Rassegna stampa selezionata Mostra Tutti De Sica

E Chaplin piangendo disse: De Sica, lei è troppo avanti di Antonio D'Orrico Corriere della Sera – Sette, 1° febbraio 2013 Vittorio De Sica, in mostra le mille vite di Nicoletta Tamberlich www.ansa.it, 3 febbraio 2013 De Sica. Caro Andreotti, io racconto la realtà di Nello Ajello La Repubblica – La Domenica, 3 febbraio 2013 C'è anche chi non spera più di Vittorio De Sica La Repubblica – La Domenica, 3 febbraio 2013 Quei panni sporchi che irritano il potere di Emiliano Morreale La Repubblica – La Domenica, 3 febbraio 2013 Che tempo che fa Rai 3, 3 febbraio 2013 Hollywood Party Radio 3, 6 febbraio 2013 Porta a porta Rai 1, 6 febbraio 2013 Tutti De Sica, grande mostra celebra il cineasta di Francesca Pierleoni Ansa, 7 febbraio 2013 TG1 edizione delle ore 20 Rai 1, 7 febbraio 2013 Sky TG24 7 febbraio 2013 De Sica: “Papà Vittorio, comunista all'italiana” Repubblica TV, 7 febbraio 2013 GR2 edizione delle ore 7.30 Radio 2, 8 febbraio 2013 Tre generazioni di De Sica alla mostra dedicata a Vittorio di Annamaria Piacentini Libero, 8 febbraio 2013 “Tutti De Sica”, i mille volti di un mito di Valerio Caprara Il Mattino, 8 febbraio 2013 Baobab Radio 1, 8 febbraio 2013 I migliori anni Rai 1, 9 febbraio 2013

Tutti i volti di De Sica in mostra all'Ara Pacis di Emanuele Bigi www.ilsole24ore.com, 10 febbraio 2013 Vittorio inedito tra foto e biciclette Gente, 12 febbraio 2013 Nostra sorella non è figlia unica di Corrado Ruggeri A, 14 febbraio 2013 Il coraggio di Vittorio di Antonio Audino Il Sole 24 Ore, 20 febbraio 2013 Uno mattina in famiglia Rai 1, 24 febbraio 2013 La notte di Radio 1 Radio 1, 6 marzo 2013 Y con De Sica, el cine tomó las calles di Lucia Magi El País, 13 marzo 2013 De Sica. Tutta una passione di Beatrice Bertuccioli QN – Il Giorno – Il Resto del Carlino – La Nazione, 17 marzo 2013 I mille volti di Vittorio De Sica www.iodonna.it, 6 febbraio 2013 Tutti De Sica: i mille volti del grande Vittorio www.panorama.it, 8 febbraio 2013 De Sica all'Ara Pacis grazie alla Cineteca di Benedetta Cucci Il Resto del Carlino, 3 febbraio 2013 Mostra De Sica, oltre dodicimila presenze in soli quindici giorni www.repubblica.roma.it, 25 febbraio 2013 “Tutti De Sica” all'Ara Pacis dodici mila persone in quindici giorni Il Tempo Roma, 26 febbraio 2013

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01-FEB-2013 da pag. 52

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LADOMENICA
DIREPUBBLICA

DOMENICA 3 FEBBRAIO 2013 NUMERO 413

CULT
All’interno

La copertina

Bar Sport Italia il vocabolario dove si nasconde il populismo
STEFANO BARTEZZAGHI e PIER PAOLO PORTINARO

Il libro

La guerra di Troia raccontata dal milite ignoto dentro il cavallo
VALERIA PARRELLA

Straparlando

Maria Luisa Spaziani “Detestavo quelli del Gruppo 63”
ANTONIO GNOLI

Quando nel ’52 il film di De Sica “Umberto D.” uscì nelle sale Andreotti lo attaccò pubblicamente. Ora spunta dagli archivi

un inedito scambio di lettere tra il politico democristiano e il grande regista. Che così difese il suo cinema e il Neorealismo
L’attualità
NELLO AJELLO VITTORIO DE SICA

