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1 Clemente VII de Medici, noto come il Papa del Sacco di Roma e committente del Giudizio Universale di Michelangelo nella

Cappella Sistina, ancora silludeva di ottenere la sottomissione della Chiesa Ortodossa, quando ricevette nel 1526 lambasceria del gran principe di Mosca Vassilij III. I Russi si dichiaravano amici dellOccidente, promettevano non ostacolare lesplorazione del loro Paese da parte del messo papale ma chiedevano in cambio di lasciar partire nel Principato di Moscovia un qualche architetto e ingegnere italiano. Il Papa acconsent. Cos nel febbraio del 1528 arriv alla corte di Vassilij un certo Pietro, cui in loco stato attribuito il nome Petrok Malyj, cio Minore, forse in riferimento a un altro architetto italiano del Cremlino, Pietro Solari, morto a Mosca pi di tre decenni prima, ma vivo nella memoria collettiva dei russi. Petrok Malyj trascorse alla corte russa 11 anni e fece talmente tanto, che meriterebbe leterna gratitudine dei posteri. E invece, chi lo conosce oggi? E chi vuole riconoscere in Russia che quello straniero ha avuto lonore di costruire le fondamenta dellarchitettura nazionale, almeno in parte? Noi per su queste poche righe cercheremo di rendere lidea delloperato e della tragica vicenda, degna del cinematografo, di questo ultimo tra i grandi Italiani artefici del Cremlino. Giunto nella capitale, il nuovo architetto secondo i regolamenti doveva essere ricevuto nella sontuosa Sala del trono e dei banchetti del Palazzo dei Diamanti (costruito, ricordiamo, qualche decennio prima da Marco Ruffo e Pietro Antonio Solari). Ci che gli doveva sembrare pi incredibile durante quel ricevimento, supponiamo, fu Vassilij stesso. Era forse questo il principe russo?! La TV dellepoca, cio le stampe, lo presentavano cos come ancor oggi lo presentano. Osserviamo il suo volto di Mangiafuoco, pervenutoci nelle incisioni. Notiamo laspetto incolto e pi anziano dellet effettiva, labbigliamento ruvido e sgraziato, la lunga barba non modellata, lo sguardo feroce degli occhi che sembrano strabici. Un look ancor meno invitante di quello dei moderni politici russi. Petrok invece trov tuttaltra persona. Vide un elegantone lituano-polacco, niente barba, vestito aderente, sui piedi gli stivaletti rossi con la punta piegata allins. La trasformazione, unpo blasfema per i sudditi in quanto andava contro i precetti della Chiesa, avvenne in seguito ad un benefico scossone, verificatosi nella vita privata del gran principe. Egli ottenne finalmente il divorzio dalla moglie Solomonia, scelta ventanni prima tra millecinquecento ragazze di pi alto lignaggio, ma purtroppo risultata sterile. Dopo averla rinchiusa con forza in un convento (dove, dicono le voci maligne, ella lanno dopo per dispetto partor), Vassilij spos la giovane lituana Elena Glinskaia, che non era di origini tanto nobili ma era bellissima, secondo i testimoni oculari. Tanto da indurre il suo sposo, perdutamente innamorato, a radersi. Purtroppo il cambiamento di Vassilij riguardava solo le apparenze. Bench figlio della principessa bizantina Sofia Paleologo, cresciuta a Ravenna, egli non assomigliava ne prima ne poi ai carismatici principi italiani di quellepoca, che tra guerre e delitti sapevano mostrarsi anche magnanimi mecenati e umanisti. Alla corte russa non si vedevano artisti, letterati e musici, e lunico spettacolo che si dava era quello della lotta per il potere tra gli aristocratici, i quali man mano assomigliavano sempre pi ai burattini nelle mani del burattinaio-despota. Cera tuttavia un tratto che accomunava il gran principe ai sovrani europei: la dedizione allarchitettura. Vassilij costruiva e costruiva. Allinizio, appena sul trono, dovette eseguire le ultime volont del padre e completare il suo ambizioso programma edilizio. Cos tenne al suo servizio gli italiani Aleviz Milanez, Aleviz Novjy e Bon Friazin. Quando questi architetti uno ad uno partirono, non si ferm e ordin di innalzare in pietra e mattoni diverse chiese in citt, il famoso convento Novodevicij, il villaggio dei mercenari polacchi, tedeschi e lituani, sua guardia del corpo. Curioso, che quel villaggio si chiamava allegramente Nalivki (Mescita), il nome che commemora latteggiamento pi permissivo verso gli stranieri, quando ovunque intorno la vendita degli alcolici era limitata. Ma affidate alle maestranze locali, queste costruzioni venivano effettuate un po allingrosso, senza troppe preoccupazioni da parte di Vassilij per la loro qualit. Quando dopo lunghi anni dattesa finalmente gli nacque lerede, futuro zar Ivan IV, il felice genitore volle ringraziare la Divina Provvidenza con chiese di inaudita bellezza e pi sofisticate. cos larchitetto italiano Petrok Malyj, gi da 4 anni al suo servizio, inizi ad erigere due monumenti, con i quali laugusto committente intendeva dimostrare la propria riconoscenza al Signore.

