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L' ELETTRICITA' Corso teorico-pratico Parte 1ª

Introduzione
Questo corso ha un fine soprattutto pratico: non vi si tratteranno formule e teorie più o meno astratte, ma si discuterà nel modo piu' semplice possibile di fatti concreti, di immediata utilità, nell'intento di consentire a chiunque di impadronirsi di quelle poche nozioni di base, indispensabili per utilizzare l'energia elettrica con consapevolezza e con quindi con maggiori vantaggi, ed anche, diciamo la verità, con la soddisfazione di capirci qualcosa di piu'. Cominciamo quindi a parlare della corrente elettrica. Come dice la parola stessa, corrente e' qualcosa che scorre, che fluisce. La corrente elettrica e' in breve un flusso di cariche elettriche che ha luogo all'interno di alcuni materiali. Tali materiali, proprio perche' permettono alla corrente di attraversarli, vengono definiti conduttori. Altri materiali, attaverso i quali la corrente non riesce a passare, vengono definiti isolanti. I materiali conduttori che piu' ci interessano sono i metalli (ad esempio il rame, l'argento e l'alluminio, che vengono usati per costruire i cavi elettrici) ed i tessuti organici, vale a dire il nostro corpo (purtroppo anche noi siamo dei conduttori!). Tra i materiali isolanti ricordiamo il vetro, il marmo, la plastica, la gomma, il sughero, il legno e la carta (se sono ben asciutti). E' importante osservare che la corrente che scorre all'interno di un corpo, non e' qualcosa che viene dall'esterno: ogni corpo e' fatto di atomi, e sono proprio gli elettroni degli atomi che, per effetto di una forza applicata dall'esterno (chiamata forza elettromotrice o tensione o differenza di potenziale), cominciano a spostarsi da un atomo all'altro, dando origine al flusso di cariche chiamato corrente elettrica. La corrente elettrica puo' essere debolissima, come quella che, all'interno degli organismi viventi, trasmette gli impulsi nervosi; puo' essere abbastanza forte, come quella che accende la lampadina della nostra stanza, e puo' essere fortissima, come quella che fonde i metalli in un altoforno o fa camminare un treno a 150 km all'ora. Sappiamo bene che oggi senza la corrente elettrica si fermerebbe tutto, a cominciare dal computer dove stiamo leggendo queste parole. Dove troviamo la corrente in casa nostra? Naturalmente nelle prese, le comunissime prese di corrente. Occorre pero' fare una precisazione: nelle prese non c'e' la corrente, ma c'e' la tensione, ovvero quella forza che spinge gli elettroni a muoversi, dando origine alla corrente. Questa forza ha un valore ben preciso, che si indica con un numero, abbinato ad una unita' di misura: il volt; come diciamo Elisa e' alta 168 centimetri, possiamo dire che la tensione disponibile nelle prese di casa nostra misura 220 volt. Osservando bene una presa, vedremo che in essa ci sono tre fori: lasciamo perdere per il momento il foro centrale, che ha solo una funzione di sicurezza, e parliamo dei due fori laterali. La forza elettromotrice, o tensione, di 220 volt, e' presente in realta' solo in uno dei fori. Per semplificare, possiamo immaginare che in uno dei fori sia presente la forza che serve a spingere le cariche elettriche e che l'altro serva solo per ricevere le cariche che hanno terminato il loro percorso utile e se ne vanno. La tensione presente sulla presa, non produce alcun effetto finche' niente vi viene inserito; nel momento

in cui vi inseriamo una spina, per esempio la spina di una lampada, non facciamo altro che creare un collegamento tra il foro che spinge e quello che risucchia: nel filo della lampada comincia a scorrere una corrente elettrica, che ha come effetto l'accensione della lampadina. In figura 1 e' stato evidenziato con un tratto continuo tutto il percorso seguito dalla corrente, supponendo che essa si sposti nel verso indicato dalle piccole frecce bianche. Si vede che la corrente esce dal foro della presa contrassegnato col numero 1, percorre il filo di collegamento ed arriva alla lampadina. Il punto di contatto tra il filo e la lampadina e' rappresentato in questo caso dalla parte filettata, o torso, indicata con T; il torso e' a sua volta collegato col filamento e cosi', come si vede in figura, la corrente prosegue il suo percorso, attraversando il filamento della lampada (che si accende) ed uscendo dall'altro punto di contatto, rappresentato dal bottone metallico situato sul fondo della lampadina, indicato con C. Da qui la corrente, percorrendo il filo di ritorno, arriva nuovamente alla presa, dove entra nel foro numero 2 e se ne va. E' bene adesso spendere qualche parola sulla lampadina: come mai alcune lampade fanno tanta luce ed altre ne fanno molto poca, pur essendo tutte ugualmente collegate alla stessa presa dove, abbiamo visto, ci sono 220 volt? La spiegazione risiede nella quantita' di corrente che passa nella lampadina. Quelle che fanno poca luce vengono attraversate da poca corrente; quelle che fanno molta luce vengono attraversate da una corrente piu' forte.

Abbiamo visto che la corrente scorre per effetto di una forza detta forza elettromotrice o tensione; c'e' pero' qualcosa che contrasta di più o di meno questa forza e tende a frenare lo scorrere degli elettroni: questa forza frenante, che dipende dalla natura del materiale attraversato, viene detta resistenza elettrica.
Maggiore e' questa resistenza e minore e' la corrente che riesce a passare (abbiamo visto che in certi materiali, detti isolanti, la corrente non passa per niente). Le lampadine che fanno piu' luce sono costruite in modo tale che il loro filamento, cioe' quel filo che si scalda e diventa incandescente, abbia una resistenza bassa e possa quindi far passare piu'corrente. Questo risultato si puo' ottenere in vari modi: 1- si puo' usare un materiale che per sua natura abbia una minore resistenza elettrica e quindi presenti una maggior attitudine ad essere attraversato dalla corrente 2- scelto un certo materiale, si puo' usare un filo piu' grosso: piu' e' grosso il filo, maggiore e' la corrente che riesce a passare 3- si puo' fare in modo che la lunghezza del filo sia minore: piu' corto e' il filo, piu' corrente passa. Riepilogando possiamo dire che: Un materiale puo' essere attraversato da corrente se e' conduttore. La corrente che passa in un materiale dipende da due fattori: 1- dalla forza elettromotrice, o tensione, applicata 2- dalla resistenza del materiale Con riferimento ad un conduttore di determinate dimensioni, se indichiamo con V la tensione applicata, con I la corrente che attraversa il conduttore e con R la sua resistenza, possiamo esprimere matematicamente la relazione che esiste fra le tre grandezze:

Aggiungiamo che la tensione si misura in Volt (lo abbiamo gia' visto), la corrente si misura in

Ampere e la resistenza si misura in Ohm. In pratica questo vuol dire che conoscendo il valore di due delle tre grandezze in gioco, e' possibile calcolare la terza. Se io ho un utilizzatore la cui resistenza R e' di 44 ohm e lo collego ad una tensione V di 220 volt, posso dire subito che nel mio utilizzatore passera' una corrente di 5 ampere, perche' 220 : 44 mi da' come risultato 5. Quando una lampada assorbe più corrente di un'altra e quindi fa piu' luce, si dice che e' di maggiore potenza: cerchiamo allora di definire esattamente che cos'è la potenza. E' intuitivo dire che la potenza dipende dalla corrente assorbita, ma non basta, perchè se io faccio funzionare la stessa lampada con una tensione più alta, ottengo una luce ancora più forte (e magari la lampada mi si brucia). Ciò significa che per parlare di potenza devo considerare non solo la corrente assorbita, ma anche la tensione a cui la lampada assorbe una certa corrente: questo porta a concludere che, dal punto di vista numerico, la potenza si calcola moltiplicando la tensione per la corrente. Per chiarire meglio quanto affermato, consideriamo le due lampadine illustrate in figura 2: quella a sinistra è una lampadina per fari di automobili, ed è progettata per funzionare con la batteria da 12 volt; quella di destra è una comune lampada per l'illuminazione casalinga a 220 V. Pur essendo diverse nella forma e nella tensione di funzionamento, le due lampade sono progettate per assorbire la stessa potenza di 40 W; infatti, la prima, collegata alla batteria dell'auto, assorbe una corrente di 3,3 A mentre la seconda, collegata alla presa da 220 V, assorbe una corrente di 0,18 A. Calcoliamo la potenza Figura 2 nei due casi: per la lampada da auto abbiamo P = 12 x 3,3 = 39,6 watt; per la lampada di tipo domestico abbiamo P = 220 x 0,18 = 39,6 watt. Come si vede, a parità di potenza, più bassa è la tensione di funzionamento, più alta è la corrente assorbita. Tutti i dispositivi che funzionano con la corrente elettrica, sono chiamati utilizzatori. La nostra casa e' piena di esempi di utilizzatori: frigorifero, lavatrice, asciugacapelli, televisione, stufette elettriche, tutti i dispositivi di illuminazione (piantane, lampadari, ecc.) e tanti altri. Se avete in casa il contatore, quella scatola nera con un disco che gira e che misura l'energia consumata, divertitevi a vedere come il disco gira con velocita' diverse a seconda degli utilizzatori che accendete; noterete che girera' piano quando attaccate per esempio un frullatore o un ventilatore, ma girera' molto piu' velocemente se attaccate alla corrente una stufetta o il forno elettrico. In pratica la velocita' di rotazione del disco dipende dalla corrente che in quel momento sta passando negli utilizzatori che voi avete collegato alla rete elettrica. Ogni utilizzatore e' caratterizzato da due dati: la tensione di funzionamento e la potenza che assorbe quando funziona a quella tensione. La tensione di funzionamento deve essere assolutamente rispettata, pena la distruzione dell'utilizzatore stesso; attualmente, come abbiamo gia' visto, la tensione nelle nostre case ha il valore unificato di 220 volt, e quindi e' poco probabile che un utilizzatore venga collegato ad una tensione errata. La potenza puo' variare, anche di molto, da un apparecchio all'altro; un televisore da 14 pollici assorbe circa 50 W, un trapano elettrico circa 450 W, un forno puo' assorbire piu' di 1500 W. Non e' possibile in genere far funzionare in casa utilizzatori di potenza superiore a circa 3000 W, altrimenti scatta la protezione di sovraccarico e si resta al buio. Naturalmente il discorso vale anche per piu' utilizzatori di potenza minore, ma fatti funzionare contemporaneamente: una lampada da 250 w, accesa mentre si usa un asciugacapelli da 1500 w, e mentre magari ci si scalda con una stufetta da 750 w, equivale

Come esempio. facendo sempre riferimento alle prese di corrente che si trovano nelle nostre case: l'elettricità che vi arriva è prodotta in apposite . cioe' una caratteristica fisica che è specifica di ciascun materiale: il rame. cioe' apparecchiature che sono utili proprio perche' presentano una resistenza elevata. in base alle sue dimensioni ed alla sua composizione chimica e fisica. ma anche 160 e 110 volt. diremo 45 ohm. cercando in un apposito manuale si trova resistivita' del nichelcromo = 0. Occorre conoscere quanto vale la resistivita' del nichelcromo. e' possibile calcolare la resistenza di qualsiasi corpo o materiale.9 ohm mmq/m il che significa 0. per esempio. Questo ragionamento trova conferma nelle tre formule che abbiamo visto prima: una di esse ci dice che la corrente e' pari al valore della tensione diviso il valore della resistenza. siccome e' il valore di una resistenza. a causa della forza elettromotrice (o tensione) troppo elevata. e si chiama ro. deve essere maggiore anche la sua resistenza. molto piu' bianca e forte di quella normale. Qualcuno si divertiva a prendere una lampada del tipo a 160 volt e la collegava a 220. Una volta era comune trovare nelle case piu' di una tensione: non solo 220.9) per la lunghezza del mio filo. corrente e resistenza. nella lampada passa una corrente superiore a quella che il filamento puo' sopportare senza distruggersi. proviamo a calcolare la resistenza di un filo di nichelcromo avente una sezione di 0.ad una potenza totale assorbita di 250+1500+750. Ma e' possibile calcolare quanto vale la resistenza di un filo? Certamente. il suo filamento sarebbe stato costruito con filo piu' sottile e sarebbe stato piu' lungo. Tanto per dare soddisfazione a qualche figura 3 matematico di passaggio.9 ohm di resistenza per ogni metro di lunghezza. Moltiplico il valore della resistività (0. e' chiaro quindi che se una lampadina deve funzionare ad una tensione piu' alta. Con questa strana lettera ro (ma si potrebbe usare qualsiasi altra lettera) si indica la resistivita'. ha una resistivita' minore del ferro e quindi e' piu' adatto a far passare la corrente. e cosi' risulta adatto per la costruzione di resistenze elettriche.2 mm quadrati e una lunghezza di 10 metri. che era 0. Il nichelcromo ha una resistivita' elevata. possiamo analizzare la formula della resistenza dal punto di vista dimensionale (figura 3): si verifica facilmente che esprimendo la resistività in ohm mmq/m. in modo da opporre una maggiore resistenza alla corrente che cerca di passare sotto la spinta di una tensione piu' elevata. e cioe' 2500 w. ma dopo poche ore era bella che bruciata! Questo succede perche'.2 (millimetri quadrati) : ottengo come risultato 45. che era 10 (metri) e poi divido per la sezione. Se la stessa lampada fosse stata progettata per funzionare a 220 volt. anche la resistenza elettrica si calcola con una formula: Forse non tutti conoscono quella lettera che sembra un nove allo specchio: si tratta di una lettera greca. Tanto per gradire. si ottiene il L' ELETTRICITÀ Corso teorico-pratico Parte 2ª Nella parte 1ª abbiamo parlato di tensione. quando la sezione misura 1 millimetro quadrato. La lampada faceva una bella luce vivida. la lunghezza in m e la sezione in mmq. pari a circa 60 volte quella del rame.

Per fare un esempio.5 volt. mezzatorcia. questi sono ricaricabili. batterie. le dimensioni della pila determinano anche la massima corrente che questa può fornire: proprio a causa delle diverse caratteristiche costruttive. o Batteria da 12V per auto. le comuni pile dette anche. che è tanto maggiore quanto più grande è la pila. con la stessa pila possiamo far accendere per due ore una lampadina che assorbe una corrente di 0. torcia. mentre la capacità può variare da circa 35 Ah a 70 od 80 Ah o più. Non parlo del diverso valore. pila riesce ad erogare tale corrente. sia pure per tempi brevissimi. impropriamente. molto diverse l'una dall'altra.centrali elettriche e viaggia attraverso linee lunghe anche centinaia di chilometri.25 x 4 = 1 Ah. sono cioè in grado di incamerare nuovamente l'energia che hanno fornito e possono quindi essere usati per parecchio tempo. come gli accumulatori o le batterie che troviamo nelle nostre auto o nei telefonini cellulari. Occorre comunque precisare che. Tutti noi ci siamo serviti almeno qualche volta delle pile. Una batteria per auto. come molti sapranno.5 x 2 = 1 Ah e nel secondo caso: 0. come vedremo.25 A (cioè metà corrente della precedente). questa nella ancora 10 A per 6 ore. tutte con la stessa "capacità" della pila. ad esempio. nemmeno per un istante brevissimo. una pila piccola non potrà mai fornire la corrente che è in grado di erogare una pila grande. e cioè dei 220 volt di casa o dei 12 volt della batteria . A differenza delle pile. Quanto si è detto fino ad ora. Tale durata. La capacità è una grandezza che tiene tensione di 1. Ma esiste una grande differenza fra la tensione di una batteria (o pila o accumulatore) e quella che noi troviamo nelle prese di casa nostra. per esempio. una corrente detta di spunto che può arrivare ad alcune centinaia di ampere: è chiaro quindi che una batteria di maggiore capacità facilita l'avviamento del motore anche in condizioni sfavorevoli.5 A. torcia). da sinistra a destra: conto sia della corrente erogata. foto ha una capacità di 60 Ah Più alta è la capacità della batteria e più forte è la corrente che essa può fornire: in certi istanti. oppure per quattro ore una lampadina che assorbe 0. la lampadina si accenderà nello stesso identico modo con ciascuna pila. La capacità è in ogni caso di 1Ah. le abbiamo usate magari per far funzionare la radiolina o il walkman. Quella raffigurata a lato ha una capacità di 60 Ah: può fornire. la batteria eroga. Quelle cilindriche. ha una tensione caratteristica di 12 volt. ciascuna con caratteristiche proprie e.5V. per questo motivo. però. abbiamo nel primo caso: 0. esistono in vari formati (ministilo. oppure 5 A per 12 ore. vale per quegli altri generatori di energia elettrica. stilo. stilo.5 volt. a parte ciò che si è detto sulla diversa capacità. per esempio all'avviamento del motore. che con una pila grande la lampadina rimarrà accesa più a lungo. e si misura in Ah (cioè: amper-ora). vedremo. la capacità si calcola moltiplicando la corrente per le ore. adatta a funzionare a 1. Se ad una di queste pile colleghiamo una piccola lampadina da torcia elettrica. 1 A per 60 ore. Che differenza c'è allora tra una pila e l'altra? La risposta più intuitiva è: la quantità di energia che essa contiene. mezza torcia. sia del tempo per cui la ministilo. ma forniscono tutte la stessa tensione: 1. è determinata da quella che viene definita Quattro tipi di pile. Esistono comunque altre sorgenti di elettricità. se calcoliamo la capacità.

attraversa l'utilizzatore (per esempio la lampadina) e rientra dal polo negativo. quando la pila viene inserita nell'apparecchiatura ove deve funzionare. Dall'altra parte troviamo il fondo della pila. la corrente cambia effettivamente direzione (o. Ma non basta: oltre a cambiare direzione.dell'auto. è il polo negativo. La corrente fornita da una pila (o da una batteria o accumulatore che dir si voglia) esce sempre dal polo positivo. quello dove c'è il bottoncino piccolo contrassegnato col "+". che si trovano sulle due estremità opposte. per rientrare in quello da cui prima usciva (istante 2). e che è detta corrente di rete. Supponiamo poi che. in genere in sua corrispondenza è disegnato un "+". la situazione si inverta ancora. completamente in metallo. meglio. "polarità") 50 volte al secondo. Ben diversa è la corrente che usiamo in casa prelevandola dalle prese. subito dopo immaginiamo che la stessa corrente cominci ad uscire dal foro in cui prima rientrava. questa fluisce sempre nella stessa direzione e con un valore praticamente costante: una corrente con tali caratteristiche viene definita "corrente continua". il fondo metallico della pila. la comune pila a stilo per esempio. Una corrente con tali caratteristiche viene definita "corrente . ma varia da zero ad un massimo e poi di nuovo a zero. ciò vuol dire che nel breve intervallo di un cinquantesimo di secondo. che è quello che in genere viene a contatto con una molla. possiamo supporre che per un breve tempo la corrente esca da un foro della presa e rientri in quell'altro (vedi figura: istante 1). osserviamo che essa viene utilizzata tramite due contatti metallici. Per la precisione uno. dopo un altro breve intervallo di tempo. la corrente fluisce con un valore che non è costante. Da un lato troviamo un bottoncino metallico largo pochi millimetri che sporge al centro di una superficie di plastica. I due punti di contatto che abbiamo visto vengono chiamati "poli". Tornando alla nostra pila. e così via all'infinito. viene detto polo positivo. Tanto per farci un'idea del suo comportamento. l'altro. Nel caso specifico delle reti elettriche in Italia. che cercheremo di analizzare per sommi capi. ma di una proprietà caratteristica che comporta tutta una serie di vantaggi e svantaggi. Finchè la pila è carica ed eroga corrente. la corrente scorre in un verso per la prima metà (e quindi per un centesimo di secondo) e nel verso opposto per l'altra metà (l'altro centesimo di secondo).

perchè allora si usa attribuire questo valore ad una tensione che. Come abbiamo detto. essa produrrà una certa quantità di calore. in realtà (come si è visto nel grafico della lezione precedente) raggiunge valori massimi anche di 310 volt ? La spiegazione è questa: il valore comunemente indicato di 220 V è il cosiddetto "valore efficace" (una specie di valore medio). ed in effetti tutti gli apparecchi nati per funzionare con la corrente di rete riportano come tensione di funzionamento il valore 220. Per chi ama i grafici ed ha un pò di confidenza con essi. L' ELETTRICITÀ Corso teorico-pratico Parte 3ª Nella parte 2ª abbiamo detto che la corrente disponibile nalle prese delle nostre case è in realtà una corrente alternata. Per chi ce l'ha fatta. e con la stessa successione di valori: per tale motivo. la corrente alternata si può rappresentare come nella figura che segue. abbiamo trovato quello che cercavamo: il valore che ha in quell'istante la tensione continua corrisponde esattamente al valore efficace della tensione alternata da cui siamo partiti. raggiunge un valore massimo di 310 volt. per raggiungere nel punto più basso un valore di -310 volt. torna a zero. Ci sono ancora altre osservazioni da fare. Siamo tutti abituati ad indicare la tensione di rete come "tensione a 220 V". si trovano i valori di tensione. a partire dal tempo 0. ed arriva a zero quando sono passati 10 millisecondi dall'inizio. a 5 millisecondi dall'inizio. poco alla volta. Cosa significa il meno davanti al numero? Niente di particolare. poiché i valori che assume nell'ambito di un ciclo corrispondono esattamente ai valori della funzione matematica chiamata "seno". appuntamento con la Parte 3ª. e. Non so quanti di voi saranno arrivati a leggere fin qua. il valore della tensione cresce e. esattamente uguale a quello appena visto. a 20 millisecondi dall'inizio. Figura 1 . aumentiamo il valore della tensione continua. Stacchiamo poi la stessa stufetta dalla rete a corrente alternata ed alimentiamola con una tensione continua. di cui prenderemo nota. Tale valore viene determinato in base all'effetto termico che una certa corrente è in grado di produrre: supponiamo per esempio di alimentare con la nostra tensione alternata una stufetta. ed è quella che più usiamo nella vita di tutti i giorni. La tensione comincia poi a scendere. la tensione di rete è una grandezza "sinusoidale". a sinistra. misuriamo il calore prodotto dalla stufa mentre. senza renderci conto di come essa sia "inquieta". Si vede poi che la tensione scende al di sotto del valore 0. La tensione riprende poi a salire e. questi cicli completi si ripetono 50 volte in un secondo. Proviamo ad analizzare il grafico. mentre sull'asse verticale. come dice il nome. . una tensione di -310 volt è esattamente uguale ad una di 310 volt: l'unica differenza è che la corrente scorre in senso contrario.alternata". per essere più precisi. con valori che vanno da 0 a 20 millisecondi. il cui valore varia in continuazione. raggiungendo una certa temperatura. si dice che la corrente alternata ha una frequenza di 50 hertz.tester o Nel momento in cui ci accorgiamo che il calore prodotto è lo stesso che multimetro ottenevamo con la corrente alternata. passando da zero a un massimo e addirittura invertendo il senso di scorrimento. Vediamo che.valore della resistenza in ohm. ed è una grandezza periodica. in orizzontale è rappresentato il tempo. ma credo di avervi annoiato a sufficienza. è il valore che esprime la reale efficacia di una tensione sinusoidale. Da questo momento ricomincia un altro ciclo.

D'altra parte. e che è quasi sempre di colore giallo e verde. le nostre lampade si comporterebbero come quella di figura 2 lampada se la (in effetti non sarebbe troppo confortevole!) corrente alternata di La corrente alternata ha dei pregi e dei difetti. proprio la terra dei giardini. Così se voglio servirmi di un motore che funziona a 48 volt. il foro centrale delle prese risulta. non abbiamo parlato della funzione del foro centrale. se noi accendiamo una lampadina collegandola alla presa di 220 volt. a seconda delle necessità di utilizzazione: basta bassa fare uso di un trasformatore (figura 3). facendo uno scavo che viene riempito di sostanze in grado di ridurre la resistività del terreno e quindi di favorire la dispersione dell'elettricità. non può seguire le rapide variazioni dei valori di tensione. ad esempio. per esempio. E' facile per esempio da rete avesse una una tensione alternata ottenerne una di valore completamente diverso. la lampada fa la stessa luce che farebbe se funzionasse con una tensione continua di 220 volt. per esempio inferiore funzionerebbe una ad 1 Hz. in realtà si allestisce quella che viene chiamata "presa di terra". offre senza saperlo una nuova strada al passaggio della corrente: la corrente. ma di qualcosa di molto vicino. grazie alla sua inerzia termica. la lettura che esso ci fornisce è sempre 220 volt. uno stereo. Nell'impianto elettrico. Ugualmente. perdendo anche in un solo punto lo strato esterno che lo isola. Quindi per alimentare un registratore.Come tensione di rete avesse una frequenza più bassa. continuo. trova magari più semplice attraversare il corpo della povera donna per continuare il . collegato "a terra" o "a massa". Questo è vero quando tutto funziona regolarmente. e il problema è risolto. A questo punto la povera stiratrice che tocca il ferro. come si dice comunemente. per esempio. a far funzionare apparecchiature audio. quella dove camminiamo e piantiamo i fiori. ovvero il valore efficace. e voglio utilizzare la tensione di rete a 220 volt. la tensione (e quindi la corrente) alternata non è adatta. che parte dal foro centrale della presa.piccolo trasformatore per audio. la tensione di 220 V della presa viene ad essere presente su tutte le parti metalliche del ferro. Se il filo di rame viene a contatto con la carrozzeria del ferro da stiro. Questo succede perchè il filamento della lampadina. che avendo un flusso lineare e costante non produce rumore e permette il regolare funzionamento dei circuiti Figura 3 . all'interno di un ferro da stiro. Non si tratta di un filo semplicemente infilato nel terreno come una pianta e magari concimato. un filo che porta la corrente si spelli o si bruci. così come di qualunque apparecchiatura elettronica. mi basta procurarmi un trasformatore 220/48 V. non passa alcuna corrente. In realtà l'espressione è abbastanza vicina al vero. e quindi emette una luce media costante. frequenza troppo più alto o più basso. devo prima trasformare la corrente di rete in una corrente continua. non si sbaglia dicendo che c'è un filo (cioè un cavo elettrico unico o unipolare) che parte dal foro centrale di ogni presa e va a finire nel terreno. Abitualmente in questo filo. infatti si è detto che la corrente che alimenta i nostri utilzzatori esce da un foro della presa e rientra in quell'altro. elettronica Adesso facciamo un piccolo passo indietro: riguardo le prese di corrente. nè quando diventano zero.Anche quando si prova a leggere il valore della tensione alternata con un apposito strumento (detto tester o multimetro: figura 1). che non permette di udire altro. invece di rientrare nel secondo foro della presa dopo aver attraversato le resistenze del ferro da stiro. ovvero un suono a bassa frequenza. questo comincia immediatamente a produrre un caratteristico rombo. Se la Figura 2 . magari con le mani bagnate. ma supponete che. nè quando sono massimi. o qualunque apparecchiatura musicale. un dispositivo di costruzione abbastanza semplice e dal rendimento elevato. Se una tensione alternata arriva ad un altoparlante.

