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1. Un brindisi a Venedikt Erofeev


Bicchieri in alto per il vecchio Erofeev(*1), amici! Col suo immortale poema in prosa Mosca Petuk (*2), che racconta la storia di un vagabondo alcolizzato, lo scrittore contribu a fermentare la cultura del secondo Novecento russo fino al grado massimo consentito, da farci venire un singhiozzo moderno, postmoderno e post-postmoderno. Hurr! un urlo vichingo in risposta a questo brindisi si sprigioner da ogni angolo della regione della Bassa Russia. Si acclamer Venja o Venika(*3), un geniale poeta ubriaco, rincretinito e incompreso, che vomita davanti al pubblico la sua tragica vicenda condita di comici turpiloqui. E che strazio per lo stesso pubblico, che vede codesta sua tragica vicenda coagularsi in un rigurgito di un Santo sulla croce, che lautore raccoglie nel suo Santo Graal della cultura, ispirazione poetica e stravagante fede. Per poi sorseggiare da questa reliquia, strada facendo. Non sperate, oh illustrissimi bevitori, di fare cin-cin con quello stregato calice, ve lo dico subito. Con codesti vostri bicchieri riempiti dacquetta facciamo solo una figuraccia. Tanto pi vi scongiuro di fare una degustazione della perfida pozione venediktiana. Oggi chi stappa? Andate da quel disgraziato. Al limite, chi proprio insiste, pu fare un piccolo assaggino. Ma attenzione, Erofeev pu essere letale per i lettori allergici a tutto come le Signorie Vostre. Tanti sono affogati nei ragionamenti sulle propriet organolettiche della bevanda in questione. Forse perch non stato ancora inventato lo strumento adatto a rilevare la sua profondit, non si riesce a spiegare la sua essenza, concezione, messaggio principale. Che cosa voleva dire lautore? Di che si tratta? Ognuno decide per conto suo e trova ci che vuole. Una confusione totale. Per evitare di creare unatmosfera di mistero, affrontiamo quel chimerico argomento, ma molto sinteticamente, galleggiando sulla superficie e procedendo con grande cautela. La trama sembra innocua. Si narra in prima persona di un pendolare che dalla capitale dove lavora si dirige nel week-end in Petuk, una piccola citt della regione di Vladimir. Va a trovare il suo figlioletto e la giovane donna che ama. Durante tutto il tragitto beve alcolici forti, da solo e poi in compagnia di alcuni passeggeri, finch non cade in delirio e riprende i sensi solo quando il treno ormai sta tornando indietro a Mosca. Scende l da dove partito, alla stazione Kurskij, esce in citt e nel buio notturno finisce nelle mani dei banditi che lo uccidono.

Direste, la storia povera e priva di stile. Ha un gustaccio. Sar, ma la trama non mai commestibile di per s, solo un mosto. Masticatela, amici, sfregatela con la lingua al palato. Vi accorgerete della sua complessit e nobilt degli ingredienti. Prima di tutto, ricorda il classico motivo della fuga, di sapore femminile, da vittime e perseguitati. La fuga del popolo dIsraele dallEgitto, la fuga di Dafne da Apollo, la fuga dei romantici dalla noia e banalit quotidiana. Venika Erofeev fugge dalla vita stessa, trovando rimedio contro tutte le seccature del mondo nelleterna ebbrezza. A questa concettuale sostanza di base se ne mescolano molte altre. Per esempio, vi familiare quel gusto caratteristico del tema di ubriachezza, brava gente? Quello frizzante. Come disse il poeta, Colma il mio nappo, giovinetta bruna, la luna vi infilza il raggio e viva lincubo e il miraggio!. Venika preferisce una bionda, che per non pu raggiungere e per giunta non ha miraggi, - solo incubi. Altro che gioia e sollievo, al nostro poveraccio lebbrezza porta solo dolore, vomito, angoscia, paura, inquietudine e con questi sentimenti egli modella la sua esistenza parallela alla vita normale. Laltro sapore forte da distinguere quello delleterno ritorno. Venika si mette in viaggio e come Ulisse che tornava a Itaca, sogna la sua Patria e la sua famiglia. Nel mitico luogo di Petuk lo aspettano la sua Penelope e il suo Telemaco. Solo che dalla penna di quel cinico di Erofeev salta fuori una caricatura delleroe greco, diventato un guitto peggio di Omero. Molto spazio dedicano i critici al viaggio di ricerca nel poema di Erofeev(*4). Nella classifica di Borges di temi eterni e unici della letteratura, - lassedio del castello, il ritorno, la ricerca e il suicidio di Dio, - il tema della ricerca strettamente legato al tema di ritorno. Ma in Mosca- Petuk che cosa cerca Venika se non fuggire? La sua ricerca il rovescio della medaglia della sua fuga. In ogni caso, quel viaggio, come molti subito notarono, paragonabile al viaggio nellaldil, come quello di Dante nella Divina Commedia. Nella brillante indagine del sobrio critico V.Kuritzin (*5) viene dimostrata una curiosa somiglianza strutturale delluniverso di Venika con quello di Dante, vengono fuori i paralleli tra i personaggi. Ma ancor di pi, a nostro avviso, il tesoro cercato dalleroe di Erofeev riflette le preziose Anime Morte di Gogol. Entrambi i viaggi sono costruiti sullaspirazione ad un certo stato danimo, tanto che lopera di Erofeev si presenta come il seguito del poema di Gogol, il suo moderno secondo tomo. Solo che in MoscaPetuk lappassionata e ambiziosa ricerca gogoliana drogata e lo stato danimo desiderato assomiglia sempre di pi al trance.

Laltro acino nel grappolo dei significati del poema di Erofeev riguarda il tema di non-viaggio, la sfumatura in pi degli stessi temi di fuga, di ritorno o di ricerca, che proviene per da altre piste. Pu darsi, che Venika non si mai mosso dallandrone di una casa sconosciuta e aveva sognato il suo viaggio dallinizio alla fine. Il bizzarro viaggio mancato fu inventato da Laurence Sterne nel suo Viaggio sentimentale di Yorick, dove dello spostamento delleroe parlano solo i nomi delle localit di sosta, riportati nei titoli dei rispettivi capitoli. Le nostre aspettative di arrivare all arrosto di un qualche avvenimento o di interessante descrizione sono affogate nelle brillanti chiacchiere del narratore, che si diverte a prendere in giro noi lettori, re francesi, governi, istituzioni burocratiche, dissolutezza delle dame, vizi della societ, stoltezza degli uomini ecc. Sterne insegna che la letteratura non ha bisogno di maestose facciate e suggestivi paesaggi, opere darte, rarit, carattere locale degli abitanti. Tutto ci che sia degno di essere osservato sono lelasticit della propria mente, i palpiti del proprio cuore e il corretto funzionamento dei propri organi del corpo. Il libro di Sterne, ristampato poco prima della stesura del poema del Nostro, non poteva sfuggire a un bibliomane comera Venedikt Vassilievi. Imparando la lezione, Erofeev va oltre: non lo interessa la vita come tale, ne nellaspetto ritenuto importante, ne in quello insignificante. La materia solo un gravoso fardello. Tutto ci che rimane un nudo testo, un ready-made letterario, un gioco linguistico con degli archetipi della cultura russa ed europea. Siamo invitati a fare un divertente viaggio nello specifico spazio linguistico appositamente creato, in piena conformit con le leggi sintetizzate da R. Barte nel suo saggio Divertimento dal testo. Questo spazio organizzato come carnevalesca funerale della letteratura russa, morta perch lacerata in mille frasi delle citazioni, svuotata da ogni contenuto, inquinata dagli slogan ideologici totalitari, macinata nel tritacarne della volgarit e ignoranza popolari. Infine, il tema del suicidio di Dio, incluso da Borges nellelenco di quei quattro che sono destinati a perdurare eternamente nella letteratura (*6). Limmagine di Venika costruita sul modello di Ges Cristo e tutto il testo si trasforma in una specie dello stilizzato Vangelo. Una moltitudine di dettagli compreso i numeri, presenti quasi su ogni pagina, o il tipo dellesecuzione delleroe alla fine del libro, che ricorda la crocifissione, rivelano la sua aspirazione di somigliare Ges. Ma pi che Ges Venika sembra Dioniso, dio dellebbrezza, ucciso e fatto a pezzi dai Titani per poi essere ricomposto da Apollo. Il suo corpo, fatto di pura letteratura, attraversa tutte le fasi di lavorazione per trasformarsi in nuovo vino.

