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PASSERINI VOLUMI XL-XLI [IV-V della Nuova serie] FIRENZE PRESSO r-A DIREZIONE DKL "GIORNALE DANTKSCO Via Calimara. 1897 . L. S .COLLEZIONE DI OPUSCOLI DANTESCHI INEDITI RARI DA a.

1 DISCORSI DI DI FILIPPO SASSETTI IN DIFESA DI DANTE A CUKA DI MARIO R0S8I ti. CITTA DI CASTELLO LAPI TIPOGRAFO-EDITORE 1897 .

PROPRIETÀ LETTERARIA .

se la morto. 1722. — Ho pure accettato il titolo. NeFerrara. Giorgio in Cfr. il secondo non mai fino copie manoscritte a ^ ad ora. siano in esso oonoordi. sotto il quale il Discorso è comunemente noto. Fratelli Bocca. iiENi. ^ una lettera di Roberto Titi a Bellisario Bulgarini. i mss. 176 e MoPalladio Fiorentino (cod. ^ Sono numerosissime tre copie se le noi giunte del Discorso di Ridolfo Castravilla: di Fi- ne trovano nella Nazionale Se ne fece editore nel 1608 Bellisario Bulgarini. Iacopo Mazzoni. 37. ovvero Chiose marginali sopra la prima parte della Difesa fatta da M. in * blicò Siena. . Storia degli scrittori fiorentini. Accetto il nome Eidolfo. i mss. non sono però concordi in questo nome. con molti altri. Il Castravilla infatti in sette copie del Discorso è dotto Anselmo. L'avrebbero probabilmente pubblicato il Panciaticlii ed il Magliabechi unitamente alle altro epere del Sassetti. Moreni 207) pag. gri. Pandolfo in una copia che si conserva fra gli autografi del Borghini (mise. 1893. pag. pag.PREFAZIONE Dei due nel presente scritti che veggono il la luce riuniti volumetto ^ primo è stato stam- pato una sola volta. che essi avevano raccolte per darle alle stampe. Della Fortuna di Dante nel secolo XVI. — V. appresso ' Luca Bonetti. Firenze. . 308-9. sebbene non tutti I). non avesse troncato anche questo loro disegno. Michele Barbi. che ha molte autorità in suo favore. 1608. ohe lo pubunitamente alle sue Annotazioni.

. volg. 128. pag. una in ciascuna dei codici VI. tal quale. conduco nel mia edizione sopra la copia conservata 1269). III. una nel vaticano 6528 . pag. IV. salvo il recto della carta 20. 126 una nel riccardiano 2237 .6 renze tra gli autografi del Borghinì (due nella ed una nel quaderno X. argomenti addotti dal Castravilla contro DanIl codice contiene varie scritture di Accademi: ci Alterati il Discorso del Castravilla. rimasto in bianco. vanno unite molte agli te. I codd. Sull'autorità della copia senese e della stampa veggasi Baedi. IX-126 (già strozziano di mano dello stesso Sassetti. unitamente del Sassetti. pur esse autografe. mentre il recto è occupato dalle risposte od osser- ' La copia che si conserva nel codice sopra citato servi al Balgarini per la stampa del Discorso. 19 \ Sembrandomi opportuno che sott'occhio. cit. mss. 242. alla quale risposte. 384 . — — . VII. della Libreria Naniana. numerate e tutte scritte. in cui il Sassetti aveva omesso qualche parola. Venezia 1776. i pochi laoghi (due o tre). 273. Un'altra copia del Discorso è oit. cominciando dal verso della carta seconda. II. Op. e pure nella Nazionale due copie nel codice II. - codice. IX. Il Discorso è trascritto nel verso di ciascuna carta. 40 e seg. alle risposte occupa le prime 22 carte del codice. dal Morelli. la lettore copia del Discorso di cui si servi il Sassetti per la sua risposta al Cala stravilla. . Miscellanea I. una nel codice il della Comuabbia nale di Siena H. 2 Mi sono limitato a correggere con il sussidio degli altri mss. 103).

dant. > Cod. Non ho creduto opportuno atimpare anche le Risposte. e che indica soltanto il numero delle pagine occupate dal Discorso. giacché in questo codice trovasi soltanto una risposta al Castravilla di Antonio degli Albizzi. di scrittura assai più affrettata invece sono le Risposte. dal verso della carta 2. Giunte e correzioni inedite alla Bibl. Il titolo — . oltre che da Sono citate. — \ interno del Discorso è Ridolfo Castravilla contro la Comedia di Barite. Pure nella Nazionale di Firenze ci è conser- vata la Difesa del Sassetti. come abbiam detto. 305. dal Cinèlli nella Toscana letterata. che comincia. trovasi autografa nel codice VII-1028 (già strozziano 1141). e va dalla assai affret- carta 1 alla carta 27 è di scrittura * Le Risposte però oltre che il recto di ciascuna carta occupano anche il verso della carta 1. ' Nelle Giunte e correzioni (v. È però una svista in cui cadde. sta anche ad indicare numero delle pagine contenenti le risposte. ^ Il fascicolo porta una in- doppia numerazione: una prima. non saprei dir come. che mentre dica il il numero delle carte. dice ohe una buona copia apografa di questo stesse risposte trovasi nel miigliabeohiano VII. ohe dicono su per giù lo stesse cose della Difesa. dal Manni e dal nelle Memorie degli Accademici Alterati nel Moreni il Palladio fiorentino. e spesso con le stesse parole. 126). il De Batines. ed una seconda. 18S8. (di mano del Sassetti). altri scrittori di cose fiorentine. Firenze. Que- sto è di scrittura diligente. pubblicate dal D. ^ Le cita anche ^ De Batines nella Bibliografìa dantesca.7 vazioni del SasseUi. Guido Biagi. 1151. il cui recto porta il titolo (Castravilln contro a Dante). contenente vari scritti in difesa : di Dante. Moreni 207 pag. e gran parte del verso della carta 21. pag.

di cui quando. era necessaria In ci- nota ho pure dato l'indicazione dei versi tati. o privi di senso. 1845. 3 V. ha infiorato od opportuna una nota. e l'ho creduto necessario. la cui il man- canza avrebbe urtato o ritardato i lettore. le frequenti lacune del maInalterata ho generalmente mantela va- nuta la grafia del testo. ed stato possibile ho colmato. e correzioni ^ . od oscuri. e l'altra operetta del Bassetti citeremo sotto il titolo di disposte. Prato. V. 251. V. né nelle Giunte gli altri. La Commedia di Dante. rispettando anche • Porta per titolo nell'esterno Sopra Dante | di Filippo Sassetti' e nell'interno. mano dant. Noi la citeremo d'ora innanzi sotto il titolo di Difesa o di Discorso. . dal De Batines. Bibl. che non la ricorda né nella Bibliogrofia. st' con frequenti cancellature ed errori. Ho il non pochi versi errati.8 tata. Voi. » Il De Batioes del Sassetti cita soltanto le Risposte. e solo quando la correzione m'è sembrata di evidenza palmare l'ho proposta in nota. quando l' indicazione mancava nel testo. pag. che citava a memoria. limi- tandomi ad apporre dei sic ai luoghi evidente- mente errati. pag. a correg- Sassetti. 418. fra dal Ferrazzi nel Manuale dantesco. aggiungendo in corsivo nel testo quelle parole soltanto (il che m'è occorso di fare pochissime pure conservato il volte). ^ Que- opera del Sassetti non fu conosciuta. suo Discorso^ correggendoli gerli. è invece citata. ^ Io ho riprodotto tal quale l'autografo. quando m'è noscritto. di dell'Autore.

ho costantemente accettata interlineare.. od nn mio articolo in Giornale dantesco. cui dette origine un'affermazione del Varchi nell'^rcoZawo/ la quale i allora parve audace si diffuse manoscritto fra letterati non molto tempo dopo la le pubblica- zione àeAVErcolano stesso (1570). attione. La punteggiatura ho aggiunta di sana pianta. non perché io reputi sicuro questo il ma perché. pagg. come. . essendomi impossibile si più delle volte accertare se trattava di vera e pro- pria correzione. quad.. che agitò por parecchi anni la Si è molto disputato per sapere chi sì nascondesse sotto lo pseudomino Castravilla. ' olle 1 o segg. ne propone un'altra interlinearla correzione mente. testo. via. ^ non ho mancato nondimeno la nota Il parola o la Discorso del Castravilla. azione. 38 e segg. senza cancellare una parola o una frase nel testo. ho preferito seguir sempre una di riportare in frase scritte nel rigo. nel quale credo aver dimostrato nel Castravilla è da rioonosceie Leonardo Salviiiti. e quando il Sassetti. Op. Veggansi a questo proposito Babbi. Il Varchi aveva affermato nel quesito IX dell' ii/coZano che la Commedia era di gran lunga superiore ai poemi d'Omero e di Vergi Ho. atione. criterio.. mancando quasi completamente nel Ho tenuto conto in nota delle correzioni che mi son sembrate di una qualche importanza. an. pagg. '' V. cit.9 rietà di forme grafiche ohe il Sassetti usa promid'e- scameute per una stessa parola. a me' sempio. heroe ed eroe. I-II. e gravi ac- cuse che esso sto moveva a Dante accesero ben preuna polemica. azzione.

10 repubblica letteraria. perché la leggiate o no. in Pisa. raccolte e annotate da Ettore Marcucci. Il ^ Quando non vo- „ Giacomini rispose in data il dell' 11 luglio confutando Discorso del Castravilla. Io lessi questa " " " " " " " novella già sono tre mesi. et avendo auto co- modità e tempo di copiarla. dato e non concesso (come dice dica fa. o fatto resoluzione di dere. secondo che a voi parrà che comporti la complession vostra. l'abbiate visto. Lettere edite e inedite di Filippo Sassetti. n'ho preso una copia . scriveva in data del 20 giugno anno: "Facilmente da questi amici arete auto novelle del flagello del povero Dante stato censurato sul detto del Varchi. A il questa polemica non ri- mase estraneo neppure Sassetti. 1855. mi è parso di mandarvela. costui Basta che dir io credo che non abbia saputo il male con fondalui) " mento. pag. . Cosi gliene di quello stesso " altri " " Ancona. che " e' " " " vero in dimolte cose e' : il che se fa o non più dotti il giudichino. Egli era in quel tempo studente trascrivere. rimandatemelo. Felice Le Monnier. e non sapendo che voi l'abbiate vista. 89 e sog. Firenze. nell'aprile del 157B riusci s'affrettò a ad avere una copia del Discorso . come al ri- cavasi da un'altra lettera del Sassetti Gia- > V. che lo prepone ad Omero. che ed a mandare all'amico e allora in cugino Lorenzo Giacomini.

" " cosi lo informava del Discorso : del Mazzoni. pag. a lui dell' oppenioni sua refealtro. „ rendomi. uscito in quei giorni " Un messer Giacomo Mazzone da Cesena. persona molto più dotta di quello che egli nel primo aspetto dimostra. cit. e che facilmente non vi dispia- ceranno et io.11 comini stesso. del quale non fa mai menzione nel- VEpistolario e ohe probabilmente non conobbe. però non vel facilità potrete buscaril " " " " " " mandare ma con vene uno leggete di costà. : prima seconda parte. Cesena. 41 e seg. scritta ^ il 25 luglio di quel meil desimo anno 1573. che poco meglio penso potersi dire da questi sagrestani dell'ortografia. setti. Se vi viene fatto e la ve- derlo. Discorso in difesa della divina Commedia. ha mandato fuori una sua apoloe " si "gia. che a lui sembra- va ben condotta. In questa lettera Sas- dopo essersi rallegrato con l'amico della confutazione del CastravlUa. se non uno. ediz. 1573. " " " certo che le cose dette da lui hanno tanto del probabile. 3 Par da escludersi che le citazioni del Sassetti siano da riferirsi al Discorso cLe il Mazzoni pubblicò nel 1572 sotto lo ' * pseudonimo di Donato Rofia.. lasciate la l'altre. è Qui non posso venuto . Non sarà inu- . non ve ne dirò il — Quando compose Si Sassetti le Risposte e la Difesa ? Fune che l'altra certamente dopo uscito il Discorso del Mazzoni flSTS) ^ che cita varie volte nelle Risposte ed una nella Difesa^ ^ e con molta probabilità non prima degli ultimi mesi di quel- V.

pag. salvo 1573. 42 e sezg. cit. O2). ohe ebba poi luogo nel settembre. il 25 luglio V Apologia dalla lettera sorifletta pra citata. ^ proposito alla confutazione del Ca- Ma non se abbiamo un termine a quo dato determinare con pari ben la sicuro. L'argomento non in perfettamente curo. l'agosto ed settembre il Sas- setti fu occupatissimo per una lezione il sulle im- prese.12 l'anno. il ci è esattezza termine ad quem. pag. 44 : e segg. se pure egli cominciò in quei mesi a sten- dere le Risposte. Pure io credo. ma contentarcene. e di nuovo in una del 5 settembre. 3 Di questa sua lezione. è da supporsi che l'operetta del Mazzoni fosse conosciuta dal Sassetti non prima del 20 giugno. non prima dell'ottobre potesse mettersi di stravilla. " ediz. il ' come ricavasi nondimeno. 43 n. giacché. pag. cit. sebbene fosse già uscita. Barbi. . tile mancanza di meglio possiamo ac— Nel 1675 uscirono le Annota- il Discorso è identico nelle due edizioni del 72 che nella seconda manca la dedicatoria a Tranquillo Venturoni. né dopo il 25 luglio del avvertire ohe e del 73. sembra possa ammettersi che. di cui lo aveva incaricato Consolo del- l'Accademia fiorentina. ^ In quella stessa lettera il Sassetti scriveva al Giacomini "Io mi trovo allacciato a messer Piero Eucellai per a mezzo ot" tobre e più tosto passa il tempo di quel ch'io vorrei ecc. per ragione che ora esporrò.). V. V. (V. ' Siccome nella lettera del 20 giugno dell'Apologia non si fa parola. se si il che du^ rante luglio. 2. torna a parlare lungamente al Giacomini in una lettera in data del 22 agosto. Ambedue le edizioni sono oggi rarissime. che la composizione delle due operette non sia da portarsi è al di là si- del 1575.

né a opinioni neppure quando sono esposte idee contraa quelle di lui. che la Difesa. « » V. di rilevare gli errori del Picoolomini e di polemizzare con lui. Sono ambedue anepigrafe. Alessandro Piccolomini nel libro della d'Aristotele con la traduttione del medesimo libro. l'Ac- cademia degli Alterati. incaricò Sassetti ed altri ac- cademici di fare una recensione dell'opera del Picoolomini ^ .13 zioni alla Poetica * di Alessandro Picoolomini : il Sassetti e l'espositore senese avevano in fatto spesso di poetica opinioni assai differenti. e la recensione. per soddisfare ad un desiderio espresso dall'accademica Ardente (Eleoil nora di Toledo). con molta probabilità di segno. o. 189-213). il Non contento di ciò Sassetti nelle sue opere posteriori al 1576. gli se ^ non manca mai. 81-132). Appena uscito il libro. ogni qualvolta il ne porge destro. fu tutt'altro che benevola. il Ora fatto che in tutta al la Difesa non occorre mai nessun accenno né sue. Annotazioni di M. Voi. ' Poetica MDLXXV. . e l'Esposizione della Poetica nel riccardiano 1539 (o. sembra possa autorizzarci ad coglier nel affermare. 558. anzi addirittura opposte. e per conseguenza le Eisposte. In Vinegia presso Giouanni Guarisco e Compagni. II. non furon composte dopo il 1676. ashburnam. conservataci auto- grafa in più codici delle biblioteche fiorentine. Diario degli Jlteì'ati. Sono tatfcora inedite: il Discorso nel citato IX-125 (o. in lingua volgare. rie Picoolomini. cioè nel Discorso contro l'Ariosto e nella Esposizione della Poetica. 28 r.

il tutti gli altri che sce- sero in tui il campo contro Castravilla.). tenta prorare la convenienza della Commedia oou la Poetica. il accingeva a care Mi sembra valgano le a giustifierrori. non che la forma di esso in genere rata. e costretto trasformarsi di letterato in non molto dopo a mercante. critici del 500 giudicano della perfed'un poema soltanto a zione o imperfezione seconda della maggiore o minore convenienza » Intoado qui parlare dell'opera del Mazzoni: Della difesa di Dante. ma difendono in realtà assai ari- Seguaci ciechi e gretti dell'autorità i stotelica. con lui. Discorso. poco. 1587. Il Sassetti e. il Sassetti ponesse mano a quest'opera. del 1572. . di cui formicola il Discorso. come gli altri critici. i questo sospetto lacune . gli periodi privi di senso o intralciati od oscuri. non che il primo abbozzo di una critico fiorentino si più ampia e meglio condotta trattazione che dell' importante argomento fare. in cui spezzate e rotte. della Commedia . le leggi del Liceo. né correggerla Ed io sospetto che la Difesa^ quale ci sia è giunta.14 E in certo però. e non del Discorso in cui. non potè e li- mai condurla a termine marla. Cesena. anzi molto trascu- punto sassettiana. 47 v. dimostra che si può legittimamente poetare atiohe in maniera diversa da quella prescritta da Aristotele (V. o. se ne eccet- Mazzoni. ediz. com'egli dice. e poco curata. in qualunque tempo egli.* in questi loro discorsi o difese discorrono molto. che occupato nuovi lavori.

a una a una. . d'aver dimostrato grandezza e : cellenza della poesia della Coìnmedia ad una sione completa dell'arte dantesca egli non asPure. ma del quale il tutta la colpa il non è da il gettarsi sopra Sassetti. ed è persuaso. la L'elemento che costituisce dantesca. e l'intento che tutte queste fese si propongono. Discorso. verisimiglianza e su felice. Non molto come abbiam detto. sulla sua altri argomenti. dimostrare cioè la piena e perfetta convenienza del sto Poema la al quale ha po- mano e cielo e terra con Poetica (o per dir l'e- più esattamente con la Poetica quale essi se ran foggiata) è già un criterio sufficiente a giudicarle.15 di esso con i canoni della Poetica. come non manca di pregi. sfugge loro di- completamente. grandezza vera della poesia alti'a come d'ogni poesia. è in que- st'opera la forma e a più d'uno. quando la è riuscito a conl'ecvi- futarle. nel leggere la prosa pesante. tutte le sue affermazioni. ostinandosi a ribattere. Dalle pastoje di questa critica gretta e pe- dante il Sassetti non il riesce a svincolarsi : egli segue pedestremente Castravilla. se ne tolga questo peccato d'origine. stentata e a volte goffa della Di- . e giuste e sensate sono le osservazioni che fa l'Autore sulla natura del viaggio dantesco. se surge mai in tutta questa sua Difesa. lettore avrà occasione di notare. assai grave in vero.

16 fesa. che ho lui. quale non avrebbe certamente pubblicato questa sua opera senza esser tornato più e più volte a correggerla e a li- marla. e non sarebbe probabilmente molto grato a me della fatica. non grave del resto. . intrapresa per Mario Eossi. ma quanto abbiam composizione il detto sopra a- propo- sito della di questo discorso seril virà a scusare Sassetti. verrà fatto di pensare a quella dell'Episto- lario cosi snella. fluida e bella d'arguzia fioren- tina.

.DISCORSO DI RIDOLFO CASTRAVILLA N. 40-il (IV-V della Nuova serie).

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Nel quale.„ Discorso di M. ma in gratia quali dalle rotonde et am- pollose parole di quel confuso et inordinato inter- loquio Il si potrebbóno di facile lasciare ingannare. an- troùando cora io il molti paradossi e fallacie. che non è pericolo che si che Castelvetro molto lascino persuadere cose tanto fuora via de' semplici et idioti. Ridolfo Castravìlla nel quale sì mostra l'iniperfettloue della " Commedia di Dante contro al " Dialogo delle lingue „ del Varchi. nel quale e dirne si tratta delle lingue. non so già escogitare per che cagione. i . Trattandosi a questi giorni d'imprimere una logo di Benedetto Varchi inscritto 1' ri- sposta compilata dal Castelvetro contro ad un dia" Hercolano „. fui ricerco di leggerla il giudizio mio. trouauo ben le redargiiiua. che Dante non . mi sono deliberato di pigliare io prouincia di confutarla. non per causa degli eruditi. più falsa e più assurda di tutte le falsità. paradosso è questo (che si legge alle 248 et alle 257 carte del prescritto Dialogo dell'impressione de' Giunti di Fiorenza dell'anno 1670). Una sola però ne trouauo che ne pretermetteua. la qual cosa mi donò occail sione di leggere etiam detto dialogo. la qual dispiacendomi et appartenendomi più di tutte l'altre.

e. Dal qual luogo si ritrahe che poema et fauola sono unum . venendo alia causa. e la ragione è perché essa non è fauola. è in fra' poemi heroici malo poema. lasciando lo eccellere in e. Nel quale ufficio non voglio essere obli- gato ad altro che a prouar quanto ho detto. ed a mostrarlo con succinti e demostratiui argumenti. in alcuno altro più volentieri che in questo linguaggio harei messo questo mio giudizio. dico in prima che la " Comedia „ di Dante non è poema. e non concesso. se la cosa lo comportasse. che fosso poema. nel . o osseruazione di questa lingua. dato e non concesso che fosse poema heroico.20 adegua Homero. e ciò che non è fauola non può esser poema. della quale non curo mi sia sufficiente a fare od esplicare i negozi miei. medesimo dialogo noma un Oceano di tutte le merauiglie. che non è pur poema e. e più sotto dice che la fauola è imitazione d'azione. tantum abest che e' sia quel che e' dice. Ma. doue pone che tutte le spezie di poesie sono imitazione. Et io voglio prouare in questo mio breue e semplice discorso che il Poema di Dante e quell'opera che '1 Varchi la estima tale. che quelli che imitano imitano persone agenti. con quella sua hiperbolica exuperantia. non volendomi supponere a regola alcuna di sapere oltre a quello che di scrittura. o vuoi dire concetto. ed è tutto pieno d' inperfezioni in tutte cioè nella fauola (dato e non concesso le sue parti che habbia fauola) e nel costume e nella dianea. et in quello che poi soggiugne. . ma lo eccelle. e che egli. il che dichiara Aristotele nella sua " Arte poetica „ in più luoghi e massime nell'esordio del libro. o vuoi dire elo- cuzione. e nella dizione. non è poema heroico. dato. quella a quelli che l'apprezzano quanto lui.

