You are on page 1of 37

1-LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO Tra il I e il II secolo d.C.

vi fu una grande fioritura della cultura e la diffusione della scrittura anche tra le classi meno abbienti. Parallelamente entra in crisi la religione ufficiale di tipo politeistico, che non riusciva più a reggere il confronto con i nuovi culti provenienti da Oriente. Dopo un aspra concorrenza tra le religioni a carattere salvifico, il Cristianesimo divenne maggioritario solo quando riuscì a liberarsi dei toni apocalittici e dalle forti contestazioni sulle evidenti ingiustizie. Già nel I secolo la comunità cristiana poggiava su una stabile gerarchia sacerdotale, e ben presto, i vescovi finirono per essere scelti tra quelle famiglie dell’elites cittadina. Questa vicinanza tra amministratori pubblici e capi delle chiese conferirà ben presto a questi ultimi autorevolezza anche sul piano civile. Fu solo per un breve tempo, quindi, che la chiesa seguì il modello primitivo di perfetta carità. Uno dei maggiori problemi che il Cristianesimo dovette affrontare fu quello delle persecuzioni. Tra il II e il III secolo una crisi di norme proporzione (dovuta ad uno sviluppo abnorme delle città, al progressivo abbono delle campagne da parte dei contadini, alle carestie, epidemie, rivolte e al brigantaggio.) investì le fondamenta stesse della società romana. L’unico modo perché l’impero riuscisse a riprendersi, all’imperatore Diocleziano sembrò essere un grandioso progetto di pace e unità su modello delle grandi monarchie orientali, che accentuò però il carattere sacrale del potere imperiale, inaccettabile per i cristiani. Da questo momento saranno infatti visti come elemento di pericolo e soggetti a una dura persecuzione. Solo il suo successore, Costantino, intuì il Cristianesimo come elemento di forza e riconobbe alle chiese cristiane la libertà di culto. Agli inizi del IV secolo un prete, Ario di Alessandria sostenne che il figlio di Dio fosse a lui subordinato. Costantino fu costretto ad indurre il primo concilio ecumenico della storia, a cui parteciparono circa trecento vescovi, e in cui la dottrina di Ario fu condannata all’unanimità. È da questo momento in poi che si può parlare di eresie, dottrine che si oppongono alla vertità e che provocheranno nel corso del secoli gravi lacerazioni interne alla Cristianità. 2-LA DIVISIONE DELL’IMPERO Le rive del Reno segnavano il confine tra due sistemi di vita molto differenti e il cui contatto definitivo si ebbe solo con la conquista della Gallia da parte di Cesare: da una parte i romani con un mondo imperniato sulle città e con sistemi socio-culturali assai complessi, dall’altro le popolazioni germaniche, dedite alla caccia e alla guerra, soggette a continui spostamenti e che vivevano delle continue razzie nei territori circostanti. L’organizzazione dei germani era semplice, l’unica gerarchia erano i capi militari, soggetti solo al controllo degli anziani e l’unico modo per emergere in questa società era aggregare intorno a se giovani per compiere razzie e scorrerie. A partire dal I secolo la penetrazione dei Germani nei territori dell’impero venne vista come indispensabile per il popolamento delle spopolate regioni periferiche e per il reclutamento nelle legioni(già nel III secolo la presenza germanica nell’esercito era ormai prevalente). Sembrava che fosse stato raggiunto un equilibrio tra mondo romano e germanico, fino all’arrivo degli Unni(popolo turco-mongolo) che provocarono un grosso sconvolgimento tra le popolazioni germaniche, che travolse anche il mondo romano, riducendo l’impero solo alla sua parte orientale. L’imperatore Teodosio tentò di restaurare l’unità imperiale, con una politica di totale apertura verso le popolazioni germaniche, ma si rivelò solo una situazione transitoria. Alla sua morte, infatti, divenne inevitabile che le due parti dello Stato, sempre più diverse tra loro, venissero divise tra i due figli, al primo l’Occidente con capitale Milano, al secondo l’Oriente con capitale Costantinopoli.

1

3-L’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE La politica di apertura verso le popolazioni germaniche che si stava cercando di mantenere, cominciò a creare tensioni all’interno dell’aristocrazia senatoria, e anche all’interno della corte crebbe l’opposizione verso gli elementi di origine barbarica. Mentre in Oriente si arrivò all’estromissione dei germani dalle alte cariche militari, i Visigoti e gli altri Germani orientali diventavano sempre più inquieti per la pressione degli Unni, finchè nel 406 il confine del Reno non fu superato da Vandali, Alani, Svevi, Franchi e Burgundi. I Visigoti guidati da Alarico attraversarono la penisola e raggiunsero Roma, dove attuarono tre giorni di saccheggio. Questo ebbe un effetto più psicologico che militare, e l’autorità dell’impero d’Occidente venne a ridursi sempre di più. Ben presto apparve chiaro, però, che l’elemento germanico era essenziale per la sopravvivenza di ciò che restava dell’impero d’Occidente, per cui si ritornò ad una politica di convergenza tra Romani e barbari. Il generale Ezio utilizzo infatti, con grandi risultati, i germani contro gli Unni. Alla morte di Ezio(ucciso dal suo successore), si susseguirono imperatori primi di potere effettivo, tanto da mandare lo Stato in una situazione sempre più confusa. Odoacre tentò infine di governare quello che restava dell’impero d’Occidente in nome dell’imperatore d’Oriente, e una delle sue primi tentativi per arginare i contrasti fu quello di inserire i Germani in modo meno traumatico possibile nella struttura sociale esistente. Alla sua morte lo sostituì Teodorico, re ostrogoto, che portò in Italia con lui il suo popolo(circa 125 000 persone) e ottenne subito l’appoggio dell’aristocrazia fu dalla sua parte perché vide in lui l’uomo forte del momento. Il tentativo di convivenza non fu traumatico perché il declino demografico aveva fatto aumentare la disponibilità di terre e inoltre le due comunità rimasero distinte. Erano vietati i matrimoni tra Romani e Goti, il senato rimase presidio romano, mentre l’aristocrazia gota entrava a far parte solo del consiglio del re. Il sogno di Teodorico si infranse però per le resistenze sia del mondo romano che germanico. In seguito al ristabilirsi di una piena intesa tra papato e imperatore d’Oriente, vi fu un ulteriore irrigidimento tra i Goti, da sempre ariani, che portò a un clima di totale diffidenza. 4-ALTRI REGNI ROMANO-BARBARICI Nello stesso periodo si consumò il dramma dei Vandali dell’Africa, i cui rapporti con le popolazioni locali erano difficili per la brutalità delle confische e le persecuzioni. I Vsigoti in Aquitania mostrarono un dinamismo espansivo in Provenza e nella penisola iberica, che dovette scontrarsi con la resistenza Franca, che tolse loro l’Aquitania e li spinse definitivamente nella sola penisola iberica. I Franchi, originariamente divisi in tanti piccoli aggregati, furono via via inglobati nel dominio di Clodoveo, re dei Franchi Salii. Dopo aver eliminato l’ultima presenza romana in Gallia, egli si volse verso le altre popolazioni germaniche della Gallia, ponendole sotto il suo controllo o scacciandole. Alla base di questi successi militari c’era la collaborazione con l’aristocrazia gallo-romana e soprattutto con l’episcopato cattolico, grazie alla conversione del popolo franco e delle stesso re al Cattolicesimo. L’ordinamento pubblico era articolato in distretti, le contee, governati da rappresentanti del re, i conti. Alla morte di Clodoveo il regno venne diviso però equamente tra i quattro figli e questo ne bloccò il dinamismo espansivo. 5-L’IMPERO ROMANO D’ORIENTE Mente l’impero d’Occidente cedeva all’influenza germanica, l’impero d’Oriente mostrava una sorprendente capacità di resistenza, alimentata dalla fedeltà alle tradizioni, e dalla capacità di adattamento a situazioni sempre mutevoli. Tutto questo perché l’oriente aveva città più numerose e popolose, con una struttura economica più complessa, l’aristocrazia non godeva di una schiacciante superiorità, né aveva acquisito la maggioranza delle terre schiacciando i piccoli proprietari, la flotta 2

era stata rafforzata e l’esercito era ben addestrato, inoltre lo Stato fu in grado di esercitare il pieno controllo sulla Chiesa, esaltando il ruolo dell’imperatore quale difensore della dottrina cristiana. Attraverso la ristrutturazione urbanistica di Bisanzio, una modesta colonia greca, venne realizzata la nuova capitale, Costantinopoli, che conobbe in breve tempo un vero e proprio boom: la popolazione crebbe a ritmo sostenuto, superando quella di Roma, si mantenne l’ordine interno grazie alla distribuzione del grano e all’allestimento di giochi nel circo. Le contraddizioni nacquero sulla questione barbarica; mentre in Occidente si tendeva ad un inserimento dei germani nell’esercito e nei quadri dirigenti, in Oriente vi fu una netta chiusura nei loro confronti e si diede vita ad una politica di dirottamento verso Occidente dei germani orientali. La liberazione dalle pressioni barbariche consentì di punta le energie sulla risoluzione di problemi interni gravi: le rivolte degli Isauri, popolo suddito dell’impero, e le agitazioni a carattere religioso. Gli Isauri vennero facilmente deportati in massa, mentre il problema religioso si rivelò più difficile da risolvere a causa delle controversie nate per i Monofisisti. Se l’imperatore fosse stato conciliane nei loro riguardi, ci sarebbero state rivolte a Costantinopoli e contrasti con la chiesa di Roma. Giustiniano tentò di attenuare l’intransigenza facendo loro qualche concessione sul piano dottrinale, ma ebbe come risultato la rottura con il papa e i vescovi d’Occidente, creando un vero e proprio scisma. Uno degli obbiettivi principali di Giustiniano fu la riconquista dell’Occidente, che ebbe buon esito in Africa(dove distrusse il regno dei Vandali), ma si rivelò più lunga e difficile in Italia. Al termine di questa guerra emanò la pragmatica sanzione nella quale terre e greggi venivano restituite ai vecchi proprietari e le chiese ottennero le terre confiscate alle chiese ariane; l’Italia venne divisa in distretti e l’amministrazione civile affidata ad un iudex, mentre quella militare a un dux, si mise inoltre in piedi un efficiente apparato fiscale. Prima ancora che finisse la campagna di Italia, Giustiniano aveva già posato lo sguardo sulla Spagna dei Visigoti. L’occasione per intervenire gli venne data da Atanalgido, auto proclamatosi re dei Visigoti con l’aiuto della nobiltà, in quale chiese aiuto proprio all’imperatore d’Oriente per aiutarlo nella guerra civile contro i sostenitori del precedente re Agila. Un corpo di spedizione bizantina conquistò così una vasta fascia costiera. Per portare avanti questo progetto espansionistico, Giustinano ebbe però bisogno di molte risorse finanziarie che potè reperire solo potenziando l’apparato amministrativo e tenendo a freno l’aristocrazia che tendeva ad ampliare i propri latifondi, inglobando i piccoli proprietari terrieri. Nello stesso momento Giustiniano attuò un progetto di riorganizzazione del patrimonio giuridico romano, da cui scaturì il Corpus Iuris Civilis, destinato a restare alla base di tutta la produzione giuridica europea dei secoli seguenti. Il grandioso progetto di unificazione di Giustiniano dovette infine scontrarsi con l’impossibilità di porre un freno ai problemi interni ed esterni all’impero: all’interno vi erano ancora tensioni religiose, vi era un sovraffollamento delle città e una plebe troppo numerosa che costituiva una minaccia costante a causa della fame; gli stessi successi in politica estera si rivelarono non risolutive, le conquiste in Spagna e in Italia andarono presto perdute dopo la sua morte, e l’impero fu costretto a ridimensionare le sue ambizioni di dominio. Nel corso del VI secolo fecero la loro comparsa nei territori bizantini dei Balcani gli Slavi, i quali assimilarono completamente le popolazioni preesistenti. Questa forza si andò affievolendo a causa della divisione tra Slavi occidentali, orientali e meridionali, le cui differenze economiche, sociali e giuridiche diventarono sempre più profonde. Furono gli Slavi meridionali ad insediarsi nei territori bizantini dei Balcani e la loro pressione, a cui si aggiunse quella degli Avari, culminò nell’assedio di Tessalonica e Costantinopoli. Fu solo sul finire del VII secolo che i Bizantini tentarono di recuperare le loro posizioni, alternando terribili massacri, pressioni diplomatiche e intelligenti progetti di acculturazione ed evangelizzazione. Nonostante queste pressioni esterne e i contrasti religiosi e sociali interni, la sopravvivenza di Bisanzio fu resa possibile da una profonda riorganizzazione delle strutture dell’impero ad opera dell’imperatore Maurizio. Le province occidentali (Italia e Africa) furono messe in grado di 3

Tuttavia l’uccisione di Maurizio rese impossibile il progetto e anzi inaugurò un periodo di lotte tra esponenti del governo attuale e precedente. il papa riuscì a convincerlo a rinunciare e a restituire i territori appena conquistati. da poco convertiti al cristianesimo ariano. Lotte e diminuirono la capacità di resistenza dell’impero verso i nuovi nemici. Era il 648. Forte di questa coesione interna. e non esistette altra forma di ascesa sociale se non l’inserimento nella società e tradizione dei dominatori. che riuscirono ad invadere le province orientali. non ebbero inoltre riguardi per la chiesa cattolica. i Longobardi furono indotti a darsi un ordinamento politico più stabile ed evoluto. Con la trasformazione in proprietari terrieri e la necessità di difendere i beni acquisiti da un possibile ritorno offensivo dei Bizantini. e non ebbe i risultati sperati in Oriente. limitato dall’ordinamento tribale del popolo.provvedere con milizie locali alla propria difesa. gli Arabi. I duchi infatti. fin quando i monofisiti. ma successivamente nacque un conflitto tra papato e impero. quindi si imposero in Italia come una dominazione straniera politica e militare. Nel rinunciare al castello di Sutri Liutprando lo donò alla chiesa romana. che invasero ben presto i territori dell’impero. L’invasione longobarda segnò una rottura con il passato anche nei territori ancora sotto il dominio bizantino. umana e divina. che si fece cedere dai duchi metà delle loro terre per procurare alla monarchia i mezzi necessari al suo funzionamento. con un capo eletto dall’aristocrazia nei momenti di necessità. Lo schieramento nazionalista e filo-cattolico si fronteggiarono ancora per tutto il VII secolo e il risultato fu che sul trono si alternarono re cattolici e re ariani. apportando un duro attacco nel cuore stesso del loro impero e imponendo un trattato di pace che prevedesse la restituzione di tutti i territori occupati e il pagamento di un’indennità di guerra. che portò all’unificazione dei poteri civili e 4 . sperando in una maggiore tolleranza religiosa islamica. ma giunto alle porte di Roma. l’imperatore dovette fronteggiare l’assedio di Costantinopoli da parte degli Avari e degli Slavi(come già accennato prima) che furono ricacciati indietro con facilità. alla fine del VII secolo l’impero era ormai ridotto a circa un terzo del territorio avuto al tempo di Giustiniano. La popolazione romana infatti non fu resa schiava. nonostante l’organizzazione sociale fosse rimasta tradizionale. sotto il comando di governatori militari. il ceto dominate si andava avvicinando sempre di più alle condizioni dell’aristocrazia longobarda. riuscì a mobilitare tutte le energie dell’impero per sconfiggere definitivamente i suoi nemici Persiani. dovuti all’eterna contrapposizione dei Monofisiti. rendendo l’impero debole di fronte ai tradizionali nemici. dove fu respinta riaccendendo le lotte interne. All’origine del cambiamento vi è il problema vitale della difesa. Avevano ancora un organizzazione di tipo militare. Questa dottrina ebbe inizialmente buona accoglienza. episodio che verrà ricordato nella storia come riconoscimento della sovranità del papa su Roma e il territorio circostante. mentre papa Gregorio Magno operò in Italia un opera instancabile di conversione dei Longobardi. Solo con la salita al potere del re Liutprando(il più grande re Longobardo) può considerarsi definitiva la conversione dei Longobardi al cattolicesimo e il superamento della divisione etnica tra Romani e Longobardi. Nel tentativo di accontentare tutte le parti si concluse per una nuova dottrina. non aprirono loro le porte di Alessandria. erano tenacemente legati alle loro tradizioni nazionali. 6-L’ITALIA LONGOBARDA E BIZANTINA I Longobardi (popolo di origine scandinava) giunsero in Italia attraverso il Friuli. che accettava la presenza in Cristo di due nature. ma privata della capacità politica. conquistando l’Italia settentrionale e centro-meriodionale. su modello romano. unite da una sola volontà. Anche se gli Arabi non riuscirono a venire a capo della dura resistenza bizantina. Il nuovo imperatore Eraclio. i Persiani. egli pensò che fosse il momento di completare la conquista dell’Italia. Appena terminata la guerra contro i Persiani. Eraclio si volse verso i problemi interni a carattere religioso. anche se l’adesione della famiglia reale al Cattolicesimo non ottenne l’adesione sperata. Prima cosa fu rafforzare il ruolo del re. I Longobardi. Non avevano mai avuto contatti con il mondo romano. grazie al massiccio appoggio dell’apparato ecclesiastico. Risolti i problemi esterni.

I proprietari terrieri furono inquadrati nell’esercito. La capitale venne trasferita a Damasco. Inoltre la chiesa disponeva di immensi patrimoni terrieri la cui gestione era affidata con un contratto a lungo termine e rapporti di tipo clientelare con esponenti dell’apparato politico. grazie all’abilità dei pontefici di legare a se l’aristocrazia e la burocrazia mediante la concessione di parti del vasto patrimonio di San Pietro. vi fu soprattutto la debolezza di bizantini e persiani. Con l’avvento del messaggio religioso di Maometto e delle nascita dell’Islam. che per dare stabilità al suo ruolo. insorsero subito contrasti tra i seguaci per la designazione del successore. 5 . il quale. assistito da un corpo di guardie. Ma fu a Roma che si ebbero sviluppi sociali e politici clamorosi. essendo la penisola luogo privilegiato per il transito delle merci provenienti da India o Africa. militare e le famiglie più in vista. servendo i successi esterni a coprire i disagi interni. contribuivano a rendere il clima molto caldo e secco. ereditato dalle precedenti dominazioni bizantine e persiane: a capo di ogni provincia fu messo un governatore. che sotto il dominio arabo. e gli atti di violenza per lo scontento continuarono fino a culminare in una vera e propria rottura con l’ascesa al califfato di Alì. il califfo. lo avevano esaltato. Creta e Rodi e la Spagna. Tuttavia. e necessitò di un nuovo apparato amministrativo. comportò inevitabilmente il rafforzamento del ruolo del califfo. che aveva visto ridotto fortemente il suo raggio d’azione. con obblighi corrispondenti alla loro base economica e al prestigio sociale. ma anzi. che si cercò di risolvere attraverso l’elezione di membri del ristretto gruppo dei parenti e dei primi compagni del profeta. tra cui la Mecca. da un giudice. era popolata da stirpi di lingua diversa e con un alto livello di civiltà. 7-GLI ARABI Come già accennato. situata tra l’Africa e l’Asia. favorita dalle piogge monsoniche. L’Arabia meridionale. vi fu un notevole sviluppo di alcune città. resistette. indebolitisi a vicenda. La penisola arabica. incentrato sulla collaborazione tra potere politico e papato. che era temporale e religiosa insieme. ed erano comandate da un capo elettivo. Il governo di territori così vasti rese bel presto evidenti le inadeguatezze degli ordinamenti sociali. arrestando i venti. che si tentò di rendere uniforme in tutto il territorio. superando il carattere tribale e organizzandosi intorno ad una autorità centrale(Maometto). Il risultato fu che in poco più di venti anni l’impero Persiano fu spazzato via e quello bizantino privato dell’Africa e della Siria. avendo lasciato un vuoto politico nel Mediterraneo centro-occidentale. Alla sua morte. abitata da tribù di beduini che praticavano l’allevamento. che portarono alla fine della dominazione bizantina e all’inizio del dominio pontificio. deposto dopo una sentenza che lo vedeva colpevole di omicidio. si mantenne in armi con i suoi seguaci(detti sciiti) contrapposto alla maggioranza dei mussulmani ortodossi(detti sunniti). tuttavia. in Siria. che divenne uno dei maggiori centri dell’Arabia. e grazie alle quali gli arabi diventarono padroni incontrastati del mediterraneo. non resistettero invece le isole di Cipro. dirette verso il Mediterraneo. Per completare il quadro dell’espansione islamica. gli Arabi avevano apportato un duro colpo all’impero bizantino. conquistarono la Sicilia.genero di Maometto. e da un responsabile dell’apparato finanziario. Questo nuovo ordinamento. tradizionali nemici. la Chiesa di Roma e il regno dei Franchi ebbero maggiore libertà per dare vita a quel progetto di nuova sistemazione politica dell’Occidente. Questo non risolse però il problema. introdusse l’ereditarietà del potere. Queste lotte per la successione al Profeta non avevano però frenato lo slancio espansionistico della comunità mussulmana.militari nelle mani delle sole autorità militari. ma la grande maggioranza della popolazione si trovava nella parte centro-settentrionale. All’origine di queste conquiste però. si presentava come un grande tavolato desertico con rilievi lungo le coste che. inoltre. conquistata in soli cinque anni. Riprese ben presto la spinta espansionistica che portò gli arabi alle porte di Costantinopoli che. la configurazione di quel mondo mutò radicalmente.

