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3/2013
PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,75 EURO • QUELLO CHE DATE IN PIù è IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE
QUALSIASI RICHIESTA AL DI Là DELL’OFFERTA LIBERA NON è AUTORIZZATA
mARZO CON: mARCO ALEmANNO, ERNESTO ASSANTE, DENTE, mARCO GUIDI,
mARTA SUI TUBI, PIERFRANCESCO PACODA, mICHELE POmPEI,
TRE ALLEGRI RAGAZZI mORTI, LO STATO SOCIALE
Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora
3
13
Piazza Grande
Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora
“TeNDeRe uN gIoRNALe è megLIo Che TeNDeRe uNA mANo”
COMITATO EDITORIALE Jacopo Fiorentino, mauro Sarti
DIRETTORE EDITORIALE Leonardo Tancredi
direttore resPonsaBile Bruno Pizzica
stamPa Industrie grafche galeati
Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n°6474
redazione
Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 342328, fax 051 3370669
www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it
CaPoredattore Laura Pasotti
Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it)
ProGetto GrafiCo Fabio Bolognini
distriBuzione
Redazione Piazza grande
in redazione
eva Brugnettini, erika Casali, Alice Facchini, Francesca mezzadri,
Salvatore Pio, mauro Sarti, Igor Sartoni, Donato ungaro.
Hanno CollaBorato a questo numero
ernesto Assante, Claudio Cannistrà, giorgia gruppioni, marco guidi,
gruppo fotografco Bandiera gialla, Roberto morgantini, gianluca
morozzi, Pierfrancesco Pacoda, michele Pompei, Simonluca Renda,
Carmine Roccia, Paola Sapori, Davide Sorci, marco Tarozzi.
gerenza
In copertIna
L
A PAuRA, ADeSSo, è Che TuTTo RIPARTA DACCAPo. ANChe queL geSTo uN Po’ meCCANICo Che
ho FATTo L’ALTRo gIoRNo NeL LASCIARe uNA moNeTA NeLLA mANI DI uN gIoVANe uomo, PRe-
SumIBILmeNTe Rom, Che ChIeDeVA L’eLemoSINA AL SemAFoRo, L’ho SeNTITo PIù PeSANTe.
LeNTo. FATICoSo. CI SIAmo guARDATI NegLI oCChI, PeR uN ATTImo, LuI e Io, eD è Come CI FoSSImo
PARLATI. è ChIARo A TuTTI e Due Che quALCoSA è CAmBIATo, Che queL CoRPo SeNzA VITA SuL SeL-
CIATo DeLLA BoLogNINA PeSA Come uN mACIgNo SuLLe NoSTRe VITe. LA mIA, e LA SuA. e Che TuTTI
gLI SFoRzI FATTI IN queSTI ANNI PeR CeRCARe STRADe D’INCLuSIoNe PeR LA PoPoLAzIoNe “NomA-
De” (e Che TANTe VoLTe NomADe NoN è) Che VIVe IN queSTA CITTà, SARANNo DI NuoVo IN SALITA.
LA CRoNACA CITTADINA è gIà BeNe INFoRmATA: LA FAmIgLIA hALILoVIC, DI oRIgINe BoSNIACA, moLTo
NumeRoSA IN TuTTe Le Sue RAmIFICAzIoNI, è BeN NoTA A BoLogNA ALLe FoRze DeLL’oRDINe, VIVe
SoTTo Le Due ToRRI DA ALmeNo VeNT’ANNI, e DA SemPRe I SuoI ComPoNeNTI SI ARRANgIANo CoN
eSPeDIeNTI DoVe IL FuRTo, TALVoLTA LA RAPINA, FANNo PARTe CoN CeRTezzA DeL LoRo STILe DI VITA.
uN’ImmIgRAzIoNe, LA LoRo, Che RISALe A moLTI ANNI FA e Che hA PoCo A Che FARe CoN PRoFughI e
ImmIgRATI DAL NoRDAFRICA, BADANTI, IRRegoLARI, e NemmeNo CoN gLI STeSSI Rom oRmAI STANzIALI
Che VIVoNo IN PACe ALLe PoRTe DeLLA CITTà. VITe DIVeRSe, SToRIe DIVeRSe. ImmIgRAzIoNI DIVeRSe,
DoVe è ImPoRTANTe NoN geNeRALIzzARe. SoNIC hALILoVIC, NATo A BoLogNA, hA ReSPIRATo queSTA
ARIA SIN DA PICCoLo, meNTRe IN queSTI ANNI hA gIà AVuTo IL TemPo DI SoggIoRNARe – SemPRe PeR
ReATI CoNTRo IL PATRImoNIo – ANChe NeL CARCeRe mINoRILe DeL PRATeLLo. SoNIC, L’ASSASSINo DI 19
ANNI. SoNIC, LA SCheggIA ImPAzzITA DeLLA FAmIgLIA. SoNIC, IL TRADIToRe, Se ANChe IL PADRe – CoSì
hA RACCoNTATo LA PoLIzIA – PRImA Che IL RAgAzzo SI CoSTITuISSe e meNTRe eRA gIà SoTTo oSSeR-
VAzIoNe DA PARTe DegLI INVeSTIgAToRI – AVReBBe DeTTo: “gLI ho INSegNATo A RuBARe, NoN A uCCI-
DeRe”. e SoNIC, INVeCe, hA uCCISo: quINTo oRSI, 72 ANNI, meCCANICo, è moRTo SChIACCIATo DAVAN-
TI ALLA SuA oFFICINA DALLA FIAT PuNTo Che IL RAgAzzA STAVA goFFAmeNTe CeRCANDo DI RuBARe.
SoNIC, uN BeL Nome. e ChISSà Come SI ChIAmAVA queL gIoVANe AL SemAFoRo Che mI hA
SFIoRATo LA mANo L’ALTRo gIoRNo. IBRAhIm? oPPuRe IVAN? e SuA mogLIe, uNA gIoVA-
NISSImA Rom Che STAVA uN Po’ PIù IN DISPARTe SuL mARCIAPIeDe meNTRe ASPeTTAVA Che
SCATTASSe DI NuoVo IL RoSSo PeR RImeTTeRSI AL LAVoRo, Che Nome AVRà? ToRNeRà IL Tem-
Po PeR RIComINCIARe. PeR PRogeTTARe e LAVoRARe DI NuoVo INSIeme, NomADI BoSNIA-
CI, Rom, RomeNI, e “gAgI”, Come DICoNo LoRo. INSIeme, Su PeRCoRSI D’INCLuSIoNe e RISPeT-
To ReCIPRoCo. SI RIPARTe DACCAPo, CeRTo. mA SI RIPARTe ComuNque. NoN C’è ALTRA STRADA.
(redazione@piazzagrande.it)
editoriale/
La strada maestra
p mAuRo SARTI
la fotografa di lu-
cio dalla in coperti-
na è tratta dal flm
“little rita nel west”
di ferdinando Bal-
di (1967). il copyright
dell’immagine è an-
gelo novi/Cineteca di
Bologna.
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aBBonati
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11/2012
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Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora
OBIETTIVO
BOLOGNA
12/12-01/13
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2/2013
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Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora
una versione digitale di Piazza grande è
in costruzione. Stiamo lavorando in questi
giorni a un’applicazione per iPad, tablet e
smartphone del numero di marzo. Parlare di
musica, di produzioni artistiche e culturali
ci ha dato la spinta per sperimentare
un’uscita arricchita di contenuti multimediali.
Sarà appunto una sperimentazione che
riguarderà per il momento solo un numero e si potrà scaricare gratuitamente. Tra
i contenuti ci saranno video musicali, audio delle interviste realizzate per questo
speciale e video-interviste realizzate dal Laboratorio di giornalismo sociale. Tra
queste anche quella con Pif che parla di giornalsimo e del suo impegno contro la
mafa. Nelle prossime settimane attraverso il sito e la pagina Facebook daremo
maggiori informazioni sulla data dell’uscita digitale e sulle modalità di download.
Piazza Grande in strada e nel web
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N
o, non è proprio nostalgia. Sì,
la malinconia è rimasta, anno-
data alla gola in un groviglio
armonioso di note e parole che sanno di
poesia e Bologna. ma che Lucio non ci
sia più, stento ancora a crederlo, proprio
non ci riesco, non ci riesce la città che
ha partorito il genio, l’artista, l’uomo.
A distanza di un anno dalla sua scom-
parsa, ripercorro lentamente la mia sto-
ria, con i passi di chi non ha fretta, di
chi negli anni ha imparato a dosare il
tempo e le emozioni. Ne rileggo alcune
pagine, forse le più esaltanti, perché co-
lorate dalle irripetibili tonalità della gio-
ventù, capitoli che narrano di innumere-
voli e consapevoli lotte, combattute con
le armi del sogno, quando i sogni si tra-
vestivano da utopia.
Riassaporo l’aria diversa che alitavano i
portici: ossigeno alimentato dalle sma-
nie dei tanti movimenti che arricchivano
la partecipazione, il confronto, la crea-
tività, la gioia di vivere ma soprattutto
la felicità di un verbo ormai in disu-
so, che si chiama “stare”. Lo “stare” era
Se
ne parlava già a dicembre poi,
a Sanremo 2013, il direttore di
Raiuno, giancarlo Leone, lo ha annun-
ciato. Tra pochi giorni l’Italia si riuni-
rà per ricordare il grande Lucio Dalla,
scomparso il primo marzo dell’anno
scorso, con un evento che sembra quasi
il “prolungamento” del 63° festival del-
la canzone italiana. Il 4 marzo, data del
suo compleanno (che quest’anno sareb-
be stato il settantesimo) rimasta indele-
bile nella mente di tutti per la canzone
del cantautore bolognese, ci sarà il con-
certo-tributo in suo onore. Si svolgerà in
piazza maggiore, nella sua città, quel-
la Bologna che lo ricorda sempre con
grande affetto. Si chiamerà “4 marzo”,
sarà gratuito e verrà trasmesso in diret-
ta, a partire dalle 21, su Raiuno. Il con-
certo inizierà alle 21.10 e fnirà attorno
a mezzanotte e quaranta, quasi quattro
ore in cui sul palco si alterneranno tanti
amici, oltre che artisti, che renderanno
omaggio all’autore della indimenticabi-
le piazza grande. L’evento è prodotto da
Ballandi entertainmet, la società di Bibi
Ballandi con il quale Lucio Dalla ha col-
laborato per tutta la sua carriera, e F&P
group, azienda costituita da Warner
music Italy e Ferdinando Salzano che si
occupa di varie attività tra cui l’organiz-
zazione di concerti ed eventi di alcuni
tra i più famosi cantanti italiani.
Tra i partecipanti ci sarà sicuramente
gianni morandi, grande amico del can-
tautore a cui verosimilmente verrà la-
sciata anche la conduzione dell’evento.
