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COLLEZIONE DI OPUSCOLI DANTESCHI INEDITI RARI DA a. S . L. 1897 . PASSERINI VOLUMI XL-XLI [IV-V della Nuova serie] FIRENZE PRESSO r-A DIREZIONE DKL "GIORNALE DANTKSCO Via Calimara.

CITTA DI CASTELLO LAPI TIPOGRAFO-EDITORE 1897 .1 DISCORSI DI DI FILIPPO SASSETTI IN DIFESA DI DANTE A CUKA DI MARIO R0S8I ti.

PROPRIETÀ LETTERARIA .

Firenze. Iacopo Mazzoni. che essi avevano raccolte per darle alle stampe. 1722. NeFerrara. — V. iiENi. ^ una lettera di Roberto Titi a Bellisario Bulgarini. — Ho pure accettato il titolo. Storia degli scrittori fiorentini. 37. gri. sotto il quale il Discorso è comunemente noto. pag. 1893. pag. se la morto. Moreni 207) pag. Fratelli Bocca. sebbene non tutti I). 1608. appresso ' Luca Bonetti. non avesse troncato anche questo loro disegno. ovvero Chiose marginali sopra la prima parte della Difesa fatta da M. non sono però concordi in questo nome. Pandolfo in una copia che si conserva fra gli autografi del Borghini (mise. Accetto il nome Eidolfo. Il Castravilla infatti in sette copie del Discorso è dotto Anselmo. con molti altri. in * blicò Siena. 176 e MoPalladio Fiorentino (cod. i mss. ohe lo pubunitamente alle sue Annotazioni. ^ Sono numerosissime tre copie se le noi giunte del Discorso di Ridolfo Castravilla: di Fi- ne trovano nella Nazionale Se ne fece editore nel 1608 Bellisario Bulgarini. il secondo non mai fino copie manoscritte a ^ ad ora. che ha molte autorità in suo favore. L'avrebbero probabilmente pubblicato il Panciaticlii ed il Magliabechi unitamente alle altro epere del Sassetti. 308-9.PREFAZIONE Dei due nel presente scritti che veggono il la luce riuniti volumetto ^ primo è stato stam- pato una sola volta. . i mss. siano in esso oonoordi. Giorgio in Cfr. . Michele Barbi. Della Fortuna di Dante nel secolo XVI.

IX. della Libreria Naniana. 103). 273. i pochi laoghi (due o tre). Op.6 renze tra gli autografi del Borghinì (due nella ed una nel quaderno X. 2 Mi sono limitato a correggere con il sussidio degli altri mss. conduco nel mia edizione sopra la copia conservata 1269). IX-126 (già strozziano di mano dello stesso Sassetti. II. Miscellanea I. alle risposte occupa le prime 22 carte del codice. in cui il Sassetti aveva omesso qualche parola. argomenti addotti dal Castravilla contro DanIl codice contiene varie scritture di Accademi: ci Alterati il Discorso del Castravilla. mss. volg. VII. una nel vaticano 6528 . Il Discorso è trascritto nel verso di ciascuna carta. pag. salvo il recto della carta 20. numerate e tutte scritte. e pure nella Nazionale due copie nel codice II. vanno unite molte agli te. Un'altra copia del Discorso è oit. — — . tal quale. 242. Sull'autorità della copia senese e della stampa veggasi Baedi. unitamente del Sassetti.. mentre il recto è occupato dalle risposte od osser- ' La copia che si conserva nel codice sopra citato servi al Balgarini per la stampa del Discorso. - codice. alla quale risposte. . 128. I codd. 126 una nel riccardiano 2237 . una in ciascuna dei codici VI. pag. 384 . IV. cominciando dal verso della carta seconda. 19 \ Sembrandomi opportuno che sott'occhio. dal Morelli. una nel codice il della Comuabbia nale di Siena H. III. pur esse autografe. rimasto in bianco. 40 e seg. la lettore copia del Discorso di cui si servi il Sassetti per la sua risposta al Cala stravilla. cit. Venezia 1776.

che mentre dica il il numero delle carte. 305. Firenze. dant. ohe dicono su per giù lo stesse cose della Difesa. Guido Biagi. È però una svista in cui cadde. e gran parte del verso della carta 21. sta anche ad indicare numero delle pagine contenenti le risposte. e spesso con le stesse parole. 126). (di mano del Sassetti). e che indica soltanto il numero delle pagine occupate dal Discorso. Non ho creduto opportuno atimpare anche le Risposte. ed una seconda. Il titolo — . — \ interno del Discorso è Ridolfo Castravilla contro la Comedia di Barite. 18S8. Pure nella Nazionale di Firenze ci è conser- vata la Difesa del Sassetti. 1151. dice ohe una buona copia apografa di questo stesse risposte trovasi nel miigliabeohiano VII. non saprei dir come. altri scrittori di cose fiorentine. dal Cinèlli nella Toscana letterata.7 vazioni del SasseUi. oltre che da Sono citate. che comincia. trovasi autografa nel codice VII-1028 (già strozziano 1141). il De Batines. Giunte e correzioni inedite alla Bibl. pubblicate dal D. ' Nelle Giunte e correzioni (v. come abbiam detto. pag. giacché in questo codice trovasi soltanto una risposta al Castravilla di Antonio degli Albizzi. e va dalla assai affret- carta 1 alla carta 27 è di scrittura * Le Risposte però oltre che il recto di ciascuna carta occupano anche il verso della carta 1. dal verso della carta 2. ^ Le cita anche ^ De Batines nella Bibliografìa dantesca. > Cod. Que- sto è di scrittura diligente. il cui recto porta il titolo (Castravilln contro a Dante). di scrittura assai più affrettata invece sono le Risposte. dal Manni e dal nelle Memorie degli Accademici Alterati nel Moreni il Palladio fiorentino. Moreni 207 pag. ^ Il fascicolo porta una in- doppia numerazione: una prima. contenente vari scritti in difesa : di Dante.

suo Discorso^ correggendoli gerli. . che non la ricorda né nella Bibliogrofia. Voi. ^ Io ho riprodotto tal quale l'autografo. od oscuri. mano dant. 418. che citava a memoria. quando l' indicazione mancava nel testo. di cui quando. o privi di senso. aggiungendo in corsivo nel testo quelle parole soltanto (il che m'è occorso di fare pochissime pure conservato il volte). Ho il non pochi versi errati. la cui il man- canza avrebbe urtato o ritardato i lettore. dal De Batines. rispettando anche • Porta per titolo nell'esterno Sopra Dante | di Filippo Sassetti' e nell'interno. Bibl. e l'ho creduto necessario. pag. Noi la citeremo d'ora innanzi sotto il titolo di Difesa o di Discorso. era necessaria In ci- nota ho pure dato l'indicazione dei versi tati. pag. e l'altra operetta del Bassetti citeremo sotto il titolo di disposte. fra dal Ferrazzi nel Manuale dantesco. st' con frequenti cancellature ed errori. ^ Que- opera del Sassetti non fu conosciuta. 1845. quando m'è noscritto. V. le frequenti lacune del maInalterata ho generalmente mantela va- nuta la grafia del testo. e solo quando la correzione m'è sembrata di evidenza palmare l'ho proposta in nota. è invece citata. ha infiorato od opportuna una nota. ed stato possibile ho colmato. La Commedia di Dante. limi- tandomi ad apporre dei sic ai luoghi evidente- mente errati. e correzioni ^ . V. 251. né nelle Giunte gli altri. a correg- Sassetti.8 tata. Prato. di dell'Autore. 3 V. » Il De Batioes del Sassetti cita soltanto le Risposte.

.. nel quale credo aver dimostrato nel Castravilla è da rioonosceie Leonardo Salviiiti. ho costantemente accettata interlineare. Op. pagg. come. . '' V. e quando il Sassetti. attione. cit. e gravi ac- cuse che esso sto moveva a Dante accesero ben preuna polemica. azzione. heroe ed eroe. Il Varchi aveva affermato nel quesito IX dell' ii/coZano che la Commedia era di gran lunga superiore ai poemi d'Omero e di Vergi Ho. senza cancellare una parola o una frase nel testo. quad. I-II. ' olle 1 o segg. ^ non ho mancato nondimeno la nota Il parola o la Discorso del Castravilla. essendomi impossibile si più delle volte accertare se trattava di vera e pro- pria correzione. La punteggiatura ho aggiunta di sana pianta. mancando quasi completamente nel Ho tenuto conto in nota delle correzioni che mi son sembrate di una qualche importanza. Veggansi a questo proposito Babbi. cui dette origine un'affermazione del Varchi nell'^rcoZawo/ la quale i allora parve audace si diffuse manoscritto fra letterati non molto tempo dopo la le pubblica- zione àeAVErcolano stesso (1570). atione. che agitò por parecchi anni la Si è molto disputato per sapere chi sì nascondesse sotto lo pseudomino Castravilla.9 rietà di forme grafiche ohe il Sassetti usa promid'e- scameute per una stessa parola. testo. criterio. od nn mio articolo in Giornale dantesco. a me' sempio. azione. ho preferito seguir sempre una di riportare in frase scritte nel rigo. pagg. 38 e segg. ne propone un'altra interlinearla correzione mente. an. non perché io reputi sicuro questo il ma perché.. via.

1855. costui Basta che dir io credo che non abbia saputo il male con fondalui) " mento. l'abbiate visto. pag. secondo che a voi parrà che comporti la complession vostra. in Pisa. A il questa polemica non ri- mase estraneo neppure Sassetti. et avendo auto co- modità e tempo di copiarla. Cosi gliene di quello stesso " altri " " Ancona. scriveva in data del 20 giugno anno: "Facilmente da questi amici arete auto novelle del flagello del povero Dante stato censurato sul detto del Varchi. che " e' " " " vero in dimolte cose e' : il che se fa o non più dotti il giudichino. dato e non concesso (come dice dica fa. Il ^ Quando non vo- „ Giacomini rispose in data il dell' 11 luglio confutando Discorso del Castravilla. Lettere edite e inedite di Filippo Sassetti. . raccolte e annotate da Ettore Marcucci. mi è parso di mandarvela. che lo prepone ad Omero. n'ho preso una copia . Io lessi questa " " " " " " " novella già sono tre mesi. rimandatemelo. perché la leggiate o no.10 repubblica letteraria. Firenze. 89 e sog. Egli era in quel tempo studente trascrivere. nell'aprile del 157B riusci s'affrettò a ad avere una copia del Discorso . o fatto resoluzione di dere. come al ri- cavasi da un'altra lettera del Sassetti Gia- > V. che ed a mandare all'amico e allora in cugino Lorenzo Giacomini. e non sapendo che voi l'abbiate vista. Felice Le Monnier.

ediz. lasciate la l'altre. : prima seconda parte. pag. persona molto più dotta di quello che egli nel primo aspetto dimostra. In questa lettera Sas- dopo essersi rallegrato con l'amico della confutazione del CastravlUa. del quale non fa mai menzione nel- VEpistolario e ohe probabilmente non conobbe. cit. setti. Se vi viene fatto e la ve- derlo. che a lui sembra- va ben condotta. Discorso in difesa della divina Commedia. uscito in quei giorni " Un messer Giacomo Mazzone da Cesena. " " " certo che le cose dette da lui hanno tanto del probabile. se non uno. e che facilmente non vi dispia- ceranno et io. 41 e seg. è Qui non posso venuto . 3 Par da escludersi che le citazioni del Sassetti siano da riferirsi al Discorso cLe il Mazzoni pubblicò nel 1572 sotto lo ' * pseudonimo di Donato Rofia. non ve ne dirò il — Quando compose Si Sassetti le Risposte e la Difesa ? Fune che l'altra certamente dopo uscito il Discorso del Mazzoni flSTS) ^ che cita varie volte nelle Risposte ed una nella Difesa^ ^ e con molta probabilità non prima degli ultimi mesi di quel- V. " " cosi lo informava del Discorso : del Mazzoni. 1573. Cesena. a lui dell' oppenioni sua refealtro. Non sarà inu- . ha mandato fuori una sua apoloe " si "gia. che poco meglio penso potersi dire da questi sagrestani dell'ortografia.11 comini stesso. scritta ^ il 25 luglio di quel meil desimo anno 1573. „ rendomi.. però non vel facilità potrete buscaril " " " " " " mandare ma con vene uno leggete di costà.

l'agosto ed settembre il Sas- setti fu occupatissimo per una lezione il sulle im- prese. V. giacché. ' Siccome nella lettera del 20 giugno dell'Apologia non si fa parola. ^ proposito alla confutazione del Ca- Ma non se abbiamo un termine a quo dato determinare con pari ben la sicuro. pag. se pure egli cominciò in quei mesi a sten- dere le Risposte. Barbi. ohe ebba poi luogo nel settembre. L'argomento non in perfettamente curo. sebbene fosse già uscita. ma contentarcene. 2. non prima dell'ottobre potesse mettersi di stravilla. " ediz. sembra possa ammettersi che. pag. . Pure io credo. 44 : e segg. pag. Ambedue le edizioni sono oggi rarissime. 42 e sezg. (V. che la composizione delle due operette non sia da portarsi è al di là si- del 1575. torna a parlare lungamente al Giacomini in una lettera in data del 22 agosto. né dopo il 25 luglio del avvertire ohe e del 73. tile mancanza di meglio possiamo ac— Nel 1675 uscirono le Annota- il Discorso è identico nelle due edizioni del 72 che nella seconda manca la dedicatoria a Tranquillo Venturoni. il ci è esattezza termine ad quem. se si il che du^ rante luglio.). il ' come ricavasi nondimeno. ^ In quella stessa lettera il Sassetti scriveva al Giacomini "Io mi trovo allacciato a messer Piero Eucellai per a mezzo ot" tobre e più tosto passa il tempo di quel ch'io vorrei ecc. cit. salvo 1573. e di nuovo in una del 5 settembre. 3 Di questa sua lezione. il 25 luglio V Apologia dalla lettera sorifletta pra citata. per ragione che ora esporrò. di cui lo aveva incaricato Consolo del- l'Accademia fiorentina. 43 n. cit. V.12 l'anno. O2). è da supporsi che l'operetta del Mazzoni fosse conosciuta dal Sassetti non prima del 20 giugno.

il Non contento di ciò Sassetti nelle sue opere posteriori al 1576. incaricò Sassetti ed altri ac- cademici di fare una recensione dell'opera del Picoolomini ^ . Annotazioni di M. Voi. « » V. non furon composte dopo il 1676. né a opinioni neppure quando sono esposte idee contraa quelle di lui. gli se ^ non manca mai. Diario degli Jlteì'ati. e per conseguenza le Eisposte. . e la recensione. ' Poetica MDLXXV. per soddisfare ad un desiderio espresso dall'accademica Ardente (Eleoil nora di Toledo). di rilevare gli errori del Picoolomini e di polemizzare con lui. in lingua volgare. sembra possa autorizzarci ad coglier nel affermare. fu tutt'altro che benevola. Alessandro Piccolomini nel libro della d'Aristotele con la traduttione del medesimo libro. conservataci auto- grafa in più codici delle biblioteche fiorentine. ashburnam. In Vinegia presso Giouanni Guarisco e Compagni. II. Sono tatfcora inedite: il Discorso nel citato IX-125 (o. Sono ambedue anepigrafe. o. 558. cioè nel Discorso contro l'Ariosto e nella Esposizione della Poetica. 81-132). con molta probabilità di segno. Appena uscito il libro. il Ora fatto che in tutta al la Difesa non occorre mai nessun accenno né sue.13 zioni alla Poetica * di Alessandro Picoolomini : il Sassetti e l'espositore senese avevano in fatto spesso di poetica opinioni assai differenti. che la Difesa. rie Picoolomini. ogni qualvolta il ne porge destro. 189-213). anzi addirittura opposte. e l'Esposizione della Poetica nel riccardiano 1539 (o. l'Ac- cademia degli Alterati. 28 r.

Cesena. non che la forma di esso in genere rata. o. ediz. Il Sassetti e. poco. le leggi del Liceo. che occupato nuovi lavori.14 E in certo però. né correggerla Ed io sospetto che la Difesa^ quale ci sia è giunta. dimostra che si può legittimamente poetare atiohe in maniera diversa da quella prescritta da Aristotele (V. e non del Discorso in cui. ma difendono in realtà assai ari- Seguaci ciechi e gretti dell'autorità i stotelica. come gli altri critici. il accingeva a care Mi sembra valgano le a giustifierrori.* in questi loro discorsi o difese discorrono molto. il tutti gli altri che sce- sero in tui il campo contro Castravilla. i questo sospetto lacune . della Commedia . in qualunque tempo egli. gli periodi privi di senso o intralciati od oscuri. non che il primo abbozzo di una critico fiorentino si più ampia e meglio condotta trattazione che dell' importante argomento fare. non potè e li- mai condurla a termine marla. e poco curata. critici del 500 giudicano della perfed'un poema soltanto a zione o imperfezione seconda della maggiore o minore convenienza » Intoado qui parlare dell'opera del Mazzoni: Della difesa di Dante. 1587. .). se ne eccet- Mazzoni. 47 v. Discorso. tenta prorare la convenienza della Commedia oou la Poetica. del 1572. con lui. il Sassetti ponesse mano a quest'opera. com'egli dice. anzi molto trascu- punto sassettiana. di cui formicola il Discorso. e costretto trasformarsi di letterato in non molto dopo a mercante. in cui spezzate e rotte.

Non molto come abbiam detto. ed è persuaso. lettore avrà occasione di notare. e l'intento che tutte queste fese si propongono. verisimiglianza e su felice. a una a una. come non manca di pregi. se ne tolga questo peccato d'origine. sulla sua altri argomenti. assai grave in vero. sfugge loro di- completamente. tutte le sue affermazioni. e giuste e sensate sono le osservazioni che fa l'Autore sulla natura del viaggio dantesco. . ostinandosi a ribattere. stentata e a volte goffa della Di- . d'aver dimostrato grandezza e : cellenza della poesia della Coìnmedia ad una sione completa dell'arte dantesca egli non asPure. ma del quale il tutta la colpa il non è da il gettarsi sopra Sassetti. se surge mai in tutta questa sua Difesa. Dalle pastoje di questa critica gretta e pe- dante il Sassetti non il riesce a svincolarsi : egli segue pedestremente Castravilla. dimostrare cioè la piena e perfetta convenienza del sto Poema la al quale ha po- mano e cielo e terra con Poetica (o per dir l'e- più esattamente con la Poetica quale essi se ran foggiata) è già un criterio sufficiente a giudicarle. la L'elemento che costituisce dantesca. Discorso. quando la è riuscito a conl'ecvi- futarle. nel leggere la prosa pesante.15 di esso con i canoni della Poetica. grandezza vera della poesia alti'a come d'ogni poesia. è in que- st'opera la forma e a più d'uno.

che ho lui. quale non avrebbe certamente pubblicato questa sua opera senza esser tornato più e più volte a correggerla e a li- marla. non grave del resto. ma quanto abbiam composizione il detto sopra a- propo- sito della di questo discorso seril virà a scusare Sassetti. intrapresa per Mario Eossi. verrà fatto di pensare a quella dell'Episto- lario cosi snella. e non sarebbe probabilmente molto grato a me della fatica.16 fesa. fluida e bella d'arguzia fioren- tina. .

. 40-il (IV-V della Nuova serie).DISCORSO DI RIDOLFO CASTRAVILLA N.

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non per causa degli eruditi. fui ricerco di leggerla il giudizio mio.„ Discorso di M. la qual dispiacendomi et appartenendomi più di tutte l'altre. Ridolfo Castravìlla nel quale sì mostra l'iniperfettloue della " Commedia di Dante contro al " Dialogo delle lingue „ del Varchi. Nel quale. an- troùando cora io il molti paradossi e fallacie. i . nel quale e dirne si tratta delle lingue. la qual cosa mi donò occail sione di leggere etiam detto dialogo. trouauo ben le redargiiiua. che Dante non . più falsa e più assurda di tutte le falsità. non so già escogitare per che cagione. ma in gratia quali dalle rotonde et am- pollose parole di quel confuso et inordinato inter- loquio Il si potrebbóno di facile lasciare ingannare. Una sola però ne trouauo che ne pretermetteua. Trattandosi a questi giorni d'imprimere una logo di Benedetto Varchi inscritto 1' ri- sposta compilata dal Castelvetro contro ad un dia" Hercolano „. che non è pericolo che si che Castelvetro molto lascino persuadere cose tanto fuora via de' semplici et idioti. paradosso è questo (che si legge alle 248 et alle 257 carte del prescritto Dialogo dell'impressione de' Giunti di Fiorenza dell'anno 1670). mi sono deliberato di pigliare io prouincia di confutarla.

dato. quella a quelli che l'apprezzano quanto lui. o vuoi dire concetto. doue pone che tutte le spezie di poesie sono imitazione. medesimo dialogo noma un Oceano di tutte le merauiglie. e la ragione è perché essa non è fauola. il che dichiara Aristotele nella sua " Arte poetica „ in più luoghi e massime nell'esordio del libro. non volendomi supponere a regola alcuna di sapere oltre a quello che di scrittura. che fosso poema. ed a mostrarlo con succinti e demostratiui argumenti. e che egli. dato e non concesso che fosse poema heroico. ma lo eccelle. et in quello che poi soggiugne. . non è poema heroico. che non è pur poema e. Et io voglio prouare in questo mio breue e semplice discorso che il Poema di Dante e quell'opera che '1 Varchi la estima tale. venendo alia causa. o vuoi dire elo- cuzione. della quale non curo mi sia sufficiente a fare od esplicare i negozi miei. e nella dizione. e più sotto dice che la fauola è imitazione d'azione. che quelli che imitano imitano persone agenti. lasciando lo eccellere in e. nel . in alcuno altro più volentieri che in questo linguaggio harei messo questo mio giudizio. Dal qual luogo si ritrahe che poema et fauola sono unum . e non concesso. e.20 adegua Homero. Ma. dico in prima che la " Comedia „ di Dante non è poema. Nel quale ufficio non voglio essere obli- gato ad altro che a prouar quanto ho detto. o osseruazione di questa lingua. e ciò che non è fauola non può esser poema. è in fra' poemi heroici malo poema. ed è tutto pieno d' inperfezioni in tutte cioè nella fauola (dato e non concesso le sue parti che habbia fauola) e nel costume e nella dianea. se la cosa lo comportasse. tantum abest che e' sia quel che e' dice. con quella sua hiperbolica exuperantia.