E' il filo giallo-verde che dovete collegare alle parti metalliche dell'apparecchio (in genere c'è un morsetto da avvitare) e al contatto centrale della spina. Nei cavi di uso comune ci sono tre conduttori: in genere uno è blu. I CAVI CHE PARTONO DAI CONTATTI LATERALI DELLA SPINA NON DEVONO MAI ESSERE COLLEGATI ALLE PARTI METALLICHE DEGLI ELETTRODOMESTICI ! Nella figura viene illustrato il modo di collegare il cavo di alimentazione ad una lampada da tavolo: si utilizza un cavo (nella figura è di colore grigio) detto "tripolare". dipende da tanti fattori: per esempio dal tipo di scarpe indossate dalla vittima e dal tipo di pavimento.suo percorso attraverso il pavimento. In questo modo. Gli altri due cavetti andranno collegati ai contatti laterali della spina. specialmente se questa può essere usata con mani umide. Quello giallo-verde deve essere collegato da una parte al contatto centrale della spina e. anzi collegatelo per primo. Come? Usando un terzo filo che collega l'involucro metallico del ferro da stiro col foro centrale della presa di corrente. dove avvitiamo la lampadina. si tratta comunque di un rischio da evitare. marrone e giallo/verde. una eventuale corrente sceglierà di scaricarsi attraverso di essa. Se l'impianto di terra a cui abbiamo collegato i fori centrali delle nostre prese è ben costruito. Se questo succede. Quindi. e non più attraverso il corpo della povera casalinga che stira. ovvero quella di minore resistenza. se per disgrazia la tensione di rete viene ad essere presente sulle parti metalliche del ferro da stiro. cioè che contiene al suo interno tre cavetti di diverso colore. se vi capita di sostituire o riparare il cavo di alimentazione di qualche apparecchiatura. deve essere stretto sotto una vite. LE NOZIONI FORNITE IN QUES PURAMENTE INFORMATIVO ABBIA LA NECESSARIA ESPER RIPARAZIONI O MODIFICHE S ELETTRICHE DESTINATE A FU RETE ! L' ELETTRICITÀ Corso teorico-pratico Parte 4ª . prestate la massima attenzione a collegare correttamente il cavo di terra. in modo da risultare a diretto contatto con le parti metalliche della lampada stessa (che nella figura sono colorate in viola). la sua resistenza sarà abbastanza bassa. non importa da quale parte il blu e da quale il marrone. per cui in presenza di dispersioni. uno marrone e uno giallo-verde. arrivato alla lampada. la corrente scieglie per scaricarsi la strada più facile. ed in quale misura. ed al portalampada. per esempio: blu. cioè a quel componente della nostra lampada da tavolo.

chiuso ad anello. dove tutti i terminali risultano direttamente COLLEGATI ALLA RETE . la cui grandezza può variare anche di molto. I vari avvolgimenti di un autotrasformatore NON sono isolati fra loro: si tratta di un unico avvolgimento con varie prese. cioè il nucleo di ferro del trasformatore diventa una specie di calamita. Fondamentalmente (figura 1) esso è costituito da un nucleo metallico. che da un capo entra e dall'altro esce. si trovano in commercio apparecchi che sono in realtà AUTOTRASFORMATORI. permette di ottenere in uscita un circuito completamente isolato da quello principale. con tante spire. la corrente produce un effetto: crea un campo magnetico. attraversando tutto il nucleo metallico del trasformatore. Occorre infatti sottolineare questo aspetto fondamentale: il trasformatore. se avvicinate al nucleo una lametta da barba. purchè si tratti di una tensione alternata. e ci permette di prelevare da quest'ultimo una tensione.Nella lezione precedente abbiamo visto che i trasformatori consentono di trasformare il valore della tensione. stando ai valori citati come esempio. Ma come fa la corrente a passare dal primo avvolgimento al secondo.occorre quindi la massima attenzione nell'uso di tali . Attenzione: a differenza della calamita che attrae a sè e basta. dall'altra parte si realizza l'avvolgimento con meno spire. che collegheremo per esempio a 220 volt). in modo da poter essere facilmente collegati. sia pure sommariamente. proprio avvolgendo il filo come si vede in figura: da una parte si realizza l'avvolgimento che sarà collegato alla tensione più alta (quello di sinistra. dall'altra parte (ai capi dell'avvolgimento con poche spire) troveremo una tensione di 12 V. È proprio questo campo magnetico continuamente variabile che. Attenzione: Talvolta. che cercherò di spiegare in modo molto semplificato. ma succede un'altra cosa. dà origine ad una corrente indotta nell'altro avvolgimento. Intorno a questo nucleo si realizzano due avvolgimenti. colleghiamo alla rete i due capi dell'avvolgimento a 220 V. Noi abbiamo collegato alla rete (le famose prese di corrente di casa) l'avvolgimento con molte spire: in questo avvolgimento quindi passa una corrente. col nome di TRASFORMATORI. passando nelle spire. Naturalmente non avvolgeremo il filo composto da due avvolgimenti di direttamente sul ferro. cercheremo adesso di capire più da vicino. I due avvolgimenti saranno eseguiti su appositi cartocci isolanti. per effetto del campo magnetico che vi si induce. come è fatto e come funziona un trasformatore elettrico. e le vibrazioni che avvertite nella lametta sono esattamente a 50 hertz. facendo capo eventualmente ad appositi terminali. con filo di rame smaltato. e quindi sicuro anche per chi dovesse accidentalmente venire a contatto con i fili ad esso collegati. se questi sono completamente isolati? In effetti la corrente non passa. Se noi. così come è alternata la corrente che lo crea. Infatti. in funzione della potenza erogata. sentirete che la lametta vibra. il campo magnetico del trasformatore è un campo magnetico alternato.Un trasformatore è esempio 12 V). oltre a consentire di variare il valore della tensione. perchè l'isolamento del filo filo conduttore intorno ad un stesso potrebbe deteriorarsi e quindi la tensione di nucleo magnetico rete sarebbe pericolosamemnte presente sul ferro del trasformatore. ovvero la frequenza della corrente di rete. quello che fornirà una tensione più bassa (per Figura 1 . anche se non esiste nessun collegamento elettrico. le estremità di ciascun avvolgimento verranno poi portate all'esterno.

e vi renderete conto di quale campo elettrico si generi intorno a tali linee! Grazie a trasformatori enormi (ben più sofisticati del semplice esempio visto prima) la tensione viene elevata prima di essere instradata sulle linee per il trasporto. come aria che frigge. se siete in campagna e passate sotto uno di questi elettrodotti fermatevi e fate silenzio: sentirete il classico crepitio dell'alta tensione. Per concludere. quello di entrata e quello di uscita.apparecchi. ciò significa che la potenza in gioco non cambia se la corrente diminuisce ma nel frattempo aumenta proporzionalmente la tensione. senza usare cavi giganteschi. conviene aumentare notevolmente la tensione in modo da ottenere che la corrente nella linea sia più bassa e quindi possa viaggiare su cavi di dimensioni accettabili. centinaia e centinaia di megawatt (1 megawatt = 1 milione di watt) viaggiano di continuo sulle linee elettriche che. . Ci sono infatti utilizzatori. un altro trasformatore realizza l'operazione opposta: riabbassa la tensione. si chiamano rispettivamente primario e secondario. portandola ai valori adatti alle applicazioni comuni. cioè un filo realizzato con materiale di resistività elevata che. Il rapporto fra il numero di spire primarie ed il numero di spire secondarie è esattamente uguale al rapporto fra le tensioni dei due avvolgimenti e viene definito "rapporto di trasformazione" Ma i trasformatori sono importantissimi anche per un altro motivo: essi rendono possibile il trasporto dell'energia elettrica dai luoghi di produzione a quelli di utilizzazione. anche per il loro comportamento nei confronti della corrente stessa. che sono costituiti unicamente da una resistenza. L' ELETTRICITÀ Corso teorico-pratico Parte 5ª Carichi resistivi e carichi induttivi. oltre che per la tensione e per la potenza richiesta. Come sarebbe possibile far viaggiare tali enormi potenze? La corrente sarebbe così forte che per consentirne il passaggio occorrerebbero cavi grossi come tronchi d'albero! Per fortuna (vedere parte 1ª) la potenza è uguale al prodotto della corrente per la tensione. Ecco allora che per trasportare l'energia elettrica a distanza. attraversano le nostre campagne . La quantità di energia che richiede la nostra società è inimmaginabile. e dipendono inoltre dalla potenza del trasformatore. detti appunto carichi resistivi. come abbiamo visto. effettivamente poco piacevoli. La tensione che si usa è effettivamente alta (varie decine di migliaia di volt) e la si avverte anche a distanza. aggiungiamo che i due avvolgimenti del trasformatore. Tutto questo non sarebbe possibile con la corrente continua. Ciascuno di essi è composto da un numero di spire che naturalmente non è casuale: le spire sono esattamente proporzionali alle diverse tensioni. poichè essa non è in grado di dare origine ad un campo magnetico variabile e quindi non permette di usare i trasformatori. All'arrivo. I vari utilizzatori che funzionano con la corrente elettrica possono differenziarsi.

che permette alla corrente di vincere anche la resistenza dell'aria. purchè dello stesso valore. la corrente non inizia a passare subito. è sempre presente. Collegamenti in parallelo e in serie. ogni utilizzatore assorbe la sua corrente Un simile collegamento si chiama collegamento in parallelo. gli utilizzatori di tipo induttivo devono assolutamente funzionare col tipo di tensione per cui sono stati progettati. purtroppo. la stufetta e le sempre presenti lampadine: in effetti delle lampadine a noi interesserebbe di più la luce.Collegamento in parallelo: la tensione è la stessa per tutti gli utilizzatori. cerca di continuare a scorrere attraversando anche lo spazio d'aria fra i contatti dell'interruttore aperto. un ventilatore. il forno di casa. . Cosa succede in questo caso? La corrente che esce dalla presa attraversa una dopo l'altra tutte le lampadine. si vede scoccare una scintilla fra i contatti dell'interruttore: è la corrente che stava circolando fino ad un attimo prima e che. Volendo collegare alla rete diverse lampadine. ma anche la giusta frequenza. lascia passare. ed abbiamo visto che un avvolgimento produce campi magnetici. nel momento in cui si toglie tensione. cioè di una tensione più elevata di quella di normale funzionamento.viene percorso da corrente e si riscalda. Mentre gli utilizzatori di tipo resistivo possono funzionare indifferentemente sia con una tensione alternata che con una continua. ma dopo un certo tempo ed aumentando gradualmente. Un trasformatore progettato ad esempio per funzionare con una tensione di 220V a 60Hz. ma tende ad estinguersi con ritardo. e tale tensione deve avere non solo il giusto valore in volt. e non è neppure poco. ad esempio. La scintilla si verifica poichè l'interruzione improvvisa di un circuito induttivo determina anche la nascita di una sovratensione. in tal modo ognuna delle lampade risulta collegata a 220 volt ed assorbe la corrente che il suo filamento Figura 1 . può surriscaldarsi (ed anche andare incontro ad avaria) se viene fatto funzionare con una tensione di 220V ma a 50Hz. Questo è il motivo per cui. fanno uso di un motore che è prevalentemente costituito da avvolgimenti (come i trasformatori). In questi casi si parla di carichi induttivi. ma il calore. così come si vede nella seconda figura. essendo solo uno il circuito possibile. Ci sono però altri utilizzatori (anche fra i comuni elettrodomestici) che non sono delle resistenze. per esempio. La principale caratteristica di un carico induttivo è quella di opporsi alle variazioni rapide della corrente: se si applica tensione a un induttore. si tratta dell'unica corrente che circola. Analogamente. ma una in fila all'altra. è possibile collegarle come si vede nella prima delle figure a lato. utilizzatori di questo tipo sono. E' proprio l'effetto di questi campi magnetici che permette al motore di girare e produrre energia meccanica. o un frullatore. la corrente in un induttore non può cessare di colpo. non potendo cessare istantaneamente. in modo che l'uscita di una sia collegata all'entrata di quella che segue. quando si stacca alimentazione ad un'apparecchiatura di tipo induttivo. Sarebbe poi possibile fare una cosa più originale: collegare le lampade non una di fianco all'altra.

vediamo che il paranco ha compiuto un lavoro pari a 8000 kgm (chilogrammetri). e assorbe una corrente più bassa per un tempo più lungo: la quantità di energia è la stessa. Se una di esse venisse collegata da sola alla rete a 220 volt. farò un esempio pratico: abbiamo un carico di materiali che pesano 400 kg e che noi vogliamo portare su un solaio che si trova all'altezza di 20 metri. la tensione si ripartisce sui vari utilizzatori ogni lampadina sarà presente la tensione che occorre perchè la corrente in circuito possa superare la resistenza di quella lampadina. impieghi 50 secondi per portare il carico a 20 metri. una unità di misura che corrisponde al prodotto di una potenza per un tempo! . Esempio caratteristico di collegamento in serie sono le lampadine dell'albero di natale. e che il paranco. Se supponiamo di collegare in fila 10 lampadine identiche. Un simile collegamento si chiama collegamento in serie. La tensione di 220 volt si suddividerà allora tra le Figura 2 . Una serie è costituita da 10 o più lampadine colorate. troveremo che su ogni lampada sarà presente una tensione di 22 volt. tutte aventi le stesse caratteristiche elettriche. Il paranco dotato di motore più potente è in grado di sollevare il peso più velocemente. e non ha niente a che fare col tempo impiegato a compierlo. ma avrà compiuto lo stesso lavoro dell'altro e consumato la stessa quantità di energia: si tratta dell'energia che corrisponde a quel determinato lavoro. usando un paranco di potenza doppia. la resistenza che incontra è equivalente quindi alla somma di tutte le resistenze. rimane attaccato alla corrente per meno tempo ma in quel tempo assorbe una corrente più alta. Se facciamo due conti. Per essere più chiaro. E infatti l'energia si misura in kwh (chilowattora). Potenza ed energia. Supponiamo di sollevare questo peso con un paranco elettrico. questo mi solleverà il peso in 25 secondi. girando lentamente. insieme alle altre invece essa sopporta solo una piccola parte della tensione di rete e può funzionare senza bruciarsi. scoppierebbe immediatamente. Il paranco meno potente solleva il peso lentamente. quindi per far passare corrente deve vincere la resistenza non di una sola.Quanta corrente passa? La tensione di 220 volt della presa risulta applicata a tutta la fila di lampadine. ma di tutte le lampadine.Collegamento in serie: tutti gli utilizzatori sono attraversati varie lampadine. Supponiamo ora di rifare lo stesso lavoro. Vorrei spendere qualche parola su due concetti che spesso sono oggetto di confusione: quelli di potenza e di energia. e su dalla stessa corrente. Per compiere questo lavoro ho consumato una certa quantità di energia elettrica. una dopo l'altra.

La prima distinzione da fare è la seguente: Le prese sono quelle dotate di soli fori. da dove la corrente esce: parliamo quindi delle prese di corrente che si trovano sulle pareti delle noste case. da 10A e da 16A . Tutti conosciamo le spine di standard italiano (figura 1). ogni apparecchiatura che deve funzionare con la corrente elettrica è dotata di un cavo che termina con una spina. si usi un dispositivo dotato di fori. a seconda di dove l'apparecchiatura è costruita.L' ELETTRICITÀ Corso teorico-pratico INSERTO: PRESE E SPINE Molto spesso si parla indifferentemente di "spine" o di "prese" senza rendersi conto della differenza sostanziale che invece esiste fra le une e le altre. A questo punto osserviamo che è piuttosto ovvio che. sui perni delle spine dei nostri elettrodomestici non c'è corrente. la corrente vi entra ed attraverso il cavo arriva all'elettrodomestico. con tre perni (o spinotti) allineati: i due laterali presentano il metallo in vista solo nelle estremità. quindi non si corre pericolo a toccarli: solo quando essi vengono inseriti in una presa. le dita dell'utente possano venire a contatto di uno spinotto quando su questo è già presente la tensione di rete). dove la corrente è sempre presente. perlomeno le più comuni. Figura 1 . immaginate cosa succederebbe se la corente fosse presente su dei perni sporgenti come quelli delle spine: sarebbe sufficiente sfiorare per errore uno dei perni per restare folgorati da una scrica elettrica! Naturalmente. Le spine sono quelle dotate di perni metallici che possono essere infilati nei fori delle prese. mentre per il resto della lunghezza risultano coperti da un materiale plastico isolante (che nell'immagine è di colore rosso). A tutti noi è capitato più volte di dover collegare alla corrente un'apparecchiatura e di non poterlo fare perchè la sua spina non entrava nella presa di cui disponevamo! Questo succede perchè. per cui la confusione diventa anche maggiore. lo spinotto centrale. vediamo allora alcune di queste spine. Cerchiamo allora di capire meglio le differenze tra un tipo e l'altro. garantisce il collegamento della "terra" e quindi la sicurezza dell'utilizzatore (i due spinotti laterali sono parzialmente ricoperti con isolante per evitare che. occorre poi considerare che esistono non pochi tipi di prese e relative spine. in modo da usare possibilmente sempre l'accessorio più adatto alle varie esigenze che possono presentarsi quotidianamente nell'ambito della vita domestica. mentre si infila la spina nella presa. il cui metallo è tutto scoperto. il cavo viene dotato della spina in uso in quel certo paese. pertanto.Spine di standard italiano.

Adattatori: quello a sinistra per collegare una spina tedesca ad una presa italiana da 16 A. Un'altra spina utilizzata su molti apprecchi è quella di tipo tedesco/francese. in alternativa.Le spine di destra. anche se viene proposta per potenze maggiori. Figura 2 Spina "Shuko" (standard franco/tedesco) Per tali motivi queste spine richiedono apposite prese a "pozzetto". il collegamento con la terra avviene tramite due linguette laterali. mentre può essere utile. Tanto per fare un esempio. usando un adattatore come quello di figura 3. ma che solo alcuni possono essere usati in condizioni di sicurezza. usare un adattatore che consente di collegare una spina da 10 A ad una presa più grossa. Già che si parla di adattatori. Per potenze superiori ai 1500 W è bene quindi usare una spina da 16 A. sono da preferire nei casi in cui alla parete ove è inserita la spina debba essere addossato un mobile Queste spine si trovano nelle versioni da 10 ampere e da 16 ampere: fra un tipo e l'altro cambia sia la distanza fra gli spinotti che lo stesso diametro degli spinotti. grazie al minor spessore ed al filo che esce di lato. Una spina del tipo da 10 ampere può essere usata per utilizzatori la cui potenza non superi 1500 W. da 16 A (figura 3). dotate di contatti laterali per la terra. pur essendo distanziati fra loro come quelli della spina italiana da 10 A. che ha spinotti più grossi e quindi può meglio sopportare il passaggio di correnti più forti. nei punti di contatto con la presa. è bene considerare che ne esistono tanti. la spina possa surriscaldarsi e fondere. quello a destra consente di collegare ad una . sono più grossi e quindi non entrano nelle prese di tipo italiano. in pratica è bene prevedere un certo margine di sicurezza. e tollerabile. le spine tedesche possono essere collegate ad una normale presa italiana da 16 ampere. detta anche "Shuko" (figura 2). Figura 3 . Tale spina ha due spinotti che. per evitare che. dette "a squadra".

a sinistra.Prese a parete di vario tipo In figura 4 si vede per esempio un allestimento di prese da parete. può facilmente portare alla fusione delle varie parti. poichè la corrente elevata. è della massima importanza che venga collegato allo spinotto centrale della spina: in tal modo. e a destra da una presa a pozzetto per spine shuko franco-tedesche. Il filo gialloverde ha una funzione di sicurezza. Sarebbe pericolosissimo collegare nella spina i tre conduttori in modo errato. tramite il contatto centrale della presa ove risulta collegata la spina. passando nei contatti incerti della spina e dell'adattatore.presa da 16 A una spina italiana sia da 16 A che da 10 A è assolutamente da evitare l'uso di adattatori da piccolo a grande. che si adattano a diversi tipi di spine. uno marrone ed uno giallo-verde. ovvero di quelli che consentono di collegare una spina grande ad una presa piccola. con pericolo di incendio. piuttosto che ricorrere ad una serie di adattatori. da due prese adatte a spine italiane sia da 10 che da 16 ampere. In figura 5 si vede come viene montato un normale cavo elettrico all'interno di una spina (l'immagine è solo dimostrativa: si sconsiglia la realizzazione pratica a chi non abbia un minimo di dimestichezza con tali operazioni) Figura 5 . magari infilati uno nell'altro. Figura 4 . qualunque dispersione di corrente presente sull'elettrodomestico viene inviata alla presa di terra. formato.Montaggio del cavo all'interno di una spina Un cavo elettrico contiene al suo interno tre conduttori: in genere uno è di colore azzurro. si trovano poi in commercio delle prese multistandard. poichè la tensione di 220V potrebbe risultare presente direttamente sulle parti metalliche del nostro elettrodomestico! . conviene disporre nelle nostre case di prese di vario tipo. In considerazione delle tante spine che esistono. è senz'altro consigliabile attrezzare bene le prese a parete. sia esso un frigorifero. Il filo azzurro e quello marrone sono quelli che portano effettivamente la corrente all'apparecchio utilizzatore. un frullatore o altro.

ELETTRONICA DI BASELETTRONICA DI BASEEELETTRONICA DI BASE ELETTRONICA DI BASE Un saldatore a stagno di circa 20 watt di potenza. è un piccolo tester digitale. adatta per saldare con precisione particolari molto piccoli. pinze. dalla punta sottile. per capirci) poichè. Uno strumento molto utile. a parità di prezzo. di quello che già contiene al suo interno la pasta disossidante necessaria alla pulizia delle parti da saldare. vanno molto bene quelli cosiddetti a stilo. scegliete un filo sottile. tronchesine ecc. Non vi consiglio uno strumento analogico (quelli con l'indice che si muove sulla scala graduata. L'importante è che sia un saldatore per elettronica ottimamente isolato. quello digitale risulta più preciso. Una matassina di filo di stagno. anzi direi indispensabile. oltre ad essere di lettura più immediata. come forbici. .8 mm di diametro Una dotazione di attrezzi di uso comune. considerando che eventuali dispersioni di corrente potrebbero risultare dannose per certi componenti particolarmente delicati. tanto non serve uno strumento da laboratorio. oggi si trovano buoni apparecchi a poche decine di migliaia di lire. di circa 0. cacciaviti.

nel circuito circola una corrente (indicata con i). indicate come R1. viola. vedrete (da una estremità o dall'altra) una fascetta color oro. il colore della terza vi dice quanti zeri dovete aggiungere. Se la fascetta è color argento significa che la tolleranza è del 10 % (valore meno preciso e resistenza di minore qualità). arancio.I primi componenti di cui parleremo sono le resistenze. Cominciate poi a leggere le tre fascette. hanno i seguenti valori: R1 = 120 ohm. Nel caso della resistenza raffigurata come esempio. cioè: 27000 ohm TAVOLA DEL CODICE A COLORI DELLE RESISTENZE RESISTENZE E CADUTE DI TENSIONE Consideriamo il circuito di figura 1: una pila da 4. deve vincere una dopo l'altra tutte e quattro le resistenze che incontra. che inizialmente può risultare un pò ostico. E' bene specificare subito che i valori in ohm delle resistenze non sono quasi mai scritti con dei numeri: esiste un codice basato su fascette colorate. R3. R2. Il valore è quindi 27 seguito da 3 zeri. cominciamo subito a vedere il significato dei vari colori: Se osservate una resistenza. 7 e 3. questo colore indica che la tolleranza rispetto al valore nominale è del 5 %. R4. R2 = 22 ohm . La tensione della pila. ma che col tempo e con la pratica si impara a leggere a colpo d'occhio.5 volt alimenta quattro resistenze che risultano collegate in serie. e quindi di ottenere nei vari rami di un circuito le giuste correnti. Le resistenze. ma la loro funzione rimane sempre quella di determinare una caduta di tensione. Disponete la resistenza in modo che la fascetta dorata sia alla vostra destra (come in figura). R3 = 39 ohm. Il colore della prima indica la prima cifra del valore. Quanta corrente circola? Basta dividere la tensione della pila per la somma delle resistenze: figura 1 . Tanto per abituarci. il colore della seconda fascetta indica la seconda cifra. da sinistra verso destra. abbiamo: rosso. Nel paragrafo che segue cercherò di illustrare meglio questi concetti. A tali colori corrispondono i numeri 2. nel mantenere in circuito la corrente i. in seguito alla tensione della pila. R4 = 56 ohm (intanto approfittate per esercitarvi a leggere i colori). vale a dire una resistenza totale di 120+22+39+56 = 237 ohm. In elettronica se ne usano tantissimi tipi.

diremo quanto segue: la corrente che circola è una sola.8 volt: la tensione si è ancora ridotta. Cercando di spiegare con parole semplici quello che succede nel circuito. ed è la stessa che attraversa uno dopo l'altro tutti i componenti del circuito. in questo modo il numero che si ottiene è 1000 volte più grande e non contiene più tanti zeri: 0. perchè non esistono altre strade alternative. spostiamo il puntale sul punto t3: troveremo una tensione di 1. maggiore è lo sforzo richiesto per far passare la corrente attraverso quella resistenza: ecco che allora la tensione totale di 4. figura 2 . La tensione presente ai capi di ogni resistenza rappresenta la caduta di tensione relativa a quella resistenza. Per finire.5 volt. richiedono più sforzo. è più conveniente misurarle non in ampere.99 milliampere (si scrive abbreviato 18. non potrebbe essere altrimenti. è quella che permette alla corrente di compiere l'ultimo sforzo. essendo di maggior valore.01899 ampere Osserviamo che siccome le correnti in elettronica sono in genere piuttosto deboli.22 volt. in modo proporzionale ai loro valori: in altre parole.99 mA). leggendo la tensione troveremo 2.5 volt si suddivide fra le varie resistenze. effettuando misure di tensione in due modi diversi. assumendo un valore più alto proprio ai capi di quelle resistenze che. Questa corrente circola a spese di una tensione.99 milliampere. Spostiamo adesso il puntale positivo sul punto t2: leggeremo una tensione di 1. 1) Misura della tensione nei vari punti del circuito. questa tensione. ovvero di attraversare R4. e cioè 4. ai capi di una resistenza di valore più alto troveremo una tensione di valore più alto. questo è l'effetto della caduta di tensione sulla prima resistenza (R1).01899 ampere sono uguali a 18. Diremo quindi che nel nostro circuito circola una corrente di 18. si è ridotta a 2. Vuol dire che la tensione presente sulla pila. che deve esercitare uno sforzo ogni volta che la corrente incontra una resistenza.i = 4. Più grande è la resistenza.5 / 237 = 0. E la tensione della pila che fine fa? Essa si ripartisce sulle varie resistenze. perchè ogni misura di tensione va riferita al punto del circuito a potenziale zero (che in questo caso è il polo "-" della pila). ma in milliampere. Adesso analizziamo in pratica quello che succede nel nostro circuito. per effetto della seconda caduta di tensione ai capi della resistenza R2.22. In questo caso il puntale negativo del tester (quello di colore nero) sarà sempre collegato al polo negativo della pila (figura 2). che è quella residua dopo che la corrente ha attraversato le prime tre resistenze. Portiamo il puntale positivo (quello di colore rosso) sul punto t1 (cioè tra la R1 e la R2).06 volt.

facendo caso al verso della corrente (come si vede in figura 3): dal lato dove la corrente entra nella resistenza.2) Misura delle cadute di tensione sulle singole resistenze. otteniamo un'altra volta 4. Leggiamo poi la tensione ai capi di R2 (è la posizione che si vede nella figura). In questo caso collegheremo i puntali del tester ai terminali della resistenza che ci interessa. Possiamo poi toglierci la curiosità di controllare come la tensione si ripartisce sulle varie resistenze. leggeremo 2.74 volt ed ai capi di R4 leggeremo 1.5 volt. Se sommiamo tutti questi valori.06 volt.4 volt. Ai capi di R3 leggeremo 0. Misuriamo la tensione ai capi della resistenza R1. figura 3 .28 volt. e cioè la tensione della pila. collegheremo il puntale positivo (in genere di colore rosso). misurandola ai capi di ognuna di esse. troveremo 0. collegheremo il puntale negativo (di colore nero). dal lato dove la corrente esce dalla resistenza.

misurate. Quindi anche voi. quando misurerete una tensione in un punto del circuito. provate a realizzare davvero il circuito della figura (vi occorre anche una pila piatta da 4. rappresenta il potenziale zero. In questo caso appare più evidente come la tensione vada calando man mano che dal polo positivo ci si avvicina alla massa (o polo negativo). collegata al polo negativo della pila. BREVE GUIDA ALL'USO DEL TESTER . del circuito. poichè è sottinteso che tutte le tensioni sono sempre riferite alla massa del circuito. "in serie").Il circuito visto fin'ora può essere ridisegnato come si vede in figura 4. costituisce quello che viene denominato "partitore di tensione". dovete sempre collegare uno dei puntali del tester (il puntale negativo) alla massa. Un simile circuito formato da più resistenze collegate in cascata (o. Divertitevi a misurare le tensioni nei vari punti e nei modi che abbiamo visto. figura 4 figura 5 Se avete già un saldatore e ve la sentite di trafficare un pò. collegata al polo positivo. Nel disegno sono riportate le tensioni presenti nei punti di unione fra le varie resistenze. intendendosi col termine "massa" tutti i punti del circuito che hanno potenziale zero. come si dice. detto anche "massa". Ma in genere le tensioni nei vari punti di un circuito vengono indicate semplicemente col valore numerico vicino al punto in questione (figura 5).5 volt). non sarà tempo perso e vi renderete conto di tante cose che non si possono apprendere con la sola lettura. la linea orizzontale superiore. La linea orizzontale in basso. come abbiamo visto prima. rappresenta la tensione di alimentazione. rispetto al potenziale zero.

di volta in volta. il selettore. Come si vede. la rotazione è suddivisa in vari settori. i metodi restano validi anche per altri tipi di tester. un display di 3 cifre e mezzo può essere considerato sufficientemente preciso per i nostri scopi. che permette di scegliere la portata più adatta alla misura da effettuare. che vanno inseriti nelle apposite boccole. di tipo rotante oppure a tastiera. credo che suggerimenti importanti circa la misura di tensioni si possano già ricavare dalla pagina "resistenze e cadute di tensione". a parte piccole differenze. ed un paio di puntali. Occorre scegliere per ogni misura la giusta portata. . uno rosso figura 1 . sia la portata massima. Le parti principali di un tester (figura 1) sono il display. ovvero il massimo valore misurabile. sia il tipo di grandezza che si vuol misurare. che consiglio senz'altro di rivedere. Il display In genere il display è del tipo a cristalli liquidi.un comune tester digitale (positivo) ed uno nero (negativo). allo scopo di sfruttare tutte le cifre disponibili per la lettura del valore misurato. Il selettore della misura La manopola che si trova al centro del tester (figura 2) permette di scegliere.Un tester digitale sufficientemente preciso per uso hobbistico si può acquistare oramai con pochi spiccioli: considerata l'utilità dello strumento. Molti di voi hanno chiesto istruzioni su come si debba usare un tester. Tutto ciò che viene descritto in queste pagine si riferisce al tester che appare nelle illustrazioni ma. in questa sede aggiungerò alcuni consigli pratici su come debba essere utilizzato il tester nei vari tipi di misura. dove appaiono i valori misurati. è un vero peccato non procurarsene uno. come vedremo in seguito.

che non ha quasi più significato! La prima posizione.il selettore della misura sul display il valore "00. sceglieremo una delle portate indicate: 200 (ohm). quindi. indicate da "A--". 20M (20 megaohm). Saltando il breve settore verde (hFE). sempre continuando in senso orario. troviamo poi le misure di tensioni continue. in funzione della resistenza che pensiamo di misurare. ovvero immediatamente superiore. Impostando come portata 200k. La scelta della giusta portata è importante per avere una misura precisa. Anche per queste misure vale il principio di scegliere sempre la portata più vicina. contrassegnata dal simbolo della nota musicale.251 Kohm e. si usa per i controlli di continuità (per esempio per verificare se un cavo è interrotto): in caso di conduzione. Successivamente.25". con le portate 200m (200 millivolt). troviamo le misure di resistenza. 2M (2 megaohm). il tester emette un segnale acustico. 251 ohm. come visto in precedenza. s'incontrano le misure di corrente alternata (settore rosso). Per ogni misura.<BR< ? V~?. scegliendo la portata più vicina. leggiamo sul display ".251" che significa 0.Partendo più o meno dalla posizione che hanno le ore 10 sull'orologio. indicate dal caratteristico simbolo "Ω". occorre quindi posizionare la manopola all'interno del settore corrispondente. al valore che si intende misurare. il che significa che abbiamo già perso la precisione corrispondente all'ultima cifra. . supponiamo di voler misurare una resistenza di 250 ohm: se scegliamo come portata 2K. 2k (2 kohm). 20. indicate da "A~" e quindi le misure di corrente continua (settore verde). Proviamo a scegliere la portata 20k: otteniamo come lettura "0. 200 e 1000 V. otteniamo addirittura figura 2 .2". 200k (200 kohm).

collegamento dei puntali per le misure di tensione e resistenza. mentre il puntale nero va inserito sempre nella boccola contrassegnata con "COM".Boccole per l'inserzione dei puntali Nella parte bassa del tester. Il riferimento nelle nostre misure si ottiene portando in contatto il puntale nero (negativo) col punto del circuito rispetto al quale si vuole effettuare la . la manopola del selettore va posizionata sul 10 verde della corrente continua o sul 10 rosso della corrente alternata. il puntale rosso va inserito nella boccola contrassegnata "V/Ω". Per le misure di tensione e di resistenza (figura 3). soprattutto in considerazione del fatto che i valori di tensione non sono mai assoluti. oppure sul 2 del settore rosso se si deve misurare corrente alternata Per misurare correnti fino a 10 A (figura 5). che sta per "comune". figura 3 .collegamento dei puntali per misure di corrente fino a 2 A. il puntale rosso va nella boccola "10A". la posizione del puntale rosso cambia in funzione del tipo di misura. si trovano quattro boccole rosse. dove occorre inserire gli spinotti dei puntali. ISTRUZIONI PER L'EFFETTUAZIONE DELLE MISURE Misure figura 5 . di tensione Ci sono vari modi di misurare una tensione. ma hanno significato quando sono riferiti ad un certo potenziale. figura 4 . Notare che la manopola del selettore di misura deve trovarsi sul 2 del settore verde se si tratta di corrente continua. il puntale rosso va inserito nella boccola 2A (figura 4). Per misure di corrente fino a 2 A.collegamento dei puntali per misure di corrente fino a 10 A.