Insieme a lui ci saranno altri amici come
Ron, Luca Carboni, gli Stadio, e altri ar-
tisti che vogliono rendere omaggio a un
grande della musica italiana come, qua-
si sicuramente, Pino Daniele, Fiorella
mannoia, Renato zero, zucchero, Pierda-
vide Carone, i Negramaro, gianna Nan-
nini.
Dell’eventuale partecipazione di Fran-
cesco De gregori, mentre andiamo in
stampa con il giornale, non si sa anco-
ra nulla, il compagno di viaggio nel tour
Banana republic non venne ai funerali
di Dalla, anche per questo bisognerà at-
tendere l’ultimo momento per avere la
certezza della sua presenza. In rete si
vocifera anche una possibile partecipa-
f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f
4.3.13. In piazza Maggiore per ricordare un amico
zione di Luciano Ligabue e Claudio Ba-
glioni (viste anche le loro collaborazioni
artistiche con F&P group), si vedrà se
sarà vero oppure no. Proprio su Internet,
in particolare sui social network, inizia-
no a comparire iniziative per riunire tut-
ti quelli che vogliono essere in piazza ad
ascoltare i grandi successi del cantante:
su Facebook è nato il gruppo “4 marzo
2013 concerto degli amici di Lucio Dalla
gratis in piazza maggiore” e su Twitter il
tag-argomento #4marzo.
L’evento non sarà la celebrazione di una
morte ma il festeggiamento di un com-
pleanno, il compleanno di uno dei più
grandi artisti della storia della musica
italiana.
(redazione@piazzagrande.it)
I big della canzone italiana a Bologna il 4 marzo per un mega concerto
p DAVIDe SoRCI
lucio che verrà
l’antesignano del fare, del cambiare, del
rivoluzionare, dell’amore. In tutta que-
sta solitaria lettura è per me inevitabi-
le non rievocare certe canzoni, le sue,
quelle di Lucio, come colonna sonora di
una vita, investita tutta per mantenere
inalterato il valore dello stare. Lucio era
un amico che in modo naturale, sponta-
neo, come tutta la sua arte, sapeva stare
ovunque: su un palco immerso in un
mare di gente o in via Pescherie Vecchie
a parlare del tempo con un ambulante;
sul più prestigioso teatro di New York o
in piazza maggiore a battere le mani a
uno dei tanti artisti di strada. ma Lucio
sapeva stare soprattutto con gli “ultimi”,
con quelli che non hanno “santi che pa-
gano il loro pranzo”, con quelle anime
senza fortuna che hanno riempito tanti
versi delle sue canzoni. Che la mia vita
un giorno avesse scelto di incrociare
quella di Dalla, fu deciso dallo stare. Le
sue canzoni raccontano le vicissitudini
della vita, stati d’animo, il passato di un
mondo che non c’è più, il futuro o for-
se la Futura, ma raccontano molto bene,
p RoBeRTo moRgANTINI
descrivendone i
contorni, l’uomo
immenso che Lucio
è stato. Le sue doti
musicali a volte na-
scondevano la sua
straordinaria uma-
nità, ma era solo
un nascondiglio
dell’umiltà: carat-
teristica quest’ulti-
ma che solo lui ha
saputo custodire
fno alla fne. Lucio non è andato mai
via dalla nostra città, dal nostro Paese,
dal panorama della musica mondiale.
Le sue tracce sono indelebili nelle orec-
chie e negli occhi di tutti quelli che lo
hanno amato, ma hanno – senza dub-
bio - lasciato una luce diversa negli oc-
chi dei tanti senza fssa dimora che han-
no avuto negli anni la fortuna, per una
sera, di alzare il calice colmo di vino e
brindare all’anno che verrà, in sua com-
pagnia, nella speranza che prima o poi
«ogni Cristo scenderà dalla croce» e nel
mondo non si racconteranno più ingiu-
stizie. Con Lucio ho trascorso momenti
indimenticabili, di quelli che riempiono
il sangue di gioia, tutti all’insegna dello
stare assieme, agli altri, i suoi, quelli che
riempivano - e continuano a farlo - la
piazza di notte come stelle senza nomi,
come se il cielo per un attimo fosse sce-
so a dargli ragione.
Non immagino proprio dove possa esse-
re Lucio in questo momento, ma so per
certo che continuerà a stare con noi.
(redazione@piazzagrande.it)
p RoBeRTo moRgANTINI
Le sue tracce sono indelebili nelle orecchie e negli
occhi dei tanti senza dimora che hanno avuto la
fortuna di brindare in sua compagnia
q|
sotto, ombra che ritrae lucio dalla
che suona sul muro esterno della sua
casa in piazza de’ Celestini
012345678910111213141516
è
passato un anno, ma il tempo, in questo caso, non conta. No, perché Lucio Dal-
la, scomparso un anno fa, è ancora tra noi. Non solo perchè è diffcile pensare
alla scomparsa di Dalla, ogni volta che ci si ferma a ragionare sembra incredibi-
le che non sia più qui. ma anche e soprattutto perché la sua musica è ancora, e
sarà per sempre, con noi. Scrivo queste righe e mi rendo conto di essere nell’ovvio e che
è diffcilissimo non sembrare retorici. Diffcile non fare il classico santino, “il più bravo”,
“una grande perdita”. Lo si scrive sempre di chi muore. e invece, accidenti, Lucio Dalla
era davvero brano e la sua è stata davvero una grande perdita. Perché Dalla è stato uno
dei più grandi autori della canzone italiana e le sue canzoni sono dentro di noi, sono
parte di noi. Perché la sua storia di artista è stata maiuscola, innovativa, straordinaria,
perché quello che ha scritto non subirà le ingiurie del tempo e resterà con noi ancora a
lungo. Retorica? Forse, ma tanto vale essere retorici, celebrando la straordinaria vita di
un artista che ha saputo interpretare sentimenti collettivi e personali in maniera davvero
unica, un autore che ha scritto alcune delle più belle canzoni della nostra musica popo-
lare, un interprete che ha cantato con divertente originalità melodie spesso avventuro-
se, molto più spesso perfette. Insomma, non c’è bisogno di essere stati dei fan di Lucio
Dalla per piangerne oggi la scomparsa, perché ognuno di noi porta nel cuore qualche
sua canzone e lo farà, lo faremo, ancora a lungo. Lucio Dalla era un artista. Si, defnirlo
semplicemente “cantautore” sarebbe poco, troppo poco per lui. eppure “cantautore” lo
è stato, eccome. Dagli anni Sessanta a oggi Dalla è forse stato l’unico cantautore ad aver
mantenuto intatti il successo e la popolarità, attraversando mode e modi, riuscendo a
raccontare se stesso e l’Italia man mano che cambiava. “Cantautore” lo è stato proprio
perché ha contribuito in maniera determinante a defnire i confni della “canzone d’au-
tore”, a distanziarla dalla canzonetta pura e semplice, senza dimenticare il divertimento,
lo sberleffo, il gusto semplice della canzone popolare. Sarebbe facilissimo elencare qui
le sue canzoni “importanti”, quelle che hanno trovato un posto nella storia della musica
italiana e che la gente, oggi come ieri, come domani, conosce a memoria e canta volen-
tieri, perché fanno parte della cultura popolare del nostro Paese. Vivacissimo e intelligen-
te, creativo, singolare, autonomo, indipendente, Dalla è stato uno di quelli che, con un
allegro scossone, ha rinnovato la nostra musica, facendola diventare quella che è oggi.
ma oggi, Lucio Dalla cos’era? Dalla era uno straordinario artista multimediale, un perso-
naggio che spaziava, senza tetto né legge, tra la televisione, la musica, la letteratura, la
poesia, le nuove tecnologie, la produzione discografca, la videoarte. No, non era il suc-
cesso il suo problema oggi, ma il non annoiarsi, il non restare fermo, mai. ecco allora che
la canzone era diventata una parte e non il tutto, e Dalla si era mosso rapidamente nel
percorrere le strade dell’arte in completa libertà, senza badare a critiche e complimen-
ti, sorprendendo sempre tutti. Artista, insomma, capace di comprendere i cambiamenti
della musica, dell’industria, del suo mondo, e di non piangere sul latte versato, immagi-
nando invece cosa poter fare domani, o anche dopo, guardando costantemente avanti.
ma anche se non avesse fatto tutto questo, anche se avesse soltanto scritto le canzoni che
ha scritto, meriterebbe un posto di assoluta rilevanza nella storia della cultura del nostro
Paese. Perché attraverso le sue canzoni, ha colpito il nostro cuore, la nostra immaginazio-
ne, la nostra vita. Si, la vita, quella di tutti i giorni, quella che lui ha accompagnato con
le sue melodie. ognuno di noi, di tutti noi, sia che amasse o meno la musica di Lucio
Dalla, ha una canzone scritta da lui legata a qualche momento della vita. ognuno di noi
ne ricorda alcune a memoria. molti le hanno conservate in un piccolo angolo del cuore,
dove resteranno ancora per molto, conservate con cura e con amore. Canzoni che non
moriranno mai, perché parlano di noi, dei nostri sentimenti, della nostra storia, di vicen-
de piccole e grandi, personali e collettive, canzoni che tutti continueranno a cantare.
*giornalista e critico musicale di La repubblica f
ancora
Le sue canzoni sono dentro di noi, sono parte di noi. La sua storia artistica è stata ma-
iuscola, innovativa, straordinaria perché quello che ha scritto non subirà le ingiurie del
tempo e resterà con noi ancora a lungo
p eRNeSTo ASSANTe*
lucio
canta
q|
sotto, lucio dalla nel flm little rita nel west (copyright an-
gelonovi/Cineteca), insieme a Gianni morandi e a nilla Pizzi (foto
di luciano nadalini) e insieme a Gianni morandi
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La
gente del Cantagiro, le folle assatanate per Nicola di Bari o per qualche
ultimo melodico lo sfottevano, gli gridavano: “garibaldi!”, perché aveva
la barba e indossava una camicia di velluto rossa a righe sottili. ma lui,
almeno in apparenza, non se ne preoccupava, tirava dritto. L’insuccesso, come dice-
va ennio Flaiano, non gli aveva dato alla testa. Lui era il mio amico di giovinezza Lu-
cio Dalla. Parliamo degli anni Sessanta, prima del fatale Sanremo, in cui con 4 marzo
1943 fece il botto e divenne di colpo una star. Parliamo degli anni in cui Lucio era solo
un formidabile clarinettista jazz e pop. gli anni dei concerti, gli anni dei Flippers,
gli anni dei lunghi pomeriggi passati o in camera sua o nei sottostanti giardinetti di
piazza Cavour a chiacchierare, a immaginare il futuro, a programmare sfde a ping
pong, a calciobalilla giù da Cané (ora scomparso, come scomparsa è buona parte
della Bologna d’allora). Il fatto è che gli esperti riflavano a Lucio canzoni impossibili
o diffcili, tipo paff bum, Quand’ero soldato, Lei o altre che non arrivavano nemmeno
all’esecuzione, come la bellissima angela, opera di gino Paoli.
