carlo ginzburg Folklore, magia, religione

Sommario
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. L’Italia da evangelizzare Costruzione gerarchica e sopravvivenze magiche Laicato, riforma, eresie Gli ordini mendicanti Nuove devozioni e letteratura religiosa «Reformare deformata» La crisi del primo Cinquecento Gruppi riformatori e ripresa di antiche superstizioni La Controriforma Il nuovo ruolo delle campagne Chiesa e società nello Stato unitario Mondo cattolico e vita politica nell’Italia del dopoguerra 3 7 10 14 19 29 36 43 50 60 66 70

Storia d’Italia Einaudi

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C. Ginzburg - Folklore, magia, religione

Da: Storia d’Italia, vol. 1, I caratteri originali, Giulio Einaudi Editore, Torino 1972.

Storia d’Italia Einaudi

C. Ginzburg - Folklore, magia, religione

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Prima di entrare in quella che è oggi la cittadina di Sutri, a un centinaio di metri dalla via Cassia, c’è una grotta scavata nel sasso, coperta dagli alberi. In essa è stato riconosciuto un mitreo del secolo III d. C., poi adattato a chiesa cristiana. Le pareti di questa specie di tana buia sono coperte da affreschi molto corrosi, che vanno dal secolo vi al xvi all’incirca. Non lontano c’è un sepolcreto etrusco1. Le memorie della donazione di Sutri e delle lontane origini del potere temporale dei papi affondano in un paesaggio che conserva le tracce di culti antichissimi. È un esempio tra i tanti, scelto a caso. Questo senso quasi palpabile della continuità della vita religiosa – una continuità vischiosa, vegetale, che sembra riassorbire in sé le fratture e le lacerazioni che pure ci furono – fa parte dell’esperienza di chiunque si accosti alla storia italiana. Come il paesaggio della penisola, nelle forme dei campi, talvolta nel tracciato dei solchi, nella maggiore o minor frequenza delle boscaglie serba le tracce del lavoro duro, ostinato di generazioni: cosí nei gesti delle preghiere, nelle credenze, nei luoghi di culto, si possono scorgere in controluce altri gesti, altri scongiuri, altri riti, molto piú antichi. 1. L’Italia da evangelizzare. Anche per la storia religiosa l’invasione longobarda costituisce per molti versi una cesura. La grande figura di Gregorio Magno, cosí legata, per ambiente familiare e per formazione, alla tradizione romana, e insieme cosí aperta verso il futuro, appare quasi emblematica. Il suo contributo all’esegesi biblica, alla liturgia, all’agiografia ebbe certo un’importanza incalcolabile. Ma per valutare il coraggio di queste scelte bi1 Cfr. c. nispi-landi, Storia dell’antichissima città di Sutri, Roma 1887, pp. 563-65; m. j. vermaseren, Corpus Inscriptionum et Monumentorum religionis Mithraicae, I, Hagae Comitis 1956, pp. 241-42.

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152. I rapporti con i feroci longobardi. 21)? 2 Cfr.. porgendo insieme una correzione esemplare (ibid.Folklore. 303). Ma quando la notizia del culto degli alberi e delle fonti giungeva non dalla Gallia. religione sogna volgersi al suo epistolario. p. in «Rivista di storia della Chiesa in Italia». conversione. l’importanza delle immagini per il culto.4 C. La civiltà impersonata da Gregorio si costituisce e prende consapevolezza di sé mediante una serie di rifiuti. pp. ma da una campagna non lontana da Roma. Ciò non esclude un sapiente gradualismo nell’opera di conversione. le «sopravvivenze» idolatriche nelle campagne: su questi problemi e su molti altri Gregorio interviene con grande equilibrio e inventività. 195. o dalla Corsica. riescono a accostarsi alla verità (ibid. e provvisti di altari e reliquie... Gli animali che venivano immolati al diavolo. allora la reazione di Gregorio era dura e angosciata. e viene duramente ripreso da Gregorio per aver mescolato le lodi di Cristo alle lodi di Giove (ibid. a reprimere. 262). la venerazione delle reliquie. I. Missione. Sereno. La conversione degli idolatri al cristianesimo poteva essere vista con questa tranquilla fiducia. In margine a un recente convegno. o dalla selvatica Barbagia. Ep. vescovo di Marsiglia. ha frantumato le immagini poste nella sua chiesa per impedirne l’adorazione: e alla soluzione intermedia propostagli da Gregorio – proibire l’adorazione delle immagini. che vivono «come animali insensati» adorando legni e pietre (ibid. p. II. Storia d’Italia Einaudi . Gregorio lo rassicura (ibid. II.). c’è Desiderio. a placare Dio con la vendetta.. 269 sgg. xxi. 1171). anche s. pp. vescovo di Vienne. Adriano.G. che si è dedicato allo studio della cultura profana. p. senza salti. Le menti ostinate non possono abbandonare di colpo l’antico errore: solo a piccoli passi.. 1967. II. consolidata cui fare riferimento. boesch gajano. Manca ancora una tradizione cristallizzata. Che atteggiamento assumere nei confronti di una tradizione ancora cosí presente e vivace? Presente in forme diversissime a tutti i livelli: accanto agli abitanti della Barbagia.. ma consentire che attraverso le pitture gli ignoranti adorino la storia sacra in esse narrata – reagisce con asprezza (M. ma trasformati in chiese cristiane. I templi dedicati agli idoli – scrive Gregorio all’abate Mellito – non vanno distrutti. da Terracina. notario di Palermo ha perseguitato incantatori e sortilegi: ma poi è stato colto da un dubbio sulla legittimità della sua azione. ora verranno uccisi col pensiero volto a Dio: solo apparentemente i sacrifici saranno gli stessi. a intervenire. Che cosa aspettava Agnello. Ginzburg . il vescovo. la convivenza con gli ebrei. p. cristianizzazione. magia. 331)2. 11. p. II. Ma l’esitazione di Adriano è sintomatica. accanto agli idolatri della Corsica (ibid. 1-2)..H.

10). le goff. per quanto filtrato e esorcizzato. costituivano il punto d’arrivo provvisorio di un processo lungo e pieno di contraddizioni. nella straordinaria figura di Equizio. la mancanza di sacerdoti impediva di portare i soccorsi religiosi ai morenti e di battezzare gli infanti (ibid. p. le vediamo incarnarsi. Ginzburg . 201). anteriore ad ogni considerazione canonica o teologica).. immersa nell’acqua. Era costui un monaco della provincia Valeria (corrispondente press’a poco agli odierni Abruzzi) che girava per le chiese. che aveva avuto rapporti col marito prima di recarsi all’inaugurazione di un oratorio.S. Questo comportamento suscita a Roma un certo scandalo: chi era questo contadino (Iste vir rusticus). gli accampamenti. questo polarizzarsi del modello di santità nelle figure dei monaci e dei vescovi. 16). che. in concorrenza col mago. xxii.. pur essendo sprovvisto dell’ordine sacro. ma senza risultato – un diavolo è cacciato.L. In Sicilia. apriva la fontana delle Scritture e irrigava i prati delle menti. Questa tendenziale bipartizione della società cristiana. in «Annales E.». Portava sulle spalle. I familiari cercano di farla guarire con arti magiche: viene condotta a un fiume. dice Gregorio. p. Culture cléricale et traditions folkloriques dans la civilisation mérovingienne.Folklore. come i quaranta contadini martirizzati dai longobardi (ibid. Arriva. 780-91. pp. 1967. il vescovo del luogo. I. ormai deserta di clero e di fedeli. i villaggi. in grande maggioranza – a cominciare da san Benedetto.C.. in due sacchetti di pelle. Un senso elementare. uno di qua uno di là. usurpava l’ufficio della predicazione? Viene mandato qualcuno a investigare: 3 Cfr. La potenza dei rappresentanti del sacro cristiano è superiore a qualsiasi magia.C. mai ben vinte. magia. Queste contraddizioni. Questo mondo non ancora veramente cristianizzato è oscuramente presente nei Dialogi di Gregorio3. religione 5 Nella profondissima crisi sociale e politica che agitava la penisola. molti vescovi.. Una donna. popolaresco del miracoloso affiora. A Populonia. in groppa a un giumento. le case. ne sopraggiungono venti. nei Dialogi. E i protagonisti di questa raccolta di racconti agiografici son quasi tutti membri del clero: monaci. i libri sacri: e dovunque arrivava. in queste pagine. viene posseduta da un diavolo (l’incompatibilità tra la sessualità e il sacro viene presentata come cosa ovvia. Storia d’Italia Einaudi . 24). si doveva ricorrere ai monasteri per sostituire i preti indegni (ibid. Rari i laici: e soprattutto. I. Tra le maglie spesso allentate delle diocesi riaffioravano antiche credenze contadine. 284). malvestito. gente senza volto e senza nome.. La chiesa di Minturno. p. I. gruppi indistinti. le strutture ecclesiastiche s’incrinavano. Fortunato. in generale j. veniva unita da Gregorio alla chiesa di Formia (ibid. e guarisce la donna (P.

che toccandogli la lingua con un flebotomo. pp. Ora. Da allora. da parte di monaci come Equizio. di cui sappiamo cosí poco. tutta imperniata sulla predicazione della Scrittura. compare l’uomo di Dio: veniva avanti con ai piedi scarpe chiodate.). vestito come un contadino. appare già molto diversa. da tenere lontana con ogni mezzo. che deve disporre di acqua. lo stesso Gregorio. E il clero. Per la storia dei precursori di san Benedetto nella provincia Valeria. Queste pagine aprono quasi inavvertitamente uno spiraglio su quella che dovette essere l’evangelizzazione. Ed ecco. Di fronte a questo monachesimo tutto proiettato nelle campagne. Equizio non solo non aveva gli ma quando arriva al monastero di Equizio. confuso tra i contadini. Poco dopo. Di qui l’insistenza sull’autosufficienza economica del monastero.. usciva dal monastero a predicare. il clero di Roma. di un mulino. di un orto. sorpresi nel loro lavoro di trascrizione di codici. e i monaci legati ad essi da un rapporto fatto di duro lavoro in comune e di predicazione: dall’altra. Roma 1932. Ginzburg . intento ai lavori dei campi. 169 sgg.6 C. che pure gli è apertamente favorevole e non condivide l’iniziale reazione negativa di Roma. il clero. non posso tacere di Dio. Storia d’Italia Einaudi . anzi abate di un monastero. il mondo esterno al monastero. è necessario un miracolo. in spalla la falce per tagliare il fieno. rivera. c. Perché acconsenta a riconoscere la legittimità del comportamento di Equizio. Equizio non si trova. delle campagne in questo periodo. un miracolo mostrerà all’inviato di Roma che Equizio agisce secondo la volontà divina (Ibid. e un’entità soltanto negativa. sempre in giro a predicare. Equizio era una figura di rilievo: una tradizione. Non c’è traccia nella Regola di preoccupazioni di evangelizzazione. Da una parte vediamo i contadini. religione monachesimo anteriore a san Benedetto. Dov’è l’abate? È giú nella valle che taglia il fieno. Il mondo. reagisce. afferma che Benedetto era suo parente per parte di madre – quasi a sottolineare la continuità tra il nuovo monachesimo e l’antico4. in modo da evitare ai monaci uscite che 4 Cfr. lascia trasparire un certo imbarazzo. dicono i monaci. distillata e rielaborata nella Regola. dice. l’azione di san Benedetto.Folklore. pur non avendo gli ordini. 25-49. È l’imbarazzo di fronte a una testimonianza di un monachesimo ormai superato dai tempi: quel ordini sacri (fatto allora tutt’altro che eccezionale) ma. in Convegno storico di Montecassino. Di fronte a questo monaco. magia. Agli inviati di Roma spiega di essersi chiesto piú volte egli stesso se il proprio comportamento era legittimo: finché una notte gli era apparso un giovane bellissimo. l’aveva incitato a uscire dal monastero e a predicare. raccolta anche dal calendario benedettino.

penco. «quia plurima destructio est» (cap. Costruzione gerarchica e sopravvivenze magiche. Si trattava in realtà di un’ideologia di copertura: è solo apparentemente paradossale che a questa costruzione gerarchica corrispondesse. 7-50. già monaco. g. L’altissimo ideale di perfezione delineato da san Benedetto nella Regola può realizzarsi unicamente nel chiuso della comunità monastica. LXVI). A partire 5 Cfr. 1959. Il concetto di monaco e di vita monastica in Occidente nel secolo vi. Alla fine del secolo vi. Ginzburg . nello stesso periodo si tende a esaltare nei chierici qualità tipicamente monastiche come la dedizione alle veglie notturne e al lavoro manuale5. I monaci vengono assimilati ai chierici. ai monaci per sostituire preti o vescovi. pp. nella realtà.Folklore. L’elaborazione della dottrina degli ordines diede una sanzione ideologica a questo distacco. come abbiamo visto. una sempre piú accentuata subordinazione del clero e dei monaci alle realtà secolari. Sempre piú spesso viene loro impartita l’ordinazione sacerdotale.C. religione 7 metterebbero in pericolo il loro equilibrio spirituale (cap. Gregorio. chierici e monaci. Storia d’Italia Einaudi . Di qui. 1. Di fronte all’ordine dei chierici (ordo predicantium) e all’ordine dei monaci (ordo continentium) l’ordine dei laici (ordo bonorum coniugum) appariva privo di una funzione specifica. magia. Ma Gregorio va al di là della Regola. ricorre. Proprio mentre i grandi monasteri consolidano la loro importanza economica e sociale. Egli riporta i monaci nel mondo – ma in uno spirito molto diverso da quello che aveva animato Equizio. quella degli eremiti (che tuttavia devono essere passati anch’essi attraverso l’esperienza del monastero). 2. appaiono piú che in passato lontani dalla massa dei fedeli. in «Studia monastica». parallelamente. La progressiva feudalizzazione della Chiesa si riflette perfino nei gesti della pietà dei fedeli. L’aspra polemica contro i monaci vagabondi è ben sintomatica. ai monaci affida il grandioso compito di evangelizzare terre lontane come l’Anglia o la Sassonia. la chiusura psicologica verso il mondo esterno: i monaci tornati da un viaggio (e il viaggio è sentito sempre come un pericolo) non devono assolutamente riferire che cosa hanno visto o sentito. Unica eccezione positiva prevista. LXVII). avendo chiarito e specificato sempre meglio le proprie funzioni e i propri attributi. Soprattutto. e diventano elementi essenziali del sistema curtense. i monaci propongono l’ordo monasticus come modello e punto di riferimento all’intera società. Inversamente.

7 6 Storia d’Italia Einaudi . 129-62. cioè con le mani giunte (anziché con le braccia alzate al cielo o aperte in forma di croce) sul modello del vassallo inginocchiato dinanzi al signore: sintomo minimo ma eloquente di questa sempre maggiore compenetrazione di realtà religiose e realtà feudali6. pp. Ginzburg . l. pp. p. La royauté de Marie pendant les neuf premiers siècles. biasimata da Raterio vescovo di Verona. lontano e imperscrutabile – esprime la stessa tendenza7. con caratteristica indulgenza. con l’implicita subordinazione dell’ordo laicorum. in forme press’a poco analoghe. pp. in «Nova historia». Da un lato.Folklore. le goff. La menzione. È un rifiuto che si accompagna a una precisa volontà di cristianizzazione. era una propaggine delle tradizioni germaniche coagulate attorno a una misteriosa divinità femminile dai molti nomi (Perchta. ricorrente nei concili di questo periodo. Palermo 1959. 9 g. L’insistente raffigurazione della maestà di Cristo – un Cristo giudice e severo. vedeva in esse semplicemente il frutto della rozzezza delle plebi. Relazioni. vol. XIII. Ma non bisogna esagerare la gravità della dicotomia esistente tra religione ufficiale e religione «popolare». il clero. è di per sé eloquente. cfr. Cfr. la grandiosa opera di evangelizzazione delle masse contadine compiuta dalla Chiesa nell’età carolingia non spazzò via lo spesso strato di credenze e culti legati alle vicissitudini dell’agricoltura e volti alla propiziazione della fertilità. in X Congresso internazionale di scienze storiche. erano perfettamente compatibili con le credenze e i riti della religione cristiana. Diana) legata al mondo dei morti e della fertilità9.. La pietà popolare nel secolo xi. Momenti del problema dell’«ordo laicorum» nei secoli x-xii.3-22. Dévotions et pratiques ascétiques du Moyen Age. La costruzione gerarchica degli ordines. bonomo. gougaud.8 C. frugoni. pur rifiutando le componenti magiche e superstiziose della religione popolare. in «Recherches de sciences religieuses». 1-42. Le donnette che credevano alla cavalcata notturna di Diana erano considerate. religione dal secolo IX si afferma il modo di pregare «more francico». è evidente che nella coscienza dei fedeli credenze superstiziose e pratiche magiche (amorose o di altro tipo) come quelle menzionate dai penitenziali. e. Firenze 1955. 1939. vittime di sogni e fanta- Cfr. Caccia alle streghe. 303-34. III. 1961. quasi un limite inevitabile dell’opera di evangelizzazione. 328-29. E le superstizioni condannate dai penitenziali germanici di questo periodo erano diffuse. a. testimonia il sostanziale rifiuto da parte del clero della cultura irriflessa delle masse popolari8. ancora non sradicata. delaruelle. anche nella penisola italiana. Dall’altro. pp. Certo. dell’adorazione «idolatrica» di pietre e fonti. Maredsous 1925. magia. anche h. La credenza nei poteri magici di Erodiade. 19. Culture cléricale cit. barrè. 8 Cfr. Holda.

Folklore. mansi. magia. 11 10 Storia d’Italia Einaudi .C. rifacimento in versi della tardo-antica Cena Cypriani. Ma si ha l’impressione che a poco a poco esse finissero col diventare qualcosa di previsto e quasi di istituzionalizzato. 1956. XIV. e ingannando cosí gli animi dei semplici12. un gran numero di rituali folklorici si erano innestati nella pratica religiosa ufficiale. In primo luogo. in cui. 68. 13 Cfr. 938. pp. Una festività come quella dei santi Innocenti. Ginzburg . religione 9 sticherie: povere donne ingannate dal demonio. il priore della schola cantorum avanzava in groppa a un asino. xi. In un mondo in cui l’accesso alla Scrittura era riservato a pochi individui colti. senza molto successo) contro cerimonie legate a una cultura avvertita ancora come una minaccia – basta pensare alle manifestazioni orgiastiche in occasione di feste religiose come quella di san Giovanni. lanternari. in «Società». Per secoli sinodi e concili si scagliarono (a quanto pare. Inoltre. Culture cléricale cit. La periodica irruzione di questo elemento folklorico. il sinodo tenutosi nell’a Pavia condannava i chierici e i monaci che girovagavano spargendo molteplici errori e «inutiles questiones». Cfr. portando in testa una corona di fiori ornata di corna. 64-95. g. Il meraviglioso cristiano dell’agiografia – eventualmente ricalcato sui miracoli della Bibbia – si poneva quindi in diretta concorrenza con il meraviglioso folklorico10. episcopus puerorum) sedeva sulla cattedra episcopale e riceveva gli omaggi dei le goff. Giovanni Immonide e la cultura a Roma al tempo di Giovanni VIII. Venetiis 1769. Ma il rifiuto della cultura folklorica da parte del clero implicava alcune concessioni alla mentalità delle masse contadine. pp. miracoli) presenti nell’agiografia. non già suoi strumenti consapevoli. in senso lato carnevalesco. Giovanni. 1955. d. col. v. mescolando alle cerimonie ecclesiastiche balli e canzoni oscene a somiglianza dei pagani. oltre che religioso. in «Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo». le vite dei santi finivano con lo svolgere una funzione decisiva di tramite con le masse. l’accentuazione degli elementi meravigliosi (interventi soprannaturali. entro una cornice di deliberato sovvertimento gerarchico. Il sabato dopo Pasqua. di cui tuttavia s’intravede l’origine folklorica. un fanciullo debitamente eletto (episcopellus. fornisce una singolare testimonianza su una tradizione romana allora in vigore11. La politica culturale della Chiesa nelle campagne: la festa di s. Sacrorum conciliorum nova et amplissima collectio. 12 g. scaricava le tensioni latenti e agiva come un potente fattore di equilibrio sociale. Un testo del secolo IX come la Cena di Giovanni Immonide. arnaldi. che riproponevano in un momento cruciale dell’annata agricola culti di fertilità piú o meno mascherati13. prevalentemente chierici. Talvolta questi innesti venivano respinti: cosí. dinanzi a una folla riunita: cerimonia oscura. 33-89 (con bibliografia).

aveva questo significato catartico e equilibratore. Storia d’Italia Einaudi . Uomini e istituzioni vengono vagliati e giudicati alla luce di un intransigente ideale religioso e morale. i patarini rivendicano una funzione di supplenza nei confronti di una gerarchia che non è piú all’altezza dei propri compiti. Ginzburg . i modelli di santità. del sacro e dell’osceno.10 C. sociale. Finché non disporremo di ricerche coordinate sui culti e le devozioni locali. magia. licenza. È un movimento intimamente legato al risorgere della vita della città. È probabile che nel corso del secolo x. sulle strutture delle diocesi e delle pievi. come la parodia sacra14. che si richiama sempre piú spesso alla mitica Chiesa primitiva. e le campagne ne sono toccate solo marginalmente. la comunità cristiana delle origini. Paris 1970. simbolo di virtú e di perfezione. spiega inoltre la presenza massiccia nella cultura medievale di un filone solo apparentemente marginale. irrisione. significava mescolanza non di sacro e profano. che cito nella traduzione francese. che vide la crisi dell’autorità papale e imperiale e il faticoso ricostituirsi di una nuova autorità dal basso. L’oeuvre de François Rabelais et la culture populaire au Moyen Age et sous la Renaissance. La dimensione carnevalesca. la feudalizzazione del monachesimo. politico – che investe la società italiana del secolo xi. ma di livelli diversi di sacro. che metteva in discussione tutto – la subordinazione della gerarchia al potere politico. marginali per definizione. precaria e circoscritta. fatta di gioco. Ma il movimento del laicato cittadino non era che un aspetto di un movimento piú generale di rinnovamento religioso. La stessa lotta contro il clero simoniaco e corrotto si svolge prevalentemente tra le mura delle città. il laicato si fa avanti e pretende di partecipare in forme nuove alla vita religiosa. Quel che è certo è che nel generale processo di rinnovamento – economico.Folklore. bachtin. il libro fondamentale di m. le componenti locali di questa religiosità si accentuassero. una storia religiosa tout court – sarà impossibile. religione presenti. 3. riforma. Laicato. La presenza contemporanea del sacro e del buffonesco. abolizione delle distanze. Era un principio potenzialmente rivoluzionario. eresie. Le sacre rappresentazioni nacquero in questo contesto. Crolla la vecchia impalcatura degli ordines: a Milano. In questa volontà di rinnovamento il laicato s’incontrava con gli ambienti eremitici. che. inversione rituale. una storia religiosa italiana su base regionale – quindi. ma appunto perciò non compromessi con la gerarchia mon14 Cfr.

C. Chiesa gregoriana. religione 11 danizzata e corrotta. La riforma. Grazie ad esso. piú profonde. coronata dalla conquista e dal bottino (e dal massacro delle comunità ebraiche incontrate lungo la strada) forniva al laicato una missione specifica. fu quindi. avevano riacquistato in questo periodo. La riforma gregoriana. il laicato. Storia d’Italia Einaudi . il mito della crociata. Ma proprio la pluralità di queste spinte periferiche consentí in definitiva a Roma di porsi alla testa del movimento. È in questa situazione che riesce ad imporsi. soprattutto cittadino. D’altra parte. peso e vigore. dall’emergere di forme associative e politiche nuove come i comuni. servendosi anche dell’iniziativa. e in particolare del primato pontificio15. una rivoluzione dall’alto. che dal suo esponente piú illustre fu detta gregoriana. l’esigenza di dare una legittimità alla propria azione indusse gli uomini della corrente riformatrice a insistere sull’autorità del pontefice. dopo secoli di stasi. miccoli. l’insistenza sulla dilatatio ecclesiae testimoniava la volontà di questa chiesa purificata e rinnovata di identificarsi col mondo. Ginzburg . eremitiche e monastiche dall’altra – e l’effettiva subordinazione delle prime alle seconde. g. una lotta che aveva visto il laicato in prima linea. compiuto dai laici nel vivo della lotta. La trasformazione del tradizionale pellegrinaggio ai luoghi santi in lotta armata contro gli infedeli. ponendola addirittura al di sopra – sono le parole del cardinale Umberto di Silva Candida – «delle sacre pagine e delle tradizioni avite». magia. da una sempre maggiore vitalità economica. senza perderne mai il controllo. del laicato cittadino. lasciò la strada aperta a ulteriori sviluppi. si concluse con un’affermazione senza precedenti della gerarchia. Firenze 1967. talvolta violenta. in ultima analisi. Ma l’intrecciarsi di queste diverse componenti – laicali da una parte. Il risultato della riforma gregoriana era stata una Chiesa fortemente clericalizzata. le possibili fonti di tensione che minacciavano di distruggere la sistemazione ecclesiastica e dottrinale uscita dalla Chiesa gregoriana venivano deviate verso l’esterno. proprio perché aveva reciso i molteplici legami che vincolavano il potere ecclesiastico al potere secolare. Lo stesso rifiuto. Nello stesso tempo. Ma l’inquietudine del laicato aveva anche altre radici. aveva finito col dare al laicato una consapevolezza nuova della propria importanza. Cosí. non voleva piú riconoscersi nelle generiche prerogative assegnate nell’età carolingia all’ordo laicorum. In una società caratterizzata da una crescente mobilità.Folklore. di ricevere i sacramenti dai sacerdoti simoniaci e corrotti aveva posto in primo piano la figura di coloro che avevano il potere di somministrare 15 Cfr. come una sorta di risarcimento.

