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Riccardo Venturini

PRATICA INTEGRALE
Caratteristica dell insegnamento mahayana, e T ien-t ai in particolare, è quella di guidare a una pratica integrata (di tutti gli insegnamenti) e integrale (o incessante, in quanto applicata in tutte le circostanze e in tutti i momenti della vita).

1. Pratica integrata delle paramita. - La pratica delle paramita, come si sa, è una pratica integrata, basata sulla loro mutua implicazione, da leggere come caso particolare della universale interdipendenza. Come ricorda K. Mizuno, la legge di causazione ci dice che ogni fenomeno nell universo è intimamente connesso a tutti gli altri. Non è quindi strano che nel triplice apprendimento, nelle sei perfezioni e nell ottuplice sentiero ciascun elemento includa tutti gli altri e sia incluso in tutti gli altri . Quindi nella pratica della generosità, ad es., dovrà considerarsi presente quella della pazienza, della perseveranza, della concentrazione mentale, etc. In particolare, assume una speciale importanza la sesta paramita, la sapienza o prajña, essendo proprio la sapienza, come realizzazione della Vacuità, a dare valore di perfezione alla pratica delle virtù convenzionali, trasformandone profondamente il significato. T. R. V. Murti, a questo proposito, osserva che
la prajña è la guida delle paramita, senza la prajña le altre perfezioni sono cieche e prive di direzione. Né esse sono paramita senza la prajña; solo la prajña può portarle a compimento. La pratica delle virtù separate e gli atti di contemplazione occasionali non possono impartire quell unità e unicità di scopo così essenziale alla vita spirituale. È la prajña che informa e dirige l intero processo fin dall inizio.

Se le paramita, grazie alla loro mutua inclusione, sono in qualche modo indistinguibili, ciò vuol dire che saranno tutte da praticare, ciascuna nella sua specificità, o che basterà praticarne una sola? Questo interrogativo, che si è più volte presentato alla riflessione sulla pratica, è tutt altro che accademico , in quanto le modalità della pratica saranno proprio condizionate dalla risposta data a questo interrogativo. Ecco come la domanda è posta nel Mo-ho-chih-kuan:
D.: Se tu sostieni che un fenomeno include tutti gli altri [ ], una sola paramita dovrebbe bastare; perché impiegare le altre cinque? R.: Le sei paramita si integrano l una con l altra, proprio come i soldati che indossano un armatura e quando avanzano tra le file dei nemici debbono rimanere a stretto contatto [ ]. La paramita di sapienza è essa stessa la Realtà universale e include tutto in sé. Pertanto, non c è bisogno di altre cose. Ma le altre

adattando la pratica ai diversi contesti. questo bodhisattva. [In tal modo]. priva di male: questa la sua silaparamita. È assolutamente tranquillo e capace di domare la sua mente: questa la sua dhyanaparamita. delle sei perfezioni. o Drdhamati. anche attraversando i domini dei profani insipienti. Drdhamati. nessuna differenza tra esse. Il bodhisattva ha rinunciato a tutto e il suo pensiero è senza bramosia e attaccamento: questa la sua danaparamita. in ogni istante è sempre in possesso delle sei paramita. Nel Suramgamasamadhisutra. determinati dalle varie situazioni e dalle differenti necessità degli esseri senzienti bisognosi del suo aiuto. o Drdhamati. 5. Nessuna dualità. i bodhisattva sono esenti da attaccamento. conosce e penetra il carattere della mente: ecco la sua prajñaparamita. avendo da molto tempo profumato il suo corpo e la sua mente con tutte le paramita. La sua mente è indistruttibile e non è ferita da nessuna cosa: questa la sua ksantiparamita. Allora. 3. ma anche che . il bodhisattva produce in ogni istante le sei paramita? 1. La sua mente è buona. includendo tutte le altre (punto di vista assoluto o versante sapienza ). in ciascuna delle sue attività. Ancora una volta vanno cioè distinti il piano assoluto e il piano relativo. il Buddha afferma che il bodhisattva ha un possesso diretto e costante. da questa fine polvere composta da centomila specie di incensi. nella pratica. il corpo di questo bodhisattva è la natura delle cose e il suo dominio sono le cose. 4. Esamina. Perché? O Drdhamati. supponiamo che un re o i suoi ministri triturino incensi di centomila differenti specie e le riducano in fine polvere. La mutua inclusione delle paramita significa dunque che ciascuna è autosufficiente. ciascuna includendo ogni cosa in sé e non avendo quindi necessità della sapienza. Come dunque. per cui le cose sono tutte eguali nella loro natura ultima. Considera attentamente e analizza la mente e ne riconosce il carattere di discernimento: questa la sua viryaparamita. sarà possibile estrarre una sola specie che non sia mescolata alle altre? [ ] Allo stesso modo. le quali permeano profondamente la sua mente e il suo corpo. in ogni istante.cose. tranquilla. il bodhisattva seguirà prevalentemente l una o l altra paramita. 6. e supponiamo che qualcuno venga a cercare una sola specie di incenso. 2. avversione e stupidità. ma anche tutte differenti sul piano convenzionale. poiché dal punto di vista della Verità ultima la paramita di sapienza è identica a tutte le altre cose e tutte le altre cose sono identiche alla perfezione di sapienza. divenendone parte integrante ed essendo tra loro così intimamente fuse che la loro pratica non può essere. quindi. o Drdhamati. cioè le altre paramita sono anch esse la Realtà universale. che una pratica integrata: Che egli sollevi o abbassi il piede. in ogni momento produce le sei paramita. escludendo tutte le altre con esso mescolate. che egli inspiri o espiri.

