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Fabrizio Martini

LARA

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2011

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La foto di copertina è di Banafsh, è pubblicata con licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0) http://www.flickr.com/photos/banafsh/2351014717/sizes/o/in/photostream/

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Capitolo 1 La suoneria polifonica della sveglia di Giorgio strappò con violenza Lara dal sonno. L’abitudine la fece trasalire, perché normalmente era lei che si alzava prima per fare la doccia e iniziare il lungo rituale di preparazione al nuovo giorno. Poi, mentre realizzava che Giorgio era già praticamente in bagno, si ricordò che quel giorno lui aveva la riunione con i manager di filiale e sarebbe quindi andato in aeroporto senza passare dall’ufficio. Aveva ancora una ventina di minuti prima della sua di sveglia, si rigirò sotto il piumone nascondendo la testa nel cuscino in piuma d’oca nana di Mundi. La faccia le affondò al punto che dovette ritirarsi su per non soffocare. Non lo sopportava più quel cuscino del cavolo, era troppo molle, non teneva mai una forma. Sul catalogo Domus c’erano dei nuovi cuscini ultrapiatti anti cervicale, o qualcosa del genere, chissà se nel fine settimana sarebbe riuscita a fare un salto al factory outlet. Ma se Giorgio andava in aeroporto lei avrebbe dovuto prendere la metropolitana per andare in ufficio quindi non doveva partire alla solita ora. Rimuginando su quanti minuti di potenziale sonno avesse ancora prima della sveglia non riuscì a riaddormentarsi. Quando suonò la sua sveglia nonostante tutto fu di nuovo un trauma e Lara ci mise una trentina di secondi buoni prima di alzarsi e spegnere il My-phone. Con la coda dell’occhio vide anche che c’erano già due mail in attesa, ma le avrebbe lette durante la colazione, adesso c’erano cose più importanti da
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fare, era il momento di prendersi cura del suo corpo. Incrociò Giorgio in corridoio, si scambiarono un buongiorno formale. Entrò nella doccia massaggiante ancora umida, si mise da parte per evitare il getto principale e tirò decisa il miscelatore. Cacciò un urlo per la scossa data dall’acqua gelida che le trafisse la schiena e richiuse d’istinto il rubinetto. - Tutto bene amore? – Arrivò in lontananza la voce di Giorgio. Questo ennesimo trauma la svegliò completamente. Che rabbia! Glielo aveva detto mille volte di rimettere il selettore sulla posizione in cui si aziona solo il getto principale quando aveva finito di docciarsi. Invece lui lo lasciava sempre su quella che aziona i getti laterali idromassaggianti. Era furente. Ed anche questa cavolo di doccia la faceva arrabbiare, avevano speso una fortuna per la regolazione elettronica della temperatura, possibile che poi tutte le volte ci metteva più di due minuti ad erogare dell’acqua almeno tiepida? Se pensava che non avevano ancora finito di pagarla! Girò il selettore, aprì cautamente il rubinetto e controllando con la mano attese che l’acqua entrasse in temperatura. Giorgio non diede seguito alla sua domanda, anche se non ottenne nessuna risposta, e lei finalmente iniziò a lavarsi. Meno male che c’era la crema da doccia ai propoli della Vingt-quatre questa sì che la faceva stare bene, perché ti lascia la pelle morbida come quella dei ventiquattro anni, che studi medici scientifici hanno dimostrato essere l’età di massima elasticità della pelle femminile. Poi fu la volta dello
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shampoo lisciante Henri Bouton alla Malva integrale ed infine del balsamo rigenerante Donington. Uscendo dalla doccia si guardò un attimo allo specchio, aveva la faccia stanca e quelle rughette attorno agli occhi. Accidenti a quella sua stupida abitudine di sorridere strizzando gli occhi, cercò di assumere una postura facciale che stirasse al massimo la pelle del viso, il risultato fu un’espressione ebete e priva di espressività. Per fortuna che ieri era passata in farmacia a comprare la crema antiincrespamento di Pons. Ma non c’era tempo da perdere, l’orologio incalzava. Iniziò la lunga operazione dello spargimento della crema corpo durante la quale pensò che visto che non aveva il tempo di depilarsi avrebbe messo dei collant coprenti e quindi iniziò a riflettere su cosa di conseguenza avrebbe messo sopra. Dopo la crema per il viso e quella specifica contorno occhi finalmente uscì dal bagno con un asciugamano in testa. Incontrò nuovamente Giorgio che era già vestito di tutto punto con la ventiquattrore in mano pronto per uscire. - Ti chiamo dopo la riunione, non so se riesco a rientrare con il volo delle quattro. Se non ce la faccio non passo dall’ufficio e ci vediamo poi direttamente a casa, Ok? Lara porse stancamente la guancia e lui la baciò. - Allora ti chiamo dopo, ciao amore. Giorgio uscì e Lara proseguì per la cucina, prese una cialda notando che stavano finendo e pensò che forse poteva passare a comprarle uscendo dall’ufficio. Poi la mise nella macchina da caffè Espressamente e mentre il caffè riempiva la tazzina controllò le mail. Ce n’erano tre adesso. Uno era il
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saldo della tessera punti da frequent flyer con annessa pubblicità di voli scontati sulle capitali europee. La seconda era un’offerta imperdibile per prenotare soggiorni su InternationalHotels a prezzi ridotti per le vacanze pasquali e la terza era la newsletter del Teatro Contemporaneo. Lara era iscritta a tutte le newsletter possibili immaginabili: Arte & Eventi, Musica del terzo millennio, Club dei lettori... Non partecipava mai a nessuna delle iniziative culturali proposte ma riceverne i programmi le dava l’impressione di fare un sacco di cose. Bevve il caffè zuccherato con il dolcificante naturale e poi si rimise in movimento, doveva ancora fare tante cose: vestirsi, phon, piastra, truccarsi. Alle 7,42 era in strada che camminava spedita in direzione della fermata della metropolitana. Passando davanti all’edicola, visto che doveva prendere il mezzo pubblico, si comprò un quotidiano e già che c’era anche Design & Fashion. Il treno era pieno, così rimase in piedi e non lesse né l’uno né l’altro ma nell’attesa sulla banchina riuscì a sbirciare due o tre pubblicità dalla rivista. Alle 8,27 era in ufficio, in perfetto orario. Accese il calcolatore ed era pronta ad affrontare una nuova giornata di lavoro. - Ciao Lara. - Ciao Matilde, come stai? - Guarda, un mal di testa, dormo male in questi giorni. Dovrei prendere qualcosa. - È il cambio di stagione, io prendo sempre l’energit in questo periodo dell’anno. Se no non vado avanti. Matilde era la compagna di ufficio di Lara, avevano più o
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meno la stessa età e ricoprivano lo stesso ruolo: Customers monitoring manager junior della Lakin Marketing Services. La differenza più rilevante tra le due era che Matilde era sposata già da un paio di anni dopo un eterno fidanzamento iniziato al liceo. La vita relazionale di Lara invece era stata più variegata. - E Giorgio non c’è? - È alla centrale per la riunione dei responsabili di filiale. - Ah già, me n’ero dimenticata. E come mai non ti porta più in trasferta? Aggiunse Matilde con uno sguardo malizioso. - Mah, va bè, non c’era bisogno di due persone per la nazionale, fosse stata la riunione di macro-area… - Ehi, scherzavo. - No, poi sono arrivate le liste di Banca Fedeltà, ho una montagna di lavoro… Matilde si girò dalla sua postazione scandendo le parole e muovendo le labbra platealmente. - STAVO SCHER-ZAN-DO. Poi rise e tornò a volgere lo sguardo al suo monitor. Già, all’inizio ogni scusa era buona per portarsela in giro, adesso facevano si e no tre o quattro trasferte all’anno insieme. Giorgio lo aveva conosciuto proprio alla riunione europea dei Customers monitoring manager a Francoforte. Lui era già responsabile nazionale mentre Lara era appena entrata nella Lakin. Poi si erano rivisti alle riunioni nazionali e dopo che era successo quello che doveva succedere lui era diventato Market coordinator manager della filiale di Lara, così si era trasferito in città ed avevano preso casa insieme.
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Era praticamente il numero due della filiale per responsabilità e questo aveva fatto sentire Lara una principessa, oltre che sedare tutte le sue ansie di fallimento legate al lavoro. All’atto pratico però in quasi due anni per lei non era cambiato molto, non le aveva nemmeno tolto quel junior dopo manager che la infastidiva da morire. - Per Pasqua cosa fate tu e Giorgio? - Guarda non ci abbiamo ancora pensato. - Ma manca poco più di un mese! - Lo so, lo so. Ma non abbiamo avuto tempo di parlarne. - Io e Massi andiamo a New York. Ho prenotato l’hotel su Viaggiando. Sconto del 10%. Fantastico. Non vedo l’ora. Mi compro almeno venti paia di scarpe. Lara non replicò, era ora di produrre, il database di Banca Fedeltà era arrivato già il giorno prima ma non gli aveva ancora dato un’occhiata. È una banca online con pochi clienti ma non si sa mai. Aprì il database ed iniziò a armeggiare con filtri ed ordinamenti. Effettivamente non c’era molto lavoro. La maggior parte dei clienti erano Prodighi. In gergo, questo è il nome che definisce quelli il cui conto corrente negli ultimi 12 mesi non si è mai sollevato più di tanto dallo zero. In poche parole sono persone che sostanzialmente spendono tutto quello che guadagnano e non hanno soldi da parte. Questo tipo di clienti non interessano la Lakin perché da loro si spreme già lo spremibile. Poi ci sono i Buoi grassi, e questi interessano la Lakin. In questo profilo rientrano i correntisti che, come i precedenti, spendono quasi tutto quello che guadagnano ma per qualche
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motivo hanno un gruzzolo da parte. Secondo procedura standard questi correntisti vengono divisi in sottogruppi in base a quanto è grande il capitale inattivo. Dopodiché si lavora sui vari dati personali che si posseggono per creare degli elenchi specifici da vendere alle aziende che potrebbero offrire il prodotto giusto per intaccare il gruzzolo. Ad esempio clienti giovani maschi e non sposati con un capitale non molto grande a disposizione possono essere segnalati ad aziende automobilistiche come bersagli ideali di azioni di marketing. Invece i trentenni ambo sessi senza case di proprietà intestate con un capitale accumulato già più rilevante possono essere potenziali clienti di un istituto di credito se spinti ad investire nel mercato immobiliare. I buoi grassi di Banca Fedeltà non erano molti. Il lavoro su di loro viene fatto principalmente utilizzando i dati personali derivabili da svariate fonti. In rari casi in cui non si riescono a raccogliere abbastanza informazioni si procede ad un sondaggio telefonico. Lara stimò che la mattinata poteva bastare a fare gli elenchi di potenziali nuovi clienti per le varie aziende che si affidavano alla Lakin nella speranza di allargare il proprio mercato. Infine c’è la categoria delle Pecore nere. Questi correntisti sono quelli che tendono a spendere molto meno di quanto guadagnano. Sono quelli che accumulano denaro e sono i peggiori nemici dell’economia. Come si ripete a tutte le riunioni dei customers monitoring manager “il denaro che rimane fermo non serve a niente, perché non genera nuova ricchezza, è uno spreco da evitare. Noi dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per evitare che la gente tenga
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immobilizzato il denaro, per il bene della società intera”. Nella maggior parte dei casi le pecore nere sono individui che hanno da poco fatto un progresso di carriera, e quindi di retribuzione, e non si sono ancora adeguati ad un nuovo stile di vita, e di spesa, consono al nuovo status. Sulle pecore nere la procedura standard prevede sia un approfondito studio dei dati personali che un sondaggio telefonico per comprenderne gli stili di consumo. Eventualmente si fa anche un’intervista faccia a faccia per studiare a fondo queste anomalie del sistema e poterne trarre insegnamenti da condividere ai convegni di settore. Le pecore nere della Banca Fedeltà erano solo quattro. La mattinata però se ne era ormai andata con il lavoro sui buoi grassi, le pecore furono rinviate a dopo pranzo. - Signorine belle posso avere l’onore di pranzare con voi? La pausa pranzo fu introdotta dall’ingresso di Marco Moscardini nel suo impeccabile abito firmato. - Oh, il bel Marco, oggi non hai di meglio che noi come compagnia per il pranzo? - Matilde cara, non esiste compagnia migliore, guarda che splendore, te l’ho già detto che tuo marito è l’uomo più fortunato della terra? - Ma smettila scemo. Chiosò Matilde fingendo imbarazzo e dando una pacca sul petto a Moscardini che le si era quasi inginocchiato innanzi. Marco Moscardini era un bell’uomo, da bravo commerciale era sempre perfettamente vestito alla moda, con i capelli curati e adattati allo stile del momento. Aveva una buona parlantina e distribuiva complimenti e sorrisi smaglianti di
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detartrasi a tutte le donne dell’ufficio. E a tutte o quasi piacevano le sue false lusinghe. Matilde ad esempio, che nella sua vita si era accontentata della sicurezza di un unico uomo, nemmeno tanto bello e già pelato, andava in brodo di giuggiole di fronte alle smancerie di Moscardini. - Lara, che eleganza! Sei uno splendore oggi, vieni con noi anche tu? “Idiota” pensò Lara, ma poi fece uno di quei sorrisi che le facevano venire le rughe intorno agli occhi e disse: - Se non sono di troppo, non vorrei rovinare il vostro idillio. Marco Moscardini replicò con un sorriso di latta da perfetto commerciale. - Non ti preoccupare, la tua presenza non è mai sgradita, tra l’altro viene anche la Paoletta Desideri. Ci sta aspettando sotto. Così si avviarono da CB, nell’ampia sala ristorante si affollavano professionisti di vario genere provenienti dagli uffici delle varie aziende con sede nella zona. Product manager, Brand leader, Consultant assistant, Marketing manager junior, Human relations organizer … gli uomini in giacca e cravatta, le donne non per forza in tailleur ma comunque eleganti. Il jeans non ha diritto di cittadinanza in quel mondo. Tutti mangiavano leggero e in fretta, perché il bravo professionista non può permettersi di sprecare tempo mangiando, al limite lo spreca successivamente consultando internet in ufficio. Attorno alla sala ristorante c’erano le varie isole gastronomiche dove si prendono le ordinazioni in una perfetta catena di montaggio degna di mister Ford. C’era
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l’isola del biologico, quella del macrobiotico, quella del sushi e quella dell’Italian Traditional. Moscardini aveva optato per un piatto di pasta di grano kamut con sugo di ceci e salsiccia di cinghiale alla “maniera antica”, Matilde e Paoletta si erano orientate su un’insalatona macrobiotica condita con succo di arancia rossa e Lara aveva preso il Sushi. Moscardini teneva banco snocciolando aneddoti e complimenti alle signore presenti e dimostrandosi interessato a qualunque degli argomenti proposti dalle colleghe. Matilde partecipava entusiasta starnazzando dell’imperdibile ultimo film con Johnny Merrit e delle sue disavventure sentimentali con quella scema di Leandra Hicks, che se non fosse stata bella col cavolo che uno come Merrit se la filava. Oppure di destinazioni inevitabili per i prossimi ponti da qui fino a Natale. Lara se ne stava zitta giocando col Sushi senza mangiarlo, come fanno i bambini quando non hanno voglia di mangiare. Non aveva per niente fame, l’umore era tendenzialmente depresso ma non sapeva perché né aveva voglia di pensarci. Avrebbe dovuto farsi un giro per negozi, se fosse uscita non troppo tardi dall’ufficio. Tanto Giorgio non c’era per andare a casa insieme in macchina. Già, Giorgio, se ne era completamente dimenticata, non l’aveva ancora chiamata. Possibile che la riunione non fosse ancora finita? Ma ci pensò soltanto un attimo, dopotutto se Giorgio fosse andato direttamente a casa sarebbe stato anche meglio, così magari lei avrebbe potuto passare senza pressioni a fare un giro da Marta Zini a vedere se fossero arrivate le collezioni primavera.
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- Cos’hai Lara? Ti vedo pensierosa. Paoletta la richiamò alla realtà. - Niente, sono solo un po’ stanca. Sarà il cambio di stagione … Paoletta era sempre molto gentile con lei. All’inizio, quando era stata appena assunta in Lakin, Lara era piena di paure e Paoletta non le piaceva, le sembrava fredda e infida. Ma poi col tempo si era tranquillizzata e aveva cambiato idea su Paoletta. - Domani c’è la riunione con i Supermercati Migliore, ti ricordi? - Ah, ma io non seguo quel profilo aziendale. - Ma Mantegazzi ha detto che ci devi venire anche tu, non ricordi? - Ma non se ne occupava la Tarantini? - Boh, ma lei domani non c’è. Sta facendo altre cose con la casa madre, priorità assoluta. - Ci mancavano solo i Migliore … - Ma si, Lara, non preoccuparti, dobbiamo solo esserci e sorridere, tanto poi ci pensa il Marco a intortarseli. Tranquilla, ci sono io con te, ci passerà via liscia. Mentre rientravano in ufficio arrivò finalmente la chiamata di Giorgio. - Ciao amore, come stai? - Bene. - In ufficio tutto a posto? - Si, ho dato un occhiata a Banca Fedeltà, niente di ché, ho già quasi finito. Però domani mi mandano al briefing con i Migliore come è possibile?
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- Boh, cosa c’è di strano? - Ma come? Non è il mio profilo cliente! Cosa c’ha in testa Mantegazzi? Non lo sa di cosa mi occupo? - Va be’ va be’ non ti scaldare tanto, forse sta pensando di farti ampliare il pacchetto clienti di competenza … - Ma ampliare un cavolo … Chi se ne frega dei supermercati io voglio salire al livello di pianificazione strategica non fare la commerciale. - Stai tranquilla amore, sarà una cosa casuale, e poi prendila come una possibilità di crescita. - Si, si, va bene … come è andata la riunione? - Bene, poi ti racconto. Adesso devo scappare, andiamo a mangiare con la delegazione e poi devo vedere alcuni Strategic planners dell’estero. Non so a che ora torno, comunque ci vediamo direttamente a casa. Ti faccio sapere a che ora arrivo. - Va bene, allora mi chiami più tardi? - Si, o ti mando un messaggio. - Va bene, ciao. - Ciao amore, un bacio, ciao. Forse meglio così, pensò Lara. L’umore restava tendente al basso. Meglio pensare alle pecore nere. La prima era il tipico giovane rampante. Trentuno anni, aveva molteplici utenze telefoniche e internet, negli ultimi sei mesi aveva iniziato a ricevere uno stipendio nettamente più alto rispetto al periodo precedente e a quanto risultava dai dati personali presenti nei database Lakin il cambio di stipendio coincideva con un cambio di residenza. Aveva probabilmente fatto un avanzamento di carriera, compito
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della Lakin era cercare di capire come orientare al meglio i suoi consumi in modo da adeguare il volume di spesa al nuovo tenore economico. Lo contattò telefonicamente per fissare l’appuntamento per il sondaggio telefonico di inquadramento del cliente. Il giovane rampante accettò di buon grado lusingato dall’oratoria di Lara e dall’incentivo di ricevere un assortimento di sconti personalizzati gentilmente offerti da alcuni clienti della Lakin. Anche il secondo ed il terzo erano casi classici, in breve tempo Lara li aveva pre-inquadrati e contattati telefonicamente. Aveva fissato i tre appuntamenti telefonici e inoltrato la segnalazione al settore marketing surveys, non erano casi di cui dovesse occuparsi personalmente, avrebbe solo più supervisionato il report dei sondaggi e operato la classificazione definitiva. L’ultima pecora nera invece apparve subito anomala. Innanzitutto c’erano pochi dati personali a disposizione. I dati personali vengono raccolti dalla Lakin comprando le informazioni che le persone lasciano tutte le volte che stipulano contratti di qualunque tipo, dalla fornitura di energia elettrica alla stipula di una polizza assicurativa. La quarta pecora nera aveva pochissime utenze. Non aveva collegamento internet, non aveva un’assicurazione automobilistica, non aveva tessere fedeltà di nessuna catena di supermercati, negozi o megastore di alcun tipo, non risultava nemmeno iscritto a nessun social network. Chi cavolo sarà sto uomo della pietra? Fu il primo pensiero di Lara, immaginandosi un vecchio barbuto che vive in una
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capanna in mezzo alle montagne. Invece la quarta pecora nera aveva solo un anno più di lei e viveva pure nella sua stessa città. Via Santini, mai sentita. Sarà una via di qualche quartiere di periferia, pensò. Fece una rapida ricerca sulle mappe satellitari in internet e scoprì che si trovava a due passi dal centro, nella zona universitaria, quasi sul fiume. La cosa si faceva interessante, stimolata dalla novità di un caso diverso dal solito Lara si appassionò allo studio delle poche informazioni in suo possesso e cercò di immaginarsi che strano tipo potesse essere la quarta pecora nera. Iniziò a studiare i movimenti del conto in banca. Lo stipendio non era niente di speciale, poco più che un operaio specializzato. Era versato dall’Università. Un custode? Un impiegato di basso livello? Nonostante la retribuzione non fosse particolarmente elevata, il volume di spesa era talmente basso che la quarta pecora nera metteva da parte più di metà stipendio ogni mese. Lara andò indietro nei mesi fino a scoprire che l’inizio di questo dannoso accumulo di denaro inutilizzato iniziava dieci mesi prima quando si era interrotto il pagamento di un finanziamento, verosimilmente un mutuo per la casa. Purtroppo i dati bancari si fermavano agli ultimi due anni e quindi Lara non poté risalire a quando fosse stato acceso il finanziamento per capirne qualcosa di più. Bisognava ricorrere ad un’intervista faccia a faccia per inquadrare questo correntista così particolare. Era il caso più strano che avesse mai incontrato, avrebbe potuto farci uno studio di caso da presentare all’annuale meeting del cutomer
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monitoring service. Già si immaginava che figurone avrebbe fatto con lo studio del consumatore anomalo. Giorgio avrebbe visto di che pasta era fatta. Forse poteva essere la volta buona per eliminare il junior da Customers monitoring manager. Si schiarì la voce, sollevò il telefono e compose il numero della pecora nera. Suonava libero. Uno squillo, due squilli, tre, quattro, cinque. Mise giù, come insegnano i formatori oltre i cinque squilli se anche il cliente risponde sarà infastidito e quindi mal disposto nei confronti dell’operatore. Meglio richiamare. Nonostante il pessimismo della mattina si ritrovò a metà pomeriggio senza avere nulla da fare. Si era anche ristabilito l’umore e così Lara decise che poteva essere il momento giusto di pensare alle vacanze di Pasqua. Contò sull’agenda della Princeton i giorni che mancavano. Quarantatre! E non aveva ancora comprato i biglietti aerei né prenotato l’albergo. Meglio non pensarci, già sentiva ritornare l’ansia. Tra l’altro non sapeva nemmeno dove andare. Guardò meccanicamente la copertina di Design & Fashion. Era dedicata alle tendenze di moda artistica, ma i titoli richiamavano anche un servizio sulle cucine tecnologiche e di design, uno sui trucchi per esprimere al meglio la tua personalità ed uno su Praga, la meta più fashion di questa primavera. Praga, perché no. E si collegò a InternationalHotels dove trovò decine di superofferte corredate da foto di stanze eleganti e scorci romantici della città. Ovviamente i prezzi erano tutti sbarrati e sostituiti da un prezzo scontato del 10 o 15%.
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Come le piaceva scorrere schede di alberghi, bed&breakfast e camere in affitto. Molto più che dormirci dentro, c’era poi sempre qualcosa che la infastidiva: il rumore, la temperatura, l’odore. Invece così in astratto nel momento della consultazione in internet erano tutte perfette. Mandò immediatamente una mail a Giorgio: Ciao amore, perché non ce ne andiamo a Praga a Pasqua? Mi fai sapere? Nell’attesa di una risposta positiva tornò per un attimo a pensare alla sua pecora nera. Uno, due, tre, quattro e cinque squilli. Mise giù un po’ seccata. Intanto Giorgio non rispondeva. Sentiva la tensione che montava e così si alzo per andare alla macchinetta delle bibite a prendere qualcosa, due passi le avrebbero fatto bene. Mentre era alla macchinetta sentì che sul telefono le era arrivata una mail e il suo viso si illuminò. Era Giorgio. Scusa sono molto casa per le 20. impegnato arriverò a

E Praga? Sentì la rabbia che le montava alla testa. Calma, hai fatto il tuo dovere, adesso esci mezz’ora prima e ti fai un bel giro di negozi. Tornò in ufficio, provò ancora una volta a chiamare la pecora nera ma il risultato fu il medesimo dei primi due tentativi. Impostò un memo nell’agenda elettronica per il giorno dopo che le ricordasse di richiamare,
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salutò ed uscì. Da Marta Zini erano arrivate le nuove tonalità per la bella stagione. Si comprò una camicetta di cui aveva assolutamente bisogno che per ragioni climatiche non avrebbe potuto mettere prima di un paio di mesi. Poi passò da Fiji dove comprò un guanto-spugna rigenerante in fibre naturali, quattro gancetti magnetici appendi foto carinissimi ed un set di imbuti colorati di varie dimensioni. Era tutto così economico che non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione. Arrivata a casa Design & Fashion finì nella cesta di vimini di fianco al televisore, il quotidiano non letto prese il posto di quello non letto del giorno prima che finì nella spazzatura, la borsa di Fiji venne abbandonata nell’ingresso ma la camicetta di Marta Zini doveva necessariamente essere provata subito. Guardandosi nello specchio sorridente nella sua nuova camicetta si sentì finalmente bene, per un attimo. Poi se la tolse la ripiegò con cura, la ripose in un cassetto e la poesia era già passata. Si spogliò degli abiti da lavoro e si mise comoda. Erano ormai le venti. Giorgio ancora non c’era, sarebbe arrivato a breve ma decise di non aspettarlo per cena, tanto lei si sarebbe accontentata di qualcosa di freddo. Apparecchiò per due la tavola con le tovagliette comprate in Egitto ed i piatti Domus. Poi aprì il frigo per vedere cosa c’era. Una montagna di frutta e verdura che stava appassendo. No, non aveva voglia neanche di farsi un’insalata. Prese un flacone di fermenti lattici Vancol. Quelli li avrebbe mangiati per dovere, servono a mantenersi giovani. Poi prese una lattina
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di VivinSoda ed un budino al cioccolato con cereali. Il Vancol se lo bevve in piedi davanti al frigo e così si ritrovò seduta ad una tavola apparecchiata a mangiare un budino e bere una soda in lattina. A metà del pasto arrivò Giorgio. - Ciao amore. Passò a baciarla sui capelli. - Ciao amore, scusami se non ti ho aspettato ma non ce la facevo. - Non ti preoccupare, tanto non ho fame, a pranzo ho mangiato come un leone. - Come è andata la riunione? - Mah, solite cose, poi magari ti racconto. – Disse proseguendo per la camera. Ma il momento del poi non arrivò. Quando si ritrovarono nella sala lei disse: - Ci vediamo un film? - Si, certo amore. Mezz’ora dopo lei si era addormentata sul divano con la testa ciondoloni sulla spalla di lui che pensava ai fatti suoi mentre sullo schermo scorrevano le immagini dell’ultimo film di Ben Bridge che aveva appena vinto l’Oscar.

