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Idee Il valore di unattivit che si sottrae alla logica tirannica del consumo

La filosofia inutile perci serve ancora


Marx si sbagliava: avremo sempre bisogno di concetti non finalizzati a obiettivi pratici
di UMBERTO CURI
uella cosa con la quale o senza la quale il mondo resta tale e quale. Non un indovinello, n ancor meno un infantile scioglilingua. Resa facilmente orecchiabile dallimpiego della rima baciata, questa massima compendia un giudizio largamente condiviso per quanto riguarda la filosofia. Potr anche apparire solenne e profonda nella magniloquenza delle sue espressioni. Potr magari anche intimidire i pi sprovveduti, tenuti in soggezione dallermetismo di un linguaggio talmente oscuro da risultare perfino impenetrabile. Resta tuttavia il fatto incontestabile che la filosofia non incide minimamente nella vita di tutti i giorni, n tanto meno nei grandi avvenimenti della storia, al punto da poter affermare che con essa o senza di essa il mondo resta tale e quale. In una fase storica, quale quella attuale, nella quale imperativo individuare strumenti che consentano di rilanciare la produzione, riattivare il circuito

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Uno scritto giovanile Le undici Glosse a Feuerbach (o Tesi su Feuerbach) di Karl Marx sono un breve scritto del filosofo tedesco, steso nel 1845, ma pubblicato dallamico Friedrich Engels soltanto nel 1888, cinque anni dopo la scomparsa dellautore. In quelle rapide note Marx sottoponeva a una critica serrata il pensiero del filosofo Ludwig Feuerbach (1804-1872), noto soprattutto per i suoi studi sulla religione, e indicava per la filosofia un compito rivoluzionario

dei consumi, reagire ai morsi della recessione, forse inevitabile che la filosofia appaia come un inconcludente girare a vuoto, un lusso che non possiamo pi permetterci. Che la filosofia non serva a nulla non unaffermazione nuova. Lo riconosce apertamente gi Aristotele, anticipando lobiezione del suo interlocutore. Al quale egli tuttavia ribatte che la filosofia la pi nobile delle scienze non malgrado, ma proprio perch non serve a nulla, ossia perch non ha quel vincolo di servit che altrimenti la renderebbe subordinata, e dunque inferiore rispetto ad altre. Ci che potrebbe sembrare un limite, si rivela dunque come un elemento di superiorit: la filosofia non serva, ma padrona in quanto tale superiore ad ogni altra scienza e dunque degna di essere coltivata per se stessa. Daltra parte, la contestazione della sostanziale inutilit della filosofia era destinata a riproporsi pi volte dopo Aristotele, fino a trovare la sua espressione forse pi compiuta in Marx.

Nellundicesima delle Glosse a Feuerbach, si ritrova latto di accusa pi esplicito e per certi aspetti definitivo, nei confronti della filosofia. I filosofi scrive infatti Marx si sono finora limitati a interpretare il mondo. Si tratta ora di cambiarlo. Lalternativa non potrebbe essere pi netta. Da un lato, unattitudine contemplativa, di mera registrazione della realt, implicitamente colpevole di accettarne sen-

za battere ciglio iniquit, squilibri e contraddizioni. Dallaltro lato, una perentoria esigenza di trasformazione, che non pu essere consegnata al lavoro di semplice, quanto inerte, interpretazione, ma deve concretizzarsi nella capacit di cambiare il mondo. Il trionfo delle scienze, lungo il corso del XX secolo, doveva poi infliggere il colpo di grazia a un sapere filosofico sempre

pi condannato allineffettualit. Per dirla in termini rozzi, ma non poi cos lontani dal sentire comune, mentre con le poche pagine del saggio di Einstein sulla relativit speciale si andati sulla luna, con le centinaia di pagine di Essere e tempo di Heidegger non si pu andare da nessuna parte. Il verdetto, insomma, gi scritto: soprattutto se non si accontenta di funzionare come analisi del linguaggio e rifles-