costituendo lo sfondo più frequente per la narrativa popolare e i racconti a carattere agiografico. Parallelamente si assisteva ad una dilatazione delle foreste. che investirà tutti i settori della società. 8-LA SOCIETA’ DELL’ALTO MEDIOEVO L’Occidente cristiano conosce tra il VI e l’VIII secolo una grave decadenza e un processo involutivo. Con le città scomparse o ridotte si allentarono anche i flussi di scambio tra città e campagna. insorsero fortissime spinte autonomistiche con alla base motivazioni etniche e religiose. Sul piano economico il maggiore settore produttivo restava l’agricoltura che venne potenziata grazie al perfezionamento dei sistemi di irrigazione e l’introduzione di nuove colture. L’unico modo per far produrre la terra era coltivandola con la rotazione biennale(tecnica per cui ogni anno una parte della terra è coltivata e l’altra a riposo) che contribuiva però a tenere basso il reddito essendo coltivata solo metà della terra. uova. quali medicina. Il signore possedeva quindi terra date in concessione a coloni liberi.conobbe un periodo di floridezza e benessere. Al padrone erano tenuti a corrispondere una parte del raccolto e un certo numero di giornate lavorative(courvees) oltre a prestazioni di natura(polli. sedi di attività produttive. dove si praticava la libera caccia. dai prati. Ovunque le città scompaiono o vedono ridotta la loro estensione. In questa condizione di decadenza la vera ricchezza non era più possedere bene. aveva creato squilibri sociali enormi. e vi fu una piena fioritura anche degli studi letterari e giuridici. il pascolo degli animali. Elementi di debolezza avrebbero però di lì a poco minato la stabilità del mondo arabo: la ricchezza e la concentrazione delle terre in mano a pochi funzionari. Il modello del nuovo stato furono le monarchie orientali. epidemie provocarono vuoti nella popolazione. militari e borghesi. che veniva loro affittata in cambio di un canone. All’origine di un così grande cambiamento c’era lo spopolamento delle città e delle campagne: guerre. scompaiono inoltre anche quella fitta rete di villaggi. oggetti di artigianato). con nuova capitale Baghdad. dagli stagni e dalle terre incolte sulle quali i coloni 6 . disseminati nei pressi delle vie di maggiore traffico. Concessioni di terre erano fatte anche a coltivatori liberi. lo sviluppo delle città era avvenuto a scapito delle campagne. di qui la tendenza ad accasare parte degli schiavi e a dotarli di un pezzo di terra e di una casa. e portò anche ad una tendenza all’autoconsumo per la quale il contadino produceva da se anche gli utensili da lavoro. e il califfo divenne rappresentante di Dio sulla terra. ma il bosco assunse per le popolazioni medioevali un’importanza che andava al di là dell’ambito economico e materiale. geografia. quanto uomini. una terza parte era data dai boschi. vi furono rivalità all’interno della dinastia regnate. La cultura araba crebbe in campi nuovi. La scarsa disponibilità di denaro dei contadini non permetteva loro di dotarsi di attrezzi meno rudimentali e di animali. matematica. devastazioni(operate soprattutto dai Longobardi). Ben presto un ruolo egemone sul piano economico acquisirono i negozianti e i commercianti. ma privi di terra. astronomia. promossa dagli sciiti e spostarono il baricentro dell’impero dalla Siria all’Iraq. e la ricchezza di sorgenti della regione consentì lo sviluppo di quella che può essere considerata l’agricoltura più avanzata del tempo. fatto che danneggiò molto l’artigianato cittadino. dette massaricio. La situazione precipitò quando gli Abbassidi presero il potere con una insurrezione armata. fisica. Vennero fondate nuove città. e terre genstite direttamente dal proprietario grazie ad amministratori di fiducia. che comunque era soggetta ad un livello assai basso di produttività. Ai signori si rivolgevano anche i piccoli proprietari terrieri. vera e propria borghesia mercantile. ai quali si chiedeva una quota minore di raccolto e un numero non alto di giornate lavorative. filosofia. La grandezza dell’impero arabo crollò definitivamente quando Baghdad fu messa a ferro e fuoco dalle orde mongole. dovuto al carattere rudimentale degli attrezzi e delle conoscenze tecniche. si raccoglievano i frutti spontanei e la legna. i quali in cambio di protezione erano disposti a rinunciare alla loro terra. dette riserva patronale. commerciali e intellettuali.

La vittoria che riportò su di loro non valse a ricacciarli indietro. mentre l’Aquitania si veniva configurando come una realtà indipendente all’antico regno dei Franchi. volendo dare sanzione formale al suo potere. che fu arbitro assoluto del potere sui tre organismi. che operava sotto il comando del rispettivo capo. per cui per venire a capo dell’opposizione da parte dell’aristocrazia. un progressivo indebolimento del potere regio e l’emergere di quattro organismi politici. Protagonisti di queste lotte non erano i sovrani. la Neustria. Quando Carlomanno abdicò lasciò campo libero al fratello Pipino. a farne le spese per primi furono i Longobardi: il re longobardo Astolfo. minacciata dagli arabi. collegata direttamente con l’Oriente bizantino e arabo i commerci non conobbero interruzione e contemporaneamente cresceva la potenza di Venezia. l’Austrasia e la Borgogna. si fece acclamare re da una assemblea di grandi. La curtis mirava a produrre tutto al proprio interno. l’Aquitania. pelli. All’interno dell’esercito venne quindi acquistando un ruolo preminente il nucleo vassallatico. facendolo discendere direttamente da Dio e ponendo le premesse per la nascita della monarchia di diritto divino. arrivò a minacciare Roma tanto che il pontefice si recò in Francia dove conferì al re il titolo di protettore della Chiesa romana e lo esortò ad intervenire in Italia contro Astolfo. tanto che divise il regno tra i suoi due figli. ripristinarono la monarchia merovingia elevando al trono un re fantasma. la cui flotta commerciale aveva raggiunto dimensioni di rilievo. Questo gli consenti. ma se era possibile vendere al mercato le eccedenze per acquistare utensili non esitava a farlo. Con questa forte macchina da guerra Pipino il Breve diede inizio ad una nuova fase di espansione in Europa. in seguito a donazioni e divisioni ereditarie. che di lì a poco. mediante un giuramento. non restava che accasarli mediante la concessione di terre. alcune di esse. La spedizione militare di Pipino in Italia mostrò la chiara diversità di potenziale bellico tra i due regni: l’esercito longobardo. Degno successore di Pipino II fu Carlo Martello che estese subito il proprio potere anche a quelle regioni in cui fino ad allora il dominio franco non si era imposto in maniera definitiva. e nel corso della seconda metà del VII secolo si imposero definitivamente quelli dell’Austrasia con Pipino II. in concorrenza tra loro. soprattutto quelle degli enti ecclesiastici. 9-L’IMPERO CAROLINGIO Il regno dei Franchi conobbe. I due fratelli non furono però in grado di proseguire sulla strada paterna. effettivi detentori del potere. Di seguiti armati i Pipinidi disponevano con maggiore larghezza rispetto ad altre famiglie. 7 . avendo grossi possedimenti fondiari in Austrasia.avevano diritti d’uso. metalli. ma gli conferì comunque prestigio. I sovrani e gli esponenti della nobiltà avevano infatti continuato a mantenere intorno a se un seguito armato più o meno grande. Per indicare questa ricompensa in cambio del servizio si iniziò ad utilizzare la parola feudo. sotto l’incalzare del pericolo arabo. dopo la morte di Clodoveo. In questo modo l’approvazione pontificia e l’unzione davano al suo potere un fondamento sacro. Nel corso del VII secolo la lotta per l’egemonia si venne restringendo all’Austrasia e alla Neustria(a cui si era unita la Borgogna). Le dimensioni della curtis erano in continuo mutamento. a prestare servizio militare in caso di bisogno. Carlomanno e Pipino il Breve. con l’attitudine guerriera. di comportarsi come un re a tutti gli effetti. Anche i franchi. facendosi poi ungere con l’olio santo da Bonifacio e altri vescovi. sorgendo in zone ricche di giacimenti ferrosi o salgemma erano attrezzale alla loro estrazione e lavorazione.dopo la scomparsa senza eredi del re merovingio. bensì i loro maetri di palazzo. schiavi e non tutto l’Occidente era economicamente depresso: in Italia meridionale. ma con la fine delle guerre di conquista e non potendo quindi ripagarli con i frutti di razzie e scorrerie. Passò infine ad occuparsi dell’Aquitania. come legno. L’ovvia opposizione dei vescovi fu facilmente aggirata offrendo loro un servizio armato da prestare in difesa della cristianità. erano stati per definizione popoli in armi. come tutte le popolazioni germaniche. le tre parti insieme formavano la curtis. Nonostante il suo attuale impoverimento l’Europa era pur sempre in grado di esportare qualcosa in Oriente. In cambio essi si impegnavano.

procedendo con loro nella designazione di chi doveva provvedere al mantenimento dell’ordine pubblico dei territori 8 . rimasto unico sovrano Carlo(detto poi Magno) ripudiò subito la moglie longobarda e scacciò la vedova del fratello con i figli che si rifugiarono presso re Desiderio. Dopo la morte del fratello. unica in grado di dare legittimità e funzione sacrale ad un potere. titolare di una concessione. Inoltre si fece un sempre più largo uso dell’immunità: nei territori immuni non potevano entrare funzionari pubblici. Con queste ultime conquiste il suo potere si estendeva su un territorio vastissimo. Questi mosse improvvisamente un attacco ai territori da poco consegnati al pontefice e alla stessa Roma. Gli anni successivi la conquista del regno longobardo videro Carlo impegnato in una serie incessante di guerre: condusse un corpo di spedizione oltre i Pirenei con l’obbiettivo di mettere fine una volta per tutte alla minaccia dei mussulmani(o saraceni) in Spagna. costretti alle armi dal re. difficoltà comportò poi il controllo della Frisia e della Baviera. comprendente quasi tutta l’Europa centrale. il papa riaffermava inoltre la supremazia religiosa della Chiesa di Roma. rifiutavano in Cristianesimo. Un tentativo di sollevazione dei duchi. costrinse però Carlo a immettere nella penisola conti e vassalli franchi. Inoltre la stretta compenetrazione tra stato e chiesa andava al di là dell’ambito ideologico. con capitale Barcellona. Pipino si accontentò di cedere al papa Ravenna e altri territori sottratti ai Bizantini. A Carlo spettava così la difesa della cristianità occidentale nonché la protezione e il controllo dell’apparato ecclesiastico. Nel tempo intercorso tra la prima e la seconda spedizione in Spagna. Grandi distretti erano infine i ducati. Il nuovo re longobardo Desiderio. il papa incoronò Carlo Magno imperatore. implorò l’aiuto di Carlo. che procedette lentamente e con difficoltà. In ambito di ordinamento pubblico. A seguito della vittoria. nelle zone di frontiera dove era necessaria una maggiore protezione. conoscendo subito un’ampia diffusione. Nel 774 cinse a Pavia la corona di re dei longobardi. queste terre. rapporti sanciti anche dal matrimonio dei figli di Pipino con le figlie di Desiderio. Il papa chiese l’intervento di Carlo che sconfisse Desiderio portandolo con se in Francia. durante la ritirata cadde in una imboscata dei Baschi e persero la vita molti suoi guerrieri.formato da uomini liberi. i distretti erano affidati invece a un marchese. durante la celebrazione del Natale. mentre la maggior parte dei duchi ed esponenti dell’aristocrazia longobarda si sottomisero al vincitore per conservare i propri patrimoni fondiari e la possibilità di mantenere in piedi l’apparato amministrativo e le leggi preesistenti. anch’esse incorporate poi nei regno di Carlo. Carlo fu impegnato su altri due fronti: a nord ci mise trent’anni per venire a capo della resistenza dei Sassoni i quali prima ancora del dominio franco. Bastò però che egli lasciasse l’Italia perché Astolfo riprendesse gli attacchi a Roma. mostrò invece propositi meno bellicosi nonché la volontà di intrattenere rapporti di amicizia con i Franchi. Carlo mirò alla creazione di distretti a capo dei quali pose un proprio funzionario con il titolo di conte e con il compito di provvedere alla difesa e all’amministrazione della giustizia. Solo nell’800 riuscì a dare inizio ad una nuova campagna. ne riducevano ovviamente l’autorità. Nelle mani di questi funzionari pubblici venivano quindi a concentrarsi vasti patrimoni di terre. agli ecclesiastici si conferivano incarichi di natura politica e il compito di limitare il potere dei conti. Con l’atto di incoronazione. il quale lo liberò e lo fece scortare fino a Roma dove fu convocata una grande assemblea davanti alla quale il papa giurò la sua innocenza venne così riabilitato. sottratte all’autorità del conte. quindi un secondo problema fu quello di mantenerne il controllo. fu travolto dalle schiere franche. ma fu costretto a ritirarsi per far fronte alla rivolta dei Sassoni. insediando nei territori dei vassi dominaci. fedeli diretti del re. Con l’arrivo in Italia dei franchi arrivarono anche i rapporti vassallatico-beneficiari. ma portò alla conquista di un nuovo distretto. che assicurarono al sovrano un pieno controllo del territorio. Quando papa Leone III fu imprigionato dalla nobiltà romana che lo accusava di spergiuro e adulterio. tanto che Pipino fu costretto ad una nuova spedizione e questa volta lo sconfisse definitivamente imponendogli la cessione immediata alla Chiesa dei territori della costa romagnola. la Marcha Hispanica. ma i poteri erano demandati all’immunista. Due giorni dopo nella chiesa di san Pietro.

furono perciò istituite scuole presso le chiese e i monasteri. Carlo Magno tentò di dare inoltre omogeneità all’impero attraverso una intensa attività legislativa. principale fonte di reddito della monarchia. uno dei suoi primi provvediti fu pertanto quello che risolveva il problema della successione. Per attuare questo vasto progetto fu necessario elevare il livello culturale di monaci e chierici. Carlo Magno diede vita ad una grandiosa opera di restaurazione ecclesiastica.LA CRISI DELL’ORDINAMENTO CAROLINGIO Il problema più grave si rilevò quello della successione. il cancelliere. non avrebbe avuto alcun potere. Si tenevano infatti due importanti assemblee dette placiti. Carlo il Grosso. Ludovico. che estese a tutto l’impero. Per quanto riguarda i monasteri impose a tutti le regole Benedettine. raccolse l’intera eredità paterna. Materie di discussione erano diritto pubblico. Ormai assai debole era diventata la capacità delle monarchie di controllare i poteri locali. ma in realtà. proclamando indivisibile l’impero che veniva destinato al primogenito Lotario. per cui l’ultimo figlio. L’imperatore Ludovico. al di fuori dei suoi domini. però. intorno ai quali si veniva coagulando l’interesse di famiglie aristocratiche. che a loro volta erano divise in pievi. alla sua morte Carlo il Calvo conseguì la corona. capo del personale addetto alla redazione di testi legislativi e i conti palatini. risultando questi ultimi vincitori. debole di carattere non riuscì a tenere a bada i figli minori. Proprio in questo momento di crisi. Egli era più portato ad accentuare il carattere sacro del potere imperiale. con la quale si stabiliva che il papa avrebbe dovuto prestare giuramento di fedeltà all’imperatore prima di essere consacrato. tramite la riforma delle Chiese e dei monasteri. che si occupava di affari ecclesiastici. intervenendo nel diritto penale e privato. Ad eliminare ogni incertezza intervenne però la morte prematura di due dei tre fratelli. e ormai si riducevano di numero quelli legati al re e perfino i conti nelle contee faticavano ad esercitare una reale egemonia sui centri minori di potere. Chiunque possedesse possedimenti fondiari e quindi di vassalli. Alla morte dell’imperatore si giunse allo scontro tra Lotario e i fratelli. Lotario operò in maniera energica emanando la Constitutio romana. Per difendersi l’imperatore non trovò altro modo che allargare la schiera dei suoi vassalli. l’integrazione delle leggi nazionali dei popoli dell’impero. con il quale si sancì definitivamente la divisione dell’impero in parte orientale. grandi circoscrizioni parrocchiali. che fu a lungo impegnato in Italia contro i Saraceni. All’imperatore successe il figlio Ludovico II. I fratelli stipularono poi un patto solenne promettendosi aiuto reciproco e costrinsero Lotario ad accettare il trattato di Verdun. Strumento essenziale di dominio erano infatti la disponibilità di vassalli. le prime erano rette da arcivescovi e comprendevano al loro interno un numero più o meno grande di diocesi. responsabili dell’amministrazione della giustizia. mentre gli altri due figli Pipino e Ludovico(detto il Germanico) assegnava territori periferici.(il regno verrà attribuito da un’assemblea di nobili a Berengario) L dissoluzione dell’impero investì anche l’organizzazione politica del mondo carolingio a tutti i livelli.immuni. una a porte chiuse dove partecipavano i principali consiglieri. 10. Ne nacquero tensioni che videro alla fine lo stesso Lotario ribellarsi al padre insieme ai fratelli. impoverendo così il patrimonio del fisco. la Chiesa annunciò un nuovo principio che affermava che se l’imperatore non fosse stato in grado di assolvere ai suoi compiti spettava alla chiesa intervenire(in questo modo si ponevano le premesse per l’intervento della chiesa nella sfera politica). occidentale e centrale. stretti consiglieri dell’imperatore: l’arcicappellano. per la quale il sovrano mostrò di volersi attenere alla tradizione franca: divise il regno i suoi tre figli. di riunire nelle sue mani tutta l’eredità di Carlo Magno. L’amministrazione dell’impero era nelle mani di tre ufficiali. Le Chiese si articolavano in province. organizzazione ecclesiastica. Ma fu solo una restaurazione effimera perché l’imperatore non si dimostrò in grado di fronteggiare le incursioni dei Normanni e fu costretto ad abdicare e l’impero nuovamente diviso. diocesi e pievi. ma la sua morte senza eredi permise al figlio di Ludovico il Germanico. 9 . e un'altra con la partecipazione anche dei funzionari minori e dei vassalli regi. Lotario avrebbe conservato il titolo imperiale.

