Note su

GRAFICI DI FUNZIONI E TRASFORMAZIONI DEL PIANO
Giulia Fidanza
In queste note ci proponiamo di trovare l’equazione di una funzione il cui grafico sia ottenuto dal grafico di
una funzione nota attraverso traslazioni, simmetrie rispetto agli assi e all’origine e dilatazioni.
Saremo alla fine in grado di tracciare grafici di funzioni ottenute componendo una funzione nota con
queste trasformazioni del piano.
1 Traslazioni
Teorema 1.
Siano a, b ∈ R due numeri reali e siano f, g : D −→ R due funzioni reali di dominio D ⊂ R tali che
g(x) = f(x −a) +b
allora il grafico di g si ottiene traslando il grafico di f attraverso il vettore
−→
v = (a, b).
Dimostrazione.
La dimostrazione consiste nel verificare che traslando il grafico di f si ottiene proprio il grafico di g.
Il grafico di f `e, per definizione, l’insieme
G
f
= {(x, y) | y = f(x)}
(nella figura a lato indicato dalla linea pi` u sottile).
Sia
−→
v = (a, b) un vettore e sia Γ l’insieme ottenuto traslando G
f
attraverso
− →
v (nella figura a lato indicato dalla linea pi` u spessa).
Il fatto che Γ sia ottenuto traslando G
f
significa che ogni punto di Γ `e
il traslato di un punto di G
f
, in simboli:
∀P(x
P
, y
P
) ∈ Γ ∃Q(x
Q
, y
Q
) ∈ G
f
:
_
x
P
= x
Q
+a
y
P
= y
Q
+b
O
x
y
Q
P
x
Q
y
Q
x
P
y
P
a
b
−→
v
G
f
Γ
Che si legge:
“Per ogni (∀) punto P di coordinate (x
P
, y
P
) appartenente (∈) all’insieme Γ, esiste (∃) un punto Q di coordinate
(x
Q
, y
Q
) appartenente (∈) all’insieme G
f
tale che (:) P `e il traslato di Q tramite un vettore (che abbiamo
chiamato
−→
v ) di componente a lungo le ascisse e componente b lungo le ordinate”
Dire che P `e il traslato di Q tramite
−→
v = (a, b) `e come dire che Q `e il traslato di P tramite il vettore

−→
v = (−a, −b), in simboli:
_
x
P
= x
Q
+a
y
P
= y
Q
+b
⇐⇒
_
x
Q
= x
P
−a
y
Q
= y
P
−b
Essendo Qun punto di G
f
, le sue coordinate soddisfano l’equazione y = f(x), dalla quale si deduce l’equazione
che definisce Γ, nel seguente modo:
Q ∈ G
f
⇐⇒ y
Q
= f(x
Q
) ⇐⇒ y
P
−b = f(x
P
−a) ⇐⇒ y
P
= f(x
P
−a) +b
Quindi Γ `e il grafico della funzione g : D −→ R data nel teorema da g(x) = f(x −a) +b, cio`e
Γ = G
g
= {(x, y) | y = g(x)} = {(x, y) | y = f(x −a) +b}
QED
1
Esempio 1.
Tracciamo il grafico di y = cos
_
x +
π
2
_
− 2 traslando il grafico (noto) di y = cosx tramite il vettore
−→
v =
_

π
2
, −2
_
:
x
y
O
y = cos x

©
y = cos

x +
π
2

−2

− →
v
Osservazione 1.
Sappiamo che sin
_
x +
π
2
_
= cos x, infatti il grafico della funzione y = cos x `e ottenuto traslando il grafico
della funzione y = sin x tramite il vettore
− →
v =
_