Cos il cantaro di Dioniso e la croce di Cristo, il chitone di Omero e il drappo di Dante, la marsina di Sterne e il cilindro di Gogol confluiscono nel collo della diva Bottiglia Bacbuc di Mosca Petuk, conficcata nella tasca della giubba ovattata degli operai sovietici. Limprobabile, sconcertante, pantagruelico eclettismo del tessuto narrativo tradisce lautore: altro che un barbone o lo stupido Pierino, egli un bicchiere pieno per quanto riguarda la conoscenza della cultura mondiale. Facciamo un annusatina sui campioni del materiale lessicale con il quale quel farabutto realizza il suo progetto. Assaporate, assaporateli bene, amici! Le citazioni saccalcano con il loro odore di naftalina, gli stili cozzano uno contro laltro, emettendo dallo sforzo parecchio zolfo, le parole emergono dalla candeggina purificante emanando nubi di cloro, gli slogan ideologici e i termini burocratici si decompongono con un tanfo di fogna, il fumo acre del gergo e delle parolacce irrita gli occhi e le narici, - e tutto degnamente ricoperto dalla muffa nobile di ironia, polemica e scherno rabelaisiano. Perbacco! Siamo condannati a ridere. Mica si pu ai funerali come questo (attenti al momento di berci su!) Ma altro che si pu, - si deve ridere ed esultare. Questi dionisiaci funerali sono anche la nascita della nuova vita, della nuova purificata lingua, dei nuovi archetipi culturali e della nostra rinnovata coscienza. Un evento che merita di essere festeggiato. I Russi lo festeggiano cos: il 24 ottobre, giorno del compleanno di Erofeev, una folla di appassionati si raduna alla stazione Kurskij con la scorta di alcolici che bevve Venika, sale sul treno per Petuk e fa un animato giro. Ma Erofeev merita una performance collettiva di memoria anche in Italia. Si potrebbe benissimo organizzarla durante la Sagra delluva in qualche citt, per esempio a Marino. Quando le fontane danno gratis il vino. Lappuntamento alla stazione Termini di Roma, sul treno in perfetto stile erofeeski, un rottame non molto diverso dallelektrika russa e di giusta stagionatura: circolava ancora nel momento della stesura del poema. Tutto il mondo paese. Quel treno per Marino spesso parte dal binario che non c: numero 18, che non riuscirete a vedere anche se non avete ancora bevuto. Lo troverete correndo mezzo chilometro tra i binari 17 e 19 e anche se sarete in ritardo, state tranquilli: lo piglierete, visto che non parte mai in orario. Niente biglietti, mi raccomando. Il controllore Sem ny rimasto da qualche parte tra Mosca e Petuk, qui nessuno lo sostituisce. Il vestito dobbligo da operai e non dimenticate la valigetta con i cocktail che preparate voi stessi. Che ne dite, per esempio, di Il bacio del Cavaliere o di La Bella Addormentata del Fisco?

Note:
(*1) Il vecchio in contrapposizione a Viktor Erofeev, un altro noto scrittore russo contemporaneo. (*2) Scritto nel 1969, pubblicato ufficialmente in Russia solo nel 1989 (*3) Diminutivo e vezzeggiativo del nome Venedikt. Cos il nome delleroe corrisponde, ma non coincide con il nome dellautore stesso. (*4) Vedi, per esempio, il racconto di Viktor Pelevin Ixtlan-Petuk, versione elettronica (*5) Vjaeslav Kuritzin , ., 1992 .296-304 //

(*6) vedi Jorge Luis Borges Quattro cicli. Ancor pi sintetico Rolan Barte, il quale ritiene che ogni testo pu essere ricondotto alla sola storia di Edipo.

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Tre traduttori contro trighe


Mettersi a tradurre unopera come Mosca Petuk un po come cacciare disarmati una tigre. Ci vuole un certo coraggio. Eppure, il periodo durante il quale il poema circol solo in Russo fu abbastanza breve. La caccia prese laire quando i Francesi nel 1976 la pubblicarono come romanzo Moscousur-Vodka. Lanno successivo il grande Pietro Zveteremich(*1), tenace e instancabile macchina da scovo, riusc a condurre quel selvatico di Erofeev in Italia. Appare cos tradotta da lui per i tipi di Feltrinelli Mosca sulla vodka. I pensosi Tedeschi reagirono nel 78, ma non si accontentarono della riduttiva dimensione satirica e alcolica del titolo e preferirono chiamare lopera in loro perfetto spirito del Bildungsroman: Die Reise nach Petuk. Gli Americani si adeguarono nell80 con la loro versione Moscow to the end of the line e gli Inglesi nell81con Moscow Circles, alludendo ai Cerchi nella Commedia di Dante. Questa era la prima ondata. Verso la fine degli anni 90 ci si rese conto delle straordinarie sfaccettature di ogni paragrafo delloriginale e il gioco di traduzione del poema si ricominci da capo un po ovunque. Da noi uscirono nel 2003 Tra Mosca e Petuk di Mario Caramitti e nel 2004 Mosca Petuk di Gario Zappi. (*1) E come se la sono cavati i Nostri? Si sono accorti subito, che lo stile di Erofeev un impasto grottesco di gergo ufficiale, sovietico sacrale, e della parlata della strada, dei beoni, del turpiloquio e dellaffronto, nonch nel frequente impiego del lessico solenne o addirittura filosofico per oggetti e temi