una vasta area era ancora quella occupata dagli Slavi. A farne le spese fuorono soprattutto monasteri. costumi e consuetudini che andavano contro i precetti della chiesa. ora era il feudo l’elemento decisivo e la fedeltà era più o meno grande a seconda dell’entità del feudo. Inoltre non era meno diffusa la tendenza di imperatori e re di imporre i propri candidai alla guida delle diocesi come delle grandi abbazie. I sovrani dei regni. facendone punti di partenza per incursioni in tutta Italia. L’Italia settentrionale e buona parte di quella centrale formavano il Regno d’Italia. Il loro stabilizzarsi in quelle terre non cambiò le loro abitudini predatorie. Davanti a loro le formazioni politiche nate dalla dissoluzione dell’impero carolingio si dimostrarono impotenti a garantire la difesa della popolazione. e la loro conversione al cristianesimo. Si vennero a diffondere usi.tenevano a ritagliarsi domini più o meno ampi. Basilicata e 10 . non riuscirono a mantenere il controllo della situazione data la grande mobilità di un nemico che colpiva di sorpresa e si ritirava. ricchi di oggetti preziosi. cause civili. I vescovi dedicavano più tempo all’esercizio dei loro poteri signorili. seppur tentarono di riorganizzare le difese. perciò il risultato fu una guerra di tutti contro tutti. Puglia. considerando che anche loro se ne sarebbero serviti. Anche le relazioni di vassallaggio subirono la crisi e vennero a snaturarsi completamente. Inserendosi nelle lotte tra i vari poteri locali(come mercenari o come creatori di autonome dominazioni politiche) costituirono emirati a Bari e Taranto. che veniva poi ricompensata con il feudo. Parallelamente alla crisi dell’ordine pubblico si ebbe anche quella dell’ordine ecclesiastico. Città e monasteri isolati venivano assaliti e saccheggiati se non venivano versate somme in denaro. Visto che la resistenza armata non ebbe esiti risolutivi. attribuendosi compiti di natura giudiziaria. trasformandosi ben presto anche nel loro giudice. tanto che un cavaliere prestava omaggio anche a più signori. Le regioni d’Europa risparmiate da Ungari e Saraceni furono invece invase dai Normanni o dai Vichinghi. La costruzione di castelli condizionò fortemente l’organizzazione del territorio. 11-LASITUAZIONE ITALIANA il quadro politico della penisola era assai frammentato sul piano giuridico-politico. e centri abitati privi di adeguate difese. Inoltre continua era la minaccia delle popolazioni seminomadi. In questa maniera egli veniva a svolgere compiti di natura puramente politica e. Fortunatamente a mettere fine alla loro scorrerie intervennero due fattori: la riorganizzazione del regno di Germania ad opera della dinastia di Sassonia. tanto che continuarono a compiere incursioni in Europa. Mentre prima l’elemento più importante era la fedeltà al signore. pur essendo sprovvisti di una formale delega da parte della monarchia. Nel moneto in cui si preoccupò di far sorgere anche una chiesa per l’assistenza religiosa all’interno del castello il territorio si configurò definitivamente come un organismo politico completo. piuttosto che alla cura delle anime e concedevano in feudo ai loro vassalli le risorse delle chiese e le decime versate dai fedeli venivano usate per pagare servizi di natura militare. Non sempre si arrivò in maniera pacifica ad accordi di questo genere. La tendenza che emerse fu quella di coordinare questi poteri riservando a se la difesa del territorio e l’alta giustizia e riservando ai minori signori fondiari la bassa giustizia. l’unico modo per fermali era il versamento di pesanti tributi in denaro. La situazione era così difficile che spesso i signori fondiari prendevano l’iniziativa di fortificare le loro ville o costruire castelli anche senza l’autorizzazione regia. dovette versarle anche l’imperatore Carlo il Grosso per salvare Parigi. che giustifica la definizione del secolo. sottoforma di razzie e incursioni. Il X secolo fu considerato “secolo di ferro”. Il signore chiamava a contribuirvi gli abitanti delle terre circostanti . Dopo la conquista della Sicilia i mussulmani continuarono gli attacchi all’Occidente. Contemporaneamente l’Europa veniva aggredita anche da sud e da nord. in cui nel IX secolo fecero irruzione gli Ungari. imponendo turni di guardia e servizi di manutenzione. Un signore radicato in un territorio aveva anche possedimenti aveva non di rado possedimenti minori in località lontane.

una volta scomparso Lotario. fece prigioniero Berengario. non gradivano la presenza stabile dell’imperatore e l’aristocrazia romana si vedeva privata della sua tradizionale influenza sul papato. e quest’ultimo gli riconobbe il titolo imperiale acconsentì le nozze tra Ottone II e sua figlia che avrebbe dovuto portare in dote i territori dell’Italia meridionale. ne approfittò per recuperare l’indipendenza arrivando a minacciare i territori della Chiesa. Berengario fu iniziatore di una serie di re che si susseguirono in maniera rapida e avventurosa. mentre non ebbe la stessa fortuna con i Bizantini. facendolo uscire di scena. Quando morì lasciò il peso dell’impero al figlio Ottone III. accolto dalla feudalità che gli fece atto di sottomissione insieme allo stesso Berengario che riuscì così a conservare il regno in qualità di vassallo. La Chiesa richiamò Ottone che. ritornato in Italia. Inoltre coinvolse i vescovi nel governo di città e conte. Ma tutti i suoi progetti si scontrarono con ostacoli insormontabili che venivano proprio dai suoi domini: in Germania cresceva lo scontento dell’aristocrazia per la scarsa considerazione che l’imperatore sembrava avere dei problemi del paese. per governare a stretto contatto con il pontefice. impegnandosi subito nella guerra contro gli Ungari invasori e contro i Saraceni che riuscì a espellere dalla loro base alla foce del Garigliano. perseguitata da Berengario. che scese prontamente in Italia. queste lotte interne crearono le premesse per un inserimento dei Saraceni. nonostante anch’essa fosse divisa in ducati. Ma con il nuovo imperatore bizantino Zimisce le trattative ripresero. Il primo atto di governo fu pertanto la nomina a pontefice di un suo parente e trasferendosi anch’egli a Roma. attraverso la consapevolezza delle varie stirpi germaniche di vivere all’interno di un regno comune. mentre in Italia i grandi feudatari. Ottenne così dal papa la corona imperiale. la corona di re d’Italia. e lo sconfisse cingendo. Quando Ottone I morì però. Umbria e Marche. Ottone contribuì in Germania. abituati ad essere indipendenti. Il fattore di maggiore complicazione del quadro politico italiano era. che tentò subito di dare un contenuto effettivo alla teoria del carattere universale dell’impero e del connubio tra regno e sacerdozio. rappresentato dal papato. L’Italia divenne quindi terra di incontro e scontro tra i due imperi. ricominciarono le resistenze dei duchi e la situazione Italiana sfuggì di mano al nuovo imperatore. 11 . chiese aiuto al re di Germania. tentando di imporvi la sua autorità: i principi Longobardi si riconobbero subito suoi vassalli. a Roma l’aristocrazia aveva ripreso a imperversare e i bizantini non mostravano più di voler onorare i patti matrimoniali. fu quello di sostituire duchi e funzionari pubblici con membri della sua famiglia. tuttavia. come abbiamo detto prima. Il suo programma prevedeva inoltre la sottomissione di tutte le monarchie fino ad allora indipendenti. che divenne arbitra delle elezioni papali. però. Il risultato fu una sollevazione di feudatari italiani che costrinse Ottone III a lasciare la città. mentre lui esigette da loro un pari impegno in capo religioso per cui quei fenomeni di indisciplina e rilassatezza dei costumi apparivano in Germania molto meno gravi. cingendo sia la corona regia che quella imperiale. tutto ciò mentre la città appariva sempre più immiserita e spopolata. trovandosi in balia dell’aristocrazia romana. A Rodolfo si contrappose poi il marchese Ivrea Berengario. ma Berengario si tenne pronto a rientrare in gioco. Contro di lui si levò Guido. assicurandosi per il futuro la correttezza dell’elezione papale e attribuendosi il diritto di giudicare l’eletto prima della consacrazione. Quando Ottone si allontanò dall’Italia. Il progetto che attuò Ottone per ottenere un governo solido. Intanto il papato vedeva ridimensionato il suo ruolo all’interno della Cristianità.Calabria e Campagna costiera erano inserite nell’impero bizantino. Nel momento in cui Ottone rimase in Italia tentò di risollevare le sorti del papato. facendone dei signori territoriali(vescovi e abati erano anch’essi scelti tra le famiglie a lui strettamente legate). alla formazione di uno spirito di identità nazionale tedesca. che rivendicavano entrambi il diritto alla sovranità sui territori Longobardi rimasti in meridione e. duca di Spoleto che lo sconfisse riuscì a ottenere la corona di imperatore. che esercitava in maniera incerta e discontinua la sua signoria su buona parte del Lazio. La fortuna gli voltò le spalle quando fu sconfitto da Rodolfo di Borgogna. appoggiato dal re di Germania Ottone I di Sassonia. La vedova di Lotario. Successivamente volte la sua attenzione verso l’Italia meridionale.

Vi contribuiva il fatto che in Italia non ci fosse stata la formazione di grandi principati territoriali capaci di coordinare le forze signorili locali. che aveva caratterizzato le campagne europee. grazie ad un apparato pubblico di gran lunga più efficiente. infatti. capo dell’esercito e del’amministrazione. accolse le richieste che provenivano da quelle province. superando il diritto romano e introducendo consuetudini di origine orientale. alla partecipazione del popolo alla gestione del potere. Con l’avvento al trono di Constantino VI sembrò però che si volesse rinunciare al proposito e infatti il Concilio Ecumenico di Nicea condannò l’iconoclasmo come eresia. 11.SPLENDORE E DECLINO DI BISANZIO Alla fine del VII secolo. infliggendo così un duro colpo ai monaci. Lo avevano impedito il protrarsi per più di un secolo delle incursioni saracene e ungare. Il trionfo dell’ortodossia sull’eresia venne non a caso a coincidere con l’attenuarsi del pericolo arabo. sconosciuti ai sovrani d’Occidente e la sua posizione si era venuta progressivamente rafforzando: l’imperatore era considerato rappresentante di Dio sulla terra. 12 . Nonostante l’opposizione del pontefice. che non impedì però che nelle città costiere si sviluppassero attività commerciali e produttive. Miravano infatti a radicare nel territorio i soldati. e dall’altro la vitalità delle città che mantenevano una orgogliosa coscienza di se. l’imperatore aveva strumenti di direzione politica e di intervento nella vita sociale. Questa forza è da attribuire allo sforzo compiuto dalle varie dinastie per rinnovare l’organizzazione statale e metterla in grado di far fronte alle difficoltà del momento. difficoltà a rendere effettivo il suo potere in Italia. Nonostante le leggi in difesa degli stratioti e dei contadini liberi che costituivano il nerbo degli eserciti e degli apparati produttivi bizantini. Dalle province orientali dell’impero. concentrando i suoi sforza sulla Germania. come avveniva già in Occidente. più soggette all’influenza dell’Islamismo e del Giudaismo. L’Impero bizantino venne inoltre ad acquisire un carattere di tipo orientale. nonché difensore della Chiesa e della vera fede. come tutti gli imperatori tedeschi. non si riuscì ad rallentare quel processo per cui i contadini impoveriti preferivano cedere le terre a un potente e mettersi sotto la sua protezione. avviate verso una ripresa economica e demografica. Ebbe anche lui. erano esentati dalle tasse e ricevevano un piccolo stipendio. rendendoli allo stesso tempo colonizzatori e proprietari delle terre che avevano il compito di difendere. principale base economica e finanziaria dello Stato. Tuttavia. a causa delle tendenze autonomistiche dei signori locali che riconoscevano solo formalmente l’autorità regia e imperiale. Parallelamente si favorì anche la formazione di una piccola proprietà di contadini liberi. Però vero la metà dell’IX secolo ebbe la forza di risollevarsi. recuperando parte dei territori perduti. l’impero bizantino contava complessivamente un terzo del territorio del tempi di Eraclio. o perché convinto spiritualmente o per rafforzare l’unità dello Stato. Potendo contare su questo efficiente apparato burocratico. garante della giustizia e della pace. alle prese con la pressione degli Slavi sulle frontiere e si preoccupò in seconda sede di combattere la rilassatezza dei costumi del clero e dei monaci incoraggiando movimenti di riforma. Il movimento assunse particolare rilevanza quando sul trono salì Leone III che.Gli successe il figlio Enrico II che lasciò cadere tutti i propositi di potere universale del padre. Le città apparivano. tra cui la sempre più stretta compenetrazione tra vita civile e religiosa. che avevano contribuito al proliferare dei castelli. all’emergere della coscienza cittadina e della consapevolezza di giocare un ruolo importante sul piano politico. a cui è collegato una ripresa della grande proprietà terriera. troppo indipendenti dal potere imperiale e dotati di grande influenza sul popolo. grazie all’emergere di nuovi ceti legati all’artigianato e al commercio. con un decreto proibì il culto di tutte le immagini. non si ebbe quel totale trasferimento dei poteri nelle mani dei signori. partì un movimento contrario al culto delle icone che diede il via alla controversia iconoclasta.

Nell’arco di due-tre secoli l’intera zona fu bonificata e sulle aree recuperate si procedette a impiantare aziende agrarie e di allevamento. l’imperatore chiese aiuto a Venezia. apparivano in piena ripresa e la moneta bizantina era forte sul mercato internazionale. A questo problema se ne aggiunsero altri nel corso degli anni. che portò presto allo scisma. molto più stretto di quello che si cercava di realizzare in Occidente. chiedendo in cambio il pagamento di un canone in natura a partire dal momento in cui la terra avrebbe cominciato a produrre. in molte zone i successi furono limitati e molti villaggi scomparvero quando la terra messa a coltura si rivelava poco produttiva.L’imperatore decideva infatti in merito all’elezione del patriarca e legiferava in materia di fede. che non corrisponde a quella stabilita nel Concilio di Nicea(per il quale deriva solo dal Padre). Proprio quando il prestigio di Bisanzio era al culmine. che portarono alla riconquista dell’importante centro strategico di Emessa. ma anche dal Figlio. Sul piano economico le attività produttive e commerciali. A vittoria di quest’ultima porto all’abbandono di una politica a difesa della piccola proprietà contadina. come il matrimonio dei preti e l’uso del pane lievitato nella celebrazione dell’Eucarestia. Vi erano tuttavia tensioni tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli. risultato di un contratto tra proprietario terriero e coltivatore: il primo concedeva la terra per consentire di avviare l’attività produttiva. per via della dottrina della derivazione dello Spirito Santo non solo dal padre. dopo aver infatti espulso i bizantini dall’Italia puntarono addirittura a Costantinopoli. senza pagare dazi e tasse. Nello stesso tempo in Spagna la messa a 13 . A rafforzare la figura dell’imperatore erano inoltre i successi sul piano militare. quando alla guida delle due chiese vennero a trovarsi prelati intransigenti. conseguenza diretta del loro stile di vita e desiderosi di riscoprire lo spirito originario della regola benedettina. mentre i veneziani divennero arbitri della vita economica dell’impero risucchiandone le risorse finanziarie e. 12. A oriente premevano i Turchi.tanto che ne risultò un legame strettissimo tra Stato e Chiesa. I prodotti agricoli trovano nel mercato cittadino uno sbocco molto più consistente che nel passato. Tutto ciò mentre aumentava la pressione sulle frontiere ed era necessario trovare i mezzi per arruolare truppe mercenarie. Tuttavia questi progressi nono sono da considerarsi generali. intorno a questi nuovi monasteri sorsero inoltre villaggi di contadini. dovuti ad un potenziamento della marina militare.. apparvero i segni di un rapido declino. La situazione esplose a metà del XI secolo. assumendone diretto controllo. della Palestina e di buona parte della Siria. del Libano. dopo il calo dei secoli precedenti seguiti da una stagnazione. disseminate di paludi e acquitrini. nemici di ogni compromesso. aiuto che gli venne dato in cambio di ampi privilegi in base ai quali i veneziani potevano commerciare liberamente in tutte le città dell’Impero. nel secolo seguente. perché la rovina della piccola proprietà aveva privato lo Stato dell’apporto militare degli stratioti. ma il pericolo maggiore erano i Normanni. esentati dal pagare le tasse. cosa che ridusse fortemente le risorse finanziarie dello Stato. e all’introduzione di ampi privilegi per i signori. era di nuovo in aumento e ciò comportò la nascita di nuovi villaggi. Le città si ripopolano e diventano centri di scambio e attività produttive. Con la fine della dinastia macedone cominciò un mezzo secolo di lotte per il potere tra l’alta burocrazia e la nobiltà da una parte e l’aristocrazia fondiaria dall’altra.PROGRESSI DELL’EUROPA NEI SECOLI XI-XII Agli inizi del nuovo millennio. che avevano la loro sede nelle città. Il fenomeno interessò anche aree fino ad allora quasi deserte. Questo portò ad uno progressiva svalutazione della moneta bizantina e ad un aumento della pressione fiscale. come le zone costiere dei Paesi Bassi. Un risultato del genere fu possibile grazie all’intervento di conti e signori feudali. Un ruolo assai importante nell’espansione dei territori coltivati ebbero anche i nuovi ordini monastici. Costantinopoli era allora il più importante centro commerciale del Mediterraneo. al recupero di Creta. Ovunque era in atto un ampliamento delle terre messe a coltura attraverso opere di disboscamento e bonifica.

i mercanti si dovettero porre il problema di dotarsi di una moneta stabile e capace di circolare ovunque. Quando però anch’esse cominciarono a prendere prestigio a causa del declino di Costantinopoli sia della riconquista cristiana della Spagna. grandi e manovrabili. anche se in Europa meridionale si continuò ad usare la rotazione biennale a causa delle primavere troppo brevi e asciutte. una merce importante erano inoltre gli schiavi. Le popolazioni più attive a riguardo erano quelle che si trovavano nei punti di incontro tra aree economiche diverse: i Veneziani. colonizzazione ed evangelizzazione forzata procedettero pari passo. perché rimanevano comunque monete d’argento. Vennero a ridefinirsi anche le posizioni di forza all’interno del mondo della mercatura: i più attivi e intraprendenti restarono i Veneziani. che cominciarono a superare l’ambito locale. I vari prodotti del commercio avevano zone di provenienza ben definite. come la Borgogna. Solo agli inizi del XIII secolo si ebbero le condizioni per ribaltare la 14 . dei territori occupati dagli Arabi. seguiti dai Genovesi e. Furono introdotte anche nuove tecniche agrarie e colture. che collegavano l’Italia centro-meridionale con i mercati bizantini e arabi e gli Ebrei. ma merci di ogni tipo. per i quali si usavano abitualmente monete d’oro arabe o bizantine. Furono introdotti miglioramenti tecnici che contribuirono a rendere più sicuri i viaggi e convenienti dal punto di vista economico. ma anche greci e spagnoli. Questo non valse però a risolvere il problema. I progressi dell’agricoltura valsero a creare le condizioni per la ripresa del commercio e dell’artigianato nelle città. contribuì alla formazione di uno spirito europeo. Monete così scadenti potevano andare bene per i piccoli traffici locali. guidando coloni al di là delle frontiere. poiché i signori si dovettero preoccupare di evitare la partenza dei loro contadini e si resero conto che l’unico modo era quello di venire incontro alle loro esigenze di maggiore libertà. Ma fu la Germania che produsse il più intenso slancio espansivo. tuttavia in occidente l’oro era scarso e i sovrani erano deboli economicamente a confronto con quelli bizantini e arabi. Flussi migratori così intensi ebbero notevoli ripercussioni sulle terre di origine degli emigrati. mentre il volume di scambio richiedeva l’usi dell’oro. che mettevano in collegamento il mondo bizantino con l’Europa centrale. gli Amalfitani. i principi territoriali si diedero ad una poderosa spinta verso oriente. considerata il più grande mercato internazionale del tempo che. Lo sviluppo dei commerci richiese a un certo punto il superamento del sistema monetario creato da Carlo Magno e basato sulla libra d’argento. la cui vocazione produttiva finì con l’essere esaltata sempre di più. L’iniziativa fu presa da Venezia. La fiera più importante che collegava l’area mediterranea con quella nordica. Uno di questi fu l’investimento di capitali nella costruzione di navi più sicure. da parte dei cristiani. la sostituzione della bordatura con un collare rigido che permetteva all’animale di respirare liberamente. dove conquista. dei portolani(guide per naviganti compilate da uomini di mare che descrivevano le caratteristiche delle coste e dei porti). ma non per quelli a carattere internazionale. in genere negri. unici ad avere un raggio di azione intercontinentale essendo intermediari tra due mondi lontani e diversi. favorendo l’incontro di mercanti che parlavano lingue diverse e avevano usi e costumi diversi. in Francia. strumenti come l’aratro pesante in grado di smuovere terreni pesanti come erano quelli sottratti agli acquitrini e alle foreste. era la fiera di Champagne. che coniò il grosso d’argento. la ferratura dello zoccolo del cavallo. introduzione sempre più ampia della rotazione triennale(una per la semina autunnale. si vennero così delineando aree a specializzazione agricola.coltura di nuove terre procedeva pari passo con la riconquista. nel secolo seguente. Dopo il X secolo si vide quindi un ampliarsi dei mercanti di professione e la crescita di importanza delle fiere. una per la primaverile. tra qui genere alimentari per il rifornimento delle città più popolose. Vennero inoltre ridefinendosi le rotte e gli oggetti di commercio che non erano più solo articoli ricchi e di facile trasporto. e una a riposo). e aree a specializzazione manifatturiera e tessile. slavi. dai Pisani. carri a due e quattro ruote per il commercio via terra e una rete viaria sempre più fitta per abbreviare il viaggio. richiesti soprattutto per i lavori domestici. tra cui il riconoscimento di usi e costumi locali e la possibilità di gestire la riscossione delle imposte e la polizia campestre. come le Fiandre. le carte nautiche. seguito dall’introduzione della bussola. turchi.

