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CAP.

3- LA VALIDITA DELLA NORMA PENALE NEL TEMPO


Irretroattivi della legge penale Abbiamo gi avuto occasione di fare riferimento al secondo dei principi espressamente sanciti dallart. 25 , 2comma Cost. quello della irretroattivit della legge penale( nessuno pu essere punito se non in forza di una legge che sia entrate in vigore prima del fatto commesso). Negli altri rami del diritto, il legislatore ordinario pu derogare ed buona norma di tecnica legislativa farlo con tutta chiarezza in maniera espressa al principio della irretroattivit, senza incorrere in illegittimit costituzionale. La legge non dispone che per lavvenire essa non ha effetto retroattivo; ed appena il caso di rilevare come di siffatta rigorosa perentoriet sia investito soltanto linterprete: che non pu applicare il disposto, se non hai fatti ed alle situazioni giuridico soggettive realizzate successivamente alla vigenza del disposto se non ai fatti ed alle situazioni giuridico soggettive realizzate successivamente alla vigenza del disposto stesso. Anche lart.2 c.p. pone in tema di successione di leggi penali, essendo lart.2 legge ordinaria, impegnano unicamente linterprete e non anche il legislatore. Mentre il I comma ribadisce lirretroattivit della regola incriminatrice diversamente stanno le cose per quel che concerne i due commi seguenti. Il II comma dispone lapplicabilit di regola successiva in forza della quale il fatto concreto non pi riconducibile alla qualifica di illecito penale, derivante da statuizione precedente. Dove evidente la deroga del principio di irretroattivit. Vedremo come il II comm. Dellart.2 non esiga che legge posteriore venga ad abrogare nella sua interezza, una fattispecie incriminatrice. Ci che conta che secondo una legge posteriore che pu essere anche legge diversa da quella penale, il fatto da qualificare non risulti pi costitutivo di reato. Ad differenza di quanto disposto dal comma precedente che stabilisce lapplicabilit della legge posteriore a spese della precedente che prevedeva un fatto come reato, nel III comma il rapporto tra legge del tempo in cui fu commesso il reato e leggi posteriori quando siano diverse rispetto alla prima, risolto nel senso dellapplicabilit della legge le cui disposizioni sono pi favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile. E invero mentre la successione di leggi contemplata dal II comma postula due coli termini la sequenza considerata dal III comma pu essere scandita da pi regole entrate in vigore luna dopo laltra diverse fra di loro e tutte diverse rispetto a quella del tempo in cui fu commesso il reato. Alla lettera il dettato costituzionale stabilisce una irretroattivit assoluta. Lart.25 II comma esclude lapplicazione retroattiva della legge in forza della quale taluno punito. Fuori di ogni dubbio la legittimit del II comma dellart.2 che dispone lefficacia retroattiva di una regola che non punisce ma assicura la non punibilit del fatto. Quanto detto per non vale per il II comma: qui prevista la retroattivit di regola in forza della quale si perviene pur sempre alla punibilit, anche se la disciplina del relativo titolo del reato, modificata, s da dar luogo ad un trattamento che in uno modo o nellaltro pi favorevole per il destinatario. Lart.25 garantisce ai destinatari delle regole penali che nessun intervento legislativo, successivo alla commissione del fatto pi severo, che detti una disciplina pi sfavorevole o addirittura qualifichi come illeciti penali comportamenti che al momento della realizzazione tali non erano, pu riguardarli. Sancendo lirretroattivit della regola incriminatrice la costituzione ubbidisce ad una esigenza oltre che di ovvia garanzia per i destinatari delle regole penali di ( certezza ). In altre parole pu non dare certezza una regola primaria ed essere invece assolutamente chiara e precisa una regola secondaria. Se una regola incriminatrice potesse disporre per il passato elevando a reato ci che al momento di commissione tale non risultava, sottoponendo ad una disciplina pi sfavorevole non v dubbio che verrebbe meno la prima e fondamentale condizione di una normativa certa: mettere cio in grado il destinatario al momento