L’elemento che portava alla coscienza del distacco. un clero dipendente da Roma a quello dipendente da Bisanzio. È probabile che agli occhi della maggioranza dei fedeli la capacità di comunicare e di assolvere i peccati conferisse un alone quasi magico. o carichi di significato nuovo. magia. religione gli strumenti della salvezza.La Haye. oltre che a quello della storia economica. composti in prevalenza da artigiani itineranti. diverse dal resto d’Italia. Le Goff. esso si arresta. fino addirittura a Viterbo. Nel giro di qualche decennio. Hérésie et croisade au XIIe síècle. in parte. Il pullulare di questi movimenti ereticali indica che nel rapporto tra la gerarchia ecclesiastica e le masse qualcosa si era incrinato. di fatto. alla Controriforma. Nonostante la volontà dei pontefici di sostituire.12 C. in primo luogo contro i vescovi. Paris . grazie all’intenso proselitismo di questi gruppi. sociale e politica. per lo piú. in Hérésies et sociétés dans l’Europe pré-industrielle. come quello della Chiesa primitiva. pp. Miti già agitati nel corso della riforma gregoriana. Il cristallizzarsi dell’eresia era spesso lento. quasi sempre con implicazioni pauperistiche16. violante. e quindi all’eresia vera e propria. venivano proposti polemicamente. Ma proprio per questo. Il costituirsi di una dottrina sacramentale articolata aveva innalzato il sacerdote addirittura al di sopra del monaco. a Orvieto. 1954. Communications et débats du Colloque de Royaumont présentés par J. thouzellier. IIe-18e siècles. siècle. A questa gerarchia consolidata e rafforzata si oppongono individui isolati (laici. grazie all’appoggio concesso agli invasori normanni. la pretesa di predicare ai fedeli la verità del Vangelo riscoperto. la storia religiosa del Mezzogiorno continuerà per secoli a seguire vie proprie. come quello della vita vere apostolica. si può dire. ma anche monaci. Hérésies urbaines et hérésies rurales en Italie du IIe au 13e. come Arnaldo da Brescia) che in breve raccolgono intorno a sé gruppi piú o meno cospicui. 17 ch. Attorno alla protesta religiosa si coagulavano risentimenti e opposizioni politiche. l’eresia si diffuse nelle principali città dell’Italia centrosettentrionale – da Milano a Cremona. dati gli stretti rapporti che legavano in questo periodo le città alle campagne circostanti. in nome del ritorno alla verità del Vangelo. 1968 (ma 1970). in «Revue d’hístoire ecclésiastique». quasi alle soglie di Roma. pp. alle campagne. c. soprattutto per la presenza massiccia di riti e tradizioni greche fino. e quindi esteso anche. 868-69. Storia d’Italia Einaudi . 171-97. a Firenze. anche al livello della storia religiosa. Ginzburg . La netta 16 Cfr. Era un movimento legato alla civiltà comunale. era generalmente il rifiuto opposto dalla gerarchia alle pretese dei laici – prima fra tutte.Folklore. all’Italia centrale (anche se possediamo una testimonianza su un tentativo di proselitismo cataro a Napoli)17 confermando cosí l’esistenza di una frattura ormai profonda nella penisola. xlix.

Sfruttando verosimilmente la polemica antiromana dei gruppi ghibellini. Nel variegato panorama di questi gruppi ereticali. i catari riuscirono ad assicurarsi fin quasi alla fine del secolo XIII importanti centri di potere politico.C. come la polemica contro le immagini. che – com’è stato notato – erano fin dal Medioevo focolai d’eresia18. La mobilità sociale. i nuclei catari italiani avevano intrecciato rapporti precisi con le chiese catare del Delfinato e della Provenza. e l’insistenza su temi. i catari avevano trovato aderenti e appoggi soprattutto negli strati superiori della società (l’assenza di motivi pauperistici. come Orvieto (è il caso piú clamoroso) o la stessa Firenze. 3. III. Inoltre. la polemica contro la gerarchia ecclesiastica indusse la maggior parte di questi gruppi ereticali (con un’eccezione importante. magia. In questo senso. è impossibile stabilire nessi precisi. E forse non fu un caso che nel Cinquecento le dottrine riformatrici d’Oltralpe trovassero seguaci in Lombardia soprattutto in centri come Milano e Cremona. per di piú. perseguita consapevolmente dalla gerarchia romana nel corso della riforma gregoriana. chabod. f. Attraverso la Lombardia e il Piemonte.Folklore. Era. che vedremo subito) a rifiutare di darsi una struttura organizzativa qualsiasi. Per la storia religiosa dello Stato di Milano durante il dominio di Carlo V. essi lasciarono nella storia italiana una tradizione di dissidenza religiosa dura a morire. allo stato attuale della documentazione. non solo dottrinale. Ma nel giro di pochi decenni 18 Cfr. n. Ginzburg . Torino 1971. scarsamente comprensibili per la massa dei fedeli. o che comunque faticavano a adattarsi a una situazione sociale nuova. addirittura sino alla fine del Quattrocento. p. Anche se. in Opere. e costretta. per la Chiesa di Roma. benché schiacciati e dispersi. 314. Storia d’Italia Einaudi . Lo Stato e la vita religiosa a Milano nell’epoca di Carlo V. Note e documenti. sembra lecito supporre che l’ostinata sopravvivenza di conventicole ereticali – fraticellesche o di altro tipo – nell’Italia centrale. E tuttavia. come quello della comunità cristiana delle origini. il movimento cataro spicca per la sua originalità. il progressivo affermarsi di un’economia monetaria facevano esplodere i vecchi e rigidi quadri istituzionali. 1. il che agevolò ovviamente la loro repressione. Era una protesta volta verso il passato. fosse agevolata dal persistere di antiche sedimentazioni. a prender consapevolezza di sé attraverso il richiamo a un passato miticamente incorrotto. religione 13 distinzione tra clero e laicato. tendeva a rivolgersi contro la gerarchia stessa. le rivendicazioni pauperistiche avanzate da questi gruppi ereticali esprimevano senza dubbio la protesta di ceti e classi legati a strutture sociali ormai in crisi. una minaccia grave. spiegano indubbiamente questo tipo di proselitismo). Stretti in una rigida organizzazione settaria.

l. tutt’altro. Qui il distacco dell’atteggiamento di Francesco da quello dei gruppi ereticali era nettissimo. che si appropriasse. Lo strumento decisivo di questa controffensiva vittoriosa della gerarchia romana furono gli ordini mendicanti. Vedi ora il succoso profilo di j. dagli ordini mendicanti. n. dei temi religiosi agitati dai gruppi ereticali con il loro polemico richiamo alla scrittura tradita. nolo praedicare ultra voluntatem ipsorum. Vie de S.14 C. Nonostante la sua apparente semplicità – o forse proprio per questo – quella di Francesco è una figura profondamente enigmatica. 1. rendendoli innocui. Et ipsos.Folklore. riaffermata enfaticamente nello stesso Testamento: . dalla realtà religiosa della penisola. Francesco d’Assisi. su nessuna questione di storia religiosa italiana la ricerca contemporanea è cosí gravemente inadeguata come su Francesco. Grazie ad essi. Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. et domini mei sunt. Fu questa l’opera svolta – anche al di là delle proprie intenzioni – da Francesco d’Assisi20. e l’eresia catara scomparve. all’azione originale e audace da essi perseguita. furono al centro dell’attività svolta. le goff. Milano 1967. bisogna forse partire dalla sua profonda venerazione per la gerarchia. che i vecchi ordini monastici avevano abbandonato da tempo. quantam Salomon habuit. religione questa minaccia si dileguò. 20 19 Storia d’Italia Einaudi . quod si facerent mihi persecutionem. metodi di persuasione piú spicci: basta pensare al tribunale dell’Inquisizione. Francois d’Assise. L’apostolato. et omnes alios volo timere. Cfr. Et si haberem tantam sapientiam. Ginzburg .. III. Ma in complesso. machiavelli. vedere nella fondazione degli ordini mendicanti un evento che aveva salvato la Chiesa dalla rovina19. soprattutto nelle città. Paris 1931.Dominus dedit mihi et dat tantam fidem in sacerdotibus qui vivunt secundum formam sanctae Ecclesiae romanae propter ordinem ipsorum. 4. Ma è lecito supporre che la repressione pura e semplice non sarebbe stata sufficiente a rinsaldare i legami allentati della gerarchia con le masse dei fedeli. la predicazione. Senza esagerazione Machiavelli poteva. volo recurrere ad ipsos. sempre p. sabatier. magia. Era necessaria un’azione piú sottile. la gerarchia romana recuperò il ritardo storico accumulato nei confronti della nuova civiltà cittadina. Nessuna prevaricazione di funzioni tradizionalCfr. et invenirem pauperculos sacerdotes hujus saeculi in parochiis quibus morantur. cap. amare et honorare. Quest’opera di proselitismo non escludeva. Per intenderla. Gli ordini mendicanti.. in una celebre considerazione retrospettiva. et nolo in ipsis considerare peccatum quia Filium Dei discerno in ipsis. sicut meos dominos. almeno apparentemente.

in un contesto profondamente diverso. 86. Paris 1898. Ginzburg . fratello corpo». L’originalità del genio religioso di Francesco consiste proprio in questo: nel tentativo di identificare il paradosso carnevalesco con il paradosso cristiano.C. Il rovesciamento carnevalesco 21 Cfr. magia. religione 15 mente riservate ai chierici: allorché i frati minori si lamentano perché i vescovi talvolta non li lasciano predicare. sotto forma di esortazione ai frati minori: «Caveant fratres quod non ostendant se tristes extrinsecus nubilosos et hypocritas. che compare addirittura nella regola del 1221. centrale. hilares et convenienter gratiosos». Carnevalesca è l’insistenza sull’allegria. che salta agli occhi appena ci si accosta alla figura di Francesco? In che senso egli propose un nuovo modello di santità. Speculum perfectionis. e chiedono a Francesco di ottenere al papa questo privilegio. È chiaro il proposito di distinguersi da quanti. Proprio perché riprendeva. Francesco non poteva non insistere sul dovere dei frati minori di obbedire alla gerarchia. della povertà. talvolta. L’atteggiamento di Francesco di fronte al patrimonio folklorico recente o antichissimo – le leggende cavalleresche o il favoloso mondo degli animali – è infatti di totale adesione. la cui vocazione religiosa presenta peraltro tanti punti di contatto con quella di Francesco. Carnevalesca è l’esortazione (sia pure temperata. un nuovo «stile di vita» religiosa? Forse la migliore caratterizzazione della sua esperienza è contenuta nell’epiteto tradizionale – poi ripetuto in contesti cosí dolciastri e apologetici da perdere quasi del tutto la propria carica paradossale – di «giullare di Dio». Con la sua sola presenza egli testimonia la falsità dei valori comunemente accettati.Folklore. Sublimemente carnevalesco è il bacio di Francesco al lebbroso. a cura di P. poi ritorna tutto lercio e dice «Ora però ascoltami». Carnevalesco è il comportamento che una cronaca pressoché coeva attribuisce a Francesco dinanzi a Innocenzo III: quando il papa esclama «Tu somigli piú a un porco che a un uomo: va dunque a predicare la tua regola ai porci» Francesco corre a rotolarsi per l’appunto in un porcile. a cominciare da quello. Francesco risponde che devono essere i prelati stessi. Ma in che cosa consisteva questa «novità». sed ostendant se gaudentes in Domino. da affermazioni un po’ diverse) rivolto da Francesco al proprio corpo: «Godi. 309-10. Storia d’Italia Einaudi . erano entrati in conflitto con la gerarchia fino a trovarsi sospinti su posizioni ereticali: Pietro Valdo. motivi originariamente ereticali. scossi dall’umiltà e dalla santità della vita dei frati minori. Il suo stesso stile di vita è tipicamente carnevalesco. pp. Sabatier. proprio su questo punto decisivo. per esempio. a concedere loro la facoltà della predicazione21.

A torto. una reale carica polemica. in certi casi. in Povertà e ricchezza nella spiritualità dei secoli xi e xii (15-18 ottobre 1967). pp. Ma dice anche: se gli altri ci fanno torto. essere picchiati e vilipesi. mâle. Tuttavia. 27 sgg. Francesco non vuole redimere il mondo. perciò. m. riscritta d’ufficio. riplasmata in un’immagine di comodo. e si sentí tradito. Poco prima di morire egli guardò con doloroso distacco la realtà dell’ordine che aveva pur finito col fondare. anche un accenno di bachtin. e tanto meno modificarlo. l’esito storico del francescanesimo era probabilmente inevitabile. L’identificazione con la figura di Cristo. in cui la narrazione evangelica è continuamente arricchita da particolari toccanti o gustosi24. cfr. London 1876.Folklore. L’oeuvre de François Rabelais cit.16 C. tale da snaturarla. Si trattava di tendenze convergenti. 132. gli aspetti piú scandalosamente folklorici o paradossali della tradizione francescana vennero eliminati o edulcorati. va alla crociata.. perfetta letizia è non essere riconosciuti dai confratelli. Todi 1969. III. piú umana e affettuosa (fino a cadere. Paris 19495. miccoli. pernottare fuori dal convento nel freddo e nella tempesta22. di Francesco come «alter Christus»). vissuta drammaticamente da Francesco nell’esperienza delle stimmate. Ma quella di Francesco è una mera testimonianza. 24 Cfr. nel lezio) venne incontro alle richieste profonde delle masse dei fedeli. religione delle consuetudini viene a coincidere con la sapienza cristiana che è follia agli occhi del mondo. È ciò che fece. Egli non lotta con gli eretici. I lebbrosi vengono baciati. Ginzburg . Per il colloquio con Innocenzo III. 45-80. 22 Cfr. p. e non cercare di far sí che diventino buoni cristiani23. e si rifiuta perfino di evangelizzare il sultano. in origine. magia.. come mostra l’enorme influsso esercitato sull’iconografia da un testo come le Meditationes de passione Christi attribuite a san Bonaventura (in realtà del francescano Giovanni da San Gimignano). mentre Francesco era ancora vivo. pp. 23 Cfr. Era facile. e poi messo in disparte. trasferire questa esperienza in un contesto diverso. Vuole semplicemente riproporre nella sua nudità e semplicità l’esperienza di Cristo testimoniata dai Vangeli (donde l’esaltazione. L’art religieux de la fin du Moyen Age en France. dobbiamo subirli. e. Storia d’Italia Einaudi . ricorrente nella prima agiografia francescana. Attraverso l’intervento di Bonaventura la storia dell’esperienza di Francesco fu castrata. Dal pellegrinaggio alla conquista: povertà e ricchezza nelle prime crociate. La stessa povertà francescana non ha.. p. paris. fu proposta in varie forme dall’arte religiosa di questo periodo. la curia romana. g. 66. Fu usato finché serviva. Questa è la sua grande forza e la sua grande debolezza.. L’affermarsi di una nuova pietà religiosa. in un certo senso: date le premesse. Chronica majora. Ma la traccia che esso lasciò fu durevole.

che cerca di comporre i contrasti e le lotte delle fazioni cittadine. perché testimonia la volontà popolare di imporre un proprio santo. è sintomatico. pp. rivolgendosi al proprio teschio: «Or ov’è ’l capo cusí pettenato? | . e percorsa da iniziative e movimenti che partivano dal basso. Laudi. Ginzburg .C. consueta in questo periodo. della canonizzazione. a perpetuarsi in forma piú o meno clandestina sino alla fine del Quattrocento. Altre volte. La speranza degli sconfitti si coagulò in aspettative apocalittiche. Anche un episodio marginale come l’effimero.». del tutto assenti. 194. estraneo alle gerarchie ecclesiastiche e alla procedura.Folklore. 92-93. come si è detto. A volte sono fenomeni di religiosità popolare. Ageno. dal letteralismo scritturale all’eresia. su cui si combatte la grande battaglia tra conventuali e osservanti. Et portabant cruces et vexilla et cantando ibant. Il tema della povertà. È il quadro dell’Italia tra la prima e la seconda metà del Duecento che emerge dalla cronaca di Salimbene. ut pariter congregati processionaliter venirent ad ecclesiam sancti Petri. come il movimento dell’Alleluia (1233). dal vivo stesso della vita cittadina. A Parma nel 1279 i fedeli «faciebant societates per vicinias et egrediebantur ad vicos et plateas. quasi sempre di derivazione gioachimitica. Gli ordini mendicanti cominciarono a operare in una società caratterizzata da una profonda vitalità anche religiosa. come abbiamo visto. straordinario successo del culto di un portatore di vino di Cremona.. La sconfitta dell’ala piú radicale fu definitiva: ma lasciò ai margini della Chiesa una frangia di tensione e d’inquietudine destinata. Fo acqua buffita. magia. In questa situazione. si tratta invece di sette come quella degli apostolici. prontamente fatti propri dagli ordini mendicanti. religione 17 Gli accenti sarcasticamente macabri che ricorrono nelle laudi di Jacopone («Alegome en sepoltura | ventre de lupo en voratura.. costituiscono un’eccezione che conferma la regola25. oppure.. ubi istius Alberti reliquie habebantur. che all’acuirsi delle differenziazioni economiche e sociali contrappongono un rigoroso evangelismo comunistico. 25 Cfr. jacopone da todi. la volontà di ritorno alle origini dell’ala piú radicale dell’ordine si caricò di implicazioni anticlericali e antigerarchiche che in Francesco erano. divenne la pietra di paragone dell’atteggiamento verso il mondo e verso la Chiesa. trattato e detti. Firenze 1953.. Ma tutti questi fenomeni hanno in comune una caratteristica – quella di erompere dal basso. Storia d’Italia Einaudi . | e l’arliquie en cacatura. a cura di F. et donabant purpuras. percorrendo per intero la parabola. che ’l t’ha sí calvato?») unendo echi della carnevalesca «umiltà» francescana ad anticipazioni di una sensibilità destinata ad affermarsi pienamente di lí a qualche decennio. Alberto. sempre piú rigidamente controllata dall’alto.

nonostante le sue implicazioni escatologiche fu sin dall’inizio controllata dalla gerarchia. i fedeli del nuovo santo rimangono sconcertati e confusi vedendo che il suo corpo non è incorruttibile. la grande fioritura di confraternite protette dagli ordini mendicanti. Scalia. spesso sfruttato dai sacerdoti. insistente richiesta religiosa dal basso. Era una tensione che poteva assumere forme culte e elaborate. o la curiosità di gente bramosa di cose nuove – cioè. salimbene de adam. un’impazienza diffuse. come dice Salimbene. Ginzburg . in «Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo». v. «et sic fuerunt truffati et derisi Parmenses»26. Tensioni religiose e so- 26 Cfr. 1963. il desiderio dei fuorusciti ghibellini di rientrare nelle città. 27 Cfr. 80. che inducevano a guardare con occhi duramente critici una Chiesa. propagatasi nel corso del 1260 un po’ in tutta Italia. un mondo destinati a una fine imminente. pp. Sui flagellanti del 1260. in «Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo». 75. a cura di G. Ma non si tratta di un aneddoto isolato: lo stesso Salimbene ricorda che poco tempo prima a Padova e a Ferrara si erano verificati fatti analoghi. 257-72. 211-37. frugoni. ut nunc apparet in isto». Anche una devozione popolare cittadina come quella dei flagellanti.18 C. motivi religiosi. a. Bari 1966. nell’atmosfera di pacificazione suscitata dai miracoli dei nuovi santi. Ma c’era anche (è sempre Salimbene che parla) il desiderio degli infermi di riacquistare la salute. 733 sgg. Ed è con sarcastico compiacimento fratesco che Salimbene racconta l’esito della vicenda: una delle reliquie di Alberto comincia a puzzare. E certo. e anzi utilizzata in funzione antiereticale27. pp. Storia d’Italia Einaudi . Ma le strutture ecclesiastiche. pp. magia. rafforzate dalla spregiudicata azione degli ordini mendicanti. e legate piú o meno direttamente a questa devozione. Cosí. in definitiva. come in Gioacchino da Fiore e nel suo seguace Gherardo da Borgo San Donnino. fumagalli. forní un potente sfogo alle eventuali tensioni religiose del laicato. II. La tensione escatologica e profetica (quanti profeti nelle pagine di Salimbene!) nasce e si sviluppa in questo clima di rinnovata. In margine all’«Alleluia» del 1233. sed bene estis decepti. E ai frati dicevano polemicamente: «Vos creditis quod nullus possit miracula facere nisi sancti vestri.Folklore. oppure. oppure forme rozze e immediate. Il risultato era lo stesso: un’inquietudine. 1968. Cronica. richieste che non venivano soddisfatte nell’ambito della religione ufficiale. all’origine di queste devozioni eterodosse c’era il risentimento contro gli ordini mendicanti. religione xamitos et baldakinos et denarios multos». sorrette da un’approfondita esegesi scritturale. erano abbastanza flessibili da accogliere queste spinte senza spezzarsi.

E anche allora. Cristo cede. religione 19 ciali: nelle confraternite. magia. Si svolge quindi un vero e proprio «contrasto» tra Maria e Cristo. Cosí rafforzata. i domenicani intensificavano l’attività di apostolato. Ginzburg . insistendo sui temi devozionali piú popolari: in primo luogo. resiste. Maria intercede per il suo protetto: «alle quali parole niente rispondendo il Figliuolo. padroni e artigiani si ritrovavano su un illusorio piede di parità. Solo quando Maria si getta in ginocchio. All’inizio del nuovo secolo. ricorre a un castaldo esperto di negromanzia. esclamando che alla madre non Storia d’Italia Einaudi . soltanto a prezzo di un profondo rinnovamento la Chiesa riuscirà a sopravvivere. Nasceva. L’esigenza. la Chiesa poté superare le crisi. 5. la stessa tensione escatologica veniva incanalata e utilizzata per glorificare la potenza politica e religiosa della Chiesa. di un cavaliere che. e suprema. dei secoli successivi. di un contatto il piú diretto possibile con la sfera del sacro portava a dare un peso sempre maggiore alla figura di Maria. In un testo diffusissimo come lo Specchio della vera penitenza di Jacopo Passavanti. si legge per esempio la storia. mediatrice per eccellenza anche nei confronti di Cristo. In tal modo. nella persona del pontefice Bonifacio VIII. «avvocata de’ peccatori».C. L’elemento decisivo per l’affermazione della gerarchia erano stati gli ordini mendicanti. di legname iscolpita».Folklore. Mentre i francescani dovevano fronteggiare le polemiche e le lotte scoppiate nell’ordine a proposito della questione della povertà. non solo religiose. Bisognerà arrivare al Cinquecento perché si riproduca una situazione altrettanto pericolosa di spinte incontrollate dal basso. un consapevole impulso. Nel corso del Trecento la loro storia finí col divergere. debitamente sollecitata. vero modello di organizzazioni interclassiste. Ma alla successiva. ripresa da Cesario di Heisterbach. Nuove devozioni e letteratura religiosa. chiede perdono del peccato commesso. A questa tendenza i domenicani diedero. col Figliuolo in braccio. il giubileo del 1300 suggellò la vittoria della gerarchia su tutte le spinte eversive provenienti dal basso. Il diavolo. Con l’aiuto di Maria riesce a fuggire: entrato in una chiesa «dov’era la immagine della Vergine Maria. per riacquistare le ricchezze perdute. chiede al cavaliere di rinnegare Cristo: e il cavaliere obbedisce. richiesta di rinnegare la Vergine. con prediche e scritti. rivolse da lei la faccia». quella devozione per il pontefice destinata a diventare una delle componenti piú caratteristiche della società italiana. quelli legati al culto mariano. debitamente invocato. vivissima in questo periodo.

