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Epifania

L’angelo Gabriele viene mandato da Dio-Trinità a Maria il cui nome in ebraico significa “Amata da Dio”. Maria era “promessa sposa”. Il matrimonio (ebr. “qiddushin”) ideale si effettua all’interno della tribù. Il matrimonio ebraico si svolgeva in due tappe: la prima “sposalizio” (ebr. “erusin”) quando la donna aveva 12 anni e l’uomo 18 anni serviva per stabilire la dote ma ognuno stava ancora a casa sua sebbene fossero già marito e moglie; la seconda tappa le “nozze” (ebr. “nissoum”) avveniva un anno dopo in cui gli sposi andavano ad abitare insieme. L’angelo Gabriele dice a Maria, “Rallegrati”, perché è stata colmata dell’amore di Dio. Lei, una donna che nella società ebraica non avrebbe avuto valore di una testimonianza affidabile, a cui si manifesta tutta la gloria di Dio. Lei, una donna, che rompendo con la tradizione ebraica del marito che da il nome al figlio è incaricata di chiamare il bambino “Gesù” che significa “Dio salva” o “Salvatore”. L’angelo Gabriele annuncia a Maria che in Gesù saranno compiute tutte le promesse di Dio al popolo di Israele. Maria chiede “Come è possibile non conosco uomo?” perché era nella prima fase del matrimonio, lo “sposalizio”. L’angelo le dice che lo Spirito Santo si unirà indissolubilmente a Lei, generando Gesù. Che Gesù sarà “santo” cioè il Santo di Israele, il Messia cioè il re unto di Israele. L’angelo ribadisce a Maria che “nulla è impossibile a Dio” e gli pone davanti l’esempio della sterilità e della anzianità di Elisabetta che non ha impedito l’azione di Dio nel farle concepire con Zaccaria, Giovanni il Battista. San Giuseppe e Maria santissima sono di Nazaret – la città fondata nel II sec. a.C. dai discendenti della famiglia e del casato del re Davide tornati dall’esilio babilonese – che si chiama così perché in ebraico “nezer” da cui deriva Nazaret significa “germoglio” o “virgulto”. Infatti la promessa di Dio parla chiaro: “Ma il Signore non rinnegherà la sua misericordia e non permetterà che venga meno alcuna delle sue parole. Non farà perire la posterità del suo eletto né distruggerà la stirpe di colui che lo amò. Concesse un resto a Giacobbe e a Davide un germoglio nato dalla sua stirpe” (Sir.47,22). Nazaret è un villaggio conosciuto anche dal fariseo Nicodemo, membro del sinedrio, che dirà sarcasticamente della sua pretesa nota di essere la città detentrice della promessa davidica: “Può mai venire qualcosa di buono da Nazaret?” (Gv.1,46). Anche nel testo ebraico anticristiano le “Toledòt” si legge che Gesù è di stirpe regale davidica: “sua madre Miriam era ebrea e aveva un marito che era della stirpe regale della casa di Davide”. In effetti nella stirpe regale davidica – stirpe di peccatori terribili – in cui “non c’è nulla di buono” nasce Gesù, sorge la luce a rischiarare le tenebre del peccato della stirpe davidica, inaugurando il regno del “Buon Pastore”. Infatti la stirpe davidica è terribile; a cominciare con il patriarca Giuda che collaborò alla vendita del fratello Giuseppe e si unì in modo incestuoso con la nuora Tamar che lo ingannò travestita da prostituta per l’occasione, proseguendo con i re davidici che per la maggior parte furono idolatri, immorali e anche criminali – gli unici che fanno eccezione sono il re Ezechia e Giosia – lo stesso Davide si macchia di peccati e delitti spaventosi. Continuando nella genealogia di Gesù – (Mt.1) – è nominata Raab prostituta di Gerico che accoglie le due spie straniere inviate da Giosuè – colui che in punto di morte lascerà un bellissimo testamento: “Per quanto riguarda me e la mia famiglia, noi serviremo il Signore” (Es.17,9-13) – poi c’è Rut la moabita che rinnega la sua idolatria e ha seguito Noemi a Betlemme dicendole “Il tuo popolo sarà il mio

popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio” (Rut.1,17) che sarà moglie di Booz e nonna di Iesse e bisnonna del re Davide. C’è anche Betsabea che in comunella con il re Davide uccise il marito di lei, Uria, aspramente rimproverati dal profeta Natan e puniti per il duplice peccato con la morte del primo figlio ebbero come secondogenito il re Salomone del quale si dice: “la tua scienza ricoprì la Terra … ma accostasti i tuoi fianchi alle donne e ne fosti dominato nel corpo, così deturpasti la gloria e profanasti la tua discendenza … ma il Signore non rinnegherà la sua misericordia e non permetterà che venga meno alcuna delle sue parole” (Sir.47). Quali le parole di Dio al re Davide? “Io renderò stabile per sempre il trono del suo regno” (2Sam7,13). Questa “stabilità” è dono della Misericordia di Dio che si chiama Gesù che assume, purifica ed eleva la storia carnale e terribile della discendenza davidica riservandosi totalmente immacolati gli ultimi due esponenti del clan davidico: San Giuseppe e Maria santissima. Lo storico Egesippo del II secolo d.C. conferma Nazaret come città del clan davidico collegato con Gesù dando notizia di Giuda “fratello” di Gesù (cfr. Mt.13,55 e Mc.6,3) – in ebraico non c’è la parola “cugino” e si usa “fratello”, ma Giuda è il “cugino” di Gesù - e ci narra di 60 anni dopo che “della famiglia del Signore restavano ancora i nipoti di Giuda”. Gesù di nascita è quindi un principe – per discendenza davidica – e pertanto viene da subito considerato pericoloso dalle autorità del tempo perché effettivamente avrebbe avuto titolo per essere proclamato re d’Israele e Messia. Tutti ricordiamo alla Pasqua l’accoglienza regale di Gesù in Gerusalmemme: “Osanna al figlio di Davide!” seguita dalla sua crocefissione il 7 aprile del 30. Al tempo di Gesù le persone più disprezzate – insieme ai pastori di pecore “nere” – erano sicuramente i pagani, chiamati “goim”, tanto che al Salmo 78 è scritto: “Riversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono e sui regni che non invocano il tuo nome”. Quindi le persone più lontane di Dio sono i pagani e tra di essi i maghi di cui dice il libro del Levitico: “Non praticherete alcuna sorta di magia o divinazione” (Lv.19). Pertanto è comprensibile la sorpresa della comunità cristiana primitiva – gli ebrei convertiti al cristianesimo - nel trovarsi di fronte a questa pagina di Matteo, al capitolo 2, nel quale si legge che i primi a riconoscere Gesù come Dio e Signore sono proprio dei pagani, cioè persone lontane, escluse da Dio, ma che esercitavano addirittura un’attività talmente condannata e maledetta che nel primo catechismo della chiesa cristiana del I secolo che si chiama Didaché, cioè “dottrina” o “ insegnamento”, l’attività del mago è proibita ed è situata tra il divieto di rubare e quello di abortire. E quindi creò sconcerto il fatto che fossero proprio dei maghi. Il termine “mago” all’epoca dell’evangelista significava “ingannatore, condannatore”. Nel Talmud si legge che “chi impara qualcosa da un mago, merita la morte”. Ma si chiede papa Benedetto XVI, “chi erano i magi”? Risponde: “La nuova versione della Sacra Scrittura ha tradotto il termine “magoi”, “magi” con “astrologi”, ma quegli uomini non erano sicuramente né maghi intenzionati ad impossessarsi di Dio e del mondo, né astronomi nel significato che oggi la scienza dà a questo termine, né astrologi desiderosi di sondare i misteri del futuro e di vendere la conoscenza che ne avrebbero potuto trarre. Erano persone che andavano in cerca di qualcosa di più, andavano in cerca della vera luce che ci indica la strada sulla quale dobbiamo camminare nella nostra vita. Erano persone convinte che la firma di Dio è riportata nella creazione e che noi dobbiamo (e possiamo) tentare di decifrarla. Che a noi è dato di trovare le tracce di Dio e farci guidare da esse per arrivare alla vera vita. Non