della condotta di regolarsi tra il lecito e lillecito. Adesso vediamo di stabilire se sia possibile ipotizzare un rapporto di compatibilit tra la regola costituzionale e quelle dellart.2 II e III comma c.p. per quanto concerne il II comma abbiamo gi avuto occasione di rilevare come esso non si ponga in alcun modo in contrasto con lart.25. dal II comma dellart.2c.p. disposta la non punibilit per un fatto che alla stregua della legge posteriore non costituisce reato; il II comma dellart.25 cost. fissa il principio che si pu essere puniti unicamente in forza di legge entrata in vigore prima del fatto commesso. Dunque piena compatibilit tra una proposizione normativa che pone la condizione primaria della punibilit e quella che prevede una caso di assoluta non punibilit. Diversamente stanno le cose quando si passi a considerare il III comma dellart.2 c.p. qui ci troviamo di fronte ad un disposto che stabilisce quale debba essere la legge alla cui stregua si puniti; e tale legge quella successiva al fatto che senza dar luogo a una vicenda di cosiddetta ABOLITIO CRIMINIS, risulti pi favorevole. Dunque ci troviamo di fronte ad una regola che in contrasto con la lettera del II comma art.25 Cost. stabilisce che si punibili sia pur in termini di minore severit alla stregua di leggi entrate in vigore dopo la commissione del fatto. A superare questo passaggio di innegabile difficolt soccorre la ratio dellart.25 nella parte in cui stabilisce la irretroattivit della legge incriminatrice. Si gi visto come lesigenza che sta alla base del principio di irretroattivit sia quella della certezza. Si sottolineato che la certezza del diritto rappresenta una garanzia formale ma importantissima per i destinatari di regole giuridiche. Occorre, cio che lordinamento non punisca o continui a punire, per ragioni che nellordinamento stesso, non sono pi considerate valide. La retroattivit della legge penale pi favorevole non rappresenta una mera soluzione equitativa senza fondamento e validit costituzionale bensi lapplicazione di un principio che ubbidisce alla moralit stessa dellesigenza di certezza. Cos come ripugna al senso comune ritenere taluno responsabile di un fatto che al momento della commissione non costituisca reato altrettanto difficile sarebbe accetta re che si punisce o si continui a punire per un fatto che non costituisce pi illecito penale, o se tale rimane oggetto di una disciplina pi favorevole della precedente. Che la lettura di una regola giuridica possa dar luogo a risultati interpretativi non previsti perfino contrastanti con quelli che i fattori legislativi si prefiggevano cosa sulla quale non bisogna spendere troppe parole. Soffermiamoci sullargomento storico: nel momento in cui nata la Carta Costituzionale i costituenti ben sapevano dellesistenza dell art.2c.p. legge ordinaria, il cui principio non era sta affatto inficiato da atti del regime pregresso. Non si pu credere, quindi, che il legislatore costituente proprio in materia penale, si sia accontentato di un minus rispetto a quanto gi garantito dallart.2. c. p. n potrebbe obiettarsi che sarebbe rimasta sempre la differenza tra legge ordinaria e legge costituzionale. La garanzia che alla base dellart.25 cost. quindi deve completarsi con le ulteriori disposizioni che sanciscono la retroattivit della regola penale pi favorevole. Se invece il principio della regola in forza della quale si punisce e quello della retroattivit della regola pi favorevole concernono anche le regole processuali di pronuncia e di applicazione degli effetti sanzionatori, la sentenza irrevocabile,che il III comma 2 pone a limite della retroattivit di disposti pi favorevoli, sar anche la sentenza di proscioglimento; si pensi al caso di regola processuale che ad una data formula di proscioglimento sostituisca altra di maggior favore per il soggetto cui va riferito. In fondo abbiamo gi risposto allinterrogativo allorch si rilevato come risulti inaccettabile non solo punire, ma anche continuare a punire in base a regole che, successivamente alla commissione del fatto, abbiano subito modifiche che assicurano un trattamento meno severo. Per chi legga lart.25 nel senso che esso stabilisce anche la retroattivit di regole pi favorevoli la soluzione adottata dal codice non pu non apparire dettata da preoccupazione unita a pigrizia mentale. Preoccupazione di dover rinnovare ex novo un processo sfociato in sentenza irrevocabile. La soluzione proposta al riguardo dallart.5, III comma dello schema di delega legislativa per lemanazione di un nuovo codice penale, per quanto ben intenzionata, non risulta appagante. Il limite alla retroattivit di ogni disposizione che comporta un trattamento pi favorevole rimane. Le ragioni della retroattivit sono poi in parte recepite apponendo un limite al limite. La retroattivit della regola pi favorevole si verifica quando