C’era in Lucio una forza tranquilla, una consapevolezza di sé, sempre però velata di
ironia, come quando, in qualche osteria ogni tanto diceva al cameriere: “Sì, sì, sono
Dalla, il cantante, se volete frmo”. Nessuno del resto allora gli chiedeva l’autografo,
come invece facevano con un no-
stro amico più giovane venuto giù
dall’Appennino: gianni morandi.
Lucio per morandi era una sorta
di consigliere, di fratello maggiore
e dire che gianni, con andavo a
cento all’ora, Fatti mandare dal-
la mamma aveva venduto forse
cento volte di più di Lucio, era più
noto e al Cantagiro suscitava en-
tusiasmi e gridolini di adolescenti
in estasi. già, il Cantagiro, un’idea
rivoluzionaria, una specie di giro d’Italia dove, in auto scoperta, una carovana di
cantanti percorreva le varie città, esibendosi ogni sera in una tappa e alla fne c’era,
come nel giro vero, un vincitore. Lucio al Cantagiro raccoglieva la stima dei colleghi
che futavano in lui il grande musicista e le beffe di un pubblico scemo, come spes-
sissimo, sono le masse (con buona pace di majakowskij, che parlava di intelligenza
delle masse), avide di musiche già sentite, ovvie, banali.
ma questa è una storia nota e che si ripete sempre, ricordate Vasco Rossi quando con
la sua Vita spericolata fu un clamoroso fop a Sanremo? Con una giuria di esperti
che non si rese nemmeno conto di cosa stava cercando di bocciare, seguita peraltro
da una ugualmente insipiente giuria popolare. Però Lucio era già Lucio, un mostro di
bravura, di capacità di improvvisare, di ritmo, di novità. Ricordo ancora le lettere che
gli scriveva gianni, forse da un altro Cantagiro, forse da una delle sue prime tournée.
Parlava a Lucio di come era andata la serata, delle avventure che gli capitavano, una
sua frase mi colpì. “Scopare molto, amore niente”. C’era tutta la voglia di sentimenti
veri di un ragazzo costretto a crescere in fretta. Non so se Lucio gli rispondesse, so
che al ritorno era di nuovo con noi ad ascoltare Lucio. C’era in Lucio questa assoluta
mancanza di invidia, questa solidarietà con i colleghi cantanti. Divenne presto ami-
co di un altro grande incompreso, Luigi Tenco, e quando questi si sparò al festival di
Sanremo, un gruppetto di amici partì per la Riviera per tener su di morale Lucio che
era distrutto.
era privo di invidia e consapevole del suo valore. uno che capì subito tutto fu Do-
menico modugno che un giorno gli disse: “Lucio, il mio successore sarai tu, lo so”.
Diavolo di un mister Volare.
*il resto del Carlino f
p mARCo guIDI*
“Sono Dalla,
il cantante”
q
uest’anno Lucio Dalla
avrebbe compiuto 70 anni.
quest’anno tutti lo ricorde-
ranno in occasione del primo anni-
versario della sua scomparsa. giusto
che così sia. Io però vorrei ricordare
un altro grande, grandissimo artista
bolognese. Purtroppo non ho sue no-
tizie da molti anni, ma so che anche
lui è del ’43 e questo piccolo inter-
vento sulle pagine di Piazza grande
è l’occasione per parlare del suo stra-
ordinario talento e mandargli un ab-
braccio, ovunque si trovi. Vorrei par-
lare di Silvano Pantesco, cantante, pianista, attore e brillante entertainer nell’epoca
in cui il cabaret era cabaret e non bastava solo avere una bella voce (e quella di
Pantesco è una delle più belle e struggenti che abbia mai ascoltato) per esercitare la
giusta malìa sul pubblico, ma occorreva essere artisti completi, stare da soli su un
palco e dare l’impressione di essere in cento. Silvano l’ho conosciuto che ero molto
piccolo. mia madre, Paola Pallottino, era reduce dall’exploit sanremese di gesubam-
bino (questo era il titolo originario della canzone che trasformò Lucio Dalla in divo)
e la sua carriera di paroliera sembrava piena di molte promesse. Lucio strinse un
sodalizio magico con Roberto Roversi, mia madre invece, incrociò la sua strada con
quella di un giovane interprete che aveva già condiviso il palco con edmonda Aldi-
ni, herbert Pagani, Vittorio gassman, Franco Battiato e giorgio gaslini. habituè, qui
in città, dell’osteria delle Dame o del Club 37, Silvano Pantesco, all’inizio degli anni
Settanta era una delle stelle più brillanti del cabaret nazionale. Nel suo repertorio
spiccavano le canzoni di Brecht, quelle di Brèl, ma non solo. L’amicizia e il sodalizio
artistico che mia madre aveva stretto con Lucio Dalla si stava inflando in un vicolo
cieco. il gigante e la bambina aveva segnato la prima incrinatura (la canzone, scritta
espressamente per Lucio dopo il botto di 4 marzo 1943, venne da Lucio “regalata”
a Rosalino Cellamare, futuro Ron e incisa da Dalla solo in un secondo momento) e
Annabellanna, era stata l’atto fnale di quella breve, ma intensa collaborazione co-
minciata per caso alla fne del degli anni Sessanta. Con Silvano Pantesco l’amicizia
sarebbe sopravvissuta ben oltre l’unica e irripetibile esperienza racchiusa tra i solchi
di un disco mai nato, ma che rimane, almeno per chi ha avuto la fortuna di ascoltar-
lo, uno dei capitoli più intensi e felici nella storia della musica italiana. era il 1971 e
quel disco mai nato si sarebbe dovuto intitolare (e in fondo, ancora si intitola) Bianco
come la neve, rosso come il sangue. Il tema non era dei più allegri: ispirato alle fabe
gotiche e cupe tramandate dai fratelli grimm e Charles Perrault, tutto il disco parlava
di infanzia, violenza ed emarginazione. Se mia madre stava attraversando uno stato
di grazia, Silvano Pantesco non gli era da meno e le musiche composte per quelle
canzoni erano il perfetto specchio sonoro in cui rifettere i testi che aveva ricevuto in
dote. oggi esiste solo un’unica testimonianza di quel lavoro. un nastro miracolosa-
mente sopravvissuto al tempo (e alla miopia della discografa di allora), inciso dal
vivo, solo piano e voce.
quelle canzoni le cantavo da bambino, senza capire bene cosa signifcassero. quelle
canzoni le riascolto ancora oggi, a quarant’anni di distanza e al profondo struggimen-
to che esse mi ispirano per la loro intatta bellezza, aggiungo quello per l’assenza e
la lontananza di un amico e di un artista immenso, di cui ho perso le tracce, come
Pollicino, ingannato dal mucchietto di briciole di pane, che gli avrebbero dovuto far
ritrovare la strada di casa. Forse, per sempre smarrita.
*radio Città del Capo f
p mICheLe PomPeI*
Silvano Pantesco era così. Artista completo
in un’epoca in cui non bastava avere una
bella voce per ammaliare il pubblico
Al Cantagiro Lucio raccoglieva la stima dei
colleghi che futavano in lui il grande mu-
sicista e le beffe di un pubblico scemo
essere soli sul palco
e semBrare in cento
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L
ucio Dalla al Cocoricò. Cosa c’en-
tra la canzone d’autore italiana
con il laboratorio techno più av-
veniristico d’europa? e, soprattutto,
perché il cantante bolognese scelse di
ambientare il clip di attenti al lupo nel
club di Riccione dove si sperimentava-
no le avanguardie dance? Forse proprio
in (apparentemente) piccoli gesti come
questo si cela la vertigine creativa del
musicista scomparso un anno fa. e, se
discoteca deve essere, che sia la pista
da ballo per eccellenza, quella più lumi-
nosa e chiacchierata, quella più appari-
scente e meno accomodante, quella di-
ventata un simbolo per le mamme rock
e per gli adolescenti loro fgli.
un luogo dalle sofsticate attrazioni, dal
sensuale richiamo, che, per una notte,
diventa il posto dove celebrare una della
canzoni più belle degli ultimi decenni di
musica leggera italiana.
La stessa che Dalla, infatuato in quelli
anni di ciò che succedeva nella scena
underground bolognese, chiese persino
di far remixare ad alcuni dj della primis-
sima ondata dell’hip hop italiano che
proprio allora aveva fatto di Bologna la
capitale della nuova (nuova) musica ita-
liana. e che il cantante fosse affascinato
da quello che succedeva sui palchi ‘con-
troculturali’ del rap era naturale, persino
prevedibile, visto che quella realtà face-
va della ‘parola’ il suo cuore, del biso-
gno di condividere, il suo spirito.
Non solo, l’hip hop segnava il ritorno
della musica pop italiana, dopo le mera-
viglie poetiche degli anni ‘70, all’impe-
gno sociale, a quella ‘necessità del dire’
che Dalla aveva fatto sua, grazie soprat-
tutto all’incontro con Roberto Roversi.
e, avendo avuto la fortuna di poter guar-
dare con attenzione la grande quantità
di dischi (vinile, naturalmente) che fa-
cevano parte del fondo della Libreria La
Palma Verde, per valutarli prima che fos-
sero messi all’asta (indimenticabile bat-
titore, Lucio Dalla), la gioia più grande fu
nel trovare tantissime opere di musici-
sti di quella generazione rap che aveva
p PIeRFRANCeSCo PACoDA*
Sperimentare sempre,
come fosse un mantra
creduto (nuovamente), che un
microfono e un beat elettroni-
co potessero, se non cambiare
il mondo, almeno renderlo un
posto più accettabile.
questo non è successo, come
non era successo quando Dalla
cantava i suoi capolavori, ma
il fatto che, attraverso i gusti di
Roversi, anche lui aveva ascol-
tato quelle rime, fglie di un
Bronx minore (i nostri panora-
mi urbani), conferma una atten-
zione verso la musica che non è più un
genere, ma, semplicemente, una forma
di comunicazione. Altri, in Italia, così co-
raggiosi e colti da spingersi sin là, non ce
ne sono stati. Lui, invece, se aveva una
passione, sentiva il bisogno di offrirla
agli altri (e se non è questa flosofa hip
hop, o, se volete, speranza techno da fre-
quentatore del Cocoricò), di renderla co-
mune, di farla conoscere, senza altro fne
che non fosse quello di dare voce a chi,
altrimenti, non avrebbe avuto occasioni.
