110

CAPITOLO 8. FLUSSI VISCOSI



8.1 Flusso laminare o turbolento

Il movimento di un fluido può presentarsi, non contemporaneamente, in
due modalità che differiscono per diversi aspetti. Tali modalità sono
definite flusso laminare e flusso turbolento.
Dal punto di vista della fenomenologia, nel flusso laminare, che si instaura
normalmente per velocità più basse (parità di altre condizioni), le
particelle fluide hanno un moto relativamente ordinato, come se si
muovessero su sottili lamine senza interagire tra di loro se non a livello
molecolare (figura 8.1). Le forze viscose tra particelle sono pertanto dovute
all’effetto della viscosità del fluido, che tiene conto proprio di tali
interazioni.
Nel caso turbolento, anche se mediamente il flusso è stazionario, le
particelle presentano un moto nel quale si può individuare una velocità
media nel tempo, con una componente aggiuntiva variabile
stocasticamente in modulo direzione e verso. Cioè

�⃗
() =
�⃗

+
�⃗

()
Dal punto di vista fenomenologico, se si tracciasse la posizione delle
particelle con un inchiostro, la turbolenza renderebbe non individuabile la
traiettoria, in quanto il sottile getto si disperderebbe, come mostrato in
figura 8.1b.
Il flusso turbolento si presenta quando le velocità delle particelle, e quindi
le forze di inerzia, sono più elevate. Le interazioni tra le particelle in
questo caso sono dovute anche ad urti casuali tra le stesse, proprio per la
presenza della componente fluttuante, e le forze viscose sono maggiori che
nel caso laminare, in quanto generate non solo dalla viscosità (a livello
molecolare) ma anche dagli scambi di quantità di moto (urti tra particelle).

111



Figura 8.1. Regimi di flusso; a), flusso laminare; b), flusso turbolento

Uno tra i più importanti parametri adimensionali che permettono di stabilire
la caratteristica dei flussi reali è il Numero di Reynolds (Osborne
Reynolds, 1883). Tale parametro si costruisce a partire da alcune variabili
termo fluidodinamiche relative al flusso ed al sistema:
=

Dove:
• è la densità del fluido
• è il modulo della velocità media del fluido
• è una caratteristica dimensione geometrica del sistema
• è la viscosità dinamica del fluido

Si può dimostrare che il numero di Reynolds è rappresentativo del
rapporto tra le forze d’inerzia e forze viscose
( )
(
(
(
(
¸
(

¸

|
|
.
|

\
|
=
≅ =
2
3

dy
dV
a F

sità alla visco dovute forze
inerzia d' forze
Re
L
L VL
µ
ρ
µ
ρ



Si ha infatti:


112

( )
2
3



dL




L
dL
dV
L
dt
dV
dL
dV
dt
L
dL
dV
dL
dV
dt
L
dL
dV
dt V
dt
dL
dV
dt
dL
dV
VL
µ
ρ
µ
ρ
µ
ρ
µ
ρ
= = =


Dove
d
��⃗
d

3
è proporzionale alle forze (volumiche) d’inerzia, e
d
��⃗
dL

2
è
proporzionale alle forze superficiali viscose.
Dye
Dye streak Q =VA

Fig. 8.2. Visualizzazione delle linee di flusso mediante tracce di inchiostro (dye)

Si consideri ora il flusso all’interno del condotto mostrato in Fig. 8.2. Con
riferimento al solo flusso all’interno del condotto (fluidodinamica interna),
si definiscono in generale tre diversi regimi di flusso, che si presentano
per campi diversi del numero di Reynolds:
• Flusso laminare, < 2100 ÷2300
• Flusso di transizione, > 2100 e < 4000
• Flusso turbolento, > 4000
In questo particolare caso, il numero di Reynolds è definito utilizzando
come lunghezza di riferimento il diametro del condotto:
=

8.2 Flusso Completamente Sviluppato
Le considerazioni precedenti vanno però fatte in particolari situazioni del
flusso in un condotto, esaminate brevemente in questo paragrafo.

