Contento. 2004. Bologna. infine. PERNA. Porzio e Santoro. che con riferimento ai gruppi bancari verticali fanno emergere. Cap. BROZZETTI. assumono rilievo gli aspetti di conoscibilità. ad esempio. in Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia 3. pp. 2.. Su queste premesse sembrerebbe perciò sostenibile che. merc. CERA. 2009. in Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. la fissazione dei parametri di riferimento delle principali operazioni bancarie. (45) (46) 242 . i poteri riguardanti la definizione delle linee guida della politica gestionale (compresa.. 2. potrebbero essere contrattualmente accentrati. I. per la forte coesione al proprio interno e per la sottoposizione a direzione unitaria. 2001. LAMANDA. sia degli obiettivi fissati. pp. sia di gruppo che riguardanti la singola impresa aderente. sez. diretto da Capriglione. sotto un profilo organizzativo. Sezione Gruppo bancario. 231 ss. pp.. I). Di conseguenza vanno assicurate strutture organizzative del gruppo che consentano l‟attuazione delle istruzioni emanate dalla Banca d‟Italia e la loro verifica (Tit. pp. per quanto nell'ambito della disciplina del gruppo bancario venga lasciata all'impresa bancaria la scelta dell'assetto organizzativo e patrimoniale che meglio risponda ai suoi obiettivi gestionali. v. Prime valutazioni. a cura di Ferro Luzzi e Castaldi. In particolare. Padova. il fatto che nell‟ambito di un gruppo bancario la direzione unitaria si giustifica anche in relazione alle esigenze della vigilanza ed in considerazione delle finalità di rilevanza pubblica di tutela del risparmio46. Commento agli artt. C. di verificare il relativo adempimento da parte delle singole società)(44). pp. Rilevano. 2010. Sul ruolo forte della capogruppo bancaria e sulle specificità del rapporto di interessi tra gruppo bancario e singola controllata. in Dir. la definizione della disciplina contrattuale applicabile alle stesse. Cap. Capogruppo bancaria e nuovo diritto societario. tra l‟altro. pp. una caratterizzazione del gruppo bancario in termini di “forte coesione” e di “comune disegno imprenditoriale” (45). I. tomo I. sez. 2003. R. tale assetto non deve tuttavia contrastare con le esigenze connesse alla vigilanza consolidata. i poteri inerenti la predisposizione dei piani industriali annuali e pluriennali. Commento all’art. 481 ss. M.. 60 e 61. Rileva. le previsioni delle Istruzioni di Vigilanza (Tit. diretto da Capriglione. tomo II. Milano. TIDONA. tomo I. inoltre. Peraltro. sia dei comportamenti tenuti dalle singole componenti. 61. 760 ss. Padova.

se da un punto di vista strettamente societario la veste di delegata potrebbe essere rivestita da una cooperativa con qualificazione non necessariamente bancaria o finanziaria(48). alla luce dell‟evocazione della possibilità di un esercizio “anche in forma consortile” dell‟attività di direzione e di coordinamento. sia per la condivisibilità della tesi . Che da un punto di vista societario la struttura di vertice di un gruppo bancario cooperativo paritetico cui partecipino banche cooperative non debba necessariamente svolgere attività bancaria sembra essere espressamente ammesso da M. ZOPPINI. diretto da Abbadessa e Portale. purchè siano previsti dei vantaggi compensativi (art. 4.ba. p. p. 13. LAMANDINI. “capofila” o “mandataria comune”). (47) Come noto. cit. l‟esistenza del gruppo rende lecita una occasionale violazione dell‟interesse della singola società. 61.che. Working paper n. op. rinvenibile in www.M. 1/2008. comma 1. comma 1. Per un progetto veneto di gruppo cooperativo paritetico. (che richiede quale società al vertice una cooperativa) rimarrebbe comunque soddisfatto. in Il nuovo diritto delle società. nonché A.c. ritiene che capogruppo di un gruppo cooperativo paritetico possano anche essere società per azioni o società a responsabilità limitata consortili partecipate dalle cooperative aderenti al gruppo. 2007.it. b) Un secondo aspetto riguarda invece l‟individuazione della società delegata alla direzione del gruppo (che in quanto tale potrebbe quindi denominarsi. come peraltro qui fatto sin‟ora. patrimoniale e sulla stabilità della banca. L‟accentramento dovrebbe così riguardare. 2497. vol. t. p. 776 . popolare o di credito cooperativo. la direzione spetterà in particolare ad una banca cooperativa. fermo restando.c. 1106. c. dal punto di vista della disciplina bancaria tale ruolo dovrà invece essere necessariamente rivestito o da una banca o in alternativa da una società finanziaria (art. LAMANDINI.).. ultima parte. Torino. i poteri in grado di incidere sull‟equilibrio organizzativo.).gestione del personale. Prime riflessioni. comma 1. meccanismi di controllo dell‟attività svolta dalle direzioni generali delle banche aderenti. Anche se la partecipazione al gruppo cooperativo paritetico bancario è aperta a banche e finanziarie non cooperative. Invero. sia per il fatto che il requisito di cui all‟art. (48) 243 .unibo.u. ult. in buona sostanza. Il gruppo cooperativo paritetico semplice e qualificato (bancario). finanziario.b. Giustificandosi tale affermazione. l‟imprescindibilità del complessivo rispetto47 dell‟interesse societario ed imprenditoriale della singola controllata. n. in ogni caso. Liber amicorum Gian Franco Campobasso. 2545septies. 2. eventualmente comprensivi di poteri di revoca al verificarsi di gravi inadempienze. c.

IRACE. congiuntamente. Una figura giuridica nuova. BONFANTE. p. La riforma del diritto cooperativo italiano. Gruppi cooperativi e gruppo cooperativo paritetico. cit.c. 747 -. a cura di Genco. 186. Il gruppo cooperativo paritetico. p. soprattutto con riguardo alla vigilanza informativa ed alla vigilanza regolamentare riferita all'adeguatezza patrimoniale. p. a cura di Santoro e Sandulli. 2003. 61 del t. l‟art. che richiama per questo tipo di imprese la disciplina del gruppo cooperativo paritetico. escludere la possibilità di tale partecipazione svuoterebbe l‟istituto di buona parte delle sue potenzialità (G. 2545-septies c. ad un solo soggetto. p. 2. richiedendo l‟art. sez. n. cit.. impr. II. alla società (49) La partecipazione al gruppo cooperativo paritetico da parte delle società lucrative in verità non è pacifica. 2. al contenimento del rischio. Società cooperative e gruppi di imprese (gruppo cooperativo paritetico e gruppo cooperativo eterogeneo). c. Commento all’art. 327.c. TOMBARI. inoltre. all'organizzazione amministrativo-contabile ed ai controlli interni (Istruzioni di Vigilanza. p.R. cit. p. Alla capogruppo. 149. I. 155. attribuisce alla capogruppo il compito di emanare le disposizioni necessarie per dare attuazione alle istruzioni di carattere generale e particolare impartite dalla Banca d'Italia nell'interesse della stabilità del gruppo. p. taluni accorgimenti a livello statutario. p. Torino.lgs. cit. 24 marzo 2006... in La riforma del diritto societario. in tema di impresa sociale. in Riv. per assicurarne il rispetto. cit. a cura di Presti. alle partecipazioni detenibili.c. essendo stata esclusa da alcuni (A. G. La nuova società cooperativa.. il gruppo cooperativo paritetico. e non si vede ragione per trattare diversamente quello dei gruppi cooperativi paritetici. D‟altra parte. Commento all’art. Depone però a favore della partecipazione delle società lucrative l‟art.. III) (50) 244 . 469) ed ammessa da altri . 515. Invero. mentre da un punto di vista societario i poteri di direzione e coordinamento possono essere attribuiti.ovvero ad una società finanziaria cooperativa. SABADINI. n.u. di verificare l'adempimento delle disposizioni emanate su istruzione della Banca d'Italia. vol. In relazione a questa sua funzione. è dato il compito di richiedere alle società componenti il gruppo. Ipsoa. R: SANTAGATA. per tale attribuzione la forma cooperativa (49). 2003..b. specificando che possono far parte del gruppo anche imprese lucrative cui è solo preclusa la possibilità di assumere la direzione del gruppo.. in Contr. ALLEVA. 2545-septies c. Inoltre.E. c) La “bancarietà” del gruppo dovrebbe implicare. se non altro ai fini di attuazione delle Istruzioni di Vigilanza. IV. infine. per aversi gruppo bancario gli stessi vanno invece attribuiti. 2003. PUPO. C. COLANTONIO. 372). GENCO.. con il ruolo di referente unico della Banca d‟Italia(50). R.. a più società del gruppo cooperativo paritetico. Tit. notizie. coop. comma 1. nel caso dei gruppi bancari verticali. 4 del d. 2004. dati e situazioni rilevanti ai fini dell'emanazione delle disposizioni sopra richiamate. V. op. 299. 2545septies.. in Società cooperative. p. U. Cap. in La riforma delle società cooperative. 2877.