essa commini una pena pecuniaria in luogo della pena detentiva, ovvero quando lesecuzione di una pena detentiva debba protrarsi in forza del giudicato oltre il limite stabilito dalla nuova legge. Problemi di interpretazione dellart.2 c.p. con particolare riferimento al I,II e III comma Lindividuazione della ratio che presiede alla irretroattivit della regola incriminatrice e di quella che sancisce una disciplina pi severa per lautore del comportamento costitutivo di reato, va completata, con una pi accurata specificazione di ci che si intende per successione di leggi penali nel tempo. Abbiamo gi visto come il testo del II e III comma dellarticolo in esame debba essere letto nel senso chela legge posteriore ,in base alla quale il fatto non pi costitutivo di reato, o quella le cui disposizioni sono pi favorevoli per il destinatario non siano necessariamente leggi penali. Limpossibilit di procedere ad una qualifica in termini di illecito penale, o una disciplina meno severa, possono dipendere anche da vicende normative che concernono solo indirettamente la regola penale e direttamente regole a cui questa rinvia conferendo rilevanza ad elementi normativi. Al contrario il I comma per il quale nessuno pu essere punito per un fatto che secondo la legge del tempo in cui fu commesso non costituiva reato si impernia sullintervento di una nuova regola incriminatrice, espressamente enunciata in quanto reale. Esatto comunque parlare di successione di leggi penali a condizione per, che si abbia riguardo al risultato della vicenda normativa. Deve essere a questo punto chiaro come successione di leggi nel tempo si dia allorquando una fattispecie concreta si riporti per intiero sotto la qualificazione discendente da due o pi regole, luna consecutiva allaltra. Sottolineiamo il riferimento alla fattispecie concreta espressione che preferiamo a quella di fatto concreto perch pone in rilievo che laccadimento, reale o come tale ipotizzato deve essere conforme ad uno schema descrittivo. Quel che conta come per ogni problema davvero serio di concorso di pi regole sulla medesima fattispecie, non tanto il rapporto da specie e genere intercorrente fra pi fattispecie astratte, bens il confluire di queste ultime sullo stesso oggetto. I termini del problema di pongono per quel che riguarda lindividuazione di ci che chiamiamo successione di leggi. La nota che accomuna la vicenda di successione nel tempo alla situazione disciplinata dallart.15. in entrambi i casi la domanda su quale sia la disposizione da applicare nasce dalla circostanza che la stessa materia cio la stessa fattispecie concreta disciplinata da pi regole. In particolare sulla nozione di legge pi favorevole Si visto come tanto la disciplina della successione della legge nel tempo, quanto quella della coesistenza di regole che convergono sulla stessa materia, d vita ad un rapporto di regole che convergono sulla stessa materi, d vita ad un rapporto triangolare: che non si esaurisce, cio nel confronto fra due disposizioni sulla via di una mera analisi e comparazione linguistica, ma ad una relazione triangolare, elemento essenziale della quale la fattispecie concreta che occorre qualificare. Per ci che concerne la vicenda temporale disposizione pi favorevole quella che sul piano del diritto sostanziale, comprensivo degli effetti penali e non penali ricollegati ad un reato , e sul piano del diritto processuale assicura al soggetto che ne destinatario un trattamento meno severo o, comunque pi corredato da garanzie. Vero che il III comma dellart.2 si esprime in termini di legge le cui disposizioni sono pi favorevoli. questo farebbe