π
2
, 0
_
, come mostrato in figura:
x
y
O
y = sin x

©
y = cos x

Osservazione 2 (funzioni periodiche e traslazioni).
Sappiamo che le funzioni goniometriche sono periodiche, il seno ed il coseno hanno periodo 2π e la tangente
ha periodo π, e ne abbiamo dedotto che:
sin(x + 2kπ) = sinx , cos(x + 2kπ) = cosx e tan(x +kπ) = tanx ∀k ∈ Z
In generale, il periodo di una funzione f `e il pi` u piccolo numero reale positivo p tale che f(x + p) = f(x),
questo significa che la funzione di equazione y = f(x + p) `e la stessa f, che ha equazione y = f(x), quindi
traslando il grafico G
f
di f del vettore
−→
v = (−p, 0) si ottiene sempre G
f
.
Ad esempio, traslando il grafico del seno o del coseno del vettore
−→
v = (−2π, 0), oppure il grafico della
tangente del vettore
−→
v = (−π, 0), si ottiene il grafico di partenza.
Notiamo inoltre che se f ha periodo p, allora
f(x + 2p) = f(x +p +p) = f(x +p) = f(x) , f(x + 3p) = f(x + 2p +p) = f(x + 2p) = f(x)
e cos`ı via, ed inoltre
f(x −p) = f(x −p +p) = f(x) , f(x −2p) = f(x −2p +p) = f(x −p) = f(x)
e cos`ı via, cio`e:
f(x +kp) = f(x) ∀k ∈ Z
Quindi traslando G
f
di un vettore
−→
v = (kp, 0) con k ∈ Z, che quindi `e orizzontale e “lungo” un multiplo
(positivo o negativo) del periodo p, si ottiene sempre G
f
stesso.
Ad esempio, traslando il grafico del seno o del coseno dei vettori
−→
v = (2π, 0), oppure
−→
v = (−4π, 0),
oppure
−→
v = (10π, 0), si ottiene sempre il grafico di partenza.
Lo stesso vale per il grafico della tangente quando viene traslato dei vettori
− →
v = (−3π, 0), oppure
−→
v = (π, 0),
oppure
−→
v = (6π, 0).
2
2 Simmetrie
2.1 Simmetria rispetto all’asse delle ascisse
Teorema 2.
Siano f, g : D −→ R due funzioni reali di dominio D ⊆ R tali che
g(x) = −f(x)
allora il grafico di g `e il simmetrico del grafico di f rispetto all’asse delle ascisse.
Dimostrazione.
La dimostrazione consiste nel verificare che il simmetrico del grafico di f rispetto all’asse delle ascisse `e
proprio il grafico di g.
Il grafico di f `e, per definizione, l’insieme
G
f
= {(x, y) | y = f(x)}
(nella figura a lato indicato dalla linea pi` u sottile).
Sia Γ l’insieme ottenuto da G
f
attraverso una simmetria rispetto all’asse delle
ascisse (nella figura a lato indicato dalla linea pi` u spessa).
Il fatto che Γ sia ottenuto da G
f
attraverso una simmetria rispetto all’asse delle
ascisse significa che ogni punto di Γ `e il simmetrico, rispetto all’asse x, di un
punto di G
f
, in simboli:
∀P(x
P
, y
P
) ∈ Γ ∃Q(x
Q
, y
Q
) ∈ G
f
:
_
x
P
= x
Q
y
P
= −y
Q
Dire che P `e il simmetrico di Q rispetto all’asse x `e come dire che Q `e il
simmetrico di P sempre rispetto all’asse x, in simboli:
_
x
P
= x
Q
y
P
= −y
Q
⇐⇒
_
x
Q
= x
P
y
Q
= −y
P
O x
y
y
P
y
Q
x
P
=x
Q
Q
P
G
f
Γ
Essendo Q un punto di G
f
, le sue coordinate soddisfano l’equazione y = f(x), dalla quale si deduce
l’equazione che definisce Γ, nel seguente modo:
Q ∈ G
f
⇐⇒ y
Q
= f(x
Q
) ⇐⇒ −y
P
= f(x
P
) ⇐⇒ y
P
= −f(x
P
)
Quindi Γ `e il grafico della funzione g : D −→ R data nel teorema da g(x) = −f(x), cio`e
Γ = G
g
= {(x, y) | y = g(x)} = {(x, y) | y = −f(x)}
QED
Esempio 2.
Tracciamo il grafico di y = −tan x applicando la simmetria rispetto all’asse delle ascisse al grafico (noto) di
y = tan x:
x
y
O
1
π
4
y = tan x
d