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Capitolo 2 Il giorno dopo pioveva e l’umore di Lara somigliava al tempo. Lei e Giorgio fecero colazione senza parlare e poi uscirono insieme per andare in ufficio. In macchina la radio sintonizzata su Radio news parlava con tono monocorde della situazione politica, di un terremoto in un paese esotico e poi, come se niente fosse, della nuova trasmissione di Simona Parola e delle previsioni del tempo per il fine settimana prossimo venturo. Ad un certo punto Lara iniziò a lamentarsi del fatto che la mandavano alla riunione dei Supermercati Migliore e che Mantegazzi non capiva niente e che se fosse stato per lui sarebbe andato tutto a rotoli. Giorgio ogni tanto assentiva stancamente senza entrare nella discussione e così dopo un po’ Lara smise e tornò il silenzio dell’oroscopo di Radio news seguito dall’informazione sportiva. La mattinata andò via pigramente, Lara non aveva granché da fare ma non le venne in mente neanche di cercare un albergo per Praga. La quarta pecora nera alle dieci del mattino era ancora irreperibile, questa volta il telefono era irraggiungibile. In un periodo di lavoro più trafficato lo avrebbe classificato come irreperibile e archiviato ma visto che di tempo ne aveva lasciò la pratica aperta. A pranzo andò a mangiare con Giorgio, da soli. - Buono questo sottofiletto, vuoi assaggiare? - No grazie, non ho molta fame. Lara anche oggi giocava con l’insalata provenzale con chèvre chaude piuttosto che mangiarla.
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- A che ora ce l’hai il meeting con quelli del Migliore? - Alle 15. - Io alle 16 ho lo staff council al Hotel Gorliz … Lara non distolse lo sguardo dal formaggio fuso che stava impastando con la forchetta. Così dopo qualche secondo di silenzio Giorgio riprese. - Ne avremo per un paio d’ore, poi non torno in ufficio. Vuoi che ti lasci la macchina? Io posso prendere un taxi. - No, non ti disturbare. Prenderò la metropolitana. Le rimbalzava tutto addosso quel giorno. Rientrarono in ufficio trovando Marco Moscardini e Paoletta Desideri già pronti che aspettavano Lara per andare alla riunione con i responsabili dei Supermercati Migliore. - Scusatemi mi preparo in un attimo. - Figurati Lara siamo appena arrivati. – Fece premurosa Paoletta - Siamo in perfetto orario sulla tabella di marcia, nessun problema. – Puntualizzò col suo solito sorriso di latta Moscardini. – Ciao Giorgio, come è andata alla centrale ieri? Siamo al passo con le altre filiali? - Bene, siamo i migliori. Anche a livello europeo nell’ultimo anno abbiamo degli ottimi indici di profitto. - Siamo una squadra ben affiatata, e ben allenata ovviamente. Merito tuo. Lara andò in bagno a lavarsi i denti e darsi una sistemata. Andarono con la macchina di Moscardini che non stette zitto un attimo per tutto il viaggio. Lara però si posizionò dietro e questo le permise di defilarsi. Fuori aveva smesso di piovere e stava uscendo il sole. La città bagnata splendeva di colori
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accesi ed ombre ben definite e lo spettacolo le permise di assentarsi da quella pessima compagnia. La riunione fu noiosa ed eccessivamente lunga per quel poco che si dovevano dire. Era più che altro un rituale in cui due contraenti di un contratto commerciale mettevano in scena una finta amicizia che non aveva nulla di genuino. Come aveva previsto Paoletta, a lei e Lara bastò sorridere e fingere interesse, pensò a tutto Moscardini. Le giovani professioniste servivano solo a rendere piacevole l’ambiente della riunione. Quando finalmente ebbero finito Lara si sentiva esausta e non aveva nessuna voglia di sopportare un altro viaggio in macchina con Moscardini. Voleva sganciarsi, scomparire, fuggire e fu così che per qualche strana associazione le venne in mente la pecora nera. L’ufficio di rappresentanza dei Supermercati Migliore era in una palazzina liberty ai margini del centro, a due passi dalla zona universitaria e la pecora nera, se ricordava bene, abitava proprio lì. Lara mise in fila questi pensieri rapidamente, senza riflettere, mentre scendevano nell’ascensore in ferro battuto e appena varcato il portone agì. - Devo vedere un paziente. Tra colleghi i consumatori oggetto di indagine li chiamavano i pazienti. Moscardini e Paoletta rimasero un attimo interdetti ed allora Lara proseguì. - Abita da queste parti, mi ero dimenticato di dirvelo. Andate pure, io poi mi arrangio, se finisco tardi non rientro in ufficio. Il rapporto ve lo mando domattina. Paoletta fece una faccia strana, tra il preoccupato e
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l’incredula mentre Moscardini si era immediatamente ricomposto. Lara tagliò corto. - Ci vediamo domani, ciao. E si avviò facendo finta di sapere esattamente dove stesse andando. In realtà non lo sapeva, ma appena girato l’angolo, si collegò al database dell’ufficio e recuperò l’indirizzo della pecora nera. Poi cercò su internet la mappa della zona e vide dove doveva andare. Quello che stava facendo era completamente fuori procedura, l’intervista faccia a faccia era prevista solo dopo un primo contatto telefonico, ed in ogni caso non aveva nemmeno il portatile per la registrazione dei dati in tempo reale. Si giustificò dicendosi che tanto in ufficio non aveva niente da fare, un piccolo strappo alla regola non sarebbe stato la fine del mondo, ed oltre tutto nessuno lo avrebbe saputo. E poi la quarta pecora nera si era dimostrata irreperibile al telefono, poteva anche fare un tentativo poco ortodosso cercando un contatto diretto a domicilio, poi al limite l’intervista l’avrebbe fissata per un’altra volta. Era tanto che non entrava nel quartiere universitario, forse addirittura da quando si era laureata. E pensare che per cinque anni era stata la culla della sua vita. Aveva vissuto in tre case nel giro di quattro isolati. La prima era una mansarda buia e fredda, vi restò solo un anno accademico, il tempo necessario ad una ragazzina di provincia per ambientarsi nella grande città e capire come funzionavano le cose. Poi era arrivata la casa di via Pironi. Che periodo quello. Più che una casa era una comune. Era in uno di quei vecchi stabili di inizio novecento con appartamenti enormi.
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Ci vivevano in cinque o sei per volta in via Pironi, il che voleva dire che mediamente c’erano una decina di persone in casa, visto che ognuno portava qualche amico, amante o conoscente per conto terzi. Le si illuminò un sorriso sul volto al pensiero dell’allegro caos di via Pironi. Poi venne la necessità di un po’ di tranquillità e l’appartamentino con Mariella, la sua migliore amica che adesso vedeva tre volte l’anno. E qui le venne in mente Stefano, lui ai tempi viveva in famiglia ma era praticamente l’uomo di casa. Il volto tornò serio e si colorò di un’ombra di malinconia. Le sembravano ricordi di un’altra vita, eppure non erano passati tanti anni. Con la testa immersa nei ricordi agrodolci Lara aveva ormai attraversato quasi tutto il quartiere. Ad un certo punto tornò in sé, cacciò via i pensieri come fossero mosche e cercò di concentrarsi sull’orientamento. Dunque, ancora un isolato, poi al fondo di via Darwin sulla destra doveva trovarsi questa benedetta via Santini. Lara girò l’angolo col naso all’insù per leggere il nome della via. Via Riccardo Santini, era lei, abbassò lo sguardo e si guardò intorno. Era una via tranquilla, lunga non più di cinquanta metri che finiva sul lungo fiume. Palazzi di inizio novecento con qualche eccezione degli anni sessanta. Adesso che la vedeva si rese contò di esserci già passata in quella strada ma probabilmente non ne aveva mai saputo il nome. La pecora nera abitava in fondo alla via, quasi sul fiume. Uno stabile antico tenuto dignitosamente. Uno di quei palazzi dove puoi trovare dal giovane professionista alla famiglia di estrazione popolare che vive lì da prima che la
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zona diventasse di pregio per la vicinanza al centro. Il portone si aprì per far uscire una signora sulla sessantina e Lara ne approfittò per entrare, ormai aveva infranto tutte le procedure e pensò che fosse meglio presentarsi direttamente alla porta per sfruttare l’effetto sorpresa. Salì le scale con curiosità, le piaceva entrare nei palazzi per vederli dall’interno e quel palazzo era del genere che a lei piaceva molto. Salendo e leggendo i campanelli alla fine Lara trovò quello della pecora nera, viveva all’ultimo piano. Si fermò un attimo a rifiatare e si diede una sistemata. In quel momento fu presa dal dubbio. Cosa stava facendo? Guardò anche l’ora, erano passate da poco le 17 probabilmente non ci sarebbe stato nessuno in casa. Si sentì sciocca ma ormai era in ballo. Suonò il campanello con decisione. Non successe nulla, eppure si sentiva della musica che sembrava arrivare proprio da quell’appartamento. Attese un attimo e suonò di nuovo. Ancora niente, poi sentì dei movimenti. La serratura scattò e la porta si aprì. Mirko andò ad aprire seccato e dubbioso. Non gli piaceva ricevere visite inattese, gli sembravano una intrusione nella sua privacy. Aprì la porta preparandosi a risolvere quella seccatura il più in fretta possibile ma invece rimase sorpreso e senza parole. La prima cosa che lo colpirono furono gli occhi azzurri. Gli sembrò di poterci vedere attraverso, vi rimase incatenato qualche secondo che gli sembrò un secolo. Poi allargò lo sguardo a tutto il viso. Proprio una bella ragazza, lineamenti fini, carnagione chiara, poco trucco che c’è ma non si vede. I lunghi capelli biondi erano raccolti sulla nuca in modo apparentemente casuale. Poi scese verso
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il basso facendo una carrellata sull’intera figura. Vide una giovane donna magra e slanciata vestita elegantemente da un tailleur grigio. La camicetta bianca leggermente aperta accennava una scollatura per niente volgare e la gonna si fermava subito sopra il ginocchio scoprendo due belle gambe fasciate da calze velate. Le scarpe erano col tacco. Perduto in questa inattesa apparizione Mirko rimase impalato sulla porta senza dire nulla e così fu Lara che prese l’iniziativa. - Buongiorno, lei è il signor Mirko Favarino? Mirko esitò un attimo e poi rispose. - Si, sono io. Si stava riprendendo dalla sorpresa ed iniziò a chiedersi cosa volesse da lui questa bella biondina. - Salve, sono Lara Savelli della Lakin Marketing Services. Mentre lo diceva Lara estrasse da una tasca un biglietto da visita porgendolo a Mirko ed approfittando così per avvicinarsi fisicamente a lui. Dopo l’attimo di dubbio adesso era tornata perfettamente in sé e si muoveva sicura attraverso automatismi lungamente affinati. Stordito dalla vicinanza Mirko prese docilmente il biglietto dalle mani di Lara e mentre cercava di capire cosa diavolo fosse un Customers monitoring manager junior lei continuò. - Non si preoccupi non sono qui per venderle niente né per proporle alcun affare. La nostra ditta svolge ricerche di mercato sugli stili di consumo e di gestione economica al fine di ottimizzare l’offerta e la domanda delle ditte produttrici di beni e servizi. A questo scopo monitorizziamo periodicamente la clientela al fine di …
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- Vuole entrare un momento? Un attimo dopo averlo detto Mirko si chiese se avesse fatto bene, ma ormai era tardi. Normalmente tagliava corto subito scacciando qualunque intromissione non richiesta ma questa giovane donna lo affascinava e non voleva liquidarla in fretta, anche se sapeva bene che era lì unicamente per ottenere qualcosa da lui. - Giusto per spiegarmi cosa vuole da me. - Certo, la ringrazio. Mirkò si spostò leggermente e lei entrò sfilandogli davanti così vicino da sentirne il buon profumo. Camminava con grande eleganza sui tacchi. Lara si arrestò nell’ingresso osservandosi attorno con discrezione. L’appartamento sembrava abbastanza grande, si intravedevano almeno tre stanze, sicuramente ci vivevano in due. Le pareti erano tinteggiate alternando il bianco con altri colori decisi e c’erano pochi mobili, il che dava l’impressione che la casa fosse ancora più grande. Rimase in silenzio a chiedersi che animale fosse questo Favarino. Era un bel ragazzo, alto, con i capelli lunghi ma senza esagerare. Gli occhi verdi che guardavano fisso senza timidezza. Non avesse saputo la sua età l’avrebbe detto più giovane, vestito in jeans e maglietta a maniche lunghe sembrava quasi uno studente universitario fuori corso. Le fece strada attraverso un corridoio senza mobili, alle pareti, qua e là, persi nello spazio vuoto, c’erano delle composizione di stampe fotografiche, dipinti ed altri materiali strani. Andarono in un ampio soggiorno dove lo stereo acceso suonava un vecchio disco dei T-Rex. - Prego si accomodi, vuole un caffè per caso? Io stavo per
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farmelo … - Si, grazie. Mirko scomparve immediatamente andando a trafficare in cucina e Lara rimase sola e ne approfittò per guardarsi attorno. Anche nel soggiorno c’era molto spazio vuoto. Il mobile più imponente era un vecchio divano in pelle consumato su cui si era accomodata. Passò la mano sul bracciolo apprezzandone la superficie. Le piacque quel divano e lo trovò molto accogliente. Per il resto c’era un mobile basso per la televisione, uno per lo stereo ed una libreria. Alzò lo sguardo e vide che il lampadario era un bicchiere appeso al soffitto con dentro una lampadina. Si alzò ed andò a sbirciare la libreria cercando di non fare rumore con i tacchi. C’erano principalmente libri di storia moderna e contemporanea. Pochi romanzi, alcuni libri di poesie: Rimbaud, Majakovskij, Saffo, Masters. Poi andò alla finestra controllando che non arrivasse Mirko e sbirciò fuori. C’era un piccolo balcone in ferro senza vasi, si vedeva il fiume. - Bello vero? Lara trasalì ma si ricompose in fretta, non l’aveva sentito arrivare. - La vista intendo. Prego. Aprì la portafinestra facendo cenno a Lara che poteva uscire. Così uscirono sul piccolo balcone a guardare scorrere l’acqua del fiume. - Non dico di averla comprata solo per questo la casa, ma la vista per me è sicuramente una cosa molto importante. Non sopporterei di vivere al primo piano, o davanti ad
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un vialone anonimo. Rimasero qualche secondo in silenzio a guardare la luce del sole riflessa dalle acque del fiume. - Poi vedere il fiume è una cosa che mi piace particolarmente. Sembra vivo nel suo movimento senza sosta. È la natura che si insinua in città. Lara lo guardò incuriosita. Adesso Mirko aveva cambiato faccia rispetto al broncio sospettoso di quando aveva aperto la porta. Guardava il fiume trasognato con un mezzo sorriso sulle belle labbra. - Ma forse le sto facendo perdere tempo, prego. Le mostrò con la mano la stanza, rientrarono, lei si sedette sul divano mentre lui si mise su di una poltrona anch’essa in pelle nera molto vissuta. - Allora, mi dica tutto. - Come le stavo dicendo la Lakin Marketing Services è una azienda attiva in ventisette paesi nel campo delle ricerche sugli stili di consumo della clientela. Nell’ambito delle periodiche rilevazioni su scala nazionale il suo nominativo è stato selezionato sulla base di alcuni indicatori di consumo per … Mirko si alzò lasciando Lara interdetta. Poi si diresse verso la porta della stanza alzando un dito come uno studente che chiede di poter andare in bagno e dicendo – Caffè. – scomparve nel corridoio. Effettivamente si sentiva un lontano borbottio di caffettiera. Riapparve dopo un po’ con un vassoio con sopra due tazzine fumanti ed una zuccheriera. - Spero che non voglia del latte, perché purtroppo non ce
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l’ho. - No, non si preoccupi. Avrebbe voluto del dolcificante naturale ma non volle nemmeno provare a chiederglielo. Il caffè in ogni caso era buonissimo. - Mi scusi, non la interrompo più, giuro, stava dicendo? Lara notò sul volto di Mirko un sorrisetto beffardo che la infastidì, ma con grande professionalità non si scompose e riprese da capo la filippica di presentazione della Lakin e delle sue fondamentali ricerche di mercato. Mirko, come aveva detto non interruppe più, anzi assunse una faccia attenta ed una postura compita da bravo scolaretto. In realtà non stava seguendo una parola del sermone di Lara ma rimirava lei. Ne studiava i dettagli, provava ad immaginarsi cosa ci fosse sotto quell’abito elegante, ed al tempo stesso si chiedeva che donna fosse. Se fosse una scema o se magari fosse interessante e spigliata non solo nel fare il suo lavoro. Per un attimo provò anche ad immaginarsi lui e lei in coppia. Sarebbero stato buffi, lui in jeans e scarpe da ginnastica e lei in tailleur e tacchi alti. Se fosse o meno libera non se lo chiese, le donne belle non sono mai sole. Mentre Lara proseguiva nella sua lezione Mirko tornò in sé ed iniziò a domandarsi dove fosse la fregatura. Non ti piomba in casa per niente una bambolina del genere sorridente ed affabile. Intanto Lara arrivò al termine della sua introduzione. - Quello che le chiediamo è la disponibilità per un’intervista approfondita sui bisogni di acquisto e le
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abitudini di consumo. In cambio della sua collaborazione la Lakin Marketing Services le offre un pacchetto personalizzato di sconti esclusivi sui prodotti di alcuni prestigiosi marchi. Deve sapere che tra i nostri clienti ci sono, solo per citarne alcuni, James Hilton, Parisi, Visualtech, Stauber e molti altri ancora. Riceverà inoltre la tessera Perfect Buyer che le darà diritto ad accedere alle offerte esclusive di 99 grandi aziende di livello mondiale. E terminò con un sorriso smagliante ed un colpo di palpebre sui suoi occhioni azzurri. Ma Mirko sembrava assente e rimase in silenzio a fissare il muro attraverso di lei. Riecco che dallo stomaco tornava il dubbio e l’inquietudine ed il sorriso si faceva sempre più tirato. Poi improvvisamente Mirko uscì dallo stato catatonico. - Ma li pescate sempre così i vostri intervistati? Il sorriso di Lara si raddrizzò in una smorfia e gli occhi divennero quelli di un cerbiatto impaurito. - Cioè, volevo dire andate a prenderli a casa ad uno ad uno? - No, cioè si, beh è una pratica che si fa … non sempre … Si stava arrampicando sugli specchi. Blaterò qualche scusa cercando di ritrovare il suo aplomb ma iniziò anche ad arrossire. In un attimo aveva perso tutta la sua spigliatezza. Poi Mirko ebbe pietà di lei. - Si, si la faccio l’intervista, non si preoccupi, era solo una curiosità, così tanto per sapere. - No, si figuri, è un suo diritto essere informato, la nostra azienda attua una politica sulla privacy molto rigorosa.
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Aveva, almeno esteriormente, recuperato la sua tranquillità ed il sorriso. Dentro il mare era ancora agitato ma la situazione adesso era sotto controllo. Per proteggersi da ulteriori sbandate si trincerò dietro la procedura standard spiegando con precisione che questo primo incontro serviva solamente alla richiesta di disponibilità. L’intervista si sarebbe svolta in un secondo momento, sarebbe durata un tempo compreso tra i trenta ed i quarantacinque minuti ed era importante che avvenisse in condizioni di grande tranquillità per cui si premurò di consigliare di scegliere un orario ed un giorno comodo per fissare l’appuntamento. Poi chiese se c’erano domande o perplessità. - L’intervista la farà lei? - Certo, la sua pratica la seguo io personalmente. Perché aveva risposto subito di si? Normalmente cercava di evitare di occuparsi direttamente delle interviste, era una cosa che la annoiava e la sviliva. Lei si limitava a gestire il primo contatto e poi sbolognava la pratica al call center del settore marketing surveys. Comunque ormai lo aveva fatto, fissarono l’appuntamento e si congedò con grande professionalità ricordando che per qualunque problema poteva contattarla tramite i recapiti riportati sul biglietto da visita. Appena la porta si richiuse alle sue spalle soffiò afflosciandosi come un sacco di patate. Si sentiva stanca come se avesse appena finito la maratona di New York. Al tempo stesso era spaventata dal fatto di avere perso il controllo della situazione, anche se solo per un attimo. Ridiscese a piedi senza usare l’ascensore per stemperare la
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tensione ripromettendosi di non cacciarsi più in una situazione del genere. Del resto le procedure standard che la casa madre le imponeva per qualsiasi cosa facesse avevano pur un senso, servivano proprio ad evitare spiacevoli imprevisti. Man mano che scendeva i piani però si tranquillizzò, il peso sul groppone si alleggeriva ad ogni gradino tant’è che al secondo piano iniziò a guardarsi attorno con curiosità. Quando aprì il portone di legno un bel sole caldo l’accarezzò gentilmente e l’umore volse decisamente al sereno. Si avviò felice per il quartiere che l’aveva accolta anni prima e non pensò minimamente di chiamare un taxi. Si concesse quindi una lunga passeggiata fino alla fermata Università della metropolitana. Arrivò a casa di nuovo prima di Giorgio, meglio così pensò, non aveva voglia di chiacchierare e soprattutto non aveva voglia di raccontargli della sua infrazione delle procedure con la quarta pecora nera. Tanto lui non le avrebbe chiesto niente, ed infatti così fu. Dopo cena andarono al cinema, niente parole. Nel buio della sala Lara guardava lo schermo illuminato ma vedeva via Pironi, Stefano, Mariella e tante altre facce che credeva di aver dimenticato. Uscirono dal cinema con lei che sbadigliava e si diressero a casa senza parlare. Quando furono sulla porta lui le disse distrattamente. - Venerdì devo andare a Francoforte. Il Directors leader ci ha convocati per lo strategic planning. Lara non disse nulla. - Torno domenica in serata, sabato ci fanno incontrare i
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logistic managers di alcuni importanti clienti europei. Forse anche domenica. - Quindi il fine settimana non ci sei. – Replicò Lara con distacco. - Torno domenica sera. Lara non disse più nulla. Pensava solo al letto.

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Capitolo 3 Venerdì Giorgio si alzò molto presto per andare all’aeroporto mentre Lara se la prese particolarmente comoda. Non aveva molto da fare in ufficio e così si alzò dieci minuti più tardi del solito. Si fece la doccia con estrema calma, quasi con indolenza. Aveva comprato un nuovo gel tonificante della Ginger e indugiò ad insaponarsi per un bel pezzo. Poi si gustò il caffè senza fretta. Dopodiché si concesse il tempo di depilarsi e scelse con cura e divertimento i vestiti da indossare. Forte della sicurezza data dalla depilazione optò per una gonna sbarazzina e svolazzante che scopriva anche un po’ di coscia pur senza essere minimamente volgare. Sopra scelse una giacchetta leggera ed una camicetta in stile parigino. Prima di uscire si guardò soddisfatta nello specchio. - A noi due signor Favarino. Al pomeriggio aveva l’appuntamento per l’intervista alla pecora nera e l’immagine che le rifletteva lo specchio le dava la sicurezza che questa volta il gioco l’avrebbe condotto lei senza imprevisti. Accennò divertita un ruggito da pantera. Grrrr! Non era male che Giorgio fosse via, così l’intervista alla pecora nera sarebbe passata inosservata senza bisogno di alcuna spiegazione. In più nel fine settimana avrebbe potuto vedere Mariella, e naturalmente farsi un bel giro per negozi. La mattina passò pigra ed inoperosa con Lara davanti al calcolatore a far finta di essere occupata per non dare appigli a Matilde che ogni cinque minuti gettava lì una frase per
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cercare di innescare una chiacchierata. Le tornarono in mente le vacanze di Pasqua, avrebbe potuto approfittare della tranquillità per cercare volo ed albergo. Mandò una mail a Giorgio. Ciao amore, allora andiamo a Praga per Pasqua? Che faccio prenoto? Un bacio. Poi senza aspettare risposta iniziò a consultare circuiti alberghieri e compagnie aeree. Trovò un Bed & Breakfast carinissimo. Le quattro foto della pagina di presentazione mostravano mobili antichi impeccabilmente restaurati, fiori freschi sui comò e una finestra aperta da cui si vedeva un albero. Nel frattempo arrivò la risposta di Giorgio. Fai come fretta. credi, scusami ma sono di

Telegrafico. Non le importò più di tanto, tirò fuori dalla borsa il portadocumenti di Pierre Bonnet e con calma estrasse la carta di credito dalla fila di tessere magnetiche che si apriva all’interno del borsello di pelle bovina. Aveva due carte di credito, personale e del lavoro, tre tessere da frequent flyer di differenti compagnie aeree, quattro carte cliente di catene di negozi in franchising e due tessere punti di supermercati, oltre ai documenti veri e propri ed al badge lavorativo. Ogni volta che apriva il portadocumenti le brillavano gli occhi alla vista di tutti quei tesserini che attestavano il suo valore. Le vacanze di Pasqua furono
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sistemate e la mattina era quasi finita. Andò a pranzo con Matilde e la Paoletta Desideri, Moscardini non c’era, fortunatamente era in trasferta. Matilde riempì i silenzi con discussioni su attori e personaggi televisivi alternate a considerazioni su negozi ed accessori di moda. Lara non partecipò molto alla discussione, si limitò al tema dello shopping mentre Paoletta restò stranamente silenziosa. Quel giorno Lara mangiò di gusto. Alle 15 era già pronta per l’intervista ma l’appuntamento era per le 18, quel giorno non voleva proprio decollare. Cincischiò ancora un po’, riordinò la scrivania e fece altri lavoretti più o meno inutili. Matilde uscì prima per andare a fare una commissione con sua madre e così rimase anche da sola in ufficio. Iniziava a diventare impaziente, un po’ per noia e un po’ per curiosità. Chissà che tipo era questo Mirko Favarino. Era curiosa di sentire le sue risposte. Ma non tanto alle domande sugli stili di acquisto, quelle che teoricamente erano la parte più rilevante dell’intervista. Era più interessata alla storia personale. Che lavoro faceva, il titolo di studio. Se conviveva, in quella casa così grossa non poteva mica starci da solo. Alle 17 non ne poteva più dell’ufficio e così dopo essersi lungamente preparata prese il portatile, chiamò un taxi e si fece portare nel quartiere universitario ma abbastanza lontano da via Santini. Avrebbe fatto una passeggiata per far passare il tempo, dopotutto la giornata era bella e la temperatura piacevole. Nonostante tutto fu sotto casa della pecora nera in anticipo
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di un buon quarto d’ora. Attese lì qualche minuto poi uscì un adolescente con zaino in spalla e Lara ne approfittò per entrare nel portone. Questa volta salì con l’ascensore e durante il viaggio sfruttò lo specchio per darsi una sistemata. Si aggiustò i capelli, drizzò bene la schiena, tirò le spalle indietro e si sbottonò un bottone della camicetta. Si sentiva pronta. Suonò decisa il campanello. Questa volta non dovette attendere molto. - Buongiorno. - Buongiorno. - Prego entri pure. Come va? - Bene grazie, e lei? - Molto bene grazie. Questa volta Mirko era preparato ma la bellezza di Lara lo sorprese lo stesso, anche se riuscì a non farlo vedere. Notò immediatamente le gambe agili ed eleganti e la camicetta leggermente aperta. Anche lei notò dei cambiamenti, Mirko aveva una camicia casual portata fuori dai pantaloni, che erano al solito jeans. Non era elegante, ma sembrava meno uno studentello. Nell’aria c’era sempre della musica che suonava ma il volume era moderato. Lara osservò nuovamente l’ingresso vuoto, quasi con familiarità, e prestò più attenzione agli oggetti alle pareti. In particolare la sua attenzione fu attirata da una foto in bianco e nero. Era una stampa abbastanza grossa che ritraeva una ragazza con i capelli lunghi su una spiaggia. La ragazza era di spalle, non c’erano altre persone e dall’abbigliamento doveva essere inverno quando la foto fu scattata. La cornice era fatta con
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dei listelli di una cassetta di legno di quelle in cui al mercato tengono la frutta. Qua e là erano trafitti dai grossi punti metallici con cui vengono tenute insieme le cassette. Erano mezzi arrugginiti. Il tutto risultava abbastanza malinconico. Non si fermò ad osservarla per non far notare il suo interesse ma fece scorrere gli occhi senza girare la testa man mano che le passava di fianco per cercare di guardarla il più a lungo possibile. Mirko la accolse nuovamente nel salotto facendola accomodare sul divano in pelle nera. - Vuole qualcosa da bere? - No grazie. - Una birra, o un bicchiere di vino? Dopotutto è quasi ora dell’aperitivo. - No, davvero, la ringrazio. - Un caffè? Il caffè non era male, pensò. - Beh un caffè si, grazie. – E sorrise abbassando un po’ lo sguardo. Sorrise anche Mirko sciogliendosi pure lui. - Allora lo metto su, poi se vuole iniziamo. - No. Cioè non volevo dire questo, l’intervista dovrebbe essere svolta senza interruzioni, è la prassi. È meglio che iniziamo dopo il caffè in modo da non dover sospendere. Mirko la guardò sorpreso. - Va bene, come vuole. Allora venga in cucina così ci prendiamo il caffè poi torniamo qui è facciamo l’intervista. Lara lasciò il portatile sul divano e seguì Mirko con curiosità, ottima mossa pensò, così avrebbe visto un’altra
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stanza della sua casa. Essendo dietro di lui mentre passarono di nuovo dal corridoio poté guardare meglio la stampa in bianco e nero senza che lui la vedesse. La inquietava ma allo stesso tempo la intrigava. Avrebbe voluto chiedere qualcosa in proposito ma invece tacque. La cucina era uno stanzone molto grosso e luminoso che dava sul cortile interno. Era tutto essenziale e molto ordinato. Non si immaginava tutto questo ordine da un uomo ma allo stesso tempo c’erano pochi oggetti che facessero supporre una presenza femminile. Inoltre anche questa volta Mirko sembrava da solo in casa. Mirko iniziò a trafficare per fare il caffè e Lara si sentì in dovere di dire qualcosa. - Complimenti ha una bella casa. - Grazie, mi ci trovo molto bene. - Beh si, la zona non è niente male. – Lo disse con una punta di sincera invidia. - L’ho scelta apposta. – Di nuovo quel sorrisetto beffardo. – Il quartiere mi è sempre piaciuto, fin da quando studiavo, poi ci sono venuto a lavorare, è vicino al centro per cui … - Che lavoro fa? - Lavoro all’Università. Questo Lara lo sapeva già, ma fece finta di nulla. - Ah, e in particolare cosa fa? - Sono un ricercatore, al dipartimento di storia contemporanea. - Ah, e quindi cosa fa? Mirko la guardò col solito sorrisino che stava iniziando a
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conoscere, velato anche di una leggera stanchezza, come se fosse abituato a sentirsi questo genere di domande. - Faccio ricerca storica, in particolare storia sociale e politica degli ultimi trent’anni. Fece una pausa guardando Lara per vedere la sua reazione ed aspettando ulteriori richieste di spiegazioni. Effettivamente Lara tradiva in volto una certa perplessità. Si stava chiedendo cosa diavolo si può ricercare nella storia. Anche per lei un ricercatore era per forza di cose uno scienziato che traffica con provette e microscopi. Poi si rese conto che stava mostrando i suoi dubbi e ripropose un sorriso di circostanza facendo finta di aver capito. Ma Mirko con pazienza ricominciò. - La maggior parte della gente non lo capisce cosa si possa ricercare nella storia. Pensano che la storia sia semplicemente una raccolta di nozioni inserite nei libri meccanicamente una volta per tutte e poi semplicemente riprodotte all’infinito. Si girò, accese il fornello e vi mise sopra la caffettiera. - Sa, sono abituato alla perplessità altrui, non ci faccio più caso. Anzi di solito dico che insegno quando mi chiedono che lavoro faccio, così la si fa breve. La gente ha poca fantasia, ma fortunatamente di solito ha anche poco interesse. E lei che lavoro fa? Cioè, oltre che andare a casa della gente ad intervistarla su cosa comprano e perché … non sarà mica tutto qui il suo lavoro. - Beh no, anzi le interviste sono la parte minore, normalmente lavoro su archivi digitalizzati per costruire
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profili … Si fermò rendendosi conto che stava scivolando su un tono troppo confidenziale, non era professionale. - … se non le dispiace magari ne parliamo dopo l’intervista. - Certo, l’intervista innanzi tutto. Il caffè fu pronto e lo presero direttamente in cucina. - Le spiace se ci diamo del tu … sempre se l’intervista lo consente. Ancora quel sorrisetto beffardo, le dava fastidio ma le piaceva, avrebbe voluto più di soggezione da lui ma era innegabilmente affascinante il suo modo di fare. Va bene, pensò, giochiamo a modo tuo che ti faccio vedere io. - Certo, l’intervista lo consente. – E lo guardò decisa negli occhi cercando di sfoderare tutta la sua bellezza di cui conosceva bene l’effetto che aveva sugli uomini. Effettivamente Mirko lo subì, tornando serio e cercando di giustificarsi. - No, è perché tutto sommato mi sembra che abbiamo più o meno la stessa età … poi deve sapere che io sono poco abituato alle situazioni formali … - Ma non dovevamo darci del tu? Adesso era lei che rideva beffarda. Mirko restò un attimo senza parole poi si sciolse in un timido sorriso ridendo di sé stesso. – Si. - Beh io mi chiamo Mirko. – E tese la mano per presentarsi. – Lo sapevi già però va bè … piacere di conoscerti. - E io mi chiamo Lara. – Ed era soddisfatta di avere
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recuperato il controllo della situazione. - Ma adesso facciamo l’intervista che ti sto già facendo perdere un sacco di tempo. - Non ti preoccupare, ho molto tempo a disposizione, queste pratiche è importante che si svolgano senza fretta. Tornarono in salotto e fecero l’intervista. Mirko risultò un consumatore decisamente atipico, non era interessato agli abiti firmati, non aveva l’automobile, non guardava la televisione, non andava quasi mai al cinema, i libri li prendeva in prestito nelle biblioteche, viaggiava sempre fuori dalle feste comandate e, cosa che più interessava a Lara, viveva solo in quella casa vuota più grande di quella piena di mobili, elettrodomestici e complementi d’arredo in cui lei viveva con Giorgio. La intrigava questo strano tipo così diverso da tutte le persone che era abituata a frequentare. Per certi versi le sembrava un disadattato eppure sembrava così sereno. Alla fine dell’intervista Lara chiuse il portatile e porse a Mirko il pacchetto di depliant che illustravano le esclusive offerte che la Lakin gli dedicava come ringraziamento per la collaborazione. Mirko prese il plico senza neanche guardarlo. - Grazie per averci dedicato il suo tempo signor Favarino, la sua collaborazione ci è molto preziosa, deve sapere che le informazioni che ci ha fornito sono strettamente … - Ma non ci davamo del tu? Lara arrossì impercettibilmente, poi riprese il controllo. - Si certo, grazie Mirko, sei stato molto gentile, nella
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brochure che ti ho dato ci sono anche i miei contatti, per qualsiasi richiesta di chiarimenti non esiti … non esitare a contattarmi. Se non le … se non ti dispiace potrei contattarti via telefono o mail per chiederti ancora qualche informazione. Non è detto che accada ma alle volte può essere necessario … - Nessun problema. Alle volte capita anche a me di trovare gente che fa mestieri strani e io sono molto curioso. Si salutarono sulla porta con dei timidi ciao e di nuovo Lara si trovò a passeggio per il quartiere. Era felice. Veramente curioso il signor Favarino, forse avrebbe potuto davvero farne un case study interessante. Erano quasi le 20 quando arrivò alla metropolitana ma non le importava nulla, tanto non aveva niente da fare e nessuno l’aspettava. La sera non uscì, Mariella era occupata con il suo fidanzato, sentì brevemente Giorgio, mise su un film senza guardarlo e poi andò a letto presto continuando a pensare alle tante cose che Mirko le aveva detto.