futili o generalmente ritenuti spregevoli(Zveteremich nella Nota del curatore). Ma mentre il bestione passava accanto allo specchio italiano, vi si not il muso di un brutto maiale randagio e si percep un grugnito: Oh, p...o! Come interpretare ci che aveva pronunciato? Naturalmente voi direste, che era: Oh, perbacco!. A me sembrerebbe piuttosto: Oh, peccato!, anche perch lesclamazione pare fosse stata accompagnata da un profondo sospiro. Altri insisteranno sul: Oh, principe azzurro!, visto che nel poema egli si paragona al Piccolo principe. C chi vorrebbe addirittura che si tratti di un arcano spergiuro dei sciamani, una specie di Oh, phagagarrro!. Ma ecco il Traduttore che stabilisce: - Finalmente la bestemmia nazionale P O R C O D I O, mancante in Russo, trova la propria incarnazione letteraria, mancante nella letteratura italiana! Venika, tutto contento che il gioco stesse funzionando, avrebbe vissuto un paio danni in pi. Maniaco delle trappole, egli le dissemin nel suo testo da non lasciar quasi spazio ad altro. Due su tre dei Nostri cascano, mettendo nei puntini di sospensione tutti questi, scusate, cazzo e coglioni, che Venika non ha mica detto. Egli usa le parolacce in modo soft e solo nei casi di stretta necessit. Di questo parla A. Pluzer-Sarno: il lessico osceno nel poema non supera quello degli altri testi degli scrittori russi, che hanno la reputazione di scrittori decenti(*3). Il recensore conta 22 vocaboli osceni in tutto il poema e commenta: E questo tutto. Mentre, per esempio, nella decorosissima Saga Moscovita di Vassilij Aks nov ce ne sono 72, nel romanzo Oog(Ustione) 117. Inoltre, i romanzi di Aks nov abbondano di scene sessuali al limite del ruvido porno. Erofeev invece uno scrittore elegante. Il suo stile ha a che fare con quello di Sterne, da cui il nostro poeta era palesemente influenzato. Lidioma francese ha tre esclamazioni di disappunto, ci informa leccentrico Inglese. Le Diable!, la prima, a guisa del grado positivo; Peste!, - la seconda, corrispondente al grado comparativo; E la terza Che tutti i traduttori fossero come U. Foscolo e seguendo la volont dellautore lasciassero capire a noi qual il grado superlativo della forte commozione danimo in Francese. Ma Foscolo non era provocato, a differenza dei traduttori di Erofeev. Invece, intorno alle imprecazioni di Venika il suo creatore costruisce una gigantesca bufala e riesce a truffare addirittura i suoi commentatori russi, oltre che una massa di lettori. Nellintroduzione di Mosca Petuk lautore ci avverte di aver scritto un intero capitolo di turpiloquio, che poi decise di togliere. Che truffa! Questo capitolo non mai esistito. Ma nel nostro giudizio sul libro abbiamo gi schedato il poema come piena di chiss quali oscenit. Ed ecco ad arrivare nel testo tutti questi puntini di sospensione. Per quanto lo strato espressivo popolare sia utile al Nostro per effettuare i suoi giochi di prestigio linguistico, questi puntini di sospensione gli

servono ad altro: rendere il testo ludico e concettualmente stratificato. In questo modo negli spazi tabuati vengono codificati non solo chiss quali terribili parolacce, che ognuno sceglie o inventa a suo piacimento, ma anche il pudore di pronunciarle. I puntini di sospensione li troviamo anche nellumoristico ragionamento sulle donne: una di loro, ricorda Venika, aveva sparato a I Chi questo I ogni Russo lo capisce al volo: Lenin, mezzammazzato ( ), come si direbbe in Russo, da Fanni Caplan e spesso chiamato nel contesto propagandistico con il solo patronimico Ili, in modo confidenziale. Teoricamente Erofeev poteva mettere questo Ili per intero senza offendere la presunta censura: dal contesto risulta che attentare alla vita di Lenin uno smacco per tutto il genere femminile. Ma lo scrittore fa artisticamente oscillare limpulso dellintelletto come nel jazz lo swing sposta leggermente la rete ritmica fissata nella stesura. N Zveteremich n Zappi captano queste particolarit musicali: uno mette direttamente Lenin, laltro Ili. Un colpo di grazia a tutto il passaggio arriva da entrambi i traduttori quando loro, confondendo i registri despressione, traducono il verbo orinare, di assonanza neutra e termine medico, con il volgare pisciare. Peccato. G.Zappi generalmente riesce a migliorare la versione di Zveteremich, che a volte sembra troppo amatoriale. Per esempio, non confonde ubriaco e brillo. Ma non possiamo perdonargli il disastroso risultato nel penultimo passo del capitolo Elettrougli Kilomentro 43, nel quale Venika, dopo aver elargito le sue ripugnanti ricette, che contengono la lacca, lo shampoo ecc., si lamenta sui consigli di alcuni lettori di anzich bere questi cocktail buttarli via, facendoli scolare direttamente nel lavandino. Questo significato sfugge completamente ai traduttori. Ecco le tre versioni a confronto: Zveteremich: A proposito, mi sono giunte lettere in cui oziosi lettori mi consigliano inoltre di filtrare linfuso cos ottenuto con un passino. Ossia, di filtrarlo con un passino e poi di andare a letto Zappi: A proposito, ho ricevuto delle lettere in cui lettori oziosi mi consigliavano di procedere anche cos: filtrare linfuso attraverso un colabrodo. Cio filtrare attraverso un colabrodo e andarsene a dormire Caramitti, lunico ad afferrare il senso, traduce in modo giusto: Ho ricevuto lettere nelle quali lettori che hanno tempo da perdere raccomandavano di versare il tutto sullo scolapasta e lasciarlo scolare per una notte intera Che accidenti significhi proprio non lo so, tutte queste integrazioni e aggiunte nascono solo dalla povert

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dimmaginazione, da un pensiero con le ali tarpate; ecco da dove escono fuori queste assurde correzioni Abbiamo piacevolmente allungato la citazione oltre il dovuto per far ascoltare al lettore lo scherzoso bofonchiare prettamente gogoliano, che ricorda la parte conclusiva de Il naso. Ma torniamo allargomento. Filtrare attraverso un passino o un colabrodo non significa buttare via, significa eliminare le impurit. Diverso sar leffetto del buttare il liquido sullo scolapasta. La traduzione di Mario Caramitti riesce ad evitare una parte delle gaffe e in alcuni casi rimane ugualmente inesatta. Prendiamo, per esempio, linizio e la fine del poema. assolutamente necessario lasciare il suo titolo cos com. Tra Mosca e Petuk fuorviante e distrugge lossimoro, togliendo allorecchio lacutezza della sostituzione di Pietroburgo con Petuk. Il titolo di Erofeev, lo strappo dallannuncio del riproduttore della stazione, un insieme come Le anime Morte o La neve calda e non come i panini Delitto e castigo, Guerra e pace, Il rosso e il nero, che forse non perderebbero cos tanto dallaggiunta di un altro vocabolo. (Forse, il caso di lasciare Mosca in Russo: MoskvaPetuk, come lo fa M.Colucci?) Le ultime righe del poema rivelano che nessuno dei tre traduttori le capisce. Zappi addirittura riesce a sbagliare la data della stesura dellopera, burlato dallautore stesso, gran maestro di depistaggio, che inventava di tutto e di pi sulle sue creazioni. Ma tutti e tre gli intrepidi traduttori spezzano la frase finale: Sui lavori di cablaggio a eremetevo, trasformando eremetevo (e Lobna) in una specie di Peredelkino, cio in un luogo della stesura dellopera. Qual invece il senso della frase? un nome dellaldil, del buio e muto Inferno, dove Venika viene spedito dopo il suo assassinio. Come si fa a spezzare il nome? Non possiamo mettere sul conto dei traduttori la mancata trasmissione dei termini che veramente non si pu tradurre, come, per esempio, la parola zakuska, il boccone che viene consumato dopo aver bevuto un alcolico. Cos non si pu tradurre dallItaliano la parola strozzapreti, insieme con una moltitudine di altre. Ma comunque nellinteresse del lettore italiano dobbiamo essere molto esigenti verso la qualit delle traduzioni. Per il momento quella di Mario Caramitti si potrebbe definire lunica accettabile. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note:

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(*1) Pietro Antonio Zweteremich (1922-1992) era un traduttore davvero coraggioso: a lui dobbiamo la traduzione del romanzo Dottor ivago di L.Pasternak, la cui pubblicazione nel 1957 nella casa Feltrinelli scaten il conflitto diplomatico con le autorit sovietiche. (*2) Ecco le tre edizioni: Venedikt Erofeev Mosca sulla vodka (a cura di Pietro Zveteremich) Feltrinelli, 1977, 1990 Venedikt Erofeev Tra Mosca e Petuki (a cura di Mario Caramitti) Fanucci, 2003 Venedikt Erofeev Mosca-Petuki e altre opere (a cura di Gario Zappi) Feltrinelli, 2004 Tutte le citazioni del presente articolo sono prese dalledizione di M.Caramitti (*3) Aleksij Plutzer-Sarno Venja Erofeev http://magazines.russ.ru/novyi_mi/2000/10/rec.html

3. La passione italiana di Venedikt Neanche alla fine a Erofeev, ormai famoso, malato di cancro e bisognoso di cure, fu concesso dalle autorit sovietiche il viaggio in Europa, da lui tanto agognato e scherzosamente descritto nel poema. In compenso le sue opere vi ci mettono le radici sempre pi in profondit. In Italia, come ovunque, ci volle tempo per stimare la colossale ampiezza del suo lascito. A determinare la velocit con la quale si raggiungeva la consapevolezza del fenomeno di Erofeev fu la qualit delle traduzioni delle sue opere e il pensiero critico, per lo pi degli stessi traduttori. Zweteremich nellentusiastica Nota del curatore del volumetto di Mosca sulla vodka per primo in Italia fornisce la sua propria interpretazione del testo. Il suo innamoramento per lopera fa pienamente espiare a questa recensione ogni peccato. Ma le conclusioni del critico sul concetto generale del poema oggi sembrano ormai obsolete. Zweteremich prende un abbaglio, ritenendo che loperazione linguistica del testo volta a smascherare e mettere in ridicolo ledificio dellideologia ufficiale. Nel tragico urlo che esce dalla gola dello scrittore il critico vede la chiave di tutto il poema e cita il seguente passaggio: Oh, infami! Hanno ridotto la mia terra nel peggiore inferno di merda e obbligano a nascondere le lacrime davanti alla gente e a esibire il riso! Oh, infime canaglie! Non hanno lasciato alla gente nientaltro che il dolore e, dopo di questo, dopo di questo, il riso da loro pubblico e la lacrima sotto divieto!... Nel lettore si crea lillusione, che Erofeev sia un espressione artistica del dissenso politico-letterario, un ribelle peggiore di A.Radiev.

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Questa opinione abbastanza diffusa, come diventata abitudine tra i critici di nominare Radiev fra le dirette fonti spirituali di Erofeev. Ma non beviamo a garganella tutto ci che troviamo in giro. Restituita al suo contesto, la frase citata acquista tuttaltro significato. Ecco la sua premessa: Oh, poter dire qualcosa adesso, qualcosa che una volta detta faccia sgorgare le lacrime dagli occhi di tutte le madri, faccia addobbare a lutto i palazzi e le capanne, i kilak e gli aul con questi insani propositi che Venika si esercita in retorica da rivoluzionario bolevico Oh, infami!... con il segno esclamativo dopo ogni frase. Abbiamo unautentica parodia al filone della letteratura russa politicamente impegnata da Radiev fino a Solenicyn. Erofeev non solo veste la giubba, ma anche la faccia infarina: far sgorgare le lacrime dagli occhi di tutte le madri significa non distinguere vinti dai vincitori, amici dai nemici, giusti dai peccatori. Non ha senso. Addobbare a lutto sia i palazzi sia le capanne suona altrettanto ridicolo quanto di per s sono comici in Russo i termini kilak e aul. Lenfasi moralistica, didattica, dopposizione ideologica entrano a far parte, secondo il credo del nostro poeta, del complesso della rivoluzione, tanto vilipesa e irrisa nella sua opera. La sfumatura della satira politica pu essere solo presa in considerazione, nulla di pi. Ma se non da Radiev, da dove viene questo particolare atteggiamento verso il sociale in Erofeev? Le parole infuocate del loquace Venika ricordano troppo bene le dichiarazioni babbee di Sterne, - scusate, di Yorick, suo alter-ego e pseudonimo: Tu poi condirti a tua posta, o indolente SERVAGGIO! io dicevo tu sei pur sempre un calice amaro; e sebbene i mortali nascano di generazione in generazione a migliaia per tracannarti, tu non per tanto non sei men amaro(*1). Questi pensieri ispira a Yorick lo stornello in gabbia. Oppure, un'altra invettiva, rivolta direttamente al re francese: Vedi scortesia! e questo manomettere i naufragi di un passeggiere disavveduto che i vostri sudditi allettano a loro lidi per Dio! Sire, non ben fatto: e s che mi rincresce davere che dire col monarca di un popolo tutto cuore e s incivilito e cortese(*2). In occasione delledizione di Mosca sulla vodka appare ne La Stampa questa testimonianza di Serena Vitale, oggi una curiosit storica: " Il racconto di Erofeev ha un retrogusto torbido e disperante, proprio come una gigantesca sbornia di vodka: se il suo ilare e grottesco cinismo pu essere gustato come un piccante antidoto a tanto ottimismo programmatico, la testimonianza indiretta che esso offre sulla crisi, la politicizzazione, la radicale delusione di almeno uno strato della societ russa ben pi amara degli esiti diretti della satira."(*3)

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Gli stessi toni usa Vittorio Strada nella Repubblica del 19 agosto del 1977, nellarticolo intitolato Viaggiando in un limbo di vodka che nel sottotitolo reca: Lalcolismo, grave piaga sovietica. Larticolo, che oggi si presenta come una flash sullinfanzia della critica letteraria mondiale su Moska- Petuk, simpernia su due domande che ricordano quelle fatte della Sfinge nel poema di Erofeev: Perch definire specialmente sovietico un fenomeno antico e universale come lalcolismo? E perch ridurre un testo narrativo quasi a illustrazione di un fenomeno sociologicamente studiato?. Ma per quanto comiche possano oggi sembrare tali domande e per quanto goffi appaiono i ragionamenti nelle rispettive risposte, nel suo piccolo saggio giornalistico Strada si distingue comunque dal fiuto incredibile di un vero critico letterario, quasi inconsapevolmente collocando Erofeev nel Limbo. Nella Divina Commedia di Dante il Limbo il primo cerchio dellInferno, popolato dalle anime di quanti vissero da uomini giusti. Tra loro ci sono grandi poeti dellantichit come Omero e Virgilio. Nel Limbo immagina Bulgakov laldil dei suoi personaggi Maestro e Margherita. Tra laltro, i critici avevano una scusante: nella traduzione approssimativa di Zweteremich andava completamente annacquata lenfasi anti-alcolica del poema. S - s, per quanto possa sembrare strano, nel poema si tratta proprio di propaganda anti-alcolica. Vi ricordate che cosa consigliarono i lettori oziosi a Venika (vedi la tripla citazione nel capitolo precedente)? Di non bere queste schifezze. Ma queste schifezze sostituiscono i vini di bassa qualit, schifezze anche quelli, indegni di essere bevuti in onore del Signore: Non ho nulla che possa essere degno di Te. La vodka del Kuban una tale schifezza! E della Rossijskaja addirittura comico parlarne al Tuo cospetto. E il rosato liquoroso da un rublo e trentasette! Dio mio!.. Quindi, si pu dedurre, non bisogna bere n vini economici n cocktail. Forse ogni tanto un po di nobile xeres. Anche negli altri numerosi passaggi del testo lenfasi anti-alcolica concentrata tra le righe. Perch hai bevuto tutto, Venika? Era troppo, - dicono gli angeli nel capitolo Saltykovskaja-Kucino e il lettore solidarizza, quasi si immedesima in loro. Leffetto psicologico finale del poema paragonabile a quello della storia dellassassinio delle due vecchiette per mano di Rascolnikov: di catarsi, della nostra ricarica morale. Per quanto riguarda invece linterrogativo di V. Strada circa la definizione di specialmente sovietico del fenomeno dellalcolismo, si tratta di un mito che Erofeev abilmente sfrutta per fuorviare il lettore e per cancellare le tracce del proprio metodo. vero, i Russi amano attribuirsi il primato nellinesistente campionato internazionale dei beoni. Proprio perch credono di ottenere in questo modo unimmagine