y = −tan x

3
2.2 Simmetria rispetto all’asse delle ordinate
Teorema 3.
Siano f, g : D −→ R due funzioni reali di dominio D ⊆ R tali che
g(x) = f(−x)
allora il grafico di g `e il simmetrico del grafico di f rispetto all’asse delle ordinate.
Dimostrazione.
La dimostrazione consiste nel verificare che il simmetrico del grafico di f rispetto all’asse delle ordinate `e
proprio il grafico di g.
Il grafico di f `e, per definizione, l’insieme
G
f
= {(x, y) | y = f(x)}
(nella figura a lato indicato dalla linea pi` u sottile).
Sia Γ l’insieme ottenuto da G
f
attraverso una simmetria rispetto all’asse
delle ordinate (nella figura a lato indicato dalla linea pi` u spessa).
Il fatto che Γ sia ottenuto da G
f
attraverso una simmetria rispetto al-
l’asse delle ordinate significa che ogni punto di Γ `e il simmetrico, rispetto
all’asse y, di un punto di G
f
, in simboli:
O
x
y
x
P
x
Q
y
P
=y
Q
Q P
G
f
Γ
∀P(x
P
, y
P
) ∈ Γ ∃Q(x
Q
, y
Q
) ∈ G
f
:
_
x
P
= −x
Q
y
P
= y
Q
Dire che P `e il simmetrico di Q rispetto all’asse y `e come dire che Q `e il simmetrico di P sempre rispetto
all’asse y, in simboli:
_
x
P
= −x
Q
y
P
= y
Q
⇐⇒
_
x
Q
= −x
P
y
Q
= y
P
Essendo Qun punto di G
f
, le sue coordinate soddisfano l’equazione y = f(x), dalla quale si deduce l’equazione
che definisce Γ, nel seguente modo:
Q ∈ G
f
⇐⇒ y
Q
= f(x
Q
) ⇐⇒ y
P
= f(−x
P
)
Quindi Γ `e il grafico della funzione g : D −→ R data nel teorema da g(x) = f(−x), cio`e
Γ = G
g
= {(x, y) | y = g(x)} = {(x, y) | y = f(−x)}
QED
Esempio 3.
Tracciamo il grafico di y = sin(−x) applicando la simmetria rispetto all’asse delle ascisse al grafico (noto)
di y = sin x:
x
y
O
y = sin x
y = sin(−x)
w
4
2.3 Simmetria rispetto all’origine
Teorema 4.
Siano f, g : D −→ R due funzioni reali di dominio D ⊆ R tali che
g(x) = −f(−x)
allora il grafico di g `e il simmetrico del grafico di f rispetto all’origine.
Dimostrazione.
Si potrebbe procedere con una dimostrazione che ricalchi le dimostrazioni precedenti, si preferisce tuttavia
mostrare un argomento diverso, introducendo l’uso della composizione di trasformazioni.
Dimostriamo innanzitutto che la simmetria rispetto all’origine `e la composizione delle due simmetrie
rispetto agli assi (come mostrato nella figura qui sotto).
Se P `e un punto del piano di coordinate (x
P
, y
P
), sappiamo che il suo
simmetrico rispetto all’origine, P

, ha coordinate (−x
P
, −y
P
).
P

si pu`o ottenere da P componendo la simmetria rispetto all’asse delle
ascisse con la simmetria rispetto all’asse delle ordinate, cio`e, se P

`e il
simmetrico di P rispetto all’asse x, allora P

`e il simmetrico di P

rispetto
all’asse y, infatti:
P(x
P
, y
P
)
sim. vert.
−→ P

(x
P
, −y
P
)
sim. orizz.
−→ P

(−x
P
, −y
P
)
L’ordine delle due simmetrie pu`o anche essere invertito, cio`e, se P

