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Dedicato a tutte le persone che hanno reso la mia vita meritevole di essere vissuta, alcune delle quali non sapranno mai quanto mi sono state care

INTRODUZIONE Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere


(Mahatma Gandhi)

Waangari Maathai era solita descrivere limportanza dellimpegno individuale attraverso una favola, la favola del colibr: la storia di un colibr e di unimmensa foresta divorata dal fuoco. Tutti gli animali escono dalla foresta e rimangono paralizzati, mentre guardano la foresta bruciare e sentono di essere impacciati, impotenti, tranne un piccolo colibr. Lui dice devo fare qualcosa per questo fuoco e cos vola fino al torrente pi vicino prende un po dacqua e la butta sul fuoco, e va su e gi, su e gi pi veloce che pu. Nel frattempo, tutti gli altri animali, alcuni di loro molto grossi, come gli elefanti, con una grande proboscide, che potrebbero portare molta pi acqua, stanno l, impotenti, inermi, e dicono al colibr: ma cosa pensi di fare? Sei troppo piccolo! Questo incendio troppo grande, le tue ali sono piccole, il tuo becco cos piccolo, puoi portare solo un po dacqua alla volta. Ma mentre loro continuano a scoraggiarlo, lui torna da loro, senza perdere tempo, e dice: io faccio del mio meglio e questo, secondo me, quello che ognuno di noi dovrebbe fare. Tutti noi dovremmo sempre fare come il colibr. Io posso sentirmi insignificante, ma di sicuro non voglio essere come gli altri animali della foresta, che guardano mentre il pianeta va in fumo. Io sar un colibr e far del mio meglio.

Quello che state per leggere per lappunto il contributo di una persona senza troppe pretese e potenzialit, come il colibr della favola. Come lui, per varie ragioni, non ho pi saputo resistere alla tentazione di spegnere il fuoco della foresta, che vedo bruciare oramai da tanti anni, fin dalladolescenza quando mi sono interessato ai movimenti contro la globalizzazione neoliberale. Forse la scintilla decisiva stato vedere la mia nazione subire un vero e proprio golpe finanziario con la nomina a presidente del consiglio di Mario Monti, plenipotenziario dei poteri forti al punto da affermare che lo scopo del suo governo convincere i cittadini ad accettare senza eccessive reazioni sacrifici pesanti; forse stato assistere da spettatore impotente alla macelleria sociale riservata alla Grecia e alla Spagna, che i tecnocrati vorrebbero presto estendere al resto dEuropa. Ma la motivazione maggiore probabilmente mi deriva dalla professione di insegnante nella scuola superiore, dove lavoro a stretto contatto con giovani generazioni per lo pi ignare delle tegole che stanno cadendo sulla loro testa. Solo pochi riescono a intravedere il futuro cinereo che persone molto pi ciniche e anziane stanno preparando loro, ed difficile immaginare come reagiranno questi ragazzi probabilmente in modo furioso e irrazionale

come nelle rivolte delle banlieu parigine e nei riot di Londra quando ne saranno consapevoli. A differenza del protagonista della favola, in questo tentativo di spegnere lincendio non sono solo, perch molti altri animali della foresta hanno reagito manifestando in varie forme sotto svariate etichette: Indignati, movimento dei forconi, movimenti per i beni comuni, contro le grandi opere, per la protezione dellambiente, laboratori politici alternativi... tutti mossi da un sentire comune che per fatichiamo ancora a razionalizzare. Nella mia opera di colibr ho attinto da acque molto pregiate, forse insufficienti per spegnere lincendio, ma da cui sicuramente tutti dovrebbero abbeverarsi. Fuori dalla metafora, ho provato a mettere insieme quelli che, a mio giudizio, sono i pensieri pi avanzati per una societ realmente sostenibile sul piano umano e ambientale. So che in queste pagine c materiale degno di lettura perch in gran parte mi sono limitato a fungere da link, tentando di interconnettere aspetti diversi di un quadro comune e solo nellultima sezione prevalgono le mie idee personali. Anche per questa ragione ho lasciato ampio spazio alla citazione, sia per non appropriarmi del pensiero altrui sia per apprezzare i contributi che provengono da una pluralit di fonti che, pur esprimendo concetti comuni, quasi mai vengono accostate luna con laltra, mentre invece sono come legate dallo stesso filo conduttore. Fin da quandero ragazzo ho cercato di essere un osservatore attento e dai molteplici interessi, sono sempre rimasto affascinato da quello che Pasolini definiva il compito dellintellettuale, ossia quello di seguire tutto ci che succede, di conoscere tutto ci che se ne scrive, di immaginare tutto ci che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica l dove sembrano regnare l'arbitrariet, la follia e il mistero. Non ho la pretesa di considerarmi un intellettuale ma, avendo avuto per privilegio sociale la possibilit di studiare e di arricchire la mia cultura leggendo libri, frequentando luniversit, partecipando a conferenze, ecc. ritengo sia mio dovere comportarmi come se lo fossi, un impegno che diventato pi pressante conoscendo tanti studenti a cui stata negata questa possibilit. Per alcuni i manuali scolastici sono gli unici libri a disposizione in casa e, avendo ricevuto input solo da televisione, internet, telefoni cellulari, videogiochi ecc. molti presentano i sintomi del cosiddetto analfabetismo di ritorno e viene il sospetto che la desuetudine totale alla lettura abbia inficiato lo sviluppo cognitivo, impedendo cos la piena realizzazione delle potenzialit intellettive: i rapporti PISA che denunciano lincapacit di quasi il 50% degli studenti italiani di comprendere un 5

testo di media difficolt sono solo uno dei tanti esempi che si potrebbero portare. In quelle situazioni capisci quanto sei stato fortunato, in termini economici ma soprattutto familiari, perch hai avuto la possibilit di crescere in un contesto aperto alla stimolazione culturale, permettendoti molteplici prospettive. Questo libro basato sulla raccolta di materiale accumulato nel corso di diversi anni. Molto spesso, nelle discussioni su blog e forum, ho dovuto scontrarmi con persone che non si accontentavano di ragionevoli constatazioni (ad esempio sulla limitatezza delle risorse naturali) e volevano continuamente numeri che giustificassero le mie asserzioni; io stesso ho dovuto informarmi per smentire cifre e statistiche altrui. Chi ha bisogno di stroncare cifre alla mano tutta la mitologia che aleggia intorno allideologia della crescita o alle tecnologie salvifiche come il nucleare, ad esempio, in questo pagine sar abbondantemente accontentato. Mi ritengo una persona idealista, perch credo nel valore dellutopia, ma allo stesso tempo pragmatica: non ho ideologie da difendere, ho sempre cercato di prendere il meglio almeno ci che a me sembrava tale da ogni movimento di pensiero, e se dovessi descrivere la mia visione del mondo essa un mix di marxismo, ecologismo, anarcosocialismo e filosofia della decrescita. Uninfluenza molto importante mi deriva dalladolescenza e dalla passione per il punk politico, che mi ha suggestionato parecchio soprattutto per quanto riguarda la necessit di apertura mentale rifiutando discriminazioni ed etichettature. Questo contributo si divide in quattro parti: - nella prima viene affrontata lorigine della crisi economica, con spiegazioni molto diverse da quelle consuete; - nella seconda vengono demoliti tre idoli che ancora dominano limmaginario delle persone dichiaratamente progressiste o di Sinistra, ossia crescita economica, sviluppo sostenibile e socialdemocrazia; - nella terza si illustrano le ragioni della sconfitta storica della Sinistra in tutte le sue forme e si cerca di disfare il suo patrimonio ideale allo scopo di recuperare elementi utili per un nuovo approccio culturale; - nella quarta troviamo la pars costruens, le proposte concrete su cui fondare una societ su basi nuove; - nella quinta, sicuramente la pi discutibile perch frutto in gran parte di riflessioni personali, sono proposte alcune strategie di azione politica. 6

Nella lettura qualcuno forse rimarr perplesso dai giudizi molto critici nei confronti della Sinistra, specialmente di quella radicale e magari li trover eccessivi, simili alla reazioni stizzite di un amante tradito. Pur non avendo un passato da vero e proprio militante, non essendo mai stato iscritto a partiti o sindacati ho solo brevemente collaborato come traduttore con Liberazione e in un caso con la Manifestolibri sono sempre stato convinto che la Sinistra, almeno quella meno compromessa, avesse i mezzi intellettuali per dare risposte concrete alle gravi problematiche che ci troviamo ad affrontare; ed motivo per me di grande delusione, ad esempio, sentire gli sproloqui di uomini politici orgogliosamente comunisti capaci solo di liquidare come depressive le misure di austerit anti-crisi, come dei keynesiani qualsiasi, oppure di difendere a oltranza il sistema sociale europeo senza proporre reali alternative e anzi insistendo nel proporre alleanze politiche inconcludenti. Ho lesinato meno critiche ai Verdi ai movimenti ambientalisti sia perch pi giovani e quindi storicamente meno responsabili, sia perch nelle coalizioni di governo di cui hanno fatto in Italia parte sono sempre stati ampiamente subalterni al Centro-Sinistra a differenza di Rifondazione Comunista, che stata determinante per gli equilibri dei due governi Prodi - cosa che ovviamente non attenua le loro responsabilit. Forse avrei dovuto soffermarmi sul movimento emergente Europa Ecologie guidato da Daniel Cohn-Bendit, visti i suoi recenti successi elettorali, tuttavia la mia posizione sullo sviluppo sostenibile e le critiche di Cohn-Bendit sulla decrescita in favore del Green New Deal bastano per capire se ritengo la strategia politica di questo partito compatibile con la mia visione. Ho invece quasi totalmente escluso il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo perch ancora troppo presto per capire se riuscir a dare una forma concreta alla sua proposta politica basata sulla democrazia diretta su base digitale, al di l dei recenti successi elettorali nelle elezioni amministrative. Dovendo limitare lambito della trattazione, ho tralasciato a malincuore argomenti a cui sono molto affezionato, come la questione di genere e la lotta alla discriminazione, che ritengo imprescindibili per una societ basata su nuovi convincimenti. Non ho affrontato tematiche spinose come il signoreggio bancario o la sovranit monetaria non perch non le ritenga importanti ma perch le dottrine che si propongo come solutrici si interessano esclusivamente agli aspetti economici della crisi, suggerendo come soluzione universale dei problemi la riforma dei sistemi di emissione della moneta (vedi la cosiddetta Modern Money Theory), per proseguire sostanzialmente il business as usual della civilt industriale avanzata, che invece loggetto della mia critica. 7

Unultima importante premessa. Pur ragionando in termini globali, perch le varie crisi che ci troviamo ad affrontare presentano un carattere planetario, le mie riflessioni sono molto improntate allagire locale, non solo per non peccare di presunzione sbandierando soluzioni universali ma anche perch nelluniversalismo ho proprio smesso di crederci: oggi lo ritengo niente pi della veste nobile delletnocentrismo occidentale responsabile del colonialismo, delle guerre mondiali e della globalizzazione neoliberista. In molte parti del mondo stanno pensando alla difficile transizione che ci aspetta penso ad esempio alla concezione del buen vivir sudamericana o alla Shakti indiana e noi occidentali possiamo apprendere ma difficilmente calarci ancora nei panni, a noi tanto abituali, dei sapienti che devono indicare la via della salvezza al resto dellumanit. Mi limito quindi a condividere le mie idee con i miei concittadini. Ravenna, 24/12/2012

PRIMA PARTE SOLO UN BLUFF FINANZIARIO? LA LUNGA ORIGINE DELLA GRANDE CRISI
E impossibile che il capitalismo possa sopravvivere, innanzitutto perch ha bisogno di sangue da succhiare. Prima era come unaquila, ma ora assomiglia di pi a un avvoltoio. (Malcolm X)

Chi responsabile della grande crisi economica che stiamo vivendo, iniziata tra il 2007 e il 2008, deflagrata con il clamoroso fallimento della banca daffari Lehman Brothers? Per lex presidente della FED Alan Greenspan la colpa della natura umana e della sua tendenza agli eccessi speculativi durante i periodi di prosperit 1. Secondo Padre Gabriele Amorth, prete esorcista frequentatore di molti programmi televisivi, stato invece Satana a suggerire scelte sbagliate ai mercati, agli esperti e agli investitori 2. Secondo la maggioranza dei media meno inclini alle speculazioni filosofiche e/o teologiche, i guai sono dovuti alla spregiudicatezza della finanza, alluso indiscriminato di strumenti ad alto rischio come i derivati o i mutui subprime, con questi ultimi accusati di essere i principali artefici del dissesto. Essendo i subprime finanziamenti ad alto rischio di insolvenza perch rivolti a disoccupati e redditi medio-bassi, forse Greenspan e Padre Amorth apprezzeranno che queste fasce di popolazione siano i principali bersagli delle politiche di risanamento - un giusto castigo per espiare il peccato di aver voluto vivere al di sopra delle proprie possibilit. Le banche, da parte loro, hanno beneficiato dai governi di programmi di stabilizzazione multimiliardari, su tutti il piano Paulson statunitense che ha elargito ben 700 miliardi di dollari. Insomma, Satana avr anche consigliato male gli investimenti ma alla fine ci ha pensato la Provvidenza a sistemare tutto: alcuni (pochi) sono ricchi come e pi di prima mentre per (tanti) altri si apriranno nuove vie di beatitudine, perch la crisi economica e la sofferenza possono avvicinare l'uomo maggiormente a Dio3 (parola non di Padre Amorth questa volta bens di un altro prelato, Monsignor Mimmo Cornacchia, Vescovo di Lucera-Troia). Forse ispirate della Spirito Santo, ben prima del 2007 alcune Cassandre inascoltate parlavano apertamente del rischio di una catastrofe finanziaria. Nel 2000 stato
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www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/09/greenspan.shtml? uuid=4a793e54-9d2c-11de-8a87-777d1fe84fe8&DocRulesView=Libero 2 www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/religiosi/1059-la-crisi-economica-mondiale-colpa-di-satana-ildemonio-suggerisce-sceglie-sbagliate-solo-per-dividerci-molti-vescovi-non-credono-al-maligno 3 www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/religiosi/3237-la-crisi-economica-e-la-sofferenza-possonoavvicinare-luomo-maggiormente-a-dio-l-avvento-sia-tempo-di-speranza-attiva-da-vivere-senza-le-bracciaconserte-dobbiamo-essere-ottimisti

pubblicato un libro molto interessante, intitolato Rapporto Lugano: ovvero come salvare il capitalismo nel XXI secolo, ispirato ai club semi-segreti delle lite mondiali come il Bilderberg Group, la Trilateral o lAspen Institute. Scritto dalleconomista e militante di ATTAC Susan George, si tratta di un romanzo fanta-politico che narra dellincontro di un gruppo di scienziati e accademici di varie discipline convocati da misteriosi committenti (si sa solo che sono importantissime personalit dellestablishment politico-economico mondiale) in una villa di Lugano per studiare le prospettive del sistema capitalistico, al fine di preservarlo dalle sue crisi interne e perpetuare lo status quo della politica globale: vengono proposte soluzioni su come manipolare lopinione pubblica mondiale e mantenere il giogo sui paesi del Sud del mondo, su come favorire indirettamente il genocidio dei popoli africani per contenerne la minaccia demografica, con toni ovviamente cinici ma anche pseudo-razionali, che ricordano molto le tesi di analisti come Henry Kissinger, Samuel Huntington, Edward Luttwak o dei think thank conservatori, solo con toni un po pi espliciti - neppure troppo, per la verit - di quelli usati in dichiarazioni pubbliche e del tutto in linea con molti documenti riservati desecretati 4. La verosimiglianza accresciuta dal fatto che solo nella post-fazione conclusiva la George svela lartificio letterario, quando oramai il lettore convinto davvero di aver letto un rapporto segreto sfuggito di mano, che finalmente gli ha permesso di togliere ogni velo alla realt e di comprendere la coerenza di strategie politiche in piena contraddizione con gli intenti dichiarati dei potenti della Terra, sempre pronti a riempirsi la bocca di belle parole sul rispetto dei diritti umani e la diffusione di benessere e democrazia. I precetti del Rapporto Lugano sono stati seguiti abbastanza fedelmente, nel senso che sfruttamento, traffico di armi, carestie, flagelli sanitari e denutrizione hanno sicuramente prosperato nellultimo decennio; stata per quasi del tutto ignorata la sezione introduttiva dellopera, dove gli esperti ammonivano di operare una vasta opera di risanamento ambientale del pianeta e, per quanto fosse spiacevole, di regolare il mercato con leggi chiare e rigide, alla stregua di quanto fece Roosevelt con il New Deal, altrimenti sarebbe stata inevitabile una crisi finanziaria di proporzioni colossali. Gli analisti del Rapporto, per quanto strenui sostenitori del capitalismo, si dimostravano molto scettici sulle possibilit di invertire la rotta e salvare il sistema: Speculatori, individuali, grandi societ, banche, agenzie di intermediazione, fondi pensione e molti altri ricevono tali e tanti benefici dal sistema che non vogliono e non
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Si pensi al National Security Study Memorandum 200, firmato da Henry Kissinger, redatto per lAmministrazione Ford nel 1974 e desecretato nel 1990, dove di fatto si consiglia di utilizzare il genocidio come mezzo di politica estera per contenere lespansione dei paesi in via di sviluppo.

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possono prendersi cura del sistema stesso. Gli operatori sono esseri razionali e il mercato si basa su azioni razionali, sulle conoscenze e la partecipazione di tutti coloro che ne fanno parte. In ambito finanziario, per, sono le decisioni del momento ad avere la meglio: i diritti immediati di un operatore prendono il posto della conservazione di quello stesso sistema che li fornisce. Come si possono limitare le tendenze pericolose o prevenire un disastro globale in un contesto del genere? 5

Non la stupidit quindi, bens un eccesso di razionalit economica avrebbe spinto gli operatori sullorlo del precipizio, dal momento che la speculazione ha creato una sorta di microcosmo a s stante incapace di ragionare nel lungo periodo e di rapportarsi con le problematiche del mondo reale, comprese quelle della ristretta super-classe che prospera grazie a questo sistema. Nel 2007, poco prima del big bang, Andr Gorz aveva lucidamente descritto i meccanismi dellinganno finanziario: Il denaro stesso la sola merce che lindustria finanziaria produce con operazioni sempre pi azzardate e sempre meno controllabili sui mercati finanziari. La massa di capitale che lindustria finanziaria drena e gestisce supera di gran lunga la massa di capitale che valorizza leconomia reale (il totale degli attivi finanziari rappresenta 160.000 miliardi di dollari, cio da tre o quattro volte il PIL mondiale). Il valore di questo capitale puramente fittizio: esso riposa in gran parte sullindebitamento e il good will, cio su anticipazioni: la Borsa capitalizza la crescita futura, i futuri profitti delle impresa, la futura salita dei prezzi degli immobili, i guadagni che potranno svincolare le ristrutturazioni, fusioni, concentrazioni, ecc. Le quotazioni di Borsa si gonfiano di capitali e dei loro plusvalori futuri, e le famiglie vengono incitate dagli istituti di credito a comprare (tra laltro) azioni e certificati di investimento immobiliare, ad accelerare cos la salita delle quotazioni, a chiedere in prestito alla propria banca somme crescenti mano a mano che aumenta il loro fittizio capitale finanziario. La capitalizzazione delle anticipazioni di profitto e di crescita incoraggia lindebitamento crescente, alimenta leconomia con liquidit dovuta al riciclaggio bancario di plusvalenze fittizie, e permette agli Stati Uniti una crescita economica che, fondata sullindebitamento interno ed estero, di gran lunga il principale motore della crescita mondiale (compresa la crescita cinese). 6 Di fronte al disastro dellarchitettura finanziaria, si sono levate da pi parti voci per un ritorno alleconomia reale, in modo assolutamente bipartisan, visto che tale proclama stato fatto proprio dalle organizzazioni degli industriali fino allestrema Sinistra. Secondo il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero La stagnazione delleconomia il risultato diretto e logico delle politiche restrittive della BCE e dei governi europei. Questi delinquenti che ci governano, trincerandosi
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George 2000, 41-42 Gorz 2009, 31-32

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dietro le stupidaggini del neoliberismo diffuse a reti unificate, per difendere i privilegi di banchieri, imprenditori e manager, stanno demolendo leconomia reale, aumentando la disoccupazione e tagliando lo Stato sociale 7. Ne consegue quindi che solo la stoltezza e lavidit delle classi dirigenti impediscono il ritorno alla normalit? Che basterebbe sostituire gli stupidi criminali con personalit un po pi illuminate? Con buona pace di Ferrero, forse per avere un quadro pi completo della situazione bene rivolgersi alle analisi di marxisti pi competenti e documentati. Il Centro Studi Trasformazioni Economico Sociali (CESTES) 8, attraverso tre dei suoi principali ricercatori (Luciano Vasapollo, Rita Tartufi, Joaquin Arriola) ha redatto un pamphlet ironicamente intitolato Il risveglio dei maiali (chiaro riferimento ai paesi indicati con lacronimo PIIGS Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna la cui fragilit economica sta mettendo a rischio lesistenza stessa dellEuro). Nellintroduzione dellopera viene esposta una teoria della crisi ben diversa da quella presentata correntemente da media, politici ed economisti, anche perch basata su di unanalisi di lungo periodo e non solo sul trend degli ultimi anni. Gli ultimi cinquantanni di storia economica del capitalismo vengono divisi dagli autori in tre fasi principali: - una prima fase che va dalla fine della seconda guerra mondiale allinizio degli anni Sessanta, dove gli Stati Uniti emergono prepotentemente come maggior potenza economica mondiale, impegnandosi nella ricostruzione dellEuropa e del Giappone, che causa i postumi del conflitto non possono proporsi come concorrenti commerciali. il momento dellestensione delle politiche keynesiane alle zone del pianeta sotto linfluenza statunitense, Italia compresa, dove i lavoratori riescono a concordare con il capitale una nuova ridistribuzione della ricchezza e maggiori diritti, favorendo cos una forte espansione economica; - la seconda fase ha inizio a partire dagli anni Sessanta, quando i partner degli USA diventano dei concorrenti minacciosi e la politica militare, contrassegnata dalle guerre in Corea e Vietnam, inizia a pesare sul bilancio statunitense. Nel 1971, con un atto unilaterale, Richard Nixon pone fine alla convertibilit del dollaro in oro, abolendo gli accordi di Bretton Woods che fin l avevano retto le sorti delleconomia mondiale; nel 1973,

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http://lnx.paoloferrero.it/blog/?p=3868 Per comodit nelle pagine successive chiameremo neomarxisti il CESTES e gli studiosi di orientamento affine. Rispetto ai marxisti tradizionali cercano di superare la riflessione prettamente operaista e industrialista, aprendosi ai movimenti sociali internazionali soprattutto sudamericani. Solitamente hanno posizioni molto critiche nei confronti dei partiti della Sinistra radicale europea, anche di quelli dichiaratamente comunisti.

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la crisi petrolifera e laumento dei prezzi delle materie prime contribuiscono alla recessione globale; - la terza fase, iniziata a partire dagli anni Ottanta con la presidenza Reagan, segna linizio della deregulation finanziaria, dello smantellamento del sistema keynesiano-fordista attraverso le privatizzazioni e della rivalsa del capitale sul lavoratori. Questi ultimi, subendo manovre come la delocalizzazione produttiva, vedono enormemente ridotti i loro margini di contrattazione. Linnovazione tecnologica, in particolare la robotica e linformatica, ricoprono un ruolo di primo piano in questi processi di divisione internazionale del lavoro. Queste tre fasi sono direttamente concatenate tra loro. Negli anni Sessanta, dopo la ricostruzione post-bellica e la diffusione dello stile di consumo statunitense in Europa e Giappone (il cosiddetto boom economico), il mercato cominciava a saturarsi perch i principali prodotti industriali di massa (automobili ed elettrodomestici, in particolare) si erano oramai diffusi in modo capillare. Si era chiuso un ciclo espansivo e le strutture di potere capitalistico per mantenere la loro posizione di privilegio dovevano trovare nuovi mercati oppure una nuova fonte di ricchezza, che venne individuata nella rendita finanziaria. Per usare la terminologia del sociologo Zygmunt Bauman, si assisteva al passaggio dalla societ solida fordista improntata sulla fabbrica a quella liquida postfordista basata su reti economiche transnazionali, grazie allo sviluppo dellinformatica. Secondo la visione degli studiosi del CESTES, non ha alcun senso rimpiangere la vecchia, cara economia reale, perch la finanziarizzazione stata la logica conseguenza del tentativo del capitalismo di perpetuare se stesso: Anche se la crisi attuale si manifesta inizialmente come stallo delle finanze internazionali, come si visto non questa la sua causa principale. Le misure per ridurre il peso del mercato monetario internazionale e del credito possono essere parte di un programma di emergenza, ma non rappresentano unalternativa alla crisi mondiale. Lattuale crisi manifesta, attraverso i suoi aspetti finanziari, la futilit dellintento del capitale di andare sempre oltre i propri limiti... Nel tentativo, impossibile, vista la sua natura strutturale, di uscire dalla crisi che si protrae ormai da oltre 35 anni, pi concretamente di non voler prendere atto e fare i conti con le vere cause sistemiche, i capitalismi internazionali hanno usato la finanza in maniera sovrastrutturale, ma anche sostitutiva in chiave speculativa, per supplire alle forti difficolt dei processi di accumulazione del capitale. In questo senso si giunti a una prevalenza e autonomizzazione, fino a un vero dominio, dei processi della finanza speculativa proprio per tentare di recuperare linsufficiente produzione di plusvalore in relazione alla sovrapproduzione di merci e capitali, o meglio alle loro relazione di valorizzazione, con una significativa crisi di accumulazione del capitale. 13

In questottica anche il problema del debito assume una nuova valenza: Lattuale crisi del capitale, quindi, viene da lontano e mostra la sua strutturalit gi dai primi anni 70, con una tendenza al ristagno, con forti e continue tensioni recessive, in parte attenuate dai ripetuti processi di ricomposizione della localizzazione dei centri di accumulazione mondiale del capitale, con una riduzione temporale dei cicli delle crisi finanziarie, che hanno evidenziato come le diverse forme di indebitamento crescente, interne ed esterne, pubblico e privato, abbiano di fatto garantito la sopravvivenza degli storici centri di accumulazione del capitale del Nord America e dellEuropa Occidentale. Le distinte forme di indebitamento presenti in questa crisi sono il risultato disperato del capitale di prolungare nel tempo la riproduzione di se stesso, mantenendo laumento del consumo di massa in relazione allaumento della produttivit del lavoro e la riduzione dei salari e della massa salariale in relazione allaumento di produttivit... per questo che in un disonesto gioco massmediatico si vuol far credere che lattuale crisi sia di natura finanziaria e dovuta a uneccessiva liberalizzazione e deregolamentazione dei mercati, che ha provocato bolle speculative, finanziarie e immobiliari, e la sostituzione del profitto produttivo buono ai guadagni del capitale finanziario cattivo, con leccesso di rendite finanziarie, immobiliari e di posizione 9.

facile quindi comprendere perch il settore finanziario abbia aumentato a dismisura la propria importanza fino a superare di pi di quattro volte (dato del 2007 10) leconomia reale. Da una parte le aziende necessitano di liquidit per sostenere gli investimenti, dallaltra i consumatori hanno bisogno di credito per consolidare il potere dacquisto, in un circolo vizioso che per sostenersi invade ogni settore della societ umana creando bolle speculative di ogni genere. Con lavvento della finanziarizzazione, lo stesso concetto di impresa ha subito un cambiamento strutturale: da istituzione unitaria complessa, si trasformata in una complessa rete di contatti, variabili e rescindibili in ogni momento, dove il principale non pi la propriet il padrone, in stile Henry Ford o Giovanni Agnelli ma gli azionisti. Sono subentrati agenti-manager, il cui impegno nellazienda estemporaneo (in genere non durano in carica pi di qualche anno), sostenitori della teoria contrattualistica dellimpresa, in base a cui ogni contratto va rispettato solo fino a quando sia possibile dimostrare che il rendimento duna data quota delluno o dellaltro sia al minimo pari, e possibilmente superiore, agli standard di mercato. Le imprese debbono rinunciare a esercitare qualsiasi controllo sul capitale fisico, sulla forza lavoro e sul capitale finanziario. Provvede il mercato a fare affluire queste diverse risorse. 11
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Vasapollo, Martufi e Arriola 2011, 29-31 Gallino 2011, 55 11 Gallino 2009, 109
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In questa visione, lelemento centrale il valore di mercato dellimpresa, la sua quotazione borsistica, mentre passano in secondo piano considerazioni come posizione sul mercato, innovazione tecnologica, numero di dipendenti, interessi dei lavoratori e della comunit locale. Limpresa appare come un fascio accidentale di attivi e passivi che esiste per essere di continuo ri-arrangiato allo scopo di massimizzare il valore per gli azionisti. Limpresa con le sue forze di lavoro sono diventate, in via di principio, oggetti a perdere.12

Lobiettivo principale quindi la compravendita di azioni, la distribuzione di dividendi e interessi, lelargizione di stock options, il tutto a scapito della produzione, dellinnovazione e delladeguamento di salari e condizioni di lavoro: il rendimento a breve termine nettamente privilegiato rispetto alle strategie di ampio respiro. Partendo da questa mission, Luciano Gallino delinea alcuni comportamenti tipici del mondo imprenditoriale presentati come conseguenze naturali, accidenti inevitabili delleconomia globalizzata, e che invece sono predeterminati a tavolino, rivelandosi quindi profezie che si autoavverano: - creare divisioni finanziarie dellimpresa, con servizi molto simili a quelli bancari; - non assumere dipendenti con contratti stabili e assegnare a ditte esterne il maggior volume di produzione con contratti a termine (nel 2008 oltre il 70% delle nuove assunzioni avvenuto con contratti a termine); - premere per il blocco dei salari; - chiudere impianti produttivi, indipendentemente dalla loro efficienza. Tutte queste operazioni presentano un fine comune: aumentare la disponibilit finanziaria dellimpresa per investimenti speculativi e realizzare ininterrottamente plusvalenze. Ecco spiegato perch, normalmente, la quotazione del titolo borsistico di unimpresa sale alla notizia di licenziamenti e chiusura di impianti, in quanto il denaro risparmiato su stipendi e spese di gestione potr essere utilizzato per nuovi movimenti finanziari. Nel quadro della societ transnazionale si modifica anche il ruolo dello Stato, in un quadro che molti commentatori hanno definito come il passaggio dallera del governo a
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Ibidem, 111

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quello della governance13. Nella governance lo Stato abdica alle tradizionali prerogative di indirizzo politico-economico per diventare il mediatore di interessi rappresentativi di diverse realt sociali (in particolare imprese e sindacati), allo scopo di assicurare le migliori condizioni costi/benefici per i mercati internazionali; in sostanza lo Stato abbandona il perseguimento dellinteresse generale per una gestione di tipo aziendale della cosa pubblica. In definitiva, quel fenomeno che per anni abbiamo chiamato vagamente globalizzazione nasce da questi tre elementi finanziarizzazione e transnazionalizzazione delleconomia, finanziarizzazione dellimpresa e ridefinizione dello Stato e la crisi del 2008 rappresenta il logico esito di questa fase (finale?) del capitalismo. Possiamo quindi rassicurare Padre Amorth sul fatto che Satana non centra nulla, o meglio: la logica stessa del capitale intrinsecamente diabolica e autodistruttiva senza richiedere alcun intervento aggiuntivo del Maligno. Uno squarcio nel velo Sulla base delle considerazioni fin qui esposte, continuare a sostenere che la crisi economica internazionale sia iniziata solo alla fine del 2008 suona non solo falso ma anche fortemente classista e ideologico: si parlato apertamente di crisi solo quando stato coinvolto il grande capitalismo finanziario e transnazionale, perch le difficolt di lavoratori e piccola impresa erano da tempo preesistenti e la progressiva libera circolazione delle merci e dei capitali aveva gi devastato negli anni Novanta non solo le fragili economie di stati africani, asiatici e latino-americani, ma persino gli stessi USA, dove nel 2004 quando Greenspan e compagnia si compiacevano per la salute e la stabilit delleconomia mondiale il tasso di povert superava il 12% e il Dipartimento del lavoro segnalava la graduale contrazione dei salari 14. Tuttavia, i mass media hanno cominciato ad allarmarsi solo quando la ristretta super-classe composta da meno del 2% della popolazione mondiale non ha pi potuto perpetrare impunemente quello che, di fatto, era uno stratagemma contabile destinato a scoppiare prima o poi come una bolla di sapone e c da scommettere che la crisi sar dichiarata conclusa non appena tale cerchia avr ristabilito con gli interessi i propri privilegi, con buona pace del resto dellumanit.
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Petrella in Cacciari 2010, 65-67 Chomsky 2007, 240. Bisogna anche fare attenzione ai criteri utilizzati dalle istituzioni per rilevare crescita economica e occupazione. Secondo leconomista John Williams, curatore del sito Web Shadow Government Statistics (www.shadowstats.com), i dati ufficiali del governo USA sarebbero in gran parte mistificatori, e dalle sue analisi si evince che la recessione economica sarebbe iniziata gi a partire dalla fine del secondo millennio.

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Lanalisi neo-marxista del CESTES molto pi completa e accurata di quelle proposte dagli economisti classici, tuttavia proprio perch marxista si concentra quasi unicamente sulle dinamiche dei flussi economici. possibile integrarla con altri tipi di analisi? In particolare, lo stallo delleconomia dovuto alla sovrapproduzione legato solo alla ciclicit delle crisi? Quali sono le conseguenze della sovrapproduzione sul pianeta Terra, forse non pi in grado di reggere le pretese produttive capitaliste? Per rispondere a questa domanda bisogna consultare altre fonti 15. La crisi di un pianeta svuotato Ugo Bardi, docente presso il Dipartimento di chimica dellUniversit di Firenze e membro dellASPO (Association for the Study of Peak Oil, associazione che studia il picco di produzione del petrolio) nel libro La Terra svuotata affronta con stile divulgativo ma rigore scientifico il tema dellesaurimento delle risorse e del futuro energetico dellumanit. Nel capitolo intitolato Lankus del re: la storia dei combustibili fossili, presente una disamina storica dellera industriale condotta con locchio dellesperto energetico che, se integrata con la valutazione economica neomarxista, permette di trarre alcune importanti conclusioni. La fase storica keynesiana della ricostruzione post-bellica e del boom economico coincide con la disponibilit di immense risorse petrolifere a buon mercato, sia per la pressione esercitata sui paesi produttori (alcuni dei quali ancora sotto il giogo coloniale europeo) sia per labbondanza e la facilit di estrazione degli idrocarburi. Solo un geologo molto lungimirante, Marion King Hubbert, cap che abbondanza non significa infinit e cominci a elaborare un modello teorico (noto come Picco di Hubbert) in base al quale si prevedeva che lestrazione di greggio degli USA avrebbe raggiunto lapice nel 1970 per poi crollare: previsione che effettivamente si avver.

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I neomarxisti non sono affatto privi di sensibilit ecologica, ma tendono a ridurre il problema ambientale allinterno del conflitto capitale-lavoro. Ne Il risveglio dei maiali, a pagina 33, troviamo scritto: Si pu dissentire sul fatto che il consumo intensivo di materie abbia gravissime conseguenze sulla salute del pianeta, come affermano i sostenitori della crescita zero (vengono citati il Club di Roma, Latouche e Georgescu-Roegen, n.d.r.)... Tuttavia, indubbio che lutilizzo di criteri di mercato nella gestione di queste risorse sia apparentemente irrazionale. Questa affermazione contiene due errori di fondo: il primo che il Club di Roma o Georgescu-Roegen hanno elaborato analisi sulla base di evidenze scientifiche, da cui si pu dissentire solo esponendo dati altrettanto concreti; nel caso specifico delle risorse planetarie, il compito abbastanza arduo perch bisogna confutare le leggi dellentropia e della termodinamica. Inoltre lo sfruttamento intensivo degli ecosistemi sempre dannoso, a prescindere che a guidarlo siano logiche di mercato, socialiste, collettiviste o di altro tipo. La scomparsa del Lago Aral e i rovinosi disastri ecologici perpetrati nella Cina maoista contro i quattro flagelli ne sono una chiara testimonianza.

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Allinizio degli anni Settanta, nella seconda fase indicata neomarxisti, quella della sovrapproduzione e della stagnazione, gli USA si ritrovarono quindi privi di unimportante fonte di approvvigionamento, situazione che peggior nel 1973 quando cos almeno racconta la vulgata storica i paesi arabi chiusero i rubinetti del petrolio agli occidentali per protestare contro lappoggio accordato a Israele nella cosiddetta Guerra del Kippur con lEgitto. Le riflessioni di Bardi permettono di vedere lintero fenomeno della crisi petrolifera sotto una nuova luce: La crisi petrolifera del 1973 prese un po tutti alla sprovvista; ma per chi sapeva guardare non era affatto inaspettata. Gi negli anni Sessanta, Pierre Wack, analista della Shell, aveva cominciato a ragionare sulla possibilit di una scarsit petrolifera imminente. Wack non usava la teoria di Hubbert che, probabilmente, nessuno conosceva. Studiava per gli stessi fenomeni con un metodo che era stato sviluppato in campo militare da Herman Kahn della Rand Corporation. Si chiamava scenario planning, detto anche pensare limpensabile. Questo metodo non quantitativo, ma un modo per essere preparati davanti a eventi improvvisi; come devono fare, in effetti, i militari. Con i suoi scenari, nel 1972 Wack fu in grado di allertare i dirigenti della Shell che allorizzonte cera qualcosa di brutto che si preparava... Nel 1973, i nodi vennero al pettine. Quellanno, i prezzi del petrolio greggio schizzarono verso lalto con la causa scatenante che fu la guerra del Kippur fra arabi e israeliani. Ne segu il famoso embargo dellOPEC; lorganizzazione dei paesi produttori petroliferi. Lembargo focalizz lattenzione di tutti sulla dimensione politica della crisi ma, in realt, la questione politica rimase sempre marginale nellinfluenzare la disponibilit di petrolio 16.

Cessato lembargo, la decadenza produttiva dur circa dieci anni raggiungendo lapice con la rivoluzione iraniana del 1979, una crisi politica che tra il 1978 e il 1980 port alla sparizione del 6% della produzione mondiale. Negli anni Ottanta terza fase del modello neomarxista, quella neoliberale grazie alla riammissione della quota produttiva iraniana e allinnovazione tecnologica, che permise di effettuare perforazioni a profondit maggiori e di sfruttare nuovi pozzi come quelli situati nel mare del Nord, la produzione cominci gradualmente a risalire, per poi scendere nuovamente: ...Gi oggi, nel 2011, possiamo dire che qualcosa si verificato con il petrolio verso il 2004-2005 che ha interrotto una crescita che, sia pure con qualche sussulto, era continuata fin dalla fine della prima crisi petrolifera... Dal 2004 al 2011 la curva di produzione petrolifera mondiale sostanzialmente piatta. Invece i prezzi non sono stati assolutamente costanti in questi anni. Anche qui, qualcosa sembra essere successo verso la fine degli anni Novanta che ha dato inizio a una rampa di aumenti che partita da un valore intorno ai 20 dollari al barile e ha
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Bardi 2011, 128-129

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portato gradualmente a culminare nel massimo storico del barile che arrivato a quasi 150 dollari nellestate del 2008. Il prezzo si poi abbassato bruscamente, scendendo fino a sotto i 40 dollari al barile per poi risalire oltre i cento dollari al barile nel 2010. Un secondo ciclo di crollo dei prezzi sembra essere in corso al momento (met del 2011). Tutti questi sconvolgimenti indicano che il picco vicino o forse gi arrivato17.

Grafico 1 Produzione mondiale di petrolio (fonte: ASPO Italia)

La tempistica importante: la produzione di petrolio giunge al culmine nel 2004-2005 mentre il prezzo schizza alle stelle nel 2008, cio proprio nellanno della grande crisi. bene precisare che, vivendo in una societ basata sui risorse fossili, non dobbiamo pensare al suo utilizzo solo come combustibile, ma anche come fonte di materie prime (plastica e nylon), di fertilizzanti e pesticidi; essendo la moderna agricoltura industriale basata sulla meccanizzazione e sui fertilizzanti derivati dagli idrocarburi, in un certo senso mangiamo petrolio e non pu essere una coincidenza che anche la recente crisi alimentare si sia verificata nel periodo 2006-2008. LOil Market Report 2011 della Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha confermato le constatazioni dellaccademico italiano, sottolineando come da pi di un anno e mezzo il mondo stia consumando approssimativamente un milione di barili di petrolio in pi di quelli che produce. Bardi, insieme al fisico Marco Pagani, si interessato anche al picco di estrazione dei minerali e i risultati dei loro studi sono stati resi noti su di un articolo 18 pubblicato su The Oil Drum: dalla loro ricerca condotta sui database della United States Geological Survey (USGS), si deduce che alcuni metalli come il piombo e il mercurio hanno gi raggiunto da molti anni il picco di estrazione (nel 1986 per il piombo e addirittura nel 1962 per il
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Ibidem, 134-135 Peak Minerals, disponibile on line allURL http://europe.theoildrum.com/node/3086

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mercurio), mentre molti materiali utilizzati come semiconduttori in campo elettronico, elettrotecnico e informatico tellurio, cadmio, renio, gallio - lo hanno registrato tra gli anni Ottanta e Novanta; la produzione di ferro sarebbe stabile dalla met degli anni Ottanta. A suffragare i dati di Bardi e Pagani, il 13 maggio 2010 lUNEP (United Nations Environment Programme, Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente) ha diramato un comunicato stampa19 in cui si sollecitano i governi a intraprendere opportune misure per il riciclaggio dei metalli e delle cosiddette terre rare, molto impiegate nellindustria high-tech. Da questo punto di vista anche lenergia nucleare, che molti presunti esperti celebrano quale fonte infinita di energia, si trova ad arrancare. I dati della World Nuclear Association (WNA) segnalano che la produzione di uranio si aggira sulle 55.000 tonnellate annue, contro una domanda di 67.000, la cui differenza oggi viene coperta da sorgenti secondarie come l'arricchimento di uranio impoverito, il riprocessamento del combustibile esaurito (una tecnica molto pericolosa sul piano ambientale e militare, perch consente di separare il plutonio e riciclarlo per scopi bellici) o il prelievo da armi dotate di testate nucleari: bene premettere che, anche se queste venissero smantellate completamente per uso civile, questo apporto extra di uranio non durerebbe pi di quattro anni. Per tali ragioni, il contributo dalle miniere imprescindibile. La WNA ha stabilito due range principali (definiti commerciali), a seconda che il prezzo per estrarre luranio superi gli $80/Kg o i $130/Kg: della prima qualit ne sarebbero rimasti 2,5 milioni di tonnellate, della seconda 5,4 milioni di tonnellate, che significherebbero rispettivamente 45 e 100 anni circa di autonomia, considerando la produzione e i consumi attuali. Se, come propongono alcuni piani energetici, il ricorso al nucleare raddoppiasse, le stime andrebbero dimezzate. Osservando il grafico 2 (elaborazione EWG basati sui dati della AIEA, Agenzia Internazionale per lEnergia Atomica) facile constatare come il picco della produzione di uranio sia stato gi raggiunto negli anni Ottanta.

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www.unep.org/Documents.Multilingual/Default.asp?DocumentID=624&ArticleID=6564&l=en&t=long

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Grafico 2

Il prezzo commerciale delluranio ha registro inoltre fluttuazioni abbastanza anomale nel corso degli ultimi anni, simili a quelle che hanno interessato il petrolio. Nel 2007, prima che la crisi provocasse il crollo dei prezzi di molte materie prime, il diossido di uranio aveva raggiunto la cifra record di $140 a libbra (circa $60 a Kg), per poi scendere fino ad assestarsi sui $60 a libbra ($27 a Kg). Eppure, allinizio del 2000, il prezzo era dieci volte pi basso, intorno ai $5-10 a libbra. Se davvero dovesse verificarsi il rinascimento atomico internazionale sostenuto da molte lobby energetiche poco probabile per la verit, dopo la catastrofe di Fukushima - scontato che laumento della domanda provocherebbe un rialzo dei prezzi verso la soglia di limite di $80 a kg. In ogni caso c poco da recriminare, perch il nucleare come alternativa al petrolio un luogo comune non suffragato dai fatti: secondo il Word Oil and Gas Review 2010 dellENI un paese come lItalia, che non utilizza per nulla energia atomica, ha un consumo di petrolio pro capite (9,40 barili annui) inferiore a quello di paesi nuclearizzati come la Germania (10,84), il Giappone (12,47) e persino della tanto decantata Francia (10,96) 20. molto importante non confondere il concetto di picco con quello di esaurimento. Se in passato si riusciti a ovviare al calo della produzione di una materia prima, come accaduto per il petrolio negli anni Ottanta, ci avvenuto o perch sono stati scoperti nuovi giacimenti oppure quel che avviene oggi nella maggior parte dei casi - perch i
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Ne consegue che i sostenitori del nucleare i quali, allindomani dellincidente della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, gridavano meglio il nucleare (come scrisse Chicco Testa su Il Riformista) decantandolo come antagonista del petrolio erano ignoranti o in cattiva fede. E tra questi, oltre a Umberto Veronesi (massimo testimonial dellatomo in Italia), comparivano alcuni accademici specializzati in fisica nucleare come Carlo Bernardini professore emerito di Fisica Universit di Roma - Direttore di Sapere, Carlo Artioli ingegnere nucleare Enea e docente Master Nucleare Bologna, Sandro Paci Universit di Pisa docente di Impianti Nucleari, Davide Giusti ingegnere nucleare Enea - docente Master Nucleare Bologna, Domiziano Mostacci ingegnere nucleare - docente Universit di Bologna, Giuseppe Gherardi - ingegnere nucleare Enea, tutti firmatari della lettera aperta al PD in favore del nucleare pubblicata nel maggio 2010 su Il Riformista e Il Corriere della Sera.

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miglioramenti

tecnologici

hanno

permesso

lestrazione

da

minerali

minor

concentrazione di materia o la perforazione del terreno a profondit maggiori. Tuttavia, ci richiede un maggior investimento economico ed energetico, nonch unattivit pi invasiva nei confronti degli ecosistemi, con tutti i rischi connessi 21. La Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera della BP al largo del Golfo del Messico tragicamente nota per il pi grave disastro ambientale della storia americana, estraeva petrolio a una profondit di 1500 metri, e c chi malgrado tutto propone di realizzare pozzi off-shore per profondit ancora maggiori. Ma il rischio pi grande non deriva forse da queste gravi delitti ecologici, che se non altro ravvedono momentaneamente la coscienza di politici e cittadini, bens dai tanti e quotidiani crimini ambientali di minor portata spesso esaltati come miracoli del progresso scientifico. Tra questi la tecnica della fratturazione idraulica o fracking brevettata dalla Halliburton consistente nel pompaggio di enormi quantit di acqua e sostanze chimiche nelle formazioni rocciose per aumentare l'estrazione e il tasso di recupero del petrolio e del gas naturale contenuti nel giacimento, con grave contaminazione di suolo e falde 22. Oppure pensiamo allestrazione di petrolio dagli scisti bituminosi, praticata in Canada e Venezuela: per ogni barile di petrolio ricavato sono necessarie ben 2 tonnellate di sabbia, 7 barili dacqua e complessi procedimenti chimici per la raffinazione, tutte operazioni molto onerose per lambiente, con il risultato finale che il ritorno dellinvestimento energetico (cio il rapporto tra lenergia ricavata e quella consumata, convenzionalmente indicata con lacronimo EROEI) spesso inferiore a 1, quando quello del petrolio estratto in modo convenzionale stato sempre almeno superiore a 10. Il nucleare presenta problemi simili: il fisico olandese Jan Willem Storm van Leeuwen ha dimostrato che, sfruttando minerali a minor concentrazione di uranio, diminuisce lEROEI e aumentano le emissioni di CO per lestrazione finch le emissioni per ricavare il combustibile di una centrale atomica eguagliano o superano quelle delle centrali a turbogas23.

21 22

Bardi 2011, 93 Vietato in molte nazioni, il fracking balzato agli onori della cronaca in Italia dopo un articolo entusiastico di Massimo Mucchetti apparso sul Corriere della Sera (Alcune domande su Eni e Mosca Perch si vuole raddoppiare le onerose importazioni quando c tanto gas pi conveniente?, 3 dicembre 2010), dove veniva cos presentato: ...In America inizia una rivoluzione tecnologica che rende abbondante il gas, e dunque riduce in prospettiva la centralit dei fornitori storici, Russia, Algeria e Libia. Nel 2005 si producono le prime quantit di shale gas, gas estratto da rocce scistose, tipiche del sottosuolo delle zone ex carbonifere, attraverso potenti getti d'acqua mista a solventi. In tre anni questo gas non convenzionale emancipa gli Usa dalle importazioni e fa crollare i prezzi sul mercato spot alla met di quelli take or pay. 23 Baracca e Ferrari Ruffini 2011, 186

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Ma allappello troviamo anche molte soluzioni spacciate per ambientaliste: lONU ha dichiarato crimine contro lumanit le coltivazioni destinate alla produzione di biocarburanti altra soluzione propagandata come panacea - una rapina di suolo agricolo che ottiene solo lo scopo di affamare i popoli, peggiorare la salute del pianeta e contribuire poco o niente alla soluzione del deficit energetico. Se il progressivo esaurimento delle materie inorganiche preoccupante, quello delle risorse biologiche lo ancora di pi. Secondo la FAO, nonostante lo sviluppo tecnologico o forse sarebbe meglio dire a causa di esso - il 60% degli ecosistemi mondiali sono ormai degradati o vengono utilizzati secondo modalit non sostenibili, il 75% degli stock ittici sono troppo sfruttati o impoveriti in modo eccessivo e dal 1990 si assistito alla perdita di circa il 75 % della diversit genetica delle colture agricole a livello mondiale. E il Global Forest Resources Assessment 2010 ci informa che oramai solo il 31% della superficie terrestre ancora coperto da foreste. Una visione post-marxista per leconomia, la societ e lambiente Integrando le considerazioni neomarxiste con le ricerche degli studiosi del picco delle risorse, si scopre che le recenti crisi economiche mondiali sono legate non solo alla sovrapproduzione e alla stagnazione della domanda, ma anche a uno sfruttamento troppo intensivo delle risorse naturali. La rivoluzione tecnologica a partire dagli anni Settanta, oltre ad aumentare la produttivit e a promuovere una divisione internazionale del lavoro, ha reso pi efficiente lutilizzo delle materie prime e, soprattutto, ha perfezionato le tecniche di estrazione consentendo di attingere da nuove risorse; tuttavia ci non stato a costo zero, dal momento che ha richiesto maggior dispendio energetico provocando quindi maggior inquinamento e una costante opera vessatoria nei confronti dellambiente. Pertanto bisogna chiedersi: la crisi che stiamo vivendo solo una delle tante, cicliche, che affliggono periodicamente il capitalismo, oppure la crisi definitiva del sistema dovuta in gran parte a considerazioni extra-economiche legate alla salute del pianeta? Solo le generazioni future potranno rispondere alla domanda, tuttavia molti indizi fanno pensare che la seconda opzione sia quella pi probabile. Vediamone alcuni, che vanno ad aggiungersi a quelli esposti in precedenza:

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- ancora nel negli anni Settanta esistevano molte terre vergini (per riprendere unespressione di Rosa Luxemburg) non intaccate dal capitalismo, sia sotto forma di potenziali consumatori (i popoli dei paesi comunisti e di quelli in via di sviluppo) sia di terre da perforare, coltivare o edificare. Oggi invece tutte le nazioni del pianeta partecipano pi o meno intensamente al processo di globalizzazione economica, e anche nei paesi pi poveri sono comparse lite borghesi che tentano di imitare gli stili di vita occidentale, sogno irraggiungibile per il resto della popolazione; la Terra stata scandagliata in ogni parte alla ricerca di petrolio e materie prime e per sfruttare gli unici giacimenti di una certa entit si rischiano gravi catastrofi ecologiche; - la concentrazione di anidride carbonica nellatmosfera aumentata del 35% in soli due secoli (di cui il 10% negli ultimi 15 anni), passando da 280 a 380 parti per milione (ppm), il pi alto livello non solo degli ultimi 950 mila anni ma probabilmente dal Miocene, cio da 20 milioni di anni a questa parte. I climatologi dellIPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, attivo in seno allONU) sono concordi nel sostenere che oltrepassare la soglia dei 450 ppm porterebbe a conseguenze disastrose e probabilmente irreversibili; - la prepotente ascesa economica della Cina, che in pochi anni diventata la seconda potenza economica mondiale, ha destabilizzato non poco lassetto geopolitico mondiale, anche perch i cinesi hanno cominciato ad attuare una sorta di colonialismo dal volto umano nei confronti di molti paesi africani (Angola, Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Kenya, Libia, Mauritania, Niger, Nigeria e Sudan, dove la politica cinese stata corresponsabile della crisi del Darfur) basato sulla cooperazione economica - vendita di armi compresa - in cambio dellaccesso alle materie prime. Ci ovviamente ha provocato un irrigidimento degli USA, i quali non tollerano la presenza di un altro attore globale di pari portata e dopo gli interventi armati in Afghanistan, in Iraq e in Libia hanno rafforzato la presenza dellAFRICOM, il contingente militare statunitense in Africa. La dichiarazione del presidente cinese Hu Jintao che il 7 dicembre 2011, davanti alla Commissione militare centrale, ha esortato la Marina a proseguire la propria modernizzazione e a essere pronta alla guerra, per salvaguardare la sicurezza nazionale e la pace 24 si pu interpretare come una semplice minaccia diretta agli USA affinch rinuncino a operazioni militari come laggressione allIran, ma non comunque da sottovalutare 25. Anche se
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http://www.asianews.it/notizie-it/Hu-Jintao-alla-Marina-militare:-Preparatevi-alla-guerra-23380.html Listituto di ricerca PNAC (Project for the New American Century), un think thank ideologicamente affine ai cosiddetti neoconservatori, gruppo politicamente dominante dellamministrazione Bush (si pensi a Dick Cheney, Donald Rumsfeld e Paul Wolfowitz) aveva elaborato un documento intitolato Rebuilding America's Defences: Strategies, Forces And Resources for a New Century, dove si auspicava un aumento della spesa militare e il riposizionamento delle forze armate statunitensi dallEuropa al Pacifico in funzione anti-cinese.

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spesso le guerre e il keynesismo militare hanno contribuito alla soluzione di crisi economiche, un conflitto USA-Cina con o senza possibili risvolti nucleari non sembra affatto auspicabile; - al di l dellottimismo ostentato dai capi di governo come la crescita del 10% annua del PIL promessa da Mario Monti partecipando alla trasmissione Otto e mezzo i vertici delleconomia mondiale sono sempre pi scettici riguardo alle possibilit di ripresa. Il World Economic Outlook 2011 del Fondo Monetario Internazionale delinea il rallentamento a breve della crescita mondiale, prospettando per i paesi avanzati un tasso (definito anemico dagli economisti del FMI) del 2% o meno e paventa ulteriori stagnazioni a causa dellaumento del prezzo del petrolio; la stessa preoccupazione si ritrova nel rapporto Energy in 2050 di HSBC (banca inglese, seconda azienda mondiale in termini di asset). Sulla base di tutto ci, se ci troviamo veramente di fronte a una fase storica nuova che chiede di essere affrontata con visioni politiche ed economiche diverse da quelle tradizionali, quali devono essere i nuovi punti di riferimento? Prima di rispondere a questa domanda, conviene demolire una volta per sempre alcune convinzioni tanto radicate nellopinione pubblica quanto pericolose e fallimentari.

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SECONDA PARTE DISTRUGGERE GLI IDOLI PROGRESSISTI


Tutti i miei mezzi sono sensati; le mie motivazioni e i miei obiettivi sono folli (frase pronunciata dal Capitano Achab nel romanzo Moby Dick di Herman Melville)

Il filosofo inglese Francesco Bacone chiamava idoli (idola) quei pregiudizi senza combattere i quali impossibile una reale conoscenza della natura. In questa sede tenteremo di demolire tre importanti idoli ancora riveriti da molte persone di fede progressista crescita economica, sviluppo sostenibile e socialdemocrazia ricercando di dimostrare non solo la loro inadeguatezza per affrontare le sfide della realt attuale ma per evidenziare come, ben lungi dallessere soluzioni, siano essi stessi una causa rilevante dei problemi che affliggono la societ contemporanea.

