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Appunti di Analisi Matematica Uno

Francesca Alessio e Piero Montecchiari

Prefazione
Le seguenti note sono una raccolta degli appunti dei corsi di Analisi Matematica 1 per i Corsi di Laurea in Ingegneria (Biomedica, Civile ed Ambientale, Elettronica, Meccanica, Informatica e Telecomunicazioni) e di Matematica per il Corso di Laurea in Scienze Biologiche tenuti dagli autori negli ultimi anni presso l’Universit` a Politecnica delle Marche. Essendo al momento una semplice bozza, saranno sicuramente presenti errori che vi preghiamo volerci segnalare all’indirizzo alessio@dipmat.univpm.it

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Indice
Prefazione Capitolo 1. Numeri Reali 1. Assiomi dei numeri reali 2. Estremo superiore ed inferiore 3. Numeri Naturali e Numeri Razionali 4. Appendice: numeri complessi Capitolo 2. Successioni numeriche 1. Limiti di successioni numeriche 2. Teoremi di confronto 3. Successioni monotone e Numero di Nepero 4. Criterio del rapporto ed infiniti di ordine crescente 5. Relazione di asintotico 6. Appendice: Sottosuccessioni e Teorema di BolzanoWeierstrass 7. Esercizi Capitolo 3. Funzioni reali 1. Qualche richiamo 2. Limiti di funzioni 3. Relazione di asintotico e simboli di Landau 4. Ordine di infinitesimo 5. Ordine di infinito 6. Esercizi 3 7 7 15 19 23 29 29 36 39 48 51 54 59 61 61 69 80 83 86 88

Capitolo 4. Funzioni continue 91 1. Classificazione delle discontinuit` a 93 2. Immagine di una funzione continua 95 3. Continuit` a della funzione inversa 102 4. Appendice: Funzioni uniformemente continue e Teorema di Heine-Cantor 103 5. Esercizi 105 Capitolo 5. Funzioni derivabili 1. Definizione di derivata
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INDICE

2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

Regole di derivazione Teoremi fondamentali del calcolo differenziale Funzioni convesse Applicazioni del calcolo differenziale Teorema di De l’Hˆ opital Formula di Taylor Esercizi

114 117 123 127 133 138 150 155 155 161 164 178 181 183 183 191 203 207 208 214 216 218 221 222 226 230 239 241 241 243 253

Capitolo 6. Funzioni integrabili 1. Integrale di Riemann 2. Teorema fondamentale del calcolo integrale 3. Integrali indefiniti 4. Calcolo di integrali definiti: aree e lunghezze 5. Esercizi Capitolo 7. Integrali impropri 1. Integrali impropri su intervalli limitati 2. Integrali impropri su intervalli illimitati 3. Esercizi Capitolo 8. Serie numeriche 1. Serie a termini non negativi 2. Serie a termini di segno alterno 3. Operazioni tra serie 4. Esercizi Capitolo 9. Serie di potenze 1. Insieme di convergenza di una serie di potenze 2. Derivata ed integrale di una serie di potenze 3. Serie di Taylor 4. Esercizi Capitolo 10. Serie di Fourier 1. Diseguaglianza di Bessel 2. Convergenza puntuale della Serie di Fourier Indice analitico

CAPITOLO 1

Numeri Reali
Iniziamo con il presentare l’insieme dei numeri reali, denotato con R. Particolari e familiari numeri reali sono numeri naturali, N: 1, 2, 3, ... numeri interi, Z: ..., −3, −2, −1, 0, 1, 2, 3, .... numeri razionali, Q: p con p ∈ Z e q ∈ N dove si considerano idenq tificate nel medesimo numero razionale frazioni del tipo p e mp con q mq m ∈ Z \ { 0 }.

Valgono ovviamente le inclusioni N ⊂ Z ⊂ Q ⊂ R. I numeri razionali non esauriscono i numeri reali, ovvero l’insieme R \ Q = {x ∈ R | x ￿∈ Q} ` e non vuoto ed √ i suoi elementi vengono chiamati numeri irrazionali. Ne sono esempi 2, π ed il numero di Nepero e, che definiremo nel seguito.

I numeri reali possono essere introdotti mediante un procedimento di completamento dell’insieme dei numeri razionali (a loro volta definiti a partire dai numeri naturali) ma tale costruzione necessita di sofisticati concetti dell’analisi matematica che esulerebbe dai nostri intenti. I numeri reali possono invece introdotti in modo assiomatico nel seguente senso: postuliamo che esista un insieme ove siano definite due operazioni binarie interne (somma e prodotto) ed una relazione d’ordine (minore o uguale) soddisfacente a delle stabilite propriet` a, gli assiomi. Tale insieme verr` a chiamato insieme dei numeri reali. 1. Assiomi dei numeri reali L’insieme dei numeri reali R ` e un insieme soddisfacente i seguenti assiomi: (A) Assiomi algebrici: sono definite in R due operazioni binarie interne, somma a + b e prodotto a · b soddisfacenti le seguenti propriet` a: 1. Propriet` a commutativa di somma e prodotto: 2. Propriet` a associativa di somma e prodotto: a + b = b + a e a · b = b · a, ∀ a, b ∈ R ∀ a, b, c ∈ R

( a + b) + c = a + ( b + c ) e ( a · b) · c = a · ( b · c ) ,
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1. NUMERI REALI

3. Propriet` a distributiva della somma rispetto al prodotto: a · (b + c) = a · b + b · c, ∀ a, b, c ∈ R

Tali propriet` a sono caratteristiche di un campo algebrico. Si usano le seguenti notazioni: a + (−b) = a − b e a · 1 =a . b b Utilizzando le precedenti propriet` a si pu` o provare l’unicit` a dell’elemento neutro di somma e prodotto, cos` ı come l’unicit` a dell’opposto e del reciproco di ciascun numero reale non nullo. Dalle precedenti propriet` a` e inoltre possibile ottenere le usuali regole dell’algebra. Vediamone solo alcune: • Se a + b = c + b allora a = c. Infatti, dalla definizione di opposto e dalla propriet` a associativa si ha: a = a + 0 = a + ( b − b ) = (a + b ) − b = ( c + b) − b = c + ( b − b) = c + 0 = c

4. Esistenza dell’elemento neutro della somma o zero : esiste 0 ∈ R tale che a + 0 = a per ogni a ∈ R. 5. Esistenza dell’elemento neutro del prodotto o unit` a : esiste 1 ∈ R tale che a · 1 = a per ogni a ∈ R. 6. Esistenza dell’opposto: per ogni a ∈ R esiste −a ∈ R tale che a + (−a) = 0. 1 7. Esistenza del reciproco: per ogni a ∈ R con a ￿= 0 esiste a ∈R 1 tale che a · a = 1.

• Risulta a · 0 = 0 per ogni a ∈ R. Infatti, essendo a · 1 = a per ogni a ∈ R, dalla propriet` a distributiva e dalla definizione di 0 si ottiene: a + a · 0 = a · 1 + a · 0 = a · (1 + 0) = a · 1 = a = a + 0 e dalla precedente propriet` a segue che a · 0 = 0. • Risulta a · (−1) = −a per ogni a ∈ R. Infatti, dalla definizione di 1, utilizzando la propriet` a distributiva si ha: a + a · (−1) = a · 1 + a · (−1) = a · (1 − 1) = a · 0 = 0 e per l’unicit` a dell’opposto si ha che a · (−1) = −a. 1 1 1 1 • Risulta a1 = · ovvero che a ·b ` e il reciproco di a · b. Difatti, ·b a b dalla propriet` a commutativa e associativa del prodotto e dalla definizione di reciproco e di elemento neutro risulta 1 1 1 1 ( a · b) · ( · ) = ( a · ) · ( b · ) = 1 · 1 = 1 a b a b

1. ASSIOMI DEI NUMERI REALI

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(B) Assiomi d’ordine: ` e definita in R una relazione tra coppie di numeri reali, denotata con ≤ e detta minore o uguale, soddisfacente alle seguenti propriet` a: 1. Propriet` a riflessiva: per ogni a ∈ R risulta a ≤ a. 2. Propriet` a antisimmetrica: se a ≤ b e b ≤ a allora a = b. 3. Propriet` a transitiva: se a ≤ b e b ≤ c allora a ≤ c. Tali propriet` a sono caratteristiche di una relazione d’ordine. Si richiede inoltre che tale relazione sia totale ovvero che sia verificata la seguente propriet` a 4. Propriet` a di dicotomia: per ogni a, b ∈ R si ha a ≤ b oppure b ≤ a. Infine si richiede che in relazione alle operazioni algebriche siano verificate 5. se a ≤ b e c ∈ R allora a + c ≤ b + c 6. se a ≤ b e 0 ≤ c allora a · c ≤ b · c. A partire dalla relazione minore o uguale vengono definite inoltre le seguenti relazioni: < , minore: a < b se a ≤ b e a ￿= b; ≥ , maggiore o uguale: a ≥ b se b ≤ a; > , maggiore: a > b se b ≤ a e a ￿= b. I numeri a ∈ R tali che a > 0 si dicono positivi mentre quelli tali che a < 0 si dicono negativi. Si dicono inoltre non negativi (rispettivamente non positivi) i numeri a ∈ R tali che a ≥ 0 (rispettivamente, a ≤ 0). Dalle precedenti propriet` a seguono direttamente le usuali regole. Vediamone alcune. • se a ≥ 0 allora −a ≤ 0. Infatti, dall’assioma B.5 si ha che essendo a ≥ 0 risulta • se a ≤ b e c ≤ 0 allora a · c ≥ b · c. Infatti, essendo per quanto sopra, −c ≥ 0 dall’assioma B.6 si ha a · (−c) ≤ b · (−c) e quindi dall’assioma B.5 da cui, sempre per B.5, 0 = a · c + a · ( − c) ≤ a · c + b · ( − c) 0 = a + (−a) ≥ 0 + (−a) = −a.

• per ogni a ∈ R, a2 = a · a ≥ 0. Infatti, se a ≥ 0 allora da B.5 si ha a2 = a · a ≥ a · 0 = 0. Se invece a ≤ 0, dalla precedente propriet` a si ha a2 = a · a ≥ a · 0 = 0.

b · c ≤ (a · c + b · (−c)) + b · c = a · c

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1. NUMERI REALI

Le propriet` a sopra elencate riguardano l’algebra e l’ordinamento dell’insieme dei numeri reali R ma non sono sufficienti a descrivere completamente tale insieme (infatti risultano verificate anche dall’insieme dei numeri razionali Q). Quello che “manca” ` e una propriet` a che ci ` e familiare e che renda conto di una delle caratteristiche pi` u importanti dei numeri reali: la completezza, la continuit` a, la possibilit` a di rappresentare i numeri reali mediante una retta. Tale propriet` a distingue i numeri reali dai numeri razionali e rende l’insieme dei numeri reali R l’insieme pi` u adatto alle necessit` a dell’analisi matematica, ad esempio al concetto fondamentale di limite ma anche alla semplice operazione di estrazione della radice quadrata (ovvero alla risoluzione dell’equazione x2 = 2). Tale propriet` a pu` o essere formalizzata nel seguente modo: (C) Assioma di completezza: per ogni coppia di insiemi non vuoti A, B ⊂ R tali che a ≤ b per ogni a ∈ A e b ∈ B esiste c ∈ R, detto elemento separatore, tale che a ≤ c ≤ b per ogni a ∈ A e b ∈ B . Un classico esempio di applicazione dell’assioma di completezza ` e la √ definizione di 2. Denotato con a2 = a · a per ogni a ∈ R, si considerino gli insiemi A = {a ∈ R | a > 0, a2 < 2} e B = {b ∈ R | b > 0, b2 > 2}. Risulta a ≤ b per ogni a ∈ A e b ∈ B in quanto se fosse a > b per qualche a ∈ A e b ∈ B avremo, per gli assiomi d’ordine, 2 > a2 > a · b > b2 > 2 che ` e impossibile. Dunque, per l’assioma di completezza, avremo che esiste c ∈ R tale che a ≤ c ≤ b per ogni a ∈ A e b ∈ B . Proviamo che l’elemento separatore c verifica c2 = 2. Abbiamo che 2− c2 c ￿∈ A. Infatti, se c ∈ A allora c2 < 2 e sia δ > 0 tale che δ < 2 (sar` a c+1 2 2− c sufficiente considerare δ = 2(2 ). Allora c + δ > 0 e c+1) (c + δ )2 = c2 + δ 2 + 2δ c < c2 + δ (2c + 1) < 2 da cui c + δ ∈ A in contraddizione con c ≥ a per ogni a ∈ A. Analogalmente si prova che c ￿∈ B . Poich` e c ￿∈ A e c ￿∈ B otteniamo che 2 ´ c = 2. E immediato che l’elemento separatore verifica c > 0. Infine, per verificare l’unicit` a di tale elemento separatore supponiamo che c e d siano due elementi separatori con c < d. Allora, per quanto sopra, avremo 2 = c2 < d2 = 2, una contraddizione. √ Tale elemento separatore viene denotato con 2. Procedendo e possibile definire la radice √ come nell’esempio precedente ` quadrata x di ogni numero reale x > 0.

1. ASSIOMI DEI NUMERI REALI

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Le precedenti propriet` a caratterizzano completamente l’insieme dei numeri reali nel senso che ogni altro insieme soddisfacente tali assiomi risulta in corrispondenza uno-uno con R. Utilizzando gli assiomi dei numeri reali possiamo ora definire formalmente gli insiemi dei numeri naturali, interi e razionali. Abbiamo visto che gli assiomi dei numeri reali garantiscono l’esistenza dell’elemento neutro del prodotto 1. Apparterranno quindi ad R anche i risultati delle operazioni eseguite a partire da 1. In particolare sono numeri reali i numeri 1 + 1 = 2, (1 + 1) + 1 = 3, ((1 + 1) + 1) + 1 = 4 , ... Il sottoinsieme di numeri reali ottenuti in tal modo ` e indicato con N e chiamato insieme dei numeri naturali: Osserviamo che dalla definizione segue che 1 ∈ N e che se n ∈ N allora n + 1 ∈ N, tali propriet` a sono caratteristiche di un insieme induttivo, di cui parleremo pi` u avanti. Poich` e tra gli assiomi dei numeri reali ` e prevista l’esistenza dell’opposto di ciascun numero reale, saranno numeri reali gli opposti di tutti i numeri naturali. Si indica con Z l’insieme costituito dai numeri naturali, dall’elemento neutro della somma, 0, e dagli opposti dei numeri naturali. Tale insieme ` e chiamato insieme dei numeri interi: Infine, poich` e tra gli assiomi dei numeri reali ` e garantita l’esistenza del reciproco di ciascun numero reale non nullo, saranno numeri reali i 1 reciproci di tutti i numeri naturali, ovvero i numeri della forma n con n ∈ N. Saranno quindi numeri reali anche i risultati del prodotto di tali 1 numeri con numeri interi, ovvero i numeri della forma m = n · m con n n ∈ N e m ∈ Z. L’insieme costituito da tali numeri, dove si considerano identificati numeri della forma m e mp con p ∈ N, si indica con Q e n np viene chiamato insieme dei numeri razionali: m Q = { | m ∈ Z , n ∈ N} n Essendo N, Z e Q sottoinsiemi di R saranno definite su tali insiemi le operazioni di somma e prodotto e la relazione d’ordine indotti da R. Osserviamo per` o che tali insiemi non soddisfano tutti gli assiomi dei numeri reali. Ad esempio N non soddisfa l’assioma che garantisce l’esistenza dell’elemento neutro della somma e nemmeno l’assioma sull’esistenza dell’opposto. Z invece non soddisfa l’assioma che garantisce l’esistenza del reciproco: escluso 1 il reciproco di ciascun numero Z = {..., −4, −3, −2, −1, 0, 1, 2, 3, 4, ..} N = {1, 2, 3, 4, ...}.

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1. NUMERI REALI

intero non ` e un numero intero. Q invece soddisfa tutti gli assiomi algebrici e d’ordine, l’unico assioma non soddisfatto da Q ` e l’assioma di completezza. Si considerino difatti gli insiemi ¯ = {a ∈ Q | a > 0 , a 2 < 2 } e B ¯ = {b ∈ Q | b > 0, b2 ≥ 2}. A ¯ e b ∈ B ¯ . Se esistesse un elemento Risulta a ≤ b per ogni a ∈ A separatore c ∈ Q tale elemento dovrebbe verificare, come gi` a detto, c > 0 e c2 = 2 e ci` o` e impossibile come prova il seguente risultato: Teorema 1.1. Non esiste alcun c ∈ Q tale che c2 = 2.
Dim. Procedendo per assurdo, supponiamo che esista c ∈ Q tale che c2 = 2. Per definizione di numero razionale siano m ∈ Z e n ∈ N, tali che c = m n . Semplificando gli eventuali fattori comuni, potremo scegliere m, n non entrambi pari. Allora c2 = m2 =2 n2 (1)

e quindi m2 = 2n2 . Essendo 2n2 numero pari, si ottiene che m2 ` e pari e 2 quindi che anche m ` e pari (infatti se m fosse dispari anche m risulterebbe dispari). Sia allora h ∈ Z tale che m = 2h. Allora da (1) si ottiene n2 = 2h2 da cui, come sopra, si deduce che n2 ` e pari e quindi che anche n ` e pari, in contraddizione con la scelta di m, n non entrambi pari. ￿

√ In altre parole, per la definizione data di 2, il precedente risultato √ afferma che 2 ￿∈ Q e quindi che R \ Q ` e non vuoto. Si consideri ora una retta r e su questa si fissi un punto, l’origine O, un orientamento e un’unit` a di misura. Una tale retta ` e chiamata retta reale:

O

Grazie all’assioma di completezza si pu` o provare che ad ogni punto P ∈ r corrisponde un numero reale d(P, O) pari alla distanza del punto P dall’origine O. L’applicazione che ad ogni punto P ∈ r associa la distanza dall’origine d(P, O) se P si trova nel verso positivo rispetto a O (scriveremo P ∈ r+ ), l’opposto della distanza dall’origine −d(P, O) se P si trova nel verso negativo rispetto a O (scriveremo P ∈ r− ) e 0

1. ASSIOMI DEI NUMERI REALI

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se P ≡ O, viene detta funzione ascissa e denotata con x(P ):   se P ∈ r+ d(P, O) O x(P)=d(P,O) P ∈ r ￿→ x(P ) = 0 se P ≡ O  −d(P, O) se P ∈ r− Diremo che x(P ) ` e l’ascissa del punto P ∈ r.
x(Q)=-d(Q,O) x(O)=0 Q O P

x(P)=d(P,O)

La funzione ascissa determina una corrispondenza uno-uno tra l’insieme dei numeri reali ed i punti della retta reale e nel seguito verranno spesso identificate, mediante la precedente corrispondenza, la retta reale r con l’insieme dei numeri reali R. Si osservi che la corrispondenza inversa alla funzione ascissa ` e l’applicazione che ad ogni x ∈ R associa il punto Px ∈ r tale che d(Px , O) = |x| e Px ∈ r+ se x > 0, Px ∈ r− se x < 0 mentre Px = O se x = 0, dove abbiamo denotato con |x| il valore assoluto del numero reale x ∈ R: ￿ x se x ≥ 0 | x| = −x se x < 0 Osserviamo che se x < y allora Px precede Py sulla retta reale rispetto all’orientamento assegnato. Dalla definizione di valore assoluto e della funzione ascissa, abbiamo visto che |x| indica la distanza del punto di ascissa x dall’origine O. Pi` u in generale |x − x0 | indica la distanza tra il punto di ascissa x con il punto di ascissa x0 . Quindi, dato δ > 0 e x0 ∈ R, la disequazione |x − x0 | < δ ammette come soluzione tutti e soli i valori x0 − δ < x < x0 + δ . Da tale interpretazione seguono immediatamente alcune propriet` a elementari del valore assoluto: 1. |x| ≥ 0 per ogni x ∈ R e |x| = 0 se e solo se x = 0. 2. −|x| ≤ x ≤ |x| per ogni x ∈ R. 3. per ogni δ > 0, x0 ∈ R, |x − x0 | ≤ δ se e solo se x0 − δ ≤ x ≤ x0 + δ . 4. Diseguaglianza triangolare: |x + y | ≤ |x| + |y |, per ogni a, b ∈ R. 5. |xy | = |x||y |, per ogni x, y ∈ R.

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1. NUMERI REALI

Le propriet` a 1, 2, 3 e 5 seguono direttamente dalla definizione. Per provare la diseguaglianza triangolare, osserviamo che da 2. abbiamo −|x| ≤ x ≤ |x| e −|y | ≤ y ≤ |y | e dunque − ( | x| + | y | ) ≤ x + y ≤ |x| + | y | quindi, da 3. segue che |x + y | ≤ |x| + |y |. Vediamo ora la definizione di particolari sottoinsieme di R (o della retta reale, secondo la precedente corrispondenza): gli intervalli. Dati a, b ∈ R con a ≤ b si dice intervallo limitato un insieme della seguente forma [a, b] = {x ∈ R | a ≤ x ≤ b} (a, b] = {x ∈ R | a < x ≤ b} [a, b) = {x ∈ R | a ≤ x < b} (a, b) = {x ∈ R | a < x < b} Osserviamo che se a = b allora [a, b] = {a} mentre (a, b) = ∅ (intervalli degeneri). Dato a ∈ R, ` e detto invece intervallo illimitato un insieme della forma [a, +∞) = {x ∈ R | a ≤ x} (a, +∞) = {x ∈ R | a < x} (−∞, a] = {x ∈ R | x ≤ a} (−∞, a) = {x ∈ R | x < a} (−∞, +∞) = R Si pu` o provare che gli intervalli (limitati e illimitati) A ⊆ R sono caratterizzati dalla propriet` a che se α, β ∈ A allora ogni c ∈ R tale che α ≤ c ≤ β ` e ancora un elemento di A. Completiamo il paragrafo osservando che attraverso la funzione ascissa ` e possibile determinare una corrispondenza uno-uno tra l’insieme delle coppie ordinate di numeri reali R2 = R × R = {(x, y ) | x, y ∈ R} ed il piano cartesiano determinato da due rette orientate tra loro perpendicolari che si intersecano nell’origine:

2. ESTREMO SUPERIORE ED INFERIORE

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O

Ad ogni punto del P del piano cartesiano corrisponde un ascissa x ∈ R ed un’ordinata y ∈ R pari rispettivamente all’ascissa del punto Px proiezione del punto sulla retta orizzontale, detto asse delle ascisse, e del punto Py proiezione del punto P sulla retta verticale, detto asse delle ordinate:

y P y P

O

x Px

2. Estremo superiore ed inferiore Vediamo ora la definizione di estremo superiore ed inferiore di un insieme numerico, concetti fondamentali per l’analisi matematica strettamente legati all’assioma di completezza. Cominciamo con l’introdurre il concetto di maggiorante e minorante. Un numero L ∈ R ` e detto maggiorante di un insieme non vuoto A ⊂ R

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1. NUMERI REALI

se risulta L ≥ a per ogni a ∈ A. Analogalmente, un numero ￿ ∈ R ` e detto minorante di un insieme non vuoto A ⊂ R se risulta ￿ ≤ a per ogni a ∈ A. Ad esempio, ogni ￿ ≤ 1 ` e minorante dell’intervallo A = (1, 2] cos` ı come ogni L ≥ 2 ` e maggiorante.

L’intervallo (1, +∞) non ammette maggioranti mentre ogni ￿ ≤ 1 ` e minorante.
1 L’insieme A = { n | n ∈ N} ammette come maggiorante ogni L ≥ 1, 1 essendo n ≤ 1 per ogni n ∈ N, mentre ogni ￿ ≤ 0 ` e un minorante 1 essendo n > 0 per ogni n ∈ N.

Un insieme A ⊂ R si dice limitato superiormente se ammette un maggiorante, ovvero se esiste L ∈ R tale che a ≤ L per ogni a ∈ A. Si dice limitato inferiormente se ammette un minorante, ovvero se esiste ￿ ∈ R tale che a ≥ ￿ per ogni a ∈ A. Infine si dice limitato se risulta limitato superiormente ed inferiormente, ovvero se esistono ￿, L ∈ R tali che ￿ ≤ a ≤ L per ogni a ∈ A. Tenendo conto della definizione di valore assoluto si riconosce facilmente che un insieme A risulta limitato se e solo se esiste M ∈ R tale che |a| ≤ M per ogni a ∈ A (sar` a sufficiente considerare M = max{|￿|, |L|} dove ￿ ≤ a ≤ L per ogni a ∈ A). Ad esempio, l’intervallo (1, 2] ` e limitato. Ogni intervallo limitato ` e un insieme limitato. L’insieme A = {a ∈ R | a = sin x per qualche x ∈ R} ` e limitato essendo | sin x| ≤ 1 per ogni x ∈ R. L’insieme A = {a2 | a ∈ R} ` e limitato inferiormente essendo a2 ≥ 0 per ogni a ∈ R ma non superiormente. Infatti se L > 0 fosse un maggiorante allora a2 ≤ L per ogni a ∈ R. Considerato per` o a0 = √ 2 L + 1, avremo a0 = L + 1 > L contro la richiesta che L risulti maggiorante. Particolari maggioranti e minoranti sono il massimo ed il minimo secondo la seguente definizione. Sia A un sottoinsieme non vuoto di R. Il massimo di A, se esiste, ` e un maggiorante M di A tale che M ∈ A: ￿ M ∈A M = max A ⇐⇒ M ≥ a, ∀a ∈ A

2. ESTREMO SUPERIORE ED INFERIORE

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Analogalmente, il minimo di A, se esiste, ` e un minorante m ∈ R di A tale che m ∈ A: ￿ m∈A m = min A ⇐⇒ m ≤ a, ∀a ∈ A Ad esempio, l’intervallo A = [1, 3) ammette come minimo 1, min A = 1 essendo 1 ∈ A e 1 ≤ a per ogni a ∈ A, ma non ammette massimo. Infatti se M ∈ A fosse massimo allora M < 3 e M ≥ a per ogni a ∈ A +3 mentre a0 = M2 ∈ A ma a0 > M .

1 L’insieme { n | n ∈ N} ammette massimo con max A = 1 mentre non 1 1 1 ammette minimo. Infatti, se N con N ∈ N fosse minimo avremo N ≤n 1 1 per ogni n ∈ N mentre risulta n < N per ogni n > N . Dalla propriet` a di dicotomia si ha che ogni sottoinsieme di R costituito da un numero finito di elementi, A = {x1 , ..., xn } ammette sia massimo che minimo. ¯ = {a ∈ Q | a > 0, a2 ≤ 2} non ammette massimo mentre L’insieme A 2 ammette massimo √ l’insieme A = {a ∈ R | a > 0, a ≤ 2} e, per quanto visto, max A = 2.

Si verifica facilmente che quando esistono, il massimo ed il minimo sono unici. Infatti se M1 e M2 sono due massimi di A ⊂ R per definizione risulta a ≤ M1 e a ≤ M2 per ogni a ∈ A. Poich` e M1 , M2 ∈ A, dalle precedenti diseguaglianze otteniamo M2 ≤ M1 e M1 ≤ M2 da cui segue che M1 = M2 . Ricordiamo che dalla definizione di massimo e di minimo di un insieme A ⊂ R se M ` e massimo di A allora M ` e un maggiorante di A e M ∈ A, quindi in particolare non esistono maggioranti di A “pi` u piccoli” di M . In altre parole potremo dire che il massimo di un insieme A, se esiste, ` e il pi` u piccolo maggiorante di A ovvero ` e il minimo dei maggioranti di A: se esiste, max A = min{L ∈ R | a ≤ L, ∀ a ∈ A}.

Analogalmente, il minimo di un insieme A, se esiste, ` e il pi` u grande minorante di A, il massimo dei minoranti di A: se esiste, min A = max{￿ ∈ R | ￿ ≤ a, ∀ a ∈ A}. Abbiamo visto degli esempi di insiemi che pur essendo limitati superioremente non ammettono massimo. Utilizzando l’assioma di completezza proveremo che tali insiemi ammettono comunque il minimo dei maggioranti, quello che chiameremo l’estremo superiore.

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1. NUMERI REALI

Si dice estremo superiore di un insieme A ⊂ R non vuoto e superiormente limitato il minimo, se esiste, dei maggioranti di A: Si dice invece estremo inferiore di un insieme A ⊂ R non vuoto e inferiormente limitato il massimo, se esiste, dei minoranti di A ` chiaro che l’estremo superiore ed inferiore di un insieme quando esiE ` evidente inoltre che quando esiste il massimo (mistono sono unici. E nimo) di un insieme allora questo coincide con l’estremo superiore (inferiore). Abbiamo per` o, a differenza del massimo e del minimo, che ogni insieme limitato superiormente (inferiormente) ammette estremo superiore (inferiore): Teorema 1.2. (di esistenza dell’estremo superiore ed inferiore) Ogni sottoinsieme non vuoto e superiormente (inferiormente) limitato ammette estremo superiore (inferiore).
Dim. Dimostriamo solo la prima delle due affermazioni, la prova della seconda ` e analoga. Sia B l’insieme costituito da tutti i maggioranti di un insieme A non vuoto e limitato superiormente. Per definizione di insieme superiormente limitato avremo che B ` e insieme non vuoto e che risulta, per definizione di maggiorante, a ≤ b per ogni a ∈ A e b ∈ B . Dall’assioma di completezza si ha allora che esiste un elemento separatore c ∈ R tale che a ≤ c ≤ b per ogni a ∈ A e b ∈ B . Poich` e a ≤ c per ogni a ∈ A si ha che c` e maggiorante di A e dunque c ∈ B . D’altra parte c ≤ b per ogni b ∈ B , quindi c ` e il minimo di B ovvero ` e il minimo dei maggioranti di A. ￿

sup A = min{L ∈ R | a ≤ L, ∀ a ∈ A}

inf A = max{￿ ∈ R | ￿ ≤ a, ∀ a ∈ A}

Il precedente Teorema, di particolare importanza per l’analisi, si pu` o provare essere equivalente all’assioma di completezza. Diamo ora una caratterizzazione dell’estremo superiore ed inferiore. Sia A un insieme non vuoto e superiormente limitato. Dal precedente Teorema sia M = sup A. Per definizione M ` e un maggiorante di A, quindi a ≤ M per ogni a ∈ A, ed ` e il minimo dei maggioranti di A ovvero non esistono maggioranti di A pi` u piccoli di M . Ci` o vuol dire che ogni altro numero pi` u piccolo di M , diciamo M − ε con ε > 0, non ` e maggiorante di A e dunque esiste a ∈ A tale che M − ε < a. Viceversa, ogni numero reale con queste caratteristiche ` e necessariamente estremo superiore. Possiamo allora dire che ￿ a ≤ M ∀a ∈ A M = sup A ⇐⇒ ∀ ε > 0 esiste a ∈ A tale che M − ε < a

3. NUMERI NATURALI E NUMERI RAZIONALI

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Analogalmente, se A ⊂ R ` e insieme non vuoto ed inferiormente limitato dal precedente Teorema esiste l’estremo superiore e vale la seguente caratterizzazione: ￿ m ≤ a ∀a ∈ A m = inf A ⇐⇒ ∀ ε > 0 esiste a ∈ A tale che a < m + ε Sar` a comodo parlare di estremo superiore ed inferiore di insiemi non vuoti non superiormente ed inferiormente limitati utilizzando i simboli ±∞. Se A ⊆ R ` e insieme non vuoto e non superiormente limitato scriveremo che sup A = +∞ mentre se non risulta inferiormente limitato scriveremo inf A = −∞. Per definizione, se A non ` e superiormente limitato, non esistono maggioranti di A e quindi possiamo scrivere sup A = +∞ ⇐⇒ ∀L ∈ R esiste a ∈ A tale che L < a

e analogalmente, se A non ` e inferiormente limitato, non esistono minoranti di A inf A = −∞ ⇐⇒ ∀￿ ∈ R esiste a ∈ A tale che a < ￿

Vediamo alcuni esempi. Risulta sup(a, b) = b, infatti per definizione di intervallo x ≤ b per ogni x ∈ (a, b). Inoltre, per ogni ε > 0 esiste ε+b x0 = b−2 (punto medio tra b e b − ε) tale che x0 ∈ (a, b) e x0 > b − ε. Secondo la caratterizzazione di estremo superiore risulta allora che b = sup(a, b). Analogalmente si prova che inf(a, b) = a. 1 Consideriamo l’insieme A = { n | n ∈ N}. Abbiamo gi` a visto che 1 = max A = sup A e che 0 ` e un minorante di A. Per provare che 0 ` e l’estremo inferiore di A, dalla caratterizzazione sar` a sufficiente provare 1 che per ogni ε > 0 esiste n0 ∈ N tale che n < ε, ovvero n0 > 1 . ε 0 L’esistenza di tale n0 segue dalla Propriet` a Archimedea che proveremo nella prossima sezione e che prova che l’insieme dei numeri naturali N non ` e superiormente limitato. 3. Numeri Naturali e Numeri Razionali Terminiamo questo capitolo con alcune propriet` a fondamentali degli insiemi dei numeri naturali N e dei numeri razionali Q. La prima propriet` a che vedremo ` e una conseguenza del Teorema di esistenza dell’estremo superiore (e quindi dell’assioma di completezza), la Propriet` a Archimedea ` Archimedea) Teorema 1.3. (Proprieta Per ogni x ∈ R esiste n ∈ N tale che x < n.

20

1. NUMERI REALI

Dim. Per assurdo, supponiamo che esista x ∈ R tale che per ogni n ∈ N risulti n ≤ x. Ne seguirebbe che N risulta superiormente limitato e dunque, per il Teorema di esistenza dell’estremo superiore, esisterebbe M ∈ R tale che M = sup N. In particolare si avrebbe che n ≤ M per ogni n ∈ N ma poich` e per ogni n ∈ N risulta, per definizione, che n + 1 ∈ N dovr` a essere n + 1 ≤ M per ogni n ∈ N ovvero n ≤ M − 1 per ogni n ∈ N. Quindi avremo che M − 1 risulta maggiorante di N in contraddizione con la definizione di l’estremo superiore. ￿

Si osservi che la Propriet` a Archimedea afferma che l’insieme dei numeri naturali N non ` e superiormente limitato, sup N = +∞. D’altra parte si ha Lemma 1.1. Ogni sottoinsieme non vuoto A ⊆ N ammette minimo
Dim. Preso un qualunque elemento n ∈ A, consideriamo l’insieme B = {x ∈ A | x ≤ n}. Se n ` e minimo la prova ` e conclusa. Se invece n non ` e minimo allora B ⊂ N ` e non vuoto e poich` e esistono solo un numero finito di numeri naturali compresi tra 0 e n, avremo che B ` e insieme finito. Ne segue che B ammette minimo m e dalla definizione di B , m ∈ A e m ≤ n. Proviamo che m` e minimo di A. Infatti, se x ∈ A ` e tale che x ≤ n, allora x ∈ B e quindi m ≤ x. Se invece x ∈ A ` e tale che x > n allora m ≤ n < x. ￿

Vale inoltre

Corollario 1.1. Ogni sottoinsieme non vuoto e superiormente limitato A ⊂ N ` e finito ed in particolare, ammette massimo.
Dim. Sia M = sup A. Dalla Propriet` a Archimedea abbiamo che esiste n ∈ N tale che n > M . Dunque per ogni a ∈ A ⊂ N risulta 0 < a ≤ M < n e poich` e i numeri naturali compresi tra 0 ed n sono in numero finito avremo che anche A risulta finito. Quindi ammette massimo. ￿

Usando il precedente risultato otteniamo in particolare Corollario 1.2. Per ogni x ∈ R esiste N ∈ Z tale che N ≤ x < N + 1.
Dim. Dato x ∈ R, se x = 0 prenderemo N = 0. Se x > 0, l’insieme A = {k ∈ N∗ | k ≤ x} ⊂ N∗ = N ∪ {0} risulta non vuoto e superiormente limitato. Dal precedente risultato sia N = max A. Per definizione di massimo, N ∈ A e dunque N ≤ x, mentre N + 1 ￿∈ A, quindi N + 1 > x. Se x < 0 baster` a ripetere il precedente ragionamento a −x > 0. ￿

Dato x ∈ R, il numero intero N tale che N ≤ x < N + 1, la cui esistenza ` e stata provata nel precedente risultato, viene detto parte intera di x e viene denotato con [x].

3. NUMERI NATURALI E NUMERI RAZIONALI

21

Un’ altra importante conseguenza della Propriet` a Archimedea ` e il seguente risultato che prova che l’insieme dei numeri razionali Q ` e denso in R nel seguente senso
` dei Numeri Razionali) Corollario 1.3. (Densita Per ogni x, y ∈ R tali che x < y esiste q ∈ Q tale che x < q < y . Dim. Supponiamo innanzitutto 0 < x < y . Dalla propriet` a Archimedea 1 1 sappiamo che dato y− ∈ R esiste n ∈ N tale che < n ovvero tale che x y −x 1 x + n < y . Consideriamo l’insieme A = {k ∈ N ∪ {0} | k ≤ nx} che risulta non vuoto e superiormente limitato e dunque, dal precedente corollario, ammette massimo. Sia m = max A allora m ∈ A mentre m + 1 ￿∈ A e quindi,dalla definizione di A, segue che m ≤ nx < m + 1. Dalla scelta di n risulta allora m+1 m 1 1 x< = + ≤ x + < y. n n n n m+1 Quindi posto q = n abbiamo che q ∈ Q e x < q < y . Il risultato ` e dunque provato per 0 < x < y . Se x < 0 < y baster` a scegliere q = 0 mentre se x < y < 0 baster` a ripetere il ragionamento precedente alla coppia 0 < −y < −x. ￿

Infine, riguardo all’insieme dei numeri naturali, abbiamo osservato che per definizione tale insieme soddisfa le seguenti propriet` a: (a) 1 ∈ N, (b) se n ∈ N allora n + 1 ∈ N,

che lo caratterizzano quale insieme induttivo. Diciamo difatti che un sottoinsieme A ⊆ R ` e un insieme induttivo se (a) 1 ∈ A, (b) se n ∈ A allora n + 1 ∈ A.

Si ha che N ` e il pi` u piccolo sottoinsieme induttivo di R, difatti un qualunque insieme induttivo A ⊆ R dovr` a contenere l’unit` a 1 e tutti gli elementi successivi 2 = 1 + 1, 3 = 2 + 1, ..., quindi avremo N ⊆ A. In altri termini possiamo dire che vale la seguente propriet` a: (P ) se A ⊆ N ` e un insieme induttivo allora A = N. Quest’ultima propriet` a viene detta principio di induzione e viene spesso enunciata nella seguente forma equivalente Teorema 1.4. (Principio di Induzione) Sia {Pn , n ∈ N} una famiglia di proposizioni dipendenti da n ∈ N. Se ( i) P 1 ` e vera, (ii) per ogni n ∈ N, se Pn ` e vera allora Pn+1 ` e vera, allora Pn ` e vera per ogni n ∈ N.

22

1. NUMERI REALI

Dim. Basta applicare a propriet` a (P ) all’insieme A degli indici n ∈ N per i quali Pn ` e vera. Difatti da (i) risulta che 1 ∈ A mentre da (ii) si ha che se n ∈ A allora n + 1 ∈ A. Dunque A ⊆ N ` e insieme induttivo e da (P ) segue che A = N. ￿

Vediamo alcune applicazioni di tale principio. ` di Gauss: per ogni n ∈ N si ha che Identita 1 + 2 + ... + n = n(n + 1) . 2

Consideriamo infatti la famiglia di proposizioni Pn : 1 + 2 + ... + n = n(n+1) ` . E chiaro che P1 ` e vera. Supponiamo ora Pn vera e verifichiamo 2 che allora anche Pn+1 ` e vera. Poich` e Pn ` e vera, abbiamo 1 + 2 + ... + n + (n + 1) = n(n + 1) n2 + 3 n + 2 + (n + 1) = 2 2 (n + 1)(n + 2) = 2

cio` e Pn+1 . Dal principio di induzione otteniamo allora che Pn ` e vera per ogni n ∈ N. Progressione geometrica: per ogni n ∈ N e per ogni x ￿= 1 si ha 1 + x + x2 + ... + xn = 1 − xn+1 . 1−x (2)
n+1

x Infatti, preso x ￿= 1, sia Pn : 1 + x + x2 + ... + xn = 1− . Abbiamo 1− x che P1 ` e vera in quanto 1 − x2 = (1 + x)(1 − x). Supponiamo ora che Pn sia vera e proviamo che Pn+1 ` e vera. Si ha

1 + x + x2 + .... + xn + xn+1 =

e quindi Pn+1 . Dal principio di induzione otteniamo allora che Pn ` e vera per ogni n ∈ N. Diseguaglianza di Bernoulli: per ogni n ∈ N e per ogni x ≥ −1 vale (1 + x)n ≥ 1 + nx.

1 − xn+1 1 − xn+2 + xn+1 = 1−x 1−x

Infatti, dato x ≥ −1, consideriamo la famiglia di proposizioni Pn : (1 + x)n ≥ 1 + nx. Abbiamo che P1 ` e verificata con l’uguaglianza. Supponiamo ora verificata la proposizione Pn e proviamo che risulta vera la proposizione Pn+1 . Abbiamo (1 + x)n+1 = (1 + x)n (1 + x).

4. NUMERI COMPLESSI

23

Poich` e x + 1 ≥ 0 e Pn ` e supposta vera, ne segue che ≥ 1 + (n + 1)x

(1 + x)n+1 = (1 + x)n (1 + x) ≥ (1 + nx)(1 + x) = 1 + (n + 1)x + nx2

e dunque Pn+1 ` e vera. Dal principio di induzione otteniamo allora che Pn ` e vera per ogni n ∈ N. Come applicazione della diseguaglianza di Bernoulli proviamo che per ogni a > 1 risulta sup{an | n ∈ N} = +∞. Infatti, per assurdo supponiamo che l’insieme {an | n ∈ N} risulti superiormente limitato. Sia allora L > 0 un maggiorante. Per ogni n ∈ N, dalla diseguaglianza di Bernoulli, essendo a > 1, risulterebbe L ≥ an = (1 + (a − 1))n ≥ 1 + n(a − 1) in contraddizione con la propriet` a Archimedea. 4. Appendice: numeri complessi L’insieme C dei numeri complessi ` e l’insieme delle coppie ordinate (a, b) di numeri reali munito delle operazioni di somma e prodotto definite nel seguente modo (a, b) + (c, d) := (a + b, c + d) e (a, b) · (c, d) := (ac − bd, ad + bc) Si pu` o provare che tali operazioni soddisfano le propriet` a caratteristiche di un campo algebrico (propriet` a associativa, commutativa, distributiva, esistenza elemento neutro, di opposto e reciproco). In particolare, risulta elemento neutro della somma l’elemento (0, 0) mentre elemento neutro del prodotto risulta essere (1, 0). L’elemento opposto di (a, b) ` e l’elemento −(a, b) := (−a, −b) mentre il reciproco di (a, b) ￿= (0, 0) ` e invece 1 a b ,− 2 ). := ( 2 2 (a, b) a +b a + b2 Osserviamo che l’insieme dei numeri reali R pu` o essere identificato come sottoinsieme di C identificando ogni a ∈ R con il numero complesso (a, 0) ∈ C, scriveremo quindi a in luogo di (a, 0) e penseremo R ⊂ C. I numeri complessi della forma (0, b) vengono invece detti immaginari puri. Usualmente un numero complesso (a, b) ∈ C viene rappresentato nella forma a + ib (forma algebrica) dove si conviene che 1 := (1, 0) mentre i := (0, 1) viene detta unit` a immaginaria: (a, b) = a(1, 0) + b(0, 1) = a + ib =⇒ n≤ L−1 , a−1

24

1. NUMERI REALI

Usuale ` e inoltre la notazione a := a + i0 e ib := 0 + ib Con tale notazione le operazioni di somma e prodotto risultano definite da (a+ib)+(c+id) = (a+c)+i(b+d) e (a+ib)·(c+id) = (ac−bd)+i(ad+bc) Tali operazioni risultano formalmente immediate osservato che l’unit` a immaginaria i soddisfa la propriet` a i2 := i · i = (0, 1) · (0, 1) = −1, da cui, utilizzando le usuali regole algebriche, vediamo che (a + ib) · (c + id) = ac + iad + ibc + i2 bd = ac + iad + ibc − bd = (ac − bd) + i(ad + bc). Se z = a + ib ∈ C il numero reale a viene detto parte reale del numero complesso z e viene denotato con Re(z ), mentre il numero reale b viene detto parte immaginaria del numero complesso z e viene denotato con Im(z ): Re(z ) = Re(a + ib) := a e Im(z ) = Im(a + ib) := b √ Dato z = a + ib ∈ C, la quantit` a a2 + b2 viene detta modulo del numero complesso z e viene denotata con |z |: |z | = |a + ib| := √ a2 + b 2 .

Osserviamo inoltre che l’insieme dei numeri complessi pu` o essere rappresentato sul piano cartesiano, in questo contesto chiamato piano complesso, facendo corrispondere ad ogni z = x + iy ∈ C il punto Pz del piano avente ascissa x = Re z e ordinata y = Im z . Con tale rappresentazione, il modulo del numero complesso z = x + iy rappresenta la distanza del punto Pz dall’origine del piano cartesiano.

4. NUMERI COMPLESSI

25

y

z=x+i y

O

x

Per ogni z, w ∈ C valgono le seguenti propriet` a: 1. |z | ≥ 0 e |z | = 0 se e solo se z = 0. 2. |Re z | ≤ |z |, |Im z | ≤ |z | e |z | ≤ |Re z | + |Im z |. 3. Diseguaglianza triangolare: |z + w| ≤ |z | + |w|, . 5. |zw| = |z ||w|.

Risulta infine utile scrivere un numero complesso z ∈ C in forma polare: dato z = x + iy ∈ C, indichiamo con ρ il modulo |z | e con θ l’angolo formato dal segmento congiungente Pz con l’origine O. Allora risulta x = ρ cos θ e y = ρ sin θ e dunque potremo scrivere z = ρ(cos θ + i sin θ) Tale scrittura prende il nome di forma polare o trigonometrica del numero complesso z ∈ C, il valore ρ = |z | viene detto modulo di z e l’angolo θ` e detto argomento di z e viene denotato anche con arg z . Osserviamo che dati ρ > 0 e θ ∈ R risulta univocamente determinato il numero complesso z = ρ(cos θ + ￿ i sin θ). Viceversa, dato z = x + iy risulta z = ρ(cos θ + i sin θ) se ρ = x2 + y 2 e θ ∈ R verifica x y cos θ = ￿ e sin θ = ￿ (3) 2 2 2 x +y x + y2

Osserviamo per` o che essendo seno e coseno funzioni periodiche tali condizioni non individuano univocamente un angolo θ: se θ0 verifica (3) allora anche θ0 + 2k π , k ∈ Z, verificher` a tali condizioni. Diciamo che le condizioni (3) individuano l’argomento θ del numero complesso z a meno di multipli interi di 2π . La forma trigonometrica risulta utile nell’esprimere potenze intere di numeri complessi. Difatti, se z1 = ρ1 (cos θ1 + i sin θ1 ) e z2 = ρ2 (cos θ2 +

26

1. NUMERI REALI

i sin θ2 ) allora z1 z2 = ρ1 ρ2 (cos(θ1 + θ2 ) + i sin(θ1 + θ2 ) In particolare dalla precedente formula si ottiene che per ogni z = ρ(cos θ + i sin θ) risulta z 2 = ρ2 (cos(2θ) + i sin(2θ)) da cui, per induzione, si ottiene la formula di De Moivre: z n = ρn (cos(nθ) + i sin(nθ)), Si ha dunque che |z n | = |z |n e arg (z n ) = narg (z ) + 2k π , k ∈ Z. n ∈ N.

Osservato inoltre che per ogni z = ρ(cos θ + i sin θ) ￿= 0 risulta 1 z ¯ 1 = 2 = 2 ρ(cos θ − i sin θ) = ρ−1 (cos(−θ) + i sin(−θ)), z |z | ρ

si pu` o provare che la formula di De Moivre risulta valida per ogni n ∈ Z. Infine, dato α ∈ C vediamo di determinare le soluzioni dell’equazione z n = α. Per quanto sopra, se α = R(cos Θ + i sin Θ) allora z = ρ(cos θ + i sin θ) ` e soluzione di z n = α se e solo se ρn = R, cos(nθ) = cos Θ e sin(nθ) = sin Θ, da cui ρ= √ n R e θ= Θ + 2k π , n k ∈ Z.

Osserviamo che i valori di k ∈ Z che danno luogo a soluzioni z distinte sono i valori k = 0, ..., n − 1. Abbiamo quindi che dato α = R(cos Θ + i sin Θ) ∈ C esistono n radici complesse distinte dell’equazione z n = α e queste sono date dalla formula √ n zk = R(cos θk + i sin θk ), essendo θk =
Θ+2kπ , n

k = 0, 1, ..., n − 1.

Ad esempio, di α = −2 (R = 2 e Θ = π ) √ le radici quadrate complesse π sono zk = 2(cos θk + i sin θk ) con θk = 2 + k π , k = 0, 1, e quindi sono: z0 = √ 2(cos √ √ √ π π 3π 3π + i sin ) = i 2 e z1 = 2(cos + i sin ) = −i 2. 2 2 2 2

4. NUMERI COMPLESSI

27

Le radici quarte di α = 1 (R = 1 e Θ = 0) sono zk = cos θk + i sin θk con θk = k2π , k = 0, 1, 2, 3, e dunque: π π z0 = cos 0 + i sin 0 = 1, z1 = cos + i sin = i, 2 2 3π 3π z2 = cos π + i sin π = −1, z3 = cos + i sin = −i. 2 2

CAPITOLO 2

Successioni numeriche
Si dice successione (numerica) una legge che ad ogni n ∈ N fa corrispondere uno ed un solo an ∈ R. Una successione verr` a indicata con (an )n∈N , semplicemente con an , n ∈ N, oppure per esteso a1 , a2 , ..., an , .... 1 Ne sono esempi la successione an = n , n ∈ N: 1 1 1 1, , , ..., , ..., 2 3 n la successione costante an = 2, n ∈ N: 2, 2, 2, ..., 2, ..., la successione an = n2 , n ∈ N:

1, 4, 9, ..., n2 , ...

la successione an = (−1)n , n ∈ N:

ed infine la progressione geometrica an = xn , x ∈ R, n ∈ N ∪ {0}: 1, x, x2 , x3 , ..., xn , .. Parleremo di successione anche quando i termini an sono definiti solo n per valori n ≥ n0 , come ad esempio la successione an = n− definita 2 solo per n ≥ 3: 5 n 3, 2, , ..., , ... 3 n−2 1. Limiti di successioni numeriche Si dice che a ∈ R ` e il limite della successione (an )n∈N per n che tende a +∞ e si scrive lim an = a, se risulta verificata la seguente condizione: In tal caso diremo anche che la successione (an )n∈N tende o converge ad a ∈ R per n che tende a +∞ e scriveremo an → a per n → +∞. Una successione che ammette limite a ∈ R viene detta successione convergente. In particolare, una successione convergente a 0 viene detta successione infinitesima.
29

1, −1, 1, ..., (−1)n , ...

∀ ε > 0 ∃ ν ∈ N tale che |an − a| < ε ∀ n ≥ ν

n → +∞

30

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

Si osservi che, dalla definizione di valore assoluto, la relazione |an − a| < ε si pu` o riscrivere come a − ε < an < a + ε ed anche an ∈ (a − ε, a + ε). Vale il seguente risultato
` del limite) Teorema 2.1. (Unicita Se una successione ammette limite, questo ` e unico. Dim. Sia (an )n∈N una successione tale che lim an = a e lim an = b e proviamo che a = b. Per ogni ε > 0, poich` e lim an = a, dalla definizione
n →+∞ n → +∞ n →+∞ ε di limite, esiste ν1 ∈ N tale che |an − a| < 2 per ogni n ≥ ν1 . Analogalmente, ε poich` e lim an = b, esiste ν2 ∈ N tale che |an − b| < 2 per ogni n ≥ ν2 .

Allora, per ogni n ≥ max{ν1 , ν2 } si ha

n → +∞

| b − a | ≤ | a n − b| + | a n − a | < ε
1 n → +∞ n

ed essendo ε > 0 arbitrario otteniamo a = b. ￿

Verifichiamo ad esempio che lim

= 0. Preso comunque ε > 0, dalla

Propriet` a Archimedea sia ν ∈ N tale che 1 < ν . Allora, per ogni n ≥ ν ε 1 1 avremo n ≥ ν > ε e dunque n < ε. In modo analogo, si pu` o provare che 1 lim = 0 per ogni p > 0. n → +∞ n p Verifichiamo che per ogni 0 < a < 1 risulta lim an = 0. Infatti, per ogni ε > 0 avremo an = |an | < ε se e solo se, posto b = bn > 1 . Dalla diseguaglianza di Bernoulli abbiamo ε bn = (1 + (b − 1))n ≥ 1 + n(b − 1), sar` a allora sufficiente scegliere ν ∈ N tale che ν > n ≥ ν , 1 + n(b − 1) > 1 da cui bn > 1 . ε ε
n → +∞
1 −1 ε

n →+∞

1 a

> 1, risulta

∀ n ∈ N,
b−1

e dunque, per

Proviamo ora che la successione an = (−1)n non ammette limite. Per assurdo, supponiamo che esista lim (−1)n = a ∈ R.

Preso comunque ε > 0 sia ν ∈ N tale che |(−1)n − a| < ε per ogni n ≥ ν . Allora, scelto n ≥ ν pari dovr` a risultare |(−1)n − a| = |1 − a| < ε e quindi, essendo ε arbitrario, dovr` a essere a = 1. Analogalmente, scelto n ≥ ν dispari dovr` a risultare |(−1)n − a| = |1+ a| < ε e dunque a = −1, in contraddizione con l’unicit` a del limite. In modo analogo, si pu` o provare che per ogni a ≤ −1 non esiste il n limite lim a .
n → +∞

Lemma 2.1. Una successione (an )n∈N ` e infinitesima se e solo se la successione (|an |)n∈N ` e infinitesima.

1. LIMITI DI SUCCESSIONI NUMERICHE

31

Dim. Posto bn = |an |, poich` e |bn | = bn = |an |, otteniamo che la condizione lim bn = 0 equivale a lim an = 0. ￿
n →+∞ n →+∞

Dal precedente risultato ` e immediato verificare che lim
n

1) 1 essendo | (−n |= n . n Essendo lim a = 0 per ogni a ∈ (0, 1), dal precedente risultato

(−1)n n → +∞ n

= 0

otteniamo che per ogni |a| < 1 risulta lim an = 0.
n → +∞

n → +∞

Si osservi che il risultato vale solo per successioni infinitesime, ad esempio abbiamo provato che (−1)n non converge mentre la successione dei valori assoluti |(−1)n | = 1 risulta banalmente convergente ad 1. Una successione (an )n∈N ` e detta inferiormente limitata se esiste ￿ ∈ R tale che ￿ ≤ an per ogni n ∈ N, ` e detta invece superiormente limitata se esiste L ∈ R tale che an ≤ L per ogni n ∈ N. Infine, una successione (an )n∈N ` e detta limitata se esistono ￿, L ∈ R tali che ￿ ≤ an ≤ L per ogni n ∈ N o, equivalentemente, se esiste M > 0 tale che |an | ≤ M per ogni n ∈ N. Sono esempi di successioni limitate le successioni (cos n)n∈N , ((−1)n )n∈N 1 e (n Non risultano invece limitate le successioni p )n∈N , con p > 0. 2 n (n )n∈N e (2 )n∈N . Vale il seguente risultato Lemma 2.2. Ogni successione convergente ` e limitata.
Dim. Sia (an )n∈N successione convergente al limite a ∈ R. Dalla definizione di limite, preso ε = 1, esiste ν ∈ N tale che |an − a| ≤ 1 per ogni n ≥ ν . Avremo allora che per ogni n ≥ ν risulta a − 1 < an < a + 1. Siano ora Con tale scelta avremo allora che ￿ ≤ an ≤ L per ogni n ∈ N. ￿ = min{a − 1, a1 , a2 , ..., aν −1 } e L = max{a + 1, a1 , a2 , ..., aν −1 }. ￿

Osserviamo che non vale il viceversa: la successione ((−1)n )n ∈ N ` e limitata ma non ` e convergente. Abbiamo per` o il seguente risultato Lemma 2.3. Se (an )n∈N ` e successione infinitesima e (bn )n∈N ` e successione limitata allora la successione (an bn )n∈N risulta infinitesima.
Dim. Sia M > 0 tale che |bn | ≤ M per ogni n ∈ N. Preso ε > 0 qualunque, ε poich` e an → 0 per n → +∞, esiste ν ∈ N tale che |an | < M per ogni n ≥ ν . ε Allora per ogni n ≥ ν avremo |an bn | = |an ||bn | ≤ M |an | < M M = ε. ￿

Si osservi che il risultato vale solo se la successione (an )n∈N ` e infin+1 nitesima: la successione ( n )n∈N ` e convergente ad 1, la successione

32

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

((−1)n )n∈N ` e limitata ma la successione prodotto ((−1)n n+1 ) non n n ∈N converge. Proposizione 2.1. (Algebra dei limiti finiti) Siano (an )n∈N e (bn )n∈N successioni convergenti e siano a = lim an e
n b = lim bn . Allora le successioni (an ± bn )n∈N , (an bn )n∈N e ( a ) , bn n ∈N

n →+∞

se b ￿= 0, sono convergenti e vale (i) lim an ± bn = a ± b; (ii) lim an bn = ab;
n → +∞ n → +∞

n →+∞

(iii) se bn , b ￿= 0 per ogni n ∈ N, lim
Dim. (i) Preso comunque ε > 0, poich` e

an a = . n → +∞ b n b
n → +∞

lim an = a e
ε 2

esisteranno ν1 ∈ N e ν2 ∈ N tali che |an − a| < per ogni n ≥ ν1 e ε | bn − b| < 2 per ogni n ≥ ν2 . Allora per ogni n ≥ ν = max{ν1 , ν2 } avremo | ( a n ± b n ) − ( a ± b ) | ≤ | a n − a | + | bn − b | < ε Dunque, lim an ± bn = a ± b.
n → +∞

n →+∞

lim bn = b,

(ii) Poich` e la successione (bn )n∈N ` e convergente, dal Lemma 2.2 avremo che esiste M > 0 tale che |bn | ≤ M per ogni n ∈ N. Se a = 0, il risultato segue dal Lemma 2.3. Se a ￿= 0, preso comunque ε > 0, sia ν1 ∈ N tale che ε | a n − a | < 2M e sia ν2 ∈ N tale che |bn − b| < 2|εa| per ogni n ≥ ν2 . Allora, per ogni n ≥ ν = max{ν1 , ν2 } avremo |an bn − ab| ≤ |bn ||an − a| + |a||bn − b| ≤ M |an − a| + |a||bn − b| < ε e quindi lim an bn = ab. (iii) Osserviamo innanzitutto che essendo b ￿= 0, esiste ν0 ∈ N tale che per b| ogni n ≥ ν0 risulta |bn | > |2 (baster` a scegliere nella definizione di limite |b | ν0 ∈ N in corrispondenza di ε = 2 > 0). Allora per ogni n ≥ ν0 avremo | an a |an b − abn | |an b − abn | − |= |<2 bn b |bn ||b| b2 (4)
n →+∞

b| Preso comunque ε > 0, se a = 0, sia ν ∈ N tale che |an | < ε| 2 , allora da an (4), per n ≥ max{ν0 , ν } risulta | bn | < ε. Se a ￿= 0, sia ν1 ∈ N tale che b| | an − a| < ε| 4 per ogni n ≥ ν1 e sia ν2 ∈ N tale che |bn − b| < n ≥ ν2 . Allora per ogni n ≥ ν = max{ν0 , ν1 , ν2 } risulta εb2 4 |a |

per ogni

an a 2 2 − | < 2 (|an b − ab| + |abn − ab|) = 2 |(|b||an − a| + |a||bn − b|) < ε. bn b b b an a Quindi lim = . ￿ n → + ∞ bn b |

1. LIMITI DI SUCCESSIONI NUMERICHE

33

Ad esempio, dal precedente risultato ` e immediato verificare che le 1 n+3 successioni n+2 e ( + 1)( ) sono convergenti con n 2n 2n
n →+∞

lim

e
n → +∞

n+2 2 = lim 1 + = 1 n → + ∞ n n

lim (

1 n+3 1 1 3 1 + 1)( ) = lim ( + 1) (1 + ) = . n → +∞ 2 n 2n 2n 2 n 2

Si dice che la successione (an )n∈N ha limite +∞ per n che tende a +∞, e si scrive lim an = +∞, se risulta verificata la seguente condizione:
n →+∞

∀ M > 0 ∃ ν ∈ N tale che an > M

∀n ≥ ν

In tal caso diremo anche che la successione (an )n∈N tende o diverge a +∞ per n che tende a +∞ e scriveremo an → +∞ per n → +∞. Analogalmente, si dice che la successione (an )n∈N ha limite −∞ per n che tende a +∞, e si scrive lim an = −∞ se risulta verificata la seguente condizione:
n →+∞

∀ M > 0 ∃ ν ∈ N tale che an < −M

∀n ≥ ν

Diremo anche che la successione (an )n∈N tende o diverge ad −∞ per n che tende a +∞ e scriveremo an → −∞ per n → +∞. Una successione che ammette limite ±∞ viene detta successione divergente. Vediamo qualche esempio notevole di successioni divergenti. Dalla Propriet` a Archimedea risulta banalmente divergente la successione an = n. Risulta inoltre lim np = +∞ per ogni p > 0.
n →+∞

Difatti, ricordando le propriet` a delle potenze, preso comunque M > 0, 1 dalla Propriet` a Archimedea sia ν ∈ N tale che M p < ν . Per ogni n ≥ ν avremo allora np ≥ ν p > M . Possiamo quindi concludere che ￿ +∞ se p > 0 lim np = n → +∞ 0 se p < 0 Per ogni a > 1 si ha
n →+∞

lim an = +∞.

34

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

Difatti, dato M > 0, dalla Propriet` a Archimedea sia ν ∈ N tale che −1 ν > M . Allora per ogni n ≥ ν , dalla diseguaglianza di Bernoulli, a−1 avremo an = (1 + (a − 1))n ≥ 1 + n(a − 1) ≥ 1 + ν (a − 1) > 1 + (M − 1) = M Otteniamo quindi che  +∞    1 lim an = n →+∞  0    ￿∃ se se se se a>1 a=1 | a| < 1 a ≤ −1

Ricordando che per ogni a > 1 risulta ax > ay per ogni x > y , otteniamo che Difatti, preso comunque M > 0, poich` e an → +∞, esiste n0 ∈ N tale n0 che a > M . In corrispondenza di tale n0 ∈ N, poich` e xn → +∞, esiste ν ∈ N tale che xn > n0 per ogni n ≥ ν . Allora, per n ≥ ν avremo axn > an0 > M . Per ogni a > 1 si ha Difatti, per ogni M > 0, sia ν ∈ N tale che xn > aM per ogni n ≥ ν . Allora loga (xn ) > M per ogni n ≥ ν . Una successione che ammette limite (finito o infinito) viene detta successione regolare mentre si diranno indeterminate le successioni che non ammettono limite. Riguardo alle operazioni tra limiti infiniti, utilizzando la definizione si pu` o provare il seguente risultato Proposizione 2.2. (Algebra dei limiti infiniti) Siano (an )n∈N e (bn )n∈N due successioni regolari e sia a ∈ R. Allora 1. se lim an = a e lim bn = ±∞ allora lim an + bn = ±∞; 2. se lim an = ±∞ e lim bn = ±∞ allora lim an + bn = n →+∞ n →+∞ n → +∞ ± ∞; 3. se lim an = a ￿= 0 e lim bn = ±∞ allora lim |an bn | = n → +∞ n →+∞ n → +∞ +∞; 4. se lim an = ±∞ e lim bn = ±∞ allora lim |an bn | = n →+∞ n → +∞ n →+∞ +∞;
n → +∞ n →+∞ n →+∞

per ogni successione xn → +∞ risulta axn → +∞.

per ogni successione xn → +∞ risulta loga (xn ) → +∞.

