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Chiara Ferri: I ruoli dell’interprete

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1. I ruoli dell’interprete
Comunemente si pensa all’interprete1 come ad una figura invisibile o quasi che, nell’ambito di un’interazione a due, funge da tramite tra persone che non parlano la stessa lingua e “semplicemente” traduce per l’una e per l’altra. Tale posizione nei confronti del ruolo dell’interprete è resa evidente anche dalle metafore con cui egli viene di solito rappresentato. L’interprete viene infatti paragonato ad un telefono, ad una macchina fotocopiatrice o ad un microfono, e risulta quindi essere un canale, uno strumento, la cui unica funzione risiede nel trasferire informazioni da un parlante all’altro senza operare, se non da un punto di vista “tecnico” di traduzione, su ciò che viene detto. Non viene inoltre contemplata la possibilità che l’interprete possa mostrare una qualche forma di coinvolgimento personale all’evento. Egli è chiamato ad occuparsi solo ed esclusivamente della traduzione. In realtà, il ruolo dell’interprete è ben più complesso e articolato, pertanto risulta riduttivo quanto erroneo volerlo ridurre a due o tre immagini originali. In un’interazione infatti, l’interprete non solo traduce ma, come afferma Wadensjö (1995), può anche agire da mediatore coordinando l’evento cui prende parte. Si occupa quindi certamente della traduzione di quanto detto fra i parlanti ma, oltre a questo, può svolgere un importante funzione di coordimento dell’evento conversazionale compiendo una serie di azioni che vanno oltre alla mera dimensione traduttiva contemplata dalle metafore presentate sopra. Per esempio, l’interprete può contribuire a coordinare l’interazione attenuando eventuali divergenze tra i parlanti o partecipando alla costruzione dell’ordine conversazionale mediante l’allocazione dei turni di parola. È importante sottolineare che la natura di questi due aspetti è intrinseco al ruolo dell’interprete e, come sostiene ancora Wadensjö (1995), ha poco senso chiedersi quando, in un’interazione, l’interprete funga da traduttore e quando da coordinatore. L’interprete è allo stesso tempo l’uno e l’altro, in quanto tali aspetti sono simultaneamente presenti nell’attività che egli svolge. Tali aspetti, che Wadensjö (1995:113) definisce come “relaying or translating” e “coordinating or mediating” sono in pratica indissolubili. Tuttavia, al fine di analizzare in dettaglio le caratteDa qui in poi parlerò sempre di “interprete”. Tuttavia, è da dire che la terminologia in questo ambito è ancora in fase di assestamento, dato il complesso sistema di forme professionali esistenti sul mercato e le varie forme di interpretazione e mediazione (quest’ultima linguistica, culturale, linguistico-culturale o ancora interculturale) presenti in ambito professionale. Questo “problema” non riguarda solo l’italiano, ma è attestata una profonda riflessione in merito anche in altre lingue.
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tali aspetti possono essere presi in esame come due entità distinte. nell’accezione più restrittiva del termine. Per esempio. aggiungere nulla o apportare modifiche al messaggio di partenza. extracomunitari e non. più che una mera macchina fotocopiatrice che opera tra due lingue. Nel panorama europeo la funzione dell’interprete in qualità di mediatore ha assunto particolare rilievo soprattutto negli ultimi decenni.Chiara Ferri: I ruoli dell’interprete 2 ristiche proprie di ognuno dei due. Per esempio. Mediatore culturale o cultural broker: l’interprete in questo caso è visto da un prospettiva prettamente culturale come colui che svolge quanto richiesto dalla specifica situazione in cui si trova a mediare per superare eventuali divergenze culturali tra i parlanti. funge anche da ponte tra valori e cre- . È precisamente questo ciò che cercherò di fare in questo lavoro. può fornire informazioni culturalmente rilevanti al fine di evitare fraintendimenti o gravi problemi di comprensione. oppure può agire a livello di scelte lessicali modificando il discorso originale se certe parole non hanno un equivalente nell’altra lingua o godono di un significato simbolico che non è possibile trasmettere con una semplice traduzione letterale. sono ultimamente venuti a contatto con i sistemi istituzionali e le infrastrutture dei maggiori paesi europei e ciò ha reso necessaria la presenza di personale qualificato non solo da un punto di vista linguistico. date le condizioni socio-politiche della società in cui viviamo. traduce tutto quello che viene riportato dalle parti fra cui media. nella mia analisi ho cercato di esaminarli parallelamente. Chiarificatore o clarifier: l’interprete in questo caso apporta modifiche più o meno lievi al messaggio di partenza al fine di assicurare la comprensione tra i parlanti. Le metafore menzionate in precedenza. senza creare distinzioni che fossero eccessivamente nette. segue un’ulteriore categorizzazione che prende più nello specifico in esame quali ruoli può rivestire un interprete operando in un evento conversazionale. Il ruolo di clarifier e quello di conduit sono strettamente legati tra di loro e il confine tra i due è piuttosto labile. senza togliere. A questa prima distinzione di carattere generale ma comunque molto utile dato che ci permette di ampliare la prospettiva da cui guardare il ruolo dell’interprete. Per questa ragione. Sempre più immigrati infatti. Sono principalmente quattro i ruoli che vengono riconosciuti all’interprete: Traduttore o conduit: l’interprete è colui che. può agire a livello di registro spostandolo da più alto a più basso o viceversa. ma anche culturale e in grado di facilitare la comunicazione fra questi nuovi cittadini e appunto le istituzioni dei paesi di accoglienza. fanno precisamente riferimento a questo ruolo. Risulta pertanto evidente che l’interprete.