sostenendo la concentrazione sull oggetto di meditazione e con l attenzione volta a discernerne i caratteri. perseverando con forte impegno.). dell oggetto di meditazione e di quanto dalla meditazione deriva. VI) con consapevolezza costante della vacuità di chi medita. può rischiare di produrre l effetto perverso di ulteriori inflazioni egoiche. Anche se un certo grado di concentrazione è il necessario presupposto di ogni pratica meditativa. che significa calma. Pratica integrata di calma e discernimento. per di più quando esercitata con equivoche aspettative psicoterapeutiche. serenità. per cui può essere indicata come meditazione di calma. Non diversamente dalle altre paramita.nessuna può essere separata dalle altre (punto di vista convenzionale o versante compassione ). 2. se praticata in una prospettiva di integrazione con le altre perfezioni. impiega un attenzione che riesce a osservare le cose . quiete. si produrrebbero nuovi dualismi e discriminazioni. Le diverse scuole ne hanno suggerito la pratica integrata o alternativa. in contrasto col fine generale della pratica. e quindi: I) senza avarizia e attaccamento alla stessa pratica. la focalizzazione sulla pratica meditativa come pratica separata . col risultato di una pratica dismorfica ed egoica. ma con una disposizione di generosità e col desiderio di condividerne i meriti con tutti gli esseri senzienti. Per il bodhisattva che agisce nel mondo. sostenute dai valori dominanti nell Occidente contemporaneo. tradizionalmente definiti come via della calma e via della visione profonda o del discernimento. in riferimento a due diverse modalità attentive. lungi dal costituire un fondamentale e insostituibile strumento per realizzare l obiettivo della conversione di vita. il percorso basato sulla progressiva e sempre più spinta concentrazione (samadhi) o focalizzazione dell attenzione su un oggetto fisico o mentale passa attraverso una serie di stati di assorbimento e prende il nome di shamatha. da cui meditazione di discernimento o di visione penetrativa o profonda. denominata vipassana (pali) o vipashyana (skr. II) III) IV) V) non suscitando pensieri scorretti. se si accentuasse intenzionalmente l esercizio specialistico di una sola paramita in contrapposizione alle altre. L altra modalità. anche la meditazione conterrà le altre in sé. sempre tenendo presente il fine della liberazione di tutti gli esseri senzienti. In particolare. È noto come le tecniche di modificazione dell attenzione proposte dall insegnamento buddhista vengano a costituire due percorsi. con pazienza verso le difficoltà del compito e verso i disturbi che si incontrano.