1. LIMITI DI SUCCESSIONI NUMERICHE

35

an = 0; n → +∞ n → +∞ n → +∞ b n bn 6. se lim an = a e lim bn = ±∞ allora lim | | = +∞; n → +∞ n → +∞ n → + ∞ an an 7. se lim an = a ￿= 0 e lim bn = 0 allora lim | | = +∞; n →+∞ n →+∞ n → +∞ b n 5. se lim an = a e lim bn = ±∞ allora lim Proviamo che per ogni a > 1 e ogni successione xn → −∞ risulta axn → 0. Infatti, possiamo scrivere axn = a−1xn e poich` e − xn → +∞ − xn avremo a → +∞ e dunque, dal precedente risultato, axn → 0. 1 1 Consideriamo ora le successioni an = 2+ n e bn = log2 n = − log2 n. Per n → +∞ risulta an → 2 e bn → −∞. Dalla precedente proposizione si ottiene: • an + bn → −∞, • |an bn | → +∞ ma osservato che an > 0 e bn ≤ 0 per ogni n ∈ N, avremo an bn ≤ 0 e dunque che an bn → −∞. n • a →0 bn bn bn • | an | → +∞ ma per quanto sopra a → −∞. n Consideriamo come ulteriore esempio le successioni an = 21 n e bn = n − n2 . Risulta an > 0 per ogni n ∈ N e an → 0 per n → +∞ mentre bn = n(1 − n) ≤ 0 per ogni n ∈ N e bn → −∞ per n → +∞. Allora • an + bn → −∞, • an − bn → +∞, • an bn = [0 · ∞] non ` e compreso nel risultato, n • a → 0, bn bn bn • a → −∞, osservato che a ≤ 0 per ogni n ∈ N . n n
1) +3 Consideriamo infine le successioni an = 2 3 e bn = (−n . Risulta n 2 n an = ( 3 ) + 1 → 1 per n → +∞ mentre bn → 0 per n → +∞. Allora • an ± bn → 1, • an bn → 0, n n • |a | → +∞ ma a non ammette limite osservato che bn > 0 bn bn per n pari e bn < 0 per n dispari, mentre an > 0 per ogni n ∈ N, bn • a → 0. n
n n n

Per determinare il segno del limite, sar` a utile introdurre la seguente notazione. Diremo che lim an = 0+ se lim an = 0 e se esiste ν ∈ N
n → +∞ n →+∞
n+1 n 2− n

precedenti,

tale che an > 0 per ogni n ≥ ν . + Ad esempio, 2−n = 21 e quindi, utilizzando le considerazioni n → 0 → +∞.

36

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

Analogalmente diremo che lim an = 0− se lim an = 0 e se esiste ν ∈ N tale che an < 0 per ogni n ≥ ν . Ad esempio,
1− n n2 n →+∞ n →+∞

→ 0− e quindi

n −n 2
1− n n2

→ + ∞.

Risultano esclusi dal Teorema alcuni casi che possiamo schematizzare nelle seguenti forme: ∞ 0 ∞ − ∞, 0 · ∞, , , ∞ 0 dette forme indeterminate. Dire che un limite si presenta in forma indeterminata non significa che il limite non esiste ma che occorre operare delle trasformazioni, semplificazioni o confronti per “eliminare”, se possibile, l’indeterminazione. Esempi ￿∞￿ 2n 2 = = lim 2 − =2 n → +∞ n + 1 n →+∞ ∞ n+1 2 1 1 ￿∞￿ 1+ n +n n3 + 2 n2 + n − 1 2 − n3 lim = = lim n = 1 n → +∞ n →+∞ n2 + 1 ∞ 1+ n 2 +∞ 3 1 +n 2 n2 − 3 n + 1 ￿ ∞ ￿ 12− n 2 lim = = lim =0 1 3 n → +∞ n → + ∞ n +n ∞ n 1 + n2 1 1 2+ n +n 2 2 n3 + n2 + n ￿ ∞ ￿ 2 lim = = lim = 1 3 n → +∞ n → + ∞ 3n + 1 ∞ 3 3 + n3 2 2 2 lim (n + 1) − (n − 1) = [∞ − ∞] = lim n + 2n + 1 −
n → +∞ 2

• lim • • • •

(n − 1)2 ) = +∞ (osserviamo che tale metodo non poteva (n + 1)8 applicarsi al precedente esempio). Nei prossimi paragrafi vedremo dei risultati che ci permetteranno, tra l’altro, di calcolare alcuni limiti notevoli a cui vedremo di ricondurci per il calcolo di limiti che si presentano in forma indeterminata. 2. Teoremi di confronto Nel precedente paragrafo abbiamo visto come si comportano i limiti rispetto alle operazioni algebriche. Nei risultati che seguono studieremo invece il comportamento rispetto alla relazione d’ordine. Abbiamo innanzitutto

• lim (n + 1) − (n − 1)2 = [∞ − ∞] =
n → +∞

(n − 2n + 1) = lim 4n = +∞
8 n →+∞

n → +∞

n → +∞

lim (n + 1)8 (1 −

2. TEOREMI DI CONFRONTO

37

Teorema 2.2. (della permanenza del segno) Se lim an = a > 0 allora esiste ν ∈ N tale che an > 0 per ogni n ≥ ν .
n →+∞

Dim. Preso ε =

a 2

> 0, poich` e

|an − a| < ε per ogni n ≥ ν e dunque an > a − ε =

n →+∞

lim an = a , esiste ν ∈ N tale che
a 2

> 0 per ogni n ≥ ν . ￿

Seguono allora immediatamente Corollario 2.1. Se an ≥ 0 per ogni n ∈ N e lim an = a, allora n →+∞ a ≥ 0.
Dim. Per assurdo, se a < 0 allora dal Teorema della permanenza del segno avremo esiste ν ∈ N tale che an < 0 per ogni n ≥ ν , in contraddizione con an ≥ 0 per ogni n ∈ N. ￿

Inoltre Corollario 2.2. Se an ≥ bn ∀ n ∈ N, lim an = a e lim bn = b, allora a ≥ b. ￿
n →+∞ n →+∞

Dim. Basta applicare il precedente corollario alla successione cn = an − bn .

Il seguente Teorema torner` a utile per i calcolo di limiti Teorema 2.3. (del confronto tra limiti finiti) Siano (an )n∈N , (bn )n∈N e (cn )n∈N successioni tali che an ≤ bn ≤ cn per ogni n ≥ ν0 , per qualche ν0 ∈ N. Se lim an = lim cn = a ∈ R allora lim cn = a.
n → +∞ n → +∞ n →+∞

Dim. Per ogni ε > 0, poich` e lim an = a, esiste ν1 ∈ N tale che a − ε < an < a + ε per ogni n ≥ ν1 . Allo stesso modo, poich` e
n → +∞ n →+∞

lim cn = a,

esiste ν2 ∈ N tale che a − ε < cn < a + ε per ogni n ≥ ν2 . Posto allora ν = max{ν0 , ν1 , ν2 }, avremo che per ogni n ≥ ν si ha a − ε < an ≤ bn ≤ cn < a + ε e dunque che lim bn = a.
n →+∞ ￿

Il precedente risultato viene anche detto “Teorema dei due carabinieri” , in quanto le successioni (an )n∈N e (cn )n∈N possono essere paragonate a due carabinieri che accompagnano il delinquente (bn )n∈N in galera ... Osserviamo che se (an )n∈N e (cn )n∈N convergono ma non allo stesso limite, la successione (bn )n∈N potr` a anche essere indeterminata: bn = n n (−1)n n+1 risulta controllata dalle successioni convergenti an = − n+1 e n cn = n+1 , ma bn risulta indeterminata.

38

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

Utilizzando il precedente risultato proviamo il seguente limite notevole per ogni successione infinitesima (xn )n∈N risulta lim sin(xn ) = 0.
n → +∞

A tale scopo osserviamo che per ogni x ∈ [− π , π ] risulta 2 2 Poich` e xn → 0, sia ν0 ∈ N tale che |xn | < π per ogni n ≥ ν0 . Dalla 2 precedente diseguaglianza avremo allora che 0 ≤ | sin(xn )| ≤ |xn |, ∀n ≥ ν0 . Dal Teorema del Confronto e dal Lemma 2.1 segue allora che sin(xn ) → 0. Dal precedente limite segue inoltre che per ogni successione infinitesima (xn )n∈N risulta lim cos(xn ) = 1.
n →+∞

0 ≤ | sin x| ≤ |x|

A tale scopo osserviamo che per ogni x ∈ [− π , π ] risulta 2 2 Come nella precedente prova, poich` e xn → 0, sia ν0 ∈ N tale che | xn | < π per ogni n ≥ ν . Dalla precedente diseguaglianza avremo 0 2 allora che 1 ≥ cos(xn ) ≥ 1 − | sin(xn )| ed essendo | sin(xn )| → 0, risulter` a 1 − | sin(xn )| → 1 e dunque, dal Teorema del Confronto, cos(xn ) → 1. Infine, per ogni successione infinitesima (xn )n∈N risulta sin(xn ) 1 − cos(xn ) 1 = 1 e lim = 2 n →+∞ n → +∞ xn xn 2 lim Infatti, ricordando che per ogni x ∈ (0, π ) si ha 2 sin x ≤ x ≤ tan x, ottieniamo 1< e quindi sin x > cos x. x Essendo sin(−x) = − sin x e cos(−x) = cos x, ne deduciamo che per ogni x ∈ (− π , π ), x ￿= 0, la diseguaglianza sopra risulta ancora verifi2 2 cata. Considerata allora una successione xn → 0 con xn ￿= 0, avremo 1> x 1 < sin x cos x 1 ≥ cos x ≥ 1 − | sin x|

3. SUCCESSIONI MONOTONE E NUMERO DI NEPERO

39

che esiste ν0 ∈ N tale che xn ∈ (− π , π ) per n ≥ ν0 e dunque che 2 2 1> sin xn > cos xn , xn ∀ n ≥ ν0 .

xn Poich` e cos xn → 1, dal Teorema del Confronto risulta che sin → 1. xn Per provare il secondo limite, possiamo procedere nel seguente modo

1 − cos xn sin2 xn 1 1 = → 2 2 xn xn 1 + cos xn 2 essendo cos xn → 1 e
sin xn xn

→ 1.
n → +∞

In particolare si ottiene che lim tan(xn ) = 0 e lim Nel caso di limiti infiniti si pu` o facilmente verificare

tan(xn ) = 1. n →+∞ xn

Teorema 2.4. (del confronto per limiti infiniti) Siano (an )n∈N e (bn )n∈N successioni tali che an ≤ bn per ogni n ≥ ν , per qualche ν ∈ N. Se lim an = +∞ allora lim bn = +∞. Se
n →+∞

lim bn = −∞ allora lim an = −∞.
n →+∞

n → +∞

n →+∞

Ad esempio osserviamo che per la successione n2 − sin(n) si ha n2 − sin(n) ≥ n2 − 1 per ogni n ∈ N. Poich` e lim n2 − 1 = +∞ dal precedente risultato otteniamo che
n → +∞ n →+∞

lim n2 − sin(n) = +∞.

Consideriamo ora la successione n arctan(2 + (−1)n ). Osservato che per ogni n ∈ N risulta arctan(2 + (−1)n ) ≥ arctan(1) = π avremo che 4 n arctan(2 + (−1)n ) ≥ n π e dunque che lim n arctan(2 + (−1)n ) = 4 n →+∞ +∞. Come esempi notevoli, osservato che per ogni n ∈ N risulta nn ≥ n e n! ≥ n, dal precedente risultato otteniamo che
n → +∞

lim n! = lim nn = +∞
n →+∞

dove n! = n · (n − 1) · (n − 2)...2 · 1 ` e detto n fattoriale. 3. Successioni monotone e Numero di Nepero Una successione (an )n∈N viene detta monotona se risulta verificata una delle seguenti condizioni: - an ≤ an+1 per ogni n ∈ N, oppure - an ≥ an+1 per ogni n ∈ N.

40

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

Nel primo caso la successione viene detta monotona crescente, nel secondo monotona decrescente. Nel caso in cui le precedenti diseguaglianze risultino strette la successione verr` a detta strettamente monotona (rispettivamente strettamente crescente e strettamente decrescente). 1 Risulta ad esempio strettamente decrescente la successione n p per ogni p ∈ N cos` ı come la successione an se 0 < a < 1. Risultano invece strettamente crescenti le successioni np per ogni p ∈ N e an se a > 1. La successione an con a < 0 non risulta invece ne’ crescente ne’ decrescente mentre una successione costante risulta sia crescente che decrescente. Osserviamo che se (an )n∈N ` e successione crescente allora risulta an ≤ am per ogni n ≤ m. Analogalmente, se (an )n∈N ` e successione decrescente allora risulta an ≥ am per ogni n ≤ m. Si dice estremo superiore (inferiore) di una successione (an )n∈N , l’estremo superiore (inferiore) dell’insieme {an | n ∈ N}, che indicheremo con sup an o con sup an (rispettivamente, inf an o inf an ). Dalla caratterizzazione dell’estremo superiore di un insieme numerico si ha: ￿ an ≤ m ∀ n ∈ N sup an = m ∈ R ⇐⇒ ∀ ε > 0 esiste ν ∈ N tale che m − ε < aν mentre sup an = +∞ ⇐⇒ ∀M ∈ R esiste ν ∈ N tale che M < aν
n ∈N n ∈N

Analoghe caratterizzazioni si avranno per l’estremo inferiore, inf an . Utilizzando tali caratterizzazioni si prova il seguente fondamentale risultato.
` delle successioni monotone) Teorema 2.5. (di regolarita Ogni successione (an )n∈N monotona ` e regolare e precisamente, se risulta crescente allora lim an = sup an mentre se risulta decrescente

allora lim an = inf an .
n →+∞

n → +∞

Dim. Consideriamo solo il caso in cui la successione risulta crescente, nel caso decrescente la prova ` e analoga. Sia (an )n∈N successione crescente e supponiamo che risulti superiormente limitata. Dal Teorema di esistenza dell’estremo superiore avremo allora che esiste finito sup an = m. Proviamo che lim an = m. Preso comunque ε > 0, dalla caratterizzazione di estremo superiore abbiamo che per ogni n ∈ N risulta an ≤ m < m + ε. Inoltre, esiste ν ∈ N tale che aν > m − ε. Allora, essendo la successione crescente, avremo che per ogni n ≥ ν risulta an ≥ aν > m − ε. Dunque, per ogni n ≥ ν si ha
n →+∞

3. SUCCESSIONI MONOTONE E NUMERO DI NEPERO

41

m − ε < an < m + ε e quindi lim an = m.
n → +∞

Preso comunque M > 0, dalla caratterizzazione abbiamo che esiste ν ∈ N tale che aν > M . Essendo la successione crescente avremo che per ogni n ≥ ν risulta an ≥ aν > M e dunque che lim an = +∞. ￿
n →+∞

Supponiamo ora che la successione non risulti superiormente limitata. Per definizione avremo che sup an = +∞ e proviamo che lim an = +∞.
n →+∞

Segue immediatamente Corollario 2.3. Ogni successione monotona limitata ` e convergente. Come applicazione notevole del precedente risultato si definisce il￿nu￿ 1 n mero di Nepero e nel seguente modo. La successione an = 1 + n ` e convergente ed il suo limite viene detto numero di Nepero e denotato con e: ￿ ￿n 1 lim 1 + =e n →+∞ n Per provare che tale successione ` e convergente e per dare una stima del suo limite, proviamo che (an )n∈N ` e successione crescente e limitata. Difatti, risulta 1 n 1 n −1 n+1 n n n −1 ) ≥ (1 + ) ⇐⇒ ( ) ≥( ) n n−1 n n−1 n+1 n−1 n n−1 1 1 ⇐⇒ [( )( )] ≥ ⇐⇒ (1 − 2 )n ≥ 1 − n n n n n e l’ultima diseguaglianza segue dalla diseguaglianza di Bernoulli. Quindi an ≥ an−1 per ogni n ∈ N e dunque (an )n∈N ` e successione crescente. Per provare e limitata, si consideri la ￿ ￿che la successione ` 1 n+1 ` successione bn = 1 + n . E evidente che bn ≥ an per ogni n ∈ N e, con procedimento analogo al precedente, si pu` o provare che (bn )n∈N ` e successione decrescente. Risulta allora che (1 + 2 = a1 ≤ an ≤ b n ≤ b 1 = 4 , ∀ n ∈ N.

La successione (an )n∈N risulta allora limitata e quindi, essendo crescente, dal precedente risultato, ammette limite, il numero di Nepero: ￿ ￿n 1 sup an = lim an = lim 1 + = e ∈ R. n → +∞ n →+∞ n Pi` u in generale, si pu` o provare che per ogni successione xn → ±∞ per n → +∞ risulta ￿ ￿xn 1 =e (5) lim 1 + n →+∞ xn

42

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

A tale scopo, consideriamo il caso in cui xn → +∞ ed osserviamo che per definizione di parte intera risulta [xn ] ≤ xn ≤ [xn ] + 1 per ogni n ∈ N e dunque ￿ ￿ [xn ] ￿ ￿ xn ￿ ￿[xn ]+1 1 1 1 1+ ≤ 1+ ≤ 1+ [ xn ] + 1 xn [ xn ]
1 n Essendo (1+ n ) → e, [xn ] ∈ N e [xn ] → +∞ avremo che (1+ [x1n ] )[xn ] → e. 1 n Infatti per ogni ε > 0 sia N ∈ N tale che |(1 + n ) − e| < ε per ogni n ≥ N . Poich` e [xn ] ∈ N e [xn ] → +∞, sia ν ∈ N tale che [xn ] ≥ N per ogni n ≥ ν , allora risulta |(1 + [x1 )[xn ] − e| < ε per ogni n ≥ ν . n]

Ne segue che ￿

[xn ] ￿ ￿[xn ]+1 1 1 lim 1 + = lim 1 + =e n → +∞ n →+∞ [ xn ] + 1 [ xn ] Dalla precedente diseguaglianza e dal Teorema del Confronto ne concludiamo che vale (5). ￿ ￿ 1 Osserviamo ora che essendo bn = an 1 + n ed essendo (bn )n∈N successione limitata e decrescente avremo che inf bn = lim bn = lim an = e
n →+∞ n → +∞ ￿

e quindi che

ovvero, vale la diseguaglianza di Nepero ￿ ￿n ￿ ￿n+1 1 1 1+ ≤e≤ 1+ , ∀n ∈ N n n Tale diseguaglianza ci permette di dare delle stime del numero di Nepero. Ad esempio, per n = 2 risulta: per n = 4 si ha e per n = 100 2, 25 ≤ e ≤ 3, 375, 2, 44140625 ≤ e ≤ 3, 0517578125, 2, 70481382942 ≤ e ≤ 2, 73186196772.

an ≤ sup an = e = inf bn ≤ bn ,

∀n ∈ N

A partire dalla diseguaglianza di Nepero, utilizzando il Teorema del Confronto, si provano i seguenti limiti notevoli: 1 lim log(1 + ) = 0 e n →+∞ n
n →+∞

lim

1 log(1 + n ) 1 n

=1

3. SUCCESSIONI MONOTONE E NUMERO DI NEPERO

43

dove log x = loge x, ed inoltre
n →+∞

lim e n = 1 e

1

n →+∞

lim

en − 1
1 n

1

=1

Difatti, applicando il logaritmo di base e a tutti i membri della diseguaglianza di Nepero si ottiene ￿ ￿ ￿ ￿ 1 1 n log 1 + ≤ 1 ≤ (n + 1) log 1 + , ∀ n ∈ N, n n da cui in particolare ￿ ￿ 1 1 1 ≤ log 1 + ≤ , n+1 n n ∀ n ∈ N, (6)

1 1 ed essendo n → 0 e n+1 → 0 per n → +∞, dal Teorema del confronto ￿ ￿ 1 deduciamo che log 1 + n → 0. Dalla diseguaglianza (6), deduciamo inoltre che ￿ ￿ n 1 ≤ n log 1 + ≤ 1 , ∀ n ∈ N, n+1 n

n ed essendo n+1 → 1 per n → +∞, dal Teorema del confronto deducia￿ ￿ 1 mo che n log 1 + n → 1. Sempre dalla diseguaglianza (6), otteniamo che ￿ ￿ ￿ ￿ 1 1 1 log 1 + ≤ ≤ log 1 + , ∀ n ∈ N, n ≥ 2 , n n n−1

da cui, applicando l’esponenziale, otteniamo 1 1 1 1 + ≤ en ≤ 1 + , ∀ n ∈ N, n ≥ 2 , n n−1

(7)

1 1 ed essendo n → 0 e n− → 0 per n → +∞, dal Teorema del confronto 1 1 deduciamo che e n → 1. Da (7) si ha inoltre che
1 1 1 ≤ en − 1 ≤ , n n−1 1

∀ n ∈ N, n ≥ 2 ,

e quindi

n , ∀ n ∈ N, n ≥ 2 , n−1 n ed essendo n− → 1 per n → +∞, dal Teorema del confronto deducia1 1 mo che n(e n − 1) → 1. 1 ≤ n(e n − 1) ≤ Si pu` o inoltre provare (utilizzando la parte intera) che i precedenti limiti 1 valgono se alla successione n viene sostituita una qualunque successione

44

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

xn → 0 per n → +∞. Si ha difatti che per ogni successione xn → 0 per n → +∞ risulta log(1 + xn ) lim log(1 + xn ) = 0 e lim =1 n → +∞ n → +∞ xn ed anche exn − 1 lim exn = 1 e lim =1 n →+∞ n →+∞ xn Dai precedenti limiti si possono inoltre verificare i seguenti limiti notevoli attarverso i quali proveremo la continuit` a delle funzioni esponenziale e logaritmo: Se xn → x0 , osservato che exn = ex0 exn −x0 e che exn −x0 → 1, si ha
n →+∞

lim exn = ex0 .

Se xn → x0 > 0, essendo log(xn ) = log(xn − x0 + x0 ) = log(x0 ) + − x0 − x0 log( xnx + 1) e xnx → 0, risulta 0 0 Proviamo infine che valgono i seguenti limiti riguardanti le potenze: per ogni α ￿= 0 e ogni successione xn → 0 per n → +∞ risulta (1 + xn )α − 1 lim (1 + xn )α = 1 e lim =α n → +∞ n → +∞ xn Difatti, utilizzando le leggi cancellazione di esponenziale e logaritmo possiamo scrivere: (1 + xn )α = eα log(1+xn ) ed essendo yn = α log(1 + xn ) → 0 per n → +∞, dal limite notevole eyn → 1, deduciamo che (1 + xn )α → 1. Analogalmente possiamo scrivere (1 + xn )α − 1 eα log(1+xn ) − 1 eα log(1+xn ) − 1 log(1 + xn ) = = · ·α xn xn α log(1 + xn ) xn
n →+∞

lim log(xn ) = log x0 .

ed essendo yn = α log(1 + xn ) → 0 per n → +∞, dal limite notevole xn ) e yn − 1 → 1 e log(1+ → 1, otteniamo yn xn (1 + xn )α − 1 lim =α n →+∞ xn Infine, se xn → x0 > 0, allora
n → +∞

lim xn α = x0 α

α log xn essendo, dai precedenti limiti, xα → eα log x0 = xα n = e 0 . Se ne deduce in particolare che se xn → ±∞ e α ∈ R allora α lim (1 + )xn = eα n → +∞ xn

3. SUCCESSIONI MONOTONE E NUMERO DI NEPERO

45

Infatti, se α ￿= 0, posto yn = (1 +

xn α

→ ±∞, avremo

α xn α xn 1 ) = [(1 + ) α ]α = [(1 + )yn ]α → eα . xn xn yn

Esempi • Calcolare lim (e n2 − 1)(2n2 + n + 1). Abbiamo
n → +∞
1

n →+∞

lim (e

1 n2

e n2 − 1 2 n2 + n + 1 − 1)(2n + n + 1) = [0 · ∞] = lim = 2. 1 n →+∞ n2 n2
2

1

1 log(1 + n 2) • Calcolare lim . Si ha n→+∞ 1 − cos 1 n2 1 log(1 + n log(1 + 0 2) lim = [ ] = lim 1 1 n→+∞ 1 − cos 2 n → +∞ 0 n n2 1 ) n2 1 n4

1−

1 n cos( n 2)

2

= +∞

• Calcolare lim

n → +∞

1 2 [1 + n ] −1
1

esin n − 1
3

1

. Risulta ￿

￿ 1 1 sin n 0 esin n − 1 lim = = lim 3 1 1 3 n→+∞ [1 + 1 ] 2 − 1 n → +∞ 0 sin n [1 + n ]2 − 1 n esin n − 1
1

1 1 sin n esin n − 1 2 n = lim = 3 1 1 1 n →+∞ 3 sin n [1 + n ] 2 − 1 n

• Calcolare lim lim √

n → +∞

n2 + 1 − √

n2 + n.

n → +∞

n2 + 1 −

n 2 + n = [ ∞ − ∞] −1 ￿ 1 + 1+ n2
1 n 1 n

1−n √ = lim √ = lim ￿ 2 n → +∞ n + 1 + n 2 + n n → +∞ 1 +

=

1 2

46

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

√ √ • Calcolare lim 5 n − 1 − 5 n + 1. n → +∞ √ √ 5 lim n − 1 − 5 n + 1 = [ ∞ − ∞] n → +∞ ￿ ￿ √ √ n − 1 2 = lim 5 n + 1( 5 − 1) = lim 5 n + 1( 5 1 − − 1) n → +∞ n →+∞ n+1 n+1 ￿ 2 5 1 − n+1 −1 2 √ 5 = lim n+1 2 n → +∞ n+1 n+1 ￿ 2 5 1 − n+1 −1 2 = lim =0 4 2 n→+∞ (n + 1) 5 n+1 √ log(n + n) − log n √ • Calcolare lim . √ n → +∞ n+1− n √ 1 log(1 + √ ) log(n + n) − log n n √ ￿ lim = lim √ n → +∞ n → +∞ √ 1 n+1− n n( 1 + n − 1) = lim log(1 +
1 √ n
α

1 √ ) n

n →+∞

en − 1 • Calcolare lim √ , al variare di α ￿= 0. n → +∞ 1 + nα − 1 Se α > 0 allora, dalla gerarchia degli infiniti abbiamo
1 1 − en α en − 1 en lim √ = lim α ￿ α n →+∞ 1 1 + n − 1 n → +∞ n 2 +1− nα
α α α α ￿

1 n

1+

1 n

=2 −1

1 n α/ 2

= +∞

en − 1 en − 1 nα √ = lim =2 n →+∞ 1 + n α − 1 n → +∞ n α 1 + nα − 1 log(n + nα ) − log n √ • Calcolare lim al variare di α ∈ R. Risulta √ n → +∞ n+1− n lim √ log(n + nα ) − log n √ √ n →+∞ n+1− n lim = lim log(1 + nα−1 )
1 √ n n →+∞

Se α < 0, essendo nα → 0 abbiamo

Per esercizio provare che ￿

1+

1 n 1 n

  se α < 0 = 2 se α = +∞ se α > −1 

1 2 1 2 1 2

3. SUCCESSIONI MONOTONE E NUMERO DI NEPERO

47

• •

Torner` a utile nel calcolo dei precedenti limiti utilizzare la relazione di asintotico che introdurremo nel prossimo paragrafo.
n Consideriamo ora successioni della forma ab n dove an > 0 per ogni n ∈ N. Per trattare successioni di questa forma converr` a riscriverle utilizzando le leggi di cancellazione del logaritmo e dell’esponenziale

√ log(n + n) − log n √ lim = +∞ n → +∞ n2 + 1 − n   se α < 1 1 0 esin n − 1 lim ￿ = 2 se α = 1 n → +∞   1 + n1 α − 1 +∞ se α > 1  0 se α < 0 log(n + nα ) − log n  √ lim = 2 se α = 0 n → +∞  n2 + 1 − n  +∞ se α > 0  0 se α < −2 α en − 1  lim ￿ −4 se α = −2 n → +∞ 1  cos n −1 −∞ se α > −2

bn log an n ab n = e

e ricordare i limiti notevoli della successione exn . Possiamo in tal modo provare che vale il seguente risultato: Proposizione 2.3. Sia (an )n∈N una successione regolare a termini positivi e sia (bn )n∈N una successione regolare. Allora b n 1. se lim an = a > 0 e lim bn = b ∈ R allora lim ab n = a ;
n → +∞ n →+∞ n → +∞ n → +∞ n → +∞ n → +∞

n 2. se lim an = a > 1 e lim bn = +∞ allora lim ab n = +∞; n 3. se lim an = a ∈ (0, 1) e lim bn = +∞ allora lim ab n = 0; n 4. se lim an = 0+ e lim bn = b > 0 allora lim ab n = 0;

n → +∞

n → +∞

n → +∞

n 5. se lim an = 0+ e lim bn = b < 0 allora lim ab n = + ∞;

n →+∞ n →+∞ n →+∞ n →+∞

n → +∞ n → +∞

n → +∞ n → +∞

n 6. se lim an = +∞ e lim bn = b > 0 allora lim ab n = +∞; n 7. se lim an = +∞ e lim bn = b < 0 allora lim ab n = 0.

n → +∞ n → +∞

n → +∞ n → +∞

Sono escluse dalla proposizione le seguenti forme indeterminate esponenziali: 1±∞ ; +∞0 ; 00 n che potranno riportarsi al caso 0 · ∞ mediante la posizione ab n = bn log an e .

48

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

Proviamo ad esempio i seguenti limiti notevoli √ lim n a = 1, ∀a > 0 difatti, √ n
n →+∞

a = an = e

1

log a n

√ log n b n essendo nb = n n = eb n → 1, essendo, come proveremo nella n prossima sezione, log → 0 per n → +∞. n Come ulteriore esempio calcoliamo il limite della successione an = +3 n (n ) . Risulta n+1 an = en log( n+1 ) = en log(1+ n+1 ) Dal limite notevole
log(1+xn ) xn
n+3 2

n → +∞

→ 1, essendo √ n lim n b = 1,

log a n

→ 0. Inoltre

∀b ∈ R

→ 1 per ogni successione xn → 0 otteniamo

n log(1 +

2 log(1 + n+1 ) 2n 2 )= →2 2 n+1 n+1 n+1

e dunque lim an = e2 .
n → +∞

4. Criterio del rapporto ed infiniti di ordine crescente Ricordando che lim bn = 0 per ogni |b| < 1 possiamo provare il seguente risultato
n →+∞

Teorema 2.6. (Criterio del rapporto) Sia (an )n∈N successione a termini positivi tale che esiste lim
n → +∞

Risulta (i) se ￿ < 1 allora lim an = 0 ed esistono ν ∈ N, A > 0 e b ∈ (0, 1) tali che an ≤ Abn per ogni n ≥ ν , (ii) se ￿ > 1 allora lim an = +∞ ed esistono ν ∈ N, A > 0 e b > 1 tali che an ≥ Abn per ogni n ≥ ν .
n → +∞

an+1 n → +∞ an

= ￿.

Dim. Dimostriamo innanzitutto (i). Preso 0 < ε < 1 − ￿, dalla definizione +1 di limite, esiste ν ∈ N tale che an an < ￿ + ε per ogni n ≥ ν . Posto b = ￿ + ε avremo che 0 < b < 1 e che per ogni n ≥ ν risulta an+1 < ban . Ne segue che per ogni k ∈ N si ha aν +k < bk aν . Infatti, risulta aν +1 < baν . Supponiamo che aν +k < bk aν allora, essendo ν + k + 1 ≥ ν , avremo aν +k+1 < baν +k < bk+1 aν

4. CRITERIO DEL RAPPORTO ED INFINITI DI ORDINE CRESCENTE

49

Dal principio di induzione segue allora che aν +k < bk aν per ogni k ∈ N. Quindi, per ogni n ≥ ν avremo aν 0 < an = aν +(n−ν ) < bn−ν aν = ν bn . b n per ogni n ≥ ν . Essendo ν Posto A = a > 0, si ha che 0 < a < Ab n bν b ∈ (0, 1), si ha bn → 0 e quindi, dal Teorema del Confronto, an → 0. Per provare (ii) sar` a sufficiente applicare (i) alla successione bn = a1 →1 ￿ < n 1. ￿

Utlizzando il precedente risultato ` e possibile stabilire una gerarchia tra gli infiniti notevoli. Ricordando infatti che per ogni b > 0 e a > 1 abbiamo
n →+∞

lim loga n = lim nb = lim an = lim n! = lim nn = +∞
n →+∞ n → +∞ n →+∞ n → +∞

proviamo che lim

nb an n! loga n = lim = lim n = 0 e lim =0 n n →+∞ a n → +∞ n ! n →+∞ n n →+∞ nb Per provare la prima serie di limiti applichiamo il criterio del rapporto. nb Abbiamo infatti che posto an = a n si ha an+1 (n + 1)b an 1 n+1 b 1 lim = lim = lim ( ) = <1 n → + ∞ an n →+∞ an+1 nb n→+∞ a n a an Allo stesso modo, posto an = n! risulta an+1 an+1 n! a = lim = lim = 0 < 1. n n → + ∞ an n→+∞ (n + 1)! a n → +∞ n + 1 lim Posto infine an = lim
n! nn

risulta

an+1 (n + 1)! nn n n = lim = lim ( ) n→+∞ an n→+∞ (n + 1)n+1 n! n →+∞ n + 1 1 1 = lim = < 1. 1 n→+∞ (1 + )n e n 1 essendo lim (1 + )n = e > 2 per definizione di numero di Nepero. n → +∞ n Per provare l’ultimo limite, proviamo innanzitutto che loga n lim =0 n →+∞ n mediante la definizione di limite. Preso comunque ε > 0 dobbiamo an provare che esiste ν ∈ N tale che per n ≥ ν risulti logn < ε, ovvero che loga n < εn. Dalla definizione di logaritmo baster` a provare che n < aεn = (aε )n per ogni n ≥ ν . Posto A = aε > 1, poich` e risulta, da

50

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

n quanto provato sopra, che A n → 0, sappiamo che esiste ν ∈ N tale che n < 1 per ogni n ≥ ν , ovvero n < An = aεn . An

Pi` u in generale, si ha che per ogni successione xn → +∞ risulta
n → +∞

loga (xn ) =0 (8) xn Infatti, considerata la successione delle parti intere ([xn ])n∈N risulta [xn ] ∈ N e [xn ] ≤ xn < [xn ] + 1 per ogni n ∈ N da cui lim loga ([xn ]) loga (xn ) loga ([xn ] + 1) ≤ ≤ [ xn ] + 1 xn [ xn ] (9)

loga n = 0, preso comunque ε > 0 sia N ∈ N tale che n →+∞ n loga n < ε per ogni n ≥ N . Essendo [xn ] → +∞, sia ν ∈ N tale che n a [xn ] [xn ] > N per ogni n ≥ ν . Allora per n ≥ ν risulta log < ε e dunque [xn ] loga [xn ] lim = 0. Ne segue che n →+∞ [ xn ] Poich` e lim loga ([xn ]) loga ([xn ]) [xn ] = lim = 0. n →+∞ [ x n ] + 1 n →+∞ [ xn ] [ xn ] + 1 lim Analogalmente si prova che loga ([xn ] + 1) = 0. n → +∞ [ xn ] lim Quindi, dai precedenti limiti, da (9) e dal Teorema del Confronto, si loga xn ottiene che lim = 0. n →+∞ xn Dal limite (8) segue in particolare che loga n 1 loga (nb ) = lim = 0, n →+∞ n → +∞ b nb nb lim essendo b > 0 e quindi nb → +∞. Segue inoltre che per ogni successione xn → 0+ risulta
n →+∞

lim xb n loga xn = lim −
n → +∞

loga

1 xn ( x1n )b

= 0,

∀ a > 1, b > 0.

essendo

1 xn

→ + ∞. lim an = lim bn = +∞
n → +∞

Siano ora (an )n∈N e (bn )n∈N successioni tali che
n →+∞

5. RELAZIONE DI ASINTOTICO

51

Si dice che la successione (an )n∈N ha ordine di infinito minore della successione (bn )n∈N per n → +∞, e scriveremo Ord(an ) < Ord(bn ) oppure an << bn per n → +∞, se an lim = 0. n → +∞ b n Osserviamo che tale relazione risulta transitiva in quanto se Ord(an ) < Ord(bn ) e Ord(bn ) < Ord(cn ) per n → +∞ allora Ord(an ) < Ord(cn ). Infatti an an b n lim = lim =0 n →+∞ c n n →+∞ bn c n Dai limiti precedentemente provati, per ogni a > 1 e p > 0, per n → +∞ risulta Ord(loga n) < Ord(np ) < Ord(an ) < Ord(n!) < Ord(nn ) Si dice infine che la successione (an )n∈N ha ordine di infinito uguale alla successione (bn )n∈N per n → +∞, e scriveremo Ord(an ) = Ord(bn ), per n → +∞, se an lim = ￿ ∈ R \ {0}. n → +∞ b n 5. Relazione di asintotico Due successioni (an )n∈N e (bn )n∈N sono dette asintotiche per n → +∞, e si scrive an ∼ bn per n → +∞, se an lim = 1. n →+∞ bn In particolare, se lim an = ￿ ∈ R \ {0} allora an ∼ ￿ per n → +∞.
n →+∞

Sono immediate le seguenti propriet` a: (i) Se an ∼ bn e lim bn = ￿ ∈ R ∪ {±∞} allora lim an = ￿.
n → +∞ n →+∞

(ii) Se an ∼ bn e bn ∼ cn allora an ∼ cn . (iii) Se an ∼ bn allora per ogni successione (cn )n∈N mai nulla, si ha an bn cn cn an c n ∼ b n c n , ∼ , ∼ . cn cn an bn

Alcune osservazioni. Esistono successioni che ammettono lo stesso limite ma che non sono asintotiche (si pensi ad esempio alle successioni an = n2 e bn = n4 ). La propriet` a (i) afferma che due successioni (an )n∈N e (bn )n∈N asintotiche ammettono lo stesso limite (purch` e regolari) ma non necessariamente che an − bn → 0 (si pensi alle successioni an = n2 + n e bn = n2 + 1).

52

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

La propriet` a (iii), anche chiamata Principio di sostituzione, vale per prodotti e rapporti di successioni ma NON VALE in generale per somme e differenze di successioni. Si considerino ad esempio le successioni 1 an = n 2 + n , b n = n 2 e c n = n 2 − n . Per n → +∞ abbiamo an = n2 (1 + e mentre 1 ) ∼ bn = n 2 n 1 → +∞ n

an − c n = n + bn − c n =

1 → 0. n Dunque an − cn ￿∼ bn − cn (infatti, se cos` ı fosse per (i) i due limiti dovrebbero essere uguali). Osserviamo infine che se an ∼ bn possiamo dire che an = bn + rn , per n ogni n ∈ N, dove il resto rn ` e tale che r → 0 per n → +∞ (rn viene bn detto trascurabile rispetto a bn per n → +∞), infatti rn an − b n an = = − 1 → 0, per n → +∞, bn bn bn ma non ` e necessariamente infinitesimo. Ad esempio, per n → +∞, an = n + n2 ∼ bn = n2 e risulta rn = an − bn = n → +∞.

Dai limiti notevoli visti otteniamo che per ogni successione xn → 0 per n → +∞ valgono i seguenti confronti asintotici notevoli e sin(xn ) ∼ xn , e xn − 1 ∼ x n , Esempi 1 − cos(xn ) ∼ x2 , 2 tan(xn ) ∼ xn

log(1 + xn ) ∼ xn ,

(1 + xn )α − 1 ∼ αxn

sin( 2 ) • Calcolare lim ￿ n−1 . n→∞ 1 4+ n −2

Il limite si presenta nella forma indeterminata 0 ed utilizzando la 0 relazione di asintotico, dai limiti notevoli ricordati sopra si ottiene
2 2 2 sin( n− ) sin( n− ) 8n 1 1 n −1 ￿ = ￿ ∼ 1 1 = n−1 2 2 4n 1 4+ n −2 2( 1 + 41 − 1) n

5. RELAZIONE DI ASINTOTICO

53

da cui

en − 1 Osserviamo che il limite presenta una forma indeterminata del tipo 0 ed 0 utilizzando la relazione di asintotico ed i limiti notevoli sopra elencati si ha n log( en n2 n + 1) en ∼ = 1 1 en en − 1 n
n → +∞

• Calcolare lim

2 sin( n− ) 8n 1 lim ￿ = lim = 8. n→∞ n →∞ n−1 1 4+ n −2

log( en n + 1)
1

e quindi, dalla gerarchia degli infiniti, risulta:
n → +∞

lim

log( en n + 1) esin n − 1 ∼
1

en − 1
1

1

= lim

n2 =0 n →+∞ e n . Dai limiti notevoli abbiamo ∼
1 n 3 1 2 2n

• Calcolare lim

n → +∞

[1 + log(1 +
1 3 1 )] 2 2n

3 1 )] 2 2n

−1

[1 + log(1 +

esin n − 1

−1

1 sin n 3 log(1 + 2

1 ) 2n

=

2 2n 3n

e dunque, dalla gerarchia degli infiniti,
n →+∞

lim

• Calcolare al variare di α > 0 il limite lim (n2 + 2)α − (n2 + 1)α . Per ogni α > 0 abbiamo
n → +∞

1 2 [1 + log(1 + n )] − 1

esin n − 1

3

= +∞.

(n2 + 2)α − (n2 + 1)α = (n2 + 1)α [(

n2 + 2 α ) − 1] n2 + 1 1 1 = (n2 + 1)α [(1 + 2 )α − 1] ∼ (n2 + 1)α α 2 = n +1 n +1 = α(n2 + 1)α−1

Quindi,
n → +∞

lim (n2 + 2)α − (n2 + 1)α = lim α(n2 + 1)α−1 n → +∞   +∞ se α > 1 = 1 se α = 1  0 se 0 < α < 1

54

2. SUCCESSIONI NUMERICHE ￿

n α 1 • Calcolare al variare di α > 0 il limite lim cos . n → +∞ n ￿ ￿ α 1 α 1 n Abbiamo cos n = en log(cos n ) e determiniamo il limite dell’espo1 nente al variare di α. Osserviamo innanzitutto che, essendo cos n → 1, si ha 1 1 1 1 log(cos ) = log(1 + (cos − 1)) ∼ cos − 1 ∼ − 2 n n n 2n e quindi 1 1 nα log(cos ) ∼ − nα−2 . n 2 Allora  −∞ se α > 2 1 1 α−2  1 α = −2 lim n log(cos ) = lim − n se α = 2 n → +∞ n →+∞  n 2 0 se α < 2 e dunque
n → +∞ ￿

lim ￿

1 cos n ￿

n α

= lim e
n → +∞

nα log(cos

1 ) n

=

  0  1

6. Appendice: Sottosuccessioni e Teorema di Bolzano-Weierstrass Data una successione (an )n∈N ed una successione (nk )k∈N di numeri naturali strettamente crescente, la successione (ank )k∈N si dice sottosuccessione estratta dalla successione (an )n∈N . Ad esempio la successione costante bk = 1 ` e sottosuccessione della successione an = (−1)n essendo bk = ank dove nk ` e la successione dei numeri pari. 1 La successione bk = 2k1 ` e sottosuccessione della successione an = n +1 essendo bk = ank dove nk = 2k + 1 ` e la successione dei numeri dispari. Vale il seguente risultato Proposizione 2.4. Una successione ha limite ￿ ∈ R ∪ {±∞} se e solo se ogni sua sottosuccessione estratta ha limite ￿.
Dim. Supponiamo ￿ ∈ R, la dimostrazione nel caso ￿ = ±∞ sar` a analoga. Sia (ank )k∈N una sottosuccessione estratta da (an )n∈N e proviamo che ank → ￿ per k → +∞. Preso comunque ε > 0, poich` e an → ￿ per n → +∞, sia n0 ∈ N tale che |an − ￿| < ε per ogni n ≥ n0 . Poich` e la successione ( nk ) k ∈N ` e successione di numeri naturali strettamente crescente, avremo che

1 √  e

se α > 2 se α = 2 se α < 2

6. SOTTOSUCCESSIONI E TEOREMA DI BOLZANO-WEIERSTRASS

55

nk → +∞ e sia ν ∈ N tale che nk ≥ n0 per ogni k ≥ ν . Allora per k ≥ ν avremo |ank − ￿| < ε. Viceversa, ￿

Vale inoltre il seguente importante risultato Teorema 2.7. (Bolzano-Weierstrass) Per ogni successione limitata esiste una sottosuccessione convergente.
Dim. Sia (an )n∈N una successione limitata e siano ￿, L ∈ R tali che ￿ ≤ L an ≤ L per ogni n ∈ N. Consideriamo M = ￿+ 2 . Se per infiniti indici n risulta ￿ ≤ an ≤ M poniamo ￿1 = ￿ e L1 = M Altrimenti, se per infiniti indici n risulta M ≤ an ≤ L poniamo ￿1 = M e L1 = L Poniamo inoltre n1 = min{n ∈ N | ￿1 ≤ an ≤ L1 }. L1 Consideriamo ora M1 = ￿1 + 2 . Se per infiniti indici n risulta ￿1 ≤ an ≤ M1 poniamo ￿2 = ￿1 e L 2 = M1 Altrimenti, se per infiniti indici n risulta M1 ≤ an ≤ L1 poniamo ￿ 2 = M1 e L2 = L1 Poniamo inoltre n2 = min{n ∈ N | n > n1 , ￿2 ≤ an ≤ L2 }. Procedendo in questo modo, per induzione, otterremo tre successioni (￿k ), (Lk ) e (nk ) tali che per ogni k ∈ N risulta ( i) (ii) (iii) (iv ) ￿k ≤ an ≤ Lk , per infiniti indici n, ￿ ≤ ￿k ≤ ￿k+1 < Lk+1 ≤ Lk ≤ L, −￿ Lk − ￿ k = L , 2k nk+1 = min{n ∈ N | n > nk , ￿k ≤ an ≤ Lk }.

Da (ii) si ha che le successioni (￿k )k∈N e (Lk )k∈N sono monotone e limitate e dunque convergenti. Inoltre da (iii) si ha che lim ￿k = lim Lk . Da (iv ) si ha infine che per ogni k ∈ N risulta nk < nk+1 e ￿k ≤ ank ≤ Lk , quindi la successione (ank )k∈N ` e sottosuccessione estratta di (an )n∈N ed inoltre, dal Teorema del confronto, si ottiene che lim ank = lim ￿k =
k → +∞ k → +∞ k →+∞

lim Lk .

k →+∞

k → +∞ ￿

Data una successione (an )n∈N , per ogni k ∈ N poniamo ak = sup an .
n ≥k

56

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

La successione (ak )k∈N risulta monotona decrescente e dunque regolare. Si dice limite superiore (o massimo limite) della successione (an )n∈N , il limite di tale successione: lim sup an = lim ak = lim sup an .
n →+∞ k → +∞ k → + ∞ n ≥k

Osserviamo che dalla definizione e dalla caratterizzazione del limite di una successione decrescente risulta lim sup an = inf sup an .
n →+∞ k ∈N n ≥k

In modo analogo, posto per ogni k ∈ N
n ≥k

ak = inf an ,

la successione (ak )k∈N risulta monotona crescente. Si dice limite inferiore (o minimo limite) della successione (an )n∈N , il limite di tale successione: lim inf an = lim ak = lim inf an
n → +∞ k →+∞ k → +∞ n ≥ k

e risulta lim inf an = sup inf an . Dalla definizione segue immediatamente che lim inf an ≤ lim sup an .
n →+∞ n → +∞ k ∈N n ≥k n → +∞

Vediamo qualche esempio. Per la successione an = (−1)n risulta lim inf an = −1 mentre lim sup an = 1. Infatti, per ogni k ∈ N si ha
n → +∞ n →+∞

ak = sup(−1)n = 1 e ak = inf (−1)n = −1 e quindi lim ak = 1 mentre lim ak = −1. Per la successione an = Infatti (−1)n ak = sup = n n ≥k e analogalmente (−1)n ak = inf = n ≥k n
k → +∞ (−1)n n n ≥k n ≥k

risulta invece lim sup an = lim inf an = 0.
n → +∞ n →+∞

k →+∞ ￿

￿

1 k+1 1 k

per k dispari → 0 per k → +∞ per k pari

1 − k+1 1 −k

per k pari → 0 per k → +∞. per k pari

Nel precedente esempio abbiamo che lim inf an = lim an = lim sup an
n → +∞ n → +∞ n → +∞

6. SOTTOSUCCESSIONI E TEOREMA DI BOLZANO-WEIERSTRASS

57

In generale vale Teorema 2.8. Una successione (an )n∈N ammette limite ￿ ∈ R ∪ {±∞} se e solo se lim inf an = lim sup an = ￿
n →+∞ n → +∞

Dim. Consideriamo solo il caso in cui ￿ ∈ R, la dimostrazione nel caso ￿ = ±∞ ` e analoga. Supponiamo che lim an = ￿ e proviamo che lim inf an = lim sup an = ￿ Dalla definizione di limite, per ogni ε > 0 esiste ν ∈ N tale che ￿ − ε < an < ￿ + ε per ogni n ≥ ν . Ne segue che per ogni k ≥ ν risulta ￿ − ε < ak = sup an ≤ ￿ + ε
n ≥k n ≥k n → +∞ n →+∞ n → +∞

e ￿

− ε ≤ ak = inf an < ￿ + ε. e quindi, dalla definizione di limite, otteniamo che ￿ = lim inf an = lim sup an .
n → +∞ n →+∞

Viceversa, supponiamo che lim inf an = lim sup an = ￿ e proviamo che
n →+∞

lim an = ￿. Preso comunque ε > 0, poich` e posto ak = sup an
n ≥k

n →+∞

n → +∞

risulta ￿ = lim sup an = inf ak , avremo che esiste k1 ∈ N tale che ak1 < ￿ + ε e dunque per ogni n ≥ k1 risulta an ≤ sup an = ak1 < ￿ + ε. Analogalmente, posto risulta
n → +∞ n ≥ k1 n →+∞ k ∈N

ak = inf an
n ≥k ￿

= lim inf an = sup ak , e dunque esiste k2 ∈ N tale che ak2 > ￿ − ε. Ne segue che per ogni n ≥ k2 si ha an ≥ inf an = ak2 > ￿ − ε. Ne concludiamo che per ogni n ≥ max{k1 , k2 } risulta ￿ − ε < an < ￿ + ε e dunque che lim an = ￿. ￿
n ≥ k2 n → +∞ k ∈N

Si ha inoltre il seguente risultato

58

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

Teorema 2.9. Per ogni successione (an )n∈N esistono due sottosuccessioni estratte (bj )j ∈N e (cj )j ∈N tali che
j → +∞

lim bj = lim sup an
n →+∞

e

j → +∞

lim cj = lim inf an
n →+∞

Dim. Proviamo la prima affermazione, la prova della seconda ` e analoga. Sia ￿ = lim sup an = lim sup an = inf sup an . Procediamo per induzione. Sia k (1) ∈ N tale che
n≥k(1) n → +∞ k →+∞ n ≥k k ∈N n ≥k ￿

≤ L(1) = sup an < ￿ + 1.

D’altra parte sia n(1) ≥ k (1) tale che an(1) > L(1) − 1 ≥ ￿ − 1. Ne segue allora che ￿ − 1 < an(1) < ￿ + 1. Supponiamo ora di aver definito n(j ) ∈ N tale che 1 1 n(j ) > n(j − 1) e ￿ − < an(j ) < ￿ + . j j Sia k (j + 1) > n(j ) tale che 1 ￿ ≤ L(j + 1) = sup an < ￿ + j+1 n≥k(j +1)
1 1 e sia n(j + 1) ≥ k (j + 1) tale che an(j +1) > L(j + 1) − j +1 ≥ ￿ − j +1 . Dunque

1 1 < an(j +1) < ￿ + . j+1 j+1 Per induzione otteniamo una successione strettamente crescente (n(j ))j ∈N tale che 1 1 ￿ − < a n (j ) < ￿ + , ∀ j ∈ N j j e dunque, per il Criterio del confronto, tale che an(j ) → ￿ per j → +∞. Posto bj = an(j ) segue la tesi. ￿ n(j + 1) > n(j ) e ￿−

7. ESERCIZI

59

7. Esercizi Calcolare i seguenti limiti: ￿
n−4 n 1. lim n →+∞ n − 1 (2n − n2 )4 2. lim n→+∞ (4n − n4 )2 3. lim n2 log(1 − 2−n )
n →+∞ ￿

[ e −3 ] [1] [0]

sin n [0] n →+∞ n4 + n3 − n2 log(n2 + n) − log(n2 ) 1 5. lim [2] 2 n →+∞ sin n 4. lim √ en − 1 6. lim n→+∞ log(n + 1) − log n 7. lim [(n + 1)n − nn+1 ] log[3n + cos(3n )] 8. lim n →+∞ n 1 9. lim n→+∞ log(n4 ) sin(2−n ) n log( n+3 n ) √ 10. lim n 2n n → +∞ 2 1 )) 2n
n →+∞
1

2n + 3 n √ n n 2 + 3n − 3 12. lim n → +∞ 2n log(1 + en ) 13. lim √ n → +∞ 1 + n2 11.
n → +∞

lim

√ n

[3] [0] [1] [0] [+∞]
1 [√ ] e

en − 2n log n n → +∞ nn n√ 15. lim √ 3 2 3 2 14. lim
n → +∞ n → +∞ n → +∞

[1] [−∞] [log 3] [+∞] [0]

16. 17. 18.

lim lim lim ￿

￿

n +n −

1 cos n

1−

n 2n n → +∞ e n ! nn 19. lim n→+∞ (n!)2 nn 20. lim n → +∞ n + e n 2 ￿

1 n n2 ￿

n 2

n −1

[1]* [0]* [0]* [0]*

Calcolare i limiti delle seguenti successioni al variare di α ∈ R:
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.
n →+∞ n →+∞

lim nα (1 − cos( lim (n

[0 per ogni α] [−∞ se α < 1 e +∞ se α ≥ 1]

α< 3 5 ] 9.

1 sin( n 3) lim ￿ [0 se α < 3, 3 se α = 3 e +∞ se α > 3] n →+∞ 3 1 + n1 − 1 α log(nα + 1) lim [0 se α ≤ 0 e α se α > 0] n →+∞ log n log(en + 1) lim [+∞ se α < 1, 1 se α = 1 e 0 se α > 1] n → + ∞ √ nα √ n4 + n3 − n4 − n3 lim [1 se α < 1, 1 2 se α = 1 e 0 se α > 1] n →+∞ n + nα sin(αn ) lim con α > 0 [0 se α ￿= 1, sin 1 se α = 1] −1 n→+∞ nα￿ ￿ 5 5 1 3 lim nα ( n2 + n − n2 + 2n + 1) [+∞ se α > 3 5 , 5 se α = 5 e 0 se n →+∞

−e )

n

log(n + nα ) − log n 1 1 √ [+∞ se α > 1 √ 2 , 2 se α = 2 , 0 se α < 2 ]* n → +∞ n+1− n lim

60
α

2. SUCCESSIONI NUMERICHE

10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22.

en − 1 lim √ [+∞ se α > 0, 2 se α < 0]* n→+∞ ( 1 + nα − 1) ￿ ￿n α 1 1 lim cos [0 se α > 2, √ se α = 2, 1 se α < 2]* e n →+∞ n 1 n! sinα n lim [0 per ogni α ∈ R]* n → +∞ 2n2 1 1 lim (e n − cos ) log(1 + nα ) [0 per ogni α ∈ R]* n → +∞ ￿ n ￿n 1 lim 1+ α [+∞ se α < 1, e se α = 1, 1 se α > 1]* n → +∞ n n n lim con α > 0 [0 per α > 1, +∞ per 0 < α ≤ 1]* n → + ∞ n! α n 2 nn log n lim [0 per α > 1, +∞ per α ≤ 1]* n→+∞ (n!)α nαn log n lim [0 per ogni α ∈ R]* n → +∞ en! α n e ( n− 1 ) − e lim [eα per ogni α ∈ R]* n→+∞ log( n ) n −1 √ √ n nα − n n lim [+∞ per α > 1, −∞ per α < 1, 0 per α = 1]* 1 n → +∞ en − 1 1 lim nα − n log n + n2 log(1 + ) [+∞ per α > 1, −∞ per α ≤ 1]* n → +∞ n 1 lim nα sin − n3 log n [−∞ per α ≤ 4, +∞ per α > 4]* n → +∞ n 1 lim n log(1 + nα ) − n2 sin [−∞ per α ≤ 0, +∞ per α > 0]* n →+∞ n

CAPITOLO 3

Funzioni reali
1. Qualche richiamo Dati due insiemi X e Y di numeri reali, una funzione f tra X ed Y ` e una legge che fa corrispondere ad ogni x ∈ X uno ed un solo elemento y ∈ Y . Scriveremo f : X → Y ed anche f : x ∈ X ￿→ y ∈ Y dove y = f (x), intendendo che ad x ∈ X corrisponde y ∈ Y tramite la funzione f . L’insieme X ove opera la funzione f viene detto dominio di f e viene denotato con Dom f . L’insieme Y ove prende valori la funzione f viene detto codominio. Se una funzione f (x) viene definita senza specificarne il dominio, si sottointende che Dom f ` e il pi` u grande sottoinsieme di R ove risulta definito il valore f (x). Ad esempio: • • • • • • xn , n ∈ N. Dom(xn ) = R. xα , α ∈ R. Dom(xα ) = (0, +∞). ax , a > 0. Dom(ax ) = R. loga x, a > 0 e a ￿= 1. Dom(loga x) = (0, +∞). sin x e cos x. Dom(sin x) = Dom(cos x) = R. tan x. Dom(tan x) = {x ∈ R | x ￿= π + k π , k ∈ Z}. 2

Alcune particolari funzioni reali sono: ￿ x se x ≥ 0, Funzione valore assoluto: |x| = Dom(|x|) = R. −x se x < 0.

Funzione parte intera: [x] = max{n ∈ Z | n ≤ x}. Dom([x]) = R. Funzione mantissa: m(x) = x − [x]. Dom([x]) = R. ￿ 1 se x > 0, Funzione segno: sgn(x) = Dom(sgn(x)) = R \ {0}. −1 se x < 0. ￿ 1 se x ∈ Q, Funzione di Dirichlet: D(x) = Dom(D(x)) = R. 0 se x ∈ R \ Q.
61

62

3. FUNZIONI REALI

Data una funzione f : X → Y ed x ∈ X , si dice immagine di x mediante f il valore f (x) ∈ Y . Se A ⊂ X si dice immagine di A mediante f l’insieme f (A) = {f (x) ∈ Y | x ∈ A}. In particolare, si dice immagine di f l’insieme f (X ) = {f (x) ∈ Y | x ∈ X } che indicheremo anche con Imf . Ad esempio: • • • • • Im(|x|) = [0, +∞), Im([x]) = Z, Im(m(x)) = [0, 1), Im(sgn(x)) = {±1} e Im(D(x)) = {0; 1}.

Proveremo nei prossimi paragrafi che • Im(xn ) = [0, +∞) se n ∈ N ` e pari e Im(xn ) = R se n ∈ N ` e dispari, • Im(ax ) = (0, +∞), per ogni a > 0, • Im(loga x) = R, per ogni a > 0, a ￿= 1, • Im(sin x) = Im(cos x) = [−1, 1] e Im(tan x) = R, Data una funzione f : X → Y ed y ∈ Y , si dice controimmagine di y mediante f l’insieme f −1 ({y }) = {x ∈ X | f (x) = y }. Se B ⊂ Y si dice controimmagine di B mediante f l’insieme f −1 (B ) = {x ∈ A | f (x) ∈ B }. Osserviamo che potremo avere f −1 (B ) = ∅. Ad esempio, essendo f (x) = x2 ≥ 0 per ogni x ∈ R avremo f −1 ([−2, −1]) = ∅. Osserviamo inoltre che dato y ∈ Y potremo avere che f −1 ({y }) risulti costituito da pi` u di un punto. Ad esempio, considerata f (x) = x2 avremo che f −1 ({1}) = {±1}. Data f : X → Y , si dice grafico di f l’insieme {(x, f (x)) ∈ R2 | x ∈ X }.

1
O
O

-1

Grafici di f (x) = |x| e f (x) = sgn x

1. QUALCHE RICHIAMO
3 2 1

63

1

-4

-3

-2

-1

0 -1 -2 -3

1

2

3

4

5

-2

-1

0

1

2

-1

Grafici di f (x) = [x] e f (x) = m(x)

La funzione mantissa ` e un esempio di funzione periodica di periodo 1. Una funzione f : X → R ` e detta periodica di periodo T ∈ R se X ` e tale che x + T ∈ X per ogni x ∈ X e se f (x + T ) = f (x) per ogni x ∈ X . Altri esempi di funzioni periodiche le funzioni sin x e cos x, periodiche di periodo 2π , e la funzione tan x, periodica di periodo π . Il loro grafico si otterr` a quindi mediante traslazione del grafico su un intervallo fondamentale di ampiezza il periodo.
2 2

1

1

0

0

-2!

-!
-1

!

2!

-2!

-!
-1

!

2!

!
-2 -2

!

Grafici di f (x) = sin x e f (x) = cos x

-2!

-!

!

2!

!

Grafico di f (x) = tan x

Altre simmetrie sono presentate dal grafico delle funzioni pari e dispari. Una funzione f : X → Y , dove X ` e tale che se x ∈ X allora −x ∈ X , ` e detta pari se f (−x) = f (x) per ogni x ∈ X (ad esempio sono pari

64

3. FUNZIONI REALI

le funzioni |x|, xn con n pari, la funzione cos x). Il loro grafico risulta simmetrico rispetto all’asse delle ordinate. Una funzione ` e detta invece dispari se f (−x) = −f (x) per ogni x ∈ X (ad esempio sono dispari le funzioni sgn(x), xn con n dispari, le funzioni sin x e tan x). Il loro grafico risulta simmetrico rispetto all’origine del piano cartesiano.

O

O

Grafici di f (x) = xn con n ∈ N pari e dispari

Date due funzioni f (x) e g (x) si definiscono le funzioni somma, differenza, prodotto e quoziente nel seguente modo: (f ± g )(x) = f (x) ± g (x) per ogni x ∈ Domf ∩ Domg ; (f · g )(x) = f (x) · g (x) per ogni x ∈ Domf ∩ Domg f f ( x) ( )(x) = per ogni x ∈ Domf ∩ Domg tale che g (x) ￿= 0. g g ( x) Si definisce inoltre la funzione composta gof ponendo gof (x) = g (f (x)) per ogni x ∈ Domf tale che f (x) ∈ Domg .

Ad esempio sono definite a partire dalla funzione esponenziale ex le funzioni e x − e −x e x + e −x sinh x = e cosh x = 2 2 dette rispettivamente seno e coseno iperbolico. Risulta allora Dom(sinh x) = Dom(cosh x) = R, inoltre ` e immediato che sinh x risulta funzione pari mentre cosh x funzione dispari. Si pu` o inoltre provare che il punto di coordinate (cosh x, sinh x) giace sull’iperbole equilatera x2 − y 2 = 1 (da qui il nome) ovvero vale l’identit` a Per definizione si ha Im(sinh x) = R mentre Im(cosh x) = [1, +∞). cosh2 x − sinh2 x = 1, ∀ x ∈ R.

1. QUALCHE RICHIAMO

65

1

O

O

Grafico di f (x) = cosh x e f (x) = sinh x

Al concetto di funzione inversa premettiamo alcune definizioni. Una funzione f : X → Y ` e detta iniettiva se per ogni x1 , x2 ∈ X tali che x1 ￿= x2 risulta f (x1 ) ￿= f (x2 ) o equivalentemente, se f (x1 ) = f (x2 ) ` detta suriettiva se Imf = Y , ` allora x1 = x2 . E e detta bijettiva se risulta iniettiva e suriettiva. Osserviamo che se f : X → Y ` e bijettiva allora f determina una corrispondenza uno-uno tra gli insieme X e Y . Ad esempio, non risulta iniettiva la funzione cosh x in quanto funzione pari, risulta invece bijettiva da R in R la funzione sinh x. Osserviamo che ogni funzione f : X → Y potr` a considerarsi suriettiva restringendone il codominio all’immagine Imf . L’iniettivit` a` e invece legata alla possibilit` a di definire la funzione inversa. Difatti, se f (x) ` e funzione iniettiva allora ad ogni y ∈ Imf corrisponde uno ed un solo x ∈ Domf tale che f (x) = y . Quindi, l’applicazione che ad ogni y ∈ Imf fa corrispondere quell’unico x ∈ Domf tale che f (x) = y ` e una funzione. Tale funzione viene detta funzione inversa di f e viene indicata con f −1 : Diremo anche che la funzione f ` e invertibile sulla sua immagine. Dalla definizione segue inoltre che Domf −1 = Imf e Imf −1 = Domf e che valgono le seguenti leggi di cancellazione: f −1 (f (x)) = x, Osserviamo infine che se f (x) ` e funzione iniettiva sul suo dominio allora il grafico della funzione inversa f −1 (x) risulta il simmetrico del grafico di f (x) rispetto alla bisettrice y = x: Ad esempio, la funzione f (x) = x3 risulta iniettiva nel suo dominio Domf = R, dunque risulta invertibile sulla sua immagine Imf = R e la sua funzione inversa ` e (per definizione di potenza frazionaria) f −1 (x) = √ 1 3 x = x3 . {(x, f (x)) | x ∈ Domf } = {(f −1 (y ), y ) | y ∈ Domf −1 }. ∀ x ∈ Domf e f (f −1 (y )) = y, ∀ y ∈ Imf y ∈ Imf , f −1 (y ) = x ⇐⇒ x ∈ Domf, f ( x) = y

66

3. FUNZIONI REALI

O

Grafici di f (x) = x3 e f −1 (x) =

√ 3

x

Valgono quindi le leggi di cancellazione √ √ 3 x3 = x e ( 3 x)3 = x per ogni x ∈ R.

Come ulteriore esempio, consideriamo la funzione f (x) = x2 che non risulta iniettiva in tutto R ma risulta iniettiva se la consideriamo ristretta al dominio Domf = [0, +∞). Dunque risulta invertibile sulla sua immagine Imf = [0, +∞) e la sua funzione inversa ` e (per defi√ 1 −1 2 nizione di potenza frazionaria) f (x) =√ x = x . Si osservi che Domf −1 = Imf = [0, +∞) e quindi che x risulta definita solo per x ≥ 0.

O

Grafici di f (x) = x2 e f −1 (x) =

x

Valgono inoltre le leggi di cancellazione √ √ x2 = x e ( x)2 = x per ogni x ∈ [0, +∞).