Iniziando dal primo momento. quest‟ultimo. sono chiamate ad operare sotto la direzione ed il coordinamento della capogruppo. Lo stesso statuto dovrà inoltre riservare alla esclusiva competenza del consiglio di amministrazione della capofila la determinazione dei criteri per il coordinamento e la direzione delle società del gruppo. ovvero. dovrà dare atto della soggezione della capofila ai controlli di vigilanza della Banca d‟Italia. senza prevedere una struttura tesa ad assicurare una direzione concertata del gruppo. l‟art. per l‟esecuzione delle istruzioni della Banca d‟Italia nonché le decisioni concernenti l‟assunzione e la cessione di partecipazioni. IV). I. Cap. ha lasciato anzitutto irrisolto il problema riguardante l‟identificazione dell‟organo societario cui spetta il compito di decidere la partecipazione al contratto istitutivo del gruppo cooperativo paritetico (e quindi al gruppo)51. pp. 245 . in questa sede.Adesione al contratto istitutivo del gruppo. 61. op. a considerare gli aspetti che assumono rilevanza dal punto di vista delle competenze degli organi societari. CASADEI. dovendo altresì dare atto di essere tenute all‟osservanza delle disposizioni impartite dalla capofila nell‟esercizio dell‟attività di direzione e coordinamento (Istruzioni di Vigilanza.4 . Gli statuti delle società partecipanti.b. per grandi linee. 3. avendo a mente l‟ipotesi di società cooperative necessariamente assoggettate alle disposizioni della società per azioni che. comma 4. Infine. cit...al vertice è richiesto di dare atto nel proprio statuto di essere tenuta ad emanare (ai sensi dell‟art. 2545-septies c. il contenuto del contratto istitutivo. e limitandosi. Sez. devono indicare la posizione assunta nell‟ambito del gruppo. successivamente.c. Tit. 2545-septies c. Problema. a loro volta. ha in pratica affidato all‟interprete il compito di identificare le regole organizzative cui le società aderenti devono sottostare al momento della stipula nonché quando. Stabilita la liceità del gruppo cooperativo paritetico e definito. l‟art. che verrà in questa sede affrontato avendo a mente la specifica ipotesi di più banche cooperative interessate a dare vita ad un gruppo di società tale da poter essere anche riconosciuto come gruppo bancario. (51) Cfr.c. F. 2..u. t. 204-5.) disposizioni alle società aderenti al gruppo per l‟esecuzione delle istruzioni impartite dalla Banca d‟Italia.

intendono invece. 2008. e dunque quale organo cui. DACCO‟.A. dir.. Konzernrecht9. Il ruolo dell’assemblea nella gestione dell’impresa: il “sovrano” ha veramente abdicato?. Sulla scia della letteratura tedesca. Accentramento di funzioni e di servizi nel gruppo e nel ruolo della società controllata. PINTO. Supra. L‟attribuzione all‟assemblea dei soci della competenza a decidere l‟adesione al contratto si giustifica. l‟argomento delle competenze non scritte è stato affrontato. da G.. rimandando in particolar modo a quell‟orientamento dottrinale che.. di fatto esclude la possibilità di risolvere in astratto il problema riguardante l‟individuazione dell‟organo competente a decidere l‟adesione ad un gruppo cooperativo paritetico. la prevalente interpretazione riconosce alle cooperative una notevole libertà d‟azione che. mediante contratto. pp. I.. in Riv. 139 ss. cit.. richiama il generale problema delle competenze non scritte dell‟organo assembleare. consentendo di caratterizzare il gruppo cooperativo paritetico in più modi.. cit. Al contrario.. e con differenti posizioni. V. 314 ss. spettando il compito di accertare il rispetto dei principi guida dello scambio (52) La necessità di delimitare il campo dell‟indagine dipende evidentemente dal fatto che. come ricordato nel testo. M. 2006. tra gli altri. PORTALE. §§ 3 e ss. attribuire ad un‟unica società (bancaria o finanziaria) il potere di direzione e coordinamento (52). dir. in Riv. pp. MAUGERI..in base al principio dell‟esclusiva spettanza all‟organo di amministrazione della gestione dell‟impresa nonché dell‟applicabilità di quest‟ultimo alle banche cooperative in conseguenza della loro necessaria soggezione alla disciplina delle società per azioni – nella competenza esclusiva dell‟organo amministrativo. 133 ss. pp.tra i quali. CERRATO. G. Le competenze legali dell’assemblea nella gestione delle cooperative azionarie. in presenza di operazioni in grado di incidere sulla struttura della società . cit. Orbene. del Capitolo Terzo (53) (54) 246 . Formazione del gruppo e diritti dei soci. i così detti atti di “trasformazione” della società autonoma in società di gruppo attribuisce all‟assemblea dei soci poteri gestori astrattamente rientranti nella competenza del consiglio di amministrazione(53). 5 ss. anche in considerazione del – come visto(54). 98 ss. Rapporti tra assemblea e organo gestorio nei sistemi di amministrazione. comm. per quanto qui rileva. priv. per la cui sintesi è diffuso il rimando a EMMERICH/HABERSACK. 2007. d‟altra parte.. la sottoscrizione di un accordo con connotati di questo genere non potrebbe certamente essere qualificato atto di natura meramente gestoria. 475 ss. pp. trattandosi di atto con una forte (quanto pacifica) valenza organizzativa. PORTALE .intervenuto riconoscimento dell‟assemblea dei soci quale sede naturale per la verifica della causa sociale. Munchen. . rientrante in quanto tale . pp.. S.

p. ivi. cit. A. oltre che nell‟ambito di un gruppo gerarchico con presenza di società controllate. 59. G.. che rimanda alla nozione della c. R. cit. 40. p. Milano. 777. IDEM. a cura di Buonocore. in Contr.. l’esercizio mediato e indiretto dell’impresa di grupppo.mutualistico. a cura di Schiano Di Pepe e Graziano. Problemi giuridici dei gruppi cooperativi. 440. nel caso in cui la società cooperativa fa parte di un gruppo. La nuova società cooperativa. 1091 ss. In particolare.. ai suoi soci potrebbe essere reso possibile intrattenere rapporti con le società del gruppo a condizioni favorevoli rispetto a quelle riservate ai terzi. compete anche di valutare l‟impatto dell‟adesione al gruppo sul vantaggio mutualistico perseguito dai soci. nel senso della perseguibilità dello scopo mutualistico in via mediata. se per un verso si è ritenuto che lo scambio mutualistico dovrebbe necessariamente risolversi nell‟ambito del rapporto intercorrente tra la società ed i propri soci. 82 ss. BONFANTE. 247 .. 1990.d. attraverso le prestazioni offerte dalla società cooperativa di appartenenza. OPPO. COSTI. con accenti diversi. 12. Con particolare riguardo al gruppo cooperativo paritetico. Mutualità e integrazione cooperativa. pp. Iniziando dal primo aspetto. Dal consorzio al gruppo di cooperative.. I gruppi cooperativi (modelli di integrazione tra imprese mutualistiche e non nella riforma del diritto societario). dalla non agevole prevedibilità delle implicazioni (dell‟adesione al gruppo) sullo scopo mutualistico. L’oggetto della holding è. in I gruppi cooperativi. p. GENCO. 79 ss. lo scambio mutualistico potrebbe cioè realizzarsi (in modo mediato) attraverso le prestazioni rese dalle società del gruppo. è noto che il problema del perseguimento indiretto dello scopo mutualistico. p. ZOPPINI. per il tramite cioè delle società appartenenti al proprio gruppo. F. Profili della mutualità di gruppo. La vigilanza sul gruppo cooperativo. cit. oltre che dalle generali incertezze circa la possibilità (o meno) di un perseguimento indiretto dello scopo mutualistico. cit. dipendendo la difficoltà. BONFANTE. GALGANO.. Valutazione che. Oltre che direttamente. 364. p. A. secondo un diverso modo di vedere dovrebbe invece darsi rilevanza al fatto che.. e impr. G. pp. 1997. in La società cooperativa: aspetti civilistici e tributari. Padova. G. un esempio concreto potrebbe esser rappresentato dal caso in cui il contratto istitutivo del gruppo cooperativo stabilisca in capo alle società del gruppo l‟obbligo di estendere ai soci delle altre società aderenti le condizioni praticare a favore dei propri soci). nell‟ambito di un gruppo cooperativo paritetico (assumendo la possibilità di un perseguimento mediato dello scopo mutualistico. ha visto la dottrina pervenire a conclusioni diverse(55). vale la pena subito dire. p. cit. I profili patrimoniali del gruppo cooperativo.. ZOPPINI. dunque. 1997. nel caso di un gruppo cooperativo bancario è tutt‟altro che agevole. R. p. mutualità mediata. potendosi peraltro ciò avere. (55) Per una rappresentazione delle opinioni espresse in argomento v.

sia perché la relativa complessità potrebbe mettere a rischio.. deve infine farsi menzione. 1140. si pensi invece. al socio di una banca di credito cooperativo che. all‟esito di tale valutazione. ad esempio.Riguardo al secondo aspetto. Problematiche e prospettive. Detto quindi che la valutazione da parte dell‟assemblea delle implicazioni dell‟adesione al gruppo è a dir poco difficoltosa (56)... C. e quindi della capacità di erogare credito a favore (preliminarmente) dei soci.. ad esempio. di un adeguato supporto nelle attività strumentali ed ausiliare. 248 . Allo stesso tempo. p. e sempre in astratto. nonché F. Le banche cooperative ed il nuovo diritto societario. La riforma delle società e le banche cooperative. aspiri ad accedere al credito. Aspirazione che. sia in generale. in conseguenza. come fatto da parte di chi scrive. COSTA. si dessero per buone interpretazioni dello scopo mutualistico che spostano l‟attenzione su aspetti meno concreti ed in quanto tali ancor meno suscettibili di verifica. la decisione di adesione al gruppo vada assunta (dall‟assemblea) in seduta ordinaria ovvero straordinaria. per completezza. entrambe le tesi essendo state sostenute. cit. ovvero un più agevole perseguimento dello scopo mutualistico per effetto di un miglioramento dei livelli di redditività e di patrimonializzazione. tipici delle banche cooperative. confidando sui connotati di territorialità e di conoscenza personale e diretta del management. 160). potrebbe essere astrattamente frustata dalla decisione di entrare a far parte di un gruppo. al tema relativo a se. etc. o comunque sminuire. CAPRIGLIONE. riferendosi cioè alla generalità degli (56) E la difficoltà si spingerebbe al limite dell‟impossibile qualora. potrebbe però ipotizzarsi anche l‟opposto. sia perché a seguito dell‟adesione la banca potrebbe essere chiamata ad adeguarsi ad una politica di erogazione del credito più restrittiva. quali in particolar modo quelli che riducono la mutualità ad un mero rapporto con il territorio di insediamento della banca e di appartenenza dei suoi soci (cfr. p. della possibilità di offrire servizi finanziari e collaterali altamente remunerativi. l‟incisività di questi connotati. non credo possano esserci dubbi. che lo scopo mutualistico delle banche cooperative deve sostanziarsi nella propensione della banca verso i soci nella fase di accesso al credito. cit. anziché ammettere.