L’opera

La clausura aperta della monaca che scrive libri
MICHELE SMARGIASSI

L

Next

Attenti al robot ormai è pronto a sostituirci tutti
RICCARDO STAGLIANÒ

a scena si svolge nel febbraio 1952. Da una parte Giulio Andreotti, un democristiano di trentatré anni, sottosegretario alla Presidenza del consiglio con compiti di supervisione allo spettacolo. Dall’altra parte, il regista cinquantunenne Vittorio De Sica, uno dei nomi più celebri del Neorealismo italiano. Al centro della vicenda si colloca il suo film, Umberto D., da poco nelle sale. Tema: la triste situazione che in Italia tocca agli anziani, ai pensionati. Una denuncia severa, ma di tono sommesso e poetico. Il film — prevedono critici autorevoli — diventerà un classico. Pronostico che Andreotti non può condividere. Per il settimanale della Dc, Libertas, scrive un articolo in cui si mette in risalto la supposta ignominia anti-italiana racchiusa nella pellicola. Ne scaturirà, oltre che una pubblica polemica, anche uno scambio epistolare tra i due, privato e finora inedito. (segue nelle pagine successive) con un commento di EMILIANO MORREALE

C

ROMA, 20 FEBBRAIO 1952

ara Eccellenza, la Sua lettera è improntata a tanta cordialità e simpatia, e considero così amichevole il gesto di aver distolto un’ora del suo tempo per occuparsi di me e del mio film, che non dovrei far altro che dirLe il mio grazie e cercare di rassicurarLa nelle Sue preoccupazioni. Ma non so rinunciare ad aggiungere un chiarimento e una precisazione. Il primo riguarda il “caso Sala” che così chiamo perché non si tratta del motivato e meditato giudizio negativo in sede critica di un critico, anche se piuttosto improvvisato e mediocre; ma del generico apprezzamento buttato là, con incosciente superficialità, da un componente della Delegazione Italiana, che depreca un successo Italiano e implicitamente sconfessa l’opera del suo stesso capo Delegazione. La precisazione non mi sarà forse altrettanto facile renderla: perché involge il contenuto stesso di Umberto D. (segue nelle pagine successive)

Terra e libertà il Nabucco di Verdi narra la violenza del Novecento
ANGELO FOLETTO

L’arte

Il Museo del mondo C’è un mistero dietro Pollock
MELANIA MAZZUCCO

Repubblica Nazionale

DISEGNO DI MASSIMO JATOSTI

Vittorio D.

DOMENICA 3 FEBBRAIO 2013

LA DOMENICA
“L’Italia non è quella che si vede nei suoi film” “Il mio Umberto D. non è affatto un caso estremo”

s 28

La copertina
Vittorio D.
NELLO AJELLO
(segue dalla copertina) e è vero che il male si può combattere anche mettendone duramente a nudo gli aspetti più crudi», si legge nell’articolo di Andreotti, «è pur vero che se nel mondo si sarà indotti, erroneamente, a ritenere che quella di Umberto D. è l’Italia della metà del secolo ventesimo, De Sica avrà reso un pessimo servigio alla sua patria, che è anche la patria di Don Bosco, del Forlanini e di una progredita legislazione». E più avanti: «Noi ci auguriamo» che in seguito il regista si ispiri a «un campo più vasto di esperienze, rammentando che ovunque ci sono rivoli di bene che, individuati, fruttificano», e così via. L’intervento su Libertas fece subito scalpore. S’inseriva nell’instancabile attivismo profuso dall’allievo di De Gasperi fin dall’aprile del 1947, quando presentò alla Costituente un emendamento all’articolo 21 della Costituzione. Il suo intento era di escludere il cinema e il teatro dalle forme d’arte cui veniva consentita «la libertà d’espressione». L’emendamento fu respinto, ma Andreotti non si scoraggiò. Nei sette anni, dal ’47 al ’54, in cui ricoprì il suo incarico, attese al compito di imporre, in ogni opera d’arte, i diritti della fede. Il quadro politico era in movimento. Si era appena rotta l’alleanza governativa fra la Dc e le sinistre, e nel cinema dominava la poetica del Neorealismo. Era urgente adottare contromisure, opponendo un’egemonia cattolica a quella socialcomunista. Lo scontro tra i cineasti e il missionario Andreotti era fatale. Il Neorealismo effigiava la vita. Andreotti celebrava la fede. Da una parte si denunziavano situazioni sociali a volte tragiche, dall’altra si badava al «decoro nazionale». Su un lato s’invocava la lotta di classe, sull’altro la Provvidenza. Una Provvidenza che si affida volentieri alla censura: l’ufficio andreottiano impone tagli a opere e autori di grande spessore, da Germi a Visconti, da Rossellini allo stesso De Sica. Come nel caso di Umberto D., la cui approvazione viene subordinata all’eliminazione di due scene: quella in cui Maria risponde «è di tutti e due» a chi le domanda chi sia il padre del figlio che porta in grembo; e quella in cui i malati all’ospedale non recitano il Gloria Patri «con la dovuta riverenza». La commissione si accontenterà poi di una riduzione di quest’ultima scena, come testimoniano i documenti che verranno esposti da venerdì prossimo alla mostra Tutti De Sica a Roma. L’inedito scambio di lettere — anch’esse esposte all’Ara Pacis — tra De Sica e Andreotti ci offre una visione nitida di quei tempi, trasferendoci in medias res. L’attacco andreottiano sarebbe molto dispiaciuto alla sua vittima. Il sottosegretario ne era sicuro, anche perché il regista gli aveva espresso in una breve missiva il proprio disagio a partecipare, come chiestogli, a una giuria incaricata di scegliere i film italiani per i festival internazionali. Il suo timore era che fra i giurati figurasse un intellettuale, Vittorio Sala, che non si era «peritato dal disapprovare esplicitamente il riconoscimento attribuito a Umberto D. al Festival cinematografico di Punta del Este». Il premio, precisa De Sica in una prima lettera, «sarebbe dovuto andare, a parere di Sala, a un altro film, non italiano. Di fronte a simili casi di evidente faziosità, che toccano non tanto un film o un suo regista, ma tutto il nostro cinema, ritengo che l’unico atteggiamento