Si osservi che, dalla definizione di valore assoluto, risulta invece √ x2 = |x| per ogni x ∈ R.

1. QUALCHE RICHIAMO

67

Come ulteriore esempio notevole consideriamo la funzione esponenziale f (x) = ax con a > 0 che risulta iniettiva in tutto il suo dominio R per a ￿= 1. La funzione risulta allora invertibile sulla sua immagine Imf = (0, +∞) e la sua inversa ` e la funzione logaritmica f −1 (x) = loga x. Si osservi che Domf −1 = Imf = (0, +∞) e quindi che loga x risulta definita solo per x > 0.

1

O

1 1

O

1

Grafici di f (x) = ax e f −1 (x) = loga x per a > 1 e 0 < a < 1

Valgono inoltre le leggi di cancellazione loga (ax ) = x , ∀x ∈ R, e aloga x = x per ogni x ∈ (0, +∞).

Consideriamo le funzioni sinh x e cosh x. Abbiamo che sinh x risulta invertibile in R e la sua funzione inversa ` e detta settore seno iperbolico e viene denotata con settsinh x: settsinh x = y ⇐⇒ sinh y = x

Risulta allora Dom(settsinh x) = Im(sinh x) = R e Im(settsinh x) = Dom(sinh x) = R. Dalla precedente definizione si pu` o provare che risulta √ settsinh x = log(x + x2 + 1) per ogni x ∈ R. La funzione cosh x risulta invece invertibile in [0, +∞) e la sua funzione inversa ` e detta settore coseno iperbolico e viene denotata con settcosh x: settcosh x = y ⇐⇒ cosh y = x

Si ha quindi che Dom(settcosh x) = Im(cosh x) = [1, +∞) mentre Im(settcosh x) = Dom(cosh x) = [0, +∞). Si pu` o inoltre provare che risulta √ settcosh x = log(x + x2 − 1) per ogni x ≥ 1.

68

3. FUNZIONI REALI

O O
1

Grafici di f (x) = settcosh x e y = settsinh x

Infine, ricordiamo le funzioni arcoseno (arcsin x), arcocoseno (arccos x) e arcotangente (arctan x) definite rispettivamente come le inverse delle funzioni sin x in [− π , π ], cos x in [0, π ] e tan x in (− π , π ). Risulta allora 2 2 2 2 Dom(arcsin x) = [−1, 1] e Im(arcsin x) = [− π , π ], 2 2 Dom(arccos x) = [−1, 1] e Im(arccos x) = [0, π ], Dom(arctan x) = R e Im(arctan x) = (− π , π ). 2 2

!/2

!

-1

O
-!/2

1

-1

O

1

Grafici di f (x) = arcsin x e f (x) = arccos x

!/2

O

-!/2

Grafico di f (x) = arctan x

2. LIMITI DI FUNZIONI

69

2. Limiti di funzioni Data una funzione f (x) definita in un intervallo I ⊂ R eccetto al pi` u nel punto x0 ∈ I , si dice che f (x) ha limite pari ad ￿ ∈ R per x che tende a x0 , e si scrive lim f (x) = ￿, se per ogni ε > 0 esiste δ > 0 tale che se x ∈ I verifica 0 < |x − x0 | < δ allora |f (x) − ￿| < ε. Utilizzando i quantificatori scriveremo che lim f (x) = ￿ se e solo se
x→ x0 x→ x0

Diremo anche che f (x) tende o converge al limite ￿ ∈ R per x che tende a x0 e scriveremo f (x) → ￿ per x → x0 . Come nel caso di limite di successione, possiamo provare che se una funzione ammette limite questo ` e unico. √ Verifichiamo ad esempio che lim x2 = 0. Per ogni ε > 0 sia δ = ε. Avremo che se |x| < δ allora x2 < δ 2 = ε.
x→ 0 x→ 0

∀ ε > 0 ∃ δ > 0 / |f (x) − ￿| < ε ∀x ∈ I, 0 < |x − x0 | < δ

Un esempio di funzione che non ammette limite in un punto ` e la funzione segno, poich` e non esiste lim sgn(x). Difatti per ogni x > 0 risulta sgn(x) = 1 mentre per x < 0 risulta sgn(x) = −1. Preso allora ε > 0 e un qualunque δ > 0 avremo che non esiste alcun ￿ ∈ R tale che |sgn(x) − ￿| < ε per ogni 0 < |x| < δ . Proviamo ora che la funzione di Dirichlet non ammette limite in alcun punto x0 ∈ R. Difatti, preso comunque ε > 0 e preso comunque δ > 0, se 0 < |x − x0 | < δ e x ∈ Q avremo D(x) = 1 mentre se 0 < |x − x0 | < δ e x ￿∈ Q avremo D(x) = 0 e dunque, dalla propriet` a di densit` a dei numeri razionali non potr` a esistere ￿ ∈ R tale che |D(x) − ￿| < ε. Si dice invece che f (x) ha limite pari ad +∞ per x che tende a x0 , e si scrive lim f (x) = +∞, se per ogni M > 0 esiste δ > 0 tale che se x ∈ I
x→ x0 x→ x0

verifica 0 < |x − x0 | < δ allora f (x) > M . Utilizzando i quantificatori scriveremo lim f (x) = +∞ se e solo se ∀ M > 0 ∃ δ > 0 / f (x) > M ∀x ∈ I, 0 < |x − x0 | < δ Diremo anche che f (x) tende o diverge a +∞ per x che tende a x0 e scriveremo f (x) → +∞ per x → x0 . Analogalmente, diremo che f (x) ha limite pari ad −∞ per x che tende a x0 , e si scrive lim f (x) = −∞, se per ogni M > 0 esiste δ > 0 tale che se x ∈ I verifica 0 < |x − x0 | < δ allora f (x) < −M . Scriveremo
x→ x0

70

3. FUNZIONI REALI

x→ x0

lim f (x) = −∞ se e solo se ∀ M > 0 ∃ δ > 0 / f (x) < −M ∀x ∈ I, 0 < |x − x0 | < δ

Diremo anche che f (x) tende o diverge a −∞ per x che tende a x0 e scriveremo f (x) → −∞ per x → x0 . Se lim f (x) = ±∞, la retta x = x0 ` e detta asintoto verticale per f (x).
x→x0 1 Ad esempio lim x e asintoto verticale 2 = +∞, l’asse delle ordinate x = 0 `

per

1 . x2

x→ 0

O
Grafico di f (x) =
1 x2

Vale il seguente risultato che ci permette di mettere in relazione il concetto di limite di funzione con il concetto di limite di successione. Teorema 3.1. (di caratterizzazione sequenziale del limite) Sia f (x) una funzione definita in un intervallo I ⊂ R eccetto al pi` u nel punto x0 ∈ I e sia ￿ ∈ R ∪ {±∞}. Sono allora equivalenti le seguenti affermazioni: (A) lim f (x) = ￿, (B) per ogni successione (xn )n∈N ⊂ I \ {x0 } tale che xn → x0 per n → +∞ risulta f (xn ) → ￿ per n → +∞.
x→ x0

Dim. Proviamo il risultato solo nel caso ￿ ∈ R, la dimostrazione del caso ￿ = ±∞ ` e analoga. Proviamo che (A) ⇒ (B ). Sia (xn ) ⊂ I \ {x0 } tale che xn → x0 . Preso comunque ε > 0, proviamo che esiste ν ∈ N tale che |f (xn ) − ￿| < ε per ogni n ≥ ν . Poich` e per ipotesi f (x) → ￿ per x → x0 , avremo che esiste δ > 0 tale che risulta |f (x) − ￿| < ε per ogni x ∈ I \ {x0 } con |x − x0 | < δ . Essendo xn → x0 per n → +∞, avremo che esiste ν ∈ N tale che |xn − x0 | < δ per

2. LIMITI DI FUNZIONI

71

ogni n ≥ ν . Allora, per ogni n ≥ ν avremo xn ∈ I \ {x0 } e |xn − x0 | < δ e dunque |f (xn ) − ￿| < ε. Proviamo ora che (B ) ⇒ (A). Per assurdo, supponiamo che esista ε0 > 0 tale che per ogni δ > 0 esiste x ∈ I \ {x0 } tale che |x − x0 | < δ ma |f (x) − ￿| ≥ ε0 . 1 1 Per ogni n ∈ N consideriamo δn = n e sia xn ∈ I \{x0 } tale che |xn − x0 | < n e |f (xn ) − ￿| ≥ ε. Avremo allora che (xn ) ⊂ I \ {x0 } e per il Teorema del confronto, xn → x0 . Da (B ) si ha che f (xn ) → ￿ per n → +∞, in contraddizione con |f (xn ) − ￿| ≥ ε0 per ogni n ∈ N. ￿

Dal precedente risultato e dai limiti notevoli per le successioni numeriche si ottengono i seguenti limiti notevoli per le funzioni: sin x 1 − cos x 1 lim sin x = 0, lim cos x = 1, lim = 1 e lim = , 2 x→0 x→ 0 x→ 0 x x→ 0 x 2 x e −1 log(1 + x) lim ex = 0, lim log(1 + x) = 0, lim = 1 e lim =1 x→ 0 x→ 0 x→ 0 x→ 0 x x e per ogni α ∈ R (1 + x)α − 1 lim (1 + x)α = 1 e lim = α. x→0 x→ 0 x Inoltre, per ogni x0 ∈ R e α ∈ R, risulta
x→ x0

lim ex = ex0 ,

x→x0

lim log x = log x0

e

x→ x0

lim xα = xα 0

(se x0 > 0).

Risulter` a inoltre utile introdurre le seguenti definizioni. Data una funzione f (x) definita in un intervallo I ⊂ R eccetto al pi` u nel punto x0 ∈ I , si dice che f (x) ha limite pari ad ￿ ∈ R per x che tende a x0 da destra, e si scrive lim+ f (x) = ￿, se per ogni ε > 0 esiste δ > 0 tale che se x ∈ I verifica x0 < x < x0 + δ allora |f (x) − ￿| < ε. Scriveremo lim+ f (x) = ￿ se e solo se
x→x0 x→ x0

Diremo anche che f (x) tende o converge al limite ￿ ∈ R per x che tende a x0 da destra e scriveremo f (x) → ￿ per x → x+ 0. Analogalmente, si dice che f (x) ha limite pari ad ￿ ∈ R per x che tende a x0 da sinistra, e si scrive lim− f (x) = ￿, se per ogni ε > 0 esiste δ > 0 tale che se x ∈ I verifica x0 − δ < x < x0 allora |f (x) − ￿| < ε. Dunque limx→x− f (x) = ￿ se e solo se 0 Diremo anche che f (x) tende o converge al limite ￿ ∈ R per x che tende a x0 da sinistra e scriveremo f (x) → ￿ per x → x− 0. ∀ ε > 0 ∃ δ > 0 / |f (x) − ￿| < ε ∀x ∈ I, x0 − δ < x < x0
x→ x0

∀ ε > 0 ∃ δ > 0 / |f (x) − ￿| < ε ∀x ∈ I, x0 < x < x0 + δ.

72

3. FUNZIONI REALI

Analoghe definizioni si danno per lim± f (x) = ±∞. In tal caso la retta x = x0 ` e detta asintoto verticale destro, rispettivamente sinistro. Ad esempio, per ogni a > 1 e p > 0 risulta
x→ 2 x→ x0

lim tan x = ±∞, lim loga x = −∞, lim + + π∓
x→ 0 x→0

1 = +∞. xp

potremo provare tali limiti utilizzando la definizione oppure la caratterizzazione sequenziale (ed i limiti notevoli per le successioni): avremo lim± f (x) = ￿ ∈ R ∪ {±∞} se e solo se
x→ x0

Segue inoltre immediatamente

∀(xn ) ⊂ I \ {x0 } tale che xn → x± 0 si ha f (xn ) → ￿.

Lemma 3.1. Sia f (x) una funzione definita in un intervallo I ⊂ R eccetto al pi` u nel punto x0 ∈ I . Risulta lim f (x) = ￿ ∈ R ∪ {±∞} se e solo se lim+ f (x) = ￿ e lim− f (x) = ￿.
x→ x0 x→x0 x→ 0 x→ x0

Ad esempio, osserviamo che lim sgn(x) = 1 mentre lim sgn(x) = + − −1. Dunque non esiste lim sgn(x). Osserviamo inoltre che essendo
x→ 0 x→ x0 x→ x0 x→ x0 x→ 0

ogni x0 ∈ Z. Diremo che una funzione f (x) ` e limitata in un sottoinsieme A ⊆ R ove risulta definita se esistono m, M ∈ R tali che m ≤ f (x) ≤ M per ogni x ∈ A. Utilizzando la caratterizzazione sequenziale del limite ed il risultato gi` a provato per le successioni, possiamo provare che Lemma 3.2. Siano f (x) e g (x) funzioni definite in un intervallo I ⊆ R eccetto al pi` u nel punto x0 ∈ I . Se f (x) risulta limitata in I \ {x0 } e lim g (x) = 0 allora lim f (x)g (x) = 0.
x→x0 x→ x0

lim+ [x] = x0 mentre lim− [x] = x0 − 1, non esiste il limite lim [x] in

Allo stesso modo possiamo provare il seguente risultato Proposizione 3.1. (Algebra dei limiti) Siano f (x) e g (x) funzioni definite in un intervallo I ⊆ R eccetto al pi` u nel punto x0 ∈ I . Risulta 1. se lim f (x) = ￿ ∈ R e lim g (x) = m ∈ R allora lim f (x) + g ( x) = ￿ + m; 2. se lim f (x) = ￿ ∈ R e lim g (x) = ±∞ allora lim f (x) + g ( x ) = ± ∞;
x→x0 x→ x0 x→ x0 x→ x0 x→x0 x→ x0

2. LIMITI DI FUNZIONI

73

3. se lim f (x) = ±∞ e lim g (x) = ±∞ allora lim f (x) +
x→ x0 x→ x0 x→x0 x→ x0 x→ x0 x→ x0

g ( x ) = ± ∞; 4. se lim f (x) = ￿ ∈ R e lim g (x) = m ∈ R allora lim f (x)g (x)
x→ x0 x→ x0

= ￿ m; 5. se lim f (x) = ￿ ∈ R dove ￿ ￿= 0 e lim g (x) = ±∞ allora 6. se lim f (x) = ±∞ e lim g (x) = ±∞ allora lim |f (x)g (x)| = x→ x0 x→x0 x→ x0 +∞; 7. se lim f (x) = ￿ ∈ R e se lim g (x) = m ∈ R \ {0} allora f ( x) = 0; x→ x0 x→ x0 x→x0 g (x) g ( x) 9. se lim f (x) = ￿ ∈ R e lim g (x) = ±∞ allora lim | |= x→ x0 x→ x0 f ( x ) x→ x0 +∞; ( x) 10. se lim f (x) = ￿ ∈ R, ￿ ￿= 0, e lim g (x) = 0 allora lim | f |= x→ x0 x→ x0 x→ x0 g ( x) +∞; 8. se lim f (x) = ￿ ∈ R e lim g (x) = ±∞ allora lim Come nel caso di limiti di successioni risultano esclusi dal Teorema le seguenti forme indeterminate ∞ 0 ∞ − ∞, 0 · ∞, , . ∞ 0 Vale inoltre Proposizione 3.2. (limite di funzioni composte) Sia f (x) una funzione definita in un intervallo I ⊂ R, eccetto al pi` u nel punto x0 ∈ I , tale che 1. lim f (x) = y0 e 2. esiste δ > 0 tale che f (x) ￿= y0 per ogni x ∈ I con 0 < | x − x0 | < δ . Sia g (y ) una funzione definita in un intervallo J ⊂ R, contenente f (I ), eccetto al pi` u nel punto y0 e tale che lim g (y ) = ￿. Allora, la funzione composta gof (x) ammette limite per x → x0 e
x→ x0 y → y0 x→ x0 x→ x0

lim |f (x)g (x)| = +∞;

f ( x) ￿ lim = x→ x0 g ( x ) m

x→x0

x→x0

lim gof (x) = lim g (f (x)) = lim g (y ) = ￿.
x→ x0 y → y0

Dim. Usiamo il teorema di caratterizzazione sequenziale e proviamo che per ogni successione (xn ) ⊂ I \ {x0 } con xn → x0 risulta g (f (xn )) → ￿.

74
x→ x0

3. FUNZIONI REALI

Poich` e lim f (x) = y0 , avremo che yn = f (xn ) → y0 . Inoltre, poich` e xn → x0 , dalla condizione 2. avremo che esiste ν ∈ N tale che per ogni n ≥ ν , 0 < |xn − x0 | < δ e dunque f (xn ) = yn ￿= y0 . Ne segue che per ogni n sufficientemente grande risulta (yn ) ⊂ J \{y0 } e dunque, essendo lim g (y ) = ￿, dal Teorema di caratterizzazione concludiamo che g (f (xn )) = g (yn ) → ￿.
y → y0 ￿

Ad esempio, per calcolare lim ecos x , osserviamo che posto f (x) = cos x e g (y ) = ey , avremo che ecos x = g (f (x)). Poich` e lim f (x) = lim cos x = 1 e lim g (y ) = lim ey = e, essendo f (x) = cos x ￿= 1 in (−π , π ) \ {0}, y →1 y →1 avremo
x→ 0 x→ 0 x→0 x→ 0

lim ecos x = lim g (f (x)) = lim g (y ) = lim ey = e.
x→ 0 y →1 y →1

Diremo che nel limite abbiamo operato la sostituzione y = g (x). Osserviamo che la condizione 2. ` e essenziale. Si pensi ad esempio alle seguenti funzioni: ￿ ￿ x2 − 1, se |x| > 1 y, se y ￿= 0 f ( x) = e g (y ) = 0, se |x| ≤ 1 1, se y = 0 Allora risulta lim f (x) = 0 e lim g (y ) = 0 mentre essendo x→ 0 y →0 ￿ ￿ f (x), se f (x) ￿= 0 x2 − 1, se |x| > 1 g (f (x)) = = 1, se f (x) = 0 1, se |x| ≤ 1 avremo lim g (f (x)) = 1 ￿= lim g (y ).
x→ 0 y →0

Valgono, come per i limiti di successioni, i seguenti Teoremi di confronto Teorema 3.2. (della permanenza del segno) Sia f (x) una funzione definita in un intervallo I ⊂ R eccetto al pi` u nel punto x0 ∈ I . Se lim f (x) = ￿ > 0 allora esiste δ > 0 tale che f (x) > 0 per ogni x ∈ I , 0 < |x − x0 | < δ .
x→x0 ￿ Dim. Per definizione di limite, dato ε = 2 esiste δ > 0 tale che se x ∈ I , 0 < |x − x0 | < δ allora |f (x) − ￿| < ε e dunque in particolare f (x) > ￿ − ε = ￿ ￿ 2 > 0.

Teorema 3.3. (del confronto tra limiti finiti ed infiniti) Siano f (x), g (x) e h(x) funzioni definite in un intervallo I ⊂ R, eccetto al pi` u nel punto x0 ∈ I , tali che f (x) ≤ g (x) ≤ h(x) per ogni x ∈ I \ {x0 }. Risulta

2. LIMITI DI FUNZIONI

75

(iii) se lim h(x) = −∞, allora lim g (x) = −∞.
x→x0 x→ x0

(ii) se lim f (x) = +∞, allora lim g (x) = +∞,
x→x0 x→ x0

(i) se lim f (x) = lim h(x) = ￿ ∈ R, allora lim g (x) = ￿,
x→x0 x→ x0 x→x0

Dim. (i) Per ogni ε > 0, poich` e lim f (x) = ￿, sia δ1 > 0 tale che se x ∈ I , sia δ2 > 0 tale che se x ∈ I , 0 < |x − x0 | < δ2 allora |h(x) − ￿| < ε. Ne segue che se x ∈ I , 0 < |x − x0 | < δ = min{δ1 , δ2 } allora ￿ − ε < f ( x ) ≤ g ( x ) ≤ h( x ) < ￿ + ε
x→ x0

0 < |x − x0 | < δ1 allora |f (x) − ￿| < ε e analogalmente, poich` e lim h(x) = ￿,
x→ x0

x→x0

e dunque che lim g (x) = ￿. 0 < |x − x0 | < δ allora f (x) > M . Ne segue allora che M < f (x) ≤ g (x) per ogni x ∈ I , 0 < |x − x0 | < δ e dunque che lim g (x) = +∞. (iii) Analoga a (ii).
x→x0

(ii) Per ogni M > 0, poich` e lim f (x) = +∞, sia δ > 0 tale che se x ∈ I ,

x→ x0 ￿

Diamo ora la seguente definizione. Una funzione f (x) definita in un intervallo I ⊂ R ` e detta monotona se verifica una delle seguenti condizioni: - per ogni x, y ∈ I con x < y risulta f (x) ≤ f (y ); oppure - per ogni x, y ∈ I con x < y risulta f (x) ≥ f (y ). Nel primo caso la funzione viene detta crescente, nel secondo decrescente. Se le precedenti diseguaglianze risultano strette, la funzione viene detta strettamente monotona, rispettivamente strettamente crescente e strettamente decrescente. Sono esempi di funzioni monotone crescenti le funzioni f (x) = x3 ed 1 −x f (x) = ex . Sono invece decrescenti le funzioni f (x) = x . 3 e f ( x) = e Data una funzione f (x) definita in un intervallo I ⊂ R, diremo estremo superiore di f (x) in I l’estremo superiore dell’insieme f (I ): sup f (x) = sup f (I ) = sup{f (x) | x ∈ I }
x∈ I I

Analogalmente, diremo estremo inferiore di f (x) in I l’estremo inferiore dell’insieme f (I ):
x∈ I

inf f (x) = inf f (I ) = inf {f (x) | x ∈ I }
I

In modo analogo a quanto provato per le successioni monotone, possiamo provare il seguente risultato. Teorema 3.4. (Limite delle funzioni monotone crescenti) Sia f (x) funzione definita e crescente nell’intervallo (a, b) ⊆ R. Allora

76

3. FUNZIONI REALI

per ogni x0 ∈ (a, b) esistono finiti i limiti lim− f (x) e lim+ f (x) e precisamente
x→ x− 0 x→ x0 x→ x0

lim f (x) = sup f (x)
x∈(a,x0 ) x→ a

e

x→x+ 0 x→ b

lim f (x) =

x∈(x0 ,b)

inf f (x).

Inoltre, esistono i limiti lim+ f (x) e lim f (x) e precisamente −
x→ a +

lim f (x) = inf f (x)
x∈(a,b)

e

x→ b −

lim f (x) = sup f (x).
x∈(a,b)

Dim. Proviamo che per ogni x0 ∈ (a, b) risulta
x→x− 0

lim f (x) = sup{f (x) | a < x < x0 }

Osserviamo che essendo f (x) crescente, risulta f (x) ≤ f (x0 ) per ogni a < x < x0 e dunque che risulta finito sup{f (x) | a < x < x0 } = m ≤ f (x0 ). Proviamo che lim f (x) = m. Preso comunque ε > 0, dalla caratterizzazione di estremo superiore abbiamo che f (x) ≤ m < m + ε per ogni a < x < x0 . Inoltre, abbiamo che esiste x1 con a < x1 < x0 tale che f (x1 ) > m − ε. Poich` e la funzione ` e crescente, avremo che per ogni x1 < x < x0 risulta f (x) ≥ f (x1 ) > m − ε. Ne segue che posto δ = x0 − x1 avremo che se x ∈ (a, b) e x0 − δ < x < x0 allora m − ε < f (x) < m + ε. Dunque lim f (x) = m.
x→ x− 0 x→ x− 0

In modo analogo si pu` o provare che lim f (x) = inf {f (x) | x0 < x < b}. Proviamo ora che
x→ b − x→ x+ 0

lim f (x) = sup{f (x) | x ∈ (a, b)}.

Se sup{f (x) | x ∈ (a, b)} = m ∈ R potremo procedere esattamente come sopra. Se invece sup{f (x) | x ∈ (a, b)} = +∞, proviamo che lim f (x) =
x→ b −

+∞. Preso comunque M > 0, sia x1 ∈ (a, b) tale che f (x1 ) > M . Poich` e f ( x) ` e crescente avremo che f (x) ≥ f (x1 ) > M per ogni x1 < x < b. Scelto allora δ = b − x1 > 0 avremo che se b − δ < x < b allora f (x) > M e quindi che lim f (x) = +∞. Allo stesso modo si pu` o provare che lim f (x) = inf {f (x) | x ∈ (a, b)}.
x→ a + x→ b − ￿

Nel caso di funzione monotona decrescente, si pu` o in modo analogo provare il seguente risultato Teorema 3.5. (Limite delle funzioni monotone decrescenti) Sia f (x) funzione definita e decrescente nell’intervallo (a, b) ⊆ R. Allora per ogni x0 ∈ (a, b) esistono finiti i limiti lim− f (x) e lim+ f (x) e
x→x0 x→ x0

2. LIMITI DI FUNZIONI

77

precisamente
x→ x− 0

lim f (x) =

x∈(a,x0 )

inf

f ( x)

e

x→x+ 0 x→ b

lim f (x) = sup f (x).
x∈(x0 ,b)

Inoltre, esistono i limiti lim+ f (x) e lim f (x) e precisamente −
x→ a x→ a +

lim f (x) = sup f (x) e lim f (x) = inf f (x). −
x∈(a,b) x→ b x∈(a,b)

Ad esempio, essendo loga x funzione crescente in (0, +∞) risulta
x∈(0,+∞)

inf

loga x = lim loga x = −∞. +
x→ 0

Sia f (x) una funzione definita in un intervallo illimitato I = [a, +∞). Si dice che f (x) ha limite pari ad ￿ ∈ R per x che tende a +∞, e si scrive lim f (x) = ￿, se per ogni ε > 0 esiste N > 0 tale che se x ∈ I verifica x > N allora |f (x) − ￿| < ε:
x→ + ∞ x→ + ∞

lim f (x) = ￿ ⇔ ∀ ε > 0 ∃ M > 0 / |f (x) − ￿| < ε ∀x ∈ I, x > M.

Diremo anche che f (x) tende o converge al limite ￿ ∈ R per x che tende a +∞ e scriveremo f (x) → ￿ per x → +∞. In tal caso diremo che la retta y = ￿ ` e un asintoto orizzontale per x → +∞. +1 Ad esempio, la funzione f (x) = 2xx ammette come asintoto orizzontale per x → ±∞ la retta y = 2

O

Grafico di f (x) =

1 x2

Diremo invece che f (x) ha limite pari ad +∞ per x che tende a +∞, e si scrive lim f (x) = +∞, se per ogni M > 0 esiste N > 0 tale che se
x→ + ∞

78

3. FUNZIONI REALI

x ∈ I verifica x > N allora f (x) > M :
x→ + ∞

lim f (x) = +∞ ⇔ ∀ M > 0 ∃ N > 0 / f (x) > M ∀x ∈ I, x > M.

Diremo anche che f (x) tende o diverge a +∞ per x che tende a +∞ e scriveremo f (x) → +∞ per x → +∞.
x→ + ∞

Analogalmente, diremo che f (x) ha limite pari ad −∞ per x che tende a +∞, e si scrive lim f (x) = −∞, se per ogni M > 0 esiste N > 0 tale che se x ∈ I verifica x > N allora f (x) < −M :
x→ + ∞

lim f (x) = +∞ ⇔ ∀ M > 0 ∃ N > 0 / f (x) < −M ∀x ∈ I, x > M.

Diremo anche che f (x) tende o diverge a −∞ per x che tende a +∞ e scriveremo f (x) → −∞ per x → +∞. Se f (x) ` e una funzione definita in un intervallo illimitato I = (−∞, a], potremo in modo analogo definire i limiti lim f (x) = ￿ ∈ R ∪ {±∞}. Se lim f (x) = ±∞, diremo che la retta y = mx + q ` e un asintoto obliquo per x → ±∞ se f ( x) lim =m e x→ ± ∞ x
x→ ± ∞ x→−∞

x→ ± ∞
2

lim f (x) − mx = q.

x+1 Ad esempio, la funzione f (x) = 2x +3 ammette come asintoto oblix quo per x → ±∞la retta y = 2x + 3 essendo x→ ± ∞

lim

2x2 +3x+1 x

x

= lim

e

2 x2 + 3 x + 1 =2 x→±∞ x2

2 x2 + 3 x + 1 3x + 1 − 2x = lim = 3. x→ ± ∞ x→ ± ∞ x x lim

O

Grafico di f (x) =

2x2 +3x+1 x

2. LIMITI DI FUNZIONI

79

Per i limiti per x → ±∞ valgono le seguenti caratterizzazioni sequenziali: lim f (x) = ￿ ∈ R ∪ {±∞} se e solo se
x→ ± ∞

∀(xn ) ⊂ I tale che xn → ±∞ risulta f (xn ) → ￿. Con tale caratterizzazione proviamo ad esempio che sin x non ammette limite per x → +∞. Abbiamo difatti che per xn = nπ → +∞ risulta sin(xn ) = 0 mentre per yn = π + 2nπ → +∞ risulta sin(yn ) = 1. 2 Dai limiti notevoli sulle successioni otteniamo allora ￿ +∞ se b > 0 b lim x = x→ + ∞ 0 se b < 0 Per ogni a > 1
x→ + ∞

lim ax = +∞ e

x→−∞

lim ax = 0.

ed anche Infine, per ogni p > 0 e a > 1 risulta loga x xb ax = lim = lim =0 x→ + ∞ x → + ∞ ax x→ + ∞ x x xb Anche per tali limiti potremo provare i risultati sull’algebra dei limiti, il Teorema della permanenza del segno, i Teoremi del confronto e sul limite delle funzioni monotone: lim Teorema 3.6. (Limite delle funzioni monotone) Sia f (x) funzione definita e monotona nell’intervallo (a, +∞) ⊂ R. Allora esiste il limite lim f (x) e precisamente
x→ + ∞ x→ + ∞ x→ + ∞

lim loga x = +∞

lim f (x) = sup{f (x) | x ∈ (a, +∞)}

se f (x) ` e crescente

mentre
x→ + ∞

lim f (x) = inf {f (x) | x ∈ (a, +∞)} se f (x) ` e decrescente.

Ad esempio, come applicazione di quest’ultimo risultato abbiamo che per ogni a > 1 risulta sup ax = lim ax = +∞ e
x∈ R x→ + ∞ x∈ R

inf ax = lim ax = 0
x→−∞

ed anche sup
x∈(0,+∞)

loga x = lim loga x = +∞.
x→ + ∞

80

3. FUNZIONI REALI

3. Relazione di asintotico e simboli di Landau Come per i limiti di successioni risulta utile introdurre la relazione di asintotico tra funzioni. Nel seguito, dato x0 ∈ R, considereremo funzioni definite in un intervallo I ⊂ R contenente x0 , eccetto al pi` u in x0 . Se x0 = ±∞, considereremo funzioni definite in un intervallo illimitato I della forma I = [a, +∞) se x0 = +∞ oppure I = (−∞, a] se x0 = −∞. Due funzioni f (x) e g (x) sono dette asintotiche per x → x0 ∈ R∪{±∞}, e si scrive f (x) ∼ g (x) per x → x0 , se
x→ x0

lim

f ( x) = 1. g ( x)

Come per la relazione di asintotico tra successioni, si possono provare le seguenti propriet` a: (i) se lim f (x) = ￿ ∈ R \ {0} allora f (x) ∼ ￿ per x → x0 . (ii) Se f (x) ∼ g (x) per x → x0 e lim g (x) = ￿ ∈ R ∪ {±∞} allora
x→ x0 x→x0

lim f (x) = ￿.

x→ x0

(iii) Se f (x) ∼ g (x) e g (x) ∼ h(x) per x → x0 allora f (x) ∼ h(x) per x → x0 . (iv ) Se f (x) ∼ g (x) per x → x0 allora per ogni funzione non nulla h(x) si ha f ( x) h ( x) ∼ g ( x) h ( x) , f ( x) g ( x) ∼ , h ( x) h ( x) h ( x) h ( x) ∼ f ( x) g ( x) per x → x0 .

Dai limiti notevoli visti risulta in particolare che per x → 0 si ha

x2 x sin x ∼ x, 1 − cos x ∼ , e − 1 ∼ x, log(1 + x) ∼ x e (1 + x)α − 1 ∼ αx 2 Come per le successioni, la sostituzione in un limite di una funzione con una asintotica ad essa pu` o essere effettuata in prodotti e quozienti ma non in somme e differenze. Difatti, se f (x) ∼ g (x) per x → x0 avremo che f (x) = g (x) + r(x) dove il resto r(x) non ` e necessariamente infinitesimo e dunque si potrebbe incorrere in errore “trascurandolo”. r ( x) L’unica informazione che abbiamo su tale resto ` e che g → 0 per ( x) x → x0 , ovvero, secondo la definizione che segue, il resto r(x) risulta trascurabile rispetto a g (x) per x → x0 . Date due funzioni f (x) e g (x), si dice che f (x) ` e trascurabile rispetto a g (x) per x → x0 ∈ R ∪ {±∞}, e si scrive f (x) = o(g (x)) per x → x0 ,

3. RELAZIONE DI ASINTOTICO E SIMBOLI DI LANDAU

81

se

f ( x) = 0. x→x0 g (x) Ad esempio, dai limiti notevoli per x → +∞ risulta loga x = o(xp ), xp = o(ax ), ax = o(xx ) e xn = o(xm ), per ogni n < m, a > 1 e p > 0. lim Per quanto osservato sopra, abbiamo che se f (x) ∼ g (x) per x → x0 allora f (x) = g (x) + r(x) dove r(x) = o(g (x)) per x → x0 e viceversa. Dunque risulta In particolare, se lim f (x) = ￿ ∈ R \ {0} allora f (x) = ￿ + o(1) per x → x0 (dove o(1) sta ad indicare una funzione infinitesima per x → x0 ). Dalle precedenti implicazioni e dai limiti notevoli visti, per x → 0 risulta sin x = x + o(x), e x = 1 + x + o ( x) , cos x = 1 −
x→ x0

f (x) ∼ g (x) per x → x0

⇐⇒

f (x) = g (x) + o(g (x)) per x → x0

x2 + o ( x2 ) , 2 log(1 + x) = x + o(x) e (1 + x)α = 1 + αx + o(x)

Valgono poi le seguenti propriet` a: (i) se f (x) = o(h(x)) e g (x) = o(h(x)) allora f (x) ± g (x) = o(h(x)), ovvero (ii) se f (x) = o(g (x)) allora k · f (x) = o(g (x)), k ∈ R \ {0}, ovvero (iii) se f (x) = o(g (x)) allora h(x) · f (x) = o(h(x) · g (x)), ovvero (iv) se f (x) = o(g (x)) e h(x) = o(k (x)) allora f (x) · h(x) = o(g (x) · k (x)) ovvero (v) se f (x) = o(h(x)) e h(x) = o(g (x)) allora f (x) = o(g (x)), ovvero o(o(g (x))) = o(g (x)); (vi) se f (x) = g (x)+ o(g (x)) e h(x) = o(f (x)) allora h(x) = o(g (x)) ovvero o(g (x) + o(g (x))) = o(g (x)); o(g (x)) · o(k (x)) = o(g (x) · k (x)); h(x) · o(g (x)) = o(h(x) · g (x)); k · o(g (x)) = o(g (x)); o(h(x)) ± o(h(x)) = o(h(x));

82

3. FUNZIONI REALI

(vii) Principio di cancellazione dei termini trascurabili:
x→ x0

lim

f (x) + o(f (x)) f ( x) = lim . x→ x0 g ( x ) g (x) + o(g (x))

Vediamo qualche esempio √ 1 + x − cos x • Calcolare lim . Dagli sviluppi notevoli per x → 0, x→0 sin x + log(1 + x) si ha √ x x2 x 1 + x − cos x = (1 + + o(x)) − (1 − + o(x2 )) = + o(x) 2 2 2 2 2 essendo x = o(x) e quindi o(x ) = o(x), mentre sin x + log(1 + x) = 2x + o(x) Allora
x x + o ( x) 1 + x − cos x 1 2 lim = lim = lim 2 = x→0 sin x + log(1 + x) x→ 0 2 x + o ( x ) x→ 0 2 x 4 x e − cos x • Calcolare lim √ . Dagli sviluppi notevoli per x → 0, si 3 x→ 0 1+x−1+x ha x2 ex − cos x = (1 + x + o(x)) − (1 − + o(x2 )) = x + o(x) 2 essendo x2 = o(x) e quindi o(x2 ) = o(x), mentre √ 1 4 3 1 + x − 1 + x = x + o ( x) + x = x + o ( x) 3 3 Allora ex − cos x x + o ( x) x 3 lim √ = lim 4 = lim 4 = 3 x→ 0 4 1 + x − 1 + x x→ 0 3 x + o ( x ) x→ 0 3 x

e1−cos x − 1 − sin2 x √ • Calcolare lim . Ponendo y = cos x − 1, dallo x→0 log(1 + x + x) sviluppo di ey per y → 0 e dallo sviluppo di cos x per x → 0, otteniamo e1−cos x − 1 = ey − 1 = y + o(y ) = 1 − cos x + o(1 − cos x) = mentre sin2 x = (x + o(x))2 = x2 + o(x2 ) da cui e1−cos x − 1 − sin2 x = − x2 + o ( x2 ) . 2

x2 + o ( x2 ) 2

4. ORDINE DI INFINITESIMO

83

√ Inoltre, posto y = x + x, otteniamo √ √ √ log(1 + x + x) = log(1 + y ) = y + o(y ) = x + x + o( x + x) √ √ = x + o ( x) √ essendo x = o( x). Allora − x + o ( x2 ) −x e1−cos x − 1 + sin2 x √ √ = lim √ 2 = 0 lim = lim √ 2 x→0 log(1 + x→ 0 x + x) x + o( x) x→0 x √ x e− 2 − cos x • Calcolare lim al variare di α ∈ R. x→ 0 + xα −x 2 = Dallo sviluppo di √ ey e di cos y per y → 0, per x → 0 abbiamo e √ x x x 1 − 2 + o(x) e cos x = 1 − 2 + o(x) e dunque che e 2 − cos x = o(x). Ne segue che se α ≤ 1 allora, dalla definizione di “o” piccolo, √ x e− 2 − cos x o ( x) o ( x ) 1− α lim = lim = lim x =0 α α + + + x→ 0 x→ 0 x→ 0 x x x mentre nulla possiamo ancora dire se α > 1. Proveremo, utilizzando √ x x2 gli sviluppi di Taylor, che e− 2 − cos x = 524 + o(x2 ) e quindi che  0 √ se α < 2 x e− 2 − cos x  5 lim = 24 se α = 2  x→ 0 + xα +∞ se α > 2 4. Ordine di infinitesimo lim f (x) = lim g (x) = 0
x→ x0
2 2

Sia x0 ∈ R ∪ {±∞} e siano f (x) e g (x) due funzioni tali che
x→x0

Si dice che f (x) ha ordine di infinitesimo maggiore di g (x) per x → x0 e scriveremo ord(f ) > ord(g ) per x → x0 , se f (x) = o(g (x)) per x → x0 ovvero se f ( x) lim = 0. x→x0 g (x) Si dice che f (x) ha ordine di infinitesimo uguale a g (x) per x → x0 e scriveremo ord(f ) = ord(g ) per x → x0 , se esiste ￿ ∈ R \ {0} tale che f (x) ∼ ￿g (x) per x → x0 ovvero se
x→ x0

lim

f ( x) = ￿ ∈ R \ { 0 }. g ( x)

Possiamo dare un valore numerico all’ordine di infinitesimo di una funzione confrontandola con gli infinitesimi campione nel seguente modo

84

3. FUNZIONI REALI

• se x0 ∈ R, il campione ` e gb (x) = |x − x0 |b con b > 0, e si pone ord(gb ) = b per x → x0 . Avremo allora che f (x) ha ordine di infinitesimo pari a b > 0 per x → x0 se
x→ x0

lim

Ad esempio, dai limiti notevoli visti abbiamo che per x → 0 risulta mentre

| f ( x) | = ￿ ∈ R \ { 0 }. | x − x0 | b

ord(ex − 1) = ord(sin x) = ord(log(1 + x)) = ord((1 + x)α − 1) = 1 ord(1 − cos x) = 2

• se x0 = ±∞, il campione ` e g b ( x) =

1 con b > 0, e si pone | x| b ord(gb ) = b per x → ±∞. Avremo allora che f (x) ha ordine di infinitesimo pari a b > 0 per x → ±∞ se
x→ x0

lim

| f ( x) |
1 | x|b

= ￿ ∈ R \ { 0 }.
1 1

1 Ad esempio, per x → +∞ risulta ord(e x − 1) = 1 essendo e x − 1 ∼ x .

Valgono le seguenti implicazioni per x → x0 :

Esempi

ord(f ) = b ⇐⇒ ∃ ￿ ∈ R \ {0} tale che f (x) ∼ ￿gb (x) ⇐⇒ ∃ ￿ ∈ R \ {0} tale che f (x) = ￿gb (x) + o(gb (x))

• Determinare l’ordine di infinitesimo per x → 0 della funzione f (x) = sin x log(1 + x) + 1 − cos x. Essendo per x → 0, sin x = x + o(x), log(1 + x) = x + o(x) e 1 − cos x = 1 2 x + o(x2 ) otteniamo che 2

1 f (x) = (x + o(x))(x + o(x)) + x2 + o(x2 ). 2 e quindi, utilizzando le propriet` a di “o” piccolo, 1 3 f ( x) = x2 + o ( x2 ) + x2 + o ( x2 ) = x2 + o ( x2 ) 2 2 Dalla definizione di ordine di infinitesimo abbiamo allora che ord(f ) = 2. √ • Data la funzione f (x) = e1−cos x − 1 + x2 , provare che per x → 0 si ha ord(f ) > 2.

4. ORDINE DI INFINITESIMO

85

√ Essendo 1 + y = 1 + 1 y + o(y ) per y → 0, ponendo y = x2 otteniamo 2 che per x → 0 risulta √ 1 1 + x2 = 1 + x2 + o ( x2 ) . 2 Essendo y = 1 − cos x → 0 per x → 0, dallo sviluppo di ey per y → 0 otteniamo e1−cos x = 1 + (1 − cos x) + o(1 − cos x) Ora abbiamo che 1 1 − cos x = x2 + o(x2 ) 2 e quindi, utilizzando le propriet` a di “o” piccolo si ottiene 1 1 1 e1−cos x = 1 + x2 + o( x2 + o(x2 )) = 1 + x2 + o(x2 ) 2 2 2 Quindi √ 1 1 f (x) = e1−cos x − 1 + x2 = 1 + x2 + o(x2 ) − 1 − x2 − o(x2 ) = o(x2 ) 2 2 e dunque, dalla definizione, ord(f ) > 2. • Determinare il comportamento di f (x) = (x + sin(x2 ))2 − x2 per x → 0. La funzione ` e infinitesima per x → 0. Poich` e sin y = y + o(y ) per y → 0, per x → 0 otteniamo sin(x2 ) = x2 + o(x2 ) per x → 0. Dunque (x + sin(x2 ))2 = (x + x2 + o(x2 ))2 = (x + x2 )2 + 2(x + x2 )o(x2 ) + o(x2 )o(x2 ) = x2 + 2 x3 + x4 + o ( x3 ) + o ( x4 ) + o ( x4 ) = x2 + 2 x3 + o ( x3 ) essendo x4 = o(x3 ) e quindi o(x4 ) = o(x3 ). Allora Ne segue che ord(f ) = 3 e che f (x) ∼ 2x3 per x → 0. f (x) = (x + sin(x2 ))2 − x2 = x2 + 2x3 + o(x3 ) − x2 = 2x3 + o(x3 ).

• Sia f (x) funzione infinitesima di ordine 2 per x → 0. Abbiamo allora per definizione che esiste ￿ ∈ R \ {0} tale che f (x) ∼ ￿x2 e dunque, 2 essendo 1 − cos x ∼ x per x → 0, 2 f ( x) ￿ ∼ ∈ R \ { 0 }, 1 − cos x 2
x→ 0

da cui

lim

f ( x) ∈ R \ {0}, 1 − cos x

86

3. FUNZIONI REALI

Avremo invece che
x→ 0

lim +

f ( x) √ = 0, x(log(1 + x) + sin x)

essendo x(log(1 + e quindi

x) + sin x = x(x + o(x)) + x + o(x) = x + o(x) ∼ x

f ( x) √ ∼ ￿ x → 0. x(log(1 + x) + sin x) 5. Ordine di infinito Preso x0 ∈ R ∪ {±∞}, siano f (x) e g (x) tali che
x→ x0

lim f (x) = lim g (x) = ±∞
x→x0

Si dice che f (x) ha ordine di infinito minore di g (x) per x → x0 e scriveremo Ord(f ) < Ord(g ) per x → x0 , se f (x) = o(g (x)) per x → x0 ovvero se f ( x) lim = 0. x→ x0 g ( x ) Si dice che f (x) ha ordine di infinito uguale a g (x) per x → x0 e scriveremo Ord(f ) = Ord(g ) per x → x0 , se esiste ￿ ∈ R \ {0} tale che f (x) ∼ ￿g (x) per x → x0 ovvero se
x→ x0

lim

f ( x) = ￿ ∈ R \ { 0 }. g ( x)

Possiamo dare un valore numerico all’ordine di infinito di una funzione confrontandola con gli infiniti campione nel seguente modo • se x0 ∈ R, il campione ` e gb (x) = |x−1 con b > 0, e si pone x0 | b Ord(gb ) = b per x → x0 . Avremo allora che f (x) ha ordine di infinito pari a b > 0 per x → x0 , Ord(f ) = b, se
x→ x0

lim

f ( x)
1 |x−x0 |b

= ￿ ∈ R \ { 0 }.

• se x0 = ±∞, il campione ` e gb (x) = |x|b con b > 0, e si pone Ord(gb ) = b per x → ±∞. Avremo allora che f (x) ha ordine di infinito pari a b > 0 per x → ±∞, Ord(f ) = b, se
x→ x0

lim

f ( x) = ￿ ∈ R \ { 0 }. | x| b

5. ORDINE DI INFINITO

87

Si osservi che valgono le seguenti implicazioni per x → x0 Ord(f ) = b ⇐⇒ ∃ ￿ ∈ R \ {0}f (x) ∼ ￿gb (x) ⇐⇒ ∃ ￿ ∈ R \ {0}f (x) = ￿gb (x) + o(gb (x))

Esempi

sin x • Calcoliamo l’ordine di infinito della funzione f (x) = log(1+ per x2 ) 2 2 x → 0. Essendo sin x ∼ x e log(1 + x ) ∼ x per x → 0, risulta sin x x 1 f ( x) = ∼ 2 = 2 log(1 + x ) x x e dunque Ord(f ) = 1 per x → 0. x • Determiniamo il comportamento della funzione f (x) = 1−log per cos(x3 ) 3 + x → 0 . Poich` e lim log x = −∞ e lim 1 − cos(x ) = 0, abbiamo +

che f (x) ` e un infinito per x → 0+ . Vediamo di determinarne l’ordine. 2 Essendo 1 − cos y ∼ y2 per y → 0, abbiamo che f ( x) = per x → 0+ . Allora
x→0

x→ 0

x→ 0

log x log x ∼ 1 6 3 1 − cos(x ) x 2 log x
x6 2 xb

lim +

f ( x)
1 xb

= lim +
x→ 0

= −2 lim +
x→0

1 log( x ) 1 xb − 6

log y = −2 lim b−6 = y →+∞ y ￿

da cui deduciamo che per x → 0+ si ha Ord(f ) < b per ogni b > 6 e quindi che Ord(f ) < 6.

0 −∞

se b > 6 se b ≤ 6

88

3. FUNZIONI REALI

6. Esercizi Calcolare i seguenti limiti:
1. lim (cos x)tan x
x→ 0 +

[1] [0] [1] [+∞] [0] [0] [1] [0] [0] [log2 e] [1] [1 2] [π 2] [− 1 2] [− 2 3] [+∞] [− 4 3] [2] [2] [0] [0]

2. 3. 4. 5. 6. 7.

cos(1 + 2x ) x→ + ∞ x2 log2 (x + log2 x) lim x→ + ∞ √log2 x x+ x lim x→0+ sin x x arctan x lim √ x→ + ∞ 3 x 5 + 2 x + 1 sin(3x) lim √ 3 x→ 0 + 2 x + x 2 + 3 x 3 lim (x − 3)1−cos(x−3) lim
x→ 3 +

8. lim 9. 10. 11. 12.

sin(π cos x) x sin x log(cos x) 14. lim x→ 0 x2 ￿ ￿ 3 3 15. lim 2 + x 3 − 1 + 2x 2 + x 3 13. lim
x→ 0 x→ + ∞

+ + log(x2 ) 1 (x + 1) log(1 + x ) lim x→ + ∞ x log2 (ex + 1) lim x→+∞ x + sin x ex sin(e−x sin x) lim x→ 0 x ￿ lim x sin( 1 + x2 − x)
x → 0 2x 3 x→ + ∞

3x 2

ex

16. lim 17. 18. 19. 20. 21.

log(cos x) + tan2 x x→ 0 x3 √ x( ex − 3 1 + x) lim x→ 0 cos x − 1 log(1 + x2 ) + tan x √ lim √ x→ 0 1 + 2x − 1 + x + x 2 1 ex − 1 √ lim √ x→ + ∞ x2 + 2 − x2 + 1 2 ex − cos x √ lim x→0 sin x(log(1 + x) + x) log(1 + x2 ) − sin2 x √ lim √ x→ 0 1 + 2x − 1 + x + x 2

6. ESERCIZI

89

log(1 + x2 ) − sin2 x √ 22. lim √ x→ 0 1 + x − 1 + x + x2 cos(sin x) − 1 23. lim x→ 0 x2 1 − cos(tan2 x) + x5 √ 24. lim 5 x→ 0 x4 + 1 − 1 3x tan e −1 25. lim 2 x→0 cos x − ex |x | 1 26. lim (1 + |x|) x − e x
x→ 0

[?] [− 1 2] [5 2] [0] [0]*

Calcolare al variare di α ∈ R i seguenti limiti:
1. lim 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.

se 0 < √ α < 2] √ 10. lim x α + x − x α + 1, [ 1 2 se α = 2, 0 se α > 2 e +∞ se α < 2]
x→ + ∞

sin x − tan x [0 se α < 3, − 1 2 se α = 3 e +∞ se α > 3] xα x→ 0 + cos( π 2 x) lim [0 se α < 1, − π 2 se α = 1 e +∞ se α > 1] + x→1 (x − 1)α α x 2 + 2x 3 lim [−2α per ogni α] x→0 log(cos x) sin(αx3 ) √ lim [3α per ogni α] x→0 log( 3 1 + x3 ) x−1 lim 1 , α ￿= 0 [α per ogni α] x→ 1 + x α − 1 e x − e −x lim [0 se α < 1, 2 se α = 1 e +∞ se α > 1] xα x→ 0 + √ e αx − 1 − x lim [α + 1 2 per ogni α] x→ 0 arcsin x (x + sin(x2 ))α − xα lim , α ￿= 0 [2 se α = 2, 0 se α > 2 e x→ 0 x3 sgn(α)∞ se α < 2]￿ ￿ α α lim x 2 + x − x 2 + 1, α > 0 [ 1 2 se α = 2, 0 se α > 2 e +∞
x→ + ∞

Determinare l’ordine di infinitesimo per x → 0 delle seguenti funzioni
1. log(1 + x2 ) − x2 sin x √ 2. sin x( 1 + x3 − cos x) √ 3. sin2 x − 1 + 2x + 1 ￿ 3 4. 1 + sin2 x − cos x 5. (esin x − 1)2 (log(1 + 2x + x2 ) − tan x) 6. sin2 x log(1 + 2x) √ 7. log(cos x) − 1 + x2 + 1 [2] [3] [> 2] [2] [3] [3] [2]

90

3. FUNZIONI REALI

1 + x2 ) log(1 + x2 ) √ sin x 9. e 2 − cos x √ √ √ 10. ( 1 − x − cos x)2 (log(1 + x) − sin x)

8. (ex −

√ 3

[3] [> 2] [> 5 2]

Data f (x) funzione infinitesima di ordine 2 per x → 0, stabilire se i seguenti limiti risultano finiti non nulli, nulli o infiniti:
1. lim 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. f ( x) x→0 sin2 x − x sin2 x − log(1 + x2 ) lim x→ 0 f ( x) f ( x) lim √ x→ 0 cos x − ex2 f ( x) lim ￿ x→ 0 1 + log(1 + x2 ) − ex √ esin x − 1 + x2 lim f ( x) x→ 0 + f ( x) lim 2 x→0 sin(x ) − log(1 + x) f ( x) lim √ x→ 0 x sin x f ( x) lim x→0 log(1 + 2x2 ) [0] [0] [￿ ∈ R \ {0}] [0] [∞] [0] [0] [￿ ∈ R \ {0}]

CAPITOLO 4

Funzioni continue
Sia f (x) una funzione definita in un intervallo I ⊂ R e sia x0 ∈ I . Si dice che f (x) ` e continua in x0 se lim f (x) = f (x0 ) ovvero se per ogni ε > 0 esiste δ > 0 tale che se x ∈ I verifica |x − x0 | < δ allora |f (x) − f (x0 )| < ε. Osserviamo che dal teorema di caratterizzazione sequenziale del limite, abbiamo
ni continue)
x→x0

Proposizione 4.1. (Caratterizzazione sequenziale delle funzioSia f (x) funzione definita nell’intervallo I e sia x0 ∈ I . Allora, f (x) ` e continua in x0 se e solo se per ogni successione (xn ) ⊂ I tale che xn → x0 per n → +∞ risulta f (xn ) → f (x0 ) per n → +∞. Utilizzando i limiti da destra e da sinistra abbiamo inoltre Lemma 4.1. Sia f (x) funzione definita nell’intervallo I e sia x0 ∈ I . Allora, f (x) ` e continua in x0 se e solo se lim+ f (x) = lim− f (x) = f ( x0 ) .
x→ x0 x→x0

In particolare, considerata la funzione definita a tratti ￿ g (x) se x ≥ x0 f ( x) = h(x) se x < x0 avremo che f (x) risulta continua in x0 se e solo se
x→ x+ 0

lim g (x) = lim− h(x).
x→ x0

Una funzione f (x) definita nell’intervallo I ` e detta continua nell’intervallo I0 ⊆ I se risulta continua in ogni x0 ∈ I0 e scriveremo f ∈ C (I0 ). Dai limiti notevoli visti, essendo lim ex = ex0 per ogni x0 ∈ R, avremo che la funzione ex risulta continua in R. Ne segue che per ogni a > 0,
91
x→ x0

92

4. FUNZIONI CONTINUE

a funzione ax ` e continua in R in quanto per ogni x0 ∈ R. Dai limiti notevoli del logaritmo, abbiamo che lim log x = log x0 per ogni x0 > 0 e dunque che la funzione log x
x→ x0 x→ x0

lim ax = lim ex log a = ex0 log a = ax0
x→ x0

risulta continua in (0, +∞). Se a > 0, a ￿= 1, per ogni x0 > 0 abbiamo che lim loga x = lim log x loga e = log x0 loga e = loga x0 e quindi che loga x ` e continua in (0, +∞). Inoltre, se α ∈ R e x0 > 0 α allora lim xα = xα 0 e quindi la funzione x risulta continua nel suo dominio. Riguardo alle funzioni trigonometriche, avremo che sin x e cos x risultano continue in x0 = 0 essendo lim sin x = 0 e lim cos x = 1. x→ 0 x→ 0 Proviamo che risultano continue in ogni x0 ∈ R. Difatti, utilizzando le formule di addizione ed i limiti ora richiamati, si ottiene:
x→ x0 x→ x0 x→ x0 x→ x0

lim sin x = lim sin((x − x0 ) + x0 ) = lim sin(x − x0 ) cos x0 + sin x0 cos(x − x0 ) = sin x0
x→x0 x→ x0

e analogalmente
x→ x0

lim cos x = lim cos((x − x0 ) + x0 ) = lim cos(x − x0 ) cos x0 − sin x0 sin(x − x0 ) = cos x0
x→ x0 x→ x0

Dai precedenti limiti e dall’algebra dei limiti otteniamo che anche la funzione tan x risulta continua nel suo dominio. Proviamo infine che la funzione |x| risulta continua in ogni x0 ∈ R. Difatti, dalla diseguaglianza triangolare risulta −|x − x0 | ≤ |x| − |x0 | ≤ |x − x0 | e poich` e lim |x − x0 | = 0, dal teorema del confronto deduciamo che lim |x| = |x0 |.
x→ x0 x→ x0

Abbiamo quindi provato che tutte le funzioni elementari risultano continue sul loro dominio. Dal risultato sulle operazioni tra limiti abbiamo inoltre Proposizione 4.2. Siano f (x) e g (x) funzione definite in un intervallo I e continue in x0 ∈ I . Allora risultano continue in x0 le funzioni ( x) f ( x) ± g ( x) , f ( x) g ( x) e f , purch` e g (x0 ) ￿= 0. g ( x) Riguardo alla continuit` a della funzione composta abbiamo

` 1. CLASSIFICAZIONE DELLE DISCONTINUITA

93

` della funzione composta) Teorema 4.1. (Continuita Sia f (x) funzione definita nell’intervallo I e continua in x0 ∈ I . Sia g (y ) funzione definita in un intervallo J , contenente f (I ), e continua in f (x0 ). Allora la funzione gof (x) = g (f (x)) risulta continua in x0 ed in particolare
x→ x0

lim g (f (x)) = lim g (y ) = g (f (x0 )).
y → f ( x0 )

Dim. Utilizzando la Proposizione 4.1, proviamo che per ogni successione (xn ) ⊂ I con xn → x0 risulta g (f (xn )) → g (f (x0 )). Difatti, essendo f (x) continua in x0 avremo che f (xn ) → f (x0 ) e quindi, posto yn = f (xn ), risulta (yn ) ⊂ f (I ) ⊂ J e yn → f (x0 ). Essendo g (y ) continua in f (x0 ) avremo che g (yn ) → g (f (x0 )) ovvero che g (f (xn )) → g (f (x0 )). ￿

Dai precedenti risultati otteniamo quindi che somma, prodotto e composizione di funzioni elementari risultano continue ove definite. Ad √ x2 −1+esin x esempio, la funzione f (x) = log(x−2) risulta continua nel suo dominio, ovvero nell’insieme D = {x ∈ R | x > 2, x ￿= 3}. Per esercizio, stabilire ove risulta continua la funzione definita a tratti: ￿ x2 e −cos x se x > 0, log(1+x) f ( x) = x √ 1 1 + 2x se x ≤ 0. 2 Stabilire per quali valori di α > 0 risulta continua la funzione: ￿ sin x √ e − √ 1+αx se x > 0, log(1+ x) f ( x) = 0 se x ≤ 0. 1. Classificazione delle discontinuit` a Vediamo ora qualche esempio di funzione non continua. Risulta non continua in x0 = 1 la funzione ￿ x se x ￿= 1 f ( x) = 2 se x = 1 essendo Un altro esempio di funzione non continua nel suo dominio ` e la funzione [x] che non risulta continua in ogni x0 ∈ Z essendo
x→ x+ 0 x→1

lim f (x) = lim x = 1 ￿= f (1).
x→ 1

lim [x] = x0 = [x0 ] mentre lim− [x] = x0 − 1.
x→x0

La funzione di Dirichlet D(x) ` e invece un esempio di funzione non continua in ogni x0 ∈ R. Infatti, abbiamo provato che per ogni x0 ∈ R

94

4. FUNZIONI CONTINUE

non esiste il limite lim D(x). Il grafico di queste funzioni presentano dei “salti”, dei “buchi”, delle discontinuit` a. Possiamo classificare tali discontinuit` a nel seguente modo. Sia f (x) funzione definita in un intervallo I ⊆ R e sia x0 ∈ I tale che f (x) non risulti continua in x0 , in tal caso x0 ` e detto punto di discontinuit` a per f (x). Si danno le seguenti definizioni: (a) x0 ` e detto punto di discontinuit` a eliminabile se esiste finito il limite lim f (x) = ￿ ∈ R ma ￿ ￿= f (x0 ). Osserviamo che in tal caso, la funzione
x→ x0 x→ x0

F ( x) = ￿

f ( x) ￿

se x ￿= x0 se x = x0

risulta continua in x0 (abbiamo eliminato la discontinuit` a). (b) x0 ` e detto punto di discontinuit` a di prima specie se esistono finiti i limiti lim+ f (x) e lim− f (x) ma sono diversi. (c) x0 ` e detto punto di discontinuit` a di seconda specie se almeno uno dei limiti lim+ f (x) e lim− f (x) non esiste oppure ` e infinito.
x→x0 x→ x0 x→ x0 x→x0

Ad esempio, la funzione [x] presenta una discontinuit` a di prima specie in ogni x0 ∈ Z. La funzione ￿ 1 se x > 0 f ( x) = x 0 se x ≤ 0 presenta una discontinuit` a di seconda specie in x0 = 0 mentre la funzione di Dirichlet presenta discontinuit` a di seconda specie in ogni x0 ∈ R. La funzione ￿ sin x se x ￿= 0 x f ( x) = 0 se x = 0 presenta una discontinuit` a eliminabile in x0 = 0. Mentre la funzione ￿ 1 sin( x ) se x > 0 f 0 ( x) = 0 se x ≤ 0 presenta discontinuit` a di seconda specie in x0 = 0.

2. IMMAGINE DI UNA FUNZIONE CONTINUA

95

1 0

0

Grafici di y =

sin x x

1 e y = sin x

In generale, si ha che la funzione ￿ 1 xα sin( x ) f α ( x) = 0 risulta continua in R se e solo se α > 0.

se x > 0 se x ≤ 0

0

0

1 1 Grafici di y = x sin x e y = x2 sin x

Osserviamo inoltre che dal Teorema sul limite delle funzioni monotone, se f (x) ` e funzione monotona in un intervallo [a, b], e quindi in particolare limitata, allora per ogni x0 ∈ (a, b) esistono finiti i limiti
x→ x± 0

lim f (x)

e dunque f (x) potr` a presentare al pi` u discontinuit` a di prima specie. 2. Immagine di una funzione continua Utilizzando il metodo di bisezione proviamo il seguente fondamentale risultato Teorema 4.2. (di esistenza degli zeri) Sia f (x) funzione continua nell’intervallo [a, b] tale che f (a)f (b) < 0. Allora esiste x0 ∈ (a, b) tale che f (x0 ) = 0.
Dim. Supponiamo f (a) < 0 e f (b) > 0 e consideriamo il punto medio b c = a+ 2 . Potranno verificarsi tre casi (i) se f (c) = 0, il teorema ` e provato con x0 = c,

96

4. FUNZIONI CONTINUE

(ii) se f (c) > 0 poniamo a1 = a e b1 = c, (iii) se f (c) < 0 poniamo a1 = c e b1 = b, Se (i) non si verifica, dalla scelta fatta avremo definito un intervallo [a1 , b1 ] ⊂ [a, b] tale che A1 ) f (a1 ) < 0 e f (b1 ) > 0; B 1 ) a ≤ a 1 ≤ b 1 ≤ b; C 1 ) b1 − a 1 =
b−a 2 . b1 Consideriamo in questo caso il punto medio c1 = a1 + e ripetiamo il pro2 cedimento. Potranno verificarsi tre casi (i) se f (c1 ) = 0, il teorema ` e provato con x0 = c1 , (ii) se f (c1 ) > 0 poniamo a2 = a1 e b2 = c1 , (iii) se f (c1 ) < 0 poniamo a2 = c1 e b2 = b1 , Se (i) non si verifica, avremo definito un intervallo [a2 , b2 ] ⊂ [a1 , b1 ] tale che A2 ) f (a2 ) < 0 e f (b2 ) > 0; B 2 ) a 1 ≤ a 2 ≤ b2 ≤ b1 ;

Ripetendo il procedimento, se il caso (i) non risulta mai verificato, avremo definito due successioni (an )n∈N e (bn )n∈N in [a, b] tali che per ogni n ∈ N risulta An ) f (an ) < 0 e f (bn ) > 0; B n ) a n − 1 ≤ a n ≤ bn ≤ bn − 1 ; C n ) bn − a n =
bn − 1 −an − 1 2

C 2 ) b2 − a 2 =

b1 −a1 2

=

b −a . 22

=

b −a 2n .

