La linea della memoria

volume 10

Il Fronte del cielo
Guida all'Aviazione nel Veneto durante la Grande Guerra. 1915-1918.
2 edizione 2012 per il Comune di Istrana Edizione Speciale per il 95° anniversario della battaglia aerea di Istrana Rivista e corretta. copyright © 2009-2012 ISTRIT Via Sant'Ambrogio in Fiera, 60 31100 - TREVISO email: ist.risorgimento.tv@email.it email: istitutorisorgimento@libero.it

Grafica e impaginazione di Stefano Gambarotto
Credito Fotografico e Fonti Documentali Archivio Paolo Varriale - Archivio Francesco Ballista Ufficio Storico Aeronautica Militare (Roma) - Istituto Storico dell'Arma del Genio (Roma) Museo del Risorgimento di Treviso - Servizi Fotografici Esercito Italiano (SFEI) Archivio Giancarlo Sartor (riferimenti bibliografici 48, 68, 106, 107, 108) Archivio Mauro Antonellini - Archivio Dino Ulliana - Archivio Bruno Fanton Archivio Pierluigi Costa (Torino) - Illustrazione Italiana - Il Secolo d'Italia Archivio Ass. «Il Piave 15-18» - Antonio Mucelli (riferimento bibliografico 59) Archivio Storico Pro Loco Paese (TV) - Museo Baracca di Lugo di Romagna Archivio Rocco Zanatta (riferimenti bibliografici 23, 70).
L'autore desidera esprimere un particolare ringraziamento a Paolo Varriale, Roberto Gentilli e Francesco Ballista per la fondametale collaborazione fornita. L'editore ha effettuato ogni possibile tentativo di individuare altri soggetti titolari di copyright ed è comunque a disposizione degli eventuali aventi diritto. In copertina:

«La battaglia aerea di Istrana» di Achille Beltrame «Domenica del Corriere» del 6-18 Gennaio 1918

ISBN 978-88-96032-10-7

IL FRONTE DEL CIELO
Guida all'Aviazione nel Veneto durante la Grande Guerra

1915-1918
di Renato Callegari
con la collaborazione di Stefano Gambarotto

Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato di Treviso Comune di Istrana - Biblioteca Comunale di Istrana 2012

Ringraziamenti La parte fondamentale delle notizie su cui si basa il presente lavoro sono tratte dall'opera di Paolo Varriale e Roberto Gentilli: «Gli Assi ed i reparti dell'Aviazione italiana nella Grande Guerra», edite dall' Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare. Agli autori e all'editore, vanno i nostri più sentiti ringraziamenti per la grande disponibilità. Si ringraziano inoltre: Francesco Ballista, Mario Marangon, Giancarlo Sartor, Antonio Mucelli, Pierluigi Costa, Dino Ulliana, Innocente Azzalini, Ivo Michael Forti, Marco Rech, Giancarlo Zanardo, Mauro Antonellini, Gregorj Alegi, Bruno Fanton, Giovanni Righetto, il Museo Ancillotto di Treviso nella persona del maggiore Pedroni (3°Rmv), Claudio Gallet, Andrea Schiona, Il Museo Storico del Genio di Roma nella persona del generale Damiani, Mariano Ranisi, Bruno Marcuzzo, Luigino Scroccaro, Luigi Urettini, Paolo Pontello, Rocco Zanatta, Gastone Saneolodi, il Comune di Quinto, Il Museo Baracca di Lugo di Romagna nella persona di Daniele Serafini, Gerald Penz, Vittorio Galiazzo, Igino Marangon, Giovanni Billio, Giusepppe Vanzella, Francesco Brazzale, Fausto Paiar, l'Associazione Arma Aeronautica (Sede di Roma), Faustino Lorenzetto e Giambattista Corrent. Infine ci scusiamo con coloro, che ci hanno reso testimonianze e fornito informazioni ed aiuto nella raccolta di notizie e che non possiamo citare per la mancanza di spazio. Un particolare ringraziamento va a mia moglie Luisa per la pazienza dimostrata durante la stesura di questo volume. Renato Callegari

I CIELI DI ISTRANA Il Comune di Istrana è legato in maniera indissolubile al mondo dell'aviazione. Il connubio iniziò con lo scoppio della prima guerra mondiale e la costruzione del primo aeroporto ai confini con Vedelago e Trevignano. Da quel campo, frequentato da tanti epici cavalieri dell'aria come Baracca e Scaroni, partirono il 26 dicembre 1917, i velivoli che combatterono la più grande battaglia aerea del fronte italiano. Poi negli anni '50 la costruzione dell'attuale base aerea con le ferite degli espropri, ferite che nel tempo si sono rimarginate. Con amabilità e intelligenza i nuovi arrivati sono riusciti a penetrare nei cuori dei residenti; oggi l'aeroporto lo chiamiamo «nostro» sottintendendo una integrazione completa, una voglia di camminare insieme come quel giorno, quel fatidico 21 ottobre 1981 con la sfida tra gli F104 e le auto di Formula 1. Giorno nel quale non solo da Istrana ma da tutto il Veneto accorsero a vedere l'insolita sfida. Ora, mentre ci accingiamo a ricordare dopo trent'anni quel fantastico momento, ci è parso opportuno ristampare questo libro che parla dell'antico aeroporto e di quella epica battaglia aerea che è entrata nella storia dell'aviazione mondiale. Ringraziamo Renato Callegari autore del presente testo così ricco di notizie e così preciso nella ricostruzione. Il Presidente della Biblioteca Dott.sa Cristina Favaro L'Assessore alla Cultura Avv. Marco Facchinello Il Sindaco Ing.Enzo Fiorin

Nota introduttiva Questo lavoro nasce da una ricerca sulla presenza aeronautica nella zona ad ovest di Treviso durante la prima guerra mondiale. I materiali raccolti furono impiegati per allestire la mostra «Il Fronte del Cielo», organizzata nell'ottobre del 2005 dall'Amministrazione Comunale e della Pro Loco di Paese alle porte di Treviso. La stesura del testo si è dunque sviluppata a partire da un nucleo originario nel quale l'attenzione si è focalizzata sull'attività dei campi di volo di Istrana, San Luca di Paese e Quinto di Treviso. Intorno al lavoro iniziale sono state poi costruite le parti relative alle altre province. Dopo un lungo cammino, il volume viene ora consegnato ai lettori sperando che possa diventare un ausilio semplice ma efficace, utile a riscoprire la storia quasi dimenticata, di luoghi e di testimonianze il cui ricordo deve essere sottratto all'oblio. La caratterizzazione di guida che connota il presente lavoro impone che gli argomenti vengano trattati con la necessaria sintesi. L'attenzione è quindi stata concentrata sugli avvenimenti di maggior rilievo e sugli «assi» che con le loro gesta infiammarono i cuori di una nazione. Qualche episodio rilevante sotto aspetti diversi può essere stato tralasciato o esaminato con la brevità connaturale allo spirito del volume. Invitiamo i lettori a segnalare sviste o imprecisioni. L'autore ringrazia fin d'ora per il contributo.

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.............. • Caccia............................ • Ricognizione........ 68 pag.. • Campi.................................................................................................................................................................................................................................................. 66 pag..........................19 pag.................................. 20 pag.................................. 55 pag........ I nuovi caccia: lo Spad VII E XIII e l'Hanriot Hd 1.................................................................................... I bombardieri Giganti: «Caproni»...... 85 pag.. 37 pag.. • L'Ortigara. I campi di volo................. 27............... 52 pag................................................................................................................................... • Attacco a Venezia. • Il bombardamento delle città................... • Tra il 1915 e il 1916. • La produzione aeronautica....... 14 pag........................................ • Gli anni dell'anteguerra............................. Hansa Brandemburg C-I.............................................................................................................................. pag......................... 109 pag.............................................................................................................................. • Il campo di Istrana........ Le mitragliatrici aeronautiche...................... 58 pag............................................ 23 pag........ Capitolo Secondo............................ 42 pag.......... 49 pag.......................................... Fulco Ruffo di Calabria e Ferruccio Ranza...................... il SAML S1-S2 e l'Albatros........... 43 pag....... 83 pag......................... Capitolo Quarto......................Indice Capitolo primo.............................................. 56 pag.................................... 121 6 ................................. 9 pag............. 34 pag........................................................ 71 pag.................................... • 17 aprile 1916: il bombardamento di Treviso e le conseguenze dell'attacco........................ • La Grande Guerra......................................................... 93 pag.................................................................................... I gregari di Baracca..................................................................................................................... 83 pag................. Tecnica della Ricognizione.............. I proietti aerei.................... «Gotha»............................................................ Nieuport Ni 10...............19 pag............ 32 pag.............................................................................. L'Aviatik................ 72 pag................. 9 pag................................................. La fonte della potenza: il motore.................................................... • Identificazione e numerazione delle squadriglie...................................................................... • Bombardamento...................................................... 110 pag..................... 118 pag......................................................................................................................... 97 pag................................................................................. Gli «Assi» e le tecniche della Caccia................................. • 1916 -1917......... • 1913: l'aviazione dell'Esercito e della Marina.................................. 77 pag................................ 35 pag....................................... 114 pag..................... 36 pag..................... 55 pag............................ • Le origini......... 38 pag... • Guerra di spie......................... • Prologo................................................................................................ 9 pag........................ 61 pag............................................. Hansa Brandemburg Kd I......................... • L'avvento del più pesante....... Capitolo terzo....................... 109 pag..................................... 33 pag... 56 pag...... • La componente aeronautica della Marina............................... Lo SVA.......................... «Aeg» e «Hadley Page»..... Gli Idrovolanti «FBA» e «L3»...................................... I due Mario: De Bernardi e Stoppani......................................... I primi modelli................................ Insegne di squadriglia e personali........................................ 11............ 31 pag...... 17................. 24 pag................................................ 45 pag................. • Il campo di Arcade......................

..................................................................................................................... 246 pag................ 122 pag....... Ottobre 1918: campi di volo nel Veneto............................ 225 pag......... • La battaglia di Vittorio Veneto........ SIA 7 e Pomilio PD ...................................... ............. Tre semplici assi.................... 206 pag................................ 136 pag................................................ • Un pilota molto particolare: Guido Keller......................................................................................Campi di volo nel Veneto e confinanti.................................................................................. 231 pag......................................................................................................... • La ristrutturazione del fronte........... 218 pag.... • La fine del 1917........ 161 pag................................ 250 pag....... • Gli ultimi mesi....... • Tempo di bilanci.................... • Il campo di Quinto di Treviso.... • I piloti austriaci......................................................................... • Gli altri assi italiani. 171 pag....... 249 pag......Allegato 1................... • 1918: l'ultimo anno di guerra......... • Quando le armi si inceppano....................... Giovanni Nicelli........................................................................................................................................... 221 pag............... 186 pag................. • I marinai con le ali.... Piloti Tedeschi............ Capitolo Settimo.................. 184 pag....................................... 248 pag.......... 185 pag.............. • Nascita dei campi decentrati di Treviso........................................ • 9 Agosto 1918: Il volo su Vienna..................................................................... 227 pag.................................................................................... • La battaglia di arresto......... 153 pag................ Sopwith F1 Camel...................... Il DFW: il tuttofare tedesco...... 252 7 ............................................................................... 150 pag............. 191 pag.... • I giorni di Baracca..... 128 pag.......... 204 pag....................................................................................................Riferimenti bibliografici..... • Altri campi di volo....... Le colonne del Royal Flying Corps: il «Raf re8» ed il «Bristol F2b»........... 147 pag.......................................................................... 131 pag................................................................................ 199 pag........................................................ I Missionari................................................. Francesco Baracca: il mito.... 238 pag................. 140 pag........... 251 pag.................................. • Dopo Caporetto.............................................. 190 pag.................... ............................................................... 221 pag...................................................... 219 pag............... Capitolo Sesto. • Aviatori del nordest: i primi ad ottenere il brevetto........................................ • Gli altri piloti......................Gli itinerari................................................................................................... L' Aviatik Berg D-I.................................• Caporetto...................... 220 pag............. L'Albatros D III e V.............................. ....... • La «Battaglia del Solstizio»........................................... 122 pag............ 149 pag................................................................................................... 204 pag..Allegato 2............. 236 pag.................. • Gli Assi del nordest..... 185 pag......................................................................... 140 pag..................... Capitolo Quinto........................... 179 pag....................... 214 pag....... 182 pag..........PE e successivi sviluppi...... 210 pag........................................................................... ...... Ottobre 1918............................................................................................. The Allies: gli Alleati........................... 179 pag................................................................... • La battaglia aerea di Istrana............................................................................. Caratteristiche dei principali aerei usati nel Veneto...................................................................... pag.... .. Il comandante Pier Ruggero Piccio.................. 131 pag.............................................................

. costruttore del primo dirigibile del nostro paese.Un pioniere dell'aviazione in Veneto: Almerico Da Schio. l'aeronave «Italia» che volò il 17 giugno 1905.

A Venezia essa giunse attraverso un dispaccio dell'8 dicembre inviato dall'ambasciatore Dolfin e mise in agitazione i dotti della Repubblica. avrebbe «posto in una di esse la sua statua e nell'altra quella del figlio Icaro.21. 1921. A Venezia quindi il 15 aprile dello stesso anno volava il pallone 1 Lorenzo Braccesi. duellare centrando gli avversari con precisione. Tutte le esperienze aeronautiche precedenti al 17 dicembre 1903. non solo se si considerano le tragiche dimensioni della rotta di Caporetto ma anche il fatto che il primo aereo che ufficialmente volò. Adesso possono anche contare su un servizio meteorologico efficace e su una rete di comunicazioni e di allarme bene organizzata. subito rimbalzò per tutta l'Europa. Dopo di lui l'agordino Tito Livio Burattini nel 1648 a Varsavia. Bisogna però arrivare alla fine del '700 per avere qualche risultato pratico. La leggenda di Antenore. La notizia che in Francia il 4 giugno 1783 un modello di pallone ad aria calda si era alzato. 2 Giuseppe Boffito. giorno in cui la macchina dei fratelli Wright si staccò stabilmente da terra. Un grande sforzo è stato compiuto. Sul finire dello stesso anno a Verona il Cossali faceva volare un pallone. 9 . bombardieri e ricognitori.LE ORIGINI Capitolo primo Prologo Primavera 1918. poi. storicamente si ricorda l'opera di Fausto Venanzio da Sebenico (possedimento veneto) che pubblicò a Venezia verso il 1595 un'opera intitolata Machinae novae. Signum 1984. Da non dimenticare quindi l'opera del gesuita Francesco Lana. I piloti sapevano volare di notte. che mise la nostra Aviazione a dura prova. Nonostante il terribile colpo subito a seguito della sconfitta di Caporetto. prima fra tutte la «Battaglia del Solstizio» che sarà combattuta in giugno. ma non era il solo. p. colpire gli obiettivi con grosse formazioni. Barbera. costruì una colomba meccanica volante che si alzò alla presenza del Re di Polonia. dicono che Dedalo sia fuggito e si sia diretto 1 verso l'isola Icaria…» dalla quale avvenne la sua mitica fuga alata . essa si era velocemente ricostruita in vista delle prove che l'attendevano al varco. Il Volo in Italia. dove è descritta una aeronave che poteva sollevarsi grazie a due lobi a cui era stata sottratta 2 l'aria . Inoltre è stata costituita una serie depositi. avendo navigato alla loro volta i Pelasgi. Ora l'Aviazione poteva contare su numerose squadriglie di cacciatori. Dedalo approdò proprio alla foce del Po. Usano la radio per dare indicazioni e controllano attivamente il cielo. Sulle isole Elettridi. sviluppato con i palloni fin dal 1783 Le origini Il Veneto ebbe una parte importante nella conquista del cielo. lo fece solo tredici anni prima. di scuole e centri di formazione che mantengono alti gli standard quantitativi e qualitativi. Mitologia a parte. Fienze. Allo loro spalle lavora un apparato industriale che produce gli aerei e il materiale che serve a farli volare. formate dal fiume. Il 24 febbraio dell'anno seguente anche ad Udine il barnabita Stella faceva decollare un aerostato. quelli cacciati da Argo. Come ricorda Lorenzo Braccesi. Padova. nella quale l'autore descriveva una sorte di paracadute. un ruolo che anche l'antica mitologia gli riconosce. erano riconducibili infatti al solo volo aerostatico.

10 .Il dirigibile «Italia».

. consentendo di «trasportare rapidamente le autorità nei luoghi ribellati. a Treviso nel 1810 .. Editrice Trevigiana 1966. Il Veneziano Seifard che volò con Arban a Padova nel 1847. 5 Giorgio Garatti. a suo dire avrebbero offerto «la possibilità di salvare le persone che stanno per annegare.. 40 anni di una industria. si pose quasi subito.. Nel 1849 durante l'anno in cui Venezia si rese indipendente dagli Austriaci. Poi a volare con le mongolfiere sono ancora Orlandi a Padova nel 1844 e infine Arban sempre a Padova nel 1847.. la cui sorte rimaneva affidata ai capricci dei venti. Parallelamente ai palloni ad aria calda si sviluppava la tecnologia dei palloni ad idrogeno che garantivano si una maggiore forza ascensionale. alla fine del Settecento si immaginava il futuro dell'Aviazione.9 Per fortuna gli aerostati in balia delle correnti andarono per conto loro senza creare danni... cit. Infine. o di far sì che «speciali sentinelle volando di notte . Il volo. Il problema della navigazione aerea e cioè di come poter dirigere in qualche modo le primitive aeronavi dell'epoca. op. op. 11 . 7 Giuseppe Boffito. presentando però il problema della pericolosità del gas impiegato per gonfiarli e del suo reperimento in grandi 7 quantità .». a Verona nel 1825 e a Padova nel 1825 quando Elisa Garnerin saliva dal prato della Valle per poi lasciarsi cadere con un rudimentale paracadute... La via era 3 Ibidem. si occuperà 8 anche della questione relativa alla dirigibilità dei palloni . a Padova nel 1808 5 con atterraggio ad Arquà. membro di varie accademie scientifiche e letterarie. questi ultimi progettarono il bombardamento della città con palloni. «con un grosso pallone . secondo il conte Bettoni. tale e tanta quantità di acqua da innaffiare le campagne a piacere degli agricoltori». diede alle stampe uno scritto sui palloni ad idrogeno. op.. Stile Regina 1988. L'evento ebbe vasta eco e la notizia fu celebrata largamente. Dopo quella di Andreani a Milano ne furono effettuate a Venezia nel 1806. altri due aerostati decollano a Venezia.. Vittor Gera da Conegliano ai primi dell'800 inventava a questo 10 scopo il pallone-aquilone. cit. Nella seconda metà del secolo furono poi diversi i teorici che paventavano metodi vari per risolvere la questione.. 4 Così dunque.... Treviso. Ad idearlo fu il francese Henri Giffard.si sarebbe potuto .LE ORIGINI dei fratelli Zanchi la cui realizzazione era stata finanziata dal procuratore di San Marco Francesco Pesaro.potessero .». 40 anni. Nel 1838 e nel 1846. p. durante la siccità. Ancora a Venezia il conte Carlo Bettoni. Sembra che questi siano stati costruiti a Treviso «dai Croati.segnalare gli incendi». descrivendone anche uno dirigibile e anticipando l'uso possibile dei mezzi aerei che. o quella di «operare salvataggi sui tetti quando le scale sono impraticabili.».sollevare in aria. Solo nel 1852 però comparve un primo aerostato motorizzato. 10 Giorgio Garatti. 9L'Ala d'Italia. a Cison di Valmarino nel 1811 senza 6 passeggeri . dicembre 1940. anche se il globo atterrò in maniera rovinosa al Cavallino3. Sport e Giochi nella marca Trevigiana. 8. Nel Veneto vi fu anche il primo tentativo di uso bellico del volo. it. 6 Ibidem. 8 Aeritalia-Aeronavali. Sempre nel 1784 iniziarono in Italia le prime ascensioni con persone a bordo..». Sport e Giochi. 4 Aeritalia–Aeronavali.

La «vox populi» sosteneva che fossero stati costruiti a Treviso «dai croati». .Gli austroungarici tentarono di servirsi di palloni per bombardare Venezia nel 1849.

Storia delle Origini. L'operazione fu portata a termine per conto del Magistrato delle acque del 16 capoluogo lagunare . che costruì nel 1888 un dirigibile il cui progetto fu approvato e sostenuto finanziariamente anche dalle autorità militari che a tale scopo versarono un contributo. Rizzoli. Aerostieri. Sei anni dopo. Nel 1903 salì agli onori delle cronache aeronautiche locali un curioso personaggio. le prime immagini planimetriche al mondo. marzo 1959. 16Angelo Lodi. Nel 1887 alle dipendenze del 3 Rgt. In Italia il primo a sviluppare una macchina sagomata all'occorrenza fu Pasquale Cordenons.. il capitano Quaglia. che si esibiva su un trapezio attaccato a un pallone.». il progetto Cordenons raccolse l'interesse dei militari. vincendo molte gare con palloni e diventando 14 anche durante il primo conflitto mondiale istruttore militare di Dirigibili. 13Luigi Luppi. la compagnia ricevette il battesimo del fuoco partecipando alle operazioni in Eritrea. Padova. cit. Nel 1905 a Schio la prima aeronave costruita nel nostro paese fu pronta. Nino fu un grande aeronauta. battezzato 13 «Città di Verona» e che suscitò grande curiosità a Conselve e Montagnana . Domenico (Nino) Piccoli nel 1909 costruiva a Mantova due dirigibili chiamati «Ausonia». vol. Bizzarri 1976. dirigibilisti.. nel 1906. Maria di Sala nel 1838.LE ORIGINI così tracciata. ma non potè farlo volare perché a Vicenza.. nato a S. La nuove macchine volanti non potevano non catturare l'attenzione dei militari che. Padova nella storia. 1884-1915. L'eredità fu raccolta da un suo allievo. Eugene Godard presentò i suoi palloni frenati all'Esposizione Nazionale di Torino. 1 15 Rivista Aeronautica. il Ministero della Guerra incaricò il Tenente Pecori-Girarldi di seguire gli esperimenti del francese.1 12 Ibidem. e li mise a disposizione dell'esercito... op. Nasceva così la Sezione Aerostatica dell'esercito presso il Genio. nel 1894 fu trasformata in 15 «Brigata Specialisti del Genio» .. Padova nella storia del Volo. ricevendo però una risposta negativa a causa della mancanza di personale. 1984. focalizzando l'attenzione sull'uso allora più appropriato del mezzo aereo. vol. non vi era nessuno in grado di fornire il gas necessario.. 11 Ali Italiane. La gente nell'alzare gli occhi al cielo di12 ceva «…Questa xe la sfera del Conte Schio. fata co' a la so' testa e coi so' schei. agli ordini del capitano Tardivo e del tenente Ranza. Roma. il Conte Almerigo da Schio. Un altro concittadino del conte Almerigo. Quando nel 1884 il francese M. realizzò a Venezia con un pallone frenato e rimorchiato.. Nello stesso anno e nel corso del seguente. op. 14 Luigi Luppi. Storia delle origini dell'aeronautica mili11 tare. affidata al comando dello stesso ufficiale.. ma il suo autore morì prima di poterne dimostrare la validità. essa diventò «Compagnia Specialisti del Genio» con compiti anche di fotografia ed illuminazione. aviatori dell'Esercito e della Marina nel periodo pionieristico. Si chiamava «Italia» e volò sui prati in località Caussa. cit e Angelo Lodi. 13 . Egli realizzò nel 1880 il progetto di un dirigibile e lo costruì. pur senza intravederne da subito le reali possibilità. Fu proprio questa unità che. 1978. non mancarono di interessarsene. Signum. Venne poi trasferita alla caserma Cavour dove. provvisto di macchina fotografica.

a rimorchio 17Ali Italiane. Il volo aerostatico che aveva aperto all'uomo la via dell'aria. ritenuto a lungo . potendo invece fare affidamento sulla sostentazione dinamica di superfici alari in movimento. Macchine bizzarre nella storia dell'Aviazione.6 metri di apertura che controllava con regolari timoni di profondità. Vari tecnici in Europa e nel mondo sperimentavano modelli ispirati a questi principi. Firenze. Dopo contatti epistolari con i fratelli Wright. 22 Carlo d'Agostino. Due anni più tardi fu la volta dell'aliante idrovolante trainato del veronese Mario Calderara a La Spezia. Vennero preceduti infatti nell'agosto 1901 da un immigrato tedesco. Nonostante i diversi tentativi gli esperimenti non diedero sviluppi successivi. passati quindi alla storia come gli autori del primo volo «ufficiale». Studi sperimentali compiuti nel 1997 presso il centro sperimentale di Manching permisero al pilota Horst Phillip di dimostrare che una replica dell'apparecchio di Weisskopf era perfettamente in grado di volare. Anche in Veneto verso la fine dell'800. Costruì un libratore biblano di 4. realizzò l'«aerocicloplano» che sfruttava la forza muscolare per azionare un'elica. aveva già spe21 rimentato con successo un aeroplano ). Ben pochi sanno che i fratelli Wright non furono i primi a volare. 21 Giorgio Evangelisti. cit. Mario Calderara chiese al Ministero della Marina l'autorizzazione a compiere alcuni esperimenti di volo sull'acqua. Di quel volo non esiste una traccia fotografica. aiutandosi con un traino di cavalli. 20 Luigi Luppi. fece aumentare l'interesse per il più pesante dell'aria. Nel 1894 sembra che Carlo Menon a Roncade avesse realizzato un aereo a pedali col 18 quale fece qualche balzo.5 Kg.. cit.. ottobre 2007. op. cit. Realizzò una macchina provvista di due eliche coassiali del diametro di 1. 14 . Olimpia 1980. Ben presto tutti avrebbero guardato a macchine volanti che per guadagnare il cielo non avrebbero più avuto bisogno di gas meno pesanti dell'aria. né lo status dei Wright. Pionieri del volo. op. che con il suo «Model 21» riuscì a staccarsi da terra sotto gli occhi di alcuni giornalisti. 19 Un aliante destinato a percorrere una traiettoria in planata partendo da un punto che è più alto del punto di arrivo. All'ultimo momento il pallone fu sostituito da un grande telo e l' «Aerostave» venne trainata da sei pariglie di cavalli.L'avvento del più pesante Un nuovo interesse sarebbe stato destinato ad attraversare in breve tempo il neonato mondo aviatorio. 18 Giorgio Garatti.. op.. macchina che avrebbe dovuto essere costituita da un'ala fissa per il volo e da un pallone per sollevarsi. Padova nella storia. Gustav Weisskopf. Nel 1877 il milanese 17 Enrico Forlanini fece sollevare un rudimentale modello di elicottero a vapore. Nel 1905 il bresciano Achille Bertelli tentò per primo di guadagnare il cielo con il suo «Aerostave».. (il tedesco Gregor Weisskopf due anni prima nel Connecticut.8 metri e del peso totale di circa 3. Weisskopf non aveva però né i mezzi. sollevandosi quasi fosse un aquilone a circa 70 metri 22 da terra con a bordo il capitano Vittorio Cordero di Montezemolo. Nel 1904 Aldo Corazza di Cavarzere si lanciava invece dalle pendici del monte Ca' Barbaro ad Este con un libra19 tore.erroneamente . dando vita a diversi esperimenti anche in Italia.20 Il volo dei fratelli Wright del 1903. Poi cercando di applicarvi una forza motrice. Corazza era in contatto con i pionieri Chanute di Chigago e con i fratelli Wright.. Sport e Giochi.il primo della storia. non rappresentava che un'avventurosa parentesi: l'obiettivo finale rimaneva il volo dinamico. che ne riportarono la notizia sulle cronache dell'epoca. ci fu chi si interessò al problema. in Air Vallée.

Fabbricò più di 100 motori Gnome. Al raduno bresciano furono presenti spettatori d'eccezione. Un'improvvisa e brusca accostata a sinistra del «Lanciere». Proseguendo gli esperimenti. Il pilota veronese fu trascinato tre metri sotto la superficie del mare dove rimase bloccato perché trattenuto dai cavi di acciaio dell'apparecchio. Altri voli vennero eseguiti dal pilota transalpino nei giorni seguenti. 25 Il veneziano Antonio Chribiri. la cui elevata velocità consentiva al mezzo di salire ad una quota molto più alta. Quello di Brescia fu uno dei primi «circuiti aerei» europei. Calderara raggiunse così un altitudine di oltre quindici metri. un comitato di appassionati e militari di Roma. Costruiva Aeroplani e parti staccate. Nella primavera dell'anno successivo giungeva in Italia anche Wilbur Wright invitato da un nuovo Circolo Aviatori che nel frattempo aveva allestito un campo a Centocelle. Vega. Frassinetti. gli italiani Alessandro Anzani. primo fra tutti Franz Kafka che di quei giorni eroici scrisse sul quotidiano 27 Deutsche Zeitung Bohemia. sbilanciò il libratore facendolo precipitare in acqua. cit. Zurst. Anzani. Fu dipendente della Florentia. Dal 1919 iniziò costruire automobili che ebbero anche discreto successo. La «macchina volante» da lui realizzata era ispirata al biplano dei fratelli Wright. cit. il veneziano Chiribiri25. Calderara si imbarcò sul cacciatorpediniere «Lanciere». Antoni. l'ingegner Carlo Montù. Mario Calderara e Mario Faccioli ed il conte transalpino 23 Ali Italiane. la 24 prima donna a volare al mondo. 26 Ali Italiane. op. Poi Delagrange si spostò a Milano dove continuò a volare per tutto giugno e dove ebbe anche un incidente con la rottura del motore. lentamente rilasciate dalla pirobarca che lo trainava. 15 . portavano l'apparecchio a un sollevamento controllato. Nella primavera del 1907 egli diede inizio alla serie dei suoi tentativi di volo a vela nel golfo di La Spezia. op. Il 24 maggio dalla piazza d'armi della capitale decollava così il primo aereo a motore ad aver volato nel nostro paese. Darbesio con il suo Asteria per finire con Enrico Restelli e Felice Buzio ed il loro velivolo Rebus. Ormai gli esperimenti si moltiplicavano e nel periodo successivo (1909-10) furono molti i pionieri che affrontarono il cielo: Faccioli. Cobianchi. 27 L'articolo si intitolava Die aeroplane in Brescia. Pionieri dell'Aviazione in Italia. In luglio si trasferì a Torino. Nel 1908 poi. Delagrange condusse in volo anche Teresa Peltier. Vi parteciparono alcuni fra i maggiori pionieri dell'aria di allora: il francese Louis Bleriot. Editoriale aeronautico 1943. Imprese amplificate sempre nel 1909 da un altro avvenimento di grande importanza. presidente della Società Aviazione Torino. che divenne così il primo italiano ad aver volato su un aereo a motore. Quell'incidente pose termine alla serie dei suoi esperimenti che la Marina interruppe perché giudicati troppo pericolosi. invitarono in Italia il famoso pioniere francese Leon 23 Delagrange con il suo Voisin. l’attività continuò fino al 1928 quando la crisi ne decretò la fine. Gemma. Qui portò con sè in aria il primo passeggero. Roma. Isotta Fraschini e Miller. emigrò dalla laguna per lavorare nelle città industriali del Nord. Miller. In quell'occasione si brevettava così il primo pilota italiano: Mario Calderara. Giunse in ospedale quasi annegato e leggermente ferito. il «Circuito di 26 Brescia». Infine si mise in proprio a Torino nel 1910 con Maurizio Ramassotto e G. Agusta. I decolli avvenivano direttamente dalla coperta della nave. Fillasi. Si trattava di un libratore piazzato su due galleggianti e trattenuto da funi che. 24 Mario Cobianchi. vinto dall'Americano Curtiss.LE ORIGINI di un natante.

per colmare il ritardo nel settore aeronautico rilevava l'aviosuperfice di Centocelle e vi insediava una scuola per piloti. Si trasferì a Milano trovando impiego come progettista alla Rebus di Restelli e Buzio. era figlio di un ingegnere del Genio Civile e un appassionato di cose aeree. Macchione. 29 Era un'autodidatta che non aveva frequentato scuole tecniche. Nel campo dei più leggeri dell'aria invece. Un aereo in cortile. Falliti anche questi tentativi dopo un corso tecnico in Belgio. in occasione del Circuito di Brescia acquistava un Voisin e sul finire del 1909 a Bovolenta. Crocco e Ricaldoni nel frattempo avevano sviluppato un centro di esperienze nella caserma Cavour a Roma dove avevano realizzato appunto l'N1 e dove nasceranno i più famosi dirigibili Italiani. Dagli inviati Franz Kafka e Luibi Barzini Sr. Anno 5. 19 e ss. cit. 2003. Varese. 16 e 20. affascinato dalle novità tecnologiche che il nascente 28 futurismo esaltava Nel 1910 il Ministero della Guerra. sarà assunto durante il conflitto dalla Nieuport-Macchi dove diventò il principale progettista degli idrovolanti sviluppati dal Lohner (M7. Si esibirono Mario Cobianchi con un Farman e Umberto Cannoniere a bordo di un Blèriot. Moltissimi furono anche i dilettanti che. dove fu anche costruito un piccolo hangar. Nel 1910 a Padova. In seguito . come scrive Costanzi. 1. 30 Virgilio Tonini. «. Fu il primo aeroporto civile omologato in Italia. «l'Unione sport» presieduta da Dante Appiani. forse che no). dopo avere assemblato il suo monoplano che andò distrutto in un incidente.costruirà due monoplani «canard» da lui progettati. Non così Gabriele D'Annunzio che invece. con le loro macchine non riuscirono nemmeno a staccarsi dal suolo o vi ricaddero dopo appena qualche metro di volo. 16 . 15. A Treviso il 27 novembre del 1910. che appariva loro solo come una nuova moda. già affermato automobilista sportivo. Tra gli spettatori delle giornate bresciane.. 19 e 24) e i biplani terrestri M14. anche il grande Giacomo Puccini.non era turbata dalla istruzione convenzionale». 1909: a Brescia oggi si vola (Forse che sì. Frollo realizzando così la prima ripresa filmica aerea nel nostro paese . 8. op. Quest'ultimo 28 Mauro de Vincentiis. costruì il campo di volo che venne inaugurato il 16 novembre.nel 1912 . 9.. Erano ancora tanti coloro i quali diffidavano della nascente aeronautica. p. Erano disponibili poi l'Italia del conte Da Schio. 18. proprio in occasione dell'avvenimento di Brescia. Maria del Rovere. in: Giornalisti. a Verona con Molon e a Treviso. 31 Luigi Luppi... L'anno seguente il conte Da Zara portava in volo l'operatore cinematografico 31 E.29 In quell’anno Alessandro Tonini di Vicenza acquisiva a Milano le quote della Rebus e iniziava la costruzione di un suo velivolo chiamato Monorebus.30 Nel Veneto come nelle altre regioni si moltiplicarono le dimostrazioni di volo con aerei.. n. L'azienda realizzava anche motori per aerei. la Brigata Specialisti contava già oltre che sui palloni. Alessandro. All'avvenimento intervennero migliaia di spettatori. organizzò una dimostrazione sulla piazza d'Armi a S.Henri de La Vaulx con un dirigibile. 17. nato a Cavarzere (VE) nel 1885. Padova nella storia. realizzando il primo velivolo al mondo con la fusoliera a guscio. dovette cessare l’attività. Tonini. In particolare il barone padovano Leonino Da Zara. l'Usuelli costruito a Milano come pure il Leonardo da Vinci di Forlanini. 12.. Febbraio 2006. Tra i due conflitti fu alla guida di una grande industria.. Alla loro preparazione accademica si aggiungeva la geniale intuizione del meccanico soldato Angelo Contin che. anche sul nuovo dirigibile N1. poté volare con Curtiss e diventò un convinto sostenitore dell'aviazione.

Con la guerra di Libia (settembre 1911). Altri tipi diversi venivano classificati con altre lettere.. Cobianchi portò in volo diverse persone tra cui Savorgnan di Brazzà inviato speciale del Resto del Carlino32 Lo sviluppo della nascente aeronautica fu favorito dal Regno d'Italia con una legge che nello stesso 1909 riorganizzava e finanziava le nuove iniziative.. Fu proibito «. Una modifica del luglio 1910 dava vita al Battaglione Specialisti che. come l'Usuelli «U» o il Forlanini «F». destinato a seguire gli aerodromi.) e «G» = Grandi (da circa 20000 mc. tali compiti erano tradizionalmente appartenuti alla 33 cavalleria.. non durò che fino al 1904 e nel corso della Grande Guerra. città. 34 Ali Italiane. cit.. Sport e Giochi. Un Draken fu installato su un brigantino disalberato e una volta alzato e trainato poteva rilevare i bersagli terrestri. op.anche il bombardamento. Nonostante l'aviazione avesse già dimostrato tutte le sue potenzialità durante l'impre32 Giorgio Garatti. cit. soprattutto a livello psicologico rappresentò una delle «innovazioni» più terrificanti. 2 Draken e 2 Dirigibili. Da quell'impresa il Battaglione Specialisti. chiaro.. il bombardamento aereo.] lanciando dei proiettili e degli esplosivi dall'alto degli Aerostati e da altri mezzi analoghi. cit. op.). Nel 1911. il 1° Reparto. che avrebbe gestito i parchi aerostatici e fotoelettrici e le comunicazioni telegrafiche. identificando tre categorie: «P» = Piccoli (con cubatura di circa 4000 mc. Fino ad allora. il 2° Reparto..ridisegnando le carte del territorio. Storia delle Origini.. Fu previsto un consistente sviluppo degli aeroscali per dirigibili (7 cantieri per 9 dirigibili) e l'acquisto di 10 aerei. venne stabilito il divieto di uso bellico contro obiettivi civili dei primitivi mezzi aerei. case o bastimenti che non siano difesi».. l'individuazione di mine subacquee e la loro distruzione con bombe. Le forze avversarie turche non possedevano mezzi aerei e pertanto gli italiani poterono sperimentare liberamente oltre alla ricognizione . 17 . com'era facilmente prevedibile. gettando le nozioni di base 34 della moderna guerra aerea . che sarebbe stata combattuta qualche anno più tardi. 33 Angelo Lodi. Bisogna ricordare però che fin dal 1899. con la conferenza internazionale dell'Aia. villaggi. op. l'anno successivo. «M» = Medi (con cubatura media di 10000 mc. I tipi «N» già costruiti pertanto diventavano «P1» e «P2». oltre a 9 aerei di volontari civili. le scuole dirigibili e la produzione idrogeno ed infine il 4° Reparto che si sarebbe occupato di sperimentazione e costruzioni. con un grande spiegamento di mezzi aerei. sarebbe stato riorganizzato comprendendo oltre al Comando. . Era anche previsto di allestire 2 aeroscali smontabili di cui uno doveva essere realizzato nella zona di Treviso. l'impiego di aerei e le scuole di volo. Veniva così definito il loro primo. si fece per la prima volta un ricorso davvero significativo all'aeronautica.. Inoltre con i dirigibili si trainarono sagome bersaglio in maniera da addestrare le truppe al tiro contraereo.). Questi risultati ebbero grande risonanza internazionale.attaccare e bombardare [. L'accordo. furono inviati in Africa 12 aerei. poté trarre utili indicazioni. il 3° Reparto cui furono affidati l'esercizio dirigibili.LE ORIGINI ebbe un incidente che tenne la folla con il fiato sospeso.. compito in ambito militare che era poi quello di provvedere all'osservazione e alla sorveglianza dei movimenti avversari. durante le periodiche grandi manovre che l'esercito svolse nel Monferrato. il volo notturno. comunicando all'artiglieria i dati con un cavo telefonico in maniera stabile. In quell'occasione fu adottata anche una nuova classificazione dei Dirigibili.

Nei reparti di fanteria e artiglieria queste assurde convinzioni sopravvissero in parte anche durante il primo conflitto mondiale. uno chaffeur. E' significativo ricordare il fatto che. furono fatti i primi significativi passi per incrementare l'uso di tali nuovi mezzi. 18 . il pilota resta ancora poco più che un «autista». spesso semplice soldato o caporale. Nella specialità della ricognizione dunque. molti la consideravano soprattutto uno sport. L’hangar di Leonino Da Zara a Bovolenta. destinato ad accompagnare nei cieli l'ufficiale osservatore. La via era comunque aperta e nelle alte sfere delle forze armate si era ormai convinti che il mezzo aereo permettesse se non altro di raccogliere maggiori informazioni sull'avversario. Il dirigibile «Italia» sviluppato da Almerico Da Schio.sa africana. ritenendo aeroplani e dirigibili poco più che giocattoli. in questa fase storica.

Padova. ma furono accantonati in vista di un rifinanziamento del Battaglione Aviatori. Inoltre funzionavano gli aeroscali per dirigibili di Vigna di Valle (Bracciano). grazie all'interessamento di un pioniere dell'aeronautica Italiana. marzo 1959. 37 Angelo Lodi. l'interesse verso di essa crebbe. Baggio (MI). lanciò una sottoscrizione pubblica allo scopo di acquistare aerei per la nuova arma. 19 . oltre ai campi operativi di Centocelle (Roma). Storia delle Origini. La proposta trovò subito approvazione e in ottobre quando la raccolta di denaro fu chiusa. cit. Cuneo.. per poi essere rileva35 Mario Cobianchi. 36 Rivista Aeronautica..270. Pionieri dell'Aviazione. Jesi. Il campo della Comina invece nacque come campo scuola civile nel 1910. Nel Veneto i cantieri di Campalto e quello di Boscomantico erano stati realizzati nel 1910 per ospitare i dirigibili «P2» e «P3». Mirafiori (TO). Cascina Malpensa e la stazione idrovolanti di Venezia. come abbiamo visto. Giusto (PI).. op. San Francesco in Campo (TO).. Somma Lombardo. Nonostante gli intenti dell'iniziativa promossa dal Da Zara fossero chiari. L'area del cantiere di Campalto. Già nel 1912.. a cui si deve il primo campo di volo civile d'Italia. Ferrara. era stato presidente della 36 Società Aviazione Torino. si raggiunse la bella somma 35 di 3. in cui l'aviazione ebbe le prime timide esperienze di bombardamento e dell'uso di fucili e pistole in volo. Tale operazione si realizzò con un opportuno voto parlamentare nel giugno del 1913. Campalto e 37 Verona Boscomantico. cit. La Comina (Pordenone) e altri minori. tuttavia i fondi raccolti non vennero spesi per l'acquisto di nuovi velivoli.669. Leonino Da Zara. op.28 lire dell'epoca. Busto Arsizio. Taliedo (MI). il già ricordato onorevole Carlo Montù che. Nel 1913 erano operativi diversi campi scuola militari con strutture stabili ad Aviano.ANTEGUERRA Capitolo Secondo Gli anni dell'anteguerra Con la guerra libica del 1911.. Ad essi si affiancavano strutture civili a Cameri e a S. Venaria Reale (TO). realizzato nel padovano a Bovolenta. Bologna.

2 biciclette. venne delineata l'unità elementare della nascente aviazione e cioè la «squadriglia». Le venticinque squa39 40 38 Ibidem 39 Angelo Lodi. che esiste ancora oggi come aeroporto. era situato vicino al cimitero locale. Gli successe interinalmente il maggiore Giulio Douhet. fu nello stesso periodo donato all'Esercito. Quello di Aviano fu inaugurato come scuola militare di volo nell'aprile 1911. una rete telefonica. Già nel 1912 era stato bandito un concorso per aeroplani di costruzione nazionale. 20 . 1 di riserva e 2 per l'allenamento. Fu subito previsto di realizzarvi un'area per 38 l'atterraggio di aeroplani. Essa doveva poi essere in grado di operare con una autonomia di 20–30 giorni senza ricevere rifornimenti e doveva potersi spostare entro un raggio di 100 chilometri in 24 ore. Storia delle Origini. Ogni reparto era costituito da 7 velivoli di cui 4 dovevano essere operativi. Essa non fu più un semplice distaccamento ma un reparto organico formato da sezioni. Il campo di Bovolenta infine. di cui 14 ordinati all'estero e 70 prodotti in Italia. 2 stazioni telegrafiche da campo con 5 km di linea. «M3». Dopo i necessari tempi di valutazione. l'aumento da dodici a venticinque delle squadriglie da costituire .. sia da posizione che mobile. Vi erano stati realizzati due hangar in lamiera e durante il primo conflitto ospitò i dirigibili «P5». La squadriglia mobile inoltre doveva disporre di 2 aviorimesse smontabili. 1 auto-officina. in seguito all'abbandono di Centocelle. alla fine del 1913 risultavano in linea 50 monoplani Bleriot 80 cv.. 1 rimorchio per l'aereo di riserva. che dal 7 agosto diverrà poi comandante del reparto. fornitura e modifiche degli ordini. cit. Era dotato di un hangar metallico. Ma è solo a gennaio del 1915 che con una legge ad hoc viene dato un ulteriore impulso alla specialità in vista dell'entrata in guerra e il Battaglione Aviatori diventava un «Corpo» autonomo.. Il cantiere di Campalto quindi. fra l'altro. situato nell'ansa dell'Adige di fronte al Forte Parona. Boscomantico invece. un laboratorio fotografico con relativi apparecchi e mezzi di manutenzione. senza contare gli idrovolanti della Marina. fu base dei dirigibili «M1». Douhet lo riorganizzò sulla base di una relazione che gli era stata richiesta dal Ministero della Guerra nel dicembre del 1912. op. il tenente colonnello Cordero di Montezemolo. Nella relazione di Douhet. «P5» e «M11». 2 motociclette. 34 Farman e 7 tra Bristol.to dai militari nel 1912. Caproni e altri.. Per attuare il programma immaginato da Douhet erano necessari 84 aerei. a nord-ovest della città e a nord di Chievo. dove attualmente esiste ancora un deposito militare. Vi avrebbero prestato servizio 4 piloti. rifornimento e cartografici.. A Padova il campo di volo venne collocato nella Piazza d'Armi delle Basse di Brusegana. Tra le innovazioni che Dohuet aveva proposto nella sua relazione vi era. 40 Alla fine le squadriglie saranno 14. 1913: l'aviazione dell'esercito e della marina Il 23 gennaio del 1913 il comandante del Battaglione Aviatori. «M1» e «F5». A giugno del 1914 fu proposto un altro finanziamento all'aviazione. 18 monoplani Nieuport 80 cv. 1 autocarro per il personale. venne trasferito ad altro incarico. 4 osservatori e da 20 a 30 specialisti oltre al personale di governo.

Riferimento bibliografico 59. L'hangar per dirigibili di Boscomantico (VR). . SFEI.ANTEGUERRA Il campo di Mirafiori a Torino.

Archivio Antonellini. Archivio Costa. San Marco da un idrovolante della Marina della base di San Andrea. .Il «Farman» fu tra i primi mezzi aerei dell’Esercito.

Fu anche il solo dei tre siti progettati. Anche un Ca5 (600) fu modificato in idrovolante. il Battaglione Aviatori contattò il Comune per richiedere l'individuazione di zone adatte ad essere trasformate in campi di volo. come capo reparto delle costruzioni e riparazioni aeronautiche. Il comando supremo delle forze armate la spinse poi a concentrare l'attenzione sui dirigibili.naturalmente . un secondo a oriente . diventato poi P1. Tali aree. a Taranto e a Jesi. I nomi di Verona e Treviso per il momento sembravano scomparsi dall'elenco delle località destinate ad ospitare aviosuperfici. Storia delle Origini. In Veneto. marzo 1959. gli si affiancò infatti la base di Pordenone. moltiplicò le sue iniziative. ad entrare in attività entro il 1913. dovevano essere libere da ostacoli e disporre di superfici di 150 x 300 metri. il municipio cittadino affidò ad un esperto il compito di trovare aree idonee allo scopo. già collaudato campo scuola. 23 . dove si insediò la VII° Squadriglia Nieuport. 41 La componente aeronautica della Marina La Marina nel frattempo non stette a guardare ed anzi ebbe una parte attiva nello sviluppo delle tecnologia aeronautica. Soprattutto 42 41 Angelo Lodi. Un gruppo doveva fare base a occidente in Piemonte. sul quale fu inviata la XII° squadriglia Farman. L'interesse per il più leggero dell'aria non le impedì tuttavia di occuparsi anche di aeroplani ed in particolare . quali probabili aree destinate ad ospitare le squadriglie che avrebbero operato sul nord-est del Paese. Nella stessa sede furono spostate anche le attività di sperimentazione e lì approdò.ed il terzo nel Lazio. dopo aver partecipato all'impresa libica.fra la Lombardia e il Veneto . La Marina partecipò poi insieme all'Esercito anche alla gestione dei nuovi dirigibili che entrarono in servizio a Campalto. Nell'ottobre 1912 venne costituita la Sezione Idroaeroplani per la difesa costiera con sede nel glorioso Arsenale Militare di Venezia.. Henry Fabre aveva portato in volo il primo aereo con galleggianti nel 1910 ed il Tenente di Vascello Mario Calderara. anche il capitano Alessandro Guidoni con il suo Farman modificato in idrovolante.ANTEGUERRA driglie avrebbero poi formato tre gruppi. Il primo dei campi di volo previsti. Il 26 dello stesso mese. A guardia dei cieli delle Venezie. Verona e Treviso. Dal 1907 aveva avviato la sperimentazione dell'uso di palloni frenati da bordo dell'incrociatore Elba. Numero speciale. Per quanto riguarda il capoluogo della Marca. fu proprio un ufficiale di Marina a comandare il volo sperimentale RomaNapoli-Roma. Essa. I risultati della ricerca furono trasmessi all'autorità militare ma nulla accadde . dopo i primi tentativi del 1907. Nel corso della Grande Guerra vennero sperimentati i velivoli di Manlio Ginocchio e Raul Pateras Pescara e testato il primo aerosilurante italiano. op. secondo i requisiti fissati dall'esercito.. 42 Rivista Aeronautica. destinati ad entrare in attività entro il primo semestre del 1913.di idrovolanti. agli inizi di febbraio del 1913. quattro anni più tardi decollava da La Spezia con un idrovolante monoplano. Due anni dopo la costruzione del dirigibile N1. cit. fu realizzato alle porte della città del Santo. ritenendoli più adatti alle sue esigenze. intendeva sviluppare anche l'aviazione navale. vennero individuate le province di Padova.. La Marina in questa maniera.

A partire da quell'epoca iniziò anche per l'Italia una timida attività coloniale nel corno d'Africa. Il siluro era nato. L’accordo a carattere difensivo.http.turismo-provincia-venezia. Nel 1914 ne venne realizzato un secondo a Punta Sabbioni. seguì la modifica di un mercantile che diventò la nave appoggio idrovolanti Elba. In seguito Alessandro Guidoni riceverà anche l'incarico di progettare la nave porta idrovolanti «Europa». La Squadriglia di base a Venezia fu battezzata «San Marco». In un secondo momento gli istruttori di volo. Il progetto scartato dalla Marina austriaca. prevedeva l’intervento degli altri firmatari se uno dei contraenti fosse stato attaccato. Questa volta fu omologato e poi fu venduto anche ad altri paesi Europei tra cui l’Italia.ebbe rilevanza l'attività del veronese Luigi Bresciani che riprogettò un Caproni realizzando un aereo originale a bordo del quale perse però la vita. La crisi d’oltralpe del 1870 e la necessità di allestire una industria pesante. Fabbri Editori. La struttura. Era quest'ultima una sorta di hangar galleggiante. Nel 1912 l’accordo fu anticipatamente rinnovato su richiesta Italiana. Milano. fis43 Nel 1864 il Fiumano Luppis concepì la prima «torpedine semovente agressiva» che aveva già una forma allungata ed era guidata da un filo. Con un Caproni fu anche sperimentato a Venezia il primo lancio di siluri da un aeromobile. che rimase in uso durante tutto il primo conflitto mondiale. sistemata ad opera di Bresciani. sotto la supervisione di Guidoni. De Filippi. portò alla decisione di allearsi con l'ex-nemico di un tempo e nel 1882 l’Italia firmava con Germania e Austria la Triplice Alleanza. pressoché a punto fisso. 43 44 La Grande Guerra Nell’800 durante il risorgimento. la politica italiana fu legata alla Francia. Nel frattempo veniva costituito un nucleo di 8 aerei scuola. Il paragrafo VII in particolare. Volume 1. Già dal 1884. Whitehead che a Fiume aveva un’officina meccanica. rendendo l’arma autonoma ed azionata ad aria compressa. era stato scavato un canale nell'isola delle Vignole per realizzare un siluripedio allo scopo di testare i siluri. al comando dello stesso Guidoni che era anche comandate della Squadriglia imbarcata e direttore delle prove dei velivoli sperimentali. 44 www. gettando le basi della futura guerra aeronavale. diventò un'idroscalo. acquistati all'estero (Curtiss e Borel). stabiliva che l’Austria dovesse mantenere lo status quo nei Balcani ed inoltre contemplava una consultazione preventiva degli alleati prima di qualsiasi azione. L'hangar idrovolanti venne chiamato Pier Fortunato Calvi e sui fianchi degli aerei furono applicate due targhe: una con la bandiera della marina e l'altra con il leone di San Marco su fondo rosso. A queste esperienze. impiegati prima nel canale delle Vergini e poi nell'Idroscalo di Sant'Andrea. con un sistema stabilizzato. Veniva mossa da un meccanismo ad orologeria. Il natante entrò in esercizio nel 1915. che sfociò nell'impresa di Libia del 1911 e nella successiva occupazione delle isole del Egeo. Roberti e Garassini lasciarono la Scuola è si trasferirono sulla corazzata Roma e sull'incrociatore San Marco per sperimentare l'uso di idrovolanti imbarcati. Storia della Marina.it 24 . L’accordo venne rinnovato nel 1887. aggiungendo garanzie all’espansione italiana in Nordafrica e compensi per le acquisizioni austriache nei Balcani. che serviva per il ricovero e la messa in mare degli idrovolanti. 1978. fu riprogettato assieme allo scozzese R.

si appellò al mancato rispetto del paragrafo VII. Per non scendere in campo con la Triplice. Fu definito un eventuale piano difensivo contro la Francia e Russia. Quando accaddero i fatti di Sarajevo. sando la nuova scadenza al 1926. La Germania e l’Austria potevano così contare sull’appoggio italiano nel loro programma di espansione verso i territori balcanici dell'impero Ottomano in rapido sfaldamento. nel nostro paese. ebbe in cambio il sostegno finanziario tedesco che porterà alla nascita delle due grandi banche nazionali: la Banca Commerciale Italiana (1894) e il Credito Italiano (1895). Gavrilo Princip. L’Italia oltre alla espansione coloniale. Diaz. Il Duca d’Aosta. Cadorna. Borovic. Carlo I e Francesco Giuseppe. Nel contesto di tale disegno. L’Austria e l’Italia nonostante il trattato che le univa predisponevano le difese sul confine. Francia e Russia era pessima. l'Esercito dispose lo spostamento delle squadriglie attive verso quello che era destinato a diventare il futuro fronte mentre le scuole di volo di Aviano e Venezia ne 25 .GRANDE GUERRA Alcuni protagonisti principali del conflitto: Vittorio Emanuele III. Durante il 1915 però. L’Italia tergiversò con comunicazioni alterne e decise infine il non intervento. si svilupparono frange interventiste che fecero cambiare la decisione quasi unanime presa l'anno precedente e l’Italia entrò in guerra a fianco dell’Intesa contro l’Austria. Esse finanziarono a loro volta l’industria pesante del nostro paese. Conrad e Guglielmo II. fra il 1914 e il 1915. l’Italia avrebbe formato l’ala sinistra nella zona dei Vosgi. Anche la situazione tra Germania. Il clima tra gli «alleati» però non era dei migliori. In vista di un conflitto contro l'Austria dunque. la Russia intervenne facendo montare la tensione e scoppiare una guerra già nell’aria.

Archivio Antonellini. Foto Mandel.Un «Macchi» sollevato a bordo della nave appoggio «Europa». Riferimento bibliografico 10. . La base Idrovolanti di Sant'Andrea (Venezia).

L'ufficiale risalì il Piave e il Cordevole. La classe 1895 fu chiamata anticipatamente alle armi e furono richiamate le ultime congedate (1890-1894). Vita a sé avrebbe invece avuto la componente aerea della Marina per le cui spese furono stanziati cinque milioni di lire. I fatti invece diedero torto alla teoria. Il fronte italo-austriaco presentava un anomalo andamento ad «S». nonostante l'inclemenza della stagione invernale. L'incarico fu affidato al sottotenente Giulio Laureati. l’esercito italiano schierava sul fronte: la 1a Armata nel settore del Trentino. all’inizio delle ostilità. Vicenza e Udine fu dichiarata «Zona di Guerra» mentre il resto della nazione fu definito genericamente definito «Paese». op. Contemporaneamente egli agì sul punto più avanzato . rilevando diversi siti ove allestire campi operativi e per l'atterraggio di emergenza. La strategia scelta da Cadorna fu proprio quella di rafforzare il settore degli Altipiani che presentava tale criticità. Venezia. il 7 gennaio 1915. I Corpi d’Armata vennero avviati al fronte dalle sedi che avevano in tutta la penisola costituendo le nuove Armate. Scartò la pressione diretta sul Trentino (zona montana) che non avrebbe portato a risultati accettabili. Così il 24 maggio 1915.con le tristemente famose «spallate» . per poi trasferirsi a Udine il successivo 30 maggio.) dispose una ricognizione per allestirne di nuovi. Treviso. che si insediò assieme al Comando Supremo a Treviso. 27 . Era convinzione in tutta Europa che la guerra sarebbe stata breve e di movimento viste le nuove tecnologie recentemente introdotte come l'aviazione e i trasporti gommati e ferroviari. Verona. Storia delle Origini. la Direzione Generale Aeronautica (D. da eseguirsi tra il 23 e il 25. 146 cannoni da assedio ma poche mitragliatrici. già pilota ad Aviano nel 1912. Il giorno prima dello scoppio delle ostilità. La massima concentrazione di truppe e di mezzi fu realizzata sul settore della 2a e della 3a Armata. che da ambo le parti faceva temere eventuali sfondamenti sui salienti. Mantova. non sarebbero stati sufficienti alle imminenti esigenze belliche. Le nostre forze furono suddivise in 35 Divisioni. 7000 treni raggiunsero le zone di guerra entro la fine di Maggio. Quindi era strategico trovarsi in una posizione favorevole in breve tempo per poi essere in una situazione vantaggiosa durante le trattative di pace. Padova.000 uomini. il 23 maggio 1915. la 4a armata e il Comando Zona Carnia sulle Dolomiti. Anche gli austriaci non erano particolarmente attrezzati ed in ritardo 45 Angelo Lodi. Frattanto. Quest'ultima si spostò a Taranto. cit.GRANDE GUERRA vennero allontanate. fu costituito l'Ufficio dei Servizi Aeronautici. quando fu palese che i campi di volo disponibili a ridosso della linea di combattimento.G. Nel gennaio del 1915. 400 batterie.puntando sulla valle della Sava e isolando Trieste. Una rottura del fronte di questo tipo avrebbe potuto tagliare fuori la maggior parte dell’esercito avversario. per poi passare al Tagliamento e alla zona di Udine. Brescia. con a disposizione circa 900. con Regio Decreto veniva approvata la costituzione del Corpo Aeronautico dell'Esercito cui fu assegnata una dotazione finanziaria pari 45 a undici milioni e mezzo di lire dell'epoca. Ferrara. Lo schieramento fu completato il 30 giugno. la 2a Armata sull’alto Isonzo e la 3a lungo il basso Isonzo.A. Una fascia lungo il fronte che comprendeva le province di Belluno. era proclamata la mobilitazione generale. Il 22 maggio. Il lavoro fu completato in aprile.

La situazione delle basi è chiaramente a vantaggio degli italiani che dispongono di campi di volo vicini alla zona delle operazioni a Campoformido. Si tratta di vecchi Bleriot. Anche la Marina ha una propria sezione di trenta idrovolanti suddivisa in tre stazioni. Una scuola di bombardamento era stata infine impiantata a Foggia. La maggior parte del materiale è già obsoleto. Operavano quindi da Aidussina e Gorizia e in seguito da Dobbiaco e Gardolo (TN). Viste le limitate disponibilità. Cascina Costa e Malpensa in Lombardia.000 uomini. mentre la 7a Nieuport di stanza sul campo veniva spostata a Udine. D'altronde gli austriaci non disponevano nelle immediate retrovie di aree adatte da utilizzare per i campi di volo. In tutto l'Italia può mettere in campo 15 squadriglie di cui dodici mobilitate. l'VIIIa andava 46 Ibidem. che nel giro di pochi mesi vengono tutti assegnati alle 46 scuole di volo. Le forze aeree sulle quali l'italia contava al momento dell'entrata in guerra erano scarse: appena 102 velivoli fra il Corpo Aeronautico dell'Esercito e i mezzi della Marina. Bazzera. 600 cannoni e diverse mitragliatrici. S. inviò il proprio 9° reparto Bavarese sul nuovo campo di Dobbiaco in supporto agli alleati. Anche la Toscana ospitava due superfici di volo a Coltano e San Giusto. in quanto non si aspettavano che l’Italia intervenisse a fianco dell’Intesa Anglo-Francese. là dislocate allo scopo di avvicinarle al fronte in previsione del conflitto. con circa 230.Vito e Toresella. Padova e gli aeroscali di Boscomantico e Campalto. Vi sono poi La Comina. Dispone inoltre di una nave porta idrovolanti e di un pallone frenato. Sul fronte Italiano allinearono in Trentino il gruppo di armate del Tirolo al comando del generale Conrad. Aviano. Nelle retrovie erano inoltre già stati allestiti campi scuola arretrati a Mirafiori. come quella italiana non era ancora sviluppata e poteva contare solo su 147 aerei operativi. In totale raggiunsero le 28 divisioni. Il 23 maggio. Il grosso delle forze venne sistemato in posizione più vantaggiosa tenendo come retroguardia la maggior parte delle divisioni da spostare se nessario in avanti per difendere i punti dove l’esercito italiano avrebbe premuto. Venaria. L'Esercito può disporre inoltre di una sezione idrovolanti. di sei dirigibili e di dieci sezioni di palloni frenati. con 85 piloti divisi in 13 Fliegerkompanie (Flik). Torino. I piloti sono circa 130 e il personale tecnico consiste in 140 tra motoristi e montatori. Farman e Nieuport. Busto Arsizio. l’aviazione tedesca. generalmente più arretrate rispetto alla linea del confine politico per meglio proteggere quello militare. Chiasellis. Per Padova nel 1914 erano transitate la IVa squadriglia Bleriot e la 7a Nieuport.nello schierare i reparti. Cameri. L’aviazione asburgica. 28 . che invece contava già su 240 aerei circa. Il grosso delle operazioni aeree all'inizio del conflitto fu dunque svolto soprattutto con idrovolanti da Pola e Trieste. Infatti il comando supremo austroungarico scelse una strategia di resistenza che si basava sulla riduzione delle truppe presenti sulla linea del fuoco. Sulle Dolomiti invece venne schierata l’armata della Carinzia mentre sull’Isonzo si dispose la 5a di von Boroević. I reparti erano sistemati in posizioni difendibili.

Riferimento bibliografico 10. Il campo Austriaco di Aisovizza (Ajsevica.GRANDE GUERRA L’isola di S. poi fu sostituito da Aidussina (Ajdovscina). Foto Mandel. . SFEI. il campo funzionò fino alla presa di Gorizia. che era a 20 Km dalla città. a 4 km da Gorizia). Caterina era la base idrovolanti di Pola.

La stazione prese il nome di «Miraglia» e. anche se i fabbricati hanno subito qualche modifica. che fu allargato durante il conflitto. dopo la squadriglia San Marco che diventò la 251a.. Alla data di inizio del conflitto. Poteva poi fare affidamento sugli aeroscali di Ferrara e Jesi e sulla nave appoggio Idrovolanti «Europa» che operava a Brindisi. mentre il «P5» è a Boscomantico. 260a e 261a.dove facevano base 7 velivoli e una squadriglia di FBA Francesi. ospitò anche le formazioni 252a. La sua esistenza è ricordata dalla presenza in loco di via Vecchio Hangar. la prima squadriglia francese di Nieuport 10. di cui oggi esistono ancora alcune tracce. In alcuni periodi vi fecero base anche cento aerei.47 A Campalto vengono sistemati i Dirigibili «P4» ed «M1». aveva un bacino lungo 900 metri. le forze italiane potevano inoltre contare su 19 sezioni aerostatiche suddivise tra quelle d'artiglieria e da fortezza e distribuite fra le diverse armate. cit. Infine la base veneziana ospitò tre piccoli dirigibili da osservazione tipo «DE». Un'altro idroscalo impiegato durante il conflitto fu quello di Punta Sabbioni. 259a.. Il campo di Bazzera era sorto nel prato adiacente al forte omonimo ed era situato tra la laguna e la strada Triestina a sud del borgo di Tessera. Brescia e Ferrara. Esso ospitò oltre alla 4a Bleriot.a Pordenone e la IVa a Bazzera per la difesa di Venezia. oggi a ridosso dell'aeroporto di Venezia. . «Escadrille de protection de Venise». 47 Luigi Luppi. Padova nella storia. 253a. Il bacino esiste tuttora come area militare.a Porto Corsini e a Pesaro. situato in zona Ca Zambon. op. 48 Palloni frenati che venivano innalzati per sbarrare il volo agli aerei avversari 30 . Ad esse andava ad aggiungersi una Sezione da Ostruzione.48 Le officine e i depositi erano dislocati a Torino. L'Aviazione della Marina Italiana disponeva inoltre di idroscali a Venezia . L'Idroscalo di Sant'Andrea nell'Isola delle Vignole. che vi fu schierata per la difesa della città lagunare.

162 Kg. Questo mezzo si fece particolarmente apprezzare. Inoltre con l'applicazione delle prime armi. Era un monoplano con potenze tra i 50 e 90 cavalli. In Italia l'attività produttiva si sviluppò in ritardo rispetto alle altre potenze continentali. Per contro il «G3» era lento e poco armato trovandosi spesso in posizione indifendibile. Il primo aereo tedesco abbattuto in Francia. La caratteristica più originale era rappresentata dal carrello quadriciclo e che impediva il cappottamento. La differenza era soprattutto nella velocità di salita che si rivelò maggiore. 1962. «Curtiss» e «Albatros». Poiché il motore era posteriore come nel «Farman». con potenze che arrivavano più o meno a 50 cavalli e che si dimostrarono poco prestanti. Storia degli Aerei d'Italia. fu preda proprio di un «Voisin». Nato nel 1914 il «Voisin» fu adottato in Italia un anno dopo. Ed. Il costruttore e fondatore della scuola fu il pittore Giuseppe Gabardini. 31 . fornì una piattaforma accettabile. Anche se lento (circa 100 kmh). e provvisto del solito motore «Gnome» da 80 cv ma montato in posizione trattiva. In Italia questo aereo divenne famoso per essere stato scelto da Gelmetti che nella primavera del '18 atterrò in piena notte alle Focate di Aviano in una tipica azione di appoggio alle missioni di «intelligence» Italiane. i «Voisin» furono usati anche per il lancio di ordigni da 60 . vennero passati in carico alle scuole di volo dove svolsero brillantemente il compito di macchine da addestramento. in posizione spingente. Vi vennero installati anche dei cannoncini da 37 ma. Baldassarre Catalanotto. Roma. Ciò spiega perché all'inizio del conflitto gli aerei di cui potevamo disporre erano per lo più francesi. Queste caratteristiche permisero di usare il velivolo come bombardiere leggero e ricognitore.GRANDE GUERRA I primi modelli L'aviazione europea nacque in Francia e lì conobbe la maggiore crescita. come già sottolineato. gli italiani «Asteria» e «Fillasi». con il lanciabombe «Bailo». La fusoliera era piuttosto avanzata rispetto alla cellula biplana e fu equipaggiato con vari motori anche assai potenti (da 60 a 190 cv.49 Le prestazioni del «Caudron» e del «Voisin» sono riportate nell'Allegato 1. Era un aereo molto robusto. Dai vecchi modelli «Farman» i fratelli Maurice e Henry ricavarono nel 1914 il «MF». 49 Giorgio Bignozzi. con la struttura in acciaio. gli idrovolanti «Breguet». Continuò comunque a servire nelle scuole e nel dopoguerra fu ancora impiegato nelle colonie fino agli anni '20. Apparecchi di tipo pionieristico. Era questo un biplano con un motore «Gnome» rotativo da 80 cv. Il velivolo venne prodotto anche in Italia e adottato specialmente presso i reparti montani che avevano i problemi tipici del volo in quota. Tra gli apparrecchi impiegati nell'attività addestrativa sono da citare alcuni mezzi quasi unici e molto diversi tra loro: il tedesco «Etrich Taube».). Fu prodotto in Italia nelle varie versioni disponibili. Poco dopo il «Farman» per l'appoggio all'artiglieria furono adottati i «Caudron G3» che come struttura erano simili al precedente. Cielo. «Borel». si dimostrò affidabile. Considerazione a parte spetta al «Gabardini» costruito a Cameri (NO) in vari esemplari con diverse caratteristiche e impiegato nella locale scuola. del «Farman» del 1910 e del «Nieuport» monoplano. Fu il destino del «Bleriot XI». caratteristica che fu ulteriormente migliorata con il bimotore «G4». Il «Caudron G3». il «Deperdussin». l'uso dell'arma anteriore era comodo e preciso. il «Farman» e il «Voisin» Foto SFEI e Archivio Ballista. Ad essi si aggiunsero alcuni modelli tedeschi copiati e riprodotti ed altri velivoli sempre stranieri.

Da esso fu derivato l'«S1» per l'impiego montano.L'Aviatik. In effetti già fin dalle origini dell'aviazione militare. I tipi «S1» e «S2» furono costruiti in 660 esemplari. Il progetto fu opera di Heinkel che passerà poi alla Hansa Brandemburg. In tutto ne vennero costruiti 410 esemplari. per le sue doti di robustezza e velocità. A metà del 1915 vennero dunque costituite le squadriglie per l'artiglieria su Caudron. l'«Aviatik B-I». cit. anche in Italia. usando un motore «Fiat A10» da 100 hp ed equipaggiandolo con una mitragliatrice Fiat. e l'arma aerea visse così il naturale completamento delle sue funzioni. che apparentemente è simile ma più leggero e meno veloce. Anche altre aziende produssero aerei con la stessa configurazione come il «LLoyd» e il «Lohner». op. Fu quindi sviluppata la successiva versione «A2» da difesa. con le armi che si portavano a bordo . Rimase in servizio anche dopo il conflitto trasformandosi in aereo scuola. il SAML S1-S2 e l'Albatros In Germania nel 1914 comparve un aereo biplano di formula moderna. L'armamento venne potenziato con l'aggiunta di una pistola-mitragliatrice «Villar-Perosa». in quanto questa figura era inizialmente considerata alla stregua di quella di un autista. concentrate in luglio a Medeuzza. I nostri tecnici vennero in possesso dei disegni dell'«Aviatik». Il velivolo fu prodotto anche con differenti motorizzazioni. come ad esempio il propulsore rotativo «Gnome» e gli «Isotta Fraschini Colombo» da 110cv. L'italiana SAML lo riprodusse con la sigla «A1».e di una seconda arma brandeggiabile. Il velivolo non è da confondere con l'«Albatros B-I» del 1914. Nella successiva versione «C-I» l'osservatore fu spostato dietro al pilota. Anche quest'ultimo dai piloti italiani era erroneamente chiamato «Albatros». I ricognitori erano comunque vulnerabili sia al tiro della fucileria da terra sia all'azione degli aerei nemici. Storia degli Aerei d'Italia. I suoi compiti erano soprattutto provvedere con velocità alla raccolta di informazioni relative alla dislocamento delle truppe nemiche e controllarne gli spostamenti durante il corso della battaglia. progettando il «C-I». il mezzo aereo fu usato prevalentemente come ricognitore. ottenuto con una velatura maggiorata e sostituendo il motore con un «Fiat A12» da 160 cv. con motore stellare «Salmson» da 160 cv. equipaggiata con il più potente motore «Fiat A12bis» da 300 cv. 50 Giorgio Bignozzi. la direzione del tiro d'artiglieria e l'aerofotografia. Seguì poi la versione «S2» con ali maggiormente corte. che dovevano portarla a regolare il tiro dell'artiglieria con l'uso dei velivoli.TV).facevano fuoco. Le doti di volo e robustezza di questo apparecchio lo fecero apprezzare dai piloti Italiani. Fu quindi gioco forza dotare i ricognitori di mitragliatrici brandeggiabili dall'osservatore. L'«Aviatik» suscitò grande interesse. Il velivolo risultò sottopotenziato. simile all' «Albatross» atterrato in territorio italiano il 21 dicembre 15 (SFEI). Le specialità Nel febbraio del 1915 furono emanate un complesso di norme sulle mansioni degli aerei in guerra che riguardavano in particolare la ricognizione. Esso aveva una struttura in legno con rivestimento in tela.installata sopra l'ala .in genere pistole e moschetti . Baldassarre Catalanotto. . era biposto con l'osservatore sul sedile anteriore. sul campo di Cavazzo Carnico (Museo Ancillotto . dai quali gli aviatori avversari. L'equipaggio era composto da un osservatore che era ufficiale e comandante del mezzo e da un pilota che poteva essere anche un soldato semplice.50 A destra: un «Lloyd C-II» austriaco. e un motore «Mercedes» da 160 cv. A sinistra: un SAML S2 della 113 sq. e provvista di una mitragliatrice fissa per il fuoco frontale .

Avevano obiettivi Koritzka e lastre 13x18 ed erano fornite anche di indicatore di assetto in modo che nell'immagine risultasse l'angolo con cui era stato fatto lo scatto. collegando i campi di volo con i comandi. 17 schierate sul fronte Italiano.1924. si affiancò l'uso della lampada «Donath». usato però solo su dirigibili. I testi trasmessi dovevano quindi essere brevi e concisi. che consisteva in un proiettore a batteria con una parabola. che spesso può competere con quella delle macchine attuali. 9.AV» da 180 w che però era alimentata da un dinamo a mulinello. e attraverso un codice morse semplificato si inviavano brevi messaggi con lampi. 12. erano quindi la fotografia e le comunicazioni «terra-bordo-terra». Capitolo di WalterBlasi. a queste rudimentali tecniche. 51 Basilio Di Martino. per la correzione del tiro di artiglieria. telegrafisti del Genio. Fino al gennaio del 1918.53 La missione tipo si svolgeva in questo modo: quando le artiglierie erano pronte per il tiro. 52 Gugliemo Marconi aveva costituito una società in Gran Bretagna. Le prime furono la francese «SFR». del tipo «a pistola» chiamate «prospettiche» perché destinate alle foto anche in linea di volo e non solo del terreno. solo in trasmissione «bordoterra» vista l'impossibilità di decifrare messaggi «morse» in volo per il rumore e la vibrazioni.. L'uso di lastre di grandi dimensioni permetteva una grande definizione dei particolari. comunicandole poi alla base. Alla fine del 1915. Nel gennaio 1916 per facilitare la comunicazione fu adottato un codice unico per tutti i sistemi di trasmissione. Impugnato come una pistola lo strumento veniva puntato contro il ricevente. 33 .SPECIALITA' Tecnica della Ricognizione Il compito dei ricognitori era quello di rilevare la posizione ed i movimenti del nemico e quella degli «obiettivi sensibili». Roma. Interreg. 1999. 55 Ibidem. alcuni aerei per ogni reparto delle «Flik» 2. l'apparecchio che doveva guidarle lasciava la superficie di decollo. Giunto in zona esso identificava l'obiettivo e attraverso la carta quadrettata e un misuratore posto sulla posizione della batteria. Ogni squadriglia era provvista di un laboratorio fotografico che immediatamente sviluppava e stampava le immagini per farle pervenire subito al comando. Feltre.54 L'inizio del tiro veniva comandato dallo stesso osservatore inviando in morse la lettera «F» di «Feuer». Gli strumenti principali per far questo. Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Aeronautica. il primo tipo a valvole. venne introdotta la radio telegrafica «a scintillio» (a galena). Furono frequentemente adoperati anche i piccioni viaggiatori. ne calcolava la direzione e la distanza. Gli austriaci fin dagli inizi del 1915 iniziarono gli esperimenti di «Tiro radioguidato». Istruzione sulla conservazione e manutenzione dei materiali vari di aviazione. Aquile e leoni: vicende ed immagini delle aviazioni belligeranti nelle Dolomiti e sul Grappa durante il primo conflitto mondiale. poi la Marconi «MNM» nel '16 e nel '17 la «T. Più complesso era invece il problema della comunicazione «terra-bordo-terra». le comunicazioni italiane erano gestite da stazioni RT specifiche per l'aeronautica. alimentate a batterie con una antenna riavvolgibile lunga da 40 a 150 mt. 15. 53 Commissariato Aeronautica. All'inizio per segnalare dall'aereo verso terra. Da terra invece si comunicava con teli bianchi. di apparati «Simens & Halske G2». Infine fu adottato il modello inglese «OPD» (sempre Marconi)52.51 Dall'agosto del '15. Dotarono poi tra il 1916 e il 1918. Si usavano anche macchine planimetriche fisse per fotografare il terreno. Le macchine fotografiche erano principalmente portatili. comunicando i dati a terra ai reparti di artiglieria e di fanteria o ai comandi. liberati in volo. si usavano petardi e fumate oppure si lanciavano messaggi segnalati da strisce di tela e dallo scoppio di un petardo al contatto con suolo. Poi la rete fu integrata in quella del 3° Rgt. fuoco 55. Ali sulle trincee: ricognizione tattica ed osservazione aerea nell'aviazione italiana durante la Grande Guerra. 4. al fine di dirigere il fuoco delle batterie e di raccogliere più celermente informazioni. 7. 2005. In questo modo le comunicazioni non erano più visibili dal nemico ma era necessaria una certa precisione di puntamento perché il messaggio fosse completamente ricevuto. Una rete telegrafica completava il sistema. 54 Marco Rech (a cura di). Le radio avevano potenze di 40-80 watts.

ma i tedeschi . compiendo soprattutto operazioni notturne che. L'obiettivo era di colpire i trasporti avversari in Trentino con i bombardieri.Bombardamento Giulio Douhet ancora prima del conflitto. 57 Roberto Mandel. Il primo fu consegnato il 19 Agosto.57 Le bombe in dotazione nel 1914 erano di modesta potenza e lanciate da alta quota per mantenere i velivoli al riparo dal fuoco contraereo. era stato autore di trattati teorici. freccette d'acciaio lasciate cadere in grande quantità dagli apparecchi ed in grado di perforare l'emetto e di penetrare. nonostante la produzione di tali mezzi andasse ancora a rilento. In vista di un possibile conflitto adottò quindi un programma offensivo espresso nel «Plan XVII» del gen. Milano. Il trentino Gianni Caproni. Joffre infatti non aveva fiducia nelle possibilità dei dirigibili. 56 Luigi Contini.56 La Francia prima del conflitto. con la sola velocità acquistata durate la caduta. Questo disegno prevedeva fin dall'inizio di portare la guerra sul territorio nemico e in omaggio a tale strategia l'aviazione fu organizzata per azioni di bombardamento con aerei. sull'uso del potere aereo in base alle esperienze maturate in Libia.forti delle loro perfezionate artiglierie . nel clima di antagonismo che la opponeva alla Germania e che durava fin dalla guerra del 1870. Marangoni. che si concretizzò con la mobilitazione del 1 agosto 1914. Non sortirono dunque grandi effetti. Joseph Joffre. Tedeschi e italiani durante le prime fasi del conflitto si servirono per le azioni di bombardamento. Gianni Caproni aveva già costruito il prototipo del suo fortunato velivolo e gli aerei cominciarono ad arrivare a Pordenone verso la fine del 1915. 1934. maggiore affidabilità e una minore vulnerabilità. Storia popolare illustrata della Grande Guerra. dopo il 1917. l'aviazione francese scese in campo oltre frontiera per azioni di bombardamento mirate. Anch'esse si dimostrarono assai poco efficaci e vennero impiegati solo sporadicamente fino al termine della guerra. Egli sosteneva l'impiego di grandi bombardieri che con rapide missioni potevano colpire il cuore produttivo e sociale dell'avversario inducendolo a trattare. 4a Caproni). 3a. Milano. soprattutto dei dirigibili impiegati principalmente in missioni notturne. fu colpito da queste teorie e le fece sue. Quando scoppiò il conflitto. Gorlini. L' aviazione italiana in guerra. facendo sostanzialmente fallire il piano. si preferirono questi ultimi perché garantivano maggiore velocità. aveva sviluppato un esercito poderoso oltre a un'aviazione efficiente. Nell'agosto del 1915 Cadorna approvò l'ordine di costruire 150 aerei Caproni Ca3.resero difficili le incursioni. sviluppando in autonomia nel 1913 il mezzo adatto. In breve furono costituite alcune squadriglie dotate di Ca3 (1a. Contro le truppe furono usate anche le flèchettes. che aveva da poco iniziato l'esperienza di costruttore di aerei. 1932. Quando poi comparvero sulla scena i primi bombardieri. Gli austriaci invece puntarono di più sugli idrovolanti e sui biposto multiruolo. 2a. dopo aver esaminato i materiali e la relazione che Caproni presentò al comando supremo. turbarono spesso il sonno delle città Italiane. dalla testa fino a metà del torace. 34 .