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particolare, diversa dagli altri popoli agli occhi di tutto il mondo. E tuttavia la Russia un lago di vodka tanto quanto nellurina di Gargantua sono annegati migliaia di parigini. Rappresentando il problema del bere come prettamente nazionale russo, il poema di Erofeev intrappola parecchi critici, soprattutto quelli stranieri. Come abbiamo detto allinizio, con lui bisogna essere molto, molto attenti. La ristampa di Mosca sulla vodka nel 1990 viene accolta con altri due importanti testi critici: la postfazione del volume ristampato, Il diavolo e lacquavite: quel viaggio Moskva- Petuk di Michele Colucci e larticolo su Repubblica del 13 aprile Il bacio della zia Klava di Cesare De Michelis. Assistiamo a tuttaltro livello di professionalit, ai giudizi pi circospetti e ponderati. M. Colucci(*3) rimane colpito da la qualit raffinata e singolare della scrittura di Erofeev, C. De Michelis(*4) lo nomina il pi irregolare da tutti gli irregolari e avverte, che leroe forse, non s mai mosso da Mosca, forse s addormentato e il treno elettrico ha fatto in tempo per ritornare, forse stato solo un sogno. Ma la concezione generale dellopera in entrambi i critici ancora lontana dalla sua diabolica complessit. M. Colucci conclude il suo saggio con laffermazione: Per Erofeev una vera legge morale da restaurare sembra non poter essere che quella cristiana. In questa affermazione fa capolino la morbosa inclinazione di una parte della platea critica russa a riconoscere in Erofeev il nuovo Cristo sulla terra e comunque ad attribuirgli una fervida fede. A sostenere la tesi Ju.Vlassov col suo cosiddetto Commento. Successivamente Venika - Cristo concedette la grazia della sua divina apparizione ad una seguace di Vlassov S. Steblovskaja, che nellardore della polemica con chi vede nel messaggio dellopera solo un inno allalcolismo, scrive: Il poema dedicato alle sofferenze e al cammino con la croce di Venika. Venja il Cristo travestito, Cristo Sofferente dellepoca sovietica ( ) egli si assunto tutte le disgrazie e si addossato tutte le colpe del suo tempo e del suo popolo, come Cristo fu incompreso e brutalmente ucciso dai suoi contemporanei, incapaci di capirlo (*5). La questione non semplice. Il fatto che Erofeev non si separasse dalla Bibbia e che da adulto si facesse battezzare con rito cattolico, stranamente non vuol dire ancora che lo scrittore fosse un profondo e sincero credente. Noi lo conosciamo come un bugiardo innato, come un personaggio letterario incarnato nellautore. Dietro ogni suo si c da sospettare un no e viceversa. Se lui dice sono Cristo, non vuol dire che lo sia n che crede davvero di esserlo, quanto invece che non un cristiano credente. Soprattutto se prega ubriaco o brillo. E lasciamo perdere tutte queste cifre simboliche, che fanno impensierire M. Colucci e altri critici: tutti questi 40 gradini, 4 apostoli, tredici settimane,

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ecc. Erofeev butta un paio di cifre su ogni pagina come si butta losso al cucciolo: su, Fufi, prendi! La vita si far beffe della vostra matematica, tanto elementare che superiore. - tredici quindici quattro dodici quattro cinque ventotto. Certo, qualche strana forma di confessione diagnosticabile a Erofeev,visto che nei classici della letteratura russa un vizio di famiglia professare una fede non conforme ai dogmi del cristianesimo. Diversamente da M. Colucci, C. De Michelis si concentra sullappartenenza del libro al dissenso politico e culturale sovietico e scrive: Il viaggio pi o meno immaginario solo il pretesto per una raffigurazione dal basso della societ sovietica, e soprattutto dalla sua condizione pi simbolica, lalcolismo cronico e disperato. Perch, invece, non considerare la ruvidit del verbo di Erofeev, le bassezze degli argomenti toccati compreso il motivo del bere nella prospettiva della tradizione culturale mondiale, cominciando da Rabelais? M. Bakhtin, parlando dei romanzi Gargatua e Pantagruele, enuclea una serie di blocchi tematici, una parte dei quali riguarda il basso, losceno, le esigenze del corpo. Cos accanto al blocco della morte, degli animali o degli oggetti troviamo quello dellassunzione smisurata di alcool, dellabbuffarsi, del defecare e orinare, del sesso. Il tessuto narrativo contiene lo strato lessicale popolare con tanto di turpiloquio, e daltra parte, arricchito con il lessico aulico e le citazioni dagli autori dellantichit. Il metodo creativo dello scrittore rinascimentale consiste nella distruzione di tutte le connessioni abituali, nella demolizione delle vicinanze abituali tra le cose e le idee e nella combinazione delle vicinanze paradossali, delle connessioni inaspettate compreso quelle logiche e linguistiche (letimologia, la morfologia e la sintassi specifici di Rabelais)(*6). Erofeev, che non poteva non conoscere Rabelais, popolarissimo e presente in ogni biblioteca provinciale dellURSS, segue sia lui direttamente, sia, pi sovente, i suoi due discepoli: Sterne e Gogol. Fu Sterne a insegnargli come si tocca il tema rabelaisiano del basso e dellimpuro senza sporcarsi le dita. Obbedendo alla bacchetta dello schizzinoso maestro, Erofeev spesso costretto a mettere i guanti e manovrare i rifiuti ecologici con le pinze. Da Gogol invece egli prende in prestito quella lanterna del tardo romanticismo, che getta sullargomento basso una luce incerta, ingannante, paurosa. Facciamo i rispettivi esempi. - Non saprei dove trovar donna pi costumata di madame de Rambouillet, n bramerei di trovarne veruna che avesse animo pi illibato e pi virtuoso del suo, - dice ad un certo punto Yorick. Dopo di che racconta come ella compie il suo bisognino. Non ti dia noia, o viaggiatore delicato, che madame de Rambouillet stia pdo esclama