Dalla propriet` a Bn ) ne segue che le successioni (an ) e (bn ) sono successioni monotone in [a, b] e quindi limitate. Dal teorema di regolarit` a delle successioni monotone otteniamo allora che tali successioni risultano convergenti e poich` e da Cn ) risulta lim bn − an = 0, avremo che
n →+∞ n ∈N n →+∞

lim an = sup an = lim bn = inf bn = x0 ∈ [a, b]
n →+∞ n ∈N

Essendo per ipotesi f (x) continua in [a, b] ne deduciamo che
n → +∞

lim f (an ) = lim f (bn ) = f (x0 )
n →+∞

Infine, poich` e f (an ) < 0 per ogni n ∈ N, dal Teorema della permanenza del segno otteniamo f (x0 ) ≤ 0 ed allo stesso modo, poich` e f (bn ) > 0 per ogni n ∈ N, si deduce che f (x0 ) ≥ 0. Ne segue allora che f (x0 ) = 0. ￿

Dalla dimostrazione risulta anche un metodo per determinare delle approssimazioni dello zero x0 in quanto essendo sup an = x0 = inf bn ,
n ∈N n ∈N

2. IMMAGINE DI UNA FUNZIONE CONTINUA

97

risulta an ≤ x 0 ≤ b n , ∀n ∈ N

dove an e bn sono determinate con il metodo di bisezione come nella precedente dimostrazione. Con tali approssimazioni, essendo an − bn = b −a , potremo stimare con quanta precisione si desidera lo zero x0 . 2n √ Ad esempio, volendo ottenere una stima di 2, consideriamo la funzione continua f (x) = x2 − 2 nell’intervallo [1, 2]. Abbiamo che f (1) < 0 √ mentre f (2) > 0 e che x0 = 2 ` e l’unico zero di f (x) in [1, 2] (la funzione ` e difatti strettamente crescente in tale intervallo). Abbiamo allora che √ an ≤ 2 ≤ b n , ∀ n ∈ N , dove an e bn sono definite utilizzando √ il procedimento di bisezione. Se volessimo dare un’approssimazione di 2 con un errore inferiore a 10−1 −a 1 1 dovremo valutare an e bn dove n ∈ N ` e tale che b2 a n = 2n < 10 . Sar` allora sufficiente ripetere il procedimento sino ad n = 4 ottenendo: a4 = √ 11 23 = 1, 375 ≤ 2 ≤ b4 = = 1, 4375 8 16

dove b4 − a4 = 214 = 0, 0625. √ Se invece volessimo un’approssimazione di 2 a meno di un errore inferiore a 10−2 dovremo ripetere il procedimento fino ad n = 7 ottenendo a7 = dove b7 − a7 = √ 181 91 = 1, 4140625 ≤ 2 ≤ b7 = = 1, 421875 128 64
1 27

= 0, 0078125.

Il teorema pu` o inoltre essere utilizzato per provare l’esistenza di soluzioni di equazioni trascendenti. Ad esempio, consideriamo l’equazio1 1 ne log x + √ Posto f (x) = log x + √ 3 x = 0. 3 x , osserviamo che f (x) ` e continua nel suo dominio (0, +∞). Poich` e f (1) = 1 > 0 mentre f(1 ) = − 3 log 2 + 2 < 0, dal teorema di esistenza degli zeri ottenia8 1 mo che esiste x0 ∈ ( 8 , 1). Sempre utilizzando il teorema di esistenza degli zeri si pu` o provare che tale equazione ammette un secondo zero 1 1 x1 ∈ ( 125 , 64 ).

98

4. FUNZIONI CONTINUE

0 x1 0 x0

Confronto tra i grafici di y = − log x e y =

1 √ 3x

e grafico di y = log x +

1 √ 3x

Come immediata conseguenza del Teorema di esistenza degli zeri abbiamo Teorema 4.3. (dei valori intermedi, primo) Sia f (x) funzione continua nell’intervallo [a, b]. Allora f (x) assume tutti i valori compresi tra f (a) e f (b).
Dim. Consideriamo il caso in cui f (a) ≤ f (b) e proviamo che per ogni y0 ∈ [f (a), f (b)] esiste x0 ∈ [a, b] tale che f (x0 ) = y0 . Se y0 = f (a) prenderemo x0 = a e analogalmente, se y0 = f (b) prenderemo x0 = b. Se invece y0 ∈ (f (a), f (b)), consideriamo la funzione g (x) = f (x) − y0 . Avremo allora che g ( x) ` e continua in [a, b] e che g (a) = f (a) − y0 < 0 mentre g (b) = f (b) − y0 > 0. Dal Teorema di esistenza degli zeri avremo allora che esiste x0 ∈ (a, b) tale che g (x0 ) = 0 ovvero tale che f (x0 ) = y0 . ￿

Dal precedente risultato otteniamo Teorema 4.4. (dei valori intermedi, secondo) Sia f (x) funzione continua in un intervallo I ⊂ R. Allora f (x) assume tutti i valori strettamente compresi tra inf f (x) e sup f (x).
I I

Dim. Sia y0 ∈ (inf f (x), sup f (x)) e proviamo che esiste x0 ∈ I tale che
I I

f (x0 ) = y0 . Poich` e y0 > inf f (x), dalla caratterizzazione dell’estremo inferiore abbiamo che esiste a ∈ I tale che f (a) < y0 . Analogalmente, poich` e y0 < sup f (x) si ha che esiste b ∈ I tale che f (b) > y0 . Supponiamo che a < b. Essendo f (x) continua nell’intervallo [a, b] ⊂ I e y0 ∈ (f (a), f (b)), dal primo teorema dei valori intermedi segue che esiste x0 ∈ (a, b) ⊂ I tale che f (x0 ) = y0 . ￿
I I

Ne segue che se f (x) ` e funzione continua in un intervallo I allora (inf f (x), sup f (x)) ⊆ f (I ).
I I

In particolare si ottengono le seguenti caratterizzazioni dell’immagine delle funzioni elementari: Im(ex ) = (0, +∞), Im(xα ) = (0, +∞) se

2. IMMAGINE DI UNA FUNZIONE CONTINUA

99

α < 0 mentre Im(xα ) = [0, +∞) se α > 0 essendo 0 valore assunto. Im(sin x) = Im(cos x) = [−1, 1] essendo ±1 valori assunti. Rimane dunque dubbio se i valori (nel caso finiti) inf f (x) e sup f (x) risultano assunti. Diamo allora le seguenti definizioni. Sia f (x) funzione definita in un insieme A ⊆ R. Diciamo che M ∈ R ` e massimo (assoluto) per f (x) in A se M ` e il massimo dell’insieme f (A), e scriveremo M = max f (x).
A

Dalla definizione di massimo di un insieme avremo allora che M = max f (x) se f (x) ≤ M per ogni x ∈ A ed esiste xM ∈ A tale che f (xM ) = M . Diremo che xM ∈ A ` e un punto di massimo (assoluto) per f (x) in A se f (xM ) = max f (x) e dunque se per ogni x ∈ A risulta
M A

f (x) ≤ f (xM ). Analogalmente, si dice che m ∈ R ` e minimo (assoluto) per f (x) in A se m` e il minimo dell’insieme f (A), e scriveremo m = min f (x).
A

Avremo che m = min f (x) se f (x) ≥ m per ogni x ∈ A ed esiste xm ∈ A tale che f (xm ) = m. Diremo che xm ∈ A ` e un punto di minimo (assoluto) per f (x) in A se f (xm ) = min f (x) e dunque se per ogni x ∈ A risulta f (x) ≥ f (xm ). Ad esempio, abbiamo che max sin x = 1 e che x0 =
R A π 2 A

` e un punto di

massimo assoluto per sin x in R mentre min sin x = −1 e x0 = − π ` e 2 un punto di minimo assoluto per sin x in R. Vale il seguente fondamentale risultato Teorema 4.5. (di Weierstrass) Sia f (x) funzione continua nell’intervallo chiuso e limitato [a, b]. Allora f (x) ammette massimo e minimo in [a, b]: esistono xm , xM ∈ [a, b] tali che f (xm ) ≤ f (x) ≤ f (xM ) per ogni x ∈ [a, b].
Dim. Poniamo inf {f (x) | x ∈ [a, b]} = ￿ ∈ R ∪ {−∞} e consideriamo il punto medio c = m = inf {f (x) | x ∈ [a, c]}
b +a 2 . R

Siano M = inf {f (x) | x ∈ [c, b]}

e

Se m ≤ M poniamo a1 = a e b1 = c, mentre se m > M poniamo a1 = c e a b1 = b. Avremo che a ≤ a1 ≤ b1 ≤ b, b1 − a1 = b− 2 e inf {f (x) | x ∈ [a1 , b1 ]} = inf {f (x) | x ∈ [a, b]} = ￿

100

4. FUNZIONI CONTINUE
b 1 +a1 2

Consideriamo nuovamente c1 =

e siano e M1 = inf {f (x) | x ∈ [c1 , b1 ]}

m1 = inf {f (x) | x ∈ [a1 , c1 ]}

Se m1 ≤ M1 poniamo a2 = a1 e b2 = c1 , mentre se m1 > M1 poniamo a2 = a1 a c1 e b2 = b1 . Avremo che a ≤ a1 ≤ a2 ≤ b2 ≤ b1 ≤ b, b2 − a2 = b1 − = b− 2 4 e inf {f (x) | x ∈ [a2 , b2 ]} = inf {f (x) | x ∈ [a1 , b1 ]} = ￿ Ripetendo il procedimento determineremo due successioni (an )n∈N e (bn )n∈N −a tali che per ogni n ∈ N risulta a ≤ an ≤ bn ≤ b, bn − an = b2 n e inf {f (x) | x ∈ [an , bn ]} = inf {f (x) | x ∈ [an−1 , bn−1 ]} = ￿ Avremo allora che (an )n∈N ` e successione crescente in [a, b] mentre (bn )n∈N ` e successione decrescente in [a, b] e quindi, essendo limitate, dal Teorema di regolarit` a delle successioni monotone, essendo limitate tali successioni −a risultano convergenti. Essendo inoltre bn − an = b2 n → 0 avremo che
n →+∞

lim an = lim bn = xm ∈ [a, b]
n → +∞

Proviamo che f (xm ) = ￿ = inf {f (x) | x ∈ [a, b]} e quindi che xm ` e punto di minimo. In particolare seguir` a che ￿ ∈ R e dunque che f (x) risulta inferiormente limitata in [a, b]. Poich` e f ( x) ` e continua in xm , per ogni ε > 0 esister` a δ > 0 tale che |f (x) − f (xm )| < ε per ogni x ∈ (xm − δ, xm + δ ) ∩ [a, b]. Essendo an → xm e bn → xm , avremo che esiste n0 ∈ N tale che per ogni n ≥ n0 risulta xm − δ < an ≤ bn < xm + δ . Quindi avremo f (xm ) − ε < f (x) < f (xm ) + ε per ogni x ∈ [an , bn ], n ≥ n0 e dunque che f (xm ) − ε ≤ ￿ = inf {f (x) | x ∈ [an , bn ]} ≤ f (xm ) + ε ⇐⇒ |f (xm ) − ￿| < ε Data l’arbitrariet` a di ε > 0, ne deduciamo che f (xm ) = ￿. Allo stesso modo si proceder` a per provare l’esistenza del punto di massimo xM . ￿

Osserviamo che dal precedente risultato segue in particolare che una funzione continua in un intervallo chiuso e limitato ` e funzione limitata. Dal precedente risultato ad esempio otteniamo che la funzione f (x) = x2 ammette massimo in ogni intervallo chiuso e limitato [a, b]. Osserviamo per` o che tale funzione non ammette massimo nell’intervallo limitato ma non chiuso [0, 1) (infatti x2 < 1 per ogni x ∈ [0, 1) ma non esiste x0 ∈ [0, 1) tale che x2 0 = 1) e nemmeno nell’intervallo chiuso ma illimitato [1, +∞) essendo sup x2 = +∞.
[1,+∞)

Osservato che, se esistono, min f (x) = inf f (x) e
[a,b] [a,b]

max f (x) = sup f (x),
[a,b] [a,b]

2. IMMAGINE DI UNA FUNZIONE CONTINUA

101

dal Teorema di Weierstrass e dal secondo Teorema dei valori intermedi si deduce immediatamente il seguente risultato Teorema 4.6. (dei valori intermedi, terzo) Sia f (x) funzione continua nell’intervallo chiuso e limitato [a, b]. Allora f (x) assume tutti i valori compresi tra min f (x) e max f (x).
[a,b] [a,b]

Dalla definizione di massimo e di minimo segue che se f (x) funzione continua nell’intervallo [a, b], allora f ([a, b]) = [min f (x), max f (x)].
[a,b] [a,b]

In particolare si ottiene
` delle funzioni monotone) Teorema 4.7. (continuita Sia f (x) funzione crescente (risp. decrescente) nell’intervallo [a, b] allora f (x) ` e continua se e solo se f ([a, b]) = [f (a), f (b)] (risp. f ([a, b]) = [f (b), f (a)]). Dim. Supponiamo f (x) crescente. Osservato che in tal caso risulta min f (x) = f (a)
[a,b]

e

max f (x) = f (b),
[a,b]

dal terzo Teorema dei valori intermedi avremo che se f (x) risulta continua in [a, b] allora f ([a, b]) = [f (a), f (b)]. Per provare il viceversa, sia x0 ∈ (a, b) e proviamo che lim f (x) = f (x0 ). Dal Teorema sul limite delle funzioni monotone, essendo la f (x) limitata in [a, b], abbiamo che esistono finiti i limiti
x→x− 0 x→ x+ 0 x→x0

lim f (x) = sup{f (x) | a < x < x0 } = ￿−

lim f (x) = inf {f (x) | x0 < x < b} = ￿+

e risulta f (a) ≤ ￿− ≤ f (x0 ) ≤ ￿+ ≤ f (b). Se per assurdo ￿− < f (x0 ) avremo che f (x) non assume alcun valore compreso tra ￿− e f (x0 ) contro l’ipotesi che f ([a, b]) = [f (a), f (b)]. Dunque ￿− = f (x0 ). Analogalmente si prova che ￿+ = f (x0 ). Ne segue allora che lim f (x) = f (x0 ). Proviamo ora che f (x) ` e continua in x0 = a. Dal Teorema sul limite delle funzioni monotone, essendo f (x) limitata in [a, b], abbiamo che esiste finito il limite lim f (x) = inf {f (x) | a < x < b} = ￿ se per assurdo f (a) < ￿ avremo che f (x) non assume alcun valore compreso tra f (a) e ￿, contro l’ipotesi che f ([a, b]) = [f (a), f (b)]. Analogalmente si prova che lim f (x) = f (b). ￿
x→ b − x→ a + x→ x0

102

4. FUNZIONI CONTINUE

3. Continuit` a della funzione inversa Abbiamo visto che le funzioni strettamente monotone sono esempi di funzioni iniettive. Non ` e per´ o generalmente vero il viceversa. La funzione ￿ x se 0 ≤ x < 1 f ( x) = 3 − x se 1 < x ≤ 2

` e funzione iniettiva ma non monotona. Il seguente risultato prova che la monotonia stretta ` e invece condizione necessaria affinch` e una funzione continua risulti iniettiva.
` delle funzioni continue) Teorema 4.8. (invertibilita Sia f (x) funzione continua nell’intervallo [a, b]. Allora f (x) ` e iniettiva in [a, b] se e solo se f (x) ` e strettamente monotona in [a, b]. Dim. Dalla definizione segue immediatamente che una funzione strettamente monotona ` e iniettiva. Per provare il viceversa, per assurdo supponiamo che esistano x1 < x2 < x3 in [a, b] tali che i) f (x1 ) < f (x2 ) ma f (x2 ) > f (x3 ), oppure ii) f (x1 ) > f (x2 ) ma f (x2 ) < f (x3 ). Supponiamo verificata la prima condizione. Avremo allora che f (x2 ) > max{f (x1 ), f (x3 )}. Se f (x1 ) > f (x3 ), allora preso y0 = f (x1 ), essendo f (x3 ) < y0 < f (x2 ), dal Teorema dei valori intermedi avremo che esiste x0 ∈ (x2 , x3 ) tale che f (x0 ) = y0 = f (x1 ), in contraddizione con l’iniettivit` a di f (x). Analogalmente, se f (x1 ) < f (x3 ). In modo analogo si procede se risulta verificata la seconda condizione. ￿

Siamo ora in grado di provare che l’inversa di una funzione continua ` e continua.
` della funzione inversa) Teorema 4.9. (continuita Sia f (x) funzione continua e iniettiva in [a, b]. Allora la funzione inversa f −1 (x) ` e funzione continua nell’intervallo di estremi f (a) e f ( b) . Dim. Dal precedente risultato abbiamo che f (x) ` e funzione strettamente monotona. Consideriamo il caso in cui risulti strettamente crescente. Avremo allora che la funzione inversa risulta strettamente crescente e poich` e f ([a, b]) = [f (a), f (b)] otteniamo f −1 ([f (a), f (b)]) = f −1 (f ([a, b])) = [a, b]. Quindi dal Teorema sulla continuit` a delle funzioni monotone, avremo che − 1 f (x) risulta continua in [f (a), f (b)]. ￿

4. FUNZIONI UNIFORMEMENTE CONTINUE

103

Utilizzando il precedente risultato otteniamo ad esempio che le funzioni arcsin x e arccos x risultano continue in [−1, 1] e che la funzione arctan x ` e continua in R. In particolare si hanno i seguenti limiti arcsin x y lim arcsin x = 0 e lim = lim =1 x→ 0 x→ 0 y →0 sin y x 4. Appendice: Funzioni uniformemente continue e Teorema di Heine-Cantor Una funzione f (x) si dice uniformemente continua nell’insieme A ⊆ R se per ogni ε > 0 esiste δ > 0 tale che per ogni x, x0 ∈ A tali che |x − x0 | < δ risulta |f (x) − f (x0 )| < ε. ` evidente che una funzione uniformemente continua in un insieme E A ⊆ R risulta continua in A. Il seguente risultato prova che le due condizioni sono equivalenti in intervalli chiusi e limitati. Teorema 4.10. (Heine-Cantor) Sia f (x) funzione continua nell’intervallo chiuso e limitato [a, b]. Allora f (x) risulta uniformemente continua in [a, b].
Dim. con il Metodo di Bisezione Per assurdo, supponiamo che la funzione non risulti uniformemente continua. Avremo allora che esiste ε0 > 0 tale che per ogni δ > 0 esistono x, x ¯ ∈ [a, b] tali che |x − x ¯| < δ ma |f (x) − f (¯ x)| ≥ ε0 . Avremo allora in particolare che Sia c =
a+b 2 ,

avremo allora che

sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [a, b]} ≥ ε0

e poniamo (i) a1 = a e b1 = c se sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [a, c]} ≥ ε0 , oppure (ii) a1 = c e b1 = b se sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [c, b]} ≥ ε0 . Avremo allora che sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [a1 , b1 ]} ≥ ε0 ,

sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [a, c]} ≥ ε0 o sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [c, b]} ≥ ε0

a a ≤ a1 < b1 ≤ b e a1 − b1 = b− 2 . b1 Ripetendo il ragionamento sull’intervallo [a1 , b1 ] , posto c1 = a1 + 2 , avremo che sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [ a 1 , c1 ] } ≥ ε0 oppure sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [c1 , b1 ]} ≥ ε0 e poniamo (i) a2 = a1 e b2 = c1 se sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [a1 , c1 ]} ≥ ε0 , oppure

104

4. FUNZIONI CONTINUE

(ii) a2 = c1 e b2 = b1 se sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [c1 , b1 ]} ≥ ε0 . Avremo quindi che
−a1 a ≤ a1 ≤ a2 < b2 ≤ b1 ≤ b e a2 − b2 = b12 . 2 Procedendo per induzione, otterremo due successioni (an )n∈N e (bn )n∈N tali che per ogni n ∈ N risulta an − 1 −a a ≤ an−1 ≤ an < bn ≤ bn−1 ≤ b e an − bn = bn−1 − = b2 n . 2 Osservato che le successioni (an )n∈N e (bn )n∈N sono monotone e limitate, dal Teorema di regolarit` a delle successioni monotone avremo che tali successioni −a risultano convergenti. Essendo inoltre an − bn = b2 n → 0 per n → +∞, il limite delle due successioni sar` a lo stesso. Sia allora

sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [a2 , b2 ]} ≥ ε0 ,

sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [an , bn ]} ≥ ε0 ,

x0 = lim an = lim bn , avremo che x0 ∈ [an , bn ] per ogni n ∈ N. Essendo la funzione continua in 0 x0 ∈ [a, b], esister` a δ > 0 tale che |f (x) − f (x0 )| < ε2 per ogni x ∈ [a, b] −a tale che |x − x0 | < δ . Scelto n ∈ N tale che bn − an = b2 n < δ , avremo che per ogni x, x ¯ ∈ [an , bn ] si avr` a | x − x0 | < δ e | x ¯ − x0 | < δ e dunque 0 0 |f (x) − f (x0 )| < ε2 e |f (¯ x) − f (x0 )| < ε2 . Quindi |f (x) − f (¯ x)| < ε0 , per ogni x, x ¯ ∈ [an , bn ], in contraddizione con sup{|f (x) − f (¯ x)| | x, x ¯ ∈ [an , bn ]} ≥ ε0 .
n → +∞ n → +∞

Dim. con il Teorema di Bolzano-Weierstrass Per assurdo, supponiamo che la funzione non risulti uniformemente continua. Avremo allora che esiste ε0 > 0 tale che per ogni δ > 0 esistono x, x ¯ ∈ [a, b] tali che |x − x ¯| < δ ma |f (x) − f (¯ x)| ≥ ε0 . Per ogni n ∈ N, scelto 1 δn = n avremo allora che esistono xn , x ¯n ∈ [a, b] tali che |xn − x ¯n | < δ ma |f (xn ) − f (¯ xn )| ≥ ε0 . Essendo le successioni (xn ) e (¯ xn ) limitate, dal Teorema di Bolzano-Weierstrass, abbiamo che tali successioni ammettono sottosuccessioni estratte convergenti che per semplicit` a denoteremo ancora 1 con (xn ) e (¯ xn ). Essendo |xn − x ¯n | < n per ogni n ∈ N avremo che il limite di tale estratte sar` a lo stesso. Sia allora x0 = lim xn = lim x ¯n . Osservato che x0 ∈ [a, b], essendo f (x) continua in x0 avremo che f (x0 ) = lim f (xn ) = lim f (¯ xn ) .
n →+∞ n →+∞ n →+∞ n →+∞

in contraddizione con |f (xn ) − f (¯ xn )| ≥ ε0 per ogni n ∈ N. ￿

5. ESERCIZI

105

5. Esercizi Stabilire dove risultano continue le seguenti funzioni:
 sin x−x   log(1+x) se x > 0 f ( x) = 0 se x = 0   cos x−1 se x ≤ 0  x x√ e − 1+x  se x > 0  x f ( x) = 0 se x = 0   log(1−x) se x ≤ 0 2  x 2 x sin x(e −1)   se x > 0  x3 f ( x) = 1 se x = 0    log(1+x2 ) se x ≤ 0 2 3  √x +x √ 1+2x− 3 1+x  se x > 0  x f ( x) = 2 se x = 0 3   sinh x se x ≤ 0 cosh x−1  log(1+√x)+sin x √ se x > 0   x f ( x) = 1 se x = 0   e 2x − 1 se x≤0 log(1+2x) ￿
√ 2 α cos x −e x √ √ 1+x− 1−x x2 + α 2 − α x

1.

[ R]

2.

[R \ {0}]

3.

[R \ {−1}]

4.

[R \ {0}]

5.

[ R]

Stabilire per quali valori del parametro α ∈ R le seguenti funzioni risultano continue in x0 = 0:
1. f (x) = 2. f (x) = 3. f (x) = 4. f (x) = 5. f (x) = 6. f (x) = se x > 0 se x > 0 se x ≤ 0 se x ≤ 0 [α = 1]* [α > 0]* [α = 1]* [α = 1] se x > 0 se x ≤ 0 [α = ±1] [nessun α] ￿

√ ￿ ￿ ￿ ￿

0

sin x
x sin x−cos x+α arctan x e 2x − 1

e x x+α

α− 1

cos(x2 )−cos2 (αx) x2 √ √ x 1+αx−sin x x 1−cos x x2

se x > 0 se x ≤ 0

se x > 0 se x ≤ 0

1−x

se x > 0 se x ≤ 0

CAPITOLO 5

Funzioni derivabili
1. Definizione di derivata Sia f (x) una funzione definita in un intervallo aperto I ⊆ R. Si dice che f (x) ` e derivabile nel punto x0 ∈ I se esiste finito il limite per x → x0 ) − f ( x0 ) del rapporto incrementale f (xx . Tale limite viene detto derivata di − x0 f (x) nel punto x0 e viene denotato con f ￿ (x0 ) o alternativamente con df i simboli Df (x0 ) e dx (x0 ): f ￿ (x0 ) = lim f ( x) − f ( x0 ) x − x0

x→ x0

Inoltre, diremo che f (x) ` e derivabile nell’intervallo I se risulta derivabile in ogni x0 ∈ I . Dal punto di vista cinematico, la derivata pu` o essere interpretata come la velocit` a istantanea di un corpo puntiforme che si muove di moto rettilineo. Se denotiamo con p(t) la posizione al tempo t, la velocit` a media sostenuta dal corpo per muoversi dalla posizione p(t0 ) alla posizione − p (t 0 ) . Se ora si pensa di far tendere t a t0 p( t ) ` e data dal rapporto p(t) t −t 0 (il che corrisponde a calcolare la velocit` a media su intervalli di tempo via via pi` u brevi) il limite lim p( t ) − p( t 0 ) , t − t0

t →t 0

se esiste finito, indicher` a la velocit` a istantanea al tempo t0 e lo indicheremo con v (t0 ). Secondo la precedente definizione, risulta v (t0 ) = p￿ (t0 ). Dal punto di vista geometrico, consideriamo una funzione f (x) derivabile nel punto x0 ed osserviamo che risulta f ￿ (x0 ) = lim f ( x) − f ( x0 ) f ( x0 + h ) − f ( x0 ) = lim h→ 0 x − x0 h
107

x→ x0

108

5. FUNZIONI DERIVABILI

Dato h ∈ R, consideriamo la retta secante rh per i punti P0 (x0 , f (x0 )) e Ph (x0 + h, f (x0 + h)). Tale retta avr` a equazione rh : y = f ( x0 ) + f ( x0 + h ) − f ( x0 ) ( x − x0 ) h

ed osserviamo che il coefficiente angolare di tale retta non ` e altro che il f ( x0 + h ) − f ( x0 ) rapporto incrementale . Se ora pensiamo di far tendere h h a 0 avremo che x0 + h → x0 e quindi, supponendo f (x) continua in x0 , avremo che f (x0 + h) → f (x0 ) e dunque che Ph tender` a al punto P0 lungo il grafico di f (x). La retta secante rh tender` a alla retta “limite ” r0 : y = f (x0 )+lim f ( x0 + h ) − f ( x0 ) (x−x0 ) = f (x0 )+f ￿ (x0 )(x−x0 ) h→ 0 h

Tale retta ` e detta retta tangente al grafico di f (x) nel punto x0 ed osserviamo che il suo coefficiente angolare corrisponde alla derivata f ￿ (x0 ). Possiamo dunque pensare alla derivata come ad una misura della “pendenza” del grafico di f (x) nel punto P0 .
P h rh r0 P 0

Vediamo ora qualche esempio di funzione derivabile. Consideriamo innanzitutto le funzioni costanti, f (x) = c ∈ R. Per tali funzioni ) − f ( x0 ) risulta f (xx = 0 per ogni x ￿= x0 e quindi che f ￿ (x0 ) = 0 per ogni −x0 x0 ∈ R. Consideriamo ora una funzione lineare, f (x) = ax + b con a ￿= 0. Per ogni x0 ∈ R avremo
x→ x0

lim

e quindi che f ￿ (x0 ) = a.

f ( x) − f ( x0 ) ax − ax0 = lim =a x→ x0 x − x 0 x − x0

Risultano derivabili nel loro dominio tutte le funzioni elementari. Proviamo che D(xα ) = αxα−1 per ogni α ∈ R e ogni x > 0. Difatti, dal

1. DEFINIZIONE DI DERIVATA

109

limite notevole lim (1+yy)
y →0

α −1

= α, per ogni x > 0 otteniamo

(1 + h )α − 1 ( x + h ) α − xα x = lim xα−1 = α x α−1 h h→ 0 h → 0 h x lim In particolare otteniamo ad esempio che D(x2 ) = 2x per ogni x ∈ R, √ 1 1 1 che D( x) = 2√ per ogni x > 0 e che D( x ) = −x 2 per ogni x ￿= 0. x
y →0

Proviamo ora che D(ex ) = ex per ogni x ∈ R. Difatti, dal limite y −1 notevole lim e y = 1, per ogni x ∈ R otteniamo e x+ h − e x eh − 1 = lim ex = ex h→ 0 h→ 0 h h 1 Risulta inoltre D(log x) = x per ogni x > 0. Difatti, dal limite notevole log(1+y ) lim y = 1, per ogni x > 0 risulta lim
y →0

log(1 + h ) ) log(x + h) − log x 1 log(1 + h 1 x x = lim = lim = h h→ 0 h→ 0 h→ 0 x h h x x lim Infine, proviamo che D(sin x) = cos x e che D(cos x) = − sin x per ogni x ∈ R. Dai limiti notevoli di seno e coseno e dalle formule di addizione si ha infatti sin(x + h) − sin x sin x cos h + sin h cos x − sin x lim = lim h→ 0 h→ 0 h h cos h − 1 sin h = lim sin x + cos x = cos x h→ 0 h h e cos(x + h) − cos x cos x cos h − sin h sin x − cos x lim = lim h→ 0 h→ 0 h h cos h − 1 sin h = lim cos x − sin x = − sin x h→ 0 h h Sar` a utile inoltre introdurre il concetto di derivata destra e sinistra. Sia f (x) funzione definita in un intervallo aperto I e sia x0 ∈ I . Diremo derivata destra di f (x) in x0 il limite, se esiste finito,
x→ x0

lim+ ￿

e denoteremo tale limite con f+ (x0 ). Diremo derivata sinistra di f (x) in x0 il limite, se esiste finito,

f ( x) − f ( x0 ) x − x0

x→ x0

lim−

f ( x) − f ( x0 ) x − x0

110

5. FUNZIONI DERIVABILI ￿

e denoteremo tale limite con f− (x0 ).

Vale allora il seguente risultato Lemma 5.1. Sia f (x) funzione definita in un in intervallo aperto I ⊆ R e sia x0 ∈ I . Allora f (x) ` e derivabile in x0 se e solo se esistono e sono ￿ ￿ uguali le derivate f± (x0 ) ed in tal caso f ￿ (x0 ) = f± ( x0 ) . Usando il precedente risultato proviamo che la funzione valore assoluto f (x) = |x| non ` e derivabile in x0 = 0. Difatti, risulta ￿
f+ (0) = lim +

| x| | x| ￿ = 1 mentre f− (0) = lim = −1 x→ 0 x→ 0 − x x e dunque la funzione ammette derivata destra e derivata sinistra in x0 = 0 ma queste non sono uguali. Il punto x0 = 0 ` e un esempio di punto angoloso per la funzione |x|.

0

In generale, data una funzione f (x) continua in x0 , diremo che x0 ` e un ￿ punto angoloso per f (x) se esistono f± (x0 ) ma sono diverse. ￿ Consideriamo ora la funzione f (x) = |x|, continua in tutto R e derivabile in ogni x0 ￿= 0 con ￿ 1 √ se x > 0 f ￿ ( x) = 2 x 1 − 2√−x se x < 0 mentre non risulta derivabile in x0 = 0 essendo √ f (x) − f (0) x 1 √ = +∞ lim = lim = lim x→ 0 + x→ 0 + x x→ 0 + x x e √ f (x) − f (0) −x 1 lim = lim = lim −√ = −∞ − − − x→ 0 x→ 0 x→ 0 x x −x parleremo in questo caso di una cuspide.

1. DEFINIZIONE DI DERIVATA

111

0

In generale, data una funzione f (x) continua in x0 , diremo che x0 ` e una cuspide per f (x) se esistono i limiti
x→ x0

lim±

ma sono infiniti di segno discorde.

f ( x) − f ( x0 ) x − x0

√ Come ultimo esempio consideriamo la funzione f (x) = 3 x, continua in tutto R e derivabile in ogni x0 ￿= 0 con 1 f ￿ ( x) = √ 3 3 x2 mentre non risulta derivabile in x0 = 0 essendo √ 3 f (x) − f (0) x 1 lim = lim = lim √ = + ∞. 3 x→ 0 x→ 0 x x→ 0 x x2 Parleremo in questo caso di un punto a tangente verticale.

0

Data una funzione f (x) continua in x0 , diremo che x0 ` e un punto a tangente verticale per f (x) se esiste il limite
x→x0

lim

f ( x) − f ( x0 ) x − x0

112

5. FUNZIONI DERIVABILI

ma ` e infinito. Le precedenti funzioni sono un classico esempio di funzioni continue ma non derivabili in un punto. Vale per` o il seguente risultato che prova che ogni funzione derivabile risulta continua.
` delle funzioni derivabili) Teorema 5.1. (sulla continuita Sia f (x) una funzione definita in un intervallo aperto I ⊂ R e derivabile nel punto x0 ∈ I . Allora f (x) ` e continua in x0 . Dim. Difatti, poich` e lim
x→ x0 f ( x) − f ( x0 ) x− x0

= f ￿ (x0 ) ∈ R risulta f ( x) − f ( x0 ) ( x − x0 ) = 0 x − x0

x→ x0 x→ x0

lim f (x) − f (x0 ) = lim

x→ x0

e quindi lim f (x) = f (x0 ). ￿

Vediamo come ultimo esempio il caso il cui non esiste il limite da destra e/o da sinistra del rapporto incrementale. La funzione ￿ 1 x sin x se x > 0 f ( x) = 0 se x ≤ 0 ` e funzione continua ma non ` e derivabile in x0 = 0 in quanto non esiste il limite f (x) − f (0) 1 lim = lim sin + + x→ 0 x→ 0 x x La funzione ￿ 1 xα sin( x ) se x > 0 f ( x) = 0 se x ≤ 0

risulta in generale derivabile in R se e solo se α > 1 e la retta tangente in x = 0 risulta y = 0. Sia f (x) una funzione definita in un intervallo aperto I ⊆ R. Si dice che f (x) ` e differenziabile nel punto x0 ∈ I se esiste una costante A ∈ R tale che In tal caso la funzione lineare ϕ(h) = A · h, h ∈ R, ` e detta differenziale di f (x) in x0 e viene denotata con df (x0 ) e potremo scrivere f (x) = f (x0 ) + df (x0 )(x − x0 ) + o(x − x0 ) per x → x0 . Il concetto di funzione differenziabile ` e strettamente legato al concetto di funzione derivabile. Abbiamo difatti il seguente risultato f (x) = f (x0 ) + A(x − x0 ) + o(x − x0 ) per x → x0 .

1. DEFINIZIONE DI DERIVATA

113

Teorema 5.2. (del differenziale) Una funzione f (x) definita in un intervallo aperto I ⊆ R ` e differenziabile nel punto x0 ∈ I se e solo se ` e derivabile in x0 e df (x0 )(h) = f ￿ (x0 ) · h per ogni h ∈ R.
Dim. Se f (x) ` e derivabile in x0 allora
x→ x0

lim

ovvero

f ( x) − f ( x0 ) = f ￿ ( x0 ) x − x0

f (x) − f (x0 ) − f ￿ (x0 )(x − x0 ) = 0. x→ x0 x − x0 Ricordando la definizione di o piccolo, per x → x0 possiamo scrivere lim e dunque f (x) − f (x0 ) − f ￿ (x0 )(x − x0 ) = o(x − x0 )

f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + o(x − x0 ). Segue che f (x) risulta differenziabile in x0 con df (x0 )h = f ￿ (x0 )h. Viceversa, se f (x) risulta differenziabile in x0 , esiste una costante A ∈ R tale che Allora, dalla definizione di o piccolo si ottiene
x→ x0

f ( x ) = f ( x 0 ) + A( x − x 0 ) + o ( x − x 0 )

per

x → x0 .

lim

Ne segue che f (x) ` e derivabile in x0 con f ￿ (x0 ) = A.

f ( x) − f ( x0 ) A( x − x 0 ) + o ( x − x 0 ) o ( x − x0 ) = lim = lim A + =A x → x x → x x − x0 x − x0 x − x0 0 0 ￿

In particolare si ottiene che se f (x) ` e derivabile in x0 vale la seguente formula detta formula degli incrementi finiti. Tale formula pu` o essere letta ￿ dicendo che la funzione lineare T (x) = f (x0 ) + f (x0 )(x − x0 ), che ha per grafico la retta tangente al grafico di f (x) in x0 , approssima f (x) a meno di un errore trascurabile rispetto a x − x0 . Ad esempio, abbiamo visto che D(ex ) = ex per ogni x ∈ R. Dalla formula degli incrementi finiti avremo allora che per ogni x0 ∈ R risulta ed in particolare per x0 = 0 riotteniamo il limite notevole ex = 1 + x + o(x) per x → 0, essendo y = 1 + x la retta tangente in x = 0. 1 Analogalmente, essendo D(log x) = x , per ogni x0 > 0 otteniamo log x = log x0 + 1 ( x − x0 ) + o ( x − x0 ) , x0 per x → x0 , e x = e x0 + e x0 ( x − x 0 ) + o ( x − x 0 ) , per x → x0 , f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + o(x − x0 ), per x → x0 ,

114

5. FUNZIONI DERIVABILI

ed in particolare per x0 = 1 otteniamo nuovamente log x = x − 1 + o(x − 1), per x → 1, essendo y = x − 1 la retta tangente in x = 1. Infine, essendo D(sin x) = cos x, per ogni x0 ∈ R otteniamo sin x = sin x0 + cos x0 (x − x0 ) + o(x − x0 ), per x → x0 , ed in particolare per x0 = 0 otteniamo sin x = x + o(x), dove y = x ` e la retta tangente in x = 0. 2. Regole di derivazione Vediamo ora come determinare la derivata della somma, prodotto e quoziente di funzioni derivabili Proposizione 5.1. Siano f (x) e g (x) funzioni definite in un intervallo aperto I ⊆ R e derivabili nel punto x0 ∈ I . Allora 1. la funzione (f ± g )(x) ` e derivabile in x0 e risulta ( f ± g ) ￿ ( x0 ) = f ￿ ( x0 ) ± g ￿ ( x0 ) , 2. la funzione (f · g )(x) ` e derivabile in x0 e risulta 3. se g (x0 ) ￿= 0, la funzione ( f )(x) ` e derivabile in x0 e risulta g ￿ ￿￿ f f ￿ ( x0 ) g ( x0 ) − f ( x0 ) g ￿ ( x0 ) ( x0 ) = . g g 2 ( x0 )
Dim. 1. Dalla definizione (f (x) ± g (x)) − (f (x0 ) ± g (x0 )) lim = x→x0 x − x0 f ( x) − ( f ( x0 g ( x) − g ( x0 ) = lim ± = f ￿ ( x0 ) ± g ￿ ( x0 ) x→ x0 x − x0 x − x0 e quindi f ± g ` e derivabile in x0 con (f ± g )￿ (x0 ) = f ￿ (x0 ) ± g ￿ (x0 ). 2. Essendo g (x) continua in x0 , risulta lim

( f · g ) ￿ ( x0 ) = f ￿ ( x0 ) g ( x0 ) + f ( x0 ) g ￿ ( x0 ) ,

f ( x) g ( x) − f ( x0 ) g ( x0 ) = x→ x0 x − x0 f ( x) g ( x) − f ( x0 ) g ( x) + f ( x0 ) g ( x) − f ( x0 ) g ( x0 ) = lim = x→ x0 x − x0 f ( x) − f ( x0 ) g ( x) − g ( x0 ) = lim g (x) + f ( x0 ) = x→ x0 x − x0 x − x0 = f ￿ ( x0 ) g ( x0 ) + f ( x0 ) g ￿ ( x0 ) e dunque f · g ` e derivabile in x0 con (f · g )￿ (x0 ) = f ￿ (x0 )g (x0 ) + f (x0 )g ￿ (x0 ).

2. REGOLE DI DERIVAZIONE

115

3. Usando nuovamente la continuit` a di g (x) in x0 , si ottiene
x→ x0

lim

f ( x) g ( x)

1 f ( x) g ( x0 ) − f ( x0 ) g ( x) = g ( x) g ( x0 ) x − x0 1 f ( x) g ( x0 ) − f ( x0 ) g ( x0 ) + f ( x0 ) g ( x0 ) − f ( x0 ) g ( x) = lim = x→ x0 g ( x ) g ( x 0 ) x − x0 1 g (x0 )(f (x) − f (x0 )) − f (x0 )(g (x) − g (x0 )) = lim = x→ x0 g ( x ) g ( x 0 ) x − x0 f ￿ ( x0 ) g ( x0 ) − f ( x0 ) g ￿ ( x0 ) = g 2 ( x0 ) ￿ ￿￿ ￿ ￿ f 0 ) − f ( x0 ) g ( x0 ) quindi la funzione f ` e derivabile in x con (x0 ) = f (x0 )g(xg . 0 2 (x ) g g 0 = lim
x→ x0

x − x0

f ( x0 ) g ( x0 )

= ￿

Ad esempio dalle precedenti regole otteniamo D(tan x) = D( ed anche e x + x2 (ex + 2x)x cos x − (ex + x2 )(cos x − x sin x) )= x cos x x2 cos2 x Utilizzando il Teorema del differenziale proviamo D( Teorema 5.3. (di derivazione della funzione composta) Sia f (x) funzione derivabile nel punto x0 e sia g (y ) funzione derivabile nel punto y0 = f (x0 ). Allora la funzione composta gof (x) risulta derivabile in x0 con (gof )￿ (x0 ) = g ￿ (f (x0 ))f ￿ (x0 )
Dim. Poich` e f (x) risulta derivabile in x0 , per x → x0 abbiamo Analogalmente, essendo g (y ) derivabile in y0 , per y → y0 abbiamo Osservato che, essendo f (x) continua in x0 , risulta f (x) → f (x0 ) = y0 per x → x0 , dai precedenti sviluppi e dalle propriet´ a di ”o” piccolo otteniamo che per x → x0 si ha g (f (x)) = g (f (x0 )) + g ￿ ((f (x0 ))(f (x) − f (x0 )) + o(f (x) − f (x0 )) = g (f (x0 )) + g ￿ ((f (x0 ))(f ￿ (x0 )(x − x0 ) + o(x − x0 )) + o(f ￿ (x0 )(x − x0 ) + o(x − x0 )) = g (f (x0 )) + g ￿ ((f (x0 ))f ￿ (x0 )(x − x0 ) + o(x − x0 ) g (y ) = g (y0 ) + g ￿ (y0 )(y − y0 ) + o(y − y0 ). f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + o(x − x0 ).

sin x cos2 x + sin2 x 1 )= = = 1 + tan2 x 2 cos x cos x cos2 x

116

5. FUNZIONI DERIVABILI

Dal Teorema del differenziale otteniamo allora che la funzione gof (x) risulta derivabile in x0 con (gof )￿ (x0 ) = g ￿ ((f (x0 ))f ￿ (x0 ). ￿

Ad esempio, se a > 0 abbiamo D(ax ) = D(ex log a ) = ex log a log a = ax log a mentre se a > 0, a ￿= 1, ricordando che loga x = log x loga e abbiamo D(loga x) = D(log x loga e) = Abbiamo inoltre che e x + e −x e x − e −x = cosh x e D(cosh x) = = sinh x 2 2 Infine, osserviamo che se g (y ) non ` e derivabile in y0 = f (x0 ) non ` e detto che risulti tale anche g (f (x)) in x0 . Ad esempio, la funzione | sin x| non risulta derivabile in x = 0 essendo | sin x| lim = ±1 x→ 0 x D(sinh x) = mentre la funzione | sin3 x| risulta derivabile in x = 0 essendo | sin3 x| | x3 | = lim =0 x→ 0 x→ 0 x x Vediamo la derivata della funzione inversa lim loga e x

Teorema 5.4. (di derivazione della funzione inversa) Sia f (x) funzione continua ed iniettiva nell’intervallo aperto I ⊆ R. Se f (x) ` e derivabile in x0 ∈ I e f ￿ (x0 ) ￿= 0 allora f −1 (y ) ` e derivabile in y0 = f (x0 ) e ( f −1 ) ￿ ( y 0 ) = 1 f ￿ (x
0)

=

1 f ￿ ( f −1 ( y
0)

Dim. Dall’ipotesi di continuit` a di f (x) in I segue che f −1 (y ) risulta continua in f (I ) ed in particolare in y0 = f (x0 ). Otteniamo allora che se y → y0 allora f −1 (y ) → f −1 (y0 ) = x0 . Allora, ponendo y = f (x), otteniamo
y → y0

lim

f −1 ( y ) − f −1 ( y0 ) x − x0 1 1 = lim = ￿ = ￿ −1 x→ x0 f ( x ) − f ( x 0 ) y − y0 f ( x0 ) f (f (y0 )) ￿

Osserviamo che se f ￿ (x0 ) = 0 allora la funzione inversa non risulta derivabile in x0 . Come esempio consideriamo la funzione f (x) = x3 che risulta iniettiva e derivabile in R con f ￿ (x) = 3x2 . Dal precedente

3. TEOREMI FONDAMENTALI DEL CALCOLO DIFFERENZIALE

117

√ risultato la funzione inversa, f −1 (y ) = 3 y , risulta derivabile in R \ {0} con 1 1 1 1 ( f −1 ) ￿ ( y ) = ￿ = ￿ −1 = √ = 2 2 3 f ( x) f (f (y )) 3( y ) 3y 3 ma abbiamo visto che non risulta derivabile in y = 0. Determiniamo ora le derivate delle funzioni trigonometriche inverse. Ricordando che cos2 x +sin2 x = 1 otteniamo che cos2 (arcsin x) = 1 − x2 ed essendo cos(arcsin x) > 0 per ogni x ∈ (−1, 1) ne segue D(arcsin x) = 1 1 =√ cos(arcsin x) 1 − x2 1 1 − x2

Analogalmente, per ogni x ∈ (−1, 1) si ottiene che D(arccos x) = − √

Osserviamo che D(arcsin x + arccos x) = 0 per ogni x ∈ (−1, 1). Per determinare la derivata dell’arcotangente, essendo D(tan x) = 1 + tan2 x, dalla precedente formula per ogni x ∈ R otteniamo 1 1 D(arctan x) = = 2 1 + tan (arctan x) 1 + x2 Osserviamo che per ogni x ∈ R \ {0} risulta 1 1 1 1 D(arctan x + arctan ) = + 1 (− 2 ) = 0 2 x 1+x x 1 + x2

Vediamo ora la derivata delle funzioni iperboliche inverse. Ricordando che cosh2 x − sinh2 x = 1 abbiamo 1 1 D(settsinh x) = =√ , ∀ x ∈ R, cosh(settsinh x) x2 + 1 mentre 1 1 D(settcosh x) = =√ , ∀x > 1. sinh(settcosh x) x2 − 1 3. Teoremi fondamentali del calcolo differenziale Sia f (x) funzione definita in un intervallo I , x0 ∈ I ` e detto punto di minimo relativo per f (x) in I se esiste δ > 0 tale che per ogni x ∈ (x0 − δ, x0 + δ ) ∩ I risulta f (x0 ) ≤ f (x). Analogalmente, diremo che x0 ∈ I ` e punto di massimo relativo per f (x) in I se esiste δ > 0 tale che per ogni x ∈ (x0 − δ, x0 + δ ) ∩ I risulta f (x0 ) ≥ f (x). Vale il seguente risultato che ci fornisce una condizione necessaria affinch` e un punto risulti di massimo o di minimo relativo.

118

5. FUNZIONI DERIVABILI

Teorema 5.5. (di Fermat) Sia f (x) funzione definita in un intervallo [a, b]. Se x0 ∈ (a, b) ` e punto di massimo o di minimo relativo per f (x) e se f (x) ` e derivabile in x0 allora f ￿ (x0 ) = 0.
Dim. Sia x0 punto di massimo relativo. Allora, per definizione esiste δ > 0 tale che per ogni x ∈ (x0 − δ, x0 + δ ) ∩ I risulta f (x0 ) ≥ f (x). Poich` e x0 ∈ (a, b), (x0 ` e interno ad [a, b]) potremo scegliere δ > 0 tale che (x0 − ) − f ( x0 ) δ, x0 + δ ) ⊂ (a, b). Avremo allora che se x0 − δ < x < x0 allora f (xx ≤0 − x0 e quindi, dal Teorema della permanenza del segno, essendo f (x) derivabile in x0 , avremo f ( x) − f ( x0 ) ￿ f− (x0 ) = lim ≤0 x→ x0 x − x0 Analogalmente, se x0 < x < x0 + δ allora ￿
f+ (x0 ) = lim x→ x0 f ( x) − f ( x0 ) x−x0

≥ 0 e quindi

Poich` e

f ￿ (x

0)

= ￿

(x ) f± 0

ne segue che f ￿ (x0 ) = 0.

f ( x) − f ( x0 ) ≥0 x − x0 ￿

Osserviamo che la condizione che x0 sia un punto interno all’intervallo ￿ [a, b] ` e condizione necessaria per poter calcolare f± (x0 ) e dunque essenziale nella dimostrazione. Il risultato difatti non vale se viene a mancare tale condizione. Ad esempio, la funzione f (x) = x nell’intervallo [0, 1] ha un massimo relativo in x0 = 1 ma f ￿ (1) = 1. Un punto x0 ∈ (a, b) ove f (x) ` e derivabile con f ￿ (x0 ) = 0 ` e detto punto stazionario o punto critico per f (x). Secondo questa definizione, il Teorema di Fermat afferma che ogni punto di massimo o di minimo relativo per f (x) in [a, b], interno ad [a, b], ` e un punto stazionario. Ci` o vuol dire che andremo a cercare i punti di massimo e di minimo relativo interni al dominio di una funzione derivabile tra i suoi punti stazionari. Ad esempio, consideriamo la funzione f (x) = sin x in [−π , π ]. Abbiamo che f ￿ (x) = cos x = 0 in (−π , π ) se e solo se x = ± π . Dunque, gli unici 2 candidati punti di massimo e di minimo relativi in (−π , π ) sono i punti ±π . Osserviamo che x = π ` e punto di massimo (assoluto) mentre 2 2 x = −π ` e punto di minimo (assoluto). Osserviamo inoltre che i punti 2 x = −π e x = π sono rispettivamente punti di massimo e di minimo relativo per f (x) in [−π , π ] ma non sono punti stazionari. Osserviamo infine che la condizione fornita dal Teorema di Fermat ` e condizione necessaria ma non sufficiente. Ad esempio la funzione f ( x) = x3 ` e funzione derivabile in R e f ￿ (x) = 3x2 = 0 se e solo se x = 0 ma x = 0 non ` e punto ne’ di massimo ne’ di minimo.

3. TEOREMI FONDAMENTALI DEL CALCOLO DIFFERENZIALE

119

Dai prossimi risultati vedremo di dedurre delle condizioni sufficienti all’esistenza di punti di massimi e di minimi relativi. Teorema 5.6. (di Rolle) Sia f (x) funzione continua in [a, b] e derivabile in (a, b). Se f (a) = f (b) allora esiste x0 ∈ (a, b) tale che f ￿ (x0 ) = 0.
Dim. Essendo f (x) continua nell’intervallo chiuso e limitato [a, b], dal Teorema di Weierstrass abbiamo che esistono xm , xM ∈ [a, b] rispettivamente punto di massimo e di minimo per f (x) in [a, b]. Se xm ∈ (a, b) oppure xM ∈ (a, b) allora, dal Teorema di Fermat, avremo rispettivamente che f ￿ (xm ) = 0 oppure f ￿ (xM ) = 0. Altrimenti, xm , xM ￿∈ (a, b) e quindi xm , xM ∈ {a, b}. Poich` e per ipotesi f (a) = f (b) avremo allora che f (xm ) = f (xM ) ed essendo f (xm ) ≤ f (x) ≤ f (xM ) per ogni x ∈ [a, b] ne segue che f (x) ` e costante in [a, b] e dunque che f ￿ (x) = 0 per ogni x ∈ (a, b). ￿

Si osservi che l’ipotesi di continuit` a in [a, b] ` e necessaria: la funzione ￿ x se x ∈ (0, 1] f ( x) = 1 se x = 0 ` e derivabile in (0, 1) ma non ` e continua in [0, 1], f (0) = f (1) = 1 ma non esiste alcun x0 ∈ (0, 1) tale che f ￿ (x0 ) = 0 essendo f ￿ (x) = 1 per ogni x ∈ (0, 1).

L’ipotesi di derivabilit` a in tutto (a, b) ` e necessaria, difatti la funzione 1 f ( x) = | x − 2 | ` e continua in [0, 1], derivabile in (0, 1) eccetto che in x0 = 1 e f (0) = f (1) = 1 ma non esiste alcun x0 ∈ (0, 1) tale che 2 2 ￿ ￿ f (x0 ) = 0 essendo |f (x)| = 1 per ogni x ∈ (0, 1) \ { 1 }. 2 Osserviamo infine che il Teorema di Rolle afferma che nelle ipotesi di continuit` a e di derivabilit` a, se f (a) = f (b) allora esiste x0 ∈ (a, b) tale che f ￿ (x0 ) = 0, altrimenti detto, esiste x0 ∈ (a, b) tale che la retta tangente al grafico di f (x) nel punto (x0 , f (x0 )) risulta parallela alla retta passante per i punti (a, f (a)) e (b, f (b)). Il Teorema di Lagrange generalizza il Teorema di Rolle al caso in cui non necessariamente f (a) = f (b), affermando che nelle ipotesi di continuit` a e di derivabilit` a esiste x0 ∈ (a, b) tale che la retta tangente al grafico di f (x) nel punto (x0 , f (x0 )) risulta parallela alla retta passante per i punti (a, f (a)) e (b, f (b)). Teorema 5.7. (di Lagrange) Sia f (x) funzione continua in [a, b] e derivabile in (a, b). Allora esiste )− f (a ) x0 ∈ (a, b) tale che f ￿ (x0 ) = f (bb . −a

120

5. FUNZIONI DERIVABILI

Dim. Osservato che la retta passante per i punti (a, f (a)) e (b, f (b)) ha ) − f (a ) equazione y = f (a) + f (bb (x − a), ci si riconduce al Teorema di Rolle −a mediante la funzione ausiliaria ￿ ￿ f ( b) − f ( a ) g ( x) = f ( x) − f ( a) + ( x − a) b−a

Risulta infatti che g (x) ` e continua in [a, b], derivabile in (a, b) e che g (a) = g (b) = 0. Dal Teorema di Rolle abbiamo allora che esiste x0 ∈ (a, b) tale che g ￿ (x0 ) = 0 ed essendo g ￿ ( x) = f ￿ ( x) − segue la tesi. f ( b) − f ( a ) , b−a ∀x ∈ (a, b) ￿

Utilizzando il Teorema di Lagrange potremo ricavare informazioni sull’incremento di una funzione f (x) nell’intervallo [a, b] una volta noto il segno di f ￿ (x) in (a, b): se f ￿ (x) > 0 per ogni x ∈ (a, b) avremo che f (a) < f (b), se invece f ￿ (x) < 0 per ogni x ∈ (a, b) avremo che f (a) > f (b) mentre se f ￿ (x) = 0 per ogni x ∈ (a, b) avremo che f (a) = f (b). Usando tali considerazioni si provano i seguenti risultati. Teorema 5.8. (di caratterizzazione delle funzioni costanti) Una funzione f (x) ` e costante in [a, b] se e solo se ` e continua in [a, b], ￿ derivabile in (a, b) e f (x) = 0 per ogni x ∈ (a, b).
Dim. Se f (x) ` e funzione costante in [a, b] allora f (x) ` e continua in [a, b], derivabile in (a, b) e f ￿ (x) = 0 per ogni x ∈ (a, b). Viceversa, sia f (x) funzione continua in [a, b], derivabile in (a, b) e tale f ￿ (x) = 0 per ogni x ∈ (a, b). Proviamo che per ogni x ∈ (a, b] risulta f (x) = f (a). Preso comunque x ∈ (a, b], risulta applicabile il Teorema di Lagrange nell’intervallo [a, x], ottenendo che esiste x0 ∈ (a, x) tale che )− f (a ) f ￿ (x0 ) = f (xx ed essendo f ￿ (x0 ) = 0 ne segue che f (x) = f (a). ￿ −a

Dal precedente risultato segue immediatamente

Corollario 5.1. Siano f (x) e g (x) funzioni continue in [a, b] derivabili in (a, b) e tali che f ￿ (x) = g ￿ (x) per ogni x ∈ (a, b). Allora esiste c ∈ R tale che f (x) = g (x) + c per ogni x ∈ [a, b]. Ad esempio, essendo D(arccos x + arcsin x) = 0 per ogni x ∈ (−1, 1), risulta π arccos x + arcsin x = per ogni x ∈ [−1, 1] 2 1 mentre, essendo D(arctan x + arctan x ) = 0 per ogni x ￿= 0, avre1 π 1 mo arctan x + arctan x = 2 per ogni x > 0 e arctan x + arctan x = π − 2 per ogni x < 0. Dal Teorema di Lagrange segue inoltre

3. TEOREMI FONDAMENTALI DEL CALCOLO DIFFERENZIALE

121

Corollario 5.2. (Criterio di monotonia) Sia f (x) funzione continua in [a, b] e derivabile in (a, b). Allora (i) f (x) ` e crescente in [a, b] se e solo se f ￿ (x) ≥ 0 per ogni x ∈ (a, b); (ii) f (x) ` e decrescente in [a, b] se e solo se f ￿ (x) ≤ 0 per ogni x ∈ (a, b).
Dim. Proviamo solo la prima affermazione. Supponiamo innanzitutto f (x) funzione crescente e proviamo che f ￿ (x) ≥ 0 per ogni x ∈ (a, b). Essendo la funzione crescente, per ogni x0 ∈ (a, b) e ) − f ( x0 ) ogni a < x < x0 risulta f (x) ≤ f (x0 ) e quindi f (xx ≥ 0. Dal Teorema − x0 ￿ (x ) ≥ 0 ed essendo f (x) della permanenza del segno otteniamo allora f− 0 ￿ (x ) ≥ 0. derivabile, ne segue che f ￿ (x0 ) = f− 0 Per provare il viceversa, supponiamo che f ￿ (x) ≥ 0 per ogni x ∈ (a, b) e proviamo che f (x) risulta crescente. Presi comunque x, y ∈ (a, b) con x < y proviamo che f (x) ≤ f (y ). Osserviamo allora che la funzione risulta continua in [x, y ] e derivabile in (x, y ), dal Teorema di Lagrange otteniamo ) − f ( x) allora che esiste ξ ∈ (x, y ) tale che f ￿ (ξ ) = f (yy . Poich` e f ￿ (ξ ) ≥ 0 e −x y − x > 0 ne segue che f (y ) − f (x) ≥ 0 ovvero f (x) ≤ f (y ). ￿

Ad esempio la funzione f (x) = x3 e−x ` e funzione derivabile in tutto R ￿ 2 −x 3 −x 2 −x con f (x) = 3x e − x e = x e (3 − x). Risulta allora f ￿ (x) ≥ 0 per ogni x ≤ 3 e f ￿ (x) ≤ 0 per ogni x ≥ 3. Dal precedente criterio si ottiene allora che la funzione ` e crescente in (−∞, 3] e decrescente in [3, +∞). Il punto x = 3 ` e punto stazionario per f (x) e poich` e f ( x) ` e crescente in (−∞, 3] ne deduciamo che f (x) ≤ f (3) per ogni x ≤ 3. Essendo f (x) decrescente in [3, +∞) otteniamo che f (3) ≥ f (x) per ogni 3 ≤ x. Ne segue allora che per ogni x ∈ R risulta f (x) ≤ f (3) e quindi che x = 3 ` e punto di massimo (assoluto) per f (x) e che f (3) = 27e−3 ` e massimo (assoluto).
2

1

-2

-1

0

1

2

3

4

5

6

7

-1

-2

-3

Grafico di y = x3 e−x

122

5. FUNZIONI DERIVABILI

Ragionando come nell’esempio possiamo provare il seguente criterio per l’esistenza di un punto di massimo e di minimo relativo. Corollario 5.3. Sia f (x) funzione derivabile in (a, b) e sia x0 ∈ (a, b) tale che f ￿ (x0 ) = 0. (i) Se esiste δ > 0 tale che f ￿ (x) ≤ 0 per x0 − δ < x < x0 e f ￿ (x) ≥ 0 per x0 < x < x0 + δ allora x0 ` e punto di minimo relativo per f (x); (ii) Se esiste δ > 0 tale che f ￿ (x) ≥ 0 per x0 − δ < x < x0 e f ￿ (x) ≤ 0 per x0 < x < x0 + δ allora x0 ` e punto di massimo relativo per f (x); Dal Criterio di monotonia e dal Teorema di caratterizzazione delle funzioni costanti abbiamo inoltre Corollario 5.4. (criterio di monotonia stretta) Sia f (x) funzione continua in [a, b] e derivabile in (a, b). Allora (i) f (x) ` e strettamente crescente in [a, b] se e solo se f ￿ (x) ≥ 0 per ogni x ∈ (a, b) ed f ￿ (x) non ` e identicamente nulla in alcun intervallo in (a, b); (ii) f (x) ` e decrescente in [a, b] se e solo se f ￿ (x) ≤ 0 per ogni x ∈ (a, b) ed f ￿ (x) non ` e identicamente nulla in alcun intervallo in (a, b).
Dim. Proviamo la prima affermazione. Dal criterio di monotonia sappiamo che, essendo f (x) crescente, risulta f ￿ (x) ≥ 0 per ogni x ∈ (a, b). Dal Teorema di caratterizzazione delle funzioni costanti abbiamo inoltre che se f ￿ (x) = 0 per ogni x ∈ (x1 , x2 ) ⊂ (a, b), f (x) risulterebbe costante in [x1 , x2 ], contro l’ipotesi di monotonia stretta. Viceversa, se f ￿ (x) ≥ 0 per ogni x ∈ (a, b), dal criterio di monotonia abbiamo che f (x) risulta crescente in [a, b]. Per assurdo, supponiamo che la funzioni non risulti strettamente crescente. Avremo allora che in tal caso esisterebbero x1 < x2 in [a, b] tali che f (x1 ) = f (x2 ). Poich` e f (x) risulta crescente per ogni x ∈ (x1 , x2 ), avremo f (x1 ) ≤ f (x) ≤ f (x2 ) e dunque che f (x) risulterebbe costante in [x1 , x2 ]. Quindi f ￿ (x) = 0 in (x1 , x2 ) in contraddizione con l’ipotesi. ￿

Osserviamo che se f ￿ (x) > 0 in (a, b) allora f (x) ` e strettamente crescente in (a, b) mentre ad esempio la funzione f (x) = x3 ` e strettamente crescente ma f ￿ (0) = 0. Come applicazione notevole del precedente risultato otteniamo che ad esempio la funzione f (x) = ax risulta strettamente crescente se a > 1 mentre risulta strettamente decrescente se 0 < a < 1 essendo f ￿ (x) = log a ax e log a > 0 se a > 1 mentre log a < 0 se 0 < a < 1.

4. FUNZIONI CONVESSE

123

4. Funzioni convesse In questo paragrafo vedremo la definizione di funzione convessa per sole funzioni derivabili anche se tale definizione pu` o essere data per generiche funzione (si veda ad esempio [PS]). Sia f (x) funzione derivabile in un intervallo aperto I ⊆ R. Diremo che f ( x) ` e funzione convessa in I se per ogni x0 ∈ I risulta f (x) ≥ f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ), per ogni x ∈ I.

Altrimenti detto una funzione risulta convessa in I se il suo grafico si svolge al di sopra delle rette tangenti.

0

Diremo invece che f (x) ` e funzione concava in I se −f (x) ` e funzione convessa, ovvero se per ogni x0 ∈ I risulta f (x) ≤ f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ), Esempi per ogni x ∈ I

• La funzione f (x) = x2 ` e convessa in tutto R. Infatti, per ogni x0 ∈ R si ha
2 2 2 0 ≤(x − x0 )2 = x2 − 2xx0 + x2 0 = x − 2xx0 + 2x0 − x0

=x2 − 2 x0 ( x − x0 ) + x2 0

e dunque x2 ≥ x2 e f ( x) ≥ f ( x0 ) + 0 + 2x0 (x − x0 ) per ogni x ∈ R, cio` f ￿ (x0 )(x − x0 ) per ogni x ∈ R.

124

5. FUNZIONI DERIVABILI

0

f ( x) = x2

• La funzione f (x) = ex ` e convessa in tutto R. Infatti, preso comunque x0 ∈ R, proviamo che A tale scopo consideriamo la funzione g (x) = ex − ex0 + ex0 (x − x0 ) e proviamo che g (x) ≥ 0 per ogni x ∈ R. Osserviamo allora che g (x) ` e funzione derivabile su tutto R con g ￿ (x) = ex − ex0 . Allora g ￿ (x) > 0 se e solo se x > x0 . Ne segue che g (x) ` e strettamente decrescente in (−∞, x0 ), ` e strettamente crescente in (x0 , +∞) e che x0 ` e punto di minimo assoluto per g (x) su R con g (x0 ) = 0. In particolare si ha che g (x) ≥ 0 per ogni x ∈ R. e x ≥ e x0 + e x0 ( x − x 0 ) ∀ x ∈ R

0

f ( x) = ex

Osserviamo che ogni funzione lineare f (x) = ax + b ` e sia concava che convessa in R. Infatti f (x) coincide con la sua retta tangente in ogni punto. Viceversa, ` e immediato che ogni funzione sia concava che convessa in un intervallo aperto I ` e funzione lineare su I .