Soprattutto tra i domenicani c’era un’acuta consapevolezza del tipo di fedeli a cui volta a volta ci si rivolgeva. In una predica tenuta a Pisa nella quaresima del 1304. Dapprima si rivolge alla croce: Dond’as tu. attribuendo ad essa risentimenti e recriminazioni che escono dal solito stereotipo di mitezza e mansuetudine.. per esempio.20 C. passavanti. L. a cura di F. Firenze 18632. La crescente fortuna del tema della Mater Dolorosa nel corso del Trecento rientra anch’essa in questa tendenza a polarizzare la pietà attorno a situazioni e motivi di facile presa... Tu me dizesti ch’io era benedeta fra le altre done. Nelle terzine del Pianto de la gloriosa virgine Maria dell’eremitano Enselmino da Treviso. alle loro pene e alle loro miserie. et anchuoi me reputo sopra tute le done maledeta. Ginzburg . 29. magia. ? Poi passa a lamentarsi dei profeti: Algun de lor mai no me dise chome per lo mio fio io dovese vegnire a portar de grameze tante some. dunque. j.. è vicina agli uomini. che me dizesti parole suave. 71-73. dis’io. Siamo a un passo dal teatro. provvisti di una immediata carica emotiva. e quindi la tendenza a proporre modelli di pietà religiosa diversificati socialmente. e infine addirittura dell’angelo Gabriele: Poi me lamento. di là dagli echi danteschi si scorge la volontà di agevolare l’identificazione psicologica del lettore con la madre di Cristo. Polidori. Upsala 1898. Il tono quasi popolaresco di una parte di questa letteratura religiosa obbediva a una precisa scelta stilistica e ideologica. texte critique a cura di A. dalle sacre rappresentazioni. o agnol Gabriele. le qual io truovo tute false e fele. il domenicano Giordano da Rivalto ammoniva che «non 28 Cfr. perché le sue preghiere sono irresistibili. 29 Cfr. pp.. non Cristo. perché no naque qualche vermo che la radize t’avese roduta .. religione può negare niente28. ch’el mio dolze fiol tu tegni fermo choi piedi e chon le mane a ti fichate? Oimè. tanta chrudeltate. Storia d’Italia Einaudi . 67 sgg. e Maria può tutto. Plainte de la Vierge en vieux vénitien. Linder. Specchio della vera penitenza. 34. pp. Maria.Folklore.

ma si ribadisce la difficoltà della Scrittura («grave. e profonda e sottilissima ad intendere»). e profonda e sottilissima ad intendere. Ginzburg .31.. p. perho che la sua pelle è la sua carne.Folklore.. d. ma confitta fra doi legni de la croce. almeno per i «laici e idioti che non hanno lettere». Solo chi è dotto. innanzi innanzi. perho che Christo crucifixo ne mostra et insegna ogni perfectione et ogni scientia utile. cioè le piaghe. Per questo modo Iesu Christo in croce sta come libro. ché. E prosegue tracciando un minuto. Come scrive un altro domenicano pisano. 30 Cfr. religione 21 è commesso ad ogni uomo l’ufficio del predicare.C. la Bibbia rimane largamente ignota alla massa dei fedeli. La via della salvezza per il cristiano non passa attraverso il Libro – un libro. 27. Storia d’Italia Einaudi . Sonoci ancora le miniature e le lettere grosse di vermiglio. capzioso paragone tra il Cristo crocifisso e il libro: Tutti sapiamo che il libro non è altro se non pelle d’agnello bene rase. magia. cavalca. la quale è agnello senza macula e senza peccato. e non è da ogni persona»30. tutti i laici e idioti che non hanno lettere. ma gli principali capoversi sono lettere grosse vermiglie. di concedere ai laici il permesso di predicare. ligate fra doe tavole e scripte quasi per tutto di lettere nere. anci nacque tutto cosí puro. chi è «letterato e scientifico» potrà dunque salvarsi? Naturalmente il domenicano pisano non vuole dire questo. se non è letterato e scientifico. Milano-Napoli 1954. n. e perho chi ben studia legiermente impara tutta la Bibia. et era scripta tutta di littere nere.. onde niuno può essere predicatore. De Luca. Perho che Christo in croce observò tutti gli comandamenti e compite e fece intendere tutte le prophetie. che non fu raso né purificato da altri. per di piú. cap. e di questo è grave scomunicazione ed è grave peccato. di difficile comprensione e neppure scritto in volgare. che tutte colaveno sangue.. Prosatori minori del Trecento. e de le mane e di piedi e del costato. s. xxxvi. nel suo Specchio de croce. Di qui l’importanza delle prediche e delle immagini. però che la Scrittura è grave. tutto il messaggio cristiano: in essa è abbreviata l’intera Scrittura. ricorrente nei gruppi ereticali. perho ché fu tutta dilividita et anegrita per gli colpi e per le guanciate. Domenico Cavalca. possiamo veramente dire ch’egli è libro di vita nel quale ogni seculare idiota e d’ogni altra conditione può leggere e vedere la legge tutta abbreviata. a cura di G. appresso. Come nei secoli dell’alto Medioevo. principalmente del capo. in tanto che dice la scriptura che baveva perduto ogni bellezza. l. et adimpí tutte le promissione di lui facte a gli sancti padri e patriarchi e misse in opera quello che predicò. a tutte le femine è vietato in tutto e per tutto. E in un’immagine – quella del crocifisso – viene a concentrarsi. Incomincia il prologo nel devoto e morale libro intitulato Spechio de croce. I: Scrittori di religione. Questa pelle cosí nuda e pellata fu non legata. le quale sono vermiglie di sangue e sono molto grande e grosse.. 31 d. Non solo si respinge recisamente la richiesta.

vista nella sua irrimediabile fisicità. Ma un confronto con la documentazione d’Oltralpe mostra che in Italia l’irruzione dell’elemento. La stessa tragica esperienza della peste s’inserí. Cfr. la flagellazione era ridotta a proporzioni quasi simboliche. È anche troppo facile scorgere un nesso tra questo tipo di pietà e la crisi che soprattutto nella seconda metà del Trecento scosse non solo la Chiesa. tenenti. che si mescolano spesso al macabro d’Oltralpe (dall’accentuazione della finitudine corporea alle sfumature grottesche e irridenti. Ginzburg . All’ansia per la fine del mondo era subentrata quella per la fine individuale. Era certo una 32 33 Cfr. La crisi dell’Impero e del papato. romano. ricca di elementi di disgregazione. Anche gli elementi folklorici e in senso lato carnevaleschi. del macabro. nonostante i tentativi di incanalarla nei modi espressivi della pietà tradizionale. una cesura importante.22 C. muovevano a piccole tappe per le campagne. che investe a metà del Trecento la società non soltanto italiana33. esemplificato dalla fortuna del genere letterario dell’Ars moriendi. vestiti di abiti di lino candido. nuovo e scandaloso. Ciò appare chiaro allorché si confronta la devozione popolare dei bianchi propagatasi nell’Italia settentrionale e centrale alla fine del secolo (1399). ma anche di rinnovamento. presenti nel tema della danza macabra) in Italia sono quasi assenti. con il moto dei flagellanti di piú di un secolo prima. Ma la decadenza delle aspettative escatologiche era ormai evidente. Tra due crisi: l’Italia del Rinascimento. facevano paci. Tuttavia il dilagare di questa ossessione della morte fisica costituí. scalzi. impedivano ormai di riferirsi alla comunità cristiana nei termini tradizionali. ponevano fine alle discordie cittadine. sia pure accentuandola e in parte modificandola. ma l’intera società a tutti i livelli. sarcasticamente egualitarie. o comunque molto smorzati. Storia d’Italia Einaudi . lo spezzettamento del potere politico e religioso. entravano nelle città accolti e benedetti dal clero. Il senso della morte e l’amore della vita nel Rinascimento. Torino 1971. nonostante la fortuna incontrata da voci isolate come Brigida di Svezia o Angela da Foligno. pp.Folklore. s’inseriva in un orientamento generale verso una pietà emotiva e drammatica. r. In questo senso si può forse vedere nel macabro l’espressione della crisi. a. Lo scandalo della morte fisica fu velato e trasformato in tema di edificazione per i fedeli. 13-34. avvenne in forme molto piú composte e stilizzate32. magia. Torino 1957. I bianchi. religione La meditazione sull’immagine dolorosa di Cristo crocifisso. «libro nel quale è abbreviata tutta la scriptura». E alla splendida involuzione della società italiana fra Trecento e Quattrocento corrispose in un certo senso il soffocamento delle potenzialità eversive della sensibilità macabra. in una tendenza religiosa già esistente.

in sulle quali bestie mettemmo un paio di forzeretti piccoli da soma. a.Folklore. in tutto. magia. Per un uomo come il Datini questo pellegrinaggio era anzi un’occasione di fare sfoggio di liberalità e magnificenza con amici e clienti. e berlingozzi zuccherati e non zuccherati. I. e dal «ricordo» redatto in quella occasione dal mercante pratese Francesco Datini. e pane fresco e biscottato. in che furono piú scatole di tutte ragioni confetti. religione 23 devozione eccezionale. concludeva infatti. Lettere di un notaro a un mercante del secolo xiv. che se fate per Dio [ossia per i poveri]. Guasti. tra l’etica. Chi vi partecipava poteva raggiungere senza fatica l’illusione di una pacificazione con se stesso e col mondo. ci. una devozione che richiedesse preliminarmente un difficile rinnovamento interiore. e quindi di consolidare il proprio prestigio. L’ascesa del ceto mercantile e la crescente mobilità sociale mettevano a dura prova strutture ecclesiastiche formatesi nell’ambito di un’economia di tipo curtense.. La lunghissima polemica sulla liceità dell’usura fu soltanto il sintomo piú esplicito di questa crisi. tutti vennono meco in mia compagnia per avere il perdono del detto pellegrinaggio: e io feci a tutti le spese di mangiare e di bere e di ciò che bisognava loro. Dopo aver nominato coloro che l’avevano accompagnato al seguito dei bianchi. ché gli basta l’in- 34 Cfr. e gran quantità di ciera in torchietti e candele..C. in L’attesa dell’età nuova nella spiritualità della fine del medioevo. e vinca la ragione. io menai meco le due mie cavalle e la muletta da cavalcare. frugoni. Ginzburg . come sarà iscritto ordinatamente in questo libro innanzi. compiaciuto: Somma. Certo. Eppure. Ma molto tipica è. Sui flagellanti del 1260 cit. uomini dodici: i quali. 232-48. come detto è. 35 Ser lapo mazzei. pp. che lo portava a trascurare la salvezza dell’anima: Do! pigliate questo murare con modo.35. e formaggio d’ogni ragione. emerge addirittura l’immagine di una pacifica scampagnata. l’insistenza con cui il pio notaio Lapo Mazzei rimproverava all’amico Francesco Datini il «troppo piacere del murare». non tutti i bianchi si saranno recati al pellegrinaggio mangiando berlingozzi zuccherati e non zuccherati. Iddio non ha bisogno siate in tutto manovale. esplicita e implicita. Firenze 1880. Dal minuzioso elenco delle spese per il vitto e per l’alloggio sostenute al seguito dei bianchi. e La devozione dei bianchi del 1399. Storia d’Italia Einaudi .. Non era. a cura di C. quella dei bianchi. che rompeva il ritmo consueto della vita quotidiana – ma si trattava di un’eccezionalità controllata e priva di tensioni34. ma il tranquillo distacco con cui il Datini parla della sua partecipazione è comunque degno di nota. di un uomo come Francesco Datini e i valori fatti propri dalla Chiesa in questo periodo esisteva un margine di conflitto. Todi 1960. E per avere ciò che ci bisognava da vivere. e piú altre cose che s’appartengono alla vita dell’uomo. per esempio. p.

122. a cura di D.. Apparentemente. g. sotto titolo del Salvatore. Per lui. fondato il peccato.. imperniata sulle virtú familiari tra- 36 37 Ser lapo mazzei. che il sommo Padre. cosí faccendo tu fabbricherai in sull’altrui. la vera fede essere dispregiata. sievi la campanuzza.24 C. alcuna volta saranno occupati in fare grillande di fiori o d’erbe. o spedal rifiutato per povertà. perché la limosina tua sarà in ascondito. e cosí il nome del patronaggio rimarrà pure ne’ primi. se in casa si può fare o altrove nel conspetto tuo.. E non è senza significato che proprio il piú tipico oppositore del nascente culto dei classici. priva di eccessi e di slanci. Lettere di un notaro a un mercante del secolo xiv cit..Folklore. anche i giochi infantili dovevano essere imperniati sulle cose della religione: Farai uno altaruzzo o due in casa. piú ti consiglio rifacci una chiesa guasta e abbandonata.. Ginzburg . e poi non vi trovareste. 146-47. quella teneruccia mente si riempie del modo del sacrificio fatto agli falsi iddii. 38 Ibid. Se fate per lo mondo. Regola del governo di cura familiare. scrivesse nella sua Regola del governo di cura familiare. e l’ordine e ’l modo. a base di letture di Ovidio. Ma di fatto questo contrasto si smorzava nell’esortazione a una pietà moderata. A tutto ciò il mito umanistico della gloria darà consapevolezza e dignità culturale. o faccia innanzi a Cristo cosí le venie.36. e incoronare Iesu. perdendo il resto del tempo vostro in esercizii.. Virgilio e altri scrittori lascivi: E che peggio è. bene sareste da riprendere. e tu n’arai piú premio. però sarà maggiore onore di Dio avere una casa sofficiente. pp. religione tenzione buona. a dicci a pari. Però che presuppongo.. udendo di loro falsi miracoli e vane transmutazioni. l’aspirazione a una sopravvivenza tangibile dopo la morte.. Storia d’Italia Einaudi . 139. il domenicano Giovanni Dominici. Il Dominici criticava con durezza il modo in cui venivano educati i «moderni figliuoli». 4.. ponendo per pegno che chi perde dica cotanti paternostri o avemmarie. Firenze 1860. d’uomo ricco. pp.. magia.38. indirizzata a Bartolommea degli Alberti: Se vuogli spendere quantità di danari. p.37.. perché arai minor fama nel mondo.. fare candeluzze. nulla in mano.. Figliuolo e Spirito santo: donde procede.. prima diventando pagani che cristiani. scognosciuto il vero. dotandolo di quel che puoi. a chi piú salta o meglio corre. e prima chiamando dio Iuppiter o Saturno. e riverenzie grandi. In questa passione del «murare» si concentravano il desiderio di prestigio e di fama.. Dio non riverito. che fabbricar di nuovo. che verrà prima la morte che si compiano.. Salvi. e l’arme d’altri aranno fama. o sia privato non entrare nella cappelluzza.. Venus o Cibeles. E cosí non saprà la man manca quello fa la diritta.. era un contrasto molto netto. dominici. che due mendiche. 135. non vietar loro di giucare alle cappanelle.

dopo avere invocato Cristo. riuscisse – come mostrano i suoi Ricordi – a conciliare benissimo pietà religiosa e amore dei classici. che bene né male potea sentire se non come cosa impassibile. Seneca. religione 25 dizionali e sulla oculata salvaguardia del patrimonio. arai gran consolazione nell’anima tua.. il Dominici insiste molto) dovevano ispirarsi a un gusto sobrio e discreto: Ti guardi da ornamenti d’oro o d’ariento. Volea mostrare la mia fusse istata vana orazione e fatica indarno operata. apprenderai «quello hai a seguire nella presente vita e sí in salute dell’anima e sí in utilità e onore del corpo». E con questo. La lettura e lo studio di Virgilio. Ricordi. gran gaudio e gran dolcezza. 271. Accogliere amorevolmente i pellegrini. sperimenta la tentazione del demonio: Assalendomi durissimamente mi cominciò a combattere e a molestare. Non stupisce che un devoto seguace del Dominici. Dai primi. fonte di certezze. nel momento piú grave e tragico della sua vita. Storia d’Italia Einaudi . diseredando i figli. il Dominici ricordava che sant’Agostino rifiutò il lascito di un vescovo che aveva destinato l’intero patrimonio alla propria chiesa. e piú capi si scuoprono. Regola del governo di cura familiare cit. dominici. egli dice. sí. dal punto di vista sia psicologico sia religioso. Maria e Giovanni per ottenere la salvezza del figlio morto.». Boezio. pp. 273. accorgere]. però che mai me n’avea saputo dare [i.C. magia. il Morelli. all’equilibrata valutazione di uomini e cose. per non fargli [i figli] prima idolatri che fedeli. e che l’anima fusse niente o un poco di fiato. mentre dai secondi «sarai ammaestrato pienamente della fede e avvenimento del Figliuolo di Dio. e che dalla fortuna i’ era 39 40 g.. e pongonsi piú ginocchioni in terra alle figure dorate e di preziose pietre ornate. si pongono per il Morelli sullo stesso piano della lettura e dello studio dei profeti e della Scrittura. però che vedendo piú candele s’accendono. dopo la tipica esortazione. In quest’armonica visione della realtà la religione ha un suo posto. il mercante Giovanni di Pagolo Morelli. piú che di tensioni o inquietudini. p. isprezzerai il mondo. che non vede né sente né è da caldo o da freddo o da alcuna passione o da alcuno diletto oppressata. ma «vagabondi e instabili non debbon tanto caritativamente essere ricevuti». «la necessità della cura della famiglia non posporre alla soperchia orazione. 133. a cura di V. solo si comprende farsi riverenzia all’oro e pietre. Sia gli uni che gli altri contribuiscono alla «scienza». Branca.Folklore. mettendomi moltissime cose nella mente.. giovanni di pagolo morelli. che alle vecchie affumate. non arai pena di cosa che t’avvenga»40.e. e non alle figure o vero verità per quelle figure ripresentate39. e che in questo i’ era ignorante. Anche i quadri da tenere in casa (sulla cui utilità. il bene e ’1 male era quello che nel mondo s’acquistava. Certo. Cosí. importante e circoscritto. Ginzburg . Firenze 1956.

m’addormentai». e al dí d’oggi mi truovo bella richezza chon bello aviamento e chon gran credito e buona fede. che bene né male potea sentire.. Nella contemplazione del crocifisso il Morelli trova conforto: pensa che non lui soltanto. ecc. Questo scatto amaro e disperato trae origine da riflessioni in cui non è difficile riconoscere l’eco di qualche centone di detti di filosofi dell’antichità («l’anima fusse niente o un poco di fiato.»).. pp. E piú lo ringrazio della buona fortuna che m’à conceduta nel mio traffichare.26 C. ché cosí arebbe potuto farmi nascere turco. del luogo mio da Quarachi.. ché cosí arebbe potuto farmi una bestia mortale e sanza ragione. Un testo come il ricordo redatto nel 1464 da Giovanni Rucellai e inserito nel suo zibaldone. Et credo che m’habbi facto piú honore l’averli bene spesi ch’haverli guadangnati e piú chontentamento nel mio animo. s’ella ti dà infermità. ed io mi destai tutto ispaventato e ’n parte allegro»41. ma anche. dov’è la residenzia del nostro sanctissimo signore papa e de’ suoi honorevoli fratelli cardinali. religione istato molto oppressato e che in tutto m’era contraria. che non è minor virtú che il guadangnare. per esempio. ma anchora nello spenderli bene. 492 sgg. E maximamente delle muraglie che io ò facte della chasa mia di Firenze. sembra riepilogare un atteggiamento verso la realtà che abbiamo visto già testimoniato. Per un momento. Storia d’Italia Einaudi . preso riposo nell’animo. Secondariamente debbo ringraziarlo che m’à facto nascere in luogo dove è la vera fede. magia. della facciata della chiesa di Sancta Maria Novella e della logia principiata nella Vigna dirinpetto alla chasa mia. E che a questo non era altro rimedio se non disperarsi contro ad essa in questo modo: che s’ella ti toglie cento fiorini. dal Datini. Ritornano le «muraglie» care al Datini: ma questa volta si tratta di «muraglie» opera di Leon Battista Alberti. quando tu se’ sano fa che ogni legge sia rotta e contenta ogni tua voglia e spregia ogni altra cosa. E non tanto m’à conceduto grazia nel guadangnare. per il modo in cui la pratica del commercio s’innesta in una visione religiosa complessiva. moro o barbaro. Ginzburg . che saria stato perduto sanza rimedio. Si può parlare di religione non solo cittadina. ché di poche sustanze che mi furno lasciate l’ò acresciute e multiplicate.. ma mercantesca – e non solo per la diffusione in questo periodo di pratiche cultuali di tipo quasi contabile. Poi «isparí ogni visione. ecc. Il Rucellai ringrazia Dio in prima d’avermi dato l’essere et avermi facto creatura razionale e inmortale. rubane altrettanti. come il rosario. cioè nel Cristianesimo. piú in generale. e ppuosi dire nel mezzo della fede. E con tranquilla serenità il Ru41 giovanni di pagolo morelli. Nel sonno ha una visione da cui apprende che le sue preghiere sono state accolte e il figlio è salvo.. ma tutti sono afflitti – «il perché. l’armoniosa concordia tra fede cristiana e tradizione classica si rompe: ma la tentazione del «demonio» ha breve durata. cioè vicino a Roma. che rapresentano Cristo cogli apostoli.Folklore. Ricordi cit.

pp. 56. tutto saporoso cibo per la vita presente43. Senza dubbio. Le devozioni popolari indifferenziate socialmente. Anche all’altro estremo della scala sociale del laicato. al punto da finire in esilio per avere voluto introdurlo a Venezia. magia. n’ò preso grandissima dolcezza e grandissimo chontentamento. Perosa. pagine scelte a cura di A. Miserere mei Deus o simile». le quali contemplate e intellette guidano nella notizia del sommo Bene.C. Storia d’Italia Einaudi .. non era rivolto a tutti. pp. la Bibbia – faceva sí che i testi scritturali fossero sempre meno patrimonio esclusivo dei chierici. 43 dominici. e achordomi che anchora sia maggiore dolcezza lo spendere che il ghuadangnare». dell’importanza dell’esperienza religiosa individuale. come abbiamo visto. riprendendo con forza un motivo tradizionale. la possibilità di accostarsi al testo sacro ebbe profonde (anche se non immediatamente appariscenti) ripercussioni religiose. Poco piú avanti. consigliava nella sua Regola del governo di cura familiare. vediamo che tra la fine del Trecento e la fine del Quattrocento si verifica una sorta di differenziazione religiosa. Lo strato di superstizioni.. Regola cit. I: Il Zibaldone quaresimale. di fatto si estinguono. Il coagularsi di questo tipo di religiosità si accompagna a un’accentuazione dell’interiorità. non avendo mai fatto altro da cinquanta anni in qua se non ghuadangnare e spendere. e almeno una volta il dí ti confessa da Dio. Le creature son libri de’ mezzani. il Dominici scriveva: Però che debbi sapere sono permesse e ordinate le dipinture degli Angeli e Santi. Questo invito alla meditazione. 117-18. rivolta. per utilità mentale de’ piú bassi. Poco tempo dopo il Rucellai.. e aggiungeva con apparente distacco nel suo zibaldone: «per modo che insieme con altra aversità di richo sono diventato povero. Ma le Scritture revelate son principalmente per li piú perfetti.. Il successo di una devozione popolare come quella dei bianchi chiude in un certo senso tutto un periodo. religione 27 cellai poteva scrivere. London 1960. truffato da un dipendente. credenze. Ginzburg .Folklore. a fedeli di ceto elevato: «Come spesso pecchi.. pratiche magiche che si era conservato silenziosamente per secoli grazie al- 42 Giovanni Rucellai ed il suo Zibaldone. in un ricordo del 1474: «. spesso t’accusa. addirittura slegata dalle occasioni della confessione sacramentale. come si è detto. che era stato tra i piú caldi fautori del moto dei bianchi. 121-22. 132. nelle quali si truova d’ogni verità increata e creata quanto la mente è capace. come se fussi a piè del sacerdote. Che Dio di tutto sia lodato»42. e la penitenzia ne piglia. Il costituirsi di un ceto mercantile colto – e tra le sue letture c’era anche. perdeva 20 000 fiorini investiti nella compagnia di Pisa. Il Dominici.

il Passavanti a metà del Trecento) aveva radici remote. per Firenze. ebbero alla fine del secolo una sorta di riconoscimento ufficiale con la bolla Summis desiderantes affectibus (1484). come nei processi milanesi. 32. imperniate su una divinità femminile legata al mondo dei morti.Folklore. 165-88. magia.28 C. forse di origine germanica. come un magma sotterraneo affiorante attraverso una crepa del terreno. Istituto lombardo di scienze e lettere». in cui ormai si riconosceva la manifestazione. soprattutto nell’arco alpino. 1899. Due processi svoltisi verso la fine del Trecento indicano che le antiche tradizioni. a ogni tentativo di evangelizzazione. ora chiamata Diana. carnevalesco aveva acquistato una nuova vitalità. ma in una città come Milano44. evidente in un gruppo di processi provenzali della metà del Trecento. vol. Le superstizioni dall’apparenza piú innocente erano sempre piú spesso considerate indizio certo di stregoneria: e l’accusa di aver stretto un patto col diavolo evocava necessa- 44 Cfr. la presenza tangibile del demonio. Alla lunga. L’intreccio tra sopravvivenze ereticali e motivi folklorici a sfondo magico dovette essere frequente. Difficile dire in che misura la loro ricomparsa fosse legata a un humus ereticale piú o meno decomposto – non per nulla Milano. dispensatrice di ricchezza e di fertilità. che descrivevano nei loro trattati le credenze sopravvissute. diventò il motto terribilmente chiaro della persecuzione diretta contro streghe e stregoni. La mescolanza di elementi magici e di motivi dualistici di origine verosimilmente catara. e. religione la paradossale fissità della tradizione orale. ora Erodiade (come ci testimonia. Le teorizzazioni dei demonologi. Ginzburg . a sfondo magico. Il versetto dell’Esodo «Maleficos non patieris vivere» che Salimbene aveva applicato volta a volta a generici «ribaldi» o agli odiati eretici apostolici. verga. s. Intorno a due inediti documenti di stregheria milanese del secolo xiv. il proliferare di istituzioni del tipo delle «abbazie degli stolti» piemontesi indica che in questo periodo il mondo folklorico. non fu forse eccezionale. pp. Su un altro piano. La gerarchia lanciava una vera e propria offensiva – grazie soprattutto al tribunale dell’Inquisizione – contro questa cultura folklorica. in «Rendiconti del R. celebre come «fossa di eretici». emerge in piú punti. nome tradizionale dei luoghi di riunione delle streghe) per commettere orge sessuali. tutto ciò non mancò di preoccupare la gerarchia. cercando di comporle in un tutto coerente mediante nozioni giuridico-teologiche come quella del «patto» col diavolo. Il culto di questa divinità. si erano mantenute sorprendentemente vive – e non in un ambiente contadino. Storia d’Italia Einaudi . come testimoniano forse anche le accuse rivolte ai fraticelli di darsi convegno sul Barlotto (piú tardi. 11. era stata a lungo un centro di dissidenza religiosa.

Tale crisi ebbe la sua manifestazione piú clamorosa al vertice. 277-78. sperando de remagnir in paxe. e un’altra. over andar ramenghi per el mondo. Bartolomea Riccoboni. per che si quelle de papa Gregorio obediva. per papa Alessandro. o de dir contra conscientia credendo peccar mortalmente.-T. che testimoniavano l’esistenza di una crisi profonda nella Chiesa. magia. Il vicario generale dell’ordine domenicano intervenne per sanare il contrasto..Folklore. li pareva ofender misier Domenedio per che ne la sua conscienza li pareva che papa Gregorio fosse el vero pastor. «Reformare deformata». il cannibalismo rituale. avanti che compisse l’anno [1409].45.. Quali lacerazioni.C. era una grandissima compassion a veder tanti servi de Dio afflicti et non sapeva che partito li dovesse prender. le orge. Friburgo 1969. pp. Storia d’Italia Einaudi . de che tutti quelli che tengiva da Gregorio erano molto contenti. Ma lo scisma continua: viene eletto un nuovo papa. nella pratica e nelle coscienze. e se le desobediva le incoreva nela excomunication. e le autorità veneziane impongono di prestargli obbedienza. e sopra zò el se feva de grandissime oration con gran lacrime et a questo modo stevemo in grandissime angustie. a cura di M. vide 45 Cfr. Riflesse nel microcosmo del chiostro. Per la qual cosa – scrive la Riccoboni – el se faceva de grandissimi pianti e lamenti a vederse constrecti a dover dir contra la sua conscientia. g. queste lacerazioni assumevano certo forme particolarmente gravi: ma l’inquietudine suscitata dallo scisma era diffusa. questo Alessandro morite. con i superiori dell’ordine. come il domenicano Manfredo da Vercelli. dominici. Lettere spirituali. tutto ciò provocasse. per papa Gregorio XII. religione 29 riamente le terribili immagini del sabba – la profanazione dell’ostia consacrata. Pozzi. Ginzburg . Et in questo mezo. e comandò per obedientia soto pena de excomunication che tutte dovesse nominar ne la oration papa Alessandro e che chi questo non farà lui le punirà ben come rebelle. ci viene detto per esempio dalla Cronaca del Corpus Domini redatta al principio del Quattrocento da una suora legata al Dominici. Una parte del convento parteggiava. Casella e G. col Dominici. 6. Ci fu chi. Questo polarizzarsi di tendenze nella vita religiosa italiana tra la fine del Trecento e la fine del Quattrocento aveva un elemento comune: si trattava di movimenti centrifughi. e la presenza simultanea di due o addirittura tre pontefici che si scomunicavano reciprocamente. Giovanni. con lo scisma d’Occidente. De che erano in grande tribolation.