Attento alla musica non come un genere ma come forma di comu-
nicazione. Tanto da girare il clip di attenti al lupo al Cocoricò
Come ha fatto con la sua partecipazione
a Sanremo 2012 (in gara!), come ha fat-
to incidendo l’ultima canzone della sua
vita con una rock band di ragazzi sicilia-
ni che abitavano a Bologna, i marta sui
Tubi, che raggiunse durante un concerto
per intonare con loro disperato erotico
Stomp, la stessa canzone che aveva fat-
to diventare un brano di pizzica, quando
aveva suonato alla ‘Notte della Taranta’
Sperimentare. Come fosse un mantra.
*critico musicale, il resto del Carlino
q|
sotto, lucio dalla
con la dr. dixie Jazz Band.
foto di luciano nadalini
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“QuanDo parlava,
c’era sempre Da imparare”
Le serate al margot. Il concerto al Navile. L’incontro con
Dalla. e poi Sanremo. Parlano i marta sui tubi
V
entidue gennaio 2012. Al Navile,
piccolo teatro di Bologna, i mar-
ta sui tubi, band emergente nel
panorama underground bolognese, suo-
nano per un pubblico di sole 70 persone.
Durante il concerto, seduto in platea, si
scorge un uomo con una cuffetta in te-
sta. è Lucio Dalla. “è una cosa incredibi-
le trovarsi uno come lui che viene a ve-
dere il tuo concerto. è come se, giocando
a calcetto, ti trovi sugli spalti maradona”,
commenta giovanni gulino, cantante
del gruppo. giovanni cerca di convincere
Dalla a salire sul palco: “Abbiamo prepa-
rato disperato erotico stomp”. Risponde
Lucio: “è anche adatta a te, mi sembra.
Falla tu”. Risate. ma poi il pubblico lo in-
cita a salire sul palco, e il gioco è fatto.
In poco più di anno succede tutto. Se
a quel tempo erano una band di bas-
so proflo, oggi sono ormai noti grazie
alla partecipazione al Festival di Sanre-
mo 2013. “Fino a qualche settimana fa,
quando si pronunciava il nostro nome,
tutti dicevano ‘chi? cosa?’, adesso maga-
ri sanno che si tratta di una band rock”.
Il rapporto tra Dalla e i mst non fnì quel
giorno. “Dopo questo incontro, siamo di-
ventati amici - racconta giovanni - Abbia-
mo condiviso un bel pomeriggio in studio,
registrando la seconda versione di Cro-
matica, in duetto con lui. Sono stati mo-
menti straordinari: l’umiltà di un uomo
che ha venduto decine di milioni di copie
in tutto il mondo, che chiede a te di spie-
gargli in che modo cantare la canzone”.
Lucio Dalla è scomparso il primo mar-
zo 2012. Dopo tre giorni, era prevista
l’uscita della canzone frutto della sua
collaborazione con i mst. “Ci siamo
chiesti se fosse il caso di rimandare,
ma poi abbiamo pensato che, secondo
noi, Lucio non avrebbe voluto”. Così, il
4 marzo, giorno del suo compleanno,
esce la nuova versione di Cromatica.
“quando Lucio parlava, c’era sempre da
imparare. Aveva una cultura incredibi-
le, passava dalla musica, alla letteratu-
ra, all’arte. Faceva collegamenti straor-
dinari, quando trattava un argomento lo
legava al contesto storico, sociale, poli-
tico… Aveva una visione ampia dell’esi-
stenza, e una lucidità incredibile nel
collocare le cose nel proprio tempo”.
Il percorso dei mst inizia ben prima
dell’apparizione all’Ariston, e ha origi-
ne proprio a Bologna, per le strade della
città. Nel 2002 nasce il gruppo, inizial-
mente formato solo da
giovanni e Carmelo Pipi-
tone, chitarrista. All’ini-
zio, i due non riescono a
suonare da nessuna par-
te: Bologna la dotta fa
un’ardua selezione, solo
i jazzisti trovavano spa-
zio nei locali. Così, iniziano per strada,
in via del Pratello. Per farsi ascoltare dal
più ampio pubblico possibile, si piazza-
no a fanco del distributore di sigarette.
è così che Carlos, gestore del margot,
un piccolissimo localino che ospita al
massimo una ventina di persone, li sen-
te. Decide di offrirgli un posto, ma non
verranno pagati: l’unica ricompensa è
il poter bere gratis per tutta la serata. I
mst accettano: è così che tutto ha inizio.
“Noi siamo una band al contrario – af-
ferma giovanni - di solito i gruppi na-
scono numerosi e poi si perde sem-
pre qualche elemento per strada. Noi
invece siamo partiti in due, e poi ogni
anno abbiamo inserito un nuovo ele-
mento”. Dopo la pubblicazione di 5 di-
schi e più di 100 concerti l’anno, oggi i
mst sono conosciuti negli ambienti mu-
sicali di molte città. “è stato un lavoro
quasi porta a porta: siamo andati a cer-
carci il pubblico in ogni locale d’Italia”.
e, anche dopo la consacrazione televisi-
va, la loro mentalità non è cambiata. “Ri-
maniamo la band di sempre, schizzata e
fuori di testa, abituata qui a Bologna a
suonare al Tpo o all’estragon. Nel nostro
nuovo disco, Cinque, la luna e le spine,
una grande continuità con il passato si
combina con un’apertura verso il futuro,
ma sempre in ambito anticommerciale”.
La ricetta per il successo? La qualità mu-
sicale, naturalmente. “Si rischia sempre
di innamorarsi troppo dei propri pezzi.
Invece bisogna essere in grado di chie-
dersi: ‘tu, artista, compreresti o no il tuo
lavoro?’. Bisogna ragionare con orecchio
critico, e domandarsi ‘queste canzoni
cosa danno in più alla musica rispetto a
quello che c’è già?’”.
(redazione@piazzagrande.it)
Quelle note nel mio dna
Dente, nome d’arte di Giuseppe Peveri, è
uno degli artisti più infuenti del nuovo can-
tautorato italiano. Per le sue melodie orec-
chiabili e i testi che sono poesie, quasi er-
metici, è descritto dalla critica come l’erede
di Lucio Battisti, Rino Gaetano o Francesco
De Gregori. Può già vantare quattro album,
premi della critica e una decina di collabo-
razioni con artisti come Enrico Ruggeri, Afterhours e Le luci della centrale
elettrica, solo per citarne alcuni. La sua scoperta di Dalla è avvenuta soprat-
tutto negli ultimi anni, anche se, “le canzoni più conosciute penso di averle
nel dna, come tutti, credo di essere nato sapendone già alcune”, afferma,
scherzando. “Storie di casa mia, è l’album che preferisco. Molte erano in una
piccola raccolta in audiocassetta che ho riascoltato in un particolare momen-
to della mia vita, sono legate a molti ricordi”. Dalla ebbe un esordio strepito-
so. Un’immediata popolarità che ora non sarebbe possibile: “Una volta quan-
do si arrivava al successo era reale, sia popolare che economico, una cosa
del genere attualmente è impensabile”. Se gli esordi e la popolarità non sono
paragonabili, da Dalla si può mutuare un particolare modo di intendere la
musica e la vita. “Era una persona molto attiva - conclude Dente - Ho sempre
invidia delle persone con quell’energia. Aveva continuamente nuovi progetti
in testa, era un motorino umano”. (redazione@piazzagrande.it)
p gIoRgIA gRuPPIoNI
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sotto, dente in concerto
p ALICe FACChINI
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sotto, la band marta sui tubi
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M
aschere da teschi, tute da
scheletro, abito da yeti. Sono
i Tre Allegri Ragazzi mor-
ti, band ormai affermata nel panorama
musicale italiano. Appaiono sempre ma-
scherati nei media, senza mostrare mai
il loro volto. quando ai concerti si tolgo-
no la maschera, chiedono di non fare fo-
tografe. hanno un repertorio vasto, che
va dal punk rock al reggae. e anche loro,
seppur per un genere musicale molto
diverso, sono stati infuenzati dalla po-
etica di Lucio Dalla. “L’infuenza di Dal-
la è inevitabile – commenta Davide Tof-
folo, chitarrista e autore della band - La
musica è sempre un’emulazione del già
sentito, è una storia tutta collegata. Io
che ho più di quarant’anni ho assorbi-
to fn da piccolo le canzoni di Dalla: an-
che inconsciamente, ne sono segnato”.
Il gruppo dei Tarm si forma nel 1994 a
Pordenone, una delle città più rilevanti
per il punk rock italiano già dalla fne
degli anni Settanta. Davide Toffolo, che
è anche disegnatore di fumetti, si unisce
al batterista Luca masseroni (in arte Luca
Casta), e successivamente al bassista en-
rico molteni. A loro si è aggiunto dall’an-
no scorso anche Andrea maglia, chitarri-
sta che suona travestito da pettirosso.
“Nel 2010 abbiamo realizzato una cover
di disperato erotico stomp. Per noi, Lucio
è sempre stato un maestro. La cosa ecce-
zionale era il suo interesse generalizzato
per la buona musica, senza pregiudizi di
Contagiati dalla sua poetica
genere. Amava Prince, si ispirava alla li-
rica così come al funky. La lezione più
grande che ci ha trasmesso è quella di
vivere la musica come un viaggio totale,
non settario. Anche noi siamo partiti col
punk, per passare
al reggae, e mante-
niamo la volontà di
spostarci sempre”.
Dopo 10 album
pubblicati, a inizio
marzo uscirà il nuo-
vo video alle anime
perse. “molti hanno
riscontrato in questa
canzone una somi-
glianza con 4 mar-
zo 1943 – continua
Davide - non tanto
musicalmente, quan-
to piuttosto per il testo. Si tratta anche
qui di un racconto, che però è ribaltato
al femminile. quella dimensione popola-
re, quasi mitica, della scrittura di Dalla è
ciò che mi affascina di più: sembra quasi
Nel 2010 hanno fatto una cover di disperato erotico stomp. Sono I tre
allegri ragazzi morti che guardano a Dalla come a un maestro
che le sue canzoni esistano da sempre”.
Lucio Dalla era noto anche per essere sta-
to un grande scopritore di talenti. Al gior-
no d’oggi, sembra sempre più diffcile af-
fermarsi in un panorama musicale che
diventa via via più complesso. I Tarm, per
continuare a essere indipendenti, hanno
fondato nel 2000 La Tempesta Dischi: non
si tratta di una vera e propria etichetta di-
scografca, quanto piuttosto di un collet-
tivo di artisti. In questo modo, sono loro
ad essere padroni delle proprie canzoni.
“Affermarsi è diffcoltoso, ma non quanto
si crede. Chi ha qualcosa da raccontare,
alla fne riesce a emergere. La musica ha
qualcosa di speciale: non ha bisogno di
grandi strutture per muoversi. oggi non
c’è più il monopolio delle grandi case
editrici, e la possibilità di registrare è
molto più democratica. Siamo nell’epo-
ca di Internet: la musica circola molto
più velocemente, raggiunge un gran nu-
mero di persone, è una forza diffcile da
arginare”.
