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Georges Bernanos

SOTTO IL SOLE DI SATANA

Titolo originale: Sous le soleil de Satan © Le Castor Astral, 2008 Traduzione dal francese di Gabriella Mezzanotte La pubblicazione della traduzione italiana avviene su licenza della Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

© EDIZIONI SAN PAOLO s.r.l., 2010 Piazza Soncino, 5 - 20092 Cinisello Balsamo (Milano) www.edizionisanpaolo.it Distribuzione: Diffusione San Paolo s.r.l. Corso Regina Margherita, 2 - 10153 Torino ISBN 978-88-215-6813-8

Prefazione

Sotto il sole di Satana, pubblicato nel 1926, è l’opera prima di Georges Bernanos. Secondo Hans Urs von Balthasar, che dello scrittore francese fu amico ed ammiratore, «nonostante tutte le debolezze resta la sua opera più acuta ed anche la chiave per interpretare le altre»1. Bernanos aveva letto la vita di san Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, e ne era rimasto affascinato. Il santo, al quale per poco non era stata rifiutata l’ordinazione per le scarse capacità intellettuali, aveva tuttavia scosso la sua epoca. Aveva attirato una folla incredibile di persone al suo confessionale, predetto il futuro, guarito i malati, letto nei cuori, aveva lottato a tu per tu con il diavolo che per la rabbia gli aveva incendiato il materasso. Il Curato d’Ars aveva, dunque, affascinato lo scrittore per la pura semplicità del suo cuore di bambino per la quale egli amava solo Dio e le anime dei peccatori. Con il suo romanzo, Bernanos voleva rappresentare un umile parroco di campagna al centro del XX secolo. Non voleva certo riproporre pedissequamente la biografia di Giovanni Maria Vianney,
1 H. U. von Balthasar, Gelebte Kirche: Bernanos, Johannes Verlag, EinsiedelnTrier 19983, p. 56.

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bensì ritrarre i suoi lineamenti principali in decisa opposizione al conformismo religioso e all’ateismo della scienza. Voleva, infine, liberarsi delle proprie paure addossandole a padre Donissan, il protagonista del suo romanzo. Sotto il sole di Satana viene riproposto ai lettori nell’anno che Benedetto XVI ha voluto dedicare al sacerdote. L’intento non è certo quello di opporre un modello sacerdotale alternativo ai preti dei nostri tempi. Si vuole evidenziare, invece, l’attualità di alcune tematiche care a Bernanos: il peso del male sulla scena del mondo e nella storia di ogni uomo; l’ansia di liberarsene fino all’autodistruzione; il desiderio della confessione; la ricerca incessante di Dio che ai fedeli, più ancora dei non credenti, non dà tregua. Sono tematiche, evidentemente, che non interessano solo i sacerdoti. Secondo Bernanos, tuttavia, non se ne può venire a capo senza di loro. Per questo il volume è diretto a tutti i lettori in ricerca di Dio ed è una scossa per quanti conducono una vita lontano da lui. Nello stesso tempo è un inno di riconoscenza ai sacerdoti, più o meno deboli, più o meno santi. «È terribile cadere nelle mani del Dio vivente»2. Quanti frettolosamente si affrettano a criticarli per le loro mancanze e i loro difetti, dovrebbero ugualmente tener conto del compito impossibile che grava sulle loro spalle. Carlo Bo, concludendo il saggio introduttivo con il quale presentava Bernanos per il Meridiano a lui dedicato, scriveva che «l’innesto di una fede nel giuoco del romanzo non ha portato a un indebolimento, a una corruzione del romanzo stesso, bensì a un suo rinnovamento»3. Ri-

Eb 10,30. C. Bo, Introduzione a G. Bernanos, Romanzi e Dialoghi delle carmelitane, Mondadori, Milano 1998, p. XXXV.
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ELIO GUERRIERO 7 . E ancora più concisamente: «Satana e noi». anzi di ignorarlo? Da questo punto di vista Sotto il sole di Satana ha molto da dire proprio nel nostro tempo.chiesto di spiegare il suo romanzo Bernanos rispose in una conferenza: «Una visione cattolica del mondo». Non è una sfida per i contemporanei che ritengono di poter sottovalutare il male.

B. .A Robert Vallery-Radot che per primo lesse questo libro e lo amò G.

odorosa. Malorthy padre fu il primo a stabilirsi a Campagne. in Artois. lasciando il grano per l’orzo. vi prese moglie e.Prologo STORIA DI MOUCHETTE I È l’ora della sera che Toulet amava. si agita nell’ombra. già il viale ribolle e risplende… E lui. guardava la notte che saliva come un giglio. tutta gente della stessa pasta. Suo padre era di quei Malorthy del Boulonnais che sono una dinastia di molitori e mugnai. È l’ora in cui comincia la storia di Germaine Malorthy. da riempire un sacco di grano con misurata generosità. È l’orizzonte in disfacimento – una grande nuvola d’avorio a ponente e dallo zenit fino alla terra il cielo crepuscolare. seduto al tavolo di marmo. avvelenata. si dedicò alla politica e alla birra. Da allora i mugnai di Dœuvres e di 11 . del borgo di Terninques. ma prodighi negli affari e capaci di godersela. Già il branco umano dalle mille braccia. ormai raggelata – orizzonte inondato di un liquido silenzio… È l’ora del poeta che nel suo cuore distillava la vita per estrarne la segreta essenza. la solitudine immensa. dalle mille bocche. entrambe di mediocre qualità.

Crede in buona fede di mettere a rischio l’ordine sociale e la proprietà. nutrito del breviario Raspail. «insomma. l’esistenza di un re senza regno. la sua anonima cittadina e il salotto di famiglia rivestito di reps verde dove si è gonfiata la sua nullità. ancora contempla malinconico il paradiso perduto della vita borghese. acquistati a caro prezzo e di razza illustre. spera di prolungarne così l’amata agonia. intendendo con questo che restavano negozianti irreprensibili… Il tempo si prende gioco con profonda ironia del dottrinario in rivolta che ha per discendenti solo persone pacifiche. ho una coscienza io!» In quello stesso volger di tempo. in quello stesso luogo.Marquise lo considerarono un pazzo pericoloso che sarebbe finito sul lastrico dopo aver disonorato commercianti che non avevano mai chiesto niente a nessuno se non un onesto guadagno. «Non mi si rende giustizia» esclamò un giorno questo fantasma con patetica sincerità. Gli eredi spirituali di Blanqui hanno affollato gli uffici del registro e le sacrestie sono gremite da quelli di Lamennais. aveva tirato il collo a tutti quei cavalieri teutonici e più modestamente ad12 . Campagne è un paese con due signori. «Siamo liberali di padre in figlio» dicevano. Ma da quando i difficili falconi norvegesi. coltivava ancora l’ambizione di ripristinare in Francia la pratica caduta in disuso della caccia con il falcone. L’ufficiale di sanità Gallet. avevano deluso la sua speranza e dato fondo alle sue riserve. il marchese di Cadignan conduceva. se ne dispiace e. deputato del dipartimento. Informato degli affari importanti grazie alla cronaca mondana del «Gaulois» e a quella politica della «Revue des Deux Mondes». Dalle vette cui è stato innalzato dal destino. tacendo o astenendosi sempre.

«ma una bambina. disse di dover aspettare il parere dell’arcivescovo e. «Mio Dio!» esclamò Malorthy. dunque. Lo sguardo acuto di mamma Malorthy incontrò quello della figlia. il focoso birraio dovette rassegnarsi a far battezzare sua figlia con il nome di Germaine. all’ora di cena. avrebbe voluto chiamare Lucrezia. Per una volta. almeno. Germaine entrò in sala con un secchio di latte fresco… A due passi dalla soglia si fermò di botto. perché il marchese faceva battute solitarie. silenzioso nell’inseguimento come un lupo. tenne un breve discorso in proposito. i registri dell’anagrafe si fregiarono di quel nome glorioso. volente o nolente.» La bambina compì sedici anni. II Malorthy padre ebbe dalla moglie una figlia che. si piegò sulle gambe e impallidì. Il maestro di scuola. per devozione repubblicana. Nel frattempo correva dietro alle ragazze. «Fosse stato un maschio non avrei ceduto» disse.destrava sparvieri per la caccia alle allodole e alle gazze. convinto in buona fede che la virtuosa matrona fosse la madre dei Gracchi. ricordando come prima di lui Victor Hugo ne avesse celebrato la nobile memoria. dovendo la pubblica malignità accontentarsi di maldicenze e pettegolezzi.. così si diceva. «la piccola sviene!» La poveretta si portò le mani sul ventre e si sciolse in lacrime. colto da uno scrupolo. Purtroppo il parroco. Una sera.. 13 .