4. FUNZIONI CONVESSE

125

Vediamo ora un criterio, conseguenze del Teorema di Lagrange, che ci permetter` a di stabilire che una funzione risulta convessa.
`) Teorema 5.9. (criterio di convessita Sia f (x) funzione derivabile sull’intervallo aperto I ⊆ R. Allora f (x) ` e convessa in I se e solo se f ￿ (x) ` e crescente in I . Dim. Proviamo innanzitutto che se f (x) ` e convessa in I allora f ￿ (x) ` e crescente in I . Presi x1 , x2 ∈ I con x1 < x2 proviamo che f ￿ (x1 ) ≤ f (x2 ). Essendo f (x) convessa, dalla definizione per ogni x ∈ I risulta f (x) ≥ f (x1 ) + f ￿ (x1 )(x − x1 ) e f (x) ≥ f (x2 ) + f ￿ (x2 )(x − x2 ). In particolare, ponendo x = x2 nella prima disequazione e x = x1 nella seconda, otteniamo f (x2 ) ≥ f (x1 ) + f ￿ (x1 )(x2 − x1 ) e f (x1 ) ≥ f (x2 ) + f ￿ (x2 )(x1 − x2 ) da cui, essendo x2 > x1 , f ￿ ( x1 ) ≤ f ( x2 ) − f ( x1 ) ≤ f ￿ ( x2 ) x2 − x1

e quindi f ￿ (x1 ) ≤ f ￿ (x2 ). Per provare il viceversa, supponiamo f ￿ (x) crescente in I e proviamo che f ( x) ` e convessa in I . Preso comunque x0 ∈ I , consideriamo innanzitutto x ∈ I con x < x0 . Dal Teorema di Lagrange esiste ξ ∈ (x, x0 ) tale che f ( x) − f ( x0 ) = f ￿ (ξ ) x − x0

ed essendo f ￿ (x) crescente ne segue che

e quindi, essendo x < x0 , f (x) ≥ f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ). Analogalmente, se x ∈ I e x > x0 . Ne segue allora che per ogni x ∈ I risulta f (x) ≥ f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) e dunque che f (x) ` e convessa in I .

f ( x) − f ( x0 ) = f ￿ ( ξ ) ≤ f ￿ ( x0 ) x − x0 ￿

Sia f (x) funzione derivabile in un intervallo I ⊆ R. Diremo che f (x) ` e derivabile due volte in x0 ∈ I se la funzione derivata f ￿ (x) ` e derivabile in x0 . In tal caso il limite
x→ x0

lim

viene detto derivata seconda di f (x) in x0 e viene denotato con f ￿￿ (x0 ) ed anche con f (2) (x0 ) e D2 f (x0 ). Diremo inoltre che f (x) ` e derivabile due volte in I se risulta derivabile due volte in ogni x0 ∈ I .

f ￿ ( x) − f ￿ ( x0 ) x − x0

126

5. FUNZIONI DERIVABILI

Dal precedente risultato e dai criteri di monotonia per le funzioni derivabili, nel caso la funzione risulti derivabile due volte in I , si ottiene immediatamente il seguente criterio Corollario 5.5. Sia f (x) funzione derivabile due volte nell’intervallo aperto I ⊆ R. Allora f (x) ` e convessa in I se e solo se f ￿￿ (x) ≥ 0 per ogni x ∈ I . Analoghi criteri si hanno per le funzioni concave. Infine, un punto x0 ∈ I tale che esiste δ > 0 per cui f (x) risulta convessa in (x0 − δ, x0 ) ∩ I e concava in (x0 , x0 + δ ) ∩ I o viceversa, viene detto punto di flesso per f (x). Si osservi che dal precedente criterio, se f ( x) ` e derivabile due volte in I allora f ￿￿ (x0 ) = 0. Esempi • La funzione f (x) = ex abbiamo gi` a provato essere funzione conves￿ x sa in R. Difatti risulta f (x) = e funzione crescente in R ed anche f ￿￿ (x) = ex > 0 per ogni x ∈ R. Osserviamo che in particolare risulta ex ≥ x + 1, ∀ x ∈ R. • La funzione f (x) = log x ` e funzione concava in (0, +∞). Difatti 1 funzione decrescente in (0, +∞) ed anche f ￿￿ (x) = risulta f ￿ (x) = x 1 −x 2 < 0 per ogni x ∈ (0, +∞). In particolare osserviamo che si ha log x ≤ x − 1, ∀x > 0. • La funzione f (x) = arctan x ` e funzione convessa in (−∞, 0) e concava in (0, +∞). Infatti, abbiamo f ￿ ( x) = 1 1 + x2 e f ￿￿ (x) = −2x (1 + x2 )2

quindi f ￿￿ (x) > 0 per x < 0 e f ￿￿ (x) < 0 per x > 0. Il punto x = 0 ` e un punto di flesso per f (x) con f ￿ (0) = 1, dunque a tangente obliqua. • La funzione f (x) = x3 ` e funzione convessa in (0, +∞) e concava in (−∞, 0), in quanto f ￿￿ (x) = 6x e quindi f ￿￿ (x) > 0 se x > 0 e f ￿￿ (x) < 0 se x < 0. Il punto x = 0 ` e punto di flesso con f ￿ (0) = 0, dunque a tangente orizzontale. √ • La funzione f (x) = 3 x ` e funzione concava in (0, +∞) e convessa in (−∞, 0), in quanto 1 2 f ￿ ( x) = x− 3 3 2 5 e f ￿￿ (x) = − x− 3 9

5. APPLICAZIONI DEL CALCOLO DIFFERENZIALE

127

e quindi f ￿￿ (x) < 0 se x > 0 e f ￿￿ (x) > 0 se x < 0. Il punto x = 0 ` e punto di flesso. In tale punto la funzione non ` e derivabile, difatti x = 0 ` e un punto di flesso a tangente verticale. 5. Applicazioni del calcolo differenziale Risoluzione di equazioni trascendenti Vediamo come i precedenti risultati ci permettono di risolvere equazioni trascendenti.
1 • Torniamo a considerare l’equazione log x + √ 3 x = 0. Abbiamo provato, utilizzando il Teorema di esistenza degli zeri che tale equazione 1 1 ammette almeno due soluzioni x0 ∈ ( 1 , 1) e x1 ∈ ( 125 , 8 ). Proviamo 8 che tali soluzioni sono le uniche. A tale scopo consideriamo la funzione 1 f (x) = log x + √ e derivabile in 3 x e studiamone la monotonia. f (x) ` (0, +∞) con 1 1 1 3x 3 − 1 ￿ f ( x) = − 4 = 4 x 3x 3 3x 3 1 1 Avremo che f ￿ (x) > 0 se e solo se 3x 3 > 1 ovvero x > 27 . Dai criteri 1 visti abbiamo allora che f (x) ` e strettamente decrescente in (0, 27 ], ` e 1 1 strettamente crescente in [ 27 , +∞) e x = 27 ` e punto di minimo assoluto 1 1 per f (x) con f ( 27 ) = −3 log 3 + 3 < 0. Ne segue allora che la funzione 1 1 1 ammette un unico zero in (0, 27 ) (x1 ∈ ( 125 , 27 )) e un unico zero in 1 1 ( 27 , +∞) (x0 ∈ ( 8 , 1)).

x1 0 !0 x

x0

grafico di f (x) = log x +

1 √ 3x

1 • Determinare il numero di soluzioni dell’equazione log x + √ 3x = α al variare di α ∈ R. A tale scopo andiamo a studiare l’immagine di 1 f (x). Dallo studio fatto sopra abbiamo che x = 27 ` e punto di minimo

128

5. FUNZIONI DERIVABILI

1 assoluto per f (x) con f ( 27 ) = −3 log 3 + 1 = α0 . Studiamo ora il 3 comportamento della funzione agli estremi del dominio. Abbiamo

x→ 0 +

lim f (x) = +∞ e

x→ + ∞

lim f (x) = +∞

Ne segue allora che sup f (x) = +∞ mentre min f (x) = α0 . Dal Teorema dei valori intermedi abbiamo allora che f (x) assume tutti e soli i valori α ∈ [α0 , +∞). Precisamente, dalla monotonia di f (x), essen1 do f (x) strettamente decrescente in (0, 27 ] e strettamente crescente in 1 [ 27 , +∞), deduciamo che l’equazione ammette: - due soluzioni per ogni α > α0 , - una sola soluzione per α = α0 - nessuna soluzione per α < α0 . • Determinare il numero di soluzioni dell’equazione log x + x1α = 0 al variare di α > 0. Consideriamo la funzione fα (x) = log x + x1α , definita in (0, +∞). Risulta
x→ 0 +

lim fα (x) = lim fα (x) = +∞,
x→ + ∞

∀α > 0.

f α ( x) ` e derivabile in (0, +∞) con ￿
fα ( x) =

1 α xα − α − α+1 = α+1 x x x
1 ￿

Avremo che fα (x) > 0 se e solo se xα > α ovvero x > α α . Dai criteri 1 visti abbiamo allora che fα (x) ` e strettamente decrescente in (0, α α ], 1 1 ` e strettamente crescente in [α α , +∞) e x = α α ` e punto di minimo assoluto per fα (x) con
1

fα ( α α ) =
1

1 1 1 log α + = (1 + log α). α α α

Avremo allora che fα (α α ) < 0 se e solo se log α < −1 ovvero se α < e−1 . Quindi, dalla monotonia di fα (x) e dal Teorema di esistenza degli zeri deduciamo che l’equazione fα (x) = 0 ammette - due soluzioni per ogni 0 < α < 1 , e - una sola soluzione per α = 1 e - nessuna soluzione per α > 1 . e

5. APPLICAZIONI DEL CALCOLO DIFFERENZIALE

129

!>1/e !=1/e 0 0<!<1/e
1 xα

x grafico di f (x) = log x +

al variare di α > 0

Ricerca di valori estremi • Determinare le dimensioni pi` u economiche di una scatola a base rettangolare avente altezza pari a 1m e volume pari a 2m3 . Detti ￿ e L i lati della base, poich` e vogliamo minimizzare la superficie esterna dalla scatola, cerchiamo il minimo di S = 2￿ · L + 2￿ + 2L. Avendo richiesto che il volume risulti pari a 2m3 dovremo avere che ￿ · L · 1 = 2 e quindi che L = 2 . Cerchiamo quindi il minimo della funzione S (￿) = 4+2￿ + 4 ￿ ￿ ￿2 − 2 per ￿ > 0. Abbiamo che S (￿) ` e derivabile con S ￿ (￿) = 2 − ￿4 = 2 . 2 ￿2 √ ￿ Dunque che S (￿) ` e decrescente √ S (￿) > 0 se e solo √ se ￿ > 2. Ne segue √ in (0, 2], crescente in [ 2, +∞) e quindi e punto di minimo √ ￿0 = 2 ` 2 assoluto. In corrispondenza L0 = ￿0 = 2 e quindi le dimensioni mini√ √ me della scatola sono 2 × 2 × 1. La scatola pi´ u economica ha base quadrata. • Determinare tra tutti i triangoli isosceli inscritti in una circonferenza di raggio 1 quello di area massima. Detta b la base del triangolo e h la sua altezza, essendo il triangolo isoscele inscritto in una circonferenza di √ b raggio 1 dal Teorema di Pitagora, posto x = h − 1, risulta 2 = 1 − x2 e dunque che l’area del triangolo ` e data da √ b A(x) = h × = (1 + x) 1 − x2 . 2 Cerchiamo quindi il massimo della funzione A(x) per x ∈ [0, 1]. La funzione risulta derivabile con √ x(1 + x) 2 x2 + x − 1 A￿ (x) = 1 − x2 − √ =− √ . 1 − x2 1 − x2 Dunque A￿ (x) > 0 in (0, 1) se e solo se x < 1 . A(x) risulta allora 2 1 1 1 crescente in [0, 2 ], decrescente in [ 2 , 1] e x0 = 2 ` e punto di massimo

130

5. FUNZIONI DERIVABILI

assoluto per A(x). In corrispondenza avremo ￿ √ che il triangolo di area 2 massima avr` a base pari a b0 ￿ = 2 1 − x0 = 3 e altezza h0 = 1 + x0 = √ b2 3 0 . Dunque il lato sar` a ￿0 = h2 3. Il triangolo ` e equilatero. 0+ 4 = 2 Studi di funzione Vediamo ora come, utilizzando i risultati sin ora ottenuti, ` e possibile tracciare il grafico qualitativo di una data funzione f (x). Lo schema che seguiremo ` e il seguente. 1. Determinare il dominio della funzione. 2. Determinare, se possibile, il segno di f (x) e l’esistenza di eventuali zeri di f (x). 3. Determinare le eventuali simmetrie di f (x). 4. Determinare il comportamento agli estremi del dominio e l’esistenza di eventuali asintoti. Ricordiamo a tale scopo che y =￿∈R` e un asintoto orizzontale per f (x) se lim f (x) = ￿. x = x0 ` e un asintoto verticale per f (x) se lim f (x) = ±∞. Infine, se lim f (x) = ±∞ e se esistono m, q ∈ R, m ￿= 0, tali che
x→ + ∞ x→ x0 x→±∞

f ( x) =m e lim f (x) − mx = q x→ + ∞ x x→+∞ allora y = mx + q ` e asintoto obliquo per f (x). 5. Studiare la monotonia e l’esistenza di eventuali punti di massimo e di minimo relativi per f (x). 6. Studiare la convessit` a e l’esistenza di eventuali punti di flesso per f (x). 7. Tracciare un grafico qualitativo della funzione. lim Vediamo qualche esempio x • Studiamo la funzione f (x) = arctan( x− ). 1 1. Dom(f ) = R \ {1} e la funzione risulta continua in tutto il suo dominio. 2. Essendo arctan y > 0 se e solo se y > 0, avremo che f (x) > 0 x se e solo se x− > 0 e dunque per x ∈ (−∞, 0) ∪ (1, +∞). 1 Quindi f (x) > 0 per x ∈ (−∞, 0) ∪ (1, +∞), f (x) < 0 per x ∈ (0, 1) e f (x) = 0 solo per x = 0. 3. La funzione non presenta simmetrie. x 4. Essendo x− → 1 per x → ±∞, avremo 1 π lim f (x) = arctan 1 = x→±∞ 4

5. APPLICAZIONI DEL CALCOLO DIFFERENZIALE

131

→ ±∞ per x → 1± , abbiamo π lim f ( x ) = ± . x→ 1 ± 2 Quindi la funzione ammette y = π come asintoto orizzontale 4 per x → ±∞. 5. La funzione risulta derivabile in tutto il suo dominio e quindi per studiare la monotonia e l’esistenza di eventuali punti di massimo e di minimo relativi per f (x), studiamo il segno della derivata prima. Abbiamo 1 −1 1 f ￿ ( x) = =− 2 x2 (x − 1)2 + x2 1 + (x−1)2 (x − 1) mentre, essendo e quindi che f ￿ (x) < 0 per ogni x ∈ Dom(f ). Ne segue che la funzione risulta strettamente decrescente in (−∞, 1) e in (1, +∞) e che non ammette punti di massimo e di minimo relativi. 6. La funzione risulta derivabile due volte nel suo dominio e quindi studiamo la convessit` a di f (x) mediante lo studio del segno di f ￿￿ (x). Abbiamo f ￿￿ (x) = 2(x − 1) + 2x 2x − 1 =2 2 2 2 ((x − 1) + x ) ((x − 1)2 + x2 )2

x x− 1

1 e quindi che f ￿￿ (x) > 0 se e solo se x > 2 . Ne segue che f (x) 1 1 ` e concava in (−∞, 2 ), ` e convessa in ( 2 , 1) e in (1, +∞), infine x = 1 ` e punto di flesso a tangente obliqua (y = arctan 1 − 2 2 1 2(x − 2 )).

!/4

-2

-1

0

1

2

3

x Grafico di f (x) = arctan( x ) x− 1

• Studiamo la funzione f (x) = | log(x − 1)| − 2x.

132

5. FUNZIONI DERIVABILI

1. Dom(f ) = (1, +∞) osserviamo inoltre che la funzione risulta continua in tutto il suo dominio. 2. Non ` e per il momento possibile studiare il segno e gli zeri di f (x) poich` e la disequazione f (x) ≥ 0 ` e trascendente. 3. La funzione non presenta simmetrie. 4. Abbiamo che lim f (x) = +∞ e dunque che x = 1 ` e un asin+
x→ 1 x→ + ∞

toto verticale (destro) per f (x), mentre, lim f (x) = −∞.

Controlliamo se la funzione ammette un asintoto obliquo. Abbiamo f ( x) = −2 ma x→ + ∞ x lim
x→ + ∞

lim f (x) + 2x = +∞

dunque la funzione non ammette asintoti obliqui. 5. Osservato che la funzione risulta derivabile in ogni x ∈ (1, +∞) con x ￿= 2, per studiare la monotonia e l’esistenza di eventuali punti di massimo e di minimo relativi per f (x), studiamo il segno della derivata prima. Abbiamo ￿ log(x − 1) − 2x se x ≥ 2 f ( x) = − log(x − 1) − 2x se 1 < x < 2 e quindi f ￿ ( x) = ￿
1 −2 x− 1 1 − x− 1 − − 2x = 3x −1 −1 2 = 21x −x

se x > 2 se 1 < x < 2

Per x > 2 abbiamo f ￿ (x) ≥ 0 se e solo se 3 − 2x ≥ 0 ovvero se e solo se x ≤ 3 < 2. Ne segue che f ￿ (x) < 0 per ogni 2 x > 2 e quindi che f (x) ` e strettamente decrescente in [2, +∞). Per 1 < x < 2 abbiamo f ￿ (x) ≥ 0 se e solo se 2x − 1 ≤ 0 ovvero se e solo se x ≤ 1 < 1. Ne segue che f ￿ (x) < 0 per 2 ogni 1 < x < 2 e quindi che f (x) ` e strettamente decrescente in (1, 2]. La funzione non ammette quindi punti di massimo e di minimo relativi. Osserviamo inoltre che x = 2 ` e un punto angoloso per f (x) essendo ￿
f+ (2) = lim +

f (x) − f (2) log(x − 1) − 2x + 4 = lim + x→ 2 x→ 2 x−2 x−2 (x − 2) + o(x − 2) − 2(x − 2) = lim = −1 + x→ 2 x−2

ˆ 6. TEOREMA DI DE L’HOPITAL

133

mentre f (x) − f (2) − log(x − 1) − 2x + 4 = lim + x→ 2 x→ 2 x−2 x−2 −(x − 2) + o(x − 2) − 2(x − 2) = lim = −3 + x→ 2 x−2 2. Possiamo ora studiare segno e zeri di f (x). Osservato che f (2) = −4 < 0 e che f (x) ` e strettamente decrescente in [2, +∞) otteniamo che f (x) < 0 per ogni x > 2. Osservato inoltre che f (2) < 0 e che lim f (x) = +∞, dal teorema dei + ￿
f− (2) = lim +

valori intermedi esiste x0 ∈ (1, 2) tale che f (x0 ) = 0. Poich` e la funzione ` e strettamente descrescente in (1, 2) avremo che tale zero ` e unico. 6. La funzione ` e derivabile due volte in ogni x ∈ (1 + ∞) con x ￿= 2, studiamo la convessit` a di f (x) mediante lo studio del ￿￿ segno di f (x). Abbiamo ￿ 1 − ( x− se x > 2 1)2 f ￿￿ (x) = 1 se 1 < x < 2 (x−1)2

x→ 1

Ne segue che f ￿￿ (x) < 0 per ogni x ∈ (2, +∞) e f ￿￿ (x) > 0 per ogni x ∈ (1, 2) e dunque che f (x) ` e concava in (2, +∞) e convessa in (1, 2).

0

1

Grafico di f (x) = | log(x − 1)| − 2x

6. Teorema di De l’Hˆ opital Consideriamo due funzioni f (x) e g (x) continue nell’intervallo [a, b] e sia x0 ∈ (a, b) tale che f (x0 ) = g (x0 ) = 0. Il limite
x→ x0

lim

f ( x) g ( x)

134

5. FUNZIONI DERIVABILI

presenta una forma indeterminata del tipo 0 ed in tali situazioni potr` a 0 essere utile il Teorema di De l’Hˆ opital. Per averne un’idea, supponiamo che f (x) e g (x) risultino derivabili in x0 con g ￿ (x0 ) ￿= 0. Allora f ( x) lim = lim x→ x0 g ( x ) x→x0
f ( x) − f ( x0 ) x− x0 g ( x) − g ( x0 ) x− x0

f ￿ ( x0 ) = ￿ g ( x0 )

Il Teorema di De l’Hˆ opital generalizza il risultato al caso in cui f (x) e/o g (x) non sono derivabili in x0 . Per provare tale teorema avremo bisogno della seguente generalizzazione del Teorema di Lagrange Teorema 5.10. (di Cauchy) Siano f (x) e g (x) funzioni continue in [a, b] e derivabili in (a, b). Se g ￿ (x) ￿= 0 per ogni x ∈ (a, b), allora esiste x0 ∈ (a, b) tale che f ( b ) − f ( a) f ￿ ( x0 ) = ￿ . g ( b ) − g ( a) g ( x0 )

Dim. Basta applicare il Teorema di Rolle alla funzione F (x) = f (x)(g (b) − g (a))−g (x)(f (b)−f (a)) ed osservare che essendo g ￿ (x) ￿= 0 per ogni x ∈ (a, b) avremo che g (a) ￿= g (b). ￿

Osserviamo che i Teoremi di Cauchy, di Rolle e di Lagrange sono di fatto equivalenti. Possiamo ora provare
ˆ pital) Teorema 5.11. (di De L’Ho Siano f (x) e g (x) funzioni derivabili in (a, b) ad eccezione eventualmente di x0 ∈ (a, b). Se lim f (x) = lim g (x) = 0, g ￿ (x) ` e non nulla

in (a, b) \ {x0 } ed esiste

x→ x0

x→ x0

x→ x0

lim

f ￿ ( x) = ￿ ∈ R ∪ {±∞}, g ￿ ( x) lim f ( x) =￿ g ( x)

allora
x→ x0

Dim. Osserviamo innanzitutto che essendo f (x) e g (x) derivabili in (a, b) \ {x0 }, risulteranno continue in (a, b) \ {x0 } e poich` e lim f (x) = lim g (x) =
x→ x0 x→ x0

0, potremo estenderle con continuit` a in x0 ponendo f (x0 ) = g (x0 ) = 0. Per semplicit` a denoteremo ancora con f (x) e g (x) tali estensioni. Sia ora (xn )n∈N ⊂ (a, b) \ {x0 } tale che xn → x0 . Per il Teorema di Cauchy, essendo le funzioni continue nell’intervallo chiuso di estremi x0 e xn e

ˆ 6. TEOREMA DI DE L’HOPITAL

135

derivabili nell’intervallo aperto di estremi x0 e xn , per ogni n ∈ N esiste ξn compreso tra x0 e xn tale che f ( xn ) f ( xn ) − f ( x0 ) f ￿ ( ξn ) = = ￿ g ( xn ) g ( xn ) − g ( x0 ) g ( ξn )

f ￿ ( x) Poich` e xn → x0 avremo che ξn → x0 e quindi, poich` e esiste lim ￿ = ￿, x→ x0 g ( x ) avremo f ( xn ) f ￿ ( ξn ) lim = lim ￿ =￿ n →+∞ g ( x n ) n →+∞ g ( ξ n ) e dal Teorema di caratterizzazione sequenziale del limite segue che
x→ x0

lim

f ( x) = ￿. g ( x) ￿

Il Teorema di De l’Hˆ opital si pu` o provare anche in ciascuna delle seguenti situazioni: - quando si considerano i limiti destri e sinistri (x → x± 0 ); - quando lim f (x) = lim g (x) = ±∞ ed anche quando la sola g (x) diverge a ±∞; - quando f (x) e g (x) risultano derivabili in intervalli illimitati e si considera il limite per x → +∞ o x → −∞. Osserviamo che dal Teorema di De l’Hˆ opital vale l’uguaglianza
x→ x0 x→x0 x→ x0

lim

f ( x) f ￿ ( x) = lim ￿ g ( x ) x→ x0 g ( x )

purch` e il secondo limite esista, parleremo in questo caso di uguaglianza condizionata e scriveremo f ( x) H f ￿ ( x) lim = lim ￿ x→ x0 g ( x ) x→x0 g (x)
1 Ad esempio, consideriamo le funzioni f (x) = x2 sin x e g ( x) = x. Abbiamo che f ( x) 1 lim = lim x sin = 0 x→ 0 g ( x ) x→ 0 x mentre non esiste il limite f ￿ ( x) 1 1 lim ￿ = lim 2x sin − cos x→ 0 g ( x ) x→ 0 x x

Esempi

136

5. FUNZIONI DERIVABILI

sin x . Sono soddisfatte le ipotesi del x→0 e2x − cos x Teorema di De l’Hˆ opital e sin x cos x 1 H lim 2x = lim 2x = x→ 0 e − cos x x→0 2e + sin x 2 Osserviamo che per calcolare il limite era sufficiente osservare che dai limiti notevoli per x → 0 risulta sin x ∼ x mentre e2x − cos x = 2x + o ( x) ∼ 2 x. sin2 x • Calcolare il limite lim . Sono soddisfatte le ipotesi x→0 sin x − log(1 + x) del Teorema di De l’Hˆ opital e • Calcolare il limite lim sin2 x 2 sin x cos x H = lim x→0 sin x − log(1 + x) x→0 cos x − 1 1+x lim

per calcolare il secondo limite possiamo osservare che dai limiti notevoli, 1 per x → 0 risulta 2 sin x cos x ∼ 2x mentre cos x − 1+ = x + o ( x) ∼ x x e dunque che 2 sin x cos x lim =2 x→0 cos x − 1 1+x oppure potremo applicare nuovamente il Teorema di De l’Hˆ opital: 2 sin x cos x H 2 cos2 x − 2 sin2 x = lim = 2. 1 x→0 cos x − 1 x→0 − sin x + 1+x (1+x)2 lim e− 2 − cos x • Calcolare il limite lim . Sono soddisfatte le ipotesi del x→ 0 x3 Teorema di De l’Hˆ opital e e− 2 − cos x H −xe− 2 + sin x lim , = lim x→ 0 x→ 0 x3 3 x2 per calcolare il secondo limite applichiamo nuovamente il Teorema di De l’Hˆ opital: −xe− 2 + sin x H x2 e− 2 − e− 2 + cos x lim = lim = 0. x→ 0 x→ 0 3 x2 6x
x2 x2 x2 x2 x2 x2

dove, per calcolare l’ultimo limite, possiamo osservare che x2 e− 2 − x2 e− 2 + cos x = x2 + o(x2 ) oppure applicare nuovamente il Teorema di De l’Hˆ opital: x2 e− 2 − e− 2 + cos x H 3xe− 2 − x3 e− 2 + sin x lim = lim =0 x→ 0 x→ 0 6x 6
x2 x2 x2 x2

x2

ˆ 6. TEOREMA DI DE L’HOPITAL

137

Segue inoltre Corollario 5.6. Sia x0 ∈ (a, b) e sia f (x) continua in (a, b) e derivabile in (a, b) \ {x0 }. Se lim f ￿ (x) = ￿ ∈ R allora f (x) ` e derivabile in x0 e f ￿ (x0 ) = ￿. Se lim f ￿ (x) = ±∞ allora f (x) non ` e derivabile in x→ x0 x0 .
Dim. Applichiamo il Teorema di De l’Hˆ opital per calcolare il limite del rapporto incrementale
x→ x0 x→ x0

lim

f ( x) − f ( x0 ) H = lim f ￿ (x) = ￿ ∈ R ∪ {±∞} x→ x0 x − x0

Allora, se ￿ ∈ R avremo che f (x) ` e derivabile in x0 e f ￿ (x0 ) = ￿ mentre se ￿ = ±∞ allora f (x) non risulta derivabile in x0 . ￿

Osserviamo che nel caso in cui non esiste il limite lim f ￿ (x) non si pu` o dire nulla sulla derivabilit` a in x0 . Ad esempio la funzione ￿ 1 x2 sin x se x ￿= 0 f ( x) = 0 se x ￿= 0 risulta derivabile in x = 0 ma non esiste il limite
x→ 0 x→ x0

lim f ￿ (x) = lim 2x sin
x→ 0

1 1 − cos . x x

Osserviamo inoltre che il risultato potr` a applicarsi solo quando f (x) ` e continua in x0 , poich` e se non lo fosse potremo immediatamente concludere che f (x) non ` e derivabile in x0 , pur eventualmente avere che esiste finito il limite lim f ￿ (x).
x→x0

Il risultato si pu` o provare anche nel caso in cui si considerino i limiti per ± x → x0 . In tal caso otteremo delle informazioni sulle derivate destra e ￿ sinistra, f± (x0 ). Come ulteriore esempio, consideriamo la funzione f (x) = | log(1 + x3 )|. Abbiamo che la funzione risulta derivabile in (−1, +∞) \ {0} con ￿ 2 3x se x > 0 3 f ￿ (x) = 1+x 3 x2 − 1+x3 se − 1 < x < 0 bile in x = 0 con f ￿ (0) = 0.
x→0

Inoltre, lim f ￿ (x) = 0 e quindi dal precedente risultato f (x) ` e deriva±

138

5. FUNZIONI DERIVABILI

Ad esempio, consideriamo la funzione f (x) = | log(x − 1)|. Abbiamo che la funzione risulta derivabile in (1, +∞) \ {2} con ￿ 1 se x > 2 f ￿ (x) = x−11 − x−1 se 1 < x < 2 ￿
Inoltre, lim f ￿ (x) = 1, lim f ￿ (x) = −1. Quindi esistono f+ (2) = 1 e + − ￿ f− (2) = −1 e dunque f (x) non risulta derivabile in x = 2. x→ 2 x→ 2

Osserviamo infine che dal precedente risultato si ottiene che la funzione derivata f ￿ (x) potr` a presentare al pi` u discontinuit` a di seconda specie ￿ ￿ (esiste f (x0 ) ma non esiste lim+ f (x) oppure lim+ f ￿ (x)).
x→ x0 x→ x0

7. Formula di Taylor Abbiamo visto che se f (x) ` e funzione definita in (a, b) e derivabile in x0 ∈ (a, b) allora vale la formula degli incrementi finiti: f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + o(x − x0 ), per x → x0 Abbiamo quindi che f (x) pu` o essere approssimata mediante il polinomio di grado minore o uguale a 1 P1,f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) commettendo un errore trascurabile rispetto a (x − x0 ) per x → x0 : r1,f (x) = f (x) − P1 (x) = o(x − x0 ), per x → x0 Abbiamo inoltre visto (Teorema del differenziale) che P1,f (x) ` e l’unico polinomio di grado minore o uguale a 1 tale che P1,f (x0 ) = f (x0 ) e che approssima f (x) a meno di un errore trascurabile rispetto a (x − x0 ) per x → x0 . Vogliamo ora determinare con pi` u precisione l’ordine di infinitesimo del resto r1,f (x). A tale scopo supponiamo che f (x) risulti derivabile in (a, b) e calcoliamo
x→x0

lim

r1,f (x) ( x − x0 ) 2

utilizzando il Teorema di De l’Hˆ opital. Abbiamo r1,f (x) f (x) − P1,f (x) = lim 2 x→ x0 ( x − x 0 ) x→ x0 ( x − x0 ) 2 f (x) − f (x0 ) − f ￿ (x0 )(x − x0 ) H f ￿ ( x) − f ￿ ( x0 ) = lim = lim x→ x0 x→ x0 ( x − x0 ) 2 2(x − x0 ) lim

7. FORMULA DI TAYLOR

139

ed il limite a secondo membro esiste finito se e solo se f (x) risulta derivabile due volte in x0 . Quindi, se f (x) ` e derivabile due volte in x0 avremo che r1,f (x) f (x) − f (x0 ) − f ￿ (x0 )(x − x0 ) 1 lim = lim = f ￿￿ (x0 ) 2 2 x→x0 (x − x0 ) x→ x0 ( x − x0 ) 2 e quindi che ord(r1 (x)) ≥ 2. Per x → x0 risulta inoltre 1 f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + f ￿￿ (x0 )(x − x0 ) + o((x − x0 )2 ) 2 e dunque che f (x) pu` o essere approssimata mediante il polinomio di grado minore o uguale a 2 1 P2,f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + f ￿￿ (x0 )(x − x0 )2 2 commettendo un errore trascurabile rispetto a (x − x0 )2 per x → x0 : r2,f (x) = f (x) − P2 (x) = o((x − x0 )2 ), per x → x0

Iterando il precedente ragionamento e supponendo che la funzione risulti derivabile fino ad un certo ordine n > 2, potremo pensare di ottenere un’approssimazione migliore di f (x) mediante un polinomio Pn,f (x) di grado minore o uguale a n commettendo un errore rn,f (x) trascurabile rispetto a (x − x0 )n . La formula di Taylor ci assicura che tale ragionamento ` e corretto. Andiamo innanzitutto a definire la derivata n-esima. Dato n ∈ N, supponiamo di aver definito la derivata (n − 1)-esima f (n−1) (x). Se f (x) risulta derivabile (n − 1)-volte in (a, b), diremo che f ( x) ` e derivabile n-volte in x0 ∈ (a, b) se esiste finito il limite
x→ x0

lim

Denoteremo tale limite con f (n) (x0 ) e lo chiameremo derivata n-esima di f (x) in x0 . Vale allora Teorema 5.12. (Formula di Taylor con resto di Peano) Per ogni n ∈ N, se f (x) ` e derivabile n-volte in x0 ∈ (a, b) allora il polinomio di grado minore o uguale a n f ￿￿ (x0 ) f (n ) ( x 0 ) 2 Pn,f (x) = f (x0 )+f (x0 )(x−x0 )+ (x−x0 ) +...+ ( x − x0 ) n , 2 n! (detto polinomio di Taylor di ordine n centrato in x0 ) approssima f (x) a meno di un errore trascurabile rispetto a (x − x0 )n per x → x0 : ￿

f (n−1) (x) − f (n−1) (x0 ) . x − x0

rn,f (x) = f (x) − Pn (x) = o((x − x0 )n ),

per x → x0 .

140

5. FUNZIONI DERIVABILI

Dim. La dimostrazione procede per induzione. Abbiamo provato che il risultato vale per n = 1. Supponiamo che il risultato sia valido per n e proviamo che risulta valido per n + 1. Dobbiamo quindi provare che se f (x) ` e funzione derivabile (n + 1)-volte in x0 ∈ (a, b) allora il polinomio 1 Pn+1,f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + f ￿￿ (x0 )(x − x0 )2 + ... + 2 1 (n ) 1 + f (x0 )(x − x0 )n + f (n+1) (x0 )(x − x0 )n+1 , n! (n + 1)! approssima f (x) a meno di un errore trascurabile rispetto a (x − x0 )n+1 per x → x0 . Verifichiamo quindi che f (x) − Pn+1,f (x) lim =0 x→ x0 (x − x0 )n+1 utilizzando il Teorema di De l’Hˆ opital. Osserviamo a tale scopo che ￿
￿ ￿￿ Pn +1,f (x) = f (x0 ) + f (x0 )(x − x0 ) + ... +

f (n+1) (x0 ) (x − x0 )n = Pn,f ￿ (x) n! e che, dall’ipotesi induttiva, + Allora f ￿ (x) = Pn,f ￿ (x) + o((x − x0 )n ), lim

f (n ) ( x 0 ) ( x − x 0 ) n −1 (n − 1)!

per x → x0 .

x→x0

e dunque la tesi. ￿

f ￿ ( x ) − Pn f (x) − Pn+1,f (x) H +1,f (x) = lim n +1 x→x0 (n + 1)(x − x0 )n ( x − x0 ) f ￿ (x) − Pn,f ￿ (x) = lim =0 x→x0 (n + 1)(x − x0 )n ￿

Dal precedente teorema abbiamo allora che vale la seguente formula, detta sviluppo o formula di Taylor con resto di Peano per f (x) di ordine n centrata in x0 : 1 f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + f ￿￿ (x0 )(x − x0 )2 + ... + 2 1 (n ) + f (x0 )(x − x0 )n + o((x − x0 )n ), per x → x0 . n! Nel caso particolare in cui x0 = 0, la formula di Taylor si scrive come 1 1 f (x) = f (0)+ f ￿ (0)x + f ￿￿ (0)x2 + ... + f (n) (0)xn + o(xn ), per x → 0. 2 n! e prende il nome di sviluppo o formula di mcLaurin. Osserviamo che risulta ￿
Pn,f (x0 ) = f (x0 ), Pn,f (x0 ) = f ￿ (x0 ), ..., Pn,f (x0 ) = f (n) (x0 ), (n )

7. FORMULA DI TAYLOR

141

e diremo che Pn,f (x) e f (x) hanno un contatto di ordine n in x0 . Si pu` o provare che Pn,f (x) ` e l’unico polinomio di grado minore o uguale a n avente un contatto di ordine n con f (x) in x0 e che approssima f (x) a meno di un errore trascurabile rispetto a (x − x0 )n per x → x0 . Vale in altri termini il seguente risultato Proposizione 5.2. Se f (x) ` e derivabile n-volte in x0 ∈ (a, b) e per x → x0 vale allora a0 = f (x0 ), a1 = f ￿ (x0 ), a2 =
f ￿￿ (x0 ) , 2

f (x) = a0 + a1 (x − x0 ) + a2 (x − x0 )2 + ... + an (x − x0 )n + o((x − x0 )n ), ... , an =
f ( n ) ( x0 ) . n!

Vediamo lo sviluppo di Taylor centrato in x0 = 0 di alcune funzioni elementari. • Consideriamo la funzione esponenziale f (x) = ex . Osservato che f (n) (x) = ex per ogni n ∈ N e ogni x ∈ R, per x0 = 0 otteniamo f (n) (0) = 1 e quindi ex = 1 + x + x2 x3 xn + + ... + + o ( xn ) , 2 3! n! per x → 0.

• Per f (x) = (1 + x)α , α ∈ R, abbiamo (1 + x)α = 1 + αx +

α(α − 1) 2 α(α − 1)(α − 2) 3 x + x + ... + 2 3! α(α − 1)(α − 2)...(α − n + 1) n + x + o(xn ) per x → 0 n! (n ) essendo f (x) = α(α − 1)(α − 2)...(α − n + 1)(1 + x)α−n . In particolare se α = k ∈ N, otteniamo che f (n) (x) = 0 per ogni n > k e quindi il binomio di Newton k (k − 1) 2 k (k − 1)(k − 2) 3 (1 + x)k = 1 + kx + x + x + ... + xk = 2 3! k k ￿ k (k − 1)...(k − n + 1) k−n ￿ k! = x = x k −n n ! n !( k − n )! n=1 n=1 Se α = −1 otteniamo invece 1 = 1 − x + x2 + ... + (−1)n xn + o(xn ) per x → 0 (10) 1+x 1 ed osservato che per D(log(1 + x)) = 1+ dalla Proposizione 5.2 ottex niamo x2 x3 xn log(1 + x) = x − + + ... + (−1)n+1 + o(xn ), per x → 0 2 3 n

142

5. FUNZIONI DERIVABILI

Inoltre, sempre da (10), risulta 1 = 1 − x2 + x4 + ... + (−1)n x2n + o(x2n ) per x → 0 1 + x2 Essendo che
1 1+x2

= D(arctan x), sempre dalla Proposizione 5.2 ne segue

2n+1 x3 x5 n x arctan x = x − + + ... + (−1) + o(x2n+2 ) per x → 0. 3 5 2n + 1 Infine osserviamo che si ha 1 = 1 + x + x2 + ... + xn + o(xn ) per x → 0. 1−x

• Per f (x) = sin x, essendo f (2n+1) (x) = (−1)n cos x mentre f (2n) (x) = (−1)n sin x, otteniamo che f (2n) (0) = 0 mentre f (2n+1) (0) = (−1)n . Quindi sin x = x − x3 x5 x2n+1 + + · · · + (−1)n + o(x2n+2 ) per x → 0 3! 5! (2n + 1)!

0

Polinomi di Taylor di f (x) = sin x fino all’ordine 15

Analogalmente, si ottiene cos x = 1 − x2 x4 x 2n + + · · · + (−1)n + o(x2n+1 ) per x → 0 2 4! (2n)!

• Per f (x) = sinh x, essendo f (2n+1) (x) = cosh x mentre f (2n) (x) = sinh x, otteniamo che f (2n) (0) = 0 mentre f (2n+1) (0) = 1. Quindi sinh x = x + x3 x5 x 2n − 1 + + ··· + + o(x2n ) per x → 0. 3! 5! (2n − 1)!

7. FORMULA DI TAYLOR

143

Analogalmente, cosh x = 1 + x2 x4 x 2n + + ··· + + o(x2n+1 ) per x → 0. 2 4! (2n)!

Utilizzando il Teorema di Lagrange, si pu` o dare una stima pi` u precisa dell’errore rn,f (x) e precisamente, se f (x) risulta derivabile (n + 1)volte in (a, b) (eventualmente ad eccezione di x0 ) allora per ogni x ∈ (a, b) \ {x0 } esiste ξ compreso tra x e x0 tale che 1 rn,f (x) = f (n+1) (ξ )(x − x0 )n+1 (n + 1)! e quindi vale la seguente formula di Taylor con resto di Lagrange 1 f (x) = f (x0 ) + f ￿ (x0 )(x − x0 ) + f ￿￿ (x0 )(x − x0 )2 + ... + 2 1 (n ) 1 + f (x0 )(x − x0 )n + f (n+1) (ξ )(x − x0 )n+1 . n! (n + 1)! particolarmente utile per la tabulazione di funzioni. √ Ad esempio vediamo di determinare un’approssimazione di e a meno di un errore trascurabile rispetto a 10−3 . Dallo sviluppo di Taylor di ex con resto di Lagrange centrato in x0 = 0 e applicato in x = 1 si ha 2 √ 1 1 3 1 1 n 1 e=1+ 1 +1 ( 1 )2 + 3! ( 2 ) + ... + n ( ) + (n+1)! eξ ( 1 )n+1 2 2 2 ! 2 2 =1+ 1 + 2
1 1 2 22

+

1 1 3! 23

+ ... +

1 1 n ! 2n

+

eξ 2n+1 (n+1)!

per qualche ξ ∈ (0, 1 ). Poich` e 0 < eξ < 2 per ogni ξ ∈ (0, 1 ), avremo 2 2 eξ 1 che l’errore 2n+1 (n+1)! < 2n (n+1)! < 10−3 per n ≥ 4. Dunque √ 1 1 1 1 1 e =1 + 1 +1 + 3! + 4! +r 2 2 22 23 24 =1+ 1 +1 + 2 8 dove |r| < 10−3 .
1 48

+

1 384

+ r = 1, 6484 + r

Vediamo ora alcune applicazioni degli sviluppi visti. Esempi • Determinare lo sviluppo di Taylor di ordine 3 centrato in x0 = 0 della funzione f (x) = ex sin x. 1o metodo. Calcoliamo le derivate fino al terzo ordine. Abbiamo f ￿ (x) = ex (sin x + cos x), f ￿￿ (x) = 2ex cos x, f ￿￿￿ (x) = 2ex (cos x − sin x) e quindi f (0) = 0, f ￿ (0) = 1, f ￿￿ (0) = 2, f ￿￿￿ (0) = 2. Ne segue che ex sin x = f (0)+ f ￿ (0)x + f ￿￿ (0) 2 f ￿￿￿ (0) 3 x3 x + x + o ( x3 ) = x + x2 + + o ( x3 ) 2 6 3

144

5. FUNZIONI DERIVABILI

2o metodo. Utilizziamo gli sviluppi di ex e di sin x. Per x → 0 abbiamo 2 3 3 ex = 1 + x + x +x + o(x3 ) e sin x = x − x + o(x3 ). Dalle propriet` a 2 6 6 di o piccolo otteniamo ex sin x = (1 + x + x2 x3 x3 + + o(x3 ))(x − + o(x3 )) 2 6 6 3 x x3 x3 =x− + x2 + + o ( x3 ) = x + x2 + + o ( x3 ) 6 2 3

• Determinare lo sviluppo di Taylor di ordine 2 centrato in x0 = 0 √ 1+x−1 della funzione f (x) = e √ . Utilizzando direttamente gli sviluppi 2 notevoli, ricordando che 1 + x = 1 + x −x + o(x2 ) per x → 0 e 2 8 √ 2 ponendo y = 1 + x − 1 nello sviluppo ey = 1 + y + y2 + o(y 2 ) per y → 0, per x → 0 otteniamo √ √ √ √ ( 1 + x − 1)2 1+x−1 e = 1 + ( 1 + x − 1) + + o(( 1 + x − 1)2 ) 2 2 x 2 (2 − x + o(x2 ))2 x x 2 8 =1+ − + o(x ) + + 2 8 2 x x2 + o(( − + o(x2 ))2 ) 2 8 x x2 x2 x =1+ − + + o ( x2 ) = 1 + + o ( x2 ) 2 8 8 2 • Calcolare l’ordine di infinitesimo della funzione f (x) = log(1+sin x)+ √ 3 1 − 3x − 1 per x → 0. 2 Abbiamo log(1+ y ) = y − y2 + o(y 2 ) per y → 0 e quindi, posto y = sin x, 2 per x → 0 otteniamo log(1 + sin x) = sin x − sin2 x + o(sin2 x). Essendo sin x = x + o(x2 ), ne segue che log(1 + sin x) = x − x2 + o ( x2 ) 2

√ Ricordando inoltre che 3 1 + y = 1 + 1 y−2 y 2 + o(y 2 ) posto y = −3x, 3 9 per x → 0 otteniamo √ 3 1 − 3 x − 1 = − x − 2 x2 + o ( x2 ) e dunque f ( x) = − x2 5 − 2 x2 + o ( x2 ) = − x2 + o ( x2 ) 2 2

ne segue che f (x) ha ordine di infinitesimo pari a 2.

7. FORMULA DI TAYLOR
2

145

• Calcolare l’ordine di infinitesimo della funzione f (x) = ex − sin2 x − 1 per x → 0. 2 Ricordando che ey = 1 + y + y2 + o(y 2 ) per y → 0, per x → 0 otteniamo e x = 1 + x2 + D’altra parte essendo sin x = x − sin2 x = (x − e dunque otteniamo x4 x4 5 + + o ( x4 ) = x4 + o ( x4 ) 2 3 6 e quindi che ord(f (x)) = 4. • Calcolare al variare √ di α ∈ R l’ordine di infinitesimo della funzione fα (x) = sin x − x 1 + αx per x → 0. Abbiamo che √ x3 α2 fα (x) = sin x − x 1 + αx = x − − x(1 + αx − x2 + o(x2 )) 3! 8 2 α 1 = − α x 2 + ( − ) x3 + o ( x3 ) 8 6 e dunque che fα (x) ha ordine di infinitesimo pari a 2 se α ￿= 0 mentre ha ordine di infinitesimo pari a 3 se α = 0. • Calcolare al variare √ di α > 0 l’ordine di infinitesimo della funzione fα (x) = cos(xα ) − 1 − x2 per x → 0+ . Abbiamo f ( x) = f α ( x) = 1 − x 2α x2 x 2α x 2 + o(x2α ) − (1 − + o(x2 )) = − + + o(x2α )+ o(x2 ). 2 2 2 2
2α 2

x4 + o ( x4 ) 2

x3 6

x3 x4 + o(x4 ))2 = x2 − + o ( x4 ) 6 3

+ o(x4 ) per x → 0, si ha

Se α < 1, risulta x2 = o(x2α ) da cui deduciamo che fα (x) = − x2 + o(x2α ) e dunque che ord(fα (x)) = 2α. Se invece α > 1 allora x2α = 2 o(x2 ) e quindi fα (x) = x + o(x2 ) da cui ord(fα (x)) = 2 . Se infine 2 α = 1 dal precedente sviluppo otteniamo che fα (x) = o(x2 ) e quindi che ord(fα ) > 2. Utilizzando gli sviluppi di Taylor di ordine superiore per α = 1 otteniamo x2 x4 x2 x4 x4 + + o(x4 ) − (1 − − + o(x4 )) = + o ( x4 ) 2 4! 2 8 6 da cui ord(fα (x)) = 4. sin2 x • Calcolare lim . Ricordando che sin x = x + o(x2 ) e x→0 sin x − log(1 + x) 2 che log(1+x) = x− x +o(x2 ) per x → 0 otteniamo sin2 x = x2 +o(x2 ) ∼ 2 f α ( x) = 1 −

146

5. FUNZIONI DERIVABILI
x2 2

x2 mentre sin x − log(1 + x) =

sin2 x x2 lim = lim x2 = 2. x→0 sin x − log(1 + x) x→ 0 2
1 1− x

+ o ( x2 ) ∼

x2 2

e dunque

− ex 1 . Risulta 1− = 1 + x + x2 + o ( x2 ) x x→0 arctan x − sin x 2 mentre ex = 1 + x + x + o(x2 ) per x → 0 da cui 2 • Calcolare lim + 1 x2 x2 − ex = + o ( x2 ) ∼ 1−x 2 2
x3 6

Mentre, essendo sin x = x − x → 0 otteniamo Quindi

+ o(x3 ) e arctan x = x − x3 x3 + o ( x3 ) ∼ − 6 6
2

x3 3

+ o(x3 ) per

arctan x − sin x = −
1 1− x

1 1 sin n − log(1 + n ) √ . Ricordando che sin x = x + o(x2 ) 3 n → +∞ ( n 3 + n − n ) 2 e log(1 + x) = x − x + o(x2 ) per x → 0 otteniamo sin x − log(1 + x) = 2 2 x2 + o ( x2 ) ∼ x . Quindi, per n → +∞ risulta 2 2

x − ex 2 lim = lim 3 = −∞. x→0+ arctan x − sin x x→ 0 + − x 6

• Calcolare lim

1 1 1 − log(1 + ) ∼ 2 n n 2n mentre ￿ √ 1 3 3 3 n + n − n = n( 1 + 2 − 1) n √ 3 1 e dal limite notevole 1 + x − 1 ∼ 3 x per x → 0, otteniamo ￿ √ 1 1 1 3 3 n3 + n − n = n( 1 + 2 − 1) ∼ n 2 = n 3n 3n Quindi 1 1 1 sin n −n 3 2n 2 √ ∼ 1 = →0 3 3 2n ( n + n − n) 3n sin • Calcolare lim en 2 . Abbiamo n→+∞ (1 + 1 )n n

1 en en 2 = = en−n log(1+ n ) . 2 log(1+ 1 ) 1 n2 n (1 + n ) n e

7. FORMULA DI TAYLOR

147

Poich` e 1 1 1 1 1 1 ) = n − n2 ( − 2 + o( 2 )) = − + o(1) → n n 2n n 2 2 √ 1 n ne segue che (1+e1 )n2 → e 2 = e. n ￿ 1 1 cos n − 1 − n 2 ￿ • Calcolare lim . Dagli sviluppi notevoli di cos x e n →+∞ 1 n − n2 + n √ 1 + x per x → 0, per n → +∞ otteniamo n − n2 log(1 + cos e ￿ 1 1 1 1 =1− 2 + + o( 4 ) 4 n 2n 24n n 1 1 1 1 = 1 − 2 − 4 + o( 4 ) 2 n 2n 8n n ￿ 1 1 1 1 = 4 + o( 4 ) ∼ 4 2 n 6n n 6n ￿ 1 1 1 ) ∼ − n = − n3 2n3 2 n2

1−

da cui 1 cos − n Inoltre n− ￿

1−

n2

1 + = n(1 − n

1+

Ne segue allora che ￿ 1 1 1 cos n − 1− n 2 1 4 ￿ ∼ 6n1 = − 2 3n − 2n 2 1 n − n2 + n
1 n

1 1 • Calcolare al variare di α ∈ R il limite lim nα (e n ( − 1) + 1). Dallo n →+∞ n sviluppo notevole dell’esponenziale per n → +∞ otteniamo ￿

1 cos − 1 − n 2 ￿ e dunque che lim = 0. n →+∞ 1 n − n2 + n

nα ( e n (

1

1 1 1 1 1 − 1) + 1) = nα ((1 + + 2 + o( 2 ))( − 1) + 1) n n 2n n n α−2 1 1 n = nα ( 2 + o( 2 )) ∼ 2n n 2

148

5. FUNZIONI DERIVABILI

Ne segue che
α
1 n

1 sin n 2 al variare di α > 0. 1 n→+∞ log(1 + α ) − 1 n n Si osservi innanzitutto che, dai limiti notevoli, per n → +∞ risulta 1 1 1 sin n 2 ∼ n2 . Inoltre, essendo α > 0, risulta nα → 0 e ricordando che 2 log(1 + x) = x − x + o(x2 ) per x → 0 otteniamo 2

• Calcolare lim

se α < 2 1 1 lim n (e ( − 1) + 1) = 2 se α = 2 n → +∞  n +∞ se α > 2

  0

1 1 1 1 1 1 ) − = α − 2α + o ( α ) − α n n n 2n n n 1 1 e dunque, se α < 1 allora n = o( nα ) e log(1 + log(1 + 1 1 1 1 1 ) − = α + o( α ) ∼ α α n n n n n

Mentre se α = 1 allora 1 1 1 1 1 log(1 + ) − = − 2 + o( 2 ) ∼ − 2 n n 2n n 2n 1 1 e se α > 1 allora nα = o( n ) e dunque log(1 + Ne segue che
1 sin n 2 1 log(1 + nα ) −

1 1 1 1 1 ) − = − + o( ) ∼ − α n n n n n  1   n 2− α ∼ −2  − 1 n
1 n

1 n

se α < 1 se α = 1 se α > 1

e quindi

1 sin n 2 lim n→+∞ log(1 + 1 )− nα

= ￿

0 se α ￿= 1 −2 se α = 1

• Studiare, al variare di α ∈ R, la continuit` a e la derivabilit` a in x = 0 della funzione ￿ αx e −1 se x > 0 x f ( x) = cos x se x ≤ 0 Ricordando che ey = 1 + y + o(y ) per y → 0, si ha che
x→ 0

lim f (x) = lim + +
x→ 0

e αx − 1 α x + o ( x) = lim = α, + x→ 0 x x

∀ α ∈ R.

7. FORMULA DI TAYLOR

149

Essendo lim f (x) = 1 = f (0), concludiamo che la funzione risulta − continua solo se α = 1. Supponendo α = 1, studiamo la derivabilit` a di f (x). Osserviamo che ￿ f (x) risulta derivabile in x < 0 con f (x) = − sin x e dunque che f (x) ammette derivata sinistra in x0 = 0 con ￿
f− (0) = lim f ￿ (x) = lim − sin x = 0. − − x→ 0 x→ 0
2

x→ 0

Inoltre essendo f (0) = 1, dallo sviluppo di Taylor ex = 1+ x + x + o ( x2 ) 2 si ottiene e x −1 −1 f (x) − f (0) x lim = lim = x→ 0 + x→ 0 + x x x2 + o ( x2 ) ex − 1 − x 1 2 = lim = lim = 2 2 + + x→0 x→ 0 x x 2 e dunque che f (x) ammette derivata destra in x0 = 0 uguale a 1 . Ne 2 concludiamo che f (x) non risulta derivabile in x0 = 0. • Studiare, al variare di α, β ∈ R, la continuit` a e la derivabilit` a in x0 = 0 della funzione ￿√ 2 1+x +cos x−α se x > 0 x2 f ( x) = sin β x se x ≤ 0 Abbiamo che lim f (x) = lim sin(β x) = 0 = f (0) mentre, essendo x→ 0 − √ x→ 0 − 2 2 per x → 0, 1 + x2 = 1 + x + o(x2 ) e cos x = 1 − x + o(x2 ), otteniamo 2 2 √ che 1 + x2 + cos x − α = 2 + o(x2 ) − α , da cui √ 1 + x2 + cos x − α 2 + o ( x2 ) − α lim f ( x ) = lim = lim =0 x→ 0 + x→ 0 + x→ 0 + x2 x se e solo se α = 2. Ne segue allora che la funzione risulta continua in x0 = 0 solo per α = 2. Supponendo α = 2, studiamo la derivabilit` a di f (x) in x0 = 0. Osserviamo che f (x) risulta derivabile in x < 0 con f ￿ (x) = β cos(β x) e dunque che f (x) ammette derivata sinistra in x0 = ￿ 0 con f− (0) = lim f ￿ (x) = lim β cos(β x) = β . Inoltre, dallo sviluppo − x→ 0 − √ x→ 0 2 4 2 4 di Taylor 1 + x2 = 1 + x −x + o(x4 ) e cos x = 1 − x +x + o ( x4 ) 2 8 2 12 √ 4 si ottiene 1 + x2 + cos x = 2 − x + o(x4 ) da cui 24 √ 4 −x + o ( x4 ) f (x) − f (0) 1 + x2 + cos x − 2 24 lim = lim = lim =0 x→0+ x→ 0 + x→ 0 + x x3 x3 e concludiamo che f (x) ammette derivata destra in x0 = 0 pari a 0. Ne segue allora che f (x) risulta derivabile in x0 = 0 solo se β = 0.

150

5. FUNZIONI DERIVABILI

8. Esercizi Studiare le seguenti funzioni
1. f (x) = x + log(1 − x) * 2. f (x) = x4 ex * 3. f (x) = x(log x − 1) * x 4. f (x) = * log |x| x 5. f (x) = |x2 −1| * e √ 6. f (x) = x2 − 1 + x * α + log x 7. f (x) = ,α∈R* 1 − log x 8. f (x) = (1 − x) log(1 − x) + αx, α ∈ R *
αx

9. f (x) = e x−1 * 10. f (x) = log |x − 1| + αx *

Determinare il numero di soluzioni delle seguenti equazioni trascendenti al variare dell’eventuale parametro α ∈ R
1. e−x |x2 − 1| = 1 √ √ 2. arcsin x = 1 − x2 3. log x = α(x − 1) 4. log(x + 1) = x2 + α √ √
α0 = log( 1+2 3 ) − 1 +

[3]*

[2 se α < α0 , 1 se α = α0 , 0 se α > α0 dove

[1]* [2 se α > 0, α ￿= 1, 1 se α ≤ 0 e α = 1]*

3 2 ]*

5. 6. 7. 8. 9. 10.

11. eαx = x2 con α > 0 x+1 12. x − arctan =α x−1 1 α 13. log(1 + ) = x x+1 14. arctan(αx) = x 15. e
−|x2 −1|

| x| α ex = 1 [3 se α > e, 2 se α = e, 1 se α < e]* 1 1 log |x| = αx [1 se |α| > e , 2 se α = ± 1 e e α = 0, 3 se 0 < |α| < e ]* α 1 1 1 log |x| = x [1 se |α| > 3 3 e , 2 se α = ± 3e e α = 0, 3 se 0 < |α| < 3e ]* e αx = x * log(x2 − 1) = x2 + α [0 se α > −2, 2 se α = −2 e α = 0, 4 se α < −2]* αx2 = log(1 + x2 ) [1 se α ≤ 0 e α ≥ 1, 3 se 0 < α < 1]*
2

1 1 [0 se α > 1 e , 2 se α = e , 4 se 0 < α < e ]*

[1 se |α − 1| ≥

π 2,

2 se |α − 1| <

π 2 ]*

[1 se α ￿= 1, 0 se α = 1]* [1 se α ≤ 1, 3 se α > 1]

1 1 = α [2 se 0 < α < 1 e e α = 1, 3 se α = e , 4 se e < α < 1, 0 se α ≤ 0 e α > 1]* 1 1 1 16. | log x| = αx2 , α > 0 [1 se α > 2 e , 2 se α = 2e , 3 se 0 < α < 2e ]* 1 1 1 17. log x = αx2 [1 se α ≤ 0 e α = 2 e , 0 se α = 2e , 2 se α > 2e ]*

8. ESERCIZI

151

Risolvere i seguenti problemi:
1. Determinare il massimo raggio del cilindro circolare retto inscritto ￿ in una sfera di raggio 1. [ 2 3 ]* 2. Determinare l’area massima tra tutti i rettangoli inscritti in un 2 2 ellisse di equazione x [4]* 4 + y = 1. 3. Determinare l’area massima tra le aree di tutti i triangoli isosceli √ inscritti in una circonferenza di raggio 1. [ 3 4 3 ]* 4. Determinare la distanza minima tra il grafico della funzione f ( x) = ￿ e−x e l’origine del piano
2

[

1 2 (1

+ log 2)]*

5. Determinare le dimensioni della scatola a base quadrata di volume pari a 8 m3 avente superficie esterna minima. [2 × 2 × 2]* 6. Determinare l’area massima tra tutti i rettangoli inscritti in un ellisse di semiassi a e b. [2ab]* 7. Determinare il valore massimo del prodotto di due numeri non negativi aventi somma pari ad a [a 2 ]* 8. Se la somma di due numeri non negativi ` e a, determinare il valore massimo della somma dei loro quadrati. [a2 ]*

Calcolare i seguenti limiti al variare di α ∈ R
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

1 1 lim n2 (e n2 − (cos )α [1 + α 2 ]* n → +∞ n 1 1 log(1 + n ) − sinα n √ lim √ [+∞ se α > 1, −∞ se α ≤ 1]* n → +∞ 3 n4 + 1 − 3 n4 − 1 ￿￿ ￿ α 1 lim n2 1 + − cos √ [∞ se α ￿= −1, − 1 6 se α = −1]* n → +∞ n n 1 1 sin( √ )− √ n n lim √ √ [−∞ se α < −1, − 1 3 se α = −1, 0 se α > −1]* n → +∞ ( n + nα − n) ￿ ￿ 1 1 lim nα (1 + )e− n − 1 [−∞ se α > 2, − 1 2 se α = 2, 0 se α < 2]* n → +∞ n √ n nα − 1 lim [α ]* log n 1 n→+∞ sin n − log(1 + n ) 1 lim n log(1 + nα ) − n2 sin [−∞ se α ≤ 0, +∞ se α > 0]* n → +∞ n √ 1 + nα − 1 lim [+∞ se α > −2, 1 se α = −2, 0 se α < −2]* n→+∞ sin 1 − log(1 + 1 n n

Determinare l’ordine di infinitesimo per x → 0+ delle seguenti funzioni al variare dell’eventuale parametro α ∈ R
1. f (x) = √ 1 − x2 − cos x x3 [1]

152

5. FUNZIONI DERIVABILI

√ − 2 1 + x2 + 1 √ 3. f (x) = e2 sin x − 1 + 4x √ 4. f (x) = e−x sin x − x cos 2x 2. f (x) = esin
2

x

[4]* [2]* [> 2]* [2]* [4]* [2]*

5. f (x) =

ex cos x
x2

6. f (x) = e

7. f (x) = log(1 + 8. f (x) = (x + ex sin x

− sin2 x − 1 x) ex 1)x

1 1− x

− cos x [2]* √ 9. f (x) = − x 1 + αx [2 se α ￿= 2, 3 se α = 2]* √ 1 α 10. f (x) = cos(x ) − 1 − sin x, α > 0 [1 se α > 1 2 , 2 se α = 2 , 2α se α< 1 2 ]* √ √ 11. f (x) = e 1+x−1 − 1 + x [2]* 12. f (x) = 13. f (x) = − sin(arctan x), α > 0 14. f (x) = log(1 + sin x) − α sin x √ 15. f (x) = cos x − 1 − α(cos x − 1) ￿ 2 16. f (x) = esin x − cos(αx) 17. f (x) = log(cos(αx)) + sin x
2 x 1− x x 1− x

− sin x 1 + 2x

− log(1 + arctan x)

[2]

18. f (x) = sin2 x + cos(αx2 ) − ex √ 2 19. f (x) = cos x − eαx 20. f (x) =
x2 1+x

2

[2 ∀α ∈ R]* √ [2 se α ￿= ± 2, 4 se α = ± 2]* √
1 [2 se α ￿= − 1 4 , 4 se α = − 4 ]*

1 [2 se α ￿= 1 2 , 4 se α = 2 ]*

[2]* [1 se α ￿= 1, 2 se α = 1]*

[4 ∀α]*

21. f (x) = sin x − x cos x + α log(1 + √ 22. f (x) = cos2 x − 1 − 2xα , α > 0 α = 2]*

− α log(cos x)

x2 )

[2 se α ￿= −2, 3 se α = −2]* [2 se α > 2, α se α < 2, 4 se [2 se α > 2, α se α < 2, 4 se

[2 se α ￿= 0, 3 se α = 0]*

23. f (x) = sin2 x − log(1 + xα ), α > 0 α = 2]*

Stabilire per quali valori di α, β ∈ R le seguenti funzioni risultano derivabili in x0 = 0:
1. f (x) = 2. f (x) = 3. f (x) = 4. f (x) = ￿ ￿ ￿ ￿
xα +1 ex2

se x > 0 se x ≤ 0 se x > 0 se x ≤ 0

1

[α = 1]* [α =
1 √ ]* 2

π α 2 − arctan x e αx − e −αx

sin(αx) − e
− 1 x2
1 1 −x e x2 α ex − 1

x x− 1

se x ≥ 0 se x < 0 se x > 0 se x ≤ 0

[α = −1]* [α = 1, β = −1]*

+ β sin x

8. ESERCIZI

153

5. f (x) =

6.

7. 8. 9. 10. 11. 12. 13.