Brescia e Verona con lo specifico scopo di proteggere le città dalle incursioni dei bombardieri. Bartolomeo Costantini. Eduardo Olivero. Furono installate mitragliatrici. Gastone Novelli. fu costretto ad atterrare dietro le linee francesi. 35 . Asiago. Mario De Bernardi. Dopo gli iniziali scontri cavallereschi che caratterizzano gli esordi del conflitto e nel corso dei quali non erano ammesse «scortesie». De Agostini. In Italia i primi reparti con questo compito furono appunto le squadriglie che proteggevano le città più esposte. 58 Valery Brigges. Trasporti aerei. La caccia nacque quindi dalla necessità di impedire le azioni di «offesa» e di ricognizione del nemico. 66-67. smarritosi nella nebbia. dapprima puntate verso la coda e azionate dall'osservatore e poi sopra l'ala.58 I piloti della 91a Squadriglia caccia. Novara. Guido Keller. Fulco Ruffo di Calabria. Cesare Magistrini. Cinque squadriglie di biposto «da difesa» vennero invece dislocate a Udine. Guido Nardini. 1966. usando anche l'inganno. fuori del disco dell'elica. Infine i tedeschi inventarono il sincronizzatore che consentiva di far fuoco attraverso le pale dell'elica in movimento. Questo dispositivo era ritenuto così importante che all'inizio i caccia germanici che ne erano provvisti avevano il divieto di volare sopra le linee nemiche per evitare che esso potesse cadere in mani avversarie. Pier Ruggero Piccio. Gaetano Aliperta. Francesco Baracca. p. La storia delle comunicazioni. Gli alleati lo recuperarono da un velivolo tedesco che. Adriano Bacula. i piloti passarono in fretta a mezzi più spicci. Ferruccio Ranza.SPECIALITA' Caccia Le nuove squadriglie Caproni messe in campo dalla nostra aviazione furono definite «da offesa». orientate verso il muso dell'apparecchio. De sinistra: Mario D'Urso.

La meravigliosa avventura. Roma. Roma. possibilmente con il sole alle spalle. un grande pioniere francese. La naturale spinta di ciascuno ad essere il migliore fu ufficializzata dal titolo di «asso». da Luigi Bongiovanni. 59 Renato Rocchi. 3 spara solo a breve distanza. 4 tieni sempre sotto controllo l'avversario. Quest'ultimo sviluppò una sua manovra per sorprendere il nemico che fondeva mezzo tonneau con mezzo Looping. dopo la morte di Boelke le sue tecniche di combattimento manovrato si diffusero in tutti i reparti e nelle altre aviazioni belligeranti diventando le nozioni principali della «caccia». Va ricordato che per questi campi passarono in quegli anni. I piloti cercavano anche di recuperare una prova tangibile dell'aereo vinto per comprovare il successo. Sia gli alleati che i tedeschi semplicemente consideravano «abbattuto» un aereo che soccombeva in combattimento e che anche se non colpito perdeva quota (finendo fuori controllo). il «Tonneau». In seguito vista la palese difficoltà di gestire questa procedura. combattente destinato a proteggere coloro i quali a terra temevano il pericolo proveniente dall'alto. 2 una volta iniziato vai fino in fondo all'attacco. 976. e quando sei certo di colpire. A stimolare l'emulazione fra i piloti. che recitava pressapoco così: 1 cerca di attaccare sempre da una posizione di vantaggio. a guerra iniziata applicava le tecniche acrobatiche ai primi scontri aerei. Queste nuove manovre furono considerate poco più che esibizioni da circo e soltanto il tedesco Oswald Boelke. sparare solo brevi raffiche con la certezza di colpire il bersaglio. Se è lui ad essere attaccato. contribuirono i diversi premi in denaro messi in palio da riviste. In seguito egli sviluppò anche la rotazione sull'asse longitudinale. 1980. si deve liberare della pressione avversaria con una delle due manovre acrobatiche base. 6 se sei attaccato in picchiata non cercare di sfuggire ma passa da attaccato a cacciatore. Da questi punti si può sintetizzare che: Il cacciatore deve potersi avvicinare alla sua preda di sorpresa. ci si limitò alle testimonianze sia di volo che di terra. 8 come principio. e generalmente. La formazione che metteva in pratica le regole del capo. Udet e Goering. Max Immelmann. giornali ed associazioni cittadine. Tra gli assi italiani è interessante notare che la maggioranza (32/45) di essi operò sui campi di Istrana. Grazie alla sua intuizione Boelke sviluppò in seguito i principi della caccia da cui trasse il prontuario in otto punti del buon cacciatore. possibilmente dal lato posteriore. tre futuri capi di Stato maggiore dell'Aeronautica: Piccio.59 Nata la specialià. 6: Aviazione. il «Looping» (o giro della morte). Questo li portava inevitabilmente a cercare di abbattere i nemici dentro linee Italiane e a raggiungere al più presto la zona dell'atterraggio per ricavarne un reperto e le testimonianze dirette.Gli «Assi» e le tecniche della Caccia Nel 1913 alla fiera dell'aria di Juvisy. attaccare sempre in gruppi di 4 o 6 se i nemici si dividono fare lo stesso evitando di concentrarsi in tanti sullo stesso aereo. Le regole Italiane erano molto più rigide. ci fu una riduzione degli abbattimenti riconosciuti. in: Gli eserciti del ventesimo secolo. Bizzarri. anche elementi certi del avvenuto contatto col terreno. la «Jasta 2». in Macedonia. specialmente all'inizio. creando le due figure fondamentali dell'acrobazia. 36 . Bosio e Fougier. L'anno seguente Boelke prese il comando di una nuova squadriglia. Storia del volo acrobatico. San Luca e Quinto. In quel periodo i due trasferirono le proprie conoscenze a Fiesler. in maniera da ritardare e obbligare l'antagonista a trovarsi più avanti passando da cacciatore a cacciato. Specialmente all'inizio era richiesto che fossero presentate oltre alle testimonianze dell'abbattimento. Ci furono anzi reparti come la 78a e la 79a di San Luca che ebbero un forte taglio di vittorie e che provocarono scontenti da parte di coloro i quali si sentirono discriminati. ma poco dopo Immelmann perse la vita. 7 sopra le linee tieni sempre presente dove sono quelle amiche. In seguito. Adolphe Pegoud. anche se non veniva provato il contatto con il terreno. Boelke nel 1915 volava con un altro grande pilota. (riportata in seguito) che usò criteri severi per l'assegnazione delle vittorie. diventò famosa per i risultati e per il continuo peregrinare meritando il nome di «Circo Volante». Curcio periodici. che era l'appellativo che spettava al pilota che aveva abbattuto almeno cinque avversari. Le modalità con cui venivano conteggiate le vittorie erano diverse. Del reparto facevano parte anche Richtofen. 5 è essenziale assalire sempre l'avversario dalle spalle. Nel 1919 fu compilata una classifica degli assi Italiani. mostrava per primo una nuova figura. Inoltre su 45 assi 6 erano veneti o del Nordest. il passo conseguente fu l'elevazione del pilota dal rango di semplice «autista» di aeroplani a quello di «cavaliere dell'aria».

Un dato di fatto che trovò puntuale conferma in occasione delle grandi battaglie. SFEI. 37 . Mitraglitrice «Lewis» con il caricatore a disco. Nella maggior parte degli stati europei. In seguito alla ricognizione saranno assegnati anche compiti specifici di collaborazione con la Fanteria. Infine verrà sviluppata una nuova categoria di ricognitori strategici e da «attacco al suolo». In generale l'aviazione nella prima guerra mondiale. creando le sezioni SVA cui saranno attribuiti questi compiti specifici. per garantire le comunicazioni veloci tra i reparti ed il comando. non fu determinante per la vittoria. che recitarono invece un ruolo determinante nel secondo conflitto. durante le quali essa si rivelò preziosa nella raccolta di molte informazioni che furono indispensabili al successo. le aviazioni diventarono armi indipendenti tra le due guerre. Da quella esperienza però si partì per costruire le nuove forze aeree. fu però la specialità dell'aviazione che diede il maggiore contributo agli esiti del conflitto.SPECIALITA' Ricognizione La ricognizione anche se destinata a non finire spesso sotto i riflettori della cronaca che era più interessata a seguire le imprese dei piloti da caccia. sopra l’ala di un «Nieupot Ni 11».

Un guasto al motore lo obbligo però ad scendere fra le linee avversarie consentendo ai tedeschi di scoprire il suo segreto. furono ulteriormente difesi da due mitragliatrici.rivolta verso il retro del velivolo . Le armi fissate sopra l'ala presentavno ulteriori problemi nel momento in cui si doveva cambiare il caricatore (quando previsto) o disinceppare una mitragliatrice che si era bloccata.). anche ad essi fu vietato di inseguire gli aerei avversari in territorio Italiano temendo che nel caso di abbattimento. (Farman e Voisin) l'arma fu collocata frontalmente.5 con una cadenza di 500 colpi al minuto ed un tiro utile di 500 mt. La Fiat aveva presentato un modello che però non fu preso in considerazione. . diede vita ad una arma che fu proposta agli Arditi. 9 a 900 colpi/min. Tecnologia delle armi da fuoco portatili.92 da 500 colpi/min.8 da 400 colpi/min. detta anche Fiat mod. corazzando la parte interna dell'elica con lamine d'acciaio. che erano pronti ad adottare la soluzione di Garros. una brandeggiabile dall'osservatore e una puntata in avanti sopra il disco dell'elica e azionata anche dal pilota. Come già sui cieli di Francia. Fokker si rese ben presto conto della precarietà del sistema inventato da Gaross e. il mitra famoso nella seconda guerra che con varie versioni rimase in servizio fino a qualche decennio fa. Disponeva di due caricatori da 32 colpi . 15. la mitragliatrice Fiat venne finalmente acquista dalle nostre forze armate e denominata «mod. dopo averle dotate di calcio. difesa.che potevano essere sparati in maniera indipendente. Negli anni seguenti i ricognitori con motore anteriore. Si dimostrò potente ma imprecisa (tiro utile 100 mt. Il pilota doveva infatti alzarsi dall'abitacolo venendosi a trovare in una condizione precaria. L'arma aveva due svantaggi rispetto alla Maxim: il raffreddamento a liquido con pompa esterna ed il caricatore a scatola da 50 colpi che limitava l'autonomia. 7. Nonostante tutto il meccanismo era più semplice dell'arma di origine tedesca ed in seguito fu adottata anche in aviazione rimuovendo la camicia di raffreddamento. un giovane pilota francese Roland Garros. fu obbligatorio contare sulla produzione francese e inglese. le Lewis cal. Nel dopoguerra.7. comparvero nel 1916. in Francia era già stato abbandonato l'uso di fucili e pistole nei duelli aerei ed erano state installante sui velivoli le mitragliatrici usate in trincea. o ancora.62 a 550 colpi/min. Nel 1914 all'approssimarsi del conflitto. preferendo la Maxim costruita dalla Vickers. Tale disposizione viene appunto chiamata «in caccia».7. Ci furono anche aerei che vennero attrezzati con ulteriori armi oltre a quelle previste. L'arma era calibro 6. L'intento era quello di realizzare una mitragliatrice che concentrasse il massimo volume di fuoco in un breve attimo. non si dimostrarono altrettanto entusiasti del meccanismo elaborato da Fokker.uno per ogni canna . (basata ad Aisovizza). Inizialmente i tedeschi. il «sincronizzatore» fosse scoperto. esplosivi. Dal 1916 sugli aerei da «difesa» si passò dall'arma fissa sopra l'ala e non sincronizzata ad una e poi a due (nel 1918) mitragliatrici sincronizzate con l'elica. Gli austrotedeschi invece usavano principalmente: la Maxim-Spandau (l'originale) Mg08/15 cal. Milano. Quando però i due piloti che l'ebbero in prova. Poi su alcuni ricognitori l'arma frontale venne sincronizzata con l'elica dando la possibilità al pilota di usare l'aereo come un caccia (Pomilio e Bristol F2). Furono pertanto studiati meccanismi che permettevano la rotazione dell'arma verso il basso per facilitare l'operazione.7. e l'Hotchkiss Francese cal. nel 1916.una mitragliatrice brandeggiabile da parte dell'osservatore. dopo altre valutazioni e revisioni del progetto. Oswald Boelcke e Max Immelman.62 a 600 colpi/min. e la Schwartzlose cal. I tipi di mitragliatrici usate tra gli alleati furono maggiormente le Vickers-Maxim cal. Ai caccia con la croce di ferro che l'avevano in dotazione. fu vietato di sorvolare il territorio nemico. Poiché nel nostro paese tali armi mancavano anche per l'impiego al suolo.7 a 550 colpi/min. La scarsa autonomia fu un altro degli elementi che incise sulla decisione di passarla alla fanteria dove era più comodo il cambio di caricatore. In Italia nel 1909-10 furono valutate le mitragliatrici allora disponibili. il «DH2». munizioni. La questione fu definitivamente risolta solo con le armi sistemate «in caccia» e alimentate da nastri. cominciarono a seminare la morte tra la fila degli aviatori alleati. Sui ricognitori con motore anteriore venne montata . mentre nei ricognitori con motore posteriore. come accaduto in Francia. pensò di risolvere il problema. a causa della canna corta e della carica ridotta dovuta alla cartuccia che era quella della pistola Glisenti. Hoepli. Partendo da un velivolo con caratteristiche analoghe i britannici svilupparono il loro prima aereo da caccia. dopo poche settimane di studio. monoplani dotati del prezioso meccanismo di sincronizzazione. La prima mitragliatrice italiana progettata per l'uso aeronautico fu la Villar Perosa cal.. Furono montate sui velivoli senza una regola precisa. Sul fronte Italiano i primi caccia «Fokker E III» in forza alla Flik 4. che lavorava per loro. Caccia. intenterà anche una causa contro di lui. Una volta che il meccanismo cadde in mani alleate fu rapidamemte installato anche sui velivoli dell'Intesa. i comandi germanici mutarono la loro opinione. Anche in trincea però non trovò l'approvazione dei soldati e il progetto nel 1918 fu passato alla Beretta che divise le due armi e. 14» in omaggio all'anno della sua entrata in servizio.. riprogettata diventò il Moschetto Automatico Beretta (MAB). 1991. con una bocca da fuoco sincronizzata «in caccia» e una sopra l'ala o con il raddoppio delle armi brandeggiate dall'osservatore. Essi affidarono al progettista olandese Anthony Fokker. tiro.Le mitragliatrici aeronautiche Quando l'Italia entrò in guerra. Con ogni probabilità il sincronizzatore perfezionato da Fokker fu l'adattamento in senso migliorativo di idee precedenti ed in particolare di un progetto dello svizzero Franz Schneider che per tale motivo. Fu ideata da Abiel Bethel Revelli nel 1915 ed era costituita da due armi parallele. il compito di applicare tale soluzione ai velivoli germanici.60 60 Giuseppe De Florentiis. creò il meccanismo che consentiva alla mitragliatrice di bordo di sincronizzare il suo fuoco con la rotazione delle pale dell'elica in modo da sparare tra di esse. Prima dell'avvento del «sincronizzatore» che consentiva di far fuoco attraverso le pale dell'elica in movimento. montate sul lato esterno della fusoliera. Queste erano posizionate in fusoliera sopra o sui fianchi del motore e sparavano attraverso il disco dell'elica. quando si fece palese la scarsa dotazione di armi di questo tipo. Questo empirico sistema che impediva l'auto-abbattiemento gli consentì tuttavia di ottenere 5 vittorie in pochi giorni.

ASSI 39 .

I bombardieri «Caproni Ca3 operavano da Aviano e dalla Comina (PN). Archivio Costa. Apparato radio tipo «MTM». . SFEI.

A sinistra: una mitragliatrice «Fiat». . Archivio Ballista. Sotto: macchina fotografica prospettica inglese (Riferimento bibliografico 98). a Istrana (Archivio Ballista). montate una sopra l'ala e l'altra brandeggiata dall’osservatore.ASSI Mitraglitrice «Vickers» «in caccia» sincronizzata sparante attraverso il disco dell'elica. «Voisin» di Chiasellis (Archivio Costa). su un «Hanriot Hd 1». su un ricognitore della 114a sq. Sopra a destra: altre mitragliatrici «Fiat». (senza raffreddamento) su un «Voisin» della 5a sq.

dalla 200 a 220 = squadriglie da offesa per la marina. jagdstaffel (abbreviate in Jasta) e alcune fliegerabteilung (reparti aviatori. vennero aggiunti cerchi e bande nere. ricognizione e bombardamento. 42 .Identificazione e numerazione delle squadriglie I reparti Italiani in un primo tempo furono denominati a seconda del tipo di aereo che avevano in dotazione. da «offesa» o da osservazione «per l'artiglieria». Nel dicembre del 1915 poi. Gli aerei italiani erano all'inizio identificati in volo solo dallo stemma sabaudo dipinto sulla coda. in seguito anche alcune squadriglie da bombardamento. nr. le squadriglie Nieuport e così via a seconda del modello di apparecchio impiegato. «A» per aufklarungs-kompagnien (ricognizione). Nel 1918 furono quindi invertiti i colori (con il verde all'esterno) per evitare la confusione con gli aerei inglesi. anche perché per un certo periodo ogni reparto vide prestare servizio al proprio interno velivoli e piloti con compiti diversi: caccia. in estate. Per questo motivo esistevano le squadriglie Bleriot. dalla 25 alla 40 = squadriglie da ricognizione. dalla 41 alla 69 = squadriglie per l'artiglieria e dalla 70 in poi = squadriglie da difesa (caccia). dalla 221 alla 250 = squadriglie da caccia della marina e dal 251 in avanti = squadriglie idrovolanti della marina. Bisogna poi attendere il 1917 per veder comparire le coccarde tricolori prima sopra le ali e poi sul fianco. FA) . Infine l'8 Aprile del 1916 le squadriglie vennero tutte rinominate secondo un nuovo sistema unico che così le classificava: dalla 1 alla 24 = squadriglie da offesa (bombardamento). generalmente con compiti di ricognizione ma anche bombardamento leggero. tutte numerate progressivamente partendo dalla numero uno. «S» per schutzflieger (derivate dalle «D» con compiti di attacco al suolo). 62 Riccardo Cavigioli. le bombstaffel (Bosta). Un'altra modifica fu disposta in settembre del '17 definendo le tipologie all'interno di ogni gamma di numerazione. Subito si presentò il problema di evitare che l'artiglieria e la fucileria sparassero sui nostri velivoli. Milano Castiglioni & Archenti. L'Aviazione Austro-Ungarica sulla Fronte Italiana. Poi con lo svilupparsi delle specialità fu aggiunto un suffisso al numero: «J» per jagd-kompagnien (caccia). Quasi immediatamente quindi. 8/9-1966. con la numerazione unica. questi segni furono sostituiti dal tricolore sul lato inferiore delle ali e sulla coda. Gli austriaci all'inizio delle ostilità erano identificati da bande bianco-rosse dipinte sulla fusoliera. Il sistema di numerazione fu poi modificato ancora aggiungendo nel gennaio del 1917 i servizi speciali: dalla 100 alla 199 = squadriglie da difesa e colonie. In seguito le flik da ricognizione furono frazionate in: «F» fernaufklarer-kompagnien (ricognizione strategica). Solo qualche mese dopo. «G» per großflugzeug-kompagnien (bombardamento). la specifica funzione di ogni singola squadriglia fu resa più esplicita aggiungendo al numero identificativo e al modello dell'aereo impiegato. e «Rb» come reihenbildgeräte-kompanien (simili alle «P» ma con apparati speciali).1934.62 I tedeschi invece arrivarono in Italia con alcune squadriglie da caccia. «D» per divisions-kompanien (di divisione per l'Artiglieria). Alcune avevano un'altra «A» aggiunta come specializzazione per l'Artiglieria (FA-A). Poi venne 61 Rivista Aeronautica. un'indicazione che ne qualificava il ruolo come da «difesa».61 L'unità base dell'aviazione austroungarica era la fliegerkompanie (flik). «K» per korpskompanien (simili alle «D» ma relative al Corpo d'Armata). nella primavera del 1915. «P» per photoaufklärer-kompanien (fotografiche).

Ad esempio la «1a squadriglia Caproni» aveva una stella come simbolo. Gli austro-tedeschi adottarono anche colorazioni a losanghe. KG= «Ufag» da ricognizione e bombardamento lontano. che erano tutte individuali e andavano dal cavallino di Baracca al teschio di Ruffo. Non così le formazioni dei «Bombardieri Caproni» che quasi subito adottarono un logo di squadriglia posto sulle travi dell'aereo. Il cuore rosso fu inoltre l'insegna di tutta la 77a squadriglia. Si andava dall'Albatros tutto rosso con il teschio bianco di Brumowsky della Flik 41J. due aerei diversi ma classificati nella stessa categoria. La 115a squadriglia usava diversi simboli personali molto vicaci. mentre a Feltre c'era l'Albatros di Linke Crawford con un grande falco. Insegne di squadriglia e personali I reparti italiani riportavano in genere sui fianchi dell'aereo il solo numero della squadriglia. Tutti avevano i propri simboli passando dalla pantera nera della 112a al cannone della 22a. il grifo. la 81a. «Ufag» e «Phoenix» da ricognizione. La 91a Squadriglia opererà invece autonomamente su un campo ad essa riservato. Anche i velivoli della Marina erano siglati con una lettera ed un numero. dal cavalluccio marino di Michetti.. Il 153 indicava che si trattava di un «Albatros D III» costruito dalla «Oeffag» con motore «Oesterreichische Daimler Benz» da 200 hp. il terzo 3 stelle e così via. quadrifogli e una svastica. K= «Oeffag».. S= Sperimentale. E= monoplano da caccia. Anche la Marina ebbe la sua araldica. al cuore trafitto di Navratil della Flik 3J. Molto ricca era anche la Flik 55J di Arigi e Kiss. svolazzante con colori diversi per i vari piloti. rombi ed altri disegni che in teoria dovevano far sembrare l'aereo in assetto differente. Anche la 76a aveva simboli individuali molto vari e colorati. op. La 78a squadriglia generalmente portava sulla fiancata il numero 78 e un guidone con asta (fiamma). D= monoposto da caccia. al quadrato di Scaroni. Lo stesso era per la sua gemella. 43 . C= biposto da Ricognizione. cit. L'Aviazione Austro-Ungarica. che rimarrà fino al termine del conflitto. B= biplani scuola. J= caccia terrestre della Marina.INSEGNE adottata la croce nera come sui mezzi tedeschi. mentre la 87a «Serenissima» esibiva un grande gonfalone svolazzante di San Marco dipinto dal triestino Guido Marussig. Da metà del 1916 fra i piloti si diffuse l'uso di segni identificativi personali. Più «seria» era invece l'insegna di squadriglia della 74a costituita dal monogramma di Vittorio Emanuele. La 70a invece considerava insegna le strisce rosse come quelle presenti sull'aereo di Avet. il secondo 2 stelle. cerchi. sfoggiava numerosi simboli personali: stelle. che imitava l'aereo del Barone rosso.266. Così esisteva l'Albatros C-I. E= «Lohner» da scuola. Erano però diffusi anche molti simboli personali del tipo degli alamari di Resch. 64 63 La coppia di squadriglie 77a e 80a non fu l'unico caso di formazioni impiegate in modo da operare sinergicamente. mentre i SAML della 111a portavano una stella come l'80a ma più colorata. 64 Riccardo Cavigioli. ogni aereo con un seme diverso. I suoi velivoli sfoggiavano: il primo 1 stella. Anche la gemella. La pratica di far lavorare i reparti a due a due. Il numero era invece quello di produzione. La lettera designava il tipo: A= (Ago) monoposto caccia «Brandemburg» o «Phoenix». Gli Austriaci dal canto loro non sfiguravano. quadri. Keller introdusse nel 1918 una insegna di squadriglia. G= trimotore e F= ricognitore. una stella a cinque punte. di un numero romano per ogni pilota e l'assenza del numero di squadriglia. Particolari erano le insegne della 91a squadriglia. G= aereo da bombardamento. cambiando la sua forma solo in luglio del 1918. ma anche il Brandemburg C-I. Così troviamo la 78a Squadriglia che fu unita con la 79a. 80a63. La marina inoltre conservò sulla coda i tre colori rosso-bianco-rosso. La sigla che li identificava all'uscita dalla fabbrica era composta da una lettera e da un numero romano con questi significati: A= vecchi modelli. Dr= triplano monoposto da caccia. che fu l'ultima vittoria di Baracca. Gli aerei austriaci e tedeschi erano inoltre divisi in categorie a seconda dell'impiego cui venivano destinati. aveva un'unica insegna. costituito da una cifra che rappresentava il modello del velivolo e la sua serie costruttiva e da una seconda cifra separata da un punto che indicava invece il numero individuale. Tra tutti è da ricordare il coloratissimo Macchi di Arcidiacono della 261a a Venezia. Anche la ricognizione ebbe le proprie insegne. mentre la 72a usava per tutti la sagoma rossa di un leone di S. alla mezzaluna di Parvis alla scala di Ranza al guidoncino nero di Costantini. una lupa nera con il muso rivolto verso la prua. diede anzi ottimi risultati. I bombardieri che volavano di notte erano dipinti di nero.. Caratteristica comune che identificava gli aerei austriaci era il numero riportato sui fianchi. che sfoggiava invece tutti i semi delle carte da poker. Nei primi mesi del 1918 fu adottata la mimetizzazione sulla parte superiore degli aerei sia italiani che austriaci. come fossero «gemelli». Il 266 era invece il numero di costruzione. ai tre cerchi della 36a. sempre nella 91a. L'aereo di Josipovich della Fk51J ad esempio. era il 153. Particolare era l'uso. che raggiunse la massima diffusione nel 1918. Il numero romano invece rappresenta la serie produttiva. la 22a con la 36a e le 70a-82a e 76a81a. Così facevano anche per le altre esclusa l'8a squadriglia. mentre Keller aveva un cuore Rosso. Questo reparto. che faceva base a Gardolo.Marco. La gemella 79a aveva un simbolo unico. Delle squadriglie 71a e 73a sono ricordate le insegne costituite da nomi femminili scritti in corsivo. L = Idrovolante da ricognizione «Lohner». Questo era ripetuto tante volte quante era il numero dell'esemplare individuale nel reparto.

12) 72a sq. 9) Leonardi dell’80a. 87a 15 Campionario di insegne. 4) Insegna ufficiale dell’80 sq. 5) Baracchini. 3) Caproni della 2a a sq (Schiona). (Foto e disegni di varia provenienza). 11) Cerutti. 8) 77a squadriglia. 10) 91a sq. . 13) Scaroni.1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 77a. In ordine: 1) Mario Gordesco della 2) sq. 6) Retinò 7) Fucini. 15)Ranza. 14) Parvis.

coadiuvato dagli uomini che con lui collaborarono. 1994. Quest'ultimo ai primi del 1916 lasciò l'incarico e fu sostituito dal Rodolfo Verduzio. Valdagno. ad un sistema industriale completo capace di realizzare 6500 aerei l'anno che. Pomilio poi si era congedato per iniziare l'attività produttiva realizzando aerei e creando così una situazione delicata dove i suoi ex colleghi diventavano poi i suoi controllori. cit. con sede a Monza. l'S1 e l'S2. Construì inoltre l'Hanriot che con i Nieuport rappresentò in nerbo della caccia italiana. Guido Guidi pilota collaudatore e i progettisti Ottavio Ricaldoni e il napoletano Ottorino Pomilio. La grande guerra aerea. A spronarne la febbrile l'attività fu soprattutto il ministro per le armi e munizioni generale Alfredo Dallolio. L'Aviazione Italiana in Guerra.65 L'industria aeronautica italiana nel 1915 produceva soprattutto aerei francesi costruiti su licenza. 1915-1918. La Aer di Orbassano nel torinese assemblava i Caudron. ma l'asso non volle mai accordarsi con gli industriali. vi erano Umberto Savoia che aveva le funzione di capo del DTAM. Questo grande sviluppo avvenne nello spazio di tempo compreso tra la fine del 1915 e il 1918. bombardamenti. fu inoltre incaricata di riprodurre il Lohner (L40) quando questo fu catturato. che dal fronte fu inviato alla Pomilio. Questa azienda sarebbe poi confluita nell'Ansaldo. Fra di essi Mario De Bernardi. metà della produzione nazionale di aeroplani e fino all'80 % di quella di motori era concentrata in Piemonte. La sede era a Torino e non poteva essere diversamente se si considera che già all'inizio del conflitto. Il rapporto di lavoro legava questi collaudatori direttamente alle fabbriche. in grado di realizzare poco più di un aereo al giorno. La SAML (Società Anonima Meccanica Lombarda). fondata nel 1913 da Giulio Macchi con l'apporto di Eduard Nieuport. 45 . Da esso la Macchi 65 Paolo Ferrari (a cura di). mentre la Sit. Anche Baracca fu più volte invitato a collaborare. Battaglie. e battezzata Società Anonima Nieuport-Macchi. industrie. con i compiti di sovrintendere. L'azienda. Quattro anni dopo il generale Dallolio riorganizzò questo organismo facendolo diventare la «Direzione Tecnica dell'Aviazione Militare» (DTAM). che cercavano pertanto di aggiudicarsi le prestazioni dei migliori piloti per dare prestigio ai propri prodotti. e Mario Stoppani che passò all'Ansaldo come dipendente. che produsse in due modelli. produceva nel nostro paese gli apparecchi Ni10. assi. Luigi Contini.PRODUZIONE La produzione aeronautica Durante la Grande Guerra il comparto aeronautico italiano passò da una produzione praticamente artigianale. La neonata Macchi. che aveva sede a Varese. Tra i tecnici che collaboravano con il generale Dallolio. Si può affermare che l'industria italiana non raggiunse mai più il livello di efficienza che ebbe in quei pochi anni. si era assicurata la licenza di produzione dei Bleriot. valutare e controllare la produzione industriale. La nuova Direzione Tecnica avrebbe inoltre dovuto progettare velivoli rispondenti alle esigenze delle forze armate e farli costruire dalle aziende più adatte. op. Ni11 e Ni17. realizzava l'Aviatik derivato dall'omonimo velivolo austriaco. operante anch'essa nel capoluogo piemontese. Nel 1911 era stato costituito lo «Stabilimento sperimentale e costruzioni» (4° reparto). Rossato. aeroporti. Alcuni piloti furono anche incaricati di eseguire collaudi presso le aziende che producevano i velivoli. alla fine del conflitto era riuscito a costruire un totale di circa 11000 velivoli.

Da quando aveva fondato la sua azienda nel 1911 Giovanni Battista Caproni. i costruttori nazionali fecero grandi passi in avanti. che si rivelarono molto affidabili. Domenico Santoni che con la Società Costruzioni Aeronautiche poi Savoia.67 Anche per ciò che concerne la produzione di palloni frenati. Nel 1906 Anzani creò una fabbrica per la produzione di motori ad Asnieres. In Italia all'inizio si riprodusse il modello germanico e la sua costruzione 66 Alesandro Anzani (Gorla. riproduceva i Farman. in: Rivista Aeronautica. Un altro grosso gruppo industriale. Per quel che concerne i motori aeronautici. Nel 1908 realizzò propulsori per aerei che equipaggiarono i velivoli dei pionieri dell'aviazione Caudron e Louis Bleriot. L'Isotta Fraschini e la SPA realizzarono anch'esse buoni motori installati sui Caproni e sugli SVA. Poi acquisita la SIA fabbricò anche aerei originali. società creata. 5 dicembre 1877 – Merville-Franceville-Plage. l'L3 rinominato poi M3 e i tipi successivi. I tedeschi avevano battezzato i loro aerostati «drakenballons» (palloni drago) disegnandone per primi la forma caratteristica. l'industria nazionale si limitò all'inizio a riprodurre i propulsori francesi Gnome Rhone rotativo e Anzani. Ebbe successo solo nel 1915 grazie a un progetto da lui sviluppato.derivò il principale idrocaccia italiano. 4/1974. il bombardiere Ca3.66 La Fiat però aveva già avviato la sperimentazione di nuovi propulsori che portarono alla creazione dell'A12 da 200/250cv. 23 luglio 1956) si era trasferito in Francia nel 1900. che riuscì ad imporsi come un prodotto esclusivo ed efficiente. traducendo dal francese «sausages». aveva sempre cercato di inserirsi nel gruppo dei costruttori che effettuavano forniture all'esercito. I francesi li avevano chiamati «saucisse» (salsicce) e gli inglesi. senza però riuscire mai a garantire una sufficiente qualità. come abbiamo visto. Anche la Fiat si dedicò alla riproduzione dei Farman. 46 . La Società Italiana Aviazione (SIA) fondata a Torino nel 1916 e poi confluita nella Fiat produsse una serie di ricognitori tra cui si ricordano il SIA 7B e il SIA 9B sviluppati dagli ingegneri Torretta e Carlo Maurilio Lerici. al punto che le squadriglie per i ricambi chiedevano espressamente di poter avere quelli originali francesi. il cui progetto era stato elaborato proprio dalla DTAM. L'industria italiana passò da una produzione motoristica di 606 esemplari l'anno del 1915 a 14820 nel 1918. l'Ansaldo si dedicò all'aviazione costruendo su licenza gli idrovolanti Sopwith. per un totale di circa 24400 motori costruiti durante tutto il conflitto. avviò dal canto suo anche la produzione di idrovolanti con la SIAI (Società Idrovolanti Alta Italia) replicando il velivolo anglo-francese FBA e sviluppando poi dei modelli propri. 67 Gastone Camurati. La SCAT (Società Ceirano Automobili Torino) riprodusse il motore Hispano Suiza per il velivolo Spad. dall'ex progettista della DTAM Ottorino Pomilio. L'azienda realizzò poi anche il potente A14 da ben 700cv. Aerei Italiani 1914-1918. La società genovese sorta a Sampierdarena assorbì poi la Pomilio. L'Ansaldo raggiunse comunque il suo maggior successo aeronautico con l'incarico di realizzare lo SVA. Esso costituì il motore fondamentale della produzione italiana.

PRODUZIONE Ansaldo: verniciatura delle Ali. Foto da: «Illustrazione Italiana». Ansaldo: prova di carico sulle ali di uno «S.». Foto da: «Illustrazione Italiana».A.V. .

SFEI. «Hansa-Brandenburg C-I 6-01» incidentato. SFEI. .Il motore «Hiero» da 145 hp usato sull’ Albatros e sul «Lloyd».

Rivista Mensile del Corriere della Sera. n. e divenne una formula canonica per i motori da caccia del dopoguerra. salsicce e altri volatili. e quindi le molle di contrasto dovevano essere regolate con precisione in modo che la forza centrifuga non ne ostacolasse l'apertura durante l'aspirazione. Inoltre imbrattava la parte inferiore dell'aereo aggravando il pericolo di incendio qualora questo fosse stato colpito. fece la sua prima comparsa dinanzi a Ponte di Piave il 5 febbraio 1918. I cilindri erano provvisti di valvole di aspirazione automatiche.. Numero Speciale. L'acronimo «SP» stava per Savoia-Pomilio. in: La lettura. esso forniva una potenza di 270-300hp. ma era leggero e abbastanza affidabile nonostante i possibili ingolfamenti. che si diffuse velocemente. Avevano una forma cilindrica e dalla sezione mediana partivano numerose funi che si riunivano in due punti chiamati «piè d'oca». Questi motori raggiunsero presto i 130 cv. 1999. Gaspari. Tale tipo impiego esponeva gli equipaggi agli attacchi avversari. e per le potenze superiori. l'A. dalla SIA e poi da altre aziende. Fu però il «Fiat A12» ad essere installato sulla maggioranza dei ricognitori. I palloni della guerra. Storia ed evoluzione dei mezzi di volo dalla grande guerra al 1930. Una citazione particolare merita l'«Hispano Suiza» 8 cilindri a «V» montato sullo «SPAD». Dal carter la miscela alimentava i cilindri. 4. Draghi. che era il massimo della potenza ammissibile.P. gradualmente si adottarono i propulsori tradizionali con cilindri in linea o a «V» raffreddati ad acqua. Il modello più diffuso fu il «Gnome Rhome» con potenze tra gli 80 e 120 cavalli. A bordo come osservatore era il tenente Guglielmo Soster che si salvò lanciandosi col paracadute. Derivato dall' «A10» da 100cv. Per questo l'aero fu soprannominato 68 Guelfo Civinini. Il pallone era tenuto inclinato verso l'alto e stabilizzato da una sacca posteriore che si riempiva d'aria e da due vele laterali. Si trattava del «Clerget» da 130 hp.] simile al vecchio pallone sferico con l'aggiunta di una specie di grossa coda trilobata».. e l'albero motore era fisso. Questi vennero usati sopratutto sui «Caproni» da bombardamento e sullo «SVA». l'olio doveva essere mescolato con la benzina. del «Fiat A12». e permetteva ai «SAML» e ai «Pomilio» di volare ad una velocità tale da sfuggire ai caccia avversari.69 La fonte della potenza: il motore Il tipo di propulsore più usato sui caccia italiani e francesi durante la Grande Guerra era uno «strano congegno» caduto poi in disuso: il motore rotativo. Gli aerei più famosi che la DTAM progettò furono l'SP1 a cui seguirono l'SP2. Gli SP vennero usati essenzialmente come ricognitori. Come detto l'Italia sviluppò poi motori in linea a 6 cilindri. Rivista Aeronautica. I Draken erano colorati di giallo nella parte inferiore e d'argento sopra. 49 . Il motore rotativo fu usato anche dagli inglesi sul «Camel».68 Era appunto la ditta del colonnello Avorio a costruire i Draken italiani.PRODUZIONE continuò fino alla fine del 1917 quando Avorio e Prassone costruirono un nuovo tipo di pallone frenato. 1. Il disegno dell'SP fu ricavato dalla riprogettazione del Farman aumentando la potenza del motore. Il nuovo «pallone-osservatorio italiano [. Aprile 1918. come l' «Isotta Fraschini» o lo «SPA» con potenze tra i 200 e i 270 hp. e introdotto attraverso l'albero. Al suo primo volo il nuovo pallone frenato fu subito abbattuto da un Aviatik che l'incendiò. l'SP3 e l'SP4. Per contro non avendo una lubrificazione in carter. Il velivolo fu fatto costruire dalla Fiat. Il risultato era un motore che consumava molto olio (che era a perdere). che fu creato appositamente per questo aereo. Oltre a questo gioiello furono usati anche gli «Hiero». Anno XVII. In questo tipo di motore i cilindri ruotavano assieme all'elica. Questo sistema era adottato per avere un motore leggero ma con buona coppia. Aveva poi problemi di vibrazioni che innescavano pericolosi cedimenti alle strutture e coppie giroscopiche eccessive che impedivano di manovrare con libertà. Udine. che erano una copia modificata. Gli austro-tedeschi potevano contare su un motore a 6 cilindri in linea che fu considerato il migliore di tutti sia per l'affidabilità che per le prestazioni: Il «Mercedes» con potenze da 130 a 180 hp. Marzo 1959.. mentre i tedeschi impiegarono un rotativo da 100-110 hp «Oberursel» principalmente sui caccia Fokker monoplano (E-III) e triplano (DR-I). 69 Giuseppe Magrin. spinta dalla forza centrifuga e aspirata dalla depressione. p. dai nomi dei due progettisti.

Gli aerei erano inizialmente consegnati via ferrovia in cassoni di legno. inviato dalla DTAM dimostrò invece che non si trattava di problemi tecnici. Settimo Torinese. la più famosa associazione aeronautica italiana dell'epoca. Altro compito della DTAM era quella di controllare la regolarità delle consegne di aerei e ricambi ai depositi in prossimità del fronte. Alla ricerca e all'approntamento di queste superfici contribuì anche la Lega Aeronautica Nazionale. Ali italiane. più potenti e più pesanti rispetto al Farman su cui avevano volato fino ad allora. Vennero impiegati anche per il lancio con il paracadute degli agenti del servizio informazioni (detti missionari) aldilà del Piave. Belfiore. Istrana. Quinto Vicentino.dai piloti «Siamo Perduti» o «Sepoltura Per 2» ironizzando sulle lettere dalla sigla SP2. Arcade. Castello di Godego. Godega Sant'Urbano. Si predispose quindi una rotta per il trasferimento regolare in volo dei mezzi tra Torino e Pordenone. Assieme al Caproni Ca3 fu uno dei successi dell'industria Italiana. Albano Vercellese. Il velivolo dimostrò una particolare robustezza continuando a rimanere in linea di volo anche quando furono introdotti i più veloci SIA e Pomilio PD. 50 . e poi l'SP4 che poteva sviluppare una maggiore velocità di salita70. spostando e arretrando i depositi di destinazione a Poggio Renatico (FE). sostenevano che tale velivolo fosse affetto da gravi difetti. di un ricovero per l'aereo e del carburante per il rifornimento. Nel Veneto essa passava per Verona. fu realizzato l'SP3 con apertura alare ridotta. 1978. Questi piccoli campi erano distanziati di circa 20 chilometri l'uno dall'altro ed erano provvisti di segnalazioni. Argonate.Pietro) e Brescia (Castenedolo) attraversava la Lombardia. Pogliano. Saluggia. Nel 1917 la rotta fu attiva con una serie di 31 campi e si sviluppava sul percorso: Mirafiori/Venaria (TO). In effetti il servizio non si dimostrò così efficiente e le consegne proseguirono soprattutto per via ferroviaria. Viancino. Montebello Vicentino. Il collaudatore Guidi. San Pietro Mosezzo. Olcengo. Chiasso. Un intervento analogo si ebbe quando il SIA provocò vari incidenti fino ad essere ritirato dalla linea. Poi da novembre fu giocoforza cambiare il percorso. ma di scarsa preparazione degli aviatori all'approccio con questi mezzi nuovi. Compagnia generale editoriale. Baggio (MI). Cameri (NO). poi attraverso Bergamo (Ponte S. Nato come caccia lo SVA non fu però impiegato in tale ruolo e si dimostrò invece un buon ricognitore strategico con compiti di attacco al suolo. Bianzè. Se l'industria Italiana poteva contare sull'esperienza e sui prodotti francesi. Data la relativa affidabilità dei velivoli si rese necessario creare una rete di campi di emergenza che i piloti potevano usare in caso di bisogno tra una tappa e l'altra. Ma il progetto più famoso elaborato dalla DTAM fu lo SVA (Savoia-Verduzio-Ansaldo) nelle varie versioni. Ciò accadde ad esempio dopo le prime consegne degli SP2 ai piloti che. fu quello di indagare sugli inconvenienti tecnici che i reparti riferivano nell'uso del materiale di volo. Per ovviare comunque ad una lamentata manovrabilità dell'SP2. Sacile raggiungendo infine Pordenone. Si trattò del primo velivolo interamente progettato. dopo averlo provato. Mareno di Piave. calcolato e collaudato in Italia. Taliedo (MI). Rubiera (RE) e Taliedo (MI) per i bombardieri. Altro compito della DTAM. Milano. così 70 1: (1908-1922) in: Giorgio Apostolo (e altri). Era una macchina dotata di un'ottima robustezza e di una grande longevità.

Per quanto riguarda i bombardieri. Per quanto riguarda i dirigibili invece l'Austria si limitò all'acquisto di un Perseval Tedesco. e l’altro più grande da 115.45 mt. la Fischamend. la cui struttura pesava ben 1070 ton. Il sistema produttivo asburgico si basava su numerose aziende che realizzavano i mezzi necessari secondo le propria potenzialità. l'Aviatik.2x45 alto 37. L' aviazione austro-ungarica.nel 1916 . gli Aviatik B-II. Lo stesso aereo poteva essere prodotti da più aziende.24 m. . Nel 1918 si diffusero anche i biposti Phoenix C-I. In un secondo tempo entrarono in linea di volo gli Albatros B-I prodotti dalla Phoenix... fu introdotto l'Aviatik D-I (Berg) che rappresentò il massimo sviluppo dei velivoli da caccia austriaci assieme all'Albatros D-V e che andò a sostituire il D-III. che i piloti italiani chiamavano sempre Albatros. di cui venne poi iniziata la produzione del modello C-I. che usò in maniera limitata.l'Albatros D-III tedesco prodotto dalla Oeffag. Qui la sequenza montaggio del n°2 di Casarsa (tipo P). e quindi .75 alto 32. e che divenne l'aereo principale dell'aviazione austroungarica. la Oeffag. e i primi Brandemburg B. Come in Italia anche in Austria all'inizio del conflitto le forze aeree avevano dimensioni ridotte allineando solo 147 velivoli e pochi piloti.PRODUZIONE gli austriaci si avvalsero delle realizzazioni di quella tedesca. poi la Ufag. uno da 110x23. l'aviazione austroungarica introdusse solo tardivamente cinque squadriglie di Gotha G-IV costruiti su licenza. Dopo i primi caccia monoplani tedeschi (Fokker E-III).. Nel 1917 mentre continuava la produzione del Br C-I. cit. la Lloyd e altre minori. Queste macchine però non raggiunsero la diffusione dell'Albatros. l'UFAG C-I e il monoposto Phoenix D-I. l'industria austriaca realizzò il Brandemburg KD «Spinne» fabbricato ancora dalla Phoenix. Le principali fabbriche furono prima la Phoenix che nel conflitto superò la produzione di 1000 aerei. op. la Lohner. I tipi di aerei principalmente in uso erano l'Etrich «Taube» e l'idrovolante Lohner. 71 Riccardo Cavigioli.71 Gli «hangar» modello «Savigliano P/M» erano di due tipi. Foto Museo del Risorgimento di Treviso – Fondo Gastone Foà.

In un secondo momento comparve il segnale a «T» ancora in uso. Per i dirigibili invece c'era il tipo «Savigliano P/M» cui si affiancava una seconda versione di dimensioni ancora maggiori e in grado di ospitare due aeronavi. I depositi di carburante e la polveriera erano ovviamente in posizione decentrata. perché troppo sassose o troppo umide per poter essere sfruttate. La posizione dei prati non coltivabili era molte volte ai confini dei territori comunali.1 m. Le aree di atterraggio e decollo avevano il fondo naturale. ma non mancarono i primi esperimenti di nastri pavimentati come quello cementato della «Caproni» a Taliedo e quelli in tavolato di Montecelio e del Lido di Venezia. veniva assemblato con due pali metallici scomponibili. rese disponibili da privati. una copertura in tela e 26 picchetti. I modelli di «Hangar» maggiormente usati erano: TIPI PERMANENTI: Modello «Centocelle».1 m. Furono anche scelte aree prative. Misurava 20 m. già usato ad Aviano ed a Mirafiori. Il grande bombardiere veniva ricoverato di fianco per mezzo di carrelli che scorrevano su rotaie.5 m. con un cavo metallico perimetrale superiore. costituite da fotoelettriche. orientata secondo le direzioni di avvicinamento al campo. che si componeva di un tetto con capriate in legno e rivestimento in tela. spesso amministrate da altri municipi. e l'apertura era ricavata di testa sul lato corto. Il tipo «A» che aveva un altezza utile di 4 m. Realizzato in moduli affiancabili (fino a 6) della misura di 25.. x 12 m. Si trattava di un tendone di 750 mq fissato alla struttura con legacci. Le rimesse dei velivoli chiamate «Hangar». La chiusura frontale (sul lato corto) era rappresentata da portoni scorrevoli in legno. con il compito di dare l'allarme in caso di attacco. Il modello «Bessoneau» invece. Realizzato in tela da 16 m. usati solo in alcuni campi. L'apertura era divisa in tre portoni in lamiera ondulata montati su telai di ferro. oppure in prati confinanti spesso con caserme o in poligoni di tiro dove i militari svolgevano le proprie esercitazioni. e il tipo «B» alto 4.I campi di volo Le prime aree di atterraggio furono ricavate sulle piazze d'armi. x 13 m. potevano essere classificate come di «tipo permanente» oppure «smontabile» e per aereoplani o dirigibili. Di conseguenza il nome assegnato alla base risultava essere quello della località dove aveva sede il comando del reparto. il «Fontana-Riva» di Cavazzo Carnico o i tipi «Venanzetti» e «Annoni». Era presente anche la segnalazione del vento ed altre indicazioni di tipo luminoso per l'atterraggio notturno. La sua forma era ad «arco inglese».8 m. con capriate in legno. come quello in cemento di Campoformido. I segnali di atterraggio erano costituiti da una barra con uno o due dischi bianchi. Non c'erano divisori interni tra i moduli e il pavimento era spalmato di catrame. il «Gioia-Bernasconi». le capriate in legno a triangolo retto. erano previsti dei terrapieni chiamati «parapalle» su cui prima di ogni missione venivano provate le armi. Tutti i tipi smontabili presentavano la chiusura frontale in tela. l'apertura sul lato lungo. Poiché il materiale era facilmente deteriorabile doveva essere protetto con olio di lino cotto. x 18. Erano poi previste trincee vicine alle baracche per permettere al personale di ripararsi e sparare in caso di attacco aereo. Entrambi i modelli potevano contenere un solo aereo. Presso le aviosuperfici venivano realizzate anche torri o punti rialzati per il servizio di vedetta. Le pareti esterne venivano edificate in muratura e provviste di finestre. con pali laterali e anteriori. Per i «Caproni» ne esisteva un modello modificato. Una condizione determinante era la vicinanza con una stazione ferroviaria che rappresentava una comodità per il rifornimento. Simile al «Mercandino» era il «Sarzotto» con pareti rigide in legno di 20 m. che si aprivano verso l'alto. Accadeva così che la ricognizione nemica assegnasse agli aereoporti nomi spesso diversi da quelli italiani a seconda della distanza del campo alla frazione più vicina.. x 28 m. x 36 m. Era trasportabile con un camion e 6 uomini potevano metterlo in opera impiegando mezza giornata di lavoro. Per tale motivo quando si rendeva necessario ampliare lo spazio da adibire ad aviosuperficie si occupavano aree confinanti. Altro «hangar» smontabile era poi il cosiddetto modello «Aviazione». Le capriate poggiavano su piedritti verticali in legno con due puntoni inclinati e con spaziatura di 4 m. cit. 52 . aveva il tetto ad uno spiovente. i piedritti in muratura e il tetto in legno. Ne esistevano di due tipi. Il «modello singolo». Una postazione armata era anche all'ingresso per contrastare un eventuale attacco da terra. Vicino alla zona di decollo o nei pressi degli «hangar» di reparto.72 72 Paolo Ferrari (a cura di). Naturalmente attorno al campo erano piazzate molte postazioni contraeree dotate di mitragliatrici. La Grande Guerra Aerea.. pilastri in cemento armato e tetto in «eternit». op. Tra i modelli stranieri era diffuso sul nostro fronte il francese «Hervieu» singolo in tela. TIPI SMONTABILI: Modello «Mercandino». per un altezza di 4. misurava 20 m. Esistevano anche altri tipi minori di «hangar»..

. Archivio Costa.CAMPI DI VOLO Hangar «Bessoneau» in tela all’idroscalo di Gorgo (Grado). Archivio Varriale. Hangar smontabile monoposto in legno tipo «Sarzotto».

Oltre le baracche si notano gli hangar tipo «Aviazione» e. altri di tipo permanente.Campo del Lido (Ve) si nota la pista pavimentata e i tipi di baracche. Campo di Ghedi (BS). Archivio Chiesa – «Museo Ancillotto» Treviso. . oltre ancora. Foto Archivio Chiesa – Museo «Ancillotto» Treviso.

a causa della fragilità della città e del suo grande patrimonio artistico. Il 27 poi. Roma. altri velivoli austriaci tornarono su Venezia e due dirigibili italiani colpirono Sebenico e Lubiana. comandata da D'Annunzio. sia di giorno che di notte. Si pensò quindi di sistemare anche la squadriglia di Ni11 francesi più vicino alla città e il problema fu risolto ricavando un'area di atterraggio all'interno del forte San Nicolò. che era molto grande. come forma di guerra psicologica. che venne sistemata sul campo della Bazzera. 1988. In settembre la Francia costituiva un altro Centre AeroMaritime di idrovolanti Nieuport a Brindisi. 73 www. Predispose inoltre la protezione dei monumenti più importanti con sacchi di sabbia. De Challoges. Porta i segni della grande storia in un ambiente unico al mondo. Latisana e Jesi. Milano. 40 anni di una industria. Paolo Waldis. Novant'anni di storia dell'aeroporto del lido di Venezia. comprese alcune del sud Italia. I piloti al comando del cap. e la 1a Squadriglia Navale S.VENEZIA Capitolo Terzo La componente aeronautica crebbe ben presto in modo esponenziale in entrambi gli schieramenti.74 Sul nuovo campo del Lido. un CAM (Centre AeroMaritime) di idrovolanti (6 F. Giorgio Apostolo Editore. chiamata «Escadrille de protection de Venice». Attacco a Venezia La notizia che era stata bombardata Venezia mise in allarme la nazione ed anche gli alleati.A. e allestì la prima rete di sbarramento con palloni. Oggi è uno dei più bei campi di atterraggio in erba. L'ammiraglio Tahon di Revel. Così il primo giorno del conflitto un dirigibile italiano tentò di colpire Pola e poche ore dopo due idrovolanti imperiali lanciarono qualche bomba su Venezia. fece organizzare le prime batterie contraeree di fortuna con fucilieri sopra le altane della città. per avere un aiuto sull'Adriatico. Bruno Delisi.B.A. trovarono alloggio nell'albergo «Villa Paradiso» al Lido. Sarà allestita anche una pista preparata in tavolato di legno che dopo il conflitto diventerà l'aeroporto di Venezia. . Già il 10 maggio era stata firmata una convenzione con la Francia e la Gran Bretagna. costituita da tre Nieuport Ni1073. si trattava di tre monoplani con osservaori della Regia Marina. Gli alleati avevano inviato oltre a 20 navigli e 5 sommergibili.fr 74 Aeritalia. 2007. comandante della piazza. Già nel primo anno si comprese che ormai un nuovo pericolo arrivava dall'alto. Aeronavali. il reparto fu sciolto a metà gennaio del 16. Iniziarono i bombardamenti dapprima soltanto di strutture militari e poi anche di città. per le diverse città dei due fronti. Il 30 toccò a Pola essere colpita e cosi via giorno dopo giorno.free. la 241a Squadriglia della Marina con gli Hanriot. Dopo il primo bombardamento i francesi nell'agosto del 1915 formarono una squadriglia.) che trovò sistemazione assieme alla squadriglia della marina italiana a Sant'Andrea e qui rimase fino al giugno del 1917. in seguito voleranno oltre ai francesi. La difesa della città lagunare venne quindi rinforzata. la N92/I. Giorgio Apostolo. Stile Regina. Il ritorno del Nicelli.albindenis.

Il servizio informazioni austriaco (Evidenzbureau) fin dall'agosto 1914. Esso riceveva e trasmetteva giornalmente anche i bollettini metereologici delle zone oggetto di attacchi aerei che servivano per pianificare le azioni di bombardamento. biplano con motore spingente. l'«M7» (monoposto con propulsore «IF» da 250 cv). 94 e 26) Guerra di spie Da sempre è fondamentale in guerra. Zari e altre in 982 esemplari. cui fecero seguito l'«M6».) e l'M9. esso si dimostrò più prestante dell'«FBA». La SIAI gli affiancò la produzione di modelli originali come l'«S8» e l'«S9» con migliori caratteristiche. L'organizzazione svizzera si spostò poi a Zurigo. La differenza con il concorrente austriaco «Lohner» stava nel fatto che l'FBA aveva un buon scafo mentre l'idro austriaco volava meglio. L'apparecchio italiano in aria era instabile mentre il «Lohner» aveva difficoltà di flottaggio. Baldassare Catalanotto. sapere con anticipo cosa il nemico stia tramando. sulle fabbriche di materiale bellico e sulle centrali elettriche presenti nella parte settentrionale del nostro paese. questo fu subito trasferito a Porto Corsini e poi inviato alla Macchi che lo riprodusse con la sigla «L 1». Fu prodotto dalla SIAI. 56 . cit. Quando sul Canal Bianco presso Volano. op.Gli Idrovolanti «FBA» e «L3» Dopo i primi esperimenti fatti dalla marina con vari modelli stranieri e prototipi italiani. che se colpite avrebbe75 Gastone Camurati. l'«M8» da ricognizione (equipaggiato con motore «IF» 180 cv. op. Storia degli aerei d'Italia. dotato di motore «IF» da 180 cv. I piloti Italiani per le sue caratteristiche di volo gli appiopparono il nomignolo di «Fate Bene Attenzione» giocando sull'acronimo FBA di Franco-British Aviation Company. (spinto da un «Fiat» 300 cv) alcuni esemplari del quale furono resi in grado di trasportare bombe antisommergibile sferiche. Il servizio si avvaleva anche di persone che avevano relazioni con gli ex consolati austriaci in Italia a Napoli e Venezia. cit. all'inizio gli obiettivi da distruggere. Inoltre: Giorgio Bignozzi. vennero trasmesse complesse informazioni con foto e disegni sulla disposizione dei nostri depositi munizioni. Era costituita da una vasta rete di insospettabili agenti che viaggiavano per l'Italia raccogliendo dati sui depositi munizioni. Vennero quindi prodotte la versione «L2» e poi la «L3». che fu rinominata in «M3» perché ormai differiva molto dall'originale. aveva iniziato la raccolta di dati sulle strutture militari e civili italiane. battezzato «M4». nel maggio 1915 ammarò e venne catturato il «Lohner L40». Biposto. Tra agosto e settembre del 1915. Del compito era incaricato l'addetto militare austriaco di Berna. venne montato anche un cannoncino «Vickers» antisommergibile. L'attenzione fu poi spostata sulle opere di bonifica. L'ufficio svizzero era diretto da Rudolf Mayer e attraverso di esso transitavano tutte le notizie raccolte che venivano quindi passate all'ufficio informazioni dello stato maggiore del generale Erich von Falkenhayn. anch'esso da ricognizione. per mezzo dell'uso di agenti infiltrati fra le file avversarie. sul quale a titolo di esperimento. con lo scoppio del conflitto. un ruolo importante fu svolto dalla componente aeronautica delle forze armate con l'uso dei ricognitori.. 107. Erano questi. I primi erano in versione «C» con motore rotativo Gnome ma ben presto si passò alla versione «H» triposto con motori Isotta Fraschini da 180cv. L'«M5» era invece un monoposto da caccia. costruito da Lois Schreck con finanziatori inglesi. un aereo a scafo centrale. Nella raccolta di informazioni. ma anche da Piaggio. il maggiore William von Einem. Seguì poi il tipo potenziato con il «Fiat A12bis» da 300 cv. si scelse di acquistare la licenza di produzione del «Franco-British-Aviation C». Ben più antica era comunque la pratica dello spionaggio. Ducrot. La struttura funzionò per tutto il conflitto usufruendo anche dei rapporti del servizio informazioni della Confederazione Elvetica. il quale compilava i rapporti per l'imperialregio comando supremo. Aerei Italiani 1914-1918. Da ultima venne prodotta la versione «M12» triposto da ricognizione. Macchi a pag.75 Le prestazioni dell'«FBA H» e dell'«L3» sono riportate nell'allegato 1 (Immagini: FBA a pag.

La condanna fu poi commutata in ergastolo e infine negli anni '30 i colpevoli vennero scarcerati. Poi però questo obbiettivo fu tralasciato. Si scoprì così che tutto partiva dall'ufficio dell'ammiraglio Mayer presso il consolato austriaco a Zurigo. Inoltre fu danneggiata una centrale elettrica a Terni. prendendo la cittadinanza austriaca e rinunciando a quella italiana. con lo pseudonimo di «Luis Starsak». indagò e controllò molti sospetti finché fu fermato un attentatore. In particolare furono rilevate le infrastrutture delle idrovore di Sermide sul Po. A Zurigo infatti fu trovato anche il listino delle prestazioni: 300. il 22 Febbraio 1917. fornì un soldato (G. Ma queste non furono le uniche azioni attuate sul nostro territorio. collaborava contattando altri individui in Italia tra cui un albergatore della Riva degli Schiavoni a Venezia che per l'attentato alla «Benedetto Brin». facendosi convincere grazie ad adeguati compensi. Le due unità colarono a picco per sabotaggi ad opera di agenti austriaci e collaboratori italiani. Bartolini e un'altro). la notte del sabato grasso. fuggito in Svizzera e assoldato a 500 lire al mese. Andarono inoltre incendiati un hangar ad Ancona e alcune infrastrutture nel porto di Genova.000 per una corazzata. Tutti vennero poi arrestati e condannati a morte. Stenos Tanzini. Furono costoro a collocare materialmente gli inneschi nella santabarbara della corazzata. che era stato dipendente del consolato asburgico di Napoli. Poi finalmente. Grazie al colpo di Zurigo fu possibile arrestare 57 . Un sedicente ingegnere di nome «Leo Fall».000 lire per un sommergibile. uno spregiudicato dichiarato fallito. Il 27 settembre del 1915 a Brindisi la nave da battaglia Benedetto Brin fu vittima di un'esplosione e affondò con 454 vittime. Era la Leonardo da Vinci. Natale Papini e Remigio Bronzini che era un triestino esperto di chiavi. in procinto di sistemare una bomba sulla diga delle Marmore a Terni. Quasi un'anno dopo. concentrando l'attenzione sulle centrali elettriche e sulle installazioni militari. L'esplosivo veniva introdotto in Italia da connazionali assunti dal Gaeta. a Taranto un'altra nave venne colpita e anch'essa affondò con 250 morti.000. Il servizio informazioni della Marina (IV° Reparto dello Stato Maggiore).SPIONAGGIO ro potuto creare notevoli difficoltà economiche all'Italia. Il quartetto degli «ini» a più riprese penetrò nel fabbricato ricavando i calchi e fabbricando le chiavi delle le varie porte. Per raggiungere i propri obiettivi il servizio informazioni imperiale si serviva di stranieri ma soprattutto di italiani «austriacanti» che. Il gruppo era formato da Livio Bini.000 per un incrociatore e ben 1. Altri connazionali seguirono questa via per motivi molto più materiali. Carpi) e tre marinai (Moschin. una fabbrica di dinamite. certo Giuseppe Larese. approfittando del carnevale. Vennero fatti saltare anche un piroscafo a Livorno. Inoltre faceva parte dell'organizzazione un certo Bini di Firenze. una stazione e un carro ferroviario carico di esplosivi a La Spezia che saltò provocando circa 250 vittime. era il tecnico che istruiva e aiutava i sabotatori mentre un secondo agente. il 2 agosto 1916. ex ufficiale della marina asburgica. Venne pertanto organizzata una banda di «ladri» con il compito di penetrare nell'edificio e asportare i documenti dalla cassaforte dell'ammiraglio. i quattro entrarono nell'ufficio e aperta la cassaforte portano via i documenti dove era descritta con teutonica precisione tutta l'organizzazione dei sabotatori in Italia. contrari alla politica nazionale decisero di aiutare gli imperi centrali. Si venne così a sapere che l'ammiraglio Mayer contava su alcuni collaboratori come Schneider e un certo Gaeta (detto «Battistella»). 500.

come avvenne nell'ottobre del 1915 con R. iniziarono anche le prime azioni di nostri agenti oltre le linee avversarie. ma anche navi e dirigibili. Sia la Marina che l'Esercito adottarono una serie di contromisure. avrebbero prodotto a loro vantaggio un doppio effetto sia materiale e psicologico.indebolito il morale della popolazione che vedeva nella minaccia aerea. che ormai erano diventati più grandi e più veloci. come un certo Mleinek che prese contatti con il maggiore Pettorelli. Anche l'Italia si organizzò per la raccolta di informazioni oltre il fronte. L'intercettazione di messaggi di spie.cosa ancora peggiore . Il bombardamento delle città L'attività avversaria sul territorio nazionale non poteva naturalmente ridursi alle sole azioni di sabotaggio. Cadorna già nel 1914. Si servirono anche di agenti infiltrati sia boemi che moravi. I servizi italiani agirono attraverso disertori ceki. continuando a determinare e a classificare gli «obiettivi sensibili». Avrebbero cioè sia danneggiato l'apparato economico-industriale italiano sia . di stazioni nemiche o di messaggi da aerei in volo. si fece sempre più intensa sui due fronti. In seguito l'uso di questi ultimi fu abbandonato e vennero invece potenziate al massimo le missioni con gli aerei. Nel 1918 infine. Per questi motivi l'attività di bombardamento sulle nostre città si fece sempre più intensa. aveva fatto emanare un aggiornamento alle «Istruzioni di Polizia Militare» che prevedeva la ricerca di stazioni radiotelegrafiche clandestine. I responsabili del gruppo svizzero «Fall» si diedero invece alla macchia. 23 aprile 2001. 76 Nonostante il successo dell'«Operazione Zurigo». che contattarono i nostri ufficiali al fronte. attuata soprattutto con gli attacchi notturni. Si adottarono quindi codici cifrati. il servizio segreto austro-tedesco proseguirà le proprie operazioni di intelligence fino alla fine della guerra. portando mappe degli schieramenti austriaci. incaricato dalla 1a Armata per i rapporti con i dissidenti dell'esercito asburgico. una forma di aggressione che giungeva improvvisa dal cielo seminando la morte e contro la quale nessuno sembrava essere al sicuro. 76 Luciano Salerno. Le informazioni venivano spesso trasmesse via radio aldilà del fronte. Centro di Studi StoricoMilitari – Gino Bernardini» 58 . Bisogna però tener conto che gli austrotedeschi normalmente usavano aerei leggeri e solo pochi grossi Gotha e AEG. Un popolo con il morale fiaccato avrebbe influito in maniera negativa sull'efficienza militare e sulle scelte politiche. Le operazioni di bombardamento italiane dal canto loro furono poco più della metà di quelle avversarie. Si trattava dei cosiddetti «missionari» trasportati oltre il Piave per raccogliere informazioni (vedi capitolo 6). Guerra Segreta. testo della conferenza. Il nerbo portante del nostro bombardamento era invece costituito dai grandi Caproni Ca3 e Ca5 che portavano un carico di bombe molto superiore ai corrispondenti velivoli avversari. Era chiaro infatti che se gli austroungarici fossero riusciti a portare con successo una serie di attacchi contro centri produttivi e vie di comunicazione collocati all'interno del nostro Paese. All'inizio le forze della duplice monarchia usavano non solo idrovolanti leggeri. e disturbi per impedire la ricezione. Dolezen in Trentino.circa quaranta tra informatori e sabotatori residenti in Italia. frequenze diverse.

R. A destra un'immagine tratta dall'«Illustrazione Italiana»: l'altana trasformata in simbolo della difesa di Venezia in un'«osella» realizzata per celebrare l'impegno dei difensori. L'«osella» era un'antica moneta-medaglia che veniva coniata ogni anno dalla zecca di Venezia e che il doge donava alle personalità della Repubblica. Sopra la mappa dello sbarramento con palloni elevato intorno alla città lagunare (Immagine da I.A.BOMBARDAMENTI Le prime improvvisate difese contro gli attacchi aerei.) 59 .B. In alto a sinistra un'altana nella quale venivano allineati i fucilieri.

Foto da: «Illustrazione Italiana».La corazzata «Benedetto Brin» sabotata a Brindisi. . Il «Caproni Ca4» (qui un esemplare della prima serie). Archivio Ulliana. Fu la massima espressione del bombardamento aereo nella Grande Guerra.

1978. Baldassare Catalanotto. «Ca4» e «Ca5» per indicare i trimotori da bombardamento prodotti dalla fabbrica milanese.). La decisione del comando supremo di abbandonare le missioni con i dirigibili che risultarono troppo dispendiose. realizzò un modello originale di bombardiere. Partendo da un aereo prodotto su licenza. I bombardieri trimotori vennero rinominati e benché tutta la serie sia comunemente identificata con la sigla «Ca3» il progetto del velivolo fu designato «Ca30» ed il primo prototipo fu invece battezzato «Ca31». In Italia il teorico dell'aviazione da bombardamento fu Giulio Douhet che trovò in Gianni Caproni l'uomo che diede una forma concreta al suo pensiero. Il primo aereo volò ai comandi di Pensuti alla fine del 1914. «Ca2». poteva però imbarcare un carico bellico minore. Inoltre: Mach 1. il «Ca3». Solo l'«R11» ebbe un certo successo ma come aereo di scorta. Il bombardiere era in pratica l'equivalente di una batteria d'artiglieria che poteva colpire con precisione un bersaglio ad una grande distanza e verificare subito la precisione del tiro.BOMBARDAMENTI I bombardieri Giganti: «Caproni». Si trattava di un bimotore che poteva lanciare 300 kg. Gli Inglesi pur partecipando al progetto «Caproni» che coinvolse gli alleati. Le versioni sucessive montavano motori in linea e si passò dalla potenza della prima serie . In quel periodo l'azienda di Caproni passava un brutto momento ed era stata posta in liquidazione. 14a e15a) da bombardamento che operarono da Ochey. Ciò portò alla costruzione di un bombardiere medio ma particolarmente efficiente. Enciclopedia dell'aviazione. le nostre forze armate si servirono invece delle designazioni «Ca1». Storia degli aerei d'Italia. svilupparono una serie di aerei specifici.78 77 Giorgio Bignozzi. Novara. Gli inglesi costruirono anche altri tipi di aerei da bombardamento che però non furono usati in Italia o che non furono prodotti in grandi quantità come il «Blackburn Kangaroo» e l'ultimo modello dell'«Hadley Page». Il progetto prevedeva un trimotore equipaggiato di propulsori «Gnome Rhone» rotativi da 80 cv.alla versione con 2 propulsori da100 cv +1 da 150 del «Ca2» per finire con i 3 da150 cv del «Ca3»/«Ca33». ma avvenne in un momento particolare dello sviluppo dell'aviazione e permise di sperimentare e fissare alcuni nuovi concetti quali quello dell'aereo considerato ora come «arma» a tutti gli effetti. le nostre città conobbero solo i «Gotha» e gli «AEG».assicurata da 3 motori da 100 cv ciascuno del «Ca1»/«Ca32» . L'interesse per il progetto del bombardiere. Anche gli austrotedeschi svilupparono concetti simili e macchine analoghe. La «Gothaer Waggonfabrik AG».77 I Francesi dopo i primi tentativi di bombardamento del 1914. «Aeg» e «Hadley Page» La guerra di Libia non fu che un piccolo conflitto. di bombe ed era dotato di un impianto di ossigeno per le alte quote (5000 mt. portò però lo Stato ad acquistare la fabbrica del pioniere trentino e ad assumere lo stesso Caproni per sviluppare il velivolo. un quadrimotore gigantesco. già nel 1916 avevano sviluppato un proprio modello. La produzione che ne seguì fu dotata di motori in linea «Fiat» e «Isotta Fraschini». Peltier» acquistò la licenza di produzione dei «Caproni» italiani. 1978 61 . L'altro bombardiere usato dai tedeschi in Italia fu l'«AEG G IV». Milano. Il «Friedrichshafen» e lo «Zeppelin Staaken» però non operarono in Italia. Per risolvere il problema fin dal 1915 la ditta «Robert E. Così videro la luce il «Ca5» con 3 motori da 200 cv l'uno (dopo la guerra ridisegnato da «Ca44» a «Ca47» a secondo della serie e del motore) e la serie mastodontica dei «Ca4» triplani (rinominati dopo il conflitto da «Ca40» a «Ca43»). «Ca3». i «Caudron» serie «R». Molti paesi guardarono con interesse all'evento e pianificarono in tempi diversi la nascita della specialità del «bombardamento». che venne fornito anche all'aviazione austriaca. che si dimostrarono però carenti. op. Edipem. Solo dopo il termine del conflitto la «Caproni» iniziò ad adottare una classificazione univoca per le sue macchine.in breve tempo . 78 Ali Italiane. L'esaurirsi delle risorse avversarie rese poi inutile il completamento del progetto e la produzione di quest'ultimi fu limitata. incoronarono questo aereo del 1917 come il bombardiere germanico di punta. Il «Vickers Vimy» che avrebbe potuto raggiungere Berlino arrivò troppo tardi e divenne famoso solo nel 1919 quando portò Brown e Alcock ad attraversare l'Atlantico per la prima volta. l'«Handley Page 0/100» da cui furono derivate varie versioni come la «0/400» del 1917 che fu la più conosciuta e di cui sicuramente un esemplare volò sul Veneto tra Vicenza e Treviso. Il successo meritato dell'aereo spinse Caproni a sviluppare altri modelli secondo un suo progetto di guerra strategica dove il bombardiere di grandi dimensioni usato in massa poteva distruggere . più compatto e prodotto in maggiori quantità. Inoltre l'Italia dalla fine del 1917 inviò in Francia il XVIII Gruppo con 3 squadriglie (3a. Fino al termine del conflitto non ci fu una designazione univoca delle macchine della «Caproni». All'interno dell'azienda. Più veloce del «Gotha». L'aereo fu concepito nel 1913. Durante la Grande Guerra. il «V/1500». nel 1914 iniziò la produzione di aerei tralasciando quella ferroviaria. che raggiunse la sua maturità con la versione «G IV». cit. Era equipaggiato con due «Mercedes» da 260 cv ed aveva una particolarità nella postazione del mitragliere posteriore che attraverso un'apertura poteva sparare anche dalla parte inferiore dell'aereo. Rizzoli. per identificare i differenti modelli e le loro varianti ci si riferiva alla potenza complessiva dei propulsori che li equipaggiavano. nel 1915 il progettista Hans Burkhard. «Gotha».le fonti produttive del nemico accorciando il conflitto. con spiccate potenzialità «di offesa».