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erano dunque avventurieri come i circumnavigatori del globo dell’età moderna, che volevano ottenere nuove conoscenze sul mondo e crearsi in tal modo una fama. E neppure c’era in loro quella curiosità tipica della scienza, che invia razzi nel cosmo per strappargli i suoi segreti più reconditi. Il loro sguardo arrivava molto più lontano. Erano persone che andavano alla ricerca di Dio e quindi andavano alla ricerca di se stesse … cercavano l’autentica saggezza che insegnasse loro come si deve vivere, come si fa ad essere uomini” (Joseph Ratzinger, Sul Natale, 2005, LINDAU, pp.87-88). Gli studiosi sono pressoché concordi nell’identificare questi personaggi come appartenenti ad una casta sacerdotale persiana, studiosi di astronomia e astrologia, ed intimi discepoli e custodi della dottrina di Zoroastro. C’è una buona concordia anche nell’attribuire la loro provenienza dalla Mesopotamia, Persia e Caldea. Invece per Origene, grande teologobiblista del II secolo, nella sua opera “Contro Celso”, i Magi sono degli esoteristi convertiti che «quando vollero compiere le loro pratiche abituali non ci riuscirono, quelle pratiche che essi prima operavano con formule e sortilegi, ne cercarono la causa, ritenendo che dovesse essere straordinaria, e scorgendo quel segno divino nel cielo (“abbiamo visto sorgere la Sua stella e siamo venuti per adorarlo”, (Mt.2,2)) vollero indagarne il significato. Ed a me pare che essi, avendo le stesse profezie di Balaàm, esperto pure lui nell'arte dei maghi, trovarono lì la profezia della stella (Nm.24,17): “io mostrerò a lui, ma non ora; io lo chiamo beato, ma egli non si accosterà. Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele”; quindi congetturarono che quest'uomo (= Gesù), la cui nascita era stata predetta dall'apparizione della stella, doveva essere venuto nel mondo, e ritenendolo più potente di tutti i demoni, e degli esseri che di solito apparivano a loro ed avevano un certo potere magico, essi vollero adorarlo … Appar dunque naturale che alla nascita di Gesù, quando uno “stuolo della milizia celeste”, come scrisse Luca (Lc.2,13) ed io credo fermamente, lodò e disse: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà” (Lc.2,14), la conseguenza di questo fu che i demoni perdettero il loro potere e la loro forza, dacchè il loro incantesimo fu rotto e distrutta la loro potenza». Per San Giustino (100-165 d.C.) i Magi sono ex esoteristi: “Una stella lucente si levò, e un fiore germogliò dalla radice di Jesse, questi è il Cristo” (Apologia prima). “Che egli poi dovesse sorgere come stella attraverso la stirpe di Abramo, Mosè l’ha rivelato con queste parole: ‘Sorgerà una stella da Giacobbe, un capo da Israele’. E in un altro passo la Scrittura dice: ‘Ecco un uomo, Oriente è il suo nome’. E’ scritto infatti nelle memorie dei suoi apostoli che alla sua nascita si levò nel cielo una stella: da questo lo riconobbero i magi giunti dall’Arabia e vennero ad adorarlo … Coloro che tramandano i misteri di Mitra sono spinti dal diavolo a dire che loro compiono i riti di iniziazione in un luogo che chiamano grotta … I magi che erano preda di tutte le cattive azioni messe in opera da quel demonio, una volta venuti ad adorare Cristo, mostrarono di essere liberati di quella potenza che li infestava … I magi giunti dall’Arabia lo adorarono passando prima da Erode” (Dialogo con Trifone). Sicuramente i Magi che appartengono alla grande tradizione astronomica mesopotamica non hanno un approccio magico – ripiegarsi su di sé nel proprio delirio di onnipotenza per strumentalizzare con una tecnica la divinità – ma un approccio di fede, fare l’esodo dalla Persia in Giudea, per adorare con la “proskynesis” il gesto di massimo onore possibile con cui si riconosce la sovranità assoluta nel bambino Gesù, presentandogli i doni regali,