Ecco l’inedito scambio di lettere tra l’allora sottosegretario alla Presidenza del consiglio e il maestro del Neorealismo

«S

D E S ICA CaroAndreotti, io raccontola realtà
consentito a un artista sia evitare ogni contatto anche occasionale con i diffamatori della nostra comune fatica». Queste rimostranze riguardano un episodio minimo a confronto con la stroncatura di Andreotti, che il sottosegretario ritiene opportuno anticipare in copia dattiloscritta a De Sica per prevenirne il disappunto. Nella lettera di accompagnamento si sforza di mitigare la severità dell’intervento da lui stesso firmato sul settimanale dc: «Non ho mancato in ogni occasione di attestare in pubblico e in privato l’apprezzamento più vivo per il suo lavoro. Certamente non come sottosegretario ma come uomo vorrei che lei facesse ancora un passo avanti nel contenuto dei film proprio per aiutare specialmente quei poveri, che non dubito che ami di cuore, a progredire e a farsi una coscienza più solida». Il tutto al fine di raffigurare «una società in cui non si riduca tutto alla lotta spietata fra i ricchi in atto e quelli che ambiscano a sostituirli». Pur nel suo stile soave e capzioso, l’attacco mosso da Andreotti è energico. Un canonico vaticano non riuscirebbe a fare di meglio. De Sica, anche lui molto cordiale, espone con forza le proprie ragioni (qui a fianco il testo di una delle lettere, ndr). Caro Onorevole, questa è la realtà: così potremmo sintetizzare la difesa del suo lavoro e del Neorealismo. «Non mi è sembrato eccessivo — scrive — che tutte le circostanze fossero contrarie al mio triste eroe. Accade così, nella vita dell’uomo, che alterna giornate tutte fortunate ad altre tutte avverse. Umberto D., per me, non va quindi considerato alla stregua di un caso limite». Ciò che aveva da dire, De Sica l’ha detto. L’incontro-scontro è un realistico consuntivo degli umori reciproci all’epoca fra

La storia di un pensionato emarginato dalla società commosse tutti, tranne il politico in carriera: “Lei rende un pessimo servigio alla sua patria...” scrisse in un articolo che scatenò la polemica sulla libertà d’espressione
Ma alla fine vinse il regista, cui Roma sta per dedicare una grande mostra

governo e cinema. Nel suo libro Ritorno alla censura (Laterza), Vitaliano Brancati traccia di Andreotti, senza nominarlo, un perfido ritratto. Esiste oggi, premette, «un ufficio apposito» per esprimere «l’odio per la cultura». Lo dirige «una persona che mi dicono abbastanza giovane. Nel suo volto, quale appare in fotografia, c’è come un’implorazione d’indulgenza…». È grazie a lui che «il libro in Italia è ancora libero: ma il cinema e il teatro sono già dentro il torchio». Un altro scrittore, Cesare Pavese, aveva affermato poco tempo prima la preminenza artistica del cinema sulla letteratura, decretando: «Il miglior narratore italiano è Vittorio De Sica». Umberto D. era ancora di là da venire, e quindi il giudizio si riferiva ai film precedenti, primo quel Ladri di biciclette, noto e apprezzato in tutto il mondo, contro il quale si era scagliato nel 1948 L’Osservatore romano. L’organo vaticano non poteva accettare che vi venisse effigiata «una Messa dei poveri alla quale intervengono, còlti in atteggiamenti paternalisticamente caritativi, dignitari del clero e pie dame dell’aristocrazia», e arrivava fino a rimproverare le autorità per non averne bloccata la presenza nelle sale. Il che autorizzò Pietro Ingrao, direttore de l’Unità, a inserire De Sica nell’elenco dei grandi “eretici” della storia d’Italia, perseguitati dalla Santa Sede. Un dibattito così animato sui temi dell’arte e della censura – che abbiamo appena visto incarnarsi in due autentici protagonisti – rientra in un appassionante “come eravamo” degli Anni Cinquanta. Ma rimpiangere quei tempi di guerra fredda e di censura sarebbe eccessivo.
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Repubblica Nazionale