Innanzitutto ho ritenuto necessario al fine di analizzare il ruolo dell’interprete e la sua complessità. Questo è appunto particolarmente evidente in ambito sanitario dove il ruolo di advocate assunto da parte dell’interprete nei confronti dell’utente straniero e non solo. Il fatto di “schierarsi” con un partecipante e prendere le parti di questo non equivale ad una manipolazione delle informazioni o del messaggio da parte dell’interprete a favore del partecipante stesso. prendere come punti di riferimento le due prospettive definite da Wadensjö (1998) come talk as text e talk as activity. oltre una dimensione meramente linguistica. Tuttavia. affinché il servizio venga prestato con successo. Pertanto. Mediatore di parte o advocate: si tratta di un ruolo particolarmente interessante perché in questo caso l’interprete esce dalla sfera neutrale che sarebbe chiamato a mantenere nel corso di tutta l’interazione e tende a prendere le parti di uno dei due partecipanti parlando al posto suo o in altri casi. negoziando direttamente i servizi di cui il parlante ha bisogno con l’istituzione. è ben cosciente del fatto che sta prestando un servizio oltre che un supporto linguistico. occorre un approccio cauto al ruolo di advocate. Ho fatto principalmente riferimento al modello presentato da Wadensjö (1998) e intendo riportarlo qui affinché risulti chiaro come ho proceduto ai fini dell’analisi. funge nuovamente da ponte fra due parti e cerca. l’interprete.1 Modello di analisi In questa sezione desidero illustrare il modello su cui mi sono basata per analizzare il materiale trascritto a mia disposizione. .Chiara Ferri: I ruoli dell’interprete 3 denze e quindi culture di cui le rispettive lingue non sono nient’altro che una delle molteplici manifestazioni. di fare il possibile per garantire un buon servizio e assistere i partecipanti in ogni fase dell’evento conversazionale. l’interprete non può prescindere dalla soddisfazione dei compiti richiesti dall’istituzione per cui lavora. visto dalla stessa prospettiva cui accennavo prima parlando del mediatore culturale. da un lato perché soggiacciono a tale ruolo considerazioni di natura deontologica cruciali. i partecipanti all’evento e la relazione esistente fra tali partecipanti. 1. L’interprete che lavora in un ambito istituzionale come quello sanitario o giuridico. può assumere varie sfaccettature di cui ho cercato di fornire alcuni esempi più avanti nel mio lavoro. Piuttosto. Dall’altro perché definire quando l’interprete agisce o meno in qualità di advocate è una questione di interpretazione alla luce di diversi fattori quali la situazione in cui si svolge l’evento conversazionale.