Qualche decennio prima. Si erano avuti tentativi come quello del mercante senese Giovanni Colombini. in «Benedectina». quella di Monte Oliveto47. Storia d’Italia Einaudi . è sintomatico. in quanto uomo. I. e poco tempo è che si diceva fermamente. Nella sua predicazione. Banchi. religione in questi disordini il segno dell’approssimarsi della fine dei tempi. Giovanni Colombini e la sua «brigata». lugano. 1. n. Bisognerà aspettare la fine del secolo perché i temi apocalittici riprendano vigore. c. e ormai scaduto ideale della povertà – riproposta che era stata smorzata e istituzionalizzata con la fondazione di un nuovo ordine. che elargiva a un pubblico composto prevalentemente da artigiani o commercianti un’oratoria semplice. egli riprese quella predicazione itinerante che i francescani avevano di fatto abbandonato da tempo. Siena 1880. che pazzia è questa di coloro che vogliono sapere piú che Iddio non vuole che si sappia? Chi è colui che il sa? Non è creatura al mondo che il possa sapere. E cosí anco oggi si dice. 237-71. Inizi e primi sviluppi dell’istituzione di Monte Oliveto. gennaro. Ma questa predicazione apocalittica imperniata sul tema dell’Anticristo rimase un fatto isolato. Ma che dico io? insino al tempo delli Apostoli si disse che elli era nato. incline alla morale pratica piú che all’illustrazione di grandi temi religiosi. si delinea un movimento mirante al ritorno all’osservanza delle regole primi46 Cfr. Fin dal secolo precedente il prestigio di questi ordini era fortemente diminuito. pp. pp. p. 1969. insino quando era fanciullo udii che Anticristo era nato. magia. Altrettanto sintomatico lo scetticismo con cui Bernardino affrontava il tema dell’Anticristo: Tu sai che molte volte è stato detto. Per diffonderla. 68-69.Folklore. Lo straordinario successo di Bernardino da Siena. Le prediche volgari di San Bernardino da Siena dette nella piazza del Campo l’anno mccccxxvii. 1947. 47 Cfr.30 C. Bernardino insisté moltissimo su una devozione elementare e facilmente comprensibile anche agli indotti come quella del nome di Gesú – attirandosi perciò l’accusa di favorire atteggiamenti idolatrici. nol seppe mai46. Nel Quattrocento questi tentativi s’intensificano. in «Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo e archivio muratoriano». facilmente pittoresca. come testimonia se non altro il sarcasmo corrente nei confronti dei frati ipocriti e gaudenti. ora primamente edite da L. e anco al tempo di santo Bernardo. Ginzburg . pp. 81. che aveva riproposto in termini di chiara derivazione francescana l’antico. né Cristo. finendo col dar vita a una nuova congregazione. Doh. sempre nel Senese. un gruppo di nobili si era ispirato invece alla regola benedettina. 44-81. Non è un episodio isolato: nel corso del Quattrocento si assiste a una serie di tentativi convergenti di ridar vigore agli ordini religiosi. quello dei gesuati. attenta ai fatti minuti della vita quotidiana. imperò che Iddio Cristo Gesú non volse dire alli discepoli.

Avvertendo che se nel libro c’è qualcosa di men che benedetto. redatto nel 1454. fondatore della congregazione di Santa Giustina. La loro forza d’inerzia spense o riassorbí le iniziative compiute in questo periodo da piccoli gruppi di laici. E tuttavia.Folklore. sono significative. e poi piú volte stampato tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. ibid. Partiti da un silenzioso ma netto rifiuto delle istituzioni religiose esistenti. magia. di varia estrazione sociale.C. senza vincolo di voti. finiscono col confluire negli ordini esistenti. Storia d’Italia Einaudi . 118 sgg. Ginzburg .. tassi. Si prenda per esempio un testo come il Libro devoto e fruttuoso a ciascuno fedel christiano chiamato giardino de orationi attribuito a Niccolò da Osimo. il Dominici fonda un convento dell’Osservanza a Venezia e poi a Fiesole. perciò. religione 31 tive: cosí. anzi ai laici incolti. sia pure per rinnovarli: da San Giorgio in Alga prende le mosse Ludovico Barbo. gli ordini rimanevano realtà cospicue – non solo e forse neppure prevalentemente dal punto di vista religioso – che era difficile ignorare. l’anonimo autore afferma che «sopra tutte le altre virtude singulare e specialissima è la virtude della oratione. basata sul ritorno alla lettera della regola benedettina48. bene che anche queste cose faccia per piacere a Dio. tra i domenicani. se «chi non ha la intelligentia di questa oratione» si dedica alle «abstinentie et altre fatiche corporale. questi gruppi finirono tutti inquadrati negli ordini – attraverso la fondazione di conventi dell’osservanza o addirittura di congregazioni nuove. Per quanto decaduti. Svalutazione delle pratiche esteriori. Cfr. Anche iniziative aristocratiche e socialmente chiuse. che tradizionalmente venivano invece indirizzati verso forme di pietà elementari e semplificate. insistenza sull’importanza della meditazione: il tutto rivolto ai laici. molto è dilongato dalla via spirituale». negli ambienti della Devotio moderna – anche se i rapporti di un personaggio come il Barbo con la spiritualità della Devotio moderna sono stati indubbiamente esagerati49. C’è un indubbio parallelismo con quanto si verifica nei Paesi Bassi. i. questa propensione a riunirsi per vivere esperienze religiose in comune. come quella dei canonici lateranensi. Ludovico Barbo ( 1381-1443). Scrive infatti l’anonimo: 48 49 Cfr. Roma 1952. queste iniziative dei laici. come quella dei nobili veneziani che si erano riuniti nel convento di San Giorgio in Alga per vivere poveramente in comune. pp. però che essa è quella che fa parlar l’anima con Dio». il lettore deve sottoporlo alla correzione di «ciascaduno vero spirituale et servo di Dio specialmente a correttione della santa chiesia catholica».

Ginzburg .] et tutto il corpo et il spirito bisogna che ad essa si dia».. Lazaro e gli dodeci apostoli. con indusia di tempo. Ad essi l’anonimo consiglia di pregare in un «loco remoto e segregato dalli strepiti e romori delle gente». E prosegue. santa Maria Maddalena. Perché «alla oratione vocale la chiesia publica è lo loco proprio». magia. mi ho pensato di componere questa opera. e in essa esercitarsi […] volendo piú presto fare utilità che satisfare alla vanità e curiosità di quelli che cercano pur de haver parlamenti ornati. per meditare sulla vita di Cristo. e non possono intendere li libri litterali e scientifici. il libro si dilunga soprattutto sull’orazione mentale: quella cioè che si fa «senza sono di voce e senza parola. ogni cosa par- Storia d’Italia Einaudi . Essa ha bisogno di una tecnica particolare. Cosí. piú facilmente reduchi a memoria tutti li fatti e le operatione che fece in questa vita messer Giesú Christo. «senza sono di voce e senza parola». E cosí essendoti representate quelle persone e quelli luogi per questa memoria locale. et de molte altre persone. Tutto il discorso è rivolto agli «spirituali». le quale hanno poca scientia. non trascorrendo. E quando se è intrato in essa è difficile et in essa perseverare [. E singularmente havere nella mente la forma e l’habito del suo corpo sacratissimo [.32 C. e piú caldamente nel suo amore accendere et infiamare. molti hanno scritto copiosamente huomini prudenti esperti e spirituali. le cose stanno in un altro modo. come era la nostra Madonna. Non è una strada aperta a tutti: «questa oratione è difficile. maschi e femine. consiglia: habbi come uno specchio davanti dalli occhi della mente tua la vita sua.]: e questo acciò che piú de lui ti possi inamorare. et questo trattato de l’oratione in vulgare: acciò che queste anime idiote e simplice possano havere intendimento di questa oratione. intrecciando caratteristicamente la volontà di rapimento interiore e l’esigenza di rappresentarsi fisicamente gli oggetti della meditazione: e cosí intrando nel tuo cubiculo incominciarai a pensare la vita de parte in parte. «utilissima e giocunda meditatione».. ma per l’orazione mentale. Marta. formandoti nella mente alcune persone di santitade e vertú delle quale ti representino le sopraditte persone con le quale conversava messer Giesú Christo frequentemente. e per lor anche è fatto il regno del cielo. e della sua eccellentia et grandezza e utilità... Di fatto. il cui volgarizzamento era nel Quattrocento diffusissimo.. rhetorici et esquisiti. ma io indotto e grosso.. e nondimeno anche lor cercano de accostarsi a Dio. ma con riposo e dimoranza. contrapposti. ai «carnali»: ma si tratta di spirituali laici.Folklore. religione della quale oratione. e senza difficultà non si può ad essa pervenire. riecheggiando temi già presenti nelle francescane Meditationes de passione Christi. e le persone che singularmente erano in sua compagnia. secondo la terminologia paolina. ma con la mente sola e con lo spirito». e forsi piú tosto che per li superbi delle grande scientie. Anchora ti serà utile formarti nella mente li luogi e le terre e le stantie dove lui conversava. su cui l’anonimo si sofferma. considerando la indigentia di me stesso.

51 Cfr. di un’imminente età dell’oro.. per Pietro de’ Nicolini da Sabbio. pp. esigenza di purificazione individuale. La necessità di «reformare deformata» non era presente soltanto ai nobili veneziani riuniti a San Giorgio in Alga51. p. A ii v sgg. le fattezze. calcoli astrologici e inquietudini religiose. e gesti. Erano aspettative confuse. Ignazio di Loyola: e l’accostamento ha una base concreta. Desideri di riforma nell’oratoria del Quattrocento. assenza di qualsiasi accenno all’esigenza della riforma della Chiesa. Sul finire del secolo essa si caricò di attese apocalittiche. «maschi e femine»? – il modello di una pietà severa o appartata. Ma fin d’ora alcune caratteristiche sono evidenti: accentuazione dell’interiorità. «canzeliero» di Erode – un’epistola naturalmente apocrifa. ricorre con frequenza sempre maggiore nell’oratoria sacra quattrocentesca52. Et perché sopra tutto ti è bisogno continovamente havere nella memoria el tuo sposo. al pronostico dell’Arquato «de eversione Euro50 La stampa del Giardino de orationi da me consultata è quella apparsa a Venezia. a quest’uso della «memoria locale» darà una larghissima diffusione. l’habito. Dai gesuiti. 1535: cfr. nel Giardino de orationi.. fa mistiero che nella mente tua ti formi uno huomo. 166-82. che andavano dalla predicazione.. redatta forse nel Trecento. indifferenza per i dogmi e le cerimonie. altramente non senteresti frutto della tua oratione. La condanna della corruzione del clero e della mondanizzazione della Chiesa. e membri del corpo le quale havea messer Giesú Christo fin che lui era in questa vita: le qual cose benché gli evangelii non porgano tuttavia si trovano in un’epistola scritta da Lentulo. a livelli diversi. A questa tecnica della meditazione. magia. tassi. essa mira a fornire ai laici – forse a gruppi di laici. F iii r sgg. Quest’esigenza era invece al centro del movimento per il ritorno all’osservanza. el quale habbia la statura. e poi ripetutamente stampata fino almeno agli ultimi anni del Cinquecento50. Questo filone di Pietà destinato alle «anime idiote e simplice» era destinato a arricchirsi di nuove implicazioni (e non si può non sottolineare l’importanza della fortuna cinquecentesca del Giardino de orationi). ora in La cultura filosofica del Rinascimento italiano. cc. O viii r sgg. questa tecnica introspettiva verrà naturalmente piegata a fini molto diversi. in cui confluivano. Firenze 1961. religione 33 ticularmente ruminando. contenente una minuziosa descrizione dell’aspetto fisico di Cristo. 15. lontana sia dalla «vanità e curiosità» dei dotti che dagli «strepiti e romori delle gente». e. Qui. Ginzburg . Storia d’Italia Einaudi . fondata sugli scritti ermetici tradotti e messi in circolazione dal Ficino. Ludovico Barbo cit.Folklore. garin. 52 Cfr. perché Ignazio si riallacciò proprio a quelle Meditationes de passione Christi con cui questo Giardino de orationi ha precisi punti di contatto. di lí a qualche decennio.C.

cosí minuziosi nello sforzo di racchiudere e ordinare tutte le colpe. la fine della «libertà» italiana furono avvertiti come eventi traumatici. A queste tensioni. Ma anche dopo il supplizio del Savonarola l’atmosfera religiosa di Firenze rimane tumultuosa. perché tutti e’ frati e preti della Chiesa d’Iddio erano tepidi. Napoli 1969. garin. cominciò a sua seghuaci a dare nuovi precepti. e teme di non riuscirci. l’insistenza sull’orazione mentale. si sforza di «unir lo spirito a Dio». si avverte uno scarto profondo55. L’età nuova.. Ricerche di storia della cultura dal xii al xvi secolo. a queste aspettative le gerarchie ecclesiastiche non riescono a far fronte.34 C. p. portava anche coloro che non avevano alcuna volontà di eterodossia a guardare con diffidenza e distacco i veicoli sacramentali offerti dalla Chiesa. Todi 1962. 69. magia. e per questo nessuno. III. Agli occhi di molti. tutte le infrazioni possibili – dai vari tipi di contratti fraudolenti alle varie combinazioni di rapporto sessuale –. 398. se confexassi. convegni del Centro di Studi sulla spiritualità medievale. che dopo aver allontanato come una distrazione le immagini sacre. Tra i confessionali del tempo. 54 Cfr. Storia d’Italia Einaudi . e che doppo la morte di fra’ Girolamo non era rimasto huomo giusto in terra.Folklore. e la spasmodica tensione di Pietro Paolo Boscoli condannato a morte. la riforma della Chiesa doveva sfociare in un rinnovamento universale. pp. rivendica il dono della profezia ai laici «indotti» e «idioti». già capo dei «fanciulli» savonaroliani. Tra la fine del Quattrocento e il principio del Cinquecento molte città italiane sono percorse da predicatori improvvisati che lanciano oscure profezie. Ginzburg . Certo: l’esperienza del condannato a 53 Sull’Arquato cfr. affermando che essi comprendono gli arcani della Scrittura meglio del clero. ansiosa preoccupazione per la salvezza individuale. dicendo che la Chiesa s’aveva colla spada a rinnovare. cosí caratteristica di quest’età. cosí sottilmente schematici. alla riscoperta dei grandi testi dell’escatologismo medievale53. e. Ma la pungente. in L’attesa dell’età nuova nella spiritualità della fine del Medioevo. Di qui. il rifiuto di sentir messa. religione pae». la scelta della povertà54. Con gli «Unti» siamo in un ambito nettamente ereticale. vasoli. 55 La morte di Pietro Paolo Boscoli cit. cosí fondamentalmente aridi. L’orafo Pietro di Bernardo. in perché non era piú necessario confessarsi. L’attesa della nuova èra in ambienti e gruppi fiorentini del Quattrocento. se non facta la renovatione. La discesa di Carlo VIII. p. La vicenda del Savonarola va vista su questo sfondo – anche se ovviamente la personalità del frate e l’eccezionalità della situazione fiorentina ne fanno un caso a parte. 105-11 (con bibliografia). l’inizio delle guerre d’Italia. Divenuto capo della setta degli «Unti». c.

magia. è la meditazione del Cristo crocifisso57.C.]. cc. ma estratte dal contesto. Queste affermazioni non avevano nulla di eterodosso. Rimedio alla disperazione. e comporta una tensione (eventualmente anche religiosa) eccezionale. r. La dottrina della giustificazione per fede.. A proposito della tentazione della disperazione che coglie gli infermi. o comunque di chi sa di dover morire. In nomine Iesu. le Artes moriendi.. esprimevano senza dubbio una netta svalutazione dell’importanza della confessione. furti e homicidii e altri grandissimi e laydi peccati che non sono le gozze de l’aqua del mare e li granelli de l’arena. in «Bibliothèque d’Humanisme et Renaissance». si trovano accenti diversi. nondimeno non se debe desperare [. e in generale della mediazione ecclesiastica ai fini della salvezza. né se ne fusse confessato. Storia d’Italia Einaudi . arrivava a sostenere che lo 56 Cfr. afferma Francesco da Mozzanica citando Bernardino da Siena. Portando all’estremo questi motivi. non è paragonabile a nessun’altra.Folklore. Nella maggior parte delle Artes moriendi quest’esortazione alla fiducia era accompagnata dalla raffigurazione degli orrori della morte. E se caso fusse ch’el fusse certo e chiaro de essere nel numero de li dainnati. sintomaticamente. religione 35 morte. induceva a sottolineare la centralità della fede in Cristo ai fini della salvezza. che dovevano indurre il morente al pentimento. Solo il peccato de la desperatione he quello che non se po’ medicare [. nondimeno per questo non se debe desperare. del peccato e dell’aldilà. klein. l’anonimo autore (quasi certamente un francescano) del Libro devotissimo della misericordia de Dio apparso a Bologna nel 1521. aciò per questo modo il conduca a desperatione. cosí largamente diffusa nell’Italia dei primi decenni del Cinquecento. quando lo infermo sarà in angonia. 441 sgg. K viii – L r. Ma proprio quest’esperienza diventò in questo periodo. Lo sforzo di consolare il morente che si sentiva angosciato anche perché non aveva piú la possibilità di compiere opere buone.]. E nondimeno nullo per questo si desperi de la misericordia de Dio. etiamdio se lo havesse ben comesso piú latrocinii. si dice che el diavolo.. oggetto di numerosi scritti di pietà. La dernière méditation de Savonarole. maxime quelli che non haverà confessati. tuti li peccati ge representa e porta lí davanti. né etiamdio morendo non se ne potesse confessare. etiamdio se in vita sua non havesse facto penitentia. 1961. Ma in un testo come il Ricordo di fare il transito felice de la morte inserito dal minorita milanese Francesco da Mozzanica in calce a un confessionale apparso al principio del Cinquecento. Ginzburg .. 57 francesco da mucianica. 23. Questo si è una brevissima introductione. pp. si affermò anche per questa via56. In primo luogo. Milano 1510. e dedicato anch’esso ai condannati a morte in generale e ai moribondi.

ora deliberato ora spontaneo. se bene etiandio havesse peccato in Spirito santo. Ma soprattutto riducevano il problema della salvezza a un rapporto personale tra il fedele e il Cristo misericordioso. V. se veramente ne serai bene contritto. religione stesso peccato contro lo Spirito santo. anima illaqueata e ligata da molti peccati. diretta da E.. 59 58 Storia d’Italia Einaudi . Era una pietà che erompeva fuori dai quadri tradizionali. per il loro carattere. cantimori. ello si è tanto benigno. che se tu havesse le migliara de millioni de peccati in Spirito santo. perciò quasi inesprimibile – e di fatto espressa. con un ricorso.. e perdonerà. Cfr. del qual se dice che non se remette né in questo mondo né in l’altro.Retorna adoncha. a Giesú Christo misericordioso. scritti di pietà... caritativo e misericordioso che tutti te li remetterà. che nella Scrittura è dichiarato irremissibile. Bologna. era. La crisi del primo Cinquecento. Sapegno. Le idee religiose del ’500. e tu te voglie convertire a Dio. per maestro Benedetto libraro. benegno e pietoso.58. all’arcaismo. nell’Italia del primo Cinquecento. Qui si andava ben al di là della possibilità di un perdono divino del peccato contro lo Spirito santo. cento. 7 sgg. dalle tonalità appassionate e sentimentali.Folklore. 14r. Ma io te dico cosí. Questa pietà cristocentrica. 7. magia. Le affermazioni dell’anonimo autore del Libro devotissimo anticipavano temi ereticali. da quelli ortodossamente cattolici a quelli ereticali59. vol. Tra la fine del Quattrocento e il principio del Cinquecento il pubblico dei lettori si trovò improvvisamente a poter disporre di una quantità di testi religiosi – raccolte di preghiere. 1521. comune agli ambienti piú vari. per una scelta stilistica che era anche una scelta religiosa. cautamente ammessa in circostanze eccezionali dallo stesso san Tommaso. commenti scritturali – risalenti a cinquanta. e per il fatto di essere stati dati alle stampe. Milano 1967. e la raccolta di incisioni apocalittiche ricalcate su quelle di Dürer – tutti libri stampati a Venezia tra il 1510 e il 1520 – furono letti o sfoLibro devotissimo cit. el quale è apparecchiato a remettere e perdonarte tutte le tue iniquitade e sceleritade. Ciò fu reso possibile dalla diffusione della stampa. in Storia della letteratura italiana. d. che ricorreranno per esempio negli scritti di Ochino. pp..36 C. trecento anni prima. Ginzburg . Gli scritti maggiori di Gioacchino da Fiore. Non c’è dubbio che per il lettore comune questi testi. Cecchi e N. c. erano avvertiti come testi contemporanei. può essere perdonato: . il commento all’Apocalisse redatto dall’oscuro domenicano Federico Veneto nella seconda metà del Trecento.

che implicò ampliamenti e rielaborazioni.. cum nova expositione in lingua volgare composta per el reverendo theologo et angelico spirito frate Federico Veneto ordinis predicatorum. reeves.Folklore. pur sforzata da l’amore con pietosa voce gridava come poteva dicendo. e volgarizzato durante il Trecento.. dicendo: “Che hai commesso. amantissimo figluolo mio Giesú. Ma in un’edizione delle Meditationi apparsa a Venezia ai primi del Cinquecento il passo subí un’ulteriore modificazione. che veniva a creare un singolarissimo impasto stilistico-emotivo: . in generale m. che in tanta acerba morte se’ stato condemnato? Che farà da hora innanzi la tristissima et mestissima madre tua? Oimè. Storia d’Italia Einaudi . il passo sul compianto del Cristo morto. Oxford 1969. Alexander Paganinus. tendenti. Nel corso del Quattrocento il volgarizzamento conobbe una straordinaria fortuna.. A Study in Joachimism. s’el fusse stato possibile [. O con quanta affetione riceveva et pigliava le pendente braccia del suo charo figluolo [. Ma l’arcaismo deliberato è ancora piú significativo. vedi in particolare Apocalipsis Iesu Christi. Et perché apena per dolore poteva parlare. The Influence of Prophecy in the Later Middle Ages.C. 1516. Cosí. quasi unigenitum» diventò. ma sforzata dal materno amore con pia voce gridava come poteva. 1515. Apochalypsis Ihesu Christi.. che nel testo latino (qui ricalcato dal volgarizzamento) suonava semplicemente «Alii circumstant et omnes faciunt planctum magnum super eum: omnes enim plangunt eum amarissime. Venetiis.. Et apena poteva pel dolore alchune parole proferire.».. o dolcissimo figluolo. in un testo già ricco di notazioni patetiche. Venetia. Ginzburg . la pietà religiosa di questo periodo.]. magia. in quante amaritudini mi sono convertite le dolceze che solevo da te havere” . Alexandro de Paganini. Questo rigurgito di un passato dimenticato contribuisce certamente a spiegare certe caratteristiche arcaicizzanti della letteratura religiosa del primo Cinquecento.. attraverso l’inserzione (non isolata) di una lauda di Jacopone.tanto amaro pianto facevano che pareva ben verificato el prophetico decto di Hieremia: Lugebam unigenitum: fac tibi planctum amarum..]... et insieme con lei quello innamorato Jacopone: 60 Su questa letteratura apocalittica cfr. Et cosí sopra tutti li membri del fiolo piangendo et basandoli mo l’uno mo l’altro. cioè redatto nella seconda metà del Duecento o al principio del Trecento. in cui nuovo e antico creano spesso un intreccio stupefacente. in una stampa delle Meditationi apparsa a Firenze verso il 1495: «.. etc. Si prenda il caso delle Meditationes de passione Christi dello pseudo-Bonaventura – un testo. come abbiamo visto. faceva pianto tanto amaro che quasi haveria provocato al lamento etiam li saxi. Ma sopra tucte l’addolorata madre faceva piatoso lamento.. Per i testi citati. religione 37 gliati come testi che rispondevano alle inquietudini del presente60. etc. a rispondere a quelle richieste di maggiore emotività e immediatezza che caratterizzavano.