a un livello appunto più profondo e più vero di quanto non si faccia con gli ordinari livelli di attenzione. dall osservazione dei caratteri negativi della realtà fenomenica (impermanenza.: shi-kan). la quiete viene a coincidere con la staticità dinamica dell Assoluto inconcepibile. Nella fortunata formulazione di Chih-i è detto infatti: Segui il provvisorio ed entra nella realizzazione della Vacuità. ma ciò che può vedere in un vetrino una persona inesperta. Partendo dal molteplice viene realizzato l Uno. Come per l osservazione al microscopio. portato alla sua estenuazione. espressione che traduce in qualche modo shamatha-vipashyana.N. Il metodo. la quale specifica che la meditazione va praticata con il metodo di chihkuan (giapp. vigile ricordo di quanto viene osservato e operato. Tuttavia. Il fulcro dell approccio vipashyana è costituito dalla pratica della consapevolezza (sati = consapevolezza. questa è la Via di mezzo . 121). produce una sorta di capovolgimento: trattandosi ancora di posizioni che si muovono nel mondo del dualismo. D altra parte. beatitudine. La concentrazione arresta il brusio della mente e distrugge i pensieri dualistici ed egoici. anche l esperienza mistica è marcata dal carattere della transitorietà . in cui il Buddha descrive il passaggio dall Uno al mondo della molteplicità dinamica e come l estasi/vacuità si rovesci in molteplicità e pienezza. calma e discernimento. segui la Vacuità ed entra nel provvisorio. Tra le scuole che prospettano l integrazione delle due tecniche si colloca certamente la scuola T ien-t ai. Come l osservazione al microscopio consente di penetrare nelle strutture dei tessuti del nostro organismo non visibili a occhio nudo. che costantemente deve accompagnare il praticante). n. come è ben mostrato dal Piccolo discorso sulla vacuità (M. sfuggono alla mente ordinaria. realtà).. Poiché l osservazione è un processo attivo di costruzione della realtà. così l attenta osservazione dell oggetto di meditazione attraverso il microscopio mentale dell attenzione profonda riesce a scorgere aspetti della realtà situati al di là della verità esteriore delle cose e che. da . come tali. anche questa attenzione è guidata dagli aspetti cognitivi propri dell insegnamento a cui ci si riferisce e questo spiega perché è proprio a questo livello che le tecniche proposte dalle varie tradizioni spirituali si sono differenziate in modo più rilevante di quanto non accade per la meditazione di quiete. partendo dall Uno viene realizzato il molteplice: due percorsi parziali. esse rivelano-il e si tramutano-nel loro contrario. uno studente di medicina o un professore di anatomia patologica sono cose tra loro molto diverse. lo strumento fornisce certamente la base per una osservazione nuova. insoddisfacenza e mancanza di esistenza inerente) si giunge a incontrare i caratteri positivi della Realtà incondizionata (permanenza.

L identificazione (dell esperienza . calma e discernimento andranno dosati e modulati in maniera adeguata alle diverse situazioni. in quanto l assorbimento che si può raggiungere in una seduta di meditazione formale diviene incompatibile con l impegno professionale. capace di cogliere l unità di vuoto e di forma. il metodo di pratica religiosa offerto non dovrà comportare separazioni e distacchi dalla vita quotidiana.. Ma se ogni operazione della condotta sarà accompagnata e guidata dalla chiara comprensione della motivazione e degli obiettivi. Diversamente. ma dovrà risultare applicabile a ogni operazione della condotta e in ogni possibile situazione. Poiché le attività sono ovviamente infinite. In queste condizioni come possiamo sperare di avanzare nella comprensione del Dharma o nella capacità di capire? Se. da cui segue che la pratica spirituale non potrà che essere incessante. la mente che pratica verrà distratta. conserveremo stabilmente la nostra mente sotto controllo e impiegheremo costantemente i migliori metodi di pratica allora progrediremo costantemente nelle nostre possibilità di comprensione e di realizzazione. All illuminazione come utopia si sostituisce l illuminazione come processo indefinito. Essendo l intento fondamentale della Scuola quello di realizzare la intuizione dell assoluta assolutezza della Via di mezzo. di un chirurgo o di un pilota. si addice particolarmente la qualifica di mente del risveglio . potrà essere vista come una condotta meditativa. dall attenzione alle opportune condizioni e aspetti dell esperienza possiamo dire che ogni azione. potranno essere utili dei criteri-guida all identificazione dell operazione e della alla valutazione del particolare oggetto dell oggetto dell attenzione e condotta. l identità di nirvana e samsara. Integrazione in tutte le circostanze e in tutti i momenti della vita.integrare e unificare nell esercizio di una mente che. attraverso la realizzazione della vacuità dei fenomeni e della mente che li designa. Per essere applicabili in ogni circostanza e in ogni tempo. i legami del desiderio e dell attaccamento saranno rinnovati e le contaminazioni delle cattive abitudini intensificate. Noi dovremmo pertanto imparare a praticare chih e kuan in ogni condizione in cui ci troviamo e in ogni circostanza in cui siamo posti. la meravigliosità del mondo nella sua determinazione. ad es. 3. la pratica sarà discontinua. invece. ma poiché il corpo è soggetto a molti legami. A questa mente. possiamo chiamare mente della Via di mezzo . realizzando la verità della Via di mezzo. senza soluzione di continuo. Chih-i avvertiva: È di primaria importanza sedere in posizione corretta. la sua condizione non è sempre la stessa e le circostanze variano.