riconosce la competenza dell‟organo gestorio. cit. 2361. (58) 249 . implicanti una chiara modifica della struttura organizzativa delle cooperative associate. p. in ragione di quanto chiarito dalle Istruzioni di Vigilanza. 782. P. 523... in quale. 330 ss. pp. con inevitabile coinvolgimento. 28 ss. ZOPPINI. pp. dell‟organo assembleare in seduta straordinaria. in Banca.5 .... op. MIRONE. sull‟adesione al contratto e sulle modifiche statutarie conseguenti all‟adesione. contemporaneamente. cit.”. pp. pp. richiede invece la delibera dell‟assemblea straordinaria M. GENCO. nel caso della partecipazione di una banca cooperativa ad un gruppo cooperativo paritetico da riconoscersi come gruppo bancario. Gruppi cooperativi e gruppo cooperativo paritetico. non avrei tuttavia dubbi. E questo. II. Le competenze dell’assemblea nelle s.atti ad impatto organizzativo(57). che sembra propendere per la competenza dell‟assemblea ordinaria. op. MIOLA. sia con riguardo all‟ipotesi di specifico interesse della partecipazione ad un gruppo cooperativo paritetico(58). 2009. che ritiene necessaria la presenza di un‟idonea norma statutaria che giustifichi il trasferimento dei poteri degli amministratori della società partecipante a quelli della capogruppo. cit.. cit. PORTALE.a. c. 1112. 2010.. cit. nonché M. Nonostante questa contrapposizione di tesi. che lascia spazio alla competenza sia consiliare che assembleare.A. 2545-septies c. 317 ss. per l‟appunto.. per altre posizioni interpretative.. LAMANDINI. comma 2.c.. p. Sicché. borsa e tit. p. 750. Atti estranei all’oggetto ed autorizzazioni e ratifiche assembleari dal vecchio al nuovo diritto societario.c.. Per una rassegna delle competenze non scritte dell‟assemblea dei soci negli atti di organizzazione. 318 ss. soc. MAUGERI. non (solo e non) tanto per la rilevanza degli effetti che l‟adesione al gruppo bancario comporta in termini di soggezione ad una comune gestione. ult. R. Ma vedi anche. Il gruppo cooperativo paritetico (una prima lettura dell’art. che rimanda alla competenza dell‟assemblea ordinaria “in applicazione analogica del principio di disciplina contenuto nell‟art.. reputando in ogni caso il contratto istitutivo del gruppo cooperativo paritetico un contratto che vincola le imprese ad un coordinamento equiordinato. in Riv. in pratica. l‟adesione comporta la necessaria modifica dell‟atto costitutivo. cit. Prime riflessioni.Competenze degli amministratori di banche appartenenti ad un gruppo cooperativo paritetico bancario (57) Cfr. TOMBARI. quanto per la circostanza che. 538. cit. G. p. di cred. U. ult. 3. che la relativa decisione debba necessariamente transitare per la competenza dell‟assemblea straordinaria.. A. Cfr. op.. Il gruppo cooperativo paritetico “semplice” e “qualificato” (bancario). SANTAGATA. quest‟ultima potrebbe essere convocata per pronunciarsi. ult. op. R. p. ABBADESSA .p. e M. che propendono invece per la competenza dell‟assemblea straordinaria. a seconda dell‟incidenza in concreto della partecipazione al gruppo sull‟attuazione dell‟oggetto sociale dello scambio mutualistico”.

3 di questo Capitolo . ult. il diritto di recesso eventualmente spettante ai soci. op. rispettosa delle specificità del gruppo cooperativo paritetico. c. Per quanto riguarda invece gli amministratori delle banche aderenti.. la sua forma. in Il nuovo diritto societario***. R. R. finanziario e patrimoniale della banca aderente al gruppo60). tale applicazione appare pacifica in dottrina: U. concettualmente assimilabili a quelli gravanti sugli amministratori in caso di delega delle proprie funzioni ai sensi dell‟art. 2640.c. G. (59) Ad essere presi in considerazione sono i soli aspetti che investono i profili di competenza degli organi sociali. 2381 c. Il richiamo analogico all‟art. 518. 538. BONFANTE. Ferma restando la necessità di un‟interpretazione degli artt.c. dovrebbe comportare il coinvolgimento della mandataria.c. gli stessi.c. eccetera. e quindi dei suoi amministratori.. 2497 ss. p. a fronte del venir meno di talune attribuzioni gestorie. SANTAGATA. in merito alle funzioni da (necessariamente) demandare alla capofila ai fini del suddetto riconoscimento. ed iniziando dagli amministratori della capofila. 2545-septies c. Il tutto in conformità a quanto già osservato.(62).. b) queste scelte degli amministratori della mandataria devono mirare. 523. GENCO. gli obblighi nei rapporti con la vigilanza. il coordinamento con la disciplina contenuta nel capo IX del libro quinto in tema di “Direzione e coordinamento di società”. ult.Passando a considerare le implicazioni dell‟appartenenza al gruppo cooperativo paritetico sulle competenze degli amministratori(59). in ogni caso.. 154. cit. ult. cit. è in particolar modo proposto da R. alla lettera a) del § 3. quali ad esempio quelli riguardanti i contenuti del contratto istitutivo del gruppo.. op. cit. esulando dalla presente indagine i tanti altri temi posti dalla disciplina introdotta dall‟art. Diritto dei gruppi di imprese.. Commento all’art. assumono obblighi di vigilanza sull‟operato della mandataria. ragioni per escludere la generale responsabilità del mandatario. cit. 2545-septies c. gli aspetti pubblicitari. p. p.c. qualora il gruppo aspiri ad essere riconosciuto come bancario. le modalità di ammissione di un nuovo aderente al contratto. aggiungerei. p. p. (60) (61) (62) 250 . TOMBARI.. alla corretta gestione societaria ed imprenditoriale delle società aderenti. GENCO. le implicazioni della disciplina in tema di antitrust. 2381 c. nelle scelte aziendali destinate ad incidere sull‟equilibrio organizzativo. op. loc. ritenendo al riguardo la dottrina applicabile al gruppo cooperativo paritetico i principi di responsabilità stabiliti dalla generale disciplina in tema di direzione e coordinamento(61) e non essendoci. va ricordato che: a) l‟adesione al gruppo implica uno slittamento di competenze che. cit.

275.. Comm. pp... Cfr. pp. (63) Nella sconfinata letteratura in tema di vantaggi compensativi si vedano. in conformità a quanto anche previsto dall‟art. dovendone le cooperative tenere conto sin dal momento dell‟adesione al contratto istitutivo del gruppo. 2001. LAMANDINI. comma 1. nota ad App. civ. agli amministratori delle società aderenti ad un gruppo cooperativo paritetico è richiesto. CHIAPPETTA.. in in Giur. 2545-septies. (64).. It. 4 dicembre 2000. 155. pp. se del caso innescando anche il meccanismo di recesso previsto dall‟art. nell‟ambito di un gruppo cooperativo paritetico assumono una rilevanza ulteriore. 2638 ss.. PREITE. p. Prime riflessioni. II. 811 ss. Conflitto di interessi nei gruppi di società. fall. cit. pp. IRACE.. cfr. quale criterio per la valutazione della gestione societaria ed imprenditoriale operata dalla capogruppo. che la partecipazione al gruppo si risolva in un pregiudizio del vantaggio mutualistico perseguito dai propri soci. ult. P.. 219 ss. SPAGGIANI. Napoli. in Riv. ed in Banca. BONELLI. rispetto a quanto accade nel caso dei gruppi verticali.. Osservazioni in tema di operazioni infragruppo e vantaggi compensativi. 1993. 2545-septies c. n. p. 13 febbraio 1992. 3 ss. p. fall. BONFANTE. LAMANDINI. II.. Conflitto di interesse nei gruppi di società e teoria dei vantaggi compensativi. A. 2008. 516 ss. M. borsa e tit.. per poter in quest‟ultimo darne menzione). Comm. In giurisprudenza.. 2. è senz‟altro adattabile all‟ipotesi del gruppo cooperativo paritetico (valendo la pena forse solo aggiungere che. Cass. in Giur. in Dir. in Giur. di verificare il rispetto dei criteri di compensazione delle perdite e l‟equilibrio nella distribuzione dei vantaggi derivanti dall‟attività comune. (64) 251 . 995. 2010.c. L’amministrazione delle società per azioni tra interesse sociale e interesse di gruppo. ult. cit.. 2000. P.. in Dir. Trib. interessi di gruppo e vantaggi compensativi. 223 ss. pp. op. II.. con nota di M. di cred.. 1992. 1989. gli scritti di M. Operazioni rientranti nell’oggetto sociale. MONTALENTI. p. per quanto elaborata soprattutto con riguardo ai gruppi di tipo verticale e con finalità lucrative.... 1112. S. cit. 994. Padova. ult. Torino. pp.In particolare. Inoltre. II. tale attività di controllo rimandando tra l‟altro alla nota teoria dei vantaggi compensativi(63) la quale.. cit. SPADA. tra gli altri. CERRATO. 502. U. p. 1993. pp. cit. 2001. F. ove rilevano solo ex post. con nota di G. 5. in Giur. p. DE LUCA DI ROSETO. 503. avendo il dovere di evitare. n. op. 710 ss. It.. in Giur. TOMBARI. Trib. Comm. D. 685 ed in Giur. Comm. agli amministratori delle banche cooperative aderenti al gruppo cooperativo è richiesto di verificare gli effetti dell‟attuazione della direttiva sugli interessi mutualistici. 1759. I.c. 17 giugno 1999. 5 ottobre 2000. F.. p. Diritto del governo societario. c. op.. Abuso di maggioranza e conflitto di interessi del socio nelle società per azioni. dir. Il gruppo cooperativo “semplice” e “qualificato” bancario. 1992. dovuta al fatto che gli stessi devono anche essere considerati ex ante. Monza. comma 4. 8. 304 ss. p. pp.