pensare alla necessit di prendere in considerazione ai fini che qui ci interessano i micro sistemi normativi che concernono la stessa fattispecie: proprio perch la regola dellart.2 parla di legge le cui disposizioni al plurale sono pi favorevoli. Lespressione non significa per che tutte le disposizioni debbano globalmente sortire effetti meno severi per il reo. Quel che conta sulla medesima fattispecie ad esempio in ordine ai presupposti della condotta e al dolo intenzionale anzich specifico non si dia luogo alla creazione di una terza regola. Detto questo tenendo fermo che va applicata nella sua interezza la regola che faccia parte di

una delle normative susseguitesi, non vmotivo di ritenere che essa non costituisca, di per s sola, quella disposizione pi favorevole, rilevante nel caso concreto. Continua sulla interpretazione dellart.2: determinazione del tempus commissi delicti Contestualmente allanalisi della disciplina prevista dallart.2 c.p. occorre determinare, un criterio alla stregua del quale si possa puntualizza il momento della commissione del reato. Facciamo un esmpio: tizio il quale muore in seguito al colpo ricevuto, dopo aver agonizzato per sei mesi; nel periofo ch intercorre tra la condotto di tizio e levento morte il legislatore muta la disciplina concernenete lomicidio inasprendola. Il problema non lieve , se si considera tempus commissi delicti, quello del verificarsi dellevento morte considera tempus commissi delicti il momento della realizzazione della condotta, allora lapplicazione della norma che dispone la pena pi grave costituirebbe una deroga alla irretroattivit della norma penale meno favorevole. Alcuni autori, muovendo da premesse logico-formali, propendono per la prima soluzione e considerano tempus commissi delicti quello in cui si verificato il fatto criminoso. Tale opinione sarebbe confermata dallart.158 il quale stabilisce che il termine di prescrizione decorre allorch prevista una condizione obiettiva di punibilit dal momento del verificarsi di questultimo. Viene cos a precisarsi la teoria dellevento, che , nei suo termini pi esatti, coincide con laffermazione che tempus commissi delicti quello in cui si realizza al completo di ciascuno degli elementi che la costituiscono, la fattispecie criminosa. Questo criterio, malgrado sembri trovare sul piano del diritto positivo, ad opera dell art.158, una decisiva conferma conduce, per a conseguenze tali da mettere in crisi la garanzia di certezza che alla base del principio di irretroattivit. Il criterio della condotta pu dar luogo a qualche difficolt per puntualizzare il momento in cui si realizza la condotta stessa, sicch appare utile una breve analisi svolta sui vari tipi di reato: a) Per i reati di azione occorre operare una distinzione tra: -reati a forma vincolata,la cui fattispecie delineata con precisione dal legislatore per ci che concerne la condotta( es. furto la condotta necessaria per la realizzazione di questo reato descritta a mezzo di note interne a seconda della condotta stessa). In questi casi determinare quando di verificata la condotta implica un confronto tra lazione del soggetto e lo schema legislativo. -reati a forma libera, per i quali il legislatore si limita a puntualizzare la causazione reale o ipotetica di un certo risultato. La condotta atta a realizzare tali fattispecie perci ogni e qualunque atto umano collegato o collegabile casualmente con levento indicato, lesempio tipico di queste forme di reato lomicidio, per il quale a differenza del furto o della truffa, in cui cono individuate le rispettive condotte discende semplicemente dal collegamento causale. Infine se prendiamo in considerazione il tentativo, vediamo che, ai fini della determinazione dei confini della punibilit, si distingue tra atti di mera preparazione e atti di esecuzione e soltanto questi ultimi sono considerati rilevanti penalmente. Per la fattispecie a forma libera bisogna partire da una diversa impostazione: in questi casi atto tipico non pu considerarsi quello collegato da un puro e semplice nesso causale, bens quellatto sorretto dalla volont colpevole, che si deve realizzare per commettere il delitto. In altre parole quando vogliamo determinare quale la condotta di un reato