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bozza programma

IL PARTITO DEMOCRATICO,
PER NAPOLI FUTURA

Le organizzazioni, gli obiettivi, i metodi


di una nuova stagione di governo del centro-
sinistra

1. Napoli: la capitale del Mezzogiorno


Napoli, una delle principali metropoli europee, ha una vocazione naturale, consolidatasi nel tempo:
essere "capitale" del Mezzogiorno continentale.
La densità urbana (senza pari, in Italia), la congestione demografica, l'estrema polarizzazione dei
redditi, hanno via via accompagnato/provocato una progressiva scomparsa di funzioni/
organizzazioni direzionali tipiche di ogni "capitale" economica, finanziaria e culturale, se non
politica. Il progressivo ridimensionamento delle attività industriali, non sostituite da quelle di
servizio di altissima qualità, spiega il basso ritmo di crescita economica: la grande metropoli, da
potenziale centro di accumulazione di ricchezza materiale e immateriale, si è a poco a poco
trasformata nel principale problema di quel Mezzogiorno continentale che avrebbe dovuto/potuto
dirigere.
Ricchi troppo ricchi. Troppi poveri che non hanno neanche la speranza di un riscatto e vivono nelle
periferie degradate di questa metropoli, ma anche nei centri storici e nei quartieri nati dopo la
seconda guerra mondiale. Una povertà diffusa che è altrettanto inquietante della violenza e della
criminalità: altrettanto diffuse.
Se Napoli non progetta e realizza il suo futuro come "capitale" economica e direzionale del Sud,
non otterrà mai il risanamento del suo tessuto urbano: deve pensarsi come "Grande Napoli" fuori
di Napoli. E il suo Governo deve essere organizzato come Governo della grande metropoli: solo a
questa dimensione esistono spazi fisici, risorse umane, infrastrutture presenti e potenziali, in
grado di generare/attrarre un flusso di nuova ricchezza.
Napoli capitale del Sud, concepito come un grande mercato di venti milioni di abitanti, cui la
metropoli di quasi quattro milioni di abitanti fornisce le risorse "direzionali" indispensabili per
crescere: città metropolitana "porta" di accesso al Mezzogiorno, ai Balcani e alla costa Nord
Africana e all’Oriente, che concentra in sé le funzioni finanziarie, logistiche e culturali per
innervare l'intera zona di libero scambio nel Mediterraneo, cogliendo le opportunità del suo
progressivo ritorno nella dimensione del mercato globale.
Il passaggio dalla presente crisi di "vocazione" della città al futuro di Capitale del Sud non si
progetta minuziosamente, pezzo per pezzo. Non si disegna a tavolino il futuro di una grande
comunità: quel futuro deve essere il risultato del libero interagire di forze economiche, sociali e
culturali, dentro un contesto fornito dalla politica, cui spetta l'onere di individuare una meta
condivisa, attivando processi e dando corpo ad organizzazioni capaci di favorirne il
conseguimento.

Per questa ragione, il documento per la Conferenza Programmatica del PD non contiene un lungo
elenco di specifiche proposte programmatiche: esse verranno dettagliatamente indicate nella fase
successiva, quando il PD metterà a punto il Programma per il governo dell'area metropolitana, in
vista delle elezioni provinciali del 6 e 7 Giugno. Il Documento contiene invece l'indicazione di sei
Organizzazioni - sei grandi attori collettivi della rinascita metropolitana della città - che debbono
essere costruite, per la riconquista e l'esercizio della funzione di capitale del Sud; e di otto
puntuali Obiettivi di cambiamento della realtà economico-sociale di Napoli, cui è legata la
credibilità dell'intero progetto. Sia nel senso che, senza conseguirli, Napoli dovrà rinfoderare
qualsiasi ambizione di leadership. Sia nel senso che il PD - che presenta questo progetto alla città
- sceglie di associare alla propria, rinnovata azione di governo locale obiettivi precisamente
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quantificabili nel tempo e nello spazio, così da riacquisire a se stesso e alla politica quel credito da
cui solo può nascere la speranza in un futuro migliore. Il Documento si completa con l'indicazione
di due scelte in tema di metodi di governo, che riguardano al tempo stesso la qualità dell'azione
politico-amministrativa - pianificazione urbanistica, politiche di incentivo e rapporti tra Pubblica
Amministrazione e impresa - e l'individuazione degli spazi (i quadranti) che hanno valore
strategico per il progetto di Napoli futura.

2. Napoli si organizza come capitale


a. La Città Metropolitana
L'attuale Amministrazione Provinciale va rapidamente superata, per costruire la Città
Metropolitana, sede democratica del Governo dell'intera area metropolitana.
È dal 2001 che, nella nostra Costituzione, sono state introdotte le Città Metropolitane. È
tempo, soprattutto per Napoli, di passare ai fatti. Del resto, nessuno dei grandi problemi di
Napoli (e nessuna delle sue grandi potenzialità) può essere governato alla dimensione
municipale (la città capoluogo ha solo 1/3 degli abitanti dell'area).
Il PD propone quindi che quella che si aprirà con le elezioni di Giugno sia una consiliatura
costituente, nel corso della quale rendere definitivo l'assetto della nuova Istituzione di
Governo Metropolitano. Dovrà essere questa Istituzione la sede per l'assunzione di tutte le
scelte strategiche sul futuro dell'area, nessuna esclusa. Mentre dovrà concentrarsi nei
Municipi l'attività amministrativa, a partire da quella "ordinaria amministrazione" che
appare oggi così drammaticamente carente (buchi nelle strade).
Per favorire il processo costituente, il PD di Napoli chiede al gruppo parlamentare del PD di
insistere perché siano immediatamente approvate le norme attuative del Titolo V della
Costituzione, in materia di Città Metropolitane; e al gruppo regionale di realizzare entro il
2009 un compiuto processo di deleghe alla Provincia per materie cruciali ai fini di una
strategia di sviluppo economico e sociale (lavoro, formazione professionale).
In questo nuovo contesto istituzionale, a Napoli deve avere sede il coordinamento
operativo tra le Regioni meridionali per gestire la politica di coesione europea. Una snella
struttura operativa, al servizio dell'intero Mezzogiorno.