Alcune considerazioni conclusive de iure condito 5.La possibile rilettura della disciplina in una prospettiva di maggiore attenzione per le prerogative mutualistiche dei soci Volendo a questo punto fare impiego delle considerazioni sin qui svolte al fine di proporre.. dall‟analisi è tra l‟altro emerso che: a) dopo che la legge delega 366/2001 ha previsto che la disciplina delle società cooperative avrebbe dovuto favorire una maggiore partecipazione dei soci alla formazione della volontà assembleare ed una generale valorizzazione del relativo ruolo.(Segue): nonché de iure condendo 1. il (necessario) rinvio alla disciplina delle società per azioni. In particolare. il legislatore delegato ha di fatto perseguito questo obiettivo riguardo alle sole cooperative di dimensioni minori. secondo quanto ipotizzato nelle pagine introduttive. in termini di massima sintesi. ha comportato cambiamenti che hanno per taluni profili ulteriormente rafforzato la posizione degli organi di amministrazione. mentre per le restanti. una rilettura del sistema di governo delle cooperative di credito.La possibile rilettura della disciplina in una prospettiva di maggiore attenzione per le prerogative mutualistiche dei soci 2. si può affermare.CAPITOLO SESTO SINTESI DELLE CONCLUSIONI RAGGIUNTE E PROSPETTIVE SOMMARIO: 1..lgs.. 6/2003. 310/2004 rese applicabili anche alle banche cooperative.lgs. nei limiti in cui dal d.Direttrici di riforma delle banche popolari ed assenza (in esse) delle tematiche riguardanti il mutualismo 4. ispirata dalla Riforma al principio di non ingerenza dei soci nella gestione della società. tra cui quelle operanti nel settore del credito. muovendola ancor più che in passato verso logiche manageriali.Le difficoltà di adattamento della ricostruzione teorica alla realtà della cooperazione bancaria 3... che l‟analisi ha fatto emergere che la Riforma del diritto societario. se in generale ha introdotto cambiamenti in grado di ulteriormente rafforzare la posizione dell‟organo gestorio. e con qualche maggior dettaglio. b) solo in parte questo rafforzamento dell‟organo gestorio è stato bilanciato dalle novità introdotte dal d.. allo scopo di agevolare la partecipazione all‟assemblea dei soci (con accorgimenti di tipo 252 . con specifico riguardo ai temi del mutualismo ha posto le premesse per una complessiva rivisitazione della disciplina della cooperazione bancaria secondo logiche di maggiore verificabilità dell‟operato degli amministratori da parte dei soci.

sia sotto l‟aspetto societario che con riguardo all‟esercizio del credito. a tal riguardo prevedendo. regolamenti interni.. di cui si è appena detto. e valendo perciò solo in via esemplificativa. Invero. anche in relazione alle cooperative di credito. impedendo l‟art. sono numerosissime. la Riforma ha reso sostenibile. e ciò anche qualora.procedurale quali ad esempio l‟ampliamento dei limiti imposti alla possibilità di delegare l‟esercizio del diritto di voto e l‟impiego delle assemblee separate) e di favorire un maggior protagonismo di quest‟ultima nella gestione del carattere aperto della società (ad esempio. dei limiti operativi. a parità di condizioni. degli accessibili benefici. come nel caso delle banche popolari. ad esempio. (ii) il diritto dei soci a vedersi accordare. c) superando la passata visione di un mutualismo adattabile alle più disparate situazioni e riducibile ad un fatto anche solo organizzativo. ingiustificate 253 . forme di controllo e quant‟altro in grado di garantire – se del caso anche mediante l‟istituzione. amministratori in primis. (iii) il dovere degli amministratori di trattare allo stesso modo i soci. con l‟attribuzione all‟assemblea dei soci del potere.) anche in termini di prerogative spettanti ai soci e di connessi obblighi comportamentali degli organi sociali. di determinare il sopraprezzo eventualmente dovuto dal nuovo socio al momento della sua ammissione in società e con la previsione in capo agli amministratori dell‟obbligo di illustrare nella relazione annuale al bilancio le ragioni delle determinazioni assunte in tema di ammissione dei nuovi soci). le situazioni rispetto alle quali si rende possibile ipotizzare condizionamenti del mutualismo sulla condotta degli organi sociali. procedure. flussi informativi. nelle realtà più complesse. etc.. in questa sintesi. di strutturare l‟assetto organizzativo e statutario della banca in modo tale da garantire una sua naturale propensione a favore dei soci. una visione del mutualismo più concreta e tale da rendere possibile la raffigurazione di un teorico “dover essere” della banca cooperativa. in passato spettante agli amministratori. la menzione de: (i) il dovere dell‟organo di gestione di strutturare l‟assetto organizzativo della banca anche in funzione del momento mutualistico. in quanto tale declinabile (oltre che da un punto di vista organizzativo. preferenza nell‟erogazione del credito rispetto ai terzi ed il connesso dovere degli amministratori. l‟attività con i terzi risultasse prevalente rispetto a quella con i soci. di uffici preposti – la puntuale gestione ed il continuo monitoraggio dei rapporti tra la banca ed i clienti soci.c. a parità di condizioni. 2516 c. dovendosi al riguardo necessariamente fare rimando all‟analisi svolta.

(vi) il dovere degli amministratori di illustrare nella relazione richiesta dall‟art. evitare erogazioni a beneficio di alcuni soci incompatibili con le richieste di altri. con ogni riflesso in termini di investimenti e di costi. ad esempio perché insolventi. le stesse condizioni economiche dello scambio mutualistico.preferenze (dovendo perciò gli amministratori. con la conseguenza che l‟ingresso in società sarebbe da escludere per quei soggetti non in grado di accedere a quest‟ultimo. tra l‟altro.c. risultando in tal caso i nuovi ingressi solo in grado di inutilmente appesantire la gestione con richieste di finanziamenti alle quali la banca non potrebbe far fronte). neppure dovendosi escludere l‟eventualità di una analiticità che potrebbe in teoria spingersi sino al punto da predefinire. ad esempio. secondo modalità a loro volta dipendenti dal grado di mutualità riflesso dal tipo di banca (di credito cooperativo o popolare) e dalle previsioni statutarie. al momento dell‟approvazione del bilancio. o per altro ancora). (v) il dovere degli organi sociali di gestire la porta aperta tenendo conto delle astratte finalità di partecipazione del socio (e specificamente di quella riguardante l‟accesso al credito. o non in grado di fornire adeguate garanzie di restituzione. dei programmi eventualmente resi noti dagli aspiranti soci (potendosi giustificare. etc. di disporre di un quadro sufficientemente esaustivo per la verifica della complessiva gestione societaria e. 2545 c.). erogare nuova finanza secondo criteri di turnazione.. (iv) l‟opportunità di disciplinare il momento mutualistico procedendo alla determinazione. onde consentire ai soci. delle effettive capacità di erogazione del credito della banca (l‟ingresso in società di nuovi soci potendo essere escluso qualora la capacità di erogazione del credito risultasse momentaneamente esaurita. astenersi da operazioni con alcuni soci a condizioni più vantaggiose. quindi. il rigetto delle domande di eventuali aspiranti con propositi di riorganizzazione della politica di erogazione del credito secondo logiche di massimizzare delle potenzialità di lucro o comunque non attente alle esigenze mutualistiche). se previsti statutariamente) nella gestione sociale per il conseguimento dello scopo mutualistico e le iniziative al riguardo poste in essere. valutare l‟adeguatezza del sistema di gestione e di controllo della banca sotto il 254 . (vii) il dovere dell‟organo di controllo di. i criteri seguiti (sia in termini di diretti risparmi che di ristorni. o perché destinatari di provvedimenti che ne limitano le possibilità di indebitamento e di spesa. dei criteri sulla base dei quali valutare le richieste di accesso al credito (ed eventualmente agli altri servizi offerti dalla banca). mediante regolamento. ad esempio. per un‟adeguata valutazione dello stato di attuazione del contratto sociale. sulla base di parametri e limiti.