La questione si trascinerà senza risultati fino alla fine del conflitto. le operazioni contro i centri urbani della regione furono ben 70 sulle 85 totali condotte sui cieli d'Italia. Treviso fu invece destinataria di 4 incursioni. Infine si arrivò alla sospensione delle incursioni condizionata al rispetto di identiche risoluzioni da parte avversa. mentre nel 1916 . Nel 1916 i raid che lo colpirono furono 91 sui 196 dai quali venne devastato il Paese. ma tutti sapevano che in guerra è praticamente impossibile che una città non ospitasse obiettivi di interesse militare. quando fu bombardata Bassano con l'enorme esplosione di un treno munizioni. Prima il neo Imperatore Carlo I.79 Il Veneto sopportò il peso maggiore degli attacchi austrotedeschi. Infine è da ricordare il più grande attacco compiuto dagli italiani contro Pola il 17 luglio 1918 con ben 88 aerei che centrarono 4 navi. Padova e Vicenza che ricevettero 8 «visite» ognuna. con 93 vittime a cui seguì una generale disapprovazione delle azioni contro città inermi. Si gettarono bombe su Trieste accompagnate da bigliettini con scritte del tipo «Per Venezia» le quali . Un'altra azione austriaca avvenne il 4 Agosto 1916. a cui seguì la reazione italiana il 18 febbraio con l'invio di 8 Caproni su Lubiana. Papa Benedetto XV. chiese che fossero rispettati centri urbani inermi.la graduatoria del più alto di attacchi subiti allineava Verona. ma il proposito non durò. 3 aeroporti e l'arsenale. Nel 1915 le azioni navali furono 18 su un totale di 86.In tutta la guerra le città italiane subirono circa 500 incursioni con 984 morti e circa 1100 feriti. salvo causa di forza maggiore.con intento giustificatorio .sempre dopo Venezia . Il dirigibile tedesco partito da Janbol in Bulgaria sganciò 6400 kg. Nel 1917 poi. 62 . La città più colpita in tutto il conflitto fu Venezia che dovette sopportare 60 incursioni estese fino all'area di Mestre più 3 su Campalto. Si arriva così alla grande azione sulla città di San Marco del 26 febbraio 1918. Un triste crescendo che portò gli attacchi da 11 a 24 all'anno tra il 1915 e il 1918. di bombe colpendo gli insediamenti industriali e facendo 7 morti. cit. che però non valse a sospenderle. ed era illuminata. Tra le azioni che produssero il maggiore impatto sui due fronti si ricordano l'incursione di 11 aerei su una centrale elettrica di Milano il 14 febbraio del 1916. ma per fortuna un solo morto. Durante il 1915 subì 31 incursioni sulle 86 totali lanciate dall'aviazione avversaria. La città non se lo aspettava.volevano lasciare intendere che l'attacco era «solo» una risposta ad una precedente offesa austriaca. ma nemmeno questo avvenne. con due navi colpite e molti monumenti danneggiati. op. Poi vi fu il bombardamento di Padova dell'11 novembre 1916. La grande guerra aerea. si registrarono 49 attacchi sui 130 complessivi scatenati dagli imperi centrali alle nostre latitudini. Fu però Treviso la città sulla quale vennero scaricate il maggior numero di bombe. Nel 1918 infine. 1915-1918. Il maggior numero di attacchi si ebbe nel 1916 (196 incursioni di cui 7 Navali). il velivolo del capitano Oreste Salomone malconcio e altri tre danneggiati. Durante la notte dell'11 marzo 1918 lo Zeppelin L59 attaccò Napoli da una quota compresa tra i 3600 ed i 4800 m. Nel 1917 si registrò un generale calo di 79 Paolo Ferrari (a cura di). Questa operazione ebbe per noi un triste epilogo con la perdita di un aereo. impose il blocco degli attacchi su Venezia. Nel 1915 tocco a Schio dopo Venezia la malasorte di essere la seconda città più colpita.

63 . Avieri tedeschi fissano il carico bellico sotto un bombardiere «AEG G-IV».BOMBARDAMENTI Un gigantesco «Hadley Page 400» in fase di atterraggio.

Il Porto di Pola. Foto da riferimento bibliografico 10. obbiettivo delle incursioni Italiane. Foto da: «Illustrazione Italiana». Il dirigibile italiano tipo «M» usato anche dalla Marina. .

. con 19 incursioni di cui l'ultima del conflitto nella notte del 22 ottobre in cui fu attaccato anche il capoluogo lagunare. Fu diviso in sezioni dislocate a Campalto. Le prove continuarono nel 1914 modificando alcuni cannoni da 75 e acquistando le prime batterie. cavo e pallone ad idrogeno. mod 1906 e mod. furono eccellenti se si considera.BOMBARDAMENTI interesse sugli obiettivi urbani del Veneto. che in soli 10 minuti poteva essere alzato a una quota sufficiente per impedire l'attacco a bassa quota alle città. armato con cannoni da 75 ed autocannoni Ehrhardt. Vickers. cit. In seguito le esigenze aumentarono sempre più e la produzione di pezzi e mitragliatrici contraeree sia fisse che autocarrate. impiegando 1124 cannoni. Udine e Boscomantico. 65 . I risultati dei reparti antiaerei. rimase comunque la destinataria delle maggiori «attenzioni» delle forze aeree imperiali. non fu mai sufficiente e si dovette ricorrere anche a cannoni tipo CK. Al terzo posto di questa triste classifica si collocò Bassano raggiunta da 5 attacchi. 210 fotoelettriche e 130 palloni per ostruzioni. Nel gennaio del 1915 fu costituito il primo reparto contraereo. Treviso divenne la seconda città più attaccata. La maggior parte delle altre incursioni erano indirizzati contro l'Istria e. La grande guerra aerea. Le sezioni di «ostruzione aerea» erano costituite da zatteroni provvisti di verricello. op. 80 Paolo Ferrari (a cura di). naturalmente dopo Venezia. Nel 1918 però le operazioni di bombardamento tornarono di nuovo ad avere come principale bersaglio soprattutto il Veneto. in misura minore. Visto che spesso le incursioni avvenivano di notte le batterie antiaeree furono dotate anche di fotoelettriche che potevano rendere visibili gli attaccanti al tiro. ma fin dal 1911 si sperimentarono le mitragliatrici ed i cannoni antiaerei. Gli obiettivi principali delle operazioni aeree italiane durante il conflitto erano soprattutto Pola che fu colpita una trentina di volte e Trieste che . contro altre località per un totale di oltre 250 raid. 1915-1918. Va ricordato comunque che quasi tutte le cittadine venete vennero fatte segno dai proiettili austrotedeschi. Ehrhardt e Rhinmetall. seguita da Padova e dalla zona di Jesolo e Treporti. che erano dipendenti del Comando Aeronautico. che riuscirono ad abbattere 128 aerei (il 22% del totale). Da ricordare anche il consistente numero di bombardamenti effettuati su Cattaro e Durazzo. A Nettuno quell'anno furono valutati anche prodotti stranieri: Armstrong. Venezia.venne attaccata ben 46 volte. semplicemente montandoli su speciali supporti che aumentavano l'alzo. 1000 mitragliatrici. Schneider ed anche le tedesche Krupp. 1911.80 Per contrastare gli attacchi furono all'inizio usate anche batterie di fucilieri. Il pallone di norma veniva fatto sollevare nelle notti di luna in cui la maggiore visibilità avrebbe facilitato l'azione dei piloti incursori. data la sua importanza simbolica. Il 4 novembre erano schierate 196 batterie in tutti i punti più soggetti ai raid avversari.anche se è dichiarata «città aperta» e cioè priva di installazioni militari. Allo stesso modo mitragliatrici normali furono adattate per l'uso antiaereo.

Vennero adoperati per distruggere i «Draken» e fecero la loro comparsa nel 1916 sui «Nieuport». Cadendo sopra la truppa provocavano ferite profonde. per una lunghezza di circa 80 cm. in modo da proiettare una gran quantità di sfere metalliche contro i bersagli animati circostanti. Quelle da 162 erano comunemente chiamate «Giacomini». Si trattava di pezzi accuminati in ferro. 113. Le bombe incendiarie più usate furono quelle da 5 e 10 Kg. con ricavate sulla parte terminale delle alette. 130. I razzi erano invece armi particolari.8 m. la granata da 26 kg a funzionamento ritardato (lunga 70 cm) e una serie bombe d'aviazione da 10. Erano riunite in pacchi e liberate mediante un congegno. 100 e 300 Kg. si usavano già diversi tipi di ordigni specifici per il lancio dall'aereo o dal dirigibile. Quelle esplosive più note furono: Il proietto bombarda da 10 kg adattato all'uso aereo (lungo 1. I bombardieri ed i dirigibili italiani erano dotati di bombe di varie taglie da 90. che andavano da una lunghezza di 75 cm fino ai 2. Furono utilizzati anche gli spezzoni «Bettica» modificati che di solito venivano impiegati in trincea.I proietti aerei Nel 1915. I bombardieri austroungarici erano armati con una serie di bombe esplosive o incendiarie. bombe a gas impiegate sulle trincee e proiettili «Shrapnel». 162 e 260 kg. d'altezza. quando l'Italia entrò in guerra. 50. vennero realizzate anche torpedini incendiarie da usare contro infrastrutture e dirigibili. Le ali erano rivestite in lamierino leggero per non essere bruciate ed il lancio era attivato da un contatto elettrico che consentiva di azionarli a gruppi. conficcandosi anche fino ai polmoni e potevano trapassare un elmetto senza difficoltà. Avieri tedeschi in posa davanti a un «Gotha» con vari tipi di proietti aerei. Erano installati infilando le aste di cui erano provvisti dentro a tubi sistemati sui montanti delle ali. Nonostante l'aspetto micidiale non furono molto efficienti e comunque vennero impiegate sporadicamente. generalmente in numero di 4 per parte. Questi ultimi erano fatti esplodere a tempo. . Oltre alle normali bombe. a circa 30 m.45 m). con governali piegati per imprimere all'ordigno un movimento rotatorio che stabilizzava la caduta. Prime tra tutti le freccette «flèchettes».

.BOMBARDAMENTI Mitragliatrici «Vickers» da trincea su trespoli per uso contraereo. SFEI. Furono usati anche cannoni campali su supporti speciali per aumentare l’alzo. SFEI.

Tra il maggio a l'agosto del 1915. I mezzi che avevano in dotazione erano ormai obsoleti e non più rispondenti alle nuove esigenze militari. Oleis e Medeuzza. usando però un motore Isotta Fraschini. in direzione di Pola e. furono costituite le Squadriglie per l'Artiglieria dotate di velivoli Caudron e Macchi Parasol. L'orologio segnava le 19. Asiago e Brescia oltre all'idroscalo di Desenzano. L'aeronave virò e si mise sulla via del ritorno e dopo due ore e mezza . Poteva contare su 12 ore di autonomia. il secondo tra il 1939 e il 1941. ma la quota recuperata per lo scarico delle bombe permise di salire ancora 250 metri entrando nelle nubi e scorgendo la Luna.35 e il cielo era parzialmente coperto da temporali e piogge. 81 Mauro Antonellini. Verona-Tombette. Casanova. Vennero anche allestiti poi altri campi come Santa Maria La Longa.. Faenza. 2008. L'altimetro segnava 1450 metri quando il dirigibile rilasciò il suo carico sull'arsenale. Salvat ubi lucet. e di monoplani Nieuport ricevettero nuovi velivoli.Tra il 1915 e il 1916. Trentaquattro fotoelettriche spazzolavano il cielo e una decina di batterie contraeree fecero fuoco. fu inviato alla Macchi che lo smontò. Valle comanderà l'Accademia Aeronautica e parteciperà anche alla crociera Italia-Brasile. Nella notte del 27 maggio un idrovolante austriaco. alle 22. che sorpresero i piloti ancora intenti a riparare l'aereo e li catturarono.scendendo a 100 metri . quattro da 130 e sei incendiarie. Le torpedini incendiarie vennero sganciate su Santa Caterina e su dei depositi di nafta. La reazione fu intensa. il Lohner L40 ammarò per avaria in una palude sopra Porto Corsini. dopo esser stato trasferito a Porto Corsini. Col megafono il comandante avvertì dell'arrivo ed atterrò alle 2. Valle e Pricolo anni dopo saliranno ai vertici dell'Aeronautica. Queste erano sistemate nei nuovi campi di Gonars.. Dopo un'ora la quota era stabilizzata a 1000 m.30. Contemporaneamente furono allestiti nuovi reparti equipaggiati con i Voisin e i Farman. le squadriglie dotate di Bleriot. 68 . I velivoli dismessi vennero passati in carico alle scuole di volo dove sarebbero stati impiegati come addestratori. il P4 era sopra la città. essendo la specifica dotazione di apparecchi della Marina alquanto scarsa. L'involucro venne colpito in maniera leggera.era all'altezza del faro del Piave. A Verona venne sistemata la 1a Squadriglia Farman per la difesa della città. Il primo tra il 1929 ed il 1939.81 A meta Giugno del 1915. Il 30 maggio 1915 da Campalto si alzò il dirigibile P4 ai comandi di Giusppe Valle con a bordo il tenente Francesco Pricolo. L'aeronave era armata con quatto torpedini da 162. L'interessante velivolo. ne ricavò i disegni e lo riprodusse nel giro di un mese. La base idrovolanti di Porto Corsini e i suoi uomini : 19151918. tra Comacchio e Codigoro. Un certo Oreste Mondo lo notò tra le canne e chiamò le guardie. mentre ad Asiago la 12a Farman fu destinata alle operazioni sul settore della 1a Armata.40.

SFEI. sul campo di Gonars. I «Caudron G3» per l’appoggio all’artiglieria. . SFEI.1915 L’autocannone rappresentò la massima evoluzione dell’arma contraerea.

da quelle che si potevano tenere con una mano a quelle alte anche 2. SFEI.Tra i primi ordigni lanciati da aerei ci furono anche le freccette. (queste sono austriache) erano di diversi tipi e formati. .8 mt. Le bombe.

1915
Campi Tombette era il campo per aeroplani di Verona, situato a sud della città. Ospitò diversi reparti, oltre alla 1a Squadriglia Farman, la 5a squadriglia Caproni, tre da caccia (71a ,73a e 75a) e quattro da ricognizione (30a, 46a, 121a e 134a). Asiago rappresentò un campo usato per un breve periodo tra il 1915 e il 1916. Poi cadde in mano Austriaca. Ospitò la 12a Squadriglia Farman e la 46a da ricognizione per l'artiglieria. Desenzano fu la base da cui la 1a Squadriglia FBA operò per tutto il conflitto. Ancora oggi il sito ha una conformazione simile ad allora. La base era situata ad est della città vicino a Rivoltella del Garda. Tra le due guerre ospitò anche il prestigioso Reparto da Alta velocità che partecipò alle varie edizioni della coppa Schneider. I suoi piloti conquistarono diversi primati mondiali di velocità come quello di 709 kmh ancora imbattuto per la sua categoria. Il 7 Agosto del 1915, D'Annunzio volò su Trieste a bordo un idrovolante della stazione di Venezia, pilotato da Giuseppe Miraglia e lanciò diversi manifestini patriottici. Ripetè la stessa impresa su Trento, il 20 settembre, a bordo di un Farman della 12a Squadriglia partito da Asiago. L'aereo decollò nel primo pomeriggio ai comandi del capitano Ermanno Beltramo. La nuvolaglia che al mattino copriva l'altipiano si era diradata e, superando Levico e Pergine, il velivolo arrivò sulla città a 3000 m. di altezza. Beltramo ridusse la quota e i due lanciarono piccoli sacchetti di sabbia con una striscia tricolore attaccata su cui erano fissati messaggi propagandistici. Il rientro alla base avvenne alle 17.50. Il 14 Novembre 1915, Verona fu bombardata da 3 aerei che lasciarono cadere 15 ordigni. Il bilancio si rivelò grave: 37 morti e 29 feriti. La caccia arrivò in ritardo e la cosa suscitò accese polemiche. Il comandante della difesa aerea cittadina Ferraro venne rimproverato per l'inefficienza dimostrata. Alla fine dell'anno l'intero corpo aeronautico subì una ristrutturazione a seguito della quale poté contare su un totale di 23 squadriglie e su una sezione idrovolanti così suddivise: 3 da difesa (caccia), 6 nuove Caproni da offesa (bombardieri), 9 da ricognizione e 5 per l'artiglieria. Il 23 dello stesso mese veniva distaccata a Cascina Farello nei pressi di Aquileia, una sezione di Nieuport dalla squadriglia francese N92/I diventata nel frattempo più consistente. Rientrerà al Lido solo il 24 ottobre del ’17. Il 21 Dicembre 1915 il lughese Giuseppe Miraglia, che ricopriva il grado di tenente di vascello, perse la vita in un volo di prova che, decollato dall'idroscalo di Sant'Andrea, si concluse con un tragico incidente. Era il comandante della squadriglia San Marco. La base di Venezia si chiamerà da allora Stazione Miraglia. Il 3 gennaio 1916, Verona divenne nuovamente obiettivo di un raid aereo austriaco. Questa volta però la difesa fu all'altezza della situazione e gli incursori dovettero sganciare le bombe a caso sulla zona di Castelfranco Veneto. All'inizio di dicembre del 1915 l'8a squadriglia Nieuport era stata rinominata 1a squadriglia ed equipaggiata con i Ni 10 mono-biposto. La sua base si trovava a Santa

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Caterina, nei pressi di Campoformido e il compito ad essa assegnato era la difesa di Udine. A febbraio del 1916 venne dotata di alcuni nuovi Ni11 «Bebé». Del reparto faceva parte il capitano Francesco Baracca. Alla fine dell'anno l'unità divenne a tutti gli effetti una squadriglia da caccia secondo il nuovo ordinamento. Il 7 aprile Baracca colpì e costrinse all'atteraggio il Brandemburg (Albatros) 61.57 della Flik 19. Il futuro asso ottenne così sua prima vittoria, che fu anche la prima ufficiale della caccia italiana. Nello stesso mese il reparto cambierà il nome in 70a Squadriglia secondo la nuova denominazione adottata dall'8 aprile 1916.
Il vero nome di Nieuport era Edouard de Nièport. Nobile nato in Algeria, nel 1909 egli fondò la società omonima. Dopo il primo prototipo costruito nelle officine «Eiffel», nel 1911 assieme a Sabelli, produsse una variante del modello «IV-G» che attirò l'attenzione dei militari francesi. Purtroppo a metà settembre del medesimo anno, ai comandi di quello stesso velivolo, Edouard morì. Il fratello Charles continuò l'attività ma nel 1913 morì anch'egli in un altro tragico incidente. Fu allora il capoprogettista Gustave Delage ad assumere la direzione dell'azienda che nel 1914 produsse il modello «X-B» divenuto noto come «Ni 10». I velivoli della «Nieuport» furono prodotti in Italia dalla «Macchi» che nel 1912 aveva iniziato a costruire su licenza il modello «III-G», precedente a quello sul quale il fondatore della fabbrica francese aveva trovato la morte. La «Macchi» in effetti nacque come «Società Anonima Nieuport-Macchi». A fondarla erano stati Carlo Felice Buzio, Giulio Macchi, Roberto Corsi e il vicentino Costantino Biego. L'obiettivo era quello di costruire nel nostro paese i modelli della casa transalpina, considerati tra i migliori al mondo e già ben noti al regio esercito. Essa riprodusse i «Ni 10», «11» e «17», ma non il «Ni 27». La caratteristica più marcata dei «Nieuport» era di avere una cellula alare sesquiplana, costituita cioè da un'ala superiore molto più grande di quella inferiore. Su un biplano le due ali producono un reciproco disturbo aerodinamico. Pertanto la portanza totale non è la somma delle forze generate dalle due ali. Quelle in uso all'epoca erano sottili e non permettevano di contenere longheroni di dimensioni sufficienti. Delage tentò allora di risolvere il problema riducendo le dimensioni dell'ala inferiore in modo che contribuisse alla resistenza della struttura senza influire negativamente sull'aerodinamica. Purtroppo però, installando un solo longherone in quest'ultima, nelle affondate ad alta velocità, essa si deformava tra il montante e la fusoliera innescando un vibrazione che in poco tempo portava al cedimento dell'ala medesima. Tale difetto non fu mai completamente eliminato, provocando molti incidenti mortali tra cui quello che coinvolse Giovanni Nicelli al campo di San Luca presso Paese. Il fenomeno fu così sottovalutato che persino i Tedeschi, quando disegnarono i primi «Albatros D», copiando l'ala del «Nieuport», riprodussero anche il suo intrinseco tallone di Achille. Viste le conseguenze adottarono poi una cellula classica. Frattanto nel nostro paese, l'aviazione italiana alla fine del 1917 stava transitando allo «SPAD». Quello che doveva essere primo caccia di produzione nazionale, lo «SVA», non si era rivelato adatto allo scopo. Poichè dunque l'industria di casa nostra non era in grado di soddisfare né qualitativamente né quantitativamente le esigenze della macchina bellica, fu deciso di ordinare anche il «Ni 27» alla Francia. Contemporaneamente, la Macchi acquistò la licenza di produzione dell'«Hanriot». Le prestazioni dei «Nieuport Ni 10», «11», «17» e «27» sono riportate nell'Allegato 1.

Nieuport Ni 10, 11, 17, 27

A sinistra un «Ni 11 Bebè» della 70a squadriglia (Archivio «Museo Ancillotto»), al centro un secondo «Bebè» visto dal retro dove si nota la cellula sesquiplana (Archivio Costa). A destra uno schieramento di «Ni 17» (Archivio Costa).

1916

I «Nieuport Ni11» ''Bebè'' di Tombette (VR). SFEI.

D’Annunzio prima di partire da Asiago per il volo su Trento. Foto «Illustrazione Italiana».

Bresciani sul canale di Sant'Andrea a Venezia. Archivio Antonellini.

Immagine di un bombardamento su Pola. SFEI.

Sopra a sinistra: D’Annunzio manifesta il proposito di compiere in incursione su Vienna (foto «Illustrazione Italiana»). Sotto: Gabriele D’Annunzio a Venezia, con ufficiali di Marina (Archivio Antonellini). A destra: Una delle ultime immagini del Col. Barbieri ad Aviano. Foto da riferimento bibliografico 17.

1916
Dopo l'incursione su Milano della Flik 17 di Gardolo, compiuta il 14 febbraio 1916, il successivo giorno 18 fu organizzato per ritorsione uno sfortunato attacco su Lubiana. Otto Caproni Ca3 decollarono da Aviano e dalla Comina, ma furono bersagliati dalla contraerea ed intercettati dalla caccia. Durante il volo di andata il Ca478 «Aquila Romana» della 1a Squadriglia con a bordo Salomone, Bailo e Barbieri fu attaccato da due Fokker E-III equipaggiati con il prezioso meccanismo di sincronizzazione che permetteva alle mitragliatrici di far fuoco attraverso le pale dell'elica in movimento. In breve gli austriaci della Flik 4 ebbero ragione del bombardiere. Il capitano Bailo e il tenente colonnello Barbieri furono colpiti a morte. Soltanto Salomone sopravvisse allo scontro, ferito e grondante di sangue. Aggrappato ai comandi prese la via del ritorno e portò il bombardiere ad atterrare Gonars. I due caccia austriaci rinunciarono all'inseguimento. Era stato loro infatti espressamente proibito di sorvolare le linee italiane poiché avevano a bordo il sincronizzatore di tiro che non doveva assolutamente cadere in mani avversarie. La caccia imperiale intercettò anche un secondo Caproni, il Ca703 di Visconti e Turilli appartenente alla 4a squadriglia. In pochi minuti i velivoli austriaci ebbero ragione anche di questo bombardiere che atterrò malamente vicino Gorizia con a bordo il capitano Visconti ormai senza vita. Il Ca479 e il Ca715 rientrarono danneggiati dopo la missione mentre il Ca 488 non raggiunse l'obiettivo e fu costretto da un guasto a tornare al campo base. Tre giorni dopo, il 21 febbraio del 1916 scattò la reazione austriaca con una serie di attacchi sull'area del Garda e sulla zona compresa tra Lecco e Monza. Fra il marzo e l'aprile del 1916 fu collaudato a Sant'Andrea l'aerosilurante di Luigi Bresciani. Si trattava di un «Ca3» completamente riprogettato che aveva in comune con il «Caproni» solo la formula trimotore con fusoliera a due travi. I risultati del volo furono incoraggianti, ma il 3 aprile l'aereo dopo il decollo precipitò e tutto l'equipaggio, formato dallo stesso Bresciani e da Roberto Prunas in qualità di piloti e dai meccanici Fausto Lari e Vittorio Pontoni, perse la vita. Il progetto venne poi abbandonato. L'8 Aprile 1916 tutte le squadriglie furono rinominate secondo un nuovo, unico, sistema, destinato a rimanere valido fino alla fine della guerra. Nella primavera del 1916 vennero allestiti i nuovi campi di Belluno e Villaverla (VI). Nel primo fu sistemata la 48a Squadriglia e nel secondo le formazioni 27a, 28a e 32a, tutte equipaggiate con velivoli Farman. La 48a squadriglia diventerà famosa e, passata sui Caudron G4 bimotore,

avrà tra le sue file piloti di primo piano come Felice Porro, Aldo Finzi, Natale Palli, Pietro Massoni e Giuseppe Sarti che legheranno la propria storia personale a quella di un'altra famosa squadriglia, l'87a Serenissima, ricordata per il suo epico volo su Vienna cui partecipò anche D'Annunzio. Natale Palli in particolare, fu il pilota che ospitò il vate sul proprio aereo. La 48a risultò particolarmente impegnata
su un fronte molto ampio, compreso tra Feltre ed il Cadore, con missioni molto lunghe e a quote costantemente superiori ai 3000 m., con temperature polari.

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la 112a e la 71a Squadriglia da caccia. 8D. Una fortezza in grado di essere difesa da ogni lato. presso Ca' Ghellina. Il monte quindi doveva risultare imprendibile. Era lungo 800 m. La montagna diventò così il perno sul quale il fronte occidentale si collegava con quello orientale. 30J.L'aviosuperficie di Belluno fu realizzata a San Pietro al Campo dove si trova tuttora. come infatti si realizzò poi. Sull'altipiano si riversarono due armate al comando del generale Conrad. giungendo sino al Grappa sarebbe scesa al mare lungo il corso del Piave. Il pericolo corso era stato enorme. realizzata in modo da non poter essere colpita dal fuoco avversario. Anche nella pianura retrostante al Piave fu progettato e realizzato un complesso ed esteso sistema di difese. Il 14 Maggio 1916 quindi. Nel marzo del 1918 Villaverla fu sede del 34th Squadron del Royal Flying Corp inglese a cui si aggiunse una sezione «Z» di Bristol Fighter. al comando di William Barker. Cadorna aveva recuperato e rivisto i progetti difensivi elaborati fin dal 1882 dal generale Enrico Cosenz che prevedevano la realizzazione di un sistema fortificato e trincerato nella pianura veneto-friulana. sul lato destro della strada che porta a Thiene. avrebbe tagliato fuori il grosso delle forze italiane. 28a. Se l'esercito austroungarico fosse sceso in pianura non avrebbe avuto più ostacoli e puntando su Venezia. Sui fianchi del Grappa fu infine scavato un dedalo di trincee. Altre linee di trincee si 76 . tra la città e Ponte nelle Alpi e tra la strada regionale 50 ed il Piave. 61a. quando il grande attacco terminò. Vi furono anche 9 vittime civili. Venne avviata la costruzione di una comoda strada che portava alla vetta. Venne elaborato un piano di difesa delle retrovie in caso di ritirata dall'Isonzo. 7 Caproni colpirono l'idroscalo di Trieste lanciando 60 bombe e causando molti danni. con uno sforzo estremo l'avanzata venne fermata sul costone dinanzi alla pianura veneta ed il 2 giugno. Cadorna fissò un punto fermo: il Grappa. ed ospitò oltre alla 32a Squadriglia anche la 27a. Sulla cima fu scavata una galleria che ospitava una serie di cannoniere ricavate nella viva roccia in modo da consentire di un arco di tiro di 180° intorno alla montagna. 11D. Il campo di Villaverla era stato impiantato a 1 km e mezzo a nord del paese. e 53D. sul fronte trentino si scatenò la violenta offensiva che gli austriaci chiamarono «Strafexpedition». Asiago fu persa ma. 39D. Essa ospitò le squadriglie 48a e 83a e dopo Caporetto diventò una base austriaca con le Flik 2D. una parte del territorio caduto in mani avversarie era riconquistato. Il primo insieme destinato ad arginare un'ipotetica avanzata avversaria comprendeva tre linee di trinceramenti che coprivano una fascia variabile di alcuni chilometri. Il 20 aprile 1916. In caso di ritirata la linea di difesa rivolta ad oriente.

che corrono praticamente paralleli al Piave. Venezia e Verona invece. i mezzi e le attrezzature. Nonostante debba la sua denominazione alla località di Arcade. I lavori del sistema trincerato iniziarono nel 1916 e furono interrotti solo con la fine del conflitto. Brenta. Formare una squadriglia significava radunare piloti e tecnici già addestrati nelle scuole. concentrare gli aerei. Uno dei campi realizzati per questo scopo fu proprio quello di Arcade che. sul percorso che separava il Mincio dal Po e che racchiudeva la pianura tra il Garda ed il mare era stata prevista un'ultima linea di difesa. del tutto simili a quelle esistenti ad Aviano. Bacchiglione e Adige. Vicenza. Più importante di tutto però era creare lo spirito di corpo tra i piloti. disponevano già di un sistema fortificato. Ciò che risultava alla fine era un munitissimo reticolo di linee che avrebbe retto bene anche lo sfondamento parziale di un punto del sistema. Sulle piante si nota la presenza di hangar per i bombardieri Caproni. Si era infine esaminata anche la possibilità di allagare la pianura nell'area del Polesine. una casermetta ed una trincea destinata a diventare il rifugio antiaereo del campo. un'autorimessa. come abbiamo visto. tanto che i lavori terminarono solo nel 1918. Erano richieste sempre più squadriglie e fu necessario creare nuovi centri per poterle aggregare. toponimo che con ogni probabilità aveva tratto origine dalle caratteristiche del terreno che si presentava sassoso. L'aviosuperficie era stata realizzata su un'area di 460 per 380 metri circa. I lavori per la costruzione del nuovo aeroporto sarebbero dovuti iniziare. riconoscibili grazie alle rotaie utilizzate per il ricovero dei velivoli al loro interno. quando l'aviosuperfice non era più utilizzata.ARCADE stendevano poi lungo i fiumi Musone. la componente aeronautica delle forze armate assunse una maggior importanza nella conduzione delle operazioni. il campo di volo conosciuto con il nome del paese trevigiano si trovava in effetti molto più vicino ai centri di Povegliano e Visnadello. progettato nel maggio del 1916. continuò a restare in funzione fino alla ritirata di Caporetto. Il campo era inoltre provvisto di segna- 77 . e Treviso. addestrarli a volare assieme e istruirli sul territorio che avrebbero dovuto controllare. Un terzo apparato difensivo proteggeva infine le città andando a costituire la rete dei «campi trincerati» che circondavano i principali capoluoghi del Veneto: Padova. Il campo di Arcade Dopo la ristrutturazione intervenuta nella primavera del 1916. Il particolare è interessante perché non risulta che ad Arcade siano mai state stabilmente ospitate squadriglie da bombardamento. Il campo divenne operativo nelle settimane seguenti venendo scelto per addestrarvi la nuova 79° Squadriglia poi destinata a Istrana e successivamente a Paese (San Luca). Come risorsa estrema. Le sue dotazioni crebbero nel tempo poiché all'inizio vennero costruite solo quelle necessarie a farlo entrare in attività: l'aviosuperficie. in quanto anticamente interessato dal corso del fiume Piave. già nel maggio del 1916 ma una serie di intoppi ne fece slittare la partenza al successivo 26 ottobre. conosciuta come i campi bianchi. L'analisi delle planimetrie permette di notare come nei mesi successivi alla sua entrata in servizio siano state edificate numerose altre strutture.

che assunse il comando del Centro Formazione Squadriglie. Quando si verificò l'infausto episodio di Caporetto. tanto di giorno quanto di notte. Non c'è un angolo di casa senza un comando…». non sono esplosi. con l'obiettivo di distruggere gli hangar di quell'aeroporto che. sei SP 2 e tre 3 SAML. soffocato dalle truppe. Il 18 marzo del 1917 gli subentrò il capitano Stanzani. Solo due terzi di essi erano però in condizione di volare. chiamati a svolgere missioni diverse. da ricognizione e da bombardamento). dopo i primi. proveniente dalla 25° Squadriglia. Al primo gennaio 1917. si impegnò nel tentativo di ostacolare con i propri mezzi l'avanzata nemica. che sarebbe stato poi stato destinato a lasciare l'aviazione per venire impiegato in missioni di spionaggio oltre Piave in territorio 78 .si improvvisano missioni come quella che viene fatta decollare proprio da Arcade alla volta di Pozzuolo del Friuli. Giacomo Macchi. Tutto ciò conferma che questa installazione fu pensata per assolvere sia a compiti addestrativi sia per venire impiegata come aeroporto di seconda linea adatto ad ospitare differenti tipologie di velivoli (da caccia. inevitabili. …povero Spresiano non si riconosce più. il Corpo Aeronautico dell'Esercito. momenti di sbandamento. che coinvolsero l'intero apparato militare italiano. compiendo azioni di mitragliamento e bombardamento delle colonne austriache in marcia. Sono giorni di attività convulsa in cui . pur minati al momento della ritirata. comandante del campo era il capitano Degan che poteva contare su cinque ufficiali e su sessantaquattro uomini di truppa.sotto la pressione degli eventi . Il pilota così descrive quei momenti di caos e incertezza: «Alloggiamo alla meglio a Spresiano.lazioni atte a permettere atterraggi notturni. In marzo il reparto era equipaggiato con tredici aeroplani: quattro Nieuport Ni11. Francesco Nociti e Camillo De Carlo. Su Arcade ripiegò la 76° Squadriglia Caccia cui era aggregato anche Mario Fucini. Il campo è stato la base della 25a Squadriglia presso la quale hanno prestato servizio oltre a Fucini anche Ignazio Lanza di Trabia.

ARCADE Mappa dell'aeroporto di Arcade Gli incidenti erano frequenti durante l’addestramento. . Archivio Ballista.

che non sopporta l'inattività cui è costretto dalla mancanza di mezzi sui quali volare. ancora la base di Arcade fa da palcoscenico al decollo dell'ennesima missione di bombardamento. sono i piloti Clerici e De Lorenzi. Arcade risulta operativo come campo di fortuna ancora il 15 agosto 1921. residui relativi alle fondazioni in cemento sulle quali venivano montati gli Hangar metallici o tubazioni. viene finito coi calci dei fucili. Pur senza che nessun reparto di volo vi faccia stabilmente base. Il pilota cui tocca il rischioso incarico. L'equipaggio decide di non arrendersi e si impegna in un disperato combattimento al suolo con le armi leggere. Il campo di Arcade rimarrà in attività anche a guerra finita nonostante la smobilitazione postbellica. Era stato infatti inserito in un sistema di rotte nazionali che prevedeva l'esistenza di piste da impiegarsi in caso di necessità. Quando il fronte si attesta sul Piave. Ai comandi del Caproni che lascia il campo per andare a colpire le colonne austriache. Il principe Ignazio Lanza di Trabia. sorvola l'aeroporto e scorge a terra uomini in movimento. Dopo che ha sganciato le sue bombe. Riguadagna allora il cielo e mentre il suo aereo si stacca dall'aviosuperficie. compaiono qua e là. con il mitragliere Pisanello. sempre in cemento. forse appartenenti agli impianti di scolo o a quelli del sistema di illuminazione per gli atterraggi notturni. Gli aviatori italiani sono uccisi uno dopo l'altro finché. esaurite le munizioni. l'uomo ode distintamente il fragore delle esplosioni che schiantano gli hangar… Qualche giorno più tardi. chiede e ottiene di essere imbarcato sul bombardiere. L'aviosuperficie è troppo vicina al fronte: non dista infatti che quattro chilometri dalla riva del fiume e da quel momento in poi verrà impiegata solo occasionalmente per atterraggi di emergenza. 80 . il velivolo viene colpito e costretto ad atterrare nei dintorni di Pozzuolo. Con questa funzione continuò ad essere disponibile fino al 1924 per venire poi restituito all'agricoltura. l'aeroporto di Arcade deve essere abbandonato. Solo saltuariamente nel periodo dell'aratura. Non riuscendo a decifrarne la nazionalità decide di atterrare e in un attimo si trova circondato dalla cavalleria nemica. anche lo stesso Lanza di Trabia.occupato. Di quella struttura aeroportuale oggi non esiste quasi più nessun segno tangibile. che continua a resistere lanciando contro il nemico tutto ciò che ha a portata di mano.

.ARCADE Un Caproni da Bombardamento in volo sulla laguna. Si nota il foro che permette al mitragliere di sparare verso il basso. Un bombardiere «Gotha G-IV» austriaco. il 29 luglio 1918 alle ore 15. della Flik 102G abbattuto dalla contraerea sopra Asolo. Archivio Ballista. Il velivolo è caduto sui tetti vicino al duomo. Archivio Antonellini.

Il «Lohner 47» atterrato dopo l'attacco a Treviso fu esposto al pubblico.421 persone acquistò il biglietto. Una folla di 19. L'ingresso si pagava 20 centesimi più 5 per il «dépliant» illustrativo. SFEI. L'incasso fu di 4278.30 lire di allora devoluti a scopi filantropici. L’idrovolante «L47» ammarato a Grado dopo l'incursione sulla città di Treviso. . Furono vendute anche 200 cartoline offerte dal fotografo Ferretto e 4000 illustrazioni dell’idrovolante.

uno dei velivoli aggressori venne danneggiato dall'improvvisato fuoco contraereo e fu costretto ad ammarare a Grado. il giorno successivo avrebbe dovuto presentarsi in caserma per iniziare il servizio militare. Alle 23 gli aerei austriaci giungevano su Treviso. contrasta con scarso successo dai fucilieri dell'esercito che nel frattempo si erano appostati nelle strade e sui tetti. L'aereo fu catturato integro. Il velivolo fu esposto al teatro sociale Eden per iniziativa del Comitato di Assistenza. Una folla enorme si recò a vedere quello che all'epoca appariva uno straordinario esempio della tecnologia moderna. La prima sorprese la città alle 23 e la popolazione riuscì a guadagnare i rifugi quando ormai una bomba era già caduta su piazza Palestro. Il Comando supremo asburgico. Al teatro si accedeva acquistando un biglietto e al termine dell'esposizione risultarono staccati ben 19. i velivoli si allontanarono dalla città. Si trattava del bassanese Pietro Gioali che. L'allarme cessò verso le cinque del mattino: in tutto vi furono nove morti e una trentina di feriti. Era la prima volta che il capoluogo della Marca subiva un'incursione aerea. furono sganciate altre sette bombe che uccisero quattro persone. Il 10 giugno aveva infatti preso parte ad un'azione lungo il corso del fiume Pò. stanti le migliaia di convogli che vi transitavano. Si trattava del Lohner L47 che nel corso del 1915 si era già distinto in altre missioni di attacco al nostro territorio. L'attacco si svolse in due ondate. Nel corso del secondo attacco Treviso fu colpita da altre sei bombe. Ad essa seguirono rappresaglie italiane che innescarono nuove ritorsioni austriache. due formazioni di idrovolanti attaccarono Portogruaro e Motta di Livenza che fu colpita alle 21 da cinque velivoli. centrando la trattoria «Alle Beccherie» e uccidendo la prima vittima civile. e con il proposito di tagliare le linee rifornimento italiane che alimentavano il fronte. Nella notte tra il 17 e il 18 aprile. La seconda incursione ebbe inizio alle due mezza. Nonostante la reazione italiana all'incursione fosse stata quasi inconsistente. Nei convulsi minuti che seguirono. quando undici velivoli attaccarono una centrale milanese. A mezzanotte meno un quarto. a destare maggiore impressione fu quella compiuta il 14 febbraio del 1916. ancora su suggerimento del proprio servizio informazioni. Inizialmente l'attenzione dei comandi della duplice monarchia si focalizzò sui depositi di munizioni e sulle centrali elettriche. il 7 luglio era stato fra gli aeromobili che avevano compiuto l'incursione su San Giorgio di Nogaro mentre il successivo 27 luglio aveva operato su Ancona. Erano questi ultimi a segnalare gli obiettivi sensibili. Le tipologia degli obiettivi da colpire venne in seguito mutata. facendo affluire truppe e materiali verso le zone di combattimento.421 tagliandi. Il prezzo era di 20 centesimi cui ne andavano aggiunti cinque per l'acquisto di un depliant informativo che descriveva le caratteristiche della macchina volante: «Ha 83 . Tra tutte le incursioni messe in atto per colpire tali bersagli.TREVISO Capitolo Quarto 17 aprile 1916: il bombardamento di Treviso e le conseguenze dell'attacco Le missioni austriache sull'Italia erano pianificate sulla base degli elementi acquisiti dall'Ufficio Informazioni che operava nel nostro paese con agenti infiltrati. ironia della sorte. Questo fece della stazione di Treviso un bersaglio fondamentale. concentrò la propria attenzione sui ponti e i nodi ferroviari.

1993. p. L'intera somma venne devoluta «a scopi filantropici».278 lire e 30 centesimi dell'epoca. Quella prima notte di attacchi destò grande impressione in città tanto che anche il vescovo Longhin inviò al Papa una missiva nella quale esprimeva tutta la sua preoccupazione per quanto accaduto. . Marsilio.e pesa. la D. La ricognizione austriaca inoltre. un Brandemburg abbattuto su Gallio. Anche la zona del comune di Ponzano fu candidata ad ospitare un campo di volo.. Il numero delle vittime civili fu per fortuna contenuto e si lamentarono solo 48 caduti e 68 feriti. All'attacco sul capoluogo della Marca e al pericolo di uno sfondamento sugli altipiani è quindi da collegare la decisione del comando supremo di dotare Treviso di un campo di aviazione che poi sarà operativo a giugno. compresi i proventi incassati con la vendita delle 200 cartoline offerte dal fotografo Ferretto e delle 4000 illustrazioni a stampa dell'apparecchio. in Storia di Treviso. Esistono infatti documenti indirizzati a tale amministrazione nei quali si precisano le condizioni di servitù e di liquidazione dei danni per le aree a tale scopo occupate. 16 bombe. Treviso città di retrovia. ha sei cilindri ed una potenza di 160 HP». Circa un anno prima. complice il fatto che la città era già stata largamente abbandonata dai suoi abitanti fin dal novembre del 1917. 2 bombe di tipo grande. 247 84 . L'attacco aereo austriaco alla città di Treviso avvenuto nella primavera del 1916 e la conseguente necessità di rendere al più presto operativa in zona una 82 Luigi Urettini.A. la città sarebbe stata oggetto di altri 27 bombardamenti con il lancio di 1526 bombe che rasero al suolo 50 edifici danneggiandone moltissimi altri. alla metà di giugno del 1915. L'età contemporanea. scegliendo il territorio tra il capoluogo e la frazione di Fanzolo. aveva fatto richiesta di impiantare una zona di atterraggio anche al comune di Vedelago. messo al completo quasi 17 quintali. A fine guerra infatti solo 300 stabili risultarono del tutto indenni.T. […] Il motore è quel complesso metallico luccicante che si vede al centro superiormente. 2 tipo medio. Gli intenti propagandistici e psicologici che l'aviazione austriaca si proponeva di conseguire con la sua incursione furono dunque raggiunti in pieno.M. nel giugno del 1918 confermò e segnalò sulle proprie carte un'area di atterraggio nell'area di Ponzano. Una richiesta per l'impianto di una superficie di atterraggio venne trasmessa anche al comune di Quinto a dimostrazione del fatto che all'inizio dell'ostilità più di un sito era stato identificato per questo fine in zona. a cura di Ernesto Brunetta. 7 di tipo piccolo. Venezia.vi si legge . aviosuperfici per gli atterraggi di emergenza furono effettivamente allestite a Ponzano e Vedelago oltre che a Spresiano. Nel corso del conflitto. venne elaborata la rotta aerea Torino-Pordenone per il trasferimento di apparecchi verso il fronte. Può portare oltre a 2 persone.82 Nel 1917 il teatro Eden fece da palcoscenico all'esposizione di un secondo velivolo austriaco. 5 bombe incendiarie. Quando poi. Le diverse aeree che fra il 1913 e il 1915 erano state ritenute idonee ad ospitare campi di volo avrebbero forse formato una rete di piste da usare in caso di emergenza durante le operazioni dei reparti sul fronte. vol IV. nel 1917. (Direzione Tecnica dell'Aviazione Militare). L'esposizione del Lohner catturato fruttò 4.un'apertura alare di metri 17.

avrebbero potuto . Anno XXI.84 Il susseguirsi di queste decisioni venne poi riassunto dal Corpo Aeronautico in una relazione del successivo 27 giugno. In un rapporto del 5 giugno 1916 veniva evidenziato come tali «campi . e quella di Istrana. Come nacque un campo d'aviazione che doveva diventare una grande base. viveri. in caso di ripiegamento.servire come stabilimenti di prima linea per aeroplani e. I velivoli operativi dalla nuova base. il capitano Attilio Ranza fu a Vedelago per verificare alcuni siti segnalati allo scopo.adibirli a deposito munizioni. Pelagio prossima a Padova. appunto. A seguito di quell'incursione fu deciso di proteggere il capoluogo della Marca con una squadriglia da difesa che avrebbe dovuto fare base su un nuovo campo da realizzarsi nei dintorni della città. .ISTRANA squadriglia destinata a proteggere la città fece probabilmente cadere la scelta proprio su uno di quei siti. ad Istrana alle porte di Treviso. Presso gli austriaci esso era noto come campo di Trevignano in quanto era stato realizzato sul confine con questo comune. in Corriere Militare.state prescelte le località di S. L'area su cui realizzare la base venne decisa ai primi di giugno 83 In forza al Comando Supremo. Per la realizzazione di questa struttura. La costruzione del campo di San Pelagio venne però sospesa mentre al contrario. nella zona a nord di Istrana e a est di Vedelago. sostituita poi dalla 78° e quindi dalla 79°. ricovero truppe. proponeva di costruire un campo di seconda linea nella zona di Rovigo. anche ipotizzato di trasferire nel rodigino hangar originariamente destinati ad Arcade e ad Udine.sarebbe stato possibile . 11. Il 21 giugno del 1915. Il primo reparto ad operarvi fu la 77° Squadriglia. Ancora alla fine di maggio del 1916 infatti. ecc». Tradurre in pratica questo intendimento non fu però semplice. avrebbero agito sia sul fronte degli altipiani sia sui cieli di Treviso. p. Il progetto del campo di Rovigo venne però ben presto abbandonato e sostituito con quello di due piste di atterraggio a San Pelagio nel padovano e. il colonnello Antonio Buffa di Perrero83 aveva. nella quale si puntualizzava che «abbandonata la primitiva idea di campi in zona molto arretrata. 85 . ospedale da campo. che era alla dirette dipendenze del Comando Supremo. a nord della stazione omonima lungo la via Postumia»85. 31/1/66. Sul campo di Istrana fecero base fino alla rotta di Caporetto. . per provvedere alla difesa della città che era diventata obiettivo di incursioni Austriache. solo squadriglie da caccia. quello di Istrana. l'Ufficio servizi aeronautici del Comando Supremo. in un primo tempo. La nascita del campo di Istrana è dunque direttamente collegata al primo bombardamento aereo subito dalla città di Treviso nella notte del 18 aprile 1916. 1-2. Si decise poi di acquistarne dieci di nuovi commissionandoli ad un'azienda di Sestri Levante. Il campo di Istrana Il campo di Istrana della prima guerra mondiale non corrisponde a quello attuale. n. 85 Ibidem. il Battaglione Aviatori aveva ricercato in quest'area terreni da trasformare in campi di volo fin dal 1913. Come già riferito. p 46.erano . fu posto in condizione di operare già alla fine di giugno. 84 Luigi Straulino.

86 .

.ISTRANA Mappa del campo di Istrana.

Il campo di Istrana. permeabile all'acqua. compresi i pavimenti. Il costo totale per la realizzazione del campo aveva raggiunto le 142. Le strutture erano completate dal corpo di guardia con l'annesso deposito carburanti.8. fu inserito nella 86 Luigi Straulino.9 sul lato sud del campo. La struttura era prefabbricata con pareti sia in muratura che in legno. cit. granoturco e prato. Vi era poi. mentre la costruzione della casermetta era costata 22.dell'anno successivo..53 metri di larghezza. Era stata inoltre realizzata una tettoia chiusa a cinque elementi per il ricovero di aerei (rif. 86). con il pavimento in catrame spalmato e con portoni scorrevoli sempre in legno.688 lire. Il campo. della misura di 18.8). Infine numerosi baraccamenti furono approntati fra gli hangar ed altre infrastrutture costruite attorno a casa Quaglia.700 lire e quella del corpo di guardia 3. tale che lo spazio fra le strutture potesse agevolmente venire ricoperto per installare un quarto hangar. è datata 25 luglio 1916. è stato falciato il frumento. estirpato il granoturco ed assodato il terreno…». planimetria a pag.000 lire.2 metri di lunghezza e 25. (rif. Due accoppiati di tipo Centocelle (rif. coltivata a frumento. sempre in legno. su di una superficie rettangolare che aveva il lato maggiore di 620 metri e quello minore di 480.10. destinato all'alloggiamento della truppa. Da essa si apprende che per lo spianamento del terreno erano state impiegate 10. essa si presentava così: «[…] trovasi in zona poco alberata a nord della strada Postumia. costruiti interamente in legno. che può essere considerato un tipico esempio di struttura aeroportuale dell'epoca.86 In questa prima segnalazione che descriveva le carat- teristiche del luogo.1 metri. 86) e di uffici di compagnia. op.406 lire.. un terzo hangar (rif. 7. Era stato inoltre acquistato legname per 20. planimetria a pag.. 338). Come nacque un campo d'aviazione. Vi erano poi gli hangar per i velivoli. 88 .15. La prova delle armi di bordo aveva reso inoltre necessaria la realizzazione di due parapalle che si trovavano nel lato sud dell'aeroporto (rif. planimetria a pag. erano contenute anche le specifiche richieste per il campo e una sommaria descrizione delle attrezzature che esso avrebbe dovuto ospitare. ). una costruzione di forma quadrata alta quattro metri e con un lato di 7 m. in località asciutta. a partire dal 1917.9 a sud del rif. alla prevista distanza di 18. planimetria a pag.2 metri. Allo scopo di rendere subito il campo atto a ricevere apparecchi. Erano realizzati con ritti in legno e capriate. Stando ai rapporti. Una puntuale descrizione dei lavori svolti e delle spese sostenute.000 lire erano infine state sborsate per la costruzione delle cucine e di altre opere minori.625 lire ed eseguiti lavori di messa in opera per complessive 68.000 lire di allora. dello stesso tipo e dimensioni dei due precedenti ma edificato più a sud. La base era collocata a sud dei «Pilastroni» della villa Onigo di Trevignano e si estendeva fino quasi alla Postumia Romana occupando circa 60 campi trevigiani. e 75 cm. era provvisto di una baracca Ufficiali (rif. 86). Oltre 3. che misuravano 36. come previsto.

ISTRANA Campo di Istrana con ospiti i «Nieuport» dell’80a squadriglia. Vista aerea del settore operativo del campo. Foto riferimento bibliografico 72. Archivio Ballista. 89 .

due sfere nere con un guidone tricolore. Archivio Ballista. l’aereo è quello di Fornagiari su cui spicca l'insegna . Archivio Ballista.Meccanici e personale con il sergente pilota Teresio della 78a Squadriglia. Brenta e Magistrini sul piazzale davanti agli hangar. 1916: Fornagiari. .

86) che veniva utilizzato come alloggiamento per la truppa e la baracca degli ufficiali (rif. 5 (vedi pag. 91 . furono mimetizzati con motivi diversi (Rif. L'esistenza di questo aeroporto era ben nota agli austriaci com'è testimoniato dai pesanti bombardamenti di cui fu oggetto a partire dal grande scontro del 26 dicembre 1917. planimetria pag. attacchi. 86). 85). planimetria di pag. i cieli della Marca. 86). direttamente dalle zone di produzione. 85) e casa Danieli.ISTRANA rotta Torino . 8. più precisamente. sempre più probabili. In breve tempo tutte le costruzioni furono mimetizzate e stando a quanto riferiscono le testimonianze raccolte in loco. alcune baracche per l'alloggiamento del personale (rif.Pordenone. 10. sulla prima pagina della Domenica del Corriere. La «battaglia di Istrana» vide affrontarsi decine di velivoli italiani e tedeschi e l'eco di quell'episodio fu tale da fargli conquistare un'illustrazione di Achille Beltrame. nella notte.Luca) e Quinto. 5 e 17. onore che spettava solo agli avvenimenti di assoluto rilievo. Tra gennaio e febbraio del 1918 le operazioni di spostamento dei mezzi ebbero inizio. Andarono distrutti l'hangar (rif. verso i nuovi campi all'uopo realizzati. Nel successivo mese di aprile l'intero campo sembrò in procinto di essere trasferito a sud della Postumia Romana e. planimetria a pag. L'incursione dei velivoli con la croce di ferro causò sensibili danni alle strutture del campo. fecero da sfondo al più importante combattimento aereo dell'intero conflitto sul fronte italiano. presso Paese (S. planimetria a pag. risultavano più evidenti. La complessa serie di mascheramenti che vennero posti in atto sembra avere effettivamente dato i frutti sperati. Su Istrana operarono anche reparti inglesi e squadriglie italiane da ricognizione che occuparono l'hangar segnalato in planimetria con il rif. venne iniziata la costruzione di nuove strutture che fra la popolazione che viveva intorno al campo erano note come «hangar finti». Divenne allora chiara la necessità di decentrare gli aerei su piste secondarie per renderli meno vulnerabili a futuri. In quell'occasione. Verso la fine del mese gli hangar della «vecchia» base. Appare lecito ipotizzare che questi lavori debbano avere in qualche modo tratto in inganno la ricognizione austrotedesca poiché i bombardieri germanici diminuirono la frequenza dei loro attacchi su ciò che restava del campo originale per andare a concentrarsi sulle infrastrutture in corso di realizzazione a sud della Postumia Romana che. non riesce infatti più a dare una chiara collocazione al campo di Istrana il cui posizionamento in precedenza era perfettamente noto. Vennero iniziati i lavori per la costruzione delle necessarie fondazioni. La carta della zona che fu compilata dalla ricognizione austriaca a seguito della missione 33/998 del 26 agosto 1918. che veniva impiegata per trasferire al fronte. i nuovi velivoli. 6. sui terreni ad est della Casa Rossi.

Un ricognitore Raf «Re8» inglese a Istrana. Archivio Ballista. sul retro dei due hangar «Centocelle». Archivio Ballista. .Piloti di ricognitori «SAML» a Istrana.

Poteva contare su biposto Nieuport 10 (con 18 metri quadri di superficie alare) ed era al comando del capitano Pier Ruggiero Piccio. La contraerea riuscì a tenere lontano gli aggressori. il successivo 21 agosto. Subì infatti due incursioni aeree che fecero piovere sulla città altre 37 bombe. Mario De Bernardi. quando un altro bombardiere. venne schierata sul campo trevigiano il 18 giugno 1916 alle dipendenze del comando supremo. Faranno inoltre parte della 75a Squadriglia anche il tenente Giovanni De Briganti (in seguito famoso collaudatore). nata a Pordenone (Comina) il 31 maggio 1916. 16 maggio. dopo i 5 Nieuport 11 iniziali. I velivoli attaccanti furono costretti a rientrare con alcune bombe ancora a bordo. l'asso Guido Nardini che farà parte della 78a e. che sarà alla 76a presso Istrana. che poi ritroveremo in altre formazioni: Alessandro Buzio. lasciò cadere un singolo ordigno che causò un'altra vittima. Il mese seguente essa iniziò le operazioni. Natale Palli che si metterà in luce alla 48a presso Belluno e ospiterà poi sul suo aereo D'Annunzio per il volo su Vienna. transitando sopra il paese alle porte di Treviso. che con 24 vittorie diventerà uno dei maggiori assi dell'aviazione militare italiana durante il primo con- 93 . della 91a e il capitano Mario Gordesco poi comandante della 77a a Marcon. Dopo Mario Gordesco il reparto avrà alla sua direzione Antonio Bosio che a San Luca sarà il primo comandante del XXIII° gruppo. In giugno. Vi presteranno servizio ottimi piloti. Nel 1917 poi. Questa volta i bombardieri con la croce di ferro lasciarono cadere su di essa ben 105 ordigni. per caso. Il 15 Maggio 1916. Con l'entrata in funzione della base di Istrana a poca distanza dal capoluogo della Marca. Il successivo 26 luglio la città venne di nuovo e ancor più pesantemente attaccata. a seguito della riorganizzazione del corpo aereo. venne costituita la 75a Squadriglia equipaggiata con i Nieuport 11. il capoluogo della Marca visse un'altra giornata di paura. Ciò fu dovuto al fatto che la formazione passò dai Niuport 10 ai Niuport 11 e nel successivo ottobre ai Niuport 17. ed infine il valoroso Bartolomeo Arrigoni. un bombardiere lanciò l'ordigno rimasto e uccise una persona. la squadriglia francese che faceva base presso il forte di San Nicolò al Lido di Venezia fu rinominata da N92 in N392. in seguito. stava sostando anche il Treno Reale. La 75a Squadriglia. la prima unità presente sul nuovo campo fu la 77a squadriglia che.1916 1916 -1917 Il 1 maggio 1916 presso la base di Verona–Tombette. avrà anche 2 SVA e 2 vecchi Farman per la difesa notturna di Verona. Sorvolando Roncade. effettuato dalla 87a. sostituirà i vecchi Niuport 11 con i Niuport 17 ricevendo quindi in dotazione anche qualche Niuport 27. in forza alla 91a di Quinto (dopo essere stato collaudatore alla Pomilio). un bombardamento colpì la stazione di Mestre dove. I Francesi avevano infatti un sistema di numerazione delle squadriglie che dipendeva dal tipo di aereo in dotazione e imponeva la rinomina ad ogni cambio di mezzi. Il caso si ripeté identico tre mesi dopo. Il giorno dopo.

SOP206 e 214. A partire da marzo alcuni reparti francesi torneranno oltralpe. Scopo della missione era quello di intercettare un Brandemburg (Albatros) C-I 26. tra il torrente Colmeda e il Rio Ligont. Vi si accede dal lato destro della strada che porta a Vallà. Esso diverrà poi sede della sfortunata 113a Squadriglia e di una sezione delle squadriglie 48a e 87 www. presso il quale si insedia la 43a Squadriglia Farman. 27a e 48a con gli indistruttibili Caudron. 33a. la 43a Squadriglia Farman venne spostata sul nuovo campo di Feltre. ospiterà anche le squadriglie 35a. seguita poi dalla 46a.Pordenone per la consegna velivoli al fronte. vollero premiare l'impresa dei nostri tre piloti ed offrirono loro 1750 lire a testa. Non appena la 77a Squadriglia divenne operativa ad Istrana. Frattanto nel mese di maggio era entrato in funzione il campo di Nove di Bassano. BR221. La base di Castello di Godego farà parte del complesso dei campi di fortuna previsti nella rotta aerea Torino . (Mappa a pagina 95). i tenenti Carlo Savio e Giovanni Fasoli. Il 27 giugno 1916 da Tombette (Verona) decollarono 3 Nieuport 11 della 75a squadriglia con a bordo i piloti De Bernardi. AR254. Cardini e Consonni però nobilmente rifiutarono per donare la cifra al fondo mutilati di guerra. Nel giugno del 1916 è operativo anche il campo di Castello di Godego.flitto. Fu sede delle squadriglie 46a Farman e 49a Caudron per l'artiglieria e delle squadriglie 26a. i sergenti Giuseppe Tesei.free. 115a e 139a da ricognizione. nonché della 79a squadriglia da caccia. (Mappa a pagina 95). Il velivolo avversario fu poi attaccato anche dagli altri due aviatori e dovette atterrare ad Arpignano. che già avevano sperimentato gli attacchi dell'aviazione avversaria. La sua posizione è a poco più di un chilometro ad est del centro abitato. Piccio nel 1918 sarà anche nominato comandante della Massa da Caccia. Il campo fu realizzato a nord della città. Nel mese di luglio del 1916.fr 94 . Nei primi mesi del 1918. Cardini e Consonni. che fu costretto da De Bernardi a scendere di quota.87 Con il loro ausilio i transalpini colmeranno i vuoti di uomini e mezzi accusati dall'aviazione italiana a causa delle perdite subite.albindenis. ma resteranno le squadriglie AR22 e AR254. La base era situata lungo la riva destra del Brenta all'altezza dell'attuale ponte per Cartigliano. Anche questo aeroporto venne allestito per supportare il settore degli altipiani particolarmente colpito in primavera. Gli abitanti della città di Verona. Oltre alla 43a. nell'area dove ora sorge l'ospedale. I suoi piloti riuscirono però ad incendiarlo prima di essere catturati dai tre italiani frattanto accorsi sul posto. Durante il mese di luglio il reparto effettuò 22 azioni. Domenico Piaggio e Cosimo Rizzotto (destinato anch'esso a diventare un asso) e il caporale Giovanni Bozzetto.11. subito cambiò i vecchi Nieuport 10 con i più veloci Nieuport 11. Tra i primi piloti a prestare servizio ad Istrana ci furono il sottotenente Ferruccio Ranza (anch'egli futuro asso). De Bernardi. il campo sarà assegnato ai francesi che vi opereranno con varie formazioni: AR22.

1916 La posizione del campo di Nove. La posizione del campo di Castello di Godego. La posizione del campo di Feltre. .

Archivio Gentilli.Il «SAML» di Reboa della 115a squadriglia a Istrana. Schieramento di Camels inglesi sul lato est del campo di Istrana. .

L'apparecchio. Nel gennaio 1918 passò alla 91a Squadriglia a Padova. realizzando nel 1941 il primo volo Milano-Roma con questo tipo di velivolo. Volontario telegrafista nella Guerra di Libia. Stoppani seguì tutto lo sviluppo dell'aereo nelle varie versioni. Le difficoltà di riconversione della «Breda» e gli interessi dell'industria aeronautica americana ne affondarono il progetto. la famosa gara di velocità per idrovolanti su circuito chiuso. 8D. 16K. quando passò alla direzione di una scuola di volo che guidò per tre anni. e dopo la fine della guerra. 14D. Il 16 febbraio del 1919 partecipò ad una cerimonia in memoria di Francesco Baracca a Centocelle. non arrivò mai ad essere prodotto in serie. si disputava a Venezia. un buon apparecchio anfibio. 97 . Arrivò a Quinto in marzo. La «Breda Aeronautica» chiuse i battenti e Stoppani passò prima alla «Nardi» dove a 57 anni collaudò il «FN333». 39P e sede della 60J di Linke Crawford. Di umili origini si arruolò volontario direttamente nel «Battaglione Aviatori» e dopo un periodo alla «3a Squadriglia» con i mediocri «Macchi Parasol». passò alla caccia. Dopo la rotta di Caporetto sarà invece un'importante base dell'aviazione austriaca con le Flik 2D. e poi alla «SIAI Marchetti» dove curò i voli di prova dei «C47» ricondizionati per le linee aeree che stavano allora nascendo. che stava realizzando nuovi stabilimenti aeronautici a Monfalcone. Riuscì fortunosamente a ritornare a Quinto. Il 22 maggio compì il primo viaggio Torino-Roma senza scalo per il trasporto Posta. asso nato a Lovere (BG) nel 1895. e nella fase finale del conflitto ebbe tre vittorie. Per la «Caproni». compiendo dimostrazioni in tutta Europa sino al 1922.. con la prestigiosa 76a a Santa Maria la Longa. Finita la guerra continuò l'attività con l'azienda ligure. Lavorò poi con l'«Ambrosini» di Passignano sul Trasimeno e quindi con la «Società Italiana Servizi Aerei» (SISA) dei Cosulich di Trieste. Poi nell'aprile del 1917 fu collaudatore alla Pomilio. due collaudatori e due primatisti degli anni '30. Nel marzo del 1916 era alla 75a Squadriglia a Verona dove abbatté un aereo. collaborando con le industrie italiane e progettando un piccolo aereo popolare «l'Aeroscooter» che fu la sua ultima passione e su cui morì nel 1959. fu ammesso alla scuola di volo di Aviano all'inizio del 1914. Rientrò a Quinto dopo la convalescenza. Nel 1926 a Norfolk vinse la «Coppa Schneider».1916 115a. silenziosamente. dopo aver atterrato e spento il motore. Con il progettista Filippo Zappata nel secondo dopoguerra passò alla «Breda» che cercava di mantenere in attività i propri cantieri aeronautici. Il 13 settembre 1959 fece l'ultimo volo e il 20 morì improvvisamente. Purtroppo li accomuna anche l'anno in cui vennero a mancare: il 1959. Quì collaudò e portò per il mondo i famosi aerei «CANT» conquistando anche vari primati. Nell'aprile del 1921 fu trasferito al campo sperimentale di Montecelio dove rimase fino al 1926 e dove realizzò il primato di velocità su base triangolare. Fu costretto al ritiro a causa di un guasto quando stava per passare in testa. ai comandi di un «Macchi 39». Abitualmente si dice non lo portasse per ragioni scaramantiche. dimostrando le capacità del mezzo con lunghi voli fino ad Udine ed a Roma. In quei giorni partecipò ad una azione sul campo della Comina distruggendo 5 aerei al suolo. di divulgazione aeronautica e creativa. Ottenne la sua prima vittoria nel luglio del 1916 e alla fine di quell'anno aveva già raggiunto il rango di «asso» portando a sei i suoi successi in combattimento. I due Mario: De Bernardi e Stoppani Questi due grandi piloti non hanno in comune soltanto il nome. realizzò i comandi riuniti su un «Ca 97» e ne continuò la presentazione e i collaudi fino al 1939. per il quale erano già giunti ordini anche dall'estero. Durante una di queste ebbe una collisione in volo con il pilota collaudatore Lovadina e si salvò lanciandosi con il paracadute che aveva indossato per la prima volta. Nel febbraio 1917 fu inviato all'«Ansaldo» presso il campo di Borzoli (GE) per collaudare un nuovo caccia progettato dalla DTAM. Il soldato Luigi Pilone scrisse una poesia su di lui definendolo «Audace clown dell'aria». De Bernardi continuò l'attività sportiva. Nel 1928 da Tenente Colonnello della riserva fondò la «SITAR» (Società Incremento Turistico Aereo Roma) per la diffusione del turismo aereo e partecipò a varie manifestazioni acrobatiche. Mentre compiva un'evoluzione precipitò su un altro aereo fermo sulla pista rimanendo ferito. quando si occupò del primo aereo a reazione italiano il Caproni-Campini. organizzata dall'Italia in quanto nazione detentrice. Mario Stoppani. collaudando il più grande aereo di quel periodo il BZ308. Nel 1931 vinse il trofeo di acrobazia a Cleveland. Passata la bufera dell'8 settembre.. l'asso austroungarico soprannominato il «Falco di Feltre». La sera del 31 ottobre fu colpito e costretto a prendere terra. Mario de Bernardi era nato nel 1893 in provincia di Potenza da una famiglia benestante piemontese. A Feltre faranno base anche la Scuola per Aviatori d'Artiglieria Austriaca e la FliegerAbteilung (FA) 39 Tedesca. un moderno velivolo da trasporto intercontinentale che avrebbe potuto rappresentare il futuro dell'aviazione. sempre nel 1931. Entrambi furono due cacciatori. L'anno seguente riconquistò il primato di velocità con il «Macchi 52» ma mancò la coppa che.

Jean Roulier che perse la vita in quell'azione. Gottfried Freiherr von Banfield. Alla cloche di uno degli aerei colpiti era il comandante della squadriglia. una grossa formazione di 24 Caproni partiti da Aviano e Pordenone.A. Il pilota austriaco di origine scozzese attaccò due velivoli francesi F. Tre giorni dopo vi fu la ritorsione austriaca. decollarono da Venezia facendo rotta verso Trieste con obiettivo l'idroscalo del capoluogo giuliano.Il 27 Luglio 1916 Ranza e Savio decollati da Istrana abbatterono un Albatross vicino a Marter Valsugana. Tutti riportarono danni a causa del fuoco contraereo. Lo stesso giorno 18 bombardieri Caproni Ca3 attaccarono le stazioni di Prevacina e di Dornberg nell'attuale Slovenia. con la scorta di alcuni idrovolanti. Dopo la disfatta di Caporetto. Il posto della 77a a Istrana fu preso dai piloti della 78a squadriglia che giunsero presso l'aviosuperficie trevigiana il 3 settembre. In precedenza avevano fatto base alla Comina ed erano equipaggiati con sette Nieuport Ni11 e un Nieuport 10. vicino ad Aquileia. probabilmente colpendo l'osservatore austriaco a cui scivolò la macchina fotografica e le carte che caddero in territorio italiano. scortati da 4 caccia transalpini. che proprio a Trieste era di base. Gli aviatori avversari Alois Jezek e Georg Kenzian Edler Von Kenzianhausen furono feriti. gli apparecchi austriaci tornarono a colpire installazioni militari italiane attaccando l'idroscalo dell'isola di Gorgo a Grado e la stazione dirigibili di Campalto dove venne distrutta l'aviorimessa con l'aeronave P4 che si trovava ricoverata al suo interno. dove con le sue azioni acquisirà grande notorietà. La formazione cominciò ad operare il 9 settembre e agli inzi del 1917 il numero dei velivoli di cui 98 . che a bordo del suo idrovolante Lohner L16 abbatté ben 4 dei nostri velivoli. Il 12 agosto quindi. Gli esisti furono disastrosi: 13 vagoni distrutti da continue esplosioni durate per ben tre ore e che fecero danni anche nell'area circostante. con un raid sulla stazione di Bassano. attacco avversario su Venezia. Venne affondato il sommergibile inglese B10 e le bombe austriache danneggiarono un cotonificio e provocarono numerosi incendi con danni al patrimonio artistico. I caccia asburgici si levarono naturalmente in volo per intercettare i velivoli italiani. Il 16 Agosto 1916 la 77a Squadriglia lasciò il campo di Istrana trasferendosi su quello di Cascina Farello. Venne centrato un convoglio che trasportava munizioni. Il successivo 9 agosto la guerra aerea proseguì con un nuovo. La reazione alleata non si fece attendere. abbattendoli entrambi. Il giorno di Ferragosto 6 idrovolanti italiani e 2 francesi. Fra le sue file e in quelle della gemella 80a Squadriglia presteranno servizio nomi di primo piano delle nostre forze aeree. fu inviata su Fiume ad attaccare una fabbrica di siluri.B. Il numero delle vittime fu per fortuna limitato e si registrarono un solo morto e alcuni feriti. Era con loro anche uno degli assi delle forze aeree imperiali. Il primo agosto 1916. Passò alle dipendenze della 3a Armata sul basso Isonzo. Inoltre in zona operava il Banfield. violento. la formazione verrà trasferita a Marcon.

Archivio Ballista. Archivio Ballista. probabilmente alla casa Danieli.1916 Personale di squadriglie da ricognizione di Istrana. . Piloti di ricognitori sulla parte del campo di Fossalunga.

. Archivio Costa. SFEI. Ranza su uno SPAD VII.Il «Brandemburg 68-25» abbattuto da Stoppani il 31 ottobre 1916. come insegna aveva una civetta che poi cambiò con la scala in ricordo dell’amico Sabelli caduto.

Disponeva di Nieuport 11 da 80 hp ed era agli ordini di Francesco Chimirri. dodici idrovolanti italiani colpirono Parenzo con successo. I velivoli erano scortati da quattro Nieuport francesi partiti dalla base del Lido di Venezia con ai comandi i piloti Chambarière.1916 potrà disporre salirà a 13. persero la vita 15 francesi e 3 italiani oltre a 17 feriti. La neonata formazione venne assegnata alla 2a Armata per operare sugli Altipiani. Per un paio di mesi sembrò che le nazioni belligeranti venissero a più miti consigli. Si chiese a gran voce di impedire che gli inermi potessero rimanere ancora vittime di simili massacri. Fu una strage di civili che ebbe enorme eco sulla stampa italiana e straniera. Giovanni Nicelli e Antonio Reali e il soldato Vittorio Melloni. Bignon. Giacomo Brenta e Francesco di Rudinì (sottotenenti). a meno che queste non fossero giustificate da motivi particolari. che si era levato in volo nel tentativo di sbarrare il passo ai velivoli incursori fu abbattuto da Chambarie. Quei pochi ordigni si rivelarono però sufficienti a provocare ben 93 morti e 20 feriti. Il Papa invitò anche l'Italia a fare altrettanto. appena costituitasi ad Arcade. Alla sua guida era stato nominato il capitano Domenico Bolognesi che poteva fare affidamento sui piloti Bortolo Costantini (tenente originario di Vittorio Veneto). Trouvé e Garros. il maresciallo Giovanni Attili. una bomba cadde dall’FBA n321 francese. I piloti ebbero modo di scontrarsi con gli austriaci in diverse occasioni mettendo sempre in fuga l'avversario. i caporali Marziale Cerutti.albindenis. Antonio Chiri e Teresio Marcellino e sui caporali Augusto Vola e Cesare Magistrini. il sottotenente Alberto Moresco. Purtroppo fu subito smentito dalla Marina che proprio in quei giorni attaccò Trieste. Questa volta l'obiettivo degli aerei asburgici fu Padova. Tra settembre e la fine dell'anno il reparto effettuò numerose missioni di pattugliamento e di scorta ai bombardieri. In queste operazioni Francesco di Rudinì si distinse in modo particolare tanto da meritarsi una medaglia di bronzo. provocando sdegno unanime presso ambo le parti. Attilio Imolesi. In particolare l'8 dicembre il nuovo imperatore Carlo I ordinò la sospensione di questo tipo azioni contro gli obiettivi civili.Andrea (VE). Le azioni contro gli obiettivi civili ripresero esattamente come prima della strage di Padova. Il 13 Gennaio 1917 alla 78a Squadriglia di Istrana fu affiancata la 79a di nuova formazione. Non si trattò di un attacco particolarmente pesante o violento perché sulla città del Santo caddero solo 12 bombe. Il 13 settembre 1916.free. Il 31 ottobre un grave incidente colpiva la base idrovolanti di S. 88 www. Anche questa squadriglia si trovava alle dirette dipendenze del Comando Supremo.88 L'11 novembre 1916 fu uno dei giorni più neri dell'intera guerra aerea sui cieli del Veneto. Il 28 marzo del 1917 il capo del governo italiano Paolo Boselli decise per la soluzione pacifista. Nel gennaio 1917 della formazione entrò a far parte anche Guido Nardini. Si verificò infatti il più tragico bombardamento che abbia colpito una città italiana durante la Grande Guerra. Oltre al comandante vi prestavano servizio altri 9 piloti: i tenenti Cesare Bertoletti e Umberto Mazzini.fr 101 . Un idrovolante austriaco il K163. sui sergenti Vittorio Aquilino.

Roncade. La comandava Paolo Avogadro che aveva alle sue dipendenze personale dell'Esercito e della Marina. Una comunita in cammino di fede e di umana convivenza. Cadeva in quel di Sala.89 Tra il marzo e l'aprile del 1917 le forze aeree italiane affrontarono un nuovo riordino: furono costituiti i comandi d'aviazione a livello d'Armata. E' il Parroco di Fossalunga col capitano aviatore Bolognesi (comandante la squadriglia). Il cappellano andò in curia a prendere consiglio perché si dubitava che il morto fosse della setta valdese. Le sue insegne erano delle strisce nere sulle code degli FBA che la equipaggiavno.. Ad un'ora di notte un automobile si ferma dinanzi la mia porta ''Arciprete. ecc. di là Vedelago e il morto è in comune di Istrana. 89 Luigi Belvini. Ma di qua è Istrana. come qualche tempo più tardi si seppe infatti che lo era. A perdere la vita in un tragico incidente fu il sergente Augusto Vola che morì per la rottura delle ali del suo Nieuport. nonché un sottotenente aviatore. Vengo giù. Il funerale (bando grasso o magro) in territorio di dovere». Le squadriglie 78a e 79a furono inquadrate nel X° Gruppo ed ognuna di esse distaccò una sezione in Friuli per le operazioni sull'Isonzo.. Venne inoltre soppressa l'aviazione per l'artiglieria. con elementi provenienti dalla 2a della Stazione Idrovolanti di Venezia. arciprete!'' Caccio fuori la testa dal balcone della mia stanza..Il 22 Gennaio 1917 cadde uno dei piloti di Istrana in forza alla 78a squadriglia. ma rispettiamo i diritti. Siamo sulla linea di divisione.. 1998 102 . Si fece sotto l'imperversare della neve una vera tormenta. Ma che avvenne? Per trasportarlo a Fossalunga ci voleva il permesso prefettizio giacché si passa da un comune all'altro.. si pensò che dovesse essere seppellito a Fossalunga con relativo funerale colà. nome che riecheggiava le antiche gesta di Giovanni de' Medici e della sua compagnia di ventura toscana. Dunque domani qui si farà il funerale perché. Don Antonio Meggetto. Divenne per questo nota come la «squadriglia delle bande nere». Se volevano il morto glielo avrei dato gratis. E la fossa di Fossalunga? Sarebbe stato bene che quei di Fossalunga avessero seppellito il loro orgoglio. parroco del paese di Pezzan. Ai loro ordini. si cavò la fossa. tutto sotto la Parrocchia di Pezzan (60 campi). mentre le squadriglie fotografiche passarono alle dipendenze del Comando Supremo. Alla nuova formazione fu affidato il compito di difendere la città. Siccome gli aviatori frequentano Fossalunga e specie la casa canonica. Pezzan d'Istrana. Non si curarono di Pezzan come non fosse esistito. Il Prefetto risponde: sia seppellito a Pezzan dove si trova. frazione di Istrana così annotò sul proprio diario: «Il 22 Gennaio cadeva col suo apparecchio e rimaneva sfracellato l'aviatore Augusto Vola di Torino.. La 79a inoltre fu chiamata a distaccarne un'altra (la III°) a Padova per la difesa della città. ma tosto fu portato al campo d'aviazione. ma lo trovarono poi tra le tenebre della notte. Grafiche Dipro. Intanto a Fossalunga si suonarono i segni da morto. In aprile all'idroscalo di Sant'Andrea venne formata la 252a Squadriglia.

dalla città Friulana nelle belle giornate si poteva vedere Trieste ed i suoi idrovolanti in volo. . Archivio Costa. Foto da riferimento bibliografico 17. La base dirigibili di Campalto fu attaccata il 12 agosto del 1916.1917 L’idroscalo sull’isola di Gorgo a Grado.