l’evidenza d’un tratto s’impose. riuscirono a strappare all’ostinata ragazza altro che lacrime da bambina. “Andrei troppo in là. il mattino dopo. papà» disse. Eppure. tuttavia.. tra due boccate della sua brava pipa: «Domani vado dal marchese. la tua superbia ti rovinerà.» fece lei. Jacques de Cadignan era entrato allora nel suo nono lustro. non hai nessuna prova. So io come fare. «Antoine. nell’anticamera del suo temibile avversario. lei tace.» «Dal marchese!.. vai a dormire. Di corporatura media e già appesantita dall’età. si rese conto d’un tratto di tutta la sua imprudenza. che forse è il sublime dell’istinto. Là dove l’uomo si perde.» Ma quando.” si disse. diventò chiara e lampante. e nemmeno le botte. Otto giorni dopo. In crisi di questo genere. dopo mille confusi sospetti. senza amor proprio.. Per la prima volta la passione parlava più forte. Si era infatti creduto capace di trattare questo affare come tanti altri. Sa bene che eccitando la curiosità disarma la collera. si ritrovò sprofondato in una grande poltrona di cuoio. Come spesso accade. Né preghiere né minacce. Malorthy disse alla moglie. Caduta la collera.. Ho un’idea di com’è andata. la più ottusa delle donne dà prova di un lucido sangue freddo.» «Staremo a vedere» rispose il birraio. ti farai ridere dietro. portava tutto l’anno un abito di velluto scuro che lo ingrossava ancora di più. non mancava di fa14 . e in una lingua sconosciuta. appena confessati. «Sono le dieci.«Lasciaci sole un momento. da contadino furbo. così com’era.

era insistente e tenera. Malorthy» disse. «Signor marchese» disse. e nella presenza reale o immaginaria di una compagnia femminile. perbacco. Come molti di coloro che vivono nell’ossessione del piacere. si tradiva nel modo di parlare. la ragazza è incinta e lei sta cercando un padre al nipotino… Dico bene?» «Il bambino è suo!» esclamò il birraio rompendo gli indugi. Non siamo poi dei selvaggi. per quanto puntiglio mettesse nel mostrarsi brusco. è una sciarada la sua! Siamo troppo cresciuti lei e io per fare i furbi e menare il can per l’aia. no?!» «Andare… e dove?» domandò il marchese. e preferisco incontrarmi con lei prima di andare oltre.» «Ah!…» fece l’altro. splendenti di una luce glaciale. Malorthy. ma. E da una madre irlandese aveva anche ereditato occhi di un azzurro pallido.» Malorthy si era alzato. Da quando ci siamo accorti di questa cosa. che usava con grande padronanza. volitivo e anzi un po’ rude. per una specie di garbo e di rustica cortesia. con sonorità da bambino viziato. ho soppesato i pro e i contro. Cominciò a parlare come in sogno. la sua voce ricca e modulata. ho riflettuto. sullo stesso tono: «Non mi prendo gioco di lei. «si tratta di mia figlia. cinque giorni fa. «Buona sera. «Vengo a parlarle da uomo a uomo. infatti. Vuole che parli io per lei? Ebbene. Poi aggiunse tranquillamente.scino. di una limpidezza priva di profondità. La calma di quell’uomo massiccio gli metteva i brividi 15 . Aveva preparato il suo discorsetto e si stupiva ora di non ritrovarne nemmeno una parola. segreta. «si sieda. aspettando che la collera lo liberasse dall’impaccio. non c’è come parlare per capirsi.

«E allora la perdono se si è lasciato. in casa mia. come si suol dire. i diritti feudali… Stupidaggini. incontrovertibili. menare per il naso. come tutti. a raccontarmi questa brutta storia e per giun16 . avesse simpatia per un governo che presiede ai concorsi agricoli e istituisce premi zootecnici. Le idee del castellano di Campagne.nella schiena. non essendo del resto molto diverse da quelle dell’ultimo dei suoi mezzadri. Se anche sono marchese avrò diritto alla giustizia. il marchese là. Ci conosciamo. «E allora?.. fino a prova contraria!» “La Repubblica!” pensava stupefatto il birraio. da vero contadino. ma via. il vostro deputato della malora. «Non scherziamo» ribatté il marchese. benché il marchese parlasse schietto e. me lo lasciano prendere liberamente. La Repubblica è per tutti. Il marchese qua. Malorthy. non nasce un bambino in paese senza che le vostre brave comari non insinuino sul mio conto dei se e dei ma. siamo sinceri. insomma tutti i tipi meno raccomandabili del paese mi hanno fatto una reputazione da Barbablù.» fece Malorthy che continuava ad aspettare un sì o un no. Di tutte le argomentazioni che via via si era ripetuto. in materia di politica e di storia. Lei. Lei sa che le ragazze non mi lasciano indifferente. dei si dice e dei forse… Non siamo più ai tempi del feudalesimo: il bene che mi prendo. «Non voglio offenderla prima di aver sentito le sue ragioni. Nella sua testa l’evidenza svaniva come fumo. non avrebbe osato proporne nemmeno una. Prendeva questa professione di fede per una spacconata. ho avuto le mie piccole avventure.. non pensa? Vuole essere giusto. la servitù. e leale? Mi dica francamente chi è l’imbecille che le ha consigliato di venire qui. Malorthy.

solo un mese fa. signor marchese! Beviamoci sopra». «Andiamo. tutto fischi e ronzii. seduti vicini in riva al fosso.» 17 . e parlava con una bonomia insinuante. Il silenzio si prolungò un minuto o due. lo sa tutto il paese che fa la corte alla ragazza. signor di Cadignan» sospirò. «se anche non avessi altre prove. il guaio è fatto. vero? Ah. Ma nemmeno deve trattarci come pezze da piedi. levarsi il capriccio e poi piantarci lì. un po’ lamentosa. Rispose: «A lei fare una proposta. Uno ricco come lei. ma passerà. «Ebbene?» si decise a dire il marchese. aveva ripreso senza accorgersene il tono abituale del contadino che viene a patti. Ah. vi ho visti insieme in fondo al pascolo Leclercq. una risata da osteria. s’intende. adesso. “Non osa negare” si diceva. sapesse l’orgoglio che ha! Insomma. come dopo una trattativa andata per le lunghe. e dicesse: «Qua la mano. non scherza quando si tratta di onore… Non le chiedo di sposarla. Mi dicevo: fa un po’ la civetta. Poco mancava che il birraio si mettesse a ridere anche lui.» Nel pronunciare queste ultime parole. non sono così stupido. “ha in mente un’offerta… la farà. passando per il sentiero di Wail. in lontananza… Era un bel pomeriggio d’agosto. e non da ieri. di una bella risata aperta. durante i quali non si udì altro suono che il tintinnare di un’incudine. In questa breve tregua il birraio aveva raccolto le forze. Guardi. a farci ridere dietro. Perché sono cordiali di natura i francesi. E oltretutto si era fidanzata con Ravault. un nobile. le schifose!» Rideva.ta ad accusarmi… Qui sotto c’è una donna. signore.” Ma il suo pericoloso avversario lo lasciava parlare al vento.

E del resto la collera che sentiva crescere via via gli infondeva una certa esaltazione. non è più un bambino! Non ha né testimoni né lettere.. è da molto che non si vedono?» «Ma che ne so!» «Lì si può trovare un indizio» rispose tranquillamente il marchese. non metta voci in giro. «e lasci in pace la ragazza. “in guardia!. le avrei consegnato il colpevole. nel frattempo si calmi.” Quel segno di debolezza gli ridiede coraggio.. come folgorato. «Caro Malorthy» continuava l’altro con lo stesso tono. Tanto. un uomo come lei non è disposto a riceverne. non accusi nessuno. Diavolo. In quel momento il tentatore esitò. e far tesoro di ogni piccola cosa. legato mani e piedi!» «Questa poi!» esclamò Malorthy. «Credo proprio di sì» rispose il birraio. Malorthy?» concluse giovialmente. “Vuole farmi vuotare il sacco…” pensò Malorthy. Non si intendeva granché di quella forma superiore di impudenza che i begli spiriti chiamano cinismo. in una brutta faccenda. chiese: «Con questo Ravault. Vede. «Raccolga le sue informazioni» continuò Cadignan. niente. questa graziosa bestiola assomiglia a un tordo nell’erba medica.Ma l’altro seguiva una sua idea. Otto giorni bastano per sentire quel che dice la gente. potrebbe trovare qualcuno meno paziente di me. farebbe impazzire anche un vecchio épagneul. per un attimo la voce gli era mancata. zampetta sotto il naso del cane più abile. in due ore.» «È quel che dico anch’io» dichiarò Malorthy sottolinean18 . «non ho consigli da darle: del resto. rifletta. Le dico soltanto: torni fra otto giorni. non ne caverà niente. acqua in bocca e occhi aperti… Mi ha capito. «sarebbe un’informazione interessante… Ma i papà sono così tardi! Io.