intarsio del marmo e dell’avorio. pisani e veneziani ottennero una posizione di preminenza assoluta. vetro e ceramiche. Milano in particolare fu fiorente nella produzione di armi. dalle manifatture artistiche alle costruzioni navali. collaboratori stabili e apprendisti che puntavano a diventare maestri. Innanzi tutto Venezia. Un settore completamente nuovo fu invece quello della produzione della carta. rinomate in tutto il mondo. lavorano i famigliari. diventano fondamentali come centri di produzione e di scambi. i genovesi puntarono i loro attacchi contro alcune città islamiche della Spagna meridionale. chiamate anche corporazioni di arti e mestieri. invece. Il ruolo che nelle città vecchie e nuove svolse il vescovo andò ben presto molto al di là dell’ambito religioso e configurandosi come potere concorrente a quello dei funzionari pubblici. per poi. reso possibile dal fatto che il vescovo. uomini di legge e professionisti i quali fornivano l’opportunità di nuovi rapporti economici e sociali. invece. le città marinare appaiono tutte proiettate verso il futuro. era pur sempre espressione della città. ma anche inserirsi a pieno titolo nella struttura economica e sociale della città. La 15 . tuttavia non si ebbe mai la concertazione di un gran numero di lavoratori in un solo opificio. in quanto eletto dal clero e dal popolo. quando nei mercati dell’Europa e del mediterraneo dominavano i mercanti delle città italiane. Inoltre artigiani operavano molto anche in settori difficilmente distinguibili dall’arte. dovuto alla migliore qualità della vita e alla presenza in città di mercanti. l cui centro italiano principale fu Fabriano. Alla base di tutte queste attività vi era la bottega dell’artigiano.situazione. ma le numerose operazioni per raggiungere il ridotto finale comprendevano un buon numero di botteghe e lavoratori a domicilio. i cui centri principali furono Venezia. dall’industria tessile a quella estrattiva. si organizzò ben presto in maniera sostanzialmente autonoma e la sua posizione di forza nel mediterraneo fu sancita dalla Bolla d’oro con la quale l’imperatore dava piena libertà ai mercanti della città di commerciare in tutte le città dell’impero in cambio di aiuti miliari contro i Normanni. Altra attività produttiva di rilievo era l’estrazione e lavorazione dei metalli per la produzione di attrezzi di vario genere. Le attività manifatturiere vi erano in piena espansione e in crescita appaiono anche tutte le branche della produzione. spuntavano le mire di altre importanti città marinare: Pisa e Genova. Nell’Italia centro-settentrionale. successivamente. la cui presenza nelle città faceva si che esse continuassero ad essere un punto di riferimento delle popolazioni contadine dei dintorni. i Pisani li scacciarono dalla Sardegna. Anzi nelle aree marginali dell’antico impero romano le città scomparvero del tutto. fornivano materie prime alle botteghe. nella quale. in grado di condizionare fortemente il governo del vescovo. Con il ritorno della nobiltà delle città. che riuscì a imporre anche ai nuovi ceti i propri modelli culturali. Nonostante lo sviluppo dei commerci nelle città meridionali si continuò a perpetuare il predominio sociale e politico dell’aristocrazia fondiaria. Uno dei settori principali dell’artigianato era il tessile(laniero in particolare). In poco tempo genovesi. per la cui produzione si può parlare di vera e propria industria. Esse provvedevano a tutelare gli interessi e i diritti dei propri membri. mentre in quelle che sopravvissero decisivo fu il ruolo del vescovo. fissavano salari e prezzi di vendita e controllavano qualità e quantità dei prodotti. come oreficerie. Queste due città si unirono insieme con l’obbiettivo comune di scacciare i Saraceni dal Tirreno. Le città ora. Nell’Italia meridionale lo spazio commerciale bizantino e mussulmano si era andato ulteriormente dilatando e ad avvantaggiarsene di più furono i maggiori centri costieri della Campagna e della Puglia. nonché partecipazione politica grazie all’influenza sulle autorità delle associazioni di categoria. si vennero creando città dinamiche e coscienti della propria forza. accanto al titolare. esautorarlo del tutto. Pisa e Firenze. Ma mentre Venezia voleva far diventare il mare Adriatico sotto il suo controllo. Le città furono una componente fondamentale della storia europea a partire dall’XI secolo. Diventare maestro significava non solo maggiore prospettiva di guadagno. mentre prima avevano una funzione poco rilevante se non marginale.

concedevano la carta in cambio di denaro e del mantenimento di propri funzionari all’interno della città. attraverso l’elezione di giudici e organismi amministrativi. ora i monasteri erano sotto la guida di un solo abate. Mentre prima ogni monastero era dipendente dal suo abate e sotto la giurisdizione del vescovo. Firenze e Parigi avevano già costruito una terza cerchia muraria. coloro che difendevano il clero e la popolazione. quello di Cluny. i rustici che lavoravano la terra. Tuttavia le città del medioevo occidentale non conobbero il fenomeno delle megalopoli. nella quale chi operava nel campo del commercio. La città restava però divisa nei tre ordini sociali tradizionali: gli oratores. i quali dopo aver promosso lo sviluppo del centro. Ma mentre la crisi dell’impero durò ancora a lungo. In Germania. Il borgo ben presto crebbe in estensione e in floridezza economica. stipularono tra di loro giuramenti di pace e avviavano trattative con i signori per ottenere carte di comune. l’immagine della società rimase immutata nella sua rigida tripartizione. nei confronti dei principi e dei signori territoriali. fino a che una cinta muraria non inglobò entrambi. intorno al XI e XII secolo. il massimo di estensione fu raggiunta agli inizi del trecento. sanzionando così la nascita della nuova città. rafforzato dall’immunità di cui fu ben presto dotata l’abbazia per sottrarla all’ingerenza dei funzionari pubblici. l’esperienza che si mostrò particolarmente feconda fu quella del monastero di Cluny dove abbiamo il primo esempio di “ordine religioso”. 16 . Fu nei monasteri che si manifestarono i primigeni di rinnovamento. spesso sborsando ingenti somme di denaro o ricorrendo alla minaccia armata. per garantirsi il monopolio dei traffici nelle zone di loro interesse. essendo strumento di difesa dell’ordine pubblico. vescovi e abati. il recupero delle funzionalità dell’apparato ecclesiastico fu più rapido ed efficace. sia per il livello culturale e morale di prelati e chierici che trascuravano i loro compiti pastorali. di minore densità erano invece le città della Germania. o un gruppo di mercanti creava il proprio insediamento nei pressi di un castello. Amburgo e tante altre della Germania settentrionale diedero vita ad una lega assai potente sul piano economico e militare. cioè autorizzazioni a fare il comune. probabilmente perché le manchevolezze della chiesa furono sentite come più gravi e meno tollerabili da tutti i ceti della società. coloro che pregavano. privato del sostegno del potere politico perso in un groviglio di diritti signorili che non riusciva a disciplinare. A peggiorare questa situazione intervenne la diffusione della simonia. del credito e delle manifatture svolgevano un ruolo di crescente importanza. spinti dal desiderio di sfruttare opportunità di lavoro fornite dalle nascenti industrie cittadine. la lega Anseatica.rinascita urbana coinvolse anche Germania e Francia. La crescita del numero di abitanti delle città fu reso possibile soprattutto dalla massiccia migrazione degli abitanti dalle campagne. che reggeva le comunità locali attraverso priori. A volte però l’iniziativa era nelle mani dei signori. Si veniva così delineando una società più ricca e articolata. città come Brena. non riusciva a funzionare a causa sia dell’ingerenza dei laici nelle nomine di papi. Anche nelle città dell’Europa in cui lo sviluppo fu più lento. Un elemento che accomuna tutte le città europee fu la tendenza a dotarsi di una certa autonomia. I modi in cui avvenne furono due: o un signore feudale prendeva l’iniziativa e fondava un centro fortificato nei pressi di un luogo di mercato. per cui si richiedevano somme di denaro in cambio del conseguimento di dignità ecclesiastiche. i cittadini riuscirono comunque ad ottenere spazi di autonomia. sotto la guida di personaggi eminenti per ricchezza e prestigio. 13-LA RIFORMA DELLA CHIESA L’ordinamento ecclesiastico. e i laboratorse. quando città come Milano. Il movimento comunale nacque dall’iniziativa dei cittadini che. per riceverne protezione. i bellatores. che non di rado usava i beni del monastero per il mantenimento dei suoi vassalli. nonostante giuristi e scrittori avessero preso coscienza della nuova classe dei borghesi.

preghiere. dove ripristinare la vita comune del clero. di cui sorsero veri e propri ordini. Il nuovo imperatore Enrico IV si rese subito contro di quale effetto avrebbero avuto questi provvedimenti sul piano politico. che furono dichiarati decaduti. Come reazione alla crisi delle istituzioni ecclesiastiche e politiche si diffuse l’eremitismo. una maggiore attenzione agli aspetti religiosi e pastorali. prescrivendo la costruzione di appositi edifici in cui i chierici avrebbero dovuto vivere in comune. nei quali vivevano quei monaci. riti per i defunti. Intanto il papato si rafforzava politicamente e attuava una serie di interventi assai importanti in ambito disciplinare e organizzativo: riunì un concilio di Laterano nel quale vennero modificate le procedure per l’elezione papale. i vescovi simoniaci furono deposti. Non sorprende quindi che gli imperatori si siano fatti interpreti e sostenitori per primi del rinnovo della Chiesa. ma si evitò per il momento l’esplodere delle contraddizioni. emanò inoltre delle norme contro gli ecclesiastici colpevoli di simonia. privandolo del controllo delle abbazie e delle sedi vescovili e 17 . che si tentasse di realizzare un coordinamento tra i vari filoni di riforme. distribuzione di pasti per i poveri. Volse poi la sua attenzione alla Chiesa di Roma. dove il vescovo cominciò ad affiancare ai suoi mille impegni politici e gestionali. da esso dipendevano vari monasteri. dall’altra parte c’era chi riteneva impraticabili soluzioni di questo tipo. Alla morte dell’imperatore si creò una situazione di debolezza del potere imperiale. e. poiché alcuni vescovi tenevano comportamenti non molto diversi da quelli dei feudatari laici. solenni funzioni liturgiche. L’imperatore li depose tutti e fece eleggere un suo candidato. Intanto tra le schiere di intellettuali impegnati nell’opera di riforma cominciava a diffondersi l’idea che non era possibile un’opera di rinnovamento senza limitare l’ingerenza dei laici e anche dell’imperatore nella scelta dei papi. dall’altra parte. che si sarebbero trovate private dei loro rettori. perché e rivalità tra le famiglie dell’aristocrazia avevano portato all’elezione contemporanea di ben tre papi. Quelle che sembrarono iniziative isolate diventarono sempre più numerose. fu rinnovato l’obbligo al celibato. Elaborare una strategia non era stata una cosa semplice per un gruppo già diviso al suo interno in due posizioni: da una parte c’era lo schieramento rigorista che propugnava una dipendenza della Chiesa dal potere regio e imperiale. questo coordinamento fu assicurato prima dal potere politico. nuovi culti di santi. abati e rettori di chiese erano un prezioso sostegno al potere imperiale. infatti. cresceva l’ostilità da parte di quei vescovi che non volevano adeguarsi alle nuove regole. studio e attività letteraria(il genere più praticato fu l’agiografia).Nelle occupazioni dei monaci vennero introdotte la lettura di salmi. consentendo al gruppo dei riformisti romani di trovare una buona strategia. che prevedeva la separazione totale dalla società. Un’altra componente importante del movimento di riforma della chiesa fu costituita dalle comunità canonicati. come quello fondato da Romoaldo da Ravenna. che non si sentivano forti abbastanza per affrontare i rigori della vita eremitica. inoltre sostenevano l’unione inscindibile tra regno e sacerdozio. Un’inversione di tendenza si ebbe tra il X e l’XI secolo nell’ambito delle cattedrali. Finì così che sempre più esponenti del movimento si sentivano sempre meno solidali con l’imperatore. Era tempo. ritenendo i sacramenti validi indipendentemente dalla qualità morale di chi li amministra e che l’annullamento avrebbe significato uno sconvolgimento della vita di troppe chiese. iniziando proprio dallo sforzo di ripristinare la vita comune. che venne riservata a un collegio di cardinali. dei vescovi. allora in profonda crisi. nonché la condanna decisa dei vescovi simoniaci e l’annullamento di tutti i loro atti. che prese il nome di Clemente II. miglior rimedio contro il concubinato. ma le ordinazioni fatte da loro fino a quel momento furono ritenute valide. che intraprese un’opera di moralizzazione all’interno dell’episcopato e di sostegno ai monasteri. Significati fu in particolare l’opera dell’imperatore Enrico III. Ma le conseguenze furono che la vita in comune entrò in crisi e i beni destinati al mantenimento della comunità canonicale furono divisi in quote assegnate ai chierici. degli abati e dei rettori. poi dal papa stesso. perché vescovi. Gli imperatori erano sempre stati fortemente interessati al corretto funzionamento dell’ordinamento ecclesiastico.

18 . dalla parte dell’imperatore vennero a trovarsi i vescovi ostili alla riforma e gli ecclesiastici contrari alla concezione gregoriana del primato del papa. con i quali trattò della riunificazione delle due Chiese e. Pasquale II. Fu infatti rinnovato il decreto contro le investiture di chiese e monasteri fatte da laici. attribuendosi la facoltà di deporre non solo i vescovi ma anche lo stesso imperatore. convocando nel 1077 una dieta ad Augusta.avrebbe affrontato la questione in modo deciso. Gregorio si mise in marcia per raggiungere la città tedesca. nacque una lunga lotta. Quando salì sul soglio pontificio Urbano II. poiché il provvedimento papale dava legittimità all’opposizione dell’aristocrazia tedesca. era destinato a perdere la sua funzione religiosa e a cercare nuove legittimità sul piano giuridico. Da qui il papa deplorò le lotte fratricide tra cristiani e promosse. dove dopo un lungo assedio la città fu presa e qualche giorno dopo Clemente venne consacrato e incoronò a sua volta Enrico imperatore. sua fedele alleata. secondo la tradizione. fermandosi al castello di Canossa ospite della contessa Matilde. Enrico ritenendo troppo umiliante per lui il giudizio davanti ad una pubblica assemblea. si presentò a Canossa per implorare l’assoluzione dalla scomunica. Dotato di una forte personalità e di un’alta concezione della dignità papale. mentre cominciava a farsi strada la proposta che i vescovi avrebbero dovuto rinunciare ai beni e ai poteri ricevuti dallo Stato eliminando così l’intervento del potere politico nella loro nomina. Un concilio sconfessò quindi Pasquale II. il papato sembrò tornare sotto il controllo del partito rigorista di ispirazione gregoriana. riconobbero l’autorità del papa di Roma. messosi in contrasto con la Chiesa. Nel giro di poco tempo tutto tornò come prima. Enrico IV convocò allora due concili: il primo a Magonza. A Firenze ricevette anche gli ambasciatori greci. Dopo di ciò niente fu più come prima. minaccia dagli infedeli. ebbe da loro anche una richiesta di aiuto contro i Turchi. ma dopo gli concesse il perdono. e successivamente Enrico V venne scomunicato. cercò subito collegamento con l’episcopato. l’uomo di punta dello schieramento riformatore. da sempre schierati dalla parte dell’imperatore. L’imperatore. invece. Questa decisione sembrò essere accolta sia dal papa che dall’imperatore. Il papa rifiutò di riceverlo. una volta spezzato il fronte dei suoi oppositori. Nel frattempo saliva sul soglio pontificio Gregorio VII. Ne scaturì una profonda spaccatura del movimento riformatore. L’iniziativa ormai era tutta nelle mani del pontefice. dirigendosi a Roma. Dopo di che scese in Italia. che infatti gli impose di sottporsi al giudizio papale. dove fece di nuovo deporre il papa. aspettando lì la scorta armata promessagli. In breve tempo i vescovi della Germania e della Lombardia. rivendicò la suprema autorità del papa all’interno della Chiesa e nell’ambito della società cristiana. rafforzandone l’autorità all’interno delle diocesi e promuovendo la fondazione di canoniche che avrebbero dovuto aiutare i vescovi nell’esercizio della cura delle anime. Per tutta risposta Gregorio VII scomunicò i vescovi e l’imperatore. e il secondo a Bressanone dove fece eleggere papa Clemente III. dove bisognava fronteggiare l’influenza della chiesa greca. Stato e Chiesa erano infatti da sempre così legati che non si riusciva a pensare uno stato privo dell’appoggio dei vescovi e viceversa. un pellegrinaggio in Terrasanta come mezzo di purificazione dai peccati e come occasione per recare aiuto alla chiesa orientale. detta “lotta per le investiture” e le due fazioni combatterono sia con le armi che con le campagne di stampa. Enrico si rese subito conto della posizione pericolosa nella quale si trovava. i quali raggiunsero a Sutri un accordo in tal senso. mentre nel settentrione dovette incitare i suoi aderenti nello sforzo finale contro il partito filoimperiale. sia degli ambienti ecclesiastici fu enorme. di cui furono protagonisti gli scrittori schierati nei due fronti opposti. si volse nuovamente contro il papa che gli rinnovò così la scomunica. ma l’opposizione sia del seguito imperiale. Enrico IV convocò a Worms nel 1076 un’assemblea di nobili e ecclesiastci e con il consenso di tutti depose e fece scomunicare il pontefice. l’impero. che si attivò in particolare nel meridione. Con il successore di Urbano II.

mentre il potere politico non fu in grado di superare lo stato di disgregazione prodottosi del corso dell’Alto Medioevo. seppe invece riavviare una grandiosa opera di consolidamento in tutti i suoi campi. Qui l’iniziativa fu soprattutto dei maestri. in quello steso periodo. consacrare o deporre vescovi. Nell’Italia settentrionale. soprattutto nel secolo seguente il fenomeno ebbe una forte accelerazione. A Parigi le origini dell’università sono invece da collegare con la scuola della cattedrale di Notre Dame. mancava però un vero e proprio programma di studio. 19 . Erano inoltre in piena fioritura ordini religiosi di nuova fondazione e fervidi centri di vita intellettuale furono le cattedrali. sulla base dell’intero Corpus iuris civilis di Giustiniano e Bologna era il maggior centro di studi in questo campo. per cui si parla di rinascita del secolo XII. essa aveva tanti docenti e un così grande prestigio da fare di Parigi la prima città di insegnati che abbia avuto il mondo medievale. la rinascita del diritto romano. Il fenomeno fu particolarmente evidente nella Francia settentrionale. le quali avevano il vantaggio di essere pienamente inserite nelle città. dall’Inghilterra e dall’Italia. Esso segnò l’avvio di un processo che portò in tempi rapidissimi alla collocazione del papato al vertice della società cristiana. che interveniva anche in ambito dottrinale. gli abati sarebbero stato eletti dalle comunità di monaci e i vescovi dal clero e dal popolo della diocesi. le modalità degli esami e come conseguire la licenza di insegnamento. potevano decider in merito a controversie. Queste scuole erano sotto il controllo dei vescovi. Attraverso loro il papato riuscì nel corso del XII secolo ad attuare una forma assai avanzata di centralismo monarchico e ad ottenere una piena supremazia sia in ambito ecclesiastico che politico. considerato il primo concilio ecumenico.Da questi scontri e scomuniche ne uscì rinforzata la posizione di chi appoggiava la possibilità di raggiungere un compromesso e finalmente nel 1122 fu possibile passare alla stipula del concordato di Worms con il quale si affermava il principio di non ingerenza del potere politico nell’elezione del vescovi e degli abati. Le università si presentarono all’inizio come semplici associazioni di studenti e professori. Tutto questo avverrà più avanti con le università. ma ben presto mirarono ad ottenere il riconoscimento dell’autorità civile ed ecclesiastica e la concessione di privilegi d carattere giuridico ed economico. l’assemblea alla quale parteciparono circa trecento vescovi e abati di tutto l’Occidente. durante l’investitura dei poteri temporali. compensi per i professori. L’intervento dell’imperatore sarebbe stato possibile in un secondo momento. Strumento importantissimo per il governo pontificio fu l’istituto della legazione: rappresentanti(legati) inviati presso il sovrano o gli enti ecclesiastici. né erano previsti esami finali e conferimento di titoli. i loro poteri erano assai ampi. stabilendo i libri da usare nell’insegnamento. a cui seguì Cambrige . trasformando la Santa sede in punto di riferimento di tutta la politica europea. tuttavia aveva il diritto di negare l’investitura dell’eletto se non fosse stato di suo gradimento. dove le scuole cattedrali divennero polo di attrazione per studenti provenienti dalla Germania. invece. La Chiesa di Roma una volta risolta la contesa con l’impero. era in atto. presiedere ai concili provinciali e in certi momenti assumendo tutti i poteri e configurandosi come governatori veri e propri. con l’obbiettivo di ridurre il potere del cancelliere arcivescovile. da sempre in contatto diretto con il mondo greco e con quello arabo. A Bologna l’università nacque in ambito delle scuole laiche di diritto per iniziativa degli studenti. Nello stesso tempo cercarono di fissare programmi di studio. 14-RINASCITA CULTURALE E NUOVE ESERIENZE RELIGIOSE Verso la metà del secolo XI si ebbe una vivace rinascita culturale in Italia meridionale. Il concordato di Worms finì però per essere stratificato dal Concilio lateranense del 1123. Il paese in cui l’attività culturale appariva in piena ripresa in ogni campo era invece la Francia. Una filiazione di Parigi si può considerare l’università di Oxford.