de' propriamente. non è fauola che è prouato di la " zione. è conformata dalla au- estimati. hucusque che il poema non è spresso col metro che è la sua ueste. la qual torità di quegli poemi.. tro : la fauola è imitazione d'azione (che l'uno e l'al- habbiamo mostro con l'autorità d'Aristotele). Però diceua Aristotele che la fauola era quasi l'anima della tragedia. di Dante non sia imitazione d'azione è superuacaneo dimostrarlo. ma il poema non è poema. che il poema è fauola et imitazione d'azione. insogno è da ma raccontato. Che . oltre a molti altri di quel libro. si caua questa conclusione. poemi sono quali nessuno si troua che non sia imitazione d'azione. ma uno insogno. che la fauola è imitazione d'azione etiam nell'animo del poeta prima che la sia espressa. adunque ogni poema è fauola. adunque non è poema. cosi : L'argomento adunque procede Ogni poema è fauola. la " Comedia „ di Dante non è fauola. che in questo solo è differente la fauola dal poema. Commedia „ di Dante non è imitazione d'aadunque non è poema.21 et idem. La maggiore si prona in questo modo Ogni poema è imitazione d'azione. poi che né quella che Dante referisce il in quell'opera è tale una azione. prouo cosi: Quel che non (il è imitazione d'azione sopi'a). che. cioè che la " Comedia. cioè che la " Comedia „ di Dante non è fauola. La seconda proposizione del primo argomento. né quel lui imitato. La minor propositione. se non è espresso col verso. Da questo luogo adunque.

de' quali. che Aristotile in luogo noma fumo epopeia. Che tal sogno non sia da Dante espresso per imitazione è manifesto. che fusse poema. non è poema heroico. come nell' " Iliade „. se non quanto sono astretti per inducere chi fauelli. e sempre in l' insogno. e sempre narra esso stesso e se in . Ma ci vuole poca prova. nella quale nell' «Eneida„. succedono quelle persone che con gl'antichi heroi hanno più similitudine. non può essere imitazione d'azione. o una visione. qualche luogo induce qualche persona a parlare. ma parla persona propria. propii de' somnianti. che tal opera non è poema. dato. che egli usa continuamente in quell' opera. là non parla mai altri che doue i poeti non parlano mai in persona propria. Se adunque Dante in quella sua opera non imita. come ^ pareo „ et simili. co- . e non concesso. e tela principale. sono episodii. consta che la non può essere imitazione se non v'è azione. — mattino il ver si sogna. cioè che la dett'opera. o una fantasia si deduce dallo parole medesime di quell'opera in più luoghi : Tutta tua vision fa' manifesta. perché basta sapere che il poema heroico. gl'Ulissi e gl'Enei '1 . All'alta fantasia qui mancò possa. hoggi che variar de' tempi non ammette più quelle finzioni. Prouiamo hora la seconda delle tre conclusioni. 'poi che egli non induce una persona a chi sia accaduto far quelsempre l'autore. nell' " Odissea „. se presso al Ma — e da molti termini di parole. quali furono o stimati gl'Achilli. . e fuori del tutto della materia e della l'autore. e. è imitazione di heroi. per conseguenza.22 quel di Dante sia uno insogno.

dato adunque. dato. che non dalli tragici o dalli epici. che fusse poema. di in Dante fusso un'azione.23 me sono persone illustri. La qual conclusion prouerrò cominciando prima di a dimostrar l'imperfezione della fauola Dante. torità d'Aristotile. Oltre a che né per l'auné per l'esempio d'alcuno poema heroico. e per genere e per valor bellico e noti. Dico adunque che la . se pur fusse poema. cioè che la " Comedia „ di Dante. che fauola la nomerò da qui inanzi per più se bene ella non è fauola. e non concesso. Ci resta a dimostrar la terza et ultima conclusione principale. sarebbe un'azione non d'un heroe o di persona corrispondente agl'heroi. ad ognuno finalmente ne vengono escluse tutte le Hora. e almeno quanto al nome. costume. sarebbe malo poema heroico. ma s' di Dante. e non concesso. e nella dianea. di quelli ma dalli comici inducono in scena. e sono episodii. che non si può un sogno modo alcuno nominare azione di quel genere che s'intende che debbino imitare e i poeti. e nella se vi fusse. cioè nella fauola. il qual fu cittadino priuato. tali sono del tutto fuori della tela principale. E se alcuno asserisce che in quell'opera inducono alcuna volta persone illustri. e questo basta a sufficienza per prona della seconda conclusione. che durasse di s' si breue spazio. quanto dura la visione Dante. dato che quella persone di priuata condizione. cioè che la " Comedia „ di Dante. e nel dizione. si darebbe un'azione atta a poema heroico. non concesso. dato. che fusse un'azione. che fusse poema heroico. o alli più. e pieno d' imperfezioni in tutte le parti che sono parti de' poemi. e non possono dar qualità formale al Poema. non sarebbe poema heroico. facilità.

cioè se conteneranno azioni d'un sol filo. sola azione. la quale scoppi dalla cosa. e quelli saranno connessi talmente con l' argomento. il poema cadrebbe dal suo fine e resterebbe spogliato a'ogni forza e vigore. che parranno membri nati col corpo. perché ne' piccioli argomenti non può essere pulchritudine. Item debbe essere una. il compassioneuole. I vitii della fauola e le cattine fauole sono ap- punto le opposite. cioè principio alla Le fauole saranno belle se saranno dramma- tiche. dalla quale al poeta deue . senza questo. che. non sutiui apposti. Se haranno nell' argomento stesso l'ammirabile. Se haranno peripezia et agnizione. cioè tal che si possa Secondo vuol esser conspicua e rammemorabile. Hora io tengo che la fauola di Dante habbia poche delle prelibate virtù e molti degl'oppositi vizi. secondo Aristotile: che la sia verisimile. e quella fine. in qualche modo ammirabile. ma prima dirò alil che capo por capo proseguirò cuna cosa dell' invenzione. e ricordarsene in una voluzione di memoria. Se saranno semplici.24 fauola è composta d'argomenti e d'episodi. Se haurà bel nesso e bella soluzione. Se haranno corpo e grandezza giusta. e che le virtù della fauola son queste. vedere in una girata d' un sguardo. cioè saranno in continue operazioni. cioè comprendere una dal tutta. il terribile. e '1 morale. . Se non haranno troppi episodii. cioè se le persone indotteui operaranno. le quali erumpino uerisimilmente o necessariamente dalla cosa.

ma si come Virgilio la prese da Homero. guidato dalla Sibilla. secondo che ne puote hauere spiracelo un huomo priuato della luce della nostra santa fede ? Perché che altro sono a Vergilio i Campi Elisi che '1 paradiso? Che altro suonano questi versi che '1 purgatorio? Donec longa dios. non mai pili opinata.. sona. è fuoi'i verisimile. ma hauendola tolta da Virgilio. faccendoui descendere Enea. E chi non sa che Virgilio nel VI dell' "Eneida. e ripiena hauendogliene contaminata il di quelle ortiche e di quei tri- boli e di quelle spine che asserisce Bembo nelle la sue "Prose in „. non mai più caduta nel pensiero a pertriplice suo viaggio et io non so vedere che egli meriti da questa parte se non biasimo. figura l'inferno e '1 paradiso e '1 purgatorio stesso. o più aprendo la forza doli' te.. ampliandola et abbellendola. volte Io ho udito più da più celebrare questa invenzione di Dante per una cosa nuoua. Ma. purumque reliquit Aetherium sonsam. non essendo nessuno che pensi . merita riprensione. e guasta. di questo . dico d'ogni prima che la fauola della sua "Comedia.25 perueniie più lode o più reprensione che d'altra paressendo più sua propria. cosi Dante 1' ha tratta da Virgilio.. perfecto temporis orbo. non essendo sua. perché in prima l' invenzione non è sua. cominciando a discorrer sopra qualità della fauola secondo l'ordine di sopra. ingegno. storpiandola e confondendola e riempiendola d'episodii alieni et indecenti a materia heroica. atque aurai simplicia ignem. Dante adunque circa l' invenzione non merita laude. e d'interessi priuati et abietti. come Dante da Virgilio. Concrotam exemit laboni.

con tanto grande mol- titudine d'episodii abietti et alieni et indepeiidenti l'uno dall'altro. Circa l'unità della fauola non credo che alcuno potrà negare che quel viaggio. lo menò all' inferno con tanto pericolo e tanta fatica delVnno e dell'altro. e far tanti altri miracoli. o più tosto superstizione. e la simulasse in que' tempi. il discender di Dante in inferno. almeno per verisimili. lo ascendere al paradie Ma egli lo imburra tanto. e di purgatorio. Quanto poi alla conspicuità e rammemorabilità. e quindi ascendere al paradiso.. doueua refeiire azioni che quadrassino alla verisirailitudine di questi tempi. possa discendere all'inferno et. bisognaua che la lasciasse stare in persona di quelli tempi.26 che uno. secondo la religione di que' tempi. però. che gl'era facile. per entro so. secondo questa ragione. Ma hoggi sirail fauole si dicono dalle nutrici ai bamboli. possa passare per il purgatorio. vestito di membra. uscitone. risponderò che. tali cose si haueuano. né vederlo Minerua a fatica se ne potrebArgo con lunghezza di tempo. o più tosto prodigi! e monstruosità. trascendendo con le membra graui i corpi celesti. E se mi dirà alcuno che. e che 1'" Inferno. non comprenda tre fauole. perché non con- tiene altro che il giuso. volendo Dante seruirsi di questa fauola d'altri. Oltre che io vorrei sapere da quel suo maestro Vergili© a che egli uno che se gli raccomandaua invece d' indirizzarlo per la retta via. se non per possibili. sia una . che né etiam Ulisse ed Enea lo poteron fare. che be ricordare. l'argomento senza gl'episodii (che non è suo) è conspicuo e rammemorabile certamente. a quel modo distinto. che in quell'opera si veggono. Volendo inducere persone delli tempi nostri.

e che la rendono quasi più d'ogni altra cosa . Peripezia o agnizione non peripezie si ci so vedere. non vi si trattando d'altro che d'un solo. perché non solo quella parte. ciascuna delle quali può star da per senza corromper l'altre. Dramatica come potrà essere. perché nominano certi subiti tamenti che commutano la felicità dotte in infelicità. non può essere fauola capace di materia né di nome heroico. vel e conuerso. ad ogni dieci versi. fa di questo e di quello. et improuisi mu- delle persone in- E di tali non so che ne sia alcuno in quell'opera. e si termina in si poco tempo. con l'ammontarui su quella moltitu- dine e qualità d'episodii che di sopra habbiamo detto. che sarebbe molto meglio che non vi fussero. che non si può rimuouere da esso senza corromperlo.27 azione da so sé. il che non auiene in Vergilio. Ma le agnizioni delle quali intende Aristotele sono due le più belle e le più importanti parti della fauola. che. né manco delle agnizioni. il " Purgatorio „ un'altra. senza la quale non può esser pulchritudine. habbiamo già mostrato che ella è si piccola. se già noi non pensiamo di far degni di questo nome quelli consueti e vulgari riconoscimenti che l'autore. ma ogn' altra parte di quel poema. che determina pessime di tutte l'altre. Quanto alla grandezza e corpo della fauola. che non fa mai altro che an- dare e parlare ? Semplice gilio. che è l'argomento dell'unità della fauola. il "Paradi- un'altra. è l'argomento che egli ha tolto a Ver- ma egli. tantum abest che possa esser bella. „ sé. n' ha canata e fabricata una di quelle fauole che egli Aristotele chiama episodiche. è nessa talmente col tutto.

la fauola di Dante. solo. I lettori non accettano che un huomo vino discenda in inferno ed ascenda in cielo. che soleuano hauere paura delle larue. come nell' historia del conte Ugolino. uente! molto commo- Del costume poi parlerò al suo luogo. si scuo- pre V ingegno del poeta. quale è bene alcuna volta in quell'opera in alcuno di que' tanti episodii. dice che far a spauentare. come d' S. nel detto 1' "Inferno. merita mio iuperché gì' huomini si ammirerebbono bene se vedessino la Chimera. al glia. dicio. Paolo. se non per grazia speciale di primo Dio. e non mi può capire che egli habbia volsuto pensare che gì' huomini. al più tosto nome di mostruosa. Quanto al terribile. leggendo quelle pene. di Dante. se ne habbino si dialogo. mostrandone loro una di paglia.. si . E mi marauiglio più da vantaggio del Varchi che. sia conosciuta da loro come di pamarauiglia non v'haurà luogo. basta a douentar buoni tutti quelli che lo leggono. Circa l'ammirabile. ma chi pente va al purgatorio. la quale. la intuito. il al qual verso non pigliano quesi sta di Dante.28 ammirabile. cosi di . cipale io dallo argomento e dalla materia prinnon lo so trarre. Quanto al morale. quale nella sua opera dimostra affetti. più che in altro. chi fa bene va al pacerto radiso cosa che peruiene nuoua ad ognuno! e che questa è una nuoua moralità. che diuentino buoni. i nostri bamboli d' hoggi. chi male opera va in inferno. ma. non hanno hor paura del Demonio che veggiono pitto. E questo eh' io il dico del terribile dico etiara del compassioneuole. pieno odio e di simultà e di molti altri non che si dichiari per santo. e nella quale.

persona di Dante e di quelli che da lui a' inducono nelli episodii.29 come di quel che scuopra s' impari. ma essendo una distesa narrazione. nella quale. che si discuopre nella persona sua. sia informato di tali costumi. per siamo contenti di nomar fauola. sono però di malo esem- . non vi essendo alcun nesso o alcu- na soluzione. è d'un Tale ci hora. Il costume in Venghiamo hora al costume. fantastico. essendo fuori d'ogni decoro che un huomo. è in Dante la beltà di quella sua che. non accade mai nesso. prima. mostrando contro a di vederle tutti un venenoso appetito per lasciar di tanti gì' infortunii huomini buoni e di tante persone honorabili et reuerende a nessuna delle quali perdona. al qual Il si confessa tanto obligato. lui è '1 costume adunque che s'impara da i l' im- pietà verso la patria e verso precettori. i bene decoro. e nemico della sua pala quale non lascia in tutte l'occasioni d'inlei . famare. il che è accompagnato dall'altro difetto del costume. una storia. e rite- nimento dell'odio e sete della vendetta. tria. né al suo stesso precettore. barbari et quali. né luzione. Il nesso e la soluzione di questa fauola non si può riprendere. che sia suto fatto degno di fare un camin tale. e perpetua né so- incedente oltra via come intrico. — huomo tiuo. se osceni costumi che egli scuopre spesso nelle perso- ne che egli induce nelli episodii son forse insta il . tutto pieno d'odii e di malignità. cioè delindecoro. l' Non voglio entrare in molti turpi. vendica- moroso. Della quantità et insitura delli episodii ho parquello che vi la lato di sopra.

che mostra che essi ne sanno più di coloro Pensiamo un poco se quando Virgilio toccò si altamente. se in luogo di " Comedia „. sono molti che magnificano come referta di tutte le scienze e di tutte le dottrine e di tutte le cognizioni. là doue buona parte dell'opera di Dante è uno stabulo di scellerati. né Virgilio. Onde in nessuna parte harei estimato Dante tanto giudizioso. ma. perché. che di satira veramente si dimostra che tenga. ma si quella esaminando tutte le le più sottili e più recondite materie della theologia. della filosofia. Cosi non fero Homero. della astrologia e di mathematiche e di molte arti e facultà. lecca ze e delle dottrine con i luoghi delle scien- una certa magnanima sprez- zatura.. l'hauesse inscritta "Satira. . Quanto quell'opera a' concetti. E quel mostrar che egli fa di tanti scelerati si possa non dannare. la maestà del quale non discende alle minuzie et alle questioni scolastiche. in persona d'Anchise. La qual cosa ognun sa quanto s'aspetti alla dignità del poema e del poeta. che pur la conobbe indegna di più sublime nome. non come gl'altri poeti per via di tasto. e quelle non sono delle principali.• 30 pio. né alcuno degl' altri egregii non credo che è poeti. e che Dante in apre peritissimo.. in tutto il resto sono i lor poemi o ripieni di persone honorate e gloriose e di bello co stume. nei poemi dei quali non si vede più che una due persone di mal costume. Principio coeium ot terras camposque litjuentos. la prouidenza de Dio noi crediamo che : che le trattano esprofesso. più che d'ogni altra cosa. quasi passando fuora via. è molto insueto produrre a luce il male per hauerlo poi a celare. se bene data loro la multa. di tutte le facultà trattando. quanto io lo terrei in ciò.

e che elle vi stanno a sproposito e con indegnità. e me ne rimetto a quelli che di fessione. Veramente quando io considero la " Commedi Dante io non vi ueggo altro che un mescuun zibaldone et un guazzabuglio delle lezioni che egli doueua udir da questo frate e da quello. perché non me ne intendo. il luogo di ragionare delle figure ma sarebbe materia troppo lunga. bacomparazioni. tali dottrine fanno proè quiui il A lae basta che non lor luogo. che egli si fosse messo a sgra- maticare a le secchezze della logica o a quistionare. dia glio. Ci resta la quinta ed ultima parte. sopra le macchie della luna. Della realità poi delle materie che e' tratta non ci voglio por bocca. parendogli di fare una bella cosa a infilzarle a quel modo a sproposito in quella sua Satira. cose state tocche da altri huomini che non sono io.31 e quel che segue. — Similmente non voglio re a raccontare i molti dishonesti e laidi concetti di quell'opera. modo „ di qualche dottoruzzo. di quelle i sta che alcuni celebrano certe sue quali non fanno menzione di alcune pili sue belle: Di pari come Come e quelle i frati i buoi che vanno al giogo minor vanno per via — — due riprese dal Bembo : Io non veddi già mai menare strcggliia (/Ome a coltol di scardova le scaglie — — e quelle tocche da altri. cioè la dizione. come : Come la pina di san Pier dì La lucerna del mondo — Roma — enti-a- e molte altre simili. Qui sarebbe de' concetti. .

nello allungare. mutainzeppa tra' suoi versi re o formare nuoue voci . le bruttezze della quale sono state tanto ben mostre dal Bembo. né freno alcuno che lo ritenga. che non so da qual poeta s' habbia potuto imparare questo esempio . gli uien detto. che color medesimi che la contrastano sono constretti a conIl Varchi. perché le cose che si possono desiderare sono difetti. non se ne auedendo. adunque infiniti sono i difetti di quell'opera. e gli huomini sono infiniti. si potrebbe desideche dire che il che non è altro essa è ripiena d'infinite imperfezioni. cioè : Che la " Comedia „ di Dante non poema . in questa parte non sa negare suoi difetti. le promesse da me è fatte. le voci. dicendo che in ciascuna parte della sua opera rar qualche cosa . secondo la breaità propostami. ci vuol dare ad intendere che Dante sia migliore e maggior poeta d'Homero. e quasi da tutti gli scrittori di questi tempi. mentre che fessarla. e pro- uate le conclusioni proposte. ila che dich'io in que- sta parte? Tanta è la forza della verità. spesso le belle filatesse dei versi latini. che '1 Sbarchi mede- simo. usa ogni licenzia nello storpiar è scelta di parole. non se ne auedendo.32 ouero locuzione. sta che in quell'opera non empie que' suoi canti di parole hor pedanbarbare di qualsivoglia linguaggio. a' quali è occor- so trattarne. hor audacissimo nello accorciare. dal Casa. . Ba- né osseruanza di grammatica. Usa ogni sporco vocabolo. Assai io credo d'hauer adempiute. che lo magnifica sbracatamente. che Dante è pessimo poeta. e 'nsomma i fa di maniera. né rispetto o verecundia di vocabuli. che sarebbe superfluo l'afFaticarsi. è tesche.

cioè nella fauola. e non concesso.33 è Che dato. N. non poema heroico Che dato. che fusse poema. nel concetto o nella dizione. costume. e ripieno le d' infinite imperfenel zioni in tutte sue parti. — Alla qual cosa ninna passione. e non concesso. è cattino poema. . co. che fusse poema heroi. ninna affezione m'ha tratto. ma solo l'amor della verità. niuno interesse. 40-11 (IV-V della Nuova serie).

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DISCORSO DI FILIPPO SASSETTI .

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XVII v. per essere stato detto da un filosofo che nella metà del tempo il misero dal felice non è differente. XXVI V. e principalmente è. intendendo la metà del tempo la notte. da alcuno cosi giudicato per lo principio suo " : Nel mezzo del cammin di nostra vita „.Discorso sopra Dante di Filippo Sassetti Se bene la " Commedia „ di Dante è una poetica narratione. molte sono le cagioni per le quali altri potrebbe credere che ella non fosse degna d'essere chiamata poema. secondo che comprendere si maniere. sento. A questo luogo se ne aggiungono tre altri del medesimo autore : Ma so presso al mattino il uer si sogna. V. 7. pigliando per la metà del tempo prestato alla vita humana la notte. V.' Tutta tua uisione fa' manifesta. puote dalla natura delle sue più artifitiose è una imitatione d'attiene. 128. XXXIII v. La poesia. U2. .^ A l'alta fantasia qui mancò possa. Farad. Cogliesi ciò da molti luoghi. ^ — — — Nel primo de' quali e' mostra di predire a' Tioren- V. laonde la " Com- media „ di Dante potrebbe parere una narratione di un sogno. Farad. Inf.

tutto che gl'altri poeti. con la quale hanno molto i sogni che fare. né stimo che i luoghi citati di sopra il contrario di- mostrino. Quindi scor- mo. da altri luoghi di potrebbe che in questa opera fusse un sogno raccontato dall' autore di questa Per lo che parrebbe che quello ne seguitasse opera. con tutto questo. nel secondo di hauer a manifestare una uisione.38 tini. Egli è ben nero che imitare potrebbe quell 'attiene che a colui nel sogno si rappresentasse. stimar che di sopra si è detto. se essere poesia addomandata. quali noi il nostro desidereremo che fusse. da altri che da loro fatte le introducono là doue Dante da sé stesso mostra esLa qual cosa come sere state queste cose uedute. un' attiene che egli d'hauere fatto uuol persuaderci . e nel terzo che questi suoi concetti siano stati in una fantasia. E. stimo io che non un sogno sia quello che Dante ci narra nel poema suo. adiuenga in questo trattato fia da me fatto manifesto. gere si puote che altro è imitar uno che sogna. cosi apparsili in sogno. bene il sognare è una attiene. dv poeta nella sua " . e altro le cose sognate da lui. Per le quali e molte tratte altre somiglianti cagioni. ma fussero. che ella non meritasse di però che. douendo ne' loro poemi introdurre attieni e faccende. Per lo che. et uno che in un suo poema imitasse un sognante imiterebbe l'attiene d'un huoio non credo che questa sia una delle cose che deono imitare i poeti. auuenga che nel primo uerso manifesta- . si questo autore. ma questo non harebbe altra differenza da qualunche altra rassomigliata attiene che dal modo dello sprimerla o farla manifesta. quando il nostro poeta quelle cose imitasse parite li che in sogno ap- non sarebbe perciò che egli nome Commedia „ non meritasse.