si sa… Lei è ben conosciuto. si indurì.. signor marchese. può anche difendersi. «È più facile liberarsi di un vecchio che di una bella ragazza. «Io ho fatto quel che ho potuto. poi. per tutti i diavoli! Occhi negli occhi.. e quella bocca così fiera che da otto giorni rifiutava il suo segreto… Allora gridò: «È inutile fare il furbo!… A suo padre ha detto tutto!» E arretrò di due passi.. si riaccostò al tavolo. perché ne ha di sangue nelle vene la ragazza!. 19 .» «Via! Via! basta parlare a vanvera!» esclamò il marchese. «ci provi a chiederglielo. aspetterò otto.. saremo noi a ridere. quindici giorni. Se è grande abbastanza per farsi metter nei guai. Ma l’altro aveva ormai riacquistato sicurezza. avrà quel che si merita. In quel momento Germaine avrebbe potuto leggervi il suo destino.. Lo sguardo del marchese ebbe un attimo di esitazione. Andò alla finestra. finché si vuole… Malorthy non deve niente a nessuno.. vada a chiederlo a lei» esclamò Cadignan. lo squadrò dalla testa ai piedi. la chiuse. Per mal che vada. «Vedrà!» promise Malorthy. e se la ragazza ha preso una brutta strada. sempre in silenzio. indecifrabile. credeva di mettere paura. L’azzurro pallido delle sue pupille si intorbidì. di colpo.» «Voglio proprio vedere…» disse l’altro. Malorthy!» «Lo giuro!» rispose il birraio. Poi scosse le spalle robuste. «Ma allora. amico!» Il birraio rivide per un attimo il pallido faccino risoluto. si avvicinò al suo ospite fino a toccarlo. e disse soltanto: «Giuralo.do ogni parola con un cenno del capo. e sarà mia figlia a dirle il fatto suo. in pubblico.

ci hanno bellamente presi in giro. siamo vittime di una puttanella che ha imparato a mentire prima ancora che a parlare. «se al posto dell’orzo ti rifila la trebbia. gli dici ancora grazie. ma non seppe definirla. E poi non avrebbe saputo come rimangiarsela. come sempre si fa.. Lei per un verso e io per un altro. solo e confuso. la parte che aveva sostenuto. Un’idea tuttavia gli balenò nella mente. me ne infischio! In fin dei conti i tribunali non sono fatti per i cani. E per di più le ultime parole di Cadignan. che le piaccia o no… I miei omaggi.. ne sentì solo l’angoscia. riaggiustando via via a proprio vantaggio. Per oggi basta così. Si aspettava uno scoppio d’ira.. Ognuno è libero di pensare di me quel che vuole.» Camminando.Lì per lì questa bugia gli parve un onesto tranello. Malorthy!» «Chi vivrà vedrà» rispose nobilmente il birraio. e di esservisi inoltrato irreparabilmente. lo avrebbe desiderato. la peggiore delle quali sarebbe quella di volermi intimidire. da cui tanto si era aspettato. Ma badi!. Ma nonostante tutto il suo buon senso doveva ammettere un fatto umiliante per il suo amor proprio. E mentre cercava un’altra risposta si ritrovò fuori. cariche di un misterioso significato.. quell’incontro da potente a potente.» Gli pareva che quella bam20 . Invece il marchese disse con calma: «Se ne vada. Ebbe la sensazione vaga di aver scelto fra le due strade che gli si presentavano quella sbagliata. non aveva portato a nulla... Malorthy. Chi la consiglia spero sia abbastanza furbo da evitarle due o tre sciocchezze. «Diavolo d’un uomo!» disse dopo un po’. gli lasciavano una grande inquietudine per il futuro… «Lei per un verso e io per un altro. ripensava ogni particolare della scena.

ma dotato di un acuto senso dei valori concreti. L’ambizioso birraio contava su questa rivincita. Faceva parte di quella brava gente che sa portare odio. «Va’ a vedere come hanno passato la notte le bestie!» le aveva ordinato mamma Malorthy (le sei belle mucche erano al pascolo dal giorno prima). il fumo della birreria diritto nell’aria della sera. Alzando gli occhi. – superiore tanto al nobile di campagna quanto al medico politicante. *** … Era un mattino di giugno. proprietario di una macchina a gas d’acqua. i notai di Wadicourt e di Salins non facevano più mistero della prossima vendita del castello.. un chiaro mattino. «Mi prenderò la rivincita» mormorò. simbolo della scienza e del progresso moderni. Sempre Germaine avreb21 . ma dall’odio non si lascia trasportare. non avendo abbastanza fantasia per augurarsi la morte di un rivale. non aveva più dubbi di essere il numero uno nella sua cittadina. di appartenere alla razza dei padroni. Incapace di un’idea generale. nel mese di giugno un mattino così chiaro e sonoro.bina di sua figlia li avesse costretti in una situazione di stallo. Se non altro. Non sognava niente di meglio. e non si sentì più scontento.. «sarà una buona annata. E del resto. che altro non è se non un borghese declassato. le begonie dell’aiuola.» Da vent’anni sognava di diventare un giorno il rivale del castellano: adesso lo era. mezzo rentier. vide fra gli alberi la sua bella casa di mattoni rossi. poteva almeno essere certo della discrezione del marchese. Decise di mandare sua figlia a partorire ad Amiens. a immagine e somiglianza dei quali si formano le leggi e i costumi di ogni secolo – mezzo commerciante.

. la storia illustrata di Francia. vestito di velluto e con pesanti stivali. la testa eretta. le segrete – e ancora. aveva rabbrividito di un brivido a fior di pelle – già un segreto. Gambelevate e Guastafeste.. fra i due cani. L’orizzonte che già si scalda e fumiga.be rivisto quel lembo della foresta di Sauves. Sempre rivedrà il sentiero infossato dove l’acqua delle carrarecce si accende al primo sole… E più meraviglioso ancora. Aveva risposto senza falsi pudori. il sentiero infossato pieno ancora di ombre e tutt’intorno i pascoli con i meli gibbosi. Germaine sapeva amare.. che è un gioco di società). la collina azzurra e la grande pianura verso il mare. scanditi dai pugni sul tavolo – la servitù. con il sole sulle dune. simile a un re. che pizzica in gola e costringe al canto. Avevano camminato fianco a fianco fino alla prima casa… Quante parole di suo padre le erano tornate via via alla mente. Luigi XI con il berretto a punta (e sullo sfondo. Sempre sentirà le sei belle mucche che si scrollano e tossiscono nel chiaro mattino. un impiccato spenzolante e la grossa torre del Plessis). con un coraggio gentile. una domenica. Si erano incontrati tre mesi prima. Ma al ricordo del birraio repubblicano. e quanti di quei famosi articoli del «Réveil de l’Artois». sulla strada di Desvres. al limitare del bosco. Fresche la luce e la rugiada. l’intrepida fiducia di quante si giocano tutto in un sol colpo. il suo eroe che fuma una pipa d’erica. cioè nutriva dentro di sé – come un bel frutto che sta maturando – la curiosità del piacere e del rischio. Sempre respirerà la foschia odorosa di cannella e di fumo... A sedici anni Germaine sapeva amare (non perdersi in sogni d’amore. affrontano un mondo sconosciuto e ad ogni generazio22 .. il suo segreto!.

non aveva mai sperato per sé altra avventura che non fosse uno di quei matrimoni rispettabili che sono una faccenda da notaio.. come di una costruzione complessa. «nostra figlia ha bisogno di religione. Virtuosa per condizione. Tremendo ostacolo l’ignoranza. nata brutta e ricca. e di vivere. Una delle sue massime era: «Le monache si lavorano le ragazze a vantaggio del prete».» Sarebbe stata in grave imbarazzo a dover dire di più. ma di un eroico buon senso. E concludeva battendo il pugno sul tavolo: «Distruggono in anticipo l’autorità del marito». «Papà» diceva al birraio.ne ricominciano la storia del vecchio universo. Parlava anche in termini sibillini dei vizi segreti che rovinano la salute delle signorine. serbava nondimeno vivissimo il senso dell’instabile equilibrio di ogni vita femminile. nell’organizzare ogni cosa.» Per questo le aveva proibito di andare a catechismo. le mani tanto morbide. nonché «di frequentare quei bigotti che seminano zizzania» diceva «nelle migliori famiglie». Audacissima nell’immaginazione o nel desiderio. lo sanno tutti. lo sguardo pigro. Non permetteva infatti che si scherzasse sul diritto 23 . Quella piccola borghese dalla carnagione di latte. una volta fatta la sua scelta. le quali in convento ne apprendono pratica e teoria. equilibrio che il minimo spostamento può rompere. se non che lo sentiva per istinto. quando a ogni battito del cuore un sangue generoso spinge a sacrificare tutto a ciò che non si conosce! Malorthy madre. cuciva in silenzio aspettando il momento di osare. Malorthy però non si lasciava persuadere: «Che bisogno ha di un prete che le insegni in confessionale quel che non deve sapere? I preti traviano la coscienza dei bambini..

