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INCONTRO ANNIVERSARIO P. GIOVANNI M.

SEMERIA, B – SPARANISE, 10 MARZO 2013 E’ certamente un momento di gioia, durante questo periodo di Quaresima, incontrarci per riflettere e ricordare una figura di spessore per la vita e la storia dell’Italia e della Chiesa com’è la figura di p. Giovanni M. Semeria, barnabita1 il cui ricordo della sua scomparsa il 15 marzo 1931 qui a Sparanise ci raduna come comunità di fede e di speranza nella carità e ci invita ad essere sempre riconoscenti e attenti al suo insegnamento e al suo contributo per la storia dell’Italia e per la vita della Chiesa nel primo dopoguerra con il dono di una nuova forma di vita religiosa, la famiglia dei Discepoli nata come un modo di offrire una risposta coerente, insieme a Don Minozzi. Risposta che senza dubbio è un grande contributo per lo sviluppo del paese in quel periodo e che si prolunga fino ad oggi nelle sue opere. La figura di P. Semeria, la valorizziamo con il suo contributo in favore della carità, della cultura e per la sua instancabile forza d’animo che lo spinse sempre di più a darsi completamente per i suoi figli. Noi, certamente, guardiamo la sua immagine di uomo di azione e il suo carisma come un dono, grazie ai racconti dei padri che si avventurarono particolarmente nei luoghi dove la Famiglia dei Discepoli e i Barnabiti sono arrivati per presentare con il suo specifico carisma, un volto di Chiesa nuovo fondato nella cultura, ma sempre tenendo conto della realtà dove svolgono il suo apostolato, particolarmente i poveri. Con loro ci sono i vescovi latinoamericani, che radunati a Puebla nel 1979, definiscono che «la opción fundamental por los pobres»2 (l’opzione fondamentale per i poveri) è il modo in cui la Chiesa latinoamericana (e perché no, universale) supererà le profonde divisioni e lacerazioni del Continente contribuendo a una promozione sociale fondata nei valori del Vangelo e tenendo conto delle difficoltà proprie del continente che difficoltano questo impegno delle nostre congregazioni in area latinoamericana. Questo non ci ferma, perché tenendo il ricordo delle nostre figure, particolarmente del nostro caro P. Semeria, diamo il meglio di noi per raggiungere il nostro obiettivo: costruire la civiltà dell’amore, fondata nella carità e che nella fede e speranza cerchiamo di dare una risposta cristiana, allo stesso modo che P. Semeria, dentro il suo ambiente, interpretando i segni dei tempi ci offre proposte concrete e sempre pensando nel bene comune. 1. La carità della scienza e la scienza della carità Nella sua opera Le vie della fede3 particolarmente nella sua conferenza La carità della scienza e la scienza della carità, partendo della riflessione del brano di 1Co 8,1 dove promuove                                                                                                                
Ordine religioso di Chierici Regolari fondato a Milano nel 1530 da Sant’Antonio Maria Zaccaria, giovane medico e sacerdote cremonese che sotto l’ispirazione de una riforma capitale nella Chiesa pensa e inizia con quest’Ordine un camino che passa dalla Riforma dei costumi, per la propagazione della cultura e il lavoro in campo missionario sotto l’ispirazione di San Paolo il cosiddetto Apostolo delle Genti . 2 Cf. CELAM, Documento de Puebla, nn. 1134-1165, questa “opzione fondamentale per i poveri” significa un lavoro di promozione integrale verso i più bisognosi, in modo tale di poter costruire una società nuova più equale, che superando le discordie e divisioni, possa camminare nella speranza dei tempi nuovi grazie al contributo dell’educazione e dell’evangelizzazione continua in ogni cerchio sociale del continente. 3 GIOVANNI SEMERIA, Le vie della fede. Roma, Federico Pustet, 1909, 275 p. Particolarmente il riferimento a quest’opera si centra alla conferenza La carità della scienza e la scienza della carità, pp. 45-70 e che intitola