2 Il primo cantiere era un compito donore, - completare la ricostruzione della piazza centrale del Cremlino. A fianco del Campanile di Ivan, opera dellarchitetto veneziano Bon, inizia a crescere la maestosa cella campanaria a quattro piani, con la funzione di alto e stabile podio per la colossale campana, che la torre di Bon non era in grado di ospitare e che serviva ora per riempire di suono di giubilo tutta Mosca. La massiccia porta-campane con la chiesa della Resurrezione al piano terra prender il nome Petrokova svonniza e cento anni dopo sar affiancata da unaltra, detta Filaretovskaja svonniza. Entrambi gli edifici sono stati fedelmente ricostruiti dopo la distruzione ordinata da Napoleone, si vede in nome di libert e uguaglianza. Per fortuna i francesi dovevano risparmiare il polvere da sparo, lo scoppio non stato forte e le celle si sono disgregate a pezzi grossi, facili da ricomporre. Il classicismo, lo stile di allora, lasci il suo segno indelebile nellaggiunta del frontone, dei pilastri e delle due conchiglie, fatti in pendant a quelle antiche sulla vicina cattedrale dellArcangelo. Rimase invece intatta la chiesa propriamente commemorativa della nascita di Ivan IV, quella dellAscensione di Cristo nella residenza principesca estiva Djakovo vicino al villaggio Kolomenskoe. Evidentemente fu lo stesso Petrok ad eseguire questa commissione. E molti storici neo-slavofili attribuiscono lopera ad un ignoto maestro russo. Senza badare al fatto che la struttura troppo rivoluzionaria per linventario architettonico tradizionale del momento: un ottagono con la copertura a tenda poggiato su una base massiccia a forma di croce. La copertura a tenda, dicono i sostenitori della paternit russa della chiesa, un elemento tradizionale russo e da secoli era molto diffuso sul territorio. Ma la facevano in legno, non in mattone come qui, ed era tipica per le torri delle fortezze e come parte decorativa dei tetti delle case nobili, non certo per le chiese. Un'altra innovazione riguarda la tecnologia. Per trasmettere il peso dellottagono alla base cruciforme attraverso le duplici e triple sequenze degli archi bisognava essere davvero esperti del mestiere e tale esperienza non si rintraccia nellarchitettura russa precedente. Tutto ci che era sorretto dal sistema degli archi erano le cupole sui tamburi, pi o meno leggeri. E che disinvoltura poi nel rinunciare alle tradizionali absidi dellaltare e allo schema di cupole bizzantino-russo per la nuova composizione concentrica e nel piovere sulla superficie i capitelli, il classico architrave spezzato, i pilastri piegati in lungo sugli angoli. Tutti questi elementi non sembrano affatto sbucati dalle viscere della tradizione russa, ma piuttosto cascate dalle pagine dellabbecedario del babbo Geppetto. Limmagine complessiva ottenuta doveva far piangere di commozione e gratitudine anche quellorco che era Vassilij III (Etc! sentite?). La chiesa letteralmente vola. Dandosi la spinta con il suo basamento-ambulacro contro il poggio della sponda del fiume Moscova, tramite lassottigliamento e la semplificazione dei suoi elementi strutturali e decorativi, ella progressivamente ascende verso il cielo in un moto di ricongiunzione verso la divinit. Leffetto di grande slancio dovuto anche alle proporzioni: il perimetro interno di base (8,5m. per 8,5m.) minuscolo rispetto allaltezza (60 m.). Eppure niente gotico: anzich il prevalere dei vuoti sui pieni, qui si tratta delle spesse masse murarie tipiche del romanico. Anche se sono strutturate in modo nuovo: la figura allungata della chiesa, i suoi delicati panneggi di decorazioni scolpite, il movimento corporeo nello slancio verticale suggeriscono che larte edilizia russa ha sognato qui Cristo Trasfigurante di Raffaello Vasilij mor lo stesso anno, ammalandosi gravemente. La sua vedova, Elena, commissiona a Petrok la costruzione del muro del quartiere Kitaj. Quel muro, purtroppo demolito nel XX s, misurava 2,5 chilometri di lunghezza, 6,5 metri di altezza, aveva 14 torri dei quali 6 erano porte. Racchiudeva al suo interno la superficie di circa 520 ettari. Come quello del Cremlino esso era circondato da un campo di cuscinetto e da un profondo fossato, completamente rivestito di pietra e riempito dacqua dalle sorgenti. Dopo 4 anni di lavori, morta (avvelenata, come prova lanalisi chimica dei capelli) Elena, i boiardi cominciarono la guerra per il potere e Petrok allimprovviso si trov nella taverna Il Cremlino Rosso, circondato da barbuti assassini, che facevano di cognome ujskij, Belskij, Voronzov. Il nostro architetto cominci allora a fuggire per la campagna, e gli assassini a correre dietro a lui. A Mosca lasci tutte le sue ricchezze, compreso i beni che gli erano stati assegnati ancora da Vassililj III, e arriv in Lituania, dove si perde per noi ogni sua traccia.

3 Questa era la gratitudine dei Russi suoi contemporanei. Crediate che le generazioni successive lo trattarono con pi rispetto e interesse? Come altri architetti italiani, che lavoravano nel Cremlino a cavallo del XV-XVI ss., Petrok Malyj fu un portatore dello splendore della cultura italiana. Che il suo esempio possa ispirare gli Italiani di oggi, in nome della grandezza della loro Patria.