a forma libera, dobbiamo domandarci quale latto che deve essere inderogabilmente sorretto dal dolo o dalla colpa per realizzare la fattispecie. In primo luogo perch ci che desideriamo conoscere proprio quale di questi atti necessario che si effettivamente sorretto dalla volont. In secondo luogo, potrebbe ad ovvie disastrose conseguenze in tema di tentativo come si visto ritenere che ogni atto animato da una certa intenzione e reputato in astratto sulla base di un calcolo probabilistico indispensabile alla produzione di un risultato voluto, costituisca lesecuzione di attivit criminosa. Dobbiamo perci ricercare nel complesso degli atti compiuti da un soggetto e casualmente collegati o collegabili ad un

evento, la signoria dellagente sul fatto e realizzi, la prima delle condizioni che del fatto permettono limputazione a fini giuridici. A questo dobbiamo distinguere: a) nel caso di realizzazione dolosa della fattispecie, tale atto tipico non pu essere che lultimo. A nulla rileva, che io acquisti un fucile, mi apposti nelle vicinanze del luogo ove tizio suole abitualmente passare e spiani larma contro di lui soltanto perch materialmente costrettovi; se ho voluto la pressione del mio dito sul grilletto avr dato vita allazione tipica del reato di omicidio doloso, a quella azione cio che deve necessariamente verificarsi perch sia realizzata la figura criminosa in questione. 2)anche nel caso di realizzazione colposa della fattispecie costituite in senso causale, la tipicit della condotta in funzione dellelemento soggettivo che lo sorregge. Cos esempio, un automobilista trascura di revisionare i freni della propria vettura, e procedendo a velocit che in condizioni normali sarebbe pienamente consentita, investe un passante perch gli manca lindispensabile controllo del mezzo, non c dubbio che la condotta colposa va ravvisata nellaver messo in moto la macchina senza essersi prima assicurato sullo stato dei freni: in un momento dunque antecedente a quello della manovra che determina il sinistro. b)ci siamo finora occupati di reati cosiddetti istantanei, che sono i pi numerosi. Per queste figure criminose, poich la realizzazione degli elementi previsti nella fattispecie astratta coincide con la loro consumazione. Il nostro ordinamento, prevede anche delle forme di reato le quali la protezione nel tempo perfettamente configurabile e che si denominano reati permanenti. I reati permanenti sono, in altre parole, quelle fattispecie criminose costituite su elementi ciascuno dei quali, una volta verificatosi, non rende impossibile la protezione del reato nel tempo. Un esempio di reato cos caratterizzato il sequestro di persona: la condotta consistente nel privare taluno della libert personale pu sottrarsi nel tempo, anzi ne proprio necessario un prolungarsi perch si abbia un sequestro di persona realizzato e non semplicemente tentato. Si viene cos a creare una divergenza tra il momento della realizzazione e quello della consumazione. Di fronte a tale divergenza ci dobbiamo allora domandare se ai fini della applicazione dellart.2c.p. debba considerarsi tempus commissi delicti il momento della realizzazione ovvero quello della consumazione di un reato permanente. Pensiamo che il criterio da accogliere sia quello che tiene conto della consumazione, purch sotto la vigenza della legge pi severa siano stati posti in essere per un apprezzabile lasso di tempo tutti gli elementi del fatto criminoso. In questo caso sarebbe del tutto ingiustificato dimenticare che il colpevole ha continuato a privare taluno della libert personale quando avrebbe potuto regolare la propria condotta alla stregua della nuova disciplina: quando cio si trovava nelle condizioni di porre fine a sequestro anche a cagione del sopravvenire del trattamento pi severo. Naturalmente il giudice dovr dosare la pena che applicher, ai sensi dellart.133, anche in funzione di quanto si svolto dopo il momento in cui avvenuta la realizzazione del reato permanente. b) Dobbiamo ora determinare il tempus commissi delicti per i reati di omissione, i quali si distinguono in: 1.reati omissivi di mera condotta, consistenti nella mancata realizzazione di una determinata condotta positiva prescritta dalla stessa norma penale incriminatrice (omissioni di referto) 2.reati commissivi mediante omissione consistenti nel mancato adempimento di un dovere giuridico che conduce ad un risultato vietato dalla norma penale incriminatrice (lomissione da parte della nutrice di allattare il bambino) dal momento che lomissione consiste nella violazione di un obbligo a contenuto positivo, poich un tale obbligo conterr sempre espresso od implicito un termine la condotta tipica di potr dire realizzata alla scadenza di tale termine. Esso per non pu