che in questo solo è differente la fauola dal poema. si caua questa conclusione. che la fauola è imitazione d'azione etiam nell'animo del poeta prima che la sia espressa. La seconda proposizione del primo argomento. Però diceua Aristotele che la fauola era quasi l'anima della tragedia. adunque non è poema. Che . non è fauola che è prouato di la " zione. di Dante non sia imitazione d'azione è superuacaneo dimostrarlo. tro : la fauola è imitazione d'azione (che l'uno e l'al- habbiamo mostro con l'autorità d'Aristotele). ma uno insogno. cioè che la " Comedia „ di Dante non è fauola. la " Comedia „ di Dante non è fauola. de' propriamente. La maggiore si prona in questo modo Ogni poema è imitazione d'azione. che il poema è fauola et imitazione d'azione. la qual torità di quegli poemi. che. La minor propositione. hucusque che il poema non è spresso col metro che è la sua ueste. cioè che la " Comedia. Da questo luogo adunque.. se non è espresso col verso. Commedia „ di Dante non è imitazione d'aadunque non è poema. né quel lui imitato. poemi sono quali nessuno si troua che non sia imitazione d'azione. oltre a molti altri di quel libro.21 et idem. è conformata dalla au- estimati. adunque ogni poema è fauola. insogno è da ma raccontato. prouo cosi: Quel che non (il è imitazione d'azione sopi'a). ma il poema non è poema. cosi : L'argomento adunque procede Ogni poema è fauola. poi che né quella che Dante referisce il in quell'opera è tale una azione.

che Aristotile in luogo noma fumo epopeia. Ma ci vuole poca prova. e sempre in l' insogno. Prouiamo hora la seconda delle tre conclusioni. è imitazione di heroi. e sempre narra esso stesso e se in . succedono quelle persone che con gl'antichi heroi hanno più similitudine. non è poema heroico. sono episodii. che fusse poema. o una fantasia si deduce dallo parole medesime di quell'opera in più luoghi : Tutta tua vision fa' manifesta. e fuori del tutto della materia e della l'autore. 'poi che egli non induce una persona a chi sia accaduto far quelsempre l'autore. de' quali. Se adunque Dante in quella sua opera non imita. e tela principale. All'alta fantasia qui mancò possa. propii de' somnianti. hoggi che variar de' tempi non ammette più quelle finzioni. consta che la non può essere imitazione se non v'è azione. come ^ pareo „ et simili. e non concesso. qualche luogo induce qualche persona a parlare. dato. e. perché basta sapere che il poema heroico. cioè che la dett'opera. per conseguenza. co- . quali furono o stimati gl'Achilli. ma parla persona propria. Che tal sogno non sia da Dante espresso per imitazione è manifesto. nella quale nell' «Eneida„. che egli usa continuamente in quell' opera. . — mattino il ver si sogna. se non quanto sono astretti per inducere chi fauelli. non può essere imitazione d'azione. gl'Ulissi e gl'Enei '1 . se presso al Ma — e da molti termini di parole. che tal opera non è poema. come nell' " Iliade „.22 quel di Dante sia uno insogno. o una visione. nell' " Odissea „. là non parla mai altri che doue i poeti non parlano mai in persona propria.

ad ognuno finalmente ne vengono escluse tutte le Hora. il qual fu cittadino priuato. se pur fusse poema. o alli più. E se alcuno asserisce che in quell'opera inducono alcuna volta persone illustri. non sarebbe poema heroico. e non concesso. e nella dianea. dato. Oltre a che né per l'auné per l'esempio d'alcuno poema heroico. di in Dante fusso un'azione. non concesso. che non si può un sogno modo alcuno nominare azione di quel genere che s'intende che debbino imitare e i poeti. sarebbe un'azione non d'un heroe o di persona corrispondente agl'heroi. torità d'Aristotile.23 me sono persone illustri. e nel dizione. che fusse poema heroico. e non possono dar qualità formale al Poema. ma s' di Dante. e questo basta a sufficienza per prona della seconda conclusione. e non concesso. e pieno d' imperfezioni in tutte le parti che sono parti de' poemi. facilità. che fusse poema. dato che quella persone di priuata condizione. dato. tali sono del tutto fuori della tela principale. che fusse un'azione. cioè che la " Comedia „ di Dante. quanto dura la visione Dante. che fauola la nomerò da qui inanzi per più se bene ella non è fauola. che non dalli tragici o dalli epici. e sono episodii. dato adunque. di quelli ma dalli comici inducono in scena. che durasse di s' si breue spazio. Ci resta a dimostrar la terza et ultima conclusione principale. La qual conclusion prouerrò cominciando prima di a dimostrar l'imperfezione della fauola Dante. e nella se vi fusse. costume. cioè nella fauola. sarebbe malo poema heroico. cioè che la " Comedia „ di Dante. si darebbe un'azione atta a poema heroico. Dico adunque che la . e per genere e per valor bellico e noti. e almeno quanto al nome.

Se haranno corpo e grandezza giusta. cioè se le persone indotteui operaranno. e '1 morale. perché ne' piccioli argomenti non può essere pulchritudine. secondo Aristotile: che la sia verisimile.24 fauola è composta d'argomenti e d'episodi. sola azione. Se haurà bel nesso e bella soluzione. Se non haranno troppi episodii. Se haranno nell' argomento stesso l'ammirabile. la quale scoppi dalla cosa. che. cioè saranno in continue operazioni. dalla quale al poeta deue . cioè principio alla Le fauole saranno belle se saranno dramma- tiche. le quali erumpino uerisimilmente o necessariamente dalla cosa. il poema cadrebbe dal suo fine e resterebbe spogliato a'ogni forza e vigore. in qualche modo ammirabile. . e quella fine. cioè comprendere una dal tutta. senza questo. il terribile. e quelli saranno connessi talmente con l' argomento. e che le virtù della fauola son queste. Hora io tengo che la fauola di Dante habbia poche delle prelibate virtù e molti degl'oppositi vizi. che parranno membri nati col corpo. non sutiui apposti. Se haranno peripezia et agnizione. vedere in una girata d' un sguardo. I vitii della fauola e le cattine fauole sono ap- punto le opposite. Item debbe essere una. e ricordarsene in una voluzione di memoria. il compassioneuole. cioè se conteneranno azioni d'un sol filo. cioè tal che si possa Secondo vuol esser conspicua e rammemorabile. Se saranno semplici. ma prima dirò alil che capo por capo proseguirò cuna cosa dell' invenzione.

e guasta. sona. non essendo nessuno che pensi . volte Io ho udito più da più celebrare questa invenzione di Dante per una cosa nuoua. dico d'ogni prima che la fauola della sua "Comedia.. ampliandola et abbellendola. Ma. è fuoi'i verisimile. guidato dalla Sibilla. merita riprensione. come Dante da Virgilio. non mai più caduta nel pensiero a pertriplice suo viaggio et io non so vedere che egli meriti da questa parte se non biasimo. perché in prima l' invenzione non è sua. purumque reliquit Aetherium sonsam. Dante adunque circa l' invenzione non merita laude. ma si come Virgilio la prese da Homero. di questo . ma hauendola tolta da Virgilio.. o più aprendo la forza doli' te. storpiandola e confondendola e riempiendola d'episodii alieni et indecenti a materia heroica. Concrotam exemit laboni. cominciando a discorrer sopra qualità della fauola secondo l'ordine di sopra. e ripiena hauendogliene contaminata il di quelle ortiche e di quei tri- boli e di quelle spine che asserisce Bembo nelle la sue "Prose in „. secondo che ne puote hauere spiracelo un huomo priuato della luce della nostra santa fede ? Perché che altro sono a Vergilio i Campi Elisi che '1 paradiso? Che altro suonano questi versi che '1 purgatorio? Donec longa dios. E chi non sa che Virgilio nel VI dell' "Eneida. perfecto temporis orbo.. non mai pili opinata. non essendo sua. figura l'inferno e '1 paradiso e '1 purgatorio stesso. e d'interessi priuati et abietti.25 perueniie più lode o più reprensione che d'altra paressendo più sua propria. ingegno. cosi Dante 1' ha tratta da Virgilio. atque aurai simplicia ignem. faccendoui descendere Enea.

se non per possibili. che in quell'opera si veggono. Volendo inducere persone delli tempi nostri. che be ricordare. vestito di membra. che né etiam Ulisse ed Enea lo poteron fare. il discender di Dante in inferno. secondo questa ragione. sia una . Ma hoggi sirail fauole si dicono dalle nutrici ai bamboli. o più tosto prodigi! e monstruosità. con tanto grande mol- titudine d'episodii abietti et alieni et indepeiidenti l'uno dall'altro. Circa l'unità della fauola non credo che alcuno potrà negare che quel viaggio. o più tosto superstizione.26 che uno. tali cose si haueuano. uscitone. non comprenda tre fauole. lo ascendere al paradie Ma egli lo imburra tanto. trascendendo con le membra graui i corpi celesti. e far tanti altri miracoli. bisognaua che la lasciasse stare in persona di quelli tempi.. l'argomento senza gl'episodii (che non è suo) è conspicuo e rammemorabile certamente. E se mi dirà alcuno che. a quel modo distinto. lo menò all' inferno con tanto pericolo e tanta fatica delVnno e dell'altro. che gl'era facile. risponderò che. e quindi ascendere al paradiso. e di purgatorio. doueua refeiire azioni che quadrassino alla verisirailitudine di questi tempi. almeno per verisimili. Oltre che io vorrei sapere da quel suo maestro Vergili© a che egli uno che se gli raccomandaua invece d' indirizzarlo per la retta via. perché non con- tiene altro che il giuso. possa discendere all'inferno et. per entro so. e che 1'" Inferno. possa passare per il purgatorio. Quanto poi alla conspicuità e rammemorabilità. secondo la religione di que' tempi. però. né vederlo Minerua a fatica se ne potrebArgo con lunghezza di tempo. e la simulasse in que' tempi. volendo Dante seruirsi di questa fauola d'altri.

fa di questo e di quello. ciascuna delle quali può star da per senza corromper l'altre.27 azione da so sé. il che non auiene in Vergilio. né manco delle agnizioni. e si termina in si poco tempo. „ sé. Quanto alla grandezza e corpo della fauola. et improuisi mu- delle persone in- E di tali non so che ne sia alcuno in quell'opera. non vi si trattando d'altro che d'un solo. che sarebbe molto meglio che non vi fussero. con l'ammontarui su quella moltitu- dine e qualità d'episodii che di sopra habbiamo detto. Dramatica come potrà essere. che è l'argomento dell'unità della fauola. habbiamo già mostrato che ella è si piccola. tantum abest che possa esser bella. il "Paradi- un'altra. il " Purgatorio „ un'altra. ad ogni dieci versi. se già noi non pensiamo di far degni di questo nome quelli consueti e vulgari riconoscimenti che l'autore. che non fa mai altro che an- dare e parlare ? Semplice gilio. è nessa talmente col tutto. senza la quale non può esser pulchritudine. è l'argomento che egli ha tolto a Ver- ma egli. che determina pessime di tutte l'altre. e che la rendono quasi più d'ogni altra cosa . che. n' ha canata e fabricata una di quelle fauole che egli Aristotele chiama episodiche. non può essere fauola capace di materia né di nome heroico. che non si può rimuouere da esso senza corromperlo. vel e conuerso. perché non solo quella parte. Ma le agnizioni delle quali intende Aristotele sono due le più belle e le più importanti parti della fauola. Peripezia o agnizione non peripezie si ci so vedere. ma ogn' altra parte di quel poema. perché nominano certi subiti tamenti che commutano la felicità dotte in infelicità.

mostrandone loro una di paglia. la intuito. dice che far a spauentare. ma chi pente va al purgatorio. non hanno hor paura del Demonio che veggiono pitto. Paolo. E mi marauiglio più da vantaggio del Varchi che. nel detto 1' "Inferno. più che in altro. Circa l'ammirabile. al più tosto nome di mostruosa. merita mio iuperché gì' huomini si ammirerebbono bene se vedessino la Chimera. si . Quanto al terribile. cosi di . la fauola di Dante. dicio. se non per grazia speciale di primo Dio. come d' S. quale è bene alcuna volta in quell'opera in alcuno di que' tanti episodii. solo. si scuo- pre V ingegno del poeta. e non mi può capire che egli habbia volsuto pensare che gì' huomini. quale nella sua opera dimostra affetti. la quale. I lettori non accettano che un huomo vino discenda in inferno ed ascenda in cielo. e nella quale. che soleuano hauere paura delle larue. uente! molto commo- Del costume poi parlerò al suo luogo. di Dante. chi male opera va in inferno. se ne habbino si dialogo. basta a douentar buoni tutti quelli che lo leggono. cipale io dallo argomento e dalla materia prinnon lo so trarre. che diuentino buoni. chi fa bene va al pacerto radiso cosa che peruiene nuoua ad ognuno! e che questa è una nuoua moralità. Quanto al morale. ma. i nostri bamboli d' hoggi. il al qual verso non pigliano quesi sta di Dante. al glia. come nell' historia del conte Ugolino. leggendo quelle pene.28 ammirabile. sia conosciuta da loro come di pamarauiglia non v'haurà luogo. pieno odio e di simultà e di molti altri non che si dichiari per santo. E questo eh' io il dico del terribile dico etiara del compassioneuole..

al qual Il si confessa tanto obligato. lui è '1 costume adunque che s'impara da i l' im- pietà verso la patria e verso precettori. fantastico. Della quantità et insitura delli episodii ho parquello che vi la lato di sopra. famare. se osceni costumi che egli scuopre spesso nelle perso- ne che egli induce nelli episodii son forse insta il . né luzione. prima. persona di Dante e di quelli che da lui a' inducono nelli episodii. il che è accompagnato dall'altro difetto del costume. ma essendo una distesa narrazione. tutto pieno d'odii e di malignità. è d'un Tale ci hora. Il costume in Venghiamo hora al costume. che sia suto fatto degno di fare un camin tale.29 come di quel che scuopra s' impari. barbari et quali. vendica- moroso. l' Non voglio entrare in molti turpi. e nemico della sua pala quale non lascia in tutte l'occasioni d'inlei . che si discuopre nella persona sua. mostrando contro a di vederle tutti un venenoso appetito per lasciar di tanti gì' infortunii huomini buoni e di tante persone honorabili et reuerende a nessuna delle quali perdona. cioè delindecoro. nella quale. una storia. essendo fuori d'ogni decoro che un huomo. Il nesso e la soluzione di questa fauola non si può riprendere. non accade mai nesso. sono però di malo esem- . sia informato di tali costumi. è in Dante la beltà di quella sua che. tria. i bene decoro. né al suo stesso precettore. non vi essendo alcun nesso o alcu- na soluzione. — huomo tiuo. e rite- nimento dell'odio e sete della vendetta. e perpetua né so- incedente oltra via come intrico. per siamo contenti di nomar fauola.

né alcuno degl' altri egregii non credo che è poeti. E quel mostrar che egli fa di tanti scelerati si possa non dannare. che di satira veramente si dimostra che tenga. che pur la conobbe indegna di più sublime nome. in persona d'Anchise. quasi passando fuora via. più che d'ogni altra cosa.. nei poemi dei quali non si vede più che una due persone di mal costume.• 30 pio. della filosofia. là doue buona parte dell'opera di Dante è uno stabulo di scellerati. della astrologia e di mathematiche e di molte arti e facultà. Quanto quell'opera a' concetti.. la prouidenza de Dio noi crediamo che : che le trattano esprofesso. e quelle non sono delle principali. quanto io lo terrei in ciò. né Virgilio. perché. l'hauesse inscritta "Satira. sono molti che magnificano come referta di tutte le scienze e di tutte le dottrine e di tutte le cognizioni. La qual cosa ognun sa quanto s'aspetti alla dignità del poema e del poeta. se in luogo di " Comedia „. Principio coeium ot terras camposque litjuentos. è molto insueto produrre a luce il male per hauerlo poi a celare. . Cosi non fero Homero. ma. non come gl'altri poeti per via di tasto. di tutte le facultà trattando. lecca ze e delle dottrine con i luoghi delle scien- una certa magnanima sprez- zatura. Onde in nessuna parte harei estimato Dante tanto giudizioso. e che Dante in apre peritissimo. che mostra che essi ne sanno più di coloro Pensiamo un poco se quando Virgilio toccò si altamente. la maestà del quale non discende alle minuzie et alle questioni scolastiche. se bene data loro la multa. in tutto il resto sono i lor poemi o ripieni di persone honorate e gloriose e di bello co stume. ma si quella esaminando tutte le le più sottili e più recondite materie della theologia.

e che elle vi stanno a sproposito e con indegnità. sopra le macchie della luna. modo „ di qualche dottoruzzo. parendogli di fare una bella cosa a infilzarle a quel modo a sproposito in quella sua Satira. e me ne rimetto a quelli che di fessione. Ci resta la quinta ed ultima parte. di quelle i sta che alcuni celebrano certe sue quali non fanno menzione di alcune pili sue belle: Di pari come Come e quelle i frati i buoi che vanno al giogo minor vanno per via — — due riprese dal Bembo : Io non veddi già mai menare strcggliia (/Ome a coltol di scardova le scaglie — — e quelle tocche da altri. tali dottrine fanno proè quiui il A lae basta che non lor luogo. il luogo di ragionare delle figure ma sarebbe materia troppo lunga. bacomparazioni. perché non me ne intendo. cose state tocche da altri huomini che non sono io. Veramente quando io considero la " Commedi Dante io non vi ueggo altro che un mescuun zibaldone et un guazzabuglio delle lezioni che egli doueua udir da questo frate e da quello. Qui sarebbe de' concetti. — Similmente non voglio re a raccontare i molti dishonesti e laidi concetti di quell'opera. dia glio. Della realità poi delle materie che e' tratta non ci voglio por bocca. cioè la dizione. come : Come la pina di san Pier dì La lucerna del mondo — Roma — enti-a- e molte altre simili. . che egli si fosse messo a sgra- maticare a le secchezze della logica o a quistionare.31 e quel che segue.

e pro- uate le conclusioni proposte. secondo la breaità propostami. né freno alcuno che lo ritenga. hor audacissimo nello accorciare. Usa ogni sporco vocabolo. che '1 Sbarchi mede- simo. perché le cose che si possono desiderare sono difetti. non se ne auedendo. e 'nsomma i fa di maniera. le bruttezze della quale sono state tanto ben mostre dal Bembo. che sarebbe superfluo l'afFaticarsi. a' quali è occor- so trattarne. . e quasi da tutti gli scrittori di questi tempi. mutainzeppa tra' suoi versi re o formare nuoue voci . le voci. che color medesimi che la contrastano sono constretti a conIl Varchi. né rispetto o verecundia di vocabuli. cioè : Che la " Comedia „ di Dante non poema . è tesche. mentre che fessarla. spesso le belle filatesse dei versi latini. Assai io credo d'hauer adempiute. non se ne auedendo. dal Casa. si potrebbe desideche dire che il che non è altro essa è ripiena d'infinite imperfezioni. sta che in quell'opera non empie que' suoi canti di parole hor pedanbarbare di qualsivoglia linguaggio. Ba- né osseruanza di grammatica. che non so da qual poeta s' habbia potuto imparare questo esempio . che Dante è pessimo poeta. adunque infiniti sono i difetti di quell'opera. ci vuol dare ad intendere che Dante sia migliore e maggior poeta d'Homero. e gli huomini sono infiniti.32 ouero locuzione. nello allungare. dicendo che in ciascuna parte della sua opera rar qualche cosa . che lo magnifica sbracatamente. gli uien detto. ila che dich'io in que- sta parte? Tanta è la forza della verità. le promesse da me è fatte. usa ogni licenzia nello storpiar è scelta di parole. in questa parte non sa negare suoi difetti.

costume. non poema heroico Che dato. niuno interesse. . ma solo l'amor della verità. — Alla qual cosa ninna passione.33 è Che dato. co. 40-11 (IV-V della Nuova serie). e ripieno le d' infinite imperfenel zioni in tutte sue parti. che fusse poema. è cattino poema. che fusse poema heroi. ninna affezione m'ha tratto. cioè nella fauola. e non concesso. N. nel concetto o nella dizione. e non concesso.

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DISCORSO DI FILIPPO SASSETTI .