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Capitolo 4 Domenica sera Giorgio rientrò tardi, Lara era già a letto, lo sentì nel dormiveglia, lui non la cercò e lei si girò dall’altra parte. Il fine settimana era passato lento e noioso. Il mattino dopo si incrociarono distrattamente in corridoio tra la doccia dell’una e quella dell’altro. Nessuno dei due aveva voglia di parlare, a parte due parole a colazione rimasero in silenzio. Durante il viaggio in macchina Radio news ed i suoi spigliati deejay si impadronirono dell’abitacolo nel disinteresse generale. Arrivati in sede si separarono per raggiungere i rispettivi uffici con un semplice cenno del viso. Lara aveva un pessimo umore e non sapeva perché. Ma non lo voleva nemmeno sapere, era apatica. Anche Giorgio non aveva voglia di interagire ma Lara non ci fece nemmeno caso. Anche se non si mossero dalla sede, praticamente si evitarono per tutto il giorno, anche per pranzo Giorgio si defilò per parlare di lavoro con Mantegazzi. Finalmente arrivarono le 18. Non ne poteva più di quel giorno Lara, l’umore da apatico volgeva adesso al rabbioso, continuava a non sapere né chiedersi perché. Dopo un inizio in silenzio in macchina cominciò a sbottare. - Dobbiamo andare da Mundi. Giorgio non fece una piega. - Adesso si va verso il bello e bisogna prendere della biancheria primaverile per la casa. Giorgio continuava a tenere lo sguardo fisso sulla strada davanti a se.
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- Poi dobbiamo fare il cambio di stagione degli armadi e portare in cantina la roba invernale. Ho visto sul catalogo dei contenitori da imballaggio per i vestiti che ci servono. Anche per quelli dobbiamo andare. Giorgio adesso fissava la targa della macchina in coda davanti a loro. - Poi le piante. Quelle dell’anno scorso sono morte tutte. Dobbiamo prenderne di nuove. Dobbiamo assolutamente … Più parlava e più Giorgio non diceva nulla e più il tono di lei si faceva stridulo e acuto. - Possiamo andare giovedì dopo il lavoro, oppure venerdì. - Lara … - Sabato no che c’è il battesimo della figlia di Alice. Oh cavolo, devo anche prendere qualcosa da mettermi. - Lara … - Giovedì, giovedì, si è l’unica possibilità. - Lara. Si girò verso di lui guardandolo come un estraneo. Lara sembrava una persona che si è appena riavuta dopo uno svenimento e non sa dove si trova. Lui restò un attimo in silenzio come a cercare le parole. - Lara io ti dovrei parlare. Lo guardò interrogativa e stizzita, che voleva adesso? - Lara, io ci ho pensato un po’. Cosa stava dicendo? Lei era stanca, era solo lunedì e già si preannunciava una settimana dura, dovevano decidere quando andare da Mundi. - Lara. – Fece una pausa. – Io non sono più innamorato.
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Lara rimase a guardarlo intontita. - Cosa stai dicendo? Era la frase più sincera che avesse mai pronunciato. Davvero non capiva cosa stesse dicendo. Erano arrivati sotto casa e Giorgio aveva fermato la macchina in seconda fila senza entrare nel garage. - È un po’ che ci penso. Credo che non abbia più senso. Il cervello di Lara girava a mille ma a vuoto. Cercava disperatamente di capire qualcosa di diverso da quello che stava sentendo. Non era possibile, non era logico, non era nemmeno concepibile. - Cosa? - Lara io non sono più innamorato, lo sono stato, ma a ben pensarci è già da qualche tempo che non va più. Gli occhi di lei si arrossirono ma tenne duro per non far uscire le lacrime dalle palpebre. - È stato bello ma ormai … non ha più senso. Era stordita, frastornata, non era pronta. Cosa stava succedendo? Era un pugile suonato che vaga per il ring a casaccio senza neanche capire da dove gli arrivano addosso i colpi. Doveva essere uno scherzo, o un incubo oppure un’allucinazione. Era semplicemente senza senso. Cosa stava dicendo Giorgio? - Cosa vuoi dire? Giorgio adesso guardava fuori, appariva freddo, determinato, glaciale. Questo era ancora più inconcepibile. La stava mollando, e la stava mollando senza la minima emozione. Non poteva essere così distaccato, così insensibile. - Cosa significa tutto questo?
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Ripeté, visto che Giorgio non diceva nulla. - Vuol dire che dobbiamo andare oltre … - Cosa vuol dire andare oltre? - Così non possiamo più … - Così come? Giorgio rimase zitto mentre l’espressione di Lara era diventata una smorfia. - Così come? Giorgio continuava ad essere una maschera di ghiaccio, ma non la guardava in faccia. - Io domani e mercoledì sono via in centrale. Lara lo guardava fisso con gli occhi sgranati mentre lui guardava fuori dall’abitacolo in un punto inesistente nella strada. - Poi pensavo di trasferirmi nel residence dove mandiamo i nostri manager in trasferta. Lara era ormai allo stato vegetativo, sentiva quelle parole come un individuo in coma sente i rumori attorno a lui. La sua testa si rifiutava di pensare. - Credo che sia meglio. Magari subito mi porto via i vestiti, poi con calma vediamo per il resto … Mi sta liquidando. Un pensiero si riaffacciò prepotente nella testa di Lara. - Vediamo come va. Mi sta liquidando. - Lasciamo passare del tempo … Mi sta liquidando. - Per il lavoro non ci sono problemi non preoccuparti, siamo in uffici differenti.
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Mi sta liquidando. - Poi vedrai che tra qualche tempo ci rideremo su … Mi sta liquidando. Si ridestò, reagì. - Cosa significa questa pagliacciata? Adesso era dura, o almeno ci provava e Giorgio non disse nulla ed allontanò ancora di più lo sguardo. - Cosa significa Giorgio? Cosa stai dicendo? Lo guardava e non lo riconosceva, sembrava un estraneo, sembrava lo fosse sempre stato. Un attimo prima era il solito Giorgio e adesso era uno sconosciuto. - Questa me la devi proprio spiegare, come è possibile che di punto in bianco … - È già da un po’ Lara. La ferì anche il suo nome pronunciato freddamente in mezzo a tutte quelle parole assurde. - Va bene va bene. Vediamo cosa succede. Ritrovò il suo orgoglio e si disse vediamo dove te ne vai senza di me. Calò il silenzio e Lara si impegnò a dimostrarsi dura e insensibile. Non si dissero più una parola, non mangiarono ed andarono a dormire presto, ben lontani nel letto della Naturlich con doghe in palissandro. Lara resse la parte di quella che non le fregava niente ma al buio le lacrime le rigarono silenziosamente il volto mentre si domandava in continuazione cosa stesse succedendo. Passò praticamente la notte in bianco ma quando sentì Giorgio alzarsi finse di dormire. Poi quando lui era già praticamente pronto per uscire, forse per sempre, si alzò e lo affrontò nell’ingresso. Lo guardò con severità ma non disse nulla. Lui abbassò lo sguardo, poi le disse ciao e fece per
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darle un bacio sulla guancia ma lei allontanò il viso orgogliosamente. Se voleva fare il duro che lo facesse fino in fondo. Lui non insistette ed uscì senza più guardarla. La porta si chiuse, sentì l’ascensore andarsene ed il magone arrivare. Ma poi reagì, vediamo dove vai, pensò. Adesso te la faccio vedere io. Ormai di dormire non se ne parlava più ed allora si preparò per affrontare la giornata. Dedicò tempo e cura ad acconciarsi e truccarsi per mascherare le occhiaie ed i tratti tirati. Poi scelse con cura gli abiti da mettersi cercando di essere estremamente femminile. Voleva che il mondo cadesse ai suoi piedi, avrebbe visto quell’idiota di Giorgio cosa si perdeva. Sarebbe tornato strisciando. Prima di uscire si guardò soddisfatta allo specchio, l’espressione era dura ma decisa. Poi ebbe un attimo di dubbio. Forse non sarebbe tornato, forse faceva sul serio. Si sentì sul punto di piangere e si fece forza. Distolse lo sguardo dallo specchio, non lo reggeva più. Al diavolo quell’idiota, sono la più bella del mondo. Arrivò in ufficio tesa come una corda di violino, si sentiva addosso gli occhi di tutti, anche se in realtà attorno a lei c’era la solita apatia del mattino presto. Temeva in particolare Matilde, lei l’avrebbe scoperta, non voleva però confidarsi con nessuno, non voleva prenderla come una cosa seria, forse era solo uno sfogo e sarebbe rientrato così come era esploso. Non voleva chiacchiere inutili. Visto che non aveva dormito era arrivata in ufficio prima del solito, Matilde non c’era ancora e si concentrò da subito nel farsi vedere molto occupata per limitare al massimo le
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discussioni. Sguardo fisso sul monitor anche se la testa volava lontana macinando paranoie e pensieri ossessivi. Fortunatamente Matilde non era in vena quella mattina, salutò nervosamente senza degnare di particolari attenzioni Lara e contrariamente al solito passò la mattinata in silenzio. L’unico brivido ci fu quando ad un certo punto, senza preavviso, domandò: - Ma Giorgio oggi non c’è? Lara sentì un brivido correrle lungo la schiena ma non perse la calma e rispose con dissimulata normalità. - È in centrale. Matilde fu soddisfatta della risposta e tornò a quello che stava facendo. Per pranzo Lara si disimpegnò con la scusa di andare a vedere i saldi di Marietti per cercare qualcosa da mettersi al battesimo della figlia di Alice. Non avrebbe retto la situazione conviviale del pranzo, oltretutto di mangiare non se ne parlava proprio, aveva lo stomaco di pietra. Camminò e camminò e camminò. Non si fermò un attimo per tutta la durata della pausa pranzo, non ce la faceva, doveva tenersi in movimento. Non aveva una meta, semplicemente non voleva fermarsi Passava davanti ai negozi senza neanche uno sguardo, mentre normalmente anche quando era di fretta non riusciva a non buttare un occhio a qualunque vetrina incrociasse nel cammino. In testa continuavano a rimbalzagli le solite domande ripetute. Perché? Cosa era successo? Perché era così freddo e lontano Giorgio? Come poteva essere cambiato tanto dall’oggi al domani? Non sembrava nemmeno lui. Come poteva fare a meno di lei? Di risposte
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neanche l’ombra. Fece un giro lunghissimo cercando di allontanarsi il più possibile dall’ufficio, non voleva che la vedesse nessuno. Al momento di rientrare avrebbe voluto continuare il suo vagare all’infinito, e invece respirò profondamente, si specchiò in una vetrina per proporre una faccia credibile e rientrò in ufficio. Matilde era sulla porta dell’ufficio con Paoletta Desideri. - Hai trovato qualcosa? - Mah, niente di interessante, ci penso ancora qualche giorno. - Ciao Lara. - Ciao Paoletta. - Tutto bene? Lara rimase in silenzio un brevissimo attimo in cui Paoletta la guardò con occhi interrogativi e pietosi al tempo stesso. - Si, si tutto bene grazie. E proseguì andando a nascondersi dietro il monitor approfittando del fatto che Matilde aveva ripreso come niente fosse il discorso che stava facendo prima del suo arrivo. Arrivò a fine giornata stremata. Ma nessuno sembrava essersi accorto della sua stranezza. Uscì finalmente dal palazzo ed iniziò nuovamente a vagare senza direzione. Non ce l’avrebbe fatta a infilarsi subito nel tunnel della metropolitana e poi non ce la faceva più a reggere da sola, aveva bisogno di sfogarsi con qualcuno. Prese il telefono e chiamò Mariella. - Ciao Lalla!
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Arrivò allegra la voce di Mariella e Lara crollò. - Giorgio mi ha lasciata. Iniziarono a scendere le lacrime. - Lara? - Giorgio mi ha lasciata. La voce adesso si impastava col pianto. - Lalla cosa dici? Adesso rispondevano solo più i singhiozzi, Lara si lasciò andare ad un pianto liberatorio. La gente che incrociava sul marciapiede la guardava di sottecchi e la scansava. - Lalla dove sei? Ma Lalla, come ormai da tanti anni la chiamava solo più Mariella, non ce la faceva più nemmeno a rispondere, doveva solo piangere tutta la sua disperazione. - Lalla ti raggiungo, dimmi dove sei, io tra dieci minuti esco e corro da te. Ancora lacrime amare e singhiozzi. - Lalla dimmi solo dove sei ed aspettami lì. - Vengo io in biblioteca. – Lara trovò finalmente la forza di rispondere. - Va bene ma stai tranquilla. Mariella se la portò a casa per la notte, non ce la poteva fare a starsene da sola in quella casa quella sera. Fu molto premurosa, cercò di tranquillizzarla, le disse che era presto per fasciarsi la testa, insomma che tutto era precipitato troppo in fretta e sicuramente c’erano ancora cose da dirsi e da fare. Riuscì anche a farle mangiare due bocconi, poi come una mamma le preparò una tisana e la mise a letto. Lara non era
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propriamente serena ma se non altro adesso ciò che predominava nella sua testa non era più l’angoscia ma la stanchezza. Si addormentò di botto tuffandosi in un sonno nero e senza sogni.

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Capitolo 5 Come si era addormentata di botto così il risveglio fu per Lara brusco e senza ritorno. Spalancò gli occhi nel buio della camera di Mariella irrigidendosi come un baccalà e saltando fuori dalle lenzuola come un pupazzo a molla. Un senso di angoscia profondo e soffocante la opprimeva. Per un paio di secondi stette malissimo, avrebbe urlato se non fosse stata paralizzata da un terrore sconosciuto quanto infinito. Poi passò, riconobbe nella penombra il profilo della casa di Mariella, i muscoli si rilassarono, tornò sdraiata e pensò “Giorgio mi ha lasciato”. Nonostante tutto, le coccole e le parole dolci di Mariella l’avevano, per quanto possibile, rasserenata. Doveva pensare con calma a cosa non andava nel rapporto tra lei e Giorgio, dargli il tempo di rendersi conto di quello che aveva fatto e di cosa voleva dire lasciarsi. Poi avrebbe dovuto essere disposta a parlargli, qualcosa probabilmente aveva sbagliato e forse era il momento di ammetterlo e cercare di ripartire in modo diverso. Le reazioni di orgoglio erano fuori luogo. Quando sarebbe tornato Giorgio avrebbero dovuto parlare un bel po’. Non poteva finire tutto così, non aveva senso, senza un preavviso. Nel frattempo doveva cercare di riflettere e di capire cosa aveva sbagliato. Passò da casa a cambiarsi e poi andò in ufficio. Si vestì molto sobria, non voleva dimostrare niente a nessuno quel giorno, era il tempo della riflessione, non dell’azione. Il secondo giorno non le pesò come il primo, non aveva più quella paura di essere scoperta, erano fatti suoi e basta. Si
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mise al lavoro di buona lena prendendosi tutti gli incarichi possibili e anticipando tutto quello che poteva dal lavoro dei giorni seguenti. Doveva tenersi occupata, comunque funzionava. A pranzo si concesse ai colleghi, dopo due giorni di digiuno iniziava ad avere fame, anche se di voglia di mangiare proprio non se ne parlava. E poi non voleva far vedere che c’era qualcosa che non andava. Era abbastanza serena da gestire la situazione e così andò con Matilde, Moscardini e Paoletta Desideri alla Gastro-Boutique appena aperta a due isolati dall’ufficio. Al solito Moscardini spargeva miele su tutte e tre le colleghe, ma per una volta a Lara non diede fastidio. - Guarda devo dire che tu gestisci benissimo le transazioni con i client. - Davvero? - Si, saresti un ottimo seller. - Ma io non voglio … - Certo, non volevo dire che dovresti cambiare specifiche, anzi sei perfetta per il tuo profilo, o meglio per la tua carriera perché te lo dico sul serio, secondo me potresti tranquillamente avere un paio di posizioni in più. Mentre parlava la guardava dritta negli occhi ed aveva sempre il sorriso sulle labbra. La faceva sentire importante, il centro del mondo. Lara sapeva bene che metà delle cose che diceva erano bugie ma le diceva per lei, perché era bella, perché piaceva. Ne avrebbe trovati di ammiratori, quanti ne voleva, alla faccia di Giorgio. Si sentiva già più forte. - Trovi? – Diede corda a Moscardini per farsi lodare
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ancora. - Si, anche al meeting con i Supermercati Migliore, che non era una tua competenza, diciamolo, perché hai pienamente ragione a pretendere un trattamento che valorizzi le tue specifiche. Sia ben chiaro. Comunque, anche con i Migliore sei stata splendida. Sei proprio portata per gestire le work-relations. - Già, tra l’altro dovresti ancora inviarmi il report, è passata quasi una settimana. – Si intromise acida la Paoletta. Lara le lanciò uno sguardo di odio profondo. Fu sorpresa da un’aggressività che non si aspettava dalla sempre così dolce Paoletta. Brutta stronza, cos’è, sei gelosa? Solo perché Moscardini fila me e no te? Però aveva ragione, tra una cosa e l’altra se l’era dimenticato il report dei Migliore. - Hai ragione, mi sono arrivate delle urgenze, ma per oggi te lo invio. Si pentì di quello che aveva pensato ma comunque percepì un certo astio ingiustificato da parte di Paoletta. Ci pensò ovviamente Moscardini a chiudere il sipario sul piccolo incidente diplomatico. - Ma non ti preoccupare, non ho ancora inoltrato il Business feedback dei Migliore, tu spedisci a me che poi penso a tutto io, ho già il report della Paoletta che è il nostro orologio svizzero. Non perde un colpo. E dispensò un gran sorriso infiocchettato dal suo sguardo conturbante anche alla Paoletta che abbozzò un sorriso, poi tornò a mostrare il broncio da ragazzina permalosa. - Eh ragazze, sono fortunato ad avere delle collaboratrici
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del vostro livello, ed anche della vostra bellezza. Moscardini riusciva con disinvoltura a distribuire sorrisi, sguardi e complimenti anche a tre o quattro donne contemporaneamente. Fece bene a Lara quel pranzo, rientrò in ufficio tranquilla e propositiva. Il giorno dopo sarebbe tornato Giorgio e lei gli avrebbe fatto un bel discorso. Aveva ragione, forse nell’ultimo periodo era stata un po’ assente. Avevano parlato troppo poco, ma adesso potevano recuperare, potevano ricominciare su presupposti diversi e pensare concretamente ad un futuro diverso. Si sarebbe ripresa il suo uomo, ne era certa. Non poteva che essere un colpo di testa, è che Giorgio non riesce a dire le cose e per farlo ha bisogno di questi colpi di teatro. Il pomeriggio lo passò a pianificare cosa avrebbe detto il giorno dopo a Giorgio. La sera portò con sé una recrudescenza di angoscia ma era abbastanza in controllo, adesso aveva un obiettivo, un piano su cosa fare e questo sedava la paura infinita che restava sul pianerottolo della sua mente. Doveva riposare, aveva qualcosa di importante da fare il giorno dopo e voleva arrivarci pronta. Il mattino dopo si svegliò presto e si preparò attentamente, tutto doveva essere perfetto e studiato. La giornata in ufficio fu un’inutile attesa per l’unica cosa che dava un senso a quel giorno. Lara passò il tempo a guardare l’orologio ed a provare e riprovare mentalmente il discorso che voleva fare cercando di immaginare cosa le avrebbe detto Giorgio e cosa avrebbe potuto controbattere lei. Sapeva che Giorgio sarebbe tornato con l’aereo della sera, lei lo aspettò a casa e gli
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ultimi minuti di attesa furono i più duri, andava avanti e indietro per la casa come un leone in gabbia. Finalmente sentì l’ascensore arrivare e finalmente non fu un falso allarme. Sentì la chiave nella toppa e la serratura scattare ed il cuore le balzò in gola. Ecco Giorgio, era sempre freddo come un pezzo di ghiaccio, ma il viso era un po’ tirato, sembrava meno deciso rispetto a tre giorni prima. S’illuse di intravedere un barlume del suo Giorgio. - Ciao. – Disse lui stancamente. - Ciao. Rimasero in un silenzio imbarazzato. Lara cercava il suo sguardo che cercava invece di attraversare i muri. - Giorgio. Si avvicinò a lui tenera. Lo abbracciò, lui la lasciò fare. Lo strinse forte annusando profondamente il suo odore, ma lui era passivo come un pupazzo. Ce l’aveva lì tra le mani ma lo sentiva lontano anni luce. Non c’era Giorgio, per lo meno non il suo. - Io penso che dovremmo parlare. Giorgio fece una faccia infastidita. - Forse sono stata troppo assente ultimamente, ma adesso voglio ascoltarti, capire cosa c’è che non va. – Parlava piano, scandendo bene le parole. - Lara … Avrebbe voluto che le dicesse qualcosa, e invece stava lì senza neanche guardarla. - Amore, sono qui. Ti ascolto, la risolveremo insieme. - Lara … Di nuovo quel silenzio che la feriva e lo faceva ancora più
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distante. - Cosa c’è amore, cosa succede? Perché non mi dici niente? - Perché non c’è nulla da dire Lara. Mi dispiace ma è finita. - No. Non è finita, non può finire così. Parliamone, troviamo una soluzione, non possiamo buttar via così la nostra relazione. Proviamo a ripartire in modo diverso. - Lara, lascia passare del tempo. Vedrai … - Come lascia passare del tempo? Perché? Senti, andiamo a Praga e ne parliamo con calma, ci rilassiamo e vedi che … - Lara, ti prego. - Che senso ha? - Vedrai che poi andrà meglio. Adesso è meglio che stiamo lontani. Lasciamo passare del tempo. Poi ci rivedremo, non ti preoccupare, ma adesso è meglio così. Si staccò da lei ed iniziò a trafficare senza più guardarla. Lei lo osservava con lo sguardo fisso ed assente di una cavalletta, il viso tirato e la schiena rigida. - Prendo solo un paio di valige di vestiti e qualcos’altro, poi il resto passo in settimana, magari un pomeriggio. – Quando lei non c’era. Ma Lara non lo ascoltava più, la sua mente si era assentata, si rifiutava di pensare, si era spenta per evitare di affrontare l’angoscia e la sofferenza. Lo osservò con indifferenza mentre in silenzio si riempiva le valige di abiti ed effetti personali. Lui non disse niente e quando si trovò sulla porta con le valige in mano alzò solo una mano per salutarla senza
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neanche guardarla. Poi si chiuse la porta alle spalle. Lara restò lì immobile in mezzo alla stanza senza batter ciglio. Sentì il motore dell’ascensore, le porte aprirsi, richiudersi e di nuovo il motore dell’ascensore. Poi più niente. Crollò in ginocchio sul pavimento e proruppe in una pianto disperato. Restò così accovacciata per terra per un tempo lunghissimo. Non ce la faceva a muoversi, non voleva nemmeno alzare lo sguardo su quella casa in cui tutto le ricordava Giorgio, momenti e vissuti che di colpo sembravano provenire da un’altra vita, dalla vita di un’altra. Si stringeva forte chiudendosi a riccio ed avrebbe voluto stringere lui che adesso chissà dov’era. Quando ebbe finito tutte le lacrime che aveva in corpo era ormai buio da un pezzo ed alla fine trovò la forza di trascinarsi nel letto ma nonostante la stanchezza non riusciva a dormire. Ogni tanto aveva degli spasmi che gli facevano stritolare le lenzuola tra le dita, poi si quietava di nuovo e sperava di dormire per non pensare più a niente. Doveva reagire, doveva attaccarsi a qualche speranza, a qualche pensiero anche assurdo, aveva il disperato bisogno di un motivo per continuare a vivere che non fosse la semplice ottusità delle sue cellule. Ma alla fine vinse il corpo che la fece crollare nel nulla.

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Capitolo 6 Si svegliò nuovamente in un baratro di angoscia, ma la luce che entrava dalle tapparelle che non aveva tirato giù la sottrasse prontamente al panico. In compenso la vista dei mobili che aveva comprato da Country House con Giorgio e del letto vuoto la proiettarono direttamente nella depressione. Facendo ricorso a tutte le forze che le rimanevano si convinse che doveva reagire. La partita era appena cominciata ed era tutta da giocare, a cominciare dall’ufficio. Per prima cosa doveva confidarsi con Matilde per togliersi la scimmia dalla spalla. Le disse che lei e Giorgio si erano presi una pausa di riflessione. - Poverina! Mi dispiace, ma vedrai che poi si sistema tutto. Sembrava sinceramente toccata Matilde, lei sarebbe morta al suo posto, ma quel “poverina” ferì profondamente Lara, per quanto non le avesse detto chi aveva preso la decisione già si sentiva addosso l’onta dell’abbandono. Dopo essersi confidata con la collega poté dedicarsi alla cosa più importante: doveva studiare attentamente il comportamento di Giorgio. Simulando indifferenza cercava tutte le occasioni per incrociarlo nei corridoi e farsi vedere felice ed indifferente, eventualmente andando poi a piangere in bagno di nascosto. Ma Giorgio spesso era via dall’ufficio. Quelli erano i momenti peggiori. Non sapere dove fosse e cosa facesse la faceva impazzire mentre quando lo sapeva nell’ufficio al piano di sopra, anche senza parlargli e
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vederlo, si sentiva più tranquilla. Dopo una settimana di quella vita aveva già costruito le sue routines. La mattina il primo pensiero era di angoscia, poi subentrava la depressione, quindi, dopo qualche attimo, l’idea di dover andare in scena sul palcoscenico dell’ufficio le dava la forza di affrontare il nuovo giorno nella speranza di novità. La sera invece, uscita dall’ufficio, la giornata perdeva di senso e tornata a casa aveva solo voglia di dormire per non pensare ed arrivare il più in fretta possibile al domani. Un giorno le capitò di uscire in missione con Moscardini. Mentre rientravano in macchina come suo solito lui la stava riempiendo di complimenti. - Lara, non trovi che sia splendida questa serata? Ah, è una stagione meravigliosa, vero? - Si. - È una di quelle sere che non vorrei mai rientrare a casa. - Si, è molto bella. - Sai una cosa? In serate come questa mi piace andare a bere un aperitivo dopo l’ufficio, tu cosa fai questa sera? Ci stava provando? - Mah, niente di particolare. - Ti va di fare due chiacchiere davanti ad un buon bicchiere di vino? Perché no? Piuttosto che tornare a casa a magonare era meglio passare un’oretta in compagnia. - Dovrei fare delle cose a casa … - Qualcosa che non puoi fare domani? - Beh …
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- E allora festeggiamo la primavera che arriva. - E dove vorresti andare? - Possiamo passare al FoodForMind, c’è una vista sul fiume spettacolare e hanno una grande scelta di vini. E ci andarono. C’erano giovani manager incravattati che bevevano Martini con l’oliva parlando di lavoro, coppie più o meno illegali che sorseggiavano calici di vino accompagnati da tartine minimaliste e varie tipologie di sfigati con vestiti firmati dai marchi ben in vista che cercavano un po’ di gloria pagando una consumazione il doppio del suo valore. L’arredamento seguiva le ultime tendenze del design. Il bancone in leggera penombra era contornato da sgabelli in alluminio dalle linee essenziali mentre contro i muri c’erano dei tavolini con ai lati luci al neon schermate per chi voleva restare un po’ in disparte. Lara e Moscardini si accomodarono in un tavolino posto a lato della vetrata da cui si poteva osservare la piazza ed il fiume. Dopo pochi luoghi comuni arrivarono al dunque. - Come stai Lara? Ultimamente ti vedo un po’ giù. Mi sbaglio? Lara inclinò il capo e guardò oltre la vetrata. Temeva questa domanda, ma allo stesso tempo aveva voglia di arrivarci. Il cambio dei rapporti tra lei e Giorgio era evidente a tutti in ufficio ma rappresentava una sorta di tabù di cui nessuno parlava e su cui nessuno osava fare domande. Fu grata a Moscardini per la sua discreta indiscrezione, aveva voglia di confidarsi. - Io e Giorgio ci siamo lasciati. Venne subito al dunque senza girarci attorno. Si sentì
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alleggerita tanto che girò lo sguardo verso gli occhi di Moscardini senza farsi nessun problema. - Mi dispiace. Non era vero ma recitava bene. - Grazie, ma sono cose che succedono. Così adesso lo sai. - No, io non volevo … - Non importa Marco. È giusto che lo sapessi. Tanto prima o poi lo avresti saputo comunque. In realtà lo sapeva già ma mantenne il ruolo dello stupito. - È per questo che magari mi vedi così in questo periodo. Bevve un sorso di vino e tornò a guardare lontano oltre la vetrata. Lungo il fiume scorrevano passanti più o meno affrettati. Per un attimo si soffermò su una giovane coppia che procedeva lentamente. Camminavano mano nella mano parlando e guardandosi in faccia. Sembravano felici. - Non ti buttare giù, sei una donna piena di risorse. Lara si girò nuovamente verso Moscardini sorridendo senza aprire le labbra. Non si capiva bene se volesse dirgli grazie o se ridesse di lui. Rise anche Moscardini col suo sorriso maliardo e la situazione si sciolse. - Alle donne piene di risorse allora. – Fece Lara alzando il bicchiere, e gli scappo da ridere sul serio. - E agli uomini stupidi che non le sanno capire. Brindarono e scoppiarono in una risata complice. - Adesso però parliamo di altro, dimmi qualcosa di te. Lavoriamo insieme da due anni e non so nulla di te. Che ne so, quali sono i tuoi hobbies? - Hobbies? – Lara aggrottò la fronte sorpresa della domanda - Mah, mi piace il decoupage.
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- Ma dai! Davvero? E così proseguirono. Giorgio era momentaneamente passato in secondo piano nella testa di Lara, c’era sempre ma sfumato, sullo sfondo. Più che altro ogni tanto Lara pensava che le sarebbe piaciuto la vedesse in quel momento. Non sarebbe più stato tanto indifferente. Al primo bicchiere di vino ne seguì un secondo e poi un terzo e nel frattempo si fece buio. Poi Lara disse che era ora di andare, Moscardini pagò il conto e furono in strada. - Grazie Marco, mi ci voleva. - Non mi ringraziare Lara, anch’io avevo bisogno di una serata così. Sai, sempre a correre per il lavoro, che da soddisfazioni, ma poi uno non ha mai un minuto da dedicare a se stesso. E a qualche persona speciale … Lasciò la frase in sospeso con enfasi. Lara era finalmente serena dopo tutti quei giorni neri ma adesso voleva ritirarsi e non volle cogliere. - Beh, è meglio che vada, domani se no sarò un disastro, non sono più abituata ai bagordi. - Ti accompagno. - No, non preoccuparti prendo un taxi. - Non se ne parla nemmeno, ti ho portato io qui e ti riporto io a casa. - Va bene. Furono nuovamente in macchina, ma in questo viaggio non parlarono molto. Moscardini sintonizzò la radio sul night breeze di Class Radio. Lara si immerse nei suoi pensieri. Stava rivalutando Moscardini. Che colpo sarebbe stato per Giorgio. La divertiva questa idea. Meglio lasciar stare.
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Arrivarono sotto casa e si fermarono più o meno dove Giorgio le aveva comunicato che intendeva lasciarla. Moscardini spense il motore. - Beh, grazie del passaggio. E anche della serata, sei stato molto gentile … - Lara è stato un piacere. Si girò lentamente guardandola dritta negli occhi. - Era molto che non passavo una serata così spensierata, Lara. Si stava lentamente avvicinando. - Sei una donna molto interessante. Fece scorrere discretamente un braccio dietro le spalle di Lara che restava ferma, ipnotizzata dal suo sguardo magnetico. Forse sarebbe stato meglio aprire la portiera e scappare via ma aveva bisogno di sentirsi desiderata. - Lara, sei bellissima. Si avvicinò ancora e la baciò. Lara accettò le sue labbra, prima con timidezza, poi le assaporò più decisa. Si baciarono per qualche attimo, poi Lara si riprese e si staccò tirandosi indietro. - Scusami Marco. Forse non è il momento. Sono confusa, scusami. In realtà dalla confusione ci era appena uscita, adesso aveva le idee chiarissime ed aveva consapevolmente deciso che per quella sera bastava così, poi domani avrebbe visto, soprattutto che effetto avrebbe fatto a Giorgio. - Lara, lasciati andare, forse ti farebbe bene. – Tentò ancora un affondo ma Lara lo respinse con gentilezza e fermezza al tempo stesso appoggiandogli la mano sulla
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bocca. - Scusami ma è meglio non correre. Forse abbiamo bevuto un po’ troppo … Moscardini non insistette ulteriormente. Lara gli diede un rapido bacio sulla guancia ed aprì lo sportello. - Ci vediamo domani, grazie ancora. Magari pranziamo insieme, ti va? - Certo che mi va Lara. Gli lanciò un bacio volante e sparì nel portone di casa. Si addormentò in pace pensando che poteva tranquillamente fare a meno di Giorgio, mentre lui sicuramente non avrebbe digerito questo fatto. Dormì un profondo sonno ristoratore. Il giorno dopo Lara si produsse in un gioco di equilibrismi. Fece di tutto per farsi notare da Giorgio mentre parlava con Moscardini, ma facendo bene attenzione a non compromettersi troppo con lui. Così, sotto lo sguardo perplesso di Matilde, passò la giornata facendo avanti e indietro tra i vari uffici per cercare di cogliere i momenti giusti per mettere insieme quello strano terzetto. Quando sentiva passare Giorgio per i corridoi correva da Moscardini con una scusa qualsiasi per farsi vedere con lui, poi, dopo la sceneggiata, passato Giorgio, con un'altra scusa si sganciava. Non era intenzionata a concedersi a Moscardini, almeno non subito. Prima doveva capire che effetto sortiva su Giorgio, che però sembrava indifferente, nonostante lei si sforzasse di trovare in lui anche il minimo indizio di gelosia. A fine giornata Moscardini la attese all’uscita per proporle un’uscita a cena. Lei temporeggiò finché uscì Giorgio senza degnarli di particolare attenzione. A quel punto l’umore le
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precipitò in cantina, chiese velocemente scusa a Moscardini accampando scuse banali e se ne tornò tristemente a casa da sola. Le certezze della sera prima erano già sparite. Ricominciò ad alzarsi in compagnia dell’angoscia. Accusò il colpo, poi pensò che doveva comunque guardare avanti. E avanti c’era Moscardini. Tornò a cercarlo in ufficio. Ma lui si era già stufato di lei, non era il tipo che butta via il suo tempo dietro ai cavalli perdenti. E così con le belle parole che sapeva tanto bene usare iniziò a negarsi adducendo varie scuse e giustificazioni. Lara non ne fu dispiaciuta più di tanto. In fondo non le fregava niente di Moscardini se a Giorgio non faceva né caldo né freddo. Matilde si era fatta premurosa da quando Lara le aveva confidato la fine della sua relazione con Giorgio. Se la coccolava e cercava di distrarla in vario modo. Allo stesso tempo altre volte le stava vicino senza dir niente, solo per farle sentire la sua presenza, e questo Lara lo apprezzò molto. Sembrava un parente ad un funerale, che tiene per il braccio la vedova pronto a sorreggerla in caso di mancamento. Un giorno la faccia composta e rispettosa di Matilde si tinse di toni più foschi ed angosciati, ma Lara, presa come al solito dai suoi mille pensieri non ci fece caso. A pranzo si sfogò come ormai faceva abitualmente esternando la sua impossibilità di capire come Giorgio fosse potuto cambiare così rapidamente e radicalmente. Perché non aveva dato dei segnali di difficoltà o di stanchezza? Matilde nel frattempo era passata dall’angoscia al panico. Era pallida come un cencio, sudava freddo e lo sguardo era sbarrato. Se solo Lara le avesse chiesto qualcosa sarebbe
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sicuramente svenuta sul posto, ma Lara era talmente presa dalla sua filippica che Matilde le serviva solo come specchio per parlarsi addosso. Matilde riuscì ad arrivare a fine pasto senza dire una parola, cosa che non le succedeva nemmeno quando aveva la tonsillite. Ma Lara continuava il suo soliloquio senza prestare alcuna attenzione alla collega. Rientrando in ufficio la solfa non cambiò, era di pessimo umore Lara e per di più Giorgio era fuori in trasferta da qualche parte e quindi non aveva nemmeno motivo di fingere serenità. Così sputava senza remore il suo veleno di rabbia e delusione. Passando davanti a Delicatessen incontrarono Moscardini che civettava con la Paoletta Desideri. Lei sghignazzava felice e orgogliosa delle sue smancerie. Per Lara non era il giorno di lasciar passare una cosa del genere. - Ciao Marco, hai trovato un po’ di tempo libero per concederti un pranzo con una collega? Una delle tante. Moscardini non si scompose e lasciò cadere la provocazione sfoderando il solito sorriso di latta. - Ciao Lara, come va? - Bene, io. Lo fulminò con lo sguardo ma la sua impermeabilità la fece arrabbiare ancora di più. Così si sfogò con la Desideri. - Oggi è il tuo turno Paoletta? Matilde intanto osservava atterrita la tempesta che stava per scatenarsi. Pensando “Non farlo Lara!” ma senza riuscire a emettere alcun suono dalla bocca. - Chissà quante cose belle che ti ha detto, le dice a tutte, non crederti speciale. Non ti ha chiesto i tuoi hobbies?
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Paoletta non aveva intenzione di subire senza replicare. - Cos’è sei gelosa? - Chi io? Ma figurati, ho altro a cui pensare. - Ecco, pensa ad altro allora. Anche Moscardini vide le nubi annerirsi e cercò di intromettersi per stemperare i toni. - Suvvia ragazze, lasciamo stare … Ma le ragazze ormai erano andate troppo in là. - Lo so io a cosa pensare, non c’è bisogno che me lo dica una sfigata come te. - Ah, lo sai? Certo, lo sai così bene che ti sei fatta fregare il tuo Giorgio proprio sotto il naso. - Brutta stronza lascia stare me e Giorgio che tu non sai un cazzo. Lara le fu addosso in un attimo, fronteggiandola faccia a faccia a brutto muso. Moscardini e Matilde cercarono di frapporsi tra le due giovani donne senza riuscirci. Le due, con gli occhi iniettati di sangue non vedevano altro che l’una l’altra. Le voci si erano alzate ed alcuni passanti si fermarono a debita distanza ad osservare la scena. - E tu cosa credi di sapere oca? - Lascia stare me e Giorgio che ti strappo quella scopa che c’hai sulla testa. - Dove credi che sia adesso il tuo Giorgio? Moscardini e Matilde vedevano l’uragano che si scatenava ma non riuscivano a fermarlo. - Smettila di parlare di Giorgio. Adesso le tenevano fisicamente lontane ma non riuscirono a zittirle.
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- Con chi credi che vada sempre in trasferta il tuo Giorgio eh? - Cosa … - Te l’ha fatta proprio sotto il naso. Adesso era comparso un sorriso perfido sul viso della Paoletta. Mentre Lara perdeva slancio. - Cosa dici … - Sempre in giro: in centrale, a Francoforte, al convegno di qua, al meeting di là … - Co … - E non portava mai te. Te lo sei chiesto perché? - Basta Paoletta, non … Moscardini cercò di intromettersi ma la Paoletta aveva azzannato e non voleva mollare la preda, mesi di invidia e rabbia sopite le bruciavano dentro ed ora aveva l’occasione di vendicarsi. - Stai zitto tu! Che le faccio anche un favore alla signora “sono la più figa”. Tanto prima o poi lo deve scoprire no? Lo sanno tutti tranne lei. E proruppe in una risata secca e isterica che si piantò come un coltello nell’anima di Lara. - Povera scema, ti sentivi così importante eh? Ad essere la donna del capo. Però adesso il capo si è scelto un’altra concubina. Avanti la prossima. Lara era paralizzata da quanto non voleva sentire e capire. Avrebbe voluto scappare ma non ne aveva la forza. - Allora non lo hai ancora capito? Lara non voleva capire niente, voleva spegnere il cervello e rifiutare nuovi contatti con la realtà.
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- Chi è che accompagna tutte le trasferte del tuo caro Giorgio negli ultimi sei mesi? Stai zitta, non dirlo, stati zitta, non dirlo, stai zitta, non dirlo, stai zitta, non dirlo. - Ti ha pure affibbiato il suo lavoro per portarsela in giro. Stai zitta, non dirlo, stati zitta, non dirlo, stai zitta, non dirlo, stai zitta, non dirlo. - Due piccioni con una fava. Stai zitta, non dirlo, stati zitta, non dirlo, stai zitta, non dirlo, stai zitta, non dirlo. - Allora proprio non ti viene in mente? Di colpo era tutto logico ed ovvio, quadrava tutto. Perché Giorgio avesse potuto fare a meno di lei in così breve tempo. Perché negli ultimi mesi avesse iniziato ad essere sempre meno presente. Perché non l’avesse più cercata a letto. Ma ancora non voleva sentirselo dire, come se finché non avesse sentito quel nome non fosse stato vero. Ma la Paoletta si gustava la sua vendetta da mediocre invidiosa. E così iniziò a sillabare lentamente. - Alessia … Tarantini. Ma la frase non riuscì a finirla perché Lara l’aveva scaraventata a terra e le stringeva entrambe le mani al collo urlandole insulti e minacce come non avrebbe potuto fare uno scaricatore di porto. Moscardini dovette sollevarla di peso per staccarla dalla Desideri mentre Matilde cercava di tranquillizzarla. Ma Lara era una furia, strillava e strepitava scalciando e tirando unghiata all’impazzata come un gatto inferocito. - Lasciami! Lasciami!
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Moscardini non si fidava e la trascinò ad una distanza di sicurezza dalla Paoletta che paralizzata dallo spavento si era rannicchiata tremante contro il muro. Poi la lasciò libera controllandola con lo sguardo. Lara gettò ancora qualche occhiata di fuoco ai presenti, poi scappo via di corsa tra lo sgomento generale.