ritenersi accettabile, se vero che se lobbligo tale da importare la realizzazione di una condotta positiva, la sua violazione pu avvenire anche in un momento anteriore allo scadere del termine ultimo. Da quanto detto appare evidente come tempus commissi delicti, per quanto concerne i reati di omissione non sar il termine ultimo entro il quale di deve adempiere lobbligo prescritto bens il momento in cui il soggetto si posto nella condizione di non poterlo pi adempiere. Criterio misto: oltre ai criteri dellevento e della condotta sopra delineati stato prospettato da taluno un cosiddetto criterio misto, secondo cui tempus commissi delicti sarebbe sia quello della realizzazione della condotta che quello del verificarsi dellevento. Infatti non esiste nel nostro ordinamento un criterio unitario per la determinazione del tempus commissi delicti. Il 4 comma dellart.2 c.p. il 4 comma dellart.2 stabilisce che: se si tratti di leggi eccezionali o temporanee non si applicano le disposizioni de capoversi precedenti. In questa disposizione si ipotizzano deroghe alla disciplina sin qui esaminata, in rapporto a due categorie di leggi, le temporanee e le eccezioni cui non si applicano le disposizioni del II e III comma. Leggi temporanee sono quelle la cui validit , per regola espressa, limitata nel tempo; quanto alle leggi eccezionali esse si possono sostanzialmente riportare alla matrice ed alle caratteristiche delle leggi temporanee, in quanto la loro validit limitata al periodo in cui perdura levento particolare (eccezionale). Chi infatti prende in considerazione la necessit di un fenomeno di successione di una legge comune pi favorevole. Si pu dare il caso di una legge comune pi severa cui faccia seguito una legge temporanea od eccezionale pi mite; se valesse il principio della retroattivit della legge penale pi favorevole. Non sempre quindi vale il ragionamento che fa capo alla necessit delleffetto deterrente; la ratio della non retroattivit quando uno dei termini della sequenza una legge eccezionale o temporanea risiede piuttosto nel fatto che considerare applicabili retroattivamente le leggi in questione significherebbe estendere un trattamento particolare a situazioni rispetto alle quali non sussistono le ragioni che hanno portato alla emanazione delle leggi stesse. La disciplina particolare delle leggi finanziarie in dottrina prima del d.l 16 marzo 1991, n.83, comunemente si equiparava la disciplina delle leggi penali eccezionali e temporanee a quelle delle leggi finanziarie, i principi generali delle quali erano posti dalla l.7 gennaio 1929, n.4. la ratio della deroga se si tratta di leggi temporanee ed eccezionali diversa dalla deroga che riguardava le leggi finanziarie; il legislatore relativamente a queste ultime aveva di sposto uneccezione alla retroattivit della legge penale pi favorevole; eccezione che non scaturiva dalla natura stessa delle norme ma rispondeva alla esigenza di una particolare severit, necessaria fra laltro,si diceva a creare una coscienza tributaria nei consociati. Lart.20 della legge in esame disponeva che: le disposizioni penali delle leggi finanziarie e quelle che prevedano ogni altra violazione di dette leggi si applicano ai fatti commessi quando tali disposizioni erano in vigore. da questa norma che si ritenuto di ricavare un tipo di disciplina analogo a quello delle leggi temporanee ed eccezionali. Nellart.20 della legge del 1929 il legislatore configurava un solo ordine di ipotersi: che la norma precedente fosse la legge finanziaria, successivamente abrogata o modificata da una legge meno severa. Poniamo che il legislatore proprio in considerazione del fatto che il reato in questione possa essere compiuto per il motivo, eventualmente considerato meno grave rispetto agli altri di evasione fiscale emani una legge finanziaria che assicuri un trattamento