Volendo per esempio misurare la tensione rispetto a massa in vari punti di un circuito. Tenete presente che il terminale a potenziale più alto è sempre quello da cui la corrente entra! Misure di corrente Per misurare una corrente occorre che questa passi attraverso il tester. se il display indica un valore preceduto dal segno "-". Misura di resistenze figura 7 .quanta corrente sta passando dall'alimentatore alla batteria? Quando si vuole . nell'esempio delle figure 6 e 7. in caso contrario si rischia di danneggiare lo strumento di misura. oppure alla carcassa metallica. E' importante in queste misure fare molta attenzione a selezionare correttamente la portata.misura. se anche questa è a potenziale zero.occorre interrompere il collegamento esistente e ripristinarlo facendo scorrere la corrente attraverso il tester. invertendo i puntali. figura 6 . in questo caso i puntali del tester vanno collegati uno per lato sui terminali della resistenza: se appare un segno "-" davanti al valore indicato. ovvero che la tensione è più alta dove noi abbiamo collegato il puntale nero. vuol dire che abbiamo disposto i puntali al contrario. e ad inserire i puntali nelle boccole corrette. per esempio di una resistenza. il segno meno scomparirà e potremo conoscere l'esatto valore e segno della caduta di tensione sulla resistenza. occorre collegare il puntale nero al negativo dell'alimentazione del circuito. Altre volte interessa misurare la tensione che risulta presente ai capi di un componente del circuito. un alimentatore (A) sta caricando una batteria (B): quanta corrente passa dall'alimentatore alla batteria? Per saperlo occorre staccare uno dei cavi (per esempio il rosso) e ricreare il collegamento usando il tester per unire l'alimentatore alla batteria. Anche effettuando misure di corrente. invece che dal puntale rosso. vuol dire che la corrente sta entrando nel tester dal puntale nero.

o. Per prima cosa. Supponiamo di voler saldare una resistenza sulla basetta portacontatti che si vede in figura. Si tratta di una tecnica molto semplice. "fredda". cortocircuitandoli.misurare il valore di una resistenza. è necessario scollegare la resistenza almeno da una parte. E' molto importante che il circuito non sia alimentato. essa ha due funzioni: 1) quella di realizzare la continuità elettrica. altrimenti si rischia di misurare qualcosa che con la resistenza non ha niente a che fare. dopo averli un pò piegati. allo scopo di avere le mani libere. di quello che all'interno contiene la pasta . 2) quella di fissare meccanicamente i pezzi. può causare malfunzionamenti di cui risulta poi difficile scoprire la causa. ma che va praticata con cura se si vogliono evitare problemi che alla lunga diventano dei veri e propri rompicapo. infiliamo negli appositi fori i terminali della resistenza. Prendiamo poi il filo di stagno. occorre che non ci siano altri componenti in parallelo alla resistenza stessa. e che i condensatori eventualmente presenti siano stati scaricati. Una saldatura mal fatta. come suol dirsi. se non se ne può essere sicuri. La saldatura in elettronica La saldatura a stagno è il metodo usato in elettronica per collegare fra loro i diversi componenti di un circuito. in modo che rimangano da soli nella giusta posizione.

Non muovete assolutamente i pezzi mentre lo stagno si sta raffreddando. per non dare origine a crepe che potrebbero in seguito determinare un falso contatto fra i pezzi saldati. Non sempre è possibile disporre i pezzi nella giusta posizione e poi saldare. Occorre allora imparare a tenere con due mani i pezzi da saldare.disossidante: la perfetta pulitura delle parti da saldare è fondamentale per una buona riuscita. accostiamo il saldatore in modo da fondere lo stagno: la pasta liquida colerà sulle parti e contemporaneamente lo stagno andrà a depositarvisi. A questo punto. è la stessa saldatura che tiene a posto i pezzi. lo stagno e il saldatore! Buon divertimento. forse il più delle volte. anzi. non abbiate fretta di scappare: insistete qualche secondo in più. Tenendo il filo di stagno a contatto con le parti da saldare. IL CODICE A COLORI DELLE RESISTENZE . fino a quando vedrete lo stagno perfettamente fuso e lucido. ricoprendole.

Il diodo come raddrizzatore Un componente elettronico dal comportamento molto particolare è il diodo. la corrente che la attraversa corrisponde al rapporto fra la tensione applicata ed il valore della resistenza stessa. questa legge non vale per il diodo. . Abbiamo visto che applicando una certa tensione ad una resistenza.

sia le lacune della zona P che gli elettroni liberi della zona N vengono attirati dal campo elettrico applicato. essendo drogata con atomi in eccesso di elettroni. in basso). Quando la giunzione PN è polarizzata inversamente (figura 1. presenta delle buche o lacune. essendo drogata con atomi in difetto di elettroni. si crea una barriera di potenziale che impedisce il passaggio della corrente. che viene detta "zona di deplezione". Tale corrente è dell'ordine di qualche µA per i diodi al germanio. detta corrente di diffusione.5 V nel caso di giunzioni al Silicio. . detta "corrente di drift. La regione N. Quando la giunzione PN è polarizzata direttamente (figura 1. analogamente.Dal punto di vista fisico-strutturale. La regione P. circola soltanto una debolissima corrente dovuta a cariche minoritarie. gli elettroni liberi della zona N vengono sospinti verso la zona centrale della giunzione dalla polarità negativa. La tensione necessaria per innescare il flusso di tale corrente è di 0. al centro). il diodo (figura 1. in alto) è costituito da una giunzione "p-n".2 . ovvero al lato P risulta applicata una tensione negativa Figura 1 ed al lato N una positiva. tende a perdere gli elettroni in eccesso. le buche e gli elettroni si combinano fra loro. ovvero da un semiconduttore contenente. le lacune della zona P vengono sospinte verso la zona centrale della giunzione dalla polarità positiva applicata. in tale zona.3 V nel caso di giunzioni al Germanio e di 0. drogate una con impurità di tipo "p" ed una con impurità di tipo "n". adiacenti l'una all'altra. tende a catturare elettroni: come si dice. per cui la zona centrale si svuota. dando origine ad una corrente. se la tensione è sufficiente a vincere la barriera di potenziale esistente. due regioni.0. e di qualche nA per i diodi al silicio. che può anche diventare molto intensa.

la corrente nel diodo fluisce dall'anodo verso il catodo Figura 2 Nel suo impiego pratico. in pratica non passa corrente. si osserva che non passa corrente fino al valore di tensione VT. mentre sull'asse Y (quello verticale) si legge la corrente che lo attraversa. La tensione applicata al diodo si legge sull'asse X (quello orizzonate). ovvero quando all'anodo è applicata una tensione positiva rispetto al catodo. si Figura 3 verifica il passaggio di una corrente tanto più alta quanto maggiore è la tensione applicata. se la tensione applicata al diodo viene aumentata oltre tale valore. Con polarizzazione diretta. la resistenza del diodo cede improvvisamente. nell'uso normale del diodo. detto valore di soglia. detto "effetto valanga". e cioè si applica all'anodo una tensione negativa rispetto al catodo. viene rappresentato col simbolo che si vede in figura 2 al centro: il lato corrispondente alla zona P viene chiamato "anodo". se si esclude una debolissima corrente detta di "drift". Poichè normalmente un diodo non viene . Sotto al simbolo è riportata l'immagine di un diodo reale: la fascia argentea indica il catodo. detto valore di "breakdown". il lato corrispondente alla zona N viene chiamato "catodo". Se il diodo viene polarizzato inversamente. ed ha luogo una conduzione senza limiti. il comportamento del diodo è rappresentato nel grafico della figura 3. se però si supera un determinato valore di tensione.Il diodo realizzato con una giunzione PN come appena descritto.

si possono ottenere diodi in grado di sopportare una corrente massima che varia da 1 A a decine e centinaia di ampere.Maximum forward voltage drop: è la massima caduta di tensione ai capi del diodo e dipende dalla corrente che lo attraversa (in senso diretto) . pena la distruzione irreversibile del diodo. variando le tecniche di costruzione. occorre evitare che questo accada. inserendo per esempio un diodo in un circuito percorso da corrente alternata sinusoidale. per cui. e dalla sua capacità di trasmettere all'esterno il calore prodotto . a valle del diodo. In pratica. adatti a tensioni di lavoro da qualche decina a varie centinaia di volt. dipende dalla grandezza del chip. dovuta al brusco aumento della potenza dissipata. il diodo risulta utilissimo nel funzionamento come "raddrizzatore".Maximum leakage current: è la corrente di dispersione che fluisce nel diodo quando viene collegato (polarizzato) in senso inverso (purchè la tensione applicata non sia abbastanza elevata da causare l'effetto valanga) . mentre viene bloccata ogni volta che la polarità si inverte. si ottiene una tensione costituita dalle sole semionde positive (tale tensione viene detta "pulsante"). Grazie alle caratteristiche fin qui descritte.costruito per funzionare nella regione di break-down. senza che si verifichi l'effetto valanga . Le principali grandezze ch ecaratterizzano un diodo sono: .Maximum reverse voltage: la massima tensione inversa che il diodo può sopportare.Rated forward current: la massima corrente (valore medio) che può attraversare il diodo senza distruggerlo. tutte le semionde negative della corrente alternata vengono eliminate. I diodi raddrizzatori vengono prodotti per una vasta gamma di applicazioni. Il passaggio dalla corrente alternata alla corrente continua viene descritto in modo dettagliato in altre pagine di questo sito. si verifica che la corrente passa nel circuito solo quando ha la giusta polarità. la percentuale di drogaggio del chip e le sue dimensioni.

applicando al catodo una tensione positiva rispetto all'anodo. detta "corrente di drift". di 0. Funzionando in tali condizioni.. cioè la velocità di commutazione. drogando fortemente il semiconduttore. E' tuttavia possibile. dipende dal valore della corrente che fluisce nel diodo: come si vede nel grafico a lato.9V quando la corrente che passa nel diodo è I=0.Maximum reverse recovery time: è il tempo che occorre al diodo per passare dallo stato oN allo stato OFF. un diodo normale arriva presto alla distruzione per surriscaldamento.01A) e diventa. per esempio. è in pratica la "switching speed". scorre soltanto una debolissima corrente. ma diverso per due aspetti fondamentali: . si è visto che. e dipende dalle dimensioni e dalle caratteristiche del chip. ottenere un effetto simile all'effetto valanga.75A Figura 4 Il diodo zener Nella pagina "Il diodo come raddrizzatore" si è parlato del comportamento del diodo polarizzato inversamente. e cioè dalla conduzione alla non conduzione. La tensione che cade ai capi del diodo quando questo conduce in senso diretto (maximum forward voltage drop). fino a quando la tensione applicata non raggiunge un valore tale da innescare "l'effetto valanga". tale caduta di tensione vale circa 0.6V nel momento in cui il diodo comincia a condurre (I=0.

il diodo zener viene ampiamente sfruttato per realizzare circuiti distabilizzazione della tensione.Dr è un diodo raddrizzatore. quando la tensione in arrivo tende a salire. che permette il passaggio della corrente diretta Idir. così da essere attraversato da una corrente inversa nel senso catodo-anodo. per cui. solo quando la tensione presente sul suo anodo è positiva. viene denominato "effetto Zener". che ha lo scopo di stabilizzare la tensione Vcc. vengono così eliminate tutte le semionde negative contenute nella tensione alternata che arriva dal trasformatore . un diodo zener viene inserito in circuito col catodo rivolto verso il positivo. modificando lo spessore dello strato a cui viene applicata la tensione. mentre un diodo raddrizzatore viene attraversato dalla corrente Figura 1 nel senso anodo-catodo. è possibile. Osserviamo come prima particolarità che. . dell'ordine di qualche volt Tale fenomeno. nell'uso normale. ottenere diodi zener che manifestano l'effetto valanga a tensioni diverse. In figura 1 è mostrata l'applicazione di entrambi i diodi: . poichè il processo dipende dall'intensità del campo elettrico applicato.il fenomeno si produce anche a tensioni basse. si verifica un brusco aumento della corrente inversa. la corrente che passa nel diodo zener aumenta in proporzione: poichè la stessa corrente passa anche nella resistenza Rz.1. in un campo che va da circa 4 volt a diverse centinaia di volt.il fenomeno può ripetersi indefinitamente senza che il diodo si distrugga 2. ai capi di quest'ultima si determina una maggiore caduta di tensione. Grazie alle sue caratteristiche.Dz è un diodo zener. a tensione praticamente costante. che compensa così l'aumento della tensione in ingresso.

35 e 1 o 2 W. Vz è la tensione del diodo zener (e quindi la tensione di uscita). fino a qualche decina di mA. nel funzionamento con tensione inversa vediamo. Un diodo zener è quindi caratterizzato in primo luogo dalla tensione a cui si verifica l'effetto valanga (tensione di zener). importante è poi la massima potenza che il diodo può dissipare senza distruggersi: i diodi di uso più comune sono adatti a potenze comprese fra 0.1 V). ma si aggira intorno ai 5÷10 mA.Figura 2 In figura 2 viene evidenziato il funzionamento caratteristico del diodo zener: quando è sottoposto a tensione diretta. Questa tensione viene definita "tensione di zener" ed è caratteristica per quel tipo di diodo. il suo funzionamento non si discosta da quello del diodo raddrizzatore. Ic è la massima corrente che si richiede in uscita. Il circuito di figura 1 costituisce il più semplice degli alimentatori stabilizzati. Iz è la corrente minima che deve passare nel diodo zener perchè questo possa svolgere la sua azione stabilizzatrice: il suo valore cambia da un tipo di diodo all'altro. che l'effetto valanga si manifesta ad una tensione VZ molto bassa (nel caso specifico a 5. invece. il suo impiego è limitato a carichi dall'assorbimento modesto. . Il valore della resistenza Rz può essere determinato approssimativamente con la formula: ( Vi Vz ) : ( Ic + Iz ) dove Vi è la tensione d'ingresso.

6V.0V. 1.5W MMSZ4688 4.3V. 1N4745A 16V.3W BZX85C7V5 7. 0. 1N4734A 5. 0.5W MMSZ5256B 30V. 1.8V. 0.tensione di zener . 1. 1. 0.5W MMSZ5228B 3. 1.5W MMSZ5240B 10V. 1.6V.35W MMBZ5236B 7. 1N4748A 22V.3W BZX85C4V7 4. 0. 0.3V.5W MMSZ5231B 5.35W MMBZ5242B 12V.35W MMBZ5255B 28V.7V.7V.5W MMSZ5255B 28V. 0.6V.3W BZX85C12 12V. 1N4737A 7. 0. ALCUNI DIODI ZENER DI sono indicate nell'ordine: sigla .5W MMSZ5232B 5.8V. 0. 1. 1N4729A 3. 0. 1.7V.5W MMSZ5236B 7.5W MMSZ5250B 20V.1V.8V. 1.6V.5W MMSZ5230B 4.5W MMSZ5249B 19V.1V. 0.35W MMBZ5244B 14V.6V. 0. 1. 0. 1N4752A 33V.35W MMBZ5241B 11V. 0.potenza massima MMBZ5221B 2. 0.3V. 0. 1N4750A 27V. 1.35W MMBZ5229B 4. 0.3W BZX85C30 30V.35W MMBZ5235B 6. 0.3W BZX85C4V3 4. 0. 0.8V.3W BZX85C24 24V. 0.35W MMBZ5237B 8.7V.35W MMBZ5240B 10V.1V. 0. 1N4735A 6. 0.9V.35W MMBZ5230B 4.35W MMBZ5253B 25V.35W MMBZ5239B 9.9V. 0. 0.35W MMBZ5247B 17V.3W BZX85C3V3 3. 0.35W MMBZ5246B 16V. 0. 0. 0.5W MMSZ5242B 12V. 0. 1N4738A 8. 0.2V. 0. 1N4736A 6.5W MMSZ5243B 13V.35W MMBZ5257B 33V. 1N4739A 9. 1. 0.5W MMSZ5235B 6.3W BZX85C6V8 6.35W MMBZ5227B 3.2V.3W BZX85C20 20V.Vari esempi di applicazione del diodo zener si trovano in altre pagine di questo sito.5W MMSZ5253B 25V.3V.3W BZX85C27 27V.5W MMSZ5238B 8.35W MMBZ5243B 13V. 1. 0. 1. 0. 1N4744A 15V.1V.9V. 0.2V.35W MMBZ5249B 19V. 1N4749A 24V.6V.5W MMSZ5251B 22V.35W MMBZ5238B 8.3V.5W MMSZ5257B 33V.5W MMSZ4703 16V. 1. 1N4732A 4.35W MMBZ5251B 22V.5W MMSZ4686 3. 0.5W MMSZ5244B 14V. 1N4731A 4.3W BZX85C8V2 8.6V.7V. 0. 1. 1N4746A 18V.9V.5W MMSZ5245B 15V. 1N4740A 10V. 1N4730A 3. 1.3W BZX85C3V9 3.3W .5W MMSZ4702 15V.5W MMSZ5237B 8. 1. 0. 0.5W MMSZ5247B 17V. 0.5W MMSZ5252B 24V. 1. 0. 1.3V.3V.3W BZX85C18 18V.5V. 1.0V. 0.5W MMSZ5246B 16V.5W MMSZ4689 5. 0. 0.2V. 0.35W MMBZ5252B 24V.5W MMSZ5229B 4. 0. 0.7V. 0.5W MMSZ5254B 27V. 0. 0.35W MMBZ5231B 5. 0.6V. 1N4751A 30V.8V.7V.3W BZX85C33 33V.35W MMBZ5254B 27V. 1N4733A 5.35W MMBZ5256B 30V.35W MMBZ5232B 5.5W MMSZ4692 6.5W MMSZ5233B 6. 0.1V.3W BZX85C6V2 6. 1.5W MMSZ5239B 9.35W MMBZ5226B 3.1V. 0.3V.3W BZX85C5V1 5.5V. 1.3W BZX85C13 13V. 1. 0.3W BZX85C3V6 3.2V. 0.3W BZX85C5V6 5.2V.3W BZX85C9V1 9. 0.3V. 1.35W MMBZ5223B 2. 0.3W BZX85C15 15V.35W MMBZ5250B 20V.5V.35W MMBZ5234B 6. 0. 1N4743A 13V.5W MMSZ4706 19V.5W PRODUZIONE 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W 1W FAIRCHILD 1N4728A 3. 0.1V.35W MMBZ5245B 15V.5V. 0. 0.35W MMBZ5233B 6. 0. 1N4741A 11V.5W MMSZ5226B 3.35W MMBZ5248B 18V. 0. 1W BZX85C10 10V. 0. 0.4V.5W MMSZ5234B 6.35W MMSZ4684 3.1V.2V. 0. 1N4742A 12V. 0.2V.3W BZX85C11 11V. 0.7V. 1N4747A 20V.5W MMSZ5248B 18V. 0. 0. 0.3W BZX85C22 22V.3W BZX85C16 16V.1V.9V. 0.5W MMSZ5241B 11V.5W MMSZ5227B 3.35W MMBZ5228B 3.5W MMSZ4697 10V. 0. 0.

Quando si utilizza un led. i led emettono luce fredda. allo scopo di limitare la corrente che passa ed evitare che possa distruggersi.I DIODI LED Il termine "LED" è un acronimo che sta per "Light Emitting Diode". I led sono costituiti da una giunzione P-N realizzata con arseniuro di gallio o con fosfuro di gallio. Diversamente dalle comuni lampadine. ovvero "diodo che emette luce". arancio. la caduta di tensione ai capi di un led può variare da 1. gialla o verde.6 V. è necessario disporre sempre una resistenza in serie ad esso. Uno dei tanti impieghi del led è ad esempio quello di iniettori di segnali nelle reti a fibre ottiche. e per funzionare devono essere inseriti in circuito rispettando tale polarità. UN PO' DI FISICA . dovuto alla emissione di fotoni (nella banda del visibile o dell'infrarosso) prodotti dalla ricombinazione degli elettroni e delle lacune allorchè la giunzione è polarizzata in senso diretto. in genere il terminale positivo è quello più lungo. a forma di lancia. una sorgente di luce bianca. il cui filamento funziona a temperature elevatissime ed è caratterizzato da notevole inerzia termica. utilizzando il Nitruro di Gallio (GaN). superiori al Mhz. Il funzionamento del led si basa sul fenomeno detto "elettroluminescenza". In tempi relativamente recenti si è riusciti a produrre un led caratterizzato dall'emissione di luce blu chiara. in funzione della lunghezza d'onda della radiazione emessa (a lunghezze d'onda minori corrisponde una caduta di tensione più alta). ma lo Diodo led si può individuare con certezza osservando l'interno del led in controluce: come si vede in figura. l'elettrodo positivo è sottile. mentre il negativo ha l'aspetto di una bandierina. il valore di tale corrente è compreso fra 10 e 30 mA. insieme alle radiazioni rossa e verde.1 a 1. e possono lampeggiare a frequenze molto alte. la disponibilità di un led a luce blu è molto importante poichè consente di ricreare. i led risultano particolarmente adatti alla trasmissione di segnali tramite modulazione dell'intensità luminosa. I led hanno un terminale positivo ed uno negativo. I led più comuni emettono luce rossa. entrambi materiali in grado di emettere radiazioni luminose quando siano attraversati da una corrente elettrica. se si considera anche che la luce emessa è direttamente proporzionale alla corrente che li attraversa.

Quando. il rilascio di un quanto di energia pari a 1. rilasciando un'energia dell'ordine di alcuni eV (elettroni volt) tramite emissione di un fotone: il rosso all'estremo dello spettro visibile.61 eV 0. il valore di tale resistenza può essere calcolato con la legge di Ohm: .indichiamo con Vl la caduta di tensione presente ai capi del led (per esempio di 1. meglio noto come "Energy gap" e indicato con Eg. o Eg. richiede.74-1.24 eV 2. nel quale l’elettrone o la lacuna non possono stare: i portatori vanno dunque ad occupare solo i livelli di energia permessi. avente lunghezza d'onda di 400 nm. come detto. da 20 a 40 mA) . all'estremo opposto il violetto.indichiamo con Vs la tensione di alimentazione cui vogliamo collegare il nostro led . infrarossi oppure visibili. La caduta di tensione ai capi del led e la lunghezza d'onda della radiazione emessa sono correlati all'esistenza di un intero intervallo di livelli energetici proibiti. gli elettroni e le lacune vengono guidati nella regione attiva compresa fra il materiale di tipo N e quello di tipo P. richiede 3.42-1. La "bandgap energy".998 x 108 m/s) e λ la lunghezza d'onda in nm. c la velocità della luce (2. Di seguito sono riportate le caratteristiche principali dei materiali comunemente usati come emettitori di luce: Materiale Fosfuro di Gallio Arseniuro di Alluminio Arseniuro di Gallio Fosfuro di Indio Arseniuro di Alluminio-Gallio Fosfuro-Arseniuro di Indio-Gallio Formula GaP AIAs GaAs InP AIGaAs InGaAsP Energy Gap 2.09 eV 1.77 eV. per l'emissione di un fotone. i quali formano le cosiddette "bande energetiche".4 V) .33 eV 1.13 x 10 eV·s). l'energia può essere convertita in fotoni. Questo implica che le coppie elettrone-lacuna passino a uno stato di maggiore stabilità.42 eV 1. corrispondente a 700 nm. viene definita in base alla relazione: Eg = hc/λ = 1240 eV / λ -15 essendo h la costante di Plank (pari a 4.13 eV Lunghezza d'onda 550 nm 590 nm 870 nm 930 nm 770-870 nm 1100-1670 nm Come si calcola la resistenza in serie al led Abbiamo già detto che in serie al led occorre inserire una resistenza per limitare il passaggio di corrente. per effetto della tensione di polarizzazione diretta.1 eV.indichiamo con I il valore della corrente che vogliamo far passare nel led Per calcolare il valore della resistenza basterà fare la differenza fra Vs e Vl e dividere il risultato per I (il cui valore può variare.

Esempio (vedere figura): vogliamo far funzionare un led con una tensione di 12 V, limitando la corrente a 20 mA (e cioè a 0,02 A) R = (12 - 1,4) : 0,02 = 530 ohm (poichè tale valore non esiste in commercio, useremo il valore standard più vicino, ad esempio 470 oppure 560 ohm) Un semplice circuito per controllare l'isolamento

Con un led e due transistor si può costruire un semplice circuito utile per verificare l'isolamento di parti elettriche o per controllare il buono stato dei condensatori di piccola capacità (vedere figura in basso). I transistor sono due NPN di piccola potenza (tipo BC547 o equivalenti); si nota che sulla base di TR1 arriva la corrente proveniente dall'emettitore di TR2: questo tipo di collegamento viene definito "configurazione Darlington" e permette di ottenere un elevato guadagno di corrente.

In breve, una debolissima corrente sulla base di TR2 è in grado di far accendere il Led che si trova sul collettore di TR1; se per esempio provate a toccare con una mano l'ingresso IN1 e con l'altra l'ingresso IN2, vedrete che il led si accende, e si accende tanto di più quanto più stringete i fili fra le dita. In effetti il led si accende grazie alla debolissima corrente proveniente dal polo positivo, che attraversa il vostro corpo (da una mano all'altra) ed arriva alla base di TR2 attraverso la resistenza RB2. Il condensatore C da 4700 pF serve ad inviare a massa eventuali disturbi che potrebbero essere captati dall'ingresso, a causa della sua alta impedenza. Allo stesso modo, se con i due fili di entrata IN1 e IN2 toccate qualunque altro

materiale od oggetto, potrete verificare il grado di isolamento esistente: se il led rimane completamente spento, l'isolamento è totale. Analogamente è possibile verificare il buon funzionamento dei piccoli condensatori, di capacità fino a qualche migliaio di pF. Collegando il condensatore ai due fili di entrata, il led si accenderà per un breve istante, quindi si spegnerà, più o meno rapidamente a seconda della capacità del condensatore; se il led rimane acceso, anche debolmente, vuol dire che il condensatore è in dispersione. Tanto per avere un'idea, con condensatori di qualche migliaio di pF il led farà solo un breve lampo; con condensatori da 0,1 µF in su il led rimarrà acceso alcuni secondi, per spegnersi poi gradualmente. Potete far funzionare il circuito con una pila da 4,5 V; fate attenzione a collegare il led in modo che il terminale positivo corrisponda al positivo dell'alimentazione.
COMPONENTI DEL CIRCUITO E LORO FUNZIONI COMPONENTE TR1 TR2 RL RB1 RB2 C VALORE TRANS. NPN TIPO BC547 TRANS. NPN TIPO BC547 Resistenza 100 Ohm Resistenza 1kOhm Resistenza 1MOhm Condensatore 4700 pF Pilota LED amplificatore di corrente limita la corrente nel LED limita la corrente di base di TR1 limita la corrente di base di TR2 soppressione disturbi FUNZIONE

COME COSTRUIRE UN ALIMENTATORE
Un alimentatore serve a far funzionare con l'energia elettrica di rete tutte quelle apparecchiature che non possono essere collegate direttamente alla presa a 220V, ma necessitano di una tensione diversa, in genere molto più bassa, simile a quella fornita dalle pile. Per fare in modo che la tensione alternata disponibile nelle prese di casa diventi uguale a quella di una pila, l'alimentatore utilizza diversi componenti, ciascuno con una specifica funzione: vedremo quali sono questi componenti, esaminando la realizzazione del più semplice degli alimentatori. Chi desidera approfondire l'argomento può andare alla pagina "Dalla corrente alternata alla corrente continua"

IL TRASFORMATORE
Il trasformatore ha il compito di abbassare la tensione di rete; esso è composto in genere da due avvolgimenti distinti: uno, di entrata, detto primario, che viene collegato a 220V; uno di uscita, detto secondario, che fornisce una tensione più bassa di quella in entrata, adatta alle esigenze dell'utilizzatore, cioè dell'apparecchio che si vuole alimentare. A seconda dei tipi, il trasformatore può avere uno o due avvolgimenti secondari; vedremo come sfruttare nel modo migliore sia un tipo che l'altro.

Figura 1a - Trasformatore a secondario unico: la tensione di rete viene collegata ai fili 1 e 2; la tensione ridotta si ritrova ai capi del secondario (fili 3 e 4)

IL RADDRIZZATORE
La tensione che esce dal trasformatore non può alimentare un apparecchio fatto per funzionare con delle pile; mentre le pile hanno infatti una tensione continua, la tensione che esce dal trasformatore è ancora una tensione alternata, il che vuol dire che cambia di polarità continuamente (per l'esattezza: 50 volte al secondo). Occorre allora "raddrizzare" tale tensione, per ottenere che all'utilizzatore arrivi un flusso di corrente diretto sempre nello stesso verso. Il compito di bloccare la corrente nei momenti in cui il flusso si inverte è affidato al diodo; si possono usare uno, due o quattro diodi, secondo vari circuti che presto vedremo.

Figura 1b - Trasformatore a due secondari: la tensione di rete entra sui pin 1 e 2; la tensione ridotta si ritrova ai capi sia di un secondario (pin 3 e 4) che dell'altro (pin 5 e 6) Figura 2 Diodo: l'anello in colore chiaro indica il lato da cui la corrente esce (catodo)

IL CONDENSATORE DI LIVELLAMENTO
La tensione alternata che arriva dal trasformatore, resa monodirezionale tramite i diodi, non ha ancora un valore costante: il suo valore cambia continuamente, passando da zero a un

Figura 3 - Per il livellamento si usa un

Se il trasformatore ha un solo avvolgimento secondario (come quello di figura 1a) è possibile realizzare lo schema di figura 5. ovvero ad un solo diodo In basso vediamo la tensione che si ottiene in uscita dopo averla raddrizzata con un raddrizzatore ad onda intera.capacità con ingombri ridotti Osserviamo il grafico che segue: in alto vediamo la forma d'onda che ha la tensione di rete a 220V applicata all'entrata del trasformatore Al centro vediamo la tensione che si ottiene in uscita dopo averla raddrizzata con un raddrizzatore a semionda. . che ne usa quattro. come quelli che utilizzano 2 o 4 diodi. Figura 4 TRE CIRCUITI PER UN ALIMENTATORE Il circuito da usare dipende dal trasformatore di cui si dispone. o quello di figura 6. che usa un solo diodo.

Nel caso della figura 1b. Figura 7 . cioè con presa centrale (come il trasformatore della figura 1b).con 4 diodi vengono raddrizzate entrambe le semionde Se il trasformatore è dotato di un avvolgimento secondario doppio. Quando occorre una corrente più forte è bene utilizzare lo schema con quattro diodi (figura 6). i diodi vanno collegati ai pin 3 e 6. mentre la presa centrale si ottiene collegando insieme i pin 4 e 5.Figura 5 . che sfrutta entrambe le semionde e quindi permette un migliore livellamento della tensione in uscita. ma siccome sfrutta una sola semionda della tensione alternata è più adatto per utilizzatori che assorbono poca corrente (non più di 50 mA). è possibile raddrizzare entrambe le semionde della corrente alternata usando due soli diodi (circuito di figura 7).se il trasformatore ha un doppio secondario . Figura 6 .con un solo diodo si raddrizza una sola semionda della corrente alternata Il circuito di figura 5 è più semplice.