esseri senzienti. le formule recitate al momento dei pasti (in cui si esprimono gratitudine..consapevole) potrà avvalersi di qualunque mezzo atto a circoscrivere e individuare. scopo e ideale). . tra l altro. criterio che trova una ulteriore giustificazione nel riferimento alla pratica del bodhisattva. addirittura a 51. giungiamo a 17. di lode o ringraziamento. Dobbiamo osservare che essendo le 4 fasi applicate a 12 condizioni e circostanze. edificazione. e venendo la pratica applicata in ciascuno dei tradizionali 10 destini o stati della mente. tra cui primeggia quello del nominare . Sinteticamente. la ripetizione nella calma della formula ichinen sanzen può guidare a non attivare pensieri dualistici e a ricordare la interrelazione universale e l unità di Mente. Per la valutazione possiamo ricordare. poiché ognuna delle 6 paramita contiene le altre 6. considerate relativamente alle condizioni e aspetti dell esperienza. Lo schema seguente potrà essere utile per una presentazione sintetica del criterio adottato. analogamente all uso delle formule. riflessione. lode). delle benedizioni ebraiche (beraka = benedizione. Buddha.840 se consideriamo anche le 3 Verità sopra ricordate. Chih-i propone il criterio delle paramita e antiparamita (ricordiamo.280 unità di analisi o. in occasione della rasatura o nel bagno. ad es. che dei 10 oggetti di meditazione quelli dal 2 al 10 rappresentano in effetti situazioni negative o anti-paramita).

detti anche energia conoscenza meditazione 6 anti-paramita brama. immoralità. non attivare pensieri e atteggiamenti dualistici discernimento (vipashyana) realizzare che sia la mente agente sia l azione sono vuote . incostanza distrazione [mente disturbata da ansia. se la mente è disturbata da pensieri egoistici e dualistici praticare la sospensione liberandosi dei degna e meritevole pensieri che spingono all azione. sensi di colpa.] ignoranza. nescienza 6 tipi di azione (operazioni della condotta [corpo.CONDOTTE MEDITATIVE applicazione di shi-kan (= shamatha-vipashyana) a tutte le operazioni della condotta. attaccamento. dualismo. meritevole concentrare la mente sull attività. aspetti dell esperienza e tempi 6 paramita gruppo socio-etico generosità moralità pazienza gruppo energetico gruppo della trascendentale sapienza parola. aderire all azione. pensare mente]). esaminate considerando la pratica delle paramita nei diversi tipi di azione. camminare stare in piedi stare seduti giacere parlare. rabbia. mangiare. 6 aspetti dell esperienza (interazioni tra sensibilità condizioni ed oggetti-stimoli) coscienza visiva coscienza uditiva coscienza olfattiva coscienza gustativa coscienza tattile coscienza mentale dell esperienza applicazione di shi-kan e sue conseguenze calma (shamatha) se la motivazione non appare arrestare l azione. distanziarsi se la motivazione appare degna e portare avanti l azione. etc. avversione pigrizia. lavorare tacere.