DOMENICA 3 FEBBRAIO 2013

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C’è anche chi non spera più
VITTORIO DE SICA
(segue dalla copertina)

I

LA CENSURA
In alto, la lettera scritta da Giulio Andreotti a Vittorio De Sica per anticipargli la critica che rivolgerà pubblicamente a Umberto D. Sotto, le due pagine di replica del regista Qui a sinistra, la lettera della commissione che subordina al taglio di due scene il visto della censura: De Sica ne modificherà solo in parte una, dopo aver fatto ricorso

l Suo commento al mio film è molto acuto e coglie gli aspetti essenziali del dramma del mio pensionato. Ma mi spiace Ella non abbia riconosciuto quello che, almeno nelle intenzioni, ne era la caratteristica prima: la “incomunicabilità” degli uomini allorché il disagio preme, l’indifferenza di chi ha, anche se poco, verso chi non ha nulla e più nulla a sperare. Problemi non legati a un tempo, a una società, a un regime, ma antichi come l’uomo medesimo. Inoltre, senza alcuna intenzione polemica o compiacimento nell’esasperare una realtà obbiettiva, non mi è sembrato eccessivo che tutte le circostanze fossero contrarie al mio triste eroe. Accade così, nella vita dell’uomo che alterna giornate tutte fortunate ed altre tutte avverse. Umberto D., per me, non va quindi considerato nemmeno alla stregua di un caso limite. Ma questo discorso involge considerazione di ordine artistico, e vorrei dire filosofico, di grande impegno. Idee, orientamenti, che io stesso sento la necessità di chiarire entro me, come uomo e per quella che sarà la mia attività futura. Il Suo interessamento, cara Eccellenza, mi fa anzi sperare in questa ambita possibilità: che Lei possa un giorno trovare ancora un’altra ora da distrarre alle Sue cure politiche — dense di preoccupazioni e anche di contrarietà, me ne rendo conto — per dedicarla a un incontro con me, a un aperto scambio di idee. Conosco la Sua sensibilità, la Sua acutezza, il Suo interesse per ogni manifestazione d’arte. Sarebbe quindi una leale discussione che ci vedrebbe, io penso, molto ma molto vicini in quello che è essenziale. Ancora grato per la Sua cortesia, nel confermarLe di buon grado l’accettazione alla designazione che Ella si è compiaciuta di conferirmi come membro della Commissione Festival, Le porgo i miei più cordiali riconoscenti saluti.
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SUL SET
De Sica mostra a Carlo Battisti (in alto) come abbracciare il cane Flaik. Sotto, immagini dal set In copertina il regista, l’attore e il cagnolino in posa

LA MOSTRA

Quei panni sporchi che irritano il potere
EMILIANO MORREALE
panni sporchi si lavano in famiglia» è la frase che si attribuisce ad Andreotti contro il De Sica di Umberto D. e, per estensione, contro il Neorealismo. Una reazione che i politici hanno spesso, quando il cinema e la letteratura mostrano aspetti sgradevoli che sembrano tirarli in causa, più o meno direttamente. Negli anni del centrismo gli scontri non mancarono, e vari furono i film che non si poterono girare, su temi scottanti. L’occupazione delle terre (Noi che facciamo crescere il grano di De Santis), gli scioperi del ’19 (Bandiera rossa di Mario Soldati), per non parlare del celebre caso dell’Armata s’agapò, soggetto di Renzo Renzi sulla guerra di Grecia pubblicato su Cinema nuovo. Lì si mossero le autorità militari, che ritennero di dover giudicare loro l’autore e l’editore della rivista, in quanto ex-ufficiali, e li spedirono a Peschiera… Ma in fondo, rispetto alla spregiudicatezza con cui il cinema americano si è mosso nei confronti del potere, la storia del cinema italiano sembra soprattutto una storia di autocensure e di pudori. Perfino la grande stagione del cinema politico degli anni Sessanta e Settanta, secondo lo sceneggiatore Franco Solinas, uno dei suoi massimi esponenti (La battaglia di Algeri, tra gli altri), aveva questo vizio di fondo, questa falsa coscienza. I film politici, osservava Solinas, erano ambientati per lo più al passato, o in scenari esotici “terzomondisti”, e al massimo era consentita la valvola di sfogo del film di mafia. Certo, le reazioni dei politici per difendere il buon nome di ciò che amministrano (ossia di se stessi) ci sono sempre. Più spesso, sono gli amministratori locali a difendere l’onore del loro territorio: di recente, da Scampia si sono levate proteste contro la fiction Gomorra. Oggi però, quando i politici accusano il cinema, i toni sembrano in effetti fuori tempo, stonati. Nel 2010, il ministro Bondi non andò al festival di Cannes in polemica con la presenza di Draquila, ed Elio Germano, ritirando il premio come miglior attore, gli rispose indirettamente, dedicando il premio «agli italiani che fanno di tutto per rendere migliore il nostro Paese nonostante questa classe dirigente».