6 VA (per funzionamento saltuario) 12 x 1. a meno di non farlo avvolgere appositamente. per ottenere in uscita la tensione desiderata.5 A. chi non ha voglia di fare conti.5 220/12. anche perchè. nella tabella a destra trova i valori già calcolati. per cui non dispone di un sistema di regolazione della tensione che arriva all'utilizzatore. la potenza del trasformatore è: 1N5400 50 V 100 V 3A 3A • • 12 x 1. Occorre tenere presente che i valori indicati sono approssimativi.4 = 25. Vediamo allora come va calcolata la tensione secondaria del trasformatore: • • • • 6 9 12 15 18 24 chiamiamo VU la tensione che deve arrivare all'utilizzatore aggiungiamo 1 al valore di VU per tenere conto della caduta di tensione nei diodi raddrizzatori dividiamo il valore ottenuto per 1.41 per passare dal valore massimo al valore efficace moltiplichiamo il valore ottenuto per 1.5 x 1.5 220/5. Per la tensione non ci sono problemi.5 220/4. Esempio pratico: un apparecchio deve 1N4003 200 V 1A funzionare a 12 V ed assorbe una corrente di 1. il valore ottenuto va maggiorato di circa il 20% se 1N4001 50 V 1A l'alimentatore deve funzionare saltuariamente.1 per tenere conto della caduta di tensione nel trasformatore durante il funzionamento sotto carico Con questi calcoli si ottiene VS e cioè il valore della tensione che deve avere il secondario del trasformatore.tensione in uscita trasformatore dall'alimentatore da usare bastano due diodi per raddrizzare entrambe le semionde 4.5 220/8 220/10. considerato che qualunque diodo raddrizzatore può funzionare 6A4 400 V 6A . difficilmente si riuscirà a trovare un trasformatore con le tensioni esatte.5 x 1.2 = 21. l'unico modo è quello di usare un trasformatore il cui secondario dia una tensione ben precisa. oppure del 40% nel caso 1N4002 100V 1A di funzionamento prolungato o continuo.5 220/15 220/20 L'alimentatore descritto è molto semplice. Il trasformatore deve poi essere adatto alla potenza richiesta: occorre moltiplicare la Tensione Corrente Diodo tensione di funzionamento dell'utilizzatore di lavoro massima per la corrente che esso richiede.2 VA (per funzionamento prolungato) 1N5401 1N5402 200 V 3A I diodi vanno scelti in base alla tensione ed alla corrente che li attraversa.

con picchi di valore doppio. in merito alla sua capacità. La corrente va calcolata in previsione del fatto che. i diodi sono attraversati dal forte picco di corrente che va a caricare il condensatore elettrolitico completamente scarico.tranquillamente fino a tensioni di almeno 50V. per cui il suo flusso risulta discontinuo. come 2200. Molte volte. sia dal circuito utilizzato: con un raddrizzatore ad una semionda. per tale motivo è bene utilizzare diodi in grado di sopportare correnti maggiori di quelle richieste dall'utilizzatore. Il condensatore deve essere adatto alla tensione di uscita dell'alimentatore. dobbiamo dotare il nostro alimentatore della spina corrispondente (figura 8). Il calcolo del condensatore è piuttosto complesso. Per collegarci a tale presa. occorre considerare che la corrente passa nel diodo stesso solo per metà del tempo di funzionamento. Figura 8 . usando per esempio un valore di capacità iniziale di circa 1000 µF.per collegare i fili in modo corretto. occorre un condensatore di capacità doppia rispetto ad un raddrizzatore a due semionde. sull'involucro dell'apparecchio.o viceversa). negativo sul contatto esterno . al momento dell'accensione. si avverte nell'altoparlante un certo ronzio. per tale motivo consiglio allora di procedere per via sperimentale. fare sempre riferimento a quanto indicato sull'involucro dell'apparecchio. La tabella a lato descrive i diodi raddrizzatori di uso più comune. nelle cui vicinanze. si tratta quasi sempre di una presa coassiale. In particolare. è contrassegnata la polarità dei fili da collegare (positivo sul contatto centrale. 3300 o 4700 µF (si noterà che man mano il ronzio diminuisce). DALLA CORRENTE ALTERNATA ALLA CORRENTE CONTINUA . In carti casi ci si accorge che tale valore è insufficiente: per esempio. usando l'alimentatore per far funzionare una radiolina. nel raddrizzatore a un solo diodo. e ciò tanto più quanto maggiore è la capacità del condensatore di livellamento. in tal caso è senz'altro possibile passare gradualmente a valori più alti. e tiene anche conto della percentuale di ondulazione residua che si è disposti ad accettare in uscita. per esempio. questa dipende sia dalla corrente richiesta dall'utilizzatore. gli apparecchi che funzionano a pile hanno una presa prevista appositamente per il collegamento ad un alimentatore da rete. facendo attenzione a collegare nel modo corretto i fili positivo e negativo.

dopo 5 ms. indicato in basso in ms (millisecondi). Qualcuno avrà notato che. da ora in poi si ripeteranno . cioè al di sotto dello zero. la tensione sale e. partendo da un valore zero. fino al valore limite inferiore. figura 1 In figura 1 vediamo la raffigurazione grafica di tale tensione: il valore cambia da un istante all'altro. di poco oltre i . volendo realizzare un alimentatore con 12 V di uscita. per esempio. la solita "tensione di rete" a 220 V che arriva nelle nostre case. Poi torna ancora a salire ed arriva a zero. si rileva che. Consideriamo. A questo punto diciamo che la tensione ha compiuto un ciclo completo. ma leggendo quanto segue dovrebbe risultare tutto più chiaro. esattamente dopo che sono passati 20 ms dall'inizio. si è detto di procurarsi un trasformatore con secondario a 9 V. raggiunge un valore massimo (che figura 2 supera 300 V). successivamente assume valori negativi.Nella sezione dedicata alla costruzione dell'alimentatore si è visto come sia possibile trasformare la corrente alternata di rete in corrente continua adatta ad alimentare apparecchiature a bassa tensione che in genere funzionano a pile. per ridiventare zero all'istante 10 ms. facendo riferimento al tempo. Il problema fondamentale è quello di capire cosa si intende quando si dice che una tensione alternata ha un certo valore. la cosa può in effetti apparire strana. assumendo tutti i valori che doveva assumere.300 V. Poi la tensione torna a scendere.

quando diciamo che il suo secondario genera una tensione di 9 V. Nei punti più alti essa raggiunge un valore di circa 310 V. si produrrà un certo riscaldamento. si è così convenuto di indicarne quello che viene definito "valore efficace". ovvero il valore che dovrebbe avere una tensione continua per produrre lo stesso effetto termico. Tale valore viene detto "valore efficace" della tensione alternata che abbiamo descritto. Tornando adesso al trasformatore usato per l'alimentatore. e per tale motivo la tensione non scende più sotto lo zero.altri cicli tutti uguali a quello descritto. . in realtà la tensione prodotta è quella che si vede in figura 3. Se con tale tensione alimentiamo per esempio una stufa. assume l'aspetto che si vede in figura 4. Perchè una tensione come quella che abbiamo appena descritto viene detta "a 220 V"? Per il semplice motivo che ciò che interessa di una tensione alternata non è il suo valore massimo. Figura 3 Tale tensione. per tale motivo si dice che la tensione di rete ha una frequenza di 50 Hz (hertz). un ciclo dura 20 ms: poichè un secondo è fatto di 1000 ms. dopo essere stata raddrizzata. ma in altri scende a zero. e cioè 50 cicli. ma la sua capacità di sviluppare energia. ma che adesso è stata raddrizza. con esperimenti pratici si rileva che per ottenere lo stesso riscaldamento utilizzando una tensione continua occorre utilizzare una tensione del valore di 220 V. le semionde negative sono state ribaltate. Guardando la figura 2 si può comprendere meglio questo concetto: si tratta della stessa tensione di figura 1. nello spazio di un secondo si ripeteranno 1000:20 cicli. Come si è visto.

I TRANSISTORI Il transistor è alla base dell'elettronica dei nostri tempi. ma sia anche variata la frequenza: mentre prima un ciclo intero si svolgeva in 20 ms. nella figura 2 vediamo che le semionde si ripetono uguali a distanza di 10 ms una dall'altra. e quindi è raddoppiata.Figura 4 Con l'aggiunta di un condensatore. . che si carica in corrispondenza dei valori più alti. come indica il tracciato evidenziato in azzurro nella figura 5. Anche se come componente singolo viene usato molto meno che in passato. è sempre opportuno ed utile conoscere le caratteristiche principali ed il funzionamento di questo minuscolo dispositivo a stato solido. di valore medio prossimo a 12 V. Questo significa che la frequenza della pulsazione è passata da 50 hz a 100 hz. Figura 5 Per concludere si può osservare come. passando dalla forma d'onda della figura 1 a quella della figura 2. si ottiene una tensione quasi continua. non solo siano spariti i valori negativi.

che sono i tre elettrodi ci cui si parlava poco fa. senza scendere troppo nei particolari. Per certi transistori di vecchio tipo. a seconda del fabbricante e del tipo di applicazioni per cui è previsto. sul corpo cilindrico era marcato un puntino colorato che indicava il collettore. i terminali o punti di contatto che permettono di inserirlo in un circuito sono tre. I transistor di bassa potenza. fuoriescono tre zampe. in corrispondenza della quale si trova l'emettitore. in ogni caso. nella forma di fili o di linguette. L'esistenza di queste due . Una prima divisione nel mondo dei transistor riguarda la polarità degli elettrodi. La disposizione di questi elettrodi può variare da un tipo all'altro.Un transistor può avere diversi aspetti. nel caso di un PNP le polarità sono di segno opposto. La differenza principale è che il funzionamento in circuito è invertito: mentre per un NPN il collettore deve essere collegato al polo positivo e l'emettitore al negativo. emettitore e base. hanno in genere l'aspetto di uno dei primi due a sinistra: da un piccolo corpo più o meno cilindrico. il cui scopo è principalmente l'amplificazione dei segnali. e va quindi determinata disponendo delle informazioni tecniche relative (i famosi "data sheet"). almeno per il momento. in altri è presente sull'involucro metallico una minuscola linguetta. sarà sufficiente sapere che esistono transistori NPN e transistori PNP. e sono sempre gli stessi: collettore. metallico o di materiale plastico.

perchè permette di realizzare circuitazioni particolari. .è la massima corrente che può attraversare il circuito di collettore Ib . sfruttando le diverse polarità. i transistori presentano altre caratteristiche.è la massima corrente che può attraversare il circuito di base . Se invece si intende amplificare segnali ad alta frequenza (per esempio onde radio a modulazione di frequenza) occorre prestare molta attenzione a scegliere un transistor che presenti un buon guadagno a frequenze di 100 megahertz ed oltre.Guadagno: . in grado di produrre una reale onda quadra: in questo caso è opportuno ricorrere a quei tipi definiti "transistori per commutazione". Vediamo in breve le principali: . Lo stesso dicasi per realizzare ad esempio un generatore di funzioni.famiglie di transistori torna molto utile. visto che qualunque transistor può funzionare ben al di là dei 20. Qualunque transistor può lavorare con segnali all'interno di una certa banda di frequenze. superando le quali il transistor si distrugge: Vce . che sono caratterizzati da tempi di salita e discesa molto brevi e quindi si adattano alle tecniche impulsive. In base all'impiego. che possono variare anche molto da un tipo all'altro. Se.è la massima tensione che può essere applicata fra il collettore e l'emettitore Vbe .Caratteristiche limite di funzionamento. quello della frequenza di taglio non sarà certo un problema. per esempio. dobbiamo costruire un amplificatore audio.Frequenza di taglio: È la frequenza oltre la quale la capacità di amplificazione del transistor discende rapidamente.000 hertz delle frequenze acustiche.è la massima tensione che può essere applicata fra la base e l'emettitore Ic .

indicando con dIb una qualsiasi variazione della corrente di base e con dIc la corrispondente variazione della corrente di collettore. una serie. BC237 o equivalenti Un diodo LED . insieme ad un pò di altro materiale.definisce la capacità di amplificazione del transistor e viene indicato in db (decibel). il guadagno risulta dalla formula: g = 20 log (dIc / dIb) Il guadagno è legato alla frequenza del segnale. per quelli che hanno qualche conoscenza di matematica. Usando le pile. in sua mancanza. risulta comodo servirsi di una coppia di vanno bene anche due spinette maschio/femmina (come quelle di colore rosso in pile piatte collegate in figura) per collegare e scollegare le pile dal circuito. Dobbiamo naturalmente procurarcene uno. volta per tutte ottenere 9 volt (vedi riquadro a fianco).Un transistor NPN tipo BC107. passiamo a qualcosa di più pratico e interessante: mettiamo in circuito il primo transistor. Cominciamo parlando del diodo LED. BC108. mentre in modo da tutti gli altri fili rimangono permanentemente saldati. BC208. oltre il quale comincia a diminuire rapidamente: tale valore viene appunto definito frequenza di taglio.5 Kohm Per alimentare il nostro circuito useremo l'alimentatore che abbiamo costruito seguendo le indicazioni delle lezioni precedenti. rimane praticamente costante fino ad un certo valore.Due resistenze da 1/2 watt. Ecco allora una piccola lista della spesa da portare al nostro paziente (speriamo!) negoziante: . Dopo queste considerazioni noiose. si può aggiungere che il decibel è il logaritmo di un rapporto: nel nostro caso. oltre ad essere un vero e . del valore rispettivamente di 220 ohm e 1. 2N1711.

gialla. il LED va inserito in circuito nel verso giusto. cioè il piedino che avevamo lasciato scollegato.). possiamo passare ad inserire il transistor. Se adesso ridiamo corrente al circuito. quella che proviene dal diodo LED. essendo presente il transistor che la blocca. Essendo un diodo a tutti gli effetti. perchè si brucerebbe. Nel nostro caso. se osservate un LED per trasparenza. vedremo che il . Adesso possiamo attaccare il tutto all'alimentatore o alle pile: il diodo led deve accendersi. realizzando il circuito della figura qui a sinistra. siccome vogliamo alimentare il LED con l'alimentatore a 12 volt. ecc. del valore di 220 ohm. per limitare la corrente che passa. verde. non possiamo collegarlo direttamente. l'altro va collegato al negativo. Come si vede in figura. noterete al suo interno che i due elettrodi sono diversi (come si vede in figura): il più piccolo dei due è quello che va collegato al polo positivo.proprio diodo. inseriremo in serie al LED una resistenza. ed emette una luce il cui colore dipende dal tipo di diodo (può essere rossa. per il momento. Lasciate scollegata. Raggiunto questo primo risultato. il diodo led non deve accendersi. Quando accendete l'alimentatore. Colleghiamo adesso in circuito anche la base del transistor. la base del transistor. presenta la caratteristica di essere luminoso: quando viene collegato alla giusta tensione (di circa 1. la corrente.5 volt) esso si accende come una minuscola lampadina. nel senso che si lascia attraversare dalla corrente solo in un verso. infatti. Al collettore collegate la resistenza da 220 ohm. non può passare.5 kohm che a sua volta sarà collegata al polo positivo. Vi salderemo la resistenza da 1. Dopo aver identificato con sicurezza i tre piedini (eventualmente chiedete al vostro fornitore) collegate l'emettitore al polo negativo o massa.

indicata in figura con ib. una debole corrente. provate e riprovate. controllate bene: qualche componente è collegato male. è possibile ottenere che una o più lampade si accendano quando la luce naturale si abbassa al di sotto di un certo livello. una fotoresistenza può misurare ad una fotoresistenza esempio circa 1 megaohm al buio e solo poche decine di kilo-ohm in piena luce. Cosa è cambiato nel transistor? Attraverso la resistenza R2. A seconda del tipo. un motore o qualsiasi altro dispositivo elettrico. questa era solo una semplice applicazione dimostrativa. Le fotoresistenze L'elemento che rileva la luminosità è in questo caso una fotoresistenza: si tratta di una resistenza particolare. utile anche per prendere confidenza col montaggio dei componenti. in grado di comandare un evento in funzione della luce ambiente. Osserviamo quindi che con una corrente di pochi milliampere (la corrente che entra in base) possiamo comandare una corrente di alcune centinaia di milliampere nel circuito di collettore: è questo il principio del transistor. funzionante a qualsiasi tensione e qualunque sia la potenza da esso assorbita. il cui valore cambia sensibilmente in funzione della luce che la investe. se il LED non si accende. Cercate quindi di ottenere il funzionamento descritto. circola nel circuito di base. questa corrente innesca il passaggio di una corrente più forte nel circuito di collettore (indicata con ic) e così il LED si accende.diodo LED si accende. Tanto per fare qualche esempio. Comandare con la luce Il circuito che analizzeremo questa volta costituisce un automatismo. sia pure nella sua forma più semplice. oppure azionare un segnale acustico. prima di procedere con le prossime applicazioni. Il modo di . o si accende quando non dovrebbe. che risulta essere pertanto un "amplificatore di corrente". Non siate delusi.

per cui la corrente proveniente dal polo positivo attraverso R1 ed RV passa nella fotoresistenza e ritorna a massa. La bobina del relè viene quindi attraversata dalla corrente di collettore del transistor. finchè c'è luce sufficiente. trovando una via di minor resistenza. come abbiamo visto nella lezione precedente.impiegare una fotoresistenza è semplice: come si vede nello schema a destra. indicata con FTR. cioè. la fotoresistenza. fa parte del circuito di base del transistor. Quando la luce diminuisce. comincia a entrare nella base del transistor. ed il relè scatta. cioè chiude il contatto C. il valore di FTR rimane basso. senza interessare il transistor. Quando la luce ambiente aumenta. la corrente di base ricomincia a passare nella FTR. il valore della fotoresistenza aumenta. ANALIZZIAMO IN DETTAGLIO I SINGOLI COMPONENTI DEL CIRCUITO . la cui resistenza è tornata bassa. il transistor non conduce più ed il relè si diseccita. Il transistor passa così in conduzione. fino al momento in cui la corrente poveniente da RV. lascia passare corrente nel suo circuito di collettore. riaprendo il contatto C.

Nella pratica può due tipi di resistenze variabili avere l'aspetto di uno dei tipi che si vedono nella figura a sinistra. Il contatto di ecciti. è una resistenza variabile. si tratta comunque di una resistenza il cui valore può essere regolato tra Un relè è sostanzialmente un interruttore.La resistenza RV che si trova nel circuito di base del transistor. indicato sulla resistenza stessa) A differenza dell'interruttore però. perchè è tale ancora abbastanza luce. Allo stesso modo l'altro contatto. (nc) si apre. In luminosità il relè si chiude e mette questo modo. più buio. il collegamento tra il contatto centrale e quello di sinistra in funzione ciò che vi è collegato. affinchè la corrente che entra sulla base del transistor riesca a portarlo in conduzione. costituito da una un contatto strisciante che scorre su bobina di filo avvolto intorno ad un una superficie di materiale ad alta nucleo di materiale magnetico. Quando passa corrente nella bobina di filo. La resistenza variabile è crea un campo magnetico che attira stata inserita per poter regolare con l'ancoretta secondo la freccia rossa verticale. ovvero determinare con che secondo la freccia orizzontale. quando c'è normalmente chiuso. ruotate la RV così da cioè normalmente aperto. ma da facendo ruotare con un cacciavite un elettromagnete. si resistività. cioè accenda le lampade. aperto quando il che il circuito intervenga quando è relè non è eccitato. il relè non viene azionato a mano. se volete quando il relè è a riposo. cioè il relè si chiuda ed sinistra viene definito nc. contatto centrale C verso destra. l'ancoretta ruota e spinge il precisione il punto d'intervento. aumentarne il valore: in questo modo. cioè un dispositivo in zero e il massimo (che è il valore grado di aprire e chiudere un circuito. mentre si chiude il Supponiamo che il vostro circuito si collegamento tra il contatto centrale e quello di destra (na). detta anche Cos'e' e come funziona un relè trimmer. occorrerà che la FTR abbia un . viene definito na.

e comandare altri utilizzatori. ecc. ovvero come deve essere collegato un utilizzatore esterno perchè venga comandato dal relè. sono completamente separati. In effetti sarebbe possibile fare a meno di un relè. allarmi. Partendo dalla spina. senza vincoli di carico o di tensioni. La resistenza R1 serve per proteggere il transistor nel caso che si regoli la RV su valori troppo bassi: se non ci fosse R1. come lampade. un filo arriva direttamente alla lampada. saranno sufficienti contatti per 1 ampere. potrebbe entrare nella base del transistor una corrente troppo alta e distruggerlo. avrò bisogno di un relè ben più robusto. supponiamo. se invece voglio comandare. mentre l'altro passa attraverso i contatti del relè. e che il circuito di utilizzazione faccia uso di contatti in grado di sopportare la corrente richiesta dal carico collegato. perchè si tratta di .valore più alto. che è quindi in grado di accendere e spegnere la lampadina. l'uso del relè è tuttavia più semplice e permette la massima libertà di utilizzo. Questo significa che se col relè voglio accendere e spegnere una lampadina da 100 watt a 220 volt. con contatti adeguati ad una corrente di circa 30 ampere. cioè quello di comando e quello di utilizzazione. una serie di 10 faretti. ciascuno con lampada da 500 watt. Nell'esempio si vede una normale lampadina di quelle che usiamo nelle nostre case collegandole alla rete a 220 V. Nell' immagine a fianco è evidenziato il modo di utilizzare questo circuito. I due terminali sono indicati con na. e possono quindi funzionare con tensioni diverse. L'importante è che il circuito di comando invii alla bobina la giusta corrente. e cioè che sia più buio. Il vantaggio del relè è che i due circuiti. usando soltanto componenti elettronici.

che risulta collegato in parallelo alla bobina del relè. A questo provvede il diodo D. la corrente cessa. questa viene subito percorsa da corrente. il diodo passa subito in conduzione e praticamente annulla la tensione pericolosa. I componenti per questo circuito: . ma dopo un certo intervallo di tempo. I transistori possono essere danneggiati da tensioni troppo elevate o di segno contrario a quello richiesto dalla loro polarità. nel momento in cui tentiamo di staccare la tensione. col polo positivo rivolto verso il positivo della alimentazione. Normalmente nel diodo D non passa alcuna corrente. Successivamente. la corrente tende a circolare ancora per qualche istante.un contatto normalmente aperto. Se invece applichiamo tensione a un carico induttivo. La funzione del diodo D Tutte le volte che ci troviamo ad avere a che fare con avvolgimenti di filo intorno a nuclei metallici. e che sia dotato di almeno un contatto normalmente aperto. per cui si creano extra correnti di apertura e tensioni di segno inverso. Senza scendere troppo nei dettagli. la corrente non circola immediatamente. possiamo parlare di carichi induttivi. e quindi occorre proteggerli dagli effetti pericolosi dei carichi induttivi. Se noi applichiamo tensione ai capi di una resistenza. come la bobina di eccitazione del relè (o elettrocalamita).FTR: fotoresistenza avente un valore di circa 1 Mohm al buio e di qualche Kohm alla luce . diciamo che ci sono importanti differenze tra gli effetti di un carico induttivo e quelli di una normale resistenza inseriti in circuito.Un relè la cui bobina funzioni a 9 volt in corrente continua. quando però ai capi della bobina del relè tende a formarsi una tensione inversa. poichè esso è collegato in senso contrario rispetto all'alimentazione del circuito. i contatti dovranno essere adeguati alla potenza dell'utilizzatore che volete collegarvi . cioè di un contatto che si chiude solo quando il relè si eccita. quando stacchiamo tensione.

D: diodo tipo 1N4001 o equivalenti Condensatori e multivibratori Argomento di questa lezione saranno i condensatori. Cosa è successo in pratica? Il condensatore può essere paragonato ad un recipiente vuoto: all'inizio..Un transistor NPN tipo BC108 o equivalenti . Se chiudiamo l'interruttore I. la presenza del condensatore passa completamente inosservata. Allo stesso modo. crescerà lentamente fino a raggiungere quella dell'alimentatore. man mano che si carica. cioè di segno e valore costanti.RV: trimmer (resistenza variabile) da circa 47 Kohm . di cui analizzeremo un uso pratico realizzando un circuito particolare. dapprima molto bassa. con una tensione continua.R1: resistenza da 2. detto "multivibratore". la tensione presente ai suoi capi sale. nel circuito inizia a passare una corrente. fino a quando esso risulta .2 Kohm . esso risulta scarico (la tensione è quasi zero). attraverso una resistenza R. i condensatori sono componenti elettronici dalle caratteristiche un pò speciali: per esempio il loro effetto si manifesta soltanto quando una tensione tende a variare. Misuriamo la tensione ai capi del condensatore: vedremo che essa. concludendo che il comportamento di questi ultimi è piuttosto particolare e richiede appostiti accorgimenti. Nelle precedenti lezioni abbiamo già confrontato il comportamento delle resistenze con quello dei carichi induttivi (gli avvolgimenti). pur passando in circuito una forte corrente. che nei primi istanti può essere anche molto elevata. Guardiamo la figura a fianco: si tratta di un condensatore C collegato ad una sorgente di alimentazione. così come salirebbe l'acqua in un recipiente. mentre la corrente in circuito diminuisce.

che non è altro che la sua attitudine ad immagazzinare corrente (come la capacità di un contenitore: più è grande. dal valore della resistenza R: più grande è la resistenza. cioè equivale ad un interruttore aperto). Come vedete il circuito è molto semplice. ed allora si usano dei sottomultipli. dove due transistori passano continuamente. che sono il microfarad (si scrive µF). osserveremo solo che il prodotto R per C costituisce quella che viene definita "costante di tempo". dallo stato di conduzione allo stato di interdizione (interdizione significa che il transistor non conduce corrente. molto più piccoli. moltiplicando il valore in ohm della resistenza per il valore in farad del condensatore si ottiene esattamente un tempo in secondi. ed il picofarad (si scrive pF). alternandosi. meno corrente passa e quindi più tempo impiega il condensatore a caricarsi. ovvero di un circuito per sua natura instabile. Il circuito a fianco utilizza proprio la caratteristica dei condensatori di caricarsi attraverso una resistenza. Ma adesso passiamo ad una applicazione pratica. più materiale contiene). A questo punto in circuito non passa più alcuna corrente. tipo BC108 o equivalenti). questa unità di misura risulta però troppo grande per gli usi dell'elettronica (come se un modellista costruisse modellini misurando i pezzi con una rotella metrica da 25 metri). Senza ricorrere ad astruse dimostrazioni teoriche. avremo occasione di conoscere meglio i condensatori nelle prossime lezioni. essendo formato solo da due transistori (vanno bene due transistori qualsiasi NPN. Il tempo impiegato a caricarsi dipende da due fattori: innanzitutto dalla capacità del condensatore. Questo tempo di carica è di fondamentale importanza. in secondo luogo. La capacità infatti si misura in farad. Si tratta di un multivibratore. da quattro resistenze (i . impiegando un tempo ben determinato. ed è molto sfruttato in elettronica.completamente pieno.

Il ciclo si ripete all'infinito. a questo punto il LED si accende. il transistor passa in conduzione. è necessariamente scesa a tensione zero. ma allora anche la base di TR2. E' possibile intervenire a piacere sui tempi di conduzione dei due transistori. e così la tensione di base di TR2 comincia a salire: quando raggiunge un valore sufficiente. I CONDENSATORI VISTI DA VICINO . è comunque possibile farlo funzionare anche a tensioni diverse (addirittura con una pila da soli 1. Il circuito pilota un normale diodo LED che funge quindi da lampeggiatore Supponiamo che inizialmente sia in conduzione TR1: questo vuol dire che il suo collettore è sceso a tensione zero. C1 determina il tempo in cui il LED è acceso: con valori più alti. ed il LED risulta spento. il condensatore C0 si carica con la corrente che fluisce attraverso la resistenza R2. da 22 microfarad. cambiando opportunamente i valori delle resistenze. che passa in interdizione. perchè è quello che determina il tempo in cui il LED è spento: se volete che stia spento più a lungo. usate un condensatore di maggiore capacità. il LED sta acceso più a lungo. quindi può essere adatto come lampeggiatore in auto. tuttavia. un modo è quello di usare condensatori di valore diverso. tramite il condensatore C1. il transistor passa in conduzione e torna a bloccare il transistor TR2 (e quindi a spegnere il LED). R3=56 kilo-ohm. quando la tensione di base diventa abbastanza alta. per esempio per simulare un antifurto. cioè C zero. usatene uno di minore capacità (10 o 4. perchè il condensatore C1 inizia a caricarsi attraverso la R4. porta a zero anche la tensione di base di TR1.cui valori sono R1=680 ohm.7 microfarad). In effetti TR2 non conduce. e per tale motivo il circuito viene definito multivibratore. e C1 da 1 microfarad). R4=470 kilo-ohm) e da due condensatori (C0. per esempio di 33 o 47 microfarad. e viceversa. R2=18 kilo-ohm. Un pò alla volta. cioè non conduce più. collegata al collettore di TR1 tramite il condensatore C0. Ho chiamato C0 (C zero) il condensatore da 22 microfarad. Buon divertimento.5 volt). Ma anche questa condizione è solo momentanea. Questo circuito è fatto per funzionare a 12 volt. in caso contrario. la tensione di collettore va a zero e.

dopo pochi secondi il condensatore si sarà caricato 2. spegnendosi gradualmente man mano che il condensatore si scarica. come se lo avessimo collegato alla pila. un led con collegandolo alla pila resistenza in serie Figura 1 1. che si spegnerà gradualmente. Possiamo vederlo praticamente con un semplice esperimento.colleghiamo il condensatore alla pila. Nelle righe che seguono vengono descritte brevemente le caratteristiche elettriche di un condensatore.stacchiamo adesso il condensatore carico dalla pila e colleghiamolo al led. altrimenti il led farebbe solo un rapido lampo di luce. i tipi di uso più comune e qualche metodo pratico per verificarne l'efficienza. facendo attenzione alla polarità (il segno "+" del condensatore deve corrispondere al segno "+" della pila). il condensatore carico farà accendere il led. La resistenza serve per far scorrere la corrente più lentamente durante la scarica. facendo attenzione alla giusta polarità dei terminali ed interponendo la resistenza da 100 Ω: per qualche istante il led si illuminerà. dai grossi contenitori cilindrici degli elettrolitici da 10. man carichiamo il condensatore mano che il condensatore si scarica un condensatore. i condensatori si presentano nelle forme più diverse. per cui basta procurarsi una pila da 4. CHE COS'E' UN CONDENSATORE Il condensatore è un dispositivo in grado di immagazzinare energia elettrica.000 e più µF alle minuscole pastiglie dei condensatori ceramici o alla forma a goccia di quelli al tantalio.I condensatori sono fra i componenti più utilizzati nei circuiti elettronici.5 V. una pila. rischiando . un condensatore elettrolitico da circa 1000 µF ed un led cui aggiungeremo in serie una resistenza da 100 ohm (figura 1). In funzione della tecnologia costruttiva e degli impieghi specifici.