Le vie del pensiero


Qui sopra: unillustrazione di GUIDO ROSA che ritrae il filosofo tedesco Karl Marx (1818-1883). Nella foto in basso: il Papa Benedetto XVI (1927) incontra il leader della rivoluzione comunista cubana Fidel Castro (1926) il 28 marzo di questanno, durante la visita del Pontefice allAvana (foto Reuters/Osservatore Romano)

sione sui metodi e i contenuti delle scienze, vale a dire se non accetta di essere inghiottita in un ambito saldamente presidiato dalle scienze, la filosofia non ha pi alcuna ragion dessere, condannata dalla sua stessa pretesa di sublime inutilit. Allesecuzione della pena capitale, invocata a gran voce da numerosi esponenti del pensiero contemporaneo, la filosofia pu sottrarsi ove si percorrano due strade. La prima quella descritta nel celebre saggio Che cos la filosofia? da Gilles Deleuze e Flix Guattari. Secondo questa impostazione, necessaria una riformulazione radicale dello stesso concetto di filosofia, che non pu pi essere intesa come invece accaduto lungo lintera tradizione culturale dellOccidente come contemplazione, come comunicazione o come riflessione, secondo definizioni che non colgono la specificit della filosofia. Viceversa, se la filosofia concepita come attivit di creazione concettuale, perde ogni senso la questione sempre discussa relativa alla sua utilit o lo stesso annuncio, spesso ripetuto, della sua morte, del suo superamento: quando il caso e il momento di creare dei concetti, loperazione che ne consegue si chiamer sempre filosofia, anche se le si desse un altro nome. Ma vi pu essere anche una seconda strada, per certi aspetti complementare, e comunque non alternativa, rispetto a quella appena citata. Laccusa di inutilit accompagna la filosofia fin dalle sue origini. Si ricorda, ad esempio, che gi il protofilosofo Talete, per allontanare da s questo biasimo, ricorse ad un astuto espediente. Avendo previsto in base a calcoli astronomici unabbondante raccolta di olive, ancora in pieno inverno, pur disponendo di poco denaro, si accaparr tutti i

Un tema dibattuto sin dallantichit

Pubblicato in Francia nel 1991 dalle ditions de Minuit e tradotto in Italia dalleditore Einaudi nel 1996, a cura di Carlo Arcuri, il saggio Che cos la filosofia? di Gilles Deleuze (1925-1995) e Flix Guattari (1930-1992) si occupa di tre diverse forme della conoscenza: scienza, filosofia e arte. Riguardo alla filosofia, la tesi dei due autori che essa consista sostanzialmente nella creazione di nuovi concetti. Ma il problema di come definire loggetto e gli scopi dellattivit filosofica si posto sin dallantichit. Platone (428-347 a.C.) lo affront tra laltro nel suo dialogo Teeteto. Invece Aristotele (384-322 a.C) se ne occup nellopera nota come Etica Nicomachea (dal nome di Nicomaco, figlio del filosofo), che venne pubblicata dopo la morte dellautore. La questione ricorre inoltre nelle Lettere a Lucilio del filosofo stoico romano Seneca (4 a.C.-65 d.C.)

frantoi di Mileto e di Chio per una cifra irrisoria, dal momento che non ve nera alcuna richiesta. Quando giunse il tempo della raccolta, poich in tanti cercavano urgentemente tutti i frantoi disponibili, egli li affitt al prezzo che volle imporre, dimostrando cos che, se volessero, i filosofi potrebbero facilmente arricchirsi. rimasto celebre, inoltre, il brano in cui Seneca sottolinea che lutilit della filosofia non consiste nelle parole, ma nei fatti... Educa e forma lanimo, regola la vita, governa le azioni, mostra ci che si deve e non si deve fare, siede al timone e dirige la rotta attraverso i pericoli di un mare agitato. Senza dimenticare lorgogliosa rivendicazione di Spinoza, secondo il quale la filosofia non un rimedio alla debolezza, ma unespressione di potenza. Alla luce di queste considerazioni, forse la strada migliore da percorrere consiste nel prendere sul serio e condurre alle sue conseguenze pi rigorose la tesi dellinutilit della filosofia. vero, la filosofia non utile, perch essa non si realizza nel consumo. Al contrario, in un mondo dominato in maniera pressoch esclusiva dalla ricerca di cose utili, la filosofia trova la sua specifica individuazione nel non essere soggetta al dispotismo delluso, alla tirannide dei consumi. un bene prezioso, proprio perch raro, perch non si lascia catturare dalle regole inflessibili del mercato. E torna in mente un passaggio del dialogo platonico intitolato Teeteto. Il filosofo pu avere laria del buono a nulla quando gli tocchino uffici servili, come mettere insieme un bagaglio per il viaggio o preparare buone vivande o raffinati discorsi. Ma egli anche colui che pu gettarsi indietro su la destra il mantello, come si addice a persona libera.
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