.A sinistra: Giovanni Riva davanti al suo caccia (Archivio Ballista). Archivio Ballista. Piloti della 78a e 79a squadriglia a Istrana. A destra: il comandante della 79a Squadriglia il capitano Francesco Chimirri (Archivio Ballista).

Quattro erano FBA decollati da Sant'Andrea. Nel frattempo. Nel frattempo si era scatenato un nubifragio. mentre Viner che era stato a sua volta colpito dal fuoco dei velivoli incursori. in zona fecero la loro comparsa due unità navali dell'aquila bicipite. Toccò l'acqua presso la foce del Piave. qualcun altro aveva deciso di tentare il recupero dell'idro austriaco. Altri 4 FBA erano invece partiti da Grado mente gli ultimi 4 velivoli modello Nieuport 17 si erano alzati da San Nicolò. Purtroppo per loro si trattava di un'unità austriaca che li prese prigionieri. Facendo fuoco da lontano il pilota italiano Giulio Viner riuscì a centrare l'idrovolante austriaco il K192. L'arma del primo si inceppò subito mentre il mitragliere del secondo. con le mani ormai quasi congelate. L'aeroporto era situato a ovest della rotabile che porta dal paese omonimo a Nove di Bassano. all'al- 105 . Gli italiani e gli austriaci a questo punto erano tutti e quattro in acqua a qualche centinaio di metri di distanza gli uni dagli altri. tutte con compiti di ricognizione. Gli altri nostri apparecchi tornarono alle rispettive basi. Il mare dinanzi alla città era grosso. Era stato creato con tre sezioni tutte inviate verso fronti diversi: una in Macedonia una a Belluno e la terza a Cavazzo Carnico. non era in condizioni di combattere. Due degli idrovolanti provenienti da Sant'Andrea non poterono sparare. Questo reparto fu anomalo nella sua costituzione. una formazione composta da alcuni idrovolanti asburgici puntò sul capoluogo lagunare. ma nel momento in cui il velivolo tentò di ammarare le forza delle onde era tale che esso ebbe un galleggiante strappato via. presso lo stesso aeroporto venivano stanziate anche la 32a e parte dalla 26a squadriglia. quando alle 11 del mattino. Ormai si erano fatte le quattro del pomeriggio quando una nave si avvicinò rispondendo alle segnalazioni dei nostri piloti. Sempre nel mese di aprile del 1917 la 32a squadriglia era destinata alla aviosuperficie di San Pietro in Gu e. e un FBA francese che tentò di attaccare la nave che aveva catturato gli italiani. in missione di soccorso. stava cercando il K192 e si scontrò con Minciotti e Zanetti. Non fu però più in grado di decollare. Il pilota riguadagnò prontamente il cielo tornando a Venezia. Si trattava di Avogadro e Bonsembiante che giunsero in zona a bordo del loro FBA. Nel corso del raid di quel giorno sulla città lagunare. A difesa della città si levarono in volo 12 aerei. Il luogo venne quindi sorvolato anche da Agostino Brunetta a bordo di un Macchi L3 che riuscì scendere e a imbarcare i quattro sventurati. all'idroscalo di Sant'Andrea. Il mare però era molto agitato e quando l'aereo toccò le onde si capovolse. fu anch'egli costretto ad ammarare. Una pioggia violenta sferzava i cinque naufraghi. altri due aerei furono abbattuti: il K188 austriaco che. Poco dopo però. L'area fu raggiunta da un FBA francese. costringendolo ad ammarare. Il pilota si fece trainare da un dragamine e non appena fu sorvolato da un idro francese gli fece segno di ammarare per farsi caricare a bordo e raggiungere l'aereo austriaco.1917 Il 17 aprile 1917 il cielo grigio di una fredda e brutta giornata di maltempo fece da sfondo ad un nuovo attacco austriaco su Venezia. A quel punto Viner e il collega francese pensarono bene di rientrare. poco tempo dopo. Fu quest'ultima a essere infine destinata a San Pietro in Gu. Per questo campo passeranno anche la IIa sezione SVA ed a marzo del 1918 una sezione della 83a squadriglia.

se distrutte. che vi arrivò nel marzo del 1918. furono anche sede del 66th Squadron del RFC Inglese.. ci furono anche le chiuse e le idrovore del bacino del Po che.. Si temette che fossero avvelenati e dopo le analisi si scoprì che erano infetti. La presenza di batterie antiaeree fece fortunatamente fallire entrambe le incursioni. Il 5 aprile dello stesso anno il pilota britannico Henry Biorn Homan cadde sul campo e morì. Nel maggio del 1917 la 50a Squadriglia su Farman Colombo. con particolare riferimento alla sua parte di nord-ovest. l'equipaggio confermava con l'emissione di fumo l'avvenuta ricezione del messaggio che poi veniva scritto e recapitato al destinatario dopo essere stato sistemato all'interno di un tubo e lanciato dal velivolo. Il sedime infatti era diviso tra i due comuni e il confine era segnato dalla roggia Molino. Dall'aereo invece. Alla ricognizione fu assegnato anche il compito di curare il collegamento e la comunicazione veloce fra i reparti di fanteria ed i comandi. Se ingeriti però. Il campo era infatti identificato anche con questo nome. Al reparto era in forza anche Amedeo Mecozzi che poi ritroveremo alla 78a Squadriglia. Vennero svolti diversi esperimenti in questo senso ricorrendo al vecchio sistema di segnalazione con teli e fumate. Questo sito. Così il 13 aprile del 1917 e poi il 3 giugno dello stesso anno vennero attaccati gli impianti di sollevamento delle acque di Codigoro. E' sepolto nel cimitero di Montecchio Precalcino con altri commilitoni. cominciava ad operare sul nuovo campo di Trissino. era sistemato sulla riva destra dell'Agno a fianco del paese e sovrastato dalla villa Marzotto. avrebbero al massimo provocato problemi intestinali: una anticipazione della guerra batteriologica. rimanendovi fino a fine conflitto. Da terra la fanteria «trasmetteva» con stoffe che avevano un lato rosso (per la neve) ed uno bianco. Rimarrà in quella posizione anche dopo il conflitto. potevano dar luogo a vaste inondazioni in grado di creare seri problemi alla viabilità e all'economia Italiana.tezza della strada che devia verso Poianella. sino agli anni '60 per esse- 106 . Sul posto dell'incidente (presso l'attuale via Pini) esiste una stele che ricorda l'accaduto. Dopo l'attacco di aprile vennero ritrovati a terra dei confetti. Tra gli obiettivi dei bombardieri austriaci già definiti all'inizio del conflitto. Il campo che sino alla fine di luglio ospitò solo la 50a. e l'estensione confinante di Casa Piazza.

1917 Visita parenti a Istrana. 107 . Lo «FBA» di Viner che partecipò alla movimentata operazione del 17 aprile 1917. Archivio Ballista. Foto da riferimento bibliografico 96. La presenza dei civili diventò più frequente nel 1918.

L'ufficiale osservatore fu sepolto a Feltre. Una pattuglia di Brandenburg decollò alle 6. 108 . Un'altro puntò su Vicenza e il terzo si diresse alla volta di Bassano. 22a. Con l'arrivo degli imperiali l'aeroporto di Santa Giustina divenne base delle Flik 11D.30. Quindi i velivoli ritornarono verso la base di partenza percorrendo tutti una rotta diversa. Nel combattimento che ne seguì von Fiedler fu colpito mortalmente sul cielo di Feltre. A metà del 1917 furono introdotti nelle squadriglie gli SP2. Il campo aveva una larghezza di 400 m. 113a. 62a. L'installazione era posizionata sul lato destro della strada tra il paese di Santa Giustina e il ponte sul Cordevole in direzione Belluno. questi ultimi nella misura di una sezione (3 aerei) per reparto. 30J. Uno seguì la direttrice Vittorio-Belluno. 70D e per due mesi anche della Flik 101G da bombardamento. nel punto esatto da cui ora si stacca la strada per Meano. Non si trattò di una ricognizione fotografica. A giugno del 1917 risultava in attività anche il campo di Casoni di Mussolente che era stato ricavato in un'ampia zona agricola a sudest dell'abitato ed tra la strada che conduce verso ca' Rainati (lato sud). 65D. Qui ebbero sede le squadriglie: 26a bis (conosciuta per avere come insegna un fumetto allora in voga e il motto «come ti erudisco il pupo»). Il 19 Maggio 1917. Era una base organica è molto usata per la vicinanza con il monte Grappa. l'Albatros venne costretto all'atterraggio vicino a Lentiai. nella zona di Cesio-Busche. Il serbatoio del velivolo austriaco risultò perforato.70) con a bordo il sottenente osservatore Kurt Freiherr von Fiedler e il sergente pilota Lambar Rudolf. Prima della ritirata di Caporetto ospitò le squadriglie 35a e 117a. l'attuale via Aeroporto . 132a e 133a. Quest'ultimo. 24a. i SAML ed i Caudron G4 bimotori per le zone montane. 114a. Per questa azione la 78a ricevette le congratulazioni dal comune di Treviso. 36a.chiamata allora «strada Nuova» (lato est) e Villa Bergamo. La prima però tornò subito a Belluno perché il campo non era ancora completato. la 24a Flik di Pergine eseguì un'incursione sulla pianura veneta per rilevare degli spostamenti truppe in concomitanza con l'offensiva sull'Isonzo. A primi del mese entrò in attività anche un altro campo a Santa Giustina. La 48a squadriglia di Belluno ne fu invece interamente equipaggiata. 60J. conosciuta a quell'epoca come Villa Barbieri. l'Albatros (Brandenburg 29. e dopo aver sorvolato gli altipiani arrivò su Treviso. I reparti che però più segnarono la storia di questo aeroporto furono la coppia di squadriglie 76a e 81a. 14D. Il campo era stato realizzato tra la rotabile e la ferrovia.re poi ricostruito sulla riva opposta alla Colombara. nel tratto Montebelluna-Bassano fu intercettato dal Nieuport del capitano Bolognesi della 78a Squadriglia. che seppero battersi ottenendo risultati anche migliori di altri reparti più noti.

tra cui Fulco Ruffo di Calabria. questo velivolo rimase in uso solo per la ricognizione ed il bombardamento. Ferruccio Ranza e Giovanni Sabelli. Goffredo Gorini. Uno sperpero enorme di vite. A produrre l'apparecchio. La formazione rientrò ad Udine il successivo 4 Luglio con 13 vittorie in circa 100 missioni all'attivo. Una immagine del C-I è a pag. Da sinistra: Luigi Olivari. Fu anche il primo aereo abbattuto da un caccia Italiano.1917 Hansa Brandemburg C-I Fu il biposto standard tuttofare dell'aeronautica austriaca. Tre aviatori rimasero a Udine a disposizione di Pier Ruggero Piccio e Guido Tacchini. Natale Palli della 48a squadriglia fu incaricato di svolgere una missione di ricognizione sopra le retrovie avversarie. Luigi Olivari. Dal 6 giugno quella che era destinata a diventare famosa come la «Squadriglia degli Assi». le prestazioni sono invece riportate nell'Allegato 1. La battaglia dell'Ortigara si protrasse con diverse situazioni alterne dal 9 al 25 giugno e ci costò circa 32000 morti. robusta e anche più veloce dei caccia di quell'epoca. Heinkel diede vita a una macchina versatile. si insediò a Istrana. Luigi Bresciani e Giannino Ancillotto . materiali ed energie che si risolse con un nulla di fatto. Alle operazioni parteciparono anche le squadriglie 78a e 79a (di recente costituzione) entrambe basate sul campo di Istrana e 117a che invece operava dal campo di Fossalunga. Era il modello base su cui le Fligerkompanie potevano contare. L'Ortigara Dopo poco più di un anno dalla «Strafexpedition» austriaca. Luigi Cadorna decise un'azione energica sul settore degli Altipiani in modo da ridurre la pressione austriaca sull'Isonzo. Le operazioni di allestimento dell'imminente attacco non erano sfuggite agli austriaci e il 9 Giugno del 1917 i 20 battaglioni italiani lanciati all'assalto sulla desolata pietraia dell'Ortigara trovarono l'avversario pronto ad attenderli. 116. Per tutta la durata della guerra il Brandemburg si dimostrò un ottimo e affidabile aereo. A bordo del suo Caudron G4 decollò da Belluno e dopo un lungo volo tra le Dolomiti atterrò a Castenedolo (BS). Arrivarono 7 aerei ed 11 piloti. comandata da Francesco Baracca. sviluppato dal famoso progettista Ernst Heinkel fu la tedesca Hansa-Brandemburg che prima della guerra era stata acquisita dal finanziere triestino Camillo Castiglioni. Quando nel 1916 furono formate anche squadriglie specifiche da caccia. Fu inoltre impegnata una sezione della 91a squadriglia appena entrata in attività in Friuli.

assunse il comando del reparto sino a fine settembre. I gregari di Baracca. Dopo l'8 settembre aiuterà la resistenza e gli alleati. celebrati da Don Antonio Pavan. Giacomo Laner e Amabile Volpato. Il gotha della formazione era composto da Fulco Ruffo di Calabria. aveva già accumulato due vittorie raggiungendo il rango di «asso» nel maggio dell'anno dopo. I funerali di Attilio Callegari di 9 anni e mezzo e dell'amico Silvio Laner di 15 e mezzo. si svolsero a Fossalunga il 28 giugno. Ricoprì poi vari incarichi nella Regia Aeronautica. Arrivò alla 91a alla sua costituzione nel maggio del 1917. ebbe tre vittorie di cui due su due aerei della Flik 21. Gugliemo Fornagiari della 78a squadriglia per una panne al motore del suo Ni 1664 dovette prender terra a Fossalunga. Finito il conflitto con 20 successi all'attivo. i resti di Francesco Baracca. Prese parte alla battaglia di Vittorio Veneto e. Era un uomo di corporatura robusta ma di carattere sensibile anche se spigoloso. entrò in stallo e cadde su una vigna. alla fine dell'anno. Mantenne il comando della «Squadriglia Baracca» fino al 1919. Fu tra coloro che riuscirono a convincerli ad impiegare il resto dei reparti italiani nella guerra di liberazione. Fulco Ruffo di Calabria e Ferruccio Ranza Il 27 Giugno 1917 accade una tragedia che coinvolse due civili. Francesco Baracca e Pier Ruggero Piccio. alla morte di Francesco Baracca. un fisico asciutto e un portamento che tradiva le sue origini nobili. dimostrando le sue qualità eccellenti di pilota. Si spense a Bologna nel 1973. Riparato il guasto. Ruffo aveva un carattere riservato. aggiunse altre vittorie al proprio carniere ed a dicembre assieme a Baracca e Piccio fu inviato a Torino per valutare i nuovi caccia. quando passò al comando del XVII gruppo. L'8 settembre era a Bari dove partecipò alla difesa delle infrastrutture aeroportuali fino all'arrivo degli alleati. Dopo essere stato richiamato venne assegnato all'aviazione sui ricognitori. occupandosi di politica e opponendosi al regime fascista dal quale verrà perseguitato. Ferruccio Ranza era un piacentino di Fiorenzuola d'Arda classe 1892. Ranza assunse il comando della 91a dopo Ruffo e con la battaglia finale arrivò alle 24 vittorie di cui però solo 17 ufficialmente riconosciute. Seguì Baracca alla nuova 91a transitando sugli SPAD. Allo scoppio del conflitto entrò subito nel «Battaglione Aviatori». Carolina Lupi. Per evitarli il pilota decollò troppo presto. In seguito partecipò al raid Roma-Tokio ritirandosi per incidente a Calcutta. In giugno. Lasciato il servizio attivo nel 1945. Solo nel 1916 transitò alla caccia con la nuova 77a a Istrana. dopo una incerta carriera militare. Ferruccio Ranza. Ruffo si fregiava di un'insegna piratesca e. Durante la permanenza a Istrana nel giugno del 1917. Era stato un volontario in cavalleria e aveva lavorato per un certo periodo in Africa.La 91a squadriglia fu allestita mettendo insieme i maggiori assi dagli altri reparti. che gli era stato gregario nell'ultimo volo. Nel 1916 passò alla caccia venendo aggregato alla 70a squadriglia dove volava Baracca. fino a raggiungerne il comando. trascorse la quiescenza serenamente. 110 . Quest'ultimo però non faceva ufficialmente parte dell'organico. Morì nel 1946 e tredici anni dopo la figlia Paola sposò Alberto di Liegi diventando poi la regina del Belgio. ma amava volare lo stesso con i suoi amici. impegnati in missione di protezione del campo di Pergine dov'era in visita il Kaiser. diedero sepoltura ai due bambini nella stessa tomba. Con la battaglia dell'Ortigara diventò «asso» raggiungendo le 5 fatidiche vittorie che consentivano al pilota di fregiarsi di questo titolo. Ottenne altre due vittorie che furono le ultime della sua carriera di pilota. Fulco Ruffo di Calabria era un nobile napoletano e aveva già 31 anni allo scoppio del conflitto. Dopo altre quattro vittorie fu costretto in agosto ad un periodo di riposo per esaurimento nervoso. uniti anche dopo la morte. In un clima di grande tristezza i genitori Marco Callegari. anche se abbattuto. nel 1925 fu posto in aspettativa. Ritornato in servizio all'epoca del disastro di Caporetto. Si ritirò allora nella sua tenuta in provincia di Frosinone. Dopo un'altra licenza fece ritorno a Quinto nel maggio del 1918. uccidendo due ragazzi che si erano nascosti per guardare gli aeroplani. al momento del decollo vide improvvisamente una donna e dei bambini che attraversavano il campo. riuscì a sfuggire alla cattura. Il 24 giugno fu lui a trovare assieme al giornalista Raffaele Garinei del «Secolo» di Milano e al tenente Franco Osnago.

. Archivio Ballista. Un «Nieuport Ni 17» ''galleggia'' sfiorando il campo. Foto da riferimento bibliografico 43.1917 Il «Brandemburg 29-70» di von Fiedler e Rudolf atterrati a Lentiai il 19 maggio 1917.

. Foto da riferimento bibliografico 96. Immagine tratta da: «Illustrazione Italiana». Guido Nardini dopo la Battaglia dell’Ortigara quando atterrò due aerei Austriaci.Funerale a Venezia di un aviatore Francese.

cadde improvvisamente al centro del canale. Al rientro dalla missione.1917 Verso la fine di giugno del 1917 la squadriglia francese di idrovolanti di Venezia fu sciolta ed i piloti tornarono in patria. da dove si estraeva il cinabro da cui si ricava il mercurio necessario a produrre il fulminato di mercurio impiegato nella fabbricazione degli inneschi per gli ordigni. la 259a. i reparti di idrovolanti Italiani avevano infatti raggiunto una sufficiente consistenza. Oltre a questo reparto l'aviosuperficie ospiterà anche le squadriglie 121a e 135a da ricognizione e la 71a Squadriglia da caccia. Un mese dopo la squadriglia lasciò Istrana spostandosi sul campo di Borgnano (Cormons) per la grande offensiva sull'Isonzo. aveva il compito di pattugliare la costa istriana. Al ritorno però i piloti furono colti da una tempesta che li obbligò ad ammaraggi forzati. durante la notte. gli idrovolanti della stazione «Miraglia» di Sant'Andrea sferrarono il più corposo attacco di tutta la guerra su Trieste con 15 aeroplani. che comandava la Stazione Idrovolanti della città lagunare. A bordo. Il campo era stato realizzato un po' più a nord di Trissino e ad est dell'Agno. Il 30 giugno. dopo la sua formazione a Ghedi raggiunse Marcon nel veneziano. Il servizio prevedeva pattugliamenti con turni di due ore durante la giornata. A fine luglio la 31a squadriglia equipaggiata con gli SP arrivò sul campo di Castelgomberto. quando il velivolo stava per ammarare. Il pomeriggio del 25 giugno 1917 un FBA italiano della 252a squadriglia decollò da Venezia. la squadriglia di Nieuport N 392 che faceva base a San Nicolò diventò la N 561. Con l'ultima formazione costituita. Il 18 di luglio Cesare Nardini e Guido Magistrini della 78a abbatterono su Asiago un aereo e ne recuperarono gli strumenti. Il nuovo reparto richiesto dalla Marina. La sua presenza sul velivolo era stata autorizzata dal tenente di vascello Giovanni Roberti di Castelvero. Il 28 luglio 1917 furono bombardate le miniere di Idria. annotando il traffico navale che arriva e partiva dai porti austriaci. oltre al pilota era imbarcato anche il tenente francese Marcel Zuber. della Escadrille N 392 del Lido. Secondo la regola in base alla quale i reparti francesi d'oltremare dovevano avere una numerazione superiore al 500. ma furono rimproverati per il loro comportamento. Zuber si trovava sull'apparecchio pilotato dal capo Daniele Minciotti per osservare le tecniche usate dagli idrocaccia austriaci. 113 . presso la Villa Porto. Minciotti si salvò ma l'ufficiale francese morì tre giorni dopo. Durante quell'estate iniziarono anche le consegne dei primi Hanriot di costruzione Macchi. a cavallo del Rio Onte. Il 22 Luglio la 201a Squadriglia dotata di Caproni Ca3.

secondo le insistenti richieste di D'Annunzio. Fu realizzata anche una versione con un cannoncino tra la V dei cilindri e passante nel mozzo dell'elica. 30. Verso la fine della guerra era ormai quasi superato. 7 settembre. Il velivolo con le squadriglie Italiane dimostrò le sue ottime caratteristiche.3. Il Belgio ne acquistò 125. Raid di tal dimensioni anticiparono in modo esemplare ciò che sarebbe poi accaduto nel secondo conflitto mondiale. Acadde così che l'aereo non fu addottato dalle forze transalpine e fu offerto all'estero. Gli interessi dei francesi erano però a quell'epoca concentrati sui «Nieuport» e su altri modelli. che era convinto che in questa maniera si sarebbero potute mettere in ginocchio l'Aviazione e la Marina austriache. Nel 1926 erano ancora 6 le squadriglie della Regia Aeronautica. sostituì il barbaro «Hippy hurrà» con il nuovo «Eja Eja Alalà». furono la scarsa potenza e il fatto di essere armato con una sola mitragliatrice.I nuovi caccia: lo Spad VII e XIII e l'Hanriot Hd 1 Nel 1916 l'ingegner Pierre Dupont progettò per l'«Hanriot» un agile velivolo. con obiettivo la conquista dell’Hermada. L'Italia adottò il caccia nella versione «VII» con una mitragliatrice singola e poi passò alla versione «XIII» con due armi sincronizzate. che però non ebbe il successo sperato. Fu predisposto un reparto d’attacco chiamato «Apollonia». uno a Duino e uno a Sistiana. 90 Il monitore era una speciale nave corazzata. venne annullata per l’indisponibilità di truppe da impiegare. Le uniche manchevolezze che si fecero sentire solo più tardi. 77a e poi fu fornito in pochi esemplari anche ad altri reparti. la «Société Provisoire des Aéroplanes Deperdussin (SPAD) ormai sull'orlo del fallimento. preferendolo addirittura al «Camel» britannico. L’operazione era inserita nella undicesima battaglia dell’Isonzo (18 agosto -16 settembre). 71a. 114 . Durante la preparazione. L'8 agosto lo stesso D'Annunzio partecipò ad una incursione e la sera precedente. Le prestazioni dei due modelli di velivoli sono riportate nell'allegato 1 (Immagini: SPAD a p. La sua vita operativa superò di molto la guerra e ispirò anche altri aerei da addestramento degli anni '30. Il primo attacco fu portato il 2 agosto da una formazione di 36 velivoli Caproni Ca. Decollava in pochissimo spazio. era robusto e maneggevole. I piloti Italiani storpiarono il nome «Spad» ribattezzando l'aereo «Spada». Hanriot a p. Lo SPAD deve il suo successo a Luis Bleriot che rilevò l'azienda di Armand Deperdussin. Nell'agosto del 1917 la Marina progettò due diversi sbarchi. ma assolutamente non idonea come unità di squadra. ma l’incursione fu rinviata più volte e quindi il. In Italia la «Macchi» acquisì la licenza di produzione e ne realizzò 1700. l'«HD 1». 158) Con gli inizi di agosto del 1917 cominciò una serie di bombardamenti continui su Pola. Vi furono 7 morti. ma continuò a mietere successi rimanendo in servizio ancora molti anni. Per il propulsore Bécherau puntò su un motore a V scartando i motori rotativi che avevano raggiunto il massimo delle possibilità ed erano penalizzati da problemi di vibrazioni e da coppie giroscopiche inaccettabili. Il progettista spinse così l'ingegner Marc Birkigt della Hispano-Suiza a sviluppare e a produrre un motore adatto. un monitore90 sparò alcuni colpi da 381 verso Trieste centrando una galleria che era piena di civili. al momento del brindisi augurale. Il velivolo fu realizzato con una struttura alare robusta che divenne la sua dote migliore. Il velivolo equipaggiò le squadriglie 91a. Il fatto diede luogo a una protesta ufficiale in quanto Trieste era stata dichiarata «città aperta» e quindi libera da installazioni militari. che volavano su questa ottima macchina. Le azioni martellanti dureranno fino ad ottobre. Il progettista Louis Bécherau stava lavorando al progetto di un caccia semplice con ali non decalate e profili sottili e poco curvati. adatta azioni nei fiumi o contro costa.

Archivio Ballista. Il «Vate». Gori e Pratesi in occasione dell’incursione su Pola del 3 agosto 1917. Pagliano. Capuzzo su un Hanriot a Malpensa a guerra conclusa. D’Annunzio di fronte alla residenza ad Aquileia («Illustrazione Italiana»). Foto da: «Illustrazione Italiana». .1917 Il Cap.

Treviso. SFEI. Il recupero a Venezia di un «Lohner» distrutto. . Archivio «Museo Ancillotto» . il «Brandemburg C-I».Il ''mulo'' dell’Aviazione Asburgica.

Una piccola folla di paesani. era in volo vicino allo Schiara. anche in quel munito labirinto marino.1917 Il primo settembre 1917.] ma giova ricordare che anche nelle bocche di Cattaro. D'Annunzio sarebbe stato tra i protagonisti della «beffa di Buccari»91. che era stato costituito a Taliedo. ottenne la medaglia d'oro al valor militare. voi lo sentirete riagitarsi al rombo delle vostre ali». iniziò l'attacco. respira pur sempre la grandezza della Dominante. presentendo ciò che stava per accadere. consacrandolo alle rivendicazioni future. come tutta la costa dalmatica. dove lanciarono sei siluri contro alcune navi avversarie.. 92 Armando Armani. impresa che poi contribuì a magnificare con la sua arte. l'altra dal capitano D'Annunzio che. L'operazione comportava grossi rischi. L'attacco fu rimandato di alcuni giorni per il ritardo nell'arrivo del munizionamento di caduta e per il maltempo. A bordo c'era anche il corrispondente del Corriere della Sera Guelfo Civinini che era riuscito ad imbarcarsi con una scusa. L'azzardata manovra non riuscì e tutto si concluse tragicamente con un impatto tra i due velivoli che si incastrarono. si 91 L'azione si svolse nella notte tra il 10 e l'11 febbraio 1918 nella baia di Buccari. di famiglia Piemontese ma nato in Cile dove il padre era emigrato. aveva in precedenza ideato un'altra ardita azione se possibile ancora più rischiosa. Il grande poeta però. dopo uno scalo a Roma. A questo punto sembra che l'arma del pilota italiano si sia inceppata e che Dall'Oro abbia tentato di gettarsi contro il velivolo avversario provando forse a colpirlo con il suo carrello. Roma. Entrambi gli aviatori caddero insieme sul monte Pelf perdendo la vita. soprattutto a causa della grande distanza da compiere per raggiungere l'obiettivo: 400 chilometri di mare aperto che dovevano essere percorsi di notte. pur essendo stato appena promosso maggiore. Intercettato un Brandemburg proveniente dalla base di Pergine. in cui pur credeva la loro fede dolorosa. Una era guidata da Armani. Arturo Dall'Oro. La sera prima della partenza così aveva detto D'Annunzio agli equipaggi: «[. maggiore Armando Armani. Si trattava di un'incursione aerea su Cattaro. 1925. Il bombardamento fu effettuato dal cosiddetto «Distaccamento AR» così chiamato in onore del suo comandante. Ex alto ad signum. orientandosi solo con le bussole e le stelle. Alla caduta della Repubblica i cittadini di Perasto celarono il gonfalone Veneto sotto l'altar maggiore del Duomo. il segno dissepolto del leone alato. decollarono da Taliedo il 24 settembre del 1917 e. Il gruppo. Solo uno dei siluri evitò le reti di protezione ed esplose ma l'effetto propagandistico ottenuto fu grande. Tipografia di Stato. Tre MAS (Motoscafo Anti Sommergibile) riuscirono a penetrare per oltre 80 chilometri dentro le difese costiere austroungariche fino alla baia omonima. 117 . colpì l'obiettivo con 14 velivoli suddivisi in due squadriglie. Gli equipaggi che vi presero parte sarebbero stati ricordati come i «Corsari di Puglia». Alla sua memoria sono dedicati l'aeroporto di Belluno e quello militare di San Giusto a Pisa. Arturo Dell'Oro della IIa sezione dell'83a squadriglia di Belluno. E' certo che nella notte di vittoria. I 15 trimotori destinati all'azione. non aveva ancora voluto mettere sulla manica i relativi gradi. presero terra a Gioia del Colle il 25..92 I 15 Caproni impegnati nell'azione lasciarono la base di partenza pochi minuti prima delle 23. Nel febbraio del 1918.00 del 4 ottobre.

I bombardieri italiani riuscirono tutti a sfuggire al violento ma poco efficace fuoco antiaereo avversario. che lo fece soprannominare «spinne» (ragno). Dell'impresa resta anche la cronaca che Guelfo Civinini pubblicò sulle pagine del Corriere. che avrà una avventurosa e lunga carriera aeronautica. Ancona e Porto Corsini segnalandosi per la sua audacia. Fu anche presidente del Consiglio Superiore delle Forze Armate e quindi Direttore Generale dell'Aviazione Civile e del Traffico Aereo. Finita la guerra prese parte alla missione di Fiume come pilota di idrovolanti nella Milizia Legionaria. Solo quello pilotato dal tenente Pallavicino dovette prendere terra al Gargano per mancanza di carburante. con il grado di sottotenente di vascello. 118 . Nel novembre del 1947 venne nominato Segretario Generale per l'Aeronautica. Dopo l'8 settembre. Al termine del conflitto ebbe l'incarico di Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica aggiunto e poi di Sottocapo di Stato Maggiore dell'arma. Guadagnò due medaglie di bronzo al valor militare.era riunita nei pressi dell'aeroparto per salutare gli aviatori in partenza. Hansa Brandemburg Kd I Progettato da Ernst Heinkel nei primi mesi del 1916. fu la risposta all'esigenza di un caccia monoposto per difendere i ricognitori e i bombardieri nelle loro missioni. Al reparto giunse il guardiamarina Alberto Briganti. era al comando di Umberto Magaldi. Fu sostituito poi dal «Berg D I». Furono centrati sommergibili e siluranti ancorati nelle Bocche di Cattaro. 12 raggiunsero l'obiettivo sganciandovi tre tonnellate e mezzo di granate-mina. È morto a Roma il 2 luglio 1997. Nel 1942 fu comandante dell'aviazione per la Marina. Sempre in settembre vennero allestite tre sezioni da ostruzione con palloni per difendere la città di Venezia. Ciò che accade in quell'epica giornata fu raccontato da D'Annunzio nel suo scritto Il fegato e l'avvoltoio. saranno poi adottate a Brindisi. venne catturato dai tedeschi per il suo rifiuto di collaborare. Decollò un aereo ogni 4 minuti. Dimostrò però anche tutti i suoi limiti: la scarsa stabilità innanzitutto e la sola mitragliatrice non sincronizzata sopra l'ala. Gli apparecchi fecero ritorno a Gioia la mattina del 5 ottobre. La sua caratteristica era la tipica disposizione dei montanti a X. Taranto. E' stato autore di un volume biografico dal titolo «Oltre le nubi il sereno. Scampò a ben due fucilazioni confondendosi fra i cadaveri degli altri fucilati. Le ostruzioni con aerostati. che erano state usate anche a Grado. Prestò servizio alle Stazioni di Idrovolanti di Venezia. la 252a Squadriglia di Sant'Andrea. Le prestazioni del «KD I» sono riportate nell'allegato 1 Sul finire del settembre 1917. utilizzando materiale che il poeta aveva appuntato sui piccoli fogli di due taccuini durante il volo. Ancona e Ferrara. Si era arruolato nel 1916 come allievo guardiamarina di complemento in ferma triennale. completando così la barriera protettiva che prima era soltanto parziale. L'uomo che visse tre volte». Dei 14 partiti. passò al servizio attivo permanente. Nel 1921. La missione durò in media quattro ore.

Il siluro impattò male danneggiandosi. Già a metà del 1917 Gianni Caproni aveva apportato sensibili miglioramenti al suo Ca3. Di pari passo con l'evoluzione tecnica dei suoi velivoli. a Venezia. La prova diede esito positivo. Egli calcolava che in tre mesi di operazioni continue sarebbe stato possibile ridurre al lumicino il grosso della fabbricazione di armi in campo avversario. Caproni allora si rivolse direttamente al primo ministro francese Georges Clemenceau. che incrementava sensibilmente le capacità di carico della versione precedente. A causa i ritardi era soprattutto la burocrazia e gli effetti deleteri di tale situazione si fecero sentire in particolare nel settore bombardamento. ma le fotoelettriche non rischiaravano il cielo. bianco e spettrale. Sotto il fuoco dell'artiglieria il bombardiere si avvicinò il più possibile al suo obiettivo ma sganciò troppo alto. inesplicabili grovigli amministrativi e una giungla di carte e di procedure macchinose faceva comunque andare a rilento le consegne. l'ingegnere studiava anche una nuova filosofia di impiego dei bombardieri che avrebbero dovuto essere impiegati in operazioni più massicce. L'inganno non era riuscito. Il passo successivo era l'allestimento delle basi di 119 . realizzando che si trattava di un diversivo. dando vita al Ca5. ma non produsse un risposta immediata.1917 Alla fine del mese . Nella notte del 2 ottobre 1917 il Caproni della 201a squadriglia di Marcon giungeva dunque prossimo al lancio su Pola. per opera del suo fondatore. L'equipaggio del bombardiere era composto da Luigi Ridolfi. Venne quindi rapidamente organizzato un attacco alle corazzate alla fonda presso la base navale austroungarica di Pola. Il 1917 si avviava al termine e già prima del rovinoso episodio di Caporetto si erano verificate difficoltà negli approvvigionamento del materiale necessario a rimpiazzare le perdite. La produzione della sua ultima creatura infatti avrebbe dovuto vedere coinvolte anche le forze dell'Intesa. Ciò che l'industriale italiano immaginava era una azione congiunta di tutti gli alleati. Daniele Minciotti e Arturo Zavatti. aveva avviato una complessa ristrutturazione aziendale ma nonostante questo. Sembrava quindi che fossero stati risolti i problemi di integrità e di assetto derivanti dall'impatto di un siluro con l'acqua. si erano preparati ad un attacco dal mare. Ernesto Pacchirotti. una macchina da 600 cv. L'azione diversiva degli altri Caproni che dovevano eseguire il lancio di spezzoni in quota era avvenuta troppo in anticipo e gli austriaci. Francia. il giorno 29 settembre 1917. un Caproni della 201a Squadriglia per la Marina eseguì con successo un esperimento di lancio di siluro davanti ad una commissione presieduta dall'ammiraglio Luigi Cito. Una formazione di Caproni doveva effettuare uno spezzonamento leggero in quota per attirare su di sé le fotoelettriche mentre un altro Caproni con a bordo un siluro da 700 kg penetrava a bassa quota. per bombardare le unità produttive di esplosivo delle forze austrotedesche. La Caproni. Gran Bretagna e Stati Uniti con diverse motorizzazioni. che spazzolava a livello del mare. Il suo programma prevedeva 5 punti. Fallita l'incursione fu deciso di non ritentare azioni con aerosiluranti. Nel frattempo le fabbriche dell'Intesa dovevano iniziare la costruzione dei Ca5 in Italia. Si sarebbero innanzitutto dovuti formare un consistente numero di piloti da bombardamento. Erano spente e c'era solo un fascio luminoso. Il piano fu sottoposto alle autorità italiane.

Era stato progettato dalla DTAM per essere il nuovo velivolo da caccia delle forze aeree italiane. di cui 406 alla fine del conflitto conseguirono il relativo brevetto. esso fu invece utilizzato come ricognitore strategico e apparecchio da attacco al suolo con l'uso di spezzoni. La situazione dei fronti di combattimento era però nel frattempo cambiata. Il secondo era invece diretto dal capitano Fiorello La Guardia futuro sindaco di New York. ad ottobre. Ciò che Caproni proponeva fu accettato dai vertici militari dell'Intesa e venne deciso che la produzione sarebbe stata quasi totalmente sostenuta dagli USA. furono costituite le prime sezioni dotate di SVA (Savoia Verduzio Ansaldo). Verso la fine del 1917. L'ingegnere stimava che gli alleati avrebbero subito perdite comprese tra il 50 e il 60% del totale dei velivoli impegnati. 120 . Il primo gruppo era al comando del maggiore William Ord Rayan. Questo fece perdere tempo prezioso tanto che i primi Ca5 «americani» volarono solo a metà del 1918. I progetti del Ca5 nel frattempo erano stati inviati negli Stati Uniti dove però si rivelarono inutilizzabili: erano scritti in italiano ed utilizzavano il sistema metrico decimale basato sui centimetri e metri e non quello anglosassone che utilizza invece pollici e piedi. a causa dell'indisponibilità delle industrie europee impegnate nella produzione di altri velivoli. Nel settembre del 1917 iniziarono i previsti corsi di addestramento per formare piloti americani sui bombardieri italiani. lasciando intravedere una imminente vittoria e rendendo di fatto il programma di Gianni Caproni inutile. A febbraio del 1918 gli allievi erano ben 411. Molti prestarono servizio in equipaggi misti nelle squadriglie da bombardamento italiane. La documentazione tecnica dovette pertanto essere tradotta in inglese e le misure opportunamente convertite. L'inizio delle operazioni era stato fissato dal piano di Caproni per il gennaio del 1918. L'aereo ebbe una storia particolare. Le lezioni si svolgevano nel grande campo di Foggia. salita e autonomia. lo SVA divenne in breve tempo un successo creando praticamente una nuova specialità. Nelle nuove sezioni che l'ebbero in dotazione. Sfruttando le sue particolari doti di velocità.partenza dei bombardieri in Francia ed Italia. anche con atterraggi d'emergenza in zona nemica. Non incontrò però il favore dei piloti che non lo giudicarono adatto a tale impiego.

proprio grazie allo SVA.1917 Lo SVA S. tutte con cilindri in linea raffreddati ad acqua. L'aereo collaudato da Mario Stoppani si dimostrò subito robusto e rapido ma sfortunatamente poco manovrabile. A San Luca venne usato dalla IV° e a Fossalunga dalla V°. Tutto ciò in un'epoca in cui le costruzioni aeronautiche erano ancora piuttosto empiriche. anche se nel corso di quella «incursione» furono lanciati solo manifestini. Lo SVA è stato il primo monoposto italiano sviluppato in maniera razionale dalla DTAM. L'obiettivo era quello di assemblare un caccia potente ed efficiente con prestazioni superiori a quelle di qualsiasi altra macchina dell'epoca. Dopo la guerra Ferrarin e Masiero andarono a Tokio e Antonio Locatelli sorvolò le Ande. Nel febbraio del 1918 Gino Allegri sfidò con questo aereo Ferruccio Ranza ai comandi di uno Spad.A. Infatti. uno dei primi SVA biposto. Ansaldo: i primi due erano i progettisti. Dell'aereo nel 1918 fu realizzata una versione idrovolante.A. più piccolo provvisto di due mitragliatrici Fiat e di montanti alari dritti. fu possibile solo nel 1918. Le versioni più prodotte furono la 4 e la 5 monoposto seguite dalle versioni biposto 9 e 10. Il motore scelto fu uno SPA. Lo SVA trovò dunque il suo uso più consono come ricognitore e bombardiere leggero in un ruolo che oggi si chiamerebbe «strategico». Le prestazioni dello SVA 5 sono riportate nell'allegato 1 121 . Arturo Ferrarin. con le funzioni di ricognitore d'altura. Si prestava a lunghi raid fra i quali sono rimasti famosi quelli su Franzenfeste e Friedshafen. Verduzio. Il velivolo fu così scartato come aereo da caccia dai piloti della 91a squadriglia di Baracca che nell'agosto del 1917 lo valutarono presso la propria base a Santa Caterina di Udine.V. che era stato preparato per l'impresa. La sua impresa più conosciuta è però naturalmente il volo su Vienna. battezzata ISVA. Furono allestite numerose Sezioni di Squadriglia con esso equipaggiate. Lo SVA venne venduto a diverse nazioni e fu usato per compiti secondari fino agli anni trenta. Gino Allegri e Ferruccio Marzari cui vanno naturalmente aggiunti tutti gli effettivi della 87a squadriglia «Serenissima» di San Pelagio colsero vittorie e primati anche dopo il conflitto. Il «Vate» si fece aggregare alla «Serenissima» per potere volare con la squadriglia veneziana fin sulla capitale austriaca. Per trasportarlo si trasformò in velivolo a due posti uno degli aeroplani che equipaggiavano la formazione basata a San Pelagio. ricorrendo fin dall'inizio ad attenti calcoli strutturali.V. il terzo il costruttore. Vennero però impiegate anche altre motorizzazioni. Con questo aereo piloti come Guido Masiero. Inoltre era troppo veloce in atterraggio (120-130 kmh ) al punto che fu necessario allungare la pista di Ponte San Pietro dove si trovava il Centro Formazione Squadriglie per lo S. cadde a Marcon in luglio. in un combattimento simulato. fu distribuito ai reparti solo verso la fine del conflitto non influendo sulle operazioni.! Ossia Savoia. L'Ansaldo non rinunciò comunque a proporne una versione da caccia e già dal 1917 derivò dallo SVA ricognitore il modello A1 «Balilla» che. Il Volo su Vienna del 9 agosto 1918 proposto da D'Annunzio sin dal 1915 come vera e propria operazione militare con sgancio di bombe. riuscendo a far la barba all'asso della 91a.

39a). 51a. Aiello. Focke Schmidt. con ben 7 Fliegerabteilung (FA 2a. Di quelli che servirono presso la Jasta 1a solo Hans Kummerz gode di una certa notorietà. Brunico (45a) e Bolzano. 28a. Nel settore degli Altipiani invece (4a armata) altre squadriglie erano basate a San Pietro in Gu. Campalto e Casarsa e gli idroscali di Pilzone (Iseo) e Desenzano. Gli Austriaci arrivano a 20 flik (15 da ricognizione. 39a. Belluno e Cavazzo Carnico. Dalle 12 squadriglie iniziali con 75 velivoli operativi.San Fior 93 P. 57a. Verona Tombette. 53a. Casoni di Mussolente e Istrana. 58a) per un totale di 190 aerei circa. Sesana. 204a. il corpo aereo italiano era arrivato a 63 squadriglie e 4 sezioni con circa 400 macchine. Gonars. Werner Dittmann Jasta 1 . La Marina disponeva poi di diverse basi di idrovolanti e di aerodromi con dirigibili su tutta la costa Adriatica. Pergine (24a e 48a). Chisellis. Medeuzza e Oleis. e i bombardieri/ricognitori nelle zone di Krainburg e Lubiana. 19a. tenuto dalle Armate 2a e 3a gli aviatori disponevano dei campi di Santa Caterina (UD). Nove di Bassano. 31a e 39a) presenti sul fronte italiano fra l'ottobre del 1917 e il marzo del 1918.Sorè – L'Aviazione del Nord-Est. Kersenbrock. La Jasta 31a invece era basata a San Giacomo di Veglia. Castelgomberto (VI) e Villaverla. I tedeschi inoltre inviarono la 14a Armata sul settore dell'alto Isonzo. Villach e Wippach (Flik 12a. Risano/Lavariano. Pozzuolo. Bussmann e Werner Dittmann. Lungo l'insanguinato settore isontino. ma non divenne nota come le Jasta 2a e 11a che erano le squadriglie degli «assi». Inoltre Aviano e La Comina con le squadriglie da bombardamento servivano tutto il fronte centro-orientale. Milano 2007 122 . 4 da caccia e una da bombardamento). Fra i piloti della Jasta 39a i più noti sono: Karl Scharrenbroich. era la prima unità specifica da caccia formata nel 1916. 219a) e 3 Jagerstaffel (Jasta 1a. Sull'area dolomitica (4a armata) le aviosuperfici erano state realizzate a Feltre. In particolare la Jasta 1a.Caporetto Dall'inizio del conflitto l'aviazione aveva raggiunto un buon livello sia quanto ad addestramento che a consistenza numerica. 35a. 14 Flik sul settore dell'Isonzo (la 5a con l'armata di Boroević). 17a. 232a. schierate sui campi di Aidussina. 47a. Armbrecht. Santa Maria la Longa. Arrivò in Italia come comandante del reparto ed ebbe una vittoria sul nostro fronte ma poi fu abbattuto l'11 gennaio 1918 da un pilota del 45th Squadron inglese. 56a. Haertl. In tutto riuscì ad aver ragione di 6 avversari. Santa Giustina. 31a. 39a. Sul nostro fronte erano inoltre presenti a dare man forte anche alcuni reparti francesi e inglesi. 14a. L'aviazione austrotedesca schierava i caccia di retrovia nella zona di Veldes (Bled). non figurano piloti famosi. Giorgio Apostolo Editore .93 A questo schieramento andavano aggiunti i gruppi inviati in Albania e in Macedonia nonché gli aerodromi di Boscomantico. La sua unità era basata a San Fior e ottenne 10 successi sul nostro fronte ed oltre al comandante sono ricordati Rienau. Piloti Tedeschi Tra le «Jagdstaffel» tedesche («JaSta» 1a. Stenglin. Zander. basate sui campi di Trento e Gardolo (17a e 21a). Borgnano. Le formazioni erano schierate sul settore trentino (1a Armata) presso i campi di Castenedolo (BS). Campoformido. Wilhelm Sommer e Rudolph Wiesner abbattuto e sepolto nel sacrario di Quero. Le formazioni erano state così divise: 5 Flik sul settore Trentino-Dolomiti (la 10a e l'11a con l' armata di Conrad). Prosecco.

L'aviatore prestò servizio presso il campo di volo tedesco di San Fior con la Jasta 1a.flieger-album. Fior». Immagine tratta da www.CAPORETTO «Luftaufnahme Flugplatz St.de 123 . Immagine tratta da: www.de Il pilota tedesco Werner Dittmann accanto al suo «Albatros D.flieger-album. Il campo di volo tedesco di San Fior base della Jasta 1a germanica.V».

Aveva una fusoliera che da sezione rettangolare diventava triangolare verso la coda.Il «Caproni Ca5» era il miglioramento del «Ca3» e fu proposto come bombardiere dell’Intesa. . Assieme al «Caproni» lo «SVA» fu il vero successo dell'industria Italiana. Foto da «Illustrazione Italiana». Foto da riferimento bibliografico 10.

32 esecuzioni e 135 arrestati. il 3 Novembre.CAPORETTO Nelle trincee italiane però si viveva un clima disperato. iniziò con il gas l'attacco delle forze austro-tedesche su Plezzo e Tolmino. con 15. Aviano. essa continuò a peregrinare da una base all'altra. Il ripiegamento avvenne in maniera disordinata in particolare nel settore della 2a Armata dove gli austrotedeschi avevano sfondato. La 76a squadriglia basata a Santa Maria la Longa nei pressi di Udine. Casarsa. mentre si moriva nelle inutili spallate di Cadorna. A Istrana si rischierò anche la 79a squadriglia che vi ricevette i primi Nieuport Ni 27 francesi.000 soldati. In realtà però il numero esatto è difficile da stabilire. Cadorna ormai con il quartier generale trasferito da Udine al palazzo Revedin di Treviso. Presso la base alle porte di Treviso il traffico si fece molto intenso. Dopo tre giorni di disperata confusione il 27. Le formazioni 112a e 118a da ricognizione transitarono per Istrana per poi portarsi a Padova. passando prima per Aviano e poi per Arcade. 311 non eseguite e 2967 pronunciate in contumacia. 70a. Alle 2 del 24 ottobre. frazione di Cormons (GO). 36a. con solo 2 aerei ancora in efficienza. La guerra diventava lunga e nelle case cominciava a mancare il pane. la prima da Udine e la seconda da Borgnano. Nonostante le molte informazioni e i numerosi segni premonitori che lasciavano chiaramente intravedere le intenzioni dell'avversario. il 9 novembre. La 139a appena formata al CFS (Centro di Formazione Squadriglie) di Ghedi. Due aerei su tre però lamentarono guasti nel trasferimento. fece di nuovo ritorno alle porte di Treviso. che era stata trasferita ad Arcade il 1 novembre. Sul campo trevigiano furono inviate anche la 70a e la 81a. Episodi di insubordinazione non mancarono e il più eclatante è senza dubbio la rivolta della brigata Catanzaro che si concluse con 11 morti. La Comina. tutto venne sottovalutato. In tutta la guerra furono denunciati per indisciplina. furono arretrate fino a Ghedi e poi. Infine. Arcade e Istrana. diramò il famoso bollettino della disfatta con il quale riversava tutte le colpe sui soldati. In quei giorni venne diramato a tutti piloti disponibili l'ordine di portarsi al fronte che fu eseguito in una situazione di caos assoluto tra la grande confusione che aveva invaso le vie della ritirata. 27 feriti. Nonostante tutto. il campo trevigiano era affollato da ben sette squadriglie di cui due da ricognizione e cinque da caccia: la 22a. essa riuscì a limitare i danni rischierandosi gradualmente al di qua del Piave. La sua III° sezione si spostò a Pordenone. Il 9 novembre al reparto giunsero disposizioni che lo spostavano a Nove di Bassano. spedite anch'esse a Istrana. Da Istrana poi.000 condanne all'ergastolo e 4028 a morte di cui 750 eseguite. con ciò che era rimasto efficiente. In linea arrivavano giornalmente rinforzi che erano stati addestrati in modo frettoloso e serpeggiava il malumore. Vi arrivò anche la 78a che prima era stata arretrata su Pordenone. Verso la metà del mese dunque. La formazione lasciò la cittadina friulana dopo aver distrutto a terra 12 Hanriot che non poteva trasferire in volo a causa delle pessime condizioni del tempo. L'arretramento di 40 squadriglie si sviluppò attraverso i campi di Istrago (Spilimbergo). il successivo giorno 10 fini anch'essa sul campo di Istrana con i 4 Hanriot superstiti. mutilazione volontaria. L'Aviazione italiana si impegnò nel tentativo di contenere l'avanzata asburgica e perdette molto materiale lasciato sui campi che fu costretta ad abbandonare. vi fu fatta affluire in attesa di ordini. La 22a e la 36a. Baricentro dell'azione era il paese il cui nome divenne nella nostra lingua sinonimo di disfatta. Gli spostamenti in quei giorni erano continui. Giunse infine l'infausto giorno di Caporetto. renitenza e diserzione circa 870. 125 .

Intitolato alla memoria di Gino Allegri è situato ancora oggi a sud-ovest della città. SOP36.Piero in Gu. In quei giorni i francesi inviarono la Xa armata e gli inglesi l’XI° e XIV° Corpo d’Armata. Vi risiedono le Suore della Redenzione che là portano avanti il loro nobile impegno. oltre a una sezione di caccia per la difesa sempre presente fin dal 1916. che venne dotata di ampi hangar.Piero in Gu per passare dieci giorni dopo a Castel di Godego. 10a e 16a). lungo la Via Sorio. AR22. riuscivano ad arrivare fino sul Brenta fotografando il territorio. 78a. La componente aeronautica francese inviata tra ottobre e dicembre consisteva delle squadriglie: AR14. 81a. 4a. 5a. Sulla base veneziana faranno poi la loro comparsa la Va 94 www. le squadriglie da ricognizione 62a. tra Brusegana e il centro. e otto squadriglie Caproni (2a.94 L'incredibile disfatta patita dal nostro esercito rese necessario costruire dal nulla altre basi aree ad una distanza dal nuovo fronte dei combattimenti. e 82a. la AR22 a Ghedi (BS) poi a Verona e subito dopo a Castelgomberto. gli alleati si erano già trovati a Rapallo due giorni prima ma era da definire le modalità di invio degli aiuti alleati. Finché rimasero a Padova. una bella residenza confinante col campo che esiste ancora oggi ed conosciuta come «Villa Mater Boni Consilii». dal Friuli. La SOP36 montata su Sopwith 1-1/2 arrivò in dicembre a S. Baracca e i piloti della 91a vissero presso quella che all'epoca era nota come Villa Giandose. che sarà il più importante del basso Piave. A novembre del 1917 vi giunsero due formazioni da ricognizione. Intanto i ricognitori strategici tedeschi. Dopo la rotta di Caporetto. Vi furono inoltre destinate altre due formazioni da ricognizione: la 118a e la 131a. Rumpler C V. AR44. Nell'estate del 1917 era stato allestito il Campo di Marcon. Vi si trasferirà anche la prima sezione della 24a. Dopo Caporetto riceverà l'83a Squadriglia. BR221. SOP214. in riva al Bacchiglione. 6a. ospitò moltissime squadriglie. SOP206. Le altre furono dislocate a Nove di Bassano. francesi e quella italiana capeggiata dal Re. già confinante con strutture militari. Nei due anni precedenti era stato sede di una sezione da difesa forte di varie squadriglie e di un CFS. 28a e 131a. La 91a di Francesco Baracca vi fece base anch'essa da novembre fino al marzo dell'anno successivo. AR254 oltre alla N561 già presente al Lido di Venezia.free. 7a. la AR14 a Verona poi a Trissino e a dicembre a S. SPA69. l'aeroporto di Padova ritornò ad essere frequentato intensamente.76a. tale da permettere ai reparti di raggiungere le zone d'operazioni in maniera ottimale. la 112a e 117a. 9a. 23a. Tutte erano state spinte laggiù dal disastro di Caporetto. Le AR dotate di Dorand AR1 andarono: la AR44 a Verona e poi a Castel di Godego.albindenis. L'area su cui fu realizzato era la Piazza d'Armi del capoluogo patavino. N82. L’8 novembre a Peschiera si incontravano le delegazioni inglesi. L'aviosupeficie.fr 126 .

Pelagio. Nella seconda metà del 1917 fu realizzato il campo di San Pelagio (già progettato nel 1916).fu ricavata di fronte a Villa Rigon. La struttura sorse di fronte al castello dei conti Zaborra e fu costruita leggermente spostata verso sud. Il campo era provvisto di una superficie di volo molto corta e l'atterraggio risultava difficoltoso oltre che per la presenza del castello. Tra i primi utilizzatori del campo furono gli Inglesi degli squadron 28°. e la III° sezione SVA poi trasformata in 57a Squadriglia. 132a. il reparto che volò su Vienna con D'Annunzio. la 201a squadriglia e i Caproni della Marina. toponimo che ricorda appunto l'antica attività che veniva svolta laggiù. sorse invece in località «Tre Scaini» e a partire 127 . Il campo fu realizzato circa 2 km a nord-est del centro abitato. anche per quella di una collinetta artificiale che nascondeva una ghiacciaia ed un laghetto e che sembrava fatta apposta perché i piloti ci finissero contro con i loro aerei. è anche la costruzione. 42° e 45°. 34°. in vena di burle.. fu allestito quello di Ca'Tessera. 13a e 15a. A ponente confinava con la fornace De Rossi. Gino Allegri e Guido Masiero. L'aviosuperficie di Isola di Carturo .. Carlomagno Grandinetti. Indossò per l'occasione un fantasioso copricapo guarnito con cartocci di pannocchie che sembravano piume. 8a. partiti in treno dal fronte francese il 12 dicembre arrivarono a Padova il 18. 5a. Vi fecero base le squadriglie da ricognizione. Con maggiore comodità vi decollavano e atterravano invece gli apparecchi dell'87a squadriglia «Serenissima». 21a. I timori erano giustificati dal fatto che sul campo operavano i pesanti bombardieri Caproni delle squadriglie 1a. La «Squadriglia Mista». nell'area compresa tra l'odierna statale Venezia-Trieste e la strada che da Tessera conduce a Favaro Veneto.oggi Isola Mantegna . All'area si accede da quella che oggi è Via Fornace. nei pressi all'attuale autostrada Venezia-Trieste. nella zona a sud della statale Vicenza -Treviso (ad ovest del Brenta) di una serie di altri campi. con la dichiarata intenzione di spingere gli Austriaci a pensare alla presenza di pellerossa nell'aviazione italiana. ne fece stampare molte copie e le lanciò oltre il Piave. un reparto che ebbe tra le sue file piloti eccellenti: Ferruccio Marzari. che doveva fornire trasporto e assistenza ai nostri agenti infiltrati oltre le linee avversarie. Esso ospitò due reparti da ricognizione: la 38a squadriglia e la gemella 39a. Grandinetti diventò famoso per una fotografia dove si fece ritrarre a bordo di un Caudron con il viso truccato vistosamente. Dal settembre del 1918 vi fece base anche la «Squadriglia Mista» costituita da una sezione Voisin e dalla Ia sezione SVA.CAPORETTO sezione SVA. Il campo di Gazzo Padovano. si trasferirà soprattutto un'altra famosa coppia di squadriglie da caccia: la 77a e l'80a. Grandinetti. gli aerei portati a S. resasi drammaticamente evidente dopo il disastro di Caporetto. per le cui operazioni l'area era appena sufficiente. assieme alla 9a da bombardamento costituì il cosiddetto gruppo «I» agli ordini del maggiore Luigi Carnevali. furono rimontati e iniziarono i voli di ambientamento. A Marcon però. Oggi confina con l'autostrada Padova-Bologna ed è sede di un bel museo del volo. Il sedime aeroportuale è ancora riconoscibile e sono presenti i resti di alcuni hangar e di altre strutture minori. 133a. Nello stesso periodo vicino al campo della Bazzera. Il tutto era completato da una smorfia truce. Legata all'esigenza di nuove aviosuperci.

colpito da Baracca e Parvis. Un campo di volo era presente anche a Toresella. Baracca annotò: «Scendo ad Arcade e subito in auto mi reco al luogo. il reparto dell'asso degli assi austriaci. prendo due mitragliatrici ed altri oggetti. Si tratta di un altro Aviatik che ha a bordo Wilhelm Appelt e Paul Wilkening: il primo rimane ferito. Prima di passare alla caccia aveva partecipato ad azioni di bombardamento. Binder fu ingaggiato sopra Godega Sant'Urbano e. Nella frazione di Grossa di Gazzo fu quindi realizzata un'altra base agli inizi del 1917. Essa venne messa a disposizione degli inglesi. decollati da Padova abbattono due velivoli avversari.da maggio del 1918 ospitò una coppia di squadriglie da caccia di prima importanza: la 70a con Flaminio Avet. A Portogruaro colpirono l'Albatros di Rudolf von Szepessy-Sokoll della Flik 41J di Toresella. il secondo ucciso. il 66th Squadron fu sostituito dal 45°. Era situata vicino al Palazzo Traverso. Aldo Bocchese. Era infatti stato protagonisti del primo attacco su Milano il 14 febbraio del 1916. cadde a Bibano di Sotto. Leopoldo Eleuteri e Alessandro Resch.». William «Willy» Barker e Harold «Steve» Hudson. e l'82a con Arturo Ferrarin e Romeo Sartori. Don Giambattista Cesa parroco di Bibano di Godega riferì dell'accaduto nel suo diario e registrò la sepoltura del pilota Schroder. Il Royal Flying Corp vi destinò il 28° e il 66th Squadron entrambi dotati di Camels. l'Aeronautica italiana continuò sempre a disporre formalmente di 52 squadriglie e 5 sezioni. ora sarà già morto. In luglio arrivò anche una parte del 139° che rimase sino alla conclusione delle ostilità. Si trattava di una struttura realizzata nel 1915 intorno a Portogruaro. I caccia si diedero alla fuga imitati da uno dei DFW che abbandonò il campo dopo aver sparato alcuni colpi. il vicemaresciallo Schroder ed il mitragliere Binder. Da questo aeroporto. L'Aviatik viene incendiato dalla cavalleria perché mancano i mezzi per trasportarlo. trovo l'apparecchio nuovissimo. l'altro ferito gravemente. che perse la vita nello scontro. l'ufficiale austriaco ottenne altre 4 vittorie prima di essere a sua volta abbattuto da Baracca. I due incontrarono un Caudron biposto italiano che Szepessy-Sokoll riuscì ad abbattere con la sua mitragliatrice. Morirono il pilota.. decollarono il giorno di Natale del 1917 per andare a stuzzicare i tedeschi che l'indomani reagirono dando vita alla famosa battaglia aerea di Istrana. Schroder e A. Dopo Caporetto Dopo il suo arretramento oltre il Piave successivo agli eventi di Caporetto. Nel marzo del 1918. Divenuto pilota da caccia. I campi 128 . uno morto. gli aviatori di Berlino.VII pilotato dal sergente Philipp Postl. Poteva però schierare solo i pochi aerei che erano stati salvati dal disastro. Dopo la ritirata Toresella divenne un campo austriaco ospitando la Flik 41J. appartenente al FA 19 con a bordo W. Godwin Brumowsky. in compagnia di un terzo pilota rimasto sconosciuto.. Il giorno dopo i due attaccano e abbattono a Orsago un altro velivolo tedesco. In quell'occasione Szepessy-Sokoll era osservatore a bordo di un Lohner B. nel cimitero del paese. Sul cielo di Conegliano. Durante i primi mesi di guerra essa ospitò la 13a e la 14a Squadriglia Bleriot che qualche mese dopo furono ceduti al settore addestramento. la coppia di piloti italiani scoprì poi 4 velivoli tedeschi: 2 caccia e 2 DFW C-V. L'ultimo. Il 6 Novembre 1917 Francesco Baracca e Giuliano Parvis della 91a squadriglia.

CAPORETTO operativi sul nostro fronte erano: Castenedolo (BS). Studiò al Technical Military Academy di Vienna ottenendo il grado di sottotenente. morì per un banale incidente aereo. Arigi. operando da Toresella e Portobuffolè. Sopra Brumowski accanto al suo caccia dipinto di rosso e con il teschio. Il gruppo Conrad in Trentino ne aveva ai propri ordini 18. passò in pochi giorni da 6 vittorie a 19 e partecipò all'offensiva di Caporetto. Divenne pilota a dispetto di un difetto che lo affliggeva all'occhio destro e che corresse con monocolo. Il 2 Maggio insieme al sergente Kurt Gruber. Ferrara e Campalto (VE). quando questi dipinse il proprio Fokker di rosso fece lo stesso sul suo. In qualità di osservatore era diventato comandante della «Flik 41K». Nove di Bassano (VI). . G-IV. aggungendovi un teschio bianco. E' in compagnia di Frank Linke-Crowfdord sul campo di Fossalta di Portogruaro. Verona Tombette. Padova e San Pelagio (PD). Castelgomberto (VI). durante il bombardando della città russa di Chotin dove si stava svolgendo una parata in onore dello Zar Nicola II. Castello di Godego (TV). furono integrati con 3 Bombenstaffeln (le Bosta 19a. Ne otterrà altri nella primavera del 1918 sopra Oderzo. mentre il gruppo Boroević ne controllava ben 47. come lo fu la «91a» in campo italiano. Trasferito con la sua Flik 41. Purtroppo per lui tutta la documentazione relativa fu persa durante la ritirata e non gli furono riconosciute le ultime 8 vittorie conseguite dopo la battaglia del Solstizio. E' interessante sottolineare il fatto che l'asso austroungarico non conseguì mai un regolare brevetto ma fu un autodidatta. La squadriglia in seguito fu trasformata in unità da caccia adottando la «J» di «Jager» (cacciatore) al posto della «K» che indicava i velivoli da ricognizione. Gli austriaci in Friuli occuparono le piste ex-italiane e ne costruirono molte altre di nuove più a ridosso del fronte. L'asso degli assi Austriaci: Godwin Brumowski Godwin Brumowski naque nel 1889 nella città galiziana di Wadowice oggi in Polonia. . Navratil e Gruber. Nell'operazione furono abbattuti due dei sette «Morane-Saulnier» inviati a contrastare gli incursori austroungarici. Ghedi (BS). Vi erano inoltre gli aeroscali di Boscomantico (VR). il «pilota senza brevetto». Brumowski abbatte un monoplano avversario. Ai comandi di un aereo Godwin palesava un'abilità non comune. 21a) dotati di AEG. Kaszala. Amico e ammiratore di Richtofen. La «41 J» è stata la squadriglia dove prestarono servizio la maggior parte degli assi: Linke-Crawford. Ca'Tessera (VE). diventata «J» sul fronte italiano nel luglio del 1917. A tutto questo schieramento vanno poi aggiunti i reparti tedeschi che in dicembre. Marcon (VE). di cui solo 2 ottenuti sul fronte orientale. Gräser. In alto a destra Godwin Brumowski. In compenso. L'asso asburgico non incontrerà mai Baracca. Istrana/Fossalunga (TV). alcuni piloti Italiani nelle proprie memorie riporteranno di aver incontrato il «Barone Rosso» scambiando proprio l'aereo di Brumowsky per quello dell'asso tedesco dal quale egli aveva appunto mutuato la livrea. Casoni di Mussolente (VI). per un totale di circa 400 aerei. Rimase mortalmente ferito il 3 giugno 1936 all'aeroporto di Amsterdam-Schiphol. A fine anno aveva già raggiunto i 27 successi. Quando il suo reparto ricevette in dotazione 6 caccia. Godwin Brumowski. Szepessy-Sokol. 20a. A fine anno schieravano 65 Flik tra caccia e ricognizione e una da bombardamento. viste le carenze nel bombardamento dell'aviazione austriaca. Proprio a bordo di un aereo pilotato da Jindra ebbe la sua prima vittoria il 12 aprile 1916. Fu un reparto d'elite. Superata indenne la guerra con ben 35 successi riconosciuti. Allo scoppio del conflitto era in servizio permanente effettivo come tenente di artiglieria. Brumowski cominciò a pilotarli senza avere seguito un regolare corso. Sul fronte russo nel luglio 1915 passò come osservatore alla «Flik 1» dell'asso Otto Jindra e con lui fece molte missioni. Spresiano e Candelù. Arcade. San Pietro in Gu (PD). Si fece temporaneamente trasferire alla «Jasta 24» tedesca sul fronte occidentale per acquisire la tecniche di caccia più moderne.

Silvio Scaroni con Angelo Melchiori (Toni) di Crespano del Grappa che era il motorista e il bresciano Luigi Botter (Bigio) suo armiere. (Foto da riferimento bibliografico 54). ad Aiello della fornace con sullo sfondo la ciminiera della fornace. Archivio Costa. Casoni di Mussolente. .Gli «Spad» della 77a Sq.

La 76a raccolse nelle proprie file vari assi già affermati e talenti futuri. Mario Fucini così scrive dei due: «Mecozzi era un pilota ostinato.96 A Novembre furono introdotti i primi SIA e quindi i primi Pomilio. il più spensierato. scorta. Ad Arcade aggregò alcuni piloti sbandati tra cui Mario Fucini e Silvio Scaroni. ma rumorosa di nuove allegrie. aveva un punto di domanda sulla fusoliera e accanto un motto latino: ''Sic rerum''. I nuovi piloti della squadriglia cominciarono a conoscersi fra loro in un clima di goliardico cameratismo. I reparti aeronautici non ancora completamente sistemati. con me c'è Masiero. Il soprannome glielo aveva affibbiato per il suo predicare onesto e che gli altri prendevano alla leggera e continuava: ''Catone! Leva quel distintivo. Catone. Bemporad. allarme. In quei giorni fu combattuta quella che poi venne chiamata «battaglia d'arresto». si impegnarono come poterono nel contrastare l'intensa attività aerea avversaria.O va o sbrega'. e cancellò il punto interrogativo.. ti porta male!. il quale doveva ancora dimostrare le sue qualità. Ho trovato una povera camera con due lettucci. a Fossalunga. vi 95 La frase che Michetti considerava evidentemente troppo intellettuale per un pilota da caccia è tratta dal secondo libro del «De rerum natura» di Lucrezio: «Sic rerum summa novatur semper» ovvero «Così l'insieme delle cose si rinnova sempre».''.95 A Istrana nella 76a era vittima di Michetti che non osava scherzare su di lui quando tornava furibondo dopo le missioni sfortunate. e anche amicizie vecchie». caccia libera a chi se l'é meritata o a chi dimostra di poterla senz'altro meritare.. Ma quando a Mecozzi gli era passata. Ormai il peggio è passato: il pericolo di una sconfitta più grave. primitiva sempre. 1932 131 . Ma Michetti non fu soddisfatto: ''Che cosa importa il medioevale? '. il più ostinato nel buonumore e nella caccia agli austriaci. La nostra mensa è ancora al campo. almeno dall'invasione. entusiasta e riflessivo insieme.scrisse allora Mecozzi e.. che servì a smorzare l'impeto delle truppe austrotedesche ansiose di spingere l'Italia al tracollo. Voli sul Nemico. 96 Mario Fucini.LA BATTAGLIA D'ARRESTO Capitolo Quinto La battaglia di arresto Il nuovo fronte dei combattimenti si stabilizzò tra la metà di novembre e i primi di dicembre. il dubbio non è per noi: o tutto o nulla!'' ''O spezzar o giungere'' .'' Poi Mecozzi cominciò ad avere le vittorie e Michetti seppe dimostrargli la sua stima con entusiasmo». e soprattutto paziente. poi a Casoni assieme alla 81a costituirà il riferimento più importante del settore del Grappa. bada. non dai bombardamenti aerei. Mecozzi esibiva sul proprio aereo un simbolo enigmatico e una frase in latino per la quale Michetti gli aveva appioppato il soprannone di «Catone». Firenze. mise un arco teso a scoccare la freccia. c'è un po' d'ordine nei turni: crociera. piano piano lo stuzzicava: ''Quel distintivo. accanto. i suoi sono a Padova ormai al sicuro. Fucini della 76a squadriglia racconta: «Alloggiamo in paese. allora Michetti. Dalla metà del mese fino a quella di marzo del 1918. Veneto. Nuove amicizie nel nuovo ambiente. siamo provvisti di indumenti da volo. Un esempio di tale clima si rinviene nel rapporto che legava Amedeo Michetti e Giorgio Mecozzi. abilissimo. L'Italia ha ritrovato se stessa sul Piave e sul Grappa […].Non ti pare più espressivo? Tanto più che siamo nel Veneto.

1998. i due aviatori si gettarono ma rimanevano cadaveri sull'istante. Baracca il 15 Novembre 1917 partendo dalla città del Santo.] atterrava un velivolo tedesco su quel di Sala. Anche quel giorno volava in coppia con Giuliano Parvis. Le salme furono seppellite nel cimitero di Istrana». Tra il 22 ottobre e il 25 novembre.arretrò fino a Padova. Spesso avveniva che per l'inceppamento delle armi. Sempre in novembre vennero poi lanciati anche volantini che propagandavano l'imminente sconfitta Italiana. vidi l'aeroplano avvolto dalle fiamme a 4000 metri. ottenne la sua prima vittoria abbattendo un biposto austriaco su Colbertaldo. A bordo dei loro SPAD XIII. L'aviatore italiano si mise sull'attenti e qualcuno vicino lo sentì mormorare: «Oggi a te. i piloti dovevano rinunciare al combattimento. Altre 30 tonnellate di ordigni furono quindi fatte precipitare tra novembre e marzo su obiettivi carsici. con il quale in caso di inceppamento poteva rimettere a posto la leva di riarmo. Conservo dell'apparecchio le due mitragliatrici. il 14 Novembre 1917.d. la macchina fotografica». La gente accorse e poco dopo arrivò Baracca. Scesi subito e dopo pochi minuti ero sul luogo». ottenne la sua 28 vittoria sopra Sala di Istrana. Furono effettuate 44 azioni con 234 aerei sganciando 48 tonnellate di bombe. Col caporale Luigi Botter. Baracca così descrisse lo scontro: «[il velivolo avversario] si difese bene. seguendo i consigli del suo armiere. e incominciò a scendere. aveva la croce di ferro. ma dopo 120 colpi vidi fiamme a bordo. La 91a Squadriglia dopo Caporetto .] il Maggior Baracca Aviatore [.30. Questo dipendeva dalla scarsa qualità delle cartucce prodotte in serie. Silvio Scaroni. Una comunità in cammino di fede e di umana convivenza. Mario Pini e Marinello Nelli della 70a squadriglia attaccarono un ricognitore austriaco diretto sopra al Montello. Erano le 12. amico». i tubi del timone bruciato. domani a me. I nostri dirigibili inoltre effettuarono 14 missioni lasciando cadere sull'avversario altre 14 tonnellate di bombe. Il pilota bresciano aveva evidentemente saputo far tesoro dei consigli di Botter perché il 18 e il 19 dello stesso mese abbatté altri due aerei. 98 Ibidem. Incendiatosi l'apparecchio.passando per Arcade . le squadriglie Caproni da bombardamento intervennero pesantemente su diversi obiettivi isontini e lungo le vie e i ponti del Friuli. Pezzan d'Istrana. Nell'impeto dell'azione 97 Le frasi di don Meggetto sono tratte da: Luigi Belvini. Scaroni preparava i nastri scartando anche 2 pallottole su tre. Di quel che accadde dopo. Inoltre portava in volo un bel martello di piombo. che quel giorno si trova a Sala d'Istrana: «il 5 Novembre 1917 [in realtà è il 15 n. Fu un combattimento che il pilota di Luogo descrisse come «tragico e spaventoso».. gli aviatori si gettarono fuori e l'Aviatik precipitò vicino al campo di Istrana. Roncade (TV). La caccia italiana infine abbatté 53 velivoli con la croce di ferro. i due intercettarono un ricognitore ad alta quota..r.fu una intensa attività avversaria di bombardamento delle nostre retrovie nella fascia Venezia – Treviso – Bassano. la fede matrimoniale e un bel ritratto di donna in un astuccio di pelle. ci resta la descrizione di un sacerdote Don Meggetto. La mattina del 19 novembre.97 Baracca annotò: «Gli aviatori tedeschi erano due tenenti di aspetto molto distinto.98 Le vittime erano Alfred Muller e Erich Peucer della FA 14 tedesca. Gli spettatori mormoravano: «El vien par rendar i onori ai do todeschi». 132 . uno di essi aveva un anello d'oro. Grafiche Dipro.

LA BATTAGLIA D'ARRESTO Scaroni diventò un cacciatore nei giorni di Caporetto.di quella bella macchina non rimane che un ammasso di rottami metallici…». . Una vittoria di Scaroni.. Foto da riferimento bibliografico 54. Foto da riferimento bibliografico 54. della quale egli scrive: «.

Archivio Ballista. Si notano il caccia e l’osservatore che scende col paracadute. Foto da «Illustrazione Italiana». Ferruccio Ranza della 91a a Padova.Caccia al «Draken»: sequenza di un abbattimento. .

Masiero ed io gli saremmo stati appresso per proteggerlo dai cacciatori avversari. Vogliamo provare dargli una lezione? Ci stai?. Gino Allegri e Guido Masiero. nella formazione stabilita. Si sviluppa un combattimento dove Scaroni quasi va in collisione con il caccia Albatros D. per non svelare l'inganno. come scortato da noi. non sono bastati i razzi… Allegri si accanisce come il cane attorno alla buca dove si è nascosta la volpe. anche se il nemico ci tempesta in ogni modo… Allegri non lo vedo più: i colpi cessano. perché il S. ci fa fessi.III del Vizefeldwebel tedesco Kaspar Rahier e lo abbatte vicino al cimitero di Vidor. simularono la scorta a un ricognitore Pomilio della 22a squadriglia che aveva ai comandi il tenente Volontè e il capitano Lodi. il primo danneggiò l'ala superiore destra del secondo. quota usuale. Ecco come andare a caccia di un Draken per prendere un Alba- 135 . Il pallone non s'abbassa. non quelle buone. il cap. ci lasci e noi si piombi sulla vittima.. il pallone ora è a poche centinaia di metri sotto di noi. Furono montati sull'aereo di Allegri. Scaroni. Aspettando i razzi incendiari progettammo l'azione… Pensammo di ingannare in qualche modo i nemici.Ci stò – Fra poco devono arrivare le ''fusées''. dondolando come uno scemo. il cuore ci batte più forte.. spiava… Lo vedi. ognuno sbircia il pallone.. Ecco il segnale.P. è sempre là a fare il comodo suo dalla mattina alla sera. poi. con un Savoia Pomilio da ricognizione. Silvio Scaroni con Mario Fucini. Sulle linee. oltre che arduo per la difficoltà della mira. non si da pace dello smacco. si vede bene ogni suo particolare: Allegri è già quasi a tiro e manovra a puntare. Il vero obiettivo dei 4 aviatori era invece quello di cambiare rotta e di gettarsi all'improvviso su un Draken che gli austriaci issavano a Valdobbiadene. al quale ci avviciniamo di traverso. tremila metri. è pericolosissimo per probabilità di cozzo.'' Ma il Draken quella volta non fu abbattuto. Allegri fremeva per distruggerlo ma il pallone veniva sempre abbassato in tempo. Trovato l'equipaggio volontario per questa finta ricognizione e trovati altri due compagni cacciatori. portando.LA BATTAGLIA D'ARRESTO i nostri due aerei si scontrarono fra loro e con il carrello. con rotta subdola. Con quell'aria da cetriolo. eccoli: due. Altre cannonate: le solite. scende rapidamente. che volle per se il compito principale e più rischioso. mi dice quel vescicone osceno? Lui. guarda e vede e fa segnali e. Aspettiamo il segnale di Allegri.. nessuno lo disturba. Giù a precipizio tutti e quattro. dovevano arrivare con la nostra scorta fino nei pressi del Draken. Lodi e il suo pilota. Guardo in alto. Nonostante tutto i piloti riuscirono a rientrare al campo. Nella stessa giornata. E finché resta lui noi restiamo per proteggerlo. per ora. I razzi erano arrivati. Più bassi altri tre… ''Attenzione all'urto! Il combattimento di fronte.. Quota usuale e cannonate usuali. Ma molto più rapidamente noi gli siamo addosso. perché scende.. un apparecchio da ricognizione e fingendo così di passare da quelle parti per tutt'altro scopo. alla nostra picchiata squagliarsela… E venne il giorno dell'azione. Ecco ecco.. punta al bestione dondolante che pare abbia capito. fu decisa l'azione. Passiamo oltre. In quel periodo alla squadriglia arrivarono in dotazione gli ottimi Hanriot Hd 1 in sostituzione dei vecchi Nieuport. Allarme! Ci sono vicini i cacciatori nemici. Fucini racconta: «Il nostro fra Ginepro (Allegri) guardava spesso là oltre le linee un Draken austriaco che da Valdobbiadene spiava. dalle sue ali sfrecciano i due razzi… Che succede? Perché non brucia il pallone? Ah.. come un bolide. Allegri più sotto.