Tale costante si indica col simbolo εr ed è stabilito per convenzione che il suo valore per l'aria sia uguale a 1. CONDENSATORI ELETTROLITICI Sono i più comuni. analogamente. l'isolante può essere anche la semplice aria. se il dielettrico è costituito da altri materiali. quando si richiedono capacità molto elevate. il che equivale a dire che le due superfici metalliche si trovano una di fronte all'altra ma senza toccarsi. la capacità del condensatore aumenta di circa 5 volte: si dice allora che la costante dielettrica relativa della mica ha valore 5.anche di bruciarsi. Usando condensatori di maggiore capacità. la precisione dei valori è approssimativa. secondo una grandezza caratteristica di ciascun materiale. la capacità è maggiore quanto più le due superfici sono vicine. invece del film plastico si usa come dielettrico uno strato di ossido. che prende il nome di dielettrico. interponendo al posto dell'aria un dielettrico come la mica. con C la capacità e con V la tensione. il led rimarrà acceso più a lungo. essendo ammessa una tolleranza di circa ± 20%. La capacità dipende poi anche dall'isolante che si trova fra le due superfici: il valore più basso si ha quando c'è solo l'aria. La quantità di energia che si accumula in un condensatore dipende dalla sua capacità e dalla tensione di lavoro: se indichiamo con Q la quantità di carica. che viene detta "costante dielettrica relativa". formato direttamente su una superficie metallica. vale la formula Q = C x V Dal punto di vista fisico. dette armature. separate da un isolante. ed un elettrolita come secondo elettrodo. . la capacità aumenta in funzione del materiale. se un condensatore le cui armature sono separate dall'aria ha una certa capacità. Nella pratica i condensatori si realizzano avvolgendo insieme due sottili lamine metalliche. Di seguito sono descritte brevemente le caratteristiche dei condensatori di uso più frequente. un condensatore è costituito da due superfici metalliche (ovvero conduttrici). Il valore della capacità e della tensione di lavoro sono in genere stampigliati chiaramente sull'involucro. separate da un film plastico dello spessore di alcuni decimi di micron. Quanto più sono estese le due superfici. tanto maggiore è la capacità.

in grado di accumulare notevoli quantità di energia. Come i precedenti. per il livellamento della tensione e la riduzione del "ripple" (ovvero delle ondulazioni residue). Proprio a causa della loro costituzione. il che vuol dire che devono necessariamente essere collegati ad una tensione continua.2: E. ALTRI TIPI DI CONDENSATORI . oppure di tipo assiale (fig. Anche l'applicazione di una tensione superiore a quella di lavoro può causare l'esplosione del condensatore. i condensatori elettrolitici sono "polarizzati". adatti al montaggio orizzontale. il terminale negativo ovvero il catodo. Sono superiori ai precedenti come stabilità alla temperatura ed alle frequenze elevate. gli elettrolitici possono essere di tipo radiale (fig. fatto formare direttamente sul metallo (l'alluminio) che fa da armatura e costituisce l'anodo. sono tuttavia più costosi e la loro capacità non raggiunge valori molto elevati. diventa.rad). devono essere montati in circuito osservando la polarità indicata in prossimità dei terminali. con un terminale per lato.ax). Come gli altri tipi di condensatori.2: E.2: Tant. Gli elettrolitici sono condensatori di grande capacità. con entrambi i terminali che escono dallo stesso lato. essendo un sale disciolto.Nei condensatori elettrolitici il dielettrico è un sottilissimo strato di ossido. esso si distrugge rapidamente e rischia di esplodere. per tale motivo trovano impiego principalmente negli alimentatori. Collegando il condensatore al contrario. indicate sull'involucro. positiva e negativa. Figura 2: condensatori elettrolitici rispettando le polarità. Una banda laterale indica la polarità di almeno uno degli elettrodi. adatti ad un montaggio in verticale. risulta conduttore. il tutto è immerso in un elettrolita che. ma in essi il dielettrico è costituito da pentossido di tantalio (fig. CONDENSATORI AL TANTALIO Sono anch'essi dei condensatori polarizzati. Il caratteristico involucro metallico di forma cilindrica che fa da contenitore. ai fini del collegamento elettrico.).

e funzionare anche in assenza di una tensione continua di polarizzazione.I condensatori con dielettrico in policarbonato si trovano con valori di capacità fino a 10 µF e per tensioni di circa 400 V. Possono essere del tipo ad elevata costante dielettrica. .Sempre indicati per l'uso in circuiti oscillanti sono i condensatori in polistirolo. presentano una capacità molto costante. con tolleranze di circa l' 1%. per fugare a massa le alte frequenze. . nei .I condensatori in poliestere vengono prodotti fino a capacità di qualche µF e per tensioni di lavoro fino a 1000 V. sono utilizzati per applicazioni di precisione. . oppure del tipo a bassa costante dielettrica. per tale motivo vengono impiegati nei circuiti oscillanti di precisione. I ceramici a disco sono molto usati in parallelo agli elettrolitici. sono più adatti per l'impiego in bassa frequenza. Esistono tanti tipi di condensatori.radiale in poliestere (mylar) bceramico a disco cassiale in polipropilene din poliestere metallizzato figura 3: altri tipi di condensatori . .I condensatori in polipropilene consentono valori di capacità più precisi.I condensatori ceramici sono utilizzati in genere per le alte frequenze. sono adatti ad un campo di frquenze fino a 100kHz. caratterizzati dalla capacità stabile e da perdite molto basse.I condensatori in poliestere metallizzato sono di buona qualità e stabilità rispetto alla temperatura. o nella vecchia forma di un tubetto con i terminali alle due estremità.I condensatori a mica argentata sono altamente stabili ed hanno un buon coefficiente di temperatura. In merito all'aspetto. caratterizzati dal valore costante di capacità e reperibili per valori fino ad 1 µF . realizzati con tecnologie e dielettrici diversi. così da consentire di ottenere alte capacità con ingombro limitato. In figura 3 ne sono illustrati alcuni: a. .Tranne i condensatori elettrolitici e quelli al tantalio. tutti gli altri condensatori non sono polarizzati. possono presentarsi nella classica forma a disco. per cui possono essere vantaggiosamente utilizzati nei circuiti oscillanti. per cui possono essere montati indifferentemente in circuito in un verso o nell'altro.

misura della tensione su Cr Con un tester predisposto per la misura di tensioni alternate misureremo la tensione ai capi di Cr. compresa più o meno fra 8 e 24 V ATTENZIONE: TUTTA LA PARTE ALTA TENSIONE.circuiti risonanti. Poichè in corrente continua i condensatori rappresentano solo un contatto aperto. non si applica pertanto ai condensatori elettrolitici classici nè a quelli al tantalio) Capita abbastanza spesso di trovarsi fra le mani un condensatore di cui non si riesce a leggere il valore. ed in serie ad esso un secondo condensatore. che useremo come riferimento. o perchè i caratteri si sono cancellati (cosa che capita spesso). per eseguire la misura che ci interessa ci serviremo di una corrente alternata. adatto ad essere collegato alla rete 220 V ca. o perchè il valore è indicato con un codice che ci lascia piuttosto dubbiosi. e che chiameremo Cr. Il metodo più semplice è quello per confronto. DALLA SPINA AL TRASFORMATORE. di capacità compresa fra pochi picofarad e qualche µF. COME SI DETERMINA LA CAPACITA' DI UN CONDENSATORE (Quanto segue si riferisce ai condensatori non polarizzati. Occorre procurarsi un qualsiasi trasformatore. successivamente. MORSETTI DI ENTRATA COMPRESI. . nei filtri di frequenze e negli oscillatori ad alta stabilità. DEVE ESSERE PERFETTAMENTE ISOLATA . e che dia in uscita una bassa tensione. di cui conosciamo il valore. figura 4 . possiamo provare a determinarne noi la capacità. se non vogliamo gettare il condensatore nel cestino. misureremo la tensione ai capi di Cx. e che quindi chiameremo Cx.NESSUN PUNTO A TENSIONE DI RETE DEVE RIMANERE SCOPERTO Il circuito da realizzare è quello di figura 4: sull'uscita del trasformatore collegheremo il condensatore di cui non conosciamo la capacità. spostando il puntale rosso dall'altra parte (figura 5). anche di piccola potenza.

Ricordate poi che nel caso dei condensatori non è quasi mai necessaria una grande precisione. incontra maggiore difficoltà se la capacità del condensatore è piccola. Quando si vuole utilizzare un elettrolitico che ha già lavorato in circuito per un certo tempo. se trovate 11. per cui è sufficiente che troviate due tensioni abbastanza vicine per considerare terminata la misura. Prima di procedere a qualsiasi figura 6 .misura della tensione su Cx Se le due tensioni sono uguali.3 su Cx potete ben dichiarare che i due condensatori sono uguali! DUE PAROLE SUL CONTROLLO DEI CONDENSATORI ELETTROLITICI Gli elettrolitici sono condensatori di elevata capacità e.figura 5 . Tanto per fare l'esempio che si vede nelle figure.9 su Cr e 12. Nel fare le vostre misure. vuol dire che i condensatori sono uguali. finchè le due tensioni risulteranno uguali. se trovate che la tensione ai capi di Cr è maggiore di quella su Cx. una corrente alternata che attraversa un condensatore. e quindi si determina una maggiore caduta di tensione ai capi del condensatore. sono maggormente soggetti ad alterazioni delle caratteristiche elettriche.come va scaricato un condensatore . Dobbiamo ricordare a proposito che i condensatori si comportano con la corrente alternata un pò come le resistenze con la corrente continua. per la loro tecnologia costruttiva. o che comunque è piuttosto vecchio. dovrete divertirvi a sostituire Cr con condensatori di altro valore. tenete presente questo aspetto. in caso contrario. del suo stato di salute. è sempre bene procedere ad un controllo. sia pure veloce. dovete provare ad usare un Cr di maggiore capacità.

la scarica istantanea con relativa scintilla potrebbe danneggiare il condensatore. tuttavia. se notiamo che il condensatore in prova si scarica dopo pochi secondi. per cui esiste sempre una corrente di fuga o di dispersione che lentamente determina la scarica del condensatore: maggiore è questa corrente. Il condensatore va scaricato collegando fra i due terminali una resistenza da 2 o più watt. dopo un'ora. Per fare un esempio. Come si vede in figura 7. la resistenza fra i due elettrodi non è infinita. procedendo ad una misura dopo vari minuti si trova più o meno una tensione prossima a 18 o 17 V. In ogni caso. o addirittura non trattiene alcuna carica. poichè. la tensione dovrebbe mantenersi indefinitamente al valore applicato durante la carica. si misura col tester la tensione sui terminali: tranne una breve discesa iniziale di pochi volt.47µF. Indicazioni abbastanza significative sullo stato di un condensatore elettrolitico si possono ottenere in modo semplice: basta collegare per pochi secondi il condensatore ad una tensione un pò più bassa di quella di lavoro (che risulta scritta sull'involucro). aggiungendone un altro da 0.47µF. sempre facendo attenzione alla giusta polarità. del valore di qualche decina di ohm.controllo. e cioè in parallelo. in questo modo la capacità totale equivale alla somma figura 7 . affiancando due condensatori da 1µF si ottiene un capacità complessiva di 2µF. specialmente se lo avete smontato da una apparecchiatura utilizzata di recente. ricordate sempre di scaricare il condensatore. nel caso di un condensatore ideale. Staccato il condensatore. non è opportuno mettere in corto i terminali servendosi di un oggetto metallico. . è possibile usare più condensatori collegati uno di fianco all'altro. In teoria. CONDENSATORI IN PARALLELO ED IN SERIE Se occorre una capacità più alta di quella che ci può offrire un solo condensatore. la capacità totale arriva a 2. più velocemente il condensatore si scarica. se si applica al condensatore una tensione di 20 V. nel condensatore reale.condensatori in parallelo delle singole capacità. possiamo tranquillamente gettarlo senza alcun rimpianto. tale tensione sarà scesa a circa 13 V. il valore della tensione immagazzinata tende a conservarsi nel tempo. a causa dell'elevato picco di corrente.

ovvero di progettare un circuito elettronico. I circuiti integrati L'avvento dei circuiti integrati ha senz'altro cambiato il modo di pensare.0045+0.01+0. la capacità risultante è uguale alla metà di quella di ciascun condensatore (figura 8).00455 figura 8 .la somma degli inversi è 0. la capacità risultante (che è sempre più piccola della più bassa fre le capacità dei vari condensatori collegati) si calcola come l'inverso della somma degli inversi delle singole capacità. invece.l'inverso di 100 è 1:100 = 0.condensatori in serie . Quando i condensatori in serie hanno valori diversi. . che è più piccolo del più piccolo fra i tre condensatori collegati (che era 100 pF). si ragiona a "blocchi". ovvero 1:0. in termini di tensioni e correnti.00213 . ci si preoccupa di determinare per ognuno di essi le giuste condizioni di funzionamento.l'inverso di 470 è 1:470 = 0. Un circuito integrato contiene al suo interno un numero elevatissimo di componenti: principalmente transistor. diodi ed altro.il risultato finale è l'inverso di tale somma.01667 . come quelli visti nelle lezioni precedenti. detti "discreti". Naturalmente non si tratta di transistori confezionati nel loro involucro e dotati di zampe di collegamento. ma anche resistenze. Quando si lavora con componenti singoli. occorre Un amplificatore operazionale u741 . Facciamo un esempio pratico: abbiamo tre condensatori con capacità di 100pF. e quindi di collegare un componente all'altro in modo da ottenere un corretto comportamento d'insieme.00213 = 0.Maggiormente complicato è invece calcolare la capacità di più condensatori in serie.01667 = 59.01 . nel caso più semplice. quando cioè si collegano in serie due condensatori uguali. Con i circuiti integrati.9768 Si vede quindi che collegando in serie tre condensatori da 100. ovvero a funzioni logiche.l'inverso di 220 è 1:220 = 0. 220pF e 470pF. 220 e 470 pF si ottiene un valore risultante di 59 pF.

e che realizzando i collegamenti con procedimenti studiati al microscopio è possibile ottenere su una piastrina di pochi millimetri quadrati un circuito completo formato da migliaia di transistori. Uno dei suoi impieghi più caratteristici consiste nel confrontare due tensioni. inoltre. come quelli usati fino ad ora) si consegue una migliore comprensione. ovvero da un elevato fattore di amplificazione. non possono essere realizzati in spazi così ridotti ed allora si ricorre a circuitazioni che sostituiscono determinate funzioni a spese di un notevole aumento del numero di componenti di altro tipo. l'uscita dell'amplificatore operazionale assume generalmente un valore limite. Fondamentalmente si tratta di un circuito caratterizzato da una grande sensibilità. . La complessità di alcuni di essi è infatti notevole. facilmente disponibili nei circuiti tradizionali (ad esempio i condensatori). piuttosto che cercare l'integrato che svolga quella particolare funzione. anche avendone uno schema dettagliato. Non è pensabile cercare di capire come funziona un circuito integrato al suo interno. tra l'altro per il motivo che certi componenti. applicate ai suoi ingressi. vale a dire zero o massimo. più facilmente realizzabili con quelle tecnologie. Si faccia tuttavia attenzione a non abusare dei circuiti integrati: a volte è molto più semplice usare tre o quattro transistor.infatti pensare che il cuore di un transistor non è altro che una minuscola particella di silicio (o altro materiale semiconduttore) opportunamente trattato. mentre lavorando con componenti discreti (cioè componenti sfusi. il circuito integrato si presenta come una magica scatola nera! Per concludere: usiamoli soltanto quando non se ne può fare a meno. Vedremo in seguito questi componenti in maniera più dettagliata. che sono due (uno detto invertente ed uno non invertente): in funzione di tali tensioni. Gli amplificatori operazionali Ma facciamo qualche esempio pratico: un circuito integrato molto diffuso è il cosiddetto "amplificatore operazionale". esaminandone qualche applicazione pratica.

non possono certo funzionare. ma senza stabilizzazione. per un' uscita di 12 volt. nel senso che la abbassano con precisione al valore richiesto. ovvero un ingresso. I circuiti integrati della serie L7800 sono in grado di erogare una corrente di 1 ampere. pari a circa una volta e mezzo quella di uscita. per un'uscita di 18 volt useremo l'integrato L 7818 con un trasformatore che fornisce da 24 a 27 volt. con un apposito circuito integrato che ha solo 3 piedini da collegare. come si vede nella tabella. Naturalmente. useremo l'integrato L 7812 con un trasformatore che fornisce da 15 a 18 volt. adesso. era necessario mettere insieme diversi componenti.I regolatori di tensione Atri circuiti integrati sono i regolatori di tensione. Per cominciare faremo uso proprio di un integrato appartenente alla famiglia dei regolatori di tensione. chiunque può costruirsi con estrema facilità un ottimo alimentatore di elevate caratteristiche. della serie L7800. per costruire un alimentatore stabilizzato. quindi per sfruttare in pieno le loro caratteristiche occorre che anche il trasformatore usato nell'alimentatore possa dare tale corrente . Una volta. In funzione della tensione che vogliamo ottenere in uscita. cioè in grado di fornire in uscita una tensione ben stabile. un'uscita ed il collegamento di massa. Questi circuiti integrati sono in grado di regolare perfettamente la tensione. e noi lo useremo in abbinamento all'alimentatore descritto nelle parti 2 e 3 di questo corso. non potremo utilizzare l'alimentatore così come descritto nelle parti 2 e 3. Occorre quindi utilizzare per il nostro alimentatore un trasformatore che dia sul secondario una tensione più alta. indipendentemente dalla corrente assorbita. che in inglese viene chiamato "ground". e così via. Il suo aspetto è quello che si vede in figura: ci sono solo 3 piedini di collegamento. se ci occorre in uscita una tensione superiore a 9 volt. realizzando uno schema più o meno complesso. dovremo comprare un diverso integrato. poichè in quel caso si prevedeva una tensione di uscita di circa 12 volt. ma se la tensione che ricevono in ingresso non è abbastanza alta. Il suo impiego è piuttosto semplice. Ad esempio.

senza surriscaldarsi. I transistor . Se intendete far funzionare il circuito alla massima potenza e per tempi lunghi è consigliabile provvedere al raffreddamento del circuito integrato.seconda parte . Fate attenzione che tale piastrina non vada a toccare i piedini dell'integrato stesso nè altre parti del circuito. come esempio. esso è infatti dotato di un apposito foro che permette di fissarlo. e di valore corrispondente a quella nominale dell'integrato (in figura è stato scelto. perchè potrebbe creare contatti accidentali e causare danni a qualche componente. atta a dissipare il calore. tramite vite con dado. In pratica l'uscita dell'alimentatore arriva all'integrato.5 volt 9 volt 12 volt 15 volt 18 volt 24 volt sigla del integrato L 7805 L 7875 L 7809 L 7812 L 7815 L 7818 L 7824 circuito tensione trasformatore circa 7 volt circa 10 volt circa 13 volt circa 15 volt circa 18 volt circa 24 volt circa 30 volt del potenza del trasformatore circa 8 watt circa 12 watt circa 15 watt circa 20 watt circa 25 watt circa 30 watt circa 40 watt Lo schema illustra il modo di impiegare il circuito integrato. Sul piedino di uscita (quello di destra) sarà disponibile la tensione di uscita. perfettamente stabile. in unione all'alimentatore visto nelle lezioni precedenti. un regolatore per 12 volt di uscita). sul piedino di sinistra. Tutti i dati necessari sono comunque riassunti nella tabella qui sotto. mentre il piedino centrale è collegato alla massa del circuito. su una piastrina metallica. di alluminio o di rame. tensione in uscita 5 volt 7.

amplificata. Il transistor nel controllo di potenza . Il transistor come amplificatore di segnale Il transistor. che è in genere almeno di qualche migliaio di ohm. La corrente che passa è quindi comunque piccola e non crea problemi per quanto riguarda la potenza che il transistor può sopportare.In questa lezione cercheremo di capire cosa succede quando un transistor si trova a pilotare un carico di potenza non trascurabile. impiegato come amplificatore di segnale. quella in ingresso. Lo fa controllando la corrente che scorre nel collettore e nella resistenza ad esso collegata. genera in uscita una tensione che riproduce.

per cui il transistor non conduce e la tensione di alimentazione si trova quasi tutta ai suoi capi (come indica il tester in figura). La lampada è spenta. alimentato a 12 volt. ottenuta moltiplicando la tensione ai suoi capi per la corrente che lo attraversa è praticamente nulla.5 ampere. perchè in queste condizioni passa una corrente debolissima (milionesimi di ampere). e cioè 0.6 volt. Analizzeremo adesso alcuni casi e faremo due conti. La corrente che attraversa il transistor è quella che attraversa la lampada. Secondo caso: la tensione sulla base del transistor è tale da portarlo in completa conduzione. pari a circa 0. La potenza dissipata dal transistor è quindi 0.6 x . Consideriamo uno stadio come quello in figura. dove un transistor comanda sul collettore una lampadina da 12 volt e della potenza di 6 watt. La tensione ai capi del transistor è molto bassa. La potenza dissipata dal transistor. La lampada è completamente accesa e la tensione di alimentazione è presente quasi tutta ai suoi capi.Altra cosa è il transistor impiegato per pilotare un carico caratterizzato da una bassa resistenza. come potrebbe essere una lampadina di cui si vuole regolare la luminosità. Primo caso: la tensione sulla base del transistor è nulla o molto bassa. per meglio capire come vanno le cose.

in analoghe condizioni il transistor si sarebbe trovato a dover dissipare una potenza di 12 w e oltre. Si tratta di una potenza piuttosto bassa. Ma come . in percentuali diverse da caso a caso. Considerando che i casi in cui il transistor è meno sollecitato si verificano quando la lampadina è tutta accesa o tutta spenta. per cui la lampada è accesa a metà. risulta poco consigliabile: c'è infatti un notevole spreco di potenza che porta tra l'altro a surriscaldare il transistor. Supponiamo che dei 12 volt totali. In questo caso la tensione di alimentazione si dividerà fra la lampada ed il transistor.25 = 1. col rischio di distruggerlo. BC108. controllare un carico di potenza regolando gradualmente la corrente che passa nella base e quindi nel collettore del transistor. Bisogna pensare che stiamo parlando di pilotare una lampada di soli 6 W. Una soluzione è quella del funzionamento in regime impulsivo. ma che è già al limite di quella che può essere sopportata da transistori come i BC107. senza mai riccorrere a situazioni intermedie. Terzo caso: la tensione sulla base ha un valore intermedio. e che passi una corrente di 0. BC109 e simili (la cui potenza massima è proprio di 0. Se al suo posto ce ne fosse stata una da 60 W.25 watt.0.3 watt. La potenza dissipata dal transistor diventa 5 x 0.3 w). noi faremo lavorare il transistor sempre in tali condizioni. quelli che vengono definiti "transistori di potenza". Tale potenza richiederebbe già l'impiego di transistori relativamente robusti e adeguatamente raffreddati.25 ampere.5 = 0. siano presenti 7 volt sulla lampada e 5 volt sul transistor. La tecnica ad impulsi Come abbiamo visto analizzando i tre casi precedenti.

sia con tensioni continue che con tensioni alternate. caratterizzati dal funzionamento tipo "switch" (ovvero "interruttore"). In questa sede parleremo dei componenti più comuni. il DIAC ed il transistor unigiunzione (UJT). a intervalli così vicini che la luce sembri sempre accesa. ovvero il diodo SCR. e così via. I tiristori sono utilizzati nei circuiti di commutazione e controllo della potenza. e formati dalla sovrapposizione di quattro strati pn-p-n disposti a sandwich. si osserva che il diodo SCR è costituito da tre giunzioni (figura 1. Nella figura vediamo un esempio del tipo di impulsi che devono arrivare sulla base del transistor per ottenere la regolazione della luce: notiamo che gli impulsi si susseguono sempre con la stessa frequenza (cioè alla stessa distanza). la luce media sarà più bassa. parte sinistra): . quello che cambia è la lunghezza del periodo di tempo in cui ogni impulso si mantiene a livello alto (cui corrisponde la lampada accesa).una giunzione PN (indicata con g1) . Se i tempi in cui la lampada è spenta saranno più lunghi di quelli in cui è accesa.si può allora fare in modo che la lampadina si accenda di più o di meno? Semplicemente accendendola e spegnendola tantissime volte in sequenza. IL DIODO SCR Confrontando la composizione di un SCR col comune diodo visto nelle lezioni precedenti. il TRIAC. Vedremo in una prossima lezione come produrre tali impulsi. Thyristors: il diodo SCR I thyristors rappesentano una famiglia di semiconduttori piuttosto particolari.una giunzione NP (g2) figura 1 .

infatti. mentre le giunzioni g1 e g3 sono polarizzate nel giusto verso. Applicando all'anodo una tensione posistiva rispetto al catodo. questo a sua volta figura 2 inizia a condurre. positiva rispetto al catodo. mancando una tensione di base. non ha alcuna importanza se la tensione Vi sul gate è sempre presente o meno: . con un anodo. questa passa in conduzione e la corrente fluisce nel diodo.una seconda giunzione PN (g3) Sempre in figura 1. e la corrente che lo attraversa entra sulla base del transistor NPN. mandandolo in conduzione ancora più spinta. Se tuttavia si applica al gate (e quindi alla base del transistor NPN) una tensione Vi. a differenza del diodo comune. A questo punto. Se colleghiamo all'anodo una tensione positiva rispetto al catodo. tale da provocare la conduzione del transistor. succede infatti che. a destra. e quindi blocca il passaggio della corrente. un catodo ed un elettrodo in più: il gate. non passa alcuna corrente. si innesca un processo che è autorigenerante. che è collegato alla giunzione g2. Il transistor NPN. la giunzione g2 risulta polarizzata inversamente. il diodo SCR non lascia passare corrente. risultano interdetti. Il funzionamento del diodo SCR può essere compreso immaginandolo come composto da due transistor collegati nel modo che si vede in figura 2. fa passare corrente nella base del PNP. una tensione positiva rispetto al catodo. vediamo la rappresentazione simbolica di un SCR. poichè sia il transistor PNP che quello NPN. tale da causare l'effetto valanga nella giunzione stessa. cominciando a condurre. Se tuttavia si applica sull'elettrodo gate.

il transistor non conduce più. finchè non si toglie alimentazione al circuito. il diodo SCR. può essere raggiunto applicando al gate una piccola .la corrente che passa nel circuito di collettore di un transistor è proporzionale alla corrente di base.innescata la conduzione.Se nel transistor rimuoviamo la tensione di base. Osserviamo due importanti differenze fra il transistor. ed il diodo SCR: 1. la curva torna indietro e diventa quella di un normale diodo rettificatore. non è più comandabile dall'elettrodo di controllo: continua a condurre anche rimuovendo la tensione dal GATE. il diodo SCR continua a condurre in maniera autonoma. anch'esso dotato di tre terminali. Lo stesso effetto. la corrente in un diodo SCR non può assumere valori intermedi: o passa o non passa 2. una volta portato in conduzione. figura 3 figura 4 La figura 3 mostra la caratteristica del diodo SCR. ovvero il passaggio alla conduzione. superata tale tensione. Nel quadrante destro in alto si vede che il diodo non conduce finchè non si raggiunge una tensione detta di "breakover".

con il passaggio di corrente dovuto all'effetto valanga che si produce quando si supera la massima tensione inversa. A(anodo) e G(gate).Minimum holding current. diventa quindi importante conoscere il massimo valore di dv/dt consentito affinchè non avvenga l'innesco spontaneo).tensione positiva (siamo nella regione dello stato "ON".Gate trigger voltage and current (tensione e corrente di gate) 4. Ih (valore minimo della corrente di mantenimento) 5. I principali valori che caratterizzano un diodo SCR sono: 1. In figura 5 è rappresentato un SCR di potenza. prodotto dalla IR (International Rectifier): si tratta del diodo 10TTS08.5 A e tensioni fino ad 800 V.Power dissipation (potenza dissipabile) 6. il valore di tali correnti in funzione della temperatura. mentre IH è la "holding current" (corrente di mantenimento). Le lettere indicano i tre elettrodi: K(catodo). Dal lato opposto è tracciata la caratteristica inversa. ovvero la minima corrente sufficiente a mantenere il diodo in conduzione. il grafico di figura 4 mostra.Peak forward and reverse breakdown voltages (tensione di picco di breakdown diretta e inversa) 2. e può lavorare con correnti fino a 6. ovvero la corrente necessaria per innescare la conduzione. che risulta uguale a quella di un comune diodo raddrizzatore. ovvero della conduzione diretta). IL è la "latching current" (corrente di scatto). è fornito in contenitore TO-220. il diodo SCR può andare in conduzione da solo. per un determinato tipo di SCR.Maximum forward current (massima corrente diretta) 3. Come .Maximum dV/dt (massima velocità di variazione della tensione in funzione del figura 5 figura 6 tempo) (quest'ultimo valore si riferisce ad un limite caratteristico degli SCR: se la tensione applicata sale troppo rapidamente.

si vede. Un semplice circuito per provare il funzionamento di un SCR è riportato in figura 6. ovvero affiancati. esso rappresenta una delle soluzioni più efficienti ed economiche per il controllo della potenza assorbita dagli utilizzatori funzionanti con tensioni alternate. ne vedremo qualche applicazione pratica. e diventano il gate del triac In b) si vede la costruzione a blocchi di un triac. ed assumono il nome di MT2 e MT1 (Main Terminal 1 e Main Terminal 2). basta tuttavia premere anche per un attimo il pulsante P perchè il diodo SCR passi in conduzione. mentre in c) è riportato il suo simbolo schematico. facendo accendere il Led. IL TRIAC Il triac può essere considerato come due diodi SCR collegati in antiparallelo. . Una volta che il led è acceso. Gli anodi dei due SCR diventano i terminali principali del triac. Thyristors: IL TRIAC E IL DIAC Il Triac è uno dei componenti di maggior interesse della famiglia dei thyristors. dopo aver parlato degli altri tiristori. ma con direzioni opposte (schema a) della figura 1). I gate dei due SCR vengono collegati insieme. non passa alcuna corrente. potendo controllare il passaggio della corrente in entrambi i sensi. Nelle lezioni che seguono. Collegato il circuito all'alimentazione. l'unico modo per interrompere il passaggio di corrente è quello di staccare l'alimentazione al circuito. l'aspetto non differisce da quello di un qualsiasi transistor di potenza.

il TRIAC può essere attraversato dalla corrente in entrambi i sensi. la corrente di gate è una corrente che "esce" figura 2 .figura 1 Come si è detto. a sua volta. Ciascun quadrante rappresenta una diversa condizione di funzionamento del triac. occorre notare. ed infatti la corrente di gate risulta "entrante" 2° quadrante: MT2 è sempre positivo rispetto ad MT1. la corrente che attraversa il triac scorre infatti dall'alto verso il basso. e cioè di conduzione. le polarità e quindi le tensioni sono sempre riferite al terminale MT1. detto "a quattro quadranti". mentre il gate è negativo. è positivo rispetto ad MT1. Il gate. Queste molteplici possibilità di funzionamento possono meglio essere illustrate facendo riferimento ad un grafico come quello di figura 2. che il suo passagio allo stato "on". 1° quadrante: Il terminale MT2 è postivo rispetto al terminale MT1. inoltre. può avvenire applicando al gate una tensione sia positiva che negativa.