b. La vera Banca del Sud


Il progetto del Governo Berlusconi per la "banca del sud" è ridondante ed improbabile.
Si può costruire dal nulla una banca mentre le banche del mondo sono l’epicentro di una
grande crisi? La risposta è scontata: No. Il Sud ha già la "sua" banca, una azienda di credito
inserita in uno dei più grandi gruppi bancari europei (Intesa San Paolo). Il Banco di Napoli
ha ritrovato il suo nome, la sua originaria ragione sociale, ma ora, nel rispetto
dell'appartenenza al grande gruppo nazionale, deve davvero diventare la banca regionale

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del Mezzogiorno continentale: una vera banca capace di agire nel retail, nel corporate e
nella gestione del sistema dei pagamenti.
Il Banco di Napoli non è e non può restare semplicemente una delle 22 banche locali della
rete. Il socio di controllo del Banco dovrebbe, dunque, aprire il capitale agli attori
economici locali, favorendo la diffusione dell'azionariato tra le famiglie e le imprese.
Riportando in Borsa, in prospettiva, il titolo del Banco.
La stessa Fondazione Banco di Napoli dovrebbe rientrare nel novero degli azionisti,
indicando, anche simbolicamente, che è finita una stagione di penalizzazione delle realtà
locali e ricostruendo un legame oggettivo con un passato che affonda le proprie radici nella
stagione dei governi aragonesi del Mezzogiorno, nel secolo Quindicesimo.

c. La piattaforma logistica
A partire dalla intuizione di dare vita ad un centro per il commercio all'ingrosso nel
Mezzogiorno continentale, si è sviluppata nell'area di Nola, all'incrocio geografico tra
corridoio 1 e corridoio 8, la più grande piattaforma logistica del Mezzogiorno continentale,
che include aziende commerciali, strutture intermodali, aree commerciali ed una grande
infrastruttura alberghiera.
Questo complesso, che rappresenta una delle più significative realizzazioni degli
imprenditori privati napoletani ed ha generato numerose analoghe iniziative di
aggregazione e coordinamento tra imprese aventi traguardi condivisi, deve rappresentare
la porta mercantile del Sud verso il Nord e verso gli sviluppi, ad Est e a Sud, delle relazioni
commerciali internazionali del Mezzogiorno.
Partendo dal CIS, l'interporto ed il vulcano buono, si può immaginare uno snodo rilevante
della più grande area metropolitana del Sud verso levante.
Un crocevia e un cuore operativo della metropoli al centro dell’economia meridionale.

d. Una grande impresa a rete del Sud


Le imprese a rete, public utilities, del Nord sono quotate in Borsa e finanziano la rete degli
enti locali che le hanno generate. Nel Sud le public utilities sono piccole, fragili
finanziariamente, diseconomiche nella gestione: esse rappresentano un costo e non una
entrata per la rete dei comuni meridionali. Bisogna aggregare le imprese nel settore
dell'acqua e dell'energia e dare corpo ad una grande multiutilities che trovi, alla scala
meridionale, le ragioni della propria convenienza economica e riporti, grazie alle norme
sulla privatizzazione della produzione di energia elettrica, sotto il controllo di un
azionariato meridionale i grandi impianti energetici localizzati nel Mezzogiorno.

e. La Banca d'investimento del Sud


Da Sviluppo Italia può essere estratta una vera e propria banca di sviluppo per il
Mediterraneo.

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In questa nuova istituzione, al capitale della quale dovrebbero concorrere anche le regioni
meridionali, conferendo fondi, ma anche enti o società da loro stesse controllate,
dovrebbero essere apportate le attività di microcredito, quelle per gli studi di fattibilità ed il
supporto dei progetti infrastrutturali e quelle legate alla gestione di financial facilities per
le medie imprese, oggi svolte da Sviluppo Italia.
L'intero modello organizzativo della nuova banca sarà tarato su standard internazionali:
quelli della World Bank, la banca che alimenta e gestisce la crescita delle nazioni in via di
sviluppo alla scala del mondo intero. La sua missione sarà legata al supporto dello sviluppo
locale sul piano interno ed alla internazionalizzazione dei rapporti commerciali con i paesi
emergenti dell'area mediterranea e balcanica sul piano esterno. La sua sede sarà a Napoli
per dare corpo alla dimensione della finanza solidale e di supporto allo sviluppo che
rappresenta il completamento necessario della finanza orientata all'impresa ed alla crescita,
che rimane affidata al Banco di Napoli.

f. Autorità Telecomunicazioni: a Napoli, davvero


Oggi Napoli è la sede dell'Autorità Nazionale per le telecomunicazioni, sotto il profilo
formale. Nei fatti l'organizzazione e le scelte di questa Autorità si svolgono da sempre nella
capitale, a Roma. Si tratta, in questo caso, di ripristinare le condizioni iniziali dettate alla
fondazione dell'autorità stessa e di riportare a Napoli il funzionamento pieno della
struttura, anche grazie alla circostanza che, esistendo ormai una linea ad Alta velocità tra
Roma e Napoli, molto efficace, non ci sarebbe bisogno di altro se non di un modesto ufficio
di rappresentanza a Roma.

3. Otto obiettivi precisi di cambiamento:


per farci misurare e tornare credibili

1. Rifiuti: entro tre anni come oggi a Milano. Entro cinque, meglio di Milano
La tragedia dei rifiuti ha travolto l'immagine di Napoli nel mondo, ha colpito al cuore l'autostima
dei napoletani. Dalla soluzione del problema dei rifiuti deve prendere le mosse una strategia di
rilancio e riscatto.

a. La fase fondamentale della raccolta differenziata, stadio primo ed indispensabile della filiera del
riciclo, è stata (ed è a tutt'oggi) esclusa di fatto dal ciclo di gestione dei rifiuti, perché:
- l'informazione ai cittadini dei suoi vantaggi (e anche dei suoi limiti) è stata poca e cattiva (molto
limitata in quantità e qualità), vanificando il reale slancio dei cittadini pronti a fare la propria
parte in un momento di difficoltà;