78a e 81a tutte dislocate nella stessa Istrana. sostituì Buzzi al comando della formazione. Antonio Pagliari e Luigi Olivari. la 91a di Padova e la sezione aerea destinata alla difesa della città del Santo. I piloti lo ribattezzarono subito «Brisfit» o «Biff» dalla contrazione di Bristol Fighter. 137) 136 . La squadriglia ebbe poi tra le sue file i migliori cacciatori dell'aviazione italiana che poi andarono a costituire 91a. la «Squadriglia degli Assi» di Baracca. Il X° agli ordini dal maggiore Matteucci. L'«F2b» venne costruito dalla «Bristol». Nonostante la partenza dei suoi piloti migliori. Di quel gruppo facevano già parte Guido Tacchini. futuro padre dell'acrobazia italiana e Capo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica nella seconda guerra mondiale. Le prestazioni dei due velivoli sono riportate nell'allegato 1 (Immagini: Re8 a pag. Il 2 dicembre 1917 Rino Corso Fougier. Domenico Bolognesi. 92. Quattro velivoli inglesi furono abbattuti. Aldo Bocchese e altri.tros!». La sua velocità di 163 Kmh a 2000 m. I suoi 280 cavalli gli permettevano di raggiungere una velocità di 174 Kmh a 4000 m. Sul fronte Italiano sopportò il lavoro più massacrante con gli «Squadron» 34th e 42th. 35a e 48a dislocate sulla base di Castello di Godego. la 70a sopravvisse e dopo Caporetto operò da Istrana producendo ancora grandi assi come Alessandro Resch. Flaminio Avet. che aveva alle sue dipendenze le squadriglie 76a. Poteva difendersi efficacemente su ogni lato. In effetti l'aereo era molto robusto e permetteva manovre acrobatiche con il vantaggio di poter difendersi anche alle spalle. non era elevata e nella fase iniziale del suo sviluppo l'aereo tendeva ad entrare in vite. caduto prima di Caporetto. Le squadriglie 70a e 82a da una parte e 76a e 81a dall'altra rappresentarono la coppia di reparti che fino alla fine del conflitto supportarono il settore degli Altipiani. Era armato con una mitragliatrice Vickers «in caccia» sincronizzata con l'elica. comandato dal capitano Porro e costituito dalle squadriglie 22a e 36a anch'esse basate a Istrana. Le colonne del Royal Flying Corps: il «Raf re8» ed il «Bristol F2b» Il «Re8» fu realizzato dalla Royal Aircraft Factory per rimpiazzare il vulnerabile «BE2». Fu il miglior biposto prodotto in Gran Bretagna durante la Grande Guerra. che al fronte nel novembre del 1916. di quota. e dalle formazioni 27a. che davano all'aereo la possibilità di essere alla pari con molti caccia avversari. Anselmo Caselli. azienda fondata da George White nel 1910. Anche il VI° gruppo aveva sede a Istrana ed era diretto dal maggiore Calori. Nacque dalle ceneri della 1a Squadriglia da caccia basata a Santa Caterina di Udine per la difesa della città. La «battaglia di arresto» andava verso la sua conclusione. La fabbrica inglese diede alla luce il «F2» nel settembre del 1916. Gli aviatori impararono subito a pilotarlo come un caccia e le cose andarono meglio. l'allora tenente Francesco Baracca. Finalmente con la protezione della caccia raggiunse grandi successi. aveva il proprio comando ubicato a Istrana e controllava le squadriglie 70a e 82a (che facevano base sul campo alle porte di Treviso). Costruito in 3101 esemplari. Era un ricognitore e bombardiere e il primo reparto ad adottarlo fu il «5thSquadron» del RFC. Verso la fine di novembre del 1917 il fronte si stava stabilizzando. Si trattò di un debuttò infelice. aveva un motore «Rolls-Royce Falcon» da 280 cv. Era ostico da pilotare e all'inizio fu guardato con diffidenza dagli aviatori del Royal Flying Corps. ebbe sanguinose perdite. L'Aeronautica nel settore compreso tra il Grappa e il Piave era organizzata su 3 gruppi. Il primo «Squadron» ad averlo fu il 48° nell'aprile del 1917. La 70a in particolare la fu la prima formazione da caccia assemblata con la ristrutturazione dell'aprile del 1916. Vi era infine il XII° gruppo con sede a Castelfranco. Giulio Poli. Leopoldo Eleuteri. F2B a pag. Ne furono costruiti più di 4000 esemplari e nel 1917 rappresentava nerbo dell'aviazione britannica. Alla sua missione d'esordio dovette misurarsi in uno scontro con 5 «Albatros» della squadriglia di von Richtofen. e con una Lewis brandeggiabile per l'osservatore.

qui a Verona. . Archivio Ballista.LA BATTAGLIA D'ARRESTO Il «Bristol F2b» inglese C4758 di Wood e Amy in forza alla sezione «Z» abbattuti poi sul Piave il 16 giugno 1918 durante uno spezzonamento a bassa quota. Archivio Ballista. La lupa nera della 79a Squadriglia su un «Ni 27».

che forse sostituì quello abbattuto da Ancillotto. Foto collezione Privata. Si noti in secondo piano un piccolo pallone che serviva per la manutenzione dell'aerostato.Il «Draken» di Rustignè. Foto collezione privata. In lontananza la laguna. . Una vista del Piave dal «Draken» di Rustignè in quota.

L'avvenimento fu descritto nella Domenica del Corriere del 24-31 Marzo 1918. portandosi a casa grandi brandelli di quella «vescica» che galleggiava nell'aria. Il 15 e 16 dicembre i «Re8» del 34th e 42th Squadron entrarono in azione attaccando il campo di Vazzola . futuro capo di stato maggiore della RAF. a Fossalunga si schierò il 45° Squadron. Il giorno di Santo Stefano poi. I comandi dei due Wing erano entrambi vicino a Gazzo (Villalta) mentre il comando generale del Royal Flying Corps (VIIa Brigata al comando di Webb Bowen ) si trovava a Mantova. causandogli contusioni al braccio sinistro e la frattura di un dito. Per questa impresa Giannino Ancillotto fu premiato con la medaglia d'oro al valore. Il 28° assieme al 34° formava il 51° Wing al comando del tenente colonnello R. Il velivolo però era così basso che urtò col carrello Rossetti. Mills mentre gli altri Squadron componevano il 14° Wing agli ordini di sir Philip Bennet Joubert de la Ferté. con un disegno di Achille Beltrame. Era vietato: volare entro un raggio di 5 miglia nautiche da Venezia. Quando il pallone era minacciato da un attacco veniva rapidamente abbassato. il Parco Velivoli e un deposito a San Pelagio (PD). Nell'aprile del 1918 poi ad esso si aggiungeva il 67° Wing a Taranto. Il primo dei reparti. 139 . Già dai primi del 1917 infatti il Royal Naval Air Service basava il suo 6° Wing a Otranto.99 Il 5 dicembre un vecchio Nieuport Ni11. che sarà rinominato in 66° era equipaggiato con idrovolanti Sopwith mentre il secondo era composto da ricognitori De Havviland DH4 terrestri. per cui Ancillotto volava con un vecchio Ni11 dell'80a.San Felice che poi venne smobilitato. 99 Norman Mc Millan nel suo libro «Offensive Patrol» descrive i divieti cui erano sottoposti i piloti inglesi sul fronte italiano. spedire cartoline con le foto delle città. Gli aviatori britannici provenivano dal fronte francese e si distinsero immediatamente per la loro esuberanza ed «incoscienza». L'obiettivo era il pallone frenato di Rustignè. possedere una macchina fotografica. e D'Annunzio lo battezzò l'ala incombustibile. I reparti prendevano così confidenza con il territorio. volavano sopra Ponte di Piave. Non erano comunque i soli reparti inglesi presenti in Italia. Per un certo periodo Ancillotto si dedicò con particolare impegno alla caccia dei palloni e riuscì a distruggerne diversi: uno il 30 novembre a Fossalta. grosso pezzo di artiglieria posizionato nelle vicinanze. Gli austriaci con questo Draken osservavano il fronte dando indicazioni di tiro ad un pericoloso Skoda 305. A questi erano aggregati il 4° Wing e la 9a compagnia di Palloni disposti tra Vicenza e Treviso. poi il 3 dicembre un altro a San Polo di Piave e il giorno dopo un terzo. Il 5 dicembre fu infine il turno di quello di Rustignè. che per non essere colpiti si buttarono a terra.P. dove fu raggiunto il 7 dicembre dal 42th Squadron. Gli Spad di cui la 77a Squadriglia era dotata non potevano lanciare i razzi Le Prieur. La mattina dell'8 dicembre. il 2265 pilotato da Giannino Ancillotto. Quel giorno nella foga di colpirlo il pilota originario di San Donà di Piave finì con l'attraversarlo dopo averlo fatto esplodere. Nello stesso periodo inoltre. acquistare e consumare alcolici e vendere pane delle truppe a negozi o panifici locali.LA BATTAGLIA D'ARRESTO Il 3 Dicembre 1917 il 34th Squadron britannico arrivò a Istrana. sul campo di Grossa di Gazzo Padovano arrivavano gli Squadron 28th e 66th caccia. il pilota di un Camel inglese eseguì una serie di evoluzioni a bassa quota sul campo di Istrana e puntò contro quattro piloti dell'82a squadriglia. e tre SPAD della 77a Squadriglia di scorta.

Fu il protagonista principale della «battaglia di Istrana» del 26 dicembre 1917. Poteva volare anche senza scorta e si dimostrò robusto e affidabile anche grazie al motore «Benz» che forniva al mezzo le sue particolari prestazioni che sono riportate nell'allegato 1. i tre aviatori del Royal Flying Corp volevano evitare di dover rendere conto della loro bravata ai propri superiori. di bombe. il «DFW» era un biposto da ricognizione e bombardamento. Arrivò sul fronte italiano con i reparti tedeschi (Fligerabteilung-FA) nel novembre del 1917 e vi rimase fino al marzo del 1918. La battaglia aerea di Istrana Nel giorno di Santo Stefano del 1917. Il C-V in particolare era assai veloce e portava circa 100 kg. da loro considerato alla stregua di un attacco perpetrato a tradimento. l'unico ad avere successo fu il C-V. in formazione ad ala. Ad Istrana i tre si vantarono con il personale del campo di quanto avevano fatto sopra Motta di Livenza riservando ai tedeschi commenti sprezzanti. L'atto imponeva una ritorsione immediata che fu decisa per l'indomani. Quattro aerei furono danneggiati e uno distrutto. Che cosa era accaduto? Il 25 dicembre 1917. La festività del natale era infatti considerata tacitamente come un giorno di tregua e gli aviatori tedeschi non si aspettavano sorprese. Scoppiarono alcuni incendi mentre i tre velivoli eseguivano nuovi passaggi per mitragliare le trincee dentro le quali i tedeschi cercavano nel frattempo rifugio. Nonostante il «DFW» fosse più piccolo di un bombardiere venne impiegato in massa nelle azioni sulle città italiane. 141). una volta raggiunta l'aviosuperficie di Motta. E' naturalmente facile immaginare quanto poco questi ultimi avessero gradito il regalo dei britannici.Il DFW: il tuttofare tedesco Come il «Brandemburg C-I». iniziarono a mitragliare con pallottole incendiarie Buckingam gli hangar e i baraccamenti al cui interno si stava svolgendo la festa di Natale. Di tutti i modelli della fabbrica di Lipsia. in seguito ad un attacco portato dai velivoli dell'aviazione austrotedesca. Al termine dell'attacco tra il personale del campo si lamentarono dodici caduti e diversi feriti. Là Barker e compagni ottennero di far riparare i fori prodotti sulle carlinghe dei loro velivoli dal fuoco contraereo tedesco. I tre piloti del corpo di spedizione britannico. specialmente di notte. (Immagine a pag. L'azione rappresentò la risposta tedesca ad un incursione operata il giorno precedente da aerei dell'Intesa. La missione non era stata autorizzata dal comandante del campo ma veniva effettuata per iniziativa personale di due piloti. tre Camels del Royal Flying Corps britannico lasciarono l'aeroporto di Grossa nei dintorni di Gazzo Padovano. Facendo rappezzare gli aerei presso la base alla porte di Treviso. volevano lasciar cadere sul campo un pezzo di cartone sul quale avevano scritto: «Al corpo aereo austriaco dal Royal Flying Corps inglese. William «Billy» Barker e Harold «Steve» Hudson e da un terzo pilota del 28th Squadron. L'aviazione austrotedesca non operò mai sui cieli del nostro fronte con folti reparti di bombardieri pesanti ma preferì sempre servirsi di questi robusti biposto e dei «Brandemburg». sui cieli di Istrana. Il motivo per il quale l'aero- 140 . I tre Camels presero dunque la via del ritorno ma invece di fare rotta direttamente su Grossa atterrarono a Istrana. violando la sacralità della festa del Natale. che venne prodotto in circa 1000 esemplari. ebbe luogo uno scontro che vide impegnati circa sessanta tra caccia e bombardieri e che viene considerato la più grande battaglia aerea dell'intero conflitto sul nostro fronte. I tre erano intenzionati ad attaccare a sorpresa il campo tedesco di Motta di Livenza. coll'augurio di un natale allegro». Una volta giunti sull'aeroporto tedesco i tre velivoli.

Foto da riferimento bibliografico 54. . Una vittoria di Scaroni del giorno di Santo Stefano 1917.LA BATTAGLIA DI ISTRANA Il DFW protagonista del bombardamento di Istrana del 26 Dicembre 1917. Un DFW caduto a Musano di Trevignano (TV).

Archivio Ballista. distrutto nella battaglia di Santo Stefano. Archivio Varriale. .Mecozzi davanti all’ «hangar» singolo di Istrana. Si nota la mancanza dell’hangar singolo della precedente immagine e della baracca ufficiali. Foto aerea di Istrana nella primavera del 1918. Gli hangar rimasti sono già stati mimetizzati.

L'unico ordine possibile che l'ufficiale può però dare in un simile frangente è solo quello che dispone il decollo generale di tutti i velivoli. due da ricognizione (22° e 36°). stanno incrociando a una quota diversa e non intervengono nell'azione. A questo punto però accade qualcosa di apparentemente inspiegabile. Avet invece. Non devono però trascorrere che pochi istanti prima che tutti si rendano conto di ciò che sta per accadere. Erano presenti anche gli inglesi con del 34th Squadron da ricognizione con gli Re8. Benvenuti e Teobaldi. In quel periodo vi si trovavano di stanza cinque squadriglie da caccia italiane (70°. Nel frattempo fanno la propria comparsa anche i quattro aerei inglesi che già si trovavano in aria. Di servizio sono il tenente Flaminio Avet. Avet. viene colpito da una raffica di mitragliatrice che inchioda il suo aereo a terra. Secondo fonti mai confermate. Il personale di guardia dà subito l'allarme ma non viene creduto.sarebbero addirittura stati passati per le armi una volta rientrati da questa sfortunata missione. alcuni di essi . La formazione tedesca diviene ben visibile in cielo mentre a terra scoppia il finimondo con i piloti che saltano sui propri aerei per decollare. I velivoli dell'Intesa ingaggiano duramente i bombardieri germanici. pur essendosi presentati sul cielo di Istrana.LA BATTAGLIA DI ISTRANA porto di Istrana divenne l'obiettivo della reazione germanica non è chiaro. l'82a Squadriglia italiana ha in linea di volo otto apparecchi ed è ai suoi piloti che spetta il compito di decollare su allarme. Il cielo è nuvoloso quando una formazione di 25 bombardieri Dfw C-V e Aeg G-IV accompagnata da 15 caccia giunge. nel quadro dei voli quotidiani previsti lungo le tre «rotte» loro assegnate. del tutto inaspettata sul cielo della base italiana.proprio a causa della loro anomala condotta in battaglia . che venne così erroneamente identificata nell'aeroporto trevigiano. 143 . dopo avere mandato in volo i due commilitoni corre nell'ufficio del comandante Fochessati per ricevere istruzioni. Soprattutto non ritengono possibile un attacco delle dimensioni di quello riferito dalle sentinelle. Nonostante la sorpresa sia grande sedici caccia italiani tra fra Nieuport 17 e Hanriot Hd 1 riescono a decollare sotto le bombe che cominciano a piovere sul campo.76°. I piloti Comandone. Al momento dell'attacco. In quel momento vi sono in volo quattro caccia britannici tra cui quelli di tra cui di Jarvis Mulholland e Frayne che però si trovano lontano dal campo in normale missione di pattugliamento. lasciando i bombardieri in balia della caccia italiana e inglese. La mattina del 26 dicembre i velivoli con la croce di ferro giungono su Istrana alle 9 e 15. Panero e d'Urso riescono a levarsi in volo. i motori che tossiscono e non partono mentre gli specialisti si affannano attorno agli aeromobili e i velivoli si intralciano nel tentativo di decollare. oppure se quest'ultimo fu colpito in ragione della sua ben nota posizione e importanza. Non si sa cioè se da Motta qualcuno si sia alzato al termine dell'attacco britannico per seguire i tre Camels nel tentativo di scoprire la loro base di partenza. Gli aerei tedeschi sono privi della protezione dei propri caccia che. poiché tutti pensano a uno scherzo delle vedette che vengono letteralmente mandate a quel paese.78°. Nelle sue memorie Silvio Scaroni manifesterà perplessità per l'atteggiamento scarsamente combattività dimostrato dai piloti di scorta germanici. Piloti e tecnici che passeggiano oziosamente per il campo non ritengono plausibile una sortita nemica nel giorno di Santo Stefano. durante il rullaggio.81° e 82°). La prima reazione è dunque di ilarità.

discende sbandato. Ah! Sono bombe. L'urto non avviene per miracolo. partecipa anche il sottotenente Arthur Jarvis del 28th Squadron del Royal Flying Corps di Grossa. lo schianto è un sobbalzo delle cartucce squassate dal mio scarto violento che per poco non mi ha proiettato fuori. appartengono invece alla 76a Squadriglia. Giorgio Michetti. Ne poi danneggiano un terzo che è costretto ad atterrare a San Gaetano. Non passerai il Piave! Ecco. Brenta e Mecozzi abbattono un DFW sul cielo di Volpago del Montello. Qualcuno mi aiuta: un camerata volteggiando piomba anche lui addosso al velivolo nemico. Li lascio alle prese per piombare contro un altro che mi passa davanti. Sono stato colpito? Incendiato? Un attimo. Mi colpiranno? Non ho tempo di pensarci.Stessa sorte tocca anche ad un altro pilota dell'82°. L'allarme 144 . All'abbattimento del DFW caduto a Camalò. che non si da per vinto. Silvio Scaroni e Mario Fucini. I maggiori successi nel corso di questa storica azione sono però ottenuti dai piloti della 78a Squadriglia. inseguiti dai caccia italiani e inglesi. a cui altri colpi di mitragliatrice spezzano il longherone di un'ala. Al termine dello scontro si conteranno ben otto bombardieri con la croce di ferro sicuramente abbattuti. Il bagliore è un riflesso del sole sull'elica. Ma mentre faccio uno scarto brusco per evitare il fuoco del mitragliere che mi avventa una lunga raffica. ma una ventata scuote il mio apparecchio e mi costringe a riprendere con paziente spasimo la mira rimanendo sotto il tiro avversario. È un osservatore crociato che mi tempesta dal fianco. miro a lungo. Contardini. Guardo in alto il velivolo che le lancia. Avet. in basso lo scoppio: a vuoto. E uno! Dov'è un altro? Un altro! Ma com'è difficile scegliere. Della 70a Squadriglia comandata da Fougier. capisco. Anche l'81a Squadriglia ha preso parte al combattimento senza però riportare successi. riescono ad abbattere due bombardieri tedeschi DFW. Così Fucini racconta quei momenti: «Un'ala sfiora la mia. Guido Masiero e Guglielmo Fornagiari. raffiche rabbiose mi investono. decolla il solo Ferrandi ma quel giorno la fortuna non è dal sua. una vampata lo avvolge all'istante. I tre. piomba in un campo. vedo un bagliore davanti a me. l'equipaggio distrugge il velivolo. finalmente! Inclina un'ala verso terra. assistito dal motorista Solenghi. una dopo l'altra. Riprendo l'attacco. Ma che cos'è ora? Davanti a me passano scendendo a picco lunghe ombre grigie. che oscilla e sbanda cercando salvezza in manovre disordinate. oggi! Mentre volteggio per cercare un nuovo bersaglio. La cintura di bordo mi ha trattenuto a mala pena. sparo. riesce comunque a salire sull'ultimo Hanriot rimasto e a guadagnare il cielo. Una volta giunto a terra. scavano buche in un prato. mentre Antonio Chiri ha ragione di un terzo. Al termine dello sconto i bombardieri tedeschi si disperdono ad una quota di trecento metri nel tentativo di guadagnare le proprie linee. che precipita a Biadene. ne colpiscono mortalmente un secondo sopra Falzè. In campo italiano l'unica vittima appare al momento il tenente Pallasch che insegue i velivoli germanici oltre la linea del fronte e viene colpito finendo prigioniero. Altri due bombardieri germanici tipo DFW cadono infine per mano di Antonio Riva a Signoressa e a Camalò. Uno apparteneva probabilmente al FA2 ed aveva ai comandi il pilota Edebohls. sopra Musano e Camalò. già a tiro. Per poco: un nostro caccia lo affronta. fra le ali. sento in carlinga uno schianto. Al primo sparo la mitragliatrice di bordo si inceppa mettendolo fuori gioco. Per i tedeschi le perdite sono pesantissime.

A destra: La mappa allegata alla circolare per l’istituzione dei finti campi. Il campo era anche chiamato «di Roveredo». Si può notare che passano in prossimità di due campi simulati. 145 .LA BATTAGLIA DI ISTRANA Sopra: bombardamento della zona ovest della Comina (PN). mentre il terreno praticamente era tutto nel comune di San Quirino. (Foto da riferimento bibliografico 54). Sono state aggiunte dall’autore le tracce di due rotte che uniscono Aviano con Venezia e con Padova. (Foto «Illustrazione Italiana»). In altro a destra: il campo di Casoni di Mussolente imbiancato nei primi giorni di Febbraio 1918. (Archivio Varriale).

. A sinistra: Bartolomeo Arrigoni sul suo fido «SVA».Scaroni con i suoi compagni della 76a a Casoni davanti all’Hanriot di Baracchini. A destra: Piloti inglesi a Villa Cariolati-Setti presso Fossalunga di Vedelago . Foto da riferimento bibliografico 54. (Foto riferimento bibliografico 95). (Foto «Illustrazione Italiana»).

147 . avrebbe dovuto operare sulla destra del XIV° Corpo d'Armata. Due Hanriot dell'82° Squadriglia sono distrutti al suolo e altri due vengono danneggiati. Inoltre il Royal Flying Corps doveva con sei aerei scortare i RE8 nella ricognizione strategica e occuparsi anche di proteggere i reparti da bombardamento. Scoperti con ampio anticipo. gli attaccanti non possono più contare sul vantaggio della sorpresa. evito ancora un cozzo mortale con una manovra spasmodica. ogni giorno i reparti inglesi garantivano quattro pattugliamenti su tre rotte.sei velivoli ciascuna. circa dieci velivoli tedeschi. Il biposto crociato è sceso malamente in un prato: cappottato.100 E' quasi mezzogiorno quando una seconda ondata di velivoli germanici punta sul campo di Istrana. che aveva inseguito i bombardieri attaccanti oltre le nostre linee è fatto prigioniero e il suo aereo è perduto. Rimane danneggiato anche l'hangar tipo Centocelle singolo che serviva da alloggiamento per la truppa. Scaroni (76° Squadriglia) e Brenta (78° Squadriglia) si levano di nuovo in volo riuscendo ad abbattere un altro bombardiere avversario. Questa volta però.già sopra il Montello. mi trovo di fronte un altro dei nostri. Seguivano una rotta occidentale che da Asiago li portava al Monte Grappa nelle ore di massima attività.. vengono intercettati dai britannici . con una sola missione al giorno. con velivoli e palloni. Nonostante questi impegni per i britannici. op. Alla fine della giornata gli aviatori tedeschi avranno pagato un pesante tributo al proprio desiderio di vendetta. Rinunciano quindi a proseguire verso il loro obiettivo e si liberano del carico di bombe che trasportano sopra Montebelluna. Torno addosso al fuggente. Ernst e il secondo dal Lt. Un aereo del BoGw 4 e uno del BoStaffeln 19 cadono a Pederiva. Ormai non ho più cartucce. il primo pilotato dal Lt. Vedo un roteare di ali lontane. anche questo precipita! Ma lo perdo di vista. Alle mie nuove raffiche il mitragliere nemico apre le braccia e si accascia.. Niesz.guidati da James Michell . Nel frattempo infatti. non mi resta che atterrare». altri due aerei vanno ad aggiungersi all'elenco di quelli abbattuti: una caccia Albatros D-III precipita alle porte di Treviso mentre un altro DFW cade a Susegana. L'«hangar» Bessoneau e cinque velivoli tipo Hanriot vengono distrutti da una bomba incendiaria. fino davanti alle linee inglesi. sbattuto dal vento. dovendo accusare la perdita di ben undici velivoli. La fine del 1917 Dai primi di dicembre del 1917. Sento già l'ebbrezza della nuova vittoria. Ecco. sì. La rotta centrale fu subito allungata fino a Vazzola dato che l'artiglieria inglese. con formazioni di quattro . Il tenente Pallasch della 78° Squadriglia. Voli sul nemico. Anche le perdite italiane non sono comunque trascurabili. Quattro specialisti della 70° Squadriglia rimangono uccisi durante l'attacco della prima ondata. Cerco i nemici e i camerati. giù sul campo nulla. attraverso la fusoliera. sotto le mie ali. Vi era infine la rotta orientale. volare in Italia sembrava essere una vera vacanza. C'era poi una rotta centrale che lungo due direttrici andava da Valdobbiadene a Pieve di Soligo e da Farra di Soligo a Conegliano. cit. rispetto all'esperienza maturata sui 100 Mario Fucini. Virando per cercarlo.LA BATTAGLIA DI ISTRANA ridicolo raddoppia la mia furia. che portava i velivoli britannici da Conegliano a Ceggia.

Il 10 Gennaio 1918. mentre Brownell rispose con una vittoria su San Stino di Livenza. l'aviazione italiana nonostante le perdite seppe riprendersi. Williams e R. Tutti e quattro i membri dell'equipaggio persero la vita. Terminò quegli infausti mesi con circa 700 combattimenti sostenuti. A fine novembre la 36a e la 22a iniziarono la sostituzione degli SP col SIA 7b. durante il trasferimento da Mirafiori. furono anche dimenticati nel conferimento delle onorificenze alla memoria. Secondo quanto racconta Thomas Williams. Il 16 dicembre 1917 poi. Dawes soprannominato «Dickie».cieli della Francia. Nel difficile 1917. un altro SIA 7b. cadde colpito dalla contraerea. Brownell che abbatterono un Albatros DIII a Portobuffolè. il capitano Richard J. Per i velivoli alleati fu dunque molto facile individuarli e colpirli. il secondo e il terzo inglese. I gruppi da 8 diventarono 12. Il giorno dopo Williams nè abbattè un altro a Vittorio Veneto col suo Camel B6282. Il 12 Gennaio 1918 Kenneth Montgomery e il tenente Lingard. ebbero un'altra vittoria su Paderno. si scontrarono con un Albatros su Pieve di Soligo e lo abbatterono. Luigi Gori (tenente). R. Un'ora dopo. Il 30 Dicembre 1917. Poteva contare su solo due SP3 efficienti. sul Solarolo. Il bombardiere precipitò nella frazione di Casoni di Susegana. i tedeschi «non mostravano la determinazione di quelli incontrati sul fronte occidentale. alle quali aveva partecipato anche D'Annunzio. per i problemi accusati del SIA. tutti del 45thSquadron di Fossalunga. che prestò servizio nel nostro paese. Per Montgomery fu la 12 e ultima vittoria personale. nel 2005 è stato collocato un monumento alla memoria dei 4 aviatori che ricorda il tragico evento. ebbe ragione di un D-III su Ceggia. Lo stesso giorno venne attaccato il campo di Godega Sant'Urbano. Il 45thSquadron di Fossalunga era molto attivo nella zona del Livenza. Agli inizi di gennaio del 1918. Contemporaneamente Matthew Frew. col favore delle tenebre. Peter Carpenter con il Camel B3929. Il Caproni Ca 4216 di Maurizio Pagliano (capitano). purtroppo per loro. a sudest di Fonzaso si scontrarono con un Albatros e lo misero fuori uso. ma già il 23 il caporale Vadagnotto della 36a precipitò e morì con uno di essi per cedimento strutturale. le squadriglie da 47 passarono a 73 e le sezioni ae- 148 . l'anno di Caporetto. poco dopo le dieci. del medesimo reparto. Brownell e H. Gli inglesi non rimasero fermi neanche l'ultimo dell'anno. Così la 36a venne a trovarsi quasi senza mezzi. Moody. Arrigo Andri (soldato) e Giacomo Caglio (soldato) della 1a Squadriglia di San Pelagio. vennero bombardati i campi di Aviano e Comina che in quel momento erano illuminati perché in attesa del rientro di aerei austrotedeschi in azione su Treviso e Padova. fu ingaggiato da Benno Fiala della Flik 56J. 173 aerei nemici abbattuti da nostri velivoli e 23 dalla contraerea. dove la lotta era al coltello. in località Fornace Vecchia. Nelle file del 45thSquadron erano molto attivi anche il capitano Thomas F. Sul luogo nel quale il velivolo cadde al suolo. in Italia non erano così aggressivi». Il sergente Bassi ed il tenente Micheluccini perirono durante quella sfortunata missione e. vicino all'incrocio che porta a Santa Lucia di Piave. Maurizio Pagliano era il comandante dell'unità e assieme a Luigi Gori si era conquistato grande notorietà per le incursioni su Pola. Molto impegnate erano anche le squadriglie da ricognizione di Istrana pur se perseguitate dalla malasorte. distrusse un D-III a Motta di Livenza.

Presso la base del quartiere romano di Centocelle erano invece ubicate la «Scuola Volo» e la «Scuola Osservatori». Cascina Malpensa di Busto Arsizio (VA). venivano addestrati a Foggia su 3 campi indicati come «Nord». dell'81° Squadriglia con un Ni 27 il 15 Gennaio 1918 atterrò per un errore sul campo di San Fior di Sopra e fu preso prigioniero. Poco distante di ognuno di essi erano state sistemate unità di segnalazione che usavano i codici austriaci. Anche il numero delle scuole di volo risultò incrementato. cit. I piloti da bombardamento infine. Per questo operavano 3 CFS..101 Vennero inoltre approntati altri 25 aeroporti e reso più efficiente il collegamento con la fanteria e l'artiglieria. 149 . Kennneth Montgomery passava a Grossa al comando del 66°. Foiano Della Chiana (AR) e Cameri (NO) ospitarono centri per l'addestramento di base. formulando su entrambi pareri negativi. i tedeschi lanciarono il giorno dopo un messaggio entro le linee italiane con queste parole: «Agli aviatori italiani ! Il Sergente Rettori Alberto è incolume. Peter Carpenter con M. 16-1-18». «Sud» e «Ovest». si facevano sentire anche quelle per sviste di navigazione. Ponte San Pietro (BG) e Riva Di Chieri (TO). Maggiore attenzione venne dedicata al bombardamento notturno con azioni collettive. Il 19 Febbraio 1918 fu diramata ai reparti una circolare recante la notizia che a titolo sperimentale erano stati allestiti 2 campi «simulati» a Visnadello e a Casale sul Sile alle porte di Treviso. Fulco Ruffo di Calabria e Francesco Baracca. Scuole per il passaggio ai vari tipi di velivoli erano invece attive a Torino (Mirafiori). Le forze aeree italiane erano infatti già impegnate in altri servizi. L'Aviazione Italiana in Guerra. L'addestramento all'acrobazia e al tiro si svolgeva a Furbara di Cerveteri (RM). acronimo di Centro Formazione Squadriglie. a Ghedi (BS). Dallo stesso squadron in gennaio il Cap.30. Il sergente Alberto Rettori ad esempio. Da ultimo. op. era stata organizzata una rete di depositi (Parco aerei) a Poggio Renatico (FE). Gioia Del Colle (BA) e Grottaglie (TA). 102 Luigi Contini. Vizzola Ticino (VA). La ricognizione strategica ebbe costituiti altri reparti preparati ad addentrarsi sul territorio ostile ed equipaggiati con i nuovi e velocissimi SVA. Venaria (TO). Le strutture. Lo stesso giorno alle 10. i servizi di scorta e i pattugliamenti regolari. Come era ormai in uso. Coltano (PI). Gli aviatori tedeschi. Pisa (San Giusto). Il 1918: l'ultimo anno di guerra Con l'inizio del 1918 furono adottate nuove misure per rendere più efficaci le azioni contro l'avversario ed altre per migliorare la difesa delle nostre forze. Rubiera (RE) e Taliedo alle porte di Milano102. erano poste alla dipendenze della 3a Armata e furono attrezzate come veri campi di volo. Inoltre furono potenziate l'aviazione montana. Altre volte invece era necessario costituire squadriglie ex novo.1918 rostatiche (palloni) salirono da 11 a 24. che avevano la funzione di trarre in inganno l'avversario. Cascina Costa di Gallarate (MI). Oltre alle perdite accusate a seguito di incidenti di combattimenti sfortunati. Capua (CE). Da Marcon il comando d'Armata aveva discrezione di 101 I pattugliamenti regolari furono resi possibili grazie al supporto britannico. con il compito di formare il giusto amalgama fra i piloti. Durante la pausa invernale Pier Ruggero Piccio. Frew del 45thSquadron di Fossalunga distrussero due Albatros e un DFW a Vazzola e che furono incendiati. testarono a Torino i nuovi caccia Pomilio Gamma e Ansaldo Balilla. Una volta che gli aviatori avevano terminato il loro ciclo di istruzione dovevano essere assegnati a una squadriglia.

un «Mercedes D-III» da 160 cv. Grafiche De Bastiani. Protetto dalla sua buona stella. I piloti coinvolti furono tutti sanzionati. Non esistono però notizie che confermino che il tranello abbia mai funzionato. Pianzano: 1917-1918. al momento di far ritorno al base. una struttura a guscio composta da ordinate e sei longheroni in legno.103 Il 25 gennaio 1918 Antonio Reali della 79a Squadriglia pilotando il Nieuport Ni 5845. Il 30 luglio 1918 gli aerei della duplice monarchia. invece di atterrare a Belcorvo. Godega Sant'Urbano. L'inganno era stato studiato in modo da scattare nel momento in cui i bombardieri austriaci erano di ritorno dalle azioni notturne. era in atterraggio nella direzione opposta a quella consentita. riuscì a prevalere sull'Albatros 153. Il solo difetto di questi aerei era rappresentato dalla scarsa visibilità anteriore e superiore. In zona i riflettori venivano spenti e sospesa l'azione della contraerea. Bibano. I due aviatori della 78a Squadriglia stavano scortando un Savoia Pomilio della 33a. Dal 28 al 31 dello stesso 103 Innocente Azzalini e Giorgio Visentin (a cura di). con rivestimento in compensato lavorante. Il punto di forza del velivolo era il motore. Le prestazioni sono riportate nell'Allegato 1. Anche gli austriaci tentarono di raggirare gli italiani. Le ali tradizionali erano state realizzate con longheroni scatolati e irrigidite con montanti e tiranti in acciaio. ll fortunato Lahner ne uscì di nuovo indenne. I piloti italiani e alleati erano avvisati di evitare l'atterraggio presso quelle strutture e di farsi riconoscere quando le sorvolavano. fu protagonista di uno scontro frontale con un Pomilio della 132a pilotato da Canova che. Gli «Albatros» furono assegnati alle squadriglie a partire dall'agosto del 1916. 2002. I piloti della Flik 4D infatti. tutta la zona fu completamente mimetizzata e venne allestito un finto campo a Orsago. erano inseguiti dai nostri caccia che intendevano scoprire la base dalla quale i velivoli con la croce di ferro si erano alzati in volo. quando si dirigevano al campo di Belcorvo vicino a Bibano presso Godega di Sant'Urbano (TV). il SIA di Gori e Costa della 36a Squadriglia. L'Albatros D III e V L'«Albatros» fu derivato da un modello da competizione del 1914.farle funzionare o di disattivarle all'occorrenza.158 cadde vicino ad Asiago anche questa volta la vittoria non fu riconosciuta nemmeno a Fornagiari. Lahner fu poi nuovamente abbattuto il 21 Febbraio da Antonio Chiri che quel giorno volava in coppia con Guglielmo Fornagiari. Diari dell'invasione: Godega. Il problema fu parzialmente risolto abbassando l'ala superiore nella versione D-V. per un guasto al motore. 150 . Il progettista Robert Thelen adottò tra i primi per la fusoliera. a 6 cilindri in linea che si dimostrò probabilmente il migliore dell'epoca. A terra erano in agguato forze pronte a distruggere i velivoli austrotedeschi non appena avessero toccato il suolo. proseguirono fin sopra la base fantasma. La vittoria però non venne riconosciuta a Reali perché egli non poté provare che l'avversario aveva toccato terra. L'Albatros 153. inviando agli aerei avversari l'autorizzazione all'atterraggio. mentre gli impianti di segnalazione dei finti campi si illuminavano. I caccia italiani quindi attaccarono inutilmente un campo vuoto. Il 30 gennaio sul campo di Casoni di Mussolente. al ritorno dalle missioni. Per evitarlo.70 ai cui comandi era l'asso austriaco Franz Lahner della Flik 55/J che si salvò.

vi fu il 18 febbraio 1918 un'azione realizzata dai velivoli della 87a Squadriglia. affiancando loro i Camel armati di 4 bombe Cooper da 20 libbre. L'ufficiale deteneva il record dei lanci col paracadute dagli aerostati. London. a causa del maltempo. Gli italiani ne persero 6. 1973. Quando un pallone veniva attaccato da un caccia non c'era molto che si potesse fare. Purtroppo per il lui. Gli Inglesi in quel periodo mutarono la strategia impiegata nelle incursioni sugli aeroporti effettuate con gli Re8. 151 . su cui gravava una spessa coltre di nebbia. Jarrold. subito inviarono un velivolo a tentare di abbatterlo. il tenente Gugliemo Soster. La 76a e la 81a andarono a rischierarsi a Casoni di Mussolente e un mese dopo anche la 22a e la 36a saranno spostate sullo stesso campo. quel 5 febbraio Gugliemo Soster era destinato ad incrementare il suo record di lanci col paracadute. Padova e Venezia. L'unica soluzione era riportarlo al suolo il prima possibile. La notte sul 31 perdemmo due Hanriot e altri cinque rimasero danneggiati.brandendo il revolver contro l'avversario .1918 mese. All'epoca della Grande Guerra le operazioni di bombardamento eseguite col favore delle tenebre erano facilitate dal fatto che non erano ancora stati sviluppati né strumenti né tecniche per la caccia notturna.P. A bordo si trovava un veterano degli osservatori. con ogni probabilità la III° della 3a Armata. non potevano decollare. la maggioranza dei quali in incidenti. Quella in programma quel giorno era dunque l'ascensione d'esordio del nuovo draken italiano. All'ufficiale italiano non restò all'altro da fare che gettarsi dalla navicella e . Durante quelle giornate di missione furono distrutti 17 velivoli avversari. Offensive Patrol.). Il 5 febbraio dunque. alcune baracche e la ferrovia e poi tornarono a Grossa dividendosi in due formazioni. nelle operazioni sul settore Asiago-Brenta. ricevette in dotazione il primo pallone frenato progettato nel nostro paese: l'Avorio-Prassoni (A. Gli osservatori erano infatti armati soltanto con una rivoltella con la quale al massimo potevano sparare qualche pistolettata all'indirizzo del velivolo aggressore. Fra le misure di ritorsione poste in atto dalla nostra aeronautica per rispondere ai bombardamenti subiti da Treviso. L'Avorio-Prassone colpito dalle raffiche di mitragliatrice esplose dalle armi del caccia con la croce di ferro. Il 9 Febbraio una formazione composta da velivoli del 28° e 66° squadron attaccò il campo di Casarsa. A cavallo tra gennaio e febbraio la pianura veneta venne coperta da una nevicata uniforme che rendeva particolarmente visibile il terreno nelle notti di luna.scendere lentamente a terra col paracadute. quando gli austriaci scorsero il nuovo pallone italiano innalzarsi poco oltre il Piave per spiare le loro attività. Si optò per colpire gli obiettivi previsti con uno spezzonamento leggero. si incendiò sotto gli occhi dell'inviato di punta del Corriere della Sera Guelfo Civinini che assisteva all'ascensione. Gli aerei colpirono un hangar. La sorpresa fu totale. Il 5 Febbraio la sezione aerostatica di Ponte di Piave (TV). Lo stesso accadde ad altri sette la notte seguente. Si trattava dell’ippodromo cittadino trasformato in aeroporto ad uso degli inglesi. Decollati dall'aviosuper104 Norman McMillan. la ricognizione prese il posto dei bombardieri che dalla zona di Padova. Il campo di Istrana fu così bombardato per due giorni di seguito il 31gennaio ed il 1 Febbraio. Il 2 gennaio fu quindi deciso il trasferimento di una coppia di squadriglie.104 Il giorno dopo il 66° venne spostato nel nuovo campo di Limbraga a Treviso.

Si saprà poi che. Dopo avere attaccato il capoluogo altoatesino gli aerei raggiunsero e bombardarono Innsbruck. 50 bombardieri apparvero sul cielo della città lagunare lasciandovi precipitare sopra 200 bombe. 105 Mario Bernardi. L’Aviatore Inglese. 2011. Anche due navi risultarono colpite. Un aereo italiano venne distrutto al suolo e altri 7 danneggiati. Ghislanzoni ebbe subito problemi al motore e tornò a terra mentre gli altri due lo attesero in volo sul campo. presso la base alle porte di Treviso rimaneva solo il 34th Squadron britannico. A fine febbraio infatti. Palli. L'attacco subito dall'aeroporto di Istrana a dicembre del 1917 aveva fatto sì che alcune squadriglie ne venissero allontanate. La formazione era composta da Orisini. fu abbattuto in fiamme da tre caccia in Val Chiana. Libreria Editrice Opitergina. Tra la fine di febbraio e gli inizi di aprile ripresero i bombardamenti italiani su Pola.24 della Flik 60/J di Grigno. Il 21 febbraio il pilota britannico V. Altri 400 Km di volo percorsi senza intoppi per andare a colpire lo scalo ferroviario di Innsbruck. Uno di essi. che dislocava 845 tonnellate e l'esploratore leggero Aquila da 1750 tonnellate di stazza. Hargreaves del 66th Squadron di Grossa ebbe un incidente di volo e fu seppellito a Paese. Due giorni dopo la I° Sezione ripeté l'impresa da Sovizzo (VI). ma per fortuna si lamentò una sola vittima. Altri 22 ordigni furono quindi sganciati su Mestre. attaccarono la stazione di Bolzano. con Leopoldo Eleuteri e il sergente Giuseppe Ghislanzoni della 70a Squadriglia partirono per una missione su Gallio. veloce e affidabile.ficie patavina di San Pelagio e sorvolata Borgo Valsugana (TN) e la Val Fiemme. classe «Sirtori». Lo stesso giorno i velivoli con la croce di ferro portarono su Venezia il più pesante attacco aereo di tutta la guerra. il 22 febbraio K. Montgomery del 66° squadron veniva abbattuto dalla contraerea a Rustignè (vicino al Draken Austriaco) finendo prigioniero. la pattuglia entrò in una nube ma all'uscita il sottufficiale era sparito. soprattutto al patrimonio artistico. Raggiunto il Monte Melago. rimasto da solo. Il 24 febbraio 1918 l'aeroporto del Lido di Venezia fu pesantemente attaccato dall'aviazione imperiale austriaca.105 La vita del pilota è sempre appesa ad un filo. Missioni di queste durata diventavano ora possibili grazie al nuovo SVA. mentre gli altri attraversarono la Valtellina e la Val Seriana raggiugendo Ponte San Pietro (BG). il cacciatorpediniere Giovanni Acerbi. 117a e 131a Squadriglia da ricognizione ed il 45th Squadron inglese. Nell'area decentrata di Fossalunga erano invece sistemati la nostra 70a Squadriglia da caccia. ai comandi di Palma raggiunse Castendedolo (BS) dopo una ricognizione fotografica. Intanto le incursioni inglesi sui campi tedeschi non davano più i risultati sperati. Trieste fu invece risparmiata. Ciò conferma l'ipotesi che era già in atto la decisione di smobilitare il campo per spostarlo sotto la Postumia Romana. La vittoria venne accreditata all'asso austriaco Kurt Gruber con il Phoenix D-I 228. Dopo la riparazione Ghislanzoni riprese il volo. I danni in città furono notevoli. Il 26 febbraio Alessandro Resch. . Palma e Arrigoni. Sulla via del ritorno si divisero sopra Glorenza. In tutto percorsero circa 500 Km.F. L’effetto sorpresa era finito e in una di queste azioni. Questa scelta però non ebbe mai pratica realizzazione e si preferì invece mimetizzare opportunamente le infrastrutture già esistenti. Oderzo. la 112a. Foza e Monte Lisser. I tempi dei voli incerti sui traballanti Farman erano ormai lontani.

Si sperimentò la mimetizzazione sulle costruzioni già esistenti e fu sospeso l'allestimento di nuove strutture. di uno spostamento della pista di Istrana si cominciò a parlare già dal gennaio del 1918. Al massimo furono montate baracche e tettoie in legno come accantonamenti dei velivoli. utilizzando le case esistenti per alloggiare il personale e impiegando le tende mimetizzate per nascondere gli aerei. Questi furono costruiti su terreni comuni. come si intuisce in una piantina della 2a Armata risalente all’aprile di quell'anno. Archivio Varriale. Si noti che il campo di Istrana è posizionato sotto la Postumia Romana. senza abbattere troppi filari di gelsi. 153 . Iniziarono i lavori per gli hangar a sud della Postumia Romana. Questo conferma la probabile intenzione di spostare l’aeroporto. Con ogni probabilità. Tali campi erano attivi tra marzo e aprile. Si trattava di installazioni troppo facilmente individuabili e spesso occupate da un eccessivo numero di velivoli che le trasformava in obiettivi appetibili per le formazioni di bombardieri. Carta dei reparti aerei della 2a Armata datata 14 aprile 1918. Le cose però andarono diversamente dal previsto. Nei primi mesi del 1918 erano stati iniziati anche i lavori per la realizzazione dei due campi decentrati di San Luca (Paese) e Quinto.1918 Nascita dei campi decentrati di Treviso Con la battaglia di Istrana venne dimostrata la vulnerabilità dei campi di volo conosciuti. Le squadriglie furono decentrate nell'area di Fossalunga o in altri campi vicini.

di tettoie.. per compensare la carenza delle forniture degli Hanriot. era equipaggiata con i Ni 17.Il campo di San Luca di Paese (TV) Il campo sorto in località San Luca . La cava è esistita fino agli anni '70 del secolo scorso. La 75a nel breve periodo in cui rimase a San Luca. circa. Lo stabile occupato da Fucini e compagni è la villa Vettorello ora Scarpa. Racconta Mario Fucini di ritorno da una licenza: «. un Ni 17 e 10 Ni27.26). La 79a era probabilmente posizionata lungo il lato est all'altezza di Casa Netto. di propri hangar tenda modello Mercandino in tela oppure Sarzotto. con qualche Ni 27 e con alcuni SVA. Potevano inoltre contare su un hangar grande in tela tipo Bessoneau. Su questa base volarono ben 11 assi dell'aviazione italiana. Mentre era dislocata presso la base trevigiana ricevette in carico 3 Hanriot. Agli inizi del 1918 furono introdotti i primi Nieuport Ni 27 di produzione francese. conosciuto per la fedeltà nelle scorte. insieme con la 79a. Da ottobre infine. era impiantata la stazione telegrafica che con ogni probabilità serviva anche il comando del XV° gruppo ubicato a Paese presso Casa Onesti.Trovai la 78a stabilita a San Luca. Comunque. 79a.si sviluppava su un'area irregolare di 700x700 m. Presso il riferimento 2 evidenziato sulla mappa. per ogni singolo aereo. 115a e 139a. La 78a invece volava sugli Hanriot HD1 e su alcuni Ni 17 superstiti. Quanto ai mezzi di cui disponevano le unità schierate a San Luca la situazione era quella che segue. L'area del campo era stata attrezzata con una serie di infrastrutture in cemento armato. Nei pressi dell'incrocio del borgo di San Luca sembra fosse presente un altro hangar di grandi dimensioni. per lo più vasche d'acqua e piazzole per mitragliatrici. bellissimo gruppo. La mensa si trovava invece 154 . Vi si trovava acquartierata anche la IV° Sezione SVA. Posizionato a ridosso del borgo omonimo veniva chiamato anche «di Padernello». I nuovi velivoli vennero distribuiti a varie squadriglie tra le quali la anche 79a. La 139a poi. tutto il lato ovest della base era occupato dalla ricognizione con le squadriglie 115a e 139a. per la maestria dei piloti. cioè abbattitori di cinque o più aeroplani… In paese noi della squadriglia abbiamo una villetta per la mensa e l'alloggio». Gli ufficiali risiedevano nelle case signorili vicine. sita nella frazione di Porcellengo. Tutte le formazioni erano provviste. potendo così contare su un maggior numero di macchine di tipo diverso. La 115a e la 139a operavano con i robusti SAML. Tra marzo e maggio vi sarà destinata anche la 75a e in aprile diverrà base di una sezione di SVA.nel comune trevigiano di Paese . Ogni squadriglia aveva assegnato un ben preciso settore del campo. alcuni già assi. mentre la 78a era sul lato nord-est divisa in tre sezioni. I documenti dell'epoca lasciano intuire che il lato sud-ovest del campo era occupato da una serie di ricoveri Sarzotto (rif. Tre di questi serbatoi. di hangar in tela e simili. passò in quel periodo sui fragili Pomilio riducendo drasticamente le proprie attività. Lo scivolo era posizionato verso il centro del campo. che erano stati allestiti sul fondo di una cava dalla quale in precedenza i militari avevano estratta la ghiaia per realizzare i sottofondi delle baracche e per i lavori sull'area di decollo . sono tutt'ora esistenti. Fu sede fin da metà marzo del 1918 delle squadriglie 78a. benché ricolmati. anche il 34th Squadron e 6 Bristolfighter inglesi andranno ad aggiungersi alle formazioni operanti in loco.

. Archivio Ballista.SAN LUCA Mappa del campo di San Luca tra Padernello e Porcellengo di Paese (TV) Schieramento della 79a Squadriglia a San Luca sul lato est del campo.

Archivio Varriale. Piloti della 78a squadriglia a San Luca.Gli «SVA» della IV° Sezione a San Luca. . Archivio Ballista.

che posa davanti a suo Nieuport. Archivio Varriale. A destra: il soldato Carlo Rossi di Caerano San Marco della 79a a San Luca.SAN LUCA A sinistra: un primo piano di Marziale Cerutti. Si notano i particolari del «Ni 27»: il telecomando della seconda mitragliatrice sopra l'ala e l’utile specchio retrovisore. Archivio Ballista). Un’altra immagine di Cerutti. . Archivio Varriale. Questo «Ni 27» sarà poi ceduto alla 78a.

A sinsitra: Emanuele Morfino (due vittorie). 158 . Archivio Gentilli. (Archivio Gentilli). arrivò nel maggio del 1918 alla 78a a San Luca (Archivio Gentilli). A destra: il sergente Bocca. (una vittoria) fu ferito il 16 Giugno 1918 a Nervesa.Bulgheroni dalla 78a a San Luca.

Archivio Gentilli. Archivio Varriale. 159 .SAN LUCA Mario Fucini a fine conflitto mostra i 12 teschi corrispondenti alle vittorie rivendicate. L’asso Guglielmo Fornaciari della 78a a San Luca.

Archivio Gentilli.Piloti davanti al «Nieuport Ni27» di Reali a San Luca. Severino Venier della 78a sul suo «Hanriot» con un vistoso guidone (fiamma) tricolore. Archivio Gentilli. .

Forse. 3 auto. I resti dei trinceramenti sono visibili a sud del campo dove esiste ancora il rudere di una piazzola (fortino) in cemento armato. erano stanziati gli inglesi del 34thSquadron. In origine la formazione doveva essere la 90a ma per ragioni scaramantiche si decise di ignorare il numero 90 e di passare direttamente al 91.». formerò una squadriglia di pochi scelti piloti. Negli anni '50 la zona ospitò poi nell'aerea del comando di gruppo un deposito munizioni. intorno alla cappella. Da queste note si ricava il ritratto di un complesso molto articolato. La 91a fu costituita a Santa Caterina (UD) il 1 Maggio 1917. l'aeroporto fu bombardato. 53 uomini. Sul lato Nord-Ovest del borgo. Poco dopo per essere impiegata nella battaglia dell'Ortigara.. Il campo di Quinto di Treviso Il campo di Quinto di Treviso era in pratica ad uso esclusivo della 91a Squadriglia che era conosciuta come «Squadriglia degli Assi». forse una decina di giorni. la 91a venne trasferita ad Istrana e l'asso di Lugo di Romagna ne diventò il comandante. mentre l'11a collocò nella sua cartografia il campo in una posizione errata. in questa stessa area. rimanendo dove mi trovo. Il 22 giugno 1918. Il comando fu affidato a Guido Tacchini. nel Borgo di S.QUINTO ubicata presso la scuola elementare di Padernello. Con ogni probabilità. 3 moto e 7 piloti: Fulco Ruffo di Calabria. sorgeva anche il comando del campo. per non ostacolare la visuale ai piloti durante l'atterraggio. nell'aprile del 1919. Derivata dalla 70a venne equipaggiata con 7 aerei.Luca era stato requisito dai militari. Luigi Olivari. furono tagliati i gelsi all'altezza di 60 cm. Ferruccio Ranza e Francesco Baracca. Alla fine dell'anno il XXIII° gruppo venne trasferito a Fossalunga e a guerra finita. lungo la strada che fiancheggiava casa Netto. Gli austriaci dell'armata trentina lo supponevano ad est della strada Paese-Porcellengo. Tutte le installazioni erano ben mimetizzate e non furono rilevate dalla ricognizione austrotedesca almeno fino al maggio del 1918. La disfatta di Caporetto la costrinse il 1 novembre a trasferirsi a 161 . Dopo circa un mese di intensa attività la squadriglia ritornò in Friuli. L'errore fu con ogni probabilità causato dal fatto che in quella zona erano stati realizzati complessi lavori per la costruzione del Campo Trincerato di Treviso. le cui tracce sono individuabili ancora oggi. Di fronte era sistemato il comando del XXIII° Gruppo formatosi in luglio e indicato nella mappa con il riferimento 3. Nei pressi dell'abitazione erano state impiantate alcune baracche e scavate trincee. Sul lato sud. anche il complesso di Casa Onigo. Goffredo Gorini. erano posizionati i magazzini con le riserve di munizioni e l'autoparco inglese. San Luca risultava non più utilizzato. Sul lato sud-est presso la casa Netto. Del resto il campo di San Luca ospitò 4-5 squadriglie e una sezione SVA e quindi il suo sviluppo dovette essere notevole.. che avevano le cucine all'interno del casolare e un hangar. Agli inizi di giugno la 6a AK imperiale scoprì infine la base. Altre baracche erano state realizzate sui campi a sud di casa Bavaresco e attorno a casa Piva (ora Parolin). Baracca dava così alla madre l'annuncio della nascita della nuova compagine: «Tra breve. montati tutti su nuovi apparecchi. D'Annunzio per essa coniò il motto «Esce dal petto il mio fuoco».

Padova. in legno. Amleto Degli Esposti. vicino alla cappella di San Bernardino. oltre alle dipendenze esterne. Il campo di Padova venne più volte bombardato. Adriano Bacula. Gianbattista Corrent. Probabilmente anche sugli altri lati del campo. Gastone Novelli. a est del riferimento «P» sulla mappa. le officine e i magazzini e un viottolo in direzione nord-sud collegava il resto della struttura a questa parte. affidata al comando del generale Giuseppe Pennella e poi rinominata in 8a. L'area di casa Murer (riferimento «F» sulla mappa) era usata per i servizi destinati alla truppa e nelle abitazioni confinanti come il palazzo Lin o casa Fantin. gli ufficiali in servizio di allarme avevano riservato alcune stanze per potervi dormire. per 500 m. allora giovanissima testimone di quegli eventi. Non c'erano altri edifici intorno. Cesare Magistrini. venivano 106 Realizzate legando tra di loro canne di bambu con un cordino in cotone imputrescibile. che consistevano in ricoveri singoli. dopo un breve intermezzo ad Arcade (TV). Gli apparecchi si alzavano in volo da lì. 600 mt. Per operare. La base era stata realizzata su un'area quasi rettangolare di 600 m. In base a questa filosofia furono allestite le aviosuperfici di San Luca e Quinto alle dipendenze della ricostituita 2a Armata.. Le case esistenti furono riutilizzate per i servizi del campo. La voragine è stata chiusa dodici anni fa circa. lo spazio esterno alla zona di decollo era utilizzato per depositi e servizi. con tetto in lamiera. dietro la casa della famiglia Murer e decollavano in direzione della località di San Cassiano. mentre Fermo Macchi moriva in un incidente di volo. Finalmente l'11 marzo 1918 la squadriglia si spostò sul nuovo campo di Quinto di Treviso che era collocato nella frazione di Santa Cristina. Fu attaccato il 4 gennaio 1918 e poi il successivo 21 febbraio e in quell'occasione in cui la 91a perse al suolo ben 3 aerei. Arrivarono nuovi piloti: Guido Keller. Anselmo Caselli. ricorda che alcune infrastrutture legate alle attività dell'aeroporto erano state realizzate anche dietro alla casa dove viveva con la famiglia in via Pasubio. Il deposito delle munizioni era stato costruito all'interno di una buca scavata davanti all'attuale casa la cui ubicazione è posizionata fra i riferimenti «6» e «7» della mappa. all'epoca poco più che bambino descrive la quotidianità del campo che si trovava nel luogo dove oggi sorge un monumento che ricorda quei giorni lontani e che è stato realizzato nel 1981. Ida Dal Bianco. in alcuni hangar. Tutto intorno erano distribuite una serie di baracche in legno. Giovanni Bozzetto. Dopo la battaglia aerea di Istrana fu deciso di distribuire i reparti su più campi. A sinistra del convento dei frati di San Parisio era presente un secondo avvallamento del terreno dove. Edoardo Olivero. Ai due lati del tratturo erano posizionati almeno altrettanti accantonamenti. Baracca era costretto a spostare i suoi Spad su altri campi più vicini al fronte come Istrana o Marcon. preferendo piccole piste mimetizzate ad ampie basi troppo vulnerabili agli attacchi nemici. Nella parte sud della via Trevisana erano alloggiati i servizi tecnici.106 Tali ricoveri furono montati sul fondo di piccole cave da cui era stato estratto il materiale ghiaioso necessario a preparare il fondo delle baracche e della zona di atterraggio. L'aeroporto era costituita da 9 hangar tenda mimetizzati di cui 2 piccoli monoposto di tipo Mercandino. Le pareti erano rivestite in arelle. 162 .

QUINTO Mappa del campo di Quinto 163 .

164 . Foto da riferimento bibliografico 59.Varriale. Archivio AMI .Il Gruppo degli «Assi» della 91a a Padova. Quinto Via Trevisana: Baracca con Piccio e Ruffo vicino al «Cassone».

Archivio Ballista.QUINTO Quinto di Treviso. Archivio Ballista. Un incidente di un Bristol del 139° Sqdr Inglese a Quinto. 165 . In una foto dell’estate 1918 De Bernardi sull’aereo di Ruffo che è davanti a lui ed altri piloti.

«Villa Borghesan» - oggi non più esistente - allora dimora dei piloti della 91a. Disegno dell'architetto Igino Marangon (Archivio Galiazzo). In alto a destra una foto dell'edificio.

I tre assi della 91a, Piccio, Baracca e Ruffo davanti a villa Borghesan. Archivio AMI - Varriale.

QUINTO
ricoverati gli apparecchi. La depressione doveva essere piuttosto profonda perché Corrent ricorda che arrivava sino allo strato di ghiaia normalmente estratto con le attività di cava. L'allarme era comunicato ai piloti per telefono. I meccanici davano un colpo all'elica e i velivoli erano pronti al decollo. Ecco il ricordo di Corrent, memoria vivente della zona: «Il campo era da dietro la casa [Murer] dove c’è il monumento, ...partivano da quella zona, decollavano verso San Cassiano, non c’erano case, ...il deposito munizioni era in una buca davanti alla casa [ora tra 6 e 7 sulla mappa] la buca è stata chiusa dodici anni fa circa. ...A sinistra del convento di frati [San Parisio], … ghe jera na busa dove i meteva i apparecchi …tre hangar sicuri,107 …le buche erano fonde fino alla ghiaia, la c’erano i meccanici che quando Baracca riceveva una telefonata, davano un colpo all’elica e partivano. Dal capitello [di via Trevisana] fino quasi alla nostra casa c’erano tutte baracche fronte strada per i soldati che facevano servizio in campo. ...Qua ghe jera e trincee , ne’ caso che i spacava el Piave108, co’ tanto de’ cimento. 109...Il Maggiore Baracca dormiva presso la villa dei ''Borghesano'' di Quinto. Prima di arrivare a borgo, ''soa voltada''». Villa Borghesan era l'alloggio degli ufficiali della squadriglia. «..Un capitano [Ruffo] con un attendente che ''bruschinava e scarpe''110 abitava nel nostro granaio [Casa Corrent], con cui Baracca aveva colloquio perche il capitano comandava il campo. La cucina, la mensa [Ufficiali] era nella casa nostra [Corrent], c’era la febbre spagnola, tutti avevano i pozzi e noi avevamo la pompa e tutti venivano a prendere l’acqua... Per lavare davano la biancheria nelle varie case, gli davano qualcosa». Dal capitello che sorgeva lungo la via Trevisana fino alla casa della famiglia Corrent erano state realizzate una serie di baracche fronte strada per i militari che prestavano servizio all'aeroporto. Giambattista Corrent ricorda bene anche le difese del campo trincerato di Treviso, costruite in quella zona con postazioni in cemento armato per arrestare gli austroungarici nel caso che avessero forzato la linea del Piave. Il maggiore Baracca dormiva presso la villa Borghesan di Quinto che era l'alloggio degli ufficiali della squadriglia. Il capitano Ruffo, comandante del campo, abitava proprio nel granaio della casa dei Corrent con il suo attendente che gli lucidava le scarpe e spesso era colloquio con Baracca. La cucina e la mensa degli ufficiali erano anch'esso state allestite nel casolare dei Corrent. Erano i giorni della febbre spagnola e in molti si recavano alla casa della famiglia trevigiana a rifornirsi d'acqua dalla pompa che vi era stata impiantata. I militari si rivolgevano ai civili per molti piccoli servizi compreso il lavaggio della biancheria che pagavamo con piccole somme. I rapporti sembravano essere abbastanza buoni. Come abbiamo detto, Francesco Baracca risiedeva abitualmente a Quinto ma, quando per esigenze di missione doveva trattenersi nei pressi della base, allora era ospite del palazzo Lin, dove le famiglie Pegoraro e De Marchi (detti Tesi) che lì risiedevano, gli avevano fatto riservare una stanza. Que107 108 109 110 Sicuramente almeno 3 hangar. Il fronte sul Piave fosse stato sfondato. Cemento armato. Lucidava le scarpe.

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sta si trovava nella parte interna dell'edificio in modo che in caso di attacco aereo i colpi di mitragliatrice non potessero raggiungerla. A questo scopo era stata costruita una sorta di segreta protetta da una parete. I piloti in servizio di allarme usufruivano dunque delle abitazioni immediatamente prossime al campo quali appunto erano casa Fantin e casa Corrent che, come si è detto, era dotata anche di una piccola mensa. Francesco Baracca, che la stampa dell'epoca aveva trasformato in un personaggio pubblico molto noto alle cronache, raggiungeva la base a bordo di un auto scoperta, guidata dal sergente Carini suo autista personale. L'immagine del famoso pilota che si avvicina al campo sulla sua automobile mentre il vento agita la sciarpa bianca che ha al collo è rimasta scolpita nella memoria di Giambattista Corrent che con gli altri bambini correva dietro al veicolo quando l'asso dell'aviazione italiana arrivava e partiva. Giovanni Comisso visitò i luoghi sui quali sorgeva il campo in compagnia di due piloti che avevano preso parte alla guerra di Spagna del 1938. Lo scrittore racconta che presso la casa Murer (riferimento «E» sulla mappa) era stata allestita un'officina da campo e nell'abitazione vicina una mensa per la truppa. Comisso raggiunse palazzo Lin ed incontrò le persone che ci vivevano . «Avevo con me una fotografia degli aviatori della vecchia squadriglia - racconta - e la mostrai a loro: Li conoscete? Chiesi alle donne, che allora dovevano essere ventenni. ''Questo, il più grande di tutti, è Baracca» disse una e ci indica la porta della cucina. ''Quando passava là sotto doveva sempre abbassare la testa''. E lo ricreò per un attimo vivente. ''E questo con la barbetta è Keller. Che matto, aveva un asinello e se lo portava dietro come un cane. E Magistrini, dove è Magistrini che ci rubò tutti i salami?''. La donna aveva le lagrime agli occhi, anch'ella aveva una fotografia di Baracca ritagliata da un giornale, la teneva sopra il suo letto come una immagine sacra, disse che aveva dato quattro uova a uno per poterla avere. Aggiunse un vecchio: ''Baracca parlava poco. Finche c'era lui tutti stavano a posto, ma dopo che lui morì qui era la repubblica». Gli aviatori vivevano a stretto contatto con i civili nelle loro case. Gli ufficiali frequentavano il borgo di Quinto. Quando non erano di servizio, prima di pranzo, passavano per l'osteria all'Ancora - nei pressi di Villa Borghesan - per andare poi a pranzo alla locanda da Righetto dove sembra che esista ancora una ricevuta delle consumazioni di Baracca. La locanda era l'unica aperta. Di fronte dell'esercizio, in riva al Sile, i piloti oziavano giocando alla borella.111 Giambattista Corrent racconta che un sergente che voleva far colpo sulle sue sorelle eseguì una manovra azzardata sorvolando la casa della famiglia e abbattendone il camino. Forse si trattava di Guido Keller che arrivò a Quinto con la squadriglia da Padova e probabilmente lasciò anche qui i segni della sua eccentricità che si possono ritrovare in tante testimonianze. Il campo non fu identificato fino al 26 agosto del 1918, data a partire dalla quale, dopo la missione di ricognizione austriaca 33/998 che lo individuò, esso comincia a com111 La borella, detta anche borèa o burèa, era un passatempo molto popolare nelle campagne della Marca Trevigiana. Si gioca con una grossa boccia di legno di òpio (acero campestre), pesante tra i 500 grammi e il chilogrammo, e tre birilli in legno alti circa 60 cm. detti sòni. Si debbono colpire i tre birilli messi in fila, dopo aver fatto rimbalzare a terra la boccia.

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QUINTO

Il Borgo di Quinto di Treviso in quegli anni ambiente di vita quotidiana della squadriglia. A destra la trattoria «Righetto». Archivio Righetto.

Il palazzo «Lin» già allora declassata a casa rurale. Era vicina al campo e frequentata da Baracca. Archivio Storico Pro Loco Paese.

Un manipolo d’assi: da sinistra Novelli, Ranza, Ruffo, Costantini con la sigaretta. e Baracca. Archivio «Museo Baracca» di Lugo di Romagna.

Un gruppo di meccanici della 91a nel 1919. Archivio Associazione Arma Aeronautica - Roma.

dopo la fine delle ostilità divenne un disturbo per i militari che intimarono ai locali di interromperlo poiché comunque già percepivano un affitto per l'occupazione dei terreni. il 20 febbraio fu formata la AR275 che però ebbe una vita effimera e venne sciolta il 30 marzo. in una posizione peraltro non del tutto esatta. per l'intensificarsi delle operazioni sul fronte francese. Un certo peso nella decisione di smantellare il campo lo ebbe l'attrito che si era creato tra il comandante del reparto. Nel giugno del 1919 la 91a fu spostata a Zaule (TS) ed i terreni sui quali era sorto l'aeroporto vennero restituiti all'agricoltura. 82a e 91a. Per quel che riguarda però le forze aeree.1918 parire sulle cartografie avversarie. solo il 42th Squadron britannico di stanza a Grossa fu fatto rientrare. Le squadriglie da bombardamento distribuite alcune tra Padova e San Pelagio ed altre tra Brescia e Ca' degli Oppi a Oppeano nel veronese furono poste alla dipendenze del Comando supremo come anche il X° Gruppo Caccia. Qualche giorno più tardi. fu bombardato. in quel periodo necessitava di tutto il sostegno possibile. dove dalla Gran Bretagna arrivò anche una sezione («Z») di nuovi Bristol F2b. forte delle squadriglie 70a.Pietro in Gu. Inoltre. Inoltre. Il 45th venne invece trasferito da Fossalunga a Grossa e il 34° da Istrana a Villaverla. 2008 171 . furono ridotti a uno ogni 48 ore. parte delle truppe inglesi presenti sul nostro fronte furono spostate su quello occidentale. Lungo quello italiano le azioni rallentarono e l'aviazione approfittò del periodo di stasi per completare la sua ennesima riorganizzazione in vista di ciò che sarebbe accaduto nell'estate ormai prossima. I britannici continuarono a garantire la sorveglianza giornaliera lungo le rotte occidentale e centrale. Fu quindi deciso lo spostamento del 66° Squadron da Grossa a San Pietro in Gu – Casa Piazza. Tra gennaio e marzo i reparti francesi vennero spostati: l’AR22 dapprima a Castello di Godego e poi in marzo a Nove di Bassano. Anche il 28° da Treviso tornava nel Vicentino. La situazione di conflittualità che si venne a creare è ben descritta in un documento ritrovato nell'archivio comunale di Quinto di Treviso. Infine la SOP36 fu trasferita a S. Ferruccio Ranza. La base rimase operativa anche dopo la fine del conflitto e su di essa furono concentrati alcuni piloti che erano stati resi disponibili dallo scioglimento di altre squadriglie. Da ieri sera tuona terribilmente il cannone. l'8 settembre. Anche i tedeschi della 14a Armata tornarono sul fronte occidentale.112 La ristrutturazione del fronte A partire dal marzo del 1918 il Corpo Aereo dell'Esercito affrontò l'ennesima ristrutturazione. Questo andirivieni che durante il conflitto era tollerato. i pattugliamenti che da dicembre gli inglesi effettuavano tutti giorni lungo la cosiddetta rotta orientale. Per la mancanza di risorse i villici usufruivano del taglio delle erbe e della legna all'interno del perimetro della base e continuavano a coltivarne alcune parti. Quinto di Treviso. Il settore degli altipiani infatti. sullo stesso campo. la AR44 dopo il passaggio sui Breguet (BR44) venne trasferita a Castelgomberto e. ed i contadini proprietari dei fondi. Dal Comando supremo dipendevano anche la difesa di Padova e la 87a squadriglia SVA da 112 Mario Marangon. va sottolineato che grazie alle pressioni del generale Armando Diaz.

Quando il Comando Truppe degli Altipiani fu abolito. a Biancade quello del IV° mentre a Casale sul Sile era ubicato l'VIII°. l'11a a Villa Campagna presso la frazione di Vascon in comune di Carbonera. con una famosa coppia di reparti da caccia formata dalle squadriglie 76a e la 81a basate a Casoni di Mussolente.da dove avevano fino a quel momento operato. Le altre squadriglie (da ricognizione) erano dislocate tra la stessa Casoni di Mussolente. 172 . La 3a Armata era in linea fra Treviso e il mare e il suo comando era ubicato a Mogliano Veneto. La 5a e la 7a armata disponevano infine di reparti aerei basati nel bresciano. . la 2a presso la Cartiera Reale e la 60a a Fortezza. La 6a armata poteva comunque contare sul supporto dei velivoli inglesi che operavano nel vicentino e di quelli francesi dislocati a Nove di Bassano. la 4a in località Carboncine a Biancade. Le sue varie sezioni erano dislocate la 9a ad Altivole presso cascina Barcon. aveva invece alle proprie dipendenze i gruppi II°. a fianco dell'omonima Villa Onesti di Paese. una a Perpignana (I°) e una a Cobbaro (VI°). A Treviso giunse la 79a squadriglia seguita dalla 78a entrambe provenienti dalla base di Nove di Bassano. Il reparto era sud113 Un pannello al centro della cittadina ricorda l'ubicazione dei diversi comandi e strutture militari. A Preganziol115 era situato il comando del III°. la 10a nelle campagne di Ca' Tron. V° e XIII°. la 3a a Ca Pesaro di Vallio. e formare con le altre due il XV° gruppo caccia. L'armata controllava anche tre gruppi di sezioni di palloni frenati. La cittadina alle porte di Treviso era sede di numerosi comandi non solo dell'Esercito ma anche della Marina. Il suo comando fu collocato a Casa Onesti. Le due formazioni furono dislocate presso il campo di San Luca. Le singole sezioni erano invece posizionate: la 7a a Catena di Villorba. 115 Presso la Filanda «Motta» di Campocroce. Alla 4a Armata faceva inoltre capo il II° gruppo di palloni frenati con comando a San Vito di Asolo.ricognizione strategica. La 4a Armata. Era stato costruito un hangar smontabile e un pilone per l'attracco di aeronavi da osservazione tipo «DE». Quest'ultimo era costituito dall'ottima coppia di squadriglie 77a e 80a basate a Marcon. Gli altri due allineavano invece reparti da ricognizione schierati tra Fossalunga. il settore venne coperto sia dai mezzi aerei della 1a Armata che da quelli della 4a. la 20a a Portegrandi. Va però ricordato che sugli altipiani operarono anche i velivoli della 6a che pur disponeva solo del VII° gruppo da caccia con comando a San Piero in Gu e del VI° gruppo aerostatico organizzato su due sezioni.per portarsi a San Luca. Marcon e Ca' Tessera. 114 I dirigibili da osservazione e antisom tipo «DE» erano derivati dal tipo «SS» acquistati in Gran Bretagna a partire dall'inizio del 1917. La 1a Armata disponeva di due gruppi (III° e XVI°) in cui si distinguevano le squadriglie 71a e 75a.114 La 3a Armata poteva fare affidamento su tre gruppi aerei: I°.113 Quest'ultima vi aveva collocato la sede della 3a Squadriglia dirigibili che disponeva di un campo di volo presso Villa Grapputo. Anche la 115a e la 139a erano destinata a lasciare San Pietro in Gu . schierata sul settore del Grappa. Da quest'ultimo campo operava anche l'inossidabile 48a squadriglia con i suoi vecchi Caudron. Isola di Carturo e Castello di Godego. con compiti di ricognizione strategica per la 2a armata. nella attuale Via Marconi. Al gruppo venne aggiunta anche una sezione la IV° SVA. la 14a a Molino Casonetto e la 31a alle cascine Garbuglio e Pelizzari. Il toponimo «Hangar della Marina» presente su carte del primo dopoguerra ricorda la presenza in loco delle strutture che servivano le aeronavi. VI° e XII°. dislocate tra Verona e Vicenza.

