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L'Italo-Americano

GIOVEDÌ 19 GENNAIO 2012

Sì e No: i pilastri della comunicazione. Come abbiamo immobilizzato l’Italia senza utilizzarli.
DI MANUEL DE TEFFÉ COLLABORATORE

Gli italiani non li utilizzano, ma sono il primo motore di un’economia, la pietra angolare di ogni decisione, la rampa di lancio di tutti i movimenti, hanno effetti domino devastanti e influenzano la vita di milioni di esseri umani ab urbe condita. E soprattutto, sono infinitamente gratis. Sono il Sì e il NO: i pilastri della comunicazione di tutti i tempi. Di ogni tempo, dall’inizio dei tempi. Ma per gli italiani sono due indecifrabili palle al piede. Perchè noi li pronunciamo solo dopo aver vilmente vagliato sino all’ultimo qual’è la cosa migliore da fare, quando stizzito il destino ci mette sottosopra e ci scuote violentemente per obbligarci a una reazione: le cose iniziano a cascarci dalle tasche una dopo l’altra finchè non tonfano involontariamente sul pavimento un Sì o un NO paonazzi, e allora ci rimettiamo in moto iniziando una nuova navigazione. Perché la verità è che il Sì e il No danno il meglio di sé nello slancio, Il Sì e il NO dell’ultimo momento fanno sempre scontare una sorta di pena, non godono dei benefici del Sì e NO di primo pelo nei quali dimora un non so che di glorioso. Feci la loro conoscenza a New York, 11 anni fa. Ispirato dall’ ambiente newyorkese, organizzavo cene al ritmo di una ogni due settimane. Erano i primi inviti che mandavo via e-mail e le risposte che ricevevo erano solo 2: Sì o No, tertium non datur. Al 70 per cento erano dei Sì. Tornato a Roma, continuai la tradizione, ma lentamente mi rendevo conto che le risposte ai miei inviti si libravano su universi paludosi. I Sì e No pieni erano un 30% delle risposte, il 70 per cento era un Maradona imbolsito che faceva finta di palleggiare in un vicolo. Lo sa bene chi organizza a Roma una qualsiasi cosa, evento o dopocena che sia, fino all’ultimo momento non sa mai esattamente su chi contare. Nel corso del

tempo iniziai poi ad accorgermi che alcune risposte ritornavano più di altre, finché non mi fu chiara una classifica che stilai in Germania in una nevosa sera d’inverno. Ecco la mia HIT PARADE personale, si intitola: “ANATOMIA DI UNA RISPOSTA” Classifica semiseria delle più ricorrenti risposte italiane a un invito. 1. HO UN MEZZO IMPEGNO I have half a commitment. È un concetto intraducibile e se ne sta in gran spolvero in cima alla hit. Non ne esiste traccia in nessuna civiltà. Sono due orecchie pelose bianche dall’ interno rosaceo che escono fuori da un cilindro. Pensi sia un coniglio ma in realtà sono solo due orecchie senza corpo. È la prova del nove dell’inattendibilità di una persona. È un cilindro senza speranze. Il quartier generale dei mezzi impegni si trova a Roma, c o s ì come il s u o

risposto alludeva proprio alla tua festa. 2. FARÒ IL POSSIBILE Il “mezzo impegno” e “Farò il possibile” sono il gatto e la volpe della comunicazione italiana. Essi si aggirano nella notte come dei falsi businessmen e circuiscono pinocchi. Li intercettano e li fanno vagolare all’infinito facendo intravedere loro una porta perennemente socchiusa. Talmente socchiusa "che n' te apre". 3. NON TI PROMETTO NULLA

cimitero. Nel quartier generale si agitano i mezzi, al cimitero gli impegni. Essi hanno mezze lapidi, hanno avuto mezzi funerali, possono tornare in vita con mezzo fischio e allora si ricongiungono in amplessi diabolici figliando altri mezzi impegni. Un mezzo impegno è l'annuncio insapore di un fallimento in fieri. Chi ha dato questa risposta e arriva al tuo invito non significa che si è lasciato alle spalle il mezzo impegno annunciato perchè quando ti ha