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l’ideale che la carità edifica, seguendo la riflessione di S. Paolo che colloca in antitesi il rapporto scienza-carità se non viene fondato sull’esperienza d’incontro con la realtà del Cristo che viene al mondo a salvarci. La vera scienza, la sophia greca, è imperfetta perché manca dell’elemento Cristo, è in parole dello stesso Semeria «un vento che soffia e inaridisce: scientia inflat4». La vera scienza, motore della vita del cristiano è la costante «ricerca di verità» e questa verità per la «vita» e la vita è per «tutti». Continua Semeria: «… la scienza si umilia, si rafforza e si spande… nell’umiltà, esempio d’una grande legge, nell’umiltà sia esaltata!5» Questa scienza è il risultato dell’accoglienza del cristiano della legge evangelica che trasforma il cuore. Interessante a questo riguardo è il contributo di Sant’Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Padri Barnabiti, come fonte ispiratrice del P. Semeria riguardo al valore della legge evangelica: «ci ha dato una legge d’amore non di paura; di libertà di spirito non di servitù; una legge insita nei nostri cuori e che ogni uomo la può sapere da sé. Non c’è più bisogno che tu interroghi il prossimo. Interroga il cuore tuo e lui ti risponderà»6. Così il contributo della legge evangelica, si traduce nella fede punto di partenza nella crescita per l’incontro con la Scienza che trasforma il cuore e grazie alla fede, che è «un atto che l’intelletto eseguisce, ma che la volontà fa eseguire, un atto che non si potrebbe fare se non si avesse l’intelletto aperto, ma che riuscirebbe anche più impossibile, se si avesse il cuore gelido e chiuso»7. Arriviamo alla piena conoscenza del Mistero che nella carità ci dà la possibilità di dare il meglio di noi stessi per costruire e testimoniare come il Regno di Dio è presente in mezzo all’umanità. Questo P. Semeria, nel periodo della Grande Guerra scopre in modo concreto al momento che insieme a Don Minozzi inizieranno l’opera che lungo il tempo lascia un’impronta incancellabile per il bene della società e della Chiesa. 2. P. Semeria e la spinta per la carità fondata nella fede. Per capire il camino della carità avviato da P. Semeria in favore dei più bisognosi, è necessario tener conto della situazione in cui vive e scopre questa sua vocazione e missione, in modo tale di poter capire le sue scelte, particolarmente in favore degli orfani della guerra. Particolarmente, Daniele Menozzi8, nella sua opera riguardante al ruolo della Chiesa durante il periodo della guerra ci illustra in linea generale lo seguente: «La Grande Guerra sarà l’ inizio di una riflessione nella quale la Chiesa offrirà la sua opinione e cercando che sia conosciuta e che questa opinione sia rispettata. Benedetto XV osserva che l’origine della conflagrazione avviene per lo sconvolgimento dell’autorità civile e la dissoluzione dell’umanità.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    
allo stesso tempo questo paragrafo. La conferenza è datata a Milano, il 27 febbraio 1900 nell’Istituto Zaccaria dei Padri Barnabiti. 4 Cf. La carità della scienza e la scienza della carità, in GIOVANNI SEMERIA, Le vie della fede, p. 52 5 Cf. La carità della scienza e la scienza della carità, in GIOVANNI SEMERIA, Le vie della fede, p. 55. 6 SANT’ANTONIO M. ZACCARIA, Sermone I. 7 Cf. La carità della scienza e la scienza della carità, in GIOVANNI SEMERIA, Le vie della fede, p. 59. 8 Questa è una sintesi generale di: DANIELE MENOZZI, Chiesa, pace e guerra nel Novecento. Verso una delegittimazione religiosa dei conflitti, Bologna Il Mulino, 2008, 330 p.