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sacerdotali e nuziali – oro, incenso e mirra – e accettando di ritorno di “cambiare strada”, di convertirsi, rifiutando di passare da Erode. I Magi non cercano i “doni di Dio” ma il “Dio dei doni” donando a lui quanto hanno di più prezioso e rifiutando di consegnare Gesù ad Erode, di apostatare la fede in Cristo. Così dimostrano che sono Figli di Dio, figli della Luce non delle tenebre! Nell’epifania (lett. “manifestazione” o “svelamento”) del Verbo incarnato al mondo – festa della Luce – i Magi, uomini in ricerca, puri di cuore, e vigilanti – sfidando la derisione del relativismo pagano vanno in cerca della Verità e hanno “l’umiltà di chinarsi davanti a quel Dio che si è reso così concreto e così semplice da contraddire il nostro stolto orgoglio, che non vuole vedere Dio così vicino e così piccolo” (papa Benedetto XVI, Epifania, 6 gennaio 2012). I Magi hanno un cuore inquieto – come direbbe sant’Agostino – perché non si accontentano di niente che sia meno di Dio. Ma anche Dio ha un cuore inquieto “e per questo si è incamminato verso di noi, verso Betlemme, verso il Calvario, da Gerusalemme alla Galilea e fino ai confini del mondo” (papa Benedetto XVI, Epifania, 6 gennaio 2012). I Magi annunciano ad Erode che “è nato il re dei Giudei” (Mt.2,2) perché “abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. L’attesa del popolo ebraico del “dominatore del mondo” era febbrile, basta leggere la profezia biblica del profeta Michea: “E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti” (Mi.5,1). Infatti “sappiamo dell’esistenza, nel I sec. d.C., di una credenza (sorta in Oriente, e poi diffusasi altrove) secondo la quale uomini provenienti dalla Giudea avrebbero dominato il mondo: ce ne parlano Giuseppe Flavio, Tacito e Svetonio, ed una eco di queste voci è forse riscontrabile anche nella predizione, fatta da alcuni astrologi a Nerone, di una futura signoria di quest’ultimo sull’Oriente oppure proprio sul regno di Gerusalemme” (Svetonio, Nerone, 40.2). Pensiamo, ancora, alla IV egloga virgiliana e alla tradizione conservata da Zaratustra secondo cui “il principe del bene trionferebbe sul male grazie ad un alleato, verità incarnata, che doveva nascere da una vergine che nessun uomo aveva avvicinato” (Giuseppe Firpo, Il problema cronologico della nascita di Gesù, p.90). Tutte le grandi profezie della Bibbia di Isaia, Michea, Geremia, Ezechiele e Daniele affermano di Gesù: “Tutti i popoli, nazioni e lingue lo serviranno; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto” (Dn.7,14). Lo storico romano Tacito (55-120 d.C.) scrive a proposito della “guerra giudaica” del 66-74 d.C.: “Nella maggioranza (degli eberei) vi era la convinzione che negli antichi libri dei loro sacerdoti fosse contenuta la profezia che l’Oriente sarebbe diventato molto potente e dei condottieri provenienti dalla giudea erano destinati a conquistare il mondo” (Tacito, Historiae V, 13). Dice anche lo storico Svetonio (75-130 d.C.): “Cresceva per tutto l’Oriente l’antica e perdurante opinione secondo cui era destino che in quel tempo dalla Giudea dovessero arrivare i dominatori del mondo” (Svetonio, Vite dei dodici Cesari (Vespasiano IV, 5)). Afferma la IV Egloga di Virgilio – che cogli molto bene l’attesa del tempo e si ispira agli “Oracoli Sibillini” - scritta pochi anni prima della nascita di Gesù: “Ormai torna anche la Vergine, tornano i segni di Saturno e col fanciullo ora nasce … cesserà la razza del ferro e sorgerà in tutto il mondo quella dell’oro … Egli riceverà la vita divina e reggerà il mondo pacificato … inizierà questa splendida età”. Un attesa febbrile del Messia – tra il 10 a.C. e il 2 a.C. – confermata dagli “oroscopi messianici” di
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Qumran negli studi di Wacholder e Beckwith. Erode lo sapeva! Inoltre Erode conosceva la profezia della Genesi che dice: “Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli” (Gn.49,10). Ebbene Erode – re di giuda dal 40 a.C. grazie alla cittadinanza romana - era straniero, idumeo figlio di Antipatro e non giudeo, che volendo accreditarsi come figlio di Davide distrusse gli archivi e tentò di falsificare il suo albero genealogico nel vano tentativo che questa profezia di Giacobbe non lo riguardasse. Pensava che la venuta del Messia nel riprendere il regno di Giuda dalle mani di uno straniero, sarebbe stata vanificata se fosse riuscito a dissimulare la sua origine idumea. Da qui la strage degli