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lautore per finire il paragrafo con lentusiastica quanto velenosa affermazione: e sio fossi stato sacerdote della pudica CASTALIA, non avrei di certo assistito alla sua fontana con decoro pi riverente(*7). Erofeev echeggia allegramente, quando Venika esprime il suo parere sulle donne: Da un lato, come Karl Marx, amavo in loro la debolezza, mi piaceva il fatto che sono costrette a orinare accovacciate, ci mi riempiva di che mi riempiva?.. di volutt, forse? Beh, s, mi riempiva di volutt.. Ed ecco linconfondibile inchiostro di Gogol, da Il mantello, nellepisodio quando i tre vigili acchiappano Akakij Akakievi morto: lo spettro starnut con tale violenza, da accecar quasi collo spolverio tutti e tre. Mentre poi essi si fregavan gli occhi coi pugni, lo spettro si dilegu senza lasciar traccia, tanto che in seguito non erano neppur sicuri daverlo avuto fra mano.(*8). Ed ecco la conversazione di Venika con lo spettro del re del Ponto Mitridate, sporco di moccio: - Mi capita sempre cos: quando c la luna piena, il moccio si mette a colare - E gli altri giorni non cola? - A volte cola. Ma non cos forte come al pienilunio. - E tu che fai? Non te lo pulisci neanche un po? [] - Ma come dirti. Mi capita di pulirmelo, solo che al pienilunio chi mai sarebbe capace di pulirlo? Pi che pulirlo lo spalmi di pi. Come sai, ognuno ha i suoi gusti: c a chi piace buttar fuori il moccio, a chi piace asciugarlo, a chi piace spalmarlo. Ma al pienilunio... Oggi, quando ogni settimana da qualche parte nel mondo esce un articolo su Erofeev, il suo testo comunque non vuole trasformarsi nel parco di Peterhof, pieno di scherzose sorprese, ma rimane sempre una taiga con pochi sentieri. Anzi, appare evidente, che il poema Mosca Petuk come la regione siciliana: pi si approfondiscono le cose e pi si complicano. Il saggio del traduttore e filologo Gario Zappi nel volume da lui curato reca un tentativo di orientarvisi e contiene della stoffa sicuramente da prendere in considerazione. Ma la diritta via era smarrita nel momento in cui egli crede che Erofeev continua ad essere ignorato dalla critica e cita abbondantemente e seriamente il parere di V. Strada, oggi non condiviso neanche nellambito dellinsegnamento scolastico russo. Nelleccellente saggio di M. Eptejn Posle karnavala G. Zappi individua una frase, che cita: Erofeev lultimo mito letterario dellepoca sovietica. Da qui

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segue un incredibile conclusione, posta nel finale del saggio, come riassunto generale di tutto il pensiero esposto in questa sede: Erofeev un retaggio di un mondo ormai scomparso, di un epoca storica ormai trascorsa, di unopposizione a unideologia ormai definitivamente fattasi Storia. Dov quel tenace lettore, che dopo queste righe della prefazione del poema vorr proseguire con la lettura? E poi, egregio critico, in Russia i cambiamenti sono lenti, troppo lenti. Sembra che la gente apposta non voglia cambiar niente nella vita perch la grande letteratura russa conservi in eterno la sua attualit. Ci sembra ancora nuovo e fresco Deravin, figuriamoci se mettiamo Erofeev sullo scaffale dellantiquariato! Nella sorta di post-scriptum al suo testo G. Zappi parla di un episodio di carattere personale, raccontando della sua visita alla vedova dello scrittore (che chiama senza cerimonie con il diminutivo Galja), come appellandosi alla prassi italiana di essere sempre ed ovunque raccomandati, di sfoggiare le conoscenze in alto loco, di essere a tu per tu con dei personaggi famosi. Erofeev, per esempio, cercherebbe di nascondere i propri canali di informazione. E ora passiamo a M. Caramitti, che immaginiamo seduto sulla sua scrivania ridente e per niente spaventato dalle nostre troppo severe e ingiuste critiche. Egli s che ha diritto di ridere: il suo lavoro stato avallato dagli elogi dei tre recensori della rivista elettronica sulla slavistica ESamizdat del 2004: S.Guagnelli, M.Cikada e S.Bartoni, tutte e tre riflessioni intelligenti e quindi da non perdere. Possiamo condividere il loro entusiasmo per il libro di Erofeev e il rispetto per il suo corredo critico. Indubbiamente il saggio di M.Caramitti si presenta ottimo per gli studenti universitari di letteratura russa, che lo devono leggere cos come gli studenti di medicina devono assistere alle operazioni chirurgiche in sala operatoria. Indubbiamente, il testo di M. Caramitti su Erofeev il pi serio di tutta la critica italiana, ma una volta presa la posizione di scherma, calata la maschera ed impugnata larma, siamo obbligati ad attaccare. Prima di tutto, si potrebbe discutere sulla salubrit di prodotti digeriti come il Commento di Vlassov, da dove Caramitti attinge preziose informazioni. Si pu discutere anche su alcuni pareri come questo: Emerge a questo punto un intertesto davvero ineludibile, il romanzo odeporico di denuncia sociale Viaggio da Pietroburgo a Mosca di Aleksandr Radiev. Questa frase troppo leggera. Si crea limpressione che M.Caramitti ripete ci che ruota nei testi degli altri, creando nella critica leffetto contro il quale nella letteratura insorse Erofeev, - la creazione dei clich. Ma vediamo da vicino.

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Nel suo romanzo, reputato da Pukin un testo mediocre(9*), Radiev inventa un particolare genere di viaggio in nome della futura rivoluzione, ripreso poi da Nekrassov e Blok. Vedendo che il suo talento letterario non tale da permettergli di emergere come scrittore, Radiev ricorre al frasario della Grande rivoluzione francese, imparato dallautore russo in Germania durante gli studi, a contatto con la corrente rivoluzionaria locale dello Sturm und Drang. Lesperimento del Viaggio a Mosca ebbe leffetto di una provocazione politica, lautore fin nellesilio siberiano e il titolo del libro diventato famoso. Il titolo. Il libro stesso i lettori lo vanno a leggere solo per verificare lesattezza del giudizio di Pukin. Supponiamo che Erofeev questo esame di coscienza lo abbia fatto e lo invitiamo a fare anche i critici. Altrettanto infondate sembrano le affermazioni del critico, che il posto donore tra gli intertesti di Erofeev spetta a Dostojevskij e Turgenev. E a Gogol no? Nella sfilza dei poeti importanti per Erofeev stranamente non figura Igor Severjanin. Forse, a questi allude M.Caramitti nella frase inclusi alcuni tra i pi banali e lacrimevoli dei simbolisti minori? Ma Severjanin non era simbolista, tanto meno banale e lacrimevole, allora non lui. Insomma, si crea una certa cortina di fumo sulle radici di Erofeev. Qui qualsiasi scelta di nomi legittima, ma deve essere spiegata al lettore. Non si pu argomentare un parere di tale peso con delle parole generiche di una sola frase. Nel caso se non si ha tempo o spazio a disposizione per lanalisi comparativa, la responsabilit del giudizio pu essere scaricata su qualche predecessore di indiscutibile reputazione scientifica, del rango di M. Bakhtin, Ju. Lotman e B. Uspenskij. Ma lanalisi pi esauriente dei paralleli tra Erofeev e Dostojevskij, per esempio, appartiene a Vladislav Bacinin(10*), ancora non ascrivibile a questa categoria, quindi meglio andare a sincerarsi di persona su ci che costui deduce. Per ragioni di spazio solo un ultimo cavillo, a dimostrazione che i consulenti russofoni di M. Caramitti possono fare errori non meno disastrosi di quelli che fanno i consulenti della casa Feltrinelli. Il toponimo Petuki del titolo vuol dire n pi ne meno Galletti. Questa citt dei galli certamente imparentata con quella dove san Pietro tradisce Cristo.... Nossignore, il vocabolo Petuki ha anche altri significati(*11). Prima di tutto, appartiene al primo vocabolario infantile e quindi carico di amore, tenerezza, luce, colori, suoni. Nello stesso tempo, comprende la radice del verbo pet, cantare e allude alla caratteristica del luogo, dove gli uccelli non smettono mai di cantare, ovvero il paradiso. Inoltre qui intrecciata la radice del verbo pit, bere. Come noto, e atone in Russo si pronuncia come i e perci si tratta anche di Pituki, luogo delle bevute. Qual il luogo del canto e delle