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V. intendendo la metà del tempo la notte. Farad. ^ — — — Nel primo de' quali e' mostra di predire a' Tioren- V. 7. per essere stato detto da un filosofo che nella metà del tempo il misero dal felice non è differente. XXVI V. XVII v. e principalmente è. da alcuno cosi giudicato per lo principio suo " : Nel mezzo del cammin di nostra vita „. U2. Cogliesi ciò da molti luoghi. A questo luogo se ne aggiungono tre altri del medesimo autore : Ma so presso al mattino il uer si sogna. puote dalla natura delle sue più artifitiose è una imitatione d'attiene. 128. sento. Farad. pigliando per la metà del tempo prestato alla vita humana la notte. molte sono le cagioni per le quali altri potrebbe credere che ella non fosse degna d'essere chiamata poema. . La poesia. Inf.' Tutta tua uisione fa' manifesta. laonde la " Com- media „ di Dante potrebbe parere una narratione di un sogno.^ A l'alta fantasia qui mancò possa. XXXIII v.Discorso sopra Dante di Filippo Sassetti Se bene la " Commedia „ di Dante è una poetica narratione. V. secondo che comprendere si maniere.

stimar che di sopra si è detto. quando il nostro poeta quelle cose imitasse parite li che in sogno ap- non sarebbe perciò che egli nome Commedia „ non meritasse. ma fussero. tutto che gl'altri poeti. Per lo che. et uno che in un suo poema imitasse un sognante imiterebbe l'attiene d'un huoio non credo che questa sia una delle cose che deono imitare i poeti. douendo ne' loro poemi introdurre attieni e faccende. Per le quali e molte tratte altre somiglianti cagioni. bene il sognare è una attiene. da altri luoghi di potrebbe che in questa opera fusse un sogno raccontato dall' autore di questa Per lo che parrebbe che quello ne seguitasse opera. dv poeta nella sua " . E. nel secondo di hauer a manifestare una uisione. quali noi il nostro desidereremo che fusse. né stimo che i luoghi citati di sopra il contrario di- mostrino. e nel terzo che questi suoi concetti siano stati in una fantasia. che ella non meritasse di però che. si questo autore. stimo io che non un sogno sia quello che Dante ci narra nel poema suo. Egli è ben nero che imitare potrebbe quell 'attiene che a colui nel sogno si rappresentasse. un' attiene che egli d'hauere fatto uuol persuaderci . Quindi scor- mo. adiuenga in questo trattato fia da me fatto manifesto. ma questo non harebbe altra differenza da qualunche altra rassomigliata attiene che dal modo dello sprimerla o farla manifesta. cosi apparsili in sogno. auuenga che nel primo uerso manifesta- . se essere poesia addomandata.38 tini. gere si puote che altro è imitar uno che sogna. da altri che da loro fatte le introducono là doue Dante da sé stesso mostra esLa qual cosa come sere state queste cose uedute. con tutto questo. e altro le cose sognate da lui. con la quale hanno molto i sogni che fare.

perché. Dante dice Cacciaguida nel 37. si come gli ha fat- to altroue. si come io stimo. come io di sotto spero di hauere a dimo. a questo effetto allegato di sopra. XVII del > XX. un prouerbio usatosi nel predire qualche male ad alcuno et è da auuertire che quel terzetto è detto da Dante non come andando per l'inferno. dicendo: S'io ritorno a senza mercé la tua parola. dire bisognerebbe che ella contenesse l'agurio della rouina o cattino stato di Firenze. ma come narrando. ma l'età sua hauerci uoluto in per quella guisa dimostrare. il quale egli accenna per quelle parole: Ma Tu mattino il aer si sogna. si io „ ho la mag- " come tu vedi. pigliando tutto lo spatio del il tempo che della vita ci si vive. L'altro luogo. del quale gior parte. adoperandola egli altresì nel principio " Con ciò sia cosa che tu incodel suo " Galateo „ : " minci pure quel uiaggio. che a V. strare. metaforicamente. cammino Non humana. se presso al sentirai di '' Di maniera che questo sogno del quale fauella qui Dante è un suo sogno particolare. 7 e segg.39 mente si scorge egli non l'hora.. se cosi fusse. V. più tosto. » XXVI V. o. la qual distintione di tempo separa l'una faccenda dall'altra in guisa. qua da picciol tempo Di quel che Prato. non ch'altri.' fia Dalla quale metafora non si discostò monsignor Della Casa. L'altro verso. compier lo cammin corto Di questa uita ch'ai termine vola. fornito. che niente hanno da fare. somigliantemente. In/. Pnrg. . non dimostra che l'attione di Dante sia sognata da lui. t'agogna.

non proni cosa alcuna. XXX. e perciò stimare si dee che l'altro uerso. Inf. Tant'era picn di sonno in su quel punto. ueggiamo . 136. la qual cosa per fermo. ci Se noi facessimo a credere che la fantasia fusse un sogno. hora è da uedere. non può a modo ueruno dimostrar che siano sogno uisione le cose che Dante narra. in quella maniera. di che auuiene tanto il contrario. Dal quale rithmo » si scorge che egli era desto V. Cosi il ms. sognando. poco ne mancherebbe che l'intendere non fusse un sognare. e a ciò credere mi io tengo egli muoue il dire dell'essersi in quella selua trouato quasi senza au- uedersene: Io non so ben' com' io n'entrai. parendo loro che le cose da lor uedute siano pur troppo nere. sognando. onde disse il medesimo: E qaale è quei che 8Uo dannaggio sogna. 2 — è da uedere . desidera sognare. come non fusse agogna. di sognare cognosce- rebbe. cipio poiché i citati mostrano che l'attione di Dante non è sogno. E evidente però che ueggiamo o sono da espungersi. * Leggi: ben ridir. che i sognatori. sendogli detto da sto il una imagine: „ " Fa' manife- tuo sogno o la tua uisione. di sognare desiderano. Ma perché di questo luoghi si ragionerà nel prin- in altro luogo di questo trattato con altra occasione. ' Ma " egli. se già non uolessimo dir che coloro che sognano conoscessino di sognare. tratto dell'ultimo canto del " Paradiso „.40 " Paradiso „. Che la uerace uia abbandonai.se in quella opera alcuni ce ne ha che prouino che egli fusse desto. Si che quel che è. E.

Fors'a memoria de' suoi primi guai. il che egli ot- timamente fece altrove {Purg. ma. ciò non mostra Dante che a lui in questo luogo sia auuonuto. Del qual più altri nacquero e diuersi. auuenga che sonnacchioso entrare si possa . Che se i sognanti molte uolto camminano e vanno. primieramoto. udendo di Siringa. mente cessa il ceua il descriuere il il scia manifestare fermarsi addormentato. a cui più vegghiar costò si caro. E che la mente nostra peregrina Più dalla carne. e posogno apparitoli. Che gl'occhi per vaghezza ricopersi. E '1 pensamento in sogno trasmutai. Come pintor che con esemplo pinga. In sogno mi parea neder sospesa . E tanto d'uno in altro uancggiai. ma che era sonnacchioso.41 uella selua. dando la cagione al sonno dell'esserui Non dice già che egli dormisse. auuenga che coloro che dormono addormentati si chiamano. però che mestier fa- duue che sia. entrato. Gli occhi. XVIII): pensior dentro di me si mise. Disegnerei com'io m'addormentai E nel IX Purgatorio: Nell'hora che comincia i tristi lai La rondinella presso alla mattina. Nuouo E altroue nel XXXII Purgatorio: S' io potessi ritrar come assonnaro Gli occhi spietati. e mcn da' pensier presa A le sue uision quasi è diuina. e non " sonnacchiosi o pieni di sonno „ e se ogli addormentato si fusse. maluolenticri harebbe cognosciuto d'essere piti in buono che iu tristo sentiero. soprauegnendo il sonno. che cosi pare che importino le parole " tanto era pien di sonno in su quel punto „..

e non come se sognato l'hauesse.42 Un'aquila nel oiel con penne d'oro. donde conseguentemente uerrà manifesto se la " Commedia „ di Dante è poema eroico. uedere la forma di ciascuna delle sue spetie. e poscia considerare quale sia questa attiene che narra Dante. quando dimostrato sia che questa opera merita il . e da tutto ciò stimo che coloro i quali aprono le porte dell'intelletto alla verità giu- dicheranno che ciò l'opera racconta. Resta adunque che questa sia un racconto d'una attiene la quale Dante dice hauere adoperata. o di che altra maniera. riandare alquanto la natura della poesia. nome di poema. può essere atta per fauola d'un poema. e fa differenza dalle atda lui vegliando a quelle che gli apparuero dormendo. delle quali in parte ho ragionato di sopra. e falsa in ogni sua parte. uedere s'ella . et. e come egli la narra. e quello che a ben formare ciascuna si ricerca. considerare le parti di qualità e di quantità di esse. narrata come narra Dante la sua. Con l'ale aperte. resta che ella sia cosa finta da lui e perciò è da considerar adesso se una attiene finta al tutto. egli che Dante di sé stesso in quelcome hauendolo fatto il rac- conta. Et esser mi parea là doue fòro Abbandonati i suoi da Ganimede. ma perché ciò non fu vero. Quando Oltre a che stintione si fa ratto al sommo concistoro. ed a calare intesa. adattando poscia le regole delle poesie ad essa. con quella maggiore breuità che la natura della cosa soporta. di mestieri pri- Per uedere tutte queste cose fa mieramente. la cognosce troppo per tutta lui di- del tempo consumato da in questo tioni adoperate uiaggio che egli era desto. o no.

dopo aver corretta la prima. Prima della correzione. o come elle si ueggono tutto giorno ' Cosi neamente a cedente cosi: " ms. per questa diuersìtà. Il passo andrebbe quindi sanato cosi: " et questo come che adiuenire "possa in due maniere. mascherate andare attorno. d'imitare le attieni il humane. e ne' giorueggiamo rappresentare la passione del Saluatore nostro Ohristo. perciò che egli ultimamente si ricerca il profitto del genere il humano. donde fia manifesto se questa opera sarà poema. — Probabilmente il Bassotti dimenticò di correggere la seconda parte del periodo * e móstra che il primo modo eco.43 con esse può misurarsi o no. e dentro all'arte sua propria. e mostra . il quale termina. potendosi le graui fingere più graui. che adiuienire {sic) possa in due maniere.. che sono il ordinata fine nel- quella utilità. dalla quale dipende. imitare a giouamento. perciò che d'altro fa mestieri a et in un tempo per lo un popolo in una occasione. e d'altro in altro che noi ueggiamo per carnouale le commedie . potendosi eoo. eiFetto e 'n di- mandano diuersamente ad uerse maniere.. come in cosa de' lettori e fine a cui è fuori dell'opera del poeta. eco. e di qual genere.. tutto il passo sonava il et questo per lo più adiuiene in due maniere. potendosi eoe nondimeno il primo mo" do a' tempi nostri è osservato per lo più „. secondo quale utilità essi cercano di dare .. che fine loro (sic) più dappresso. come * hora le leggieri e degne di beffe.. In prima è da sapere come ogni poeta studia... quanto possi bil quasi sia questo è gli sia. hora attieni graui e piene di alta marauiglia. et questo. come si dice. e questo è. e le uili più humili et abbiette. fine ultimo. nell'anima degli ascoltanti. — ciò Sondo pertanto un cotale che è lo l'animo essi de' poeti. .. Por lo che i poeti imitano essi recitarsi e le ni santi ancora. Le parole come che e posso sono scritte interlilato a questo e ad adiuienire (correzione di un anteaiiuiene). dico fine dentro all'arte della poesia.

forse. farebbe. E perciò che un lo imitare è un far ueduta di fare quello che altro fa. e Ho paridelle tragedie hoggi ninna se ne uede. la quale per ancora non è cognosciuta il da noi. mente lasciato di far mentione del modo dello imiessi a fare hauendo poesia. che nella poesia sua o '1 poeta le egli alle uolte di sua persona fauella. e mostra che il primo modo a' tempi nostri sia osseruato per lo più. supponendo che ella una senza più. acciò che egli alla disi tirambica poesia conueniua. o più leggieri e ridi- cole. per cagione degli intermedii. perciò che narra in guisa. se bone nelle commedie di questo tempo e armonia e ballo si intromette. oltre a che dificilissima cosa è ritrouare in che maniera questi poemi fus- sino imitazioni. se elle fussero state scritte in quella maniera che esse adiuennero. né tanta compassione ci prenderemo (sic) in leggendo l'attione di Ghismonda. non sia alcuna cosa con l'attione della non pare che conto tenere se ne debba. fingerle migliori. Di tre maniere adunque sono le attieni che possono imitarsi: o come elle sono accadute et accaggiono. non veduta . che quindi deriuano. o egli introduce coloro che imitano come se essi tutti insieme quella faccenda facessero. perciò che. e molto uolte racconta egli quello che alcun disse. ma colui che narra solamente. narrante il poeta sempre. però che maggiori sono gli effetti di Calandrino. riderebbe alcuno quanto si fa leggendo le cose raccon- tate stessa da lui. uestendosi la persona sua. e questo può auuenire in due modi. che è l'oratione. e' tare. se ella narrata fusse senza tanta grandezza. Io ho lasciato da banda il ragionare della materia nella quale si fa l'imitazione. o douerrebbe fa fare . Né.44 fare.

nelle quali si mostra che facciano i parentadi. dir non si può che egli imiti in modo ueruno. che si si . pigliando hora questa et bora quella persona. Imita bene in que' poemi doue egli tesse la sua narratione in guisa. come nelle fauole auuiene. doue che nelle poesie che si rappresentano egli imita sempre. In tutti questi modi adunque e nello stesso strumento dell'oratione può il poeta imitare le tre maniere d'attiene annouerate di sopra. e' . » Le parole a un far uedute di fare e ueduta dì fare sono •oritte iaterlineamente. . si ammazzano gl'huomini. assegnando il li terzi artificii che luogo primo alle sue idee o esemplari. e non s'ammazzano) per lo che. e la poesia de' ditirambi per pura e semplice narratione. il terzo alle cose che imitauano le naturali. fece o farebbe quegli. soleua dire che l'imitatore era il terzo artefice nell'uniiierso e l'opere sue si ritrouassono. 81 gran filosofo. e non si fanno. non si facendo ciò in alcuna maniera in quelle poesie doue sempre il poeta poeta si conserua. il secondo l'altro secondo alle cose naturali fatte a similitudine di quelle di- uine. mostra di fare o dire quello che coloro fecero o dissero. le quali imitationi saranno in fra loro diuerse e diuersamente si douerrebbono nominare per la diuersità delle attieni che s'imitano e possono imitarsi nel modo medesimo e' si potranno imitare narrando (in quella maniera però che si è egli. le quali in tanto le imitauano in quanto elle mostrauano di fare quello che esse faceuano. onde diceua il medesimo Platone che la tragedia e la commedia erano tutte per imitatione. hor l'uno hor determinati suggetti (e Platone. i ma dice . e quella che e' si è raccontata di sopra partecipaua dell' una e dell'altra natura. se no era niente. e 'n questa parte senza più è imitatore.45 di fare ^ quello che fa.

conciò sia cosa che gl'altri si dismettessono all'apparire delle commedie. Esempio d'un poema che meglio era imiti i peggiori ci sia il " Margutte „ del Pulci. le quali tristitie furono di maniera. in quanto a quello che si rassomiglia. cancellate. Queste diuerse attioni possono essere parinir fatto lo imaginarcela. peggiori „ E ci serua per esempio di ciò 1'" Auarchide dell'Alamanno. saranno una cosa stessa. si distingueranno tra loro per le cose imitate e per il modo. onde che la " Sopho" nisba „ e 1'" Auarchide „. conuenendo con quell'altre del modo narratiuo per l'attieni. e per lo strumento sa^ ranno una cosa stessa. egli ci può non ha dubbio ueruno che a questi cosi fatti poemi che tra loro si rispondono per il modo dello imitare e per lo strumento. tutto che questo uocabolo corresse poi solamente per significare di questi tre poemi quelli che i migliori imitauano. che forse il non le ritrarre . tutto che differenti siano per la cosa imitata. e questo credere si dee che fusse già l'epopeia. „ : non fu né . per i lo che credere dee che poeti nel fingere cotali co- stumi ricorrino a' tempi antichi. gì' huomini de* quali sono sempre magnificati e celebrati come più uirtuosi di quegli del secolo presente. tutte le quali. doue sono ristretti un drappello di caualieri di tanto ualore e di specchiati costumi. egli ' Hora mente imitate. esse ancora.46 detto di sopra) le migliori. le simili e le attioni. che del trouargli in si terra non sarebbe niente. per il modo rappresentatine. in spetialità ras i '1 Seguono. le parole " e forse tra' Qrecì più antico né '1 più moderno del Margite. si conuiene un nome comune. e se bene noi duredi leggiere uè- remo i fatica a trouar un'opera in questa lingua che simili rassomigliasse.

debbo essere si il regolo. Resta hora a uedere se un tal nome si conuiene a lui e all'opera sua dalla parte dell'attione imitata. poscia che in essa cosa ueruna non è che nella tragedia non si ritroui. co^ . mostro di sopra. e che poscia faccia mestiere a comporlo e 'nsieme raccozzarle dipoi uedremo di . di quali parti ella sia composta.. che molte uolte dice esso stesso qiiello che come narratore gli ocdi ciò noi Dante.. e perciò anche d'una epo"peia. la Disse adunque Aristotele che tragedia era ' Il passo è forse da sanarsi cosi: ". portionatamente come si è me il più perfetta poesia. Veggiamo adunque quello che sia la tragedia. in questa parte conuiene con lei. quello che egli fece in quel suo uiaggio. se l'altre cose che a ciò si ricercano il comportano. la qual cosa noi potremo scor- gere considerando primieramente quello che si conuenga ad una attiene che s' imiti per essere profauola d'una epopeia la quale. in- duce a fauellare sé e molti altri. anzi le si ricercano le forme et i modi tutti che a una ben formata tragedia. e '1 suo poema è una epopeia. quanto s'è per il modo. egli è poeta epico. e ueggendo come ella sia insieme messa. La quale. con quale l'epopeia misuri.47 somigliando attioni amendune di coloro che migliori sono stati finti.por essere proportìonatameate fauola d'una tragedia. ueggiamo che giuditio possiamo dare dell'attiene narrata da Egli non ha dubbio ueruno che e' procede in guisa narrando in quel suo poema. corre. _ " . di maniera che. da che risulterà quello che si cerca. la quale eco. Essendoci hora diuisate in questa maniera le cose della poesia.. trarre dal Poema di Dante la sua attiene. e quella andremo a parte a parte considerando.

il quale non hauesse letto altro che la " Rotta di Roncisvalle „ o " Marfisa bizzarra „. per esprimetempo antico si ricorresse ad Ettore et Enea. ^ E questa pare che sia Achille. e' potrebbe non di meno accadere che alcuno. però che. nel rigo natura ecc. non già '1 per la narratione. ' de' quali a noi hoggi mancato l'uso. è vera epopeia sia de' migliori. et perciò habbiamo bisogno huomini. e che. che hauesse recondita fauella separatala quale mente nelle parti degl'istrioni.48 una imitatione d'attione grane grandezza con dolce e e perfetta. onde di più alta natura che humana eran creduti. al Achille. cancellato.. 2 Le parole: onde di piti alta sono scritto inter- linearmente. . Trattando di ragionare rarla con il epopeia e di misu- modano della tragedia. stimasse che nell'epopeie non douesse imiHora io tarsi altra attiene che quelle della guerra. Ulisse. bisogna uedere quali erano gli heroi di que' tempi. da' quali stieno bene essere adosomiglianti di trouare perate attioni a quelle che gl'antichi fìngeuano essere fatte da que' tali. non sarà male discorrere in questo luogo della qualità dell'attiene della quale si fauella in questo luogo. che si tati di quella virtii la quale in dee credere che fussono coloro che erano dohuomo mortale non si stimaua che ritrouare si potesse. agi' heroi. ma per la misericordia e dell' timore purgaua si fatte passioni. Ettore et 1 Enea interlinearmente. cosi appartenenti cose che a' successi auuengono tutto giorno al genere humano. Ulisse. se bene nelle tragedie noi ueggiamo imitate ogni maniera d'attione graue della guerra. (sic). suppongo che la attiene che si rassomiglia nella alle come altre re questi migliori. Per ciò fare.

a dire che egli di Dio. per la uirtù loro. e se un'attiono di temperanza smoderata intenderemo d'imitare. stimar si dee che si come la sourastante fortezza è eroica uirtù. uedessimo l'esempio della prudenza. indusse Homero Priamo. e d'ogni altro habito il somigliante. Dal quale habito ricorsone quell'etadi a credere che gl'huomini che gli possedeuano fussono degli Dii figli. 40-41 (IV-V della Nuova serie). sourastano agl'huomini virtuosi di gran lunga. e alla sourastante prudenza d'Ulisse quella Colombo o del Magagliano. Hora se la virtù eroica è uirtù.49 la diffinizione dell'eroica virtù data dal maestro di coloro che sanno nel principio del VII dell'" Etica „. che di perfettione sourasta a quella che uulgarmente si ritroua. cosi ancora sia la sourastante pruden- Per lo che gran bontà d'Ettore. sono di nome nella guerra. che. pareua figliuolo. e con quanti accorgimenti fuggire si deono i perigli. uolendo rendere il cambio. generalmente considerata. In maniera tale. per porci auanti l'esempio del valore dell'armi. che cosi pare che allhora l'eroe si determinasse dalla discendenza diuina. per molti trauagli passando. ma rassomiglia Ulisse ancora. Francesco. alla soprastante fortezza d'Achilie faremo rispondere proportionalmente il valore d'Orlando. e non d'huomo morEt Homero non solamente tale. E se discendere alle spetie uogliamo. per mostrare la imitò l'ira d'Achille. per la 4 N. di sangue illustre. o somigliante. pigliamone alcuna di quelle di S. ma. quasi in un specchio. che hoggi in luogo degli heroi non si douranno porre da noi coloro che. ma tutti coloro che. per- ché noi in quell'opera. . general- mente coloro che. e 'nsomma non ci lasciamo dare ad intendere che del in luogo degli eroi succedano solamente gl'huomini nella guerra ualorosi. a casa se ne tornò. za.

. ' Goal il ma. nell'epopeia si richiede maggiormente. ueggiamo bora quali sieno le parti di tutta una tragedia. che importa hauere perciò principio mezzo e fine '. ella di niente menerebbe l'animo loro. il costume. raccolto in poche parole. effetto niuno. et è il medesimo che per lo che non è da lala nuda attiene imitata sciarsi dare ad intendere che la fauola sia composta d'argomento e d'episodi. che. il discorso e la fauella. Queste sono le qualità principali si che deono ri- trouarsi nella attiene che rassomiglia. . . poema non farebbe contasse semplicemente una cosa la quale non havesse credenza appresso coloro che l'ascoltano. che della fauola sono principio. della quale più tragedie hanno a potersi trarre mile. ciò sono: la fauola. i costumi e '1 discorso. che forma le danno. perciò considereremone quattro solamente che a lei si conuengono. . Questa attiene uuole esser perfetta. sia. cosa. la fauella. sono dagl'altri tanto sia detto E della qualità dell'attiene la quale a' tempi nostri debba imitare un poeta nella epopeia. senza questa conditione. forse è da aggiungere et. La fauola di alcuno poema altro non è che il costrutto di tutto quello che ui si fa. uirtuosi qualunque ella si grandemente ammirati. e luogo non hanno. se nella tragedia si comporta. il uuole essere una e uerisiperò che chi rac- conciò sia cosa che. hauere grandezza la qual . Primieramente è la fauola. sono sei ma perché nella epopeia due non fanno a proposito. si come stimar anche non si dee che la fauola sia imitatione d'attiene nell'a. raccontate. che è l'effetto della poesia.50 virtù loro. la melodia e l'ornamento dell'apparato.

e discorso con- prouar gl'affetti. questa è altra disputa. nell'animo del poeta è imitatione d'attiene.51 nimo del poeta. e Quello che sia la fauella è maStando bora le cose in questa maniera. e che. abattere l'altrui. ma se tutte queste cose hauesse fatto elsi leno perciò non direbbono un'attione. sondo la fauola quello che s'è detto. si che per questo una addomandar si potessono. costrutto in uersi. espressa col uerso. . che l'attione che s' imita uuole essere una et intera. o no. '1 '1 Co- stume è quello doue il la elettione o il divieto appa- risce senza che altri siste nel dichiari. sprimiamo quel breue . per il che la lascerò da banda. L'unità non si cognosce né deter- che è mina perché ella sia stata fatta da uno. parere suo. da ripetere in questo luogo quello che si è detto di sopra. Intera poi . ueggiamo come debbano insieme comporsi le cose per Per lo fare e una tragedia et un' epopeia ancora. ma si circonscriue dalla continouatione d'un medesimo negotio. primieramente perché argomento e fauola stimo che siano una cosa medesima. conciò sia cosa che alcuno diuerse cose potrebbe fare le quali non harebbono cosa che insieme le legasse. perciò che. o pure una guerra tratta a fine da un valoroso capitano. se per argomento il breue raccolto delle cose contenute s' intende doue che gli episodi alla fauola sono forestieri e meglio è dire che il poema sia composto d'argomento e d'episodi che a stimare che la fauola stia Che poi la fauola. come un viaggio. spressa col in questa maniera. e poi ci auuedremo che quella compositione non è poema altrimenti. Se poi la fauola. sia poema. muouere nifesto. sia poema è falso a dire. e poco monta al proposito d'adesso . un acquisto di qualunche cosa. uerso.

mezzo e fine. non potendo egli liberarla dall'andare schiaua a Roma. segui l'effetto accordato. mediante la peripetia e la ricognitiono se semplice segue la mutatione senza queste due parti. per lo contrario . le man- con questa conditione. ma questo adiuiene per una di quelle cose che erano indiritte a fine in tutto diuerso. secondo che diuersa sarà la compositione della fauola. perciò che non fu cagione del uelerla Scipione a tutti i modi menarla a Boma il volerla Massinissa saluare. nel La grandezza sua quale spatio ella vuole trapassare da felicità a miseria. e morissi. lo prese per suo marito. la quale ha principio. meno fine. quivi sia la peripetia ancora. però che o ella sarà rauuiluppata o olla sarà semplice sto trapassamento . e questo può accadere in diuersi modi. bisogna mostrare maniera possa auuenire che una attiene faccia questo trapasso e sia senza peripezia e senza ricognitiono. e la mutatione adiuiene allhora oltre ad ogai credenza degli huomini. Ma.52 è una attiene. dasse la morte e. per dichiarar meglio in che come ciò adiuenga. non di . perché egli nou potè camparla. auuenga che altro la peripezia non sia che un riuolgimento delle cose nel contrario si che egli apparisce nel primo aspetto che douunque è riuol. Sofouisba fé' patto con Massinissa che. ciò non auuiene né dà cose ordinate a diuerso né fuori dell'aspettatione. imperocché la peripetia è ben un mutamento nel contrario. In questa attiene si fa mutamento da felicità a miseria. e si celebrarono le nozze. Ma. che ella beuue il ueleno. s'ella sarà rauuiluppata. uuole essere nelle tragedie misurata dal tempo che entra in un girare di sole. que- da fortuna a fortuna dee seguire . ma la natura . Ma la cosa non ista perciò in questa maniera. gimento.

de' quali. accompagnate con . Per lo che apparisce che non hanno peripetia tutte le fauole le cui attieni hanno mutamento di felicità a miseria e queste poche cose . l'horribilità e con l'essere compassionevoli. sono gioconde le quali. perciò se ne con- uenne con il marito. ueggeudo che quelle cose che . le parole. là doue l'epopeia ha la sua se si ' — Seguono. siano dette per pato e bio. . Questa differenza è cosi nelle attieni tragiche come nell'epiche. senza dubdichiarare la ' più perfetto di gran lunga è e ritorta quello uiluppata tro. cotali. ìa cui attione. per non auuenir di quegli altri. fanno maggiori effetti che non quelle le quali muouono l'animo nostro per uia della compassione e dello spa- uento solamente. il che che non è raiil'al- conciò sia cosa che in quegli marauiglioso ha più parte che in questi altri non ha. e che ella potesse in quella maniera succedere facilmente non si credesse il che. diuisa l' intelletto humano fatto a un fine sono indreto più dalla fortuna riuolte a cagionare l'effetto contrario. perciò che ella aspettava non meno questo che e quell'altro esito alle cose sue. cancellate. del natura del rauuilupsemplice poema. i quali non ti pongono dauanti agl'occhi cosa che altri di leggieri non se l'auuisasse. Egli è il nero che ella maggiormente si ricognosce nelle tragedie. auuenga che esdeterminano a piccola attiene e a un luogo doue ella debba seguire. perché le cose marauigliose. né a quella donna fuori della oppinione uenne punto quel caso sua.63 della cosa che cosi altiera ricercaua . ha la sua attiene. Non è adunque gran se le cotali attieni diletto me ne porgono. è cagione del marauigliarsi gl'huomini.