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- i piani di gestione della raccolta differenziata sono stati (e sono per larga parte ancora oggi)
solo abbozzati: più della mancanza di partecipazione dei cittadini, si avverte la difficoltà del
sistema a gestire le fasi di raccolta, selezione ed avvio al riciclo di materiale raccolto;
- gli impianti per la valorizzazione delle frazioni raccolte in modo differenziato, quella secca
(vetro, plastica, carta, metalli), ma soprattutto quella umida, sono insufficienti e costringono
comuni ad inviare il materiale fuori regione a costi di trattamento esorbitanti.
b. il ciclo di gestione dei rifiuti è incompleto. Non è possibile pensare di organizzare una gestione
efficiente senza ricorrere a tutte le opzioni ambientalmente compatibili e tecnologicamente affidabili,
e quindi al riciclo delle frazioni secche riciclabili, al trattamento biologico della frazione organica
umida, al trattamento di termovalorizzazione della frazione organica non riciclabile. Di fatto ad oggi,
tutto il rifiuto indifferenziato (quasi il 90% del totale) dopo una serie di trattamenti costosissimi, ma
di scarsa utilità, viene smaltito in discarica o "stoccato" nei siti delle ecoballe (che altro non sono che
discariche sviluppate in altezza invece che in profondità).
c. Queste carenze strutturali hanno portato ad un uso indiscriminato della soluzione discarica, che,
oltre a rinunciare alla valorizzazione del rifiuto, depaupera la risorsa "suolo" della regione, a danno
soprattutto delle generazioni future.
d. La condizione di "emergenza continua", oramai elevata a sistema, ha impedito (e nei fatti impedisce
ancora) una progettazione e gestione delle discariche nel pieno rispetto delle norme in vigore. Ciò
non contribuisce ad accrescere la fiducia dei cittadini in una possibile gestione trasparente e corretta
dei siti di discarica, che invece andrebbero visti come veri e propri impianti, da gestire con criteri di
trasparenza e managerialità.
e. L'attenzione degli amministratori e dei media si è concentrata quasi esclusivamente sui rifiuti urbani,
lasciano colpevolmente in secondo ordine la "vera emergenza", che è quella dei rifiuti speciali, i rifiuti
cioè prodotti dalla attività di servizio ed industriali, che sono potenzialmente più pericolosi e
quantitativamente 2 o 3 volte maggiori di quelli urbani. Questa grave disattenzione ha consentito il
proliferare di attività di smaltimento illegale, che arricchiscono le ecomafie e creano veri, drammatici
rischi per la salute dei cittadini.
f. La comunicazione e l'informazione ai cittadini su tutti questi aspetti è stata (ed è) carente in quantità
e qualità e, quando presente, è raramente tempestiva. Ciò contribuisce ad accrescere il "fronte del no
a tutto" ed impedisce di coinvolgere realmente i cittadini nel processo decisionale.

Il PD è consapevole di essere, in parte significativa, responsabile di gravi errori, ritardi, ed


omissioni. Per avere troppo spesso "deciso di non decidere", o consentito che altri imponesse di
non decidere. Propone quindi una serie di azioni concrete da realizzare ed avviare in tempi
brevissimi, su tutto il territorio metropolitano:
a- Comunicazione ai cittadini, anche attraverso le scuole e le associazioni di volontariato, con
informazioni super partes provenienti da fonti affidabili ed ufficiali. Bisogna trattare con la
gente, ascoltandone le preoccupazioni ed i timori, proponendo soluzioni già attuate in realtà
efficienti ed informandoli in maniera completa e tempestiva degli aspetti principali del
processo di gestione. I rischi, quando reali ed accertati, vanno eliminati o ridotti al minimo, i
disagi, con il consenso informato e consapevole degli interessati, vanno adeguatamente
indennizzati.

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b- Formazione avanzata dei tecnici che operano sul territorio metropolitano. La qualità della
loro preparazione professionale e la trasparenza del loro comportamento sul campo è
condizione indispensabile per riavviare il processo di fiducia dei cittadini verso le istituzioni.
c- Censimento dei siti contaminati da rifiuti pericolosi. Esistono diverse centinaia di siti
contaminati. Il rischio per le colture e quindi per l'ambiente e la salute dei cittadini è
gravissimo. Bisogna sapere dove sono, cosa contengono e programmare un piano
attendibile per la loro messa in sicurezza.
d- Monitoraggio ambientale. La fiducia dei cittadini si riconquista principalmente dimostrando
che l'autorità di Governo metropolitano è in grado di garantire un affidabile monitoraggio
della qualità dell'aria, delle acque e dei suoli. Ciò va ottenuto anche garantendo la
tracciabilità dei rifiuti, dal momento della loro produzione, durante la fase del loro
trasporto e fino al loro smaltimento definitivo; ed il monitoraggio continuo, trasparente ed
affidabile degli impianti preposti al loro trattamento e smaltimento (comprese quindi le

discariche, per ciò che riguarda sia la gestione amministrativa e le procedure di accettazione
e conferimento dei rifiuti agli impianti, sia la misurazione e controllo di tutti i principali
parametri di interesse dei diversi comparti ambientali).
e- Completamento dell'impiantistica per i rifiuti, selezionando e realizzando infrastrutture
adeguate al trattamento efficiente dei vari rifiuti solidi (urbani e speciali) prodotti nel
territorio provinciale, per contribuire, in coordinamento con il governo regionale, al
raggiungimento dell'autosufficienza regionale di trattamento e smaltimento in sicurezza.
f- Tavoli di concertazione con le imprese, attraverso i quali proporre agevolazioni alle imprese
che vogliono migliorare il loro ciclo produttivo acquisendo le "migliori tecnologie
disponibili", che garantiscano il mantenimento della qualità del prodotto finale ed impatti
complessivamente molto più limitati sull'ambiente.
g- Politiche di pulizia delle città. I cittadini devono poter "vedere" che qualcosa sta cambiando
in senso positivo anche attraverso la possibilità di vivere in una città pulita. Così come è
attualmente organizzato, il sistema di spazzamento delle strade non funziona. Bisogna
riorganizzare il servizio (associando allo spazzamento il lavaggio delle strade, la pulizia
delle facciate dalle scritte e la cura delle aree verdi), estendendolo alle zone
sistematicamente escluse ed investendo nella meccanizzazione delle attività.

Questo insieme di scelte politico-gestionali, precipita in un obiettivo che può essere riassunto da
un target di raccolta differenziata nell'intera area metropolitana: oggi non superiore al 15% - con
forti dislivelli tra diverse aree della città capoluogo e i diversi comuni della provincia - essa deve
raggiungere in tre anni il 30% e il 60% in cinque anni.