«I

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Qui a sinistra dall’alto, Vittorio De Sica con il padre Umberto (a lui dedicò Umberto D.) e altre due immagini inedite dall’archivio privato: Vittorio da piccolo, al centro, vestito da bambina e con la compagnia teatrale di Non è una cosa seria nel 1936 in posa con l’autore, Luigi Pirandello (a destra). Sono alcuni dei documenti esposti nella mostra “Tutti De Sica. Uno e centomila” (dall’8 febbraio al 28 aprile al Museo dell’Ara Pacis di Roma). Promossa da Roma Capitale, la mostra è prodotta dalla Fondazione Cineteca di Bologna e ideata da Equa, grazie a Emi, Manuel e Christian De Sica e a molti archivi, in particolare quello di Giuditta Rissone ed Emi De Sica La corrispondenza privata tra Giulio Andreotti e Vittorio De Sica è conservata dall’Istituto Luigi Sturzo - Archivio Giulio Andreotti Gli atti della censura relativi al film Umberto D. provengono dal ministero per i Beni e le attività culturali - Direzione generale per il Cinema, nell’ambito del progetto del Mibac “Italia Taglia”, realizzato dalla Fondazione Cineteca di Bologna

Repubblica Nazionale

ANSA/ CINEMA: TUTTI DE SICA,GRANDE MOSTRA CELEBRA IL CINEASTA

SPE S0B QBXB >>>ANSA/ CINEMA: TUTTI DE SICA,GRANDE MOSTRA CELEBRA IL CINEASTA A ROMA VIAGGIO TRA OGGETTI,DOCUMENTI, SPEZZONI FILM E INTERVISTE (di Francesca Pierleoni) (ANSA) - ROMA, 7 FEB - Attore a 360 gradi, regista e sceneggiatore, quattro volte premio Oscar, grande direttore d'attori, dai non professionisti alle star hollywoodiane, chansonnier, uomo di grande eleganza e humour. Sono solo alcuni dei volti Di Vittorio De Sica riflessi da 'Tutti De Sicà, la prima grande mostra dedicata al cineasta, curata da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, e allestita al Museo dell'Ara Pacis di Roma, dove apre domani e sarà fino al 28 aprile. Un percorso emozionante che in 1000 mq è punteggiato, fra gli altri, da 630 foto, 165 documenti e oggetti, 17 manifesti, oltre 100 brani musicali, circa 60 minuti di spezzoni di film su 24 schermi, 20 minuti di interviste realizzate da Mario Canale, fra gli altri anche con Martin Scorsese e Clint Eastwood per il suo documentario 'Vittorio D'. Immagini, oggetti e testimonianze che arrivano da 37 prestatori, tra cui i principali sono i tre figli di De Sica, Emi, Manuel e Christian. Il viaggio, aperto da uno di quei cappotti grigi e impeccabili con cui il regista appare in tante foto, è accompagnato dalla voce del De Sica cantante, primo dei suoi tanti volti a dargli il successo. Ci sono le immagini del suo debutto da attore cinematografico a 16 anni, nel film muto Il processo Clemenceau (1917): «Era solo un ragazzo ma era già il più bravo di tutti, in tutto ciò che faceva, e lo è rimasto fino alla fine - spiega Gian Luca Farinelli -. Per noi della Cineteca di Bologna questa rassegna è stata una sfida quasi impossibile. Mostrare tutti i volti di De Sica, anche quelli a lungo sottovalutati dalla critica. Vorremmo che questo non fosse la fine di un percorso su di lui, ma l'inizio». Intanto, la Casa del cinema dedicherà al regista una grande retrospettiva tra marzo e aprile. La mostra dà corpo a tanti momenti di cinema, come con la bicicletta di Ladri di biciclette, accanto all'Oscar vinto da De Sica per il film. «Una volta Martin Scorsese mi ha detto che questo film ha rivoluzionato il cinema - spiega Christian De Sica -. Sono emozionato all'idea che in quest'Italia, che dimentica troppo spesso, ora ragazzi dell'età di mio figlio potranno conoscere ciò che ha fatto mio padre». Tra gli oggetti, le parrucche e il baule con il 'corredo d'attorè comprati dal giovane De Sica facendo debiti («Mia madre Giuditta Rissone ha voluto conservare tutto fino alla fine» spiega Emi De Sica), e i ritagli delle recensioni teatrali, collezionati dal padre di Vittorio De Sica, Umberto, che avendo compreso il suo talento, l'aveva incoraggiato a lasciare un posto fisso alla banca d'Italia per un futuro incerto da artista. Grande spazio attraverso, foto, lettere, filmati, anche al rapporto di De Sica con l'amico e coautore di tanti capolavori, Cesare Zavattini. Fra gli altri, ci sono poi la toga dallo straordinario monologo di de Sica in veste di principe del Foro in Altri tempi di Blasetti; i vestiti della Loren in Matrimonio all'italiana e tanti momenti privati, come le foto delle recite di Christian e Manuel bambini durante i loro compleanni: «Ci dirigeva in scenette intitolate 'I suicidì, 'Il popolo protestà quindi a quegli spettacolini c'erano praticamente solo adulti - ricorda sorridendo Manuel -. Per anni ho pensato a come raccontare mio padre e ho deciso di farlo in una biografia congiunta sua e mia, Di figlio in padre, che uscirà il mese prossimo. Inoltre ho ceduto i film di papà che in questi anni abbiamo fatto restaurare, alla Cineteca di Bologna, per farli conoscere alle nuove generazioni». Questo «è il primo grande approfondimento dedicato a De Sica ed era naturale che a dedicarglielo fosse Roma, sua città d'adozione e città del suo cinema» spiega Dino Gasperini, assessore alle Politiche Culturali e Centro storico di Roma capitale, promotore della mostra, con il sostegno, fra gli altri, della Camera di commercio di Roma e della Direzione Cinema del Ministero Beni culturali. (ANSA). Y64 07-FEB-13 16:53 NNN