l’attività traduttiva non è la sola che viene svolta dall’interprete in un evento conversazionale. Vi sono molteplici aspetti da prendere in considerazione in quanto ogni situazione comunicativa si differenzia da un’altra per numero di parlanti o attori coinvolti. sia di valutare la qualità del loro lavoro in termini di resa più o meno aderente al messaggio di partenza o source text.Chiara Ferri: I ruoli dell’interprete 4 Adottando la prima di queste prospettive. identità che essi hanno e status che acquisiscono nell’evento. scelte di registro e grammaticali o caratteristiche salienti da un punto di vista sintattico e/o prosodico. fa chiaramente riferimento a questa prospettiva che. La lingua viene esplorata come un insieme di azioni che si realizzano in concomitanza con altre attività di natura conversazionale e non solo. Tale prospettiva è quella interazionale che Wadensjö (1998) definisce come talk as activity. come ho spiegato in precedenza. Ciascuna azione linguistica viene a situarsi in un contesto ed è strettamente legata alla specifica situazione in cui l’evento conversazionale ha luogo. come appunto suggerisce l’espressione talk as activity con sui si designa questa prospettiva. Gli stessi interpreti. In questo caso. è appunto attraverso questo modello che l’interprete è in grado di rintracciare quale errore ha commesso e dove e quindi procedere ad attuare strategie di riparazione. risulta evidente che tale approccio deve essere accompagnato da un prospettiva più ampia. in generale. grado di coinvolgimento degli stessi partecipanti all’evento. Fanno riferimento a questa prospettiva gli aspetti del ruolo dell’interprete che esulano da una “mera” dimensione traduttiva e hanno invece a che vedere con l’altra importante funzione propria . conoscenze condivise. l’attenzione si sposta verso il lavoro dell’interprete in qualità di partecipante a tutti gli effetti all’evento conversazionale. L’interprete visto come conduit menzionato in precedenza. l’analisi del messaggio prodotto dell’interprete si fonda prevalentemente su aspetti di “mera” natura linguistica e strutturale quali per esempio scelte lessicali. in riferimento a tale prospettiva si parla in termini di talk as text. Per questo motivo. dato che. è utile per capire come effettivamente l’interprete svolge almeno uno dei due ruoli chiave che gli vengono affidati: quello di traduttore. tanto condivisi quanto individuali. Si privilegia un approccio testuale alla lingua. aspettative e. esplorando quest’ultima come produzione di unità di testo da parte dei parlanti. nel caso in cui vi siano fraintendimenti tra parlanti primari a causa di un errore perpetrato dall’interprete. tendono spesso ad avvalersi di questo modello al fine sia di definire come stanno lavorando o hanno lavorato. Detto questo però. infine. scopi. Per esempio. La prospettiva interazionale cerca di tenere conto di tutti questi fattori al fine di analizzare come un interprete vi si relaziona e li gestisce. seppur insufficiente se considerata di per sé.

poi analizzando queste stesse rese dal punto di vista della loro funzione a livello conversazionale dato uno specifico evento comunicativo. In questo lavoro mi sono appunto proposta di analizzare parallelamente l’attività dell’interprete in base a queste due prospettive tenendo conto.Chiara Ferri: I ruoli dell’interprete 5 di un interprete. i contributi forniti dall’interprete si configurano come rese (renditions) di originali proferiti da parlanti primari. essere del tutto utile. queste. In base alla prospettiva testuale cui accennavo sopra. Tuttavia. manterrò i nomi con cui Wadensjö designa tali categorie in inglese. Vi sono. elaborare una classificazione generale dei tipi di resa più comunemente osservati negli incontri mediati. L’interprete può infatti o mantenersi fedele al testo di partenza. o come riporta Wadensjö (1998: 107). . L’interprete quindi crea spesso nuove versioni degli originali. Tuttavia. Dal punto di vista dell’attività traduttiva. gli originali possono essere visti come “testi” di partenza o source texts mentre le rese fornite dall’interprete si caratterizzano come “testi” di arrivo ovvero target texts. Per comodità. È necessario pertanto considerare parallelamente le due prospettive appena menzionate per poter analizzare il ruolo dell’interprete. Riporto qui tale categorizzazione che rappresenta il modello di cui mi sono servita per analizzare il materiale a mia disposizione. di una decontestualizzazione e successiva ricontestualizzazione dello stesso messaggio. sia in termini di contenuto proposizionale che in termini di stile. comparando i cosiddetti originali con i contributi traduttivi forniti dall’interprete. vari modi in cui l’interprete può gestire gli originali e molteplici sono le strategie che quest’ultimo adotta ai fini della traduzione. singolarmente. È possibile. ho notato che questo tipo di rese è preferito specialmente per la traduzione di turni molto brevi. chiaramente. giungere ad una tassonomia delle rese (taxonomy of renditions). non rientra fra le strategie traduttive maggiormente privilegiate dall’interprete. Si tratta infatti di due approcci tra di loro differenti ma complementari che non possono prescindere l’uno dall’altro. I vari tipi di rese che si possono distinguere sono quindi: Close renditions: si tratta di rese in cui l’interprete tende a riportare esattamente quanto proferito nel testo di partenza. nemmeno questa prospettiva può. oppure procedere a riformulazioni operando tanto sul messaggio quanto sul suo contenuto proposizionale. In base ai materiali raccolti e analizzati. prima dei contributi traduttivi forniti dall’interprete. frutto. ovvero quella di coordinatore dell’attività degli altri partecipanti all’evento conversazionale.