E perché detto si è che a ciò concorre la lunghezza d'essa. Ciò si uede manifestamente ' Castegli „ addomandati. e. harà non meno • molti capi a lei apartenti in guisa. se Cognosciuto. perché lo 'nnganno non passa. perché la memoria non è tanto offesa dalla lunghezza del tempo. per non hauevui luogo l'imitatione se non con grandissima euidenza d'esser falso cognosciuto. donde il uerisimile cade tatto quanto. e questo è e il ricordarsi di tutta dal principio alla fine. ella se ne penetra dentro senza che nulla le faccia impedimento. douendo essere raccontata. . apporta seco maggior facilità nel muouere e mostrarsi marauigliosa. e non rappresentata. et absiti e luoghi doue ella accaggia. e però fu dato per precetto a' poeti tragici che non facessono che Medea ammazzasse i figli in palese. per ritornare al proposito nostro. conciò sia cosa che quello che uerafauola pili braccia diuersi mente sarà accaduto.54 lunga e più per costa si distende. Doue che se quella spugnatione fusse raccontata. quanto dalla moltitudine delle cose memoreuoli. doue che nell'essere rappresentato. Hora. nell'essere raccontato non perderà niente della sua forza. manifestamente il fatto cadrà nel freddo. manifestamente interlinearmente. non hauendo gran lunghezza di tempo. egli è da sapere che ella ha termine ancora. di qui è che una attiene di la quale. doue si manifestamente che e' non si fa dadouero. e ninno senso se ne inganna. che. l'epopeia di semplice compositione ha miglior patto che non ha la tragedia della medenelli spettacoli " scorge troppo sima natura. per le ragioni dette di sopra. cosa per sé marauigliosa. non hauendo gl'orecchi la riproua degl'occhi.

perciò la maggior parte degli antichi poeti si uolsono ad imitare le cose auucnute. né grande quella di consumando più tempo. meno affatica la me- moria. la memoria. le quali sono da ciascuno cognosciute per possibili e. che Oreste la madre ammazzasse e cia. non questa non si piegando che. perciò che ognuno non sa che Achille uendicasse Patroclo. e lo appigliarsi alle cosi fatte attieni mostra. gusto ne prenderebbe. ma se ne discorrerà ad altra occasione.. per uedere come la fauola di quel poema sia osseruante de' precetti dati di sopra. e non che essi con s'erano procacciati. Queste sono breuemente le cose che besi anco si richieggiono alla fauola. e „ di . toccassouo scuno che uedesse recitare l'"Elettra„ o cantare 1'" Iliade. Douerrebuedere quali siano le conditioni che si ricercano al costume e alla sentenza e alla fauella. imforze della memoria. che se una fauola uerisimile non fosse non farebbe l'effetto che douerrebbe fare. Onde. Restaci a lauellare del uerisimile alquansi al quale uuole hauer l'occhio si. sono ella imitano cose riceuute per uerisimili. E questo della lunghezza della fauola del- l'epopeia. tutto ne' che il Né mancarono poemi loro fingessono. douerrà chiamare piccola attione. le quali hanno nel primo aspetto dello impossibile. perché queste poesie marauigliosamente accadute. anzi che no. e il fine che e' desiderauano del dilettarne. conseguentemente. che Aristotele lo attribuisse alla per fare le lor poesie caso lor l'industria loro di quegli dappocaggine di quei poeti i quali si seruiuano di quello che il haueua posto dauanti. le ne fosse capace. e cominciare a considerare la " Com- media Dante.55 più ne hauesse. uolendo adesso scendere un poco da questa consideratione cosi in astratto. to.

nel fondo. pigliando questo il nome di epico. e molti altri . smarritosi in un diserto oscurissimo. Di sopra si dimostrò che Dante in quell'opera narra dell'ombra di un'attione fatta da lui in compagnia Virgilio in parte. bora introduce sé stesso e coloro in compagnia de' quali egli donde si concbiudette cbe il suo un poema epico in quanto al modo. il monte del purgatoil donde. che si ricercherebbe cbe fusse l'attiene d'un poema Primieramente potrebbe stimarsi cbe in essa Dante non imitasse. Molte sono le cagioni per le quali alcuno si menerebbe a giudicare cbe questa attiene che èssi canata della " Commedia „ di Dante non sia di quella ' sorte. si mette per salire uerso un monte. lo sopra fece salire. gli fu mandato uno spirito per quindi trarlo. dà est.56 poi si correranno a parte a parte l'altre cose a tutto '1 poema appartenenti. imiti. e. trascende tutto cielo sino all'empireo. Veggiamo adesso se egli è degno di questo nome per conto dell'attiene. da virtù diuina tratto. '1 menò per e di entro l'inferno insino al centro della terra. donde egli stimaua che l'ula fece. di gratia spetiale di Dio. fusse : scita lo fusse facile. e 'n compagnia di Beatrice. senza che fare non si può chiamare un'opera poesia: pare certo che non eroico. cioè dello eroico. e condusse nell'altro emispherio. e perciò bora egli come contatore di quella attiene fauella. L'attiene è questa un huomo. faccendolo salire rio. donde egli non sarebbe Questi lo uscito per lo che. ma fu impedito da tre fiere cbe ripingeuano . se nero è quello cbe di sopra si ragionò della > Il ms. io intendo del più degno che sia sotto questo genere. .

come poeta. fatte da Danto nell'opera sua. però che.. tramutatosi in Griunone. Doue insino a che egli. Nel qual modo comincia nel luogo allegato di sopra a narrare quello che egli disse quella crucciata Dea. Scorgonsi in quel poema diuinamente questi due rispetti. conciò sia cosa che in opera e' non mostra di fare quello che un altro habbia fatto. Questa ducome che di grande importanza sia. in retto e 'n persona sua. qual tu „. doue Dante non mostra di fare quello che altri fefatto. sia od ombra od huomo certo Nel principio del . come si è detto disopra.S7 imitatione e dello questa imitare.. come egli farebbe se altri che sé in questo 'n stesso introducesse poema come persona principale. l'altro è come quegli che fece quell'at- secondo i stesso racconta. egli è semplicissimo narratore non altrimenti che gli altri si siano i quali persona narrano. disse all'ombra apparsali: ti " Misererò di me. e due sono i ce. narra. non ha perciò quel fondamento che altri auuiserebbe. se questo riguarderemo la natura della cosa. E sotto questo habito incominciò la sua narratione: "Nel mezzo delcammin di di cose. ma narra quello che egli ha bitatione. conciò sia cosa che. di loro nostra vita „ e seguitò insino al uerso „. quello che come noi diremo. manifestamente vedremo che ella sta in questa maniera: che gl'altri poeti che si dicono imitare mostrano di fare quello che altri fece. da che e' s'intronò in queir heremo insino a tanto che Vergilio gli si offerse. : " Quando io ni- di costui nel continuamente narra tutto quello che gl'accadde. auuenga che due siano le cose. non altrimenti che Virgilio narri nell' "Eneigran diserto egli de. rispetti siderato: l'uno è tione che egli quali e' debbe da noi essere concome poeta e quegli che compone quell'opera.

dà posse. Hora egli non ha dubbio che. egli imita in questo poema quello che egli fece già. quante sono le uolte che egli in quella maniera di sua persona si riueste. che è tanto. per il che nero non è che. continuansi fusse od ombra od huomo certo „ do il raccontare. egli harebbe detto è semplicemente: " Quando io nidi costui nel gran di- serto. e non si uestisse della persona sua in quel luogo. si come necessario è pigliando la persona dello introdotto . come intro- dotto. che sarebbe di soperchio.58 quale ragionamento egli pose una particella che congiugnesse questa oratione con la precedente. per lo che ueramente è degno il poema suo del nome di dram- ' Il ma. hauendo riguardo alle altre parti. sona sua a quella di Virgilio. questa poesia manchi d'imitatione. . come poeta. che ' pure membro della narratiua. io gli addomandai misericordia. egli e " io dissi. e con altri fauella. ma continouamente introduce o altri o sé stesso.. qualunque egli doue. io feci io fui „. doue si trouerrà questa dif- ferenza: sempre che dice sempre: come narratore egli dice. e fu questo: " gridai a lui. egli non molto narra. E quello che di questo luogo dice potrà compren- dersi per l'opera tutta. il che manifestamente ti si scorge in quel „ . uerso: " Qual tu sia ombra od huomo certo si doue che il modo narratiuo dice: "qualunque egli si fusse. sotto questo rispetto. egli riuolge l'attiene sua alla e nel narrare alla terza. „ Che se semplice narratione fusse quella di Dante. anzi tanta ce ne ha.. perciò che. seconda persona. non si fa il riuolgimento della per. che da questa parte egli di somma lode è degno. e a quel poeta fauellante. quanto a quello che appartiene alla persona principale.

quale egli mostrasse d'essere quegli stato che fatto l'ha- uesse. però che le tali sono la nera materia che l'attione bene ella non questa di Dante si scorge. le quali agi' huomini ci Hora. Che se ' è un' imitatione di attione grane. non punto per il mondo nominato.59 matìco. quale era Dante. e quelle in genere auanza. il di non mag- giore consideratione tale. la quale dimostrai io di so- pra essere una eccellentissima virtù. e' non è che a iiolere comporre una tragedia e' non bisogni sceglier persona di molto maggiore affare. imitatione ci habbia d'un'attione. Laonde negare a patto ueruno non Pare bene degno uedere se ella è si si puote che. se noi ricor- deremo alla di quello che di sopra ragionai della eroica rispondere qualche cosa prima obiettione. però che se in huomo neramente saranno 12 gradi della uirtù di fortezza. ma gli virtù. non istaua però bene lo attribuirsi tanto. che nelle commedie si rassomiglia. fusse tale qual si richiede per essere il uero suggetto dell'eroica poesia. et in spetie il forte somigliante. Ma quando pure concedere si potesse che questo uiaggio a poema eroico si conuenisse. E il nero che maluolentieri potrebbe concedere che d'un priuato cittadino. che sopra le altre si ritroua. conciò sia cosa che l'eroica virtù non dee dagli eroi essere determinata. . però che senza carico di superbia non si può fin- questo trapassare: stimare un eroe sé stesso e gere d'hauere fatto quelle cose simili sono state concedute. se al- ' Cosi il ma. facilmente si potrà eroi dalla virtù eroica. che da essa eroico poema l'opera possa appellarsi. quanto alla persona principale.

Hora egli non ha dubbio ueruno che l'attiene di Dante. per la qual cosa. non habbia grandissima paura del Demonio. Hora che la grandezza del fatto in questo. sarà degno del nome d'eroe. e a pericoli grandissimi della persona si pongono. quegli quell'altro. la quale hadi ueua bisogno essere stiane si uno più che intrepido petto per Chriil adoperata. fìngendo Dante d' hauere esso fatta una cotale attiene. dire si dee che ella sia tale. come virtuosa. l'animo di colui alle che si si risoluesse di trarre dietro in propria sede il guidasse. uenendo a soprauanzar la natura humana. nemico capitalissimo del genere humano et etiandio coloro che hanno alcun commercio seco. e reuerito di tanto supererà che egli sarà degno altri forti. Se poi e' non doueua tanto attribuirsi. soprauanza di gran lunga a quella degl'altri. tremano e horridi diuengono. ancora che fuori dello in- ferno. e non altro. che niuno a gran pezza li si possa agguagliare. che da petto in tanto sicuro proceda. et un eroe è finto quegli che la fece. debba con- . Per lo che grandissimo dourebbe stimarsi . doue uà affrontare il nimico. nello scongiurarlo e farlo a sé uenire. ma considero l'attiene stessa. questa è un'altra questione.60 cuno poscia d'esser 'n si ritrouerrà che 18 ne habbia. quale. perato. ammirato sopra gli e questa guisa. Si che questa sua fortezza e sicurtà d'animo uiene di gran lunga ad eccedere pedate d'uno che in inferno e trapassare ogni altra fortezza et ogni altra sicurtà per lo che neramente uiene ad essere una eroica attiene. conciò sia cosa che ninno ritroua. che una cosi fatta cosa mostrasse egli d'hauere adoe constanzia d'animo. e non intendo adesso pe)' conto del miracolo che egli mostra nello scendere al centro e poscia in su risalire.

se tu pauenti Che suoli al mio dubbiare esser conforto? et in altri luoghi assai. quando ei fece dire ad Enea dalla Nano animis opus Aeneas nunc ^ pectore firmo. ha Aenea. Ch'ai mio Maestro piacque di mostrarmi La creatura ch'hebbe il bel eembinnte. Et tutto che il Poeta in molti luoghi ritragga IV): nel cieco mondo. e tu sarai secondo. e fé' restarmi.. coma quando ei disse.. ma specialmente da questo (/n/. e spetialmente {Inf. Dinanzi mi si tolse. Quando Nel qual luogo mostra Sibilla: di hauere uoluto gareg- giare con Virgilio. tra' nimici maggiori del genere humano. Ili): Et egli a me. * Il ms. Il medesimo si può trarre da quell'altro luogo (Inf. : Dante . Dissi: Come verrò. che del color mi fu' accorto. Ecco Dite. Ogni uiltà conuien che qui sia morta.61 siderarsi da più luoghi dell'opera si può trarre. come persona accorta: Qui si oonuiene (sic) lasciaro ogni sospetto. XXXIV. Et io. douendosi andare per quello oscuro regno. Hor discendiam quaggiù Incominciò il Poeta tutto smorto: Io sarò '1 primo. conciò sia cosa che. noi fummo fatti tanto auante. * bene ui haueua di sicurtà e confidenza mestiere. dicendo... come in quei uersi disse {Inf.. XXXIV): ' Seguono cancellate le parole e tutto cha molte uolte fìnga sé stesso timido e pauroso. pauroso sé stesso e timido in questo viaggio. et «eco il loco Oue conuien che di fortezza t'armi.

s'hai fior d'ingegno. perciò ' che. e 'ndietro il non hauere temuto nel primo aspet- non poteua essergli messo a fortezza d'animo. di forte animo se gli può dar vanto. perciò che altronde non poteua procedere che dallo essere egli assuefatto a uedere simili forme. non iscema niente della grandezza dell'aniche non è in podestà nostra il non temere nel primo aspetto le cose horribilissime. ma sondo auanti camminato. non sendosi spauentato Dante a cosi fatte uiste in guisa. Corripit hic subita trepidus formidiae ferrum. per la parte che tocca all'inferno. armato. fu per entro l'inferno condotto^ Sibilla.. Però ch'ogni parlar sarebbe poco. molte uolte andar li auuenga che conuenisse per luoghi onde egli parole: sarebbesi ben dimostrato di ' Seguono. E adunque finta l'attiene di Dante. il che dir si puote della salita del purgatorio. non cancellato. 62 Come io diuenni allhor gelato e fioco. tornarsi aazi hauesse fatto riuolgere i passi. Por lo che. cancellate le vii. però che non deriuano l'attioni loro dalla deliberatione. ma da una cotal consuetudine. lettor. sondo Et Enea il timore una delle passioni dell'animo. ch'io non lo scrino. d'uno e d'altro priuo . . loro che tale ma co- non temono le cose orribili. d'un forte. perciò che a molte uolte ritrouati si sono. che egli indietro tornasse. ciò mo suo. nel rigo guidato. . non possono dirsi propriamente forti. Sarebbesi ben dimostro vile d'animo se quella paura to gli . e non rimasi uiuo: Pensa horamai per te. Noi domandar. 2 Condotto interlinearmente. . Qnal io diuenni. faccendoglisi incontro quei dalla monstri infernali. Io non morii.

come all'entrar della fiamma che era al sommo del monte.. ' Com'io Oittafco Tanto era iui l' incendio senza metro. se non felice. nome felici ricerchi. conciò sia cosa che. Hora. in luogo di e' non è. v. tornando a casa. ancor egli. e non ' perciò che molto più non si confaccia (sic) alla natura loro quelle che in miseria dalla felicità trapassano. quasi che la natura della tragedia cose in- mutatione. poi che dimostrato ho che eroiDante. che stato ella habhia. et Ulisse. si insignori delle sue facultà.63 potesse grandemente temere. Da ca è l'attione di uedere è adesso. o che ai la qual cosa in gran parte determina il poemi. altri misero. tichi l'esito dell'attione (se Ne' poemi heroici anbene principalmente si l'attione delle quali debbe attendere nelle persone. 49 e sogg. e non allegre. è quella re. almeno allegro fu successo della vendetta di Patroclo ad Achille. . in un bogliente uetro mi sarei per rinfrescarmi . hauendo un esito sola. conquistò il Latio e Lauinia insieme. e quei baroni morirono miseramente Enea. che in miseria terminauano. onde che per essere per lo più tali quelle attioni che imitò Euripide. egli perciò " tragichissimo „ fu nominato. egli le prepone quella che. che egli di sé stesso diceiia: fui deatro. Cosi il ma. se bene quelle che hanno felice successo sono nelle tragedie state imitate ancora. che si studia di imitare) è di però che alcuni l'hanno felice. et misero in Ettore che mori. la quale in tanto il cosse. XXVII. onde egli rimase contento. » ' V. e si uendicò delle ingiurie riceuute. Purg. e Turno mori. due manieFeil lice e. di questa compositione di cose ragionando Aristotele.

conciò sia cosa che. ma ogni inimicitia in amistà trarsi conuer- Donde facilmente può che quelle attieni le quali di miseria in allegrezza trapassano. Et hiac consueveruat diotatores quidam la suis sala- . e' la donò al signor Cane della Scala. nio. e la sua materia ha esito giocondo donde alcuni in luogo di saluto dir soleuano principio ' . udendogli dar contezza deldia la parte che e' gli presentaua.64 mente. Hora manifesta si „. più si conuengono alla commedia che alla tragedia. moediis. ut patet per Terentium in suis Co. non farebbe al tutto cosa fuori d^ogni ragione. e non mosse a nomare l'opera sua " Comme- imitata da hauendo riguardo al procedere della attiene Di ciò habbiamo certissimo testimolui. rei. e gli scrisse una lunga lettera latina. e. fu costretto a discor- rere molte cose appartenenti all'opera tutta. in miseria cominciando. trapassasse a felicità. cosa è che Dante quindi. hauendo egli stesso dato perfettione alla sua terza cantica. nella quale. in quan- to a questa parte. d'altronde. fornisce in miseria. tra le quali fu il rendere ragione perché egli si mouesse a chiamare " Commedia „ l' opera sua. E le parole son queste: " " " ma la commedia comincia il trauaglio di alcuna cosa. parendogli che il raccontato di sopra sia più conueniente alle commedie che alle tragedie. a poema eroico. et in essi buoni hanno bene e poemi comici non segue morsi te nessuna. per lo che colui che da ciò si mouesse a nominare commedia una poesia che una azzione contenesse che. 1 Non credo " inutile riferire i due luoghi dell'Epistola qui tra- dotti: " " Comedia vero inchoat asperitatem alicniusrei sed eius matoria prospere terminatur. quali i si rallegrano quando male te. i quali poemi si studiano di dare al popolo quello che è secondo i il i uolere degl'huomini. conseguentemente.