Spesso si trova in combinazione con “Provo a fare un salto”, ma non necessariamente, essi possono anche godere vite parallele. Quando però entrano in combutta si trasformano in un mezzo impegno e diventano letali. “Non ti prometto nulla” tocca in Italia i suoi picchi massimi nel mese di Agosto, dove talvolta arriva a insidiare persino “Ho un mezzo impegno”. 4. PROVO A FARE UN SALTO Infonde tenerezza perché evoca una speranza goffa. Occasionalmente è preceduto da un “Dai”. “Dai, provo a fare un salto.” Chi pronuncia “Dai” però statisticamente non arriva. Io voglio molto bene a quelli che provano a fare un salto perchè ci ho provato anch’io molto spesso e li capisco. Chi prova a fare un salto di solito ci riesce, quelli che non ci riescono non sono da biasimare: dai, ci abbiamo provato tutti. 5. CERCO DI LIBERARMI Dà una gratificazione istantanea con retrogusto allappante. È un fax che ti arriva da Alcatraz. Una promessa che mette ansia. Arrivano solo nel 20 per cento dei casi portandosi dietro amici quasi sempre indesiderati. 6. TI FACCIO SAPERE Questo mi è difficile da commentare perché mi stanno già per "cascare le braghe". 7. CE LA METTERÒ TUTTA È un'action answer. Sono coloro ai quali pensi di più nel periodo che va dal momento dell’invito al giorno della festa stessa. Col pensiero segui involontariamente le loro gesta eroiche per giungere a te. Arrivano dal Tamigi sul quale hanno sfrecciato in motoscafo per settimane schivando le smitragliate di Maria Grazia Cucinotta. Chi ce la mette tutta e riesce ad arrivare è inconfondibile: è il semprogno che gronda quel sorriso misuratamente compiaciuto da

dietro la vetrata del balcone accennando un invisibile gesto di brindisi quando finalmente lo incroci con lo sguardo. Visto? Ce l’ho fatta. Prosit. 8. Sì Arrivano nel 55 per cento dei casi. 9. No Possono non arrivare sul serio. 10. SONO INCASINATISSIMO Più che una risposta è una riflessione sullo stato. È il mezzo impegno che getta la maschera e fa un’esame di coscienza. Pericoloso cercare di capire perché sono incasinatissimi, accettarlo e basta. MENZIONE D’ONORE Et voilà. La classifica termina qui, ma c’è una menzione d’onore che spetta non a una risposta ma alla controdomanda per eccellenza: CHI VIENE? Sono quelli che sondano continuamente, che se potessero manderebbero in avanscoperta qualcuno anche al ricevimento del proprio matrimonio, magari la propria moglie, per farsi dire chi c’è. E per finire, non si trova nella classifica perchè accade molto di rado, né gode della menzione d’onore perché mi provoca una certa inquietudine: IL SILENZIO. Sono coloro i quali non rispondono. Interpellati 1, 2, 3 volte, non danno risposte. Li incontri per caso in strada e domandi loro se hanno mai ricevuto quell’invito. Annuiscono con un sorriso e parlano d’altro mentre ti viene la pelle d’oca. In Italia quando si fa un invito è come se si rendesse dunque la

vita difficile agli altri che impegnati a fare il possibile senza prometterti nulla proveranno a fare un salto cercando di liberarsi e che, comunque, ti faranno sapere se Sì o se No, perché sebbene siano incasinatissimi o abbiano già un mezzo impegno stai sicuro che ce la metteranno tutta. Così quando a Roma mi viene in mente di organizzare una festa e invitare qualcuno immagino sempre una versione impacciata di Houdini dentro una camicia di forza, avvolto da catene e rinchiuso in un baule sigillato in fondo al mare. L’uomo che vedo ha il conforto di un unico gingillo: un iphone sempre acceso che sfoglia con la punta del naso. Di quando in quando arriva un sms con un invito a una cena. In quel momento, senza un’espressione particolare in viso, l’uomo inizia ad agitarsi come un ossesso . La mia domanda è: ce la metterà tutta? La conclusione è che in terra italica mandare inviti è come spedire segnali morse nella nebbia: solo qualcuno li saprà interpretare. AMICI MIEI. Per il nuovo anno vi voglio augurare tanti Sì e tanti NO. Saranno la segnaletica più imponente del 2012. C’è un che di glorioso nel Sì e No di primo pelo, sono statuari, nel bene e nel male. Non abbiate paura, se bene usati e velocemente possono sfracellare i Maya e rimettere in moto l’economia. Ogni economia. Smuovono Mari e ...

Manuel de Teffé. Director/Writer

L'anteprima di “Abruzzese Week” a NYC
DI DOM SERAFINI COLLABORATORE

Procedono senza sosta i preparativi per la grande “Settimana Abruzzese a New York” prevista per questa primavera. La scorsa sera, la promotrice dell'evento, la vastese Rosanna Di Michele, ha organizzato un'anteprima presso l'"Enoteca Di Palo" nel cuore di Little Italy a Manhattan. Nella foto Rosanna mentre offre agli ospiti un piatto da lei cucinato: pasta trafilata al bronzo con pomodorini freschi e scaglie di ricotta salata. Tra gli invitati i rappresentanti dell'Istituto di Cultura di New York, i dirigenti del Museo Italo-Americano e la stampa americana, inclusa la TV Globe Trotter, e quella Italiana. Il proprietario del locale, Lu Di Palo, ha presentato una selezione

di vini abruzzesi, tra i quali il Montepulciano ed il Pecorino.

Rosanna Di Michele Un altro appuntamento, presso lo stesso locale, è in programma per questa domenica.

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