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bevute che leroe riesce a visitare realmente nel poema, a differenza del mitico Petuki? Il ristorante della stazione Kurskij. Qui non si beve niente (Vedrai adesso che bel xeres!) e si canta male. Il canto del odiato da Venika famoso cantante Kozlovskij (cognome traducibile come Del capro) un autentico belare. Questo belare traspare nella grafica del testo in Russo, osservabile anche da chi non conosce la lingua russa: - - , - ... - - , - - . - - , - - . Quindi, nel ristorante si canta in modo tragico, se ricordiamo anche che tragedia proviene da tragos capro! Il ristorante della stazione diventa unaltra ipostasi del mancato Petuki, il suo rovescio, in contrapposizione alla solenne citt di Pietro, Pietroburgo e Roma, di cui giustamente parla M. Caramitti. In questo modo, la parola Petuki per la ricchezza delle sue sfaccettature diventa un diamante lessicale pari allitaliano Amarcord. Ottime invece sono le aforistiche e piene di ironia alcune affermazioni come questa: Molti hanno cercato una chiave di lettura unitaria al poema, e naturalmente lhanno trovata: visto che Erofeev ne offre cento, basta ignorare le altre novantanove. *** Cos si conclude il primo atto della travagliata ricerca italiana su MoscaPetuki. I suoi protagonisti sono stati dei pionieri della critica su Erofeev in Italia e nonostante gli inevitabili smacchi meritano tutto il nostro rispetto e gratitudine. Lentamente essi si sono mossi a tastoni nel buio per cercare di interpretare la geniale opera. Hanno preparato il terreno e indicato la strada alla nuova generazione di russisti, il cui obiettivo sar inglobare questo stupendo libro nel bagaglio culturale italiano. NOTE:
(*1) Laurence Sterne Ugo Foscolo Viaggio sentimentale di Yorick lungo la Francia e lItalia Garzanti, 1983 p.193 (*2) Laurence Sterne Ugo Foscolo opera cit. p.11 (*3) Serena Vitale, "Tuttolibri La Stampa", 9 aprile 1977 www.feltrinellieditore.it (*4) Michele Colucci (1938-2002), il noto slavista, allievo di E. Lo Gatto, professore Ordinario di lingua e letteratura russa (*5) Cesare Giuseppe De Michelis (nato nel 1944), il noto russista, allievo di A.M.Ripellino e T.De Mauro, professore Ordinario di lingua e letteratura russa (*6) Steblovskaja Sonja Venika e Khristos Literaturnaja Rossija N.31, 03.08.2001 (*7) M.Bakhtin (*8) Laurence Sterne Ugo Foscolo opera cit. p.173 (*9) N.Gogol trad. T.Landolfi, I racconti di Pietroburgo. Il mantello Giunti Marzocco 1983, p.173 (*10) A.Pukin Aleksandr Radiev A. Pukin Zolotoj tom, p 760 763 Radiev nel campo letterario ha rivelato la completa impotenza e disgraziata mediocrit , Non abbiamo mai reputato

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Radiev un granduomo e il suo Viaggio a Mosca ci sembrava sempre un libro mediocre. Egli sempre imitava qualcuno ecc. (*11) Vladislav Bainin Pietroburgo Mosca Petuki, o Memorie dal sottosuolocome genere filosofico russo, versione elettronica nel http://lib.ru/ (*12) Sulla simbologia del titolo del poema di Erofeev vedi: E. Egorov Poetica zaglavija poemy Ven.Erofeeva Moskva-Petuki e A. Soroan, M. Stroganov O roli omofonii v interpretazii nazvanija poemy Ven.Erofeeva , sul sito www.moskva-petushki.ru (*13) Questo belare M.Caramitti non lo percepisce e toglie tutti i trattini tranne nellesclamazione O-o-oh, mentre G.Zappi nella sua traduzione rivela unincredibile assenza dellorecchio musicale, quando sposta laccento dalla sillaba accentata di tutta la strofa su quella atone: no-o-otturne stelle anzich notturne ste-e-e-elle, son stre-e-egato anzich son strega-a-ato e Non mi re-e-espinger anzich Non mi respi-i-inger.

4. Venika, prigioniero di un mondo nel mondo Al processo penale contro Venedikt Erofeev, accusato di alcolismo, rozzezza, impegno politico e provincialismo che lo ridurrebbero a mera importanza locale allinterno della Russia, lo scrittore non deve essere n assolto n condannato: deve rimanere estraneo. La russistica mondiale che si occupa di Erofeev deve riuscire a trasferirlo dalla panchina degli imputati al centro del vortice delle tendenze interculturali del suo tempo. In questa missione vanno coinvolti anche i critici italiani. Il tema della consonanza del fenomeno Erofeev con il contesto culturale mondiale moderno stato gi affrontato, ma timidamente e sporadicamente. Abbiamo accennato allincantevole racconto di V. Pelevin, dove lautore rivela imprevedibili paralleli tra il poema di Erofeev e Viaggio a Ixstlan di Carlos Castaneda. Le sostanze allucinogene degli sciamani messicani aiutano il protagonista, lo stregone Don Juan, a scoprire nuovi mondi e stati alterati di coscienza, di trovare la libert assoluta e capire il senso della vita. Non meno sbalorditivo ci che ci spiega A. Vassukin nel suo saggio Petuki come seconda Roma (*). Secondo il critico, il lettore francese dovrebbe immediatamente riconoscere nellopera di Erofeev un nesso con il popolare romanzo francese La Modification di Michel Butor. Lo stesso viaggio in treno a vuoto del protagonista, la stessa delusione, gli stessi particolari: leroe parte il venerd santo, alle ore 8 e qualche minuto, al lavoro ha problemi nel gestire i propri dipendenti, si interessa di letteratura, non riesce a unire la propria vita con quella della donna amata. Ma a parte queste coincidenze, sottolinea lautore del saggio, colpisce la somiglianza dei piani concettuali, la problematica esistenziale comune.

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E nella cultura italiana contemporanea non si possono trovare paralleli con il fenomeno Erofeev? A cominciare dai botti natalizi di tutta Napoli uniti alle bombe dei brigatisti di tutta lItalia. Erofeev - piromane installa a guisa di molla della composizione una scatola a forma di vagone, la quale come una lattina di conserva andata male esplode nel big-bang della cultura mondiale, contaminando il cosmo con i fertili brandelli che vanno dai classici al post-modernismo alla stupida canzoncina Un, due, metti le scarpe ai virtuosismi Liszt e Dvok, a unignota zia Claudina (Klava) e alle immagini dei leader politici del mondo. Ma la componente intellettuale sovversiva nel mito di Erofeev consustanziale alla sua insicurezza e alla vergogna di essere un comune mortale. Il carretto passava e quell'uomo al 21 del mese i nostri soldi erano gi finiti gridava gelati

La fuga dalla prosaica esistenza, la voglia di sognare, solo sognare, limpacciata timidezza e la paura di morire e di vivere. Come anche la scelta di ritirarsi dalla vita pubblica. Fiumi azzurri e colline e praterie dove corrono dolcissime le mie malinconie l'universo trova spazio dentro me, ma il coraggio di vivere quello ancora non c'. La percezione del tempo statica: Che anno ? che giorno ? La domanda Che ore sono? faceva impazzire anche Venika. Lucio Battisti lanci il suo primo disco proprio nel 1969. Se fosse nato sulla penisola di Cola, forse sarebbe diventato Venedikt Erofeev e viceversa. Sembrano anime gemelle. Vi pare ridicola questa affermazione? Si potrebbe trovare un accostamento pi appropriato? Forse, nel movimento hippy? Forse nel neorealismo del cinema italiano? Forse. A voi la parola. Nota: * Aleksej Vassu kin Petuki kak vtoroj Rim Zvezda. 1995 N12