Volterra 1884. Storia d’Italia Einaudi . la Compagnia della Croce di giorno di Volterra. Sulle connessioni della Deposizione del Rosso con l’arte medievale hanno insistito studiosi come Friedländer. I.38 C. riscontrabile anche nella pittura di questo periodo. dionisotti. 62 Cfr. le sovrapposizioni quattrocentesche – si ricorreva a Jacopone per far corrispondere a un momento di massima tensione emotiva una scelta stilistica che unisse insieme i valori della «semplicità» e della «schiettezza».»61. anticlassica come quella del Pontormo. 63 Cfr. Anche l’emergere. 341-78. a. ma piene di sancta doctrina et de alti sentimenti. In questa complessa stratificazione – il testo. Francesco e la Madonna di S. vaccari. 1968. O dolceza del mio core O fonte pieno de dolore O percosso mio splendore O dolce mio viso rosato.. Lettere.. Le «Meditazioni della vita di Cristo» in volgare. II. in Scritti di erudizione e di filologia. agitata. 61 Cfr. medievaleggianti. contrariamente alla tradizione. la Deposizione dipinta nel 1521 dal Rosso per una confraternita laicale controllata (si noti) dai francescani. in generale sulla fortuna delle Meditationes. Roma 1952. 264-65. Essa testimonia comunque una tendenza generale. il proemio all’editio princeps di Jacopone (Firenze 1490) avvertiva: «Siano adunque confortati li lectori a legere con attentione esse laude simplici quanto al stilo et parole. negli stessi anni. Ginzburg . Gli elementi deliberatamente arcaici. 8-9. Kusenberg. cinci. c. afferma che il dipinto fu commissionato dalla contigua Compagnia della Croce di notte che del resto era anch’essa legata alla chiesa di San Francesco. magia. pp. e non di motivazioni esclusivamente formali. Hartt. il Cinci. in «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. storia e filosofia». pp. pp. Apri li ochii o vita mia Risguarda la trista de Maria L’anima già se parte via Dal mio corpo amaricato etc. s. Non sappiamo se l’inserzione di testi di Jacopone in questa stampa veneziana delle Meditationi sia da attribuire a influssi di tipo fraticellesco62. il volgarizzamento trecentesco. a. probabilmente duecentesco. di una pittura inquieta. Sebastiano. religione El cortello del gran dolore M’ha passato fin al core Ben m’el disse Symeone Quando al tempio io te hebi dato. si spiega probabilmente alla luce di queste esigenze nuove della pietà religiosa. di uno dei capolavori del primo manierismo fiorentino. etc. Resoconto di una ricerca interrotta. Del resto.Folklore. XXXVII. dànno luogo a un impasto stilistico composito che richiama per analogia il passo già citato delle Meditationi apparse a Venezia63. La chiesa di S.

in un ambito circo64 Cfr. ma sulla sua figura. il che debba [essere] sommamente desiderato da tutti li christiani64. che gli chiedeva un giudizio articolato sul Savonarola – e cioè su colui che. proprio nel 1516. il Contarini finiva col sospendere il giudizio. Ciò che gli premeva dire era altro: Questa rennovatione della chiesa io non lla so per prophetia.C. in un tale huomo non so quello mi creda. Storia d’Italia Einaudi . soprattutto in ambienti ereticali. su cui il concilio lateranense aveva assunto una posizione cosí recisa. La naturale perché le cose humane non vanno secondo una linea recta infinita ma vanno secondo una linea circulare. in «Archiv für Reformationsgeschichte». con il Concilio lateranense. Con questa serena fiducia nella possibilità di condurre una riforma della Chiesa dall’interno. Contarini on Savonarola: An Unknown Document of 1516. gilbert. Tamen cum dubia in meliorem partem sint trahenda. parlava di Savonarola con ironico distacco: quando non vedessi in quello huomo una profondissima doctrina et non havessi inteso della sua sancta vita. La rag[i]on divina mi decta etiam che qualche volta Dio debba regulare la sua chiesa. dopo qualche anno quest’ondata sembrò placarsi – anche se filoni profetici riapparvero dopo qualche tempo. Ginzburg . Applicate voi. per la sua tragica morte. La ragione naturale e quella divina erano cosí nettamente contrapposte alla profezia. La risposta del Contarini era complessa. Savonarola non era un eretico («non ci è cosa alchuna contro alla fede»). questo periodo di riforma della Chiesa condotta sotto il segno del profetismo. magia. E di fatto. Anzitutto. ricco soprattutto di iniziative dal basso: ora. p. f. Et dipoi il grande ingegno et gran doctrina mi danno sospecto di fictione. In un certo senso. 1968. io di quelle revelationi ne haveria riso. e su tutta la questione del profetismo. 59. la gerarchia cercò di porre rimedio con la condanna pronunciata nel V concilio lateranense (1516). sottolineava (per prudenza. la gerarchia sembrava aver ripreso saldamente la guida della Chiesa. senza cataclismi. Certo. in greco) che non bisogna ubbidire al papa se ordina qualcosa contro l’onor di Dio. la condanna del profetismo non autorizzato chiudeva un periodo. Appare perciò emblematica la lettera scritta dal Contarini. pure il fingere una cosa cosí puerile mi pare da nuovo. e cioè il profetismo. 149. all’amico camaldolese Paolo Giustiniani. io non faria mai iudicio di questa cosa et credo che solo Dio possi fare.Folklore. aveva finito col simboleggiare. benché tutte non fanno el perfecto circulo et quando son venute a un certo termine di augumento vanno poi in giú. in cui la riforma della Chiesa aveva assunto apparentemente i caratteri di un moto incontrollato e tumultuoso. religione 39 All’aspetto piú appariscente della crisi religiosa italiana. ma la ragion naturale et divina me la decta. Poi. a torto o a ragione.

rivolti quindi ai soli dotti. Ginzburg . un certo Gerolamo da Bologna stampava a Venezia una Operetta nova spirituale dedicata prevalentemente a una polemica contro gli ebrei. Fin dal 1515. e non perché li casi siano uno in sé medesimo. e l’aquila è mantenuta da l’anima che ha essa.40 C. E certo. excepto lo scriptore che scriveva quello che Dio me inspirava. contro non meglio specificati «heretici christiani».. che fin dal titolo si definiva «ispirato da Dio». e specialmente di quelli philosophi antiqui». per tutto se dice mantenimento: e questo se intende in el partecipare del nome solamente. È verosimile che questi atteggiamenti di miscredenza non fossero piú limitati a conventicole ristrette..») si lanciava in argomentazioni di questo genere: Io te dico che la potentia del mantenimento con el quale l’huomo è mantenuto non è come quella potentia che è nel cavallo e l’asino: per quanto e l’homo è mantenuto da quello mantenimento della parte de l’anima che ha lui de homo. Ma accanto agli opuscoli polemici di un Contarini e di un Bartolomeo Spina. di dottrine eterodosse come quella della mortalità dell’anima. ed essere infine sconfitto. Comunque. bensí. tra gli altri. io non so parlare taliano.. un altro elemento di crisi e quindi di preoccupazione per la gerarchia era dato dalla diffusione. religione scritto. che tuttavia conteneva un’appendice scritta «a confusione. dopo aver dichiarato apertamente la propria ignoranza («io non ho aperto libro né ho havuto compagno né maestro che me dicesse una parola. con abbondanza di citazioni e di glosse aristoteliche. e molti inzampano in esso. sia pure dopo un quarto di secolo. Gerolamo da Bologna finiva esortando il suo ipotetico lettore in questi termini: Storia d’Italia Einaudi . Che un frate ignorante come questo Gerolamo da Bologna fosse indotto a occuparsi di tali argomenti. che vide impegnato in prima fila. Accanto al profetismo. in ambienti colti. dà da pensare. come quella riunita a metà del Quattrocento attorno a Pomponio Leto. troviamo anche reazioni piú elementari. e distinto da esso... e l’asino è mantenuto in la parte del mantenimento asinale.» L’autore. fu certo importante. che sembrerebbero indicare una diffusione (o almeno il timore di una diffusione) di queste dottrine anche tra un pubblico culturalmente meno preparato.Folklore. lo stesso Contarini. inclini magari a un culto estetizzante dell’antichità.. scritti in latino. La polemica contro Pomponazzi.. Ma la polemica non era rivolta evidentemente contro i filosofi antichi. Infine concludeva: «Intendi bene questi casi che sono assai sotili. de li heretici christiani che dichano non essere altro vivere che questo et che morto el corpo è cassato ogni cosa. come avvertiva il titolo stesso dell’operetta. magia.. il Contarini doveva condurre la sua battaglia.

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como el salvatore Christo Iesu benedetto per la sancta passione t’ha recomperato, per la sua sancta passione, la quale te priegho che tu con tua mente l’abbi inanti al conspecto tuo, e non sia ingrato de tanto grandissimo beneficio che lui te ha voluto comperare per lo sangue suo; questo è quello che dice: Redemisti me domine deus veritatis65.

Ritorna la consueta pietà cristocentrica, l’enfatica accentuazione dell’efficacia esclusiva, ai fini della salvezza, della passione di Cristo, qui accompagnata dall’espressione «beneficio di Cristo» destinata a tanta fortuna, da Erasmo (che l’usò per la prima volta in quello stesso anno 1516) a Melantone, fino al Trattato utilissimo del beneficio di Giesu Christo, lo scritto piú celebre e diffuso del movimento riformatore italiano66. Il ricorrere di quest’espressione in un testo come l’Operetta nova spirituale di fra Gerolamo da Bologna sembra quasi simboleggiare i molteplici fili che congiungono gli atteggiamenti religiosi del primo Cinquecento, ancora cosí poco studiati, a quelli, tanto piú complessi (e diversi) della metà del secolo. In questa situazione inquieta e confusa cominciarono a arrivare in Italia, verso il 1520, le prime notizie e i primi scritti dei riformatori d’Oltralpe. Le idee di questi uomini cominciarono a circolare prima ancora che si potesse parlare di gruppi organizzati su posizioni favorevoli alla Riforma. Nella generale incertezza sulla liceità di questa o quella dottrina, gente che avrebbe respinto recisamente la prospettiva di abbandonare la Chiesa in cui era nata e vissuta prestava volentieri orecchio ai temi della propaganda dei riformatori. Questa situazione d’incertezza, che favoriva oggettivamente la diffusione delle nuove idee, durò un paio di decenni. L’alternarsi in una stessa città, a poche settimane di distanza, di predicatori appartenenti magari allo stesso ordine che sostenevano tesi opposte non poteva non stimolare l’attenzione dei fedeli. Gli stessi sotterfugi adoperati dai fautori delle dottrine riformate, il loro dire e non dire, il loro parlare per accenni e implicazioni, accrescevano la sensibilità dell’uditorio67. Ma l’elemento di attrazione maggiore era dato forse dalla lettura e dalla spiegazione della Scrittura. Si verifica in questo periodo una vera riscoperta dei testi sacri, e in particolare di san Paolo. Quando l’Ochino predica a Napoli sulle lettere di san Paolo, i cuoiai discutono per le strade sui problemi della giustificazione e della
gerolamo da bologna, Operetta nova cit., e. d 3 v sgg. Cfr. s. caponetto, Erasmo e la genesi dell’espressione «Beneficio di Cristo», in «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa», s. II, vol. XXXVII, 1968, pp. 271-74. 67 Cfr. a. rotondò, Atteggiamenti della vita morale italiana del Cinquecento: la pratica nicodemitica, in «Rivista storica italiana», LXXIX, 1967, pp. 1012 sgg.
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grazia. Questa passione diffusa si spiega in una situazione di privazione scritturale come quella che si era creata non solo in Italia. Il testo biblico circolava sepolto dalle glosse, l’oratoria sacra tendeva spesso alla divagazione o allo sfoggio erudito. Soprattutto, la possibilità di disporre di testi maneggevoli e relativamente a poco prezzo, determinata dal progresso della stampa, aveva creato un pubblico di lettori potenziali. Allorché, nel 1539, il Brucioli pubblicò la sua traduzione della Scrittura, sottolineò nella dedicatoria l’importanza, sul piano religioso, dell’uso del volgare: Cristo aveva parlato ai pescatori, alle donne, alla povera gente, in un linguaggio piano e elementare; coloro che cercano di impedire la traduzione della Scrittura vogliono far sí che la parola di Dio non arrivi alle persone a cui è realmente destinata68. Per molti, la riscoperta della Scrittura e l’adesione, magari inizialmente inconsapevole, alle dottrine riformate furono una cosa sola. Ma quest’adesione non significò accoglimento passivo. A tutti i livelli, la situazione religiosa preesistente agí come una griglia, che lasciò filtrare certi temi e non altri. Ciò è evidente in un caso come quello dell’umanista Lisia Fileno, che recatosi a Strasburgo spinto da precisi interessi religiosi, entra in contatto con ambienti che verosimilmente lo spingeranno ad assumere, al suo ritorno in Italia, posizioni radicali. Ma questo è, ovviamente, un caso speciale. Tuttavia, anche in individui provvisti di una consapevolezza molto minore si scorge la tendenza ad accentuare temi come la giustificazione per fede o il rifiuto della mediazione ecclesiastica, accanto a una piú o meno accentuata indifferenza (o addirittura insofferenza) nei confronti delle sottigliezze teologiche. Per questa via si arrivava spesso alla svalutazione dei sacramenti o alla loro interpretazione in chiave spiritualistica – e quindi a posizioni ereticali, o a comportamenti nicodemitici, o a entrambe le cose. Uno degli elementi decisivi dell’atteggiamento italiano nei confronti della Riforma sembra essere stato, quindi, la presenza di questo humus religioso indifferenziato, comune a cattolici, riformati e eretici in senso proprio. Si può fare un esempio abbastanza caratteristico. Nel 1536 apparve a Genova una traduzione in volgare delle visioni di Angela da Foligno, intitolata Libro utile et devoto nel quale si contiene la conversione, penitentia, tentatione, dottrina, visioni et divine consolationi della beata Angela da Foligni. L’opera era già stata stampata, nel testo latino, a Venezia verso il 1520 da Lucio Paolo Roselli, futuro corrispondente di Melantone. L’anonimo curatore di quest’edizione genovese avverti68 Cfr. Il Nuovo Testamento di Christo Giesu signore et salvatore nostro, tradotto di greco in lingua thoscana da Antonio Brucioli, Venezia 1541, dedicatoria.

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va nella dedicatoria di aver voluto tradurre questi scritti in volgare perché fossero piú diffusi, senza però badare
ad ellegante parlare né a lingua tosca o cortigiana, ma solo a farlo intelligibile: però si eshorta ogniuno ad legerlo solamente per il suo utile et salute dell’anima, quale tanto piú gli ritroverà quanto piú consideratamente legendo lo masticherà, et il masticato et considerato metterà con la opera in essecutione. Perché non li lettori, ma li fattori delle bone opere acquistano la gratia.

Quest’insistenza su un cristianesimo pratico e fattivo era ribadita subito dopo con forza ancora maggiore:
hora si pregha et eshorta ogniuno universalmente che non si fastidisca legere (per lo bene suo) questo utilissimo libro, ove ritroverà la via regia piana et facile a trovar Dio (cioé della povertà, dolore, et disprezo) della quale nisciuno si puotrà scusare, come si potrebbe della contemplatione della incomprensibile trinità.

Difficile dire in quale ambiente nasca questo testo. Francescano, molto probabilmente; forse legato a qualche estrema propaggine di tipo fraticellesco? In ogni caso, è anche partendo da contrapposizioni come queste (povertà, dolore, disprezzo / incomprensibile trinità) che si comprende l’evoluzione di tanti eretici italiani – basti pensare all’Ochino. 8. Gruppi riformatori e ripresa di antiche superstizioni. Un movimento riformatore organizzato in Italia non ci fu. Ci furono comunità sparse, o, piú spesso, raggruppamenti dai confini mutevoli o incerti. Troviamo, cosí, nuclei di artigiani o di mercanti che si riunivano per leggere insieme la Scrittura, o per celebrare la cena calvinista, riuscendo talvolta a sottrarsi per anni e anni alla vigilanza dell’Inquisizione. Mancavano tuttavia legami organizzati e stabili, tali da superare la frammentazione delle situazioni locali, piú o meno favorevoli. Certo, le idee e gli uomini circolavano, c’erano contatti, incontri; gli esuli religionis causa mantenevano spesso rapporti, economici o di altro tipo, con il luogo d’origine. Libri e fogli volanti venivano diffusi clandestinamente. La possibilità che avevano i membri degli ordini religiosi di spostarsi da un capo all’altro della penisola (cosí, il benedettino don Benedetto da Mantova passa da Mantova a Venezia, a Catania, a Ferrara, allacciando rapporti con gli ambienti piú vari) era eccezionale: ma in generale questi gruppi eterodossi appaiono caratterizzati da una grande mobilità e vivacità. In questo modo le idee della Riforma penetrarono largamente nella società italiana, toccando ambienti colti e aristocratici, come il circolo riunito a Napoli attorno al
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7 sgg. IV. l’esistenza di una setta nettamente caratterizzata. quei gruppi avevano mantenuto fino all’ultimo legami col mondo contadino (la disperata resistenza di fra Dolcino in Valsesia si può considerare emblematica). rimase isolata69. nell’incomprensione dell’importanza storica delle chiese organizzate: la lucida intuizione di Machiavelli sull’efficacia politica della religione. con l’aiuto di efficaci strumenti repressivi come il tribunale del Sant’Uffizio. la Chiesa di Roma riuscí a riprendere il sopravvento. in pratica. In qualche decennio. Anche l’audacia degli intellettuali italiani in materia di religione (un’audacia destinata ad alimentare. è assolutamente eccezionale)70 esse scoprirono. le inquietudini. L’unico gruppo che seppe darsi una base settaria organizzata fu quello degli anabattisti. Nati nelle città. Neapoli. sparsa un po’ per tutta la penisola. nei confronti di uomini che rifiutavano dogmi fondamentali del cri69 Cfr. Ginzburg . cantimori. caratterizzata da una profonda.44 C. pp. le idee. Abituate a combattere con una imprecisata e indifferenziata «eresia luterana» (un opuscolo polemico specificamente antizwingliano come l’Enchiridion del domenicano Gerolamo da Monopoli. vol. le aspettative riformatrici non si diffusero nelle campagne. spegnendo uno dopo l’altro gli sparsi focolai di dissidenza religiosa. Nell’Italia del Cinquecento. d. 1539. 70 Enchiridion magistri Hieronymi Monopolitani ordinis predicatorum de necessitate bonorum operum et veritate sacramenti eucbaristie adversus Zuinglium. Storia d’Italia Einaudi .. ogni tensione religiosa eterodossa si esaurí nell’ambito urbano. Milano 1966. magia. il pensiero europeo di quasi due secoli) si tradusse. religione Valdés. e ormai consolidata frattura tra città e campagna. che non mancò di imporsi alle stesse gerarchie cattoliche. le correnti riformatrici finirono con lo scontare un limite politico e religioso che aveva origini antiche. Di qui. entrando nei conventi. in Storia della letteratura italiana cit. la presenza incombente nella penisola del dominio spagnolo rendeva impossibile una politica di alleanza tra i riformatori e i principi. il contrasto è evidente. essi derivarono quella consapevolezza di costituire un’entità inassimilabile al resto del movimento riformatore. quale si era avuta in Germania. Ma fu una penetrazione limitata ad ambienti cittadini: tranne trascurabili eccezioni.Folklore. oltre che dal radicalismo delle loro dottrine. La repressione. Se si pensa – è un accostamento rozzo ma illuminante – a quella che era stata la parabola storica dei gruppi ereticali medievali. Cosí. verso la metà del secolo. Niccolò Machiavelli: il politico e lo storico. Ioannes Sultzbacchius. nonostante l’ampiezza e la capillarità della loro penetrazione. arrivando fino agli strati artigiani delle città. apparso postumo a Napoli nel 1539. attraverso l’azione e gli scritti degli esuli. D’altra parte.

De farse guardare in su le mane. pp. verso cui tuttavia l’atteggiamento stava cambiando. la religione e la società costituite. che vanno viste a parte. dà un’idea della loro diffusione. Questo si è una brevissima introductione cit. che si era diffuso. Nella crisi generale della società italiana si assiste a una vera eruzione di quel mondo folklorico che era stato compresso per secoli. con propaggini che arrivavano fino in Calabria e nelle Puglie. fu durissima. all’Emilia. De uceli maxime de corvi. a iii v – a iv r. cancellato dalla realtà italiana. De dare fede alli soni. grazie a una propaganda capillare condotta soprattutto tra i ceti artigiani. XV. cc. collaborò in questa occasione con la curia romana. Tra inquisitori e riformati. La quantità e varietà di credenze superstiziose registrate nei confessionali del principio del secolo. su basi religiose. come si è detto. La trasformazione delle streghe in gatte per recarsi al sab71 Cfr.72. Un caso come quello della Calabria non è generalizzabile. alla diaspora ereticale.. religione 45 stianesimo come la divinità di Cristo. per esempio. per la presenza di un’antica comunità eterodossa come quella valdese – del resto. 1-76. Perfino la repubblica di Venezia. Che le strie se converteno in gatte.. Ginzburg . elencava: De le superstitione. di solito sotto la rubrica «Trasgressioni del primo comandamento»... cosí gelosa della sua indipendenza nelle materie ecclesiastiche. non era penetrato nelle campagne. Nella tumultuosa agitazione religiosa che percorre gran parte del Cinquecento italiano. Cosí l’anabattismo. Rimasero soltanto poche tracce. L’indebolirsi delle capacità di controllo da parte della gerarchia ecclesiastica. I semi del radicalismo religioso furono affidati. Ma anche l’anabattismo. De li incanti alla febre o animali o a fluxo de sangue o de denti o de ferite o simile cose. scaduto. diede a questo mondo folklorico la possibilità di esprimersi con una straordinaria ricchezza di forme. m. Animali. e cioè lo sforzo piú coerente allora tentato di mettere in discussione. De la observatione de alcuni dí o luna o altri pianeti. magia. De li brevi al collo. 1946.Folklore. i contadini appaiono in sostanza assenti. e che aveva cominciato a venire alla superficie già nella seconda metà del Quattrocento. in «Archivum historicum Societatis Iesu». che si spensero o furono spente nei decenni successivi. destinata anch’essa a una brutale distruzione71. Il già ricordato Francesco da Mozzanica. fu sradicato. De voltare il crivello. Erano credenze vecchie di secoli. e minavano le basi stesse del potere politico dichiarando l’illiceità del portare armi e di esercitare la magistratura. 72 In nomine Iesu. La storia religiosa delle campagne italiane del Cinquecento segue strade proprie.C. dal Veneto. Storia d’Italia Einaudi .. alla Toscana.

Ginzburg . tra il 1477-78 e il 1500 circa. et si fui rebellis ecclesie aut in aliquo favorem rebellibus dando. a naribus.46 C. magia. dovette essere del tutto eccezionale74. ed era in realtà. a faucibus. b v. a gutture. La magia popolare sembrava invece. ab ore. cc. tra incantesimi e esorcismi.73. 1508.. ab oculis. Francesco da Mozzanica vedeva in queste superstizioni delle deviazioni religiose. in Studi in memoria di Carlo Ascheri.. È chiaro dal contesto che questo confessionale era destinato a individui di ceto superiore. 74 Cfr.. Piú esigui e incerti. che si fece maestro di incanti amorosi alla strega Anastasia la Frappona. 129-37.. erano i confini tra preghiere e invocazioni superstiziose. tra le manifestazioni di un particolare tipo di superbia. creava nelle gerarchie ecclesiastiche un indubbio sconcerto. a capite. l’invocazione dei demoni figurava. 1970. invocando et replicate nominando demonium. qui considerata ancora una mera credenza erronea (e condannata come tale) era ormai per quasi tutti gli autori dei trattati di demonologia una realtà di fatto. a fronte. a capillis. et precipue contra dominuni deum. il pullulare di questi motivi magici nella cultura del Quattrocento e Cinquecento non aveva un significato irreligioso – anzi. Un caso come quello del poeta e umanista modenese Panfilo Sassi. religione ba. a cerebro. a dentibus. eius auxilium imploravi. invece. un fenomeno diverso. et e contrario rebelles in terra mea tenui et acceptavi. diffusa in determinati ambienti umanistici. di chi scrive. pp. Inoltre. e potenzialmente piú pericoloso. sulla traccia del codice giustinianeo. Un libriccino come la Coniuratio malignorum spirituum. aut rebelles mee civitati vel comitatui defendi. sive de rebellione: per quam superbiani ultra et praeter inobedientiam per quam maiores meos offendi. etc. di cui si ebbero.. «Differenze». ego superbus corde lingua et opere contra eos egi. addirittura a personaggi che detenevano un potere politico: ma proprio il diffondersi delle credenze magiche e demoniache a livelli sociali e culturali diversi. Storia d’Italia Einaudi . Un letterato e una strega al principio del ’500: Panfilo Sasso e Anastasia la Frappona. 9. tant’è vero che nel mezzo dell’elenco scriveva: «De havere qualchi errori contra la fede de la sancta madre gesa. Certo. a cura di Antonio da Butrio. a lingua. ab auribus. si conciliava benissimo con l’interpretazione dei dogmi cristiani in chiave neoplatonica.Folklore. Non per nulla la distinzione tra «alta» e «bassa» magia rimase netta: soprattutto ad opera di chi non voleva confondere i propri calcoli e le proprie speculazioni sugli arcani della natura con gli intrugli delle donnette. 73 Confessionale domini Antonio de Butrio. De li maleficii. impressum in alma Venetiarum civitate per Simonem de Luere. contiene testi come questi: Obsecro te domine Ihesu Christe ut extrahas omnes languores ab omnibus membris huius hominis. a collo. la ribellione: Et confiteor de decimo gradu superbie..» Ma in un confessionale apparso a Venezia due anni prima. ben 29 stampe.

. etc.. Ci si rivolge al diavolo o a Cristo con gli stessi termini e nello stesso spirito: ciò che conta è l’efficacia intrinseca delle parole e dell’iterazione. Solo una piccolissima parte di questa produzione (L’oratione di san Jacopo Maggiore. è una preghiera che ricalca da vicino la Coniuratio citata piú sopra.C.. la Devotissima et efficacissima [nei titoli viene vantata spesso l’efficacia di queste preghiere] oratione detta le tanaglie d’oro: Per l’immenso dolore che sentisti.. Coniuro te diabole per passionem domini nostri Iesu Christi quam recepit pro humana generatione ut recedas ab hoc famulo dei N.) viene messa all’Indice come superstiziosa.76. Arare e rampegare con gran stente 75 Cito da un incunabulo conservato presso la Biblioteca Angelica. quando in croce per forza ti furono tirate le braccia. 95 In Venetia. etc. magia. Siamo in un certo senso all’estremo opposto del tipo di preghiera mentale consigliato nel Giardino de orationi piú di un secolo prima. ma soltanto unmeccanica. L’estraneità dei contadini nei confronti della religione dei colti. fino al Seicento inoltrato. el Pater nostro Non se l’haom possú tegnir a mente Né littra fatta a stampa o con inchiostro.. presso il Bonfadino. Roma (segnatura: Inc. di quelli che sanno leggere e scrivere. Coniuro te diabole per clavos domini nostri Iesu Christi. che ti trafisse li nervi etc. col quale ti fu fitta in croce la man destra Dio habbi misericordia di me. La devota oratione de S. la quantità di ristampe testimonia una richiesta precisa. Coniuro te diabole per lanceam quam habebat Longinus.. appare formulata senza mezzi termini in quel grande testo che è l’Alfabeto dei villani (chiunque ne sia stato l’«autore»): La Santa Croce. etc.Folklore. 76 Storia d’Italia Einaudi . Elena. religione 47 Coniuro te diabole per patrem et filium et sanctum spiritum et per patriarchas et prophetas apostolos evangelistas martyres confessores virgines et omnes sanctos et sanctas dei. Coniuro te diabole per sanctam crucem in qua dominus noster Iesus Christus fuit suspensus. Per il chiodo. col quale ti fu fitta la man sinistra in croce Dio habbi misericordia di me. Certo. Ma il folklore contadino trovò il modo di esprimersi in forme originali e relativamente autonome. [81]). Al fedele non è richiesta nessuna forma di partecipazione interiore. Ginzburg . l’Ave. È un filone che continua. Questa produzione in cui confluivano magia e pietà religiosa circolò senza dubbio anche nelle campagne..75. Come si vede. addirittura sul rifiuto della «vocalità». tutto imperniato sull’interiorità.. in volgare. Per l’asprezza del chiodo. È difficile distinguere tra giaculatorie e scongiuri. e le gambe al loco delli chiodi Dio habbi misericordia di me.. Si prenda un esempio tipico. 1616. Per il chiodo..