(redazione@piazzagrande.it)
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sotto, i tre alle-
gri ragazzi morti p ALICe FACChINI
“lo stato sociale nasce tra il sudore e le birre di un’estate bolognese, in una “sala pro-
vemonolocalerifugio”. sonorità elettroniche e testi che mischiano rabbia e ironia. Dai
pomeriggi tra amici a iniziare a macinare chilometri su e giù per l’italia il passo è stato
breve. Dopo 3 anni, un album, due ep e 200 concerti, lo stato sociale è diventata una
band cult. per quanto possano sembrare agli opposti, l’inf luenza di Dalla ha trovato il
modo di insinuarsi anche tra i sintetizzatori e i testi impertinenti del gruppo bolognese.
“aveva un modo di fare cantautorato diverso, mi ha introdotto a suoni e a modi di fare
la canzone distanti da quelli che conoscevo”, afferma alberto “Bebo” Guidetti, compo-
nente ritmica ed elettronica del gruppo. “sono nato nell’85 e, come tanti della mia gene-
razione, ho conosciuto Dalla tramite la sua trasmissione, attenti al lupo”. negli anni, poi,
la scoperta di Dalla si è fatta più complessa: “il suo disco, “com’è profondo il mare”, è
particolarmente legato agli ultimi due anni della mia vita, l’ho riascoltato in continuazio-
ne. in passato non ero riuscito a coglierne totalmente la bellezza”. lo stato sociale con
la loro etichetta, la Garrincha dischi, che segue una dozzina degli artisti più interessanti
della scena attuale, sono impegnati, in questo periodo, nella produzione di un disco-
tributo a Dalla. Disco che coverizza per intero “com’è profondo il mare” , in una chiave
particolare ma comunque vicina ad alcuni suoni del cantautore: il roots reggae. una delle prime interpretazioni della musica reggae, sviluppatasi intor-
no agli anni ’70. “abbiamo voluto fare questo tributo perché tra poco ricorre l’anniversario della sua scomparsa ma anche il suo compleanno – dichia-
ra alberto - ci sentivamo di omaggiare una figura che ha rappresentato molto nella crescita di tutti noi. c’era la voglia di mettersi in studio e risuonare
quelle canzoni in una maniera diversa, più giocosa”. alberto ha partecipato alla produzione completa del disco, in un piccolo gruppo di cui faceva par-
te, tastierista, enrico. le voci sono, invece, quelle degli artisti Garrincha. “come stato sociale abbiamo coverizzato Quale allegria, una canzone a cui
eravamo particolarmente legati. ci sentivamo a nostro agio ad affrontarla, malgrado fosse una grande sfida”.
(redazione@piazzagrande.it)
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sotto, la band bolo-
gnese lo stato sociale
p gIoRgIA gRuPPIoNI
com’è profondo il mare, in salsa roots reggae
è l’album tributo degli artisti garrincha. Tra loro anche Lo stato sociale
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B
ologna è stato il trampolino di
lancio di Lucio Dalla, ma la tradi-
zione musicale della città (d’au-
tore e non) non si è fermata a lui. Bolo-
gna ha maturato negli anni un sempre
maggior fermento culturale e musicale,
grazie all’università, ai centri sociali, al
generale movimento di giovani e di idee
che hanno attraversato le strade di san-
pietrini malridotti. Negli anni ’80 c’erano
gli Avvoltoi, gruppo faro del beat italia-
no, gli Allison Run, i Central unit, men-
tre negli anni ’90 si susseguivano gruppi
come i Cut e i Forty winks, fno a giungere
ai ritmi poliedrici di Beatrice Antolini o il
rock dei massimo Volume, l’hip-hop degli
esordi di Neffa. Insomma la musica indi-
pendente degli ultimi vent’anni è passata
di qua e qui si è formata anche indiret-
tamente. A questo successo hanno infu-
ito anche gli storici locali della città, dal
Covo (che nasceva nel 1980 come il Casa-
lone e teneva a battesimo alcune perso-
nalità destinate ad avere grande succes-
so), all’esperienza del Teatro Polivalente
occupato (meglio conosciuto come Tpo),
fno all’estragon Club e alle sue serate al-
ternative. “In questo preciso periodo sto-
rico, con la crisi economica che galoppa,
tutto ciò che proviene dal basso sta aven-
do grande impulso – sostiene Flavia Tom-
masini, coordinatrice artistica per il Tpo
– e stiamo assistendo con sempre più
energia alla nascita di collettivi di gruppi
che collaborano per produrre, suonare e
promuovere la loro musica”. I centri so-
ciali sono dunque una realtà attiva nel
lancio di nuove personalità musicali e
soprattutto a Bologna, che storicamente
ha sempre dimostrato un grande interes-
se nei confronti delle cose nate “dal bas-
so” queste realtà continuano a prendere
piede. “Lo stesso pubblico non richiede
più il grande nome – continua – ma coin-
volgimento; la proposta artistica ha mag-
gior successo se il pubblico si riconosce
in essa, se vi può partecipare, se riesce
a entrare nei suoi meccanismi, cosa che
avviene oggi con più facilità anche grazie
alla rete e ai social network”. Concorde
alla politica di collaborazioni fra picco-
le realtà diverse anche michele giuliani,
direttore artistico per diversi eventi in lo-
cali come il Locomotiv Club e Le Scude-
rie: “Si riesce a produrre qualcosa grazie
all’unione di tante forze diverse; associa-
Tpo, Locomotiv, Estragon:
dove oggi vive la musica
zioni ed etichette collaborano fdan-
dosi l’uno dell’altro, ed è da questa
sinergia che sono emersi personaggi
come Le luci della centrale elettrica e
Dente”. Non si può parlare più di fer-
mento però, infatti negli ultimi anni
qualcosa è cambiato: “qui qualche
gruppo emerge, tuttavia attualmente
sono un po’ pochi: siamo lontani da-
gli anni ’80 e ’90, sia per quanto ri-
guarda la musica pop che quella indi-
pendente”. e forse ancora più lontani
siamo dagli anni in cui Dalla comincia-
va a suonare il clarinetto nella Rheno Di-
xieland Band, duettando anche con gran-
di personalità; tuttavia rimane indubbia
la centralità di Bologna che in un modo
o nell’altro è crocevia di esperienze, ter-
mine di paragone. oggi anche i protago-
nisti della scena indipendente naziona-
le ne subiscono; pensiamo ad esempio
a gruppi affermati come gli Afterhours, i
Subsonica, o i Baustelle, che spesso scel-
gono il palco dell’estragon per esibirsi.
Dall’eredità di Lucio Dalla la scena attua-
le sembra volersi smarcare, le nuove voci
tentano di replicare ciò che è stato fatto
in passato, ma replicano un passato che
Trampolino di lancio per molti gruppi, Bologna è da sempre un croce-
via di esperienze. una tradizione artistica che ha saputo rinnovarsi
già si era allontanato dal suo stile can-
tautorale, tramite l’estremizzazione dei
metodi espressivi, dei suoni e dei ritmi,
in modo da prendere le distanze da ciò
che fu.
Non vi è dubbio quindi che in questa cit-
tà si sia fatta e si continui a fare musica
di qualità; Dalla è stato uno dei primi a
portare in alto il nome di Bologna, ma
sebbene ogni tanto si arranchi un po’
le esperienze che qui si producono non
sembrano destinate a fnire, grazie so-
prattutto ai luoghi, le idee, il movimento
unico che questo centro urbano è in gra-
do di generare.
(redazione@piazzagrande.it)
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sotto, a toys orche-
stra in concerto al tpo
p SImoNLuCA ReNDA
p FRANCeSCA mezzADRI
A
lberto Ronchi, assessore alla Cultu-
ra del Comune di Bologna, nel suo
impegno istituzionale non ha mai nasco-
sto un interesse per le produzioni musi-
cali a tutti i livelli, dalla classica e con-
temporanea al punk. Partendo da Lucio
Dalla e dal concerto del 4 marzo, traccia-
mo con lui un quadro della scena musi-
cale bolognese e del ruolo delle istituzio-
ni sul tema.
Cosa pensa che lucio dalla abbia rap-
presentato e com’è cambiata la scena
musicale a Bologna dai suoi tempi a
oggi?
La scena musicale è molto cambiata, ci
sono state diverse fasi come è giusto che
sia. Bologna, che non a caso è città une-
sco della musica, ha sempre avuto una
forte caratterizzazione in senso musicale,
dagli anni ’60 come una delle città prin-
cipali del jazz italiano, da tutto il periodo
storico dei cantautori come Dalla e guc-
cini, fno alla fase rock che si è evolu-
ta all’hip-hop e alla musica elettronica.
Dalla è un personaggio che ha attraver-
sato tutte queste epoche: anche se non è
un jazzista ha avuto molto a che fare la
tradizione jazzistica, e agli esordi fu lui
a portare in Italia il rythm & blues ame-
ricano. e fu anche un grande sperimen-
tatore per l’unione tra forme poetiche e
musica: basti pensare agli album scritti
con Roversi.
Che cosa fa la politica di Bologna per
valorizzare i giovani musicisti?
Le istituzioni dovrebbero tenere con-
to di tutte le espressioni musicali, visto
che non esiste una musica di serie A o
B, nell’hip hop così come nel rock, e raf-
forzare i centri di produzione e distribu-
zione che a loro volta devono seleziona-
re i prodotti perché non è la politica a
entrare nel merito di queste scelte. Noi
Ronchi: “C’è un patrimonio da valorizzare”
alle percussioni, molto particolare, che
però ha un suo pubblico. La settimana
scorsa ho assistito a un concerto di mike
Watt, bassista di minutemen e Stooges,
con Andrea Belf e Stefano Pilia, che ha
fatto il tutto-esaurito.
Poi in questi tempi di crisi, c’è anche at-
tenzione ai costi, che non devono essere
eccessivi.
il concerto per dalla è gratuito.
Sì, e sarà un momento importante per
la città. Dal punto di vista musicale, po-
che città in Italia si possono paragona-
re a Bologna, anche per continuità nella
programmazione. Bologna è un’eccellen-
za, e se è giusto non piegarsi sui propri
meriti, bisogna anche avere più orgoglio.
Le amministrazioni devono valorizzare
sempre di più questo patrimonio, come
lo stesso marchio unesco che rappresen-
ta un riconoscimento vero.
(redazione@piazzagrande.it)
tentiamo di dare dignità culturale a po-
sti come Covo, estragon, Link, Locomotiv,
luoghi dove ci sono gruppi musicali gio-
vanili, ma anche piccole case discograf-
che. Nel 2012 quello che è stato prodotto
qui è stato di altissimo livello, quindi si
tratta di mantenerlo. quest’anno a Bolo-
gna ci saranno i Low in esclusiva nazio-
nale a maggio, i Public Image in ottobre
e molto altro.