Lettori: 422.000 Diffusione: 106.376 Dir. Resp.: Maurizio Belpietro

08-FEB-2013 da pag. 31

Lettori: 1.109.000 Diffusione: 72.030 Dir. Resp.: Alessandro Barbano

08-FEB-2013 da pag. 23

art

TUTTI DE SICA

15

Lettori: 2.602.000 Diffusione: 321.846 Dir. Resp.: Monica Mosca

12-FEB-2013 da pag. 73

TUTTI DE SICA

25

Lettori: 588.000 Diffusione: 178.945

A Anna
Dir. Resp.: Maria Latella

14-FEB-2013 da pag. 102

art

TUTTI DE SICA

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Lettori: 588.000 Diffusione: 178.945

A Anna
Dir. Resp.: Maria Latella

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TUTTI DE SICA

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A Anna
Dir. Resp.: Maria Latella

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TUTTI DE SICA

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A Anna
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TUTTI DE SICA

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Lettori: 1.179.000 Diffusione: 266.088 Dir. Resp.: Roberto Napoletano

20-FEB-2013 da pag. 18

Lettori: n.d. Diffusione: n.d. Dir. Resp.: Javier Moreno

13-MAR-2013 da pag. 48

E con De Sica, il cinema scese in strada

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13-MAR-2013 da pag. 48

press unE

il Resto del Carlino
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi

17/03/2013 Periodicità: Quotidiano Tiratura: 183.714 Diffusione: 137.247

I mostra a
BEATRICE BERTUCCIOLI Roma
uscita da un vecchio grammofono, la voce si diffonde suadente nelle sale: «Parlami d'amore, Mariù. Tutta la mia vita sei tu...». E' così che Vittorio De Sica, con quella canzone che tutti non smettevano mai di chiedergli, fino alla fine, accoglie i visitatori della magnifica mostra che ripercorre la sua lunga, articolata e straordinaria carriera. 'Tutti De Sica', aperta fino al 28 aprile al Museo dell'Ara Pacis, a Roma, è prodotta dalla Fondazione Cineteca di Bologna e curata dal direttore della stessa Cineteca, Gian Luca Farinelli. Non facile rendere conto di una personalità tanto ricca e prestigiosa, una delle principali del Novecento italiano. «Io sono nato e rinato alla vita artistica almeno cinque volte», diceva di se De Sica, nato a Sora, in Ciociaria e morto nel 1974 in Francia, a Neuilly-sur-Seine. Un maestro del cinema e un grande, eclettico attore che tra gli anni Venti e il 1974 è protagonista di 157 film, molto più di Totò, per dare dei termini di confronto, che ne interpreta 107, e perfino più di Alberto Sordi, che pure ne colleziona 151. Ma la mostra dell'Ara Pacis, grazie anche alla collaborazione dei tre figli di De Sica, ani, Manuel e Christian, che hanno messo a disposizione tutti i materiali da loro conservati, riesce nell'intento. E fa piacere vedere numerose, vocianti scolaresche sciamare per le sale della mostra, facendo conoscenza con un regista che ha reso