Tali punti programmatici sono probabilmente condivisibili da larga parte dei cittadini. Va però sottolineato
che ciò di cui ha sofferto il nostro territorio negli ultimi anni non è una deficienza di programmazione,
ma di attuazione, che ha impedito l'avvio della soluzione anche di problemi sui quali c'è sempre stato un
generale accordo (si pensi alle bonifiche che hanno difficoltà a partire anche perché non ci sono impianti per

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trattare i residui delle operazioni di risanamento ambientale o alla raccolta differenziata dell'organico che
sconta l'assoluta mancanza di impianti di trattamento biologico).

2. Nel 2015, più KM di metropolitana che a Parigi


Tra le aree metropolitane italiane, quella di Napoli spicca per la dimensione e l'intensità della "cura
del ferro" cui ha sottoposto il suo sistema di mobilità, interno all'area e rivolto verso l'esterno.
Grazie a questi sforzi, la Grande Napoli può proporsi di conseguire, entro il vicinissimo 2015, un
vero e proprio primato europeo: in quell'anno la Metropolitana napoletana avrà un'estensione e
una capillarità - in poche parole, più kilometri di binari - dell'area metropolitana di Parigi.
Quarantatre Km di linee e 34 fermate e stazioni sono state aperte al pubblico, tra il 2001 ed oggi.
Sessanta Km di nuove linee e 36 stazioni sono in via di avanzata realizzazione. La connessione con
l'Alta Velocità Roma-Napoli consente già oggi di realizzare un effetto-metropoli che associa le due
città in un continuum senza pari di potenzialità culturali, economiche, turistiche. Un effetto
destinato a moltiplicarsi quando il Centro antico avrà completate le sue stazioni. Mentre il
collegamento AV-AC con Bari moltiplicherà le capacità della logistica dell'Area Metropolitana
partenopea (sul punto, vedi al n.2 del Documento).
La nuova Metropolitana crea condizioni e opportunità nuove per il risanamento e la
riqualificazione del tessuto urbano: le sue stazioni possono diventare, come a Londra, presidi per
la sicurezza dei cittadini; i valori immobiliari delle zone raggiunte salgono, attraendo investimenti
e invogliando le famiglie a ristrutturare la propria casa; diventa realistico un progetto di effettiva
riduzione del ricorso ai mezzi di trasporto privato, con forti vantaggi per l'economia e l'ambiente.

3. Napoli per i suoi bambini:


in cinque anni, moltiplica per quattro i posti negli asili nido
Uno degli indicatori del livello di disuguaglianza è l'indice di Gini. Esso assume valori da 0 a 1: è 0 nel caso di
perfetta equidistribuzione del reddito. È 1 nel caso di massima disuguaglianza. L'Italia è tra i paesi europei a
più alta disuguaglianza: l'indice è 0,32, in Svezia, il paese più "eguale", 0,23. La Campania è tra le regioni
italiane che presenta il più elevato livello di disuguaglianza (0,335 nel 2006). Questo dato è aggravato dal
fatto che in Campania il reddito familiare è tra i più bassi in Italia (23990 Euro). In Lombardia il reddito è
quasi 10.000 euro in più, 32445 euro, mentre l'indice di Gini è 0,31. La disuguaglianza nella distribuzione nei
redditi e la povertà sono spesso l'altra faccia della immobilità sociale. Infatti, la mancanza di opportunità, per
i giovani delle classi meno abbienti, di trovare buone occupazioni e di inserirsi in posti chiave nel tessuto
economico si traduce in una distribuzione ineguale nei redditi. Non a caso, l'ultima indagine ISTAT sulla
mobilità sociale (anno 2003) trova che l'Italia è un paese sostanzialmente immobile; e lo sono in particolare le
regione del Mezzogiorno.

Sia la disuguaglianza nei redditi, sia l'immobilità sociale possono ridursi con un buon sistema
educativo. Infatti, un sistema educativo efficiente, in particolare nella prima infanzia e
nell'adolescenza, permette di dotare i giovani delle classi meno abbienti, e non solo, delle capacità
necessarie ad inserirsi efficacemente nel mondo del lavoro e di occupare posizioni preminenti
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nella società. Le politiche redistributive possono invece ridurre temporaneamente la
disuguaglianza, ma non risolvono il problema dell'immobilità sociale.

I dati relativi alla provincia di Napoli mostrano che in quest’area il sistema educativo è insufficiente e, spesso,
inefficiente. La percentuale di ragazzi che nel 2007 hanno abbandonato la scuola precocemente è del 35,8% a
Napoli e del 20,2% in Italia. Nonostante Napoli presenti una densità di popolazione giovane che è tra le più
alte in Italia (a Napoli la percentuale di popolazione in età 0-14 anni è il 18,3% della popolazione, a Milano il
13,44%, a Roma 14,3%), le infrastrutture sono carenti. Il numero di posti disponibili negli asilo nido sul totale
della popolazione 0-3 anni a Napoli 3 il 3%, a Milano il 19%, a Torino il 18%. Anche se si guarda al personale
impiegato la situazione non è migliore. Il rapporto tra frequentanti gli asilo ed educatori è di 14 a Napoli, 6,3
a Milano, 5,5 a Roma. L'indice di dotazione di infrastrutture culturali e ricreative (rappresenta la dotazione
quali-quantitativa di una area, fatta pari a 100 la dotazione dell'Italia nel suo complesso, delle strutture
destinate all'arricchimento culturale extra-scolastico e allo svago: musei, biblioteche, cinematografi, teatri e
strutture per la pratica dell'attività sportiva ecc) è 164,92 a Napoli e 333,65 a Roma.

Il PD a si propone di ottenere l'incremento degli asili nido e del personale addetto alla cura dei
bambini. L'obiettivo è quello di portare in due anni la percentuale di posti in asili nido in termini di
popolazione 0-3 anni al 7%. E di portarla a livelli superiori al 12% in 5 anni.
L'obiettivo sarà raggiunto:
1. incentivando l'avvio di asili nido privati attraverso cofinanziamento di attività private di
investimento (acquisto di immobili e di materiali) e incentivi fiscali per l'assunzione di
insegnanti e di altro personale.
2. investendo risorse per l'avvio di nuovi asili nido pubblici nelle aree più disagiate della città
(area Nord ed Est).
3. riqualificando e ampliando l'offerta di asili nido già esistenti nell'area metropolitana.