Perché un giovane musicista dovrebbe
scegliere Bologna come palco?
Perché ci sono pubblico, occasioni, sti-
moli, locali e sale prova. Il compito del-
le istituzioni, come dicevo prima, è quel-
lo di creare un insieme di situazioni che
diano queste possibilità a chi lo merita.
Il pubblico bolognese è attento e desi-
deroso di conoscere le novità musicali,
anche non “facili”. Faccio qualche esem-
pio. Santa Andrea degli Amplifcatori è
un piccolo gruppo di elettronica legata
f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f f
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Un’
ora con marco Ale-
manno. un’ora a
parlare di Lucio,
della sua vita, delle sue passioni, dei
suoi sogni, di quella sua vita da artista
fortunato. Trentadue anni, nato a Nardò
(Lecce), Alemanno è quell’uomo che tut-
ti ricordano accanto a Dalla negli ultimi
dieci anni. Artista poliedrico, attore, can-
tante, fotografo, autore, produttore arti-
stico. ma anche amico e compagno. un
pezzo di vita insieme, che li ha visti pro-
tagonisti dell’arena musicale del nostro
Paese, e non solo. ora marco ha scrit-
to un libro, dalla Luce alla notte (Bom-
piani), che ripercorre questo importante
pezzo della sua vita. ma non è del libro
che gli abbiamo chiesto. grazie a mar-
co Alemanno, l’uomo più vicino a Lucio
Dalla, ci interessava entrare più dentro
ad alcune vicende importanti per Piazza
grande. A partire dal suo rapporto con
le persone più deboli e fragili, quelle che
lui aveva cantato nella sua straordinaria
Piazza grande. e che ora sono rimaste
orfane del loro più grande amico.
alemanno, in che modo si manifestava
l’impegno di dalla per gli ultimi?
Lucio si è sempre reputato un uomo e un
artista fortunato, per cui sentiva il dove-
re di aiutare le persone con cui la vita
era stata meno generosa. Per lui scrivere
una canzone era una vera benedizione
del cielo, diceva: “Io per un’illuminazio-
ne ho creato alcuni versi che sono arriva-
ti a cambiare la vita delle persone; come
posso ignorare questo fatto?”. un episo-
dio toccante a cui ho assistito è stato nel
2009, in Sicilia, in un ristorante a Santa
Tecla, vicino Catania: un uomo che man-
giava da solo in un angolo del locale si
è avvicinato molto timidamente e ha rin-
si ritrovavano a Bologna: non credo che
oggi qui succedano le stesse cose. Lucio
vedeva come recentemente Ferrara, al-
tra città che amava, aveva superato Bo-
logna per fermento culturale. A Ferrara
sentivamo un movimento e uno spirito
simile a quello di città come Torino, Na-
poli o Catania, ma purtroppo non Bolo-
gna. Torino ha saputo approfttare delle
olimpiadi invernali e diventare una del-
le città più europee d’Italia. “Io – diceva
Lucio – negli anni Settanta cantavo di To-
rino come la città grigia degli emigran-
graziato Lucio per un brano di cui quasi
non si ricordava più. Si chiama non era
più lui, fa parte del primo capitolo della
straordinaria trilogia scritta con Roberto
Roversi, ed è una canzone che parla di
emigranti: “Sono stato emigrante in ger-
mania per 13 anni negli anni ottanta e
quel brano mi ha dato la speranza che
sarei tornato a casa”. Poi, certo, aderiva
pubblicamente
a manifestazio-
ni di benefcen-
za prestando
il suo apporto
artistico gratu-
itamente per
raccogliere fon-
di per una buo-
na causa. ol-
tre che fare lo
stesso privata-
mente e senza
risultare come
‘Lucio Dalla’.
Cosa avrebbe
potuto dare
ancora lucio a
Bologna, e che
cosa ha dato?
Sicuramente altri mille stimoli. Negli ul-
timi anni, quando parlava della sua cit-
tà, quando si cercava da lui un’opinione
anche sociale e politica come cittadino,
Lucio la invitava a risvegliarsi da questo
torpore intellettuale, culturale e di costu-
me in cui Bologna, secondo lui, era sci-
volata. Nostalgicamente mi raccontava
del fervore degli anni Settanta e ottan-
ta, delle storiche serate da Vito, dove ti
vedevi arrivare Dario Fo e Franca Rame,
guccini e De gregori, gaber e Vecchio-
ni, tutti che, appena fniti gli spettacoli,
“eravamo un’officina
in piena attività”
marco Alemanno parla del suo rapporto professionale e umano
con Lucio Dalla, dei progetti a cui stavano lavorando insieme
e delle idee che il cantautore aveva per il rilancio della sua
Bologna. “ma improvvisamente è crollato il tetto”
ti e della Fiat, mentre oggi Torino
rispetto a Bologna sembra Parigi”.
Non ho dubbi che Lucio avrebbe
sicuramente continuato a invitare
intellettuali, politici, ma anche i
semplici cittadini bolognesi a sve-
gliarsi e a riprendersi una città che
ha dato tanto e da anni purtroppo
si è seduta, stanca.
tu te la senti di portare avanti
questo discorso?
Se vogliamo rimetterla in piedi, abbia-
mo delle cose davvero straordinarie: va-
lorizziamole! Siamo una città dove mol-
ti ignorano che a pochi passi da piazza
maggiore c’è uno dei massimi capolavo-
ri del Rinascimento come il Compianto
di Niccolò Dell’Arca. Al cittadino dico
“informati di quello che offre la tua cit-
tà, vivila” e alle istituzioni dico “valoriz-
ziamo almeno quello che abbiamo, non
dimentichiamocene”. mi piace ricorda-
re una frase di Lucio a proposito: “Non
vorrei che la mia città fnisse nelle mani
p mAuRo SARTI e LeoNARDo TANCReDI
q|
sotto, marco alemanno con il
numero di Piazza Grande dell’aprile
2012 dedicato a lucio dalla. in basso,
dalla nella sua casa (foto nadalini)
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solo degli immobiliaristi, che pure van-
no bene, ma non c’è soltanto questo”. La
sua paura era che ‘altri interessi’ fnisse-
ro col distrarre da ‘altre fnalità più alte’.
Non accontentarsi mai, sarebbe già un
buono stimolo.
dalla aveva anche il pregio di racco-
gliere degli stimoli, a cosa o chi si sta-
va interessando negli ultimi tempi?
un anno prima, parlando con la Sony,
avevamo ripreso in mano la sua vec-
chia attività di talent scout, anche per
l’ultima positiva collaborazione, in ve-
ste di produttore, con Pierdavide Caro-
ne. Fra gli artisti con cui avremmo vo-
luto lavorare c’erano soprattutto i marta
sui tubi. quindi questo risveglio del suo
essere artista “che mette le mani nelle
cose degli altri”, diceva, come aveva fat-
to con Carboni, Bersani, gli Stadio, Ron
e Angela Baraldi, ma non perché si fosse
stancato di fare il cantante: diceva giu-
stamente di non avere più niente da di-
mostrare come cantante. ha sempre det-
to “quando lavoro su cose che non sono
mie, mi sento più libero”, anche per
questo gli piaceva il ruolo del regista,
una delle cose a cui si era dedicato negli
ultimi anni a teatro con l’opera lirica. è
mancato il flm, il cinema era una delle
sue più grandi passioni insieme alla mu-
sica, alcune delle sue canzoni sono delle
sceneggiature abortite. Futura, è una di
quelle che nominava sempre, insieme a
un’altra, meno nota, ma altrettanto im-
portante per lui, L’altra parte del mon-
do, erano dei piccoli flm ‘ridotti’ a cin-
que minuti di canzone.
avevate mai parlato di un’idea di
flm?
Non una precisa, perché aveva molti ri-
ferimenti cinematografci, il primo, inar-
rivabile, era Fellini, poi tra gli autori ita-
liani del passato amava Pasolini e il suo
cinema misterioso, mentre dei nuovi
Sorrentino, garrone e Crialese. Però Ma-
trix era uno dei suoi flm preferiti, poi re-
gisti come Cameron, Spielberg ma anche
Kubrick, Almodovar, malick e Kitano. Se
si fosse messo a fare cinema, forse ogni
scena sarebbe stata un omaggio a un
regista, sarebbe stata una macedonia…
Nonostante avesse quasi 70 anni non
c’era giorno che fosse inoperoso, perché
il nemico da battere ogni mattina era la
noia. Se n’è andato e avevamo nel cas-
setto decine e decine di nuovi progetti,
omosessualità…
Fabio Fazio ha trovato due modi per
portare il tema sul palco di Sanremo,
i due ragazzi coi cartelli, e la canzone
il postino (amami uomo). Per non par-
lare dell’ospite straniero Antony hegar-
ty. Per cui non parlerei proprio di ‘oc-
casione mancata’. La mia indignazione
coi media è proprio legata a questa stru-
mentalizzazione di Lucio. Il personaggio
pubblico decide cosa far diventare pub-
blico e cosa invece deve rimane priva-
to. Il giorno del suo funerale, la sua bara
era ancora in chiesa e c’era qualcuno
che non si chiedeva più se era intona-
to o veramente così bravo, o se si era
meritato quei milioni di dischi venduti.
Nessuno ha parlato più di Lucio come
artista e tutti hanno avuto voglia e bi-
sogno di parlare d’altro. Avrei preferito
alcuni con Roberto Roversi e poi tanti al-
tri, come quello dedicato a michelange-
lo: eravamo un’offcina in piena attività.
ma improvvisamente è crollato il tetto.
sei soddisfatto della tua partecipazio-
ne a sanremo?
Sì, molto. quando Fabio Fazio mi ha
chiamato per chiedermelo ho chiesto
un giorno per pensarci. Non è stata una
decisione facile. Avevo ovviamente vi-
vissimo il ricordo di Lucio a Sanremo
dello scorso anno e dato che, per forza
di cose, il Festival rimane sempre quel
carrozzone di gossip e polemiche, dove
della musica si parla sempre meno, la
mia paura era che il palco si prestasse
a nuove polemiche di cui non avevo vo-
glia, dopo quello che era apparso sui
media dopo il 4 marzo dell’anno scorso.
A Fabio come amico ho chiesto che mi
fosse dato spazio su quel palco come ul-
timo produttore artistico degli album di
Lucio. Sono stato contento dell’abbina-
mento con marco mengoni con cui nel
2011 abbiamo fatto un duetto, è un arti-
sta che abbiamo incoraggiato a prosegui-
re. Sono contento della leggerezza, dello
spirito non funereo, perché avevo detto
a Fabio “spero di riuscire a sorridere su
quel palco”. Non dico che passerà mai
il dolore, si trasformerà in qualche altra
cosa, ci vorrà del tempo ma è giusto che
piano piano torni il sole e il sereno.
fabio fazio ti ha presentato come col-
laboratore di dalla nella vita profes-
sionale e privata: non ti disturba che
il vostro rapporto di coppia non venga
raccontato con parole più esplicite?