. inflessibile.... fanno più male che bene… So quel che dico... sotto la veranda spoglia che odora di stucco bruciato...... «Dal punto di vista scientifico.... che un tempo era stato medico del liceo di Montreuil... dovevi obbedirmi e mandarla al liceo di Montreuil. era già sulla via del ritorno… Ma un’altra via si può tentare... che quei delicati problemi di educazione femminile non lasciavano indifferente... a quest’ora avrebbe un diploma! Ma le amicizie fra ragazzine... Da qui partì per andare ben più lontano che nelle Indie.. Mai fidarsi! Se volevi insegnarle a vivere...... guarito da molte illusioni e mosso da grande indulgenza verso il piacere degli altri. qualcosa che non arriva mai.. delle figlie di Maria e tutto il resto........ non lo cerca più per se stesso....... la leggendaria caravella...... «Le ragazze di questo stramaledetto paese hanno malizia da vendere.. è qui che la ragazzina ambiziosa si stancò di aspettare non si sa che cosa. Con la scusa dell’oratorio..... Infatti il poverino.......... dritta. Se Germaine o 24 .. .. Nel giardino dai tassi sagomati.... appena la prua cominciò a fendere il mare... Per buona sorte di Cristoforo Colombo la terra è rotonda..... alla sua età... il parroco se le tiene un’ora ogni domenica. E quando ancora la signora Malorthy si lamentava che la loro figlia non avesse amiche e raramente uscisse dal funereo giardinetto dai tassi sagomati: «Lasciala in pace» rispondeva.. fidandosi del deputato Gallet.. e non lo nascondeva.. sulle signorine la sapeva lunga..» diceva a volte con il sorriso di un uomo che..... che sempre si allontana e da cui nessuno ritorna..coniugale...... Così parlava Malorthy......».............. il solo che certi liberatori del genere umano pretendono assoluto....

invece 25 . Uno sembrava nato per una vita tranquilla. gente senza macchia. un piccolo numero di esseri deboli..» Germaine alzò la testa. la famiglia resta un’istituzione necessaria. Bene. un torto grave» continuò con lo stesso tono. Ecco perché d’un tratto. e rimase in attesa. e come a portata di mano. dicono. direbbero: «Perché mettersi sulla vostra buona strada che non conduce da nessuna parte?. Cosa volete che me ne faccia di un universo rotondo come un gomitolo?». si sarebbe forse deciso a raccontare alla moglie la sua visita al castello. perché mette a loro disposizione. Malorthy con tono di comando: «Ragazzina» disse. Per molti vanitosi imbecilli delusi dalla vita. come uno che va in malora… chiunque domani potrà segnarci a dito: noi. *** Se Malorthy fosse stato meno profondamente ferito nell’amor proprio. Pensò fosse meglio nascondere ancora per un po’ l’inquietudine e l’imbarazzo sotto un silenzio altero... lentamente ripose sul tavolo il lavoro a maglia. Fatto sorprendente. «devo parlarti.. e lo aspetta un tragico destino. «Mi hai fatto torto. carico di minacce. finita la cena. imprevedibile… Ma i fatti non sono niente: il tragico era nel suo cuore. e pensava che l’avrebbe facilmente ottenuta con un colpo di scena domestico di cui sua figlia avrebbe fatto le spese. che tiene fede agli affari e non deve niente a nessuno. che il più vigliacco può spaventare: l’impotenza ama specchiare la sua nullità nella sofferenza dell’altro. «Una ragazza che si fa mettere nei guai è per la famiglia.quante domani la seguiranno potessero parlare. D’altro canto voleva prendersi una rivincita.

lui e io. niente di niente. come sarebbe tuo dovere. della birra di papà… Povera innocentina: si vede già dama in un castello. «o ti farò vedere io chi sono! Basta piagnistei! Vuoi parlare. si ripeteva: “Morirò di vergogna. morirò!”. Ma quanto a spiegare a tuo padre e a tua madre cos’è successo. Lui rifletté un attimo: «Il signor Gallet sarà qui domani. che cosa fai tu? Piangi da ridurti uno straccio..» 26 . E ora questa vergogna la cercava e non la trovava più. ti vergogni. «Ti decidi a obbedire?» ripeteva Malorthy. pur temendolo. e un paggio a reggerle lo strascico!. era giunto. “ah”. sì o no?» «Non chiedo di meglio» rispose la poveretta per prender tempo. eh. «Ho visto il tuo amante» proseguì Malorthy. Vediamo se riusciamo a intenderci: adesso promettimi di rigare diritto e obbedire a occhi chiusi. ne fai di lagne con i tuoi “oh”. Silenzio e discrezione. lo capiva bene. Insomma. Beh. «Cosa vuoi che faccia?» gli chiese. attendendo di minuto in minuto lo scoppio d’ira. in silenzio.. Ancora ieri.di chiederci perdono e consigliarti con noi. L’umiliazione che prima aveva temuto non la spaventava più. fra conti e baroni. lo sguardo chiaro attraverso le lacrime. ed ecco che in quell’attimo decisivo le idee che nell’ultima settimana aveva maturato in silenzio si presentavano tutte insieme in un’orribile confusione.» Lei singhiozzava piano. «visto con questi occhi… La signorina si permette un marchese. scordatelo! È ora di finirla con questa musica» concluse picchiando un pugno sul tavolo. Il momento che aspettava. abbiamo scambiato quattro chiacchiere.

e uno! Poi.. Ha scrupoli e sentimento… Riservale a lui le lacrime. mia cara! Andremo a trovarlo insieme. quel no le parve dolce e amaro come un primo bacio. Sciagurata!» gridò voltandosi verso la figlia.» fece lei. E poi mi fate ridere con i vostri segreti. potrebbe essere sottrazione di minore. Ormai che il dado era tratto. È il prete del repubblicano.. viva! Sulle sue labbra. «Sabato… bene! Ho detto sabato» continuò il birraio che perdeva il filo del discorso. e due! Comunque. «Tanto per cominciare. un medico vuol dire istruzione.» «Oh. Era la sua prima sfida. come si sentiva libera.» interruppe lei. e chi sa allora dove finirà! Ce lo porto io in corte d’assise. no? La ragazza all’epoca non aveva l’età.» Malorthy la fissò un momento a bocca aperta.«Non domani. «ha osato alzare le mani su tuo padre!» 27 . sabato. «Come ti permetti!» tuonò suo padre.. «Su. Antoine!» diceva mamma Malorthy. per tutti i diavoli! Si dà grandi arie. ci darà lui una raccomandazione per un istituto ad Amiens. «È un uomo che conosce la vita Gallet. lui. no!.. ti prende per un imbecille. «il giorno di mercato: sabato. «Già. nega l’evidenza. se il bambino nasce fuori dal matrimonio. il mio deputato è medico..» Germaine aveva fatto quest’osservazione con una voce netta e ferma che suo padre non conosceva. perdio!» esclamò Malorthy. «hai ragione. non ci pensavo» disse. in piena battaglia. Non penserai che il marchese parlerà per primo. All’angolo del camino la vecchia madre ne accusò il colpo e gemette.. mente ogni volta che apre bocca. «non levarle il fiato! Cosa vuoi che dica questa creatura al tuo deputato?» «La verità. marchese dei miei stivali!. scienza… non è un uomo come gli altri.

testona!» esclamò. ingenuamente cercava i seni acerbi. non tanto al pensiero dell’offesa fatta al suo nobile padrone quanto all’immagine intravista dell’eroe. Vi premette le 28 . … «Più nessuno!» Di tutte le parole che aveva udito. spodestata. «fammi parlare!.. Ma chi la conosce! E tu vuoi dirmi che ti manca il coraggio di fargli ingoiare le sue bugie? Lascerai credere che ti sei data a un buono a nulla.. E con uno sguardo perfido ne cercava i segni sul volto paterno. Frecciata che peraltro mancò il bersaglio. Una di queste mattine. Il castello farà la stessa fine. incrociando le mani sul cuore.. Il cuore della piccola ribelle batté più forte. Cos’altro temere al mondo se non la solitudine e la noia? Cos’altro temere se non quella casa senza gioia? Allora. con mulino e tutto il resto... ricaduta dov’era… Sola. a un servo. il giovane petto appassionato. confessa! Ti ha fatto promettere di non dire niente?. chiuso.. a un vagabondo? Avanti. Germaine! La signorina Malorthy?. «Lasciala un momento a me» disse allora la vecchia Malorthy. finito: più nessuno! E per te? le risate di tutti… Ma rispondimi.» Prese fra le mani la testa della figlia: «Povera sciocca. Sola… abbandonata. non ricordava che queste... a chi vuoi confessarla la verità se non a tuo padre e a tua madre? Quando ho cominciato a sospettare qualcosa era già troppo tardi.. che era solo una frecciata di eloquenza. nella sua magnifica collera… La sua mano! Quella terribile mano!. ma dopo! L’hai capito adesso quanto valgono le promesse degli uomini? Tutti bugiardi. Non ti sposerà..Non aveva premeditato quest’ultima bugia. già offeso. su. confusa nel gregge… pentita!. figlia mia! Vuoi che te lo dica? Il suo notaio di Montreuil ha già il mandato per vendere la fattoria delle Charmettes.