Il Pater noster apparso insieme all’Alfabeto esprimeva in versi amari e burleschi. in particolare pp. non sarebbe stato possibile).48 C. a questo livello. d. lovarini. merlini. Spagnoli et Alemani». della satira del villano78.. 78 Cfr. da cui cito.Folklore. Ma a queste aspettative apocalittiche l’Alfabeto dei villani sembrava dare una sconsolata risposta. Alle due stampe dell’Alfabeto menzionate dal Lovarini aggiungerne una terza. alla tradizione. a cura G. Amen. Ginzburg . L’Alfabeto dei Villani in pavano nuovamente edito ed illustrato. religione Questa è la nostra prima lettion Che n’ha insegnò i nostri mazorente. in Studi sul Ruzzante e la letteratura pavana. ricorrendo alla forma tipicamente folklorica della parodia religiosa. Anche in questi scritti s’insiste spesso sull’ignoranza religiosa del villano che è uno dei tanti segni della sua inferiorità e brutalità. il lamento dei contadini oppressi e tormentati da «Francesi. complessa e ambigua. Liberaci Signor giusto clemente Da questa falsa dispietata gente Che ne consuma et guardaci al presente A malo. Dio non ascolterà le preghiere dei contadini: Christo fu da vilan crucificò E stagom sempre in pioza in vento in neve Perché haom fatto cosí gran peccò. e. et martori sarom A seom proprio la schiuma de sto mondo77. e invocava l’intervento del Dio vendicatore dell’antico testamento: Summergeli Signor de passione Sí como summergesti Pharaone Et dalli in cielo la maledittione Et in terra [. riempiendola di contenuti nuovi. Storia d’Italia Einaudi . 411 sgg. pp. Naturalmente non era uno sfogo irreligioso (allora. 23 sgg. Padova 1965. Ma uno di essi.. conservata presso la Biblioteca Vaticana. La conclusione era senza speranza: Martori semo. L’Alfabeto dei villani si riallacciava. la Santa Croce dei villani dice di piú: 77 Cfr. magia. Torino 1894.] Signore Dio tutti ingenoccione Noi ti pregamo con devotione Che da noi discazzi queste maledittione Et ne nos inducas in tentationem. Saggio di ricerche sulla satira contro il villano. Folena.

in forma allucinatoria. essa fu diffusa da predicatori e inquisitori nel corso di un secolo. Sono miti carnevaleschi. tra questi culti agrari prestregoneschi e il sabba diabolico inquisitoriale esistevano indubbiamente delle analogie. pp. diventa in questo periodo il grande mito religioso alternativo del folklore contadino. Torino 1966. dall’esplosione dell’osceno e del burlesco.. 49 Lo «striazo». Nel caso dei benandanti. merlini. la divinità è il diavolo. le ostie sono nere. religione El villan non sa fare Alcun atto honesto. Debitamente istituzionalizzata e codificata nei trattati di demonologia. ci si riempie le tasche di monete d’oro – anche se naturalmente poi tutto scompare e si ritorna alla vita miserabile di tutti i giorni. e il paese di Cuccagna. in cui la messa viene parodiata. cui si rende omaggio baciandogli il sedere. d. il coito è doloroso e non dà piacere. esemplificano chiaramente questo processo80. Ginzburg . La progressiva cancellazione compiuta dagli inquisitori del culto di Diana. questi momenti critici erano legati alla vita dell’intera comunità.. In esso confluiscono anche due grandiose fantasticherie che proprio nel corso del Cinquecento trovano un’articolata (e piú o meno mediata) espressione letteraria: il mondo alla rovescia. i cibi sono insipidi. cui si accede con invocazioni magiche che sono preghiere invertite (il padre nostro detto all’incontrario). Questa immagine del sabba non è di origine popolare. I benandanti. dall’abolizione delle distanze. e provvisto di una forte coerenza interna. la terrestre utopia del paese di Cuccagna: si mangia a crepapancia. Stregoneria e culti agrari nell’Europa del ’500. magia. in cui si è mascherati o travestiti da animali. e la trasformazione coatta dei benandanti friulani in stregoni secondo tutte le regole... si godono le donne piú belle. in cui si esprime l’aspirazione a un universo dominato dall’inversione rituale. una consolazione nei momenti critici. in cui il diavolo spegne le candele a forza di peti. cioè il sabba. Cfr. Ora. infine.79. e cioè di un culto saldamente radicato. traumatici dell’esistenza.Folklore. Saggio di ricerche sulla satira contro il villano cit. di chi scrive. Il sabba. Non sa lege né testo Né alcun comandamento […] El te roba e va in striazo. Storia d’Italia Einaudi . Ma il sabba realizza anche. Con l’aiuto di interrogatori e di torture venne sovrapposta a uno strato molto piú antico di credenze contadine imperniate su culti di fertilità. in cui si celebrano orge. nel Modenese e altrove. Il sabba è un mondo alla rovescia. Soprattutto analogie di carattere funzionale: entrambe le credenze fornivano una protezione. alle scadenze stagionali dell’annata 79 80 Cfr. è un mondo carnevalesco. 184-85. si indossano velluti e broccati.C.

Domenica Barbarelli. fu perseguito con impegno e sistematicità dalla Chiesa uscita dal Concilio di Trento. II. come il vescovo di Verona Gian Matteo Giberti. Stregoneria e pietà popolare: un processo modenese del 1519. 145. 269-87. nei culti agrari prestregoneschi mancava il diavolo (che è una creazione cristiana). oggetto di pietà e di terrore. benefiche e malefiche insieme. talvolta vigorosissimi. Una prima volta.Folklore. o in grado di diventarlo. Gli stessi tentativi di Carlo Borromeo di garantire un peso maggiore alla figura del vescovo e di salvaguardare le particolarità – liturgiche o di altro tipo – delle chiese locali. XXX. e anche a lei appare il diavolo81. 82 Cfr. orina sul crocifisso che le è stato piamente donato dagli inquisitori. religione agricola – semina. Ginzburg . C’erano invece i morti. una donna rimane vedova.50 C. e le appare il diavolo. Anche l’attività di chi. storia e filosofia. Il sabba aveva finito col diventare l’espressione forse piú autentica della religiosità contadina. ginzburg. e di fatto lasciata cadere83. Questa cultura folklorica fu quindi sradicata due volte. Una seconda volta. p. disgregato e artificiale come quello stregonesco. cum la bacheta d’orro». Lettere. Roma 1969. Il caso di una contadina del Modenese. che dopo aver confessato di essersi recata di notte al «gioco di Diana». si dispera. si aggira smarrita per la campagna. Perché anche in un culto tutto sommato imposto dall’esterno come quello diabolico. a. magia. s. prosperi. 9. è esemplare82. vendemmia. Il soffocamento di ogni manifestazione religiosa alternativa. trovavano sbocco sentimenti religiosi autonomi. esclamando che preferisce el suo – la sua divinità. pp. La Controriforma. 83 Cfr. il demonio – «che vesti d’orro. I benandanti cit. le anime dei morti vaganti – ambigue figure. raccolto. urtarono contro la volontà cen81 c. attraverso lo snaturamento dei culti agrari prestregoneschi in culti demoniaci.. i momenti critici coincidevano invece con determinati traumi individuali: una mezzadra viene cacciata dalla proprietà. in «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa». attraverso la repressione e il soffocamento di questi ultimi. Giberti. aveva cercato di giungere a un rinnovamento religioso per vie diverse da quelle poi sancite a Trento. fu irrigidita nell’astratta perfezione di un modello. Ma c’erano anche profonde diversità: anzitutto. Storia d’Italia Einaudi . 1961. Tra evangelismo e Controriforma: G. M. diffuso e perseguitato dagli inquisitori. Nel caso di un culto molto piú.

sottrarre al laicato. e furono sconfitti84. religione 51 tralizzatrice della curia. allorché ogni forma. prodi. riguadagnare il terreno perduto – e nello stesso tempo. et la Papauté. ogni capacità di iniziativa autonoma (di qui. nei limiti del possibile. deliberatamente «moderna»). in piedi per sottolineare la diversa posizione gerarchica. di dissidenza religiosa si era ormai spenta. Storia d’Italia Einaudi . Saldamente subordinata al pontefice. Charles Borromée. autore di una diffusissima Dottrina cristiana illustrata (secondo una formula che ebbe molto successo). archevêque de Milan. È un’immagine che dà bene il senso di un fenomeno che ebbe conseguenze tanto profonde. Questo atteggiamento di paternalistica sollecitudine verso la massa dei fedeli. Giovanni Battista Eliano. Già nel corso delle controversie antiprotestanti si era palesata la tendenza – espressa anche esplicitamente – a non formulare in maniera troppo particolareggiata gli argomenti degli avversari. 364. magia. con sulle spalle gli strumenti di lavoro. f. attorno a lui si vede un gruppo di bambini seduti. 379 sgg. riorganizzata nelle sue strutture diocesane. pp. consapevole dei teologi e la fede immediata e irriflessa dei laici ignoranti. per il loro valore emotivo e infor84 Cfr. Ginzburg . perché questo poteva essere pericoloso: il gregge dei fedeli indotti doveva respingere l’errore possibilmente senza conoscerlo85. inculcate in maniera elementare mediante il catechismo. o quasi. Per la storia religiosa dello Stato di Milano cit. p. la tensione crescente tra clero e confraternite).Folklore. 1967. cercò di raffigurare questa diffusione del catechismo inserendo nel suo libretto un’incisione che mostra un gesuita intento a insegnare la dottrina. p. La preoccupazione per le immagini.. L’opera svolta dalle compagnie della dottrina cristiana e dalle altre organizzazioni catechistiche (appoggiata ufficialmente da Pio V con un breve del 1567) fu capillare. Bisognava saldare le fratture che si erano create. la gerarchia posttridentina si dedicò all’opera grandiosa che va sotto il nome di Controriforma. è stata la prima istituzione consapevolmente. Era un divieto perfettamente coerente con la volontà di mantenere un netto distacco tra la fede colta. Non si insisterà mai abbastanza sulla importanza del divieto di accesso alla Scrittura in volgare. chabod. A questi ultimi era riservato l’indottrinamento sistematico delle verità fondamentali della fede. Ciò che colpisce soprattutto in quest’opera è la sua modernità (si potrebbe sostenere che la Compagnia di Gesú. LXII. continuò e si generalizzò anche dopo il 1570. tre contadini rozzamente vestiti. e un po’ in disparte. 85 Cfr.C. nota 1. in «Revue d’histoire ecclésiastique». Il problema centrale era quello del rapporto con le masse dei fedeli. in particolare.

Maliziosi indugi erotici nella Historia di Susanna et de due vecchi. Et come hebbe molte battaglie dal Demonio. brusciati et inancinati alla Turchesca. in Siena et in Orvieto. in Fiorenza et di nuovo in Viterbo 1603. Talvolta il tono è da cantastorie: Huomini e donne io vi voglio pregare Che tutti quanti ci stiate ascoltare E chi ha de’ figlioli un bel esempio po’ pigliare Col nome di Maria io mi metto a cominciare 86 Cfr. come fu ingannata da una vecchia. Nel giro di pochi anni. Caso veramente compassionevole et degno di grandissima ammiratione. Messina. Ricerche sulla teorica delle arti figurative nella Riforma cattolica. di andamento popolaresco. magia. narrazioni di miracoli. Esotismo e avventure in un testo come la Relatione della morte di un padre dell’Ordine di San Francesco. vite di santi. Con la morte d’altri christiani impalati.. le ricette. Devozione e perversione sessuale in un testo come La oratione di S. in Ronciglione. Storia d’Italia Einaudi . i cantari. ch’è stato scorticato vivo in Algieri. prodi. fu vivissima durante la Controriforma (le discussioni su questo problema svoltesi al Concilio di Trento sono note)86 come del resto in tutte le fasi di grande proselitismo della storia della Chiesa. lasciando sedimenti che non sono stati spazzati via definitivamente neppure oggi. con licenza de’ Superiori. pp. Macerata. adorni di rozze xilografie: preghiere. in ottave. generalmente (ma non sempre) di infimo livello. stampati su carta cattiva. tradotta di Spagnolo in Italiano dal dottor Antioco Strada Sardo Calaritano. Si tratta di una letteratura in gran parte anonima. la maggior parte dei libriccini smerciati nelle campagne erano di questo tipo – accanto agli almanacchi. 123-212. Perugia.. E in questa letteratura devota – specialmente nelle vite dei santi – la gente trovava un po’ di tutto. nuovamente data in luce per Tommaso Filippini. iv. e fece grandissima penitenza. stampata in Fiorenza con licenza de’ Superiori. Erano opuscoli da pochi soldi. Ginzburg . Amori e avventure in un testo come la Historia de santa Theodora. e fecela peccare. religione mativo. p. o a distanza di decenni lo stesso testo veniva ristampato a Venezia. Senza dubbio. litanie. Barbara vergine et martire di Nostro Signor Giesu Christo.52 C. È difficile valutare esattamente l’influsso esercitato da questo opuscolame devozionale. in «Archivio italiano per la storia della pietà». Ad esse si cercò di far fronte con un torrente di opuscoli devoti che si riversò sull’Italia per piú di un secolo e mezzo. è chiaro che essa non bastava a soddisfare le richieste religiose delle masse dei fedeli.Folklore. composta per Francesco Marinozzi. Ma nonostante il fervore di tanta pittura sacra di questo periodo. et in Orvieto 1618. 1962.

e come l’angelo mostra la via de salvatione al peccatore di questa vita presente. Gesú bambino – né misteri della teologia cristiana come quello dell’Incarnazione: Verbum caro factum est. Serafino Razzi dell’Ordine Domenicano.. La loro efficacia è indipendente dalla virtú del sacerdote che li somministra.. per andare alla gloria di vita eterStoria d’Italia Einaudi . P. in Venetia 1620). magia. F.] Verbum caro fantinello.] Verbum caro in Egitto Fu portato fanciulletto A fuggire il gran furor. et molti altri suoi compagni. Nel frontespizio de Il prego alla gloriosa Vergine Maria nostra avvocata. divoto di san Girolamo. Le lodi di Maria vengono dette in versi facili e cantanti: O Maria che bionda testa. Li capelli son fila d’oro. e ristampata in Orvieto s. rispettivamente alla sua sinistra e alla sua destra. in Macerata 1631). mentre lo Spirito santo in forma di colomba protegge la scena. [.. Fu per noi con gran dolor. Circonciso col coltello. quasi sempre. [. [. stampata in Siena con licentia de’ Superiori. religione 53 (Esempio bellissimo d’un peccatore chiamato Tito. etc.] Verbum caro humilemente. Inoltre. et del demonio. Cavato dal Giardino d’Esempi del R. O Maria che bionda testa (Laude della beatissima sempre Vergine Maria). anzitutto: in generale il testo vero e proprio è preceduto da una dedica a Maria.. rispondendo evidentemente a un dubbio popolare diffuso.. Che de sangue fé sudor. Rimirando quel tesoro. composto in ottava rima d’Alessandro Parnino da Siena. Ginzburg .C. ma comunque significativa) incoronata da Cristo e Dio padre. etc. Adorò cosí fervente. Tutti gli Angioli ne fan festa. La devozione mariana. come quella ora citata. che lui tenne molto tempo. Questa devozione zuccherosa e bamboleggiante non risparmia né Cristo – che non è mai il Cristo giudice ma. sottolinea.. si converti lui.Folklore. Maria appare (secondo un’iconografia tradizionale. De Maria per dolce amor. il Contrasto dell’angelo. Ma tutti questi scritti battono e ribattono su alcuni temi ben precisi.. dove per mezzo di detto santo si rividde della vita pessima. si insiste di continuo sull’importanza dei sacramenti. (El verbum caro. d.

. Martino dell’ordine heremitano. Lei ha possanza in Cielo et anche in terra. in Venetia 1607: Prima. Se havessi fatto questo in vita mia. sii leale A chi tu sei tenuto per ragione. Storia d’Italia Einaudi . e quanto vale. il fa avanti a Dio.Se tutti peccati che fanno al mondo Havesse un prette in sua libertade. composta dal R. Ginzburg . Prima il matrimonio dei guardare. Perché gli è opera di salvatione.. Corpo di Christo. magia. Il modello di vita religiosa proposto in questa letteratura devozionale popolare della Controriforma. ma l’angelo lo rimbecca duramente: . La conclusione di un testo come La vera lygenda del Santiss. novamente ristampata et coretta.. trovate un Santo Che avanti a Dio per te preghi ogn’ora A quel fagli riverentia in ogni canto.54 C.F. in Venetia 1614. compagno mio.. Tiberio Franco del Monte S.Folklore.P. Sono le esortazioni rivolte dal morto al vivo nella Leggenda del vivo e del morto. utilissima ad ogni fedel Christiano. Con tutta la gente usa veritade. converso in carne. in quanto Assolver non lo può giamai quel prette Perché quel prette fu homicidiale E tal confession giamai non vale. Et ogni dí risguarda la sua figura. nella pratica dei sacramenti. in sangue». Ogni dí innanzi a lui si adora. in carne. sangue et hostia. religione na: il demonio sostiene che il peccatore è dannato pur avendo ricevuto l’assoluzione. si riassume in sostanza nella devozione verso Maria e i santi. A la Vergine Maria sopra tutte quante. Va a la chiesa a vedere il Signore. Volse mostrarsi a chi fu ostinato Della auttorità sacerdotale Quanto sia grata a Dio. nella frequenza alla messa. Il nostro Padre Dio Signor giocondo Non leva però a quel l’autoritade Che lui non possa sempre confessare Chi puramente Christo vuol perdonare. Ancora disse il morto. è questa: Cristo apparendo miracolosamente «in hostia. Quel che lei fa.. L’anima mia in cielo salita saria.

si difesero affermando di aver recitato il canovaccio incriminato anche a Milano. Nel 1580 una compagnia di commedianti provenienti dalla Francia si fermò a Pisa a recitare. e dall’altro anticipava temi quietistici. fatti da alcuni servi di Dio per salute dell’anime.sii leale | A chi tu sei tenuto per ragione») e di partecipare alle devozioni e ai riti della Chiesa. senza ritrattatione alcuna divenire la mia volontà con la vostra. cc. raccolti per Gio. per cosí dire. magia. In essa. previa approvazione del vescovo Borromeo (la cui indulgente politica teatrale è del resto nota). che insisteva su motivi di tutt’altro genere – misticismo. la si metteva in scena. e rinegando me stesso. ben piú precisi e circostanziati. 1. unitemi perfettamente con voi. io intendo con tutto l’affetto e con tutti i desiderii che voi intendete potersi fare. L’inquisitore intervenne. con l’aggiunta di qualche lazzo e di qualche capriola. don Virgili.. interrogati. Battista Maringo. che da un lato si ricollegava addirittura alla Devotio moderna. di transfondere perfettamente la mia volontà nel vostro beneplacito. annullamento della volontà. vietando la rappresentazione perché sacrilega.Folklore. Questa risposta non doveva avere nulla di eccezionale. di obbedire ai superiori («. 87 Archivio Arcivescovile di Pisa. morto poco dopo la metà del Quattrocento e legato agli ambienti dei Fratelli della Vita Comune. Ringrazio l’archivista.. può essere esemplificato da una raccolta come il Fruttuoso giardino di opere spirituali. I comici. sottile ma tenace.C. o di testi.. né non volere se non come volete e non volete voi etc.88. talmente che io non voglio havere. religione 55 Il generico imperativo «con tutta la gente usa veritade» passa quasi inosservato di fronte a quelli. io sospirando dirò o Signor mio vivo e vero. Ma la pietà controriformistica non si esauriva nelle forme meccaniche e elementari esaminate finora. 88 Fruttuoso giardino cit. C’era un filone. all’inquisitore che gli chiedeva se conoscesse la parabola evangelica del figliuol prodigo. Ma lo smercio di questa letteratura devozionale lasciava insoddisfatta una richiesta scritturale che pure esisteva. ce n’era uno intitolato Il figliuol prodigo. 626r sgg. brani del minorita Herp. S. che ha gentilmente facilitato le mie ricerche). rispose di no87. Dio mio onnipotente. in Palermo 1619. Questo filone. amore «unitivo» di Dio. Tra i canovacci messi in scena. fasc. né volere. 86-87. pp. (il fondo non è inventariato. etc. Ma uno di essi. erano accompagnati da slanci come questo: E quando. Non potendo leggere la Scrittura. Storia d’Italia Einaudi . rivolto a un pubblico piú selezionato socialmente e culturalmente. parascritturali. La mera osservanza di queste prescrizioni è considerata sufficiente a garantire la salvezza. e senza piú dire rimanendo sospeso. Sintomo evidente di ciò non è solo la diffusione degli apocrifi. Uffizio. Ginzburg .

Caratteristicamente. hor insieme serrate in pugno. la qual serve la mattina. in cui. con allargate braccia in forma di traversi di croce. Queste missioni.. hor lagrimanti. la sera et notte. se non in quanto mezzo alla perseveranza. bensí un fenomeno collettivo. condotte in prevalenza. perciò starai sempre indifferente tanto al gusto..89. per la debilità tua. a parte il richiamo del titolo al Combattimento spirituale dello Scupoli. overo regola pratica facilissima per finalmente risolver l’animo amatore del mondo. ma non esclusivamente. religione Il relativo successo – ma limitato ad ambienti molto circoscritti. giusta et retta volontà. di darsi a Dio. pp. con un brusco passaggio: Quando non puoi esser udito. Si veda un opuscolo come quello del prete Antonio Maria Cortivo dei Santi. Nelle loro missioni evangelizzatrici i padri gesuiti si servirono per l’appunto delle forme di teatralità controllata descritte nell’opuscolo del Cortivo.Folklore. et che non sia alcun pericolo di scandalo. t’apporterà mirabil aiuto il proferire fuori con la lingua quei concetti che senti dentro nel cuore. hor con gl’occhi al cielo. non lo devi stimar molto. che quelle promosse per arte. dal solo et semplice buon animo. quanto all’aridità interiore. o di dolore o allegrezza. sono il fenomeno piú caratteristico e importante della storia religiosa italiana del Seicento. tutta sospiri e fervori. con le mani or gionte. ma nella misura in cui non sono piú un fatto individuale. non in pubblico. dai gesuiti. Proseguendo e ampliando un’iniziativa che risaliva al secolo precedente. hor sollevate e gionte. etc. C’è un senso preciso della convenienza sociale: certe manifestazioni di pietà religiosa sono lecite (anzi auspicabili) in privato.56 C. in Padova 1620.. Ginzburg . Pugna spirituale per gl’incipienti e novelli soldati di Christo. hor chiusi. fra il giorno.. Habbi te stesso in continuo sospetto. Storia d’Italia Einaudi . si spiega come reazione alla contemporanea larghissima diffusione della pietà di tipo gesuitico. con gridi amorosi. et lette nei libri. esse riuscirono a imporsi là dove il movi89 cortivo de i santi. insieme controllata e teatrale. se bene ancor queste vagliono assai. O meglio: sono lecite anche in pubblico. dichiarava la superiorità di quelle orationette giaculatorie da se stesse messe nel cuore. hor alla terra. hor sollevate et estese. o talmente unite che eccitino il core a eccesso. o crociate insieme in modo di croce. magia. 8v-9r. Il Cortivo ammoniva: quanto poi al gusto spirituale che alle volte si prova nell’oratione. E subito dopo. et accesa. 7r.. et fabricate senza industria. hor crociate al petto. erano rielaborati temi degli Esercizi ignaziani e degli scritti del gesuita Pinelli. come poi in seguito quelli toccati dal quietismo – di una meditazione interiore come questa. etc. Non creder a lumi et visioni. fortemente. Pugna spirituale cit.

delle iniziative di evangelizzazione in Asia o nelle Americhe. religione 57 mento riformatore cinquecentesco era fallito: nelle campagne. e si creavano le premesse del rovesciamento che avrà luogo nel corso del Settecento. nella sua esasperazione e disperazione. con questa giustificazione: «Stimasi. Tutti i fenomeni religiosi piú importanti della storia italiana avevano avuto il loro epicentro al di fuori del Mezzogiorno: la riforma gregoriana. una delle costanti della storia religiosa italiana – la separazione e contrapposizione tra città e campagna – veniva intaccata. diventa un fatto italiano. redatto da Scipione Paolucci S. Il resoconto della memorabile campagna propagandistica condotta dai padri gesuiti nel Mezzogiorno.Folklore. Nel momento in cui la Chiesa assumeva. la nascita degli ordini mendicanti. et il fatto è forse maggiore». che ivi si ha. soprattutto grazie ai gesuiti. di degradazione sociale. Alla fine del secolo. Ma nel corso del Seicento questa arretratezza in un certo senso si generalizza. la penetrazione religiosa nelle campagne dell’Italia meridionale si configurava come un corrispettivo. in forme diverse. E certo.C. non senza contraddizioni un’ottica missionaria mondiale. di spargere il sangue per la Fede. in direzione del Mezzogiorno. politico. civile tra l’Italia settentrionale e quella meridionale – un dislivello che durava. il tentativo insurrezionale a sfondo utopistico e astrologico di Campanella rifletteva. con la comparsa di un gruppo come quello valdesiano a Napoli. Ginzburg . fin dal secolo xi – aveva dato luogo a due storie religiose diverse. (Missione de’ padri della Compagnia di Giesú nel Regno di Napoli. In questo modo. su un altro piano.e. tanto spesso citata. magia. di fronte a un’Europa settentrionale che supera la crisi e imbocca la via dello sviluppo. questo impiego [i. sulle «Indie di quaggiú» – e cioè l’Italia meridionale – non era un’espressione retorica. in Napoli 1651) era dedicato «al santo apostolo dell’Oriente Francesco Saverio della Compagnia di Giesú». et a raggione. i movimenti popolari come quello dei Flagellanti. le eresie medievali. Il dislivello economico. Ma ciò che rese ancora piú significativa quest’opera di cattolicizzazione fu il fatto che essa fosse rivolta. in cui lo stesso scarto tra Italia setStoria d’Italia Einaudi . e il diffondersi di atteggiamenti eterodossi in Sicilia. La conquista religiosa del Mezzogiorno ad opera dei gesuiti avviene in una situazione di crisi. addirittura mediterraneo. nel regno di Napoli] poco inferiore alla vocatione dell’Indie: posciaché toltane la speranza. La frase. qui le fatiche non son minori. J. o i movimenti partiti dalla gerarchia come quello del ritorno all’osservanza. Solo con la Riforma la situazione aveva cominciato a modificarsi. una realtà di tremenda arretratezza. tuttavia. anche se a un livello socialmente molto circoscritto. l’inizio dell’unificazione religiosa della penisola non era cosa da poco.

