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27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 2 - DCB Roma

N. 1 - 2013

in copertina: Giornata Mondiale della Pace 2013 foto tratta dal sito http://www.noticias24.com

SICUT ANGELI
RASSEGNA QUADRIMESTRALE DI VITA E DI APOSTOLATO

ANGELICHE DI S. PAOLO
ANNO LIX / N. 1 - 2013 1° QUADRIMESTRE

Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 2 - DCB Roma CCP N. 31216005

in questo numero...
1. 2. a Maria, aurora del mondo nuovo Benedetto XVI apre l’Anno della Fede Messaggio del Papa per la XVI Giornata della Pace Preghiera di Paolo VI per la Fede Evangelizzare strada facendo 25 Gennaio: Lettera della Madre Paolo Missionario Milano. Festa della Conversione di san Paolo Venerabile M. Flora Bracaval La Vita Consacrata e l’Anno della Fede Un avvenimento ”Straordinario e… Ordinario” La famiglia, prima scuola di santità Un’evangelizzazione in discoteca (testimonianza) “Ho trovato la verità” (testimonianza) 34. 36. 39. 40. 42. 43. 46. 51. 53. 54. 56. 58. 62. 65. 72. 74. 78. 85. 86. la Pagina Missionaria: le Angeliche… 50 anni in Africa lettera di Madre M. Goretti e Consorelle Liete ricorrenze Milano: 50° di Professione Religiosa Messaggio augurale Testimonianza Notizie di Casa nostra: Guardamiglio: varie testimonianze Torre Gaia: Istituto “San Paolo” “ “ : visita del Sindaco di Roma Arienzo: varie Notizie dall’Estero: BELGIO: 50 anni fa le Angeliche a Waterschei BRASILE: VARIE FILIPPINE: Manila - 25° di Fondazione KOSOVO - Prizren - varie KOSOVO - Pristina ALBANIA - Fush-Milot - varie La voce degli alunni: - Sinfonie Natalizie Torre Gaia (Roma) - varie “la pecora e il Bambino” “lettera dell’asinello del presepe a Gesù Bambino” Preghiamo per i nostri morti
al centro:

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inserto sulla “GMG” a Rio in Brasile

a Maria, aurora del mondo nuovo
O Maria, aurora del mondo nuovo Madre dei viventi, affidiamo a Te la causa della vita; guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere, di poveri cui è reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall'indifferenza o da una presunta pietà.

Fa' che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita. Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo, la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta la loro esistenza e il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, la civiltà della verità e dell'amore, a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.

Beato Giovanni Paolo II (II Enciclica Evangelium Vitae, 25 marzo 1995)
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Benedetto XVI apre l’Anno della Fede 11 Ottobre 2012

E’ necessario ritrovare la “tensione commovente” che ebbe il Concilio per il “compito comune” di far “risplendere la verità e la bellezza della fede nel nostro tempo”. Ma per far questo è indispensabile tornare ai “documenti e alla “lettera” di quella grande Assemblea per trovare la “vera eredità..al riparo dagli estremi di nostalgie anacronistiche e di corse in avanti” e coglierne, così, “la novità nella continuità”. Oggi, dunque, tutta la chiesa è chiamata a ravvivare quella positiva tensione, quell’anelito a annunciar Cristo all’uomo contemporaneo, e l’Anno della fede, in questo senso, è risposta alla “desertificazione spirituale degli ultimi decenni, vuole proporsi come “un pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo”. Nello stesso giorno, l’11 ottobre, in cui nel 1962 Giovanni XXIII apriva solennemente il Concilio Vaticano II, Benedetto XVI, in una Piazza San Pietro gremita di fedeli ha voluto celebrare quell’evento e ha aperto l’Anno della fede. E quel giorno, il Papa ha voluto ricordare poi di nuovo, alla sera, affacciandosi come il suo predecessore sulla piazza San Pietro gremita di gente, al termine della fiaccolata promossa dall’Azione Cattolica e dalla diocesi di Roma, confidando che “anch’io sono stato in questa piazza cinquanta anni fa, quando il Beato Giovanni XXIII ha parlato - facendo riferimento al celebre “discorso della luna” con indimenticabili parole piene di poesia, di bontà, parole di cuore”. Quella sera, ha detto, “eravamo felici e pieni di entusiasmo: il grande Concilio Ecumenico si era inaugurato ed eravamo sicuri che doveva venire una nuova primavera, una nuova Pentecoste, una nuova presenza liberatrice del Vangelo”. “Anche oggi - ha quindi proseguito Benedetto XVI nel suo saluto a braccio - siamo felici, portiamo gioia nel nostro cuore, ma direi una gioia più sobria. una gioia umile: in questi cinquant’anni abbiamo imparato e sperimentato che il peccato originale esiste e si traduce in peccati personali, che possono divenire strutture di peccato, visto che nel campo del Signore c’è anche la zizzania, che nella rete di Pietro ci sono
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anche pesci cattivi, che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando con il vento contrario, con minacce contrarie. E “qualche volta abbiamo pensato: il Signore dorme e ci ha dimenticato”. Tuttavia, ha aggiunto Benedetto XVI, “abbiamo anche fatto esperienza della presenza del Signore, della bontà della sua presenza: il fuoco di Cristo non è divoratore né distruttivo, è un fuoco silenzioso, una piccola fiamma di bontà: il Signore non ci dimentica, il suo modo è umile, il Signore è presente, dà calore ai cuori, crea carismi di bontà e carità che illuminano il mondo e sono per noi garanzia della bontà di Dio. Sì, Cristo vìve con noi e possiamo essere felici anche oggi”. “Alla fine - ha quindi concluso tra gli applausi, prima di congedarsi dalla piazza oso fare mie le parole indimenticabili di Papa Giovanni” e, richiamando l’espressione di Roncalli (“Andate a casa, date una carezza ai bambini e dite che è la carezza del Papa”), ha aggiunto: “Andate a casa, date un bacio ai bambini e dite che è del Papa”. Sulla dimensione non meramente giubilare della celebrazione dell’anniversario del Concilio, Benedetto XVI aveva parlato al mattino, nella Messa per l’apertura dell’Anno della fede. Un Anno, aveva spiegato, che vuole essere un segno importante, perché “se oggi la Chiesa propone un nuovo Anno della fede e la nuova evangelizzazione, non è per onorare una ricorrenza, ma perché ce n’è bisogno, ancor più che cinquanta anni fa”. Del resto, ha sottolineato, “la risposta da dare a questo bisogno è la stessa voluta dai Papi e dai Padri del Concilio e contenuta nei suoi documenti”. Ed è proprio in questa stessa prospettiva che, ha specificato il Pontefice, “rientra anche l’iniziativa di creare un Pontificio Consiglio destinato alla promozione della nuova evangelizzazione, che ringrazio dello speciale impegno per l’Anno della fede”, che è “legato coerenteménte a tutto il cammino della Chiesa” nell’ultimo mezzo secolo: dal Concilio, attraverso il magistero del servo di Dio Paolo VI, il quale indisse un Anno della fede nel 1967, fino al Grande Giubileo del 2000, con il quale il Beato Giovanni Paolo II ha riproposto all’intera umanità Gesù Cristo quale unico Salvatore, ieri, oggi, sempre”. In una liturgia ricca di segni, dall’Evangeliario usato, lo stesso che era collocato vicino a Giovanni XXIII prima, e a Paolo VI poi, durante le sessioni del Concilio Vaticano II, e fino alla consegna dei Messaggi del Concilio all’umanità e del Catechismo della Chiesa Cattolica, di cui quest’anno ricorre il ventennale, Papa Ratzinger ha presieduto l’assemblea circondato da quattrocento concelebranti, ottanta dei quali Cardinali, quindici Padri che parteciparono al Vaticano II, otto Patriarchi delle Chiese orientali, i centonovantuno Arcivescovi e Vescovi presenti a Roma per partecipare al Sinodo sulla nuova evangelizzazione, e centoquattro Presidenti di Conferenze episcopali di tutto il mondo. Presenti, inoltre, anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, che al termine della Messa ha preso la parola per parlare dei progressi compiuti nel mezzo secolo trascorso in campo ecumenico, e il primate della Comunione anglicana Rowan Williams.
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Nel suo discorso, tornando a insistere sulla necessità di tornare alla “lettera” del Concilio, per trovarne l’autentico spirito e riscoprire l’essenziale per vivere, Benedetto XVI ha osservato che “in questi decenni è avanzata una desertificazione spirituale”.

“Che cosa significasse una vita, un mondo senza Dio, ai tempi del Concilio - ha affermato il Papa - lo si poteva già sapere da alcune pagine tragiche della storia, ma ora, purtroppo lo vediamo ogni giorno intorno a noi. E’ il vuoto che si è diffuso. Ma è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto - ha aggiunto - da questo vuoto, che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne. Nel deserto si riscopre il valore di ciò che è essenziale per vivere: cosi nel mondo contemporaneo sono innumerevoli i segni, spesso espressi in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso ultimo della vita”, e nel deserto, ha evidenziato il Papa, “c’è bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indicano la via verso la Terra promessa e così tengono desta la speranza “. La “fede vissuta apre il cuore alla grazia di Dio che libera dal pessimismo. Oggi più che mai evangelizzare vuol dire testimoniare una vita nuova, trasformata da Dio, e così indicare la strada”. A cura di Francesco Galluccio (Trezzano sul Naviglio - Milano)

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La beatitudine, promessa di pace
dal Messaggio di Papa Benedetto XVI° per la

Giornata Mondiale della Pace
La beatitudine evangelica
Le beatitudini, proclamate da Gesù (cfr Mt 5,3-12 e Lc 6,20-23), sono promesse. Nella tradizione biblica, infatti, quello della beatitudine è un genere letterario che porta sempre con sé una buona notizia, ossia un vangelo, che culmina in una promessa. Quindi, le beatitudini non sono solo raccomandazioni morali, la cui osservanza prevede a tempo debito - tempo situato di solito nell’altra vita - una ricompensa, ossia una situazione di futura felicità. La beatitudine consiste, piuttosto, nell’adempimento di una promessa rivolta a tutti coloro che si lasciano guidare dalle esigenze della verità, della giustizia e dell’amore. Coloro che si affidano a Dio e alle sue promesse appaiono spesso agli occhi del mondo ingenui o lontani dalla realtà. Ebbene, Gesù dichiara ad essi che non solo nell’altra vita, ma già in questa scopriranno di essere figli di Dio, e che da sempre e per sempre Dio è del tutto solidale con loro. Comprenderanno che non sono soli, perché Egli è dalla parte di coloro che s’impegnano per la verità, la giustizia e l’amore. Gesù, rivelazione dell’amore del Padre, non esita ad offrirsi nel sacrificio di se stesso. Quando si accoglie Gesù Cristo, Uomo-Dio, si vive l’esperienza gioiosa di un dono immenso: la condivisione della vita stessa di Dio, cioè la vita della grazia, pegno di un’esistenza pienamente beata. Gesù Cristo, in
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particolare, ci dona la pace vera che nasce dall’incontro fiducioso dell’uomo con Dio. a beatitudine di Gesù dice che la pace è dono messianico e opera umana ad un tempo. In effetti, la pace presuppone un umanesimo aperto alla trascendenza. E frutto del dono reciproco, di un mutuo arricchimento, grazie al dono che scaturisce da Dio e permette di vivere con gli altri e per gli altri. L’etica della pace è etica della comunione e della condivisione. È indispensabile, allora, che le varie culture odierne superino antropologie ed etiche basate su assunti teorico-pratici meramente soggettivistici e pragmatici, in forza dei quali i rapporti della convivenza vengono ispirati a criteri di potere o di profitto, i mezzi diventano fini e viceversa, la cultura e l’educazione sono centrate soltanto sugli strumenti, sulla tecnica e sull’efficienza. Precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo. La pace è costruzione della convivenza in termini razionali e morali, poggiando su un fondamento la cui misura non è creata dall’uomo, bensì da Dio. «II Signore darà potenza al suo popolo, benedirà il suo popolo con la pace», ricorda il Salmo 29 (v. 11)

La pace: dono di Dio e opera dell’uomo.
La pace concerne l’integrità della persona umana e implica il coinvolgimento di tutto l’uomo. È pace con Dio, nel vivere secondo la sua volontà. È pace interiore con se stessi, e pace esteriore con il prossimo e con tutto il creato. Comporta principalmente, come scrisse il beato Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris, di cui tra pochi mesi ricorrerà il cinquantesimo anniversario, la costruzione di una convivenza fondata sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla giustizia. La negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano, nelle sue dimensioni essenziali, nella sua intrinseca capacità di conoscere il vero e il bene e, in ultima analisi, Dio stesso, mette a repentaglio la costruzione della pace. Senza la verità sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la libertà e l’amore sviliscono, la giustizia perde il fondamento del suo esercizio. Per diventare autentici operatori di pace sono fondamentali l’attenzione alla dimensione trascendente e il colloquio costante con Dio, Padre misericordioso, mediante il quale si implora la redenzione conquistataci dal suo Figlio Unigenito. Così l’uomo può vincere quel germe di oscuramento e di negazione della pace che è il peccato in tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potenza e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste. La realizzazione della pace dipende soprattutto dal riconoscimento di essere, in Dio, un’unica famiglia umana. Essa si struttura, come ha insegnato l’Enciclica Pacem in terris, mediante relazioni interpersonali e istituzioni sorrette e animate da un «noi» comunitario, implicante un ordine morale, interno e esterno, ove si riconoscono sinceramente, secondo verità e giustizia, i reciproci diritti e i vicendevoli doveri.

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La pace è ordine vivificato e integrato dall’amore, così da sentire come propri i bisogni e le esigenze altrui, fare partecipi gli altri dei propri beni e rendere sempre più diffusa nel mondo la comunione dei valori spirituali. È ordine realizzato nella libertà, nel modo cioè che si addice alla dignità di persone, che per la loro stessa natura razionale, assumono la responsabilità del proprio operare. La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile. I nostri occhi devono vedere più in profondità, sotto la superficie delle apparenze e dei fenomeni, per scorgere una realtà positiva che esiste nei cuori, perché ogni uomo è creato a immagine di Dio e chiamato a crescere, contribuendo all’edificazione di un mondo nuovo. Infatti, Dio stesso, mediante l’incarnazione del Figlio e la redenzione da Lui operata, è entrato nella storia facendo sorgere una nuova creazione e una nuova alleanza tra Dio e l’uomo (cfr Ger 31,31-34), dandoci la possibilità di avere «un cuore nuovo» e «uno spirito nuovo» (cfr Ez 36,26). Proprio per questo, la Chiesa è convinta che vi sia l’urgenza di un nuovo annuncio di Gesù Cristo, primo e principale fattore dello sviluppo integrale dei popoli e anche della pace. Gesù, infatti, è la nostra pace, la nostra giustizia, la nostra riconciliazione (cfr Ef 2,14; 2 Cor 5,18). L’operatore di pace, secondo la beatitudine di Gesù, è colui che ricerca il bene dell’altro, il bene pieno dell’anima e del corpo, oggi e domani. Da questo insegnamento si può evincere che ogni persona e ogni comunità - religiosa, civile, educativa e culturale -, è chiamata a operare la pace. La pace è principalmente realizzazione del bene comune delle varie società, primarie e intermedie, nazionali, internazionali e in quella mondiale. Proprio per questo si può ritenere che le vie di attuazione del bene comune siano anche le vie da percorrere per ottenere la pace. (dal discorso di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace) 1° gennaio 2013

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Preghiera per la fede
di Paolo VI
Signore, io credo: io voglio credere in Te. O Signore, fa' che la mia fede sia piena, senza riserve, e che essa penetri nel mio pensiero, nel mio modo di giudicare le cose divine e le cose umane. O Signore, fa' che la mia fede sia libera: cioè abbia il concorso personale della mia adesione, accetti le rinunce ed i doveri che essa comporta e che esprima l’apice decisivo della mia personalità: credo in Te, o Signore. O Signore, fa' che la mia fede sia certa; certa d’una sua esteriore congruenza di prove e d’una interiore testimonianza dello Spirito Santo, certa di una sua luce rassicurante, d’una sua conclusione pacificante, d’una sua assimilazione riposante. O Signore, fa' che la mia fede sia forte; non tema le contrarietà dei problemi, onde è piena l’esperienza della nostra vita avida di luce; non tema le avversità di chi la discute, la impugna, la rifiuta, la nega;

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ma si rinsaldi nell’intima prova della Tua verità, resista alla fatica della critica, si corrobori nella affermazione continua sormontante le difficoltà dialettiche e spirituali, in cui si svolge la nostra temporale esistenza. O Signore, fa' che la mia fede sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito, e lo abiliti all’orazione con Dio e alla consacrazione con gli uomini, così che irradi nel colloquio sacro e profano l’interiore beatitudine del suo fortunato possesso. O Signore, fa' che la mia fede sia operosa e dia alla carità le ragioni della sua espansione morale, così che sia vera amicizia con Te e sia in Te nelle opere, nelle sofferenze, nell’attesa della rivelazione finale, una continua testimonianza, un alimento continuo di speranza. O Signore, fa' che la mia fede sia umile e non presuma fondarsi sull’esperienza del mio pensiero e del mio sentimento; ma si arrenda alla testimonianza dello Spirito Santo, e non abbia altra migliore garanzia che nella docilità alla Tradizione e all’autorità del Magistero della santa Chiesa. Amen.

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a proposito della "nuova evangelizzazione"

Evangelizzare strada facendo
di P. Giovanni Rizzi Barnabita
L’immagine dello scriba, che cerca di convertirsi al Regno dei Cieli, per poter estrarre dal suo tesoro cose nuove e cose antiche (cfr. Mt 13,52), invita a considerare il tesoro che possediamo come costituito dalla Bibbia (AT e NT), dalla storia delle Chiese e dalla storia delle singole comunità. In questo contesto mi concentro solo sulle Scritture, con particolare attenzione ai modelli di evangelizzazione presenti nel NT. Uno sguardo generale al NT consente d’intravedere che vi sono vari modelli di evangelizzazione, tratteggiati anche con modalità specifiche nei singoli Vangeli, negli Atti degli apostoli, nelle lettere sicuramente paoline, come in quelle deutero-paoline e negli altri scritti del NT. La ricerca moderna sulla letteratura del NT permette di precisare che, in ordine cronologico, i primi testi del NT sono costituiti dalle lettere sicuramente paoline: secondo una cronologia almeno relativa: 1 Tessalonicesi, 1 Corinti, Galati, Filippesi, 2 Corinti, Romani, Colossesi e Filemone; verosimilmente queste lettere furono scritte tra il 50-60 d.C. circa. Per arrivare ai vangeli nella loro attuale fisionomia letteraria occorre attendere gli anni 70 d.C. con il Vangelo di Marco, gli anni 80 d.C. con quelli di Matteo e di Luca, insieme agli Atti degli Apostoli formanti “l’opera lucana”. Nella decade tra gli anni 80-90 d.C. si dovrebbe collocare la letteratura deuteropaolina, cioè scritti che si vogliono rifare a Paolo, ma che furono redatti più tardi; Efesini, 2 Tessalonicesi e le lettere pastorali, cioè 1-2 Timoteo e Tito, con addentellati a scritti sicuramente paolini, ma riadattati successivamente a un nuovo contesto pastorale; lettera agli Ebrei. Intorno agli anni 90 d.C. il Vangelo di Giovanni, dopo l’emanazione delle decisioni dell’accademia rabbinica di lamnia. All’ultima decade del I sec. d.C. dovrebbero appartenere le tre lettere di Giovanni e le altre “epistole cattoliche”: le lettere (o “epistole”) di Giacomo, di 1 Pietro e di Giuda. L’Apocalisse sembra riflettere la persecuzione di Domiziano del 96 d.C., mentre 2 Pietro dovrebbe appartenere alla seconda decade del II sec. d.C. Simile quadro cronologico sulla formazione del corpo letterario del Nuovo Testamento aiuta a comprendere come l’elaborazione dei Vangeli e degli Atti costituisca un’evoluzione fondamentale dell’antica catechesi cristiana su Gesù. Questi documenti conservano importanti riferimenti storici sulle vicende e sull’insegnamento di Gesù, sulle vicende iniziali dell’epoca cristiana a partire da Giovanni “il battezzatore” e in relazione agli anni 30-60 circa le vicende di alcune comunità cristiane. Nel caso dei Vangeli e degli Atti fu il tempo necessario di riformulare le più antiche tradizioni palestinesi giudeo-cristiane sull’evangelizzazione, quelle paoline successive ancora molto legate al linguaggio giudaico e nello stesso tempo in polemica con una parte degli interlocutori ebrei, virtuali o reali che fossero. La rielaborazione avvenuta nei Vangeli aveva portato a riformulare il mistero di Cristo per le comunità cristiane valorizzando al meglio una sorta di nuovo linguaggio cristiano “semplificato”, rispetto ad esempio a quello paolino, o a quello più complesso della lettera agli Ebrei.
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Nei Vangeli il tracciato storico-teologico della vicenda di Gesù consentiva una concentrazione piena sulla persona e sul mistero di Gesù Cristo [= cristologia] e su tutti quegli altri risvolti, che si erano andati chiarendo nel corso di circa 30-40 anni di vita cristiana, dopo la vicenda di Gesù. Negli Atti, analogamente, il senso degli avvenimenti di circa 30 anni di vita delle comunità cristiane era stato raccolto intorno ad alcune icone, con le quali era stato rielaborato il senso di un patrimonio variegato di tradizioni giudeo-cristiane, etnicocristiane, paoline e deutero-paoline. Non si era trattato di un appiattimento o di una riduzione sospetta su un accomodamento facile, ma di aiutare a cogliere un filone conduttore in una complessità di dati offerti dalle tradizioni cristiane, per altro ancora incompleti agli effetti della ricostruzione di una storia delle comunità cristiane delle origini, tra il 30 e il 60 d.C. Circa la possibilità di trarre elementi utili in ordine a una “nuova evangelizzazione” i libri del NT offrono molte informazioni sulla prima evangelizzazione, come nei Vangeli, negli Atti degli apostoli e nelle allusioni delle lettere sicuramente paoline. Si hanno notizie anche dettagliate del ritorno dell’evangelizzatore sui temi della prima evangelizzazione in lettere scritte successivamente alle stesse comunità, come nelle lettere sicuramente paoline: in questi casi si tratta di una “seconda evangelizzazione”, o anche di catechesi. Anche nelle rielaborazioni evangeliche degli antichi episodi della predicazione e dell’evangelizzazione di Gesù si può intravedere una sorta di rinnovamento dell’evangelizzazione nel redattore del testo biblico in relazione alle comunità alle quali si rivolge. È quindi possibile ricavare significative indicazioni sul tema un po’ ovunque nel NT e con diverse modalità. Cercheremo dunque di seguire almeno alcuni aspetti significativi dei percorsi di queste antiche forme di evangelizzazione, che si sono rinnovate nella forma e arricchite nei contenuti nell’arco di poco più di un secolo. L’evangelizzazione, che Gesù stesso sviluppò nei suoi pochissimi anni di vita pubblica, ebbe svolte importanti; Gesù spiegò per gradi il significato e la portata del suo messaggio e della sua persona, del Regno dei Cieli (o Regno di Dio) che andava annunciando, e tenne conto delle situazioni circostanziali, di alcuni eventi della vita politica e sociale palestinese, e soprattutto delle reazioni della gente e dei discepoli. Ciò non è da intendere come se Gesù si fosse fatto condizionare da eventi o reazioni, ma che si volle far capire attraverso di essi. Evoluzioni diverse dell’evangelizzazione, ma analoghe in tempi relativamente brevi, si possono intravedere negli Atti degli apostoli e nelle lettere di Paolo; e così si può vedere nel corpo degli scritti attribuiti a Giovanni. Una cosa è comune certamente in tutti questi itinerari: l’evangelizzazione non è mai una semplice iniziativa umana; anche l’evangelizzazione sviluppata da Gesù passò per un punto di partenza indicato dal Padre. Gesù lo vide, anche se agli occhi dei suoi contemporanei fu assai controverso; la stessa partenza caratterizza l’evangelizzazione di Paolo, anche se da un segnale obbligato diverso, posto dal Signore; e così via. La Chiesa oggi parte per una nuova evangelizzazione dal Concilio Ecumenico Vaticano II, evento oggi assai controverso, almeno al di fuori del nostro piccolo mondo italiano; evento sconosciuto per molti giovani e anche adulti, ma passaggio obbligato posto nella nostra storia dal Signore e dal suo Spirito. p. Giovanni Rizzi Barnabita (da “Figlioli e Piante di Paolo… n. 113)
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25 gennaio 2013: Celebrazione della Festa della Conversione di san Paolo Apostolo

la Lettera della Madre
Scrìve S. Paolo ai Romani: «Noi riteniamo che l’uomo viene giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge» «Siamo giustificati gratuitamente per sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù» (Rom 3,24,28)