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Capitolo 7 Corse e corse e corse. Senza nemmeno sapere dove stava andando ma incapace di fermarsi. Aveva un vulcano in piena attività dentro di sé e doveva sfogare l’energia di mille bombe nucleari di quella improvvisa e dirompente eruzione emozionale. Dovunque ma non in ufficio, via lontano e senza fermarsi. Si fermò solo quando la milza le fece male ed il fiato le mancò. Restò piegata in due dalla rabbia e dalla fatica a cercare di pensare cosa avrebbe dovuto fare. Sarebbe andata da Giorgio per farlo a pezzi con le sue mani, ma lui non c’era nemmeno, era via lontano in un’altra città, tra le braccia di quella puttana della Tarantini. La bile travasò, prese il telefono, ebbe la forza di aspettare che il respiro le tornasse regolare e chiamò. Suonò a vuoto per alcuni squilli ma Lara non demorse. Poi Giorgio rispose freddamente. - Ciao Lara, scusami ma sono di fretta … - Bastardo! Silenzio. - Come hai potuto? Silenzio. - Io … - Come hai potuto? Ancora silenzio. Questa volta Lara lo lasciò durare. Improvvisamente aveva trovato una certa gelida pacatezza. Il dolore era stato messo da parte, adesso c’era solo lucido calcolo. Lo lasciò sulle spine, che trovasse una scusa se ne era capace.
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- Scusami, io l’ho fatto proprio male … Lara non disse nulla, non lo voleva aiutare. Ancora silenzio. - È successo Lara … Sempre silenzio. Giorgio sembrava patirlo, forse avrebbe preferito una sfuriata, per poter fare la vittima, invece lei lo lasciava solo con le sue parole ipocrite. - Io … Io mi sono innamorato, non l’ho cercato, è successo. - Cosa vuol dire innamorato? Non lo disse con rabbia, pronunciò quelle parole lentamente, scandendole bene con un tono metallico che faceva venire i brividi alle ossa. Giorgio rimase in silenzio senza sapere cosa rispondere. Allora Lara ribadì il concetto. - Cosa vuol dire per te “mi sono innamorato”? Ma Giorgio non rispondeva approfittando della distanza e di non doverla guardare in faccia. - Da quanto tempo mi hai tradita? Enfatizzò bene l’ultima parola, che fosse chiaro che era la parola più giusta per definire la situazione, l’amore non centrava niente. Giorgio non c’era più, Lara sentiva i rumori di sottofondo ma della sua voce non vi erano più tracce. - Da quanto tempo? – Si fece più aggressiva. - Io … - Da quanto? – Adesso stava urlando - Lara, scusa … - Scusa cosa? Da quanto tempo ti ho chiesto? Il mese scorso quando siete andati al convegno di Istanbul vi
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siete fatti la luna di miele? Eh? Ed a Francoforte dormivate nella stessa stanza in albergo? Spiegami un po’? Stava perdendo il controllo. - Da quanto tempo mi stai prendendo in giro? Stronzo! Mi hai fatto comprare un viaggio a Praga! Un viaggio per noi due e tu intanto ti scopavi quella puttana e pianificavi il modo migliore per scaricarmi! - Lara senti … - Senti un cazzo! Dimmi da quanto! - Mi dispiace io … - Mi dispiace un cazzo! Prima non ci hai pensato, stronzo! - Io … - Io cosa? Ti sei innamorato? E intanto cosa dicevi a me a casa? Te la sei studiata bene! - È successo, io … - IO COSA? Fai schifo! Questo tu lo chiami amore? Ti sei innamorato? Queste sono corna, questo è un schifo e basta! Giorgio riattaccò. - Giorgio? Giorgio! Richiamò ma il telefono era staccato. Urlò e scoppiò a piangere. La gente la guardava con pena e timore. Poi qualcuno si fermò e le chiese se andava tutto bene. Lei farfugliò qualche parola dicendo di si senza convincere nessuno e riprese a camminare per allontanarsi da tutto e da tutti. Di tornare in ufficio non se ne parlava, trovò la forza di scrivere a Matilde di dire a Mantegazzi che si prendeva il
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pomeriggio di permesso e poi iniziò a camminare senza meta. Tutto quello che non aveva voluto capire da quando Giorgio l’aveva lasciata adesso improvvisamente appariva ovvio. La sua freddezza, la sua determinazione. L’aveva già sostituita, e da un pezzo. Le tornarono in mente milioni di indizi che avrebbe potuto e non aveva voluto vedere. Di come il loro rapporto si era compromesso, di come lui si allontanasse sempre più e lei si richiudesse nell’apatia. Con determinato autolesionismo riuscì a ricostruire mentalmente quando lui aveva iniziato a guardarsi attorno ed anche quando probabilmente l’aveva tradita e come dopo freddamente e cinicamente aveva pianificato il modo più comodo per sganciarsi. Adesso non poteva fare a meno di pensare a tutto quello a cui non aveva voluto pensare negli ultimi mesi. Man mano che ricostruiva lo sfascio della sua relazione lo schifo aumentava ma ancora continuava in quel gioco al massacro. Ed intanto camminava, a passo spedito verso il niente. Gli occhi le si erano asciugati, aveva finito anche le lacrime. Meccanicamente aveva preso la direzione del quartiere universitario, inconsciamente voleva ritornare in un altro mondo che aveva abbandonato tempo addietro, un mondo puro, lontano anni luce da quello squallido mondo adulto in cui viveva adesso. Ed intanto continuava a camminare e pensare, senza nemmeno vedere quello che le succedeva accanto. Quando trovava un semaforo rosso girava indifferentemente a destra o sinistra tanto per non fermarsi, se invece non trovava ostacoli proseguiva dritto, finché una voce la riportò sulla
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terra. - Buongiorno. Trasalì e si voltò. Si trovò Mirko, la pecora nera, di fianco. Senza rendersene conto si erano quasi scontrati. Restò un attimo impietrita come un gatto investito dalla luce dei fari di una macchina in una notte buia. Poi cercò di ricomporsi e rispose simulando naturalezza. - Buongiorno, come va? Mirko la guardò interrogativo. Era stravolta, il trucco sbavato, gli occhi rossi ed i lineamenti tirati. Anche se abbozzava un sorriso l’espressione del volto era quella di un animale impaurito. Persino i vestiti, che Mirko ricordava impeccabili, erano stropicciati. Ma Mirko fece finta di non essersi accorto di nulla. - Bene, oggi ho il pomeriggio libero e ne ho approfittato per due commissioni e quattro passi. Lara fece un sorriso stanco e cercò qualche frase di circostanza da dire senza trovarla. Allora gentilmente ripartì Mirko. - Allora è servito a qualcosa quello che ti ho detto? - Si. - Non credevo di essere così interessante. Mirko sorrise cercando di stemperare la situazione ma non sortì alcun effetto ed allora continuò. - Comunque non hai più avuto bisogno di me. - No, ma magari dovrò fare un follow up. Sai, i nostri profili sono costantemente in progress … Faceva una fatica pazzesca a metter le parole una dietro l’altra.
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- Beh, se hai ancora bisogno di me, ormai sai dove trovarmi. Sorrise di nuovo, questa volta dolcemente, si rendeva conto delle sue difficoltà, ma non gli sembrava il caso di intromettersi negli affari suoi. - Si, certo. - Beh, avrai altre cose da fare, buona giornata. Lara non rispose e Mirko rimase interdetto senza sapere cosa fare o dire. Lara fece un paio di volte per dire qualcosa senza riuscirci, poi abbozzò un sorriso sofferente. Mirko pensò di svignarsela ma poi non ce la fece. - Tutto bene? – Fece questa volta seriamente. Lara non rispose, guardò lontano, poi tornò a guardare verso Mirko, gli occhi si inumidirono e finalmente le uscì un no, seguito da copiose lacrime e poi singhiozzi. Abbracciò quell’estraneo che le dava un’illusione di comprensione in un mondo che adesso vedeva cattivo ed infido. Lo abbracciò e lui la lasciò fare. - Piangi pure, non è un problema. E le lacrime di lei bagnarono la spalla di lui attraverso i vestiti. - Posso offrirti un tè? Ho delle miscele indiane che fanno miracoli. Lara continuava a singhiozzare ed intanto lo stringeva forte schiacciando il volto sulla spalla. Mirko si sentì imbarazzato ma le mise timidamente una mano sulla spalla per non sembrare insensibile. - Scusa. Staccò il bel viso dalla sua spalla, lo guardò con gli occhi
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rossi. Si ricompose per quanto possibile. - Scusa. - Ma figurati, succede. - No, non succede di solito. - Beh, alle volte succede. Sorrise e anche lei fece un mezzo sorriso. Poi si asciugò gli occhi e respirò profondo. - Scusami, è una giornataccia. - Basta scuse dai, piuttosto lo vuoi il tè? Sai che abito qua dietro no? Se lo ricordò. Prese coscienza in quel momento di dove si trovava, aveva camminato per qualche chilometro per un tempo indefinibile in una stato di trance e solo ora si rendeva conto di dove era finita. - Non ti preoccupare … - Non mi preoccupo. Poi non ho nulla da fare, mi fai anche un favore. Si, aveva bisogno di non stare da sola. E soprattutto gli avrebbe fatto bene stare con una persona che non aveva nulla a che fare con il suo solito mondo, che in quel momento avrebbe voluto dimenticare. Accettò e tornò un’altra volta nella casa di via Santini. Questa volta non vi arrivò in preda alla curiosità ma senza volerlo iniziò subito con esplorare una nuova stanza: il bagno. Si guardò allo specchio. Faceva pena. I capelli erano scompigliati, gli occhi cerchiati ed il trucco era colato un po’ ovunque. Si lavò la faccia, cercò di sistemarsi i capelli e rimase a guardarsi nello specchio. Aveva un’espressione sofferente, ma se non altro dignitosa, poteva bastare per quel
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giorno schifoso. Allora si poté guardare intorno. Ancora una volta le sembrò di risvegliarsi in un posto in cui non sapeva come fosse arrivata. Il bagno era piccolo ed ordinato. La cosa che più la sorprese era la scarsità di prodotti. C’era un dentifricio, non di marca, un sapone, una spazzola per capelli ed un piccolo mobiletto a muro in cui si intravedeva un rasoio elettrico e poco altro. Non c’era traccia di profumi, deodoranti, creme o lozioni. E data la scarsità di mobili non sapeva dove avrebbe potuto tenerli Mirko. Sotto il lavandino c’erano pochi detersivi e qualche straccio. Si girò e sbirciò dentro il box doccia. C’era solo un doccia schiuma ed uno shampoo. Pensò con ribrezzo alla sua doccia ipertecnologica piena di flaconi e flaconcini. In quel bagno semplicissimo c’era anche spazio per la lavatrice e per una cesta per la roba sporca in vimini che le piacque molto. Poi pensò che forse si stava attardando troppo nel bagno di Mirko, non era gentile, mentre lui lo era stato molto. Si diede ancora uno sguardo nello specchio, respirò profondamente ed uscì, un po’ a malincuore, le sarebbe piaciuto rimanere chiusa in quel piccolo mondo protetto ed accogliente. Le ricordò quando da bambina dopo i litigi si chiudeva al buio nello sgabuzzino di casa per trovare un oasi di pace. Nella solare cucina Mirko aveva preparato il tè. La vide arrivare e rimase sorpreso, le sembrò un’altra persona rispetto a quella che lo aveva tanto professionalmente intervistato sui suoi stili di consumo. Aveva i capelli sciolti che le cadevano morbidamente sulle spalle, il viso per la prima volta completamente struccato era quello di una ragazzina di vent’anni. Gli occhi azzurri sembravano più
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chiari del solito. Per quanto sofferente la trovò più bella di come se la ricordava, sicuramente meno austera e meno signora. La sua fragilità la rendeva più vera e genuina. - Va meglio? - Si grazie, mi ci voleva. La voce era tornata normale, calma e misurata. - Ho fatto un tè che arriva dalla Cina, spero che ti piaccia, è aromatizzato al gelsomino. Per la miscela indiana ci vorrebbe il latte e non mi ricordo mai di comprarlo. - Grazie, andrà benissimo. Mirko tirò fuori due tazze dalla credenza e versò la miscela fumante mentre Lara lo osservava. Mise le tazze sul tavolo invitando Lara ad accomodarsi. Lei sedette ed accavallò le gambe compitamente, poi prese la tazza scaldandosi le mani. Mirko osservava timoroso in silenzio aspettando le sue reazioni. - È buonissimo. Molto delicato. - Sono felice che ti piaccia, anche a me piace molto. Sono un amante del tè. - Che marca è? Mirko sorrise sotto i baffi. - Marca? E che ne so. Lo prendo al mercato centrale. C’è un banco di Magrebini che vende tè e tisane di tutto il mondo. Lo compro sfuso. E mentre spiegava le mostrò orgoglioso un barattolo da conserva pieno di foglie scure e secche aprendolo affinché potesse annusarne il profumo. Erano proprio diversi, considerò Lara pensando alla sua collezione di tisane bioetiche in bustine monodose di carta riciclata e tessuto
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naturale della Mercanti delle spezie che comprava a caro prezzo nei negozi Cuore verde e che poi non usava mai. Rimasero in silenzio sorseggiando il tè. Lara non sapeva bene cosa dire e Mirko non sapeva bene cosa chiedere. La porta finestra del balcone era aperta e dal cortile assolato arrivavano rumori sopiti della vita del condominio. Alla fine Lara parlò. - Scusami sono un sciocca … - Ma no … - Forse ti devo almeno qualche spiegazione. - No, non ce n’è bisogno. - Beh comunque te la do. Respirò profondamente e cercò le parole, poi con calma attaccò. - Oggi mi è caduto il mondo addosso … Non sapeva bene come continuare, così alzò gli occhi al cielo, respirò di nuovo a fondo, si fece forza e proseguì. - Ho scoperto che il mio ragazzo mi ha tradito … cioè il mio ex-ragazzo. Insomma quello che fino a due settimane fa viveva con me e poi improvvisamente mi ha detto basta. Ed oggi ho capito perché ha cambiato idea così in fretta. Lo aveva già fatto da un pezzo. Mirko si sentì in imbarazzo. Aveva immaginato qualcosa del genere ma anche se se lo aspettava si trovò lo stesso senza saper dire niente di meglio di un – Mi dispiace. Ma si sentì stupido per quella frase banale ed inutile e strinse la mascella arrossendo lievemente. - Anche a me. – Disse Lara con un sorriso amaro, poi si accorse delle difficoltà di Mirko e si scusò.
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- Ma tu non centri niente. Scusami se ti annoio con le mie paturnie. - Ma figurati … - Sei molto gentile. - Faccio solo quello che mi piacerebbe facessero con me se mi trovassi nella stessa situazione. Tornarono il silenzio ed i rumori del cortile. - È una cosa banale, succede tutti i giorni. Niente di nuovo sotto il sole. Mi ha tradita con una collega … e la cosa divertente è che anch’io lavoro con lui. Che schifo. Le lacrime fecero di nuovo capolino attorno ai suoi begli occhi. Ma tenne duro e le ricacciò indietro, tirò su col naso ed assunse un espressione dura. - Ho letto una volta da qualche parte che il settanta per cento dei tradimenti avviene sul luogo di lavoro. Davvero una storia banalissima. Niente di speciale, e forse è questa la cosa che mi fa più male. Speravo di aver trovato una storia speciale ed invece era la più mediocre del mondo. - Beh, è la cosa più facile. Sul lavoro puoi frequentare altre persone senza doverti giustificare ed hai tutto il tempo di valutare i pro ed i contro della situazione. Il tradimento è un atto di vigliaccheria, non certo di coraggio. Mirko fece le sue considerazioni con il tono distaccato di un relatore ad una conferenza. Pensava di aiutarla ma invece Lara si risentì di quella precisazione che faceva l’effetto del sale su una ferita sanguinante. - Che schifo. Mi chiamava amore, e intanto se ne andava
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in trasferta con quella puttana. Mirko alzò le spalle senza rispondere. Ma del resto non c’era niente da aggiungere. - Che schifo … Mirko la guardava con tenerezza pensando alla donna in carriera decisa e piena di sé che lo aveva intervistato poco tempo prima. Com’era diversa. Era quasi patetica, pensando alla sfrontata sicurezza che sfoderava le altre due volte che si erano incontrati. Per un attimo pensò che se lo meritava. “Bella mia, ti credevi così superiore!”. Poi si vergognò di quel pensiero. Nessuno si meritava una cosa del genere, nemmeno la persona più brutta del mondo. Provò pena per lei e si accorse di come dopotutto la sua triste sorte la rendeva più simpatica. Si accorse che stava sorridendo e recuperò una faccia più consona alla situazione, ma Lara non se ne era accorta, era tornata a chiudersi nel suo mondo di dolore. Dimentica di Mirko, del tè cinese dalle profumate foglie nerastre, del cortile assolato e dell’ampia cucina il suo pensiero era tornato ad ammorbarsi di dolore, schifo e rabbia attorcigliandosi attorno ad episodi insignificanti fino al giorno prima che adesso componevano un quadro preciso. In maniera crudele e senza ombre le mostrava come si fosse fatta fregare dalla persona da cui meno si sarebbe aspettata un simile trattamento. Le gambe iniziarono a fremere ed il diaframma a contrarsi, si sentì mancare l’aria e sentì il bisogno di rimettersi in marcia. - Scusami, credo che sia meglio che vada. - Capisco.
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Abbandonò un sorso di tè nella tazza sul tavolo e si alzò in piedi. - Scusami ancora. - Basta scuse, se un terremoto ti distrugge la casa cosa fai, chiedi scusa ai pompieri che ti tirano fuori dalla macerie? - Si, hai ragione, scusa … Mirko scoppiò a ridere e per un attimo rise anche lei. La accompagnò alla porta senza che si dissero niente. - Ciao. - Ciao. La guardò mentre si girava e si avviava verso le scale e senza pensarci su gli uscì di bocca una frase di cui realizzò il significato solo dopo averla detta. - Ah, volevo chiederti cosa hai dedotto dall’intervista. Lara si girò guardandolo interrogativa. - Cioè, volevo sapere … niente, solo una curiosità che ho avuto in questi giorni, mi chiedevo cosa ne fate di queste interviste. Niente di importante. Lara fece un sorriso tirato. - Certo, è un tuo diritto. Ti farò avere una restituzione, è prevista se richiesta. Ciao. E andò giù per le scale. Mirko chiuse la porta e tornò in cucina. Prese la tazza di Lara dal tavolo, restava un dito di tè ormai freddo, lo versò nel lavandino ed appoggiò la tazza nel lavello. Restò a guardare la tazza e parlando con sé stesso si disse – Cazzo fai Mirko? Cerchi guai? Rise di sé e se ne andò in salotto ad accendere lo stereo, il pomeriggio era splendido, il cielo azzurro ed il fiume verde
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smeraldo. Proprio un bel giorno di primavera.

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Capitolo 8 Tornò a casa a piedi quella sera Lara, camminò per chilometri senza fiatare. Ne aveva bisogno. Arrivò a casa che era già buio, distrutta nel corpo e nell’anima. La stanchezza fisica fu un bene, le crollò addosso tutta insieme appena entrata in casa e l’aiutò ad addormentarsi subito. Il giorno dopo alle sei e mezza si svegliò di colpo. Il primo pensiero fu per Giorgio ma il sentimento abbinato non fu più panico o tristezza ma rabbia, furente ed immensa. Avrebbe voluto fargli del male fisico. Poi si tranquillizzò e sopravvenne lo schifo. Chissà dov’era quel porco. Se lo immaginò che si stava preparando a fare colazione a letto con la Tarantini, come una volta faceva con lei. Lui si alzava prima e faceva il caffè, lo prendevano a letto, facevano l’amore, poi lei faceva la doccia e, mentre la faceva lui, preparava la colazione vera e propria. In realtà era da tanto che non lo avevano più fatto, ma all’inizio del rapporto lo facevano sempre. E quel porco adesso era all’inizio di un rapporto e chissà quali abitudini si stava affrettando a costruire con quella puttana della Tarantini per dimenticarsi in fretta delle vecchie che avevano costruito insieme. A lei aveva lasciato in eredità la tristezza ed i rimpianti della fine di un rapporto che lui invece cercava di dimenticarsi il più in fretta possibile sostituendolo con uno nuovo. Tutto questo lo sentì profondamente ingiusto. Tutte le belle parole che le aveva detto, la retorica della coppia, le grandi promesse che ci piace tanto sentire, tutto le ritornava addosso sotto una nuova luce di squallore e ipocrisia. Facile dirsi ti amo
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quando le cose vanno bene. La colazione Lara non la faceva più da quando Giorgio l’aveva lasciata e sicuramente non l’avrebbe fatta quella mattina. Si guardò intorno schifata. Avrebbe voluto andarsene da quella casa e non saperne più nulla. Anche quella le aveva lasciato quel porco. Fu realista e pensò di iniziare con il far sparire un po’ di cose. Iniziò dalle foto, fu un lavoro penoso ma vi si dedicò con dedizione. Decine di immagini, ricordi appesi ai muri o incastonati in soprammobili che, finché c’era qualcosa da ricordare, era come se non ci fossero e invece adesso, che non voleva più ricordare niente, gridavano dalle loro gabbie per attirare l’attenzione, come cani al canile. Svuotò ad una ad una le cornici ed i portafoto e ripose le stampe in una scatola da scarpe. Poi prese del nastro adesivo da pacchi e chiuse la scatola ermeticamente, come per evitare che qualche immagine riuscisse a scappare. Non le buttò via, le seppellì in un armadio, forse un giorno un archeologo avrebbe potuto aprire quella tomba di cartone e, evitando la maledizione di Tutankhamon, ricostruire qualcosa di questa epoca della sua vita. Ma per adesso dovevano scomparire dalla vista. Decise di non andare al lavoro, doveva demolire la casa sua e di Giorgio, le avrebbe fatto bene. Passò la giornata a riempire sacchi neri e rimescolare mobili, soprammobili ed oggetti vari. Buttò via sacchi e sacchi di cose che non sapeva neanche più di avere. Di tutte ricordò l’entusiasmo con cui le aveva acquistate e null’altro, come se fossero state inghiottite da un buco nero che adesso restituiva rifiuti da buttare. A fine pomeriggio era stanca ma
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soddisfatta. La casa sembrava diversa ed almeno tutto quel lavoro le dava il senso di aver fatto qualcosa per cambiare la situazione. Ma dopo i primi istanti le ricadde addosso un senso di frustrazione. Quella che si trovava attorno non era più casa sua e di Giorgio, ma non era nemmeno casa sua. Semplicemente non era più la casa di nessuno. Tutti quegli accessori, complementi d’arredo, elettrodomestici grandi e piccoli che aveva ricercato ed acquistato con gran soddisfazione adesso le sembravano inutili e privi di senso. Era circondata di oggetti, semplici cose, niente di speciale. Più che una casa le sembrava di stare in una vetrina ed i sentimenti che provava erano paragonabili a quelli di un manichino. Aveva speso tanto tempo e tanti soldi per arredare quella casa e adesso le pareva tanto insignificante. Si guardò nello specchio di Philip Sjønberg, che adesso era solo più uno specchio. Ebbe un moto di disgusto, era un regalo di Natale di Giorgio. Poi pensò che se l’era scelto lei, quello stronzo lo aveva solo pagato, non si era nemmeno sforzato di sceglierle qualcosa. Nello specchio di design vide una donna stanca. Pensò che avrebbe dovuto tagliarsi i capelli, non li sopportava più, magari anche cambiare colore. Poi si rese conto che è quello che fanno tutte le donne quando escono da una storia e l’orgoglio le fece pensare che lei non lo avrebbe fatto, perché lei era diversa. I colpi bassi della vita non l’avrebbero cambiata. Era più di due anni che aveva quel taglio. Ci pensò su e poi si ricordò: quel taglio risaliva per l’appunto a quando aveva mollato Diego per mettersi con Giorgio. Si sentì inutile quanto la casa che la circondava. Decise che per i capelli poteva pensarci con
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calma. Andò a letto presto senza problemi ad addormentarsi, niente pensieri, li aveva già affrontati tutti più e più volte durante la giornata. Al risveglio trovò puntuale ad aspettarla la rabbia che l’avrebbe accompagnata nel risveglio per qualche mese ancora. Durava poco più di un attimo, ma era intensa ed era il primo sentimento della giornata. Doveva tornare in ufficio. Chissà cosa avrebbero detto gli altri, come si sarebbe comportata quella stronza della Paoletta. Decise che non le importava nulla, c’era dell’altro di molto più presente, quel misto di disgusto e frustrazione dato dal tradimento. Non c’è niente di più schifoso del male fatto dalla persona da cui ti aspettavi solo bene. A ben vedere c’erano tante cose che non le piacevano di Giorgio, non era certo l’uomo perfetto anzi, adesso le sembrava sempre più insulso. Però di lui si fidava. Era una persona amica, su cui contare e adesso all’improvviso scopriva che invece era il suo peggior nemico e aveva fatto di tutto per farle del male con intenzionalità e indifferenza. In ufficio le voci erano corse, attorno a Lara si alzò un muro di silenzio imbarazzato. Nessuno le diceva niente, tutti cercavano di evitare anche solo di incrociare il suo sguardo. Per Lara fu meglio così, non aveva niente da dire a nessuno. L’unica che ebbe il coraggio di approcciarla fu Matilde. - Mi dispiace. Così l’accolse materna e premurosa. Lara strinse le spalle, ormai il peggio era arrivato, l’unico punto di domanda era quanto sarebbe durato, ma non c’era più niente da temere, era sul fondo.
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- È stato davvero uno stronzo. - Almeno me ne sono accorta. Riuscì quasi a riderci sopra. - E adesso se ne scappa via. Ma forse è meglio così, così te lo dimentichi quello schifoso. Lara non capì a cosa si riferisse e fece una faccia strana. Matilde comprese. - Non lo sai che ha chiesto il trasferimento in centrale? Se ne andava il porco, ecco perché si era deciso. Aveva già preparato la via di fuga, una nuova città, una nuova casa ed una nuova donna. Prima si era organizzato in silenzio, poi quando tutto era a posto aveva agito. Ed aveva anche provato a fare come se niente fosse. Sperava di uscirne pulito, con lei che si struggeva per quel fantastico uomo che intanto la sostituiva con un’altra che si era cercato con calma tramando nell’ombra. Si schifò ulteriormente ma poi sopraggiunse la rabbia. Bastardo! Non la voleva nemmeno affrontare. - Quando va in centrale? - Sembra che sia una cosa abbastanza precipitosa. Si parla già della prossima settimana. - Non torna più? - No, dovrebbe essere qui domani per parlare con Mantegazzi. Pare che il trasferimento fosse già pianificato da tempo ma la Luisella, la segretaria di Mantegazzi, dice che doveva essere per il mese prossimo e invece adesso sembra che Giorgio stia cercando di accelerare tutto. Ti è andata male, stronzo. L’avevi quasi fatta franca. Che
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peccato, sei caduto proprio sul traguardo. - Tra l’altro la Luisella dice che Mantegazzi si è incazzato per questo casino. Lara mise da parte le emozioni e si trasformò in un freddo calcolatore. Doveva sfruttare le poche occasioni che le rimanevano. Non la poteva evitare Giorgio, prima di scomparire del tutto avrebbe dovuto almeno un’ultima volta affrontarla faccia a faccia. Non doveva passarla liscia, e questa volta sarebbe stata lei ad essere preparata alla situazione. Venne il gran giorno, Lara sentiva la tensione nella pancia ma era lucida e determinata. Aveva pensato con calma e con una buona dose di masochismo a tutto quello che doveva dire a Giorgio. Qualcosa era cambiato in quei pochi giorni. Per la prima volta non lo voleva più. Non ci pensava neanche più lontanamente alla possibilità che per miracolo con un colpo di bacchetta magica si potesse aggiustare tutto. Sentiva i brividi alle ossa se pensava a tutto il tempo passato a dormire nello stesso letto con quel serpente infido. Ma ardeva di sete di vendetta. Che sapesse tutto lo schifo che le faceva, voleva sputargli addosso tutta la rabbia e la delusione che provava. Poteva scappare quanto voleva ma si sarebbe portato dietro le sue parole taglienti, che si prendesse la sua parte dell’amara eredità del loro rapporto. Arrivò presto in ufficio e si mise in attesa con i sensi attivati come un cacciatore appostato nella boscaglia che attende la sua preda. Giorgio non si vide per quasi tutta la mattina, poi comparve nell’ufficio al piano superiore. Cercò di arrivare di nascosto, salì dalle scale di servizio evitando l’ascensore e di
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farsi vedere dagli altri uffici, ma Lara aveva già considerato tutte le vie di fuga che avrebbe potuto utilizzare per passare inosservato. In più poteva contare su Matilde che quel giorno si mosse instancabile tra i vari piani ed uffici a pattugliare gli spostamenti e raccogliere informazioni. Ed infatti la notizia dell’arrivo di Giorgio arrivò prontamente alle orecchie di Lara. Lui si cacciò immediatamente nell’ufficio di Mantegazzi ma intanto Lara si era appostata nel corridoio, era in trappola, non poteva scappare. La vide immediatamente quando uscì dall’ufficio di Mantegazzi. La posizione era stata scelta con cura da Lara, in modo che la vedesse subito e poi dovesse fare alcuni lunghissimi passi per sfilarle obbligatoriamente davanti. Giorgio trasalì e sbiancò in volto, esitò un attimo sulla porta poi cercando goffamente di apparire normale si avviò per il corridoio. Lara lo fissava dritto negli occhi senza dire niente. I passi che gli servivano per fare i pochi metri che lo separavano da Lara furono lenti e pesanti, come quelli di un condannato che attraversa il braccio della morte. Dentro di sé sognava di passarle davanti indenne e cavarsela così, ma Lara stava giocando al gatto col topo, lo lasciò avvicinare cullando l’idea di avercela fatta poi si staccò dalla parete sbarrandogli la strada a testa alta. Giorgio si fermò ma non disse nulla, gli occhi ballavano tra punti inesistenti che gli permettessero di non doverla guardare in faccia ma lei non desisteva, il suo sguardo severo non tremava e non si staccava dal suo. Lara lo lasciò in silenzio. - Lara, lasciamo perdere …
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Lara non batté ciglio. Giorgio non ce la faceva a sopportare a lungo quel gioco e tentò di svincolarsi. - Dai, non facciamo scenate. – Disse facendo per scivolare a lato di Lara. Lara si spostò per impedirgli il passaggio. - Scenate? Guardami in faccia. - Dai Lara senti … - Guardami in faccia. - Mi dispiace, ma ci ho pensato bene, penso di aver fatto la scelta giusta. - Quale scelta? La scelta di tradirmi? Giorgio accusò e perse la battuta. - La scelta di provare con calma la nuova amichetta mentre io ti aspettavo a casa? Bravo, bel coraggio. Quando l’hai fatta questa scelta? Te la sei preparata per bene. Giorgio avrebbe voluto scappare ma Lara stava alzando il tono di voce e temeva che succedesse il finimondo se avesse cercato la fuga. - Bravo, le ponderi bene le tue scelte. Prima valuti tutte le alternative, i pro e i contro. Metti che dopo aver lasciato il vecchio amore scopri che quello nuovo non fa i pompini bene come l’altro. Che fregatura. Giorgio pativa ma non riusciva a reagire. Provò lo stesso. - Lara io mi sono innamorato. - Certo! Devi per forza esserlo. Se no come giustifichi le corna? Perché così si chiama quando un uomo fidanzato scopa con una donna che non è la sua fidanzata. Corna!
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Ma se tu dici che ti sei innamorato è diverso. “Libera Tutti!”. Trovò la forza per una risatina amara. Poi riprese. - Chi sono io per oppormi al trionfo dei sentimenti. Che egoista. Hai fatto bene a comportarti così. Un uomo coraggioso e passionale che si abbandona al più nobile dei sentimenti. Certo che sei innamorato, devi per forza, altrimenti diventi solo un piccolo e meschino opportunista. Si fermò un attimo, Giorgio subiva con gli occhi bassi. - Guardami in faccia e poi dimmi quanto sei innamorato. Ma Giorgio non ce la faceva a reggere il suo sguardo. - Senti mi dispiace ma non posso dirti quello che vuoi sentire. - Cosa? - Tu non vuoi capire. Io ho preso la mia decisione. - Ma cosa cazzo credi? Questa frase la disse quasi gridando, negli uffici a lato sicuramente stavano sentendo lo scontro. - Credi che io stia a casa ad aspettarti? - Mi spiace ma … - Cosa credi? Che io stia a piangere ed a sperare che ritorni? Ti piacerebbe. Non lo augurerei nemmeno alla mia peggiore nemica uno come te. Con tutti gli uomini che ci sono al mondo per quale motivo dovrei volere proprio un mediocre opportunista e traditore. Giorgio non reagiva più, subiva l’ondata di piena di Lara senza avere la forza di alzare gli occhi verso i suoi. - Certo che sarebbe più comodo così. La povera Lara
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ferita per amore, non giustamente arrabbiata per il fatto che mi hai mentito, mi hai tradita. Non schifata dal fatto che io mi fidavo di te e tu non solo non hai ricambiato la mia fiducia, ma ne hai approfittato per organizzarti tutto per bene e senza rischi. Dagli uffici arrivavano rumori sommessi, Giorgio intanto era a pezzi, avrebbe solo voluto scomparire. - E non riesci nemmeno a guardarmi in faccia. Ma è facile mentre stai scappando via in un'altra città. Hai pensato proprio a tutto. Gli occhi di Lara erano infuocati di odio. Più Giorgio li evitava e più lei si gonfiava di soddisfazione e rabbia crescenti allo stesso tempo. - Guardami! A interrompere lo stallo intervenne Mantegazzi. Il boss aveva deciso che ne aveva sentite abbastanza e facendo capolino dalla porta del suo ufficio richiamò i due all’ordine. - Signori per favore basta. Vi ricordo che questa è un’azienda importante e voi ne siete parte con ruoli di responsabilità. I suoi modi erano gentili ma l’espressione del volto era truce. Diede una rapida occhiata ai due ma fu a Giorgio che riservò lo sguardo più severo e Lara ne fu felice. Di tutti gli aiuti in cui poteva sperare Giorgio questo era quello che meno avrebbe desiderato. Mantegazzi non aveva digerito la precipitazione con cui Giorgio aveva brigato per il trasferimento, adesso non poteva tollerare che le sue storie private portassero ulteriore confusione nell’unità operativa. Come tutte le grandi aziende anche la Lakin apprezzava le
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storie tra colleghi ed organizzava varie iniziative sociali durante l’anno volte proprio a favorire i legami tra dipendenti. La logica è che se i dipendenti stabiliscono rapporti sentimentali con i colleghi sono ancora più legati mani e piedi all’azienda e quindi sfruttabili. Ma tutto deve essere gestito con stile e professionalità. Ne va del buon nome dell’azienda. Giorgio subiva adesso il colpo più doloroso della giornata. Non era per niente professionale questa situazione, aveva speso tanti anni a sacrificarsi per l’azienda per crearsi una buona reputazione e adesso rischiava di perdere posizioni. Mantegazzi gliel’avrebbe fatta pagare nel direttivo nazionale e forse la sua speranza di entrare in quello europeo sarebbe sfumata. - Scusa Massimo, hai ragione. - Arrivederci Moretti. Ci siamo già detti tutto quello che dovevamo dirci. Giorgio incassò anche quella e ne approfittò per scappare giù per le scale. Lara si gustò la sua ritirata continuando a tenergli gli occhi addosso nel caso si fosse girato durante la fuga. Ma non lo fece. Lara restò a godersi il trionfo ma in un attimo sentì che non le bastava e con finta indifferenza chiamò l’ascensore. Muoviti, muoviti, muoviti. Il vigliacco stava scappando dall’edificio, se fosse arrivato subito l’ascensore forse l’avrebbe potuto intercettare nell’ingresso. Le porte si aprirono, dentro, tasto e via. Non poteva andarsene così, doveva guardarla in faccia. L’ascensore intanto scendeva, ma a Lara sembrava che il piano terra non arrivasse mai.
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Apertura porte e fuori. Bingo, ecco il vigliacco che scendeva trafelato dalle scale. La vide e trasalì ma ormai era preparato e svicolò subito allungando il passo verso l’uscita. Lara lo seguì camminandogli al fianco con gli occhi infuocati puntati sul suo volto sfuggente. - Allora ce la fai a guardami? Dimmelo in faccia che sei innamorato. Dimmelo che ne valeva la pena. Ma Giorgio scappava e basta, il suo passo era ormai quasi una corsa, ciononostante Lara non lo mollava. - Dimmelo che queste non sono corna. Spiegami cos’è l’amore. Questo? Uscirono in strada e Giorgio fece uno scatto verso il taxi che lo aspettava, ci si fiondò dentro e sparì nel traffico. Lara rimase sul marciapiedi con la faccia arrabbiata e l’amara sensazione che la soddisfazione del momento non sarebbe servita a compensare lo schifo che si sarebbe portata dietro ancora a lungo.