113

Considerando di nuovo il flusso proveniente da un contenitore, nel quale
il livello di fluido e’ mantenuto costante, verso il condotto rettilineo
mostrato in Fig 8.3, appena all’imbocco del condotto, il profilo di velocità
presenterà valori uniformi di velocità lungo tutti i punti di una linea
diametrale. Procedendo lungo il condotto nel verso del moto, le particelle
di fluido attaccate alla parete, e quindi con velocità nulla, faranno sentire il
loro effetto anche verso l’interno del condotto, modificando il profilo di
velocità in quella sezione e dando origine al cosiddetto strato limite, cioè ad
una zona prossima alla parete che risente del fatto che le particelle fluide
tendono ad aderire alla superfici solide, rallentando la loro velocità fino a
zero e modificando il profilo di velocità nelle zone vicine. Il concetto di
strato limite verrà meglio analizzato nel Capitolo 10.
I profili di velocità valutati in sezioni più a valle si modificheranno ancora,
aumentando la zona di strato limite, fino a che quest’ultimo interesserà
l’intera sezione. Esisterà infine una sezione ad una distanza
2

dall’imbocco, a partire dalla quale il profilo di velocità, pur non uniforme,
si ripeterà uguale nelle diverse sezioni a valle.

Fig. 8.3. Strato limite all’ingresso di un condotto


∆p
∆p

114

Si può riassumere il tutto dicendo che il flusso all’imbocco di un condotto
rettilineo presenta una zona per la quale il profilo di velocità (e quindi lo
spessore dello Strato Limite) varia con la distanza dall’imbocco, ed
un’altra più a valle dove il profilo di velocità e lo spessore dello Strato
Limite non variano più con la distanza dall’imbocco, che viene definita
zona di flusso completamente sviluppato. Occorre chiarire immediatamente
che nella zona di flusso completamente sviluppato si potrà presentare un
flusso turbolento o laminare a seconda del numero di Reynolds tipico
della situazione fluidodinamica e definito da = /. In tutti e due i
casi il profilo di velocità non varia nelle diverse sezioni a valle, ma il
profilo di velocità laminare è diverso da quello turbolento.
Trattandosi di flussi reali, man mano che si procede nel verso del flusso, la
pressione statica nel condotto diminuisce, come mostrato in figura 8.3 , a
causa degli attriti viscosi che generano le cosiddette perdite di carico. Nella
parte vicina all’imbocco le perdite di carico hanno un andamento non
lineare, mentre nella zona di flusso completamente sviluppato il gradiente
di pressione, d/d, è costante e la diminuzione di pressione è
direttamente proporzionale all’avanzamento lungo il condotto.
Per semplicità, l’analisi che verrà condotta nel seguito sarà sempre riferita
a quella zona dei condotti dove il flusso è completamente sviluppato.


8.3 Profilo di velocità nei condotti con flusso completamente sviluppato
In questo paragrafo si vuole verificare la possibilità di valutare in maniera
analitica l’andamento del profilo di velocità (e quindi dello spessore di
strato limite) per il flusso in un condotto a sezione circolare.
Un’espressione analitica può essere ricavata solo a partire dalle equazioni
di conservazione della fluidodinamica, in particolare a partire dalla
equazione della quantità di moto, che come è noto rappresenta una forma
diversa della equazione di Newton (seconda legge della Dinamica).