ma era anche la sua difesa… e ora.» «Oh. Com’è vero che mi chiamo Antoine. fino a che una nuova certezza non sgorgò dal suo dolore con il grido dell’istinto. mi hai capito.. quest’omaccione che detestava… «No! No!» disse ancora. «Cosa stai a interrogarmi se poi non vuoi credermi?» ribatteva lei con una voce da bambina. “tanto la piccola ha raccontato tutto”. lo scandalo irreparabile. mi ucciderò… Ma niente. buttatemi fuori di casa. mamma!» balbettò lei. «Crederti?» fece lui. «È pazza. ha osato!» 29 . Teneva testa a suo padre.» «Schifosa!» mormorò fra i denti il birraio. Signore Iddio!» gemeva mamma Malorthy alzando le braccia al cielo. lo sfidava attraverso le lacrime. «sceglierai tra lui e noi. non mi ha mai neanche toccata.dita sotto la stoffa leggera. «ha… osato.. «Mamma. «Pazza da legare!» «Lo diventerò se continuate» riprese Germaine.. mam…ma. non vi dirò mai niente! E il signor marchese… be’… sono tutte bugie. piangendo più forte. l’unica porta sull’avvenire e la gioia chiusa per sempre… Certo. la sua crudele giovinezza. strega! Non un’ora di più!» Tra lei e il suo amante Germaine vedeva quest’omaccione furioso. la vicenda archiviata. mamma! Meglio morire!» «Basta così!» disse Malorthy. il silenzio lo aveva promesso. «Perché mi date addosso così? Decidete quel che vi pare. si sentiva forte di tutta la sua giovinezza. picchiatemi. ti do ancora un giorno. «Crederti! Ci vuol altro per farla a una vecchia volpe come il tuo papà… Vuoi che te lo dica? Ha finito per confessare il tuo innamorato! Gli ho dato una stoccata a modo mio: “Neghi pure” ho detto.

e richiuse di slancio la porta della sua camera. divennero violetti. fra due ortensie. le labbra tremanti. un altro uomo libero. altre casette di mattoni allineate fino alla svolta della strada. l’ultimo mendicante del paese… E quel tetto cadente. dove s’alza il fumo da uno sgangherato tetto di paglia che poggia su quattro muri di fango pieni di crepe. trattenendo la confessione pronta a sfuggirle come un supremo insulto. furtivo. Cercava di raccogliere le idee. in mezzo alle belle tegole lustre. «Taci o ci morirà tra le braccia» ripeteva mamma Malorthy. «Esci di qui. il volto impallidì mentre le parole le giravano a vuoto nella bocca inaridita. quest’altro frutto. al confine di un campo di porri… Al di là.I suoi begli occhi azzurri. «Poveri noi!» Ma in mancanza delle parole gli occhi azzurri avevano già detto fin troppo. il padre. Dalla finestra socchiusa poteva vedere in fondo al viale. la guancia nell’incavo del cuscino. di disporle in bell’ordine. Lei indugiò un attimo. Poi raccolse lavoro a maglia. di colpo asciutti e brucianti. Si stese sul letto. Ma appena fu libera. alloggio di Lugas. ferri e gomitolo e varcò la soglia con passo fiero. il cui destino si decide su un chiaro letto di bimba odoroso di cera e di tela fresca! 30 . salì le scale in due salti da cerbiatta. Il birraio ricevette quello sguardo carico di disprezzo. è un altro mendicante. gli occhi bassi. Una femmina che difende i suoi piccoli è meno terribile e svelta di quella che si vede strappare la carne della sua carne: il suo amore. vattene!» balbettava. ma non udiva più nella testa confusa che il ronzio della collera… Povera piccola. il cancello di ghisa dipinto di bianco che chiudeva il suo piccolo universo. rossa in volto più di una spigolatrice in un giorno di mietitura. offeso.

Saltò giù dal letto. il viale di sabbia non fu più. all’esterno. e questo mi basta». pianse. con un certo orgoglio. chiuso. Il tradimento non le faceva paura. se il mondo non avesse già un padrone di cui le ragazze non si curano affatto… Gemette. l’onesta casa di mattoni. Il vento si fece più forte: in lontananza le finestre dai piccoli vetri all’inglese si accesero una dopo l’altra. figlia di un riverito commerciante – sì. gridò. senza poter far molto contro l’inesorabile evidenza. Quella piccola vita borghese. non vi aveva mai pensato. smisuratamente vasto e profondo… Germaine si riscosse dalla collera come da un sogno. finito!» aveva esclamato mamma Malorthy… Che strano. la ben avviata birreria con la sua macchina a gas d’acqua – la condotta irreprensibile che porta in sé la sua ricompensa – i riguardi che deve a se stessa una ragazza. Malorthy padre non aveva alcun dubbio che sua figlia fosse una signorina impeccabile: «Educata come una regina» diceva a volte. E ancora: «Ho la mia coscienza. Ma non confrontò mai che la sua coscienza e il suo libro mastro. che un vago biancore e presto il ridicolo giardinetto diventò. pettinata a dovere. per la prima volta aveva provato una certa angoscia all’idea non dell’abbandono ma della solitudine che la aspettava. La sua avventura scoperta. rispettabile. Quando la vedeva con il vestito della festa.” «Una di queste mattine. al pari della notte. o anche solo di rivederlo? E lui avrebbe acconsentito? “Crede che abbia tradito il segreto” si diceva. quando sentiva il suo riso fresco e vivace. confessata la colpa. “non avrà più stima di me. la perdita di tutti questi beni non la preoccupava affatto.Per due ore Germaine rimuginò tanti progetti quanti sarebbero bastati a conquistare il mondo. quale possibilità di rivedere presto l’amante. andò ad 31 .

il paese compatto. fece dieci volte il giro della sua stretta gabbia. poi con ebbrezza.. fece cigolare la chiave nella serratura. Aprì a tentoni la porta. Il giardino scivolò via come un’ombra. tenebroso… Allora si sedette sul bordo della strada. tornò verso la finestra aperta. ripeteva con sicurezza crescente. un rischio che affascina. 32 . Libera! Libera. era libera. scese uno a uno i gradini.. Semplicemente sbocciava nel silenzio complice… Ancora una volta. Niente di più semplice… Se n’era andata. agile e furtiva come un giovane lupo… Come? Già mezzanotte? Un silenzio profondo è già pericolo e avventura. con passi silenziosi. né quali catene si erano spezzate. la femmina di un giovane animale saggia timidamente. Abbandonava l’intero suo passato come si abbandona la tana di un giorno. fra gli alberi.ascoltare alla porta. Tutto dorme. fremente ancora per il piacere della scoperta… Il cammino percorso le sembrò immenso. varcato il cancello… la strada e la prima curva della strada… Riprese a respirare soltanto al di là. al varco di una bella notte. le anime grandi vi si dispiegano come ali. Certo non avrebbe saputo dire chi la rendeva libera. non sentì più che il solito russare del birraio e il tic-tac solenne della pendola. lasciandosi alle spalle. i muscoli adulti. che mai le era sembrata tanto lieve. La notte le si apriva davanti come un rifugio e come una preda… Non faceva nessun progetto. i denti e gli artigli. con quella voce bassa e rauca che il suo amante conosce… Sì. nessuna trappola… «Libera!» disse all’improvviso gemendo di piacere. si sentiva la testa deliziosamente vuota… «Fuori di qui! Vattene!» aveva detto Malorthy padre. e ricevette in pieno viso l’aria aperta.

