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Sette mantra ebraici

di Luca Gavazzi
(www.izalmaim.it)

Una delle principali occupazioni del cabalista consiste nel cercare corrispondenze numeriche nel testo sacro al fine di portare una nuova luce nella propria coscienza. In questo modo il mistico contempla le meraviglie che la Torà cela agli occhi del profano. È con questa intenzione che la nostra attenzione si è posata sul Salmo 29, nel quale si assiste ad un curioso fenomeno, unico nella scrittura. Nel Salmo citato si menziona per sette volte l'espressione “Qol Adonay” (La voce del Signore) e ogni volta tale espressione produce un particolare “effetto”. Di seguito abbiamo riunito, in ordine di apparizione nel Salmo, le sette frasi in questione: 1) “La voce del Signore è sulle acque” (Sal. 29,3) 2) “La voce del Signore (si esprime) con forza” (Sal. 29,4) 3) “La voce del Signore (si esprime) con bellezza” (Sal. 29,4) 4) “La voce del Signore spezza i cedri” (Sal. 29.5) 5) “La voce del Signore fa sprigionare fiamme di fuoco” (Sal. 29,7) 6) “La voce del Signore fa tremare il deserto” (Sal. 29,8) 7) “La voce del Signore impaurisce le cerve” (Sal.29,9)

Nella mistica ebraica il numero sette riveste una particolare importanza, esso è infatti definito “beneamato”. Il sette è un numero di compimento spirituale, basti pensare che Mosè, dopo essere stato accampato per sei giorni ai piedi del monte Sinay, il settimo giorno sale sul monte per ricevere le tavolette della testimonianza.

© 2011 Izal-maim

Sette è il numero delle Sefirot inferiori (da Chesed a Malkhut) nell'Albero della Vita. A tal proposito è bene ricordare che le dieci Sefirot che costituiscono l'Albero possono essere messe in parallelo a tre aspetti fondamentali della coscienza umana:

Le sette Sefirot inferiori riassumono l'aspetto emotivo e fisico dell'essere umano. Il cabalista è chiamato a lavorare in particolar modo su queste sette Sefirot al fine di riappropriarsi del proprio Sé superiore (livello Testa). Le sette espressioni citate in precedenza del Salmo 29 mostrano chiare analogie con le sette Sefirot inferiori. Per tale motivo quelle sette frasi potranno fungere da preziosi strumenti mantrici capaci di connetterci ad ogni singola Sefirà. Inoltre ogni mantra avrà la capacità di agire su ognuna delle Sefirot inferiori per riequilibrarla e rettificarla. Le sette frasi che compaiono all'inizio di questo articolo, se recitate quotidianamente come mantra, hanno dunque la capacità di portare un maggior equilibrio al nostro essere sia sul piano emotivo che fisico.

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Di seguito verranno brevemente trattate le analogie che si creano tra le frasi del Salmo e le Sefirot inferiori dell'Albero della Vita:

-Sefirà di Chesed-

“Qol Adonay al-hammaym” “La voce del Signore è sulle acque” (Sal. 29,3)

Chesed è la Sefirà centrale del pilastro destro dell'Albero della Vita, questo lato è in analogia all'elemento “acqua” e, come possiamo notare, la prima frase mette in relazione la voce del Signore proprio con questo “elemento”. Inoltre Chesed ha un valore numerico pari a 72, come l'espressione “Daghey ha-yam” (I pesci del mare): Chesed,

qc g = 72 = m id ibc“Daghey ha-yam” (I pesci del mare)

Anche in questo caso notiamo il parallelo che si crea tra l'elemento “acque”, citato nel Salmo, e i pesci che nuotano in esse.

-Sefirà di Ghevurà-

“Qol Adonay bakkoach” “La voce del Signore (si esprime) con forza” (Sal. 29,4)

Ghevurà in ebraico significa “forza” e Koach, espressione che compare nel Salmo, significa anch'essa “forza”. Anche in questo caso possiamo notare una stretta corrispondenza tra la frase del Salmo e la Sefirà in questione.

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-Sefirà di Tiferet-

“Qol Adonay behadar” “La voce del Signore (si esprime) con bellezza” (Sal. 29,4) Tiferet significa “bellezza” e “Hadar”, termine che compare nella frase del Salmo, significa “magnificenza”, “gloria” e, appunto, “bellezza”.

-Sefirà di Netzach-

“Qol Adonay shover arazim” “La voce del Signore spezza i cedri” (Sal. 29.5)

Netzach è “Eternità”. I cedri hanno una notevole affinità con l'eternità perché proprio con i cedri del Libano Salomone costruì il Tempio di Gerusalemme. Nel tempio dimorava la presenza divina, che è indubbiamente eterna. Netzach è la Sefirà in cui si trovano le radici delle nostre convinzioni più profonde, dei nostri valori, dei principi che determinano la nostra identità più vera. Netzach è la capacità di perseverare in ciò che crediamo. Se consideriamo il valore numerico della frase “La voce del Signore spezza i cedri”otteniamo 922, stesso valore numerico della frase:

“Lo Tiheyeh achare-rabbim” “Non seguirai una maggioranza” (Es.23,2) Questa frase secondo i commentatori della Torà esorta a perseverare proprio negli ideali in cui crediamo, nelle nostre opinioni e convinzioni.