Carissime Consorelle, l’anno della fede mette in luce ancora di più, per tutte noi, il cammino spirituale di San Paolo che, nel giorno in cui facciamo memoria della sua conversione, incontra IL SIGNORE. Da quel giorno la sua vita cambia completamente. Quel giorno è per lui la manifestazione del Cristo Risorto. A Damasco Gesù entra nella vita di Paolo: Barnaba racconta agli Apostoli come lungo la strada egli ha visto il Signore. (At. 9,27) Sulla via di Damasco Paolo fa una duplice esperienza. La prima è quella della conoscenza di Gesù come SIGNORE; la seconda riguarda la relazione del Risorto con la comunità che Paolo perseguita. Gesù nel presentarsi come “colui che tu perseguiti “ si presenta non solo come il Risorto, ma il “Presente “ nella comunità dei fratelli. Questa duplice rivelazione di Gesù cambia totalmente la vita e soprattutto la mentalità di Paolo: prima della conversione Saulo non era stato un uomo lontano da Dio e dalla sua Legge. Al contrario, era osservante, con un’osservanza fedele fino al fanatismo. Alla luce dell’incontro con Cristo capì che con questa sua osservanza aveva cercato di costruire se stesso. Capì che un nuovo orientamento della sua vita era assolutamente neces12

sario: dovrà vivere di Cristo e con Cristo, dando se stesso, non più cercando e costruendo se stesso. Queste considerazioni devono essere anche alla base della nostra fede, approfondendo sempre più una fede che deve partire dalla manifestazione dì nostro Signore Gesù Cristo, e conscguentemente, regolare tutti i nostri rapporti con i fratelli. Cerchiamo di vivere tutte, questa solennità, non come una cosa avvenuta in passato che ricordiamo e celebriamo, ma come evento che vogliamo e dobbiamo celebrare nella nostra vita di tutti i giorni. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice quali sono le conseguenze della fede in un Dio solo (n. 222 - 227) : • Conoscere la grandezza e la maestà di Dio • Vivere in rendimento di grazie • Conoscere l’unità e la vera dignità di tutti gli uomini • Usare rettamente le cose create • Fidarsi di Dio in ogni circostanza. Di tutto ciò facciamo tesoro e come ci dice il nostro San Paolo : “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza ne per forza, perché Dio ama chi dona con gioia” (II Cor. 9.7). Dio, nostro Signore, è un Dio fedele, pronto a perdonarci sempre, ma anche un “Dio geloso”: ci ha amate, ci ha scelte e ci vuole tutte sue. Abbiamo tutte tanti problemi o sofferenze, gioie , amicizie, lavoro e riposo: ma dove è Dio in tutto questo? E’ Lui il senso del nostro vivere o, come prima per Saulo, vogliamo noi costruirci la nostra vita, la nostra giustizia ? Lui solo è la nostra giustificazione ! Non abbiamo dì che vantarci se non della sua grazia e del suo amore. Concludo con le parole del nostro Santo Fondatore alla fine del Secondo Sermone:
“Io voglio vivere spiritualmente, io voglio diventare un medesimo spirito con Dio (1 Cor. 7,17), io voglio che la conversazione mia sia in cielo (Fil. 3,20); io voglio avere Dio sempre nel cuore...... tutto verace, tutto semplice, tutto schietto preparerò il mio cuore a Dio: il quale per sua grazia vi abiti stabilmente e lo faccia suo tempio”.

“Maria si rivolge a noi dicendo: Abbi il coraggio di osare con Dio! Provaci! Non avere paura di Lui! Abbi il coraggio di osare con la fede... allora vedrai che proprio con ciò la tua vita diventa ampia e illuminata, non noiosa, ma piena di infinite sorprese, perché la bontà infinita di Dio non si esaurisce mai ! “ (Benedetto XVI, Omelia 8.12.05) Con affetto grande vi abbraccio tutte in Cristo Gesù, nostro SIGNORE. Vostra Madre Ivana M. Raitano Superiora Generale Roma, 25 gennaio 2013
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Per maggiormente stimolare l'attenzione di tutti sulla figura di questo grande Missionario, in sintonia anche con l'Anno della Fede, indetto dal Papa Benedetto XVI, si riporta un brano della lettera pastorale dell'Arcivescovo emerito di Lanciano-Ortona, Mons. Carlo Ghidelli, il cui titolo è un eloquente richiamo all'attuale tema dell'Evangelizzazione:

Paolo Missionario
di Mons. Carlo Ghidelli
Dire Paolo equivale è dire missionario: egli infatti è stato il primo grande missionario di Cristo, come Cristo è stato il missionario del Padre (cfr. Le 4,43; 10,16). Il suo amore per Gesù non poteva rimanere nascosto o silente: doveva esplodere e di fatto è esploso in modo dirompente. Lo sta a dimostrare la successione dei viaggi missionari di Paolo: sempre più lunghi, sempre più difficili, sempre più intensi, sempre più logoranti, sempre più esaltanti. Ancor prima che fossero scritti i quattro Vangeli, Paolo si preoccupò di confrontarsi con gli apostoli, che erano ancora in vita, per accertarsi sulla validità e sulla solidità del Vangelo che intendeva predicare e quindi non correre invano (cfr. Gal 2,2). In questa sua preoccupazione noi riconosciamo la necessità di stare uniti nella professione dell’unica fede, senza mai indulgere alla smania della novità o al pericolo di seguire i falsi profeti. La passione missionaria di Paolo può essere qualificata con questi aggettivi: originale, fedele e aderente alle diverse situazioni socio-culturali dei suoi destinatari. Originale, anzitutto: se non altro per il fatto che Paolo è stato il primo a tessere una dottrina (riguardante Cristo, la salvezza, la Chiesa ecc) che per la sua complessità e linearità ha scatenato gli amori e gli odi di non pochi critici. Qualcuno è arrivato addirittura a dire che Paolo sarebbe il creatore del cristianesimo, per il fatto che egli ha creato un sistema di dottrine e di norme pratiche degne del fondatore di una religione. Ciò, ovviamente, non è assolutamente vero, perché quanto egli ha predicato, insegnato e scritto è frutto di rivelazione divina e di adesione alla tradizione apostolica. L’originalità di Paolo consiste in ben altro. A lui va riconosciuta l’abilità di aver trovato nel mistero pasquale di Cristo morto e risorto la chiave di lettura di tutta la storia, a partire dalla sua storia personale. Ciò che egli, per pura grazia, ha compreso a Damasco non è altro che questo e ha saputo tradurlo in un linguaggio diversificato che, cammin facendo, ha assunto la forma della esposizione dottrinale, della catechesi, della esortazione, della diatriba e altre forme ancora.
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Fedele è stato Paolo nel suo anelito missionario, perché in ogni suo insegnamento egli si manifesta sempre attento alla rivelazione di Damasco e, nello stesso tempo, sempre sollecito di non predicare fuori dal coro degli apostoli. Ne abbiamo una prova palmare e stringente: confrontando la predicazione di Paolo con i racconti evangelici, noi rileviamo che non solo non c’è ombra di contraddizione o di incoerenza, ma - al contrario - esiste una profonda e meravigliosa sintonia di messaggi e di insegnamenti Cosa meravigliosa, se pensiamo che Paolo mori nella prima metà degli anni 60, mentre i Vangeli presumibilmente sono stati scritti a partire dagli anni 70. Solo una comune origine divina di ambedue le testimonianze può spiegare un fatto simile: qui noi riconosciamo il dito di Dio e vi troviamo un fondamento sicuro per la nostra adesione di fede. Questa sua fedeltà Paolo l’ha mantenuta a denti stretti, anche a fronte di chi lo contestava e gli contendeva questo primato. Esemplare, sotto questo profilo, quanto Paolo scrive confrontando il suo ministero con quello di alcuni che si vantavano di essere apostoli come lui e «cercano un pretesto per apparire come noi in quello di cui si vantano. Questi tali - continua l’apostolo - sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo» (2Cor 11,12-13). E continua: «Sono ministri di Dio? Sto per dire una follia, io più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nella prigionia, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte» (2Cor 11,23). La passione missionaria di Paolo qui si accompagna a un sano orgoglio che non guasta affatto, anzi rende ancor più limpida e simpatica la sua testimonianza. E noi non possiamo non vantarci di poter annoverare tra i nostri “padri nella fede” un apostolo come Paolo. Aderente alla situazione culturale dei suoi destinatari fu la missionarietà di Paolo: egli infatti ha messo in atto quell’opera di inculturazione della fede o di evangelizzazione della cultura di cui si parla molto oggi. Nessuno più di Paolo ha saputo inserire il genio del cristianesimo nella cultura grecoellenistica; nessuno più di lui ha saputo dialogare con le varie espressioni della cultura a lui contemporanea; nessuno più di lui ha saputo interagire con gli ambienti culturali del suo tempo, sia ellenistici sia giudaici. Del resto egli, per la formazione ricevuta, ne aveva anche gli strumenti e ha contribuito in modo decisivo a inserire la letteratura neotestamentaria nel rango della letteratura tout court. Una missionarietà, quella di Paolo, che ha saputo dialogare con diversi popoli e diverse culture, che ha saputo adattarsi a diverse persone e diversi ambienti, che ha saputo inventare diversi metodi di approccio alla ricerca della verità. E’ assai illuminante confrontare l’arte oratoria che Paolo adotta a Listra. (cfr. At 14,15-18) e ad Atene (cfr. At 17,16-31), in un ambiente pagano, e come parla invece in un ambiente giudaico (cfr. At 13,16-41): due modi assai diversi ma complementari per andare incontro alle esigenze dell’uditorio, per approdare tutti insieme nel porto della verità. da “un anno con san Paolo” di Mons. Carlo Ghidelli arcivescovo emerito di Lanciano-Ortona (Chieti)
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Istituto San Paolo - Milano 25 gennaio 2013

Festa della Conversione di san Paolo apostolo
dall’Omelia della Santa Messa - don Paolo Baruffini Cari ragazzi, è la festa della nostra Scuola. La festa patronale. Avere un patrono significa che non abbiamo bisogno di rivolgerci alla “fortuna”, ma abbiamo una persona, addirittura un Santo, cui ispirarci, cui rivolgerci per avere aiuto, consiglio, esempio,... “Nomen est omeri’ diceva Plauto: il nome dice già chi potrebbe essere la persona! Nel nome è contenuta la persona. La nostra Scuola già nel suo nome, "San Paolo", contiene un programma, un progetto, un impegno, un cammino,... anche un augurio! Ogni scuola che si rispetti ha un nome, altrimenti, molto anonimamente, si dice “Scuola di via...“, ma è sicuramente molto più bello intitolare la scuola ad una persona. La nostra, addirittura, porta il nome di un Santo. Ciò significa che dobbiamo e possiamo essere veramente come il nostro patrono San Paolo. Lo scorso anno vi ho aiutato a capire la figura di Paolo portandovi una SPADA. Quest’anno, invece, ho portato .... un MANTELLO. II mantello ricorre spesse volte nelle vicende di Paolo. La prima volta in cui si parla di mantelli si fa riferimento al giorno in cui, a Gerusalemme, decisero di lapidare Stefano, uno dei sette diaconi. Gli atti degli Apostoli dicono proprio che i testimoni di questa violenta esecuzione deponevano i loro mantelli ai piedi di un giovane chiamato Saulo (At 6) per testimoniare la loro
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convinta decisione di eliminare i cristiani davanti a colui che ne aveva fatto uno scopo per la sua vita. Per una seconda volta, la seconda lettera a Timoteo, ci racconta di un Paolo “preoccupato” del suo mantello che ha dimenticato, insieme ai libri e alle pergamene, a casa di un certo Carpo nella città di Troade (2Tm,13): “Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Troade in casa di Carpo e anche i libri, soprattutto le pergamene. Il mantello (come quello che vedete qui), nella Bibbia, significa la dignità di una persona, la sua identità, i suoi diritti. Privare un uomo del suo mantello, significava privarlo della sua dignità. Le usanze e le norme dicevano, per esempio, che un mantello prestato andava restituito prima della notte, perché poteva essere l’unica coperta che permetteva di difendersi dal freddo. C’è un terzo passo in cui, indirettamente, si parla di un mantello: Paolo, quando cade da cavallo, dopo essere stato “accecato” dalla luce di Gesù, mentre cade perde il suo mantello (lo si vede molto bene nel bellissimo dipinto del Caravaggio) cioè la sua dignità di persecutore; rimane senza più nulla, senza più difese, è disarmato, non è più nessuno secondo la gente, anzi, ha perso la faccia! Uno così doveva solo avere vergogna, e di fatto, Paolo si farà problemi prima di decidere di presentarsi alla comunità dei cristiani che fino a quel momento aveva perseguitato! Però inizia per Paolo un nuovo cammino, una nuova possibilità. Ha perso il suo mantello di cui si faceva forte, ...ma ne avrà un altro. Paolo decide di rifarsi un nuovo mantello, una nuova vita, una nuova dignità, .... Decide che il suo mantello...sarebbe stato Gesù stesso! Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù,27poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. (Gai 3,27)
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Paolo dice di essere rivestito di Gesù stesso: è Lui il suo mantello nuovo! L’augurio che vi faccio è proprio questo: tutti abbiamo bisogno di un mantello, di difese, di calore, di protezione, di bellezza, .... ma non dimentichiamoci del mantello che più di tutti è capace di rivestirci, di scaldarci, di custodirci, di dire chi siamo: cioè il Signore!
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È l’anno della fede. A voi ragazzi voglio dire con tutto il cuore: cercate la fede cioè l’amicizia con il Signore! Non abbiate vergogna della fede, non trascuratela, fatene un vostro vanto. L’intelligenza non basta, la ricchezza da sola non fa la felicità,.....solo la fede è capace di mostrarci le cose che più contano, quelle più vere, quelle che addirittura, ci fanno andare oltre noi stessi e i nostri limiti! Io direi: una persona sarà veramente intelligente se sarà capace anche di credere! Paolo, verso il termine della sua vita, arriverà a dire: (Gai 2,20) 20 Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Agli insegnanti, a chi ha la responsabilità della nostra Scuola, a chi prende le decisioni vorrei dire: stiamo uniti, cerchiamo il bene, anzi il meglio per quello che qui non è solo un lavoro, ma una vera e propria missione. Aiutiamoci, anche e soprattutto in questo momento difficile. Soprattutto non disperdiamo il grande patrimonio educativo che abbiamo trovato e ricevuto in questa Scuola. Un patrimonio ricchissimo, enorme, che ha permesso a migliaia di ragazzi e a più generazioni di diventare uomini e donne preparati, ricchi di valori e di fede (e ne danno testimonianza i tanti ex-alunni che ritornano e ringraziano). Facciamo di tutto per conservare questo patrimonio, per incrementarlo, per consegnarlo a tanti altri ragazzi e famiglie. È un nostro dovere. In un momento in cui ci sembra che il meglio possa consistere in chissà quale novità, non dimentichiamoci anche del “meglio” che già c’è. Soprattutto, vi scongiuro: non perdiamo la fede. La fede è il patrimonio di questa scuola. Come scrive Paolo nella Seconda Lettera a Timoteo (2Tm 4,7): “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede." Questo valga anche per la nostra corsa! Don Paolo Docente di Scienze Religiose Istituto “San Paolo” - Milano

“Paolo, apostolo senza paura, prega, perché si aprano i nostri occhi per vedere il vero tesoro della vita: prega, perché si spezzi in noi il muro del compromesso e della mediocrità, per diventare missionari di Gesù con tutti, dovunque, sempre, con la vita e con la parola. Amen.”
Cardinale Angelo Comastri
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Venerabile Madre Giovanna Bracaval Di Gesù eucaristia

In attesa dell’ evento straordinario: la sua Beatificazione

una sollecitazione…
Quasi ottant’anni ci separano dall’amabile figura della nostra Venerabile Madre Giovanna M. Bracaval, e il suo ricordo, se pur vivo negli abitanti di Arienzo (CE) e dintorni, sembra affievolirsi nella compagine della nostra Congregazione, pronto tuttavia a riaccendersi più vivo ogni volta che qualcuno ne fa menzione a voce o per iscritto. Sì, siamo sempre in attesa del grande evento che la Chiesa finalmente la proclami Beata, ma oltre alla devozione ordinaria, limitata a preghiere comunitarie e personali, forse fatte più “a stampa” direbbe il nostro Santo Fondatore Antonio M. Zaccaria, che non col vivo desiderio di vederla presto elevata agli onori degli altari, quale iniziativa è stata mai presa?! La nostra natura, distratta da preoccupazioni quotidiane, a volte non indifferenti, ha sempre bisogno di sollecitazioni esterne per ravvivare in ciascuna il primitivo fervore che animò non solo le consorelle del “San Paolo” nel Cinquecento, ma che diede nuova linfa vitale alla Rinascita Angelica (1879), i cui germogli, curati con tanto amore e predilezione dalla Ven.le Madre Giovanna, come Madre Maestra prima e poi come Superiora Generale della rinata Congregazione, permisero un’abbondante fioritura di vocazioni. E’ vero, Madre Giovanna già gode nella beata eternità il frutto delle sue eroiche virtù, riconosciute dalla Chiesa, ma attende la nostra collaborazione attiva soprattutto nel far tesoro dei suoi preziosi insegnamenti e degli esempi luminosi lasciatici in eredità. Sia pertanto di stimolo e di avvicinamento spirituale a questa singolare figura di donna per tutte e di una più approfondita conoscenza per le più giovani, richiamare alla memoria alcuni tratti della sua spiritualità, ben delineati nelle pagine del famoso libro “Flora Bracaval – donna attiva nel silenzio” (di Giorgio Papasogli e Mons. Andrea Erba), tanto apprezzato e divulgato, in attesa sempre che vengano pubblicate anche le sue «lettere». a.m.a.
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“Croce – Eucaristia – San Paolo” trinomio trasmesso da S.Antonio M. Zaccaria alla Ven.le Madre Giovanna M. Bracaval
(cfr “Flora Bracaval – Donna attiva nel silenzio” di G. Papasogli e Mons. Andrea M. Erba)
In Madre Giovanna innanzitutto si riconosce molto bene, entro il grande contesto dello spirito di san Paolo, l’effigie del santo Fondatore Antonio M. Zaccaria, il cui trittico centrale nella sua vita fu la Croce, l’Eucaristia, san Paolo. Assurgendo al compito di guida, Madre Giovanna ampliò il proprio orizzonte personale, moltiplicandolo nelle anime che le vennero affidate dalla Provvidenza, s’impadronì e partecipò delle difficoltà e dei dolori di ciascuna; in esse s’impegnò a ricercare sempre la dolcissima immagine del Salvatore crocifisso e al tempo stesso si propose di renderle tutte affini più che fosse stato possibile a quella immagine divina. Il Crocifisso non era più soltanto il centro della sua vita personale, bensì doveva essere, per lei, centro e realtà irradiante nella vita singola di ciascuna consorella e nella convivenza comunitaria di tutte. Si rivelò, in ciò, figlia fedele del santo Fondatore, il quale praticò per le anime un continuo richiamo al Crocifisso. Questo costante richiamo echeggiò in Madre Giovanna in un riferimento altrettanto assiduo, tradotto nel suo stile umile ed amabile: «Evviva Gesù, evviva la Croce!». Tale «refrain» aveva anch’esso un valore centrale e risolutivo di tutti i problemi e difficoltà. Quando Madre Giovanna trattava di prove penose con le sue figlie, additava Cristo in croce e concludeva con la sua parola d’amore: «Evviva Gesù, evviva la Croce!». Studiando più da vicino la guida spirituale che Madre Giovanna esercitò sulle Angeliche, si incontra questa alta devozione al Crocifisso come elemento sostanziale che risolve il problema del dolore nella vita umana. L’antinomia dolore-gioia veniva trasformata in una stretta fusione dei due valori antitetici: il dolore diventava fonte di gioia, ragione di gioia. Questa è la grande scoperta che Madre Giovanna ha sempre più chiaramente attuato attraverso lo sviluppo stesso della propria immolazione personale e attraverso l’esperienza corale delle sue figlie. Così, più che mai, l’amore al Cristo immolato la ricondusse all’adorazione ed alla sete eucaristica. Che il Crocifisso fosse stato sovrano in lei e nelle sue figlie significò, per lei stessa e per loro, vivere nel Sacramento, rifugiarsi nel tabernacolo. Non per nulla ella scelse di chiamarsi Giovanna di Gesù Eucaristia: moltiplicandosi nelle vite che la circondavano, ella intendeva e sapeva di attuare una coralità eucaristica. Le testimonianze abbondano su questo argomento, tanto che, percorrendo le pagine dei processi canonici, ci si trova accompagnati da un vero inesauribile cantico all’Eucaristia:
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«In adorazione a Gesù sacramentato era di un raccoglimento edificantissimo; nessuna di noi ardiva disturbarla...». «La carità di cui era infiammata verso Dio rifulgeva nel suo sembiante in modo particolare quando era in adorazione di Gesù sacramentato”. Altre testimonianze si susseguono come in una sinfonia di voci: «Aveva una fede teologica piena e completa, come posso dedurre dal modo come assisteva e si accostava alla Comunione. Nell’ avvicinarsi alla mensa eucaristica era più angelo che creatura umana per la sua pietà e la sua compostezza esteriore». «In cappella era tanto raccolta nella preghiera che io non osavo disturbarla e, inginocchiata al suo fianco, aspettavo che si accorgesse della mia presenza...». «Nella preghiera e nell’adorazione di Gesù sacramentato, era come un serafino...». E, continuando a percorrere i processi, si incontrano fitte le voci commosse di persone che hanno «visto» la fede eucaristica di Madre Giovanna, e quasi tutte aggiunsero, in stretto legame con gli stati mistici della Madre, lo zelo che questa mostrava affinchè Gesù fosse conosciuto universalmente, in particolare dai bambini. Si è anche visto come l’amore a Cristo sia stato vissuto, concretato da Madre Giovanna, ora per ora, passo per passo, secondo lo spirito dell’Apostolo. In tal modo si è potuto riconoscere il trinomio di sant’Antonio Maria Zaccaria: Croce - Eucaristia - san Paolo; esso si rinnovava efficacemente nella Madre delle nuove Angeliche. Tale effigie del Santo cinquecentesco che si specchiava nell’anima di una religiosa del nostro secolo rimaneva altrettanto fedele nelle deduzioni e applicazioni ascetiche che da essa conseguivano. (…) Lo spirito che animava il Santo rivisse in tutto lo stile «comunitario» di Madre Giovanna, si direbbe che appariva straordinario il travaso pari pari di una sostanza etica e spirituale cinquecentesca nella dottrina e nella vita di una Superiora del Novecento. Fra due poli apparentemente tanto diversi di secolo, di personalità, di ambiente, di linguaggio incisivo del Santo e la prosa umile, trasparente di Madre Giovanna, si trasferivano essenziali, identici o profondamente affini. Per concludere…. Un invito alla speranza! Non ci meravigliamo del lentissimo svolgersi dei lavori e dei lunghissimi tempi esigiti dalla proverbiale severità del sacro dicastero e dalla diffidenza degli uomini. Si deve attendere nella preghiera e nella speranza, la conferma di Dio, cioè il miracolo: quasi un segno di approvazione celeste alla fine del grosso dossier che raccoglie tutte le prove umane. Madre Giovanna continua a vivere tra noi: soprattutto nella semplicità e nel silenzio, ella comunica ancora il suo messaggio di amore e apre a tutti il suo cuore di Madre. cfr. “Flora Bracaval – Donna attiva nel silenzio” di G. Papasogli e Mons. Andrea M. Erba
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La Vita Consacrata e l' Anno della Fede
di P. Piergiordano Cabra
L' invito a scrivere una riflessione sull’ “Anno della Fede” mi giunge mentre sto leggendo la conclusione del capitolo sesto del Vangelo di Giovanni della 21 domenica per annum.. Questo testo mi appare subito come un aiuto per una rapida riflessione. Di fronte alla durezza delle parole di Gesù, “molti discepoli lo abbandonarono”, vengono spontaneamente davanti agli occhi i “molti” che in questi anni hanno lasciato la pratica religiosa o la fede e anche coloro che hanno abbandonato la vita consacrata, tra i quali bisogna mettere quelli che sono rimasti con il corpo, ma con il cuore sono altrove. Sento rivolte anche a me, con un fremito di timore, le parole non certamente accomodanti del Signore: “Volete andarvene anche voi?” Avverto che è meglio passare rapidamente alla risposta di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”. Mi sembra ovvio che io aderisca alla ispirata risposta. E’ possibile fare diversamente? Nessuno infatti ha parlato come lui. Nessuno può saperne più di lui, circa la vita eterna. Quando poi Pietro aggiunge: “Tu sei il Cristo, il Santo di Dio”, mi si accende una luce ancora più limpida: Non solo Gesù ha parole di vita eterna, perché porta in questo mondo le parole di Dio che non passa, ma egli è la Parola vivente del Dio vivente, la parola resa visibile, fatta carne, in cui tutto è rivelazione. Gesù infatti è rivelazione del Dio vivente con tutto il suo essere: dalle sue parole alle sue azioni, dai suoi gesti alla sua forma di vita. Tu sei la Parola del Dio vivente A ben pensare, la vita consacrata esplicita le ricchezze implicite in questa confessione di fede. La vita consacrata è chiamata ad aderire alle parole di Cristo, non solo perché soltanto lui ha parole di vita eterna, ma anche perché essa entra nelle profondità nel mistero di Cristo, attraverso l’assunzione della sua stessa forma di vita, quale espressione della sua totale dedizione al Padre e ai fratelli. Assumendo i consigli evangelici la vita consacrata “confessa”, come dice l’esortazione apostolica Vita consecrata, un’adesione esclusiva a Cristo, riconoscendo che tutto in lui è prezioso, tutto in lui avvicina a Dio. Con la professione e la pratica dei consigli evangelici essa proclama che Cristo è via vera che conduce al Padre anche con il suo modo di essere, con la sua forma di vita, la quale, essendo scelta e praticata dal Figlio di Dio, è la forma divina di vivere la vita umana. Una forma oggettivamente insuperabile dunque, da onorare con umiltà e fermezza.