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grande l'Italia nel mondo, vincitore tra l'altro di quattro premi Oscar, per il migliore film straniero: nel '46 per 'Sciuscià', nel '48 per 'Ladri di biciclette', nel '65 per 'Ieri, oggi, domani' e nel '72 per 11 giardino dei Finzi Contini', Oltre venti manifesti originali, quattrocento fotografie, numerosi schermi che propongono spezzoni di film e vecchie interviste; lettere, copioni, abiti personali e costumi di scena, cimeli vari, dall'Oscar vinto per 'The Ricycle Thiel' alla bicicletta di 'Ladri di biciclette', una Bianchi degli anni Quaranta, nera, recuperata dalla Cineteca di Bologna attraverso un collezionista spagnolo.

LA MOSTRA racconta anche un po' della sua vita privata, delle sue due mogli, Giuditta Rissone, dalla quale ebbe Erni, e poi Maria Mercader, unione da cui sono nati Manuel e Christian. Racconta il De Sica degli esordi teatrali e della rivista, quel 'a Burri' che, tra il '30 e il '32, gli rega i primi successi. Successi che arridono ancora di più al De Sica cantante. Prima di esordire nella regia, nel '40 con 'Rose scarlatte', interpreta trenta film, tra i quali signor Max', Seguono le regie di 'Maddalena... zero in condotta', di 'Teresa Venerdì', 'Un garibaldino al convento', 'I bambini ci guardano'.

QUEI FILM di De Sica, ha scritto Carlo Lizzani, «furono dei segnali» nel buio del cinema di quegli anni. Grandi manifesti ricordano i magnifici film del periodo neorealista, Sciuscià', 'Ladri di biciclette', 'Miracolo a Milano', `Umberto D.', frutto anche della straordinaria collaborazione con Cesare Zavattini: un sodalizio, il loro, lungo trent'anni e oltre venti film. Un altro capitolo della mostra è dedicato ai film in cui De Sica ha diretto Sophia Loren: da `La Ciociara', con il quale la Loren vinse l'Oscar come migliore interprete, a 'Matrimonio all'italiana' a 'Ieri, oggi, domani'. La mostra non nasconde nemmeno quella che fu una inguaribile, malsana passione di De Sica, un vizio: il gioco. «Solo il giocatore sa cos'è la gioia del gioco. Cercare la fortuna è la sola vera evasione, completa... Ho tentato mille volte di smettere — confidava — poi ho smesso di tentare. Si ha sempre il sogno di vincere: questa volta è quella buona. E così facendo ho perso, perso molto... Una sera al casinò, Marlene Dietrich, mia partner in 'The Monte Carlo story', mi disse, 'vecchio avventuriero italiano, gran frequentatore di bische, giochiamoci anche il sole, prima che spunti!'».

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press unE

il Resto del Carlino

03/02/2013
Periodicità: Quotidiano Tiratura: n.d. Diffusione: n.d.

BOLOGNA
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi

De Sica all'Ara Pacis grazie alla Cineteca
La grande mostra romana nasce qui
cli BENEDETTA CUCCI

o il maresciallo Carotenuto in Pane, amore e fantasia di Comencini, esprimendo davvero la storia del nostro costume. I suoi personaggi sono quasi dei padri del nostro paese in cui lui ha vissuto vicende profondissime e fondamentali». Chi ho voluto questo mostro? «I figli Christian, Manuel e Emi Noi come Cineteca da alcuni anni organizziamo .mostre con l'agenzia Equa di Camilla Morab ho, abbiamo fatto quelle di Leone, Fellini e Pasolini e ci è sembrata una necessità pensare a questa su De Sica per la quale la figlia Emi ci ha aperto l'archivio del padre che teneva con sua madre Giuditta Rissone, la prima moglie. E mi viene da dire che lui, morto in Francia, se fosse stato francese avrebbe avuto una mostra già da 30 anni»
Cosa l'ho emozionato in particolare dello vita e della carriera d De Sica?