.c. nel caso del voto espresso dai soci dipendenti in relazione a scelte volte a salvaguardare la posizione del personale della banca ma in contrasto con l‟obiettivo di favorire l‟accesso dei soci al credito. la necessità di valutare al momento dell‟adesione l‟impatto di quest‟ultima sulla possibilità da parte dei soci di conseguire il vantaggio mutualistico. comma 4. quale elemento naturale che deve tendenzialmente sussistere e la cui mancanza. comma 2. etc. (viii) il dovere degli stessi soci di esercitare il proprio diritto di voto nel rispetto del mutualismo.u. in fase di attuazione delle direttive di gruppo. (x) in caso di partecipazione ad un gruppo cooperativo paritetico. di accertare la conformità al principio della porta aperta delle scelte operate dalla banca in sede di ammissione di nuovi soci. le tante difficoltà di adattare questo astratto “dover essere” a realtà economiche talvolta operanti ai massimi livelli della competizione economica. 2545-septies. di verificare.. comportanti complesse scelte gestionali e la cui organizzazione deve tra l‟altro farsi carico di esigenze non sempre allineabili a quelle della cooperazione. di monitorare l‟impatto della relativa attuazione sugli interessi mutualistici dei soci. (ix) la possibilità da parte delle competenti autorità di vigilanza.profilo dell‟esistenza (o meno) di un assetto organizzativo funzionale al monitoraggio del momento mutualistico. può comportare il venir meno delle agevolazioni previste dalla legge.Le difficoltà di adattamento della ricostruzione teorica alla realtà della cooperazione bancaria Dopo quanto precede non può tuttavia farsi a meno di immediatamente menzionare la difficoltà di ricondurre la suddetta ricostruzione teorica alla realtà delle cose. la rinvenibilità di una mutualità di vantaggio a favore dei soci. di verificare le iniziative assunte dall‟organo di amministrazione a salvaguardia della gestione di servizio ed in generale a favore dei soci. c. 35. in ciò tenendo conto dell‟eventuale possibilità di un suo perseguimento mediato. in particolar modo. evitando situazioni di conflitto di interesse quali quelle immaginabili. oltre al rispetto del requisito di prevalenza di cui all‟art. a meno che non giustificabile sulla base di contingenti ragioni economiche.b. dovendosi ricordare. 2. In particolare: 255 . nonché. ad esempio. t. in particolar modo nel caso delle banche di credito cooperativo. innescando se del caso il meccanismo di recesso previsto dall‟art.

in particolare nelle azioni di responsabilità 256 . con ragioni ancor meno tangibili. la conformità (o meno) di una situazione di fatto alle previsioni del diritto1. che nel condizionare. non è certo più difficoltosa di quanto non lo sia la dimostrazione delle tante altre situazioni che si risolvono nell‟affidare al giudice il compito di valutare. tutte quelle situazioni in cui la decisione del giudice si risolve in una valutazione di merito non censurabile in sede di legittimità. a proprio insindacabile giudizio. ben potendo. potendosi ad esempio fare riferimento agli ampi margini di discrezionalità che coprono l‟azione degli organi sociali (c. (1) La casisitica al riguardo ricomprende. E con riguardo a questo caso non c‟è dubbio .a) vi è la difficoltà conseguente alla inevitabile discrezionalità delle valutazioni degli organi societari al momento dell‟analisi dei presupposti delle proprie scelte. quali – immaginiamo l‟interesse a favorire la sopravvivenza di un‟impresa la cui fuoriuscita dal mercato potrebbe indirettamente mettere a rischio la posizione di imprese fornitrici a loro volta esposte con la banca. la dimostrazione della cui inosservanza. lamenti il fatto di aver visto la propria domanda rigettata e quella del non socio invece accolta. intesa quale diritto del socio ad essere preferito a parità di condizioni. l‟organo di gestione motivare la propria preferenza.stante la discrezionalità “tecnica” di cui gli organi di gestione certamente godono nella valutazione delle condizioni in cui versano i soggetti richiedenti e per la rilevanza degli aspetti riguardanti la stabilità della banca . a ben vedere. oltre che con ragioni riguardanti il merito creditizio. in aggiunta. potrebbe farsi il caso del socio che. in pratica. ogni singola scelta riguardante l‟accesso al credito come anche le decisione di fondo riguardanti l‟organizzazione della banca. b) vi sono poi. come più volte ricordato. si presenti tutt‟altro che agevole.che la dimostrazione dell‟eventuale violazione del principio mutualistico. Questi margini di discrezionalità. rendono le predette verifiche di conformità ancor più complesse ed in quanto tali ancor più discutibili.d. Volendo tradurre queste difficoltà in un esempio. le difficoltà dipendenti dalla natura bancaria e dalle connesse esigenza di tutela della stabilità e del mercato. in relazione ad una domanda presentata per un finanziamento contemporaneamente ad altro cliente non socio. business judgment rule ) e che tuttavia non impediscono di affidare al giudice. che rende in generale difficoltoso ogni tentativo di verifica di conformità delle decisioni in concreto assunte rispetto ai modelli comportamentali astrattamente declinabili. al riguardo. nulla tolgono alla teorica possibilità di valutare la conformità delle condotte poste in essere ad un astratto dover essere. tuttavia.

comm. 1 del Regolamento CE del 22 luglio 2003. in Giur. in Notariato. p. Trib. 1187. violazione della normativa in materia di contenimento del rischio di liquidità. 2005. promovendone nella stessa maniera la partecipazione ad attività economiche. quest‟ultima. ivi. definizione invece rinvenibile in altri ordinamenti e nella stessa normativa comunitaria. 1178. perlomeno con l‟adeguata enfasi. sottoposto dal luglio 2010 ad amministrazione straordinaria e poi dal marzo 2012 in liquidazione coatta amministrativa. e come anche contro gli amministratori. 2010. se è vero. La SCE può svolgere le sue attività attraverso una succursale” (art. n. quali ad esempio quelli che hanno riguardato il Credito Cooperativo Fiorentino. che pure ha offerto una serie di univoci argomenti interpretativi ai fini dell‟inquadramento dello scambio mutualistico quale elemento centrale della cooperazione di credito. in particolare mediante la conclusione di accordi con questi ultimi per la fornitura di beni o di servizi o l‟esecuzione di lavori nell‟ambito dell‟attività che la SCE esercita o fa esercitare. Milano. 1435).prevede che la stessa “ha per oggetto principale il soddisfacimento dei bisogni e/o la promozione delle attività economiche e sociali dei propri soci. carenza nel processo del credito. l‟irregolarità della cui gestione ha sollevato grande clamore per le più disparate violazioni della normativa bancaria (inosservanza della normativa in materia di concentrazione dei rischi. ad accadimenti del recente passato. . è la mancanza di una predisposizione culturale ad identificare nel mutualismo l‟elemento centrale dell‟esercizio dell‟attività creditizia in forma cooperativa. Ancora sui criteri di accertamento e di valutazione della condotta degli amministratori. La società cooperativa europea. (3) 257 .sulla quale v. che la Riforma del diritto societario. etc) senza che invece risulti essere mai stata presa in considerazione.Ciò che invece in effetti esiste. carenze nei controlli interni. Basti pensare.. La SCE può inoltre avere per oggetto il soddisfacimento dei bisogni dei propri soci. pp. come precedentemente indicato. e che meglio giustifica la difficoltà a ricoprire la distanza tra la possibile ricostruzione teorica della cooperazione bancaria e l‟interpretazione che di quest‟ultima è proposta nel quotidiano. it. 2011. 5. Trib. 14 gennaio 2010. di una o più SCE e/o di cooperative nazionali. 1093). mancata segnalazione all‟organismo di vigilanza di posizioni anomale e di previsioni di perdite. (2) E questo forse anche a causa della scelta di non inserire nella disciplina codicistica una chiara definizione dello scopo perseguito dalla società cooperativa. come è vero. nel disciplinare l‟istituto della società cooperativa europea (SCE) . EGIDIO. che in particolar modo. in conflitto di interessi ovvero frutto di abuso di potere (in tema di sindacabilità degli atti gestori e responsabilità degli amministratori v. il compito di analizzarne le scelte qualora manifestamente irragionevoli. Mancanza. p. che nel settore del credito la violazione delle regole del mutualismo rimane nella maggior parte dei casi incontestata dai soci dimostrandosi addirittura incapace di suscitare interesse 3. BODELLINI. M. 89 ss. Milano. a sua volta dipendente da oltre cent‟anni di incertezza legislativa. con nota di M. 24 novembre 2009. p. inosservanza delle disposizioni in materia di trasparenza.. per una riprova. non sembra tuttavia riuscito a fare venire meno2. in Giur.