`e il
simmetrico di P rispetto all’asse delle ordinate, allora P

`e il simmetrico di
P

rispetto all’asse delle ascisse, infatti:
P(x
P
, y
P
)
sim. orizz.
−→ P

(−x
P
, y
P
)
sim. vert.
−→ P

(−x
P
, −y
P
)
O x
y
y
P
−y
P
−x
P
x
P
P
P

P

P

Consideriamo ora la funzione h : D −→ R tale che h(x) = f(−x), allora,
per il Teorema 3, il grafico di h, G
h
(nella figura a lato indicato dalla linea
tratteggiata), `e il simmetrico rispetto all’asse delle y del grafico di G
f
(nella
figura a lato indicato dalla linea pi` u sottile).
Essendo g = −f(−x) = −h(x), allora, per il Teorema 2, il grafico di g, G
g
(nella figura a lato indicato dalla linea pi` u spessa), `e il simmetrico rispetto
all’asse delle x del grafico di G
h
.
Quindi G
g
`e ottenuto da G
f
attraverso la composizione della simmetria rispetto
all’asse delle ordinate con la simmetria rispetto all’asse delle ascisse, e, per
quanto osservato prima, questo implica che G
g
`e il simmetrico rispetto all’origine
di G
f
.
QED
O
x
y
G
f
G
g
G
h
Esempio 4.
Tracciamo il grafico di y = −cos(−x) applicando la simmetria rispetto all’origine al grafico (noto) di
y = cosx:
x
y
O
y = −cos(−x)
y = cos x
5
Osservazione 3.
Osserviamo che i grafici delle tre funzioni goniometriche sin, cos e tan hanno delle simmetrie interne che
corrispondono a propriet`a algebriche delle funzioni stesse:
• sin(−x) = −sin x ⇔ −sin(−x) = sin x ⇔ G
sin
`e simmetrico rispetto all’origine,
• cos(−x) = cos x ⇔ G
cos
`e simmetrico rispetto all’asse delle ordinate,
• tan(−x) = −tan x ⇔ −tan(−x) = tan x ⇔ G
tan
`e simmetrico rispetto all’origine.
Definizione 1. Una funzione reale f : D −→ R di dominio D ⊆ R tale che
f(x) = f(−x)
si dice pari, ed il suo grafico G
f
`e simmetrico rispetto all’asse delle ordinate; se invece
f(x) = −f(−x)
la funzione si dice dispari, ed il suo grafico G
f
`e simmetrico rispetto all’origine.
La funzione coseno `e pari, le funzioni seno e tangente sono dispari.
6
3 Dilatazioni
3.1 Introduzione alle dilatazioni
Questa parte introduttiva sulle dilatazioni non vuole essere una trattazione esaustiva del tema, ma solo un
insieme di osservazioni che permettano allo studente di capire “come funzionano” queste trasformazioni, per
poi usarle per disegnare grafici di particolari funzioni.
Definizione 2.
Dati due numeri reali h, k ∈ R, chiamiamo dilatazione di rapporti h e k quella trasformazione del piano
definita dalle equazioni
_
x

= hx
y

= ky
che quindi trasforma il punto del piano P(x
P
, y
P
) nel punto P

(h · x
P
, k · y
P
).
Chiariamo innanzitutto il senso di queste trasformazioni, poi capiremo che effetto hanno sugli insiemi
nel piano cartesiano.
Esempio 5.
Consideriamo l’immagine qui a lato che ha larghezza
X = 4cm (dimensione orizzontale)
ed altezza
Y = 3, 6cm (dimensione verticale).
Applicare all’immagine una dilatazione di rapporti 2 ed 1 significa
trasformarla in una immagine che ha larghezza
4cm
3
,
6
c
m
X

= 2 · X = 2 · 4cm = 8cm (dimensione orizzontale)
ed altezza
Y

= 1· Y = 1· 3, 6cm = 3, 6cm (dimensione verticale).
Il risultato della trasformazione `e l’immagine qui
accanto.
8cm
3
,
6
c
m
Osserviamo che nella dilatazione effettuata solo la dimensione orizzontale dell’immagine `e stata effet-
tivamente modificata (moltiplicata per un fattore 2), mentre la dimensione verticale `e rimasta la stessa
dell’immagine originaria (poich´e moltiplicata per un fattore 1).
Definizione 3.
Chiamiamo dilatazione orizzontale di fattore h la dilatazione di equazioni
_
x

= hx
y

= y
che quindi influenza solo la dimensione orizzontale, di un fattore h ∈ R, mentre la dimensione verticale
rimane inalterata.
Analogamente:
Definizione 4.
Chiamiamo dilatazione verticale di fattore k la dilatazione di equazioni
_
x

= x
y

= ky
che quindi influenza solo la dimensione verticale, di un fattore k ∈ R, mentre la dimensione orizzontale
rimane inalterata.
7
Esempio 6.
Trasformiamo l’immagine iniziale dell’esempio ?? attraverso una dilatazione
verticale di fattore
4
3
, ottenendo l’immagine qui accanto, che ha larghezza
X