14. f (x) = 15. 16.

xα (1 − cos x) se x > 0 [α = −2, β = 1 2 ]* β se x ≤ 0  1 2  x log(1 + x ) + 1 se x > 0 f ( x) = 1 [nessun α, β ]* se x = 0  1  x 1 αe + β arctan x se x < 0 ￿ x−log(1+x) − 21 se x > 0 x x3 f ( x) = [α = − 1 3 ]* α se x ≤ 0 ￿ 2 cos (x)−cos(x2 ) se x > 0 x2 f ( x) = [απ + 2k π , k ∈ Z]* cos(x + α) se x ≤ 0 ￿√ 2 1+x +cos x−β se x > 0 x f ( x) = [α = 0, β = 2]* α x e −1 se x ≤ 0 ￿ log(1+x) √ se x > 0 1+αx−1 f ( x) = [α = 2, β = 1]* β se x ≤ 0 ￿ xα log(sin x + 1) se 0 < x < π 2 f ( x) = [α = −1, β = 1]* β se x ≤ 0 ￿ αx e −1 se x > 0 x f ( x) = [α = β = 0]* β se x ≤ 0 ￿ β −arcsin(1−x) se 0 < x < 2 xα f ( x) = [continua per 0 < α < 1 2, 0 se x ≤ 0 β=π 2 ]*￿
√ ex − cos x+αx log(1+x) ￿

se 0 < x < 2

17. 18. 19.

arctan(β x) se x ≤ 0  2  x log(1+ x)+ex −α √ se 0 < x < 2 1+2x−1 f ( x) = sin(β x) se x ≤ 0 ￿ xα (1−cos x) √ √ se 0 < x ≤ π x− sin x f ( x) = [α > sin(β x) se −π ≤ x ≤ 0 β = 6]* ￿ √ x− log(1+x2 ) se 0 < x ≤ π log(1+xα ) f ( x) = ,α>0 2 eβ x − 1 se −π ≤ x ≤ 0 ￿ √ 2 αx 1+x −e se x > 0 x f ( x) = cos(β x) se x ≤ 0 ￿ 2 sin (αx)−sin(x2 ) se x > 0 x2 f ( x) = √ 1 + βx − 1 se x ≤ 0

[α = −1, β = 3 4 ]*

[α = 1, β = 2]*
3 2

e β = 0, α =

3 2

e

[0 < α < 2, ∀ β ]* [α = −1, ∀ β ]* [α = ±1, β = 0]*

154

5. FUNZIONI DERIVABILI

20. f (x) = 21. f (x) = 22. f (x) = ￿

￿ ￿

ex cos x −cos x+αx2 x (1 + x2 )β xex −α log(1+x) x e β x − e −β x

α arctan x−x sin x x

se x > 0 se x ≤ 0

se x > 0 se x ≤ 0

[α = −1, ∀β ]* [α = 1, β = 3 4 ]* [α = 1, β = −2]*

1 + βx

se x > 0 se x ≤ 0

CAPITOLO 6

Funzioni integrabili
1. Integrale di Riemann Data una funzione f (x) limitata e non negativa sull’intervallo [a, b], vogliamo determinare, se possibile, l’area della regione del piano compresa tra il grafico di f (x) e l’asse delle ascisse nell’intervallo [a, b]. Intuitivamente, per calcolare tale area potremo pensare di approssimarla mediante l’area di “plurirettangoli” inscritti e circoscritti in tale regione. Tale procedimento, noto sin dai tempi dei matematici ellenici ` e conosciuto come metodo di esaustione. Per formalizzazzare tale procedimento introduciamo le seguenti definizioni. Dato un intervallo chiuso e limitato [a, b], una partizione P di [a, b] ` e un insieme ordinato di un numero finito di punti distinti {x0 , x1 , · · · , xn }, n ∈ N, tali che a = x 0 < x 1 < · · · < x n − 1 < xn = b Data una funzione f (x) limitata sull’intervallo [a, b] e una partizione P = {x0 , x1 , · · · , xn } dell’intervallo [a, b], per ogni k = 1, · · · , n poniamo mk = inf {f (x) | x ∈ [xk−1 , xk ]} e Mk = sup{f (x) | x ∈ [xk−1 , xk ]}. Osserviamo che essendo f (x) limitata in [a, b] avremo che mk , Mk ∈ R per ogni k = 1, · · · , n. Diremo somma integrale inferiore relativa alla partizione P della funzione f (x) in [a, b] la somma sf ( P ) =
n ￿ k=1

m k ( x k − x k −1 )

e analogalmente, diremo somma integrale superiore relativa alla partizione P della funzione f (x) in [a, b] la somma Sf ( P ) =
n ￿ k=1

Mk ( x k − x k −1 ) .
155

156

6. FUNZIONI INTEGRABILI

0

x2 x3 x4 a x1 b Somma integrale superiore ed inferiore

Osserviamo che essendo mk ≤ Mk per ogni k = 1, · · · , n, risulta sf (P ) ≤ Sf (P ). Si pu` o inoltre provare che prese comunque due partizioni P e Q di [a, b] tali che Q ⊂ P (diremo che P ` e un raffinamento di Q) risulta s f ( Q ) ≤ s f ( P ) ≤ Sf ( P ) ≤ S f ( Q ) .

In particolare, considerata la partizione banale Q = {a; b}, avremo che per ogni partizione P di [a, b] risulta m(b − a) ≤ sf (P ) ≤ Sf (P ) ≤ M (b − a) essendo m = inf {f (x) | x ∈ [a, b]} e M = sup{f (x) | x ∈ [a, b]}. Ne segue in particolare che gli insiemi risultano limitati in R e dunque che esistono finiti l’estremo superiore s(f ) = sup{sf (P ) | P partizione di [a, b]}, che chiameremo integrale inferiore di f (x) in [a, b], e l’estremo inferiore S (f ) = inf {Sf (P ) | P partizione di [a, b]}, che chiameremo integrale superiore di f (x) in [a, b]. Per quanto precedentemente osservato risulta m ( b − a) ≤ s ( f ) ≤ S ( f ) ≤ M ( b − a) . Diremo allora che la funzione f (x) limitata sull’intervallo [a, b] ` e integrabile secondo Riemann sull’intervallo [a, b] se s(f ) = S (f ). Il valore comune viene denotato con ￿ b f (x) dx
a

{sf (P ) | P partizione di [a, b]} e {Sf (P ) | P partizione di [a, b]}

1. INTEGRALE DI RIEMANN

157

e detto integrale di Riemann di f (x) nell’intervallo [a, b]. f (x) ` e detta funzione integranda, a e b sono detti estremi di integrazione. Osserviamo che secondo la costruzione, se f (x) ≥ 0 in [a, b] allora ￿b l’integrale a f (x) dx indica l’area della regione del piano compresa tra il grafico di f (x) e l’asse delle ascisse in [a, b]. Ad esempio, ogni funzione costante f (x) = α risulta integrabile in ogni intervallo [a, b] ⊂ R, difatti per ogni partizione P = {x0 , x1 , · · · , xn } di [a, b] risulta e quindi mk = inf {f (x) | x ∈ [xk−1 , xk ]} = Mk = sup{f (x) | x ∈ [xk−1 , xk ]} = α s f ( P ) = S f ( P ) = α ( b − a) . s( f ) = S ( f ) = ￿
b a

Ne segue che

α dx = α(b − a).

Un esempio di funzione non integrabile in qualunque intervallo [a, b] ⊂ R` e dato dalla funzione di Dirichlet D(x). Difatti, per ogni partizione P = {x0 , x1 , · · · , xn } di [a, b], dalla densit` a dei numeri razionali risulta e Ne segue che mk = inf {D(x) | x ∈ [xk−1 , xk ]} = 0

Mk = sup{D(x) | x ∈ [xk−1 , xk ]} = 1. sD (P ) = 0 mentre SD (P ) = b − a

e quindi che s(D) = 0 ￿= S (D) = b − a . Vale il seguente risultato

`) Teorema 6.1. (Criterio di integrabilita Una funzione f (x) limitata nell’intervallo [a, b] risulta integrabile (secondo Riemann) in [a, b] se e solo se per ogni ε > 0 esiste una partizione Pε di [a, b] tale che Sf ( P ε ) − sf ( P ε ) < ε Dim. Supponiamo innanzitutto che per ogni ε > 0 esista una partizione Pε di [a, b] tale che sf (Pε ) − sf (Pε ) < ε e proviamo che f (x) ` e integrabile. Per definizione di somma integrale superiore ed inferiore abbiamo che Ne segue allora che s f ( P ε ) ≤ s ( f ) ≤ S ( f ) ≤ Sf ( P ε )

0 ≤ S ( f ) − s ( f ) ≤ Sf ( P ε ) − s f ( P ε ) < ε

158

6. FUNZIONI INTEGRABILI

ed essendo ε > 0 arbitrario, dalla precedente diseguaglianza otteniamo che S (f ) = s(f ) e dunque che f (x) risulta integrabile in [a, b]. Supponiamo ora f (x) integrabile in [a, b] e proviamo che per ogni ε > 0 esiste una partizione Pε di [a, b] tale che sf (Pε ) − sf (Pε ) < ε. Preso ε > 0, per definizione di somma integrale inferiore e di estremo superiore, esiste una partizione Qε di [a, b] tale che ε s ( f ) − < sf ( Q ε ) 2 e analogalmente, esiste una partizione Rε di [a, b] tale che ε S (f ) + > Sf (Rε ). 2 Considerata allora la partizione Pε = Qε ∪ Rε , avremo che sf (Qε ) ≤ sf (Pε ) e Sf (Pε ) ≤ Sf (Rε ) e dunque ε ε s ( f ) − < s f ( P ε ) ≤ Sf ( P ε ) < S ( f ) + 2 2 da cui, essendo per ipotesi f (x) integrabile e quindi s(f ) = S (f ), segue che Sf ( P ε ) − s f ( P ε ) < ε . ￿

Utilizzando il precedente criterio proviamo il seguente risultato
` delle funzioni monotone) Teorema 6.2. (di integrabilita Ogni funzione f (x) monotona nell’intervallo [a, b] ` e integrabile in [a, b]. Dim. Supponiamo f (x) crescente ed osserviamo innanzitutto che f (x) risulta limitata in [a, b]. Considerata ora una qualunque partizione P = {x0 , x1 , · · · , xn } di [a, b] risulta e mk = inf {f (x) | x ∈ [xk−1 , xk ]} = f (xk−1 )

Mk = sup{f (x) | x ∈ [xk−1 , xk ]} = f (xk ). Sia δP = max{xk − xk−1 | k = 1, · · · n}, allora Sf ( P ) − s f ( P ) = =
n ￿ k=1 n ￿ k=1

(Mk − mk )(xk − xk−1 )
n ￿ k=1

(f (xk ) − f (xk−1 ))(xk − xk−1 ) ≤ δP

(f (xk ) − f (xk−1 ))

Se f (b) = f (a) allora avremo che la funzione risulta costante in [a, b] e quindi, come gi` a osservato, integrabile. Se invece f (b) > f (a), per ogni ε ε > 0 scegliendo una partizione Pε tale che δPε < f (b)− f (a) , da quanto sopra avremo che Sf (Pε ) − sf (Pε ) ≤ δ (f (b) − f (a)) < ε

= δP (f (b) − f (a))

1. INTEGRALE DI RIEMANN

159

e quindi, dal criterio di integrabilit` a, che f (x) risulta integrabile. ￿

Dal precedente risultato segue ad esempio che risultano integrabili su ogni intervallo chiuso e limitato di R le funzioni [x], ex e log x. Sempre utilizzando il criterio di integrabilit` a si pu` o provare
` delle funzioni continue) Teorema 6.3. (di integrabilita Ogni funzione f (x) continua nell’intervallo [a, b] ` e integrabile in [a, b]. Dim. Sia ε > 0 e δ =
ε 2(b−a) .

Posto x0 = a definiamo
y ∈[x0 ,x]

x1 = sup{x ∈ [x0 , b] |

sup |f (y ) − f (x0 )| ≤ δ }.

Naturalmente x0 < x1 ≤ b ed essendo f (x) continua su [a, b] si ha che |f (x1 ) − f (x0 )| = δ. Poich` e sup[x0 ,x1 ] f (x) ≤ f (x0 ) + δ e inf [x0 ,x1 ] f (x) ≥ f (x0 ) − δ si ha anche che sup f (x) − inf f (x) ≤ 2δ.
[x0 ,x1 ] [x0 ,x1 ]

Procedendo induttivamente, dato n ∈ N supponiamo di aver determinato x0 < x1 < . . . < xn−1 ≤ b di modo tale che | f ( x k ) − f ( x k −1 ) | = δ e Se xn−1 < b definiamo xn = sup{x ∈ [x0 , b] / sup
y ∈[xn−1 ,x]

sup
[xk−1 ,xk ]

f ( x) −

[xk−1 ,xk ]

inf

f (x) ≤ 2δ,

∀ k = 1, ..., n−1.

| f ( y ) − f ( x n − 1 ) | ≤ δ }.

Vale naturalmente che x0 < x1 < . . . < xn−1 < xn ≤ b ed essendo f (x) continua su [a, b] si ha che |f (xn ) − f (xn−1 )| = δ. Essendo sup[xn−1 ,xn ] f (x) ≤ f (xn−1 ) + δ e inf [xn−1 ,xn ] f (x) ≥ f (xn−1 ) − δ ne risulta che sup f (x) − inf f (x) ≤ 2δ. Mostriamo che per un certo n0 ∈ N risulta xn0 = b. Infatti, se ci` o non fosse vero, tramite il procedimento induttivo introdotto risulta definita una successione crescente x0 < x1 < . . . < xn < xn+1 < . . . < b tale che |f (xn+1 ) − f (xn )| = δ, ∀n ∈ N. (11) Essendo (xn )n∈N successione monotona e limitata, tale successione risulta convergente, sia x∞ ∈ (a, b] tale che xn → x∞ . Essendo f (x) continua su [a, b] si ha allora f (xn ) → f (x∞ ) per n → +∞ in contraddizione con la condizione (11).
[xn−1 ,xn ] [xn−1 ,xn ]

160

6. FUNZIONI INTEGRABILI

L’insieme P = {x0 = a < x1 < . . . < xn0 = b} definisce allora una partizione di [a, b] per la quale Sf ( P ) − s f ( P ) =
n0 ￿

(

sup

≤ 2δ

n=1 x∈[xn−1 ,xn ] n0 ￿ n=1

f ( x) −

x∈[xn−1 ,xn ]

inf

f (x))(xn − xn−1 ) ≤

(xn − xn−1 ) = 2δ (b − a) = ε

e quindi, dal Criterio di integrabilit` a, segue che f (x) risulta integrabile in [a, b]. ￿

Dal precedente risultato otteniamo che tutte le funzioni elementari risultano integrabili su ogni intervallo chiuso e limitato del loro dominio. Le funzioni continue e monotone non esauriscono per` o l’insieme delle funzioni integrabili. Ad esempio si pu` o provare che risultano integrabili le funzioni limitate con un numero finito di punti di discontinuit` a. Si pu` o provare, attraverso la definizione, che valgono le seguenti propriet` a elementari dell’integrale di Riemann. ` di additivita ` 1. Proprieta Sia f (x) funzione integrabile secondo Riemann sull’intervallo [a, b]. Se c ∈ (a, b) allora f (x) ` e integrabile in [a, c] e [c, b] e vale ￿ b ￿ c ￿ b f (x) dx = f (x) dx + f (x) dx
a a c

` di linearita ` 2. Proprieta Siano f (x) e g (x) funzioni integrabili secondo Riemann sull’intervallo [a, b] e sia α ∈ R. Allora le funzioni f (x) + g (x) e αf (x) sono integrabili in [a, b] e vale ￿ b ￿ b αf (x) dx = α f (x) dx
a a

e

` di monotonia 3. Proprieta Siano f (x) e g (x) funzioni integrabili secondo Riemann sull’intervallo [a, b]. Se f (x) ≤ g (x) per ogni x ∈ [a, b] allora ￿ b ￿ b f (x) dx ≤ g (x) dx
a a ￿

b

f (x) + g (x) dx =
a ￿

b

f (x) dx +
a ￿

b

g (x) dx
a

2. TEOREMA FONDAMENTALE DEL CALCOLO INTEGRALE

161

In particolare, se f (x) ` e funzione integrabile in [a, b] e se f (x) ≥ 0 per ￿b ogni x ∈ [a, b] avremo che a f (x) dx ≥ 0. Inoltre, se f (x) ` e funzione integrabile in [a, b] allora si pu` o provare che |f (x)| ` e integrabile in [a, b] (non vale per` o il viceversa, si pensi ad esempio alla funzione f (x) = 1 se x ∈ Q e f (x) = −1 se x ∈ R \ Q). Inoltre, ricordando che −|f (x)| ≤ f (x) ≤ |f (x)| per ogni x ∈ [a, b], risulta ￿ ￿ ￿
b b b

a

|f (x)| dx ≤ | ￿
b a

a

f (x) dx ≤ ￿
b a

a

|f (x)| dx

e dunque ￿

b Infine, sar` a utile definire a f (x) dx anche se a ≥ b. Se b < a e f (x) ` e funzione integrabile secondo Riemann in [b, a], poniamo ￿ b ￿ a f (x) dx = − f (x) dx
a b

f (x) dx| ≤

|f (x)| dx

mentre se a = b poniamo ￿

b L’integrale sopra definito, a f (x) dx con a, b ∈ R qualunque, viene detto integrale definito di f (x) nell’intervallo di estremi a e b. 2. Teorema fondamentale del calcolo integrale Data una funzione f (x) integrabile nell’intervallo [a, b], per ogni x ∈ [a, b] risulta definita la funzione ￿ x F ( x) = f (t) dt
a ￿

b

f (x) dx = 0.
a

detta funzione integrale di f (x) nell’intervallo [a, b]. ￿b F (a) = 0 e F (b) = a f (t) dt. Inoltre, vale

Si osservi che

` della funzione integrale) Teorema 6.4. (di continuita Sia f (x) funzione integrabile nell’intervallo [a, b]. Allora la funzione ￿x integrale F (x) = a f (t) dt risulta continua in [a, b]. Dim. Per ogni x0 ∈ [a, b], proviamo che lim F (x) = F (x0 ) ovvero che x→ x0 ￿ x lim F (x) − F (x0 ) = lim f (t) dt = 0
x→ x0 x→ x0 x0

162

6. FUNZIONI INTEGRABILI

Essendo f (x) limitata in [a, b], siano m, M ∈ R tali che m ≤ f (t) ≤ M per ogni t ∈ [a, b]. Allora, se a ≤ x0 < x < b, dalla propriet` a di monotonia dell’integrale, risulta ￿ x m(x − x0 ) ≤ f (t) dt ≤ M (x − x0 )
x0

e dunque dal Teorema del confronto avremo che ￿ x lim f (t) dt = 0
x→ x+ 0 x0

Analogalmente, se a < x < x0 ≤ b si ha che ￿ x0 ￿ x m(x0 − x) ≤ f (t) dt = − f (t) dt ≤ M (x0 − x)
x x0

e quindi che

Dunque lim F (x) = F (x0 ) e F (x) risulta continua in ogni x0 ∈ [a, b].
x→ x0

x→ x− 0

lim ￿

x

f (t) dt = 0.
x0 ￿

Nell’ipotesi in cui la funzione integranda risulti continua proveremo che la funzione integrale risulta non solo continua ma anche derivabile. A tale risultato premettiamo il seguente risultato Teorema 6.5. (della media integrale) Sia f (x) funzione continua in [a, b]. Allora esiste x0 ∈ [a, b] tale che ￿ b 1 f ( x0 ) = f (x) dx b−a a
[a,b] [a,b]

Dim. Poich` e f ( x) ` e funzione continua nell’intervallo [a, b], dal Teorema di Weierstrass abbiamo che esistono m = min f (x) e M = max f (x) e per ogni x ∈ [a, b] risulta m ≤ f (x) ≤ M . Dalla propriet` a di confronto per l’integrale segue allora che ￿ b m(b − a) ≤ f (x) dx ≤ M (b − a) da cui risulta che m ≤ a f (x) dx ≤ M . Dal Teorema dei valori intermedi abbiamo che f (x) assume tutti i valori compresi tra m e M , in particolare ￿b 1 avremo allora che esiste x0 ∈ [a, b] tale che f (x0 ) = b− ￿ a a f (x) dx.
1 b−a ￿

b

a

Utilizzando il precedente risultato proviamo che se l’integranda ` e funzione continua allora la corrispondente funzione integrale ` e derivabile.

Teorema 6.6. (fondamentale del calcolo integrale) Sia ￿ x f (x) funzione continua in [a, b].￿ Allora la funzione integrale F (x) = f (t) dt ` e derivabile in (a, b) e F (x) = f (x) per ogni x ∈ (a, b). a

2. TEOREMA FONDAMENTALE DEL CALCOLO INTEGRALE

163

Dim. Dato x0 ∈ (a, b) proviamo che F ( x 0 + h) − F ( x 0 ) = f ( x0 ) h→ 0 h lim A tale scopo osserviamo che dalla propriet` a di additivit` a, per ogni h tale che x0 + h ∈ (a, b) risulta ￿ x0 + h ￿x ￿ f (t) dt − a 0 f (t) dt F ( x 0 + h) − F ( x 0 ) 1 x0 + h a = = f (t) dt. h h h x0 Dal Teorema della media integrale abbiamo che esiste xh compreso tra x0 ￿ 1 x0 +h e x0 + h tale che h f (t) dt = f (xh ). Per h → 0 si ha che xh → x0 e x0 dunque, essendo f (x) continua in x0 , avremo che f (xh ) → f (x0 ). Otteniamo allora che ￿ F ( x 0 + h) − F ( x 0 ) 1 x0 + h ￿ F (x0 ) = lim = lim f (t) dt h→ 0 h → 0 h x0 h = lim f (xh ) = f (x0 ).
h→ 0

Ad esempio, la funzione F (x) = 0 [t]dt risulta funzione continua in ogni x0 ∈ R ma non risulta derivabile in ogni x0 ∈ Z. Data una funzione f (x) definita in [a, b], una funzione G(x) continua in [a, b], derivabile in (a, b) e tale che G￿ (x) = f (x) per ogni x ∈ (a, b) ` e detta primitiva di f (x) in [a, b]. I precedenti risultati e continua in [a, b] la funzione ￿ x provano che se f (x) ` integrale F (x) = a f (t) dt ` e una primitiva di f (x) in [a, b]. Si osservi inoltre che se F (x) ` e una primitiva di f (x) in [a, b] anche la funzione G( x) = F ( x) + c ` e una primitiva di f (x). Dalla caratterizzazione delle funzioni costanti segue immediatamente che vale anche il viceversa. Proposizione 6.1. (Caratterizzazione delle primitive) Se F (x) e G(x) sono due primitive di f (x) in [a, b] allora esiste c ∈ R tale che G(x) = F (x) + c per ogni x ∈ [a, b]. Osserviamo che il precedente risultato vale solo in intervalli della retta 1 reale. Ad esempio, abbiamo che log x ` e una primitiva di x in ogni 1 intervallo [a, b] ⊂ (0, +∞) mentre log(−x) ` e una primitiva di x in ogni intervallo [a, b] ⊂ (−∞, 0) ma non esiste alcun c ∈ R tale che log x = log(−x) + c. Utilizzando i precedenti risultati possiamo provare il seguente risultato ￿

x ￿

164

6. FUNZIONI INTEGRABILI

Teorema 6.7. (Formula fondamentale del calcolo integrale) Sia f (x) funzione continua in [a, b] e sia G(x) una sua primitiva in [a, b]. Allora ￿ b f (x) dx = G(b) − G(a) = [G(x)]b a.
a ￿

x Dim. Considerata la funzione integrale F (x) = a f (t) dt, dal Teorema fondamentale del calcolo integrale, abbiamo che F (x) ` e una primitiva di f (x) in [a, b]. Dal Teorema di caratterizzazione delle primitive, ottiene allora ￿ si x che esiste una costante c ∈ R tale che G(x) = F (x) + c = a f (t) dt + c per ogni x ∈ [a, b]. Ponendo x = a, essendo F (a) = 0, otteniamo che G(a) = c e dunque ￿ x G( x ) = f (t) dt + G(a), ∀x ∈ [a, b].
a

Ponendo x = b otteniamo infine G(b) = G( b) − G( a ) = ￿ ￿

b
a a

f (t) dt + G(a) e dunque che vale f (t) dt.

b ￿

Ad esempio, osservato che G(x) = x ` e una primitiva di f (x) = x2 in 3 [0, 1] ⊂ R, dal precedente Teorema abbiamo che ￿ 3 ￿1 ￿ 1 x 1 2 x dx = = . 3 0 3 0 3. Integrali indefiniti Dai risultati visti nel precedente paragrafo il problema del calcolo dell’integrale definito ci porta alla ricerca delle primitive della funzione integranda. Diamo allora la seguente definizione. Data una funzione f (x) continua nell’intervallo [a, b], si dice integrale indefinito di f (x) in [a, b] l’insieme di tutte le primitive di f (x) in [a, b]. Indicheremo tale insieme con il simbolo ￿ f (x)dx = {F (x) | F (x) primitiva di f (x)} dove viene sottointeso l’intervallo [a, b] in cui si cercano le primitive (e dove f (x) risulta continua). Osserviamo che dal Teorema di caratterizzazione delle funzioni costanti abbiamo che se G(x) ` e una primitiva di f (x) in [a, b] allora tutte e sole

3

3. INTEGRALI INDEFINITI

165

le primitive di f (x) in [a, b] saranno della forma G(x) + c per qualche costante c ∈ R. Scriveremo allora ￿ f (x) dx = G(x) + c, c ∈ R, essendo G(x) una qualunque primitiva di f (x), omettendo le parentesi che indicano l’insieme. Quindi ad esempio abbiamo che ￿ x3 2 x dx = + c, c ∈ R 3 Ricordando le derivate delle funzioni elementari otteniamo i seguenti integrali immediati. ￿
xα+1 x dx = + c, α ￿= −1 α+1 ￿ 1 dx = log |x| + c ￿ x ex dx = ex + c ￿ sin x dx = − cos x + c ￿ cos x dx = sin x + c ￿ 1 dx = tan x + c 2x cos ￿ sinh x dx = cosh x + c
α

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

8. 9. ￿

￿ ￿ ￿

cosh x dx = sinh x + c 1 dx = arctan x + c 1 + x2 √ √ 1 dx = arcsin x + c 1 − x2 1 x2

10. 11.

Osservato inoltre che dalla regola di derivazione della funzione composta, se G(x) ` e primitiva di g (x) allora (G(f (x))￿ = g (f (x))f ￿ (x), ne segue che ￿ g (f (x))f ￿ (x) dx = G(f (x)) + c. Quindi, dai precedenti integrali immediati deduciamo i seguenti integrali riconducibili ad integrali immediati.
1. 2. f ￿ ( x) dx = log |f (x)| + c ￿ f ( x) 3. ef (x) f ￿ (x) dx = ef (x) + c ￿ ￿ f (x)α f ￿ (x) dx = f (x)α+1 + c, α ￿= −1 α+1

dx = settsinh x + c +1 ￿ = log(x + x2 + 1) + c ￿ 1 √ 12. dx = settcosh x + c 2 x￿ −1 = log(x + x2 − 1) + c

166

6. FUNZIONI INTEGRABILI

4. 5. 6. 7. 8. ￿

￿ ￿ ￿ ￿

sin f (x)f ￿ (x) dx = − cos f (x) + c cos f (x)f ￿ (x) dx = sin f (x) + c sinh f (x)f ￿ (x) dx = cosh f (x) + c cosh f (x)f ￿ (x) dx = sinh f (x) + c

Vediamo qualche esempio ￿ 2 2 • 2xex +1 dx = ex +1 + c, • • ￿ ￿ sin x cos x dx = 1 2 x1+x 1 √

f ￿ ( x) dx = arctan f (x) + c 2 ￿ 1 + f￿ (x) f ( x) ￿ 9. dx = arcsin f (x) + c 2 1 − f ( x ) ￿ ￿ f ￿ ( x) ￿ 10. dx = settsinh f (x) + c = log(f (x) + f (x)2 + 1) + c f ( x) 2 + 1 ￿ ￿ f ￿ ( x) ￿ 11. dx = settcosh f (x)+ c = log(f (x)+ f (x)2 − 1)+ c 2 f ( x) − 1

sin2 x + c, 2 √ dx = arctan x + c.

Per ricondursi ad integrali del precedente tipo potremo usare la seguente propriet` a di linearit` a dell’integrale indefinito che segue dalla propriet` a di linearit` a della derivata: ￿ ￿ ￿ αf (x) + β g (x) dx = α f (x) dx + β g (x) dx, ∀α, β ∈ R Vediamo qualche esempio. ￿ ￿ 1 1 3 3 2 x3 +2 • xe dx = 3x2 ex +2 dx = ex +2 + c, 3 3 ￿ ￿ ￿ sin x − sin x • tan x dx = dx = − dx = − log | cos x| + c, cos x cos x ￿ ￿ ￿ 3 2 • tan x dx = tan x tan x dx = tan x(tan2 x + 1) − tan xdx ￿ ￿ 1 2 = tan x(tan x + 1)dx − tan x = tan2 x + log | cos x| + c. 2

3. INTEGRALI INDEFINITI

167 ￿

￿ ￿ 1 1 x3 1 1 4 x3 • dx = − dx = − dx x(x4 + 1) x x4 + 1 x 4 x4 + 1 1 = log |x| − log |x4 + 1| + c 4 Dalla regola di derivazione del prodotto di due funzioni (f (x)g (x))￿ = f ￿ (x)g (x) + f (x)g ￿ (x) si ottiene la seguente regola di integrazione per parti ￿ ￿ ￿ f (x)g (x) dx = f (x)g (x) − f ￿ (x)g (x) dx, il termine f (x) nel primo integrale viene detto fattore finito mentre g ￿ (x) viene detto fattore differenziale. ￿

Vediamo qualche esempio notevole. ￿ ￿ x x • xe dx = xe − ex dx = xex − ex + c ￿ ￿ • log x dx = x log x − dx = x log x − x + c ￿ ￿ 2 2 • x sin x dx = −x cos x + 2 x cos x dx ￿ 2 = −x cos x +2x sin x − 2 sin x dx = −x2 cos x +2x sin x +2 cos x + c ￿ ￿ x x • I = e cos x dx = e cos x + ex sin xdx ￿ x x = e cos x + e sin x − ex cos xdxx = ex (cos x + sin x) − I da cui I = e2 (cos x + sin x) + c ￿ ￿ x x • I = sin x cos xe dx = e sin x cos x − (cos2 x − sin2 x)ex dx ￿ x x 2 2 = e sin x cos x − e (cos x − sin x) − 4 sin x cos xex dx da cui I = 1 ex (sin2 x + sin x cos x − cos2 x) + c 5 ￿ √ ￿ √ x2 •I= 1 − x2 dx = x 1 − x2 + √ dx 1 − x2 ￿ ￿ √ √ 1 = x 1 − x2 − 1 − x2 dx + √ dx 2 1 − x √ = x 1 − x2 − I + arcsin x √ da cui otteniamo I = 1 ( x 1 − x2 + arcsin x) + c 2 = ex (sin2 x + sin x cos x − cos2 x) − 4I
x

168

6. FUNZIONI INTEGRABILI

x2 •I= 1 + dx = x 1 + − √ dx 1 + x2 ￿ ￿ √ √ 1 = x 1 + x2 − 1 + x2 dx + √ dx 1 + x2 √ = x 1 + x2 − I + settsinh x √ da cui I = 1 ( x 1 + x2 + settsinh x) + c 2 √ √ 1 = 2 (x 1 + x2 + log(x + 1 + x2 )) + c x2 x2 ￿ ￿

√ ￿

Come ultimo esempio calcoliamo ￿ 1 dx = (1 + x2 )2 ￿

1 dx. Abbiamo (1 + x2 )2 ￿

1 x2 dx − dx 1 + x2 (1 + x2 )2 ￿ − 2x 1 = arctan x + 2 x dx (1 + x2 )2 ￿ x 1 1 1 = arctan x + 2 −2 dx 2 1+x 1 + x2 x =1 arctan x + 1 +c 2 2 1 + x2

Procedendo con la medesima tecnica, si pu` o provare la seguente formula ricorsiva In = ￿ 1 1 x 2n − 3 dx = + I n −1 , (1 + x2 )n 2(n − 1) (x2 + 1)n−1 2(n − 1) ∀ n ∈ N,

essendo I1 = arctan x + c. Dalla regola di derivazione delle funzioni composte, si ottiene la seguente regola di integrazione per sostituzione ￿ f (x) dx = ￿ f (ϕ(t))ϕ￿ (t) dt

Formalmente, tramite la sostituzione x = ϕ(t) i termini dell’integrale divengono f (x) = f (ϕ(t)) e dx = ϕ￿ (t) dt. Esempi

3. INTEGRALI INDEFINITI

169

1 dt 1+t2 ￿

tan3 x dx. Ponendo tan x = t da cui x = arctan t e dunque dx = otteniamo ￿ t3 1 2t tan x dx = dt = t − dt 2 1+t 2 1 + t2 t2 1 tan2 x 1 = − log(1 + t2 ) + c = − log(1 + tan2 x) + c 2 2 2 2 1 = tan2 x + log | cos x| + c 2
3 ￿ ￿

√ 1 dx. Ponendo x + 1 = t, da cui x = t2 − 1 e 2 x+1+x+2 quindi dx = 2tdt, si ottiene • √ ￿ 1 √ dx = 2 x+1+x+2 2t dt t2 + 2 t + 1 ￿ 2t + 2 2 = − dt t2 + 2t + 1 (t + 1)2 2 = log(t2 + 2t + 1) + +c t+1 √ 2 = log(x + 2 + 2 x + 1) + √ +c x+1+1 ￿ ￿

• ￿

sin2 x cos x dx. Posto t = sin x da cui dt = cos xdx otteniamo 1 + sin x ￿ sin2 x cos x dx = 1 + sin x = ￿ t2 dt = 1+t ￿ 1 dt 1+t

t−1+

t2 − t + log |t + 1| + c 2 sin2 x = − sin x + log(sin x + 1) + c 2

170

6. FUNZIONI INTEGRABILI

integrando per parti otteniamo ￿ ￿ ￿ √ 2 arctan x dx = 2t arctan tdt = t arctan t − = t2 arctan t − t + arctan t + c = x arctan ￿ √ √ x− √ x + arctan √ ￿

arctan

x dx.

Posto t =

x e quindi x = t2 e dx = 2tdt, t2 dt 1 + t2

x+c

ponendo x = sin t e dunque dx = cos t dt, otteniamo ￿ √ ￿ ￿ ￿ 2 2 I= 1 − x dx = 1 − sin t cos t dt = cos2 t dt ed integrando per parti ne segue che ￿ ￿ 2 I = cos t dt = sin t cos t + sin2 t dt ￿ = sin t cos t + (1 − cos2 t)dt = sin t cos t + t − I √ da cui, essendo x = sin t, 1 − x2 = | cos t| e t = arcsin x, ￿ √ 1 I= 1 − x2 dx = (sin t cos t + t) + c 2 √ 1 = (x 1 − x2 + arcsin x) + c 2 ￿ √

1 − x2 dx (gi` a incontrato). Ricordando che cos2 t + sin2 t = 1,

cosh t e dunque dx = sinh t dt, otteniamo ￿ √ ￿ ￿ ￿ 2 I= x2 − 1 dx = cosh t − 1 sinh t dt = sinh2 t dt

x2 − 1 dx. Ricordando che cosh2 t − sinh2 t = 1, ponendo x =

ed integrando per parti ne segue che ￿ ￿ 2 I = sinh t dt = sinh t cosh t − cosh2 t dt ￿ = sinh t cosh t − (sinh2 t + 1)dt = sinh t cosh t − t − I

3. INTEGRALI INDEFINITI

171

√ da cui, essendo x = cosh t, x2 − 1 = sinh t e t = settcosh x, ￿ √ 1 I= x2 − 1 dx = (sinh t cosh t − t) + c 2 √ 1 = (x x2 − 1 − settcosh x) + c 2 √ 1 √ = (x x2 − 1 − log(x + x2 − 1)) + c 2 ￿ 1 √ • dx. Ponendo x = cosh t, dunque t = settcosh x (si (x + 1) x2 − 1 osservi che con tale posizione t > 0) e dt = √x1 2 −1 dx, otteniamo ￿ ￿ 1 1 √ dx = dt 2 cosh t + 1 (x + 1) x − 1 ￿ et 2 2 √ =2 =− t +c=− +c t 2 (e − 1) e −1 x + x2 − 1 − 1 √ essendo settcosh x = log(x + x2 − 1). Vediamo infine il caso notevole di integrazione delle funzioni razionali.
P ( x) Data una funzione razionale R(x) = Q , con P (x) polinomio di grado ( x) m e Q(x) polinomio di grado n. Osserviamo che se m ≥ n ` e possibile decomporre R(x) nella forma:

R ( x ) = P0 ( x ) +

P1 ( x ) Q( x)

dove il polinomio P0 (x) ` e detto parte intera di R(x) e P1 (x) ` e polinomio di grado m1 < n. Considereremo quindi nel seguito solo funzioni P ( x) razionali R(x) = Q dove m < n. ( x) Per quanto riguarda la determinazione di una primitiva di una funzione razionale R(x) iniziamo a considerare il seguente caso αx + β R ( x) = 2 . x + bx + c La tecnica di integrazione di tali funzioni risulta differente a seconda del segno del discriminante ∆ = b2 − 4c. • ∆ > 0. In questo caso, dette x1 e x2 le due radici reali distinte del polinomio x2 + bx + c, potremo scrivere x2 + bx + c = (x − x1 )(x − x2 ) e si determinano due costanti A, B ∈ R tali che αx + β A B = + . x2 + bx + c x − x1 x − x2

172

6. FUNZIONI INTEGRABILI

Avremo allora ￿ ￿ ￿ αx + β A B dx = dx + dx 2 x + bx + c x − x1 x − x2 = A log |x − x1 | + B log |x − x2 | + c. Vediamo un esempio. ￿ dx . Abbiamo ∆ = 9 > 0 e x2 + x − 2 = (x + 2)(x − 1). 2 x +x−2 Cerchiamo allora due costanti A, B ∈ R tali che x2 1 A B (A + B )x + 2B − A = + = . +x−2 x+2 x−1 (x + 2)(x − 1) ￿ A = −1 3 B=1 3

Le costanti A e B saranno date da ￿ A+B =0 ⇐⇒ 2A − B = 1 Allora ￿ ￿

￿ dx dx dx 1 1 = −3 +3 2 x +x−2 x+2 x−1 1 1 = − 3 log |x + 2| + 3 log |x − 1| + c.

• ∆ = 0. In questo caso, detta x0 l’unica radice reale del polinomio x2 + bx + c, potremo scrivere x2 + bx + c = (x − x0 )2 . Si procede quindi nel seguente modo. Se α = 0 otteniamo immediatamente ￿ ￿ β β β dx = dx = − + c. 2 2 x + bx + c ( x − x0 ) x − x0 Mentre se α ￿= 0 si procede come segue ￿ ￿ β 2x + 2α αx + β α dx = dx x2 + bx + c 2 x2 + bx + c ￿ ￿ 2β −b α 2x + b α α = dx + dx 2 2 x + bx + c 2 ( x − x0 ) 2 b β−α α 2 2 = log(x + bx + c) − + c. 2 x − x0 In alternativa, si determinano due costanti A, B ∈ R tali che x2 αx + β A B = + + bx + c x − x0 ( x − x0 ) 2

3. INTEGRALI INDEFINITI

173

ottenendo ￿

αx + β dx = 2 x + bx + c

B dx ( x − x0 ) 2 B = A log |x − x0 | − + c. x − x0 ￿

A dx + x − x0 ￿

Un esempio ` e il seguente ￿ x+2 dx. Abbiamo ∆ = 0 e x2 − 4x + 4 = (x − 2)2 . Si procede 2 x − 4x + 4 nel seguente modo ￿ ￿ x+2 1 2x + 4 dx = dx 2 2 x − 4x + 4 2 x − 4x + 4 ￿ ￿ 1 2x − 4 1 8 = dx + dx 2 2 x − 4x + 4 2 (x − 2)2 1 4 = log(x2 − 4x + 4) − + c. 2 x−2 In alternativa, si determinano A, B ∈ R tali che x+2 A B Ax + B − 2A = + = . 2 2 x − 4x + 4 x − 2 (x − 2) (x − 2)2 Le costanti A e B saranno date da ￿ ￿ A=1 A=1 ⇐⇒ 2B − A = 2 B=4 Allora ￿ ￿ ￿ x+2 dx dx 4 dx = +4 = log |x − 2| − + c. 2 2 x − 4x + 4 x−2 (x − 2) x−2 • ∆ < 0. In questo caso il polinomio x2 + bx + c risulta indecomponibile (in R) e procediamo nel seguente modo. Se α = 0 otteniamo ￿ ￿ 1 β dx = β 2 2 dx 2 b 2 x + bx + c (x + bx + 4 ) + (c − b4 ) ￿ 1 =β 2 dx b 2 (x + 2 ) + (c − b4 ) ￿ 2β 2 1 √ =√ dx 2 x + b 4 c − b2 4 c − b 2 ( √ 4c− b 2 ) 2 + 1 =√ 2β 2x + b arctan( √ ) + c. 4 c − b2 4 c − b2

174

6. FUNZIONI INTEGRABILI

Mentre se α ￿= 0 si procede come segue ￿ ￿ β 2x + 2α αx + β α dx = 2 dx x2 + bx + c x2 + bx + c ￿ ￿ 2β 2x + b −b α α α = 2 dx + 2 dx x2 +bx+c 2 x + bx + c ￿ 1 b =α log(x2 + bx + c) + (β − α ) 2 2 dx 2 2 (x2 + bx + b4 ) + (c − b4 ) ￿ 2 1 2 α αb √ 2 √ = 2 log(x + bx + c) + (β − 2 ) 4c−b2 dx 2 x + b 2 4 c − b ( √ 4c− b 2 ) 2 + 1 =
α 2

log(x2 + bx + c) +

2β − α b √ 4 c− b 2

2x + b arctan( √ )+c 4 c − b2

Vediamo un esempio. ￿ x+2 dx. Abbiamo ∆ = −4 < 0 e procediamo nel seguente 2 x − 2x + 2 modo ￿ ￿ x+2 1 2x + 4 dx = dx x2 − 2 x + 2 2 x2 − 2 x + 2 ￿ ￿ 1 2x − 2 1 6 = dx + dx 2 2 2 x − 2x + 2 2 x − 2x + 2 ￿ 1 1 2 = log(x − 2x + 2) + 3 dx 2 2 (x − 2x + 1) + 1 ￿ 1 1 2 = log(x − 2x + 2) + 3 dx 2 (x − 1)2 + 1 1 = log(x2 − 2x + 2) + 3 arctan(x − 1) + c. 2
P ( x) Nel caso di funzioni razionali del tipo R(x) = Q con Q(x) polinomio ( x) di grado 3, si proceder` a come nei seguenti esempi che illustrano le diverse situazioni (a seconda degli zeri del polinomio a denominatore Q(x)) che si possono incontrare in questo caso.

• ￿

x dx. Determiniamo A, B, C ∈ R tali che (x − 1)(x − 2)(x − 3) x A B C = + + . (x − 1)(x − 2)(x − 3) x−1 x−2 x−3

3. INTEGRALI INDEFINITI

175

Si ottiene A = 1 , B = −2, C = 3 e quindi 2 2 ￿ ￿ ￿ x 1 3 1 1 1 dx = 2 dx − 2 x− dx + dx 2 (x − 1)(x − 2)(x − 3) x−1 2x−3 1 3 = log |x − 1| − 2 log |x − 2| + log |x − 3| + c 2 2 • ￿ x2 − x + 1 dx. Determiniamo A, B, C ∈ R tali che x(x − 1)2

x2 − x + 1 A B C = + + . 2 x(x − 1) x x − 1 (x − 1)2 Si ottiene A = 1, B = 0, C = 1 e quindi ￿ 2 ￿ ￿ x −x+1 1 1 1 dx = dx + dx = log |x| − +c 2 2 x(x − 1) x (x − 1) x−1 • ￿ x2 + x dx. Determiniamo A, B, C ∈ R tali che (x + 1)3

x2 + 2 x A B C = + + . 3 2 (x + 1) x + 1 (x + 1) (x + 1)3 Si ottiene A = 1, B = 0, C = −1 e quindi ￿ 2 ￿ ￿ x + 2x 1 1 1 1 dx = dx − dx = log | x +1 | + +c 2 (x + 1)3 x+1 (x + 1)3 (x + 1)2 ￿ x−2 • . Osservato che (x2 − 2x + 2) non ammette (x − 1)(x2 − 2x + 2) radici reali, determiniamo A, B, C ∈ R tali che x−2 A Bx + C = + 2 . 2 (x − 1)(x − 2x + 2) x − 1 x − 2x + 2 Si ottiene A = −1, B = 1, C = 0 e quindi, per quanto visto nei precedenti esempi ￿ ￿ ￿ x−2 1 x dx = − dx + dx 2 2 (x − 1)(x − 2x + 2) x−1 x − 2x + 2 1 = − log |x − 1| + log(x2 − 2x + 2) + arctan(x − 1) + c 2
P (x) Nel caso di funzioni razionali del tipo R(x) = Q con Q(x) polinomio ( x) di grado maggiore di 3, le situazioni che si potranno incontrare saranno chiaramente pi` u numerose. Tali casi si tratteranno essenzialmente come negli esempi precedenti.

176

6. FUNZIONI INTEGRABILI

Ad esempio, per calcolare

stanti A, B, C, D ∈ R tali che x (x − 1)2 (x + 1)x = ￿

x+2 dx, determiniamo le co(x − 1)2 (x + 1)x A B C D + + + . x − 1 (x − 1)2 x + 1 x

Si ottiene A = − 5 ,B=3 , C = −1 e D = 2 e quindi, per quanto visto 3 2 2 nei precedenti esempi ￿ x+2 dx = − 5 3 2 (x − 1) (x + 1)x ￿ 1 1 3 dx + 2 dx+ x−1 (x − 1)2 ￿ ￿ 1 1 −1 dx + 2 dx 2 x+1 x 1 = −5 log |x − 1| − 3 + 3 2 x−1 log |x + 1| + 2 log |x| + c −1 2 ￿

Fanno eccezione i casi in cui il polinomio Q(x) contiene un termine della forma (x2 + 1)n , con n ≥ 2, o riconducibili a tale forma. In tali situazioni si utilizzer` a la seguente formula ricorsiva In = ￿ 1 1 x 2n − 3 dx = + I n −1 , n 2 n − 1 + 1) 2(n − 1) (x + 1) 2(n − 1) ￿ ∀n ≥ 2

( x2

osservato che I1 =

1 dx = arctan x + c +1 ￿ x2 + x Vediamo un esempio. Calcoliamo dx. (x2 − 2x + 5)2 Osservato che x2 − 2x + 5 non ammette radici reali, si procede nel seguente modo. Determiniamo innanzitutto A, B, C, D ∈ R tali che x2 x2 + x Ax + B Cx + D = 2 + 2 2 2 (x − 2x + 5) x − 2x + 5 (x − 2x + 5)2 Si ottiene A = 0, B = 1, C = 3, D = −5. Inoltre, osservato che x2 − 2x + 5 = (x − 1)2 + 4 = 4[( x−1 2 ) + 1], 2

3. INTEGRALI INDEFINITI

177

dalla precedente formula con n = 2 si ottiene ￿ ￿ 1 1 1 1 dx = ￿ ￿2 dx 8 2 1 2 (x2 − 2x + 5)2 ( x− ) + 1 2 ￿ ￿ x− 1 x−1 1 1 1 2 = 8 2 x− 1 2 + arctan( ) +c 2 ( 2 ) +1 2 ￿ ￿ x−1 x−1 1 1 =8 2 + arctan( ) +c x − 2x + 5 2 2

Allora, utilizzando le tecniche gi` a sfruttate nei precedenti esempi concludiamo ￿ ￿ ￿ x2 + x 1 3x − 5 dx = dx + dx = 2 2 2 2 (x − 2x + 5) x − 2x + 5 (x − 2x + 5)2 ￿ ￿ ￿ dx 2x − 2 dx 1 1 3 =2 +2 dx − 2 2 x− 1 2 2 2 2 (x − 2x + 5) (x − 2x + 5)2 ( 2 ) +1 ￿ ￿ 3 x−1 1 x− 1 1 1 x− 1 2 = 2 arctan( 2 ) − 2 − + arctan( 2 ) + c x − 2 x + 5 4 x2 − 2 x + 5 2 x+5 1 =3 arctan( x− )− 1 + c. 8 2 4 2 x − 2x + 5 Infine, indicando con R una funzione razionale dell’argomento in parentesi, si possono razionalizzare i seguenti integrali mediante le sostituzioni ￿ indicate: ￿ ￿ +b dtn −b n ax+b (i) R(x, n ax ) dx si pone t = (da cui x = − e dx = cx+d cx+d ctn +a
ad−bc ntn−1 (−ctn +a)2

(ii)

t − c √ e quindi x = b− ; 2 at ￿ √ (iii) R(x, ax2 + bx + c) dx con a < 0, ci si riconduce al caso (i) √ 2 osservato che ax + bx + c = a ( x − α )( x − β ) e quindi ax2 + bx + c = ￿ √ β −x − a( x − α ) x ; −α ￿ √ √ (iv) R(x, ax + b, cx + d) dx ci si riconduce al caso (ii) ponendo √ 2 −b 2 t = ax + b, quindi x = t a e dx = a t dt; ￿ (v) R(sin x, cos x, tan x) dx ponendo t = tan( x ) si ottiene cos x = 2 1− t 2 , 1+t2 ￿

dt);

R(x,

ax2 + bx + c) dx, a > 0, poniamo
2

ax+t =

ax2 + bx + c

sin x =

2t , 1+t2

tan x =

2t 1− t 2

e dx =

2 t2 +1

dt;

178

6. FUNZIONI INTEGRABILI

(vi)

1 , t2 +1 ￿

R(sin2 x, cos2 x, tan x) dx, ponendo t = tan x si ottiene cos2 x =
t2 t2 +1

sin2 x =

e dx =

1 t2 +1

dt.

Vediamo ￿ un esempio di integrale della forma (v). Consideriamo l’intan x tegrale dx. Utilizzando la sostituzione consigliata ottesin x − cos x niamo ￿ ￿ tan x 2t 1 2 dx = dt 2 2 2 t 1 − t sin x − cos x 1 − t 1+t2 − 1+t2 1 + t2 ￿ t =4 dt 2 2 (1 − t )(t + 2t − 1) e l’ultimo integrale si potr` a risolvere determinando A, B, C, D ∈ R tali che t A B C D √ + √ = + + 2 2 (1 − t )(t + 2t − 1) 1−t 1+t t+1− 2 t+1+ 2 √ √ essendo t2 + 2t − 1 = (t + 1 − 2)(t + 1 + 2).

4. Calcolo di integrali definiti: aree e lunghezze ￿b Torniamo agli integrali definiti di funzioni continue a f (x) dx. Dalla formula fondamentale del calcolo integrale abbiamo visto che se G(x) ￿b ` e una primitiva di f (x) in [a, b] allora a f (x) dx = G(b) − G(a) = [G(x)]b le a . Ne segue allora che una volta determinato, utilizzando ￿ tecniche sviluppate nel precedente paragrafo, l’integrale f (x) dx = G(x) + c, potremo applicare la formula fondamentale ￿ 2 per il calcolo dell’integrale definito. Ad esempio, per calcolare 1 log xdx, ricordando ￿ che log x dx = x log x − x + c, otteniamo ￿ 2 log xdx = [x log x − x]2 1 = 2 log 2 − 2 + 1 = 2 log 2 − 1
1

In alternativa, potremo calcolare direttamente l’integrale definito note le primitive delle funzioni elementari e utilizzando le corrispondenti regola di integrazione per parti ￿ b ￿ b b ￿ f (x)g (x)dx = [f (x)g (x)]a − f ￿ (x)g (x) dx
a a

e regola di integrazione per sostituzione ￿ b ￿ ϕ − 1 (b ) f (x)dx = f (ϕ(t))ϕ￿ (t) dt
a ϕ − 1 (a )

4. CALCOLO DI INTEGRALI DEFINITI: AREE E LUNGHEZZE

179

Ad esempio, applicando la regola di integrazione per parti per l’integrale definito otteniamo ￿ 2π ￿ 2π ￿ 2π 2π 2 2 cos xdx = [sin x cos x]0 + sin x dx = (1 − cos2 x) dx 0 0 0 ￿ 2π ￿ 2π 2π 2 = [ x] 0 − cos x dx = 2π − cos2 x dx da cui 0 cos2 xdx = π (si noti che al risultato si poteva arrivare ￿ 2π ￿ 2π direttamente osservato che per simmetria 0 cos2 x dx = 0 sin2 x dx ￿ 2π ￿ 2π ￿ 2π e dunque 0 cos2 x dx = 1 cos2 x + sin2 x dx = 1 dx = π ) . 2 2 0 0 ￿ 1 Per calcolare l’integrale arcsin x dx, potremo invece operare la sostituizione t = arcsin x da cui x = sin t = ϕ(t). Allora ϕ￿ (t) = cos t e ϕ(t) = 0 se t = 0 e ϕ(t) = 1 se t = π . Quindi 2 ￿ 1 ￿ π ￿ π π 2 2 2 arcsin x dx = t cos t dt = [t sin t]0 − sin t dt
0
π π π 2 = + [cos t]0 = −1 2 2 ￿

0

0

0

0

0

Vediamo infine come applicare tali tecniche per il calcolo di aree di regioni piane. Ricordando che se f (x) ≥ 0 per ogni x ∈ [a, b] allora ￿ b f (x) dx indica l’area della regione del piano compresa tra il grafico di f (x) e l’asse delle ascisse in [a, b], calcoliamo l’area A di un disco di raggio r > 0. Abbiamo che ￿ r√ ￿ r￿ x2 A=2 r2 − x2 dx = 2r 1 − 2 dx r −r −r e ponendo t = A = 2r
2 a ￿

x r

otteniamo
1 −1

√ ￿

√ ￿1 1 − t2 dt = r2 t 1 − t2 + arcsin t = π r2
−1

Come ulteriore esempio, vogliamo determinare l’area A della regione del piano compresa tra il grafico di f (x) = cos x e g (x) = sin x in [0, π ]. Osserviamo allora che tale area si otterr` a in generale calcolando l’integrale ￿ b |f (x) − g (x)| dx
a

180

6. FUNZIONI INTEGRABILI

Allora, utilizzando la propriet` a di additivit` a dell’integrale otteniamo ￿ π ￿ π ￿ π 4 A= | cos x − sin x| dx = cos x − sin x dx + sin x − cos x dx
0 0
π = = [sin x + cos x]0 − [cos x + sin x]π 4 π 4

π 4

2 − 1 − (−1 −

√ 2) = 2 2

Un’ulteriore applicazione degli integrali definiti si ha nel calcolo della lunghezza di una curva. Difatti, considerata una funzione f (x) continua in [a, b] e derivabile in (a, b), abbiamo che la curva y = f (x) in [a, b] ha lunghezza pari a ￿ b￿ L= 1 + (f ￿ (x))2 dx
a

Ad esempio, si vuole calcolare la lunghezza L dell’arco di parabola y = x2 in [0, 1]. Abbiamo ￿ 1√ L= 1 + 4x2 dx
0

e ponendo t = 2x, otteniamo ￿ ￿2 √ 1 2√ 1￿ √ L= 1 + t2 dt = t 1 + t2 + log(t + 1 + t2 ) 2 0 4 0 √ √ 1 = (2 5 + log(2 + 5)) 4 Per esercizio, verificare che l’area dell’ellisse x + a2 2 2 2 lunghezza della circonferenza x + y = r ` e 2π r .
2

y2 b2

= 1 ` e abπ e la

5. ESERCIZI

181

5. Esercizi Calcolare i seguenti integrali immediati
1. 2. ￿ ￿ cos x sin x dx
3

6. 7.

1 1 e x dx 2 ￿ x 2 x 3. dx 3 ￿ x +2 sin x 4. dx 2 ￿ 1 + cos x x+1 √ 5. dx 1 + x2

1 dx 2 x (1 + log x ) √ ￿ sinh x √ 8. dx x ￿ 9. sin x log(cos x) dx ￿ x √ 10. dx 2 − x2 ￿

￿

x3 cos(x4 ) dx

Calcolare i seguenti integrali utilizzando la regola di integrazione per parti
1 dx * x ￿ log(x2 − 2x + 2) 2. dx * x2 ￿ arctan(x − 1) 3. dx * x2 ￿ 2π 4. |x − π | cos x dx * ￿0 π 1 5. | sin x − | cos x dx * 2 ￿0 1 x−1 6. arctan( ) dx * 2 x x+1 1. x2 arctan ￿ 7. 8. 9. 10. 11. 12. ￿
1

x log(1 +

x) dx * ￿

0 π ￿
π 6

ex cos x sin x dx * log(sin x) sin x dx * cos3 x ￿

0 π
4

1

x2 arctan x dx * x arcsin x dx * x arctan2 x dx * ￿

0 1 ￿0
0 1

Calcolare i seguenti integrali utilizzando la regola di integrazione per sostituzione
1. 2. 3. 4. ￿ ￿ ￿ ￿
0 1 0 1 0

x3
1

x3 √ dx * 1 + x2 log2 (2x + 1) dx * (2x + 1)3 x log2 (x + 1) dx * ￿

1 − x2 dx *

5. 6.

√ x 1 + x2 log(1 + x2 )dx 0 ￿ √8 √ 2 x +1 7. √ dx * x 3 ￿ ￿ π 2 1 − sin x 8. cos x dx * 1 + sin x 0 ￿

￿

1

arctan
0 1

x dx *

182

6. FUNZIONI INTEGRABILI

Calcolare i seguenti integrali di funzioni razionali:
x2 − x 1. dx x+1 ￿ 2x − 3 2. dx x2 − x − 2 ￿ x 3. dx (x − 2)2 ￿ x 4. dx 2 x +x+1 ￿ 1 5. dx x 2 + 2x + 2 ￿ 3x + 1 6. dx 2 x − 5x + 6 ￿ −x + 2 7. dx (x + 2)(x − 1) ￿ x2 − 4 8. dx x2 (x2 + 4) ￿ 1 9. dx 2 2 x (x + 1) ￿ 1 10. dx 1 − x4 ￿ x2 − 1 11. dx (x + 2)(x2 + 1) ￿ 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. ￿ ￿ ￿ (x − (x − 1)(x2 1 2)2 (x2 + 4)2 x dx + 2x + 5)2

1 dx (x − 1)(x2 + 1)2 ￿ x2 + x − 1 dx (x2 + 2x + 2)3 ￿ 1 1 dx 2 − 1 / 2 2x + 2 x + 5 ￿ 1 x dx 2 0 (2x + 1) ￿ √ 3− 1 x2 +1 dx * (x+1)(x2 +2x+2) 0 ￿ 1 log(2x2 − 2x + 1) dx 0 ￿ 1 log(4x2 − 2x + 1) dx ￿ 0 −3 x+3 dx arctan x+5 ￿ −4 1 dx * x x e (e + 1)

Calcolare i seguenti integrali utilizzando le sostituzioni consigliate
1. 2. 3. 4. 5. ￿ ￿
3 ￿

￿ ￿ ￿

2x + 1 dx 5x + 2 √ x+ 3x+1 dx 2x + x 2 1+x √ dx 1 − 2x + 1 ￿ x dx x−1 ￿ 2x x2 dx x+3

6. 7. 8. 9. 10. ￿

￿ ￿ ￿ ￿

√ 1 − x2 + 1 dx 1 + 2x ￿ x − x(x + 1) dx x2 + 1 √ x+1+x √ dx x + 2x − 1 sin x + cos x dx 2 sin x − 3 cos x cos2 x − 2 sin2 x dx (tan2 x + 1)2

CAPITOLO 7

Integrali impropri
Nel precedente capitolo abbiamo visto la definizione di integrale definito per funzioni limitate in intervalli chiusi e limitati. In particolare, abbiamo visto che una funzione continua in un intervallo chiuso e limitato [a, b] risulta ivi integrabile. Vediamo ora di estendere tale definizione al caso di funzioni continue in intervalli non necessariamente chiusi e limitati, quindi in particolare anche al caso di funzioni non necessariamente limitate su tali intervalli. 1. Integrali impropri su intervalli limitati Consideriamo innanzitutto il caso di funzioni continue in intervalli limitati non chiusi. Sia quindi f (x) funzione continua nell’intervallo [a, b) e notiamo che per ogni c ∈ (a, b),￿f (x) risulta continua, e dunque inc tegrabile, in [a, c]. Esiste dunque a f (x) dx per ogni c ∈ (a, b) e viene naturale chiedersi se esiste il limite per c → b− di tale integrale. Si pone allora la seguente definizione. Data una funzione f (x) continua in [a, b), diciamo integrale improprio di f (x) in [a, b) il limite, se esiste, ￿ c lim f (x) dx −
c→ b

e denoteremo tale limite con a f (x) dx. Se tale limite esiste finito, l’integrale improprio si dice convergente e la funzione f (x) integrabile in senso improprio su [a, b). Se tale limite esiste ma ` e infinito, l’integrale improprio si dice divergente. Osserviamo che se f (x) risulta continua in [a, b] allora, per il Teorema di ￿c continuit` a della funzione integrale, esiste finito il limite lim f ( x ) dx c→ b − a ￿b e questo coincide con l’integrale di Riemann a f (x) dx, ci` o motiva l’utilizzo della medesima notazione per indicare sia l’integrale improprio che l’integrale di Riemann. Ad esempio, abbiamo ￿ c 1 lim dx = lim [− log(1 − x)]c − log(1 − c) = +∞ 0 = lim c→ 1− 0 1 − x c→ 1− c→ 1−
183 ￿

b

a

184

7. INTEGRALI IMPROPRI ￿

1 1 e dunque che esiste l’integrale improprio 0 1− dx ed ` e divergente. x Analogalmente, data una funzione f (x) continua in (a, b], diciamo integrale improprio di f (x) in (a, b] il limite, se esiste, ￿ b lim f (x) dx +
c→ a c

e denoteremo tale limite con a f (x) dx. Se tale limite esiste finito, l’integrale improprio si dice convergente e la funzione f (x) si dice integrabile in senso improprio su (a, b]. Se tale limite esiste ma non ` e finito, l’integrale improprio si dice divergente. ￿1 Vediamo un esempio. Calcolare, se esiste, 0 √1x dx. Osserviamo che − x2 x √ la funzione integranda f (x) = 1−x2 ` e continua in [0, 1). Per calcolare l’integrale applichiamo la definizione: ￿ 1 ￿ c x x √ √ dx = lim dx c→ 1 − 0 1 − x2 1 − x2 0 ￿ √ ￿c √ 2 = lim − 1 − x = lim 1 − 1 − c2 = 1 − −
c→ 1 0 c→ 1 ￿

b

Quindi f (x) ` e integrabile in senso improprio in (0, 1].

Come esempio notevole consideriamo la funzione f (x) = continua in (0, 1]. Abbiamo  1− p ￿ 1 1 − ε 1 se p ￿= 1 dx = 1 − p p  ε x − log ε se p = 1. Quindi ￿
1 0

1 xp

con p > 0,

1 dx = lim ε → 0+ xp ￿

1 ε ￿

1 Dunque l’integrale improprio 0 dx ` e convergente se p < 1 ed ` e diverxp gente se p ≥ 1. In particolare, la funzione f (x) = x1p ` e integrabile in senso improprio su (0, 1] se e solo se p < 1. Mediante una semplice ￿ b dx sostituzione, ￿ b dx dal precedente esempio si deduce che gli integrali a (x− e convergono se e solo se p < 1. a )p a ( b − x) p Una funzione f (x) continua in (a, b) si dice integrabile in senso improprio su (a, b) se risulta integrabile in senso improprio su (a, c] e su [c, b) per

  1 1 dx = 1 − p  +∞ xp

se p < 1 se p ≥ 1.