115

a)
b)
Fig. 8.4. a) Elementino fluido e b), forze agenti su di esso

Si consideri il flusso all’interno del condotto circolare, laminare o
turbolento, e si esamini un elementino (Volume di Controllo infinitesimo)
di lunghezza L e coassiale al condotto (fig. 8.4a), mettendo in evidenza le
forze agenti su esso (fig. 8.4b). Esse sono:
• Le forze di pressione agenti sulle superfici frontali e laterali
dell’elemento
• Le forze tangenziali d’attrito sulle superfici laterali dell’elemento
• Le forze volumiche di gravità
• Le forze d’inerzia

Il problema è comunque semplificato dalle seguenti ipotesi:
• l’effetto dovuto alla gravità è trascurabile, in quanto l’analisi è
effettuata su un condotto ad asse orizzontale

Il flusso è stazionario, pertanto l’accelerazione locale è nulla, cioè

�⃗

= 0
2 r τ π 
( ) 1
2
1
p r π
( )
2
1
Δ p p r π −
( ) 2
→ →

116


L’accelerazione convettiva è nulla, in quanto il flusso è
completamente sviluppato ed il profilo di velocità non varia lungo


�⃗

�⃗

�⃗
= 0
• Dalle due ipotesi precedenti si ottiene che anche l’accelerazione
Lagrangiana o sostanziale dell’elemento è nulla, e quindi sono
nulle le forze d’inerzia
d
�⃗
d
= 0
Osservando che le pressioni statiche sulla superficie laterale sono dirette
normalmente alla superficie, applicando all’elemento di lunghezza L la
seconda legge di Newton (o anche l’equazione di conservazione della
Quantità di Moto), e proiettando lungo la direzione , si ha:

=

= 0
Ovvero
( ) 0 2
2
1
2
1
= − ∆ − − rl r p p r p π τ π π

Da cui si ricava


=
2

(8.1)
dove rappresenta la tensione tangenziale viscosa.
Dal momento che Δ e ℓ non sono funzioni della coordinata radiale ,
neanche il secondo membro dipenderà da e tenendo conto che non
varia nemmeno lungo (flusso completamente sviluppato), si può
scrivere

= costante =
1

Pertanto
=
1
+
2

Il valore delle costanti può essere ricavato ragionando come segue:

117

• Per = 0, (asse del condotto), le tensioni tangenziali sono nulle. Ciò
vale sia per i flussi turbolenti, sia per quelli laminari. Per questi
ultimi si ha
= 0 → =

= 0
in quanto il gradiente di velocità secondo il raggio è nullo, per la
simmetria del profilo di velocità. Si deduce che
2
= 0


Fig. 8.5. Andamento del profilo di velocità in un flusso laminare completamente
sviluppato. Confronto con un flusso ideale

• Per = /2, (parete del condotto), le tensioni tangenziali sono
quelle di parete (in inglese wall)
=

2
→ =

= cost
Da cui
1
=
2

e le tensioni tangenziali varieranno linearmente
lungo il raggio (vedi figura 8.5), e avranno equazione
=
2

(8.2)
Sostituendo la (8.2) nella (8.1), si ottiene l’espressione delle perdite di
carico in un flusso laminare o turbolento, completamente sviluppato, in un
condotto a sezione circolare:


=
2

(8.1)
( ) 2
w
D τ τ =
Profilo
laminare
Profilo
ideale
C
V 2
C
V V =
( ) r τ
r
( ) 0 0 τ =
τ

118



Δ =
4ℓ

(8.3a)
O anche, in termini di altezze
Δ

= ℎ

=
4ℓ

(8.3b)

Un prosieguo dell’analisi del profilo di velocità del flusso in un condotto
non può prescindere dal trovare una espressione degli sforzi tangenziali
che sia in qualche modo legata alle altre variabili del flusso, ad esempio
alla velocità. Si è visto nei precedenti capitoli, dedicati alle Equazioni di
Navier-Stokes ed al legame costitutivo sforzi- velocità di deformazione,
che una tale relazione è possibile in via esatta solo per i flussi laminari, e
solo per essi è possibile determinare una forma analitica del profilo di
velocità.