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Urgenza di tale confessione Una simile proclamazione è quanto di più urgente ci possa essere oggi, di fronte al pratico oblio della memoria del Signore Gesù da parte di tanti fratelli del nostro tempo. La memoria del Signore Gesù viene sempre più marginalizzata da una letteratura che l’avvolge nelle leggende, che getta dubbi sulla sua conoscibilità, che lo fa uno dei tanti profeti. La sua memoria viene offuscata da un costume che ha tutto l’interesse a rimuovere le sue esigenze etiche come non “aggiornate” e quindi accettabili dalla nostra evoluta concezione della vita. La sua memoria viene mescolata con quella di altri maestri di saggezza, in un sincretismo che permette di scegliere da ognuno quello che è considerato più utile. La sua memoria viene sottoposta ai criteri di credibilità fissati dai singoli, alla luce di una ragione giustificatrice. La retta memoria del Signore Gesù è la questione di vita o di morte per la Chiesa oggi. Non per nulla Papa Benedetto si è impegnato a scrivere tre volumi su Gesù di Nazareth, pur in mezzo alle non poche né lievi occupazioni. Egli ha inteso e vuol far intendere che la Chiesa non può avere una memoria vaga e sfuocata del mistero di Cristo. Ed entra da par suo nella discussione più argomentata per ristabilire la vera memoria del Signore. L’indizione dell’anno della fede ha in primo piano l’obiettivo di promuovere la retta confessione di fede nei confronti di Cristo. Una confessione che viene proclamata solennemente dalla liturgia, che viene evidenziata in forma eroica dal martirio rosso o del sangue, ma anche dal martirio bianco dell’assunzione fedele nella quotidianità della forma di vita del Figlio di Dio, tramite i consigli evangelici, in decisa controtendenza alla mentalità diffusa. Oltre naturalmente la testimonianza silenziosa e amorosa di tanti cristiani. Assumere i consigli evangelici significa proclamare di fronte a tutti, non tanto con le parole, pur sempre necessarie, ma con la vita, che Gesù è il mio Signore, che egli è in tutto e per tutto imitabile, amabile, essendo la Parola del Dio vivente. A chi chiede come mai continuiamo a fare questa vita (o “vitaccia”, o “bella vita”), comunque anacronistica, la risposta vera che si può dare, è una sola: perché così ha vissuto il mio Signore! È la risposta che scaturisce spontanea da un cuore credente e innamorato. Credo Signore, ma Tu aumenta la mia fede L’anno della fede pone la vita consacrata di fronte a questo compito prioritario, coniugabile con ogni tipo di missione, essendo anzi questo un elemento ineliminabile che caratterizza la sua identità e le sue varie missioni. Di fronte a tale alto obiettivo, si può essere tentati di considerarlo come un’alata poesia, o una teologia elevata, ma piuttosto lontana dal vissuto quotidiano, destinata ad anime belle. Oppure, ci si sente del tutto inadeguati, data la nostra povera umanità, che fa esclamare con Pietro: “Signore, allontanati da me, perché sono un povero peccatore”! L’anno della fede è invece una benedetta opportunità per entrare nel mistero della nostra vita, attraverso un triplice itinerario:
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- Il primo è l’approfondire il mistero di Cristo, per quello che è e per quello che ha da dire di fronte alle sfide del nostro tempo. Personalmente prenderò in mano il Gesù di Berger, più volte citato da Benedetto XVI. E riprenderò la cara e spesso trascurata, Imitazione di Cristo. - Il secondo consiste nel vedere la propria vita come un riflesso della forma di vita di Cristo, prima di ogni altra presentazione antropologica, o di altre concezioni teologiche. E mi rileggerò più di una volta la prima parte di Vita consecrata. - Il terzo: sovente mi rivolgerò al mio Signore con l’invocazione “Credo, Signore, ma Tu aumenta la mia fede”, perché ti possa vedere come la “Parola di Dio”, come il mio insuperabile modello da rendere presente con la mia forma di vita, che è poi la tua. In mezzo alle mie difficoltà e alla confusione che mi circonda. Invio subito queste righe a Testimoni, sperando che altri dicano e facciano meglio del poco che ho detto e del pochissimo che temo di fare. p. Piergiordano Cabra da "Testimoni" 15/2012

Comunità di Marikina - Manila
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(sempre in relazione all’apertura delll’Anno della Fede, si riporta l’esperienza vissuta da un laico di san Paolo in Piazza san Pietro il giorno 11 ottobre u.s.)

"Straordinario e… Ordinario”
L’11 ottobre 2012 ero a Roma, in piazza san Pietro, proprio di fianco all’altare, sul quale il santo Padre celebrava la Messa nel giorno esatto del 50° di apertura del Concilio: non ero certamente solo, ma con i miei confratelli diaconi, pellegrini nell’Urbe per ricordare anche il 25° di reintroduzione del diaconato permanente nella diocesi di Milano. Anzi, dirò di più il giorno precedente, mercoledì, eravamo già stati allo stesso posto durante l’udienza generale, alla fine della quale con il nostro rettore io, come diacono della prima ora, sono andato ad ossequiare il Santo Padre, faccia a faccia, parola a parola. Che fortuna! Dirà qualcuno. Non nascondo la soddisfazione tra l’altro inaspettata fino a pochi momenti prima, tuttavia, ripensandoci bene, riflettendoci sopra seppur serenamente, dicevo a me stesso: Oggi sei oltremodo contento, con i tuoi fratelli, oggi ti senti spronato a grandi cose, oggi sei pronto a seri propositi, ma quando tornerai a casa, nella vita di ogni giorno, sarà ancor così? Saprai approfittare del dono straordinario, perché l’ordinario non sia grigio come un giorno nuvoloso, ma splendente anche senza il sole di quei giorni, sole come astro nel cielo (c’era davvero e riscaldava), sole come fede nel Signore,nella Chiesa lì radunata attorno al suo Pastore e Padre, sole come fervore che vince ogni tiepidezza, come il nostro Santo, Antonio Maria Zaccaria, diceva ai sui primi compagni e oggi continua a dire a noi, Laici di San Paolo, insieme ai frate Barnabiti e alle sorelle Angeliche? La risposta per me, ma penso per tutti o quasi, non sta in un semplice si o no, dettati l’uno dall’entusiasmo e dall’ottimismo (sempre positivo), l’altro dal timore di non riuscire o, peggio,dalla paura di fare brutta figura. La risposta è quotidiane come è quotidiano l’ordinario, con le sue sorprese belle e meno belle, con le sue gioie e i suoi dolori, ma certamente con la fede nel Signore, che non deve mai venire meno. Di una cosa siamo certi: è Lui che fa, come dice il “nostro Paolo”ai Corinzi e a noi oggi: “Chi pianta e chi innaffia non contano nulla, chi conta è Di che fa crescere.” (1 Cor 3,7). La Chiesa, madre e maestra, non cessa di esortarci, attraverso i suoi pastori, i nostri vescovi per ciascuno e per tutti il Santo Padre. Proprio pensando all’11 ottobre u.s. risento le sue parole: Far memoria del Concilio non deve essere una pura celebrazione fine a se stessa, ma deve spingerci ad abitare “i deserti del mondo”, che sono tanti e attendono sempre di fiorire per mezzo della Parola di Dio attraverso la nostra fede. Spero di aver capito bene e per questo il mio pensiero va ancora al quotidiano, dove la nostra fede si gioca e ci trasforma insieme ai nostri compagni di viaggio, vicini e lontani, tutti accomunati dal desiderio di momenti straordinari per corroborare una volta di più l’ordinario, la faccia autentica della vita vera. A tutti l’augurio di un Santo Natale 2012 e di un buon inizio del nuovo anno 2013 Andrea Spinelli Da “Figlioli e piante di Paolo” n. 113.
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un AVVENIMENTO…

30 dicembre 2012:

Festa della Sacra Famiglia

“La famiglia, prima scuola di santità”
di Ermes Ronchi dal Vangelo di san Luca (2,41-52) (...) Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre de io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nazareth e stava loro sottomesso (...). La santa Famiglia di Nazareth porta un messaggio a tutte le nostre famiglie, l’annuncio che è possibile una santità non solo individuale, ma una bontà, una santità collettiva, familiare, condivisa, un contagio di santità dentro le relazioni umane. Santità non significa essere perfetti; neanche le relazioni tra Maria Giuseppe e Gesù lo erano. C’è angoscia causata dal figlio adolescente, e malintesi, incomprensione esplicita: ma essi non compresero le sue parole. Santità non significa assenza di difetti, ma pensare i pensieri di Dio e tradurli, con fatica e gioia, in gesti. Ora in cima ai pensieri di Dio c’è l’amore. In quella casa dove c’è amore, lì c’è Dio. E non parlo di amore spirituale, ma dell’amore vivo e potente, incarnato e quotidiano, visibile e segreto. Che sta in una carezza, in un cibo preparato con cura, in un soprannome affettuoso, nella parola scherzosa che scioglie le tensioni, nella pazienza di ascoltare, nel desiderio di abbracciarsi. Ci sono due amori: l’amore di Dio e l’amore umano. C’è un unico grande progetto, un solo amore che muove. Adamo verso Èva, me verso l’amico, il genitore verso il figlio, Dio verso l’umanità, a Betlemme. Scese con loro a Nazareth e stava loro sottomesso. Gesù lascia i maestri della Legge e va con Giuseppe e Maria che sono maestri di vita. Per anni impara l’arte di essere uomo guardando i suoi genitori vivere: lei teneramente forte, mai passiva; lui padre non autoritario, che sa anche tirarsi indietro. Come poteva altrimenti trattare le donne con quel suo modo sovranamente libero? E inaugurare relazioni nuove tra uomo e donna, paritarie e senza paure?
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Le beatitudini Gesù le ha viste, vissute, imparate da loro: erano poveri, giusti, puri nel cuore, miti, costruttori di pace, con viscere di misericordia per tutti. E il loro parlare era: sì, sì; no, no. Stava così bene con loro, che con Dio adotta il linguaggio di casa, e lo chiama: abbà, papà. Che vuole estendere quelle relazioni a livello di massa e dirà: voi siete tutti fratelli. Anche oggi tante famiglie, in silenzio, lontano dai riflettori, con grande fatica, tessono tenaci legami d’amore, di buon vicinato, d’aiuto e collaborazione, straordinarie nelle piccole cose, come a Nazareth. Sante. La famiglia è il luogo dove si impara il nome di Dio, e il suo nome più bello è: amore, padre e madre. La famiglia è il primo luogo dove si assapora l’amore e, quindi, si gusta il sapore di Dio. La casa è il luogo dove risiede il primo magistero, più importante ancora di quello della Chiesa. E’ dalla porta di casa che escono i santi, quelli che sapranno dare e ricevere amore e che, per questo, sapranno essere felici.
P. Ermes Ronchi (da Avvenire, 27 dicembre 2012)

Milano: chiesa "Sacra Famiglia di Nazareth"

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Un' Evangelizzazione in discoteca
TESTIMONIANZA di una GIOVANE Questa che vi racconterò è la testimonianza di un mio tentativo di evangelizzazione, accaduto verso la fine dello scorso ottobre. Con tale parola non intendo ergermi ad insegnante di come si debba diffondere la parola di Dio, ma volevo raccontarvi la curiosa circostanza in cui mi sono ritrovata a parlare di spiritualità. A differenza della maggior parte dei miei coetanei (ho 21 anni), non sono una ragazza che ama andare in discoteca: è un posto che non frequento volentieri e ci vado solo se costretta da occasioni speciali (compleanni o, come in questo caso, una festa di laurea). Qualche mese fa sono stata invitata in una discoteca di Milano per festeggiare il conseguimento della Laurea in Medicina di un mio amico, ma come al solito mi sono sentita molto a disagio: non mi piace ballare, non bevo e non fumo, perciò non c’è da stupirsi che mi sia appropriata di uno dei divanetti addossati alla parete e che abbia passato gran parte della festa a scambiare qualche parola (anzi, data la musica assordante, direi più che altro a “gridare qualche parola”!) con il festeggiato e qualche suo amico. Il bilancio della serata sarebbe stato senza dubbio negativo, se non fosse che Dio ha voluto scegliere questo luogo, antitesi della spiritualità, come scenario per un’evangelizzazione! Una testimonianza alquanto strana, e fatta certo in circostanze particolari, ma quando lassù si decide qualcosa, non c’è “ma” che tenga! Vi racconto com’è andata. Ero seduta sul divanetto con un succo di frutta in mano, quando si è avvicinato uno degli amici del festeggiato. Lo conoscevo di vista, sapevo giusto il suo nome, e ci eravamo scambiati qualche parola solo il giorno prima, ma niente di più; si era preso una pausa dal ballare e si è seduto di fianco a me. Con tono molto leggero, ha esclamato che era molto stanco, e ha colorito l’espressione con una
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bestemmia. Senza rimproverarlo, ho fatto una smorfia di disappunto, che però non gli è sfuggita, perché mi ha chiesto: “Ti dà fastidio?”. “Sì” gli ho risposto. Mi ha guardato e mi ha chiesto “Tu credi?”. Gli ho sorriso, e ho detto “Sì”, senza esitazione; allora mi ha domandato: “Ah, lo chiedo a te, che magari lo sai. Come ci si fa a sbattezzare?”. “Sbattezzare?!”. Ero stupita e rattristata, in parte perché non pensavo che si potesse fare, ma soprattutto perché c’era qualcuno che desiderava volontariamente privarsi del grande dono dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto durante il battesimo! “Non credo che ci si possa sbattezzare...” ho cominciato, un po’ esitante, “...ma anche se si potesse fare, credo proprio che non sarei io a dirti come si fa!” gli ho detto con un sorriso. Ma lui ha ribattuto: “Sì, ma non è giusto! Scommetto che se lo chiedo al prete della mia chiesa, non me lo dice! Non ho voluto battezzarmi io, è una cosa che mi hanno imposto i miei genitori, non l’ho scelto io, però adesso ho il diritto di scegliere, no? Perché non me lo fanno fare?”. Nonostante la musica ad altissimo volume che ci costringeva a gridare, non volevo abbandonare quella conversazione; io non sapevo bene come rispondergli, ma in quel momento è intervenuto lo Spirito a illuminarmi! Gli ho detto: “È vero, non l’hai scelto tu, e in effetti Dio ci ha donato il libero arbitrio, quindi non ci dà obblighi o costrizioni, però sai, sarebbe brutto rinunciare al battesimo...ti allontani da una strada molto bella, perché dici di no allo Spirito Santo”. Immaginatevi la scena: in discoteca, a gridarci nelle orecchie per sentirci, circondati da ragazzi che ballavano in modo forsennato, e noi a discutere dello Spirito Santo! Dopo questa frase è stato zitto per un po’, e io non ho insistito. In fondo è vero, Dio ci ha donato la capacità di essere artefici della nostra vita, ma che vita sarebbe, se ci privassimo di lui?! Dopo queste parole ho continuato a farmi i fatti miei: se avesse avuto qualche domanda, avrebbe parlato lui. Infatti, d’un tratto si è voltato verso di me e mi ha chiesto a bruciapelo: “Ma gli Angeli esistono?”. Ho sorriso tra me e me: non ero io che predicavo in modo autoritario, ‘tu devi credere’, ‘tu devi pregare’, ma era lui a pormi delle domande. Lo Spirito stava operando! “Sì, certo che esistono!” “Ah sì? E dove sono?” mi ha chiesto in tono canzonatorio. “Ovunque; qui dentro è pieno zeppo di Angeli, anche se non li vedi”. Rispondevo poco e limitavo le spiegazioni: quanto avrei voluto parlare, quante belle cose si potrebbero raccontare della vita con Dio, ma a chi è lontano da questa vita sembrerebbero solo delle farneticazioni deliranti di persone esaltate, quindi ho aspettato che fosse lui a incuriosirsi. Infatti, mi ha chiesto: “E la storia dell’Angelo Custode?” “Non è una storia” gli ho sorriso, “vuoi o non vuoi ne hai uno anche tu”. “Sì? Dove?”; si è voltato verso la sua spalla: “Non lo vedo! Ciao Angelo! Dove sei?”. Queste battute mi rendevano molto triste: fa male vedere che ci sono persone che non credono agli Angeli. Pensateli, pieni di aspettativa, che non vedono
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l’ora di rendersi utili, pronti a mettersi al nostro servizio, e invece sono derisi, dimenticati, mortificati, abbandonati. Intristire un Angelo è una delle cose più dolorose che si possano pensare. Con tutta la naturalezza del mondo, ho risposto usando le parole di Lorna Byrne, una donna irlandese, autrice di due libri straordinari, che da quando era bambina vede e parla con gli Angeli quotidianamente: “L’Angelo Custode sta dietro la tua spalla destra (a meno che tu non sia un uomo di Dio, come un sacerdote, perché in tal caso sta a sinistra), circa tre passi dietro di te, sollevato da terra da una sorta di ‘cuscino di energia’,e non aspetta altro che essere chiamato”. Era sbalordito: non si aspettava che rispondessi così! “E il diavolo cos’è?” mi ha chiesto, dopo un attimo di silenzio . Ho fatto una pausa, perché non sapevo bene da dove iniziare a spiegargli, e volevo che mi prendesse sul serio: troppo spesso si pensa che il maligno non esista, e questa sottovalutazione è estremamente pericolosa! Poi ha aggiunto: “Com’è, c’è un diavoletto sulla spalla e l’angioletto sull’altra?”. Ho pensato che quest’immagine potesse essere più vicina al suo immaginario, allora gli ho detto: “Beh sì, questo è un modo di vederla...ogni volta che fai qualcosa che la tua coscienza ti suggerirebbe di non fare, e tu ti auto-giustifichi, quello è il diavolo che mette a tacere la voce del tuo Angelo. È sulla tua spalla nel senso che è sempre pronto a tentarti, a distoglierti dai buoni pensieri, dalle buone azioni, e più tu lo ascolti, più lui è contento”. È stato zitto un attimo a guardarmi, e mi ha chiesto: “Ma tu ci credi davvero a queste cose?”. Non era una domanda posta con tono derisorio: era una curiosità sincera, e gli ho risposto”Sì!”. Per un po’ siamo stati in silenzio; attorno a noi, i ragazzi ballavano scatenati, il che rendeva la nostra conversazione un po’ fuori luogo, ma nessun luogo e nessun momento sono quelli sbagliati, quando si opera per conto di Dio! Infatti, dopo aver finito il suo cocktail con un rumoroso risucchio dalla cannuccia, ha deglutito e, fissando un punto lontano, ha mormorato (e per sentirlo ho dovuto fare uno sforzo incredibile!), quasi come se parlasse a se stesso: “In fondo io penso che l’uomo abbia bisogno di una spiritualità; voglio dire, non puoi affidarti alle cose del mondo, perché passano e sono diverse da come ti aspettavi, no?”; ho annuito, ma non ho detto niente, perché ho pensato che forse era la prima volta che rifletteva ad alta voce sulla questione: non sarei stata certo io a interromperlo! “Cioè” ha continuato, “certe volte sento il bisogno di pregare, però poi mi sento stupido e dico ‘Vabbè, fa niente’”. Mi ha guardato. “Tu come fai?”. Non l’ho dato a vedere, ma ero esultante! Un ragazzo che era partito con “Come ci si può sbattezzare” mi stava chiedendo come si prega! Mi sono stretta nelle spalle. “Beh, non c’è un modo solo di pregare” gì ho detto. “Ci sono le preghiere tradizionali, ma anche una richiesta sincera che viene dal cuore, detta con parole tue, è una preghiera. Anche un compito svolto con impegno e per il bene degli altri è una preghiera”.
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Dato che stava ad ascoltarmi, ho ripreso l’argomento degli Angeli, che mi è tanto caro, “lo mi sono avvicinata alla preghiera solo qualche anno fa, quando ho capito l’importanza del mio Angelo Custode, perché prima ripetevo meccanicamente il Padre Nostro e l’Ave Maria, ma se le dici senza crederci non valgono! Invece gli Angeli pregano con noi e per noi”. “Cioè?” “Cioè, soprattutto da quando ho iniziato l’università, mi sono resa conto che da sola non potevo farcela, ma avevo bisogno di affidarmi a qualcuno, però mi vergognavo a pregare direttamente Dio o Gesù, allora è più facile se parli con il tuo Angelo, chiedendogli se può elevare lui le tue preghiere”. “E funziona?” “Finora, ho visto che le mie preghiere vengono ascoltate, ma anche quando non passo un esame o qualcosa non va come voglio io, non mi arrabbio, perché non è quello che Dio aveva deciso per me, e c’è per forza qualcosa di meglio che ha pensato per me!”. Era un po’ dubbioso, infatti mi ha detto: “Secondo me sei tu che ti sottovaluti”. “Quest’obiezione me l’hanno già fatta” ho risposto, sorridendo. A volte, le persone si sentono quasi offese, quando si dice loro che Dio è disposto a guidarci, se Gliene diamo la possibilità; si sentono oltraggiate, come se si mettesse in dubbio la loro bravura, la loro intelligenza...ma non capiscono che tutte queste capacità le abbiamo, sì, ma perché sono doni di Dio! Se non fosse stato per lui, non avremmo nulla! Quindi, sorridendo, gli ho spiegato: “Guarda, io ho un’ottima autostima, ma puoi credermi, se ti dico che in tanti casi, senza la forza dello Spirito Santo, non ce l’avrei fatta mai e poi mai!”. La sua risposta è stata una specie di grugnito, “Hmmm”, e si è abbandonato contro lo schienale del divanetto. Per qualche minuto siamo stati in silenzio, poi mi ha raggiunto una mia amica, e da lì abbiamo cambiato argomento. Non so quanto sia rimasto di quello che ho cercato di comunicargli, ma solo il fatto di averci provato mi rende speranzosa! Con questa piccola testimonianza vorrei esortare tutti i fratelli e le sorelle che fanno parte dei Gruppi di Preghiera a parlare di Dio, senza paura,né vergogna! Quante derisioni ci saranno, quante battute sarcastiche, quanti scontri! Nonostante tutto, però, io non mi arrendo, e, guidata dallo Spirito Santo, cercherò di continuare a testimoniare, per avvicinare quanti più fratelli posso all’Amore di Gesù! Eufemia Serena Trezzano sul Naviglio (Milano)

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PRIZREN (Kosovo)