Per gli altri ordini di scuola, il PD prevede:


- Incentivi, connessi ai risultati, agli insegnanti delle aree più disagiate. Si prevedono testi di
valutazione (effettuati da commissioni indipendenti ed esterne) da somministrare nelle scuole
elementari e nelle scuole medie. Gli insegnanti e le scuole migliori - nelle aree più disagiate -
saranno "premiati" con fondi sulla base dei risultati di merito raggiunti dagli studenti.
L'obiettivo è di ridurre i tassi di abbandono scolastico a livello della media nazionale già nei
primi due anni, e di portare il rendimento degli studenti a standard elevati (tenuto conto dei
criteri di valutazione internazionale) in 5 anni.
- Incentivi alle famiglie e agli studenti adolescenti, con assegni che siano erogati solo sulla
base di risultati di profitto. Sarà aumentato l'importo di borse di studio agli studenti che
frequentano corsi di formazione professionale e saranno previste integrazioni reddituali per le
loro famiglie. Tuttavia, l'erogazione delle borse e i redditi di supporto saranno condizionati al
superamento di esami di profitto da tenere a scadenze regolari. In tre anni si prevede di
raddoppiare la quota di studenti che raggiungono una qualificazione professionale.

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4. Napoli al femminile: più partecipazione delle donne alle forze di lavoro
Quantità e qualità dello sviluppo dipendono direttamente dal livello della partecipazione delle
donne alle forze di lavoro. Sia nel senso che oggi la principale risorsa impiegabile per accelerare il
ritmo di crescita della ricchezza è rappresentata dal grande numero di donne in età di lavoro che
sono talmente sfiduciate da non ricercare attivamente un lavoro regolare. Sia nel senso che il
lavoro fuori casa di un maggiore numero di donne fornisce un contributo determinante a
stabilizzare la famiglia - specie quella con bambini piccoli - in una situazione di maggiore
tranquillità, così favorendo la fuoriuscita di un gran numero di ragazze e ragazzi dal novero dei
potenziali "esclusi" di domani. L'innalzamento del numero di donne attive sul mercato del lavoro
regolare non può avvenire senza che le istituzioni (nazionali e locali) adottino un insieme
coordinato di politiche consapevolmente volte a creare uno "squilibrio" delle opportunità a favore
delle donne stesse. Il gap di opportunità che oggi penalizza le donne - malgrado mostrino
maggiore disponibilità all'impegno e conseguano migliori risultati scolastici dei coetanei maschi -
può essere superato solo attraverso politiche di dispari opportunità positive. Per questo, il PD -
oltre alle politiche per gli asili nido, di cui al punto n.3 di questo capitolo - si propone di agire
usando la leva fiscale, con lo scopo esplicito di ottenere due puntuali risultati: (a) a parità di
prestazione e di orario, il lavoro di una donna deve costare meno - all'impresa - di quello di un
lavoratore maschio; (b) pari tutti gli altri elementi della condizione di lavoro, sul reddito di una
donna deve esercitarsi una pressione fiscale diretta inferiore rispetto a quella che grava sul
lavoratore maschio. Questi due obiettivi debbono essere ottenuti attraverso meccanismi
automatici, escludendo qualsiasi discrezionalità dell'autorità politica nazionale o locale. E debbono
rivolgersi all'insieme delle donne lavoratrici, non solo a quelle a reddito più basso.
Si tratta di soluzioni che - nelle aree dell'obiettivo 1 - sono certamente compatibili con le regole
comunitarie. Esse hanno bisogno di scelte legislative nazionali (in parte già adottate dai governi di
centro-sinistra, e poi prontamente revocate da quelli di centro-destra), ma debbono costituire una
priorità nelle scelte allocative della Regione Campania e della Città Metropolitana di Napoli.

5. Napoli più sicura


La lotta senza quartiere e ambiguità alla camorra richiede scelte di fondo da parte del Governo e
del Parlamento. Più risorse, meglio impiegate; effettivo coordinamento delle diverse (troppe) forze
di polizia; più tecnologia per sostenere l'azione della magistratura e delle forze dell'ordine. Fino ad
oggi si è andati nella direzione opposta, così rischiando di ridurre le potenzialità del Patto Napoli
sicura – concluso tra il Governo Prodi e il Sindaco di Napoli – che va invece attuato e implementato.
Non è sufficiente chiedere un radicale cambiamento delle politiche nazionali. Occorre che le forze
politiche e sociali si impegnino in un'iniziativa politico-culturale intransigente, per asciugare
l'acqua dentro cui i criminali nuotano. Ed occorre che le istituzioni locali si rendano protagoniste di
specifiche azioni politico-amministrative. Queste le principali:

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a- sostegno e promozione delle associazioni anti racket e anti usura, con la costituzione di
specifici uffici, coordinati da un apposito assessorato della Città Metropolitana;
b- sistematica costituzione di parte civile dei Comuni nei processi per camorra, racket ed usura;
c- massimo impulso alle procedure per l'assegnazione dei beni confiscati, privilegiando il
mondo dell'associazionismo (ferme restando le necessarie modifiche alla normativa vigente,
che riserva ai Comuni solo i beni confiscati "scartati" dalla Prefettura perché ritenuti non
idonei);
d- stazione unica appaltante per le procedure di gara aventi un importo rilevante (superiore a €
250.000);
e- introduzione nei capitolati di appalto di clausole antiracket, che prevedano, ad esempio,
l'esclusione delle imprese che non denunciano i tentativi di estorsione;
f- definizione di intese e di accordi con le associazioni di categoria (costruttori, industriali,
commercianti, artigiani) e/o le forze dell'ordine per sviluppare strategie comuni di
sensibilizzazione e di azione contro la camorra, come ad esempio la previsione di un "tutor"
delle forze dell'ordine per ogni cantiere al quale riferirsi;
g- attraverso il coordinamento dell'Autorità di Governo metropolitano, sostituzione del
personale in divisa con impiegati civili per l'espletamento delle attività amministrative (es.
permessi di soggiorno, per i quali la competenza può essere direttamente trasferita ai
Comuni), così da ottenere un significativo aumento (20%) della presenza di addetti alla
pubblica sicurezza sul territorio;
h- grazie all'uso delle nuove tecnologie (banda larga), trasformazione delle stazioni di
metropolitana (si apriranno tutte entro il 2015) in presidi di sicurezza, dotando i cittadini di
strumenti per la richiesta di soccorso e di intervento.