8.4 Profilo di velocità nei condotti con flusso laminare
L’ipotesi fondamentale che permette di risolvere il problema è quella di
considerare il fluido come Newtoniano, per il quale cioè sia definibile una
serie di relazioni che legano in modo lineare le componenti del tensore
degli sforzi viscosi alle componenti del tensore velocità di deformazione.
Tali relazioni si riducono, nel caso del flusso in un condotto a sezione
circolare, a quella relativa all’unica componente


= −
d
d

(8.4)
La (8.4) si può riscrivere,
d
d
= −

(8.5)

119

Al fine di trovare il profilo di velocità, è necessario integrare tale
espressione, e ricavare una espressione del tipo = (). Pertanto,
ricavando la tensione tangenziale dalla (8.1)
=
Δ


2

(8.6)
E sostituendo la (8.6) nella (8.5) si ottiene
d
d
= −�
Δ
2ℓ
� (8.7)
Per ricavare il profilo di velocità, si integra la (8.7) tra un punto sulla
parete ed un punto generico
()=�
d
d
d = −
Δ
2ℓ
� d = −
Δ
4ℓ

2
+
3
(8.8)
Con
3
una generica costante, che si può determinare ricordando che un
fluido viscoso aderisce perfettamente alla parete (L. Prandtl, 1904), dove
presenta velocità nulla. Pertanto
= =

2
→ () = −
Δ
4ℓ

2
4
+
3
= 0
Dalla precedente si trova

3
=
Δ
16ℓ

2

Sostituendo il valore della costante
3
nella espressione (8.8), si ottiene il
profilo di velocità per un flusso laminare completamente sviluppato,
Newtoniano, in un condotto a sezione circolare
() =
Δ
16ℓ

2
�1 − �
2


2
� =
Δ
16ℓ

2
�1 − �


2
� (8.9)
Si osserva come la relazione analitica trovata rappresenti una parabola
avente valore massimo

sull’asse del condotto. Tale valore massimo è
dato proprio dal termine che moltiplica la parentesi quadrata

120

=
Δ
16ℓ

2


La portata volumica nel condotto può essere ricavata dall’integrazione
della velocità nella sezione retta del condotto. Si ha, cioè
rdr
R
r
V rdr r u udA Q
R
c
R r
r
∫ ∫ ∫
(
(
¸
(

¸

|
.
|

\
|
− = = =
=
= 0
2
0
1 2 2 ) ( π π

Si ottiene il seguente risultato, legato alla velocità massima del profilo di
velocità
2
2
c
V R
Q
π
=

(8.10)
Per definizione, la velocità media del flusso in un condotto è quella che si
ottiene dividendo la portata per la sezione utile retta del condotto. Si ha
l
pD V
R
V R
R
Q
A
Q
V
c c
µ π
π
π 32 2 2
2
2
2
2

= = = = =

(8.11)
Dalla (8.11) si osserva che la velocità media è pari alla metà della velocità
massima del profilo.
Ricapitolando i risultati globali, ottenuti con l’analisi precedente relativa al
flusso laminare completamente sviluppato in un condotto a sezione
circolare, si ha
• Velocità media, =
Δ
2
32 ℓ

• Portata volumica, =
Δ
4
128 ℓ
, (formula di Poiseuille, 1799,-1869)
Esprimendo le perdite di carico in funzione delle altre grandezze,

128
4
D
l
Q p
π
µ
= ∆

2
32

D
l
V p
µ
= ∆

Per tubi orizzontali, in regime di flusso laminare, la portata è direttamente
proporzionale alla caduta di pressione. Per fluidi che scorrono in tubi che

121

non sono orizzontali (figura 8.6), si può dimostrare che valgono le
seguenti relazioni:
Δ −ℓ

=
2

=
(Δ −ℓ)
4
128 ℓ
(8.12)
=
(Δ −ℓ)
2
32 ℓ



Fig. 8.6. Forze agenti su un elemento di fluido in un condotto inclinato


8.5 Equazione dell’energia nei flussi completamente sviluppati

Nel capitolo 7 è stata introdotta l’Equazione dell’Energia in forma
Meccanica.