così eretta e semplice nel portamento. E a volte «signor marchese». «Dopo la visita di papà. sbalordito. sai… Ah. Si riconobbero. non aveva cambiato il tono abituale della loro conversazione. come sono stanca!» fece lei.III «Sono io» disse. Ma la vide sulla soglia d’ingresso. e anche quell’altro bagliore. una familiarità assoluta. «Signore» diceva ancora lei. si agitava la sua ombra lieve. ma i piccoli denti stridettero contro il cristallo e le palpebre batterono senza riuscire a trattenere una lacrima che le scivolò fino al mento. una parola di rimprovero avrebbero forse scatenato la sua collera. imperturbabile che tanto amava. «Non si può dire che ti manchi l’audacia» esclamò lui allegro. in apparenza appena turbata. «C’è un solco profondo nel viale.» «Dio. Lui si alzò di scatto. la spada che mi pende sul capo – a casa mia all’una del mattino – meriteresti d’esser presa a schiaffi. Ho pianto due ore stesa sul letto. ti spiace?» Fino allora. inafferrabile. Ma quella notte gli dava del tu per la prima volta. Un grido affettuoso. in fondo alle pupille screziate. sì. e anche qualcosa di più. mi sento la gola stretta dal gran piangere che ho fatto. Ero fuori di me. Dietro di lei. Avrebbero finito per uccidermi.» 33 . ci sono finita dentro due volte. Lei prese con gesto grave il bicchiere che le porgeva e si sforzò di portarlo alle labbra senza tremare. sulla ghiaia. Mi sono bagnata le gambe… Offrimi qualcosa da bere. bei genitori ho! Non mi rivedranno mai più. E subito riconobbe lo sguardo serio. «Uff!» disse infine. «vedi.

metà paese con le forche in mano… Tutti. alzando sul marchese uno sguardo tranquillo: «Mi tenga con lei» gli disse. «Basta aspettare. Vendendo tutto. E dove ti terrei? Credi che abbia qui dei sotterranei per nascondere belle ragazze? Queste cose esistono solo nei romanzi sai. Non si lasciano correre le ragazze per i campi come un perniciotto appena nato. e osservò con voce dolce: «Ah già! Gallet… Dovevo andare a trovarlo domani. «Non dire sciocchezze. Cosa m’impedisce di prendere domani sera il treno per Parigi.. sei maggiorenne forse?» «Lo diventerò» rispose lei imperturbabile. Mouchette (così la chiamavano familiarmente). tuo padre insieme alle guardie. poi. Prima di domani sera ce li avremo addosso tutti.» «Davvero?» fece lei. poi si interruppe bruscamente. con una drogheria. Mouchette: non sono una carogna e riconosco i miei torti. La prima guardia che passa ti riporterà indietro nel carniere. mi resterà quanto basta per non morire di fame. Una sua idea. non credere. «Ho dei soldi. fino all’ultima botte. per esempio? Mia zia Eglé abita a Montrouge – una bella casa.» «Una sua idea! Una sua idea! Sentila come lo dice! L’ho ripetuto cento volte. porco di un cane! Non ho più una lira. con papà. fino a quello spilungone del deputato Gallet. «Con me? questa poi!» esclamò camminando in lungo e in largo per nascondere l’imbarazzo. Lavorerò.«Mai più?» esclamò lui. quel medico della malora!» Lei scoppiò a ridere.» «Sciocchina. «Con me? Fai tutto semplice tu. battendo le mani. Ma.» Distolse gli occhi un momento. Starò benissimo. di colpo seria. qui.. una miseria! 34 .

bisogna andare con i piedi di piombo. Quando sarà arrivato il momento. andiamo!» «Oh no!» fece lei. Del resto. «vado ad attaccare Bob e ti porto a spron battuto fino al chemin des Gardes. Dio. mia zia Arnoult. vedremo il da farsi. Mi faresti l’onore di rispondermi?» «Rispondere che cosa?» E lo guardava in faccia. Con la punta delle dita tracciava segni misteriosi nella polvere. che bello!» disse lei. Sulla strada. Da qualunque parte. ma non poté fare a meno di distogliere gli occhi. e innanzi tutto guadagnar tempo.. il marchese perse la pazienza. Questa volta. testona?» «Qui. «Che cosa!. ma a sessant’anni è sana come un pesce: ricca sfondata.» «E dove dormirai. Devi capire che è nell’interesse di tutti e due lasciar passare la tempesta. mia cara. «Lascialo in pace il cassettone» disse lui. ad esempio. Cosa m’importa?» Questa volta. una donna così mi seppellirà… Di storie ne ho fin troppe.. Mouchette. e mettiamo i puntini sulle i. «Non scherziamo.» «Oh! Che bello!. di rimanere qui in barba a tuo padre! Ne vedremmo davvero delle belle! È l’una e mezza» concluse tirando fuori l’orologio. Forza. ornato di bronzi dorati.Ho parenti ricchi. Gli voltava le spalle accarezzando con entrambe le mani un piccolo cassettone Luigi XV di lacca a pagoda. Nessuno avrà saputo niente. Sarai a casa prima di giorno. d’accordo. con lo stesso sguardo tranquillo. E domani affronterai Malorthy con una faccia di bronzo.. Promesso. e cominciò a 35 .» cominciò lui. Posso forse portarti in municipio domani? E allora? Non penserai. non voglio arrabbiarmi. sul piano di breccia violetta. immagino. «Non tornerò a Campagne questa sera.. «Di queste anticaglie ho il solaio pieno.

Di’ la verità a tuo 36 . potrei avere addosso tutto il paese.. … em un prim seden de moufo L’embourgino. ma in ogni caso… Su.» Con la fronte appoggiata al vetro Mouchette piangeva in silenzio. andiamo. come in confessionale… e poi…. Così la tarasque ringhia e digrigna i denti attaccata al guinzaglio di muschio. Perché è nella natura dell’uomo odiare la propria sofferenza nella sofferenza degli altri. finiscila. sarei stato libero. l’adus que broufo… «Sono troppo buono a cercare di convincere una testarda come te. Cercò di girare verso di lui la piccola testa ostinata: stringeva la nuca bionda fra le mani. non piangere. vai pure a dormire con le allodole. insomma uno scandalo dell’accidente.imprecare contro tutto e tutti.. me la immagino la scena: papà Malorthy e le sue arie da gran consigliere in un giorno di comizio. Dopo tutto non è colpa mia. basta una vecchia civetta per attirare cento cornacchie. Oggi tuo padre mi piove in casa come una bomba e minaccia di chiamare le guardie. E perché? Di chi la colpa? Perché una ragazzina che oggi fa la testarda s’è presa paura e ora eccoci mani e piedi legati: succeda quel che succeda! Ha detto tutto a papà. bella mia. Se proprio ci tieni. chi deve aggiustarla sono io! Non ti rimprovero niente. E a Cadignan. ma invano. disgraziata!.“Rispondimi.. sembrava già più facile impietosirsi e compatirla. Avrei potuto fare di meglio. ma bisognava darmi tempo: ancora un mese e il vecchio rudere era venduto. Domani. «Perché piangi? Non penso nemmeno una parola di quel che ho detto… Dopo tutto.. che credeva di averla convinta.

padre. non capiva bene quell’esplosione di orgoglio ferito. via. questa poi!» fece lui. Quella volubilità. nell’ardore dell’inseguimento. È facile che una solida maturità ispiri una cieca fiducia. è più vicina di quanto non si creda a un’ingenuità che sfiora il candore. perfetta e arrendevole nemica! Pure.. Lui la guardava con una certa diffidenza. e l’esperienza più cinica. quel temperamento vivace e ardito. «Non mi avrebbe creduto» gli rispose dopo un attimo di silenzio. inspiegabile afferrò per la prima volta quell’uomo semplice e senza complicazioni. La grande sala in di37 .. la fronte attraversata da una virile ruga di collera e il labbro superiore inarcato a mostrare i denti candidi. Quanti amanti stringono così fra le braccia un’estranea. «ma finisce sempre riacchiappato.» E infatti non dubitava di averla riacchiappata. «Io non ho detto un bel niente!» «Ah. il presentimento di un pericolo prossimo. è acqua passata. no!» rispose lei fra un singhiozzo e l’altro. Mouchette. Ma finora. «Su quel naso. per un attimo. «Potevi anche dirlo prima» concluse. almeno?» «Oh. non vi aveva visto se non le fragili difese di una bella ragazza scaltra che ancora si illude per un ultimo scrupolo di essere libera quando già non si nega più. Certo. Ma più ancora lo stupiva vedere una Germaine sconosciuta levarglisi davanti: gli occhi cattivi.» «Non sa niente di niente» esclamò lei stringendo i pugni. in amore. la voce ancora fremente ma lo sguardo già chiaro e freddo. quei discorsi bruschi come gli scarti di una lepre gli erano diventati familiari.” Avrebbe finito per picchiarti… Non ti avrà picchiata. «Il topo va e viene davanti al gatto» diceva lui a volte.

proveniente dal mare aperto ma caricatasi al passaggio di tutto il miasma nauseabondo degli stagni. una breve tregua è ancora più piacevole. e la parola d’onore di papà Malorthy? uno scherzo?» «Che parola?» chiese lei. E aprì gli occhi per vedere. la porta si era aperta di colpo ma senza far rumore. la sottile figura immobile. ingombra di mobili ammassati. Da un capo all’altro del parco. sollevò fino al soffitto i fogli sparsi su un tavolo e fece uscire dal vetro della lampada una lunga fiamma rossa che si riabbassò in un fumo nero. vuota.sordine. ma più che il desiderio di carezze. all’improvviso gli parve immensa. «Avvicinati. su!» fece Cadignan. “Domani arriverà presto” pensava con una specie di gioia. imbronciata. Una leggera tramontana salmastra. Si rassegnava di buon grado a una cocciutaggine che sapeva bene di non poter vincere. perché se il riposo fa bene. Germaine girò la chiave nella serratura e tornò indietro.. «Niente. di cui era stanco. Ma lei si allontanò con abile mossa di altri due passi. infatti. fuori dal cerchio della lampada. di modo che il tavolo veniva a separarla dall’amante.» Dietro di lei. poi sedette come una brava bambina sull’orlo di una sedia. uno scherzo apposta per me… Voltati e chiudi un po’ la finestra. 38 . da poco trasferiti dai solai dove stavano marcendo. gli gonfiava il cuore il pensiero di un rischio da correre.. «Non vorrai passare la notte così. Il vento si faceva sempre più forte. l’unica e silenziosa presenza… Poi scoppiò in una risata soddisfatta. «Davvero?. i pini ridestati muggirono all’unisono. Mouchette? Che musona!» esclamò Cadignan con un riso forzato.