a farsi instruire. Riconosciuto il loro obbligo s’invitarono da se stessi a far delle penitenze per sodisfattione de’ peccati commessi. un’ottima volontà. Corrisposero anche essi i buoni huomini alle diligenze de’ padri. che coll’aiuto della divina gratia [. si spiegavano in particolare. Ma anche nelle zone meno remote da traffici e comunicazioni. o pure con sassi si percotevano il petto alla peggio..].58 C. il tipo di predicazione: . cosí furono e rigorose e sciocche le maniere da tormentarsi: si battevano con gli staffili da bovi o colle spine affasciate delle siepi. se bene in diversi giorni. con inettie stravagantissime altri dicevano essere il papa. con molto divoto sentimento confessare e communicare. et accorrevano ad una vicina chiesa ove habitavano i padri. che veloci sí. che d’huomo non haveano che la figura. benché sovente andassero questi a trovarli dentro alle loro mandrie o capanne.] s’impresse in quei cuori sí rozzi tanta cognitione delle cose di Dio. i padri s’imbattevano in situazioni stupefacenti. che si poterono tutti. anche della stessa cognitione di Dio. Racconta il Paolucci: Eranvi nella campagna d’Evoli da cinquecento guardiani d’armenti divisi in varie ville e poderi di quel contado. E se non che la miseria di quei poveracci meritava piú tosto compassione. questa conquista. hora con vehementi schiamazzi e spaven- Storia d’Italia Einaudi . si esaminavano hor questi hor quelli.Folklore. et anco in queste comparve. ma non vani spariscono e feriscono in un punto. unita colla loro goffaggine.. nella capacità e scienza poco dissomiglianti a quelle bestie medesime che custodivano: affatto ignoranti. et accordandosi tra di loro lasciavano a vicenda la guardia delle proprie gregi a’ compagni. L’azione dei gesuiti si svolse prevalentemente nelle zone costiere. non che dell’orationi. senza inoltrarsi troppo nell’interno. Anzitutto. Hor la fatica nell’ammaestrare gente sí rustica fu senza dubbio grandissima. Richiesti. coll’esempio de’ piú capaci s’inanimavano gli altri. quasi fulmini del cielo. si per dubbio non si stancassero d’attendere a sí fruttuoso e necessario esercitio. fora stata cosa degnissima di riso l’udire le sproportionate e goffe risposte che davano a chi gl’interrogava de’ misterii christiani. chi rispondeva cento. magia. chi mille. altri quei stessi padri che gl’instruivano [. che cosa mai pensavano che fosse Iddio. Tanto seppe operare il Maestro divino in pochissimi giorni con iscolari sí rozzi. e si fé in fatti in modo. come se si trattasse d’accrescer il numero delle lor bestie. si ripetevano cento e mille volte l’istesse cose. e con semplici ma affettuosi ringratiamenti. Cosí Cristo arrivò a Eboli e vi si fermò per trecento anni. chi altro numero maggiore. huomini. si davano delle gagliarde guanciate.hora con poche ma efficaci parole.. Ginzburg . stimandosi piú saccente quanto piú ne cresceva il conto. o altri misterii particolari della santa Fede. religione tentrionale e Italia meridionale tende a cancellarsi. sí per dare maggior fretta e calore all’opera. E assume.. Non sapendo poi come sodisfare al molto che dovevano a’ loro instruttori. e con rustici ma cordiali presentucci testificarono il loro affetto. La tecnica usata dai gesuiti durante le loro missioni è minutamente descritta dal Paolucci. altri il lor padrone.. le forme di una regressione genialmente calcolata e controllata. si dichiaravano in comune. Domandati quanti Dei ci fossero.. non mancando molti di spargere copiosissime lagrime per tenerezza della loro partita.

benché quasi tutte accoppino l’uno e l’altro. eccedono altre in genere di mortificationi. corde al collo. et altri.. la processione era una grande. Ma naturalmente quest’elemento carnevalesco era assunto per essere mistificato e compresso. e per nobiltà o per officio riguardevoli. Ginzburg . Storia d’Italia Einaudi . 29 sgg. Infine. carnevalesca mascherata. si è costumato.. La processione era un evento eccezionale.. magia.. Con esatto giudizio il Paolucci distingueva le processioni dei Flagellanti («importune e mal regolate penitenze») dalle moderne processioni dei gesuiti. accioché alla fatica possa corrispondere il frutto. senza cappello. che con briglie e morsi da bestie.. A tutto ciò aggiunge alcuno ne’ luoghi ove commodamente si può. etc. gli dispongono piú attamente a’ colpi del divino timore [. condotte «con 90 paolucci. Poi. la compagnia d’una divota musica indirizzata alla compuntione e dolor delle colpe. l’uso sottile e consapevole della situazione ambientale e dei mezzi di comunicazione: Niente proibisce il praticare questo stesso modo anche di giorno.. altre di tormento. senza collare o altro solito ornamento. abnormi. ammantatosi con una rozza et hispida pelle di porco. Nelle processioni l’inventiva e la passione teatrale dei gesuiti trionfava. pp. Missioni de’ padri cit. d’orso e simili. come il numero e qualità de’ penitenti.90. con corone di spine in testa. L’inventioni. senza mantello. et in vece di fregi.. per cominciare da quelle. 21-22. girare lungo tratto di strada scalzi e mezzi ignudi [.Folklore.]. o pure piccioli crocifissi.]. Nella processione le gerarchie sociali erano rovesciate (i nobili vi partecipavano vestiti da penitenti) e le distanze sociali abolite (il povero vi camminava accanto al ricco). stimandosi meno che huomini s’uguagliavano a gli angioli. et ove le circostanze lo richiedevano. Sono in essa notabili – scrive il Paolucci – anzi eccessive sí le strane inventioni e dolorose asprezze delle penitenze.C. quanto piú importune e fuor d’hora. 13-14. et in mano ossa o teschi di morti. Soprattutto. spargersi e ’l capo e le vesti di ceneri. religione 59 tose grida. che coll’horrore natio intimorendo gli animi. deviato a fini penitenziali. La presenza di indemoniati e invasati introduceva un elemento di trasgressione o addirittura di licenza. si rinfaccia a’ peccatori la miseria del loro stato.. generalmente vietati dalle convenienze sociali. le processioni.. si minacciano vicini i gastighi etc. hora con sermoncini proportionati al bisogno nelle piazze piú habitate. un evento nel corso del quale la comunità si purificava attraverso una serie di comportamenti eccessivi. Con vera genialità essi recuperavano la dimensione folklorica del carnevalesco. E vi fu piú d’uno che al modo del caminare aggiunse anche quello del vestire. ma giovano non poco al compungimento de’ cuori le tenebre della notte. tanto piú a tempo e giovevoli per ispaventare gli uccellacci dell’Inferno. Pongo nel primo luogo l’andare huomini principalissimi. con cenci logori in dosso. riuscendo spesso il passare dall’armonia delle corde a quella delle passioni.

pp. in forme sempre piú accese e allarmate. e le campagne erano state considerate zone da evangelizzare. la tendenza a giudicare con maggiore prudenza gli imputati di stregoneria e di magia. I processi non cessarono d’un tratto: ma ormai streghe e maghi non erano piú temibili.Folklore. Naturalmente. nota 2. e al ristabilirsi dei contatti tra i ceti intellettuali italiani e la cultura europea – la cultura di Bayle. Già a metà del Seicento la stessa Inquisizione romana poteva permettersi il lusso di diffondere un memoriale (poi dato alle stampe) in cui invitava gli inquisitori locali a affrontare le cause di stregoneria e di magia con cautela molto maggiore che in passato91. Il nuovo ruolo delle campagne La penetrazione della Chiesa nelle campagne aveva inferto un colpo definitivo al mondo magico contadino. venturi. Ginzburg . dell’illuminismo – una parte della gerarchia cattolica aveva capito molto presto che le posizioni piú retrive erano destinate. e sopravvivere in forme via via piú marginali. di fatto. Anzi: proprio nella seconda metà del Seicento s’infoltisce la produzione letteraria rivolta a confutare razionalisti e libertini. Per quanto controllata dal clero. Torino 1969. alla sconfitta. si fosse convertita al razionalismo.. magia. Per secoli e secoli l’azione della Chiesa in Italia era stata imperniata sulle città. anche se era utile continuare a difenderle. ma senza variazioni sostanziali. f. in cui perduravano l’igno91 92 Cfr. Da Muratori a Beccaria. 135. 355-89. dell’Encyclopédie. Settecento riformatore. In realtà. il centro dell’impegno della gerarchia si spostò dalle città alle campagne. Storia d’Italia Einaudi . soprattutto nelle terre imperiali. Un secolo dopo. I benandanti cit. ormai impensabile nell’età della Controriforma. non significava che le gerarchie cattoliche. religione regolato indirizzo de’ padri spirituali». In complesso. di fronte al diffondersi di atteggiamenti giurisdizionalisti. e a convincerli dei loro errori. p. Queste polemiche proseguirono nel secolo successivo. Ormai le credenze magiche non potevano piú porsi come una cultura in qualche modo alternativa: potevano soltanto mescolarsi alle credenze cattoliche. e meno che mai l’Inquisizione romana. Certo. Cfr. per opera dei tribunali secolari) in nome della ragione92. 10. esso non scomparve (non è scomparso nemmeno oggi): ma la sua pericolosità per la gerarchia divenne minima. gli scrittori illuministi ne condannarono la persecuzione (che continuava.60 C. la devozione dei Flagellanti era nata da un’iniziativa popolare.

ad altri le carni. di fronte al manifestarsi di tendenze giurisdizionalistiche. che è la Santa Chiesa. Nel desiderio di rafforzare l’istituto della parrocchia e la sua presa sui fedeli. non fu piú considerata un fatto negativo. spesso accompagnate da critiche alle forme religiose tradizionali. della quale è capo Gesú Cristo Salvator nostro») insieme a esortazioni a subire supinamente. comune a questo tipo di produzione letteraria. cosí nel mondo è stato necessario che vi sieno diverse condizioni e stati di persone. tutte però si uniscono al servigio del corpo medesimo. Scriveva G. religione 61 ranza e la superstizione. La sezione intitolata Ragioni per acquietare le doglianze de’ Poveri invitava i parroci a riproporre ai propri fedeli l’eterna analogia di Menenio Agrippa debitamente adattata in chiave religiosa («. È tipico di questa volontà immobilistica il fatto che tra queste Istruzioni ai parroci settecentesche si trovino testi vecchi di quasi due secoli. pp. Cosí. Lo stereotipo del contadino rozzo e superstizioso venne sostituito da quello del contadino pio e probo... e vario il loro uso. B. Ora tutto questo cambiò. cosí Iddio prevedendo le male nostre inclinazioni ci tiene scarsi di alcune cose ad oggetto di meglio sanarci e farci bene»93.C. nel suo Du93 Lettera pastorale cit. Ginzburg . e ad altri vieta l’uso di varie cose. era la precisa consapevolezza dell’impossibilità di trasporre meccanicamente nelle campagne il tipo di predicazione adoperato nelle città. magia. In ogni caso. arcivescovo di Bologna – istruzioni che erano state ristampate pochi anni prima a Padova e nella stessa diocesi di Fiesole. Guidi. ma piuttosto di alta paterna sollecitudine e provvidenza.siccome nel corpo umano varie sono le membra. né di durezza nel Creatore. finora ben poco analizzata. concepiti in una situazione completamente diversa. devoto alla religione degli avi. Il contadino ignorante era ben piú apprezzabile del cittadino colto. Si vuole fare delle campagne un contrappeso all’effervescenza delle città. corrotto dalle pericolose novità d’Oltralpe. si moltiplicano le Istruzioni ai parroci.Folklore. o meglio con animo lieto le ineguaglianze sociali («Il fare che alcuno nasca povero e privo di lettere non è segno di disamore. un serbatoio di conservazione religiosa e politica.. Storia d’Italia Einaudi . la Lettera pastorale e altri avvisi utilissimi per amministrare con frutto la parola di Dio alle genti rozze di campagna nuovamente dati in luce per uso de’ parochi e predicatori della diocesi di Fiesole (in Firenze 1720) riproduce le istruzioni ai parroci redatte a metà del Cinquecento dal Paleotti. Anche l’ignoranza mutò di segno. Gli strumenti di questa azione furono soprattutto le parrocchie e le missioni. E come il medico ad alcuni infermi leva il vino. secondoché egli vede esser loro piú giovevole. 73-5. le quali servano all’istesso corpo.

in mezzo alle comodità d’ogni bene spirituale nelle cittadi»94.. in Venezia 1756: tutti i parroci devono soddisfare all’obbligo «di sminuzzare al popolo le verità della Fede. che da piú bocche odono spesso le massime della salute. religione plicato annuale di parrocchiali discorsi per tutte le Domeniche. dicendogli per esempio: Orsú figlio mio allegramente. di colui che aveva il compito. e correggere le coscienze di quelle persone idiote. ad uso massime delle persone di campagna. per dover attendere alle faccende dimestiche. di accostarsi ai «rozzi»95. Di qui l’importanza della figura del parroco rurale. 95 Cfr. in «Spicilegium historicum Congregationis SS. o vanno in giro a piú chiese.»). padri spirituali negli oratorj. Allegramente etc. divulgando una pietà facile e esteriore.. «d’ammaestrare. nota successiva. che erano la spia psicologica della sollecitudine. s’imbattono anche altrove frequentemente in predicatori e catechisti. A posta t’ha aspettato finora. 96 Cfr. Venezia 1799. Redemptoris». seguaci del Liguori. o si fermano ad una sola. dedicatoria. Ai parroci delle campagne si rivolgeva anche un manuale come quello di Alfonso de’ Liguori (Confessore diretto per le confessioni della gente di campagna con gli avvertimenti ai confessori. Il parroco all’altare. Che se pur la Quaresima escono fuori i banditori evangelici. magia. Basta che vogli mutar vita.dalle prediche avevano una parte essenziale96. giammusso. direttori nelle congregazioni. oltre ciò che imparano alle proprie chiese. sono elencate le Domande da farsi a’ rozzi. continuarono in nuove terre di missione – la Maremma toscana. affin di strapparlo dalle mani del Demonio. in guisa tale.Folklore.) ristampato ancora nei primi decenni dell’Ottocento e condito di esortazioni bonariamente paternalistiche («[i buoni confessori] quando viene uno di costoro.62 C. Alle pp. 94 Cfr. nata con la Controriforma. alfonso de’ liguori. in cui il fasto delle processioni e le commozioni suscitate. ed altre pie adunanze. e l’affare si riduce a poche prediche per ciascheduna parrocchia. mentre i popoli delle città. 530 sgg. Confessore cit. dirigere. Per la Toscana. e non di quelle che vivono fra gli agi. hanno maestri nelle scuole. per l’ordinario. e quando abbiano cavata fuori una dozzina in circa di feste. g. dal solo parroco apprender possono come credere ed operare per vivere cristianamente. o pochi vengono ad ascoltarli. 327. e Solennità del Signore. p. e semplici. che consumano la loro vita fra gli stenti dell’aratro nelle campagne. quanto piú quegli è lordo di peccati. tanto piú l’accolgono con carità. Storia d’Italia Einaudi . 51-176. Le missioni dei Redentoristi in Sicilia fino al 1800. pp. i dogmi sacrosanti dell’Evangelio». come si esprimeva un altro di questi testi. cfr. 1962. negli altri giorni o non si predica. fatti una bella confessione. Ginzburg . laddove i nostri. Dio ti perdona. Di tutto con libertà. per la Sicilia s.. la Sicilia – l’opera iniziata dai gesuiti. ma parmi che [quest’obbligo] sia maggiore per quelli della campagna. malatesta garuffi. E proprio i redentoristi.

magia. La Maremma toscana nel Settecento. si ebbe uno sviluppo delle attività caritative e assistenziali (basterà ricordare la figura del Cottolengo). a questo proposito. diretta nello stesso tempo contro l’eccessivo potere della curia e la diffusione di forme di pietà teatrali e esteriori. «Viva Maria». Da un lato. essi non riuscirono a intaccare la massiccia sedimentazione della pietà popolare. Firenze 1969.Folklore. dall’altro. della metafisica per avviluppare gli incauti. la Chiesa assunse in un primo tempo una posizione sostanzialmente difensiva. Nei tumulti annonari scoppiati a Livorno nel 1780. soprattutto in Toscana (cosí. La voluminosa opera redatta da N. 171. manovrato dalla reazione cattolica con un’impressionante proliferazione di miracoli mariani. Abbate (Lo spirito del parroco esposto ad un giovane sacerdote chiamato alla cura delle anime.C. nella diocesi maremmana di Soana veniva vietata espressamente la flagellazione. Nonostante alcuni successi parziali. Quello delle bande dei «lazzari» al seguito del cardinale Ruffo fu l’ultimo grande moto religioso della storia d’Italia. Ginzburg . c. estremamente eloquente. rimase un fenomeno circoscritto. Ma la loro polemica. contro i giacobini «nemici della religione». religione 63 Anche contro questo tipo di religiosità reagirono i giansenisti. quindi. L’odio di classe del «popolo basso» contro i borghesi. della geologia per tentare di togliere la cronologia sacra. che riuscí a coinvolgere tutt’al piú alcuni strati del basso clero. Doveva essere colto: infatti si abusano gli empii dell’astrologia [sic]. Roma 1838-41) è. Teramo 1968. La reazione alle riforme leopoldine (1790-1799). Storia d’Italia Einaudi . tutti i nodi della storia italiana – vennero al pettine in quest’offensiva delle campagne contro le città. esercitato capillarmente attraverso le parrocchie. Fu un processo lento: dopo la frattura provocata dalla rivoluzione francese. di «fame» e di «fede» che assumerà forme piú ampie e tragiche nel 179997. si abusano della zoologia per eliminare la spiritualità dell’anima. mostrò quali profonde radici avesse la Chiesa nelle campagne. 2 parti. insistendo lungo vie collaudate da tempo. si cercò di perfezionare il controllo delle masse dei fedeli. della storia per frangere l’au97 Cfr. anche in forme attenuate). Tutti i nodi del riformismo settecentesco – in un certo senso. Aspetti sociali e religiosi. Iniziava cosí quell’intreccio. Dopo un rapido. nel 1777. p. turi. 4 tomi. tempestivamente notato da un osservatore contemporaneo. giorgini. prudentissimo accenno alla tesi – giansenistica – dell’istituzione divina dei parroci («giudico affatto fuori di proposito simile questione») l’Abbate tracciava un minuzioso ritratto di «parroco ideale». Nel corso dell’Ottocento il rapporto del clero con il laicato cominciò lentamente a cambiare. g. uno dei bersagli immediati furono proprio i giansenisti.

perché sono cose troppo trite e dozzinali. i quali senza discretezza e senza cognizione parlano sempre del Dio vivente con un tuono sí spaventoso. ma il Cristo zuccheroso ed effeminato delle immaginette sacre (uno strumento di propaganda tutto da studiare): Guardatevi in oltre dall’associarvi al numero di que’ terroristi. affine di sostenere le tesi di Belial. od un flebotomo di fresco patentato. affine poi di non atterrire inutilmente chiunque siasi. che tiene banco per far pompa di moderne idee. e dovunque vi ha od un notaio principiante. Tuttavia ammoniva: né già abbiate timore d’infastidire il vostro uditorio col predicare la morte. non ardite profetizzare ai popoli avvenimenti di sorte alcuna. accuratamente purgato da ogni elemento di scandalo e di paradosso... non solo. Al centro della predicazione del savio parroco non vi sarà quindi né il Dio corrucciato del Vecchio Testamento. e l’Abbate aggiungeva: «non abbiate il menomo scrupolo nelle ville e tra contadini di adoperare il loro dialetto». le quali o per la cattiva indisposizione generale degli ascoltanti. i fatti stessi del giorno stravolgono con impudenza sfacciata. od un farmacista or ora ritornato dalla città.64 C. sorprendendo il malvagio. proponendogli un cristianesimo equilibrato e mediocre. religione torità della Bibbia. dunque. né il Cristo giudice. ma sappiate predicarla con vantaggio rallegrando il buono. Rifuggire dal macabro. o qualche altro filosofastro di moda. dalle profezie: predicando però la morte o gli altri novissimi non state a contare favole. piú o meno serpeggia pure la pestilenza delle letture perverse. poiché è troppo imponente e seria la materia. Certo. magia. non ardite interpretare cosa alcuna in proposito della sacra Scrittura che non sia conforme al consenso unanime dei Padri. che in vece di farlo amare. e cercando di avvertire tutti onde nessuno cada all’improvviso sua vittima. ovvero per essersi tante volte sentite. Ad essi il parroco doveva predicare «come comunemente si parla». Non sarà mai tempo gettato quello che consumasi sui libri. Accostarsi al popolo. lasciate pure certe immagini e descrizioni che sanno di bassezza e d’indecenza. Ma questa cultura doveva permettergli di «stare al livello de’ continui progressi dell’inferno.. et sermo eorum ut cancer serpit. per l’Abbate l’affermare che «dei novissimi piú non si debba predicare a tempi nostri. senza tradursi in ostentazione libresca nei confronti dei fedeli indotti.. dall’apocalittismo. e renderlo ammirabile nella sua grandezza di Storia d’Italia Einaudi . affine di scoprire i suoi strattagemmi». non era altro che «un’altra astuzia del libertino per distogliere ogni idea funesta che possa frenare i suoi delirii». nei remoti villaggi ed isolati. Ginzburg . se non quelli assicurati dai savii interpreti e dai dottori della Chiesa. per sino le cose proprie negano. sembrano dover cagionare noja a chiunque siasi».Folklore. non narrate miracoli o storie apocrife né approvate dalla santa Chiesa.

anche le confraternite laicali sono viste come un elemento di disturbo. L’iniziativa religiosa spetta soltanto al parroco: ogni manifestazione autonoma del laicato è considerata con sospetto. che già sapete. Ginzburg . Era la stessa visione idillica e dolciastra che ispirava versi come quelli. relativamente recente. del padre Pastorini. Questa visione anacronistica. Storia d’Italia Einaudi . alle quali potrete applicare le varie ariette. Per l’autore. le confraternite devono sostenersi in edificazione.. vi-vii. o che verrete in seguito apprendendo». Perciò. ovvero preghiere meditazioni orazioni e laudi spirituali adattate ad una comunità di artieri cristiani (2 parti. Nonostante l’accentuazione. né si permetta che tali pratiche di pietà siano per divenire l’impedimento di quelle che compiere si devono nella parrocchia. come si è detto. soggiunge rivolto ai lettori «perché voi non abbiate ad accusare mancanza di belle canzoncine da cantare fra giorno di mezzo a’ vostri lavori. religione 65 sviscerato affetto per le creature. della società emerge in maniera involontariamente caricaturale da un opuscolo come L’artiere cristiano. di una strategia sostanzialmente difensiva. lo rappresentano sempre sotto la sembianza di un nemico implacabile e vendicativo. Roma 1827). all’onore della parrocchia ed allo stesso di lei servizio pieghino piuttosto volentieri. stampata una scelta di laudi spirituali di vario metro. Per questa pietà circoscritta ed esclusiva. come a coronar tutta l’opera. dell’importanza della parrocchia come centro di vita religiosa. si è qui.C. magia. II. Si proponeva cosí agli apprendisti artigiani di cantare «ariette» su versi di sant’Alfonso de’ Liguori. o addirittura un pericolo potenziale: Per lo piú ogni compagnia o confraternita tiene un qualche esercizio di divozione speciale da adempiersi particolarmente nelle feste in cui si adunano i confratelli per il santo loro officio. L’artiere cristiano cit. non sia questa l’occasione di inquietudine. Questa immagine del parroco ideale è indizio. pp.Folklore. il loro obbligo è di formare il decoro e l’ornamento della parrocchia e delle stesse sue funzioni: non mai pertanto loro sarà lecito di innalzarsi per fomentare la contraddizione. i pericoli maggiori che minacciano gli apprendisti (a cui il discorso è rivolto) sono la diffusione della bestemmia e di «certe canzonettaccie nulla meno infami di quello fossero quelle antiche inventate da poeti pagani adoratori di divinità oscenissime». pubblicati da una tal Fanny Ghedini sul giornale bolognese Il povero il 13 marzo 1847: 98 Cfr. non mai in destruzione del bene maggiore. del padre Muzzarelli98. si seguono vie che ricalcano in sostanza le indicazioni immediatamente post-tridentine. intrisi di populismo ante litteram.

in «Rivista di storia e letteratura religiosa». In un brevissimo giro d’anni il profetismo apocalittico cessò (non. però. Milano 1959. 11. in «Studi storici». divulgando attese apocalittiche per mezzo di profezie redatte da personaggi influenti come don Bosco.Folklore. Per il rapporto tra Chiesa e società. 217. p. e bisognava prepararsi a una lotta di lungo respiro. 100 Cfr. Storia d’Italia Einaudi . Cesare Cantú affrontava di petto. In quell’incunabulo del populismo reazionario italiano che è il Portafoglio d’un operaio. caratterizzata da inverosimili chiusure. pp. in particolare. g. pp. stella. creazione di associazioni di laici come l’Opera dei Congressi. Contro le speranze iniziali. un significato analogo a quello della rivoluzione in Francia100. L’industrializzazione ita99 Cit. Per una storia del profetismo apocalittico cattolico ottocentesco. sofri. iv. Ginzburg . I. la «quistione operaja». Messaggi profetici di don Bosco a Pio IX e all’imperatore d’Austria (1870-1873). lo Stato italiano nato dall’usurpazione minacciava di durare. 533 sgg. Ma il prego mio Fervente e puro A’ piè di Dio Levo sicuro. Ché nella prece del popolan Speranza e fede congiunti stan99. erano i reazionari ad avere la vista piú lunga. Sulla storia del partito cattolico. 1964. 101 Cfr. politica e religiosa. Si gettarono cosí le basi di quelle che sarebbero state le forme nuove d’impegno del laicato cattolico nella società: l’Azione cattolica e il partito cattolico. Osservazioni a proposito di due libri recenti. La reazione immediata degli ambienti dei cattolici intransigenti al trauma della fine del potere temporale. a cura di D. non ebbe seguito101. Libro di lettura e di premio. 1968. già nel 1871. essa ebbe.66 C. che cercò di ricreare un nuovo 1799. l’età detta del Risorgimento rappresentò la fine di una situazione esasperatamente provinciale. magia. Come succede spesso. in I periodici popolari del Risorgimento. i miracoli mariani) e gli stessi intransigenti si diedero ad attività di tipo diverso: fondazione di banche e di istituti di credito rurale. Chiesa e società nello Stato unitario. 448 sgg. religione Sono artigiano! sono artigiano! Non ho altre rendite che il mio sudor. dando grande pubblicità ad apparizioni della Vergine e ad altri miracoli mariani. Nonostante tutti i suoi limiti. p. Bertoni Jovine. v. fatte le debite proporzioni.