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Capitolo 9 Giorgio non si fece più vedere in ufficio. Lara iniziò ad essere insofferente nei confronti del lavoro, tutto le sembrava stupido ed insensato. Il formalismo aziendale che maschera un vuoto di sostanza, i modi fintamente gentili dei colleghi che sperano di fare carriera, persino i codici di abbigliamento: vestito e mocassini per lui, cravatta obbligatoria, più di libertà per le donne, che per natura devono essere frivole, ma niente scarpe da ginnastica o jeans per carità. Attorno a sé adesso vedeva solo uomini e donne mediocri che passano il tempo a far finta di essere occupati a fare cose importanti. Più tutto le sembrava assurdo e più si rendeva conto di quanto fino a poco tempo prima fosse perfettamente inserita in questa grottesca messinscena. Le giornate diventarono eterne, persino gli oggetti e le pareti dell’ufficio le davano la nausea. Quello che più la irritava era stare davanti al calcolatore, per via della posta elettronica. Era attraverso questo mezzo che era stata corteggiata da Giorgio e, tra gli spostamenti dell’uno e dell’altra, durante la loro relazione si erano scambiati quasi più e-mail che parole. Ogni giorno in cui Giorgio era lontano aveva accesso il calcolatore trepidante in attesa di messaggi e risposte che puntualmente arrivavano. Adesso invece c’era solo silenzio o rumore: vane comunicazioni aziendali, pubblicità di voli aerei scontati, offerte imperdibili e newsletter inutili. Non se lo aspettava, ma le sarebbe molto piaciuto ricevere una mail di Giorgio in cui, pur sempre nel modo più vigliacco possibile, avesse almeno avuto la dignità
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di provare a scusarsi. Ma dopo tutto quello che aveva scoperto, la sua vile preparazione nell’ombra, il suo cinico opportunismo, non sarebbe stato coerente un simile gesto. Eppure non poteva fare a meno che trasalire ogni volta che arrivava un messaggio. Iniziò a muoversi molto per l’ufficio in modo da passare meno tempo possibile davanti allo schermo ed evitare che l’occhio le scivolasse verso l’icona della posta elettronica. Alle volte le capitava di dover recuperare vecchi messaggi di lavoro e, per forza di cose, tornando indietro nel tempo incappava nei messaggi di Giorgio. Qualche volta fece anche l’errore di aprirne qualcuno e torturarsi leggendo cose che, col senno di poi, apparivano inevitabilmente delle falsità ipocrite. Avrebbe potuto cancellarli tutti i messaggi di Giorgio, ma si limitò a spostarli in un’apposita cartella per non trovarseli accidentalmente sotto gli occhi. Dopo pochi giorni così le mancava l’aria in ufficio ed allora si impegnò a cercare qualche motivo valido per tirarsene fuori. Le venne in mente Mirko, la pecora nera. Era quanto di più lontano dal grigio mondo che la imprigionava. Avrebbe potuto fargli la restituzione dell’intervista sugli stili di consumo, era una ragione plausibile per evadere dalla sua prigione per una mezza giornata. Certo, in teoria avrebbe dovuto richiederla lui, la restituzione, ma, visto che le telefonate non lasciano tracce, se anche glielo avesse suggerito lei non se ne sarebbe accorto nessuno. Era chiaramente uno stratagemma ma era burocraticamente inattaccabile, bastava una paginetta di relazione da allegare alla pratica del paziente ed una dichiarazione autocertificata
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nel registro delle azioni di customer monitoring e l’azienda sarebbe stata soddisfatta. Cercò il numero di Mirko e chiamò. Al solito il telefono suonò a vuoto per svariati squilli e Lara iniziò a pensare di aver avuto un’idea stupida, poi, proprio quando stava per riattaccare, una voce fredda rispose. - Si? Lara fu sorpresa dal tono distaccato e dal fatto che ormai non si aspettava più una risposta e titubò un attimo. - Ehm … Signor Favarino? - Si? – Ribadì la voce altrettanto freddamente. - Salve sono Lara Savelli … non so se si ricorda … Si sentì in imbarazzo. - Lara? Ciao, non ti avevo riconosciuto. Il tono di Mirko cambiò drasticamente, da freddo e distaccato si riscaldò tanto che Lara si rilassò. - Ciao, scusami, è che sto chiudendo la pratica che ti riguarda ed allora se vuoi una restituzione dovremmo fissare un appuntamento. È una faccenda di circa mezz’ora. Mirko ascoltava in silenzio, a Lara vennero in aiuto gli automatismi aziendali. - Visto che avevi espresso interesse per le finalità dell’intervista ed il trattamento dei dati, devi sapere che per la Lakin Marketing Services la trasparenza del processo di gestione delle informazioni è una delle priorità del codice etico aziendale. Per questo motivo la Lakin Marketing Services è lieta di condividere con te le sue scelte strategiche ed ascoltare suggerimenti e
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critiche al fine di migliorare il processo valutativo. Prima di chiudere una pratica ho quindi il dovere di chiederti se sei interessato a questa rilevante fase dell’indagine. Restò in attesa di una risposta, Mirko rimase in silenzio. Lara pensò che forse aveva riattaccato, poi Mirko rispose. - Si, certo. Cosa devo fare? - Beh, niente, si fissa un appuntamento, naturalmente vengo io, al domicilio privato o se preferisci anche sul luogo di lavoro. - No, no, niente lavoro, a casa andrà benissimo. - Ok, allora quali sono le tue disponibilità di orario, a partire già da oggi pomeriggio. - Mmm, in tardo pomeriggio per me va bene anche oggi. - Tipo all’orario in cui ti ho intervistato? Perfetto, allora ci vediamo dopo. Riattaccò sorridente, la sola idea di allontanarsi dall’ufficio la rallegrava, doveva solo arrivare a metà pomeriggio e poi poteva legalmente scappare via fino al giorno dopo. Alle 16 era già uscita, sul registro avrebbe segnato che la restituzione era alle 17, un orario che giustificava tanto l’abbandono dell’ufficio a quell’ora quanto il non rientro in serata. Fino ad allora non aveva mai approfittato della sua libertà per rubare del tempo all’azienda. Il solo pensiero di truffare mamma Lakin la faceva sentire in colpa, lei che con grande generosità le regalava il telefono, il calcolatore, la prima classe in aereo e gli alberghi a quattro stelle in trasferta aveva tutto il diritto di esigere il suo tempo e la sua dedizione. Fino ad allora aveva ragionato così. Ma adesso
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mamma Lakin era diventata anche la mamma di quel figlio di puttana di Giorgio e Lara non si sentiva più tanto in debito con lei. Prese un taxi che pagò con la carta di credito aziendale e si fece portare fino al ponte dell’Università, poi da li si incamminò lungo il fiume nella passeggiata pedonale. Era felice, si sentiva come quando da ragazza marinava la scuola. Allora faceva i vicoli più stretti e dimenticati del centro per evitare incontri rivelatori, adesso allo stesso modo sul lungo fiume era sicura che non avrebbe incontrato nessuno dei seriosi adulti della Lakin. Effettivamente c’era gente molto differente da quella che era solita frequentare. C’erano pensionati stanchi e felici che seguivano nipoti pedalanti su bici a rotelle, giovani mamme con bambini nelle carrozzine che si scambiavano esperienze genitoriali e qua e là coppie di studenti che si raccontavano la vita appiccicati l’una all’altro sulle panchine. Era tutto così diverso dalla triste e fredda umanità del suo mondo lavorativo. Respirò a pieni polmoni l’aria fresca della primavera, quasi che così facendo potesse inalare anche un po’ di tutta quella serenità che vedeva attorno a lei. Aveva tanto tempo ancora a disposizione così si sedette su una panchina libera. Guardava i bambini giocare e sentiva i richiami che ogni tanto gli adulti lanciavano loro. Fu rapita da questo mondo sconosciuto. Nessuno le prestava attenzione, gli abitanti di quel mondo non erano interessati a spiare di sottecchi chi li circondava. Lei però si imbarazzò, si sentiva inferiore e stupida, le sembravano tutti felici e sereni, senza problemi,
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mentre lei si sentiva in colpa senza sapere per che cosa. Forse per il semplice fatto che aveva osato entrare in questo piccolo paradiso. Quasi che solo così lo potesse corrompere. Ma gli abitanti del giardino dell’eden non si preoccupavano di lei, quello non era un mondo in cui si invidia chi è più fortunato e si ha paura di chi è più sfortunato. Non c’erano pregiudizi nei suoi confronti, era un mondo tollerante. Tutta quella serenità la fece stare male e dovette andarsene, fu solo un attimo, ricominciò la passeggiata tranquillamente ma evitando di fermarsi. Era una splendida giornata e faceva caldo, si lasciò accarezzare la pelle dal sole e si sentì anche lei in pace con il mondo. Prese una tonica in un chiosco e poi con calma arrivò a casa di Mirko. Si fermò sul portone e si diede una rapida sistemata d’abitudine, dopodiché senza pensarci su suonò il citofono. Mirko rispose e le aprì. Quando la porta dell’ascensore si aprì Mirko si stava domandando quale Lara si sarebbe trovato davanti, la professionista sicura e decisa dei primi incontri oppure la ragazzina fragile e ferita dell’ultima volta che si erano incontrati? Comparve una giovane donna spigliata ed affascinante, l’abito era elegante e semplice al tempo stesso, femminile senza essere volgare. Il viso era luminoso e l’azzurro dei suoi occhi era tornato a splendere, sorrideva sincera con una punta di timidezza che le dava un’aria più alla mano. I capelli biondi erano tirati indietro dagli occhiali da sole portati a mo di cerchietto in maniera sbarazzina. Si salutarono con un leggero imbarazzo reciproco ma erano
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felici entrambi di rivedersi. - Prego, ormai dovresti conoscere la strada. - Andiamo in cucina o in sala? - Come vuoi … magari visto la giornata andrei in sala … - Certo. Lara si avviò sicura per il corridoio, felice per la bella sensazione di sentirsi di casa mentre Mirko la seguì soddisfatto dalla familiarità con cui si muoveva nella sua abitazione. Con la naturalezza di chi fa qualcosa di estremamente abituale lei si accomodò sul divano di pelle e Mirko sulla poltrona consumata. La portafinestra del balcone era aperta, ovviamente l’impianto stereo suonava. - Beh, allora possiamo cominciare. Disse Mirko non sapendo bene cosa dire, anche se forse non sarebbe toccato a lui dire qualcosa. Lara respirò profondamente, si schiarì impercettibilmente la voce e parlò. - Dunque, come ti ho già spiegato tu sei stato attentamente selezionato per le indagini che la Lakin Marketing Services fa periodicamente per sondare gli stili di acquisto e di consumo al fine di ottimizzare i processi di interfacciamento tra buyers e sellers. Grazie ancora per la tua preziosa collaborazione, se c’è qualcosa a riguardo del trattamento dei dati e del processo valutativo che vuoi sapere o commentare, prego. Mirko rimase perplesso davanti alla sua improvvisa professionalità, faceva capolino la Lara manager. - Voi cosa ci guadagnate? Fu il turno di Lara di restare perplessa, non si aspettava una domanda così diretta. Inizialmente reagì seguendo i ben
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oliati protocolli aziendali appositamente studiati per rispondere senza rispondere quando clienti e pazienti chiedono informazioni non divulgabili. - Il nostro istituto di ricerca svolge indagini per una committenza numerosa e variegata, per cui costantemente accumuliamo informazione atte a descrivere il quadro della situazione di mercato ai fini di … Poi si incagliò da sola. Man mano che le parole le uscivano dalla bocca le rimbalzavano nelle orecchie suonando vuote e prive di senso. Che cumulo di menzogne, pensò, e si interruppe. Mirko non sapeva cosa dire e attese che riprendesse. Lei guardò il vuoto per un po’ e poi, dopo un’ironica risata, proseguì. - Vendiamo informazioni. Rise divertita, pensava a tutte le prediche che si era sorbita da quando era stata assunta sulla importanza del loro fondamentale operato, su quanto fossero bravi e belli e sulla necessità di fidarsi ciecamente delle istruzioni e dei protocolli operativi, garanzia di successo personale e aziendale. Determinazione, obbedienza e fiducia assoluta. Belle parole per vestire la verità di un mondo di pescecani disposti a tutto pur di fare carriera. Giorgio l’aveva imparata bene la lezione, tant’è che l’aveva applicata anche alla vita privata. Ma adesso Lara aveva deciso di fregarsene del successo e dell’immagine dell’azienda, tanto la sua vita non sarebbe cambiata neanche se la Lakin avesse triplicato gli utili.
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- Vendiamo informazioni ad aziende che vogliono allargare il proprio giro di clienti. Guardò Mirko con uno sguardo divertito, l’aveva sorpreso, lui credeva di metterla in difficoltà con la sua domanda ed invece lei se la rideva divertita. - Non ti sei chiesto perché tu? Mirko la guardava con un’espressione intontita. - No eh? Ci insegnano a stordire le persone di parole per evitare che abbiano il tempo di pensare. - Effettivamente non me lo sono chiesto … - Noi acquistiamo informazioni. Non hai idea di quanti dati personali si lasciano in giro: stipule di contratti, transazioni bancarie, tesseramenti di varia natura. Noi mettiamo tutto insieme e produciamo degli elenchi di persone, o meglio di potenziali clienti. È un gioco divertente sai, abbiamo una miriade di profili di consumatori differenti. A cosa credi che servano tutte le tessere sconto, carte fedeltà, tesseramenti gratuiti e così via? A tracciarti. È un bel modo di sapere cosa fai, dove vai, cosa ti piace, come spendi i tuoi soldi … E noi, spulciando tra queste riservatissime informazioni, comprate e vendute nel pieno rispetto della legge sulla privacy, facciamo elenchi di potenziali clienti e li vendiamo a chi con una buona campagna di marketing potrebbe convincerti a spendere i tuoi risparmi. Mirko restava in silenzio, a metà sorpreso ed a metà divertito dalla piega che aveva preso la discussione. Lara sorrideva con malizia come una bambina che ha fatto una marachella ma che sa che non prenderà nessuna punizione.
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- E allora perché io? Lara lo guardò fisso negli occhi sorridendo. Mirko si perse nel blu. - Perché sei un consumatore atipico. Spendi meno di quello che guadagni, e questo è male per il mercato. Vi chiamiamo le pecore nere ed è nostro compito riportarvi all’ovile. Per questo ti abbiamo selezionato. Sei un’anomalia del sistema e meriti di essere studiato per capire come convincerti ad inserirti nel meccanismo. Mirko non riusciva a staccare gli occhi da quelli di lei, Lara se ne rese conto e per gentilezza abbassò lei lo sguardo. - E perché allora mi dici tutte queste cose? Lara ridacchio. - Non lo so. Normalmente non lo avrei fatto. Ma ultimamente stanno cambiando molte mie convinzioni. Sai che pensavo di fare uno studio di caso su di te? Da portare ai convegni di settore. Alla precisazione rise divertito anche Mirko. Immaginò delle sue foto segnaletiche proiettate su uno schermo davanti ad un pubblico di assorti accademici. - Sei un caso molto particolare. Ma ora non mi interessa più. No, non è molto professionale il mio comportamento, avrei dovuto intortarti di belle parole, stordirti di frasi contorte e rassicuranti e magari ammiccare ogni tanto per distrarti nei momenti opportuni. Strizzò le labbra sbattendo le palpebre e poi scoppiò in una bella risata. - Tanto chi vuoi che lo sappia.
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Poi finse di spaventarsi portandosi una mano sulla bocca ed aggiunse. - Sempre che tu non mi denunci al marketing council! Mirko stette al gioco ed assumendo un tono caricaturalmente formale disse. - Certo, manderò immediatamente un messaggio di protesta all’ufficio delazioni e tradimenti della Lakin Marketing Services, anzi telefonerò direttamente al super mega top manager in capo. Risero con divertita complicità. Poi rimasero qualche secondo in silenzio senza sapere cosa dirsi. - Non so davvero perché ti sto dicendo tutto questo. Sono stufa di tante cose che fino a poco tempo fa mi sembravano scontate. Mirko alzò le spalle. Lara volse lo sguardo al soffitto. - Finché tutto andava bene con Giorgio il lavoro era la mia vita. Mirko fece una impercettibile smorfia, avrebbe preferito non sapere il suo nome, Lara non se ne accorse, era prese dal suo ragionamento a voce alta. - Quando ci siamo messi insieme era un periodo difficile per me, avevo mille dubbi e paure. Non ero sicura di quello che facevo e vedevo il futuro pieno di incertezze. Con lui però mi sono tranquillizzata, al lavoro mi sono sentita protetta e tutto ha acquistato senso, era la scelta giusta, era la vita giusta e quindi era tutto giusto quello che facevamo per la Lakin. Adesso, visto come si è concluso con Giorgio, non ci credo più. - Ma tu come ci sei finita a fare sto lavoro?
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Lara osservava le pareti con lo sguardo perso altrove. - Non lo so. - Non credo che si finisca per caso a lavorare nei servizi segreti del mercato. - Ho fatto un colloquio. - Di solito si comincia così … - Facevo lavori precari, non ero soddisfatta e così facevo tutti i colloqui che potevo. Cercavano giovani spigliati e dinamici. Non pensavo neanche mi prendessero. Quasi sentì il bisogno di giustificarsi. - Mi fecero sentire importante. “La Lakin seleziona i giovani più promettenti per fondare oggi il successo di domani” così dicevano. Poi mi fece paura l’azienda, la sua retorica ipocrita, i modi fintamente cortesi dei colleghi e dei superiori. Ma dovevo tenere duro perché continuavano a ripetermi che ero una privilegiata a lavorare per loro. Fece un sorriso amaro. - L’arrivo di Giorgio risolse tutto. Mirko la guardava pensoso. Stava cercando di capire che animale fosse. Comunque non riusciva a dispiacersi del fatto che fosse successo quello che era successo con il suo Giorgio. - Ma tu che studi hai fatto? Lara si disincantò e lo guardò. Poi sorrise e rispose. - Scienze sociali ad indirizzo economico. Figurati che mi sono laureata con una tesi sul commercio equosolidale. Rise divertita sorprendendosi lei stessa dell’incongruenza. - Però, dall’equosolidale all’iniquo ed immorale. Io sarò
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una pecora nera ma anche tu sei una bestia ben strana. - Effettivamente si. Un’ombra di tristezza velò per un attimo i suoi begli occhi azzurri. - E perché hai studiato Scienze sociali? Cosa volevi fare da grande? - Volevo cambiare il mondo. Rispose spontaneamente, senza pensarci su. Mirko provò simpatia per lei in quel momento, non era più semplicemente una bella ragazza. Lara si assorse nuovamente nei suoi pensieri. Una ridda di immagini confuse le balenarono davanti agli occhi: manifestazioni, concerti, feste, abiti etnici, collettivi studenteschi. - Volevo lavorare in qualche organizzazione non governativa, magari in un paese in via di sviluppo. Sognavo di fare qualcosa di utile ed importante. Poi mi sono laureata e mi si è stretto un anello attorno al collo. Sentivo di dover produrre risultati subito. La società ti chiede di lavorare, di guadagnare, di essere adulto. Il tempo dei sogni era scaduto, e sono finita così. Tacque. Dopo aver vagato in lungo e in largo per la stanza il suo sguardo adesso aveva trovato l’uscita della portafinestra. - Ma a te piace quello che fai? Lo sguardo rientrò cercando gli occhi di Mirko. - Non lo so. Se me lo avessi chiesto un mese fa ti avrei detto che era il più bel lavoro del mondo. Distolse gli occhi da Mirko e fece una piccola smorfia. - Adesso mi sembra stupido e inutile. Anzi direi dannoso. E non capisco come lo abbia potuto fare per tanto
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tempo. - Forse ti sembra tutto così brutto perché ti ricorda … Giorgio? Se lo ricordava bene il nome ma fece fatica a tirarlo fuori dai denti e così aggiunse un tono interrogativo per far finta di non esserne sicuro. - Certo che mi ricorda Giorgio, perché era il lavoro di Giorgio, mi piaceva perché c’era lui, aveva senso perché lo faceva lui. Ci credevo perché credevo in lui. Prima di lui stavo male ed avevo mille dubbi, è lui che me li ha tolti, ma adesso si è portato via le certezze. - Insomma è stato l’uomo giusto al momento giusto. Lara ci pesò su un attimo, poi rispose. - Diciamo di si. - Ma che combinazione fortunata. Mirko ridacchiò sotto i baffi ma Lara era troppo assorta nei suoi ragionamenti per accorgersene. - Proprio quando avevi bisogno di un punto di riferimento sul lavoro è arrivato lui, che magari era sicuro, rampante e di successo, e ti ha risolto la situazione. Lara gli gettò un’occhiata ostile ma non disse nulla. - Chissà se è Giorgio che ti ha fatto piacere il lavoro, oppure il lavoro che ti ha fatto piacere Giorgio. Lo disse quasi ridendo e Lara se ne risentì e mise il broncio. Mirko lo notò ed allora assunse un’espressione seria e rispettosa cercando di recuperare. - Comunque sono fatti tuoi, scusami. - No, figurati, scusa tu, ti dovevo fare una restituzione e invece ti tormento con le mie paturnie.
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- Ah ah, mi sa che non ce ne frega niente a nessuno dei due della restituzione. Risero di nuovo insieme, poi restarono muti senza sapere come proseguire ed un leggero imbarazzo si appropriò della scena. Fu Lara a prendere l’iniziativa ed a rompere il ghiaccio. - Ad ogni modo, avrai delle cose da fare, visto che la restituzione è tramontata magari ti lascio … - No, guarda non ti preoccupare, non ho nulla di importante da fare. Ancora silenzio. Fu il turno di Mirko di interromperlo. - Adesso rientri in ufficio? - No, ormai non più, per oggi ho chiuso, grazie a te. - Ti va di bere qualcosa? C’è un posto molto carino qui vicino. Lungo il fiume, dalla parte opposta del centro, è poco più che un chiosco ma è graziosissimo, specialmente quando la stagione si fa bella. La clientela non è proprio quella a cui credo tu sia abituata, però visto che sei stufa del tuo mondo direi che va benissimo. Poi c’è … - Si, va bene. Mirko fu colto di sorpresa, non si aspettava di strappare una risposta affermativa così facilmente e così in fretta e rimase a bocca aperta. - Mi preparo in un momento … devo solo sistemare due cose … arrivo subito. La lasciò sul divano di pelle consumata a ragionare sui destini che si incrociano. Non l’avrebbe mai considerato un tipo così, ed invece adesso capitava a fagiolo. Era una
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boccata d’aria fresca, una finestra aperta su di una vita diversa. Le tornò in mente Stefano, un’immagine lontanissima e sfocata. Si erano lasciati subito dopo la fine dell’università e da allora aveva fatto di tutto per dimenticarsene, lo aveva seppellito in fondo alla memoria. Adesso di colpo questo tipo gentile ed anticonformista le ricordava che ci fu un tempo in cui anche lei credeva alle favole. Uscirono a piedi avviandosi lungo il fiume. La conversazione si fece più leggera, si scambiarono informazioni sui rispettivi interessi, sui cibi e le bevande preferite e si raccontarono episodi di vita estratti senza un criterio preciso dal loro passato. Lara evitò la sua vita recente, tutto ciò di cui parlava era più vecchio di due anni. Mirko evitò di parlare di ragazze e sentimenti, nelle sue storie il protagonista era sempre lui da solo e, se c’erano comprimari, erano amici maschi. Il posto sul fiume era una costruzione bassa in mattoni nel verde del lungo argine. All’interno c’erano pochi tavoli ed un bancone di acciaio con inserti in formica abbastanza consumato. A terra la pavimentazione era in graniglia. C’era un’altra sala riservata ai giochi dove sui tavoli erano appoggiate consunte tovaglie verdi ed al centro era piazzato un tavolo da biliardo. I gestori erano una coppia curiosa, lui sembrava un contadino che aveva appena parcheggiato il trattore con ancora la mietitrebbia attaccata, mentre lei era una slava dagli occhi scuri e dai capelli biondo tinto male. Per quanto stranamente assortiti i due risultavano piacevoli ed accoglienti. Lui, naso rosso ed occhi perennemente
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annacquati, sembrava sempre ubriaco ma, anche se apparentemente rallentato, serviva con grande efficienza e con una cortesia affettata ma genuina. Lei invece era più nervosa nei movimenti, si occupava anche della cucina e quindi andava e veniva in continuazione, con i clienti però aveva la premura di una madre che accudisce i propri figli. La clientela si divideva in due gruppi nettamente distinti: metà erano pensionati che passavano il tempo a parlare di niente o a giocare a carte, l’altra metà invece erano studenti alternativi che del posto apprezzavano i prezzi popolari e l’atmosfera decadente che li faceva sentire tutti poeti maledetti. Alcuni venivano in gruppetti a chiacchierare e fumare, altri invece venivano da soli con un immancabile libro sottobraccio, ordinavano qualcosa di insolito e si mettevano in un angolo a far finta di leggere ed a spiare di sottecchi l’effetto che facevano. Mirko e Lara si accomodarono all’esterno dove un prato recintato ed in parte coperto da un pergolato separava il locale dalla pista ciclabile che correva sull’argine del fiume. Non sembrava nemmeno di essere in città. Lara era radiosa, il posto era talmente lontano dal suo mondo che le sembrava di essere in vacanza, per quanto ormai vivesse in città da quasi dieci anni non era mai passata di lì. In quel locale non si servivano Martini o tartine sofisticate, né cocktail pestati né vini di tendenza. C’era la birra economica in bottiglia grande oppure il vino della casa, che al litro costava meno della benzina. Se si aveva fame ti facevano un panino o ti davano qualche sottolio, un salame affettato e due pezzi di formaggio.
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Un bicchiere dopo l’altro, il sole tramontò sulle loro chiacchiere. Lara era profondamente grata a Mirko per quelle piacevoli ore, lo sguardo di un bell’uomo la faceva sentire importante. In più il suo mondo così differente era un’affascinante novità che l’aiutava a dimenticarsi della squallida realtà in cui viveva. Si sentiva nell’isola che non c’è e non aveva nessuna fretta di tornare a casa. Mirko a sua volta era rapito dalla giovane donna. Seguiva ipnotizzato ogni suo piccolo gesto: la sua maniera di guardarsi attorno, il gesto ripetuto con cui si aggiustava i capelli, il modo di muovere le mani mentre parlava. Ogni suo sguardo, ogni sorriso, ogni battito di ciglia gli sembravano doni preziosi. Già la prima volta che la vide era stato colpito dalla sua bellezza, ma allora l’impressione generale era stata di una donna noiosa e fighetta. Adesso invece tutto ciò che diceva e raccontava gli sembrava interessante e bello. Iniziò a fare fresco ma se non fosse arrivata la slava a dire che dovevano smontare il dehors sarebbero rimasti lì tutta la notte. Invece si avviarono lungo l’argine sulla via del ritorno. Lo fecero automaticamente, senza chiedersi dove stavano andando, come se lo sapessero benissimo, mentre invece se lo stavano domandando entrambi. Camminavano spalla a spalla, vicino l’uno all’altra senza sapere bene cosa dirsi, ed allora le poche parole che si scambiavano erano semplici banalità. Mirko ogni tanto la osservava di sbieco, quasi si vergognasse che lei se ne accorgesse, avrebbe voluto abbracciarla ed annusare in profondità i suoi capelli, ma solo il pensiero gli sembrava un affronto alla sua purezza. Lei, da
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femmina, aspettava una sua mossa, non sapeva bene come avrebbe reagito ma le sarebbe piaciuto scoprirlo. Il cielo era puntinato di stelle come raramente accade in città, la passeggiata era scarsamente illuminata e una cortina di alberi nascondeva i palazzi dell’altra sponda, in mezzo il fiume scorreva quieto e scuro. Non c’era quasi nessuno, ogni tanto passava un cane che trainava un padrone, ma scomparivano rapidamente come erano apparsi. I due giovani proseguivano lenti, come per far durare il più a lungo possibile quella passeggiata notturna, ma la strada si accorciava inesorabilmente e Lara non voleva interrompere quella situazione e così si fermò. Non disse nulla per giustificarsi, si limito a voltarsi verso il fiume e guardare le acque scure. Mirko si fermò al suo fianco e rimasero così, senza parole in bocca e con mille pensieri in testa. - È bello qui. Ti sembrerà strano ma non ci sono mai stata. - Io invece ci vengo spesso. Con la bella stagione diventa il mio giardino di casa. Prendo un libro, mi cerco una panchina al sole … Di nuovo silenzio in bocca, di nuovo pensieri in testa. - Fa freddino adesso, non trovi? Disse Lara stringendosi le spalle. Avrebbe voluto essere abbracciata, ma Mirko non colse e si limitò a rispondere un telegrafico “Si”. Lara si incupì, i dubbi la assalirono. Si sentì piccola ed insignificante, forse Mirko era solo una persona gentile, ma chissà quante altre donne gli giravano intorno, non avrebbe certo voluto un pezzo di scarto come lei. Si sentì inutile e pensò che forse era meglio rincasare, si giro meccanicamente per riprendere la marcia e sbatté
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accidentalmente contro Mirko che era rimasto impalato come un baccalà al suo fianco. Lei alzò lo sguardo e si ritrovò il viso di lui a pochi centimetri. Fu come una scintilla. Non si dissero niente, passò un attimo eterno e poi le labbra si incontrarono, e le mani si mossero, ed i corpi si abbracciarono e i pensieri scomparirono.