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diviso tra San Luca e Fossalunga. Alle porte di Treviso giunse anche la 75a squadriglia proveniente da Verona Tombette. Era dotata di Nieuport Ni 17 e di qualche Ni 27. Aveva in carico anche alcuni Farman che però rimasero a Verona. La formazione resterà a San Luca sino a metà maggio, per poi far ritorno a Ganfardine nei pressi del capoluogo scaligero. Il comando d'aviazione della 2a Armata era stato nel frattempo ricostituito e da San Pietro in Gu furono trasferite ad Istrana una serie di squadriglie destinate a formare il XIX° gruppo, da porre alle sue dipendenze. Tali squadriglie erano l'82a fino ad allora basata a San Pietro in Gu, la 118a, la 114a, 23a ed una sezione della 24a. Il nuovo gruppo fu posto agli ordini di Ottorino Mutti e la sede del suo comando venne stabilita a Falzè di Trevignano. Nelle campagne della Marca erano posizionati anche due gruppi di sezioni di palloni frenati della 2a Armata. A Villanova d'Istrana aveva sede il VII° gruppo, mentre a Castagnole era ubicato il IX° gruppo agli ordini del capitano Sabatini. Le diverse sezioni aerostatiche si trovavano la 12a a Contea in comune di Montebelluna, la 17a a Biadene, la 19a a Ca' Baseggio presso Venegazzù, la 18a a Ca' Palazzin di Volpago, la 5a presso la Villa Fabris di Camalò, mentre le ultime due (15a e 32a) erano a Villorba, rispettivamente presso Ca' Marcolin e Castrette. La vita del pilota era comoda a terra ma ogni volo rappresentava un'incognita. Era qualcosa di simile a un giro di roulette russa. Un errore o una disattenzione potevano costare la vita. Nonostante tutto i giovani piloti di allora, molti dei quali appena ventenni, erano animati da genuino entusiasmo e da una grande voglia di battersi. Spesso era il clima che si respirava nel reparto ad alimentare questo atteggiamento. A volte però la continua tensione cui gli aviatori erano sottoposti poteva avere serie conseguenze. Fu quanto accadde a Marziale Cerutti della 79a squadriglia di San Luca. L'asso fu colpito da quello che i medici dell'epoca definirono un esaurimento nervoso. Dopo una licenza di convalescenza volle ritornare in linea per la battaglia di solstizio nonostante il parere contrario dei sanitari. Tra settembre e ottobre però fu costretto ancora a terra. Seppe riprendersi e nei giorni della battaglia di Vittorio Veneto partecipò allo scontro finale. Queste difficoltà non gli impedirono comunque di posizionarsi al settimo posto assoluto nella classifica degli assi italiani. Il clima che si viveva all'interno dei reparti era senz'altro di grande comunanza e, a titolo di esempio, val la pena di ricordare il cameratesco sodalizio instauratosi a San Luca, nei giorni di Caporetto, fra tre piloti della 78a squadriglia. Amedeo Mecozzi detto Catone, Mario Fucini soprannominato Ciufini e Giacomo Brenta ribattezzato Leone. Tre amici e altrettante fiamme come distintivi sulla fusoliera. La fiamma argento era di Fucini, quella azzurra di Mecozzi e la verde di Brenta. Racconta Mario Fucini: «.. E insieme in volo: quando si poteva, però, ...cioè nei voli volontari, perché, ognuno di noi comandava una ''sezione'', e per lo più andava per il cielo coi suoi per compiti diversi. Quando l'occasione capitava, se Catone non era andato già per conto suo ad arrampicarsi fino alle stelle per acciuffare qualche fesso e se non c'era probabilità che arrivasse qualche ordine, ci presentavamo a Riva: - Comandante, permetti che ce ne andiamo a fare un giretto? - Riva, tutto contento di vedere l'amicizia fra i suoi ufficiali, amico egli stesso di tutti, qualche volta si univa a noi; altrimenti ci dava il suo in bocca al lupo e noi, come bracchi sguinzagliati, andavamo a scorrazzare qua e là per il fronte, scendendo a spiare su di una zona sospetta, risalendo se qualche

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colpo antiaereo da un'altra parte ci faceva sperare d'aver trovato il fatto nostro . - Il comando della pattuglia chi lo teneva? -. Tutti e tre e nessuno. ''Pattuglia snodata'' ...Se uno di noi a un certo punto aveva un'idea che gli sembrava buona, o aveva visto qualche cosa di sospetto s'avvicinava a quello che in quel momento era in testa al triangolo, faceva un gesto; l'altro capiva, lasciava il posto e si metteva a seguire il nuovo capo». Anche in campo austriaco c'era un sodalizio simile. A Ciriè di Pergine, Julius Arigi con Josef Kiss e Johann Mayer della Flik 55J, formavano un trio di cacciatori, tutti assi, conosciuto come Kaiser staffel (Squadrone imperiale), usando i nuovi Aviatik D-I. Il primo marzo 1918, venne formata sul campo del Lido di Venezia 1a Squadriglia Navale S.A. (Siluranti Aeree), alle dipendenze della Marina. D'Annunzio non si era rassegnato al fallimento della missione del 2 settembre precedente e con insistenza fece creare un reparto specifico, dotato di due vecchi Caproni Ca3-450 e di alcuni nuovissimi Ca5. Egli stesso se ne fece assegnare il comando. Già alle prime prove però i Ca5 furono vittime di una serie di inconvenienti e incidenti. Anche sostituendo i motori Fiat, soggetti ad improvvisi incendi, con gli Isotta Fraschini, non si ebbero sensibili miglioramenti. Con simili premesse non era certo possibile immaginare di usare il bombardiere come silurante. Alla fine lo stesso D'Annunzio esasperato dai continui intoppi, in una delle sue tipiche lettere, definì il reparto un «aborto di squadriglia». Gli furono quindi assegnati dei nuovi potenti SIA 9b, ma anche questi velivoli erano ancora a livello sperimentale e per tutto il conflitto la Squadriglia Navale S.A effettuò solo poche azioni di bombardamento classico con perdite fuori della norma. In settembre, al suo interno venne anche costituita una sezione SVA per indicare la quale il poeta si servì per la prima volta del termine stormo116. Di esso faceva parte anche Antonio Locatelli che fu con il Vate nel Volo su Vienna e dopo il conflitto si rivelò un grande recordman aeronauitico. Il 12 marzo del 1918 Giannino Ancillotto che era decollato da Marcon ebbe una piantata al motore e dovette atterrare a Monastier. Franz Graser della Flik 61J rivendicò l'abbattimento su quel luogo di un aereo italiano. Il successivo 29 marzo Ernesto Cabruna della 77a squadriglia era con una formazione in volo di pattugliamento tra Ponte di Piave e Grisolera (Eraclea). Nonostante la foschia notò un gruppo di caccia austriaci che puntavano verso Ponte di Piave. Si staccò dai suoi compagni e si accodò agli ultimi e sopra il ponte che unisce le due sponde del Piave attaccò di sorpresa i velivoli nerocrociati che chiudevano la formazione. L'iniziativa di Cabruna, del tutto inattesa, seminò lo scompiglio fra le file austriache. Il pilota italiano continuò l'attacco mitragliando i caccia di testa che erano dipinti di rosso. Uno di essi era quello con il teschio sulla fusoliera che apparteneva al famoso asso Godwin Brumowsky. La formazione austriaca perdette uno dei propri velivoli che, colpito dalle pallottole di Cabruna, cadde malamente verso le sue linee. Gli altri, presi alla sprovvista, non furono in grado di reagire. Qualche istante dopo sul cielo di Ponte di Piave giunsero anche i commilitoni del nostro pilota e gli ultimi caccia asburgici rimasti si dispersero. L'impresa ebbe una notevole eco ed attirò le
116 Termine poi adottato dal 1923 per definire l'unità base della neonata Regia Aeronautica, lo Stormo fu diviso
in gruppi e a sua volta in squadriglie, l'ordinamento è valido tuttora.

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Una pattuglia di «Hanriot» in atterraggio a Casoni di Mussolente. sullo sfondo i colli Asolani. Foto riferimento bibliografico 43.

Rampelli della 23a squadriglia a Istrana con il suo Pomilio. Foto Archivio Ballista.

A sinistra: l’audace scavezzacollo Marziale Cerutti con il suo «Ni11». Archivio Ballista. Fucini e Mecozzi davanti a Villa Vettorello, ora Scarpa a Porcellengo di Paese in via Turati 10, dimora dei due piloti della 78a. Archivio Varriale.

Un «Camel» cappottato a Istrana. Archivio Ballista.

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San Luca. La «pattuglia snodata» di Brenta, Mecozzi e Fucini con il comandante della squadriglia Antonio Riva. Archivio Gentilli.

Pergine, il «Kaiserstaffel» di Mayer, Kiss e Arigi

Uno fu reso in grado di lanciare spezzoni e l'altro venne invece affidato ad Alessandro Resch per il volo notturno. Il pilota inglese fu preso prigioniero. la N82 e la BR221 tornavano sul fronte occidentale. Così accadde ad Alessandro Resch. M. Contemporaneamente il reparto tornò a operare dalla base di Istrana. presso la 70a squadriglia basata a Fossalunga.117 La sera del 25 Aprile poi. il 5 Maggio. Ora è sepolto nel cimitero di Porcellengo in una tomba ancora oggi tenuta in ordine. Il serbatoio del carburante cedette e lo stesso Rech si ritrovò inzuppato di benzina. fu fatto segno di colpi dalla contraerea. in occasione della festa di San Marco. La sua utilità come campo di emergenza per i velivoli che rientravano dalle missioni in territorio ostile non era però venuta meno. Uno dei suoi velivoli si trovava però distaccato a Padova per la Sezione Difesa della città. le SOP36. fu Giovanni Nicelli della 79a squadriglia di San Luca a pagare con la vita il proprio tragico tributo alla sorte. Sempre in quel mese di marzo del 1918. Musizza. De Donà. 206 e 214. Il velivolo si sfasciò ma per fortuna non prese fuoco e Rech ne uscì miracolosamente illeso. Il 17 aprile 1918 un Pomilio della 139a squadriglia di San Luca in volo su Susegana e pilotato da Parodi con l'osservatore Borgarello. il pilota veneto Ludovico Andreuzzi della 115a squadriglia di San Luca partì con Molaschi per un'altra missione che prevedeva il lancio di manifestini.attenzioni della stampa meritando una copertina della Domenica del Corriere. Anche lui ebbe una panne al motore col suo SAML 3075. Fu un atterraggio drammatico. il campo di Arcade non era più utilizzabile come sede di reparti in quanto troppo vicino alla linea dei combattimenti e raggiungibile dal fuoco delle artigliere avversarie. Mentre si esibiva l'aereo ebbe un cedimento strutturale e il pilota cadde da una quota di 700 metri nel centro del paese di Porcellengo. Nicelli che era un esperto acrobata fu invitato a dare una dimostrazione agli alleati inglesi. Le AR14 e 44. La malasorte però lo attendeva al varco. Il 22 aprile il giovane pilota della 70a squadriglia di Istrana era in volo con un Hanriot per una banale missione nel corso della quale avrebbe dovuto lanciare pacchi di manifestini sulle linee avversarie. 2002 178 . Dieci giorni più tardi. Parodi rimase ferito gravemente. Poteva contare su 16 aerei efficienti. Rimanevano sul nostro fronte le AR22 e 254 e la N561 Anche se non si incontravano nemici in cielo. Il 23 Aprile 1918 un Camel E5401 britannico fu costretto dalla contraerea all'atterraggio sul torrente Stizzon vicino al paese di Rasai frazione nel comune comune di Seren del Grappa (BL). Il 10 e l’11 aprile il grosso delle squadriglie francesi lasciavano il settore italiano. Venne sepolto nel cimitero locale. Dopo la rotta di Caporetto. L'aereo cadde e Andreuzzi morì mentre il compagno rimase ferito. Ali di Guerra sulle Dolomiti. il rischio era sempre in agguato e spesso assumeva le forme insidiose di un guasto meccanico. 117 W. G. Rech. vennero approntati a titolo sperimentale due 2 Hanriot per compiti speciali. ma riuscì comunque ad atterrare proprio ad Arcade e nascondere il mezzo. la SPA69. La situazione era davvero preoccupante ma il pilota riuscì comunque a portare l'aereo al suolo. Andreuzzi è inoltre ricordato da una lapide collocata dietro alla chiesa di Paese.

di carattere inquieto ma sensibile. Il suo aereo più famoso. accusò un cedimento strutturale e perse una delle ali inferiori. Il 4 maggio assieme ai «Camels» inglesi del 66th Squadron ebbe la meglio sue due monoposto «Albatross» della Flik 68J di Vittorio Veneto. Quindi Flaminio Avet della 70a con Mario Fucini e ancora con l'assisten- 179 .generavano «momenti» non più correggibili. esponeva il pilota a seri rischi. Il «Camel» era spinto da un motore rotativo potente. La salma fu tumulata il 7 maggio. A questo era da aggiungere il «momento giroscopico» del motore che incrementato su questo aereo molto piccolo. nel tentativo di sfuggire all'incendio dell'aereo. In quello scontrò morì il comandante della squadriglia austriaca. A Istrana dopo alcuni infruttuosi scontri aerei. Per il ricognitore non ci fu niente da fare. in una tomba abbellita da una decorazione realizzata con le corone di rame di forzamento dei proiettili d'artiglieria. La mitragliatrice di Nicelli si era inceppata più volte e non riuscì difendere il ricognitore. 208) Giovanni Nicelli Piacentino. lo Squadrone imperiale. Due settimane più tardi. Tom Sopwith realizzò un aereo compatto in cui la maggior parte dei componenti era concentrata in poco spazio. Il 5 maggio del 1918 su richiesta del comandante Mazzini si esibì in un programma acrobatico per gli ufficiali inglesi. ma Nicelli riuscì ad abbattere uno dei gregari di Linke-Crawford. Fondò la «Sopwith Aviation Company» nel 1912. Ne fu autore il suo conterraneo Bonvini. Nicelli si venne così a trovare capovolto verso il basso e cercò di raddrizzare l'aereo ma si schiantò in un cortile di Porcellengo.1918 Sopwith F1 Camel Sir Thomas Octave Murdoch Sopwith prima di diventare pilota e costruttore di aeroplani era stato un abile pattinatore su ghiaccio e con la nazionale inglese di hockey aveva vinto la medaglia d'oro al primo campionato europeo di questo sport disputatosi nel 1910.000 sterline per il più lungo volo dall'Inghilterra al continente. Lo steso anno conseguì il brevetto e vinse un premio di 4. il modello «F1» nacque 5 anni dopo e fu battezzato «Camel» per la sua gobba caratteristica. l'asso Karl Patzelt. Per questo motivo molti piloti in combattimento nell'eseguirla preferivano fare prima tre quarti di «tonneau» trasformando la virata in una figura combinata tonneau-cabrata. L'«SP3» fu distrutto dagli austriaci. Nicelli diventò famoso: ebbe medaglie. Nel frattempo a Giovanni Nicelli veniva intitolato il campo del Lido di Venezia. Le spoglie furono traslate nel 1939 con una cerimonia nel paese natale. Il 16 dicembre assistette impotente alla fine del «SAML» di Fabbian e Giannini della 115a. Il generale Giuseppe Pennella lo ricordò in un discorso a Padova il 22 maggio e consegnò una seconda medaglia d'argento alla madre. Rientrato alla sua squadriglia accumulò altre vittorie. Hess. il giorno 24 durante la scorta ad un ricognitore «SP3» con altri piloti della 79a fece la spola tra l'obiettivo e la posizione delle batterie che attendevano i dati per orientare il proprio fuoco. Nel gennaio del 1917 era caporale assegnato alla 79a squadriglia in formazione ad Arcade dopo aver conseguito il brevetto di pilota alla Malpensa. due dei tre assi che volando con Julius von Maier avevano formato il famoso «Kaiser staffell». E' stato il velivolo che ha abbattuto più aerei di ogni altro durante il primo conflitto mondiale: 1294.come il volo rovescio . Il 17 Maggio 1918 fu una giornata fortunata per le squadriglie trevigiane: Cosimo Rennella della 78a squadriglia ebbe ragione di un caccia avversario sulle Grave del Piave. sempre a Porcellengo. Il gruppo fu attaccato da Linke-Crawford e dai suoi compagni del campo di Feltre. premi e foto sui giornali. Fu prodotto in ben 5490 esemplari. che era ai comandi di un «Albatros D III». Determinati assetti . Cadde anche il giovane Fritsch che. Il risultato fu un velivolo agile e veloce. fu volontario al «Battaglione Aviatori» come motorista nel 1912. Nicelli era un grande acrobata e normalmente si presentava all'atterraggio a San Luca con il velivolo «a coltello» rispetto al terreno per poi raddrizzarsi all'ultimo momento. il 14 giugno del 1917 ebbe la sua prima vittoria omologata sul Verena. facilitava la virata a destra ma ostacolava la manovra verso sinistra che diventava lentissima. nato nel 1893 in una famiglia contadina. che aveva all'attivo 5 vittorie. Le prestazioni del velivolo sono riportate nell'Allegato 1 (Immagine a pag. ma anche un mezzo che se non usato come da manuale. Poi fu distaccato con Imolesi a Padova per la difesa della città. Nella caduta mancò di poco un pagliaio che probabilmente gli avrebbe salvato la vita. Dopo una virata «imperiale» (Immelman) formata da un mezzo «looping» (cerchio) seguito un da mezzo «tonneau» (un giro rispetto all'asse orizzontale del velivolo) la struttura del «Nieuport Ni27» 11310 di cui si trovava ai comandi e che non era il suo. Ormai sergente raggiunse il rango di «asso» con la quinta vittoria ottenuta il 5 febbraio del 1918. colpito dai velivoli della Flik 55/J di Pergine con ai comandi Franz Lahner e inoltre Julius Arigi e Josef Kiss. Percorse 272 km in 3 ore e 40 minuti. salì sull'ala e si gettò nel vuoto da un'altezza di almeno 100 metri. Il pilota austriaco morì nella caduta. con un movimento preciso.

per poi passare alla 1a S.A.Un Caproni Ca5 della in volo sulla laguna. .Pelagio. Con lo «SVA» dopo il conflitto sorvolò le Ande. Foto «Illustrazione Italiana». Il tenenete Antonio Locatelli volò con vari reparti da ricognizione tra cui la 36a. Archivio Antonellini. di D’Annunzio ed infine all’87a di S.

Nel dopoguerra gli sarà dedicato l’aeroporto del Lido di Venezia.1918 Giovanni Nicelli. il 5 maggio perse un’ala sopra Porcellengo. Archivio Varriale. pilota della 115a Squadriglia. A destra: Ludovico Andreuzzi. . Archivio Ballista. A sinistra: un primo piano di Antonio Reali della 79a.

altri di quello di sottufficiale ed altri ancora semplici militari di truppa. Dopo un avvio stentato. In questa situazione si trovarono tre aviatori.221 dell'asso austriaco Franz Graser in forza alla Flik 61J di Motta. Il nuovo incarico però non durò molto a lungo e Antonio Chiri dovette ritornare alla vita civile divenendo un tranquillo funzionario delle Poste. In settembre lasciò il fronte passando ai reparti impegnati nella difesa di Milano e Padova e per finire poi la guerra al deposito di Poggio Renatico. Riuscì comunque a rientrare nei ranghi come riservista e malgrado i postumi dell'incidente continuassero a dargli problemi ad una gamba. Fu quindi istruttore presso l'aeroclub di Vercelli fino al 1941. pilotato dal Johan Valenta e da Viktor Herzog. Si ritirò poi in pensione venendo a mancare nel 1956. Attilio Imolesi. raggiunse la 77a squadriglia nel 1916 per transitare subito dopo nella 78a. Dopo il conflitto ebbe un terribile incidente nel dicembre del 1918 a Vittorio Veneto. Dopo il secondo conflitto mondiale continuò a lavorare come artigiano fino al 1975 quando venne a mancare. Scomparve nell'ombra. La vittoria non gli verrà quindi assegnata. Tra le vittorie che ottenne è da ricordare quella sull'asso Franz Lahner della Flik 55J che si salvò. Antonio Reali e Edmondo Lucentini della 79a abbatterono a Però nel comune di San Biagio di Callalta (TV). raggiunse il rango di «asso» in soli 19 giorni. Guglielmo Fornagiari veniva dalla campagna romagnola. Ognuno di loro aveva condiviso la triste esperienza dell'emigrazione. 182 . tutti di umili origini. e dopo aver prestato servizio in artiglieria. Antonio Reali fece parte della 79a fin dalla sua formazione ad Arcade provenendo dal Genio. Dopo un inizio incerto arrivò anch'egli a 5 vittorie nella famosa battaglia aerea combattuta il giorno di Santo Stefano. Venne però dichiarato inabile al servizio. Accadeva perciò che in una squadriglia vi fossero piloti in possesso del rango di ufficiale. due piemontesi e uno romagnolo. Passato al pilotaggio nel 1915 transitò come Chiri alla 77a e poi alla 78a a Istrana. il rapporto gerarchico tra piloti ufficiali veniva tranquillamente messo da parte e sostituito da una cameratesca amicizia. abbettendo Josef Berggold della Flik 56J che morì nonostante si fosse lanciato col paracadute. Tre semplici assi Non tutti gli «assi» erano di nobile origine o appartenevano a famiglie della buona borghesia. La sua insegna era la coda nera. Fornagiari. Antonio Chiri. assieme a Marziale Cerutti si scontrò con una numerosa formazione austriaca guidata da Linke-Crawford riuscendo a cavarsela. Decollato da San Giacomo si trovò con i comandi bloccati e precipitò su alcuni curiosi uccidendoli. sui cieli della base alle porte di Treviso.quasi coetanei . Diventò un «asso» proprio con la famosa battaglia aerea di Istrana del dicembre 1917 quando ottenne la quinta vittoria.si vennero a trovare come soldati di truppa nelle due squadriglie gemelle di San Luca. era un montanaro.30 della Flik 12. che furono entrambi presi prigionieri. L'ultima vittoria la ebbe il 23 agosto 1918. la cui insegna era un guidone nero. l'«Albatros» 153. si scordò di Reali che se la vide così depennare. Partecipò allo scontro con Josef Kiss e Bohumin Munzar superando le 200 azioni di guerra. Piccolo di statura e molto vivace fu volontario nel «Battaglione Aviatori» fin dal 1912. Antonio Chiri e di Guglielmo Fornagiari. La circostanza era piuttosto normale se si considera che all'inizio l'aviatore era considerato una sorta di «autista» che «conduceva» l'aereo quasi fosse stato un specie di «chauffeur». Sul suo aereo portava come insegna un fez. Lo stesso giorno Guido Nardini.1» 229. continuò a volare come istruttore nella scuola idrovolanti di Como. con Antonio Chiri della 78a. Durante la Grande Guerra a differenza di quanto accadeva per il resto delle forze armate il reclutamento dei piloti avveniva in tutte le armi e ad ogni livello a prescindere dal grado. Prestò servizio ad Aviano come meccanico e lì conobbe un altro asso di cui divenne amico. Raggiunse il grado di capitano. In questi casi. la 78a e la 79a. salvo partecipare alla guerra d'Etiopia come riservista. Il 4 ottobre 1918 ottenne l'ultimo successo in coppia con Edmondo Lucentini. Tutti e tre erano appassionati di meccanica e . Quando nel dopoguerra il generale Luigi Bongiovanni stilò la classifica degli assi italiani. Duellò con Franz Lahner poco dopo Reali ed ebbe la meglio e partecipò con altri all'abbattimento di Franz Graser. Si è spento nel 1971. ed in particolar modo dopo Caporetto. in riferimento a questa azione. Finito il conflitto con 7 vittorie su 13 rivendicate continuò una tranquilla carriera militare fino al 1935. ma queste vittorie non gli furono riconosciute. Gastone Novelli e Cesare Magistrini della 91a. Si trattava di Antonio Reali.za di Rennella ebbero un'altra vittoria nella zona di Maserada sul «Brandemburg C. volava con un revolver ed un pugnale sempre pronti per qualsiasi emergenza. Concluse il conflitto con 11 vittorie riconosciute pur avendone rivendicate più di 30. Rimase gravemente ferito e si riprese dal coma dopo ben 16 giorni. Nel febbraio del 1918. Concluse la guerra con 6 successi su 13 rivendicati.

la 134a da ricognizione e la I° sezione SVA. località importante perché il conte Ferdinand von Zeppelin vi aveva impiantato la sua fabbrica di dirigibili che inizialmente faceva assemblare su una piattaforma di montaggio galleggiante sul lago. ancora Natale Palli dopo essersi levato in volo da Jesi. Lo sfondamento avversario infatti era avvenuto proprio nel suo settore e sui suoi soldati Cadorna si era vergognosamente affrettato a gettare la responsabilità del disastro nel tentativo di allontanare da se e dai colleghi Capello e Badoglio le gravi colpe che con loro condivideva.e la 89a SVA. nel comune di Sommacampagna. Gli osservatori poterono allora volare su quattro Re8 che il Royal Flying Corps prestò al reparto costretto alla forzata inattività. in comune di Oppeano. Pennella si adoperò quindi per ricostruire moralmente e materialmente l'armata che il 1 giugno 1918 diverrà l'8a. l'alto ufficiale che ne era divenuto il comandante. giunse fino a Cattaro. nell'epica «battaglia del solstizio» sarà proprio sul suo settore che austriaci otterranno i migliori risultati. Tra la meta di maggio e il giugno del 1918. Con la sua velocità. Antonio Locatelli e Arturo Ferrarin decollati da Ghedi. intendeva iniettare nuova fiducia in una grande unità che era uscita con le ossa rotte dal disastro di Caporetto. 183 . premiò i piloti della 2a Armata. Il successivo giorno 25. Ad est del Brenta. La sfortuna però continuerà a perseguitarla visto che pochi giorni dopo. raggiunsero Friedrichshafen sul lago di Costanza. il generale Giuseppe Pennella. questa macchina poteva farsi beffe dell'interdizione aerea avversaria. fu creato un grande campo a Ganfardine. più in genere. che ospiterà due squadriglie da caccia . Il 1 giugno poi. portando a termine un memorabile volo di ricognizione. erano ormai all'ordine del giorno. quelle delle sezioni equipaggiate con tale aereo. che poteva essere allineata ai venti in modo da favorire la problematica manovra di decollo. A sud-ovest di Verona e a nord della strada che porta a Mantova. Per i bombardieri fu invece approntato un campo arretrato a Ca' degli Oppi. che divenne sede delle squadriglie 38a. tra San Giorgio in Bosco e Campo San Martino. anch'esso nella bassa veronese.1918 Il 22 Maggio 1918. appena a nord di Bovolone. Con questa cerimonia. partito da Brindisi. dove vennero dislocate la 61a e la 75a squadriglia da caccia. 39a e 28a equipaggiate con i Pomilio e i SIA. nel corso di una manifestazione a Padova. Questi ultimi però erano causa di frequenti incidenti. e in breve tempo la 38a squadriglia rimase priva di mezzi.la 72a e la 75a . Le imprese degli SVA della 87a Squadriglia e. Qui fecero base i Caproni della 4a e 6a squadriglia. A Maggio del 1918 era stato ultimato un campo per i reparti costieri della 3a Armata. Sebenico e Spalato ritornando infine alla base attraverso il Gargano. Il 16 maggio Natale Palli. eseguì una ricognizione su Zara. venne realizzato in giugno il campo di Busiago. Il Savoja Verduzio Ansaldo si dimostrò un velivolo affidabile che permetteva operazioni fino ad allora ritenute impossibili. i piloti che volavano sul robusto biplano da ricognizione e bombardamento si resero autori di azioni di assoluto rilievo. Fu realizzata l'aviosuperficie di Malcontenta.

Anche i piloti della «Squadriglia degli Assi» di Quinto.. si affrettò a rincuorarlo avendo saputo che l'amico. quand'era ormai a tiro. riferì che il 13 maggio 1918 anche Francesco Baracca. Da sinistra: Gino Allegri «fra Ginepro» («Illustrazione Italiana»). dovettero spesso fare i conti con questo guaio. Visibilmente alterato. In un volume di memorie del 1933. al pari dei colleghi di altre unità.Verso la fine di maggio del 1918 la Marina chiese di potersi servire dei grandi Caproni Ca4 per bombardare Pola. nell'intento di rafforzare la propria componente aerea da offesa. passando di colpo da cacciatore a preda. impegnato su Nervesa nell'inseguimento di 5 Brandemburg KD con la protezione di Guido Nardini. per la romanzina patita. non aveva chiuso occhio tutta la notte. dopo avere preso terra. La sua attività di bombardamento era infatti stata fino ad allora principalmente eseguita con i dirigibili e con l'impiego dei grandi Caproni essa intendeva migliorare e completare il proprio potenziale distruttivo. per dargli la più classica delle lavate di capo. Il giorno dopo però. restò vittima di tale pericoloso inconveniente. Baracca se ne accorse e lo prese da parte. Poco tempo dopo si rifece comunque abbattendo un Albatros su Salettuol. . il padovano Guido Masiero (Archivio Gentilli) e Francesco Ferrarin cugino del più noto Arturo («Illustrazione Italiana»). Quando le armi si inceppano. si lasciò sfuggire una serie di apprezzamenti poco edificanti in presenza di piloti di altri reparti. il pilota Luigi Contini. Anche a Ferruccio Ranza accadde di trovarsi con l'arma bloccata.. A quel punto fu costretto a una serie di vivaci acrobazie per levarsi di torno gli avversari. Il problema dell'inceppamento delle mitragliatrici era sempre un'incubo per ogni pilota che poteva trovarsi nel momento più importante del combattimento con le armi inefficienti.

Ghirano. nella zona di Portogruaro. Alla vigilia della «Battaglia del Solstizio» l'aviazione austriaca in questo settore era organizzata su una serie di campi molto piccoli. Motta di Livenza118 e Stradatta-Corbolone dov'erano basate le Flik 19a. 57a. 49a. Pianzano. facevano inoltre base l'asso degli assi Godwin 118 Il campo sopravvisse alla Grande Guerra come approdo d'emergenza fino al secondo conflitto. 61a e 63a da caccia. Godega Sant'Urbano. Su di esse operavano le Flik 2a. controllava le squadriglie 78a. 58a da ricognizione e 43a. Belcorvo. mentre il 66th era a San Pietro in Gu presso Casa Piazza. Per notizie più dettagliate sui campi Austriaci consultare: Azzalini Visentin Ulliana – Aerocampi Austrotedeschi sul fronte del Piave. 115a e 139a nonché la IV° sezione SVA. Ca' Francescotto. comandata dal tenete colonnello Glauco Visconti. Si trattava cioè di installazioni non fisse. che coordinava l'attività dei due reparti che da essa operavano: la 117a Squadriglia e la V° Sezione SVA. L'aeronautica era organizzata in 4 gruppi. dai campi di Grossa con il 28th e il 45th Squadron che allineavano un totale di 36 Camel. Tutte le formazioni erano acquartierate presso l'aeroporto di Istrana. 51a.BATTAGLIA DEL SOLSTIZIO Capitolo Sesto La «Battaglia del Solstizio» Ai primi di giugno del 1918. Il raggruppamento aerostieri era comandato dal tenente colonnello Giacomo Miari de Cumani padovano di adozione ma di origini bellunesi. 28a. 26a. Nella zona di Conegliano erano operative le aviosuperfici di San Fior di Sopra. completamente mimetizzate che impiegavano le case e le baracche del posto per i servizi. tutte dislocate a San Luca. De Bastiani Vittorio Veneto 2008 185 . Mansuè. L'unità. Campagnola e Ca' San Felice di Vazzola. nati con la stessa filosofia di quelli italiani di San Luca e Quinto. Lungo questo settore del fronte operarono famosi piloti austroungarici fra i quali si devono ricordare Franz Rudorfer della 19a. Rivarotta. Lo dirigeva il capitano Ottorino Mutti che poteva disporre delle squadriglie 23a. aveva alle proprie dipendenze le squadriglie 70a e 82a basate nella stessa Gazzo e la 91a a Quinto di Treviso. 32a. I gruppi di palloni frenati rimanevano pressoché nelle medesime posizioni stabilite in febbraio. Il XV° gruppo era quindi ubicato alle porte di Treviso. Il XIX° gruppo infine aveva sistemato il proprio comando a Falzè di Trevignano. presso Casa Onesti in comune di Paese. Il X° del maggiore Gino Matteucci. col comando a Gazzo Padovano. 114a. Il 34th Squadron da ricognizione con i suoi 18 Re8 faceva base Villaverla (VI). Passo Tremeque. 65a da ricognizione e la 68a da caccia. 79a. Gli inglesi operavano sul Piave. Da Nove di Bassano invece decollavano le squadriglie Francesi 22a e 254a equipaggiate coi ricognitori Dorand e Salmson. 118a e della III° sezione della 24a. Il comando del I° gruppo si trovava invece nei pressi della base di Fossalunga ed era affidato al capitano Stella. San Vendemiano-Visnadello. nonché Franz Graser e Franz Schachinger della 61a. Presso aviosuperfici più arretrate. San Martino. 22a. la 3a (che difendeva la città e la parte sud-est della Marca) e la 2a da poco divenuta 8a. il controllo del territorio trevigiano era suddiviso tra la 4a armata (nella estrema parte nord-ovest della provincia fino a Castelfranco). Alle dipendenze della 3a Armata oltre al I° gruppo erano il V° ed il XIII° con reparti dislocati tra Marcon e Malcontenta. Nella zona Oderzo-Motta funzionavano invece i campi di Portobuffolè. Fossabiuba-Navolé.

16a. I primi esemplari soffrivano di una particolare debolezza delle ali. Grigno e Levico. I piloti più noti alle cronache che volavano in questo settore del fronte erano Frank Linke-Crawford della 60a e Karoly Kaszala della 14a. 24a. Nella zona di Feltre. Foto da riferimento bibliografico 20. 31a. Anche il motore diede all'inizio problemi di raffreddamento. Santa Giustina e Belluno si trovavano i campi italiani che dopo la ritirata di Caporetto erano caduti in mani avversarie e dai quali agivano ora le Flik 2a. I radiatori che erano montati sui lati vennero in seguito sistemati frontalmente funzionando così a dovere. Nella raccolta di informazioni l'aviazione non mancò di fare la sua parte.Fior. 36a e 48a da ricognizione. 14a. Anche qui erano presenti alcune stelle di prima grandezza dell'aviazione imperiale: gli assi Alexander Kasza. 8a. 21a. Le Flik da caccia erano invece le 9a e la 55a. 11a. Ospedaletto. Da qui velivoli con la croce di ferro decollavano per operare sugli Altipiani e sul Grappa con le Flik 7a. il capitano Umberto Gelmetti. La «battaglia del solstizio» rappresentò infatti l'estremo tentativo di vibrare all'Italia il colpo che avrebbe dovuto abbatterla. Josef Kiss. L' Aviatik Berg D I Questo robusto velivolo progettato da Julius von Berg fu prodotto in circa 700 esemplari. L'armamento nelle ultime serie era costituito da due mitragliatrici sincronizzate con l'elica. 15a. decollato a bordo di un Voisin dalla base veneziana di Marcon. In Valsugana infine le forze aeree della duplice monarchia erano dislocate sui campi di Pergine. 66a e 70a da ricognizione oltre alla 30a e alla 60a da caccia. Purtroppo per loro. 53a. 17a. Le prestazioni sono riportate nell'Allegato 1 Il «D-I 138-43» della Flik 74J di S.Brumowsky e Kurt Gruber della 41J di Toreselle. Divenne la colonna portante della caccia asburgica. abbattuto il 23 giugno 1918 ed esposto a Treviso in piazza d’armi a Santa Maria del Rovere. I particolari del grande attacco erano ben noti ai comandi del Regio Esercito. difetto che poi fu risolto. Nel giugno del 1918 le forze della duplice monarchia avrebbero dunque giocato la loro ultima carta. Josef von Maier e Julius Arigi della 55a. 39a. Nella notte fra il 29 e il 30 maggio. gli austroungarici non erano riusciti a tenere nascosti i preparativi dell'imminente offensiva. aveva condotto oltre le linee avversarie due 186 .

BATTAGLIA DEL SOLSTIZIO Un «Salmson 2» della squadriglia francese BR221. 187 . Uno «SVA» basato a Fossalunga–Istrana probabilmente della V° sezione. Archivio Ballista. Archivio Ballista.

Un «Pomilio»: la 23a Sq. Archivio Ballista. . Sulla zona ora passa la sperstrada della Valsugana mentre la parte nord è occupata da un'area industriale. SFEI. Una foto aerea del campo di Ciriè di Pergine. da ricognizione di Istrana fu uno dei reparti più attivi nonostante i problemi di affidabilità del velivolo.

comandante della massa da Caccia. Archivio AMI Varriale. comandante della massa da Bombardamento «Illustrazione Italiana». . Piccio.BATTAGLIA DEL SOLSTIZIO A sinistra il Ten. con velivoli storici in esposizione. collocato tra Villa Jacur e le Campagnole ad est del Montello. presso l'aviosuperficie «Francesco Baracca» è ospitata la «Jonathan Collection» di Giancarlo Zanardo. Uno dei tanti ponti di barche gettati dagli austriaci nel giugno 1918. La Polla. A destra il magg. In questa zona. Questo e un passaggio dei più famosi. (Foto da riferimento bibliografico 54). Col.

veniva abbattuto e fatto prigioniero ma riuscì a fuggire e dopo alcuni giorni di marcia avventurosa riattraversò le linee. Con un rocambolesco volo notturno Gelmetti si avventurò nel territorio ostile scendendo in un campo nella piana di Roveredo a poca distanza da Aviano. Si trattava del tenente Camillo De Carlo e del soldato Giovanni Bottecchia. di spirito avventuroso e impulsivo. tornando al campo. Morì a Roma il 30 luglio 1965. Promosso Maggiore fu nominato comandante del X° Gruppo volando però con la 77a e con la neo formata 91a. Dopo la guerra fu con D'Annunzio nell'impresa di Fiume e addetto aeronautico a Parigi. Le forze italiane. fu nominato senatore. assieme a Francesco Baracca e in seguito transitò sui bombardieri «Caproni». si spostò quindi a Parigi. che conteneva le indicazioni sull'uso della specialità. Nell'avventuroso ritorno a casa fu tra l'altro anche «capo provvisorio» di una sconosciuta tribù africana. 82a. Continuò a mietere vittorie. Prestò poi servizio presso la «5a Squadriglia Nieuport» a Busto Arsizio. Fulco Ruffo di Calabria e altri piloti fu insignito. Nel marzo del 1918 assieme a Francesco Baracca. 190 . Lì il pilota sbarcò i due avventurosi bersaglieri che portavano con loro una gabbietta di piccioni viaggiatori indispensabili per trasmettere al comando i loro messaggi. 75a. Provò i «Le Prieur» senza conoscere i loro funzionamento poiché non aveva ancora ricevuto le istruzioni dai francesi. L'instancabile Piccio. dalla guerra di Libia. ma il 18 ottobre 1916. Continuò a volare e guadagnare vittorie. Fu punito. Una volta congedato. Il comandante Pier Ruggero Piccio Nato a Roma nel 1880. fu in missione nel Congo Belga per conto del ministero degli esteri. ottenendo la sua prima vittoria. Il 19 agosto 1917 al ritornò da una scorta ai «Caproni» avvertendo un forte malessere probabilmente dovuto ai gas respirati sul campo di battaglia cappottò in atterraggio a Santa Caterina di Udine. Il 31 ottobre 1918. Fu a Istrana per le operazioni sull'Ortigara. nel corso di una solenne cerimonia alla Scala di Milano della medaglia d'oro. Raggiunto il grado di tenente-colonnello. Il giorno 6 giugno. Spostato con la sua unità ad Aquileia. Il periodo tra febbraio e giugno fu speso anche per preparare i piloti al combattimento. Alla fine del 1913 diventò pilota. I due raggruppamenti furono posti alle dirette dipendenze del Comando Supremo. Visse soprattutto in Francia occupandosi di rappresentare oltralpe l'aviazione italiana.agenti italiani incaricati di raccogliere notizie. diventò il comandante in capo delle forze da caccia italiane conseguendo un suo primato: quello di non avere mai avuto nessuno superiore a lui in grado nella specialità della caccia. diramava una circolare intitolata «Istruzione provvisoria d'impiego delle squadriglie da caccia». L'aviazione allestì una massa da bombardamento ai comandi del maggiore Ernesto La Polla e una massa da caccia agli ordini di Pier Ruggero Piccio. Ufficiale di fanteria agli inizi del secolo. Durante la «Battaglia del Solstizio» rivestì l'incarico di comandante della «massa da caccia». stabilito lo stesso giorno. a Creta e poi in Libia nella guerra del 1911. 79a e 80a per un totale di 120 aerei. I reparti provenivano dalle armate del settore Garda-Piave e avevano il compito di intervenire sui settori più esposti. fratello del famoso campione di ciclismo. Tale documento è importante perché dimostra il progresso fatto nel campo della strategia dall'aviazione italiana in sette anni. il tenente colonnello Piccio. 72a. 76a. dopo le iniziali difficoltà di messa a punto dei razzi. I cosiddetti missionari erano bersaglieri in abiti civili. abbatté un pallone austriaco. Diverrà anche il Capo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica. Purtroppo per lui si rese autore di una seria mancanza tentando di allenarsi all'uso di quest'arma su un pallone catturato agli austriaci. alla fine di quell'anno partecipò con Baracca e Ruffo di Calabria alla valutazione del nuovo Ansaldo «Balilla» a Torino e diventò poi Ispettore delle squadriglie da caccia. consapevoli dei piani avversari si organizzarono di conseguenza. Nel giugno del 1916 era a capo della 77a con Ferruccio Ranza e Cosimo Rizzotto ad Istrana. come comandante della 3a Squadriglia. La massa da caccia era formata dalle squadriglie 70a. poi posto in aspettativa. con azioni mirate e pattugliamenti regolari. a Malpensa e conquistò il primato assoluto italiano di altezza volando a 3800 metri e battendo il precedente record del tenente Bolognesi. Con le sue 24 vittorie è il terzo nella classifica degli assi dell'aviazione italiana. chiese di ricevere dei razzi «Le Prieur» da utilizzare contro i «Draken» avversari. 91a. In quell'occasione rischiò di far saltare in aria un deposito di idrogeno. incarico che manterrà fino al 6 febbraio 1927.

Racconta Ferruccio Ranza: «. partono. La battaglia iniziò la notte del 15 giugno. ottant'anni dopo racconta: «me ricordo che el xe partìo. La penetrazione proseguì il 16 e il 17. L'alto ufficiale era reduce da un animato colloquio con Badoglio e sfogò la sua ira con il pilota. i go visti partir.15. una brigata costiera e 500 aerei per un'azione a tenaglia tra gli Altipiani e il Piave. La fusoliera era crivellata dai colpi subiti in qui duri giorni di battaglia. Anche il colletto della divisa era bruciacchiato a testimonianza del fatto che l'asso di Lugo di Romagna non si sottraeva mai allo scontro. Il Piave si era rivelato un ostacolo insormontabile. Le forze attaccanti attuarono allora una ben riuscita manovra di sganciamento e si ritirarono oltre fiume. 6a. decise di levarsi in volo. sono le 18. che gli stia sotto e non lo perda di vista. Gli italiani contrapposero le armate 3a. con l'arrivo dei rinforzi. per un totale 56 divisioni (di cui 3 inglesi e 12 Francesi) e 600 aerei (20 francesi e 80 inglesi). dopo un giro del campo puntano verso il Montello». e dopo in cao do ore. Quel giorno nei pressi della base c'è come sempre anche il piccolo Giambattista Corrent che con i suoi amici se ne sta a guardare ciò che accade nell'aeroporto e che. Arriva Baracca innervosito. sebbene contrariato. A fronteggiare le forze austroungariche sulla linea del Piave tra Pederobba e il mare erano il generale Pennella che guidava l'8a armata e il duca d'Aosta con la 3a. 7a e 8a. Giambattista Corrent assiste al decollo di Baracca e di Osnago per quella che sarà l'ultima 191 . La sera del 19 il pilota fece ricoverare nell'hangar il suo aereo.. i piloti si preparano. perché o conoseo ben». Improvvisa giunse la telefonata del generale Luigi Bongiovanni. alle dipendenze di Boroevic. Al termine della chiamata Baracca. Lo stesso giorno gli austriaci attraversarono il fiume gettando 60 ponti in vari punti e occupando una parte del Montello. I giorni di Baracca Francesco Baracca ottenne le sue ultime vittorie il 15 giugno 1918.sin dal mattino effettuai due missioni con Novelli e De Bernardi. Rientrati alle 16 senza aver scorto aerei nemici vidi preparati gli aerei di Baracca e Osnago.FRANCESCO BARACCA L'esercito austriaco aveva schierato in Trentino la 11a Armata del generale Conrad mentre lungo il Piave erano disposte la 6a armata dell'arciduca Giuseppe e l'«Isonzo Armée» del generale Wurm. La sua piena e la continua distruzione di ponti e passerelle attuata mediante tiro d'artiglieria e attacchi aerei aveva reso impossibile alimentare le teste di ponte che lo avevano superato. Francesco raccomanda a Osnago che è alle sue prime esperienze. tre. 4a... Anche nella zona di Ponte di Piave e sulla foce del fiume gli attaccanti riuscirono a creare piccole teste di ponte. Tra il 22 e 23 il Montello era ripreso e le sacche di resistenza italiana rimaste vennero soccorse. il cielo è limpidissimo. Nel complesso 50 divisioni di fanteria e 5 di cavalleria. Il 18 però. gò fato e agreme. la resistenza si consolidò e nei giorni successivi esse furono tutte eliminate.. L'artiglieria italiana anticipò quella austriaca sulla base delle notizie che il servizio informazioni era riuscito a carpire. A partire dal 19 giugno il contrattacco italiano mise in seria difficoltà gli austroungarici che non riuscirono ad abbattere il muro eretto dinanzi a loro. ghemo sentio che lo ga' pescà. Nelle retrovie erano a disposizione la 9a armata e una divisione ceka in formazione.. Il suo apparecchio venne riportato sul campo.

L’ultima vttoria di Baracca a San Biagio di Callalta il 15 giugno 1918 Archivio «Museo Baracca» Lugo di Romagna.

24 giugno: sono ritrovati i resti dell’Asso degli Assi. Foto «Secolo Illustrato».

FRANCESCO BARACCA

24 giugno. In alto da sinistra verso destra, i commilitoni di Baracca - a fianco del «cassone» sono in attesa dell'arrivo della salma che giunge a bordo dell'auto di Garinei, inviato del «Secolo d'Italia». Al centro (Archivio Varriale): il feretro è portato a spalla nell'accantonamento (riferimento 20 nella mappa di pagina 163. Si noti sullo sfondo a destra il «cassone». Sopra a sinistra: Ruffo di Calabria durante il trasporto del corpo poi deposto nell'accantonamento (immagine di destra). Foto «Secolo Illustrato».

missione. Un paio d'ore dopo al campo arriva la notizia che l'asso è caduto e il piccolo Giambattista scoppia a piangere. Racconta Ferruccio Ranza: «Seguiamo il volo degli aerei, finché si riducono a due puntini neri. Improvvisamente sullo sfondo del Montello vediamo una scintilla scendere dal cielo e sparire; subito dopo dal terreno si leva un filo di fumo...» Pensando ad un'altra vittoria del comandante i presenti al campo esultarono. Poi un puntino si avvicinò velocemente al campo: era Franco Osnago. Il gregario scese smarrito dal suo velivolo, chiese di chiamare Piccio, e raccontò: «Stavamo mitragliando gli austriaci [nella zona occupata da un quota di circa 150 metri] vicino al colesel della Madonna. Io lo seguivo. Ad un tratto mi ha girato rapidamente sotto l'ala sinistra e ho notato che dal suo apparecchio si sfilava una sottile scia bianca. Ho deviato per evitare la collisione e ho fatto un giro, ...ma non l'ho più visto...». All'arrivo di Pier Ruggero Piccio, Ruffo e Costantini decollarono alla volta del Montello ma dopo un'ora e mezza tornarono senza alcuna novità. A quel punto la notizia dell'accaduto venne trasmessa al Comando Supremo. Quella sera Novelli e Osnago a bordo di un auto raggiunsero la bassa altura alle porte di Treviso, ma non trovarono nulla. Il 20 giugno ancora Novelli e Osnago con l'autista di Baracca tornarono di nuovo sul Montello. Si era infatti saputo della caduta di un aereo abbattutosi tra l'altura e il paese di Bavaria. Non si trattava però del velivolo dell'asso romagnolo ma di quello sergente Antonio Nava, dell'81a Squadriglia abbattuto quel giorno. Al padre di Baracca fu inviato il telegramma che annunciava la scomparsa del figlio. Il 21 giugno il comando della 91a fu preso da Ruffo di Calabria. Quel giorno il bollettino informò finalmente il pubblico della triste sorte toccata al famoso pilota. Il bollettino austriaco non recava alcuna notizia di quanto accaduto a Baracca e ciò alimentò la vana speranza che egli potesse essere ancora in vita. Per risolvere quest'ultimo dubbio fu anche lanciato un messaggio oltre le linee avversarie per avere informazioni. Il presidente del consiglio, Vittorio Emanuele Orlando annunciò la scomparsa di Baracca in parlamento riferendo che egli era disperso. Il 22 giugno, il cronista del Gazzettino Baroni, comunicò la notizia ai propri lettori dipingendo un commosso ritratto dell'eroe scomparso. Il 24 giugno gli austriaci abbandonarono il Montello. Il giorno prima Osnago era stato avvertito da Ambrogio Gobbi che entro poche ore si sarebbe forse presentata la possibilità di perlustrare la zona in cui il commilitone era caduto. Osnago partì alle 10 del 24 giugno con Garinei, giornalista del Secolo. Alle 13 circa, i due erano a Nervesa, nei pressi di Villa Berti, dove caricarono Ferruccio Ranza che era lì per avere notizie dei suoi fratelli. Il terzetto raggiunse il luogo della probabile caduta del velivolo di Baracca. A piedi perlustrarono la zona, a una distanza di cento metri l'uno dall'altro. Garinei era a sinistra, Ranza al centro e Osnago a destra. Alle 15.30 in una piccola radura fra Collesel della Zorla e la Sorgente dei Frati, dentro una trincea disseminata di resti di ogni tipo, furono trovati i rottami carbonizzati dell'aereo. Scrive Ferrucci Ranza: «A sei o sette metri dai rottami dell'apparecchio giace Baracca supino, intatto [in decomposizione]. E' stato sbalzato fuori dalla carlinga al momento dell'impatto e il rogo dell'aereo lo ha risparmiato. Notiamo una ferita all'occhio destro, alla radice del naso; il braccio sinistro è disteso, aperto, lievemente piegato l'altro, la

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FRANCESCO BARACCA
gamba destra è sollevata un po' all'altezza del ginocchio. Il motore è conficcato nel terreno, il resto è un ammasso di ferri arsi e contorti. I serbatoi di rame sono forati, anche la cassetta delle munizioni è perforata». La salma non fu toccata. I documenti e l'orologio erano lì. Qualche bomba a mano era stata lanciata contro l'aereo e la pistola del pilota si trovava fuori dalla fondina. Sembra che Osnago in quel momento abbia detto d'aver avuto l'impressione che Baracca si fosse probabilmente sparato. Sul luogo dell'impatto venne lasciata una croce, fatta con i resti dell'aereo. La salma fu avvolta in due teli da tenda e caricata sull'auto di Garinei con l'aiuto di quattro fanti romagnoli. Lungo il percorso i militari salutarono il feretro. Giunti al campo di Quinto, i resti mortali del famoso aviatore furono deposti in una baracca nell'accantonamento della squadriglia, a sud del campo e ricoperti di fiori campestri. Così fini colui che era stato il più importante «asso» dell'aviazione militare italiana durante la Grande Guerra. Lo scrittore Giovanni Comisso, vent'anni più tardi intervistò la gente del luogo. Era il 1938 e un contadino gli raccontò: «Io volevo andarlo a vedere, ma non mi lasciarono, e ne sentii solo l'odore tremendo». «Quando è morto - ricordava anni fa Ida Dal Bianco, classe 1905, altra testimone dell'epoca che aveva l'abitazione vicino alla base di Quinto - hanno portato l'aereo [i rottami n.d.r] dietro casa mia». La dimora dei Dal Bianco (ora Borsato) era a circa 600 metri dalla base in direzione di San Cassiano. I resti dell'aereo quindi, furono depositati in una struttura al di fuori dell'aeroporto. La causa della caduta non è ancora oggi chiara. La più accreditata è quella ufficiale del cecchino che lo colpì da terra. Infatti la rivendicazione di abbattimento da parte dei due aviatori austriaci Katier e Barwig, non appare credibile anche perché Osnago disse chiaramente che non c'erano altri aerei in cielo. Questa tesi fu dunque rigettata anche dal Comando Supremo italiano nel suo bollettino ufficiale. In seguito circolarono altre ipotesi in base alle quali Baracca poteva essersi suicidato con la sua pistola quando si accorse che a bordo era scoppiato un incendio. Sulla parte inferiore del capo del pilota era infatti presente il foro d'entrata di un proiettile di piccolo calibro che però non venne mai estratto. E' certo comunque che Baracca temeva molto l'eventualità di rimanere vittima delle fiamme. Questa tesi fu avanzata allora dalla rivista Il cielo e ripresa poi da storici attuali. Il 25 giugno il Gazzettino con un piccolo trafiletto annunciava che i resti del pilota erano stati trovati il giorno prima e che presentavano lievi bruciature. Anche il Corriere della sera riferì con dovizia di particolari le circostanze del rinvenimento della salma. Mentre il corpo di Baracca si trovava al campo di Quinto per un sommario esame necroscopico e per essere composto, i suoi commilitoni sorvolarono spesso la baracca che lo ospitava, lasciandovi cadere sopra fiori. Ricorda ancora Ida Dal Bianco: «gli aerei gettavano fiori, sempre fiori. Era diventato un giardino colorato. Ma io preferisco ricordarlo quando scherzava con noi, quando portava la sua roba da lavare a mia madre; quando eravamo a lavorare sui campi gli piaceva farci gli scherzi. Passava a bassa quota proprio sulle nostre teste e noi ci buttavamo per terra piene di paura, ma si rideva, perché lui, Francesco, si divertiva a giocare con noi». La camera ardente fu allestita presso la Villa Borghesan di Quinto. Il funerale si svolse il 27 giugno. Nella prima mattinata la salma fu spostata nella chiesa di San Giorgio (Quinto di Treviso) dove

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26 giugno: La cassa viene prelevata dall’accantonamento, che si nota per intero. Foto Archivio «Villa Brizza».

27 giugno 1918: in alto a sinistra la vecchia chiesa di San Giorgio di Quinto di Treviso (immagine elaborata da un quadro di Vendramin del 1934, ora esposto presso l’asilo di Quinto di TV. Sotto: Il catafalco all’interno della chiesa di S.Giorgio. Si notino la divisa, le decorazioni e l’insegna ai piedi del catafalco infiorato. (Foto a sinistra Archivio AMI - Varriale, a destra Archivio Ballista).

27giugno: Il feretro è portato fuori dalla chiesa a spalla dai suoi compagni. con la barba. A destra D'Annunzio di spalle. Sotto a sinistra altre personalità in attesa. Foto a sinistra Archivio Ballista. Piccio e il giornalista Garinei. Ruffo. A destra un gruppo di marinai tra cui. . comandante dei servizi aerei a Venezia.FRANCESCO BARACCA Istantanee dal funerale di Baracca: in alto a sinistra. il capitano di fregata Valli. a destra Archivio «Museo Baracca» Lugo di Romagna. Archivio Ballista.

Mario Olivieri e Cagnaghi. il Commissario Prefettizio della città maggiore Agostino Battistel con il segretario Comunale. Nei giorni che seguirono i colleghi del pilota scomparso promossero una raccolta di denaro per realizzare un monumento in memoria di Francesco Baracca. Parlarono anche Pier Ruggero Piccio e soprattutto. Sopra la cassa fu posta la giubba.119 Il funerale venne celebrato un forma solenne alle 18 del pomeriggio. precedette la deposizione del feretro nelle tomba.. Si formò il corteo.120 Era presente anche il poeta Gabriele D'Annunzio. Lungo il percorso attraverso il borgo di Quinto. Ma poco vi sosteranno. Andrea Costantini. il generale Bongiovanni.”. che auspicavano di costruire nel luogo dove il suo aereo si era schiantato al suolo.venne eretto un catafalco ricoperto di fiori. dal segretario comunale. Alla cerimonia funebre parteciparono molte autorità e tutti gli aviatori liberi dal servizio. Alle 10 venne celebrata una funzione religiosa in forma privata alla presenza dei compagni d'arma.e di altre armi. 120 Presenziarono lo zio di Francesco Baracca in rappresentanza della famiglia. da un consigliere provinciale e dallo zio del pilota. . Adriano Bacula. e ripresa da altri quotidiani. la famiglia dolente ma consapevole – farà con estrema rinunzia – dono a quel sacrario la salma del figlio dolce e glorioso. il cavalier Giordani sindaco di Quinto.R Vittorio Emanuele–Aosta Conte di Torino rappresentante del Re. dei parenti e della rappresentanza municipale di Lugo formata dal sindaco. Un aviatore portava le decorazioni e due attendenti il cavallo da battaglia di Baracca e la sua insegna. Gorelli sindaco di Lugo.in particolare del Piemonte Reale . Giunti al cimitero di San Cassiano furono pronunciati i discorsi di rito dal Conte di Torino e dal generale Bongiovanni che così si espresse: «i poveri resti di Francesco Baracca affidiamo alla quiete di questo cimitero campagnolo. le decorazioni e il berretto. «in alto stormi di aeroplani fanno la guardia a questo re del cielo». La sottoscrizione fu promossa sulle colonne del giornale di Garinei Il Secolo. per ultimo. 198 . Un ultimo passaggio di aerei della 91a Squadriglia che lanciarono fiori. il generale Maggiorotti in rappresentanza del generale Diaz.A. Angelo Baracca con i figli Sante e Giuseppe. Davanti alla chiesa si schierarono rappresentanze dei reggimenti di cavalleria . il generale Serdagna. E' visitabile ancora oggi nella zona del sacrario militare di Nervesa della Battaglia. le rappresentanze degli alleati inglesi e francesi e molte altre personalità. Il desiderio espresso dal generale Bongiovanni che si era augurato che la salma del pilota riposasse in terra trevigiana non fu esaudito dalla famiglia che la sera del 28 giugno fece esumare il corpo. scrisse il Corriere della Sera. Guido Keller. il conte De Rigras prefetto di Treviso. I congiunti del 119 Come riportato sul Corriere della sera del giorno dopo. Terminata la funzione il feretro fu portato a spalla sul sagrato da Fulco Ruffo di Calabria. Di fronte era stata collocata l'insegna del cavallino rampante oggi conservata presso il museo di Lugo di Romagna. Sulle finestre campeggiavano drappi neri e vi erano almeno 50 corone di fiori mentre. Sul Montello contrastato noi vorremo e sapremo scavare e ornare la tomba degna. La cassa fu scaricata dal carro e sistemata nel sacello della famiglia Giordani. la gente assisteva commossa. Caricate su un camion le spoglie di Baracca furono quindi trasportate a Lugo dove giunsero in piena notte. Ferruccio Ranza. E io ho la speranza che a sacrifizio aggiungendo nuovo sacrifizio. Gabriele D'Annunzio. Gastone Novelli. S. mentre la bara venne posta su un carro d'artiglieria. In epoca successiva il monumento venne poi effettivamente costruito là dove gli aviatori della 91a avevano auspicato.

fu soprannominato «Baracca». op. invitandolo a stringere con essa rapporti più stretti e diretti. Le sue gesta ingigantite dalla stampa lo trasformarono ben presto in una fonte di ispirazione per gli altri piloti e un simbolo di sicurezza per le persone comuni. Nel comune sentire. I tratti essenziali della sua vita sono noti ai più e comunque facilmente reperibili.2 luglio 1917) quando prese il comando della 91a squadriglia formata un mese prima a Udine con i migliori piloti della 70a. Anche le sue avventure sentimentali furono riservate e quasi segrete. con un animo rivoluzionario e un po' birichino. che veniva spesso preso in braccio dall'eroe. eccezzion fatta per un aereo avversario danneggiato l'8 giugno. tra la gente timorosa. 122 Cfr. Dalle 9 del mattino alle 21 della sera fu un continuo susseguirsi di folla. sostenuto il 7 settembre del 1915. Francesco Baracca venne insignito della medaglia d'oro al valor militare per meriti di guerra. da buon sportivo. Pezzan d'Istrana. il feretro fu esposto al pubblico avvolto nel tricolore. Il pomeriggio dell'indomani furono celebrate solenni le onoranze funebri con la definitiva sepoltura nella cappella di famiglia. Crocetta del Montello. atletico e di carattere taciturno. Dentro di lui c'era però anche un altro Franceso. L'allora capitano Baracca. cit. inclini alla goliardia fino al limite dell'estrosità di Guido Keller. Dopo il collegio intraprese la carriera militare.FRANCESCO BARACCA pilota scomparso ottennero una deroga alle ferree disposizioni dell'epoca in base alle quali ogni caduto. A scuola era diligente anche se non disdegnava eccezionalmente farsi aiutare per superare qualche difficoltà.. Cosciente della sua posizione sociale tenne sempre un comportamento educato e signorile. Antiga. erano già passati quasi due anni. Il comune di Trevignano nel tempo. senza mai eccedere in nulla. aveva già 13 successi nel suo carniere. anche quando quest'ultimo non le condivideva. Baracca giunse per la prima volta a Istrana in occasione della battaglia dell'Ortigara (6 giugno 1917 . Baracca amava i cavalli. all'interno della sala del Patrio consiglio. Quando le incursioni austriache si facevano minacciose ed i caccia della 91a prendevano il volo. Il suo nome è assurto a una dimensione mitica e il ricordo di questo aviatore è ancora oggi vivissimo nei luoghi dove ha vissuto. di bocca in bocca. Come tutti i ragazzi di buona famiglia studiò in collegio. A Pezzan l'ormai famoso pilota andava da un certo Giacomini. Francesco Baracca: il mito Stendere in poche righe una semplice biografia di Francesco Baracca da inserire in queste pagine avrebbe un'utilità relativa. senza eccezioni. ma che davano sempre il massimo. nutriva una vera passione. Manteneva un rapporto personale quasi esclusivo con la madre a cui scriveva praticamente ogni giorno. massone. la musica. Luigi Belvini. a farsi riparare i piccoli guasti che a volte affliggevano la motocicletta con cui si spostava e per la quale.per la prima volta comandante di reparto . circolava la frase rassicurante: «. Durante quel mese di permanenza a Istrana non aggiunse però nessun altro abbattimento alla lista dei suoi successi. Era però sostenuto anche dal padre nelle sue scelte professionali. doveva essere tumulato nel luogo più vicino a quello del decesso. l'aeroplano era allora una macchina fantascientifica. Ottorino Sottana. In luglio un decreto regio aveva trasformato la 91a Squadriglia caccia in «Squadriglia Baracca». Arriva lui: Baracca. Il 6 dicembre del 1918. Più interessante è invece approfondire i tratti della personalità di un uomo che fu l'Asso degli Assi della nostra aviazione. quando trepidavano per le continue incursioni notturne che non permettevano di riposare. Sportivo.si ritrovò a dover familiarizzare con questo ruolo del tutto nuovo. Le sirene della grande industria che aveva interesse nelle forniture militari tentarono spesso di sedurlo al pari di molti suoi colleghi meno famosi. a guerra finita. 1974 199 . Il 29 giugno a Lugo di Romagna. Frequentava anche Musano con il suo attendente per procurarsi il latte alla casa della famiglia Martignaghi. Si circondò di piloti spesso audaci e scapestrati.122 Ritornò nel trevigiano l'11 marzo del 1918 per vivere i suoi ultimi 100 giorni e morire a trent'anni durante la «battaglia del solstizio». L'attività fu comunque intensa e Baracca . Dal primo combattimento. questo grande aviatore probabilmente non riusciva a considerarsi un comandante nel senso 121 Cfr. «asso» con 5 vittorie riconosciute dal novembre del 1916. al punto che un bambino di nome Arduino. liberale e progressista che mal sopportava gli abusi di potere e l'opportunismo.. la motocicletta e naturalmente il volo.. Venne premiato come primo classificato alla scuola di cavalleria e il riconoscimento gli fu consegnato dal veneto conte Giorgio Emo Capodilista.. in grado di portare la morte a grandissima distanza dai fronti di combattimento fin dentro le case della gente comune. Baracca se ne mantenne sempre lontano. In lui le persone vedevano dunque il difensore e il «salvatore». Uomini e fatti. diventando un perfetto «Signor Ufficiale».riva lù».121 A Trevignano invece consumava i suoi pasti alla Trattoria «Zanella».

Archivio Varriale.Giorgio.27 giugno: in attesa della composizione del corteo.I . Archivio Ballista.M. . In alto a sinistra si notano due ufficiali americani. a destra alcuni francesi. 27 giugno: Il corteo in via Graziati con alle spalle la chiesa di S. Sotto il corteo sta prendendo forma. Foto Ufficio Storico A.

FRANCESCO BARACCA 27 giugno. Sopra: il corteo alla curva di Villa «Borghesan». A sinistra Archivio Ballista e a destra Archivio «Museo Baracca» Lugo di Romagna. In altro a destra: il corteo passa per le strade del borgo (Archivio Ballista). D’Annunzio impegnato nel discorso. (Archivio Ballista). a destra l'insegna di Baracca accompagna il corteo («Museo Baracca» Lugo di Romagna). 27 giugno: le orazioni funebri tra le colonne del cimitero. .

.27 giugno: Il percorso del corteo funebre fino al cimitero di San Cassiano.

L'uso dei proiettili traccianti però lo preoccupava e lo metteva a disagio. benché gli impegni di ufficio rappresentassero un chiaro ostacolo all'attività di volo. come sempre accade e sto pensando di non adoperale più perché è già il terzo cui faccio fare questa fine» A Quinto si era sistemato con gli ufficiali presso Villa Borghesan. Sensibile e modesto sapeva motivare e coinvolgere i propri piloti più con la sua personalità che con l'autorità del grado. La Battaglia del Solstizio. L'immagine di combattente senza macchia e senza paura prese il sopravvento sulla sua semplicità di uomo. Nonostante questo. (Archivio Varriale). Igino Marangon). In azione era determinato e si impegnava tenacemente per raggiungere l'obiettivo. E' da queste esperienze che in lui nasce il timore del fuoco a bordo che poi farà ipotizzare ad alcuni che egli si sia suicidato per non restare vittima delle fiamme. Il 15 novembre 1917 partendo da Padova. Non scriveva più alla madre e la tensione continuava a salire fino alla sera di quel fatidico 19 giugno. Aveva infatti ricominciato a montare facendo lunghe passeggiate. ebbe un drammatico combattimento che si concluse in modo impressionante. Lo scrisse alla madre il 1 agosto del 1917: «Le pallottole con scia luminosa che adoperiamo non dovrebbero comunicare il fuoco alla benzina. Baracca raccontava alla madre di trovarvisi molto bene e vi aveva portato anche il suo cavallo. a 4000 m. Fu comunque la sua cavalleria nei confronti del nemico a costituire l'elemento che colpì di più l'immaginario popolare consegnandone la figura alla storia dell'aviazione Italiana. Il velivolo del pilota austriaco che gli si contrapponeva fu avvolto dalle fiamme e l'uomo si gettò ne vuoto per evitare di morire bruciato. sopra Istrana. non si tirò mai indietro. Sopra: la tumulazione della salma nella tomba della famiglia «Girardi-Giordani». 27 giugno: nella mappa a pag. 202 il percorso del corteo (immagine modificata dall' originale realizzato dall‘arch. viceversa questo succede spesso. quando dopo la burrascosa telefonata con il generale Bongiovanni decollò per il suo ultimo volo. fu per lui un periodo cruciale. 203 . Non era la prima volta per Baracca che un duello aereo nel quale era coinvolto conosceva un epilogo così tragico. Sotto: il corteo al cimitero di San Cassiano (Archivio Ballista). ed è un fatto molto impressionante veder bruciare un aeroplano a tremila metri e gli aviatori che si gettano nel vuoto.FRANCESCO BARACCA più burocratico del termine ma comunque svolgeva il proprio compito con serietà e precisione. Baracca era cosciente come tutti gli altri piloti che in qualsiasi momento la vita comoda del campo poteva mutarsi in un inferno durante le missioni di volo.

Anche questo aereo con il passaggio della «SIA» alla «FIAT» fu riprogettato da Celestino Rosatelli. Quando la «SIA» fu assorbita dalla «FIAT» il velivolo venne riprogettato e diventò il modello «R2». provvisto dei poderosi «Fiat A14» soffriva di problemi inconcepibili e la sua struttura si ruppe anch'essa. anche l'ambizioso bombardiere bimotore «SIA 14B». la cosiddetta «Squadra di San Marco» comandata da D'Annunzio alla base del Lido di Venezia. fu causa di diversi incidenti. ovvero il Pomilio PE (e il suo successivo modello PD). anno 1973. Il XXIII° gruppo. in: Rivista Aeronautica. Le modifiche introdotte non sanarono questa sua intrinseca fragilità. Con la versione «PE» il difetto venne praticamente eliminato e l'aereo fu prodotto in più di 1600 esemplari.Gli ultimi mesi Quando ormai la battaglia di giugno stava per concludersi.. già a dicembre del 1917. Il SIA 7 però si dimostrò subito pericoloso a causa della debolezza strutturale di alcuni elementi. cedute dal XV° Gruppo di Paese. La macchina era però ancora in fase di messa a punto e soffriva di numerosi difetti che non permisero ai piloti di sfruttarla al meglio. generando una famiglia di bombardieri monomotori capeggiata dal «BR». Nonostante i gravi problemi che lo affliggevano fu un apparecchio per alcuni aspetti innovativo. alle dipendenze del quale rimasero solo la 115a Squadriglia SAML e la 4a Sezione SVA. Disponeva di una stiva interna per le bombe e di 4 mitragliatrici. Aerei Italiani 1914-1918. Le modifiche apportate con la versione 7b2 servirono a poco e il mezzo fu ritirato dal servizio.A.Camurati. Cielo. dopo il conflitto (eccezzion fatta per una pausa fra il 123 G. dell'ingegner Torretta. Era stato progettato da Verduzio e Savoia del DTAM che di quell'esperienza fecero tesoro progettando poi l'ottimo «SVA». Ed. era costretta volare con i vecchi SP3. Con la messa a terra del SIA sembrava che i problemi di sicurezza fossero finiti. Una considerazione particolare va fatta per il fratello maggiore del «SIA 7b» ovvero il «9B».123 Le prestazioni del SIA 7b e dei Pomilio PD e PE sono riportate nell'Allegato 1 (Immagine Pomilio a pag.PE e successivi sviluppi Il problema principale dei ricognitori fu sempre quello della difesa. L'aereo aveva buone caratteristiche ma era fragile e per questo soggetto a frequenti cedimenti della struttura che portavano al distacco delle ali in volo. L'uscita di scena dello sfortunato velivolo mise i reparti in crisi al punto che la 36a Squadriglia di Istrana. Una decisione drastica con cui si intendeva fermare lo stillicidio di incidenti iniziato dopo la consegna dei primi esemplari del SIA nell'ottobre del 1917. non migliorò affatto la situazione e altri equipaggi perdettero la vita a causa di incidenti. Inoltre: Bignozzi. Infatti. 204 . Destinato al bombardamento veloce. Roma. Ne facevano parte le squadriglie 78a con i suoi 16 Hanriot e 79a. che provocò non pochi guai. questo velivolo era un biposto dotato di un potente «Fiat A14» da ben 700 hp. Sembra che i problemi di progettazione presso la «SIA» non siano stati casuali. Anche se ormai troppo tardi. ma anch'esso non incontrò mai un particolare entusiasmo da parte degli equipaggi. Purtroppo le cose andarono molto diversamente. Questi velivoli si guadagneranno grande notorietà dopo il conflitto. 1962. Questa macchina infatti presentava una particolare instabilità e benché veloce e maneggevole. Il «SIA 7b» fu sostituito dal «Pomilio PD». della 118a Squadriglia di Istrana cedettero in quota. addirittura durante il rullaggio a terra prima del collaudo. Catalanotto. A risolverlo non bastò armarli con mitragliatrici brandeggiabili. Storia degli Aerei d'Italia. Fu usato dalla 1a Squadriglia S. SIA 7 e Pomilio PD . L'aereo con cui il SIA fu sostituito. che fu però distribuito in pochi esemplari alle squadriglie perché ormai il conflitto volgeva al termine. ma avessero un'origine di natura concettuale. il 23 giugno le ali del SIA di Ottorino Mutti. il giorno dopo fu diramato l'ordine di sospendere i voli con questo velivolo e di versare tutte le macchine di tale modello ai depositi. Gli austriaci e gli inglesi puntarono allora tutto sulla velocità per impedire ai cacciatori di raggiungerli e con il «SIA» finalmente anche l'Italia fu in grado di avere un mezzo simile. 188) L'8 Luglio 1918 a San Luca veniva costituito il nuovo XXIII° gruppo.

Vola ancora nel nostro cielo.1918 1943 e il 1956). Sparare contro un apparecchio che si era così abituati. Mi avvicino di più. col quale si informava che da allora in poi gli apparecchi Sopwith avrebbero portato.Malizia. Giannino Ancillotto decollato da quel campo per le sue ormai abituali missioni notturne a bordo di un Hanriot. Se qualcuno avesse trovato in volo un Sopwith senza le strisce quello era l'austriaco e si doveva abbatterlo. i rapporti erano di collaborazione.. così per prova. fino a poche braccia da lui. Il 23° Gruppo Caccia. Roma. Ha partecipato alla guerra di Spagna con l'insegna dell'asso di bastoni e poi alla seconda guerra mondiale sui fronti francese e nord-africano. Ad ogni modo per ora c'è tempo. per veder proprio in viso quest'uomo e per vedere che cosa fa là nella carlinga. Del gruppo fece parte anche il trevigiano d'adozione Mario Rigatti medaglia d'oro a vivente. sempre restando per precauzione alle sue spalle. vicino a Villa Bignago. Questo poteva avere pericolose conseguenze soprattutto quando venivano date particolari disposizioni. Venne perciò un avviso. 1975. 205 . su. né però risponde a un gesto di saluto che gli faccio. Penso di non prendere una decisione avventata e di seguire dappresso il velivolo sospetto finché. indisturbati. il primo a Trepalade e il secondo a S. due Brandemburg CI della Flik 101G stavano sorvolando Marcon.124 Uno degli ultimi campi entrati in funzione prima della fine del conflitto fu quello di Arquà i cui lavori di realizzazione erano iniziati alla fine del 1917. Esso ospiterà i bombardieri della 2a e 7a Squadriglia che però potranno atterrarvi solo a luglio del 1918. che fu fatto conoscere a tutti i nostri piloti. Riuscì così ad abbatterli entrambi. Un giorno o due dopo questo avviso. lo attaccherò. D'altra parte l'ordine era chiaro!. due strisce di tela ai montanti. perplessità. era equipaggiato con gli F16. del 51° stormo di Istrana e del 5° stormo di Rimini e Cervia. sfruttando il fascio dei riflettori che da terra illuminavano gli aerei avversari. nella notte sul giorno 24. Mario Fucini racconta: «si diceva che gli austriaci avessero loro catturato un Sopwith da caccia intatto e che se ne servissero per entrare.. a spiare. Tra italiani e inglesi. Quello stesso mese.. Bizzarri. Il pilota non mi evita. Il gruppo. Appena volterà la prua verso le linee nemiche lo assalirò. nel nostro cielo trovo proprio un Sopwith solo solo. Sovente nascevano disguidi fra le due parti. a considerare alleato mi spaventava come un fratricidio. Inoltre: 51° Stormo Caccia.. con la mano pronta sulla sicura.. Ricognizione? Il sospetto aumenta. 1974. sempre di più.Elena. Bizzarri. E a quando a quando guarda lungamente in basso. fu sempre in prima linea nell'aviazione italiana. Mi avvicino: niente strisce ai montanti! Emozione. come insegna di riconoscimento. Ha fatto parte del 1° stormo. Così mi avvicino. che è stato sciolto nel 2010. In tempi recenti è stato impegnato in operazioni nel Kossovo e in Albania. ma i piloti anglosassoni tendevano a trattare quelli del bel paese con sufficienza. Mi sembra ora che egli sia seccato di quella mia scorta 124 N. nelle nostre linee. Mi sembra che faccia dei segni su una carta. attaccò da dietro prima uno e poi l'altro. Mi metto in coda.. Mi batte il cuore. se lo vedrò planare entro le linee austriache. Roma.

Negli anni seguenti nelle altre nazioni europee si arrivò a rendere autonome le varie aviazioni che diventarono forze aeree. pare che voglia dire: ''Perché non ti levi dai piedi?'' Certo se è inglese penserà che sono un bel noioso..00 del 16 Luglio 1918 le cose andarono ben diversamente e accadde una tragedia. messa in chiaro dopo. e la squadriglia intera volava senza questo distintivo prezioso!» Alle 9. che già era stato osservatore presso la 25a Squadriglia e Giovanni Bottecchia.. alla distanza e alla posizione giusta per la mira. tutto si ridurrà a prendermi qualche cannonata ormai ne ho prese tante! Ed a stare ben attento. Il presidente del consiglio Emanuele Orlando. ma verso i nostri campi. Fu così che. Lo seguo più dappresso che mai. senza curarsi di me. Nel 1933 nacque l'Armée de l'Air Francese. lo seguirò finché proprio non sono ben certo che scende in un campo nemico. In europa l'ultima aviazione a divenire arma autonoma fu quella austriaca nel 1955. solo nel 1947. All'inizio il trasporto degli uomini veniva effettuato con piccoli aerei Voisin.. Plana!. diventò un'arma autonoma. Dio mio.. Solo nel febbraio del 1918 il capitano Ercole Smaniotto. capo del servizio informazioni della 3a Armata ebbe l'incarico di organizzare missioni oltre le linee avversarie per raccogliere notizie. dietro. senza fretta. lo seguii in un'altra o due puntate verso il nemico. Si volta a guardarmi... Allora si voltò e sparò solo 5 colpi che però bastarono a uccidere il maggiore A.. È questa sua indifferenza che mi trattiene dal premere lo scatto! Se fosse l'austriaco non. Appena planerà gli tirerò. Poi si passò al lancio col paracadute secondo una tecnica che gli Alleati avevano già sperimentato sul fronte occidentale. il cui Sopwith Camel cadde al suolo presso Monastier. mandato a noi. Mi evita con un mezzo giro. Il mezzo scelto per condurli a destinazione fu il «Voisin».. Plana ancora. in alternative penose fra la convinzione di aver trovato l'austriaco mascherato da inglese e la convinzione di aver davanti un apparecchio alleato. Il tenente Alberto Moresco della 78a squadriglia incrociò controsole a 5000 m. I Missionari In campo italiano era soprattutto il controspionaggio della Marina ad occuparsi di «intelligence». Utili informazioni erano state ricavate anche da agenti ceki. Ma. dovrebbe essere più sospettoso? Ma fra poco dovrò pur cedere all'evidenza! No. tornando così solo. non era arrivato invece a quella squadriglia inglese. nasceva infine la United Stares Air Foece Americana. ecco che torna nelle nostre linee e riprende il volo tranquillo. Se è l'austriaco questo è il suo ultimo volo! A un certo punto eccolo volgersi verso il Piave e filare verso il cielo nemico. che gli consentiva di 125 Il Royal Flying Corps il 1 aprile del '18. diritto. lo ringrazierà di persona per il buon lavoro svolto.troppo vicina. planare dolcemente. I primi due «agenti» a penetrare in territorio avversario furono il conte Camillo de Carlo. Vaucourt. L'idea era quella di infiltrare agenti in territorio ostile travestendoli da contadini. ma se è l'austriaco?. L'addestramento dei cosiddetti «missionari» iniziò nell'aprile del 1918. proprio come chi ha finito la sua crociera e se ne torna a casa sua. di non essere abbattuto dai cacciatori.M. velivolo lento ma stabile e provvisto di un carrello d'atterraggio quadriciclo dotato di freni e di una superficie alare molto ampia. Ma non fui persuaso finché. fratello del famoso campione di ciclismo Ottavio. Due anni dopo fu il momento della Germania e. possibile che sia proprio un austriaco?! Aspetterò ancora. Il 28 marzo del 1923 fu il turno della Regia Aeronautica Italiana. finché lo vidi a un certo punto planare sì.. dopo la battaglia del Solstizio. non più dipendente dall'Esercito. seguendolo sempre. aspetto in ansia. Mi allontano un po'. Nasceva così la Royal Air Force. non lo ebbi visto atterrare in un campo dove era una squadriglia inglese! E le strisce dunque? Le strisce non le aveva per la ragione. che quel tale avviso. sopra Zenson un aereo di aspetto strano.. 206 . Gli sembrò di vedere le croci nere. comandante del 45th Squadron di Grossa del Royal Air Force125. Mi sentii allargare il cuore.