“Ho trovato la Verità”
TESTIMONIANZA
Mi chiamo Kaltrina Gashi, sono nata in una famiglia musulmana, nella Regione di Drensa, Drenica, paese dove tutti sono di religione musulmana. All’età di 13 anni, il giorno di Natale, assistetti alla trasmissione televisiva del film “Gesù di Nazareth”: mi immersi completamente nella visione di quel programma e rimasi incantata dalla figura di Gesù e da quel momento, non so come Egli abbia preso possesso della mia anima. Le opere fatte, i miracoli da lui compiuti, le parole pronunciate nei suoi messaggi si erano disseminate nel mio cuore e non mi lasciavano requie: pensavo sempre a Lui, alla sua dolce figura, a tutte le sofferenze patite per amore degli uomini, finché mi sono detta: “Vorrei anch’io seguire Gesù! Sì, voglio appartenere a Cristo”. In seguito ho potuto ricevere tra le mani il Nuovo Testamento, ho letto con molto fervore, le parole del Vangelo: mi risuonavano nell’anima come una dolce musica. Ma dove vivevo io non potevo avere contatti con nessuno, né ero a conoscenza della presenza dei cattolici in Kosovo. Attraverso i mezzi di comunicazione, potei conoscere la figura di Papa Giovanni Paolo II che mi rimase subito scolpita nel cuore ed ancor oggi la sento spiritualmente vicina, perché mi dicevo “lui appartiene a Cristo. Come vorrei esserlo anch’io!” La prima persona cattolica che ho conosciuto è stato il Vicario Generale del Kosovo, Don Lush Gjergji, sempre in trasmissione alla TV che mi ha maggiormente convinto nel Pristina (Kosovo) Kaltrina Gashi mio desiderio di appartenere a Gesù. Durante i miei studi all’Università, ogni giorno, passando davanti alla Cattedrale ancora in costruzione a Pristina, dedicata alla Beata Madre Teresa di Calcutta, la guardavo con ammirazione e dicevo tra me: ”O Signore, quando potrò entrare in una Chiesa? Quando si aprirà per me quella porta?”. In verità, il cuore mi portava quasi fino all’entrata, ma ero trattenuta da una forza superiore che me lo impediva e fra me pensavo: “tanto non saprei nemmeno che cosa chiedere!”. Non conoscevo ancora bene il Cristianesimo, né la cosiddetta Chiesa fondata da Cristo e con discrezione osservavo tutto ciò che la riguardava. Di una sola cosa tuttavia non ho mai dubitato, della Verità che Gesù Cristo è venuto a portare al mondo. In questi ultimi anni, ho incontrato alcuni amici cattolici e insieme a loro, mi sono
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avvicinata a quella famosa porta per la quale chiedevo spesso al Signore "quando mi sarà aperta?". Da quel momento mi si spalancò e mai più si rinchiuse. Presso l’erigenda nuova Cattedrale, c’è il Vescovado del Kosovo, e per la prima volta ho potuto incontrare il Vescovo Don Lush Gjergji, l’uomo molto amato da tutto il nostro popolo; ho provato subito un’immensa gioia, convinta che lì avrei trovato la verità, mentre prima era una semplice sensazione personale. Erano trascorsi solo tre giorni della grande festa per il Centenario di Madre Teresa, (5 settembre 2010) e dopo tre o quattro incontri, iniziai a frequentare il catechismo, dove avrei meglio conosciuto la persona di Gesù Cristo. E tanta era la gioia interiore che provavo che quando uscivo dal catechismo avevo la sensazione non di camminare, ma di volare, mi sentivo come avvolta da una vampa di fuoco e una pace indescrivibile si impadroniva di tutta me stessa. Quanto mi sembrava piccolo allora il mondo, mentre a me era data la sensazione di abbracciare l’immensità del cielo! Durante la preparazione, ho espresso il desiderio di essere battezzata il giorno di Natale, perché è stata questa festa (anni prima) che mi aveva aperto gli occhi e il cuore alla conoscenza di Gesù Cristo per la prima volta. Così, il 25 dicembre 2010, potei ricevere il santo Battesimo: non vi so dire la mia esultanza! Mi sentivo inondata da una pace e un amore senza limiti. Permettetemi che vi descriva in semplicità la vigilia e la conclusione di questa grande festa. Mi ripetevo: "Questa notte Gesù nasce per tutti, ma domani nascerà solo per me e dentro di me!". Al sorgere del giorno benedetto, al mattino sono partita per Pristina, accompagnata nel viaggio dalla pioggia, dal sole e dall’arcobaleno. Era come se la pioggia mi dicesse - «Sii fruttuosa come sono io», il sole mi ripetesse «Sii luminosa come sono io». Infine l’arcobaleno mi augurava: «Sii felice! Rappresento l’Antico Testamento che si congiunge al Nuovo e a lui ti lega per sempre». “O Signore è venuto il momento!” Mi sembrava che mi venissero incontro Gesù, la Beata Vergine, gli Angeli e tutti Santi per accompagnarmi a questa cerimonia in una piccola Chiesa. Prima di ricevere il Battesimo, sentivo nel mio spirito come un peso strano, che svanì subito che l’ebbi ricevuto. Poi la santa la Comunione: non so descrivere quei momenti di profonda intimità con Gesù A Lui ho promesso, alla presenza degli Angeli e dei Santi che sarò sua fedele testimone sempre, anche se mi sarà chiesta la vita in cambio. Il fuoco dello Spirito Santo continuerà ad accompagnarmi e a sostenermi. Mi piace chiudere la mia piccola testimonianza con una Beatitudine pronunciata da Gesù: "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. Vi amo in Cristo. Kaltrina Gashi.

P.S. Kaltrina Gashi è l’autrice di questa testimonianza, ora lavora nel Vescovado di Pristina ed è una forte collaboratrice e amica delle Angeliche di san Paolo residenti a Pristina. Accompagniamola con la nostra preghiera.
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la Pagina Missionaria

Chi non ricorda di aver ricevuto almeno una volta per posta o per altre vie…aeree e non… il ciclostilato di questa semplice, ma significativa immagine? In cinquant’anni, non è assolutamente cambiata e ogni due, tre volte all’anno, si presenta a noi nella sua tipica veste originale. Non sarà più usato il vecchio e superato ciclostile, altri mezzi moderni sono arrivati anche in Africa e, grazie ai nuovi meccanismi elettronici superdotati, si corre più veloci ovunque, anche… in Africa! E allora… E’ semplicemente per una ragione… “di cuore”: mantenere, pur in uno stile migliore di vita, il ricordo di un passato vissuto in semplicità, nella più estrema povertà condivisa con la gente del luogo, anche e soltanto nella grafica di una pagina che, nonostante tutto, ha saputo sfidare il tempo, ben 50 anni! Del resto, è sempre stata la caratteristica principale di Madre Elena, trasmessa poi alle sue figlie, quella di guardare al futuro, di migliorare le varie situazioni di disagio rimanendo saldamente ancorate nello spirito alla semplicità evangelica dei primi tempi di fondazione, come lo era stato per le prime Angeliche nel Cinquecento.
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Dietro quel foglio ingiallito dal tempo e all’apparenza insignificante, è condensata un’intensa vita di sacrifici, di preghiere, di eroismo di tante nostre consorelle che hanno voluto continuare a trasmettere alle nuove generazioni africane l’unico messaggio importante: quello dell’amore! Grazie, Sorelle, per la fedeltà in cui continuate la strada tracciata dalle “vecchie Madri”, dimostrando come anche al presente, ricco di novità e di innovazioni di ogni tipo, si possa rimanere agganciate al passato, i cui riferimenti tipici sono dati dalle nostre Costituzioni. A voi tutte, i nostri migliori Auguri, affinché nella seconda metà di secolo che vi attende, possiate allargare le frontiere della vostra carità, dell’evangelizzazione, della cultura anche, sempre in uno stile semplice di vita che ha caratterizzato i vostri inizi e, non dimenticatelo, con la benedizione del Signore! “AD MULTOS ANNOS” a tutte!

Africa... che fioritura di Angeliche!

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anni di presenza delle Angeliche di san Paolo in Africa: - Rep. Dem. del Congo e Rwanda Murhesa (rep. DeM. Congo)
Carissime Consorelle, Amici e Benefattori tutti, Eccoci ancora vicine a voi animate di buona volontà e di tanto fervore, per iniziare insieme questo nuovo anno apostolico dopo una piccola sosta dalle grandi vacanze... Quest’anno è particolarmente significativo sia per la Chiesa, sia per le Missioni delle Angeliche in Africa. In coincidenza con l’invito del Santo Padre che ha proclamato quest’anno «Anno della fede», in Africa, le Angeliche ricordano 50 anni di fondazione delle loro Missioni. Non è a caso che questi due eventi coincidono, proprio perché ci vuole un pizzico di fede per vedere e capire quanto il Signore sia stato Grande anche verso di noi! Percorrendo anni e avvenimenti, possiamo rivolgerci a voi per cantare con il salmista: «Gustate e vedete quanta è buono il Signore...». E’ con immensa gratitudine a Lui che ci stiamo preparando a questo grande evento che si inserisce nella Storia della nostra Congregazione, con lo stesso spirito di Sant’Antonio Maria Zaccaria che esortava le sue care Figlie Angeliche: “Figliuole care, spiegate le vostre bandiere, che presto il Crocifisso vi manderà ad annunziare la vivezza spirituale e lo spirito vivo dappertutto.” (SAMZ, V° lettera) A voi, Madre Bianca, Madre Saveria, Madre Enza, Madre Carmen, Madre Bruna che avete trascorso parte dei vostri anni più belli qui in terra africana … vi diciamo che vi siamo vicine con la preghiera, nella riconoscenza e nel ricordo affettuoso anche delle Madri che non sono più, ma hanno lasciato tutte un’impronta profonda di bene nel nostro Paese. Vogliamo ricordare fra tutte l’indimenticabile e… intramontabile Madre Elena Mastrogiacomo, Madre Dulce Pacheco (brasiliana), M. Alessandrina, M. Noemi, e M. Cecilia. Il Signore conceda loro la mercede riservata agli Apostoli del suo Vangelo. Ed ora, carissime Consorelle ed amici tutti delle nostre Missioni, vi rivolgiamo un caldissimo invito: vi aspettiamo tutti con vivissimo desiderio di rivedervi qui in Africa il 5 luglio 2013 per la celebrazione del 50° di Fondazione delle nostre Missioni a cui, in parte, anche voi avete collaborato e non poco!
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Nel 1963, l’Africa chiamò in aiuto per la sua gente - precisamente a Bukavu, (Zaire - ora Congo), anche le figlie di sant’ Antonio M. Zaccaria che, volentieri spiegarono le loro bandiere mettendosi a servizio sia della chiesa locale, sia della numerosa popolazione che rispose subito alle sollecitazioni di una vita cristiana più autentica. E sorsero vocazioni locali … benedizione del Signore! M. Elena con M. Alessandrina e M. Saveria … al presente, le forze ita- le Tre Missionarie liane declinano e sentiamo fortemente la loro mancanza, ma in un momento storico di crisi di vocazioni anche italiane, il Signore ha permesso che oggi sia il Congo a muoversi nelle varie opere apostoliche e sociali del suo Paese. Indubbiamente, siamo pronte a fare la nostra parte, proprio per riconoscenza alla Congregazione, mentre ricordiamo l’azione meravigliosa svolta dalle precedenti Madri Generali che non hanno esitato a dare il meglio delle loro forze per lo sviluppo delle Missioni Africane. Ci sia gradito ricordare in modo tutto speciale la Rev.ma Madre Giovanna Brambini, sempre all’avanguardia nel settore missionario e la Rev.ma Madre Armanda Ponsiglione, stroncata dalla malaria dopo l’ultimo viaggio in Africa. E per voi amici che ci seguite da anni?! Cosa possiamo fare?! Ci stiamo pensando... Dateci solo un po’ di tempo per organizzarci. Fin da ora, Madre Valentina si è messa a disposizione per risolvere ogni problema sia di soggiorno, sia di altro. Dobbiamo dire che la prossima ricorrenza che stiamo preparando non è la nostra festa... ma è la vostra! la festa di ognuno di voi. Grazie, perché ci seguite sempre con la vostra generosità e la vostra preghiera. La scuola M. Elena prosegue bene: 10 aule già pronte e due in costruzione. Possiamo dire che le aule per la scuola elementare sono sufficienti. Grazie al buon Dio! Desidereremmo, se sarà possibile, piano piano, magari con un’ aula all’anno di continuare la costruzione per il secondario che è una grande richiesta fatta dai genitori. Anche le altre due scuole di Murhesa, il Liceo “Madre Armanda” e la Scuola Elementare proseguono bene. Anzi...il numero degli alunni sta aumentando e richiederebbe altre aule. Non ci crederete, ma abbiamo aule affollate di 70 alunni. Praticamente diventa difficile all’insegnante seguire un numero cosi grande di alunni. Purtroppo, ciò avviene per mancanza di altre scuole locali un poco più affidabili. Comunque… la Provvidenza ci penserà!!!
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Anche noi siamo soddisfatte nel riuscire a valorizzare quello che da voi riceviamo per aiutare tanta gente, accettando come voi, sacrifici e rinunce. Vi aspettiamo tutti in Congo, Vi ringraziamo di cuore, perché con affetto riuscite a sensibilizzare tanta gente, coinvolgendo numerose persone nella realizzazione di azioni concrete caritative, lavorando a tempo pieno, mettendo a disposizione le vostre forze e qualità che ognuno possiede a beneficio del popolo africano e delle nostre opere. Potete essere soddisfatti di quello che avete già fatto, anche per continuare insieme il nostro cammino... Non trovando un’altra occasione, porgiamo a tutti gli auguri più belli per un Natale santo e sereno, Felice Anno Nuovo e tanta pace nel Signore. Per chiunque volesse venire in Africa per la celebrazione del cinquantesimo della nostra presenza, preghiamo di contattarci in anticipo ai numeri: 00243 993564048 oppure 00243 997047412. Grazie di cuore e a presto!!! Con tanto affetto, Madre Maria Goretti e tutte le Angeliche Africane

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Liete ricorrenze
25° di Professione Religiosa
NOVO HAMBURGO (Brasile) 27 dicembre 2012 RIO DE JANEIRO (Brasile) 27 dicembre 2012 Irma Maria Jandira Pereira Irma Rita de Cascia Pereira Lima

50° di professione Religiosa
Milano 2 gennaio 2012 M. Alda Mollaschi

Professione Perpetua
Siamo liete di comunicare la bella notizia che la seconda Angelica cilena di Puente Alto (Santiago) ha raggiunto il suo ideale, quello di consacrarsi per sempre al Signore, mettendosi al suo servizio e all’evangelizzazione fra la sua gente. A lei, i migliori Auguri di tutte le consorelle Angeliche. “No os hagais menores a la vocación que habéis sido llamados" San Antonio M. Zaccaria

Puente Alto (Santiago- Chile) 17 novembre 2012
Angelica Marcela Romero Lòpez ha celebrato la sua Professione Perpetua il giorno dedicato a Maria SS.ma, Madre della Divina Provvidenza, nella cerimonia presieduta da P. Angelo Leita Superiore Provinciale dei Barnabiti del Chile
Pur nella non presenza e nella lontananza, siamo vicine spiritualmente ad Angelica Marcela, chiedendo per lei alla nostra Sovrana e Protettrice, la Madre della Divina Provvidenza, che le sia “compagna di viaggio” nel suo cammino verso la santità.
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50o di Professione Religiosa
Madre Alda M. Mollaschi
Milano, 6 gennaio 2013
Quasi all’insaputa dell’interessata, la preparazione per la solenne celebrazione di un 50° di Professione Religiosa ha avuto esito più che positivo. Tutte sapevamo che M. Alda era piuttosto schiva di qualsiasi esternazione: desiderava solo una semplice funzione privata nella raccolta cappella dell’Istituto, con la sua Comunità di cui, proprio pochi giorni prima di Natale, era divenuta la nuova Superiora. Tuttavia, pur consentendo alle sue richieste, rispettandone i desideri, in silenziosa complicità, si poté allestire il tutto in uno stile semplice, molto intimo e familiare, con una minima partecipazione di parenti e conoscenti, come era suo desiderio, per poter vivere in dolce fraternità con le sue consorelle il giorno particolare del suo “rendimento di grazie al Signore”. Così con una collaborazione comunitaria più intensa e con l’aiuto anche di persone a noi vicine, la festa, programmata nei suoi minimi particolari, con un pizzico di grazia e di femminilità, che non sfugge all’occhio attento dell’invitato, opera soprattutto di Madre Silvana, la vicesuperiora, ebbe il suo culmine nella celebrazione di una solenne santa Messa, presieduta da S.Ecc.za Rev.ma Mons. Carlo Ghidelli, arcivescovo emerito di Lanciano-Ortona (Chieti), amico di lunga data della nostra Congregazione. Concelebranti P. Tommaso Ferraresi e P. Alessandro Sacchi del P.I.M.E. dei quali da molto tempo usufruiamo dei loro servizi liturgici e che cogliamo l’occasione per rin40

Roma 1963 - Milano 2013 di

graziarli di tutto ancora una volta. Il Vescovo celebrante, commentando il Vangelo del giorno, l’Epifania del Signore, si fermò in modo speciale sulla virtù della “speranza”, compagna di viaggio dei Magi alla ricerca della stella che li avrebbe condotti alla conoscenza del nuovo Re-Messia. La loro speranza non fu vana, anzi fu premiata dallo splendore di luce di quell’astro che riapparve loro, non appena usciti da Gerusalemme. Era un invito rivolto a tutti noi, ma in modo speciale alla “festeggiata”, perché nutrissimo sempre una speranza viva nell’aiuto quotidiano del Signore che sa illuminare il nostro cammino, anche nei giorni più bui, in cui ci sembra di aver smarrito quella luce, perché il Signore è sempre con noi! Tre i doni simbolo dei Magi offerti a Gesù, come tre sono quelli nuovamente offerti dalla Madre che in quel giorno, dopo 50 anni, ripeteva la sua donazione allo Sposo divino, nella commossa lettura della formula di rinnovazione dei voti di povertà, castità e obbedienza. La solenne celebrazione non poteva terminare senza un’invocazione al nostro Santo Padre Fondatore Antonio M. Zaccaria, con il tradizionale inno “Respice de coelo, Pater…”. Il resto?!… Festa di famiglia, fra scambi di saluti e congratulazioni varie, con l'usuale taglio della torta e l’invito a tutti a partecipare al… “dulcis in fundo”. Alla carissima Madre Alda i nostri affettuosi Auguri con la promessa di viva e fraterna collaborazione nel suo quotidiano e non indifferente lavoro. Le consorelle Angeliche di Milano

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Messaggio Augurale
Silenzio tutt'intorno c'e' solo il cuor che canta la dolce melodia di 50 anni passati ad amar. L'ombra della sera ripete la preghiera per Colei che per noi fu scelta come Madre della nostra Comunita'. Grazie, Madre, per tutto il bene che hai compiuto per la nostra Congregazione; per la Casa di Milano non hai faticato invano. Grazie, perche' come una di noi, hai lavorato, hai faticato, ma soprattutto hai pregato, hai amato. A Te, cara Madre, il nostro Augurio: possa essere accanto a ciascuno di noi, nei momenti di gioia e di dolore, pronta la tua ala a prestare per chi stenta alto a volare. Ma l'Augurio migliore che oggi formuliamo e' che Tu possa incontrare il Signore ogni volta che vivi l'amore. le Consorelle di Milano
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Testimonianza
“Ripensando ai miei 50 anni di vita religiosa, posso solo dire: «Quid retribuam Domino pro omnibus quae retribuit mihi?”» - che cosa renderò al Signore per tutto quello che mi ha dato?Nel ricordo di tutti questi anni, che non sono pochi se pur passati come un soffio, ho rivissuto con gioia i momenti più belli della mia vita ed anche quelli sofferti, perché ora sono tutti nel cuore del mio Dio. Dirò subito che non mi è stato facile rispondere alla chiamata alla vita religiosa nella mia Congregazione: ricordo la “guerra” in famiglia, perché figlia unica con mille progetti da parte dei miei genitori. Tuttavia quando il Signore “vuole” e “sceglie” non ci sono ragionamenti umani che reggano, non c’è il “come” il “dove” il “se”,…non ti accada di “combattere con Dio”. E così è stato: alla fine della battaglia, il Signore ha riportato la sua vittoria dando gioia e serenità ai miei genitori. Prima di entrare in convento, di nascosto da loro, ricordo i vivaci colloqui con la cara M. Generale Madre Giovanna Brambini che mi accolse poi a braccia aperte nella sua famiglia religiosa. Da lei ho appreso il modo di essere decisiva e forte in alcune scelte della vita. Poi l’entrata in Noviziato: come dimenticare il periodo di formazione con l’amata Madre Maestra, Madre Mariangela Bardella e il periodo di juniorato con l’indimenticabile Madre Armanda, poi divenuta mia Madre Generale? Il mio pensiero, in questo momento, corre con la memoria al giorno 2 gennaio del 1963, giorno della professione religiosa, attorniata e festeggiata da tante consorelle, da tanti parenti. Giorno indimenticabile soprattutto per un fatto che mi ha colpito profondamente. Terminata la sacra funzione, il mio cuore sembrava scoppiare di gioia, per la meta raggiunta insieme alla mia consorella Ang. Irene De Leo, che se n’è andata presto a ricevere il premio eterno e da lassù, oggi, mi sorride.
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Mentre ero al colmo della mia felicità per essermi consacrata al mio Dio, e condividevo la mia gioia con tutti, tra abbracci ed auguri di consorelle e di parenti, mi accorsi che fra le tante persone che stipavano il grande atrio della chiesa di Torre Gaia, non era presente il mio papà. Conoscendo la sua indole, il suo temperamento, nonché il dolore che provava staccandosi per sempre dall’unica figlia che tanto amava, mi venne un tuffo al cuore: dove sarà andato,…mi ripetevo! La cara M. Armanda aveva intuito dove poteva trovarsi mio padre: era rimasto in chiesa, solo... a sfogare il suo dolore col Signore . Appena ci vide, ebbe il coraggio di dirci …parole sue: “Non vi preoccupate! Piango, perché mi sento felice di aver donato la mia unica figlia al Signore”. Caro papà, sei stato un grande uomo, un buon cristiano, un uomo di grande fede. Possa il Signore centuplicare il sacrificio che tu e la mamma avete fatto per me nell’eternità beata in cui già vivete! E ora…dopo 50 anni da quel memorabile giorno, posso solo dire “grazie” alla mia Congregazione, la mia seconda famiglia, che ho sempre amato e dalla quale ho ricevuto tanto. Vorrei in questo momento esternare la mia gratitudine alle varie Madri Generali che mi hanno seguito nel mio iniziale cammino di formazione e che in seguito mi hanno dato la loro fiducia nell’espletamento dei vari incarichi e responsabilità. Di tutte serbo grato ricordo e la mia viva riconoscenza: • a Madre Giovanna Brambini e a Madre Armanda Postiglione che dall’alto del cielo mi sorridono e mi proteggono; • a Madre Elaine Anaissi, esempio per me di preghiera, di dolcezza e di abbandono in Dio, spronandomi sempre a guardare avanti; • a Madre Maria Grazia Fusar Bassini per il suo affetto e la sua stima dimostrati nei miei confronti.. Inoltre, il mio pensiero e grato ricordo va anche a tutte le consorelle che hanno vissuto con me i migliori anni di vita religiosa in questa Comunità,nel servizio umile e silenzioso, in una preghiera incessante, in esempi luminosi di vita comunitaria e che ora già godono della visione beatifica di Dio, con i miei genitori. Il mio “grazie” alle Consorelle presenti nella comunità milanese, che hanno dato il meglio delle loro qualità artistiche per dare un tono più solenne e, direi, più fraterno a questa giornata che ci ha visto tutte unite nella gioia e nell’amore del Signore. continua dopo l'inserto
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Vorrei infine gridare alle giovani di oggi, forse ancora titubanti nel dare prova del loro amore al Signore con una donazione totale di se stesse, quanto sia bello e gratificante, anche se apparentemente sembra il contrario, mettersi al suo servizio, a beneficio dei fratelli. Di tutto… sia ringraziato mille volte il Signore! M. Alda Mollaschi asp.