I turni dell’interprete infatti vengono “spezzati” da uno o più originali proferiti da altri partecipanti all’evento ma il loro contenuto non viene accompagnato da una traduzione da parte dell’interprete. Opera quindi sul messaggio e sul contenuto proposizionale di esso che viene appunto “espanso” a favore di una maggiore chiarezza. fornisce informazioni in maniera meno esplicita di quanto non sia stato fatto nell’originale. corrispondente ad un solo originale proferito da un parlante primario. Reduced renditions: in questo tipo di rese l’interprete.Chiara Ferri: I ruoli dell’interprete 6 Expanded renditions: in questo caso l’interprete. all’altro partecipante coinvolto nell’interazione. allo stesso tempo. Tali rese rispondono alla necessità di ridurre al minimo eventuali ambiguità tra i parlanti ma. quelle più importanti ai fini della comunicazione tra le parti. finisce per essere costituita da due o più turni. Nelle trascrizioni a mia disposizione ho trovato numerosi esempi di rese del genere e di situazioni in cui l’interprete opta per una summarising rendition al fine di riportare al paziente il contenuto di uno scambio avvenuto con il medico e costituito da vari turni. Substituting renditions: tali rese consistono in una fusione delle due precedenti rese. differentemente da quanto avviene nelle expanded renditions. un interprete può privilegiare questo tipo di resa per riportare il frutto di uno scambio avvenuto tra lo stesso interprete e uno dei partecipanti all’evento. ovvero expanded e reduced. come suggerisce il termine inglese expanded. al momento di riportare il messaggio e l’informazione. Summarising renditions: in questo caso l’interprete fornisce una resa che è frutto. Questo tipo di strategia adottata . Questo tipo di resa è frequente anche quando l’interprete si trova a gestire turni piuttosto lunghi pertanto. Zero renditions: si tratta di casi di “mancata resa” in cui gli originali proferiti da parlanti primari rimangono non tradotti e quindi non corredati di traduzione. rendendo esplicito ciò che in realtà non lo era nel testo originale. possono anche creare problemi collaterali e rendere la situazione comunicativa più complessa. diversamente da quanto accadeva per le precedenti rese. e proferisce una summarising rendition. Per esempio. tende a fornire informazioni in maniera più esplicita di quanto non sia stato fatto nel testo di partenza. seleziona unità di significato rilevanti. L’interprete può ricorrere a questo tipo di resa quando generalmente il messaggio proferito da uno dei parlanti primari rischia di compromettere l’equilibrio delle facce nell’evento conversazionale. Two-part renditions:in questo caso la resa dell’interprete. dell’intervento su due o più originali.