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Capitolo 10 Lara si svegliò cullata dal respiro di Mirko che dormiva ancora. Aprì gli occhi senza sollevare la testa appoggiata sul suo torace. Quel corpo asciutto e spigoloso era per lei il posto più comodo su cui stare. Era tanto che non si svegliava così riposata ed in pace con il mondo. Poi con delicatezza si staccò da lui e alzò la testa aggiustandosi un cuscino per appoggiarvela, quindi iniziò ad esplorare l’ambiente circostante. Dalle gelosie filtrava la luce di un mattino radioso che illuminava la penombra della stanza. Ecco qui l’ultima stanza della casa di Mirko che ancora non aveva conosciuto. Era anch’essa semplice e minimale. Nel centro si trovava il letto, una struttura in legno senza fronzoli, niente testiera ne fondo. Poi c’erano un grande specchio, un paio di cassettiere ed un armadio. Che piccolo, pensò, come faceva a tenerci tutto lì dentro? La sera prima non aveva prestato attenzione alla stanza, era stato tutto così rapido e travolgente che avrebbe potuto essere dovunque. Dopo il primo lunghissimo bacio si erano incamminati verso casa ma il tragitto era durato un tempo indefinibile, ogni pochi passi si fermavano per baciarsi ancora e poi ancora, come se a separarsi avessero paura che si rompesse l’incantesimo. Poi erano finiti nel lettone a fare l’amore, si erano addormentati così, nudi e felici, senza dirsi nulla che potesse rovinare la perfezione di quella notte. Si girò ad osservare Mirko. Dormiva sereno sulla schiena, sembrava non si fosse mosso dalla posizione in cui si erano addormentati. Studiò il suo corpo magro e slanciato, i capelli
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morbidamente appoggiati sul cuscino, la mano allungata verso di lei. Fece scorrere una mano sulla sua pelle, con dolcezza, non voleva svegliarlo. Era serena Lara quel mattino. A rovinare la beatitudine del momento giunse il pensiero che doveva andare in ufficio, che ora era? Tornò a guardarsi intorno, questa volta alla ricerca del telefono. Attorno al letto, sparsi per la stanza, c’erano i loro vestiti, la sua borsa era aperta su di una cassettiera, doveva essere lì il telefono ma prima che solo pensasse di alzarsi la voce assonnata di Mirko la sorprese. - Buongiorno principessa. Aveva aperto gli occhi e la guardava senza muoversi, l’espressione del volto era leggermente contrariata, come quella dei bambini appena svegli. Poi allungò una mano e le accarezzò i capelli. A questo punto sorrise, poi nascose la faccia nel petto di Lara tirandosela dolcemente a sé. Lara sentì un tuffo al cuore. Ebbe quasi paura di tanta felicità. - Io devo andare in ufficio. Mirko non disse nulla e continuò ad abbracciarla e baciarla dolcemente. - Volevo vedere che ora è … Mirko alzò un secondo lo sguardo dal corpo di lei e poi disse. - Sono le otto meno un quarto, a che ora devi essere in ufficio? Lara restò un attimo sorpresa, dove l’aveva vista l’ora? Poi rispose. - Posso arrivare entro le 9. - Hai il tempo di farti anche una doccia.
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Mirko la guardò sorridente, i capelli disordinati gli cascavano sulla fronte. - Ti preparo colazione intanto. Poi le accarezzò i capelli, le diede un bacio sulle labbra e se la strinse forte in modo che i loro corpi aderissero il più possibile. Restarono così qualche attimo, sospesi, quasi senza respirare. Poi, come se volesse recuperare un certo contegno, si alzò di scatto e si diresse deciso verso la porta. - Vado solo un secondo in bagno, poi è tutto tuo. E scomparve oltre la porta della camera. Riapparse poco dopo con i capelli leggermente bagnati e la faccia decisamente più sveglia. - Prego, sopra la lavatrice trovi degli asciugamani, usa pure tutti quelli che ti servono. Lara era rimasta nel letto, il lenzuolo tirato su a coprile parzialmente il corpo. Era leggermente stordita dall’improvvisa ed inattesa attività di Mirko. Lui infatti si stava vestendo mentre contemporaneamente apriva la finestra, metteva in ordine, spostava e riponeva oggetti vari. Ad un certo punto si accorse della perplessità di Lara, si fermò un attimo e si sedette sul letto di fianco a lei, la baciò sulla guancia e si giustificò - È che se no fai tardi. Dai, che ti vado a fare il caffè. Altro bacio e schizzò fuori dalla stanza abbottonandosi la camicia. Si ritrovarono in cucina più tardi, Lara si era rivestita ma aveva ancora un asciugamano arrotolato attorno ai capelli bagnati. Fu accolta da un buon odore di caffè. Sul tavolo c’erano due tazze fumanti, una zuccheriera, una caraffa di
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spremuta d’arancia appena fatta, delle fette biscottate ed un vasetto di marmellata. Due fette biscottate disposte su di un piattino erano già spalmate di marmellata ai frutti di bosco. - Scusami, non è un granché ma io di solito non faccio colazione. - Ma no, va benissimo, grazie. Rideva solare e le brillavano gli occhi di felicità. Non c’erano i Plum-cake ai fermenti lattici senza grassi aggiunti e con soli zuccheri vegetali della Bristom, né lo yogurt naturale Mayer al malto e neppure il fruttosio ipocalorico Inlinea eppure quella semplice colazione di una volta le sembrava la cosa più bella che qualcuno avesse mai fatto per lei. Si sedettero al tavolo ed iniziarono la colazione senza tante parole. Mirko mangiò una fetta biscottata e Lara l’altra, non ne aveva voglia ma le sembrava una mancanza di rispetto non accettare quel dono. Si scambiarono poche chiacchiere banali sul tempo e sulle abitudini mattutine, avevano paura di parlare di altro. Non si erano più toccati in cucina, come se rimettendosi i vestiti fossero rientrati nei personaggi di cui si erano spogliati il giorno prima. Bevvero il caffè e ormai il tempo era tiranno, Lara doveva andare, si alzò ed allora Mirko allungò una mano e dolcemente ma con decisione la tirò a se, Lara fece una mezza piroetta e si sedette di traverso sulle sue gambe, lui la cinse con un braccio, l’asciugamano si sciolse e cadde sul pavimento ed i capelli biondi ancora umidi caddero morbidamente sulle spalle. Si guardarono fissi negli occhi. - Torni?
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- Si. Rispose immediatamente, senza pensarci. - A che ora finisci di lavorare? - Alle sei. - Posso passare a prenderti? - No, devo passare da casa, ci vediamo per cena? - Certo, come vuoi. Si baciarono a lungo. - Dai, non voglio farti fare tardi. Le diede una pacca sulla chiappa casta ed affettuosa e la fece scendere, lei finì di prepararsi mentre lui sparecchiava. Si salutarono sul pianerottolo e si separarono. Era tardi, quindi Lara chiamò un taxi. Aveva gli stessi vestiti del giorno prima, non si era stirata i capelli e non aveva usato una dozzina di prodotti specifici per questa o quella parte del corpo che ovviamente Mirko non aveva. Insomma normalmente si sarebbe sentita una schifezza ed invece camminava a testa alta fiera e solare. La felicità che trasudava da tutti i pori la ammantava di una bellezza irresistibile. Al tassista, come la vide, andò di traverso la saliva e per poco non si strozzò ma Lara neanche se ne accorse. Normalmente non sarebbe uscita di casa in quelle condizioni, normalmente faceva molta attenzione agli sguardi della gente, normalmente fondava la sua sicurezza su tante piccole azioni e dettagli, normalmente consolidava o perdeva la fiducia in sé stessa sulla base delle reazioni della gente. Ma quello non era un giorno normale e Lara il mondo attorno neanche lo vedeva, nei suoi azzurrissimi occhi trasognati c’era solo Mirko, il suo corpo, i suoi baci, la sua
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casa, le sue espressioni. Scese dal taxi con il sorriso sulle labbra, il tassista si schiarì la voce prima di salutarla e ciononostante dalle labbra gli uscì un grottesco “Buona giornata” stonato. Prima di avviarsi verso l’ingresso della palazzina della Lakin si passò automaticamente una mano nei capelli e si accorse di non averli legati. Era uscita con i capelli ancora umidi e quindi li aveva lasciati sciolti poi se ne era dimenticata. Rise divertita di aver corso il grave rischio di infrangere una delle fondamentali norme aziendali. Le dipendenti con i capelli lunghi sono invitate a tenerli raccolti o legati in maniera ordinata e consona. Consona a che cosa poi? Se li tirò su alla bene e meglio ed entrò nella palazzina ancora sorridente. Mirko nel frattempo si era rispogliato e si era cacciato sotto la doccia. Era più o meno un quarto d’ora che lasciava scorrere l’acqua tiepida sulla pelle, senza insaponarsi né fare altro. Stava lì e pensava a quanto è strana alle volte la vita. Passiamo anni ad aspettare o rincorrere delle persone immaginarie e poi, quando e come meno te l’aspetti, ti piomba addosso una donna in tailleur bionda e con gli occhi azzurri. Lara ricambiò il saluto del portiere in divisa che la seguì con lo sguardo finché l’ascensore non la inghiottì. In ufficio Matilde era già immersa nello schermo del calcolatore. - Ciao Matilde. - Ciao Lara. - Tutto bene? - Lasciamo stare, di oggi ho già dovuto accompagnare mia madre ad una visita medica, la macchina è rotta, Massi è
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via per lavoro, quindi non può portarla dal meccanico, e per giunta devo anche consegnare l’exploratory report per la Brown & Dingle. Un inferno. Tu tutto bene? - Si. Se l’avesse vista in faccia non avrebbe avuto bisogno di chiederle nulla, ma le preoccupazioni che assillavano Matilde le formavano un muro attorno e non diede peso alla risposta prendendola come un atto dovuto e basta. Come ogni mattina Lara accese il calcolatore, ma diversamente dagli altri giorni lo fece con indifferenza. Scaricò la posta per abitudine senza nemmeno guardare chi le aveva scritto e senza provare nessun fastidio. Dopo il fattaccio con Giorgio, sul lavoro faceva fatica a concentrarsi, le sembrava tutto futile e le pesava passare le giornate. Anche quel giorno non aveva nessuna voglia di lavorare ma per motivi differenti. Non erano la noia e lo schifo che la frenavano ma la felicità. Si sentiva leggera quel mattino, appena si distraeva un attimo i pensieri le volavano via oltre il soffitto, verso un cielo azzurro da cui osservare una città bella e piena di verde, poi se ne rendeva conto ed a fatica riportava giù i suoi begli occhi azzurri sul monitor. Leggeva un messaggio lavorativo, si sforzava di capirne il senso, di assecondarne le richieste, ma era una lotta persa, inevitabilmente in breve tempo ritornava a volare fuori da quel grigio ufficio. Arrivò l’ora di pranzo senza che avesse concluso niente ma soprattutto senza il minimo senso di colpa. Si accorse che tanto l’azienda andava avanti lo stesso, anche senza il suo indispensabile contributo e che i compiti cruciali che fino al
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giorno prima le sembravano inderogabili e fondamentali erano in realtà inutili e rimandabili anche all’infinito. Non c’era praticamente nulla di necessario in ciò che faceva. Andò a pranzare con Matilde che aveva un diavolo per capello e non smetteva un attimo di lamentarsi delle sue sventure. Lara non la sentiva nemmeno, si godeva il sole caldo e lo spettacolo della città come non aveva mai fatto. Le sembrava quasi di essere in vacanza. Appena uscita dalla palazzina degli uffici della Lakin, senza neanche rendersene conto si era slegata i capelli. Arrivate davanti a CB Matilde si girò finalmente verso Lara per richiedere l’assenso ad entrare e vedendola con i capelli sciolti rimase interdetta. Lara stava pensando a cosa stesse facendo Mirko in quel momento e non si accorse né della richiesta né della perplessità della collega che la guardava come una bestia rara. - Entriamo? Lara tornò sulla terra e rispose di si senza avere neanche sentito la domanda e senza interessarsi del significato della risposta. Presero da mangiare. Matilde scelse una Quiche alle erbe di Provenza con formaggella di capra e asparagi selvatici, era un giorno difficile ed aveva bisogno di calorie, al diavolo la linea, magari si sarebbe concessa anche un dolce. Lara optò per il suo amato Sashimi di tonno e mentre lo gustava con calma pensò che Mirko ancora non lo sapeva che era uno dei suoi piatti preferiti, chissà se a lui piaceva la cucina giapponese. Sicuramente sì! Uno stravagante come lui. Magari sarebbero potuti andare già quella sera a mangiare il
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sushi, avrebbe potuto scrivergli un messaggio per sapere cosa ne pensava. Aveva passato la mattinata a ripetersi che non doveva scrivergli, era lui che doveva fare la prima mossa, sempre e comunque, però tutto sommato un messaggio cosa vuoi che sia? Matilde intanto aveva iniziato a sospettare qualcosa. Non era normale Lara, troppo con la testa tra le nuvole, troppo radiosa, troppo taciturna. Quasi si preoccupò e decise di indagare. Si ricordò che il giorno prima aveva notato la Paoletta Desideri col muso e pensò che forse Lara aveva rivisto Moscardini. - Ma il Marco l’hai più visto? Sono un paio di giorni che non si vede in ufficio. - Chi? - Moscardini. - Ah, boh. Non era lui. E allora chi poteva essere? Bonnet? Il Client Finder del quinto piano? L’altro giorno era passato per qualche faccenda e si era fermato a chiacchierare con Lara. Ma era uno sfigato, pochi capelli e basso profilo aziendale, non era certo il tipo per lei. Per Lara ci voleva un bell’uomo o un alto livello professionale. Lara intanto stava pensando se portare Mirko da Okiwasi oppure da Murya-Wan. Da Oki il pesce era più buono però Murya era tanto carino, ti fanno togliere le scarpe all’ingresso e hanno i tavolinetti bassi tradizionali giapponesi. Poi con tutti quei separé è un luogo molto più romantico. Matilde non ebbe il coraggio di chiedere di più, ma era
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ormai certa che qualcosa era cambiato nella sua collega. Che fosse addirittura qualcuno al di fuori dell’ufficio? Terminarono il pranzo e rientrarono in ufficio in silenzio, ciascuna presa dai rispettivi pensieri. Lara stava per cedere, decise che dopo essersi lavata i denti avrebbe scritto a Mirko per proporgli il Sushi, ma lui l’anticipò. Ciao sognatrice, che ne dici di una cenetta da me? Non me la cavo così male ai fornelli … male che vada c’è una pizza da asporto a due isolati da casa :-) Avrebbe detto di sì a qualunque cosa, anche un panino al bar della stazione. Rispose subito, anche se l’esperienza le insegnava che sarebbe stato meglio aspettare qualche decina di minuti. Il pomeriggio scivolò veloce pensando a come prepararsi per la serata. Cosa mettersi: un abito da sera da femme fatale con scarpa altissima e calze velate? O forse meglio uno stile più casual, Mirko era tutto fuorché un fighetto e magari preferiva così. Oppure poteva mettersi qualcosa di etnico, la giusta via di mezzo tra il sensuale e l’informale. Trucco deciso o acqua e sapone? E i capelli? Finalmente arrivarono le 18. Matilde era arrivata prima di lei in ufficio ma comunque la aspettò per uscire. Lara non stava più nella pelle e voleva solo schizzare a casa a prepararsi mentre Matilde la scrutava per cercare qualche indizio rivelatore. Stava quasi per chiederle cosa avrebbe fatto la sera ma Lara
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non le diede il tempo di farlo. Appena furono in strada non l’aveva ancora salutata che già l’aveva lasciata sola e perplessa sul marciapiede a vederla saltellare lontana in direzione della metropolitana. Optò per l’etnico, alternativo ma di classe senza rischi di volgarità. Camicia lunga con disegno fantasia in cotone indiano, pantalone e non gonna ma abbastanza fasciante da essere moderatamente sensuale. Scarpa con un filo di tacco e niente più, trucco leggero, i capelli legati alti. Passò da Bonmercier a prendere una bottiglia di un buon vino bianco fruttato e puntualissima si presentò alla porta di Mirko. La accolse con un sorriso smagliante che le fece tremare il cuore. Il vino finì in frigo e loro si accomodarono in sala per un aperitivo, timidi e sorpresi di ritrovarsi nuovamente loro due soli con gli occhi negli occhi. Neanche il tempo di due banalità imbarazzate che lui con dolcezza le passò una mano sulla nuca liberando i suoi morbidi capelli biondi. Restò un attimo trasognato ad osservare lo spettacolo dei suoi capelli biondi che cadevano morbidi sulle spalle, poi scattò il bacio. La camicia di cotone indiano di lei finì sulla poltrona in pelle consumata, seguita da quella carta da zucchero di lui, dai pantaloni di lei e dai jeans di lui. Fecero l’amore appassionatamente e l’intesa era già quella di una coppia. Fu solo molto dopo che cenarono vestiti sommariamente e Lara scoprì con sorpresa che Mirko era anche un buon cuoco, era una qualità che fino ad allora non aveva mai apprezzato in un uomo. Poi furono di nuovo baci e carezze ed il letto li catturò fino al giorno dopo.
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Capitolo 11 Alla terza notte a casa di Mirko Lara arrivò preparata: spazzolino, trucchi, creme assortite, il cambio per il giorno dopo. L’unica cosa che non si portò fu una vestaglia per dormire, preferì tenersi la maglietta che Mirko le aveva offerto la seconda volta che dormì da lui. Era vecchia e consumata, gialla con una scritta improponibile che doveva essere il nome di qualche gruppo punk o giù di lì, ma Lara l’aveva ormai adottata. Al quarto giorno si rese conto che Matilde stava mangiando la foglia e in ufficio le ronzava continuamente attorno con fare investigativo, inoltre, scesa dalle nuvole della prima ora, le venne voglia di condividere con qualcuno la sua grande novità. Così come Matilde non aveva saputo chiederle niente per tre lunghissimi giorni adesso Lara non sapeva bene come introdurre l’argomento. Ma il convergente desiderio di confidenze di due donne è più forte di ogni imbarazzo e non ci volle molto per arrivare al punto. - Sai che c’è una novità? Matilde sgranò gli occhi e si girò prontamente, non aspettava altro da tre giorni, poi si ricompose e si finse sorpresa. - Che cosa? - Mi vedo con uno. - Ma dai! Che bello! E chi è? - Non lo conosci. - Beh, meno male. Fece un risolino sarcastico, poi continuò. - E chi è? Dai dimmi.
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Lara si era lasciata portare esattamente dove voleva arrivare ma esitò ancora un attimo. Respirò profondamente, alzò gli occhi al cielo e poi attaccò. - Si chiama Mirko. - E chi è? Dimmi, Cosa fa? - Lavora all’Università. - Accidenti Lara, un professore? Si immaginò un tizio dai capelli grigi con la barba curata ed un vestito di velluto. - Veramente è un ricercatore … - Uno scienziato! - Uno storico. - Uno storico? Matilde fece una faccia per metà interrogativa e per metà schifata. Poi tornò a sorridere entusiasta, non c’è niente di più bello di un’amica che ti racconta una nuova storia d’amore, è quasi meglio che innamorarsi in prima persona. In più era sinceramente felice per Lara, quella di Giorgio era stata una vera carognata, c’era rimasta male lei, figuriamoci Lara. Nell’ultimo periodo era stato un compito penoso stare vicino a Lara e adesso vederla tornare a sorridere era una liberazione. - E com’è? Com’è? - È affascinante, molto intelligente, fa dei discorsi molto belli. Mi piace un sacco il fatto che è diverso da tutti, è stranissimo per certi versi. - Ma è bello? - È bellissimo. È un tipo alternativo, ha i capelli sempre un po’ scompigliati, veste casual, jeans e scarpe da
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ginnastica, e gli occhi sono sempre altrove. Quando mi guarda mi sciolgo. Non avrei mai pensato di innamorami di uno così … così poco … fighetto. - Che bello! Ma come lo hai conosciuto uno così? Lara esitò, quasi si vergognò. Non ci aveva più pensato in quei giorni a come tutto era cominciato. - È un paziente. Lo disse a mezza voce. - Un paziente? Cavolo che fortuna! E tu come lo hai conosciuto. - Beh, è una pecora nera, l’ho intervistato. - Una pecora nera? Ci credo che è un tipo strano. - Dovresti vedere che casa che ha. - E te lo sei sedotto durante l’intervista? Matilde fece uno sguardo malizioso divertendosi ad immaginare la scena con la morbosità tipica dei tranquilli perbenisti. - Ma no scema. Lara rise e arrossì al tempo stesso. - L’ho incontrato per caso per strada. Buffo non trovi? Si fece seria e gli occhi andarono fuori fuoco guardando oltre Matilde, l’ufficio e tutto il palazzo. - Il giorno in cui ho scoperto che Giorgio mi aveva tradita. Proprio buffo non trovi? Lui è stato gentilissimo. Io ero fuori di me, una pazza scatenata, e lui mi ha invitata a bere un tè. Matilde la ascoltava in silenzio senza più interrompere. - Poi c’è stata la restituzione e lì è scattato qualcosa. Tornò a sorridere e a guardare Matilde che ricambiò il
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sorriso. - Sono proprio contenta per te. - Grazie. - Non ti meritavi quello che ti è successo, forse il destino era in debito con te e ora ti sta ripagando. Si abbracciarono e a Lara scappò una mezza lacrima. Non aveva mai considerato così amica Matilde, tanto diversa da lei eppure l’unica in tutta la Lakin che avesse provato un mezzo sentimento genuino nei suoi confronti. La vita tornava a sorridere a Lara, il primo fine settimana insieme lei e Mirko lo passarono chiusi in casa tra il letto e la cucina, nelle pause si raccontavano a vicenda. Principalmente parlava lei mentre Mirko la ascoltava con gli occhi sgranati facendo di tanto in tanto qualche domanda. Il ritmo dei racconti di Lara era scandito dai suoi amori, in particolare due. Quello cattivo di Giorgio dell’epoca Lakin e quello buono di Stefano dell’età dell’oro di quando era studentessa. - Stefano era un tipo come te, alternativo, fino all’eccesso. Era fissato con l’anarchia e l’opposizione al sistema. Però era un sognatore, come te. Mirko aveva increspato le labbra su questa affermazione, ma Lara era troppo presa dai suoi discorsi per accorgersene. Non gli piaceva essere paragonato ad altri, avrebbe voluto essere semplicemente sé stesso, degno di essere ricordato per questo e non in associazione a qualcun altro. Gli balenò il pensiero che forse ad uno dei prossimi amori Lara avrebbe detto “sai mi ricordi un sacco Mirko!”. Che beffa! Aver dignità di unicità solo dopo essere passati.
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- Non l’ho mai più sentito. Chissà cosa fa adesso. E pensare che ero tanto innamorata, quando mi ha lasciato ne feci una malattia, non mangiavo più, sono dimagrita un sacco. - E prima di Giorgio con chi stavi? - Con uno, niente di importante. - L’hai lasciato tu? Lara esitò un attimo prima di rispondere. - Si. - Perché? - Le cose non andavano bene. Mirko la guardò con fare interrogativo, come in attesa di qualche spiegazione ulteriore che però non arrivò. Strano, pensò, le aveva fatto una testa così con gli altri amori e su questo glissava così velocemente. - Ma, in che senso? - Non ero felice, non sapevo perché ma ero sempre triste. In più era il periodo che ero appena stata assunta alla Lakin … - E poi è arrivato Giorgio. - Si. Mirko capì e non fece altre domande. Però rimase deluso, non era diversa da tante altre, neanche questa volta aveva trovato l’essere perfetto. Ma fu solo un attimo, poi scacciò i pensieri tristi dalla testa, intervenne il servomeccanismo che ci fa sempre quadrare i conti. Si girò verso Lara, la vide così bella con la sua vecchia maglietta gialla che le andava grande a tal punto da farle da mini abito. Decise che avevano parlato abbastanza, la tirò a sé e la baciò.
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Anche sul lavoro le cose migliorarono. Pian piano Lara ritrovò motivazioni in quello che faceva, non aveva più lo stesso entusiasmo dei primi tempi ma era tornata a produrre con decisione. Dopo la prima settimana di infatuazione non passò più il tempo a pensare a Mirko durante l’orario di lavoro, anzi tornò concentrata sugli obbiettivi come non lo era ormai da tempo. Voleva dimostrare a tutto il mondo che ce la faceva anche senza Giorgio. Nei primi giorni di passione una volta Mirko le aveva chiesto timidamente perché non cambiava lavoro, visto che ne parlava così male. Lei aveva sbarrato gli occhi dicendo “E cosa faccio?”. Un lampo di panico era balenato nei suoi occhi blu, poi alle obiezioni di Mirko che le diceva che era giovane e intelligente e di possibilità ne aveva quante voleva aveva tagliato corto con un “poi ci penserò” ed un bacio che chiuse tutte le discussioni e allontanò i pensieri. Dopo una settimana del lavoro non ne parlava più, dopo tre ricominciò a parlarne con entusiasmo raccontando a Mirko i suoi successi e la grandezza della Lakin Marketing Services. Mirko ogni tanto protestava ma Lara rifiutava la discussione con dei “tu non sai”, “tu non capisci”, “un giorno poi ti spiego”. Ormai viveva praticamente a casa di Mirko, la vecchia casa per Lara era un posto fastidioso, per quanto avesse buttato, spostato e riorganizzato le ricordava in continuazione una vita che voleva dimenticare. Aveva anche provato a portarci Mirko per vedere se riusciva a sovrapporre nuovi ricordi ai vecchi ma l’esperimento non era stato soddisfacente. Mirko da parte sua non aveva niente in contrario a starsene a casa
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sua, anzi apprezzava la comodità di giocare in casa dove regole ed usanze erano state stabilite da lui solo e si limitava con una scusa o con l’altra a forzare qualche notte separati per non perdere del tutto i suoi spazi individuali. Andavano al cinema, a cena nei ristorantini, a fare shopping, Mirko non diceva mai di no ad ogni proposta di Lara, al limite diceva “beh non è proprio quello che faccio si solito”, ma poi la guardava trasognato e la seguiva felice. Poi dopo tre o quattro giorni di mondo di Lara si prendeva un giorno di libertà per tornare a fare la sua vita decisamente più notturna fatta di amici e locali. Aveva provato a coinvolgere Lara nel suo mondo ma con sorrisi ed ammiccamenti lei era riuscita a ritirarsi sempre, del resto lei che faceva un lavoro importante la sera era sempre stanca. Dopo qualche tentativo Mirko ci aveva rinunciato ed aveva iniziato a contrattare dei giorni liberi. Si concessero anche un fine settimana lungo modello piccola luna di miele. Lì Mirko si era imposto. Lara avrebbe voluto organizzare come suo solito prendendo un volo in offerta imperdibile con qualche grossa compagnia aerea che le desse dei punti fedeltà e prenotando in anticipo ogni singola notte in qualche bed & breakfast carino su InternationalHotels. Come destinazione avrebbe scelto sulla base delle destinazioni in voga in cui non si può non andare perché ci vanno tutti. Lui invece scovò un volo di una sconosciuta compagnia low cost per Porto. - Cosa ci andiamo a fare a Porto? Aveva protestato Lara, che al momento non era neanche così sicura che Porto si trovasse in Portogallo.
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- Non possiamo andare a Parigi o a New York? Al limite a Praga … no a Praga no. Ma lui era stato inamovibile ed aveva chiuso la discussione con un lapidario. - Andiamo a vedere com’è. Poi le disse di non preoccuparsi che avrebbe pensato a tutto lui. Lei non ebbe la forza di replicare alla sua gentile fermezza, anche se partire senza avere già prenotato un posto per dormire la riempiva di angoscia, già si vedeva a dormire in stazione in mezzo a barboni e tossicodipendenti. In realtà andò tutto a meraviglia, trovarono un minuscolo affittacamere nel pieno della Ribera, la città vecchia di Porto. Erano all’ultimo piano di un delizioso edificio ottocentesco, per arrivarci si salivano delle strette scale di legno che davano l’impressione di essere nella casa dei sette nani. Sembrava di stare in un negozio di antiquariato e dal minuscolo balcone si godeva di una vista meravigliosa sul fiume e sulle distillerie dell’altra sponda. Anche la città fu una sorpresa per Lara ed il fatto che in ufficio nessuno ci fosse mai stato la riempì d’orgoglio. Mirko si godette la sua piccola rivincita nel vedere la gioia e la sorpresa negli occhi di Lara anche se provò un certo fastidio a dover battagliare tante scelte che poi si rivelavano puntualmente azzeccate per entrambi. Si era dovuto imporre sulla destinazione, ed alla fine Lara ne fu entusiasta. Si era dovuto imporre sull’alloggiamento, che non avrebbero mai trovato in internet senza prima arrivare sul posto a farsi un’idea di persona, e Lara se ne innamorò. Anche sulla scelta dei ristoranti un paio di volte dovette impuntarsi per
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entrare in posti che Lara considerava troppo poco appariscenti o che non essendo citati nelle guide turistiche non voleva considerare, e puntualmente poi lei si sorprendeva come una bambina delle cose che scopriva. Da un lato Mirko si gustava il suo stupore infantile ma dall’altro avrebbe gradito più di fiducia nei suoi confronti. Piuttosto che godersi la possibilità di dirle “Visto? Te l’avevo detto” avrebbe preferito qualche volta che lei si fidasse e basta, magari dovendo poi riconoscere di avere sbagliato. In breve tempo per Lara era tornato tutto a posto, insieme a Mirko aveva ritrovato la sua tranquillità e con essa la sua determinazione. Il fatto di non avere più la protezione di Giorgio al lavoro la teneva un po’ sulla corda ma al tempo stesso la motivava molto. Per la prima volta poteva dimostrare quanto valeva davvero, e Giorgio lo avrebbe saputo e questo la motivava ancora di più. L’unico neo da risolvere era la casa ma con calma avrebbe pensato anche a quella. Magari avrebbero potuto prenderne una insieme a Mirko. Un po’ la pativa infatti casa di Mirko, perché si sentiva ospite e non padrona. Tutti quegli spazi vuoti, quell’arredamento minimale, da un lato la affascinavano ma dall’altro le davano un senso di angoscia. Avrebbe voluto riempirla di cose, appendere foto alle pareti, comprare mobili, accessori, luci di tendenza, ma non si osava, almeno per adesso. Una cosa alla volta, ora c’era il lavoro che era più importante.