ancora presente in certe correnti del buddhismo che separano il mondo della trasmigrazione da quello dell estinzione (in quanto più dirette discendenti della filosofia panindiana. percepire. nulla vi è di mondano. come pratica è il modo di vedere. più esistenze). Buddha. La tranquillità della natura ultima di tutte le entità è detta calma . Poiché i due punti di vista estremi sono il Mezzo e le visioni erronee sono la Verità. la Via di mezzo come dottrina è il modo più proprio per esprimere il significato della Vacuità (pleroma ricco di tutto quanto può esistere). pura Realtà. il suo perenne splendore è detto discernimento . non c'è alcuna sofferenza da cui liberarsi. Il dualismo. non c'è alcun percorso da praticare. nulla vi è di sopramondano. in cui non ci sono mete da conseguire né differenze tra puro e impuro. [la Via di mezzo]. Non essendoci né sofferenza né origine della sofferenza. Poiché la nescienza e le afflizioni sono identiche al corpo illuminato. Poiché il samsara è identico al nirvana. vivere la realizzazione di essa nel mondo dei fenomeni. parimenti.1. non c è nessuna entità al di fuori di essa. esso è visto come identico al Mezzo. Non c è nulla che non sia la Realtà ultima.Nell Endon shi-kan possiamo cogliere sia l affermazione del più compiuto non-dualismo sia l identità (o almeno la corripondenza) tra stato della mente e Realtà ultima. esseri senzienti sono. viene qui superato con la conseguente valorizzazione della vita. Poiché tutti gli aggregati e le forme di sensibilità sono la realtà così come è.Affermata l identità di samsara e di nirvana. Qualunque sia l oggetto del discernimento. da conseguire mediante una purificazione che attraversi. Il problema della salvezza viene così a porsi in questo mondo e non allontanandosi da esso: poiché non c è né sofferenza né origine della sofferenza non c è neppure nessuna estinzione della sofferenza da realizzare. non c'è alcuna origine della sofferenza da sradicare. C è una sola. Dottrina . non essendoci né sentiero né estinzione. Mente. non c'è alcuna estinzione [della sofferenza] da realizzare. 3. se nessario. Fissando la mente sulla Realtà universale e unificando la propria consapevolezza colla Realtà universale [realizza che] non c è un solo colore o odore che non sia la Via di mezzo. . per la quale la vita è male e la via di salvezza è vista nell uscita dal ciclo delle rinascite.

2. un sacro altro ma non altrove porterà con sé una nuova coscienza della coincidentia oppositorum. per il quale. superando la stessa opposizione di sacro e profano. altro in quanto unità dei contrari e superamento di ogni dualismo in una totalità onnicomprensiva. dalla banalità dell événementiel all essenziale significativo. di ogni via di accesso al sacro. la sfida è costituita dall accettazione amorevole del mondo. L esercizio di calma/concentrazione e discernimento. 3. dal riuscire a dire di sì alla vita in tutte le sue manifestazioni (pur nel soggettivo sentimento tragico della vita) nella comprensione compassionevole del Dharma ovvero della Legge che sostiene tutte le cose. assoluta assolutezza che. consentirà pertanto: attraverso shamatha di realizzare l unità come non-dualismo verso tutti gli aspetti della vita.L identificazione del samsara con il nirvana ci conduce lontano sia dai sogni infantili di Paradisi terrestri e Regni sovramondani sia da un samsara visto come il mondo contaminato della trasmigrazione. felicità e sofferenza. senza fuggire nel nirvana e senza essere contaminato dal samsara. di ogni cosa col suo contrario. Passare dall inautentico all autentico. porterà a vedere il sacro nel profano l Uno nel molteplice l assoluto nel relativo l infinito nel finito la totalità nel frammento l eterno nel transeunte il supremo nell umile l essenziale nell apparente l incondizionato nel contingente il libero nel determinato il permanente nel mutevole. La pratica. Siamo ricondotti al centro della pratica del bodhisattva. come pratica religiosa. positivo e negativo. Come si prospetta allora la coincidentia oppositorum sulla base della coincenza del nirvana col samsara? E come il sacro può essere altro ma non altrove? Sulla base della fondamentale coincidentia espressa dal paradosso del nirvana identico al samsara e dell Assoluto identico al mondo dei fenomeni. tutto vedendo come ierofania (allargando sempre più l orizzonte per . Per parlare di sacro dobbiamo parlare di totalmente altro . e via enumerando. dall ontico all ontologico è stato sempre l obiettivo di ogni itinerario spirituale.