= 1 · X = 1 · 4cm = 4cm (dimensione orizzontale)
ed altezza
Y

=
4
3
· Y =
4
3
· 3, 6cm = 4, 8cm (dimensione verticale).
Sottolineamo che nella dilatazione effettuata solo la dimensione verticale
dell’immagine `e stata effettivamente modificata (moltiplicata per un fat-
tore
4
3
), mentre la dimensione orizzontale `e rimasta la stessa dell’immagine
originaria (poich´e moltiplicata per un fattore 1).
4cm
4
,
8
c
m
Esempio 7.
Facciamo ora un esempio di una dilatazione lungo
entrambi gli assi.
Trasformiamo l’immagine iniziale dell’esempio ?? at-
traverso una dilatazione di fattori 2 e
4
3
, ottenendo
l’immagine qui accanto, che ha larghezza
X

= 2 · X = 2 · 4cm = 8cm (dimensione orizzontale)
ed altezza
Y

=
4
3
·Y =
4
3
·3, 6cm = 4, 8cm (dimensione verticale).
8cm
4
,
8
c
m
Osservazione 4.
Attenzione a non confondere le dilatazioni con degli “ingrandimenti” (anche solo lungo una direzione):
la dimensione dell’immagine trasformata dipende dai fattori di trasformazione h (in orizzontale) e k (in
verticale), che
• “ingrandiscono” se maggiori di 1, e “riducono” se minori di uno;
• sono indipendenti tra loro
(per esempio, una dilatazione con fattori h > 1 e k < 1 “ingrandisce” in orizzontale e “riduce” in
verticale).
Esempio 8.
Trasformiamo l’immagine iniziale dell’esempio ?? attraverso una dilatazione orizzontale
di fattore
1
2
, ottenendo l’immagine qui accanto, che ha
larghezza X

=
1
2
· X =
1
2
· 4cm = 2cm (dimensione orizzontale)
ed altezza Y

= 1 · Y = 1 · 3, 6cm = 3, 6cm (dimensione verticale).
2cm
3
,
6
c
m
8
Esempio 9.
Trasformiamo l’immagine iniziale dell’esempio ?? attraverso una dilatazione
verticale di fattore
2
3
, ottenendo l’immagine qui accanto, che ha larghezza
X

= 1 · X = 1 · 4cm = 4cm (dimensione orizzontale)
ed altezza
Y

=
2
3
· Y =
2
3
· 3, 6cm = 2, 4cm (dimensione verticale).
4cm
2
,
4
c
m
Esempio 10.
Trasformiamo l’immagine iniziale dell’esempio ?? attraverso una dilatazione di fattori
1
2
e
4
3
, ottenendo l’immagine qui accanto, che ha larghezza
X

=
1
2
· X =
1
2
· 4cm = 2cm (dimensione orizzontale)
ed altezza
Y

=
2
3
· Y =
2
3
· 3, 6cm = 2, 4cm (dimensione verticale).
2cm
4
,
8
c
m
Un caso particolare `e dato dalle dilatazioni in cui i fattori coincidono:
Definizione 5. Si chiama omotetia una dilatazione i cui fattori coincidono, che ha quindi equazione
_
x

= kx
y

= ky
dove k ∈ R. Inoltre
• se k > 1 l’omotetia si chiama ingrandimento;
• se k < 1 l’omotetia si chiama riduzione;
• se k = 1 l’omotetia si chiama identit`a.
Esempio 11.
Trasformiamo l’immagine iniziale dell’esempio ?? attraverso
un’ingrandimento di fattore 2 ottenendo l’immagine qui ac-
canto, che ha larghezza
X

= 2 · X = 2 · 4cm = 8cm (dimensione orizzontale)
ed altezza
Y

= 2 · Y = 2 · 3, 6cm = 7, 2cm (dimensione verticale).
Esempio 12.
Trasformiamo la solita immagine attraverso una riduzione
di fattore
1
2
ottenendo l’immagine qui sotto, che ha
larghezza (dimensione orizzontale)
X

=
1
2
· X =
1
2
· 4cm = 2cm
ed altezza (dimensione verticale)
Y

=
1
2
· Y =
1
2
· 3, 6cm = 1, 8cm.
2cm
1
,
8
c
m
8cm
7
,
2
c
m
9
Osservazione 5.
Osserviamo che ingrandimenti e riduzioni mantengono inalterate le caratteristiche geometriche dell’immagine
che viene trasformata e ne modificano solo la “grandezza”.
Ad esempio, se approssimiamo il naso di Snoopy con un cerchio, un ingrandimento o una riduzione ne
modificano solo il raggio, mentre una dilatazione non omotetia lo fa diventare un’ellisse.
In altre parole, figure trasformate attraverso omotetie sono proporzionali.
Adesso guardiamo l’effetto delle dilatazioni sui punti, e quindi sugli insiemi, del piano cartesiano.
Esempio 13.
Consideriamo ora la dilatazione di fattori 2 e 3 nel piano cartesiano.
Le equazioni della dilatazione sono
_
x