La stragrande maggioranza dei laici e anche molti esponenti del clero. Ai suoi seguaci diede il nome di frati minori. Essi cercarono disperatamente di ottenere l’approvazione delle autorità ecclesiastiche ma invano. Si trattava però di un fenomeno di massa. questi ultimi avevano una loro dottrina e un’organizzazione ecclesiastica con vescovi. ricco mercante di Lione. l’insegnante dava poi una sintesi della discussione e presentava la sua tesi a riguardo. che si preoccuparono di creare scuole aperte a tutti. Assistiamo anche alla diffusione di componimenti e di opere in lingua volgare. qui il maestro e i suoi assistenti dovevano essere pronti a rispondere alle domande del pubblico. grazie soprattutto all’attività della Scuola poetica formatasi alla corte di Federico II e a quella immediatamente successiva dei poeti toscani. nate dalla necessità dei laici di ritagliarsi un proprio spazio organizzativo in ambito sia economico che religioso.I pontefici. si resero conto dell’importanza delle nuove istituzioni ecclesiastiche e si adoperarono inserendosi nei contrasti tra università e autorità cittadine e prendendole sotto la loro protezione. dapprima negli ambienti feudali francesi. Tuttavia le università mantennero una loro autonomia organizzativa: l’insegnamento era basato sulla lezione e sulla disputa. e d’Oil parlata a Nord. Era così che andavano crescendo in Germania e in Lombardia i seguaci di Valdo. ma che muovevano unicamente da esigenze di carattere morale. dove emersero due lingue: d’Oc parlata a sud. per le seconde il maestro sceglieva un tema e dava l’incarico agli assistenti di presentarlo e rispondere alle obiezioni. In Italia il volgare acquistò dignità letteraria solo nei primi decenni del Duecento. e furono dichiarati eretici. dai quali proveniva lo stipendio dei maestri. la prima consisteva nella lettura e nel commento di opere di autori fondamentali per la disciplina. i secoli XII-XII videro però la diffusione della cultura che andava molto più in là degli ambienti universitari e che coinvolgeva nuovi ceti sociali. e in questo senso possiamo parlare di laicizzazione della cultura. Una delle esperienze più singolari della spiritualità medievale furono tuttavia gli ordini mendicanti. La nascita delle università contribuì a modificare radicalmente anche le condizioni in cui venivano prodotti i libri. seppur ancora fortemente intrisa di valori religiosi. trovandosi dipendenti e sottoporte ai pubblici poteri. Nella lotta ai Catari la chiesa mobilitò le autorità politiche bandendo una vera e propria crociata. Si creavano anche i presupposti per un maggiore dinamismo dei laici anche sul piano religioso. che venivano forniti agli stationarii riconosciuti dall’università. non interessati alle sottili questioni teologiche. che non poteva appagare le ansie e il malessere di chi aspirava a un regime più perfetto di vita spirituale e non trovava nella Chiesa dell’età posgregoriana una qualche aderenza a quel modello della comunità cristiana delle origini. che si manifestò principalmente attraverso il proliferare di iniziative caritative. questi li utilizzavano sia per trarne le copie da destinare alla vendita sia per darli in prestito a chi volesse provvedere da solo a ricopiarli. Con la stessa decretale vennero condannati gli Umiliati e i Catari.figlio di un ricco mercante di Assisi. in segno di umiltà e già questo nome creava una rottura con la situazione consolidata che vedeva gli ordini religiosi in possesso di beni fondiari e di poteri di natura signorile. Dispute assai più impegnative erano quelle organizzate due volte l’anno alla presenza di tutti i membri della facoltà e su qualsiasi argomento. L’aumento del numero di coloro che sapevano leggere creò premesse per l’immissione sul mercato di un nuovo tipo di produzione libraria dal costo più basso. rinunciò alle ricchezze per vivere in povertà secondo l’insegnamento di Cristo e predicare il Vangelo con l’esempio. che rinunciò a tutti beni per distribuirli trai poveri e le chiese. da usare per l’insegnamento. Il risultato fu che il sapere era ora più largamente diffuso. Tra il XII e il XIII secolo il dissenso si manifestò tra spiriti semplici. Ma il risultato fu tuttavia che le università persero ben presto il loro tratto originario. prima ancora dei sovrani. Uno di questi nacque intorno alla figura di Francesco. non erano più in grado di parlare il latino e le lingue volgari venivano parlate sia dal popolo sia dagli stessi dotti. poiché i laici erano diventati fruitori e produttori di letteratura. sacerdoti e particolari pratiche sacramentali. Inoltre sempre più larga era la pratica della lettura e della scrittura. Una commissione approvava infatti i testi ufficiali. La lingua dei testi universitari era il latino. dovuta ad una precisa scelta delle autorità cittadine . Quindi uno stile di vita così suscitò subito la diffidenza da 20 .

Anch’essi avevano operato un rifiuto della ricchezza. Una prima risposta fu data dalla Chiesa attraverso il movimento delle paci di Dio. diffidenza che fu superata per la totale obbedienza che Francesco e dei suoi seguaci professarono nei confronti della Chiesa. i quali organizzarono grandi assemblee pubbliche di clero e popolo. I nobili erano esentati dal pagamento delle tasse per le terre che possedevano. Questo fece si che il papato impresse una svolta alla lotta contro gli eretici creando in ogni diocesi il tribunale dell’inquisizione. ma rispetto ai francescani si caratterizzavano per la loro preparazione teologica e aveva scelto come principio la lotta contro gli eretici. per promuovere una mobilitazione collettiva a difesa dell’ordine pubblico. i quali venivano così ad assumere compiti certamente non conformi al tipo di testimonianza cristiana auspicata. che non era più in grado di mantenere l’ordine nella società. i quali trovavano nelle iniziative vescovili anche un’occasione per tentare di riprendere il controllo dei loro indocili vassalli. Esse contribuirono da un lato a dare un’ulteriore legittimazione all’opera dei principi e dei sovrani. insieme al popolo. richiedeva condizioni di maggiore sicurezza per mercanti e contadini impegnati in grandi lavori di dissodamento. comunque. prendendo coscienza della loro particolare condizione giuridica. anche i principi e i signori contrari alla violenza. a cui si poteva accedere solo per volontà del sovrano o di chi già ne faceva parte. Ne furono protagonisti i vescovi. la nobiltà. Gli ideali cavallereschi e cortesi celebrati dagli scrittori e dai poeti non deve però farci dimenticare che nella realtà lo stile di vita dei cavalieri restava fortemente intriso di violenza.LA NASCITA DELLA CAVALLERIA E I NUOVI RAPPORTI FEUDOVASSALLATICI il rinnovato dinamismo della società europea. prospettando al ceto inquieto dei guerrieri l’ideale del cavaliere al servizio dei deboli e delle fede cristiana. le festività religiose e i giorni precedenti le festività. A dare coesione a questo ceto contribuirono anche gli ecclesiastici i quali trasformarono l’investitura in un rituale religioso: il neocavaliere doveva sottoporsi a un bagno purificatore e passare una nottata in veglia in chiesa a pregare. 15. I vescovi. erano sottratti alla giustizia dei signori e potevano tramandare ereditariamente la loro condizione giuridica. Infatti nell’ordine erano emerse tensioni. dall’altro a reprimere i disordini. Si cercò inoltre di garantire a tutti una maggiore sicurezza. poiché il rapido sviluppo dell’ordine aveva comportato la stabilizzazione dei frati in edifici di tipo conventuale e ben presto anche all’afflusso di donazioni in beni immobili. Per realizzarle. quella dei frati predicatori (Domenicani). nonché delle categorie più deboli. fissando le loro sedi nei centri delle città dove facevano da punto di riferimento per territori più o meno ampi. venivano mobilitati. È questo il periodo infatti in cui coloro che esercitavano una funzione militare o avevano poteri di comando a vario titolo. quali la domenica. proibendo qualsiasi attività bellica in determinati giorni. Ad essi ben presto si affiancarono però i francescani. in piena crescita sul piano demografico ed economico. 21 . cercarono di sopperire alle carenze dell’ordinamento politico. Il problema fu risolto in parte indirizzando i cavalieri verso l’esterno della Cristianità. Artefice di questa svolta fu Innocenza III che approvò la regola di vita che Francesco aveva proposta ai suoi compagni. direttamente dipendente da Roma e non a caso i giudici venivano scelti tra i domenicani. Nonostante questi contrasti però i frati minori seppero realizzare una presenza capillare in tutti gli ambienti sociali. finendo per lanciarli in qualsiasi impresa guerresca e vanificare così le iniziative di pace dei vescovi. impegnati nel difficile tentativo di coordinare gli organismi di potere esistenti all’interno dei loro territori. nella lotta contro gli infedeli. disciplinando queste forze. era necessario superare lo stato continuo di guerra. Intanto venne approvata anche un’atra regola. Questo fece si che acquistassero ben presto un prestigio enorme.darete delle gerarchie ecclesiatiche . Contro i signori dei castelli e i loro eserciti armati. cominciarono a chiudersi in un ceto privilegiato.

I COMUNI ITALIANI In Italia le comunità cittadine non erano formate solo da mercanti e artigiani. Il signore non acquisiva il dominio diretto dei territori riconosciuti come feudo del suo vassallo. 22 . ma strenuamente difese fuori di essa e nel territorio della diocesi. dal capitolo cattedrale e dai grandi monasteri. Nasce così l’immagine della piramide feudale che procede dal vertice verso il basso. L’autorità imperiale era uscita fortemente scossa dalla lotta contro il papato. tranne riconoscere in lui la fonte del suo potere. sull’onda della riscoperta del diritto romano. da esponenti del mondo mercantile e delle professioni. mentre era totalmente escluso il popolo. arrivarono a individuare nello Stato la fonte del diritto e di ogni potere. fortezze o giurisdizioni che il proprietario donava a un signore per riaverle in feudo dopo aver prestato omaggio. data la necessità di pontefici e imperatori di guadagnarsi il favore delle comunità cittadine. per cui l’esercizio di qualsiasi funzione non era concepibile senza una formale delega da parte dell’autorità sovranana. Non a caso durante la lotta per le investiture a Milano alcune famiglie più in vista avevano dato vita ad una associazione giurata che si faceva interprete del desiderio di pacificazione del popolo. a più intenso sviluppo mercantile. Anche questa volta le basi furono fornite dai giuristi che rinnovarono la concezione del potere imperiale fondato dal diritto romano e non più solo da motivazioni religiose. L’equilibrio era reso ancora più precario dalle tensioni religiose e politiche provocate dalla riforma e dalla lotta per le investiture. Gli organi di governo erano però d’ovunque l’Arego. ma anche da esponenti della piccola e media nobiltà. Furono i giuristi stessi a indicare una soluzione attraverso il feudo oblato. Una politica di sistematica sottomissione del contado di ebbe solo sul finire del XII secolo. ma affermava su di essi la sua superiore autorità. dal conte. si erano dovuti unire contro gli attacchi del popolo stanco delle loro violenze e dei loro soprusi. i ceti rurali. a prevalere furono gli esponenti del mondo commerciale e imprenditoriale. Il problema era una realtà politica assai frantumata. da sempre contrapposti. e cui prerogative giurisdizionali venivano continuamente ridimensionate all’interno della città. La situazione politica delle città era però poco chiara: le funzioni pubbliche erano svolte dal vescovo. cioè terre. Quest’ultima si rivelò un’occasione assai favorevole per lo sviluppo delle autonomie cittadine. assumendo direttamente il governo. fino a raggiungere attraverso valvassori e valvassini. e si trovò costretta a trovare nuove basi teoriche alla sua esistenza. dove il comune riusciva a far arrivare la sua influenza solo con il sostegno del vescovo. Particolarmente ambiguo il rapporto con il vescovo. Lo strumento sul quele si fece più leva furono quei rapporti feudovassallatici che erano considerati la causa della frammentazione dello Stato. o una tassa sostitutiva. 16. Inoltre la comunità cittadina interveniva sempre e riusciva sempre a far sentire la propria voce alle autorità locali. assemblea generale dei cittadini cui spettava di decidere in merito a problemi generali e il Collegio dei Consoli. Il vassallo si legava così a un signore potente che gli chiedeva poco in cambio. Tuttavia in alcune città della Toscana e del Piemonte. cui spettava il potere esecutivo. Gli esponenti dell’aristocrazia feudale costituivano il nucleo fondamentale del nuovo ceto dirigente. Ne nacquero scontri nelle piazze e nelle strade. Una quadro così frammentato si rivelò presto inadeguato a disciplinare le tensioni sociali e i contrasti familiari che sorgevano inevitabilmente nelle comunità cittadine. seguiti in posizione minoritaria. alle quali concedevano grandi privilegi. non schierarsi dalla parte die nemici e prestarli un servizio militare non gravoso. Alla ripresa contribuirono i giuristi che. che vedeva l’esistenza di poteri privi ormai di ogni legittimazione e coordinamento.Nel corso del XII secolo si avviò una lenta ripresa anche sul piano politico e si tentò di coordinare e disciplinare i vari poteri locali. Grandi vassalli e piccoli feudatari.

Si giunse perciò alla stipula solo di una tregua di sei anni. costruita in posizione strategica. I comuni del Veneto si unirono nella lega veronese. La reazione dell’imperatore fu assai dura: il papa fu costretto a fuggire. Dopo la morte dell’imperatore. Si trattava di diritti di cui i Comuni si erano appropriati da tempo e che l’imperatore era anche disposto a lasciare loro. mentre il papa si impegnava a fare da mediatore con i comuni. seguiti poco dopo dalla lega cremonese. ma anche il pontefice. Questi però non gradirono il voltafaccia del pontefice e rifiutarono la mediazione. assicurò di garantire prestigio alla Chiesa e ottenne in cambio di essere incoronato imperatore a Roma. a riscuotere multe. in cui espresse la sua convinzione che potere politico e spirituale dovessero collaborare. Le concessioni fatte da Barbarossa alla Lega. con la quale proibì le leghe tra città e le guerre private. e dalla loro fusione nacque la lega lombarda. non senza conflitti. in onore del quale i Comuni chiamarono la città di Alessandria. a imporre tasse. Vennero inviati nelle città funzionari imperiali per esigere i tributi e assumere il controllo diretto dei Comuni più riottosi. ai quali si aggiunsero ben presto alte città lombarde. a patto che versassero un tributo annuo e riconoscessero nell’impero la fonte di tutti i loro poteri. a nominare magistrati. giunse così ad un accordo col pontefice.Enrico V non era riuscito ad assicurare una discendenza al trono di Germania. impegnandosi a restituire alla Chiesa di Roma i territori e le regalie. poiché città che si arrogavano poteri di competenza del sovrano erano incompatibili con l’ambizioso programma politico di Federico. i Comuni ne approfittarono per consolidar definitivamente le loro istituzioni e per avviare una sistematica sottomissione del contado. a Roncaglia. Il risultato fu la formazione di un grande movimento di opposizione di cui facevano parte numerosi comuni lombardi e veneti. Milano fu assediata e rasa al suolo. e alla sua morte i principi tedeschi. i quelli diventarono organismi politico-amministrativi pienamente legittimi e inseriti nella struttura dell’impero. elessero re di Germania il duca di Svevia. ai quali Federico chiese di indicargli con recisione i diritti regi. Emanò anche una costituzione sulla pace. Gli operatori economici divennero sempre più consapevoli della loro forza quindi non più disponibili a lasciare la gestione delle cariche pubbliche completamente nelle mani della vecchia classe aristocratica. Si diresse poi verso Roma per cingere la corona imperiale. fu stipulato un trattato di pace a Costanza. ma i Comini della Lega avrebbero mantenuto le regalie di cui godevano da tempo. molto lungo. senza risultati. Il vescovo venne estromesso da ogni giurisdizione civile e si provvide a dotare le città di edifici pubblici e di un codice di leggi(Statuti). Alla dieta comparvero anche due inviati della città di Lodi. Nel frattempo in Germania la situazione era difficile per la rivolta dei feudatari. comprendeva il diritto a battere moneta. venuti a implorare la giustizia imperiale contro le prepotenze dei Milanesi. Alla convocazione di una seconda dieta. I consoli dei Comuni dovevano ricevere investitura formale dall’imperatore ogni cinque anni. alleata dei Milanesi. Questa. nel 1183. ma prima di ciò abbatté il regime comunale formatosi nella città. che consentisse all’imperatore di occuparsi degli affari in Germania. Ad essa si collegò lo stesso pontefice Alessandro III. d’altra parte cominciava a chiudersi sempre di più man mano che cresceva il numero dei nuovi ricchi e dei nobili del contado. Vennero creati borghi franchi per il controllo del territorio. Il giovane sovrano mostrò subito di voler ridare forza all’autorità imperiale e indisse la dieta di Costanza. che portò l’imperatore a rinunciare all’assedio per tornare in Germania. 23 . furono presto considerate valide per tutti i comuni. A quel punto l’imperatore dovette puntare su una soluzione di tipo diplomatico. impegnandosi a versare un’indennità. Durante il viaggio di ritorno fu però investito dall’esercito della Lega e sconfitto a Legnano. insediamenti fortificati di nuova fondazione situati sui confini e i cui abitanti godevano di agevolazioni fiscali e aiuti di vario genere perché impegnati nella difesa da attacchi esterni. Egli mise la città al bando privandola di tutte le regalie e distrusse Tortona. Sei anni dopo. vi furono invitati anche i quattro famosi giuristi di Bologna. L’imperatore volse subito la sua attenzione verso l’Italia. L’elenco. Federico(detto Barbarossa). E proprio contro questa città l’imperatore puntò i suoi sforzi. in cui si decise che tutti i poteri derivavano dall’imperatore.