7 e segg. non ch'altri.39 mente si scorge egli non l'hora. ma l'età sua hauerci uoluto in per quella guisa dimostrare. XVII del > XX. del quale gior parte. Dante dice Cacciaguida nel 37. » XXVI V. la qual distintione di tempo separa l'una faccenda dall'altra in guisa. si come gli ha fat- to altroue. metaforicamente. non dimostra che l'attione di Dante sia sognata da lui. come io di sotto spero di hauere a dimo. qua da picciol tempo Di quel che Prato. In/. se presso al sentirai di '' Di maniera che questo sogno del quale fauella qui Dante è un suo sogno particolare. a questo effetto allegato di sopra.. Pnrg. che a V. più tosto. dicendo: S'io ritorno a senza mercé la tua parola. se cosi fusse. che niente hanno da fare. ma come narrando. . il quale egli accenna per quelle parole: Ma Tu mattino il aer si sogna.' fia Dalla quale metafora non si discostò monsignor Della Casa. o. si io „ ho la mag- " come tu vedi. strare. fornito. cammino Non humana. un prouerbio usatosi nel predire qualche male ad alcuno et è da auuertire che quel terzetto è detto da Dante non come andando per l'inferno. perché. pigliando tutto lo spatio del il tempo che della vita ci si vive. adoperandola egli altresì nel principio " Con ciò sia cosa che tu incodel suo " Galateo „ : " minci pure quel uiaggio. L'altro luogo. L'altro verso. V. dire bisognerebbe che ella contenesse l'agurio della rouina o cattino stato di Firenze. somigliantemente. si come io stimo. t'agogna. compier lo cammin corto Di questa uita ch'ai termine vola.

40 " Paradiso „. desidera sognare. 136. di sognare desiderano. ci Se noi facessimo a credere che la fantasia fusse un sogno. in quella maniera. parendo loro che le cose da lor uedute siano pur troppo nere. come non fusse agogna. che i sognatori. e a ciò credere mi io tengo egli muoue il dire dell'essersi in quella selua trouato quasi senza au- uedersene: Io non so ben' com' io n'entrai. Inf. E evidente però che ueggiamo o sono da espungersi. la qual cosa per fermo. e perciò stimare si dee che l'altro uerso. se già non uolessimo dir che coloro che sognano conoscessino di sognare. hora è da uedere. di sognare cognosce- rebbe. sognando. sendogli detto da sto il una imagine: „ " Fa' manife- tuo sogno o la tua uisione. XXX. Che la uerace uia abbandonai. cipio poiché i citati mostrano che l'attione di Dante non è sogno. Ma perché di questo luoghi si ragionerà nel prin- in altro luogo di questo trattato con altra occasione. non può a modo ueruno dimostrar che siano sogno uisione le cose che Dante narra. Tant'era picn di sonno in su quel punto. Dal quale rithmo » si scorge che egli era desto V. non proni cosa alcuna. E. * Leggi: ben ridir. Cosi il ms. 2 — è da uedere . onde disse il medesimo: E qaale è quei che 8Uo dannaggio sogna.se in quella opera alcuni ce ne ha che prouino che egli fusse desto. ' Ma " egli. poco ne mancherebbe che l'intendere non fusse un sognare. ueggiamo . sognando. tratto dell'ultimo canto del " Paradiso „. Si che quel che è. di che auuiene tanto il contrario.

. Che se i sognanti molte uolto camminano e vanno. E che la mente nostra peregrina Più dalla carne. e posogno apparitoli. Del qual più altri nacquero e diuersi. In sogno mi parea neder sospesa . Fors'a memoria de' suoi primi guai. Gli occhi. Come pintor che con esemplo pinga. però che mestier fa- duue che sia. udendo di Siringa. primieramoto. ma. E '1 pensamento in sogno trasmutai. mente cessa il ceua il descriuere il il scia manifestare fermarsi addormentato. auuenga che sonnacchioso entrare si possa . entrato. Disegnerei com'io m'addormentai E nel IX Purgatorio: Nell'hora che comincia i tristi lai La rondinella presso alla mattina. il che egli ot- timamente fece altrove {Purg. ma che era sonnacchioso. e non " sonnacchiosi o pieni di sonno „ e se ogli addormentato si fusse. auuenga che coloro che dormono addormentati si chiamano. dando la cagione al sonno dell'esserui Non dice già che egli dormisse. Nuouo E altroue nel XXXII Purgatorio: S' io potessi ritrar come assonnaro Gli occhi spietati. che cosi pare che importino le parole " tanto era pien di sonno in su quel punto „. maluolenticri harebbe cognosciuto d'essere piti in buono che iu tristo sentiero. E tanto d'uno in altro uancggiai. XVIII): pensior dentro di me si mise. e mcn da' pensier presa A le sue uision quasi è diuina. Che gl'occhi per vaghezza ricopersi. soprauegnendo il sonno. ciò non mostra Dante che a lui in questo luogo sia auuonuto.41 uella selua. a cui più vegghiar costò si caro.

uedere la forma di ciascuna delle sue spetie. o no. et. e come egli la narra. la cognosce troppo per tutta lui di- del tempo consumato da in questo tioni adoperate uiaggio che egli era desto. di mestieri pri- Per uedere tutte queste cose fa mieramente. nome di poema. Resta adunque che questa sia un racconto d'una attiene la quale Dante dice hauere adoperata. donde conseguentemente uerrà manifesto se la " Commedia „ di Dante è poema eroico. quando dimostrato sia che questa opera merita il . e falsa in ogni sua parte. e poscia considerare quale sia questa attiene che narra Dante. considerare le parti di qualità e di quantità di esse. delle quali in parte ho ragionato di sopra. e da tutto ciò stimo che coloro i quali aprono le porte dell'intelletto alla verità giu- dicheranno che ciò l'opera racconta. ma perché ciò non fu vero. e non come se sognato l'hauesse. narrata come narra Dante la sua. o di che altra maniera. con quella maggiore breuità che la natura della cosa soporta. resta che ella sia cosa finta da lui e perciò è da considerar adesso se una attiene finta al tutto. egli che Dante di sé stesso in quelcome hauendolo fatto il rac- conta. Et esser mi parea là doue fòro Abbandonati i suoi da Ganimede. può essere atta per fauola d'un poema. adattando poscia le regole delle poesie ad essa.42 Un'aquila nel oiel con penne d'oro. Quando Oltre a che stintione si fa ratto al sommo concistoro. Con l'ale aperte. riandare alquanto la natura della poesia. e fa differenza dalle atda lui vegliando a quelle che gli apparuero dormendo. e quello che a ben formare ciascuna si ricerca. uedere s'ella . ed a calare intesa.

come si dice. hora attieni graui e piene di alta marauiglia.43 con esse può misurarsi o no. potendosi le graui fingere più graui.. tutto il passo sonava il et questo per lo più adiuiene in due maniere. e mostra . Por lo che i poeti imitano essi recitarsi e le ni santi ancora. o come elle si ueggono tutto giorno ' Cosi neamente a cedente cosi: " ms. che adiuienire {sic) possa in due maniere. e dentro all'arte sua propria.. che sono il ordinata fine nel- quella utilità. per questa diuersìtà. eco. e di qual genere. secondo quale utilità essi cercano di dare . potendosi eoo.. fine ultimo. . d'imitare le attieni il humane. perciò che egli ultimamente si ricerca il profitto del genere il humano. come in cosa de' lettori e fine a cui è fuori dell'opera del poeta. dalla quale dipende. — Probabilmente il Bassotti dimenticò di correggere la seconda parte del periodo * e móstra che il primo modo eco. nell'anima degli ascoltanti. et questo. perciò che d'altro fa mestieri a et in un tempo per lo un popolo in una occasione. potendosi eoe nondimeno il primo mo" do a' tempi nostri è osservato per lo più „.. che fine loro (sic) più dappresso.. come * hora le leggieri e degne di beffe. e ne' giorueggiamo rappresentare la passione del Saluatore nostro Ohristo. Prima della correzione. imitare a giouamento. eiFetto e 'n di- mandano diuersamente ad uerse maniere. e questo è. Le parole come che e posso sono scritte interlilato a questo e ad adiuienire (correzione di un anteaiiuiene). il quale termina. Il passo andrebbe quindi sanato cosi: " et questo come che adiuenire "possa in due maniere. mascherate andare attorno. — ciò Sondo pertanto un cotale che è lo l'animo essi de' poeti. e d'altro in altro che noi ueggiamo per carnouale le commedie . donde fia manifesto se questa opera sarà poema.. quanto possi bil quasi sia questo è gli sia. e le uili più humili et abbiette.. In prima è da sapere come ogni poeta studia. dopo aver corretta la prima.. dico fine dentro all'arte della poesia.

e questo può auuenire in due modi. e mostra che il primo modo a' tempi nostri sia osseruato per lo più. fingerle migliori. Né. che nella poesia sua o '1 poeta le egli alle uolte di sua persona fauella. né tanta compassione ci prenderemo (sic) in leggendo l'attione di Ghismonda. acciò che egli alla disi tirambica poesia conueniua. o egli introduce coloro che imitano come se essi tutti insieme quella faccenda facessero.44 fare. non sia alcuna cosa con l'attione della non pare che conto tenere se ne debba. e' tare. che è l'oratione. e Ho paridelle tragedie hoggi ninna se ne uede. supponendo che ella una senza più. Di tre maniere adunque sono le attieni che possono imitarsi: o come elle sono accadute et accaggiono. o douerrebbe fa fare . Io ho lasciato da banda il ragionare della materia nella quale si fa l'imitazione. forse. riderebbe alcuno quanto si fa leggendo le cose raccon- tate stessa da lui. perciò che narra in guisa. uestendosi la persona sua. e molto uolte racconta egli quello che alcun disse. che quindi deriuano. oltre a che dificilissima cosa è ritrouare in che maniera questi poemi fus- sino imitazioni. non veduta . se bone nelle commedie di questo tempo e armonia e ballo si intromette. ma colui che narra solamente. E perciò che un lo imitare è un far ueduta di fare quello che altro fa. se elle fussero state scritte in quella maniera che esse adiuennero. però che maggiori sono gli effetti di Calandrino. o più leggieri e ridi- cole. la quale per ancora non è cognosciuta il da noi. farebbe. mente lasciato di far mentione del modo dello imiessi a fare hauendo poesia. per cagione degli intermedii. perciò che. se ella narrata fusse senza tanta grandezza. narrante il poeta sempre.

e non s'ammazzano) per lo che. dir non si può che egli imiti in modo ueruno. In tutti questi modi adunque e nello stesso strumento dell'oratione può il poeta imitare le tre maniere d'attiene annouerate di sopra. le quali imitationi saranno in fra loro diuerse e diuersamente si douerrebbono nominare per la diuersità delle attieni che s'imitano e possono imitarsi nel modo medesimo e' si potranno imitare narrando (in quella maniera però che si è egli. che si si . e non si fanno. pigliando hora questa et bora quella persona. e la poesia de' ditirambi per pura e semplice narratione. nelle quali si mostra che facciano i parentadi. . hor l'uno hor determinati suggetti (e Platone. assegnando il li terzi artificii che luogo primo alle sue idee o esemplari. onde diceua il medesimo Platone che la tragedia e la commedia erano tutte per imitatione. soleua dire che l'imitatore era il terzo artefice nell'uniiierso e l'opere sue si ritrouassono. le quali in tanto le imitauano in quanto elle mostrauano di fare quello che esse faceuano. come nelle fauole auuiene. Imita bene in que' poemi doue egli tesse la sua narratione in guisa. si ammazzano gl'huomini. il terzo alle cose che imitauano le naturali. e 'n questa parte senza più è imitatore. mostra di fare o dire quello che coloro fecero o dissero. il secondo l'altro secondo alle cose naturali fatte a similitudine di quelle di- uine. doue che nelle poesie che si rappresentano egli imita sempre. fece o farebbe quegli. non si facendo ciò in alcuna maniera in quelle poesie doue sempre il poeta poeta si conserua. e' . 81 gran filosofo. e quella che e' si è raccontata di sopra partecipaua dell' una e dell'altra natura. se no era niente. » Le parole a un far uedute di fare e ueduta dì fare sono •oritte iaterlineamente.45 di fare ^ quello che fa. i ma dice .

le parole " e forse tra' Qrecì più antico né '1 più moderno del Margite. e per lo strumento sa^ ranno una cosa stessa. egli ' Hora mente imitate. che forse il non le ritrarre . le quali tristitie furono di maniera. si conuiene un nome comune. doue sono ristretti un drappello di caualieri di tanto ualore e di specchiati costumi. Esempio d'un poema che meglio era imiti i peggiori ci sia il " Margutte „ del Pulci. Queste diuerse attioni possono essere parinir fatto lo imaginarcela. tutto che questo uocabolo corresse poi solamente per significare di questi tre poemi quelli che i migliori imitauano. per i lo che credere dee che poeti nel fingere cotali co- stumi ricorrino a' tempi antichi. per il modo rappresentatine. peggiori „ E ci serua per esempio di ciò 1'" Auarchide dell'Alamanno. conciò sia cosa che gl'altri si dismettessono all'apparire delle commedie. che del trouargli in si terra non sarebbe niente. onde che la " Sopho" nisba „ e 1'" Auarchide „. cancellate. tutte le quali. esse ancora. egli ci può non ha dubbio ueruno che a questi cosi fatti poemi che tra loro si rispondono per il modo dello imitare e per lo strumento.46 detto di sopra) le migliori. „ : non fu né . tutto che differenti siano per la cosa imitata. le simili e le attioni. si distingueranno tra loro per le cose imitate e per il modo. conuenendo con quell'altre del modo narratiuo per l'attieni. e questo credere si dee che fusse già l'epopeia. gì' huomini de* quali sono sempre magnificati e celebrati come più uirtuosi di quegli del secolo presente. in spetialità ras i '1 Seguono. in quanto a quello che si rassomiglia. e se bene noi duredi leggiere uè- remo i fatica a trouar un'opera in questa lingua che simili rassomigliasse. saranno una cosa stessa.

egli è poeta epico.por essere proportìonatameate fauola d'una tragedia. che molte uolte dice esso stesso qiiello che come narratore gli ocdi ciò noi Dante. di maniera che. la quale eco.47 somigliando attioni amendune di coloro che migliori sono stati finti. e perciò anche d'una epo"peia. poscia che in essa cosa ueruna non è che nella tragedia non si ritroui. la qual cosa noi potremo scor- gere considerando primieramente quello che si conuenga ad una attiene che s' imiti per essere profauola d'una epopeia la quale. co^ . e quella andremo a parte a parte considerando. corre. in- duce a fauellare sé e molti altri. _ " . quello che egli fece in quel suo uiaggio. in questa parte conuiene con lei. e ueggendo come ella sia insieme messa. quanto s'è per il modo. Resta hora a uedere se un tal nome si conuiene a lui e all'opera sua dalla parte dell'attione imitata. debbo essere si il regolo.. Veggiamo adunque quello che sia la tragedia. se l'altre cose che a ciò si ricercano il comportano. Essendoci hora diuisate in questa maniera le cose della poesia. portionatamente come si è me il più perfetta poesia. trarre dal Poema di Dante la sua attiene. da che risulterà quello che si cerca.. e '1 suo poema è una epopeia. la Disse adunque Aristotele che tragedia era ' Il passo è forse da sanarsi cosi: ". mostro di sopra. La quale.. anzi le si ricercano le forme et i modi tutti che a una ben formata tragedia. di quali parti ella sia composta. con quale l'epopeia misuri. e che poscia faccia mestiere a comporlo e 'nsieme raccozzarle dipoi uedremo di . ueggiamo che giuditio possiamo dare dell'attiene narrata da Egli non ha dubbio ueruno che e' procede in guisa narrando in quel suo poema.

2 Le parole: onde di piti alta sono scritto inter- linearmente. cancellato. da' quali stieno bene essere adosomiglianti di trouare perate attioni a quelle che gl'antichi fìngeuano essere fatte da que' tali. che si tati di quella virtii la quale in dee credere che fussono coloro che erano dohuomo mortale non si stimaua che ritrouare si potesse. cosi appartenenti cose che a' successi auuengono tutto giorno al genere humano. è vera epopeia sia de' migliori. bisogna uedere quali erano gli heroi di que' tempi. ^ E questa pare che sia Achille. non già '1 per la narratione. onde di più alta natura che humana eran creduti. Trattando di ragionare rarla con il epopeia e di misu- modano della tragedia. ' de' quali a noi hoggi mancato l'uso. et perciò habbiamo bisogno huomini. ma per la misericordia e dell' timore purgaua si fatte passioni. però che. Ettore et 1 Enea interlinearmente. Per ciò fare. il quale non hauesse letto altro che la " Rotta di Roncisvalle „ o " Marfisa bizzarra „. non sarà male discorrere in questo luogo della qualità dell'attiene della quale si fauella in questo luogo. che hauesse recondita fauella separatala quale mente nelle parti degl'istrioni. se bene nelle tragedie noi ueggiamo imitate ogni maniera d'attione graue della guerra. (sic). e' potrebbe non di meno accadere che alcuno. e che. suppongo che la attiene che si rassomiglia nella alle come altre re questi migliori. nel rigo natura ecc. Ulisse. stimasse che nell'epopeie non douesse imiHora io tarsi altra attiene che quelle della guerra..48 una imitatione d'attione grane grandezza con dolce e e perfetta. per esprimetempo antico si ricorresse ad Ettore et Enea. . agi' heroi. al Achille. Ulisse.

di sangue illustre. per porci auanti l'esempio del valore dell'armi. che di perfettione sourasta a quella che uulgarmente si ritroua. E se discendere alle spetie uogliamo. e se un'attiono di temperanza smoderata intenderemo d'imitare. sono di nome nella guerra. cosi ancora sia la sourastante pruden- Per lo che gran bontà d'Ettore. pigliamone alcuna di quelle di S. e alla sourastante prudenza d'Ulisse quella Colombo o del Magagliano. ma. Hora se la virtù eroica è uirtù. alla soprastante fortezza d'Achilie faremo rispondere proportionalmente il valore d'Orlando. . per la uirtù loro. ma tutti coloro che. per la 4 N. Francesco. che hoggi in luogo degli heroi non si douranno porre da noi coloro che. che cosi pare che allhora l'eroe si determinasse dalla discendenza diuina. 40-41 (IV-V della Nuova serie). e con quanti accorgimenti fuggire si deono i perigli. e 'nsomma non ci lasciamo dare ad intendere che del in luogo degli eroi succedano solamente gl'huomini nella guerra ualorosi. per mostrare la imitò l'ira d'Achille. sourastano agl'huomini virtuosi di gran lunga.49 la diffinizione dell'eroica virtù data dal maestro di coloro che sanno nel principio del VII dell'" Etica „. e non d'huomo morEt Homero non solamente tale. Dal quale habito ricorsone quell'etadi a credere che gl'huomini che gli possedeuano fussono degli Dii figli. e d'ogni altro habito il somigliante. generalmente considerata. a dire che egli di Dio. uedessimo l'esempio della prudenza. o somigliante. ma rassomiglia Ulisse ancora. che. quasi in un specchio. stimar si dee che si come la sourastante fortezza è eroica uirtù. uolendo rendere il cambio. za. per molti trauagli passando. a casa se ne tornò. per- ché noi in quell'opera. pareua figliuolo. In maniera tale. indusse Homero Priamo. general- mente coloro che.

' Goal il ma. ella di niente menerebbe l'animo loro. nell'epopeia si richiede maggiormente. che importa hauere perciò principio mezzo e fine '. sia. . se nella tragedia si comporta. Primieramente è la fauola. che è l'effetto della poesia. . ciò sono: la fauola.50 virtù loro. sono dagl'altri tanto sia detto E della qualità dell'attiene la quale a' tempi nostri debba imitare un poeta nella epopeia. effetto niuno. perciò considereremone quattro solamente che a lei si conuengono. . raccolto in poche parole. ueggiamo bora quali sieno le parti di tutta una tragedia. che. La fauola di alcuno poema altro non è che il costrutto di tutto quello che ui si fa. e luogo non hanno. i costumi e '1 discorso. che forma le danno. il costume. Queste sono le qualità principali si che deono ri- trouarsi nella attiene che rassomiglia. poema non farebbe contasse semplicemente una cosa la quale non havesse credenza appresso coloro che l'ascoltano. il uuole essere una e uerisiperò che chi rac- conciò sia cosa che. senza questa conditione. Questa attiene uuole esser perfetta. della quale più tragedie hanno a potersi trarre mile. cosa. hauere grandezza la qual . forse è da aggiungere et. et è il medesimo che per lo che non è da lala nuda attiene imitata sciarsi dare ad intendere che la fauola sia composta d'argomento e d'episodi. sono sei ma perché nella epopeia due non fanno a proposito. raccontate. si come stimar anche non si dee che la fauola sia imitatione d'attiene nell'a. . uirtuosi qualunque ella si grandemente ammirati. la fauella. il discorso e la fauella. la melodia e l'ornamento dell'apparato. che della fauola sono principio.

per il che la lascerò da banda. come un viaggio. e Quello che sia la fauella è maStando bora le cose in questa maniera. e discorso con- prouar gl'affetti. . abattere l'altrui. costrutto in uersi. Intera poi . sprimiamo quel breue . '1 '1 Co- stume è quello doue il la elettione o il divieto appa- risce senza che altri siste nel dichiari. perciò che. parere suo.51 nimo del poeta. si che per questo una addomandar si potessono. Se poi la fauola. ma se tutte queste cose hauesse fatto elsi leno perciò non direbbono un'attione. uerso. sondo la fauola quello che s'è detto. che l'attione che s' imita uuole essere una et intera. e che. nell'animo del poeta è imitatione d'attiene. da ripetere in questo luogo quello che si è detto di sopra. primieramente perché argomento e fauola stimo che siano una cosa medesima. e poco monta al proposito d'adesso . questa è altra disputa. sia poema è falso a dire. se per argomento il breue raccolto delle cose contenute s' intende doue che gli episodi alla fauola sono forestieri e meglio è dire che il poema sia composto d'argomento e d'episodi che a stimare che la fauola stia Che poi la fauola. muouere nifesto. sia poema. un acquisto di qualunche cosa. conciò sia cosa che alcuno diuerse cose potrebbe fare le quali non harebbono cosa che insieme le legasse. o no. ma si circonscriue dalla continouatione d'un medesimo negotio. e poi ci auuedremo che quella compositione non è poema altrimenti. o pure una guerra tratta a fine da un valoroso capitano. spressa col in questa maniera. L'unità non si cognosce né deter- che è mina perché ella sia stata fatta da uno. espressa col uerso. ueggiamo come debbano insieme comporsi le cose per Per lo fare e una tragedia et un' epopeia ancora.