prevedendo per ogni singolo socio il limite dell‟1% del capitale sociale. nonostante la varietà delle iniziative intraprese e degli addebiti mossi. seppure con minor clamore. cui si deve l‟avvio dell‟azione risarcitoria nei confronti dei passati amministratori.lanazione. è stata riservata ai problemi delle banche di credito cooperativo. per gli organismi di (5) 258 . nei quali non sembrano rinvenibili obiettivi di valorizzazione del rapporto banca e clienti/soci. Analoghe osservazioni sono fattibili con riguardo agli accadimenti che hanno interessato. quest‟ultima è divenuta oggetto di una serie di iniziative che hanno incentrato la propria attenzione soprattutto sulle banche popolari(4). Chiesti 84 milioni al vecchio cda. commissariata dalla Banca d‟Italia dal maggio 2010 e sino al novembre 2011. in www. né tantomeno da parte dell‟associazione rappresentativa dei soci poi intervenuta nel procedimento (cfr. in www. Questo testo.. Dopo che l‟approvazione della legge 366/2001 ha dato evidenza al fatto che la Riforma del diritto societario.ilfattoquotidiano.. ad iniziare da quelli che hanno contribuito al testo unitario licenziato a fine della XIV legislatura dalla Commissione Finanze della Camera dei Deputati(5). Anche in questo caso. proseguendo con le proposte di legge della XV l‟ipotesi dell‟inosservanza – tra le altre . per contro. in Il Fatto quotidiano del 9 agosto 2011. a dispetto delle aspettative. quali quelli riguardanti il vincolo territoriale e quello che impone loro un‟operatività in prevalenza con i soci . l‟ipotesi dell‟inosservanza delle regole del mutualismo non sembra infatti essere stata presa in considerazione da parte dei commissari.più che altro incentrate sull‟opportunità di una rimodulazione di taluni vincoli operativi in grado di condizionarne le capacità di competitività e di crescita. C. (4) Scarsissima attenzione. 3. non avrebbe ricompreso un‟organica rivisitazione della disciplina delle cooperative di credito. Un comitato d’affari a Mantova Banca. Credito cooperativo fiorentino.it).dimostrano i contenuti dei tanti progetti di riforma della disciplina delle banche popolari improduttivamente susseguitisi in Parlamento.Direttrici di riforma delle banche popolari ed assenza (in esse) delle tematiche riguardanti il mutualismo.delle regole del mutualismo (cfr. Bankitalia sanziona Verdini. in La Nazione del 8 agosto 2011. nel quale sono confluiti i contenuti delle iniziative susseguitesi nel corso della XIV legislatura apparse in grado di convogliare un qualche consenso parlamentare. BINACCHI. in www. Le direttrici di queste iniziative sono desumibili dalla lettura dei numerosi progetti di legge che si sono susseguiti nel corso delle ultime legislature. ha proposto modifiche al limite del possesso di azioni. Bankitalia multa il Credito cooperativo fiorentino.sono state di fatto trascurate da tutte queste iniziative.la gazzettadimantova. in La Gazzetta di Mantova del 5 aprile 2011.gelocal.it. BCC Mantovabanca 1896 Credito Cooperativo.it). le cui aspettative .

e (7) 259 . che si distingue per aver tra l‟altro richiesto maggioranze qualificate nel caso di operazioni di fusione e trasformazione. n.u. del tetto del 30% del capitale sociale. discusse presso la Commissione Finanze dei due rami del Parlamento7. come quota massima complessivamente detenibile da SICAV. t. di cred. 305. 148. di cred.p. le assicurazioni esercenti il ramo vita e le fondazioni di cui al d. che ipotizzano un innalzamento della soglia di possesso azionario. la fissazione. del 7 dicembre 2006. 973. borsa e tit. 2007. assicurazioni esercenti il ramo vita. il disegno Costa del 18 maggio 2006. intendendosi accolta la domanda di ammissione di un nuovo socio in mancanza di una contraria comunicazione entro sessanta giorni. che propone un innalzamento al 5% del limite di partecipazione di ciascun socio ulteriormente innalzato al 15% per gli organismi di investimento e per i fondi pensione: un‟analitica descrizione dei contenuti di questi documenti parlamentari è rinvenibile in F. pp. limitatamente alla parte eccedente il limite). la possibilità di trasformazione in banche popolari s. la rettifica dell‟istituto del gradimento mediante introduzione della regola del silenzio-assenso.. n. 56. per aver proposto la quota del 4% quale limite di partecipazione dei soggetti investitori e per aver previsto la designazione da parte di questi ultimi di alcuni componenti dell‟organo di controllo. pp.a. 2007. 304 e 305. investimento collettivo del risparmio e per i fondi pensione (italiani o esteri) il limite del 10% e per le banche. in Banca. banche e fondazioni ex d. compreso tra il 2 ed il 5% e e sino al 10% per gli OICR. Verso una nuova disciplina delle banche popolari. Tra le proposte/disegni di legge della XVI legislatura si segnalano le proposte Jannone del 29 aprile 2008. il disegno Cantoni del 17 gennaio 2007.lgs.. DONATO-SEMINARA. la proposta dei deputati Pedrizzi-Saglia-Salerno del 5 giugno 2006. comma 2. che si pone il problema della scalabilità delle banche popolari. il disegno Benvenuto. che prevede l‟innalzamento all‟1% del limite di possesso azionario. la proposta Ceccuzzi ed altri del 19 maggio 2008.. n. nel corso della quale il tema ha continuato ad essere oggetto di analisi soprattutto da parte della Commissione permanente del Senato incaricata dell‟indagine conoscitiva sull‟evoluzione del sistema creditizio(6). 1073. di diritto speciale.f. un numero di deleghe conferibili compreso tra 10 e 50. il sostanziale superamento della disciplina del gradimento. 504 ss. n. che prevede ipotesi di congelamento del diritto di voto in caso di superamento dei limiti di possesso azionario. (6) Tra le proposte/disegni di legge della XV legislatura si segnalano la proposta Volontè del 28 aprile 2006. 153/1999. n.legislatura. la soppressione del voto capitario (quest‟ultima potendosi in particolar modo desumere dalla proposta n. il riconoscimento allo statuto della possibilità di riservare ai soggetti appena indicati la nomina di sindaci espressione della minoranza ex art. ha infine proposto di considerare nulle le disposizioni statutarie che pongono limiti alla trasferibilità delle azioni delle banche popolari quotate nei mercati regolamentati (il documento in esame è pubblicato in Banca. 153/1999 il limite del 5%.lgs. nn. 393. nel quale sembra essere anche confluita la proposta Volontè. e sino a giungere alle iniziative dell‟attuale XVI legislatura. borsa e tit. intesa quale strumento per allocare in modo più efficiente la proprietà delle imprese. 1206. n. 1250. 504-506). che ripropone il punto di equilibrio sui limiti di partecipazione nelle banche popolari raggiunto con l‟approvazione del testo licenziato a fine della precedente legislatura.

1238. un numero di deleghe compreso tra 10 e 50.l. n. n. Buonocore. nella l. n. la nullità delle clausole che pongono limiti alla trasferibilità delle azioni. la competenza della Banca d‟Italia a stabilire il numero di deleghe conferibili nel caso banche popolari quotate nei mercati regolamentati. 11) che hanno differito l‟obbligo di alienazione delle azioni del capitale sociale delle banche popolari in caso di superamento del limite del 0. n.5 ed il 3% e sino al 5% per gli OICR e fondi pensione. in caso di banche popolari con titoli quotati. in Scritti in onore di V. nella l. 2005. Milano. escludendo per queste categorie la possibilità di detenere una quota maggioritaria del capitale. 194.l. 225. 2727 ss. n. una rappresentanza di questi ultimi nell‟organo di controllo. n. (8) Il limite del possesso azionario previsto dall‟art.. (9) 260 . la nomina di un sindaco di minoranza su designazione degli OICR. n. d. G. la partecipazione di rappresentanze di questi ultimi e dei dipendenti della società in seno agli organi sociali. che puntando alla trasformazione delle banche popolari quotate in società per azioni di diritto speciale elimina per queste ultime il voto capitario. che ha proposto un innalzamento al 3% del limite di possesso azionario delle banche popolari quotate a favore di investitori istituzionali a carattere non speculativo. n. che ha tra l‟altro previsto un innalzamento del generale limite di partecipazione compreso tra lo 0.. che segnalandosi per l‟espressa affermazione della natura non mutualistica delle banche popolari affida alle previsioni statutarie il compito di favorire la partecipazione assembleare mediante gli strumenti del voto per corrispondenza. d. il disegno Barbolini e Pegorer del 28 maggio 2008. 1221. 799. il disegno Lannutti ed altri del 18 luglio 2008. comma 2. conv.u. il rispettivamente al 10% ed al 5% per OICR e per banche ed assicurazioni. 29 dicembre 2010. 926. l‟automatica ammissione a socio in caso di inerzia della società. Sul ruolo di questi organismi cfr. 28 febbraio 2008. è stato peraltro già interessato da una serie di interventi legislativi (d. delle assemblee separate e del voto di lista. prevedendo tra l‟altro un innalzamento al 5% del limite del possesso azionario ed al 10% per gli OICR. modifiche alla disciplina della trasformazione e della fusione nonché all‟art 150-bis t. n. n. La riforma delle società cooperative ed il ruolo degli investitori istituzionali. 26 febbraio 2010. 709. conv. 1084. la proposta Giorgetti del 4 giugno 2008. la libera trasferibilità delle azioni. 31 dicembre 2007. il disegno Franco ed altri del 7 ottobre 2008. come anche in precedenza il disegno Eufemi del 19 dicembre 2006. l‟esclusiva competenza dell‟assemblea per l‟approvazione del bilancio di esercizio anche in caso di adozione del modello di amministrazione dualistico. n. 26 febbraio 2011. la riduzione a cinque del numero di deleghe conferibili in caso di banche popolari quotate.b.b. che si segnala tra l‟altro per aver previsto. il disegno Costa del 18 giugno 2008. conv.u. la libera trasferibilità delle azioni. 30 dicembre 2009. che ha previsto l‟innalzamento all‟1% del limite di posseso azionario e sino al 2% per gli investitori istituzionali. 25. i temi presi in considerazione riguardano l‟innalzamento dei limiti di partecipazione al capitale sociale(8)con previsione di limiti speciali per gli investitori istituzionali9. 248. il disegno Bettamio ed altri del 23 luglio 2008. nella l. n.l. modalità di nomina degli organi sociali tali da assicurare a questi soggetti investitori la partecipazione all‟organo amministrativo e di controllo. pp. 30. t.50% a seguito di operazioni di concentrazione tra banche oppure tra investitori. 207. GIANNELLI. n.In buona sintesi. 940. l'ammissione a socio in caso di inerzia della società.