1. INTEGRALI IMPROPRI SU INTERVALLI LIMITATI

185

qualche c ∈ (a, b). In tal caso poniamo ￿ b ￿ c ￿ b f (x) dx = f (x) dx + f (x) dx
a a c

e l’integrale improprio sar` a convergente se risultano convergenti entrambi gli integrali in cui ` e stato decomposto. Infine, una funzione f (x) continua in [a, b] \ {x0 } (non necessariamente limitata in [a, b] \ {x0 }) si dice integrabile in senso improprio su [a, b] se risulta integrabile in senso improprio su [a, x0 ) e su (x0 , b]. In tal caso poniamo ￿ b ￿ x0 ￿ b f (x) dx = f (x) dx + f (x) dx
a a x0

In particolare, l’integrale improprio sar` a convergente se convergono entrambi gli integrali in cui ` e stato decomposto. ￿1 1 1 Come esempio consideriamo −1 x dx. La funzione f (x) = x ` e continua in [−1, 1] \ {0} e risulter` a integrabile in senso improprio su [−1, 1] se risulta integrabile in senso improprio su [−1, 0) e su (0, 1]. Abbiamo ￿1 1 1 che 0 x dx ` e divergente e quindi che f (x) = x non ` e integrabile in senso improprio su [−1, 1]. Osserviamo che risulta invece finito il valore 1 principale secondo Cauchy di x in [−1, 1] definito come1 ￿ 1 ￿ −ε ￿ 1 1 1 1 ε 1 v .p . = lim dx + dx = lim [log |x|]− −1 + [log |x|]ε + + ε →0 ε→0 −1 x −1 x ε x = lim log ε − log ε = 0. +
ε →0

Vediamo ora dei criteri che ci permetteranno di stabilire la convergenza di un integrale improprio anche nei casi in cui non ` e possibile determinare una primitiva esplicita delle funzione integranda. Nei seguenti risultati si considerano funzioni continue nell’intervallo [a, b) ma analoghi risultati valgono per funzioni continue nell’intervallo (a, b].
generale, si dice valore principale secondo Cauchy di una funzione f (x) continua in [a, b] \ {x0 } il limite, se esiste ￿￿ ￿ ￿ b x0 −ε lim+ f (x) dx + f (x) dx
ε→0 a x0 +ε

1In ￿

b e viene denotato con v .p . a f (x) dx. Tale concetto generalizza quello di integrale improprio, in cui si chiede che esistano finiti separatamente i due limiti ￿ x0 −ε ￿ b lim+ f (x) dx e lim+ f (x) dx.
ε→ 0 a ε→ 0 x0 +ε

186

7. INTEGRALI IMPROPRI

Teorema 7.1. (Criterio del Confronto) Siano f (x) e g (x) funzioni continue nell’intervallo [a, b) tali che 0 ≤ f (x) ≤ g (x) per ogni x ∈ [a, b). ￿b ￿b ￿b Se a g (x) dx converge allora a f (x) dx converge mentre se a f (x) dx ￿b diverge allora a g (x) dx diverge. ￿
x Dim. Consideriamo le funzioni integrali F ( x ) = a f (t) dt e G(x) = ￿x g ( t ) dt ed osserviamo che, se esistono, a ￿ b ￿ b f (x) dx = lim F (x) e g (x) dx = lim G(x). (12)
a x→ b − a x→ b −

Per il Teorema fondamentale del calcolo integrale, le funzioni F (x) e G(x) risultano derivabili in (a, b) con F ￿ (x) = f (x) e G￿ (x) = g (x) per ogni x ∈ (a, b). Essendo 0 ≤ f (x) ≤ g (x) per ogni x ∈ (a, b), avremo allora che F (x) e G(x) risultano monotone crescenti in (a, b) e dal Teorema sul limite delle funzioni monotone, otteniamo che esistono i limiti
x→ b −

lim F (x) = sup F (x)
x∈[a,b)

e

x→ b −

lim G(x) = sup G(x)
x∈[a,b)

(13)

Essendo f (x) ≤ g (x) per ogni x ∈ [a, b), dalla propriet` a di monotonia dell’integrale di Riemann, risulta inoltre che F (x) ≤ G(x) per ogni x ∈ [a, b). ￿b La tesi segue allora osservando che se a g (x) dx converge, da (13) risulta supx∈[a,b) G(x) ∈ R ed essendo F (x) ≤ G(x) per ogni x ∈ [a, b), si ottiene che ￿b supx∈[a,b) F (x) ∈ R. Quindi, da (12) e (13), segue che a f (x) dx converge. ￿b D’altra parte, se a f (x) dx diverge, allora da (12) e (13), supx∈[a,b) F (x) = +∞ e dunque, essendo F (x) ≤ G(x) per ogni x ∈ [a, b), che supx∈[a,b) G(x) = ￿b +∞. Quindi, sempre da (12) e (13), che a g (x) dx diverge. ￿

Si osservi che ragionando come nella precedente dimostrazione, si ha che se f (x) ` e funzione continua ￿ x e di segno costante in [a, b), allora la funzione integrale F (x) = a f (t) dt ` e funzione monotona e quin￿b di esiste l’integrale improprio a f (x) dx = lim F (x), convergente o − divergente.
x→ b

Se invece f (x) ` e funzione continua in [a, b) ma non ha segno costante, potremo usare il seguente risultato. Corollario 7.1. (Convergenza assoluta) ￿b Sia f (x) funzione continua in [a, b). Se a |f (x)| dx ` e convergente ￿b allora a f (x) dx ` e convergente.

1. INTEGRALI IMPROPRI SU INTERVALLI LIMITATI

187

Dim. Per ogni x ∈ [a, b), consideriamo le funzioni f+ (x) = max{f (x); 0} (parte positiva) e f− (x) = max{−f (x); 0} (parte negativa). Osserviamo che tali funzioni risultano non negative e che f (x) = f+ (x) − f− (x) da cui | f ( x) | = f+ ( x) + f− ( x) quindi 0 ≤ f− (x) ≤ |f (x)| e 0 ≤ f+ (x) ≤ |f (x)| ∀x ∈ [a, b). ￿b Essendo a |f (x)| dx convergente, dal criterio del confronto segue ha che ￿b ￿b f ( x ) dx e + a a f− (x) dx sono convergenti. Allora, dalla definizione di integrale improprio essendo f (x) = f+ (x) − f− (x) per ogni x ∈ [a, b), si ￿b ottiene che anche a f (x) dx converge. ￿ per ogni x ∈ [a, b), ￿

b ￿b Se l’integrale a |f (x)| dx converge, l’integrale a f (x) dx si dice assolutamente convergente. Il precedente corollario afferma che la convergenza assoluta implica la convergenza, ma non vale in generale il viceversa. Osserviamo che se f (x) ` e funzione continua e limitata in [a, b) allora f (x) risulta integrabile in senso improprio in [a, b). Infatti, sia M > 0 tale che |f (x)| ≤ M per ogni x ∈ [a, b). Allora, essendo g (x) = M funzione integrabile in [a, b), dal criterio del confronto otteniamo che ￿b |f (x)| dx risulta convergente e dunque, dal precedente risultato, che ￿ab f (x) dx converge. a Dalla precedente osservazione segue allora Corollario 7.2. Se f (x) ` e continua su [a, b) ed esiste lim f ( x) ∈ R x→ b − ￿b allora l’integrale a f (x) dx risulta convergente.
dalla definizione di limite esiste δ ∈ (0, b − a) tale che per ogni x ∈ (δ, b) risulta ￿ − 1 ≤ f (x) ≤ ￿ + 1. Inoltre, essendo f (x) continua in [a, δ ], dal Teorema di Weierstrass esistono m, M ∈ R tali che m ≤ f (x) ≤ M per ogni ¯ = max{￿ + 1; M } e m x ∈ [a, δ ]. Scelti allora M ¯ = min{￿ − 1; m}, per ogni ¯ x ∈ [a, b) risulta m ¯ ≤ f (x) ≤ M e dunque che f (x) risulta limitata in [a, b).
x→ b −

Dim. Per provare la tesi, dalle precedenti osservazioni ` e sufficiente verificare che la funzione risulta limitata in [a, b). Infatti, poich` e lim f (x) = ￿ ∈ R, ￿

Esempi ￿ 1 sin x x • dx. La funzione f (x) = sin ` e continua in (0, 1] e lim f ( x) = x x→ 0 + x 0 ￿1 x 1. Dal Corollario 7.2 segue che 0 sin converge. x

188

7. INTEGRALI IMPROPRI
1

x→ 0

otteniamo

tan x x dx. La funzione f (x) = tan ` e continua in (0, 1] e risulta x3 3 x 0 lim f (x) = +∞. Ricordando che tan x > x per ogni x ∈ (0, π ), 2 + f ( x) = ￿

tan x x 1 > 3 = 2 ∀x ∈ (0, 1] 3 x x x ￿1 1 ed essendo 0 x2 dx divergente, dal criterio del confronto si deduce che anche l’integrale dato diverge. ￿ 2 2 2 (log x) 3 x) 3 • dx. La funzione f (x) = (log ` e funzione continua e x− 1 x−1 1 positiva in (1, 2] e lim f (x) = +∞. Osservato che, essendo log x + funzione concava e y = x − 1 la retta tangente in x0 = 1, risulta log x ≤ x − 1 per ogni x > 0, per x > 1 otteniamo
2 2

x→ 1

(log x) 3 (x − 1) 3 1 f ( x) = ≤ = ∀x ∈ (1, 2]. 1 x−1 x−1 (x − 1) 3 ￿2 1 Essendo 1 1 dx convergente, dal criterio del confronto si deduce che anche l’integrale dato ` e convergente. ￿ 1 1 sin x sin 1 √ dx. La funzione f (x) = √xx ` • e continua in (0, 1] e ma x 0 1 non esiste lim f (x). Ricordando che | sin x | ≤ 1 per ogni x ∈ (0, 1], + otteniamo
x→ 0 (x−1) 3 ￿

1 1 ed essendo 0 √ dx convergente, dal criterio del confronto segue che x l’integrale dato converge assolutamente e dunque, dal Teorema sulla convergenza assoluta, converge. ￿ 1 1 1 ex x • dx. La funzione f (x) = ex ` e continua e positiva in (0, 1] e 0 x ey lim f (x) = +∞. Dal limite notevole lim = +∞, abbiamo che y → +∞ y x→ 0 + In particolare ne segue che esiste δ > 0 tale che per ogni x ￿ ∈ (0, δ ) 1 1 1 1 1 1 si ha xe x > 1 da cui e x > x e quindi f (x) > x2 . Essendo 0 x 2 dx divergente, dal criterio del confronto si deduce che anche l’integrale dato diverge. Dal criterio del confronto e dalla definizione di limite si ottiene
x→0

1 | f ( x) | ≤ √ x

∀x ∈ (0, 1]

lim xe x = +∞ +

1

1. INTEGRALI IMPROPRI SU INTERVALLI LIMITATI

189

Corollario 7.3. (Criterio del confronto asintotico) Siano f (x) e g (x) funzioni continue e di segno costante in [a, b). Allora ￿b ￿b f ( x) 1. se lim = 0 e g ( x ) dx ` e convergente allora f (x) dx a a x→ b − g ( x ) ` e convergente, ￿b ￿b f ( x) 2. se lim = ∞ e g ( x ) dx ` e divergente allora f (x) dx a a x→ b − g ( x ) ` e divergente, f ( x) 3. se lim = ￿ ∈ R \ {0} (in particolare, se f (x) ∼ g (x) − x→ b g ( x ) ￿b ￿b per x → b− ) allora a f (x) dx e a g (x) dx hanno il medesimo carattere.
Dim. Possiamo limitarci a considerare il caso in cui f (x) e g (x) risultano non negative in [a, b). 1. Dalla definizione di limite, poich` e
f ( x) g ( x) ( x) tale che | f g (x) | ≤ 1 per ogni x ∈ (b − δ, b). Si ottiene quindi che 0 ≤ f (x) ≤ g (x) per ogni x ∈ (b − δ, b) e dunque, dal Criterio del confronto, essendo ￿b ￿b g ( x ) dx convergente, deduciamo che anche a a f (x) dx converge. f ( x) 2. Essendo lim = +∞, abbiamo che esiste δ ∈ (0, b − a) tale che x→ b − g ( x ) f ( x) g (x) ≥ 1 per ogni x ∈ (b − δ, b). Allora, essendo le funzioni non negative, si ottiene che 0 ≤ g (x) ≤ f (x) per ogni x ∈ (b − δ, b) e dunque, dal Criterio del ￿b ￿b confronto, essendo a g (x) dx divergente, deduciamo che anche a f (x) dx diverge. f ( x) = ￿ ￿= 0 e le funzioni sono non negative, dal Teorema 3. Poich` e lim x→ b − g ( x ) della permanenza del segno abbiamo che ￿ > 0. Sia allora δ ∈ (0, b − a) tale che ￿ f ( x) 3￿ ≤ ≤ ∀x ∈ (b − δ, b). 2 g ( x) 2 ￿ da cui, essendo le funzioni non negative, si ottiene che 0 ≤ 2 g ( x) ≤ f ( x) ≤ ￿b 3￿ dal Criterio del confronto, a f (x) dx 2 g (x) per ogni x ∈ (b − δ, b) e dunque, ￿b risulta convergente se e solo se ` e tale a g (x) dx. ￿

→ 0 per x → b− , sia δ ∈ (0, b − a)

Dal precedente criterio abbiamo allora che se f (x) ` e funzione continua e di segno costante in [a, b) allora  ￿b  0 con p < 1, allora a f (x) dx converge  ￿b f ( x) lim = ∞ con p ≥ 1, allora f (x) dx diverge 1 a  ￿b x→b−  (b−x)p ￿ ∈ R \ {0}, allora a f (x) dx converge ⇐⇒ p < 1

190

7. INTEGRALI IMPROPRI

Utilizzando il concetto di ordine di infinito per x → b− , possiamo affermare ￿b se Ord(f (x)) < 1 per x → b− , allora a f (x) dx converge; ￿b se Ord(f (x)) ≥ 1 per x → b− , allora a f (x) dx diverge. Analoghi criteri valgono nel caso di integrali di funzioni continue in intervalli del tipo (a, b]. Esempi ￿ 1 1 ex • dx. La funzione f (x) = 0 x

e +∞. Dal limite notevole lim α = +∞ per ogni α ∈ R, si ottiene y →+∞ y che per ogni p > 0 risulta
x→ 0 +

ex x y

1

` e continua in (0, 1] con lim f ( x) = +
x→ 0

lim

f ( x)
1 xp

= lim +
x→ 0

ex
1 xp − 1

1

= +∞.

Scegliendo p ≥ 1, il Criterio del confronto asintotico ci permette di concludere che l’integrale dato diverge. Si osservi che dal precedente confronto otteniamo che Ord(f (x)) > p per ogni p > 0 ed in particolare che Ord(f (x)) > 1. ￿ 1 log x √x ` √ dx. La funzione f (x) = log • e continua in (0, 1] e lim f ( x) = x x→ 0 + x 0 −∞. Ricordando che lim xα log x = 0 per ogni α > 0, otteniamo che + se p >
1 2

allora

x→ 0

x→ 0

lim +

f ( x)
1 xp

= lim xp− 2 log x = 0. +
x→ 0

1

Quindi, se 1 < p < 1, il Criterio del confronto asintotico ci permette 2 di concludere che l’integrale dato ` e convergente. Si osservi che dal precedente confronto abbiamo che Ord(f (x)) < 1 . 2 √ ￿ 1 √ 3x arctan 3 x √ ` √ dx. La funzione f (x) = arctan • e continua in (0, 1]. sin x+ x x 0 sin x + + Per x → arctan √ x = x+ = x +√ o(x), quindi √ 0 abbiamo √ √o(x) e sin x √ √ sin x + x = x + x + o(x) = x + o( x) e arctan( 3 x) = 3 x + o( 3 x). Allora per x → 0+ otteniamo √ √ √ 3 3 x + o ( 3 x) x 1 √ √ √ f ( x) = ∼ = √ 6 x + o ( x) x x Ne segue che lim f (x) = +∞ e che Ord(f (x)) = +
x→0 1 6

e dal Criterio del

confronto asintotico ne deduciamo che l’integrale dato converge.

2. INTEGRALI IMPROPRI SU INTERVALLI ILLIMITATI

191

1 x − log(x + 1) • Stabilire per quali valori di α > 0 l’integrale dx sin(xα ) 0 converge. log(x+1) La funzione f (x) = x− ` e continua in (0, 1]. Ricordando che sin(xα ) ￿

log(x + 1) = x − x + o(x) e sin x = x + o(x) per x → 0, otteniamo che 2 x2 x − log(x + 1) ∼ 2 e che sin(xα ) ∼ xα per x → 0. Allora 1 1 per x → 0. 2 x α− 2 Ne segue che lim f (x) = +∞ se α > 2 e che in tal caso Ord(f (x)) = x→ 0 α − 2. Dal Criterio del confronto asintotico deduciamo inoltre che l’integrale risulta convergente se e solo se α − 2 < 1 ovvero se α < 3. f ( x) ∼ = 2. Integrali impropri su intervalli illimitati Consideriamo ora il caso di funzioni continue in intervalli illimitati. Consideriamo innanzitutto il caso di una funzione f (x) continua nell’intervallo [a, +∞). Allora, per ogni b ∈ (a, +∞), risulta definito ￿b l’integrale a f (x) dx e ne considereremo il limite per b → +∞. Diamo allora la seguente definizione. Data una funzione f (x) continua in [a, +∞), si dice integrale improprio di f (x) in [a, +∞) il limite, se esiste, ￿ b lim f (x) dx
b→+∞ x2 2 xα

2

e denoteremo tale limite con a f (x) dx. Se tale limite esiste finito, l’integrale improprio si dice convergente e la funzione f (x) si dice integrabile in senso improprio su [a, +∞). Se tale limite esiste ma ` e infinito, l’integrale improprio si dice divergente. Analogalmente, data una funzione f (x) continua in (−∞, b], si dice integrale improprio di f (x) in (−∞, b] il limite, se esiste, ￿ b lim f (x) dx
a→−∞ ￿

+∞

a

e denoteremo tale limite con −∞ f (x) dx. Se tale limite esiste finito, l’integrale improprio si dice convergente e la funzione f (x) si dice integrabile in senso improprio su (−∞, b]. Se tale limite esiste ma ` e infinito, l’integrale improprio si dice divergente. Una funzione f (x) continua in (a, +∞) si dice integrabile in senso improprio su (a, +∞) se lo ` e su (a, b] e su [b, +∞) per qualche b > a. In ￿

b

a

192

7. INTEGRALI IMPROPRI

tal caso poniamo ￿ +∞
a

f (x) dx =

In particolare, l’integrale improprio sar` a convergente se convergono entrambi gli integrali in cui ` e stato decomposto. Analoghe definizioni nei casi in cui l’intervallo di integrazione ` e della forma (−∞, b). Infine, una funzione f (x) continua in R si dice integrabile in senso improprio su R se risulta integrabile in senso improprio su (−∞, c] e su [c, +∞) per qualche c ∈ R. In tal caso poniamo ￿ +∞ ￿ c ￿ +∞ f (x) dx = f (x) dx + f (x) dx
−∞ −∞ c ￿

b

f (x) dx +
a ￿

+∞ b

f (x) dx

e l’integrale improprio sar` a convergente se convergono entrambi gli integrali in cui ` e stato decomposto. ￿ +∞ 1 ex Vediamo un esempio. Calcolare dx. x2 1 1 x La funzione f (x) = e ` e continua in [1, +∞) e lim f (x) = 0. Dalla x2 definizione abbiamo ￿ +∞ 1 ￿ b 1 ￿ 1 ￿b 1 ex ex dx = lim dx = − lim e x = − lim e b − e = e − 1 2 2 b → +∞ 1 x b → +∞ b→+∞ x 1 1
1 xp x→ + ∞

Quindi f (x) ` e integrabile in senso improprio in [1, +∞).

Come esempio notevole consideriamo la funzione f (x) = nell’intervallo [1, +∞). Abbiamo  1− p ￿ b −1 b 1 se p ￿= 1 dx = 1−p p  1 x log b se p = 1. e quindi ￿
+∞ 1

continua

1 dx = lim b→+∞ xp ￿

+∞ Dunque l’integrale improprio 1 x1p dx ` e convergente se p > 1 ed ` e 1 divergente se p ≤ 1. In particolare, la funzione f (x) = xp ` e integrabile in senso improprio su [1, +∞) se e solo se p > 1. Mediante ￿ +∞ semplice 1 sostituzione si ottiene che per ogni a > 0, l’integrale a+1 (x− dx a )p converge se e solo se p > 1. ￿

b 1

 1 dx  = p−1  +∞ xp

se p > 1 se p ≤ 1.

2. INTEGRALI IMPROPRI SU INTERVALLI ILLIMITATI

193

Si osservi inoltre che per quanto provato, per ogni p > 0 la funzione f (x) = x1p non ` e integrabile in senso improprio in (0, +∞). Come nel caso di integrali impropri su intervalli limitati si pu` o provare il seguente risultato. Teorema 7.2. (Criterio del Confronto) Siano f (x) e g (x) funzioni continue nell’intervallo [a, +∞) tali che 0 ≤ f (x) ≤ g (x) per ogni x ∈ [a, +∞). ￿ +∞ ￿ +∞ Se a g (x) dx ` e convergente allora a f (x) dx ` e convergente. ￿ +∞ ￿ +∞ Se a f (x) dx ` e divergente allora a g (x) dx ` e divergente. Dal Criterio del confronto in particolare otteniamo Corollario 7.4. (Condizione necessaria alla convergenza) ￿ +∞ Sia f (x) funzione continua in [a, +∞). Se l’integrale a f (x)dx converge ed esiste il limite lim f (x), allora tale limite ` e nullo.
x→ + ∞

Dim. Per assurdo, supponiamo che ￿
2

b > a tale che f (x) > per ogni x > b. Dal criterio del confronto otteniamo ￿ +∞ allora che b f (x) dx risulta divergente in contraddizione con l’ipotesi ￿ +∞ f (x) dx convergente. Se invece lim f (x) = ￿ < 0, baster` a considerare a la funzione g (x) = −f (x) e procedere come sopra.
x→ + ∞

x→ + ∞

lim f (x) = ￿ > 0. Allora, esister` a ￿

Osserviamo che la condizione ` e necessaria ma non sufficiente, ￿ +∞ 1ad esem1 pio la funzione f (x) = x ` e infinitesima per x → +∞ ma 1 x diverge. 2 Osserviamo inoltre che ￿ la funzione f (x) = cos(x ) non ammette limite +∞ per x → +∞ ma che 1 cos(x2 ) dx risulta convergente, in quanto, mediante la sostituzione t = x2 ed un’integrazione per parti, otteniamo ￿ ￿ b2 ￿ b ￿ 2 ￿ 2 1 b cos t sin t 1 b sin t 2 √ dt = √ cos(x ) dx = + dt. 2 1 4 1 t3 2 t 2 t 1 1 Dunque ￿ ￿ b2 ￿ +∞ ￿ 2 ￿ sin t 1 +∞ sin t 1 b sin t 2 √ cos(x ) dx = lim + dt = 3 dt b→+∞ 2 t 4 1 t3 4 1 2 t2 1 1 ￿ +∞ 1 t 1 e l’ultimo integrale risulta convergente essendo | sin 3 | ≤ 3 e 3 dt 1 t2 t2 t2 convergente. Vale infatti Corollario 7.5. (Convergenza Assoluta) ￿ +∞ ￿ +∞ Se a |f (x)| dx ` e convergente allora a f (x) dx ` e convergente.

194

7. INTEGRALI IMPROPRI ￿

+∞ ￿ +∞ Se l’integrale a |f (x)| dx converge, l’integrale a f (x) dx si dice assolutamente convergente. Il precedente corollario afferma quindi che la convergenza assoluta implica la convergenza. Esempi cos x cos x dx. Si osservi innanzitutto che lim = 0 essendo 4 x→ + ∞ x 4 π x 2 cos x funzione limitata, quindi la condizione necessaria alla convergenza ` e soddisfatta. Abbiamo poi che • | cos x 1 |≤ 4 4 x x ∀x ≥ π . 2 ￿
+∞

Essendo

vergente assoluta, che anche l’integrale proposto converge. ￿ +∞ 2 (log x) 3 • dx. Osserviamo che, essendo log x ≤ x − 1 e x > x − 1 x(x − 1) 2 per ogni x ≥ 2 si ha
2 2 ￿

+∞
π 2

1 dx convergente, dal criterio del confronto risulta conx4 ￿ +∞ cos x anche π | x4 |dx e dunque, dal corollario sulla convergenza 2

(log x) 3 (x − 1) 3 1 1 ≤ = ∀x ≥ 2. 1 < 4 x(x − 1) x(x − 1) x(x − 1) 3 (x − 1) 3 ￿ +∞ 1 Poich` e 4 dx converge, dal criterio del confronto deduciamo (x − 1) 3 2 che anche l’integrale proposto converge. ￿ +∞ log x √x ` √ . La funzione f (x) = log • e funzione continua su ([1, +∞) x x 1 log x e risulta lim f (x) = 0, essendo lim = 0 per ogni α > 0. x→ + ∞ x→ + ∞ x α Abbiamo inoltre che per ogni x > e risulta log x 1 √ >√ x x ￿ +∞ 1 ed essendo e √ dx divergente, dal criterio del confronto si ottiene x ￿ +∞ log x √ che e dx diverge e quindi anche l’integrale proposto essendo x ￿ +∞ ￿ e ￿ +∞ log x log x log x √ dx = √ dx + √ dx x x x 1 1 e

2. INTEGRALI IMPROPRI SU INTERVALLI ILLIMITATI

195
+∞ sin x x

• Come ultimo esempio, consideriamo l’integrale notevole

Per ogni b > 2π , integrando per parti otteniamo ￿ b ￿ b ￿ cos x ￿b sin x cos x dx = − − dx 2 x x 2π 2π 2π x Allora ￿ +∞ ￿ b sin x sin x dx = lim dx b → + ∞ 2π x x 2π ￿ b 1 cos b cos x = lim − − dx 2 b→+∞ 2 π b 2π x ￿ +∞ 1 cos x = − dx 2π x2 2π ￿ +∞ cos x e l’integrale dato risulta convergente essendo tale dx. Infatti x2 2π risulta ￿ cos x ￿ 1 ￿ ￿ ￿ 2 ￿ ≤ 2 ∀x ≥ 2π x x ￿ +∞ 1 con 2π x2 dx convergente. ￿ ￿ +∞ ￿ ￿ sin x ￿ ￿ ￿ D’altra parte, proviamo che ￿ x ￿ dx diverge. Infatti, per ogni 2π k ∈ N si ha ￿ ￿ 2(k+1)π ￿ ￿ 2(k+1)π ￿ sin x ￿ 1 2 ￿ dx ≥ ￿ | sin x| dx = ￿ x ￿ 2(k + 1)π 2kπ (k + 1)π 2k π
1 1 Ricordando che n < log(1 + n ) per ogni n ∈ N, otteniamo ￿ ￿ ￿ ￿ 2(k+1)π ￿ ￿ sin x ￿ ￿ ￿ dx ≥ 2 log(1 + 1 ) = 2 log k + 2 ￿ x ￿ π k+1 π k+1 2k π Allora ￿ ￿ ￿ 2n π ￿ n−1 ￿ 2(k+1)π ￿ ￿ ￿ sin x ￿ ￿ sin x ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ x ￿ dx = ￿ x ￿ dx 2π k=1 2k π ￿

dx.

2π ￿

￿ n −1 2￿ k+2 2 ≥ log = (log(n + 1) − log 2) π k=1 k+1 π ￿ x ￿ t￿ ￿ dt. Tale Consideriamo ora la funzione integrale F (x) = 2π ￿ sin t funzione ` e monotona crescente e quindi ￿ ￿ +∞ ￿ ￿ sin x ￿ ￿ ￿ lim F (x) = sup F (x) ≥ sup F (2nπ ) ￿ x ￿ dx = x→ +∞ n ∈N
2π x∈[2π ,+∞)

196

7. INTEGRALI IMPROPRI ￿

2n π ￿ t ￿ ￿ dt ≥ 2 (log(n + 1) − Per quanto provato sopra F (2nπ ) = 2π ￿ sin t π log 2) e quindi F (2 n π ) → + ∞ per n → + ∞ . Ne segue che l’integrale ￿ +∞ ￿ sin x ￿ ￿ ￿ dx diverge. x 2π Il precedente esempio prova che un integrale improprio pu` o convergere ma non convergere assolutamente. Dal criterio del confronto abbiamo inoltre Corollario 7.6. (Criterio del confronto asintotico) Siano f (x) e g (x) funzioni continue e di segno costante in [a, +∞). ￿ +∞ ￿ +∞ ( x) 1. Se lim f = 0 e g ( x ) dx converge allora f (x) dx a a x→ + ∞ g ( x) converge. ￿ +∞ ￿ +∞ ( x) 2. Se lim f = ∞ e a g (x) dx diverge allora a f (x) dx g ( x) diverge. 3. Se lim
x→ + ∞ f ( x) x→ + ∞ g ( x)

= ￿ ∈ R \ {0}, in particolare se f (x) ∼ g (x) ￿ +∞ ￿ +∞ per x → +∞, allora a f (x) dx e a g (x) dx hanno il medesimo carattere.

Dal precedente criterio si ottiene in particolare che se f (x) ` e funzione continua di segno costante in [a, +∞) e se  ￿ +∞  0 con p > 1, allora a f (x) dx converge  ￿ +∞ f ( x) lim = ∞ con p ≤ 1, allora a f (x) dx diverge 1 x→ + ∞  ￿ ∈ R \ {0}, allora ￿ +∞ f (x) dx converge ⇔ p > 1 xp a

Utilizzando il concetto di ordine di infinitesimo per x → +∞, possiamo allora affermare che ￿ +∞ se ord(f (x)) > 1 per x → +∞, allora a f (x) dx converge; ￿ +∞ se ord(f (x)) ≤ 1 per x → +∞, allora a f (x) dx diverge. Analoghi criteri valgono nel caso di un intervallo del tipo (−∞, b]. Esempi ￿ +∞ • x2 e−x dx. La funzione f (x) = x2 e−x ` e funzione continua in
1

xα = 0 per ogni α ∈ R. Dal x→+∞ x→ + ∞ e x medesimo limite notevole deduciamo che f ( x) xp+2 lim = lim =0 1 x→ + ∞ x→ + ∞ e x xp [1, +∞) e lim f (x) = 0 essendo lim

2. INTEGRALI IMPROPRI SU INTERVALLI ILLIMITATI

197

per ogni p ∈ R e quindi in particolare per p > 1. Dal criterio del confronto asintotico deduciamo allora che l’integrale dato converge. Si osservi che dal precedente confronto abbiamo ord(f (x)) > p per ogni p > 0 e quindi che ord(f (x)) > 1. ￿ +∞ dx 1 • con α > 0. La funzione fα (x) = xα log ` e continua in x α x log x 2 [2, +∞) e lim f (x) = 0 per ogni α > 0. Abbiamo x→ + ∞ ￿ f ( x) x p −α +∞ se p > α lim = lim = 1 x→+∞ x→+∞ log x 0 se p ≤ α xp Se α < 1, scegliendo α < p ≤ 1 nel primo limite, otteniamo dal criterio del confronto asintotico che l’integrale diverge. Se α > 1, scegliendo 1 < p ≤ α nel secondo limite otteniamo dal criterio del confronto asintotico che l’integrale converge. Se α = 1 i confronti sopra non ci permettono di concludere ma in tal caso l’integrale si pu` o calcolare mediante la definizione ￿ +∞ ￿ b dx dx = lim = lim [log log x]b 2 x log x b→+∞ 2 x log x b→+∞ 2 = lim log log b − log log 2 = +∞
b → +∞

Segue allora che l’integrale dato converge se e solo se α > 1. ￿ +∞ 1 2 1 2 • (1 − )x dx. La funzione f (x) = (1 − )x ` e continua in [2, +∞). x x 2 Inoltre essendo 1 1 2 2 f (x) = (1 − )x = ex log(1− x ) x y2 1 dallo sviluppo log(1 + y ) = y − 2 + o(y 2 ) per y → 0 ponendo y = − x per x → +∞ otteniamo 1 1 1 1 1 x2 log(1 − ) = x2 (− − 2 + o( 2 )) = −x − + o(1) x x 2x x 2 da cui e−x o(1) e−x − x− 1 +o(1) 2 f ( x) = e = √ e ∼ √ per x → +∞ e e ￿ +∞ L’integrale 2 e−x dx risulta convergente (lo si pu` o calcolare utilizzando la definizione), quindi dal criterio del confronto asintotico anche l’integrale dato risulta convergente. Osserviamo che dal confronto precedente ord(f (x)) = ord(e−x ) e dalla gerarchia degli infiniti si ha che ord(e−x ) > p per ogni p > 0, in particolare ord(e−x ) > 1.

198

7. INTEGRALI IMPROPRI
+∞

1 1 1 1 arctan x − sin x arctan x −sin x √ dx. La funzione f (x) = √x2 + ` e continua x − x x2 + x − x 1 in [1, +∞), inoltre dagli sviluppi di Taylor di arctan y e sin y per y → 0 si ha che per x → +∞ risulta 1 1 1 1 1 arctan − sin = 3 + o( 3 ) ∼ 3 x x 6x x 6x mentre ￿ √ 1 1 1 x2 + x − x = x( 1 + − 1) ∼ x = . x 2x 2 Quindi per x → +∞ si ha

• ￿

f ( x) ∼ ￿

+∞ 1 ed essendo 1 x 3 dx convergente, dal criterio del confronto asintotico l’integrale dato risulta convergente. Vediamo infine qualche esempio di studio di funzione integrale. ￿ x 2 • Studiamo la funzione notevole F (x) = e−t dt (pari alla funzione
0

1 6 x3 1 2

=

1 3 x3

2 degli errori di Gauss Erf(x) a meno di una costante: Erf(x) = √ F (x)). π La funzione ` e definita e continua in tutto R e risulta inoltre funzione dispari in quanto (posto s = −t) si ha ￿ −x ￿ x 2 −t 2 F ( − x) = e dt = − e−s ds = −F (x), ∀x ∈ R 0 0

Abbiamo che F (0) = 0 e che F (x) > 0 per ogni x > 0 essendo e−t > 0 per ogni t ≥ 0. ￿ Dal criterio del confronto asintotico risulta lim F (x) = ￿ ∈ (0, +∞) essendo
x→ + ∞ +∞
2

2

e−t dt =

0

t → +∞

lim

e −t
1 tp

2

= lim

tp 2 = 0 t →+∞ e t

per ogni p > 0. √ Utilizzando il concetto di integrale doppio si potr` a π provare che ￿ = 2 , al momento, per ottenere una stima del limite, 2 osserviamo che per ogni t > 1 risulta t2 > t, dunque e−t < e−t e ￿ +∞ ￿ +∞ ￿ b ￿ ￿b −t 2 −t e dt ≤ e = lim e−t dt = lim −e−t 1
1 1 b → +∞ 1 b→+∞

= lim e−1 − e−b =
b→+∞

1 e

2. INTEGRALI IMPROPRI SU INTERVALLI ILLIMITATI

199

Ne segue che ￿ = lim F (x) =
x→+∞ 2 ￿

+∞ 0

e

−t 2

dt ≤ ￿

1 0

e−t dt +

2

1 1 ≤1+ e e

D’altra parte, essendo t < t per ogni t ∈ [0, 1], otteniamo che ￿ 1 ￿ 1 ￿ ￿1 1 −t 2 e dt ≥ e−t dt = −e−t 0 = 1 − e 0 0 e dunque che ￿ = lim F (x) =
x→ + ∞

Riguardo la monotonia, osserviamo che F (x) ` e derivabile in R con ￿ −x2 ￿ F ( x) = f ( x) = e e dunque F (x) > 0 per ogni x ∈ R. Ne segue che F ( x) ` e strettamente crescente in R e non ammette punti di massimo e di minimo relativi. Infine, riguardo alla convessit` a risulta F ￿￿ (x) = f ￿ (x) = −2xe−x
2 ￿

+∞ 0

e

−t 2

dt ≥ ￿

1 0

e−t dt ≥ 1 −

2

1 e

e quindi F ￿￿ (x) ≥ 0 se e solo se x ≤ 0. Dunque F (x) ` e concava in (0, +∞), convessa in (−∞, 0) e x = 0 ` e punto di flesso con F ￿ (0) = f (0) = 1.
l

0

-l

Grafico di F (x) =

• Studiamo, senza valutarla esplicitamente (provare per esercizio), la ￿ x log t √ dt. funzione F (x) = t 1 La funzione ` e definita e continua in (0, +∞). Osserviamo che F (1) = 0 √ t > 0 per ogni t ∈ (1, x] avremo e che per ogni x > 1 essendo log t √ t < 0 per ogni t ∈ che F (x) > 0. Mentre se 0 < x < 1 risulta log t ￿

x
0

e−t dt

2

200

7. INTEGRALI IMPROPRI

[x, 1) e dunque avremo che F (x) = − all’estremo del campo abbiamo lim F ( x) = − + ￿
1 0 ￿

1
x

log √t t

> 0. Riguardo ai limiti

x→ 0

log t √ dt = ￿ ∈ (0, +∞) t

essendo, per il criterio del confronto asintotico, lim +
log √t t 1 tp

t →0

= lim tp− 2 log t = 0 +
t →0

1

per ogni

1 2

< p < 1. Inoltre, sempre dal criterio del confronto asintotico, lim F (x) = ￿
+∞ 1

x→ + ∞

log t √ dt = +∞ t

poich` e
log √t t lim t →+∞ 1 tp

= lim tp− 2 log t = +∞
t →+∞

1

per ogni 1 > p > 1 . Controlliamo se la funzione ammette un asin2 toto obliquo. Abbiamo, dal Teorema di De l’Hˆ opital e dal Teorema fondamentale del calcolo integrale, F ( x) H log x = lim f (x) = lim √ = 0 x→ + ∞ x→ + ∞ x→ + ∞ x x lim dunque F (x) non ammette asintoto obliquo. Per la monotonia, osserviamo che F (x) ` e derivabile in (0, +∞) con log x ￿ ￿ √ F (x) = f (x) = x e dunque F (x) ≥ 0 se e solo se x ≥ 1. Ne segue che F (x) ` e strettamente decrescente in (0, 1], strettamente crescente in [1, +∞) e x = 1 ` e punto di minimo assoluto con F (1) = 0. Riguardo alla convessit` a abbiamo F ( x) = f ( x) = ￿￿
￿ 1 √ x

log √x 2 x

x

=

2 − log x √ 2x x

e quindi F ￿￿ (x) ≥ 0 se e solo se log x < 2 ovvero x < e2 . Dunque F (x) ` e convessa in (0, e2 ), concava in (e2 , +∞) e x = e2 ` e punto di flesso con F ￿ (e2 ) = f (e2 ) = 2 . e

2. INTEGRALI IMPROPRI SU INTERVALLI ILLIMITATI

201

l

0

1

Grafico di F (x) =

log t √ dt. t 1 La funzione ` e definita e continua in R \ {0}. Osserviamo che G(1) = 0 e che la funzione risulta funzione pari essendo G(−x) = G(x). Limiteremo quindi il nostro studio all’intervallo (0, +∞). Per ogni x > 1 √ t > 0 per ogni t ∈ (1, x2 ] avremo che G(x) > 0 mentre essendo log t √ t < 0 per ogni t ∈ [x2 , 1) e dunque avremo per 0 < x < 1 risulta log t ￿1 √ t > 0. Riguardo ai limiti all’estremo del campo che G(x) = − x2 log t abbiamo, come nell’esempio precedente, si ha ￿ 1 log t √ dt = ￿ ∈ (0, +∞) lim G ( x ) = − x→0+ t 0 mentre ￿ +∞ log t √ dt = +∞ lim G(x) = x→ + ∞ t 1 Osserviamo che ￿ la funzione risulta funzione composta G(x) = F (x2 ) x √ t dt la funzione studiata nel precedente esempio. essendo F (x) = 1 log t Dal Teorema di derivazione delle funzioni composte e dal Teorema fondamentale del calcolo integrale abbiamo allora che la funzione G(x) risulta derivabile in R \ {0} con • Studiamo infine la funzione G(x) = ￿ ￿

x
1 x2

log √ t dt t

log(x2 ) x G￿ (x) = 2xF ￿ (x2 ) = 2x √ = 4 log |x|. | x| x2 Controlliamo se la funzione ammette un asintoto obliquo utilizzando Teorema di De l’Hˆ opital: G( x) H x = lim G￿ (x) = lim 4 log |x| = +∞ x→ + ∞ x→+∞ x→ + ∞ | x | x lim

202

7. INTEGRALI IMPROPRI

dunque G(x) non ammette asintoto obliquo per x → +∞. Studiamo ora la monotonia, da quanto sopra abbiamo che G(x) ` e de￿ rivabile in (0, +∞) e che G (x) ≥ 0 in (0, +∞) solo per x ≥ 1. Ne segue che G(x) risulta strettamente decrescente in (0, 1], strettamente crescente in [1, +∞) e che x = 1 ` e punto di minimo assoluto con G(1) = 0. 4 Infine, riguardo alla convessit` a, per ogni x > 0 risulta G￿￿ (x) = x >0 e quindi che G(x) risulta convessa in (0, +∞).

l

0

1

Grafico di F (x) = ￿

x2
1

log √ t dt t

3. ESERCIZI

203

3. Esercizi Calcolare i seguenti integrali impropri:
1. 2. 3. 4. ￿
1 ￿

0 1 ￿0 ￿
1
1 4

dx √ x+ x log x dx √ dx √ 2 − x− x
[ 5−
1 x)

[log 4] [−1]

π 2

7. 8. 9. ￿

0 +∞
0 ￿ ￿

+∞

+ arcsin

2 3]

1

x log(1 + ￿ 0 +∞ dx 5. 2 ￿ 0 +∞ 1 + x dx 6. x log3 x 2 ￿

dx

[1 2] [π 2]
1 [ 2 log 2 ] 2

log(x2 − 1) dx [3 2 log 3]* 2 x ￿ +∞ 1 −2 1 11. arctan( x x+2 )dx [ 4 log 2]* x2 2 ￿ +∞ 2x + 1 12. dx [ 1 2 (π + log 2)]* x3 + x 1 10. ￿

1 +∞

1 1 √ log(1 + )dx [ 2π ] x x 1 1 1 arctan dx [ π 4 − 2 log 2] x2 x e−x dx [1]

Stabilire il carattere dei seguenti integrali impropri.
1

1. 2.

sin x x √
4 3

dx
2 3

[converge]

12. 13. 14. 15. 16.

(x + 1)x ￿ π 3 cos x √ dx 3. 2 x 0 ￿
0
5 ￿

0

1

ex − 1

dx

[converge] [diverge] [converge] [diverge] ￿

1 2 ￿

+∞

x2 +x+3 (x2 +1)(x2 +2) dx

[converge] [converge] [converge] [converge] [diverge]

4.

x(x + 2) cos x − 1 5. dx x3 √ ￿ 0 π /2 sin x 6. dx x ￿0 0 2 7. dx 3 tan x − π /3 ￿ 1 log(cos x) 8. dx x3 ￿ 0 π /2 2 sin x 9. x−1 1 ￿ 1 dx √ 10. log(1 + x) ￿0 1 dx √ 11. x2 + 1 −∞ ￿
0 π ￿

dx ￿

1 +∞ ￿0 +∞ ￿1 +∞
1

x (x−3)(x2 +4) −∞ ￿ +∞

dx ￿

2 +∞

arctan x dx x3 dx 1 x e sin x
dx √ x log(1+ x)

√ 3

17. [converge] 18. [diverge] [diverge] [diverge] [converge] [diverge]

log x dx [diverge] x cos x √ dx [integrare per parti, x

converge] ￿ +∞ 2 +1 19. x tan x4 x [diverge] +cos2 x dx ￿2 +∞ ex −1−sin x 20. [converge] eπx −1−sin(π x) dx ￿0 3 x 21. [diverge] (x−3)(x2 +4) dx −∞ ￿ +∞ e− x 22. [non converge] x2 −1 dx
0

204

7. INTEGRALI IMPROPRI

Stabilire per quali valori di α ∈ R risultano convergenti i seguenti integrali.
1.
2. 3. ￿

01 ￿0 1 ￿0
1 ￿

π 2

cos x − e 2 √ dx ( x + 3 x) α
3 √ 3
α

sin x dx (1√ − cos x)α
x

[α < 1] [α < 6] [α > 2]

20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35. 36. 37. 38. ￿

1 +∞ ￿1 +∞ ￿1 +∞ ￿
1 ￿

+∞

x √ dx 1+x2 −3 3 1+x+x

1 √ 4. dx [α < 1] α 1 + x − cos xα ￿0 1 x2 √ 2 e − 2x + 1 5. dx [α < 5 3] sin xα − xα 0 ￿ 1 α arctan(x ) √ dx 6. [α > − 1 2] sin x + x 0 ￿ 1 dx 7. [α < 1] α log x x ￿0 1 log x 8. dx [α < 1] xα ￿0 1 log x 9. dx [α < 0] ( x (1 − x))2α+1 0 ￿ ￿ 1 | tan π x| 10. dx [α < 3 2] (1 − x)α 0 ￿ 1 x 11. dx [α < 1]* α sin ( π x) ￿0 1 log(1 + αx) − x 12. dx [α < 2]* ex2 − 1 ￿0 1 1 − cos x 13. dx [α < 2]* α log(1 + x) x ￿0 1 1 1 14. (x − 1)2α 1− [α ∈ (0, 1 x dx 2 )]* 0 ￿ 1 α √ ex − 1+2x 15. [α = 1]* sin x−log(1+x) dx √ ￿0 1 x √ 16. dx [α ￿= − 1 2 ]* α x e − 1 − x 0 ￿ 1 1 √ dx √ 17. [α ￿= 1 2 ]* 1+2xα −e x 0 ￿ +∞ dx 18. [α > 1] α x log x ￿2 +∞ x2n+1 19. [n = 1] (x2 −1)3 dx, n ∈ N
2 ￿

1 +∞ ￿1 +∞ ￿2 +∞ ￿1 +∞ ￿1 +∞ ￿1 +∞ ￿0 +∞ ￿0 +∞ ￿
0 +∞ +∞

+∞ √

sin xα dx [∀α ] x2 1 1 e x − cos x dx [α > 0] x2 1 dx [ ￿ ∃α ] x log(1 + xα ) α ex − 1 dx [α > −2]* 2 x log(1 + xα ) 1 ￿ dx [α > 1] x(xα + 1)
1+xα −cos x2
1 x

dx

[α < 2]* ￿

0 +∞ ￿

0 +∞

√ x eα x − x − 1

π − 2 arctan(x ) dx [∀α]* x2 log x x √ dx [α > 4]* 1 + xα + x2 log(1 + xα ) dx [α > 1] x2 sin x dx [∀α]* ( e αx + x) 2 1 dx [0 < α < 1] x(x − 1)α xα dx [∀α]* 2 x e −x−1 dx [α > 0, α ￿= 1]* [α > 1]* log x dx log(1 + xα )

α ￿

0 +∞ √ ￿0 +∞ ￿0
0

x2

x−sin(xα ) x2

dx, α > 0 [α = 1 2 ]* [α < 2]* [α < 3 2 ]*

log(1+xα ) x+x2α

log(1 + x2 ) dx, xα (ex − 1) log(1 + x) √ dx, xα (e x − 1)

dx, α > 0 [α > 1 2 ]*
α > 0 [α < 1]*

1 arctan x x+arctan(xα ) dx,

3. ESERCIZI

205

Studiare le seguenti funzioni integrali.
1. 2. 3. 4. 5. 6. ￿ log t dt 2 ￿1 x t dt √ 4 ￿0 x t 1 + t e dt t ￿0 x √ t log t dt ￿1 x sin t dt t ￿ 2 x2 ￿ t 1 + cos2 t dt
1 x

CAPITOLO 8

Serie numeriche
Sia (an )n∈N una successione di numeri reali, ci proponiamo di definire la somma degli infiniti termini di tale successione. A tale scopo, per ogni n ∈ N, si considera la somma parziale o ridotta n-esima: sn = a1 + a2 + ... + an =
n ￿ k=1

ak

La successione di tali somme parziali (sn )n∈N viene detta serie associata alla successione (an )n∈N o anche serie di termine generale an . Viene allora naturale definire la somma degli infiniti termini della successione (an )n∈N come il limite per n → +∞ della successione delle somme parziali. Denoteremo tale limite con
+∞ ￿ k=1

ak = lim sn = lim
n →+∞

n →+∞

n ￿ k=1

ak

e, con un abuso di terminologia, chiameremo tale limite serie o somma per k che va da 1 a +∞ di ak . Se il limite esiste finito diremo che la serie ` e convergente, in tal caso
+∞ ￿ k=1

ak = lim sn = s ∈ R
n →+∞

ed il valore s viene detto somma della serie. Se il limite esiste ma ` e infinito diremo che la serie ` e divergente mentre se il limite non esiste la serie ` e detta indeterminata. Accade spesso che invece di sommare la successione (an )n∈N a partire dall’indice 1 si cominci a sommare la successione a partire dall’indice n = 0 o da un qualunque altro termine successivo. Cos` ı ad esempio la serie geometrica associata alla successione (xn )n≥0 con x ∈ R dato (e detto ragione della serie), considera le somme a partire dall’indice n = 0: s0 = 1, s1 = 1 + x, ..... sn = 1 + x + ... + xn
207

208

8. SERIE NUMERICHE

Ricordando che per ogni x ￿= 1 e ogni n ∈ N ∪ {0} risulta sn = e che
n →+∞

1 − xn+1 1−x

lim xn+1 ￿

∞ n otteniamo che la serie + n=0 x converge alla somma diverge se x ≥ 1 ed ` e indeterminata se x ≤ −1. Vale il seguente risultato.

  se |x| < 1 0 = +∞ se x ≥ 1  ￿ ∃ se x ≤ −1

1 1− x

se |x| < 1,

Teorema ￿ 8.1. (Condizione necessaria alla convergenza) ∞ Se la serie + e infinitesin=1 an converge allora la successione (an )n∈N ` ma.
Dim. Denotate con sn le somme parziali e con s la somma della serie, dalla definizione abbiamo che sn → s per n → +∞ e dunque che
n → +∞

lim an = lim sn − sn−1 = s − s = 0.
n → +∞ ￿

1. Serie a termini non negativi ￿ ∞ Osserviamo che data una serie + n=1 an a termini non negativi, an ≥ 0 per ogni n ∈ N, la successione delle somme parziali risulta crescente: sn+1 =
n+1 ￿ k=1

ak ≥

e dunque, dal Teorema di regolarit` a delle successioni monotone, tale successione ammette limite. Ne segue che la serie risulter` a convergente o divergente. Ad esempio, dalla condizione necessaria per la convergenza serie ￿delle ∞ p otteniamo in particolare che la serie a termini non negativi + n con n=1 p p > 0 risulta non convergente essendo n → +∞ e per quanto detto risulta divergente. Per determinare il carattere della serie armonica
+∞ ￿ 1 n n=1

n ￿ k=1

ak = s n ,

∀n ∈ N

1. SERIE A TERMINI NON NEGATIVI

209

e pi` u in generale della serie armonica generalizzata
+∞ ￿ 1 , np n=1

p>0

utilizziamo il seguente criterio che lega il concetto di serie numerica con quello di integrale improprio. Teorema 8.2. (Criterio del confronto integrale) Sia f (x) una funzione continua, non negativa e decrescente in [1, +∞). Allora, posto f (n) = an per ogni n ∈ N, risulta ￿ +∞ +∞ ￿ an ` e convergente ⇐⇒ f (x) dx ` e convergente.
n=1 1

Dim. Osserviamo innanzitutto che essendo f (x) ≥ 0 per ogni x ≥ 1, l’inte￿+ ∞ grale improprio 1 f (x) dx risulter` a convergente o divergente ed in parti￿ ∞ colare, essendo an ≥ 0 per ogni n ∈ N la serie + a anch’essa n=1 an risulter` convergente o divergente. Dalla monotonia di f (x), per ogni k ∈ N, se k ≤ x ≤ k + 1 allora ak+1 = f (k + 1) ≤ f (x) ≤ f (k ) = ak e dunque ￿ k+1 ak+1 ≤ f (x) dx ≤ ak
k

Dall’additivit` a dell’integrale otteniamo allora che ￿ n+1 n +1 n ￿ ￿ ak − a1 = a2 + a3 + ... + an+1 ≤ f (x) dx ≤ a1 + a2 + ... + an = ak
k=1 1 k=1

e quindi, facendo tendere n → +∞, otteniamo che se l’integrale improprio converge allora anche la serie converge mentre se l’integrale diverge allora anche la serie diverge. Viceversa, dal medesimo confronto, se la serie converge risulter` a convergente anche l’integrale improprio mentre se la serie diverge, risulter` a divergente anche l’integrale improprio. ￿ ￿

+∞ Dal precedente criterio, ricordando che l’integrale 1 x1p dx converge se ￿ ∞ 1 e solo se p > 1, otteniamo che la serie armonica generalizzata + n=1 np converge se e solo se p > 1.

Come per gli integrali impropri, per studiare il carattere di una serie potremo utilizzare il seguente criterio Teorema 8.3. (Criterio del confronto) Siano (an )n∈N e (bn )n∈N successioni a termini non negativi tali che an ≤ bn per ogni n ∈ N.

210

8. SERIE NUMERICHE ￿

∞ ￿ ∞ Se la serie + bn converge allora anche la serie + n =1 n=1 bn converge. ￿ +∞ ￿ +∞ Se la serie n=1 an diverge allora anche la serie n=1 bn diverge.
Dim. La dimostrazione ` e immediata osservato che per ogni n ∈ N risulta n n ￿ ￿ sn = ak ≤ bk = s ¯n
k=1 k=1

e che, essendo le serie a termini non negativi, le successioni (sn )n∈N e (¯ s n ) n ∈N sono monotone crescenti. ￿

Dal precedente criterio segue inoltre Corollario 8.1. (Criterio del confronto asintotico) Siano (an )n∈N e (bn )n∈N successioni a termini non negativi. ￿ ∞ ￿ ∞ an =0e + bn converge allora + 1. Se lim n =1 n=1 an converge. n →+∞ bn ￿ ∞ ￿ ∞ an 2. Se lim = +∞ e + bn diverge allora + n =1 n=1 an diverge. n → +∞ b n an 3. Se lim = ￿ ∈ R \ {0}, in particolare se an ∼ bn per n → n →+∞ bn ￿ ∞ ￿ +∞ +∞, allora + n=1 an e n=1 bn hanno il medesimo carattere. Esempi
+∞ ￿ 1 • La serie ` e convergente, difatti per ogni p > 1, per n → +∞ n! n=1 risulta 1 np n! = →0 1 n! np ￿ ∞ 1 e la serie + e convergente. n=1 np , essendo p > 1, ` +∞ ￿ 1 • La serie ` e divergente, difatti per ogni 0 < p ≤ 1, per log n n=1 n → +∞ risulta 1 np log n = → +∞ 1 log n np ￿ ∞ 1 e la serie + e divergente. n=1 np , essendo p ≤ 1, ` +∞ ￿ 1 1 • La serie sin 2 ` e convergente, difatti per n → +∞ risulta sin n 2 ∼ n n=1 ￿ +∞ 1 1 e la serie e convergente. 2 n=1 n2 ` n

Vediamo alcuni esempi dove, come serie di confronto, considereremo la serie geometrica e la serie armonica generalizzata.

1. SERIE A TERMINI NON NEGATIVI
+∞ ￿ n=1

211

• La serie risulta √ mentre

1 e n! − cos n
n 2

1 + 2n − 2 2
1

n

` e convergente. Difatti, per n → +∞, ￿
n 1 1 1 2 + 1 − 1) ∼ 2 = n 2n 2n+1 2 2 +1

1 + 2n − 2 = 2 (

n 2

e n! − cos ne segue che

1

1 1 1 1 1 1 1 1 = + o( ) + 2 + o( 2 ) = 2 + o( 2 ) ∼ 2 n n! n! 2n n 2n n 2n √ 1 + 2n − 2 2
1 n ￿

+∞ n 2 √ e la serie e convergente. Difatti, per ogni p > 1, dalla n=1 ( 2)n ` gerarchia degli infiniti si ha che
n2 √ ( 2)n 1 np

1 e n! − cos n

1 n +1 n2 2 √ ∼ 22 = 2n ( 2)n

np+2 = √ →0 ( 2)n

• La serie e 2n −
1

1 1 1 1 1 1 1 = n − n+1 + o( n ) = n+1 + o( n+1 ) ∼ n+1 n 2 2 2 2 2 2 2 ￿ +∞ 1 e la serie geometrica n=1 2n ` e convergente. +∞ ￿ 1 1 • La serie n(sin − log(1 + )) ` e divergente. Difatti, per n → +∞, n n n=1 dagli sviluppi di Taylor di sin x e log(1 + x) per x → 0, si ha 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 sin − log(1 + ) = + o( 2 ) − + 2 + o( 2 ) = 2 + o( 2 ) ∼ 2 n n n n n n n n n n ￿ + ∞ 1 1 1 1 quindi n(sin n − log(1 + n )) ∼ n e la serie n=1 n ` e divergente. 1+ Valgono inoltre i seguenti criteri Teorema 8.4. (Criterio del rapporto) Sia (an )n∈N una successione a termini non negativi per cui esiste an+1 lim = ￿. n → + ∞ an ￿ ∞ Allora, se ￿ < 1 la serie + n=1 an converge mentre se ￿ > 1 la serie ￿ +∞ n=1 an diverge. ￿

+∞ ￿ n=1

e

1 2n

− ￿

1+

1 ` e convergente. Difatti, per n → +∞, 2n

212

8. SERIE NUMERICHE

Dim. Se ￿ < 1, dal criterio del rapporto per successioni numeriche abbiamo che esistono ν ∈ N, A > 0 e 0 < b < 1 tali che an ≤ Abn per ogni n ≥ ν . Dal ￿ ∞ n criterio del confronto per le serie, osservato che la serie geometrica + n=1 b converge, otteniamo che la serie data converge. Se invece ￿ > 1, dal criterio del rapporto per successioni numeriche abbiamo che an → +∞ per n → +∞ e dunque, non essendo infinitesima dalla condizione necessaria alla convergenza, segue che la serie diverge. ￿

Ad esempio, la serie

+∞ n ￿ 2 n=1

n!

` e convergente, difatti per n → +∞ risulta

2n+1 n! 2 = →0 n (n + 1)! 2 n+1 diverge, infatti si ha
2

mentre la serie

+∞ n 2 ￿ 2 n=1

n!

2(n+1) (n)! 22n+1 = → +∞. (n + 1)! 2n2 n+1
+∞ α ￿ n n=1

Per ogni a > 1 e α ∈ R la serie n → +∞ si ha Si ha inoltre
(n+1)α an+1 nα an

an

` e convergente. Difatti, per

=

1 α (1 + n ) 1 → < 1. a a

Dim. Se ￿ < 1, dalla definizione di limite, preso 0 < ε < ￿ − 1 sia ν ∈ N √ tale che 0 ≤ n an < ￿ + ε per ogni n ≥ ν . Allora, posto b = ￿ + ε, risulta ￿ ∞ n b ∈ (0, 1) e 0 ≤ an < bn per ogni n ≥ ν . Poich` e la serie geometrica + n=0 b ` e convergente, dal criterio del confronto anche la serie data converge. Se invece ￿ > 1, preso 0 < ε < ￿ − 1, dalla definizione di limite sia ν ∈ N √ tale che n an > ￿ − ε per ogni n ≥ ν . Allora, essendo ￿ − ε > 1 avremo che an > 1 per ogni n ≥ ν e la successione (an )n∈N non sar` a infinitesima. Per la condizione necessaria alla convergenza, essendo la successione a termini non negativi, la serie risulter` a divergente. ￿

Teorema 8.5. (Criterio della radice) Sia (an )n∈N una successione a termini non negativi tale che esiste √ lim n an = ￿. n → +∞ ￿ +∞ Allora, se ￿ < 1 la serie n=1 an converge mentre se ￿ > 1 la serie ￿ +∞ n=1 an diverge.

1. SERIE A TERMINI NON NEGATIVI
+∞ p ￿ n n=1

213

Ad esempio, la serie

+∞ ￿ nn cos` ı come la serie poich` e per n → +∞ risulta n 2n n=1 ￿ n 1 n n = →0 2 n n n

` e convergente, difatti per n → +∞ risulta 2n ￿ √ n p np 1 n n = → n 2 2 2

Si pu` o inoltre provare il seguente risultato Teorema 8.6. Se (an )n∈N ` e serie a termini positivi, allora √ an+1 lim n an = lim n →+∞ n → + ∞ an purch` e la successione a secondo membro risulti regolare.
1 Ad esempio, considerata la successione an = log risulta n ￿ 1 log n lim n = lim =1 n →+∞ log n n→+∞ log(n + 1)

e dunque sia il criterio del che della radice non ci permettono ￿rapporto ∞ 1 di concludere se la serie + risulta convergente. n=2 log n

I precedenti criteri possono essere applicati solo a serie a termini non negativi, nel caso di serie a termini di segno qualunque potremo utilizzare il seguente risultato. Teorema ￿ 8.7. (Convergenza assoluta) ￿ ∞ +∞ Se la serie + n=1 |an | converge allora la serie n=1 an converge.

Dim. Osservato che per ogni n ∈ N risulta 0 ≤ an + |an | ≤ 2|an |, dal criterio ￿ +∞ del confronto otteniamo che la serie n=1 (an + |an |) converge. Ne segue allora che la successione delle somme parziali
n=1 k ￿

an =

n=1

k ￿

( an + | an | ) − ￿ +∞

n=1

k ￿

| an | converge.

risulta convergente e dunque che la serie

Se la serie n=1 |an | converge, la serie n=1 an ` e detta assolutamente convergente. Il precedente risultato afferma allora che la convergenza assoluta implica la convergenza. ￿

+∞ ￿

+∞

n=1 an ￿

214

8. SERIE NUMERICHE

Come applicazione notevole proviamo che la serie esponenziale
+∞ n ￿ x n=0

n!

risulta convergente per ogni x ∈ R. Consideriamo la serie dei valori ￿ + ∞ |x|n assoluti n=0 n! ed applichiamo il criterio del rapporto. Per ogni x ∈ R abbiamo che an+1 |x|n+1 n! | x| = = →0 an (n + 1)! |x|n n+1

per n → +∞. Dal criterio del rapporto otteniamo allora che la serie converge assolutamente e dunque semplicemente per ogni x ∈ R. 2. Serie a termini di segno alterno Data una successione positiva (an )n∈N , la serie
+∞ ￿ n=1

(−1)n an

` e serie a termini di segno alterno. Per stabilire se tale serie converge possiamo applicare il seguente risultato. Teorema 8.8. (Criterio di Leibniz) Sia (an )n∈N una successione a termini non negativi. Se (i) lim an = 0; (ii) an+1 ≤ an per ogni n ∈ N. ￿ ∞ n Allora la serie + n=0 (−1) an converge.
n → +∞

Dim. Osserviamo che per ogni n ∈ N, essendo an+1 ≤ an , risulta

s2n = a0 − a1 + ... + a2n−2 − a2n−1 + a2n ≤ a0 − a1 + ... + a2n−2 = s2n−2 s2n+1 = a0 − a1 + ... − a2n−1 + a2n − a2n+1 ≥ a0 − a1 + ... − a2n−1 = s2n−1

e dunque che la successione (s2n )n∈N risulta decrescente mentre la successione (s2n+1 )n∈N risulta crescente. Inoltre, essendo an ≥ 0 per ogni n ∈ N si ha che s2n+1 ≤ s2n e dunque che per ogni n ∈ N risulta s1 ≤ s2n+1 < s2n ≤ s0 La successione (s2n )n∈N risulta allora decrescente e limitata e dunque ammette limite finito ￿p . Analogalmente, la successione (s2n+1 )n∈N risulta crescente e limitata e dunque ammette limite finito ￿d . Risulta ￿d = ￿p , difatti da (i) abbiamo s2n − s2n+1 = a2n+1 → 0. Si ottiene allora che la successione (sn )n∈N risulta convergente al limite ￿ = ￿p = ￿d e quindi che la serie converge. ￿

2. SERIE A TERMINI DI SEGNO ALTERNO

215

Utilizzando tale risultato si prova che per ogni p > 0 la serie
+∞ ￿ (−1)n n=1

np

converge ma non converge assolutamente per p ≤ 1. Altro esempio di serie convergente ma non assolutamente convergen￿+∞ (−1)n 1 te ` e dato dalla serie e n=2 log n , difatti la successione an = log n ` infinitesima e decrescente. ￿ ∞ n n+2 Consideriamo ora la serie + che non soddisfa il criterio n=0 (−1) n 2 di Leibniz in quanto, pur essendo la successione an = n+2 = 1+ n n decrescente, non risulta infinitesima. Osserviamo che la successione non converge poich` e essendo lim an = 1 ￿= 0 non esiste lim (−1)n an e non risulta verificata la condizione necessaria alla convergenza.
n → +∞ n → +∞

In generale, osservato che (−1)n an → 0 se e solo se an → 0, possiamo affermare che se la ￿ successione non negativa (an )n∈N non ` e infinitesi+∞ n ma allora le serie ( − 1) a non converge in quanto non risulta n n=0 verificata la condizione necessaria alla convergenza. Come ulteriori esempi vediamo alcune serie contenenti dei parametri. • La serie converge assolutamente per ogni α ∈ R. nn Difatti dal Criterio della radice ￿ | α − 1| lim n |an | = lim =0 n →+∞ n → +∞ n
n=1 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿ (α − 1)n

• Studiamo il comportamento della serie Dal Criterio del rapporto abbiamo lim

ααn al variare di α > 0.