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In attesa della Giornata Mondiale della Gioventù
Rio de Janeiro Luglio 2013

Messaggio del Santo Padre ai giovani

Rio de Janeiro: Cristo Redentore - il Corcovado

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Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Gioventù
Missionari della nuova evangelizzazione
Cari giovani, vorrei far giungere a tutti voi il mio saluto pieno di gioia e di affetto. Sono certo che molti di voi sono tornati dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid maggiormente «radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede» (cfr. Col 2, 7). Quest’anno, nelle varie Diocesi, abbiamo celebrato la gioia di essere cristiani, ispirati dal tema: «Siate sempre lieti nel Signore!» (Fl 4, 4). E ora ci stiamo preparando alla prossima Giornata Mondiale, che si celebrerà a Rio de Janeiro, in Brasile, nel luglio 2013. Desidero anzitutto rinnovarvi l’invito a partecipare a questo importante appuntamento. La celebre statua del Cristo Redentore, che domina quella bella città brasiliana, ne sarà il simbolo eloquente: le sue bràccia aperte sono il segno dell’accoglienza che il Signore riserverà a tutti coloro che verranno a Lui e il suo cuore raffigura l’immenso amore che Egli ha per ciascuno e per ciascuna di voi. Lasciatevi attrarre da Lui! Vivete questa esperienza di incontro con Cristo, insieme ai tanti altri giovani che convergeranno a Rio per il prossimo incontro mondiale! Lasciatevi amare da Lui e sarete i testimoni di cui il mondo ha bisogno. Vi invito a prepararvi alla Giornata Mondiale di Rio de Janeiro meditando fin d’ora sul tema dell’incontro: «Andate e fate discepoli tutti i popoli!» (cfr. Mt 28, 19). Si tratta della grande esortazione missionaria che Cristo ha lasciato alla Chiesa intera e che rimane attuale ancora oggi, dopo duemila anni. Ora questo mandato deve risuonare con forza nel vostro cuore. L’anno di preparazione all’incontro di Rio coincide con l’Anno della fede, all’inizio del quale il Sinodo dei Vescovi ha dedicato i suoi lavori a «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». Perciò sono contento che anche voi, cari giovani, siate coinvolti in questo slancio missionario di tutta la Chiesa: far conoscere Cristo è il dono più prezioso che potete fare agli altri.
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1. Una chiamata pressante
La storia ci ha mostrato quanti giovani, attraverso il dono generoso di se stessi, hanno contribuito grandemente al Regno di Dio e allo sviluppo di questo mondo, annunciando il Vangelo. Con grande entusiasmo, essi hanno portato la Buona Notizia dell’Amore di Dio manifestato in Cristo, con mezzi e possibilità ben inferiori a quelli di cui disponiamo al giorno d’oggi. Penso, per esempio, al Beato José de Anchieta, giovane gesuita spagnolo del XVI secolo, partito in missione per il Brasile quando aveva meno di vent’anni e divenuto un grande apostolo del Nuovo Mondo. Ma penso anche a quanti di voi si dedicano generosamente alla missione della Chiesa: ne ho avuto una sorprenden­ te testimonianza alla Giornata Mondiale di Madrid, in particolare nell’incontro con i volontari. Oggi non pochi giovani dubitano profondamente che la vita sia un bene e non vedono chiarezza nel loro cammino. Più in generale, di fronte alle difficoltà del mondo contemporaneo, molti si chiedono: io che cosa posso fare? La luce della fede illumina questa oscurità, ci fa comprendere che ogni esistenza ha un valore inestima­ bile, perché frutto dell’amore di Dio. Egli ama anche chi si è allontanato da Lui o lo ha dimenticato: ha pazienza e attende; anzi, ha donato il suo Figlio, morto e risorto, per liberarci radicalmente dal male. E Cristo ha inviato i suoi discepoli per portare a tutti i popoli questo annuncio gioioso di salvezza e di vita nuova.

la Croce di Gesù della GMG e l’icona di Maria sono arrivate a San Paolo (Brasile) il 18 settembre 2011. Milioni di giovani erano ad attenderle uniti nella fede in Gesù e nell’ amore a Maria SS.ma

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La Chiesa, nel continuare questa missione di evangelizzazione, conta anche su di voi. Cari giovani, voi siete i primi missionari tra i vostri coetanei! Alla fine del Concilio Ecumenico Vaticano II, di cui quest’anno celebriamo il 50° anniversario, il Servo di Dio Paolo VI consegnò ai giovani e alle giovani del mondo un Messaggio che si apriva con queste parole: «E’ a voi, giovani uomini e donne del mondo intero, che il Concilio vuole rivolgere il suo ultimo messaggio. Perché siete voi che raccoglierete la fiaccola dalle mani dei vostri padri e vivrete nel mondo nel momento delle più gigantesche trasformazioni della sua storia. Siete voi che, raccogliendo il meglio dell’esempio e dell’insegna­ mento dei vostri genitori e dei vostri maestri, formerete la società di domani: voi vi salverete o perirete con essa». E concludeva con un appello: «Costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!» (Messaggio ai giovani, 8 dicembre 1965). Cari amici, questo invito è di grande attualità. Stiamo attraversando un periodo storico molto particolare: il progresso tecnico ci ha offerto possibilità inedite di inte­ razione tra uomini e tra popolazioni, ma la globalizzazione di queste relazioni sarà positiva e farà crescere il mondo in umanità solo se sarà fondata non sul materiali­ smo ma sull’amore, l’unica realtà capace di colmare il cuore di ciascuno e di unire le persone. Dio è amore. L’uomo che dimentica Dio è senza speranza e diventa incapace di amare il suo simile. Per questo è urgente testimoniare la presenza di Dio affinché ognuno possa sperimentarla: è in gioco la salvezza dell’umanità e la salvezza di ciascuno di noi. Chiunque comprenda questa necessità, non potrà che esclamare con san Paolo: «Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (I Cor 9, 16).

2. Diventate discepoli di Cristo
Questa chiamata missionaria vi viene rivolta anche per un’altra ragione: è neces­ saria per il nostro cammino di fede personale. Il Beato Giovanni Paolo II scriveva: «La fede si rafforza donandola» (Enc. Redemptoris missio, 2). Annunciando il Vangelo voi stessi crescete nel radicarvi sempre più profonda­ mente in Cristo, diventate cristiani maturi. L‘impegno missionario è una dimensione essenziale della fede: non si è veri credenti senza evangelizzare. E l‘annuncio del Vangelo non può che essere la conseguenza della gioia di avere incontrato Cristo e di aver trovato in Lui la roccia su cui costruire la propria esistenza. Impegnandovi a servire gli altri e ad annunciare loro il Vangelo, la vostra vita, spesso frammentata tra diverse attività, troverà la sua unità nel Signore, costruirete anche voi stessi, cresce­ rete e maturerete in umanità. Ma che cosa vuol dire essere missionari? Significa anzitutto essere discepoli di Cristo, ascoltare sempre di nuovo l’invito a seguirlo, l’invito a guardare a Lui: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt n, 25). Un discepolo, in effetti, è una persona che si pone all’ascolto della Parola di Gesù (cfr. Lc 10, 39), ricono­ sciuto come il Maestro che ci ha amati fino al dono della vita. Si tratta dunque, per ciascuno di voi, di lasciarsi plasmare ogni giorno dalla Parola di Dio: essa vi renderà amici del Signore Gesù e capaci di far entrare altri giovani in questa amicizia con Lui.

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Vi consiglio di fare memoria dei doni ricevuti da Dio per trasmetterli a vostra volta. Imparate a rileggere la vostra storia personale, prendete coscienza anche della meravigliosa eredità delle generazioni che vi hanno preceduto: tanti credenti ci hanno trasmesso la fede con coraggio, affrontando prove e incomprensioni. Non dimentichiamolo mai: facciamo parte di una catena immensa di uomini e donne che ci hanno trasmesso la verità della fede e contano su di noi affinché altri la ricevano. L’essere missionari presuppone la conoscenza di questo patrimonio ricevuto, che è la fede della Chiesa: è necessario conoscere ciò in cui si crede, per poterlo annunciare. Come ho scritto nell’introduzione di YouCat, il Catechismo per giovani che vi ho donato all’Incontro Mondiale di Madrid, «dovete conoscere la vostra fede con la stessa precisione con cui uno specialista di informatica conosce il sistema operati­ vo di un computer; dovete conoscerla come un musicista conosce il suo pezzo; sì, dovete essere ben più profondamente radicati nella fede della generazione dei vostri genitori, per poter resistere con forza e decisione alle sfide e alle tentazioni di questo tempo». (Premessa).

3. Andate!
Gesù ha inviato i suoi discepoli in missione con questo mandato: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato» (Mc 16, 15­16). Evangelizzare significa portare ad altri la Buona Notizia della salvezza e questa Buona Notizia è una persona: Gesù Cristo. Quando lo incontro, quando scopro fino a che punto sono amato da Dio e salvato da Lui, nasce in me non solo il desiderio, ma la necessità di farlo conoscere ad altri.

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All’inizio del Vangelo di Giovanni vediamo Andrea il quale, dopo aver incontrato Gesù, si affretta a condurre da Lui suo fratello Simone (cfr. 1, 40­42). L’evangelizzazione parte sempre dall’incontro con il Signore Gesù: chi si è avvici­ nato a Lui e ha fatto esperienza del suo amore vuole subito condividere la bellezza di questo incontro e la gioia che nasce da questa amicizia. Più conosciamo Cristo, più desideriamo annunciarlo. Più parliamo con Lui, più desideriamo parlare di Lui. Più ne siamo conquistati, più desideriamo condurre gli altri a Lui. Mediante il Battesimo, che ci genera a vita nuova, lo Spirito Santo prende dimora in noi e infiamma la nostra mente e il nostro cuore: è Lui che ci guida a conoscere Dio e ad entrare in amicizia sempre più profonda con Cristo; è lo Spirito che ci spinge a fare il bene, a servire gli altri, a donare noi stessi. Attraverso la Confermazione, poi, siamo fortificati dai suoi doni per testimoniare in modo sempre più maturo il Vangelo. È dunque lo Spirito d’amore l’anima della missione: ci spinge ad uscire da noi stessi, per «andare» ed evangelizzare. Cari giovani, lasciatevi condurre dalla forza dell’amore di Dio, lasciate che questo amore vinca la tendenza a chiudersi nel proprio mondo, nei propri problemi, nelle proprie abitudini; abbiate il coraggio di «partire» da voi stessi per «andare» verso gli altri e guidarli all’incontro con Dio.

4. Raggiungete tutti i popoli.
Cristo risorto ha mandato i suoi discepoli a testimoniare la sua presenza salvifica a tutti i popoli, perché Dio nel suo amore sovrabbondante, vuole che tutti siano salvi e nessuno sia perduto. Con il sacrificio di amore della Croce, Gesù ha aperto la stra­ da affinché ogni uomo e ogni donna possa conoscere Dio ed entrare in comunione di amore con Lui. E ha costituito una comunità di discepoli per portare l’annuncio di salvezza del Vangelo fino ai confini della terra, per raggiungere gli uomini e le donne di ogni luogo e di ogni tempo. Facciamo nostro questo desiderio di Dio! Cari amici, volgete gli occhi e guardate intorno a voi: tanti giovani hanno perdu­ to il senso della loro esistenza. Andate! Cristo ha bisogno anche di voi. Lasciatevi coinvolgere dal suo amore, siate strumenti di questo amore immenso, perché giunga a tutti, specialmente ai «lontani». Alcuni sono lontani geograficamente, altri invece sono lontani perché la loro cultura non lascia spazio a Dio; alcuni non hanno ancora accolto il Vangelo personalmente, altri invece, pur avendolo ricevuto, vivono come se Dio non esistesse. A tutti apriamo la porta del nostro cuore; cerchiamo di entrare in dialogo, nella semplicità e nel rispetto: questo dialogo, se vissuto in una vera amicizia, porterà frutto. I «popoli» ai quali siamo inviati non sono soltanto gli altri Paesi del mondo, ma anche i diversi ambiti di vita: le famiglie, i quartieri, gli ambienti di studio o di lavoro, i gruppi di amici e i luoghi del tempo libero. L’annuncio gioioso del Vangelo è destinato a tutti gli ambiti della nostra vita, senza alcun limite. Vorrei sottolineare due campi in cui il vostro impegno missionario deve farsi anco­ ra più attento. Il primo è quello delle comunicazioni sociali, in particolare il mondo
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di internet. Come ho già avuto modo di dirvi, cari giovani, «sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita! [...] A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo “continente digitale”» (Messaggio per la XLIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 maggio 2009). Sappiate dunque usare con saggezza questo mezzo, considerando anche le insidie che esso contiene, in particolare il rischio della dipendenza, di confondere il mondo reale con quello virtuale, di sostituire l’incontro e il dialogo diretto con le persone con i contatti in rete. Il secondo ambito è quello della mobilità. Oggi sono sempre più numerosi i giovani che viaggiano, sia per motivi di studio o di lavoro, sia per divertimento. Ma penso anche a tutti i movimenti migratori, con cui milioni di persone, spesso giovani, si tra­ sferiscono e cambiano Regione o Paese per motivi economici o sociali. Anche questi fenomeni possono diventare occasioni provvidenziali per la diffusione del Vangelo. Cari giovani, non abbiate paura di testimoniare la vostra fede anche in questi contesti: è un dono prezioso per chi incontrate comunicare la gioia dell’incontro con Cristo.

5. Fate discepoli!
Penso che abbiate sperimentato più volte la difficoltà di coinvolgere i vostri coeta­ nei nell’esperienza di fede. Spesso avrete constatato in molti giovani, specialmente in certe fasi del cammino della fede ci sia il desiderio di conoscere Cristo, di vivere i valori del Vangelo, ma questo sia accompagnato dal sentirsi inadeguati e incapaci. Che cosa fare? Anzitutto la vostra vicinanza e la vostra semplice testimonianza sarà un canale attraverso il quale Dio potrà toccare il loro cuore. L’annuncio di Cristo non passa solamente verso le parole, ma deve coinvolgere tutta la vita e tradursi in gesti di amore. L’essere evangelizzatori nasce dall’amore che Cristo ha infuso in noi; il nostro amore, quindi, deve conformarsi sempre di più al suo. Come il buon Samaritano, dobbiamo essere sempre attenti a chi incontriamo, saper ascoltare, comprendere, aiutare, per condurre chi è alla ricerca della verità e del senso della vita alla casa di Dio che è la Chiesa dove c’è speranza e salvezza­ (cfr. 10, 29­37). Cari amici, non dimenticate mai che il primo atto di amore che potete fare verso il prossimo è quello di condividere la sorgente della nostra speranza: chi non dà Dio, dà troppo poco! Ai suoi apostoli Gesù comanda: «Fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28, 19­20). I mezzi che abbiamo per «fare discepoli» sono principalmente il Battesimo e la catechesi. Ciò significa che dobbiamo condur­ re le persone che stiamo evangelizzando a incontrare Cristo vivente, in particolare nella sua Parola e nei Sacramenti: così potranno credere in Lui, conosceranno Dio e vivranno della sua grazia. Vorrei che ciascuno si chiedesse: ho mai avuto il coraggio di proporre il Battesimo

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a giovani che non l’hanno ancora ricevuto? Ho invitato qualcuno a seguire un cam­ mino di scoperta della fede cristiana? Cari amici, non temete di proporre ai vostri coetanei l’incontro con Cristo. Invocate lo Spirito Santo: Egli vi guiderà ad entrare sempre più nella conoscenza e nell’amore di Cristo e vi renderà creativi nel trasmettere il Vangelo.

6. Saldi nella fede
Di fronte alle difficoltà della missione di evangelizzare, talvolta sarete tentati di dire come il profeta Geremia: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Ma anche a voi Dio risponde: «Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti colo­ ro a cui ti manderò» (Ger 1, 6­7). Quando vi sentite inadeguati, incapaci, deboli nell’annunciare e testimoniare la fede, non abbiate timore. L’evangelizzazione non è una nostra iniziativa e non dipende anzitutto dai nostri talenti, ma è una risposta fiduciosa e obbediente alla chiamata di Dio, e perciò si basa non sulla nostra forza, ma sulla sua. Lo ha sperimentato l’apostolo Paolo: «Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinchè appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. (2 Cor .4. 7).

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Per questo vi invito a radicarvi nella preghiera e nei Sacramenti. L’evangelizzazione autentica nasce sempre dalla preghiera ed è sostenuta da essa: dobbiamo prima parlare con Dio per poter parlare di Dio. E nella preghiera, affidiamo al Signore le per­ sone a cui siamo inviati, supplicandolo di toccare loro il cuore; domandiamo allo Spirito Santo di renderci suoi strumenti per la loro salvezza; chiediamo a Cristo di mettere le parole sulle nostre labbra e di farci segni del suo amore. E, più in generale, preghiamo per la missione di tutta la Chiesa, secondo la richiesta esplicita di Gesù: «Pregate dun­ que il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Mt 9, 38). Sappiate trovare nell’Eucaristia la sorgente della vostra vita di fede e della vostra testimonianza cristiana, partecipando con fedeltà alla Messa domenicale e ogni volta che potete nella settimana. Ricorrete frequentemente al Sacramento della Riconciliazione: è un incontro prezioso con la misericordia di Dio che ci accoglie, ci perdona e rinnova i nostri cuori nella carità. E non esitate a ricevere il Sacramento della Confermazione o Cresima se non l’avete ricevuto, preparandovi con cura e impegno. Con l’Eucaristia, esso è il Sacramento della missione, perché ci dona la forza e l’amore dello Spirito Santo per professare senza paura la fede. Vi incoraggio inoltre a praticare l’adorazione eucaristica: sostare in ascolto e dia­ logo con Gesù presente nel Sacramento diventa punto di partenza, di nuovo slancio missionario. Se seguirete questo cammino, Cristo stesso vi donerà la capacità di essere pie­ namente fedeli alla sua Parola e di testimoniarlo con lealtà e coraggio. A volte sarete chiamati a dare prova di perseveranza, in particolare quando la Parola di Dio suscite­ rà chiusure od opposizioni. In certe regioni del mondo, alcuni di voi vivono la sofferenza di non poter testimoniare pubblicamente la fede in Cristo, per mancanza di libertà religiosa. E c’è chi ha già pagato anche con la vita il prezzo della propria appartenenza alla Chiesa. Vi incoraggio a restare saldi nella fede, sicuri che Cristo è accanto a voi in ogni prova. Egli vi ripete: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, menten­ do, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5, 11­12).

7. Con tutta la Chiesa
Cari giovani, per restare saldi nella confessione della fede cristiana là dove siete inviati, avete bisogno della Chiesa. Nessuno può essere testimone del Vangelo da solo. Gesù ha inviato i suoi discepoli in missione insieme: «fate discepoli» è rivolto al plurale. E’ dunque sempre come membri della comunità cristiana che noi offriamo la nostra testimonianza, e la nostra missione è resa feconda dalla comunione che viviamo nella Chiesa: dall’unità e dall’amore che abbiamo gli uni per gli altri ci rico­ nosceranno come discepoli di Cristo (cfr. Gv 13,35). Sonò grato àl Signore per la preziosa opera di evangelizzazione che svolgono le nostre comunità cristiane, le nostre parrocchie, i nostri movimenti ecclesiali. I frutti di questa evangelizzazione appartengono a tutta la Chiesa: «uno semina e l’altro miete», diceva Gesù (Gv 4, 37).

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A tale proposito, non posso che rendere grazie per il grande dono dei missionari, che dedicano tutta la loro vita ad annunciare il Vangelo sino ai confini della terra. Allo stesso modo benedico il Signore per i sacerdoti e i consacrati, che offrono interamen­ te se stessi affinché Gesù Cristo sia annunciato e amato. Desidero qui incoraggiare i giovani che sono chiamati da Dio, a impegnarsi con entusiasmo in queste vocazioni: cSi è più beati nel dare che nel riceveere!» (At 20, 35). A coloro che lasciano tutto per seguirlo, Gesù ha promesso il centuple e la vita eterna! (cfr. Mt 19, 29). Rendo grazie anche per tutti i fedeli laici che si adoperano per vivere i1 loro quoti­ diano come missione là dove sono, in famiglia o sul lavoro, affinché Cristo sia amato e servito e cresca il Regno di Dio. Penso in particolare a quanti operano nel campo dell’educazione, della sanità, dell’impresa, della politica e dell’economia e in tanti altri ambiti dell’apostolato dei laici. Cristo ha bisogno del vostro impegno e della vostra testimonianza. Nulla ­ né le difficoltà, né le incomprensioni ­ vi faccia rinunciare a portare il Vangelo di Cristo nei luoghi in cui vi trovate: ognuno di voi è prezioso nel grande mosaico dell’evan­ gelizzazione!

8. «Eccomi, Signore!»
In conclusione, cari giovani, vorrei invitarvi ad ascoltare nel profondo di voi stessi la chiamata di Gesù ad annunciare il suo Vangelo. Come mostra la grande statua di Cristo Redentore a Rio de Janeiro, il suo cuore è aperto all’amore verso tutti, senza distinzioni, e le sue braccia sono tese per raggiungere ciascuno.

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Siate voi il cuore e le braccia di Gesù! Andate a testimoniare il suo amore, siate i nuovi missionari animati dall’amore e dall’accoglienza! Seguite l’esempio dei grandi missionari della Chiesa, come san Francesco Saverio e tanti altri. Al termine della Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid, ho benedet­ to alcuni giovani di diversi continenti che partivano in missione. Essi rap­ presentavano i tantissimi giovani che, riecheggiando il profeta Isaia, dicono al Signore: «Eccomi, manda me!» (Is 6, 8). La Chiesa ha fiducia in voi e vi è pro­ fondamente grata per la gioia e il dina­ mismo che portate: usate i vostri talenti con generosità al servizio dell’annuncio del Vangelo! Sappiamo che lo Spirito Santo si dona a coloro che, in umiltà di cuore, si rendono disponibili a tale annuncio. E non abbiate paura: Gesù, Salvatore del mondo, è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28, 20)! Questo appello, che rivolgo ai giovani di tutta la terra, assume un rilievo parti­ colare per voi, cari giovani dell’America Latina! Infatti, alla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano che si è svolta ad Aparecida nel 2007, i Vescovi hanno lanciato una «missione continentale». E i giovani, che in quel continente costi­ tuiscono la maggioranza della popolazione, rappresentano una forza importante e preziosa per la Chiesa e per la società. Siate dunque voi i primi missionari! Ora che la Giornata Mondiale della Gioventù fa il suo ritorno in America Latina, esorto tutti i giovani del continente: trasmettete ai vostri coetanei del mondo intero l’entusiasmo della vostra fede! La Vergine Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione, invocata anche con i titoli di Nostra Signora di Aparecida e Nostra Signora di Guadalupe, accompagni ciascuno di voi nella sua missione di testimone dell’amore di Dio. A tutti, con particolare affetto, imparto la mia Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 18 ottobre 2012 Benedictus XVI

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“Siate Testimoni della gioia”
Cari amici, vorrei esortarvi ad essere missionari della gioia. Non si può essere felici se gli altri non lo sono: la gioia quindi deve essere condivisa. Andate a raccontare agli altri giovani la vostra gioia di aver trovato quel tesoro prezioso che è Gesù stesso. Non possiamo tenere per noi la gioia della fede: perché essa possa restare in noi, dobbiamo trasmetterla. San Giovanni afferma: «Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi... Queste cose vi scriviamo, perché la vostra gioia sia piena» (1Gv 1,3-4). … La Vergine Maria vi accompagni in questo cammino. Ella ha accolto il Signore dentro di sé e l’ha annunciato con un canto di lode e di gioia, il Magnificat: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Lc 1,46-47). Maria ha risposto pienamente all’amore di Dio dedicando la sua vita a Lui in un servizio umile e totale. E’ chiamata «causa della nostra letizia» perché ci ha dato Gesù. Che Ella vi introduca in quella gioia che nessuno potrà togliervi! Dal Vaticano, 15 marzo 2012 Benedictus XVI

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Notizie di Casa nostra
Guardamiglio (Lodi) 1° Ottobre 2012 Continuano ad arrivare testimonianze di affetto e riconoscenza da parte della popolazione di Guardamiglio (Lodi) per le nostre Consorelle che, per varie ragioni, hanno interrotto la lunga presenza delle Angeliche di san Paolo in quel Paese. Volentieri le pubblichiamo.

