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La Stampa 4 aprile 2007

I cattolici del terzo tipo
Davanti agli interventi della Cei non si dividono solo in «obbedienti» e «adulti». Molti altri, pur conservando fede e carità, non ascoltano la voce della Chiesa in lotta
Le reazioni dei cattolici alle recenti prese di posizione della Conferenza Episcopale italiana appaiono a prima vista classificabili in due categorie: una è quella dei cattolici obbedienti, a cui bisogna aggiungere i «laici rispettosi», che hanno cominciato a moltiplicarsi da quando è diventato chiaro che la difesa della famiglia, dei «valori» della tradizione giudaico-cristiana, della civiltà europea può agevolmente esser fatta coincidere con lo spirito della lotta al «terrorismo internazionale» capeggiata dall’amministrazione Bush. L’altra categoria è quella dei cattolici «adulti», così li ha chiamati lo stesso Prodi, i quali accettano in linea di principio la disciplina richiesta dalla Chiesa, ma rivendicano il diritto di leggere molte prescrizioni - e specialmente l’ultima là dove si impone loro, quando siano parlamentari, di non votare cosiddetti Dico limitandone la perentorietà attraverso il richiamo di altri e più «aperti» documenti del magistero ecclesiastico. È ciò che fa per esempio uno dei più autorevoli intellettuali cattolici italiani, Giuseppe Alberigo (la Repubblica, 30 marzo) in un denso e appassionato articolo, del quale è difficile non condividere molti passaggi. Alberigo resta e vuole restare un fedele figlio della Chiesa, intesa come gerarchia ecclesiastica, «il Papa e i vescovi uniti con lui». Per questo segnala persino le «pieghe» che, nel documento della Conferenza episcopale, manifesterebbero le riserve di certi vescovi che non vogliono usare questo documento come una clava e che lo intendono solo, o quasi, come un invito ai politici cattolici «affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere». Ricorda poi momenti e personalità

.della storia recente d’Italia (De Gasperi. La loro fede è spesso molto più sincera di quella dei tanti atei devoti che piacciono all’episcopato. niente più enciclica contrapposta ad enciclica. Gianni Vattimo . Andreatta. dimenticando il Concilio e Giovanni XXIII. echeggia Bush: chi non è con noi è contro di noi. ha scelto di essere una parte in lotta. niente più «pieghe» nascoste dei documenti papali. Rispetto ad Alberigo si distinguono perché prendono più chiaramente atto di una situazione in cui la Chiesa (la gerarchia). certo. ha detto di recente un «ateo devoto»)? Non si può sbattezzarsi. del resto vani perché il battesimo «imprime il carattere». Anche la recente ripresa del dogma dell’Inferno esprime i fondo questo spirito guerriero. «terribilis ut castrorum acies ordinata» secondo un’espressione della liturgia. ma almeno convertirsi finalmente al cristianesimo.) che forniscono significativi esempi di un cattolicesimo liberale mai completamente tacitato. sforzandosi di praticare la carità e di non perdere la fede per lo scandalo che subiscono proprio dai loro pastori. Tuttavia: non sarà il caso di tener conto anche di un terzo possibile tipo di reazioni? Alludiamo a quelle di molti altri credenti.. e al potere. dice(va) il catechismo. pur partecipando alla vita della Chiesa militante. Non sarebbe ora che i credenti rivendicassero finalmente la loro libertà di ascoltare la parola di Dio senza la mediazione di una nomenklatura che amministra i sacramenti come se fossero «cosa loro» (essere cattolici ha un prezzo. che si chiamano cattolici perché battezzati e che non hanno ancora aderito ai movimenti per lo «sbattezzo». non si può cancellare. ma che da tempo hanno rinunciato ad ascoltare la voce della Chiesa cosiddetta docente.

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