Il 4° quadrante presenta. la tensione applicata al gate è negativa rispetto ad MT1 4° quadrante: MT2 è negativo rispetto ad MT1. In seguito alla disposizione fisica degli strati di semiconduttore che compongono il triac. Quando non sia possibile lavorare in detti quadranti. la migliore alternativa è quella di utilizzare la coppia di quadranti 2° e 3°. che provoca la commutazione del tiristore dallo Triac (Commutating dv/dt) stato OFF allo stato ON . modifica in modo più o meno importante le prestazioni del dispositivo.3° quadrante: MT2 è negativo rispetto ad MT1. ovvero di scegliere una tensione di gating positiva o negativa. col nome inglese ed il corrispondente significato in italiano: BREAKOVER POINT OFF-State punto della caratteristica tensione-corrente resistenza differenziale assume valore zero in cui la condizione del tiristor caratterizzata da alta resistenza differenziale e passaggio di corrente quasi nullo condizione del tiristor caratterizzata da bassa resistenza differenziale e passaggio della corrente principale fra i "main terminals" ON-State Critical Rate-of-Rise of il minimo valore della velocità di salita della tensione Commutation Voltage of a principale. i valori della "latching current" (IL). La scelta di far lavorare il Triac in un quadrante piuttosto che un altro. Per comodità e chiarezza. fra tutti. variano da un quadrante all'altro. della "holding current" (IH) e della "gate trigger current" (IGT). ed infatti la corrente attraversa il triac dal basso verso l'alto. segue una tabella che riepiloga le principali grandezze caratteristiche dei thyristors. Il funzionamento più utilizzato è quello corrispondente ai quadranti 1° e 3°. ovvero quando la tensione applicata al gate ha la stessa polarità di quella applicata al terminale MT2. E' difficile per un triac lavorare nel 2° quadrante quando la corrente dei terminali principali è molto bassa. mentre al gate viene applicata una tensione positiva. in tali quadranti si ottiene un'ottima sensibilità di gate. la più bassa sensibilità di gate.

la massima velocità di crescita della corrente principale che State Current (di/dt) il tiristor può sopportare senza deteriorarsi IGT VGT GATE TRIGGER CURRENT GATE TRIGGER VOLTAGE la minima corrente richiesta dal gate per far commutare il tiristor dallo stato OFF allo stato ON la tensione da commutazione applicare sul gate per ottenere la IL LATCHING CURRENT il valore minimo di corrente tra anodo e catodo richiesto per mantenere il tiristor in stato di conduzione. quello che presenta la minore sensibilità. la stessa corrente passa a 27 mA per il 4° quadrante. Come si vede. immediatamente dopo la commutazione da OFF a ON e la rimozione della tensione di gate il valore minimo di corrente tra anodo e catodo richiesto per mantenere il tiristor nello stato di conduzione IH HOLDING CURRENT La tabella che segue fornisce un esempio dei valori che assumono le correnti caratteristiche nei vari quadranti. confermando con tale valore la migliore sensibilità. la corrente di gate 1°quadrante 2°quadrante 3°quadrante 4°quadrante risulta di soli 10 mA IGT (mA) 10 16 25 27 quando il triac IL (mA) 12 48 15 13 viene fatto lavorare IH (mA) 10 10 11 11 nelle condizioni corrispondenti al 1° quadrante. coincide con una certa difficoltà di innesco del triac.Critical Rate-of-Rise of On. TIPICO TRIAC DA 4 A IL DIAC Il DIAC si ottiene diffondendo impurità di tipo N in entrambi i lati di un wafer di tipo P. Il valore elevato (48 mA) della "latching current" nel 2° quadrante. per un triac da 4 A. in modo da ottenere un dispositivo a due .

il diac costituisce un valido ed economico sistema di innesco per i triac nei circuiti a controllo di fase come i regolatori di luce. i sistemi di controllo di velocità dei motori. detti anodo 1 e anodo 2. detto "breakover voltage". il passaggio in conduzione del diac può avvenire soltanto superando la tensione di breakover. Al di sopra di tale valore. dove si manifesta l'effetto di conduzione a valanga. e quindi non possiede un gate. figura 3 figura 4 Essendo un dispositivo bidirezionale. ecc. L'innesco ottenuto applicando ai suoi terminali figura 5 . che presenta un'alta impedenza (e quindi non lascia passare corrente) fino a quando la tensione applicata ai due terminali non supera un certo valore. il Diac entra in una zona a resistenza negativa. In effetti. il diac infatti è dotato di due soli terminali. Si tratta di una struttura bidirezionale. questa è l'unica applicazione importante dei diac. La struttura di un DIAC è simile a quella di un transistor NPN con base aperta.terminali con carateristiche elettriche simmetriche. Come si è accennato.

particolarmente per circuiti ad alta potenza come quelli che impiegano elementi riscaldanti (forni. In figura 5 si vede la caratteristica statica del Diac. mentre la corrente assume il valore massimo consentito dal circuito. ecc. V0. in quanto il ripetuto superamento della tensione di breakover potrebbe causare danni ai dispositivi stessi. La potenza che arriva al carico può essere facilmente controllata da un segnale di modesta ampiezza. Per un diac come quello che si vede in figura 6 (è il BR100 della Philips). superato tale valore. I Diac utilizzati nei circuiti a controllo di fase sono sufficientemente protetti contro una eccessiva corrente al breakover. la tensione ai capi del diac scende bruscamente ad un valore più basso. le grandezze caratteristiche hanno i seguenti valori: figura 6 Breakover voltage VB0: da 27 a 36 V Output voltage V0: 7 V . stufe. Sia in un senso che nell'altro. La corrente IB0. viene detta appunto "breakover current". che appare simmetrica rispetto alle due polarità della tensione applicata ai terminali.Picco di corrente diretta ripetitivo: 2 AThyristors: Applicazioni pratiche Gli SCR ed i triacs sono componenti ideali per il controllo della potenza col sistema "switching" (termine che in italiano si potrebbe tradurre come "accendi-spegni"). anche gli SCR ed i Triac potrebbero essere portati in conduzione in modo analogo. VB0. evitando di ricorrere a dispositivi elettromeccanici come ad esempio i relè.). corrispondente al breakover. e quindi possono lavorare in sicurezza quando il condensatore che essi scaricano non è di capacità eccessiva. ma per questi ultimi il metodo è sconsigliabile. Un circuito oramai classico che utilizza i tiristors è il "lamp . detto "breakback voltage". la corrente che attravresa il diac è minima fino ad un certo valore di tensione.una tensione superiore a quella di breakover è utilmente praticabile solo con i diac.

grazie alla bassa impedenza termica della sua struttura. esso è in grado di sopportare il notevole flusso di corrente che si produce all'accensione della lampada. In figura 1 si vede lo schema del circuito nella sua configurazione più semplice. mentre. Se noi facessimo arrivare sul gate degli impulsi prefettamente sincronizzati con l'inizio di ogni semionda. figura 1 figura 2 Poichè il circuito viene collegato alla corrente alternata di rete.dimmer". ogni impulso innesca il triac. alternandosi da un istante all'altro. il BT130 può inoltre sostenere transienti di tensione bidirezionali di valore elevato. ai capi del triac saranno presenti. potendo controllare picchi di corrente fino a 90 A. ovvero regolatore di luce per lampade. la semionda positiva e quella negativa. non ha particolari necessità di alette di dissipazione del calore. quando questa è ancora fredda. segue una breve e semplificata descrizione del suo funzionamento. . facendolo condurre per tutta la durata della semionda che segue. ed in pratica la lampada si accenderebbe alla massima potenza. Un triac particolarmente adatto a questa applicazione è il BT138 della Philips: in primo luogo. Questo caso è rappresentato nel grafico di figura 2: si vede che gli impulsi sul gate arrivano esattamente all'inizio di ogni semionda. il triac sarebbe sempre in conduzione.

figura 3 come si vede. come si vede in figura 4. e quindi gli impulsi sul gate giungono più in ritardo. Ad ottenere questo sfasamento. poichè il triac è bloccato. Ogni impulso è infatti prodotto dalla carica accumulata da C1. Il circuito di figura 1 può essere migliorato con l'aggiunta di altri componenti. ed esattamente le due resistenze R1+R2 insieme al condensatore C1. provvede il circuito visto in figura 1. Poichè. ovvero "sfasati". e cioè la lampada. succede che il valore medio della corrente stessa risulta minore. Il triac passa a sua volta in conduzione. ma solo dopo che l'arrivo di un impulso sul gate avrà innescato il triac. questo va in conduzione e scarica sul gate del triac l'energia che si è accumulata in C1. L'aggiunta di un secondo condensatore (C2) e di un'altra resistenza (R3) permette di ridurre sensibilmente l'effetto di isteresi che si manifesta in questi circuiti. La resistenza R2 è regolabile: aumentando il suo valore. come si vede in figura 3. e vi resta per tutta la durata della semionda. quando la tensione ai capi del condensatore raggiunge la tensione di breakover del DIAC. più sarà breve il tempo per cui passerà la corrente. cioè fino a che questa torna al valore zero. solo una parte della corrente attraversa il carico.Supponiamo invece di inviare gli impulsi sul gate ritardati rispetto all'inizio delle semionde. e quindi alla lampada arriva meno potenza. la corrente non potrà scorrere in corrispondenza di ogni semionda di tensione. Più gli impulsi sul gate saranno sfasati rispetto alle semionde della tensione applicata al triac. C1 impiega più tempo a caricarsi. .

Un modo diverso di ottenere l'innesco di un triac è quello di far giungere sul gate una tensione alternata di basso valore. La resistenza R4 è utile per mantenere entro limiti sicuri l'ampiezza dell'impulso di trigger. impianti Hi-Fi.Un esempio di isteresi è il seguente: figura 4 supponiamo di ruotare la manopola collegata alla resistenza variabile di controllo (R2). ruotando ancora la manopola. opportunamente modificato. notiamo che questa non si spegne nel punto in cui si era accesa. Il condensatore C e l'induttanza L costituiscono una cella di filtro che ha lo scopo di ridurre i disturbi causati dal funzionamento del circuito e trasmessi agli altri utilizzatori collegati alla rete (televisori. per spegnere la lampada. così come la resistenza VDR (U 350V/1mA) protegge il Triac in caso di sovratensioni. che ripropone il circuito già visto nella lezione 5 sulle fotoresistenze. ecc. .15 µF per il condensatore e 2. I valori di tali componenti possono essere di 0. successivamente aumentiamo la potenza. ma in un punto successivo. In figura 5 si vede un esempio di tale applicazione.5 µH per l'induttanza. in fase con quella applicata ai "main terminals" MT1 ed MT2. Allorchè si torna indietro.). fino al punto in cui la lampada comincia ad accendersi.

che serviva a comandare l'accensione di un utilizzatore in funzione della luce ambiente. In questo caso. derivato direttamente dalla tensione di rete a 220 V. La tensione alternata che arriva sul gate del triac viene prelevata da un secondo avvolgimento (S2) del trasformatore utilizzato per l'alimentazione di tutto il circuito. Questa bassa tensione di controllo arriva al gate attraverso la resistenza RG e la foto-resistenza FTG. realizzato montando in un tubetto un led ed una fotoresistenza. il relè viene eliminato. quando la FTG è illuminata. con le stesse funzioni di dispositivo "switching". e costituisce un circuito a parte. ed al suo posto si utilizza un triac. è disegnato in viola. la sua resistenza diventa molto bassa e consente il passaggio figura 6 . in grado di fornire pochi volt e qualche centinaio di mA di corrente.foto-accoppiatore di una corrente in grado di innescare il triac.figura 5 Il circuito. si tratta di un avvolgimento anch'esso a bassa tensione. Come si vede. il circuito del Triac. sigillati per essere insensibili alla luce esterna . utilizzava a tale scopo un relè pilotato da un transistor. che comprende la lampada L (utilizzatore).

Per ottenere la giusta fase della tensione di gate rispetto alla tensione principale applicata ai figura 7 . come il tipo SFH615 (figura 7). dei fotoaccoppiatori. Perchè l'accoppiamento funzioni. In ogni caso. mentre la fotoresistenza FTG deve avere un valore dell'ordine delle centinaia di kΩ al buio e di pochi kΩ alla luce. ed in grado di garantire un sicuro isolamento fino a una tensione di lavoro di 400 Vrms. il tutto incapsulato in un involucro plastico DIP-4. comandava il relè. montati uno di fronte all'altro.7kΩ. già confezionati. in commercio esistono. orientativamente. devono essere racchiusi in un involucro che non consenta il passaggio della luce esterna (figura 6). L'accoppiamento del led con la fotoresistenza FTG. . il led e la fotoresistenza. in pratica esiste un accoppiamento di tipo ottico. I valori delle resistenze RG ed FTG cambiano in funzione della tensione del secondario S2 e delle caratteristiche del triac che si usa. che permette di abbinare il funzionamento di due circuiti. mentre si mantiene l'isolamento elettrico fra il circuito di comando e quello del Triac. come rivelatore. costituito da un diodo GaAs quale emettitore di infrarossi e da un transistor planare al silicio. può essere necessario invertire il collegamento dei fili al secondario S2. senza collegarli dal punto di vista elettrico. per RG può essere adatto un valore di circa 4.Ad illuminare la fotoresistenza provvede il led inserito sul circuito di collettore del transistor che.(fotoaccoppiatore SFH615) main terminals del triac. si definisce "opto-isolato". nel vecchio circuito.

con pericolo di scariche elettriche anche mortali per l'operatore. Il transistor UJT è costituito da una barra di silicio con contatti ad entrambi le estremità. facendo attenzione a non essere sudati e ad avere le mani ben asciutte .lavorare stando seduti su pedane isolanti. si ricorda infatti che. in modo tale da essere in ogni caso elettricamente isolati dalla rete. effettuare le sperimentazioni interponendo un trasformatore 1:1 o "separatore di rete". Thyristors: IL TRANSISTOR UJT Il transistor unigliunzione. o "UJT".se possibile. come formica o legno . nel punto di contatto. può tuttavia essere usato come componente attivo negli oscillatori. mentre i circuiti visti nelle lezioni precedenti erano alimentati a pile o a bassa tensione. Esso non può amplificare i segnali.scollegare l'alimentazione ogni volta che si procede ad una modifica del circuito .lavorare solo su piani di lavoro isolanti. Si raccomanda quindi di: . ma una sola giunzione PN. è un dispositivo switching piuttosto particolare: ha tre terminali. i componenti come i Triac risultano direttamente collegati alla tensione 220 V di rete. devono porre in atto tutte le misure atte a garantire la personale incolumità. .ATTENZIONE: PERICOLO DI FOLGORAZIONE! Coloro che intendono realizzare praticamente i circuiti qui descritti. ed inoltre da un elettrodo in alluminio collegato ad un punto lungo la barra. denominati Base 1 (B1) e Base 2 (B2).

che riduce drasticamente la resistenza fra E e B1. ad un certo punto la giunzione PN viene ad essere polarizzata in senso diretto. la frequenza di oscillazione dovrebbe essere di circa 1 Khz. generando degli impulsi positivi. Dall'oscillatore possono essere prelevati tre segnali: impulsi negativi su B2. quando la tensione raggiunge il valore critico. Finchè la giunzione PN è polarizzata inversamente. figura 1 figura 2 Un'applicazione caratteristica del transistor UJT è il "relaxation oscillator". la resistenza è diventata negativa). La resistenza R1 ha il solo scopo di determinare una caduta di tensione quando viene attraversata dalla corrente dell'emettitore. o con tensioni più alte. l'emettitore dell'UJT va in conduzione e scarica il condensatore C. funziona ugualmente bene con una tensione di alimentazione di 5 volt. ed allora la corrente comincia a scorrere dall'emettitore nella barra di silicio. la resistenza può essere omessa. un valore comunemente usato è quello indicato. Facendo salire la tensione applicata al terminale E. mentre la sua tensione scende (in altre parole.1 μF) si carica attraverso la resistenza R (da 10kΩ). scorre solo una minima corrente di fuga (IE0). impulsi positivi su B1. Il funzionamento è semplice: il condensatore C (da 0. In figura 1 si vede la caratteristica Tensione/Corrente per l'emettitore. Si determina in tal modo un processo a valanga. Il circuito è mostrato in figura 2. purchè non si superino i valori limite del transitor impiegato. se tali impulsi non sono necessari. Tale elettrodo viene chiamato "emitter" (E). la corrente di emettitore cresce. determinando un gradiente di potenziale lungo la barra. ovvero l'oscillatore a rilassamento. Con i valori indicati. dando origine ad una giunzione PN. Normalmente la corrente fluisce da B2 a B1. . La resistenza R2 serve a ridurre la sensibilità dell'oscillatore alla temperatura. ed ha un valore ottimale per ogni tipo di UJT. A questo punto C ricomincia a caricarsi ed il ciclo si ripete all'infinito. ed un dente di sega sull'emettitore.l'alluminio crea una regione di tipo P.

ed applicata sul piedino n. mentre la seconda è la tensione del segnale oscillante. ovvero ha una tensione quasi uguale a quella di alimentazione . Per comprenderne la funzione in questo circuito. basta sapere che esso opera confrontando due tensioni: la prima. si era infatti parlato della possibilità di regolare la potenza assorbita da un carico. per esempio. è un circuito detto "Pulse width modulator". Quello che adesso vedremo nella sua realizzazione pratica. Adesso non è tanto semplice procurarsene qualche esemplare. varia però la loro larghezza. 8.se la tensione sul piedino 3 diventa anche di pochi mV inferiore a quella sul piedino 2. Altri UJT sono i transistor NTE6401 ed NTE6409. 3 Utilizzato come si vede in questo circuito. fino ad impulsi di larghezza tale da occupare in pratica tutto l'intervallo disponibile.al centro un amplificatore operazionale che confronta due figura 3 tensioni . applicata sul piedino n. l'uscita (piedino 6) è a livello alto. tramite un transistor di potenza TP. per un'applicazione che si ricollega a quanto si è detto nella lezione n. e cioè con una frequenza fissa. hanno la stessa piedinatura del 2N2646 (e cioè i piedini si corrispondono). . Cuore del circuito è l'amplificatore operazionale. 2. Un transistor UJT una volta molto comune era il 2N2646. Gli impulsi generati dal circuito si susseguono tutti alla stessa distanza l'uno dall'altro. per cui si passa da impulsi stretti. l'uscita passa a livello basso. che in questo corso non è ancora stato trattato.a sinistra l'oscillatore realizzato con un transistor UJT . con una tecnica particolare. è la tensione ricavata dal partitore R4+RV+R5. l'amplificatore operazionale ha il seguente comportamento: .se la tensione sul piedino 3 è superiore a quella presente sul piedino 2. detta "tecnica ad impulsi". ovvero la sua tensione va quasi a zero. e cioè modulatore della larghezza d'impulso.a destra il controllo del carico o utilizzatore U. 2N2646 L'oscillatore di figura 2 può essere utilizzato. simili a brevi guizzi. prelevata dall'emettitore del transistor UJT. Nell'immagine a lato viene riportata la sua piedinatura. Il circuito completo è illustrato in figura 3. esso può essere considerato come composto da tre blocchi distinti: .di 470 Ω.

per cui la tensione in uscita dell'amplificatore operazionale andrà a livello alto solo per brevi istanti. alimentando il carico collegato. in corrispondenza della linguetta metallica si trova il piedino 8. che viene detta "tensione di riferimento". quello immediatamente dopo. Ma poichè l'uscita dell'operazionale comanda il transistor TP. regolando. similmente a quanto avviene usando il Triac nei circuiti a corrente alternata. solo in tratti molto brevi la tensione dell'oscillatore riesce a superare quella di riferimento. . in senso orario. quando la tensione di riferimento (regolata variando RV) è alta. Il risultato è che. si allarga il tratto in cui la tensione dell'oscillatore riesce a superare quella di riferimento. e quindi l'uscita dell'operazionale rimane a livello alto per tempi più lunghi. regolandone la velocità senza dar luogo ad inutile dissipazione di potenza. TP passa in conduzione. è il piedino 1 e quindi seguono gli altri fino al 7). Come amplificatore operazionale va bene un comunissimo LM741 (figura sotto: guardando dal lato piedini. variando l'ampiezza degli impulsi. il carico viene alimentato per tempi più lunghi e quindi il valore medio della potenza risulta maggiore. Per chi volesse realizzare il circuito. la tensione applicata sul piedino 2. figura 4 Come si vede in figura 4 A). man mano che la tensione di riferimento viene abbassata (B). tramite la resistenza variabile RV.Questa funzione dell'amplificatore operazionale permette di modificare la larghezza degli impulsi. Un circuito come quello appena descritto può utilmente comandare degli utilizzatori in corrente continua. aggiungiamo che la tensione di alimentazione +V può essere di circa 12V. tutte le volte che essa è a livello alto. come ad esempio un motore.

è in grado di sopportare correnti fino a 15 A e tensioni fra collettore ed emettitore di circa 60 V. con alimentazione separata per l'utilizzatore IL PUT (Programmable Unijunction Transistor) Il PUT. per una dissipazione di potenza complessiva superiore a 100 W. in effetti non è un transistor unigiunzione. è necessario tenere separate le due alimentazioni. ovvero transistor unigiunzione programmabile. . che in pratica sono usciti di produzione). Nel caso che l'utilizzatore richieda tensioni diverse da quella di 12V che alimenta il circuito. il catodo (K) ed il gate (G). ma un dispositivo a quattro strati PNPN che può essere fatto funzionare come un UJT (in effetti i PUT hanno sostituito gli UJT. il suo simbolo è quello che appare nel circuito di destra di figura 5. ad esempio. Gli elettrodi del PUT sono l'anodo (A).LM741 LM741 (Piedinatura) 2N3055 (A destra: piedinatura vista dal lato inferiore) Il transistor di potenza deve essere adeguato alle caratteristiche del carico che si desidera comandare: un 2N3055. come si vede nell'esempio della figura sotto (dove si è ipotizzato un carico funzionante a 50V) Il circuito di figura 3.

per cui non fluisce corrente dall'anodo al catodo. La resistenza R deve essere sufficientemente grande da limitare la corrente ad un valore inferiore ad Iv (vedere caratteristica al centro). ALIMENTATORI SWITCHING: LO STEP-DOWN Per cominciare. stabilizzato . il caso più comune è quello in cui si parte da una tensione alternata (quasi sempre i 220 V di rete) per arrivare ad una tensione continua di basso valore (ad figura 1 . in caso contrario. Il PUT viene definito "programmabile" perchè consente di scegliere a piacere (tramite il partitore R1.figura 5 Come si vede nello schema a sinistra di figura 5.01 μF si carica attraverso la resistenza R (100kΩ) e si scarica attraverso il PUT.R2) la tensione critica Vs. e quindi non si generano oscillazioni. alla regione N situata in alto viene applicata una tensione Vs ottenuta tramite il partitore resistivo formato da R1 ed R2. le oscillazioni si determinano quando il condensatore da 0. il breakdown della giunzione PNPN ed il passaggio della corrente fra l'anodo ed il catodo.schema classico di alimentatore esempio 12 V). ricordiamo che per alimentatore si intende un'apparecchiatura in grado di fornire ad un determinato circuito elettronico le giuste tensioni (e quindi le correnti) necessarie al suo corretto funzionamento. si determina. Tale tensione polarizza inversamente la giunzione PN intermedia. Se la tensione applicata all'anodo sale oltre il valore V s. il transistor si trova a funzionare nella regione di stabilità. similmente a quanto visto per l'SCR. Nel circuito che si vede in figura 5 a destra. il compito di un alimentatore è quello di trasformare una tensione di un certo tipo e valore in un'altra avente caratteristiche adeguate alla apparecchiatura da alimentare. In genere. per IA> Iv.

In particolare. e cioè modulazione della larghezza dell'impulso. Il principio fondamentale su cui si basa il funzionamento di un alimentatore switching è detto PWM. che in genere è un circuito integrato di tipo serie. la resistenza del regolatore diminuisce. La regolazione della tensione in uscita è ottenuta quindi variando la caduta di tensione ai capi dell'elemento serie di regolazione. dall'Inglese "Pulse Width Modulation". figura 2 . il sistema funziona perfettamente. se per esempio usiamo tale alimentatore per far funzionare un apparecchio che assorbe 5 A a 12 V. il regolatore aumenta la sua resistenza. . il condensatore di filtro e l'elemento di regolazione. a frequenza costante. distanziati uno dall'altro da un tempo T. si trova che la potenza dissipata (e cioè sprecata) vale in tal caso 65W ! In altre parole. un simile alimentatore richiede un trasformatore notevolmente grosso e costoso. l'elemento di regolazione. Chiameremo TON il tempo in cui l'impulso è alto.Un circuito classico è quello di figura 1. Esiste invece un altro modo di ottenere le tensioni desiderate. A parte l'inutile consumo di corrente. con relativi ingombro e peso. Molto brevemente. è più la potenza sprecata che quella utilizzata dal nostro apparecchio a 12 V. che risulta composto dai soliti elementi: il trasformatore. il ponte di diodi. la tensione di alimentazione arriva nella forma di una serie di impulsi (figura 2). Si pensi ad un alimentatore in grado di fornire 5 A in uscita.serie di impulsi (onda quadra) tutta la differenza fra 25 V e 12 V sarà dissipata dall'integrato regolatore di tensione: facendo due conti. usando componenti piccoli e leggeri. di resa elevata. ma ci sono casi in cui la dissipazione di potenza è notevole. se la tensione in ingresso scende. e cioè c'è tensione. e sprecando pochissima potenza: stiamo parlando dei cosiddetti "Alimentatori switching". con una tensione regolabile da pochi volt fino a 25 V. mantiene costante la tensione in uscita comportandosi come una resistenza variabile: se la tensione in ingresso è troppo alta. oppure se il carico richiede più corrente. oppure se il carico richiede poca corrente.

In figura 3 si vedono tre casi in cui il duty cycle ha valori diversi: .0. In figura 4 sono mostrati tre diversi casi di impulsi modulati.esempio di diversi valori del duty cycle Il rapporto fra il tempo TON ed il tempo totale T è una grandezza caratteristica. figura 3 .nel caso 1 TON è quasi nullo: il duty cycle è pertanto prossimo a zero. la tensione è in pratica sempre presente Facendo pervenire tali impulsi ad una rete LC.75.25 . caratterizzati rispettivamente da un duty cycle di 0. Supponendo che la .nel caso 3 TON è quasi massimo: il duty cycle è molto vicino al 100%.5 e 0. ed è esattamente uguale al valore di picco moltiplicato per il duty cycle.nel caso 2 TON è uguale a TOFF: il duty cycle è pari al 50% e la tensione è presente per metà del tempo . si ottiene una tensione di uscita VOUT il cui valore dipende dalla larghezza degli impulsi. TOFF diventa necessariamente più breve. anche l'intervallo di tempo T ha valore costante: la modulazione PWM consiste nel far variare il tempo TON. Poichè gli impulsi sono a frequenza costante. e la tensione è presente solo per brevissimi istanti . quando TON si allunga.e TOFF il tempo in cui l'impulso è zero e quindi non c'è tensione. che viene denominata "duty cycle" (si pronuncia più o meno diuti saicol). naturalmente.

e senza dissipare inutilmente parte della potenza. sia possibile ottenere qualsiasi tensione in uscita. si ottiene in uscita una tensione uguale a Vp moltiplicato per il valore del duty cycle. occorrerà dimensionare opportunamente i componenti del filtro. che viene usato per convertire una tensione continua in un'altra tensione continua di valore più basso. scegliendo inoltre una frequenza di clock il più elevata possibile. il più comune è il buck regulator. Lo schema di principio di tale regolatore è riportato nella parte sinistra di figura 5: la tensione continua da regolare entra su +Vin e -Vin. costituita da una induttanza L e da una capacità C. figura 4 .tensione di picco Vp degli impulsi sia di 48 V. Si comprende quindi come. si otterranno quindi tensioni di 12 V. affinchè la tensione in uscita sia esente da ondulazioni e disturbi. Attraverso l'induttanza L la corrente arriva al carico (LOAD) ed al condensatore che agisce da filtro. detto anche step-down. 24 V e 36 V. modulando la larghezza dell'impulso. un transistor che agisce come switch permette o meno il passaggio della corrente. nei casi indicati come esempio. se si filtrano tali impulsi con una rete come quella a sinistra in figura. . Naturalmente.tensione continua ottenuta da implulsi a larghezza variabile. filtrati da rete LC Esistono diversi tipi di soluzioni per realizzare un alimentatore switching.

che all'utilizzatore (LOAD). ritorna all'induttanza. per cui è come se non ci fosse figura 6 . e.regolatore di tipo "Buck" e percorso delle correnti nelle fasi di "switch ON" e di "switch OFF" A destra si vedono le due fasi che corrispondono allo stato oN e allo stato OFF dello switch: . si crea ai capi di quest'ultima una tensione tale da continuare a mantenere la corrente che era in circolo. la corrente fluisce allora nel carico. .corrente nell'induttanza L . poichè la corrente nell'induttanza non può interrompersi bruscamente.figura 5 . insieme alla corrente che adesso viene ceduta dal condensatore. caricandolo. la corrente attraversa l'induttanza ed arriva sia al condensatore C.quando lo switch è aperto (OFF).quando lo switch è chiuso (ON). attraverso il diodo D. il diodo D risulta collegato in senso inverso.

modifica la durata dei tempi TON e TOFF. Grazie al metodo PWM. istante dopo istante. nella bobina di quest'ultimo nasce una tensione variabile che riproduce fedelmente. Esistono naturalmente diverse altre tipologie di alimentatori switching. tale trasformano in una tensione elettrica modulata tensione è un segnale. In altre pagine di questo sito vedremo la costruzione pratica di un alimentatore del tipo descritto. senza problemi di potenza perduta e di eccessivo riscaldamento dei vari componenti. concepito prevalentemente per chi si dedica all'elettronica come principiante. La corrente nell'induttanza (figura 6) ha quindi un andamento triangolare. alla ricerca di semplici circuiti dal funzionamento immediato. posso usare anche un trasformatore con secondario a 50 V. riproducendo l'andamento di un determinato fenomeno fisico. le variazioni della pressione figura 1 chitarra elettrica determinata dalle onde i pickup magnetici raccolgono le vibrazioni delle corde e le sonore di chi canta. dimensionando opportunamente l'induttanza. di conseguenza. i pick-up magnetici che si trovano sotto le corde raccolgono . con tendenza a salire nelle fasi di switch ON. Se. Se suoniamo una chitarra elettrica. per ottenere ad esempio una tensione di uscita di 12 V. Ma forse è opportuno prima specificare che col termine segnale si intende una qualsiasi tensione elettrica che varia nel tempo. si cerca di contenere questa ondulazione ( o "ripple") entro il 20% o il 30% della corrente media. ma la loro trattazione esula dagli scopi di questo semplice corso. si ottiene inoltre il vantaggio di una maggiore elasticità nella scelta della tensione in entrata: ciò significa che.Il comando dello switch è affidato ad un apposito circuito (control) che verifica la tensione presente sul carico e. cantiamo davanti a un microfono. APPLICAZIONI AUDIO In elettronica si parla di applicazioni audio quando un circuito viene progettato allo scopo di elaborare un segnale caratteristico della banda di frequenze audio. e tendenza a scendere nelle fasi di switch OFF. ad esempio. provvederà il circuito di controllo ad effettuare la giusta regolazione degli impulsi.

se si pensa che il segnale in uscita da una chitarra elettrica è dell'ordine di qualche mV (millivolt. quando è perfettamente sano. o meglio la pressione delle corrispondenti .. in origine di piccolissima ampiezza. ai rumori.) ma adesso a noi interessa parlare solo di quelli che sono collegati al suono. allo scopo di consentirne successive utilizzazioni. Un trasduttore è qualcosa che trasforma un tipo di energia in un altro: per esempio. L'impiego dell'elettronica nel campo musicale ed audio in genere è reso possibile da dispositivi chiamati trasduttori. Esistono molti altri esempi di segnali in elettronica (segnali radio. chitarre. tastiere. Uno dei ciruiti elettronici audio più diffusi è l'amplificatore. anche questo è un segnale. L'orecchio umano può rilevare. radar. frequenze comprese nella gamma 20 ÷ 20000 hertz. e che le tensioni che pilotano altoparlanti come quelli da stadio sono dell'ordine di svariate decine di volt. il microfono raccoglie le vibrazioni prodotte dalla voce. per cui è in tale banda di frequenze che operano i circuiti audio. alla musica ed insomma a tutto quello che possiamo percepire col nostro udito. ovvero rendere più ampia.le vibrazioni di queste ultime e le trasformano in una tensione modulata che riproduce le stesse vibrazioni. si comprende perchè sia necessario ricorrere agli amplificatori audio per far arrivare alle migliaia di persone di un concerto la musica suonata sul palco. ecc. provenienti da microfoni. una tensione modulata. come dice il nome. ecc. Pensiamo ad un concerto rock: figura 2 la spaventosa potenza sonora prodotta dalle casse (si parla anche di migliaia di watt) non è altro che la riproduzione enormemente amplificata di vari segnali. si tratta di un circuito il cui compito è quello di "amplificare". batterie. video. cioè millesimi di volt).