e morissi. In questa attiene si fa mutamento da felicità a miseria. Ma la cosa non ista perciò in questa maniera. mediante la peripetia e la ricognitiono se semplice segue la mutatione senza queste due parti. auuenga che altro la peripezia non sia che un riuolgimento delle cose nel contrario si che egli apparisce nel primo aspetto che douunque è riuol. per lo contrario . segui l'effetto accordato. mezzo e fine. però che o ella sarà rauuiluppata o olla sarà semplice sto trapassamento . ma la natura . imperocché la peripetia è ben un mutamento nel contrario. ciò non auuiene né dà cose ordinate a diuerso né fuori dell'aspettatione. nel La grandezza sua quale spatio ella vuole trapassare da felicità a miseria. perciò che non fu cagione del uelerla Scipione a tutti i modi menarla a Boma il volerla Massinissa saluare. dasse la morte e. non di . le man- con questa conditione. la quale ha principio. secondo che diuersa sarà la compositione della fauola. quivi sia la peripetia ancora. uuole essere nelle tragedie misurata dal tempo che entra in un girare di sole. e questo può accadere in diuersi modi. perché egli nou potè camparla. Ma.52 è una attiene. lo prese per suo marito. s'ella sarà rauuiluppata. per dichiarar meglio in che come ciò adiuenga. e la mutatione adiuiene allhora oltre ad ogai credenza degli huomini. ma questo adiuiene per una di quelle cose che erano indiritte a fine in tutto diuerso. que- da fortuna a fortuna dee seguire . meno fine. e si celebrarono le nozze. che ella beuue il ueleno. gimento. Sofouisba fé' patto con Massinissa che. bisogna mostrare maniera possa auuenire che una attiene faccia questo trapasso e sia senza peripezia e senza ricognitiono. Ma. non potendo egli liberarla dall'andare schiaua a Roma.

le parole. auuenga che esdeterminano a piccola attiene e a un luogo doue ella debba seguire. è cagione del marauigliarsi gl'huomini. diuisa l' intelletto humano fatto a un fine sono indreto più dalla fortuna riuolte a cagionare l'effetto contrario. Questa differenza è cosi nelle attieni tragiche come nell'epiche. Egli è il nero che ella maggiormente si ricognosce nelle tragedie. cotali. del natura del rauuilupsemplice poema. l'horribilità e con l'essere compassionevoli. né a quella donna fuori della oppinione uenne punto quel caso sua. Per lo che apparisce che non hanno peripetia tutte le fauole le cui attieni hanno mutamento di felicità a miseria e queste poche cose . cancellate. fanno maggiori effetti che non quelle le quali muouono l'animo nostro per uia della compassione e dello spa- uento solamente. . ueggeudo che quelle cose che . accompagnate con . per non auuenir di quegli altri. perché le cose marauigliose. de' quali. senza dubdichiarare la ' più perfetto di gran lunga è e ritorta quello uiluppata tro. ìa cui attione. sono gioconde le quali.63 della cosa che cosi altiera ricercaua . siano dette per pato e bio. Non è adunque gran se le cotali attieni diletto me ne porgono. perciò se ne con- uenne con il marito. là doue l'epopeia ha la sua se si ' — Seguono. i quali non ti pongono dauanti agl'occhi cosa che altri di leggieri non se l'auuisasse. e che ella potesse in quella maniera succedere facilmente non si credesse il che. il che che non è raiil'al- conciò sia cosa che in quegli marauiglioso ha più parte che in questi altri non ha. ha la sua attiene. perciò che ella aspettava non meno questo che e quell'altro esito alle cose sue.

per non hauevui luogo l'imitatione se non con grandissima euidenza d'esser falso cognosciuto. per ritornare al proposito nostro. douendo essere raccontata. e però fu dato per precetto a' poeti tragici che non facessono che Medea ammazzasse i figli in palese. cosa per sé marauigliosa. conciò sia cosa che quello che uerafauola pili braccia diuersi mente sarà accaduto. apporta seco maggior facilità nel muouere e mostrarsi marauigliosa. donde il uerisimile cade tatto quanto. e ninno senso se ne inganna. ella se ne penetra dentro senza che nulla le faccia impedimento. e. Ciò si uede manifestamente ' Castegli „ addomandati. non hauendo gran lunghezza di tempo. Hora. harà non meno • molti capi a lei apartenti in guisa. Doue che se quella spugnatione fusse raccontata. nell'essere raccontato non perderà niente della sua forza. e non rappresentata. quanto dalla moltitudine delle cose memoreuoli. se Cognosciuto. di qui è che una attiene di la quale. E perché detto si è che a ciò concorre la lunghezza d'essa. .54 lunga e più per costa si distende. non hauendo gl'orecchi la riproua degl'occhi. doue si manifestamente che e' non si fa dadouero. perché la memoria non è tanto offesa dalla lunghezza del tempo. per le ragioni dette di sopra. e questo è e il ricordarsi di tutta dal principio alla fine. egli è da sapere che ella ha termine ancora. che. l'epopeia di semplice compositione ha miglior patto che non ha la tragedia della medenelli spettacoli " scorge troppo sima natura. perché lo 'nnganno non passa. manifestamente il fatto cadrà nel freddo. manifestamente interlinearmente. doue che nell'essere rappresentato. et absiti e luoghi doue ella accaggia.

E questo della lunghezza della fauola del- l'epopeia. anzi che no. e il fine che e' desiderauano del dilettarne. le quali hanno nel primo aspetto dello impossibile. e „ di . che Aristotele lo attribuisse alla per fare le lor poesie caso lor l'industria loro di quegli dappocaggine di quei poeti i quali si seruiuano di quello che il haueua posto dauanti. tutto ne' che il Né mancarono poemi loro fingessono. perciò che ognuno non sa che Achille uendicasse Patroclo. ma se ne discorrerà ad altra occasione. per uedere come la fauola di quel poema sia osseruante de' precetti dati di sopra. to. Queste sono breuemente le cose che besi anco si richieggiono alla fauola. Douerrebuedere quali siano le conditioni che si ricercano al costume e alla sentenza e alla fauella. meno affatica la me- moria. le quali sono da ciascuno cognosciute per possibili e. gusto ne prenderebbe. che Oreste la madre ammazzasse e cia. e cominciare a considerare la " Com- media Dante.. Onde. non questa non si piegando che. perciò la maggior parte degli antichi poeti si uolsono ad imitare le cose auucnute. la memoria. né grande quella di consumando più tempo. imforze della memoria. le ne fosse capace. Restaci a lauellare del uerisimile alquansi al quale uuole hauer l'occhio si. che se una fauola uerisimile non fosse non farebbe l'effetto che douerrebbe fare. e lo appigliarsi alle cosi fatte attieni mostra. perché queste poesie marauigliosamente accadute. douerrà chiamare piccola attione. toccassouo scuno che uedesse recitare l'"Elettra„ o cantare 1'" Iliade.55 più ne hauesse. uolendo adesso scendere un poco da questa consideratione cosi in astratto. sono ella imitano cose riceuute per uerisimili. conseguentemente. e non che essi con s'erano procacciati.

. e molti altri . bora introduce sé stesso e coloro in compagnia de' quali egli donde si concbiudette cbe il suo un poema epico in quanto al modo. nel fondo. Veggiamo adesso se egli è degno di questo nome per conto dell'attiene. dà est. faccendolo salire rio. imiti. cioè dello eroico. io intendo del più degno che sia sotto questo genere. e perciò bora egli come contatore di quella attiene fauella. trascende tutto cielo sino all'empireo. e condusse nell'altro emispherio. si mette per salire uerso un monte. L'attiene è questa un huomo. da virtù diuina tratto. '1 menò per e di entro l'inferno insino al centro della terra. se nero è quello cbe di sopra si ragionò della > Il ms. pigliando questo il nome di epico. Molte sono le cagioni per le quali alcuno si menerebbe a giudicare cbe questa attiene che èssi canata della " Commedia „ di Dante non sia di quella ' sorte. ma fu impedito da tre fiere cbe ripingeuano . fusse : scita lo fusse facile. e 'n compagnia di Beatrice. senza che fare non si può chiamare un'opera poesia: pare certo che non eroico. donde egli stimaua che l'ula fece. Di sopra si dimostrò che Dante in quell'opera narra dell'ombra di un'attione fatta da lui in compagnia Virgilio in parte. e. donde egli non sarebbe Questi lo uscito per lo che. il monte del purgatoil donde. che si ricercherebbe cbe fusse l'attiene d'un poema Primieramente potrebbe stimarsi cbe in essa Dante non imitasse.56 poi si correranno a parte a parte l'altre cose a tutto '1 poema appartenenti. gli fu mandato uno spirito per quindi trarlo. smarritosi in un diserto oscurissimo. di gratia spetiale di Dio. lo sopra fece salire.

narra. ma narra quello che egli ha bitatione.S7 imitatione e dello questa imitare. auuenga che due siano le cose. rispetti siderato: l'uno è tione che egli quali e' debbe da noi essere concome poeta e quegli che compone quell'opera. non ha perciò quel fondamento che altri auuiserebbe. manifestamente vedremo che ella sta in questa maniera: che gl'altri poeti che si dicono imitare mostrano di fare quello che altri fece. conciò sia cosa che. fatte da Danto nell'opera sua. conciò sia cosa che in opera e' non mostra di fare quello che un altro habbia fatto. Scorgonsi in quel poema diuinamente questi due rispetti.. in retto e 'n persona sua. da che e' s'intronò in queir heremo insino a tanto che Vergilio gli si offerse. disse all'ombra apparsali: ti " Misererò di me. doue Dante non mostra di fare quello che altri fefatto. quello che come noi diremo. però che.. di loro nostra vita „ e seguitò insino al uerso „. tramutatosi in Griunone. Nel qual modo comincia nel luogo allegato di sopra a narrare quello che egli disse quella crucciata Dea. : " Quando io ni- di costui nel continuamente narra tutto quello che gl'accadde. non altrimenti che Virgilio narri nell' "Eneigran diserto egli de. come egli farebbe se altri che sé in questo 'n stesso introducesse poema come persona principale. come poeta. egli è semplicissimo narratore non altrimenti che gli altri si siano i quali persona narrano. e due sono i ce. Questa ducome che di grande importanza sia. Doue insino a che egli. sia od ombra od huomo certo Nel principio del . E sotto questo habito incominciò la sua narratione: "Nel mezzo delcammin di di cose. come si è detto disopra. l'altro è come quegli che fece quell'at- secondo i stesso racconta. qual tu „. se questo riguarderemo la natura della cosa.

egli non molto narra. hauendo riguardo alle altre parti. qualunque egli doue. come poeta. „ Che se semplice narratione fusse quella di Dante. e fu questo: " gridai a lui. che sarebbe di soperchio. e con altri fauella. sotto questo rispetto. che da questa parte egli di somma lode è degno.58 quale ragionamento egli pose una particella che congiugnesse questa oratione con la precedente. egli harebbe detto è semplicemente: " Quando io nidi costui nel gran di- serto. dà posse. Hora egli non ha dubbio che. per il che nero non è che. uerso: " Qual tu sia ombra od huomo certo si doue che il modo narratiuo dice: "qualunque egli si fusse. quante sono le uolte che egli in quella maniera di sua persona si riueste. egli riuolge l'attiene sua alla e nel narrare alla terza. egli e " io dissi.. io gli addomandai misericordia. si come necessario è pigliando la persona dello introdotto . continuansi fusse od ombra od huomo certo „ do il raccontare. che ' pure membro della narratiua. anzi tanta ce ne ha. seconda persona. .. questa poesia manchi d'imitatione. doue si trouerrà questa dif- ferenza: sempre che dice sempre: come narratore egli dice. ma continouamente introduce o altri o sé stesso. il che manifestamente ti si scorge in quel „ . quanto a quello che appartiene alla persona principale. sona sua a quella di Virgilio. E quello che di questo luogo dice potrà compren- dersi per l'opera tutta. e non si uestisse della persona sua in quel luogo. per lo che ueramente è degno il poema suo del nome di dram- ' Il ma. io feci io fui „. egli imita in questo poema quello che egli fece già. perciò che. e a quel poeta fauellante. come intro- dotto. non si fa il riuolgimento della per. che è tanto.

che da essa eroico poema l'opera possa appellarsi. non punto per il mondo nominato. quale era Dante. non istaua però bene lo attribuirsi tanto. che nelle commedie si rassomiglia. Ma quando pure concedere si potesse che questo uiaggio a poema eroico si conuenisse. . se noi ricor- deremo alla di quello che di sopra ragionai della eroica rispondere qualche cosa prima obiettione. imitatione ci habbia d'un'attione. però che senza carico di superbia non si può fin- questo trapassare: stimare un eroe sé stesso e gere d'hauere fatto quelle cose simili sono state concedute. E il nero che maluolentieri potrebbe concedere che d'un priuato cittadino. la quale dimostrai io di so- pra essere una eccellentissima virtù.59 matìco. che sopra le altre si ritroua. il di non mag- giore consideratione tale. facilmente si potrà eroi dalla virtù eroica. Che se ' è un' imitatione di attione grane. se al- ' Cosi il ma. fusse tale qual si richiede per essere il uero suggetto dell'eroica poesia. e' non è che a iiolere comporre una tragedia e' non bisogni sceglier persona di molto maggiore affare. quanto alla persona principale. et in spetie il forte somigliante. conciò sia cosa che l'eroica virtù non dee dagli eroi essere determinata. però che le tali sono la nera materia che l'attione bene ella non questa di Dante si scorge. però che se in huomo neramente saranno 12 gradi della uirtù di fortezza. le quali agi' huomini ci Hora. e quelle in genere auanza. ma gli virtù. quale egli mostrasse d'essere quegli stato che fatto l'ha- uesse. Laonde negare a patto ueruno non Pare bene degno uedere se ella è si si puote che.

60 cuno poscia d'esser 'n si ritrouerrà che 18 ne habbia. come virtuosa. uenendo a soprauanzar la natura humana. et un eroe è finto quegli che la fece. Si che questa sua fortezza e sicurtà d'animo uiene di gran lunga ad eccedere pedate d'uno che in inferno e trapassare ogni altra fortezza et ogni altra sicurtà per lo che neramente uiene ad essere una eroica attiene. Per lo che grandissimo dourebbe stimarsi . sarà degno del nome d'eroe. che da petto in tanto sicuro proceda. ma considero l'attiene stessa. quegli quell'altro. fìngendo Dante d' hauere esso fatta una cotale attiene. e reuerito di tanto supererà che egli sarà degno altri forti. nello scongiurarlo e farlo a sé uenire. Se poi e' non doueua tanto attribuirsi. Hora che la grandezza del fatto in questo. non habbia grandissima paura del Demonio. e non intendo adesso pe)' conto del miracolo che egli mostra nello scendere al centro e poscia in su risalire. questa è un'altra questione. che una cosi fatta cosa mostrasse egli d'hauere adoe constanzia d'animo. la quale hadi ueua bisogno essere stiane si uno più che intrepido petto per Chriil adoperata. tremano e horridi diuengono. e non altro. quale. dire si dee che ella sia tale. l'animo di colui alle che si si risoluesse di trarre dietro in propria sede il guidasse. conciò sia cosa che ninno ritroua. ammirato sopra gli e questa guisa. che niuno a gran pezza li si possa agguagliare. perato. ancora che fuori dello in- ferno. e a pericoli grandissimi della persona si pongono. per la qual cosa. debba con- . nemico capitalissimo del genere humano et etiandio coloro che hanno alcun commercio seco. soprauanza di gran lunga a quella degl'altri. Hora egli non ha dubbio ueruno che l'attiene di Dante. doue uà affrontare il nimico.

XXXIV): ' Seguono cancellate le parole e tutto cha molte uolte fìnga sé stesso timido e pauroso.61 siderarsi da più luoghi dell'opera si può trarre. e fé' restarmi. Il medesimo si può trarre da quell'altro luogo (Inf. come in quei uersi disse {Inf. XXXIV.. ma specialmente da questo (/n/. come persona accorta: Qui si oonuiene (sic) lasciaro ogni sospetto. Ogni uiltà conuien che qui sia morta. e spetialmente {Inf. conciò sia cosa che. Quando Nel qual luogo mostra Sibilla: di hauere uoluto gareg- giare con Virgilio.. Dinanzi mi si tolse. Ili): Et egli a me. noi fummo fatti tanto auante. Hor discendiam quaggiù Incominciò il Poeta tutto smorto: Io sarò '1 primo. dicendo. quando ei fece dire ad Enea dalla Nano animis opus Aeneas nunc ^ pectore firmo. che del color mi fu' accorto.. pauroso sé stesso e timido in questo viaggio. coma quando ei disse. e tu sarai secondo.. : Dante . * Il ms. Dissi: Come verrò. Et io. et «eco il loco Oue conuien che di fortezza t'armi.. Ch'ai mio Maestro piacque di mostrarmi La creatura ch'hebbe il bel eembinnte. ha Aenea. Ecco Dite. * bene ui haueua di sicurtà e confidenza mestiere. se tu pauenti Che suoli al mio dubbiare esser conforto? et in altri luoghi assai. douendosi andare per quello oscuro regno. tra' nimici maggiori del genere humano. Et tutto che il Poeta in molti luoghi ritragga IV): nel cieco mondo.

Io non morii. lettor. perciò ' che. Però ch'ogni parlar sarebbe poco. però che non deriuano l'attioni loro dalla deliberatione. armato. e non rimasi uiuo: Pensa horamai per te. di forte animo se gli può dar vanto. fu per entro l'inferno condotto^ Sibilla. 2 Condotto interlinearmente. s'hai fior d'ingegno. perciò che altronde non poteua procedere che dallo essere egli assuefatto a uedere simili forme. 62 Come io diuenni allhor gelato e fioco. ma sondo auanti camminato. non possono dirsi propriamente forti. d'un forte. . che egli indietro tornasse. ma da una cotal consuetudine. Qnal io diuenni. il che dir si puote della salita del purgatorio. d'uno e d'altro priuo . faccendoglisi incontro quei dalla monstri infernali. tornarsi aazi hauesse fatto riuolgere i passi. Por lo che.. molte uolte andar li auuenga che conuenisse per luoghi onde egli parole: sarebbesi ben dimostrato di ' Seguono. e 'ndietro il non hauere temuto nel primo aspet- non poteua essergli messo a fortezza d'animo. ch'io non lo scrino. Corripit hic subita trepidus formidiae ferrum. sondo Et Enea il timore una delle passioni dell'animo. Noi domandar. ciò mo suo. E adunque finta l'attiene di Dante. . . per la parte che tocca all'inferno. nel rigo guidato. cancellate le vii. perciò che a molte uolte ritrouati si sono. non sendosi spauentato Dante a cosi fatte uiste in guisa. non cancellato. non iscema niente della grandezza dell'aniche non è in podestà nostra il non temere nel primo aspetto le cose horribilissime. loro che tale ma co- non temono le cose orribili. Sarebbesi ben dimostro vile d'animo se quella paura to gli .

che stato ella habhia.. » ' V. hauendo un esito sola. nome felici ricerchi. onde egli rimase contento. 49 e sogg. egli perciò " tragichissimo „ fu nominato. onde che per essere per lo più tali quelle attioni che imitò Euripide. e Turno mori. che egli di sé stesso diceiia: fui deatro. in luogo di e' non è. se bene quelle che hanno felice successo sono nelle tragedie state imitate ancora. altri misero. di questa compositione di cose ragionando Aristotele. et misero in Ettore che mori. tichi l'esito dell'attione (se Ne' poemi heroici anbene principalmente si l'attione delle quali debbe attendere nelle persone. almeno allegro fu successo della vendetta di Patroclo ad Achille. è quella re. quasi che la natura della tragedia cose in- mutatione. v. . e non allegre. Da ca è l'attione di uedere è adesso. si insignori delle sue facultà. poi che dimostrato ho che eroiDante. e si uendicò delle ingiurie riceuute. tornando a casa. o che ai la qual cosa in gran parte determina il poemi. se non felice. ancor egli. come all'entrar della fiamma che era al sommo del monte. egli le prepone quella che. et Ulisse. conquistò il Latio e Lauinia insieme. in un bogliente uetro mi sarei per rinfrescarmi . e quei baroni morirono miseramente Enea. Purg. ' Com'io Oittafco Tanto era iui l' incendio senza metro. due manieFeil lice e.63 potesse grandemente temere. e non ' perciò che molto più non si confaccia (sic) alla natura loro quelle che in miseria dalla felicità trapassano. che si studia di imitare) è di però che alcuni l'hanno felice. che in miseria terminauano. Cosi il ma. XXVII. la quale in tanto il cosse. Hora. conciò sia cosa che.

udendogli dar contezza deldia la parte che e' gli presentaua. trapassasse a felicità. conciò sia cosa che. E le parole son queste: " " " ma la commedia comincia il trauaglio di alcuna cosa. et in essi buoni hanno bene e poemi comici non segue morsi te nessuna. nio. cosa è che Dante quindi. conseguentemente. quali i si rallegrano quando male te. non farebbe al tutto cosa fuori d^ogni ragione.64 mente. e. ma ogni inimicitia in amistà trarsi conuer- Donde facilmente può che quelle attieni le quali di miseria in allegrezza trapassano. parendogli che il raccontato di sopra sia più conueniente alle commedie che alle tragedie. e la sua materia ha esito giocondo donde alcuni in luogo di saluto dir soleuano principio ' . fornisce in miseria. 1 Non credo " inutile riferire i due luoghi dell'Epistola qui tra- dotti: " " Comedia vero inchoat asperitatem alicniusrei sed eius matoria prospere terminatur. rei. Et hiac consueveruat diotatores quidam la suis sala- . d'altronde. hauendo egli stesso dato perfettione alla sua terza cantica. ut patet per Terentium in suis Co. nella quale. fu costretto a discor- rere molte cose appartenenti all'opera tutta. in quan- to a questa parte. e' la donò al signor Cane della Scala. in miseria cominciando. e gli scrisse una lunga lettera latina. moediis. Hora manifesta si „. e non mosse a nomare l'opera sua " Comme- imitata da hauendo riguardo al procedere della attiene Di ciò habbiamo certissimo testimolui. a poema eroico. più si conuengono alla commedia che alla tragedia. tra le quali fu il rendere ragione perché egli si mouesse a chiamare " Commedia „ l' opera sua. i quali poemi si studiano di dare al popolo quello che è secondo i il i uolere degl'huomini. per lo che colui che da ciò si mouesse a nominare commedia una poesia che una azzione contenesse che.