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Crescita economica La crescita delleconomia sicuramente il dogma che ha contrassegnato non solo lo sviluppo capitalistico in tutte le sue declinazioni liberismo, keynesismo, socialdemocrazia - ma tutta lepoca successiva alla rivoluzione industriale, compreso il socialismo reale che da questo punto di vista non aveva nulla da invidiare al capitalismo. Nel discorso alla nazione del 17 novembre 1935, tessendo le lodi dello stakhanovismo, Stalin ritiene n pi n meno rispetto alla concezione capitalista che il benessere consista nella produttivit e nellaccaparramento di merci: Si gi detto qui che il movimento stakhanovista, come espressione di norme tecniche nuove, pi elevate, rappresenta un modello di quell'alta produttivit dei lavoro che soltanto il socialismo pu dare e che non pu dare il capitalismo. del tutto giusto. Perch il capitalismo sconfisse e sorpass il feudalesimo? Perch cre norme pi alte di produttivit del lavoro, perch dette alla societ la possibilit di ottenere prodotti in quantit incomparabilmente maggiore che non sotto il regime feudale. Perch rese la societ pi ricca. Perch pu e deve il socialismo vincere e inevitabilmente vincer il sistema economico capitalista? Perch pu dare forme pi alte di lavoro, una produttivit del lavoro pi elevata che non il sistema economico capitalista. Perch pu dare alla societ una quantit maggiore di prodotti e rendere la societ pi ricca di quanto essa non sia nel sistema economico capitalista. Oggi siamo tutti concordi nel condannare la follia criminale di Stalin, eppure rimaniamo imperturbabili ed anzi applaudiamo chi, in nome di altre ideologie, ripete deliri analoghi ben spalleggiato dai media, i quali ricoprono un ruolo fondamentale nellinfluenzare strumentalmente lopinione pubblica. Gli esempi sono innumerevoli e per brevit ci limitiamo a presentarne alcuni tra i pi bizzarri. Su una pagina del giornale on line blitzquotidiano (www.blitzquotidiano.it) possibile trovare questo titolo: La Merkel spaventa gli Usa e il mondo26. Che cosa stava minacciando la cancelliera tedesca: forse la militarizzazione dei confini? Il ripristino delle leggi razziali e dei campi di sterminio? La guerra atomica? Molto peggio, come riportava il sottotitolo: Niente stimoli alla crescita. Gli USA e il resto del mondo, molto apatici quando gli scienziati prevedono sconvolgimenti ecologici planetari, sarebbero rimasti attoniti e sgomenti di fronte a questa decisione 'scioccante' della statista tedesca. Lorgano ufficiale degli industriali italiani, Il Sole 24 Ore, compete assolutamente alla pari. Il 31 marzo 2010 le sue pagine ospitavano lopinione illuminata di Giorgio Squinzi attuale presidente di Confindustria e Amministratore Unico di Mapei, allepoca numero uno di
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www.blitzquotidiano.it/economia/wall-street-merkel-crescita-stimoli-inflazione-crisi-416546/

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Federchimica espressa in un summit sul Made in Italy: L'Italia deve tornare all'ossessione per la crescita tipica degli anni Cinquanta e Sessanta. Testuali parole, ha proprio usato il termine ossessione, che indica un atteggiamento compulsivo e irrazionale al limite del patologico, da curare con assistenza psicologica. Eppure non solo nessuno dei presenti si sentito in dovere di chiamare durgenza la neurodeliri ma Il Sole 24 Ore lha presentato come un fatto positivo e degno della massima approvazione. Anche i nuovi quadri dellassociazione sembrano gi ben instradati per rimpiazzare degnamente i membri pi anziani: Senza crescita si muore stato infatti il lugubre ammonimento di Federica Guidi, presidente dei Giovani imprenditori, contenuto nella sua relazione al quarantesimo convegno dei giovani industriali Confindustria ha spiegato a pi riprese che la crescita non n di Destra n di Sinistra, e purtroppo sembra difficile darle torto. La crescita e lo sviluppo sono lunico modo per risanare i conti pubblici e trovare la via della ripresa, un giudizio con cui sicuramente concorderebbero gli industriali, peccato si debba al Segretario Confederale della CGIL, Danilo Barbi27. Il maggior sindacato italiano ha addirittura dedicato uno sciopero generale, indetto il 6 maggio 2011, sulla necessit di crescere. Inutile soffermarsi sullimportanza attribuita dalla Sinistra liberal desiderosa di cavalcare il vento liberista - pardon, riformista - ma anche nellultra-Sinistra la situazione non particolarmente migliore. Non si pu certo sospettare il comunista Oliviero Diliberto di simpatie per la grande industria o il liberismo, tuttavia deve condividerne alcuni principi fondamentali. Altrimenti come spiegare la seguente dichiarazione, rilasciata nel 2005 in unintervista al Corriere: Ai mercati vorrei dire che il paese con la crescita economica maggiore la Cina comunista, come se questa fosse un esempio da seguire? Per finire, persino alcuni intellettuali non mainstream che vogliono farsi portavoce dei movimenti popolari sorti dopo lacuirsi della crisi spesso indicati con il nome di Indignati - sostengono la stessa posizione ideologica. Ad esempio Loretta Napoleoni: ...il cambiamento di cui abbiamo bisogno non la promessa di far quadrare il bilancio, n la riorganizzazione dei conti dello Stato attraverso lo spostamento di alcune voci da un titolo di spesa a un altro, neppure la riduzione di alcune di queste ultime. Ci che i mercati domandano la ripresa della crescita economica. E guarda caso e proprio ci che invoca la popolazione europea 28.

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www.cgil.it/tematiche/Documento.aspx?ARG=ECON&TAB=0&ID=16520 Napoleoni 2011, 166

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Non si capisce allora laccanimento degli Indignati contro con i vari Draghi, Trichet e Monti, visto che questi non fanno altro che ripetere allunisono la loro volont di sostenere la crescita. Per finire in bellezza, giusto lasciare lultima parola alla massima istituzione nazionale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e al suo stringente appello per forzare la crescita29, quasi si potesse minacciarla e sottometterla ai nostri voleri. La crudele dittatura del PIL Ma che cosa si cela dietro lespressione crescita economica? Di fatto si intende laumento del Prodotto Interno Lordo (PIL), osannato come indicatore universale di benessere economico. Il PIL solitamente viene definito come il valore complessivo di beni e servizi prodotti all'interno di un paese in un anno, una definizione molto asettica e impropria perch allincremento del PIL contribuiscono fattori per nulla positivi. Lo ha spiegato molto bene Robert Kennedy in uno dei suoi ultimi discorsi pubblici: Il PIL comprende anche linquinamento dellaria e la pubblicit delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle []. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualit della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. [] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidit dei valori familiari, lintelligenza del nostro dibattere o lonest dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto n della giustizia nei nostri tribunali, n dellequit nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura n la nostra arguzia n il nostro coraggio, n la nostra saggezza n la nostra conoscenza, n la nostra compassione n la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ci che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Pu dirci tutto sullAmerica, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.30 Per completezza di informazione, anche la criminalit partecipa in modo massiccio alla crescita del PIL: secondo alcuni studiosi in Italia le mafie contribuiscono circa per il 7%. Ma anche le catastrofi naturali danno un enorme apporto, fino al sospetto che in certi casi

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Napolitano: forzare la crescita, Il Sole 24 Ore, 26 gennaio 2011 Discorso tenuto il 18 marzo 1968 presso luniversit del Kansas

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vengano agevolate per consentire lucrose opere di ricostruzione 31. Limprenditore Francesco De Vito Piscicelli, famoso per essere stato intercettato al telefono mentre rideva di gusto pensando alle lucrose opportunit offerte dal terremoto che in quel momento stava sconvolgendo LAquila, stato additato come un mostro di cinismo invece di presentarlo per quello che era realmente: un businessman che aveva interiorizzato in modo fin troppo diligente lideologia economica dominante. Con ben altre motivazioni, sindacati e partiti di Sinistra sostengono la necessit di aumentare il PIL perch laumento di reddito consentirebbe di allargare la base imponibile (con cui sovvenzionare i servizi al cittadino) ma soprattutto permetterebbe di fronteggiare la disoccupazione, secondo il ragionamento: pi produttivit = pi posti di lavoro. Tale equazione talvolta chiamata effetto cascata - considerata una verit auto-dimostrata da tutti, dai liberisti pi sfrenati ai comunisti pi irriducibili, poteva essere valido nella vecchia societ fordista, ma riproporla oggi significa affermare una colossale menzogna: In un mondo nel quale il progresso tecnologico promette un incremento drammatico della produttivit e della produzione aggregata, marginalizzando o eliminando dal mercato milioni di lavoratori, l'effetto a cascata sembra un'ingenuit, se non una vera stupidaggine. Continuare ad affidarsi a un obsoleto paradigma della teoria economica in un'era post-industriale e post-terziario rischia di essere disastroso per l'economia nel suo complesso e per la stessa civilt del XXI secolo. Mentre l'idea dell'effetto a cascata della tecnologia ha dominato il pensiero dei grandi imprenditori e dei rappresentanti istituzionali per la maggior parte del secolo, stata un'altra visione del ruolo della tecnologia a catturare l'immaginazione del pubblico. Se gli imprenditori hanno sempre considerato le tecnologie come un mezzo per generare incrementi nella produzione, maggiori profitti e pi occupazione, il pubblico ha coltivato un'immagine diversa: quella che un giorno le tecnologie sostituiranno la manodopera e renderanno l'uomo libero in un mondo migliore. La fonte della loro ispirazione non sono stati gli scritti asciutti e tecnici degli economisti, ma la pletora dei romanzieri e degli scrittori di saggistica popolare che, con le loro vivide descrizioni di un futuro paradiso tecnologico, libero dal lavoro e dalla fatica, hanno agito come un magnete, guidando il pellegrinaggio di intere generazioni verso quello che si credeva fosse il nuovo paradiso terrestre. Ora, alla vigilia della rivoluzione delle alte tecnologie, queste due idee molto differenti del rapporto tra tecnologia e lavoro stanno entrando sempre pi in conflitto. La domanda se le tecnologie della Terza rivoluzione industriale esaudiranno il sogno degli economisti di produzione e profitti infiniti o quello della gente di un futuro migliore. La risposta a questa domanda dipende, in larga misura, da quale di queste due visioni del futuro dell'umanit avr la capacit di radunare sotto di s le forze, il talento e la passione delle prossime generazioni... Oggi molte persone trovano difficile comprendere come il computer e le altre tecnologie introdotte dalla rivoluzione informatica - che avevano sperato fossero in grado di liberarli - possano invece essersi trasformati in un mostro meccanico che
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Nel libro Shock Economy Naomi Klein teorizza che le aziende multinazionali e i loro sostenitori politici promuovano un vero e proprio capitalismo dei disastri.

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deprime i salari, distrugge l'occupazione e minaccia la stessa sopravvivenza di molti lavoratori. Ai lavoratori americani era stato fatto credere che, diventando sempre pi produttivi, sarebbero riusciti a liberarsi dalla schiavit del lavoro; ora, per la prima volta, si sta dicendo loro che spesso gli aumenti di produttivit non provocano aumenti del tempo libero, ma code all'ufficio di collocamento 32. Solo per riportare alcuni dati concreti, nel febbraio-marzo 2010 la Commissione europea ha calcolato per la UE un aumento del PIL pari allo 1% - superiore a quello stimato, lo 0,7% - mentre contemporaneamente lEurostat registrava una disoccupazione stabile intorno al 10%. Nello stesso anno la Germania, locomotiva della crescita europea, a fine giugno segnava un +3,7% rispetto allanno precedente e contemporaneamente 134.800 lavoratori tedeschi del comparto industriale perdevano il posto 33. Gli USA addirittura hanno chiuso lultimo trimestre del 2009 con una crescita netta del 5,7%, ma il Dipartimento del lavoro nel gennaio 2010 ha constato solo un lieve rallentamento del trend negativo, non una ripresa delloccupazione. Ma lEuropa e gli USA rappresentano il vecchio mondo incapace di affrontare le sfide delleconomia attuale, per cui forse pi corretto concentrare lattenzione sullinarrestabile ascesa dei paesi del cosiddetto BRIC, ossia Brasile, Russia, India e Cina. Ecco le percentuali relative alla disoccupazione nel 2009 34, confrontate con la crescita economica media annua del quinquennio 2004-2009:
NAZIONE Brasile Russia India Cina CRESCITA 3,5% 3,9% 8,3% 11,4% DISOCCUPAZIONE 8,3% 8,2% 4,4% 4,3%

Se

Brasile

Russia

destano

preoccupazione,

perch

presentano

dati

sulla

disoccupazione non molto dissimili da quelli della zona Euro (9,4%) - che per, si badi bene, cresciuta solo dello 0,8% - i due giganti asiatici sembrano confermare gli assunti tradizionali. In realt, basta non fermarsi alla superficie per scoprire una verit sconcertante: India e Cina possono vantare una disoccupazione relativamente bassa perch, per molti aspetti, sono ancora paesi non completamente sviluppati. Di fatto, malgrado la grande esplosione industriale, sono ancora nazioni prevalentemente agricole, perch in Cina lagricoltura occupa il 38% della popolazione, in India addirittura il 52% 35. Questi numeri indicano la persistenza di unagricoltura tradizionale a bassa tecnologia
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Rifkin 1997, 82 Dati dellistituto di ricerca economica ZEW di Mannheim 34 Fonte: The Economist 2011 35 Dati CIA World Factbook relativi al 2009.

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richiedente un alto tasso di manodopera. In Brasile e in Russia, dove gi iniziata da tempo la modernizzazione del settore, gli addetti allagricoltura sono rispettivamente il 20% e il 10%36. Una volta promossa una massiccia modernizzazione agricola, ampiamente sostenuta da istituzioni internazionali come la Banca Mondiale, anche Cina e India si troveranno a fare i conti con lo stesso problema. Queste considerazioni del resto non portano nulla di nuovo sotto il sole, perch gi da tempo che si nutrono seri dubbi sulla correlazione benessere-PIL. Nel 1996, lONU ha diffuso il Rapporto sullo Sviluppo Umano dellUNDP (United Nations Development Programs) il quale, contraddicendo lopinione generale di politici, economisti e media, sentenzia in modo inequivocabile, dati alla mano, che "Non c' nessun legame tra crescita economica e sviluppo umano": bench nel periodo 1970-85 il Prodotto Nazionale Lordo37 sia aumentato del 40%, la povert cresciuta del 17% e in gran parte dei casi smentendo clamorosamente gli apologeti del neoliberismo non solo la disoccupazione non ha accennato a diminuire ma, quel che peggio, la crescita economica e incontrollata sta comportando la devastazione delle foreste, l'inquinamento dei fiumi, la distruzione delle biodiversit e l'esaurimento delle risorse naturali". Lo sviluppo del capitalismo globalizzato viene bollato come "non sostenibile e pericolosamente impoverendo quelle del Nord. Insomma, si direbbe proprio che Jean Baudrillard non esagerava affatto quando definiva il PIL il pi straordinario bluff collettivo della societ moderna, unoperazione di magia bianca che cela in realt la magia nera di un soleggio collettivo. Crescita che impoverisce Le grandi ondate migratorie dal Sud del mondo e dallEuropa orientale rappresentano uno dei lati oscuri dello sviluppo e della globalizzazione. Genericamente le cause vengono attribuite alla povert e al sottosviluppo eppure, se si ragiona con i criteri tradizionali, i conti non tornano. Come per la disoccupazione, la crescita economica dovrebbe se non fermare almeno rallentare i trend migratori in uscita; invece in molti casi non accade nulla non meritevole di essere sostenuto perch, oltre a non portare progressi nelle nazioni Sud del mondo, sta

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A titolo di paragone, nellUnione Europea sono poco pi del 5%. Il Prodotto Nazionale Lordo (PNL) il valore dei beni e dei servizi finali realizzato in un anno dalle unit economiche (imprese,ecc.) di una nazione, che operano nel paese stesso e allestero. Il PNL si differenzia dal PIL solo su un punto: si tratta di un aggregato nazionale e non interno.

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di ci, anzi la situazione addirittura peggiora. Vediamo alcuni dati riguardanti i BRIC e altre nazioni del Sud del mondo contrassegnate da forte crescita 38:

NAZIONE

CRESCITA PIL (1999-09)

TASSO EMIGRAZIONE (2005-10)39

Brasile Russia India Cina Nigeria Bangladesh Vietnam

3,5% 3,9% 8,3% 11,4% 6,3% 6,2% 6,8%

0,2% 1,5% -7,6% 16,1% 16,0% 5,1% 27,1%

Se si eccettua lIndia che comunque la seconda nazione al mondo per numero di emigrati negli altri paesi lemigrazione cresciuta e i processi di modernizzazione e sviluppo sono una delle cause principali, come ha spiegato molto lucidamente Luciano Gallino ribaltando numerosi luoghi comuni e svelando una realt molto scomoda: Intanto, nel mondo, le forze che spingono masse di disperati a emigrare continueranno a crescere a dismisura. A chi pensasse che i contadini non esistono pi, bisogna ricordare che oltre met della popolazione del mondo, 3,2 miliardi su un totale di 6,2 miliardi di individui, tuttora classificata dallONU come popolazione rurale. La stragrande maggioranza di essa, oltre il 91 per cento, concentrata nelle regioni meno sviluppate, comprendenti pi dell80 per cento della popolazione mondiale. Questa massa di contadini, che include i familiari, esposta da tempo a massicci processi di espulsione dalla terra. una delle facce invisibili agli occhi dei paesi sviluppati della globalizzazione. Le cause dellespulsione dei contadini del mondo dalle loro terre sono principalmente tre. La pi rilevante la razionalizzazione dellagricoltura, ossia il passaggio dalle colture tradizionali allagri-industria. Nei paesi in via di sviluppo, sotto la spinta dei governi stessi cui la sferza del Fondo Monetario Internazionale chiede di esportare i prodotti agricoli per pagare debiti loro concessi e delle imprese transnazionali, i contadini vengono estromessi dai loro campi... I campi vengono accorpati in propriet di migliaia di ettari, mentre gli aratri tirati dal bue sono sostituiti dai trattori, i semi tradizionali da sementi geneticamente modificate, le falci dalle mietitrebbia. Da un punto di vista strettamente economico, i risultati sono strepitosi: la produttivit pro capite, su quegli stessi terreni, pu aumentare da 500 a 1000 volte. Provocando, per, un lieve inconveniente. Se la produttivit aumenta di 1000 volte, vuol dire che
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Sono state scelte nazioni dove le migrazioni fossero imputabili il meno possibile alla partecipazione a conflitti o a gravissime tensioni interne. Per tale ragione sono stati esclusi paesi che, in base alle teorie economiche ortodosse, dovrebbero trovarsi in situazioni idilliache, vista la crescita riscontrata nel decennio 1999-2009: si pensi allAngola (+14,4%), alla Birmania (+11,1%), alla Sierra Leone (+9,4%), allAfghanistan (+9,0%), al Ruanda (+7,7%) o al Sudan (+7,3%). Per quanto possa sembrare incredibile, alcune delle nazioni pi sfortunate del pianeta sono ampiamente capaci di rispondere sulla carta ai tanti chiacchierati BRIC; unaltra prova del carattere menzognero del PIL come indicatore di benessere. 39 Fonte: Rapporto sullo Sviluppo Umano UNPD 2009

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per coltivare quella medesima superficie occorrono 1000 volte di lavoratori in meno. Un piccolo numero dei contadini cos privati dei loro mezzi di sostentamento forse 20, forse 50 su 1000 potranno trovare occupazione come salariati delle imprese che hanno acquisito i campi. Gli altri debbono sbrogliarsela... Una seconda causa di espulsione dei contadini dalla terra sono i grandi progetti di sviluppo, finanziati per lo pi dalla Banca Mondiale. Essi vedono in primo piano le dighe costruite sui maggiori fiumi dellAsia, dellAfrica e dellAmerica Latina, nonch autostrade, oleodotti, canali di navigazione, aeroporti. Nel burocratese delle organizzazioni internazionali, le popolazioni allontanate dai loro villaggi al fine di realizzare tali mega-opere sono dette Project Affected People (PAP). Per la sola India, si stima che nel 1997 i PAP fossero oltre 21 milioni. Altri milioni di PAP si ritrovano in Brasile, in Turchia, In Cina, nella quale per toccare un unico caso i lavori per la diga delle Tre Gole sullo Yangtze, la pi grande del mondo, alla fine priveranno della terra circa due milioni di contadini. 40

In paesi come Nigeria e Sudan masse di contadini e pastori sono stati espropriati delle loro terre con la forza, di solito senza il versamento di alcun indennizzo, allo scopo di trivellare le loro terre per lestrazione degli idrocarburi. Viene spontaneo il parallelismo storico con il fenomeno della recinzione delle terre comuni in inglese enclosures avvenuto in Gran Bretagna e poi nel resto dEuropa tra Seicento e Settecento, una rivoluzione agricola che spian la strada a quella industriale e al capitalismo, lucidamente descritta da Karl Polanyi ne La grande trasformazione. Anche in quel caso, intere masse contadine furono espropriate e solo una parte riusc a farsi assumere come salariata, mentre la maggioranza dovette trasferirsi forzatamente nelle citt dove fu stipata in improvvisati quartieri dormitorio, ben presto regno di alcolismo, prostituzione e criminalit. Questi eserciti di sbandati trovarono poi una parziale collocazione nellindustria, la quale pot contare su di una manodopera vasta e in preda alla miseria, quindi facilmente ricattabile: i romanzi di Charles Dickens e le cronache di Friedrich Engels hanno fotografato efficacemente quel disastro sociale. Con le dovute differenze, oggi viene applicato lesperimento economico inglese su larga scala e le persone coinvolte aumentano in modo esponenziale. Uno studio del 2008 del World Resource Institute, pubblicato successivamente su Forbes, illustra come otto delle dieci citt pi popolate al mondo si trovino nel Sud del mondo e le previsioni per il 2025, basate sui trend attuali, sono inquietanti:

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Gallino 2007, 161-162

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POPOLAZIONE CITT Mumbai Delhi Dhaka Sao Paolo Citt del Messico Calcutta Shangai Karachi NAZIONE India India Bangladesh Brasile Messico India Cina Pakistan 2008 (in milioni di abitanti) 18,2 15,0 11,9 18,3 19,2 14,7 14,5 11,6

PREVISIONE 2025 (in milioni di abitanti) 26,4 22,5 22,0 21,4 21 20,6 19,4 19,1

Si pensi che molte di queste citt fino agli Settanta non raggiungevano i 5 milioni di abitanti. In Africa lo stesso fenomeno si ripropone in proporzioni ridotte, ma il dramma identico: Lagos e Il Cairo superano i dieci milioni di abitanti, mentre Algeri, Citt del Capo, Johannesburg, Kano, Khartoum, Kinshasa, Nairobi si attestano tra i 3 e i 6 milioni. Il 23 maggio 2007 si raggiunto lapice nella storia umana, con la popolazione urbana che per la prima volta ha superato quella insediata nelle nelle campagne. Queste enormi megalopoli, sovraffollate e congestionate, non riescono a smaltire lenorme esodo dalle campagne, ragion per cui lemigrazione in Occidente diventa una scelta quasi obbligata. I rifiuti umani oggi non sono migliaia come nella rivoluzione industriale, ma milioni e le loro mete non sono pi Londra, Manchester o Liverpool, ma tutte le nazioni del Nord del mondo, mentre la societ per bene di entrambe le epoche si caratterizza per il disprezzo verso gli emarginati, accusati di rozzezza, violenza e inettitudine. Dominati da uneconomia mondiale cinica e tecnocratica, non c quindi da stupirsi se un organismo al di sopra di ogni sospetto come la Banca Mondiale avesse annunciato per la fine del 2009 altri 90 milioni di poveri 41 e che lo stesso istituto avesse gi segnalato nel 2008 cio a crisi appena iniziata - lesistenza di 1,4 miliardi di persone al mondo in condizione di povert estrema, ossia con un reddito inferiore a 1,25 dollari al giorno 42. In una situazione del genere, lesplosione continua in Africa di conflitti per il controllo strategico delle risorse e il persistere di traffici economici illeciti in combutta con le multinazionali sono la regola, come ben sa qualsiasi cittadino informato del Nord del mondo. C invece meno consapevolezza sul fatto che questo fosco quadro non dipende dalla povert endemica dovuta ad arretratezza culturale e tecnologica, come siamo soliti

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Banca Mondiale, entro il 2010 novanta milioni nuovi poveri, Il Sole 24 ore, 5 ottobre 2009. Banca Mondiale, comunicato stampa n:2009/065/DEC

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pensare, bens da quelle dinamiche da anni presentate come necessarie per lo sviluppo africano: In ultima analisi, a rendere cos lucrativo lo sfruttamento illegale delle risorse la forte richiesta delle merci e dei prodotti che se ne possono ricavare. Lenorme espansione del commercio globale e la crescita delle reti finanziarie hanno reso relativamente facile laccesso ai mercati principali da parte dei gruppi armati, che non hanno avuto molta difficolt a organizzare reti internazionali di contrabbando, grazie agli scarsi controlli, alle complicit esistenti fra trafficanti, allimprenditoria e alla finanza mondiale, e grazie, infine, al lassismo dei controlli delle nazioni consumatrici43. Linteriorizzazione dellideologia della crescita Essendo sufficiente una piccola analisi critica per smontare le premesse dellideologia della crescita, i suoi sostenitori devono comportarsi alla stregua di sacerdoti di una religione, costruendo dogmi e verit rivelate ma soprattutto operando una vasta opera di proselitismo, persuasione e se necessario di repressione delle eresie allortodossia dominante. Similmente alla Chiesa medievale, bisogna evitare ogni considerazione di merito in favore di un astrattismo rassicurante e di argomentazioni pseudo-ragionevoli che aprano una breccia nella coscienza delle persone per essere interiorizzate senza riserve. C un documento di Confindustria, ingiustamente poco noto, redatto nel 2008 e intitolato La crescita economica, vero bene comune (vero evidentemente in contrapposizione a quelli falsi della tutela del lavoro, del territorio, dellambiente, ecc.) che si propone come una specie di vangelo della crescita e di cui vale la pena riportare alcuni stralci dellintroduzione per il loro carattere filosofico se non quasi liturgico: La vera priorit che il Paese deve assumere la crescita economica. Da troppo tempo lItalia cresce poco. La crescita insufficiente se guardiamo alle potenzialit e ai bisogni del Paese. E sensibilmente inferiore ai risultati delle altre nazioni industrializzate e alla media dellUnione Europea. E molto lontana rispetto ai ritmi che in passato siamo stati capaci di conquistare. Bisogna saper dire la verit agli italiani, per quanto amara e spiacevole, anche durante la campagna elettorale. Non alimentare attese e false speranze che poi vengono deluse quando, giunti al Governo, si fa lovvia scoperta che la realt ben diversa dai sogni contenuti nelle promesse. La popolazione italiana perfettamente in grado di capire, anche perch tocca tutti i giorni con mano i problemi e le difficolt. E sa reagire in modo deciso e impegnarsi, come ha dimostrato tante volte nel passato anche recente.

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Renner 2002, citato in Carrisi 2009, 133

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Oggi sappiamo che sono necessarie grandi scelte, anche impopolari, che non sono senza costo. Veniamo da troppi anni di non scelte. Ognuno deve essere pronto a fare la sua parte, nella consapevolezza che per un vero risanamento nessuno potr pensare di scaricare gli oneri solo su altri soggetti.

Confindustria riconosce che c qualcosa di antidemocratico nella crescita 44, ma come una cattiva medicina deve essere assunta per il bene della popolazione. La prima pillola da mandar gi il taglio della spesa pubblica:

Il Paese deve essere preparato ad affrontare con determinazione, senza subirle, le radicali, profonde e ancora largamente imprevedibili trasformazioni globali, sociali e ambientali che avverranno nei prossimi anni, di cui vediamo alcuni segni nei nuovi prezzi record delle materie prime. Ci impone rapidi e drastici cambiamenti nelle politiche e nei comportamenti... La spesa pubblica corrente, tolti gli interessi, assorbe il 39,6% del PIL. Questo autentico Moloch, al quale sacrifichiamo possibilit di crescita e capacit di risanamento, va ridimensionato e riqualificato, per spostare risorse verso gli investimenti e accrescere la produttivit dellintero sistema. Dobbiamo ridurre lenorme ammontare del debito pubblico che in Italia il 105% del PIL, a fronte di un 60% nel resto delleurozona... Per affrontare davvero questi problemi indispensabile ricominciare a crescere a ritmi almeno europei. Se dal 1992 in poi fossimo cresciuti agli stessi ritmi della media UE, oggi il nostro PIL sarebbe superiore di oltre 225 miliardi di euro. Il costo della non crescita quindi impressionante. E il risultato delle tante non scelte o di scelte palesemente sbagliate, il costo delle mancate riforme e dei tanti diritti di veto che consentono a piccole minoranze di imporsi sugli interessi generali. Il motore della crescita sono le imprese e i lavoratori che operano in mercati concorrenziali. Si deve creare un ambiente che assecondi la spinta al cambiamento, che permetta di cogliere appieno le opportunit offerte dalle nuove tecnologie e dallapertura di nuovi mercati. Solo la pi alta crescita consente di coniugare maggiore produttivit e maggiore occupazione. E solo con una maggiore produttivit possibile aumentare la retribuzione reale dei lavoratori, nel settore privato come in quello pubblico.

Con la lusinga di maggiori retribuzioni, i lavoratori, alla maniera dei capponi di Renzo ne I promessi sposi, dovrebbero competere crudelmente tra loro, rinunciando a diritti fondamentali in cambio di qualche soldo in pi, il loro obolo da immolare sullaltare della crescita. Per finire, un po di vecchia, sana saggezza neoliberista:
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curioso che, tra le 20 nazioni che hanno registrato la maggior crescita nel periodo 1999-2009, secondo il Democracy Index 2010 dellEconomist, solo sette (Sierra Leone, Buthan, Armenia, Cambogia, Mozambico e Uganda) non appartengono alla categoria autoritari ma a quella ibridi. La prima democrazia imperfetta lIndia solo ventiseiesima, mentre nessuna democrazia completa appare tra i cinquanta paesi a maggior crescita.

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In questo documento Confindustria indica gli ambiti chiave dove intervenire e le azioni prioritarie da intraprendere con urgenza per imprimere un ritmo diverso allo sviluppo. Alcuni interventi possono essere attuati subito e senza costi. Altri richiedono unazione duratura, costante e coerente nel tempo. Queste azioni non hanno colore politico, non sono n di Destra n di Sinistra, come senza colorazione politica il traguardo della crescita. La crescita economica il vero bene comune della nazione perch crea ricchezza nellinteresse e a beneficio di tutti. Non si tratta quindi di una proposta tra tante, bens di una Torah delleconomia da accettare come verit rivelata: There is no alternative, come amava ripetere Maggie Thatcher, presto imitata da vecchi nemici di Sinistra 45. Dopo la premessa di intenti molto astratta, La crescita vero bene comune entra nello specifico dei provvedimenti, concentrandosi su di un tassello molto importante, quello legato agli investimenti nelle infrastrutture: Il gasdotto dalla Russia (TAG) pu aumentare la propria capacit entro il 2011, quello dallAlgeria (Transmed) entro il 2012... Per avviare un riequilibrio del mix di fonti occorre completare la riconversione a carbone degli impianti di Tor Valdaliga Nord, Porto Tolle e Vado Ligure. Per il nucleare sono tre le azioni prioritarie: partecipazione dellItalia allattivit di ricerca e sviluppo nei reattori di quarta generazione; partecipazione italiana alla realizzazione di centrali allestero, in particolare vicino ai confini, attivando linee di interconnessione ad hoc; realizzare impianti nucleari di nuova generazione in Italia verificando anche la possibilit di una compartecipazione utenti-produttori industriali per la realizzazione. Il completamento del mercato elettrico render pi competitivo il settore con un forte processo di liberalizzazione... Infrastrutture Opere prioritarie: Torino-Lione e Corridoio 5 (alta velocit Milano-Brescia, VeronaPadova-Venezia-Trieste); Brennero; Terzo Valico di Genova; alta velocit NapoliBari; autostrada Salerno-Reggio Calabria; Statale jonica; Pedemontana; Brebemi; ferrovia Palermo-Messina-Catania; Si tratta delle famose grandi opere, quelle che vengono definite fondamentali a prescindere, necessarie per la modernizzazione altra parola-totem - e per non rimanere esclusi dallEuropa. I movimenti dei cittadini e gli esperti dissidenti che tentano vanamente di discutere sullutilit effettiva di tali infrastrutture dati alla mano stanno solo perdendo il loro tempo: queste opere sono fini a se stesse, il loro scopo consiste unicamente nel rimettere in moto leconomia. Anzi, nella logica del capitalismo dei disastri,
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Ad esempio lidea per cui la politica economica non di Destra o di Sinistra, ma buona o cattiva dellex cancelliere tedesco socialdemocratico Schroeder.

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se potessero disintegrarsi subito dopo la costruzione renderebbero un servigio ancora pi grande. Bisogna riconoscere ad Emma Marceglia di aver spiegato a suo tempo a chiare lettere quali sarebbero stati veri i meriti del programma nucleare franco-italiano siglato dal governo Berlusconi, poi bocciato dal referendum del 2011: Il nucleare rappresenta una grande opportunit perch potrebbe mettere in moto investimenti pari a 30 miliardi di euro. Se lavoreremo bene, circa il 70% di tali investimenti potrebbe riguardare l'indotto italiano 46. In sostanza, lavventura atomica era completamente slegata da considerazioni energetiche, doveva essere un espediente per risollevarsi dalla crisi e in questo senso assomigliava a eventi come le olimpiadi invernali o i mondiali di calcio, ossia occasioni per realizzare infrastrutture destinate rapidamente a trasformarsi in vere e proprie cattedrali nel deserto, ma ottime per alzare il PIL, incrementare i fatturati delle imprese e migliorare temporaneamente i livello occupazionali. Come commentava un importante sito Web dedicato alla finanza: Le imprese che potranno essere coinvolte arriveranno dai settori pi disparati. A parte le opere civili e la tecnologia nucleare vera e propria, opere e forniture riguarderanno componenti meccanici, elettronici, elettrotecnici, apparati elettrici, sistemi informatici di gestione e controllo, e cos via. Insomma la torta interessante e a quanto sembra c spazio per tutti 47. E poco importa se la torta avvelenata. Crescita e politica energivora Una politica improntata alla crescita infinita presuppone elevati consumi energetici, anche perch i costi legati allenergia rafforzano lentit numerica del PIL. Non certo un caso che la frase il consumo energetico in futuro destinato ad aumentare sia diventata un leit motiv ricorrente di politici di ogni colore, del mondo accademico, imprenditoriale, sindacale e persino di alcune associazioni ambientaliste; del resto possono vantare lappoggio di autorictas alcune delle quali per nulla disinteressate alla questione pronte a suffragare con delle cifre gli sproloqui futuristici. Quanto aumenteranno i consumi
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http://www.informazione.it/a/77FDB5E1-41B9-45E7-806B-1CAD143AB895/NUCLEARE-MARCEGAGLIAOPPORTUNITA-INVESTIMENTI-PER-30-MLD-EURO 47 http://www.affaritaliani.it/economia/ritorno_al_nucleare_progetto_enel.html

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energetici da qui al 2030? Secondo alcune stime della IEA, del 66%; per il Congresso mondiale dellenergia 2010, del 40%; per la Commissione Europea del 50%. I colossi petroliferi Exxon-Mobil e BP propongono rispettivamente il 57% e il 39%. Finch ci si limita a sparare cifre come fossero numeri del Lotto non sorgono problemi, il difficile cercare di giustificarli su base razionale. Nel maggio 2005, la Direzione Generale Energia e Risorse Minerarie del ministero delle attivit produttive ha stilato un rapporto intitolato Scenario tendenziale dei consumi e del fabbisogno al 2020, unanalisi servita da riferimento per la breve esperienza del secondo governo Prodi e mantenuta inalterata con il ritorno al potere del Centro-Destra. In questo documento, dallanalisi dei consumi energetici italiani del 2004, pari 195,5 Mtep (milioni di tonnellate di petrolio equivalenti), si prevede il seguente trend: 2010: 212,0 Mtep (+8%) 2015: 226,5 Mtep (+15%) 2020: 243,6 Mtep (+24%) Se ci fosse vero, significherebbe che per il 2020 in Italia i consumi complessivi dellItalia sarebbero di circa 550 TWh maggiori degli attuali, che per intenderci equivalgono pressappoco allapporto energetico annuale di 45 reattori atomici di terza generazione; per quanto riguarda lelettricit, si ipotizza una produzione complessiva di 410 TWh, per far fronte a un fabbisogno complessivo di 464 TWh (si passerebbe dagli attuali 5,6 MWh pro capite a 7,7 MWh, lodierno tasso di consumo francese sovradimensionato dal ricorso massiccio al nucleare). Trattandosi di una relazione tecnica e non di semplice propaganda politica i dati vanno in qualche modo motivati. Ecco la premessa fondamentale servita da base per le previsioni di consumo: Larco temporale dei dati storici, sia energetici che economici, preso in considerazione usualmente quello che va dal 1980 al 2004, tranne nei casi, pi avanti appositamente evidenziati, nei quali, sulla base di macrofenomeni di tipo economico, tecnologico o sociale, si ritenuto pi opportuno restringere il suddetto arco temporale facendolo partire dagli anni in cui i fenomeni in questione si andavano evidenziando, ai fini di una pi corretta ed aggiornata previsione. Le macrovariabili economiche di riferimento prese in considerazione, ai fini del calcolo delle relative intensit energetiche, sono per i settori agricoltura, industria e terziario, il relativo valore aggiunto, per il residenziale i consumi delle famiglie, per i trasporti il Prodotto Interno Lordo (PIL) del Paese. Le intensit energetiche di settore cos ottenute, per ogni fonte energetica, vengono 40

estrapolate tenendo conto delle specificit di ciascun settore (come pi avanti specificato) fino agli anni 2020. Per ottenere le proiezioni dei dati energetici di consumo per settore e per fonte, vengono fatte delle elaborazioni ad hoc sulle variabili economiche: pi precisamente i valori aggiunti di settore ed i consumi delle famiglie vengono estrapolati sulla base degli andamenti storici dal 1980 ad oggi, che evidenziano una crescita lineare (vedi Appendice). Landamento assunto per i valori aggiunti di settore si riflette in una crescita media annua del PIL dell1,65% dal 2005 al 2020; si assunto che tale crescita avvenga con i seguenti criteri: 1,4% nel 2005, 1,5% nel 2006 e 2007 e crescente dall1,6% al 2,0% nel periodo dal 2008 al 2020, con un tasso medio annuo, in questo periodo, dell1,7%. E opportuno notare che tali valori di crescita economica sono alquanto prudenziali, anche, ad esempio, in confronto a quanto previsto dallUnione Europea, che vuole per il nostro Paese una crescita economica del 2,4% tra il 2000 ed il 2010 e del 2,2% tra il 2010 ed il 2020. In definitiva, le stime poggiano su di una presunta analisi storica e sul presupposto ideologico di tassi di crescita previsti a tavolino, avulsi dalla realt. Si ragiona come se il periodo di espansione economica iniziato dalla fine degli anni Ottanta dovesse proseguire ininterrottamente anche nel nuovo millennio, mentre la crisi economica del 2008 ha invece cambiato profondamente le carte in tavola. Ecco una dimostrazione pratica:
DATO Totale energia primaria fornita Importazione energia elettrica Consumi finale gas naturale Consumo finale petrolio Consumo finale elettricit RILEVAZIONE IEA 2008 176,03 Mtep 43 TWh 482 TWh 53,2 Mtep 309 TWh PREVISIONE 2008 206,5 Mtep 168 TWh 539 TWh 72,2 Mtep 325 TWh DIFFERENZA -30,47 Mtep -125 TWh -57 TWh -19 Mtep -16 TWh

Le previsioni a breve termine sono completamente fallite e visto lacuirsi della crisi dopo il 2008 altamente improbabile che si verifichino quelle di lungo periodo. Di fronte a certi contraddizioni di termini, si levata qualche timida reazione interrogativa anche tra i media mainstream; ecco quanto scriveva Maurizio Ricci su Repubblica del 13 dicembre 2010: South Stream (progetto di gasdotto che dovrebbe collegare UE e Russia evitando il transito in paesi extracomunitari, ndr), si sostiene, una leva cruciale per allentare, grazie al metano che mette a disposizione, la nostra dipendenza energetica. Se si fanno i conti, per, il risultato paradossale: nell'ansia di assicurarsi risorse affidabili, l'Italia rischia di nuotare, presto, in un mare di energia superflua. A meno di non 41

compiere, fin d'ora, quando gli investimenti vengono programmati, scelte delicate e difficili... La Terna, che gestisce la distribuzione dell'elettricit in Italia, stima che, al 2020, i consumi italiani oscilleranno fra i 370 e i 410 TWh. Molti giudicano queste previsioni ottimistiche. I parametri fondamentali per le proiezioni dei futuri consumi sono, infatti, il ritmo di sviluppo economico e i risparmi che pu generare una maggiore efficienza nell'uso di energia. La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che giudica irrealistico, sulla base dell'esperienza storica, un ritmo di sviluppo annuo dell'economia italiana superiore all'1,5% l'anno, come stima la Terna, pensa che ai 400 TWh si arriver, forse, solo nel 2030. L'Enea, che punta molto sull'efficienza, allontana questo traguardo al 2050. Supponiamo, per fare una media, che i 400 TWh di consumi vengano raggiunti dopo il 2030, quando il piano nucleare dovrebbe essere, in larga misura, gi realizzato. Avremmo 300 TWh prodotti come oggi (ammesso che non ci sia anche un boom delle rinnovabili) e 100 con il nucleare [il giornalista ipotizzava uno scenario basato su ipotesi che prevedevano la costruzione di altre quattro centrali oltre a quelle gi previste nellaccordo del 2009]. Tutto bene, apparentemente. Per, bisognerebbe spiegarlo a chi, in questo momento, sta investendo o pensa di investire in South Stream e nelle altre infrastrutture, progettate per portare pi gas in Italia. E lo sta facendo in grande, moltiplicando gasdotti e rigassificatori. Se tutti i progetti in corso andassero in porto, l'Italia si troverebbe a disporre di una marea di metano Come se non bastasse, gi oggi circa 20 mila megawatt di potenza elettrica sono completamente inutilizzati, pari al 34-35% della capacit installata, con impianti a gas progettati per funzionare 5-6 mila ore l'anno che viaggiano sotto le 2.800 ore o meno. In barba ai dati di fatto, le conclusioni dello Scenario tendenziale dei consumi cercano di dare un alone di credibilit scientifica ai proclami dellindustria energetica: Il sistema elettrico, per quanto in questi ultimissimi anni abbia superato la crisi di sotto capacit produttiva, continua a necessitare di nuove strutture ed infrastrutture. Nel giro di una decina di anni, infatti, il nuovo parco centrali che si va realizzando non sar pi sufficiente a provvedere in maniera sicura alla domanda di energia n tanto meno a sostenere i picchi di domanda, soprattutto estivi. La localizzazione delle nuove centrali poi, quasi tutte site al nord ed al sud dItalia, pone un importante interrogativo sulla capacit dellattuale rete di trasmissione a sostenere il previsto traffico: occorre provvedere per tempo per evitare di rendere inutile quanto ad oggi fatto.

Su una cosa siamo assolutamente daccordo: pi che mai necessario provvedere per tempo prima che sia troppo tardi.

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Le sirene dellideologia della crescita: il consumismo Abitualmente si ritiene il consumismo una patologia sociale simile alla bulimia, che affligge persone incapaci di mantenere a freno la bramosia di possesso, un effetto collaterale del mercato dovuto alla disponibilit sempre crescente di merci; oppure, alla maniera di Greenspan con la crisi, la bramosia e la cupidigia sono ritenute connaturate alla natura umana. Cos facendo si minimizza il problema a un fatto di autocontrollo individuale o di dannazione del genere umano, assolvendo tutte le storture intrinseche al sistema di produzione e consumo. In realt il consumismo consiste in una vera e propria ideologia, in un sistema di controllo sociale che persegue finalit politiche di controllo della popolazione: Possiamo dire che il consumismo un tipo di assetto sociale che risulta dal riutilizzo di bisogni, desideri e aspirazioni delluomo prosaici, permanenti per cos dire neutrali rispetto al regime, facendone la principale forza che alimenta e fa funzionare la societ e coordina la riproduzione sistemica, lintegrazione sociale, la stratificazione sociale e la formazione degli individui, oltre a svolgere un ruolo di primo piano nei processi di autoidentificazione individuale e di gruppo e nella scelta e ricerca di modi per orientare la propria esistenza. Vi consumismo l dove il consumo assume quel ruolo cardine che nella societ dei produttori era svolto dalla societ del lavoro... A differenza del consumo, che soprattutto caratteristica e attivit di singoli esseri umani, il consumismo un attributo della societ 48. Lanalisi storica non solo conferma queste intuizioni di Bauman ma spiega come il fenomeno non fosse affatto inevitabile o connaturato allavidit umana. Il consumismo stato pianificato a partire dagli anni Venti in USA, quando agli aumenti di produttivit dovuti allinnovazione tecnologica non faceva riscontro una dilatazione altrettanto sostanziale dei consumi. Allepoca lo stile di vita americano era molto diverso da quello che in tempi recenti George Bush ha dichiarato non negoziabile: la cultura prevalente, dominata delletica protestante del lavoro, aveva nel risparmio e nella parsimonia dei capisaldi fondamentali e gran parte dei lavoratori una volta ricevuto un trattamento salariale superiore molto spesso preferiva un maggior tempo libero a un ulteriore incremento del reddito. Tale sensibilit si scontrava con le esigenze espansionistiche queste s veramente inevitabili delleconomia capitalista. Nel 1925 la Commissione senatoriale per leducazione e il lavoro guidata da Robert Wagner tenne una serie di audizioni sui rischi di stagnazione economica e a quel punto scatt la reazione allarmata del mondo
48

Bauman 2010, 36-37.

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imprenditoriale per operare una vera e propria rivoluzione antropologica, per creare quello che Edward Cowdrick chiam il nuovo Vangelo economico del consumo, che ebbe tra i suoi primi adepti il consulente della General Motors Charles Kettering e leconomista Hazel Kyrk. In breve tempo vennero individuate le strategie di marketing per operare la conversione alla nuova religione dei consumi: - sfruttare i mass media operando un bombardamento pubblicitario soprattutto sulle giovani generazioni, in cui erano meno radicati i valori tradizionali; - svilire lautoproduzione di beni e, attraverso le dinamiche della moda, favorire la rapida obsolescenza dei prodotti trasformando lo spreco in valore socialmente riconosciuto; - incoraggiare la creazione di desideri nuovi e crescenti, illudendo le classi sociale mediobasse sulla possibilit di imitare lo stile di vita di quelle pi elevate; - valorizzare il marchio come valore intrinseco a prescindere dal prodotto. Lintroduzione del credito al consumo che, capovolgendo la concezione tradizionale, permette di soddisfare immediatamente un acquisto prima di aver contratto tutta la somma di denaro necessaria, rappresent lasso nella manica per trasformare queste premesse ideologiche in un vero e proprio sistema totalitario di controllo delle coscienze. Non si pu pensare altrimenti leggendo la conclusione del rapporto della Commissione presidenziale sui recenti cambiamenti economici, voluta dal presidente Herbert Hoover, Questa ricerca ha dimostrato, in maniera conclusiva, ci che un tempo veniva considerato teoreticamente vero: i desideri sono insaziabili; ogni desiderio soddisfatto apre la strada a un nuovo desiderio. La conclusione che, di fronte a noi, si aprono panorami economici sterminati, e che la soddisfazione di nuovi desideri creer immediatamente desideri sempre nuovi da soddisfare... Attraverso la pubblicit e altre tecniche di promozione si data una sensibile spinta alla produzione... Parrebbe che si possa procedere con un crescente attivismo... La nostra situazione fortunata e il momento di inerzia notevole 49.

Alla fine della seconda guerra mondiale, lo stesso paradigma stato integrato anche in Europa e Giappone per poi diffondersi al resto dellumanit con il crollo del socialismo reale e lavvento della globalizzazione, non senza incontrare resistenze pi o meno marcate.

49

Citato in Rifkin 1997, 54

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Quando la grande trasformazione invest lItalia, Pier Paolo Pasolini prese una posizione molto netta e anticonformista dichiarando che la societ dei consumi dovesse essere intesa come un nuovo fascismo, persino pi potente e spietato di quello mussoliniano: Nessun centralismo fascista riuscito a fare ci che ha fatto il centralismo della civilt dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che per restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, ladesione ai modelli imposti dal Centro, totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. Labiura compiuta. Si pu dunque affermare che la tolleranza della ideologia edonistica, voluta dal nuovo potere, la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne allorganizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema dinformazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno ormai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema dinformazioni stata ancora pi radicale e decisiva. Per mezzo della televisione il Centro ha assimilato a s lintero paese, che era cos storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato unopera di omologazione distruttrice di ogni autenticit e concretezza. Ha imposto cio, come dicevo, i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta pi di un uomo che consuma, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane 50.

Oggi possiamo apprezzare appieno i danni apportati dal consumismo: impoverimento culturale, distruzione dei legami sociali comunitari, indebolimento delle relazioni familiari, perdita di identit dovuta alla necessit di tenere il passo della moda o al non sapersi adeguare ai nuovi modelli dominanti, mercificazione di tutti gli aspetti della vita compresi quelli legati alla sfera interiore, esaltazione del denaro come fine in s stesso ed elevazione a virt dellegocentrismo e dellaccumulazione personale. La conseguenza pi evidente di questo degrado sono gli isterismi di massa che spesso superano ogni immaginazione, come la calca di ventottomila persone che nellestate 2011 si riunita fin dalle prime ore dellalba per prendere dassalto un nuovo centro commerciale della catena Trony a Roma o le tre persone morte nel 2004 a Riad in un megastore dellIkea nel tentativo di assicurarsi uno dei cinquanta buoni sconto distribuiti alle casse. In caso estremo si possono delineare scenari da guerra civile: i cosiddetti riot che hanno sconvolto Londra nellagosto 2011 possono essere lanteprima di uno scenario ripetibile in altre grandi metropoli occidentali, dove orde di ragazzi della working class e della classe
50

Pasolini 2007, 22-23

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media impoverita dalla crisi assalgono i centri commerciali per accaparrarsi i-phone e altri prodotti alla moda non pi alla portata dei loro portafogli, senza alcuna rivendicazione politica ma mossi solo da rabbia e risentimento. Proseguire o svoltare? Una volta dimostrato che lideologia della crescita economica non solo non porta benessere ma addirittura devasta il pianeta ed fonte di povert e degrado sociale, si pu decidere di cambiare radicalmente rotta e ricercare nuovi modelli economici, oppure mantenere il modello e limitarsi a indici alternativi al PIL, come fanno ad esempio Joseph Stiglitz, Amartya Sen o Jean-Paul Fitoussi. Questi economisti, per quanto sicuramente ben intenzionati, sembrano non aver inteso la logica profonda del sistema, per il quale il PIL che tanto si sforzano di criticare e di cui denunciano le incongruenze assurge a indicatore assolutamente affidabile: In questalgebra mitica della contabilit vi pu essere una verit profonda, la verit del sistema economico-politico della societ della crescita. Ci pare un paradosso che il positivo e il negativo siano addizionati insieme alla rinfusa. Ma forse semplicemente logico. Infatti la verit che forse sono proprio i beni negativi, gli svantaggi compensati, i costi interni di funzionamento, i costi sociali dellautoregolazione disfunzionale, o i settori secondari che della prodigalit inutile che giocano in questo insieme il ruolo dinamico di locomotiva economica... Occorre ammettere lipotesi che tutti questi svantaggi entrino da qualche parte come fattori positivi, come rilancio della produzione e del consumo 51.

51

Baudrillard 1976, 27

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Sviluppo sostenibile Sviluppo sostenibile unespressione quanto mai di moda, unetichetta che viene appiccicata indifferentemente a soggetti molto diversi tra loro: a paladine della difesa del territorio e delle pratiche agricole tradizionali, come Wangari Maathai o Vandana Shiva, a economisti innovativi come Herman Daly, a movimenti ambientalisti ma anche a potenti corporation del settore petrolifero, come vedremo. Persino Renato Brunetta e Franco Frattini, non particolarmente noti per lamore verso la natura, hanno collaborato alla stesura del Manifesto per lo Sviluppo Sostenibile della FREE/Foundation for Research on European Economy e di Amici della Terra; ma anche il Centro-Sinistra pu vantare i suoi assi. Le indagini della magistratura hanno scoperto che Luigi Lusi, il tesoriere della Margherita balzato agli onori delle cronache per laccusa di appropriazione indebita delle casse del partito, effettuava versamenti sospetti a favore del Centro per il futuro sostenibile, fondazione presieduta da Francesco Rutelli con lo scopo (dichiarato) di promuovere lo sviluppo sostenibile. Basterebbe ci per svelare linconsistenza di tale concetto 52 o nella migliore delle ipotesi per confermare il detto popolare per cui la strada che porta allinferno lastricato di buone intenzioni. Le origini del concetto di sviluppo sostenibile risalgono al 1972, anno in cui venne redatto il rapporto I limiti dello sviluppo, commissionato dal Club di Roma a un gruppo di scienziati del MIT. Gli autori mettevano in guardia contro il pericolo dellesaurimento delle risorse naturali e auspicavano uneconomia stazionaria che rinunciasse alle pretese di crescita infinita; un appello che rester per inascoltato, perch bisogner aspettare ventanni prima che le problematiche ecologiche trovassero la meritata attenzione sul piano politico con la Conferenza sul clima di Rio de Janeiro del 1992.

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Addirittura alcuni alfieri del neoliberismo si sono convertiti sulla via di Damasco dello sviluppo sostenibile. Il caso pi squallido probabilmente quello del giornalista del New York Times e premio Pulitzer Thomas Friedman, noto per il fideismo nel credo neoliberista che rasentava lassurdo e per la cinica arroganza verso ogni limitazione delle prerogative sovrane del mercato, fossero di carattere sociale o ambientale. Oggi Friedman si dato una colorata di verde ed capace di dichiarazioni come questa: I nostri genitori furono la Grande Generazione, costruirono per noi un mondo di libert e abbondanza. Noi siamo stati la generazione delle cavallette, abbiamo mangiato tutto. I nostri figli dovranno essere la regeneration, creando un modello di crescita basato su valori sostenibili, sia per il mercato che per Madre Natura. Detto in due parole, quello che la libert fu per i nostri genitori, la sostenibilit dovr essere per noi e i nostri figli. Altrimenti non saremo liberi, anzi saremo ancora meno liberi di quanto non lo saremmo stati se i sovietici avessero vinto la guerra fredda. Le restrizioni che l' economia e la natura imporrebbero su di noi sarebbero severissime, a meno appunto di non trovare un modello di crescita sostenibile (Paolo Valentino, Mercato e natura sostenibili, lequazione di Friedman, Corriere della Sera, 15 luglio 2009). Curiosamente, lenfasi sulla crescita lunica cosa che accomuna il vecchio e il nuovo Friedman.

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Cinque anni prima di tale avvenimento, la Commissione mondiale sull'ambiente aveva provato ad affrontare la spinosa questione della conciliazione tra crescita e preservazione della natura in un relazione intitolata Our common future (noto in Italia come Rapporto Brundtland, dal nome della coordinatrice della commissione, la norvegese Gro Harlem Brundtland) in cui per la prima volta venne presentata la teoria dello sviluppo sostenibile, presentata come forma di sviluppo che permette si soddisfare i bisogni attuali senza compromettere la capacit delle generazione future di soddisfare i loro. Fin qui si tratta di un auspicio di alto valore morale assolutamente condivisibile. I problemi sorgono quando le vecchie generazioni cominciano a fare supposizioni sui bisogni di quelle future: quanto dovranno i posteri limitare le loro pretese rispetto ai progenitori baby boomers? Al riguardo, il Rapporto Brundtland stringe locchio alla tecnologia come mezzo di emancipazione dai limiti naturali: Il concetto di sviluppo sostenibile comporta limiti, ma non assoluti, bens imposti dall'attuale stato della tecnologia e dell'organizzazione sociale alle risorse economiche e dalla capacit della biosfera di assorbire gli effetti delle attivit umane. La tecnica e la organizzazione sociale possono per essere gestite e migliorate allo scopo di inaugurare una nuova era di crescita economica. Niente paura, insomma: ci sar un nuovo boom economico, paragonabile a quello del secondo dopoguerra (altrimenti che era di crescita sarebbe?) quindi le future generazioni possono tirare un sospiro di sollievo, insieme ovviamente al mondo imprenditoriale terrorizzato allidea di ridurre i suoi volumi di affari. Ci penser la tecnologia a risolvere tutti i problemi. Anche il Nobel per leconomia Robert Solow ha espresso a pi riprese idee in linea con il Rapporto Bruntland significativo che abbia ottenuto il Nobel proprio nel 1987, lanno di pubblicazione del Rapporto teorizzando che un livello di consumo sostenibile pu essere assicurato tutte le volte in cui la tecnologia garantisca un grado sufficiente di sostituibilit tra risorsa naturale e capitale fisico. Nel saggio Intergenerational equity and exhaustible resources ha portato alle estreme conseguenze il ragionamento affermando che non c in linea di principio alcun problema; il mondo pu in effetti andare avanti senza risorse naturali.