= 2x
y

= 3y
quindi, ∀P ∈ R
2
, P(x
P
, y
P
) → P

(2x
P
, 3y
P
).
Ecco alcuni punti ed i loro trasformati:
A(1, 1) → A

(2, 3)
C(0, −2) → C

(0, −6)
E(−1, 1) → E

(−2, 3)
B(1, 0) → B

(2, 0)
D(−2, −1) → D

(−4, −3)
Quindi il pentagono ABCDE viene trasformato nel pentagono A

B

C

D

E

.
x
y
O
A
A

B B

C
C

D
D

E
E

Osservazione 6.
Prendiamo spunto dall’esempio precedente per fare alcune osservazioni generali.
Data una dilatazione di fattori h e k si ha che:
• punti sugli assi sono trasformati in punti sugli stessi assi, infatti:
P(x
P
, 0) → P

(hx
P
, 0) e Q(0, y
Q
) → Q

(0, ky
Q
) ;
• rette vengono trasformate in rette;
• rette parallele vengono trasformate in rette parallele;
• rette perpendicolari non vengono trasformate in rette perpendicolari (a meno che non siano parallele
agli assi).
Degli ultimi tre punti omettiamo la dimostrazione in queste note.
Esercizio 1.
Qui sotto sono disegnati quattro casi di dilatazione sempre a partire dallo stesso grafico (linea pi` u sottile),
i piani cartesiani sono muti, si assuma che un quadretto rappresenti l’unit`a.
Prova a determinare per ognuno dei quattro grafici trasformati (linea pi` u spessa) di quale tipo di
dilatazione si tratti e con quali fattori.
Figura 1 Figura 2 Figura 3 Figura 4
10
3.2 Dilatazioni e grafici di funzioni
Scopriamo ora come riconoscere quando il grafico di una funzione pu`o essere ottenuto dal grafico di una
funzione nota attraverso una dilatazione.
Teorema 5.
Siano h, k ∈ R
>0
due numeri reali positivi e siano f, g : D −→ R due funzioni reali di dominio D ⊂ R tali
che
g(x) = k · f
_
1
h
x
_
allora il grafico di g si ottiene dal grafico di f attraverso la dilatazione di rapporti h e k.
Dimostrazione.
La dimostrazione consiste nel verificare che attraverso la dilatazione di rapporti h e k il grafico di f diventa
proprio il grafico di g.
Il grafico di f `e, per definizione, l’insieme
G
f
= {(x, y) | y = f(x)}
(nella figura a lato indicato dalla linea pi` u sottile).
Sia Γ l’insieme ottenuto da G
f
attraverso la dilatazione di
rapporti h e k (nella figura a lato indicato dalla linea pi` u
spessa), allora ogni punto di Γ `e ottenuto da un punto di
G
f
attraverso la dilatazione di rapporti h e k, in simboli:
∀P(x
P
, y
P
) ∈ Γ ∃Q(x
Q
, y
Q
) ∈ G
f
:
_
x
P
= h · x
Q
y
P
= k · y
Q
O x
y
P
Q
G
f
Γ
Dire che P `e ottenuto da Q attraverso la dilatazione di rapporti h e k `e come dire che Q `e ottenuto da
P attraverso la dilatazione di rapporti
1
h
e
1
k
, in simboli:
_
x
P
= hx
Q
y
P
= ky
Q
⇐⇒
_
x
Q
=
1
h
x
P
y
Q
=
1
k
y
P
Essendo Qun punto di G
f
, le sue coordinate soddisfano l’equazione y = f(x), dalla quale si deduce l’equazione
che definisce Γ, nel seguente modo:
Q ∈ G
f
⇐⇒ y
Q
= f(x
Q
) ⇐⇒
1
k
y
P
= f
_
1
h
x
P
_
⇐⇒ y
P
= kf
_
1
h
x
P
_
Quindi Γ `e il grafico della funzione g : D −→ R data nel teorema da g(x) = kf
_
1
h
x
P
_
, cio`e