La Marina non mancò di essere coinvolta in questo genere di azioni. I due «missionari» avrebbero poi riferito al proprio comando mediante alcuni piccioni viaggiatori che avevano portato con loro e con lenzuola stese a terra. dovettero essere riportati indietro. il colonnello Smaniotto era sposato con Maria Ferrari e aveva un bimbo. Il rientro di De Carlo e Bottecchia era previsto per il 29 luglio ma quando Gelmetti si presentò all'appuntamento con il suo «Voisin» non trovò ad attenderlo nessuno. in modo che De Carlo e Bottecchia potessero poi operare nel vittoriese. Tubaro. Il 5 settembre 1918 fu quindi costituito il Gruppo Speciale Aviazione «I». che avevano come obiettivo l'ammaraggio nei canali dei Lovi e di Nicèsolo presso Caorle. Maggi e Mora. La formazione era equipaggiata con velivoli Pomilio e con alcuni S. Il gruppo aveva il compito di lanciare informatori oltre le linee avversarie ma anche quello di assicurare loro i necessari rifornimenti costituiti soprattutto da viveri e da gabbiette contenenti piccioni viaggiatori indispensabili a trasmettere le informazioni. Nicolò rischio per ben due volte di finire davanti al plotone d'esecuzione. L'aereo fu appositamente modificato da Angelo Ambrosini126 che vi installò un silenziatore. Dispensa. Un notevole contributo venne infatti dal tenente di vascello Eugenio Casagrande. L'aereo che li trasportava a causa dell'eccesso di peso faticò a levarsi in volo e vi riuscì – come ricorda Pavan nelle sue memorie . l'aviazione austriaca era ancora combattiva. autore di numerose missioni di volo a bordo di un idrovolante «Macchi». 207 .I MISSIONARI posarsi in qualsiasi luogo. Tandura fu catturato ben due volte ma riuscì sempre a fuggire e con l'aiuto della sorella trasmise importanti informazioni ai nostri comandi. scoperti. zona ben conosciuta da De Carlo. Al nuovo reparto fu aggiunta una squadriglia mista equipaggiata con «Voisin». In quello stesso periodo venne lanciato oltre le linee anche Pier Arrigo Barnaba originario di Buia nell'udinese. Infiltrare uomini con l'aeroplano e servirsi dello stesso mezzo per recuperarli si rivelò non molto efficace. che si lanciò col paracadute. Una improvvisa malattia gli aveva impedito di vedere il giorno della fine della guerra. Maso. Il 4 agosto un «SP4» decollato da Villaverla ai comandi di William Barker trasportò fin sopra Vittorio Veneto Alessandro Tandura. Era silenzioso ma gioviale. Pavan e Mattioli operavano per conto dell'8a Armata. Nei giorni immediatamente successivi alla «battaglia del solstizio». nato il 2 giugno del 1875. Perché dunque non adoperare i paracadute? I primi vennero forniti dagli inglesi che curarono anche l'addestramento al lancio dei nostri agenti: Alessandro Tandura. Il luogo originariamente previsto per l'atterraggio era infatti illuminato. Il 23 ottobre 1918 moriva a Mogliano una colonna del servizio informazioni. L'atterraggio doveva essere effettuato sui prati di Forcate. l'11 novembre 1918. Trevigiano.solo quando il personale di servizio alla pista rinforzò il fondo della stessa con la ghiaia. Nonostante l'andamento ormai sfavorevole del conflitto. Queste 126 Ambrosini dopo il conflitto divenne un costruttore di aerei a Passignano sul Trasimeno. I due agenti superarono poi rocambolescamente le linee da soli. Il reparto fu sciolto dopo la fine delle ostilità. Amava la poesia e il disegno. ma risentiva della penuria di mezzi che l'affliggeva. Si trattava di Umberto Gelmetti. D'Attini. si tentò di ripetere l'operazione il 28 giugno calando oltre le linee i fratelli Nicolò e Giuseppe De Carli. Nonostante fosse invalido Barnaba compì la sua missione fino alla fine del conflitto. due «Voisin» e un «SAML». Ferruccio Nicoloso e Antonio Pavan. Cibo e volatili venivano recapitati agli agenti con piccoli paracadute. «SP4» e «SVA». suo comandante e amico. restando in zona fin dopo la battaglia di Vittorio Veneto. messi a disposizione dall'8a Armata. Lo comandava il maggiore Luigi Carnevali e faceva base a Ca' Tessera. Bertolozzi. Martina. Il decollo avvenne la notte del 30 aprile dalla base di Marcon nel veneziano. I due italiani rimasero oltre le linee fino alla fine del conflitto. Per la missione venne scelto un pilota esperto.P a cui erano stati aggiunti 2 «Caproni Ca3». militò negli alpini. Gelmetti condusse il «Voisin» a posarsi a poca distanza dall'attuale campo di Aviano. Il tentativo però non andò a buon fine e i due uomini. Lorenzetti. dove furono sbarcati molti agenti infiltrati: Romiati. I due si lanciarono nei pressi di Sacile da un «SP» pilotato da Alfonso Prudenza. con all'attivo molte ore di volo su questo apparecchio. tra Roveredo e Vigonovo. Da ragazzo aveva disegnato per il giornaletto «Oci e nasi» una serie di delle belle caricature. Neri. Il 4 agosto 1918 i fratelli Nicolò e Giuseppe De Carli riuscirono a raggiungere Azzano Decimo proprio grazie a Casagrande che con il suo idrovolante si posò in piena laguna di Caorle. Meazzi. Montignacco. Il 22 settembre toccò quindi a Antonio Pavan e Mattioli entrare in azione. In seguito essa poté fare affidamento anche sugli «SVA» della II° sezione. con uomini e mezzi della 9a Squadriglia Caproni. Molto stimato dal duca d'Aosta. Paoletti. Riuscirono così a trasmettere importanti informazioni sull'imminente offensiva che le forze austroungariche avevano in programma di lanciare in giugno. un ardito originario proprio del vittoriese. Ercole Smaniotto. Pier Arrigo Barnaba. Per gestire le operazioni di spionaggio venne infine costituito un apposito reparto chiamato «Giovane Italia». La struttura fu organizzata sfruttando uomini e mezzi della 131a Squadriglia di Fossalunga comandata dal capitano Landini assistito dal sergente Prudenza. Se ne andò con un sorriso dopo aver abbracciato le foto della sua famiglia.

Il Camel di McEwans del 28° sqdr amico di A. dove ancora oggi riposa. con le striscie di identificazione sui montanti alari.Riva. Ercole Smaniotto viene tumulato nel cimitero di Mogliano. Archivio Gentilli. Foto «Illustrazione Italiana». . Fine Ottobre 1918: il col.

D’Annunzio. Bongiovanni. notare i guidoni svolazzanti sui montanti delle ali. Granzarolo. Finzi. Foto «Illustrazione Italiana». Locatelli. Masprone. l’aereo di Palli-D’Annunzio fotografato in volo. e poi per terzo Massoni. Palli a bordo dello SVA. Contratti e Censi. il gen.1918 I partecipanti al ritorno dal volo su Vienna: da sinistra: Allegri. Volo su Vienna. Foto «Illustrazione Italiana» .

Di nuovo furono costretti a rientrare ma questa volta. non ci furono problemi. Sopra il soffice tappeto di uno dei nostri campi di aviazione più vicini alla linea del fuoco una dozzina di enormi dadi grigiastri. 1924. Longo & Zoppelli. sul campo di Istrana fu organizzata una premiazione delle truppe. Il giorno 2 i 14 SVA trovarono le Alpi coperte e ritornarono alla base. Il sergente Ter Vehu visse ancora altre disavventure. L'Ansaldo realizzò un secondo SVA biposto. Appena qualche giorno dopo. diffuso intorno un vivo battito di cuori. venti erano Caproni. Dopo questo incidente ebbe uno scontro con diversi caccia il 25 settembre e poi un altro incidente in decollo il 4 ottobre. ricavato da un esemplare di serie. mentre rullava sulla pista dopo l'atterraggio probabilmente non vide alcuni soldati e li urtò. Vi presero parte 88 aerei. Al centro del campo furono allineati i battaglioni da decorare. di cui 47 impegnati nel bombardamento e 41 nella scorta. Tra di essi figuravano presenti una rappresentanza del 2a Bersaglieri e due battaglioni della brigata Reggio. Un Pomilio di ritorno da un volo di trasporto con ai comandi il serg. Ter Vehu.erano le sue condizioni quando il 17 luglio 1918. Il generale Bongiovanni confidò il progetto a D'Annunzio che aveva già proposto nel 1915 una missione di bombardamento su Vienna. dopo che il primo prototipo era caduto a Marcon con il collaudatore Luigi Bourlot che rimase ucciso. Oreste Battistella sulla sua opera del 1924 dal titolo Il Montello127. Dei 47 bombardieri. così ricorda quella giornata: «La mattina del 23 luglio: per l'aria uno sfavillio di perle e di smeraldi. Il successivo 8 Agosto. furono compiuti ben due tentativi di raggiungerela.lievemente sfumata di viola. Montello. Vennero distrutti al suolo 3 aerei con 21 morti e 7 feriti. E' la 58a Divisione che celebra la sua festa. gli italiani organizzarono la più grossa azione fino ad allora mai condotta su Pola. che esalta la memoria della sua più recente vittoria». I contusi furono diversi. il 23 luglio. fortunatamente. La Battaglia. ritrovarono ancora sulle Alpi una insuperabile barriera di nubi. All'operazione parteciparono anche 4 SIA del 1a Squadriglia SA di D'Annunzio. Prima del fortunato volo del 9 Agosto. 9 Agosto 1918: Il volo su Vienna Questa storica missione fu concepita nell'estate del 1918 dal servizio propaganda del Comando Supremo. Quando il poeta-soldato apprese da Bongiovanni ciò che stava per accadere si fece aggregare alla 87a per partecipare all'impresa. 210 . Si stabilì che a effettuarla fosse la 87a SVA «Serenissima» di San Pelagio. Treviso. i rimanenti 11 SVA. A testimoniare le difficoltà dell'impresa basti ricordare che 3 di essi non riuscirono rientrare e andarono persi. considerando il rallentamento delle operazioni. immobili ed opachi. Il capitano Bourlot era stato scelto dal poeta come il pilota che avrebbe dovuto portarlo con sé a bordo nel raid verso la capitale austriaca. Fu bombardato l'arsenale e 3 aeroporti. Mentre i festeggiamenti erano in corso accadde l'imprevedibile. La sua idea non trovò però mai pratica realizzazione. 127 Oreste Battistella. diretto dallo scrittore Ugo Oietti. all'orizzonte la montagna infrangibile difesa della Patria . Ne uscì sempre illeso. Attaccando da nord e da sud i velivoli incursori colpirono 4 navi tra le quali la corazzata Babensberg.

in occasione della festa aeronautica. Foto «Illustrazione Italiana» Un «Aviatik Berg» esposto alla festa aeronautica di Padova. Sullo sfondo un nuovo pallone frenato tipo A.IL VOLO SU VIENNA Padova 20 settembre 1918: Rivista del Re. Foto «Illustrazione Italiana».P. uno di guardia al cimelio e l’altro che osserva. Si intravvede una «T» che significa che l’aereo appartiene alla Flik 74 di San Fior. . Si notano anche due inglesi. Diaz e del Principe di Galles.

ma l'aviatore dopo esser salito sul sedile. mentre San Luca perse uno dei suoi Hanriot. Nel capoluogo patavino era presente anche il poeta D'Annunzio cui gli esuli istriani intendevano donare un Caproni Ca 5 con cui rinforzare la squadriglia di cui era al comando. l'identica sorte di Cesare Battisti. Fece comunque in tempo a bruciare l'aereo. I piloti toccarono terra alle 12. di quota. dopodiché venne preso prigioniero.71 prese fuoco.40. All'interno dell'università fu esposto un velivolo austriaco catturato come in precedenza era stato fatto anche a Treviso. si lanciò a testa in giù nel vuoto. Friedrich Hefty della Flik 42J. I tedeschi avevano però sviluppato una versione che il pilota poteva indossare come uno zaino. Per un attimo perse i sensi. I velivoli con la croce di ferro tentarono più volte di bombardarlo e alla fine. il 22 agosto. A Padova furono organizzate una mostra e una parata cui presenziò il sovrano. Gli esiti dalla battaglia del solstizio avevano segnato le sorti dell'Autria-Ungheria. Furono ricevuti e premiati dal capo di stato maggiore Armando Diaz. con le mani sopra la carlinga. Attaccò un caccia di sorpresa abbattendolo. Caduto in mani austriache era stato impiccato come traditore patendo. corrispondente dell'Illustrazione Italiana così raccontava l'evento ai propri lettori: «Questa domenica tutte le brave famiglie padovane sono andate a dare un'occhiata 212 . dopo il salto di Tandura che si era buttato con un vecchio paracadute inglese fissato all'SP4. Quello di Hefty fu il primo lancio da un aereo da caccia impegnato in combattimento sul fronte italiano. La base di Quinto ebbe 8 hangar in tela distrutti. gli 11 SVA superstiti ripeterono il tentativo.50. Il 20 Settembre cadeva l'anniversario della presa di Porta Pia. Ma non era finita. Sopra Vienna poi. Il pubblico poteva osservare l'aeroplano pagando un biglietto. Antonio Baldini. alle 5. Il pilota austriaco era un asso. il giorno 8. Sarti ebbe anche lui dei seri problemi e fu costretto a prendere terra. Masprone. dovettero gettare la spugna rinunciando a proseguire a causa di inconvenienti tecnici. L'indomani un ciclone colpì la zona. La città del Santo venne sorvolata da numerosi aerei tricolori. venne infine scoperta. dopo avere rifiutato di combattere per l'Austria-Ungheria di cui era cittadino si era arruolato nella Marina italiana come tenente di vascello. che aveva all'attivo 5 vittorie. Bortolo «Meo» Costantini della 91a Squadriglia incontrò sopra Mareno di Piave una pattuglia avversaria a 4800 m. Due settimane più tardi. per poi riprendersi immediatamente e un bianco ombrello si aprì sopra di lui. Nonostante ciò gli inizi di settembre del 1918 furono sfortunati per le ali italiane in Veneto. uno dopo l'altro. Dopo una lenta discesa atterrò senza danni grazie ai nuovi paracadute appena distribuiti ai piloti.Il giorno dopo. I modelli fino ad allora utilizzati erano ingombranti e potevano essere usati solo sui Draken. Lo avevano battezzato «Nazario Sauro». Tre di essi. furono tutti e tre obbligati ad atterraggi di emergenza. che fino ad allora non era mai stata individuata dai ricognitori avversari. il 9 agosto. riuscirono nel loro intento. Il suo Albatros D III 253. Per la duplice monarchia il conflitto andava verso una conclusione infausta. La posizione del campo di Quinto. Ferrarin e Contratti. Per gli ultimi 7 SVA rimasti in volo il ritorno avvenne senza ulteriori problemi. in onore del loro conterraneo che.

Che voga a mille metri. a mezzo il suo discorso. In una di quelle città vedeva un fanciullo bellissimo e scalzo a cavalcioni d'un vecchio leone di San Marco.] Nel pomeriggio di questa stessa domenica. Gli altri apparecchi minori della squadriglia di San Marco (1a S. dirgli più volte affettuosamente: povero San Marco!».. Questi velivoli però erano ancora in fase di preserie. questo vecchio cortile vibra tutto come uno strumento: era bassissimo. Ha sopra di sé il sole. dov'è scritto: Aeroplano Brandeburg. Le sue ali immense splendevano come avorio. Dai campi più prossimi sono venute a stormo altre squadriglie di idrovolanti e di caccia e tutto il cielo fu pieno di fragore. Qualche giorno dopo il Caproni Ca5 «Nazario Sauro» offerto dagli esuli Dalmati a D'Annunzio e consegnato il 20 settembre andò distrutto durante un atterraggio al Lido. Il 17 ottobre Augusto Stobia. e crearono numerosi problemi di carattere tecnico. col motore che si spegne e si riaccende via via. ma straordinariamente doloroso. ''A noi mortali voi date un compagno immortale. borbottando. eccolo che ritorna indietro assai più basso. fermo. Ma. e la sua chiara vernice ha rallegrato gli occhi. Altre ragazze che hanno messo insieme a noi il viso curioso nel cortile ci tolgon di bocca il nostro stesso apprezzamento: ''0 che brutto!'' ''No xe gnente de belo!'' ''Gnanca el confronto. Agli inizi di ottobre del 1918.A. queste parole con un tono basso. ciascuno con una impresa e un motto fiammanti. dalle sirene e dai colpi di cannone della difesa.. Sollevando la mussolina misteriosa. oltre a 11 nuovi Pomilio ricevette i primi Fiat R2. eccoci anche noi in cospetto dell'apparecchio abbattuto. tenente della 91a. la 114a Squadriglia di Istrana. [. per omaggio e saluto al più nuovo e potente istrumento di volo e di guerra. Sul radiatore era un mazzo di rose carnicine legate con un nastro tricolore. di larghe chiassate. coi nostri reoplani!'' […] Dall'albero dell'elica pende un gran cartello. fu colpito dalla contraerea durante un mitragliamento a bassa quota e atterrò in emergenza sul campo di Limbraga (ippodromo di Treviso). Fu imme- 213 . del Lido) erano disposti trionfalmente sul campo. I bravi padovani ricordano benissimo come quella notte furono svegliati tutti in una volta dalle bombe. ecco nel quadrato azzurro un nostro aeroplano. Oltre il mare senza vele la fantasia vedeva l'Istria e le sue mute cittadine costiere. Nell'atrio. […] II cielo sonnolento di settembre ora si empie di freschi scrosci. dai petardi. La vicinanza del mare induceva nei pensieri dei presenti un'ansia dolorosa. motore Benz 250 HP abbattuto durante l'incursione nella notte dal 25 al 26 agosto dalle batterie della difesa aerea di Padova. Sul fianco dell'apparecchio offerto era disegnata una prua alata di nobile impronta col motto ''Sufficit Animus''. Tricolori italiani e tricolori francesi solcarono il cielo in ogni senso. Chi potrà più dormire?'' D'Annunzio ha pronunciato. a un tavolo con tappeto verde. La terza volta che ripassa. accarezzargli la criniera di pietra. che ne accende i colori e fa trasparire la graziosa intelaiatura delle ali. i fuoriusciti adriatici hanno offerto e consegnato al comandante Gabriele D'Annunzio il gigantesco aeroplano da bombardamento che ha sulla prua il nome lagrimato e santificato di Nazario Sauro capodistriano.1918 all'aeroplano esposto nel cortile dell'Università. E' subito andato lontano. sta seduto un veterano che dà i biglietti. L'atrio severo del palazzo rimane diviso dal cortile magnifico da una tenda di mussolina bianca.

poco fuori Treviso per spostarsi tre giorni dopo a Dosson. come campo inglese. Il 66th era a Casa Piazza presso San Pietro in Gu. Nonostante fosse un combattente che aveva già dimostrato tutto il proprio valore. Le piste di volo erano sostanzialmente rimaste le stesse e la diminuzione del numero di reparti gettati nella mischia era 128 In F.diatamente soccorso e benché subito portato in ospedale morì il giorno dopo. La battaglia di Vittorio Veneto Per l'ultima. compresi quelli della Marina. l'Aeronautica mise in campo circa 600 aerei. sarebbero stati molto più agevoli. tornò ad ospitare il 28th Squadron della RAF che arrivava da Sarcedo. Foschini. Invece si trovò di fronte Stobia morente che lo salutò con queste parole: «Dici al Comandante. 1939. integrate da altre 6 sezioni equipaggiate con questi velivoli. il 34th Squadron e 6 Bristol Fighter del 139th. Prima di passare all'aviazione era già stato ferito e in combattimento e decorato due volte. Tre giorni più tardi. che sono della squadriglia Baracca». che avevano volato in giugno. il 22 ottobre. che si prestava particolarmente all'atterraggio di aerei (campo di Limbraga) e che era già stata predisposta allo scopo.128 Solo 5 giorni dopo. Macedonia e Francia. Qui i contatti col comando della nuova 10a Armata di Lord Cavan. gli autori fanno riferimento a Baracca che però in agosto non c'era più. Questo schieramento di velivoli era potenziato da 4 Squadron inglesi e da 2 squadriglie francesi già presenti durante l'ultima offensiva austriaca. Portava in volto i segni delle sofferenze patite che stavano a testimoniare il suo carattere indomito. il 14th Wing della RAF si trasferiva presso la Villa Margherita di Santa Maria del Rovere. La nostra forza aerea aveva infine altre 7 squadriglie dislocate fuori dal territorio nazionale in Albania. che consegnerà alla storia il nome della cittadina di Vittorio Veneto. meditando di dirgliene quattro per il modo in cui aveva interrotto la caccia senza un motivo apparente. mentre il resto del 139th si trovava a Grossa nel comune di Gazzo Padovano. 36 sezioni di palloni da osservazione e 7 Dirigibili. si portarono a San Luca. il numero dei reparti era calato: 48 squadriglie organiche e una sezione al posto di 57 e 3 sezioni. che sono degno di loro. erano dunque così schierati: il 34th Squadron. pochi chilometri più a sud rispetto al 66th. decisiva. ubicato a Villa Marcello. dici ai miei compagni. A. Vi erano poi 3 squadriglie di SVA. parte del 139th e il 28th operavano nel trevigiano. Roma Ed. Come istruttore gli fu assegnato Guido Keller che quel giorno era con lui in missione quando colpito improvvisamente cambiò rotta. Aeronautica. Keller che non realizzò subito ciò che era accaduto ne fu contrariato e lo seguì all'atterraggio sull'ippodromo. Stobia era arrivato alla squadriglia soltanto in agosto. l'area dell'ippodromo di Treviso. I reparti inglesi più vicini alla linea del Piave. quando giunse alla squadriglia il comandante Ferruccio Ranza lo accolse dicendogli che il posto alla 91a andava conquistato. 214 . In previsione dell'offensiva finale. Il Volo in Italia. il 19 ottobre. battaglia. rafforzata da 7 ulteriori sezioni. nella provincia di Padova. al posto dell'unica formazione di Savoia Verduzio Ansaldo.Valli. Rispetto alle forze aeree che avevano preso parte alla grande battaglia di giugno.

un'improvvisa schiarita favorì l'iniziò del fuoco di preparazione e dei relativi bombardamenti aerei. come Malga Marcesina sugli Altipiani o Cellarda-Villapaiera vicino a Feltre. Quando l'offensiva di Vittorio Veneto stava ormai giungendo al termine. Il compito assegnato alla 91a Squadriglia in vista dell'offensiva finale. fu aggregata anche una sezione di Ansaldo Balilla. Il tempo ebbe un improvviso miglioramento nella notte tra il 26 e il 27. Quello che però mancava sul serio erano i rifornimenti. Moscadelli. con i piloti Brambilla. La forza aerea austriaca restò quasi la medesima che era stata schierata in giugno. Archivio Varriale. volando sia al mattino che al pomeriggio. La squadriglie di San Luca furono divise in due gruppi: il XV° e il XXXIII°. Il Piave era in piena ed i violenti piovaschi non promettevano nulla di buono. Nel delicato settore del trevigiano la 91a Squadriglia di Quinto ebbe affiancate la 71a. Ciabatti e Gargiulo.VITTORIO VENETO dovuto alla loro concentrazione che aveva in sostanza aumentato il numero totale dei velivoli ammassandoli in prossimità del Piave in linea con la principale direttrice di sfondamento. In vista della battaglia vennero ricostituite le masse «da caccia» e «da bombardamento». al reparto che operava dalla base di Quinto. Soldati già demoralizzati dovevano anche fare i conti con le poche risorse disponibili. Gli imperiali stavano comunque lavorando a nuovi campi che però non saranno completati. sviluppata anche addattando a tale impiego le armi da trincea. le condizioni metereologiche diventavano sempre più cattive. Mentre il giorno dell'offensiva si avvicinava. con un'efficace azione contraerea. 215 . Codeghini e Capparucci della 78a rientrano a S. L'aviazione austroungarica. la 72a e la 242a SVA proveniente da La Spezia. era quello di svolgere due missioni al giorno con 5 aerei l'una. Il mattino del 27 dunque. Capati. Gli austriaci riuscirono solo in parte a contenere lo strapotere dei velivoli alleati. La 91a avrebbe inoltre dovuto compiere azioni di mitragliamento delle truppe in fuga.Luca in questo modo. reagì all'inizio in modo sporadico e dopo qualche giorno la sua azione praticamente si interruppe. Fabi. Gli aerei italiani poterono così controllare il fronte in tutta tranquillità con oltre 800 voli giornalieri ed attaccare le truppe avversarie in rotta.

sul cielo sopra il campo di San Fior si scatenò un altro violento combattimento aereo. Sempre il 28 ottobre. che alcuni membri di quell'equipaggio erano «piccoli e neri». Un secondo invece. in forza alla 77a di Marcon. ai margini della sbirciavano di nascosto il bombardiere. compagno di Goodman. di cui 4 grandi triplani Ca4. dopo uno scontro sanguinoso con 8 caccia avversari. Il 29 ottobre 1918 Guido Keller (91a Squadriglia) fu abbattuto e atterrò nei pressi del campo austriaco di San Fior. Dopo aver superato a nuoto il fiume. i SAML della 115a Squadriglia di Fossalunga furono impegnati oltre che nella ricognizione.Il 28 Ottobre. Venne fatto prigioniero e portato in ospedale. confermando ciò che riferisce Corrent. anch'esso danneggiato. Lo scontro si riaccese subito feroce e il pilota inglese A. La presenza di questo mastodonte che il personale della aveva ribattezzato il «condominio» destò molta curiosità. come ricorda anche Gino Murer. anche in missioni di rifornimento alle truppe. in balia dell'avversario. centrato. Goodman e appartenente al 66th Squadron il velivolo non riuscì a cavarsela e fu abbattuto. prese terra vicino a Padova. atterrò a Quinto. fuggirono impauriti. Contemporanemente anche 2 Camel comparvero in scena.. sostenne di avere abbattuto un avversario..tutti andavano vederlo». Giannino Ancillotto e Filippo Serafini. Di fronte alla vista inconsueta e inattesa di quegli strani uomini dal viso scuro. Xe rivà americani co' un apparechio …co' sete oto eliche . altri tre apparecchi con la croce di ferro si presentarono sul campo. il manipolo di incursori si era venuto a trovare senza divise e armato dei soli pugnali. molti dei bambini che. Gli altri rientrano tutti sani e salvi a Poggio Renatico. Carlo Pasquinelli della 78a Squadriglia di San Luca tornò al campo gravemente ferito e il 9 novembre morì. Pilotato da G. Anche un Ni27 della squadriglia mista di Quinto (sezione della 71a) fu abbattuto a nord di Conegliano e il pilota Francesco Bellina morì. Il bombardiere atterrato a Quinto era il Ca14669 di Giovanni Simonelli e Ugo Pesci. All'improvviso però. con il trasporto di 25. in missione su Motta di Livenza. Ancillotto ebbe la meglio su uno degli austriaci ed anche Serafini ne eliminò un secondo. Forse non si trattava di americani. L'equipaggio di questi bombardieri era spesso misto e formato da italiani e statunitensi e forse anche su questo aereo era imbarcato qualche aviatore proveniente da oltre oceano. Uno di essi. Alla fine della tenzone due aerei britannici e due austroungariuci erano stati messi fuori combattimento. come i piccoli Murer e Corrent. furono efficacemente colpiti dalla contraerea che li bersagliò durante il rientro. Lo stesso giorno 8 bombardieri Caproni.600 cartucce alla brigata «Cuneo» e con il lancio di viveri e vestiti a un plotone di arditi accerchiato sulla sinistra Piave di fronte a Nervesa. della 181a e 182a Squadriglia. Fu però a sua volta colpito e costretto ad atterrare a Treviso. Paget. corsero in aiuto di un Camel britannico in difficoltò. C'è però da far presente. come racconta anche Giambattista Corrent che allora era un ragazzino: «Un giorno me ricordo che son da' vedar anca mi vissin a cesa de San Bernardin.A. Nella stessa giornata. ma la carnagione dei loro volti appariva «nera» a causa del grasso che i piloti si spalmavano per proteggersi dal freddo in quota durante le missioni invernali. Quel giorno la fortuna voltò le spalle an- 216 .

Gli austriaci in ritirata lo avevano già abbandonato. Luigi Capparucci della 78a Squadriglia. Era di ritorno da una missione di mitragliamento. Fu estratto dai rottami del suo velivolo e portato all'ospedale da campo 102 dove morì alle 15. Ranza allora. una pattuglia della 91a Squadriglia sorvolò Pordenone. lo vide cercare di fuggire e mitragliò i soldati che lo inseguivano a piedi. Urtò rovinosamente contro il tetto di una casa a Magrè. ma possedevano ancora buone mitragliatrici che sapevano usare bene.VITTORIO VENETO che al capitano Joseph Hallonquist del 28th Squadron di Limbraga che.30. le delegazioni 217 . fu abbattuto anch'esso dal fuoco dalla contraerea e catturato. Breglia (71a) anch'egli colpito. prese in qualche modo terra con il suo Spad in fiamme e cappottò. Dovette quindi scendere anch'esso sul campo di San Fior dove non trovò più nessuno. che aveva 27 anni. L'aviatore britannico allora decollò e gli fece recapitare il carburante. una frazione del comune di Lavarone nella provincia di Trento. fece tranquillamente il pieno di carburante e se ne ritornò senza problemi a Quinto. La contraerea non risparmiò neanche Mario De Bernadi. L'euforia che accompagnava quei momenti di vittoria contagiò in un attimo anche i cieli e spinse molti piloti ad abbassare la guardia lasciandosi andare a imprudenti manifestazioni di tripudio. Nonostante fosse stato ferito rimase al comando del reparto per altri 6 giorni. Gli squadron inglesi 66th e il 139th tra il 1 e il 2 novembre si spostarono ad Arcade per rientrare in patria poco dopo. Il giovane tenente. Anche Ferruccio Ranza. fuori dalla cabina di pilotaggio troppo piccola per ospitarli entrambi e a cavalcioni del velivolo. dopo aver rabberciato in qualche modo il velivolo. che dovette atterrare vicino a Sacile colpito al serbatoio. Un pilota inglese scese subito con il suo apparecchio vicino a lui. Il motore lo abbandonò e non gli restò che atterrare. Il giorno prima alle 15 e20 del pomeriggio presso Villa Giusti nel padovano. Capparucci lasciò il suo aereo e salì letteralmente in groppa alla fusoliera di quello di Codeghini che subito decollò alla volta di San Luca. il 31 ottobre fu centrato al termine di una azione sul campo della Comina a Pordenone. Gli austriaci non avevano più aerei in cielo. Fulco Ruffo di Calabria portandosi appresso una bicicletta atterrò poco dopo nella cittadina friulana e si dileguò alla ricerca di Pier Ruggero Piccio. Il primo novembre con un volo trionfale. Il collega Oreste Codeghini allora lo soccorse atterrando al suo fianco. I due si difesero dai militari austriaci che già stavano abbandonando la base e che tentarono di sopraffarli. Novelli. al pari dei due colleghi italiani. venne colpito il 30 ottobre e fu costretto all'atterraggio sul campo austriaco di San Fior. De Bernardi. Bacula e Conelli. De Bernardi che era solo leggermente ferito gli chiese di fargli avere un pò di benzina. comandante della 91a di Quinto fu colpito al serbatoio nelle stesse ore del 30 ottobre e in capo a qualche minuto si ritrovò senza carburante. Capparucci era aggrappato alle sue spalle. Guido Keller tornò a al campo di Quinto il 3 novembre dopo che gli inglesi lo avevavo liberato all'ospedale di Sacile. Si saprà poi che il nostro era prigioniero a Udine. A bordo dei velivoli c'erano Ranza. Bacula che era in volo con lui. stava salutando le truppe italiane che avanzavano e non si accorse di stare volando a una quota troppo bassa. Anche il tenente colonnello Pier Piccio comandante della Massa da Caccia. Una di queste costò purtroppo la vita al tenente Gino Pellegro Suali della 72a Squadriglia. anch'egli di base a Quinto.

amico personale di Antonio Riva. Pellegro Suali si spense soltanto una manciata di minuti prima che la guerra finisse. Lì era salito a bordo di un mezzo italiano diretto a Treviso. Si era spostato sempre a piedi. il canadese Stanley Stanger (66th e 28) e un altro canadese della British Columbia. passò all'aviazione dai fucilieri a cavallo nel 1916. dotato di «Bristol» biposto. seguito con una di meno da un altro canadese dell'Ontario. McEwen rimase in servizio nell'aviazione canadese e nella seconda guerra fu comandante di un gruppo di bombardieri in Inghilterra. si colloca Clifford McEwen detto «Black Mike». chiamato «Steve». ma riuscì a sfuggire. Stanger fu ferito dalla contraerea il 23 agosto del 1918 e durante la battaglia di Vittorio Veneto atterrò per errore su un campo austriaco. Al secondo posto con 27 successi. 66th. 12 successi furono ottenuti 218 . 66th e 139th. lo scozzese Matthew Frew detto «Bunty». tutti ottenuti in Italia con il 28th Squadron. Non era nel suo stile. avrebbe potuto ordinare a un qualsiasi veicolo di cambiare strada per farsi trasportatore fino a Quinto. fu il velivolo cui venne accreditato il maggior numero di vittorie di tutta la guerra. Era il comandate della formazione Pier Ruggero Piccio. Dopo un attimo di comprensibile stupore. dal settembre del 1918. Giunto a Treviso. Canadese di Dauphin nella regione del Manitoba. proseguendo la sua serie di successi. ringraziò gli autisti e si incamminò di nuovo a piedi verso Quinto. percorrendo circa un centinaio di chilometri. il suo «Camel B6313». Egli preferì dimostrare fino in fondo a sé stesso e ai commilitoni la propria tenacia. 45th. Il documento prevedeva che le ostilità cessassero entro 24 ore. Si era anche specializzato nell'abbattimento dei «Draken» operazione nella quale divenne un vero specialista. 44 e 221a. Non Piccio però. 34th e 42th. con 23 successi. Piccio era scappato da Villach ed aveva superato le ormai evanescenti linee di combattimento. forte della sua autorità. Terminata la campagna italiana tornò in Gran Bretagna dove. l'inglese Francis Symondson (66th). Fra gli anglosassoni il pilota più famoso fu William «Willy» Barker in servizio presso gli «Squadron» 28th. All'indomani della rotta di Caporetto giunse sul nostro fronte con l'armata anglo-francese. riprese a fare l'istruttore fino al fine del conflitto. L'aereo personale di Barker. La sera del 5 novembre sulla porta della mensa ufficiali della 91a Squadriglia ospitata presso la della famiglia Corrent a Quinto si presentò un uomo trasandato e sporco che indossava un pastrano austriaco. Dopo un paio di vittorie e un anno passato come istruttore. Nell'aprile del 1918 Barker era al comando del 66th Squadron di San Piero in Gu. The allies: gli Alleati Nel Veneto il Royal Flying Corps volò con gli «Squadron» 28th. A quota 13 vittorie troviamo poi ben quattro piloti: Jack Cottle proveniente dal SudAfrica (28th). Nel graduatoria dei migliori piloti anglosassoni che operarono sul fronte italiano durante il primo conflitto mondiale seguono poi tre aviatori tutti del 45th Squadron: l'inglese Peter Carpenter con 24 vittorie (poi trasferito al 66th).italiana e austriaca avevano siglato l'armistizio. era stato riconosciuto. abbattuto nei giorni precedenti e scomparso. che riuscì ad abbattere 19 velivoli avversari. che fu colpito dalla contraerea e ritornò in Inghilterra come istruttore e l'australiano Cedric «Spike» Howell. Totalizzò 50 vittorie di cui 43 in Italia. Quel 4 novembre dunque. che si turnarono sul campo di Nove. Gli austroungarici lo avevano rinchiuso nel carcere di Villach. 36a. anche lui canadese del Manitoba. L'offensiva italiana che stava mettendo al tappeto la macchina militare della duplice monarchia aveva però prodotto un tale sbandamento tra le linee avversarie da permettere al pilota italiano di fuggire approfittando del caos assoluto che si era generato. Diventò famoso per aver provocato la «Battaglia di Istrana» anche se Norman McMillan scrive che questa fu una leggenda legata più che altro alle chiacchere fra piloti. Thomas Williams che volò col 45th e con il 28th. Il comandante dell'intera Massa da Caccia italiana. In luglio fu quindi trasferito alla guida del 139th di Villaverla e Grossa. fino a raggiungere Udine ormai liberata. verso la fine del 1917 era al comando del 28th Squadron. 22a (poi diventato 251a). Egli però continuò a volare sul suo «Camel B6313». Piccio raccontò che dopo la cattura. Con 15 vittorie segue poi l’inglese Harry Goode del 66th. I francesi furono presenti con un reparto di idrovolanti e uno da caccia a Venezia e cinque reparti di ricognitori 14a. Harold Hudson. i suoi ufficiali gli si fecero intorno festanti. Hudson è ricordato soprattutto per aver partecipato con Barker e un altro sconosciuto pilota al «raid» di Natale contro l'aeroporto tedesco di Motta di Livenza che provocò poi la battaglia aerea di Istrana.

V nei pressi di Valstagna. Il primo era originario della British Columbia e prestò servizio presso il 28th Squadron uscì vittorioso da 5 duelli aerei ma fu abbattuto e catturato il 29 ottobre 1918. Sul luogo della sciagura esiste una stele che ricorda il sacrificio dell'ufficiale anglosassone. I Canadesi: Earl Hand “Handie” dell'Ontario. Due di essi riuscirono a conquistarsi il rango di «assi». Canadesi erano anche Joseph Hallonquist e Henry Biorn-Homan. Quest'ultima località fu poi effettivamente utilizzata dagli austriaci per realizzarvi un'aviosuperficie. Si trattava di aree ubicate nei pressi di comandi o semplicemente riservate per necessità future. ottenne 7 vittorie con gli Squadron 28h e 45h. Vallesella-Chiare (Calalzo). Henry Moody. A Padova quindi risulta indicato come sede di una pista anche l'attuale rione di Altichiero. Le notizie sono rilevabili dalla citata relazione . Fonzaso e Villapaiera-Cellarda. Cortina e Tai-Madonnetta. Harold Eycott-Martin. tutte sedi di campi secondari. Sabbion di Cologna e Sant'Anna di Alfaedo. Nello studio del Laureati troviamo indicati in Cadore i siti di Arsiè. Il capitano William Hilborn. Norman Jones. come i colleghi James Mitchell (28th) e Charles Maud (66th) entrambi britannici. Altre piste meno note ebbero le funzioni di campi di fortuna. vennero ritenute idonee alle esigenze aeronautiche anche le località di Caldiero. 129 Altri campi di volo Nel volume sono stati descritti gli aeroporti realizzati in Veneto nei quali erano basati i reparti di volo italiani e austriaci.Ottenne il suo primo successo abbattendo un Albatros D. Fiera di Primiero. morto anch'esso in un incidente accaduto il 5 aprile 1918 vicino al campo di San Pietro in Gu. In Italia ebbe 5 vittorie e concluse la guerra a quota 6. Christopher McEvoy. Dopo un periodo in Francia arrivò in Italia con il 66th. Rientrato in servizio conseguì altri 5 successi. Agordo-Valcozzena. L'inglese Henry John Firth e il canadese James Mansell. Nello stesso cimitero è tumulato anche un altro pilota del RFC.com 219 . entrato a far parte del RFC in Canada. Dieci giorni prima. Le informazioni relative alla graduatoria delle vittorie ottenute dai piloti anglosassoni sui cieli del bel paese. Augustus Paget e James Lennox. L'altro americano era Harold Koch Boysen. Padola. Alfred Haines. Ernest Masters. Offensive Patrol. In provincia di Vicenza l'aviazione realizzò campi a Sovizzo (che fu sede delle squadriglie 71a e 121a). andò ad impattare contro un albero procurandosi lesioni fatali. l'asso austriaco di Pergine che perse la vita. Quest'ultimo volò spesso con Barker e il 24 maggio abbattè Josef Kiss. Jarrolds. Calcinaro. Alan Rice-Oxley. In provincia di Belluno risultano invece idonei ad ospitare piste di volo anche Santo Stefano di Cadore.del tenente Giulio Laureati. Alan Jerrard. dall'inglese Kenneth Montgomery (45th) e da Gerald Birks di Montreal (66th). James Child. London. Nel Royal Flying Corps britannico impegnato sul nostro fronte prestarono servizio anche alcuni piloti da caccia statunitensi.GLI ALLEATI dall'australiano Raymond Brownell (45th).risalente al 1915 . Auronzo. Arthur Jarvis. James Dewhirst. E' seppellito a Montecchio Precalcino (VI). Henry Biorn-Homan in forza al 66th Squadron. McMillan fu capitano dell'aviazione britannica sul fronte francese e italiano. In provincia di Verona quindi. Si tratta di Charles Gray Catto (45thSquadron).theaerodrome. Morì in un incidente il 26 agosto del 1918. di Lake Benton nel Missesota. Sappada. Sotto i dieci successi vi sono poi numerosi assi anglosassoni che meritano di essere ricordati. rimase gravemente ferito mentre tentava di atterrare col suo «Camel» nella nebbia. sono state tratte anche dal sito www. Il 28 gennaio 1918 però. Sarcedo (comando del 14th Squadron inglese). Richard Dawes e William MacDonald. Nel 66th Squadron di Grossa di Gazzo prestarono servizio anche Gordon Apps proveniente dal Kent e il canadese Hilliard Bell con 10 vittorie a testa. 1973. Francis Bowles. erano in forza al 45th Squadron e riuscirono ad avere ragione di 11 avversari. Angarano di Bassano. Gli Inglesi: Percy Wilson. anch'egli della British Columbia.. mentre faceva pratica di volo notturno sul campo di Grossa. dai documenti che l'Esercito inviava ai comuni per individuare aeree da destinare ad aviosuperfici e dalle mappe e note realizzate dai servizi di ricognizione e intelligence italiani e austriaci. Bagnolo vicino Lonigo e Malga Marcesina sull'Altipiano. John MacKereth. un texano di Dallas che allo scoppio del conflitto studiava medicina a Edimburgo in Scozia e che si arruolò nel RFC contro il parere dei familiari. Nel rodigino poi la sua 129 Norman McMillan.

op. Furono abbattuti approssimativamente 760 aerei con una perdita di 380 velivoli in combattimento e di 1400 a causa di incidenti. Giai. Vedelago e Postioma. De Bastiani. cit.131 Ad essi andavano aggiunti 34 palloni frenati e 20 dirigibili. Allo scoppio delle ostilità.. Con questa struttura essa riuscì abbattere circa 130 aerei avversari. il 24 maggio 1915. posizionò 516 cannoni specifici oltre a 600 pezzi adattati per questa nuova esigenza. Pradipozzo-Cà Agnese. Vennero prodotte anche 1300 macchine fotografiche e 1200 installazioni radio. 1000 mitraglieri e 5000 operai specializzati. Vallà (Riese). Blessaglia e Alvisopoli. 24. di RoverbassoCodognè e Francenigo nel coneglianese e quelli di Portogruaro. Storia delle origini. In provincia di Treviso infine. il sistema industriale del nostro paese fu in grado di realizzare circa 11. Visentin. Riferimento bibliografico 59. 220 . furono individuati dalla ricognizione austroungarica presso Barcon (Vedelago). In tutto le nostre forze aeree impegnarono circa 23. mitraglieri e operai ancora in formazione. Altri campi di volo minori. Aerocampi Austrotedeschi sul fronte del Piave. il loro numero era di soli 102 fra esercito e marina. Furono formati 5100 piloti.000 velivoli.. 500 osservatori. allestite prima della battaglia di Vittorio Veneto e che sono già state citate. quasi tutti in posizione più arretrata rispetto al fronte dei combattimenti. Al termine del conflitto inoltre vi erano altri 8000 uomini tra piloti. 2008. Anche gli austriaci realizzarono moltissimi aeroporti nella Marca. Ad essi vanno quindi aggiunte le piste realizzate per gli inglesi all'ippodromo (Campo del Limbraga) e a Villa Marcello. Guido Keller: a sinistra una caricatura ad opera di Valerio Mariani (1929).000 aviatori. piste secondarie furono realizzate a Ponzano e a Castelfranco. Vittorio Veneto. La difesa antiaerea con 1500 ufficiali e 33500 soldati.000 motori e 30.130 Tempo di bilanci Il 4 novembre 1918. Bessica (Loria). Cinto Caomaggiore. Toresella. le forze armate italiane contavano in linea 1683 aerei.. Ulliana. Alla produzione nazionale andavano poi aggiunti gli apparecchi acquistati in Francia. 131 Il dato è desunto da: Angelo Lodi. Schierò inoltre 1100 mitragliatrici e predispose 700 posti di vedetta. con ogni probabilità destinati ad essere impiegati in casi di emergenza. 130 Per maggiori informazioni sui campi Austriaci si rimanda a: Azzalini. Durante la guerra. Oltre a quelli già elencati sono da ricordare i campi secondari di Tovena in Valmareno. Pezzan (Carbonera). 420 postazioni con aerofoni e 210 fotoelettriche.scelta cadde su Crespino e Santissima nei pressi Adria.000 eliche.

ma anche dalle leggende della mitologia classica. Esisteva però un problema rappresentato da alcuni alberi che rendevano difficili gli atterraggi ostruendo la visuale e limitando lo spazio di manovra. Tuttavia fu attrezzato con hangar e baracche. Ritirava lui l'intero stipendio che Keller. non ti do niente. Amante dell'ambiente e della natura che lo circondava.] Questi. Era affascinato dalle storie di cavalieri.. Francis Lombardi fu testimone diretto delle conseguenze della sua prodigalità: «Lo conobbi il giorno stesso del mio arrivo in Squadriglia ad Aiello. Keller era nato a Milano da una famiglia nobile. Era un posto che assomigliava più ad un nido d'aquile che ad un aeroporto. gravava la nebbia.con le lavandaie. al satiro e le ninfee. Ad Ajello del Friuli (sede dell'80a squadriglia). con l'approvazione del Comandante Gordesco. Keller difese le piante a spada tratta battendosi per impedire che venissero abbattute. non insistere. Frequentò la scuola di volo di Mirafiori (TO) con Mario Fucini che lo ricordava per il suo particolare carattere ma soprattutto per un episodio singolare. La sua guerra la combattè tra Verona. Poi partecipò all'impresa di Fiume e dopo aver molto viaggiato morì in un incidente stradale nel 1929. Tutti tranne uno che fu personalmente decapitato dallo stesso Keller che. il 23 agosto del 1917. Passò poi a Verona con la 73a squadriglia. Sorvolando la zona scoprì e allestì un'area in quota da utilizzare quando sul campo dove la sua formazione faceva base. [. rispondeva secco: no. L'aviosuperficie di emergenza voluta da Keller fu realizzata Sant'Anna d'Alfaedo sui monti Lessini. [. dame e folletti. Guido Sambonet. Era un'artista e come tale non si poneva limiti riconducibili ai ristretti ambiti di ciò che la cultura e la morale dell'epoca consideravano lecito o illecito. Guido Keller non raggiunse mai le 5 vittorie semplicemente perché non le rivendicava.. Ebbe un'infanzia ricca di stimoli.. Keller era in realtà molto di più di un individuo che possa essere definito con un qualche termine. pregando e piagnucolando. Lì vicino c'era anche un villaggio dove viveva una vecchietta che preparava un ottimo caffè. Arrivò persino a cederne alcune a qualche amico che «ne aveva bisogno». Dopo un'aspra tenzone gli alberi furono infine tagliati. liquidato in poche ore. pilotando uno degli Aviatik che difendevano il capoluogo scaligero.] Seguiva con una strana aria supplichevole ogni passo del Ten. Aiello del Friuli e Quinto di Treviso. e regali a tutti. In altre parole le aveva inseguite completamente nudo dal fiume fino al paese suscitando grande scandalo fra la gente del posto. vi si immergeva vivendo in modo semplice. avrebbe..GUIDO KELLER Capitolo Settimo Un pilota molto particolare: Guido Keller Spesso Guido Keller (1882-1929) è stato citato in queste pagine abbinando il suo nome a qualche aggettivo particolare. Un certo giorno Keller aveva deciso di giocare . come sempre aveva fatto. Seppi poi che Sambonet si era autoeletto.come diceva lui . anche a sconosciuti». amministratore unico di Keller. Fu uomo che conservò sempre una dimensione di spensierata fanciullezza e un acceso sognatore. effettua- 221 . facendo acquisti strani. La sua generosità non aveva limiti. durante un successivo tentativo d'atterraggio. E Keller insisteva. Keller diede anche il proprio personale tocco artistico al sito realizzando fontanelle e laghetti artificiali ed anche una «sala elioterapica».

Tutta la «fauna» a bordo del velivolo che non morì nell'impatto si liberò da quella gabbia volante e assieme al galletto già affrancato si disperse per i campi.to quando il campo non veniva ormai più utilizzato e finito male. mi dica» L'«uomo nudo» di cui il maresciallo stava 222 . conigli e altro. Sul teschio c'era il fez del pilota.. I carabinieri si presentarono così dal comandante del campo.ma non ci faccia caso. il parroco di Santa Cristina Don Tognana si scagliò dal pulpito additando al pubblico ludibrio un «certo ufficiale» del campo. Keller era in preda alla disperazione più per la perdita degli animali che per i danni riportati dal suo aereo. A quel punto la tragicommedia raggiunse il suo acme. Fulco Ruffo di Calabria. dove dimorava in maniera primordiale. Volava e passeggiava per il campo indossando solo un grigio pigiama di spugna. sono nudo . Anche a Quinto continuò con i suoi scherzi e il suo modo eclettico di vivere. per poi immergersi nel ruscello. «[. L'aereo era simile ad un'arca di Noè volante. Purtroppo il campetto era troppo piccolo e l'aereo cappottò. Fu trasferito prima all'80a e poi alla 77a Squadriglia.. Keller allora si gettò all'inseguimento del pennuto cadente e visto che in qualche modo l'animale si era posato su un campo tentò di recuperarlo atterrandovi anch'esso. caricò il proprio SAML con tutti gli animali del suo caravanserraglio. Mentre la donna sollevava la valigia di Keller. ma in missione. Quand'era a terra usava il cappello con i gradi per farsi riconoscere.replicò argutamente Ruffo. senza mai scendere dai rami.. Nelle ore di libertà si appollaiava sull'albero completamente nudo. ai margini del prato. portava un fez provvisto di corda e fiocco che svolazzava. Non viveva sempre con i commilitoni nelle apposite baracche del campo. Qui leggeva e svolgeva tutte le essenziali attività comprese le più.. Comparve allora un autentico teschio che sembrava sghignazzare tetramente. Ruffo stava facendo il bagno quando il maresciallo della benemerita bussò alla sua porta. a bordo del suo caccia. l'eccentrico pilota giunse dunque a Treviso. Il carabiniere spalancò l'uscio e. Un giorno di agosto del 1918. Si era invece fatto costruire una specie di trincea coperta vicino ad un albero ed a un ruscello. Lo teneva davanti alla sua testa per impressionarli. Si riferiva naturalmente alle imprese a sfondo «naturista» di Guido Keller. naturali. vi andò a sbattere contro distruggendo il suo SPAD. un galletto sfuggì all'osservatore che era sul sedile posteriore. Alla fine di marzo del 1918. Dopo Caporetto. Il buon Guido era solito portarselo e in volo e sistemarlo nella carlinga in modo che gli avversari potessero vederlo. quando Francesco Baracca assunse il comando della 91a Squadriglia a Padova. il comandante dell'aeroporto di Quinto. dovendosi trasferire presso un'altra base. questa improvvisamente si aprì. Appena arrivato in città prese alloggio in albergo dove fece inorridire una cameriera. Durante i pattugliamenti legava un libro alla carlinga e leggeva guardando di tanto in tanto fuori per non farsi sorprendere da qualche nemico. Al velenoso rimbrotto del religioso fece però seguito anche una denuncia al locale comando dell'Arma. che forse già aveva capito tutto . certo non poteva lasciarsi sfuggire un tipo come Keller.] ma sì!. che viveva nella casa della famiglia Corrent. Un giorno. L'estroso pilota in aeroporto era solito allevare diversi tipi di animali: polli. svestito. Purtroppo durante il viaggio. L'aviatore lo invitò ad entrare e a spiegargli i motivi della sua irruzione. trovandosi di fronte. balbettò imbarazzato qualcosa a proposito di un uomo nudo.

Poi. Erano i giorni della battaglia di Vittorio Veneto e nella confusione che accompagnava lo sbandamento avversario. Ma la fantasia del nostro pilota era inesauribile e forse era suo anche lo scherzo che combinava sul Sile di fronte alla locanda «da Righetto». perché una pallottola mi ha attraversato la coscia». Keller compariva all'improvviso con il suo aereo arrivando a bassissima quota e si divertiva ad innaffiarli sollevando l'acqua del fiume con qualcosa che. l'estroso pilota non rientrò al campo da una missione di combattimento. sa? . Si trovava a terra. faceva pendere dal velivolo. Il 29 ottobre però. nascosto .GUIDO KELLER parlando era però un ufficiale del campo che da qualche tempo se ne andava a zonzo per la campagna di Santa Cristina. I soldati giocavano alla Borella di fronte alla locanda. Il proprietario. Raggiunse Treviso dove trovò un mezzo della 91a che lo ricondusse al campo. Keller. Una bravata come quella era invece tipica di Guido Keller. tutti i militari della pattuglia eseguirono l'ordine.spiegava il sottufficiale esce quando vede le donne.Le donne del paese invece di andare a messa vanno a vedere quel… quell'ufficiale e non si staccano più dal fosso!… [il Sile n. medicatemi. assai diffusi tra i giovani tedeschi del primo Novecento. prese in contropiede l'intera pattuglia ordinando ai soldati. Un'altro sconosciuto pilota aveva poi preso l'abitudine di fare la barba con l'aereo ad un ciliegio che svettava nei pressi del campo. Il parroco era indignato ma poi Keller fu assolto sia dall'ecclesiastico che da Ruffo di Calabria. Colti completamente alla sprovvista e sopraffatti da un'ondata di stupefazione. Nel pieno della parte che recitava comandò quindi il riposo. aderiva ai movimenti che univano spiritualismo e naturalismo.]». Era vegetariano e viveva in un suo mondo. aveva un carattere gioviale ma non sarebbe mai arrivato a tanto. «[…] sempre nei fossi. I soldati austriaci accorsero verso di lui disperdendo la folla di contadini che gli si accalcavano intorno. ferito e con una pallottola in corpo.. «il mondo di Guido Keller» come lo chiamava lui.. nella loro lingua e con piglio tutto teutonico. Era vero. legato ad una corda. tutto nudo… questo fatto dura da una quindicina di giorni e non accenna a finire…». sempre in tedesco ordinò: «Portatemi con tutti i riguardi all'ospedale! E senza scosse!» I soldati austriaci ubbidirono di nuovo senza nulla eccepire. Dopo circa due ore se ne uscì con questa frase: «Adesso che vi siete divertiti a sentire le mie sciocchezze. Qui si mise tranquillamente a raccontare alla sua maniera quel che gli era capitato. Così il misterioso aviatore ne staccava a bella posta rami dalla chioma di modo che i bambini potessero impossessarsi delle ciliege. Era stato abbattuto ma aveva salvato la pelle. «Righetto» era per i piloti e il personale della 91a anche il luogo dove ricercare un momento di relax durante i periodi di inattività. in effetti. L'ufficiale italiano non sapeva quali fossero le loro intenzioni ma conoscendo perfettamente il tedesco e le peculiarità del carattere germanico. Unico locale aperto in zona. Il comandante Ruffo allora si rasserenò e il carabiniere aggiunse: «Anche nei giorni di festa. L'istrionico Keller li aveva in qualche modo ammaliati. proprio in riva al Sile. Dopo la guerra lo ritroviamo a Fiu- 223 .. l'aveva avvolta nel filo spinato..r. Keller riuscì a fuggire dell'ospedale grazie all'arrivo degli inglesi. sempre sopra le righe e apparentemente esibizionista.d. La gente si era convinta che l'uomo fosse Baracca che. per impedire ai ragazzini di rubargli i frutti della pianta. di mettersi sull'attenti e di presentare le armi.

. i conservatori e i sindacalisti. Era sostanzialmente un poeta che subiva però il fascino della tecnica. tanti quanti erano passati da allora. Si spostò poi in America del Sud dedicandosi ad alterne e sfortunate imprese. sovente dormiva. Sorvolò quindi Montecitorio con uno SVA lasciandovi cadere sopra il segno tangibile del disprezzo dei fiumani: un vaso da notte pieno di pomodori e carote. Censi. e procacciava viveri e mezzi. Lo scrittore trevigiano riferisce che Keller diceva: «Quando si vola bisogna tramutarsi nel velivolo. Poi viaggiò per il mondo incapace di una vita normale: fu in Turchia e in Germania dove raggiunse Berlino. che chiudevi poi con altrettanta cura. costituì la «Disperata». Le sue spoglie riposano in un'arca del Vittoriale di D'Annunzio. Forse. Comisso raccontò quel che accadde dopo sul suo libro «Le mie stagioni» e così scrisse: «Seguendo le indicazioni di Bacula ricercai la donna amata da Keller e la ritrovai. Quindi tornò in Italia per partecipare nel 1922 alla marcia su Roma. Prima però aveva gettato un mazzo di rose bianche nel giardino della residenza della regina madre in Via Veneto. L'automobile era una cosa che capiva. da buoni amici. con lei viveva. c'erano: i nazionalisti e gli internazionalisti. Non la abbandonava più. Era ormai una povera donna estenuata e invecchiata. La mentalità dei Legionari di Fiume proveniva da ideologie diverse. Un crogiuolo di differenti «credo» fuso nell'idea della vittoria mutilata. abbracciato. volevano giocare». Ma la benzina no! La benzina la introducevi con cura nel serbatoio. sconosciute e misteriose. una compagnia militare regolata secondo un'ordine ideato da lui stesso. Con lui altri piloti: il tenente Adriano Bacula. ma nello sguadro le balenava una luce come se fosse stata trasmessa da quell'amore possente. Guido Keller. mangiava..me. Ricorda Francis Lombardi: «Keller aveva opinioni tutte sue sulle proprietà. Rientrò nei ranghi dell'aviazione e fu impegnato in Libia nella campagna contro i ribelli locali. eppure dopo un po' non c'era più! Sparita! Se n'era andata per vie. radunando diversi giovani che vivevano sfaccendati al porto. i monarchici ed i repubblicani. Un tradimento!» Gli piacevano le automobili e «quando ne aveva una la teneva come un caro amico. poiché la città era sotto embargo.. che in paese chiamavano: ''la figlia dell'aviatore''. Granzarolo e le medaglie d'oro Giannino Ancillotto ed Eugenio Casagrande. a tua disposizione. E con lei morì. Lo incaricava di cercare la figlia che l'aviatore aveva avuto da una ragazza del posto che si chiamava Teresa. secondo Keller. Era il 9 novembre 1929. nei modi più disparati ma sempre pirateschi. che di Keller era stato compagno a Quinto. in un pomeriggio di primavera. Bacula se ne andò e poco tempo dopo morì in un incidente di volo. e poi era ancora li. sugli oggetti e sul loro uso.. per una stradetta secondaria. fedele e pronta ai tuoi voleri. gli imperialisti e i comunisti. Volli vederla in mezzo ad altre ragazze. C'è anche Giovanni Comisso che gli diventò amico. Si occupava anche di rifornimenti. in una camera affacciata sulla piazza del porto in compagnia di un'aquila. quando entrai scorsi subito fra tutte una con una grande chioma nera che mi guardava dal basso verso l'alto con neri 224 . Nel 1938 Comisso a Zero Branco ricevette la visita di Adriano Bacula. sotto un ponticello. Lavorava di cucito presso le monache. Enrico Cabruna. una cosa onesta che potevi adoperare. Aveva una figlia (Itala) di vent'anni. portare la sensibilità delle nostre dita all'estremità delle ali e le ali devono avere le punte flessibili come quelle degli uccelli».

Il primo fu un famoso pioniere che si distinse nel campo dell'idroaviazione e ottenne il brevetto numero 1. Fu quindi spostato prima a Venezia e poi a Monfalcone e destinato alla difesa marittima lasciando così l'attività aeronautica. nel 1913 entrò alla scuola idrovolanti di Venezia divenendo membro della squadriglia San Marco. silurato da un sommergibile inglese. Purtroppo di molti mancano le biografie e quindi non si conoscono le loro origini e le gesta di cui furono autori. insistette per poterne riconoscere la paternità. Dopo la costruzione della locale base aerea. Questa breve rassegna è quindi forzatamente incompleta e suscettibile di aggiornamenti. Ebbe cinque figli. Itala poi. Nella città lagunare egli conseguì il brevetto nel 1913 e vi perse poi la vita collaudando un idrovolante da lui stesso ideato. sede della Direzione Superiore Studi ed Esperienze e terminando la carriera come addetto aeronautico a Londra. L'incidente in cui perse la vita gli impedì però di raggiungere Quinto. In seno alle forze aeree raggiunse il grado di generale. tra Verona e Ferrara. Fu poi direttore della scuola di volo di Bolsena. nel 1915 venne trasferito all'idroscalo di Porto Corsini. Viveva come una contadina del villaggio. Entrambi prestarono servizio in cavalleria. comandando tra l'altro anche Montecelio. A Venezia si brevettò anche un altro veronese. Nell'estate dell'anno successivo si trasferì a Brindisi per prendere servizio sulla nave porta idrovolanti Europa. che durante il conflitto prestò servizio in aviazione. Comandò il reparto fino all'aprile del 1916. Nel dopoguerra rimarrà in marina sempre al comando di unità navali. Muraro fu poi alla 25a Squadriglia 132 Mauro Antonellini. 2008 225 . Dopo esser stato comandante del campo di Bologna e aver prestato servizio nella 7a Squadriglia Nieuport prima dell'arrivo di Baracca. Si è spenta alla fine del 2006. Casanova Editore. ma componeva lievi poesie ed era innamorata di un ragazzo al quale aveva promesso il suo amore… Qualcosa di Keller viveva ancora…».132 Altri piloti veronesi ad ottenere il brevetto negli anni eroici dell'aviazione italiana furono: Gilbert de Winkel e Giuseppe Muraro. Quando il pilota scoprì nel 1929 di essere genitore. Keller infatti non sapeva nulla della figlia. I fratelli Mario e Attilio Calderara nacquero entrambi nel capoluogo scaligero. Salvat ubi lucet. fratello di Ugolino che fu il primo caduto dell'aviazione nel 1910 a Roma. il marchese Marco Vivaldi-Pasqua. Fu come se il mio amico fosse riapparso fuori dalla sua tomba. passò sui dirigibili volando con l'M3 e poi con l'M14. come faceva sovente Keller. Morirà durante il secondo conflitto mondiale. Marco Vivaldi-Pasqua fu ufficiale di marina nel 1905. rispettivamente brevetti numero 65 e 267. Dopo aver partecipato alla guerra di Libia. perché Teresa non gliene parlò mai. Il secondo si brevettò nel 1912 a Somma Lombardo. Aviatori del nordest: i primi ad ottenere il brevetto Il nordest ha dato i natali a numerosi pionieri dell'aviazione e a tanti piloti della grande guerra. prima della seconda guerra mondiale sposò Giuseppe. Faenza. Tra i primi trecento piloti che ottennero il brevetto di volo nel nostro paese. 27 venivano dalle regioni nel nordest. Verona recitò la parte del leone con ben 7 aviatori.AVIATORI DEL NORDEST occhi vivaci. Anche Luigi Bresciani fu un pioniere dell'idroaviazione a Venezia.

Dopo i veronesi i brevettati veneti più numerosi furono vicentini tra i quali vi furono i fratelli Domenico e Romano Cattaneo di Caldogno che conseguirono entrambi l'abilitazione al pilotaggio ad Aviano. che però passò alle dipendenze della 4a Armata.Voisin con Giuseppe Gabbin. nel settembre del 1917. fu al comando del II° gruppo aereo in forza alla 3a Armata. Raggiunto il grado di tenente colonnello volò con la 132a Squadriglia fino al luglio del 1918. Soltanto tre sono invece gli aviatori della città del Santo che figurano tra i primi 300 piloti italiani. Poi presto servizio alla Bazzera e quindi nella 6a Squadriglia Farman sull'Isonzo poi trasformata in 30a Squadriglia e disclocata a Verona. che ben presto cambiò velivoli passando prima sui Caproni monoplano e poi sui Parasol.che conseguì il solo brevetto civile . passando alla 122a. Vicentini erano anche Alessandro Alvisi e il conte Costantino Biego di Costabissara. Mario Girotto invece militò tra Verona e Brescia nelle squadriglie Farman 11a e 12a nel primo periodo del conflitto. Dopo la ritirata di Caporetto mantenne il comando dell'unità.che in seguito fu rinominato 41a Squadriglia .la rottura di un'ala . il nobile Ettore Graziani . 4 furono anche i trevigiani ad ottenere il brevetto fra i primi 300 in Italia: Guido Olivo nativo di Istrana e Mario Girotto di Arcade (brevetto N°100). In Friuli sono da ricordare Alfredo Cavalieri di Palmanova. agli inizi del conflitto. volando nella 10a Squadriglia Farman all'inizio del conflitto. e Jacopo Degan che fu schierato in Libia con la 104a Squadriglia fino al luglio 1918 quando passò al comando della III° sezione SVA. Infine passò alla 1a Squadriglia d'artiglieria. Il quinto aviatore vicentino fu Gino Zanuso di Valdagno (brevetto n° 149). unico a partecipare alla prima guerra mondiale come pilota militare. Achille Dal Mistro. Raul Lampugnani (brevetto 33) percorse una buona carriera aeronautica. che divenne pilota militare nel 1913. mentre Bartolomeo Costantini diventerà un «asso» con 6. Il primo fu comandante della 4a Squadriglia Bleriot di Padova. In seguito fu nominato comandante 57a Squadriglia fino alla fine conflitto. quando assunse il comando del Gruppo difesa settentrionale. che 226 .e Cesare Sacerdoti. Presto servizio alla 6a Squadriglia Nieuport con Francesco Baracca. sempre sul fronte isontino. il 20 Agosto del 1915 ebbe un incidente . I primi veneziani a diventare piloti furono 4: Augusto Brindisi. In seguito assunse il comando della 5a Squadriglia d'artiglieria e lo mantenne dall'ottobre del 1915 fino al marzo del 1916. Mantenne questo incarico fino a settembre del '16. Emilio Facchini di Levada conseguì il solo brevetto civile. prestando servizio presso il campo di Isola di Carturo. Il primo fu carabiniere e prestò servizio nella 15a Squadriglia Bleriot di Piacenza. A Rovigo solo 2 piloti fecero parte del gruppo dei primi 300 brevettati: Gustavo Resmini di Trecento e Orlano Ferroni di Castelguglielmo. Ettore Prandoni (che conseguì il brevetto in Francia). Questi ultimi erano instabili e fragili e Domenico Cattaneo.fino ad ottobre del '16. Ufficiale dei Bersaglieri. Il pioniere Leonino Da Zara. comandando questo reparto . volando su uno di essi. con il grado di maggiore. sostituendo il maggiore Capuzzo. L'ultimo veronese a far parte del gruppo dei primi 300 brevettati italiani.che gli costò la vita. Resmini prestò servizio presso 1a Squadriglia Farman a Verona. Ai suoi ordini ebbe anche anche Giuseppe Retinò e Vittorio Giovine. rispettivamente brevetti n°172 e 56°. volontario di Libia e anch'esso brevettato in Francia.

volando sui Voisin. Nel dopoguerra Antonio Riva partecipò in appoggio al raid Roma-Tokio e nello stesso anno fu posto in congedo. Tornato in Italia. giungo al campo di Marcon. perfettamente l'inglese ebbe sempre buoni rapporti con i piloti degli Squadron britannici. Lo sforzo continuo cui si sottoponeva gli causò un forte stress che lo costrinse a riposo per un po' di tempo. continuò i commerci di famiglia. tentando anche la vendita di aerei al governo di quell'instabile paese. Tratto in arresto venne assassinato con altri il 17 agosto 1951. Nacque a Shangai dove il padre Achille gestiva una fiorente attività commerciale. durante un trasferimento in auto da Torino a Treviso. Era figlio di un facoltoso imprenditore di San Donà (VE). forse un ricordo di guerra. Sembra che sia stato proprio Riva ad inziare l'uso della fiamma colorata (guidoncino) come insegna della squadriglia.ASSI DEL NORDEST divenne pilota in Francia. Passò all'aviazione nel settembre del 1916 dopo aver militato nella fanteria e dopo essere stato ferito due volte. «Nane» dimostrò una predilezione per i Draken. La gioventù la trascorse però a Firenze. intercettando i bombardieri tedeschi. Nel 1921 fu con la missione Ansaldo in America Latina e poi in Africa. per passare poi alla 27a e all'80a di Aiello. Gli Assi del nordest Il primo degli assi del nordest è Giannino Ancillotto (1896-1924) detto «Nane». Nel 1918 in marzo viene trasferito alla base di San Luca dove rimane sino all'armistizio. combattuta sui cieli dell'aeroporto trevigiano. Fece anche pratica di volo notturno. Il secondo asso del nordest per numero di vittorie è Antonio Riva (18961951). Riva era veneto per metà. all'altezza di Caravaggio ebbe un incidente che lo fermò per sempre. In seguito fu trasferito a Villaverla. un reparto per servizi postali veloci. Sua madre Teresa Barbaran Capra era una nobildonna Veneta. Prestò servizio a Verona presso la 30a Squadriglia Farman. che aveva una moglie americana e conosceva. 227 . La sua era rossa. Vi è infine il triestino. Nelle scuole italiane allora si insegnava il francese e questo ostacolò non poco i rapporti con i piloti inglesi. Allo scoppio del conflitto si arruolò volontario nel Battaglione Aviatori. Ottenne brevettato nel 1916 assieme a Fornagiari e Chiri. temendo il peggio. con un serie di abbattimenti culminati con quello del 5 Dicembre 1917 che lo renderà famoso facendolo finire sulla prima pagina della Domenica del Corriere il 24 Marzo 1918. A metà ottobre del 1917 è al comando della 78a prima in Friuli e poi a Istrana. che ebbe il merito di essere il primo ad estrarre il Metano in Italia. Dopo la battaglia del solstizio rientrò nei ranghi e abbatté due aerei avversari durante una missione notturna. All'avvento di Mao-Tse-Tung. Riva. Ritornato nella lontana Cina. Volò in Italia e all'estero con lo SVA e partecipò all'esperienza di Fiume. Dopo la rotta di Caporetto. Gianni Widmer (brevetto n°41) che però non fu mai pilota militare. con la 71a a caccia. In dicembre è fra i protagonisti della famosa battaglia del giorno di Santo Stefano. pensando di essere al sicuro. Combatté dal gennaio 1917 nella 305a sezione di difesa a Cairo Montenotte. Finito il conflitto con 11 vittorie all'attivo. inviò i figli in Italia. La sua prima destinazione fu la 29a Squadriglia a Cavazzo Carnico equipaggiata con Farman. In casa sua venne però trovato un reperto bellico. si trasferì a Roma presso il Nucleo di Comunicazioni Aeree.

per essere poi impiegato in una campagna di bombardamenti a tappeto contro le industrie tedesche che producevano esplosivi. Aero Espresso Italiana come pilota di linea sugli idrovolanti Dornier Wal. si fece assegnare al Battaglione Aviatori diventando pilota ad Aviano nel 1912. di famiglia medioborghese. Seguirono poi altri due successi. Nell'aprile del 1917 fu posto al comando dell' 82a Squadriglia in formazione ad Arcade. detto «Meo» o «Bortolo» era un fumatore incallito.N. Da quel momento sarà Giuliano Parvis. si arruolò volontario nel genio ferrovieri come ufficiale. si arruolò volontario nel regio esercito e dopo un periodo in cavalleria nello stesso reparto di Francesco Baracca. nel 1909. Vienna e Monaco dove conseguì la laurea. Bartolomeo Costantini (1889-1941). ufficialmente per addestrarsi sul nuovo SPAD. Figlio di un ingegnere. A metà luglio Parvis fu trasferito nella Squadriglia degli Assi a Udine. fu assunto dalla S. Nel 1919. Il 10 agosto del 1918 fu inviato in America per i voli dimostrativi che il bombardiere doveva compiere in base a un nuovo programma alleato. Desiderava però partecipare attivamente alla guerra ed assunse per questo un nome com'era costume fra tutti gli irredenti per evitare di essere impiccati come traditori in caso di cattura. educato secondo rigidi principi. Parlava il tedesco e il francese oltre all'italiano. In questa scomoda posizione. Ritornato in servizio nello stesso anno. dopo una breve esperienza in Anatolia. Nel 1914 tornato civile partecipò a molte corse con L'Aquila Italiana. Poi fu distaccato in Friuli e a metà del 1917 transitò nella nuova 91a Squadriglia di Francesco Baracca. Nel 1916 passò quindi alla caccia entrando a far parte della 78a trasferita ad Istrana. operando spesso in coppia con Baracca. Fu istruttore alla Malpensa fino alla primavera del '17. Il programma non andò in porto ma Parvis rimase comunque oltre oceano fino a dopo la conclusione del conflitto. passò tra l'altro con un trimotore sotto il ponte di Brooklyn. studiò a Trieste. durante l'anno della nostra neutralità.Giuliano Parvis / Giorgio Pessi (1891-1933). sviluppò interessi per la meccanica e ancora studente. Nel 1918. Qui lo notò Baracca. 12a e 14a. L'ultima vittoria la ebbe con Keller il 23 novembre dopo la ritirata di Caporetto. Nel 1933 scomparve durante il volo Brindisi-Costantinopoli dopo lo scalo di Atene. «Bortolo» ebbe la sua prima quasi vittoria il 10 settembre avendo la meglio su un Brandemburg. il pilota trevigiano prestò servizio nelle squadriglie Bleriot 3a. in marzo. In base ad esso il Caproni avrebbe dovuto venire prodotto in massa negli Stati Uniti. che in quel mese era presente per le operazioni sull'Ortigara. In dicembre il reparto conobbe un periodo di stasi operativa e Costantini assunse il co- 228 . Congedato e richiamato per la guerra di Libia. nel 1916 passò all'aviazione. il cui abbattimento non rivendicò. Già in giugno però era alla 78a di Istrana. Giorgio fuggì e diventando «disertore» per i gli austriaci ed «irredento» per gli italiani. Allo scoppiò della guerra con la Serbia. Congedato. Fu tra i primi 3 piloti trevigiani brevettati. I successi del cacciatore triestino iniziarono allora. la casa automobilistica torinese di Luigi e Vincenzo Marsiglia ai quali Costantini era legato da solida amicizia. fu presa la decisione di non rischiare più la vita degli irredenti e Parvis venne obbligato al trasferimento al Commissariato dell'aeronautica con l'incarico di collaudare i Caproni prodotti dall fabbrica di Malpensa. mentre si trovava ancora in America.

nel giugno del 1918. Dopo l'impresa coloniale. per fare l'istruttore in una scuola di volo italo-argentina. desiderosi di scoprire i segreti del nuovo 8 cilindri prodotto dalla casa francese. decollando da Marcon dove la 77a si era trasferita. Nino Farina. Tazio Nuvolari. vi costruì una vasta fattoria dove impegnò ogni suo risparmio. 229 . Anche a lui era stato proposto di collaborare con l'industria privata. Costantini non si accorse dell'inganno. il quarto dei 7 fratelli. Luigi Villoresi ed Enzo Ferrari che con la sua scuderia mieteva successi. Divenne pilota nel 1915. ma aveva rifiutato. L'ultimo successo Rizzotto lo ottenne il primo giorno della battaglia del solstizio. Nel settembre del 1917 aveva messo a segno 3 vittorie. Il suo ruolo sarebbe stato inizialmente quello di ispettore tecnico-commerciale. Cosimo Rizzotto (1893-1963) fu arruolato come soldato semplice nel 1913 e assegnato al Battaglione Aviatori. Nel 1941 Bartolomeo Costantini morì in seguito a una malattia. La scuderia transalpina infatti stava mietendo successi a raffica ed i fratelli bolognesi pensarono che l'unica soluzione possibile fosse copiarlo. La prima la tardiva messa a punto del nuovo motore e il cambio dei regolamenti impedirono alla casa bolognese di aggiudicarsi le vittorie sperate. Alfieri. Ruffo e Piccio che si trovavano a Torino per valutare nuovi velivoli. Il clima però si stava guastando. Finito il conflitto con 6 vittorie fu congedato ed emigrò in Sudamerica. L'occasione si presentò grazie una visita amichevole di Costantini che giunse nel capoluogo felsineo a bordo della mitica Bugatti. Dopo il conflitto fu congedato e nel 1919 tornò alle corse con la Bianchi e l'Amilcar. Con la guerra l'attività sportiva venne penalizzata e il reparto corse si trovò in serie difficoltà. scuderia con cui gareggiò fino al 1926. Nel 1939 Ferrari lasciava l'Alfa.ASSI DEL NORDEST mando provvisorio in mancanza di Baracca. Tornato in Italia nel '35 fu richiamato in servizio per partecipare alla campagna d'Etiopia. convinse «Meo» a passare una serata al Caffè di Via Indipendenza lasciando il prezioso veicolo in fabbrica. Costantini insomma lavorò con il gotha dell'automobilismo di quell'epoca. da buon emiliano. Ormai aveva perso tutto e come profugo d'Africa ottenne un impiego presso il comune di Milano dove lavorò fino alla pensione. L'anno successivo in giugno era in servizio presso la 77a Squadriglia a Istrana. Rimasto in ditta come tecnico fino al 1937. Nel 1928 rimase vittima inconsapevole di un caso di spionaggio industriale abilmente architettato da parte dei fratelli Maserati. contribuì decisamente al successo di questo marchio. La svolta della sua carriera sportiva si ebbe nel 1923 con il passaggio alla Bugatti. Vi lavoravano poi tre progettisti eccezionali: lo spagnolo Wifredo Ricart. la Maserati non fu però in grado di trarre alcun vantaggio dalla vicenda. Ramiro Munaron. durante la quale i meccanici della Maserati smontarono completamente il motore rivelando i segreti della potente automobile. Il 9 ottobre si scontrò probabilmente con Brumowsky e fu costretto ad atterrare. Orazio Satta e Gioacchino Colombo. Nel nel 1922 partecipò alla guerriglia in Paraguay. Nonostante il furto tecnologico. Costantini ritornò in Italia all'Alfa Romeo chiamato dal direttore generale Ugo Gobbato di Volpago del Montello. Partecipò quindi al secondo conflitto mondiale ma fu preso prigioniero e ritornò in Italia solo nel 1946. La serata si trasformò in nottata. In quegli anni all'Alfa c'erano Luigi Bazzi. Dal 1939 divenne poi responsabile sportivo del reparto corse. vincendo anche la «Targa Florio».