Una luce, una presenza
Come ogni mattina, appena alzata, spalanco le persiane del balcone e lo sguardo va subito verso l’appartamento delle Suore, ma come ogni mattina, da un mesetto a questa parte, tutto è spento. Non trapela nessuna luce dalla cucina, né tanto meno dalle finestre di quella che era la cappella. Tutto è buio… sospiro e rientro in casa. Le Suore ci hanno lasciato e con loro, i segni della loro presenza. Soprattutto quelle luci accese nella cappella al mattino molto presto come a dire: “Siamo qui, preghiamo per voi, chiediamo al Signore l’aiuto per svolgere bene il nostro servizio, soprattutto con i vostri bambini...”. E intanto ci ricordano come nel trambusto della vita di tutti i giorni qualcuno trova il tempo per fermarsi... e pregare. Ci mancano quelle luci, come già ci manca la presenza delle nostre Suore. Una presenza discreta, di donne consacrate a un amore grande, che a fatica in questo mondo che non è capace di staccarsi da terra, sa comprendere e accettare. Ci mancano!… per le strade, mentre con passo svelto raggiungono le case degli anziani e degli ammalati per portare la Comunione, ci mancano nelle prime panche della chiesa a ricordarci la loro vocazione... sulle porte dell’Asilo ad accogliere gioiosamente i nostri piccoli... Una presenza lunga ottant’ anni o forse più che scorre lungo la vita di tanti Guardamigliesi, una presenza spesa a raccogliere lacrime, gioie, confidenze e piccoli segreti. Rimane la speranza che nel nostro cuore non si spenga mai la luce dell’amicizia che a lungo e in modi diversi abbiamo coltivato. Margherita

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Il saluto ed il ringraziamento del Parroco di Guardamiglio
Grazie a voi tutti, qui presenti! Questa calorosa e grande partecipazione evidenzia certamente l’affetto che tutti proviamo verso le nostre Suore. Grazie al vescovo Giuseppe Merisi che ha accolto l’invito a stare qui in mezzo a noi, a salutare le nostre Suore, con le quali abbiamo percorso una parte importante del nostro cammino. Oggi, salutiamo la Congregazione delle Angeliche di S. Paolo, le figlie di sant’Antonio Maria Zaccaria. Tutti sappiamo bene che questo saluto è sofferto! E’ con un profondo senso di riconoscenza, ma anche con una grande tristezza nel cuore, che rivolgo a nome mio e di tutta la Comunità di Guardamiglio e Valloria il commosso saluto a voi, carissime Suore. Per molti anni avete respirato l’aria di questo paese e ascoltato, soprattutto con il cuore, le parole, le gioie, le fatiche e le sofferenze di tanta gente. La partenza lascerà un vuoto nelle nostre comunità, dopo tanti anni di costante, discreta e servizievole presenza. "Servizievole" Credo che questo sia davvero il termine migliore per esprimere l’operato svolto dalle Suore in mezzo a noi. Gesù disse ai suoi: “lo sto in mezzo a voi come colui che serve”. Nella vita consacrata è importante tutto ciò che si dona nelle mani di Dio. Questo è ciò di cui il Signore si serve per alimentare, nel cuore di tutti, germi di fede e di vita, ma è anche la risposta più bella a quell'inno alla carità” che S. Paolo ha donato alla Chiesa e che oggi, come piccolo dono, ci è concesso di avere ancora tra le mani. Il taglio di questo “tralcio” non ci permette di scordare che le radici (cioè la loro testimonianza di fede e carità) devono restare salde e vive per far crescere ancor di più le nostre comunità, forti nella fede e nella gioia che il Signore ci dà ogni giorno nel vivere insieme. Concludo, carissime Suore, chiedendo di ricordarci nella vostra preghiera, perché certamente, senza di voi, le nostre comunità di Guardamiglio e Valloria saranno più povere. Don Francesco Bossi

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la “voce” dell’Amministrazione “Fondazione Mezzadri”
Guardamiglio (Lodi)
Reverende Madri, porto il saluto della Fondazione Mezzadri De Franceschini, il mio saluto personale, quello dei consiglieri e del segretario, quello di tutti i volontari che ci sono vicini. La collaborazione tra la nostra Fondazione e la vostra Congregazione ha origini veramente antiche e risale al 1927, quando, leggo dal volume “Vita e senso della vita in Guardamiglio” del prof. Riccioli “il dr. Cesare Rossi, presidente della Congregazione di Carità, s’era rivolto all’allora prevosto Don Carlo Borini, che avvalendosi delle conoscenze acquisite negli anni dì formazione e dì primo ministero, si rivolse al rev.do Padre Pio Mauri, Padre Provinciale dei Barnabitì di Milano. Questi, felice della richiesta, ne affidò la realizzazione alla serva di Dio, Madre Giovanna Bracaval, Superiora Generale delle Angeliche di S. Paolo, fondate da sant'Antonio Maria Zaccaria. Il 13 agosto 1927, in Milano, nella casa Madre della Congregazione delle suore, in via Buonarroti 49, il dr. Rossi, assistito dal segretario Giovanni Callegari da una parte, e la Superiora Generale Madre Giovanna Bracaval dall’altra, firmarono una Convenzione in sette punti". La vostra lunga presenza che seguitò quella delle Suore del “Buon Pastore” di Piacenza che restarono a Guardamiglio dal 1914 al 1926, ha sempre rappresentato per la vita della nostra comunità un punto di riferimento importante per l’educazione delle diverse generazioni di bambini e per il supporto alle esigenze pastorali della parrocchia. In questi ottant’ anni che hanno visto l’alternarsi di tante vostre consorelle, i nostri compaesani hanno avuto modo di apprezzare il vostro attaccamento al nostro asilo e al nostro paese. Di questo ve ne siamo grati e riconoscenti e, alla vostra Congregazione, va quindi un sincero ringraziamento per il servizio reso e per i doni di cui abbiamo potuto beneficiare. Il vostro distacco ci offre l’occasione per riflettere sull’importanza dell’educazione dei nostri bambini già a partire dai primi anni dell’infanzia. Anche la nostra Fondazione, assecondando la volontà dei benefattori Fratelli Mezzadri cui è intitolato il nostro asilo, è interpellata in questo e sollecitata, affinchè le scelte di ogni giorno siano animate da una forte passione educativa e abbiano principalmente a cuore il bene dei nostri bambini e delle loro famiglie. Ringraziamo il Signore per i doni ricevuti con la vostra presenza e lo preghiamo perché protegga il nostro asilo nei giorni che verranno. ***
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Carissime Madri Angeliche, “Non potremo sicuramente dimenticare il tratto di strada percorso insieme. Molti sono i ricordi che portiamo nel cuore che rimarranno nonostante la lontananza, come del resto rimarrà la nostra amicizia. Con tanta stima e riconoscenza” Margherita-Roberto-Emma-Andrea e altri.
Fombio (Lodi)

Carissime Madri Pierina e Liadia, è arrivato il momento dell’addio. Il distacco è sempre doloroso, ma ci conforta l’amicizia e l’affetto che ci legano nella preghiera.. Vi ringrazio di vero cuore per la vostra testimonianza di Religiose leali e gioiose e di sincero affetto che mi avete dimostrato. Ricordatemi sempre al Signore e io farò altrettanto per voi. Grazie… il Signore vi benedica e vi assista sempre, mantenendo sempre il vostro carattere aperto, leale, allegro e gioioso soprattutto coi malati, gli anziani e con i Sacerdoti. Grazie, carissime Madri. don Ernesto
Guardamiglio (Lodi) - 1° ottobre 2012
Grazie di cuore per il vostro entusiasmo, la vostra opera e il vostro contributo prestato alla nostra Comunità. Grazie per l’affetto ed il rispetto che ci avete sempre dimostrato. Vi auguriamo un futuro radioso con la promessa che sarete sempre presenti nei nostri cuori. Francesca D’Adda

Guardamiglio (Lodi) - 1o ottobre 2012

Grata per il prezioso contributo riservato alla nostra comunità in tutti questi anni, auguro di cuore tanta serenità e soddisfazioni nel nuovo ruolo in cui sarete chiamate. Aggiungo, per deformazione professionale, tanta salute e la richiesta di un ricordo nella preghiera. Un affettuoso abbraccio Stefania Orsi - Farmacia dott. Orsi Guardamiglio
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Guardamiglio (Lodi) 4 ottobre 2012

Carissime Madri Pierina e Lidia, non avrei mai voluto scrivervi queste due righe per darvi un triste saluto, ma questa è la volontà altrui che volenti o nolenti dobbiamo tutti accettare e continuare la missione che il Signore ha affidato a ciascuno. Carissime mie Suore, vi devo tanto ringraziare per tutto quello che avete fatto per tutti noi e per me personalmente. Siatene certe, non vi dimenticherò, sarete sempre nelle mie preghiere e nel mio affettuoso ricordo. Vi auguro un Avvenire meraviglioso e secondo i vostri desideri di bene in campo apostolico. Andando a Lourdes in questi giorni pregherò per voi la cara Mamma del Cielo, perché vi benedica e vi ricolmi di immensa gioia, pur nel sacrificio. Gina e famiglia

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Torre Gaia (Roma) Istituto “San Paolo” Inizio anno scolastico 2012-2013

La bellezza: una porta verso l’infinito...
Eccoci di fronte ad un nuovo anno scolastico, il 2012-2013... Lo scorso anno ci è sembrato piuttosto lungo e difficoltoso, un cammino da compiere non semplice, ma incalzante, con vari ostacoli da superare. Attendiamo così il nuovo anno, meno turbolento e da parte nostra, con maggior maturità, più sicurezze, meno fragilità ed incertezze.. La tematica presentataci per quest’anno ci sembra senza dubbio più vasta, aperta a nuovi orizzonti che ci invitano a meglio impegnarci in ogni settore. Bello è lo slogan, il motto ideato che ci accompagnerà, caratterizzerà e sosterrà il nostro viaggio culturale,ed educativo, fra l’altro, da tutti noi studenti bene accolto: “La bellezza, una porta aperta verso l’infinito”. Sono sette parole, in apparenza poco importanti, ma che contengono un significato, profondo, immenso, senza confini... Lo slogan è accompagnato da una splendida raffigurazione, che ne spiega il significato: un vasto laghetto, dipinto con diverse sfumature di azzurro, verde e blu, sulla cui superficie spiccano deliziose ninfee rosa e bianche, dalla corolla gialla. Le ninfee sono le regine dei fiori, le cui corolle aperte nel loro splendore, poggiano su ampie foglie verdi, galleggianti sulla limpida superficie dell’acqua.
le artiste che hanno realizzato il poster

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Dall’alto, il verde chiaro dei salici dà l’impressione di una cascatella d’acqua, mentre in lontananza il cielo sorride al tramonto, macchiato di un giallo appena accennato e da una lieve tonalità di rosa. Il significato del motto è evidente, siamo circondati da bellezze indescrivibili di cui non ci rendiamo conto: la natura con i suoi tramonti e le sue aurore, le stagioni con i mille frutti, i fiori variopinti, un’eclissi di sole, un vulcano dirompente, l‘immensità degli oceani… e poi il popolatissimo e svariato regno animale per non parlare infine dell’impronta divina scolpita nella nostra natura umana. Per questo, ringraziando il Datore di ogni bene, siamo quasi obbligati a rivolgerci e soffermarci ad osservare le mille bellezze naturali se vogliamo in esse vedere Dio, perché tutto ci porta a Lui. Non solo, tutto ciò che è bello ci stimola, ci dice che possiamo migliorare. In ogni piccola cosa, anche la più scontata, c’è qualcosa di bello da scoprire: una gemma che sboccia, un bimbo che nasce, un uccello che taglia il cielo durante il suo volo. Sempre possiamo cogliere sensazioni meravigliose di questo mondo che il Signore ci concede di provare! Ma l’importante è saper mantenere spalancata questa porta verso l’infinito. Dobbiamo fare in modo che mai si chiuda, o che si interrompa una nostra passione, un nostro interesse nella ricerca del meglio. Non dobbiamo mai perdere la chiave di questa porta, perché se così fosse, ci ripiegheremmo su noi stessi e non potremmo più gustare quanto il Signore, nella sua bontà, ci ha regalato e che comunque tutto e sempre ci parla di Lui, Francesca Benacquista 2 A Scuola secondaria di 1° grado Istituto “san Paolo” Roma

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Torre Gaia (Roma) Istituto “San Paolo” 18 gennaio 2013

Il Sindaco di Roma Capitale al “San Paolo” di Torre Gaia (Roma)
II 18 gennaio 2013 ricorre un anno dal tragico incidente in cui hanno perso la vita Marco, Emilia, Matteo, Arianna e Mattia, la cui sorella frequenta il nostro liceo. Per l'occasione si è organizzata una fiaccolata che è partita alle ore 18,00 dalla Parrocchia Santa Maria Madre del Redentore, ed è arrivata alle ore 19,00 nella chiesa del nostro Istituto, accompagnata da due pattuglie di vigili dell'Ottavo Municipio. Qui si è celebrata la S. Messa di commemorazione, presieduta dal Vescovo Ausiliare del settore est Mons. Giuseppe Marciante e concelebrata da Don Giuseppe, parroco della Parrocchia “S. Rita”, alla presenza dei genitori dei giovani defunti e di tutti coloro che non li dimenticheranno mai. Alla solenne celebrazione, per espressa volontà delle famiglie, hanno partecipato anche il Sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, e il Presidente dell'Ottavo Municipio, Massimiliano Lorenzotti, in forma strettamente privata, non erano ammessi, infatti, né giornalisti né televisioni. Presenza gradita, quella delle due autorità, in quanto erano state particolarmente vicine alle suddette famiglie in occasione del tragico evento. Dopo la cerimonia, le famiglie sono state ricevute dal Vescovo, dal Sindaco e dal Presidente, presso la sacrestia della nostra chiesa.. Successivamente, vista l'occasione, sia il Sindaco che il Presidente, si sono intrattenuti anche con le nostre Suore, che desideravano conoscerli. Le Madri hanno risposto prontamente alle domande del Sindaco, che si è dimostrato molto interessato ai problemi del quartiere e soprattutto all'importante ruolo che l'Istituto ha avuto in sostituzione dello Stato, rispetto ai servizi educativi e sociali da più di 70 anni, nonché alle nuove sfide ancora da affrontare. Il Primo Cittadino di Roma Capitale si è congratulato con esse e le ha incoraggiate a continuare la loro incessante opera sul territorio, nonostante l'attuale diffìcile periodo storico. Il Sindaco e il Presidente, in ultimo, non si sono sottratti ad alcuni scatti fotografici per immortalare lo storico evento. Inoltre le Madri più anziane hanno anche strappato la promessa di una prossima visita in un'occasione migliore. Anna Maria Tennenini - Insegnante Scuola Primaria “San Paolo”Roma
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ARIENZO (Caserta) Dicembre 2012

In attesa del Natale
Vivere il Natale ogni giorno è fare esperienza di vita cristiana. Su questa massima la comunità di Arienzo si è ispirata per fare del Natale 2012 un momento unico di forte spiritualità per ciascuno e per tutti i partecipanti alla vita della parrocchia. Il nostro percorso è iniziato con una preparazione particolare a questo grande evento: la Prima domenica di Avvento, ci siamo soffermati a riflettere come attendere la Nascita di Gesù dentro e fuori di noi, rivedendo anche il nostro quotidiano modo di vivere. Per meglio seguire il nostro iter spirituale, il 9 dicembre ci siamo incamminati alla volta del Santuario della Madonna di Pompei, dove tutta la comunità si è unità in una veglia di preghiera per le famiglie e per meglio prepararci al Natale. E’ stato appunto nell’ atmosfera di quel luogo suggestivo e sacro che ognuno ha affidato alla Vergine le sue intenzioni, i suoi timori, le sue aspirazioni, i suoi progetti e le sue promesse. gruppo di giovani animatori con M. Domenica Guida del pellegrinaggio, come in qualsiasi nostra iniziativa è stata Madre Domenika, che si prodiga ogni giorno più per Arienzo, per la comunità, la casa, la parrocchia e soprattutto per le persone in modo individuale. Lodevole è la sua dedizione intesa come vocazione per la missione che le è stata affidata nel nostro paese, a cui dedica tutta se stessa, rendendosi indispensabile appoggio soprattutto dei giovani. Il nostro Itinerario Natalizio continua, nonostante le difficoltà del nostro vivere quotidiano e anche con l’assistenza in oratorio domenicale per condividere il con i ragazzi il cammino iniziato. Il 16 dicembre 2012 è stata programmata una visita a Napoli, alla chiesa del Gesù Nuovo, al Monastero di Santa Chiara e ai presepi di San Gregorio Armeno. Oltre all’aspetto turistico ed artistico di un presepe, che aveva attirato particolarmente la nostra attenzione, è stato fondamentale considerare cosa significasse quella grotta, ma soprattutto Chi vi era adagiato su poca paglia. Ci siamo chiesti cosa suscita in ciascuno di noi la nascita del Redentore, il Figlio di Dio che per noi aveva accettato di nascere in quella condizione di estrema povertà.

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Fra l’altro abbiamo rispolverato l’autentica gioia di costruire nelle nostre famiglie il presepe, tradizione risalente al 1200, quando San Francesco d’Assisi diede origine alla prima rappresentazione della Natività. Il 27 dicembre, periodo natalizio, nel salone delle Angeliche si è tenuta una grande tombolata che ha rallegrato bambini, giovani, adulti, anziani nel segno della condivisione, della ragazzi in visita al Colosseo (Roma) solidarietà e dell’ allegria. Alle Madri Angeliche vada tutta la nostra riconoscenza: è bello poter trascorrere questi momenti insieme alla loro gentile presenza, sempre pronte ad impegnarsi a favore di tutti. Grazie, Madri! All’inizio del nuovo anno, alcuni animatori con M. Domenica hanno trascorso due bellissimi giorni a Roma, centro della cristianità, ricca di monumenti antichi, soprattutto della tradizione cristiana. Vedere Roma immersa nei colori dell’atmosfera natalizia, ammirare il bellissimo panorama della città dalla Cupola di San Pietro, visitare la Cappella Sistina, i Musei Vaticani e tante altre bellezze naturali e artistiche ci hanno colmato di immensa gioia e lasciato il desiderio di potervi ritornare presto e sostare un poco a lungo in questa meravigliosa città, testimone dei numerosissimi martiri morti per la fede in Gesù. Per concludere il nostro “stare insieme” nella pausa Natalizia, il giorno 13 gennaio, le luminarie di Salerno hanno deliziato il nostro cuore e il nostro animo. Luci di ogni colore, forma, diversità e intensità! Anche il fenomeno della luce ci ha dato modo di riflettere: chi è per noi la fonte della vera luce?! e noi, per chi siamo luce?! Tutto quello che abbiamo vissuto in quei giorni ha avuto come centro unico quel Bambino che dalla grotta di Betlemme emana luce da oltre 2000 anni, luce che vince le tenebre dell’egoismo, dell’errore e rischiara il cammino di ogni uomo. Torniamo dunque ogni giorno alla Santa Grotta e lasciamoci abbagliare dalla sua luce ogni giorno di più. Assunta Guida
tombolata nel salone delle Madri

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Notizie dall'Estero
Bruxelles (Belgio) Gennaio 2013
Con sorpresa, riceviamo dalle consorelle di Bruxelles un libretto con reminiscenze di anni passati a Waterschei (Belgio) da alcune nostre consorelle nella conduzione dell’Opera a pro dei migranti italiani, soprattutto dei figli di minatori . Purtroppo le nostre consorelle hanno lavorato solo alcuni anni presso il Centro Cattolico Italiano che lo scorso anno ha celebrato il suo 50° di Missione, ma il ricordo di quelle prime Angeliche, fra cui l’indimenticabile Madre Giovanna Brambini, allora nostra Superiora Generale che ebbe subito a cuore la triste condizione in cui lavoravano i nostri compatrioti per un tozzo di pane, volle ella stessa accompagnarle e incoraggiarle alla testimonianza di una presenza amica, serena e confortevole in tutti i sensi. Un plauso particolare è stato rivolto a Madre Ignazia Marconetti, presente alla cerimonia che attualmente e da parecchi anni, fa servizio presso la Comunità di Anderlecht, sempre a sostegno delle numerose famiglie di emigranti. E’ lei che, nell’esultanza di ricordi lontani, ha voluto farci partecipi della sua gioia, inviando alla nostra redazione l’articoletto che qui sotto riportiamo nella sua integrità.

Genk Waterschei (Limburgo)
ringrazia Suor Ignazia
da www.pastoraleitalianabruxeiles.com

Da domenica 22 aprile 2012 a domenica 29, si è svolta nella missione italiana di Genk la gioiosa e partecipatissima festa nel ricordo sia del Cinquantesimo anniversario della consacrazione della chiesa della comunità italiana di Waterschei sia del trentesimo di fondazione di Radio Internazionale (radio che tiene compagnia, informa, anima la comunità italiana locale).

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Molteplici sono state le attività che hanno segnato questo anniversario. Due, i significativi momenti di incontro e celebrazione religiosa: domenica 22 con la celebrazione presieduta dal Nunzio apostolico Mons. Berloco e domenica 29 con la solenne celebrazione di chiusura presieduta dal Vescovo di Hasselt con la presenza di alcuni preti e suore che hanno prestato servizio in questi anni. Anche Suor Ignazia Marconetti, che da parecchi anni fa servizio nella comunità di Anderlecht, è stata presente alla festa. Cinquant’ anni fa, al momento dell’inaugurazione, Suor Ignazia era là. Il sacerdote che spinse alla costruzione della chiesa (Don Giuseppe Carrosso) e che allora era il missionario della comunità italiana, chiese alla comunità delle Angeliche di san Paolo un sostegno per la pastorale. La risposta fu positiva e suor Ignazia con le sue consorelle integrò la comunità all’inizio del mese di aprile 1962. Dopo un servizio nella catechesi, visite alle famiglie, doposcuola per i bambini italiani, nell’agosto del 1965 riparti per Roma per fare i suoi voti perpetui. La comunità delle Angeliche poi, dopo circa tre anni, lasciò la comunità di Genk per rafforzare la comunità di Bruxelles. Molte persone si sono ricordate della sua presenza e hanno espresso la loro riconoscenza ... alla quale anche noi ci uniamo! d. Battista B.

Waterschei (Belgio) da destra: M. Candida, M. Giovanna Brambini, M. Ignazia, M. Noemi le "pioniere" della colonia italiana

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dal

BRASILE

São Paulo (RS) Setembro - 2012

“ter diariamente nas maos o livro da Sagrada Escritura”
A decoraçao da casa enuncia: chegou novo mês, mês da Bìblia. A capela e o refeitório nos fazem renovar o compromisso de ter “diariamente nas maos o livro da Sagrada Escritura”. E por que nào incentivar nosso coraçào com a lembrança de um fato acontecido há bastante tempo?

ATUALIDADE DA BíBLIA
Um senhor de 70 anos viajava de trem, lendo um livro de capa preta. Ao seu lado, um jovem universitario lia compenetrado um livro de ciéncias. O jovem percebeu que o senhor lia a Bíblia, que estava aberta no livro de Marcos. Sem multa cerimonia, o jovem interrompeu a leitura do velho e perguntou: - O Senhor ainda acredita nesse livro cheio de fábulas e crendices? - Sim, disse o senhor. Mas não é um livro de crendices, á a Palavra de Deus. Estou errado? O estudante dando urna risadinha sarcástica, respondeu: - Claro que está! Creio que o Senhor deveria estudar a história geral. E veria que a revolução francesa fez o favor de mostrar a miopia da religião. Somente as pessoas sem cultura ainda créem nessa história de que Deus criou o mundo em seis dias. O senhor deveria conhecer um pouco mais sobre o que os cientistas tém a dizer. - È mesmo? Perguntou o velho cristão. E o que dizem os cientistas sobre a Bíblia? - Bem respondeu o universitário, agora eu não posso explicar porque vou descer na próxima estação, mas deixe o seu cartão que Ihe enviarei o material pelo correio. O velho então cuidadosamente abriu o bolso interno do paletó e deu o cartão ao universitário. Quando o jovem leu o que estava escrito abaixou a cabeça e saiu cabisbaixo, sentindo-se pior que uma ameba. O cartão dizia: «Louis Pasteur Diretor do Instituto de Pesquisas da Ecole Normale de Paris». Isso aconteceu em 1892. Hoje quem vai a um supermercado vera urna infinidade de produtos com a inscrição «produto pasteurizado». Isso significa que ele passou pelo processo de purificação desenvolvido pelo grande cientista católico Louis Pasteur. ***
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Esse fato vem mostrar que a Bíblia durante anos tem sido tremendamente questionada. Ainda hoje, principalmente quando surge um novo fato cientifico, torna-se assunto recorrente, inclusive na mídia. Mas será mesmo que a Bíblia è contrária a ciência? Essa polêmica cresceu quando em 1613 o cientista italiano Galileu publicou urna obra conhecida como «Cartas sobre as manchas solares». Nela comprovou que a terra gira em torno do sol, em vez de o sol em torno da terra. Isso gerou uma sèrie de eventos, Galileu foi conduzido a Inquisicào e obrigado a retratar-se. Ora. A Bíblia estava exata, errada estava a sua interpretação. Por exemplo, a Bíblia diz: «O sol se levanta, o sol se deita...» (Ec 1,5) e era interpretado como o sol se movimenta. Ainda hoje usamos expressões assim, apenas descrevemos o aparente movimento do sol, conforme parece ao observador humano. O escritor biblico fez exatamente o mesmo. A idéia de que a Bíblia è anticientífica, com base nas experìências do sàbio católico Galileu, não tem fundamento. A Bíblia é de fato um livro de profecia, de história, oração, poesia, lei e conhecimento sobre Deus, sem pretender ser um compêndio de ciência. Entretanto, quando toca em assuntos científicos, aquilo que eia diz é inteiramente exato. Cerca de 530 AC eia fala sobre o desenvolvimento cientifico: «Tu, porém, Daniel, cerra as palavras e sela o livro, até o firn do tempo; muitos correrão de urna parte para outra, e a ciência se multìplicará.» (Dn 12,4). A Bíblia é o livro dos livros. É a Palavra de Deus. Eu creio nela. E voce?!