l homo religiosus non poteva non porsi la domanda: la storia è sventura o progetto ? E la risposta religiosa è quasi sempre stata la proposta di una via di uscita dal mondo .includere ogni aspetto della vita. E il corifeo: Come hai fatto a liberare l umanità dalla paura della morte? . che l umanità incontra la sofferenza. Prometeo dice: Ho liberato l umanità dalla paura della morte . se il Tutto è qui e ora. Poiché è nel tempo. attraverso vipashyana di realizzare la visione profonda dell unione di tutti i fenomeni nella interrelazione universale. gli opposti luce e ombra. unità della mente. prendendola come necessaria conseguenza del fatto d esser nati e. unità soggetto-oggetto. Se osserviamo il simbolo cosiddetto di yin e yang o del Tao vediamo che in questa immagine il bianco e il nero non si escludono l un l altro. l unità cercata da tutti i mistici. testimonianza del nostro essere contingenti. nel silenzio e nell abbandono fiducioso sta il vostro eroismo ) a Hui-Neng ( in tutte le circostanze esteriori. in una diversa concezione del tempo. da Isaia ( nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza. gli opposti sono qui e proprio qui è il sacro. unità mente-corpo. moriremo per il fatto di esser nati. impermanenti e mortali. attraverso il movimento che unifica. cioè non aggiungere altre cose sopra la morte. . non conflitto. il totalmente altro . Ho infuso in loro cieche speranze . di vivere non escludendo nulla. non attivare pensieri [dualistici] ). punta invece sul valore della consapevolezza. le calamità naturali e le ingiustizie sociali. accettando gli aspetti di ombra inevitabilmente presenti nell esistenza. Nel Prometeo di Eschilo. diceva un maestro zen: Superare la paura della morte? Basta solo morire . Il buddhismo non propone questo tipo di consolazioni. in Oriente gli opposti sono. Se ogni cosa è ierofania. non sentendosi mai in guerra con la realtà. a sentire l unità di vita e di morte. cercando di poter dire sempre di sì al mondo. proprio per questo. non lamento. nel vuoto mediano . la coincidentia oppositorum nell AssolutoUno in quanto Totalità onnicomprensiva dei fenomeni e delle connotazioni (3000 mondi in un momento della vita!). In Occidente si abituati a considerare vita e morte come due opposti. semmai. risponde Prometeo. e cioè nella storia. ma realizzano una unità attraverso l integrazione dinamica delle parti. La proposta è quella di una visione della vita come assoluta unità di tutti i suoi aspetti. nascita e morte: la vita essendo l unità di queste due parti. le malattie e la morte. nei suoi aspetti positivi e negativi. invita a superare i dualismi. Diversamente da Prometeo. E in Isaia e nell Apocalisse viene promesso che il Signore asciugherà ogni lacrima dai loro occhi . compresi gli eventuali disagi in atto). cercando di consolare l uomo con promesse (positive) di una possibile vita beata o almeno (negative) di una estinzione di vita e quindi di sofferenza.

sono fin dalle più lontane origini nirvaniche. e via enumerando. una lunga fila. Ma il cliente disse: Questo pollo è un po piccolo. Se la calma/concentrazione. la vita tenta costantemente di incastrarci. ponendoci di fronte alle scelte tra opposti: di fronte a questi tranelli. rispetto . un fiume di volti. maschile e femminile. e tutti si mutavano e rinnovavano continuamente . il superamento di tutte le contraddizioni. il che vuol dire. poi tornò fuori. Stasera do una festa a casa mia. Dopo aver rimuginato per un istante. è perfetto in ogni istante. della vita nella morte e della morte nella vita. pesatolo. all accettazione del dolore più lacerante che spingerebbe al rifiuto della vita. nello sguardo come quello del Govinda descritto da H. si attardò un po . ma che pure apparivano anche tutti insieme. e disse: Questo viene sette rupie . la consapevolezza dell interrelazione universale realizza la visione dello splendore creativo della Vacuità.cielo e terra. in India. che gli era rimasto solo un pollo. tutti i lattanti la morte. Proprio pochi minuti prima il macellaio mi aveva detto che quel giorno aveva venduto tutto. molti. l Assoluto nel relativo e il sacro nel profano. E a questo punto il macellaio era incastrato davvero! In modo analogo. Lo stesso concetto è espresso nell aneddoto che racconta di quel tale che. dell opposto. Perciò. e verranno parecchi amici. che il mondo non è imperfetto o impegnato in una lunga via verso la perfezione: no. modulata in tutte le gradazioni. Io sapevo che non c erano altri polli. disse: Sono cinque rupie . come scriveva H. ma come superamento dell unilateralità. dall unione estatica del soggetto limitato e impermanente con l Uno-Tutto. il macellaio tornò nel retrobottega. ogni peccato porta già in sé la grazia. ho paura che non mi basti. Le cose. cioè la luce e l ombra. e che si offre a essere considerato con amore. tutto contento. in più. dunque. consente di comporre in un insieme unitario diversi stati di coscienza. Non-attaccamento. Mi dia un pollo più grande . Ma il cliente disse: Sa cosa faccio? Li prendo tutt e due . il che ricorda l unità di positivo e negativo. tutti i morenti la vita eterna . andò nel retrobottega a prendere l ultimo pollo e. questo era l ultimo. sacro e profano. dobbiamo invece essere capaci di dire li prendo tutti e due . all interno di ciascuna di queste due metà c è un piccolo seme della differenza. in definitiva. non come indifferente distacco. fuori e dentro di noi. Ma. in quel misterioso insieme. Hesse. che tutti venivano e passavano. gettò lo stesso pollo sulla bilancia. . tutti i bambini portano già in sé la vecchiaia. ammirazione. Hesse. era amico di un macellaio. che nel volto dell amico (cioè di un singolo fenomeno) vedeva ormai anche altri volti. che andava spesso a trovare: Una sera stava chiudendo bottega quando entrò un cliente e chiese un pollo. dice il Sutra del Loto. la vita e la morte.