fungendo da ponte tra due o più parti. sia per rendere conto della varietà di strutture che l’interprete. Detto questo. confermano la natura dell’attività dell’interprete: egli non solo si occupa della traduzione ma opera anche come partecipante attivo e. Tale mancanza di “trasparenza” viene appunto risolta grazie all’interprete. tale classificazione. Quindi. Gli elementi che appunto non vengono corredati di traduzione si classificano come zero renditions. sempre assumendo Wadensjö come punto di riferimento. le sfaccettature che presentano i contributi traduttivi forniti da un interprete e le prospettive da cui è possibile guardare tali contributi sono molteplici. rende possibile la comunicazione tra queste e. In un evento mediato da interprete.Chiara Ferri: I ruoli dell’interprete 7 dall’interprete può essere vista in relazione con le summarising renditions di cui sopra. può legittimarsi ad assumere il ruolo di interlocutore a pieno titolo al pari di un parlante primario. in veste di traduttore. è un buon punto di partenza sia per realizzare un’analisi abbastanza dettagliata dell’attività dell’interprete come conduit. La prima comprende quei contributi forniti dall’interprete che rispondono ad un’implicita funzione di coordinamento dell’evento comunicativo. seleziona e utilizza con maggiore frequenza. al momento di selezionare unità di significato rilevanti da trasmettere all’altro parlante primario. Egli infatti. viene a mancare una comunicazione diretta e “trasparente” tra i parlanti primari. è l’unico che. nella pratica. è utile ricordare che le rese possono essere classificate come contemporaneamente appartenenti a più di una categoria in quanto il confine tra una e l’altra non è assoluto. “semplicemente” traducendo e trasferendo messaggi non solo da una lingua all’altra ma anche da una cultura all’altra. Inoltre. come afferma Wadensjö (1995). ha anche la facoltà di dirigere e coordinare l’interazione cui partecipa. Analizzando invece i contributi forniti da un’interprete dal punto di vista della loro funzione nell’evento conversazionale. Non renditions: si tratta di azioni linguistiche classificabili come iniziative prese dall’interprete e non corrispondenti ad alcun originale. Come ho già accennato. potendo accedere a ciò che viene proferito da entrambi i parlanti primari in entrambe le lingue fra cui media. Questo tipo di rese. molto frequenti negli incontri mediati. proprio in virtù di que- . per quanto generale. in un evento conversazionale. già svolge un’attività implicita di coordinazione e gestione dell’evento conversazionale. Quest’ultimo infatti. almeno due “macroclassi”. Risulta quindi difficile. è possibile distinguere. per quanto tale evento conservi a grandi linee molte delle caratteristiche di base di una ordinaria situazione comunicativa non mediata. se non addirittura riduttivo. l’interprete decide di tradurre alcune cose mentre altre no. pretendere di voler raccogliere tutto in un decina di categorie. Tuttavia.

interessa anche l’attività dell’interprete visto che. È evidente un riferimento al concetto di participation framework mutuato da Goffman. Ciò che l’interprete apporta alla conversazione tuttavia. secondo Wadensjö (1995). può assumere anche un valore di coordinazione esplicita dei contributi altrui e risultare quindi particolarmente evidente rispetto al tipo di attività coordinativa che. Ciò è particolarmente evidente se consideriamo come vengono assunti e gestiti i ruoli di parlante e ascoltatore. Tutto questo ovviamente non riguarda solo i partecipanti primari ma. identità differenti e di conseguenza ruoli distinti attraverso cui è possibile definire il suo grado di partecipazione all’evento stesso. evitare fraintendimenti e permettere che vi sia comprensione tra i parlanti primari. 1987: 179). Rientrano in questa seconda classe i contributi che da un punto di vista “testuale” si configurano come non renditions. L’ultimo aspetto che ho preso in considerazione per la mia analisi ha a che vedere con i differenti ruoli che l’interprete assume nell’evento conversazionale. essi si allineano in maniera differente ai ruoli di parlante e ascoltatore. Si tratta infatti di contributi conversazionali che mettono in evidenza gli sforzi compiuti dall’interprete al fine di gestire al meglio la comunicazione. mi riferisco alle richieste di chiarimento proferite dall’interprete ad un parlante primario.Chiara Ferri: I ruoli dell’interprete 8 sto unico privilegio di cui gode. un . soggiace al suo lavoro. naturalmente. assumendo quindi. Ogni partecipante ad un’interazione verbale mostra. soprattutto nel grado di responsabilità che lo stesso parlante si attribuisce relativamente alla sostanza e alla progressione dell’evento conversazionale cui partecipa. alle richieste provenienti dall’interprete affinché si rispetti il meccanismo dei turni nella conversazione oppure agli inviti provenienti dall’interprete e diretti ad un parlante primario affinché inizi o continui a parlare dopo essere stato interrotto. si possono distinguere almeno tre diversi modi in cui svolgere il ruolo di parlante. differenti modalità di allineamento o footing (Goffman. Fanno riferimento a questa classe anche le cosiddette expanded renditions. In breve. Prendendo Goffman (1981) come punto di riferimento. strettamente dipendenti l’uno dall’altro sulla cui gestione e distribuzione si fonda l’organizzazione dell’interazione. Più in dettaglio. l’interprete svolge una necessaria attività di coordinazione che potremmo considerare come insita nella natura stessa del ruolo che è chiamato a svolgere. come già detto. La differenza fra questi tre modi risiede. A seconda infatti di come i partecipanti ad un’interazione percepiscono il loro grado di coinvolgimento a tale evento. nel corso di tale evento. via via che la conversazione procede. quest’ultimo si configura come partecipante a pieno titolo all’evento conversazionale. in un evento mediato. tanto in qualità di parlante quanto di ascoltatore.

