Se questa è Milano

Quarantadue immagini per raccontare la città. Sono allineate lungo le pareti della Galleria Belvedere e gli autori, milanesi di nascita o adozione, sono stati selezionati dal Gruppo Redattori Iconografici Nazionale. Le loro foto documentano una trasformazione in corso della quale sembra però si colgano più gli evidenti segni architettonici o i più nascosti segnali sociologici che la trama sulla quale sono intessuti. Quasi naturalmente allora lo sguardo cade sull’unico sorriso, quello che si scambiano Giuliano Pisapia e Antonio Di Pietro sul palco sul quale si sono incontrati nel decennale di Mani Pulite. L’ha colto, con colori brillanti, il 17 febbraio 2012, Roby Shirer fotografo che ben conosce le redazioni dei quotidiani, cronista per immagini come fu l’appena scomparso Giancarlo De Bellis. Bisogna attraversare la sala per scoprire un altro volto, questo segnato dagli anni e dalla tensione: è Roberto De Romedi, operaio che, il 15 settembre 2012, presidia la “sua” fabbrica, la Nokia-Jabil di Cassina de’ Pecchi, dopo che la proprietà ha annunciato 380 licenziamenti. Un rigoroso bianco e nero di Francesca Romano che richiama alla memoria gli scatti dentro e fuori le fabbriche della Milano anni Settanta, fatta di politica, protesta e lavoro. Come oggi non è più, almeno nell’occhio di chi la osserva. Protestano, nell’immagine di Alessando Grassani, anche i lavoratori della Fnac reggendo lo striscione: «Fashion Nightmare. Il lavoro per noi è un lusso»; ma, come in un incubo, anche l’inquadratura si deforma trasformandone in ombre i protagonisti. Così gli obiettivi finiscono per isolare le individualità, “tipi metropolitani”, si direbbe, a redigere una sorta di manualetto di antropologia urbana. Ci sono Carolyn e Fabio, coppia di teenager appassionati di ritmi hardcore (la foto è di Sha Ribeiro), la coppia avvinghiata sul marciapiede di via San Michele del Carso cui guarda una “borghese” con barboncino (Gianni Berengo Gardin), il leader dei Dogo in posa sotto le torri di San Siro (Alessandro Scotti), le anziane ballerine del Dancing Apollo (Niccolò Rastrelli), il giovane che attraversa una piazza Cadorna desolata dall’estate, l’anziano solo su una panchina del Parco Nord (Donatella Pollini) non tanto diverso dal giovane mascherato da Berlusconi sorpreso in un altro parco milanese. Dettagli umani in una Milano monumentale che è quella, bella, misteriosa e notturna del Parco Sempione fotografato da Cosmo Laera e di Piazza Duomo coperta da un velo di neve (Luca Campigotto). Simboli della città come lo sono la Torrre Velasca (Maurizio Camagna), il Pirellone (Andrea Bosio), la Torre Branca (Matteo Cirenei), i Navigli (Joakim Kocjancich) perfino le torri bianche del Gratosoglio che, non a caso, gli autori (Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco) propongono in mostra

sotto il titolo «Corpi di reato». Comunque, il segno architettonico di una città che cambiava sotto la spinta dell’immigrazione di massa e del boom economico. Segni oggi “svuotati” e abbandonati: le ciminiere di viale Don Sturzo (Marcello Bonfanti), la Piscina Caimi (Elisa Scaramuzzino) , la pompa di benzina di via Ripamonti (Marco Rigamonti), ma anche pronti a reinventarsi, come annuncia la desolata area dell’Expo inquadrata dall’obiettivo di Giampietro Agostini. E’ attraverso questi passaggi che meglio si intende l’inevitabile approccio alla nuova città che, letteralmente, si alza dove se ne erano depositate memorie storiche, di quartieri e funzioni. Ed ecco, inevitabili, i grattacieli di Porta Nuova nelle immagini di Gianni Comunale, Giovanni Presutti, Claudio Sabatino e Giovanni Haenninen (in una inquadratura che comprende due giovani che in quegli spazi riescono a giocare), la Bicocca di Sergio Dahò e Marco Dapino, il Portello di Davide Aiello. Ai margini della nuova città, la natura “congelata” del Parco di Nosedo (Gianni Nigro) e gli stenti alberelli piantati in viale Padova (Riccardo Del Conte). Verde che nel cemento finisce nei diorami del Museo di Scienza Naturale (Federico Ciamei e Luca Nizzoli Toetti). E’, a suo modo, un diorama quello allestito alla Galleria Belvedere, una costruzione artificiale di una città la cui natura e realtà continua a sfuggire pur nella moltiplicazione dei punti di osservazione e degli stili di racconto. A suggerire ancora nuove e diverse chiavi interpretative.

“Prima Visione 2012 I fotografi e Milano”, Galleria Belvedere, via Santa Maria Valle 5, fino al 2 marzo, mar-sab 15-19, http://www.belvederefoto.it/#

(la Repubblica Milano, 6 febbraio 2013)

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