I clan riuniti in federazioni formavano due schieramenti opposti detti guelfi(filopapali) e ghibellini(filoimperiali). con relativa confisca dei beni. Non meno complessa era la situazione del ceto popolare. Giunsero infatti nell’isola la lingua e i costumi francesi. 17-LA DIFFUSIONE DEI RAPPORTI FEUDO-VASSALLATICI I rapporti feudo-vassallatici raggiunsero nel XI-XII secolo la massima diffusione. che tennero fuori artigiani e ari minori. Con l’ascesa al trono di Guglielmo. l’Inghilterra si venne legando strettamente alla Francia. La potenza della monarchia inglese si accrebbe ancora di più verso la metà del secolo XII. laici. nonché i salariati delle industrie cittadine. diventando copertura ideologica di conflitti all’interno della nobiltà. vale a dire l’espulsione dalla città degli esponenti della parte perdente. poi forestiero per garantire la sua indipendenza dai centri di interesse della città. spingendole alla rivolta.Si formarono così due schieramenti. la soluzione venne trovata con la sostituzione della magistratura collegiale dei consoli con il potestà. perché furono esportati anche in territori dove non erano mai stati sperimentati in precedenza. Il suo compito era quello di eseguire le decisioni prese dai Consigli cittadini. e avevano atteggiamenti punitivi verso la vecchia classe aristocratica del cui apporto avevano invece bisogno sul piano militare. poiché non tutelavano le classi più povere. con lui i domini della corona in territorio francese si ampliarono a dismisura. quando salì al trono Enrico II. Ne furono protagonisti soprattutto i cavalieri provenienti dal ducato di Normandia. I Normanni in Italia meridionale non giunsero come un esercito di conquistatori. Ci tentarono dopo il mille. la nobiltà e il popolo. che esplodessero le contraddizioni al suo interno. ma a piccoli gruppi e con la speranza di 24 . ma verso la metà del Duecento le tensioni riesposero. prima locale. il potere fu sempre nelle mani delle arti maggiori e medie. Le stesse corporazioni none erano pienamente solidali tra loro. per cui mercanti. La vecchia classe dirigente. Di queste lotte approfittò il popolo. diedero vita ad una propria associazione: societas populi. in cui avevano compiuto ripetute incursioni senza riuscire a dar vita a vere dominazioni. contro il quale si levò il duca di Normandia Guglielmo che riuscì a sconfiggerlo. dotati di notevole raggio d’azione. Inoltre anche in questi casi. perciò lasciarono intatta la divisione del regno. a causa di odi familiari. Non si trattava più della sola contrapposizione tra vecchia classe dirigente e borghesia in ascesa. A complicare ulteriormente la situazione politica fu il fenomeno del fuoriuscitismo. e spesso riuscivano a rientrare in città espellendo i loro nemici. tenuto insieme solo dalla lotta contro la nobiltà. l’Inghilterra recuperò l’indipendenza con il re Edoardo il Confessore. intellettuali. ma bastava che la tensione si allentasse. Alla sua morte priva di eredi. perché le categorie con una forza economica maggiore avevano maggiore pressione sul governo. gli successe il cognato. che non poche volte riuscì a prendere il potere. artigiani. detto poi il Conquistatore. I due termini persero presto il loro valore. Le esigenze delle lotte contro i nobili fece si che queste differenze si accantonassero. ma alla morte del re. con capi e consigli. Tuttavia i governi popolari si rivelarono incapaci a mantenere a pace. Altri cavalieri provenienti dalla Normandia erano impegnati già da qualche decennio nella creazione di una salda dominazione politica al centro del Mediterraneo. che era stata capace di condurre i Comuni alla vittoria contro Barbarossa. ma di lotte che dividevano anche i membri dello stesso ceto. I Normanni erano attratti dall’Inghilterra. non appariva più in grado di gestire la pace. I fuoriusciti si riorganizzavano però anch’essi in comune. formato nella Francia settentrionale in seguito allo stanziamento dei Vichinghi. Il podestà forestiero nei primi tempi riuscì a svolgere un’opera di mediazione tra i gruppi sociali. e dei Comini stessi sulla base di interessi. amministrare la giustizia e sovrintendere all’apparato burocratico del comune. Il Conquistatore e i suoi successori si posero il duplice obbiettivo di rendere accetto alla popolazione il nuovo ceto dirigente e di rafforzare il potere monarchico. di applicare le leggi. Il risultato fu che in città vi era la coesistenza di più centri di potere. stabilendo collegamenti con Comuni rivali.

che si mostrarono militarmente e politicamente impreparati a farvi fronte. ma anche dall’entusiasmo religioso.farvi fortuna. La prima a cadere fu Edessa. allora in piena fioritura economica e culturale ma in crisi sul piano politico a causa delle tendenze autonomistiche delle signorie locali. Ciò nonostante il 25 luglio del 1099. con Ruggero II si configurò in breve tempo come uno dei meglio organizzati del tempo. lui e i suoi successori seppero infatti sfruttare a fondo le strutture di governo ereditate da Arabi e Bizantini. Il Regno di Sicilia. fu conquistato. tanto che la corte normanna assunse un carattere del tutto particolare nel panorama politico-culturale dell’Occidente cristiano. Tuttavia la coalizione antinormanna fu rovinosamente sconfitta in Puglia e lo stesso pontefice fatto prigioniero. Questo successo fu reso possibile anche dalle lacerazioni esistenti all’interno del mondo mussulmano. 25 . Le città riuscirono quindi a conservare le loro consuetudini e alcune forme di autonomia. Il loro inserimento fu facilitato dalla situazione politiche che trovarono al loro arrivo: i principi longobardi. nominalmente i pendenti da Bisanzio. papa Urbano II. fiamminghi. si sottomisero Amalfi e Salerno. Forte dell’investitura papale si avviarono alla conquista della Sicilia mussulmana. Essi cominciarono quindi ad inserirsi da protagonisti nelle lotte tra le varie formazioni politiche locali. All’appello dei pontefice rispose infatti il fio fiore della feudalità: cavalieri francesi. dopo cinque settimane di assedio. quando l’emiro di Mossul fu in grado di esercitare una forte pressione sugli stati crociati. La spedizione si mosse nel giugno del 1097 e procedette in mezzo a gravi difficoltà. si giunse alla conquista di Gerusalemme. il che favorì la conquista normanna. che non valse però a evitare loro ripetute sconfitte. Se le parole dei pontefice ebbero una vasta risonanza. La stagione estiva non era la più propizia per un esercito di cavalieri armati in maniera inadeguata alle condizioni climatiche di quelle regioni. La notizia destò preoccupazione in Occidente e fu organizzata una nuova crociata. perché ognuno dei sovrani perseguiva solo i propri obbiettivi. esortò a intraprendere un pellegrinaggio in Terrasanta come mezzo di purificazione dei peccati e come occasione di recare aiuto alla Chiesa orientale. Ma la cultura arabo-siciliana continuò a fiorire nelle città. La situazione cambiò agli inizi del XII secolo. mobilitando i più potenti sovrani d’Occidente. offrendo i loro servigi ora a una ora all’altra. mentre la Sicilia era sotto il dominio mussulmano. 18-LE CROCIATE come già detto. Bari. dopo avre deplorato le guerre fratricide tra cristiani. Si formava così uno dei regni destinati a durare fino al 1860. dotando il regno di un efficiente amministrazione. Solo alla fine si giunse a una forma di coordinamento tra i vari corpi di spedizione. I sovrani normanni costituivano il vertice di una piramide feudale in cui erano inseriti a vari livelli i discendenti degli antichi conquistatori. mossi non solo da spirito di avventura e dal desiderio di conquista. minacciata dagli infedeli. senza il quale non si potrebbe spiegare come riuscissero a superare gravissime difficoltà di carattere ambientale e organizzativo. Verso la metà del XI secolo la minaccia normanna cominciò ad essere evidente a tutti. fu liberato solo quando riconobbe le loro conquiste in cambio dell’appoggio politico e militare. a seconda dell’entità del compenso. fu perché la società europea della fine del XI secolo era pervasa da un forte slancio espansivo. Quando anche l’ultimo possedimento bizantino in Italia. che fu accompagnata dal massacro quasi totale della popolazione mussulmana ed ebraica. Questo diede loro una grande capacità di produrre leggi e di procurarsi entrate fiscali e il controllo dell’apparato ecclesiastico. L’iniziativa si risolse però in un completo fallimento. erano da tempo praticamente autonomi. ma fu il pontefice Leone IX a farsi promotore di una coalizione contro i temibili cavalieri francesi. lorenesi e italiani si diressero subito in Terrasanta. grazie alla capacità dei sovrani di realizzare un equilibrio tra forze locali e autorità regia.

con il duplice obbiettivo di riconquistare Gerusalemme e ricondurre la Chiesa d’Oriente sotto la sovranità pontificia. ma non vi furono ancora risultati. Tutto cominciò con l’uccisione da parte dei catari di un delegato papale. Risolta la questione. i conquistatori procedettero alla formazione dell’impero latino d’Oriente. Gerusalemme rimase in mano ai mussulmani e il clima di entusiasmo religioso si era ormai definitivamente dissolto. Saladino il quale si reso completamente indipendente da Banghdad. che approfittando della vacanza del trono imperiale si ergeva come arbitro nella contesa tra i pretendenti alla successione di Enrico VI. dall’altro la speranza di un bottino ricco. e attaccarono Costantinopoli nel 1203. fallì entrambe le spedizioni che guidò in Egitto. in Francia. soprattutto a causa dell’ostilità della popolazione. a Innocenzo ora preoccupavano le iniziative contro i mussulmani. assumendo il controllo della città. uno dei papi più grandi di tutti i tempi Innocenzo III. Innocenzo III continuò poi la sua intensa attività che culminò nel 1215 con il IV Concilio lateranense che vide per la prima volta in Occidente la partecipazione unita di prelati. una casta di schiavi-guerrieri molto forti. La morte della regina Costanza.La piena riscossa mussulmana arrivò qualche decennio dopo. Tuttavia il nuovo imperatore si dimostrò meno docile del previsto. 26 . riuscì a far bandire così una nuova crociata. dotata di grande autonomia e dove godevano di un largo consenso e della benevola protezione di tutti gli strati sociali. stanziati soprattutto nella contea di Tolosa. abati vescovi. per tutelare i diritti del figlio Federico. principi e re e nella quale molto spazio fu dato alla definizione di una strategia globale contro l’eresia. 19-INNOCENZO III Innocenzo III era un papa dotato di una concezione altissima della sua dignità e di una lucida visione dei rapporti tra i poteri operanti all’interno della comunità cristiana. Anche il re di Francia Luigi IX. Questi eventi chiusero definitivamente la vicenda della presenza politica cristiana in Terrasanta. Dopo che l’ingordigia di bottino si fu placata. da fenomeno religioso a strumento politico nelle mani dei papa. che avviarono una riconquista sistematica dei territori rimasti in mano ai cristiani. che fu orrendamente saccheggiata. a causa dei Mamelucchi. Naufragò quindi sul nascere la speranza di Innocenzo III di giungere a un’effettiva riunificazione delle due Chiese. che indusse il pontefice a bandire contro di loro una vera e propria crociata. Ala morte di Saladino il suo impero si frantumò in varie formazioni politiche in lotta tra loro e di ciò si aveva piena consapevolezza in Occidente. creando un sultanato che andava dall’Egitto al Tigri. alla quale accorsero molti cavalieri e che ebbe successo. che aveva appena pochi anni. La regina. Ma i crociati attuarono un cambiamento di programma. ad opera di un curdo. Il risultato fu che stragi e saccheggi. considerato l’ultimo vero esponente del movimento crociato. Questo successo fu dovuto da un lato alla prospettiva di guadagnare meriti spirituali. del partito guelfo. lo pose sotto la tutela proprio del pontefice. Questo impero si rivelò da subito una costruzione politica assai debole. La reazione del pontefice fu assai dura: Ottone venne scomunicato come traditore e la corona imperiale fu assegnata proprio al giovane Federico. conclusasi prima ancora di cominciare. La scelta cadde su Ottone. che la Chiesa considerava da sempre suo feudo. nonostante gli inviti papali alla moderazione. La gravità dell’evento provocò in occidente una mobilitazione ancora più grande. Il suo primo intervento riguardò il Regno di Sicilia. si fece quindi promotore di una grande crociata. Nel 1187 sconfisse i Franchi ed entrò trionfate a Gerusalemme. puntando addirittura ad impadronirsi del Regno di Sicilia. Ma aveva dimostrato di non voler rinunciare a recuperare Gerusalemme e altri luoghi santi della Palestina. forniva ora la pontefice l’opportunità di tradurre quella sovranità teorica in un governo effettivo. Egli infatti considerava che fossero soprattutto gli eretici a minacciare l’intera comunità cristiana e la sua attenzione nei primi anni del duecento si concentrò sui catari. furono in diverse città non meno orrendi di quelli perpetuati a Gerusalemme. vedova di Enrico VI. Si concludeva così definitivamente la parabola dell’ideale della crociata.

Enrico III. La ritrattazione era stata possibile grazie all’indole remissiva del nuovo pontefice Onorio III. insieme al quale Filippo aveva partecipato alla terza crociata.20. nemico di Riccardo. feudatari e comunità cittadine avevano approfittato della debolezza della monarchia per estendere i loro domini e le loro autonomie. Dopo la sconfitta. di annullare le più avanzate autonomie cittadine e riesaminare i privilegi concessi. Subito dopo affrontò il problema dei Saraceni di Sicilia. le consuetudini vigenti in materia di libera circolazione dei mercati.LA RESTAURAZIONE IN EUROPA Il re di Francia Filippo Augusto. Subito dopo Federico II si trasferì nel Mezzogiorno. Si obbligava a non imporre tasse nuove senza l’approvazione della nobiltà e del clero e a farsi assistere negli affari di governo da una curia di 25 baroni. i quelli gli fornirono aiuti militari. ma il sovrano francese aveva ben chiari i suoi interessi. ma in nome del nascente sentimento nazionale. Lo scontro frontale tra le due potenze era però solo rinviato. Si era fatto quindi promettere da Federico che avrebbe rinunciato al trono di Sicilia in favore del figlio Enrico. Sembrava che i rapporti tra i due regni dovessero migliorare con l’ascesa al trono di Riccardo. per evitare che lo Stato della Chiesa venisse a trovarsi tra due domini di uno stesso sovrano. dato che si chiese a Federico di emanare nel 1213 la Bolla d’Oro con la quale rinunciò ai diritti del concordato di Worms sull’elezione di vescovi e abati. L’esercito anglo-germanico fu posto in rotta e Filippo Augusto impose il riconoscimento di tutti i territori da lui incorporati negli ultimi anni. Giovanni dovette affrontare la reazione dell’opinione pubblica e della nobiltà. che progettò di conquistare l’Inghilterra ma dovette fermarsi per l’abile mossa di Giovanni che si mise sotto la protezione del papato. il diritto dei sudditi di condizione libera di essere giudicati da tribunali di pari. operò con pari impegno sia all’interno del regno sia in politica estera. Con essa il sovrano si impegnava a rispettare i diritti di cui godevano i nobili. limitando gli abusi dei funzionari regi in materia giudiziaria e fiscale. La promulgazione della carta portò alla sconfessione di Giovanni ad opera del papa e il risultato fu che i ribelli lo dichiararono decaduto e offrirono inizialmente la corona a Luigi. L’occasione fu fornita dalla situazione politica della Germania. La scomparsa del pontefice due settimane dopo indusse però il sovrano a ritrattare la promessa. mentre sul trono inglese saliva il debole Giovanni Senza terra. dichiarandosi feudo della Chiesa. gli ecclesiastici e tutti i liberi del regno. insieme a Innocenzo III. le concessioni a favore di Londra e delle altre città. Federico II. con la sola idea della riconquista di Gerusalemme in mente. arbitro della situazione restava sempre. il re francese. irritate per il carico fiscale che diveniva sempre più pesante a causa della guerra. Nel frattempo Innocenzo III aveva tentato di risolvere l’antico problema della divisione della corona di Sicilia da quella imperiale. Con la morte di Riccardo e di Enrico l’impero entrò in una lunga fase di declino. tentando di indebolire il suo potente vassallo inglese. aiuto grazie al quale riuscì a farsi incoronare re di Germania dall’arcivescovo di Magonza. I rivoltosi volevano soltanto garantire il rispetto della tradizione. dotato di grande energia e di notevole abilità politica. che durante il viaggio di ritorno dalla crociata imprigionò quest’ultimo e lo liberò solo quando ebbe prestato giuramento di vassallaggio. Non si trattava però di un aiuto disinteressato. intanto. Quando l’onda crescente di protesta investì la stessa Londra. dove aveva conseguito la corona Ottone. Fu possibile a Federico mantenere le due corone unite grazie alla sola promessa di partire prima possibile per la crociata. figlio di Filippo Augusto. 27 . si preferì infine lasciare la corona al figlio di Giovanni. alla sua morte il territorio soggetto al dominio della corona francese si era triplicato. Filippo aderì e ciò perché tra gli alleati dell’imperatore di Germania c’era anche Giovanni. Filippo si schierò con l’imperatore Enrico VI. il regno era rimasto in balia dei comandanti militari tedeschi. quando il papa promosse una coalizione contro di lui. dovette fare fronte all’ostilità dei sostenitori italiani e tedeschi di Ottone e decisivo si rivelò l’appoggio dei vescovi e dei principi ecclesiasti. Il suo primo obbiettivo fu quindi quello di rivendicare tutti i diritti regi con la dieta di Capua in cui si decise di far abbattere i castelli costruiti abusivamente. baroni e grandi ecclesiasti passarono alla rivolta aperta imponendo al re la concessione della Magna Charta Libertatum(confermata e redatta in forma definitiva nel 1217).

riprese tuttavia i preparativi per la crociata e partì di nuovo. dove intanto una lunga crisi dell’impero aveva consentito ai Comuni di svilupparsi ulteriormente in assoluta autonomia. il figlio naturale Manfredi. Fu perfino possibile unire in una lega le città di Genova e Venezia. nel tentativo frenetico di contrastare i suoi nemici. Ma mentre in Germania tramontava la possibilità di creare un saldo organismo politico. con la quale riordinò tutto il diritto penale tedesco. nonostante la scomunica. Questa volta l’imperatore non potè più sottrarsi all’impegno che aveva assunto. emanata a Magonza nel 1235. Intanto la Spagna era alle prese con il movimento di liberazione dal dominio mussulmano. nel Regno di Sicilia gli sforzi di Federico non andarono perduti. Anche in Germania promulgò un importante codice di leggi. Fatti che resero terribili i suoi ultimi anni di vita.amministrativo. impedì la partenza. Il nuovo sovrano proseguì l’opera di consolidamento dell’apparato burocratico . L’imperatore ritenne opportuno non forzare la situazione e annullò la dieta. appena guarito. Solo tra il X e XI secolo il movimento assunse maggior vigore. connotandosi anche come 28 . molti comuni italiani abbandonarono il partito ghibellino. che assunse verso Federico un atteggiamento di grande fermezza e imponendogli di partire per la Terrasanta come aveva promesso. per passare a quello guelfo. costruendo porti e garantendo la sicurezza delle strade. Il papa non credendo alla malattia lanciò contro di lui una scomunica. Dopo numerose campagne i ribelli furono sconfitti. Intanto moriva il mite Onorio III e gli succedeva l’intransigente Gregorio IX. Indisse pertanto una dieta a Cremona in cui si sarebbe dovuto discutere del ripristino dei diritti imperiali. che mostrava crescenti segni di irritazione per la politica dell’imperatore. Gregorio IX trovò scandalosi i buoni rapporti stabiliti da Federico con gli infedeli e il risultato fu che l’imperatore ritornato in Italia dovette fronteggiare un’altra crociata bandita però contro di lui dal pontefice. lo schieramento filoimperiale.che erano diventati padroni di vaste zone dell’isola. la Costituzione di pace imperiale. Respinto l’esercito crociato potè raggiungere finalmente un compromesso con il papa. Tuttavia il papa era deciso a eliminare definitivamente gli Svevi dalla scena politica e contro di lui chiamò in Italia Carlo d’Angiò. si unirono nuovamente nella lega lombarda e si appellarono al pontefice. Ed effettivamente nel 1238 inflisse ad essa una grave sconfitta presso Bergamo. infatti. di cui tentò a più riprese di migliorare l’organizzazione amministrativa. ma le città lombarde preoccupate per i piani imperiali. sottraendosi completamente al controllo della monarchia. Trovò subito un intesa con il sultano. ma una epidemia. trattandosi per lo più di incursioni a scopo di razzia. ma dovette rinunciare ad ogni forma di controllo sull’elezione dei vescovi. Federico. che sortirono l’effetto di spingere le città ad una resistenza a oltranza. se ne fece continuatore. arrivando a stipulare un trattato. È evidente che Federico aveva già chiari i ruoli e le prerogative del potere regio: prerogative che egli pensava di riuscire ad esercitare anche in Italia centro-settentrionale. Lanciò infine la seconda scomunica contro Federico II e scatenò una campagna diffamatoria contro di lui. l’imperatore fu prosciolto dalla scomunica. a cui faceva capo il papa. commise però l’errore di imporre condizioni di pace eccessivamente dure. Contemporaneamente cercò di risollevare la situazione economica del regno. A questo punto l’imperatore ritenne di essere ora in grado di imporre la sua volontà alla Lega lombarda. ad una intensissima attività diplomatica per mettere fine alle divisioni tra potenziali nemici dell’imperatore e coalizzarli contro di lui. facilitando gli scambi. Il Papa diede inizio. infatti. che si fece incoronare re a Palermo. grazie al quale Gerusalemme fu restituita ai cristiani. ispirato alla tradizione giuridica romana. Manfredi cercò di bloccarlo ma fu sconfitto e morì combattendo. che colpì lo stesso Federico. fino a quando fu eletto il debole Rodolfo d’Asburgo. con le quali dotò il regno di un codice di leggi. additandolo come l’incarnazione dell’Anticristo. Il momento più significativo fu l’emanazione nel 1231 delle Costituzioni di Melfi. ma prevedeva anche lo smantellamento di tutte le fortificazioni della città. Dopo la morte anche del figlio il trono rimase vacante. ma solo raramente si trasformò in compagne militare. A incoraggiarle contribuiva Gregorio IX. fratello del re di Francia. Il boccone amaro ingoiato consentì comunque all’imperatore di potersi dedicare al consolidamento del suo regno. Immediatamente convocò i crociati. il quale non rispettava gli obblighi assunti interferendo con l’attività dei vescovi.