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Qualche burlone ha interpretato alla lettera leconomista statunitense, ipotizzando che in futuro si potranno cucinare pizze sempre pi grandi senza ricorrere alla farina, grazie a forni sempre pi sofisticati53. LOCSE, il club che comprende tutti i paesi pi industrializzati a eccezione di Russia e Cina, ha organizzato un forum nel 2008 a Parigi dove ha esposto la sua versione di sviluppo sostenibile, basata sullassunto per cui la crescita economica da sola non basta per risolvere i problemi mondiali. Joaquin Arriola, delluniversit di Bilbao, ha cos riassunto le proposte dellOCSE in merito alla difesa dellambiente: a) Dare la priorit alle tasse ecoambientali per ridurre le emissioni specifiche, invece di ricorrere alla spesa pubblica considerata risorsa di ultima istanza. b) Approfondire la strategia di far pagare linquinamento a chi lo produce. c) Ridurre laiuto allo sviluppo in attivit che provocano direttamente il cambiamento climatico e favorire linformazione sullimpatto climatico delle strategie di sviluppo nei paesi della periferia. d) Mantenere la cultura dellautomobile utilizzando gli agrocombustibili come fonte di energia e sviluppare tecnologie che limitino il ricorso alluso dei cereali, semi oleosi e zucchero come materia prima degli agrocombustibili. e) Sviluppare lenergia nucleare e sotterrare i residui radioattivi a grande profondit nella terra. f) Fare ricerca su diversi fronti riguardo il cambiamento climatico, la biodiversit e linquinamento. g) Approfittare del ruolo delle citt nella somministrazione delle infrastrutture necessarie per la gestione e il riciclaggio delle risorse, per generare nuove forme daffari privati legati alla somministrazione di queste risorse 54.

Se si eccettuano i punti sul nucleare e in parte quello sugli agrocombustibili, gli altri sono comuni a tutti i progetti di sviluppo sostenibile, da quelli orientati al business a quelli promossi da associazioni ambientaliste. Oltre al ruolo centrale affidato alla tecnologia, lidea fondamentale che la base del risanamento ambientale passi attraverso la quantificazione dei costi ecologici e quote di inquinamento come quelle previste dal protocollo di Kyoto (il cosiddetto sistema cap and trade); inquinare diventa quindi una sorta di diritto, previo pagamento. Per il resto non una parola di critica sul sistema di produzione e consumo mondiale, ragion per cui Serge Latouche tra i molti a ritenere lo sviluppo sostenibile una colossale presa in giro dellumanit, un espediente per salvare lideologia della crescita tinteggiandola un pochino di verde:
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Forse siamo troppo malevoli con Solow: mosso dalla necessit, lingegno umano pu trovare soluzioni miracolose. Ad esempio nel 2007, quando in Messico il prezzo del mais schizz alle stelle a causa del suo impiego come biocarburante, la popolazione pi povera ricorse allargilla per preparare la tradizionale tortilla. Chiss se un fatto del genere rientra nel modello di Solow. 54 Arriola in Vasapollo 2008, 100

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Il qualificativo sostenibile si configura dunque come un chiaro tentativo di salvare il salvabile del paradigma dello sviluppo, ormai smarrito dopo i ripetuti fallimenti e sostituito dal paradigma della globalizzazione nellambito degli affari e delle istituzioni di Bretton Woods.55 Solo illazioni eco-disfattiste? Se lo sviluppo sostenibile non soltanto uno slogan, allora i buoni propositi devono sfociare in qualcosa di concreto, in un programma che numeri alla mano chiarisca come si possa conciliare crescita economica e salvaguardia del pianeta e delle generazioni future. Su questaspetto i sostenitori dello sviluppo sostenibile sono molto carenti perch tale operazione stata tentata seriamente in un solo caso e, come vedremo, con esiti decisamente insoddisfacenti. La IEA e lo Scenario 450 Le ultime conferenze mondiali sul clima che hanno aperto lera post-Kyoto - Copenaghen 2009, Cancn 2010 e Durban 2011 - hanno impostato il dibattito sui cambiamenti climatici accettando la tesi pi volte ribadita dalla IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, la commissione climatica dellONU) secondo cui lobiettivo fondamentale impedire che la temperatura media del pianeta oltrepassi i 2C. A tal fine occorre che la concentrazione di CO nellatmosfera non superi i 450 ppm (parti per milione), quindi le nazioni del mondo godrebbero di un bonus (oggi la concentrazione intorno 380-390 ppm) per aumentare le emissioni, per poi ridurle gradualmente: in caso di infrazione di tale limite, i climatologi hanno paventato il rischio di conseguenze irreversibili per il pianeta. Seguendo le prescrizione dellIPCC, la IEA si sforza da alcuni anni di elaborare un modello energetico che coniughi lotta ai cambiamenti climatici e crescita economica, chiamato Scenario 450, che viene allegato al World Energy Outlook (WEO) pubblicato annualmente dallagenzia. Nella versione divulgata nel 2011, lo Scenario 450 prevede un trend di crescita dei consumi energetici dell1,4% annuo fino al 2020, che dovrebbe ridursi allo 0,3% annuo tra il 2020 e il 2035; a pag. 212 del WEO 2011 appare questa tabella di previsione dei consumi di energia primaria:

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Latouche 2008, 83

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FONTE Carbone Petrolio Gas Nucleare Idroelettrico Biomasse e rifiuti Altre rinnovabili TOTALE 2009 3294 3987 2539 703 280 1230 99 12132

CONSUMO (in MTEP) 2020 3716 4182 3030 973 391 1554 339 14185

2035 2316 3671 3208 1664 520 2329 1161 14870

2009 27% 33% 21% 6% 2% 10% 1% 100%

% SUL TOTALE 2020 26% 29% 22% 7% 3% 11% 2% 100%

2035 16% 25% 22% 11% 3% 16% 2% 100%

Chi un po pratico della materia rester molto perplesso riguardo al dato 2009 sullenergia nucleare, perch 730 MTEP annui vorrebbero dire pi di 8100 TWh di produzione elettrica latomo non si pu impiegare per altri usi mentre la stessa IEA in altri dispacci ci informa che le centrali atomiche contribuiscono per circa 2700 TWh; come spiegare la contraddizione? Di fatto la IEA ragionando in MTEP (ossia milioni di tonnellate di petrolio equivalenti) adotta un criterio, abbastanza discutibile, per cui un kWh di energia elettrica generata da un reattore nucleare evita il consumo di unenergia primaria equivalente moltiplicata per tre (circa) di combustibili fossili. In pratica, quello che compare nella tabella il rendimento ideale del reattore, che in realt non riesce a convertire pi del 30-35% del calore prodotto dalla fissione in energia elettrica, limite insuperato anche per i nuovi reattori di terza generazione56. Ne consegue pertanto che, anche nella previsione ottimistica del 2035, il nucleare contribuirebbe per meno del 4% ai consumi di energia primaria, quindi le fonti fossili sarebbero ancora pi del 63% del totale. Ma aumentare del 140% la produzione di energia atomica richiederebbe la costruzione ex novo di pi di 200 centrali e la sostituzione di circa novanta unit di prima e seconda generazione che verso il 2015 arriveranno al termine del ciclo operativo, con paesi come Germania, Svezia, Svizzera e Giappone che hanno annunciato la graduale uscita dallatomo dopo il grave incidente di Fukushima. Come se non bastasse, se anche si concretizzassero gli sforzi titanici per sostenere un simile programma di espansione, si andrebbe incontro a una beffa terribile, perch secondo la guida Uranium from mine to mill compilata nel 2010 dalla WNA le riserve di uranio commerciale (estraibile a un prezzo inferiore a $80/kg) permetterebbero non pi di una ventina danni di autonomia, dopodich bisognerebbe incrociare le dita e sperare che

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Ringrazio pubblicamente il professor Ugo Bardi per avermi chiarito questo aspetto in uno scambio privato per email.

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lindustria del settore sia riuscita a mettere in commercio i fantomatici reattori autofertilizzanti di IV generazione57. Quello relativo al nucleare non lunico elemento controverso dello Scenario 450 ma solo la punta di un iceberg. Ad esempio: - 240 MTEP in pi di energia idroelettrica corrispondono alla costruzione di una trentina di maxi-dighe sul tipo di quella cinese delle Tre Gole sul fiume Yangzte, che ha costretto a sfollare due milioni di persone e sommerso innumerevoli villaggi; - viene definita opzione chiave lutilizzo delle centrali a carbone con sequestro di carbonio (CSS), una tecnologia basata pi sul desiderio di impiegare ancora il carbone che su motivazioni ecologiche. Lo stoccaggio della CO in depositi sotterranei infatti difficilmente fattibile e molto pericoloso; - contrariamente ai dati esposti nella prima sezione, la IEA pospone il picco della produzione del petrolio al 2020 e quello del gas naturale a data da destinarsi; - la IEA punta pericolosamente sulle biomasse al fine di realizzare biocarburanti per sopperire al picco del petrolio. Nel rapporto si precisa che, dei 2329 MTEP di energia da biomassa, il 29% - ossia 675 MTEP dovrebbe essere destinata alla produzione di biocarburanti, ma gi oggi che se ne consumano solo una sessantina di MTEP 58 esistono gravi problemi di concorrenza con lagricoltura destinata allalimentazione umana; - la IEA stima che la realizzazione complessiva del programma richiederebbe un investimento di 36,5 trilioni di dollari tra il 2011 e il 2035, ossia 1,5 trilioni di dollari allanno un ammontare che, per intenderci, equivarrebbe al 3,7% del PIL mondiale 2008, un grande onere in tempi di crisi economica. Tirando le somme, lo Scenario 450 oscilla tra previsioni fantascientifiche e scenari da film dellorrore. Ma riuscirebbe a venire incontro ai desideri espansionistici del business imprenditoriale? Quanto sarebbe il tasso annuo di crescita del PIL con un aumento energetico dell1,4%? Non facile dare una risposta precisa, tuttavia si possono ipotizzare alcune stime59. Tra il 2000 e il 2008, il PIL mondiale aumentato del 3,2% annuo mentre il consumo energetico del 2,7% annuo: se questultimo venisse ridotto all1,4% come previsto nello
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Tutti gli esperimenti di reattori autofertilizzanti tentati finora (Beloyarsk-3 in Russia, Monju in Giappone e Superphnix in Francia) sono miseramente falliti, a causa dellelevata pericolosit nel trattamento del plutonio. 58 Stima del BP Energy Outlook 2030 59 I dati successivi sono stati ricavati da IEA Statistics - CO emissions from fuel combustion 2010

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Scenario 450, mantenendo anche per il 2011-2020 la medesima intensit energetica si avrebbe una crescita dell1,6% di per s non particolarmente esaltante 60. Tuttavia su questo misero risultato grava come un macigno la necessit di contenere le emissioni di CO, che per lo Scenario 450 dovrebbero attestarsi a 31,9 Gt (giga-tonnellate, miliardi di tonnellate); cio solo 3,1 Gt pi del 2009, mentre nel 2000-2008 laumento stato di 8,4 Gt. Lefficienza tecnologica (il rapporto CO /PIL) dovrebbe fare un balzo in avanti del 20% in pochi anni, e ci sembra difficilmente fattibile considerando la preponderanza ancora assegnata alle fonti fossili. Per questi livelli modesti di crescita, lumanit dovrebbe spingersi fino ai limiti teorici di inquinamento, nella speranza che le teorie dei climatologi reggano alla dimostrazione pratica, e imbarcarsi in programmi energetici tanto ambiziosi quanto sconclusionati sul piano politico e sociale. Lassurdit tale che neppure la IEA sembra credere pi di tanto alle sue stesse proposte (pag. 239): Ogni anno bisognerebbe costruire circa 27 GW di reattori nucleari, che necessitano unaccettazione diffusa di questa tecnologia. Altre tecnologie che sono state prese in esame, come le gradi dighe e i biocarburanti, incontrano resistenze da parte dellopinione pubblica a causa delle potenziali conseguenze ambientali e delle problematiche legate alla sostenibilit... Dal momento che implementare lo Scenario 450 sarebbe gi estremamente impegnativo, assai difficile pensare di sviluppare la tecnologia ancora pi rapidamente, modificando sia i comportamenti individuali che la pianificazione urbana. Non tutto verde ci che luccica Una delle peggiori distorsioni perpetrate dal sistema mediatico stato quello di ridurre i problemi ecologici a una questione di fonte energetica, a una lotta tra paladini del nucleare o delle rinnovabili, ammorbando lopinione pubblica con migliaia di dibattiti di dubbio valore scientifico degenerati in chiacchiere da salotto se non peggio. E bisogna ammettere che i partiti verdi e le associazioni ambientaliste non sono affatto esenti da colpe. In realt, la vera discriminante tra ritenere il riscaldamento climatico lunica incognita per lumanit e invece pensare che il pianeta stia affrontando una crisi ecologica-sociale molto pi complessa, di cui leffetto serra solo una delle componenti; tra pensare che la soluzione consista solo nel dotarsi di tecnologie pulite oppure capire che arrivato il momento di progettare e implementare nuovi paradigmi politici ed economici, quindi anche
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Confindustria definiva nel 2010 lItalia malata di poca crescita perch stentava ad arrivare al 2% (Bagnoli Roberto, LItalia malata di poca crescita, Corriere della Sera 17 dicembre 2010)

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energetici. I sostenitori del nucleare, nel 99% dei casi, puntano sulla necessit di mantenere lattuale livello di consumi e quindi il business as usual, ma qualche guru ambientalista non da meno, con la differenza che si propone lo stesso scopo ricorrendo alle rinnovabili. Consideriamo un esempio famoso. Lester Brown, presidente dellEarth Policy Institute, ritenuto uno dei maggiori paladini dellambientalismo; la prefazione alledizione italiana del suo libro Piano B 3.0 stata curata da Beppe Grillo mentre quella di Piano B 4.0 da Loretta Napoleoni. In questultima Brown propone una vera e propria economia di guerra (testuali parole) in modo da passare dagli attuali 1600 GW di potenza generati dallidroelettrico e dalle rinnovabili a oltre 9000 GW nel 2020. Entrando nel dettaglio, prevede di aumentare la potenza dellidroelettrico di 405 GW, pari alla capacit di 21 dighe sullo Yangtze, e addirittura di 2800 GW leolico, lequivalente circa di un milione di maxi pale eoliche. Obiettivi quindi non meno ambiziosi e quindi infattibili - di quelli dello Scenario 450. Al pari di Greenpeace, Brown favorevole alla costruzione di Desertec, un progetto patrocinato dal Club di Roma e sviluppato dal consorzio DII GmbH/Desertec Industrial Iniziative, che prevede di costruire centrali solari termodinamiche ed eoliche nei deserti dellAfrica settentrionale, per un investimento pari a 400 miliardi di euro in dieci anni; un convinto sostenitore anche dei maxi impianti fotovoltaici da 800-100 mq, realizzati da aziende come la Sunedison, che sottraggono terreni allagricoltura creando disagi alle popolazioni, per di pi senza promuovere unoccupazione locale perch solitamente viene impiegato esclusivamente personale interno allimpresa. Con una visione simile, non sorprende che Brown manifesti alcuni stereotipi tipici degli sviluppisti mainstream. Ecco ad esempio come liquida il problema dellimpatto ambientale dei maxi parchi eolici: Altri sono critici a causa dellimpatto sul paesaggio. Quando alcuni guardano una centrale eolica, percepiscono un degrado del panorama. Altri ci vedono una fonte di energia che salver la civilt. Sebbene vi siano problemi legato alla sindrome NIMBY (Non In My BackYard, non nel mi giardino), la risposta PIMBY (Put in My BackYard, mettila nel mio giardino) sempre pi diffusa... Ci non sorprende, visto che i posti di lavoro che si creano, i diritti e i proventi dalle tasse provenienti dalle turbine eoliche sono i benvenuti nelle comunit locali61.

Oltre alla riproposizione dellodiosa teoria della sindrome NIMBY quella di cui vengono accusati quotidianamente gli oppositori delle grandi opere - rivediamo i soliti miti della
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Brown 2010, 167

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tecnologia salvatrice e il dogma della subordinazione dellambiente alle ragioni economiche, edulcorati e inseriti in una cornice eco friendly. Malgrado in Piano B 4.0 vengano proposte soluzioni anche per la lotta alla fame e alla povert, queste assumono quasi sempre un carattere tecnico-pratico, senza mettere in discussione pi di tanto i fondamenti del sistema politico ed economico, per cui non sorprendono gli apprezzamenti ricevuti nelle alte sfere. Brown stato definito dal Washington Post uno dei pi influenti opinionisti del mondo, ha partecipato al Congresso mondiale dellenergia 2010 insieme ai colossi industriali del settore e tra i finanziatori suoi e dellEarth Policy Institute compaiono realt non profit legate a doppio filo alle grandi multinazionali, come le fondazioni Rockfeller e Turner. In Cina le opere di Brown non solo non hanno subito censura a differenza di quanto capitato ad altri ecologisti - ma Piano B 2.0 ha ricevuto un premio letterario nel 2005 e addirittura stato citato dal premier Wen Jiabao a pi riprese in articoli giornalistici e interventi pubblici: un riconoscimento davvero singolare per un ambientalista, essendo stato ottenuto dalluomo politico che ha consegnato alla Cina il triste primato di maggior emettitore al mondo di CO. In perfetta sintonia con la mentalit dello sviluppo sostenibile, il governo cinese obietterebbe di aver intrapreso un cammino ecologicamente virtuoso sconosciuto allOccidente, avendo investito dopo la crisi economica ben il 7,1% del PIL (circa 170 miliardi di dollari) nello sviluppo delle energie rinnovabili, contro l1,8% degli USA e lo 0,9%% dellEuropa 62. Contrariamente alle illusioni di molti commentatori 63, lobiettivo reale di affiancarle alle fonti tradizionali al fine di sostenere limpetuosa crescita. Non si spiegherebbe altrimenti perch si punti su infrastrutture faraoniche ad alto impatto ambientale, come il maxi-parco eolico di Jiuquan, per cui prevista una potenza di 10 GW (ossia quindici volte pi elevata di quella della pi grande centrale eolica attualmente esistente) o i 13 GW di progetti di centrali solari in stile Desertec stanziati nel 2009. E soprattutto non si spiegherebbe perch i piani energetici cinesi continuino a sostenere il carbone come principale risorsa strategica. Il realismo richiede quindi di abbandonare le visioni manichee sulle rinnovabili, che potevano essere vere 10-15 anni, quando le grandi corporation del settore energetico erano interessate solamente a fonti fossili e nucleare (oltre alle grandi dighe) e quando le teorie negazioniste sullinfluenza umana nel riscaldamento globale del pianeta trovavano ancora sufficiente credito:
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Cianciullo e Silvestrini 2010, 21 Il solito Thomas Friedman ha offerto una delle sue perle di saggezza sul New York Times del 27 settembre 2009 scrivendo che la rossa Cina sta per diventare verde.

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istruttivo osservare come i fautori a oltranza del presente ordine economico e sociale abbiano con realismo prontamente mutato condotta; inizialmente essi hanno negato lesistenza di un qualsiasi indizio di interferenza nociva con lambiente. Costoro sostenevano che le crisi in ambito economico e sociale dovessero considerarsi fisiologiche e che i danni allambiente, alla salute, allecosistema fossero totalmente inesistenti, al pi irrilevanti; oppure, se rilevati e quindi non contestabili, andassero ascritti a fattori estranei allazione delluomo. Di fronte allaggravarsi della crisi il piano cambiato; si ammette la gravit della congiuntura e la si cavalca. Cio si elaborata una strategia per cui dopo aver provocato guasti si pu lucrare ancora, travestendosi da addetti alle riparazioni 64.

Oggi molto pi conveniente intraprendere vaste operazioni di marketing per la promozione dello sviluppo sostenibile (Texaco, Suez o Dupont, ad esempio, tra le aziende pi distruttive nei confronti dellambiente, fanno parte del World Business Action For Sustainable Development) e cercare di mettere le mani sulle fonti rinnovabili in modo da utilizzarle allinterno dei consueti paradigmi di sviluppo: General Electric, Exxon Mobil, Shell e persino Areva (la multinazionale francese del settore atomico), solo per fare alcuni nomi, sono impegnate nelleolico e nel solare. Come ha notato saggiamente Herv Kempf, queste aziende portano avanti progetti verdi assolutamente minoritari rispetto a quelli condotti sulle fonti energetiche tradizionali, a scopo pubblicitario e per darsi unaurea di credibilit di fronte allopinione pubblica: In questottica, lo sviluppo delle energie rinnovabili soltanto un alibi ecologico per una politica immutata, un contrafforte per il capitalismo che distrugge lambiente65. In Italia assistiamo addirittura al paradosso per cui diventano sostenibili persino le fonti fossili. Gian Battista Merlo, presidente di ExxonMobil Mediterranea, intervistato da a Nuova Energia Il periodico dello sviluppo sostenibile, dopo aver premesso che Per il futuro ci aspettano due grandi prove. La prima consiste nel rispondere al crescente fabbisogno di energia che il mondo richiede per il suo sviluppo economico e sociale, soprattutto nei Paesi oggi meno avanzati; la seconda quella di riuscire a farlo in modo sostenibile, salvaguardando l'ambiente ha poi platealmente calato la maschera svelando che cosa intendono per sostenibilit le corporation:

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Cosenza 2010, 77 Kempf 2010, 87. A riprova della correttezza del giudizio di Kempf, societ come Exxon Mobil e Shell svolgono una fortissima attivit di lobby nel Congresso statunitense per bloccare le iniziative volte al taglio delle emissioni di gas serra.

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A meno di fluttuazioni marginali sulle singole componenti, tutte le previsioni concordano sul fatto che petrolio e gas resteranno ancora le maggiori fonti di energia per alcuni decenni a venire, coprendo circa il 60% della domanda. Le nostre stime prevedono un aumento al 2030 rispetto ad oggi di circa 76 milioni di barili/giorno di petrolio e gas, cio circa 8 volte la produzione attuale dell'Arabia Saudita. Le ragioni per cui petrolio e gas rimarranno le fonti energetiche pi diffuse sono sostanzialmente la loro economicit e la loro versatilit. In forte aumento soprattutto il gas, il cui mercato globale avr una crescita media del 2,2% allanno da qui al 2030, contro l'1,5 del petrolio. Certamente le centrali elettriche bruceranno pi metano (circa il 40% della domanda di gas), il cui commercio crescer notevolmente. L'evoluzione tecnologica render sempre pi competitivo il gas naturale liquefatto (GNL) e assisteremo alla crescita del numero di terminali di ricezione, stoccaggio e rigassificazione, soprattutto in Europa e Nord America. La disponibilit di gas da fonti sicure e a costi competitivi avr importanza strategica per lo sviluppo industriale e il benessere di un Paese e chi sar pi efficiente e rapido nell'adeguarsi al crescente mercato del GNL godr di vantaggi competitivi66. Linteresse per il GNL e i rigassificatori sintomatico di come lo sviluppo sostenibile finisca stranamente per coincidere con quello realmente esistente. I rigassificatori appartengono alla stessa categoria di grandi opere di cui fanno parte TAV e MOSE, ossia infrastrutture tenacemente sostenute da Destra e Sinistra nonostante le vibrate resistenze della popolazione67. A differenza del nucleare 68, latteggiamento verso i rigassificatori stato sicuramente molto pi bipartisan. Da ministro dello sviluppo del secondo governo Prodi, lattuale segretario del PD Bersani aveva gi sostenuto la necessit di costruire una rete di rigassificatori, e i vertici nazionali di Centro-Destra e Centro-Sinistra si sono mostrati compatti nel sostenere la costruzione di impianti come quello di Porte Empedocle, malgrado le reazioni contrarie a livello locale: il giro di affari del resto va ben oltre laspetto energetico. La CMC, la cooperativa ravennate vicina ai DS e poi al PD, si aggiudicata il mega-appalto per il raddoppio della strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta, che ha visto lassegnazione dei numerosi subappalti alle ditte edili del luogo. Anche i partiti sostenitori dei gruppi no-gas hanno spesso mostrato un atteggiamento non sempre coerente: nel suo libro C un problema con lEni, lex giornalista di Liberazione Sabina
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Dario Cozzi, Merlo: Pronti a raccogliere le grandi sfide dello sviluppo sostenibile, a Nuova Energia Il periodico dello sviluppo sostenibile, www.nuova-energia.com/index.php? option=com_content&task=view&id=61&Itemid=87. 67 Oltre allimpatto ambientale dei rigassificatori, esistono forti rischi dovuti allinstabilit del GNL e alla sua notevole potenza esplosiva. 68 In realt anche dentro il Centro-Sinistra i simpatizzanti del nucleare erano numerosi e non si limitavano ai sostenitori dichiarati (come Umberto Veronesi, Chicco Testa, Franco De Benedetti, Pietro Ichino, Tiziano Treu e Margherita Hack, firmatari della lettera aperta in favore del nucleare apparsa su il Riformista dell11 maggio 2010). Un cablogramma intercettato da WikiLeaks rivela che nel 2007 Pierluigi Bersani, allora ministro per lo sviluppo economico, firm con il Segretario USA allEnergia Bodman, un accordo bilaterale di partnership sulla ricerca e lo sviluppo dellenergia nucleare; Bersani si impegnava anche a favorire la creazione un clima di consenso nel paese a favore dellatomo.

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Morandi denuncia di aver ricevuto pressioni da Alfonso Gianni (allora dirigente di Rifondazione Comunista e sottosegretario allo sviluppo economico) in seguito ad alcuni articoli polemici apparsi sullorgano del Prc69. Greenwashing e vera sostenibilit Ma in definitiva che cosa significa sostenibilit? Non emettere gas serra? Non intossicare aria, acqua e terra con sostanze artificiali? Oppure, come sostenne un direttore della TESCO, un nuovo modo per fare affari? Pi si abusa del termine pi la confusione regna sovrana. I nuclearisti molto spesso etichettano come sostenibile la loro energia perch la fissione atomica non produce gas serra e le centrali liberano quindi nellatmosfera solo vapore acqueo70. Se detta in buona fede, si dimostra la pi totale ignoranza del ciclo dellenergia nucleare e sorprende che persone sempre pronte a denunciare i risvolti ecologicamente negativi delle energie rinnovabili ad esempio gli inquinanti processi di purificazione del silicio per produzione di celle fotovoltaiche siano totalmente ignari di quelli correlati alla loro tecnologia preferita. Lestrazione delluranio unattivit ad alto consumo di energia e di acqua, che altera pesantemente il territorio e mette a rischio la salute dei lavoratori a causa delle emissioni di radon, gas nocivo per la salute umana. Il Niger lesempio lampante dei danni provocati da tale attivit: da anni martoriato da conflitti interni e guerre civili, lo stato centrafricano presenta lindice di sviluppo umano tra i pi bassi del mondo, un tasso di denutrizione elevatissimo, una mortalit infantile eccezionale (pi di duecento bambini su 1000 muoiono tra gli uno e i quattro anni di et) e lestrazione di uranio condotta per decenni dai francesi di Areva sicuramente pesa in questa tragedia. Greenpeace, in collaborazione con il laboratorio francese indipendente Criirad e la rete di ONG Rotab, ha condotto alcuni studi dove si evidenzia come Areva abbia eseguito le operazioni in modo negligente, rilasciando sostanze radioattive nell'aria, infiltrando le falde acquifere e contaminando il terreno intorno alle citt minerarie di Arlit e Akokan.71 In ogni caso, il solo fatto di aver impiegato in 40 anni ben 270 miliardi litri di acqua (6,75 miliardi di litri allanno) ha originato
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Linfluenza dellENI sui vertici politici e sui media vista con sospetto da molte fonti autorevoli. Nel novembre 2010, lorganizzazione WikiLeaks ha pubblicato alcuni cablogrammi inviati dallex ambasciatore statunitense in Italia Ronald Spogli, alcuni dei quali molti critici nei confronti della posizione dominante assunta dallENI allinterno del governo e sui media. 70 A onor del vero rilasciano anche Trizio e Carbonio 14, sui quali pesano forti sospetti per la salute umana (Baracca e Ferrari Ruffino 2011, 257). 71 Nel 2010 Areva ha ammesso le proprie responsabilit e si impegnata a bonificare le zone colpite, dopo aver disatteso questo compito nel 2008.

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sicuramente conseguenze tragiche, in un paese occupato per due terzi dal deserto dove le temperature sono tra le pi alte registrate sul pianeta. I problemi della fase finale del ciclo atomico non sono da meno: le scorie nucleari hanno lunghissimi tempi di decadimento radioattivo (intorno ai migliaia di anni) e a oggi non esiste un sito di stoccaggio definitivo, creando perci un pesante fardello per lambiente e le generazioni future. Non si pu immaginare nulla di pi lontano dallo sostenibilit. Se la presunta sostenibilit del nucleare lasciava adito a pochi dubbi, molti resteranno sorpresi dallo scoprire che tante soluzioni commerciali etichettate green in realt sono estremamente dannose per lambiente, come ha sperimentato di persona Gunther Pauli, il pioniere della cosiddetta blue economy. Pauli, ispirato dalle idee innovative di Lester Brown, negli anni Ottanta fond la Ecover, azienda specializzata in detergenti completamenti biodegradabili che sostituivano i tensioattivi artificiali con altri ricavati dalla palma da olio. Quando linnovazione cominci a imporsi sul mercato, Pauli scopr con orrore che i suoi prodotti stavano contribuendo alla deforestazione dellIndonesia e allestinzione dellorangutan. Inconsapevolmente, la sua impresa si era macchiata di greenwashig, termine che indica l'ingiustificata appropriazione di virt ambientaliste. Pauli cap che la biodegradabilit non implica di per s la sostenibilit, per la quale ide invece una sua personale definizione: fare di pi con quello che si ha, rivedendo quindi il modello di business. Per questa ragione, ha condannato come greenwashing lutilizzo di colture dedicate alla realizzazione di biocarburanti e plastiche biodegradabili, oppure limpiego di materiali rari e costosi per moduli fotovoltaici e torri eoliche. Integrando la visione di Pauli con lauspicio del Rapporto Brundtland, secondo cui occorre trovare "equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilit delle future generazioni di sopperire alle proprie", si possono gettare le basi per la ricerca della vera sostenibilit, di cui ci occuperemo nella quarta parte. Uscire da qualunque crescita per salvare il pianeta. Malgrado certe dichiarazioni ufficiali che trascendono la demenzialit, davvero possibile che chi occupa le alte sfere della politica e delleconomia mondiale sia talmente ottuso da ignorare lesistenza del problema ambientale? Il governo USA che, come garanzia dai

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rischi delleffetto serra, suggeriva di modificare la radiazione solare 72 credeva veramente a ci che stava proponendo? Sono talmente cieche e ignoranti le classi dirigenti mondiali? Malgrado lapparenza, diversi indizi lasciano intravedere una preoccupazione concreta. Nel 2005 lallora ministro del Tesoro britannico Gordon Brown chiese a Nicholas Stern, economista della Banca Mondiale, di stilare un rapporto sugli effetti economici dei cambiamenti climatici, che Stern ha poi utilizzato come base per il libro Un piano per salvare il pianeta, presto diventato una Bibbia dello sviluppo sostenibile. Nel febbraio 2004, il settimanale britannico The Observer rivel lesistenza di un rapporto segreto del Pentagono per il presidente Bush in cui i pericoli ambientali erano considerati pi pericolosi di Al Qaeda per la sicurezza nazionale americana. Infine non bisogna dimenticare che lex vicepresidente USA e Nobel per la Pace Al Gore, balzato agli onori della cronaca per la partecipazione al documentario ecologista Una scomoda verit (vincitore di due premi Oscar) stato per molti anni punto di riferimento di lobby e potentati economici lAmministrazione Clinton, di cui Al Gore era vice, stata determinante per lascesa del neoliberismo ed difficile immaginare che ora siano del tutto estranei alle sue battaglie ambientaliste. Allora come si spiega la pericolosa svogliatezza che rischia di condannare in eterno il pianeta? Il problema fondamentale che la ristretta super-classe che governa il mondo trae il suo privilegio dalle attivit responsabili della devastazione ambientale. Interrompere il meccanismo della crescita illimitata vorrebbe dire inceppare lintero sistema economico e sovvertire gran parte delle gerarchie esistenti. Ne consegue perci che alle preoccupazioni per la salute del pianeta siano anteposte quelle per la preservazione dellordine dominante, per cui si ignora o si ridimensiona il problema magari foraggiando qualche scienziato eretico capace di affermare che i cambiamenti climatici sono dovuti a strane alterazioni dellattivit solare, e assicurandogli grande visibilit presso i media oppure si elabora una visione ambientalista molto miope etichettandola con la parola magica sostenibile, attuando al pi qualche misura palliativa. Non un caso che il problema ecologico venga ridotto al riscaldamento climatico dovuto allemissione dei gas serra (lapproccio di Stern), lunico aspetto dove la tecnologia pu dare un apporto concreto, estromettendo altri ugualmente importanti come la perdita di biodiversit che invece richiederebbero la revisione radicale dello stile di vita occidentale e delle metodologie di produzione, unica reale via di salvezza. Ma ci, come sostengono giustamente Herv Kempf e Daniel Tanuro, pu essere compatibile con lesistenza del
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E quello che fece lamministrazione Bush in un promemoria inviato allIPCC.

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mercato ma non con il capitalismo, un sistema economico che non pu ammettere uno stato stazionario ma deve incessantemente espandersi. per tale ragione che, qualsiasi alternativa si voglia trovare allo logica della crescita infinita e delle sue versioni politicamente corrette (come lo sviluppo sostenibile, leconomia dello stato stazionario o le teorie della post-crescita) essa dovr inevitabilmente emanciparsi dalle pratiche e dalla cultura del capitalismo. .

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Una nostalgica utopia negativa: la socialdemocrazia Molte persone, simpatizzanti di Sinistra ma non solo, rimpiangono apertamente il

capitalismo della ricostruzione post-bellica che spian la strada al boom economico degli anni Sessanta e parallelamente consent lampliamento dei diritti sociali, civili ed economici: unepoca non solo di ridistribuzione della ricchezza e di mobilit sociale, ma anche di sostanziale ottimismo verso il futuro e di grande passione politica, molto diversa da quella attuale, apatica e dominata da insicurezza, clientelismo e dove il compito dello Stato sembra unicamente quello di rastrellare denaro in nome del bene supremo della bilancia dei pagamenti. Senza demonizzare alcunch, giunto finalmente il momento di abbandonare ogni mitizzazione: bench molte conquiste rimangano dei capisaldi irrinunciabili, non si pu prescindere da unanalisi critica di quegli anni per comprendere alcuni importanti errori che hanno influenzato inevitabilmente le fasi storiche successive, compresa quella attuale. Si potrebbe liquidare immediatamente largomento ribadendo che, trattandosi di una delle tante forme di economia basata sulla crescita anzi, storicamente parlando forse della migliore economia di crescita possibile - la socialdemocrazia73 di fatto non sia intrinsecamente sostenibile. Tuttavia, per non covare rimpianti immotivati, bene analizzare un po pi a fondo quel periodo storico, scoprendo aspetti troppo spesso trascurati che fanno riflettere su certi giudizi tradizionali. Linsostenibile ricostruzione socialdemocratica Malgrado gli stravolgimenti dellera neoliberista, il benessere europeo ancora strettamente connesso alle politiche socialdemocratiche attuate nel secondo dopoguerra dalle principali nazioni del continente. Con lievi sfumature da paese a paese, venne adottato come paradigma per la ricostruzione dellEuropa sotto legemonia statunitense una ricetta keynesiana basata su grandi investimenti pubblici a sostegno dei mercati interni, accompagnata a un progressivo accordo con le forze sindacali per migliorare le condizioni della classe lavoratrice, creando le premesse per un aumento dei consumi che originasse una congiuntura economica favorevole. In un simile contesto di ricostruzione seguire dottrine liberiste sarebbe stato del tutto insensato, anche perch la necessit di contenere la minaccia ideologica comunista non ammetteva fallimenti di alcun genere:
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Per comodit in questo capitolo eviteremo le disquisizioni terminologiche usando i termini socialdemocratico e keynesiano sostanzialmente come sinonimi, indicando quelle politiche dove lo Stato sostiene lattivit economica allargando la fascia dei diritti sociali la distribuzione del reddito, allo scopo di sostenere la domanda aggregata e la crescita dei consumi.

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occorreva dimostrare che il capitalismo di stampo americano non era egoista ed elitario, ma si faceva carico di migliorare il benessere di tutti gli strati sociali, similmente a quanto accaduto negli USA negli anni Trenta con il New Deal roosveltiano 74. Nel discorso inaugurale del secondo mandato presidenziale Harry Truman fu assolutamente esplicito: Per la prima volta nella storia, lumanit ha le conoscenze e la capacit di alleviare le sofferenze di questi popoli. Gli Stati Uniti eccellono tra le nazioni nello sviluppo di tecniche scientifiche e industriali. Le risorse materiali che possiamo permetterci di utilizzare per lassistenza di altri popoli sono limitate. Ma le nostre inquantificabili risorse di conoscenze tecniche sono in costante aumento e sono inesauribili. Io credo che dovremmo mettere a disposizione dei popoli che amano la pace i vantaggi del nostro bagaglio di conoscenze tecniche per aiutarli a realizzare le loro aspirazioni ad una vita migliore. E, in cooperazione con altre nazioni, dovremmo favorire gli investimenti di capitale in settori che necessitano di sviluppo. Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di aiutare i popoli liberi del mondo a produrre, attraverso i loro stessi sforzi, pi cibo, pi vestiti, pi materiali per ledilizia abitativa e pi in energia meccanica per alleggerire i carichi.

Ecco quindi la straordinaria generosit del piano Marshall - anche nei confronti degli ex nemici Germania, Italia e Giappone e il ricorso a strategie di pianificazione economica che ancora negli anni Trenta sarebbero state bollate come socialiste e che adesso invece erano pensate allo scopo di rafforzare il capitalismo. In alcuni casi vennero addirittura imitate misure precedentemente sperimentate in URSS, che gi aveva condotto una massiccia opera di modernizzazione prima dello scoppio della guerra. Lo storico inglese Eric Hobsbawn ha definito il periodo 1950-65 et delloro della crescita economica, a suo giudizio dovuta soprattutto alla concertazione tra imprenditori e parti sociali: Questa politica si fondava anche su un tacito o esplicito accordo tra gli imprenditori e i sindacati per contenere le richieste dei lavoratori entri limiti che non intaccassero i profitti nel presente n le prospettive di alti profitti nel futuro, profitti tali da giustificare gli enormi investimenti senza cui la crescita spettacolare di produttivit dellEt delloro non sarebbe potuta avvenire... Questo patto sociale era accettabile per tutte le parti in causa. I datori di lavoro, che non si preoccupavano molto di pagare salari elevati in tempi di espansione e alti profitti, accolsero con favore la regolare prevedibilit di contrattazioni che facilitavano la programmazione. I lavoratori, a loro volta, ottenevano benefici aggiuntivi, nonch misure assistenziali sempre pi estese e generose... Le economie dei paesi industriali capitalistici andavano a gonfie vele,
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Secondo molti storici, Luigi Einaudi nel dopoguerra fu emarginato da incarichi di governo non solo per la diffidenza della Sinistra ma su pressione dellAmministrazione statunitense preoccupata dalle sue idee liberiste. Lelezione a presidente della Repubblica di fatto consistette in un prestigioso promoveatur ut admoveatur.

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se non altro perch per la prima volta (al di fuori del Nordamerica e, forse, dellAustralia) si form uneconomia di consumo di massa, grazie alle condizioni di pieno impiego e di costante crescita dei salari reali, garantiti da misure di sicurezza sociale che venivano finanziate con laumento delle entrate fiscali 75. In questo contesto si radic la concezione dello stato sociale (welfare state) e ideali come la previdenza sociale, listruzione pubblica e lassistenza sanitaria gratuita diventeranno dei cardini della societ europea occidentale tenacemente difesi dalla popolazione, a differenza di altri provvedimenti di questo periodo (come la nazionalizzazione dellenergia e delle telecomunicazioni) fagocitati dallondata neoliberista degli anni Novanta. La crescita economica inoltre sanc linizio della societ dei consumi, dove beni in precedenza appannaggio di ristrette lite (automobile, televisore, elettrodomestici, ecc.) divennero accessibili alle masse, grazie al connubio tra maggior potere di acquisto e diritti sociali garantiti dallo Stato. Persino un paese come lItalia, uscito devastato dalla guerra, ottenne risultati strepitosi: allinizio degli anni Sessanta il reddito nazionale era raddoppiato passando da diecimila a ventimila miliardi di lire; la quota dellindustria tra il 1952 e 1962 increment dal 27% al 44% del PIL, il cui tasso di crescita nei primi anni Sessanta si attest anche sopra il 6%, con una punta del 6,8% nel 1961 76; aziende come Ignis, Indesit, Olivetti e FIAT si rivelarono tra le pi fiorenti del Mercato comune europeo. Questa et delloro, basata su compromessi politici a largo raggio e su di una situazione socio-economica molto particolare come quella del dopoguerra, non poteva per durare in eterno: Economicamente quellequilibrio dipendeva da una coordinazione fra la crescita della produzione e i guadagni che tenevano stabili i profitti. Una flessione della crescita continua della produzione e/o una crescita sproporzionata nei salari avrebbero prodotto una destabilizzazione. Il sistema si reggeva su un equilibrio che era mancato vistosamente fra le due guerre, quello fra la crescita della produzione e il potere dacquisto dei consumatori. I salari dovevano crescere abbastanza in fretta da mantenere sostenuto il ritmo delle vendite, ma non cos in fretta da comprimere i profitti. Ma come controllare i salari in unepoca di penuria di manodopera o, pi in generale, come controllare i prezzi in un periodo di domanda eccezionalmente elevata? In altre parole come controllare linflazione o come riuscire almeno a contenerla? Infine lEt delloro dipendeva dal dominio politico ed economico degli USA che agivano talvolta senza volerlo come stabilizzatori e garanti delleconomia mondiale.77
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Hobsbawn 2006, 331-332. Sempre allo scopo di soffocare il conflitto sociale, limprenditoria statunitense accett di finanziare e riorganizzare corsi di riqualificazione per i primi gruppi di lavoratori estromessi dai processi di automazione. Cos facendo per i sindacati rinunciavano a qualsiasi controllo sullo sviluppo tecnologico (Rifkin 1997, 149). 76 Mammarella in Desideri e Themelly 1996, 1110. 77 Hobsbawn 2006, 334-335

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La crisi del sistema di convertibilit del dollaro in oro, iniziata negli anni Sessanta - quindi ben prima dellabolizione per opera di Nixon lindebolimento degli USA dovuto alla guerra del Vietnam e lesaurirsi delle migrazione interne, fonti di manodopera a basso costo, portarono alla diminuzione della produttivit con ricadute inevitabili su di un sistema sociale che basava la propria prosperit sullutopia della crescita continua. Non si deve dimenticare che questa fase storica fu governata in Europa da partiti politici del Centro o della Sinistra moderata, per cui si tratt di un socialismo molto diluito e non privo di contraddizioni. Il principio ispiratore era il motto di John Maynard Keynes secondo cui almeno per altri centanni, il brutto bello e il bello brutto, perch il brutto utile, mentre il bello non lo Il tempo della bellezza non ancora venuto. Come dire: il fine giustifica i mezzi e forse per questa ragione i partiti socialdemocratici e i sindacati non si opposero pi di tanto agli interventi armati per reprimere lindipendentismo delle colonie e allo scoppio dei conflitti in Corea e Vietnam, quando non li hanno apertamente sostenuti. La classe lavoratrice e le fasce sociali pi deboli ottennero il riconoscimento di diritti fondamentali, ma furono anche pervase dallideologia mercificatrice della nascente societ dei consumi che distrusse gran parte della cultura popolare e delle pratiche comunitarie, un fenomeno accentuato dallesodo sempre pi esteso dalle campagne. Alla ricerca della piena occupazione, lattenzione venne concentrata sulla crescita e sullabbondanza, senza interrogarsi adeguatamente sugli scopi della produzione e sulle conseguenze dello sviluppo sullambiente; e probabilmente nella storia non esistito esempio pi grande di alienazione dei lavoratori degli operai della Tennessee Valley Authority fiore allocchiello del New Deal rooseveltiano che inconsapevolmente producevano energia elettrica per i laboratori del centro di ricerche atomiche di Oak Ridge, il pi importante di quelli legati al progetto Manhattan (da l usc luranio usato per bombardare Hiroshima). un dato di fatto che le organizzazioni sindacali si sono rivelate pi combattive in Italia e in Germania, cio dove aveva imperato il nazifascismo, che nella patria del New Deal dove si affermata lAFL-CIO, sindacato moderato e smaccatamente filo-governativo. Accanto a uneconomia socialdemocratica cominciava a prendere piede una societ individualista e omologata che presto, come predisse Pasolini, avrebbe offerto il fianco a una nuova reazione totalitaria mascherata di spensieratezza e libertinismo; contrariamente alle aspettative, tra Stato e cittadino cominci a crearsi una frattura sempre pi netta:

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Paradossalmente anche lo stato sociale, fiore allocchiello delle socialdemocrazie, ha lavorato in questa direzione, perch ha sostituito la comunit con le istituzioni. In effetti quando andiamo in ospedale, a scuola, al posto di polizia, non troviamo facce note al quartiere, ma degli estranei che sono l per guadagnare uno stipendio. Va da s che i soldi per pagarli li diamo noi tramite le tasse, ma il rapporto troppo indiretto per suscitare in noi un senso di appartenenza. Cos viviamo i servizi pubblici come dei corpi estranei gestiti dallalto, che raramente apprezziamo 78. Non si deve dimenticare che uno dei primi statisti a implementare misure concrete di assicurazione sociale stato Otto von Bismarck, non certo sospettabile di simpatie socialiste, seguito a ruota da altri politici di orientamento conservatore (anche William Beveridge, autore del Report of the Inter-Departmental Committee on Social Insurance and Allied Services servito da spunto per il governo laburista successivo a Churchill, era un liberale). Oggi risulta abbastanza chiaro che fu il padronato a spingere per i versamenti obbligatori dei propri operai, in modo da non doversi pi accollare interamente il costo della sicurezza sociale dei lavoratori; cos facendo, lo Stato non solo poteva monitorare le condizioni di salute della propria classe lavoratrice - e anche militare, con la coscrizione obbligatoria - ma contrastava attivamente le associazioni spontanee di mutuo soccorso finanziate dallauto-tassazione, portatrici di unidea di autogestione operaia potenzialmente eversiva. Il progressismo di Stato sempre stato molto ambiguo anche riguardo allallargamento della sfera dei diritti alle donne e alle minoranze, concessi soprattutto allo scopo di favorire la loro integrazione nel mercato del consumo, lasciando intatta il pi possibile la struttura di potere preesistente e mantenendo quindi sotto forma diversa la discriminazione. Lesclusione su base sessuale o razziale, spesso considerata un residuo della sottocultura che permea le classi sociali pi basse, in realt ricalca le tendenze interne al potere politico ed economico e finisce per rispecchiarsi sul resto della popolazione. Laddove le categorie sociali discriminate sono riuscite a superare lesclusione, ci si deve allo sforzo di organizzazioni popolari che lhanno duramente combattuta e quasi mai alla redenzione o allammissione di colpa da parte dello Stato. Prendiamo ad esempio il caso italiano. A meta anni Sessanta, la Piaggio Vespa divent un prodotto di massa, molto consigliato anche per la mobilit femminile: rispetto alle moto tradizionali, il piccolo serbatoio e la potenza ridotta consentivano a persone con una struttura fisica pi minuta, quindi anche alle donne, di poter usufruire di un ciclomotore; la pubblicit presentava la Vespa come baluardo dellemancipazione. Eppure nello stesso
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Gesualdi 2010, 106

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periodo, sul piano legislativo, la situazione era molto meno rosea: bench la Costituzione repubblicana riconoscesse luguaglianza dei sessi, molti anni dopo la sua proclamazione rimanevano in vigore leggi prettamente discriminatorie, come il matrimonio quale giusta causa di licenziamento (abolita nel 1963), il perseguimento giudiziario del solo adulterio femminile (cassata nel 1968) e altre ancora; il numero delle donne impegnate in politica rimaneva scandalosamente basso. Lo stile di vita materiale delle giovani italiane era simile a quello delle loro coetanee francesi, tedesche o inglesi, ma sul piano dei diritti avevano ancora molto da invidiare, e solo lattivismo femminista degli anni successivi riuscito a cambiare la situazione, spesso apertamente contrastato dal potere. Il boom implode Il miracolo economico italiano, governato da una classe dirigente con forti interessi clientelari, ha mostrato con maggiore chiarezza tutte le problematiche di uno sviluppo repentino e incontrollato. Gi nel 1968 lo storico Giuliano Procacci, nella sua Storia degli italiani, condannava la speculazione edilizia e la motorizzazione di massa, gonfiata oltre le possibilit economiche del paese a scapito del trasporto pubblico, che facevano da corollario a unamministrazione pubblica mastodontica quanto inefficiente, alla corruzione generalizzata e a un sistema fiscale forte con i deboli ma incline a tollerare le grandi evasioni. Tuttavia, anche dove lo sviluppo era condotto in modo pi efficiente, il capitalismo riformato recava con s tutte le problematiche che sarebbero poi esplose drammaticamente ai giorni nostri. In unepoca in cui i le fonti energetiche fossili erano abbondanti e la bramosia consumista imperava, si trascur la finitezza della materie prime e la natura venne trattata come discarica universale e pozzo senza fondo da cui attingere a piacimento; neppure il capitalismo pre-bellico aveva mai mostrato particolari scrupoli nei confronti dellambiente, ma ora i ritmi produttivi si erano decuplicati. Quando nel 1966 Albert Speer, architetto e ministro per gli armamenti del Reich hitleriano, venne rilasciato dal carcere di Spandau, rimase assolutamente sconcertato dal mondo che si trov di fronte, come si evince da alcune interviste: Quando mi hanno liberato, sono rimasto stupefatto dal numero di auto in circolazione, da quellincredibile sperpero di energia... il mondo in cui vivete non ha il minimo futuro 79. Si trattava dellopinione smaliziata di una persona scevra da interessi economici e politici del momento, e forse per tale ragione fu
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Citato in Rouer e Gouyon 2009, 102

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avallata da ben pochi scienziati: tra questi il geofisico Marion King Hubbert, con la teoria del picco di produzione di una risorsa non rinnovabile, elaborata gi nel 1956 e presa in seria considerazione solo negli anni Settanta in seguito alla crisi del Kippur e alla serrata dei paesi dellOPEC. Il fabbisogno energetico indiscriminato fu la giustificazione principale per la diffusione del nucleare civile, senza interrogarsi adeguatamente sui rischi associati a questa tecnologia; anzi, in alcuni casi si verificarono connivenze delle associazioni dei lavoratori, come in Francia. Dopo la creazione nel 1946 dei monopoli energetici nazionali Electricit de France (EDF) e Gaz de France (GDF), per evitare conflitti sociali si stabil per decreto che l1% del fatturato di tali imprese venisse destinato a un fondo sociale gestito dai sindacati, dove la CGT, strettamente legata al Partito Comunista Francese, era lassociazione maggiormente rappresentata 80. In questo modo si evit qualsiasi discussione critica sullo sviluppo energetico allinterno dei movimenti dei lavoratori 81. La degenerazione produttivista port alla svalutazione del lavoro umano in favore dellautomazione, con scarsissimo riguardo per gli oneri sociali e ambientali che poteva comportare: Lideale al quale aspirava lEt delloro, bench fosse realizzato solo gradualmente, era una produzione o perfino unerogazione di servizi senza la presenza umana: i robot automatizzati che assemblavano lautomobile, stanze silenziose piene di file di computer che controllavano la produzione di energia, treni senza conduttori. Gli esseri umani erano necessari per uneconomia siffatta solo per un aspetto, come acquirenti di beni e servizi. Proprio in ci consiste il problema centrale di questo tipo di economia. NellEt delloro esso sembrava ancora irreale e remoto, coma la futura morte delluniverso per entropia sulla quale gli scienziati vittoriani avevano ammonito la razza umana82. Fino agli anni Sessanta il tasso di disoccupazione in Europa e Giappone non super mai l1,5% per cui solo a partire dagli anni Settanta il dualismo uomo-macchina divent una tematica scottante; eppure, al pari della crisi energetica, non era affatto unincognita imprevedibile. Tuttavia, persino molte formazioni politiche marxiste ritenevano che andasse favorito lo sviluppo tecnologico per arrivare alla contraddizione finale tra capitale e lavoro, quella dove le forze produttive agiscono in modo quasi autonomo permettendo lemancipazione definitiva dei lavoratori umani dalla fatica.
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Baracca e Ferrari Ruffini 2011, 132-133 Il ritardo nello sviluppo delle energie rinnovabili imputabile in gran parte agli idrocarburi a buon mercato e ai massicci stanziamenti nellenergia atomica: nel 2008 (dati IEA), il paese che utilizzava maggiormente il nucleare per la produzione elettrica, cio la Francia, aveva meno dell1% da solare ed eolico. Come testimonia lottimo libro Lautarchia verde di Marino Ruzzenenti, la scienza fascista aveva compiuto ricerche interessanti sulle energie rinnovabili e sulle materie prime di origine biologica, completamente abbandonate nel dopoguerra dai monopoli energetici statali ENEL ed ENI. 82 Hobsbawn 2006, 314

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La meccanizzazione delle campagne ha rappresentato unaltra faccia del medesimo problema: associata alla rivoluzione verde, basata sulla diffusione capillare della biochimica a danno delle conoscenze tradizionali, sembrava possibile soggiogare la natura ai ritmi della produzione industriale promettendo di mettere fine alla fame del mondo. In Francia, tra il 1960 e il 1980 la produzione si triplicata, ma la popolazione contadina si ridotta di un quarto83, e gli altri paesi europei hanno riscontrato dinamiche simili. Gli effetti nocivi di pesticidi e concimi chimici sarebbero diventati evidenti solo anni dopo che la rivoluzione era stata propagandata in tutto il mondo come panacea, mostrando il lato oscuro di quella produttivit smisurata. Da tutte queste considerazione si deduce che la socialdemocrazia novecentesca non un modello sostenibile e che la globalizzazione e londata neoliberista hanno funzionato da catalizzatore di problematiche gi preesistenti, con lulteriore danno di svilire le conquiste della classe lavoratrice. Miopia e superficialit A cinquantanni di distanza dai fatti molto facile e forse ingeneroso rimproverare errori e sottovalutazioni, se pensiamo che persino unistituzione conservatrice come la Chiesa cattolica si era fatta coinvolgere dalla bramosia sviluppista: nel 1967, Papa Paolo VI scrisse lenciclica Popularum Progressio, sostanzialmente una benedizione delle politiche di crescita economica condita da alcune raccomandazioni paternalistiche 84. Bisogna premettere, a giustificazione dei fautori della socialdemocrazia, che il panorama politico tra gli anni Cinquanta e Sessanta non presentava paradigmi molto diversi per quanto riguarda lo sviluppo produttivo e la tematica ambientale. Il comunismo, la principale alternativa al sistema capitalista, di fatto seguiva per altre vie lo stesso mito della crescita illimitata, pur affidandosi a una gestione interamente statale delleconomia imperniata sullindustria pesante e non sui beni di consumo; i livelli di spreco energetico e di inquinamento non hanno mai avuto nulla da invidiare allOccidente. Il pensiero ambientalista ha cominciato ad assumere una dimensione politica solo a partire dagli anni Settanta e i suoi precursori derivano soprattutto dalla tradizione anarchica e dal pensiero

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Latouche 2005, 59 In questa enciclica per la prima volta il capitalismo viene pienamente legittimato dalla Chiesa: Ma se vero che un certo capitalismo stato la fonte di tante sofferenze, di tante ingiustizie e lotte fratricide, di cui perdurano gli effetti, errato sarebbe attribuire alla industrializzazione stessa quei mali che sono dovuti al nefasto sistema che l'accompagnava. Bisogna, al contrario, e per debito di giustizia, riconoscere l'apporto insostituibile dell'organizzazione del lavoro e del progresso industriale all'opera dello sviluppo.