. perché è inferno. a priacipio horribilis et foetida "est. " è te perché che si scorge manifestamenDante hauere chiamato l' opera sua " Commedia „ Per lo '1 moto della sua attione. e perciò in questa parto. XXV. che commedia non è. Vinca. pur fa.65 " " " tragico e comico fine „ . considerando la " " sua attiene. Non : tacerò già che Dante altrove cognobbe l'opera sua di nome più degno. quia " paradisus .. .. dicendo 50 mal continga che '1 poema sacro.. perchè.. Al quale ha posto mano o cielo e terra. 1 e segg. stando no' termini proprii dell'arte della come egli Egli è ben il uero che Platone nel Thcctcchiamò Omero sommo maestro della tragedia. chiamare "Eneide. 51 che m'ha fatto por più anni macro. desiderabilis et grata. perciò che.. io lapoesia. in lino prospera.' tationibtts (licere loco salutls: tragioum priaoipinm et coniic-. to ' scerò libero il campo di giudicare a ciascuno secon- do la i suoi fondamenti. E neramente egli a ciò si può poco risponder. Posto iaterlinoamente..im finem . sotto. quia infernu!*. 2 V. 40-41 (IV-V della Nuova serie) 6 . " " • N. „. esponendo egli e trasfigurandosi in altrui. e poco appresso : " donde apparisce la „ Commedia cagione per la quale la presente opera è addomandata. potrebbe essere ripreso di non hauere hauto consideratione al modo che egli adopera nello imitare. messo. Et por hoc patet quod comoedift dicitur praosons opus. paradiso al principio è orribile. che è proprio e osservato dai risguardando Egli è il il processo e e' nero che poeti epici. Farad. . hauendo posto dauanti agli occhi al lettore quello che a me si è offerto. si come non si 1' poteua Tragedia. e nel fine è prospera. non cancellato. di Virgilio. gratiosa e desiderabile. v. " Nani si ad matoriam rospiciamus. e' dare " Commedia „ questa sua " non doueua a ninno partito addomanpoesia..

di possibilità. determina già il probabile dal possibile. si muti ancora il probabile. nell'attione sua go- uei'nato Dante.66 e quel che segue. parer che egl habbia tolto a narrare un'attione la quale ne sia a tutto fuori. in questa parte. conciò sia cosa che molte cose sieno possibili. di che ci sia argomento che a' tempi antichissimi teneuano gl'huomini per probabile che Minòs e Ra- ' Adoperatore interlineamente. del uerisimile. ogni uolta che in compagnia loro si aggiunga l'imde' più saggi. ma di questo luogo si ragionerà più di sotto. . cose del uerisimile. di Verisimile è una propositione probabi maniera che per sapere la natura d'esso biso gna sapere quella del probabile. maniera che la uerità in questo aifare del uerisimile non adopera cosa nessuna. la quale si dimostri a ciascuno euiden- temente. le. le quali probabili non sono. noi rigo inventore. potendo. ad altro proposito.' di che mi riseruo a fauellare quando del costume si ragionerà e trapasso bora a dire alcune . Stando adunque che esse uerisimile con l'oppenione degli huomini. o de' più. con ragione. conseguentemente. Egli è ben nero che le cose false mancano del probabile e. Con il qual concetto non s'accorda bene la uera materia comica e satirica. Probabili sono quel le cose le quali sono secondo l'oppenione di tutti. acciò che noi poscia consideria- mo come si sia. egli è al tutto di mestieri che. intorno alla quale discorrere do- uerrebbe se conueniente cosa fu il farne sé stesso l'adoperatore. né hanno fatto si Non piegare uerso di il loro l'oppinione degli huomini. secondo si mutano. non cancel- lato. al filo del Torniamo adesso mio ragionamento intorno si a questa attiene.

sopra la faccia della terra lo riponesse farebbe cosa che non si disdirebbe punte e del paradiso il so. perché i rei sono per di- uersi et ineguali peccati priui della gloria celeste. comandamenti i delle leggi diuine si poscia sono riuolti- per la uera uia. Essendo questi tre un luogo luoghi nell'uniuerso. inferno chiamadono in mano del Dianolo caggiano l'anime di coloro che muoiono nell'ira di Dio. più imperfetto luogo non po- tendosi imaginare. ponghiamo caso. e tenuti per fermi e veri. e ha ripieno gl'intelletti de' christiani de* suoi ammaestramenti e precotti.67 damanto fussono nell'inferno come giudici la qual cosa hoggi non è più creduta da nessuno. per essere maggiore. Seguentemente. Tra' sia. tino e *1 uerisimile è che sia nel il pili cat- più imperfetto più infimo luogo del mondo. luogo . e quello che seme per castigare i rei e perciò chi perpetui peccatori. per essere il più rimoto dalla sedia celeste che altro ninno. che uerisimili appresso di noi. sono nel mezzo tra gl'eletti et uerisimile è che il doue essi si mondano dalle loro macchie sia nel mezzo. però che la nostra religione ha tolto uia queste uanità e queste superstizioni. i quali . tra quello doue in cielo sono premiati gl'eletti. per lo che ne seguita che l'inferno sia nel centro della terra. e finalmente ci Queste cose sono uere. e ansia il luogo de' beati. migliante. il peccato della superbia che quello della gola. in tanto che chi dicesse altrimenti direbbe male. perciò non può es- . sono da noi creduti quali son questi: che to. di E e perché coloro che a' qua hanno alcun tempo contro adoperato. et un altro ce ne habbia doue coloro che si rappacificarono con essolui innanzi alla morte uadiano a purgare i falli commessi in questa presente ulta.

come io dico. maniera non iscostandosi dal ueriche a lui tornò comraodo. Il medesimo auuiene nella descrittione de' tre luoghi e' sopradetti: noi crediamo nell'uniuerso. questa uariatione è propria inuentione del poeta Del qual modo di scriuer o di un tale scrittore. e' la descrisse in quella che Achille s'adirò. Queste cose sono. uenendo poi uno che ci dice: "E' sono nel tal luogo. egli facilissimamente scende a credere che egli in questa o 'n quella maniera sia. e 'u cielo siano pre- miati gli eletti. perciò che. e quegli effetti ui si fanno in quella maniera „.68 sere giudicato fuori dol uerisiraile che distinte pene siano nel!' inferno per questo e per quel peccato. si '1 che '1 piirgatorio è. uerisimili. sapendo gl'huomini suo fondamento. puniti. e '1 medesimo del luogo nel quale medesimo dee dire del purgatorio. se nulla d'impossibile dentro ui si scorge. non conoscendo in quella narratione cosa che sia impossibile. e che sia il paradiso. Donde ne seguita che. e che fermamente che si ritrouino dentro ui si facciano gli effetti predetti. più o meno lontani alla gloria diuina. e i giusti sono premiati. e tenendo medesimamente che in inferno siano puniti i dannati. stando fermo l'intelletto nostro in questo credere che l' inferno è. noi ci lasciamo andare a credere che in quel modo uadia la cosa. pare che Aristotele intendesse. simile. passasse si stimano che la bisogna e' appunto in quella guisa che Homero la racconta. che è il . o re- . e 'n purgatorio si lauino le macchie de peccati. o rimunerati . facilissimamente uiene nell'oppinione di coloro che scriuono che e' sieno in questa o 'n quella e maniera tormentati. quando egli disse che Homero haueva insegnato dire a' poeti il falso però che pigliando a scriuer l' ira d'Achille.

E tutto ciò. che ce l'ha cosi descritta. che la fantasia ne rimane. e tra. — passi il centro della terra.. . di Dante era atta a fare gli huomini buoni. e stimando che nero sia nella tal guisa o nella tale punirsi questo o quel peccato. questa poetica narratione ha per fondamento il nero. e '1 timore se ne 'ngenera. ci harebbe ne' particulari scrit' to il falso. come io ho detto. parendoci tormento molto forte. si che Dante. perciò. il che si debbe misurare in questo caso dalla uerità cattolica. chi disse che la " Commedia. e cercare se egli è uerisimile. e ritorni all'aria e sal- * Le Parole o repugnante al fondamento cattolico sono scritte interlineamente. che repugni alla Christiana uerità. se noi ui ci sentiamo dentro agravati. in leggendo l'opera sua.69 pugnante al fondamento cattolico.. a E tale che noi siamo forzati a lasciarci muouere. secondo le cose che si raccontano. il quale noi non sappiamo perciò che ma di mestieri fa egli non istia in quella maniera al tutto che egli in quello o in altro modo sia. può essere falso che la cosa ne' suoi particolari passi in quella maniera. che un huomo uestito di carne e d'ossa scenda per l'inferno. tanto basti hauer detto quanto alla uerosimiglianza Redelle cose dette daDante nella sua " Commedia. che altro non è se non uedere se probabile è. ma si narra il modo nel quale sono puniti i peccatori. staci adesso a uedere il modo che egli ha tenuto nel saperle. Però che. Per lo che disse ci disponghiamo di rimanercene. ma perché niente ui è d'impossibile. e non cosa diiferente in alcun modo dall'effetto della poesia. e si pone dinanzi agl'occhi per maniera. perciò che in essa non si ragiona miga del bau e delle fauole che raccontano le balie a' fanciullini. piamente. noi sentiamo trarci bora da uno bora da un altro.

lo. con la quale ciò fusse stato possibile primie- è . che meno credibile. se egli su questo si fusse suo edifitio rouinerebbe. come poesia considerata. anzi scorge più presto pieno di passioni e di malta- uiuente. senza hauerlo a tenere una mostruosità. che tale si dimostra. e l'altra fondato. sendo questa gita il nero suggetto di questa opera.70 ga il monte del purgatorio. di che più abbasso si ragioQuesto dirò solamente. però che. ramente dificultà. E perché due sono le cagioni che ci persuadono che e' non sia uerisimile: l'uno l'essere di carne e d'ossa. andando a uedere la gloria de' beati alla qual cosa gì' osta non solo l'essere egli . e da Dante ancora. uerisimile. conciò sia che. se noi non mostriamo ohe ella sia uerisimile. È certo che questa è la pili importante cosa che sia da considerarsi in tutta questa opera. d'ogni cosa si fa un fascio e cade in terra. per l'anime ordinato. e perciò dee molto bene considerarsi la natura di questo fatto. senza ricercare per hora quali i costumi si fussono. e poi huomo tale. huomo si egli lasse si sa che alcun grido. che le gratie date . s' innalzi al cielo e trascenda quei corpi. e tali. io mi ingegnerò di tor uia questa ultima di Dante nerà. e uedere se uia alcuna ci ha di poterlo possibile stimare. sendo da noi ciò reputato impossibile. e è poscia. che non nell'atto di santità di lento. a' cosi fatti non soglionsi concedere grafie quali furono concesse al glorioso apostolo Pao- Né può questa andata sostenersi con l'esempio d'Enea. e col corpo materiale. quella maluolentieri ne potrebbe concedere a questa. che egli una tal gratia non habbia meritato. però che. il mancando del '1 costume di chi fece il uiaggio. che toglie il poterui scendere da per sé stesso e salir come noi possiamo salire e scendere le nostre scale.

71 da Dio spotialmente non sono da lui state sempre date a' buoni e agl'eletti. e molte altre cose merauigliose. stando nelle suppositioni di quell'opera. Chente adunque si fusse il costume di Dante. alla volta del quale Dante si mosse ma non potè far molto grande erta. non possa condursi a perfettione. che il sto aiuto. si che. se pure egli al tutto ci dimostra d'essere sempre scorto da virtù celeste e diuina. uscire di questa mostrar prima come. quanto era per lui. con queniuno di sana mente dee dubitare che questa e maggiore attiene. e' non usciua altrimenti. Cominciando adunque a ragionare del suo magegli si sia che possa essere gio. non gli bastando la vista di superare . sendo non fìa male il selua. conciò sia cosa che. ma a senno della sua immensa prouidenza. che era sopra la cima d'un collo. ma molte uolte a' presciti e dannati. quindi uscir se . e. onde egli disse dell' auuenimento di Christo: " orietur stella ex Betlem „. il quale non le dà secondo i meriti nostri. se maggiore si puote immaginare. nel fondo della valle. a volere e' faceva mestieri il prendere questo cammino. che egli scendesse nell'inferno e salisse per purgatorio e poscia in cielo. E che più? il suo asino non fauellò? di maniera che male argomentano coloro che stimano che gl'huomini di mal costumo non possano hauere delle gratie spetiali da Dio. e non altro. potette la Bontà di Dio fargli una tal gratia. Hora ueggiamo se Dante è stato si presuntuoso. impedito dalle tre fiere che nel profondo il ricacciauano. come a Balam la facultà del profetare. non si poteua non da quella parte donde il lume si dimostraua. imaginato che noi habbiamo a credergli ito da per sé stesso in questi luoghi.

Guarda la mia virtù s'ell'è possente.. Anzi ch'a l'alto passo tu mi fidi. Se uuoi campar d'esto loco seluaggio: Che questa bestia. I): Vedi la bestia. e non diletto. per cui. e perciò si messe a persuadere a Dante che per lo men male pigliasse seco quel cammino. famoso saggio. E nel XII Inferno^ mostrando che forza gli fu. Ma tanto l'impedisce che l'uccide. Ma il suo Virgilio non douette stimare di hauerle a superare anch'egli. cognoscendo sé stosso molto bene. del I del Pttrg.72 quegli animali feroci. cominciando a riuolgersi questa cosa per la mente. poi che lagrimar mi uide. onde ei disse (Inf.^ II): Io cominciai: Poeta che mi guide i^iic). che e' fusse per andare e uscire dell'inferno. perciò che lo star quiui era un morire. egli si stimò ciò non potere essere. . Ma. poiché.' Di maniera che egli si diffidò di poterle dauanti scampare. riportati a pag. veggasi anche la nota 1 della sfessa pagina. io mi volsi: Aiutami da lei. si mise in via con essolui. 70. e si soletto Mostrarli mi conuien la valle buia: Necessità l'induce. per la qual tu gride. Rispose. Ch'ella mi fa tremar le uene e' polsi. al consiglio del quale egli s'attese (sic) per lo migliore. senza più oltre pensare. se bene egli era spauentoso. e. e d'altronde lume non haueua veduto. Non lascia altrui passar per la sua via. 2. dicendogli Dante (Inf. Rispose: Bene è uiuo. promettendogli di farli auanti la scoi'ta. ' Il Sassetti annota sotto questi versi: e versi citati nella carta seguente a f. Virgilio gli risponde: A te conuien tenere altro uiaggio. ossia i versi 58 o segg.

e perché il e' mostra che Virgilio gli hauesse persuaso potersi ciò fare con l'esempio di lo. pensando all'alto effetto Ch'uscir douea di lui. Però. Se' sauio. noa sendo la gita sua a fine alcuno. e '1 quale. appresso a Virgilio. se l'auucrsario d'ogni male Cortese fu. Doue è da notar che Dante non sola- mente uuole con il fare aerisimile l'andata sua nell' inferno d' uiaggio d' Enea . hauendo a costoro riguardo: Enea (/«/. o '1 chi. II): Tu dici che di Siluio lo parente. Non pare indegno ad huomo d'intelletto: Ch'ei fu dell'alma Horna e del su' impero Nell'empir*}0 Ciel i^er padre eletto. Questo sia detto cosi per incidentia per dimostrare che l'Autore cognobbo mol- . Corruttibile ancora. che e' non sarebbe stato niente dell'andarui. rimouendo la ca- gione esso che fu la Sibilla. come furono l'altre. La quale. ma hanno bisogno le attieni di que' tempi d'altri appoggi per esser uerisimili appresso di noi. e fu sensibilmente. Paomisura sé stosso. mostra che chi poteua gliel concedesse a un fine. U' siedo il auccessor del maggior Piero. che non pure bisogna ricorrere all'esempio degli antichi per far uerisimile il uiaggio di Dante. e intendi me' ch'io non ragiono. ad immortale Secolo andò. ma egli. donde ne segue appo lui che. e non mostra come e concedendolo Dio. che egli s' imaginò di maniera. egli e di S. e '1 quale (a uoler dire il uero) Fur stabiliti per lo loco santo. si Ne' quai uersi primieramente scorge che egli perché Enea e Paolo facessono un uiaggio talo.

e più non dimandare. E temo E per tutto il processo di questo canto manifestasi scorge che creature celesti. et se ne trauagliano. doue egli dimo- di non uolere andare innanzi senza sapere la fatica più auanti. o non della ventura. Hor muoui. 23 e Beg. cui com- messa era del trarlo di quel sentiero. che uòlto è per paura: ch'o' non sia già si smarrito. s' imsiano mente pacciano in questa gita. che troppo apertamente si scorge nel II Capitolo. L'aiuta si. che mi fa parlare. e mas- sime quando Beatrice narra a Virgilio quello che ella d«sideraua da lui : L'amico mio. V.74 to bene si quello il che facesse . per lo che è forzato Virgilio. I' son Beatrice. Ch'io mi sia tardi al soccorso leuata. che ti faccio andare: Vengo da loco duo tornar disio: Amor mi mosse. a Il manifestargli qual fosse la cagione che lo mosse a uenire in quel luogo. ch'io ne sia consolata. . e offerirgli di trarnelo. e con la tua parola ornata. E nel V a Minos disse : il medesimo. Per quel ch'io ho di lui nel cielo udito. ^ e nell' VIII a Dante * stesso V. quali elle si (che d'allegorie per adesso non curo). mestiere per rendere qual cosa manifesta- uerisimile uiaggio suo la mente stra scorge ne' uersi di sopra. Nella deserta piaggia è impedito Si nel caramin. E con ciò ch'ha mestieri al suo campare. mosse da amore e volontà celeste spetiale. onde Virgilio a Caronte nel III : Vuoisi cosi colà doue si puoto Ciò che si uuole.

.75 . e non c'ora altra via che questa per la quale io mi son messo. Purg. disse il mi' Maestro. V. ^ V. e di Virgilio a Catone : primo è '1 due soli se ne ragionamento Ma Questi non uide mai l'ultima sera. Senza uoler divino e fato destro? Lasciami andar. nondimeno questo fatto del uorisimile cotanto importa. ' Poscia rispose lui : Da me non li uenni : Donna sceso dal elei. i versi qui riportati sartìbbero da collocarsi a pag. e potrebbe parere che. ... SI come i' dissi fui mandato ad esso Per lui saluare. per cui preghi - Della mia compagnia costui souuenni ' Il Sassetti annota in margine: " Questi vanno dì là nella carta precedente. che nel cielo è voluto Ch'io mostri altrui questo cammin siluestro. Ohe molto poco tempo a uolgere era.. i versi: immediatamente seguenti. cosa superflua si facesse . Rispose bene e uino e si soletto ere. E nel XXI a Malacoda : Credi tu. che '1 nostro passo Non ci può torre alcun. Non temer. da tal n'è dato. I. Securo già da tutti nostri schermi. L'autorità e' luoghi doue apertamente si cogno- sce in che maniera Dante si mettesse a questo uiaggio e sono assai. e perciò '1 allegheranno ancora. 30 dopo la terzina. e'n loro luogo ai dee scrivere questo di sotto ossia „. Malacoda. per la sua follia le fu si presso. 52 e segg. qui uedermi Esser uenuto. ed in questo luogo dovrebbero collocarsi Poscia rispose lui ecc. che molto bene biso- gna fortificare questa andata.. in raccontarne tanti.

uerisimile sarà l'andata di Dante. hauer tolto effetto del ad imitare una attiene la condurre non si poteua senza l'aiuto della machina io risponderò ninno poeta eroico. la potenza diuina. Tanto giù cadde. V. Alla salute sua eran già corti. v. e a udirti. troppo più aperta- mente di quello che di bisogno non ci habbia. E a colui che sin qui l'ha condotto.* Queste autorittà dimostrano. * E tosi : Beatrice. Né l'impetrare spiration mi valse. che tutti argomenti .. per grande che ella si sia. I. • « V. Imagini di ben seguendo false. Che nulla promission rendono intera. piangendo. niuna cosa essendo. primieramente che Dante ottimamente cognobbe che '1 suo ualore non era basteuole a fare questo uiaggio. furon porti. Purg. Li preghi miei. 130 e segg. che in questa maniera uerisimilmente condurre a fine non si possa. Con le quali et in sogno et altrimenti Lo riuocai si poco a lui ne calae. V. XXX. et come egli lo ha fatto condotto da uirtù e volere celeste per lo che.76 e poco appresso: Com'io l'ho tratto. seudo infinita . la quale. sino a qui. hauer tolto a imitare attiene. aaria lungo a dirti: Dall'alto scendo virtù che m'aiuta Conducerlo a vederti. Purg. Che se alcuno mi dicesse ciò tornare a poca lode Poeta. e maniera donde parti- E volse i passi suoi per via non uera. quale ad . 67 e segg. mostra pure in che egli qui condotto si fosse. . di lui dolendosi. Per questo uisitai l'uscio de' morti. Fuor che mostrargli le perdute genti.

77 in cose alla tela principali. o d'armi prouedersi gli conueniua. quanto a quello che appartiene al salire al paradiso. che dagl'altri poeti. che in poche cose sopportano d'esser ingannati. alle quali è stato più ciò come bruttezza e zione del poeta rinfacciata. per non contare adesso le tragedie. non può nascon- dere questo peccato. se Minerua impacciata non se ne fosse. evidentemente in luogo di o. in che egli d'hauer diuisa. le quali di si perfetta tempera non sarebbono state. là S' io era corpo. ' Cosi il ms.. . troppo a più sensi manifesto. quanto quelle furono che da Vulcano gli furono fabricate.j II): ' . Achille o combatteua disarmato. e. poca inuenanche ri- perciò che quella. e da' aourani. che nell'opopeia non è. pigliando ad imitare un'azione stretta in pocho e'n picciol tempo. e ove Dante assolutamente proferisce (Par. la quale i casi auuenuti rac- conta senza porgli dinanzi agl'occhi. giudici tanto seueri. non sia fa cosa stata si s' fatta. né Ulisse ritornato in Itaca. Di maniera che Dante. Ma se noi diligentemente consideremo : senza l'aiuto di Venere non sarebbe venuto Enea al conquisto del Latio. Ch'esser conuien so corpo in corpo ropo. ei troppo ardito si mostra. che alla epopeia. quella maniera che egli Egli è ben nero che. non habbia la macchina adoperata. faccendo questo uiaggio con l'aiuto celeste. senza Thetide. non Si che possibile o uerisimile stisia quel uiaggio mar fatto debbo che infinge. conciò sia cosa che '1 Vaso d'elettione dica di non safuori del corpo pere se egli in corpo ui fu. di- mostrando d'esserui stato in anima e 'n corpo. qui non si concepe Come una dimensione altra patio.