vivendo. Il merito della pratica incessante sostiene sé e gli altri. l uomo religioso. non è mai solo. Dunque. nell autorealizzarsi di quello che è stato chiamato lo Spirito universale. L esistenza dell homo religiosus è aperta al mondo. Dalla nostra pratica incessante derivano meriti senza fine. Dalla nostra pratica incessante. Mente. In virtù di questa pratica incessante. ma come a necessari mezzi attraverso cui la grande Vita universale si esprime. il corpo e la mente. L identità della nostra mente con la Realtà ultima. infine. così stanno le cose. la nostra pratica ha il potere di diventare la pratica stessa del Buddha e la illuminazione del praticante nel mondo si dilata a illuminazione del mondo. responsabili non solo della qualità della nostra vita ma responsabili anche della qualità del mondo. se amiamo è il Mondo che ama. espressa nelle seguenti parole: Nella Grande Via dei Buddha e dei Patriarchi c è una suprema pratica incessante che continua senza ne. si muovono il sole. senza fine. l esistenza e le realizzazioni personali del praticante vengono ad acquistare la dignità di realizzazioni del Mondo in cui e di cui egli vive.4. Di conseguenza. un profondo significato alla nostra pratica incessante. ha la mente di Buddha e diviene Buddha. La nostra pratica incessante riempie il cielo e la terra e influisce su ogni cosa con le sue capacità. trascende Buddha. emerge la pratica incessante di tutti i Buddha e tutti i Buddha accedono alla Grande Via. per riferirci a consuete metafore. se creiamo armonia è il mondo che diviene armonioso La pratica di calma- consapevolezza ci rende. Se guardiamo alle nostre singole vite. parimenti. ogni Buddha e ogni Patriarca vive come Buddha. non più come a effimere onde del mare o a caduche foglie di un albero. Non c è il più piccolo divario tra il risveglio della mente. Anche se noi possiamo non esser coscienti di ciò. Pertanto. È pura pratica incessante. i quattro elementi fondamentali e i cinque skandha. conferisce. essa non dipende né dal proprio sforzo individuale né dallo spirito altrui. applicabilità in ogni operazione della condotta. ed esistono la grande terra e il vasto spazio. Buddha. secondo la lucida intuizione di Dogen. la Via di mezzo . la pratica incessante è continuamente in moto. In conclusione. la pratica proposta possiamo dire che risulta caratterizzata da: unità di calma e discernimento. poiché una parte del Mondo vive in lui (M. in definitiva. l illuminazione e il nirvana. . dalla pratica incessante di tutti i Buddha e di tutti i Patriarchi emerge la nostra pratica incessante e noi abbiamo accesso alla Grande Via. Eliade): se comprendiamo è il Mondo che si fa autocosciente in noi. esseri senzienti sono. Risvegliando la natura-di-Buddha dentro di noi. la pratica. la luna e le stelle.

passaggio dalla illuminazione nel mondo alla illuminazione del mondo. .

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