pi benevolo. Nel caso prospettato la legge finanziaria ad essere pi mite: potremmo, ex. Art.20 ritenere applicabile retroattivamente la legge finanziaria pi favorevole al reo per un fatto compiuto. Si sarebbe dovuto rispondere negativamente se lart.20 fosse stato redatto negli stessi termini dellart.2, III comma del codice. Ma la disposizione in esame usa unespressione diversa e non altrettanto ampia di quella dellart.2. prevede che una norma finanziaria sia modificata da altre pi favorevole. Non viene presa in considerazione la vicenda in cui sia la legge finanziaria a risultare pi mite nei confronti della legge ordinaria precedente: in tal caso si ritorna al principio della retroattivit della legge pi favorevole. Questa disciplina stata modificata dallart.7 d.l marzo 1991 n.83. con tale norma si assicurata la retroattivit ex art.2, commi II e III delle disposizione finanziarie incriminatrici pi favorevoli rispetto alle violazione commesse antecedentemente allentrata in vigore del decreto stesso semprech per i periodo di imposta ai quali le violazione si riferiscono si provveda alla regolarizzazione nei modi di cui allart.8. la deroga risulta pertanto circoscritta a fatti posti in essere anteriormente alla vigenza del decreto n.83 del 1991. La successione nel tempo di leggi omogenee Occorre ora esaminare come si configuri la vicenda normativa allorch sia abbia successione tra: -legge temporanea e legge temporanea - legge eccezionale e legge eccezionale -legge finanziaria e legge finanziaria La questione, per quel che riguarda la successione di leggi finanziarie in modo chiaro dallart.20 della legge finanziaria del 1929; con la riserva di cui all0art.7 d.l. n.83/1991 le disposizioni penali finanziarie devono applicarsi ai fatti commessi sotto il loro imperio anche se abrogate o modificate da una legge posteriore sia essa comune o finanziaria. Per quel che riguarda la successione tra legge temporanea e legge temporanea e tra legge eccezionale e legge eccezionale, il legislatore non affronta il problema con esplicita disposizione. Di conseguenza la dottrina ha ritenuto opportuno in conformit al sistema e in relazione alla struttura di dette leggi operare una distinzione: -se la legge eccezionale posteriore dovuta ad un evento di natura eccezionale posteriore dovuta ad un evento di natura eccezionale diverso da quello da cui scaturisce la legge precedente, urterebbe contro la ratio del sistema applicare retroattivamente la legge posteriore. - se sempre lo stesso evento di carattere eccezionale a determinare una nuova regolamentaizone, qui stante la medesimezza di ratio delle due discipline, il principio della retroattivit della legge pi favorevole al reo deve trovare applicazione. Daccordo che la disciplina che risulta dal IV comma, della art.2 sotto questo profilo non va esente da critiche e che si dovrebbero tenere distinte le ipotesi di successione di leggi eccezionalmente o temporanee aventi la medesima ratio, dalle ipotesi di successione di leggi eccezionali o temporanee aventi la ratio differenti; ma ci vale per una indicazione di normativa futura, non sul piano del diritto positivo. Da ultimo occorre accennare alla tesi secondo cui la legge finanziaria, temporanea ed eccezionale sarebbe caratterizzante rispetto alle altre norme, dalla nota della ultrattivit o extrattivit, in quanto trovano applicazione anche dopo la cessazione della loro vigenza. Conclusione sulla successione delle leggi penali finanziarie nel tempo: esame di alcuni problemi relativi alla disciplina penale finanziaria Lart.29 I comma del d lg. N.472/1997 ha abrogato lart.1 della l.7 gennaio 1929 n.4. questa norma al II comma disponeva che le disposizioni della presente legge e in quanto quest non provveda