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freak e new age influenzato dalle culture orientali, mentre era quasi del tutto estraneo al marxismo e al liberalismo. Lerrore di fondo compiuto dalla Sinistra stato quello far coincidere il progresso sociale quasi esclusivamente con il miglioramento della condizione lavorativa e di aver ragionato su concetti come povert e ricchezza in termini strettamente materialisti, sottovalutando gli aspetti culturali e sociali, come i legami comunitari. Certo, la maggior parte dellumanit restava povera, ma nelle vecchie roccheforti industriali della classe operaia che significato potevano ancora avere le parole dellInternazionale, che esortavano gli affamati a destarsi dal loro torpore, per operai che ora si aspettavano di possedere unautomobile e di trascorrere sulle spiagge della Spagna le ferie annuali pagate? Se fossero venuti tempi difficili, uno stato assistenziale sempre pi esteso e generoso non avrebbe forse offerto loro la protezione, in misura mai immaginata prima contro i rischi della malattia, delle disgrazie e della vecchiaia, cos temuta in passato dai poveri? Il loro reddito cresceva anno dopo anno, quasi automaticamente. Non sarebbe forse aumentato per sempre? La gamma di beni e servizi offerta dal sistema produttivo e disponibile per loro faceva rientrare nel consumo quotidiano ci che in passato era un lusso. Anno dopo anno essa si ampliava. In termini materiali che cosa poteva volere di pi il genere umano, se non estendere i benefici di cui godevano i popoli favoriti di alcuni paesi agli sfortunati abitanti di quelle parti del mondo i quali, va detto, erano pur sempre la maggioranza dellumanit che non erano ancora entrati nel processo di sviluppo e modernizzazione?85. Oggi miopia e superficialit di questo ragionamento sono evidenti. Lincredibile benessere materiale dellOccidente sempre stato figlio dello sfruttamento di altri paesi, attraverso forme di colonialismo dirette o indirette, ma per loperaio degli anni Cinquanta-Sessanta non era cos ovvio. Inoltre, lidea che la torta potesse ampliarsi a dismisura senza effetti collaterali era ampiamente radicata nella classe dirigenti; ecco cosa scriveva nel 1957 Anthony Crosland, deputato laburista e importante teorico del socialismo, nel libro The future of socialism: Ci si pu aspettare senzaltro che lautomazione risolva ogni altro problema di scarsa produzione. Guardando al futuro, il nostro presente tasso di crescita ci porter in cinquantanni a una produzione nazionale triplicata 86. Questa fiducia acritica nella tecnologia, degna del peggior Positivismo, era il filo conduttore che accomunava la Sinistra moderata e quella pi estremista, come se la crisi degli anni Venti e le due guerre mondiali non avessero insegnato nulla. Solo una
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Hobsbawn 2006, 314-315 Riportato in Hobsbawn 2006, 315

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sparutissima Montedison.

minoranza avrebbe seguito Pasolini barattando una lucciola per la

Il grande intellettuale friulano aveva compreso come la visione sviluppista, unita al meccanismo della delega allo Stato e alla mercificazione anche degli aspetti pi intimi dellesistenza umana, avrebbe portato a una mutazione antropologica radicale della popolazione che lui vedeva gi allopera negli anni Sessanta in direzione molto diversa da quella auspicata dai progressisti. Imitando gli stili di vita borghesi, era inevitabile assorbirne anche la mentalit. Marcuse parl di uomo a una sola dimensione, completamente annebbiato dal consumismo al punto da non comprendere la repressione del potere, dove la libert si riduce alla possibilit di scegliere tra prodotti differenti. Pensare che il capitalismo fosse cambiato o riformato, come credevano i socialisti alla Crosland87, stata un gravissimo abbaglio: il capitalismo non era affatto mutato, ma i lungimiranti governanti occidentali del dopoguerra avevano capito, per usare le parole di Hobsbawn, che era necessario salvare limpresa innanzitutto da se stessa prima che dalle rivendicazioni della classe lavoratrice o dal comunismo, e per il suo bene bisognava somministrarle qualche boccone amaro. Non appena lo sviluppo tecnologico e le condizioni politiche glielo hanno permesso, cio a partire dagli anni Settanta, le imprese si sono emancipate dal lavoro locale e gli stati capitalisti hanno gradualmente riproposto spalleggiate da nuovi sacerdoti delleconomia, su tutti Milton Friedman e la dinastia dei Chicago Boys le stesse ricette, in versione aggiornata, responsabili della Grande depressione e della crisi del 29. Secondo Bauman stato il passaggio da un capitalismo produttivo e localizzato (il cosiddetto fordismo) a uno consumista e basato sulla libera circolazione globale, a segnare in modo irreversibile il destino delle classe lavoratrice: fino a quando la fabbrica era radicata sul territorio, anche lazienda aveva interesse a sostenere un minimo di misure di welfare, dove lo Stato si facesse carico almeno degli oneri sanitari di quella che sarebbe stata la manodopera dellimpresa per molti anni a venire; quando il capitale ha potuto ricercare in tutto il mondo le condizioni pi vantaggiose sul piano del mercato del lavoro, aprendo e dismettendo attivit produttive in tempi record, ha perso ogni interesse al riguardo, declassando lo Stato sociale a un inutile fardello e i lavoratori a poco pi di una inevitabile seccatura. I nuovi padroni del vapore, gli arroganti manager di cui oggi Sergio Marchionne probabilmente lesempio pi lampante, non sono da considerarsi la causa bens la conseguenza coerente di un processo storico iniziato molto tempo fa e che aveva trovato il sostegno di Sinistra e sindacati.
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Il capitalismo si riformato in misura tale da diventare irriconoscibile

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Quando ne ha avuto la possibilit, il capitalismo ha gettato la maschera dimostrando che la socialdemocrazia era una solo una fase di transizione e un modello non sostenibile stato rimpiazzato con uno altrettanto insostenibile ma molto pi iniquo.

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TERZA PARTE DISFARE LA SINISTRA PER RIFARE LA POLITICA Che cos la Sinistra? la classica domanda delle cento pistole. La versione italiana di Wikipedia se la cava con una risposta lapidaria ed essenziale: Con il termine Sinistra, utilizzato nel campo della politica, si indica la componente del Parlamento che siede alla sinistra del Presidente dell'assemblea e, in generale, l'insieme delle posizioni politiche qualificate come pi egualitariste della Destra

Nellepoca attuale in cui le differenze tra i due schieramenti sono ridotte al minimo, si tratta senza dubbio di una definizione ineccepibile. Storicamente, a partire dalla posizione che occupava nellassemblea degli Stati Generali del 1789, il termine Sinistra servito a indicare quei gruppi politici sostenitori di una trasformazione sociale in favore dei ceti popolari e quindi di una societ pi egualitaria, in contrasto con la Destra interessata alla conservazione dello status quo e al mantenimento della disuguaglianza. Presentata in questo modo, si direbbe quasi di aver identificato i buoni e i cattivi della politica, cosa purtroppo ben lontana dal vero. Alla Sinistra, nelle sue varie declinazioni, sono ascrivibili alcuni dei peggiori eventi della storia umana, si pensi al comunismo sovietico - degenerazione autoritaria della rivoluzione che avrebbe dovuto emancipare se non lumanit almeno il popolo russo e l escalation nucleare militare, iniziata dal democratico Franklin Delano Roosevelt e proseguita con il suo vice Truman; pi in generale ogni forma di Sinistra, in tutte le sue sfumature, ha i suoi scheletri nellarmadio e soprattutto la sua collezione di fallimenti. La variante estrema della Sinistra, il comunismo sovietico, che fino agli anni Settanta era riuscito a competere con il capitalismo americano almeno sul piano della corsa agli armamenti e dellindustrializzazione pesante, negli anni Ottanta entr in una fase di stagnazione economica da cui stato incapace di riprendersi. La rigidit della nomenclatura, oberata da potentissime corporazioni burocratiche e militari, ha bloccato le svolte riformiste di Mikhail Gorbaciov e impedito la ristrutturazione su base informatica dellapparato industriale, finch tutto il sistema sovietico drammaticamente imploso su se stesso grazie anche agli sforzi orchestrati dallOccidente. Come ha ben detto Antony Giddens, quello che sembrava un implacabile sistema di potere, il totalitarismo comunista, svan quasi come non fosse mai esistito. 73

Le varianti pi moderate della Sinistra, resistite a una fine cos drammatica, troppe volte hanno fatto il gioco della Destra: la svolta neoliberista non sarebbe stata possibile senza lapporto fondamentale del liberal Bill Clinton, che ha completato lopera dei predecessori repubblicani Reagan e Bush; e in Europa tutte le forze di orientamento socialisteggiante laburisti inglesi, socialisti francesi, SPD tedesca e in Italia i partiti susseguitesi allo scioglimento del PCI - crollata lURSS e tramontati i modelli keynesiani, si sono lasciati irretire da Frances Fukuyama e dallidea della fine della storia, della vittoria definitiva della democrazia liberale nella forma della globalizzazione neoliberista. Dichiarando quindi conclusa la loro funzione storica di forze egualitarie e ridistributrici, questi partiti nel migliore dei casi hanno cercato vanamente di implementare una globalizzazione dal volto umano che preservasse qualcosa del vecchio welfare state dalla furia devastatrice del mercato; altre volte, per usare la parole di Zygmunt Bauman, si sono posti lobiettivo di fare in modo pi completo il lavoro che la Destra reputa necessario ma non riesce a fare spesso con il consenso di sindacati ammaestrati e ubbidienti. In Gran Bretagna il New Labour di Tony Blair ha realizzato gran parte del programma thatcheriano ancora incompiuto e in Italia sono stati governi di Centro-Sinistra a introdurre la precarizzazione del lavoro (con il Pacchetto Treu, varato dal governo Dini e confermato da quello Prodi I), a privatizzare Telecom ed Eni, a riformare in senso privatistico la Banca dItalia e a disporre la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. stato un governo di Centro-Sinistra - sostenuto per di pi da una formazione politica dichiaratamente comunista - il primo nella storia repubblicana ad aggredire uno stato sovrano non solo senza alcun mandato dellONU ma addirittura senza voto parlamentare o del consiglio dei ministri, dimostrando il pi totale disprezzo per la Costituzione e il diritto internazionale. Il caso italiano esemplare del disfacimento della Sinistra perch ha visto la nascita del Partito Democratico (ultima metamorfosi del Partito Comunista Italiano, poi diventato Partito Democratico della Sinistra e infine Democratici di Sinistra) una formazione politica leggera che persino nel nome ha rinunciato a qualsiasi aggancio ideale con la tradizione socialista. Ha ben spiegato Marco Revelli: La fusione fredda fallita. un partito che si costruito su retoriche mediatiche e ha cancellato tutte le culture politiche da cui nasceva perch le riteneva un ostacolo all'assemblaggio finale. Gli resta una struttura economica - le cooperative - e tante amministrazioni locali.88

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Il Manifesto del 24 dicembre 2009

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Non sorprende quindi che lastro nascente del PD, il sempiterno giovane e orgogliosamente rottamatore sindaco di Firenze Matteo Renzi, debba la propria notoriet a slogan di cui lunico politicamente significativo probabilmente sto dalla parte di Marchionne senza se e senza ma (per poi scaricarlo in tempo di primarie non appena sono risultate evidenti le menzogne della FIAT sul cosiddetto piano industriale Fabbrica Italia). La nuova Sinistra europea (o Terza via, come la chiamava Blair) ha sdoganato non solo il credo economico della Destra, ma ha anche legittimato la guerra come mezzo per le controversi internazionali, appoggiando in modo acritico gli interventi armati in Serbia, Afghanistan e Libia, con i laburisti inglesi che addirittura hanno sostenuto a spada tratta limperialismo dichiarato dellamministrazione Bush collaborando allinvasione dellIraq 89. E per finire questo quadro sconfortante non si pu certamente omettere la Repubblica popolare cinese. Il Partito Comunista Cinese, a differenza di quello sovietico, si dimostrato molto pi pragmatico: ha collaborato con il nemico capitalista, accettando ad esempio la presenza di multinazionali che sfruttassero la manodopera locale a basso costo, ma ha evitato accuratamente di farsi integrare nei sistemi finanziari occidentali, rimanendo sostanzialmente immune allinfluenza nefasta di Banca Mondiale, Fondo Monetario, WTO e agenzie di rating. La Cina ha sfidato lOccidente sul suo stesso terreno e sotto la rigida supervisione statale ha perseguito una politica spregiudicata di sviluppo, fatta di dumping commerciale, sottovalutazione della moneta nonch di una buona dose di spionaggio industriale e di raffinate forme di neocolonialismo, realizzando una crescita economica record che nel periodo 2004-2009 ha raggiunto livelli dell11% allanno. Oggi la Cina la nazione maggior consumatrice di materie prime fondamentali come rame, piombo, zinco, stagno, nichel, alluminio, gomma, lana, cotone e carbone (ancora dietro agli Usa per consumo di petrolio); la Cina la maggior produttrice di energia; la pi grande azienda non bancaria cinese, la Petro China (nel 2009 ha ottenuto una capitalizzazione di mercato di 353,2 miliardi di dollari, rispetto ai 324,7 di Exxon Mobil e ai 270,6 di Microsoft), ma anche le due maggiori banche del mondo sono cinesi, la Industrial and Commercial Bank of China e la China Construction Bank, la prima delle quali riuscita a capitalizzare un po meno del doppio di Bank of America-Merryl Linch. La Cina anche il
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Il Centro-Sinistra italiano ha fatto anche di peggio, cavalcando la demagogia e il populismo della Destra attraverso sindaci sceriffi sostenitori delle ronde e implacabili nemici dei veri nemici della societ, ossia lavavetri, writer e rom. Chi lavora con me sa che sono abbastanza tosto, molto di pi di quanto dicono.. Non ho mai avuto timore di esprimere idee controcorrente... E non ho timore di decidere. Altrimenti non avremmo chiuso 29 capi rom spostando quindicimila persone: non una frase di Borghezio, Calderoli o di un sindaco-Rambo leghista, bens del democratico e filo-africano Walter Veltroni (Corriere delle Sera del 29 agosto 2007)

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paese record per emissioni di gas serra ed esecuzioni capitali e le disuguaglianze crescono sempre di pi: il coefficiente di Gini 90 della Cina comunista oramai simile a quello degli USA (41,5 contro 45,0 91) e dove nello stabilimento Foxconn di Shenzen, la pi grande fabbrica produttrice di componenti elettrici ed elettronici, il suicidio assurto a forma di protesta operaia: tutto ci rappresenta il lato oscuro della crescita dirompente. Se Pechino testimonia il trionfo del capitalismo di Stato forse, con buona pace dei suoi pi convinti ammiratori sinistroidi occidentali ad esempio Oliviero Diliberto non andrebbe additata come modello di socialismo. Alla luce di tutto ci, forse la risposta migliore alla domanda che cosa la Sinistra? sarebbe parafrasare quanto disse Gandhi sulla societ occidentale, ossia una buona idea. Solitamente la sconfitta storica della Sinistra viene spiegata in due modi contrastanti: i realisti (ossia le forze di Centro-Sinistra) presentano il fallimento epocale del socialismo reale e del modello socialdemocratico post-bellico come prove della superiorit del liberalismo e della democrazia di mercato, di cui bisognerebbe accettare i principi senza per rinnegare del tutto lo spirito solidaristico delle origini; il modello ideale la concertazione tra rappresentanti degli industriali e sindacati alla ricerca di compromessi che possano soddisfare padroni e lavoratori (anche se quasi sempre al ribasso per questi ultimi). Dal lato opposto, i partiti neocomunisti gridano al tradimento degli ideali originari del socialismo e denunciano il carattere ideologico di misure anti-sociali privatizzazioni, flessibilit del lavoro, ecc. presentate come naturali e inevitabili. Per molti versi hanno ragione e torto entrambi. Che il socialismo reale e la socialdemocrazia keynesiana-fordista siano falliti o abbiano mostrato ampiamente i loro limiti lampante, molto meno che la conseguenza di ci consista nellineluttabile accettazione del paradigma neoliberista, palesemente in crisi a partire dal 2008. La Sinistra radicale, dal canto suo, pi che nostalgica del comunismo sembra appiattita sulla difesa del welfare state socialdemocratico il modello sociale europeo - in una battaglia spesso sacrosanta ma priva di slancio e prospettiva. Anche per Sinistra radicale sembra condivisibile il giudizio di Revelli:
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Il coefficiente di Gini una misura della diseguaglianza di una distribuzione, spesso usato come indice di concentrazione per misurare la disuguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza. Valori bassi del coefficiente indicano una distribuzione abbastanza omogenea, con il valore 0 che corrisponde alla pura equidistribuzione, ad esempio la situazione in cui tutti percepiscano esattamente lo stesso reddito; valori alti del coefficiente indicano una distribuzione pi diseguale, con il valore 100 che corrisponde alla massima concentrazione, ovvero la situazione dove una persona percepisca tutto il reddito del paese mentre tutti gli altri hanno un reddito nullo. 91 Dati reperiti dal CIA World Factbook relativi al 2007

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Povera di idee, povera di uomini, povera di strategia. Povera, soprattutto, di radicamento sociale. Di rapporto con un proprio corpo sociale (ed elettorale). Ceto politico presentatosi di fronte agli elettori una sola richiesta: salvateci. Fateci sopravvivere.92

Vale la pena di soffermarsi sul sostanziale fallimento dellincontro avvenuto tra il 2000 e il 2006 tra Rifondazione Comunista e movimento no global, quando alla guida del partito cera Fausto Bertinotti. Quellesperienza, unica nel suo genere in Europa dove la diffidenza reciproca tra movimenti e Sinistra partitica sempre stata elevata - si basava sul presupposto che la base comune fosse semplicemente il rifiuto della guerra e del neoliberismo; tuttavia, mentre i no global vi arrivavano in genere da una visione assolutamente post-fordista delle societ, Rifondazione era ancora saldamente ancorata al vecchio modello produttivo. I no global venivano spesso accusati di non interessarsi a sufficienza al tema delloccupazione, quando invece lo facevano da una prospettiva diversa, volta a denunciare le logiche produttive e non tanto a esprimersi sotto forma di rivendicazione sindacale. Si sentiva inoltre nellaria il desiderio di egemonizzare i movimenti i quali, nella loro estrema dinamicit, faticavano a comprendere le rigide strutture di un partito e finirono per sentirsi pi che altro un bacino elettorale da cui attingere voti sventolando qualche slogan e concordando la candidatura di qualche esponente93. Inoltre in quel periodo Rifondazione mantenne un atteggiamento pragmatico per cui venne strumentalizzata e si lasci strumentalizzare: il rapporto ambiguo con il CentroSinistra a livello nazionale e locale stato sicuramente lelemento pi evidente, ma non certo lunico, e forse neppure il pi pregiudizievole. Bertinotti, ad esempio, con la stessa disinvoltura partecipava al World Social Forum di Porto Alegre, incontrava il Subcomandante Marcos leggenda vuole che si sia fatto autografare una copia dellalbum dei Clash Sandinista ma presenziava stabilmente anche a Porta a Porta di Bruno Vespa dove, secondo i dati del Magazine del Corriere della Sera, tra il 1999 e il 2004 fu recordman di ospitate, battendo persino Berlusconi (74 contro 69). Il segretario di Rifondazione, avvezzo alla frequentazione di salotti radical-chic, sperava di allargare la base elettorale del partito grazie allinattesa visibilit televisiva, ma cos facendo venuto incontro ai piani di Vespa, il quale desiderava avvantaggiare Berlusconi e i suoi alleati offrendo tanto spazio alla forza politica pi critica per gli equilibri del Centro-Sinistra.
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Revelli 2010, 142 Ovviamente anche i movimenti altermondisti, se sono evaporati nel giro di pochi anni malgrado lavverarsi di gran parte delle loro fosche previsioni, hanno la loro parte di responsabilit.

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Insomma, che vestisse labito dellidealismo o del machiavellismo, anche la Sinistra radicale andato incontro a un colossale disastro. Gli errori storici della Sinistra Sulla base di quanto esposto nelle sezioni precedenti, facile accorgersi che il pi grave errore storico della Sinistra stato commesso durante il boom economico degli anni Sessanta, quando si fatto coincidere il progresso sociale con la crescita economica, senza riflettere sulle conseguenze ambientali, senza interrogarsi criticamente sullo sviluppo tecnologico e soprattutto senza domandarsi quali ripercussioni avrebbe avuto sul tessuto sociale ladesione acritica alla societ dei consumi, considerata invece un indubbio fattore di progresso. Pier Paolo Pasolini, un comunista eretico, venne deriso sostanzialmente da tutto il panorama politico e culturale proprio per avere espresso dubbi sulla trasformazione sociale post-bellica indicata con il termine generico di sviluppo: Ci sono due parole che ritornano frequentemente nei nostri discorsi: anzi, sono le parole chiave dei nostri discorsi. Queste due parole sono sviluppo e progresso. Sono due sinonimi? O, se non sono due sinonimi, indicano due momenti diversi di uno stesso fenomeno? Oppure indicano due fenomeni diversi che per si integrano necessariamente fra di loro? Oppure, ancora, indicano due fenomeni solo parzialmente analoghi e sincronici? Infine; indicano due fenomeni opposti fra di loro, che solo apparentemente coincidono e si integrano?... Vediamo: la parola sviluppo ha oggi una rete di riferimenti che riguardano un contesto indubbiamente di destra. Chi vuole infatti lo sviluppo? Cio, chi lo vuole non in astratto e idealmente, ma in concreto e per ragioni di immediato interesse economico? evidente: a volere lo sviluppo in tal senso chi produce; sono cio gli industriali. E, poich lo sviluppo, in Italia, questo sviluppo, sono per lesattezza, nella fattispecie, gli industriali che producono beni superflui. La tecnologia (lapplicazione della scienza) ha creato la possibilit di una industrializzazione praticamente illimitata, e i cui caratteri sono ormai in concreto transnazionali. I consumatori di beni superflui, sono da parte loro, irrazionalmente e inconsapevolmente daccordo nel volere lo sviluppo (questo sviluppo). Per essi significa promozione sociale e liberazione, con conseguente abiura dei valori culturali che avevano loro fornito i modelli di poveri, di lavoratori, di risparmiatori, di soldati, di credenti. La massa dunque per lo sviluppo: ma vive questa sua ideologia soltanto esistenzialmente, ed esistenzialmente portatrice dei nuovi valori del consumo. Ci non toglie che la sua scelta sia decisiva, trionfalistica e accanita. Chi vuole, invece, il progresso? Lo vogliono coloro che non hanno interessi immediati da soddisfare, appunto, attraverso il progresso: lo vogliono gli operai, i contadini, gli intellettuali di sinistra. Lo vuole chi lavora e chi dunque sfruttato. Quando dico lo vuole lo dico in senso autentico e totale (ci pu essere anche qualche produttore che vuole, oltre tutto, e magari sinceramente, il progresso: ma il suo caso non fa testo). Il progresso dunque una nozione ideale (sociale e politica): l dove lo sviluppo un fatto pragmatico ed economico. Ora questa 78

dissociazione che richiede una sincronia tra sviluppo e progresso, visto che non concepibile (a quanto pare) un vero progresso se non si creano le premesse economiche necessarie ad attuarlo. [...] Dunque: la Destra vuole lo sviluppo (per la semplice ragione che lo fa); la Sinistra vuole il progresso. Ma nel caso che la Sinistra vinca la lotta per il potere, ecco che anchessa vuole - per poter realmente progredire socialmente e politicamente - lo sviluppo. Uno sviluppo, per, la cui figura si ormai formata e fissata nel contesto dellindustrializzazione borghese. Tuttavia qui in Italia, il caso storicamente diverso. Non stata vinta nessuna rivoluzione. Qui la Sinistra che vuole il progresso, nel caso che accetti lo sviluppo, deve accettare proprio questo sviluppo: lo sviluppo dellespansione economica e tecnologica borghese. questa una contraddizione? una scelta che pone un caso di coscienza? Probabilmente s. Ma si tratta come minimo di un problema da porsi chiaramente: cio senza confondere mai, neanche per un solo istante, lidea di progresso con la realt di questo sviluppo.

Quarantanni dopo poco cambiato e anche la Sinistra radicale non sembra particolarmente interessata a questo tema: nel documento programmatico del primo congresso della Federazione della Sinistra, ad esempio, non appare un minimo accenno alla critica del consumo94. Non solo la Sinistra ha accettato lequazione progresso = sviluppo ma ha fatto anche di peggio, integrando nella logica economica capitalistico-borghese le associazioni dei lavoratori e le forme societarie alternative alle dinamiche di mercato. Non ci riferiamo solo alla sempre maggiore accondiscendenza delle forze sindacali nei confronti del padronato, sublimata nel 1993 con il cosiddetto patto della concertazione, ma anche alla degenerazione di fenomeni come la cooperazione. Anzich preservare la diversit del movimento cooperativo, il PCI e le sue successive emanazioni si sono sforzate in tutti i modi di far concorrere le cooperative rosse con lazienda privata e la ricerca del business non poteva che snaturare completamente gli ideali originari 95. Si potrebbe liquidare il discorso pensando semplicemente ai centri commerciali Ipercoop, che hanno invaso oramai tutte le citt italiane spodestando spesso i colossi privati del
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Compare solo una vaga preoccupazione di carattere ambientale: Il nuovo modello di produzione e consumo deve basarsi sul principio di limite in una societ sostenibile e sullidea che le risorse naturali costituiscono un bene comune, non merci sottoposte allappropriazione privata finalizzata al profitto. Nessun riferimento alla nocivit sociale del consumismo, quindi. 95 La Lega delle cooperative italiana (Lega Coop) nella sua Carta dei valori ha definito quattro principi fondamentali: - tra componenti privati e componenti pubblici non pu esserci separazione: lattivit strettamente imprenditoriale e limpegno sociale sono inscindibili; - la cooperativa un soggetto economico che, nel rispetto delleconomia di mercato, opera per labolizione di rendita e di privilegio; - la qualit delle iniziative e il loro significato sociale deve essere riconosciuta e valutata in una dimensione operativa; - la funzione della cooperazione va valorizzata attraverso un uso pi intenso della rappresentanza.

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settore, ma un caso ancora pi emblematico quello della Cooperativa Muratori Cementisti (CMC) di Ravenna: una vera e propria multinazionale cooperativa delledilizia, che a livello politico si segnalata soprattutto per la vicinanza a esponenti di primo piano dei DS-PD, come Massimo DAlema e Pierluigi Bersani (di cui, alla luce di questo fatto, forse si capiscono meglio alcune prese di posizione sulle grandi opere). Tra i primi 100 contractor al mondo del settore - come sottolinea con orgoglio il sito Web dellazienda - CMC in Italia impegnata in iniziative di significato sociale come la TAV, lampliamento della base militare di Vicenza e il ponte sullo stretto di Messina, ma non lesina di colare cemento in giro per il mondo: in Angola, in Mozambico, a Taiwan, nelle Filippine e persino in Sudan, dove ha realizzato un albergo di lusso tra le critiche di chi laccusava, cos facendo, di rafforzare la leadership del capo del governo Al-Beshir, accusato di genocidio dal Tribunale penale internazionale 96. Dopo i successi nel settore produttivo, le cooperative hanno allargato gli orizzonti al mondo delle banche e della finanza, obiettivo poco compatibile con il legame a una forza politica diversa a forte radicamento popolare comera pur con tutti i suoi difetti il vecchio PCI, che quindi andava radicalmente trasformato. Lintercettazione telefonica del 18 luglio 2005 dove lallora segretario dei DS Piero Fassino chiede al Presidente di Unipol Giovanni Consorte Allora? Abbiamo una banca? (in riferimento alle oscure manovre per impadronirsi della Banca Nazionale del Lavoro, finite sotto investigazione giudiziaria) forse non bisogna interpretarla come una devianza, bens come la logica conseguenza di una precisa evoluzione politica iniziata molti anni prima; non a caso vede coinvolto un dirigente come Fassino che - pubblicamente e non nel retroscena oscuro di qualche intercettazione - non ha mai fatto mistero di ritenere pi valido e attuale il corrotto Bettino Craxi rispetto allintegerrimo Enrico Berlinguer. Una scelta di campo profondamente sensata, se lo scopo della Sinistra riformista deve essere quello di intrallazzare con i poteri economici. Dellintervista concessa da Berlinguer a Repubblica del 28 luglio 1981 passata alla storia la parte dove il leader comunista manifesta la propria preoccupazione sulla questione morale e sulloccupazione massiccia di vasti settori dello Stato per opera dei partiti; meno nota invece la riflessione sui mutamenti in atto nella societ capitalistica: Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparit sociali, di enormi sprechi di ricchezza.
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Il 13 ottobre 2012 il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci (esponente del PD) si improvvisato addetto stampa della cooperativa invitando i cittadini a disertare una manifestazione indetta da alcune associazioni contro le attivit della CMC, rallegrandosi successivamente per il suo 'fallimento' in termini di partecipazione (da segnalare che anche i partiti della Sinistra radicale e l'IDV hanno disertato la manifestazione).

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Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realt, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano pi, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacch esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione... La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s'intende) si sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l'occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perch i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realt per essi finora ignote o da essi ignorate. Con buona pace di Fassino e Veltroni e della loro sfegatata ammirazione per Bettino Craxi, queste parole suonano estremamente profetiche. Berlinguer sembrava aver capito che non sussistevano pi le condizioni per un rinnovamento sociale in accordo con il capitale e che le nuove forme assunte dal capitalismo (come ledonismo consumista), invasive della vita umana, avrebbero intaccato lanima del cittadino - droga, rifiuto del lavoro, sfiducia, noia, disperazione - prima ancora di comprometterne la condizione socioeconomica. La colpa di Berlinguer non stata certo di non aver condiviso la degenerazione craxiana, bens di non aver saputo istruire una classe dirigente dotata del suo stesso metodo di analisi e che condividesse le medesime preoccupazioni: purtroppo il leader comunista ha favorito lascesa di personaggi machiavellici come Massimo DAlema, turbati da inquietudini e ansie molto diverse dalle sue, che hanno segnato in modo indelebile il percorso della Sinistra italiana allontanandola dalle sue radici popolari e vanificando anni di dure battaglie.

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Il marxismo, croce e delizia97 Per la Sinistra non aver compreso la grande trasformazione che si profilava sul finire degli anni Settanta, ossia il passaggio dalla societ fordista basata sulla produzione a quella post-fordista e globalizzata incentrata sullaccesso al consumo, equivale a un peccato mortale. In particolare si sottovalutato il nuovo ruolo assegnato allo Stato, che di fatto impedivano la riprosizione delle classiche politiche socialdemocratiche: Per oltre un secolo il segno distintivo della Sinistra stato la convinzione che sia sacrosanto dovere della comunit di prendersi cura di tutti i suoi membri e assisterli collettivamente contro le forze potenti cui non possono opporsi da soli. Le speranze socialdemocratiche di assolvere a questo compito sono state generalmente riposte nel moderno Stato-nazione sovrano, sufficientemente potente e ambizioso da limitare i danni perpetuati dal libero gioco dei mercati, costringendo gli interessi economici a rispettare la volont della nazione e i principi etici della comunit nazionale. Ma gli Stati-nazione non sono pi potenti come erano o speravano di diventare in passato. Gli stati politici che un tempo rivendicano la piena sovranit militare, economica e culturale sul loro territorio e relativa popolazione, non hanno pi la sovranit su questi aspetti della vita comune. La conditio sine qua non di un efficace controllo politico sulle forze economiche che le istituzioni politiche ed economiche operino allo stesso livello: e oggi non pi cos. I poteri veri, quelli che decidono la gamma di opzioni e opportunit di vita della maggior parte dei nostri contemporanei, sono evaporati dallo Stato-nazione per dissolversi nello spazio globale, dove fluttuano liberi da controllo politico: la politica rimasta locale, e perci non pi in grado di raggiungerli e tanto meno di imporre loro vincoli 98.

Come reazione, invece di difendere il ruolo dello Stato e di sostenere i settori sociali pi colpiti dalla globalizzazione, si aderito al modello della governance descritto nella prima sezione, tanto caro ai poteri forti nazionali e internazionali e caldamente sostenuto da esponenti di spicco della Nuova Sinistra come Jacques Delors o Romano Prodi allinterno delle istituzioni europee. Incapace di cogliere i cambiamenti in atto, la Sinistra tutta ha anche dimostrato scarsa comprensione delle innovazioni tecnologiche e del ruolo dei media di massa, in particolare
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Dal momento che il prossimo paragrafo molto critico nei confronti del marxismo, bene sottolineare che si ritengono tuttora valide molte delle intuizioni di Marx, ad esempio la teoria dell'alienazione o della falsa coscienza. Bisogna semplicemente evitare oggi ci di cui Marx metteva in guardia nel 1852 ne Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte: La tradizione di tutte le generazioni scomparse pesa come un incubo sul cervello dei viventie proprio quando sembra chessi lavorino a trasformare se stessi e le cose, a creare ci che non mai esistito, proprio in tali epoche di crisi rivoluzionaria essi evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio; ne prendono a prestito i nomi, le parole dordine per la battaglia, i costumi, per rappresentare sotto questo vecchio e venerabile travestimento e con queste frasi prese a prestito la nuova scena della storia. 98 Bauman e Rovinosa-Madrazo 2011, 53

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la televisione, che sono stati colonizzati dalle tendenze culturali legate al mondo imprenditoriale, producendo un vero e proprio lavaggio del cervello delle classi lavoratrici e svilendone ogni fermento antagonista. Ma come giustificare questa indolenza proprio da parte dello schieramento politico che poteva vantare il sostegno di gran parte del mondo intellettuale? Forse nel momento critico, a inizio anni Settanta agli albori della globalizzazione, ladesione troppo spesso acritica al pensiero marxista ha favorito la staticit intellettuale, condizionando tutta lazione politica (e che come corollario finale ha visto il rifiuto totale e immotivato del pensiero marxista per strizzare l'occhio al neoliberismo). Il marxismo, inteso come esegesi del pensiero di Karl Marx, ha prodotto troppo spesso una casta di sacerdoti rossi immedesimatisi nellavanguardia del proletariato preconizzata da Lenin, sempre pronta a contestare ogni trasgressione dellortodossia favorendo quindi il bieco conformismo. Elio Vittorini, nel famoso carteggio con Togliatti in cui lament latteggiamento oppressivo della nomenklatura del PCI nei confronti della rivista Politecnico da lui diretta, centr perfettamente il problema: Domandiamoci piuttosto quali vizi o difetti del nostro atteggiamento verso la cultura possano contribuire a rendere cos secco come oggi, per esempio, in America il rapporto della nostra politica con la cultura. Essi ci vengono forse dal fatto che l'alimento spirituale di cui il marxismo ricco attira nella sua orbita, a nutrirsene, a viverci sopra di rendita, troppi piccoli intellettuali che, incapaci di vita propria, ne diventano i ringhiosi cani di custodia, e l'usano come una specie di codice della politica e della cultura, pronti a pretendere, da ogni altro che pi o meno vi si avvicini, una squallida adesione conformista, priva di problematicit, come la loro.

Solo pochi pensatori brillanti etichettabili come marxisti hanno prodotto riflessioni originali, spesso distaccandosi da molti assunti del marxismo classico - ad esempio Antonio Gramsci, Theodor Adorno, Max Horkheimer, Herbert Marcuse e Jean Paul Sartre; molti sono stati ampiamente sopravvalutati, come Toni Negri, che se n uscito con ragionamenti rivoluzionari assolutamente compatibili con lattuale sistema politicoeconomico mondiale99. Ecco quindi la necessit di uscire dal fideismo affrontando ogni tematica razionalmente e senza pregiudizi. Marx ha brillantemente analizzato il capitalismo ottocentesco, definendone i principali meccanismi di funzionamento e riuscendo cos a prevedere alcune delle crisi cicliche che
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In particolare ha sviluppato una forte critica nei confronti dello Stato-Nazione che, anzich sfociare in una valorizzazione della comunit locale come nellanarchismo classico, di fatto legittima i presupposti ideologici della globalizzazione.

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attanagliano questa forma di sistema economico. Parallelamente a ci, ha elaborato una riflessione politica sulla lotta al capitalismo, abbozzando possibili scenari di superamento della propriet privata, della divisione capitale-lavoro e dello Stato come organizzazione sociale; il tutto nellottica filosofica della visione materialistico-dialettica della storia. Come hanno acutamente osservato Marino Badiale e Massimo Bontempelli in Marx e la decrescita, questi tre aspetti analisi del funzionamento delleconomia capitalista, teoria della rivoluzione comunista e materialismo storico sono indipendenti tra loro e leventuale validit di uno non avvalla automaticamente gli altri. Lavverarsi delle profezie economiche di Marx, in particolare la grande crisi del 1929, ha spinto molti seguaci del socialismo a ritenere che ci legittimasse tutto limpianto politico-filosofico, contro levidenza dei fatti. Per capire il successo ottenuto da Marx nellinfluenzare il pensiero socialista e la Sinistra bisogna inserire il filosofo tedesco nel contesto storico della sua epoca, contrassegnata dal predominio culturale positivista. Bench stigmatizzasse come utopistiche tutte le concezioni socialiste diverse dalla sua, anche altri pensatori rivali ad esempio Owen, Proudhon, Kropotkin erano fermamente convinti che il metodo delle scienze naturali potesse essere applicato alla societ umana per desumerne le leggi che la governano, con la differenza che non avevano la presunzione di poterle scoprire personalmente. Marx invece offriva ben pi di unideologia politica, ossia un complesso e coerente sistema filosofico dove la teoria della rivoluzione comunista era lapice di una costruzione molto pi articolata. Marx infatti proponeva 100: - una precisa scansione temporale della fase rivoluzionaria: una volta raggiunto il massimo sviluppo delle forze produttive sotto il capitalismo, il soggetto rivoluzionario il proletariato prender il potere e il controllo dello Stato, attuando la dittatura del proletariato, ossia una fase di transizione dove il potere politico detenuto dai lavoratori attraverso il partito unico (quello comunista) che proceder alla definitiva abolizione della propriet privata realizzando una societ senza classi e senza Stato, il comunismo; - una descrizione del sistema di dominazione capitalista, dove lasservimento del proletariato avviene attraverso il controllo dei mezzi di produzione, lestorsione del

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E opportuno ricordare che la tradizione marxista successiva si impegnata attivamente per presentare la costruzione filosofica di Marx (ed Engels) pi coerente di quanto non lavesse elaborata il filosofo di Treviri: in realt Marx ha sviluppate varie teorie in momenti diversi della sua vita e ha spesso cambiato idea. E riguardo alla genialit, non si dimentichi che Marx, uomo di grandissima erudizione, conosceva molto bene le teorie degli odiati utopisti e se necessario non si faceva scrupolo di recuperarle e applicarle ai propri scopi (la teoria del plusvalore, ad esempio, si trova gi in Proudhon).

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plusvalore, la creazione di un esercito di riserva di disoccupati che tiene basso il costo del lavoro; - unanalisi del processo di sviluppo del capitalismo, inevitabilmente legato a crisi cicliche di sovraproduzione; - una teoria sulla vita sociale, per cui i modi di produzione (la struttura) determinano le istituzioni, la cultura e i rapporti sociali e politici (la sovrastruttura) che quindi non sono altro che costruzioni ideologiche; - un metodo di analisi storica basato sul materialismo storico-dialettico, versione in chiave materialista della dialettica storica hegeliana. Aleksandr Malinovskij ha cos sintetizzato questo principio: La storia mostra che ogni sistema di idee - sia esso religioso, filosofico, giuridico o politico - per quanto fosse rivoluzionario al momento in cui nacque ed intraprese la sua lotta per la supremazia, prima o poi diventa un impedimento e un ostacolo allo sviluppo ulteriore, diventa cio una forza socialmente reazionaria. Secondo il metodo dialettico, la borghesia, il soggetto rivoluzionario del Risorgimento che ha spodestato la nobilt dal potere, con lindustrializzazione ha creato anche la sua negazione cio il soggetto destinato inevitabilmente a succederle, il proletariato. Alla base del successo di Marx ci sono quindi le pretese di scientificit e realismo: se lo scopo finale era il medesimo degli anarchici, ossia la soppressione dello Stato, il marxismo prevedeva un itinerario fatto di tappe intermedie creazione di un partito, conquista dello Stato - apparentemente pi concrete e plausibili del semplice passaggio dalloggi al domani allauto-gestione degli anarchici; questi ultimi del resto, animati da una sincera vocazione anti-autoritaria, puntavano molto sullo spontaneismo e non volevano tracciare un corso preciso degli eventi, possibile solo attuando un dirigismo centralista. Gi da questa prima analisi possibile constatare alcune criticit fondamentali insite nel pensiero marxista: - separa i mezzi dai fini: per arrivare al comunismo bisogna prima consentire il massimo sviluppo del sistema nemico - il capitalismo - per poi fargli seguire una rivoluzione il cui scopo linstaurarsi di una dittatura che dovrebbe spianare la strada alla liberazione del genere umano, un percorso decisamente contraddittorio;

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- riduce la societ umana al materialismo: arte, cultura, religione, filosofia, ecc. sono solo sovrastruttura (fantasmagorie delle mente, secondo Marx ed Engels) che non possono influenzare la struttura economica ma solo esserne influenzate; - in linea con la visione positivista, intriso di un forte progressismo e industrialismo: lo sviluppo tecnologico, dal momento che creer le condizioni per il successo del proletariato, visto come positivo e tende a diventare un fine in se stesso; - malgrado gli intenti egualitari, si presenta come fortemente verticista ed esclusivo: anche se il concetto di avanguardia del partito sar elaborato solo successivamente da Lenin, si pu gi desumere in Marx ed Engels. La complessa elaborazione filosofica si presta facilmente allinstaurarsi di ristrette lite intellettuali e inoltre viene scelto in maniera aprioristica il soggetto rivoluzionario, il proletariato operaio delle nazioni pi sviluppate, escludendo altri apporti. Il secondo punto particolarmente importante per la nostra analisi: ridurre lumanit ai rapporto economici cos come Machiavelli tendeva a ridurla alla volont di potenza e Freud agli impulsi della sfera sessuale svalutando tutto il resto come sovrastruttura, significa semplificare arbitrariamente un fenomeno quanto mai complesso e variegato qual il genere umano. Concentrare lattenzione sulluomo solo per quanto riguarda le esigenze biologiche di sopravvivenza, negando o sottovalutando tutto quegli aspetti capaci di produrre felicit realizzazione personale, senso di comunit, empatia con le persone e lambiente stato lerrore fondamentale del socialismo reale, ben compendiato nella celebre frase che Emma Goldman rivolse ai bolscevichi: Se non posso ballare, allora non la mia rivoluzione. La Sinistra occidentale, fosse o no dichiaratamente marxista, si imbattuta nel medesimo errore: Quasi tutte le critiche dei caratteri borghesi della societ moderna, della sua tecnica, della sua individualit, sono esse stesse impregnate proprio di ci che vanno criticando. Enfatizzando leconomia, linteresse di classe, il substrato materiale della societ, tali critiche sono portatrici proprio di quel carattere borghese che pretendono di criticare. E sono pericolosamente inadempienti verso il loro impegno a trascendere le condizioni economiche della societ capitalistica e a recuperare quel livello etico del discorso e quegli ideali che il capitalismo ha brutalmente depredato. Nel linguaggio di molti pensatori radicali, societ razionale spesso significa poco pi che societ razionalizzata e libert spesso significa poco pi che efficace coordinamento dellumanit nel perseguimento di fini economici. Economicizzando la totalit della vita, il capitalismo ha economicizzato la questione sociale, le strutture

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della libert e anche il progetto rivoluzionario. Il contesto comunitario del soggetto di questo progetto quasi completamente scomparso 101.

Criticare la validit del materialismo storico-dialettico molto pi semplice. Oggi facile, dopo il crollo definitivo del comunismo sovietico, constatare che la dialettica storica non ha seguito fino alla fine le linee dazione previste da Marx, un giudizio su cui sicuramente concorderanno tristemente anche i pi fanatici sostenitori del marxismo (tranne forse i pi accaniti filo-cinesi). Il vero problema che le profezie di Marx, fin dal principio, si sono avverate molto raramente. Le principali rivoluzioni comuniste nel mondo, in particolare in Russia e in Cina, contrariamente alle aspettative di Marx hanno visto per protagoniste nazioni prevalentemente agricole dal basso sviluppo industriale, a prescindere dallapporto del proletariato operaio in queste rivolte. Nelle nazioni pi industrializzate, pur travolte dalla grande crisi sistemica del 1929 il giorno del giudizio in base alle profezie marxiane - la possibilit di una rivoluzione non si mai prospettata se non sotto forma di rivoluzione conservatrice nazional-socialista in Germania e Italia. Dopo la seconda guerra mondiale il massiccio sviluppo delle forze produttive in Occidente, che avrebbe dovuto essere alla base dellemancipazione del proletariato, ha di fatto rafforzato le prerogative dello Stato borghese e favorito la creazione di potenti oligopoli transnazionali, le corporation multinazionali. E i partiti comunisti occidentali hanno sempre ottenuti consensi minimi, ad eccezione di quello italiano che infatti presentava un carattere riformista molto poco rivoluzionario. Se Bakunin avesse potuto assistere a tutti questi eventi, avrebbe sicuramente rivendicato con orgoglio di aver lamentato fin dallinizio una delle debolezze fondamentali della teoria marxiana, ossia il ridimensionamento dello Stato a semplice sovrastruttura: in effetti tutte le volte che il capitalismo si trovato in situazioni di crisi o di impasse che ne potessero pregiudicare la sua esistenza fermenti politici tra fine Ottocento e inizio Novecento, crac del 29, ricostruzione post-bellica, crisi attuale intervenuto lo Stato a salvarlo, usando ora il bastone della repressione ora la carota della redistribuzione e dellassistenzialismo (anche ai meno bisognosi, come testimoniano le recenti regalie al sistema bancario). Davvero troppo per unistituzione che sarebbe semplicemente burattinata dai rapporti di produzione capitalista102.
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Boochkin 2010, 338 Nel libro La grande trasformazione Karl Polanyi distingue tra mercato autoregolato (che si pu indicare genericamente come capitalismo) e il laisser-faire, ossia il liberismo nelle sue forme estreme. Secondo

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Se Marx ampiamente giustificabile per non aver previsto il futuro nessuno in fondo ha il dono della preveggenza forse lo meno per le deduzioni fatte sul passato, la base del principio storico-dialettico sui cui poggiava il futuro successo del proletariato, che il filosofo tedesco indicava nella precedente vittoria della borghesia sulla nobilt. incredibile come Marx e tutta la generazione successiva dei marxisti non si siano accorti del paragone assolutamente improprio tra borghesia e proletariato: Infatti, nel modo di produzione feudale la classe sfruttata, nel senso marxiano, non rappresentata dalla borghesia, ma, ovviamente, dai contadini. La borghesia nel feudalesimo una classe in qualche modo interstiziale, che non partecipa, cio, alla produzione del plusprodotto, ma organizza i processi del suo scambio, lucrando su di essi. E proprio per questo suo carattere in qualche modo esterno al modo di produzione feudale che essa riesce a creare, negli interstizi della societ feudale, i primi nuclei del nuovo modo di produzione, che rappresentano la base oggettiva di un ruolo sociale, una rete di relazioni, una coscienza di s, alternative al feudalesimo. Lo sviluppo di tutti questi elementi dar alla classe borghese la capacit di abbattere la societ feudale103. In realt i politici comunisti non erano tutti dogmaticamente stupidi: Lenin, Stalin, Mao e i dirigenti sovietici e cinesi si erano si erano perfettamente resi conto delle anomalie della dialettica marxiana. Solo che, invece di operare una riflessione critica, decisero di far avverare a tavolino le profezie di Marx operando unindustrializzazione forzata e in questo senso dimostrarono unintelligenza dogmatica. Il tentativo di recuperare in pochi decenni il gap tecnologico con lOccidente, frutto invece di pi di un secolo di progressi graduali, stato lelemento che, insieme al militarismo, ha reso irreversibile la degenerazione autoritaria del socialismo reale. Progetti ambiziosi di modernizzazione sulla pelle della gente attraverso politiche come il comunismo di guerra, lo stacanovismo, leconomia staliniana o il grande balzo in avanti potevano realizzarsi soltanto esercitando un controllo draconiano sulla societ; i dirigenti comunisti teorizzarono addirittura la possibilit di una mutazione antropologica, la creazione delluomo nuovo sovietico, inquadrando rigidamente la popolazione e sottoponendo i bambini fin dallinfanzia alla dottrina pedagogica di Anton Semenovy Makarenko, finalizzata espressamente a forgiare un individuo comunista e lavoratore privo di personalit propria. Per quanto potesse apparire bizzarro se non proprio disumano, la
Polanyi, per ovviare ciclicamente alle degenerazioni provocate dal laisser-faire, lo Stato di volta in volta pu intervenire sotto varie forme, democratiche o autoritarie (New Deal o nazi-fascismo) allo scopo di introdurre delle limitazioni allo scopo di preservare il mercato autoregolato (e quindi il capitalismo). 103 Badiale e Bontempelli 2010

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dialettica storica in fondo non indicava il superamento di ogni consuetudine e tradizione culturale? Ben lungi dallemancipare la classe lavoratrice, lo sviluppo delle forze produttive ha assunto la forma di un cieco scientismo responsabile di consistenti danni ecologici e di pericolosi sviluppi tecnici. Juri Gagarin, lo Sputnik e la centrale nucleare di Obninsk (la prima al mondo a generare elettricit per una rete di trasmissione) hanno come contraltare i milioni di morti delle carestie provocate dalla collettivizzazione forzata, crimini ambientali come la scomparsa del lago Aral e lincidente di Chernobyl, con le masse lavoratrici che hanno solo cambiato il colore delle catene finendo vittime di unalienazione persino superiore a quella provocata dal capitalismo. Oltre la lotta di classe verso nuove prospettive Anche il concetto marxista di lotta di classe, pur partendo da constatazioni reali, ha finito per trasformarsi in pesante fardello ideologico. Il primo socialista a mettere in seria discussione il valore della classe nel capitalismo moderno stato probabilmente Andr Gorz. Gorz si accorse che il lavoratore del capitalismo giovanile ottocentesco o ancora dellepoca fordista poteva sentirsi parte di una classe perch il lavoro segnava (in termini di tempo dedicato) in modo preponderante la sua vita, in quanto normalmente si svolgeva per tutta lesistenza fino alla pensione la medesima professione, spesso per lo stesso datore di lavoro; era quindi pi facile creare empatia con i colleghi e da l organizzarsi anche a livello sindacale. Linnovazione tecnologica e la divisione internazionale del lavoro hanno completamente mutato questo scenario, innanzitutto riducendo drasticamente lentit numerica della forza lavoro: la classe operaia, soggetto rivoluzionario per eccellenza, secondo il Censimento del 1961 in Italia rappresentava il 40,6% degli occupati, mentre nel Rapporto ISTAT 2011 si attesta al 28,4%, con gran parte dei contratti di tipo precario. Altri paesi industrializzati presentano dati analoghi: negli anni Cinquanta gli addetti allindustria statunitensi erano il 30%104 della forza lavoro, a met dei Novanta cio ben prima della crisi, in piena fase espansionistica - si erano ridotti a meno del 17% 105. Al di l dei semplici numeri, in seguito alla ristrutturazione del lavoro dovuta allautomazione esiste unimportante differenza
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Secondo il CIA World Fractbook nel paradiso della manifattura, ovvero la Cina, nel 2008 gli addetti allindustria erano il 27,8% della forza lavoro, un dato quindi simile a quello statunitense degli anni Sessanta. 105 Rifkin 1997, 30

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qualitativa tra la fabbrica fordista e quella attuale: si passati da un ambiente di lavoro affollato, ossia quello della vecchia linea di montaggio, a un nuovo modello in cui gli operai agiscono a distanza in diversi segmenti produttivi, dove quindi comunicazione e socializzazione sono molto pi ridotte106. Per finire, ladozione massiccia dellapproccio toyotista o just in time, decentralizzando la produzione in una moltitudine di ditte appaltatrici spesso poste in aree geografiche molto lontane tra loro, ha ulteriormente frammentato i lavoratori diminuendo la loro forza sindacale. A fronte di un sistema produttivo che produce tre volte di pi con meno forza lavoro, le nuove tecnologie informatiche hanno rimpiazzato gli operai con un ristretto numero di lavoratori della conoscenza, senza assolutamente poter assorbire il disavanzo occupazionale107: in una societ della crescita, ci significa disoccupazione e precarizzazione del lavoro. Anche se pu dispiacere la Sinistra e mettere in dubbio radicate certezze, ci troviamo di fronte un quadro sociale del tutto inedito: Il lavoro non pi il principale il cemento sociale, n il principale fattore di socializzazione, n loccupazione principale di ciascuno, n la principale fonte di ricchezza e benessere, n il senso e il centro della vita 108. Ne consegue che oggi il contrasto con la societ capitalistica avviene su nuovi fronti: Il punto importante che ormai tanto la critica della razionalit capitalistica quanto la sensibilit socialista dei salariati nei settori produttivi pi evoluti non risultano dalla vita di lavoro e dalla coscienza di classe, ma piuttosto dalla scoperta, fatta in veste di cittadini, genitori, consumatori, abitanti di un quartiere o di una citt, che lo sviluppo capitalistico li espropria dal loro ambiente di vita, sia sociale che naturale. Non nella competenza professionale n nellidentificazione con il lavoro che scaturiscono le motivazioni per resistere contro questa spoliazione, ma nella vita e nellesperienza extra-professionale.

Il disagio verso il capitalismo assume un carattere interclassista che si riscontra ad esempio nella lotta contro linvadenza del mercato e la mercificazione consumista di ogni aspetto della vita umana, nellimpegno contro le discriminazioni, nella rivendicazione del diritto a un alimentazione sana e adeguata, nella preservazione del territorio dalla
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Revelli 2010, 253. Lautomazione ha anche permesso di sostituire alcune figure simbolo dellautoritarismo aziendale (come i cronometristi) con delle macchine, smussando cos gli attriti con i vertici. 107 Gorz annovera anche i cosiddetti servizi alla persona, che condanna in quanto sudafricanizzazione della societ dove la massa degli esclusi dalloccupazione viene proposta come servit di una ristretta cerchia di privilegiati. Anche i cosiddetti lavori socialmente utili spesso non sono altro che goffi tentativi di tamponare lemorragia occupazionale attraverso la sovvenzione di attivit improduttive. 108 Gorz 1992, 37

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devastazione delle grandi opere, nella difesa della propria tradizione culturale contro lomologazione mass-mediatica.

...Il conflitto principale non oppone pi capitale e lavoro, ma i grandi apparati scientifici, tecnici, burocratici (che in ricordo di Max Weber e di Lewis Mumford ho chiamato la mega-macchina burocratica-industriale) alle popolazioni in conflitto con la tecnicizzazione dellambiente, la professionalizzazione e lindustrializzazione delle decisioni e degli atti della vita quotidiana, gli esperti patentati che vi tolgono la possibilit di determinare da soli i vostri bisogni, desideri, o il modo di gestire la salute e, pi in generale, la vostra vita 109.

Il cittadino contemporaneo costantemente bersagliato dalla critica spietata del potere politico ed economico, continuamente indotto a vergognarsi per la sua incapacit di mordernizzarsi, di stare al passo con i tempi, di fare sacrifici, di essere competitivo e produttivo, di fare le scelte giuste, di essere fannullone ed egoista. Giaculatorie di questo tipo vengono ripetute in modo ossessivo ogniqualvolta la cittadinanza si azzarda minimamente a difendere le protezioni sociali, il lavoro, il territorio, la propriet pubblica e tutte le volte in cui vengono anteposti i propri affetti alla carriera professionale (studiare o lavorare allestero per i giovani oramai un imperativo categorico). Soprattutto il popolo bue non pu e non deve impicciarsi di questioni politiche, economiche o energetiche perch quando consultato direttamente referendum 2006 sulla riforma costituzionale, referendum 2011 su privatizzazione dellacqua e nucleare ha la brutta tendenza a fare le scelte 'sbagliate'. In fondo non c da stupirsi: se il totalitarismo sovietico ammetteva un solo pensiero e un solo partito politico, la mega-macchina 110attuale pu tollerare lesistenza di varie formazioni politiche (possibilmente solo due e quasi identiche tra loro) ma il grado di pluralismo concesso pi o meno lo stesso che vigeva nel vecchio PCUS, nel senso che lorientamento neoliberale sopportare tutte le opinioni ma ammettendone solo una corretta e indubitabile. Prima di Gorz un altro pensatore, Ivan Illich - se possibile ancora pi eccentrico e fuori dagli schemi aveva biasimato come i rivoluzionari concentrassero la loro attenzione sul
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Ibidem, 94 Dora in avanti utilizzeremo questo termine nella sua accezione sociologica: Mega-macchine sociali: cos sono state definite le grandi organizzazioni gerarchiche che usano masse di esseri umani come componenti o servo-unit. Mega-macchine potenti ed efficienti di tal genere esistono da migliaia di anni. Le piramidi dellantico Egitto sono state costruite da una di esse capace di far lavorare unitariamente, appunto come parti di una macchina, decine di migliaia di uomini per generazioni di seguito. Era una mega-macchina lapparato amministrativo-militare dellimpero romano. Formidabili mega-macchine sono state, nel Novecento, lesercito tedesco e la burocrazia politico-economica dellUrss (Gallino 2010, 5).