ma per più di due secoli non furono in grado di realizzare uno sforzo bellico risolutivo. Si formarono così 4 grandi imperi. poi. dove ebbero le prime sconfitte. Nel giro di pochi anni. per combattere contro i mussulmani. ai territori soggetti fu imposta una rudimentale amministrazione affidata a funzionari mongoli e le città distrutte furono ricostruite. ma ancora più straordinaria fu la sua capacità di trasformare tribù in continuo contrasto tra loro in una nazione stretta intorno ad un unico sovrano. e dovettero abbandonarle. essendo rimasto ai musulmani solo un piccolo territorio alle pendici della Sierra Nevada. Solo nelle principali città subirono restrizioni. cominciarono ad apparire i primi segni del superamento della civiltà nomade. Gli Spagnoli mostravano però di perseguire soprattutto l’obbiettivo di sottomettere politicamente i mussulmani e non di sterminarli. La conversione del popolo al cristianesimo è considerato uno degli eventi più importanti della Cristianità. richiedendo un continuo coinvolgimento delle popolazioni rurali e urbane. popolazione seminomade e organizzati per la prima volta militarmente da Gengis Khan. che strinse subito rapporti commerciali con Bisanzio. Rinforzati poi dall’afflusso di altri gruppi provenienti dalla loro terra d’origine. Nei confronti delle popolazioni conquistate. Straordinaria fu la sua capacità di valorizzare a fondo la tradizione guerriera del suo popolo. Presto i Rus presero però ad imporsi sulle popolazioni locali. quando all’improvviso i mongoli ripiegarono e tornarono indietro. Si comprende perciò la delusione dei cavalieri venuti dall’estero.impresa politica e religiosa e acquistando. il carattere quasi di una crociata. i Vichinghi. Contro di esso i sovrani castigliani non rinunciarono mai ai loro progetti di conquista. La lunga guerra contro i mori lasciò sulla società spagnola una impronta destinata a mantenersi nel tempo: innanzitutto il carattere di guerra. Vi contribuirono i rapporti stretti con l’Occidente. che completarono la conquista della Cina e della Corea e sottomisero la Persia. assumendo il controllo di centri commerciali dove erano già numerosi. si mossero lungo le due vie commerciali che collegavano il mar Baltico con i grandi imperi bizantino e arabo. a causa delle lotte dinastiche alimentate anche dalla consuetudine di dividere il potere tra i vari membri della famiglia del principe. i cui furori crociati mal si conciliavano con la politica dei sovrani spagnoli. diedero vita a una vasta dominazione territoriale. La morte di Gengis Khan non valse a frenare lo slancio espansivo dei Mongoli. accontentandosi di imporre loro la propria protezione in cambio di un tributo annuo. dove la rinnovata iniziativa papale aveva avuto come effetto anche l’arrivo di numerosi cavalieri in Spagna. Continuarono invece l’avanzata verso l’Egitto. il principato di Kiev. furono travolti i principati russi e quando la minaccia arrivò alle porte di Vienna il papa lanciò una crociata contro di loro. Vecchie e nuove formazioni politiche erano però destinate ad essere travolte dai Mongoli. grande successo per i missionari bizantini. aveva permesso a queste di conseguire larghissimi spazi di autonomia. Il movimento riprese poi alla fine del XII secolo. A partire dalla metà del XI secolo il principato di Kiev cominciò però a decadere. poiché l’avanzata cristiana non era più contenibile. Questi insuccessi furono dovuti a rivalità interne sempre più accese tra i familiari di Gengis e le tendenze separatiste. improntata a una realistica considerazione dei propri interessi. quelle ce si opponevano furono decimate e distrutte. destinati a prendere sempre di più le distanze tra loro. Il maggiore degli imperi 29 . Gengis Khan ebbe un atteggiamento improntato sulla duttilità: quelle che si sottomettevano spontaneamente non subivano danni. 21-LA RUSSIA E L’IMPERO MONGOLO tra il VIII secolo pirati-mercanti provenienti dalla Scandinavia. Verso la metà del Duecento la “reconquista” poteva dirsi conclusa. Le popolazioni slave chiamavano Rus questi stranieri che creavano nuovi insediamenti o si stabilivano nei pressi dei mercati frequentati da arabi e da altri mercanti alla ricerca di miele e pellicce. Le popolazioni europee tirarono un sospiro di sollievo. i mussulmani conservarono perciò i propri beni e le loro leggi. oltre alla possibilità di professare la loro religione. Passata tuttavia la furia devastatrice della conquista. poco dopo vennero cacciati anche dalla Mesopotamia e un'altra battuta d’arresto subirono in India. inevitabili in un organismo politico così vasto.

A debilitare ancora di più le popolazioni erano le guerre di espansione e tra signori. Le spese militari sempre crescenti costrinsero inoltre gli Stati ad aumentare la pressione fiscale. distaccandosi dal mondo mongolo e integrandosi già in quello islamicomediterraneo.mongoli fu quello che comprendeva grosso modo le attuali Mongolia e Cina. rallentato appare anche il ritmo della fondazione di nuovi insediamenti. non si potè evitare l’insorgere di frequenti carestie. ai quali il livello basso dei salari non permetteva di risparmiare per superare periodi di disoccupazione. Lo dimostrarono la conversione all’Islam e gli stretti rapporti economici e culturali con l’Asia minore e l’Egitto. Questo fece peggiorare le condizioni igieniche delle città di quel tempo e rese il terreno propizio al dilagare di malattie e d epidemie. A più nota delle rivolte urbane del Trecento scoppiò a Firenze ad opera dei Ciompi. dove cercavano rifugio sempre più abitanti delle campagne. ora in un'altra. quest’ultima in particolare aveva una prospera economia e una classe dirigente dallo stile di vita assai raffinato. La conseguenza fu un aumento generale del tasso di mortalità al quale seguì un calo del tasso delle nascite. Anche in Inghilterra la rivolta ebbe nei contadini l’elemento propulsivo. furono missionari e mercanti italiani. sempre più freddo e piovoso e le ricorrenti catastrofi naturali (i più gravi furono i terremoti del 1348-1349). che modificarono i costumi rozzi dei Mongoli. soprattutto nelle città . operai tessili. poiché le terre si erano rivelate sempre meno produttive. 22-LA CRISI DELL’EUROPA Agli inizi del Trecento un po’ ovunque in Europa si registra un rallentamento di quella processo di crescita che aveva investito nei tre secoli precedenti. L’equilibrio tra risorse e popolazione era ovunque precario. combattute ora soprattutto con milizie mercenarie. Vuoti non facilmente colmabili dato che allora la peste si stabilì in Europa in forma endemica. volte ad annientare l’avversario attraverso la distruzione delle sue risorse e che non facevano molta differenza tra la popolazione che erano chiamati a difendere e quella nemica facendo gravare su tutte saccheggi e vessazioni di ogni tipo. Innanzitutto cominciano a diradarsi le grandi opere di dissodamento. La più famosa è certamente la jacquerie francese che partì dall’Ile-de-France e si estese rapidamente in una vasta area. Violenta fu la reazione della nobiltà la quale nel giro di pochi giorni ebbe la meglio sui rivoltosi. dovute alla mancanza di tutela sindacale e per il fatto di non potersi riunire in associazioni di mestieri come i loro datori di lavoro riuniti nelle corporazioni. Chiesero quindi la creazione di un’arte di operai tessili che tutelasse dalle pretese dei padroni e granisse la loro partecipazione al governo. spinti dalla prospettiva di raggiungere direttamente i luoghi di produzione della seta e delle spezie(i primi furono proprio i veneziani). il re Riccardo II e i nobili si videro costretti ad accogliere buona parte delle richieste dei rivoltosi e a concedere un’amnistia. che non si limitavano a chiedere aumenti dei salari. ma riproponevano di modificare completamente i rapporti di potere all’interno della città. A peggiorare la situazione intervenne il clima. ma coinvolse in seguito anche operai salariati e artigiani. esplodendo più o meno violentemente ora in una regione. si assisté alle loro rivolte. Tutto questo contribuì a far esplodere da un capo all’altro dell’Europa rivolte contadine e tensioni sociali. aveva conseguenze drammatiche per le famiglie dei lavoratori. il primo ad acquisire una sua particolare fisionomia. trovando perfino copertura ideologica in non pochi esponenti del clero. Inoltre l’attività produttiva legata all’andamento del mercato. che provocò ovunque vuoti paurosi nella popolazione. Nelle città che avevano avuto un forte incremento dell’artigianato e un conseguente aumento della concentrazione di un gran numero di salariati. trovando anche l’appoggio del ceto mercantile di Parigi. allenandosi con e arti 30 . Solo agli inizi del Cinquecento si tornerà al livello generale della popolazione europea dei primi del Trecento. I primi a recarsi alla corte del Gran Khan. Perciò quando il rapporto tra popolazione e territorio raggiunse il suo punto di rottura. ma le missioni cattoliche non diedero però alcun risultato né sul piano politico che religioso. Disastrosa fu la peste del 1348. L’ultimo degli imperi nati dalle conquiste di Gengis Khan fu l’Orda d’oro.

i rivoltosi rimasti soli non riuscirono a fronteggiare i datori di lavoro e la loro corporazione fu soppressa. infatti. Però i contrasti tra datori di lavoro e lavoratori non erano sanati. questi annullò la concessione fatta. il quale era asceso al trono pontificio in mezzo ad aspri contrasti di natura politica e religiosa. i datori di lavoro ricorsero allora alla serrata. e non curandosi della scomunica ricevuta dal papa. operata nella dieta di Rehns nel 1338 dai principi tedeschi. si trovò addirittura in condizione di esercitare un controllo diretto sul papato in seguito al trasferimento della sede pontificia da Roma ad Avignone. Clemente V.minori discriminate dalle maggiori. Il Papa emanò allora la Unam Sanctam. Francia e Germania. unendo di nuovo ad essa la dignità imperiale. era succeduto a Bonifacio. 23-MONARCHIE IN EUROPA Il problema del ruolo di impero e papato nella politica europea si venne chiarendo agli inizi del Trecento grazie anche al rapido succedersi di eventi. A quel punto la popolazione insorse. prima arcivescovo di Bordeaux. con cui riaffermava la sottomissione del sovrano al pontefice. Il primo ebbe come protagonisti il re di Francia Filippo IV il Bello e il pontefice Bonifacio VIII. In Germania. La sua elezione. spirituale e temporale. era stata contestata sia dalle altre famiglie della nobiltà. Anzi. preferì stabilirsi ad Avignone. ma che affidava ai laici quello temporale. che reclamavano con sempre maggiore forza un rinnovamento della Chiesa all’insegna del ritorno ai valori evangelici di povertà e carità. ottenendo la creazione di nuove arti e la presenza di rappresentanti all’interno della massima magistratura cittadina(priorato). La condanna dell’azione del sovrano fu generale. Filippo concepì l’rdito disegno di tradurlo davanti a un tribunale francese. Ciò valse a creare il presupposto per la riforma dell’elezione imperiale. costringendo i Francesi a battere in ritirata. per sottoporlo a giudizio. precisando che l’elezione spettava a 7 grandi elettori: 4 laici e 3 ecclesiastici. si fece incoronare imperatore a Campidoglio da un rappresentante del popolo romano. Quando divenne re di Germania Enrico VII tentò di restaurare l’autorità regia. 31 . Il conflitto che ne derivò fu risolto solo con un compromesso. essendo morto Bonifacio pochi giorni dopo. Alla testa di un manipolo di uomini raggiunse il suo palazzo. L’impresa registrò un totale fallimento dato che morì l’anno dopo. Il suo successore si orientò verso un’altra interpretazione del suo ruolo. ma senza conseguenze per lui. Il sovrano riunì allora a Parigi gli Stati generali(con rappresentati del clero. Ma a seguito dell’imprigionamento da parte di Filippo di un vescovo molto legato al papa. per cui giunse in Italia per cingere la corona di imperatore. interessate alla ripresa delle attività. Il nuovo pontefice non si lasciò intimidire dalle accuse e dai sospetti e si mosse con determinazione contro i suoi oppositori. chiudendo le loro botteghe. che deteneva entrambi i poteri. soprattutto in Italia. Dopo una violenta campagna scandalistica contro il pontefice. La strategia dei rivoltosi diede all’inizio i frutti sperati. A quel puntosi ruppe l’alleanza dei Ciompi con le arti minori. che concedeva al re il diritto di tassare il clero in caso di necessità senza l’autorizzazione di Roma. ma solo trasferiti così all’interno della struttura di governo. Il nuovo imperatore Carlo IV diede poi sanzione definitiva a quanto deciso con la celebre Bolla d’Oro. della nobiltà e della borghesia) per far approvare la sua politica di indipendenza da Roma. imponendogli tributi senza autorizzazione della Santa Sede. e temendo un’accoglienza ostile da parte dei Romani. sia da quei settori degli ordini mendicanti e del laicato poi. I rivoltosi pretendevano l’abolizione delle gabelle sui cereali e l’abbassamento dei prezzi dei generi di prima necessità. il particolarismo politico si era particolarmente accentuato a causa delle spinte autonomistiche delle città e del rafforzamento dei principati laici ed ecclesiastici. coronando una serie di iniziative volte a riaffermare il ruolo centrale del papato e della Chiesa. Questi progetti si scontravano con l’opera di consolidamento dello Stato attuata da Filippo e che aveva coinvolto anche il clero. che decisero che la dignità imperiale era attribuita automaticamente a chi era stato eletto re di Germania e incoronato ad Aquisgrana. invece. e lo trascinò via.

Il Concilio che intanto aveva preso il nome di Parlamento aveva cominciato a riunirsi sempre più spesso. soprattutto grazie al neonato spirito nazionale che si era formato nel popolo durante il conflitto. Tuttavia Giovanna fu fatta prigioniera dai Borgoni e portata in territorio inglese dove fu processata e condannata al rogo per eresia. Dopo circa venti anni di lotte sanguinose e di continui ribaltamenti dei rapporti di forza tra i contendenti. era vassallo del re di Francia. il cui titolare avendo molti feudi in Francia. una pastorella animata da forte spirito patriottico. 32 . a ciò si aggiungeva la concorrenza che le due monarchie si facevano sul controllo delle Fiandre. e in una Camera dei comuni. Un terzo terreno di scontro era rappresentato dalla Scozia che i re inglesi ambivano ad avere sotto il loro controllo. dal sentimento nazionale che anche qui si era formato a seguito della guerra dei cent’anni. Il nuovo sovrano potè intraprendere finalmente l’opera di restaurazione dell’autorità regia. La Francia uscì esausta dalla guerra dei cent’anni. e che presero il nome di “guerra dei cento anni”. Pastiglia e Aragona. tutti nel corso del tre-quattrocento sconvolti da violente crisi dinastiche e gravi tensioni sociali. il basso clero e rappresentati della città. ma riceveva in cambio la piena sovranità su un terzo del territorio francese. Ne nacque una serie interminabile di conflitti tra i due regni. come in Francia. che lo portò and estendere la sua autorità su gran parte del territorio francese e a recuperare feudi sui quali la giurisdizione dei sovrani era da secoli solo teorica. mise fine in soli due anni al nuovo regno e segnò l’inizio della dinastia dei Tudor. dal momento che i sostenitori della casa di York avevano come simbolo una rosa bianca e quelli della casa dei Lancaster una rosa rossa. Avvenne allora un fatto inatteso. Intanto in entrambi gli stati il potere veniva scosso da gravi crisi dinastiche e conflitti sociali che portarono all’avvento sul trono inglese della dinastia dei Lancaster. La lunga e rovinosa guerra civile che ne scaturì prese il nome di guerra delle due Rose. discendete dei Lancaster. quando le operazioni militari cessarono non era rimasto quasi nulla nelle mani degli inglesi. sottraendosi quasi completamente al controllo del Parlamento. rivelò di aver avuto alcune visioni attraverso le quali Dio stesso le avrebbe ordinato di salvare la Francia dagli invasori e di restituire il regno al legittimo sovrano. Ma una rivolta capeggiata da Enrico Tudor. La prima fase di questa guerra fu favorevole agli inglesi e in Francia l’andamento negativo delle azioni belliche unite alle epidemie di peste creavano una situazione esplosiva a livello sociale. sebbene la magna Charta concessa. con la quale il re inglese rinunciava ai suoi diritti sul trono di Francia. articolandosi in una Camera di pari.Rafforzamento e riorganizzazione delle Stato erano in atto anche in Inghilterra. Il contemporaneo consolidamento delle istituzioni in Francia e in Inghilterra si scontrava con la realtà di una monarchia inglese. il sovrano inglese sbarcato in Normandia travolse l’esercito francese occupando gran parte della Francia nordoccidentale. Questo fece si che gran parte dell’aristocrazia diventasse arbitra del potere. Giovanna d’Arco. protrattisi dal 1337 al 1453. La scomparsa dell’eroina non fermò però la riscossa francese. Le ostilità ripresero nel 1369. compresa Parigi. ma che i Francesi erano interessati a difendere per evitare la crescita del potente rivale. Molto più incerta era invece la situazione politica in Inghilterra. il successo sembrò arridere ai primi. dividendosi in due fazioni e cercando i ipotecare la successione al trono. ma in condizione di riprendersi rapidamente. In Spagna si erano formati dal plurisecolare movimento di reconquista i tre regni di Portogallo. Grazie a questo il nuovo imperatore Luigi XI potè intraprendere una politica antifeudale molto spregiudicata. favorita anche dalla situazione di debolezza in cui si trovavano gli inglesi per la minore età del loro sovrano Enrico VI. comprendente i grandi nobili e gli alti ecclesiastici. La Francia sembrò percorsa da un’ondata di entusiasmo patriottico e i risultati non si fecero attendere. In questa sua azione un elemento di forza fu costituito. Quest’ultimo a sua volta si vedeva nell’impossibilità di esercitare diritti sovrani su un vassallo tanto forte. che accoglieva la piccola nobiltà. Parigi fu riconquistata in pochi anni insieme a tutto il centro della Francia. in cui la monarchia era indebolita per la mancanza di eredi a Enrico VI. Si giunse così alla pace di nel 1360.

ma nel frattempo i due regnanti si riproposero di far nascere una coscienza nazionale spagnola. per cui agricoltori e pastori si trasformarono in marinai e mercanti. poiché il processo di ricomposizione politico-territoriale avvenne per iniziativa di comunità di contadini liberi. infatti. e successivamente della Sicilia e della Sardegna. si fece sentire il peso della nobiltà. perché le città. Del tutto particolare fu l’esperienza della Confederazione Svizzera. Sotto gli Angioini vi fu un forte sviluppo delle autonomie cittadine. ma comportò anche un 33 . destando stupore in Europa. Ferdinando. che prevedeva la divisione dell’Oceano Atlantico: la parte orientale era destinata ai portoghesi. costretti a scegliere la espulsione o conversione. al Sud le amministrazioni locali si sottraevano sempre di più al controllo di funzionari regi. trattato che avrebbe scatenato in breve tempo il malcontento delle altre grandi potenze europee e la conflittualità internazionale. ordinato e in una posizione strategica nel Mediterraneo attirò su di se le mire dinastiche straniere. attraverso la bolla Inter cetera si giunse al trattato di Tordesillas. Sul finire del XIII secolo era passata sotto la sovranità degli Asburgo. acquistarono una situazione preminente consentendo così alla monarchia di farne un efficace contrappeso. mentre al Nord i Comuni avevano perso la loro autonomia politica. e fu proprio per contrastarli che le comunità locali diedero vita ad una lega che riuscì a sconfiggere i cavalieri austriaci. egli si propose due obbiettivi: rendere effettivo il vincolo feudale che subordinava la monarchia meridionale alla Chiesa romana.Quello che le superò per primo fu il Portogallo. Isabella e Ferdinando si trovarono presto a svolgere un ruolo di primo piano in un evento destinato a dilatare le frontiere del mondo: la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. I progetti del giovane Carlo. che portò il regno a diventare un vero e proprio impero marittimo. si ritrovarono anche nell’antico Regno di Sicilia che. molti preferirono partire impoverendo così l’agricoltura delle regioni interne. La situazione migliorò nel corso del quattrocento. 24. Il regno di Aragona si presentava invece come una realtà composita dal punto di vista economicosociale e politico e cominciò a guardare con interesse alle coste della Spagna meridionale e verso le isole del Mediterraneo arrivando ad acquisire il controllo prima delle Baleari e di Valencia. Il regno fu conquistato da parte di Carlo d’Angiò. tra cui città e fu necessario darsi un ordinamento unitario a cui seguì un patto militare. a prevalente economia pastorale ma che aveva acquisito importanza militare per il controllo dei valichi. riunitesi in fratellanze. sorte nelle regioni alpine. Già dopo la prima spedizione fu necessario definire le aree di influenza Spagnole e Portoghesi. cui si affiancava una massiccia penetrazione in Italia centro-settentrionale. facendo perno sulla Sicilia.IL MEZZOGIORNO Le novità di carattere amministrativo e finanziario che si sono viste emergere nell’organizzazione degli Stati Europei dell’Occidente. ai quali si andavano aggiungendo e lamentele della popolazione per i soprusi dei funzionari regi e per il carico fiscale eccessivo a causa dei costi sempre più alti della sua politica espansionistica. quella a occidente agli spagnoli. però. dove tutti i comuni guelfi accettarono il protettorato. importanti per gli scambi tra Italia e Centro Europa. che. e procurarsi un valido sostengo per riunire intorno al papato tutte le forze guelfe dell’Italia centro-settentrionale. Egli mirava. solo in parte coincidevano con quelli papali. Il matrimonio non portò però l’unione dei due regni. ricco. che mantennero le loro individualità e istituzioni. la quale si divise in fazioni contrapposte e si inserì nelle contese dinastiche con tutto il potenziale bellico e l’aggressività possibile. sotto sollecitazione del pontefice. grazie all’impulso che il sovrano diede in tutto il paese alle attività marinare. Il malcontento esplose e venne represso duramente. invece. In politica estera si consolidava intanto l’alleanza con l’Inghilterra. Presto ai tre cantoni che avevano formato la lega se ne aggiunsero altri. Ne fecero le spese gli Ebrei e i mussulmani. si posero le basi per una vera e propria egemonia nel Mediterraneo. ad attuare un ampio disegno di egemonia europea e mediterranea. con Isabella di Castiglia. Questo piano fece nascere i dissapori con il papa. puntando sul fattore religioso. Inoltre grazie al matrimonio del figlio del re. In Castiglia. sarebbe dovuto culminare nella conquista di Costantinopoli.