+

2
2
+ �

=

+

(8.8)
La (8.8) è scritta in termini di prevalenze, o energie specifiche. Dividendo
per l’accelerazione di gravità ambo i membri della (8.8), si ottiene una
analoga espressione dell’equazione, ma in termini di altezze

Q
Wsinϑ
ϑ
ϑ
W
2
1
r p π
( )
2
1
r p p π ∆ −
 r π τ2

122

+

2
2g
+�

= ℎ

+ℎ

(8.13)
Tenendo in conto che il profilo di velocità lungo il condotto non è
uniforme, e che pertanto la velocità media è inferiore a quella massima, si
introducono dei coefficienti di riduzione del contributo cinetico,
1
e
2
, e
la (8.13) diventa:

+
1

2
2g
+ �

− �

+
2

2
2g
+ �

= ℎ

+ℎ

(8.14)
In generale, i coefficienti
1
e
2
sono inferiori ad uno, ma se il flusso
fosse ideale (perfetto, non viscoso), il profilo di velocità in ogni sezione
sarebbe uniforme (i vettori di velocità nella sezione avrebbero uguale
direzione , modulo e verso) e la (8.14) diventerebbe l’equazione di
Bernoulli, con

1
=
2
= 0
• ℎ

= 0

Essendo il flusso completamente sviluppato, se il diametro di ingresso è
uguale a quello d’uscita, si può dimostrare che si ha

1

1
2
2
=
2

2
2
2

E supponendo che nel condotto non vi sia una macchina che ceda o
prelevi lavoro meccanico al fluido (ℎ

= 0)

+�

− �

+�

=

1

2

+ (
1

2
) = ℎ

Considerando la (8.12a), relativa alle perdite di carico per tubi inclinati,
essa può essere riscritta come segue

123

Δ

− ℓ =
2ℓ

(8.15)
Osservando che si ha
Δ

− ℓ =

1

2

+ (
1

2
)
Si ottiene dalla (8.15) la seguente espressione delle perdite di carico in
termini di altezze

=
2ℓ

(8.16)
Valutando la (8.16) in prossimità della parete ( = /2, =

)

=
4

(8.17)

La (8.17) è esattamente uguale alla (8.3b), precedentemente ricavata per la
valutazione delle perdite di carico in condotti ad asse orizzontale. La
grandezza

rappresenta la sforzo tangenziale viscoso in prossimità della
parete, legato direttamente alla viscosità e alle forze di taglio nel fluido, ed
è direttamente responsabile del valore delle perdite di carico nel condotto.









124

8.6 Perdite di carico nei condotti. Perdite distribuite

E’ possibile mediante l’analisi dimensionale trovare un metodo empirico-
analitico per determinare le perdite di carico nei condotti, purchè il flusso
sia: turbolento, incomprimibile e completamente sviluppato.
Per esempio l’equazione di Darcy–Weisbach è una delle espressioni più
impiegate per calcolare le perdite di carico nei tubi “lisci”:

=

2
2
[] (8.18)
La (8.18) è scritta in termini di altezze, e va utilizzata nell’equazione
dell’energia quando gli altri termini sono espressi anche essi in questa
forma. In essa,
 è la lunghezza del tratto di condotto a diametro costante che
genera le perdite ℎ

 è il diametro del condotto
 è la velocità media del flusso nel condotto , = /(
2
/4)
 è la densità media del flusso

Il coefficiente adimensionale è il cosiddetto fattore d’attrito di Darcy. Si
dimostra che è, in generale, una funzione del numero di Reynolds del
flusso e del rapporto /, tra la rugosità superficiale e il diametro del
condotto
= �

,


Il fattore d’attrito è legato alla tensione tangenziale sulla parete

dalla
relazione
=
4

2
2




125

Se l’equazione dell’energia è scritta in termini di pressioni, vale per le
perdite di carico una espressione analoga

Δ

=

2
2

[] (8.19)