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sistema politico invece che sulla mega-macchina e sulle ripercussioni sociali che essa genera scatenando tutti i suoi strumenti di dominio (per usare un gergo filosofico, si concentravano solo sugli epifenomeni e non sul fenomeno vero e proprio): Attualmente i criteri istituzionali dell'azione umana sono l'opposto dei nostri, compresi quelli vigenti nelle societ marxiste, dove la classe operaia si crede al potere. Il pianificatore socialista rivaleggia col cantore della libera impresa, per dimostrare che i suoi principi assicurano a una societ il massimo di produttivit. La politica economica socialista si definisce molto spesso per l'ansia di accrescere la produttivit industriale di ogni paese socialista. Il monopolio dell'interpretazione industriale del marxismo funge da barriera e mezzo di ricatto contro ogni forma di marxismo giudicata eterodossa perch industrialmente poco efficiente... L'interpretazione esclusivamente industriale del socialismo fa s che comunisti e capitalisti parlino lo stesso linguaggio, misurino in maniera analoga il grado di sviluppo raggiunto da una societ. Una societ nella quale la maggioranza dipenda, quanto ai beni e servizi che riceve, dalle qualit d'immaginazione, d'amore e di abilit di ciascuno, appartiene alla categoria cosiddetta sottosviluppata; viceversa, una societ in cui la vita quotidiana consiste in nient'altro che una serie di ordinazioni dal catalogo del grande magazzino universale, ritenuta avanzata. E il rivoluzionario non pi che un allenatore sportivo: campione del terzo mondo o portavoce di minoranze sottoconsumatrici, argina la frustrazione delle masse alle quali rivela il loro ritardo; canalizza la violenza popolare e la trasforma in energia di rincorsa. Ciascun aspetto della societ industriale una componente di un sistema globale che implica l'escalation della produzione e l'aumento della domanda indispensabile per giustificare il costo sociale complessivo. Ecco perch, concentrando la critica sociale sulla cattiva gestione, la corruzione, l'insufficienza della ricerca o il ritardo tecnologico, non si fa che distrarre l'attenzione della gente dal solo problema che conti: la struttura inerente allo strumento preso come mezzo e che determina una crescente carenza generale. Un altro errore consiste nel credere che la frustrazione attuale sia dovuta principalmente alla propriet privata dei mezzi di produzione e che l'appropriazione pubblica di questi mezzi attraverso un organismo centrale di pianificazione proteggerebbe gli interessi della maggioranza e porterebbe a un'equa ripartizione dell'abbondanza. La struttura anti-umana e manipolatrice dello strumento non sar trasformata dal rimedio proposto... Fino a quando condivider l'illusione che sia possibile aumentare la velocit di locomozione di chiunque, la societ continuer a criticare il proprio sistema politico anzich immaginare un sistema di circolazione moderno, pi efficiente di tutti quelli che si basano su veicoli rapidi. La soluzione, tuttavia, a portata di mano: non risiede in un certo modo di appropriazione dello strumento, ma nella scoperta del carattere di certi strumenti, e cio che nessuno potr mai possederli. Il concetto di appropriazione non vale per gli strumenti incontrollabili. Il problema urgente invece di determinare quali strumenti possono essere controllati nell'interesse generale, e di comprendere che uno strumento non controllabile rappresenta una minaccia insostenibile. Quanto al sapere come organizzare la partecipazione individuale a un esercizio del controllo che risponda all'interesse generale, un fatto secondario. Certi strumenti sono sempre distruttivi, qualunque sia la mano che li governa: la mafia, i capitalisti, una ditta multinazionale, lo Stato o anche un collettivo di lavoratori. Cos , per esempio, per le reti autostradali a corsie multiple, per i sistemi di comunicazione a grandi distanze che utilizzano una larga gamma di frequenza, e cos anche per le miniere a cielo aperto o per la scuola. Lo strumento distruttivo 92

accresce l'uniformazione, la dipendenza, lo sfruttamento e l'impotenza; toglie al povero la sua parte di convivialit per rendere i ricchi ancora pi ciechi alla perdita della loro111. Queste riflessioni permettono di superare limpasse della Sinistra gettando solide basi per un nuovo terreno di confronto. Le cinque caratteristiche di un radicale Prima di entrare nel merito vero e proprio dei cambiamenti sociali da apportare e di proporre una strategia di lotta, bene chiudere questo capitolo chiarendo quale pu essere latteggiamento politico di una persona che, disfatta la Sinistra, cerchi di approdare a categorie culturali nuove. Al riguardo pu essere interessante riproporre quelle che a giudizio di Dwight Macdonald intellettuale statunitense di met Novecento critico del marxismo dovevano essere le cinque caratteristiche di un radicale, intendendo come radicale una persona che ha rifiutato le categorie marxiane di dialettica storica, lotta di classe, opposizione struttura/sovrastruttura e che ritiene necessario un controllo sociale sulla tecnologia. Macdonald le elabor in un lungo articolo intitolato La radice luomo, pubblicato sulla rivista Politics112: - negativismo: rifiuto della sottomissione allo Stato e alla burocrazia, anche a costo di nonagire piuttosto di intraprendere unazione sbagliata; - irrealismo: durante la prima e la seconda guerra mondiale, molti intellettuali di orientamento pacifista (come John Dewey) si schierarono a favore dellintervento bellico in quanto unica possibilit realistica. Per Macdonald invece non bisogna separare i mezzi dai fini e occorre combattere un sistema non appoggiando le sue azioni ma operando una scelta antitetica;

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Illich 2005, 47-49. interessante notare che prima ancora di Gorz e Illich cominciava a insinuarsi qualche piccolo dubbio. Ad esempio ecco cosa scriveva nel 1952 G.B.H. Cole in Storia economica del mondo moderno: I paesi nei quali la produzione di massa ha progredito di pi sostengono di essere delle democrazie, le quali dedicano molti sforzi ad educare i loro cittadini sulla necessit di partecipare attivamente alla vita della collettivit. Resta da vedere, tuttavia, se la loro partecipazione alla vita democratica del proprio paese compatibile con condizioni di lavoro che non danno allindividuo alcuna occasione di impegnarsi in uno sforzo creativo, se non in senso puramente quantitativo e in vista di guadagno di denaro (pag. 156-157). Si tenga conto che Cole, docente di Oxforfd, non era affatto uno studioso eterodosso come testimonia il periodo di presidenza alla Fabian Society, organizzazione politica moderatamente socialista tra le fondatrici del partito laburista inglese. 112 Larticolo disponibile integralmente in Arendt, Caffi, Goodman e Macdonald 2012

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- moderazione: non nel senso di moderatismo politico, centrismo o riformismo, bens come rifiuto della hybris, della pretesa marxiana di ridurre tutta lesistenza umana in termini scientificamente conoscibili; - piccolezza: Macdonald denuncia il feticismo delle masse tipico della Sinistra, obiettando che in unepoca dove le masse presunte rivoluzionarie compiono azioni quanto mai convenienti al sistema, lazione individuale (ad esempio attraverso lobiezione di coscienza) o di piccoli gruppi coerenti con i propri ideali pu avere una forza maggiore di quella di partiti centralizzati e burocratizzati alla maniera dello Stato; - egoismo: lo sviluppo scientifico e gli apparati burocratici a partire dalla fine dellOttocento hanno ridotto lindividuo a un semplice ingranaggio di una macchina mastodontica, una condizione non migliorata dai partiti della Sinistra rivoluzionaria che, in nome di una beatitudine futura, hanno costretto i propri militanti alla rinuncia del proprio interesse in nome di quello superiore del partito o della classe. invece necessario ristabilire il primato dellindividuo e rivendicare il pieno diritto delle sue emozioni, della sua immaginazione, dei suoi sentimenti morali. Partendo da questi presupposti, Macdonald immaginava unazione politica guidata da piccoli gruppi di individui che condividessero questo programma minimo: - pacifismo come condicio sine qua non; - rifiuto della coercizione individuale da parte di Stato o partiti, opponendosi attraverso gli strumenti di volta in volta pi idonei (discussione, sabotaggio, messa in ridicolo, evasione, resistenza passiva) secondo lo stile di lotta di organizzazioni radicali come gli IWW (Industrial Workers of the World, noti anche come wobblies, movimento operaio con strategie di azione anarco-sindacaliste) - presa di distanza dalle ideologie politiche che, come il marxismo, chiedono sacrifici immediati promettendo un roseo avvenire; - concezione del socialismo come questione etica e non pragmatica, importante per lindividuo a prescindere dal numero di simpatizzanti; - comportarsi coerentemente con i propri ideali, quindi in modo eventualmente irrealistico; - pensare in termini di esseri umani e non di classe, ammettendo che inizialmente le proprie idee saranno condivise solo da un numero di persone limitato e forse eccentrico (per restare nellattualit si pensi ai francesi Casseurs de pub, tra i primi sostenitori assoluti delle idee della decrescita). anzi molto probabile che i soggetti rivoluzionari 94

classici, come i lavoratori, siano inclini alla sociolatria - la preoccupazione profonda per il buon funzionamento della macchina industriale dalla quale si crede di poter ottenere standard pi alti di vita e che almeno allinizio potrebbero rivelarsi ostili 113. I principi di Macdonald, teorizzati immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, si rivelano quanto mai attuali e serviranno come faro nella sezione finale del libro per riflettere sulle strategie di azione politica.

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Un esempio la triste vicenda seguita alla chiusura dellILVA di Taranto, disposta dalla magistratura per motivi ambientali e sanitari nellestate 2012, quando gran parte degli operai dello stabilimento ha rivendicato la riapertura degli impianti al motto meglio morire di tumore che di fame spalleggiata dai sindacati confederali e dai proprietari dell'impresa.

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QUARTA PARTE USCIRE DAL GIGANTISMO PER UNA SOCIET EQUA E SOSTENIBILE
Una nuova forma di produzione non pu convivere con le vecchie forme di consumo, non pi di quanto possa adattarsi alle vecchie forme di organizzazione politica (Ptr Kropotkin)

Le riflessioni esposte nel capitolo precedente sono centrali per le pagine che seguiranno. La Sinistra ha sempre imperniato lanalisi politica sui conflitto capitale-lavoro mentre il nostro approccio basato su Gorz e Illich e ispirato al Lewis Mumford - riconosce invece nelle storture economiche una parte del problema, che invece viene identificato in tutta la mega-macchina industriale-capitalistica-finanziaria e negli effetti che produce sulla popolazione e sul pianeta, dei quali la subordinazione del lavoro al capitale solo una delle manifestazioni114. Serge Latouche ha scritto un libro specificatamente dedicato allargomento, intitolato per lappunto La Megamacchina. Secondo lanalisi delleconomista francese, i problemi principali da affrontare sono i seguenti 115: - Lemancipazione e lo scatenamento della tecnica e delleconomia: lo sviluppo

tecnologico proverbialmente non si pu fermare, diventa un fine a se stesso a prescindere dalle esigenze reali e i suoi effetti positivi o negativi (ad esempio la nube radioattiva di Chernobyl) non conoscono frontiere. Le tecnologie hanno consentito anche lannullamento delle distanze, la creazione di quello che Marshall McLuhan chiamava villaggio globale, che comporta la scomparsa dello spazio politico e una regressione nel privato che pu sfociare in violente rivendicazioni identitarie (lo sviluppo delle reti di comunicazione globale stato accompagnato dal parallelo riemergere dei nazionalismi in Europa e del fondamentalismo religioso in Asia e Africa). Anche leconomia si transnazionalizzata di pari passo con lo sviluppo delle reti di comunicazione, sottraendosi al controllo degli Stati-Nazione e invadendo ogni aspetto della vita umana mercificandola;

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Anche Gallino ricorso al concetto della mega-macchina per descrivere la societ attuale, che chiama finanz-capitalismo: Il finanzcapitalismo una mega-macchina che stata sviluppata nel corso degli ultimi decenni allo scopo di massimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia dal maggior numero possibile di esseri umani, sia dagli ecosistemi. Lestrazione di valore tende ad abbracciare ogni momento e aspetto dellesistenza degli uni e degli altri, dalla nascita alla morte o allestinzione. Come macchina sociale, il finanzcapitalismo ha superato ciascuna delle precedenti, compresa quella del capitalismo industriale, a motivo della sua estensione planetaria e della sua capillare penetrazione in tutti i sotto-sistemi sociali, e in tutti gli strati della societ, della natura e della persona (Gallino 2011, 5). 115 Latouche 2008, 30-43

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- La macchinizzazione del sociale: il cittadino si trasforma in utente della mega-macchina, che ne plagia desideri e aspirazioni. La perdita di identit e la transnazionalizzazione dei processi economici e politici inficiano i legami sociali, mentre lefficienza diventa lunico valore di riferimento a cui piegare ogni aspetto dellesistenza umana; - Il vicolo cieco: tale efficienza autoreferenziale e punta allaccumulazione illimitata del capitale e alla crescita infinita, concetti che contrastano con il carattere limitato della Terra e delle sue risorse; - Lingiustizia: violando ogni basilare legge della fisica, non solo la promessa di prosperit e uguaglianza per tutti della mega-macchina diventa una clamorosa menzogna, ma addirittura si incrementano infelicit e disuguaglianze, creando una societ sempre pi polarizzata. In Italia, che pure una delle nazioni occidentali dove il problema meno evidente, il 10% delle persone pi ricche possiede il 40% della ricchezza del paese mentre il 10% pi povero solo lo 0,3%116; - Luniformazione: la mega-macchina ammette solo lo stile di vita occidentale e aborre il multiculturalismo. Anche gli apologeti del neoliberismo, come Frances Fukuyama, ammettono questa circostanza presentandola per come un fatto positivo: La tecnologia rende possibile unillimitata accumulazione di ricchezza e quindi la soddisfazione di una serie di desideri sempre pi vasta. Questo processo assicura una crescente omogeneizzazione di tutte le societ umane indipendentemente dalle loro origini storiche e dalle loro eredit culturali. Tutti i paesi in cui in atto un processo di modernizzazione sono destinati ad assomigliarsi sempre di pi: essi dovranno urbanizzarsi, sostituire le forme tradizionali di organizzazione sociale come la trib, la setta e la famiglia con altre forme economicamente razionali basate sulla funzionalit e lefficienza, e infine dovranno provvedere allistruzione dei loro cittadini 117; - Lo sradicamento: le nazioni nate nellera della globalizzazione, laddove lo stile di vita occidentale fatica a imporsi - come nellEuropa orientale - non traggono legittimit da una societ civile o su di un moderno concetto di cittadinanza, bens da un sentimento neotribale che pretende di ergersi a popolo e Stato; - La spoliazione produttiva: il lavoratore tende a diventare un ingranaggio della megamacchina, in forme pi raffinate ma non meno alienanti e soggioganti di quelle proposte dai modelli fordisti-tayloristi. I servizi telematici come la posta elettronica, ad esempio, vengono spesso sfruttati per allargare a 24 ore su 24 la reperibilit del lavoratore superando i limiti fisici dellazienda e gli orari di lavoro canonici;
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Triani 2010, 36 Fukuyama 1996, 13

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- Lassenza del desiderio di cittadinanza: il cittadino contemporaneo, dopo una dura giornata di lavoro, si trova spesso di fronte a problematiche di carattere familiare o burocratico-amministrativo, che lo spingono a ricercare rifugio nellentertainment anzich a interessarsi alla comunit e a impegnarsi politicamente, e cos facendo tende a demandare importanti decisioni politiche agli esperti. Per riassumere, siamo giunti alla conclusione che il superamento reale del capitalismo e dei suoi disastri possibile solo destrutturando il gigantismo della mega-macchina sui cui si regge, rallentandone il ritmo esasperato di evoluzione e riportandola a un livello accettabile per le esigenze umane e ambientali, ricostruendo il tessuto sociale e immaginando nuove forme di convivenza tra uomo e natura. Si pu pertanto partire da alcune premesse fondamentali, per poi svilupparle ulteriormente: - ridurre il peso delle attivit umane a una dimensione compatibile con lambiente; - sviluppare concezioni scientifiche ed economiche slegate dalle tecnocrazia; - combattere le tendenze globalizzatrici concentrando lattenzione sulla sfera locale, quella dove la societ civile pu intervenire con maggior risultato; - permettere al cittadino di riappropriarsi della propria autonomia; - introdurre un controllo sociale sulla tecnologia, in modo che persegua dei fini realmente utili per la collettivit e la preservazione dellambiente, non per il capitale; - riappropriarsi della cultura per ricostruire un sentimento democratico di cittadinanza, dove il rifiuto delle tirannie globalizzate e la riaffermazione del S trovino fondamento sullaspirazione alluguaglianza e alla lotta alla discriminazione, e non su di una cieca rivendicazione identitaria; - ricostruire il tessuto sociale, pretendere una ridistribuzione sostenibile della ricchezza e combattere i modelli culturali imposti dalla societ della crescita. Da queste considerazioni prendono lo spunto alcune idee imprescindibili.

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Decrescita Decrescita una parola tab, una vera e propria bestemmia nel mondo economicista in cui viviamo118. Non unideologia bens uno slogan che indica una pluralit di soluzioni, alcune delle quali sostengono un radicale rifiuto della tecnologia e il ritorno al primitivismo oppure assumono la forma di culti neopagani matriarcali; in questa sede faremo riferimento a una concezione che potremmo definire decrescita scientifica basata sul superamento e non la negazione della modernit e dello sviluppo. Alcune movimenti politici marginali, legati allanarchismo e al socialismo utopistico, avevano gi contestato lideologia della crescita economica indiscriminata a partire dalla fine dellOttocento, e nel corso del Novecento il delirio produttivista e tecnologico della societ occidentale era stato oggetto di critica da parte di alcuni pensatori radicali - Pier Paolo Pasolini, Theodor Adorno, Max Horkheimer, Herbert Marcuse. Tuttavia, si dovuto aspettare fino agli anni Settanta perch qualcuno si interessasse in modo scientifico e sistematico allargomento della crescita economica e della sua compatibilit con la biosfera. Nel 1971 leconomista rumeno Nicholas Georgescu-Roegen fond la bioeconomia, una disciplina che studia leconomia in rapporto alle leggi della fisica, con particolare riferimento al secondo principio della termodinamica. Questo postulato determina che, alla fine di ogni processo, la qualit dell'energia sempre peggiore rispetto all'inizio e quindi qualsiasi processo economico che produce merci e materiali diminuisce la disponibilit di energia nel futuro e di conseguenza la possibilit di produrre altre merci e beni materiali: da tale constatazione Georgescu-Roegen prese le mosse per delineare
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Questa parola crea una frattura talmente radicale con le tradizioni economiche consolidate da indurre a un rifiuto psicologico anche persone che portano avanti concezioni compatibili con la decrescita, come Piero Bevilacqua o Guido Viale, che preferiscono parlare pi vagamente di sostenibilit. C poi chi non ha capito proprio niente del concetto, come Paolo Ferrero, che in unintervista ha affermato: "Considero le proposte che provengono dal movimento per la decrescita in larga parte condivisibili; ritengo sbagliato lobiettivo della decrescita. Il nostro obiettivo non la decrescita, anche perch altrimenti questanno in Italia saremmo andati abbastanza avanti con il socialismo avendo perso il 5% del PIL, ma la modifica del meccanismo di accumulazione. Noi vogliamo de-mercificare, non de-crescere, non vogliamo mettere la retromarcia e andare indietro, ma svoltare". A parte il fatto di non aver mai spiegato in che cosa consista tale demercificazione, Ferrero commette il tipico errore di confondere la decrescita, ossia la riduzione volontaria del consumo, con la recessione, che invece una scelta imposta dalla necessit; la stessa differenza che passa tra una dieta dimagrante e linedia. Comunque il fraintendimento di Ferrero nulla rispetto alle invettive di Giampaolo Fabris, che nel libro La societ post-crescita parla della decrescita come di una visione allinsegna del fermate il mondo voglio scendere, prospettiva utopica e conservatrice, una romanticheria intrisa di inattuale economicismo, un fondamentalismo accecato dellutopia in cui le varie correnti sono ossessionate da labbattimento dellodiato capitalismo, capaci solo di ipotizzare uno scenario claustrale, un po polpottista, nuovi Savonarola il cui comune denominatore la vocazione masochistica allascetismo, il massimalismo scostante, talebano che mette in discussione ogni ambito della vita quotidiana per riportarlo a una sorta di stato di natura, di cultura preindustriale additata a modello di buon vivere, lostracismo nei confronti delle imprese multinazionali ma, pi in generale, delle imprese tout court e il rigore di stampo superegoico (i virgolettati sono tutti affettuosi apprezzamenti pazientemente copiati dal libro).

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una economia della de-crescita, basata cio sulla riduzione dei consumi e quindi sul risparmio delle materie prime e dellenergia e sul rispetto dei ciclo biologici. Successivamente Ivan Illich e la scuola francese del post-sviluppo, in particolare intellettuali come Cornelius Castoriadis e Jacques Ellul, hanno elaborato ulteriormente tale concezione ma stato soprattutto Serge Latouche a divulgarla sotto forma di impegno civile e progetto politico al fine di ricostruire una societ su basi nuove, rigenerandola anche sul piano sociale. Per Latouche La parola dordine della decrescita ha soprattutto lo scopo di sottolineare con la forza lobiettivo della crescita illimitata, obiettivo il cui motore essenzialmente la ricerca del profitto da parte dei detentori del capitale, con conseguenze disastrose per lambiente e dunque per lumanit. Non soltanto la societ ridotta a mero strumento e mezzo della meccanica produttiva, ma luomo stesso tende a diventare lo scarto di un sistema che punta a renderlo inutile e a farne a meno. 119 Posta in questi termini la decrescita non comporta una rinuncia, bens una liberazione della droga della crescita, la capacit di stare meglio sprecando meno risorse: Riducendo volontariamente la produzione di alcuni tipi di merci perch non hanno unutilit effettiva, o perch causano danni ambientali irreparabili, o perch possono essere sostituite da prodotti analoghi che diminuiscono il consumo di risorse naturali e/o limpatto ambientale e/o la quantit degli scarti da smaltire, non si peggiora la qualit della vita, non si fanno rinunce o sacrifici. Si fanno miglioramenti che non si potrebbero ottenere senza una diminuzione del PIL. 120 bene distinguere la decrescita non solo dallo sviluppo sostenibile ma anche dalla teoria delleconomia stazionaria, propugnata dallex funzionario della Banca Mondiale Hermann Daly121. Infatti nelle decrescita presente una critica radicale dello sviluppo, che prescinde dagli effetti meramente ecologici, come ha indicato Gorz:

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Latouche 2009, 17 Pallante 2009b, 8 121 Lidea di uneconomia stazionaria comincia ad affacciarsi anche tra alcuni economisti ortodossi un po pi illuminati. Ecco quanto scriveva lex ministro dellEconomia Tommaso Padoa Schioppa nel 2009 sulle pagine del Corriere: La crescita ante-2007 era insostenibile sotto il profilo economico-finanziario... Si pu allora chiedere: perch mai crescita? Non sarebbe meglio la cosiddetta crescita zero, proposta decenni fa dal Club di Roma? La risposta no, perch non sarebbe sostenibile socialmente; non basterebbe a migliorare la condizione delloltre met del genere umano priva di scarpe ai piedi, di acqua potabile, di cure mediche adeguate, per non dire del miliardo a rischio di morte per fame. No, quindi, alla crescita zero per il mondo intero; ma s (o quasi) per il mondo ricco, che scarpe ne ha in abbondanza, lascia aperto il rubinetto dellacqua, getta molte delle medicine ottenute gratis e da solo produce gran parte del degrado ambientale. In breve: crescita mondiale moderata, concentrata nei Paesi emergenti (Tommaso Padoa Schioppa, Utopie dannose e utopie utili, Corriere della Sera, 19 agosto 2009)

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La soddisfazione integrale di tutti i bisogni in cambio di una prestazione lavorativa ridotta non dipende dallo sviluppo insufficiente delle forze o dei mezzi di produzione, ma, al contrario, dal loro sovrasviluppo. Il sistema non ha potuto e crescere e riprodursi che accelerando la distruzione allo stesso tempo che la produzione delle merci; organizzando nuove rarit mano a mano che cresceva la massa delle ricchezze; svalutandole quando queste rischiavano di diventare accessibili a tutti; e perpetuando cos la povert allo stesso tempo che i privilegi, la frustrazione allo stesso tempo che lopulenza122. Per implementare la decrescita, Latouche teorizza un circolo virtuoso basato sulle 8 erre: rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. Esaminiamole una per una. - Rivalutare: si tratta dellaspetto fondamentale per una rivoluzione culturale che spiani la strada alla decrescita. I valori dominanti oggigiorno sono quelli veicolati dallideologia neoliberista, quindi individualismo, competizione, ricerca del profitto a tutti i costi, conformismo e rifiuto della diversit. Una societ della decrescita deve promuovere altruismo, solidariet, armonia con la natura, rispetto dellAltro e unetica e una giustizia svincolate dalla logica del profitto e dellaccaparramento. Deve inoltre saper rivalutare una concezione del saper fare troppo spesso sminuita dalla societ dei consumi, interessata a plasmare a sua immagine e somiglianza un individuo sempre pi inetto e dipendente dal mercato. - Riconcettualizzare: letnocentrismo occidentale ha forgiato la sua visione di concetti quali povert, sviluppo e libert imponendoli al mondo intero. In particolare, ha bollato tutte le pratiche di sussistenza come arretrate, sostituendole con pratiche sviluppiste che, soprattutto nel Terzo Mondo, hanno creato disastri e miseria di proporzioni inimmaginabili, per cui si impone la ridefinizione di tutto il nostro immaginario collettivo: Oltre a distruggere lintegrit della comunit umana, il capitalismo ha anche corrotto il concetto classico di vivere bene, alimentando un terrore irrazionale per la scarsit materiale. Stabilendo criteri quantitativi per definire una buona vita, ha dissolto le implicazioni etiche del limite. Da questa lacuna sorta una problematica specificatamente tecnica, dei nostri tempi: equiparando il vivere bene con il vivere opulentemente, il capitalismo ha reso difficilissimo dimostrare che la libert pi strettamente connessa con lautonomia personale che con lopulenza, pi con la padronanza della propria vita che con il possesso delle cose, pi con la sicurezza emozionale che da viene da una corroborante vita comunitaria che con la sicurezza materiale che deriva dal mito della natura dominata da una tecnologia onnipotente 123.
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Gorz 2009, 95 Boochkin 2010, 402

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Bisognerebbe inoltre ribaltare lassunto di Fukuyama sulla fine della storia e interrogarsi sui limiti del liberalismo e sulla vera essenza della democrazia. - Ristrutturare: luscita dal capitalismo prevede una riconversione del precedente apparato produttivo, per creare tecnologie funzionali a una societ basata sul nuovo paradigma. Sul piano ecologico, invece di pensare a innovazioni spesso costruite con materie prime rare e attraverso processi di produzione molto inquinanti 124, preferibile riutilizzare il materiale esistente secondo nuove logiche, limitando altres i flussi di materia. - Ridistribuire: le disuguaglianze, non solo tra il Nord e il Sud del mondo ma anche allinterno delle singole nazioni, sono una delle cause principali del fallimento della globalizzazione neoliberista, anche per quanto riguarda il saccheggio di materie prime e la pirateria ambientale. Bisogna chiudere con queste pratiche e offrire caso per caso opportuni risarcimenti e riparazioni. - Rilocalizzare: la delocalizzazione delle attivit produttive fonte di grande disagio ecologico e sociale, innescando dinamiche che accentuano la degenerazione ambientale e la distruzione delle economie locali nel Sud e nel Nord del mondo, causando ondate migratorie sempre pi crescenti. Anche la politica deve riprendere una dimensione locale in modo che i cittadini non si sentano pi vittime di forze oscure e inaccessibili ma possano influenzare attivamente i processi decisionali, fino a ricreare condizioni ispirate il pi possibile alla democrazia diretta. - Ridurre: la nostra societ assomiglia sempre di pi alla Leonia descritta da Calvino ne Le citt invisibili, la metropoli dove ogni giorno i cittadini si risvegliano circondati da prodotti nuovi di zecca, perch quelli utilizzati il giorno prima sono stati rigorosamente e immancabilmente cestinati, finendo per creare montagne di spazzatura sempre pi alte e imponenti intorno alla citt. Apprezzare la durata delle cose, evitando di farsi fuorviare dallansia delle novit a ogni costo un fattore imprescindibile nella lotta allo spreco e a tal fine occorre promuovere quello che Gorz chiamava principio dellautolimitazione, per cui lindividuo limitando il proprio lavoro circoscrive i propri bisogni in favore dellautonomia di vita e quindi di una maggiore libert; - Riutilizzare/riciclare: la legge universale dellentropia coinvolge tutto il creato, dalla pi piccola delle particelle fino allespansione delle galassie e lumanit non pu sottrarsi a questa dura realt. Il riutilizzo delle componenti, pur abbassando il PIL, pu rappresentare una miniera preziosa per prolungare la durata di merci e beni, permettendo allo stesso tempo di risparmiare energia.
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il caso ad esempio delle celle fotovoltaiche a telluro di cadmio: bench presentino un rendimento energetico superiori a quelle tradizionali, sono costruite con materiali molto pi rari del silicio.

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Sulla base delle 8 erre, Latouche ha stilato un programma politico della decrescita in nove punti, invitando le forze politiche a condividerli e attuarli: 1. Recuperare unimpronta ecologica uguale o inferiore a un pianeta: il Living Planet Report del WWF da alcuni anni documenta che, grazie alle ideologie della crescita economica, il prelievo delle risorse supera la capacit di rigenerazione del pianeta; si tratta di uno sviluppo non sostenibile che ovviamente va immediatamente bloccato prima che il mancato smaltimento assuma proporzioni drammatiche. 2. Integrazione dei costi di trasporto: la delocalizzazione delle attivit produttive oggi favorita dai prezzi contenuti dei trasporti, in quanto non sono tassati nel modo opportuno i danni provocati da tale attivit. Se ci avvenisse gli imprenditori sarebbero seriamente incentivata a rilocalizzare le attivit. 3. Rilocalizzare le attivit: le delocalizzazioni comportano non solo un danno ambientale, ma costi sociali elevatissimi per i paesi coinvolti che non possono essere ridotti a banali esternalit economiche. In una delle pagine introduttive del libro Gi le mani! di Michael Moore, sotto la scritta Che cos il terrorismo? appaiono due foto: la prima quella di un palazzo governativo di Oklahoma City, sventrato dallattentato dinamitardo del 1995; la seconda quella di un altro edificio in rovina, anchesso apparentemente vittima di bombardamento: in realt raffigurata la fabbrica della General Motors di Flint (stato del Michigan) come appariva nel 1996, dopo che i vertici dellazienda lavevano smantellata per trasferire la produzione in Messico. Unassociazione di idee semplicemente geniale. 125 4. Restaurare lagricoltura contadina: principio valido sia nel Nord che nel Sud del mondo. Deindustrializzare lagricoltura e riportarla a una dimensione locale, naturale e tradizionale significa anche ridurre il degrado sociale e ambientale provocato dallo spopolamento delle campagne. Per fare ci occorre abbandonare il mito della produttivit, quello che negli anni Sessanta ha dato origine alla rivoluzione verde e che ora mai palesa tutti i suoi limiti, e passare dalla logica della priorit allesportazione a quella della sussistenza e della sovranit alimentare. 5. Trasformare gli aumenti della produttivit in riduzione del tempo di lavoro e in creazione di posti di lavoro: si tratta di una concezione radicale nello spirito dei movimento dei lavoratori delle origini, ma che i sindacati e la Sinistra attuale hanno sostanzialmente abbandonato in nome della politica dei redditi e dei premi di produttivit, entrambe
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Si pensi anche alla chiusura dello stabilimento FIAT di Termini Imerese, in una regione come la Sicilia dove la scarsa iniziativa privata rischia seriamente di rafforzare logiche clientelari e criminalit organizzata.

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misure consone alla crescita economica. Emancipare il pi possibile luomo dalla schiavit del lavoro salariato invece non solo un insostituibile fattore di progresso, ma anche lunica possibilit per una convivenza pacifica tra forza lavoro e sviluppo tecnologico. Latouche stima che, nel corso di due secoli, la produttivit in Francia sia aumentata 30 volte, ma la durata del lavoro sia calata solo della met, con una crescita delloccupazione di solo 1,75 volte. 6. Stimolare la produzione di beni relazionali: lo Stato pu farlo cercando di rendere la conoscenza un bene collettivo e non una fonte di esclusione. La popolazione invece pu creare nuove reti comunitarie per lassistenza o lo svago, nello spirito di un nuovo mutualismo. 7. Ridurre lo spreco di energia: prima di pensare a produrre energia ecologica, sarebbe bene risparmiare almeno una parte di quella consumata attualmente. Al momento sono gi disponibili tecnologie che permettono, a parit di produzione, di ridurre di quattro volte il consumo di energia; associazioni come il Rocky Mountain Institut lavorano da alcuni anni su questi progetti e hanno elaborato soluzioni pratiche applicabili da subito. 8. Penalizzare fortemente le spese pubblicitarie: la pubblicit parte integrante dellideologia capitalista, perch incita allacquisto in modo compulsivo e irrazionale e attraverso la moda provoca la rapida obsolescenza delle cose. Chi ne sottovaluta la portata dovrebbe chiedersi perch, ad esempio, solo negli USA nel 2007 sono stati investiti 148,99 miliardi dollari in inserzioni pubblicitarie 126. Gi oggi vietato reclamizzare alcuni prodotti (sigarette, superalcolici) e non consentita la trasmissione di alcune tipologie di programmi, come quelli pornografici, in determinate fasce orarie; in futuro si potrebbe proibire la trasmissione di pubblicit durante i programmi destinati ai bambini, che sono ovviamente le vittime pi facilmente manipolabili e limitare linvadenza dei materiali di propaganda commerciale in ogni spazio fisico urbano. Un ruolo importante pu ricoprirlo listruzione scolastica rivelando la natura dei meccanismi di propaganda e consenso. 9. Decretare una moratoria sullinnovazione tecnico-scientifica: senza dubbio uno dei punti pi controversi e discussi, da cui si sono dissociati persino molti simpatizzanti del movimento per la decrescita. Secondo Latouche bisognerebbe esercitare unimportante opera di indirizzo dello sviluppo tecnologico, in modo da adeguarlo alle reali necessit umane e ambientali. Si pu portare come prova il fatto che, in una nazione come la

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Dati del TNS Media Intelligence reports U.S. Advertising 2007

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Francia che ha puntato in modo massiccio sullenergia nucleare, le rinnovabili occupino uno spazio infimo nel panorama energetico La teoria della decrescita assolutamente rivoluzionaria perch nega alla radice i fondamenti del capitalismo - cio ricerca del profitto e crescita economica - molto pi di quanto non facciano altre ideologie radicali convinte di doverlo sfidare sul piano della produttivit, come faceva il socialismo reale. Presenta inoltre il vantaggio di non richiedere necessariamente la conquista del potere essendo applicabile gi da subito come filosofia di vita quotidiana combattendo in modo pacifico ma fermo lestablishment politico ed economico. Agroecologia Oggi i fallimenti della cosiddetta rivoluzione verde, cominciata a met degli anni Cinquanta e basata sulla diffusione su scala mondiale della chimica industriale e della meccanizzazione in campo agricolo, sono ampiamente risaputi: dopo limpennata produttiva iniziale, a farla da padrone sono stati avvelenamento delle falde, standardizzazione e perdita di biodiversit, impoverimento dei terreni e spopolamento di massa delle campagne127. Lagricoltura responsabile del 18% delle emissioni di gas serra, di cui il 45% provocate dai concimi azotati, la cui decomposizione libera protossido di azoto (NO)128. Altrettanto conosciuto il problema della fame nel mondo che, secondo il rapporto FAO 2009, riguarda pi di un miliardo di persone. Molti per non si immagineranno minimamente che nel 2008, anno in cui impennato il prezzo di molti generi alimentari anche a seguito di speculazioni finanziarie, la produzione mondiale di cereali aveva raggiunto il valore record di 2.232 milioni di tonnellate, un dato che dovrebbe significare la disponibilit di un chilo al giorno per ogni essere umano 129. Questa situazione assurda chiarisce come il problema della crisi alimentare dipenda principalmente da situazioni politiche e solo secondariamente dalla scarsit produttiva. Per sintetizzare, tra le cause principali della denutrizione si annoverano:

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Per approfondimenti del problema si rimanda alla lettura di opere come Il libro nero dell'agricoltura, di Davide Ciccarese 128 Gouer e Gouyon 2009, 294 129 Colombo e Onorati 2009, 40

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- il ricorso massiccio, nei paesi del Sud del mondo, alla monocoltura per prodotti da esportazione a scapito dellagricoltura di sussistenza. La monocoltura, privilegiata soprattutto per ripianare il debito estero, pi soggetta allattacco di parassiti e malattie, quindi comporta molti rischi; - laumento dei prezzi agricoli, spesso ottenuto artificiosamente distruggendo riserve alimentari nel Nord del mondo. La FAO ha calcolato che tra il 2005 e il 2008 il prezzo del mais cresciuto del 131% e quello del frumento del 177%, stimando inoltre che laumento dell1% del costo di un alimento comporta tra i poveri una riduzione dellassunzione calorica dello 0,5%130; - la standardizzazione delle colture operata dallagronomia occidentale, che riduce la diversit biologica aumentando i rischi di carestia. Se nel recente passato lumanit ha consumato in modo costante pi di 3000 generi di piante, oggi 8 coltivazioni producono il 75% degli alimenti mondiali131. - la debolezza dei mercati del Sud del mondo, generata non soltanto dallapertura indiscriminata al commercio internazionale, ma anche da politiche di cooperazione internazionale insensate. Infatti molte ONG, in base allo stereotipo della scarsit di cibo, donano grandi quantit di prodotti alimentari che finiscono in concorrenza con quelli locali, danneggiando ulteriormente i produttori; - le guerre e le azioni terroristiche, che impediscono il normale svolgimento dellattivit agricola; - la diffusione indiscriminata di colture per lalimentazione animale e la produzione di biocarburanti; - lo spreco di cibo, che raggiunge proporzioni inimmaginabili. Tristram Stuart ha calcolato che, solo con il cibo sprecato in un anno negli USA e in Gran Bretagna da famiglie, ristorazione e vendita al dettaglio, si potrebbe sfamare a un livello minimale oltre un miliardo di persone, evitando lemissione di pi di ottanta milioni di tonnellate di gas serra. Se allo spreco aggiungiamo anche leccessivo consumo secondo la FAO il numero di obesi nel mondo allincirca uguale a quello dei denutriti, intorno al miliardo di persone .le risorse sperperate sono inquantificabili; La precariet e linstabilit del settore agro-alimentare derivano in gran parte dal fatto che, nel sistema attuale di produzione e consumo, il ruolo dellagricoltore assolutamente passivo, in balia degli agenti internazionali. LAfrica rappresenta solo la punta delliceberg:
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Ibidem, 41 Shiva 2009, 195

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L'Africa il continente pi ricco di risorse del pianeta ed sottopopolato. Ha una popolazione pari a quella dell'Europa ed tre volte pi grande. anche tre volte pi grande della Cina e ha un terzo della sua popolazione. Ci nonostante, il continente dove maggiormente infierisce la povert. Certamente - sostiene Pierre Rabhi - ci dipende dal fatto che da molti secoli le sue ricchezze sono sottoposte a saccheggio. Ma non solo. La miseria endemica che imperversa nel mio continente natale, come del resto nella maggioranza delle regioni definite sottosviluppate, deriva in gran parte dall'imposizione a popolazioni che non hanno chiesto nulla a nessuno, di modi di produzione che non sono adatti n ai loro territori, n al loro saper fare, n alle loro forme di organizzazione sociale. La nuova distribuzione modernista, introdotta dalla colonizzazione e perseguita dalla politica del libero scambio, pu essere illustrata nella maniera seguente. Quelle popolazioni rappresentano un potenziale produttivo, per cui le si connette al sistema mercantile facendole coltivare prodotti esportabili secondo il procedimento abituale dell'agroindustria: si forniscono loro le sementi e gli input con le modalit d'impiego; dopo la raccolta, il contadino porta le sue balle di cotone alla cooperativa, che le spedisce in Olanda o altrove per commercializzarle; alla fine della catena il piccolo produttore riceve la sua parte del prezzo di vendita diminuito del costo delle forniture. Non controllando n il primo, n il secondo, egli non pu allora che constatare la sua dipendenza dall'economia mondiale e dalle sue fluttuazioni: costo dei concimi indicizzato sul dollaro (ci vogliono tre tonnellate di petrolio per produrre una tonnellata di concime), prezzi delle merci sottomessi alla speculazione, diktat del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale... Siccome nel frattempo la coltivazione dei prodotti alimentari stata sradicata per fare spazio monoculture (cotone, caff, arachidi...), finalizzate esclusivamente all'esportazione, il contadino africano si ritrova nell'impossibilit di uscire dal sistema132.

Movimenti contadini del Sud e del Nord del mondo, come quelli riuniti nel network Via Campesina, hanno invece proposto un approccio diverso, che riscopre in chiave moderna la tradizione; si possono cos sintetizzare le proposte principali: - decretare il primato della sovranit alimentare su qualsiasi altra considerazione, per cui il fine dellagricoltura innanzitutto soddisfare il fabbisogno di ogni comunit locale. Tale principio divenuto legge in Equador, Bolivia, Nepal, Mali, Nicaragua e Venezuela, paesi che non a caso hanno sofferto nel recente passato i drammatici effetti delle monocolture da esportazione; - restituire autonomia alla comunit contadina, rifiutando il ricorso invasivo a biotecnologie e meccanizzazione in favore del riciclo dei nutrienti e dellottimizzazione delluso delle risorse locali. il presupposto dellagricoltura biologica che, per funzionare efficacemente, necessita di una produzione diversificata abbandonando la logica della monocoltura;
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Pallante 2009a, 53-54

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- abolizione del principio di propriet intellettuale sugli organismi viventi, quasi sempre atto di biopirateria operato dalle multinazionali nei confronti del Sud del mondo; - accorciamento della filiera produttiva; - promozione di riforme agrarie che, colpendo la grande propriet fondiaria, agevolino la formazione di comunit autonome di piccoli contadini; - subordinazione di tutte le produzioni agricole a scopo non alimentare alle esigenze nutrizionali della popolazione umana. Il secondo punto, che pu apparire arcaico e antimoderno, fondamentale perch ribadisce la centralit dellautonomia locale contadina. Abbiamo gi constatato nella seconda parte gli effetti deleteri dellagricoltura industriale sulle societ del Sud del mondo in termini occupazionali, ma altrettanto importante la perdita di indipendenza. Il ritorno alla trazione animale, ad esempio, pu anche fungere da fonte di concime e biogas, mentre lagricoltura sviluppista si traduce in dipendenza da combustibili e ricambi per i macchinari, che va ad aggiungersi a quella dai prodotti biochimici. In questottica si pu focalizzare meglio lavversione degli ambientalisti per i prodotti OGM. Ammesso che non comportino alcun pericolo per la sicurezze alimentare e che permettano realmente di abbandonare luso di pesticidi cosa che molti studi indipendenti contestano133 adottare sementi transgeniche significa praticare una rigida standardizzazione delle colture, costringere il contadino ad acquistare semi sterili e quindi non manipolabili, rendendolo dipendente dai capricci delle multinazionali e allargando la filiera. Negare ci affermando che il costo per le sementi sarebbe inferiore a quello per i pesticidi (dando per scontato che lagrobusiness non sarebbe mai tanto cinico da aumentare i prezzi, una volta vincolati i contadini) dimostra la miopia di ragionare solo in termini pecuniari e una visione del contadino come operaio della terra privo di intraprendenza e iniziativa. Impedire allagricoltore di manipolare i semi equivale infatti a mortificare la sua professione. Monsanto e le altre corporation del settore promettono che gli OGM metteranno fine alla fame nel mondo, riciclando cos i vecchi slogan della rivoluzione verde, ma si appena evidenziato come il problema della denutrizione non sia legato alla scarsa produttivit. Inoltre lo studio del 2007 Organicagriculture and the global food supply: renewable
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Ad esempio, nel rapporto 2008 di Friends of the Earth Internationali i dati testimoniano che le colture transgeniche comportano un aumento consistente nel ricorso a glifosato e pesticidi. In ogni caso, gli studi che presentano risultati positivi sembrano scordarsi che, nel lungo periodo, i parassiti avranno inevitabilmente la meglio in quanto variabili geneticamente, per cui la natura selezioner specie resistenti; si ripeter sostanzialmente lo stesso processo provocato dalluso massiccio di antibiotici.

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agriculture and food systems, redatto da un gruppo di studio delluniversit del Michigan coordinato da Catherine Badgley, ha quantificato che unagricoltura biologica, se adottata nelle modalit opportune, sarebbe in grado di produrre tra le 2.640 e le 4.380 calorie per persona al giorno, un dato abbondantemente al di sopra del fabbisogno umano. A livello accademico, si comincia a parlare da tempo di agroecologia, intendendola appunto come un approccio che non si limita ad analizzare laspetto produttivo ma tutta la dimensione ecologica, tecnica, socioeconomica e culturale dellagroecosistema, al fine di preservare la biodiversit, il riciclo dei nutrienti, lottimizzazione delluso delle risorse locali, lautosufficienza economica delle azienda agricole. La diffusione dellagroecologia avrebbe ricadute talmente importanti sul piano sociale e ambientale che la sua estensione su scala planetaria deve rappresentare un obiettivo politico imprescindibile. Scienza, tecnologia ed economia: nuovi paradigmi Per millenni lumanit vissuta seguendo i cicli naturali sfruttando quasi esclusivamente energie rinnovabili per il proprio sostentamento. Le rivoluzione industriali, ricorrendo ai combustibili fossili come il carbone e ai processi di sintesi chimica, hanno apparentemente permesso lemancipazione dai ritmi della natura assoggettando la produttivit alla volont umana, sia in campo agricolo che in quello industriale, con la sola discriminante dellefficienza tecnologica. Per favorire ci, si sviluppata una costante settorializzazione del pensiero scientifico in branche specializzate che sicuramente ha permesso di espandere la conoscenza sui fenomeni naturali, perdendo per di vista il mondo fisico come insieme vivente e trasformando gradualmente la scienza, nel nascente mondo capitalista, in un unancella delleconomia industriale e della politica: La ragione, la scienza e la tecnica, queste tre grandi vie (o strumenti, per usare il linguaggio del moderno strumentalismo) per la conquista della libert umana che solo una generazione fa sembravano tanto certe, non godono pi di un cos alto status. Fin dalla met del ventesimo secolo, si vista la ragione diventare razionalismo, una fredda logica per la manipolazione sofisticata degli esseri umani e della natura; la scienza diventare scientismo, unideologia che vede il mondo come un corpo eticamente neutrale, essenzialmente meccanico, che deve essere manipolato; la tecnica diventare tecnologia moderna, un armamentario di potentissimi strumenti per affermare lautorit di un lite tecnoburocratica. Questi mezzi per salvare la libert dalle grinfie di un modo clericale e mistificato hanno rivelato un lato oscuro che ora minaccia di ostacolare la libert, se non addirittura di

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annullare proprio quelle aspettative di societ libera e di libera mente umana che ragione, scienza e tecnica avevano fatto nascere 134.

Le conseguenze sono state pesantissime per lumanit. Contagiata dallideologia del profitto a breve termine, la scienza ha trascurato ogni principio di precauzione nel tentativo di assoggettare la natura ai ritmi industriali, trascurando o addirittura negando gli effetti collaterali delle tecnologie. Slegata da ogni considerazione etica, la tecnologia si asservita al potere militare producendo ordigni sempre pi devastanti, fino ad arrivare alla concreta possibilit di distruzione del pianeta attraverso la proliferazione nucleare. La storia dellenergia atomica emblematica delle degenerazioni che si sono verificate: i reattori nucleari, in origine, servivano unicamente a produrre plutonio per scopi bellici; solo successivamente si pens che lenorme quantit di calore prodotta dai reattori potesse essere recuperata almeno parzialmente in una centrale termoelettrica, una logica decisamente fredda e cinica avulsa da qualsiasi ambizione di progresso umano. Del resto, alcuni scienziati di primo ordine come John von Neumann ed Edward Teller hanno sostenuto con forza lescalation nucleare se non proprio caldeggiato una guerra atomica, e non a caso sono serviti da ispirazione a Stanley Kubrick per il personaggio del Dottor Stranamore, vivida incarnazione cinematografica dello stereotipo dello scienziato pazzo ben lontano dalle rappresentazioni ideali illuministe e positiviste. Ma ancora pi triste pensare che gli scrupoli di coscienza non siano bastati neppure a persone di alto profilo morale, come Albert Einstein o Andrei Sacharov, dallastenersi dai progetti atomici militari. Illich e Marcuse hanno sostenuto che lo sviluppo tecnologico ipertrofico tende a ridurre drasticamente il grado di autonomia umano demandando sempre di pi agli esperti; per tale ragione, Illich propone di riportare la tecnologia a un livello conviviale, dove sia la macchina a lavorare per luomo e non luomo per la macchina. Questo approccio sembra indirizzare nella direzione giusta, ma resta ancora abbastanza incompleto perch non affronta pienamente le ragioni della degenerazione della conoscenza, pur abbozzandone alcune. Vandana Shiva nel libro Monoculture della mente ha denunciato alcune caratteristiche negative del sapere attuale, che si possono cos riassumere: - E profondamente imbevuto di economicismo e pertanto insensibile ai bisogni umani, al punto che il 90% di questo sapere potrebbe andare distrutto, visto che addirittura minaccia

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Boochkin 1988, 414

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la vita umana (come insegnano gli incidenti di Bhopal, Chernobyl, Sandoz); la sua fine migliorerebbe le possibilit di benessere umano; - Le implicazioni politiche del sapere dominante non garantiscono n leguaglianza n la giustizia. Esso rompe la coesione delle comunit locali e divide le societ tra quelle che hanno accesso al sapere - e quindi al potere - e quelle che non ce l'hanno; - Essendo frammentato e destinato a rapida obsolescenza, il sapere perde ogni dimensione di saggezza; - E un sapere intrinsecamente colonizzante e mistificatorio che nasconde la colonizzazione sotto la mistificazione; - Rifugge dalla concretezza, svalutando i saperi concreti e locali; - Impedisce la partecipazione a una pluralit di soggetti; - Trascura moltissimi percorsi per conoscere la natura e luniverso: una monocoltura della mente", appunto. Partendo da questi errori, la Shiva tra coloro che propongono un paradigma scientifico basato su di una visione olistica il cardine del pensiero ecologico - incentrato sulla complessit e sullinterrelazione tra i fenomeni anzich su di una visione riduzionista. La natura non viene pi considerata semplicemente come erogatrice di materie prime, ma come parte integrante di un ciclo della vita da cui dipende anche lesistenza umana. La versione pi estrema di questa nuova concezione probabilmente la teoria di Gaia di James Lovelock, in base alla quale la Terra chiamata Gaia un organismo vivente unitario capace anche di difendersi dalle aggressioni che le vengono portate; in generale si tratta di un approccio rintracciabile nelle culture africane, asiatiche e sudamericane, dove sono radicate tradizioni indigene ispirate allanimismo che tendono a integrare uomo e natura, rispetto alla separazione abbastanza netta che contraddistingue la cultura giudaico-cristiana135 e lIslam. certo che, se la scienza occidentale si fosse ispirata alla concezione olistica, lindustrializzazione non si sarebbe spinta in uno sviluppo aggressivo incurante delle conseguenze a lungo termine. Il pensiero della Shiva per non si limita a un approccio interdisciplinare tra le diverse branche della scienza, ma sottolinea limportanza di integrare anche e soprattutto le
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Basti leggere questo passo dellenciclica Popularum Progressio: Riempite la terra e assoggettatela (Genesi 1,28): la Bibbia, fin dalla prima pagina, ci insegna che la creazione intera per l'uomo, cui demandato il compito d'applicare il suo sforzo intelligente nel metterla in valore e, col suo lavoro, portarla a compimento, per cos dire, sottomettendola al suo servizio. Se la terra fatta per fornire a ciascuno i mezzi della sua sussistenza e gli strumenti del suo progresso, ogni uomo ha dunque il diritto di trovarvi ci che gli necessario. Il recente concilio l'ha ricordato: Dio ha destinato la terra e tutto ci che contiene all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, dimodoch i beni della creazione devono equamente affluire nelle mani di tutti, secondo la regola della giustizia, ch' inseparabile dalla carit.

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conseguenze sulla societ umana, altrimenti la tecnologia rischia di creare sempre pi esclusione, come in effetti avvenuto con lo sviluppo frenetico di tecniche di produzione labor saving allo scopo di tagliare la manodopera, oppure disinteressandosi degli effetti dei modelli produttivi sulla struttura sociale. Ad esempio, molti scienziati progressisti 136, pur ammettendo le storture dellagrobusiness, perorano la causa delle sementi OGM come soluzione per la denutrizione, senza pensare alle conseguenze del radicamento della monocultura nelle societ del Sud del mondo. Il fisico Fritjof Capra propone di spingere la visione olistica (non lineare) fino alle conseguenze pi rivoluzionarie: La nuova visione scientifica della vita, fondata sui concetti della dinamica non lineare, rappresenta un vero e proprio spartiacque concettuale. Per la prima volta, abbiamo ora a disposizione un linguaggio che ci mette in grado di descrivere e analizzare i sistemi complessi... Nella mia estensione dellapproccio sistemico al dominio sociale esplicitamente incluso anche il mondo materiale. Ci suoner strano, dato che solitamente chi si dedica allo studio della societ non interessato al mondo della materia. Per il modo in cui sono state organizzate le nostre discipline accademiche, le scienze naturali si occupano delle strutture materiali, mentre le scienze sociali studiano le strutture sociali (intese essenzialmente come regole di comportamento). In futuro per, una divisione cos marcata non sar pi possibile, proprio perch la sfida principale del nuovo secolo per gli scienziati della societ, per quelli della natura e per chiunque altro sar quella di costruire delle comunit che siano ecologicamente sostenibili, progettate in modo tale che le loro tecnologie e le loro istituzioni sociali (le loro strutture materiali e sociali) non vengano a minare quella capacit di sostenere la vita che una propriet intrinseca del mondo naturale. I principi che staranno alla base della progettazione delle nostre future istituzioni sociali dovranno essere in armonia con quei principi organizzativi che la natura stessa ha sviluppato al fine di sostenere la rete della vita. Per raggiungere questo fine, non potremo fare a meno di un orizzonte concettuale unificato che ci consenta la comprensione sia delle strutture materiali, sia di quelle sociali 137.