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BELO HORIZONTE (Brasil) Setembro- 2012

UM PÉ NA BÌBLIA, OUTRO NO CHÃO
A Bìblia è um espelho. Espelho no qual as pessoas descobrem as dimensões mais profundas da própria vida. Durante a lettura, o importante é seguir os trés passos do método que Jesus usou coni os discípulos na estrada de Emaús: Primeiro passo: aproximar-se das pessoas, escutar sua realidade e seus problemas; ser capaz de fazer perguntas que as ajudem a olhar a realidade da vida com um olhar mais crítico (Le 24,13-24). Segundo passo: com a luz da Palavra de Deus, iluminar a situaçao que os fazia sofrer e os levou a fugir de Jerusalém para Emaús; usar a Bìblia para fazer arder o coraçào (Le 24,25-27). Terceiro passo: criar um ambiente orante de fé e de fraternidade, onde possa atuar o Espírito que abre os olhos, faz descobrir a presença de Jesus e transforma a cruz, sinal de morte, em sinal de vida e de esperança. Assim, aquilo que antes gerava desânimo e cegueira torna-se luz e força na caminhada (Le 24,28-32). O resultado dessa forma de leitura da Bìblia é o de criar coragem, voltar para Jerusalém e là experimentar a presença viva de Jesus e do seu Espírito na experiéncia de Ressurreiçao (Le 24,33-35). O objetivo ùltimo da leitura orante da Bìblia, ou da Lectio Divina, nao é interpretar a Bìblia, mas sim interpretar a vida. Nao é conhecer o conteudo do Livro Sagrado, mas, ajudado pela Palavra escrita, descobrir, assumir e celebrar a Palavra viva que Deus fala hoje, durante a nossa vida, a vida do povo, a realidade do mundo em que vivemos (Sl 95,7); è crescer na fé e experimentar, cada vez mais, que “Ele está no meio de nós!” Nos dias dezenove, vinte um, vinte seis e vinte oito, no Centro Loyola, acontece-ram os encontros de espiritualidade dos alunos do Ensino Fundamental I. Foram ótimos momentos de reflexão e diversão que tiveram como tema central as Sagradas Escrituras. Para melhor compreensão da Bìblia, as crianças até trocaram um nome! Cada uma ganhou um nome bìblico, o que incentivou o interesse de pesquisar mais sobre as histórias das pessoas que representaram.

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Teresòpolis (Brasil) Outubro 2012

Duas senhoras, uma só fé
O mês de outubro chegou trazendo com ele duas Marias bem brasileiras. Do norte de nosso pais, a Virgem de Nazaré chega com sues cabelos tão escuros como o açai, trazendo em sues braços o menino Deus e tendo, sob seus ombros, tal qual seu alvo manto, todo o amor e carinho do povo paraense. Do sul do estado de São Paulo, acompanhada por todas as crianças chega Nossa Senhora Aparecida que, mesmo em uma imagem tão pequena, consegue expressar o quanto o Brasil deve ser um pais de irmãos que, sem subjugar nenhuma raça, caminha para uma sociedade mais justa. Duas senhoras tão distintas agitam os corações brasileiros em um mesmo mês. Mas por que essa "santa" insistência? É bem provável que seja simplesmente para nos recordar que não devemos nos esquecer de onde viemos para que essa recordação nos faça chegar mais longe, pois como afirma uma linda música de Padre Zezinho: "Eu venho do sul e do norte, do leste e do oeste de todo o lugar (...) No peito, eu levo uma cruz, no meu coração, o que disse Jesus!"

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Manila - Filippine

Mother of Divine Providence School at 25
Year 2012 marked a remarkable milestone for Mother of Divine Providence School (MDPS) as it celebrated its 25th Foundation Anniversary. It was on November 12-17, 2012 that the entire school community paused from its regular schedule to rejoice and celebrate its achievements for the past twenty-five years. It was on this occasion that we remembered those who started and toiled for the existence of the school and its realization until now, particularly Mother Alessandra Sala. ASP and Sr. Teresa Bianco, ASP. MOPS owes its deep gratitude to them. Since 1987, MOPS continued to adhere to its ideals, giving quality Catholic Education to the young, with the support of its stakeholders: Administration, Parents, faculty and staff, alumni and students. Having been accredited recently by the Philippine Accrediting Association of Schools. Colleges and Universities (PAASCU) and certified by Education Service Contracting (ESC) - Fund for Assistance to Private Education (FAPE) MDPS celebrates more resoundingly its Jubilee Year, ever grateful to God for His manifold blessings. "Nurture the Filipino Cultures in Faith. Service and Transformation of Society" was the Jubilee Years theme. The celebration started on November 12 with a motorcade organized by the Parents Advisory Council (PAC), with colorful floats from each grade and year level.

During the Program proper, the MDPS family sung with joy and enthusiasm the theme song entitled "25 Years" led by the senior students who composed the song. The Lighting of the Mini-Olympic Flame followed afterwards. After a short break, the students from Preschool to High School joined the FUN RUN activity "Takbo Para sa Kalusugan". Later in the morning, the Administration
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headed by Sr. Ma. Flor Lomibao, ASP, together with the PAC, teachers and staff, students and alumni, planted twenty-five (25) seedlings of trees around the campus. This shows MDPS' commitment to be responsible steward of Mother Earth. The following days, from November 13 to 16, were full of other exciting activities, including the most awaited Cheerdance competition.

Finally, on the last day, November 17, the Solemnity of Mary, Mother of Divine Providence, a Holy Mass was celebrated, with Fr. .Joselito Ortega, CRSP as the main celebrant. During the Mass, jubilarian teachers and school and maintenance staff received their plaque of appreciation for their unwavering commitment and service to the institution. Unforgettably commended also during the event was Sr. Ruby D. Diva, ASP, whose exemplary leadership as Directress and Principal of MDPS for many years brought to fruition the seed sown by the first Sisters. Right after the Mass was the cutting of ribbon in the Exhibit Room, participated by Fr. Joselito Ortega, CRSP himself and the rest of the school community. This launched another day full of festivities. Everybody proceeded to the covered court for the Ceremonial Toast, partici63

pated by all stakeholders, and the releasing of balloons and doves to celebrate the accomplishments of the school. The customary Salusalo (eating together) was held at the school ground, where the whole MDPS family shared food and fellowship.

Dr. Jose Fabian I. Cadiz, the Vice Mayor of Marikina City, came to grace the event. He rendered songs and shared meals with the community. Besides the games and raffle draws, the presence of the "Higantes" made the event entertaining for both children and adults. In addition, a concert by famous singers was held, to the delight of those present. The success of the activities was due to the collaborative effort of everybody. Indeed, each one deserved a pat on the back. And certainly, all undertakings would have not been made possible if it were not for God who blesses our activities, and for our heavenly mother, Mother of Divine Providence, who constantly intercedes for us and keeps her gaze upon us. The theme of the celebration was Nurture the Filipino Cultures in Faith, Service and Transformation of Society. It is not a coincidence that on October 11, 2011. Pope Benedict XVI declared this year as the "Year of Faith". It is indeed a challenge and an invitation to our school and to us individually that we re-examine ourselves how we live out our faith in God vis-à-vis the richness of our Filipino culture. Moreover, it is a quest for any MDPsian to open his door of faith to others and to be true to the school motto: "Evangelium Nuntiare". Thus, one's faith in God must lead to service and transformation of the society. The theme song underlines: "As long as the sun shines so bright. As long as the heavens made things right. As long as the river flows on its way, MOPS has made its fate". Still, the demand is for each one of us to nurture our faith, and to sustain our passion and zeal for excellence-which is indeed infinite. Congratulations to Mother of Divine Providence School! Mabuhay!
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Prizren (Kosovo) 28.09.2012

“Rendiamo più bella la nostra Patria”
Cosa possiamo fare por la «nostra Patria?» È una domanda a cui tutti vorremmo rispondere non solo a parole, ma soprattutto con i fatti. Nella giornata mondiale dei giovani, la nostra Patria ha dedicato tutta la giornata alla pulizia dei nostri ambienti: città, villaggi, paesi, in modo da rendere il tutto più pulito ed anche più bello. Quante bellezze naturali e artistiche, a volte, sono nascoste sotto il quotidiano sudiciume! Alcuni giorni dopo, i ragazzi volontari della nostra parrocchia hanno organizzato una giornata di pulizia nella zona centrale del paese, soprattutto quello adiacente alla nostra Chiesa, perché Prizren: la schiera dei ragazzi volontari anche la Casa di Dio risplendesse nella sua esteriore bellezza. Prima di iniziare il tutto, abbiamo sensibilizzato ii bambini e i ragazzi, attraverso un video e vari disegni sul significato della pulizia e dell’igiene non solo delle persone, ma anche dell’ambiente in cui ogni giorno viviamo e che cosa è necessario fare per il bene di tutti. L’ottimo risultato non si è fatto attendere. I bambini furono felici di prestare la loro piccola opera nella raccolta di oggetti che ogni giorno ingombrano la nostra città. I ragazzi più grandi hanno ripulito gli alberi dai rami secchi e inutili, tolte le erbacce e tutti insieme poi hanno riempito numerosi sacchi di immondizia, felici di aver contribuito in un’impresa che aveva ridato un nuovo volto al paese. Dopo il lavoro svolto, tutti hanno partecipato ad un pranzo, preparato apposta per loro e di ciò ringraziamo il Comune di Prizren che ha sostenuto volentieri il nostro progetto Lanciamo a tutti l’invito di mantenere pulita la zona in cui viviamo e svolgiamo le nostre attività, soprattutto all’esterno delle nostre case, perché dove c’è pulizia, c’è igiene, c’è salute ed il sorriso sui nostri volti è più bello e più vero. Grazie, ragazzi, e tutti voi bambini, per il contributo che avete dato e la nota di serenità, di ordine e di bellezza che avete dato alla vostra Chiesa, rispondendo positivamente all’invito della nostra Patria. Angelica Amanda Shkoza, asp
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Prizren: si organizza il lavoro

Prizren: tutti all'opera

Prizren: il meritato...compenso!

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PRIZREN (Kosovo) 14 novembre 2012

120 anni sono passati, ma… la nostra Chiesa è sempre attuale
Il 14 novembre u.s la nostra Chiesa, dedicata a Maria SS.ma Ausiliatrice, ha evidenziato un grande evento: l’attività ecclesiale condotta per ben 12 in periodi storici piuttosto critici. La nostra Chiesa in tutti tempi è sempre stata attenta a far crescere la vita spirituale della sua gente, non solo, ma è stata anche aperta ai problemi riguardanti la vita sociale, come l’istruzione, la cultura. Nei tempi più bui e più duri per la libertà, dove anche l’istruzione e la cultura erano sorvegliate dal regime comunista, la Chiesa ebbe il coraggio di stare sempre in prima linea impegnandosi in ogni campo, anche a dare istruzione a tutti senza distinzione di religione e di razza.. Nel periodo storico della dominazione di Tito, solo i ragazzi potevano ed avevano la libertà di frequentare la scuola, sempre comunque sorvegliata, mentre alle ragazze era vietato ogni tipo di istruzione, così che non sapevano né leggere, né scrivere. E nonostante il comunismo dominasse in ogni settore, la Chiesa, con molto coraggio, decise di affrontare il problema scolastico riuscendo ad aprire una scuola per le ragazze fatta poi gestire e guidare da Religiose di una Congregazione, allora ancora esistente a quei tempi. Da subito fu molto frequentata, aiutando le ragazze a responsabilizzarsi e a comprendere il valore dello studio e della cultura in una società che col tempo si sarebbe andata gradatamente aprendosi verso orizzonti migliori. Da essa sono uscite numerose figure femminili di una certa importanza non solo culturale, ma anche sociale, assistenziale, - chi non ricorda la figura della beata Madre Teresa di Calcutta, originaria di Prizren?! - e tutte hanno lasciato profonde orme nella storia del Paese. E se oggi nessuna di loro vive più fra noi, rimane tuttavia vivo il ricordo delle loro opere, dei loro scritti, la presenza di tanti loro familiari. Ebbene, la nostra Chiesa ha oggi sentito il bisogno di mettere in luce tanto bene nascosto prodotto negli ultimi 120 anni dai suoi figli e figlie, ricordando fra l’altro che anche in mezzo a numerose sconfitte e dure prove è riuscita a conservare intatta la fede del suo popolo, come anche alcuni valori fra cui fondamentale quello di sentirci tutti figli della stessa Patria che parlano un’unica lingua, la “lingua Madre”. La Chiesa, nel tempo, tramite i suoi i suoi ministri, i sacerdoti e nonostante l’oppressione comunista durata cinquant’anni, ha saputo custodire le preghiere e i documenti nella nostra lingua: il primo documento che risale all’8 novembre 1462 è la ”Formula e Pagëzimit” (la formula del Battesimo) (da “Pal Engjëlli”, che significa sacerdote).
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Nel 1555 è stato scritto il primo libro in albanese”Meshari I Gjon Buzukit” (il Messale), composto da un sacerdote e che si trova al presente nell’Archivio Segreto del Vaticano. Per il 1° anniversario dell’Indipendenza dell’Albania, è stato dato il permesso di portarlo nel nostro Paese e di esporlo pubblicamente alla venerazione di tutta la popolazione albanese. Ecco il significato di questa festa, celebrata il 14 novembre u.s. preparata con molta cura dal Cancelliere e parroco, Don Shan Zefi, in collaborazione con Don Paolo cappellano, le Angeliche che sono a servizio della Parrocchia e un gruppo di giovani. A questa festa vi hanno partecipato anche ospiti d’onore, fra cui la Presidente del Kosovo, Atifete Jahjaga, il Sindaco del Comune e tanti altri ministri, il nostro Vescovo Dode Gjergji, altri vescovi venuti dall’Albania e alcuni capi di altre religioni. Numerosa e sentita la partecipazione di sacerdoti, di religiose, e di tanta gente. La Presidente del Kosovo, durante il discorso d’occasione, ha ringraziato profondamente con grande riconoscenza la Chiesa per l’immane contributo che ha dato nello scorrere dei secoli e ha terminato dicendo ”E’ grazie alla Chiesa, se oggi siamo qui tutti riuniti con tanta gioia in questo giorno di festa”. Dopo i discorsi di rito e vari canti del Coro della Parrocchia preparati da Madre Jana Topalli asp, a cui si sono uniti altri cori della città, è stato offerto un rinfresco per tutti i presenti. Ringraziamo il Signore per la grande gioia che ha dato a tutti in questa bellissima giornata. Angelica Amanda Schkoza asp.

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PRIZREN (Kosovo)

Natale tra noi
Come sempre, anche quest’anno, la nostra parrocchia e la nostra Comunità ha festeggiato e vissuto in un’atmosfera di serenità, di pace e di amore il santo Natale. Siamo ormai entrati nell’Anno della Fede, indetto dal Papa e possiamo dire che anche la preparazione alla Nascita di Gesù sia stata più sentita e maggiormente preparata nello spirito, attraverso incontri formativi e di preghiera eucaristica che ha coinvolto un poco tutti, grandi e piccoli. Per maggiormente sensibilizzare la gente a questo grande evento, con un gruppo di giovani abbiamo voluto preparare una recita riguardante la Nascita di Gesù. Così alla vigilia di Natale, prima della Santa Messa, i giovani si sono esibiti per la sacra rappresentazione, attraverso canti e parti tratte dal Vangelo, coinvolgendo anche i bambini della Parrocchia. Erano presenti, oltre che i numerosi fedeli parrocchiani, anche alcuni Rappresentanti del Governo che sono rimasti meravigliati e commossi per l’intensità di sentimenti che i giovani hanno saputo trasmettere, presentando una realtà avvenuta duemila anni fa, ma che purtroppo si ripete anche oggi nel negare l’ospitalità a chi ne ha bisogno. C’è stata poi la Santa Messa di Mezzanotte, celebrata dal nostro Vescovo con altri sacerdoti concelebranti. Un’intima gioia brillava sui volti di tutti i fedeli, che si univano al nostro meraviglioso coro parrocchiale per eseguire con entusiasmo e fervore i vari canti natalizi proposti. Dopo la Santa Messa di mezzanotte, la festa continuò sul sagrato della Chiesa, con un vivace scambio di auguri di pace, gioia e amore per tutti e poi…. tutti al rinfresco nella sala della parrocchia con la possibilità di poter dialogare anche con gli ospiti d’onore, fra cui la Presidente del Kosovo, Atifete Jahjaga, sempre partecipe e presente ai nostri inviti, per godere momenti di gioiosa fraternità fra la gente. La gioia del Natale ci accompagni sempre nel cammino della nostra vita. Le Angeliche di san Paolo di Prizren.
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Pristina (Kosovo) Natale 2012

Il Natale rinvigorisce la Fede nella gioia
La visita dei piccoli amici
Ogni anno nella Curia Vescovile di Pri-shtina, la Capitale del Kosovo, nonostante la Cattedrale dedicata a Madre Teresa sia ancora in costruzione, numerosi bambini della città vengono a fare festa ed a portare i loro auguri. Quest’anno, un gruppo di bambini in età prescolare dai tre ai sei anni della Scuola Materna “SOS”,guidati dalle loro maestre, sono venuti in occasione del santo Natale, a farci visita, a soffermarsi davanti al Presepe nella parrocchia di sant.'Antonio di Padova ed anche per conoscere meglio le varie tradizioni religiose e culturali.
Pristina (Kosovo): bambini al presepe

I bambini del gruppo erano tutti musulmani tranne una bambina di nome Urata, che vuol dire “preghiera”. Furono accolti in chiesa con spontaneità e con la gioia e la tenerezza che il Bambino Gesù sprigionava dalla sua culla. E’ stato loro spiegato il significato del Natale e la tradizione cristiana di ricordare la nascita di Gesù, Figlio di Dio, attraverso
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la costruzione del Presepe, cioè di quel luogo povero, misero (grotta o capanna) dove Egli nacque. A tutti i bambini poi è stato dato un piccolo omaggio, cioè un alberello a forma di cuore con il semplice messaggio che Gesù porti in tutte le famiglie la pace, la gioia, l’amore. La festa di Natale non è forse la festa del cuore e dell’amore?! E dopo lo scambio di piccoli doni, ci siamo salutati con molta gioia e riconoscenza soprattutto da parte dei bambini che sono rimasti incantati, con occhi pieni di stupore e meraviglia nel vedere il piccolo Gesù adagiato sulla paglia. Alla vigilia di Natale, ogni anno, nella Curia Vescovile di Pristina, si prepara un ricevimento solenne degli auguri Natalizi. Il Vescovo insieme ai sacerdoti, alle religiose e ai fedeli, in semplicità evangelica, accoglie fra i molti invitati, i responsabili del Governo e delle altre Religioni per uno scambio caloroso degli Auguri. Per tale occasione viene anche preparato un rinfresco che serve fra l’altro per allacciare un dialogo fra le numerose famiglie cristiane e per dare la possibilità di conoscere le varie situazioni, in un dialogo ecumenico di reciproca stima, facendo festa tutti assieme. E’ anche questo un modo per avvicinare la nostra gente a Gesù e ad espandere ovunque la sua “lieta notizia”. M. Agata. asp.

Pristina: visita in Curia Vescovile

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Fush-Milot (Albania) 1° gennaio 2013

Incontro di preghiera nella giornata per la pace

Come ogni anno, il Santo Padre Benedetto XVI nel suo messaggio per la pace, ci incoraggia ad essere innanzitutto persone, costruttori di Pace. Quest’anno ci ha regalato il commento su una delle beatitudini: “Beati gli operatori di pace……..(Mt 5,9) Dopo vari momenti di riflessione fatta con i ragazzi sul messaggio del santo Padre, di corsa, tutti insieme, siamo scesi verso la nostra diocesi Tirana-Durazzo dove si sarebbe svolto l’incontro di preghiera nella giornata mondiale per la pace. Con molti altri giovani, abbiamo scambiato le nostre opinioni sull’importanza della pace che deve trovare dimora innanzitutto nei nostri cuori, poi nelle nostre famiglie, e nell’intera società, ferita dall’odio fratricida. La pace, questo dono grande di Dio chiede anche la nostra collaborazione. Il santo Padre ci ripete che non ci può essere pace se non si difende la vita, dall’ inizio fino alla sua fine naturale; non c’e pace se uno pensa di vivere sfruttando il prossimo. Non ci sarà mai pace se non si rispetta la dignità della persona umana.

Ci siamo soffermati con i ragazzi a riflettere su questi vari punti e sembra che qualche convinzione abbia fatto breccia nel loro cuore, augurandoci che possano essere, con la grazia di Dio, veri costruttori di pace in ogni loro ambiente. Un gruppo di giovani cattolici provenienti dal Sud dell’Albania, che hanno scelto di evangelizzare cantando, ci hanno coinvolto nei loro canti, permettendo a tutti di provare quanto sia bello cantare in favore della pace e testimoniare ovunque che il Principe della Pace è solo Gesù. Angelica File asp.
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FUS-MILOT (Albania) Dicembre 2012

la mia piccola esperienza di fede
Salve, a tutti gli amici lettori del “Sicut Angeli”. Mi chiamo Suada Preçi, ho 15 anni e vengo da Fush-Milot ,Albania. Voglio condividere con voi la mia piccola, ma bella esperienza che sto vivendo nella conoscenza di Dio e della sua volontà su di me. Tutto è incominciato due anni fa quando ho iniziato a frequentare il catechismo, non avendo io ancora ricevuto alcun Sacramento, come pure il mio fratello più piccolo. Non comprendevo cosa volesse dire ricevere i sacramenti, ma poi cammin facendo nella preparazione, ho scoperto che è Cristo che viene in me donandomi una vita nuova, tanta serenità e pace, trasformandomi in Lui con la sua grazia. Nella mia piena facoltà e responsabilità, dopo una seria preparazione, ho ricevuto il Battesimo, l’Eucaristia e la santa Cresima e grande è stata la mia emozione, la mia gioia per essere diventata cristiana, figlia di Dio. Al presente, mi sento coinvolta nella missione di Gesù di essere testimone del Suo Amore, del suo perdono, e della sua gioia. Il santo Padre Benedetto XVI ha proclamato il 2013 l’anno della fede: devo dire che anche nella mia parrocchia e diocesi si svolgono molte attività in proposito, organizzate per renderci sempre più consapevoli del valore e del dono delle fede e per la sua crescita in ciascuno di noi. E’ stato fatto ultimamente in diocesi un incontro per gli adolescenti, intitolato “la Fede, una porta sempre aperta” ed è stato proposto l’esempio della giovanissima Beata Chiara Badano Luce, una ragazza vicina alla nostra età, con una voglia immensa di vivere, nonostante il perdurare delle sue sofferenze fisiche.

Fush-Milot (Albania): giornata di Ritiro Spirituale

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Mi ha fatto molto impressione il suo modo di vivere la sofferenza con generosità, accettando in ogni momento la volontà di Dio, non per rassegnazione, ma come porta aperta verso l’eternità beata, come una luce che rischiara la via della salvezza ad altri ancora immersi nel buio del dubbio o della non conoscenza. La felicità, la gioia che I’ hanno caratterizzata anche durante la malattia mi ha molto impressionato, tanto che mi andavo spesso chiedendo dove Chiara trovasse la forza di pregare, di essere gioiosa, di consolare gli altri, mentre si trovava al culmine della sua malattia. Che coraggio poi dire in perfetta lucidità nel dolore: “Se lo voi tu Gesù, lo voglio anch’io”, cioè, voleva condividere le sue pene con Lui, unire le sue sofferenze alle sue. La risposta alla generosità di questa giovanissima è una sola: la stragrande fiducia che aveva in Gesù. Quanti insegnamenti ho ricevuto nel leggere la sua storia intessuta di dolore, ma anche di profonda letizia che sapeva espandere intorno a sé! * * * Mi permetto ora di condividere con voi un altro momento bello, vissuto alla fine dello scorso anno. Abbiamo lasciato tutto e siamo partiti per un ritiro spirituale in una parrocchia di montagna, organizzato dal nostro parroco P. Giovanni Peragine insieme alle nostre Madri Angeliche che sempre ci accompagnano passo dopo passo.