quelle del libro I del codice penale non possono essere abrogate o modificate da leggi posteriori contenenti i singoli tributi, se non per dichiarazione espressa dal legislatore con specifico riferimento alle singole disposizioni abrogate o modificate. La ratio del disposto era quella di assicurare certezza del diritto in una materia soggetta a continui interventi legislativi. Senonch la regola in questione rivolta agli organi della giurisdizione, creava un grave problema di legittimit costituzionale. Essa non si limitava a prescrivere ai giudici un determinato comportamento ermeneutico, ma si rivolgeva in primo luogo al legislatore futuro. Paradossalmente si era cercato di dimostrare che entrata in vigore la costituzione repubblicana si era verificato un temporaneo fenomeno di costituzionalizzazione dellart.1 ai sensi della 16 disposizione transitora della costituzione. ( entro un anno dalla entrate in vigore della costituzione si procede alla revisione ed al coordinamento con essa delle precedenti leggi costituzionali che non siano state finora esplicitamente o implicitamente abrogate). Esame dellart.2 anche con riferimento alle sentenze della corte costituzionale Lart.2 ultimo comma che recita: le disposizioni di questo articolo si applicano altres nei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decreto legge e nel caso di un decreto legge convertito in legge con emendamenti. Poich quindi la mancata conversione con emendamenti operava ex nunc, il decreto era nnon soltanto vigente fino a tutto il momento della mancata conversione ma risultava in vigore per il periodo intercorrente tra lemanazione e la mancata conversione. Con lentrata in vigore della costituzione la situazione mutata. Il legislatore costituente voleva restringere al massimo la possibilit di ricorso ai decreti-legge, ponendo condizioni molto rigorose: cos lart.77 Cost.prevede che il governo possa emanare provvedimenti provvisori con forza di legge, solo sotto la sua responsabilit e a condizione che si tratti di casi straordinari di necessit ed urgenza. Riduce inoltre notevolmente rispetto alle leggi del 26 e del 39 i termine per la procedura di conversione e ci che a noi qui pi interessa stabilisce che i decreti non convertiti perdono di efficacia fin dal momento della loro emanazione. Quando la corte dichiara lillegittimit costituzionale di una norma di legge o di un altro atto avente forza di legge la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. Cos si detto che lespressione del legislatore la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione va inteso nel senso che la legge invalidata non pu, a partire dal giorno successivo alla sentenza di illegittimit essere applicata ai fatti verificatesi prima della pronuncia della sentenza. Secondo altri la pronuncia di illegittimit operebbe ex nunc nel senso che la legge invalidata si applicherebbe rispetto a tutti i casi avvenuti precedentemente tranne a quello che ha originato la pronuncia della corte costituzionale. La l. 11 marzo 1953 n.87 intervenne ad eliminare ogni dubbio sancendo chiaramente la cessazione ex tunc della validit di una norma dichiarata incostituzionale. Lart.30 di questa legge infatti stabilisce: le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. invero ove si ritenga che ii 136 disciplini gli effetti della pronuncia della corte in modo sostanzialmente equivalente a quello di un atto di abrogazione, non si comprende come si concili con esso una regolamentazione in forza della quale la legge dichiara la illegittimit come se non fosse mai esistita. A questo punto osserviamo che la stessa dizione usata: la norma cessa di avere efficacia non sembra indicativa di una intenzione del costituente di conservare alla legge illegittima piena forza e valore rispetto ai fatti passati. Appare chiaro che il regime della legge invalida, posto dallart.30 della l.11 marzo 1953, era gi implicito nellart.136 cost. per precisione posta rileviamo inoltre che sia per quanto concerne la disciplina

posta dal 136 sia per quanto concerne il decreto legge non convertito , non esatto aprlare di abrogazione cos come non corretto parlare did disapplicazione. Non si ha abrogazioneperch come abbiamo visto la decisione della corte vincola tutti i giudici indipendentemente dal tempo in cui sorto il rapporto controverso anche se questo anteriore alla decisione stessa. No si ha disapplicazione perch la decisione riguarda tutti gli effetti compresi quelli futuri e quelli erga omnes. Siamo di fronte a d un fenomeno di annullamento che travolge tutti gli effetti della legge illegittima.