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Capitolo 12 Una mattina Matilde entrò in ufficio tutta trafelata ed iniziò a ronzare attorno a Lara. Lei non le diede retta, stava esaminando il future market projection della Simmons e cercava di concentrarsi, era un incarico di grande responsabilità ed il fatto che Mantegazzi l’avesse affidato proprio a lei era motivo di grande orgoglio. Matilde però continuava a distrarla in tutti i modi, Lara aveva capito subito che voleva dirle qualcosa ed alla fine decise di cedere, avrebbe perso meno tempo standola a sentire, così poi avrebbe potuto dedicarsi in pace alle sue importanti responsabilità. - Cosa c’è Matilde? La collega la guardò indispettita dalla brutalità della domanda, poi iniziò felice il suo racconto. - Sono stata a prendere un caffè con la Luisella … Lara la guardò con aria seccata. Matilde interpretò lo sguardo come un’espressione di dubbio e precisò. - La segretaria di Mantegazzi. - Si, si lo so chi è la Luisella, e allora? - Beh, lei è sempre bene informata, sai lavorando per Mantegazzi le passano sotto gli occhi tante di quelle comunicazioni … per non parlare di quello che sente e degli sfoghi del capo. - Si ho capito e quindi? - Mi diceva che in questi giorni in centrale c’è aria di bufera. Lara stava spazientendosi, il future market projection della
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Simmons la attendeva e lei doveva sorbirsi il gossip aziendale di quella scema della Luisella e di quell’oca di Matilde. - Sai Mantegazzi è stato là proprio per il Leader meeting dell’area Europa 2. Lara cercò tutto l’autocontrollo di cui era capace per non essere scortese, Matilde in fondo era stata molto carina con lei nell’ultimo periodo, però non aveva nessuna voglia di seguirla nei suoi pettegolezzi da portineria. - Senti Matilde vieni al dunque che ho da fare un lavoro importante. - Sembra che per Giorgio si metta male. Buttò lì l’affermazione e poi rimase in silenzio. Lara ci mise un attimo a fare due più due. Poi cambiò immediatamente attitudine verso la discussione, adesso del future market projection della Simmons non le fregava più niente, voleva saperne di più ed invece Matilde si vendicava della sua scortesia rimanendo in silenzio. - In che senso? - Sembra che Mantegazzi non gliel’abbia fatto passare liscio il casino che ha piantato su da noi. - E quindi? - E quindi le voci circolano ed il direttivo gli si è messo contro. Lara continuava a guardare Matilde con gli occhi sgranati, come dire vai avanti, continua. Era felice di quello che sentiva, qualunque cosa negativa fosse successa a Giorgio era il segno dell’esistenza di una giustizia divina. - E allora è saltato il passaggio al direttivo europeo, dice
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la Luisella che fino a pochi mesi fa Mantegazzi lo dava per scontato. Lara iniziò a sorridere con la cattiveria di un bambino offeso. - E c’è di più. Giorgio si è anche perso un grosso cliente in sto periodo, i Landis Investments mi pare. Automaticamente Lara ricercò in memoria la scheda cliente: Landis Investments servizi finanziari per utenza non professionale, dal microcredito ai grandi finanziamenti. Avevano anche il settore assicurativo e pensionistico, sì, proprio un gran bel cliente, effettivamente perderlo era un fatto grave. - Somma una cosa all’altra sembra che alla fine le voci siano arrivate alle orecchie del grande capo, e così si è mosso il National resources coordinator. - E cosa ha deciso? - Qui viene il bello. Sembra che lo manderanno a dirigere la terza filiale! - La terza? Ma è come spedirlo in Siberia. Adesso rideva di gusto Lara, che soddisfazione. - E non è tutto! La Tarantini la lasciano in centrale al central administration centre. Poveri piccioncini! Li separano. Povera puttana, hai puntato sul cavallo perdente. Lara era al settimo cielo. - Laretta mia, un po’ di giustizia c’è ancora a questo mondo. - Si. Si abbracciarono ridendo.
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- Beh in fondo non si sta male alla terza. Ah ah ah! - Si, molto meglio che al direttivo europeo. Ah ah ah! - Gli va anche bene che la Tarantini sia lontana, così può cercarsi con tranquillità la prossima concubina. Quest’ultima battuta le lasciò l’amaro in bocca. Era felice di tutto quello che aveva appena saputo ma si rese conto che per quanto bella fosse questa nemesi del destino e per quanto avesse desiderato ogni male per Giorgio tutto questo comunque non cancellava lo schifo che le aveva lasciato. Tornò a occuparsi del future market projection della Simmons con rinnovato impegno, mentre Giorgio si sputtanava lei avrebbe fatto vedere al mondo chi era che valeva dei due. Non andò nemmeno a mangiare per non interrompere il lavoro. Per metà pomeriggio aveva finito, aveva prodotto il report, gli elenchi di critical investments area, i possible expansions e le simulazioni di profitto. Inviò tutto a Mantegazzi soddisfatta. Poi tirò finalmente il fiato e ripensò a Giorgio, credeva di scaricare lei e decollare per chissà dove. Vai, vai, divertiti con la tua nuova vita, te la sei costruita tu. Fu richiamata bruscamente giù dai suoi pensieri dal suono del telefono. Trasalì, si ricompose e rispose. - Si? - Savelli? Mantegazzi. - Salve Mantegazzi. - Può venire un momento da me? Adesso. - Certo. Arrivo subito. Si aggiustò la camicetta e si mise la giacca, il cuore aveva accelerato le pulsazioni, controllò lo stato dei capelli e si
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avviò nel corridoio. Una sensazione di ansia le opprimeva il petto, era tanto che non si sentiva così. Cosa poteva aver sbagliato? Si era forse dimenticata qualcosa? Eppure ci aveva dato dentro per tutta la mattinata e con grande attenzione. Aveva paura di scoprire che anche lei non valeva niente. Salì per le scale per scaricare la tensione, si fermò davanti alla porta dell’ufficio di Mantegazzi, si schiarì la voce, fece un bel respiro e bussò. - Avanti. Sentì la voce di Mantegazzi al di là della porta, abbassò con delicatezza la maniglia ed entrò. Il capo era seduto alla scrivania di cristallo e stava firmando dei fogli che le aveva sporto la Luisella che stava in piedi al suo fianco. - È permesso? Salve. Fece timidamente Lara facendo capolino dalla porta. - Prego Savelli si accomodi che finisco subito. - Salve dottoressa Savelli. Fece eco la Luisella accompagnando la frase con un sorriso di circostanza. Lara si sedette su di una sedia ergonomica di lucido alluminio e pelle nera. Mantegazzi firmò ancora un paio di fogli poi bofonchiò qualcosa di incomprensibile alla Luisella che prese i fogli li sistemò bene e si staccò dalla scrivania. - Allora io vado ingegnere intanto chiamo Righetti e poi le dico. - Si, si, la chiamo poi io non si preoccupi. La Luisella salutò e si ritirò. Lara non era per nulla comoda sulla sedia di design del valore di un mese di stipendio di un operaio appositamente
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studiata per la migliore postura defaticante che ottimizza le prestazioni intellettuali del manager. Mantegazzi fece ancora due o tre cose come se Lara non ci fosse e questo fece aumentare ulteriormente la tensione di Lara. Quando finalmente alzò lo sguardo dalla scrivania e la fissò dritta negli occhi Lara era tesa come una corda di violino. Aspettò ancora un attimo eterno a parlare. La guardava con i suoi occhi grigi che sembravano due biglie di acciaio, a Lara gelò il sangue nelle vene. - Savelli, ho visto il report sul future market projection della Simmons. Lasciò la frase in sospeso mentre Lara dentro di sé chiedeva la pietà di un colpo di grazia che facesse finire tutto. Ma Mantegazzi era abituato a lasciare i discorsi in sospeso per vedere come reagiva l’interlocutore, abitudine di chi sa che la parola non gliela toglie nessuno finché non la cede lui. - Complimenti. Lara rischiò di svenire, la tensione era arrivata al culmine, ormai si aspettava la mazzata ed invece quest’inatteso apprezzamento le fece crollare di colpo tutta l’agitazione ed insieme le forze. - Bel lavoro, gli elenchi di investments sono molto puntuali e le possible expansions interessanti, alcune quasi azzardate ma l’analisi è convincente e supporta l’ action standard indicata. Sono molto soddisfatto. Lara faceva fatica a seguirlo nel discorso, esteriormente aveva assunto un’espressione attenta che sembrava quasi una paresi ma dentro era un turbinio di emozioni. Era soddisfatto di lei, questo l’aveva capito, il resto era portato via dal
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carnevale di Rio che le si srotolava dal cuore. - È da un po’ che la sto tenendo d’occhio Savelli. Sta lavorando bene per l’azienda e credo che meriti incarichi di maggiore responsabilità. - Grazie. Fece timidamente Lara ma Mantegazzi non se ne accorse nemmeno, era abituato ai ringraziamenti dei sottoposti e non ci faceva più caso. - Ho consultato la sua scheda Savelli. Un brivido corse nuovamente lungo la schiena di Lara. - Sono più di due anni che fa parte della famiglia Lakin e si è sempre comportata bene. Il carnevale riprese la sfilata. - Credo che sia ora di aumentare il suo livello di operatività aziendale. Le stava proponendo una promozione. - Le sue competenze ed abilità sono sprecate nel ruolo di Customers monitoring manager junior, per il bene dell’azienda vorrei proporre al direttivo la sua riallocazione nel ruolo di Market monitoring manager. Market monitoring manager, Lara si ripeté le parole nella testa per cercare di darle materialità. Quel pidocchioso di Giorgio in due anni non era riuscito nemmeno a toglierle il junior e adesso lei da sola si guadagnava un ruolo ancora superiore. - Naturalmente questo vorrà dire per lei un grado di responsabilità più elevato, dovrà supervisionare tutto il territorio nazionale e parte di quello continentale mediante un lavoro congiunto con i Monitors nazionali
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ed europei. Questo comporterà per lei una maggiore mobilità, ovviamente il grado le garantirà la business class in aereo e le cinque stelle in albergo. Cavolo! Finora aveva avuto diritto alla business solo nelle rare trasferte intercontinentali ed in albergo doveva accontentarsi delle quattro stelle. - Cosa ne dice Savelli, le interessa questa nuova collocazione aziendale? Lara quasi non riuscì a far uscire la voce dalla gola, si sforzò e riuscì a rispondere. - Certo, ne sono molto onorata. - Molto bene. Mantegazzi ripartì subito spedito appena Lara parlò, in realtà la sua era una domanda retorica non aveva certo bisogno di sentire la risposta. - Complimenti ancora Savelli, lei accede ad un incarico di grande prestigio, continui così, l’azienda ha grandi progetti per lei. Si alzò in piedi tendendo la mano, Lara fece lo stesso. Tenendo stretta la mano di Lara Mantegazzi aggiunse: - Domani si rechi da Franti dell’ufficio amministrazione materiale umano che le farà firmare il nuovo contratto e le spiegherà i dettagli tecnici dell’inquadramento. Martedì prossimo invece c’è la riunione del direttivo locale, la presenterò alla squadra e le indicherò le prime mansioni da svolgere. - Non mancherò. - Bene, arrivederci Savelli, e buon lavoro. - Arrivederci ingegnere, buon lavoro.
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Uscì dignitosamente dall’ufficio del capo, richiuse la porta, fece ancora due passi e poi si portò le mani alle guance ed esplose tutta la sua gioia mista a tensione accumulata. Rise da sola come una pazza che quasi le vennero le lacrime. Corse giù in ufficio a dirlo a Matilde che la abbracciò complimentandosi non senza una punta di invidia. Che giornata! A questo punto Lara non aveva più energie da dare alla causa della Lakin. Pensò di chiamare Mirko per raccontargli la sua giornata perfetta ma poi preferì fargli una sorpresa, dovevano festeggiare, sarebbe passata a prenderlo e se lo sarebbe portato a mangiare fuori in qualche bel ristorantino. Iniziò a contare i minuti per uscire, non stava più nella pelle, decise che per festeggiare ci stava anche un po’ di shopping, avrebbe comprato qualcosa di bello per Mirko. Come le piaceva comprare abiti, e non solo per lei, anzi, quasi le piaceva di più comprare abiti maschili. Così quella sera Mirko non si sarebbe messo i suoi soliti jeans consumati e fuori moda e le sue camicie larghe, per quella sera le avrebbe preso qualcosa lei, era ora di svecchiare il suo look. Oggi doveva essere tutto perfetto. Finalmente arrivò l’ora di uscire, e Lara si fiondò da SamuelSax. Per prima cosa un paio di pantaloni, scelse i più di tendenza possibile, il taglio delle tasche era esattamente quello del momento, per non parlare del colore scolorito ad arte. Prima di sceglierli ovviamente si fece tirare fuori mezzo negozio. Poi passò al reparto camice, qui riuscì a fare di peggio. Arrivò a far provare le camicie al commesso, un ragazzotto con i capelli tagliati come i protagonisti delle serie televisive di ultima uscita che ovviamente, nonostante
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un po’ di imbarazzo, non seppe dire di no. Il cliente ha sempre ragione, specialmente se donna. Non per cavalleria ma perché gli studi di marketing dimostrano in maniera lampante che le donne spendono mediamente il venti per cento in più degli uomini, con punte del cinquanta in settori merceologici come l’abbigliamento. Alla nona camicia decise che era quella giusta per Mirko, fece una stima della taglia giusta valutando che andava larga al commesso che era più basso di Mirko e quindi a lui sarebbe andata benissimo. Ovviamente non poté andarsene senza fare un salto al reparto donna dove si limitò a comprare un paio di accessori. Poi estrasse la carta di credito dal mazzo delle tessere magnetiche, pagò ed uscì felice e soddisfatta. Passò da casa, si fece bella, si vestì di tutto punto e chiamò un taxi per andare direttamente da Mirko. Aveva potuto fare tutto con estrema calma, tanto Mirko non l’aveva chiamata, lui il telefono quasi non lo usava, si erano detti ci sentiamo all’ora di cena e così avrebbe fatto, poteva fargli la sorpresa di arrivare direttamente da lui senza dover inventare nessuna scusa. Quando arrivò sotto casa di Mirko il sole basso all’orizzonte disegnava delle belle ombre lunghe, respirò profondamente per gustare in bocca il sapore di quella grande giornata. Vide in lontananza arrivare la signora del terzo piano e decise di aspettarla per entrare nel portone senza suonare in modo da piombare direttamente alla porta di Mirko. Salì con l’ascensore approfittandone per darsi un’ultima controllata nello specchio, era raggiante. Arrivò davanti alla porta di
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Mirko e suono il campanello.