IL DIRETTORE
Farinelli: «Un Lavoro duro tra gli archivi e La famiglia per recuperare materiali»
capacità di rimanere uguale pur cambiando e forgiando continuamente il pubblico. Questo è un aspetto davvero commovente».
Quanto lavoro ci è voluto per arrivare o un progetto cosi ricco e complesso?

GLI ITALIANI sanno bene chi è. L'hanno visto in tanti film o hanno visto tanti film che ha diretto. L'hanno sentito cantare Parlami d'amore Marizi, l'hanno visto fotografato, in ospitate televisive indimenticabili o in qualche spezzone d'archivio tra interviste o su un set. Ma forse non molti hanno mai veramente pensato a lui nella complessità delle sue tante facce e personalità e gesta, che sono anche quelle che compongono l'identità del nostro paese, il nostro Novecento «che lui ha accompagnato nella crescita e nell'evoluzione» come ricorda Giara Luca Farinelli, direttore della Fondazione Cineteca, la principale artefice della mostra Tutti De Sica dedicata a Vittorio De Sicache l'8 febbraio inaugura all'Ara Pacis di Roma dove sarà visibile fino al 28 aprile. Come racconta il direttore, si è trattato di un lavoro lungo un anno e con una bellissima regia tra gli archivi di cinema italiani. Il titolo dello mostro desto C115,^ 501UtC1 curiosità. «In effetti è una delle rare volte in cui il titolo contiene il senso della mostra. Per capire la grandezza di Vittorio De Sica bisogna pensare a un Charlie Chaplin o a un Orson Welles e allora troviamo qualcosa di simile. De Sica ha vissuto molteplici vite e personaggi» Tutte quelle che il pubblico potrà vedere nello mostre? «La sua vita a teatro impegnato in Pirandello, quella di grande star discografica con una canzone leggera coane Parlanti d'amore Mariù, quella di primo divo moderno del cinema italiano alla maniera di Chevalier o Albers e guarda caso anche loro cantavano. E poi quella del regista che ha inventato il Neorealismo che in Italia, a tutt'oggi, rimane la cosa più durevole cui i registi di tutto il mondo fimrio riferimento». A quenti De Sica assisteremo «Basti pensare che lui ha interpretato 156 personaggi tra cui li Generale della Rovere nel film di Rossellini

«Quella di trovare un uomo con la

«E' stato un lavoro che ci ha distrutto. Se ci penso c'erano tanti modi per farlo e noi abbiamo scelto quello più difficile, ovvero mostrare tutto da tutti gli archivi in Italia e all'estero. Ecco, questa mostra canta la gloria degli archivi e in futuro sarà bello arrivare a nuovi punti di vista. Penso ad esempio che si potrebbe fare una mostra su come il cinema ha accompagnato la crescita del paese».
La realizzazione
durata un anno La preparazione è durata un anno. Abbiamo lavorato con i Figli Christian, Manuel, Emi e setacciato archivi sia in Italia che all'estero

INFO

L'esosisìone
1600 metri quadrati di mostra Pacis dalE8 febbraio di Roma dove guardare 600 foto tratte anche dagli athum di famiglia, leggere oltre 200 Lettere, ammirare i costumi di scena, i manifesti dei film, i suoi libri, gli oggetti personali. E seguire La narrazione attraverso spezzoni di oellicete

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press unE

il Resto del Carlino

03/02/2013
Periodicità: Quotidiano Tiratura: n.d. Diffusione: n.d.

BOLOGNA
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi

LE CURIOSITÀ

IL baule con It frac
In mostra un baule bianco e nero con te iniziali VDS che aperto diventa quasi una cabina armadio. Contiene il corredo classico dell'attore di un tempo firmato da grandi sartie I frac, 1 smoking, 1 abito blu da cocktail, 1 abito da cavallerizzo. 1 tenuta da tennis, 1 vestaglia

La bici rubata
Farà un certo effetto vedere dal vivo La famosa bicicletta protagonista del capolavoro neorealista "Ladri di biciclette" che De Sica girò net 1948. La bici che si vedrà in mostra è il vero motore della storia interpreta da Lamberto Maggtorani padre e Enzo Stalota lit figliol

Riviste d'epoca
It produttore di 007 Harry Saitzman regalò n al regista una valigetta 24 ore di coccodrillo per Natale con te iniziali VDS in oro. anche questa fa parte detrattestimento. Dalla casa di riposo bolognese Lyda barelli arrivano anche tante riviste illustrato d'epoca

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26-FEB-2013 da pag. 22