che cioè si susseguono uno dopo l'altro. a sua volta. perchè possa essere restituito fedelmente il suono originale. detti di preamplificazione. infatti. che. in genere da pochi millivolt ad alcuni volt. tale segnale deve essere modificato nella sua composizione spettrale. Un amplificatore è composto da vari stadi in cascata. elevando di migliaia di volte l'ampiezza di quella debolissima corrente prodotta dal microfono e portandola ad una potenza in grado di far muovere anche un grosso altoparlante del peso di decine di chili. poichè alle frequenze basse corrispondono vibrazioni più ampie. gli stadi finali devono invece produrre potenza. richiamando dall'alimentatore forti correnti che vengono inviate all'uscita. E' un trasduttore anche l'altoparlante.equalizzatore RIAA per testina magnetica del segnale in ingresso. quando si amplifica il segnale proveniente dalla testina magnetica di un giradischi (quando ancora si usavano i bei dischi in vinile. trasmette all'aria quelle vibrazioni che il nostro orecchio percepisce come suono. ad esempio. la trasforma in energia meccanica mettendo in vibrazione il suo cono. dove sono collegati gli altoparlanti. al punto che .): per esigenze tecniche. spesso. e le trasforma in una tensione elettrica. da cui poi si ricaveranno le copie.onde sonore.. L'elettronica. alimentato da un segnale elettrico di potenza adeguata. i primi stadi. le varie frequenze sonore non vengono registrate con la loro ampiezza reale. Un preamplificatore non ha solo il compito di elevare la tensione del segnale in ingresso. interviene tramite un "circuito amplificatore". quando il segnale musicale viene inciso sul disco master. Ciò è particolarmente vero. hanno il compito di elevare la tensione figura 3 . quindi. questo..

poste in serie al segnale o sul circuito di contro-reazione. cioè l'operazione di ripristinare il giusto livello delle varie frequenze che lo compongono. che avviene in ogni caso rispettando i valori di quella che viene detta "curva di equalizzazione". occorre mettere in atto il processo inverso: tale operazione è proprio compito del preamplificatore. Nel momento in cui il disco viene riprodotto. per i segnali registrati su nastro magnetico. è un procedimento ben definito. realizzato con negativa o "controreazione". esiste la curva di equalizzazione NAB.un solco potrebbe andare a toccare quello vicino. che in tal caso agisce come un "equalizzatore".amplificatore da 25W. tanto di più quanto più le frequenze sono basse. così come. Il segnale proveniente dalla testina entra sull'ingresso non invertente (piedino 1). sull'ingresso invertente risulta invece collegata una rete (i cui componenti sono in colore rosso) che riporta indietro parte del segnale in uscita. realizzando una reazione figura 4 . come si vede nel circuito di figura 3. L'equalizzazione di un segnale. La curva di equalizzazione relativa alla testina magnetica che legge un disco in vinile è la curva RIAA. componenti discreti (sopra) e con un circuito integrato (sotto) che ha lo scopo di ridurre l'amplificazione di determinate frequenze. se si vuole che ciò che si sente sia fedele al pezzo originale. La correzione dell'ampiezza del segnale alle varie frequenze viene realizzata con apposite reti di resistenze e condensatori. a vantaggio di . questa banda viene attenuata. dove il preamplificatore è realizzato con un circuito integrato LM381 della National.

dotato anche di notevoli capacità progettuali.. risulta anche più costoso in termini di prezzo dei vari componenti. chiacchierando amichevolmente tra appassionati.. Vi sono anche accaniti sostenitori degli amplificatori a valvole. il cui suono. forse anche un pò dispersive. poi. è mio parere che. delle caratteristiche configurazioni in classe A. altri diranno che il suono delle valvole è figura 5 "cristallino". Resta il fatto che le caratteristiche valvola: di un amplificatore si dovrebbero valutare in pentodo base a parametri dal significato indiscutibile. Sarebbe interessante trattare degli stadi di amplificazione a transistori. . ecc. senza considerare che il primo. resistenze. affidate alla sensibilità ed alle convinzioni personali. è di una purezza non raggiungibile con circuiti a semiconduttori.quelle che in fase di registrazione sono state attenuate. è evidente la notevole differenza di complessità fra i due schemi. Fatte queste premesse. vedremo in altre pagine di questo sito come costruire in pratica qualche semplice circuito che possa tornare utile nelle circostanze più comuni. In figura 4 è possibile confrontare gli schemi di due amplificatori di prestazioni più o meno equivalenti: quello in alto è realizzato con sette transistor. EL34 quali la distorsione armonica. ed a prezzi irrisori. si può affermare qualunque cosa: qualcuno dirà "le valvole hanno un suono più caldo". condensatori. A parte le considerazioni nostalgiche. le altre considerazioni sono solo valutazioni emozionali. rende priva di senso la costruzione in proprio di un amplificatore utilizzando componenti discreti (e cioè singoli transistor. voglia sperimentare qualche particolare soluzione circuitale o avvalersi di componenti selezionati che egli ritiene in grado di garantire prestazioni particolarmente valide. la risposta ai transienti. oltre a varie resistenze e condensatori. ma non sarebbe molto utile. i cui piedini sono indicati dai numeri posti vicino al simbolo centrale a triangolo. queste presunte differenze siano realmente percepibili durante il normale ascolto.). in classe B. poichè la presenza in commercio di un'infinità di circuiti integrati belli e pronti. La costruzione in proprio con componenti discreti (ovvero sfusi) può quindi essere giustificata solo in casi molto particolari. il rumore di fondo. è tutto da dimostrare. mentre quello in basso è realizzato con un circuito integrato. ecc. dicono. come ad esempio quando un audiofilo raffinato. oltre a richiedere più tempo per il montaggio. ecc. la banda passante. quanto.

MINI-AMPLIFICATORE MULTIUSO Coloro che vogliono realizzare un semplice amplificatore. di un walkman. chi si dedicherà alla sua costruzione. acustica. per non complicare lo schema. come transistor pilota (TR3). offre un'occasione unica: pur trattandosi di un circuito elementare. cioè un segnale di medio livello e che non richiede equalizzazione. non sono state previste protezioni in grado di prevenire un eccessivo assorbimento di corrente. o ancora l'uscita della scheda audio del PC. non conviene usare tensioni più alte. oltre a garantire un buon funzionamento. occorre montare Il mini amplificatore. montato in opportuna cassetta. il cui schema di principio è l'altoparlante in apposita riportato in figura 1. e con esso la distruzione dei transistor. poichè. ma avrà l'occasione di conoscere da vicino e risolvere le problematiche che sono alla base di qualunque stadio per una buona qualità amplificatore di potenza. All'uscita occorre collegare un buon altoparlante. Per l'alimentazione va bene una tensione compresa fra 6 e 9 volt. di un lettore di CD. va bene qualsiasi transistor NPN per piccoli segnali (BC547 e simili). non perderà il suo tempo. non hanno poi tutti i torti. si può usare una qualsiasi coppia di transistor complementari (cioè un NPN ed un PNP) di media potenza. ma assolutamente non intendono servirsi degli innumerevoli circuiti integrati disponibili sul mercato. quelli che non hanno eccessiva simpatia per i circuiti integrati. troveranno in questa pagina la descrizione di un mini-amplificatore. realizzato con soli 3 transistor. anche in seguito ad eventuali richieste dei visitatori. l'amplificatore qui descritto. . è adatto a ricevere in cassetta ingresso un segnale di tipo "line".Nuovi progetti saranno aggiunti di volta in volta. In effetti. della potenza di pochi watt e dell'impedenza di 2 o 4 ohm. Come transistor finali (ovvero TR1 e TR2). per esempio. l'uscita di una piastra a cassette audio.

la tensione del suo collettore sale. attraversa TR1. quindi attraversa TR2. e quindi lavorano con tensioni invertite uno rispetto all'altro. Succede allora che TR1 conduce di più. la tensione nel punto centrale fra i due emettitori (punto C). Teniamo presente che. la tensione sul collettore di TR3 scende. e con essa sale la tensione di base dei finali. Da questo punto viene derivata. dove risulta collegato l'altoparlante. e scende quindi la tensione di base dei finali (perchè le basi sono collegate al collettore di TR3). entrando dall'emettitore ed uscendo dal collettore. Nel caso opposto.figura 1 . i due transistor finali sono montati in serie rispetto alla tensione di alimentazione: la corrente. questo è possibile perchè i due transistor sono di polarità opposta. la corrente di base che arriva a TR3. il comportamento dei due transistor determina quindi un abbassamento della tensione del punto centrale. Questo modo di funzionare a "tira e molla". per cui la tensione del punto centrale tende a salire. è esattamente la metà della tensione di alimentazione. come se ciscuno dei due transistor finali tirasse alternativamente verso di se la . viene determinata dalla corrente di collettore di TR3. La giusta polarizzazione dei due finali. proveniente dal polo positivo dell'alimentazione. tramite R4. entrando dal collettore ed uscendo dall'emettitore. mentre TR2 conduce di più.schema di principio Come si vede nello schema di figura 1. ovvero la loro tensione di base. tramite la resistenza R3: se la corrente è maggiore. Come conseguenza. quando il circuito lavora correttamente. mentre TR2 conduce di meno. quando in TR3 passa meno corrente. TR1 conduce di meno.

queste variazioni della corrente di collettore di TR3 fanno variare la tensione del punto centrale C. la tensione del punto C varia in più e in meno riproducendo. come si è detto. Naturalmente le variazioni di corrente in TR3 sono causate dal segnale applicato alla sua base (punto INP). ovvero "spingi e tira".LA DISTORSIONE DA CROSS-OVER figura 2 . 1 LA TENSIONE SUL PUNTO C Poichè.tensione del punto centrale. in assenza di segnale. se noi colleghiamo al punto C un altoparlante. o "trimmer" 2 . quando la tensione del segnale aumenta. è necessario che. ci sono ancora delle caratteristiche da valutare. Tale risultato si ottiene regolando la corrente di collettore di TR3. viene detto in inglese "push-pull". che vedremo di seguito una ad una. riproducendo le variazioni della tensione in ingresso. quando la tensione del segnale scende. Come abbiamo visto. amplificate. è valido in linea di principio. il suo cono si muoverà. TR3 lascia passare meno corrente. la tensione di tale punto sia esattamente metà della tensione di alimentazione. per tale motivo occorrerà sostituire la resistenza R4 con una resistenza regolabile. le variazioni del segnale.distorsione da cross-over . TR3 lascia passare più corrente. Quanto si è detto fino ad ora. ma prima di arrivare ad un amplificatore perfettamente funzionante.

che vengono attraversati direttamente dalla corrente di collettore di TR3: poichè quando un diodo è percorso da corrente ai suoi capi è presente una caduta di tensione di circa 0. portandoli al giusto punto di conduzione. . Per eliminare tale problema. per non complicare il circuito. ne causa un certo riscaldamento. 3 LA DERIVA TERMICA Il fenomeno della deriva termica ricorda un pò il gatto che si morde la coda. sono state inserite sugli emettitori di TR1 e TR2 due resistenze da 1 ohm.6 volt.Perchè un transistor cominci a entrare nello stato di conduzione. In tal modo. di conseguenza. i transistor finali possono andare incontro a quella che viene definita "deriva termica". o se non si sono prese precauzioni opportune. si fa in modo di applicare sulla base di ciascuno dei transistor finali una tensione minima. più si riscaldano e più tendono a far passare corrente. succede allora che. quando il segnale in ingresso comincia a variare. tuttavia. a loro volta. i transistor. perchè tali variazioni siano riprodotte fedelmente occorre che la tensione sulle basi dei finali superi il valore minimo di 0. La corrente più forte provoca un maggior riscaldamento. La corrente di riposo che fluisce costantemente nei transistor. si determina l'afflusso di una corrente detta "di riposo". sarà uguale a zero.4 volt. indipendentemente dalla presenza del segnale. di circa 0. Per contrastare questo fenomeno. Poichè le basi dei finali TR1 e TR2 sono fra loro collegate. la loro presenza produce un moderato effetto di "controreazione": se la corrente aumenta. In pratica.6 V in più o in meno.6 volt. sale la tensione ai capi di dette resistenze e. occorre che la tensione fra base ed emettitore superi un determinato valore minimo. che fluisce costantemente nei due finali. se tale corrente risulta eccessiva. e così via. tra le basi sono stati inseriti due diodi. Nel nostro caso. tale da portarlo già in stato di inizio conduzione. si inseriscono in circuito componenti che. in assenza di segnale. dando origine ad una distorsione che si avverte principalmente a bassi livelli sonori. determinano la riduzione della corrente di base. diminuisce la Vbe (differenza ditensione tra base ed emettitore). all'aumentare della temperatura. Ciò si può ottenere in vari modi. la tensione rispetto ai relativi emettitori. parte del segnale viene tagliato (figura 2). nel nostro caso. fino alla distruzione dei transistor. i due diodi in serie manterranno fra le basi dei finali una differenza di potenziale di circa 1.

L'altoparlante va collegato al punto centrale. alla base di TR3. non è possibile collegare il segnale direttamente alla base. dell'amplificatore.BC441/BC461 . tramite il condensatore C1. tipo BC547 o equivalenti R1 ed R2: due resistenze da 1 ohm. al condensatore va collegato il filo interno.lo schema finale l'altro polo dell'altoparlante va collegato alla massa (polo negativo). tuttavia. ovvero al polo "meno" dell'alimentazione. 1/4 watt D1 e D2: due diodi tipo 1N4001 o simili C1: condensatore elettrolitico da circa 1000 µF. Nel collegare i due condensatori.Nella figura 3 vediamo lo schema finale. occorre fare attenzione alla polarità (la posizione del polo positivo è indicata nello schema dal segno + ). Il segnale viene applicato in ingresso. essendo questi due condensatori elettrolitici.BCX54/BCX51 BD135/BD136 . 25 Volt (*) C2: condensatore elettrolitico da circa 10 µF. mentre quello esterno (la calza) va collegato alla massa.TIP29/TIP30 . . più la capacità è elevata. meglio passano le frequenze basse del segnale.ZTX651/ZTX751 o equivalenti (scegliete quelli che trovate al miglior prezzo) TR3: transistor NPN per piccoli segnali. figura 3 . ELENCO DEI COMPONENTI: TR1/TR2: qualsiasi coppia di transistor complementari di media potenza (NPN/PNP): BC142/BC143 . tramite il condensatore di accoppiamento C2. perchè il valore resistivo della sorgente del segnale stesso modificherebbe la polarizzazione di TR3. 1/4 watt R4: resistenza variabile (trimmer) da 100 Kohm R5: resistenza da 22 Kohm. Supponendo di collegare il segnale usando un cavetto schermato. 25 Volt (*) (*) Il valore dei condensatori C1 e C2 non è critico. 1/2 watt R3: resistenza da 1 Kohm. funzionante.BCP54/BCP51 .

leggere la tensione figura 4 . . di tipo logaritmico.esempio di transistor adatti come finali sul punto centrale C. in genere un riproduttore di cassette o di CD. o un PC. occorre applicare su di essi un apposito dissipatore di calore (basta anche un'aletta di rame o di alluminio). occorre usare un potenziometro da 47 kohm. si regolerà R4 fino a leggere sul punto C una tensione di 3 volt.dissipatori di calore per transistor figura 6 . usando un buon tester involucro piedini visti da sotto digitale. e complementari: BCX51 (pnp) e BCX54 (npn) regolare R4 fino ad ottenere un valore esattamente metà della tensione di alimentazione. Durante il funzionamento dell'amplificatore. e che sia montato in una adatta cassetta acustica. figura 5 . Dare alimentazione (non più di 9 volt). perchè si presume che il segnale venga regolato dall'apparecchio che vi viene collegato. che può essere sia ad albero rotante. quasi da non poterci tenere il dito. sono già dotati di controllo di volume.MESSA A PUNTO DELL'AMPLIFICATORE: Prima di dare tensione.collegamento di un potenziometro in ingresso per la regolazione del volume potenziometro ad albero rotante L'amplificatore qui descritto non è provvisto di controllo di volume. In ogni caso. Per ottenere un ascolto soddisfacente. portare la resistenza R4 su una posizione centrale. sia a slitta (a scorrimento lineare).transistor con dissipatore di calore figura 7 . occorre che l'altoparlante sia di buona qualità. è sufficiente collegare in ingresso un potenziometro. Esempio: alimentando l'amplificatore a 6 volt. provate a toccare i transistor finali. collegato come si vede in figura 7. volendo aggiungerne uno. se sentite che sono troppo caldi.

l'altoparlante risulta collegato da entrambi i terminali ad una tensione pari a metà di quella di alimentazione. -4.amplificatore con alimentazione duale Più che altro per completezza di informazione (come mi ha cortesemente suggerito un visitatore del sito da Lyon). in altre parole.5 V In questo modo.5 V . si tratta. notiamo che è possibile eliminare il condensatore di uscita C1. la costruzione di un amplificatore in grado di fornire prestazioni di più alto livello. tra non molto tempo. in assenza di segnale. ciascuna uguale a metà di quella totale.figura 8 . e quindi non viene attraversato da corrente continua anche in assenza del condensatore di uscita. di fornire all'amplificatore due tensioni distinte. . di maggiore potenza e fedeltà di riproduzione. zero . La cosa può essere realizzata facilmente collegando due pile come si vede nello schema di figura 8. oppure utilizzando un apposito alimentatore dotato di tre uscite: +4. Spero di poter trattare. ricorrendo ad una alimentazione di tipo "duale".

il suo prezzo è sceso a livelli talmente bassi da renderne conveniente l'uso in quasi tutte le possibili aree applicative. il nome di "operazionale" è dovuto all'uso per cui era nato tale amplificatore.GLI AMPLIFICATORI OPERAZIONALI L'amplificatore operazionale come circuito integrato è uno dei circuiti lineari maggiormente usati. del tipo "emitter follower". Nella sua forma più semplice (figura 1). L'amplificatore operazionale è un amplificatore in continua: ciò significa che esiste una continuità elettrica fra ingresso e uscita.schema di base di un amplificatore operazionale Un amplificatore operazionale ideale dovrebbe avere. gli amplificatori operazionali . Grazie alla produzione in larghissima scala. e cioè il funzionamento all'interno di elaboratori analogici per l'esecuzione di operazioni matematiche. figura 1 . un amplificatore operazionale è composto essenzialmente da uno stadio d'ingresso. da un secondo stadio amplificatore differenziale e da uno stadio di uscita in classe AB. in particolare. amplificazione e resistenza d'ingresso elevatissime (praticamente infinite) e resistenza di uscita bassissima (uguale a zero).

dotata di ingressi e uscite. disponibile abitualmente in contenitore metallico tondo oppure in contenitore plastico DIL. La corrente che un amplificatore operazionale può fornire in uscita in genere non supera i 25 mA. moto alto ma pur sempre limitato. Senza approfondirne ulteriormente il funzionamento. A titolo di esempio. ha un guadagno di 200000. una resistenza di uscita molto piccola ed una amplificazione. con determinate caratteristiche. vale a dire la forma in cui esso si presenta pronto all'uso. ma li tratteremo come un'unità funzionale. il numero 8 corrisponde alla tacca presente sull'involucro metallico. o altro ancora. . Per tener fede all'indirizzo soprattutto pratico di questo corso. dove i piedini sono raffigurati visti da sopra. oppure µA741. una resistenza d'ingresso di 2 Mohm ed una resistenza di uscita di 75 ohm.l'amplificatore LM741 nelle vesioni in contenitore metallico tondo ed in contenitore plastico Dual In Line Per l'identificazione dei vari piedini si fa riferimento agli schemi della figura 2. come già detto. uno dei più usati. il µA741. ovvero un guadagno in tensione. la sua sigla cambia a seconda dei costruttori. non ci dilungheremo sulle equazioni caratteristiche e sulle problematiche progettuali degli amplificatori operazionali.reali si avvicinano in parte a tali caratteristiche. figura 2 . diventando LM741. nel caso del tipo tondo. per cui hanno una resistenza d'ingresso molto grande. Uno degli amplificatori operazionali più conosciuti. è il 741. passiamo adesso a considerare l'aspetto esterno di un amplificatore operazionale.

Supponiamo di alimentare il circuito con 10 V. ci sono poi un'uscita. E' proprio qui che si evidenzia la principale caratteristica di un simile circuito: è sufficiente che fra i due ingressi vi sia una differenza di tensione anche di pochi µV. ma da tutti e due. ciò vuol dire che il segnale presente in uscita non dipende solo da uno o dall'altro degli ingressi. che è una resistenza variabile: possiamo quindi far variare a piacere la tensione che risulta applicata sul piedino 2 dell'amplificatore operazionale.figura 3 . contrassegnati con un "-" (piedino 2) e con un "+" (piedino 3). Perchè gli ingressi sono due? Perchè l'almplificatore operazionale è prima di tutto un amplificatore "differenziale". ci saranno esattamente 5 V. passando per esempio da zero al massimo valore della tensione di alimentazione. perchè l'uscita cambi completamente il suo stato. e che le due resistenze R1 ed R2 abbiano lo stesso valore: la tensione di alimentazione sarà allora presente per metà ai capi di R1 e per metà ai capi di R2. e quindi sul piedino 3 dell'integrato. in altre parole. Osserviamo che l'operazionale ha due ingressi. per esempio un LM741. al centro.circuito test In figura 3 vediamo il nostro amplificatore operazionale. Il piedino 2 è collegato invece ad RV1. inserito in un circuito che consente di sperimentarne il funzionamento. e due terminali per l'alimentazione dell'integrato (piedini 7 e 4). indicata con OUT (piedino 6). ed esattamente dalla differenza che esiste fra il segnale applicato su un ingresso ed il segnale applicato sull'altro. .

come si è visto. avremmo riscontrato le stesse variazioni della tensione di uscita. l'ingresso "+" viene chiamato "ingresso . vicino alla metà della tensione di alimentazione. Se vi divertite ad osservare la tensione indicata dal tester mentre ruotate RV1. variando la tensione del piedino 3. Poichè. spostare il cursore di RV1 quanto volete. ma non riuscirete mai a trovare una posizione tale che permetta di avere in uscita un valore intermedio. si dice che tale ingresso è "invertente". e quindi leggiamo la tensione in uscita: troveremo un valore molto vicino alla tensione di alimentazione (che è 10 V).figura 4 figura 5 Spostiamo il cursore di RV1 in modo da portarlo verso il positivo (figura 4). Se invece avessimo collegato a tensione fissa il piedino 2. non occorre che la tensione sul piedino 2 vari di alcuni volt: sono sufficienti pochi milionesimi di volt per provocare la "commutazione" dell'uscita. come già si è detto. Ma. vedrete che ad un certo istante. verso la tensione zero. Quello che abbiamo appena constatato ci permette di formulare la regola basilare del funzionamento del nostro amplificatore operazionale: quando la tensione sul piedino "-" è maggiore della tensione sul piedino "+" l'uscita è a livello basso (cioè prossimo a zero). ma con verso corrispondente alla tensione applicata sull'ingresso "+". applicando così al piedino 2 una tensione senz'altro superiore a 5V. e quindi leggiamo. con un tester. per tale motivo. applicando così al piedino 2 una tensione senz'altro inferiore a 5V. l'uscita è a livello basso. o viceversa. di colpo. Spostiamo adesso il cursore di RV1 in modo da portarlo in basso (figura 5). la tensione presente in uscita: troveremo un valore molto vicino allo zero. quando l'ingresso "-" è a tensione più alta. la tensione in uscita passa da zero al massimo. potete tornare indietro. quando la tensione sul piedino "-" è minore della tensione sul piedino "+" l'uscita è a livello alto (cioè prossimo alla tensione di alimentazione).

l'operazionale non potrebbe funzionare come amplificatore lineare. e passa quindi a 10Khz. perdiamo proporzionalmente in larghezza di banda. che se noi utilizziamo l'amplificatore in modo da ottenere una maggior amplificazione. realizzando in tal modo quella che viene detta "controreazione". la larghezza di banda si riduce di 100 volte. e cioè possiamo amplificare segnali in un campo di frequenze più limitato. Il guadagno più alto è utilizzabile quando l'amplificatore lavora con frequenze bassissime o con tensioni continue: in tali casi il guadagno può essere uguale o superiore a 100. Usato come amplificatore. Ma come si determina l'amplificazione di un operazionale? L'amplificatore operazionale.000. L'amplificazione del circuito di figura 6 dipende dalle due figura 6 . poichè la sua uscita commuterebbe con estrema rapidità fra un valore minimo (prossimo a zero) ed un valore massimo (prossimo alla tensione di alimentazione).non invertente".amplificatore invertente . determinato dalle caratteristiche specifiche dell'amplificatore stesso. A questo proposito. caratterizzato da determinate frequenze. è opportuno accennare brevemente ad un parametro caratteristico degli amplificatori operazionali: si tratta del prodotto guadagno x larghezza di banda. che per ogni amplificatore operazionale ha un preciso valore. Vu è la tensione amplificata che si ritrova in uscita. Amplificatore invertente: lo schema è quello di figura 6. si dice quindi che l'amplificatore operazionale lavora con frequenze da zero (corrente continua) fino ad un valore massimo. l'operazionale presenta la caratteristica di amplificare qualsiasi segnale applicato in ingresso: sia un normale segnale variabile. La tensione Vi viene applicata all'ingresso invertente attraverso la resistenza R1. di cui adesso vedremo le più comuni. La resistenza R2 riporta all'entrata parte del segnale in uscita. Il µA741. come amplificatore in continua. in pratica. fisso ed immutabile. ha una larghezza di banda di 1Mhz quando il guadagno è uguale a 1. addirittura. Tale parametro ci dice. di valore costante. senza R2. può essere utilizzato in diverse configurazioni. per esempio. sia una tensione con fluttuazioni lentissime o. Parlando in termini di frequenza. se viene usato in modo da amplificare 100 volte.

come si vede dallo schema.resistenze R1 ed R2. la resistenza R2 determina una certa quantità di reazione negativa (o controreazione). infatti. con 1 mV in entrata avremo in uscita 10 mV Osserviamo che il segnale in uscita è invertito.000:100. secondo la formula Av = R2 / R1 (ciò significa che se R2 è di valore più basso.000=10 Poichè l'amplificazione è 10. l'amplificazione è data dalla formula: Av = (R1 + R2) / R1 Anche per l'amplificatore non invertente.000 di ohm) Vi= 1mV L'amplificazione Vu/Vi sarà: Av=1.000. il circuito presenta la più alta impedenza d'ingresso ottenibile con gli amplificatori operazionali. Per ottenere tale . che diminuisce il guadagno dell'amplificatore ma gli consente di lavorare linearmente. ovvero è di segno opposto a quello in entrata. Vediamo un esempio pratico: R1 = 100 Kohm (cioè 100. nel caso specifico. si ha più controreazione e quindi il guadagno è minore). e viceversa. Col termine "buffer" si intende un circuito che svolge una funzione di separazione o di adattamento. In questo caso. Amplificatore non invertente: nello schema di figura 7 vediamo che il segnale d'ingresso viene applicato all'ingresso contrassegnato col "+". Vu diminuisce.000 ohm) R2 = 1 Mohm (cioè 1. se Vi aumenta. il segnale in uscita ha lo stesso segno di quello in entrata.000. ovvero a quello non invertente. figura 7 invertente - amplificatore non Buffer a guadagno unitario: il circuito di figura 8 mostra l'utilizzo dell'operazionale come "buffer". In questo caso.

sono quindi soltanto alcune delle applicazioni possibili. non si ottiene un guadagno di tensione. figura 1 . faremo uso di un operazionale tipo µA741. in altre parole. Per tale motivo. collegando direttamente l'uscita con l'ingresso invertente. Negli esempi che vedremo.buffer a guadagno unitario risultato. gli amplificatori operazionali possono essere utilizzati in moltissime circostanze diverse. in senso orario. Quelle che vengono descritte di seguito a titolo di esempio. il che vuol dire che il circuito non amplifica (essendo il segnale di uscita uguale a quello di entrata).amplificatore operazionale µA741. l'1. i piedini. poi. il guadagno di questo circuito è uguale a 1. sono disposti come indicato in figura 1 (in corrispondenza della linguetta metallica si trova il piedino 8. per il tipo in involucro metallico tondo. che si possono ottenere basse frequenze di oscillazione senza ricorrere a capacità di valore troppo . si applica il massimo valore possibile di controreazione. scelte tra quelle di più semplice realizzazione. ma un guadagno di impedenza.figura 8 . il 2. piedini visti da sotto figura 2 . USO DEGLI AMPLIFICATORI OPERAZIONALI Come già si è detto nella pagina ad essi dedicata. il 3 ecc. per esempio.) Oscillatore a onda quadra: con l'amplificatore operazionale è facile realizzare un multivibratore che produce in uscita un'onda quadra perfettamente simmetrica.multivibratore Uno dei vantaggi di tale oscillatore è.

perchè . RV. Il piedino 2 dell'operazionale è collegato ad una resistenza variabile. usando come sensore di temperatura una resistenza NTC (NTC deriva dall'inglese Negative Temperature Coefficient. Semplice termostato: Con gli operazionali si può fare di tutto. Naturelmente il relè scatta (e chiude i contatti esterni C1-C2) quando il transistor TR1 va in conduzione. occorre ricordare che vanno sempre collegati anche i due piedini di alimentazione. che va al negativo. con l'aumentare della temperatura il loro valore diminuisce). come del resto con qualsiasi circuito integrato. ma. Le due resistenze.elavato: il circuito illustrato in figura 2. ma le applicazioni più interessanti sono forse quelle che sfruttano la loro capacità di amplificare enormemente la differenza di tensione presente sugli ingressi.un semplice termostato Supponiamo di voler realizzare un termostato. che permette di regolare il punto d'intervento. i piedini sono il 7. con i valori indicati. trattandosi del µA741. Il circuito potrebbe essere simile a quello di figura 6.7 kohm. in questo caso. del valore di circa 10 kohm. cioè di stabilire a quale temperatura deve scattare il relè. Diventa in tal modo semplice realizzare un circuito che. Lavorando con gli amplificatori operazionali. piloti di conseguenza un relè o qualsiasi altro utilizzatore. e il 4. figura 3 . cioè la NTC e la R1. tali resistenze sono particolarmente sensibili alle variazioni di temperatura. La resistenza NTC forma con la resistenza R1 un partitore di tensione. il cui punto centrale è collegato al piedino 3 dell'operazionale. che va al positivo. oscilla a circa 100 hz. ovvero resistenze a coefficiente di temperatura negativo. sensibile anche alle più piccole variazioni rilevate da un sensore. devono avere più o meno lo stesso valore: per esempio 4. contrariamente alle resistenze comuni.