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-Sefirà di Hod-

“Qol-Adonay chotzev lahavot esh” “La voce del Signore fa sprigionare fiamme di fuoco” (Sal. 29,7)

Hod è l'ultima Sefirà del lato sinistro dell'Albero della Vita. Il lato sinistro è in analogia all'elemento “fuoco”. Anche in questo caso, come era successo per Chesed, la corrispondenza della frase con l'elemento legato alla Sefirà è evidente. Inoltre, la Sefirà di Hod corrisponde al 23° sentiero della Sapienza (Sekhel Qaiyam )(1), tale sentiero ha lo stesso valore numerico di “Taninim”, che in ebraico significa Drago: Sekhel Qaiyam (23° sentiero della Sapienza)

miiw lky = 510

Tanin, drago

oipz = 510

Si può facilmente trovare una corrispondenza logica e metaforica tra il Drago, che tradizionalmente emette fuoco e fiamme dalla bocca, e le “fiamme di fuoco” che sprigionano dalla “Voce del Signore”.

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-Sefirà di Yesod-

“Qol Adonay yachil midbar” “La voce del Signore fa tremare il deserto” (Sal. 29,8) Il verso appena citato prosegue in questo modo: “Fa tremare il deserto di Qadesh”(Sal. 29,8) Qadesh è un sinonimo del deserto del Sinai ed ha le stesse lettere di Qodesh, che significa “Santità”: Deserto di Qadesh -

ycw - Qodesh (Santità)

La tradizione associa alla Sefirà di Yesod la figura dello Tzaddik, l'uomo pio, giusto, il maestro spirituale che dà l'esempio. Lo Tzaddik rispecchia in tutto e per tutto la figura del “Santo”. Inoltre Yesod ha un valore numerico pari a 80, stesso valore della lettera Peh, il cui significato è “bocca”: Yesod (Fondamento)

ce qi= 80 = t Peh (bocca)

L'espressione “midbar”(deserto), che compare nella frase del Salmo, in ebraico può essere letta anche come “midavar” (dalla parola): “midbar” (deserto) -

xacn - “midavar” (dalla parola)

Ecco, dunque che si viene a formare un'altra importante corrispondenza tra la “bocca” (Yesod) e la Parola (il deserto). Del resto: da dove scaturisce la “parola” se non dalla “bocca”?

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-Sefirà di Malkhut

“Qol Adonay yecholel aiyalot” “La voce del Signore impaurisce le cerve” (Sal.29,9) L'espressione Yecholel (llegi), impaurire, possiede la stessa radice (2) di Chalal (llg), spazio vuoto. Chalal è l'espressione che i cabalisti usano per definire lo “spazio vuoto” (privo della presenza divina) che D-o stesso crea all'inizio dei tempi, ritraendo la propria presenza per far posto alla creazione. È per questo motivo che la stessa radice (llg) significa sia “profanare” che “morto”. L'assenza della presenza divina crea una profanazione dello spazio sacro e, allo stesso tempo, permette l'esistenza della “morte”. L'unico luogo dove si manifesta la morte è Malkhut, il Regno della materia, il nostro corpo fisico. Non a caso i cabalisti a riguardo di Malkhut affermano: “I suoi piedi scendono nella morte” In Malkhut la presenza divina non è assente, intendiamoci, è semplicemente celata agli occhi del profano e difficilmente rintracciabile, proprio come una “cerva” che fugge al minimo rumore. È per questo motivo che, nel cantico di Salomone, l'Amato (3) fugge come una gazzella o come una cerva.

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Note al testo: (1) I trentadue sentieri della sapienza rappresentano un argomento troppo vasto per essere trattato in un semplice articolo. In questo contesto ci limiteremo a far notare che i 32 sentieri nascono dalla somma del numero delle Sefirot (10) più il numero delle lettere ebraiche (22). Le Sefirot e le lettere, quando vengono considerate assieme, come 32 sentieri della sapienza, assumono dei nomi alternativi, tra cui quello citato nel presente articolo (Sekhel Qaiyam). (2)La maggior parte dei termini in ebraico può essere ricondotta ad una radice di sole due o tre lettere. Il cabalista usa spesso lavorare sulle “radici” in quanto ricerca il “principio” a cui riallacciarsi per trarre nuove considerazioni e paralleli. In questo caso la radice comune ai termini citati è (Chet-Lamed lg) (3)Metafora che esprime l'aspetto “maschile” e difficilmente contattabile, se non tramite l'esperienza mistica, del divino.

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