considerando la " " sua attiene. Et por hoc patet quod comoedift dicitur praosons opus. 2 V. XXV. Posto iaterlinoamente. hauendo posto dauanti agli occhi al lettore quello che a me si è offerto. " è te perché che si scorge manifestamenDante hauere chiamato l' opera sua " Commedia „ Per lo '1 moto della sua attione. 51 che m'ha fatto por più anni macro. E neramente egli a ciò si può poco risponder.. e poco appresso : " donde apparisce la „ Commedia cagione per la quale la presente opera è addomandata. in lino prospera. messo. chiamare "Eneide. v.' tationibtts (licere loco salutls: tragioum priaoipinm et coniic-. 1 e segg. che è proprio e osservato dai risguardando Egli è il il processo e e' nero che poeti epici.. pur fa. . a priacipio horribilis et foetida "est. „. di Virgilio. e' dare " Commedia „ questa sua " non doueua a ninno partito addomanpoesia. " Nani si ad matoriam rospiciamus. non cancellato. Al quale ha posto mano o cielo e terra. esponendo egli e trasfigurandosi in altrui. potrebbe essere ripreso di non hauere hauto consideratione al modo che egli adopera nello imitare. " " • N. dicendo 50 mal continga che '1 poema sacro. Vinca..65 " " " tragico e comico fine „ . paradiso al principio è orribile. gratiosa e desiderabile. quia " paradisus . desiderabilis et grata. e perciò in questa parto.. stando no' termini proprii dell'arte della come egli Egli è ben il uero che Platone nel Thcctcchiamò Omero sommo maestro della tragedia. . che commedia non è.. 40-41 (IV-V della Nuova serie) 6 . to ' scerò libero il campo di giudicare a ciascuno secon- do la i suoi fondamenti. quia infernu!*. io lapoesia.. Farad. perchè. e nel fine è prospera.. perché è inferno. perciò che. sotto.im finem . si come non si 1' poteua Tragedia. Non : tacerò già che Dante altrove cognobbe l'opera sua di nome più degno..

cose del uerisimile. Probabili sono quel le cose le quali sono secondo l'oppenione di tutti. la quale si dimostri a ciascuno euiden- temente. parer che egl habbia tolto a narrare un'attione la quale ne sia a tutto fuori. ad altro proposito. Con il qual concetto non s'accorda bene la uera materia comica e satirica. maniera che la uerità in questo aifare del uerisimile non adopera cosa nessuna. intorno alla quale discorrere do- uerrebbe se conueniente cosa fu il farne sé stesso l'adoperatore. con ragione. si muti ancora il probabile. noi rigo inventore. di possibilità. di Verisimile è una propositione probabi maniera che per sapere la natura d'esso biso gna sapere quella del probabile. acciò che noi poscia consideria- mo come si sia. al filo del Torniamo adesso mio ragionamento intorno si a questa attiene. di che ci sia argomento che a' tempi antichissimi teneuano gl'huomini per probabile che Minòs e Ra- ' Adoperatore interlineamente. .66 e quel che segue. Egli è ben nero che le cose false mancano del probabile e. nell'attione sua go- uei'nato Dante.' di che mi riseruo a fauellare quando del costume si ragionerà e trapasso bora a dire alcune . determina già il probabile dal possibile. potendo. non cancel- lato. ogni uolta che in compagnia loro si aggiunga l'imde' più saggi. in questa parte. conciò sia cosa che molte cose sieno possibili. conseguentemente. ma di questo luogo si ragionerà più di sotto. Stando adunque che esse uerisimile con l'oppenione degli huomini. egli è al tutto di mestieri che. secondo si mutano. del uerisimile. o de' più. le. le quali probabili non sono. né hanno fatto si Non piegare uerso di il loro l'oppinione degli huomini.

migliante. ponghiamo caso. che uerisimili appresso di noi. di E e perché coloro che a' qua hanno alcun tempo contro adoperato. Seguentemente. sono da noi creduti quali son questi: che to.67 damanto fussono nell'inferno come giudici la qual cosa hoggi non è più creduta da nessuno. et un altro ce ne habbia doue coloro che si rappacificarono con essolui innanzi alla morte uadiano a purgare i falli commessi in questa presente ulta. perciò non può es- . e ansia il luogo de' beati. e quello che seme per castigare i rei e perciò chi perpetui peccatori. tra quello doue in cielo sono premiati gl'eletti. e tenuti per fermi e veri. e finalmente ci Queste cose sono uere. in tanto che chi dicesse altrimenti direbbe male. comandamenti i delle leggi diuine si poscia sono riuolti- per la uera uia. per lo che ne seguita che l'inferno sia nel centro della terra. e ha ripieno gl'intelletti de' christiani de* suoi ammaestramenti e precotti. perché i rei sono per di- uersi et ineguali peccati priui della gloria celeste. i quali . però che la nostra religione ha tolto uia queste uanità e queste superstizioni. inferno chiamadono in mano del Dianolo caggiano l'anime di coloro che muoiono nell'ira di Dio. sono nel mezzo tra gl'eletti et uerisimile è che il doue essi si mondano dalle loro macchie sia nel mezzo. tino e *1 uerisimile è che sia nel il pili cat- più imperfetto più infimo luogo del mondo. il peccato della superbia che quello della gola. sopra la faccia della terra lo riponesse farebbe cosa che non si disdirebbe punte e del paradiso il so. luogo . Tra' sia. Essendo questi tre un luogo luoghi nell'uniuerso. per essere il più rimoto dalla sedia celeste che altro ninno. più imperfetto luogo non po- tendosi imaginare. per essere maggiore.

uenendo poi uno che ci dice: "E' sono nel tal luogo. più o meno lontani alla gloria diuina.68 sere giudicato fuori dol uerisiraile che distinte pene siano nel!' inferno per questo e per quel peccato. e 'u cielo siano pre- miati gli eletti. uerisimili. e quegli effetti ui si fanno in quella maniera „. Donde ne seguita che. passasse si stimano che la bisogna e' appunto in quella guisa che Homero la racconta. Il medesimo auuiene nella descrittione de' tre luoghi e' sopradetti: noi crediamo nell'uniuerso. e che fermamente che si ritrouino dentro ui si facciano gli effetti predetti. facilissimamente uiene nell'oppinione di coloro che scriuono che e' sieno in questa o 'n quella e maniera tormentati. quando egli disse che Homero haueva insegnato dire a' poeti il falso però che pigliando a scriuer l' ira d'Achille. sapendo gl'huomini suo fondamento. stando fermo l'intelletto nostro in questo credere che l' inferno è. e '1 medesimo del luogo nel quale medesimo dee dire del purgatorio. e 'n purgatorio si lauino le macchie de peccati. egli facilissimamente scende a credere che egli in questa o 'n quella maniera sia. simile. non conoscendo in quella narratione cosa che sia impossibile. noi ci lasciamo andare a credere che in quel modo uadia la cosa. maniera non iscostandosi dal ueriche a lui tornò comraodo. o rimunerati . si '1 che '1 piirgatorio è. e i giusti sono premiati. e tenendo medesimamente che in inferno siano puniti i dannati. come io dico. perciò che. se nulla d'impossibile dentro ui si scorge. pare che Aristotele intendesse. che è il . questa uariatione è propria inuentione del poeta Del qual modo di scriuer o di un tale scrittore. Queste cose sono. e' la descrisse in quella che Achille s'adirò. e che sia il paradiso. o re- . puniti.

che repugni alla Christiana uerità. E tutto ciò.. secondo le cose che si raccontano. e tra. ma perché niente ui è d'impossibile. chi disse che la " Commedia. il quale noi non sappiamo perciò che ma di mestieri fa egli non istia in quella maniera al tutto che egli in quello o in altro modo sia. Però che. e si pone dinanzi agl'occhi per maniera. che un huomo uestito di carne e d'ossa scenda per l'inferno.. perciò che in essa non si ragiona miga del bau e delle fauole che raccontano le balie a' fanciullini. e '1 timore se ne 'ngenera. — passi il centro della terra. che la fantasia ne rimane. e non cosa diiferente in alcun modo dall'effetto della poesia. noi sentiamo trarci bora da uno bora da un altro. perciò. ci harebbe ne' particulari scrit' to il falso. si che Dante. staci adesso a uedere il modo che egli ha tenuto nel saperle.69 pugnante al fondamento cattolico. che altro non è se non uedere se probabile è. in leggendo l'opera sua. questa poetica narratione ha per fondamento il nero. tanto basti hauer detto quanto alla uerosimiglianza Redelle cose dette daDante nella sua " Commedia. e cercare se egli è uerisimile. parendoci tormento molto forte. Per lo che disse ci disponghiamo di rimanercene. piamente. che ce l'ha cosi descritta. a E tale che noi siamo forzati a lasciarci muouere. e ritorni all'aria e sal- * Le Parole o repugnante al fondamento cattolico sono scritte interlineamente. il che si debbe misurare in questo caso dalla uerità cattolica. e stimando che nero sia nella tal guisa o nella tale punirsi questo o quel peccato. può essere falso che la cosa ne' suoi particolari passi in quella maniera. se noi ui ci sentiamo dentro agravati. di Dante era atta a fare gli huomini buoni. come io ho detto. . ma si narra il modo nel quale sono puniti i peccatori.

e col corpo materiale. che toglie il poterui scendere da per sé stesso e salir come noi possiamo salire e scendere le nostre scale. il mancando del '1 costume di chi fece il uiaggio. E perché due sono le cagioni che ci persuadono che e' non sia uerisimile: l'uno l'essere di carne e d'ossa. e perciò dee molto bene considerarsi la natura di questo fatto. come poesia considerata. e tali. sendo da noi ciò reputato impossibile. a' cosi fatti non soglionsi concedere grafie quali furono concesse al glorioso apostolo Pao- Né può questa andata sostenersi con l'esempio d'Enea. e uedere se uia alcuna ci ha di poterlo possibile stimare. che egli una tal gratia non habbia meritato. e l'altra fondato. che tale si dimostra. con la quale ciò fusse stato possibile primie- è . anzi scorge più presto pieno di passioni e di malta- uiuente. senza ricercare per hora quali i costumi si fussono. d'ogni cosa si fa un fascio e cade in terra. che non nell'atto di santità di lento. senza hauerlo a tenere una mostruosità. sendo questa gita il nero suggetto di questa opera. però che. di che più abbasso si ragioQuesto dirò solamente. e poi huomo tale. ramente dificultà.70 ga il monte del purgatorio. huomo si egli lasse si sa che alcun grido. lo. però che. per l'anime ordinato. quella maluolentieri ne potrebbe concedere a questa. che meno credibile. uerisimile. se noi non mostriamo ohe ella sia uerisimile. che le gratie date . e da Dante ancora. conciò sia che. È certo che questa è la pili importante cosa che sia da considerarsi in tutta questa opera. e è poscia. andando a uedere la gloria de' beati alla qual cosa gì' osta non solo l'essere egli . se egli su questo si fusse suo edifitio rouinerebbe. s' innalzi al cielo e trascenda quei corpi. io mi ingegnerò di tor uia questa ultima di Dante nerà.

che egli scendesse nell'inferno e salisse per purgatorio e poscia in cielo. che era sopra la cima d'un collo. non si poteua non da quella parte donde il lume si dimostraua. ma molte uolte a' presciti e dannati. quanto era per lui. quindi uscir se .71 da Dio spotialmente non sono da lui state sempre date a' buoni e agl'eletti. Cominciando adunque a ragionare del suo magegli si sia che possa essere gio. Hora ueggiamo se Dante è stato si presuntuoso. e' non usciua altrimenti. si che. onde egli disse dell' auuenimento di Christo: " orietur stella ex Betlem „. se pure egli al tutto ci dimostra d'essere sempre scorto da virtù celeste e diuina. potette la Bontà di Dio fargli una tal gratia. e non altro. sendo non fìa male il selua. il quale non le dà secondo i meriti nostri. ma a senno della sua immensa prouidenza. stando nelle suppositioni di quell'opera. imaginato che noi habbiamo a credergli ito da per sé stesso in questi luoghi. E che più? il suo asino non fauellò? di maniera che male argomentano coloro che stimano che gl'huomini di mal costumo non possano hauere delle gratie spetiali da Dio. non gli bastando la vista di superare . con queniuno di sana mente dee dubitare che questa e maggiore attiene. che il sto aiuto. come a Balam la facultà del profetare. impedito dalle tre fiere che nel profondo il ricacciauano. conciò sia cosa che. Chente adunque si fusse il costume di Dante. e. non possa condursi a perfettione. se maggiore si puote immaginare. nel fondo della valle. e molte altre cose merauigliose. uscire di questa mostrar prima come. alla volta del quale Dante si mosse ma non potè far molto grande erta. a volere e' faceva mestieri il prendere questo cammino.

e non diletto. ossia i versi 58 o segg. al consiglio del quale egli s'attese (sic) per lo migliore.' Di maniera che egli si diffidò di poterle dauanti scampare. e d'altronde lume non haueua veduto. Se uuoi campar d'esto loco seluaggio: Che questa bestia. onde ei disse (Inf. E nel XII Inferno^ mostrando che forza gli fu. Rispose. 2. 70. perciò che lo star quiui era un morire. egli si stimò ciò non potere essere. famoso saggio. veggasi anche la nota 1 della sfessa pagina. io mi volsi: Aiutami da lei. ' Il Sassetti annota sotto questi versi: e versi citati nella carta seguente a f. e perciò si messe a persuadere a Dante che per lo men male pigliasse seco quel cammino. cognoscendo sé stosso molto bene. Ma. dicendogli Dante (Inf. cominciando a riuolgersi questa cosa per la mente. .. Rispose: Bene è uiuo. Ma il suo Virgilio non douette stimare di hauerle a superare anch'egli. senza più oltre pensare. che e' fusse per andare e uscire dell'inferno. promettendogli di farli auanti la scoi'ta. poi che lagrimar mi uide. e.^ II): Io cominciai: Poeta che mi guide i^iic). si mise in via con essolui. e si soletto Mostrarli mi conuien la valle buia: Necessità l'induce.72 quegli animali feroci. Guarda la mia virtù s'ell'è possente. Ch'ella mi fa tremar le uene e' polsi. se bene egli era spauentoso. del I del Pttrg. Virgilio gli risponde: A te conuien tenere altro uiaggio. riportati a pag. per la qual tu gride. per cui. I): Vedi la bestia. poiché. Anzi ch'a l'alto passo tu mi fidi. Ma tanto l'impedisce che l'uccide. Non lascia altrui passar per la sua via.

se l'auucrsario d'ogni male Cortese fu. La quale. Però. egli e di S. che egli s' imaginò di maniera. si Ne' quai uersi primieramente scorge che egli perché Enea e Paolo facessono un uiaggio talo. ma hanno bisogno le attieni di que' tempi d'altri appoggi per esser uerisimili appresso di noi. e '1 quale. o '1 chi. rimouendo la ca- gione esso che fu la Sibilla. mostra che chi poteua gliel concedesse a un fine. come furono l'altre. ad immortale Secolo andò. U' siedo il auccessor del maggior Piero. Corruttibile ancora. pensando all'alto effetto Ch'uscir douea di lui. Questo sia detto cosi per incidentia per dimostrare che l'Autore cognobbo mol- . e fu sensibilmente. Paomisura sé stosso. che e' non sarebbe stato niente dell'andarui. che non pure bisogna ricorrere all'esempio degli antichi per far uerisimile il uiaggio di Dante. Non pare indegno ad huomo d'intelletto: Ch'ei fu dell'alma Horna e del su' impero Nell'empir*}0 Ciel i^er padre eletto. e '1 quale (a uoler dire il uero) Fur stabiliti per lo loco santo. Se' sauio. appresso a Virgilio. noa sendo la gita sua a fine alcuno. e non mostra come e concedendolo Dio. II): Tu dici che di Siluio lo parente. donde ne segue appo lui che. hauendo a costoro riguardo: Enea (/«/. ma egli. e intendi me' ch'io non ragiono.e perché il e' mostra che Virgilio gli hauesse persuaso potersi ciò fare con l'esempio di lo. Doue è da notar che Dante non sola- mente uuole con il fare aerisimile l'andata sua nell' inferno d' uiaggio d' Enea .

E nel V a Minos disse : il medesimo. cui com- messa era del trarlo di quel sentiero. a Il manifestargli qual fosse la cagione che lo mosse a uenire in quel luogo. Nella deserta piaggia è impedito Si nel caramin. s' imsiano mente pacciano in questa gita. .74 to bene si quello il che facesse . Per quel ch'io ho di lui nel cielo udito. che uòlto è per paura: ch'o' non sia già si smarrito. E temo E per tutto il processo di questo canto manifestasi scorge che creature celesti. che ti faccio andare: Vengo da loco duo tornar disio: Amor mi mosse. e mas- sime quando Beatrice narra a Virgilio quello che ella d«sideraua da lui : L'amico mio. per lo che è forzato Virgilio. Hor muoui. e con la tua parola ornata. I' son Beatrice. o non della ventura. L'aiuta si. Ch'io mi sia tardi al soccorso leuata. mestiere per rendere qual cosa manifesta- uerisimile uiaggio suo la mente stra scorge ne' uersi di sopra. E con ciò ch'ha mestieri al suo campare. et se ne trauagliano. onde Virgilio a Caronte nel III : Vuoisi cosi colà doue si puoto Ciò che si uuole. ch'io ne sia consolata. che mi fa parlare. ^ e nell' VIII a Dante * stesso V. che troppo apertamente si scorge nel II Capitolo. doue egli dimo- di non uolere andare innanzi senza sapere la fatica più auanti. e offerirgli di trarnelo. mosse da amore e volontà celeste spetiale. quali elle si (che d'allegorie per adesso non curo). e più non dimandare. V. 23 e Beg.

qui uedermi Esser uenuto.. Non temer.. i versi: immediatamente seguenti..75 . . E nel XXI a Malacoda : Credi tu. ' Poscia rispose lui : Da me non li uenni : Donna sceso dal elei. e non c'ora altra via che questa per la quale io mi son messo. che '1 nostro passo Non ci può torre alcun. SI come i' dissi fui mandato ad esso Per lui saluare. e perciò '1 allegheranno ancora. e potrebbe parere che. V. nondimeno questo fatto del uorisimile cotanto importa. Ohe molto poco tempo a uolgere era. per la sua follia le fu si presso. Purg. L'autorità e' luoghi doue apertamente si cogno- sce in che maniera Dante si mettesse a questo uiaggio e sono assai. e'n loro luogo ai dee scrivere questo di sotto ossia „. I. i versi qui riportati sartìbbero da collocarsi a pag. che nel cielo è voluto Ch'io mostri altrui questo cammin siluestro.. 52 e segg. che molto bene biso- gna fortificare questa andata. per cui preghi - Della mia compagnia costui souuenni ' Il Sassetti annota in margine: " Questi vanno dì là nella carta precedente. da tal n'è dato. ed in questo luogo dovrebbero collocarsi Poscia rispose lui ecc. ^ V. Malacoda.. disse il mi' Maestro. Senza uoler divino e fato destro? Lasciami andar. cosa superflua si facesse . e di Virgilio a Catone : primo è '1 due soli se ne ragionamento Ma Questi non uide mai l'ultima sera. 30 dopo la terzina. Rispose bene e uino e si soletto ere. in raccontarne tanti. Securo già da tutti nostri schermi.

* Queste autorittà dimostrano. Li preghi miei. . Fuor che mostrargli le perdute genti. aaria lungo a dirti: Dall'alto scendo virtù che m'aiuta Conducerlo a vederti. quale ad . Purg. e maniera donde parti- E volse i passi suoi per via non uera. la potenza diuina.. Purg. troppo più aperta- mente di quello che di bisogno non ci habbia. che tutti argomenti . per grande che ella si sia. Alla salute sua eran già corti. • « V. hauer tolto a imitare attiene. furon porti. Per questo uisitai l'uscio de' morti. E a colui che sin qui l'ha condotto. Che nulla promission rendono intera. Né l'impetrare spiration mi valse. V. I. piangendo. hauer tolto effetto del ad imitare una attiene la condurre non si poteua senza l'aiuto della machina io risponderò ninno poeta eroico. Che se alcuno mi dicesse ciò tornare a poca lode Poeta. che in questa maniera uerisimilmente condurre a fine non si possa. uerisimile sarà l'andata di Dante. mostra pure in che egli qui condotto si fosse. e a udirti.76 e poco appresso: Com'io l'ho tratto. * E tosi : Beatrice. di lui dolendosi. XXX. Tanto giù cadde. Imagini di ben seguendo false. sino a qui. primieramente che Dante ottimamente cognobbe che '1 suo ualore non era basteuole a fare questo uiaggio. la quale. 130 e segg. 67 e segg. Con le quali et in sogno et altrimenti Lo riuocai si poco a lui ne calae. V. et come egli lo ha fatto condotto da uirtù e volere celeste per lo che. niuna cosa essendo. v. seudo infinita .

o d'armi prouedersi gli conueniua. la quale i casi auuenuti rac- conta senza porgli dinanzi agl'occhi. faccendo questo uiaggio con l'aiuto celeste.77 in cose alla tela principali. Ch'esser conuien so corpo in corpo ropo. non sia fa cosa stata si s' fatta.j II): ' . per non contare adesso le tragedie. che nell'opopeia non è. di- mostrando d'esserui stato in anima e 'n corpo. senza Thetide. le quali di si perfetta tempera non sarebbono state. evidentemente in luogo di o. pigliando ad imitare un'azione stretta in pocho e'n picciol tempo. . che in poche cose sopportano d'esser ingannati. poca inuenanche ri- perciò che quella. conciò sia cosa che '1 Vaso d'elettione dica di non safuori del corpo pere se egli in corpo ui fu. in che egli d'hauer diuisa. là S' io era corpo. non può nascon- dere questo peccato. troppo a più sensi manifesto. e ove Dante assolutamente proferisce (Par. Achille o combatteua disarmato. che dagl'altri poeti. e. quella maniera che egli Egli è ben nero che. quanto a quello che appartiene al salire al paradiso. se Minerua impacciata non se ne fosse. e da' aourani. ' Cosi il ms.. non habbia la macchina adoperata. ei troppo ardito si mostra. che alla epopeia. Di maniera che Dante. qui non si concepe Come una dimensione altra patio. Ma se noi diligentemente consideremo : senza l'aiuto di Venere non sarebbe venuto Enea al conquisto del Latio. non Si che possibile o uerisimile stisia quel uiaggio mar fatto debbo che infinge. quanto quelle furono che da Vulcano gli furono fabricate. giudici tanto seueri. né Ulisse ritornato in Itaca. alle quali è stato più ciò come bruttezza e zione del poeta rinfacciata.