Sebastiano Bedendo (1895-1935). morto nel 1919. in dicembre. Fu prima a Belluno con la 48a Squadriglia e in dicembre a Gonars in forza alla 42a. Rodigino di nascita fu arruolato come artigliere allo scoppio della guerra ma diventò quasi subito osservatore presso la 7a Sezione Aerostatica. Nel frattempo. lo troviamo a Castenedolo dove presta servizio presso la 72a. impegnati nell'impresa di Fiume. mantenendo fede alla promessa che aveva fatto al suo carissimo amico Gastone Novelli. Costa quasi 20 milioni di lire di allora. Il 24 agosto del '35 l'ultimo modello. Lasciò quindi l'aviazione e nel 1922 si laureò a Padova in ingegneria. Guido Masiero (1895-1942). Arrivò a Istrana nella 78a Squadriglia già ufficiale e si mise in luce per la sua abilità. il giorno di Santo Stefano del 1917. Il primo Caproni decollò alla volta di Tokio l'8 gennaio 1920 seguito poi da tutti gli altri. allo scoppio della guerra era sergente sui Voisin a Santa Maria la Longa. insieme con il poeta giapponese Haru-Kichi Shimoi. Molti aviatori che avevano combattuto sui campi del Veneto presero parte all'impresa: Mario Gordesco. per dimostrare le potenzialità dell'aereo come mezzo di trasporto sulle grandi distanze. Anche lui . Ferruccio Marzari. ne sposò nel '24 la compagna che era rimasta sola con un figlio. Arturo Ferrarin e naturalmente Guido Masiero. Nel dopoguerra fu richiamato in sevizio per il progettato raid Roma-Tokio.fu frettolosamente mandato al fronte con gli altri. Nell'aprile del 1916 transitò nel Battaglione Aviatori. Per volare fino a Tokio furono allestite 24 tappe e preparati molti campi di fortuna. Siamo nel febbrario del 1920. Negli anni compresi tra il 1931 e il 1934 collaudò gli aerei costruiti da Prospero Nuvoli. Il vate poi non vi prese parte perché preferì lanciarsi nell'impresa fiumana. 230 . Nel 1917. Concluse il conflitto con 5 vittorie. Ferrarin raccontò che si trovarono a volare con un aereo in cattive condizioni. Di famiglia agiata. Finita la guerra frequentò un corso al centro sperimentale francese di Villacoublay. Amedeo Mecozzi. In breve tempo raggiunse le 5 vittorie guadagnandosi il rango di «asso» proprio il giorno della grande battaglia aerea di Istrana. Non ci sono però Guido Keller. un quadriposto. Il tutto per coprire i 17000 chilometri che separano la città eterna dalla capitale nipponica. Altri 50 uomini si resero poi naturalmente necessari per equipaggiare 4 Caproni e 7 SVA e altri 4 velivoli di scorta. Ferrarin e Masiero in realtà furono scelti solo come rimpiazzi per sostituire i piloti che avevano scelto di seguire D'Annunzio a Fiume. Masiero e Ferrarin partirono il 14 febbraio.nella confusione che seguì Caporetto . Le ali si staccarono e Sebastiano Bedendo perse la vita. Al raid partecipano numerosi piloti famosi. L'impresa organizzata come una gigantesca esibizione dell'industria nazionale. fu vittima di un cedimento strutturale. L'organizzazione e la gestione di tutto ciò che era necessario al buon esito del tentativo richiese l'impiego di 200 militari. Il volo fino a Tokio era stato pensato proprio da D'Annunzio. viene definita dalla stampa dell'epoca uno spreco. Ferruccio Ranza. Rimase con la 26a Squadriglia fino al 1917 per passare poi alla caccia. Rientrò in servizio l'anno successivo nel Genio Aeronautico e fu destinato all'Ufficio Sorveglianza presso la Fiat. Giannino Ancillotto e altri. Alla fine febbraio del '18 passò con Gino Allegri alla III° Sezione SVA dove rimase fino alla fine del conflitto. per poi passare agli inizi del '18 a Sovizzo con l'82a ed essere infine aggregato alla 71a.

passò alla Breda come collaudatore e progettista lavorando allo sviluppo di nuovi velivoli. per approdare poi alla caccia sul nuovo SVA a Ponte San Pietro. Il 7 giugno 1918. Il 24 Novembre 1942. Dopo il congedo.PILOTI DEL NORDEST Al motore era stata ridotta la compressione spessorando la testata in modo da mantenerlo più a lungo in efficienza. Giunse a Istrana presso l'81a Squadriglia. L'87a fu battezzata la Serenissima per l'alto numero di piloti veneti da cui era composta. Nonostante ciò. L'apparecchio non riusciva nemmeno a volare diritto. Il nome di Guido Masiero è accostabile a quello del veneziano Gino Allegri che con lui ha avuto molte cose in comune. si scontrò con un Macchi 202. nella nebbia. eseguendo una serie di manovre 231 . volarono con lo SVA e con questo aereo compirono due i grandi raid progettati da D'Annunzio su Tokio e Vienna. per far parte del gruppo di uomini che voleranno su Vienna il 9 Agosto. Pensando di dover morire. agli ordini di Ferruccio Marzari. in artiglieria da fortezza. decise che era meglio farlo arrecando il massimo danno all'avversario. Un propulsore meno potente imponeva però una riduzione del peso ottenuta diminuendo la capacità dei serbatoi e quindi l'autonomia. dopo i fatti di Caporetto fu spedito in tutta fretta al fronte. puntò sugli hangar sotto il fuoco austriaco. avevano collegato per la prima volta l'oriente e l'occidente. Fu soprannominato «Fra Ginepro» da D'Annunzio per la lunga barba rossiccia e l'incipiente calvizie. ebbe una piantata al motore e non riuscendo a metterlo in moto. Passato in aviazione. Dei 4 che avevano portato il viaggio a termine. Allegri era nato a Venezia nella parrocchia di San Luca in Calle del Traghetto 3940. Le due «riserve» chiamate solo all'ultimo momento a partecipare all'impresa. percorse in nave un tratto del tragitto. Come molti altri colleghi. Ai primi del 1918 assieme a Guido Masiero passò alla III° Sezione SVA di Isola di Carturo. anche se in squadriglie diverse. Il fatto passò poi alla storia come «la beffa di Feltre». 3 erano veneti: Ferrarrin di Thiene. alla fine del 1939. dopo un incidente. Masiero di Padova e Maretto di Cadoneghe. Francesco Agello. Figlio di un noto avvocato che fu anche sindaco di Venezia. dopo essere stato volontario tre anni prima. «Fra Ginepro» si trasferì San Pelagio presso l'87a Squadriglia. Poi prestarono entrambi servizio nella III° Sezione SVA a Isola di Carturo. compì i suoi studi nella città lagunare e a Vienna. Il 5 ottobre 1918. ai comandi del quale era un altro famoso pilota. Entrambi veneti. Morirono entrambi. Gli altri piloti Gerolamo Allegri detto «Gino» (1893-1918). Ferrarin aveva dovuto sostituire il proprio aereo a Calcutta mentre Masiero. fu in servizio per la difesa a Cairo Montenotte. durante una ricognizione a bassa quota sul campo di Feltre. Il motore però riprese improvvisamente e Gino Allegri se ne ritornò a casa. Contattato da D'Annunzio. Di carattere emotivo ma coraggioso fu richiamato a metà del 1916. mentre tutti gli altri SVA partecipanti dovettero gettare la spugna. solo Arturo Ferrarin e Guido Masiero con i motoristi Gino Capannini e Roberto Maretto arrivarono a Tokio il 31 maggio. Allegri festeggiò il ritorno da una missione su Portogruaro. Dopo il raid Roma-Tokio Guido Masiero fu volontario nella campagna d'Etiopia e quindi nella guerra di Spagna. Furono insieme a Istrana tra il novembre del 1917 e il febbraio del 1918.

Fece gli studi classici al «Foscarini» di Venezia e quelli tecnici a Vicenza e ancora nella città lagunare. Gennaio. continuai a correre con la mia motocicletta e andai a sbattere violentemente contro un autocarro carico di ferro spinato. Conquistò anche il primato di durata volando ininterrottamente per 58 ore e 43 minuti. Allo scoppio della guerra venne arruolato nel Corpo Aeronautico. ideato da D'Annunzio. Alla mesta cerimonia fu presente anche Gabriele D'Annunzio che pronunciò un'orazione. All'ultimo momento venne recuperato per il progettato il volo Roma-Tokio. Lavorò come collaudatore presso varie 133 Veneto ieri. Mantenne questo incarico fino al giorno del disastro di Caporetto. Forse perché a trovarmi qualche volta durante i voli i simili circostanze.acrobatiche. Fu prima mitragliere a Verona e poi come pilota istruttore a Cascina Costa e alla Malpensa. Me la cavai con una lesione al naso della quale ancora porto i segni. Dei molti piloti che tentarono la sfida Ferrarin fu il solo che la portò completamente a termine. Prestò poi servizio a Istrana e quindi a Gazzo Padovano fino alla fine della guerra. Nel dicembre del 1917 Ferrarin riuscì finalmente a transitare alla 82a Squadriglia basata a San Pietro in Gu.133 Arturo Ferrarin (1895-1941). era così leggera da avere solo «il peso di un'anima». Cresciuto nella provincia che diede i natali ai diversi pionieri del volo italiano. dell'armistizio andai verso Vicenza a salutare i miei congiunti. Nell'attraversare verso Vicenza un cavalcavia inaugurato proprio in quei giorni. Fu quindi protagonista di una serie di missioni di propaganda all'estero. partendo in motocicletta dal campo di Gazzo Padovano. nutrì dall'infanzia una smisurata passione aviatoria. Le spoglie mortali di Gino Allegri sono a San Michele a Venezia. L'impresa fu eccezionale per l'epoca e si concluse nella capitale nipponica dopo circa 17000 km.oggi. Masiero infatti percorse in nave un tratto del viaggio. Partecipò alle onoranze a Francesco Baracca organizzate a Roma volando con una formazione di 32 apparecchi guidata da Pier Ruggero Piccio. In seguito fu aggregato alla 91a Squadriglia di Quinto dove rimase fino al maggio 1919. il giornalista Ugo Ojetti scrisse che la cassa in cui erano contenuti i pochi resti ritrovati dopo l'esplosione. la partecipazione di Ferrarin alle grandi imprese. si ridusse sempre di più. Dopo il funerale che fu celebrato a Battaglia Terme. Il pilota vicentino partecipò poi alla Coppa Schneider del 1926 e del 1927 e al raid Italia-Brasile. 1994. era nato a Thiene (VI) da Antonio. In seguito poi per divergenze con lo stato maggiore dell'aeronautica e per altre sfortunate vicende che lo riguardarono. industriale tessile. Nei giorni dell'armistizio ebbe un incidente con la moto. per ricordare a me stesso che la pace e la terra presentano spesso i medesimi pericoli che si incontrano in cielo e in guerra». L'attività di volo era incessante ma fare l'istruttore non era la sua massima aspirazione. Purtroppo per lui aveva ancora alcuni spezzoni appesi alle ali che all'urto esplosero disintegrando l'aereo e il povero «Fra Ginepro». 232 . domani. come racconta nella sua autobiografia. dal 31 maggio al 2 giugno del 1928. fui avvolto in una fitta nebbia di fumo che saliva da un treno in manovra e che toglieva la vista a ogni cosa all'intorno. «Il giorno stesso. che inavvertitamente lo portarono ad urtare il collega Vianini in atterraggio.

con Bartolomeo Arrigoni. Nel febbraio dell'anno successivo Stoppani se ne andò alla Ansaldo. Virginio Appiani. Virginio passò quindi alla 81a Squadriglia. Virginio Appiani. lasciando la moglie e i due bambini ancora piccoli. che trovò la morte Guidonia il 18 luglio 1941. Il reparto era allora comandato da Mario Stanzani e tra i suoi compagni c'erano Ignazio Lanza di Trabia. era cugino di Arturo e portava il nome di un suo fratello maggiore morto giovane. si scontrò in volo con Annibale Bozzoli. mentre era ai comandi del suo aereo personale. Più tardi arrivarono anche Umberto Gelmetti. a capodanno del 1917. Giuseppe Gabbin (1889-1917). venne richiamato allo scoppio del conflitto e assegnato al 45° Battaglione destinato alle valli Giudicarie. Poi chiese di essere mandato al fronte. Il 17 giugno Appiani era in volo proprio con Olivi che nella missione precedente aveva conquistato la sua sesta vittoria. Da Brescia il reparto raggiunse il lago d'Idro. Fu il principale sostenitore della costruzione di un aeroporto a Treviso e nel 1926 fondò l'Aeroclub della Marca. Nato a Preganziol (TV). La sera del 20 giugno 1928. Gabbin rimase nei bersaglieri fino a tutta l'estate del 1916.PILOTI DEL NORDEST aziende costruttrici. La squadriglia fu più volte premiata ed ebbe frequenti visite di D'Annunzio. Ezio Guerra. Fu proprio sperimentando il prototipo di un SAI Ambrosini. era un giovane sportivo ed esuberante. Il 22 ottobre. L'inconveniente che lo costrinse ad abbandonare l'impresa lo segnò psicologicamente al punto da causargli perfino problemi di salute. Ottenne il brevetto alla scuola di Busto Arsizio nel 1915 e per un anno continuò a prestarvi servizio in qualità di istruttore. Giuseppe Muraro e Ferruccio Marzari. appassionato di motoristica e volontario a 19 anni nel Battaglione Aviatori. Francesco Ferrarin. gareggiò con il Motoclub Trevigiano e vinse il Giro Motociclistico d'Italia con una Indian 750. l'aviatore trevigiano fu decorato in una grande 233 . seguendo la sua passione per i motori. ebbe la sua prima vittoria su Monfalcone. quand'era ancora studente di giurisprudenza. Mario Fucini. Partecipò al volo su Vienna dovendo però rientrare per difficoltà al motore. Nel marzo del 1917 Gabbin sostituì Stanzani al comando del Reparto. schiantandosi sotto gli occhi di Appiani e morendo. I due piloti persero entrambi la vita. arrivò alla 25a Squadriglia di Pozzuolo del Friuli. A fine novembre passò al corpo aeronautico come osservatore e. il Caproni Ca100 I-APNI. arrivò alla 76a Squadriglia a Santa Maria la Longa. Luigi Olivi e Mario Stoppani. mentre l'asso Olivi. puntando sul lago di Garda. Si esibì anche di fronte al principe Umberto. Per la prima volta il pilota trevigiano era ai comandi di uno Spad. Dopo il congedo. dopo il corso. Giacomo Macchi. figlio di Graziano. Verso la fine del 1916. Il 31 maggio 1918 lo troviamo a Taliedo come collaudatore. Diventato ufficiale. diventava comandante. Olivi fu abbandonato dal suo motore e non riuscendo a controllare la planata entrò in vite. Alessandro Resch e Alfonso Prudenza. industriale di Treviso. Nel 1920 finita la guerra. Finalmente nel 1935 il campo prese forma. Volò anche lui con lo SVA e fece parte dell'87a Squadriglia «Serenissima» a San Pelagio. prestò servizio come ufficiale dei bersaglieri tra il 1910 e il 1912. Appiani coinvolse tutti nella sua passione anche la moglie Elena che prese il brevetto di volo. Camillo De Carlo.

Dopo la guerra divenne comandante della 31a a Bolzano fino allo scioglimento del reparto. per tornare poi nel Trevigiano in ottobre al comando della 23a Squadriglia di Istrana. in aprile. 234 . Diventò poi pilota e prestò servizio nella 103a Squadriglia Voisin passando quindi alla 25a con Giuseppe Gabbin. Sopra l'improvvisato sacello era stata collocata una croce in legno con una targa scritta in tedesco. Dopo Caporetto. Due aviatori italiani abbattuti in combattimento il 25/X/17». ma allo scoppio del conflitto passò come osservatore a Pordenone presso la 10a Squadriglia Farman. divenendone in ottobre il Comandante. per essere quindi destinato al Comando Aeronautica della Cirenaica. Era destinato a prendere il comando della 10a Squadriglia Caproni. partì con quattro Voisin per una missione su Tolmino. Fu infatti lui a trasportare col suo Voisin Camillo De Carlo e Giovanni Bottecchia nella prima impresa del servizio informazioni della 3a Armata. Dormite in pace voi valorosi eroi aviatori. Prestò servizio in artiglieria. dove si leggeva: «Qui finisce l'odio del mondo. ma la sorte avversa glielo impedì. Nel 1916. combatté come bersagliere fino a dicembre del 1916 venendo anche decorato. anch'egli nativo di Preganziol. Ferruccio Capuzzo (1892-1925). E' ricordato per essere stato il primo pilota utilizzato per infiltrare agenti destinati a raccogliere dati oltre le linee avversarie. Col grado di capitano passò nel marzo del 1918 al comando della 80a Squadriglia a Marcon. passò alla 2a Squadriglia Idrovolanti a Grado. erano stati tumulati dagli austriaci. Fu poi sul fronte Isontino tra Santa Maria la Longa e Medeuzza. Dopo essere stato un breve periodo di stanza a Napoli. In seguito rivestì altri ruoli di comando presso reparti diversi. Il suo velivolo fu colpito dalla caccia austriaca e cadde sul Monte Cukle. Capuzzo passò prima a Taormina. Venne infatti ritrovata trovata la tomba dove Giuseppe Gabbin e il pilota Giuseppe Ciuffelli. vu ridispiegato a Venezia e poi a Porto Corsini. Solo nel 1919 fu possibile sapere cosiera accaduto. Gelmetti venne selezionato per la sua grande esperienza con il Voisin. rinominato in 263a Squadriglia. Partecipò anche a missioni con i Caproni di Aviano. Pierluigi Casagrande di Treviso. il reparto. Umberto Gelmetti di Bardolino nel veronese fu anch'egli bersagliere. Poi passò come osservatore in marzo alla 2a Squadriglia Idrovolanti a Grado. come Giuseppe Gabbin. Il 23 febbraio del 1925 decollò per una missione e dopo uno scalo a Girabub perse la rotta e atterrò in territorio egiziano. Dopo Caporetto seguì la sua squadriglia a Porto Corsini dove riamase fino al luglio del 1918 con l'arrivo degli Americani. I compagni non poterono confermare la fine del loro comandante e Gabbin fu quindi dato per disperso. Nel primo pomeriggio del 25 ottobre. Catturato fu trucidato assieme ai suoi compagni probabilmente da predoni. Nel luglio del 1918 i velivoli e le strutture della base furono ceduti agli americani. Dopo la guerra continuò la carriera fino a diventare generale.cerimonia al campo di Aiello dal Duca d'Aosta. velivolo ai comandi del quale era in grado di reggere il confronto anche con uno Spad. venne trasferito alla 34a Squadriglia in Albania dove rimase fino ai primi dell'anno seguente.

anticipazione di quello che volerà sui nostri cieli dipinto sui velivoli del 51° Stormo di Istrana. Morì il 20 febbraio 1948 ai comandi di un Douglas C-47-DL (I-REGI). basata a Verona. con l'incarico di mitragliere. Fu anche comandante della 606a Squadriglia equipaggiata con prima i Siai Marchetti 73 prima e poi con i Fiat G. con grande prontezza di spirito. oltre a Pellizzari. Il reparto a quell'epoca era impegnato in continue missioni sull'Isonzo e su Trieste. La formazione fu invece divisa in sezioni e la III° venne affidata al suo comando. Il 4 agosto di quell'anno si mise in luce durante una missione di protezione fra Costa dei Laghi e Sogli Bianchi. Operò con la sua formazione prevalentemente sulla val d'Adige. Alessandro Zamengo.P. Zamengo segui la sua formazione a San Pelagio. in qualità di mitragliere/motorista. Il velivolo. In seguito il pilota vicentino fu promosso sergente e passò alla 91a Squadriglia. Egidio Pellizzari. Nel maggio del 1917 lasciò i Caproni per andare a frequentare il corso di pilotaggio. era una riconversione allo standard Douglas DC-3 di un bimotore da trasporto Douglas C-47 Dakota/Skytrain utilizzato dagli americani in Italia durante la guerra e ceduto a prezzo d'occasione. Nell'incidente. prestò servizio con Gabbin e Gelmetti alla 25a Squadriglia Voisin sino alla fine del 1917. Marzari passò a dirigere la I° a Ganfardine nell'agosto del 1918.2. entrò a farne parte. mantenendo questo incarico fino alla fine del conflitto. Passò in seguito nella neonata 181a Squadriglia di Ghedi equipaggiata con i giganteschi Caproni Ca4. ora diventato caporale. Il pericolo era grave ma Pellizzari. All'inizio di aprile del 1941. 235 . poi divenuta 57a Squadriglia. Lo ritroviamo quindi a Bologna. Era mitragliare a bordo di un Caproni Ca3 pilotato da Clerici e Lista. Aveva al suo attivo 8000 ore di volo. Si spezzò il tubo dell'olio del motore di sinistra. Arruolato come soldato semplice. dall'aprile del 1918 fu equipaggiata anche con una sezione di Nieuport 11. dove rimase fino alla fine del conflitto. nel 1916 passò all 9a Squadriglia Caproni. Il capitano Egidio Pellizzari sopravvisse alla guerra. Dopo la guerra si impiegò presso l'appena costituita compagnia fiorentina Aerea Teseo. sui velivoli impegnati nella difesa della città.12. pilotò l'ultimo Siai Marchetti 82 che partì da Addis Abeba volando dalla capitale etiopica fino a Tamet in Libia. basata a Nove di Bassano. Dopo la ritirata di Caporetto. I velivoli furono inizialmente dislocati a Ponte San Pietro nel bergamasco e poi spostati a Isola di Carturo. Egidio Pellizzari (1896-1948) era nato a Mossano (VI). Proseguì poi la carriera aeronautica partecipando attivamente anche alla seconda guerra mondiale. La III° Sezione. morirono altri due membri dell'equipaggio e quasi tutti i passeggeri. Parti del propulsore si stavano e rischiavano di urtare l'elica. Terminato il suo compito alla III° SVA. Nel gennaio dell'anno successivo si trasferì alla costituenda 86a SVA. In ottobre il suo reparto passò sugli SVA e fu sciolto alla fine della guerra il 19 novembre 1918. aveva come simbolo un gatto nero. La squadriglia oltre gli S. aviatore trevigiano. come tutti quelli che formavano la flotta dell'Aerea Teseo. nell'estate del 1916 era in servizio presso l'8a Squadriglia Caproni alla Comina. che continuarono fino al novembre del 1917. Il 9 maggio 1942 scampò ad un incidente.PILOTI DEL NORDEST Ferruccio Marzari di Brendola (VI). con osservatore Fugalli. nel settore del trasporto. si avventurò sull'ala e riparò in modo provvisorio l'inconveniente permettendo al bombardiere di ritornare alla base.

chiamato alle armi nel 1914 dopo un periodo nell’artiglieria da montagna transitò nel corpo aeronautico. Gherardini partecipò alla battaglia di Vittorio Veneto nella Massa da Caccia. tra maggio e giugno. Poi passò a Campoformido dove rimase fino alla rotta di Caporetto. In agosto fu coinvolto in un incidente con un Camel britannico che aveva scambiato per velivolo nemico. Se invece si approfondisce la conoscenza dei soldati avversari si scoprirà una verità lapalissiana. Leonida Schiona (1894 –1984) di Orgiano (VI).M. Volò con la 34a squadriglia in Albania dove fu anche abbattuto e si salvò grazie al suo osservatore. Venne quindi decorato con la medaglia d'argento.A. Allo scoppio del conflitto arrivò ad Aviano. nel comune padovano di Vigodarzere. Passò quindi come istruttore alla scuola di volo di Ghedi. Il reparto in giugno era basato a Busiago. vincendo la corsa intitolata all'aeroporto di Istrana. Organizzò inoltre una scuola di volo nello Yemen e nel 1947 fu socio fondatore della nuova Transadriatica.Romolo Sartori detto «Romeo» (1897-1933) era nato a Canove di Roana nel vicentino. Volontario a 18 anni. A 13 anni superò l'esame di ammissione per un posto di impiegato comunale. L'anno dopo lo ritroviamo all'82a Squadriglia da caccia dove resterà fino al giugno del '18. Finito il conflitto tornò alla vita civile come impiegato comunale e si spense nel 1976. Il 3 Agosto 1933 con un idrovolante della S. Essi non erano molto dissimili dai nostri. andò a Roma per il corso di pilotaggio. Suo fu il collaudo dell'M39 che vinse la manifestazione a Norfolk nel 1926. Romolo Sartori era grande acrobata. Entrerà quindi a far parte dell'83a Squadriglia a San Pietro in Gu. Abbatte due aerei avversari di cui uno il 22 ottobre sul Verena. Trasferito alla 72a Squadriglia Caccia seguì il reparto a Castenedolo. partecipò alle gare di contorno della mostra di Taliedo. Suoi allievi furono Tommaso Dal Molin e Francesco Agello che faranno grandi cose al Reparto di Alta Velocità di Desenzano. Giovanni Gherardini (1896-1976) di Lorenzago nel bellunese. Promosso sergente maggiore nel 1917 passò nella caccia prima nella 84° Squadriglia per essere poi trasferito dopo Caporetto a Istrana presso la 78°. e passò poi alla 71a per fare infine di nuovo ritorno alla 72a nel febbraio del 1918. Passò poi al campo di San Luca dove rimase fino alla fino alla fine del conflitto. Sfogliando la classifica 236 . Entrò a far parte del Battaglione Aviatori nel 1916. Fondò quindi una società di trasporto aereo a domanda e fu il primo a sorvolare le Alpi per mille volte. Si impose anche nella gara di acrobazia. con il compito di mettere a punto degli idrovolanti destinati a prendere parte alla Coppa Schneider. Nel dopoguerra si congedò dedicandosi per il resto della vita all’aviazione civile soprattutto con la Transadriatica di Venezia: divenne il primo pilota «commerciale» italiano. cadde nel lago di Varese e morì. aveva una intelligenza vivace. Diventò sottotenente per merito e fu assunto come collaudatore alla Macchi. Nel 1919 fu a Mirafiori dove. I piloti austriaci Quando si parla delle vicende legate alla storia bellica della Grande Guerra si è in genere portati ad occuparsi della parte italiana identificando negli austroungarici l'altra parte senza mai scendere nei particolari delle loro vicende personali ed umane. Smise di volare nel ’59 dopo 44 anni di attività. Gli sparò ma per fortuna l'inglese non fu colpito.

Il più importante dei piloti austroungarici. Al secondo posto troviamo Julius Arigi con 32 vittorie. Con 18 vittorie quasi tutte ottenute sul fronte italiano Kiss è seguito da Franz Graser. Ritiratosi infine in Austria morì nel 1981. Aveva raggiunto il grado di sergente maggiore ed ebbe postuma la nomina a sottotenente. che come insegna portava sulla fusoliera una grande aquila con le ali spiegate. Raggiunse quindi la Flik 55 J di Pergine e formò con il comandante Mayer e Arigi il famoso un trio di cui si è detto. conosciuto come «Kaiser staffel». Per Astolfi fu la sola vittoria dell'intera guerra. Il quinto posto nella classifica degli assi austroungarici è occupato da un personaggio singolare: Josef Kiss che ottenne 19 successi. inglesi. troviamo Frank Linke-Crawford il «falco di Feltre». Durante i suoi funerali piloti. tutti assi.PILOTI AUSTRIACI degli assi con la croce di ferro vi si rinvengono chiare analogie con quella italiana. Terminato il conflitto Arigi continuò la sua attività aeronautica nella rinata Luftwaffe tedesca. proprio alle dipendenze di Brumowski. Di padre Galiziano e madre inglese. Fu istruttore di volo ed ebbe tra i suoi allievi anche Hans-Joachim Marseille e Walter Nowotny. con Josef Kiss e Josef von Mayer. lasciò giovanissimo la scuola per arruolarsi volontario nell'aprile del 1916. Era infatti artiglierie e aveva comandato una batteria sul fronte orientale. ma viste la sue capacità transitò nella caccia. fu Benno Fiala con 28 vittorie di cui 26 ottenute sul fronte italiano. Entrò nelle forze armate come soldato semplice ma aspirava a diventare ufficiale. abbattuto da Carlo Ciampitti e Aldo Astolfi. con 27 vittorie tutte sul fronte italiano. Lasciò ben presto il reparto per trasferirsi alla Flik 55 J di Pergine sul fronte trentino. Si faceva chiamare «testa rossa» con riferimento al colore del casco e amava portare sempre calzoni bianchi. La sua fama di pilota cominciò nel 1916 sul fronte italiano. Di stanza a Feltre presso la Flik 60 J. Dopo la guerra fu ingegnere presso la Junkers di Dessau. Morì in azione il 25 maggio 1918 nei cieli della Valsugana. Dopo Benno Fiala. francesi e italiani sorvolarono il corteo. Rimase ferito ma sopravvisse e rientrò subito dopo in servizio. lanciando una corona di fiori. lo Squadrone imperiale volando sui nuovi Aviatik Berg D-I. Godwin Brumowski. entrò subito in competizione con lui. Sull'aereo nero aveva disegnata una «K» bianca. ne mise a segno 35 (contro le 34 di Baracca). Qui. dove in poco tempo diventò un asso. La sua fidanzata di Pergine lo ricorderà sempre rimanendogli fedele fino alla morte. entrambi in forza all'81a Squadriglia basata a Casoni di Mussolente. Nel 1916 era alla Flik 10 come tenente al campo di Aisovizza e pilotava un Fokker E-I. Il numero delle vittorie accertate innanzitutto è analogo. In base alle testimonianze dell'epoca sembra che l'aereo di Linke-Crawford sia rimasto vittima di un guasto che lo mise nell'impossibilità di difendersi. Entrato in aviazione fu destinato al fronte italiano distinguendosi come cacciatore. Al pari di Brumoswsky anche Graser non fu mai un pilota dell'aviazione asburgica. sulla val d'Assa. Transitò 237 . prestò servizio in cavalleria sul fronte russo. La sua carriera aeronautica ebbe inizio nella ricognizione. In coppia con Heyrowsky abbattè il dirigibile «M4». Venne abbattuto una prima volta da Silvio Scaroni il 25 gennaio 1918. cadde nei pressi di Vas il 31 luglio 1918. Passato alla Flik 41 J. formò un formidabile trio di cacciatori. Il terzo asso in classifica. A quel punto il caporale Aldo Astolfi lo centrò. Fu con Brumowsky sull'Isonzo. Nato in Ungheria nel 1896.

Franz Peter (6). Al settimo posto della graduatoria austroungarica con 16 vittorie c'è Eugen Bonsch. fu abbattuto in fiamme sul territorio italiano ma riuscì a fuggire e tornare al suo campo. Di origine croata. Josef Pürer (6). Ludwig Hautzmayer (7). con 15 successi. Magistrini. Divenne anch'egli pilota senza ricevere un formale addestramento. Graser aveva un carattere allegro. Friedrich Lang. Di carattere tranquillo e riservato. mentre tornava alla base precipitò e morì. Friedrich Hefty. Il suo simbolo era un gufo che nei balcani significa «annuciatore di morte». seguito da Gottfried von Banfield. Proprio da osservatore ottenne le sue due prime vittorie. Prima prestò servizio nella Flik 42 J di Campoformido e poi nella Flik 61 J a Motta di Livenza. Volò con l'Albatros DIII e durante la battaglia di Vittorio Veneto abbatté un pallone e due Camels inglesi. 63 J. Franz Lahner. Andreas Dombrowsky (6). Gruber fu il principale gregario di Brumowsky nella Flik 41 J e con lui condivise le sue vittorie. In classifica seguono poi Adolf Heyrowsky con 12 vittorie (che in coppia con Benno Fiala abbatté il dirigibile italiano «M4») e Kurt Gruber con 11 successi. A pari merito con Gruber c'è poi Franz Rudorfer. Rimase ferito in un incidente di volo e non pilotò più fino all'armistizio. Heinrich Kostrba (8). A quota 10 vittorie troviamo anche Raoul Stojsavljevic. dopo un periodo sul fronte serbo. Il 4 aprile 1918. mentre subito dopo. Johan Frint (6). Alexander Kasza (6). conosciuto come l'«Aquila di Trieste». Fu anche suo pilota quando Godwin era osservatore. Volontario in aviazione. Georg Kenzian Edler von Kenzianshausen e Ferdinand Udvardy. Josef Friedrich (7). Kurt Nachod. e 61 J. Era un tiratore molto dotato e seppe fare buon uso della mitragliatrice di bordo. Imparò quindi a volare in maniera informale e fu poi trasferito ad unità da caccia. Nel marzo del 1918 al ritorno da una missione notturna ebbe un incidente in atterraggio e morì. Chiudono la classifica altri piloti a quota 5 vittorie: Julius Busa. Johan Risztics (7). che era osservatore alla Flik19. che fu un specialista nell'abbattere palloni (6 successi). A pari merito con lui si trova Stefan Fejes. Ottenne quasi tutte le sue vittorie sul fronte italiano con le Flik 41 J. Rudolf Weber (6). Julius Kowalczik. che concluse il conflitto con 9 successi all'attivo. Karl Patzelt e Alois Rodlauer. Divenne poi generale dell'aviazione Yugoslava. Otto Jager (7). Josef von Mayer (7). Catturato dai russi riuscì a fuggire. Dopo di lui nella graduatoria degli assi viene Friedrich Navratil con 10 vittorie. dopo uno scontro con 2 caccia italiani. Roman Schmidt (6). asso della marina sugli idrovolanti. Fu abbattuto il 17 maggio del 1918 da un gruppo di piloti italiani: Chiri. Alexander Tahy (8). Negli ultimi giorni di guerra era in cielo a combattere con i piloti italiani. si distinse soprattutto nei voli di scorta pilotando l'Hansa Brandemburg D I (KD) «Spinner». Johann Lasi. passò in aviazione combattendo su quello isontino con la Flik 3 J. Vengono poi con un numero via via minore di successi Karl Kaszala (8). Bela Macourek. c'è Ernst Strohschneider. 9 vittorie ottennero anche Otto Jindra. Nardini e Novelli. Dopo il conflitto fece l'albergatore ma ritornò in servizio nella Luftwaffe per partecipare alla seconda guerra mondiale. 238 . Morì nel 1951. Augustin Novak. Volò esclusivamente con gli Albatros D III. Karl Nikitsch (6).nell'aviazione dopo essere stato ferito e fu assegnato come osservatore alla Flik 2.

mentre raggiungeva il proprio reparto. Si rimandano pertanto i lettori all'ottima pubblicazione di Roberto Gentili. Magistrini aveva una vista di 12/10. Luigi Olivari (1891-1917). Dopo il conflitto lavorò nell'aviazione civile con la Transadriatica a Venezia. Avrebbe potuto essere uno dei migliori cacciatori italiani del primo conflitto mondiale se non fosse stato ostacolato da altri che cercarono di allontanarlo più volte con il pretesto della sua salute cagionevole.135 91a Squadriglia.134 Riportiamo qui un elenco breve e parziale di coloro che militarono nelle più famose squadriglie operanti in Veneto. prestò servizio con la 91a a Istrana a partire dal 9 maggio 1917. Roma. e ciò rappresentava un problema perché gli aerei avversari gli sembravano molto più vicini. minuto e sofferente di problemi cardiaci era comunque un ragazzo tenace. sono già state tracciate. Fu a Istrana con la 78a e in poco tempo si confermò asso. con la SAM e l'Ala Littoria. L'emblema di Sabelli era una scala dipinta sulla fusoliera. lo aveva soprannominato il Bulgaro. Fu in aviazione come soldato semplice e si mise in luce come abile acrobata. morì poco dopo la fine del conflitto. Vi prestarono servizio Francesco Baracca. Baracca. Ottenne 5 vittorie. Le biografie dei principali piloti di quella che fu la «Squadriglia degli Assi». dopo uno scalo a Padova. con 134 Passare in rassegna le biografie dei piloti italiani che si distensero nel primo conflitto mondiale non è lo scopo di questo volume. Di famiglia nobile si arruolò in cavalleria. Venne colpito il 24 ottobre 1917 e cadde in fiamme sulla Bainsizza. Antonio Iozzi e Paolo Varriale dal titolo Gli assi dell'aviazione italiana nella Grande Guerra. Mario De Bernardi. Rivendicò la prima vittoria della caccia italiana che però non fu confermata. ebbe una piantata al motore e precipitò contro l'argine di un fosso a bordo del campo. fu un pioniere del volo. Fu amico di Ferruccio Ranza. Conseguì il brevetto di volo in Inghilterra il 30 gennaio 1912 al Royal Aero Club di Brooklands. per i suoi trascorsi. c2002. Partecipò con l'aviazione Bulgara alla guerra contro la Turchia. Cesare Magistrini (1895-1958) era un giovane esuberante e irrequieto. Ma oltre a questi nel reparto furono naturalmente presenti anche altri abili piloti. Andava fiero della sua appartenenza a quest'arma di cui sfoggiava sempre i colori su un alto colletto. Arturo Ferrarin ed Egidio Pelizzari. Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Aeronautica. Arrivò alla 91a Squadriglia dopo Caporetto. Giovanni Sabelli (1886-1917). Durante il secondo conflitto mondiale volò con i Servizi Aerei Speciali136 e. Quattro degli aerei da lui abbattuti erano Albatross tedeschi. 135 Per altri dati si veda anche la tabella a p. Non ebbe mai incidenti.SQUADRIGLIE 91a . Tornato in Italia allo scoppio del conflitto. Sopravvissuto alla guerra. Anche lui prestò servizio presso la 91a Squadriglia a Istrana nel 1917. Bortolo Costantini e Giuliano Parvis. Gastone Novelli (1895-1919). Ferruccio Ranza. Transitò alla 91a Squadriglia su richiesta di Baracca. di famiglia benestante. Il 13 ottobre del 1917 perse la vita in fase di decollo per una manovra azzardata. Il 3 luglio 1919. Fulco Ruffo di Calabria. durante il secondo conflitto furono militarizzati 239 .70a Gli altri assi italiani Un rassegna completa dei piloti italiani che ben figurarono durante la prima guerra mondiale richiederebbe molto spazio. Aveva fino a quel momento ottenuto 8 vittorie. Pier Ruggero Piccio. 39 136 Servizi Aerei Speciali: gli aerei e il personale delle linee aeree. Era già un «asso» nel settembre del 1916. finita la guerra.

da nobile famiglia.la LATI lungo le rotte Atlantiche. Dopo la guerra. Passò poi alla 82a e alla 70a. Il suo paracadute non si aprì dopo che si era lanciato dall'aereo. Partecipò alla battaglia di aerea di Istrana il 26 dicembre del 1917. Si ritirò nella sua dimora a Palazzo del Grillo a Roma e a causa della sua precaria salute. Dopo il conflitto lasciò la vita militare nel 1919 scomparendo nella quotidianità. Bocchese ebbe un inizio deludente. il 21 agosto 1928 a Nizza. come Magistrini. diventò pilota e dirigente nelle linee aeree italiane. Finito il conflitto con 7 vittorie all'attivo. Congedato nel 1919. Durante la grande guerra aveva ottenuto 6 vittorie. Raggiunse il rango di «asso» nell'aprile del 1918. Da esso venne tratto il «materiale umano» col quale fu creata la 91a Squadriglia prelevandone i migliori piloti. 240 . Venne ricoverato in un ospedaletto militare forse a Paese. Non vi riuscì e fu costretto a posare le ruote a Sala di Campagna danneggiando l'aereo contro i filari di viti. Fu poi capo-pilota della Navigation Aèrienne di Parigi e primo italiano ad attraversare la Manica ai comandi di un aereo. Chiuse la guerra a quota 6 vittorie. Il 19 marzo fu colpito da un guasto e cercò di rientrare al campo di Istrana. Ferrarin. Avet era amico di Leopoldo Eleuteri fin dal servizio di prima nomina a Verona con la 73a Squadriglia. usava portare una calza da donna in testa alla maniera Francese. Morì pochi anni dopo. Leopoldo Eleuteri (1890-1928) era di famiglia borghese. Guido Nardini (1881-1928) ottenne il brevetto di volo in Francia nel 1911. Nonostante il salasso subito. Il reparto a Istrana era comandato da Flamino Avet (1890-1928). Quando arrivò alla 91a Squadriglia dopo Caporetto. restava ferito in una caduta tra Paese e San Bernardino. Durante il secondo conflitto mondiale fu anch'egli nei SAS. Magistrini. Fu il primo reparto da caccia della nostra aeronautica. Il 23 agosto 1918 tornando da San Luca in motocicletta. per il trasporto di merci e personale da e verso il fronte. Ancillotto.come insegna personale sulla fusoliera del suo aereo. 70a Squadriglia. compreso Francesco Baracca. Entrambi i piloti persero la vita. A Cameri durante l'addestramento fu compagno di Donati. Rientrò nella Regia Aeronautica nel 1923 e rimase in servizio fino al 1928 quando morì a Ciampino in un tragico incidente. Il 25 si perse nella nebbia e atterrò a Ferrara. Continuò l'attività di pilota civile anche nel secondo dopoguerra. Totalizzò 17000 ore di volo sui cieli del mondo. Alessandro Resch (1892-1966) fu originariamente arruolato nei bersaglieri e portò sempre due alamari cremisi . Aldo Bocchese (1894-1976) prima del conflitto era un tranquillo impiegato e la sua vita cambiò del tutto quando a gennaio del 1918 si ritrovò a prestare servizio presso la 70a Squadriglia di San Pietro in Gu comandata da Flaminio Avet.simbolo del corpo . Lasciò il servizio militare nel 1920 dove avere ottenuto 8 vittorie durante il conflitto. Nel 1926 durante un finto duello messo in atto per testare l'Ansaldo Ac2 entrò in collisione con l'Hanriot pilotato da Augias. la 70a seppe produrre ancora diversi grandi aviatori. Poi riuscì a formare con Eleuteri e Avet un gruppo vittorioso. nato a Bendejun (Nizza). si esibì in una sorta di circo volante. divenne collaudatore. e Ticconi.

SQUADRIGLIE 76a . Di fisico robusto anche se minuto. In una manciata di giorni compresi tra il 25 maggio e il 22 giugno sostenne 35 combattimenti. Il 26 giugno fu però ferito una seconda volta. nel 1919 se le vide ridurre a 21 e dalla seconda posizione nella classifica degli assi. Portava come insegna uno scudo nero. scivolò alla quarta. dove ottenne il brevetto nel 1915. nativo di Villafranca Lunigiana. quando fu assegnato alla 76ª Squadriglia basata a Borgnano in provincia di Gorizia. Dopo il 1945 si ritirò dal mondo aeronautico nel suo paese a Carzago sul Garda. dedicandosi all'agricoltura. e Nieuport-Macchi Type 11 «Bébé». fu colpito alla schiena. era un cacciatore eccellente e tenace nonostante la sfortuna. Per ben due volte il suo nome fu citato nei bollettini del Comando Supremo. L'Illustrazione Italiana scrisse di lui queste parole: «Ogni suo atto. scoprì di essere stato gravemente ferito alla mandibola. presidente della repubblica francese. La seconda ferita riportata lo mise però a terra sino al termine del conflitto. Riprese subito la sua instancabile attività di cacciatore guadagnandosi un'altra medaglia. Veniva da una famiglia modesta. Nel dicembre del 1917 fu anch'egli tra i protagonisti della battaglia di Istrana. proveniva da una famiglia benestante. «Toni» e «Bigio». si verificò un esplosione che lo ferì gravemente. SPAD. dietro a Baracca. Tra le due guerre fece una rapida carriera e nel 1943 era comandante della 1a Squadra Aerea. Scaroni e Piccio. l'armiere e il motorista. Divenne subito famoso come l'aviatore che aveva attenuto il maggior numero di vittorie nel minor tempo. Benché lo stesso bollettino del Comandi Supremo il 26 agosto del 1918 gli accreditasse ben 31 vittorie. Dopo il congedo fondò una società che produceva razzi da segnalazione e materiali bellici per l'aeronautica. questa volta d'argento. Morirà il 18 agosto. Morto Baracca il pilota della Lunigiana si era illuso poter esser il numero uno. al termine del combattimento che gli valse il tredicesimo successo. Le sue vittorie furono in parte favorite dalla grande competenza dei tecnici che lo assistevano. Scaroni era un tipo sportivo dal fisico massiccio. Il 28 luglio 1928. Romolo Ticconi (1893-1919) nacque vicino a Fiuggi da una famiglia contadina. Il pilota bresciano che aveva iniziato la guerra come caporale d'artiglieria ottenne 30 vittorie in otto mesi piazzandosi al secondo posto nella classifica degli assi stilata nel 1919. La 76a Squadriglia fu un'unità presso la quale prestarono servizio o transitarono molti assi. quando in un impegnativo combattimento sul Grappa. Pilotò velivoli modello Hanriot. e per rendere manifesta a tutti la sua intenzione adottò anche una nuova insegna: il poker d'assi. Flavio Torello Baracchini (1895-1928). Gli fu conferita la medaglia d'oro al valor militare. Venne colpito al ventre dalla pallottola che un fante avversario aveva esploso mentre egli mitragliava la colonna di cui il soldato faceva parte. Dopo un atterraggio sul greto del Piave venne ricoverato e rientrò ormai quando il conflitto era finito. mentre stava provando una miscela esplosiva. I giornalisti lo cercavano. vi rimarrà fino al 12 luglio 1918. primo fra tutti Silvio Scaroni (1893-1977). Si arruolò volontario nell'esercito a 19 anni. dopo un atterraggio d'emergenza. Fu ricoverato in ospedale a Udine dove ricevette la visita di Vittorio Emanuele III e di Raymond Poincaré. Dal 3° Reggimento telegrafisti di Mantova passò poi alla la scuola di volo di Venaria Reale. Nel gennaio del 1918 lo troviamo a 241 . abbattendo 9 aerei. L'8 agosto 1917. Trasferito a Casoni con il reparto. Rientrò solo a marzo del 1918. un atto di valore».81a Le squadriglie gemelle: 76a e 81a. Approdò alla caccia solo a partire dal marzo 1917. La sua fama finì coll'essere oscurata da quella di Francesco Baracca.

Entrò in politica nel 1925 e con altri soci fondò l'Istituto LUCE. Poi c'era il «vecio». Tra di essi egli ricordava il comandante del XIII° Gruppo. Non sopportava gli incapaci di cui si liberava facendoli trasferire. ma il 26 agosto 1919. uomo non autoritario ma risoluto. con il grado di sergente. Partecipò anch'egli alla battaglia di Istrana. Quest'ultimo proveniva dai bombardieri e si era scontrato anche con Banfield. Nell'aprile del 1918 Gordesco fu sostituito da Umberto Venanzi che Lombardi definì «sfortunato e antipatico». Alessandro Buzio (1893-1972). Sul campo di Casoni infatti si distrasse e si scontrò con un SIA in atterraggio. A metà del 1917 era alla 76ª squadriglia dopo aver volato sui Caudron. Non frequentò nessun tipo di scuola per una scelta quasi anarchica del padre. giunse infine con Mario Fucini alla 76ª dopo i fatti di Caporetto. Leonardi. Scampò ad un incendio a bordo a 4000 m. Sambonet e Ambrosini oltre ad 137 Francis Lombardi. il tenente Alberto Marazzini. era figlio del famoso artista Francesco Paolo Michetti. Nonostante tutto Michetti era una persona colta. Roma. Michetti canzonava tutti: Mecozzi per la sua sfortuna. «Amici di Marcon» così Francis Lombardi aveva definito i piloti della 77ª squadriglia nel suo libro del 1979137. non perdé fosse cattivo ma perché troppo impacciato. Le squadriglie 77a (ovvero gli «amici di Marcon») e 80a. Altro ottimo pilota fu il capitano Umberto Gelmetti di cui si è già scritto. Rimessosi. Lombardi. Restò in servizio in aeronautica anche nel dopoguerra. Dopo avere prestato servizio presso le squadriglie 75ª e 81ª. durante un volo su Montecelio. continuando a volare su aerei da turismo. Associazione arma aeronautica. che non perdeva mai la calma e che fu sostituito da Filippo Serafini. da civile era un Ragioniere. 77 Squadriglia caccia. Allasia. Se ne andò nel marzo del 1918 per organizzare una scuola caccia dove impartire l'addestramento necessario ad ovviare alla scarsa preparazione che i piloti dimostravano quando giungevano ai reparti. Arrivò anche a prendersi gioco degli inglesi raccontandogli in francese le qualità delle ragazze locali mentre un divertito pilota britannico rispondeva in un maldestro italiano «molto bone. Retinò per la sua chioma. di quota atterrando vicino a Fonte ai piedi del Grappa.Istrana presso la 76ª squadriglia dopo un passato in fanteria. Il suo spirito goliardico ne uscì alquanto affievolito. Alla 77ª prestarono servizio molti validi aviatori: Cabruna. Durante il conflitto. partecipò all'offensiva finale. cadde misteriosamente e morì. sotto gli occhi di tutti. Rimase nella riserva fino al 1958. A Istrana partecipò alla battaglia di Santo Stefano. Nel 1940 lo ritroviamo direttore dell'esercizio delle Aerolinee Italiane. Gli amici di Marcon. 1918-1978. molto bone». Donati perché talmente piccolo da far sembrare che l'aereo partisse senza nessuno. aveva raggiunto le 6 vittorie. Dal settembre del 1918 fu a Busto Arsizio come istruttore nella Scuola di Tiro. Pagò cara la sua esuberanza e irriverenza. quando uscì di scena dal mondo aeronautico. anch'egli comandante della 77ª squadriglia. il capitano Mario Gordesco. Giorgio Michetti (1888-1966). Nell'ottobre successivo fu colpito dalla famigerata febbre spagnola. Gordesco diventava amico dei suoi subalterni aiutandoli a risolvere le loro manchevolezze. 242 . Durante il primo conflitto mondiale aveva conseguito 6 successi. anche se di spirito pungente ed irriverente. 1979. l'asso austriaco di Trieste.

che attraversò l'oceano Atlantico per raggiungere l'America del Sud ai comandi di Leonardo Bonzi e Manuer Lualdi che intrapresero la singolare iniziativa per sensibilizzare l'opinione pubblica verso i 15. mentre atterrava a Castenedolo fu vittima di un'avaria. Queste imprese da cavaliere solitario gli fecero guadagnare la prima pagina della Domenica del Corriere che titolò «1 contro 11». un aereo da turismo che rimise le ali ai piloti italiani nel secondo dopoguerra. il Brasile e la Somalia. Il 26 settembre del 1918. Il 29 marzo 1918 infatti. Il primo lo condusse in Somalia. di famiglia benestante. nelle arche che circondano D'Annunzio a Gardone. si trovò di nuovo a misurarsi con ben 30 velivoli imperiali senza l'aiuto di alcun compagno. Tra i vari modelli che realizzò vi fu l'L3. Il carabiniere ne uscì vivo ma con una commozione cerebrale e la clavicola fratturata. La società di Lombardi produsse in seguito carozzerie speciali per vetture. Apparteneva a una famiglia benestante e i suoi fratelli furono come lui tutti piloti. mentre con il terzo compì il periplo dell'Africa volando in formazione con Franco Mazzotti e Mario Rasini. nel dopoguerra fu fra i promotori della costruzione dell'aeroporto di Vercelli. Fu quindi protagonista di tre grandi raid aerei con velivoli Fiat AS1 e AS2 da turismo. prestò servizio presso l'80ª squadriglia fin dalla sua formazione ad 243 . Nel 1933 e nel 1934 portò a termine altri voli di grande impegno raggiungendo Addis Abeba. A fine ottobre scappò dall'ospedale ancora con le fasciature addosso per partecipare alla battaglia di Vittorio Veneto. ottenne la sua prima vittoria raggiugendo un totale di 7 successi nell'arco dell'intero conflitto. Il secondo lo portò a ripetere l'impresa di Ferrarin con un viaggio sino a Tokyo. Il velivolo urtò contro il suolo e si capovolse. In seguito lavorò per l'Ala Littoria e nel 1937 fondò l'Avia la sua azienda di costruzioni aeronautiche. Alcuni esemplari volano ancora oggi. A Cabruna la consistenza delle file avversarie non fece mai paura.000 bimbi mutilati e orfani di guerra del sud America. un primatista e un costruttore di aerei e di automobili. Il 15 giugno poi. a Caporetto. Le spoglie riposano tra i pochi. Il carabiniere Ernesto Cabruna (1889-1960). combatté da solo contro 11 aerei austroungarici. Fu a Fiume con D'Annunzio anche oltre al termine dell'avventura. Furono imprese di grande portata se si considera che vennero affrontate con aerei da 80 cv. Dopo il congedo. divenne famoso per aver sminuito la portata della frase «le preponderanti forze nemiche» che spesso si trova citata nei bollettini di guerra. fu un «asso» dell'aviazione. Alvaro Leonardi (1895-1955). Costruì anche l'«angelo dei bimbi» un velivolo da turismo equipaggiato con un motore Alfa Romeo a quattro cilindri (potenza 120 cv). Si ritirò a vita privata e morì nel 1960. Dieci caccia stavano scortando un bombardiere. Gli altri si diedero alla fuga. Cabruna si gettò contro di loro e attaccò il capo pattuglia abbattendolo. Dopo un rapporto controverso con la Regia Aeronautica venne congedato nel 1932. Un'altro costruttore fu Angelo Ambrosini che dopo la guerra fondò la SAI a Passignano sul Trasimeno e costruì grandi aerei alcuni dei quali firmati dal progettista friulano Sergio Stefanutti. Carlo Lombardi detto «Francis» (1887-1983). Un tubo dell'olio esplose proiettandogli il lubrificante in faccia. Concluse il conflitto con 8 vittorie all'attivo e la promozione a ufficiale per meriti di guerra.80a Ancillotto e Keller le cui sintetiche biografie sono già state esposte nelle pagine precedenti. Ottenne anche 2 medaglie d'argento la seconda delle quali poi commutata in oro. un progettista aeronautico.SQUADRIGLIE 77a . Volontario in aviazione.

ultimo a tornare. Altre 2 squadriglie gemelle: 78a e 79a. Fu direttore della Rivista Aeronautica e comandò il 2° Stormo. dopo aver assistito ad alcune prove di volo a San Rossore. o qualche volta una tremenda lezione presa da cinque o sei cacciatori crociati che gli hanno crivellato l'apparecchio». Da giovanissimo. fu un'uomo d'azione ma anche un pensatore. Rientrò in servizio con la nascita della Regia Aeronautica e si occupò prevalentemente di istruzione dirigendo tra l'altro anche l'Accademia Aeonautica di Caserta. L'anno successivo vedeva la luce l'Aeroclub d'Italia (nazionale). nel dicembre del 1917. ebbe la sua prima vittoria. una guidoncino o fiamma (argento). Nel 1927 veniva ridenominato Reale Aero Club d'Italia (RAeCI) cambiando nome ancora nel 1936 in Reale Unione . Dopo il conflitto. In cambio ottenne solo «un misero saltino di qualche centimetro». venne insultato dai contadini di Volpago che videro bruciato il campo dove era caduto l'aereo avversario. Con Brenta e Mecozzi formò un trio di amici che quando potevano volavano insieme. Ottenne le sue vittorie volando con Ancillotto e Lombardi. Era una specie di libratore che gli procurò un'ernia e una bocciatura a scuola. ricoprì vari incarichi amministrativi e operativi. lui. Andò in congedo nel 1937. Fra i loro piloti di maggior valore troviamo senza dubbio Mario Fucini (18911977). deluso ancora una volta. al suo arrivo sul luogo dell'abbattimento. Ormai generale negli anni '40. inganniamo la lunghissima attesa di un avversario con l'ozio più vario. si liberò della goliardia di Michetti e raggiunse le 5 vittorie. Il primo aeroclub che si chiamo «d'Italia» nacque a Padova nel 1910. Solo quando passò alla 78. passeggiando in su e in giù davanti al suo apparecchio. con il fratello costruì un «trespolo». studia qualche cosa. un inceppamento o la fuga dell'avversario.U. combattuta sui cieli di Istrana il 26 dicembre 1917. Nel dopoguerra partecipò al raid Roma-Tokio interrompendolo in Siria. Arrivò alla 76ª squadriglia nell'ottobre del 1917. Dimostrò l'utilità delle operazioni mirate e di appoggio tattico. Con la battaglia di Istrana. raggiungendo il grado di tenente colonnello. legge.138 L'8 settembre del 1943 era capo uffi138 L'Aeroclub d'Italia trae origine dalla Società Aeronautica Italiana (SAI) del 1904. Fu a Montecelio nella Direzione Sperimentale e propugnò la teoria dell'aviazione d'assalto che si contrapponeva a quella del bombardamento strategico elaborata nell'anteguerra da Giulio Douhet. Purtroppo per lui. mentre noi aspettiamo il turno di volo chiacchierando o. L'ho visto parecchie volte. Entrambi furono dislocati a San Luca prima nel XV° e poi nel XXIII° gruppo.N. Fucini lo descriveva così: «Sul campo. Nei giorni di Caporetto fu inviato al fronte assieme a Scaroni e venne aggregato alla 76ª squadriglia ad Arcade. ficcare il libro nella giubba e saltare in carlinga con gli occhi lampeggianti per la febbre di quella vittoria che tante volte gli sfuggiva. Dal campo di Nove si spostò a quello nuovo di San Luca. al posto di un'ala rossa che partiva dal centro della coccarda. divenne istruttore a Cameri per la Gabardini. Questi due reparti furono molto legati a Istrana ed al Veneto.A. Si susseguirono infatti nella difesa aeree di Treviso e parteciparono entrambi alla battaglia di Santo Stefano. invece di essere acclamato. primo fra tutti. Partecipò alla battaglia di Istrana e poi passò alla 78ª. Congedato. su in cielo. seguire con quegli occhi il puntolino sospetto. all'allarme. Qui adottò l'insegna del reparto. già impellicciato. comandati per l'allarme. Dopo il 1943 aiutò i partigiani nella zona di Cameri che era diventata la sua terra di adozione. Mecozzi era uno studioso e divenne oggetto delle scherzose attenzioni di Michetti. partire come un bolide. Amedeo Mecozzi (1892-1971). fu presidente della R. dopo la guerra. Educato in collegio era di carattere introverso ma tenace.Arcade.

Dopo varie esperienze professionali. per tornare infine alla denominazione attuale nel 1947. E' un appassionato di musica e quando è felice canta Schumann». Dopo il conflitto fu epurato e degradato per la sua iniziale scelta repubblichina. Il tentativo venne effettuato nella Piazza d’Armi di Novara. in aviazione era destinato al bombardamento. Fu alla 78ª squadriglia fin dalla sua costituzione a Pordenone nel giugno 1916. Nel giugno del 1917 tornò in Veneto assegnato alla sezione della 79ª incaricaNazionale Aeronautica (RUNA). sempre brontolone. costruì con il fratello nel 1909 un velivolo chiamato «Aerocurvo» finanziato dall'industriale Parodi e da Don Giuseppe Provasi. senza mai dar la colpa al destino se qualche cosa gli va male. Nel 1941 era capo stato maggiore dei Servizi Aerei Speciali (S. era il monello della 79ª. Firenze Olimpia 1992-2000 245 . I risultati però furono deludenti. ormai in congedo. Diventò un mito in seguito dalla stampa come gli altri assi. Dopo il 1945.139 Attilio Imolesi (1890-1918) nel 1915 era motorista sui Caproni ad Aviano. senza che gli fosse stata resa giustizia.A. prestò servizio nella 78ª squadriglia a Istrana come meccanico. Marziale Cerutti (1895-1946). che si accusa continuamente.SQUADRIGLIE 78a . non fu un pilota ma era dotato di grande ingegno. 139 G. Dopo la guerra si occupò per il resto della sua vita di centrali elettriche e di molte altre piccole invenzioni vivendo fino a 95 anni. e Nicelli. scontento di tutto e soprattutto scontento di sé stesso. subito dopo. continuò collaborando alla pubblicazione della Rivista Aeronautica. Arruolato.S. Reali. Fu aggregato sul fronte Isontino alla 70ª squadriglia. lo definì in una lettera «un'anima perduta. Mentre scortava due unità navali inglesi finì per scontrarsi senza risultati con l'asso von Banfileld al largo di Trieste. Lo stress eccessivo a cui si sottoponeva lo fece cadere vittima di un esaurimento nervoso che lo confinò a terra tra settembre e ottobre del 1918. Gemma si dedicò alla passione aeronautica fino allo scoppio della guerra. In una successiva prova di volo il mezzo andò distrutto. Con l'armistizio aderì alla Repubblica Sociale per un breve periodo. Nel dopoguerra ebbe un'ottima carriera militare. Giacomo Brenta formò con Fucini e Mecozzi l'affiatato trio di cui si è detto.79a cio editoria dell'aeronautica e si adopererò per salvare il patrimonio storico dell'arma. Tornò a volare e con la battaglia finale però conquistò l'ultima vittoria della squadriglia come era stata sua anche la prima. brevettò una chiusura per carri merci che vendette alla Westighouse. Fucini lo descrive in poche righe così: «Brenta. uno scavezzacollo audace». L’apparecchio riuscì a staccarsi dal suolo compiendo un «balzo» di qualche decina di metri sollevandosi di pochi centimetri. Gabriele Gemma era di Novara. Poi si dileguò nella clandestinità. Di semplici origini. alle formazioni partigiane. Di carattere gioviale e determinato e proveniente da una famiglia agiata. A Istrana fratenizzò con altri tre assi della squadriglia. Ormai conosciuto come inventore. Gente dell'Aria. Ebbe due vittorie. Si avvicinò però. vecchio compagno a Mirafiori. Passò però alla caccia entrando a far parte della 79ª dove rimarrà per tutta la guerra. Baracca che fu presso il campo trevigiano tra maggio e giugno del 1917.). di cui una il 20 giugno 1918 a Nevesa. Infine fu comandante caccia intercettori della 3ª Squadra.Evangelisti. Alla fine di febbraio del 1918 aveva già 10 vittorie. Arrivò a Istrana alla 79ª a fine dicembre del '16. L'aeronautica non fu presente ai suoi funerali e solo tardivamente gli furono restituiti i gradi e caddero le accuse di cui era stato vittima. Marziale Cerutti si ritirò senza far valere i suoi diritti e morì in un incidente stradale a bordo della sua moto nel 1946. Imolesi.

Brevettato in Francia. ammarò sottocosta. Il successivo 5 maggio ottenne un secondo successo in formazione con altri tre idrovolanti. a lui però la sorte voltò le spalle nel 1919 e mentre collaudava un SIAI S9 perse la vita. Nelle squadriglie 78ª e 79ª prestarono servizio anche Giovanni Nicelli e il trio formato da Antonio Chiri. Il secondo «asso» della Marina fu Federico Martinengo (1897-1943) che partecipò alla guerra di Libia. Fu direttore dell'aviazione civile. Dopo essere stato a bordo di varie unità navali. tornato in Equador con un Hanriot e un Caudron provenienti dai surplus di mezzi militari resisi disponibili a fine conflitto. imbarcata sulla Nave Europa. Sportivo e di carattere gioviale. Fu proprio nel campo bassanese che il 10 marzo del 1918 rimase vittima di un incidente a bassa quota che pose fine alla sua vita. dei quali al capitolo quinto sono state riportate le biografie. Con un club sportivo nel 1912 si adoperò per la promozione del volo in Equador. che era pilotato da Banfield. Con lo scoppio della guerra in Europa fu richiamato in Italia.che nel frattempo era stata rinominata in 253ª . Nel 1917. I marinai con le ali Nella lista degli assi del 1919 compilata dal generale Bongiovanni sono presenti tre piloti della Marina. I primi due velivoli avversari furono abbattuti mentre il terzo. Nell'aprile del 1918 ebbe la sua prima vittoria. Finito il conflitto rivendicò solo tre vittorie e invece gliene furono assegnate 5. Umberto Calvello (1897-1919) si arruolò volontario e fu inviato a Venezia alla 251ª Squadriglia. di Taranto. Venne allora trasferito a Venezia e. divenne pilota. ritornò a Venezia dopo aver ceduto il comando della formazione . che mantenne fino alla promozione a 140 Aldo Pellegrini comanderà poi la 258a Squadriglia. fu a servizio della Serenissima proteggendola dall'alto. partecipò al conflitto con il Perù del 1909. dopo Caporetto. A78 e A82). 246 . «Cosme» come si faceva chiamare alla spagnola. Con il grado di tenente di vascello aveva ottenuto 5 vittorie. Combattè anche in Messico. per comandare la 1ª Squadriglia. con la nascita della Regia Aeronautica a differenza di molti compagni rimase in Marina. operò per formare le aviazioni militari dell'Equador e del Venezuela. Nell'agosto del 1917 era alla 78ª squadriglia con la quale rimase fino alla fine. in agosto. Cosimo Renella (1890-1937) naque in una famiglia benestante di emigranti in Equador. Nell'ottobre del 1940 assunse la carica di Capo di Stato Maggiore del Dipartimento M. A giugno Martinengo fu inviato alla scuola di Bolsena e per lui il conflitto finì. portò nel suo paese alcuni aerei tra cui un Chiribiri italiano. scontrandosi con tre Ago (A91. Nel dopoguerra. per poi sparire nell'ombra della quotidianità. Dopo la guerra. come il suo antenato Nestore Martinengo vissuto nel 1500. Come insegna aveva il «Fortunello» dei fumetti. Poi ritornò a Istrana fino al trasferimento a Nove. Fu osservatore e poi.M.ta della difesa di Padova. Poco dopo venne spostato a Grado sull'isola di Gorgo.al tenenete di vascello Aldo Pellegrini140. nel settembre del 1916 era pilota di idrovolanti. Guglielmo Fornagiari e Antonio Reali. Tutti prestarono servizio a Venezia presso la «stazione Miraglia». volontario nell'esercito equadoregno. Gli vennero assegnate due medaglie d'argento e la croce di guerra al valor militare. insegnante e istruttore di volo.

Il 10 aprile 1943 assunse il Comando Superiore dei Mezzi Antisommergibili a La Spezia. entrando alla scuola militare all'età di 14 anni. fin dai primi mesi di guerra aveva capito che era necessario mimetizzarsi. 247 . Di origine irlandese. Il 17 marzo all'ammaraggio nel bacino della città Giuliana.PILOTI DELLA MARINA Contrammiraglio. in ricordo delle località tra le paludi caorline. dove si trovava l'8 settembre 1943. All'approssimarsi dei tedeschi oppose resistenza scendendo in mare con due vedette. «l'Aquila di Trieste». il nonno e i tre fratelli più grandi. Lavorò presso varie aziende in tutta Europa. Gottfried Von Banfield (1890-1986). Fu a Fiume con D'Annunzio e nel 1923 passò nella nuova Arma Aeronautica. seguendo le orme del primo e del secondo fratello. partecipando soltanto a qualche rievocazione. restò vittima di un incidente. che è doveroso citare perché ha avuto una parte importante nella attività della aviazione di marina fu Eugenio Casagrande (1892-1977). Per qualche decennio fu quindi l'ultimo Cavaliere vivente dell'Ordine. Dopo la guerra fu nominato Conte di Villaviera. dove ammarò di notte per le 16 missioni che svolse in appoggio ai nostri agenti informatori infiltrati oltre le linee avversarie. Le imbarcazioni furono però duramente colpite e Martinengo morì. con il grado di guardiamarina. fino al 1919 fu comandante della base di Trieste. Fu assegnato alla difesa di Brindisi. nel giugno del 1916 entrò a far parte delle forze aeree. per poi alla fine collaborare con il suocero nel recupero di navi. all'atto dell'armistizio. raggiungendo il massimo grado. Nel 1913 era pilota a Wiener Neustadt. quando con già una vittoria giunse alla 261ª Squadriglia di Venezia e dove divenne un «asso». Il 17 Agosto 1917 fu insignito dell'Ordine Militare di Maria Teresa e del titolo ereditario di Barone. passò nell'aviazione navale. Poco dopo ebbe un incidente che gli rovinò per sempre una gamba. Banfield fu l'ultima persona a ottenere questa decorazione. Allo scoppio del conflitto con la Serbia fu inviato a Cattaro e poi trasferito a Trieste dove raggiunse il massimo grado diventando nel 1918 comandante dell'idroaviazione dell'Adriatico. Gli venne conferita la medaglia d'oro al valore della Marina. Il terzo fu Orazio Pierozzi (1889-1919). Fu attivo anche in politica. dove rimase fino al marzo del 1918. Concluso il conflitto con 7 successi all'attivo. Orazio Pierozzi sbattè violentemente e morì il giorno dopo. Ottenne nove vittorie confermate e altre 11 o addirittura 15 non confermate. In questa attività diventerà un vero esperto. in compagnia dell'amico Ajmone di Savoia. Fu pilota di idrovolanti e comandante di dirigibili. Casagrande nacque a Roma e allo scoppio del conflitto. già comandante della 251ª a Venezia. Non si occuperà più di volo nè di cose militari. Mori a Venezia il 1° dicembre 1977. era nato a Cattaro. Ufficiale di Marina. ebbe una educazione militare come il padre. pitturando l'aereo di azzurro cielo. Non si può infine parlare di idroaviazione se non si ricorda il più illustre dei piloti di marina austriaci. Dopo il conflitto visse per un periodo nelle isole britanniche. Un altro marinaio. terra dei suoi avi. L'aereo cappottò e mentre il duca non si fece nulla. ma poi assunse la cittadinanza italiana e fece ritorno a Trieste.

ALLEGATO UNO 248 .

Museo Storico Navale – Venezia. Tel 0461 944888 . 38100 (TN). . Via Fra' Giocondo.Museo dell’Aeronautica «Gianni Caproni» – Aeroporto Matterello. Cell. 041 5200276. Tel. Via S.Mostra Storica dell’Aviazione . Tel.Jonathan Collection . 249 .Piazza Caorera 18 . . Inoltre è doverosa una visita ai cimiteri inglesi di Giavera del Montello e Tezze in provincia di Treviso e di Montecchio Precalcino in provincia di Vicenza dove riposano i caduti della RFC/RAF. presso l'Arsenale. Via Lidorno 3.Museo Ancillotto .Aeroporto Militare «Dal Molin» di Vicenza.Museo del Piave . Tel 049 9125008. . Castello 2148.ITINERARI Gli itinerari Quanto rimane dell'aviazione della Grande Guerra nel Veneto? Nel testo sono riportate informazioni e dati utili a riscoprire i luoghi che ancora ospitano le ultime testimonianze di questo entusiasmante passato. Via Canizzano 22. Due Carrare (PD). Antonino 59.pelagio 34. Nervesa della Battaglia (TV). e Fax 0439.Fax 0461-944 900 .Castello di S.788014 .Pelagio. Il monumento è stato costruito nel luogo in cadde il velivolo dell'asso di Lugo di Romagna. Curatore: Giuseppe Versolato.789009 .Tel.Aeroporto Militare «San Giusppe» di Treviso. .Tel. a circa 1 km dal Sacrario Militare che sorge sul Montello. Sono in mostra resti di aerei austroungarici. Vittorio Veneto. 0438 57695. 3403998101 (Visita su Prenotazione). 0439.32030 Caorera di Vas (Belluno) Tel. .3°RMV . Via S. e Fax 0439.787060 . 0444 927711 (Visita su prenotazione. . Pochi altri reperti o foto esistono nei vari musei storici di guerra del Veneto. 0422 336539 (Visita su Prenotazione).Museo della Battaglia di Vittorio Veneto – Piazza Giovanni Paolo I. Vengono consigliate le visite ai seguenti musei o raccolte nelle cui collezioni sono presenti reperti e notizie sul tema: . Centralino aeroporto). Tel. (TV) . E' in mostra materiale d'archivio e personale appartenuto a Giannino Ancillotto.Museo dell'Aria .Tel.Raccolta Velivoli Storici Giancarlo Zanardo – Aviosuperficie «Francesco Baracca».Nervesa della Battaglia.Sacello Baracca .

ALLEGATO DUE 250 .

Pianzano. Mansuè.Pelagio (22) Arquà (23) Nove di Bassano (24) Casoni di Mussolente (25) Castel di Godego (26) Istrana /Trevignano.Andrea (Idroscalo) (35) S.Piero in Gu /Poianella /Casa Piazza (15) Gazzo Padovano (16) Isola di Carturo (ora Is. Mantegna) (17) Grossa di Gazzo.CAMPI DI VOLO Campi di volo nel Veneto e confinanti.Felice /Vazzola (56) Casa Campagnola / Mareno (57) Rivarotta /S.Anna di Alfaedo (1915) (7) Caldiero (8) Ca' degli Oppi (9) Trissino (10) Castelgomberto (11) Sovizzo (12) Villaverla (13) Sarcedo (14) S. Bazzera. Godega. Fossalunga (27) S. Belcorvo (54) S. Fior. (18) Busiago (19) Altichiero (20) Padova (21) S.Giacomo di Veglia /ColleUmberto (53) S.Pietro in Campo /Belluno (50) Villapaiera (51) Tovena (52) S. Luca (28) Quinto di Treviso (29) Arcade (1916-17) (30) Limbraga (31) Marcon (32) Campalto (Dirigibili). Portobuffolè. Ghirano.Vendemiano /Visnadello (55) Case S.Nicolo' /Lido (36) Punta Sabbioni (37) Campomaggiore /Stenico (38) Gardolo (39) Romagnano (40) Ciriè /Pergine (41) Levico (42) Ospedaletto (43) Grigno (44) Malga Marcesina (45) Asiago (1915-16) (46) Fonzaso /Arsiè (47) Feltre (48) S.Martino /Tremeque. (58) Motta di Livenza (59) Stradatta /Corbolone (60) Toreselle (61) Giai (62) Cinto Caomaggiore (63) Gleris /Ramuscello (64) Casarsa (Dirigibili) (65) Comina /Pordenone (66) Aviano (67) Istrago /Spilimbergo (Dirigibili) (68) Pramaggiore (69) Goito (70) Roverbella (71) Calcinaro (72) Bagnolo (73) Sabbion /Cologna (74) Crespino (75) Santissima /Adria 251 . Ottobre 1918 (1) Desenzano (Idroscalo) (2) Medole (BS) (3) Ganfardine (4) Boscomantico (Dirigibili) (5) Tombette (6) S. Fossabiuba /Navole. Giustina (49) S. Ca' Tessera (33) Malcontenta (34) S.

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0422 470055 .marcaprint.info@marcaprint.it ISBN 978-88-96032-10-7 .tv@email.it per conto di ISTRIT Via Sant'Ambrogio di Fiera 60 31100 TREVISO email: ist.it email:istitutorisorgimento@libero.fax 0422 479579 www.it .aprile 2012 stampato da Marca Print tel.risorgimento.