Erofeev, Venedikt Vasilevic


Enciclopedia Italiana - VI Appendice (2000)

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di Damiano Rebecchini Erofeev, Venedikt Vasilevi Scrittore russo, nato a Zapoljarnyj, nell'oblast di Murmansk, il 26 ottobre 1938, morto a Mosca l'11 maggio 1990. All'et di 17 anni si trasfer a Mosca dove si iscrisse alla facolt di Lettere dell'universit statale. Espulso dopo breve tempo per inadempienza agli obblighi militari, E. svolse lavori saltuari in diverse citt della Russia e delle repubbliche sovietiche, come muratore, fuochista, guardiano, e altre modeste mansioni, fino a trovare un'occupazione pi duratura nella compagnia telefonica nazionale come addetto alla posa dei cavi. Dedito all'alcool, perse l'impiego e visse a lungo a Mosca, del tutto emarginato, privo di documenti e senza fissa dimora. Inizi l'attivit letteraria nel 1956 con alcuni scritti: Zametki psichopata (1956-58, Appunti di uno psicopatico), Blagovestvovanie (1962, La buona novella) e articoli - mai pubblicati - su letterati e personaggi storici norvegesi. Nel 1970 scrisse la sua opera maggiore, il romanzo Moskva-Petuki (trad. it. Mosca sulla Vodka, 1977) che circol in dattiloscritto nei circuiti non ufficiali della cultura moscovita, raggiungendo ben presto una grande popolarit. Pubblicato per la prima volta in Israele nel 1973, in Russia il romanzo usc, anche se in forma non integrale, solo nel 1988-89 nella rivista Trezvost i kultura (Sobriet e cultura). Moskva-Petuki l'incerto viaggio di un ubriacone, Venedikt, attraverso la periferia e i sobborghi di Mosca verso la sua meta - Petuki - un piccolo centro non lontano dalla metropoli. Scandito da solenni ubriacature e incontri con occasionali compagni di bevuta, il viaggio di Venedikt si trasforma gradualmente da irridente dissacrazione della realt sovietica in intensa esperienza esistenziale, quasi un cammino di espiazione, segnato da cadute e sussulti dell'anima del protagonista. un romanzo dall'intima vena autobiografica, carico di intenso lirismo, in cui emergono a tratti aperti riferimenti ai Vangeli, a tratti consonanze e punti di contatto con i romanzi di Dostoevskij e di Bulgakov. Negli anni successivi, dopo la stesura di Vasilij Rozanov glazami ekscentrika (1973, Vasilij Rozanov visto da un eccentrico), appassionata e libera riflessione sull'opera dello scrittore V. Rozanov, e altri brevi scritti letterari, E. compose la tragedia in cinque atti Valpurgieva no (1985, La notte di Valpurga), ambientata in un ospedale psichiatrico, in cui si accentuano i toni di cupo pessimismo e il senso tragico dell'esistenza umana. La tragedia pubblicata, insieme al romanzo, agli scritti letterari e a parte dei taccuini d'appunti, nella

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raccolta Ostavte moju duu v pokoe (1995, Lasciate in pace la mia anima).bibliografia I.A. Paperno, B.M. Gasparov, Vstan i idi (Alzati e cammina), in Slavica Hierosolymitana, 1981, pp. 387-400. M. Colucci, Il diavolo e l'acqua santa, in Belfagor, 1983, 3, pp. 265-80. M. Eptein, Posle Karnavala, ili venyj Venika (Dopo il carnevale, ovvero l'eterno Venedikt), in Zolotoj vek (Il secolo d'oro), 1993, 4, pp. 84-92. I. Avdiev, Biografija v citatach (Biografia in citazioni), in Novoe literaturnoe obozrenie (Nuova rivista letteraria), 1996, 18, pp. 150-60. Venedikt Erofeev. Bibliografieskij spisok proizvedenija pisatelja i rabot o nem (Venedikt Erofeev. Indice bibliografico delle opere dello scrittore e degli studi a lui dedicati), in Novoe literaturnoe obozrenie (Nuova rivista letteraria), 1996, 18, pp. 199-209.

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Venedikt Yerofeyev
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Born Died Occupation Subjects Literary movement

Venedict Vasilyevich Yerofeyev October 24, 1938 Niva-2 settlement, suburb of Kandalaksha, Murmansk Oblast, Russian SFSR May 11, 1990 (aged 51) Moscow, Russian SFSR Author nonconformism Postmodernism

Notable work(s) Moscow-Petushki Venedict Vasilyevich Yerofeyev or Erofeev or Erofeyev (Russian: ) (24 October 1938 11 May 1990) was a Russian writer. Biography Yerofeyev was born in the small settlement Niva-2, a suburb of Kandalaksha, Murmansk Oblast. His father was imprisoned during Stalin's purges but survived 16 years in the gulags. Most of Yerofeyev's childhood was spent in Kirovsk, Murmansk Oblast. He managed to enter the philology department of the Moscow State University but was expelled from the University after a year and a half because he did not attend compulsory military training. Later he studied in several more institutes in different towns, including Kolomna and Vladimir, but he never managed to graduate from any, usually being expelled due to his "amoral behaviour" (freethinking). Between 1958 and 1975, Yerofeyev lived without propiska in various towns in Russia, Ukraine, Belarus, and Lithuania, also spending some time in Uzbekistan and Tadjikistan, doing different low-level and underpaid jobs; for a time he lived and worked in the Muromtsev Dacha in Moscow. He started writing at the age of 17; in the 1960s he unsuccessfully submitted several articles on Ibsen and Hamsun to literary magazines. Literary legacy

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Yerofeyev is best known for his 1969 poem in prose Moscow-Petushki (several English translations exist, including Moscow to the End of the Line and Moscow Stations). It is an account of a journey from Moscow to Petushki (Vladimir Oblast) by train, a journey soaked in alcohol. During the trip, the hero recounts some of the fantastic escapades he participated in, including declaring war on Norway, charting the drinking habits of his colleagues when leader of a cable-laying crew, and obsessing about the woman he loves. Referred to by David Remnick as "the comic high-water mark of the Brezhnev era",[1] the poem was published for the first time in 1973 in Jerusalem immediately making Yerofeyev famous throughout the world. It was not published in the Soviet Union until 1989. Of note is his smaller 1988 work, My Little Leniniana ( , Moya malenkaya Leniniana), which is a collection of quotations from Lenin's works and letters, which shows the unpleasant parts of the character of the "leader of the proletariat". Yerofeyev also claimed to have written in 1972 a novel Shostakovich about the famous Russian composer Dmitri Shostakovich, but the manuscript was allegedly stolen in a train. The novel has never been found. Before his death of throat cancer Yerofeyev finished a play called Walpurgisnacht, or the Steps of the Commander (" ") and was working on another play about Fanny Kaplan. References 1. ^ "Susan Orlean, David Remnick, Ethan Hawke, and Others Pick Their Favorite Obscure Books". Village Voice. 2008-12-02. http://www.villagevoice.com/2008-12-03/books/susan-orlean-david-remnickethan-hawke-and-others-pick-their-favorite-obscure-books/.