innocenti, l’uccisione dei bambini venuti alla luce a Betlemme negli ultimi due anni. Non ha alcun scrupolo neanche ad uccidere i suoi figli. Quindi Gesù, dopo la nascita a Betlemme subirà l’esilio forzato in Egitto per scampare alla strage dei “martiri innocenti” ordinata del re Erode il “Grande” malvagio re di Giuda dal 34 al 4 a.C. , detto il “Grande” per aver costruito molti palazzi in Gerusalemme compreso un nuovo Tempio. Ebbene, Gesù andrà a vivere a Nazaret – dopo l’esilio egiziano - nella città del “germoglio” di Iesse, del clan della discendenza del re Davide. Perché i Magi adorano Gesù? Era la stessa cultura di quei popoli, dei sapienti persiani che attendeva quello che chiamavano un “soccorritore divino”, il “salvatore”. Per il teologo Giuseppe Ricciotti – nella sua “Vita di Gesù Cristo” del 1941 – i Magi non erano astrologi e fattucchieri, “pur studiando il corso degli astri, come tutte le persone colte a quei tempi”, perché nell’Avesta il libro sacro dei fedeli di Zarathushtra sono condannate le dottrine mantiche ed astrologiche dei Caldei e viene presentata la figura del “saushyant” o “soccorritore” che farà vincere il Bene (Ahura-Madzah o “Saggio Signore) sul Male (Angra-Mainyu o “spirito del male”). Col tempo il “soccorritore divino” viene identificato con tre personaggi futuri nati dalla stirpe di Zarathushtra; quello principale Astvat-ereta (“Verità incarnata”) e il terzo “soccorritore” che sarà partorito da una fanciulla “senza che alcun uomo le si avvicini”e con lui si verificheranno la resurrezione dei morti, il giudizio universale sull’umanità e il ristabilimento del regno di Ahura-Madzah o “Saggio Signore. Al tempo – come mostrano gli Oracoli di Ystaspe – c’era la tendenza ad intrecciare concetti della Bibbia con idee persiane ed è pertanto del tutto verosimile che la conoscenza dell’aspettativa di un Re-Messia fosse identificata con l’aspettativa del “saushyant” o “soccorritore”. Secondo Erodoto (V sec. a.C.) i “Magi” erano la casta sacerdotale dei Medi. Ovviamente San Matteo evangelista non conosceva nulla dell’Avesta e presenta i Magi come dei strani personaggi. Non ne conosciamo il numero. Tertulliano (155 ca., 222 d. C. ), scrittore cristiano, è il primo a dire che i Magi erano “Re”. Perché lo dice? Perché è detto in un Salmo: “Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi” (Salmo 71). Origene teologo di lingua greca della Scuola di Alessandria (185-253), ne fissa il numero in tre perché sono tre i doni portati: “oro, incenso e mirra”. Sono ritenuti: 2,4,6,12 ma dal IX secolo il loro numero venne fissato tradizionalmente in tre. Infine nel VI secolo d. C. Cesario di Arles parla di Re Magi chiamati Gaspare (lett. “Stimabile maestro”) che diede a Gesù l’incenso, Melchiorre (lett. “Il mio re è Luce”) che diede a Gesù la Mirra e Baldassarre (lett. “Dio protegge la sua vita”) l’Oro, nomi presenti anche nell’apocrifo molto tardivo che si chiama “Vangelo armeno dell’infanzia” che inoltre amplia molto la varietà dei doni
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portati dai Magi. Molto interessante è che ne “Il Milione”, Marco Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, in Persia, ritenuta loro città d’origine, confermando anche i tre consolidati nomi e affermando anche che si trovavano riposti all’interno di tre tombe distinte, ancora incorrotti, con barba e capelli. Il beato Odorico da Pordenone, recatosi nel 1320 proprio in quella regione, confermerebbe quanto narrato da Marco Polo. Dopo la Natività i tre ricompaiono solamente “da morti”. Le testimonianze riferiscono che i corpi furono recuperati in India da Sant’Elena e portati a Costantinopoli, arrivati poi a Milano, nel periodo delle Crociate, vi rimasero fino al 1164, anno in cui furono trasferiti da Federico Barbarossa a Colonia in Germania e qui riposti all’interno della Cattedrale dove vengono tutt’ora custoditi e adorati da numerosi pellegrini. Nei vangeli la “stella” (Mt.2,2) diventa col tempo la “stella cometa”; potrebbe essere sia