Farad. è a lui cosi naturale. sta dubitatione. se ella da qualche impedimento non è trauiata. di ciò non ben chiaro. non impedito. da beato. la quale se al cielo) io non uiolentemente non saglie non istimo che ciò dichiari punto quefa. " : . Amor che '1 ciel gouerni. 97 e segg. ei cerca di sapere co- me egli salga lassù. e 'n basso correre turale. I. se ne rimette al giuditio diuino. d'ogni impedimento s'era tolto uia. * Ibid. però che momo- strando che ogni creatura per istinto suo naturale è fatta per muouersi a partecipare l'essenza del sommo bene. perciò che a me pare che ciò rimanesse.' Si che scorgere si può quindi che egli. dicendo : di-!si Già contento requieui Di grande ammiration ma hor ammiro Com'io trascenda questi corpi lieui. uione a conchiudere che il muouersi Dante all'altezza superna. e 'ntanto gli ora na- muouere in questa guisa sarebbe in lui stato marauiglioso. ' V. che il il rio. dicendo: S'i' era sol di me quel che creasti Nouellamente.. . anzi ella. poiché passato era. et se bene egli dipoi. 73 e segg. a terra si si non ristesse. e che ella ui saglie. che col tuo lume mi leuasti. contrario che questo. V.78 La si qual cosa non credo io che assolutamente dir egli in dubbio di possa. v. si come merauigliar ci douerremo che il fuoco uiuo. Tu 'l sai. come è al fuoco il muouersi alla luna. E (per i quali ei mostra d'essere lassù col peso del- la terra. però che lo scioglimento del dubbio che Beatrice stra più il Beatrice non lo risolue.

L'altro luogo di : Dante. che allhora ui sarranno quedel l'at- che la gloria di vita eterna haranno meritato.79 Hora questo moto bora. perciò che elle furono cose considerate da lui in pili astratto. Di io maniera che porto oppinione che dal monte purgatorio in su (insino al qual luogo stimo che tiene sia realmente imitata) io credo (sic) che Dante trascendesse suo. e. massime tratBo ne tando di quelle anime che sono ancora insieme col corpo congiunte. auuenga che le cose si considerano con l'occhio della mente. pare che neramente chiamare si possano per questo nome. da per sé stessa. per non può. essendo ratto lo spirito quale era mondo e libero da ogni humano (sic) affetto. è propietà e naturai alla composto d'anima gli e di corpo. il i corpi celesti. come quello: fa' Tutta tua uisione manifesta . Né credo che alcuna cosa possa fare contro a quosta determinatione. rapito gì' altri da quel pensiero che si di tutti nel cuore gli si posaua. all'anima sua. che ancor che il liberarsi da ogni humano affetto sia cosa per sé stessa degna d'huosaglie al cielo mo molto perfetto. anzi mostra che alcuni luoghi citati nel principio di questo discorso provino in suo fauore. la quale. onde disse il gentilissimo Petrarca (Standomi %in giorno): Canzone. nel principio . hauendo riguardo spiccata dalle cose terrene. del quale ragionò di sopra. altrimenti essere è all'huomo naturale. in questa maniera. il salire al cielo a patto niuno. tu puoi bea dire Queste sei visioni al signor mio Han fatto un dolce di morir disio. se non moto comune (sic) al re- surretione de' morti. dandogli luogo le potenze sensitiue.

per lo che. e primieramente diciamo della grandezza. a che si aggiugne l'autorità di Aristotele. quanto un altro farebbe in maggior interuallo di giorni. racconterà una cosi piena o dilettevole attiene. quanto è quello che Dante consuma in fornire questo suo uiaggio. doue egli potrebbe esser ripreso. cieli e quelle sustanze ottimamente disse All'alta fantasia qui mancò possa. chente fu l'essenza diuina. là doue questa dura solamente tre giorni. sendo essa intelletto si luogo doue gì' oggetti dello riposano. hauer ragionato. gli si quanto „.80 A pare che il l'alta fantasia qui mancò possa.. non trouandosi attiene alcuna epica che si poco spatio di tempo consumi.. narrante in si breve spatio di tempo. e non più. sondo la fantasia e. che uuole che cotali fauole acquistino quello che a loro la si conuiene per lunghezza che nel tempo dee considerarsi. che egli di ciò meriti . quanto fa questa. Né forse si di- lungherebbe gran fatto dalla uerità chi per fantasia in questo luogo intendesse l'oggetto. Io sono di parere che se un poeta. una delle potenze interne tra le sensitiue. si alto quasi dicesse: " ella non potette riceuere fan- tasma. medesimo il ci confermi. trascorrendo con i : l'anima intellettiua Dante diuine. la più perfetta. cosi magnifica e suprema. presentò allo scoprirsi dell'essenza diuina E tanto basti dell' uerisimile di questa attiene. onde 1' intelletto uenne a non potere comprenderlo. quasi uoall' lesse dire: " a questo tratto. Veggiamo hora appartenenze come Dante portato che alla fauola si si sia nell'altre ricercano. mancò la potenza in- telletto di riceuere e intendere tanto oggetto.

. peccatori per fraudo ingiurianti. Et. udendo dimostrare come siano puniti i . si si delle fauole ordini distinti si ritrouano in lui e nell'XI delInferno „ e nel XVII del " Purgatorio „. che chi noi cognosce non cognoscerà cosa nessuna. e che. si come episodi sodi agli episodi. tutto che quell'andata di Enea golari sia uno episodio. ' Cosi il ms. pure che la narratione sia di cose uarie. ne stia. e poi in quanti modi ciò possa farsi. stimando Aristotele che tanto debba essere il tempo che si consuma in una attiene. A' quali particolari discese di Virgilio ancora nel sesto. la lunghezza debbe considerare hauendo riguardo alla capacità della memoria. ma par da correggere in quanto. né è trauagliata questa distintione dagli episodi che sono intrecciati traile fila principali di questa tela. o uerisimilmente o necessariamente. se quei sinsi daranno epiqual cosa non credo io che beconsiderano. Queristucchi. sondo tale l'attione di Dante che memoreuole è. e ciascuno di questi distinguendo per le cose ritrouateui. da' quali si formano principal- mente le intellettioni. quanto '. diuisando la sua gita in tre parti. e con ordine distinto si può comprendere e ritenere. Hora. conciò sia cosa che sti l' " questi facciano la memoria dell'ordine predetto auueuga che. altro che lode possa riportarne. e quel del " Paradiso „ è cosi manifesto. e non alla lunghezza del tempo nel quale è fatta l'attione. e poi scendere a' particulari. per lo che. e' bisognaua scendere a dichiarare uerso chi si considera questa ingiuria.81 lode molto maggiore. in questa parte. N. serie). io non so ueder che egli. 40-41 (IV-V della Nuova 6 . per l'essere di cose simili. ella non come io dissi di sopra. oltre alla quantità del tempo. la maniera che. per determinare la grandezza della fauola si considera il trapasso da miseria a felicità. secondo i tre luoghi uisitati da lui.

82
ella trapassa
e questo

da miseria a

felicità, o

per

il

contrarijo;

pare che alla attiene semplicemente si referisca, non adattandola pivi alla tragedia che alla epopeia, poiché, uenendosi a determinarla per la tragedia, ella uuole essere ristretta in
di

un girar di sole, maniera che, sendosi prouato di sopra il uerisimile concludentemente, et apparendoci il mutamento della fortuna, altro non pare che possa addomandarcisi.

Ragioniamo

dell' unità,
lo

però che in questo

ci

è

qualche dubbio per

cose determinate di sopra,

hii-

uendo detto che una non può dirsi un'attione che contenga molte cose da un solo adoperate. Per lo che, sendo in questa opera non un uiaggio solo, ma tre, distinti l'uno dall'altro, appunto si potrebbe dire che queste fussono tre attieni, e non una, se non si hauesse riguardo al fine, come riguardami si conuiene. Di maniera che, essendo in questa opera l'intento del Poeta 1' uscire di quella selua senza altro,
per
lo

che egli

ò

costretto

a

fare questo uiaggio,

dobbiamo dire che una
tieni imitate.
(laf., I):

sola, e

non

tre,

siano le at-

Togliesi ciò dalle parole di Virgilio

Che tu mi segua,

Ond'io per lo tu' me' penso e discerno et io sarò tua gaida, E ti trarrò di qui per luogo eterno,

Oue

udirai le disperate strida,
etc]

Vedrai

doue apertamente si scorge che per trarlo quindi è mosso Virgilio, e a questo effetto li fa fare il uiaggio predetto; la qual cosa manifesta Dante, esso stesso, apertissimamente in questi uersi (/«/., XV):
Lassù disopra in la vita serena. Risposi lui, mi smarrii in una valle:

83
Auanti che
l'età

mia fusse piena.
lo

Pur

hier mattina

uolsi lo spalle:
;

Questi m'apparuo, ritornando in quella E reducemi a ca per questo calle.

Di maniera che
a casa è
e
il

l'uscire dalla selua e tornarsene

fine della attiene del

Poeta nell'opera sua,

non

si

muoue
;

a fare questo atterzato uiaggio

come

fine d'attione e perché questa cosa è assai bene manifesta, io giudico che non faccia mestieri lo altri-

menti affaticarcisi. Egli è il uero che questo poema manca di peripetia e di ricognoscenza, hauendo riguardo all'attiene principale, perciò che egli è di semplice compositione, e non rauuiluppato, e perciò non si può dire che egli habbia mancamento. Puossi bene auuerare che quell'altra è più bella, nondimeno questo ha il terribile e lo
la qualità dell'attione

me

si

spauentoso nella maniera che si è detto, delragionando, e il costumato codimostrerrà poco appresso e se bene l'attione
;

principale trapassa senza ricognitione,

e'

ce ne ha

pure nel

Poema

insino a tre, le quali tutte scoppiano

uerosimilmente dallo apparecchio delle cose.
nel
dire

Due

delle quali sono state allegate da altri, e la terza é

XXXII

dell' "

Inferno
il

„,

quando, non uolendogli

un peccatore

nome
tu,

suo,

un da canto, che

lo

sentina oltramodo latrare,
.... gridò:

Che hai

Bocca?

Non

basta sonar con le mascelle, Se tu non latri? qual diauol ti tocca?
ti

Doue

il

misero

doue, e da chi

meno

cio dispetto; si

Bocca è riconosciuto quando, e egli harebbe uolsuto, a suo marche scorgere si può che, se la nache
il

tura dell'attione ricercato l'hauesso, che a patto nes-

suno non

lo ricercaua,

Poeta harebbe ben sa-

84
puto
procacciarsi

quelle

parti

che

erano

conue-

nienti.

Innanzi che più oltre si passi a discorrere del costume, sarà Lene dire alcune cose dell' inueuzione
del Poeta,
e,

conseguentemente, trattare

di

alcune

cose appartenenti alla fauola, le quali, se bene non sono parti principali, elleno nondimeno più perfetta

meno

la fanno, e ciò sono delle qualità degli epi-

sodi adoperati a tessere

questa tela poetica.
poco possa
lodarsi

Pri-

mieramente pare
dell'

ohe

Dante

inuentione della sua fauola, però che manifestamente si vede che egli l'ha tratta di peso del sesto " dell'Eneide „, e nondimeno, se noi andremo molto bene considerando, e' non è perciò da fondarsi su questa opinione, però che il dire che Dante ha preso r inuentione dell' "Inferno „, del "Purgatorio,, e del "Paradiso,, da Virgilio è quasi un dire che i christiani habbiano da' gentili succiato questa credenza,

quasi ciò non sia stato conosciuto da
1' "

loro con

i

principi della loro religione.

poco più che

Inferno

Oltre a che harebbe potuto cauar Dan-

te di quel libro, però che in que' versi:

Donec longa

dies, perfecto temporis orbo, Coticretam exemit labem purumquo reliquit Aetherium sensum atque aurai simplicis igaom,

non sono cosi accennati il " Purgatorio „ e '1 " Paradiso,,, come altri di leggieri potrebbe lasciarsi persuadere, però che fauellando quiui Anchise, secondo la

sentenza di Platone del processo delle anime nel " Phedro „ ^ stimar si dee che Virgilio intendesse che elle
fussono fatte per tornare dopo que' tanti
secoli
a'

1

Cosi

il

ms.

85

onde esse erano uscite dapprima; onde disse questo nostro (Par. IV):
cieli

Amor che dubitar ti dà cagione Parer tornarsi l'anime alle stelle, Secondo la sentenza di Platone.
Laonde non
radiso,
è

da credere che

i

campi Elisi fusil

sono appresso a quel
conciò
sia

sommo

poeta altrimenti
'

pa-

che quiui, da Anchise,

fussino

quell'anime che haueuano a essere

gl'huomini forti

valorosi che d'Enea discendere doueuano per cosi

lunga successione.
preso
il

E quando

pure Dante hauesse

questa attione da quel poeta (la qual cosa egli alla fine non negherebbe), e' si debbe considerare ch'ei tolse un episodio d'un poema, e
di

sommo

creonne un'attione principale

;

a che fare

ci

douette
cogno-

esser di mestieri dell' inuentione sua. Il che

si

sce nella distributione fatta di tutto 1'" Inferno,, e del "Purgatorio,,, anche alla formatione del quale

hebbe

egli un poco aiuto del suo maestro; si che se alcuno biasimasse Dante come poeta di poca inven-

tione, questi, a giuditio mio, si

mostrerebbe di poco

non si è detto molto, con tutto ciò si è dimostro come e' sono tutti particolari, a' quali è disceso il Poeta per dimostrare i suoi uniuersali; la qual cosa poteua egli malageuolmente
sapere.

Degli episodi

fare senza scendere a questo e quel peccatore,

au-

uenga che in poche parole sarebbesi spacciato dell'opera sua, se detto hauesse solamente "Noi discen:

demmo doue

i

superbi erano puniti della tale pena,,,
Oltre a che niente in
ciò, o

e uia fusse passato.

ben

poco, harebbe giouato senza mettere dinanzi agl'ocAnchise è scritto iaterlineameate, sotto, non

1

oanoellato,

dallui.

maggior come Bocca. acciò che noi dobbiamo dal ti. XVII) Giù per lo mondo senza fine amaro. Temo di perder ulta tra coloro. s'io ridico. e più tosto punito i frati Godenti di ghiotto' e Ciacco similmente. nell'opera sua ma la puli dà. egli dal peccato . del cui bel cacume Gl'occhi della mia Donna mi leuaro. che liiuno al- Cosi il ms. E poscia por lo ciel di lume in lume Ho io appreso quel che. per lo che riprensione da questo canto non Hora. che di tali peccati erano infamati per • il mondo. per Io monte. se noi andremo rettamente considerando. e molti altri. E Donde si scorge manifestamente egli non essersi partito niente dalla uerità. . mor d'essa astenerci è seruile. hauendo in ciò dimostro di spogliarsi d'ogni affetto e passione. A molti fia sauor di forte agrume. de' quali non occorre adesso far mentione particolare.86 chi altrui alcuno famoso e nomato per il mondo co- me peccante di quel difetto. Ohe questo tempo chiameranno antico. dourebbe anzi dargli lode che biabimo. timore particolari stati so a' da e' lui in inferno collocati e nel purgatorio. donde qualcuno potrebbe prendere occasione di riprenderlo come huomo satirico e di mal costume. saranno o tutti. Tribaldello. o la noi trouerremo che parte stati al mondo conti per la storia. E '1 non hauer perdonato al suo precettore e a molti altri. della : qual cosa fece mentione in que' uersi (Par. quel da Duera. per tornare io vedere che Dante meriti. e se bene questo fi- nondimeno è principio del liale. nel che fare non è stato il fine di Dante lo scoprire principalmente quel uitio nitione che se che è là giù punito. E s' io al uero son timido amico.

Principio coelum et torraa camposque liquentes. Ma. e molto men grata la rondone. e scrittori trouati da lui nel paradiso e altroue. per tornare agl'episodi. come ei fece di Farinata. e nondimeno. egli osseruasse decoro nella per- Segue. ma Dante. sendo questa ima poesia nella quale non sono introdotti soldati e altre genti braue e valorose nell'arte della guerra come persone principali. egli faceua mestiere indurgli a ragionare apparteneua di ragionare. e' non ci parrà che egli habbia fatto punto cosa sconuenouole. in compagnia di Vergilio e di Beatrice e d'altre somiglianti persone. per lo che potette Virgilio toccare l'essenza dell'uniuerso. ei non ha taciuto le lodi loro. donde che ne' poemi antichi gl'autori uagauano hora con questi. la parola scori . in que' versi . hauendo i suoi neri fondamenti. secondo la mente di delle cose che a loro si parimente i theologi e i Platone. Per lo che conueniuano quelle quistioni. cammina e discorre.87 tro. ma cantatele in guisa. io E come che non so come ^ egli alto e magnificamente il il facesse. di qualunque specie elle si sieno. che. cancellata. secondo che a loro meglio metteua. che egli tante ha sparto per questa sua opera. che mai uerran meno. huomo quali scienziato e filosofo. e con tutto ciò si' uede che se egli ha messo nell'inferno alcuno per qualche sceleratezza. e' potrebbe il Poeta essere ripreso delle quistioni. e non altri discorsi. perciò che. e queste di necessità si doueuano sciorre con i principii loro dirittamente. non comportando la religione nostra che le cose di teologia e molte di filosofia si trattino con i principii platonici. le e più dificile assai. hora con quelli principii. se con piaceuol occhio si riguarderà questa parte.

v. e con i termini dell'arte non si può farlo.. 112 e segg. Qui voggion l'altre creature l'orma Dell'eterno valore. lasciato E nel trattarle non pare già che egli si sia cadere in bassezza. quanto dubbio.. separati dalla materia. diuina bontà. V. anzi mostra che egli molto souranamente abbia saputo farlo. conoscono l'essenza delle cose. E non si ha da vergognare di sopra a' di cosa dell' " citato del VI e' nessuna dal luogo Eneide „ però che . Farad. . là doue nelle quistioni di Dante ciò non auuiene. se noi non fingiamo x\nchise tale in vita che egli quelle cose sapesse. I) : 'ncominciò: Lo coso tutte quante Hanno ordine tra loro e questo è forma Che l'uniuorso a Dio fa simigliante. I. il quale è fine.. perché non si muoue La sua imprenta. Ciò che da lei senza mezzo distilla Non ha poi fine. VII): La Si. Al quale è fatta la toccata norma. quand'olia sigilla..sona d'Anohise in questa sua filosofia.. Egli è il uero che gli spiriti. e particularmente in questo luogo (Par. E 'n questo {Par. concetti di sendo ripiena to conuiene. Ogni ardendo in sé sfauilla che dispiega le bellezze eterno. tuttauia egli ci uuole molta filosofa a rispondere a questa oggettione. non si sapendo che in quel tempo fussono molte lettere. sono maggiori senza alcuno quanto alla locuzione è splendore infinito. quanin que' come si due versi: a diuersi posti * Onde Per ' muouono lo gran mar dell'ossero . . che da sé sporno liuoro. metafore e d'altri ornamenti..

cantando essi salmi e udendo sprimere e recitare quello che e' cantauano. dicesse che per questa medesima rapreghiere.. però che non harebbe fatto quello che si conueniua di fare. volendo sostenere che ciò non istia bene. psalmeggianJo. E se pure alcuno. ha fatto cosa che non si conuenga.89 doue adopera il Poeta cosi vaga e si acconcia metafora. e in molti altri che si troueranno e nel "Purgatorio. tie e le però che quiui hanno luogo le grain "Inforno „ non se ne trouerrà già. e la ra- gione . che più bella per auuentura non potrebbe desiderarsi. co- me {Purg. da questo canto. ma si douerrebbe fare che coloro che ne' poemi s'introducono fauellino in quel linguaggio che era loro propio. e a Dio.. nel che fare. anzi sei meriterebbe se altrimenti fatto hauesse. e nel "Paradiso. e noi.^ XXIX): Cantando come donna innamorata. Continuò col fine {sic) di suo parole: "Beati. Pur.): (nel XXVII Guidauaoi una voce che cantaua Di là. perché egli molte uolte gì' interi uersi latini posti ui habbia. gratie rendano. '• Venite. benedicti Patria mei. si che. Né. attenti pur a lei. mestieri faceua di nominar quel salmo quella oratioue nel modo che essi la cantauano. Venimo fuor là ouo si montana. e altroue quorum tecta sunt peccata .„ uscendo del foco in cima del purgatorio. l'argomento non ha alcuno ualore. „ Sonò dentro da un lume che II era.. perciò che ciò adiuiene quantunque volte egli induce spiriti angeli che cantino. io non istimo che '1 nostro poeta meriti biasimo alcuno.

conciò sia cosa cLo le persone che ne' poemi s'introducono. e' i concetti più sono in .. inducendo Virgilio a dirgli : Lascianlo stare: e non parliamo a voto. In/. laonde il Poeta ne i luoghi citati di sopra non cura che quiui s' intenda quel sentimento delle cose cantate. il che è cagione che salmo uenga nel Poema in Egli è il uero che Dante introduce (Inf. « V. che i concetti degli stranieri che ne' poemi si introducono a fauellare si contano essere recati nel propio idioma per coloro che intesero quel forestiero. è ma. Come '1 suo ad altrui. la qual cosa non si poteua fare del detto di Nembroth. come ei fece ad Arnaldo Daniello {Purg. XXVI): "Tarn m'abbelìs nostre cortoia deman. ch'a nullo è noto. se Dante hauesse spiegato il suo con> Cosi il ms. Y.in laogo di là ove. ma gli basta di palesare che salmo e che orai . XXXI): „ Raphel mai amech ZabI almi. XXXI. * zione quegli spiriti cantassono.^ di di maniera che. 79 e segg. e Dante stesso molto fu in ciò considerato. non potendosi intendere la lingua Nenbroth. sono introdotte perché concetti loro sieno intesi. de' quali doueuano lingua introdotti che pochi V intendono belle.90 gione è in pronto.. . quanto alla sentenza di Ba- da auuertire questo. onde il costumo si scorga per lo che fa di bisogno che chi legge gì' intenda.^ pure noi prouenzale essere intesi. una particella Babel a dire " di quel versi rinchiusa. Ghó cosi è a lui ciascun linguaggio.. si facendolo in suo linguaggio fauellare.

egli a canto a canto fa dichiarare a uno. e recaua riputatione e grandezza. che n'era in- sentimento delle parole di colui. due ragioni l'una coche è finto di fare questo uiaggio et ul'altra come di poeta che la scire di quel bosco racconta. e lasciatecelo senza altra dichiaratione. uolgarizandolo. La qual diuersità troppo euidentemente ui si scorge per la diuersità de' tempi che in essa si sto bisogna considerarlo sotto : me qiiegli . che uenne a Coglie- 33" della ulta di Dante. nel rigo. cancellate. auuenga che per altra cagione non si scriue. recano Plauto. e questi è Dante stesso. . però che le persone introdotte sono finte adoperare quell' attiene l'anno essere appunto si il 1299. il quale in quepoesia toscana. ' egli harebbe fatto cosa fuori del uerisimile. il fauellare nella sua propia lingua. se non per essere inteso. maggior il quale altresì a Arnaldo Daniello massimamente perché induce in una sua commedia e un affricano segnato. hoggi sia di dificultà cagione. che in altra maniera sarebbe stato errore senza perdono. i] quale dee considerarsi nelle persone che sono in esso principalmente introdotte. La qual cosa credo io che egli facesse perciò in quei tempi quella lingua ora nota quasi a tutti coloro che opera dauano alla Onde auuiene che quello che in que' tempi era tollerabile. ciò particolarmente da quel luogo doue un de- » Uolgarizandolo iatorlineamente. e perciò sia difetto giudicato da noi. le paro- le in tiolgare toscano. ritrouano. I versi detti da dificultà.91 cetto. ma il Nostro nel luogo citato di sopra ha ben preferito il prouonzale. Tempo è horamai di venire a ragionare alcune cose del costume di questo poema.