6. Napoli Innovativa
Napoli Innovativa è un’idea del futuro prossimo della città.
L’area metropolitana più giovane d’Europa (quella napoletana) non può rinviare la sfida della
valorizzazione del suo capitale umano come leva della crescita. E’ questa sfida che può agevolare
la trasformazione complessiva del nostro modello produttivo: da un’economia basata
principalmente sui settori tradizionali, ad una basata sullo sviluppo di filiere ad alta tecnologia e
sull’innovazione dei sistemi produttivi tradizionali attraverso il ricorso massiccio all’ICT.
Napoli Innovativa è, dunque, una città metropolitana che fa della conoscenza la più grande leva del
proprio sviluppo. Una scommessa in cui Napoli non parte svantaggiata: tutt’altro! I dati descrivono
un territorio fortemente dinamico e già in piena fase di riconversione produttiva: Università, centri
di competenza, laboratori misti nazionali, Distretti Tecnologici, i cluster delle imprese dell’ICT
(Napoli è la quinta provincia d’Italia per presenza di imprese ad alta tecnologia), dell’aerospazio
(con le cinque grandi aziende leader nazionali tutte presenti nella regione), dell’automotive, del
biotecnologico. Un nuovo, decisivo impulso può e deve venire dalla scelta di dare immediatamente
vita al Politecnico di Napoli.

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Per fare in modo che questo processo si intensifichi e giunga a compimento, è urgente realizzare
politiche industriali e della conoscenza coerenti. Attraverso interventi di regolazione
nazionalmente realizzati, che si inseriscano nel solco delle priorità e delle opportunità previste in
sede comunitaria dalla riforma dei Fondi strutturali e dalla politica a favore della ricerca. E
integrando tali interventi con misure di carattere regionale o interregionale a sostegno delle
specifiche esigenze del territorio. Napoli e la Campania hanno oggi a disposizione 23 miliardi di
euro di Fondi Comunitari da utilizzare entro il 2013, cui si aggiunge la dotazione importante dei
fondi per la ricerca messi a disposizione dal 7° Programma Quadro. Napoli Innovativa si costruisce
a partire dalla concentrazione di queste enormi risorse su poche puntuali progettualità.

7. Accorpare le società pubbliche:


Amministratore unico, al posto dei Consigli di Amministrazione
Il Comune di Napoli ha 22 società ed Enti partecipati. La Provincia 40.
Ci impegniamo a razionalizzare il sistema delle società e degli enti partecipati dalla Città
metropolitana di Napoli: entro cinque anni le società e gli enti partecipati si ridurranno a 20.
Tale processo verrà conseguito attraverso vendite di partecipazioni, fusioni ed aggregazioni,
scioglimenti e liquidazioni al fine di ridurre di circa il 50% gli enti partecipati, con notevole
risparmio di risorse economiche e finanziarie, nonché di riduzione del costo del personale.
Queste venti società, saranno guidate esclusivamente da amministratori unici e non più da
pletorici consigli di amministrazione. L'Amministratore unico, nominato sotto l'esclusiva
responsabilità del Presidente della Città Metropolitana, previa pubblica audizione di fronte ad
un'apposita Commissione, potrà essere confermato nella carica solo se avrà raggiunto gli obiettivi
finanziari, economici e di sviluppo che la Città Metropolitana di Napoli avrà preventivamente
determinato.

8. Terremoto e Vesuvio: ridurre il rischio


In provincia di Napoli l'edilizia costruita prima degli anni '80, pari all'86% del patrimonio edilizio
totale, non è realizzata nel rispetto della normativa antisismica.
Nell'area vesuviana è possibile un'eruzione pliniana come quella pompeiana, un evento esplosivo
che potrebbe avere esiti devastanti in uno dei luoghi più densi del pianeta. L'emergenza
coinvolgerà nella zona rossa 600 mila abitanti e 18 comuni per circa 200Kmq, nella zona gialla più
di 100 mila persone e 96 comuni per circa 1.100 Kmq, nella zona blu (inondazioni) quasi 200 mila
abitanti e 14 comuni.
Se non è possibile eliminare l'evento dannoso, è possibile ridurre il danno abbassando la
vulnerabilità e l'esposizione. Nel breve periodo è necessario effettuare un'azione di controllo, di
analisi, di verifica. Nel medio periodo è necessario rendere sicure le case, le vie di esodo e gli
edifici strategici. Nel lungo periodo è opportuno allontanare parte della popolazione dalle aree a
maggior rischio.

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Di seguito le politiche necessarie:
1. favorire la creazione di elenchi per edifici ed infrastrutture di interesse strategico durante (e
dopo) un sisma, pianificare interventi di adeguamento;
2. Incentivare i comuni (attingendo a fondi europei) ad effettuare la rottamazione (sostituzione)
degli edifici non antisismici;
3. Incentivare i condomini (con finanziamento legati agli interventi) ad effettuare verifiche e
adeguamenti antisismici, con incentivazioni automatiche simili a quelle oggi in vigore (55%)
per il risparmio energetico;
4. Aiutare i comuni a pianificare azioni per contrastare frane e alluvioni.

In particolare, per il Vesuvio, nel quadro del Piano Strategico Operativo finalizzato alla messa in
scurezza dei 18 comuni della zona rossa, si dovrà dare slancio politiche e azioni mirate, tra cui:
1. Mettere in sicurezza il territorio riducendo i pesi abitativi e innalzando la qualità insediativa e
ambientale;
2. Adeguare il reticolo delle vie di fuga razionalizzando il sistema infrastrutturale;
3. Valorizzare le propensioni economico-territoriali incentivando processi di sviluppo locale;
4. Incentivare la decompressione insediativa consensuale delle aree a maggior rischio mediante
politiche, finanziamenti e delocalizzazione di attività produttive;
5. Effettuare nuove campagne informative per popolazione, implementare la formazione degli
operatori;
6. Aiutare (finanziare) i comuni in zona di rischio ad aggiornare i piani intercomunali di
emergenza in accordo con quanto previsto dalla strategia del piano nazionale.