Γ = G
g
= {(x, y) | y = g(x)} =
_
(x, y) | y = kf
_
1
h
x
__
QED
Facciamo ora quattro esempi di grafici ottenuti attraverso dilatazioni di grafici noti.
11
Esempio 14.
Tracciamo il grafico di y =
3
2
cos (x) (in grassetto) dilatando verticalmente il grafico (noto, tratteggiato) di
y = cosx di un fattore
3
2
:
x
y
O π
2
1
Esempio 15.
Tracciamo il grafico di y = cos
_
3
2
x
_
(in grassetto) dilatando orizzontalmente il grafico (noto, tratteggiato)
di y = cosx di un fattore
2
3
:
x
y
O
π
2
1
Esempio 16.
Tracciamo il grafico di y =
3
2
cos
_
3
2
x
_
(in grassetto) dilatando il grafico (noto, tratteggiato) di y = cosx di
fattori
3
2
e
2
3
:
x
y
O π
2
1
Esempio 17.
Tracciamo il grafico di y = 2cos
_
1
2
x
_
(in grassetto) dilatando il grafico (noto, tratteggiato) di y = cosx
attraverso una omotetia di fattore 2:
x
y
O π
2
1
12
4 Composizione di trasformazioni (facoltativo)
Teorema 6.
Siano a, b, ∈ R due numeri reali ed h, k ∈ R
=0
due numeri reali non nulli e siano f, g : D −→ R due funzioni
reali di dominio D ⊂ R tali che
g(x) = k
_
f
_
1
h
x −a
_
+b
_
allora il grafico di g si ottiene dal grafico di f attraverso la composizione delle seguenti trasformazioni:
1. traslazione di vettore
− →
v = (a, b)
2. dilatazione di rapporti h e k (se negativi si tratta di una dilatazione composta con una simmetria)
Dimostrazione.
La dimostrazione consiste nel verificare che applicando al grafico di f le trasformazioni date, nell’ordine
dato, si ottiene proprio il grafico di g.
Il grafico di f `e, per definizione, l’insieme G
f
= {(x, y) | y = f(x)}.
Sia Γ l’insieme ottenuto da G
f
attraverso la sequenza di
1. una traslazione di vettore
−→
v = (a, b)
2. una dilatazione (eventualmente composta con una simmetria) di rapporti h e k
Il fatto che Γ sia ottenuto da G
f
attraverso le precedenti trasformazioni significa che ogni punto di Γ `e
ottenuto da un punto di G
f
attraverso di esse, in simboli:
∀P(x
P
, y
P
) ∈ Γ ∃Q(x
Q
, y
Q
) ∈ G
f
:
(x
Q
, y
Q
)
traslaz.
−→ (x
Q
+a, y
Q
+b)
dilat./simm.
−→ (h(x
Q
+a), k(y
Q
+b)) = (x
P
, y
P
) ⇐⇒
⇐⇒
_
x
P
= h(x
Q
+a)
y
P
= k(y
Q
+b)
Dire che P `e ottenuto da Q tramite le due trasformazioni date `e come dire che Q `e ottenuto da P tramite
le trasformazioni inverse alle date, nell’ordine inverso, in simboli:
_
x
P
= h(x
Q
+a)
y
P
= k(y
Q
+b)
⇐⇒
_
x
Q
=
1
h
x
P
−a
y
Q
=
1
k
y
P
−b
Essendo Qun punto di G
f
, le sue coordinate soddisfano l’equazione y = f(x), dalla quale si deduce l’equazione
che definisce Γ, nel seguente modo:
Q ∈ G
f
⇐⇒ y
Q
= f(x
Q
) ⇐⇒
1
k
y
P
−b = f
_
1
h
x
P
−a
_
⇐⇒
⇐⇒
1
k
y
P
= f
_
1
h
x
P
−a
_
+b ⇐⇒ y
P
= k
_
f
_
1
h
x
P
−a
_
+b
_
Quindi Γ `e il grafico della funzione g : D −→ R data nel teorema da g(x) = k
_
f
_
1
h
x −a
_
+b
_
, cio`e
Γ = G
g
= {(x, y) | y = g(x)} =
_
(x, y) | y = k
_
f
_
1
h
x −a
_
+b
__
QED
13

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