è proprio matta da legare!» esclamò Cadignan sbalordito. e allora capisci che segretamente desideri qualcos’altro. E pensavo: “Perché non io?”. Tocca a me… E vedere adesso che gli occhiacci di papà ti hanno messo paura… Oh. si impara di più lungo le siepi che a catechismo dal parroco! Di te dicevamo: “Cara mia.» 39 . senza alzare gli occhi. di una gioia che ti soffoca. voglio dire. ostinatamente abbassata. Non vedeva di lei che la fronte liscia. le più belle sono sue!. nessuno di noi ha i paraocchi.. perché quella fredda impertinenza aveva sconcertato il suo buonumore (così un cucciolo cordiale e maldestro riceve sul naso un’improvvisa graffiata). va’! Ho riflettuto molto in questi otto giorni. «Un attimo.. Si è allegri senza un perché. «Ti do cinque minuti!» esclamò lui con tono scherzoso per nascondere il turbamento. di un niente. Non ero così sciocca da crederti fedele. di un bel sole… sciocchezze… Ma così allegri. con le tue frasi da romanzo. come concludendo un monologo interiore. non mi conoscevo affatto – io – Germaine. «Se ti credo?» «Non cercare di imbrogliarmi.”. «Non mi credi?» riprese lei. «Non hai un briciolo di buon senso. ti detesto!» «Sul serio. Ma che cosa? non si sa. dopo aver meditato a lungo. Figurati! Ragazze o ragazzi. eppure è già necessaria e senza questa il resto non conta niente. Mouchette. Ma la piccola voce aspra risuonava in modo curioso nel silenzio. ma da un quarto d’ora mi sembra di capire tutto… la vita. ti spiace?» disse fredda Mouchette. Ridi pure tu! Per cominciare.Aveva del resto raggiunto l’età in cui stare a tu per tu con una donna diventa presto insopportabile.

quanto per un istinto sovrano tutto lampi e illuminazioni improvvise. Te la vedi la faccia del parroco e di quello spilungone del suo vicario se ci presentassimo domenica a messa tenendoci per mano? Venduto il mulino di Brimaux. abile più a intuire che a comprendere.» Di che ordine parla? Quanti prima di lui nutrirono l’illusione di cogliere in fallo una bella sedicenne armata di tutto punto? Venti volte vi sarà sembrato di averla raggirata con la più grossolana delle bugie e lei nemmeno vi avrà sentiti. pagati i debiti. attenta solo alle mille sfumature che noi sdegniamo. va benissimo: nel gioco d’amore chi canta è il primo a lasciarsi prendere dalla sua canzone. l’accese. capace di impadronirsi a poco a poco dell’esperienza di cui siete così fieri. falsamente docile. e disse: «Procediamo con ordine. non tanto con lenta applicazione. «che predica!» Cadignan arrossì di disappunto e attraverso il fumo del40 . a una frase interrotta. Concludiamo: millecinquecento luigi. sì o no? Chiudiamo pure gli occhi sulle seccature che verranno. al tono della vostra voce – quella voce sempre più a fondo conosciuta. «Procediamo con ordine: che cosa mi rimproveri? Ti ho mai nascosto che in questo rudere di castello ero straccione come l’ultimo dei contadini? Possiamo tener duro. due terzi per me. e mai soddisfatta finché non abbia a sua volta imparato a far male. là là!» fece lei ridendo (ma aveva gli occhi pieni di lacrime).Riempì lentamente la pipa. È fatta. l’altro terzo per te. Qua la mano!» «Oh. allo sguardo che la evita. Ma promettere quel che si sa bene di non poter mantenere è un tiro da gaglioffo. paziente nell’imparare. perdio! Sono soldi. mi resteranno millecinquecento luigi. posseduta –.

nei suoi meandri capricciosi. per trovare alla fine. ne ha più bisogno lei di me!» Certo sarebbe stata davvero imbarazzata a dover giustificare il singolare piacere che provava. I sentimenti più semplici nascono e crescono in una notte inviolata. Avere un’ora prima attraversato d’un fiato la notte verso l’avventura. ha già improntato di crudeltà – rivincita ineffabile del debole. signor marchese. appena cosciente. Ma in quel momento non c’era niente che desiderasse quanto umiliare l’amante caduto in povertà e tenerlo in suo potere. e sulla superficie delle tenebre non possiamo scorgere che i bagliori dell’inaccessibile tempesta. tranello sempre in agguato! C’è chi s’impegna a seguire passo passo. la passione. Ma lei lo sostenne senza paura. vi si confondono o respingono secondo affinità segrete. oh rabbia! un altro zotico. Ecco perché le migliori ipotesi psicologiche consentono forse di ricostruire il passato. mentre degli altri non conosce che il riflesso della sua povera smorfia solitaria. così immediato e decisivo il disprezzo che in verità gli eventi che dovevano seguire erano già come scritti dentro di lei. Ma il caso ci assomiglia. eterna sorpresa del forte. Caso. simili a nubi cariche di elettricità. Solo uno sciocco può stupirsi del brusco slancio di una volontà a lungo trattenuta e che una dissimulazione necessaria. nonché a dare un nome a tutti i sentimenti confusi che le gonfiavano l’intrepido cuore. si dice. ma certamente non 41 . più potente e inafferrabile del lampo. un’altra vecchia volpe come suo padre! La delusione fu così violenta. sfidato il giudizio del mondo intero.la pipa fissò sulla strana ragazza uno sguardo in cui già spuntava la collera. e si compiace di essere un osservatore attento. «Può tenerseli i suoi cinquecento luigi.

Te lo assicuro. Ma non si sputa nella mano di un povero diavolo che offre lealmente tutto quello che gli è rimasto. in fondo al parco le cime dei grandi alberi dalla chioma scura. mio padre. e il bel collo gonfio di un singhiozzo infantile. E... Mouchette» disse tranquillamente il marchese. bambina…». i pini alti sessanta piedi. tiepida. «E allora.di predire il futuro. perciò si interruppe di colpo vedendo tremare le labbra della sua amante.» Aveva parlato senza malizia. E con questo. non è vero. ho mai chiesto niente?» «No. è una 42 . Mouchette! Ma tuo padre. è un piacere vederti qui!». stasera. l’aria tiepida e un po’ pesante sembrava dolce da respirare. «Puoi infuriarti quanto vuoi.. La luce della lampada splendeva più intensa. mi pare. Non mi vergogno della miseria. fra te e me. non fanno che dissimulare ai nostri occhi un mistero la cui sola idea annichilisce la mente. «E comunque.. senza più fiato. con monotono sfrigolìo. simili a molte altre. carina. vista nei vetri di un nero opaco... e riprese. Dopo un ultimo sforzo. a un capo del tavolo in noce. fremevano ancora brontolando come orsi.. «non riuscirai a farmi arrabbiare. la brezza si era zittita. ci siamo spiegati abbastanza. fra il serio e il faceto: «Si possono rifiutare cinquecento luigi. intima. Mentre i boschetti di alloro che formavano una triplice cinta intorno alla vecchia casa si erano da tempo riaddormentati. Alle ultime parole Germaine arrossì: «Nemmeno io me ne vergogno» fece.. che cosa? Se pensi che me ne importi! È pazzesco! Non ti ho accusato. no. E così vicina alla notte. Premette la cenere della pipa con un gesto minuzioso.