4. I quadranti dello sviluppo:


le regole del pubblico, i capitali dei privati
Ai fini di una buona pianificazione dello sviluppo urbano, il pubblico definisce le regole in modo
condiviso e trasparente; garantisce la qualità della progettazione e l'equità della distribuzione dei
benefici che ogni progetto porta in sé. I privati, i soggetti economici e sociali, secondo le leggi di
un mercato libero, realizzano il piano, inteso come grande progetto pubblico.
A Napoli, negli ultimi 15 anni, è stata ripristinata una normale gestione urbanistica, condizione per
affrontare le sfide dello sviluppo nella contemporaneità. Il problema di Napoli oggi non è la
mancanza di pianificazione, ma l'assenza di una politica attuativa capace di elevare la qualità dei
progetti, e di trasformarli in sviluppo per la città ed i suoi abitanti, attraverso procedure
trasparenti, certezza di risorse e di tempi.

Ovest
L'area di Bagnoli, oltre al Parco Urbano (in via di realizzazione) alle pendici della collina di
Posillipo, è destinata dal Prg all'insediamento di un quartiere integrato con residenza, attrezzature

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e terziario, che le stazioni della nuova metropolitana collegano con il centro città, con Pozzuoli e
l'area metropolitana; interventi che consentono di risanare i densi e degradati quartieri di edilizia
residenziale pubblica (e in parte di speculazione) esistenti a Cavalleggeri Aosta. È un progetto che
potrà essere rilanciato sfruttando strutturalmente l'abbrivio del "grande evento" Forum delle
Culture 2013, con le risorse finanziarie che esso attrarrà. Il complessivo progetto di Bagnoli e della
Città occidentale ha posto le premesse di una trasformazione profonda, inattuabile senza una
strutturale compartecipazione del capitale privato. È necessario avviare una fase "strategica" di
implementazione del piano che - sulla base dei principi statuiti e condivisi (sostenibilità e
recupero ambientale, recupero della memoria della fabbrica, interconnessione con reti su ferro) -
sia basata sulla valutazione di fattibilità degli interventi e ne promuova l'attuazione con
l'intervento dei privati, anche operando puntuali e opportune modifiche al piano attuativo su temi
critici e ad oggi irrisolti. Bagnoli, con il suo grande parco e le prospettive di riqualificazione
funzionale e ambientale, è l’anello di congiunzione tra il capoluogo e il quadrante metropolitano
occidentale verso Pozzuoli, Quarto e l’area Flegrea; area dalle grandi potenzialità che possono
essere messe in atto con la valorizzazione delle risorse storico-ambientali e turistico-balneari e
con l’opportunità costituita dal Parco dei Campi Flegrei e dalla presenza degli straordinari
giacimenti archeologici esistenti. Un ambito che si estende verso il Giuglianese e verso i confini
della Provincia di Caserta, dove è strategico incentivare le attività produttive e i servizi innovativi
per realizzare, nell’area Asi esistente, il rafforzamento di una connessione reticolare tra le imprese
innovative attraverso la creazione un polo produttivo di alta qualificazione. Il territorio occidentale
necessita di interventi di ristrutturazione radicale dell’ambiente (risanamento dei siti inquinati sul
litorale domitio, etc.) e del contesto urbano preda di insediamenti pulviscolari e dispersi, per
migliorare l’abitabilità del territorio.

EST
L'area Orientale, da Ponticelli fino all'Ambito 13, l'area dei depositi di carburanti Kwait (il cui
preliminare è stato da poco approvato nel "pacchetto urbanistico Iervolino"), con la Manifattura
Tabacchi e le aree di ampliamento del Centro direzionale, il possibile distretto logistico nella zona
retro-portuale per la gestione delle merci nel bacino Euromediterraneo, il Polo Hi Tech, è oggi un
mosaico di iniziative e di "aree malleabili", debolmente tenute insieme da una strategia
complessiva di intervento. La Città metropolitana deve dotarsi di un progetto che leghi le molte
iniziative in corso, in uno scenario coerente di sviluppo. Un progetto da attuare con un processo
d'interazione tra istituzioni e imprese, per la costruzione di partenariati e sostegno dei costi e
degli oneri gestionali della grande trasformazione territoriale. Compito cui deve assolvere
l'apposita Società di Trasformazione Urbana, da costituire immediatamente.
La riqualificazione dell’area Orientale di Napoli si collega con il Parco del Vesuvio, caposaldo nella
geografia dei valori eco-ambientali regionali, in cui è possibile incrementare ed integrare i servizi
urbani superiori e turistici legati ai giacimenti culturali dell’area costiera vesuviana e del Miglio
d’Oro e alle straordinarie risorse paesistiche e ambientali della Penisola Sorrentina. Integrare le
relazioni dei sistemi urbani nell’area vesuviana e rafforzare la componente produttiva-
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manifatturiera dell’area di San Giuseppe Vesuviano sono azioni mirate al sostegno delle vocazioni
produttive di un territorio caratterizzato da eccellenze culturali e artistiche. Questa è un’autentica
prospettiva sostenibile in uno scenario di mitigazione del rischio vulcanico.

Centri Storici
L’area metropolitana di Napoli è costituita dalla stratificazione di molti centri storici, dapprima
casali nell’agro campano, poi insediamenti ricchi di storia e di valori. Il Centro Storico di Napoli,
nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco, è una straordinaria parte di città stratificata, la cui
rivitalizzazione passa per un sistema integrato di interventi che non possono essere limitati alla
polverizzazione di azioni puntuali, seppure spesso indispensabili come nel caso dei restauri di
capisaldi del patrimonio urbano. Il Piano va attuato mediante il coinvolgimento di molteplici
soggetti e risorse, per esaltare il ruolo che il Centro Storico gioca nel complessivo sistema
metropolitano di Napoli, come polo attrattivo (legato al turismo e al giacimento di patrimonio
storico e culturale) e funzionale (Università, centri di ricerca, poli della produzione culturale) del
territorio campano. Nel Centro Storico di Napoli - in particolare nell'area del tracciato greco
romano - è necessario un quadro che articoli interventi intensivi (la trasformazione di parti
strategiche come l'area dell'Acropoli e dei Policlinici verso Piazza Cavour) ed interventi estensivi
(aumento della sicurezza urbana nell'area delle mura; restauro edilizio degli edifici e delle singole
unità immobiliari attraverso l'uso massiccio della leva fiscale, impiegando risorse pubbliche "locali"
per accrescere l'entità delle detrazioni automatiche in vigore attualmente, dal 36% per le
ristrutturazioni edilizie fino al 55% per il risparmio energetico) finalizzati alla riqualificazione
abitativa, degli usi, delle funzioni. Queste strategie di recupero vanno estese all’intero territorio
metropolitano, rafforzando il concetto di policentrismo, vera prospettiva di innovazione per l’area
provinciale, e vanno attuate mediante il coinvolgimento di molteplici soggetti e risorse pubbliche e
private, per esaltare il ruolo strutturante che i Centri Storici giocano nel complessivo sistema
metropolitano.