La concezione di Capra particolarmente incisiva nei confronti delleconomia. Inizialmente una parvenu dellAccademia ancora a inizio Ottocento nella prestigiosa universit di Oxford venne osteggiata per molti anni la creazione di una cattedra di economia politica questa disciplina in assoluto quella che pi rimasta isolata dalle scienze naturali e sociali138 eppure ha finito per diventare dominante imponendo i suoi modelli astratti e
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Penso ad esempio a Dario Bressanini, collaboratore de Il Fatto Quotidiano. Capra 2002, 22-23 138 I suoi adepti in genere sono molto suscettibili alle critiche che vengono da ambienti scientifici di settori esterni. Il 21 ottobre 2011 lastrofisico Francesco Sylos Labini scrisse un post sul suo blog nel sito Web de Il Fatto Quotidiano permettendosi di mettere in dubbio i meriti di alcuni Nobel per leconomia principalmente appartenenti alla scuola dei Chicago boys di Milton Friedman, come Robert Lucas che non solo non avevano previsto la crisi ma avevano sostenuto a spada tratta le misure che lhanno fatto deflagrare. Il giorno dopo, sullo stesso sito Web, Andrea Moro, professore associato della Vanderbilt University e membro

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senza alcun riferimento concreto con la realt. Lapoteosi di questa assurdit stata raggiunta sicuramente da Milton Friedman e dal suo celebre aforisma per cui lazienda responsabile solo nei confronti degli azionisti, come se si trattasse di unentit delliperuranio platonico indifferente a quanto succede nel mondo reale; e non a caso nel mondo descritto nei manuali leconomia pu crescere allinfinito, le materie prime sono illimitate, non esistono esternalit negative come linquinamento e gli esseri umani, quando non sono ridotti a mere pedine del mercato, assumono caratterizzazioni psicologiche grottesche. Tralasciando le concezioni basate sulla responsabilit sociale dellimpresa (di fatto operazioni di marketing basate su di una filantropia per nulla disinteressata), meglio concentrare lattenzione sui modelli economici imperniati sulla concezione olistica e limitazione degli ecosistemi. Un esempio lapproccio chiamato ora design sistemico, eco-design o economia della biomimesi: il modello economico strutturato in modo che il flusso (throughput) di materia scorra da un sistema ad un altro in una metabolizzazione continua, dove gli scarti di unattivit diventano materia prima per unaltra secondo un effetto cascata; in questo modo si diminuisce limpronta ecologica aumentando il flusso economico e quindi anche le possibilit occupazionali. Le singole parti del sistema si intrecciano formando una rete virtuosa di relazioni tra i flussi di materia, energia e informazione (lagroecologia descritta nel precedente paragrafo un esempio di design sistemico). Gunter Pauli ha chiamato questo orientamento blue economy (o green economy 2.0), per differenziarlo sia dalleconomia tradizionale - (in) red economy sia dalla economia che integra le energie rinnovabili nei soliti modelli di business (green economy). Invece di immaginare tecnologie fantascientifiche, Pauli incoraggia ad apprezzare lefficienza degli ecosistemi: Mentre luomo sempre alla ricerca di fonti energetiche per applicazioni commerciali e domestiche, gli ecosistemi non devono mai essere collegati alla rete elettrica. Nessun membro dellecosistema necessita di combustibili fossili o di una connessione alla rete per produrre, n i rifiuti rappresentano un prodotto nei sistemi naturali. Tutto rimane nel flusso dei nutrienti. In natura, i rifiuti prodotti dagli uni sono
del collettivo di economisti Noisefromamerika, reag in modo molto stizzito alle critiche di Labini, concludendo arrogantemente: Pensando un criterio certamente consono alla scuola di Chicago, il salario una misura del contributo di un lavoratore al prodotto di un paese. Lo di pi in condizioni di concorrenza nel mercato del lavoro, di meno in condizioni monopolistiche, ma almeno serve a dare un ordine di grandezza. Accettando questo criterio, per misurare il contributo degli economisti al benessere globale basta sommare tutti i loro salari. Ad essere fortunati, arriveremo s e no a una frazione di millesimo del Pil globale. Ecco, questo il nostro contributo al miglioramento della condizione umana. Giusto un pelino pi grande di quello degli astrofisici.

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sempre un nutriente, un materiale o una fonte di energia per gli altri. Perci, la soluzione non solo alle sfide dellinquinamento ma alle sfide economiche cui dobbiamo far fronte risiede nellapplicazione di modelli osservabili in un sistema naturale... Emulando il modo in cui gli ecosistemi trasformano ogni cosa, anzich sostituire un elemento o un ingrediente tossico con uno meno inquinante, si utilizzeranno processi verdi e sostenibili a tutti gli effetti, offrendo posti di lavoro e surclassando le industrie che producono rifiuti. Ci significa che il prodotto che ne deriva, che di si tratti di un colore naturale, di un materiale edile o di una superficie idrorepellente, possibile non solo ottenerlo rispettando la sua interazione con lambiente, bens garantendo successo economico e aggiudicandosi una considerevole quota di mercato 139. Per fare ci necessaria unapertura mentale che consenta di sopperire agli errori del passato: Sempre pi spesso lindustria trova sostituti naturali a prodotti efficaci ma tossici, per poi impiega metodi tradizionali di produzione, contribuendo cos allaumento della nostra impronta di carbonio. Quando lindustria trova soluzioni nella sfera biologica, torna poi alla manipolazione genetica e alla clonazione per garantirsi risultati controllabili. Per modificare lo standard di mercato non sar sufficiente sostituire una molecola con unaltra, bisogner ispirarsi ai processi naturali per dirigere i sistemi verso la sostenibilit. Una blue economy offre un modello che si attiene alla fisica e alla natura nella selezione dei materiali e nei processi. Cos avvia una cascata generativa e rigenerativa di innovazioni realizzabili, creando prodotti sostenibili140. I risultati ottenibili sono sbalorditivi: Ci sono vaccini che non necessitano di alcuna refrigerazione, strumenti per regolare il ritmo cardiaco che non hanno bisogno di chirurgia, tecnologie del vortice che disincrostano le tubature dellacqua senza sostanze chimiche, alghe che sconfiggono i batteri rendendoli sordi, seta tagliente come la lama di un rasoio e la lista sarebbe ancora molto lunga... Lopportunit di sostituire qualcosa con niente, di sostituire un materiale o un procedimento non rinnovabile o tossico con un altro che dipende solamente dalla fisica e dai processi naturali particolarmente affascinante. La capacit di ridurre il rischio generando maggiore liquidit rende i prodotti e i servizi competitivi, promuovendo cos una nuova ondata di imprenditorialit. In questo modo si creeranno milioni di posti di lavoro sostenibili, fondamentalmente passando dai vecchi modelli e metodi produttivi ormai superati a innovazioni e processi basati sulla comprensione scientifica di soluzione gi collaudate che incoraggiano la prossima generazione ad abbracciare linnovazione 141.

139 140

Pauli 2010, 53 Ibidem,115 141 Ibidem, 119

114

Nel libro Blue Economy, Pauli presenta cento innovazioni basate sul nuovo approccio, molte delle quali ideate in paesi del Sud del mondo dove si fa di necessit virt. Per implementare questo modello economico, bisogna ovviamente pensare a una pianificazione di nuovo tipo dove la politica individui come realizzare flussi di materia efficienti. Per farlo occorre superare i modelli classici basati sulla linearit, ma non solo: I modelli economici lineari prevedono lassegnazione di un valore di mercato a ogni cosa, il calcolo del costo di ogni input, la distribuzione dei costi indiretti su ogni output e la conversione dei centri di costo in centri di profitto fatti per competere per le risorse interne mediante lesternalizzazione. Ne deriva un calcolo basato sulla logica del consolidamento che prevede in sostanza la somma di tutto e leliminazione dei doppi conti. Questo non svela le sinergie esistenti tra le diverse divisioni di una stessa societ, n identifica i beni comuni considerati gratuiti (e pertanto privi di valore). Inoltre, non mette un prezzo sulle esternalit imposte alla societ che si trova fuori dal core business e non scopre le opportunit andate perse che esulano dallattivit principale delle aziende, semplicemente perch non vengono nemmeno prese in considerazione. Di solito non facciamo altro che imporre costi alle generazioni future, che non sono n consapevoli n tantomeno informate del fatto che stiamo sfruttando la Terra oltre il limite che andrebbe rispettato per poter ancora rimediare facilmente alle nostre colpe: lasciamo a loro i problemi da risolvere e, cos, il cambiamento climatico pu continuare senza che si capisca davvero quanto urgente porvi rimedio142. Difficile capire fin dove Pauli, nella sua genialit, sia consapevole di proporre un modello di economia mercato che supera per il capitalismo e i dogmi del profitto e della crescita illimitata. Risparmio e conversione di modello energetico Applicando la visione olistica, il sistema energetico va ripensato non solo in merito alle problematiche ambientali ma anche alle ripercussioni sociali che pu originare, visto che, metaforicamente parlando, lenergia e le sue infrastrutture costituiscono il sangue e le ossa della mega-macchina capitalista. La struttura centralizzata basata sulle grandi centrali tra i principali responsabili del dominio politico-economico attuale, in quanto relega il cittadino a semplice utente-consumatore privilegiando lespertocrazia, le grandi corporation e il centralismo dei processi decisionali; la sua inefficienza favorisce i consumi eccessivi e lo spreco, sposandosi con la logica della crescita e non certo con le evidenze della scienza. Non bisogna cadere nellerrore di ritenere questo modello la conseguenza
142

Ibidem, 269

115

naturale dello sviluppo tecnologico dagli albori della rivoluzione industriale: leffetto fotovoltaico, ad esempio, era stato scoperto dal fisico francese Edmond Becquerel gi nel 1839 e tra la seconda met del XIX secolo e linizio del XX molti ingegneri anche in Asia e in Africa avevano realizzato prototipi dei moderni collettori solari, ma le fonti fossili e la loro concentrazione in stock impossibile con le rinnovabili permetteva agli investitori di impadronirsi dei giacimenti e di creare situazioni di monopolio, quindi sono state favorite in tutti i modi, cos come successivamente successo con il nucleare 143. Per combattere questa visione anche in questo caso necessario adottare un approccio sistemico che non si limiti a una discussione sul tipo di energia da impiegare: La soluzione al caso climatico non il cambiamento delle fonti energetiche, dal combustibile fossile al nucleare, ai biocombustibili e alle grandi centrali idroelettriche. La soluzione il cambiamento del modello: - da una visione riduttiva a una visione del mondo olistica basata sulle interconnessioni; - dal modello industriale automatizzato a un modello ecologico; - dalla definizione dellessere umano in termini di consumo a una definizione che ci riconosca come protettori delle risorse limitate della terra e creatori della sua ricchezza insieme alla natura.144 Il terzo punto quello da cui partire, perch lelevato fabbisogno energetico a prescindere dalla fonte utilizzata legittima lesistenza della mega-macchina e dei suoi seguaci strutturando gerarchicamente la sfera sociale. Nel saggio Energia ed equit, Illich illustra efficacemente la questione: Una politica di bassi consumi di energia permette un'ampia scelta di stili di vita e di culture. Se invece una societ opta per un elevato consumo di energia, le sue relazioni sociali non potranno che essere determinate dalla tecnocrazia e saranno degradanti comunque vengano etichettate, capitaliste o socialiste... Mentre si cominciato ad accettare, come condizione per sopravvivere fisicamente, qualche limitazione ecologica al consumo energetico massimo pro capite, non si arriva ancora a vedere nell'impiego del minimo possibile di potenza il fondamento di una variet di ordinamenti sociali che sarebbero tutti moderni quanto desiderabili. E tuttavia solo stabilendo un tetto all'uso di energia si possono ottenere rapporti sociali che siano contraddistinti da alti livelli di equit L'unica scelta attualmente trascurata la sola che sia alla portata di ogni nazione. E pure la sola strategia che permetta di usare una procedura politica per porre limiti al potere anche del pi motorizzato dei burocrati. La democrazia partecipativa postula una tecnologia a basso livello energetico; e solo la democrazia partecipativa crea le condizioni per una tecnologia razionale.
143 144

Tanuro 2010, passim Shiva 2009, 71-72

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Ci che in genere si perde di vista che l'equit e l'energia possono crescere parallelamente solo sino a un certo punto. Al di sotto di una certa soglia di watt pro capite, i motori forniscono condizioni migliori per il progresso sociale. Al di sopra di quella soglia, l'energia cresce a spese dell'equit. Ogni sovrappi di energia significa allora un restringimento del controllo sull'energia stessa. La diffusa convinzione che un'energia pulita e abbonante sarebbe la panacea di tutti i mali sociali dovuta a un inganno politico, secondo cui l'equit e il consumo d'energia possono stare in correlazione all'infinito, almeno in certe condizioni politiche ideali. Vittime di questa illusione, tendiamo a ignorare qualunque limite sociale della crescita del consumo energetico. Ma se hanno ragione gli ecologi ad affermare che la potenza non metabolica inquinante, di fatto altrettanto inevitabile che, al di l d'una certa soglia, la potenza meccanica produca guasti. La soglia oltre la quale comincia la disgregazione sociale indotta da alti quanta di energia non coincide con quella dove la trasformazione dell'energia comincia a produrre distruzione fisica; espressa in cavalli-vapore, sicuramente pi bassa.. Equesto il fatto che va riconosciuto in via teorica perch si possa affrontare sul piano politico il problema del wattaggio pro capite che la societ deve porre come limite ai propri membri.

A prescindere dellideologia, si tratta anche di una soluzione di buon senso, perch gran parte del consumo spreco e, per citare Maurizio Pallante, qualunque sia il liquido che si versa in un secchio meglio prima tappare gli eventuali buchi. Del resto persino ambienti non sospettabili di simpatie ambientaliste o decresciste concordano sulle potenzialit dellefficienza energetica. Il Rapporto sull'efficienza energetica redatto nel 2007 da ENEA e CESI RICERCA e poi ripreso dalla Commissione Energia di Confindustria, sostiene la necessit di un piano straordinario di efficienza energetica, che secondo le stime sarebbe in grado in 10 anni di creare 1,6 milioni di occupati in pi, permettendo un aumento della produzione industriale di 238 miliardi, il taglio di 207 milioni di tonnellate di CO e 14 miliardi di risparmio in bolletta 145. Secondo la task force di Confindustria, questi sarebbero i campi principali su cui intervenire: - illuminazione - trasporti - motori elettrici - riqualificazione energetica degli edifici - cogenerazione piccola e grande - elettrodomestici di classe A e oltre
145

Ovviamente Confindustria non punta alla decrescita: lo scopo di reinvestire il risparmio energetico in nuova attivit produttiva. Questa situazione per cui si ricerca lefficienza allo scopo di aumentare la crescita produttiva, consumando quindi pi risorse, noto come paradosso di Jevons.

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- caldaie a condensazione - pompe di calore - gruppi di continuit avanzati nelle utenze elettriche industriali e terziarie. Il rapporto si conclude stimando i possibili risparmi per settore ottenibili al 2016:
Settore Residenziale Terziario Industria Trasporti Totale GWh/annui 56.380 24.700 21.537 23.360 126.327

Rispetto alla produzione elettrica del 2008 prima cio che la crisi riducesse sensibilmente i consumi si tratterebbe di un risparmio energetico del 40% gratis, senza cio aver ancora operato una riconversione degli stili di vita ispirati al consumo, pertanto i margini di miglioramento sono amplissimi. Un progetto basato sulla drastica riduzione dellimpatto energetico a parit di benessere quello della cosiddetta Societ a 2000 Watt. Nel 1998 alcuni ricercatori del Politecnico di Zurigo, ragionando su di un modello energetico sostenibile su scala planetaria, scoprirono che la media del consumo di energia a livello mondiale corrisponde a 2000 Watt di potenza continua, cio quella di un cittadino europeo degli anni Sessanta, che oggi invece ne utilizza 5000-6000, mentre altri popoli devono accontentarsi di molto meno: 1500 i cinesi, 1000 gli indiani, circa 500 gli africani. Gli ingegneri svizzeri accettarono la sfida: realizzare un modello energetico che consentisse il medesimo benessere ma disponendo di soli 2000 Watt di potenza, cercando di contenere a 500 quelli ottenuti con combustibili fossili, pi o meno lapporto energetico di un litro di benzina. In questo modo si riuscirebbe a contenere le emissioni a una tonnellata pro capite, un obiettivo in linea con quello proposto al G8 di LAquila 2009, dove ci si impegnati a ridurre dell80-95% i gas serra prodotti dai paesi pi sviluppati. Ovviamente tutto ci impossibile senza lavorare sullefficienza energetica. Grazie alla collaborazione dellistituzioni politiche della regione di Basilea, in breve tempo sono stati calcolati i principali dispendi energetici e ipotizzate soluzioni:

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Potenza Attivit Riscaldamento Beni di consumo e alimenti Costruzione infrastrutture Trasporto impiegata (Watt) 1500 1140 900 850 Proposta 450 500 340 320 Soluzione Utilizzo sistemi riscaldamento passivi Riduzione sprechi e riciclo materiale Razionalizzazione delle opere Potenziamento trasporto pubblico, riduzione viaggi aerei

Un aspetto importante riguarda la cosiddetta energia grigia, cio il dispendio energetico per assicurare un servizio o per produrre, trasportare fino al luogo di utilizzo e infine smaltire un prodotto o un materiale: le economie di scala, le delocalizzazioni e limportazione di materie prime e alimenti a basso costo favoriscono il dispendio energetico e quindi linquinamento, mentre la filiera corta, oltre a garantire un maggior controllo sul prodotto, permette di contenere emissioni e consumi. Ne consegue che un progetto come quello della Societ a 2000 Watt presenta elementi assolutamente rivoluzionari, ossia lobiettivo di uno stato produttivo stazionario e la riscoperta della dimensione locale, in netto contrasto con le filosofie che hanno ispirato il boom economico del secondo dopoguerra e la svolta neoliberale di fine anni Ottanta. Una volta ridotti i consumi possibile interrogarsi sulle fonti da adottare e sul modello in cui integrarle. I combustibili fossili, lenergia idroelettrica e nucleare si basano su di un modello fortemente accentrato, dove il cittadino-utente dipende in modo indissolubile dai detentori dellenergia, con tutti i risvolti politici ed economici che ci comporta: La ragione di questo lo stato fisico delle materie prime. Solo in pochi luoghi le risorse minerali e fossili si trovano in depositi accessibili nella crosta terrestre in concentrazioni sufficientemente elevate. Estrarle richiede un grande impegno di mezzi e di forze, e per trasportarle su lunghe distanze occorrono strutture di trasporto a lungo raggio e molta energia. Convertirle in elettricit, acciaio o benzina, rende necessarie grandi centrali, acciaierie e raffinerie e, infine, distribuirle esige reti di trasporto e sistemi di consegna146. Le energie rinnovabili permettono di modificare radicalmente questo schema: Esse si trovano in linea di massima in tutto il mondo, ma a una densit inferiore, nonch a periodicit incostante. Si procurano senza molto sforzo, e il loro trasporto si limita al circuito regionale. La conversione in elettricit, carburante e materiali
146

Sachs e Morosini 2011, 143

119

necessita certo capitale e tecnologie, ma vengono meno le grandi strutture di distribuzione grazie alla maggiore vicinanza tra produzione e consumo. Insomma, uneconomia solare pu far crescere le interdipendenze delleconomia regionale e rendere superflue quelle delleconomia globale. In questa prospettiva si sta delineando una possibile inversione di tendenza nello sviluppo industriale. Al posto dellaccentramento delle materie prime, nascono distretti decentrati, su piccola scala e distribuiti sul territorio, che producono energia, alimenti e materiali grezzi. Si forma una struttura economica in cui molti piccoli produttori forniscono energia in molti luoghi e non pi pochi mega-produttori in uniche localizzazioni... Molto lascia credere che il passaggio a uneconomia ecocompatibile comporti anche quello a uneconomia ri-regionalizzata 147.

E infatti qualcosa si sta muovendo: circa ottantamila tedeschi partecipano a cooperative per la produzione di energia pulita, secondo uno studio di Deutsche Genossenschafts- und Raiffeisenverband e.V. (DGRV), assieme a BSW-Solar, lassociazione tedesca del solare e allAgenzia per lenergia rinnovabile (Agentur fr erneuerbare Energien AEE); i consumi elettrici domestici di questi cittadini sono totalmente coperti dallenergia pulita prodotta dalle cooperative di cui sono soci. In Italia Retenergie, cooperativa ad azionariato popolare, ha gi realizzato oltre un centinaio di impianti basati su un mix di rinnovabili. In uno schema decentrato diventa possibile per ogni produttore scambiare le eccedenze di energia in una struttura reticolare. Jeremy Rifkin lo ha chiamato il World Wide Web dellenergia, perch ricalcherebbe concettualmente quello applicato in Internet e proprio come il Web garantirebbe nuovi margini di azione allinsegna di una nuova libert e dellindipendenza. Una cornice di questo genere ricorda molto da vicino certi progetti anarchici o del socialismo utopistico, che fino a poco tempo fa sembravano assurdi e irrealizzabili. Secondo il Wuppertal Institut, il decentramento energetico non solo scientificamente pi efficiente ma anche veicolo di promozione sociale: Poich un sistema decentrato produce lelettricit per lo pi in zone vicine al consumatore, pu essere adattato alle condizioni economiche della natura locale. La produzione elettrica diventa cos unattivit economica regionale: i consumatori si trasformano sempre di pi in produttori di energia. Si instaura un sistema che porta frutti anche a livello sociale: piccole centrali elettriche, materie prime locali, reti di fornitura regionali richiedono la partecipazione della cittadinanza, rafforzano le competenze del luogo e, comunque, sono sistemi pi democratici delle strutture centralizzate. Creano pi posti di lavoro, poich devono essere costruiti numerosi nuovi impianti, che poi hanno bisogno di manutenzione; consentono una pianificazione orientata alle necessit immediate e brevi periodi di lavorazione, infondendo nelle persone coinvolte una maggiore consapevolezza del loro valore per la societ. I costi diretti per un grande impianto da 50 o 200 Megawatt nellambito di
147

Ibidem, 143-144

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una rete di fornitura centralizzata sono ancora inferiori a quelli per molto piccoli impianti. In compenso gli impianti decentrati sono pi vantaggiosi per la macroeconomia... Le materie prime fossili di solito hanno bisogno di lunghe filiere di rifornimento, che a loro volta creano lunghe catene di valore aggiunto. La maggior parte dei posti di lavoro e i maggiori profitti non riguardano i consumatori. Questa logica pu essere ribaltata con un cambio di materie prime di base. Il fotovoltaico, leolico, le piccole centrali elettriche e le biomasse seguono filiere di produzione pi brevi; ci non vale solo per le materie prime, ma spesso anche per le tecnologie di conversione a esse connesse.148

In Germania, ad esempio, lindustria delle rinnovabili occupa oltre 235.000 persone, con il solo fotovoltaico che offre lavoro a pi persone del comparto nucleare, mentre leolico pu vantare oltre 85.000 lavoratori, il doppio rispetto a quelli delle miniere di carbone tedesche149. Il ricorso a un sistema decentrato basato su piccoli impianti importante perch, contrariamente ai luoghi comuni, tutte le infrastrutture energetiche comportano impatto ambientale, anche quelle cosiddette verdi: vaste aree coperte da celle fotovoltaiche o specchi riflettenti danneggerebbero lattivit di fotosintesi, cos come la sottrazione di una quota rilevante di energia eolica potrebbe incidere negativamente sullecosistema150. A livello internazionale, sono sorti alcuni enti per la promozione dellenergia decentralizzata, che fanno riferimento alla WADE (World Alliance for Decentralized Energy), a cui collaborano anche alcune corporation impegnate nel business energetico tradizionale (ad esempio Siemens e Chevron). In alcune nazioni dellEuropa settentrionale, come Olanda e Finladia, le fonti decentralizzate di energia raggiungono il 35% della capacit complessiva, in Danimarca addirittura superano il 50% 151; complessivamente per nel mondo la percentuale ancora bassa, intorno al 10%. Una nota sul sito Web della WADE sintetizza quali siano i problemi per la diffusione di nuovi paradigmi: Molti dei maggiori ostacoli che deve affrontare chi desidera investire nellenergia decentrata sono di carattere normativo o politico, piuttosto che tecnico. In altre parole, la tecnologia e le conoscenze ingegneristiche non sono i fattori che limitano unimplementazione pi rapida dellenergia decentrata. Le principali barriere sono politiche di pianificazione sorpassate o obsolete 152

148 149

Sachs e Santarius 2005, 181-182 Dati riportati in Greenpeace energy revolution 2008 150 Chiesa, Cosenza e Sartorio 2010, 64 151 Dati del World survey of decentralized energy 2005 152 www.localpower.org/pol_general.html

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Il decentramento permetterebbe anche di affrontare al meglio i consumi energetici: piccole reti locali potrebbero funzionare in corrente continua (DC) a 12 V anzich in corrente alternata (AC) e siccome le energie rinnovabili producono corrente continua - la stessa consumata dalla maggioranza delle apparecchiature domestiche - si potrebbe evitare la dispersione derivante dalla trasformazione di corrente, che garantirebbe secondo Gunther Pauli un risparmio di elettricit del 50%. Herman Scheer, sociologo tedesco pi volte membro del Bundestag, ha dedicato gran parte del suo impegno politico in favore della diffusione sostenibile delle energie rinnovabili e nel libro Imperativo energetico ha delineato alcune delle problematiche pi rilevanti per la riconversione del sistema. Sheer mette in guardia contro una tecnologia senza sociologia, come il tentativo del business di integrare le rinnovabili nel quadro tradizionale, cercando di favorire progetti mastodontici e di dubbia fattibilit come le centrali a carbone con sequestro del carbonio, Desertec, i maxi-parchi eolici off-shore e le super-grid per il trasporto di energia153. Sostenitore di un approccio dal basso, Sheer condanna i tentativi di pianificazione tecnocratica preferendo lo sviluppo di tanti progetti indipendenti basati su piccole imprese energetiche locali, senza nutrire alcuna fiducia negli accordi internazionali sul clima, sui dispositivi di vendita delle emissioni e sulle cosiddette politiche del mix energetico, che a suo giudizio non servono per promuovere le fonti rinnovabili bens per tutelare quelle convenzionali. LENEL, ad esempio, non si fa problemi ad ammetterlo pubblicamente: Il boom nella produzione di energia rinnovabile, arrivata ormai a coprire oltre un quarto del fabbisogno nazionale di elettricit, unito a consumi ormai da anni stabili o in calo, rende sempre pi marginale la necessit di produrre energia dalle centrali tradizionali, costringendole a lavorare a scartamento ridotto, con pesanti ripercussioni sulla loro redditivit. A lanciare quello che per i grandi produttori di energia un allarme rosso il presidente dell'Enel Paolo Andrea Colombo. "Lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilit di rimanere in esercizio", ha lamentato oggi Colombo... Il problema, agli occhi dell'Enel, che quel mondo prevedeva una serie di impianti costati fior di investimenti ma che per essere redditizi hanno bisogno di produrre a ritmi ormai ampiamente superflui. In termini numerici a dare un'indicazione del fenomeno l'ex consigliere di amministrazione di Enel G. B. Zorzoli, oggi presidente
153

Molte di queste soluzioni sono invece sostenute a spada tratta da gruppi ambientalisti come Greenpeace. curioso che, nellintroduzione alledizione italiana di Imperativo energetico, il presidente del Kyoto Club Gianni Silvestrini contesti lopinione di Sheer: definendo indispensabile il contributo di centrali solari nel deserto e parchi eolici off-shore.

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della sezione italiana dell'International Solar Energy Society, in un'intervista al sito Qualenergia 3. "Questi (impianti, ndr) per ripagarsi dovrebbero funzionare circa 45mila ore l'anno, invece ne stanno funzionando, quando va bene, 3mila. Il ridotto uso dei cicli combinati si traduce anche in miliardi di metri cubi di gas in meno, con un innegabile vantaggio in termini ambientali e di bilancia dei pagamenti, ma con un danno economico per chi vende gas". Un'evoluzione che Enel conta di rallentare ( stata anche oggetto di un duro scontro nei mesi scorsi con Terna) andando innanzitutto a rivedere il conto energia che nelle sue diverse versioni ha sino ad oggi fatto da volano a questa rivoluzione. Per questo Colombo ha invocato una "razionalizzazione degli incentivi" che consenta una maggiore efficienza, che "eviti gli sprechi inutili e garantisca lo sviluppo selettivo dei progetti". "Tenuto conto dell'emergenza finanziaria - ha detto intervenendo alla Terza Conferenza del diritto dell'energia del Gse - ragionevole attendersi un'adeguata ridefinizione dei meccanismi incentivanti" 154. Queste resistenze politico-economiche si integrano con il giudizio espresso da Vandana Shiva, secondo cui tutte le principali proposte dellOccidente riguardo la questione climatica mirano a salvaguardare la globalizzazione e il modello accentrato di produzione: Siamo tutti daccordo sul fatto che per prevenire un catastrofico cambiamento climatico dobbiamo contenere laumento della temperatura globale entro i 2C. Ma la maggior parte delle soluzioni per ridurre le emissioni mantengono e addirittura incrementano gli schemi di produzione e di consumo ad alto impiego di energia. Esiste una profonda distanza tra lobiettivo di ridurre almeno dell80 o 90% le emissioni di CO e i programmi proposti per attuarlo. Il problema del cambiamento climatico ovviamente collegato alla questione energetica ma riguarda anche leconomia, come i beni sono fabbricati e distribuiti, il modo in cui le nostre case sono progettate e costruite, come prodotto ci che mangiamo e ci che indossiamo. Tuttavia, nei dibattiti e nei negoziati sul cambiamento climatico, la globalizzazione e lindustrializzazione non vengono mai considerate. 155 Linteresse per i cambiamenti climatici quindi legato solo ai rischi di mutamento sociale che potrebbero originare. Adesso si capisce perch molti governi e la grande impresa vedono con favore i biocarburanti e lenergia nucleare, oppure la termovalorizzazione dei rifiuti, le biomasse e al pi lenergia eolica: perch consentono di riproporre il paradigma centro-periferia, costituito dalla grande centrale e dalla dipendenza passiva da essa. Il nucleare si presta in modo straordinario agli scopi dei sostenitori della crescita economica, perch richiede investimenti elevati e si sposa bene con comportamenti orientati al consumo, in quanto la reazione atomica non si pu controllare e tutta lenergia prodotta va utilizzata subito altrimenti viene dispersa.
154

Gualerzi Valerio, Boom rinnovabili, l'Enel avverte "A rischio impianti convenzionali", Repubblica 30/03/2012. Non un caso che il Governo Monti si sia impegnato attivamente nel bloccare gli incentivi alle rinnovabili 155 Shiva 2009, 69

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Paesi emergenti come Brasile, India e Cina si candidano per ospitare le colture destinate alla produzione mondiale di biocarburanti, con il rischio concreto di distruggere le ultime foreste vergini e di sovraccaricare le riserve idriche a discapito della produzione per uso alimentare. Le grandi multinazionali del settore, come la Petronas, anzich cercare di coltivare piante come la jatropha in climi semi-aridi - a cui potrebbero adattarsi svolgendo anche unimportante opera contro la desertificazione - preferiscono sfruttare i terreni pi fertili per aumentare la resa, sradicando in gran parte le economie contadine, con conseguente aumento del prezzo dei cereali e dei prodotti essenziali per lalimentazione umana, nonch il forte rischio di provocare carestie su vasta scala; tutto al solo scopo di mantenere le popolazioni in uno stato di dipendenza simile a quello dei combustibili fossili. Mentre nucleare e biocombustibili animano i dibattiti, quasi sconosciuta al pubblico la creazione di energia tramite cogenerazione, termine con cui si indica la produzione e il consumo contemporaneo di diverse forme di energia secondaria (energia elettrica e/o meccanica ed energia termica) partendo da un'unica fonte, fossile o rinnovabile, attuata in un sistema integrato. Un esempio dato dallautomobile, dove la potenza prelevata dall'albero motore usata sia per la trazione sia per la produzione di elettricit, il calore sottratto ai cilindri viene utilizzato per il riscaldamento dell'abitacolo e la pressione dei gas di scarico per attivare leventuale turbina di sovralimentazione. Lo sfruttamento di calore e pressione non comporta un aumento dei consumi, poich sono scarti del processo di conversione da energia chimica a meccanica attuato dal motore. Uno dei primi esempi di cogeneratore su piccola scala stato il TOTEM, realizzato nel 1973 dall'ing. Palazzetti del Centro Ricerche FIAT, ma la casa torinese ha completamente abbandonato tale progetto156che in tempi recenti stato riproposto invece da Wolkswagen, Toyota e Honda. Un microcogeneratore per uso domestico consiste in un motore di derivazione automobilistica, opportunamente depotenziato (15-20 kW), a cui sono collegati un generatore elettrico e uno scambiatore di calore, allo scopo di utilizzare la dispersione termica del propulsore per il riscaldamento e lacqua calda; la resa di questi sistemi tale per cui il taglio di emissione di CO rispetto agli impianti separati pu raggiungere il 40%. La microcogenerazione, integrata con le energie rinnovabili, si adatta alla perfezione in uno schema energetico reticolare dove si scambiano le eccedenze, e rappresenta un esempio importante di riconversione ecologica di un settore lindustria automobilistica non solo dannoso sul piano ambientale, ma oramai in stagnazione da diversi anni.
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Palazzetti in diverse interviste ha sostenuto che labbandono del TOTEM fu legato non solo al fatto che mal si addiceva alle politiche produttive centralizzate dellENEL, ma anche al coinvolgimento della FIAT nei programmi nucleari italiani.

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In definitiva, risparmio energetico e microgenerazione di energia nella visione decentralizzata possono rendere effettiva lidea di Illich di una societ conviviale a basso consumo energetico, dove la tecnologia viene riportata a misura duomo e rilocalizzata sul territorio, restituendo allindividuo e alle comunit gran parte dellautonomia e del potere decisionali perduti.

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Quattro idee sparse per la societ sostenibile Una societ basata sulla decrescita, sullagroecologia, sulla visione sistemica della scienza e sulla decentralizzazione energetica implica una rivoluzione che inevitabilmente deve ridefinire i rapporti politici, economici e sociali tradizionali. In questo capitolo verranno presentate quattro idee innovative, in modo volutamente sparso e non sistematico, che possono servire da importante spunto per ulteriori riflessioni. Democrazia deliberativa Massimo Fini, giornalista da sempre anticonformista e controcorrente, ha le idee ben precise sulla democrazia e non ha paura di esporle. Leggiamo dal suo libro Sudditi: Democrazia significa, etimologicamente, governo del popolo. Scordiamoci che il popolo abbia mai governato alcunch, almeno da quando esiste la democrazia liberale. Se c qualcosa che fa sorgere nellanima di un liberale un puro sentimento di orrore il governo del popolo. Quindi non tanto paradossale scoprire che se il popolo ha governato qualcosa stato in epoche preindustriali, preliberali, predemocratiche... E quindi allinterno del regime rappresentativo che va posta linquietante domanda: qual lelemento cardine della democrazia? Sar, forse, il consenso? Niente affatto. Il consenso pu esistere anche nelle dittature, come insegnano il nazismo e fascismo, spesso anzi assai pi ampio di quello che i governatori possono ottenere in un regime democratico. Sar allora il fatto che in democrazia il consenso spontaneo e nelle dittature coatto? Anche questo dubbio. Nazismo e fascismo ebbero per un certo periodo un consenso sicuramente spontaneo e volontario. Caduta legemonia dellantifascismo militante, che aveva velato pudicamente per alcuni decenni la vergognosa verit, oggi non c libro di storia che non parli degli anni del consenso al regime mussoliniano. Sono quindi le elezioni? Ma anche in Unione Sovietica, persino in Bulgaria, com noto, si tenevano elezioni. E il pluripartitismo? Max Weber nota e siamo gi negli anni Venti del Novecento che lesistenza dei partiti non contemplata, da nessuna Costituzione democratica e liberale. Non possono quindi essere i partiti lelemento caratterizzante della democrazia liberale che esisteva anche prima della loro istituzionalizzazione. Sar, come alcuni dicono, il potere della legge? Ma il potere della legge esiste anche negli Stati autoritari, anzi pi uno Stato autoritario pi questo potere forte e invalicabili...

Noam Chomsky pi lapidario ma non meno duro: La democrazia ha bisogno della dissoluzione del potere privato. Finch esiste il potere privato nel sistema economico una barzelletta parlare di democrazia. Non si pu nemmeno parlare di democrazia, se non c' un controllo democratico dell'industria, del commercio, delle banche, di tutto. 126

molto probabile che Il cittadino comune si riconosca nei pensieri di questi due grandi intellettuali. La sfiducia verso i partiti e il crescente astensionismo, fenomeni sempre pi diffusi in tutto lOccidente, si devono al disagio per lesclusione dai processi decisionali, alla sensazione di essere vittime di un potere che, indipendentemente dalle formazioni al governo, sembra interessato solo a problematiche della casta politica e di una ristretta cerchia di privilegiati; aleggia la sensazione di sentirsi spremuti dalle tasse, solo per contribuire a finanziare dinamiche politiche estranee a qualsiasi controllo sociale, quelle volute dal pensiero unico post-ideologico. possibile ovviare a questo male della democrazia attuale? O bisogna limitarsi a sfogare il proprio desiderio di espressione con trovate demagogiche come il televoto o i sondaggi? Una base di partenza per rispondere alla domanda la constatazione che la moderna democrazia rappresentativa liberale nasce dallibridazione di due teorie politiche dellIlluminismo, lo stato liberale di Montesquieu e lo stato democratico di Rousseau. Montesquieu, sul modello dello Stato inglese, teorizzava una monarchia costituzionale dove i tre poteri fondamentali - legislativo, esecutivo e giudiziario - fossero affidati a tre istituzioni differenti e immaginava un parlamento eletto a suffragio ristretto, dove il diritto di voto era esercitato solo dalle persone che garantivano un certo livello di contribuzione al fisco: pertanto, immaginava una sorta di oligarchia allargata alla piccola borghesia e ai grandi detentori del capitale, dove questi ultimi avevano ovviamente pi mezzi per farsi eleggere. Il sistema pluricamerale una testimonianza del tentativo di mantenere il privilegio sociale, perch in origine uno dei due organi chiamato camera alta, camera dei lord o Senato a seconda della tradizione culturale era nominato direttamente dal sovrano (come nello Statuto Albertino) oppure eletto da cittadini con un livello di contribuzione superiore a quello sufficiente per esprimere il voto nella camera pi bassa. Jean Jacques Rousseau, cittadino svizzero, era invece un convinto repubblicano e riteneva la rappresentativit elettorale un metodo moderno per riproporre disparit di tipo feudale. Ispirandosi allantica Atene e alle assemblee di villaggio contadine di epoca feudale, propugnava che ciascuna comunit fosse amministrata come una democrazia diretta, dove ogni cittadino contasse un voto ed esercitasse direttamente la funzione legislativa senza alcun corpo intermedio. Inutile aggiungere che, tra i due modelli, stato quello di Montesquieu a imporsi, mentre lidea di Rousseau stata fatta propria e rivisitata da movimenti utopistici come lanarchismo; non un caso che nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, nella Dichiarazione dindipendenza americana e nella Costituzione degli Stati Uniti non compaia in nessun caso la parola democrazia. 127

Nel corso dellOttocento e del Novecento, negli Stati liberali le classi sociali inferiori sono riuscite progressivamente ad allargare la base elettorale, fino al riconoscimento del principio del suffragio universale e di qualche strumento di democrazia diretta come il referendum. Ne consegue che lattuale democrazia liberale, in realt andrebbe ribattezzata liberalismo democratizzato, perch nel compromesso democrazia/liberalismo stato sicuramente questultimo a prevalere, ed inevitabile che periodicamente riemergano le tare originare del liberalismo classico: elitarismo, difesa del privilegio sociale, decisionismo, predominio delle lobby e del grande capitale sulla volont popolare. Pur riconoscendo limpossibilit - e la non convenienza di rinunciare del tutto alla rappresentativit elettorale, possibile ribaltare il rapporto tre le due forme di teoria politica a vantaggio questa volta della democrazia? Una risposta concreta a questa esigenza la democrazia deliberativa, teoria originaria non di un nazione democratica liberale come USA, Gran Bretagna o Francia, ma del Brasile, una terra che ha conosciuto crudeli dittature fasciste ma dove si sono radicate, soprattutto a livello locale, concezioni politiche ispirate a forme non eterodosse di socialismo, alla teologia della liberazione e a pratiche comunitarie della cultura indios. Lapplicazione concreta del principio si deve al Partito dei Lavoratori (PT Partido dos Trabalhadores), formazione di Sinistra sorta nel 1985 dopo la caduta della giunta militare, e la piccola e povera municipalit di Porto Alegre ne lemblema. Democrazia deliberativa significa che le consultazioni dei cittadini, a differenza di quanto avviene nel liberalismo, hanno carattere vincolante a cui le forze politiche regolarmente elette devono attenervisi. A Porto Alegre si deciso che il controllo sulle priorit di spesa del bilancio debba essere vagliato direttamente dal popolo, introducendo la pratica del bilancio partecipativo, che si espleta nel corso dellanno in diverse fasi: Il periodo tra marzo e giugno segna la prima tappa del processo. In marzo in tutta la citt ha luogo una serie di riunioni preparatorie, in cui i membri dellamministrazione municipale illustrano i risultati ottenuti lanno precedente e presentano i piani dellamministrazione per lanno successivo. Tra la met di aprile e la seconda met di maggio, nel cosiddetto turno unico, i cittadini di Porto Alegre si riuniscono in sedici assemblee territoriali cui dal 1994 se ne sono aggiunte altre sei tematiche allo scopo di votare la propria lista di priorit per lanno. Le assemblee tematiche dedicate a problemi di carattere generale, come lassistenza sanitaria, i provvedimenti a favore dei giovani, eccetera, hanno luogo direttamente in seno al Consiglio municipale, a simboleggiare lapertura delle istituzioni rappresentative alla citt nel suo complesso... A conclusione della prima fase del processo ha luogo la solenne riunione del Consiglio municipale, in cui le priorit votate dalle varie assemblee vengono trasmesse alle amministratori locali. Spetta a questi ultimi, coadiuvati da una staff tecnico, di studiare attentamente la realizzabilit delle 128

proposte questo nei mesi di luglio e agosto. Da settembre in poi li fiancheggia in questa attivit il Consiglio di bilancio (COP), di elezione popolare, formato da quarantotto delegati votanti direttamente dalle assemblee del turno unico. Infine a novembre e dicembre, la giunta e il Consiglio comunale della citt di Porto Alegre approva il bilancio.157

In quindici anni la poverissima Porto Alegre ha subito trasformazioni profonde: il 99% della popolazione ha accesso allacqua potabile, la rete fognaria passata dal 46% all86% della copertura del territorio e gli studenti che hanno intrapreso studi universitari si sono pi che raddoppiati. Pur non essendo la panacea di tutti i mali, la democrazia deliberativa ha allargato la base della partecipazione politica, concentrando lattenzione su tematiche in precedenza marginali e dimostrandosi un antidoto efficace a clientelismo e corruzione, anche perch lamministrazione comunale costretta a rendere conto pubblicamente delle proprie scelte e a giustificarle. Ribaltando lo schema dallalto verso il basso tipico delle deliberazioni classiche - non solo nei regimi dittatoriali, ma anche in quelli socialdemocratici o liberaldemocratici - si pone un grosso ostacolo alla costruzione, ad esempio, di infrastrutture a elevato impatto ambientale invise alla popolazione, mentre istanze come la raccolta differenziata dei rifiuti o la riconversione energetica avrebbero molta pi probabilit di essere accolte. Per funzionare al meglio, la democrazia deliberativa richiederebbe il ridimensionamento dei centri abitati e una riforma federalista molto diversa da quella attuata in Italia dal Centro-Sinistra o da quella sognata dalla Lega, dove il municipio - lultima ramo della catena amministrativa - diventi listituzione centrale e non la regione o macro-regione com nelle intenzioni attuali. Il suo carattere esotico potrebbe farla apparire poco consona per lEuropa e lOccidente in genere, abituato a esportare la democrazia anzich a imparare nuove forme di gestione politica, tuttavia una soluzione che va esplorata prima che la decadenza del liberalismo, aggravata dalla crisi economica e dallavanzata dellestrema Destra, possa sfociare nellautoritarismo pi o meno esplicito insito in tutti progetti di riforma istituzionale basati sul presidenzialismo o volti a rafforzare le prerogative dellesecutivo.

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Ginsborg 2004, 142-143

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Reddito di cittadinanza La dura sentenza di Milton Friedman per cui Non esiste qualcosa come un pasto gratis, sempre stata additata dai sostenitori del neoliberismo come prova delle necessit di monetizzare e mercificare ogni aspetto della vita umana, compresi (soprattutto) quelli legati alle esigenze primarie: da qui la condanna di ogni forma di welfare e assistenza ottenuta al di fuori delle condizioni mercato, ribaltamento perfetto del principio socialista secondo cui bisogna liberare luomo dalla schiavit del bisogno. Ma come assicurare realmente tale emancipazione? La risposta pi netta e scandalosa a questo interrogativo consiste nel capovolgere diametralmente la concezione di Friedman, assicurando non solo un pasto gratis, ma addirittura un reddito di sussistenza a ogni cittadino, indipendentemente da qualsiasi prestazione lavorativa e dalle condizioni economiche, dovuto allindividuo per il solo fatto di esistere. Lidea del reddito universale, di cittadinanza o di esistenza (in inglese basic income) talmente radicale e innovativa che persino molti esponenti dellestrema Sinistra la ritengono totalmente assurda e inconcepibile, tanto si allontana dalla classica equazione reddito = lavoro. Storicamente stata sostenuta dalla costituzione giacobina del 1793 (elaborata dal Comitato di salute pubblica guidato da Robespierre, ma mai entrata in vigore), dal rivoluzionario americano Thomas Paine e ha ricevuto una formalizzazione dal filosofo statunitense John Rawls nella sua opera Una teoria della giustizia (1971). Attualmente lassociazione internazionale Basic Income Network - che ha una ramificazione anche italiana - svolge una battaglia culturale per il riconoscimento di questo diritto, insieme a molti movimenti politici progressisti. Una delle motivazioni pi importanti per listituzione del reddito di cittadinanza riguarda le trasformazioni tecnologiche dovute allautomazione e allinformatizzazione dei processi di produzione e gestione, che hanno ridotto drasticamente il numero delle mansioni svolte in precedenza da esseri umani, riaccendendo ansie, per cos dire, neo-luddiste. Il libro di Rifkin La fine del lavoro descrive sul piano storico lemergere di questo fenomeno: Quando la prima ondata di automazione colp il settore industriale, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, i leader sindacali, gli attivisti dei diritti civili e molti sociologi furono rapidi nel suonare l'allarme. Le loro preoccupazioni, comunque, non erano molto condivise dagli uomini d'impresa dell'epoca, che continuavano a credere che l'aumento della produttivit generato dalle nuove tecnologie di automazione avrebbe stimolato la crescita economica e favorito l'occupazione e la crescita del potere d'acquisto. Oggi, al contrario, un numero ridotto ma crescente di manager inizia a preoccuparsi di dove ci porter la rivoluzione tecnologica. Percy Barnevik il 130

chief executive officer della Asea Brown Boveri, un colosso svizzero-svedese da 40.000 miliardi che produce generatori elettrici e sistemi di trasporto, oltre che una delle maggiori societ di engineering del mondo. Come altre imprese globali, ABB ha recentemente re-engineerizzato le proprie attivit, tagliando 50.000 posti di lavoro, pur riuscendo ad aumentare il fatturato del 60% nello stesso periodo di tempo. Barnevik si domanda: Dove andr a finire tutta questa gente? Secondo le sue previsioni, la quota di forza lavoro impegnata nell'industria in Europa destinata a diminuire dall'attuale 35 al 25% entro i prossimi dieci anni, con un'ulteriore discesa al 15% nei vent'anni seguenti. Barnevik profondamente pessimista sul futuro dell'Europa: Se qualcuno mi dice: "Aspetta due o tre anni e vedrai esplodere la domanda di lavoro", gli domando: "Dimmi dove? Quali lavori? In quali citt? In quali aziende?" Se mi metto a tirare le somme, scopro che esiste il rischio che l'attuale 10% di disoccupati e sottoccupati diventi il 20 o 25%. 158

Poich le tecnologie del post-fordismo presentano un carattere labor saving ed impensabile che ripropongano lutopia della piena occupazione del fordismo, Rifkin propone che lo Stato si faccia carico di attribuire un salario per quelle mansioni a cui normalmente non viene riconosciuto lo status di impieghi retribuiti, come le attivit di volontariato; di fatto, siccome tutte le persone quotidianamente compiono lavori non retribuiti (assistere i familiari, mantenere la propria abitazione, promuovere relazioni sociali attraverso la partecipazione ad associazioni, ecc.), da qui a pensare che un reddito garantito sia un diritto universale il passo breve. Il fenomeno della precarizzazione del lavoro ha accentuato linteresse per le teorie del reddito universale, dal momento che lo Stato costretto, suo malgrado, a intervenire economicamente sotto forma di sussidi di disoccupazione e incentivi alle aziende per la creazione di posti di lavoro, solitamente con risultati effimeri e poco efficaci: nelle pagine precedenti, trattando della crescita si accennato alle grandi opere, un business miliardario per le imprese che serve anche da patetico artificio per aumentare temporaneamente loccupazione, con il risultato di realizzare infrastrutture inutili lItalia pullula di cattedrali nel deserto - o addirittura dannose per lambiente senza risolvere i problemi sociali. Le politiche neoliberiste, avverse alla concezione classica del sussidio di disoccupazione, hanno teorizzato il workfare, un concetto risalente allAmministrazione Nixon e ripreso anni dopo da quella Clinton. Lidea consiste nelleliminare i contributi assistenziali per la creazione di impieghi riservati alle famiglie la cui sussistenza si basava proprio su tali contributi. Per quanto apparentemente ragionevole, allatto pratico il workfare fa sembrare la schiavit salariale di marxiana memoria una prospettiva gradevole e seducente:
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Rifkin 1997, 36

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Chi non lavora, dopo un certo periodo, viene castigato, privato di assistenza sociale. Il programma concepito per i disoccupati, considerati tutti come responsabili del loro stato... Il workfare penalizza i pi poveri, aggiungendo alla loro miseria una disprezzo assoluto, la dimostrazione del grado zero dei loro diritti, la privazione di ogni accesso al rispetto: senza il minimo scrupolo, esso riesce a estorcere loro ci che ancora possibile prendere: la loro fatica pressoch gratuita. Una permissivit ufficiale vicina allimposizione della schiavit, che fa pensare a quelli che sono stati, fino a poco tempo fa, i metodi sovietici.159

Se il neoliberismo ha avuto gioco facile nel giustificare la fine del posto fisso come ricaduta dellinnovazione tecnica, allora deve essere possibile anche apprezzare i vantaggi di tali tecnologiche in modo che tutta la popolazione possa goderne. Se la tecnica permette di emanciparci dal lavoro mentre oggi consente di affrancare il capitale dai lavoratori bisogna allora costruire una societ dove vengano valorizzati quegli aspetti della vita umana che troppo spesso la necessit di lavorare aveva tenuto repressi: ...Bisogna riprendere la rivendicazione di un reddito di sussistenza. Il suo fine non perpetuare la societ del denaro e della merce, n perpetuare il modello di consumo dominante nei cosiddetti paesi sviluppati. Il suo fine, al contrario, sottrarre i disoccupati e i precari allobbligo di vendersi: liberare lattivit dalla dittatura dellimpiego... Come dice un testo di unassociazione di disoccupati tra le pi influenti in Francia, il reddito di sussistenza deve darci i mezzi per dispiegare attivit infinitamente pi gratificanti di quelle alle quali ci si vuole costringere, ricchezze intrinseche che nessuna impresa pu fabbricare, che nessun salario pu acquistare delle quali nessuna moneta pu misurare il valore. 160 Ricercare unipotetica precariet dal volto umano, come fanno le forze politiche di CentroSinistra e i sindacati confederali, lesatto contrario di ci. Con la sicurezza del reddito garantito le persone sarebbero pi inclini ad assumere rischi per valorizzare i propri talenti culturali, artistici o sportivi; e se, come sostiene qualche oppositore, con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro una delle tante perle di saggezza dispensate dal ministro del lavoro del governo Monti, Elsa Fornero almeno non sarebbero ossessionate da ansie e paure che potrebbero indurli a commettere crimini, a dedicarsi a occupazione inutili e magari lesive per la societ e lambiente, a rischiare la vita arruolandosi nellesercito o, nella migliore delle ipotesi, a sprofondare nelle depressione, nella droga e nellalcolismo. molto facile constatare se
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Forrester 2003, 66-67 Gorz 2009, 139

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per lo Stato sarebbe pi dispendioso accollarsi lonere dei danni provocati da questi fenomeni o tollerare la predilezione per la pasta al pomodoro. Ununica indennit universale rimpiazzerebbe quelle che lo Stato eroga dietro verifica dei requisiti e consentirebbe perci il risparmio su tutte le autorit di controllo. Potrebbe anche risolvere lannosa questioni delle pensioni, che in questottica potrebbero trasformarsi in una retribuzione supplementare da aggiungere al reddito di cittadinanza in base alla contribuzione versata, in modo che luscita dal lavoro diventi un fatto soggettivo e non pi condizionato da direttive esterne come quelle sullet minima. Si tratterebbe di un vero patto generazionale equo e solidale, molto diverso da quelli attualmente proposti, dove le generazioni pi anziane vengono accusate di privilegio al solo scopo di lenire gli effetti della flessibilit elargendo qualche obolo ai giovani precari. Indirettamente, il reddito di cittadinanza rafforzerebbe il diritto del lavoro in modo pi efficace di molti provvedimenti legislativi espliciti perch le imprese, non potendo pi fare leva sullo spettro dellindigenza da disoccupazione, dovrebbero finalmente offrire condizioni soddisfacenti; il fenomeno dei working poor161, sempre pi diffuso nel mondo occidentale, sarebbe estirpato alla radice. Anche lautorit della criminalit organizzata verrebbe seriamente incrinata, perch le fonti della sua manovalanza potrebbero finalmente affrancarsi dalla dipendenza del racket: Roberto Saviano in Gomorra ha descritto come la Camorra eroghi regolarmente alla famiglie del clan (anche in caso di arresto dellaffiliato) la mesata, versione criminosa del reddito di cittadinanza, al fine di ingraziarsi e assicurarsi la fedelt della popolazione. Ci ha portato a situazioni drammatiche come quelle del parco Verde di Napoli, dove pi volte la popolazione disperata intervenuta in difesa dello spaccio di droga contro gli interventi delle forze di polizia, rivendicando il crimine come un diritto per non morire di fame: se la sussistenza gli fosse garantita dallo Stato, c da pensare che queste persone abbandonerebbero il traffico di stupefacenti e sarebbero sicuramente pi utili per la societ. Ovviamente necessario prevedere opportune politiche contro la delocalizzazione, per non offrire unaltra giustificazione al ricatto della fuga verso mercati del lavoro pi competitivi, cos come non bisogna prestare il fianco favorendo leliminazione di conquiste imprescindibili del welfare state, come aveva ipotizzato Milton Friedman in una sua ipotesi neoliberale di reddito di cittadinanza. Lallerta massima perch, con laggravarsi della crisi, molti politici hanno parlato di reddito di cittadinanza in termini del tutto distorti, cio come forma di integrazione al
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Con questa espressione si indicano quelle fasce di popolazione che, pur occupate, si trovano al di sotto della soglia di povert.

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reddito per quei soggetti disoccupati che non usufruiscono di ammortizzatori sociali oppure si trovano in condizioni di povert, nel quadro quindi della cosiddetta flexsecurity. In questa sede premeva evidenziare le radicali potenzialit di progresso sociale che contraddistinguono il reddito di cittadinanza: per una descrizione dettagliata dei capisaldi filosofici, politici ed economici e delle modalit per attuarlo, rimandiamo alla lettura di Reddito per tutti: unutopia concreta per lera globale (AAVV, Manifestolibri 2009), curato da Basic Income Italia. Il problema fondamentale, ovvio cavallo di battaglia dei contestatori del reddito di cittadinanza, il denaro da cui attingere per lerogazione: al riguardo, una proposta interessante del Wuppertal Institute di spostare la tassazione dal lavoro alle risorse, destinando parte degli introiti di questa fiscalit ecologica per servizi sociali come il reddito di cittadinanza162. Open source: leconomia della condivisione

Nellimmaginario collettivo, linvenzione e la diffusione dellinformatica si devono ad agenzie di ricerca pubbliche e a mega-corporation private, che avrebbero propagato a livello di massa una tecnologia originariamente per pochi iniziati, un po come successo per lautomobile o la televisione. Questo quadro molto fuorviante perch, se esaminiamo retrospettivamente la storia dellinformatica, ci accorgiamo che la grande industria molto spesso ha commesso errori di valutazione enormi, riuscendo ad ovviare soltanto in extremis a previsioni e strategie completamente sbagliate. Come testimonianza riportiamo queste due famose profezie di mercato: "Penso che ci sia posto, sul mercato mondiale, per circa 5 computers". (Thomas J. Watson, Amministratore Delegato IBM, 1948). "Che bisogno ha una persona di tenersi un computer in casa?". (Kenneth Olsen , fondatore della Digital Equipment, alla convention della World Future Society, 1977) Bill Gates, osannato dai media di tutto il mondo quale precursore della tecnologia, capace di anticipare i cambiamenti epocali della societ - insomma, una specie di genio - fino al 1994 non intu minimamente le potenzialit di Internet, che solo sul finire del 1995 divenne ufficialmente una priorit della Microsoft. Come in tante altre occasioni, lo salv la forza del denaro: in ritardo per lo sviluppo di un browser originale, acquis i diritti sul software
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Sachs e Morosini 2011, 245-246

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Spyglass, rinominandolo in fretta e furia Internet Explorer. Lansia del ritardo fu tale da non accorgersi che unaltra azienda aveva sviluppato un programma con il medesimo nome, un fatto che costato guai giudiziari a Gates e qualche milione di dollari di risarcimento. La leggenda di Internet come progetto del Pentagono per assicurare il collegamento tra le base militari in caso di guerra atomica anchessa abbastanza spuria. vero che il gruppo di ricerca era sovvenzionato dalla DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), unagenzia governativa, ma la priorit principale fu individuata nella condivisione di informazioni e potenza di calcolo, in modo che pi utenti da zone diverse potessero usufruire delle risorse offerte dai pochi supercomputer presenti nelle maggiori universit e nei principali centri di ricerca: da qui nacque lidea delle reti di computer. Quando diverse reti locali hanno deciso di interagire tra di loro tramite un protocollo comune (quello http), allora nata Internet, che quindi nasce come aggregazione spontanea e non come processo guidato dallalto. A Tim Berners-Lee, ricercatore del CERN di Ginevra, si deve linvenzione della pagine Web, create allo scopo di gestire con pi efficienza e comodit le informazioni condivise di quanto non avvenisse con lemail e lo scambio di file. Labbinamento Web-Internet stato il connubio vincente per la diffusione capillare della Rete, anche tra persone totalmente a digiuno di informatica e Berners-Lee ha volontariamente rinunciato a rivendicare brevetti sulla sua invenzione - che con ogni probabilit lo avrebbero reso multimiliardario per non ostacolare la realizzazione del World Wide Web. Il termine hacker in origine indicava persone come Berners-Lee e i visionari progettisti di Internet, appassionati aperti alla condivisione e alla ricerca comune per lo sviluppo dellinformatica come fine in s stesso. Una volta che il settore stato occupato in modo massiccio dal grande capitale, che ha imposto la propria visione del lavoro e degli affari propriet intellettuale, licenze duso, segreto industriale, ecc. non a caso hacker ha finito per contraddistinguere i criminali informatici, perdendo la sua valenza originaria. Del resto, agli occhi delle corporation, sviluppare software senza autorizzazione anche senza scopo di lucro un vero e proprio crimine. Bill Gates diventato una delle persone pi ricche del pianeta in gran parte perch, tradendo la sua originaria vocazione hacker, ha incominciato ad applicare le logiche del business tradizionale allinformatica. E Steve Jobs e la sua Apple, troppo spesso incensati come visione opposta di business, in realt non sono stati da meno163.
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Nel libro Contro Steve Jobs di il ricercatore e blogger bielorusso Evgeny Morozov ha fortemente demitizzato la figura del fondatore di Apple, segnalando i possibili risvolti negativi di alcune sue invenzioni e dimostrando come il suo successo sia legato pi a oculate strategia di marketing che a innovatrici filosofie tecnologiche (e, aggiungeremmo, grazie a un sapiente sfruttamento della manodopera orientale).