essendo uenuto in Firenze Carlo senza terra. come di cosa auuenire. dice : Hier. pili oltre cinque hore che quest'hotta. SI che m'ha fatto per più anni macro. là tempo finge Dante d'essere doue egli mostra di raccontare suo uiaggio. e Cacciaguida il somigliante in que' uersi (Par. mostrando per che cagione scendere non si potesse donde Virgilio di calare hauea disegnato. Tal di Fiorenza partir ti conuiene. Mille dugento con sessantasei Anni compier che qui la via fu rotta. 112 e segg. Al quale ha posto mano e cielo e terra. a' quali pare strano che Dante introduca ser Brunetto a predirli il suo esilio come cosa che doueua uenire. che segui l'anno 1303. come egli fa dicendo : Se mai continga che '1 poema sacro. Iti/. V. XVII) Qual si parti Hippolito d'Athene Per la spietata e perfida nouerca. XXI. appunto si farà il nu- mero il di 1299. et se si metterà su questo la morte nouero 33 anni che egli uisse in terra. Questo si uuole e questo già si cerca... e che Dante stesso poi dica d'essere già sbandito e fuori di Firenze. " Che tanto tempo auanti nonne ad essere di Ohristo. glie Da questa diuersità di tempi un dubbio mosso da alcuni dotti huomini. E tosto uerrà fatto a chi ciò pensa Là douo Ohristo tutto di si merca . dopo che egli fu cacciato con la parte Bianca di Firenze. ' V. del quale. nel qual in inferno calato.92 monio. . fa ragionare a Ugo Ciapetta. suo si scio- predecessore.

si duole d'esso.93 Vinca la crudeltà che fuor mi serra Del bello ouile. tornando alla cagione che fece distinguermi il tempo di questo poema. e perciò come di cosaau'ieniro ne debbono falà doue il Poeta quando uellare. che fu per considerare la persona di Dante sotto le due già si conuenga malo stia. Onde auuiene . conciò sia cosa che le persone introdotte nel Poema. Ugo Ciapetta e Cacciaguida. Il XXV. deono essere introdotti a dire le cose che a' que' tempi rispondono ne' quali lo sbandimento del Poeta era a ueuire. e non altrimenti ei narra e fauella senza introdurre e senza imitare. e a' lettori che uno che narra sia o buono importa bone al * tutto che le cose narrate siano o buone o ree. e come quegli che suo esilio diueutò ser Brunetto e Cacciaguida. ou'io già vissi agnello Nemico a' lupi che mi fanno guerra. io dico conuenirsi diuersi costumi. il ^ ms. . come poeta che narra nel tempo che egli era in esilio. auuenga che il costume di Virgilio d'Homero non possano essere a chi leg- poco monti! o reo. quali sono ser Brunetto. ma » V. il cha dove alla persona introdotta costume si è ne- cessario. . narrate ragioni di scrittore e di persona principale di questo e poema. Dante adunque. sembra abbia tutto. v. 1 e aegg. necessariamente fauella nel tempo che esso stesso scriue che altrimenti essere non può. ' La qual cosa non è punto fuori del ragioneuole. al poeta che narra ciò non richiede. suo poema l'anno 1299. da loro sono raccontate sempre nel tempo passato. introdotti nel il . le quali negli epici poemi imitare non si possono. Parad. che nel raccontare l'attioni delle persone introdotte. predice egli non fa punto cosa che non onde o che Hora.

onde faceua mestieri di i contare peccatori. quali non poteua egli. E gli esempi sono molti. to. e diletto prendendo di quelle che stanno bene. a' quali seguita o lode o biasimo. anzi scorgere a ninno partito ni si douerrebbe. il costume d' Italia dal costume contraposto all'amore. grandemente ghiotto. se bene gli può uenire lode del biasimare stesso introdurre nel l'opere ree. onde erano di guerra e' biasima forte le piene tutte contrade. che è l'odio. e spetialmente quello {Purg. ma bordello! Doue. rare quello che egli ui e' Dante non poteua fare senza narconueniua di trouare. e '1 Le pene seguitano pecca- peccato i i peccatori. lodando l'amoreuolezza de' due mantouani. Nane senza nocchiero in gran tempesta. e si farà qui ancora. dicendo che. non occorrerebbe fare molto lungo ragionamento del costume suo. Che se alcuno dicesse. il si ciò sono pene sempiterne. e' Poema meriti d'essere biasimato . del quale non ueggo io che altro che ben possa dirsene. Non donna di prouincia. non punto appartenenti all'attione imitata.. ma si conueniua seguitare la fama che nel mondo haue- uano gl'huomini maluagi. di doloro hostello. VI): Ahi serua Italia. egli quei costumi come più comodo gli uenne. quanto alla persona di Dante come poeta narratore. egli dello scoprire cotali costumi a ciò si rispose in parte di sopra. biasimando in ciascuna sua parte le cose mal fatte. e poco acconciamente fanno coloro che il dimostrano in lunghissimi discorsi. E però. per fare l'inuentione sua uerisimile. non E si se Ciacco era stimato poteua in inferno pu- . volendo passare per lo inferno. onde che. formare a senno suo.94 gè l'opere loro di buono o di reo esemplo.

gabbando. 29.. ** un altro luogo.. Che se alcuno mi dicesse. Villani Cronica VII. Et come che Carlo d'Angiò fusse amicissimo del popolo fiorentino. e se '1 Mosca de' Lamberti fu cagio- ne della diuisioue de' Fiorentini con la sentenza: capo ha cosa fatta. perché loro attieni. e per si fatti peccati erano dannati dall'opinione comune. dicesse {Purg. come inuentore dell'attiene che egli finge di hauer fatto. e poi Bipiuse al ciel Tommaso per ammenda. e non si trouerrà per auuentura interprete che non rinuenga il peccato di ciascuno degli huomini moderni indotti da lui. XX): Carlo uonno in Italia. tra gl'huomini scandalosi riporre si conueniua. perché egli teneua non potette Griouanni Villani non biasimare forte dello hauere tolto egli la ulta a Curradino '. e quell'altro in peccatori. e per ammenda Vittima fé di Curradino. di maniera che Dante. non merita di essere chiamato maledico. né scuopre in sé costume di persona che odio ritenga. si lo non è marauiglia che Dante. che della parte Bianca era.. . egli in ciò hauere errato per mettere in purgatorio e 'n paradiso di coloro che al mondo erano noti come huomini perfidi et rei. di lui. sono conte per la storia al mondo.95 nire per ladro. L'attione de' quali come io mostrai di sopra. in cui si spense la casa di Soauia. si come quell'altro fra i traditori. che furono cagione le co- sonauano tale nella bocca degli huo- mini. tutto che guelfo fosse. Per lo che la parte guelfa. e che per uendicarsi di uno o d'altro gli cacci di ciò nell'inferno. la quale ora cosi nimica di Santa Chiesa. » V.

lei. Vero è che quale in contumacia muore Di Santa Chiesa. né che addosso tante censure hauesse scomuniche. ciò che si riuolue a E poco appresso.96 come e fu il re Manfredi. uscita del monastero. Horribil furono [sic) li Ma la bontà infinita Che prende ha si peccati miei. Ili) Poscia eh' io : hebbi rotta la persona ' Di due punte mortali. che ti si mostra Dalla mia destra parte. . poteua dannarla all'inferno. La quale contenendo in sé il rompere del voto. i mi rendei Piangendo a Quei ohe volentier perdona. Ili) : Huomini poi al mal più ch'ai ben Fuor mi rapirono {sic) della dolce Dio lo si sa usi chiostra : qual poi mia vita fusi! E quest'altro splendor. nelle quali finalmente egli si mori non seguire il grido che haueuan le genti). che di sé stesso dice (Purg. se non che di lei la sorella dicendo {Par. ragionando dell'ossa sue che erano senza sepoltura : Per lor maledition si non si perde. e mostra dipoi come egli potetsimilmente adiuiene di Gostanza. Star li conuion di questa ripa in fuoro. e' si uuol molto ben uedere come egli ciò faccia. del quale e' non uisse forse il più scelerato. gran braccia. e spetialmente nella persona di Man(nel qual caso ei mostra di fredi. " ma sprime . la loro grandezza con horriVili „ te saluarsi. e che s'accende Di tutto il lume de la sphera nostra. Ohe non possa tornar l'eterno amore.. attiene. Mentre chela speranza ha fior del verde. anchor ch'alfin si penta. tornò al secolo. la e quale. Nel qual luogo non tace Dante i peccati di quello l'ag- huomo giunto reo.

a che non è da dare altra risposta. Che del secondo uonto di Soaue Generò il terzo. 97 Ciò ch'io dico di ine. e se bene egli molte uolte di Firenze. ella uenne a non peccare. e però non ci fu inconueniento Egli è il riporla tra' beati. lamenta. anzi duole e si che dopo il suo esilio . egli quasi rimetterui il pie. se si bene ciò è verissimo. senza mai. fu dal uel del cor già mai disciolta. di aé le intende : Sorella fuo. e la bontà sua Della quale poteua come Coriolano Roma. trouandosi fuori della patria senza alcun de litto hauere commesso. hauendo comil messo il fallo per quale egli a essere punito l' in- troduce. N. vero che e' si potrebbe dire che in questa maniera si poteua mettere in pa- radiso ogni pili uil traditore. 40-41 (IV-V della Nuova serie) . fuori mostran- ' Lacuna nel ms. né si può odio a buona ragione domandare de' Fiorentini e di quegli si huomo che in sé ritenga. e per animosità di parte so solo. in via d'andarui. Non Questa ella mostra come. e l'ultima possanza. fingendo che egli delli si peccati suoi pentito fusse. potere lamento.. chi " Paradiso „ di Dante. e cosi fu tolta Di capo l'ombra delle sacro bende. che la dottrina. però che. molte gratie debbe hauere con l'anima sua. che fu concesso quasi a tutte le altre famiglie.. Ma poi che pure al mondo fu riuolta Contro a su' grado et contra a buon'usanza. è la luce della gran Gostanza. né per questo seguita che chi si troua troua per questa guisa nel nel suo " Inferno „ possa lagnarsene. egli per certo n'haueua ca ' gione. Si che da questo non dobbiamo. non ci prestando il consenso. il il sapere di fuori della egli dire patria servasse.

e se bene il vile 'gnorante popolo lo stimò mal gratioso. Di che contano le storio nostre. nella quale la feccia degli huo- "mini riporta il premio della virtù. forse in parte più ohe non si oonvenia ' . però che cercano e da ognuno non si rimedesime cose a punto. 136.. * IL Sassetti annota a piò di pagina: Principib-ua placuiase " uii'ia non ultima laua est . Le parole del Villani sono queste " Que" sto Dante per lo suo savere fu alquanto presuntuoso e schifo e " iadegnoso. il furore. gl'incendi e le rapine insi- gnoriti del gouerno. quasi a guisa di filosafo mal grazioso. IS*?. uanni Villani al libro Vili pai-la in questa maniera: ' 135. suo esilio gliele fece fare „. e gl'innocenti "sono puniti de' malefizi? „ Che neramente (se bene con obbrorio nostro) dir si puote in quei tempi essersi l'odio. per lo che non è gran fatto che Dante garrisse e gridasse. " ma forse il — : "^ . non bene sa" pea conversare co' laici „. Cronica IX. le quali sono queste e' non pareua che si della spiaceuolezza o douesse porre per il modello della disauuenentezza. aggiungendo un seguite dopo la parola citate. e. " Cosi il ms.98 dosi uago di non tornami " : " È egli da cercare il ri- torno in quella città. — Il passo del Villani cui allude il Sassetti "Bene si dilettò in quella Commedia di garrire e solamare a guisa di poeta. da correggersi probabilmente. IX. s Lacuna nel ms. cotale non le i douettero stimarlo Signori della Scala. doue egli di lui et come nel fine di quel ' capo ei mettesse quelle ^ : parole citate da altre (sic). V.si coglie dalle stesse parole di Gioe. come Giouanni Villani afferma nella sua " Chronica Il „. i Malespini * è questo: " Lacuna nel ms. che poiché egli ne haueua cosi giusta cg. come egli è stato messo. gione.

la quale contenesse laidi e sozzi e sporchissimi concetti.. non è da marauigliarsi che egli nel popolo si dimostrasse. at- tribuisse a sé per il suo ualore quanto egli stimaua di meritare.99 e quegli da Polenta co' quali doueua sapere conuer- sare con quelle gentili maniere che si il conueniua. con- simile e uguale. Veggiamo bora un poco da che habito proceda il pigliare un si fatto uiaggio. seguentemente. che egli non ci si mette senza sapere che egli con aiuto diuino ci sa! . onde merauigiia non è che egli dagli affetti fusse assalito. E quella chronica. ueniente. forse da temerario ardire? non certo. significando uno. che non sappendo. che non già importaua questa noce in que' tempi quello sciocco uitio che oggi ella ci pone dauanti. ragionando del costume di Dante il quale proposito io intendo di chiudere con il confessare che egli fu huomo di carne e d'ossa. E queste uorrebbono principalmente ritrouarsi nel costume di colui l'atdel quale si toglie ad imitare. doue per tanti perigli e con la morte in viso si habbia sempre a trapassare Certo che questa attiene non procede da viltà. ma questo non è il luogo di chiarire i signifi- cati delle voci. Che " schifo „ per certo e "disdegnoso. tanto dirò che nel nouero dell'opere composte da lui ninna se ne racconta in ciò si è detto . onde il detto Villani " presuntuoso „ lo addimandò. o esortatione a cose dishonestissime. facesse si come stimar si dee che egli altresì tra gl'huomini uguali a lui per la nobiltà. e. tione nell'essere scoperto quattro conditioni: buono. Torno adesso al costume. uoglia pure esser quegli che metta le mani in ciascuna cosa. doue Il si discor- rerà di quello Ji Dante come persona introdotta costume ricerca principalmente in quel poema.

d'Angiò. .. E tra uiui latroni essere anciso. e ne cantò in questa guisa (Purg. Ohe ciò noi satia.. onde tacer non potette iluilipendio rice^ uuto da Bonifatio da ... della potenza ragionando. che risguarda il costumo Christiane. Porta nel tempio le cupide vele. '1 Di maniera tale. i strerrà ira contro al peccato. ma sempre dimodiuino. e cosi parla della sauta Sedia Apostolica e dell'autorità del pontefice. Veggio rinnouellar l'aceto e '1 fele. E nel Vicario suo Christo esser catto.. : Hauete E il vecchio e '1 nuouo Testamento. pastor della Chiesa che ui guida: Questo ui basti a vostro saluamento. Di maniera che l'attione principale ha origine da fortezza accompagnata da confidenza nello aiuto celeste.100 rebbe guidato. Veggio il nuovo Pilato si crudele. Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso. XX): Perché men paia il mal futuro e 'l fatto. V) Christo l'onta fatta . senza decreto. che in ciò io non saprei che a desiderare niuno si potesse. per la tanta reuerenza che egli a quel manto portaua e. disse altroue (Par. Doue si uede che egli referisce alla persona di al suo Vicario. pec- Scopresi tanto cattolico. ma. e quanto * Lacuna nel ms. che per bocca sua dir si puote che fauellasse lo Spirito Santo. Veggiolo un'altra uolta esser deriso. che l'aiuto non dee mettersi a si fatti pericoli senza né in tutta quest'opera potrà ritrouarsi una minima attiene laida. dico quanto al costume quello degli della persona principale. e pietà inverso catori.

101
altri tanti in

quel uiaggio ritrouatì, di sopra dimoforza,
il

strato ho

tare

come ciò fu della pena senza
io

non

si

potendo
in ciò fare

trat-

peccato.

E

non

da Virgilio dilungato, se già egli non fu auanzato da lui, però che egli ancora scuopre i vitii nell' Inferno suo, se bene non tanto distintamente quanto fa il Nostro. E se bene quel di Virgilio è un episodio, e'

veggo

che egli

si

sia di molto

non s'occupa però

si

poco in esso che
degli

de' violenti a sé stessi,

e' non tratti amanti smoderati e

carnali, de' superbi, traditori e d'ogni altra sorte di

peccatori, che egli giudicò conuenirsi; et egli simi-

gliantamente nominò

le

persone particolari de' temfinse,

pi ne' quali egli l'attiene

onde che ciò non

appare, per essere que' cotali huomini noti per le
fauole.

Laonde, fingendo

la

sua Dante ne' tempi

suoi, fu stretto a

metterui di quegli che erano stati

in quei tempi.

Se egli nella seconda conditione ha

osseruato la regola non è da domandare, e gli esempi potrebbero addursi molti;

ma

tra'

molti

il

costu-

me

di

Farinata degli Uberti, gentiluomo fiorentino
Ghibellina,
si

della parte

propone a considerare,

spresso da Dante, secondo la natura di quello huo-

mo

famoso, molto acconciamente, in guisa tale, che

forse meglio

non

si

potrebbe, sendo egli altiero di
(sic) e

natura, d'animo grande
e della patria

poco curante d'altrui,
cose adunque

amantissimo.
lui

Le prime

che dice Et

il

Poeta di

son queste

(Inf.,

X):

ei

s'ergea col petto e cou la fronte.
lo 'nferno in

Come hauessG
non che
co,

gran despitto;

egli mostrasse di alzarsi per luggire il fuoche ìq quell'arca lo tormentaua; ma, quasi per

102
niente hauendo
'

gl'ordini d'inferno

per uirtù de'
si

quali egli era punito e

tenuto nell'arca,

alzasse

su fuori

suono del ragionare latino. Nella quale attiene non si scorge meno l'animo suo altiero che
al

l'amore della sua patria,

poiché

egli

s'alzò

su al

suono delle parole d'uno fiorentino. Sprimeci ottimamente il costume d'huomo autoreuole, introducendolo a parlare con breuità, domandando e chieden" Chi fur li maggior do a Dante di suo essere tui ? „ modo da usarsi inuerso coloro che sono da molto meno, che quegli non è il quale addo:

manda. — E si come la domanda fu altiera, la risposta di Dante mostra che fusse humile, narrando
egli di sé
:

Io, ch'era d'ubbidir desidoroso,

Non

gliel celai, ma tutto glielo apersi, Ond'ei leuò le ciglia un poco in 3Uso {sic).

Ne' quai uersi mostra di hauerlo ubidito, ch'è un mostrare di riconoscerlo per maggiore; il che in certo modo gli fu accennato da Virgilio quando e'
gli disse

prima
Et

:

ei

mi

disse

:

Volgiti

:

che fai ?

Vedi la Farinata che

s'è dritto;

quasi che non conuenisse
disagio, quanto quegli era.

il

tenere tanto

huomo

a

Hora
;

nel terzetto di so-

pra non isprime solamente il Poeta il costume di persona a cui reuerenza si porta ma egli ritrae ancora, si che altri se lo uede dauanti, il costume che
si

comprende per

i

gesti,

in quella maniera le ciglia s'aggrottano,
risposta, si innalzano; per lo che disse
^

però che, nell'addimandare, e, dopo la

Dante:

Hauendo interlineamente, nel
e lo

rigo,

cancellate, le parole

l'hauesse

dispregiasse.

103
Ond'ei leuò le ciglia un poco in suso,

quasi che rimettesse alquanto della sua alterigia, cognoscendo chi quegli fosse con il quale egli ragio* naua. E, dopo l'inframesso ragionamento con messer Caualcante, mostra pure la grandezza dell'ani-

mo

di quell'eroe, facendogli dire
R'egl'

han quell'arto male appresa {sic) Ciò mi tormenta più che questo lotto;

*

doue

si

scorge

che più

il

molestaua una cosa che

contro a suo uolere fusse seguita, che tutte le pene d'inferno. Nel qual concetto lo fa Dante simile in
quello che egli di sopra disse di lui
:

Quasi hauesse

l'

inferno in gran despitto.

E come

che egli giudicasse la sua famiglia a torto
Guelfi da' Ghibellini; hauendo
del misfatto poco
l'essere
si

essere di Fiorenza sbandita, per la rotta, che, per

opera sua, hebbero
riguardo a benefici

i

fatti,

scusai

rimprouerando alla da lui, dicendo:

città

stata conseruata

Accio non fu' io solo né certo (aie) ' Senza cagione (sic) sarei con gli altri mosso Ma fu' io sol colà, doue sofferto Fu da ciascuno di tor uia Fiorenza, Colui che la difese a uiso aperto.

:

Attione intrepida, e d'animo eccelso et grandissi-

mo, e conta al mondo per l'istoria; si che egli non accaggia altrimenti qui farne più lunga memoria.

Uguaglianza^ nel costume
sempre, perciò che
'

di

Dante

si

ritrouerrà

egli, dal principio del suo uiag-

'

^

Leggi: quell'arte disse: ecc. Leggi non fu^ io sol disse eoo. Uguaglianza interliaeameate, nsl rigo, cancellata, la parola
:

similitudine.

E tiene ancor del ferro e del macigno. La tua fortuna tanto honor ti serba. por tuo ben far. inuidiosa e superba Da lor costumi fa' che tu ti forbi. Che l'una parte e l'altra liauranno fame Di te ma lungi fia dal becco l'herba. .. XIII): Gl'occhi. per esser con inuidia vòlti. mi fieno ancor qui tolti. Se ben m'accorsi nella vita bella . stimatore di sé medesimo'. confidentissimo aiuto si dimostra dello diuino.104 gio insino alla fine. onde (/"/. e e alle solutioni si — ubidiente reuerente in tutta l'opera a Virgilio e a Beatrice. Ti si farà. Cosi il ma. egli in persona di Brunetto cantò egli a XV) : Et " " me: Se tu seguì tua stella. di Fiesole ab antico. Ma Che discose : . Vecchia fama nel Kiondo gli chiama orbi Gente auara. nimico Et ò ragion chó tra li lazzi sorbi Si disconuien fruttare il dolco fico. Non puoi fallire a glorioso porto. Troppa è più la paura.. che poca è l'offesa Fatta. si che egli non si riguarda di confessare a Sapia di peccare nel uitio della superbia. : : : Ne' quai uersi si dimostra apertamente che egli stimaua forte sé stesso. Che già lo 'ncarco di la giù mi pesa. diss'io. e poco di sé e medesimo — sempre quieta do- manda muoue dubbi. E poco appresso quello 'tigrato popolo maligno. „. dicendogli di sentir poco dello inuidioso (Pur. Ma picciol tempo. ond'è sospesa L'anima mia del tormento di sotto.