il fenomeno astrofisico della congiunzione di Giove e Saturno nei Pesci, rarissima, che nel 7 a.C. avvenne tre volte (29 maggio, 1 ottobre e 5 dicembre) e registrato nel “calendario stellare di Sipar” una antichissima tavoletta di terracotta contenente una scrittura cuneiforme e proveniente dall’area dell’Eufrate e confermato dalla “tavola planetaria” un antico papiro egiziano pubblicato nel 1902 che conferma il calcolo di Keplero del fenomeno celeste al 7 a.C. del vistosissimo fenomeno oppure anche un fenomeno soprannaturale. Nel primo caso spiegherebbe lo strano comportamento della “stella” dei Magi che nel Vangelo di Matteo, appare, scompare e poi riappare. Inoltre nell’ottocento lo studioso danese Munter trova un commentario ebraico alla profezia delle “Settanta Settimane” di Daniele che certi altri dotti ebrei consideravano essere la congiunzione di Giove e Saturno nei Pesci come uno dei segni della nascita del Messia. Inoltre per gli astrologi babilonesi, Giove era “il pianeta dei dominatori del mondo”, Saturno “il pianeta protettore di Israele” e la costellazione dei Pesci era considerata il “segno della Fine dei Tempi o inizio dell’Era Messianica”. Per questo i Magi si chiedono: “Dove è nato il re dei giudei?”. Gesù è il punto centrale di uno slancio di attesa di 18-20 secoli che lo attende confermato da almeno 300 profezie e di uno slancio di adorazione che lo segue; uno sviluppo di 40 secoli – unico! – contrario alle leggi che reggono i fenomeni storici. Così nei Magi si compie l’attesa dei popoli: “Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio” (Salmo 93), “Tutti i popoli che hai creato verranno e si prostreranno davanti a Te, o Signore, per dare gloria al tuo nome” (Salmo 85) e “Tutti i confini della terra si prostreranno davanti a Lui tutte le famiglie dei popoli” (Salmo 21). I “Re Magi” rappresentano i “Re Gentili” – cioè i Re dei popoli pagani di tutta la Terra che vanno ad adorare il bambino Gesù. In quel momento con la Sacra Famiglia, i pastori di pecore nere e i Re Magi nasce la Chiesa Cattolica, cioè universale! Per alcuni i “Re Gentili” indicherebbero le tre razze umane, discendenti dai tre figli di Noè, ossia, Sem, Cam e Iafef. Il Cardini dice che i Magi sono il simbolo delle età dell’uomo e delle dimensioni del tempo cosmico, espressioni dunque del presente, passato e futuro rotanti attorno al Cristo Kosmokrator e Kronokrator. Marsilio Ficino, invece, descrive i doni dei tre Magi come doni dedicati al “Signore delle stelle da parte di tre Signori dei pianeti” (oro=Giove; incenso=Sole; mirra=Saturno). I tre doni possono anche rappresentare i 3 continenti dell’antica tradizione (Europa, Africa, Asia). Dio disse ad Abramo “Ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo” (Gn.22,17) paragonando la Sua discendenza nella
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fede – non nella carne – alla “moltitudine delle stelle del cielo” per significarne il padre di tutte le genti si attendesse non una stirpe terrena ma celeste. Cristo è la “super nova” cioè una di quelle stelle inizialmente molto deboli – bambino Gesù - in cui una esplosione interna sprigiona la luce della cometa e il calore, “la luce dell’amore di Dio” e “alla fine i Re Magi stessi, così come generalmente i Santi “sono diventati a poco a poco loro stessi costellazioni di Dio, che ci indicano la strada” (Benedetto XVI, Epifania, 6 gennaio 2012). Dice San Paolo: “[Gesù] ci ha messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto” (Col.1,12-13). Ai Magi rappresentanti de “il popolo che camminava nelle tenebre vide[ro] una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is.9,1); dal paganesimo ordinariamente violento e idolatra a Cristo l’unica luce del mondo e alla sua unica Chiesa il lucerniere. Cosa è questa luce del Natale? “Il Verbo si è fatto carne e ha preso dimora presso di noi!”; egli è venuto come bambino per vincere la nostra superbia e renderci liberi dalle catene del peccato per amarlo. Come Maria dobbiamo dire “Si faccia di me, secondo la tua Parola”. Come i pastori dobbiamo “senza indugio, in fretta” lasciare le nostre attività umane e andare a trovare la sacra famiglia attorno a Gesù bambino per essere “avvolti di gloria e di luce”. Urge convertirsi! Come i Magi dobbiamo lasciare le nostre false sicurezze e metterci in discussione seguendo la “stella” – accogliendo le grazie – per giungere ad adorare Gesù eucarestia qui in Chiesa per adorarlo per sempre in cielo. Urge l’adorazione eucaristica! I pastori e i Magi sono figura degli ebrei e dei pagani che Gesù, fin dalla sua nascita, unisce universalmente alla sua adorazione. Nessuno viene escluso dall’Amore di Dio, ne i pastori di “pecore nere” gravemente impuri ne i Magi pagani e idolatri considerati maledetti. Occorre però rispondere “ECCOMI” alla chiamata del nostro Salvatore! Egli infatti dice: “Ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv.10,16). Infatti solo Gesù è “il nome sopra ogni altro nome” e “nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sottoterra” (Fil.2,9-10). Cosa rappresentano i doni che i Magi porgono a Gesù? Dice Sant’Ireneo (130-202 d.C.): “Balaam profetizzò anche la sua stella in questi termini: ‘Spunterà una stella da Giacobbe e sorgerà un capo in Israele’ (Nm.24,17). Ora afferma che i Magi, provenienti dall’Oriente, dissero: ‘Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo’ (Mt.2,2) e che dalla stella furono condotti alla casa di Giacobbe (Lc.1,33), dall’Emmanuele e mostrarono, con i doni che gli offrirono (Mt.2,11), chi era Colui che adoravano: la mirra mostrava che Egli era Colui che per il genere umano, che è mortale, sarebbe morto e sarebbe stato sepolto; l’oro, che era il Re, ‘il cui regno non ha fine’ (Lc.1,33); l’incenso, che era Dio, il quale ‘si fece conoscere in Giudea’ (Sal.75,2) e si manifestò a coloro che non lo cercano (Is.65,1; Rm.10,20)” (Adversus Haereses). L’oro è il simbolo del potere regale – Gesù è il Re “per sempre” - l’incenso è il simbolo del potere sacerdotale – Gesù è il “Sommo sacerdote”, la vittima e il Tempio - e la mirra è il profumo della sposa, Gesù è lo Sposo, l’unico sacrificio profumato di santità agli occhi del Padre che riunisce la sua sposa in intimità; non più solo gli ebrei ma anche i pagani. Allora il significato di questa festa dell’Epifania: la manifestazione dell’amore universale di Dio. Non c’è nessuno al mondo
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che possa sentirsi escluso dall’amore del Signore. Questa è la buona notizia che l’evangelista qui anticipa. Tre le possibili risposte all’Amore di Dio: • Erode: “l’amore di sé fino al disprezzo di Dio” (Agostino). Tra la volontà di Dio e la sua egli ha scelto la sua. CHIUSURA. • I sacerdoti: sanno che Gesù nascerà a Betlemme, sono in grado di indicarlo anche agli altri, ma essi non si muovono per adorarlo. APERTURA A PAROLE. • Magi: lasciano le loro sicurezze e “senza indugio” seguono la “stella” e vanno ad adorare Gesù “provando una grandissima gioia” per riconoscerne la sovranità assoluta. Non sono mossi da curiosità ma da autentica pietà. Non cercano di aumentare la loro gnosi ma di esprimere la loro devozione e sottomissione a Dio. Decidono di tornare nel loro paese - “avvertiti in sogno” - per un'altra strada, perché dopo aver incontrato Cristo non si può tornare indietro per la stessa strada. Siamo Magi anche noi se veniamo ad adorare Gesù nell’Eucarestia, di tutto cuore. APERTURA A FATTI. Si ha notizia della celebrazione della Epifania fin dal 215 d.C.; questo vuol dire che da subito i cristiani festeggiavano l’Epifania! Per concludere la Beata Chiara Luce Badano (29 ottobre 1971- 7 ottobre 1990 [festa il 29 ottobre]) ci da un suggerimento su come non lasciarci sfuggire la grazia di Dio: “Ho capito che se noi fossimo sempre nella disposizioni d’animo pronti a tutti, quanti segni Dio ci manderebbe … compreso anche quante volte Dio ci passa accanto e noi non ci rendiamo conto”. dFA

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