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Steven Levy, nellintroduzione al libro Hackers. Gli eroi della rivoluzione informatica, sostiene che i principi generali delletica hacker siano: - socializzazione - apertura - decentralizzazione - avvicinare le persone ai computer - migliorare il mondo Questi capisaldi sono stati fatti propri dal movimento per il software libero, il quale ha agito anche sul piano legale ideando licenze come GNU-GPL che, permettendo il libero accesso ai codici sorgente dei software (pratica da cui deriva il termine open source, sorgente aperta), consente alla comunit di sviluppatori di perfezionare costantemente i programmi; un ruolo di primo piano in questo senso stato ricoperto da Richard Stallman, un ex ricercatore del MIT di Boston, che ha fondato nel 1985 la Free Software Foundation, allo scopo di tutelare e promuovere il software libero. I frutti concreti di questo impegno oggi sono prodotti diffusi ed efficienti come i sistemi operativi della linea Linux (nato da unidea dellhacker finlandese Linus Torwalds), il browser Firefox, la suite da ufficio Open Office, il programma di riproduzione audio/video VLC, che si sono dimostrati in grado di competere senza problemi contro la concorrenza del grande business. Il rapporto costo-benefici dei sistemi open source non-proprietari ancora enormemente sottovalutato: si stima che, se tutta la pubblica amministrazione italiana si convertisse alluso di software liberi, il risparmio sulle licenze duso sarebbe nellordine dei 2 miliardi di euro.164 Aziende informatiche come la Asus hanno sviluppato una serie di notebook quindi veri e proprio computer portatili, da non confondere con i netbook, a funzionalit limitata equipaggiata con una sistemi operativi Linux, riuscendo a ridurre i prezzi di quasi due terzi. Mano a mano che linformatica assumeva un ruolo rilevante allinterno della societ e, soprattutto, Internet esaltava la condivisione dellinformazione, lo spirito delletica hacker ha cominciato a farsi strada anche al di l del mondo digitale, cercando di ridefinire alcune pratiche consolidate ritenute ostacolo alla diffusione della cultura, in particolare quella del diritto di copyright:

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Dato estratto dalla contro-finanziaria 2010 di Sbilanciamoci!

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In un quarto di secolo sono cambiate parecchie cose: chiaro che ci siamo abituati alla privatizzazione di quella conoscenza e creativit che in realt appartiene a tutti noi... Alcuni di questi argomenti sono radicati nei principi basilari del diritto dautore stesso. La cosa evidente che si tratta di un diritto di possesso. Di per s non vi nulla di male nel diritto alla propriet, a condizione che sia integrato e limitato nellambito degli interessi di natura sociale, socio-economica, macro-economica, ecologica e culturale. Tali interessi devono lasciare sulle relazioni fra individui, rispetto a un bene o un valore, unimpronta forte almeno quanto quella del guadagno personale. Da un punto di vista culturale ci si pu chiedere se sia giusto e necessario proteggere le creazioni degli artisti con la propriet individuale. Per definizione nasce cos un diritto duso esclusivo e monopolistico dellopera e, di conseguenza, viene privatizzata una parte essenziale della nostra comunicazione, fatto che va a scapito della democrazia. esagerato definire il diritto dautore una forma di censura? In linea di massima, no. Innanzitutto bisogna tener presente che ogni opera artistica attinge in modo considerevole da quanto altri hanno realizzato in un passato pi o meno recente. Si pu attingere da un pubblico dominio quasi infinito ed dunque strano concedere a volte per una sola aggiunta (sebbene degna di sconfinata ammirazione) un titolo di propriet sullintera lopera. Il diritto che ne scaturisce ha conseguenze profonde: nessuno, infatti, ad eccezione del proprietario, autorizzato a utilizzare o modificare come meglio crede lopera in questione. Ci significa che una parte tuttaltro che insignificante del materiale con cui noi, in quanto individui, possiamo comunicare rimane chiusa sotto chiave. In genere trarre ispirazione da unopera esistente non un problema; le difficolt sorgono quando un elemento della nuova opera, anche se minimo, ricorda o potrebbe ricordare quella precedente. 165

Concezioni come questa hanno portato alla nascita del copyleft e dei creative commons, licenze dove viene consentita la copia dellopera a patto di citarne la fonte. Anche i famigerati software per il file-sharing, come E-Mule e Bit-Torrent, condannati dalle multinazionali dellinformatica come pericolosi strumenti di pirateria digitale, in realt si limitano a sviluppare concretamente una cultura non capitalista dove viene valorizzata la condivisione di un bene e non il suo possesso egoistico. La Legge 128 del 21 maggio 2004, meglio nota come Legge Urbani dal nome del ministro proponente - che punisce chi inserisce nella Rete un file protetto da diritto dautore, chi lo scarica e chi segnala la sua presenza scritta sotto dettatura della lobby delleditoria e delle major discografiche e cinematografiche, una chiara dimostrazione della paura che queste pratiche non profit possano alla lunga soppiantare quelle commerciali 166. Il limite degli hacker stato forse quello di non comprendere appieno la portata che i loro ideali possono assumere al di l dellinformatica, un nesso non sfuggito a Gorz:
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Smiers e Van Schijndel 2009,14-15 Da notare che questo provvedimento legislativo ha passato lesame del Parlamento con i voti favorevoli di tutto il Centro-Destra - di cui allepoca faceva parte anche lUDC di Pier Ferdinando Casini, oltre a Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord - ma con la significativa astensione dei DS e della Margherita, mentre hanno votato contro la Sinistra radicale e Italia dei valori.

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Leconomia delle conoscenza ha dunque vocazione a essere uneconomia della messa in comune e della gratuit, vale a dire il contrario di uneconomia... Questo protocomunismo ha le sue figure emblematiche nellinformatica. Questa differisce dalla scienza per una specificit: essa allo stesso tempo conoscenza, tecnica di produzione di conoscenza e mezzo di fabbricazione, di regolazione, di invenzione, di coordinazione. Nellinformatica soppressa la divisione sociale tra quelli che producono e quelli che concepiscono i mezzi per produrre. I produttori non sono pi dominati dal capitale attraverso i mezzi di lavoro... Lhacker la figura emblematica di questa appropriazione/soppressione del lavoro. Con lui, le forze produttive umane, divenute soggetto, si ribellano alla loro cooptazione da parte del capitale, rivolgono le risorse dellinformatica contro di esso... Con lui appaiono nuove forme di comunicazione e di regolazione; unammirevole etica anarco-comunista, letica hacker, allo stesso tempo arte di vivere, pratica di altri rapporti individuali e sociali, ricerca di strade per uscire dal capitalismo e per liberare infine dalla sua presa i nostri modi di pensare, di sentire, di desiderare. 167 Se anche gli altri lavoratori riuscissero a diventare hacker del loro campo, rivolgendo contro il capitale i suoi stessi mezzi, allora luscita dal capitalismo sarebbe finalmente compiuta. Welfare comunitario Proposte come decrescita, riduzione dellorario di lavoro e reddito di cittadinanza possono scontrarsi con un obiezione molto forte di stampo socialdemocratico: siccome queste misure riducono considerevolmente il lavoro e il PIL, diminuiscono anche gli introiti fiscali di cui lo Stato ha bisogno per mantenere servizi essenziali di welfare state come la sanit e listruzione pubblica. Francesco Gesualdi, allievo di Don Milani e coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, ha ipotizzato una nuova concezione di assistenza, che chiameremo qui welfare comunitario, che cerca di rispondere a queste osservazioni. I punti essenziali sono i seguenti: - istruire gli individui, sin dallet scolare, a un minimo di educazione alla salute in modo da saper risolvere autonomamente le situazioni meno gravi, che non richiederebbero lintervento di personale medico e che ci nonostante oggi oberano lattivit del servizio sanitario;

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Gorz 2009, 15-17

138

- sviluppare rapporti comunitari, a livello di condominio, caseggiato e quartiere, per servizi come la cura degli anziani o dei bambini che non richiedano assistenza specialistica; - lavoro gratuito dei cittadini per sostituire o affiancare il concetto tradizionale di tassazione. Il cittadino sosterrebbe economicamente il welfare non pi con una contribuzione in denaro, ma prestando lavoro a titolo gratuito in strutture statali: pubblica amministrazione, sanit, polizia, ecc. Verrebbero istituzionalizzate pratiche come il servizio civile obbligatorio, non solo come copertura di posti di lavoro ma anche per creare un senso di solidariet collettiva; - parziale ripublicizzazione delle attivit produttive necessarie per il funzionamento del welfare e degli apparti dello Stato, allo scopo di renderlo indipendente dal mercato. Ad esempio, le spese del servizio sanitario nazionale, per il 70% circa, sono destinate allacquisto di farmaci, cosa che non accadrebbe se esistessero laboratori e centri di ricerca statali da cui attingere. Il welfare comunitario non solo una misura strumentale per applicarne altre, ma serve come stimolo per costruire una societ basata pi sui beni relazionali e meno sul denaro e il profitto: In concreto ogni adulto potrebbe mettere a disposizione della comunit qualche giorno al mese, in cambio la comunit garantisce a ogni persona, dalla culla alla tomba, il diritto ad accedere gratis a tutti servizi pubblici. 168

In una societ dove il tempo da dedicare al lavoro minore, lassistenza alla propria comunit diventa un dovere e agendo dallinterno il cittadino potrebbe anche comprendere meglio quelle realt istituzionali oggi frequentemente oggetto di critiche aprioristiche, come la sanit e la pubblica amministrazione. Un cittadino informato che vivesse anche solo temporaneamente in quelle istituzioni, rendendosi conto dei problemi che le attanagliano, potrebbe anche proporre adeguate soluzioni in sede politica, mentre oggi categorie come medici, insegnanti e forze dellordine si lamentano vanamente sia della cecit dei legislatori sia della scarsa comprensione da parte dellopinione pubblica. Lidea di Gesualdi va perfezionata e approfondita, anche alla luce di alcune esperienze gi attive in Scandinavia e in paesi del Sud del mondo: si noti come ricalchi da vicino leconomia della condivisione degli hacker, trasposta in campi totalmente diversi dallinformatica. Ha il merito importantissimo di preservare la concezione dello Stato
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Gesualdi 2009, 50

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sociale ridandogli nuova linfa e vigore, anche rispetto a certe visioni un po romantiche di fautori della decrescita che ne vorrebbero la soppressione per sostituirlo totalmente con lassistenza familiare e comunitaria.

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QUINTA PARTE CAMBIARE LA SOCIET: TRA IL DIRE E IL FARE...


Un grammo di pratica in genere pi importante di una tonnellata di teoria (Ernst Friedrich Schumacher)

Avere delle buone idee facile, altra storia metterle in pratica anche quando apparentemente si gode di vasto consenso. I movimenti no global o altermondisti, sviluppatisi sullonda delle contestazioni contro summit del WTO tenutosi nel 1999 a Seattle, hanno vissuto importanti momenti di gloria per poi sprofondare sostanzialmente nellanonimato. Il grande movimento contro la guerra che, dopo le pesanti contestazioni successive allintervento USA in Iraq, il New York Times defin addirittura seconda potenza mondiale, ha dato scarsissimi segni di vita durante recente invasione della Libia e c chi lo ha definito con scherno un esempio di opposizione ideale a Sua Maest. difficile spiegare le ragioni di un successo cos effimero: forse laver tradito lo slogan pensare globalmente, agire localmente cercando di sfidare gli avversari sul loro stesso terreno mondiale proponendo unaltra globalizzazione, forse leccessivo peso degli occidentali su di un movimento dichiaratamente a favore del Sud del mondo, forse - lidea di Latouche - laver riproposto in chiave alternativa la mitologia logora del progresso e dello sviluppo cavalcata dal neoliberismo. Come se non bastasse, la speranza di molti militanti che le proposte altermondiste fossero cooptate dai partiti politici della Sinistra maturata in qualche candidatura elettorale di esponenti dei movimenti e nulla pi. Come va allora affrontato il progetto di una societ sostenibile? Quali linee di azione seguire? In una proposta di societ basata sulla decrescita e sul decentramento politico, economico ed energetico quale deve essere il ruolo dello Stato-Nazione? E, soprattutto, quali soggetti dovrebbero sostenere tale cambiamenti? E in che modo e sotto quali forme?

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Crisi della democrazia: partire da se stessi per riscoprire la comunit Mentre scrivo, la fiducia verso i partiti politici ai minimi storici e secondo gli istituti demoscopici molto probabile attendersi alle prossime elezioni un tasso di astensionismo prossimo al 50%, come per altro sta gi avvenendo in diversi paesi europei (al secondo turno delle elezioni legislative francesi 2012 si toccata la punta negativa del 56,29%). Il politologo britannico Colin Crouch ha coniato il termine postdemocrazia, con cui indica un sistema politico formalmente regolato da norme democratiche ma la cui applicazione progressivamente svuotata dalla prassi, dove il potere reale viene consegnato a ristrette oligarchie prive di qualsiasi controllo sociale. incredibile come lattuale situazione del vecchio continente somigli a quella gi vissuta da altri popoli in precedenti momenti storici. Ad esempio, leconomista cileno Manfred Max-Neef sintetizzava cos la crisi democratica sudamericana successiva alla seconda guerra mondiale: In America Latina, alle condizioni che hanno portato allindipendenza e alla creazione di stati nazionali hanno fatto seguito processi di sviluppo promossi e controllati da oligarchie nazionali. Sul piano politico questi nuovi stati si presentavano come democrazie liberali, mentre su quello economico miravano a uno sviluppo capitalistico e allintegrazione in mercati esteri. Queste democrazie hanno escluso le masse popolari dalla vita politica, privandole di canali di partecipazione sociale e di accesso al potere politico169.

Oggi ci troviamo esattamente nella stessa identica situazione. La ricetta di Max-Neef per superare loligarchia evitando la reazione populista consiste nellaffidare un ruolo da protagonista alle micro-organizzazioni economiche locali, senza bypassare necessariamente lintervento statale ma evitando ogni forma di cooptazione da parte della politica tradizionale: lo sviluppo locale da lui proposto deve avere per base laspirazione allautonomia e allautosufficienza delle singole comunit anche attraverso il decentramento decisionale, in modo pragmatico e rifuggendo sia lideologismo delle grandi organizzazioni politiche sia le ristrette pratiche della democrazia rappresentativa liberale. L economista inglese Raj Patel, fiero oppositore di Banca Mondiale e WTO e aperto sostenitori di molti movimenti sociali del Nord e del Sud del mondo, definisce addirittura le

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Max-Neef, Elizalde, Hopenhayn 2011, 28-29

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elezioni il sintomo pi infettivo della democrazia 170 propendo invece per lazione diretta che violi la propriet privata in nome della giustizia globale 171: Ogni filosofia del cambiamento sociale ha una sua visione dellostilit. La filosofia di Gandhi non era, come alcuni lhanno ricostruita, un grande padiglione di preghiere e incenso. Pur essendo non violenta prevedeva lopposizione e il conflitto... La trasformazione dei dissidenti in criminali non avviene per magia: succede perch lodierna societ di mercato fondata su di unideologia che non tollera chi mette in discussione il fragile consenso sul ruolo dei mercati 172.

Il quadro conflittuale descritto da Patel non affatto inedito per lOccidente. Proviamo a ripartire dalla sconfitta storica della Sinistra, che nella seconda sezione abbiamo delineato come lincapacit di riconoscere la grande trasformazione degli anni Settanta con la crisi progressiva del welfare state e dello Stato-nazione. Eppure il ventennio 1960-80 stato un grande periodo di lotta, al punto che importanti istituzioni dellestablishment come la Trilaterale parlarono di crisi di governabilit a causa dellemergere di un forte antagonismo sociale: Negli Stati Uniti la crisi aveva assunto sin dallestate del 1964 forme quasi insurrezionali: moti del proletariato nero si propagavano da est a ovest, con saccheggi e incendi di interi quartieri delle grandi citt a Detroit la sollevazione era durata una settimana e si erano prolungatati fino agli anni 70 con le azioni di insubordinazione di massa e di sabotaggio nelle grandi fabbriche e nelle universit. Con uno scarto di alcuni anni, il dissenso aveva raggiunto, nel 1967, le universit e i licei della Germania occidentale, poi si era esteso nei centri industriali del resto dEuropa e prolungato fino alla met degli ani 70 (in Italia fino al 1980) con azioni operaie che differivano fondamentalmente dagli scioperi abituali: rifiuto dei tempi di lavoro imposti; rifiuto di obbedire ai capetti; autoriduzione dei ritmi; occupazioni prolungate con sequestro dei padroni o dei dirigenti; rifiuto di delegare ai rappresentanti legali del personale il potere di negoziare; rifiuto di transigere sulle rivendicazioni sorte dalla base; rifiuto del lavoro, semplicemente... I movimenti sociali degli anni 1967-1974 si collocavano deliberatamente al di fuori del terreno definito dalle istituzioni della societ-Stato. Invece di rivendicare, cercavano di cambiare essi stessi la vita, ci che la condizionava e ci di cui era fatta. Di cambiarla sottraendola alla logica della produttivit, ma anche a quella del lavoro astratto, della standardizzazione, del consumo di massa, della normalit, della quantificazione, della sincronizzazione. Di cambiarla affermando la specificit di bisogni e desideri senza soddisfazione monetaria possibile 173.

170 171

Patel 2010, 187 Ibidem, 182 172 Ibidem, 181 173 Gorz 1998, 17-18

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Ispirandosi a questi movimenti che sembrano perduti in tempo lontani e irripetibili, come si pu pensare di cambiare la vita oggi contro la dittatura economica? possibile una tale rivoluzione? Normalmente, sotto linfluenza del marxismo, intendiamo il termine rivoluzione quasi esclusivamente nel senso di insurrezione armata contro lautorit statale, sul tipo della Rivoluzione francese o di quella russa: nelle condizioni attuali, tutto ci viene percepito come unutopia lontana e impossibile anche perch nel mondo transnazionalizzato difficile localizzare i veri centri del potere, la Bastiglia o il Palazzo dinverno del terzo millennio. Pu essere utile invece esaminare come il concetto di rivoluzione venga declinato nella tradizione anarchica: Cosa sar allora la rivoluzione?... La maniera migliore di rendersene conto smettere di pensare alla rivoluzione come a una cosa - la rivoluzione, il grande cataclisma, il punto di rottura e chiedersi invece: Che cos unazione rivoluzionaria?. Ecco la nostra risposta: unazione rivoluzionaria qualsiasi azione collettiva che affronti e respinga una qualche forma di dominio e di potere, e che nel frattempo, alla luce di questo processo, ricostituisca nuove relazioni sociali, anche allinterno della comunit. Lazione rivoluzionaria non si propone necessariamente di rovesciare i governi. Ad esempio, sarebbe un atto di per s rivoluzionario il tentativo di creare delle comunit autonome nei confronti del potere (con le parole di Castoriadis, comunit che si autocostituiscono, decidendo collettivamente le proprie regole e i propri principi operativi e riesaminandoli costantemente) 174.

Basandoci su questa definizione, il primo passo per una svolta significativa pu consistere nellimpegno individuale legoismo di Macdonald - una riconversione di se stessi pi o meno energica, basata sulladozione di misure ispirate al risparmio energetico, al software open source, allapplicazione degli stili di vita della decrescita o anche solo al cosiddetto consumo critico. Per interpretazioni pi radicali si pensi al romanziere Simone Perotti, che ha intrapreso il percorso del downshifting, ossia la volontaria e consapevole autoriduzione del salario e delle ore di lavoro, descrivendola nei libri Adesso Basta e Avanti tutta. Lo scollocamento, ossia la scelta della semplicit volontaria per ritrovare la libert personale emancipandosi dalla dittatura frenetica dei cicli di produzione e consumo e dalla schiavit delloccupazione, rappresenta forse laffronto peggiore per il sistema economico dominante, che pu tollerare oppositori ma non boicottatori o obiettori non un caso che la burocrazia statale spesso intervenga per limitare gli ambiti di autonomia e autoproduzione accampando motivazioni di sicurezza, sanitarie o di tutela del lavoro.
174

Graeber 2006, 47

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La somma dei singoli impegni personali diventa consapevolezza politica vera e propria nel momento in cui le sensibilit e le preoccupazioni di pi persone si traducono in un atto di coscienza della comunit contro il potere dominante. In questa categoria rientrano sicuramente le azioni a difesa del territorio contro lo sfruttamento economico, inizialmente prerogativa delle popolazioni del Sud del mondo che si opponevano alla devastazione ambientale e sociale dovuta alla modernizzazione, ma che oggi sono sempre pi diffuse anche in Occidente, come dimostra chiaramente il caso italiano. Nel 1962 la popolazione di Gagliano Castelferrato (Enna) accoglieva come un eroe nazionale il presidente dellENI Enrico Mattei, che prometteva di portare sviluppo e prosperit in Sicilia: cinquantanni dopo comitati cittadini agrigentini - memori dei disastri perpetrati dal colosso di Stato nellisola - lottano senza sosta per impedire lapertura di un rigassificatore a Porto Empedocle, malgrado la sua costruzione sia condivisa da Destra e Sinistra. Le contestazioni contro TAV, MOSE, ponte sullo Stretto, ampliamento della base Dal Molin di Vicenza, termovalorizzatori, discariche e centrali elettriche sono opera di cittadini non pi disposti a immolare il loro territorio e la loro salute - per realizzare vuoti templi della scienza e della tecnica, solo per le manie di grandezza (e ricchezza) di qualche imprenditore o politico, senza rassegnarsi alla prospettiva di scontri con le forze di polizia come testimoniano le cronache della Val di Susa. E non si possono pi liquidare tali opposizioni come manifestazione di sindrome NIMBY e attribuirle quindi allegoismo, perch le contestazioni cominciano a riguardare anche realt come i centri commerciali, normalmente considerate fonti di benessere che non producono gli stessi disagi delle discariche o delle infrastrutture industriali. La potenzialit di questi movimenti enorme, anche se di solito la loro coscienza rivoluzionaria molto bassa, nel senso che raramente si rendono conto di essere portatori di valori che possono realmente destrutturare il sistema della mega-macchina: ne riprova io fatto che quasi mai questi movimenti creano coordinamenti comuni. Eppure sono la rappresentazione pi efficace della tattica lillipuziana di imbrigliare il gigante affaristicopolitico e forse proprio per questa ragione sono oggetto di scherno e riprovazione da parte dei politici - questi movimenti spesso riescono anche a condizionare le sezioni locali dei partiti mettendoli in contrasto con le segreterie regionali e nazionali - nonch di infiltrazioni da parte delle forze di polizia. A un secondo livello troviamo lassociazionismo impegnato in svariate opere di promozione sociale (in campo assistenziale, ambientale, economico) che spesso supplisce in modo determinante alle carenze dellintervento statale. Molte iniziative 145

permettono di ricostruire un clima di cittadinanza e comunit che spezzi la cappa dellindividualismo egoista del consumismo capitalista, attraverso la diffusione di pratiche come i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), i bilanci di giustizia, il consumo equo e solidale. Secondo Marco Gesualdi, per quanto pieno vitalit e carico di proposte innovative, anche il mondo dellassociazionismo rischia di incidere molto poco politicamente a causa della sua divisione e della sua scarsa coscienza di essere portatore di ideali politici alternativi: In Italia esiste un panorama di associazioni e movimenti sociali estremamente ricco che non per non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale perch troppo disgregato e ripiegato su stesso. Allinterno di questo variegato mondo ognuno insegue il proprio progetto: commercio equo, diritto allacqua, slow food, finanza etica, diritti degli immigrati. Progetti belli, importanti, ma pur sempre orticelli... Chi fa commercio equo non sente di avere molto da spartire con chi si occupa di ripubblicizzare lacqua, chi si occupa di pace non si sente di avere molto da condividere con chi si occupa di sobriet anche se le guerre si scatenano sempre di pi per il controllo delle risorse.... Persa la capacit di fare movimento ci stiamo trasformando in gruppi professionalmente impeccabili, politicamente insignificanti. Moscerini, che a seconda dei calcoli di convenienza del potere, possono finire schiacciati al suo tacco o risucchiati nel suo grande ventre 175.

Crouch sembra condividere il medesimo timore: una societ dove sono fiorenti i gruppi di pressione e lobby pi o meno consolidate indice di un forte liberalismo, ma non di una altrettanto robusta democrazia 176. Invece, se lassociazionismo evita pericolose deviazioni verso quel tipo di umanitarismo apolitico caro alla Destra, la sussidiariet ossia il principio per cui le istituzioni, nazionali o sovranazionali, debbano tendere a creare le condizioni che permettono alla persona e alle aggregazioni sociali di agire liberamente senza sostituirsi ad essi nello svolgimento delle loro attivit - pu diventare un elemento importante di democratizzazione se inserito in una cornice non di privatizzazione del settore pubblico ma di aspirazione neo-mutualista: Il nome terzo settore ormai pura copertura ideologica della lobby di un sistema di imprese che hanno i suoi attori principali nella Lega delle cooperative e nella Compagnia delle Opere. Il diritto sociale in questi casi si deforma in capacit di accesso del cliente al mercato sociale. Nei vuoti crescenti lasciati dal mercato sociale prende spazio lassistenza selettiva, lattivit oblativa, lintervento caritatevole del capitalismo compassionevole... Solo se costruisco ho diritto ad avere un sostegno a costruire, solo un operare sociale che realizza una valenza pubblica pu richiamarsi al principio di sussidiariet. Se si vuole affermare questa forma di socialit antistatalista occorre opporsi in modo netto alluso strumentale,
175 176

Gesualdi 2009, 70-71 Crouch 2003, 22

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improprio e abusivo del concetto di sussidiariet come copertura di operazioni di esternalizzazione dallalto di funzioni pubbliche, di appalti, sovente opachi, di sfere di intervento pubblico al cosiddetto privato-sociale. Non un caso se accade che le iniziative di cittadinanza attiva solidale oggi si richiamino sovente allesperienza storica del mutualismo. Il mutualismo riprende alcuni principi di fondo di grande attualit: il valore dellautogestione, la capacit positiva di realizzare in basso e non solo rivendicare verso lalto, il legame tra problemi degli ambiti di vita e lesperienza di lavoro, infine laffermazione del principio di solidariet che si distingue sia dalle pratiche di oblazione dallalto sia dalla pur lodevole virt personale dellaltruismo. Non c conflittualit tra diritti sociali e mutualismo. Lapporto del mutuo soccorso nella fase aurorale dellaffermazione di diritti sociali indubbio. Allintero della cerchia dellassociazione il vincolo di reciprocit statutariamente affermato faceva s che il singolo lavoratore di fronte alle sventure della vita per la prima volta cessasse di cadere nella condizione del bisognoso che implora benevolenza verso lalto, diventando invece un soggetto portatore del diritto al sostegno solidale dellassociazione. Forme di nuovo mutualismo non possono quindi essere viste come interventi di supplenza di diritti negati dalla crisi e dal restringimento del welfare ma come azione diretta positiva volta a rendere esigibili diritti elusi, a promuovere nuovi diritti e, soprattutto, tesa ad affermare un rapporto radicalmente mutato tra pubblica amministrazione e societ che veda emergere il protagonismo dei soggetti, il loro potere di partecipazione solidale alle scelte e alle decisioni che riguardano le loro esistenze. La societ contemporanea spezza legami sociali e costruisce di fatto e ideologicamente le derive individualistiche. Vengono oscurate e impedite le insopprimibili esigenze umane di sociabilit 177. Nel prossimo paragrafo esamineremo dimostrazioni concrete di questi auspici. Pensiero e azione diretta: per un partito-movimento di base I laboratori politici culturali alternativi, per quanto cerchino di sopperire alla mancanza di visione dinsieme, sono ancora marginali. Troppo frequentemente si ripetono le vecchie tendenze disgregatrici che hanno gi visto protagonista la Sinistra, come successo alliniziativa Uniti e diversi, composta da alcune associazioni (tra cui Alternativa di Giulietto Chiesa, Il Movimento della decrescita felice di Maurizio Pallante e Movimento Zero di Massimo Fini) unite dal collante del rifiuto della logica della crescita infinita: la partnership durata meno di un anno per la differenza di vedute sulle strategie da seguire. Esiste poi un problema ancora pi grave, ossia la necessit di segnare profondamente la societ senza limitarsi a fenomeno dlite della classe media in grado di organizzare utilmente il suo tempo libero e di sfruttare in modo proficuo il Web 178.
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Pino Ferraris, Per un nuovo mutualismo: praticare l'obiettivo, www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Per-unnuovo-mutualismo-praticare-l-obiettivo-12493 178 Grazie a Internet si avvicinano alla discussione politica persone che, probabilmente, non se la sentirebbero di partecipare fisicamente in partiti e associazioni, quindi si pu rendere concreto lideale democratico per cui ogni singola persona conta un voto, evitando linsorgere di ristrette oligarchie. altrettanto vero per che cos si crea un fenomeno elitario, formato da cittadini informati piccoli e medi borghesi che, per privilegio

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triste riconoscere che i membri dellestablishment politico-economico, quando accusano i loro contestatori di essere gruppi auto-organizzati sul Web composti per lo pi da borghesi, colpiscono abbastanza nel segno. Pur rifiutando il concetto tradizionale di lotta di classe innegabile che non ci si pu limitare allintellettualismo, alla scrittura di qualche buon libro, allaggiornamento di qualche valido sito Web o a qualche sparuta iniziativa pubblica. Per incidere realmente bisogna offrire alla cittadinanza esempi concreti e continuativi di impegno politico, sociale e civile. Pu sembrare unimpresa titanica, in realt basta prendere spunto da alcuni precedenti storici e riadattarli alla realt contemporanea, che hanno valore esemplare perch i soggetti coinvolti allepoca sopperivano con la partecipazione attiva alle scarse risorse economiche. Vediamone alcuni particolarmente celebri: - nel 1870 a Tredegar, nel Galles del Sud, viene fondata la Tredegar Medical Society, unistituzione sanitaria finanziata dai lavoratori che si proponeva di assistere tutta la popolazione locale, compresi coloro che non contribuivano economicamente. Il deputato laburista Aneurin Bevan, proveniente dal collegio elettorale di Tredegar, utilizzer poi questa esperienza come modello per il servizio militare nazionale britannico (NHS) 179; - nel 1947 Don Zeno Saltini fonda Nomadelfia, definita come "una proposta" alternativa agli standard delle societ occidentali, dove viene adottato uno stile di vita simile all'esperienza dei kibbutz o dei falansteri, dove non esiste propriet privata, lavoro retribuito ed stata fondata una scuola gestita direttamente dalla comunit; - nel 1954, dopo essere stato trasferito nel minuscolo paesino di Barbiana a causa di screzi con la Curia di Firenze, Don Lorenzo Milani fonda una scuola ispirata a metodi didattici innovativi che diventa ben presto un collettivo di contestazione del sistema educativo italiano; - alla fine degli anni Sessanta, negli USA il Partito delle Pantere Nere organizza un programma di prime colazioni gratuite nei quartieri disagiati abitati in maggioranza da persone di colore, con successo maggiore delle iniziative istituzionali 180;

sociale, hanno la possibilit di trascorrere molto tempo al computer e sono dotati di strumenti informatici abbastanza efficienti e di connessioni sufficientemente rapide per non trasformare in un incubo la pratica della discussione in Rete. 179 Tredegar rappresentava uno dei tanti esempi di Friendly Societies diffuse nel Regno Unito dalla seconda met dellOttocento, gruppi locali di lavoratori in cerca di un sostegno comunitario per fronteggiare problemi di vita quotidiana come alloggio e salute, per garantire assicurazioni e prestiti, indennit per i lavoratori e per formare cooperative di consumo. Erano fenomeni ben noti a Lord Beveridge, il fondatore del welfare state britannico. 180 Patel in Holtz-Gimenez 2011, 173

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- nel Cile di Pinochet, laboratorio delle teorie neoliberiste di Friedman e dei Chicago boys, si formano le organizaciones econmicas populares, che assicurano mense per i poveri, laboratori artigiani, cooperative di consumo e coltivazioni comuni 181; - nel 1976 in Bangladesh Muhammad Yunus fonda la Grameen Bank, allo scopo di sostenere le famiglie duramente colpite dalla carestia del 1974. la prima banca dei poveri, che concede microprestiti alle popolazioni povere locali senza richiedere garanzie collaterali e garantendo cos il loro accesso al credito. Il microcredito, come viene chiamata liniziativa, riscuote talmente successo contribuendo al miglioramento sociale che alla banca e al suo fondatore verr assegnato il premio Nobel per leconomia 2006 182. - nel 1977 un gruppo di donne keniote guidate da Waangari Maathai fonda il Green Belt Movement, una rete comunitaria con lo scopo di piantare alberi per bloccare la deforestazione e risanare lambiente; in una ventina di anni il movimento riuscir a reimpiantare pi di una venti milioni di alberi e si segnaler per la dura opposizione al governo autoritario di Daniel Arap Moi; - il 1 gennaio 1994 in Messico, lEsercito Zapatista di Liberazione Nazional (EZLN), formato prevalentemente da indigeni di etnia Maya, occupa alcuni municipi della regione meridionale del Chiapas, in reazione allentrata in vigore del NAFTA (North American Free Trade Agreement), instaurando un governo autogestito basato sulla democrazia diretta e partecipativa; - In Argentina, paese che negli anni Settanta e Ottanta stato fiore allocchiello del Fondo Monetario Internazionale, lo scoppio della grande crisi avvenuto con ben 7 anni di anticipo, nel dicembre 2001. I lavoratori delle fabbriche, per reagire alla chiusura degli stabilimenti, li hanno occupati con il proposito di autogestirli ottenendo dal governo il riconoscimento delloperazione: Il processo di recupero per le cooperative autogestite del primo modello segue tre fasi. La prima quella del controllo dei mezzi di produzione per rimettere in marcia l'attivit: si deve entrare in fabbrica e prenderne possesso evitando di essere denunciati e poi estromessi per violazione dei diritto di propriet. La seconda quella di sussistenza: si produce solo su richiesta concreta, ci consente di ottenere i primi fondi e immagazzinare prodotti finiti. In questa fase i lavoratori realizzano la loro attivit a rischio per poi distribuire utili che coprono appena i loro bisogni elementari. La terza fase quella della sostenibilit. La cooperativa comincia a vendere i suoi prodotti sul mercato con maggiori margini di profitto, investe in
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Ginsborg 2004, 186 Dalla Grameen Bank sono derivate diverse altri iniziative, tra le quali la pi interessante Grameen Shakti, organizzazioni non profit sorta nel 1996 che ricorre al microcredito allo scopo di portare lenergia elettrica nei villaggi rurali attraverso la diffusione dei panelli fotovoltaici, istruendo principalmente le donne nella loro manutenzione. A oggi sono stati installati circa 550.000 sistemi solari domestici in 40.000 villaggi.

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equipaggiamenti, espande la produzione. In una certa misura le fabbriche si trovano a coprire la domanda di una fetta di mercato che avevano lasciato insoddisfatta 183.

Questo genere di iniziative, chiamate recupero delle fabbriche, stata una delle ragioni principali dellabbassamento della povert tra il 2004 e il 2007 dal 45,6% al 26% e si diffusa con successo anche in Uruguay e Bolivia. Tali autogestioni nella maggioranza dei casi hanno portato a una struttura decisionale orizzontale, eliminando le gerarchie e uniformando i salari e le neocooperative molto spesso si sono associate in reti commerciali e hanno realizzato sinergie con le comunit locali. Le iniziative appena presentate sono passate alla storia e offrono spunti importanti di riflessione. La riappropriazione del territorio, troppo spesso sentita come una problematica di polizia causata da immigrazione e criminalit, pu concepirsi come implementazione di nuovi modelli di organizzazione economica al fine di combattere disoccupazione e degrado: la creazione di cooperative di manutentori, di servizi alla persona e per il riciclo dei rifiuti pu essere una soluzione importante, perch si creerebbe un clima di mutua assistenza allinterno delle comunit. Si potrebbero proporre progetti per il risparmio energetico e la riconversione degli impianti tradizionali alle energie rinnovabili e alle cogenerazione, sempre impiegando cooperative gestite da manodopera proveniente dai quartieri pi dismessi, magari sviluppando progetti in collaborazione con gli istituti professionali e i centri di formazione, generalmente frequentati dagli strati pi poveri della popolazione e dagli immigrati. Pur vivendo in affitto o in un alloggio popolare, contribuire allammodernamento e al restauro delle proprie abitazioni e delle infrastrutture del proprio quartiere creerebbe un vero e proprio clima di comunit e attaccamento nei confronti di una realt che oggi viene spesso odiata in quanto simbolo di esclusione sociale, e per questo oggetto di vandalismo e rabbiosa devastazione. Un altro aspetto importante riguarda il riciclo dellhardware informatico, di cui il mercato rende sempre pi rapida lobsolescenza, al fine di compensare il digital divide tra le classi meno abbienti e cercando di creare un accesso gratuito e universale a Internet. La necessit di una controinformazione dal basso, fatta da chi veramente vive i problemi dellesclusione e del degrado, pu portare alla ricostituzione di realt digitali antagoniste come lo sono state ECN-Isole nella Rete (un network che univa centri sociali, attivismo politico e realt hacker) o Tactical Media Crew, un progetto basato sullidea di realizzare
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Tognonato Claudio, Un fabbrica diversa per lAmerica latina, Il Manifesto, 7 gennaio 2007

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un giornalismo alternativo sui temi bistrattati dai grandi media. Il fenomeno delle telestreet degli anni Ottanta, emittenti televisive che trasmettevano un debole segnale via etere rivolgendosi a poche centinaia di telespettatori di un territorio ristretto o sfruttando coni dombra di altre stazioni televisive, oggi pu conoscere una seconda giovinezza sotto forma di Web-Tv. Alcuni programmatori hanno ideato software come il SOMA, basato su piattaforma Linux, per la gestione da remoto del palinsesto televisivo, permettendo di pianificare ed automatizzare tutto il palinsesto riducendo drasticamente i tempi di gestione della messa in onda. Se pensiamo allimpatto delle radio libere negli anni Settanta, queste nuove forme di comunicazione possono raccogliere unaudience molto pi vasta e diversificata, analogamente a quanto avviene negli Stati Uniti e nei paesi del Nord Europa con le Tv comunitarie ad accesso pubblico (Open Channels), emittenti televisive non profit con finalit sociali e culturali. Organizzare forme di aggregazione e socialit, al di fuori dei circuiti commerciali dominanti, sar una priorit non inferiore alla riorganizzazione del lavoro, perch il futuro della societ dipende da come vengono plasmate le nuove generazioni: centri sociali autogestiti possono fare moltissimo, organizzando attivit culturali di rottura, incentivando lautoproduzione e promuovendo il dibattito politico. Invece di limitarsi alla rivendicazione su diritti e su contratti, il lavoratore deve esprimersi sulla organizzazione aziendale del lavoro: il destino occupazionale spesso legato a doppio filo a sprechi energetici, inefficienza produttiva o miopia nelle scelte economicoaziendali, quindi del tutto naturale far sentire la propria voce su tutti questi aspetti 184. Le attivit produttive in fase di dismissione devono diventare un nuovo terreno di lotta, senza limitarsi a trattare con la propriet per evitare la chiusura, ma sostenendo i lavoratori nel proporre un piano di riconversione industriale gestito direttamente da loro, nonch analizzando le inefficienze dellazienda dovute a deficit infrastrutturali o a pessimi modelli di management. Lavoratori coscienti delle inadeguatezze dellimpresa e capaci di proporre alternative gestionali e produttive possono proporsi a pieno diritto per rilevare lattivit, smettendo di essere semplici oggetto delle trattative tra sindacati e vertici aziendali. Per diffondere il nuovo pensiero andranno organizzati convegni, iniziative su Internet ma anche proposte editoriali divulgative a basso costo, che raggiungano fasce della popolazione che resterebbero altrimenti estranee: non immaginabile che, di punto in bianco, persone di modesta preparazione culturale e poche inclini alla riflessione intellettuale si cimentino nella lettura di opere troppo complesse. Un esempio da
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Basti pensare alla fabbrica di alluminio dellAlcoa a Portosverme (Sardegna), la cui dismissione avvenuta prevalentemente per gli eccessivi consumi energetici.

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ripercorrere potrebbe essere quella della collana dei Libri di base, proposta da Tullio De Mauro allinterno del PCI alla fine degli anni Settanta. Lobiettivo era di mettere insieme cultura scientifica e cultura umanistica, e anche medica, economica, statistica, coinvolgendo persone esterne, molto lontane, come Sabino Cassese Giorgio Ruffolo, Luigi Spaventa... Bisognava costringere gli autori a scrivere non pi di 100 cartelle. Un quarto del libro doveva essere destinato alle illustrazioni, ai grafici, ai disegni. Il testo doveva essere rigidamente ancorato al massimo di leggibilit, rispettando quelle tecniche che in inglese si chiamano plain language e oggi preferiamo chiamare scrittura controllata. La frasi non dovevano oltrepassare le 25 parole e le parole dovevano aderire a quel vocabolario di base, che intanto stavo cercando di costruire, un vocabolario di circa 6-7000 parole di uso pi frequente e pi familiari. E le parole che eventualmente non fossero contenute nel vocabolario andavano spiegate nel contesto con le illustrazioni. 185

Oggi Altreconomia e Terredimezzo propongono libretti tascabili dal costo inferiore ai 5 euro e mai superiori al centinaio di pagine, dedicati a temi delleconomia, dellambiente e dellinformazione, scritti con un linguaggio semplice pensato per studenti delle scuole superiori. Educatori e insegnanti potrebbero proporre una pedagogia ispirata ai valori progressisti, alla maniera di Gianni Rodari, in modo che fin dallinfanzia lindividuo apprenda limportanza della solidariet, della conoscenza, del rispetto dellambiente e della lotta allo spreco, prima che venga fagocitato dalla furia edonistica del consumismo e della pubblicit. Internet rimarr il principale veicolo di informazione e diffusione, ma oltre al Web 2.0 andranno prese in considerazione tutte le forme che consentano di trasformare il computer in una Web-TV, ricorrendo anche a tecnologie streaming audio-video, sempre allo scopo di proporre forme di comunicazione che, essendo pi simili a quelle del medium di massa, siano fruibili da un pubblico non solo di lite. Non si pu rimanere confinati in discussione da salotti radical-chic o da caff intellettuali brulicanti di studenti universitari improvvisatisi rivoluzionari, altrimenti sarebbe meglio lasciar perdere tutto fin dal principio. Tirando le somme, i nuovi soggetti politici meglio utilizzare il plurale dovrebbero rappresentare un ibrido tra un partito politico fortemente de-gerarchizzato e lassociazionismo di base. Qualcuno potrebbe trovare delle analogie con la vecchia struttura del PCI e delle sue realt-satellite come CGIL, ARCI, Lega delle cooperative, Editori Riuniti e altre ancora; in effetti quella che viene spesso chiamata egemonia
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De Mauro 2010, 141-142

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culturale della Sinistra forse si doveva pi a questi soggetti subalterni che al partito in se stesso, che da quando si progressivamente emancipato da essi (fatta eccezione per la mercificazione della cooperazione) si rivelato sempre di pi un guscio vuoto e autoreferenziale. In mancanza di una struttura forte sul piano burocratico ed economico qual era il PCI - che per altro non sarebbe auspicabile, viste le degenerazione a cui si prestato - il nuovo modello dovrebbe assumere un assetto federativo dando dei punti di riferimento per i militanti ma limitando il pi possibile le gerarchie. I militanti per unincisiva azione politica dovrebbero: - prima di tutto studiare, informarsi e analizzare la situazione politico-economica locale, nazionale e mondiale; - impegnarsi nella difesa attiva del territorio e del lavoro, proponendo alternative concrete ai piani di sviluppo e modernizzazione del potere ufficiale: contro-manovre economiche, contro-piani urbanistici e ambientali, contro-piani industriali. Il caso pi emblematico in Italia quello dellassociazione Sbilanciamoci!, che ogni anno addirittura redige una contro-manovra finanziaria alternativa a quella del governo; - mettere in pratica azioni dirette come quelle appena descritte; - presentare delle liste civiche nelle elezioni politiche locali, ed eventualmente in quelle nazionali, riflettendo sullopportunit di formare delle correnti di opinione allinterno di determinati partiti, sindacati e organizzazioni di categoria. Ovviamente per avere successo tale programma, per quanto pienamente compatibile con la prassi della democrazia liberale e il rispetto della legalit, richiede un consistente ricorso a forme di disobbedienza civile. Lopzione preferenziale ricercare la collaborazione delle autorit, in caso contrario bisogna ricorrere a tutte quelle forme di violazione della legalit compatibili con la democrazia, come boicottaggi, picchettaggi e occupazioni, oppure bisogna intraprendere ugualmente attivit a sfondo economico e sociale anche senza le autorizzazioni preventive, radicandole fino a costringere listituzione a riconoscerne lesistenza e a legittimarle186. Nulla di nuovo sotto al sole, per altro: nella storia, il passaggio dallaristocrazia al liberalismo e il successivo allargamento dei diritti democratici non avvenuto solo tenendo dibattiti e aderendo diligentemente alle legislazioni in vigore, ma attraverso battaglie anche molto dure.

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Prendendo spunto dallesperienza del movimento no global, sar bene dotarsi di un valido pool di avvocati militanti allo scopo di intraprendere le misure legali necessarie.

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La disobbedienza civile ha un suo valore a prescindere ma oggi, dove i partiti politici assomigliano sempre di pi a oligarchie chiuse e le persone subiscono sulla loro pelle decisioni presi da organismi extra-nazionali (UE, BCE, FMI, Banca Mondiale, ecc.) al di fuori di qualsiasi giurisdizione democratica, forse lunico modo per salvare la societ dallautoritarismo. In Italia abbiamo il vantaggio non indifferente di poter contare sullappoggio di quella che dovrebbe essere la legge fondamentale dello Stato, ossia la Costituzione repubblicana. Nata dalle battaglie della Resistenza anti-fascista, essa rappresenta la sintesi culturale del pensiero del cattolicesimo democratico, del socialismo e dellazionismo e oggi il suo messaggio suona quasi come eversivo, in quanto fortemente anti-liberista e basato sulla subordinazione della libera impresa e della propriet privata a fini sociali187; per questo ritenuta oggi tanto obsoleta dai poteri forti che controllano il paese. Ecco alcuni degli articoli pi significativi, che costituiscono le basi per un programma politico che esige di essere realizzato anche in supplenza dello Stato 188 e che ci parlano di una nazione che non ha nulla a che vedere con lItalia attuale: Art. 1 L'Italia una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranit appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidariet politica, economica e sociale. Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignit sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo
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Ne consegue che Beppe Grillo prende delle grandissime cantonate quando sul suo blog se ne esce con affermazioni come: Questa Costituzione garantisce i partiti ed esclude i cittadini, i partiti hanno scritto la Costituzione come un abito su misura e che quindi va cambiata al pi presto, solo per le limitazioni alle iniziative referendarie e alle leggi di iniziativa popolare. 188 Si noti che la Costituzione distingue il concetto di repubblica, che include tutto il corpo sociale, da quello di Stato che comprende solo le istituzioni.

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le proprie possibilit e la propria scelta, un'attivit o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societ. Art. 5 La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il pi ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento. Art. 8 Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Art. 11 L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parit con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranit necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivit, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Art. 33. L'arte e la scienza sono libere e libero ne l'insegnamento. Art. 34. La scuola aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi pi alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso. Art. 35. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori. Art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantit e qualit del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a s e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. Art. 37. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parit di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. 155

Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. Art. 38. Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidit e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata libera. Art. 41. L'iniziativa economica privata libera. Non pu svolgersi in contrasto con l'utilit sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert, alla dignit umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perch l'attivit economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali 189. Art. 42. La propriet pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La propriet privata riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La propriet privata pu essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredit. Art. 44. Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla propriet terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unit produttive; aiuta la piccola e la media propriet. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane. Art. 45. La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualit e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi pi idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalit.
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noto che il mondo imprenditoriale e la Destra (era un cavallo di battaglia di Tremonti) vorrebbero cancellare questo articolo trasformandolo in una formulazione del tipo: tutto ci che non espressamente vietato lecito. Ci avviene perch, se lart.41 fosse realmente applicato, non sarebbero possibili le delocalizzazioni produttive e i ricatti aziendali in stile Marchionne. Le critiche intorno a questo dettato costituzionale sono state fatte proprie dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una lettera aperta pubblicata sulla rivista on line Reset (www.reset.it/focus/127/284 ).

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La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato. Art. 46. Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende. Art. 47. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla propriet dell'abitazione, alla propriet diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese. Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacit contributiva. Il sistema tributario informato a criteri di progressivit.

Non fuori luogo ricordare che, su proposta di Giuseppe Dossetti, lAssemblea Costituente aveva introdotto esplicitamente il diritto di resistenza che si ritrova in altre carte costituzionali sotto questa forma: La resistenza, individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri, che violino le libert fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, diritto e dovere di ogni cittadino; tale comma stato poi ritirato per lopposizione di democristiani, liberali e repubblicani, anche se rendeva al meglio lo spirito che anima la Costituzione. Imparando dal passato, non va ripetuto lerrore di una parte del movimento no global, costituito soprattutto dalle maggiori ONG, che ha avuto la colpa di sostenere discussioni infinite con i fautori della globalizzazione, ricorrendo ad argomentazioni di tipo soprattutto etico-morale, nel vano tentativo di persuadere gente convinta di avere la verit in tasca. Le istituzioni confondo spesso il dialogo con la spiegazione. Dal momento che non possono concepire di essere in errore o in torto, daranno per scontato che se siete in disaccordo con le loro posizioni questione di malafede o di difetto nella comunicazione: il problema solo che non si sono spiegati con sufficiente chiarezza190. Morale della favola: agli occhi del pubblico i no global hanno finito per apparire come dei tediosi grilli parlanti, mentre le loro controparti istituzionali facevano la figura dei tolleranti democratici liberali, che accettavano il confronto di idee ben diversamente dai manifestanti
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George 2005, 181-182

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fanatici. Al riguardo, vengono in mente le ore e ore passate prima del G8 di Genova 2001 a intavolare discussioni con il ministro degli esteri Renato Ruggiero, persona sicuramente molto pi rispettabile dei suoi colleghi di governo (dal quale infatti sar poi costretto a dimettersi), senza per ottenere nulla se non di accreditare il governo Berlusconi come aperto al dialogo e alla pluralit di opinioni. Nonostante ci, molte ONG premono per ottenere una funzione consultiva nelle istituzioni economiche internazionali 191. Siccome gli avversari ricorreranno al solito metodo di presentare i propri interlocutori come anime belle, sognatori al momento opportuno per capaci di trasformarsi in pericolosi terroristi - o altre amenit, la dialettica deve puntare a smontare le loro argomentazioni in modo preciso e documentato, ribaltando le accuse di ingenuit e sottolineando la follia di politiche pensate senza alcun rispetto dellabc delle scienze naturali, senza paura di denunciare tutte le contraddizioni della societ della crescita basata sullabbaglio della ricchezza materiale e sulla leva della speculazione finanziaria. Pur trattandosi di una realt reticolare composta da una pluralit di soggetti, sarebbe importante trovare una denominazione comune per richiamare nel pubblico ladesione a valori condivisi, come avviene con i movimenti definiti Indignati o che utilizzano la parola Occupy in riferimento alliniziativa Occupy Wall Street. Come ha ben spiegato Paul Hawken, le organizzazioni e le associazioni che rivendicano sostenibilit ecologica e giustizia sociale sono la pi potente forza rivoluzionaria del tempo ma la gente fatica ad accorgersene soprattutto perch manca un nome un brand, per usare un termine del marketing con cui definire globalmente il loro ambito di azione. Un atteggiamento pragmatico: superare gradualmente lo Stato in favore dei beni comuni Prima di vaneggiare a proposito di massimi sistemi sul ruolo e la valenza dello Stato, riprendendo dibattiti Otto-Noventeschi, bene chiarire un punto importante: rimasto molto poco tempo per evitare che la crisi economica, sociale e ambientale si aggravi a livelli insostenibili. Parliamo di un orizzonte temporale di non pi di dieci-quindici anni, quindi non resta alternativa che assumere un atteggiamento pragmatico senza scadere nellidealismo eccessivo192. Tuttavia, non si pu eludere il problema sul futuro delle istituzioni politiche e sulla loro validit.
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Nel Rapporto Lugano si vede con favore questa forma di collaborazione, perch ha una capacit provata di rendere le ONG molto pi costruttive e responsabili, vale a dire meno radicali, polemiche e indisciplinate. 192 Non c nessun contrasto con lirrealismo di Macdonald, perch non si tratta di accettare qualcosa di antitetico ai propri ideali allo scopo di trarne del profitto, ma di riconoscere la modalit migliore per metterli in pratica.