L’uomo al suo declino crede di fare abbastanza pagando ingenuamente qualche felicità borghese con un’ultima moneta che la piccola sel43 . la ammirava. «Ho torto ad arrabbiarmi» gli disse freddamente. per quell’accenno di enfasi con cui anche le donne più sincere si inebriano prima di arrischiarsi a prendere una decisione. di proposito. Cadignan non la interrompeva. «Doveva andare così. mi sarei piantata le forbici nella gola. forse un giorno… La guardò dritto in faccia. mi sarei sgozzata davanti a lui. «lei. e anzi.» Si irrigidiva per concludere la frase prima che la voce le si incrinasse. non si riconoscono più.bugia! Ah. per la prima volta. Ma in coscienza non avrebbe saputo dire come né perché. lo attirava verso quella bambina ribelle. più aspra e più fiera di lui. una specie di simpatia paterna mai prima provata. un po’ ridicola nella collera. ancora uno di fronte all’altra. Già i due amanti. picchiando con piccoli colpi secchi e ripetuti il pugno sul tavolo. Sì. Un sentimento diverso dal desiderio. e sorrise. Ma lei credette a una sfida. l’avrei creduto diverso. “Mi ha delusa” pensava. Cadignan» (il nome fu lanciato come una sfida). sulla tovaglia! Non mi conoscete. quando ieri sera… davanti a me… ha osato dire… Ero pazza di rabbia! Guarda. quell’inevitabile gabbia da cui due ore prima era fuggita in un delirio di speranza. la sua compagna… Chissà. avrei finito per morire in quella loro casa di mattoni e in quel loro giardino da bambole… Ma lei. Si sforzava di mostrarsi ardita e fiduciosa. ma da qualche momento non vedeva altra via d’uscita se non la trappola della casa paterna che doveva presto richiudersi su di lei. voi due! le disgrazie sono appena cominciate!» Cercava di elevare il tono della sua esile voce.

di perdersi per davvero. «Non è cambiato niente» mormorava. la grande gioia silenziosa.» Ma contro l’evidenza una voce interiore. testimoniava il crollo del passato. improvvisamente si ripresentarono alla sua memoria con un’atroce ironia. all’illusione lungamente accarezzata di compiere una volta per tutte il passo decisivo. mille volte più chiara e sicura. fa il giro dell’orto e si ritrova vicino al pozzo dopo aver visto morire il suo primo sogno.. la scoperta di un ampio orizzonte. a quell’uomo già appesantito dagli anni. in mezzo a una nidiata di marmocchi: questo vide in un lampo e gemette. sentirsi libera la faceva fremere.vaggia avrebbe detestato più che la miseria e la vergogna… Che cos’era venuta a chiedere. attraverso la sua prima notte di libertà. Ahimè! come un bimbo che. Trovare da qualche parte. accanto al ronzio della stufa. le mani conserte sul lavoro abbandonato. un qualcosa di deliziosamente inatteso. Lo scandalo che aveva vagheggiato. Un certo libro. partito al mattino per scoprire un mondo nuovo. un cattivo pensiero. l’onore ritrovato al braccio di un povero babbeo… e anni e anni tutti ugualmente grigi. un’immagine intravista a occhi chiusi. un’ora irreparabilmente scoccata. Il ritorno a casa. qua o 44 . simile a un presentimento. pian piano si riduceva alle proporzioni di un colpo di testa da scolaretta. il parto discreto. Era corsa a lui come si corre al vizio. uno scandalo da attirare lo sguardo di tutti. «niente di nuovo. ecco tutto. che soltanto alle sue origini contadine e militari doveva un’energia tutta fisica e una specie di grossolana dignità? Aveva tentato la fuga. così lei non aveva mosso che questo piccolo e inutile passo fuori dalla strada comune. Attraverso il tumulto della sua disperazione sentiva salire. i mesi di solitudine..

come per uno scherzo del caso.» Ma siccome lei lo interrogava con un battito di ciglia. quando sarà nato il marmocchio.. improvvisamente apparve la luna attraverso il vetro: nuda.. avendola misurata sulla debolezza altrui.là. vivissima e tanto vicina da far venire il desiderio di sentire il fremito della sua luce bionda. A partire da quel momento il destino che la attendeva si sarebbe potuto leggere in fondo ai suoi occhi insolenti. inebriandosi della sua sfida 45 . valutato al centesimo. pesato. Allora.. Mouchette. Tacevano entrambi. il collo rovesciato all’indietro. chiedi pure» aggiunse. «Portami via» disse lei. vuoi? Né sì né no… Dopo il parto. esattamente come fa una massaia con un pollo: «A Parigi… dove vuoi!» «Non parliamo di questo per ora. immobile. con un gesto di sorpresa di una perfetta.» Già lei accennava a drizzarsi. un rifugio. la stessa domanda che Malorthy aveva posto qualche ora prima si ritrovò sulle labbra di Cadignan: «A te fare una proposta.» E scoppiò a ridere. la bocca aperta. senza parlare: «Coraggio. dopo averlo misurato con lo sguardo. le mani premute sulla gola nuda. che importa! Che importa un rifugio per chi ha saputo varcare una volta la soglia di casa e trova così leggera la porta da richiudersi alle spalle? Quel debosciato di un marchese temeva il giudizio della gente che lei ostentava di sfidare? Pazienza! Non per questo avvertiva meno la propria forza. Al centro dell’alta finestra senza tende.. E soggiunse. irresistibile verosimiglianza: «Parto? marmocchio?.

lei disse: «Mio padre l’ha presa in giro... «Una volta venduta la baracca. i piccoli piedi raccolti sotto la sedia. pronta a fuggire spiccando un balzo. senza pensarci. «Incinta o no. forte come un uomo.sonora. pensando: “È strana questa storia… chi dei due mi imbroglia?. L’inverosimile non ha bisogno di prove. la collera lo soffocava. non mi rimangio la parola…» disse infine. e in qualche modo fiutò l’inganno. gli rompo il muso! E adesso facciamo la pace!» Ma l’unico desiderio di lei era di guardarlo bene in viso. Sempre ridendo. signor marchese… E lei gli ha creduto?» L’audacia della menzogna allontanava ogni sospetto. Il volto di Cadignan si fece di porpora. pallida di sentirsi così pericolosa e così scaltra. un’unica nota cristallina. picchiando il pugno sul tavolo. «Se quello scemo di tuo padre mi ha preso in giro. le palpebre socchiuse. spiarlo da sotto le lunghe ciglia. Del resto. «Accidenti! Accidentaccio!» ripeteva il povero merlo. la casa di un 46 . agitandosi nell’invisibile rete. con pari libertà. Per un attimo il suo sguardo incontrò quello dell’amante. Del resto. come fosse un grido di guerra. lo troverò io un posto per noi due dove vivere tranquilli. «Vedremo chi dice la verità» concluse burbero. come un gesto di difesa.”. prudentemente. senza fiato. Per un momento Cadignan si tormentò nervosamente i baffi. lanciando ai quattro angoli della vecchia sala. «Taci!» esclamò. spontanea come un grido. godere della sua confusione. Ma lei continuava a ridere con scatti misurati. mai menzogna fu proferita con tanta disinvoltura. Mouchette. Il marchese non dubitò che lei dicesse la verità.

» «Un uomo istruito. ma di troppo antica razza contadina per impegnarsi sconsideratamente. non aspetterò così tanto una casa da guardacaccia. in un silenzio beffardo.» Per tre quarti sincero. Ma l’astuta ragazza lo lasciava parlare.. un abbraccio.. ecco!» «Ma pensa. a mezza strada fra il fiume e il bosco. fra il fiume e il bosco!.guardacaccia... «Davvero. Se nessuno mi vuole più. E. punta sul vivo: «Un amante proprio giusto per me.. Mouchette. lei rispose tranquilla: «Andiamoci domani. «Oh. forse c’è il matrimonio alla fine..» «E sarebbe?» «Che non mi rifiuterà niente. no?» «Potrebbe finire male» ribatté sdegnoso il marchese. sciocchina che sei!» esclamò veramente commosso. non posso farne una tragedia..» «Ci sono!. e la legge non scherza. signore… Comunque. anzi colto.. insomma una scena commovente che lo avrebbe tolto d’impaccio.... caspita. delle lacrime.» 47 ..» Il marchese s’inteneriva. si aspettava un grido di gioia.» «Oh.. «Mi importa tanto la fine che faccio…» esclamò lei battendo le mani. «Alla mia età! bella figura farei...» disse poi. «E poi ho una mia idea… io. lei continuò. giovane abbastanza per diventare bianco come un lenzuolo se appena gli sfioro il piede sotto il tavolo. ne parli come di un giro in città la domenica sera… Sei minorenne. deputato..» Ma siccome Cadignan si era limitato ad alzare le spalle.. e ricco..» «E giovane?» «Sempre più di lei.

5 » 11 » 83 » 233 .Indice Prefazione Prologo STORIA DI MOUCHETTE Parte Prima TENTATO DALLA DISPERAZIONE Parte Seconda IL SANTO DI LUMBRES pag.

Alba (Cuneo) Printed in Italy .Stampa: 2010 Società San Paolo.