VI) 1 Dopo superbo nel ms. Piirg. Nel Paradiso di Bruto e Cassio Giustiniano. rispose.. Quei che pende dal nero ceffo è Bruto Vedi come si storce. cancellato V. è. dei dolori disse di lui. gli uennero fatti . Virgilio bocca a Lucifero uscia mezzo di XXXIV): Degli altri due. V. o suo costume scoprirne. Nel qual luogo lo finge muto " e non lagnantesi „. che (i«/:. spriil costume suo. c'hanno il capo di sotto. 121 e segg. è qui. fingendo che Prouenzano mendo ' Saluani sia nello inferno tra i superbi puniti. ma nel Paradiso loro fa- uellando Giustiniano. della setta stoica. Bruto è stata sendo Bruto non curante. trattando cora. . auuenga che di colui che egli ritrouò nell'inferno non si possa fare mentione nel " Purgatorio „ o 'n " Paradiso „. perché. fa di lui contare in questa guisa da Odorisi da Gobbio: Quegli Et A Prouinzan Saluani. di : dell'aspra pena sua. il che euidentemente si comprendo per l'autorità del medesimo Dante. Occorseli far mentione nell'" Inferno „ di Bruto e di Cassio. e non fa motto. onde. come il Sassetti stesso dice poche righe 3 fa menzione sotto. . perché fu presontuoso recar Siena tutta a le sue mani. disse (Par. '•' Ne' costumi degli altri introdotti nel suo Poema poca uguaglianza può ricercarsi. lo parole : e disse quégli alquanto. e nel " Paradiso „ an- ma perché. il quale. nominare a ' E nel costume di ricognosciuta disaguaglianza. non per ritrouargli qui del processo dell'imperio romano. lo chiamò Giouanni Villani " presuntuoso „ la qual uoce ha significato di superbo.105 Nel qual luogo erano i superbi puniti. '^ Lacuna nel ms. seguono.

. Quanto alla similitudine ueggansi l'antiche chroniche donde gli spositori hanno canato le dichiarationi de' luoghi di Dante ne' quali egli tratta i costumi de' particulari. di maniera che da lui o sua opera non si potette formare storia. e storia più antica non esserci peruenuta alle mani. egli dice hauerla cominciata a scrinerò nel 300.. dà il. né crederrò io in che alcun dica. donde questa dissimilitudine cognoscer si possa. e per auuentura non se ne trouerrà un altro a questo somigliante. poco monta. Della sententia si dee fauellare » Il ms. Il gliante. co- verità l'hauesse trouato diuiso. le storie confrontarsi con Dante per essere stato Giouanni Villani ne' tempi suoi. perciò che. e uedrassi che egli non s'è alcuna parte discostato da loro. mondo farsi note al Villani. dopo la tornata sua di Roma incontinente. qui latrando. se ben Giouanni Villani visse anni 27 dopo la morte di Dansia considerato. come che sottilissimamente non sendo nel filo principale delcome fu quello dell' " Iphigenia in Aulide.106 Di quel che fé col baialo seguente. ' te. e Dante la sua " Commedia „ scrisse in esilio. come a Dan- del quale egli non harebbe fatto mentione a con- ferraatione della storia sua in più luoghi. e nell' Inferuo „ non facendo qual errore. se dalla al presente. a sé stesso molto dissomi" Doue apparisce Bruto motto. l'attione imitata. et hauere potuto far memoria di huomini diuersi con il fondamento di questa poesia. Oltre a che credere si dee che cosi potessero le attioni del te. E Modena e Perugia fu dolente.. Bruto con Cassio nell'inferno latra.

che i quegli de' tragici non sono. consistendo tutto il caso loro in opera di agl'oratori. e' uengono ad assomigliarsi più e' che i rappresentatiui poeti non fanno. e per poeti proferiscono sententie uniuersali e par- ticolari. per porre dinanzi agl'occhi l'attione che essi tolgono ad imitare (la quale da per sé stessa apparisce. parte che al fanno solamente in quella discorrere. lo se pur si uestono l'altrui persona. (sic) e. e perciò. se parole. e per sé dourebbe muouere gl'affetti) hanno minor non hanno i poeti eroici. riguarda . Questa non è (sic). lodano vituperano. belle attieni alle mani. e ricuoprono l'attione principale in guiua. cancellata. quali hanno a narrare l'attiene tutta. per alcuno La qual cosa se comportare modo quali non hanno le da sopportarla. e non ha bisogno d'essere narrata stessa fatica in questa parte che i né giustificata. aggrindiscono e gl'affetti.107 si richiedendo l'ordine delle parti. co- ' Sogae. hora le cose. ma espressione d'essi pro- piamente. e non per essa i modo figurato. come Seneca gedie. I quali. la parola /acuità. fauellando. che ella sparisce e non è considerata. e. dee. correndo l'intel- letto dietro alla verità di quelle sentenze. auuenga che più humili saranno i concetti de' co- mici (se conuenientemente uorranno gouernarsi). come la perinelle fauole è petia e la ricognoscenza. imitatione di concetto. secondo che diuerse sono le poesie che l'adoperano. le parti più principali. prouano il parere loro o l'altrui ribattono. onde * nasce muouere L'uso di questa parte è diuerso. . quali poeti. hora le il fanno minori. Hora gl'epopeici poeti. ciò mediante. e non che al fare. hanno s'occupano in profece nelle sue tra- ferire molte sentenze. come al si proprio oggetto suo.

uestendosi la persona di chiunque de' si sia. ma nell'altre parti egli potrà per uentura aggrandire l'opera sua con questo ornamento. secondo che all'occasione si ricercherà. diuerso sarà l'uso della sentenza ancora. le cui parole egli ha tolto ad imitare. nel rigo. non si potrà gran fatto mostrarsi pregno di concetti. Ma. conciò sia cosa che. secondo che egli uorrà prouare e ribattere alcuna cosa. perciò che dalla abbondanza del cuore fauella la lingua.108 me io dico. non cancellate parole qualunche persona. • Chiunque si sia. secondo che buone o ree saranno le cose dette da lui. douendo essere questa parte ne' buoni minore di tutte. non rac- contando attiene. che manifesta il propio fatto della poesia. Il quale sarà giudicato buono o reo. quella cioè. con il lume della sentenza. interlineamento. re le attioui e imitando possono adoperare la sentenza e nel narrai ragionamenti di coloro la . o proferire sentenze. le . e le sentenze proferite. doue. non dociò e uerrà già coprire l'oratione. Egli è il poeti la nero che. per lo che poco accorti si possono dire quei poeti che in questa parte proferiscono sentenze le quali * scuoprono laido costume. * Le parole proferiscono le sentenze le quali sono scritte intorlineamente. cui persona essi si uestouo e perché l'uno ufficio è diuerso dall'altro. usando esempi e comparationi. et in questa parte medesima credo che il poeta si come l'oratore potrà fare opera di scoprire il suo costume. quanto più gli piacerà. il poeta fauella da sé stesso.' egli è tenuto per la seconda regola costumi a proferire quelle cose che proferirebbe quel tale. narrando in persona sua. e per- non farà lunghe dicerie in persona d'uno adirato non fauellerà ornatamente e con arte retorica intro« ducendo una persona a chi quello habito non s'appartenesse.

le parole porre dauanti agV occhi. la qual uirtù addomandata noi chiarezza .. e quelli che più corrono per le bocche di ciascuno. poiché la manca di mostrare l'imitatione del fatto con i fatti a quel somiglianti. uien fatto molta uolte il lasciarsi uscire il suo parere della penna per acconcio modo. come a' giorni nostri ne veggiamo. ogni gesto e ogni moto. il quale effetto a questa poesia grandemente si richiede. si il può egli fare principalmente nel mouere gl'affetti. sotto. trapassando da una attiene ad un'altra. Et come che in persona d'altri se ne possa seruire ad ogui effetto. cogis. ma.. quella grandezza che fu dei Greci èyépyetz il che uien fatto primierae dal sapere. non cancellata efficacia. come Dante ' in questa parte si sia perché * Seguono. * la potremo dire. . la quale si adopera per aggrandire e diminuire la cosa che si narra. et quello è il proprio uficio di questa arte. Quid non mortalia peotora Auri sacra fames. poiché in questa poesia ciò non può farsi se non per uia dell'oratione. Tempo è bora di ueJere portato. come si vede osseruato da Virgilio: .. e perciò deono studiare i poeti epici di porre la cosa quanto più possono dauanti agl'occhi. Chiarezza la parola interlipeamente. e. mente dalla proprietà delle noci si con richiede ' il ritrarre (sic) con le parole ogni atto. Et in ciò gli aiuterà grandissimamente la forza delle comparationi. come le rappre- sentationi possono fare. Io dico che potrà l'epico poeta scoprire il propio costume.109 biasimando le cose ben fatte o lodando quelle che stanno male. cancellate. e non intendo perciò che questo debba essere suo oggetto principale.

ma uerrò a dire alcune cose degli altri ufici che da questa facultà si ricercano. particolarmente. doue. e. mostrando apertamente le il dolore che era negli animi di que' duoi amanti nel raccontare quel fatto. che. il E altroue. poiché per questo solo effetto del compassioneuole è quel canto stato quasi da ciascuno che sa italiano fauellare imparato a mente. impossibile non' è tenere e lachrime (sic) non muouersene a compassione. invece di " impossibile e o possibile non è . e ciò sa Ma s'a conoscere ecc. V) : Et ella a me: Nessun maggior dolore. Se egli ha facilità nel descriuere e ritrarre le cose appunto ciò si scorge in tutta l'opera sua. Di quello che egli racconta del conte Ugolino posso trapassarmi senza alcuna cosa discorrerne.. Che ricordarsi del tempo felice Nelle miserie. no recare qui gli esempi delle sue sentenze che prouano i suoi concetti sarebbe cosa uana. non che dai Toscani o pure da' Fiorentini. il tuo Dottore. disse {Inf . udendo descriuere messer Cavalcante Cavalcanti. udendo pure sprimere camminare d'un » Cosi il ms. E 'n tutti i uersi che seguono. insino alla fine del capitolo. Primieramente ueggiamo se egli ha saputo muouere l'affetto della pietà nello episodio de' due amanti da il Rimini {Inf. essendo in un'arca che d'un braccio so- prauanzaua il piano della terra.. di questa parte non ragionerò al presente. X): Allhor surse alla nista scoperchiata Un'ombra lungo questa sino Credo che s'ora al mento: inginocchion leaata.

V.. Né da colui che maluolentiori uegghia Come ciascun menava spesso il morso Dell'unghie sovra sé per la gran rabbia Del pizzicor che non ha più soccorso E si traevan giù l'unghie la scabbia Come coltel di scardova le scaglio. ^ . allegare quella compa- questa è XXIX) : nidi già mai menare streghia {aie) ragazzo aspettato da signorso. Quanto al pox're minutamente peccatori. * Nello aggrandir fare il le cose non fu ninno mai che cosi ciò seppe. Non vide me' di me chi vide il vero. O d'altro pesce che più larghe l' habbia. come quando ei disse {Purg. guardarmi hanno biasimato huomini grandi (/«/.. che cotanto . et oltre a ciò per alla quella miseria » faccia nostra. io come per prona di ciò. V. E non A .Ili huomo uiuo. V. XII. . Le quali due comparationi sono state quiui poste dal Poeta per porre auanti agl'occhi la miseria di que' risalti aggrandirla. 79 e segg. . Xir.). non uoglio dissimi e ratione.).* Morti Non li morti e i uiui parean vioi. : ? E in altri luoghi molti ritrae così ueramente le cose. che con maggior facilità dirsi non si potrebbe.. faceuano. uide me' chi uide il nero {aie). si sarebbe forse " • V. Qaando si fu scoperta la gran bocca.. donde ne maggiore disidero di fuggir la colpa che fa cadere in quella pena. 67 e seg. disse . sapesse. a diatintione del muouersi che l'ombre {Inf. e. . . Disse al compagno Siete noi accorti Che quel di dietro muoue ciò ch'e' tocca Cosi non soglion fare i pie do' morti.

le parole che cotanto queste due similitudini riprende. grattandosi. e però gli conuenne cercare di quelle cose che in isporcizia auanzassono le propie che egli raccontaua. dicesse che elle pioue- uano e cadeuano. auuenga che quasi di niente patisca la pianta nello spicciolarsi i fiori e con la . la caduta della pelle di coloro con cosa tanto dissimile di sustanza. sofil naso. quanto furono quelle . to dal Boccaccio nel suo " Laberinto di che. . che alcuna altra conuenienza militudine non ella ui sarebbe se non l'atto del cadere. dicendo nel suo Galateo. ' cendo nel suo " fiato che tu " ti Galateo sarai il „ : " Non si uuole anco. udendo con una comparatione far manifesto il piouere delle stianze di quei meschini dalla persona loro. fece strò di mentione Iacopo Mazzoni. per uentura. come auuer- rebbe per auuentura se uno. ciò fare era uno dare i nel freddo et accozzare insieme due concetti. La qual si- metterebbe dinanzi agl'occhi. ma e' bisognaua uedere se questo si conueniua o se pure. cancellate. Il qual luogo fu mirabilmente cognosciu„ . e modicognoscerlo anco monsignor della Casa. a que- sto proposito. ci essendo scossi. come caggiono di prii mauera fior d'arancio. quali niente hauessono Lauto da fare insieme.osi bassa materia. oltre a ciò uerrebbe di gran lunga a diminuire la dimostratione della pena. dolce rimembranza del gentilissimo odore si amor- zerebbe la stomaco e il '1 fastidio che cerca di mettere Poeta nell'animo de' lettori della miseria di co- quale egli uuol far grande a tutto suo potere. e muouerne stucco per tutti i uersi che posloro. aprire moccichino ' Seguono. come è stato dimostrato.112 potuto pigliare similitudini le quali non fussono stato prese da <. la sibile gli sia.

sendosene che sono sentenze assolute e morate. le parole: " come egli fa che di uero mostra che gli uolesse anzi diminuire alquanto della gran" dezza di Dante che trattare la cosa secondo la natura sua poi " che egli biasima in altri quello che a sé stesso uuole ohe sia con" ceduto . io auuiso. io non so uedere per che cagione a Dante non habbia a essere lecito il tebene. è in : come (Inf. gli racconta come ella couaua la cenere. " " " " Giouanni Boccacci ardea di quella sua male da lui conosciuta donna. '. senza essere il suo concetto di laido biasimato Che di uero mostra che mon- signor nell'arte retorica sentisse poco auanti. come se perle o rubini ti doues- sere essere discesi dal celabro. Che se a lui è stato andare al uiuagno della sporcitia per recare quel costume che egli uuole dannare in obbrobrio agi' huomini. chi che egli si fusse. et atti a fare . come nersi a mezza la tela. che in ciò l'hanno seguitato. si disinnamori si come testimonia lo spirito del Labirinto. ma che se alcuno ci amasse. e tossiua et ispu- tana farfalloni „. però che. Del qual luogo disse che alcuni in guisa le conciano. il quale per ispegnere l'amore onde messer noli modi.^ XVII) ^ • Nel ms. ancora. che diremo altro se non che per auuentura non si trouerranno simili in poeti di quelle ma che uiuano? Et è tanto più da lodare. 8 . udendo che noi ci disinnamorassimo dello imbrattare le tonagliele da tauola. che sono stomache- " " " non che altri ci ami. N. cancellate. si serui l'huomo ualente in quella sua operetta. dirsi. 40-41 (IV-V della Nuova serie). In quelle sentenze che sprimono il concetto suo come e gl'altri.113 " e " " guardarui entro. sedendosi su la calcagna. che le pezze degli agramenti sono più nette.. Bembo huomo che giudichi poco qui dee ragionato nella parte di sopra. seguono. quanto egli ciò uscito de' concetti ordinari.

non cancellata. Però che senza colpa fa uergogna. E se bene elle si siderar non posano tutte ad un modo. La quaie perciò che dalle noci semplici deriua per la compositione loro. se non se per sorte una cosi fatta persona ne' poemi fusse * I versi della Commedia sono 14233 V. che. la parola strettamente.. pagg. e* sarebbe da criuellare i suoi concetti un poco pili ^ diligentemente. . * Segue. che se alcuno ne scade non è già marauiglia. la parola locutione. doue sono concetti tanto uarii e cosi diversi. e non tutte le propie. condee che questa fu un opera continoua et di un poema grande numero di 14000' uersi o cosi. innanzi che si tratti dell'oratione composta. alterate e nuoue. forestiere. Le voci propie uogliono essere adoperate alla chiarezza della fauella. traslatate. 114 Ahi quanto cauti gl'huomini essere {sic) denno. Mauiotti. Ma per entro i pensier miran col senno! e poco appresso : Sempre a quel uer c'ha faccia di menzogna. Presso a color che non ueggon pur l'opra. per sé stesse considerate. menomate. aggiunte. e la * Oratione interlineamente nel rigo. Firenze 1880. De' l'huom chiuder le labbra quanto puote. se Dante hauesse al tutto mandato fuori 60 sonettucci. Dante ttatiatica delle lingue. 89 e segg. accresciute. Le noci sono propie. che non pare che a un poema tale si richiegga La oratione'* o nero fauella nella poesia dourebbe essere chiara. perciò di esse. cancellata. ma le più belle. non fia male che noi discorriamo alquanto. imitanti. e non plebeia. acciò che in un poema non si spargessono i sozzi uocaboli che escono tutthora della bocca alla gente vile.

la qual cosa era in tutto contraria a quello che egli di fare desideraua. ma che è? Se cosi hauesse ueniua a ricoprire in parte con l'honestà di uocaboli la tristezza di colei. bisognerà ricorrere a i traslatati e. et ne è stato lodato da monsignor Della Casa. della * : quale disse in persona di Virgilio Di quella sozza e scapigliata fante. a quein sto effetto.. descriuere la meretrice Taide. . De' propii si serui Dante. e 'n luogo di chiamarla per il nome di puttana. egli meretrice. Ch'or s'accoscia ed hot è in piedi stanto Taide è. cotali del nomo ei di quella. XVII. muouono le mani e uanno al tasto.115 alla quale sta bene di fauellare come i huomini fauellano. co- me quando e' disse {Inf. Inf. ma non propia di coloro che. o pure quando il poeta uolesse in alcun luogo menomare e appiccolare alcuna cosa quanto egli potesse il più. con l'unghia merdose. Già cieco. corcando il simile in cosa più uile. inuece di dire con l'unghia merdose. Che figli se egli hauesse detto d'andare tastando se eran uiui o no. poteua dire femmina di mondo et fatto. poteua dire con le mani imbrattate. XXXIII): end' io mi diedi. — Ha usato i propii il nostro poeta. ualersi introdotta. e degli altri. il i suoi medesimo diceua con voce intesa da ciascuno. infermi e ciechi. a brancolar sopra ciascuno. nel qual caso si potranno torre i nomi propii tutto cho uilissimi: e se de' tali non ni harà. ' V. e '1 muso de' ranocchi. V. la puttana etc. 130 e segg. come il cigolar delle bilance. là si graffia Che Doue.

il ma non . in che fu egli cosi copioso e abondante. Altri esempi da coloro che la fiorentina senza numero potrebbono arrecarsi. et sarebbe stato non meno inteso. Né hebbe rispetto alla dificultà che potesse arre- care la propietà di questa o altre noci somiglianti a coloro che fiorentino non sanno fauellare.. Che in quel luogo dir si poteua che l'acqua della strutta neue scolaua per essa neue. percotendogli. o dalle spetie alla spesecondo la proportione.116 Parimente usò una uoce propiissima quando ei disse. isprimeua quel fatto con i tizzoni abbruciati da poteuano esser chiamati quegli onde. ' Lacuna nel ms. più che a ninna altra cosa. ma fauella intendessono. si eccitano le fauille. tie al tie. che dall'arco solamente ne formasse in ^ Ma venghiamo ad tutto '1 suo poema alcuni particolari. L'uso delle metafore fu di Dante propio. della neve che si strugge ragionando (Purg. Elle possono formarsi dalla spegenere o per contrario. ma questi siano per hora assai. di che ci sono argomento le tante che egli fece di nuouo belle e mirabili. di ciò noi possono riprendere. adoperando il propio loro vocabolo. disse (Par. XXX): Poi liquefatta in sé stessa trapela. e nell'altre maniere che ' Da tutti i lati interlineamente. XVIII) propio uocabolo i si come tutti lati ^ : Poi come nei peroaoter de' ciocchi arsi Surgono innaraerabili fauille. ma Dante. . però che egli i quali tolse non a scrinerò il suo poema in quella lingua che fusse intesa da ciascuno. però che egli nacque a ciò..

XXXIII): che infante Che bagni ancor la lingua alla mammella. per fai'e manifesto che egli adoperò tutte il (procedesse ciò dalla sua diuina natura o dall'arte) le figure del dire in questo suo poema. d'ogni maniera. ^ doue. che è il suggere il latte una spetie di bagnar la lingua. pose la " chioma „. Doue. le parole: il bagnarla lingua una/orma. di che ci serua per esempio quando ei disse {Par. a significare il lino che è su la rocca nella cambio di dire traendo giix il lino dalla rocca. nel rigo in. Traslatò i nomi da spetie a spetie in luoghi infiniti. Nella interlineamente... le quali tra loro contendono il pregio della bellezza. XX) i guisa che capelli sono in testa. La metaphora a proportione adoperò Dante con tanta grandezza. cantando in questa maniera {Purg.117 hanno diuisato finite i maestri del dire. " Doue per tolico „. il Trahendo adunque nome della spetie a significare genere. quando d' ei disse (Par. ne dimostrerrò una. cantò in questa maniera {Par. e' pose " ba' gnar la lingua alla mammella „. in cambio di poppare i fanciulli. 9' inriga.. e. noa cancellato. del genere a si- per il contrario. traendo alla rocca la chioma. tutto il paese cattolico è posto l'orto sia il orto cat- auuegna che una parte del paese. in : ' ' Seguoao. . che nulla più.^ XV): L'altra. cancellate. E come che in- per essempio dare se ne possano. XII): Di lui si Ondo l'orto cattolico fecor poi diuerai rivi. trasse nome gnificare la spetie.

Doue. egli il chiamò lancia con queste armi si fece Giuda la za terra a cacciare in inferno.118 Senza arme n'esce. adoperò Carlo senFirenze. per significare l'arme che i Bianchi di tradimento. e solo con la lancia Con la quale giostrò Giuda. che fu il di Giuda. però che strada per passar© .

„ . 5 19 37 Discorso di . Eidolfo Castravilla contro Dante . „ Discorso di Filippo Sassetti in difesa di Dante .INDICE Prefazione Pag.

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