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Capitolo 13 Mirko stava caricando la lavatrice quando sentì il campanello. Chi poteva essere? Pensò di non rispondere ma lo stereo suonava e da fuori sicuramente si sentiva la musica dietro la porta. Si staccò di malavoglia dalla sua occupazione ed andò ad aprire. - Sorpresa! Comparve Lara con un sorriso smagliante. Era uno schianto. I capelli biondi legati le ricadevano a ciocche sulle spalle e sul viso in maniera apparentemente disordinata, gli occhi velati di trucco leggero rilucevano più del solito mentre un vestitino corto avvolgeva delicatamente il suo agile corpo mettendo discretamente in vista le sue giuste curve. Entrò decisa baciando Mirko che sorpreso non apprezzò il bel gesto. Lei era vestita da sera mentre lui era scalzo con un paio di jeans consumati e una maglietta vecchia e lisa. Lara non si rese conto del leggero fastidio di Mirko e lo travolse con il suo entusiasmo mentre lui non seppe dire niente di meglio di un “non ti aspettavo”. - Stasera si festeggia! Mirko non capiva e stava pensando che doveva finire di caricare la lavatrice. - Guarda qua. Lara protese una grande busta di SamuelSax che inizialmente Mirko non aveva visto. Gliela mise praticamente in mano mentre lui la guardava inebetito senza fare niente. - Stasera ci si fa belli!
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Mirko rimase perplesso. Lara lo prese per mano e lo condusse in camera davanti allo specchio. - Dai su, guarda cos’è. Mirko con indolenza tirò fuori il contenuto della busta mentre Lara sprizzava gioia da tutti i pori. Uscirono una camicia da fighetto ed un paio di jeans con tutte quelle tasche illogiche che vanno tanto di moda. Restò imbambolato con quegli indumenti estranei in mano. Lara prese la camicia e la stese perché si vedesse bene, quasi come se gliela dovesse vendere. - Bella eh? È ora di svecchiare il tuo look! Dai provala, su! Sfilò la vecchia maglietta di Mirko mentre lui la lasciava fare con passività. Sbottonò la camicia e la porse a Mirko che se la mise addosso lasciandola aperta. - E adesso i pantaloni. E già gli stava tirando giù i jeans consumati. Alla fine Mirko fu rivestito e messo davanti allo specchio. - Allora? Mirko seguitava a non essere convinto ma fece uno sforzo per accontentarla. - Bello. Non era per niente convinto né convincente ma a Lara non interessava, era felice e se lo giostrava soddisfatta aggiustandogli i vestiti, girandolo e rigirandolo davanti allo specchio e accarezzandogli i capelli. - Cosa è successo Lara? - Oggi è un gran giorno, dobbiamo festeggiare. Lo strinse e lo baciò appassionatamente. Questo era ciò che
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Mirko aveva sempre desiderato da una donna ma non riusciva ad apprezzare il momento. C’era qualcosa che lo inquietava e reagì freddamente ritirandosi dopo poco dalle effusioni di Lara. - Che succede? Mi vuoi spiegare qualcosa? - Va bene, va bene, curiosone. Fece Lara fintamente seccata. Mise a sedere Mirko sul letto, gli passò una mano nei capelli ed iniziò il suo racconto. - Oggi il grande capo Mantegazzi mi ha chiamata in ufficio. Lasciò la frase in sospeso per creare un po’ di suspense. - Ha detto che è molto soddisfatto del mio operato … Altra pausa. - E poi mi ha proposto una promozione! Ed esplose in una sorriso travolgente buttando le braccia al collo di Mirko. Lui la abbracciò per dovere ma il suo umore volse ancora più al grigio. Non apprezzava il lavoro di Lara ed un ulteriore avanzamento di carriera non poteva renderlo felice. - Mi ha proposta per una posizione di Market monitoring manager! Vuol dire lavorare non più sui singoli consumatori ma su interi mercati! Si tratta di stabilire le strategie di azione di livello uno nel breve e medio periodo, ti rendi conto? Mirko si rendeva conto, anche troppo bene, ma questo non gli procurava la reazione entusiastica che si aspettava Lara. Lei però non se ne accorgeva tanto era presa dal suo trionfo. - Mi cambieranno il telefono con l’ultimo Sfinx! Se vuoi il My-phone te lo do, tanto non me lo chiedono indietro,
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così fai fuori il tuo telefono preistorico. E poi mi faranno viaggiare solo in Business e cinque stelle! Che figo. A Mirko stava venendo la nausea. - E non è tutto. Lara fece un'altra pausa enfatica sfoggiando un sorriso malizioso. - Stanno silurando quello stronzo di Giorgio. Guardò entusiasta Mirko cercando complicità che non trovò. - Lo scaricano, lo mandano a dirigere la terza. È come se lo mandassero in esilio, ah ah. E a me invece mi promuovono, che soddisfazione. Mirko avrebbe voluto andarsene in bagno a finire di caricare la lavatrice, non capiva bene perché fosse così di pessimo umore, certo era che non gli piacevano quegli stracci firmati che aveva addosso, certo era che non apprezzava il lavoro di Lara e vederla così entusiasta e sempre più vincolata ad esso lo rattristava, certo era che per quanto non fosse una persona gelosa era stufo di sentire parlare di Giorgio quando lui non aveva mai potuto dire, ne gli era stata chiesta, mezza parola su qualche sua storia precedente. - Pensa che giornata! Non è fantastico? - Sono felice per te. Non era una bugia, saperla felice gli faceva piacere ma al tempo stesso sapere di cosa lei era felice lo rattristava profondamente. Lara gli saltò in braccio e se lo baciò appassionatamente, lui non si negò ma adesso Lara si accorse della sua freddezza. - Cosa c’è amore? Stasera si festeggia! Andiamo a cena da Martin Perrier e poi …
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E fece uno sguardo malizioso che lasciava intendere tutto quello che un uomo poteva desiderare. Per un attimo Mirko pensò di fregarsene di tutti i dubbi e le paranoie ed approfittare della generosità di questa splendida donna che le stava seduta sulle ginocchia. Era difficile resistere a Lara quella sera, ed era tutta per lui, gli sarebbe bastato un sorriso un abbraccio ed un paio di bicchieri. Ciononostante Mirko non riuscì a spegnere la parte critica del cervello e di nuovo reagì in maniera poco convinta. - Si, bello. - Ma che hai Mirko? Non ti piace la camicia? O i pantaloni? Si staccò da lui per osservarlo meglio. - Guarda che stai benissimo, è ora di cambiare look, dai! - Si, forse è che non mi piace la camicia. - Bah, per me stai benissimo, comunque si può cambiare. - E forse anche i pantaloni non mi piacciono. Lara guardava lui che si guardava nello specchio con espressione imbronciata. - Anzi adesso che ci penso bene mi fanno proprio cagare. Lara fece una smorfia, fu sorpresa da quello sbuffo così acido, rovinava il quadro della sua giornata perfetta. - Se non ti piacciono li cambiamo non ti scaldare, non capisco cosa ci sia di tanto grave. - Già, non capisci … - Per una volta che mi va bene qualcosa devi subito esserne geloso. Adesso Lara si era indispettita. - Geloso? Non sono geloso ma permettimi di non essere
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entusiasta. Anche il tono di Mirko era cambiato. - Ah, non sei entusiasta? Ma che bello, finalmente dopo un periodo di merda io raggiungo un grande traguardo professionale ed il mio ragazzo ha la luna storta. Bravo, bell’egoista che sei, cosa c’hai? - Egoista? - Si, egoista, lo sai che ci tengo al lavoro ed oggi dovresti essere felice con me e non rovinarmi la giornata. - Il tuo lavoro? Ma se due mesi fa ti faceva schifo il tuo lavoro. - Non è vero. - Non è vero? Gli animi si stavano scaldando e le voci si alzavano di tono e si indurivano. - Ti ricordi com’eri quando ci siamo conosciuti? Ti piaceva il tuo lavoro? È passato poco tempo, hai già dimenticato? Lara si offese, non voleva pensare a quel tempo ancora così vicino in cui si sentiva persa in una vita che non le quadrava. - Cosa c’entra? - Come cosa c’entra. Ti ricordi cosa dicevi? Lara non rispose. - Ti faceva schifo il tuo lavoro inutile. E adesso ti esalti perché ti invischiano sempre di più nei loschi traffici della tua cazzo di Lakin. - Era solo un momento, non c’entra niente. - Era solo un momento cosa? Il lavoro è sempre lo stesso, ti danno il telefono nuovo per poterti spremere ancora di
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più. E per che cosa poi? Per il bene del mondo? No, per il bene degli azionisti della Lakin, che non hai mai visto e mai vedrai, che non hanno mai lavorato un giorno e se ne stanno nelle loro ville con piscina, vanno in barca ai caraibi e si fanno la bella vita. Grazie Lara! Grazie a te e al tuo telefono nuovo potranno continuare a godersi la vita mentre tu butti via la tua. - Ma che cavolo hai oggi? Era solo un momento, lo sai cosa mi ha fatto Giorgio. - Certo che lo so cosa ti ha fatto Giorgio, me lo hai spiegato bene. - E allora che carogna sei? Finalmente le cose tornano ad andarmi bene. - Ad andarti bene? Dove l’hai conosciuto Giorgio? Ti lamenti tanto di quello che ti ha fatto e poi cosa fai? Invece di scappare via lontano da quell’ambiente di merda di squali e traditori ti ci infili dentro ancora più a capofitto. Speri di trovare un altro Giorgio? Lara fece una risata isterica. - Ma dimmi te se mi devo sentire queste scenate di gelosia. - Non è gelosia è che non mi piace il lavoro che fai, che ti succhia la vita per produrre niente di buono per il mondo. - Sei solo un egoista. Mirko scattò in piedi fronteggiando Lara a brutto muso. - Egoista? Io? Se mi permetto di parlarti del tuo lavoro, della tua vita e dei tuoi amori è perché ti ascolto, io. Tu che cazzo sai di me? Cosa mi hai mai chiesto? Io so tutto
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di Giorgio, di Stefano, di Andrea … e non mi da nessun fastidio sia chiaro. Non pretendo di far finta che per tutta la vita tu abbia aspettato me. Ma tu che cosa sai di me? Non mi hai mai chiesto un cazzo perché non te ne frega un cazzo, di me e di chi ho amato tu non vuoi sapere niente, io devo esistere solo in relazione a te, come se fossi stato creato il giorno che ci siamo incontrati. Lara avrebbe voluto replicare ma Mirko era inferocito e non le diede il tempo nemmeno di organizzare un pensiero sensato. - Poi te ne arrivi e mi regali dei bei vestiti firmati. Un completino nuovo per il tuo bambolotto. Non me ne frega un cazzo di questi regali. Mirko si tolse la camicia sbattendola a terra con violenza e rimanendo a torso nudo. - Questi sono regali per te non per me. Io vorrei che mi ascoltassi ogni tanto. - Tu … - Io cosa? Te lo ricordi cosa mi dicevi quando ci siamo conosciuti? Ti faceva schifo sto lavoro del cazzo e a me farebbe piacere che facessi qualcosa di utile al mondo, qualcosa di più dignitoso. - Non è un lavoro del cazzo, ed era solo un momento difficile, te l’ho già detto, con tutto quello che mi ha fatto Giorgio. - E basta con Giorgio! Cosa ti ha fatto Giorgio? Esattamente quello che hai fatto tu quando ti sei messa con lui. Non eri forse fidanzata quando hai conosciuto Giorgio? Eh? O mi sbaglio? E dimmi, ti sei lasciata
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dicendo al compagno di turno “guarda non funziona lasciamo perdere”? No, prima ti sei fatta corteggiare da Giorgio, prima hai voluto vedere se era davvero interessato. Del resto pensa che fregatura se lasciavi l’altro e poi Giorgio non ci stava. Fece una piccola pausa e poi riprese. - Magari hai anche voluto prima provare che effetto ti faceva scopare con lui. Poi quando sei stata sicura sei andata dall’altro a dirgli non sono più innamorata, scusa, addio. Dimmi che non è andata così? Lara rimase impietrita, inchiodata da quelle parole pesanti come macigni e acuminate come chiodi. Mirko invece fece un sorriso ironico, poi partì lo schiaffo, come un fulmine a ciel sereno a cancellare il sorriso dal volto di Mirko che rimase immobile con le cinque dita stampate sulla guancia sinistra. - Come ti permetti? Tu non sai niente, è diverso, io … Bam, ancora più improvviso ed inaspettato arrivò il secondo schiaffo, questo partì da Mirko e si stampò sul viso di Lara interrompendo il suo farfugliare. Uno schiaffo rapido, secco e misurato che fece più rumore che altro ma che Lara sentì vibrare fin nel fondo dell’anima. - Non farlo mai più. Odio usare le mani ma se mi dai uno schiaffo io te lo rendo. Gli occhi di Lara si arrossarono ed il respiro si fece affannato. Poi si girò di scatto e si avviò quasi di corsa per il corridoio seguita automaticamente da Mirko. - Dove vai adesso? Sei capace a reggere una discussione? O per fare il Market monitoring manager non è
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richiesto? Lara continuò spedita verso l’uscita ma Mirko la strattonò per un braccio fermandola. - Era questo che sognavi quando studiavi? Eh? Volevi cambiare il mondo, te lo ricordi? - Tu cosa ne sai? La voce di Lara era incrinata ed il volto si era fatto paonazzo. Ma Mirko non le dava tregua, ormai era un fiume in piena. - Io so quello che mi hai detto tu! Perché io ti ascolto quando parli. Non l’hai detto tu che volevi cambiare il mondo? Non l’hai detto tu che voleva fare del bene per la gente? Me le sono inventate io queste cose? - Io … - Tu cosa? Glielo urlò in faccia a brutto muso, poi l’espressione di Mirko si addolcì e riprese a parlare con un tono più pacato. - Lara, non ti ha ancora preso abbastanza la Lakin? Avevi dei sogni e non erano questa vita. Dimmi che esiste quella ragazza così bella che mi hai fatto intravedere. Lara fu quasi convinta dai suoi argomenti ma proprio quando la sfiorò il pensiero che avesse ragione un senso di angoscia la aggredì e cercò di smettere di pensare. - Tu non capisci Mirko, non sai. Ma Mirko di “tu non capisci” ne aveva già sentiti troppi nella loro breve vita assieme e questo fu la goccia che fece traboccare il vaso. - E tu non mi ascolti. Anche la capacità di pensare si sono comprati, quanto te l’hanno pagata, due telefoni ed un
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portatile? Il suo tono tornò ad indurirsi e lo sguardo ad accigliarsi. - Brava, fatti succhiare la vita per benino, guadagnerai tanti soldi da spendere nel poco tempo libero. Potrai comprarti tante cose da ammassare, buttare e sostituire con altre cose in continuazione finché non arriverà il tumore che ti porterà via. Lara sentì un brivido lungo la schiena. - E non preoccuparti, l’azienda ti darà tutto quello di cui hai bisogno per essere sempre più incatenata a loro ed ai loro sporchi fini. Stai tranquilla che ti troveranno anche un altro amore aziendale. - Come ti permetti! Adesso fu Lara ad urlare, l’istinto fu quello di dargli un altro schiaffo ma Mirko la fronteggiò così a brutto muso che abbandonò l’idea prima che fosse troppo tardi. - Sei un idiota, un pazzo. - Certo, io sono una pecora nera, io non appartengo al tuo mondo del cazzo. Preferisco vivere e pensare. - Vai al diavolo! Lara girò i tacchi e uscì velocemente lasciando la porta aperta dietro a sé inseguita dalla voce di Mirko. - Te lo ricordi ancora cosa pensavi una volta? Lara non replicava più, non voleva più sentire niente, si fiondò giù per le scale senza nemmeno girarsi. - O si sono comprati anche i tuoi ricordi? Non fa bene al mercato ricordare, quello che va bene oggi lo devi dimenticare in fretta se no non ti compri quello che ti dovranno vendere domani!
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Lara era già lontana un paio di piani e continuava a precipitarsi a rotta di collo giù per le scale, lontano da quelle parole fastidiose che bruciavano come sale su una ferita. Mirko smise di urlare, restò per un momento inebetito sulla porta, poi la sbatté con forza in modo che si sentisse in tutto il palazzo. Trovatosi davanti alla porta chiusa sentì la gola bruciare e un gran bisogno di bere, andò in cucina, aprì il rubinetto al massimo, riempì e bevve avidamente due bicchieri di acqua. Poi si bloccò col bicchiere in mano ed iniziò a stringerlo con forza crescente, sentì la rabbia salirgli dai muscoli alla testa e dopo qualche secondo la scaricò tutta in un colpo scagliando il bicchiere sul pavimento. Il bicchiere esplose in mille pezzi mentre Mirko chiuse gli occhi e respirò a fondo per tre o quattro volte. Poi riaprì gli occhi, evitò con cura di pestare con i piedi nudi i mille frammenti di vetro che si trovavano sul pavimento ed andò ad accendere lo stereo. Poi tornò e con pazienza si mise a raccogliere i vetri. Lara intanto stava allontanandosi a passi veloci dal suo portone, aspettò un paio di isolati prima di chiamare un taxi. Anche a lei la rabbia stava montando, non poteva crederci che Mirko le avesse rovinato la sua giornata perfetta. Voleva scordare in fretta quelle parole velenose, come aveva potuto dirle quelle cose? Come si era permesso quell’idiota? La gioia di poco tempo prima era diventata in fretta rancore misto ad ansia. Via, lontano in fretta, al diavolo anche lui, come poteva fare a meno di Giorgio avrebbe potuto fare a meno anche di una stupida pecora nera.
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Capitolo 14 Il giorno dopo Lara si svegliò nuovamente di malumore. Rientrando, aveva pensato di cercare qualcun altro con cui passare la serata che aveva programmato, ma poi aveva lasciato perdere, ormai la giornata era rovinata, e poi chi chiamare? Lei non frequentava nessuno fuori dal lavoro, meno che meno uomini, ed i colleghi meglio lasciarli stare, se non altro per non dare ragione a quell’idiota di Mirko. Così se ne era tornata a casa tutta agghindata a festa, ma per far finta che fosse comunque un giorno speciale era passata da Okiwasi a prendere un assortimento principesco di sushi e sashimi da asporto. Arrivata a casa però lo stomaco le si era chiuso e così il pesce era rimasto quasi intonso sul tavolo. Aveva poi provato a guardare un film ma mentre le immagini le scorrevano indifferenti davanti agli occhi in testa le rimbalzavano le odiate parole di Mirko. Alla fine se ne andò a dormire arrabbiata e così si risvegliò dopo un sonno pesante e senza sogni che le lasciò l’impressione di non aver nemmeno dormito. Restò per qualche attimo contrariata nel letto ad ascoltare la sveglia che la chiamava, poi si alzò dicendosi che era un grande giorno, la svolta della sua carriera. In bagno si guardò fissa nello specchio per convincersi che fosse così ma non ci riuscì. Si preparò per bene ed uscì di casa in un impeccabile tailleur grigio. Prese un taxi per recarsi in ufficio, non voleva sciuparsi in metropolitana, in mezzo alla calca delle persone normali. Alle 10.40 arrivò finalmente la chiamata dell’ufficio
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personale. Si diede una sistemata di ordinanza ed andò. La ricevette una segretaria che, dopo averla fatta attendere qualche minuto, la introdusse nell’ufficio del dottor Franti. - Dottoressa Savelli buongiorno. Franti si alzò dalla scrivania e le venne incontro tendendole la mano con un sorriso professionale. Lara ricambiò il sorriso e strinse la mano, era fredda e passiva, sembrava la mano di un manichino o peggio di un morto. Franti la fece accomodare su di una poltrona di design, lui si sedette dall’altro lato della scrivania su una sedia da lavoro ergonomica ed iniziò a manovrare il mouse. - Dunque Dottoressa, lei si sta per accedere ad una posizione di livello B3, complimenti, sono notevoli i cambiamenti a cui va incontro, ma non si preoccupi non le farò perdere molto tempo. Parlava guardando il video del calcolatore, nelle pause si girava verso Lara, le sorrideva e poi riprendeva il monologo tornando a fissare lo schermo che Lara non poteva vedere. - Adesso le spiegherò brevemente i cambiamenti principali, poi le farò firmare il nuovo contratto, il resto lo apprenderà man mano. Comunque per qualsiasi richiesta di chiarimento può far riferimento alla dottoressa Trichet dell’ufficio personale di area B. Incrociò nuovamente lo sguardo di Lara che abbozzò un sorriso di accordo. - Innanzi tutto nella sua nuova mansione dovrà per l’appunto far riferimento, per tutte le questioni amministrative, all’ufficio personale di area B e non più a quello di area C. Per la gestione dei permessi, ferie e
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mutua faccia riferimento alla signora Capelli, per le attrezzature e forniture speciali alla signora Santi e per la logistica alla signorina Giorgetti. Le stampo l’organigramma non si preoccupi. Fece una piccola pausa e poi riprese. - Come forse saprà gli standard del livello B prevedono per le trasferte sistemazione in alloggiamento cinque stelle e viaggio in classe Business. La diaria è aumentata del quindici per cento sul territorio nazionale e del venti all’estero. L’uso del taxi è consentito senza limite di spesa. Lara ascoltava con distacco, aveva invidiato per anni gli standard di livello B di cui beneficiava Giorgio ma adesso sentirseli elencare non le dava gioia bensì inquietudine. - Dopo che avremo espletato le pratiche del contratto si ricordi di passare all’ufficio tecnico, ho già avvertito il dottor Passero. Porti con sé il calcolatore portatile ed il telefono, provvederanno a sostituirglieli con i modelli superiori. Si occuperanno loro di trasferire i dati dalla vecchie alle nuove apparecchiature. Infine passi in amministrazione per la sostituzione della carta di credito aziendale e l’adeguamento dei massimali di spesa. Franti continuava la sua tiritera con tono monocorde mentre Lara si sentì prendere da una strana agitazione. - Adesso le stampo la sua attuale situazione retributiva con lo storico relativo al periodo di anzianità maturato nella ditta, controlli i dati, poi le chiederò una firma per la quietanza ed archiviazione ai fini della stipula del nuovo contratto.
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Picchiettò la tastiera brevemente e poi si girò nuovamente verso Lara. - Ha qualche domanda Dottoressa Savelli? Lara esitò poi rispose un po’ incerta. - No, no mi è tutto chiaro. Rimasero in silenzio per qualche secondo eterno poi la porta si aprì ed arrivò la segretaria di Franti con alcuni fogli in mano. Li consegnò a Franti che li girò immediatamente a Lara. - Prego Dottoressa, li esamini con calma. Lara si ritrovò in mano dei tabulati pieni di numeri, date e voci di cui ignorava il significato. Si sentì in dovere di fingere di controllarli e così fece. Scorreva con gli occhi quelle cifre senza sapere dove fermarsi ma senza voler dare l’impressione di non capirci niente. Eccoli lì gli ultimi due anni della sua vita, un cumulo di numeri senza significato. Scorse i fogli per alcuni minuti interminabili, poi decise che li aveva esaminati per un tempo credibile e li porse nuovamente a Franti che però non li accettò e replicò porgendole una Blankeman premium con inserti in madreperla. - Se è tutto a posto metta una firma al fondo, ecco proprio lì. Lara prese la penna che le sembrò pesantissima e si accinse a firmare. Fu un’ impresa estremamente difficoltosa, le tremava la mano e quasi non si ricordava più qual era il suo nome. Alla fine fissò lo scarabocchio che aveva prodotto, poi porse nervosamente fogli e penna a Franti, non voleva più vedere né gli uni né l’altra.
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- Grazie Dottoressa Savelli. Adesso la procedura prosegue con la presa visione del codice di comportamento per i Manager di livello B. Come ben sa la Lakin Marketing Services tratta dati delicati e garantisce ai clienti una alta professionalità, basata anche sulle sue pratiche esclusive che non possono essere rivelate agli esterni. Per tutelare quindi sia i clienti che gli stessi professionisti della Lakin si chiede al momento dell’allocazione in posizioni di responsabilità l’accettazione di un breve codice di comportamento. È anche a sua tutela. Nuovamente la fredda mano di Franti le porse un plico, questa volta più sostanzioso. - Sono le norme di comportamento per i manager di livello B. Le consulti attentamente, vedrà che non c’è niente di sconvolgente, intanto le preparo il contratto personalizzato la cui firma implica l’accettazione del codice. Lara era sempre più agitata. Anche quando fu assunta fu sottoposta ad una procedura simile, meno cerimoniosa adeguatamente al livello più basso di ingresso, ed anche allora ne fu spaventata, ma ai tempi non sapeva a cosa andava incontro, adesso invece sì ed in teoria avrebbe dovuto esserne felice. Iniziò automaticamente a sfogliare le pagine del codice di comportamento cercando di sembrare molto assorta, quasi per prendere tempo, ma intanto Franti picchiettò nuovamente sulla tastiera e dopo poco la segretaria entrò di nuovo nella stanza, questa volta a mani vuote. Franti ne fu sorpreso ma Lara non se ne accorse perché per
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dare l’impressione di grande concentrazione teneva lo sguardo incollato alle pagine del codice. La segretaria era a disagio, lievemente rossa in viso parlò con voce sommessa. - Dottor Franti c’è un inconveniente. Franti perse per un attimo il suo aplomb facendo una faccia interrogativa e sdegnata e la segretaria proseguì. - Hanno chiamato dalla centrale se può venire un istante le faccio vedere il comunicato. Franti si alzò seccato, poi rientrò nel personaggio e si rivolse a Lara. - Mi scusi Dottoressa Savelli, arrivo subito, lei intanto continui pure a consultare il codice. - Di niente, si figuri. Lo disse con genuina sincerità Lara, non aveva più tutta questa fretta di firmare il nuovo contratto. Franti si assentò per qualche minuto, uscendo si chiuse la porta dietro ma Lara sentiva ugualmente un brusio attutito dietro di essa. Alla fine Franti rientrò, il tono della voce era cambiato, era mortificato. - Dottoressa Savelli. Lara alzò lo sguardo dal codice di comportamento incuriosita dalla voce tanto differente rispetto a pochi minuti prima. - Purtroppo si è verificato un problema in centrale. Non riescono a inviarci adesso il contratto con la situazione lavorativa aggiornata. È dovuto ad un blocco del sistema informatico che preclude l’accesso all’archivio digitale
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dei dati sensibili. A Lara scappò un mezzo sorriso, Franti non colse e continuò. - Si risolverà presto, non si preoccupi, è solo un problema temporaneo, ma difficilmente questo avverrà nella giornata di oggi. Lara non capiva bene cosa comportasse tutto ciò ma in ogni caso non ne era dispiaciuta. Ci pensò Franti a spiegarle le conseguenze del fatto. - Dobbiamo rimandare la firma del contratto a Lunedì. Mi dispiace. A Lara per niente, si sentì immediatamente sollevata e quasi esultò, il conflitto tra i suoi sentimenti reali e quelli che sentiva di dover manifestare pubblicamente la lasciò qualche secondo senza parole. - Non si preoccupi dottor Franti. - Sono mortificato, purtroppo non dipende da noi, è un problema della centrale ma per i contratti dipendiamo da loro. - Si figuri, non c’è problema. - Ma nel frattempo se vuole passare già dall’ufficio tecnico faccia pure, darò istruzioni di procedere anche se il contratto non è ancora stato materialmente firmato. - No, non si preoccupi, posso aspettare fino a Lunedì. - In ogni caso sappia che lo può fare, mi scuso ancora per l’inconveniente. Si salutarono a lungo scambiandosi affettate scuse. Lara non era affatto dispiaciuta del contrattempo, tutto era successo troppo in fretta, qualche giorno di attesa non le
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avrebbe fatto male. Si sentiva affaticata e confusa ma non aveva nessuna voglia di pensare, doveva solo distrarsi e lasciar passare il tempo e le cose sarebbero andate a posto da sole. Uscendo dal lavoro chiamò la sua unica amica Mariella e fu fortunata, Paolo era andato a trovare la famiglia così avrebbero potuto cenare solo loro due e contarsela un po’. Si trovarono al Cantinaccio, una vecchia trattoria del centro abbastanza buia e anonima caratterizzata da una cucina sostanziosa e popolare. Non era il tipo di locale trendy che Lara era abituata a frequentare ma lei e Mariella quando si trovavano da sole amavano quel posto perché ricordava loro di quando erano arrivate in città, giovani studentesse squattrinate di provincia. Il Cantinaccio era al solito pieno, era venerdì sera, ma la conformazione del locale, suddiviso in tante piccole stanze, garantiva comunque una certa intimità. Dopo i saluti di rito iniziarono a chiacchierare di banalità e Lara monopolizzò il discorso parlando di abiti e cinema. Mariella, che aveva un carattere molto paziente e taciturno, ascoltava senza dire nulla. Non le era passato inosservato il fatto che Lara non le avesse detto mezza parola su Mirko, la conosceva troppo bene per non aver già capito che era successo qualcosa. Tutte le vane parole che stava nervosamente spargendo erano un chiaro indizio di temporeggiamento per non sapere bene come affrontare un discorso, ma Mariella non aveva fretta, la lasciò sfogare, poi, dopo averla fatta magiare in pace, approfittò di una pausa per buttare lì una domanda fintamente ingenua. - E Mirko come sta?
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Lara si imbronciò. - Lasciamo stare … - È successo qualcosa? Lara si guardava intorno nervosa, come se l’argomento le desse fastidio. Ma Mariella conosceva la sua gallina e con pazienza e garbo non avrebbe mollato la presa. Sapeva che in fondo Lara voleva sfogarsi, lo sapeva fin da quando aveva ricevuto la sua chiamata nel pomeriggio. - È successo che è un imbecille. Mariella si finse sorpresa per farla andare avanti. - Guarda, meglio perderlo il più in fretta possibile. - Cosa ha fatto? - Cosa non ha fatto! Stava carburando. - Ieri è stata una giornata fantastica per me e lui non mi va a fare una scenata gratuita? - Non capisco Lalla. - Devi sapere che ieri mi ha chiamato il grande capo in persona. - Chi? - Mantegazzi! L’Administrative Leader di filiale. Si stupì che Mariella non la capisse al volo, era ovvio. - Mi ha fatto i complimenti per un lavoro che ho svolto e mi ha proposto una promozione. Ti rendi conto? Mi ha proposto di diventare Market Manager! Sorrise cercando l’entusiasmo che quel giorno non riusciva proprio a trovare, Mariella la assecondò per farla continuare. - Bello! E Allora? - E allora ero al settimo cielo e volevo festeggiare e così
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ho deciso di fare una sorpresa all’idiota. - A chi? - A Mirko! - Ah. Mariella remava contro, perché ci si metteva pure lei? No, niente paranoie, era solo la negatività che le aveva lasciato Mirko che le faceva vedere tutto nero, Mariella era la sua migliore amica e sarebbe stata sempre e per forza dalla sua parte. - Insomma è un momento importante della mia carriera, sto per fare un grande passo, pensa che rabbia Giorgio quando lo scopre. Apparve un abbozzo di sorriso. - Beh ero felice, volevo solo far festa e quel cretino invece mi fa il muso. - Ma dai! - Si! E sapessi cosa mi ha detto! Mariella la assecondava amorevolmente ed intanto la guardava con i suoi occhi dolci e pacati, quasi anziani, cercando con calma di mettere insieme i pezzi del mosaico. Lara invece spostava lo sguardo di qua e di là e parlava concitata. Delle due amiche una rifletteva, l’altra agiva. - Dice che sono egoista. Lui! Che neanche gli interessa la mia carriera, anzi gli dà fastidio. E poi, poi … poi ha detto un sacco di cavolate sul mio lavoro, che non è utile … Le costava fatica anche solo pensare agli argomenti di Mirko e quindi evitò di farlo. - E poi ha tirato fuori Giorgio, secondo me è geloso.
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Mariella provò timidamente a intervenire. - Mah, perché dovrebbe esserlo. - Pensa che mi ha anche detto che diventerò come lui facendo questo lavoro! No, questo Mirko non l’aveva detto. Perché le veniva in mente un pensiero tanto bizzarro? Riprese a parlare per scacciare via i pensieri. - Comunque doveva essere un giorno bello per me e lui invece me lo ha rovinato. Ma basta non ne voglio più sapere, se gli fa tanto schifo la mia vita che se ne vada al diavolo con qualcun'altra. Immaginò Mirko insieme ad una indefinita figura femminile e ne fu infastidita, in soccorso le venne Mariella che iniziando ad avere un quadro della situazione abbastanza chiaro decise che era il momento giusto per entrare nel discorso. - Bello comunque che ti promuovono, no? Perché non me lo hai detto subito? Già, perché non lo aveva detto subito? - È una notizia importante. Sei felice? Lara restò in silenzio, all’apparenza era una domanda banale e la risposta scontata doveva essere “Si”. Eppure non si sentiva più così convinta. - Beh, è successo tutto troppo in fretta, devo ancora realizzare. - Certo, certo. Rimasero in silenzio per qualche secondo, Lara guardava il tavolo vicino mentre Mariella la studiava discretamente. - È un cambiamento importante, aumenteranno anche le
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tue responsabilità. - Già … - Sei proprio convinta che sia quello che vuoi? Lara le gettò un occhiata spaventata, Mariella capì e chiuse la questione. - Si, si, in ogni caso lo capirai con calma, adesso è presto per giudicare. Prendiamo un dolce? Uno in due, ti va? Fecero un break tornando su discorsi più leggeri, il tempo di scegliere il dolce, ordinarlo, riceverlo e mangiarlo, poi Mariella riprese a lavorare. - Comunque dagli una possibilità a Mirko. Lara si rabbuiò e mise il broncio. - Non ci penso minimamente. - Dai su, non fare l’orgogliosa, in fondo ti ha fatto bene in quest’ultimo periodo Lalla. Lara incrociò lo sguardo dolce dell’amica e poi abbassò gli occhi sulla tovaglia rattoppata. - Ti ricordi com’eri messa solo un paio di mesi fa? Poi è arrivato Mirko e sei rifiorita, era tanto che non ti vedevo così, forse vale la pena di non lasciare perdere così alla prima incomprensione. Lara faceva il muso, non voleva ammettere che Mirko potesse avere la benché minima ragione, però Mariella sapeva essere tremendamente convincente. - Al limite se mi chiamasse lui … - Non dico che devi chiedergli scusa però magari bastano due chiacchiere. Può anche darsi che si sia solo preoccupato per te. - Si, preoccupato per me. Lui.
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- Dopotutto qualche perplessità ce l’hai anche tu no? Un brivido scosse la schiena di Lara, Mariella se ne accorse e decise che era ora di cambiare discorso. - Beh pensaci con calma, magari domani vi farete due risate insieme di tutta questa situazione. Tra l’altro sai che ho incontrato Federica? - Federica … - Chicca! Lara ricordò, Federica studiava insieme a loro, veniva da un paesino vicino al loro ma l’avevano conosciuta in Università. Doveva avere un anno in più di loro forse, aveva fatto l’indirizzo in studi internazionali le sembrava di ricordare, era simpatica. - Ah si, come sta? - Bene, sta sempre con Mattia, te lo ricordi? Hanno anche fatto un figlio, ha poco meno di un anno. Lara provò una punta di invidia. - E cosa fa nella vita? - Mi ha detto che lavora in una ONG, coordina i progetti di cooperazione internazionali per l’America latina mi sembra. Mi ha anche chiesto cosa facessi perché hanno bisogno di responsabili per la promozione dell’organizzazione e la stesura dei progetti. Sorrise. - Secondo me mi ha confuso con te, non si ricordava che io ho studiato lettere. Poi però mi ha chiesto di te, si ricordava dei gruppi di volontariato sociale, vedessi che faccia che ha fatto quando le ho detto cosa fai. Le scappò una risata ma appena vide che Lara non rideva si
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ricompose arrossendo leggermente. - Comunque mi ha detto di chiamarla se volessi fare anche solo delle collaborazioni, dice che a loro servirebbe proprio qualcuno che li aiuti a dare visibilità alle loro iniziative, visto che una volta ti interessavano quelle cose. O anche solo per fare due chiacchiere, le piacerebbe riallacciare i vecchi contatti. Lara si sentì stanca e spossata. - Si magari un giorno la chiamo. Troppi cambiamenti negli ultimi due giorni, forse era meglio andare a riposare. Pagarono ed uscirono, Mariella le chiese se voleva dividere un taxi ma Lara declinò l’offerta, disse che avrebbe fatto due passi fino alla metropolitana, che non si preoccupasse, era ancora presto. Si congedarono e Lara iniziò la sua camminata. In quella parte del centro non c’erano locali alla moda, era la zona bohemien e tra i circoli ed i teatrini vagavano coppie giovani e meno giovani e piccoli gruppi variopinti. Sembravano tutti felici e lei da sola si sentiva nuda. Chissà dov’era Mirko, ma in realtà lo sapeva, nel solito locale a chiacchierare e bere come al solito. Lo invidiò. Lei rientrava a casa senza nessuno e tutta questa gente sembrava fosse appena uscita ed intenzionata a passare fuori tutta la notte. Ci fu un tempo in cui anche lei faceva così, poi era cresciuta ed erano arrivati i ristoranti ed i cinema e poi a casa in macchina perché la mattina ci si alza presto ed il lavoro è duro anche se importante. Non era una questione di essere sola o meno, anche quando c’era Giorgio faceva così. Si sentì triste e provò freddo, fermò un taxi, adesso voleva
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solo arrivare a casa in fretta per sprofondare nel sonno e non pensare più a niente.

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Capitolo 15 Il sonno non si fece pregare ma fu inquieto e tormentato da sogni che al mattino non ricordava più ma che le lasciarono un senso di inquietudine. Nonostante fosse sabato e non dovesse andare al lavoro si svegliò presto e non sapendo che fare si mise a riordinare casa. Prima si impegnò in una pulizia a fondo, poi le capitarono sottomano alcuni vecchi scatoloni che si era portata dietro negli ultimi due traslochi senza che li avesse più aperti. Erano saltati fuori quando aveva rivoltato casa subito dopo aver saputo di Giorgio. Allora non aveva avuto la forza di aprirli, adesso lo fece e dal primo saltarono fuori dei vecchi album di foto. Com’era giovane e spensierata, sembrava un’altra persona. Niente rughe, rideva sempre. E che vestiti buffi che portava. Provò tenerezza per quella Lara ormai così estranea e poi provò pena per l’attuale sé stessa, lontana parente della ragazzina sfrontata e raggiante delle foto. C’erano anche Mariella, con la sua timidezza che la faceva sempre troppo seria, Stefano con i capelli lunghi e spettinati, Maria, Giovanni, James Dean e Peppo, Lisa e Gigio, e tanti altri volti di cui non ricordava neanche più i nomi. Che fine avevano fatto ora? Come era successo che si fossero dispersi nel mondo così? Manco ci fosse stata una guerra a decimarli e sconvolgere le loro giovani vite. C’era anche Chicca, eccola lì, anche lei sorridente nel gruppo. Non era una bella ragazza eppure adesso aveva un figlio e al suo fianco c’era ancora lo stesso Mattia che nella foto aveva uno sguardo un po’ ebete, quasi lo avessero colto di sorpresa.
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Ce l’aveva ancora da qualche parte il numero di Chicca, lo cercò e chiamò senza pensarci su. Un paio di squilli e poi sentì la voce interrogativa di Federica, era quella di sempre, nonostante non la sentisse da anni la riconobbe subito. - Federica? Sono Lara, Lalla, non so se ti ricordi, l’amica di Mariella dei tempi dell’università. - Lalla! Ciao, che bello sentirti. La voce di Federica si sciolse subito, era calda e comprensiva, si, era sicuramente un’ottima mamma, lei. - Ciao, ti disturbo? - No, figurati, ho visto Mariella pochi giorni fa, mi fa proprio piacere sentirti. - Si, me l’ha detto e per questo che ti chiamo … No forse questo non era bello da dire. - Beh mi fa piacere anche a me, è una vita che non ci si vede, mi spiace aver perso tanta gente. - Dai su, non è mai troppo tardi. Come stai? - Io, bene. Non lo disse così convinta ma Federica era troppo buona per farglielo notare. - Comunque tutto bene insomma, si lavora. - So che non stai più con Stefano, forse già da un po’ di tempo, spero non ti dia fastidio parlarne. - No figurati è una cosa vecchia ormai. Lo disse con una punta di tristezza. - E lui lo hai più sentito? Sai eravate proprio belli ai tempi. Lara sentì un ombra che la ricoprì. - No, è un po’ che non lo sento, comunque penso che stia
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bene. - Va be’ ma basta parlare del passato. Adesso tutto bene, sei felice? - Si, abbastanza. La domanda intrinseca riguardava le relazioni sentimentali ma Lara non se la sentiva di affrontare il discorso e Federica era abbastanza gentile da non voler approfondire. - E tu invece? Mi ha detto Mariella che hai un bambino. - Si, il piccolo Luca, è bellissimo, costa fatica ma che gioie che da. C’e da dire che Mattia mi aiuta molto, ha undici mesi e una settimana, farà un anno il mese prossimo. - Che bello, sono felice per te. Ed anche invidiosa. - È stupendo! Ha gli stessi occhi di Mattia, pensa che l’altro ieri ha detto “Mamma”. Mi si è sciolto il sangue nelle vene. È un bambino sveglissimo. Lara iniziava a provare fastidio e cercò di cambiare discorso. - E Mattia come sta? - Bene, grazie. È molto preso dal lavoro, sta per affrontare il concorso per entrare in magistratura, è durissimo ma i numeri lui ce li ha, io penso che dovrebbe farcela. Ma nonostante tutto vedessi che padre amorevole che è, non lo avrei mai detto, è incredibile come sia cambiato con la nascita di Luca. - E tu? Mi ha detto Mariella che lavori in una organizzazione non governativa. - Si, facciamo progetti di sviluppo in paesi poveri, sai, progettazione sociale su fondi dell’unione o governativi.
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Non è facile ma è molto stimolante. Ti ho pensato proprio poco tempo fa, lo dicevo a Mariella. Stiamo lavorando bene, abbiamo vinto alcuni bandi molto grossi e quindi ci servono delle persone che sappiano gestire la ricerca di fondi ed i rapporti istituzionali. Rimase in silenzio aspettando che Lara dicesse qualcosa ma visto che lei non replicava continuò. - E niente, mi sei venuta in mente tu, ricordo quello che avevi fatto nei gruppi di volontariato sociale, beh avevi una marcia in più rispetto agli altri. Sapevi districarti bene e poi ci mettevi molto entusiasmo, almeno mi sembrava. Lara si mordeva le labbra nervosamente ma non diceva nulla. - Comunque mi ha detto Mariella che stai facendo carriera in una grossa azienda, hai già ben altro di quello che possiamo offrirti. Noi siamo una realtà piccola, sai come funziona nel sociale. È stato solo un pensiero come un altro. - No, no, ma è bello che tu abbia pensato a me. - Così, sai, mi ricordavo che ti piacevano queste cose, ma ovviamente non sapevo più nulla di te, non mi sorprende che tu faccia qualcosa di grosso. Lo disse con una strana intonazione, come se non ci credesse molto a quanto stava dicendo. - Però se per curiosità ti interessa una volta ti racconto cosa facciamo, così magari ci vediamo. - Ma voi state ancora cercando gente? Lara si sorprese delle parole che aveva pronunciato.
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- Beh si, ma sono stipendi relativamente bassi, noi non abbiamo grandi budget, niente a che vedere con una grande azienda. Cioè, cerchiamo persone per livelli dirigenziali, non operatori sia ben chiaro, ma non credo che ti interessi tu sicuramente guadagni … - Non mi interessa quanto si guadagna, è un posto fisso? - Si, certo, siamo una organizzazione non lucrativa, non una cooperativa, ma davvero ti interesserebbe? Lara ebbe un attimo di esitazione poi rispose decisa. - Si. Federica restò zitta per la sorpresa. Lara intanto pensava al codice di comportamento dei Manager di livello B che prevedeva dei vincoli di licenziamento abbastanza stretti che le avrebbero impedito di lasciare la Lakin dall’oggi al domani. Però non aveva ancora firmato il nuovo contratto, aveva tempo fino a lunedì. - Senti ma questa cosa si potrebbe fare in tempi brevi? - Guarda, siamo carenti di almeno due figure di livello organizzativo, ci serve gente laureata nell’ambito delle scienze sociali ma con anche esperienza di progettazione e capacità di gestione dei rapporti istituzionali, insomma non possiamo permetterci dei neolaureati di primo pelo. Tu saresti perfetta e potremo anche assumerti subito. - Possiamo parlarne seriamente lunedì mattina? - Si, ma anche non così in fretta. - No, io avrei bisogno di sapere lunedì mattina al più tardi. Scusa ma ho dei vincoli che non sto a spiegarti. - Beh si, si potrebbe fare. - Scusami non vorrei sembrare …
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- Ma figurati, per noi saresti perfetta e personalmente mi farebbe molto piacere, tu avevi una passione. Mi ricordo nei gruppi di volontariato, certe cose non cambiano. Federica non la poteva vedere ma Lara sorrideva come una bambina. - Lasciami l’indirizzo di posta elettronica che ti mando subito i riferimenti dell’associazione e le informazioni degli ultimi progetti che stiamo approntando. Ti va bene se ci vediamo lunedì alle nove per parlarne? - Perfetto. Si dilungarono ancora in qualche convenevole e poi si salutarono. Come riattaccò Lara fu presa dall’agitazione. Era felice e sorpresa della decisione con cui si era buttata in questa nuova avventura ma adesso sentiva la vertigine di chi si trova sull’orlo di un dirupo. Non poteva stare ferma, si rimise concitatamente a frugare negli scatoloni, uscirono libri, dischi, stampe e vestiti variopinti. La paura intanto aumentava, cosa stava facendo? Stava forse mandando a rotoli la sua vita? Ma quale vita, era quella la vita che aveva sognato da ragazza? Intanto trovò una pacco di libri dal quale iniziò a tirare fuori romanzi che aveva consumato a furia di leggere. I suoi eroi non erano manager e non lavoravano nelle multinazionali. Ed ecco il berretto di lana che le aveva fatto a mano Mariella come regalo per un compleanno di tanti anni prima. Voleva cambiare il mondo ed adesso si limitava a cambiare guardaroba due volte all’anno. Cos’era che le faceva più paura, una nuova avventura lavorativa o firmare il contratto
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da manager di livello B e suggellare il suo matrimonio con la Lakin? Se solo avesse avuto qualcuno con cui parlarne, qualcuno che potesse ascoltarla e capirla, qualcuno che le dicesse che andava tutto bene. Mirko avrebbe approvato la sua scelta. Il cuore le batteva a mille e pur di non fermarsi indossò un vecchio abitino azzurro con disegni fantasia che aveva trovato in una degli scatoloni. Era il suo vestitino preferito un volta, lo metteva in tutte le occasioni importanti, in cui voleva sentirsi bella e far piacere a chi era accanto a lei. Si guardò nello specchio e non poté non sorridere, le sembrò di tornare indietro nel tempo e si sentì nuovamente ragazzina, le stava ancora a meraviglia anche se lo aveva comprato tanti anni prima in un mercatino per pochi soldi. Sarebbe piaciuto anche a Mirko, ne era sicura. Già, Mirko chissà cosa stava facendo. Magari l’aveva già rimpiazzata. No, impossibile. Lui non era il tipo. Però era un bel ragazzo, molto bello e di notte di ragazze in cerca ce ne sono tante, faceva anche un lavoro importante ed aveva una bella casa, un boccone così appetitoso non resta certo da solo a lungo. Le si formò un groppo in gola. Non voleva pensare che Mirko l’avesse già rimpiazzata, ma forse la sera prima aveva rimorchiato qualche ragazzina in un locale ed adesso dormivano insieme nel suo lettone che conosceva bene. L’agitazione si trasformò in panico e senza rendersene conto si fiondò di corsa giù per le scale. Era una giornata bellissima, la primavera era ormai nel pieno ed il sole splendeva altro in un cielo azzurrissimo. Non le venne in
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mente di chiamare un taxi e si tuffò direttamente nel tunnel della metropolitana. Dalla fermata dell’Università a casa di Mirko se la fece correndo a perdifiato riuscendo anche a fare un ultimo scatto per infilarsi nel portone dietro alla signora del terzo piano che si prese un mezzo colpo per lo spavento. Riconobbe la signorina che frequentava il signor Favarino dell’ultimo piano anche se era vestita in maniera più sbarazzina del solito. Lara la salutò scusandosi e poi riprese la sua corsa su per le scale. Arrivò davanti alla porta di Mirko ansimante e si fermò a rifiatare appoggiata al muro. Cosa ci faceva lì? Magari Mirko dormiva o non c’era, o peggio ancora non era solo. E poi cosa era venuta fare? Cosa poteva dirgli e cosa le avrebbe detto lui? Rizzò le orecchie per cogliere qualche rumore rivelatore oltre la porta e sentì una musica bassa. C’era! Per un momento ne fu felice, poi tornò la paura ma Lara non era più disposta a sopportarla e suonò il campanello. Passarono alcuni attimi senza che successe nulla poi, quando Lara stava per decidersi a suonare una seconda volta, sentì scattare la serratura. Mirko si era alzato da poco e aprì con la solita indolenza. Aveva la barba di due giorni ed i capelli arruffati, indossava una maglietta blu senza scritte ed i soliti jeans consumati. Restò di sasso davanti allo spettacolo che gli si parò di fronte. Non si aspettava di vedere Lara, non che pensasse che non l’avrebbe più rivista ma si era immaginato che prima avrebbe dovuto avere luogo una lunga trafila di messaggi, telefonate, polemiche, rivendicazioni e trattative
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che non sapeva se aveva voglia di sopportare. Ed invece eccola lì Lara, ancora più sorprendente della prima volta che si era presentata a casa sua. Il volto tirato la rendeva particolarmente bella, gli occhi erano quasi trasparenti ed i capelli cadevano morbidi e liberi sulle spalle che facevano capolino da un abito sbarazzino e semplice. Era la ragazzina che aveva sempre sognato. Mirko rimase impietrito nella sua sorpresa senza dire nulla. - Ciao. – Disse timidamente Lara, senza aggiungere altro. Mirko faticò anche solo a risponderle ciao. Di nuovo restò il silenzio, Lara guardò il muro per trovare il coraggio di continuare. - Scusa, volevo solo chiederti … - No, scusa tu, forse sono stato scortese. - No, non importa sai … Si parlavano senza incrociare gli sguardi, Lara guardava il muro alla sua sinistra mentre Mirko guardava in basso dall’altra parte. - È che ho un carattere così testardo alle volte. - Anch’io guarda, ma non importa. Continuarono a scusarsi a vicenda senza guardarsi, separati da una porta aperta. Poi Lara cercò di mettere insieme un discorso da fare tanto a Mirko quanto a sé stessa. - Vedi, sono stata precipitosa, forse è vero che non penso molto ma in questi due giorni ho provato a farlo. Alzò lo sguardo verso Mirko e gli occhi verdi di lui incrociarono finalmente quelli azzurri di lei. - Credo di aver capito che questa non è la vita che voglio e che forse sono ancora in tempo per cambiarla.
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Mirko non diceva nulla ma gli sguardi ormai uniti non si staccarono più. - Ho trovato una possibilità per cambiare lavoro, per fare qualcosa di utile. Le sbocciò un timido sorriso sulle belle labbra. - Davvero, non è uno scherzo. Mi fa paura ma non voglio rimpiangere un domani di non averci provato. Tornò seria e fece una pausa. - Credo di aver bisogno di qualcuno vicino in questo momento, mi piacerebbe fossi tu. Mirko sembrava intontito. Poi ad un tratto le sue labbra si schiusero in un sorriso, allungò una mano fino a prendere la mano di Lara e finalmente parlò. - Anche tutta la vita. La tirò a sé, la porta si chiuse e le labbra si incontrarono.

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