Farad. è a lui cosi naturale. Amor che '1 ciel gouerni. di ciò non ben chiaro. a terra si si non ristesse. v. Tu 'l sai. V. però che momo- strando che ogni creatura per istinto suo naturale è fatta per muouersi a partecipare l'essenza del sommo bene. 97 e segg. perciò che a me pare che ciò rimanesse. che col tuo lume mi leuasti. et se bene egli dipoi. uione a conchiudere che il muouersi Dante all'altezza superna. anzi ella. però che lo scioglimento del dubbio che Beatrice stra più il Beatrice non lo risolue. ' V. sta dubitatione.78 La si qual cosa non credo io che assolutamente dir egli in dubbio di possa. poiché passato era. non impedito. " : . se ne rimette al giuditio diuino. e 'n basso correre turale. contrario che questo. e 'ntanto gli ora na- muouere in questa guisa sarebbe in lui stato marauiglioso. che il il rio. e che ella ui saglie. ei cerca di sapere co- me egli salga lassù. da beato.. E (per i quali ei mostra d'essere lassù col peso del- la terra. 73 e segg. . d'ogni impedimento s'era tolto uia. si come merauigliar ci douerremo che il fuoco uiuo. I. * Ibid.' Si che scorgere si può quindi che egli. la quale se al cielo) io non uiolentemente non saglie non istimo che ciò dichiari punto quefa. se ella da qualche impedimento non è trauiata. dicendo: S'i' era sol di me quel che creasti Nouellamente. come è al fuoco il muouersi alla luna. dicendo : di-!si Già contento requieui Di grande ammiration ma hor ammiro Com'io trascenda questi corpi lieui.

perciò che elle furono cose considerate da lui in pili astratto. L'altro luogo di : Dante. tu puoi bea dire Queste sei visioni al signor mio Han fatto un dolce di morir disio. pare che neramente chiamare si possano per questo nome. è propietà e naturai alla composto d'anima gli e di corpo. il i corpi celesti. hauendo riguardo spiccata dalle cose terrene. in questa maniera. il salire al cielo a patto niuno. Né credo che alcuna cosa possa fare contro a quosta determinatione. altrimenti essere è all'huomo naturale. del quale ragionò di sopra. se non moto comune (sic) al re- surretione de' morti. essendo ratto lo spirito quale era mondo e libero da ogni humano (sic) affetto. la quale.79 Hora questo moto bora. per non può. dandogli luogo le potenze sensitiue. Di io maniera che porto oppinione che dal monte purgatorio in su (insino al qual luogo stimo che tiene sia realmente imitata) io credo (sic) che Dante trascendesse suo. come quello: fa' Tutta tua uisione manifesta . rapito gì' altri da quel pensiero che si di tutti nel cuore gli si posaua. e. che ancor che il liberarsi da ogni humano affetto sia cosa per sé stessa degna d'huosaglie al cielo mo molto perfetto. da per sé stessa. che allhora ui sarranno quedel l'at- che la gloria di vita eterna haranno meritato. onde disse il gentilissimo Petrarca (Standomi %in giorno): Canzone. massime tratBo ne tando di quelle anime che sono ancora insieme col corpo congiunte. nel principio . anzi mostra che alcuni luoghi citati nel principio di questo discorso provino in suo fauore. all'anima sua. auuenga che le cose si considerano con l'occhio della mente.

trascorrendo con i : l'anima intellettiua Dante diuine. cieli e quelle sustanze ottimamente disse All'alta fantasia qui mancò possa. si alto quasi dicesse: " ella non potette riceuere fan- tasma. Io sono di parere che se un poeta. presentò allo scoprirsi dell'essenza diuina E tanto basti dell' uerisimile di questa attiene. medesimo il ci confermi. là doue questa dura solamente tre giorni.. mancò la potenza in- telletto di riceuere e intendere tanto oggetto. racconterà una cosi piena o dilettevole attiene. quanto fa questa. narrante in si breve spatio di tempo.. una delle potenze interne tra le sensitiue. sendo essa intelletto si luogo doue gì' oggetti dello riposano. a che si aggiugne l'autorità di Aristotele. e non più. quanto un altro farebbe in maggior interuallo di giorni. hauer ragionato. Veggiamo hora appartenenze come Dante portato che alla fauola si si sia nell'altre ricercano. e primieramente diciamo della grandezza. Né forse si di- lungherebbe gran fatto dalla uerità chi per fantasia in questo luogo intendesse l'oggetto. quanto è quello che Dante consuma in fornire questo suo uiaggio. che uuole che cotali fauole acquistino quello che a loro la si conuiene per lunghezza che nel tempo dee considerarsi. per lo che. cosi magnifica e suprema. chente fu l'essenza diuina. doue egli potrebbe esser ripreso. onde 1' intelletto uenne a non potere comprenderlo. quasi uoall' lesse dire: " a questo tratto. che egli di ciò meriti . la più perfetta. non trouandosi attiene alcuna epica che si poco spatio di tempo consumi. sondo la fantasia e. gli si quanto „.80 A pare che il l'alta fantasia qui mancò possa.

o uerisimilmente o necessariamente. . per lo che. in questa parte. si come episodi sodi agli episodi. e ciascuno di questi distinguendo per le cose ritrouateui. ' Cosi il ms. altro che lode possa riportarne. peccatori per fraudo ingiurianti. Queristucchi. se quei sinsi daranno epiqual cosa non credo io che beconsiderano. udendo dimostrare come siano puniti i . da' quali si formano principal- mente le intellettioni. per determinare la grandezza della fauola si considera il trapasso da miseria a felicità. 40-41 (IV-V della Nuova 6 . oltre alla quantità del tempo. diuisando la sua gita in tre parti. la maniera che. ella non come io dissi di sopra. quanto '. secondo i tre luoghi uisitati da lui. per l'essere di cose simili. io non so ueder che egli. serie). sondo tale l'attione di Dante che memoreuole è. e con ordine distinto si può comprendere e ritenere. stimando Aristotele che tanto debba essere il tempo che si consuma in una attiene. tutto che quell'andata di Enea golari sia uno episodio. Hora. e' bisognaua scendere a dichiarare uerso chi si considera questa ingiuria. A' quali particolari discese di Virgilio ancora nel sesto. e che. Et. ma par da correggere in quanto. e quel del " Paradiso „ è cosi manifesto. che chi noi cognosce non cognoscerà cosa nessuna. e poi in quanti modi ciò possa farsi. né è trauagliata questa distintione dagli episodi che sono intrecciati traile fila principali di questa tela. N. ne stia. conciò sia cosa che sti l' " questi facciano la memoria dell'ordine predetto auueuga che. si si delle fauole ordini distinti si ritrouano in lui e nell'XI delInferno „ e nel XVII del " Purgatorio „. e poi scendere a' particulari. pure che la narratione sia di cose uarie.81 lode molto maggiore. e non alla lunghezza del tempo nel quale è fatta l'attione. la lunghezza debbe considerare hauendo riguardo alla capacità della memoria.

82
ella trapassa
e questo

da miseria a

felicità, o

per

il

contrarijo;

pare che alla attiene semplicemente si referisca, non adattandola pivi alla tragedia che alla epopeia, poiché, uenendosi a determinarla per la tragedia, ella uuole essere ristretta in
di

un girar di sole, maniera che, sendosi prouato di sopra il uerisimile concludentemente, et apparendoci il mutamento della fortuna, altro non pare che possa addomandarcisi.

Ragioniamo

dell' unità,
lo

però che in questo

ci

è

qualche dubbio per

cose determinate di sopra,

hii-

uendo detto che una non può dirsi un'attione che contenga molte cose da un solo adoperate. Per lo che, sendo in questa opera non un uiaggio solo, ma tre, distinti l'uno dall'altro, appunto si potrebbe dire che queste fussono tre attieni, e non una, se non si hauesse riguardo al fine, come riguardami si conuiene. Di maniera che, essendo in questa opera l'intento del Poeta 1' uscire di quella selua senza altro,
per
lo

che egli

ò

costretto

a

fare questo uiaggio,

dobbiamo dire che una
tieni imitate.
(laf., I):

sola, e

non

tre,

siano le at-

Togliesi ciò dalle parole di Virgilio

Che tu mi segua,

Ond'io per lo tu' me' penso e discerno et io sarò tua gaida, E ti trarrò di qui per luogo eterno,

Oue

udirai le disperate strida,
etc]

Vedrai

doue apertamente si scorge che per trarlo quindi è mosso Virgilio, e a questo effetto li fa fare il uiaggio predetto; la qual cosa manifesta Dante, esso stesso, apertissimamente in questi uersi (/«/., XV):
Lassù disopra in la vita serena. Risposi lui, mi smarrii in una valle:

83
Auanti che
l'età

mia fusse piena.
lo

Pur

hier mattina

uolsi lo spalle:
;

Questi m'apparuo, ritornando in quella E reducemi a ca per questo calle.

Di maniera che
a casa è
e
il

l'uscire dalla selua e tornarsene

fine della attiene del

Poeta nell'opera sua,

non

si

muoue
;

a fare questo atterzato uiaggio

come

fine d'attione e perché questa cosa è assai bene manifesta, io giudico che non faccia mestieri lo altri-

menti affaticarcisi. Egli è il uero che questo poema manca di peripetia e di ricognoscenza, hauendo riguardo all'attiene principale, perciò che egli è di semplice compositione, e non rauuiluppato, e perciò non si può dire che egli habbia mancamento. Puossi bene auuerare che quell'altra è più bella, nondimeno questo ha il terribile e lo
la qualità dell'attione

me

si

spauentoso nella maniera che si è detto, delragionando, e il costumato codimostrerrà poco appresso e se bene l'attione
;

principale trapassa senza ricognitione,

e'

ce ne ha

pure nel

Poema

insino a tre, le quali tutte scoppiano

uerosimilmente dallo apparecchio delle cose.
nel
dire

Due

delle quali sono state allegate da altri, e la terza é

XXXII

dell' "

Inferno
il

„,

quando, non uolendogli

un peccatore

nome
tu,

suo,

un da canto, che

lo

sentina oltramodo latrare,
.... gridò:

Che hai

Bocca?

Non

basta sonar con le mascelle, Se tu non latri? qual diauol ti tocca?
ti

Doue

il

misero

doue, e da chi

meno

cio dispetto; si

Bocca è riconosciuto quando, e egli harebbe uolsuto, a suo marche scorgere si può che, se la nache
il

tura dell'attione ricercato l'hauesso, che a patto nes-

suno non

lo ricercaua,

Poeta harebbe ben sa-

84
puto
procacciarsi

quelle

parti

che

erano

conue-

nienti.

Innanzi che più oltre si passi a discorrere del costume, sarà Lene dire alcune cose dell' inueuzione
del Poeta,
e,

conseguentemente, trattare

di

alcune

cose appartenenti alla fauola, le quali, se bene non sono parti principali, elleno nondimeno più perfetta

meno

la fanno, e ciò sono delle qualità degli epi-

sodi adoperati a tessere

questa tela poetica.
poco possa
lodarsi

Pri-

mieramente pare
dell'

ohe

Dante

inuentione della sua fauola, però che manifestamente si vede che egli l'ha tratta di peso del sesto " dell'Eneide „, e nondimeno, se noi andremo molto bene considerando, e' non è perciò da fondarsi su questa opinione, però che il dire che Dante ha preso r inuentione dell' "Inferno „, del "Purgatorio,, e del "Paradiso,, da Virgilio è quasi un dire che i christiani habbiano da' gentili succiato questa credenza,

quasi ciò non sia stato conosciuto da
1' "

loro con

i

principi della loro religione.

poco più che

Inferno

Oltre a che harebbe potuto cauar Dan-

te di quel libro, però che in que' versi:

Donec longa

dies, perfecto temporis orbo, Coticretam exemit labem purumquo reliquit Aetherium sensum atque aurai simplicis igaom,

non sono cosi accennati il " Purgatorio „ e '1 " Paradiso,,, come altri di leggieri potrebbe lasciarsi persuadere, però che fauellando quiui Anchise, secondo la

sentenza di Platone del processo delle anime nel " Phedro „ ^ stimar si dee che Virgilio intendesse che elle
fussono fatte per tornare dopo que' tanti
secoli
a'

1

Cosi

il

ms.

85

onde esse erano uscite dapprima; onde disse questo nostro (Par. IV):
cieli

Amor che dubitar ti dà cagione Parer tornarsi l'anime alle stelle, Secondo la sentenza di Platone.
Laonde non
radiso,
è

da credere che

i

campi Elisi fusil

sono appresso a quel
conciò
sia

sommo

poeta altrimenti
'

pa-

che quiui, da Anchise,

fussino

quell'anime che haueuano a essere

gl'huomini forti

valorosi che d'Enea discendere doueuano per cosi

lunga successione.
preso
il

E quando

pure Dante hauesse

questa attione da quel poeta (la qual cosa egli alla fine non negherebbe), e' si debbe considerare ch'ei tolse un episodio d'un poema, e
di

sommo

creonne un'attione principale

;

a che fare

ci

douette
cogno-

esser di mestieri dell' inuentione sua. Il che

si

sce nella distributione fatta di tutto 1'" Inferno,, e del "Purgatorio,,, anche alla formatione del quale

hebbe

egli un poco aiuto del suo maestro; si che se alcuno biasimasse Dante come poeta di poca inven-

tione, questi, a giuditio mio, si

mostrerebbe di poco

non si è detto molto, con tutto ciò si è dimostro come e' sono tutti particolari, a' quali è disceso il Poeta per dimostrare i suoi uniuersali; la qual cosa poteua egli malageuolmente
sapere.

Degli episodi

fare senza scendere a questo e quel peccatore,

au-

uenga che in poche parole sarebbesi spacciato dell'opera sua, se detto hauesse solamente "Noi discen:

demmo doue

i

superbi erano puniti della tale pena,,,
Oltre a che niente in
ciò, o

e uia fusse passato.

ben

poco, harebbe giouato senza mettere dinanzi agl'ocAnchise è scritto iaterlineameate, sotto, non

1

oanoellato,

dallui.

. per Io monte. Temo di perder ulta tra coloro. donde qualcuno potrebbe prendere occasione di riprenderlo come huomo satirico e di mal costume. de' quali non occorre adesso far mentione particolare. se noi andremo rettamente considerando. Ohe questo tempo chiameranno antico. della : qual cosa fece mentione in que' uersi (Par. acciò che noi dobbiamo dal ti. Tribaldello. E poscia por lo ciel di lume in lume Ho io appreso quel che. che liiuno al- Cosi il ms. E s' io al uero son timido amico. o la noi trouerremo che parte stati al mondo conti per la storia. s'io ridico. A molti fia sauor di forte agrume. hauendo in ciò dimostro di spogliarsi d'ogni affetto e passione. per lo che riprensione da questo canto non Hora. maggior come Bocca. nell'opera sua ma la puli dà. E Donde si scorge manifestamente egli non essersi partito niente dalla uerità. saranno o tutti. e molti altri. XVII) Giù per lo mondo senza fine amaro. del cui bel cacume Gl'occhi della mia Donna mi leuaro. che di tali peccati erano infamati per • il mondo. e se bene questo fi- nondimeno è principio del liale. mor d'essa astenerci è seruile.86 chi altrui alcuno famoso e nomato per il mondo co- me peccante di quel difetto. per tornare io vedere che Dante meriti. timore particolari stati so a' da e' lui in inferno collocati e nel purgatorio. egli dal peccato . nel che fare non è stato il fine di Dante lo scoprire principalmente quel uitio nitione che se che è là giù punito. quel da Duera. dourebbe anzi dargli lode che biabimo. e più tosto punito i frati Godenti di ghiotto' e Ciacco similmente. E '1 non hauer perdonato al suo precettore e a molti altri.

che. per lo che potette Virgilio toccare l'essenza dell'uniuerso. le e più dificile assai. cancellata. hauendo i suoi neri fondamenti. sendo questa ima poesia nella quale non sono introdotti soldati e altre genti braue e valorose nell'arte della guerra come persone principali. che mai uerran meno. se con piaceuol occhio si riguarderà questa parte. ei non ha taciuto le lodi loro. secondo la mente di delle cose che a loro si parimente i theologi e i Platone. e scrittori trouati da lui nel paradiso e altroue. e queste di necessità si doueuano sciorre con i principii loro dirittamente. di qualunque specie elle si sieno. non comportando la religione nostra che le cose di teologia e molte di filosofia si trattino con i principii platonici. perciò che. Per lo che conueniuano quelle quistioni. la parola scori . per tornare agl'episodi. egli osseruasse decoro nella per- Segue. Principio coelum et torraa camposque liquentes. secondo che a loro meglio metteua. e molto men grata la rondone. egli faceua mestiere indurgli a ragionare apparteneua di ragionare. hora con quelli principii. in compagnia di Vergilio e di Beatrice e d'altre somiglianti persone. donde che ne' poemi antichi gl'autori uagauano hora con questi. e' potrebbe il Poeta essere ripreso delle quistioni. e' non ci parrà che egli habbia fatto punto cosa sconuenouole. e con tutto ciò si' uede che se egli ha messo nell'inferno alcuno per qualche sceleratezza. e nondimeno. io E come che non so come ^ egli alto e magnificamente il il facesse. come ei fece di Farinata. in que' versi .87 tro. ma cantatele in guisa. che egli tante ha sparto per questa sua opera. huomo quali scienziato e filosofo. Ma. cammina e discorre. ma Dante. e non altri discorsi.

il quale è fine. V. e con i termini dell'arte non si può farlo... VII): La Si. I. Al quale è fatta la toccata norma.sona d'Anohise in questa sua filosofia. E 'n questo {Par. Ogni ardendo in sé sfauilla che dispiega le bellezze eterno. se noi non fingiamo x\nchise tale in vita che egli quelle cose sapesse. concetti di sendo ripiena to conuiene.. metafore e d'altri ornamenti. Egli è il uero che gli spiriti. Farad. non si sapendo che in quel tempo fussono molte lettere. quand'olia sigilla.. .. e particularmente in questo luogo (Par. E non si ha da vergognare di sopra a' di cosa dell' " citato del VI e' nessuna dal luogo Eneide „ però che . . anzi mostra che egli molto souranamente abbia saputo farlo. là doue nelle quistioni di Dante ciò non auuiene. quanto dubbio. quanin que' come si due versi: a diuersi posti * Onde Per ' muouono lo gran mar dell'ossero . Qui voggion l'altre creature l'orma Dell'eterno valore. Ciò che da lei senza mezzo distilla Non ha poi fine. I) : 'ncominciò: Lo coso tutte quante Hanno ordine tra loro e questo è forma Che l'uniuorso a Dio fa simigliante. separati dalla materia.. lasciato E nel trattarle non pare già che egli si sia cadere in bassezza. diuina bontà. perché non si muoue La sua imprenta. conoscono l'essenza delle cose. v. 112 e segg. che da sé sporno liuoro. tuttauia egli ci uuole molta filosofa a rispondere a questa oggettione. sono maggiori senza alcuno quanto alla locuzione è splendore infinito.

co- me {Purg. e in molti altri che si troueranno e nel "Purgatorio. e la ra- gione . gratie rendano.^ XXIX): Cantando come donna innamorata. Venimo fuor là ouo si montana. Né. ha fatto cosa che non si conuenga. nel che fare. e nel "Paradiso. perché egli molte uolte gì' interi uersi latini posti ui habbia. attenti pur a lei.. benedicti Patria mei.): (nel XXVII Guidauaoi una voce che cantaua Di là. Pur. perciò che ciò adiuiene quantunque volte egli induce spiriti angeli che cantino. „ Sonò dentro da un lume che II era. si che.. mestieri faceua di nominar quel salmo quella oratioue nel modo che essi la cantauano. che più bella per auuentura non potrebbe desiderarsi. tie e le però che quiui hanno luogo le grain "Inforno „ non se ne trouerrà già.89 doue adopera il Poeta cosi vaga e si acconcia metafora. anzi sei meriterebbe se altrimenti fatto hauesse. ma si douerrebbe fare che coloro che ne' poemi s'introducono fauellino in quel linguaggio che era loro propio. io non istimo che '1 nostro poeta meriti biasimo alcuno. e altroue quorum tecta sunt peccata . dicesse che per questa medesima rapreghiere. però che non harebbe fatto quello che si conueniua di fare.„ uscendo del foco in cima del purgatorio. da questo canto. E se pure alcuno. e noi. volendo sostenere che ciò non istia bene. '• Venite. psalmeggianJo. e a Dio.. cantando essi salmi e udendo sprimere e recitare quello che e' cantauano. l'argomento non ha alcuno ualore. Continuò col fine {sic) di suo parole: "Beati.

la qual cosa non si poteua fare del detto di Nembroth. Ghó cosi è a lui ciascun linguaggio. ch'a nullo è noto. * zione quegli spiriti cantassono. e' i concetti più sono in .90 gione è in pronto. se Dante hauesse spiegato il suo con> Cosi il ms.in laogo di là ove. si facendolo in suo linguaggio fauellare. sono introdotte perché concetti loro sieno intesi. .. quanto alla sentenza di Ba- da auuertire questo.. XXXI. e Dante stesso molto fu in ciò considerato.. de' quali doueuano lingua introdotti che pochi V intendono belle.^ di di maniera che. Come '1 suo ad altrui. XXVI): "Tarn m'abbelìs nostre cortoia deman. In/. XXXI): „ Raphel mai amech ZabI almi. conciò sia cosa cLo le persone che ne' poemi s'introducono. Y. è ma. che i concetti degli stranieri che ne' poemi si introducono a fauellare si contano essere recati nel propio idioma per coloro che intesero quel forestiero. 79 e segg.^ pure noi prouenzale essere intesi. non potendosi intendere la lingua Nenbroth. « V. come ei fece ad Arnaldo Daniello {Purg. onde il costumo si scorga per lo che fa di bisogno che chi legge gì' intenda. ma gli basta di palesare che salmo e che orai . il che è cagione che salmo uenga nel Poema in Egli è il uero che Dante introduce (Inf. una particella Babel a dire " di quel versi rinchiusa. laonde il Poeta ne i luoghi citati di sopra non cura che quiui s' intenda quel sentimento delle cose cantate. inducendo Virgilio a dirgli : Lascianlo stare: e non parliamo a voto.