αα(n+1) = αα n →+∞ α αn e dunque che la serie converge se αα < 1, ovvero se α < 1, e diverge se αα > 1, ovvero se α > 1. Infine, se α = 1 allora i termini della serie risultano costanti e pari a 1 e la corrispondente serie non converge. +∞ n ￿ α • Studiamo il comportamento della serie al variare di α ∈ R. n n=1 Controlliamo innanzitutto se converge assolutamente e dunque consi￿ + ∞ |α |n deriamo la serie n=1 n . Essendo la serie a termini non negativi

216

8. SERIE NUMERICHE

potremo applicare a tale serie il criterio della radice: √ |α | lim n an = lim √ = |α |. n →+∞ n →+∞ n n √ Ne deduciamo che se |α| < 1 allora limn→+∞ n an < 1 e dal criterio ￿ ∞ αn dalla radice la serie + n=1 n converge assolutamente e quindi semplicemente. Se invece |α| > 1 allora la serie non converge assolutamente ma non possiamo dire nulla sulla convergenza semplice. Osserviamo n per` o che se α > 1 allora α → +∞ e quindi la serie diverge, se α < −1 n αn allora la successione ( n )n∈N non ammette limite e dunque la serie non converge. ￿ ∞ 1 Infine, se α = 1 allora la serie diventa + n=1 n che risulta divergente ￿ + ∞ (− 1)n mentre per α = −1 la serie risulta n=1 n che risulta convergente per il criterio di Leibniz. Riunendo quanto ottenuto, si ha che la serie converge se e solo se −1 ≤ α < 1. 3. Operazioni tra serie Riguardo alle operazioni tra serie, utilizzando la definizione, si pu` o facilmente provare Teorema . (Somma tra serie) ￿+∞ 8.9 ￿ ∞ Se k=1 ak e + serie convergenti rispettivamente alle somk=1 bk sono ￿ ∞ me a, b ∈ R, allora la serie + k=1 (αak + β bk ) per ogni α, β ∈ R risulta convergente alla somma αa + β b e scriveremo
+∞ ￿ k=1

( α ak + β b k ) = α

Dim. con sn , σn e Sn le somme parziali delle serie ￿+∞ Denotate ￿+∞ rispettivamente ￿ +∞ k=1 ak , k=1 bk e k=1 (αak + β bk ), risulta Sn = αsn + βσn , e quindi, passando al limite per n → +∞, otteniamo che la serie β bk ) converge e converge alla somma αa + β b. ∀n ∈ N ￿ +∞
k=1 (αak +

+∞ ￿ k=1

ak + β

+∞ ￿ k=1

bk . ￿

Si pu` o inoltre provare

Teorema . (prodotto di serie) ￿+∞ 8.10 ￿ ∞ Se k=0 ak e + k=0 bk sono serie assolutamente convergenti rispettivamente alle somme a, b ∈ R, allora la serie prodotto (secondo Cauchy)
∞ ￿ k=0

ck ,

dove ck =

k ￿ n=0

an b k − n

∀ k ∈ N∗ ,

(14)

3. OPERAZIONI TRA SERIE

217

converge (assolutamente) al prodotto ab e scriveremo
+∞ ￿ k=0

ak ·

Infine vediamo il concetto di riordinamento di una serie. Sia (kn )n∈N una successione tale che l’applicazione n ￿→ kn risulti biunivoca N ad ￿ ￿da ∞ N. Data una serie ∞ a e posto a ˜ = a , n ∈ N , la serie ˜n ` e kn n=1 n n=1 a ￿∞ n detta riordinamento della serie n=1 an . Vale allora il seguente risultato Teorema 8.11. (Riordinamento di una serie) ￿∞ Se e￿ una serie assolutamente convergente, allora ogni suo n=1 an ` riordinamento ∞ ˜n converge e converge alla medesima somma. n=1 a La convergenza assoluta ` e essenziale per provare la convergenza di ogni riordinamento alla medesima somma della serie data. Si pu` o ad esempio provare che la serie +∞ ￿ (−1)n 1 1 1 1 1 1 1 1 1 =1− + − + − + − + − + ... n+1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 n=0

+∞ ￿ k=0

bk :=

+∞ ￿ k=0

ck

risulta convergente (ma non assolutamente) alla somma log 2 mentre il suo riordinamento 1 1 1 1 1 1 1 1 1+ − + + − + + − + ... 3 2 5 7 4 9 11 6 converge alla somma 3 log 2. In effetti vale il seguente risultato 2 ￿∞ Teorema 8.12. Sia n=1 an una serie convergente ma non assolutamente ￿∞ convergente. Allora per ogni σ ∈ R esiste un suo riordinamento ˜n convergente alla somma σ . n=1 a

218

8. SERIE NUMERICHE

4. Esercizi Determinare il carattere delle seguenti serie numeriche.
+∞ ￿ ￿ 1. ( n2 + 1 − n)3 [converge]

2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.

n=0 +∞ ￿ n=1 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿ n=1 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿ n=1 +∞ ￿ n=1 +∞ ￿

n4

2n + 1 + 2n2 + 7

√ +∞ ￿ n− n 12. n 3 − 3n 13. 14.
n=2 +∞ ￿ n=1 +∞ ￿

[converge] [converge] [converge] [converge]

[converge] [converge] [converge] [converge] [diverge]

cos(en ) n2

n3 e −n log n 2n esin n n3 + 2 n+3 log( ) n+1 log(1 + 3n nn 2n n ! nn 3n ! (2n)! (n!)2
1 2n )

en (2n)! n=1 ￿ ￿ 2 + ∞ ￿ 1 n 15. 1− n 16. ge] 17.
n=1 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿

( ￿

1 + 2−n − 1) [conver1

en −

[converge] 18. [diverge] [converge] [diverge] [converge] ge]

n=1 +∞ ￿ n=1 ￿

1+ √ n

2 n

[converge] [conver-

1 log(1+ 21 n )−sin( 2n ) 1 arctan( 3n )

10. 11.

n=0 +∞ ￿

n=1 +∞ ￿

+∞ 1 ￿ e n − cos( 31 n) 19. [diverge] 1 tan n ! n=1 +∞ ￿ 1 ￿ ￿ 20. (−1)n 3 n − 1 [convern=1

log(n + 1) √ 3 n! n=0

ge]

Stabilire per quali valori del parametro α > 0 risultano convergenti le seguenti serie
1. 2. 3.
+∞ ￿ log(1 + αn )

n=1 +∞ ￿ n=1 +∞ ￿ n=1

n!

[α > 0]

4. 5. 6.

log(1 + n) − log n [α > 0] nα √ 1 n + nα [α > 2]

n=1 +∞ ￿

n=1 +∞ ￿ n=1

1 +∞ e− n − cos √ ￿ n

α

sin

1 n

[α = 1 2]

1 1 nα (log(1 + n )− n )[α < 1]

sin 21 n n2 + nα − n

[α > 0]

4. ESERCIZI
+∞ ￿ 1 3α n +∞ n ￿ α n2 2 n=1 +∞ ￿ n! 10. α n2 n=1

219

7. 8.

[α > 0] [α ≤ 2]

9.

[α > 0] [α > 0]

n=0 +∞ ￿ n=1

αn n2 2n

CAPITOLO 9

Serie di potenze

Consideriamo la serie geometrica di ragione x ∈ R:
+∞ ￿ n=0

xn = 1 + x + x2 + ... + xk + ...

Da quanto visto, tale serie converge (assolutamente) per |x| < 1 e non converge per |x| ≥ 1. Inoltre, per ogni |x| < 1 risulta
+∞ ￿ n=0

xn =

1 1−x

Se pensiamo alla ragione x ∈ R come ad una variabile indipendente potremo vedere tale serie come serie di funzioni fn (x) = xn e dire che 1 tale serie, per x ∈ (−1, 1), converge alla funzione somma S (x) = 1− . x Pi` u in generale data una successione di numeri reali (an )n∈N e x0 ∈ R, si pone il problema di determinare i valori x ∈ R per i quali la serie di funzioni
+∞ ￿ n=0

an (x − x0 )n = a0 + a1 (x − x0 )+ a2 (x − x0 )2 + ... + ak (x − x0 )k + ... (15)

risulta convergente e, quando possibile, determinarne la somma. Una serie di funzione del tipo (15) viene detta serie di potenze di centro x0 e coefficienti an . Diremo inoltre insieme di convergenza della serie di potenze (15) l’insieme I ⊆ R costituito da tutti i valori x ∈ R per i quali la serie risulta convergente. Riconosciamo la serie geometrica come particolare serie di potenze con an = 1 per ogni n ∈ N e x0 = 0. Per tale serie l’insieme di convergenza ` e l’intervallo I = (−1, 1). Esempi
221

222
+∞ n ￿ x n=0

9. SERIE DI POTENZE

. Abbiamo gi` a provato, utilizzando il criterio del rapporto, che n! la serie considerata converge (assolutamente) in ogni x ∈ R e quindi l’insieme di convergenza ` e I = R. +∞ ￿ • n!xn . Osserviamo che la serie converge per x = 0 mentre per x ￿= 0 risulta
n=0 n → +∞

lim n!xn = ￿

+∞ ￿∃

se x > 0 se x < 0

Quindi, tornando alla variabile iniziale otteniamo che la serie data converge per |x| < 2 e non converge per |x| ≥ 2. L’insieme di convergenza ` e allora l’intervallo I = (−2, 2).

Quindi per x ￿= 0 non risulta soddisfatta la condizione necessaria alla convergenza di una serie numerica e dunque la serie non converge per ogni x ￿= 0. L’insieme di convergenza della serie data ` e I = {0 }. +∞ ￿ (−1)n n x • x . Ponendo y = − possiamo riscrivere la serie come n 2 2 n=0 +∞ ￿ y n . Tale serie converge per |y | < 1 e non converge per |y | ≥ 1.
n=0

Negli esempi precedenti, l’insieme di convergenza ` e sempre un intervallo, al pi` u ridotto ad un unico punto (il centro della serie) o coincidente con R. Nei prossimi risultati proveremo che la propriet` a ` e vera in generale per ogni serie di potenze. 1. Insieme di convergenza di una serie di potenze Nel seguito ci limiteremo a considerare serie di potenze della forma
+∞ ￿ n=0

an x n

(16)

con centro in x0 = 0. Difatti a tale situazione ci si pu` o sempre ricondurre mediante la sostituzione y = x − x0 . Come primo risultato, notiamo che ogni serie di potenze della forma (16) convergente nel suo centro, in quanto per x = 0 si ha ￿+∞risulta n n=0 an x = a0 . Vale poi il seguente risultato

1. INSIEME DI CONVERGENZA DI UNA SERIE DI POTENZE

223

Teorema 9.1. (di Abel di convergenza su intervalli) ￿ +∞ Se la serie di potenze n=0 an xn converge per x = r ￿= 0 allora la serie converge (assolutamente) in ogni x ∈ (−|r|, |r|). ￿

∞ n Dim. Per ipotesi la serie numerica + n=0 an r risulta convergente e quindi, dalla condizione necessaria per la convergenza di una serie, avremo che an rn → 0 per n → +∞ da cui, in particolare, che la successione (an rn )n∈N risulta limitata. Sia M > 0 tale che |an rn | ≤ M per ogni n ∈ N e sia x ∈ (−|r|, |r|). Essendo r ￿= 0, otteniamo 0 ≤ |an xn | = | an r n | ￿ +∞ n | dove b = ||x e serie geometrica di ragione b ∈ [0, 1), n=0 b ` r | . La serie essendo |x| < |r|, quindi convergente. Dal criterio del confronto per serie ￿ ∞ n numeriche a termini non negativi deduciamo allora che la serie + n=0 an x converge (assolutamente) per ogni x ∈ (−|r|, |r|). ￿ | xn | | x| = | a n r n | ( ) n ≤ M bn n |r | |r |

Data la serie di potenze (16), poniamo ρ = sup{|r| ∈ [0, +∞) |
+∞ ￿ n=0

an rn converge}

Tale valore, eventualmente pari a +∞, ` e detto raggio di convergenza della serie di potenze (16). Dal precedente risultato otteniamo Teorema 9.2. (sul raggio di convergenza) ￿ ∞ n Data la serie di potenze + n=0 an x , sia ρ ∈ [0, +∞] il suo raggio di convergenza. Allora: (i) se ρ = 0, la serie converge solo per x = 0; (ii) se ρ = +∞, la serie converge (assolutamente) in ogni x ∈ R; (iii) se ρ ∈ (0, +∞), la serie converge (assolutamente) per |x| < ρ e non converge per |x| > ρ.
Dim. Poniamo A = {|r| ∈ [0, +∞) |
+∞ ￿

n=0

an rn converge}

e ricordiamo che per definizione ρ = sup A. ￿ ∞ n (i) Per assurdo, supponiamo che esista x ∈ R con x ￿= 0 tale che + n=0 an x risulti convergente. Allora |x| ∈ A e quindi, per definizione ρ ≥ |x| > 0, contro l’ipotesi ρ = 0. (ii) Sia x ∈ R, x ￿= 0. ￿ Essendo sup A = +∞, avremo che esiste |r| ∈ A tale ∞ n che |x| < |r|. Essendo + n=0 an r convergente, dal Teorema di convergenza sugli intervalli avremo allora che la serie converge (assolutamente) in x.

224

9. SERIE DI POTENZE

(iii) Sia x ∈ R con |x| < ρ. Dalla definizione del raggio di convergenza, ￿ ∞ n avremo che esiste |r| ∈ A con |x| < |r|. Poich` e + n=0 an r converge, dal Teorema di convergenza sugli intervalli avremo allora che la serie converge (assolutamente) in x. Infine, sia x ∈ R con |x| > ρ. Dalla definizione del raggio di convergenza, avremo allora che |x| ￿∈ A e quindi che la serie non converge in x. ￿

Dal precedente risultato, riguardo all’insieme di convergenza I di una ￿ +∞ serie di potenze n=0 an xn di raggio di convergenza ρ ∈ [0, +∞] avremo: (i) se ρ = 0 allora I = {0}; (ii) se ρ = +∞ allora I = R; (iii) se ρ ∈ (0, +∞) allora (−ρ, ρ) ⊆ I ⊆ [−ρ, ρ]. Rimane dubbio il comportamento della serie nei punti x = ±ρ. Esempi • La serie
+∞ ￿ n=0

xn ha raggio di convergenza ρ = 1 e non converge per

x = ±1: l’intervallo aperto I = (−1, 1) ` e il suo insieme di convergenza. + ∞ ￿ xn • La serie ha raggio di convergenza ρ = 2. Per il criterio n ( n + 1)2 n=0 di Leibniz converge per x = −2 mentre per il criterio del confronto non converge per x = 2. L’intervallo I = [−2, 2) ` e quindi il suo insieme di convergenza. +∞ ￿ xn • La serie ha raggio di convergenza ρ = 3 e converge (assolun2 3 n n=0 tamente) per x = ±3. L’intervallo chiuso I = [−3, 3] ` e il suo insieme di convergenza. I seguenti risultati ci permetteranno di determinare il raggio di convergenza di una data serie di potenze. Teorema 9.3. (Metodo￿ del rapporto o di D’Alembert) ∞ n Data la serie di potenze + n=0 an x con an ￿= 0 per ogni n ∈ N. Se esiste ￿ ￿ ￿ an+1 ￿ ￿ = ￿ ∈ [0, +∞] lim ￿ n → + ∞ ￿ an ￿ allora il raggio di convergenza della serie ` e   +∞ se ￿ = 0 ρ = 1/￿ se ￿ ∈ (0, +∞)  0 se ￿ = +∞

1. INSIEME DI CONVERGENZA DI UNA SERIE DI POTENZE

225

Dim. Per x ￿= 0 si ha

Se ￿ = 0 allora, dal criterio del rapporto la serie converge (assolutamente) per ogni x ∈ R e dunque ρ = +∞. Se ￿ = +∞ allora la serie non converge assolutamente in ogni x ￿= 0 e quindi, dal Teorema di convergenza sugli intervalli, non converge in alcun x ￿= 0. Quindi ρ = 0. Se ￿ ∈ (0, +∞), dal criterio del rapporto la serie converge assolutamente per ￿|x| < 1, ovvero per |x| < 1/￿, e non converge assolutamente per ￿|x| > 1, ovvero per |x| > 1/￿. Dal Teorema sulla convergenza sugli intervalli ne deduciamo che in questo caso ρ = 1/￿. ￿
+∞ ￿ xn Ad esempio, data la serie risulta 3n n n=1 n → +∞ ￿

￿ ￿ an+1 xn+1 ￿ ￿ = ￿| x| lim ￿ n →+∞ ￿ an xn ￿

lim |

an+1 3n n 1 | = lim n+1 = n → +∞ 3 an (n + 1) 3

quindi, dal precedente teorema, la serie ha raggio ￿ di convergenza ρ = 3. ∞ 1 Osserviamo inoltre che per x = 3 risulta la serie + n=1 n e dunque che ￿+ ∞ (−1)n la serie diverge mentre per x = −3 si ha la serie n=1 che risulta n convergente. L’insieme di convergenza di tale serie ` e allora l’intervallo [−3, 3). +∞ ￿ n! n Come ulteriore esempio consideriamo la serie x . Abbiamo n n n=0
n → +∞

lim |

an+1 (n + 1)! nn 1 1 | = lim = lim = 1 n +1 n n→+∞ (n + 1) n→+∞ (1 + ) an n! e n

e dunque il raggio di convergenza della serie ` e ρ = e. Osserviamo che 1 n la serie non converge in x = ±e. Infatti, essendo (1 + n ) < e per ogni n ∈ N, risulta n! n (n + 1)! n+1 e < e n n (n + 1)n+1 n! n e dunque la successione ( n n e )n∈N , essendo strettamente crescente e positiva, non risulta infinitesima. Dalla condizione necessaria alla con￿ +∞ n ! n vergenza ne segue che la serie n=0 nn x diverge in x = e mentre risulta indeterminata in x = −e. Otteniamo allora che l’insieme di convergenza della serie data ` e l’intervallo aperto (−e, e). Utilizzando il criterio della radice per serie numeriche si pu` o provare, in modo analogo, il seguente risultato.

226

9. SERIE DI POTENZE

Teorema 9.4. (Metodo della radice o di Cauchy-Hadamard) ￿ ∞ n Data la serie di potenze + n=0 an x , se esiste ￿ lim n |an | = ￿ ∈ [0, +∞]
n →+∞

allora il raggio di convergenza della serie ` e   +∞ se ￿ = 0 ρ = 1/￿ se ￿ ∈ (0, +∞)  0 se ￿ = +∞
+∞ ￿ xn Ad esempio, data la serie risulta 3 n2 n=0 n → +∞

1 =0 3n quindi, dal precedente teorema, la serie ha raggio di convergenza ρ = +∞ e dunque l’insieme di convergenza ` e R. lim
n →+∞ ￿

n |an | = lim

I precedenti risultati si applicano, mediante semplice traslazione, anche a serie di potenze centrate in x0 ￿= 0:
+∞ ￿ n=0

an ( x − x 0 ) n .

Ad esempio, vediamo di determinare l’insieme di convergenza della serie +∞ ￿ (x + 1)n . Dal criterio di D’Alembert abbiamo n n 2 n=0
n → +∞

lim |

an+1 n2 n 1 | = lim = n +1 n→+∞ (n + 1)2 an 2

e dunque che la serie data ha raggio di convergenza ρ = 2. Ne segue che la serie converge (assolutamente) per |x +1| < 2 ovvero per −3 < <1 ￿x ∞ 1 e non converge per |x + 1| > 2. Per x = 1 la serie diventa + =0 n ￿+∞ (n n −1) e dunque diverge, mentre per x = −3, la serie risulta , n=0 n convergente per il criterio di Leibniz. Ne segue allora che l’insieme di convergenza della serie data ` e l’intervallo [−3, 1). 2. Derivata ed integrale di una serie di potenze ￿ ∞ n Data una serie di potenze + n−0 an x di raggio di convergenza ρ > 0, sappiamo che la serie risulta (assolutamente) convergente in ogni |x| <

2. DERIVATA ED INTEGRALE DI UNA SERIE DI POTENZE

227

ρ e denotiamo con S (x) la sua somma: S ( x) =
+∞ ￿ n −0

an x n ,

∀x ∈ (−ρ, ρ)

Nei prossimi risultati vedremo di stabilire le propriet` a di tale somma e, se possibile, di determinarla esplicitamente. Osserviamo innanzitutto che per ogni n ∈ N i termini fn (x) = an xn sono derivabili in R, e dunque continui ed integrabili, con ￿ x an n+1 ￿ n −1 fn (x) = nan x e fn (t) dt = x n+1 0 e che le serie
+∞ ￿ n=1

nan x

n −1

e

sono serie di potenze, dette rispettivamente serie derivata e serie in￿ +∞ tegrata della serie n=0 an xn . Ci chiediamo dove tali serie risultano convergenti e quale relazione sussiste tra la somma di tali serie e la somma S (x). Vale il seguente risultato Teorema 9.5. (di derivazione ed integrazione delle serie di potenze) ￿

+∞ ￿ an n+1 x n+1 n=0

Sia

+∞ n=0

an xn serie di potenze di raggio di convergenza ρ > 0 e sia S ( x) =
+∞ ￿ n −0

an x n ,

∀x ∈ (−ρ, ρ)

la sua somma. Allora ￿ ∞ n −1 (i) S (x) ` e derivabile in (−ρ, ρ), la serie derivata + n=1 nan x ￿ ha raggio di convergenza ρ e somma S (x): S ￿ ( x) =
+∞ ￿ n=1

nan xn−1 ,

∀x ∈ (−ρ, ρ).
an n+1 x n+1 ￿

∞ n−1 ha Dim. (i) Proviamo innanzitutto che la serie derivata n=1 nan x ￿ raggio di convergenza ρ. Infatti, sia ρ il suo raggio di convergenza. Se ￿

∞ (ii) S (x) ` e integrabile in (−ρ, ρ), la serie integrata + n=0 ￿x ha raggio di convergenza ρ e somma 0 S (t) dt: ￿ x +∞ ￿ an n+1 S (t)dt = x , ∀x ∈ (−ρ, ρ). n + 1 0 n=0

228

9. SERIE DI POTENZE

|x| < ρ￿ allora dal Teorema sul raggio di convergenza la serie risulta convergente e poich` e

|an xn | = |x||an xn−1 | ≤ |nan xn−1 |, ∀ n ≥ |x|, ￿ n dal criterio del confronto segue che la serie ∞ n=0 an x risulta convergente e ￿ dunque che |x| ≤ ρ. Si ha allora che ρ ≤ ρ. Viceversa, sia |x| < ρ, preso w ∈ R con |x| < |w| < ρ risulta ￿ ￿ ￿ x ￿n −1 ￿ n ￿ ￿ ￿ ￿ x ￿ n −1 n −1 n −1 |nan x | = n| a n | ￿ ￿ |w | = |an w n |. ￿ ￿ w |w | w ￿x￿ ￿ ￿ ￿ < 1, risulta n ￿ x ￿n−1 → 0 per n → +∞, avremo che Poich` e, essendo ￿ w |w | w esiste ν ∈ N tale che ￿ n ￿ ￿ x ￿n −1 < 1 per ogni n ≥ ν . ￿ ￿ |w | w Allora, per n ≥ ν risulta |nan xn−1 | < |an wn | ￿ ∞ n e poich` e |w| < ρ, la serie + e dunque, dal n=0 |an w | risulta convergente ￿ +∞ n − 1 . Ne segue criterio del confornto, sar` a tale anche la serie n=1 nan x ￿ ￿ ￿ allora che |x| ≤ ρ da cui ρ ≤ ρ . Quindi ρ = ρ. Proviamo ora che S (x) ` e derivabile e che la somma della serie derivata D(x) coincide con la derivata S ￿ (x) per ogni |x| < ρ. Dato |x0 | < ρ consideriamo ) − S ( x0 ) il rapporto incrementale S (xx . Dalla definizione di somma della serie − x0 abbiamo ￿ ￿ ￿ xn − xn S ( x) − S ( x0 ) 1 0 = lim ( an xn − an xn ) = lim an 0 k →+∞ x − x 0 k →+∞ x − x0 x − x0
n=0 n=0 n=0 k k k ￿

n=1 |nan x

n −1 |

Dalla formula di Taylor di ordine 1 con resto di Lagrange applicato alla potenza xn , per ogni n ∈ N abbiamo che esiste ξn compreso tra x e x0 tale che n(n − 1) n−2 n −1 xn = xn ( x − x0 ) + ξn ( x − x0 ) 2 0 + nx0 2 dunque ￿ ￿ n(n − 1) S ( x) − S ( x0 ) −1 n −2 = lim nan xn + ( x − x ) an ξn 0 0 k →+∞ x − x0 2
n=0 n=0 k k

Per ogni n ∈ N si ha che ξn risulta compreso tra x e x0 e quindi che |ξn | ≤ r = ￿ ∞ n(n−1) max{|x|, |x0 |} < ρ. Poich` e la serie + an rn−2 risulta convergente n=0 2 ￿+∞ n(n−1) (difatti, per quanto sopra provato, la serie a n x n −2 ` e serie di n=0 2 potenze di raggio di convergenza ρ), dal criterio del confronto deduciamo

2. DERIVATA ED INTEGRALE DI UNA SERIE DI POTENZE

229 ￿

∞ n(n−1) n−2 converge ad una somma che denotiamo con che la serie + an ξn n=0 2 ￿ ∞ n −1 s0 . Infine, essendo per definizione + = D(x0 ) otteniamo n=0 nan x0 S ( x) − S ( x0 ) = D ( x0 ) + s 0 ( x − x0 ) x − x0 e dunque che S ( x) − S ( x0 ) = D ( x0 ) x→x0 x − x0 ￿ ∞ n e la serie derivata (ii) Da (i) ` e sufficiente osservare che la serie + n=0 an x ` ￿+∞ an n+1 della serie n=0 n+1 x e dunque, detta P (x) la sua somma risulta S ￿ (x0 ) = lim P ￿ ( x) = S ( x) . Dal Teorema fondamentale del calcolo integrale e dalla caratterizzazione delle primitive si ottiene allora ￿ x ￿ x P (x) = P (0) + S (t) dt = S (t) dt.
0 0 ￿

Ad esempio, consideriamo la serie geometrica n=0 xn avente raggio 1 di convergenza ρ = 1 e somma S (x) = 1− per ogni x ∈ (−1, 1). x ￿ ∞ n −1 Dal precedente risultato otteniamo che la serie derivata + n=1 nx 1 ￿ ha raggio di convergenza ρ = 1 e somma S (x) = (1−x)2 :
+∞ ￿ n=1 ￿

+∞

nxn−1 = ￿

∞ Analogalmente, la serie integrata + n=0 ￿x 1 e somma 0 S (t)dt = − log(1 − x):

1 , (1 − x)2

∀ | x| < 1 .
xn+1 n+1

ha raggio di convergenza

+∞ ￿ xn+1 = − log(1 − x), n+1 n=0

∀ | x| < 1 .

Applicando iterativamente il precedente risultato si ottiene ￿ ∞ n Teorema 9.6. Sia + n=0 an x serie di potenze di raggio di convergenza ρ > 0 e sia S (x) la sua somma: S ( x) =
+∞ ￿ n −0

an x n ,

∀x ∈ (−ρ, ρ).

230

9. SERIE DI POTENZE

Allora S (x) ` e funzione derivabile infinite volte in (−ρ, ρ) e per ogni k ∈ N risulta S
(k )

( x) = =

+∞ ￿ n =k +∞ ￿ n =k

n(n − 1)(n − 2)...(n − k + 1)an xn−k n! an x n − k , (n − k )! ∀x ∈ (−ρ, ρ). S (k) (0) e dunque vale k!

In particolare, per ogni k ∈ N, risulta ak = S ( x) =
+∞ ￿ S (n) (0) n=0

n!

xn ,

∀x ∈ (−ρ, ρ).

Generalizzando i precedenti risultati ad una generica serie di potenze di centro x0 , abbiamo che se S (x) ` e la somma della serie di potenze ￿+ ∞ n a ( x − x ) di raggio di convergenza ρ > 0 allora S (x) risulta 0 n=0 n derivabile infinite volte in (x0 − ρ, x0 + ρ) e vale S ( x) =
+∞ ￿ S (n ) ( x 0 ) n=0

n!

xn ,

∀x ∈ (x0 − ρ, x0 + ρ).

Diremo che la funzione S (x) ` e sviluppabile in serie di Taylor con centro x0 .

3. Serie di Taylor Data una funzione f (x) derivabile infinite volte in (a, b), per ogni x0 ∈ (a, b) ` e lecito considerarne la serie di Taylor con centro x0 definita come
+ ∞ (n ) ￿ f ( x0 ) n=0

n!

( x − x0 ) n .

` naturale chiedersi se tale serie (di potenze) risulta convergente in E (a, b) e se la somma coincide con f (x). La risposta ` e in generale negativa, si pensi ad esempio alla funzione ￿ 1 e− x2 se x ￿= 0, f ( x) = 0 se x = 0. Tale funzione risulta derivabile infinite volte in R e risulta f (n) (0) = 0 per ogni n ∈ N. La corrispondente serie di Taylor con centro x0 = 0

3. SERIE DI TAYLOR

231

risulta quindi banalmente convergente a 0 e non a f (x):
+ ∞ (n ) ￿ f (0) n=0

n!

xn = 0,

∀ x ∈ R.

Vale per` o il seguente risultato che fornisce una condizione sufficiente alla convergenza della serie di Taylor alla somma f (x).
` in serie di Taylor) Teorema 9.7. (di sviluppabilita Sia f (x) una funzione derivabile infinite volte in (a, b). Se esistono due costanti M, L ≥ 0 tali che

allora, per ogni x0 ∈ (a, b) si ha f ( x) =
n=0

| f (n ) ( x ) | ≤ M L n
+ ∞ (n ) ￿ f ( x0 )

∀x ∈ (a, b), n ∈ N,

n!

( x − x0 ) n ,

∀x ∈ (a, b).

Dim. Fissato x0 ∈ (a, b), per ogni k ∈ N poniamo Rk ( x ) = f ( x ) −
n=0 k ￿ f (n ) ( x 0 )

n!

( x − x0 ) n

e proviamo che per ogni x ∈ (a, b) risulta Rk (x) → 0 per k → +∞. Osservato ￿ f ( n ) ( x0 ) che k ( x − x0 ) n ` e il polinomio di Taylor di ordine k della funzione n=0 n! f (x) centrato in x0 , scrivendo il resto in forma di Lagrange abbiamo che esiste ξ compreso tra x e x0 tale che Rk ( x ) = Dalle ipotesi segue che | Rk ( x ) | ≤ M Lk+1 |x − x0 |k+1 (k + 1)! f (k+1) (ξ ) (x − x0 )k+1 (k + 1)!

e dunque, dalla gerarchia degli infiniti, che Rk (x) → 0 per ogni x ∈ (a, b). ￿

Le funzioni ex , sin x, cos x, sinh x e cosh x verificano le ipotesi del precedente Teorema e risultano quindi sviluppabili in serie di Taylor nel loro dominio. Elenchiamo di seguito gli sviluppi di Taylor centrati in x0 = 0 di tali funzioni: • ex =
+∞ n ￿ x n=0

n!

, x ∈ R (serie esponenziale)

232

9. SERIE DI POTENZE
+∞ ￿ (−1)n 2n+1 • sin x = x ,x∈R (2n + 1)! n=0

• cos x =

+∞ ￿ (−1)n n=0

(2n)!

x 2n , x ∈ R

• sinh x = • cos x =

+∞ ￿ n=0

+∞ ￿ n=0

1 x2n+1 , x ∈ R (2n + 1)!

1 2n x ,x∈R (2n)!

Riguardo alla funzione logaritmica log x, abbiamo che per ogni |x| < 1 risulta ∞ ￿ xn log(1 + x) = (−1)n+1 n k=0 Infatti, ricordando che ￿ 1 = xk 1 − x k=0 sostituendo x con −x si ottiene ￿ 1 = (−1)n xn , 1 + x n=0
+∞ +∞

∀ | x| < 1 ,

∀ | x| < 1 ,

dal Teorema di integrazione delle serie di potenze deduciamo che ￿ x +∞ ￿ 1 xn+1 log(1 + x) = dt = (−1)n , ∀ | x| < 1 . n + 1 0 1+t n=0 Per la funzione arcotangente, con ragionamento analogo al precedente, osservato che ￿ 1 D(arctan x) = = (−1)n x2n 1 + x2 n=0
+∞

∀ | x| < 1 ,

dal Teorema di integrazione delle serie di potenze otteniamo ￿ x +∞ 2n+1 ￿ 1 n x arctan x = dt = ( − 1) , | x| < 1 . 2 2 n + 1 0 1+t n=0

3. SERIE DI TAYLOR

233

Riguardo infine la funzione (1 + x)α , si ha che per ogni α ∈ R e ogni |x| < 1 risulta ∞ ￿ ￿ ￿ α n α (1 + x) = x , (serie binomiale) n n=0 dove ￿ ￿ α α(α − 1)(α − 2)...(α − n + 1) = n n! Infatti, dal criterio del rapporto si pu` o provare che la serie a secondo membro ha raggio di convergenza ρ = 1 e dunque che la serie converge (assolutamente) per |x| < 1 mentre non converge per |x| > 1. Per provare che la serie converge a (1 + x)α , detta S (x) la somma della serie, per |x| < 1 dal Teorema di derivazione otteniamo ￿ ￿ ￿ ￿ ∞ +∞ ￿ α n −1 ￿ α ￿ S ( x) = n x = (m + 1) xm n m + 1 n=1 m=0 da cui, osservato che ￿ ￿ ￿ ￿ ￿ α α α (n + 1) +n =α n+1 n n ￿ ￿

otteniamo ￿

Ne segue che ￿

￿ ￿ ∞ ￿ α α n n (1 + x)S (x) = (n + 1) x + n x n + 1 n n=0 n=1 ￿ ￿ ￿ ￿ ∞ +∞ ￿ ￿ ￿ ￿ α α α n n = ((n + 1) +n )x = α x = α S ( x) . n n n n=1 n=0
+∞ ￿

S ￿ ( x) α = S ( x) 1+x ed integrando ambo i membri, essendo S (0) = 1, risulta ￿ x ￿ ￿ x S ( t) α log(S (x)) = dt = dt = αlog(1 + x) 0 S ( t) 0 1+t e dunque S (x) = (1 + x)α . Come applicazione dei precedenti sviluppi notevoli e del Teorema di derivazione ed integrazione di serie di potenze, vediamo di determinare lo sviluppo in serie di potenze di una data funzione derivabile infinite volte.

234

9. SERIE DI POTENZE

Esempi • Sviluppare in serie di potenze centrata in x0 = 0 la funzione f (x) = x log(1 + x). Per quanto ottenuto sopra risulta xn+1 log(1 + x) = (−1) , n+1 n=0
n +∞ ￿

| x| < 1

da cui
+∞ ￿

+∞ m ￿ xn+2 m x x log(1 + x) = (−1) = (−1) , | x| < 1 n + 1 m=2 m−1 n=0 ￿ ∞ m xm Si osservi che la serie + n=0 (−1) m−1 ha raggio di convergenza pari a 1 e dunque lo sviluppo vale per |x| < 1. Si ha inoltre che per il criterio di Leibniz la serie converge per x = 1 e si pu` o provare che la somma ` e f (2) = log 2 = limx→1 x log(1 + x). Ne segue che lo sviluppo precedente vale per ogni x ∈ (−1, 1]. n

• Determinare lo sviluppo in serie di potenze centrata in x0 = 0 della x funzione f (x) = (1+2 . Dallo sviluppo x) 3 ￿ 1 = (−1)n y n , 1+y n=0
+∞

|y | < 1

derivando due volte otteniamo +∞ ￿ 1 − = n(−1)n y n−1 , (1 + y )2 n=1 e ￿ 2 = n(n − 1)(−1)n y n−2 , (1 + y )3 n=2
+∞ +∞

|y | < 1

|y | < 1

Ponendo y = 2x otteniamo allora

da cui

2 1￿ = n(n − 1)(−1)n 2n xn−2 , (1 + 2x)3 4 n=2
+∞

| x| <

1 2

x 1￿ f ( x) = = n(n − 1)(−1)n 2n xn−1 (1 + 2x)3 8 n=2
+∞ 1￿ = (m + 1)m(−1)m+1 2m xm , 4 m=1

1 | x| < . 2

3. SERIE DI TAYLOR

235

• Determinare lo sviluppo in serie di potenze centrata in x0 = 0 della funzione f (x) = (1 + x2 ) sin x. Per ogni x ∈ R abbiamo sin x = e dunque
+∞ ￿ +∞ ￿ +∞ ￿ n=0

(−1)n

x2n+1 (2n + 1)!

(1 + x2 ) sin x = sin x + x2 sin x
2n+3 ￿ x2n+1 n x = (−1) + (−1) (2n + 1)! n=0 (2n + 1)! n=0 n n +∞ +∞ ￿

x2n+1 x2n+1 = (−1) + (−1)n−1 (2n + 1)! n=1 (2n − 1)! n=0 =x+ =x+
+∞ ￿ n=1 +∞ ￿ n=1

(−1)n ( (−1)n

1 1 − )x2n+1 (2n + 1)! (2n − 1)!

1 − 2n − 4n2 2n+1 x (2n + 1)!

Vediamo ora all’opposto come determinare la somma di una serie di potenze e di alcune serie numeriche. Esempi • Determinare la somma S (x) della serie di potenze Ricordando che e = ponendo y = 5x otteniamo S ( x) =
y +∞ n ￿ y n=0 +∞ n ￿ 5 n=0

n!

xn .

n!

,

x ∈ R,

+∞ n ￿ 5 n=0

n!

x n = e 5x ,

x∈R
+∞ ￿ xn . n + 1 n=0

• Determinare la somma S (x) della serie di potenze Da ￿ 1 = xn , 1 − x n=0
+∞

| x| < 1,

236

9. SERIE DI POTENZE

integrando otteniamo che
+∞ +∞ ￿ ￿ xn+1 xn − log(1 − x) = =x , n+1 n+1 n=0 n=0

| x| < 1

da cui, se x ￿= 0 segue che

log(1 − x) , x mentre se x = 0, dal calcolo diretto otteniamo S (0) = 1. +∞ ￿ • Determinare la somma S (x) della serie di potenze S ( x) = − Dallo sviluppo
n=1

xn . n(n + 1)

integrando due volte otteniamo ￿

1 = xn , 1 − x n=0

+∞

| x| < 1

e

+∞ +∞ m ￿ ￿ xn+1 x − log(1 − x) = = , n + 1 m=1 m n=0 +∞ ￿

| x| < 1

Ne segue che se x ￿= 0 e |x| < 1 allora S ( x) = mentre S (0) = 0.
+∞ ￿

+∞ ￿ xm+1 xm (1 − x) log(1 − x) + x = =x , m(m + 1) m(m + 1) m=1 m=1

| x| < 1

xm+1 1−x = log(1 − x) + 1 m(m + 1) x m=1

+∞ ￿ n • Determinare la somma della serie numerica . 2n n=0 ￿ +∞ n Determiniamo innanzitutto la somma della serie n=0 nx . A tale scopo osserviamo che derivando

otteniamo ￿

1 = xn , 1 − x n=0

+∞

| x| < 1 ￿

1 1￿ n n −1 = nx = nx , (1 − x)2 x n=1 n=0

+∞

+∞

|x| < 1, x ￿= 0,

3. SERIE DI TAYLOR

237

da cui

Per x =

1 2

risulta allora ￿

x = nxn , 2 (1 − x) n=0

+∞

| x| < 1 .

+∞ 1 ￿ n 2 = 1 2 = 2. n 2 (1 − ) 2 n=0

• Determinare la somma della serie numerica

n=0 ￿ ∞ 2 n Determiniamo a tale scopo la somma della serie + n=0 (n + 1) x . A tale scopo osserviamo che procedendo come nel precedente esempio abbiamo +∞ ￿ x = nxn , |x| < 1. 2 (1 − x) n=0

+∞ ￿ (n + 1)2

en

.

Derivando otteniamo

e ponendo x =

+∞ +∞ ￿ ￿ 1+x 2 n −1 = n x = (m + 1)2 xm , (1 − x)3 n=1 m=0 1 e

| x| < 1

concludiamo en

+∞ ￿ (n + 1)2 n=0

=

1+ 1 e(e + 1) e . 1 3 = (e − 1)3 (1 − e )
+∞ 2 ￿ n −2 n=0

• Determinare la somma della serie ￿

∞ 2 Vediamo innanzitutto di determinare la somma della serie + n=0 (n − n 2)x . Osservato che il raggio di convergenza della serie ` e ρ = 1, per ogni |x| < 1 abbiamo
+∞ ￿ n=0

2n

.

(n − 2)x = =

2

n

−x + 5x − 2 , (1 − x)3 dove, per calcolare somma della prima serie abbiamo derivato due ￿ ∞ la 1 n volte la serie + x = ottenendo n=0 1− x
+∞ ￿ n=0

+∞ ￿ n=0

n x −2

2 n

2

+∞ ￿ n=0

xn =

x(1 + x) 2 − 3 (1 − x) 1−x

nxn =

x (1 − x)2

238

9. SERIE DI POTENZE

da cui

Posto x =

1 2

nello sviluppo ottenuto, concludiamo che
+∞ 2 ￿ n −2 n=0

+∞ ￿ n=0

n2 xn =

x(1 + x) . (1 − x)3

2n

= 2.

4. ESERCIZI

239

4. Esercizi Determinare l’insieme di convergenza delle seguenti serie di potenze.
∞ ￿ 2n n 1. x 3n2 n=0 +∞ ￿ n+1 n 2. x 2n n=0 ∞ ￿ en 3. xn n3 + 1

R (−2, 2)
1 [− 1 e, e] 1 [− 1 3, 3)

6. 7. 8. 9. 10.

n=0 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿

+∞ ￿ xn log n

[−1, 1) [−1, 1] R R [−1, 1]1

1 sin n xn n

xn nn log n n2 n x nn

4. 5.

n=0 +∞ ￿ n=1 +∞ ￿ n=1

3n n √ x 3 n
2

2n n x n2

{0}

xn √ 2 n n=0

Determinare lo sviluppo in serie di potenze delle seguenti funzioni
1. f (x) = x sinh x 2x 2. f (x) = ex 3. f (x) = (1 + x) log(1 + x) 4. f (x) = x + log(1 − x2 ) 5. f (x) = (1 − x) sin(x2 ) 6. f (x) = x − arctan x

Determinare il raggio di convergenza e la somma delle seguenti serie di potenze
1. 2. 3. 4.
+∞ 2n ￿ x

n=0 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿ n=1

n!

[ex ] x 4n (2n + 1)!
x ) [ sin( ] x2
2

2

5. 6. 7. 8.

(−1)n xn

n=2 +∞ ￿ n=1 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿ n=1

+∞ ￿

n(n − 1)x2n (−1)n n2 xn (n + 3)xn n(n + 2)xn

2x [ (1− ] x2 ) 3 (x−1) [− x ] (1+x)3 3− 2x [ (1 ] −x)2 (3−x) [x ] (1−x)3

4

(n + 1)! (−1)n nxn

[e

x −1

x

]

x [− (1+ ] x) 2 ￿

+∞

1provare

che la serie

1 n=0 n2 ￿

+∞

n=0 2

1

n

converge confrontandola ad esempio con la serie

240

9. SERIE DI POTENZE

Calcolare la somma delle seguenti serie numeriche
1. 2. 3.
+∞ ￿

n=0 +∞ ￿ n=0 +∞ ￿ n=0

√ 1 [2( e − 1)] 2n (n + 1)! 1 n 2 n(n + 1) [1 − log 2]

4. 5. 6.

1 [2 arctan 1 2] n 4 (2n + 1)

n=0 +∞ ￿ n=1 +∞ ￿ n=0

+∞ ￿

(−1)n n2 2n

π 2n+1 (2n)!

[π ] [6] [3]

1 + n2 3n

CAPITOLO 10

Serie di Fourier
Sia f (x) funzione definita in R, periodica di periodo 2π ed integrabile (secondo Riemann) in [−π , π ], vedremo pi` u avanti come passare al caso generale di periodo T > 0 tramite dilatazioni. Diremo coefficienti di Fourier di f (x) i numeri reali cos` ı definiti ￿ π 1 a0 = f (x) dx, π −π ￿ 1 π ak = f (x) cos(kx) dx, π −π ￿ 1 π bk = f (x) sin(kx) dx, π −π dove k ∈ N. Si osservi che i coefficienti di Fourier di f (x) risultano ben definiti. Infatti essendo f (x) periodica di periodo 2π e integrabile su [−π , π ] allora per ogni funzione g (x) continua in R, la funzione f (x)g (x) risulta anch’essa integrabile su [−π , π ]. Si dice invece serie di Fourier di f (x) la serie di funzioni a0 ￿ + ak cos(kx) + bk sin(kx), 2 k=1

x ∈ [−π , π ].

1. Diseguaglianza di Bessel Sia f (x) funzione periodica di periodo 2π e integrabile su [−π , π ]. Considerata la somma parziale n-esima della serie di Fourier sn ( x ) = a0 ￿ + ak cos(kx) + bk sin(kx), 2 k=1
n

x ∈ [−π , π ],

per ogni n ∈ N proveremo che ￿ ￿ n ￿ 1 π 1 π a2 0 2 2 |f (x) − sn (x)| dx = f (x) dx − [ + (a2 + b2 ) ], (17) π −π π −π 2 k=1 k k
241

242

10. SERIE DI FOURIER

da cui in particolare segue ￿ a2 1 0 2 + ( a2 k + bk ) ≤ 2 π k=1
n ￿

π

f (x)2 dx,
−π

∀ n ∈ N.

Passando al limite per n → +∞ si ottiene la seguente diseguaglianza, nota come diseguaglianza di Bessel: ￿ a2 1 0 2 + ( a2 k + bk ) ≤ 2 π k=1
∞ ￿

π

f (x)2 dx.
−π

(18) ￿

2 Dalla diseguaglianza di Bessel in particolare si ha che la serie ∞ k=1 (ak + b2 k ) risulta convergente e quindi, dalla condizione necessaria alla convergenza di una serie, che le successioni (ak )k∈N e (bk )k∈N risultano infinitesime. Il risultato ` e noto (sotto ipotesi in realt` a meno restrittive) come Lemma di Riemann-Lebesgue Teorema 10.1. (Lemma di Riemann-Lebesgue) Sia f (x) funzione periodica di periodo 2π e integrabile su [−π , π ] allora
k →+∞

lim ￿

π

f (x) cos(kx) dx = lim
−π

k →+∞ ￿

π

f (x) sin(kx) dx = 0.
−π

(19)

Proviamo ora che vale (17). Chiaramente risulta
1 π ￿ ￿ ￿ 1 π 2 π 2 |f (x) − sn (x)| dx = f (x) dx − f (x)sn (x) dx π −π π −π −π ￿ 1 π + sn (x)2 dx. π −π
π 2

(20)

Ricordando la definizione dei coefficienti di Fourier abbiamo 2 π ￿ a0 f (x)sn (x) dx = π −π
π ￿

π n 2￿ f (x) dx + ak f (x) cos(kx) dx π −π −π k=1 ￿ π n 2￿ + bk f (x) sin(kx) dx π −π
π ￿

= a2 0+

2 π

k=1 n ￿ k=1 ￿

n ￿ ￿ ￿ 2 ￿ 2 2 π a2 + π b = a + 2 a k + b2 0 k k k k=1

2. CONVERGENZA PUNTUALE DELLA SERIE DI FOURIER

243

Per valutare l’ultimo termine in (20) osserviamo che risulta ￿ ￿ n 1 π 1 π a0 ￿ 2 sn (x) dx = ( + ak cos(kx) + bk sin(kx))2 dx π −π π −π 2 k=1 ￿ n ￿ ￿ π 2 ￿ a0 1 = + a0 ak cos(kx) + bk sin(kx) dx + 2 π −π k=1 ￿ ￿ π ￿ n ￿ 1 + ak aj cos(kx) cos(jx) dx + π −π k,j =1 ￿ ￿ π ￿ n ￿ 1 + a k bj cos(kx) sin(jx) dx + π −π k,j =1 ￿ ￿ π ￿ n ￿ 1 + bk bj sin(kx) sin(jx) dx π −π
k,j =1

Il primo integrale nella precedente identit` a risulta nullo mentre per calcolare gli ultimi integrali si possono utilizzare le Formule di Werner1 da cui risulta ￿ π cos(kx) sin(jx) dx = 0 mentre ￿
−π π

sin(kx) sin(jx) dx = ￿

−π ￿

π

cos(kx) cos(jx) dx =
−π n ￿

0 π

se k ￿= j , se k = j.

Si ottiene allora che 1 π

π −π

sn (x)2 dx =

da cui la (20) ci permette di concludere come si voleva che ￿ ￿ ￿ ￿ π n 2 ￿ 1 π 1 a 2 0 |f (x) − sn (x)|2 dx = f (x)2 dx − + ( a2 k + bk ) . π −π π −π 2
k=1 ￿￿

￿ a2 2 0 + a2 k + bk , 2
k=1

2. Convergenza puntuale della Serie di Fourier Vedremo in questa sezione sotto quali ipotesi la serie di Fourier risulta convergente alla funzione. Si osservi innanzitutto che se f (x) ` e funzione periodica di periodo 2π ed integrabile su [−π , π ] allora la somma parziale n-esima della sua serie di Fourier ` e data da ￿ π 1 sn ( x ) = f (x + t)Dn (t) dt, x ∈ [−π , π ]. (21) π −π
cos(kx) sin(jx) = 1 2 (sin(k + j )x + sin(j − k )x), sin(kx) sin(jx) = j )x − cos(k + j )x) e cos(kx) cos(jx) = 1 2 (cos(k + j )x + cos(j − k )x).
1
1 2 (cos(k

244

10. SERIE DI FOURIER

dove si ` e denotato con Dn (x) il nucleo di Dirichlet Dn (x) = 1 + cos(x) + cos(2x) + . . . + cos(nx), 2 x ∈ R, n ∈ N .

-!

0

!

Nuclei di Dirichlet D1 , D2 e D3 Infatti, ricordando la definizione dei coefficienti di Fourier di f (x) (che denotiamo ancora a0 , ak , bk ) otteniamo s n ( x) = = = =
n a0 ￿ + (ak cos(kx) + bk sin(kx)) 2 k=1 ￿ ￿ ￿ n 1 π 1 ￿ f (y ) + (cos(ky ) cos(kx) + sin(ky ) sin(kx)) dy π −π 2 k=1 ￿ ￿ ￿ π n ￿ 1 1 f (y ) + cos(k (y − x)) dy π −π 2 k=1 ￿ 1 π f (y )Dn (y − x) dy π −π

ed operando la sostituzione t = y − x ne segue che ￿ 1 π +x s n ( x) = f (x + t)Dn (t) dt. π −π + x La (21) segue allora dal fatto che la funzione x ∈ R ￿→ f (x + t)Dn (t) ∈ R ` e periodica di periodo 2π e dunque che ￿ π +x ￿ π f (x + t)Dn (t) dt = f (x + t)Dn (t) dt.
− π +x −π

Riguardo ai nuclei di Dirichlet, abbiamo

2. CONVERGENZA PUNTUALE DELLA SERIE DI FOURIER

245

Lemma 10.1. Per ogni n ∈ N si ha che Dn (x) ` e una funzione continua, pari, periodica di periodo 2π e tale che ￿ 0 ￿ π π Dn (x) = Dn (x) = . (22) 2 −π 0 Inoltre  sin((n + 1 ) x)  2    2 sin( x ) 2 Dn ( x ) =    n + 1 2 se x ∈ [−π , π ] \ {0}, se x = 0.

(23)

Dim. Come somma di funzioni continue, pari e periodiche di periodo 2π , anche il nucleo di Dirichelet gode delle stesse propriet` a. Notiamo ora che, essendo sin(k π ) = 0 per ogni k ∈ N, si ha che ￿ ￿ π ￿ π n n ￿ 1 ￿ π ￿ sin(kx) π π Dn (x) dx = + cos(kx) dx = + = . 2 k 2 0 0 2 0
k=1 k=1

Si osservi infine che dalla formula di addizione otteniamo che per ogni k ∈ {1, . . . , n} risulta 1 1 x sin((k + )x) − sin((k − )x) = 2 cos(kx) sin( ). 2 2 2 Sommando tale uguaglianza per k = 1, . . . , n otteniamo che se x ￿= 0 allora
n n

D n ( x) = = ￿

1 ￿ 1 1 1 1 + cos(kx) = + sin((k + )x) − sin((k − )x)] x [ 2 2 2 sin( 2 ) 2 2
k=1 k=1

sin((n + 1 1 1 1 1 2 ) x) + [sin(( n + ) x ) − sin(( ) x )] = . x x 2 2 sin( 2 ) 2 2 2 sin( 2 ) ￿

Siamo ora in grado di provare il seguente risultato Teorema 10.2. (convergenza puntuale della Serie di Fourier) Sia f (x) funzione periodica di periodo 2π integrabile in [−π , π ]. Se per x ∈ (−π , π ) esiste δ > 0 percui risulta verificata la condizione del Dini: ￿ δ f ( x + t ) − f ( x) | | dt < +∞, (24) t −δ, allora sn (x) → f (x) per n → +∞, ovvero la serie di Fourier converge a f ( x) : ∞ a0 ￿ f ( x) = + ak cos(kx) + bk sin(kx). 2 k=1

246

10. SERIE DI FOURIER

Dim. Da (21), (22) e (23) abbiamo che ￿ 1 π s n ( x) − f ( x) = (f (x + t) − f (x))Dn (t) dt π −π ￿ +1 sin( 2n2 t) 1 π = (f (x + t) − f (x)) dt t π −π 2 sin 2 ￿ π 1 f ( x + t) − f ( x ) 2n + 1 = sin( t) dt t 2π − π 2 sin 2 Posto g ( t) = ￿ f ( x+ t ) − f ( x)
sin
t 2

se t ￿= 0

0 se t = 0 dalla condizione (24) ed essendo f integrabile in [−π , π ], otteniamo che risulta tale anche g . Allora, poich` e ￿ π 1 2n + 1 s n ( x) − f ( x) = g (t) sin( t) dt, 2π −π 2 dal Lemma di Riemann-Lebesgue, segue la tesi. ￿

In modo analogo a quanto provato nel precedente teorema si pu` o provare che data f (x) funzione periodica di periodo 2π ed integrabile in [−π .π ], se per x ∈ (−π , π ) esiste δ > 0 percui risulta verificata la condizione del Dini: ￿ δ ￿ 0 f ( x + t ) − f ( x+ ) f ( x − t ) − f ( x− ) | | dt < +∞ e | | dt < +∞ t t 0 −δ dove f (x± ) = lim f (t), allora ±
t→x ∞ ￿

a0 f ( x+ ) + f ( x− ) + ak cos(kx) + bk sin(kx) = . 2 2 k=1 Osserviamo inoltre che l’ipotesi di continuit` a non ` e sufficiente per provare la convergenza puntuale della serie di Fourier 2 avremo invece che la condizione (24) risulta verificata in x se la funzione risulta di classe C 1 a tratti nel seguente senso. Si dice che f (x) ` e C 1 a tratti su (a, b) se esiste una partizione x0 = a < x1 < . . . < xn = b per la quale risulti che f (x) ` e derivabile con ￿ − derivata continua su (xi−1 , xi ) ed esistono finite f ￿ (x+ i−1 ), f (xi ) per ogni i = 1, ..., n. Se f (x) ` e definita in R e risulta C 1 a tratti su ogni intervallo (a, b) ⊂ R diremo che lo ` e su R. Notiamo che se f (x) ` e C1 a tratti su (a, b) allora ` e integrabile su ogni intervallo [x0 , x1 ] ⊂ (a, b).
2

Si pu` o provare che se f ` e funzione continua allora la successione dei polinomi di Fejer, ottenuti come media aritmetica dei polinomi di Fourier di f , risulta ovunque convergente ad f .

2. CONVERGENZA PUNTUALE DELLA SERIE DI FOURIER

247

Vediamo alcuni esempi notevoli. Esempi • Serie di Fourier dell’onda triangolare. Consideriamo la funzione continua in [−π , π ] f (x) = π − |x| estesa per periodicit` a su tutto l’asse 2 reale. Tale funzione risulta pari e quindi risulta ￿ 1 π bk = f (x) sin(kx) dx = 0 ∀k ∈ N π −π mentre 1 ak = π ￿ =
+∞ ￿ k=0 ￿

0

2 f (x) cos(kx) dx = π −π se k ` e pari o nullo se k ` e dispari

π ￿

π

(
0

π − x) cos(kx) dx 2

4 π k2

Si ottiene allora che la serie di Fourier di f (x) ` e
+∞ 4 4 ￿ cos(2k + 1)x cos(2k + 1)x = π (2k + 1)2 π k=0 (2k + 1)2

-!

0

!

Essendo f (x) continua e di classe C 1 a tratti in R dai precedenti risultati abbiamo che tale serie converge a f (x) per ogni x ∈ R. In particolare, per x = 0 abbiamo
+∞ π 4￿ 1 f (0) = = 2 π k=0 (2k + 1)2 +∞ ￿ k=0

e dunque che

1 π2 = . (2k + 1)2 8

248

10. SERIE DI FOURIER

• Calcoliamo la serie di Fourier della funzione f (x) = x2 in [−π , π ], prolungata per periodicit` a su tutto l’asse reale. Tale funzione risulta pari e quindi risulta ￿ 1 π bk = f (x) sin(kx) dx = 0 ∀k ∈ N π −π mentre 1 ak = π ￿ = ￿ 2 f (x) cos(kx) dx = π −π se k = 0 se k ≥ 1
π

(−1)k k42

2π 2 3 ￿

π

x2 cos(kx) dx
0

Si ottiene allora che la serie di Fourier di f (x) ` e
+∞ ￿ π2 (−1)k +4 cos(kx) 3 k2 k=1

Essendo f (x) di classe C 1 a tratti in R dai precedenti risultati abbiamo che tale serie converge a f (x).

-2!

-!

0

!

2!

Se ne deduce in particolare che per x = π risulta
+∞ ￿ π2 1 f (π ) = π = +4 3 k2 k=1 2

e dunque che
+∞ ￿ 1 π2 = . 2 k 6 k=1

2. CONVERGENZA PUNTUALE DELLA SERIE DI FOURIER

249

mentre per x = 0 si ottiene f (0) = 0 = da cui
+∞ ￿ π2 (−1)k +4 3 k2 k=1

+∞ ￿ (−1)k k=1

k2

=−

π2 . 12

• Serie di Fourier dell’onda quadra. Nell’intervallo [−π , π ] consideriamo la funzione ￿ 1 se x ∈ [0, π ] f ( x) = −1 se x ∈ [−π , 0)

estesa per periodicit` a su tutto R. Poich` e la funzione risulta dispari avremo ￿ 1 π ak = f (x) cos(kx) dx = 0 ∀k ∈ N∗ π −π mentre ￿ ￿ 1 π 2 π bk = f (x) sin(kx) dx = sin(kx) dx π −π π 0 ￿ 2 0 se k ` e pari = (1 − cos(k π )) = 4 kπ se k ` e dispari kπ Si ottiene allora che la serie di Fourier di f (x) ` e
+∞ ￿ k=1 +∞ 4 4 ￿ sin((2k − 1)x) sin((2k − 1)x) = π (2k − 1) π k=1 2k − 1

Essendo f (x) di classe C 1 in (−π , 0) e in (0, π ), dai precedenti risultati abbiamo che tale serie converge a f (x) e dunque
+∞ 4 ￿ sin((2k − 1)x) = 1 ∀x ∈ (0, π ) π k=1 2k − 1 +∞ 4 ￿ sin((2k − 1)x) = −1 ∀x ∈ (−π , 0) π k=1 2k − 1

e

Osserviamo invece che in x = 0 e x = ±π la serie risulta identicamente nulla. Abbiamo quindi che la serie converge alla somma   se x ∈ (0, π ) 1 ˜(x) = −1 se x ∈ (−π , 0) f  0 se x = 0 e x = ±π

250

10. SERIE DI FOURIER

coincidente con f (x) in (−π , 0) e (0, π ). Notiamo che nei punti di discontinuit` a di f (x) risulta
+ − ˜(x0 ) = f (x0 ) + f (x0 ) . f 2

˜(x) ` La funzione f e detta regolarizzata della funzione f (x).

1 -! 0 -1 !

Osserviamo che i polinomi di Fourier di tale funzione risultano essere n n ￿ 4 ￿ sin(2k − 1)x 4￿ x cos(2k − 1)t dt f 2n − 1 ( x ) = = π k=1 2k − 1 π k=1 0 ￿ ￿ n 4 x￿ 2 x sin(2nt) = cos(2k − 1)t dt = dt π 0 k=1 π 0 sin t Si ottiene allora che 2 sin(2nx) π sin x e dunque che f2n−1 (x) ammette punti di massimo relativo nei punti ￿
f2 n −1 ( x ) =

(2k + 1)π , k∈Z 2n Si pu` o provare che nel punto di massimo pi` u prossimo alla discontinuit` a π di f (x), 2n , il polinomio di Fourier assume, per valori di n grande, un valore strettamente maggiore di 1: ￿ π 2 π sin x lim f2n−1 ( ) = dx ￿ 1, 18 n → +∞ 2n π 0 x Si presenta quindi un fenomeno di “sovraoscillazione” (detto fenomeno di Gibbs) nell’intorno della discontinuit` a di f (x).

2. CONVERGENZA PUNTUALE DELLA SERIE DI FOURIER

251

1

0

!

Infine, osserviamo che i precedenti risultati potranno essere estesi a funzioni definite in R, periodiche di periodo T > 0 arbitrario ed integrabili in [−T, T ]. Per tali funzioni potremo considerare la serie di Fourier a0 ￿ + ak cos(k ω x) + bk sin(k ω x) 2 k ∈N
π dove si ` e posto ω = T e per k ∈ N ∪ {0} ￿ T ￿ 1 1 T ak = f (x) cos(k ω x) dx e bk = f (x) sin(k ω x) dx. T −T T −T

Indice analitico

Algebra dei limiti, 72 infiniti, 34 finiti, 32 asintoto obliquo, 78 orizzontale, 77 verticale, 70 Assioma di completezza, 10 Binomio di Newton, 141 coefficienti di Fourier, 241 Condizione del Dini, 245 Criterio del confronto integrale, 209 per integrali impropri, 186, 193 per serie, 209 del confronto asintotico per integrali impropri, 189, 196 per serie, 210 del rapporto, 48 per serie, 211 della radice, 212 di convessit` a, 125 di integrabilit` a, 157 di Leibniz, 214 di monotonia, 121 stretta, 122 cuspide, 111 derivata, 107 destra e sinistra, 109 seconda, 125 Diseguaglianza di Bernoulli, 22 di Bessel, 242
253

estremo superiore ed inferiore, 18 fenomeno di Gibbs, 250 forme indeterminate, 36, 73 Formula degli incrementi finiti, 113 di De Moivre, 26 di McLaurin, 140 di Taylor con resto di Lagrange, 143 con resto di Peano, 139, 140 fondamentale del calcolo integrale, 164 funzione ascissa, 13 concava, 123 continua, 91 convessa, 123 degli errori di Gauss, 198 derivabile, 107 di Dirichlet, 61 differenziabile, 112 iniettiva, suriettiva e bijettiva, 65 integrabile secondo Riemann, 156 inversa, 65 invertibile, 65 limitata, 72 mantissa, 61 monotona, 75 pari e dispari, 63 parte intera, 61 periodica, 63 segno, 61 seno e coseno iperbolico, 64 trascurabile, 80 uniformemente continua, 103 valore assoluto, 61

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INDICE ANALITICO

funzioni asintotiche, 80 Identit´ a di Gauss, 22 insieme di convergenza, 221 insieme superiormente e inferiormente limitato, 16 integrale definito, 161 di Riemann, 156 improprio, 183, 184, 191 indefinito, 164 superiore e inferiore, 156 intervallo, 14 Leggi di cancellazione, 65 Lemma di Riemann-Lebesgue, 242 maggiorante e minorante, 15 massimo e minimo, 16 nucleo di Dirichlet, 244 ordine di infinitesimo, 83 di infinito, 86 parte reale e immaginaria, 24 parte intera, 20 partizione, 155 primitiva, 163 Principio di induzione, 21 Propriet` a Archimedea, 19 punto a tangente verticale, 111 angoloso, 110 critico o stazionario, 118 di discontinuit` a di prima specie, 94 di seconda specie, 94 eliminabile, 94 raggio di convergenza, 223 Regola di integrazione per parti, 167, 178 per sostituzione, 168, 178 retta tangente, 108 riordinamento di una serie, 217 serie armonica generalizzata, 209 binomiale, 233

derivata e integrata, 227 di Fourier, 241 dell’onda quadra, 249 dell’onda triangolare, 247 di potenze, 221 di Taylor, 230 esponenziale, 214, 231 geometrica, 207 numerica, 207 prodotto, 216 somma di una serie, 207 somma integrale superiore e inferiore, 155 somma parziale o ridotta, 207 successione, 29 monotona, 39 successioni asintotiche, 51 Teorema dei valori intermedi primo, 98 secondo, 98 terzo, 101 del confronto tra limiti, 37, 39, 74 del differenziale, 113 della media integrale, 162 della permanenza del segno, 37, 74 di Abel, 223 di Bolzano-Weierstrass, 55 di caratterizzazione delle funzioni costanti, 120 di caratterizzazione delle primitive, 163 di caratterizzazione sequenziale del limite, 70 di Cauchy, 134 di convergenza puntuale della serie di Fourier, 245 di De L’Hˆ opital, 134 di derivazione della funzione composta, 115 di derivazione delle funzione inversa, 116 di derivazione ed integrazione delle serie di potenze, 227 di esistenza degli zeri, 95 di Fermat, 118 di Heine-Cantor, 103 di integrabilit` a

INDICE ANALITICO

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delle funzioni continue, 159 delle funzioni monotone, 158 di Lagrange, 119 di regolarit` a delle successioni monotone, 40 di Rolle, 119 di sviluppabilit` a in serie di Taylor, 231 di Weierstrass, 99 fondamentale del calcolo integrale, 162 Metodo del rapporto o di D’Alembert, 224 Metodo della radice o di Cauchy-Hadamard, 226 sul limite delle funzioni monotone, 75, 79 sul limite di funzioni composte, 73 sul raggio di convergenza, 223 sull’invertibilit` a delle funzioni continue, 102 sulla continuit` a della funzione composta, 93 della funzione integrale, 161 della funzione inversa, 102 delle funzioni derivabili, 112 delle funzioni monotone, 101 sulla convergenza assoluta di un integrale improprio, 186