Se la regolazione di RV risulta troppo brusca. si otterrà una regolazione più dolce e graduale. il relè dovrà avere una bobina adatta a tale tensione. . RA ed RB.BCP54 . per cui sale anche la tensione ai suoi capi.). Il diodo D1 (tipo 1N4001 o equivalenti) serve a proteggere il circuito dalle sovratensioni causate dalla bobina del relè. La resistenza R2 è da 27 kohm. ai suoi lati. la NTC aumenta il suo valore. Come funziona il circuito? Prima di tutto occorre regolare RV per portare la tensione sul piedino 2 ad un valore più alto di quella presente sul piedino 3. attraverso R2. Se la temperatura scende.BC441 . figura 4 . Il transistor TR1 può essere un qualsiasi transistor NPN di media potenza (BC142 .TR1 vada in conduzione. si usa una RV da 4. Il circuito può essere alimentato a 12 V. sarà necessaria una temperatura più bassa pechè la tensione ai capi della resistenza NTC sia in grado di far commutare l'operazionale. così facendo. facendo così giungere.BCX54 . in tal modo il relè sarà a riposo. di conseguenza. basta regolare la RV in senso contrario.7 kohm. quando tale tensione arriva a superare la tensione sul piedino 2. due resistenza fisse.BD135 ecc. Desiderando il risultato opposto.come ottenere una migliore regolazione del punto di intervento Naturalmente. l'uscita dell'amplificatore operazionale (piedino 6) deve passare a livello alto. l'uscita dell'operazionale commuta a livello alto. si può modificare il circuito come in figura 7: invece della sola resistenza di regolazione. se con RV regoliamo più in alto il valore della tensione sul piedino 2.7 kohm e si montano. una tensione adeguata sulla base di TR1. e fa scattare il relè. sempre dello stesso valore di 4. in questo modo otterremo che il termostato intervenga con una temperatura più bassa.

Naturalmente, per un funzionamento efficace, la resistenza NTC deve essere collocata nel posto giusto, usando dei fili di lunghezza opportuna. Supponendo di aver montato il nostro circuito in una scatola, se si desidera regolare la temperatura ambiente, la NTC deve essere montata vicino ad una grigliatura, in modo che possa essere investita dall'aria dell'ambiente. Se invece si vuole regolare la temperatura di una superficie, la NTC deve essere montata a contatto della superficie stessa. I contatti del relè serviranno per comandare il dispositivo che deve generare calore; per esempio, faranno accendere e spegnere una resistenza elettrica da stufa, oppure metteranno in moto l'impianto di riscaldamento domestico. Dopo un pò di tentativi, si riuscirà a regolare il circuito correttamente; volendo, si potrà montare sull'asse della resistenza variabile una scala graduata che indica direttamente la temperatura in gradi. Strumento di misura: sempre sfruttando le caratteristiche differenziali degli amplificatori operazionali, e quindi la loro capacità di confrontare due tensioni in ingresso, è possibile realizzare un circuito in grado di misurare tensioni, correnti o resistenze. Nel circuito di figura 5, la tensione che si vuol misurare viene applicata al piedino 2, attraverso il partitore formato dalle resistenze R8, R9, R7; tale tensione viene confrontata con quella che risulta applicata al piedino 3, prelevata tramite il potenziometro R5.

figura 5 - strumento di misura

Per poter usare un simile circuito occorre prima procedere ad una apposita taratura, servendosi per esempio di un altro tester. Sull'albero del potenziometro va applicata una manopola dotata di indice, che ruoterà sopra la scala che noi tracceremo. Applichiamo la prima tensione (per esempio 2 V); ruotiamo il potenziometro R5 fino al punto di commutazione, ovvero il punto in cui il led che era acceso si spegne e l'altro si accende.

figura 6 - la scala gaduata tracciata tramite taratura

Trovato tale punto, tracceremo un segno in corrispondenza dell'indice della manopola, e ci scriveremo 2. Procederemo poi con tensioni successive, per esempio 4, 6, 8, 10 e 12 V, ed ogni volta, trovato il punto di commutazione, vi tracceremo un segno con scritto vicino il valore corrispondente. Finita la taratura, il nostro strumento sarà in grado di funzionare da solo. Applicgeremo in ingresso la tensione da misurare e ruoteremo il potenziometro: trovato il punto di commutazione, leggeremo il valore corrispondente. I tre diodi D1, D2 e D3, servono a determinare una tensione stabilizzata, che risulta presente ai capi del potenziometro R5; per limitare la deriva termica ed ottenere quindi una tensione più stabile, occorre usare due diodi al silicio tipo 1N4154 per D1 e D2, e un diodo al germanio, tipo AA143, per D3. Le resistenze in ingresso, R9 ed R7, sono collegate in parallelo per determinare, con il loro valore, la giusta caduta di tensione necessaria per il partitore di ingresso; sarebbe stato possibile utilizzare una resistenza unica da 294 Kohm, ma il suo valore sarebbe risultato di difficile reperibilità.

INTRODUZIONE ALL'ELETTRONICA DIGITALE
Credo si possa affermare che l'elettronica digitale è elettronica solo in parte;

in effetti, le tecniche caratteristiche dell'elettronica lineare (tensioni, resistenze, caratteristiche di un transistor, ecc.) passano in secondo piano, per cedere il posto ad un modo di ragionare basato sulla logica. Non si lavora più con singoli componenti che richiedono di essere correttamente inseriti in un circuito, ma su blocchi già di per se completi, ognuno in grado di svolgere una determinata funzione. Tutte queste unità funzionali possono essere collegate l'una all'altra in schemi complessi quanto si vuole, unicamente seguendo un ragionamento logico, senza doversi preoccupare degli aspetti elettrici veri e propri.

figura 1 - integrato MM74C08 contenente 4 porte AND

Tanto per parlare di cose concrete, diremo che l'elettronica digitale utilizza, tra le varie unità funzionali, degli elementi chiamati "porte logiche"; esistono porte di vario tipo, tutte caratterizzate dall'avere uno o più ingressi ed uscite. Queste "porte logiche", che noi troviamo all'interno di circuiti integrati, devono solo essere alimentate con la giusta tensione: per esempio, 5 V. Sul terminale di uscita di una porta, noi potremo trovare solo due valori di tensione: un valore è lo zero (che viene anche detto "livello basso" o "low"); l'altro valore è la tensione di alimentazione (in tal caso si parla di livello alto o "high"). Tutti i possibili valori intermedi di tensione non esistono in elettronica digitale, o comunque non hanno significato. Il circuito integrato di figura 1 è un MM74C08, con 14 piedini "dual in line"; esso contiene al suo interno quattro porte di tipo "AND", ciascuna dotata di due ingressi e di una uscita. Consideriamo una di queste porte, per esempio quella i cui ingressi fanno capo ai piedini 1 e 2; tutto quello che noi possiamo fare, è di applicare a ciascuno di questi piedini un livello logico, ovvero una tensione uguale a zero (livello basso o "low") oppure una tensione uguale a quella di alimentazione (livello alto o "high"); in funzione dei livelli che applicheremo in entrata, l'uscita (piedino 3) assumerà a sua volta uno stato logico alto o basso. Naturalmente, perchè tutto funzioni regolarmente, dovremo alimentare il nostro circuito integrato, collegando il piedino 7 (marcato GND ovvero "ground") a zero ed il piedino 14 alla tensione di alimentazione. Il comportamento di una porta logica, così come di qualsiasi altro integrato di questo tipo, viene indicato in un'apposita tabella, chiamata "tavola della verità". Per esempio, per una porta AND come quella appena vista, la tavola della verità è la seguente:

Tavola della verità di una porta AND

ingresso 1 ingresso 2 uscita 0 significati: 0 = livello basso 1 1 = livello alto 0 1 0 0 1 1 0 0 0 1

La tabella ci dice che se i due ingressi sono a tensione zero, l'uscita è a zero; altrettanto succede se applichiamo una tensione "high" su uno degli ingressi. Se invece colleghiamo a livello alto entrambi gli ingressi, l'uscita passa a livello alto (cioè alla tensione di alimentazione).

figura 2 - circuito di prova per integrato MM74C08

Vista così, in effetti, una porta può non apparire molto utile; bisogna tuttavia considerare che una rete logica si compone di molte porte, di questo tipo o diverse, collegate in cascata oppure affiancate. Vedremo presto come sia possibile utilizzare praticamente dei componenti logici, in applicazioni semplici ma significative. In figura 2 viene fornito un esempio pratico del funzionamento delle porte AND; come si vede, il circuito integrato MM74C08 è alimentato a 4 volt (sul piedino 14) mentre il piedino 7 è collegato al negativo. All'uscita di ogni porta è collegato un led, che serve a mostrarne il livello: se il led è acceso, vuol

noteremo che le combinazioni . allora. usando come unici valori l'uno e lo zero? La risposta è semplice: utilizzando non uno.gli ingressi della porta 1 (piedini 1 e 2) sono collegati a zero. mentre l'altro (piedino 9) è a zero. Si è detto che l'elettronica digitale utilizza solo due livelli logici: .dire che l'uscita è a livello alto. mentre l'altro (piedino 5) è a zero. Se chiamiamo D1 l'uscita di un circuito digitale.un ingresso della porta 2 (piedino 4) è collegato al positivo. in elettronica digitale. ma diversi circuiti affiancati. Tenete presente che questo circuito costituisce soltanto un esempio di come si utilizza in pratica un integrato logico. come si vede. oppure zero logico. in realtà non sarebbe possibile accendere un led collegandolo direttamente ad una porta logica. collegato come si vede in figura 3.un livello di valore prossimo a zero. l'uscita è a zero 4. poichè l'uscita non ha la potenza sufficiente. avremo altre due possibilità: D2 = 0 oppure D2 = 1. la cui uscita sarà D2. I due valori che può assumere l'uscita di un circuito digitale rappresentano la quantità minima di informazione. avremo due possibilità: D1 = 0 oppure D1 = 1. Consideriamo poi un secondo circuito. ovvero non è in grado di erogare la corrente richiesta. In simili casi. per esempio. finalmente il led si accende perchè l'uscita è a livello alto. rappresentare le diverse grandezze. ovvero uno stadio intermedio.un ingresso della porta 3 (piedino 10) è collegato al positivo. un semplice transistor. figura 3 . è necessario interporre un "buffer". che agisca come interfaccia. Osserviamo una ad una le singole porte: 1.gli ingressi della porta 4 (piedini 12 e 13) sono entrambi collegati al positivo. per cui l'uscita è a zero 2. l'uscita è a zero 3. Scrivendo uno di seguito all'altro il valore delle due uscite D1 e D2 (tabella di figura 4). detto livello basso.un livello prossimo al valore della tensione di alimentazione. Ma come si può. detta anche "dato binario" o "bit". detto livello alto oppure 1 logico.

da zero a 3 0 1 0 .il termine byte individua una quantità più complessa di informazione. la cui uscita rappresenterà il dato D3. mentre al penultimo abbiamo "011".possibili sono quattro: 00 10 01 11 .il termine bit. e così valore di D1 valore di D2 valore di D3 via. nell'ambito di un sistema di calcolo 0 0 adeguato. il numero 20 diventa "10100". che usiamo nella nostra vita di tutti i giorni. purchè si usi un numero sufficiente di cifre. per esempio. formate cioè da soli "uno" e "zero". 0 1 1 figura 4 Similmente al sistema decimale. Vediamo che adesso si possono formare fino ad otto diverse sequenze di cifre: al 4o rigo. mentre con 16 cifre si arriva ad esprimere figura 5 65536 valori. Tanto per fare qualche esempio. uno o zero. in binario. che abbiamo già incontrato.con due sole cifre o circuiti binari.con quattro cifre si possono esprimere valori da 0 0 0 1 a 15. e scriviamo le combinazioni possibili nella tabella di figura 5. da zero a 7 1 . LA VISUALIZZAZIONE DEI NUMERI Affinchè sia possibile venire a conoscenza dei valori numerici che originano . per ogni cifra che si 0 aggiunge. 1 1 1 disponendo in parallelo 8 circuiti. diremo che si 1 0 tratta di cifre "binarie". che a volte viene anche definito come "word" (ovvero "parola"). 1 0 1 1 1 Si conclude pertanto che. il sistema binario permette di esprimere qualsiasi valore. osserviamo quindi che: 0 . il massimo valore esprimibile raddoppia. Senza scendere nei particolari. Nel linguaggio dei calcolatori si usano frequentemente i termini bit e byte: . e quindi con 8 cifre. 0 0 Per concludere. abbiamo la sequenza "110". 1 In altre pagine di prossima pubblicazione approfondiremo il significato di queste affermazioni e parleremo delle tecniche di campionamento e digitalizzazione. esprime la singola cifra. si possono esprimere ad esempio 256 valori diversi. ecc. diremo che il numero 10 equivale. il 50 diventa "110010". Aggiungiamo poi un terzo circuito. alla sequenza "110". e costituisce l'unità elementare di informazione . composta da un insieme di otto cifre. si possono 1 0 0 esprimere quattro valori. Queste sequenze di cifre possono avere in realtà un valore di D1 valore di D2 loro preciso valore.con tre cifre (o circuiti binari) si possono 1 0 esprimere otto valori.

volendo realizzare un . Uno dei dispositivi più utilizzati a tale scopo è il "display a sette segmenti". Il nome deriva dal fatto che le varie cifre. segmenti e vengono composte visualizzazione delle cifre "accendendo" dei numeriche segmenti luminosi. che non sono altro che dei normali led aventi una forma allungata. Uno dei piedini è comune a tutti i sette segmenti. Figura 1: Display a sette dallo zero al nove. si dice che il display è del tipo a catodo comune. così da poterli accendere nella combinazione che si desidera. Quando vengono messe in comune le estremità che devono essere collegate al polo negativo. in modo da risultare chiaramente leggibili al nostro occhio. Il display a sette segmenti è dotato sul lato posteriore di una serie di piedini che permettono di far arrivare tensione ai vari segmenti.dalle elaborazioni dei vari circuiti digitali. occorre collegare a massa il piedino CC (catodo comune) e far pervenire una tensione positiva ai piedini corrispondenti ai segmenti da accendere. ogni segmento è identificato tramite una lettera da a a g. Vediamo adesso come si possa procedere nella realtà per far apparire i numeri sul nostro display. se invece sono messe in comune le estremità da collegare al polo positivo. con un display di questo tipo. si dice che il display è ad anodo comune. Figura 2 Collegamenti in un display a catodo comune: come si vede. La cosa più semplice. occorre che tali valori siano fisicamente mostrati. in quanto risulta collegato ad una delle due loro estremità.

e ne comandano l'accensione in . collegando ad ogni interruttore tutti i segmenti che rappresentano una certa cifra. Anche se un simile circuito è senz'altro fattibile.b . i collegamenti necessari per le sole cifre 1 . per la cifra due dovremmo chiudere gli interruttori a .comando manuale. ma richiede un elevato numero di diodi. Certo non sarebbe un sistema comodo da usare: per far apparire la cifra 1. uno per ogni cifra. ad esempio. figurarsi il lavoro occorrente per collegare tutte le 10 cifre! Figura 3 . L'idea è realizzabile.2 e 3. se infatti non si usassero i diodi. Si tratta insomma di operazioni lente e noiose.Accensione dei segmenti tramite l'uso di un interruttore per ogni cifra (sono raffigurati come esempio i collegamenti per le sole cifre 1. i segmenti risulterebbero collegati l'uno all'altro. come esempio. tali circuiti vengono detti "display drivers" e cioè "circuiti per pilotare display". e si accenderebbero tutti insieme. ci si rende presto conto della elevata quantità di collegamenti da realizzare: nella figura 3 sono stati rappresentati. Tutti questi integrati hanno piedini di uscita che si collegano ai segmenti del display.d e così via. genericamente parlando. e già si fa fatica a seguirli. 2 e 3) Per fortuna vengono in nostro aiuto i soliti circuiti integrati tutto fare.g e . Si potrebbe allora pensare di usare 10 interruttori. dovremmo chiudere gli interruttori b e c. sarebbe quella di inserire tanti interruttori per accendere e spegnere a piacere i vari segmenti. da interporre fra gli interruttori ed i segmenti.

che trasportano ciascuno un valore binario. Ciò che cambia è il modo in cui questi integrati accettano in ingresso il dato da rappresentare: uno dei più comuni è il cosiddetto formato "BCD". per così dire. che è come dire che tali integrati decodificano il codice BCD in ingresso e lo trasformano in una combinazione adatta a pilotare i vari segmenti del display. B. semplicemente. in genere sono indicati come A0. . Nel sistema BCD ogni cifra viaggia. vengono detti "BCD to 7segment decoder-driver". A2. Nella tabella che segue vediamo le combinazioni di valori che corrispondono ad ogni cifra: cifra D1 D2 D3 D4 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 L L L L L L L L L L L L H L H L L H H L H L H L H L H H L L L L H H H H H L H L Sull'integrato sono presenti quattro piedini proprio per ricevere i quattro fili che portano l'informazione BCD.funzione del numero da rappresentare. A. D1. Ci sono circuiti integrati adatti a pilotare display a catodo comune ed altri che possono pilotare display ad anodo comune. D2. A3 oppure D0. su quattro fili. D. che significa "Binary Coded Decimal" (ovvero "valore decimale codificato in binario"). e cioè 1 o zero). I circuiti integrati di questo tipo. D3 o ancora. il circuito 4511 che vediamo in figura 4 è del primo tipo. C. A1. ovvero un livello di tensione H o L (alto o basso. che ricevono in ingresso un codice BCD e comandano di conseguenza i sette segmenti del display collegati sui piedini di uscita.

un display a sette segmenti del tipo a catodo comune 7 resistenze da 680 ohm. per la sua realizzazione è sufficiente procurarsi il seguente materiale: un integrato 4511 .Circuito sperimentale per lo studio del codice BCD: i commutatori da C1 a C4 sono raffigurati nella posizione corrispondente all'accensione della cifra 5 .Figura 4 Integrato 4511 (Decodificatore binario pilota di display a sette segmenti) Per rendersi bene conto del funzionamento di questi circuiti è utile costruire lo schema che si vede nella figura 5. 1/4 di watt 4 commutatori a levetta o a slitta Per l'alimentazione va bene una tensione compresa fra 6 e 10 volt. Figura 5 .

Si può osservare che ad ogni commutatore corrisponde un certo valore o "peso" che contribuisce alla formazione del valore finale: il commutatore C1 vale 1. B. il C3 vale 4 ed il C4 vale 8. e cioè l'esatta corrispondenza dei piedini con i vari segmenti. C3. in accordo col sistema di numerazione binario. e può avere pertanto una funzione "didattica": volendo. Qb. Figura 6 . occorrerà spostare in posizione "H" le levette dei commutatori C1. ogni valore non è altro che una potenza del numero 2 (C1 equivale a 2 elevato a zero. C3 equivale a 2 alla seconda e C4 equivale a 2 alla terza). ogni contatore ha il suo ingresso di clock (CK1 e CK2). . C. se si eccede usando valori troppo bassi. I piedini 3. il valore sette si ottiene pertanto come somma di 1 + 2 + 4. si rischia di bruciare qualche segmento. il C2 vale 2. C2. in funzione del tipo di display che si utilizza. Il circuito così realizzato consente anche di esercitarsi col sistema binario. i valori binari (che noi abbiamo simulato muovendo le levette dei quattro commutatori) provengono da altri circuiti come risultato di conteggi ed elaborazioni diverse. C2 equivale a 2 elevato alla prima potenza. occorre conoscerne la piedinatura. 4 e 5 dell'integrato 4511 hanno funzioni che in questo caso non ci interessano. i segmenti del display saranno meno luminosi. le quattro entrate A. Il valore delle sette resistenze non è vincolante: con valori più alti.Circuito integrato MM74HC393. interponendo sette resistenze (da R1 a R7) da 680 ohm: attraverso tali resistenze arriva la corrente ai segmenti del display che di volta in volta devono accendersi. per esempio. per il corretto funzionamento.Come si vede dallo schema. far accendere sul display il numero "7". è necessario collegare i piedini 3 e 4 al positivo ed il piedino 5 al negativo dell'alimentazione. D sono collegate ai commutatori C1. C4: spostando la levetta di ciascun commutatore. C2 e C3 (come risulta dalla tabella vista in precedenza). Qd) Nell'uso reale di tali circuiti. corispondenti alle lettere da a a g. contenente due contatori binari a 4 bit. il suo CLEAR (CLR) e le sue uscite (Qa. per esempio 820 ohm. Come si vede. sono collegate ai piedini del display. Qc. mentre con valori più bassi (470 ohm) si accenderanno in modo più brillante. ogni entrata può essere commutata a livello alto H oppure a livello basso L. Naturalmente. Le uscite che comandano i sette segmenti. il ritorno a massa avviene tramite il piedino CC (catodo comune) che è infatti collegato al negativo dell'alimentazione.

presente su quattro piedini di uscita. e di fornire il valore di questo totale in forma di codice BCD. TV digitale. Un comune termometro a mercurio fornisce il valore della temperatura La persona che sale sulla bilancia provoca la grazie alla posizione raggiunta dal rotazione dell'indice. ma può essere applicato ogni volta che si ha a che fare con la rappresentazione o con la misura di quantità o di grandezze. Per visualizzare il numero corrispondente. Le grandezze fisiche che caratterizzano tutti i fenomeni intorno a noi variano nell'ambito di un campo di valori continuo.Un esempio classico è rappresentato dai "contatori". "analogica" Una misurazione di questo tipo viene definita "analogica". nel nostro parlare di tutti i giorni. dove saliamo per conoscere il nostro peso. In figura 6 si vede l'esempio di uno di questi contatori: si tratta dell'integrato MM74HC393 che contiene due contatori binari indipendenti. cui posizione permette man mano che la temperatura di leggere il peso sul aumenta. ma esattamente. che cos'è questa digitalizzazione del mondo che ci circonda? Premettiamo che il concetto di "digitalizzazione" non è necessariamente legato all'elettronica o all'informatica. sono circuiti in grado di contare (o totalizzare) il numero di impulsi in ingresso. possono in altre parole assumere qualsiasi valore. che. ovvero per azzerare il conteggio e riportare a zero tutte le uscite. DUE PAROLE SULLA "DIGITALIZZAZIONE" Già da tempo. ciascun contatore totalizza gli impulsi che arrivano sull'ingreso di "clock" (piedini 1 o 13) e fornisce il totale sulle uscite da Qa a Qd. come dice il nome. il mercurio sale quadrante: è un caso classico di misura proporzionalmente lungo la scala. ed è caratterizzata da una serie infinita di valori possibili: sta alla capacità di chi legge riuscire ad apprezzare con precisione la posizione raggiunta dal mercurio lungo la scala. la mercurio lungo una scala graduata. anche valori tra loro così vicini da non poterne misurare la differenza con gli strumenti di cui disponiamo. è sufficiente collegare i quattro piedini di uscita del contatore con i quattro piedini di entrata di un integrato pilota di display come il 4511. è entrata con prepotenza la parola "digitale": macchina fotografica digitale. I piedini 2 e 12 servono per effettuare il "clear". Altre apparecchiature che misurano in modo analogico sono per esempio la bilancia a molla. che abbiamo visto nell'esempio precedente. telecamera digitale. oppure i vecchi .

al di sopra di una scala graduata.tester dove lo spostamento della lancetta. che occorrono per raggiungere l'equilibrio fra i due piatti. Ma esiste un altro modo di rappresentare le grandezze: esso consiste nel confrontare la grandezza che si vuol misurare con una serie di valori campione. di valori. sull'altro piatto si dispongono i vari pesi. fra loro liberamenti combinabili. Osserviamo che. nell'esempio della bilancia con pesi. il risultato può assumere uno qualsiasi degli infiniti valori possibili. anche valori talmente vicini da non essere distinguibili . anche grande. il risultato è rappresentato tramite riferimento ad un numero limitato di simboli di valore prestabilito e può pertanto essere soltanto uno dei valori ottenibili dalla combinazione dei valori utilizzati. . Questi concetti sono importanti perchè ricorrono pari pari nella digitalizzazione applicata in campo elettronico. dalla parola inglese "digit" che significa "dito" o "cifra".se si misura una grandezza in modo analogico. Bilancia con pesi. ma comunque finito. per stabilire quali e quanti di tali campioni approssimano più da vicino il valore della grandezza incognita. e decidere quali di queste tensioni campione occorre sommare per eguagliare la tensione incognita. Misurare una tensione con tecnica digitale significa confrontare tale tensione con una serie di tensioni di riferimento.misurando una grandezza con la tecnica digitale. la pesata risulta tanto più accurata quanto maggiore è la disponibiltà di pesi di basso valore: disponendo anche di piccoli pesi da 1 grammo o ancora meno. sarà infatti possibile equilibrare con maggior precisione la grandezza da misurare. Un esempio banale di questa tecnica di misurazione può essere fornito dalla classica bilancia con pesi: su di un piatto si appoggia la quantità da pesare. vengono detti "discreti". da quelli grandi a quelli più piccoli. e sono caratterizzati dal fatto che essi costituiscono un insieme. I valori indicati facendo riferimento ad una serie limitata di valori. Ciò che occorre osservare è la differenza fondamentale fra questo metodo e quelli analogici visti in precedenza: . la somma di tali pesi darà il valore del peso cercato. come esempio di Questo metodo di misura viene detto misurazione digitale "digitale". è proporzionale alla tensione o alla corrente misurata.

poichè tale valore è maggiore di Vx.per lo stesso motivo anche il valore 128 viene inserito nella somma. 16. si ottiene 1536. L'errore commesso nel passare dal valore reale a quello digitale viene chiamato errore di quantizzazione. arrivando a un totale di 1408 .Poichè il funzionamento dei circuiti elettronici di conteggio è basato sulla tecnica binaria (ovvero utilizza un sistema numerico a base 2) i valori di tensione che si usano come riferimento corrispondono alle potenze di 2. contro un valore reale della tensione Vx che era di 1433 millivolt.il valore 64 viene scartato. i valori di riferimento potrebbero essere rappresentati dalle seguenti tensioni (espresse in millivolt): 16 32 64 128 256 512 1024 2048 Supponiamo che il nostro tester digitale usi questi valori di riferimento e che si voglia misurare una tensione Vx il cui valore sia di 1. e quindi si supera il valore di Vx. si ottiene 1424 (1. . il valore 512 viene scartato . per tale motivo.viene poi considerato il valore 1024. perchè sommato ai precedenti darebbe un totale superiore a Vx anche il valore 32 viene scartato l'ultimo valore.viene quindi analizzato il terzo valore. come vedremo. tanto per fare un esempio. viene inserito nella somma Sommando a questo punto tutti i valori che non sono stati scartati. per cui viene inserito tra i valori che faranno parte della somma finale . esso viene scartato . dal numero dei valori di riferimento utilizzati. e dipende. esso è minore di Vx e quindi vi è compreso.il valore 256 viene invece inserito nella somma.il valore più alto è 2048.433 volt (equivalenti a 1433 millivolt). Il circuito logico del tester procederà al confronto della tensione incognita (Vx) col valore più alto tra quelli di cui dispone: . 512: se si aggiunge questo valore al precedente. poichè con esso si arriva a 1280 (sempre inferiore a Vx) .424 V).

usando uno scarso numero di bit (e quindi di valori di riferimento).Schematizzazione del metodo di misura: la grandezza da misurare viene approssimata sommando i valori 1024. in inglese. vengono a mancare i pesi più piccoli. osserviamo che nella tecnica di misura utilizzata si possono individuare due grandezze: . Per concludere. ovvero è caratterizzata da una minore risoluzione. Risulta quindi evidente che per ottenere una maggiore precisione occorre utilizzare un maggior numero di bit. per cui la misura risulta meno accurata. A ogni bit è associato uno dei valori di riferimento: . 128 e 16 L'esempio appena descritto si basa. che corrisponde alla somma di tutti i valori di riferimento . dal più piccolo. su 8 valori di riferimento.la seconda è il valore più piccolo che siamo in grado di distinguere. di 16 mV. al più grande. Analogamente a quanto avviene per la bilancia.la prima è il valore massimo misurabile. . come si è detto.il bit associato al valore 2048 viene detto "bit più significativo" o.il bit associato al valore 16 viene detto "bit meno significativo" o LSB (least significant bit). di 2048 mV: si può anche dire che tale misura utilizza 8 bit. MSB (most significant bit). 256. e che corrisponde al valore del bit di peso minore .

Quanto è stato detto fino ad ora descrive solo un aspetto del passaggio dai . e si ottiene con la formula matematica: 20 x log (Vout / Vin) dove log sta per "logaritmo" Nel caso dell'esempio il calcolo è il seguente: . la dinamica dipende unicamente dal numero di bit utilizzati nella conversione. misuriamo poi il corrispondente segnale in uscita e supponiamo di trovare che esso sia di 12.54 V (ovvero 12540 mV). Per valutare quanto amplifica il circuito in esame. con ragione. nè una lunghezza. ma esprime solo un rapporto fra due tensioni: tale valore si misura in decibel (si scrive dB). Se consideriamo un'applicazione pratica come. per esempio. Usando 8 bit. e quindi 16 MA COSA SONO QUESTI DECIBEL? Di pari passo con lo sviluppo della tecnologia. che una dinamica di 48 db è insufficiente per una riproduzione di qualità: succede infatti che il rumore (e cioè la quantità di segnale non sufficientemente differenziata) risulta troppo elevato. possiamo fare il rapporto fra la tensione in uscita Vout= 12.calcoliamo il rapporto fra Vout e Vin: 12540/25 = 501. altre conosciute ed usate comunemente.54 V e quella applicata in entrata Vin= 100 mV.6 è 2. gli audiofili diranno subito. si ottiene una dinamica di circa 48 dB.7 . Il numero così ottenuto non ha dimensioni. e non dai valori associati ai singoli bit. si dice che il numero 5 ha le dimensioni di una lunghezza. riferendoci al circuito di un amplificatore: supponiamo di applicare in entrata un segnale di 25 mV. come nell'esempio visto.il valore più piccolo è quello associato al bit meno significativo. raggiungendo una dinamica superiore a 96 dB. per esempio.il valore massimo è dato da 16 + 32 + 64 + 128 + 256 + 512 + 1024 +2048. alcune usate solo in campi specialistici. I decibel appartengono a questa categoria. la riproduzione musicale. l'uomo ha avvertito la necessità di misurare tutto ciò con cui aveva a che fare. sono state definite nel tempo varie unità di misura. per tale scopo. nè un tempo: si parla in tal caso di numeri puri. il numero di decibel non indica una grandezza.6 il logaritmo di 501.Nel caso illustrato: . se un'auto si muove alla velocità di 50 km/ora. è per tale motivo che la digitalizzazione della musica registrata sui CD si basa su 16 bit. vale quindi 4080 . Ma ci sono casi in cui un numero non esprime alcuna dimensione.7 x 20 = 54 Diremo allora che il nostro circuito ha un'amplificazione di 54 dB Il rapporto che intercorre tra il valore massimo rappresentabile ed il valore più piccolo che si riesce a distinguere esprime quella che viene detta "dinamica della conversione" e si misura in dB (decibel). anche detti "adimensionali". I numeri che si ottengono come risultato delle misure hanno sempre un significato dimensionale: quando parliamo di 5 metri.moltiplichiamo tale valore per 20: 2. si dice che il numero 50 ha le dimensioni di una lunghezza divisa per un tempo. nè un peso. ma solo il rapporto che esiste fra due grandezze omogenee. Facciamo un esempio concreto.

da effettuarsi tanto più frequentemente quanto più velocemente varia la grandezza.fenomeni naturali alla loro rappresentazione digitale. che magari potremo analizzare in altre pagine di questo sito. rappresentata da un continuo susseguirsi di onde sonore sempre variabili. questi avranno un loro valore che rimane stabile nel tempo. un altro argomento piuttosto complesso. Si conclude allora che la digitalizzazione delle grandezze variabili nel tempo richiede una successione di operazioni di misura. . Se pensiamo ai colori di un'immagine. occorre infatti considerare che molte grandezze variano nel tempo e richiedono quindi una misurazione frequente del loro valore. si arriva così alla tecnica del "campionamento". non altrettanto si può dire per la musica.