alleati degli Angiò. e all’origine di questa c’è una dinamica sociale assai vivace che. 1295) col quale il nuovo re d’Aragona. Ancora una volta le cose si misero male peri il sovrano aragonese. Per acquisire il regno di Napoli. facendo leva sulle clientele vassallatiche dei loro domini e hai collegamenti con potenti consorterie nobiliari della città. Le sorti del conflitto volsero a favore di Luigi. Si giunse così con il consenso del re alla divisione del regno in due parti. Si instaurò così una più equilibrata dialettica tra monarchia e poteri locali e nello stesso tempo riprese la crescita dell’economia. Forte del sostegno Milanese. c’era però anche l’incapacità dei Comuni di dotarsi di più saldi ordinamenti. Tutti questi motivi di instabilità appaiono in superamento nel corso del Trecento. Lombardia ed Emilia. In questo clima non sorprende la vasta adesione che ebbe in Sicilia il moto insurrezionale scoppiato a Palermo. 25-L’ITALIA SETTENTRIONALE L’esperienza comunale fu caratterizzata dappertutto da una perenne instabilità delle istituzioni. I da Romano. IL regno di Sicilia era ora riunito e acquistava così un prestigio maggiore nell’Europa mediterranea. senza eredi. città nella quale la vita del Comune era stata fortemente condizionata dalle lotte per il predominio tra le varie fazioni aristocratiche. Federico III d’Aragona fu riconosciuto così re. unica figlia di Federico. Una svolta fu rappresentata dalla comparsa sulla scena del re d’Aragona Pietro IV che fece rapire Maria. Però queste 34 . per darla in moglie al nipote Martino. passando al futuro re di Napoli Alfonso il Magnanimo. destinata a mantenersi anche in futuro quando ai Visconti succederanno gli Sforza. il prigioniero non solo più a farsi liberare. rinunciava alla Sicilia che restava in mano agli Angioini di Napoli. che fu dotato di un parlamento. I Pelavicino si crearono un vasto dominio tra Piemonte. però avvenne un colpo di scena. famiglia dotata di grandi patrimoni fondiari e di estese clientele vassallatiche nel Veneto. dopo lo scontro avvenuto all’ora del Vespro(di qui il nome rivolta del vespro) tra giovani siciliani e soldati francesi. Alla base del superamento c’era l’intraprendenza di alcune famiglie dell’aristocrazia feudale che. riprese allora la conquista del regno. I Monferrato nella Padania occidentale. portava all’ascesa di nuove famiglie e al tentativo di categorie sociali di allargare gli spazi. lotte che si conclusero con la vittoria definitiva degli Estensi. giungendo a impadronirsi della stessa Napoli nel 1442. diedero una forte spinta alla crisi delle istituzioni e alla loro evoluzione in senso signorile. con l’immissione nei suoi ranghi di numerosi cavalieri francesi. La morte di Martino segnò però la fine dell’indipendenza Siciliana perché l’isola rimase definitivamente legata all’Aragona. Padova e Treviso. che li mise in condizioni di debolezza nei confronti della nobiltà la cui collaborazione era indispensabile sul piano militare. I Siciliani subito dopo la rivolta avevano offerto la corona di Sicilia a Pietro III. in cambio dell’investitura del regno di Sardegna e Corsica.rinnovamento della feudalità. La situazione sembrò doversi sbloccare con la salita di papa Bonifacio VIII che creò le condizioni perché si arrivasse a un trattato( il Trattato di Anagni. opponendosi a qualsiasi tipo di accordo che riportasse alla situazione anteriore. Il primo caso è quello di Ferrara. fatto prigioniero e condotto a Milano dai Visconti. un Aragonese. nel contesto di una economia in espansine. a spingere vero quella soluzione era invece il pontefice che considerò gli Aragonesi come usurpatori arrivando a bandire contro di loro una crociata. ma convinse i Visconti a stringere con lui un’alleanza. ma la morte della regina fece esplodere di nuovo la guerra. preferito dalla regina Giovanna II regina di Napoli. Ma i Siciliani si ribellarono e offrirono ancora una volta la corona agli Aragonesi. con l’intesa però che alla sua morte l’isola sarebbe tornata agli Angioini. Vicenza. Questi ripetuti tentativi di riconquista costrinsero i successori di Federico ad un impegno bellico costante. Le cose non andarono tuttavia così perché l’isola rimase sotto la dinastia Aragonese e inutilmente i d’Angiò tentarono la riconquista. Martino scese così in Sicilia alla testa di una armata impegnandosi nella lotta ai baroni ribelli e nella riorganizzazione del regno. Alfonso dovette ingaggiare una dura lotta con un altro pretendete al trono Luigi III d’Angiò. orientale e occidentale e alla sua morte il regno venne diviso addirittura tra quattro nobili vicari. e il malcontento si diffuse ancora di più. si impose invece si Verona.

mostrava di considerare il suo potere non più basato sul consenso dei cittadini. famiglie schierate con il popolo. Gli esempi più numerosi sono offerti dalla Toscana in cui la signoria fu riconosciuta per brevi periodi e solo per far fronte a circostanze eccezionali: a Pisa durante la lotta tra guelfi e ghibellini. per cui non ci fu formalmente una cambiamento di costituzione politica. esponenti di ceti mercantili e bancari. Non si spiegherebbe diversamente il fenomeno contraddittorio dei grandi del popolo. ma solo quello di potestà e successivamente di capitano del popolo. risultante dalla convergenza del vecchio ceto cavalleresco e l’alta borghesia. Non dovunque il passaggio da Comune a Signoria fu un atto irreversibile. Questa vicenda contribuì a mettere in moto un fenomeno che altrove era già in atto alla fine del Duecento. L’avvento del popolo al governo. tendenzialmente chiuso e compatto nel frenare l’ascesa sociale e politica di nuove famiglie. di cui assunsero lo stile di vita. ma non ancora abbattute. configurandosi come funzionario dell’imperatore. All’inizio si imposero con il sostegno del popolo e consolidarono la loro signoria solo con il conferimento a Matteo Visconti. Tuttavia un cambiamento così era troppo per una società che non era disposta a rinunciare alla proprie tradizioni politiche e Brienne fu cacciato con una insurrezione generale. il suo primo provvedimento fu il disarmo immediato di tutti i gruppi sociali. che si era rivelato troppo ampio rispetto alle possibilità reali della società che continuava ad essere suggestionata dai valori e dallo stile di vita del ceto aristocratico. a Firenze durante le agitazioni dei salariati dell’industria tessile. Mastino della Scala non assunse il titolo di signore. In questo modo il signore di Milano. degli Scaligeri a Verona e dei Gonzaga a Mantova. ma su una delega concessa dall’altro. in questa maniera la signoria si rendeva autonoma dallo stesso imperatore. grazie alla quale l’accesso al principale organo di governo veniva riservato alle famiglie che già ne avevano fatto parte nei precedenti quattro anni. a metà del secolo successivo appaiono già integrati nel ceto aristocratico. culminando nella loro espulsione dalla città perché impegnati con altri grandi ad escludere dal governo della città la stessa categoria di mercanti e artigiani da cui erano provenuti. in quanto ovunque ci fu una fase più o meno lunga in cui le istituzioni furono svuotate di contenuto. là dove si realizzò. del vicariato imperiale. attuando addirittura la cosiddetta Serrata del Maggior consiglio. Il caso più notevole fu quello di Venezia. aveva comportato un allargamento degli spazi di iniziativa politica. Questo il caso dei Visconti di Milano. Ma ben presto a che a Venezia il ceto dirigente aristocratico-borghese cominciò a chiudersi. ma nello stesso tempo con un più alto livello culturale. che non aveva conosciuto le tensioni sociali e l’instabilità politica delle altre città. Cento anni dopo l’imperatore conferirà alla famiglia il titolo di duca e principe. data l’assenza nella laguna di forti consorterie nobiliari e la disponibilità dei nobili di accogliere nella sfera del potere le nuove famiglie che si erano arricchite attraverso i traffici. la chiusura divenne ancora più forte quando si espanse anche agli altri organismi di governo. in cui il superamento del regime comunale avvenne lentamente e con vari espedienti formali.istituzioni politiche signorili si rivelarono ben presto effimere. per il carattere spiccatamente feudale e il fatto di non essere legate davvero a nessuna delle città inglobate. A Verona. Il successo arrise invece a quelle stirpi militari che ne raccolsero l’eredità in sede locale e che erano legate anche alla realtà di una città. vale a dire la formazione di regimi di tipo oligarchico. dove avevano ricoperto incarichi per contro del Comune o ai vertici delle istituzioni ecclesiastiche. Un altro fenomeno diffuso fu la nascita di un patriziato cittadino. 35 . È il caso della famiglia bolognese dei Principi. Questo fu il caso anche di Milano. nel 1294. protetto da Roberto d’Angiò. In quest’ultimo caso la situazione precipitò quando si realizzo una convergenza tra grandi e popolo minuto ad opera di Brienne. che impadronendosi poi del potere concepì l’ardito disegno di instaurare una propria signoria eliminando dal governo sia il popolo grasso che i grandi che lo avevano sostenuto. in una posizione di primo piano nell’ambito della vita mercantile cittadina agli inizi del Duecento. che coronavano la loro ascesa economica conseguendo dignità cavalleresche o fama di grandi. ma si trattò di una esperienza esclusivamente veronese.

grazie all’abilità politica del loro capo Maso. molto diverso dal padre. obbiettivo che la pose prima in competizione e poi in conflitto aperto 36 . Nella stessa direzione andava anche l’economia del tempo caratterizzata da una circolazione sempre più intensa di uomini e di beni. i quali continuavano ad estendere il loro dominio. mandandolo in esilio a Padova. Di quest’ultima si diceva che volesse diventare re. dove conquistò Pisa e sconfisse ripetutamente Firenze. come si vide nel caso di Bologna che si sottomise spontaneamente e i suoi poeti di corte già chiamavano Galeazzo re. dopo aver stretto legami con la casa regnate francese facendo sposare la figlia con il duca D’Orleans. Venezia e Milano. volgendosi poi verso la Toscana. le tappe più importanti di questo processo furono l’annessione di Arezzo. fecero arrestare Cosimo. del crollo delle grandi banche. finché Filippo Maria Visconti non avviò il recupero dei territori perduti. Cortona e Livorno. Seguirono per il ducato anni di anarchia. ma al loro interno erano già divisi tra chi intendeva restare fedele il più possibile alle vecchie istituzioni e chi voleva consolidare un potere personale. Firenze dopo essersi tanto battuta contro i Visconti in nome della libertà dal tiranno. Il crollo di questi disegni espansionistici aprì definitivamente le porte ai Visconti. La guerra fu combattuta non soltanto sui campi di battaglia. I proclami dei Visconti non caddero nel vuoto. il vecchio ceto magnatizio. al quale successe il figlio. staccando da loro quelli meno possenti che furono accolti tra le famiglie di popolo e ammessi negli organismi del comune. che ambivano a ritagliarsi spazi autonomi di potere. complicati dal protagonismo dei capi delle truppe mercenarie.A Firenze. Padova. Furono allora subito introdotti provvedimenti di Giustizia. La situazione peggiorò con la morte di Maso. Vicenza e Treviso. che portarono alla semplificazione del quadro politico della penisola attraverso la creazione di organismi politici di più vaste dimensioni. Le gravi difficoltà finanziarie in cui si dibatteva il governo e l’insorgere del malcontento e del disagio. ma mostrò anche di voler spadroneggiare nel governo cittadino suscitando così la violenta reazione delle ripristinate compagnie armate di popolo. dalle agitazioni dei salariati. quando la morte mise fine alla sua scesa. e accrescendo il loro prestigio di mercanti-banchieri. e mentre i suoi avversari prendevano la via dell’esilio lui dava inizio alla sua signoria. che colpirono però solo i più pericolosi e potenti. Verona. Gli Albizzi rendendosi conto del progressivo logoramento della loro posizione. Intanto i discendenti dei Medici stava accumulando sempre più ricchezze e beni fondiari. ma anche attraverso la propaganda nelle piazze e nelle corti di tutta Italia. conquistò nel Veneto. L’obbiettivo principale di Venezia era invece il dominio del Mediterraneo orientale e dei mercati che su di esso gravitavano. Pisa. portò all’emergere di una corrente moderata del patriziato cittadino inclini ad attribuire il ruolo di maggiore influenza proprio ad degno figlio di Giovanni. senza però mai fiaccarne la resistenza. Cosimo de Medici. Questo patriziato era però scarsamente solidale al suo interno e la sua egemonia era continuamente scossa da difficoltà a causa della crescita del debito pubblico. esponenti di rilevo della parte guelfa. ebbero ora la possibilità di prendere in mano direttamente la guida del Comune. Intanto i suoi sostenitori conducevano a Firenze una efficiente propaganda in suo favore. Il fallimento della rivolta dei Ciompi rafforzò però il ruolo politico delle arti maggiori e la coesione del patriziato cittadino. Artefice principale delle fortune della famiglia fu Giovanni. anche se questo non mise fine alle lotte interne fra famiglie. Nel Veneto protagonisti di un’ambiziosa politica di potenza furono gli Scaligeri che per più di un secolo esercitarono una grande influenza anche in Toscana e in Lombardia. imboccò essa stessa la strada delle conquiste territoriali. riprendendo nell’arco di un decennio il controllo dell’intera Lombardia e di Genova. dalle peste nera. ma fu bloccato dalla violenta reazione di Firenze. La formazione delle signorie coincise in Italia con l’avvio di una serie di tentativi espansionistici. Vincitori di queste lotte erano senza dubbio gli Albizzi. ottenne la revoca degli ordinamenti emanati da Brenne. tappa che fu fondamentale nel processo di fusione fra nobiltà guelfa e grandi mercanti e quindi nella formazione di un patriziato cittadino. Questi oligarchi procedettero a una serie di riforme istituzionali perché le cariche pubbliche venissero riservate ai loro più fedeli partigiani. Raggiunsero l’apice della potenza con Gian Galeazzo il quale. l’indomani della cacciata di Brienne. Il risultato fu che fu richiamato in patria.

ma anche annettersi l’intera Romagna. si posero come obbiettivo l’omogeneizzare il tutto imponendo le stesse leggi. Fu possibile attuare così un ordinamento che prevedeva la divisione del ducato in dodici province.con Genova che aveva assunto il controllo del commercio tirrenico dopo la vittoria su Pisa. che si impadronì del potere grazie all’esasperazione del popolo che lo innalzò contro la nobiltà. Si trattava comunque di un equilibrio assai precario. Però già si prospettava all’orizzonte l’espansionismo dei Visconti e il risultato fu che Venezia si trovò per presto coinvolta in posizione di primo piano nella politica italiana. ridando maggiore autonomia alla campagne. non dividendo imporsi su grandi città. Nel frattempo si fece largo uso anche delle istituzioni feudo-vassallatiche. Questa politica suscitò subito la protesta delle città per cui a un certo punto Firenze ritenne necessario in insistere su quella strada. Marche. giustificata dall’esigenza di tutelare la liberà della chiesa e il progetto si andò realizzando nel corso del Duecento e comprendeva grosso modo le regioni dell’attuale Umbria. ma Venezia fece ricorso a tutte le sue forze e investì la base genovese di Chioggia. Le dinastie e le città si ponevano in quel periodo il problema di dare un assetti stabile a organismi politici di ampie dimensioni. La situazione peggiorò di molto con il trasferimento della curia papale ad Avignone. Il contrasto tra la realtà misera del presente e il ricordo dell’antica grandezza creò le condizioni per la singolare avventura politica di Cola di Rienzo. Questi però inaspettatamente lo accolse bene decidendo di utilizzarlo per riprendere controllo su Roma. Si decise allora di stipulare a Torino un contratto di pace che comportò per Venezia la perdita di Trieste. ma privo come era di reali capacità di governo si alienò ancora una volta le simpatie del popolo. Contemporaneamente cresceva in Piemonte la potenza dei Savoia i quali avevano cominciato a volgersi verso la pianura padana e seppero ben inserirsi in un complesso gioco di alleanze che li portò a ottenere il controllo dell’intero Piemonte. che non furono messi in crisi neanche dal nuovo Stato territoriale. Egli concepì l’ardito disegno di ridare grandezza a Roma e a tal proposito convocò un’assemblea di signori italiani e rappresentanti dei Comuni che mostrarono entusiasmo per le sue iniziative. continuamente scosso dalla vitalità dei maggiori centri urbani. seguito dal legale papale. Anche lo stato Pontificio mirò alla costruzione di una salda dominazione territoriale. Cola. ma restando presente in tutte le questioni e nei contrasti. ma le consentì di uscire senza danni irreparabili da una situazione di grave pericolo. Non avevano mai costituito una coerente dominazione territoriale per l’esistenza di numerosi centri di potere locale che lo rendevano impossibile. a loro volta divise in castellanie. Un modello intermedio fu quello adottato da Venezia. che stanco dei suoi procedimenti tirannici. Diversa invece la situazione dei domini dei Savoia. il risultato fu la costruzione di uno stato abbastanza omogeneo al suo interno. si sollevò e lo mise a morte. Contemporaneamente si cercò di trasformare il dominio papale in governo effettivo. dividendo il territorio in sette province ognuna delle quali rette da un preside. in cui l’autorità del duca potette affermarsi in maniera più agevole. e il papato non solo riuscì a recuperare i territori da tempo sottratti alla sua sovranità. le comunità rurali dovettero ripristinare l’antico parlamento e dotarsi di nuovi statuti oltre che di nuovi organi amministrativi. e parte dell’Emilia Romagna. le une e le altre rette da funzionari scelti dal duca. capovolgendo la situazione. investito del titolo di senatore fece ritorno a Roma. ma si rivelò impossibile non disponendo di una adeguata burocrazia. 37 . Tuttavia gli eccessi della sua dittatura lo portarono all’arresto e fu condotto dal papa Innocenzo VI ad Avignone. Alquanto diverso fu il modello organizzativo seguito da Firenze. Innanzitutto i Visconti. che lasciò tutta l’amministrazione locale nelle mani dei patriziati urbani. Si puntò infatti a spezzare questi rapporti. la quale si trovò ad esercitare il suo dominio su città che avevano inoltre un vasto contado molto legato a loro. La situazione mutò a partire dagli inizi del Duecento. La lunga guerra sembrò volgere a favore dei genovesi. che avevano inglobato un gran numero di Comuni ognuno retto da propri ordinamenti.