Sono stato la persona che è stata più
vicina a Lucio e basta, con tutto quello
che vuole signifcare la cosa. Dal 2003
al 2012, nonostante vivessimo insieme,
nessuno ha chiesto a Lucio chi fosse
marco Alemanno oltre al suo produt-
tore artistico, l’attore che recitava nei
suoi spettacoli, il suo fotografo, il suo
co-autore, la persona che seguiva i suoi
rapporti con la Sony; avete avuto tutto
il tempo per chiederlo a lui, e adesso è
troppo tardi. Non sono tenuto a rispon-
dere su questioni che non avete voluto
approfondire con lui. Per cui vi raccon-
terò sempre di Lucio quello che ritengo
opportuno raccontarvi e che vi avrebbe
raccontato lui.
alcuni pensano che sia stata un’occa-
sione mancata per parlare di diritti, di
che per settimane si parlasse di come
Dalla avesse una mente così multiforme
dal punto di vista artistico, del fatto che
ha cambiato la storia della musica ita-
liana, che ha scritto una canzone che è il
secondo pezzo più rappresentativo del-
la canzone italiana nel mondo, Caruso,
seconda solo a nel blu dipinto di blu. La
mia posizione è pretendere un rispetto
nei confronti non miei – anche se di con-
seguenza vuol dire rispettare la mia vita
privata – ma soprattutto parlo di quel-
la che è stata la scelta precisa di Lucio.
ognuno l’ha voluto strumentalizzare per
il proprio scopo, chi per parlare di diritti,
chi invece per attaccare la chiesa. è stato
un gesto così violento nei suoi confron-
ti, da rappresentare quasi una seconda
morte.
(redazione@piazzagrande.it)
“racconto la bellezza”
Si chiama Dalla luce alla notte (Bompiani) ed è il libro con cui Marco Ale-
manno racconta la sua esperienza di vita e di scambio intellettuale insie-
me a Lucio Dalla.
“Il racconto parte da me e diventa un ritratto a tut-
to tondo di Lucio – racconta – ma termine il primo
marzo 2012, tutto quello che c’è dopo non ne fa
parte”.
Il volume, in libreria dal 27 febbraio, è un viag-
gio nella vita di Dalla e nell’incontro con l’autore
avvenuto nel 1997 e durato fno al 2012 che li ha
portati da Bologna a Dublino, Barcellona, Lisbona,
Napoli e in tanti altri luoghi. “Racconto bellezza
con la B maiuscola – continua Alemanno – quella
che è stata la mia esperienza con Lucio e con Lucio
Dalla in quanto Lucio Dalla. Non c’era spazio né per questioni di gossip,
né di rancore, né di niente altro”.
(www.marcoalemanno.it)
q|
sotto, alemanno insieme a roberto morgan-
tini durante l’intervista per Piazza Grande
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dove vanno i poeti?
Quegli esseri che si nutrono di ru-
giada,
si vestono di sole, respirano di vento.
Quegli esseri che vivono sospesi e
camminano fra le nuvole.
Quegli esseri che toccano il cielo
e si confondono col blu.
Sicuramente vanno ad accarezzare
tutti i cuori del mondo.
Sicuramente vanno a solleticare
ogni nostro pensiero.
Sicuramente camminano con lo
sguardo oltre l’orizzonte,
con immensa luce negli occhi
e con il sole per sorriso.
Sicuramente l’infnito
è il loro sentiero.
Sicuramente oltre il comune
pensiero, è la loro meta.
Sicuramente assaporano l’idillio e
bevono alla fonte dei sogni,
si cibano di sogni e si cullano nella
felicità.
Sicuramente hanno un linguaggio,
che alle nostre menti sfugge: “La
metafora”.
Sicuramente essi sono come il vento,
ne udiamo il sibilo acuto,
ma non possiamo vederlo,
fn che il turbine non investe il mare
e la terra
e contorce nel cielo le nuvole.
a volte è debole brezza, che rinfre-
sca, altre, è uragano distruttore…
Caro Lucio,
tu che sei stato il “poeta della ragio-
ne”, hai voluto darci parole avvolte
di dolcissima poesia, per attenuare
Tu sei ‘lo mio cantautore’
le asperità della realtà, hai voluto
mostrarci le prospettive di serenità
che ci si offrono e che esse non sono
gratuite, ma raggiungibili attraver-
so un duro lavoro e una presa di
coscienza morale responsabile e
senza ipocrisie. Ci hai fatto ricorda-
re un ideale del grande pier paolo
pasolini: “Un’umanità fatta di gente
modesta, non intenta a combattere e
a combattersi per ricchezze e potere,
ma in cerca di amore
e comprensione”.
dopo il giorno che sei partito, vivia-
mo tempi in cui le strade della ra-
gione e della libertà restano poche,
diffcili e strette.
da quel giorno, io ti vedo come il
sommo dante defniva il grande
Virgilio: “Lo mio cantautore”, ossia
persona degna di essere creduta e
seguita.
Basta ricordare come la tua parola
sia apparsa nel tempo; scandalosa,
affascinante e stimolante, o, qualche
volta scomoda.
Ha evidenziato la negazione di una
partecipazione diretta, ai nostri vizi
e alle nostre virtù, ai nostri desideri,
alle nostre avversioni e compiacen-
ze. ti sei posto dalla parte dell’uo-
mo, che deve difendersi da solo, con
i suoi amori e dolori, ma sempre
rispettabile nella sua dignità.
il tempo non conta, almeno per te,
un anno, un secolo, un millennio, è
pur sempre “tempo”.
ossia; fn che esisterà l’uomo, tu sa-
rai libero e vivo!
q|
sotto, illustrazione di Paola sa-
pori ispirata a lucio dalla
p CARmINe RoCCIA
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N
ella sua casa-studio in via
D’Azeglio, da Vito, la trattoria
dove incontrava guccini, ma
anche nelle piazze di Bologna, sui cam-
petti da calcio, nei bar, nelle gallerie d’ar-
te. un Lucio Dalla “normale”, fuori dal
palcoscenico ma dentro alla quotidianità
quello che hanno scelto di ricordare nel-
la mostra fotografca e nel volume “Indi-
menticabile Lucio”
gli ufo, associazio-
ne di fotograf bo-
lognesi.
Dal 1 al 14 marzo
nella sala manica
Lunga di Palazzo
D’Accursio saran-
no esposti scatti di
Luciano Nadalini,
gianluca Perticoni, gianni Schicchi, Pa-
olo Righi, Andrea Samaritani mario Re-
beschini, gilberto Veronesi e molti altri
fotograf che hanno aperto i loro archivi
per contribuire a questa iniziativa.
La mostra uscirà da Palazzo D’Accursio
per espandersi nei negozi di via D’Aze-
glio che hanno dato la loro disponibili-
tà, e negli spazi del Teatro del Navile. “Ci
sembrava scontato mostrare Dalla sul
palco – dice Luciano Nadalini, tra gli ide-
atori della mostra – ci saranno poche foto
di questo tipo, vogliamo raccontare inve-
ce il rapporto dell’artista con la città e
anche con noi fotograf bolognesi.
”un modo di raccontare che sarebbe pia-
ciuto anche lui, come scrivono i fotograf
nella presentazione del libro: ironia, na-
turalezza e senso della comunità per de-
scrivere il modo
in cui Dalla ha
vissuto Bologna
e i suoi abitan-
ti.
A sostenere
l’iniziativa sono
intervenuti il
Comune di Bo-
logna, la Regio-
ne emilia Romagna, Aeroporto, Interpor-
to, Confcommercio e Coop Adriatica.
La stessa Associazione Amici di Piazza
grande è tra i promotori e sarà coinvolta
nella diffusione del volume con un ban-
chetto in via D’Azeglio nella giornata del
4 marzo, una parte del ricavato dell’in-
casso della giornata andrà all’associazio-
ne. (l.t.)
(leonardotancredi@piazzagrande.it)
I fotograf bolognesi lo ricordano con una
mostra a Palazzo d’Accursio (aperta fno
al 14 marzo) e un libro
Indimenticabile Dalla
e se è una femmina
si chiamerà futura
“Il mio nome? Mi piace molto e me lo godo. Quand’ero
bambina venivo presa in giro e forse è anche per que-
sto che ora ci sono affezionata”. A parlare è Futura
Tittaferrante, giovane fotografa di scena e di backsta-
ge teatrali, nata a Roma nell’85 e trasferitasi a Bolo-
gna cinque anni fa. Futura come il celebre brano che
il cantautore bolognese compose nel 1980 ed inserì
nell’album “Dalla”; pezzo crescente, dal testo profon-
do e dai signifcati multipli ambientato nella Berlino
divisa dal muro, con al centro la storia di due amanti
che decidono volontariamente di dimenticare la guerra intorno a loro e pro-
gettano di dare alla luce una fglia che chiameranno Futura. “I miei genitori
erano legati a quella canzone soprattutto per il suo testo e il signifcato che
ha: questo progetto comune di dare alla luce una vita, nonostante la guerra
fredda, nonostante le diffcoltà e le divisioni, li affascinava molto. In realtà
non erano grandi seguaci di Dalla, amavano molto soprattutto Futura, e così
hanno deciso di darmi quel nome. Anche a me piace tanto quel brano e lo
ascolto sempre con piacere: non solo perché il mio nome è legato a lui, e
per il suo testo, ma anche musicalmente, mi piacciono gli acuti di Dalla, la
musica e il suo ritmo”. Non a caso il brano sembra ricordare sia nelle paro-
le che nel crescendo musicale, un rapporto fsico fra i due amanti e mostra
ancora una volta tutta la bravura di Lucio nel raccontare la fsicità ed i sen-
timenti con eleganza e naturalezza. “Lavoro come fotografa a Bologna per
l’associazione culturale Cronos flm, ma mi sposto anche a Roma, città con
la quale ho mantenuto un forte legame. Mi sento molto più legata alla can-
zone che alla fgura di Lucio Dalla; quando se n’è andato molte persone mi
hanno scritto, ma non l’ho trovato giusto, anzi”. Futura non conosceva la ge-
nesi del brano, non sapeva che Dalla l’aveva composto proprio di fronte al
muro di Berlino, con al suo fanco Phil Collins, a cui non ebbe il coraggio di
presentarsi, e che con lui rimase in silenzio per una mezz’ora buona durante
la quale compose il pezzo. Due amanti divisi dal muro, una distanza breve
ma incolmabile. (s.r.)