Nord
L'area Nord della conurbazione, verso la provincia di Caserta, è sede delle funzioni industriali e
produttive, di nodi della logistica, dei grandi fasci infrastrutturali. In prospettiva è necessario
incrementare i servizi pubblici e privati di livello superiore per tutti comuni dell’area nord e
realizzare i servizi di supporto alla stazione dell’Alta Velocità di Afragola; valorizzare le attività
produttive e di ricerca nel triangolo Pomigliano-Acerra-Casalnuovo attraverso la messa in rete dei
servizi; nel quadrante nord-est, cioè nel Nolano-Baianese, incrementare i servizi urbani di livello
sovra-comunale, realizzare le integrazioni funzionali del Cis, delle aree Asi e dell’interporto con il
sistema insediativo locale.
L'area Nord di Napoli, forse l'ambito urbano più sofferente e marginale della città, con i suoi
quartieri di edilizia pubblica tra degrado sociale e criminalità organizzata, presenta notevoli
potenzialità d'intervento: la riqualificazione delle "aree di riequilibrio ambientale e
paesaggistico" (le aree verdi residue e interstiziali, le parti di campagna urbana nel denso abitato,
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le cave di tufo e le riserve di naturalità oggi ricomprese nel "Parco delle colline"), il riuso delle aree
dismesse, spesso in posizione strategica (sedime della ferrovia dismessa dell'Alifana nella zona tra
Corso Secondigliano e Via Milano, fabbrica ex Peroni, area delle Caserme, etc), ed in particolare il
rafforzamento della rete del trasporto pubblico che riporta questa intera zona nel reticolo
interconnesso della conurbazione metropolitana e favorisce la costruzione di nuove centralità, di
aree con funzioni miste ed integrate che hanno la potenzialità di riequilibrare la prevalenza della
funzione abitativa di questo quadrante, con la sua stratificazione di quartieri di residenza
pubblica.

5. Napoli capitale industriale del Sud


Tra Campania, Puglia e Basilicata, oggi rafforzate dall' "effetto metropolitano" nato dal
collegamento AV/AC con Roma e (nel prossimo futuro) con Bari, si distribuiscono con buona
continuità strutture, attività e vocazioni produttive/industriali - dal settore dell'automobile a
quello ferroviario, dall'industria aeronautica a quella agroalimentare, fino alla cantieristica - che
possono essere integrate attraverso le attività tipiche della grande metropoli (università, pubblica
amministrazione di qualità, finanza) e costituire a loro volta lo scheletro vertebrante del tessuto
delle piccole imprese e dell'artigianato. Lungi dall'alimentare il latente conflitto tra "piccolo" e
"grande", l'attività di governo deve esplicitamente proporsi di saldarne le potenzialità e
minimizzarne le debolezze, attraverso politiche che offrano all'uno e all'altro certezza di obiettivi e
continuità di strumenti: piani condivisi e progetti realizzati da attori privati, con un controllo a
posteriori, molto severo, delle pubbliche amministrazioni.
Tutto il sistema degli incentivi - nazionali, regionali e comunali - va organizzato secondo un
approccio "orizzontale" (basta con la Politica che pretende di scegliere il settore da far crescere e
quello da lasciar deperire) e attraverso il ricorso agli automatismi: il pubblico definisce i
comportamenti e le scelte che intende incentivare (assunzioni aggiuntive a tempo indeterminato;
investimenti in ricerca; investimenti per il risparmio energetico) in piena responsabilità e
trasparenza; l'imprenditore che compie quelle scelte, non deve chiedere nulla a nessuno: col
credito d'imposta, trattiene le risorse fino all'entità dell'incentivo. La Politica migliora, perché
progetta, non intermedia e non gestisce. La Pubblica Amministrazione migliora, perché controlla
ex post e non ex ante. L'impresa può contare su un quadro di regole certe e stabili nel tempo. Si
può così alimentare la fiducia degli operatori piccoli e piccolissimi. E questa fiducia è a sua volta la
base logica delle "zone franche": uno strumento che affida ai protagonisti locali risorse
significative, utili per rigenerare il tessuto urbano in cui operano.
Il rapporto tra Pubbliche Amministrazioni e imprese deve riorganizzarsi attraverso la creazione di
un sistema di Agenzie per l'impresa. I professionisti e le Associazioni d'impresa potranno dar vita,
in un logica privatistica, ad Agenzie di servizio all'impresa - certificate per qualità dalla Autorità di
Governo metropolitano - che operano per consentire all'imprenditore di agire sempre in
autocertificazione, per tutte le concessioni/autorizzazioni richieste alle Pubbliche Amministrazioni.

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Il conseguimento di questo insieme di obiettivi è favorito dal rilancio della piena concertazione con
le forze sociali. Se nazionalmente assistiamo ad un tentativo palese del Governo di operare una
nuova frattura sociale tra Impresa e Sindacato, nella nostra provincia il Partito Democratico deve
rendersi promotore di un’azione amministrativa che punti al rilancio di una nuova concertazione
che non sia il mero fine di un controllo dei conflitti sociali, ma lo strumento principe attraverso il
quale tutti protagonisti della vita sociale ed economica del nostro territorio diventano protagonisti
della definizione delle priorità industriali. Intorno ad esse vanno caratterizzate la qualità della
spesa pubblica e comunitaria, rispondenti ad una “vision” che si ponga l’idea di disegnare la
vocazione della città del futuro e non limitandosi a governare l’esistente.

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