...sono io... Suada!
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Il tema che abbiamo meditato con altri ragazzi e giovani era nelle domande che ci erano state rivolte: come vìvo io la mia fede? E cosa vuol dire essere testimone di Cristo nell’ambiente dove vivo? L’atmosfera che ci circondava era stupenda e ci faceva sentire in dolce fraternità, i momenti di preghiera e di meditazione, anche se tanti, erano favoriti da un panorama bellissimo, circondati da montagne innevate che ci regalavano emozioni straordinarie. Ci sembrava di essere in sintonia con Gesù quando accoglieva i suoi discepoli e con loro si ritirava in un luogo silenzioso e di preghiera. Ti rendo grazie, Signore Gesù, che ci parli continuamente e ci chiami a tornare da te, a riposare in te, a vivere in te, perché senza di te non posiamo fare niente, sei Tu la nostra forza. Grazie che mi hai donato la fede, aiutami ad aumentarla sempre di più con la tua grazia, perché possa essere tua vera testimone, possa essere come l’acqua di un fiume che quando passa sui ciottoli, non solo li purifica, ma lascia dietro a sé una scia luminosa riverberante la luce del sole. Con affetto a tutti e una preghiera Suada Preçi

Tirana (Albania): Incontro di preghiera per la pace

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la Voce degli Alunni
Torre Gaia – Roma Istituto “San Paolo”

Sinfonie… Natalizie
''Rappresenta il tuo Natale''
(Partecipazione ad un Concorso)
Parecchio tempo fa, il “Centro Commerciale «LE TORRI», aveva bandito un concorso in occasione delle Feste Natalizie, intitolato «Rappresenta il tuo Natale». Con grande entusiasmo, abbiamo voluto partecipare anche noi alunni. Così abbiamo iniziato i lavori sotto la direzione della nostra Maestra che ha subito chiamato a sé Ariele e Mattia, due nostri compagni che riescono meglio nel disegno. Ariele ha disegnato la Sacra Famiglia, il paesaggio, i pastori, gli abitanti del luogo e i Re Magi; Mattia ha corredato il tutto con tanti angioletti. E’ riuscito così un bellissimo cartellone, abbellito da altri alunni con porporina verde e azzurra, però è successo un guaio: si erano messi troppi brillantini che non andavano bene e così si cercò di toglierne un po’, ma con il taglierino si fece un buco. E ora… che si fa?! Tristi per l’accaduto, siamo ritornati a casa pensando ad una soluzione, ma la nostra maestra non si è per niente scoraggiata: ha preso un prodotto che serve per fare la neve, ci ha messo un po’ di giallo e ha riempito il buco. La mattina dopo… siamo rimasti a bocca aperta, perché il tutto si era risolto magnificamente: tale miscuglio sembrava fatto apposta per rimediare il danno. La capanna aveva così acquisito un aspetto ancora più rustico. Poi la maestra ha costruito un cavalletto e una volta sistemato il tutto, l’ha portato al centro Commerciale “Le Torri” che l’hanno subito esposto in vetrina. Con tutte le luci, faceva un bellissimo effetto! Per noi è stata una bellissima esperienza, perché fra l’altro, ci siamo anche divertiti. La maestra alla fine ci ha detto che l’importante è partecipare, ma noi, in cuor nostro, dicevamo «speriamo di vincere!». Gaia Proietta - Scuola Primaria “San Paolo” IV A - Roma
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"Gesù, Messaggero di Pace”
Non mi voglio ripetere, ma per entrare nell’ argomento sviluppato durante l’Avvento in preparazione al Natale e rallegrato con una rappresentazione augurale, dirò subito che il tema principale è stato quello della PACE. Abbiamo tutti compreso che NATALE non significa solo REGALI, anzi… abbiamo compreso meglio che Gesù è venuto sulla terra per portare Amore e Pace “agli uomini che Egli ama”. Purtroppo, dopo 2000 anni, la Pace sulla terra è ancora lontana, nonostante ci siano stati nel corso della storia personaggi speciali, come san Francesco, Gandhi, la Beata Madre Teresa di Calcutta che hanno sacrificato la loro vita per trasmettere a tutti il significato dell’amore verso i propri fratelli, vicini e lontani. Nella rappresentazione che abbiamo preparato, io ho interpretato Madre Teresa di Calcutta. Appena salita sul palco, mi sentivo sperduta, ma poi mi sono ripresa, quasi orgogliosa di interpretare un personaggio così straordinario nella carità. Con l’abito cucito dalla mia nonna e con le mani giunte, ho salutato il pubblico, alla maniera di M. Teresa ed ho iniziato a recitare una poesia sulla Pace che così si concludeva: “ IL FRUTTO DELL’AMORE E’ IL SERVIZIO, IL FRUTTO DEL SERVIZIO E’ LA PACE. Uno scroscio fragoroso di battimani è stata la ricompensa alla mia piccola fatica e, vi confesso, a stento ho trattenuto le lacrime. Benedetta Monti IV^ A – San Paolo - Roma

Torre Gaia - alunni del "San Paolo"

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Torre Gaia – Roma Istituto “San Paolo”

due paginette di cronaca scolastica unico lo scopo: riflettere sul vero significato del Natale che non è ricevere, ma donare
alunni di 1^ B – Scuola Secondaria di 1° grado
È il 18 dicembre 2012! Oggi è un giorno speciale: ci esibiremo al teatro dell’Istituto San Paolo, in occasione del Natale. Sono le 16:00, ci rechiamo a scuola per il grande debutto. Siamo emozionatissimi! Il cuore batte all’impazzata, le gambe vacillano, il nostro viso cereo ostenta ansia e timore. Siamo felici ma nello stesso tempo agitati, è un mix di emozioni. Dietro le quinte sembriamo tanti moscerini che ronzano, mentre le insegnanti ci mettere in riga. I nostri dialoghi in quel momento? Eccoli: “Penso di svenire!”. “Non mi ricordo le note! SI-SI-DO-RE oppure RE-DO-SI-SI?”. Qualcuno dice: “Ansioso io? Ma no, sono superiore a queste cose!”, “La fortuna non ci serve, siamo dei professionisti, noi!” In realtà l’ansia c’è e si vede! Ma poi, come d’incanto, quando parte la musica entriamo nel teatro stracolmo e l’ansia sparisce. Il baccano del pubblico si chiude in un silenzio di ghiaccio, rotto dalla presentazione fatta da una di noi alunni. I bambini di quinta elementare debuttano con la loro recita, “Il Natale dei bambini del mondo”: si muovono all’unisono e riescono a trasmettere gioia e serenità. Guardandoli… facciamo un salto all’anno scorso, quando eravamo come loro, ma subito torniamo all’ oggi sentendoci più grandi e responsabili. Noi della prima media li accompagniamo con il flauto, con le mani, con la voce, rendendo l’atmosfera magica. Luci, colori, musica e applausi ci regalano quella tranquillità di cui avevamo bisogno. Gli occhi attenti della Preside, gli sguardi sorpresi dei genitori, i visi ansiosi dei professori e il compiacimento delle suore accompagnano lo spettacolo, che risulta un vero successo, perché abbiamo saputo emozionare il pubblico ed anche noi. Vogliamo qui ringraziare la Preside, prof.ssa Teresa Orlando, e tutti gli insegnanti per averci dedicato il loro tempo e la loro pazienza nell’organizzare questa esperien80

za indimenticabile che ci ha dimostrato che collaborando e impegnandoci insieme possiamo ottenere bei risultati. Ci siamo divertiti molto, ma nello stesso tempo questa rappresentazione ci ha lasciato un significativo messaggio: abbiamo capito e fatto capire che in questo giorno si può essere felici in tutto il mondo, anche senza ricevere grandi regali, perché il più grande dono che Dio ci ha fatto è la vita. Infatti, il Natale è un momento di felicità e gioia, perché ricorda la nascita di Gesù, il Salvatore ed è giusto fare festa per stare insieme e accogliere Gesù nella nostra famiglia, che oggi è qui ad applaudirci. Speriamo di poter provare queste emozioni sempre più spesso nella nostra esperienza scolastica! I ragazzi della I Media B.

alunni di 1^ A - Scuola Secondaria di 1°
Il giorno 18 dicembre 2012, gli alunni delle classi quinte della scuola primaria e quelli delle prime della secondaria del nostro Istituto hanno recitato, cantato, ballato e suonato, allestendo uno spettacolo natalizio intitolato il Natale nel mondo. Erano rappresentate le seguenti nazioni: Italia, Francia, America, Spagna e Brasile, unite da un solo legame: l’amore di Gesù. I ragazzi di V classe hanno recitato e ballato, mentre noi, i coristi, abbiamo suonato il flauto e le percussioni. Abbiamo eseguito l’Inno alla gioia con il flauto, poi abbiamo recitato la poesia "Canta il sogno del mondo", in seguito, con le percussioni e il battito delle mani abbiamo interpretato la caliente musica di Mas que nuda, collocandoci in Spagna con Feliz Navidad. Poi … in Francia, accompagnati dalle note di Vive le vent, al suono del flauto. Di seguito, abbiamo eseguito il canto "Come a Betlemme" e il bellissimo Cantico dì Francesco. E’ stata poi la volta di un brano davvero emozionante per noi, cioè Ali I want far Christmas is you, dovendo presentare una coreografia che le insegnanti di musica ci avevano insegnato: abbiamo così potuto dimostrare le nostre potenzialità artistiche con passi di hip hop, break dance e ginnastica artistica. La recita si è conclusa con We are thè world e con l’esposizione di un cartellone con la scritta ben visibile: "un Natale pieno d’amore" sulle note di Oh happy day. La preparazione dello spettacolo è stata molto impegnativa e ha richiesto molti giorni di prove, con la collaborazione dei docenti. Eravamo davvero molto ansiosi prima di esibirci, ma siamo stati sostenuti sempre dall’incoraggiamento delle nostre Proff.
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Il teatro stracolmo, attendeva il nostro arrivo: quando siamo entrati ci hanno avvolto in un grande applauso, come… gente in attesa del suo re! Erano presenti la Rev.ma Madre Generale, la Preside, le altre suore e gli insegnanti ed abbiamo avuto ospite il Presidente dell’Vlll Municipio, Sig.Lorenzotti. Alla fine, come ricompensa per la nostra fatica, abbiamo ricevuto un lungo e caloroso applauso, per cui anche se il tutto ha richiesto da parte nostra molte energie e tempo, è stato davvero gratificante e ci ha dato un’emozione fortissima: sentire i genitori fieri di noi, ci ha reso felici. E’ stata un’esperienza fantastica, perché abbiamo avuto la possibilità di condividere con i nostri genitori un’attività scolastica, la musica, e di riflettere sul vero significato del Natale, che non è ricevere ma donare, accogliendo Gesù nel nostro cuore. I ragazzi della I ^ A - Scuola Secondaria 1°- San Paolo - Roma

alunni della Scuola Primaria "San Paolo" - Roma

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“la Pace nel mondo”
un progetto da realizzare
Quest’anno, in occasione del Santo Natale, la mia classe, quarta elementare dell’Istituto S. Paolo di Roma, si è esibita in una rappresentazione che ha avuto come tema di fondo: “ La pace nel mondo”. La nostra maestra è una persona molto sensibile verso simili argomenti, pertanto ha voluto che noi augurassimo a tutti un sereno Natale, ricordando ad ogni persona quanto sia importante la PACE. In un momento dell’anno così particolare in cui in ognuno di noi si ravviva l’amore, abbiamo cercato di sensibilizzare gli spettatori affinché nessuno smetta di credere a un mondo di pace. Abbiamo portato in scena tre personaggi che sono simbolo e portavoce di pace e hanno ispirato il mondo intero: Gandhi, San Francesco d’Assisi, e Madre Teresa di Calcutta. Gandhi ha vissuto la sua intera vita con la fede che ogni essere umano possa avere verità e giustizia. Egli ha voluto muovere e spingere le persone verso l’idea di pace combattendo le ingiustizie. Madre Teresa di Calcutta, una suora che è stata simbolo di pace, dedizione e fratellanza. Madre Teresa ha dedicato la sua vita a servire i poveri e i malati. Ella si definiva “ una piccola matita nelle mani di Dio”. San Francesco d’Assisi fu un messaggero di pace, uguaglianza e solidarietà. Egli fu un uomo di pace, perché aveva la pace nel cuore e la diffondeva intorno a sé con parole ed opere. Concludendo, abbiamo voluto trasmettere il nostro messaggio di pace e ricordare a tutti il rispetto verso il prossimo senza differenze culturali, religiose e sociali. ASIA POCHI 4^A “San Paolo” Roma

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la Città di Roma scrive a…
"Caro Babbo Natale,
Tutti si salutavano contenti, è la città di Roma che ti scrive… sì, lo so che una città non può scrivere, sulle strade già molte macchine, ma è come se io individualmente ma il traffico ordinato e tranquillo. la rappresentassi. Anche sui mezzi pubblici E così noi alunni di IV^ A del “San Paolo”, ci siamo immedesimati in essa esprimendo i suoi desideri. Eccoli: I miei desideri sono tanti, perché sono una grande città. Te li elenco, Babbo Natale, poi tu fa quello che credi, purché mi accontenti in qualche cosa. Io vorrei: • strade più pulite, senza foglie, cartacce, vetri, escrementi… • meno traffico e smog, • monumenti non maltrattati, • cittadini educati, che amino, rispettino la storia della mia città, • una casa calda per tutti, • rispetto per gli animali, • mezzi pubblici meno affollati. Caro Babbo Natale, questa notte ho fatto un sogno bellissimo: la mia città si risvegliava alle prime luci dell’alba, le case, si illuminavano e tutte le finestre si aprivano.
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che percorrevano il loro percorso accoglievano i passeggeri senza spintoni e tutti si salutavano cordialmente. La città sembrava rimessa a nuovo e i monumenti lucenti di bellezza sembrava raccontassero la loro lunga storia. Mi sono sentita orgogliosa di essere la più bella città. Purtroppo, al risveglio, mi sono accorta che la realtà non era così. Ho provato delusione… e allora… ti ho scritto. Se mi porterai anche un solo dono richiesto, ti sarò grata e sarò contenta ugualmente.

Con affetto A nome di Roma Capitale: gli alunni di IV^A “San Paolo” Roma

Quando il presepe s’incarna nella fraternità e nella solidarietà di ogni giorno per un mondo diverso

La pecora e il Bambino
di Piergiorgio Cabra
Ricordi, caro angioletto, il nostro primo incontro? Nel presepe, quella volta, non facevo parte di quella bella macchia bianca in mezzo al verde, costituita dal gregge delle pecorelle che, guidate dal pastore, si avviavano verso la capanna. Mi avevano messo in disparte, sola, probabilmente per variare un poco il paesaggio. Ma forse avevano indovinato il mio stato d’animo. Da tempo non mi sentivo a mio agio nel gregge, che andava sempre ogni Natale verso quella capanna, sotto la guida paterna e talvolta paternalistica di quel pastore che diceva dove andare e che cosa bisognava fare. Quei Natali mi erano diventati pesanti da digerire, per via di quel buonismo di facciata. E così mi sono trovata fuori dal gregge e mi sono sentita libera di andare dove volevo e non necessariamente verso quella capanna, dato che di capanne povere come quella ne esistevano parecchie. E poi il mondo non si riduceva al presepe! Bisognava crescere, conoscere il mondo, non limitarsi a sognare. All’inizio tutti mi guardavano: chi considerandomi la pecora nera, chi ammirandomi per il mio coraggio. Poi si abituarono e io mi abituai alla mia vita ai margini o autonoma dal gregge. E’ qui che ti sei accorto di me. Dopo tanto volteggiare a ripetere a tutti lo stesso messaggio, ti sei fermato un momento su di me e hai parlato con me e di me. Eri d’accordo con me che il mondo è più vasto del presepe, aggiungendo però che è il Presepe che rende più vivibile il mondo. Mi hai parlato di libertà, ma anche di solidarietà, aggiungendo che è questa che salva dalla solitudine e dall’egoismo. Mi hai sorpreso quando mi hai detto che il Natale è l’incontro di due mendicanti in cerca di amore: Dio e l’essere umano. Mi hai commosso quando mi hai detto che anch’io potevo diventare un angelo per gli altri, quando mi rendevo presente nelle loro difficoltà. Mi sei sembrato saggio quando mi hai consigliato di non uscire dal presepe, perché lì dentro era più facile trovare quello che cercavo, anche se tutto non mi convinceva. Mi hai spiazzato quando mi hai detto sicuro: «Se tu cerchi davvero, alla fine sarai trovato da Lui, che è venuto a cercare la pecorella smarrita». Ho pianto quando mi hai detto che per un anno non ci saremmo visti. Mi hai fatto felice quando mi hai assicurato che non mi avresti lasciata sola. Ma sono rimasta senza parole quando mi hai detto che tutto quel movimento di angeli, sarebbe stato realizzato anche soltanto per me e che in cielo essi avrebbero fatto più festa per me che per tutto quel gregge ordinato e obbediente. E ora che cosa posso dirti se non ringraziarti e dirti: “Ritorna presto”? Dall’ Osservatore Romano - 1° gennaio 2013 . n.1
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per un sorriso… nel ricordo delle feste natalizie che ci parlano sempre di umiltà, semplicità, altruismo.

Lettera dell’asinello del presepe a Gesù Bambino
Caro Gesù Bambino... Posso parlare un po’ con te? Sono il somaro: Quello del presepe. Quello sempre vicino alla tua mangiatoia. Quello che la gente, per delicatezza, chiama: asinello. Cosa dirti? Ti voglio ringraziare Gesù, perché, anche quest’ anno, come sempre, sono presente in tutti i presepi. Non è affatto una cosa scontata che una creatura umile come me non manchi mai in una scena così straordinaria, misteriosa, suggestiva, unica come il tuo presepe. Ti voglio ringraziare, perché questa mia presenza è certamente opera tua, altrimenti chi si sarebbe ricordato di un somaro come me? Lo sai, nemmeno gli evangelisti si sono ricordati di citarmi. Sì! Nessuno me lo leva dalla testa: sei tu che ogni anno fai questo miracolo. Perché? E’ da tanto tempo che ci penso. Di tempo per pensare, mentre la gente ci passa davanti con gli occhi pieni di meraviglia e il cuore contento, ne ho tanto qui accanto a te. Quest’anno ho capito. Lo so, ci ho messo troppo tempo, ma a me, che non ho fatto le scuole alte, per capire le cose ce ne vuole... Cosa ho capito? Adesso te lo spiego, caro Gesù.
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Il somaro chi è? E’ chi fa il lavoro di tutti i giorni, senza esigere niente più che una manciata di fieno e un secchio d’acqua. E’ chi fa i lavori umili e usuali - e spesso pesanti! - che se nessuno li facesse, sarebbe un guaio per tutti, anche per quelli che guardano il somaro dall’alto in basso. E’ chi non compare mai in prima fila e nei posti importanti. E’ chi, anche se non gli danno medaglie e premi, continua a tirare la carretta, lasciando agli altri meriti e gloria. Gesù Bambino, non è così? Certo che è così! Ed ecco perché mi vuoi sempre vicino a te in tutti i presepi del mondo. Perché a te piacciono quelli come me, che non cercano soltanto le cose clamorose, luccicanti, da prima fila, ma accettano quelle umili, piccole - anche faticose ma vere! - di ogni giorno. A te piacciono quelli che si caricano anche il peso degli altri. Gesù Bambino, non sarò certo io a spiegarti come stanno le cose, ma - lasciamelo dire - se il mondo dovesse andare avanti con quelli che cercano soltanto le cose che luccicano, da prima fila, da primo premio, si sarebbe fermato da un pezzo. Sono quelli come me a mandare avanti il mondo. Non ho ragione, Gesù Bambino? Cosa dici? Parla più forte che ci sento poco. Ho duemila anni in groppa! Adesso ho sentito: l’ho detta grossa. Certo, a mandare avanti il mondo sono quelli come te. Scusami, Gesù Bambino, ho parlato da... somaro. Però, ti ringrazio lo stesso. Per un aspetto almeno ci somigliamo. Tonino Masconi (da “Popotus” – Avvenire – 23 dicembre 2004)

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Preghiamo per i nostri morti
Sacconago (VA) P. Noè Toia Barnabita (zio dell’indimenticabile consorella M. Anna Maria Toia asp) Gino Chirico (nipote di M. Pasqualina Iannotta) Simone Gavoçi (papà di M. Margherita asp.) Natividade Munoz (zia di M. Isabella Muñoz asp. Giuliano Muñoz (cugino di M. Isabella M. asp. Casimira da Cruz (mamma di M. Lina Barros asp) Arsenia Delano (mamma di M. Adelina asp.) Flora Tomassi (sorella della defunta M. Antonietta Tomassi asp) Curti (Caserta) Scutari (Albania) Palencia (Spagna)

Ponte de Lima Portogallo Filippine Castelforte (Latina)

Rio de Janeiro (Brasile)

Irma Hellade P. Toledo Irma Marizete Bernardo dos Santos

da Belo Horizonte (Brasil) Ottobre 2012 Nos dias doze e trinta e um deste més nossa Congregaçào entregou aos céus as almas de duas irmas que muito trabalharam para a edificaçào do Reino de Deus aqui na terra. Nós nos solidarizamos com a Comunidade do Rio. onde tanto Irmà Hellade como Irmà Marizete moravam, e pedimos a Deus a graça de continuar bem os serviços que estas desempenharam em nossa Familia Religiosa.
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Amici del Sicut Angeli
CAMBIAGO (Milano) CARISTI MARINA (CS) CASTELLANZA (VA) CUSANO MILANINO (MI) MILANO GUARDAMIGLIO (Lodi) Orsola Colombo Maria Carone Don Luigi Brazzelli Andrea Spinelli P. Andrea Mies (PIME) - Francesca Bianchi Maria Modomutti - Giovanna Perotti Franca Tennini - Anna Ebili Maria Modomuti - Luciana Brambilla Edvige Fiorani - Maria Cremascoli Liliana Laganà Anna Maria Guaschino Piergiorgio Morelli - Giampiero Zuccotti Giovanna Brambilla - Luigi Scaccini Renza Biggini - Esterina Castoldi Vicini Herr. Gilbert J. Schoenen

NAPOLI: ROMA: SANGIULIANO MILANESE

WIESBADEN-BIEBRICH: (Germania)

AMICI DELLE MISSIONI:
Le Angeliche Missionarie, dai luoghi di missione, porgono vivissimi ringraziamenti per gli aiuti generosi che, in diverse forme, ricevono dai carissimi benefattori (famiglie, Istituti, alunni delle varie Scuole, Oratori, gruppi missionari e simpatizzanti).

Ringraziamo i carissimi lettori che vorranno far pervenire la loro offerta a sostegno della nostra rivista. È, fra l’altro, un segno di buon gradimento, mostra anche il desiderio di conoscere da vicino l’impegno della nostra Congregazione che, senza azioni eclatanti, si pone in semplicità al servizio della Chiesa nelle più svariate mansioni. La nostra preghiera, densa di gratitudine e fatta di amicizia, raggiunga ciascuno di voi e vi ricolmi di ogni consolazione divina.
L’abbonamento e le offerte per le varie iniziative missionarie e vocazionali possono essere inviate tramite il cc. postale n° 31216005

IL NOSTRO “GRAZIE”

Cantoilsognodelmondo

Ama, saluta la gente, dona, perdona, ama ancora e saluta, dai la mano, aiuta, comprendi dimentica e ricorda solo il bene. E del bene degli altri godi e fai godere. Godi del nulla che hai, del poco che basta giorno dopo giorno: e pure quel poco, se necessario, dividi. E vai, vai leggero dietro il vento e il sole e canta. Vai di paese in paese e saluta, saluta tutti: il nero, l’olivastro e perfino il bianco. Canta il sogno del mondo che tutti i paesi si contendano d’averti generato. (david
maria turoldo)

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