(www.cronosflm.org)
q|
sotto, foto di futu-
ra tittaferrante
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p gIANLuCA moRozzI
P
er anni ho creduto che Lucio
Dalla fosse juventino, ma mica
perché il noto cantante sia mai
stato in qualche modo ambiguo riguar-
do le sue passioni sportive, no, fgurarsi.
L’equivoco è nato da Don Nicola.
Don Nicola era il mio insegnante di edu-
cazione musicale alle medie, nonché –
come suggerisce la qualifca di Don -,
un prete. Per cui, ogni tanto, ci faceva
eseguire delle versioni di canzoni famo-
se leggermente censurate o riscritte di
proprio pugno. Così, quando avevamo
preparato un coro per voci e fauto dol-
ce della celebre L’anno che verrà, qual-
che verso era stato rimpiazzato dalle sue
abili riscritture. “Anche i preti potranno
sposarsi” era diventato “Anche i pesci
potranno sposarsi”.
“e si farà l’amore ognuno come gli va”
aveva lasciato il posto a “e si potrà can-
tare ognuno come gli va”. ma la riscrit-
tura più audace e fantasiosa aveva ri-
guardato il verso “ogni Cristo scenderà
dalla croce”. qui il nostro Don Nicola,
insegnante e mancato paroliere, si era
superato: al coro per voci e fauto dolce
avevamo cantato una clamorosa quanto
metricamente semiperfetta: “Anche zoff
si fa il segno della croce”. ora, l’idea che
Lucio Dalla aves-
se dedicato
un verso al
portiere del-
la Juve, a me,
che ignoravo
il testo origi-
nario, aveva
i n g e n e r a t o
l’equivoco sul
suo tifo. Pre-
sto superato.
Poi c’era stata la promozione in serie
A dell’88, quello che nel gergo del tifo-
so del Bologna si chiamerà per sempre
L’anno di maifredi, e Lucio Dalla aveva
partecipato al nuovo inno Le tue ali Bo-
logna con gianni morandi, Luca Carboni
e Andrea mingardi. e poi c’era stato il
concerto celebrativo al Dall’Ara, con Lu-
Don Nicola e la fede di Lucio
cio Dalla che aveva incantato tutti i nostri
cuori ebbri di gioia sportiva intonando
sotto le stelle “Ah, felicità, su quale treno
della notte passerai”. era stato proprio
lui, in quei giorni festosi, ad appiccicare
a Renato Villa il
soprannome
indelebile di
mitico. Poi,
be’, è arrivato
quel dannato
inizio di 2012.
mi sono sem-
pre doman-
dato – cioè,
non sempre,
di tanto in
tanto - quale sarà l’ultima delle mille-
mila partite che vedrò, l’ultimo gol per
il quale esulterò, cose del genere. mio
nonno, artefce principale della mia pas-
sione calcistica, ha aspettato con dili-
genza la fne di un anonimo campionato
dei tempi di guidolin per lasciare questo
mondo. Purtroppo, lo ha lasciato con le
ultime impressioni di un Bologna-Reggi-
na 0-2. Lucio Dalla ha visto per l’ultima
volta il Bologna in una sconftta per tre a
uno in casa con l’udinese, e ha esultato
– ma non tanto, visto che si era sul due a
zero - per la prima marcatura in rossoblu
di Kone. Contro il Novara, la prima parti-
ta dopo la sua morte, il capitano Di Vaio
aveva portato un mazzo di fori sul seg-
giolino della tribuna riservato al grande
cantautore. Poi, forse provato dallo sfor-
zo, aveva sbagliato un rigore nei primi
minuti. Ci aveva pensato Acquafresca,
dopo una drammatica carambola sotto
rete a fne partita, a regalarci una vit-
toria fondamentale. e al novantesimo,
mentre scendevamo i gradoni felici per
i tre punti, per la prima volta dagli al-
toparlanti dello stadio si era spiegata la
voce di Lucio Dalla che cantava per tutti
noi L’anno che verrà. Con il giusto verso
sui preti, il giusto verso sul fare l’amore
ognuno come gli va, con ogni Cristo che
scenderà dalla croce. Altro che zoff.
(redazione@piazzagrande.it)
Le audaci ‘riscritture’ dei suoi testi fatte dal mio maestro di musica alle
medie mi hanno fatto credere per anni che Dalla fosse juventino. Poi
nell’88 ha partecipato al nuovo inno del Bologna
q|
sotto, il posto di lucio
dalla allo stadio dall’ara
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“Sei mai stato il piede del calciatore che sta per tirare un rigore… e il mi-
gnolo destro di quel portiere, che è lì, è lì per parare…meglio, sta molto
meglio il pallone, tanto lo devi solo gonfare”. Roberto Baggio al Dall’Ara,
vestito di rossoblu, è stato un sogno a occhi aperti, una favola piena di
colori, una poesia mai più riascoltata. Ha fatto innamorare i bolognesi.
E lui, che sapeva raccogliere le emozioni e trasformarle in canto, gli ha
regalato quelle parole. Lui, Lucio Dalla, ci ha scritto sopra una canzone,
“Baggio… Baggio”, inchinandosi a un dio del pallone e gridando al mon-
do il suo amore per il Bologna. Un flo strettissimo, che inizia a srotolarsi molto tempo prima, in quegli anni Ses-
santa delle partite ascoltate alla radio, delle foto in bianconero, di un calcio più rifessivo e più elegante. Di altri
idoli, anche. “A quei tempi io scrivevo di cronaca nera e giudiziaria, di calcio e rugby sul Carlino e di Bologna la
nuit su Carlino Sera”, ricorda Italo Cucci, che sarebbe diventato direttore dello stesso Carlino e a più riprese del
Corriere dello Sport-Stadio. “Andavo a cena da “Rodrigo” e lì facevo notte, lì conoscevo cantanti attori e belle
donne, mondaneggiavo, insomma, e fu così che un giorno Paolo Lionetti, arbitro di pugilato e scopritore di ugole
d’oro, mi annunciò la visita di un suo protetto che desiderava mio tramite conoscere Giacomo Bulgarelli ed Ezio
Pascutti; quando si presentò, accompagnato da un ragazzo tondo minuscolo e peloso, gli feci un’intervistina e
gli promisi l’incontro; su “Carlino Sera” uscì il suo nome storpiato, Gianni Morando, e si annotava anche il nome
del suo amico, Lucio Dalla, nipote dell’antica ugola d’oro Ariodante e a sua volta cantante e – mi dissero – felice
suonatore di clarinetto nella “Reno Dixieland Band” del ginecologo Giardina, del dentista Lo Bianco, di Checco
Coniglio e Pupi Avati. Li portai a un allenamento del Bologna, all’Antistadio, dove da bravi tifosi si fecero foto-
grafare insieme a Ezio e Giacomo; si iscrissero così per sempre al partito rossoblù”. Storie di una Bologna che
assomigliava a un grande paese in cui ci si incontrava per strada e ci si riconosceva. Ricorda ancora Cucci che
“l’ultima volta che l’ho incontrato, poco prima che se ne andasse, eravamo in un hotel di Roma – il River Chate-
au – caro ad entrambi, come una seconda casa e successe un fatto nuovo: ci abbracciammo con trasporto, sba-
ciucchiandoci, come non avevamo mai fatto perché Lucio - vuoi per timidezza, vuoi per fascino - era già tanto
che favorisse una stretta di mano: “Va mica bene, il nostro Bologna...”. Ce l’eravamo detto tante volte, perché il
Bologna è ormai mezzo secolo “che non va bene”, ma da appassionati sinceri non ce ne siamo mai vergognati,
anzi: tifare per i rossoblù è diventato un segno di distinzione, con un tocco di snobismo”. Il Bologna, la partita
vissuta dalla tribuna del Dall’Ara, ogni volta che gli impegni glielo permettevano. Lucio è stato fedele fno in
fondo. Fino a quell’ultima sfda perduta contro l’Udinese, pochi giorni prima della fne. Non era più il vecchio
glorioso Bologna di un tempo. Ma Lucio non l’aveva mai tradito, come sanno fare i veri cuori rossoblu. Fedeli
sempre, anche nella sofferenza. “Cinquant’anni a condividere tutto” sussurrava senza forza Gianni Morandi un
anno fa, sgomento ed incredulo. “L’amicizia, la musica, l’amore per il calcio”. Già, come fai a dimenticare uno
così? Uno che si sentiva rinascere quando tornando a casa vedeva apparire San Luca in lontananza, che sapeva
innamorarsi delle cose e delle persone. Della sua città, di quella maglia rossoblù che mostrava con orgoglio. Di
Bologna e del Bologna. (redazione@piazzagrande.it)
IL RICORDO DI ITALO CUCCI p mARCo TARozzI
un vero cuore rossoblù
Dalla ha espresso le simbo-
logie più profonde e creati-
ve dei Pesci. Nell’immagine
del segno, i Pesci sono di-
sposti in direzioni opposte:
uno nuota verso il passato,
l’altro verso il futuro a indi-
care la capacità di essere al
tempo stesso avveniristici nelle idee, capaci
di cavalcare il nuovo, ma senza dimenticare
il passato e le proprie origini. Il Sole in casa
dodicesima, la casa del misticismo, lo rendeva
schivo e riservato, anche se al primo impatto
poteva sembrare un po’ rude e impulsivo per
via dell’Ascendente nel segno dell’Ariete. Tutta-
via, questa apparenza si scioglieva, quasi subi-
to, mostrando un’anima generosa, sensibile e
profonda come l’oceano nettuniano delle sue
canzoni. Nettuno è il pianeta Signore dei Pe-
sci. Rappresenta la musica, il sogno, l’immagi-
nazione, la fantasia, la capacità di fondersi con
un’idea o con un progetto, in modo anche ec-
cessivo, fno a perdere la propria identità. gio-
ve in quarta casa, in Cancro portava Lucio ad
amare la sua città natale e tutto ciò che era le-
gato alle sue “origini”. L’estro e l’inventiva gli
derivavano da Luna e mercurio, congiunti nel
rivoluzionario segno dell’Acquario, che lo ren-
devano indipendente, aperto e fuori dagli sche-
mi e lo spingevano a cooperare con gli altri per
condividere la sua passione musicale. Dalla
amava suonare con altri musicisti, e avventu-
rarsi in campi nuovi e differenti, passando dal
jazz alla musica classica.
p CLAuDIo CANNISTRà
DISegNI DI PAoLA SAPoRI
ritratto astrale
di lucio dalla
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sotto, dalla insieme a maurizio Cevenini,
Cesare Cremonini e andrea mingardi
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dizionari unici
in molteplici forme
Andare al
cinema
Tutti i film fino all’ultima
mostra di Venezia e adesso
anche quelli di fantascienza
e animazione
Ascoltare
musica
Tutti i generi musicali dagli
anni ’50 a oggi
Parlare
inglese
Parole e frasi idiomatiche,
colloquiali e gergali

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