 

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La riflessione prosegue con il tentativo di ristabilire l’autorità pontificia in quello che riguarda suo ruolo di mediatore e che solo con questo riconoscimento da parte della società civile si potrà conseguire la pace. Si rivendica il ruolo della funzione giudiziaria al pontefice, per la quale dimostra al mondo il suo supremo potere. Come slancio per la pace si avvia la promozione al culto del Sacro Cuore di Gesù, con cui si cerca pure di scardinare le giustificazioni religiose per la Guerra, un problema che nasce di questa promozione è il forte senso nazionalistico. Benedetto XV nella Libenter tuas chiarisce il ruolo della devozione e si affronta al desiderio di cercare la pace, con solidi fondamenti religiosi mostrando la contraddizione tra il fatto di accettare il cristianesimo e l’accettare il fatto della guerra, problema che ci porta a riflettere sulla giustizia della guerra non solo della Grande Guerra, ma pure degli altri conflitti che percorrono il Novecento.» P. Semeria non è strano a queste realtà di dolore e sofferenza. Già del momento in cui raggiunge al Comando Supremo (nel 1915) tiene uno stretto contatto con le truppe a cui evangelizza e prepara spiritualmente9. Dalla sua esperienza nella Grande Guerra, spunta l’imperativo per la carità, che definiamo come messa in pratica della fede che, in parole di Sant’Antonio Maria Zaccaria, sarebbe un «dare al prossimo quello che noi non possiamo dare direttamente a Dio 10 ». Certamente che l’ispirazione del Fondatore della sua Congregazione lo spinge a raggiungere la strada della carità e della santità considerando che la carità nasce a partire di una riflessione profonda della fede, intesa come la risposta generosa e aperta al dono di Dio. 3. E oggi… come possiamo «aggiornare» il messaggio di P. Semeria? Domanda interessantissima, tenendo conto che oggi in generale il mondo è diverso in alcuni aspetti a quella realtà vissuta dal nostro protagonista. Possiamo centrarci in alcuni elementi che diventano utili al momento di mettere in pratica il suo insegnamento e la sua azione in favore dei più bisognosi: a. Cominciamo per il valore della cultura, anzi, della formazione intellettuale che diventa formazione nei valori. Per molti può sembrare strano che la chiamata alla cultura sia il primo elemento a considerare. Lo stretto rapporto fede-scienza che P. Semeria ci presenta non solo nel testo che abbiamo citato spesso oggi, anzi nella la sua opera letteraria ha un valore importantissimo. Il contributo della cultura, dell’educazione in ogni forma serve per costruire le fondamenta nel camino che intraprendiamo e che vogliamo incluso lasciare alle generazioni future. È molto sintomatico il motto di Robert Baden-Powell, il fondatore del movimento Scout, «lasciare il mondo un po’meglio di come lo abbiamo trovato». Il contributo della cultura, la formazione – insisto non solo accademica – richiama un desiderio di lasciare un’eredità alle generazioni; i nostri valori, le nostre orme che diventano un investimento ricchissimo per chi vuole sentirli e così costruire qualcosa di più coraggioso: una memoria collettiva, un’identità personale e nazionale per promuovere la cultura della vita, della speranza e della carità                                                                                                                
Per approfondimenti, si veda P. FILIPPO LOVISON P. Semeria nella Grande Guerra in Barnabiti Studi 25 (2008) pp. 125-264 10 SANT’ANTONIO M. ZACCARIA, Lettera II.
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camminando verso la Verità che si offre ai giovani, ai bambini e ai loro genitori e la certezza di poter creare persone coerenti e responsabili per il bene della nazione. b. Un secondo elemento è la formazione nella carità: è importante avere uno sguardo critico, che grazie al punto della formazione tanto nella cultura ma soprattutto la formazione nei valori ci aiuterà a capire meglio il mondo odierno. P. Semeria consapevole della crisi del sistema politico e sociale avvenuto con la Grande Guerra – e che incluso oggi possiamo trovare elementi in comune – cerca di non far dimenticare che il popolo italiano e l’umanità intera sono in grado di avviare grandi cose per il bene dei più bisognosi. All’inizio vi ho accennato un contributo che sembrerebbe fuori posto (nel senso di essere una realtà propria dell’America Latina): quello dell’ opción fundamental por los pobres (sic. opzione fondamentale per i poveri) che non si traduce semplicemente in dare una mano ai bisognosi che non hanno casa, cibo, vestiti, ecc. Tutto questo diventa un richiamo a fissare lo sguardo alle povertà presenti nel nostro intorno: la solitudine degli anziani, i malati negli ospedali e case di cure, gli orfani, i colpiti dalla droga e tante altre nuove miserie che cercano persone coraggiose e piene di spirito profetico per evangelizzarli con la parola di conforto. La spinta coraggiosa della carità deve fondarsi sempre in uno spirito di promozione sociale, fondato nel Vangelo creando un sostegno per coloro non hanno nulla, insistendo nella fraternità il volto del Cristo che gli invita a una conversione e a una nuova opportunità nelle loro vite. In sintesi, è la chiamata alla costruzione della Civiltà dell’Amore.

P. Rodrigo M. Nilo, B Centro Studi Storici PP. Barnabiti - Roma

 

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