«Che cosa desidera l’operajo?» si chiedeva. e non mi saziaste. Ginzburg . fui nudo e non mi copriste. come dice il vescovo nel capitolo Un vescovo dice l’ultima parola (sic): Al tempo degli schiavi. L’eguaglianza. Il tutto era dedicato «al senatore Alessandro Rossi industriale a Schio». Uno per tutti. sullo stesso panco. è passeggiero spettro. Cosí adesso al padrone intimano ch’egli è fratello dell’operajo. Certo. Non per nulla il Cantú citava con elogio il famoso vescovo di Magonza.Folklore. Ma il Cantú capiva anche che per distogliere gli operai da scioperi. Il piccone e la marra il nostro scettro. e cosí via. lavoriam. e far fronte alle situazioni nuove (ormai imminenti anche in Italia) con metodi nuovi. Uno per tutti e tutti per uno. e tutti per uno termina cosí: I migliori operaj che gli ascoltavano partirono cantando: Lavoriam. se no il gemito dell’operaio salirà al cielo gridando vendetta (Eccli XXIII 13). giustizia. convincere il ricco ch’egli pure è sotto l’occhio di Dio quanto il povero e sarà giudicato da Dio con eguale imparzialità. invece di ammutinar questi contro i padroni. e il suo «aureo libro sugli operaj». lavorate e siate fedeli. v’è in alto un occhio sempre aperto sopra di voi (san Paolo agli Efesi): ma anche sentir intimare al ricco: Paga la mercede a chi lavora per te. Rivoluzione. Quanto ci mostra Di ricco il mondo. i primi cristiani cercavano formare de’ padroni buoni. che de’ suoi capitali può vantaggiarsi. Ricchi e poveri. se anche non è presente il padrone. colle parole stesse domandare il pane quotidiano al padre di tutti. La proprietà. Storia d’Italia Einaudi . La politica dell’operajo. Gli scioperi. il Cantú non mancava di inserire di tanto in tanto le tradizionali note mielosamente retoriche.C. magia. Una scorsa ai titoli dei capitoli basta a testimoniare la tempestività dello sguardo del Cantú: Lavoro. rivoluzioni e simili abomini non bastava cantare in versi alati le lodi del lavoro. che deve ajutarlo a portare i pesi. La Chiesa deve riallacciarsi alla sua millenaria tradizione interclassista. I salari. trovarsi con uomini di buona volontà. Produzione. e che al giudizio finale Iddio dirà: – Ebbi fame e sete. Il crin sudato è la corona nostra. Andate in eterno lungi da me. le macchine e cose simili. e replicava: pace. sentirsi dire: Rispettate l’autorità. ma non arraffare senza volgersi a destra né a sinistra per non vedere i patimenti de’ suoi simili. con esso pregar nella stessa chiesa. religione 67 liana era ancora agli inizi: ma gli sviluppi d’Oltralpe erano eloquenti. Il capitolo Lavoro. Ketteler. o esortare i padroni a comportarsi umanamente con i salariati. Produzione. Solo la Chiesa poteva condurre efficacemente una politica di collaborazione tra le classi: ma per far questo doveva abbandonare il suo prudente immobilismo.

71-72. rassegnandosi al nuovo martirio a cui lo sottopone il dominio d’una minoranza per niente nazionale. 36. Ma poco dopo mostrava qual era il vero fondo delle sue preoccupazioni: i protestanti vendono la Bibbia «a tenuissimo prezzo. penetrasse nelle grandi fabbriche. Ginzburg . l’enciclica con cui. ispirasse carità ai padroni. pp. e con buone aspirazioni dirigerli al bene102. esso non era comunque che un sintomo. Piú pericoloso sembrò. soprattutto valdese e metodista.] si presentano con questo libro ai contadini. le sofferenze d’ogni guisa per ripararle o guarirle o alleviarle. ne trattasse in pulpito. vent’anni dopo. A queste audacie proposte dal Cantú (che richiamano esperienze recenti. perseverasse con zelo. ma le piú consentite dottrine. Storia d’Italia Einaudi . Accanto al manifestarsi della questione operaia (e ad esso almeno in parte legata) si ebbe dopo l’unità una notevole diffusione di atteggiamenti anticlericali. ne studiassero le pene morali. che li seguissero ne’ loro lavori come i cappellani d’armata. 288. esaminasse la cagione dei mali e i rimedj. religione Ma la carità non basta: E deh il clero capisse l’importanza della quistione operaja. e imitatrice de’ forestieri. E nel capitolo Il prete e gli operai. pace e accordo agli operaj. ai sarti. parlava di «certe Bibbie adulterate che insieme coi romanzi son divenute un mobile necessario di quasi tutte le case». il Cantú arriva a ipotizzare l’ordine de’ cappellani degli operaj.. e anche se alla fine dell’Ottocento si caricò di implicazioni politiche nuove. cosiché la può comperare anche l’uomo il piú povero [. alle donnicciuole.. magia. del resto sconfessate) non arrivò certo la Rerum novarum. il distacco dalle famiglie correggesse con istituzioni morali. ai fruttivendoli. A. nel suo diffusissimo Catechismo spiegato al popolo per via di esempi e di similitudini. gli isolamenti terribili. 283.68 C..Folklore. il proselitismo protestante. il coadiutore del vescovo di Lodi. 87. che non mancarono di preoccupare le gerarchie cattoliche. I «colportori» che giravano le campagne vendendo bibbie e opuscoli propagandistici impensierivano la gerarchia cattolica. e dicono loro: Prendete e studiate. la Chiesa cercò di sottrarre il movimento operaio al monopolio dei socialisti. Portafoglio d’un operajo ordinato e pubblicato da Cesare Cantú cit. e per quanto i governanti ne attraversino la santa opera. per un certo periodo. senza pregiudizj antiquati né utopie sovvertitrici. e vi applicasse non solo la carità. Ma l’anticlericalismo era da secoli una componente tradizionale della mentalità italiana. Bersani. qui sta la 102 Cfr. di per sé non molto rilevante. Probabilmente esagerando.

in sé. La scoperta che il clero «stava con i padroni» portava in molti casi a un distacco dalla Chiesa. Lodi 1879. pp. Chiunque di voi non rinunzia a tutto quello che possiede. si ridurrebbe a un vero deserto.Folklore. anche politicamente. tutte le botteghe. chi in un’altra. 5a ed. Vedete che cosa vuol dire parlare senza riflettere? «Qualche cosa comincio a capire. sparirebbero di botto tutti i negozii. era difficile superare l’atteggiamento contraddittorio testimoniato dal vecchio proverbio siciliano «A preti e parrini [=frati] sentici la mes103 bersani.. certe frasi che hanno un senso ambiguo. che non avete perciò una particolare licenza della chiesa. anche se in proporzioni molto diverse a seconda delle regioni: la diminuzione della pratica religiosa.. I. magia.» era la risposta del docile interlocutore103. 28. donde nasce la diversità delle opinioni e delle credenze. e la terra. 127. come spieghereste voi queste massime dell’evangelio: A colui che vuol muoverti lite. XIV 33). Ginzburg .. Il catechismo cit. distacco che non era. non può essere mio discepolo? (Luc. con tutto il suo oro. Questa esplicita. chi le interpreta in una maniera. Non è un canzonarli?» La Bibbia è difficilissima a intendersi: soprattutto vi sono certe parole. V 40). cedigli anche il mantello? (Matth. Per esempio.. Se non vi fosse questa varietà.] questa disuguaglianza stessa un tratto della provvidenza di Dio. Per questa ambiguità e oscurità molti «col loro corto e matto cervello» cavarono fuori «dei perniciosissimi errori. tutte le industrie. e degli spropositi madornali». E finiva con quest’esortazione: per voi che non avete fatti quegli studi che sono necessari. [le Scritture] possono essere un veleno di morte. di per sé. e cosí via.... cui il serpente offeriva alla povera Eva nel paradiso terrestre. Dunque si è obbligati a vendere tutto e ridursi all’asse per andare in paradiso?. a guisa di quel frutto vietato. e affrontava dure lotte.. Ma la presenza di un movimento operaio che si veniva organizzando.. accentuò un fenomeno che era già cominciato probabilmente nel corso del Settecento. Certo. Stando alla parola dell’evangelio sembrerebbe cosí. e toglierti la tunica. Altrove il Bersani spiegava a un fittizio interlocutore contadino la provvidenzialità della disuguaglianza sociale: È [.C. e che anzi era generalmente accompagnato da affermazioni del tipo «Gesú Cristo era il primo socialista». scristianizzazione. un fatto nuovo: tutt’altro. ma che tra l’Ottocento e il Novecento assunse forme sempre piú massicce. Dunque non si possono difendere i propri diritti?. religione 69 vostra fede.. 384 sgg. Storia d’Italia Einaudi . e frequentissima difesa dei privilegi sociali da parte del clero non era certo. La chiesa vostra madre ve lo proibisce... Dunque il vangelo proibisce l’essere ricco?.

proprio perché abituata alle finezze della grande politica. Storia d’Italia Einaudi . Ma la gerarchia cattolica. 12. Questa tendenza al distacco dalla pratica religiosa di larghi settori della società italiana fu in parte bloccata da eventi come la prima guerra mondiale. L’appoggio concesso al regime fascista consentí alla Chiesa di attestarsi nella società italiana su posizioni abbastanza solide da offrire in un secondo tempo – allorché il regime cominciò a vacillare – la possibilità di un’abilissima operazione di sganciamento. e dal prezioso appoggio fornito dalla gerarchia e dalle organizzazioni cattoliche. l. la Conciliazione.70 C. Mondo cattolico e vita politica dalla Resistenza a oggi. condotta però con mezzi tecnicamente aggiornati (non per nulla uno dei protagonisti di 104 Cfr. Il comportamento religioso in Emilia-Romagna. religione sa e stoccaci li rini»: l’anticlericalismo tradizionale si conciliava benissimo col «sentir messa». in molti casi si arrivò anche a questo: il censimento del 1911 parla chiaro104. 387 sgg. l’ingresso ufficiale dei cattolici nella scena politica. in «Studi storici». prudente fino alla rinuncia. In questo modo. soprattutto contadine.Folklore. Allorché gli effetti dello scossone impresso alla società italiana dalla lotta armata e dall’insurrezione cominciarono a placarsi. Ginzburg . pp. come una delle componenti fondamentali della società italiana – in una strategia complessiva guidata da un giudizio profondamente scettico sulle possibilità di modificare la situazione postbellica in senso favorevole al proletariato. il partito democratico cristiano poté presentarsi alla fine della seconda guerra mondiale come l’erede del vecchio moderatismo. Grazie alla partecipazione delle masse cattoliche alla Resistenza. bedeschi. di «mano tesa» verso la Chiesa. un erede in cui la componente moderata era rafforzata dalla tradizione paternalistica e interclassista della Chiesa. magia. Togliatti garantiva al movimento operaio italiano la possibilità di tener duro in una fase difficile della propria storia. certo. 1969. Era una politica che inseriva un nucleo realistico. In questa situazione Togliatti sviluppò la propria politica. capí che nel breve periodo – e la politica è fatta anche di brevi periodi – la politica della «mano tesa» dell’avversario significava che era possibile passare all’attacco. la gerarchia cattolica scatenò una crociata in piena regola. x. Ma insomma. già presente nelle posizioni dell’«Ordine Nuovo» – il riconoscimento delle masse cattoliche. con l’ossequio alle pratiche religiose tradizionali.

la nuova età: sarà certamente nel nome di Cristo: noi la vogliamo sposata col nome d’Italia! 105 Cfr. 4) Specialmente è tuo compito distruggere la morale insegnando agli inesperti. per esempio. j. vanno dicendo di meno vero sui nostri scopi. creando un ambiente saturo di quello che i pudici [sic] chiamano immoralità. l’avversario dev’essere raffigurato come l’incarnazione stessa del male e della turpitudine. lotta..Folklore. falsare. magia. ancora una volta ti guarda la storia. la forza brutale. 1946. per poter diventare l’oggetto di un odio cieco e fanatizzato. questa vibrante apostrofe dal tono tra escatologico e mussoliniano: Italia di san Francesco. Il «decalogo» terminava naturalmente cosí: «10) Lotta. religione 71 questa vicenda fu il gesuita padre Lombardi. di don Bosco. nota. è connesso l’esperimento della nuova età. di san Bernardino Italia di san Pio V. che tu sei piú libero senza le pastoie della religione. il solito padre Lombardi inserí. nello Stato: staccare i giovani dalla famiglia. specie gli ipocriti preti. che tuttavia non stona nel contesto della propaganda politico-religiosa di quegli anni. ancora una volta drizzati in piedi. eccoti un «decalogo»:. Storia d’Italia Einaudi . e proprio padre Lombardi riprendeva. di santa Caterina. far capire che si vive bene anche senza religione. detto «il microfono di Dio»). pp. anzi si vive meglio se si è piú liberi. in «La Civiltà cattolica». 350-51. e da te aspetta la nuova parola. Ricordati: a questo sforzo è connesso il tuo avvenire morale e materiale. specialmente mettendo in cattiva luce i preti. In una crociata. Il programma politico comunista. 6) Altro grande ostacolo al nostro lavoro: la famiglia cristiana. di santa Chiara. r. 7) Portare l’operaio ad amare il disordine. già apparsa su un giornale genovese. è connessa la fraternità nuova dei popoli. Viene. alla chiusura del IV Corso di studi cristiani. lotta contro i preti e la morale cattolica»105. i Vescovi. recante Disposizioni segrete ai propagandisti comunisti»... Certo. tra gli immancabili accenni giobertiani alla «missione d’Italia». sulle colonne della «Civiltà cattolica» (1946) una sedicente «circolare riservatissima del Partito [comunista]. sarcasmi e con condotta piacevole. Distruggerla. famiglia. sarà opportuno prendere qualche scandalo antico o recente e buttarlo in faccia ai tuoi compagni. negare recisamente che noi non vogliamo religione. di santa Francesca Cabrini. patria. Calunniare. la vendetta: a non aver paura del sangue.. Questo è tuo supremo dovere: distruggere la moralità! 5) Allontana sempre dalla Chiesa i tuoi compagni con tutti i mezzi. Parlando ad Assisi. del Cottolengo. contenta. lombardi s. 11. di san Luigi. nello stabilimento.. da riedificarsi sul tuo piú recente martirio. Ginzburg . mundus vult decipi: e questa «circolare riservatissima» è un caso estremo. ecc. 3) Mostrare con scherzi. 2) Lottare contro quanto. e redatta – il rozzo candore dello stile è inconfondibile – da qualche prete in vena di provocazione: Compagno propagandista. negare recisamente quanto essi affermano.C. seminando idee di libertà di matrimonio: eccitare i giovani e le ragazze quanto piú si può: creare l’indifferenza in famiglia.

Ondate d’indifferentismo e di miscredenza finora non son riuscite a strappare dal cuore degl’Italiani la stima e la fiducia nella Madre di Dio. Pio XII esclamava: 6) Il tempo della riflessione e dei progetti è passato. lombardi. ha superato ogni aspettazione. è l’ora dell’azione. pp. Ginzburg . 1947. Ma anche questo inverosimile miscuglio di Gino Bartali e san Paolo non era sufficiente: per mobilitare le masse bisognava ricorrere alla vecchia. 21. data delle elezioni politiche. S. 107 106 Storia d’Italia Einaudi . è grandemente significativo. Pio XII agli uomini di Azione Cattolica.106. Guardate il vostro Gino Bartali. l’affacciarsi di Maria ha destato entusiasmi da far stupire anche i piú scettici. ad Ancona. è promettente. Mondrone trae buoni auspici dall’intervento di «colei che salverà l’Italia» (dallo spettro del comunismo.72 C. iii. Tutto questo è bello. Anche nei Paesi piú devastati dalla propaganda comunista. in modo da conquistare una ben piú nobile palma: Sic currite ut comprehendatis (1Cor. collaudatissima arma della devozione mariana. Potranno venire i «giorni difficili» preannunziati dall’onorevole Scelba. membro dell’Azione Cattolica: egli ha piú volte guadagnato l’ambita «maglia». All’inizio del 1948 il gesuita D. In un paese dove la Madonna trova ancora tanti cuori che si lasciano prendere dal suo sorriso materno. religione Punto di riferimento dei cattolici italiani in quest’ora decisiva. Anche pochi istanti possono decidere la vittoria. è l’ora dello sforzo intenso. Quello che abbiamo visto a Roma attorno alla Madonna del Divino Amore è indimenticabile. Si avvicinava il 18 aprile. Siete pronti? 7) I fronti contrari. Essa non permetterà che abbiano a prevalere i nemici di Dio. in «La Civiltà cattolica». 24. 553 (la suddivisione in paragrafi numerati è nel testo). al di sopra degli spazi e dei millenni: l’unico che nella sua stabilità conti la storia a secoli e non ad anni. r. s’intende) scrivendo: È consolante rilevare come la Madonna ha ancora tanto fascino sull’anima del nostro popolo. in quel di Siena. 8) La dura gara. Discorso di S. I suoi santuari sono tuttora visitati da folle innumerevoli di popolo. e l’oratoria dell’«Uomo bianco che vive in Vaticano» seppe essere all’altezza di questo clima insieme agonistico e millenaristico. L’idea di lanciare una devozione popolare imperniata sulla «Madonna Pellegrina» (la Peregrinatio Mariae) fu indubbiamente efficace.Folklore. tolta qualche rarissima eccezione. doveva essere naturalmente il papa: Misureremmo insieme l’altezza vertiginosa dell’Uomo bianco che vive in Vaticano. in «La Civiltà cattolica». Correte anche voi in questo campionato ideale. di cui parla san Paolo. L’ora presente e l’Italia. onde può veder di lontano le conseguenze delle passioni di un giorno. 1947. socialista e comunque anticlericale. 1948. Quello che si è veduto in questi ultimi mesi nella «Peregrinatio Mariae» nel Milanese.. 9. Parlando nel 1947 agli uomini di Azione Cattolica. magia. 1. nel campo religioso e morale. si vengono sempre piú chiaramente delineando: è l’ora della prova. p.24)107. è in corso..

. Urge – scriveva – la mobilitazione generale dei cattolici italiani. c’era da parte delle gerarchie cattoliche una volontà lucida e consapevole di penetrare in tutti i gangli vitali della società e dello Stato italiani.. mondrone s. I sindacati: formazione delle masse dei lavoratori ai principî sociali del cristianesimo. se ne contarono a decine. pp. in «La Civiltà cattolica».. falconi. j. da risolvere con vari quotidiani a carattere regionale. E proseguiva. Ginzburg . tra il 1947 e il 1948. adulti. Ma dietro quest’esaltazione. I giornali: c’è il problema del giornale cattolico. Bisogna formare i cattolici all’attività sindacale. in un lungo saggio intitolato Vigilia di mobilitazione generale apparso a puntate sulla «Civiltà cattolica».Folklore.. questo clima di fanatismo.C. La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Italia (1945-1955).. miracoli mariani (a parte episodi isolati come l’apparizione del volto di Cristo su un muro della casa dello «scienziato» razzista Nicola Pende): madonne lacrimanti. e sentano il preciso obbligo morale di intervenire. che non sia neppure cattolico per affermazioni troppo esplicite e frequenti. L’università: d. perché nella vita del sindacato unico (che si è costituito per non indebolirli con divisioni ideologiche) se ne facciano propugnatori coscienti ed efficaci. l’«anno dei prodigi». Colei che salverà l’Italia. Torino 1956. vi potranno essere ancora delle vittime.. c. p. vecchi. ma la vittoria sarà sua108. E questa insistente propaganda mariana partorí gli immancabili miracoli. 109 108 Storia d’Italia Einaudi . ma possibilmente anche con un grande giornale d’importanza nazionale. religione 73 potremo soffrire un poco. Per un’armata di pace... 25. In stragrande prevalenza. 1948. 98-102. Nel ’48. Forse nessuno formulò questo programma con la chiarezza di padre Lombardi. magia. Cfr. C’è il problema della stampa periodica non quotidiana. riveli però in ogni giudizio una piena sanità d’ispirazione.. ma per una vera armata.. 1. I partiti: i cristiani intervengano. organizzandosi in uno o piú partiti.. per l’appunto. toccando via via i punti principali. per impadronirsene e trasformarli in strumenti di potere. madonne sfavillanti apparvero a bambini. di ricostruzione e d’amore. Solo dopo il vittorioso esito delle elezioni questa febbre mariana a poco a poco si calmò109. soprattutto mediante l’azione politica. madonne sanguinanti.

Vigilia di mobilitazione generale. raggiungendo molti nelle loro case.. Ma essa stessa costituisce di per sé un nuovo problema. che a parità di rendimento s’impiegherebbero piú volentieri in opere cattoliche. Ginzburg . iv. «acquistare o costruire belle grandi sale sorvegliate con spirito morale sicuro e insieme aperto.Folklore. campanili.» Non mancava. amati dai piú forti. nella cultura che riguarda direttamente la Chiesa: Filosofia teoretica. per l’efficacia impareggiabile con cui imprime le idee mediante semplici immagini. religione …necessità di mirare da parte cattolica anche in alto. Vedersela vuotare ogni giorno di piú. avere in mano Sacramenti. j. pp. milani. 15 sgg. lombardi s. alle fonti della pubblica istruzione: alla conquista delle cattedre in generale.. molto in alto. Il cinema: l’influsso del cinema si allarga. Questo minuzioso programma fu in sostanza coronato dal successo. Saper che presto sarà finita per la fede dei poveri. farne fare di nuovi e piú attraenti.. radio. in «La Civiltà cattolica». Diritto del lavoro ed altre simili. che potrebbero considerarsi chiave. Camera. quale tragedia piú grossa di questa potrà mai venire? Esser liberi. odiati dai piú deboli. Filosofia del diritto. 1947. e in particolare di quelle cattedre universitarie.. anziché in altre»110. un discreto accenno alla possibilità di fare «un censimento dei capitali in mani cattoliche. saperla usare. e valorizzando al massimo le capacità espositive di alcuni apostoli piú adatti. nella duplice forma di istruzione ed esortazione. finché le aule dove si creano gli indirizzi speculativi delle nuove generazioni saranno quasi tutte infestate dalla malaria .74 C. Aver la Chiesa vuota. l. Storia del cristianesimo.. un prete esiliato in una piccolissima parrocchia di montagna. bisogna favorire la diffusione dei film migliori. alla fine.. Dieci anni dopo. stampa. Filosofia morale. pp. magia. pulpiti.. Esperienze pastorali. 111 Storia d’Italia Einaudi . Storia delle religioni.. Non ti vien fatto perfino di domandarti se la persecuzione potrà esser peggio di tutto questo?111. La radio: Forse la radio potrebbe aiutare non poco la larga diffusione della verità. scriveva amaramente: Per un prete. e non soltanto locali a carattere ristretto quale avranno sempre le sale parrocchiali. La bonifica delle idee non sarà mai profonda né definitiva in Italia. un altro compito del campo cattolico: entrarvi. Storia medievale e moderna. 110 r. Firenze 1957. scuola e con tutta questa dovizia di mezzi divini e umani raccogliere il bel frutto d’essere derisi dai poveri. perché sospettato (quanto a torto!) di «sinistrismo»... Senato. anche in gente che non sarebbe capace di ragionare. 464-65.

e in generale. piú legate di quanto non sembri all’ambiente in cui nascevano le contemporanee profezie di don Bosco. sono considerati dalla gerarchia con comprensibile inquietudine. D’altra parte. a Serra d’Arce. viene incanalata e filtrata da strutture ecclesiastiche efficienti e 112 Cfr. nonostante gli sparsi accenni in esse contenute a una confusa palingenesi sociale113). sia che provenga da «Alberto». la religione non può essere che questo. conforto. È forse poco. p. A questo livello elementare. A un livello piú complesso. rossi. Il movimento millenarista di Davide Lazzaretti. Alberto.C. gli scrivono lettere (a «santo Alberto». questi culti popolari sono in ultima analisi una mistificazione: sopravvalutarli populisticamente (come è stato fatto) è assurdo e dannoso.m. moscato . 60 (per l’incontro tra il Lazzaretti e don Bosco). n. Ginzburg . Ma proprio perché proteggono dalla realtà e non incitano. Questi uomini e queste donne cercano e trovano conforto. della stessa. dichiarazioni come quelle sulla «fine dell’età costantiniana» sono ancora affermazioni teoriche. Bari 1970. Non chiedono altro. né aiutano a prenderne coscienza e a modificarla. parlare con lui. Rivolta religiosa nelle campagne. in «Conoscenza religiosa» 1. 1970 pp. a. in cui la religiosità immediata. dopo che il pontificato di Giovanni XXIII e il concilio hanno aperto un processo contraddittorio e certamente lungo (ma probabilmente irreversibile) di rinnovamento della Chiesa. magia. In una situazione miserabile. disgregata. chiedergli consigli. Roma 1965. Da piú di dieci anni. le sorti della religione appaiono legate al perpetuarsi o alla scomparsa di una situazione di sottosviluppo e di disgregazione sociale. Fenomeni come quelli della crisi delle vocazioni del clero. un aiuto a sopportare un po’ meglio una vita di per sé intollerabile. che faticano a tradursi in realtà. gli portano elemosine con cui è stato eretto una specie di tempio. [Nel gennaio 1972 Giuseppina Gonnella ha concluso tragicamente la sua vicenda: un «cliente» l’ha assassinata]. pierini. Le feste dei poveri. un paese vicino a Salerno. una donna. Storia d’Italia Einaudi . a. sia che provenga dalla Madonna (che da questo punto di vista si equivalgono). «al beato Alberto»). comprano dischi con la «sua» voce112. 90-96. (Anche le visioni del Lazzaretti. 113 Cfr. in a. e del distacco dalla pratica religiosa delle masse soprattutto operaie. non fanno eccezione alla regola. guarigioni miracolose. e «Alberto» non può dare loro altro. popolare e non. ma per la religione stessa.Folklore. assume periodicamente la personalità del nipote morto. In un certo senso questa contraddizione vale non solo per la Chiesa come istituzione. moscato. Uomini e donne si accalcano per vedere «Alberto». ma non è lecito disprezzarlo. religione 75 La contraddizione formulata drammaticamente da don Milani continua in forme piú acute ancora oggi. Un nuovo culto. Giuseppina Gonnella.

Folklore. anche qui sembra profilarsi una contraddizione. la società del capitalismo maturo. a proposito di quest’ultima. È un bisogno. tende lentamente a desacralizzarsi (ma i miracoli di san Gennaro e i culti mariani rimarranno in piedi per chissà quanto tempo). 19703. religione capillari. la Chiesa. Da un lato. che il carnevalesco coatto. magia. fa esplodere la spinta originaria alla liberazione carnevalesca. 114 h. anche per effetto del movimento ecumenico. The Feast of Fools. che la rivoluzione è una faccenda «lunga e noiosa». E tuttavia. sembra che questa esplosione carnevalesca e liberatoria tenda piuttosto a invadere le sfere dell’arte (il nuovo rapporto col pubblico proposto da certi spettacoli teatrali) o della politica (certi aspetti del «maggio» francese). Dall’altro. e Gesú Cristo come prototipo di Arlecchino114). Da certi indizi. per intendersi) non basta piú a soddisfare. le capacità di sopravvivenza della religione sono. infinitamente maggiori.76 C. sarà forse opportuno ricordare l’osservazione di un illustre esperto. Ginzburg . questo. Anche se. diversamente che in passato. sempre piú ossessivamente razionalizzata. questa sete di carnevalesco non troverà sfogo nella religione (anche se è subito comparso un furbissimo teologo americano alla moda. è chiaro. il carnevalesco spurio controllato dai detentori del potere (quello del pubblico delle partite di calcio. Mass. che ha teorizzato il cristianesimo come religione carnevalesca. Forse. Storia d’Italia Einaudi . Cambridge. cox.

C. magia. religione 77 Storia d’Italia Einaudi .Folklore. Ginzburg .