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Allinterno dei movimenti per la decrescita, c chi ritiene che a un arretramento del mercato debba seguire parallelamente anche quella dello Stato (ad esempio Maurizio Pallante e il Movimento per la Decrescita felice) e chi sostiene invece che lo Stato debba coordinare questa transizione (come il gruppo di Alternativa). Sono entrambe posizioni rispettabili che poggiano su valide argomentazioni. Storicamente, il welfare state stato possibile grazie alleconomia della crescita e alla sostituzione di vincoli sociali comunitari con pratiche istituzionalizzate statali; una contrazione delleconomia ridurrebbe anche le entrate dello Stato e quindi la sua capacit di azione. A differenza delle amministrazioni locali, lo Stato centrale non solo meno influenzabile dallopinione pubblica ma deve rispondere direttamente a istituzioni sovranazionali e alleanze internazionali che ostacolano misure radicali come quelle necessarie per le politiche decresciste. anche difficile immaginare una classe politica nazionale la famigerata casta, per intenderci che gi fatica a ridurre i propri scandalosi privilegi, decidere di ridurre al minimo anche le proprie prerogative politiche a favore del localismo e dellazione diretta dei cittadini. Parimenti, in che modo si potrebbe attuare un programma politico come quello descritto da Latouche senza occupare posizioni di governo? Ad esempio, come ridurre lorario di lavoro, istituire un reddito minimo di cittadinanza o penalizzare la pubblicit? In generale, possibile immaginare che la rete delle comunit locali riesca ad attuare autonomamente la decrescita e il decentramento sottraendo il potere allo Stato centrale e rendendo vano il suo operato? Sembra come minimo una prospettiva molto utopica, anche se non impossibile. Ma cosa accadrebbe se per qualche ragione lo Stato cessasse improvvisamente di funzionare? Con tutti i suoi difetti, il welfare state assicura quasi gratuitamente a migliaia di persone protezione dalla miseria, assistenza sanitaria e istruzione. Un welfare comunitario pu sicuramente offrire da subito dei servizi migliori, ma certe prestazioni ad esempio previdenza e cure sanitarie ad alto livello tecnologico al momento non sono alla sua portata e molto probabilmente non lo saranno mai. E in una nazione come lItalia, lassenza dello Stato in molte aree del paese spalancherebbe le porte a forme di dominio ben pi crudeli, come le organizzazioni mafiose. Anche gli anarchici pi incalliti devono riconoscere che lulteriore indebolimento dello Stato-Nazione, se non addirittura la sua sparizione, rappresenterebbe la manna dal cielo per la finanza mondiale e le imprese transnazionali che da decenni lottano contro le sue prerogative e consentirebbe alle tirannie private la colonizzazione immediata di ogni 159

spazio pubblico che lo Stato, volente o nolente, ancora protegge dalla mercificazione. Solo dei rivoluzionari benestanti imbevuti di ideologismo possono assumere atteggiamenti improntati al tanto peggio, tanto meglio, come fa Toni Negri 193 e brindare allo sfacelo dello Stato-Nazione. Per comprenderci, pu essere utile immaginare lo Stato come unenorme diga logora, obsoleta, piena di falle anche perch gestita da un personale che invece di curarne la manutenzione opera sabotaggi sistematici allo scopo di farla definitivamente crollare: se ci accadesse, non ci sarebbe pi alcun argine al dilagare dello tsunami tecnocraticofinanziario. In questa situazione, per chi vive al riparo della diga non sembra sensato contribuire alla sua distruzione per poi gioirne mentre si viene inghiottiti dalle acque. molto meglio cercare di tamponare le falle, aspettare che le acque si calmino e nel frattempo elaborare strategia alternative. Ne consegue che gli interventi per tappare le falle non sono pensati allo scopo di preservare lo Stato-diga, bens chi vive al di l da esso cio noi stessi. lopinione che ha espresso anche una delle massime personalit dellanarchismo contemporaneo, il linguista statunitense Noam Chomsky: Lideale anarchico, qualunque sia la sua forma, ha sempre aspirato, per definizione, verso uno smantellamento del potere statale. Io condivido questo ideale. Eppure, esso entra spesso in conflitto diretto con i miei obiettivi immediati, che sono di difendere, ossia rinforzare certi aspetti dellautorit dello Stato. Oggi, nel quadro della nostra societ, credo che la strategia degli anarchici sinceri debba essere di difendere certe istituzioni dello Stato contro gli assalti che subiscono, pur sforzandosi di costringerle ad aprirsi a una partecipazione popolare pi ampia ed effettiva. Questa pratica non minata dallinterno da una contraddizione evidente tra strategia e ideale; essa procede naturalmente da una gerarchizzazione pratica degli ideali e da una valutazione, del tutto pratica, dei mezzi di azione.

Gli italiani che il 12-13 giugno 2011 hanno votato contro la privatizzazione dellacqua e lenergia nucleare hanno leggermente smorzato lintensit dello tsunami non certo per fare un piacere ai padroni della diga, che non hanno sicuramente apprezzato lesito referendario, ma per se stessi, il proprio territorio e le generazione future.

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Non troppo paradossalmente, le teorie di Negri hanno ricevuto lapprovazione di personalit del tutto estranee allestrema Sinistra. Frances Fukuyama, profeta del neoliberismo, ha dedicato una lunga e benevola recensione a Impero, mentre Francesco Cossiga ha dichiarato: Hanno scritto che la teoria degli antiglobal, ma non vero. Intanto Negri riconosce alla globalizzazione dei meriti, soprattutto quello di aver portato al superamento degli Stati nazionali. E poi, a differenza degli antiglobal, Negri non crede che gli Stati Uniti siano il centro dell'impero, e nel suo testo non c traccia di pauperismo.

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Gradualmente andr superato il vecchio statalismo socialdemocratico con il concetto di bene comune sostenuto dai nuovi movimenti sociali: La sensibilit ecologica e sociale della popolazione ha portato a rivalutare lidea della gestione pubblica di quei beni e servizi comuni necessari ad una vita dignitosa di ciascuno individuo e delle comunit locali. Ma, attenzione. I movimenti referendari non sembrano avere alcuna nostalgia per carrozzoni clientelari tipo ex municipalizzate. Al contrario si fanno interpreti di una crescente sensibilit civica, di una grande voglia di prendersi cura direttamente di ci che appartiene ai cittadini semplicemente come abitanti di questa Terra: beni naturali come lacqua, laria, i boschi e i parchi, il paesaggio e beni che ci ha lasciato in eredit chi vissuto prima di noi: i beni storici e culturali, le infrastrutture, i servizi alle persone. Si chiama pubblico partecipato e si riferisce a processi decisionali, gestionali e di controllo attraverso cui tutti i cittadini vengono messi nelle condizioni di partecipare alle decisioni. Oltre e meglio la delega agli apparati tecnico-burocratici, spesso mal indirizzati dalle rappresentanze politiche. Nuove esperienze stanno sorgendo dal basso.194.

Come ha ben spiegato il prof. Ugo Mattei (docente di diritto civile alluniversit di Torino), i beni comuni rappresentano il manifestarsi di una concezione radicata nella societ premoderna, prima che lo Stato-nazione riuscisse a imporre violentemente la propria egemonia attraverso fenomeni come quello dellenclosures di cui si accennato nella seconda sezione. Prima dellaccentramento dei poteri nelle mani dello Stato centrale, processo iniziato a partire dal XV secolo, le comunit erano un soggetto di diritto riconosciuto al pari dello Stato e del privato: le pratiche come i commons o usi civici (uso comune di terre, boschi e fonti dacqua, le cosiddette forme di consumo relazionale) erano la norma in una societ basata sulla sussistenza dove lesistenza del singolo individuo era basata sul suo ruolo di cooperazione sociale. Oggi di fronte al dramma ecologico provocato dalla monetarizzazione di ogni singolo aspetto della Natura (chiara degenerazione del pensiero individualistico liberale) e allemergere di soggetti transnazionali le corporation - svincolate da qualsiasi autorit dello Stato e anzi capaci di influenzarne pesantemente la condotta politica, le pratiche neo-comunitarie stanno conoscendo una seconda giovinezza. Ci si accompagna inevitabilmente a una ridefinizione del concetto stesso di politica e delle forme in cui viene praticata: Il movimento per i beni comuni non pu che essere un movimento per unautentica declinazione dellidea stessa di cittadinanza, fatta di partecipazione attiva e non di
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Paolo Cacciari, La rivoluzione politica dei beni comuni a Napoli, Carta 27 luglio 2011

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mera scelta passiva fra i partiti politici offerti sul mercato della politica, alle scadenze elettorali, nel puro interesse dellofferta stessa 195.

Ci corrisponde allo spirito dellazione diretta proposto in questa sede, che mira a superare tanto la gestione autoritaria-centralizzata statale quanto la privatizzazione in favore di un impegno diretto della cittadinanza. Lo storico austriaco e militante di ATTAC Christian Felber nel libro Leconomia del bene comune ha avuto il grande merito di tradurre ideali nobili ma apparentemente utopici (strutture orizzontali, democrazia partecipativa, ecc.) in una proposta concreta. Felber ha teorizzato una divisione dei poteri ulteriore a quella liberale in contrasto con tutte le proposte di riforma costituzionale neoassolutiste ispirate al presidenzialismo e al rafforzamento del ruolo dellesecutivo dove alla tradizionale democrazia rappresentativa si aggiungono la democrazia diretta (referendum propositivi e abrogativi, iniziative di legge popolare con carattere vincolante) e la democrazia partecipativa (bilancio partecipativo, communalia democratiche196) e dove il potere costituente (cio la sovranit, che in democrazia dovrebbe appartenere al popolo) viene diviso dal potere costituito (parlamento e governo). Secondo lo studioso austriaco lo strumento principe in mano alla popolazione per influenzare attivamente i meccanismi legislativi sarebbe la convenzione, ossia unassemblea eletta dal popolo al fine di riscrivere le regole costituzionali. Felber sembra dare per scontato che questo tipo di procedure andrebbe concordato con il potere, ma si pu anche immaginare una situazione in cui vasti settori del mondo sindacale, dellassociazionismo politicamente impegnato e dei movimenti sociali decidano di attuarle in piena autonomia riappropriandosi in qualche modo dello strumento del voto: malgrado il carattere non ufficiale delle consultazioni, in caso di una vasta adesione sarebbe difficile per la politica eludere le nuove istanze e quindi sarebbe necessario almeno un parziale riconoscimento. In ogni caso, qualunque ipotesi di costruire una societ basata sulla destrutturazione della mega-macchina non pu prescindere da una logica di frammentazione e delocalizzazione del potere, evitando qualsiasi tentazione di soluzione forte basata sulla leadership centralista se non addirittura sullautoritarismo. Purtroppo lo sconforto per limmobilismo politico ha portato anche molti intellettuali di grandissimo spessore a covare idee del genere; ecco quanto ha dichiarato in unintervista Latouche:
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Mattei 2011, 81-82 Le communalia democratiche sono una nuova forma di azienda pubblica, dove nel consiglio di amministrazione siedono rappresentanti di amministrazione pubblica, lavoratori e utenti. Un esempio gi esistente la societ energetica californiana SMUD.

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Prima immaginavo un'organizzazione piramidale con alla base piccole democrazie locali e delegati al livello superiore.. Oggi penso che la democrazia sia un'utopia che ha senso come direzione. Ma la cosa importante che il potere, quale che sia, porti avanti una politica che corrisponde al bene comune, alla volont popolare, anche se si tratta di una dittatura o di un dispotismo illuminato 197.

Se gi difficile concepire una democrazia liberale e rappresentativa davvero interessata al bene comune, sicuramente non esiste dispotismo illuminato quello settecentesco di fatto cerc di sfruttare alcune idee illuministe allo scopo di rafforzare il ruolo del sovrano e dello Stato centrale contro lingerenza di nobilt e Chiesa che possa esserlo. Oggi le due nazioni pi nocive per il riscaldamento globale del pianeta sono gli USA, ossia quella probabilmente pi liberale al mondo non la pi democratica e la Cina, retta da una ferrea dittatura, ma entrambe hanno collaborato fraternamente perch le conferenze internazionali sul clima non giungessero a nulla di concreto, ed entrambe sono nazioni accomunate da un potere centrale forte e restio alle influenze della popolazione. Decisioni imprescindibili La vittoria clamorosa e inaspettata dei referendum del giugno 2011, sostenuti per lo pi da comitati civici senza il sostegno dei grandi partiti, ha riaperto il dibattito sullopportunit di realizzare liste civiche nazionali capaci di portare avanti un programma basato sulle tematiche ignorate dalla casta politica ma condivise da pi della met del popolo italiano. Qualcuno ha ricordato come in Sudamerica, in Venezuela, Bolivia, Equador, i movimenti sociali siano riusciti a portare al governo entit politiche invise ai poteri forti internazionali e al grande capitale, prendendo subito provvedimenti che ne hanno inasprito lantipatia ma senza subire contraccolpi politici-limitari, evitando cos il destinato capitato nel 1973 al Cile di Allende. Pur essendoci validi motivi di speranza, bisogna anche essere consapevoli dei limiti. Un conto proporre la candidatura di una lista indipendente che ottenga i voti necessari allingresso in Parlamento come capiter probabilmente al Movimento 5Stelle di Grillo un altro ottenere un consenso tale da arrivare al governo della nazione, ossia la maggioranza assoluta dei consensi; il programma radicale e innovativo precluderebbe qualsiasi tipo di alleanza politica e lesperienza della Sinistra dimostra fuori da ogni dubbio
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http://www.lettera43.it/economia/macro/italia-serve-la-bancarotta_4367557970.htm

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che deleterio sostenere politiche di desistenza o peggio ancora di collaborazione con il ceto politico attuale. In ogni caso esistono problematiche non eludibili che possono essere affrontate esclusivamente dal governo e dal parlamento nazionale, sui quali bisogner esercitare ogni sorta di influenza possibile. Le pi urgenti al momento sono quattro: - debito pubblico: gran parte del cosiddetto debito sovrano stato contratto con banche e loro diramazioni (come i cosiddetti investitori istituzionali) che sono ricorse a strumenti finanziari truffaldini quali i derivati. Chi ha fatto di tutto per provocare la crisi non pu beneficiare dei suoi effetti, per tale ragione necessario al pi presto un audit del debito pubblico al fine di comprendere quali quote sono legittime e quali no; - permanenza nellEuro e rapporti con l'Unione Europea: la valuta europea, cos come concepita, rappresenta una camicia di forza che sta strangolando le societ dei paesi PIIGS, una situazione ulteriormente aggravata dalla ratifica del Fiscal Compact e dal Meccanismo Europeo di Stabilit (MES); - riforma del sistema bancario: va assolutamente posto un limite allo strapotere bancario. I provvedimenti variano dai pi blandi, come la separazione fra banche commerciali e banche di investimento, laumento della riserva frazionaria, il divieto di operare nei paradisi fiscali, a quelli pi radicali come la riforma della banca centrale e la nazionalizzazione del sistema bancario (come accaduto in Islanda) e la revisione completa del sistema di signoraggio; - presenza dellItalia nella NATO e nelle missioni militari allestero: il recente conflitto in Libia il segnale che la potenza militare dellAlleanza Atlantica sar dispiegata nei futuri focolai di crisi, come Iran e Siria. LItalia, coerentemente al dettato costituzionale che rifiuta la guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali, non pu assolutamente partecipare a iniziative belliche che rischiano di innescare conflitti di portata ancora pi vasta e devastante. Sono tematiche talmente impegnative che pu sembrare impossibile intervenire dal basso, ma non bisogna disperare. Ricordiamoci che, costretto dalla pressione popolare, nel 1993 il parlamento pi inquisito della storia repubblicana abol limmunit di deputati e senatori nei confronti dellazione penale, ossia il privilegio pi apprezzato dalla casta politica. Esistono quindi ampi margini di azione che vanno assolutamente sfruttati.

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La doppiezza della Nuova Destra e il caso ungherese Lopinione prevalente sullavanzata neo-fascista e xenofoba in Europa che si tratti della reazione allo sradicamento culturale, politico ed economico provocato dalla globalizzazione, un tentativo di ergere i valori solidi del nazionalismo e dellintegralismo religioso a barricata contro la liquefazione della societ; una sorta di movimento no global di estrema Destra quindi, che rivendica la prevalenza del locale sul globale e la riscoperta della specificit etnica e culturale in opposizione al neoliberismo imperante. Un quadro non irragionevole ma forte il sospetto che, dietro la cortina di fumo ideologica, il grande capitale globale abbia spesso tratto vantaggio da queste visioni reazionarie, specialmente se molte rivendicazioni etnico-indipendentiste hanno portato alla dissoluzione di Stati grandi e potenti, come successo per la Jugoslavia e lex-URSS, lasciando spazio a tante piccole nazioni deboli e pi facilmente manipolabili da parte delle corporation nonch delle mafie internazionali. Bauman considera i due fenomeni globalizzazione economica e reazione neofascista affatto antitetici e per certi versi complementari, perch alcuni degli obiettivi degli estremisti di Destra permettono di distrarre lopinione pubblica dai fini delle politiche globalizzatrici; ad esempio laccanimento contro limmigrazione:

Si noti che gli immigrati si adattano allo scopo assai meglio di qualsiasi altra categoria di cattivi, veri o presunti... Quando tutti i posti di lavoro sono precari e considerati non pi sicuri, la vista degli immigrati come il sale sulle piaghe... Per chi li odia e li attacca, gli immigrati incarnano in modo visibile, tangibile, nel corpo il presentimento inespresso, ma penoso e doloroso, della loro stessa smaltibilit. Si sarebbe tentanti di dire che, se non ci fossero immigrati che bussano alle porte, bisognerebbe inventarli... perch offrono ai governo un altro deviante, un bersaglio quanto mai gradito per le tematiche scelte con cura su cui impostare le campagne. I governi, spogliati di gran parte delle loro capacit e prerogative sovrane dalle forze della globalizzazione che non sono in grado di contrastare e meno ancora di controllare non possono far altro che scegliere con cura i bersagli che sono (presumibilmente) in grado di sopraffare e contro cui possono sparare le loro salve retoriche, e gonfiare i muscoli sotto gli occhi dei loro sudditi riconoscenti. 198

Il caso italiano della Lega Nord probabilmente lesempio pi lampante di questa gigantesca pantomima. Da sempre dichiaratamente razzista e xenofoba, la Lega ha sostenuto a spada tratta provvedimenti lesivi della dignit e dei diritti umani dei migranti,
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Bauman 2008, 72

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come la famigerata legge Bossi-Fini e i respingimenti dei barconi in mare aperto, ha fatto della battaglia per la sicurezza il suo cavallo di battaglia, ma ha appoggiato tutti provvedimenti del secondo e del terzo governo Berlusconi a tutela della casta di Roma ladrona, nonch dellincolumit giudiziaria di quello che Bossi, tra il 1994 e il 1999, chiamava affettuosamente il mafioso di Arcore che con le televisioni fa il lavaggio del cervello alla gente. In molti casi si veda il DDL Alfano sulle intercettazioni, poi ritirato il sostegno ha riguardato quelle proposte che limitano considerevolmente le forze inquirenti nella repressione dei crimini di strada, tanto vituperati dai leghisti. Ma ogni limite di decenza si superato con il noto caso delle mensa scolastica di Adro (piccolo comune del bresciano), dove nellaprile del 2010 il sindaco leghista, sostenuto da molti genitori di alunni autoctoni, ha interdetto la fruizione di pasti regolari ai bambini in ritardo con i pagamenti, quasi tutti provenienti da famiglie extracomunitarie. Quando un imprenditore locale, disgustato per il cinismo dei suoi concittadini, si offerto di pagare di tasca propria i debiti contratti da queste famiglie, nuovamente i genitori legalisti sono insorti spalleggiati dal sindaco: secondo loro, lintervento del benefattore stato sbagliato perch ha premiato i furbi, come hanno prontamente fatto notare in manifestazioni dove venivano esibiti cartelli con slogan del tipo mangiapane a tradimento. Questo stesso partito politico che, nei confronti di persone pericolosamente in bilico sulla soglia di povert, si mostrava irremovibile e gridava allo scandalo per qualche centinaio di euro, sei mesi prima aveva approvato in Parlamento il cosiddetto scudo fiscale ideato dal ministro delleconomia Tremonti, un provvedimento che autorizzava il rientro di capitali dallestero sottratti al fisco con la garanzia dellanonimato, pagando una misera multa corrispondente al 5% delle somme evase ed eludendo lIVA. I furbi che negli anni hanno sottratto al fisco milioni di euro hanno potuto riportarli tranquillamente in Italia e reinvestirli con la sicurezza che la magistratura non sarebbe mai venuta a conoscenza di questo condono, un vero e proprio riciclaggio di Stato di cui, a giudizio di molti magistrati come lex procuratore aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato, ha beneficiato soprattutto la borghesia mafiosa. Del resto molti anni prima, quando la Lega era ancora un movimento politico giovane e di piccole dimensioni, altri furbi di lungo corso ne avevano gi intravisto le potenzialit. Nel 1994, chiamato a testimoniare nel corso del processo Enimont, Umberto Bossi ha dovuto ammettere di aver ricevuto un finanziamento illecito dal manager di Montedison Carlo Sama, ragione per cui nel 1998 la Cassazione ha condannato a 8 mesi il leader della Lega Nord e ad altri 8 il segretario amministrativo del partito Alessandro Patelli. I recenti intrighi 166

riguardanti il tesoriere Belsito e il cosiddetto cerchio magico formato dalle personalit vicine alla famiglia Bossi sono il coronamento di un processo iniziato molto tempo prima, negli anni della Lega dura e pura ancora illibata dall'abbraccio mortale del berlusconismo. Fuori da casa nostra, il caso pi clamoroso sicuramente quello ungherese, dove alle elezioni del 2010 il partito FIDESZ di Viktor Orbn ha ottenuto una schiacciante maggioranza, che gli ha permesso di stravolgere in senso reazionario e clericale la Costituzione magiara, di indebolire la corte costituzionale e mettere sotto controllo i media; in politica estera, si segnalato per aver varato una legge che estende la cittadinanza anche ai magiari che vivono al di fuori dellUngheria, preambolo alla ben pi ambiziosa richiesta di revocare il Trattato di Trianon e le cessioni territoriali successive alla sconfitta nella prima guerra mondiale. Orbn e il suo governo hanno attirato linteresse di molte persone estranee al neofascismo per aver cercato di riportare la Banca centrale ungherese sotto il controllo dello Stato e per le durissime prese di posizione contro le politiche della UE; c chi vede in Orban una specie di resistenza virgolette quanto mai dobbligo e di riscatto della sovranit nazionale contro le ingerenze dei poteri transnazionali. La realt invece che Orbn una manna dal cielo per lestablishment europeo e mondiale, che potr cos accomunare ogni forma di contestazione ai deliri di questo nuovo Horthy e legittimarsi come unica alternativa al dilagare dellestrema destra xenofoba e al populismo. Insomma, sia che vesta i panni dello spauracchio sia del collaboratore pi o meno involontario del regime economico dominante, per il fascismo si pu ancora applicare lidea di Karl Polanyi per cui esso rappresenti una possibilit politica sempre presente, una mossa pi che un movimento che i poteri forti decidono di giocare quando mostrare il loro vero volto troppo impresentabile e impopolare. E che sicuramente non pu portare a nulla di positivo. Superare la modernit per aprire una nuova era Zygmunt Bauman ha coniato la definizione modernit liquida per descrivere lavvento dellepoca neoliberista/post-fordista, basata sulla soppressione degli orizzonti temporali presente-passato in favore di un eterno presente dove alcuni capisaldi della modernit sviluppo tecnologico, crescita economica, individualismo vengono sostenuti fino alle estreme conseguenze, anche a costo di distruggere i legami sociali e di compromettere

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definitivamente la salute del pianeta. La modernit liquida ovviamente la figlia degenere dellIlluminismo e delle sue aspirazioni emancipatrici, democratiche ed egualitarie La pars costruens di questo libro si basa su concezioni che, in gran parte, riscoprono in chiave moderna molti elementi della premodernit: mutualismo comunitario, democrazia diretta, uso delle risorse rinnovabili, visione olistica... ma non si tratta di una regressione al passato sostenuta semmai dalle tendenze pseudo-decresciste di Destra - quanto di un ritorno al futuro dove la tecnologia e la scienza della mega-machina capitalista vengono passate al setaccio per selezionare quanto pu tornare utile a una societ sostenibile sul piano ecologico e sociale; lo stesso viene fatto con la conoscenza tradizionale, che viene riscoperta e opportunamente selezionata. Tutto ci non deve essere interpretato come una contraddizione bens come unimportante conquista intellettuale. Influenzata dal marxismo e dalla sua matrice hegeliana, la Sinistra ha sempre aderito a una visione dialettica e storicistica, per cui il progresso consisterebbe nello scorrere della storia, quindi la modernit si tradurrebbe in una fase di superamento e confutazione del premoderno. Il Novecento ha dimostrato come questo atteggiamento degeneri inesorabilmente nella fiducia cieca nello sviluppo tecnologico, nel disprezzo per i limiti naturali nonch nellalienazione e nella disgregazione sociale. Non un caso che le grandi dittature del XX secolo abbiano cercato legittimazione nelle filosofie storicistiche, allo scopo di tagliare i ponti con il passato e reprimere alla radice il dissenso: se il regime rappresentava una fase storica necessaria, allora per definizione era inconcepibile e irrazionale qualsiasi opposizione. Oggi invece la necessit di reinterpretare in chiave moderna spinge a interpretare lepoca attuale in termini di postmodernit: La postmodernit lepoca segnata dalla trasformazione del capitalismo da una logica della produzione a una logica del consumo, dal passaggio da unindustria delle macchine a unindustria dellinformazione, dalla fine della lotta di classe universale alla rivendicazione dei diritti delle minoranze locali. Il pensiero postmoderno non ha dunque pi la fiducia illuministica e positivistica per la scienza, come costruzione razionale e progressiva di conoscenze oggettive. La crescita della conoscenza non considerata continua, ma discontinua; caratterizzata da eterogeneit dei linguaggi e da pluralit delle concezioni. Il pensiero postmoderno non crede pi nella costruzione di un pensiero universale che pu essere espresso in un linguaggio universale, come ritenevano i grandi esponenti del pensiero moderno. Inoltre si mette in evidenza come nello sviluppo della scienza entrino in gioco aspetti irrazionali e fideistici, influenze sociali, politiche ed economiche... Labbandono di concezioni totalizzanti del sapere favorisce laccettazione della pluralit delle visioni del mondo che non si presentano come saperi compatti e omogenei, ma come prospettive 168 alcune conoscenze del passato, prendendo coscienza dei nostri limiti e abbandonando la visione sviluppista, ci

parziali e frammentate su aspetti specifici della realt. La cultura e la scienza non sono quindi processi di accumulo di conoscenze e trasmissione di queste conoscenze da una generazione allaltra, ma sono prospettive o narrazioni espresse in un linguaggio condiviso tra chi parla e chi ascolta. Le narrazioni si diffondono a condizione che esista questo patto allinterno della comunit relativa 199.

Labbandono delluniversalismo, baluardo della cultura occidentale in tutte le sue accezioni, permette di abbracciare quello che il filosofo indo-catalano Raimon Panikkar ha chiamato pluriversalismo, ossia la ricerca di unaspirazione comune nella diversit, quella di salvaguardare il pianeta e il genere umano, un fine a cui ogni cultura nel rispetto della sue tradizioni dovr necessariamente tendere. Si possono inoltre superare etnocentrismo e dogmatismo, peccati mortali della Sinistra europea, che ha interpretato la vocazione internazionalista pi che altro come una missione civilizzatrice nei confronti dei popoli non occidentali, operando un evidente colonialismo culturale. Non si tratta di speculazioni meramente filosofiche, perch uscire dalla modernit e dallo sviluppo comporta ricadute pratiche molto importanti che sarebbe pericoloso trascurare. Ad esempio, molti ritengono che una societ della decrescita sarebbe di per s pi giusta perch prevede una inevitabile ridistribuzione (una delle erre di Latouche), diminuendo la polarizzazione ricco-povero: un ragionamento corretto, ma che non mette al riparo da ingiustizia e sopruso. La disparit tra lultimo dei contadini cinquecenteschi e Carlo V era sicuramente molto minore di quella oggi esistente tra il pi povero del mondo e Bill Gates, ma difficile sostenere che la societ feudale, per quanto sostenibile sul piano ecologico, fosse un modello di giustizia. La modernit ha fallito soprattutto perch, in tutte le sue forme politico-economiche, ha pensato di poter manipolare la natura a proprio piacimento inseguendo chimere come quella della crescita infinita, mostrando unarroganza prometeica che oggi rischia seriamente di distruggere il pianeta. Ma si espressa anche sotto forma di idee di libert e uguaglianza, in parte precedenti allo sviluppo capitalista (solo in ambito europeo, si possono rintracciare nellantica Grecia, nellUmanesimo e nel Rinascimento, nella Riforma protestante e nei movimenti ereticali, ad esempio) che sarebbe sbagliato condannare come cause dei mali attuali. La riscoperta del premoderno fondamentale non solo perch ci permette di ritrovare le basi per uneconomia sostenibile e rispettosa dellambiente, ma anche di ricostruire una coesione sociale che la modernit, in particolare attraverso il mito della produttivit e il consumismo, ha cercato in tutti i modi di spezzare. Ma non si deve scordare che la
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Meccacci 1999, 54-55

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premodernit stata anche un epoca di istituzione del privilegio, intolleranza e sottomissione della donna, fenomeni che almeno una parte del pensiero moderno ha condannato e combattuto. Tra i legami collettivi premoderni rientrano anche manifestazioni sinistre come il clientelismo - il fenomeno delle mafie deriva storicamente dalla degenerazione di pratiche comunitarie - per cui bisogna fare una cernita accurata tra presente e passato: se vanno necessariamente recuperati certi aspetti della societ patriarcale non si pu pensare di rispolverare il patriarcato tout court. La semplice uscita dalla modernit significherebbe una nuova Restaurazione, dove nuovi poteri assoluti e paternalisti si ergerebbero a garanti dellordine sociale a tutela di unumanit incapace di governarsi autonomamente. In fondo persino lordinamento politico attuale, al culmine della modernit, sta restaurando alcune pratiche politiche reazionarie, come il familismo politico ed economico e la scarsa mobilit sociale, con la tecnocrazia che si propone come nuova forma di auctoritas ineccepibile. A buon diritto leconomista di Harward Umair Haque parla del presente come di era neofeudale. La modernit ha agito molto male per ha permesso di mettere in discussione le strutture del potere aristocratico, delle oligarchie come la nobilt e la Chiesa, per restituire dignit allindividuo. Libert, uguaglianza e fraternit - concentrandosi in particolare su questultima, un valore premoderno colpevolmente trascurato quindi un programma politico ancora valido, sostanzialmente tradito dalla modernit e che occorre realizzare in nuove forme, bench sia figlio di un movimento come lIlluminismo che ha ispirato anche alcuni dei pi grandi errori della storia umana. Si badi bene che dallIlluminismo sono discese anche correnti eretiche come lopera di Rousseau, lanarchismo e il socialismo utopistico fin dalle origini molto critiche nei confronti dei miti della modernit di cui oggi constatiamo la disfatta. Se luomo moderno era un po un bambino, presuntuoso e incontentabile, oggi nella postmodernit pu finalmente diventare adulto, riconoscere i propri sbagli e operare un serio esame di coscienza, riportando alla memoria consigli e ammonimenti di coloro che aveva disprezzato e deriso. Per tutte queste ragioni, quando alcune fautori della decrescita si dichiarano orgogliosamente reazionari intendendolo nel senso nobile del termine, di volont di non abbandonare la tradizione per la novit fine a se stessa - non si pu fare a meno di provare un certo imbarazzo, che certamente non deriva dalla fede in vecchi sistemi filosofici o politici. Infatti concetti come il pluriversalismo sono concepibili solo adottando un atteggiamento di relativismo culturale incompatibile con il pensiero reazionario, si pensi 170

ad esempio alla dura condanna della Chiesa cattolica ribadita ancora ufficialmente ai giorni nostri da Giovanni Paolo II (enciclica In veritatis splendor, 1993) e Benedetto XVI (enciclica Spe salvi, 2007); oppure si pensi alla Destra populista europea, orgogliosamente ancorata alla tradizione interpretata per la verit in modo abbastanza distorto - e nemica giurata di ideali moderni come laicit, tolleranza e libert di espressione. Per i popoli occidentali quindi non necessario abbandonare lideale del progresso, bens di prospettarlo nella versione radicalmente diversa proposta da Latouche: Noi occidentali non dobbiamo vergognarci di condividere il sogno progressista occidentale. Tuttavia, una volta presa coscienza dei danni provocati dallo sviluppo, si tratta di aspirare a una migliore qualit della vita e non a una crescita illimitata del PIL. Noi vediamo il progresso nella bellezza delle citt e dei paesaggi, nella purezza delle falde freatiche che ci danno lacqua potabile, nella trasparenza dei fiumi, nella pulizia dellaria che respiriamo, nel sapore dei cibi che mangiamo. C ancora molto da inventare per rendere pi efficace la lotta contro linvasione del rumore, per aumentare gli spazi verdi, per preservare la fauna e la flora selvagge, per salvare il patrimonio naturale e culturale dellumanit. Per non parlare di tutto quello che c da fare sul terreno della democrazia. La realizzazione di questo programma partecipa pienamente dellideologia del progresso e presuppone il ricorso a tecniche sofisticate, alcune delle quali devono ancora essere inventate 200.

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Latouche 2005, 83

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IN CONCLUSIONE: INTRAPRENDERE LA SVOLTA RADICALE, OSSIA COLTIVARE LA RAGIONEVOLEZZA SOGGIOGANDO IL RAZIONALISMO ECONOMICO
Non per nulla superstizioso, anzi realistico cercare quel che non si pu n prevedere n predire, esser pronti ad accogliere, aspettarsi dei miracoli in campo politico (Hannah Arendt)

Marx ed Engels terminavano il Manifesto del partito comunista spronando i proletari alla lotta, tanto da perdere avevano solo le loro catene. Il consumatore occidentale al contrario potrebbe pensare di avere molto da perdere da una politica basata sulla decrescita e la limitazione dei consumi materiali. In realt ogni timore cesserebbe se ci accorgessimo che di fatto la decrescita gi iniziata, solo che a guidarla non sono le idee di Latouche, Pallante o degli eco-anarchici, bens quelle del Fondo Monetario Internazionale, delle corporation e delle oligarchie finanziarie. Queste entit non sono interessate alla redistribuzione della ricchezza e alluguaglianza, bens a mantenere il pi possibile inalterato lordine mondiale esistente, tutelando in particolare la classe dei super-ricchi che costituisce circa l1% della popolazione planetaria. A tal fine non si pu preservare il benessere di tutti, qualcuno si deve di volta in volta sacrificare man mano che la torta si fa pi piccola, tagliando quindi sempre di pi la base della piramide sociale mondiale, con il vertice che vede con sgomento il terreno farsi sempre pi vicino reagendo in modo sempre pi crudele e spietato. una visione completamente disperata, nel senso letterale del termine di mancanza totale di speranze, dove la super-classe tira a campare ai danni del resto dellumanit senza alcuna prospettiva ideale; crederanno forse che il denaro garantisca limmunit da qualsiasi disastro, cos come nel film 2012 le persone pi ricche della Terra si salvano dallApocalisse acquistando i costosissimi biglietti per accedere alle fantascientifiche arche. Non poteva esserci miglior raffigurazione caricaturale dellavidit e dellidolatria tecnologica che pervadono la super-classe. Solo deliri complottisti-catastrofisti? Riflettiamo senza pregiudiziali sulla storia mondiale degli ultimi quarantanni. Oggi le nazioni PIIGS subiscono sulla loro pelle i piani di aggiustamento di strutturale che i paesi del Sud del mondo hanno gi sperimentato alla fine degli anni Settanta, condannandoli alla miseria. Il dramma del debito pubblico e il dibattito sulla sua legittimit, che fino a dieci anni fa vedeva protagonisti soprattutto nazioni 172

africane, oggi coinvolge i paesi mediterranei dellEuropa, in un futuro non troppo lontano trasciner con s anche il resto del continente compresa lorgogliosa Germania. E la cronaca ci parla sempre pi frequentemente di imprenditori e operai che si tolgono la vita in conseguenza alla crisi, cos come Vandana Shiva e altri testimoni ci hanno narrato i suicidi dei contadini indiani. In questa selezione economico-darwiniana, i giovani paesi BRIC hanno sconfitto la vecchia Europa nella sfida della crescita e quindi la super-classe di queste nazioni potr godersi leffimero brivido dello stile di vita occidentale, prima del brusco risveglio dovuto allesaurimento delle risorse. Rispetto allAsia emergente, lAfrica esce come grande sconfitta e come tale dovr pagare un prezzo salatissimo. Molti paesi occidentali, insieme alla Cina, allArabia Saudita e alla Sudcorea, al tradizionale saccheggio di materie prime hanno aggiunto anche laccaparramento di terreni agricoli (il cosiddetto fenomeno del land grabbing), a proporzioni ormai tali da far sembrare presto una bazzecola il colonialismo ottocentesco. Ha destato scandalo la dichiarazione di Lumumba Stanislaus Diaping, un delegato sudanese alla Conferenza sul clima 2009 di Copenaghen, riguardo laccordo finale raggiunto: " una soluzione basata sugli stessi valori che, secondo la nostra opinione, hanno portato sei milioni di persone in Europa nelle camere a gas" 201. In realt mai paragone fu pi appropriato, perch le attuali strategie politiche mondiali sembrano ispirate a una concezione inedita del Lebensraum, lo spazio vitale hitleriano, dove la brama espansionistica dei mercati si sostituisce alle ambizioni di gloria del Fhrer, dove la crescita smisurata soprattutto dei due attori dominanti, vale a dire USA e Cina, diventa ristrettezza mortale per una fetta sempre maggiore dellumanit. Forse un giorno, cos come i gerarchi nazisti hanno dovuto rispondere della Shoah, un futuro tribunale internazionale potrebbe perseguirci per aver favorito involontariamente i massacri attuali e la distruzione del pianeta: e noi consumatori occidentali, al pari dellimpiegato di Auschwitz sulla via del patibolo, ci chiederemo sgomenti la ragione di tanto accanimento nei nostri confronti. Anche solo la remota possibilit di questa eventualit angosciosa dovrebbe convincerci a reagire. Del resto abbiamo in comune con lapatica popolazione della Germania nazista molto di pi di quanto non vorremmo ammettere: certo, ci vantiamo di celebrare il giorno della Memoria, ma abbiamo oramai accettato con indifferenza, se non con favore, lesistenza di lager per gli immigrati e di campi di lavoro dove, nellestremo oriente, bambini producono
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Adn Kronos, 16 dicembre, ore 16:58

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merci per lo pi inutili che consumiamo beandoci della loro economicit, come se non conoscessimo le ragioni di tale risparmio. Ne consegue che basterebbero piccoli accorgimenti per desensibilizzare ancora un pochino lopinione pubblica. Pi che un fascismo ecologico, eventualmente adatto per il Sud del mondo, il rischio pi grande la formazione unespertocrazia di guru a cui la popolazione impaurita affidi in modo acritico la salvezza del pianeta nel timore della catastrofe, un fatto che segnerebbe la fine completa della politica. Mario Monti e Lucas Papademos rischiano di essere pericolosi antesignani di figure ancora pi sinistre e forse una volta tanto ha visto giusto Giulio Tremonti parlando di nazismo bianco, a giudicare dai toni di alcuni intellettuali. Ecco ad esempio che cosa stato capace di scrivere Piero Ottone sul Corriere202, riferendosi al segretario della FIOM Maurizio Landini: Lui non accetta il mondo come : un mondo dominato dalle leggi economiche della domanda e dell'offerta, e manipolato come sempre da personaggi poco raccomandabili: ieri i padroni delle ferriere, oggi i banchieri (con qualche Marchionne sparso qua e l). Gli altri sindacalisti lo accettano, il mondo com' . E cercano di strappare nel suo ambito il massimo di benefici, per se stessi e per i loro seguaci. Landini diverso. Anche se non lo dice esplicitamente, in realt respinge il mondo esistente: vuole imporre un mondo diverso. Lui non parte dunque dalla globalizzazione, con tutte le conseguenze che sono all' origine della crisi attuale. Lui parte della Costituzione, che gli sta bene. La nostra Costituzione proclama che l'Italia una repubblica fondata sul lavoro. Quello il punto di partenza: di globalizzazione, di concorrenza del Terzo Mondo, di America e Cina si parler dopo, in linea subordinata. Landini appartiene alla schiera di coloro che non accettano il mondo come , ma vogliono cambiarlo: i rivoluzionari, insomma. Al centro del suo universo, quello in cui crede, campeggia il lavoratore, col pieno diritto, sacro e inviolabile, a un posto equamente retribuito, a una paga che gli consenta di mantenere se stesso e la sua famiglia, a una pensione quando non dovr pi lavorare. Questi sono i dati di partenza, i dati imprescindibili. La conseguenza chiara (anche se un Landini non sente alcun bisogno di enunciarla in tutte lettere). Se il mondo in cui viviamo consente l'adempimento dei diritti di chi lavora, bene. Se non lo consente, dobbiamo cambiare il mondo in cui viviamo... A me sembra che l'impostazione sindacale di Landini, che parte dai princpi (repubblica imperniata sul lavoro, diritto di ogni cittadino al lavoro) piuttosto che dalle leggi naturali (domanda, offerta, libero scambio) appartenga alla cultura di sinistra di quegli anni ormai lontani: che sia una scheggia di quel sindacalismo che prevaleva nell'Italia del dopoguerra, figlio dell'estremismo di sinistra

Il classismo spudorato di Ottone travalica ampiamente la tradizionale sfiducia del pensiero liberale nei confronti dellegualitarismo per sfociare nel pi bieco darwinismo sociale, condannando ampie fasce di popolazione in nome di presunte leggi naturali
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Il freno della FIOM, 22 marzo 2012

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delleconomia. E guarda caso erano proprio i nazisti quelli neri dannata a difendere lo sterminio dei popoli inferiori in nome di leggi naturali e di un ordine mondiale immutabile, che travalicavano qualsiasi diritto creato dalluomo. Non servono ragionamenti particolarmente complessi per capire la situazione assurda che stiamo vivendo. Non siamo giunti al disastro climatico ma ci accorgiamo che le stagioni non sono pi quelle di una volta, basta qualche temporale per trasformare la Liguria nel Bangladesh, uno strano ometto perennemente con il maglione minaccia i suoi lavoratori di rinunciare a tutti i diritti o rimanere disoccupati una specie di Mr. Burns dellautomobile considerato da Destra e Sinistra un genio delle relazioni aziendali un ministro si commuove in pubblico per la durezza dei suoi stessi provvedimenti e per finire un professore della Bocconi, eletto da nessuno se non dalle ristrette lite della Trilaterale e della Goldman Sachs, disquisisce di equit e sacrifici tartassando i redditi medio-bassi e promettendo ritmi di crescita cinesi; il tutto legittimato da un presidente della repubblica assurto al ruolo di monarca. In questo quadro, se apparteniamo al 99% della popolazione gi sacrificato o potenzialmente sacrificabile, che cosa ci spinge a non reagire a questa follia disumana? La dedizione a un lavoro sempre meno garantito che rischiamo di perdere da un momento allaltro? Laffetto verso una famiglia che rischia di assistere, se non addirittura di essere protagonista, a eventi tra i pi tragici della storia umana? Lattaccamento allo stile di vita occidentale ci impedisce non solo di intravedere la catastrofe ma anche le possibilit che si celano dietro il ridimensionamento di questa mega-macchina infernale: una societ meno frenetica dove il lavoro distribuito, o addirittura una societ del non-lavoro, il vecchio sogno del comunismo, attuabile ridefinendo lutilizzo delle tecnologie labor saving; un ambiente pi sano dove siano meno frequenti malattie degenerative come i tumori; un mondo dove la guerra diventi veramente un tab. E se anche la catastrofe ecologica fosse oramai inevitabile e si potesse solo contenerne gli effetti, un conto sarebbe vivere in un mondo contrassegnato da legami di solidariet e mutuo appoggio, ben altro sarebbe sopravvivere in un pianeta ridotto alla sceneggiatura di film come Mad Max. Tutte le preoccupazioni sullinvadenza delle lobby nei processi politici, sullo strapotere economico delle corporation e del sistema bancario internazionale, con la relativa sfiducia in ogni possibilit di cambiamento, si scontrano con un dato di fatto inoppugnabile: la super-classe rappresenta qualche infima percentuale della popolazione umana che per qualche strana ragione riesce a convincerci che il loro privilegio condizione necessaria del nostro benessere. Se noi ossia il 99%, come ricordano insistentemente i proclami di 175

Occupy Wall Street, riusciamo a levare il velo di Maya lo schermo che secondo Schopenhauer ci fa apparire distorta la realt allora per loro finita, non c assolutamente partita e non potranno giustificare la loro prepotenza e il loro privilegio in nessuna maniera. Ma per squarciare il velo dobbiamo imparare a non confondere le cause con le conseguenze, a non personificare il male nel tale politico, nel tal imprenditore o in quel partito o in quella azienda; dobbiamo pensare che il nostro vissuto locale si trova allinterno di un contesto globale dove operano leggi economiche arbitrarie e del tutto innaturali con buona pace di Ottone che in luoghi diversi si manifestano in modo differente. Dobbiamo staccare la spina del bombardamento mediatico e ragionare su quello che meglio per noi, destrutturare la retorica dei sacrifici chiedendoci quali siano le nostre reali esigenze rispetto a ci che ci viene imposto. E, con un processo inverso, dobbiamo interrogarci su quanto il nostro tenore di vita materiale si debba alla miseria di altri popoli e alla distruzione della natura. Ma per arrivare a un tale livello di consapevolezza dobbiamo abbandonare legoismo, la vera virt capitalista, e riscoprire lempatia verso i nostri simili e il nostro pianeta, senza limitarsi a sterili proteste sulla sicurezza, sulla difesa del posto fisso, sul prezzo del carburante o dei generi alimentari e di prima necessit. Va bene lavorare il proprio orticello, ma senza paraocchi e ponendosi interrogativi importanti. Perch tante persone emigrano dai loro continenti? Perch la gente protesta? Cosa ho in comune io con loro e come reagirei se mi trovassi nella loro stessa identica situazione? Se non facciamo questo sforzo empatico continueremo a essere sopraffatti dalla menzogna. Non si tratta di assumere atteggiamenti particolarmente filantropici. Le correnti di pensiero dominanti sono riuscite a veicolare lidea che legoismo connaturato alluomo e rappresenta il lato pi vero della sua anima, ma questo quadro rispecchia solo chi vede nel profitto il fine sociale pi elevato, quindi per auto-assolversi pretende che il resto del genere umano aderisca alla propria visione distorta del mondo e dei rapporti interpersonali, teorizzando la figura dellhomo oeconomicus, del tutto amorale e teso alla massimizzazione del proprio utile. Invece levidenza dimostra senzombra di smentita la veridicit dellidea aristotelica secondo cui luomo innanzitutto un animale sociale. Si pensi ad alcuni fenomeni violenti che definiscono se stessi attraverso la rabbiosa opposizione nei confronti dellAltro estrema Destra nazionalistica, integralismo religioso, ultras sportivi, gang di microcriminali. Schiere di sociologi hanno dimostrato come questi gruppi, in contrasto al rifiuto violento della realt esterna, al loro interno presentino forti legami solidali e di mutua assistenza e accettazione (si pensi al cosiddetto cameratismo 176

dellestrema Destra). In pratica, attraverso ideali distorti basati sullantagonismo e lesclusione, si cerca di ricostruire un clima comunitario e non un caso che molto spesso tali gruppi raccolgano tra le loro fila chi stato emarginato dai processi economici globali ( il caso del nazionalismo e del fondamentalismo religioso) oppure dalla scuola, dal mondo del lavoro e da altre dinamiche sociali. Detta in termini pi poetici, proprio vero che lodio laltra faccia dellamore e la differenza tra lestrema Destra e i gruppi progressisti forse consiste nel fatto che, posti di fronte ai medesimi problemi, i primi si limitano a contestare senza riconoscere responsabilit proprie e della societ in cui vivono; non ragionano assolutamente in modo 'sistemico'. Tutto ci non ha nulla a che vedere con il freddo cinismo della super-classe, la cui massima espressione sono i famigerati CEO, mercenari del mercato mondiale che perfettamente a loro agio si trasferiscono da nazione a nazione, da azienda ad azienda, senza creare inutili legami, massimizzando il proprio utile attraverso lefficienza finanziaria dellimpresa, capaci di concepire esseri umani e ambiente naturale solo come pedine da sfruttare. Se bene o male tutti condividiamo, magari in modo confuso, un anelito di libert, pi difficile diventato rivendicare il diritto alla nostra autonomia. Se da una parte dobbiamo umilmente riconoscere la nostra ignoranza e rigettare spiegazioni semplicistiche per esaminare la complessit della realt globale, dallaltra possiamo e dobbiamo reclamare orgogliosamente il diritto a gestire la nostra vita rifiutando linvadenza degli esperti e la loro pretesa paternalista di sapere cosa sia meglio per noi, che casualmente coincide sempre con ci che meglio per loro. E qui, probabilmente, si presenta il compito pi improbo. Nel periodo degli anni di piombo, molte persone di Sinistra definivano i brigatisti compagni che sbagliano. Oggi persone di tutti gli orientamenti parlano di politici che sbagliano, economisti che sbagliano, imprenditori che sbagliano... tutto ci frutto di un colossale abbaglio. Siamo convinti che sbaglino perch crediamo che loro operino nel nostro interesse. Un ex dirigente di Goldman Sachs che, una volta nominato capo di governo di una nazione europea in difficolt, intraprende politiche fortemente recessive allo scopo di favorire la svendita di beni pubblici a potentati privati stranieri non sta sbagliando proprio nulla. LAmministratore Delegato di FIAT che puntando allacquisizione del pacchetto azionario di Chrysler decide di chiudere impianti produttivi in Italia sta solo facendo il suo lavoro e Marchionne ha perfettamente ragione quando lo fa notare con i suoi modi burberi e sbrigativi. La presidente di Confindustria che si lamenta della severit della sentenza Thyssen Krupp si sta solo comportando in modo coerente al suo mandato. 177

Tutti questi soggetti agiscono in modo assolutamente irragionevole ma del tutto razionale, in ossequio alla razionalit economica e alla difesa del loro interesse. Quando Susan George ha scritto Il rapporto Lugano, la novit principale non risiedeva tanto nei contenuti dellopera abbastanza noti a chi seguisse le tematiche del movimento altermondista ma nellaver assunto il punto di vista della super-classe in modo assolutamente realistico. Gli estensori del Rapporto non sono cattivi, hanno scrupoli morali ma si rendono conto che non sono compatibili con la razionalit del sistema, la quale impone scelte gravi ma necessarie, quindi inevitabilmente giuste. Quelli che sbagliano sono invece tutti coloro convinti in buona fede che la razionalit economica coincida con linteresse generale. Ogni tanto capita che il potere getti la maschera e ammetta candidamente i propri scopi. Il 27 marzo 2012, appena atterrato a Seul per degli incontri internazionali, il sempre misurato premier Monti si lasciato andare a uno sfogo rivelatore: Se il Paese non si sente pronto per un buon lavoro, non chieder certo di continuare. Questa dichiarazione ricorda molto quella poesia satirica di Bertold Brecht sul regime della DDR, il quale ammoniva che il popolo non ha pi la fiducia del governo. Si passati da un presidente del consiglio populista, Silvio Berlusconi, che ambiva ad apparire la perfetta incarnazione stereotipata dellitaliano medio, a uno che ci tiene a prendere le maggiori distanze possibili dal suo stesso popolo, come del resto confermava nel prosieguo dellintervista: Nei miei incontri con i rappresentanti di India, Canada, Singapore, Turchia rivelo apprensione e incertezza su cosa potrebbe accedere dopo il 2013. Mi dicono: siamo pronti a investire nei vostri titoli, ma cosa succeder dopo le elezioni? Torner la politica tradizionale? Io li rassicuro, dico ci che sta accadendo sta insegnando anche ai partiti che i cittadini italiani sanno essere responsabili e accettare senza eccessive reazioni sacrifici pesanti203.

Pi che a un estratto del Corriere della Sera, sembra di trovarsi di fronte al verbale di una seduta segreta dei Rettiliani, il popolo alieno che secondo il bizzarro opinionista David Icke giunto sulla Terra assumendo fattezze umane per dominare i terrestri. Cosa si pu dire altrimenti di una dichiarazione dove si afferma a chiare lettere che lo scopo del governo mutare antropologicamente gli Italiani in modo che non disturbino il manovratore anche se questi impone sacrifici pesanti in favore di entit straniere? Per tutte queste ragioni bisogna far proprio lappello di Patel al conflitto e rigettare gli appelli alla pace sociale cio alla passivit - ispirati da strani concetti di unit e
203

Alberto Gentili, Monti avverte: Se il Paese non pronto il governo non tirer a campare, Corriere della Sera, 27 marzo 2012

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responsabilit, quelli per cui si distinto il presidente Napolitano, e insorgere per modificare lo status quo. Certo fa paura pensare che le istituzioni politiche ed economiche, contrariamente a quello che ci stato insegnato fin da bambini, possano assumere comportamenti auto-referenziali ed estranei al bene comune della societ: la rivolta verso unautorit ingiusta, che tradisce gli scopi per cui stata ufficialmente creata, non scioglie il vincolo con il cittadino permettendo quel diritto alla ribellione previsto da molte costituzioni nazionali? E a quel punto diventano leciti atteggiamenti anti-sociali come levasione fiscale e il rifiuto di sottostare alla Legge? E in quali casi e fin dove si pu tollerare il ricorso alla violenza politica? Chi boicotter la legge e lo Stato in modo sincero e chi si accoder soltanto per tornaconto personale? A queste preoccupazioni, del tutto legittime, si pu solo rispondere che lidea di libert personale si fonda sullassunto per cui ognuno in grado di distinguere il Bene dal Male assumendosi la responsabilit delle proprie azioni, diversamente dallirresponsabilit di chi ci governa decidendo delle sorti di milioni di persone se non proprio dellintero pianeta. Per concludere, vorrei ricordare la scena centrale del film Matrix, quando Morpheus offre a Neo la scelta tra la pillola blu che gli far scordare lincontro con i ribelli e lo lascer vivere per sempre nelluniverso virtuale generato dalla matrice e la pillola rossa, che lo risveglier nel mondo reale: dopo una certa titubanza, Neo inghiotte coraggiosamente la pillola rossa. Messi di fronte alla stessa scelta, noi la pillola rossa dovremmo invece mandarla gi senza troppa esitazione, per il semplice motivo che non esiste alcuna pillola blu che ci lascer ipnotizzati in un mondo virtuale al riparo da sofferenza e dolore, nonostante lo straordinario potere manipolatorio dellindustria dellentertainment; e poi al nostro risveglio, diversamente da Neo, non ci troveremo attaccati da macchine fantascientifiche. Potrebbe capitare quanto accade a un personaggio di Novalis quando decise di alzare il velo della dea di Sais, e cosa vide? Egli vide, miracolo dei miracoli, se stesso.

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SOMMARIO Introduzione.....................................................................................................................4 PRIMA PARTE. SOLO UN BLUFF FINANZIARIO? LA LUNGA ORIGINE DELLA GRANDE CRISI............................................................................................................... 9 Uno squarcio nel velo......................................................................................................16 La crisi di un pianeta svuotato.........................................................................................17 Una visione post-marxista per leconomia, la societ e lambiente..................................23 SECONDA PARTE. DISTRUGGERE GLI IDOLI PROGRESSISTI................................26 Crescita economica.......................................................................................................27 La crudele dittatura del PIL .............................................................................................29 Crescita che impoverisce.................................................................................................32 Linteriorizzazione dellideologia della crescita.................................................................36 Crescita e politica energivora...........................................................................................39 Le sirene dellideologia della crescita: il consumismo......................................................43 Proseguire o svoltare?......................................................................................................46 Sviluppo sostenibile.......................................................................................................47 La IEA e lo Scenario 450..................................................................................................50 Non tutto verde ci che luccica......................................................................................53 Greenwashing e vera sostenibilit....................................................................................58 Uscire da qualunque crescita per salvare il pianeta.........................................................59 Una nostalgica utopia negativa: la socialdemocrazia................................................62 Linsostenibile ricostruzione socialdemocratica................................................................62 Il boom implode................................................................................................................67 Miopia e superficialit.......................................................................................................69 TERZA PARTE. DISFARE LA SINISTRA PER RIFARE LA POLITICA ......................................................................................................................................73 Gli errori storici della Sinistra............................................................................................78 Il marxismo, croce e delizia..............................................................................................82 Oltre la lotta di classe verso nuove prospettive................................................................89 Le cinque caratteristiche di un radicale............................................................................93 QUARTA PARTE. USCIRE DAL GIGANTISMO PER UNA SOCIET EQUA E SOSTENIBILE.................................................................................................................96 Decrescita.......................................................................................................................99 180

Agroecologia....................................................................................... ........................105 Scienza, tecnologia ed economia...............................................................................109 Risparmio e conversione di modello energetico......................................................115 Quattro idee sparse per la societ sostenibile.........................................................126 Democrazia deliberativa................................................................................................126 Reddito di cittadinanza..................................................................................................130 Open source: leconomia della condivisione.................................................................134 Welfare comunitario......................................................................................................138 QUINTA PARTE. CAMBIARE LA SOCIET: TRA IL DIRE E IL FARE....................141 Crisi della democrazia: partire da se stessi per riscoprire la comunit..........................142 Pensiero e azione diretta: per un partito-movimento di base.......................................147 Un atteggiamento pragmatico: superare gradualmente lo Stato in favore dei beni comuni...........................................................................................................................158 Decisioni imprescindibili.................................................................................................163 La doppiezza della Nuova Destra e il caso ungherese..................................................165 Superare la modernit per aprire una nuova era...........................................................167 IN CONCLUSIONE: INTRAPRENDERE LA SVOLTA RADICALE, OSSIA COLTIVARE LA RAGIONEVOLEZZA SOGGIOGANDO IL RAZIONALISMO ECONOMICO..........172 Bibliografia...................................................................................................................182

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Igor Giussani (Milano, 1978) si laureato in Lettere presso lUniversit del Piemonte Orientale e insegna Italiano e Storia nella scuola media secondaria di secondo grado. Ha lavorato come traduttore free lance per Liberazione e ha partecipato alla traduzione del Libro Meglio carcerati che carcerieri: i refuseniks israeliani raccontano la loro storia (a cura di Peretz Kidron) edito da Manifestolibri. E' interessato ai temi della societ contemporanea e dal 2012 iscritto al laboratorio politico Alternativa e collabora con Decrescita Felice Social Network. igorgiussani@virgilio.it igorgiussani.blogspot.it

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