926. Eppure. TARANTOLA. di queste linee di intervento. 799. una focalizzazione sui temi del mutualismo si rendeva opportuna anche in ragione della lunga indagine condotta dalla Commissione europea. in una prospettiva di condivisione. del 22 giugno 2011. 56 rientrano anche le normative interne che hanno come effetto anche la semplice “dissuasione” dal porre in essere lo specifico negozio giuridico in grado di realizzare il movimento di capitale. del vice direttore generale della Banca d‟Italia. 437. Temi. Dopo aver sottolineato che l‟art. essendo in grado .di fatto . 940 e 1084). riconoscendo tuttavia che una giustificazione a queste limitazioni (11) 261 . dall‟invio all‟Italia di una lettera di messa in mora con la quale. A. gradimento e limite al possesso azionario) sarebbero in concreto idonei a provocare degli effetti distorsivi.5% (con la sola esclusione degli organismi d‟investimento collettivo in valori mobiliari). cit. 56. che senza prestare attenzione alle specificità della cooperazione bancaria.riconoscimento a favore di questi ultimi di poteri di nomina di propri rappresentanti negli organi di amministrazione e di controllo. non rispondono in alcun modo a logiche di valorizzazione del mutualismo(11) e di differenziazione dell‟ordinaria attività (10) Un commento. la rivisitazione dei vincoli riguardanti la cessione delle azioni e l‟ingresso in società10. M. ed in special modo di quelle quotate in borsa. questi. l‟ampliamento della possibilità di delega del voto da parte dei soci. conclusasi nel senso della compatibilità della disciplina delle banche popolari italiane con la regolamentazione europea a condizione della riscontrabilità di un‟effettiva connotazione mutualistica. La presentazione di queste petizioni è stata a sua volta seguita. paragrafo 1.di ingenerare un effetto dissuasivo nei confronti degli investitori dal far confluire capitali nelle banche popolari. considerato che tale particolare mercato finanziario è disciplinato in modo uniforme per tutti i soggetti. del Trattato CE. queste petizioni hanno in particolare sostenuto che i principi base della disciplina delle banche popolari italiane (voto capitario. il limite al possesso azionario nella misura dello 0. la trasformazione delle banche popolari in società per azioni (anche) di diritto speciale. afferma il principio della libera circolazione dei capitali vietando tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati membri. La Riforma delle banche popolari (disegni di legge nn. è rinvenibile nel resoconto di audizione dinanzi alla Commissione VI Finanze e Tesoro del Senato. con i principi comunitari della libera circolazione di capitali. In particolare. nell‟ottobre del 2003. e che tra le restrizioni vietate dal predetto art. il requisito di un numero minimo di soci non inferiore a 200 e l‟ammissione a socio previo gradimento. dopo aver preso in considerazione la disciplina della costituzione delle banche popolari in forma di società cooperativa. salvo l‟eccezione delle banche popolari in quanto contraddistinte da una speciale disciplina della circolazione delle azioni. la Commissione europea ha contestato che tale regolamentazione avrebbe potuto rappresentare una violazione delle norme comunitarie poiché in grado di rendere più difficile o poco conveniente l‟acquisto di azioni delle banche popolari. il principio del voto capitario. 709. Effetti distorsivi che risulterebbero ancor più amplificati in riferimento alle banche popolari con azioni quotate in borsa. è noto che nel 2002 alcune petizioni indirizzate alla Commissione europea hanno messo in forse la conformità della disciplina delle banche popolari.

Nel dicembre del 2006 la procedura di infrazione è stata quindi archiviata. Dialettica di fondo che andrebbe auspicabilmente superata valorizzando la circostanza che il sistema di norme seguito alla Riforma ha ricondotto (anche) la cooperazione di credito ai profili di mutualità interna del codice civile. mirando invece.b. . e delle banche popolari in special modo.. 360). 4.Alcune considerazioni conclusive de iure condito Vi è. 262 . Commento all’art. 30 t. la stessa Commissione ha fatto sapere di ritenere la particolare disciplina delle banche popolari giustificabile solo a condizione della riscontrabilità di una effettiva natura cooperativa. MANCINELLI. diretto da Capriglione. avrebbe potuto comunque essere rappresentata dalla (se effettiva) natura cooperativa e dalle finalità mutualistiche. senza fare emergere particolari anomalie né avuto riguardo all‟ordinamento giuridico né con riferimento all‟attività svolta dalle banche popolari (in argomento. tomo I. la mutualità delle banche cooperative consentirebbe nuove forme di controllo della gestione dell‟impresa. peraltro differenziando la mutualità dei due tipi di banche cooperative da un punto di vista solo quantitativo. Così intesa. ad obiettivi di efficienza gestionale e di competitività. che consentendo una rilettura della disciplina delle cooperative di credito in una prospettiva di maggiore attenzione per le prerogative mutualistiche dei soci ha posto le premesse per un aggiornamento della relativa governance su basi di maggiore democraticità.bancaria rispetto all‟esercizio del credito in forma cooperativa. essenzialmente. cit. La lettera d‟infrazione della Commissione europea è stata seguita. una dialettica di fondo tra le innovazioni della Riforma. a quello delle banche società per azioni. L. da una comunicazione di chiarimenti da parte del Governo italiano. che sulla base dei chiarimenti forniti dal governo italiano è stata riconosciuta sussistere.u. in data 26 febbraio 2004. che trascurando il fondamento mutualistico tende invece ad uniformare il modello di gestione delle banche cooperative. e la persistenza di un approccio culturale del passato. p. a seguito della quale. in Commentario al testo unico delle leggi in materia 3 bancaria e creditizia . il 12 gennaio 2006. dunque. in particolare. sia in termini di concorrenza che di capacità di accesso al mercato dei capitali. intese quale volontà dei soci di procurarsi tramite la società servizi a condizioni più favorevoli rispetto a quelle praticate dal mercato. ferma restando l‟insufficienza di una mera configurazione de iure e la necessarietà di una connotazione mutualistica de facto.

2012. Dedicando ampio spazio all'esigenza che i componenti gli organi sociali siano in possesso di un livello di alta professionalità. non di poco conto13. di recente. dal documento a firma del Governatore della Banca d'Italia dell'11 gennaio 2012. 2012. ROSSI. soc. proprietà e rischio d’impresa. P.. soc. tra l‟altro. Che la responsabilità personale di chi ha la direzione effettiva dell‟impresa rappresenti un aspetto nodale dei modelli organizzativi contraddistinti dalla dissociazione tra proprietà e controllo. Persona giuridica. che ha concorso all‟applicazione delle “Eba Guidelines on Internal Governance” emanate in data 27 settembre 2011 dall'European Banking Authority (EBA). p. statisticamente accertata. della personale responsabilizzazione degli amministratori. con un‟analisi che – dopo aver sottolineato. di maggiore autonomia dell‟organo gestorio rispetto a quello assembleare. 1967. sembra sotto taluni profili anche confermato dalle disposizioni di vigilanza in tema di organizzazione e governo societario delle banche. p. 133 ss. 416. Milano. E che questa visione abbia motivo di essere condivisa soprattutto nel settore del credito. 310/2004..lgs. la difficile sanzionabilità di eventuali inadempienze in conseguenza della difficoltà di qualificare il carattere mutualistico delle banche cooperative. cit. Disposizioni di vigilanza su organizzazione e governo societario delle banche. è menzionata in A. (13) (14) Precedentemente al d. riguardante la tendenziale maggior stabilità e permanenza in carica del management.. L‟affermazione del fondamento mutualistico rappresenterebbe infatti un criterio di lettura dell‟operato dell‟organo di gestorio che.Nuove forme di controllo che. pubblicato in Riv. come nelle società per azioni la limitazione della responsabilità trovi la sua contropartita nella perdita del diritto di proprietà e la mancanza del rischio d‟impresa nella perdita della direzione conclude nel senso che la razionalizzazione della vita delle società “può oggi trovare attuazione esclusivamente in una più adeguata disciplina della responsabilità degli amministratori”. p. il documento riserva infatti particolare enfasi agli aspetti riguardanti la responsabilità dei componenti gli organi sociali. è idea la cui compiuta illustrazione si deve a G. Commento all’art. consentirebbe la declinazione di modelli comportamentali. in tema di mutualità interna. MARCHETTI.. potrebbero invece rilevare dal punto di vista. (12) Ad iniziare da quella. chiamati ad assumere piena consapevolezza della delicatezza del proprio ruolo già dal momento della verifica dei requisiti di professionalità richiesti e della valutazione di rispondenza della propria candidatura agli stessi (cfr. 413). voluti dalla Riforma. pur temperato dalla coesistenza di finalità lucrative e da esigenze di tutela della stabilità della banca. in Riv. 29. o tra rischio e direzione. funzionale al ruolo da ricoprire e calibrata “alle caratteristiche operative e dimensionali della banca”. pp. pretendibili dagli amministratori ed in quanto tali suscettibili di sanzione in caso di inosservanza14. in Testo unico delle legge in materia bancaria e creditizia. e specificamente. e specificamente delle banche popolari. pur non essendo in grado di incidere sulle naturali implicazioni del modello cooperativo12 né sugli ambiti. 263 . BASSI.