I modi in cui è possibile assumere il ruolo di parlante infatti. In questo caso. di nuovo. Non viene tuttavia assunta dal parlante alcuna responsabilità ultima sul contenuto del messaggio. autonomo tanto per forma quanto per contenuto e non legato alla necessità di riportare parole o concetti altrui. l’ascoltatore adotta una modalità di ascolto attivo per essere in grado. Nel primo caso. quanto di responsabilità su ciò che proferisce. Pertanto. con una nozione di responsabilità. Esistono quindi non solo dei production formats ma anche dei reception formats.Chiara Ferri: I ruoli dell’interprete 9 parlante può considerarsi ed essere visto dagli altri partecipanti all’evento come animator. ne corrispondono altrettanti a seconda di come un partecipante ad un evento si allinea al ruolo di ascoltatore. Quando l’ascoltatore funge da recapitulator. un partecipante nella veste di ascoltatore può considerarsi o essere visto dagli altri partecipanti all’evento come: reporter. egli funge sia da author che da animator. “dar vita” a parole altrui e “presiede all’attività fonica quale emittente [di] enunciati” (Russo & Mack . l’ascoltatore adotta un strategia di ascolto per cui possa essere successivamente in grado di fornire alla conversazione un contributo “proprio”. Il criterio discriminante per la differenziazione dei reception formats ha a che fare. al momento di assumere il ruolo di parlante. di riportare quanto ha recepito in modo riassunto e riformulandolo. è utile considerare la classificazione elaborata da Wadensjö (1995) a partire da un ampliamento dei concetti propri di Goffman. Quando invece il parlante si configura come principal. egli si assume la sola responsabilità relativa alla composizione dello messaggio in termini di scelte lessicali. recapitulator e responder. di ripetere esattamente. Nel terzo caso invece. A tali differenti modi di svolgere il ruolo di parlante. Secondo quanto sostiene Wadensjö (1995) infatti è possibile determinare quanta responsabilità si stia assumendo un parlante per la progressione e la sostanza dell’interazione cui partecipa a partire dal modo in cui svolge il ruolo di ascoltatore. egli adotta una strategia di ascolto attivo per essere poi in grado. Si assume quindi tanto un certo grado di autorità. al momento di assumere il ruolo di parlante. Colui che parla si limita semplicemente ad “animare”. hanno . essendo “padrone” sia delle parole che proferisce che del messaggio che contribuisce a creare. 2005: 37). Nel primo caso. ciò che è stato proferito da un altro partecipante. Tali reception formats devono necessariamente essere visti in relazione con i production formats introdotti in precedenza. il parlante non assume né responsabilità diretta né autorità per e su ciò che proferisce. author o principal. parola per parola. Nel caso in cui il parlante assuma la veste di author riportando le parole di altri.

questa classificazione. . I processi infatti che stanno alla base delle scelte operate dall’interprete in termini di traduzione e non solo. cui si deve comunque guardare con certa flessibilità in quanto non assoluta. può essere applicata anche e soprattutto all’attività svolta dall’interprete. Come ho già detto.Chiara Ferri: I ruoli dell’interprete 10 un più o meno preciso corrispondente nei modi in cui è possibile allinearsi come ascoltatori in quanto si tratta di ruoli strettamente dipendenti l’uno dall’altro. ho appunto cercato di analizzare il ruolo dell’interprete anche da questa prospettiva. Dal modo in cui l’interprete si allinea al ruolo di ascoltatore viene infatti anche a dipendere il modo in cui si allinea come parlante e di conseguenza il tipo di contributo che quest’ultimo fornisce ai fini della progressione dell’interazione. sono strettamente legati a tali concetti. Funge infatti da buona base per avere maggiore consapevolezza delle strategie adottate da quest’ultimo al momento di dover produrre una resa di un originale. In questo lavoro.