91 cetto. ' egli harebbe fatto cosa fuori del uerisimile. e lasciatecelo senza altra dichiaratione. se non per essere inteso. nel rigo. e questi è Dante stesso. . che uenne a Coglie- 33" della ulta di Dante. auuenga che per altra cagione non si scriue. cancellate. hoggi sia di dificultà cagione. il quale in quepoesia toscana. due ragioni l'una coche è finto di fare questo uiaggio et ul'altra come di poeta che la scire di quel bosco racconta. ritrouano. ma il Nostro nel luogo citato di sopra ha ben preferito il prouonzale. e recaua riputatione e grandezza. La qual diuersità troppo euidentemente ui si scorge per la diuersità de' tempi che in essa si sto bisogna considerarlo sotto : me qiiegli . però che le persone introdotte sono finte adoperare quell' attiene l'anno essere appunto si il 1299. I versi detti da dificultà. i] quale dee considerarsi nelle persone che sono in esso principalmente introdotte. recano Plauto. le paro- le in tiolgare toscano. La qual cosa credo io che egli facesse perciò in quei tempi quella lingua ora nota quasi a tutti coloro che opera dauano alla Onde auuiene che quello che in que' tempi era tollerabile. maggior il quale altresì a Arnaldo Daniello massimamente perché induce in una sua commedia e un affricano segnato. che in altra maniera sarebbe stato errore senza perdono. uolgarizandolo. il fauellare nella sua propia lingua. Tempo è horamai di venire a ragionare alcune cose del costume di questo poema. ciò particolarmente da quel luogo doue un de- » Uolgarizandolo iatorlineamente. che n'era in- sentimento delle parole di colui. egli a canto a canto fa dichiarare a uno. e perciò sia difetto giudicato da noi.

mostrando per che cagione scendere non si potesse donde Virgilio di calare hauea disegnato. 112 e segg. del quale. suo si scio- predecessore. fa ragionare a Ugo Ciapetta.. dopo che egli fu cacciato con la parte Bianca di Firenze. dice : Hier. Tal di Fiorenza partir ti conuiene. essendo uenuto in Firenze Carlo senza terra. Al quale ha posto mano e cielo e terra. XVII) Qual si parti Hippolito d'Athene Per la spietata e perfida nouerca. SI che m'ha fatto per più anni macro. " Che tanto tempo auanti nonne ad essere di Ohristo.92 monio. et se si metterà su questo la morte nouero 33 anni che egli uisse in terra. XXI. e che Dante stesso poi dica d'essere già sbandito e fuori di Firenze. glie Da questa diuersità di tempi un dubbio mosso da alcuni dotti huomini. nel qual in inferno calato. che segui l'anno 1303. E tosto uerrà fatto a chi ciò pensa Là douo Ohristo tutto di si merca . e Cacciaguida il somigliante in que' uersi (Par. Questo si uuole e questo già si cerca. appunto si farà il nu- mero il di 1299. pili oltre cinque hore che quest'hotta. ' V. là tempo finge Dante d'essere doue egli mostra di raccontare suo uiaggio. Iti/. . come egli fa dicendo : Se mai continga che '1 poema sacro. V. a' quali pare strano che Dante introduca ser Brunetto a predirli il suo esilio come cosa che doueua uenire. come di cosa auuenire. Mille dugento con sessantasei Anni compier che qui la via fu rotta..

il ^ ms. le quali negli epici poemi imitare non si possono. e perciò come di cosaau'ieniro ne debbono falà doue il Poeta quando uellare. Ugo Ciapetta e Cacciaguida. narrate ragioni di scrittore e di persona principale di questo e poema. ma » V. ' La qual cosa non è punto fuori del ragioneuole. conciò sia cosa che le persone introdotte nel Poema. e a' lettori che uno che narra sia o buono importa bone al * tutto che le cose narrate siano o buone o ree. suo poema l'anno 1299. tornando alla cagione che fece distinguermi il tempo di questo poema.93 Vinca la crudeltà che fuor mi serra Del bello ouile. auuenga che il costume di Virgilio d'Homero non possano essere a chi leg- poco monti! o reo. che nel raccontare l'attioni delle persone introdotte. e come quegli che suo esilio diueutò ser Brunetto e Cacciaguida. Dante adunque. necessariamente fauella nel tempo che esso stesso scriue che altrimenti essere non può. al poeta che narra ciò non richiede. Onde auuiene . . predice egli non fa punto cosa che non onde o che Hora. si duole d'esso. da loro sono raccontate sempre nel tempo passato. io dico conuenirsi diuersi costumi. ou'io già vissi agnello Nemico a' lupi che mi fanno guerra. . Parad. quali sono ser Brunetto. che fu per considerare la persona di Dante sotto le due già si conuenga malo stia. come poeta che narra nel tempo che egli era in esilio. introdotti nel il . Il XXV. v. e non altrimenti ei narra e fauella senza introdurre e senza imitare. sembra abbia tutto. il cha dove alla persona introdotta costume si è ne- cessario. deono essere introdotti a dire le cose che a' que' tempi rispondono ne' quali lo sbandimento del Poeta era a ueuire. 1 e aegg.

onde che. quanto alla persona di Dante come poeta narratore. E gli esempi sono molti. Che se alcuno dicesse. di doloro hostello. rare quello che egli ui e' Dante non poteua fare senza narconueniua di trouare. il costume d' Italia dal costume contraposto all'amore. egli dello scoprire cotali costumi a ciò si rispose in parte di sopra. ma si conueniua seguitare la fama che nel mondo haue- uano gl'huomini maluagi.. per fare l'inuentione sua uerisimile. lodando l'amoreuolezza de' due mantouani. e si farà qui ancora. e diletto prendendo di quelle che stanno bene. formare a senno suo. e spetialmente quello {Purg. del quale non ueggo io che altro che ben possa dirsene. E però. e' Poema meriti d'essere biasimato . anzi scorgere a ninno partito ni si douerrebbe. quali non poteua egli. non occorrerebbe fare molto lungo ragionamento del costume suo. non E si se Ciacco era stimato poteua in inferno pu- . grandemente ghiotto. volendo passare per lo inferno. non punto appartenenti all'attione imitata. a' quali seguita o lode o biasimo. ma bordello! Doue. egli quei costumi come più comodo gli uenne. biasimando in ciascuna sua parte le cose mal fatte. che è l'odio. e poco acconciamente fanno coloro che il dimostrano in lunghissimi discorsi. e '1 Le pene seguitano pecca- peccato i i peccatori. to. Non donna di prouincia. onde erano di guerra e' biasima forte le piene tutte contrade. VI): Ahi serua Italia. Nane senza nocchiero in gran tempesta. se bene gli può uenire lode del biasimare stesso introdurre nel l'opere ree. il si ciò sono pene sempiterne.94 gè l'opere loro di buono o di reo esemplo. onde faceua mestieri di i contare peccatori. dicendo che.

dicesse {Purg. e se '1 Mosca de' Lamberti fu cagio- ne della diuisioue de' Fiorentini con la sentenza: capo ha cosa fatta. sono conte per la storia al mondo. 29. si lo non è marauiglia che Dante. Villani Cronica VII. XX): Carlo uonno in Italia. ** un altro luogo. gabbando.. di maniera che Dante. come inuentore dell'attiene che egli finge di hauer fatto. » V. Per lo che la parte guelfa.. la quale ora cosi nimica di Santa Chiesa. tra gl'huomini scandalosi riporre si conueniua. che furono cagione le co- sonauano tale nella bocca degli huo- mini. L'attione de' quali come io mostrai di sopra. egli in ciò hauere errato per mettere in purgatorio e 'n paradiso di coloro che al mondo erano noti come huomini perfidi et rei. e per si fatti peccati erano dannati dall'opinione comune. tutto che guelfo fosse.. in cui si spense la casa di Soauia. Che se alcuno mi dicesse. perché egli teneua non potette Griouanni Villani non biasimare forte dello hauere tolto egli la ulta a Curradino '. si come quell'altro fra i traditori.95 nire per ladro. e poi Bipiuse al ciel Tommaso per ammenda. né scuopre in sé costume di persona che odio ritenga. e per ammenda Vittima fé di Curradino. di lui. perché loro attieni. non merita di essere chiamato maledico. e quell'altro in peccatori. che della parte Bianca era. e non si trouerrà per auuentura interprete che non rinuenga il peccato di ciascuno degli huomini moderni indotti da lui. . Et come che Carlo d'Angiò fusse amicissimo del popolo fiorentino. e che per uendicarsi di uno o d'altro gli cacci di ciò nell'inferno.

Horribil furono [sic) li Ma la bontà infinita Che prende ha si peccati miei. anchor ch'alfin si penta. . i mi rendei Piangendo a Quei ohe volentier perdona. ragionando dell'ossa sue che erano senza sepoltura : Per lor maledition si non si perde. uscita del monastero. se non che di lei la sorella dicendo {Par. attiene. nelle quali finalmente egli si mori non seguire il grido che haueuan le genti). " ma sprime . e spetialmente nella persona di Man(nel qual caso ei mostra di fredi. ciò che si riuolue a E poco appresso.96 come e fu il re Manfredi. e mostra dipoi come egli potetsimilmente adiuiene di Gostanza. né che addosso tante censure hauesse scomuniche. e' si uuol molto ben uedere come egli ciò faccia. gran braccia. Nel qual luogo non tace Dante i peccati di quello l'ag- huomo giunto reo. Star li conuion di questa ripa in fuoro. e che s'accende Di tutto il lume de la sphera nostra. poteua dannarla all'inferno. del quale e' non uisse forse il più scelerato. lei. che ti si mostra Dalla mia destra parte. Ohe non possa tornar l'eterno amore. Ili) : Huomini poi al mal più ch'ai ben Fuor mi rapirono {sic) della dolce Dio lo si sa usi chiostra : qual poi mia vita fusi! E quest'altro splendor. Mentre chela speranza ha fior del verde. la loro grandezza con horriVili „ te saluarsi. Vero è che quale in contumacia muore Di Santa Chiesa. tornò al secolo. la e quale. Ili) Poscia eh' io : hebbi rotta la persona ' Di due punte mortali. La quale contenendo in sé il rompere del voto.. che di sé stesso dice (Purg.

egli quasi rimetterui il pie. egli per certo n'haueua ca ' gione.. però che. che fu concesso quasi a tutte le altre famiglie. in via d'andarui. e se bene egli molte uolte di Firenze. potere lamento. fingendo che egli delli si peccati suoi pentito fusse. né per questo seguita che chi si troua troua per questa guisa nel nel suo " Inferno „ possa lagnarsene. che la dottrina. fu dal uel del cor già mai disciolta. non ci prestando il consenso. lamenta. a che non è da dare altra risposta. ella uenne a non peccare. Si che da questo non dobbiamo. se si bene ciò è verissimo. 97 Ciò ch'io dico di ine. hauendo comil messo il fallo per quale egli a essere punito l' in- troduce. né si può odio a buona ragione domandare de' Fiorentini e di quegli si huomo che in sé ritenga. Ma poi che pure al mondo fu riuolta Contro a su' grado et contra a buon'usanza. e cosi fu tolta Di capo l'ombra delle sacro bende. 40-41 (IV-V della Nuova serie) . vero che e' si potrebbe dire che in questa maniera si poteua mettere in pa- radiso ogni pili uil traditore. Che del secondo uonto di Soaue Generò il terzo. è la luce della gran Gostanza. e la bontà sua Della quale poteua come Coriolano Roma. Non Questa ella mostra come. e però non ci fu inconueniento Egli è il riporla tra' beati. N. il il sapere di fuori della egli dire patria servasse. molte gratie debbe hauere con l'anima sua. senza mai. anzi duole e si che dopo il suo esilio . chi " Paradiso „ di Dante. fuori mostran- ' Lacuna nel ms. e l'ultima possanza. e per animosità di parte so solo.. di aé le intende : Sorella fuo. trouandosi fuori della patria senza alcun de litto hauere commesso.

e gl'innocenti "sono puniti de' malefizi? „ Che neramente (se bene con obbrorio nostro) dir si puote in quei tempi essersi l'odio. Cronica IX. che poiché egli ne haueua cosi giusta cg. doue egli di lui et come nel fine di quel ' capo ei mettesse quelle ^ : parole citate da altre (sic).. per lo che non è gran fatto che Dante garrisse e gridasse. come Giouanni Villani afferma nella sua " Chronica Il „. i Malespini * è questo: " Lacuna nel ms. s Lacuna nel ms. nella quale la feccia degli huo- "mini riporta il premio della virtù. uanni Villani al libro Vili pai-la in questa maniera: ' 135. e. Di che contano le storio nostre. Le parole del Villani sono queste " Que" sto Dante per lo suo savere fu alquanto presuntuoso e schifo e " iadegnoso. 136. il furore.98 dosi uago di non tornami " : " È egli da cercare il ri- torno in quella città. * IL Sassetti annota a piò di pagina: Principib-ua placuiase " uii'ia non ultima laua est . da correggersi probabilmente. come egli è stato messo. gl'incendi e le rapine insi- gnoriti del gouerno. cotale non le i douettero stimarlo Signori della Scala. quasi a guisa di filosafo mal grazioso. " Cosi il ms. aggiungendo un seguite dopo la parola citate. però che cercano e da ognuno non si rimedesime cose a punto. IS*?.si coglie dalle stesse parole di Gioe. forse in parte più ohe non si oonvenia ' . suo esilio gliele fece fare „. non bene sa" pea conversare co' laici „. e se bene il vile 'gnorante popolo lo stimò mal gratioso. le quali sono queste e' non pareua che si della spiaceuolezza o douesse porre per il modello della disauuenentezza. gione. " ma forse il — : "^ . — Il passo del Villani cui allude il Sassetti "Bene si dilettò in quella Commedia di garrire e solamare a guisa di poeta. V. IX.

onde il detto Villani " presuntuoso „ lo addimandò. doue Il si discor- rerà di quello Ji Dante come persona introdotta costume ricerca principalmente in quel poema. at- tribuisse a sé per il suo ualore quanto egli stimaua di meritare.. E quella chronica. che non sappendo. tanto dirò che nel nouero dell'opere composte da lui ninna se ne racconta in ciò si è detto . che non già importaua questa noce in que' tempi quello sciocco uitio che oggi ella ci pone dauanti. con- simile e uguale. uoglia pure esser quegli che metta le mani in ciascuna cosa. o esortatione a cose dishonestissime. non è da marauigliarsi che egli nel popolo si dimostrasse. Che " schifo „ per certo e "disdegnoso. ragionando del costume di Dante il quale proposito io intendo di chiudere con il confessare che egli fu huomo di carne e d'ossa. ueniente. significando uno.99 e quegli da Polenta co' quali doueua sapere conuer- sare con quelle gentili maniere che si il conueniua. seguentemente. doue per tanti perigli e con la morte in viso si habbia sempre a trapassare Certo che questa attiene non procede da viltà. e. E queste uorrebbono principalmente ritrouarsi nel costume di colui l'atdel quale si toglie ad imitare. la quale contenesse laidi e sozzi e sporchissimi concetti. che egli non ci si mette senza sapere che egli con aiuto diuino ci sa! . forse da temerario ardire? non certo. facesse si come stimar si dee che egli altresì tra gl'huomini uguali a lui per la nobiltà. Torno adesso al costume. Veggiamo bora un poco da che habito proceda il pigliare un si fatto uiaggio. tione nell'essere scoperto quattro conditioni: buono. onde merauigiia non è che egli dagli affetti fusse assalito. ma questo non è il luogo di chiarire i signifi- cati delle voci.

E tra uiui latroni essere anciso. senza decreto. Di maniera che l'attione principale ha origine da fortezza accompagnata da confidenza nello aiuto celeste. della potenza ragionando. d'Angiò. dico quanto al costume quello degli della persona principale.. . pec- Scopresi tanto cattolico. e cosi parla della sauta Sedia Apostolica e dell'autorità del pontefice. disse altroue (Par. Veggiolo un'altra uolta esser deriso. XX): Perché men paia il mal futuro e 'l fatto. V) Christo l'onta fatta . ma sempre dimodiuino. che in ciò io non saprei che a desiderare niuno si potesse. che per bocca sua dir si puote che fauellasse lo Spirito Santo. e quanto * Lacuna nel ms. Porta nel tempio le cupide vele..100 rebbe guidato. che risguarda il costumo Christiane. Doue si uede che egli referisce alla persona di al suo Vicario. Veggio rinnouellar l'aceto e '1 fele.. ma. e ne cantò in questa guisa (Purg.. E nel Vicario suo Christo esser catto. Veggio il nuovo Pilato si crudele. : Hauete E il vecchio e '1 nuouo Testamento. onde tacer non potette iluilipendio rice^ uuto da Bonifatio da . i strerrà ira contro al peccato. Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso.. '1 Di maniera tale. pastor della Chiesa che ui guida: Questo ui basti a vostro saluamento. per la tanta reuerenza che egli a quel manto portaua e. che l'aiuto non dee mettersi a si fatti pericoli senza né in tutta quest'opera potrà ritrouarsi una minima attiene laida. Ohe ciò noi satia. e pietà inverso catori.

101
altri tanti in

quel uiaggio ritrouatì, di sopra dimoforza,
il

strato ho

tare

come ciò fu della pena senza
io

non

si

potendo
in ciò fare

trat-

peccato.

E

non

da Virgilio dilungato, se già egli non fu auanzato da lui, però che egli ancora scuopre i vitii nell' Inferno suo, se bene non tanto distintamente quanto fa il Nostro. E se bene quel di Virgilio è un episodio, e'

veggo

che egli

si

sia di molto

non s'occupa però

si

poco in esso che
degli

de' violenti a sé stessi,

e' non tratti amanti smoderati e

carnali, de' superbi, traditori e d'ogni altra sorte di

peccatori, che egli giudicò conuenirsi; et egli simi-

gliantamente nominò

le

persone particolari de' temfinse,

pi ne' quali egli l'attiene

onde che ciò non

appare, per essere que' cotali huomini noti per le
fauole.

Laonde, fingendo

la

sua Dante ne' tempi

suoi, fu stretto a

metterui di quegli che erano stati

in quei tempi.

Se egli nella seconda conditione ha

osseruato la regola non è da domandare, e gli esempi potrebbero addursi molti;

ma

tra'

molti

il

costu-

me

di

Farinata degli Uberti, gentiluomo fiorentino
Ghibellina,
si

della parte

propone a considerare,

spresso da Dante, secondo la natura di quello huo-

mo

famoso, molto acconciamente, in guisa tale, che

forse meglio

non

si

potrebbe, sendo egli altiero di
(sic) e

natura, d'animo grande
e della patria

poco curante d'altrui,
cose adunque

amantissimo.
lui

Le prime

che dice Et

il

Poeta di

son queste

(Inf.,

X):

ei

s'ergea col petto e cou la fronte.
lo 'nferno in

Come hauessG
non che
co,

gran despitto;

egli mostrasse di alzarsi per luggire il fuoche ìq quell'arca lo tormentaua; ma, quasi per

102
niente hauendo
'

gl'ordini d'inferno

per uirtù de'
si

quali egli era punito e

tenuto nell'arca,

alzasse

su fuori

suono del ragionare latino. Nella quale attiene non si scorge meno l'animo suo altiero che
al

l'amore della sua patria,

poiché

egli

s'alzò

su al

suono delle parole d'uno fiorentino. Sprimeci ottimamente il costume d'huomo autoreuole, introducendolo a parlare con breuità, domandando e chieden" Chi fur li maggior do a Dante di suo essere tui ? „ modo da usarsi inuerso coloro che sono da molto meno, che quegli non è il quale addo:

manda. — E si come la domanda fu altiera, la risposta di Dante mostra che fusse humile, narrando
egli di sé
:

Io, ch'era d'ubbidir desidoroso,

Non

gliel celai, ma tutto glielo apersi, Ond'ei leuò le ciglia un poco in 3Uso {sic).

Ne' quai uersi mostra di hauerlo ubidito, ch'è un mostrare di riconoscerlo per maggiore; il che in certo modo gli fu accennato da Virgilio quando e'
gli disse

prima
Et

:

ei

mi

disse

:

Volgiti

:

che fai ?

Vedi la Farinata che

s'è dritto;

quasi che non conuenisse
disagio, quanto quegli era.

il

tenere tanto

huomo

a

Hora
;

nel terzetto di so-

pra non isprime solamente il Poeta il costume di persona a cui reuerenza si porta ma egli ritrae ancora, si che altri se lo uede dauanti, il costume che
si

comprende per

i

gesti,

in quella maniera le ciglia s'aggrottano,
risposta, si innalzano; per lo che disse
^

però che, nell'addimandare, e, dopo la

Dante:

Hauendo interlineamente, nel
e lo

rigo,

cancellate, le parole

l'hauesse

dispregiasse.

103
Ond'ei leuò le ciglia un poco in suso,

quasi che rimettesse alquanto della sua alterigia, cognoscendo chi quegli fosse con il quale egli ragio* naua. E, dopo l'inframesso ragionamento con messer Caualcante, mostra pure la grandezza dell'ani-

mo

di quell'eroe, facendogli dire
R'egl'

han quell'arto male appresa {sic) Ciò mi tormenta più che questo lotto;

*

doue

si

scorge

che più

il

molestaua una cosa che

contro a suo uolere fusse seguita, che tutte le pene d'inferno. Nel qual concetto lo fa Dante simile in
quello che egli di sopra disse di lui
:

Quasi hauesse

l'

inferno in gran despitto.

E come

che egli giudicasse la sua famiglia a torto
Guelfi da' Ghibellini; hauendo
del misfatto poco
l'essere
si

essere di Fiorenza sbandita, per la rotta, che, per

opera sua, hebbero
riguardo a benefici

i

fatti,

scusai

rimprouerando alla da lui, dicendo:

città

stata conseruata

Accio non fu' io solo né certo (aie) ' Senza cagione (sic) sarei con gli altri mosso Ma fu' io sol colà, doue sofferto Fu da ciascuno di tor uia Fiorenza, Colui che la difese a uiso aperto.

:

Attione intrepida, e d'animo eccelso et grandissi-

mo, e conta al mondo per l'istoria; si che egli non accaggia altrimenti qui farne più lunga memoria.