nell‟ambito delle azioni risarcitorie promosso nei confronti degli amministratori di banche cooperative. e che potrebbero non esserci senza che vi siano sanzioni o reazioni dell‟ordinamento” (15) La qual cosa è in un certo qual modo dimostrabile ponendo attenzione. a neppure fare cenno. questa. che pur riconoscendo che “recidere il legame tra banche popolari e scopo mutualistico significa fare torto ad un preciso segnale definitorio ostinatamente e quindi significativamente mandato dal legislatore in ogni occasione in cui si è dovuto occupare di banche popolari. ma vuole invece significare che un‟evoluzione in senso democratico delle dinamiche gestionali delle banche cooperative richede. oltre un‟effettiva volontà dei soci di perseguire finalità mutualistiche16. la presa di coscienza da parte degli stessi che il perseguimento di queste finalità rappresenta un fatto giuridicamente pretendibile. Mi riferisco.L‟individuazione di questi modelli comportamentali. negli annali di giurisprudenza. in modo indifferenziato. (16) 264 . ad iniziare da quelli segnalati dal presente lavoro. soprattutto con titoli quotati in borsa. di per sé. Il che non vuol dire. che si rende necessaria soprattutto ove si abbia a mente l‟interesse dei soci delle grandi banche popolari. 5.. in particolare. all‟esiguità della casistica al riguardo. definite costantemente e senza eccezioni società cooperative”. potrebbe però risultare insufficiente a promuovere un percorso di responsabilizzazione degli amministratori. anche la nota 3 di questo Capitolo). che ci sono quando ci sono. cambiamenti significativi. che un fatto solo culturale possa determinare. oggettivamente lontano da logiche mutualistiche. alle scarse aspettative che i soci per primi sono soliti riporre nel fondamento mutualistico del rapporto che li lega alla banca ed alla conseguente diffusa tendenza a (solitamente) non mettere in discussione l‟operato degli organi di gestione e di controllo dal punto di vista della presunta non conformità alle regole della cooperazione15. ammette che “il carattere mutualistico di questo tipo di banche è più che altro affidato a dati di fatto. 462.(Segue): nonché de iure condendo Inutile aggiungere che. naturalmente. si è ben consapevoli che le considerazioni appena svolte scontano il limite di riguardare. Precisazione. tra l‟altro. e quindi di democratizzazione del sistema. neppure ad colorandum. alle violazioni riguardanti le tematiche del mutualismo (v. oltre che alla già accennata abitudine. a tal fine rendendosi invece anche necessario un vero e proprio cambio culturale da parte (prima ancora che degli amministratori) dei soci stessi.

è forte. Le sfide per le banche popolari nel nuovo scenario regolamentare. dall‟inapplicabilità alle banche popolari di tutte quelle disposizioni che in relazione alle ordinarie società cooperative hanno (17) (18) V. Ai §§ da 3. V.1.it. dei limiti di partecipazione. della variabilità del capitale. il dato di fatto che vede le grandi banche popolari. cfr. più di quanto non lo sia stato rispetto alle restanti (grandi) cooperative. In questa prospettiva a rilevare potrebbe essere il fatto che. per ciò che attiene gli aspetti organizzativi.di fatto . la tentazione di mettere da parte gli argomenti desumibili dalla formale interpretazione delle norme (che. alle quali i soci . e di ricercare. una cosa essendo ipotizzare la pretendibilità di una condotta ispirata al mutualismo nell‟ambito di realtà cooperative quali banche di credito cooperativo o piccole banche popolari. il § 4 del Capitolo Secondo. innegabilmente.aderiscono per finalità solo speculative. nelle norme. F. Per una sintesi del percorso di crescita delle grandi banche popolari italiane. ed in special modo a quelle quotate nei mercati regolamentati. etc. consultabile nel sito www. ravvisando nelle banche popolari una mutualità di tipo strutturale. (19) (20) 265 . Intervento del direttore generale della Banca d‟Italia al convegno Banche cooperative e sviluppo solidale: sfide ed opportunità. va ricordata la maggiore conformità della disciplina delle banche popolari al principio di democratica partecipazione del socio alla formazione della volontà societaria.6 del Capitolo Secondo. A fronte di questa situazione.1.situazioni profondamente diverse17. desumibile.bancaditalia. il legislatore è stato sempre attento. a 3. un qualche argomento in grado di giustificare. l‟orientamento dottrinale precedente la Riforma che. grandi popolari comprese). 26 febbraio 2010. differire dalle banche società per azioni solo da un punto di vista organizzativo e strutturale (in conseguenza cioè del voto capitario. anche da un punto di vista teorico. in particolare. altro essendo invece adattare l‟ipotesi a grandi realtà. a mantenere la disciplina delle banche popolari vicina al tradizionale modello cooperativo. Al riguardo. chiamate a competere nel mercato dei capitali secondo logiche analoghe a quelle delle grandi banche società per azioni18. alla nota 8 del Capitolo Secondo. Verona. portano alla conclusione di una mutualità interna astrattamente praticabile da parte di tutte le banche cooperative. in proposito.) 20. già supra.1. ha ridotto la differenza tra le banche popolari e le banche società per azioni ad un fatto solo organizzativo e di democratica partecipazione. come visto19. quotate in primis. SACCOMANNI. tra l‟altro.

b.in qualche modo temperato le regole riguardanti il voto capitario. 2511 c. in generale. del Capitolo Secondo. 316. dapprima introdotto (nella misura dello 0. dalla paritetica partecipazione dei soci di queste ultime al processo di formazione della volontà sociale21.. 2525. Peraltro. sia perché l‟art. anziché ad una banca società per azioni. ha previsto per le società cooperative con più di 500 soci la possibilità.1. al riguardo le convincenti osservazioni di U. ove mai corretta. il § 5 ed il § 4. cit.. in ragione di questa particolare attenzione dimostrata dal legislatore in relazione alle banche popolari ai profili di democratica partecipazione. RESCIGNO.. Potrebbe dunque giustificarsi. è ora rinvenibile nella disciplina delle cooperative ordinarie in misura tale da potersi affermare che quello previsto per le banche popolari preserva la natura cooperativa più di quanto non faccia. c. al riguardo. già supra. non convince. comma 3. date le dimensioni. p. Sul punto v. V. 25 ss. M. quello prevedibile dagli statuti delle restanti grandi cooperative. esclusa invece per le banche cooperative. all‟art. cit. se è vero. che il disinteresse dei soci di molte grandi popolari riguarda (non solo il momento mutualistico ma) anche il momento partecipativo. è ritenuto dall‟art. che la mutualità ha un significato che resta tale indipendentemente dal suo carattere (21) (22) (23) (24) V. Le cooperative a mutualità prevalente. e riguardo a queste in passato menzionato a riprova di una loro presunta diversità ontologica22.. Ammesso. BELVISO. Come anche va ricordato che la Riforma. op. sia perché appare anch‟essa assai distante dalla realtà delle cose. dal carattere esclusivo della competenza dell‟assemblea dei soci nella nomina degli organi delle banche popolari ed. come sembra a sufficienza condiviso24. 266 . il § 8. pp.c. quotate in borsa comprese. tuttavia. la tesi secondo cui la scelta del socio di aderire. discenderebbe dalla semplice volontà di perseguire finalità (pur sempre) lucrative ma in modo da poter “contare” allo stesso modo degli altri soci. Limite percentuale che.. ad una banca popolare con vocazione pienamente lucrativa.u. come i fatti generalmente dimostrano.c. Cfr. rispettivamente.2. che nel definire le società cooperative distingue l‟aspetto strutturale dallo scopo mutualistico23. che l‟atto costitutivo stabilisca il limite della partecipazione in misura percentuale pari al 2% del capitale. Questa tesi. porrebbe rischiose premesse .50%) proprio per le banche popolari. applicabile a tutte le banche popolari. il § 3. 150-bis t.5 del capitolo III.

così potrebbe pure essere per quelle effettivamente in grado. e la realtà di banche popolari quotate in borsa impegnate nel mercato in una competizione retta da regole di capitalizzazione e finalità di (solo) investimento. E nella consapevolezza di questa incolmabile distanza. 267 . l‟opportunità di un‟analisi che. dovrebbe poter vantare aspettative di natura mutualistica riguardanti l‟erogazione del credito. nel caso delle banche popolari con azioni quotate in borsa. e così anche per le stesse banche di credito cooperativo. indipendentemente dalle tematiche di efficienza e competitività alla base dei progetti di riforma pendenti in Parlamento. dimensioni e struttura. de iure condendo. Riflessione tanto più indispensabile. per l‟innegabile diversità. con gli aspetti fattuali. all‟idea che il socio di una banca cooperativa che ne abbia interesse. anche in una prospettiva di crescita di una nuova cultura. a partire dagli aspetti organizzativi. si faccia carico di un‟adeguata riflessione riguardo all‟ipotesi di una loro separata evoluzione. presentano caratteristiche che non consentono di conciliare i profili teorici. specialmente quando con azioni quotate in borsa. stante la non agevole convivenza tra le logiche mutualistiche consacrate dalla Riforma e le dinamiche che di fatto contraddistinguono le grandi banche popolari. Anche per così sottolineare. ma in ogni caso pretendibili. non a caso differenziandosi nelle società cooperative a mutualità prevalente e non per un fatto solo quantitativo. per tradizione. desumibili dalla lettura delle norme. ancorarsi. secondo opportune precisazioni statutarie. diverrebbe infatti naturale sostenere che. tra il modello di banca cooperativa a mutualità non prevalente. di prestare un servizio mutualistico in favore dei propri soci. per come emergono dall‟analisi del loro concreto modo di essere. Rischio a fronte del quale vale la pena dare atto che. ad un fatto solo organizzativo. in tutte.prevalente o meno. le grandi banche popolari. teorizzabile alla luce delle nuove norme. Con il rischio di ridurre tutto. come per le grandi banche popolari proiettate in una prospettiva pienamente lucrativa la mutualità esprime un fatto solo organizzativo. indipendentemente dalle finalità effettivamente perseguite dai restanti soci e quali che siano le concrete connotazioni e dimensioni della banca. magari anche di poco conto.