Si noti come la (8.19) differisca dalla (8.18) solo per il fatto che al termine

2
/2 (altezza cinetica di riferimento), si sostituisce il termine
dove:
Per condotti a sezione non circolare si introducono i cosiddetti raggio
idraulico e diametro idraulico cosi definiti:

Rh=A/℘, Dh=4A/℘; dove A è l’area del condotto e℘ è il perimetro
bagnato.
-------------
E’ importante osservare che sostituendo nella formula di Darcy
l’espressione per le perdite di carico già ricavata nel capitolo precedente, si
ottiene, il valore del fattore d’attrito per flusso laminare:

2
32
D
l
V p
µ
= ∆ , perdite di pressione per flusso laminare:
D
lam
f
Re
64
= fattore
d’attrito.

8.7 Il diagramma di Moody

Il diagramma di Moody, mostrato in Figura, è la rappresentazione grafica
della seguente formula di Colebrook, che è esprime analiticamente le
perdite di carico nei condotti a sezione circolare:
1
20
37
251
f f
D
= − +
|
\

|
.
|
|
. log
.
.
Re
ε




126







127

8.8 Perdite concentrate (o perdite minori)

Questo tipo di perdite e’ dovuto a molti elementi addizionali (giunzioni,
gomiti, T, valvole etc.) presenti nella stragrande maggioranza dei circuiti
fluidici. Il metodo più comunemente utilizzato per valutare queste perdite
consiste nello specificare un coefficiente di perdita Kc definito come segue:

2 2
2
2
V
g
V
c
c
p h
K
ρ

= =


da cui si ricava il termine di perdita:

g
V
K h
c c
2
2
= o l‘altra forma equivalente
2
2
V
K p
c c
ρ
= ∆


I valori di Kc dipendono dalla geometria del sistema. I vari casi sono
riportati su tabelle specifiche.


8.9 Espressione semplificata dell’Equazione dell’Energia per flussi reali.

L’espressione trovata per le perdite di carico, per flussi turbolenti,
stazionari, incomprimibili, isotermi, quasi-monodimensionali,
completamente sviluppati, consente di ricavare una forma molto semplice
dell’Equazione dell’Energia:

s c L
gH h h g gz
V p
gz
V p
± ∑ + ∑ + + + = + + g
2 2
2
2
2 2
1
2
1 1
ρ ρ




128

in cui i termini relativi alle perdite sono:
⇒ ∑ = ∑
i
i i
i L
D
V L
f
g
h
2
2
1
perdite distribuite

⇒ ∑ = ∑
2
2
1
i c c
V k
g
h
i
perdite di carico concentrate

Mentre l’ultimo termine rappresenta la prevalenza della macchina inserita
tra la sezione 1 e la sezione 2 del circuito.

129

10.9 Calcolo di verifica e di progetto di reti di condotti (da completare)

Il calcolo di progetto o di verifica di una rete di condotti si presenta molto
spesso nei progetti di ingegneria. I principi di base sono concettualmente
gli stessi che si applicano per il dimensionamento di un circuito semplice,
con l’aggiunta di alcune regole per agevolare i calcoli che, a seconda della
complessità della rete, possono essere lunghi e laboriosi e talvolta bisogna
procedere per successive iterazioni. Per questa ragione sono stati
sviluppati dei codici di calcolo che semplificano notevolmente il lavoro. Le
regole da tener presente possono essere cosi riassunte:

La somma algebrica delle portate in ogni nodo deve essere zero;
Il valore della pressione totale in ogni nodo deve essere lo stesso, il che
significa che le perdite di carico in una maglia (circuito chiuso) deve essere
zero;
Le perdite di carico continue e concentrate in tutti i rami devono
soddisfare le equazione dell’Energia.

Applicando queste regole si ottiene una serie di equazioni ai nodi e alle
maglie che in generali si risolvono con metodi numerici.

[ vedi F.M. White a pag.375 ]

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