Uguaglianza^ nel costume
sempre, perciò che
'

di

Dante

si

ritrouerrà

egli, dal principio del suo uiag-

'

^

Leggi: quell'arte disse: ecc. Leggi non fu^ io sol disse eoo. Uguaglianza interliaeameate, nsl rigo, cancellata, la parola
:

similitudine.

che poca è l'offesa Fatta. egli in persona di Brunetto cantò egli a XV) : Et " " me: Se tu seguì tua stella. nimico Et ò ragion chó tra li lazzi sorbi Si disconuien fruttare il dolco fico. Non puoi fallire a glorioso porto. Cosi il ma. Che l'una parte e l'altra liauranno fame Di te ma lungi fia dal becco l'herba. Che già lo 'ncarco di la giù mi pesa. Troppa è più la paura. onde (/"/. Ma picciol tempo. e poco di sé e medesimo — sempre quieta do- manda muoue dubbi. dicendogli di sentir poco dello inuidioso (Pur. . Vecchia fama nel Kiondo gli chiama orbi Gente auara.. E poco appresso quello 'tigrato popolo maligno. E tiene ancor del ferro e del macigno. diss'io. confidentissimo aiuto si dimostra dello diuino. Se ben m'accorsi nella vita bella . por tuo ben far. Ti si farà. La tua fortuna tanto honor ti serba. stimatore di sé medesimo'. Ma Che discose : . si che egli non si riguarda di confessare a Sapia di peccare nel uitio della superbia. inuidiosa e superba Da lor costumi fa' che tu ti forbi. per esser con inuidia vòlti. mi fieno ancor qui tolti. di Fiesole ab antico.. : : : Ne' quai uersi si dimostra apertamente che egli stimaua forte sé stesso. XIII): Gl'occhi. ond'è sospesa L'anima mia del tormento di sotto.104 gio insino alla fine. e e alle solutioni si — ubidiente reuerente in tutta l'opera a Virgilio e a Beatrice. „.

lo parole : e disse quégli alquanto. Quei che pende dal nero ceffo è Bruto Vedi come si storce. disse (Par. 121 e segg. gli uennero fatti . Bruto è stata sendo Bruto non curante. è qui. che (i«/:. trattando cora. Virgilio bocca a Lucifero uscia mezzo di XXXIV): Degli altri due. il quale. Nel Paradiso di Bruto e Cassio Giustiniano. dei dolori disse di lui. seguono. . spriil costume suo. non per ritrouargli qui del processo dell'imperio romano. Occorseli far mentione nell'" Inferno „ di Bruto e di Cassio. cancellato V.105 Nel qual luogo erano i superbi puniti. o suo costume scoprirne. '•' Ne' costumi degli altri introdotti nel suo Poema poca uguaglianza può ricercarsi. VI) 1 Dopo superbo nel ms.. c'hanno il capo di sotto. lo chiamò Giouanni Villani " presuntuoso „ la qual uoce ha significato di superbo. perché. di : dell'aspra pena sua. Nel qual luogo lo finge muto " e non lagnantesi „. e non fa motto. V. è. onde. fingendo che Prouenzano mendo ' Saluani sia nello inferno tra i superbi puniti. ma nel Paradiso loro fa- uellando Giustiniano. come il Sassetti stesso dice poche righe 3 fa menzione sotto. . auuenga che di colui che egli ritrouò nell'inferno non si possa fare mentione nel " Purgatorio „ o 'n " Paradiso „. il che euidentemente si comprendo per l'autorità del medesimo Dante. perché fu presontuoso recar Siena tutta a le sue mani. nominare a ' E nel costume di ricognosciuta disaguaglianza. e nel " Paradiso „ an- ma perché. fa di lui contare in questa guisa da Odorisi da Gobbio: Quegli Et A Prouinzan Saluani. Piirg. della setta stoica. rispose. '^ Lacuna nel ms.

Il gliante. e storia più antica non esserci peruenuta alle mani. et hauere potuto far memoria di huomini diuersi con il fondamento di questa poesia. come a Dan- del quale egli non harebbe fatto mentione a con- ferraatione della storia sua in più luoghi.. Bruto con Cassio nell'inferno latra.. come che sottilissimamente non sendo nel filo principale delcome fu quello dell' " Iphigenia in Aulide. co- verità l'hauesse trouato diuiso. e uedrassi che egli non s'è alcuna parte discostato da loro.106 Di quel che fé col baialo seguente. a sé stesso molto dissomi" Doue apparisce Bruto motto. mondo farsi note al Villani. e nell' Inferuo „ non facendo qual errore. dopo la tornata sua di Roma incontinente. Oltre a che credere si dee che cosi potessero le attioni del te. qui latrando. ' te. egli dice hauerla cominciata a scrinerò nel 300. l'attione imitata. di maniera che da lui o sua opera non si potette formare storia. e Dante la sua " Commedia „ scrisse in esilio. poco monta. Quanto alla similitudine ueggansi l'antiche chroniche donde gli spositori hanno canato le dichiarationi de' luoghi di Dante ne' quali egli tratta i costumi de' particulari. . perciò che. le storie confrontarsi con Dante per essere stato Giouanni Villani ne' tempi suoi. né crederrò io in che alcun dica. dà il. E Modena e Perugia fu dolente. se dalla al presente. se ben Giouanni Villani visse anni 27 dopo la morte di Dansia considerato. e per auuentura non se ne trouerrà un altro a questo somigliante. Della sententia si dee fauellare » Il ms. donde questa dissimilitudine cognoscer si possa.

che ella sparisce e non è considerata. belle attieni alle mani. e non per essa i modo figurato. co- ' Sogae. la parola /acuità. e. Hora gl'epopeici poeti. cancellata. hora le cose. le parti più principali.107 si richiedendo l'ordine delle parti. come la perinelle fauole è petia e la ricognoscenza. auuenga che più humili saranno i concetti de' co- mici (se conuenientemente uorranno gouernarsi). hora le il fanno minori. aggrindiscono e gl'affetti. come al si proprio oggetto suo. secondo che diuerse sono le poesie che l'adoperano. (sic) e. ciò mediante. e non che al fare. e per sé dourebbe muouere gl'affetti) hanno minor non hanno i poeti eroici. per porre dinanzi agl'occhi l'attione che essi tolgono ad imitare (la quale da per sé stessa apparisce. e non ha bisogno d'essere narrata stessa fatica in questa parte che i né giustificata. se parole. lo se pur si uestono l'altrui persona. parte che al fanno solamente in quella discorrere. come Seneca gedie. quali poeti. fauellando. e per poeti proferiscono sententie uniuersali e par- ticolari. onde * nasce muouere L'uso di questa parte è diuerso. I quali. dee. prouano il parere loro o l'altrui ribattono. e perciò. lodano vituperano. per alcuno La qual cosa se comportare modo quali non hanno le da sopportarla. quali hanno a narrare l'attiene tutta. hanno s'occupano in profece nelle sue tra- ferire molte sentenze. . e' uengono ad assomigliarsi più e' che i rappresentatiui poeti non fanno. imitatione di concetto. ma espressione d'essi pro- piamente. correndo l'intel- letto dietro alla verità di quelle sentenze. e ricuoprono l'attione principale in guiua. che i quegli de' tragici non sono. Questa non è (sic). consistendo tutto il caso loro in opera di agl'oratori. riguarda .

nel rigo. diuerso sarà l'uso della sentenza ancora. doue. douendo essere questa parte ne' buoni minore di tutte. uestendosi la persona di chiunque de' si sia. quella cioè. che manifesta il propio fatto della poesia. le cui parole egli ha tolto ad imitare. il poeta fauella da sé stesso. usando esempi e comparationi. secondo che egli uorrà prouare e ribattere alcuna cosa. non rac- contando attiene. quanto più gli piacerà. re le attioui e imitando possono adoperare la sentenza e nel narrai ragionamenti di coloro la . • Chiunque si sia. non dociò e uerrà già coprire l'oratione. perciò che dalla abbondanza del cuore fauella la lingua. e per- non farà lunghe dicerie in persona d'uno adirato non fauellerà ornatamente e con arte retorica intro« ducendo una persona a chi quello habito non s'appartenesse. Ma. per lo che poco accorti si possono dire quei poeti che in questa parte proferiscono sentenze le quali * scuoprono laido costume. et in questa parte medesima credo che il poeta si come l'oratore potrà fare opera di scoprire il suo costume. narrando in persona sua. interlineamento. Egli è il poeti la nero che. secondo che all'occasione si ricercherà. Il quale sarà giudicato buono o reo. non cancellate parole qualunche persona.' egli è tenuto per la seconda regola costumi a proferire quelle cose che proferirebbe quel tale. le . secondo che buone o ree saranno le cose dette da lui.108 me io dico. o proferire sentenze. conciò sia cosa che. e le sentenze proferite. ma nell'altre parti egli potrà per uentura aggrandire l'opera sua con questo ornamento. * Le parole proferiscono le sentenze le quali sono scritte intorlineamente. non si potrà gran fatto mostrarsi pregno di concetti. con il lume della sentenza. cui persona essi si uestouo e perché l'uno ufficio è diuerso dall'altro.

ogni gesto e ogni moto. come le rappre- sentationi possono fare. e perciò deono studiare i poeti epici di porre la cosa quanto più possono dauanti agl'occhi. e. si il può egli fare principalmente nel mouere gl'affetti. il quale effetto a questa poesia grandemente si richiede. la quale si adopera per aggrandire e diminuire la cosa che si narra. cancellate. poiché la manca di mostrare l'imitatione del fatto con i fatti a quel somiglianti. Et come che in persona d'altri se ne possa seruire ad ogui effetto.. e quelli che più corrono per le bocche di ciascuno. la qual uirtù addomandata noi chiarezza . poiché in questa poesia ciò non può farsi se non per uia dell'oratione. Et in ciò gli aiuterà grandissimamente la forza delle comparationi. Quid non mortalia peotora Auri sacra fames. uien fatto molta uolte il lasciarsi uscire il suo parere della penna per acconcio modo. ma. et quello è il proprio uficio di questa arte. . quella grandezza che fu dei Greci èyépyetz il che uien fatto primierae dal sapere. come a' giorni nostri ne veggiamo. le parole porre dauanti agV occhi. Io dico che potrà l'epico poeta scoprire il propio costume... sotto.109 biasimando le cose ben fatte o lodando quelle che stanno male. * la potremo dire. come Dante ' in questa parte si sia perché * Seguono. Tempo è bora di ueJere portato. e non intendo perciò che questo debba essere suo oggetto principale. Chiarezza la parola interlipeamente. non cancellata efficacia. trapassando da una attiene ad un'altra. come si vede osseruato da Virgilio: . mente dalla proprietà delle noci si con richiede ' il ritrarre (sic) con le parole ogni atto. cogis.

ma uerrò a dire alcune cose degli altri ufici che da questa facultà si ricercano. essendo in un'arca che d'un braccio so- prauanzaua il piano della terra. Di quello che egli racconta del conte Ugolino posso trapassarmi senza alcuna cosa discorrerne. Che ricordarsi del tempo felice Nelle miserie. udendo descriuere messer Cavalcante Cavalcanti. insino alla fine del capitolo. udendo pure sprimere camminare d'un » Cosi il ms.. poiché per questo solo effetto del compassioneuole è quel canto stato quasi da ciascuno che sa italiano fauellare imparato a mente. no recare qui gli esempi delle sue sentenze che prouano i suoi concetti sarebbe cosa uana. particolarmente. e ciò sa Ma s'a conoscere ecc. invece di " impossibile e o possibile non è . Primieramente ueggiamo se egli ha saputo muouere l'affetto della pietà nello episodio de' due amanti da il Rimini {Inf. di questa parte non ragionerò al presente. impossibile non' è tenere e lachrime (sic) non muouersene a compassione.. Se egli ha facilità nel descriuere e ritrarre le cose appunto ciò si scorge in tutta l'opera sua. X): Allhor surse alla nista scoperchiata Un'ombra lungo questa sino Credo che s'ora al mento: inginocchion leaata. doue. E 'n tutti i uersi che seguono. il E altroue. il tuo Dottore. che. non che dai Toscani o pure da' Fiorentini. disse {Inf . V) : Et ella a me: Nessun maggior dolore. mostrando apertamente le il dolore che era negli animi di que' duoi amanti nel raccontare quel fatto. e.

V. .* Morti Non li morti e i uiui parean vioi.. faceuano. V.. : ? E in altri luoghi molti ritrae così ueramente le cose. a diatintione del muouersi che l'ombre {Inf. Xir. 79 e segg. guardarmi hanno biasimato huomini grandi (/«/. * Nello aggrandir fare il le cose non fu ninno mai che cosi ciò seppe. allegare quella compa- questa è XXIX) : nidi già mai menare streghia {aie) ragazzo aspettato da signorso. come quando ei disse {Purg. si sarebbe forse " • V. E non A . io come per prona di ciò. Quanto al pox're minutamente peccatori. che cotanto . Qaando si fu scoperta la gran bocca. donde ne maggiore disidero di fuggir la colpa che fa cadere in quella pena. uide me' chi uide il nero {aie). et oltre a ciò per alla quella miseria » faccia nostra. disse . Non vide me' di me chi vide il vero. sapesse. Le quali due comparationi sono state quiui poste dal Poeta per porre auanti agl'occhi la miseria di que' risalti aggrandirla. O d'altro pesce che più larghe l' habbia. 67 e seg. Né da colui che maluolentiori uegghia Come ciascun menava spesso il morso Dell'unghie sovra sé per la gran rabbia Del pizzicor che non ha più soccorso E si traevan giù l'unghie la scabbia Come coltel di scardova le scaglio. Disse al compagno Siete noi accorti Che quel di dietro muoue ciò ch'e' tocca Cosi non soglion fare i pie do' morti. ^ . .)... XII. .). V.Ili huomo uiuo. . non uoglio dissimi e ratione. e. che con maggior facilità dirsi non si potrebbe.

udendo con una comparatione far manifesto il piouere delle stianze di quei meschini dalla persona loro. ' cendo nel suo " fiato che tu " ti Galateo sarai il „ : " Non si uuole anco. come caggiono di prii mauera fior d'arancio. cancellate. ma e' bisognaua uedere se questo si conueniua o se pure. Il qual luogo fu mirabilmente cognosciu„ . dolce rimembranza del gentilissimo odore si amor- zerebbe la stomaco e il '1 fastidio che cerca di mettere Poeta nell'animo de' lettori della miseria di co- quale egli uuol far grande a tutto suo potere. auuenga che quasi di niente patisca la pianta nello spicciolarsi i fiori e con la . come auuer- rebbe per auuentura se uno. dicesse che elle pioue- uano e cadeuano. quali niente hauessono Lauto da fare insieme. aprire moccichino ' Seguono.osi bassa materia. la caduta della pelle di coloro con cosa tanto dissimile di sustanza. dicendo nel suo Galateo. le parole che cotanto queste due similitudini riprende. la sibile gli sia. fece strò di mentione Iacopo Mazzoni. e modicognoscerlo anco monsignor della Casa. a que- sto proposito. ci essendo scossi. ciò fare era uno dare i nel freddo et accozzare insieme due concetti. per uentura. come è stato dimostrato. quanto furono quelle .112 potuto pigliare similitudini le quali non fussono stato prese da <. grattandosi. sofil naso. . La qual si- metterebbe dinanzi agl'occhi. to dal Boccaccio nel suo " Laberinto di che. che alcuna altra conuenienza militudine non ella ui sarebbe se non l'atto del cadere. e però gli conuenne cercare di quelle cose che in isporcizia auanzassono le propie che egli raccontaua. e muouerne stucco per tutti i uersi che posloro. oltre a ciò uerrebbe di gran lunga a diminuire la dimostratione della pena.

N. e tossiua et ispu- tana farfalloni „. sedendosi su la calcagna. gli racconta come ella couaua la cenere. '. che sono stomache- " " " non che altri ci ami. chi che egli si fusse. 40-41 (IV-V della Nuova serie). però che. si disinnamori si come testimonia lo spirito del Labirinto. come nersi a mezza la tela. dirsi. io auuiso. quanto egli ciò uscito de' concetti ordinari. 8 .^ XVII) ^ • Nel ms. cancellate. Del qual luogo disse che alcuni in guisa le conciano. ma che se alcuno ci amasse. In quelle sentenze che sprimono il concetto suo come e gl'altri. " " " " Giouanni Boccacci ardea di quella sua male da lui conosciuta donna. è in : come (Inf. che diremo altro se non che per auuentura non si trouerranno simili in poeti di quelle ma che uiuano? Et è tanto più da lodare. il quale per ispegnere l'amore onde messer noli modi. le parole: " come egli fa che di uero mostra che gli uolesse anzi diminuire alquanto della gran" dezza di Dante che trattare la cosa secondo la natura sua poi " che egli biasima in altri quello che a sé stesso uuole ohe sia con" ceduto . senza essere il suo concetto di laido biasimato Che di uero mostra che mon- signor nell'arte retorica sentisse poco auanti.113 " e " " guardarui entro. Bembo huomo che giudichi poco qui dee ragionato nella parte di sopra. si serui l'huomo ualente in quella sua operetta.. et atti a fare . sendosene che sono sentenze assolute e morate. che in ciò l'hanno seguitato. io non so uedere per che cagione a Dante non habbia a essere lecito il tebene. ancora. come se perle o rubini ti doues- sere essere discesi dal celabro. Che se a lui è stato andare al uiuagno della sporcitia per recare quel costume che egli uuole dannare in obbrobrio agi' huomini. che le pezze degli agramenti sono più nette. udendo che noi ci disinnamorassimo dello imbrattare le tonagliele da tauola. seguono.

E se bene elle si siderar non posano tutte ad un modo. . che non pare che a un poema tale si richiegga La oratione'* o nero fauella nella poesia dourebbe essere chiara. se Dante hauesse al tutto mandato fuori 60 sonettucci. accresciute. se non se per sorte una cosi fatta persona ne' poemi fusse * I versi della Commedia sono 14233 V. e non plebeia. per sé stesse considerate. la parola strettamente. e non tutte le propie. alterate e nuoue. non cancellata. che se alcuno ne scade non è già marauiglia. ma le più belle. condee che questa fu un opera continoua et di un poema grande numero di 14000' uersi o cosi. e la * Oratione interlineamente nel rigo. e* sarebbe da criuellare i suoi concetti un poco pili ^ diligentemente. Firenze 1880. La quaie perciò che dalle noci semplici deriua per la compositione loro.. Però che senza colpa fa uergogna. Mauiotti. perciò di esse. cancellata. Presso a color che non ueggon pur l'opra. * Segue. pagg. Ma per entro i pensier miran col senno! e poco appresso : Sempre a quel uer c'ha faccia di menzogna. Le noci sono propie. 114 Ahi quanto cauti gl'huomini essere {sic) denno. imitanti. forestiere. traslatate. De' l'huom chiuder le labbra quanto puote. menomate. 89 e segg. che. non fia male che noi discorriamo alquanto. Le voci propie uogliono essere adoperate alla chiarezza della fauella. Dante ttatiatica delle lingue. la parola locutione. innanzi che si tratti dell'oratione composta. acciò che in un poema non si spargessono i sozzi uocaboli che escono tutthora della bocca alla gente vile. doue sono concetti tanto uarii e cosi diversi. aggiunte.

Già cieco. — Ha usato i propii il nostro poeta. bisognerà ricorrere a i traslatati e. là si graffia Che Doue. Ch'or s'accoscia ed hot è in piedi stanto Taide è. e degli altri. egli meretrice. ma che è? Se cosi hauesse ueniua a ricoprire in parte con l'honestà di uocaboli la tristezza di colei. infermi e ciechi. o pure quando il poeta uolesse in alcun luogo menomare e appiccolare alcuna cosa quanto egli potesse il più. il i suoi medesimo diceua con voce intesa da ciascuno. XXXIII): end' io mi diedi. De' propii si serui Dante. della * : quale disse in persona di Virgilio Di quella sozza e scapigliata fante. e 'n luogo di chiamarla per il nome di puttana. Che figli se egli hauesse detto d'andare tastando se eran uiui o no. et ne è stato lodato da monsignor Della Casa. corcando il simile in cosa più uile. Inf. ' V. descriuere la meretrice Taide. la qual cosa era in tutto contraria a quello che egli di fare desideraua. poteua dire femmina di mondo et fatto. ualersi introdotta. V. la puttana etc. 130 e segg. nel qual caso si potranno torre i nomi propii tutto cho uilissimi: e se de' tali non ni harà. a quein sto effetto. . poteua dire con le mani imbrattate. inuece di dire con l'unghia merdose. come il cigolar delle bilance. cotali del nomo ei di quella. ma non propia di coloro che. muouono le mani e uanno al tasto. co- me quando e' disse {Inf. a brancolar sopra ciascuno.115 alla quale sta bene di fauellare come i huomini fauellano. XVII. e '1 muso de' ranocchi. con l'unghia merdose..

Elle possono formarsi dalla spegenere o per contrario. ma Dante.. XVIII) propio uocabolo i si come tutti lati ^ : Poi come nei peroaoter de' ciocchi arsi Surgono innaraerabili fauille. . che dall'arco solamente ne formasse in ^ Ma venghiamo ad tutto '1 suo poema alcuni particolari.. di ciò noi possono riprendere. ma fauella intendessono. ' Lacuna nel ms. però che egli i quali tolse non a scrinerò il suo poema in quella lingua che fusse intesa da ciascuno. adoperando il propio loro vocabolo. percotendogli. Altri esempi da coloro che la fiorentina senza numero potrebbono arrecarsi. disse (Par. o dalle spetie alla spesecondo la proportione. isprimeua quel fatto con i tizzoni abbruciati da poteuano esser chiamati quegli onde.116 Parimente usò una uoce propiissima quando ei disse. più che a ninna altra cosa. Né hebbe rispetto alla dificultà che potesse arre- care la propietà di questa o altre noci somiglianti a coloro che fiorentino non sanno fauellare. et sarebbe stato non meno inteso. si eccitano le fauille. tie al tie. però che egli nacque a ciò. e nell'altre maniere che ' Da tutti i lati interlineamente. della neve che si strugge ragionando (Purg. L'uso delle metafore fu di Dante propio. in che fu egli cosi copioso e abondante. di che ci sono argomento le tante che egli fece di nuouo belle e mirabili. XXX): Poi liquefatta in sé stessa trapela. il ma non . Che in quel luogo dir si poteua che l'acqua della strutta neue scolaua per essa neue. ma questi siano per hora assai.

. XX) i guisa che capelli sono in testa. cantò in questa maniera {Par. Traslatò i nomi da spetie a spetie in luoghi infiniti.^ XV): L'altra.. trasse nome gnificare la spetie. La metaphora a proportione adoperò Dante con tanta grandezza. XXXIII): che infante Che bagni ancor la lingua alla mammella. ne dimostrerrò una.. che nulla più. 9' inriga. traendo alla rocca la chioma. del genere a si- per il contrario. tutto il paese cattolico è posto l'orto sia il orto cat- auuegna che una parte del paese. che è il suggere il latte una spetie di bagnar la lingua. quando d' ei disse (Par. " Doue per tolico „. noa cancellato. le quali tra loro contendono il pregio della bellezza. ^ doue. in cambio di poppare i fanciulli. Doue. a significare il lino che è su la rocca nella cambio di dire traendo giix il lino dalla rocca.. E come che in- per essempio dare se ne possano. e. nel rigo in. in : ' ' Seguoao. e' pose " ba' gnar la lingua alla mammella „. d'ogni maniera.117 hanno diuisato finite i maestri del dire. XII): Di lui si Ondo l'orto cattolico fecor poi diuerai rivi. cantando in questa maniera {Purg. le parole: il bagnarla lingua una/orma. per fai'e manifesto che egli adoperò tutte il (procedesse ciò dalla sua diuina natura o dall'arte) le figure del dire in questo suo poema. Nella interlineamente. pose la " chioma „. il Trahendo adunque nome della spetie a significare genere. di che ci serua per esempio quando ei disse {Par. cancellate.

per significare l'arme che i Bianchi di tradimento. e solo con la lancia Con la quale giostrò Giuda. però che strada per passar© . adoperò Carlo senFirenze. che fu il di Giuda. Doue.118 Senza arme n'esce. egli il chiamò lancia con queste armi si fece Giuda la za terra a cacciare in inferno.

Eidolfo Castravilla contro Dante . 5 19 37 Discorso di .INDICE Prefazione Pag. „ Discorso di Filippo Sassetti in difesa di Dante . „ .

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